diff options
| -rw-r--r-- | .gitattributes | 3 | ||||
| -rw-r--r-- | 76575-0.txt | 8890 | ||||
| -rw-r--r-- | 76575-h/76575-h.htm | 16032 | ||||
| -rw-r--r-- | 76575-h/images/cover.jpg | bin | 0 -> 350086 bytes | |||
| -rw-r--r-- | 76575-h/images/ill-027.jpg | bin | 0 -> 116145 bytes | |||
| -rw-r--r-- | 76575-h/images/ill-033.jpg | bin | 0 -> 52344 bytes | |||
| -rw-r--r-- | 76575-h/images/ill-126.jpg | bin | 0 -> 44379 bytes | |||
| -rw-r--r-- | 76575-h/images/ill-157.jpg | bin | 0 -> 51950 bytes | |||
| -rw-r--r-- | 76575-h/images/ill-260.jpg | bin | 0 -> 56038 bytes | |||
| -rw-r--r-- | 76575-h/images/ill-275.jpg | bin | 0 -> 52344 bytes | |||
| -rw-r--r-- | 76575-h/images/ill-298.jpg | bin | 0 -> 85541 bytes | |||
| -rw-r--r-- | 76575-h/images/ill-313.jpg | bin | 0 -> 35216 bytes | |||
| -rw-r--r-- | 76575-h/images/ill-drop-l.jpg | bin | 0 -> 3607 bytes | |||
| -rw-r--r-- | LICENSE.txt | 11 | ||||
| -rw-r--r-- | README.md | 2 |
15 files changed, 24938 insertions, 0 deletions
diff --git a/.gitattributes b/.gitattributes new file mode 100644 index 0000000..6833f05 --- /dev/null +++ b/.gitattributes @@ -0,0 +1,3 @@ +* text=auto +*.txt text +*.md text diff --git a/76575-0.txt b/76575-0.txt new file mode 100644 index 0000000..805bb17 --- /dev/null +++ b/76575-0.txt @@ -0,0 +1,8890 @@ + +*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76575 *** + + + ENRICO COSTA + + + GIOVANNI TOLU + + STORIA D’UN BANDITO SARDO + NARRATA DA LUI MEDESIMO + + PRECEDUTA DA CENNI STORICI + SUI BANDITI DEL LOGUDORO + + Con Vignette di Dalsani + + + Volume Secondo + + + + SASSARI + PREMIATO STABIL. TIP. G. DESSÌ + 1897. + + + + +CAPITOLO XXI. + +Spigolatrice e spigolatore. + + +Dopo essermi separato da mia moglie, non posso dire di essere stato +sordo all’amore. + +Avevo 27 anni, ero giovane, e sapevo di non essere antipatico, nè +brutto. Siccome però io tenevo alla sobrietà, alla quale dovevo la +virtù della prudenza, stetti in guardia. L’uomo, quando vuole, può +esercitare un imperio sulle proprie passioni, ed io era uscito sempre +vincitore dalle lotte: mi sapevo frenare dinanzi al vino e dinanzi +alle donne. Solamente dinanzi al tabacco ed alla vendetta io mi sentiva +debole, nè alcun freno seppi mai impormi — lo confesso. + +Io sapevo per esperienza, che solamente nell’intemperanza si commettono +le imprudenze. L’eccesso nel bere e la febbre amorosa non possono che +togliere l’energia e offuscare l’intelletto. Il latitante ubbriaco, od +innamorato, cade facilmente nella rete della giustizia. Il vino e la +donna sono i due traditori del bandito; quindi io abborriva dall’uno +e dall’altra: conoscevo la storia di Noè, che aveva dato scandalo ai +figli; e la storia di Sansone, ch’era stato tradito da Dalila. + +Io ero uscito incolume da tutti gli assalti: le palle mi rispettavano. +Ero stato compagno dei principali banditi del Logudoro, e li avevo +veduti in poco tempo sparire dal mio fianco: — Antonio Rassu, +arrestato; Puzzone, morto in carcere; Leonardo Piga e Derudas, in +galera; Gio. Cossu, di Nulvi, freddato dai carabinieri; Antonio +Spano, avvelenato; Cambilargiu, ucciso da un parente traditore. Io li +aveva veduti scomparire ad uno ad uno nei primi anni della mia vita +randagia... ed io sorvissi ad essi! + + * + * * + +Nelle mie solitudini io ricordavo con dolore il mio amore tradito — +l’amore calmo e sereno della sposa che v’incoraggia al lavoro e vi +sprona ai risparmi quotidiani, per dare un po’ di benessere ai vostri +figli, alla vostra famiglia. Io maledicevo quella ragazza sconsigliata +che si era da me divisa, solo per dar retta ai mali consigli de’ miei +nemici. + +Maria Francesca viveva sola, abbandonata da tutti; e qualche vaga +voce di contegno scorretto era pervenuta al mio orecchio, sebbene in +paese ella avesse fama di buoni costumi. Ma, che m’importava della sua +condotta? Mi ero separato da lei; per lei ero diventato un tristo; ed a +lei sola io doveva la vitaccia che menavo e che sarebbe finita con una +morte violenta, o ignominiosa. Che importava a me di Maria Francesca? +La disprezzavo, e null’altro! + + * + * * + +Era il mese di agosto — della stagione a me cara, perchè mi ricordava +la messe e i lavori della trebbiatura, ai quali mi ero dedicato +nella mia sana ed onesta giovinezza. Girovagavo in quei giorni mezzo +annoiato, in preda ad una stanchezza morale, più che fisica. + +Avevo una cugina quindicenne — Mattea Merella — fidanzata a certo +Paolo Fonsa. Quantunque non ancora maritata, mia cugina era andata +a spigolare per conto del suo Paolo, in un campo poco distante +da Florinas, nella regione _Nuraghe Idale_. Il fratello di Paolo, +Francesco Fonsa, aveva preso seco, come spigolatrice per tutta la +raccolta, Maddalena Pintus Marongiu — quella ragazza furba, colla quale +ero andato alla festa di Mara, e che aveva suscitato sul mio conto un +mondo di dicerie. + +Io bazzicavo con frequenza in quell’aia, e prendevo svago a +chiacchierare colla comitiva allegra delle spigolatrici e dei +mietitori. + +Un giorno, che Maddalena spigolava a me vicino, mi rivolse la parola: + +— Come te la passi, Giovanni? + +— Faccio la vita comoda, come vedi! + +Maddalena mi gettò un’occhiata tenera; e mi disse con un sospiro: + +— Te ne accorgi, eh? come sei andato! Se invece di Maria Francesca +Meloni tu ti fossi ammogliato con _qualche altra_, forse oggi non +lamenteresti quello che ti è accaduto! + +— Cara mia; se al mondo si fosse indovini, forse non sbaglierebbe +nessuno! So che tu sei innamorata e promessa sposa ad un pastore, +ma nessuno sa come finiranno le cose. È il destino che ci tira per i +capelli! + +La ragazza tacque, e continuò alcun poco a spigolare; poi mi disse +senza guardarmi: + +— Ricordi, o Giovanni, la nostra gita alla festa di Mara?... e la +colazione vicino al ponte? e l’andata alla fontana? Come eri burbero +quel giorno con me! Mi tenevi il broncio perchè sapevi che ti volevo +bene. Eppure non ho mai dimenticato che mi prendesti a braccetto +insieme a mia cugina, per difendermi dalla folla che correva alla +fonte... Certe cose non si possono dimenticare! Pare ieri... e sono +passati più di quattro anni! + +E Maddalena continuava a spigolare, mentre io andava fissando quella +ragazza dal volto abbronzato, che in quel momento mi sembrava graziosa. + +Io le dissi, affettando noncuranza: + +— Anche tu sei ora legata; io ho potuto sciogliere il mio nodo, ma tu... + +— Nessuno è legato a questo mondo! — mi disse Maddalena con voce +tremante — ed io potrei sciogliermi, perchè sento di amarti come prima. + +— Bada, ch’egli non ti senta! + +— Chi? + +— Lui... il tuo pastore. + +— Che importa? Gli direi sul muso, che amo te più di lui: ecco tutto! + +— Quale attrattiva potrei avere agli occhi tuoi? Perchè dovresti amarmi? + +— T’amo, perchè ti ho amato prima; perchè sei un disgraziato; perchè +sei forte e coraggioso! + +Quel giorno mi allontanai; ma confesso che le parole di Maddalena +avevano fatto uno strano effetto sull’animo mio. Il ricordo di quella +creatura che avevo tanto disprezzato, e che ora mi teneva un linguaggio +così affettuoso, m’intenerì. Ella, già così disprezzata, trovava ancora +una dolce parola per me; mentre la donna onesta, che avevo prescelto +a compagna, non aveva fatto che amareggiarmi la vita, trascinandomi al +mal passo. + +Ritornai più volte alta messe per chiacchierare con mia cugina e con +Paolo, e per continuare i discorsi con Maddalena, che mi aspettava +ansiosamente. + +Il fidanzato di Maddalena — Gio. Antonio Pitieddu — era un povero +pastore. Non potendo abbandonare le sue pecore, se ne stava all’ovile, +e veniva di rado all’aia per visitarvi la sposa. Era un giovane +vizioso, che nelle sue frequenti visite a Sassari aveva menato una vita +dissoluta. + +I miei convegni si erano fatti più spessi. L’aia mi tentava, nè tardai +ad accorgermi che vi ero spinto dalla passione. Maddalena mi dava l’ora +degli appuntamenti, e fra noi si era stabilita un’intimità, che divenne +quasi scandalosa. + +Passarono così parecchie settimane. + +Una maligna cognata di Gio. Antonio, che spiava ogni nostro movimento, +un bel giorno ebbe il coraggio di dire a costui: + +— Mi pare che ti comporti assai male con una fanciulla che non ti è +ancora moglie! Apri gli occhi e intendimi bene! Lo stato della tua +fidanzata mi è sospetto. O affretta le nozze se vuoi riparare al tuo +fallo, o ritardale se non vuoi riparare al fallo degli altri. Ho detto +abbastanza: la tua coscienza ti dica il resto! + +La cruda e inattesa rivelazione turbò vivamente il pastore, che aveva +stabilito le nozze per la fine di agosto. + +— Sei una visionaria od una calunniatrice! — rispose Gio. Antonio alla +cognata — e te lo proverò col rimandare il matrimonio alla fine di +ottobre. + +La madre e i parenti della sposa si adoperarono a scongiurare lo +scandalo... e Maddalena andò a nozze il giorno d’Ognisanti, facendo +ricredere il marito, ma non persuadendo la cognata, che sapeva il fatto +suo. + +I due sposi si ritirarono nel loro ovile di _Giunchi_, dove si +stabilirono. + + * + * * + +Errante per la campagna, io capitavo qualche volta nella capanna di +Giovanni Antonio, e continuai la mia relazione segreta con Maddalena, +la quale mi aveva dichiarato che sentiva di amarmi più di prima. + +I due coniugi erano poveri, e Maddalena si recava con frequenza a +Florinas, per chiedere qualche soccorso a mia madre. La buona vecchia +le dava sempre viveri, o qualche indumento, ma a malincuore, perchè +aveva sospettato della tresca, e me ne moveva continuo rimprovero. + +Anch’io soccorrevo il marito, e più d’una volta gli diedi qualche +scudo, o lo provvidi di scarpe. + +Il fratello, la cognata, ed altri parenti ed amici di Gio. Antonio +— che con frequenza lo visitavano — continuarono a sospettare della +mia segreta relazione con Maddalena; ma nessuno osò mai mormorarne +apertamente, perchè si aveva paura del bandito. + +Finalmente Gio. Antonio, aprendo l’orecchio alle insistenti esortazioni +della cognata, credette vera la tresca, e si provò a farmi il broncio. + +Non volendo più oltre turbare la pace domestica, sospesi per qualche +tempo le mie visite all’ovile. + +Cominciarono allora le lagrime e le smanie dei due coniugi: — la moglie +piangeva il mio abbandono — il marito si disperava, temendo che mi +liberassi di lui con una fucilata. + +Un vecchio pastore, amico comune, venne a me per rivelarmi le +inquietudini di quella famiglia, che io solo potevo salvare. Io gli +risposi: + +— Mi ha egli forse ucciso il padre, per temere la mia collera? + +— Andiamo dunque a rassicurarlo! — mi suggerì il vecchio. + +— Andiamo pure! + +Mi presentai all’ovile, e Gio. Antonio corse al mio incontro festoso ed +umile. Si venne a spiegazioni reciproche, e la pace fu ristabilita. + +Continuai da quel giorno a visitare l’ovile, ma con più cautela e con +meno frequenza. + +Tuttavia devo confessare, che la mia relazione con Maddalena era durata +per oltre sei anni. + +Gli amori continuati sono un pericolo permanente per un bandito, ed io +volevo sottrarmi agli adescamenti di quella donna. + +Dopo un’assenza di più settimane, un giorno entrai nell’ovile di +_Giunchi_. + +Maddalena era sola, il marito lontano, e i tre figliuoli in fondo al +cortile, intenti a giuocare. + +Come mi vide, Maddalena mi corse incontro, mi gettò le braccia al +collo, e mi disse con accento vibrato e risoluto: + +— Ormai son stanca di questa vita! Io non posso più vivere insieme ad +un uomo che non ho amato, che non amo, e non amerò giammai! Portami +via: voglio stare solamente con te. Mettimi in qualche molino, dove +vuoi, anche serva presso qualche tuo amico, ma toglimi a questa +solitudine che mi uccide! + +Cercai invano di liberarmi da quelle braccia d’acciaio, e gridai a lei: + +— No: assolutamente no! È tempo di mettere giudizio, togliendoci ad +una posizione falsa. Tu devi rimanere con tuo marito per aver cura de’ +tuoi figliuoli. Pensa che la tua bambina, fra pochi anni, diventerà una +fanciulla, nè devi abbandonarla a sè stessa. Che speri da me? io sono +un bandito! + +— Non m’importa nulla de’ miei figliuoli: il mio mondo sei tu: portami +via! + +Il delirio febbrile di quella donna mi spaventò. Divenni furibondo, +e tentai con tutte le mie forze di svincolarmi da lei. Vedendo che +ella ritentava l’assalto, me ne scostai alquanto, le diedi un sonoro +schiaffo, la buttai di peso sopra una sedia, e mi slanciai fuori della +capanna. + +Fui vigliacco, lo so, ma era tempo di finirla[1]. + +Da quel giorno non visitai più l’ovile, nè più rividi quella donna. + +Maddalena non era certo lo specchio della moglie fedele, nè dell’amica +costante. + +Pochi mesi dopo la nostra separazione, ella fuggì dal tetto coniugale +insieme ad altro giovane, col quale andò a convivere a Mara di Padria. +Aveva abbandonato i figliuoli ed il marito con una crudeltà ed un +cinismo senza pari. + +Gio. Antonio, addolorato di quella fuga, visse alcun tempo tutto solo +co’ figliuoli; indi parve rassegnarsi, e si unì illecitamente ad altra +donna, a cui affidò il governo della sua casa. + +Stabilita col suo amante nel povero villaggio di Mara, forse Maddalena +avrà ripensato molte volte alla nostra malaugurata gita alla festa di +_Nostra signora di Bonuighinu_. + +La sua bambina primogenita si era fatta col tempo una bellissima +fanciulla, ammirata da quanti la vedevano. Raggiunti i quindici anni, +essa fu ingannata da un giovane, e fece la fine della madre. + +È questa la trista storia di quella Maddalena Pintus, che fu la prima +causa delle mie sventure. Chi lo sa? Se io l’avessi scelta a compagna, +forse l’uno e l’altra saremmo stati più fortunati e meno colpevoli! + + + + +CAPITOLO XXII. + +Gita notturna. + + +Ho bisogno di risalire a un mezzo anno addietro per parlarvi di +Salvatore Moro. + +Era costui un pastore proprietario d’Osilo, col quale correvo in buoni +rapporti. Cercai sempre di proteggerlo, ma egli non corrispondeva +con pari lealtà ed affetto alla mia benevolenza. Giunsi persino, per +volerlo difendere, ad accapigliarmi con Cambilargiu. Questi un giorno +mi disse: + +— Fammi il piacere di tenermi compagnia fino ad Osilo. Salvatore Moro +ha voluto ritenersi otto scudi sul salario dovuto a un mio nipote, col +pretesto di presunti danni arrecatigli durante il servizio prestato. Se +oggi non mi paga, ho risoluto di ucciderlo! + +— Tu non lo ucciderai. Anche i padroni vantano diritti verso i servi. +Noi rifaremo i conti, valuteremo i danni, e regoleremo le partite. + +— Lo ucciderò se non mi paga! — ripetè Cambilargiu colla solita sua +prepotenza. + +— Lascia le furie! Se tu l’uccidi, io ucciderei te! + +Cambilargiu ammutolì, ed io lo compiacqui. + +Ci recammo insieme da Moro, e riveduti i conti risultò che i danni +fatti dal servo ammontavano a soli tre scudi. + +Nacque allora una viva contestazione fra le parti; ma la moglie di +Salvatore, spaventata dal piglio minaccioso di Cambilargiu, corse a un +forziere, ne tolse il danaro, e lo porse a me, dicendo: + +— Ecco gli otto scudi! Vi è Dio per pagare mio marito! + +Cambilargiu intascò senz’altro il danaro, ed uscimmo dall’ovile. Aveva +raggiunto il suo intento, nè chiedeva di più. A simili estorsioni +ricorreva ei sempre, quando si trovava corto a soldi. + + * + * * + +Continuai nei rapporti amichevoli con Salvatore Moro, però non me ne +fidavo. + +Da qualche tempo mi ero accorto ch’egli covava il disegno di far soldi, +traendo partito dai banditi che bazzicavano nella sua capanna. La +polizia, in quel tempo, aveva messo in giro i suoi cagnotti, sperando +d’impadronirsi dei banditi coll’aiuto delle spie, giacchè non lo +poteva colla forza delle armi. Non tutti i pastori erano incorruttibili +dinanzi alla lusinga del danaro o della impunità. La speranza del lucro +acciecava Moro, ed io stetti all’erta per non dare nella rete. + +Un giorno ch’io scorrazzava per la campagna d’Osilo, insieme al bandito +Derudas, ci fermammo all’ovile di Moro, che si era mostrato con noi di +una cortesia insolita, epperciò a me sospetta. + +Egli ci disse: + +— Mi sembrate di cattiva cera. Il continuo strapazzo non può che +nuocere alla vostra salute. Vi abbisogna un po’ di riposo. Come sapete, +ho a mia disposizione la vicina chiesa campestre. Vi è acceso un buon +fuoco, ed è un asilo sicuro per voi. Con qualche soldo che riuscirete a +strappare ai vostri amici, e col poco che procurerò di darvi, potrete +vivere tranquilli per una quindicina di giorni, senza bisogno di +correre per monti e per balze da mattina a sera. + +— Non mancheremo di approfittare della tua cortesia — disse il Derudas. + +Io non risposi nulla. Allontanatici da lui, dissi al mio compagno: + +— Senti: Salvatore non ha buone intenzioni; la sua generosa offerta mi +è sospetta, perchè non può celare che un’insidia. Guardati dal venir +qui! — io certo non ci vengo! + +L’intenzione di denunziare qualche bandito era salda nell’animo di +Salvatore Moro. A Cambilargiu non poteva certo pensare, poichè questo +era suo compaesano, aveva molti parenti ad Osilo, ed il Moro non +avrebbe potuto a lungo godere del frutto del suo tradimento, se il tiro +gli fosse riuscito. Io invece ero florinese, Derudas era d’Ossi, e il +colpo poteva da lui tentarsi con probabilità di successo. + +Ebbi pazienza, e dissimulai. Fu sempre mio sistema quello d’indugiare +nella vendetta fino a procurarmi le prove che un nemico realmente mi +offendesse. Ben sapevo che la calunnia è anch’essa un’arma valevole +per sbarazzarsi di una persona molesta; poichè certi malevoli, non +riuscendo talora a comprare il nostro braccio, tentano assai spesso +d’insinuarci nell’animo l’odio implacabile verso una supposta spia. + +Avevano intanto arrestato Derudas ed ucciso Cambilargiu a _Luogolentu_. +Restavo io solo, ghiotta preda per un perfido pastore. Avevo sulla +testa 400 scudi — la taglia più alta messa dal Governo finallora +sul capo dei banditi sardi. Salvatore adocchiava dunque la mia pelle +preziosa, e pensava di conciarla per ricavarne 2000 lire. Molti miei +amici e parenti mi mettevano sull’avviso, ma io scrollavo le spalle +dicendo: — Le prove mancano; non ho fretta! + +Una notizia messa in giro mi colpì vivamente. Salvatore Moro si era +dato alla latitanza per sfuggire alle ricerche della giustizia. + +Latitante perchè? Qual delitto aveva egli commesso? Perchè darsi alla +campagna senza una causa palese? C’era sotto un mistero! I delitti sono +noti ai banditi, e delitto alcuno non si era commesso nel circondano +di Osilo, del quale il Moro potesse venir accusato. Dunque si trattava +di una latitanza simulata per poter carpire la mia confidenza; di +un’impunità fittizia che si voleva tirar fuori per giustificare una +perfidia; di un mezzo escogitato per poter intascare il danaro della +taglia, sfuggendo all’accusa di venale! + +Questo piano — certamente concertato colla polizia — non rivelava che +l’imbecillità di Salvatore Moro; nè io ero così babbeo da addentare +all’amo. + +Stentavo a prestar fede anche alla latitanza, quando un nuovo fatto mi +diè motivo a sospettare del tranello. + +Nel sito detto le _Anime del purgatorio_, a breve distanza da Sassari, +nel punto dove si aprono le due strade di Osilo e di _Scala di Ciogga_, +era avvenuto uno scontro fra Salvatore ed i carabinieri. Vennero +scambiate alcune fucilate da ambe le parti, e la notizia fu recata la +stessa sera ad Osilo e a Florinas, dai villici che transitano in quella +regione, per il continuo commercio con Sassari. + +Era stato un finto attacco a sola polvere, senza spargimento di sangue, +e fatto ad arte in quel punto, perchè la notizia pervenisse pronta ai +due villaggi. + +Nessuno credette che quello scontro fosse avvenuto sul serio, ma io +mi guardai dall’esternare i miei dubbi ad alcuno. Finsi di credere, mi +contenni, e per evitare pericoli me ne andai per un po’ di tempo alla +Nurra. + +Dopo avvenuto l’attacco delle _Anime del purgatorio_, il finto +latitante aveva reso più frequenti le sue visite all’ovile di mio +fratello Giomaria, chiedendo sempre mie nuove. Questo contegno +insospettiva i miei parenti e gli amici, che m’informavano di tutto. + +Un giorno il barracello Giulio Sechi — amico e collega di Giomaria — +venne segretamente all’ovile per abboccarsi con lui. Egli gli disse: + +— Trova il modo di avvertirmi non appena Salvatore Moro verrà nel +tuo ovile. Ho bisogno di pedinarlo, poichè l’ho sorpreso due volte in +colloquio con carabinieri. + +— Possibile?! + +— So quello che mi dico. + +Venuto Moro all’ovile, mio fratello mandò un suo fido ad avvertire +l’amico, il quale accorse e si pose in vedetta. Come Salvatore venne +fuori dalla capanna, egli lo tenne d’occhio seguendolo per più di +un’ora, finchè lo vide accostarsi a dodici carabinieri, coi quali +scambiò alcune parole, in vicinanza d’una cantoniera. + +Dopo quell’incontro, il finto latitante osò recarsi per altre tre +volte nella capanna di Giomaria, per chiedere con insistenza dov’io mi +fossi. Egli diceva d’essere un disgraziato che aveva bisogno della mia +compagnia. + +Impensierito dal complesso delle circostanze, Giomaria non stette più +sul dubbio. Montò a cavallo, venne alla Nurra, e mi narrò l’accaduto +per mettermi sull’avviso. + +Confidai al mio antico padrone Paolo Sechi, nel cui ovile bazzicavo con +frequenza, i casi capitati. + +— Per carità, fa attenzione — mi disse — poichè la cattiva pietra è +quella che fa crollare un buon muro! + +— Non ho paura — risposi — poichè conosco le cattive pietre! + + * + * * + +Mi portai difilato a Florinas. Lasciai la cavalla in casa dei parenti, +e mi ricoverai in campagna. Ivi feci venire mia madre, che condusse +seco una sarta col marito, per prendermi la misura di un cappotto, di +cui avevo bisogno. + +Poco prima che mia madre arrivasse, mi ero recato ad un terreno poco +lontano dal paese, posto in _Sa pigalva_, per abboccarmi con Giomaria, +che vi lavorava. + +Mio fratello esclamò nel vedermi: + +— Guarda combinazione! se tu fossi venuto un momento prima, avresti qui +trovato Salvatore Moro! + +— Da molt’ora? + +— Da cinque minuti. + +— Procura di vederlo... e chiamalo! + +Mio fratello si spinse fino al ciglione, ed esplorò la campagna +all’intorno. + +— È strano: non si vede più! + +— Allora dev’essere qui vicino. È facile che siasi ritirato nel +boschetto. Guardaci! + +Giomaria tornò quasi subito: + +— È addormentato, supino, in mezzo agli alberi. + +— Va, sveglialo, e digli che ci sono io. Osservalo bene in faccia. Mi +dirai l’impressione che gli avrà fatto il mio nome. + +Pochi minuti dopo, Giomaria comparve con Salvatore. Mio fratello trovò +modo di dirmi, che egli aveva trasalito quando seppe che io lo volevo. + +Salvatore Moro si fece avanti, armato di fucile, di pistola e +di pugnale, come lo sono tutti i banditi. Io gli dissi con finta +commiserazione: + +— A te pure è toccata la trista sorte d’essere un bandito come me! + +— Eh, fratello caro! sono proprio rovinato! + +— Via, non lo sarai come tu credi! + +— Sono rovinato, ti dico! La passata settimana ho avuto un attacco coi +carabinieri, a pochi passi dalle _Anime del purgatorio_. + +Ed io con affettata premura: + +— Sei stato ferito, forse?! + +— No, grazie a Dio. + +— Avrai ferito qualche carabiniere, almeno? + +— Non ne ho saputo niente! + +Poi, cambiando tono, gli dissi: + +— Sono ben lieto di trovarti qui. Fui incaricato di procurare uno +starello di grano rosso d’Osilo per seminerio. Andremo insieme al tuo +paese per farne ricerca, poichè debbo favorirlo ad un amico. + +Salvatore non potè celare un movimento di soddisfazione, che tradiva un +proposito da lungo tempo preso. + +— Figurati se troveremo uno starello di grano rosso d’Osilo! + +Intanto era venuta mia madre colla sarta per farmi prendere la misura +del cappotto nuovo e per portarmi la biancheria di bucato, come soleva +fare di tanto in tanto. + +Come mia madre scorse Salvatore Moro, si turbò e impallidì. Essendo +già informata da Giomaria delle continue insidie che mi tendeva +il delatore, indovinò tutto. Ella certamente lesse nel mio sorriso +sinistro il pensiero che mi dominava. Ne fu spaventata, e divenne +inquieta. + +Salvatore, dal suo canto, colla venuta di mia madre e della sarta, si +era forse rassicurato sul motivo che mi conduceva a Florinas. + +La vecchia e mio fratello avevano portato da mangiare e da bere, e +facemmo pranzo assieme, compreso Salvatore. + +Mia madie non faceva che lagrimare, poichè era a parte del tradimento +di Salvatore e prevedeva quanto sarebbe avvenuto. + +Io le dissi con tono di scherzo e con doppio significato: + +— Sei una madre che piange i figli altrui, a quanto pare! + +Appena pranzato caricai la pipa, ed offersi a Salvatore ed al marito +della sarta un buon tabacco di contrabbando. + +— È proprio eccellente! Dove lo hai? — mi domandò Salvatore. + +— Ne ho due grossi mazzi presso un amico qui vicino; te ne regalerò +un poco stassera, quando passeremo dinanzi al suo ovile per recarci ad +Osilo. È meglio che noi partiamo sull’imbrunire. + +— Certamente. Nella notte i latitanti viaggiano più sicuri! + +Verso l’imbrunire presi commiato da mia madre e da mio fratello, e +dissi a Salvatore che ero a sua disposizione. + +Mia madre continuava a lagrimare, e mi seguì cogli occhi per un buon +tratto di strada. Qualunque fosse l’esito della nostra gita notturna, +la povera vecchia non poteva che addolorarsene. La sua anima così buona +e così pia non faceva che pregare — pregare per me... e per gli altri. +Ma che doveva io farci? Così voleva il mio destino. + +Lungo il cammino io invocai colla mente la Beata Vergine perchè mi +illuminasse la coscienza, rivelandomi se il mio compagno meritasse la +morte. La coscienza mi rispose di sì, e fui tranquillo. Raccomandai +pure l’anima mia al Signore, nel caso in cui fossi rimasto soccombente. + +Non ho mai trascurato simili pratiche religiose lungo il corso della +mia vita. Ero stato sagrestano, e conoscevo la dottrina cristiana. + +Camminammo entrambi per un’ora. Si era di gennaio, aveva nevicato, e la +notte era molto fredda, quantunque non spirasse un alito di vento. + +Tanto l’uno, quanto l’altro, badavamo a non darci mai le spalle. + +Ci fermammo all’ovile di un comune amico, dove chiacchierammo per tre +ore. Verso la mezzanotte ci rimettemmo in cammino. Salvatore doveva +sentirsi contento, sapendosi mia guida e compagno per le terre del +suo paese, di cui non ero abbastanza pratico. Per avventurarsi in un +territorio quasi sconosciuto, bisognava nutrire cieca fede nel proprio +compagno: condizione disgraziata di tutti i banditi! + +Giunti a un certo punto in cui la strada si apriva fra due fitte +macchie di lentischio, sentimmo le pedate del bestiame, che scappava al +nostro avvicinarsi. + +— Cammina piano e fa silenzio! — dissi al mio compagno. + +— Perchè? + +— Perchè questo è un punto in cui di frequente si appiattano i +carabinieri. Io lo so! + +— Tieniti pronto — soggiunsi, armando i grilletti del fucile — io sono +più esperto di te in queste faccende. + +Salvatore montò anche lui i due grilletti del fucile, e stette all’erta +colle canne abbassate. + +— Sta attento a destra... io terrò d’occhio la sinistra. Oltrepassate +le piante d’elce ci troveremo al sicuro. + +Le tenebre si erano addensate, ma la strada era abbastanza chiara per +il riflesso della neve. + +Eravamo a _Pala Montedda_, in territorio di Ossi. + +Si camminava sempre di conserva, a dieci passi l’uno dall’altro, ma +sempre sbirciandoci colla stessa diffidenza e collo stesso intento +sinistro. L’occasione era ghiotta per entrambi, poichè a lungo +aspettata, e non dovevamo lasciarcela sfuggire. La vittoria è degli +audaci. + +Ad un certo punto mi fermai di botto, come in ascolto; e colla rapidità +del lampo, puntando il fucile alla testa del mio compagno, feci fuoco. + +Si udì una detonazione, e il sordo rumore di un corpo che stramazzava. +Null’altro — non un gemito, non un sospiro. + +Prima mia cura fu quella di ricaricare il mio fucile, appoggiando +il calcio sul corpo del caduto; indi recitai un’_Ave Maria_ ed un +_Requiem_ per il trapassato. Io ho sempre ucciso il corpo, non l’anima +dei nemici; l’anima ce l’ha data Iddio, e Dio deve riprendersela; il +corpo è della terra, e alla terra deve ritornare[2]. + + [Illustrazione: Uccisione di Salvatore Moro] + +Recitata la preghiera, afferrai per un braccio il cadavere, lo +trascinai per breve tratto, e lo lasciai cadere nello spacco d’una +roccia vicina. + +Dopo di che, coll’animo tranquillo, continuai tutto solo la mia strada. + +Regnava in campagna il più profondo silenzio; non si vedeva anima viva. +Nessuno mai seppe di quel duello a morte, avvenuto a mezzanotte in +quella viottola deserta. Le piante d’elce e le macchie di lentischio +furono i soli testimoni della scena di sangue.... ma mantennero il +segreto![3] + + * + * * + +Due giorni dopo compiuta la vendetta, io aveva insellato la mia +cavalla, ed ero ritornato alla Nurra. Presentatomi all’ovile di Paolo +Sechi, questi si fece alla soglia, e mi chiese con curiosità premurosa: + +— Ebbene...? + +— La cattiva pietra è tolta! — risposi — Speriamo, almeno per ora, che +il buon muro non crolli! + + * + * * + +La moglie di Salvatore Moro, non vedendo più ricomparire il marito, +dopo due settimane ne aveva dato relazione alla polizia. + +Un mese dopo, il pastore Antonio Giavesu riferì alla giustizia di aver +rinvenuto un cadavere nel territorio di Ossi. Era stato spogliato da +qualcuno, per appropriarsene le vesti. + +Diverse autorità, i carabinieri, e i barracelli d’Ossi e di Florinas +(fra i quali era mio fratello Giomaria) si recarono sul luogo per +vederlo. Nato dubbio sull’identità dell’individuo, il pretore mandò +a chiamare la moglie di Salvatore; la quale, dopo aver fissato il +cadavere, diede in urli, esclamando: + +— È lui!... è mio marito! L’uccisore non può essere stato che Giovanni +Tolu! + +Il pretore lasciò scapparsi alla presenza di tutti: + +— Come sai, che fu Tolu? Dunque tuo marito gli faceva la spia! + +Questa credenza era fondata nella popolazione. + +Nel susseguente maggio, mentre mia madre trovavasi alla _Grotta de +Marmaru_ nell’ovile di mio cognato Bazzone — in territorio di S. Gavino +_scapezzato_ — vi capitarono una signora ed un prete per chiedere un +bicchiere di latte caldo. Essi affermarono di essersi trovati presenti +nell’ufficio della pubblica sicurezza di Sassari, quando Salvatore Moro +conferiva coll’ispettore, pronunciando più volte il nome di Giovanni +Tolu. Era a cognizione di molti, che Moro avesse ricevuto in acconto +ottanta scudi, incaricandosi della mia morte o della mia cattura. + + + + +PARTE TERZA + +IL BANDITO DELLA NURRA + + [Illustrazione: Testata allegorica sui personaggi della + storia] + + + + +CAPITOLO I. + +Alla Nurra. + + +Datomi alla campagna dopo l’attentato alla vita di prete Pittui, io +non poteva dimenticare la Nurra, vasta regione che da giovinotto avevo +visitato con frequenza, chiamatovi per i lavori del seminerio, per la +mietitura, e per il raccolto del grano. Come ho già detto, ero salito +in fama di uno dei più abili lavoratori di campagna. Le mie cognizioni +agricole, il mio ardore, la mia instancabilità, mi avevano procurato +la conoscenza di molti proprietari di terre e di bestiame. D’ordinario +io veniva invitato come capo agricoltore, coll’incarico della scelta +degli uomini adatti al lavoro; epperciò godevo d’una stima e fiducia +illimitate. + +Non potevo dunque dimenticarla, la Nurra, territorio accidentato, +sicuro, adatto per i banditi, perchè ricco di montagne, di foreste, +di macchioni e di rifugi quasi inaccessibili ed inesplorati. I casali +e gli ovili, posti a grandi distanze; i pastori ospitali e fedeli +per indole; le rare visite dei carabinieri per la inaccessibilità dei +luoghi, facevano della Nurra un soggiorno assai gradito ai latitanti +del Logudoro e di altre regioni della Sardegna. Da tutta l’isola, +infatti, vi accorsero in ogni tempo agricoltori, pastori, e banditi, +i quali finirono per domiciliarvisi; e ciò si desume dai casati delle +famiglie, molte delle quali rivelano l’origine degli abitatori — come i +Bittichesu, i Rebecchesos, ed altri molti. + +Sparsi per la Nurra saranno un 270 ovili circa; ognuno dei quali +possiede in media un centinaio di _rasieri_ di terra (circa 140 +ettari). + +Nei primi tempi che io vi andai (verso il 1845) la fama dei nurresi +non correva troppo buona. Mi si disse dai più anziani, che non pochi +lavoratori forestieri vennero uccisi dai proprietari, per non pagar +loro alla fine dell’annata il salario dovuto. + +Gli abitanti della Nurra erano protetti dai signori di Sassari; i quali +assai spesso se ne servivano come _bravi_, massime nei tempi in cui più +ardevano le inimicizie tra le famiglie cittadine. + +La zona delle mie escursioni era ristretta. Il campo di azione era +per me limitato ai soli territori della Nurra e di Florinas, ch’io +conoscevo palmo a palmo. Mi spingevo qualche volta fino ad Osilo, a +Sorso, o ad altri paesi lontani, solo per compiacere i banditi coi +quali mi univo. È consuetudine che l’uno serva di guida all’altro nel +territorio del proprio paese. + +Nei primi anni di banditismo, poco mi allontanai dal mio paese, +dov’erano sparsi gli ovili dei parenti e dei fidi amici che mi +soccorrevano, e dai quali potevo facilmente attingere informazioni su’ +miei avversari, per affrontarli, o per sfuggirli. In seguito sbollì +nel mio cuore il patrio entusiasmo. A Florinas non avevo più affetti; +non avevo più nido, perchè me lo avevano distrutto i miserabili che +giurarono la mia rovina. Più tardi la Nurra divenne la mia seconda +patria, perchè in essa e a Portotorres erano concentrati tutti i miei +affetti, come dirò nel corso della mia narrazione. + +Anche fra i banditi vi sono i tristi, i miserabili, che vendono il +proprio compagno, adescati dal lucro d’una taglia, o dalla speranza +della propria impunità. Ma è cento volte da preferirsi il cader +fulminato sotto le palle dei carabinieri, che viver libero, segnato a +dito qual traditore e spia. D’altra parte questi tali non vivono sicuri +neppure in libertà, poichè non tardano a cader vittima del proprio +tradimento, per opera dei parenti del tradito. + +Io posso dire di aver passato i miei trent’anni di banditismo fra le +campagne di Florinas e quelle della Nurra. + +La mia vita di bandito, in rapporto al soggiorno, potrebbe dividersi +in due distinti periodi. Durante il primo decennio mi fermai più a +lungo nei dintorni del mio paese, facendo brevi soste nella Nurra, +da me ritenuta come luogo di diporto e di villeggiatura. Nel secondo +periodo, al contrario, feci brevi le soste nel territorio di Florinas, +per fermarmi più a lungo nella Nurra, finchè la prescelsi a mia stabile +dimora. + + * + * * + +Come altrove dissi, mi esercitavo continuamente nella lettura. La +storia dei _Reali di Francia_ era fra i miei libri prediletti, e +tuttora la conservo. Ho sempre letto con vivo piacere le avventurose +gesta di _Fioravante_ e di _Buovo d’Antona_; e confesso che esse +eccitarono la mia immaginazione, contribuendo ad accrescere nel +mio animo le ansie della lotta e del combattimento. Tutti gli altri +libri, che in seguito lessi, erano dello stesso genere. I fatti d’armi +m’inebbriavano. + +Nelle mie prime gite alla Nurra, io visitava qua e là gli _stazzi_ +(casolari isolati) de’ miei vecchi amici, dov’ero accolto con molta +cordialità, e dove trovavo conforti e soccorsi, che lenivano in parte +le mie continue ambascie. + +Nei famigliari colloqui con quella buona gente io dimenticava, almeno +per brev’ora, le mie sofferenze e gli odî miei. Avevo bisogno di +scambiare quattro parole con un mio simile, perchè i ricordi dolorosi +venissero con meno insistenza a martellarmi il cervello, e perchè +i sogni di sangue turbassero meno le brevi ore del mio riposo. Il +silenzio e la solitudine mi erano cari; ma io mi avvedevo che in seno +ad essi fantasticavo troppo, diventavo più irrequieto, più irascibile, +più feroce nei propositi di vendetta. + +Quando mi trovavo solo — massime nelle fredde e tempestose giornate +invernali — mi pareva che i miei pensieri nuotassero come in un lago +di sangue; mentre invece quando mi trattenevo a scherzare colle donne e +coi bambini dei pastori, dimenticavo di essere un fuggiasco maledetto, +e mi pareva di vivere nel focolare domestico, insieme alla famigliola +che avevo sognato. Raccontavo alle donne le barzellette, narravo ai +pastori qualche passo della Storia sacra o dei _Reali di Francia_, e il +tempo mi volava. + + * + * * + +Il lungo ozio, mi aveva aguzzato la mente. Poco per volta mi ero +perfezionato nella lettura e nelle nozioni popolari di medicina. Ero il +medico della gente di campagna, perchè conoscevo la virtù di non poche +erbe medicinali, e molti segreti per le cure, attinti all’esperienza. + +Venivo chiamato con frequenza al letto degli ammalati, perchè conoscevo +la febbre. Avevo sempre meco le lancette, e salassavo le donne incinte +e gli uomini di temperamento sanguigno; poichè a quel tempo il salasso +era tutto; e quando l’uomo riusciva a cavarsi un po’ di sangue si +credeva immune da qualunque malanno. Naturalmente io entrava negli +ovili con circospezione, e tenevo sempre un occhio sull’ammalato e un +occhio alla porta, poichè sapevo che i carabinieri non avevano troppo +rispetto per l’uomo della scienza! + +Le mie nozioni popolari di medicina e di chirurgia erano molte: tutte +indispensabili ai banditi, i quali non possono ciecamente affidarsi +alle cure di un medico. + +Fra le altre cose, io era salito in fama per la guarigione delle +fistole. Tagliavo un’erba che nasce nei luoghi umidi (da noi chiamata +_s’erva de sa rana_, o _de sus fistolas_) pronunciando per tre volte il +nome della persona ammalata; la facevo seccare al sole, la riducevo in +polvere, e la somministravo per nove giorni di seguito al sofferente, +sciolta nel caffè o nel brodo. Il difficile stava nel cogliere l’erba +in tempo utile. Guai se si sbaglia il giusto punto della luna! + +Parimenti famoso ero nella guarigione delle grosse piaghe alle gambe. +Prendevo il femore di un uomo ucciso a malefizio; lo raschiavo, e ne +applicavo la polvere sulla piaga. Consumato tutto l’osso, la persona +era guarita. Non mi fallì mai una cura! + +Narrerò in proposito un aneddoto. + +Un giorno fui chiamato dal prete Matteo Sanna di Florinas, il quale +camminava zoppo, a causa di molte piaghe alle gambe. + +— Ti chiedo un favore — mi disse. — Tu che vai in giro per la campagna, +e conosci tante vittime immolate per vendetta, devi procurarmi l’osso +della gamba di un uomo morto di palla, o di pugnale. Ho bisogno di +raschiarlo per guarirmi dalle piaghe che mi tormentano. + +— Lei è prete — gli risposi — nè so se io possa, senza peccato, +soddisfare al suo desiderio. Trattasi della profanazione di un +sepolcro, e vorrei sapere se mi assolverebbe, se venissi a confessarmi +da lei! + +Il prete mi disse solennemente: + +— Quando una cosa si fa per il bene, il bene uccide il peccato! + +Gli portai l’osso desiderato, e il prete guarì. Questo buon successo mi +rese più saldo nella mia convinzione[4]. + +Dirò un altro fatto. Venni un giorno chiamato a curare un certo tale, +affetto da un grosso tumore al ginocchio. Sul tumore erano chiaramente +segnati i due occhi, il naso e la bocca di una testa di morto. +Interrogato l’infermo, egli mi confessò di aver avvertita l’enfiagione +poco dopo di aver dato un calcio ad un teschio, capitatogli fra i piedi +attraversando una viottola. + +L’infermo e i parenti sapevano, al pari di me, che il rimedio +infallibile era l’osso di un morto. Promisi di cercarlo, e indicai un +posto in campagna per venire a ritirarlo. + +Non dimenticherò mai quel giorno; poichè nel momento che consegnavo il +femore ai tre amici dell’infermo, vidi a poca distanza da me quattro +carabinieri immobili, che mi guardavano fisso. In due salti raggiunsi +un’altura, dove mi seguirono i compagni. I carabinieri continuavano a +piantarmi gli occhi addosso; ed allora feci loro segno colla mano di +accostarsi. Per fortuna essi si allontanarono, dopo aver scambiato fra +loro qualche parola. Mi persuasi quel giorno, che anche la professione +di medico non va esente da pericoli! + + * + * * + +Lo studio delle lettere mi tornava più gradito della medicina, poichè +potevo coltivarlo con meno spasimi. Chiuso nel crepaccio d’una roccia, +o sdraiato in mezzo a una folta macchia di lentischio, io leggevo +stentatamente, ma con pazienza e molto piacere, i miei tre libri +prediletti: l’ufficio della Beata Vergine, regalatomi del Rev. Dettori, +rettore di Florinas; i _Reali di Francia_, che possedevo da lungo +tempo; e una piccola Bibbia del Diodati, che avevo acquistata da un +rivenditore ambulante di libri. + +Ripeto dunque, che vivevo con piacere nella Nurra, dove meno erano +i pericoli, e dove non mi mancava un po’ di svago, compreso qualche +amoruccio, come narrerò in seguito. + +Non tralasciavo, pertanto, di far frequenti gite al mio paesello +natìo, quando sentivo il bisogno di rivedere la mamma e i congiunti, +per cambiarmi la biancheria, o per chiedere notizie di nemici che non +cessavano di tendermi insidie. + +Le vendette da me compiute davano un po’ d’inquietudine ai miei +compaesani, non esclusi i signori. + +Comincierò dunque dal narrare le principali mie avventure nella Nurra, +nonchè il risultato delle mie gite a Florinas, quando di tanto in tanto +ero costretto ad andarvi. + + + + +CAPITOLO II. + +I nuovi pirati. + + +Fu dopo il 1855, che mi determinai a fermarmi più a lungo nella Nurra +_di dentro_. + +Comunicata l’idea a mio cognato Ignazio Piana, che aveva colà molte +conoscenze, egli mi raccomandò segretamente a un suo buon amico: certo +Vigliano Masia, che aveva l’ovile nella regione di _Fiume santo_. + +— Bisogna procurare, per alquanti giorni, un rifugio sicuro a Giovanni +Tolu — gli disse. + +— Vieni da me con lui sabato notte — gli rispose — ed io penserò a +custodirlo. + +Presentatomi a Masia con mio cognato, egli c’invitò a cena; poi mi +accompagnò all’ovile di un suo cognato, dicendomi che ivi fossi rimasto +tranquillo fino al suo ritorno. + +Mi lasciò colà solo. + +Nei dintorni di quella cascina abitavano diversi cugini di Masia; ed io +andava a visitarli con frequenza, essendo tutti brava gente. + +Dopo una diecina di giorni che rimasi fisso in quella cascina, +Vigliano mi fece montare a cavallo, e mi portò in giro per visitare +gli ovili circonvicini. Gli amici comuni stavano sempre in vedetta, per +avvertirmi quando scorgevano carabinieri in perlustrazione, o qualche +nota spia che avrebbe potuto arrecarmi danno. + +In quel frattempo io mi ero adoperato per assestare una vertenza sorta +fra Vigliano e certi dispettosi suoi vicini, i quali da qualche tempo +gli demolivano il muro di cinta d’una tanca. Scoperti da me i malevoli, +e appianata la questione, mi cattivai la stima dell’amico. + +Trascorsa così un’altra quindicina di giorni, Masia mi portò prima +dell’alba nell’ovile di Paolo Sechi, suo compare di battesimo, e già +intimo amico di Agostino Alvau. Picchiò alla bassa finestra con un +segno convenzionale, e il pastore si alzò da letto per aprire la porta. + +— Ti lascio quest’amico per dieci giorni — gli disse presentandomi — +Verrò io a riprenderlo. Procura di custodirlo gelosamente! + +Vigliano Masia, — che mi conduceva sempre di notte per non essere +veduti — mi lasciò nell’ovile, senza dire a Paolo chi io mi fossi. + + * + * * + +Rimasi alcuni giorni nell’ovile. Una sera mi addormentai, e feci un +sogno, che mi rimase impresso nella mente, per le singolari circostanze +che lo seguirono. + +Sognai di trovarmi in riva al mare, vicino all’Argentiera, e +propriamente nel luogo detto la _Carazza grande_, dove vidi un +bastimento sfasciato, sulla cui prora era scritto a lettere grosse: +_Basto_[5]. + +— Dentro a questo legno — pensai nel sogno — ci dev’essere qualche cosa +di buono. Voglio entrarvi! + +Montai sulla nave, col proposito di non accettare da bere da +chicchessia, nel dubbio che mi si volesse avvelenare. + +Mi trovai dinanzi ad una grande signora, a cui chiesi: + +— Chi è lei? + +— Sono la moglie del governatore di _Basto_. Per carità, non uccidetemi! + +— Non vi uccido — risposi — ma datemi di quello che avete! + +Mentre guardavo le tre sale sontuose che si offrivano in fila a’ miei +occhi, vidi un signore sfarzosamente vestito e coperto di decorazioni, +che le attraversò rapidamente. Egli si dileguò come in una nebbia. + +Mi svegliai tutto agitato, ripensando alla mia visione. + +Poco dopo fui chiamato a pranzo, e sedetti a tavola coi padroni +dell’ovile. — Paolo Sechi e sua moglie; Maria Antonia Dore — a cui +narrai il mio sogno. + +La sera di quello stesso giorno, proveniente dalla _Stantarida_, venne +un servo, che disse a’ suoi padroni: + +— Vostro compare vi prega di recarvi a visitarlo alla marina, +poichè sulla spiaggia della _Carazza grande_ trovasi un grosso barco +sfasciato, là buttato dalla tempesta. + +Ci guardammo in viso meravigliati. Paolo Sechi mi disse: + +— Ma questo è il tuo sogno avverato! + +— Andiamo insieme a vedere il barco — esclamai — Non sono mai stato da +quelle parti. + +Si partì tutti alla volta della _Carazza grande_, dove giungemmo a +notte. + +La mia meraviglia crebbe, quando mi accertai che la località era quasi +identica a quella da me veduta in sogno. Fu questo uno dei fenomeni che +più mi abbiano colpito nella vita, nè giunsi mai a spiegarmelo[6]. + +Era un legno a tre alberi, pendente da un fianco, vicino al quale +stavano due barche algheresi, in cui erano sei o sette individui. + +Spintomi fino all’alta roccia, quasi a picco sul mare, puntai il mio +fucile in direzione delle barche, e gridai forte: + +— Venite a terra, o vi brucio uno per uno! Voi siete i ladri, e poi +riferirete che il bastimento fu spogliato dai pastori della Nurra! + +— Ch’io possa morire, se siamo ladri! — gridò uno dalla barca a me +rivolto — Siamo in compagnia del vice console d’Alghero. + +— Venite tutti da noi per provarcelo! — soggiunsi a voce alta — +altrimenti vi faccio fuoco addosso! + +Vennero allora a farsi riconoscere; e in seguito le due barche si +portarono ad Alghero, per dar rapporto che i pastori nurresi avevano +loro fatto resistenza, perchè il pistacchio (di cui era carico il +legno) non venisse derubato. + +Il vice console ordinò allora a due guardie di finanza di pernottare +nell’ovile più vicino al mare, per poter di giorno meglio sorvegliare +lo scaricamento del legno, incagliato sulla spiaggia. + +Le ondate del mare avevano trasportato a terra una grande quantità di +pistacchio. Alcune barche algheresi, due giorni prima, avevano rubato +dal bastimento tutto lo zucchero, il caffè e molta tela. + +Mentre ogni notte le due guardie se ne stavano tranquille nell’ovile a +conversar colle donne, non pochi pastori si portavano alla spiaggia, +per trasportare coi cavalli il pistacchio, che nascondevano dentro i +macchioni, all’insaputa dei sorveglianti. Avevamo appreso dalle stesse +guardie, che quel frutto valeva a 15 scudi il quintale; e perciò si era +riuscito ad accumularne nelle macchie per oltre 12 rasieri. + +Ci eravamo pure accorti, che le due guardie, per proprio conto, +facevano anch’esse man bassa su molti effetti appartenenti al +bastimento. Un legno naufragato appartiene alla spiaggia su cui viene +sbalzato dalla tempesta, e perciò ciascuno ha diritto alla preda[7]. + +La notte susseguente si scatenò un violento uragano. Il vento soffiò +orribilmente da mezzanotte all’alba, e il mare mandava i ruggiti di un +toro. + +Io rimasi nel crepaccio di una roccia, in compagnia di alcuni pastori; +altri tornarono alle loro capanne per custodirvi il bestiame. + +Il vento impetuoso sbatteva il legno alle roccie, e il chiasso +infernale non mi lasciò chiudere occhio in tutta la notte. Pareva un +finimondo. + +Verso le due dopo mezzanotte mi affacciai alla roccia. Pioveva a +dirotto, e le ondate schiumose si frangevano con fragore agli scogli +sottostanti. Il legno, a dieci metri dalla spiaggia, si dondolava +scricchiolando, ed aveva i fianchi aperti. + +Poco prima dell’alba, insieme a cinque pastori, scesi fino alta +spiaggia. Il mare era ingrossato, e vedevo galleggiare sui marosi, +di qua e di là, alcuni pezzi quadrati, come piccoli bauli. Quei dadi +curiosi uscivano ad uno ad uno dal fianco squarciato del bastimento, nè +sapevo che cosa fossero. + +Mi levai le scarpe, rimboccai i pantaloni all’altezza del ginocchio, +ed entrai piano piano nell’acqua. Giunsi ad afferrare uno di quei +dadi, che erano ricoperti di tela ben cucita. Tagliai con un coltello +l’involucro, e mi accorsi che contenevano grossi pani di cera. + +Poco mancò che io non fossi travolto dalle onde furiose. Due altri +pastori, che erano entrati con me nell’acqua, sorpresi dai cavalloni, +si videro perduti. Feci in tempo ad afferrarli per la mano, e +guadagnammo la spiaggia. + +Da solo, quindi, con molto coraggio e altrettanta pazienza, giunsi +a tirare a riva una quindicina di quei grossi dadi di cera. Dieci ne +nascosi accuratamente accanto ad uno scoglio vicino, collocandovi sopra +grossi macigni; e cinque ne portai meco in vicinanza dell’ovile. + +Uno dei pastori, mio compagno nella pirateria, mi sbirciava con occhio +torvo e diffidente. Più tardi egli stesso mi confessò, che aveva +temuto che io lo uccidessi in quel luogo deserto, per appropriarmi +dell’intiero bottino. + +Fui invece giusto. Eravamo in sei, e divisi la cera in sette parti +uguali, assegnandone una ai padroni dell’ovile, ch’erano povera gente. +Gli altri miei compagni si opposero vivamente, e vollero divisa fra +essi anche la settima parte. Allora regalai una ventina di libbre +di cera al proprietario dell’ovile, togliendola dalla mia porzione. +Speravo, d’altronde, di rifarmi dal deposito di cera, che avevo +nascosto nella spiaggia, sotto alle grosse pietre. + +Corsi sull’alba allo scoglio per ritirare gli altri pani di cera; ma un +nuovo uragano, sopravvenuto nella notte, me ne aveva portato via oltre +la metà. + +Vendetti più tardi la mia porzione di cera ad un prete di Florinas, +e ne ricavai quasi cento scudi. Ne avrei avuto più di 200, se il mare +furioso non fosse stato più ladro di me. + +Prima di comprare da me la cera, il prete florinese volle spezzare i +pani colla scure: + +— Se vi è deposito di danaro — egli mi disse — sarà tuo; ma se vi è +qualche pietra, io non voglio pagarla a prezzo di cera! + +I timori del prete non erano infondati. Era tradizione, che una volta +fu trovato un grosso pane di cera sulle spiaggie della Nurra, dentro il +quale si rinvennero 3000 lire in marenghi, nascostivi per precauzione. +Parimenti era noto, che un’altra volta un parroco aveva trovato una +grossa pietra in un pane di cera, vendutogli da un bandito. + + * + * * + +Il pistacchio non fu per noi rimuneratore al par della cera. Allettati +dal prezzo di 15 scudi al quintale, tentammo di metterlo in commercio; +ma la merce era troppo sospetta, e i pochi salumai e confettieri di +Sassari, cui l’offrimmo, non vollero acquistarne. I dodici rasieri +di pistacchio finirono per esser dati in pasto ai porci della Nurra; +e certo nessun maiale d’Europa ebbe la fortuna principesca di essere +ingrassato con quel frutto prezioso! + +Durante il tempo in cui le guardie si fermarono sulla spiaggia della +_Carazza grande_, per sorvegliare il legno naufragato, io rimasi con +esse, spacciandomi per un porcaro della Nurra. Ero armato del solo +fucile, perchè avevo nascosto in una macchia pugnale e pistola, per non +destar sospetto. Le trattenevo spesso col tiro al bersaglio, per dar +agio ai pastori di rubare il pistacchio. + +Devo notare, che la famiglia di Paolo Sechi, a cui ero stato +raccomandato, non disse mai ad alcuno ch’io mi fossi, ma mi presentava +come un _camparo_. Ero molto conosciuto nella Nurra di Portotorres, +dove avevo lavorato, ma pochissimo nella Nurra _di dentro_, e niente +verso la spiaggia occidentale. + +Le generose guardie, avevano permesso ai pastori di ritirare dal +bastimento molto cordame, utilissimo per i carri; ma non si erano mai +accorte, che la loro fiducia era mal ricompensata. + +Segnalo un curioso aneddoto. + +Un giorno una di esse, che aveva preso a volermi bene, mi chiamò da una +parte, e mi diede molte manate di pistacchio, dicendomi: + +— Te ne faccio un regalo. + +— A che servono questi semi? — le chiesi facendo l’idiota. + +— Son buonissimi a mangiare. Con essi si fanno i confetti più fini. + +— Vi ringrazio tanto! — risposi ipocritamente. + +Quel credenzone non sospettava neppure, che a quell’ora io avevo +prestato mano a rubargliene dodici rasieri! + +Trasportato in Alghero tutto il carico, il legname, e gli attrezzi del +barco naufragato, le due guardie presero commiato da noi, incantate +dell’ospitalità dei nurresi, e liete di aver tutelato con coscienza gli +interessi d’una nazione straniera! + + * + * * + +Non sono d’altronde rare queste avventure nella Nurra. I pastori, che +hanno gli ovili verso la costa occidentale, ricevono assai spesso i +regali del mare; poichè le onde inferocite gettano di frequente su +quelle spiaggie gli avanzi dei legni naufragati. Dopo una tempesta, +non trascurano i pastori la visita ai littorali, per portare a casa +grosse tavole, antenne, ed altri attrezzi marinareschi. Conosco diverse +capanne, la cui travatura è formata da antenne e pennoni vomitati dal +mare. + +Ricorderò, a proposito, un altro curioso episodio. Recatomi una volta +ad esplorare le spiaggie, in compagnia di due pastori amici, rinvenimmo +la carcassa di una grossa barca, incastrata fra due scogli. Penetrati +dentro, non vi trovammo che una lunga catena, che dividemmo in tre +parti uguali. + +Rientrato all’ovile, che mi aveva ospitato, e chiestomi se avessi nulla +rinvenuto, risposi scherzando alla moglie del pastore: + +— Sì: abbiamo trovato ciò che meritiamo. + +— Che cosa? + +— Un pezzo di catena! + + + + +CAPITOLO III. + +Antonio Careddu. + + +I banditi in generale, e in particolare quelli della Nurra, furono +sempre avvicinati e protetti dai signori di Sassari, solo perchè +questi, alla loro volta, speravano di essere spalleggiati nei loro odî +e rancori di parte. + +Erano tempi di lotta e di rappresaglie, e si aveva bisogno del braccio +forte dei fuorusciti. + +Nei primi anni che mi diedi alla macchia (verso il 1850) ogni partito +aveva a disposizione i propri _bravi_ per servirsene al bisogno. Ond’è +che la protezione dei signori non tornava che a danno dei latitanti, +poichè accendeva non di rado fra banditi e banditi una gara accanita, +che si risolveva colle fucilate. Non si aveva talvolta altra ragione +d’odio, che quella dei propri protettori. I banditi sposavano i +dispetti ed i risentimenti altrui, con soddisfazione della giustizia; +la quale si compiaceva di vederci distruggere l’un l’altro, senza +mettere a repentaglio la vita dei carabinieri, e senza sborsare denaro +per pagare le spese. + +Abbiamo veduto la protezione di Cambilargiu pagata cara a _Monte +Fenosu_; e potrei accennare ad altre persone ragguardevoli di Sassari, +che coprivano altissime cariche. + +L’amicizia dei signori ci tornò sempre fatale, ed è perciò che in +ogni tempo ne diffidai. Conoscevo troppo quelli del mio paese! Legati +talvolta a noi dalla sola paura, cercavano segretamente il mezzo per +poterci distruggere. Io li odiavo, ma cercai di non inasprirli; li +volevo male, ma li trattavo bene perchè non maltrattassero i miei +congiunti di Florinas. + +Non ci fidavamo neppure degli avvocati; poichè essi non difendono che i +propri clienti, accusando talvolta il bandito avversario per il trionfo +della propria causa. + +Curiosi misteri che potrei rivelare! Oh, quanti porcetti, rubati al +povero, comparvero alla mensa dei nostri avvocati! Quanti barbari +omicidî commessi colla polvere e le palle regalateci dai nostri +generosi protettori! + + * + * * + +Fra gli uomini più ragguardevoli della Nurra, per ingegno, ricchezza +e aderenze, era Antonio Careddu, che conobbi fin dai primi anni che +mi diedi alla macchia. Dirò di lui quanto so per mia coscienza, o per +narrazione fattami da pastori e compagni miei di esilio. + +Antonio Careddu, di Sassari, era cognato di Giovanni Macioccu, +avendo costui sposato una sua sorella. Stava nella Nurra, perchè +comproprietario (insieme alla sorella) di tre buoni ovili: +_Guggiareddu, Guggia manna_ e il _Calzolaio_. + +Antonio Careddu era un repubblicano, amico e compagno di Antonico +Satta, insieme al quale aringava il popolo a _Baddimanna_ ed altrove. +Era stato studente, e ne sapeva più di un avvocato. Alla Nurra si +andava tutti a consultarlo, ed egli ci affascinava colla calda parola e +colla saggezza de’ suoi consigli, sempre giusti, retti, inappuntabili. + +A Sassari erano allora due forti partiti: quello del _vecchio sistema_ +che aveva per _bravi_ i fratelli Saba — e quello del _nuovo governo_, +che aveva per difensori i Careddu e suoi congiunti[8]. + +Partito Antonico Satta per il continente, fu sostituito da Antonio +Careddu per continuare le prediche rivoluzionarie. Dalla politica, che +poco intendevamo, gli odî scivolarono nei rancori privati, accendendo +le inimicizie fra diversi gruppi. + +Ciccio Saba pretendeva, che la figliuola di Antonio Careddu fosse data +in moglie al proprio figlio — quasi a base di una pace che avrebbe +fatto cessare le ostilità fra le due famiglie. + +Antonio Careddu diceva con disprezzo: + +— Ho capito: io dovrei dare mia figlia ai sicari Saba, per servirsene +più tardi a portar loro il pane in carcere, quando saranno arrestati! +Tutt’altro che la mia figliuola concederò ai Saba, se non metteranno +giudizio! + +Il rifiuto reciso inasprì Ciccio Saba, che si dichiarò nemico dei +Careddu. + +I Saba, falegnami costruttori di molini ad olio e di farina, erano +stabiliti a Sassari, e speravano sulla protezione di persona influente +presso la giustizia come magistrato. + +Antonio Careddu si unì allora ai mugnai fratelli Vacca, osilesi, +i quali un giorno chiamarono i quattro Saba, padre e figli, per +accomodare un loro molino, situato verso _Logulentu_. Aggiustato il +molino, come d’intelligenza, i Vacca, dopo il pranzo loro offerto, +proposero il tiro al bersaglio, per passare la sera. Lo scopo non era +altro che di far consumare le munizioni di polvere e di palle agli +avversari. + +Terminato il divertimento si apprestarono tutti a far ritorno a Sassari. + +Antonio Careddu, con dodici uomini, si era impostato verso +_Baddimanna_, aspettando il passaggio della comitiva. + +I figli Saba, prevedendo qualche brutto tiro lungo la strada, +attraversarono gli oliveti saltando i muri. Il padre Ciccio, insieme ai +Vacca e ad altri, avevano invece preso la viottola. + +Ciccio Saba, che era alto di statura, esplorava di qua e di là +gli oliveti, dubitando di qualche tranello. Come scorse gli uomini +appiattati, si diede a gridare rivolto ai figli: + +— Guardatevi, chè siamo morti! + +E in così dire fece fuoco, uccidendone uno, certo Luzzu, pastore di +Antonio Careddu. + +Avvenne allora un terribile conflitto, in cui rimasero uccisi Antonio +Delogu (servo di Luzzu) e Salvatore Saba. Due fratelli Vacca inseguiti +dai Saba fino a _Porta Rosello_, furono feriti entrambi, come fu ferito +gravemente Ciccio Saba, che in seguito guarì. + +I Vacca, Giovanni Saba e qualche altro vennero arrestati. + + * + * * + +Ma Antonio Careddu non era ancora soddisfatto, e pensò di distruggere +i Saba superstiti, servendosi di certo Antonio Desini di Ploaghe, capo +di una compagnia di sicari. Altro capo sicario volle Giovanni Macioccu, +cognato di Careddu, e combinò con un certo _Giacinto_. Il primo di +essi, Desini, si associò a certo _Biddisò_ — il secondo, _Giacinto_, +scelse per coadiutore un tal _Cabriolu_, già studente. + +Il colpo doveva eseguirsi la mattina del lunedì di carnevale, +all’uscita del ballo del Teatro civico. + +Fu concertata la posta all’imbocco della _Via dei Corsi_, prospiciente +al vicolo di S. Andrea, dov’era la casa di Saba. + +Come Ciccio Saba e i suoi figli, di ritorno dal teatro, giunsero +dinanzi alla chiesa, i congiurati fecero loro fuoco addosso in mezzo +alla folla che transitava nel Corso. Giovanni cadde fulminato, e Gavino +morì poche ore dopo. Fu pur colpito a morte, accidentalmente, il figlio +settenne del fabbricante di paste _Dionisio_, che trovavasi nel suo +magazzino. + +Della famiglia Saba non rimaneva che il padre Ciccio e il più giovane +dei figli. Furono offerti cento scudi per togliere quest’ultimo dal +mondo, ma i sicari si rifiutarono, ritenendolo troppo giovine[9]. + + * + * * + +L’agguato ai Saba era stato veramente ordito e condono a termine da +Desini, da _Biddisò_ e da _Cabriolu_; tuttavia _Giacinto_ si era +affrettato a presentarsi in casa di Macioccu, il quale gli sborsò +subito i 300 scudi, prezzo convenuto per l’eccidio consumato. + +Trascorso qualche giorno, il sicario Desini si presentò allo stesso +Macioccu per essere pagato. + +— Ho già versato la somma all’autore del colpo! — gli rispose. + +— Il colpo è stato eseguito da noi, e perciò io credo non abbiate +sborsato somma alcuna ad altri. Pagateci! + +Macioccu, dopo essersi rifiutato ad altro pagamento, volle consultarsi +con suo cognato Antonio Careddu, che trovavasi nel suo ovile della +Nurra. + +Non tardarono a recarsi colà Desini, _Cabriolu_ e _Biddisò_, i quali si +fecero accompagnare dal bandito Pietro Cambilargiu. + +Come Macioccu li vide venire, voleva spararli addirittura; ma Careddu +lo calmò, persuadendolo a lasciar loro esporre le ragioni. + +Dopo aver persistito nell’affermare il pagamento già fatto, Antonio +Macioccu finì per rivelare il nome di _Giacinto_, a lui presentatosi +come capo sicario ed autore dell’eccidio dei fratelli Saba. + +— Possiede nulla questo _Giacinto_? — domandò Desini. + +— Possiede un oliveto a Sassari. + +— Ebbene, allora ci farete il piacere di chiamar costui con un pretesto +nella vigna. Noi ci nasconderemo dentro la casa rustica, e voi lo +interrogherete. Alla nostra presenza egli vi rivelerà i veri autori +dell’agguato. Lo costringeremo allora a firmare un atto d’ipoteca +sul suo oliveto, a risarcimento del danno recatoci coll’indebita +appropriazione. + +Antonio Careddu approvò il ragionamento dei tre sicari; ma Macioccu +esternò il sospetto che essi avrebbero ucciso _Giacinto_. + +— Dubbio puerile! — osservò Desini — Finchè non siamo soddisfatti del +nostro avere, ci diventerà più cara la sua vita! + +Fu accettata la proposta. Nascostisi i tre _bravi_ nella casetta della +vigna, Macioccu trovò mezzo di attirarvi _Giacinto_, invitandolo a +declinare i nomi de’ suoi complici, col pretesto della riconoscenza. + +Accortisi che il sicario esitava a rispondere, i tre compagni sbucarono +dal nascondiglio: + +— Dillo dunque: chi ha fatto il colpo? + +_Giacinto_ impallidì, e confessò di non aver preso parte all’uccisione +dei Saba. + +— Restituisci, dunque, il danaro preso! + +— Non l’ho più. + +— Ma l’oliveto, ce l’hai ancora? + +— Sì. + +— Sei disposto a sottoscrivere lo strumento di cessione? + +— Dispostissimo! + +Venne in seguito firmato l’atto notarile, col quale _Giacinto_ vendeva +l’oliveto a Macioccu. + +Fatta la cessione, quest’ultimo sborsò altri 300 scudi a Desini, +a _Cabriolu_ ed a _Biddisò_, i quali finalmente si dichiararono +soddisfatti. + +Questa storiella, da molti ignorata, mi venne riferita da alcuni degli +interessati e da Cambilargiu. + + * + * * + +Antonio Careddu — ricercato dalla giustizia dopo l’assalto di +_Baddimanna_ — si era dato a fare il bandito nella Nurra. + +Lo conobbi di persona, gli ero molto amico, e gli fui compagno di +ventura per alcuni mesi. + +Egli si recava da un ovile all’altro, si dilettava di caccia, e faceva +il signore. Era un uomo piuttosto pingue e molto frugale; non beveva +mai vino, nè liquori, ma prendeva il caffè tre volte al giorno. Si +faceva portar tutto da casa, poichè aveva molto bestiame ed estesa +proprietà. + +Era ben voluto, stimato e rispettato dai pastori, poichè nè sapeva +più di un avvocato. Lo consultavano tutti, e i suoi consigli erano +seriamente apprezzati. Contava moltissimi amici fra i signori di +Sassari, ed era in buoni rapporti coi nobili, e specialmente col +marchese di Sant’Orsola. + +Egli venne arrestato nell’ovile della _Stantarida_ da dodici +carabinieri, fra i quali erano il maresciallo Scaniglia e certo Pietro +Puzzone, già carbonaio della Nurra e pratico di tutti gli ovili. +Dicevasi che quest’ultimo si servisse dei parenti per facilitare le +ricerche dei latitanti in quella regione. + +Messo in carcere Antonio Careddu, non si tardò a fargli il +dibattimento; ma per i molti amici che contava a Sassari, e per la sua +buona condotta, venne assolto e rimesso in libertà. + +Un suo amico calzolaio — certo Salvatore, condannato a molti anni di +galera — gli aveva raccomandato la moglie... ch’ei fece propria. La +moglie vera ed i figli di Antonio Careddu passarono allora sotto tutela +della zia — sorella di lui e moglie di Macioccu. + +Per questa sua condotta un po’ libertina, e per essersi separato dalla +famiglia, Careddu fu abbandonato dagli amici signori di Sassari, i +quali non ebbero per lui stima, nè riguardi di sorta. + +Antonio Careddu visse molti anni nella Nurra consultato anche per +questioni legali, tanto era d’ingegno. + +Salvatore, intanto — il calzolaio che gli aveva affidato la moglie — +era ritornato da galera. Appresa la tresca della sua compagna, meditò +l’uccisione del falso protettore e dell’amico infedele. + +Questo Salvatore aveva per compare di battesimo certo Baingio Deroma, +un pastore sfacciato, che di frequente faceva pascolare il proprio +bestiame nelle terre di Antonio Careddu. Costui lo pregava di dargli +almeno qualche piccolo compenso, ma quegli faceva il sordo. + +Un altro pastore vicino d’ovile — certo Giovanni Luigi Manunta — +imitando Deroma, introduceva il suo gregge nei tenimenti di Careddu, e +questi tornò a dolersene con entrambi: + +— Pagatemi almeno una trentina di scudi all’anno. Anch’io ho diritto +di trarre qualche lucro dalle mie terre, nè parmi giusto che voi +approfittiate del mio pascolo senza offrirmi compenso alcuno. + +Consultato dai contendenti, io diedi piena ragione a Careddu, poichè il +danno che gli recavano i due pastori oltrepassava i cento scudi, mentre +l’amico era discreto nel domandarne soli trenta. + +Manunta e Deroma promettevano di risarcire il danno, ma non pagavano +mai. + +Un giorno Careddu, inasprito più del solito, minacciò di far loro +pagare la contravvenzione. + +I due pastori vollero cogliere l’occasione, e concertarono di liberarsi +del creditore importuno. + +Vicino agli ovili di Manunta e di Deroma abitava un giovane — certo +Gio. Andrea Ilde — il quale faceva all’amore colla figliastra di +quest’ultimo. + +— Se riuscirai ad uccidere Antonio Careddu — gli disse Deroma — ti darò +in moglie la mia figliastra. + +— Solo non mi attento: aiutami tu! + +— Andremo insieme. Dopo che l’amico sarà ucciso, ti manterrò la +promessa! + +Si unirono, infatti, e diedero la caccia a Careddu, che tolsero di +mezzo con una fucilata. + +Il giovane Ilde fu preso dalla paura e si diede subito alla macchia; +Deroma stette sul sospeso, fra il bandito e l’uomo libero. Entrambi +vennero arrestati. + +Mentre batteva la campagna, Gio. Andrea Ilde mi pregò più volte di +prenderlo in mia compagnia; ma io lo tenni sempre lontano per aver +ceduto ai consigli di Deroma. Acciecato dall’amore, egli si era +lasciato trascinare ad un’azione indegna. + +Il potente partito di Deroma, colle deposizioni in tribunale, seppe +aggravare la causa di Gio. Andrea Ilde, scagionando il compagno; ond’è +che questo fu assolto, e il giovane fu condannato alla galera in vita. +Solite cose della giustizia!! + +L’uccisione di Antonio Careddu non fu che una vigliaccheria. Quest’uomo +non meritava simile fine, perchè era buono ed aveva tutte le ragioni +del mondo. + +Il calzolaio tradito aveva vendicato il suo onore, senza compromettere +la propria libertà! + + + + +CAPITOLO IV. + +Gli amori del bandito. + + +La vita randagia del bandito, l’ozio continuo, le visite frequenti a +questo e a quell’ovile, fanno sì, che più degli altri egli senta il +bisogno dell’amore. + +Ho già detto che in nessun tempo la donna mi ha allettato; ed anche +da giovinotto preferivo l’esercizio delle armi ai balli ed alle +chiacchiere colle forosette. + +Datomi alla campagna dopo l’attentato alla vita del prete, e inasprito +per l’abbandono dell’ingrata che avevo scelto per compagna, provavo +quasi ripugnanza a intrattenermi colle donne, che io trovava negli +ovili, nei molini, o nelle aie. + +Durante i primi mesi di latitanza avevo appreso, dall’esperienza +de’ miei compagni, quanto la donna e gli amori riuscissero fatali al +perseguitato dall’umana giustizia. È nel nido d’amore che si colgono +più facilmente le belve; e i carabinieri lo sanno. Non pochi banditi +caddero in questa rete, ed io ben lo sapeva. Chi ha un’amante ha una +spia, e la sua perdizione è certa. La donna, o per gelosia, o per +vendetta, o per leggerezza, assai di frequente getta il suo amante fra +le braccia della giustizia. La forza non deve mai darsi in braccio alla +debolezza. Sono più pericolose le lusinghe e le moine d’una donna, che +le manette dei carabinieri; da queste possiamo spesso liberarci, da +quelle mai: bisogna soccombere! + +Io sorrideva, ogni qual volta vedevo Cambilargiu, Spano e Derudas +correre audacemente in cerca di donne, e fidarsene tanto! Non solo mi +guardavo dall’imitare i miei compagni, ma badavo di non accompagnarli +mai in questo genere di conquista. Mi sottraevo sempre con un pretesto. + +La donna si affeziona facilmente al bandito. Non si può immaginare il +fascino che sulla loro immaginazione esercita il coraggio, la forza, +l’audacia di questi uomini erranti, che gettano lo spavento nelle +popolazioni. Non si ha mai migliore amico e protettore di una donna +— ma più grande è il loro attaccamento, più grande è il pericolo di +essere tratto in arresto. + +Non è vanto il mio; poichè non fui più fortunato degli altri. Ci +troviamo più spesso nel caso di fuggire l’amore, che di andarlo a +cercare. Non c’è bandito che non abbia la sua amante; e quasi tutte, +d’ordinario, sono le mogli degli altri. I molini e gli ovili, in modo +speciale, sono quelli che a noi forniscono queste innamorate. + +Ben difficilmente un bandito fa relazione con una ragazza, se non è +per sposarla. Le vedove sono quelle che più ci tentano e più ci danno +l’assalto. + +Non ancora trentenne, pieno di slancio e di fuoco, anch’io dovetti +pagare il mio tributo all’amore — anzi a più amori; e devo subito +confessare, che non fui mai fedele, nè costante. Ogni ovile ed ogni +molino, dove capitavo per caso, era il mio ritrovo d’amore; ed io +rivedevo l’amante ogni settimana, ogni mese, ed anche ogni anno, se +l’occasione di avvicinarla non si presentava spontanea. L’idea fissa +di un tradimento, di un agguato, di una sorpresa bastavano per frenare +i miei bollori e per rendermi cauto; onde posso dire, che nella mia +lunga carriera di bandito, per trent’anni, non ebbi mai a lamentare +alcun disguido, nè alcun pericolo per causa di una donna. Ho avuto più +fastidi assistendo agli amori degli altri, che agli amori miei; e ne +avete le prove nell’episodio della vedovella di Derudas, da me narrato. + +Sono molte le avventure amorose capitatemi nei primi dieci anni di +vita randagia (dai trenta ai quarant’anni) — in seguito misi giudizio, +e abbandonai del tutto la donna, poichè fui sempre per natura serio, +riflessivo, e mi pareva cosa puerile correr dietro ad una gonnella. La +mia dignità ne soffriva in faccia a’ miei compagni. + +Dirò di un’altra fissazione. Mentre tutti i miei compagni narravano +con un certo orgoglio i loro casi amorosi, le avventure, le conquiste +delle mogli altrui, io ridevo con loro, scherzavo, ma mai risposi +con pari confidenza. Nessuno mai seppe le mie peripezie d’amore, nè +mai dal mio labbro sfuggì il nome d’una donna che mi aveva amato. +A me sembrava vigliaccheria denunziare o compromettere una debole +creatura, la quale forse non aveva ceduto che alla forza delle nostre +lusinghe, od alla paura! Conobbi banditi prepotenti (fra i quali +Cambilargiu) che chiedevano amore ad una moglie altrui, minacciando di +ucciderle il marito se si mostravano scortesi. Se l’amore veniva, io +lo coglieva senza rimorsi; ma certo non lo provocavo, per non pagare +d’ingratitudine il pastore a cui dovevo asilo e protezione. + + * + * * + +Diversi casi mi capitarono, ma non mi fermerò sui particolari, poichè +mi ripugna rivelarli. Accennerò di volo ad alcune avventure, oltre a +quella di Maddalena, la cui relazione ebbe più lunga durata. + +Mi trovavo, un giorno, chiuso in una casa di Florinas, il cui padrone +era un vecchio che aveva moglie giovane. Mi avevano nascosto al pian +terreno. Due figlie del padrone, di primo letto, entrambe maritate, +venivano con frequenza a visitare la madrigna e a veder me. Un giorno +mi trovai solo con una di esse, e le rivolsi una galanteria. + +— Sta attento per la mamma! — ella mi disse dolcemente, incoraggiandomi +a continuare la corte. + +Il marito era lontano, nella sua fattoria; e la chiusa dell’avventura +fu, che ella mi invitò in sua casa, e mi dichiarò che un bandito +disgraziato le aveva sempre destato una pietà profonda... + +Un altro giorno mi trovavo in un ovile di fiducia, dove solevo recarmi +di tanto in tanto. Si era tutti intenti a tosare le pecore; e il +padrone, dopo avermi offerto un bicchierino d’acquavite, tornò fuori al +lavoro co’ suoi compagni. Mi buttai sul letto perchè mi sentivo stanco +ed avevo bisogno di riposare. + +Mentre me ne stavo così sdraiato, tra veglia e sonno, entrò pian piano +la moglie del pastore, e chinandosi dolcemente verso di me, mi domandò +se mi sentissi male. Risposi di no; ed ella allora mi baciò due volte +sulle guancie e scappò via. + +Fu questa l’introduzione di un romanzetto che durò più mesi. + +Un’altra volta avevo bisogno di passare una notte a Florinas per +appurare certi miei sospetti. I due giovani figli di una vedova +trentenne mi portarono in casa della madre, dove venni nascosto fino +al tramonto del giorno successivo. La vedovella s’interessò vivamente +della mia sorte, volle conoscere alcuni episodi della mia vita, e fra +noi due si stabilì una tenera relazione, che durò per molto tempo, +quantunque a lunghi intervalli. + +Queste avventure si ripeterono con molta frequenza, e si +rassomigliavano tutte. Anche la Nurra non mi fu avara di amori. Ivi +ebbi rapporti amichevoli per moltissimo tempo con la giovane moglie di +un pastore, che faceva il soldato in continente. + +Ebbi altra relazione con una donna, il cui marito si assentava spesso +dall’ovile; ma questa mi creò qualche fastidio, come dirò a suo luogo. + +Vedete dunque che le vedove e le maritate erano abitualmente le mie +pietose confidenti! + + * + * * + +Tacendo di tanti altri episodi galanti della mia vita di bandito +(comuni a tutti i miei compagni d’infortunio) narrerò la mia ultima +avventura, che lasciò più grata e più profonda impressione nel mio +animo, per la tenacità dell’affetto col quale venni corrisposto. + +Frequentavo nella Nurra l’ovile di un pastore proprietario, il quale +aveva in casa una figlia giovane e bella, vedova da un anno. La sua +taglia elegante, i suoi lineamenti delicati, il suo volto bianco e +roseo (che sotto al nero fazzoletto mi sembrava quello di una madonnina +addolorata) mi avevano profondamente colpito. Io mi tratteneva +volentieri dentro quella capanna, dove pur convenivano altre donne e +qualche vecchio pastore degli stazzi vicini. + +O dinanzi al focolare, nelle sere invernali (mentre qualche servo +faceva al di fuori la guardia); o seduti nel boschetto vicino, +nelle sere d’estate, io raccontavo le peripezie della mia vita: le +persecuzioni di prete Pittui, l’ingratitudine di Maria Francesca, i +fatti di _Nuzzu_ o di _Monte Fenosu_. Gli astanti mi ascoltavano con +religioso silenzio, e prendevano diletto ai miei racconti + +La giovine vedovella (non ancora ventenne), colla bocca aperta, e co’ +suoi grandi occhioni fissi ne’ miei, era la più attenta di tutti, e +tratto tratto sospirava, asciugando qualche lagrima. + +Quella donna aveva preso gusto a’ miei racconti, e appena entravo nella +capanna mi si sedeva vicina, mi fissava con tenerezza, e mi pregava di +narrare qualche barzelletta. + +Soddisfatto, non so perchè, dell’attenzione che mi prestava quella +bambina vedovella, io metteva tutto il mio impegno nell’infiorare le +mie storielle, facendo pompa di tutta la mia erudizione, appresa dai +pochi libri che avevo letto. + +Per non parlar sempre de’ miei casi, cominciai col narrare le avventure +di Fioravante, il figlio del re Fiorello, nato con una croce di sangue +sulla spalla destra. Dissi dell’insulto fatto al suo maestro Salardo, +a cui tagliò la barba; della sua condanna a morte, commutata poi nel +bando. + +Io sapevo a memoria tutto il libro dei _Reali di Francia_; e quelle +avventure gloriose di Fioravante (bandito al pari di me) commovevano +alle lagrime la vedovella. Ella mi guardava fisso fisso quando +narravo con enfasi le prove di valore del figlio del re Fiorello, il +quale aveva liberato la bella cugina da tre saraceni che l’avevano +rapita; oppure quando le raccontavo come Dusolina e Galerana si +erano innamorate del giovane valoroso, e come l’ultima ne era morta +di dolore. La vedevo impallidire, quando raccontavo come la bella +Drusiana, figlia del re Erminione, si era pazzamente invaghita del +prode Buovo di Antona, ucciso a tradimento dal proprio fratello +Galione, mentre pregava in una chiesa. + +Un altro giorno erano gli amori di Rebecca che io narravo; oppure il +dolore di Giuseppe, venduto da’ suoi fratelli pastori; il sogno di +Giacobbe, od il tradimento fatto a Sansone dalla donna a cui si era +affidato. + +Leggevo talvolta una pagina dell’ufficio della Beata Vergine; o +tiravo fuori la vita di Sant’Agostino, il quale non aveva fatto una +bell’azione, quando per consacrarsi a Dio si era separato dalla propria +moglie[10]. + +Ero dunque il benvenuto in quella casa di pastori, e mi ero accorto che +la vedovella mi guardava in un modo strano, quando raccontavo le storie +di tanti eroi. Avevo pur notato, che essa si commoveva e piangeva più +alle mie sventure, che a quelle di Fioravante, di Buovo d’Antona e di +Giuseppe ebreo. + +Quella vedovella mi aveva intenerito e turbato. + +Una mattina, che capitai nell’ovile, la trovai sola. Era in maggio, e +la campagna era tutta fiorita — come il mio cuore. + +La vedovella era seduta in un canto, colla guancia appoggiata sulla +palma della mano. + +— Cos’è accaduto? — esclamai vivamente, accostandomi a lei. + +— Ho un dente che mi fa male. Non ho potuto chiuder occhio in tutta la +notte. + +— Vediamo — dissi scherzando — sono un po’ medico e chirurgo. + +La bella fanciulla si alzò da sedere, venne vicino alla finestra, ed +aprì leggermente le due labbra, che sembravano due foglie di rosa. + +— Un po’ di più — le dissi. + +Ella sorrise, lo le presi la testa fra le due mani, finsi guardare il +dente, e poi rapidamente la baciai sulla bocca. + +Divenne rossa come bragia, sedette... e mi guardò fisso fisso, come +quando le narravo la storia di Dusolina innamorata di Fioravante. + +— Tu non hai più marito... ed io non ho più moglie! — le dissi; e +null’altro. + +Fu questo il bandolo di una matassa non arruffata, che dipanammo +felicemente per oltre un anno. + +Io aveva con lei frequenti colloqui, specialmente nel vicino boschetto, +all’insaputa del babbo. + +Giammai donna, in mia vita, mi amò tanto. Passato l’anno, la +vedovella fu chiesta in moglie da un ricco pastore, e il padre trovò +convenientissimo il matrimonio. Lei non voleva saperne, e fui io che la +indussi con molte preghiere a non lasciarsi sfuggire il buon partito. + +— Che puoi sperare da me?... Io non sono un uomo libero. La nostra +relazione colpevole non potrebbe recare che guai ad entrambi. Pensaci! +Tuo padre e i tuoi fratelli potrebbero vendicarsi... e io sono un +bandito, che non ha nulla da perdere! + +La vedovella finì per accettare la mano del pastore con ambascia +indicibile, e si rassegnò al suo destino. + +La mattina del giorno delle nozze — alle quattro dopo mezzanotte — +poche ore prima che andasse a sposare, ella volle stare con me per +ricordare il dolce passato e per darmi l’ultimo addio..... + +Il boschetto tacque sempre quest’ultimo colloquio — e lo tacqui +anch’io. Oggi per la prima volta, lo rivelo![11]. + +M’incontrai più volte con quella giovane donna, ma le parlai sempre +come a straniera. Feci di tutto per non trovarla mai sola... e ci +sono riuscito. Fu l’unica penitenza che m’imposi per cancellare il mio +peccato. Il marito di quella cara bambina (che mi era molto amico) mi +pregava di andar con più frequenza nel suo ovile; ma io fuggiva da lui, +perchè sicuro che un giorno o l’altro mi sarei tradito. + + * + * * + +Per dimostrare l’orgoglio, che le donne in genere sentono per la +relazione con un bandito, basterà il seguente fatto. + +Un giorno alcune amiche, che si trovavano riunite in un’aia, intente +al lavoro, presero a raccontarsi a vicenda le proprie simpatie, o +relazioni amorose, lecite ed illecite. + +La moglie di un agricoltore lasciò scapparsi: + +— L’uomo che mi ama e che amo sorpassa i vostri: certo è, che nessuno +oserebbe dargli uno schiaffo... + +— È dunque Giovanni Tolu! — fece una compagna imprudentemente, forse +nutrendo qualche sospetto. + +La donna tacque con eloquente ed orgoglioso silenzio; e poco mancò +che questo pettegolezzo non suscitasse seri guai, che per fortuna son +riuscito ad evitare, ascrivendo l’incidente ad un puro scherzo. + +E bastano queste mie piccole avventure per darvi un’idea degli amori di +un bandito; il quale, errante per la campagna, senza tetto nè famiglia, +non vive d’ordinario che di pascolo abusivo! + + + + +CAPITOLO V. + +Occupazioni e passatempi. + + +Andavo in quel tempo da un ovile all’altro per far relazioni; e nel +vedermi armato fino ai denti, tutti si domandavano: — chi è costui? + +— È un camparo! — si rispondeva dagli amici, i quali non volevano si +conoscesse il mio nome. + +Andato un giorno a caccia grossa con una comitiva di pastori, mi venne +assegnata una posta. Volle il caso, che, per la soverchia carica di +polvere, io non colpissi un capriolo, che mi passò dinanzi. + +— Il camparo ha sbagliato! — si diceva con tono canzonatorio da’ miei +compagni pastori; e ciò mi ferì nell’amor proprio, poichè sapevo di +sparar bene. + +In quella partita di caccia vennero uccisi due caprioli e due +cinghiali. Avanzandomi verso la comitiva, che si era riunita intorno +alle bestie morte, io domandai: + +— Chi ha colpito il capriolo? + +— Giovanni Antonio. + +— Orbene: giacchè ho sbagliato il tiro, vi propongo di giuocare la +pelle del capriolo al bersaglio: io ci metterò sopra altre venti lire! + +Fu messo per bersaglio il piccolo sonaglio di una capra, a cinquanta +passi di distanza. + +Nessuno volle cimentarsi. Ci facemmo avanti io e Baingio Caliga (uno +degli eccellenti tiratori della Nurra). Tirammo cinque colpi per +ciascuno, mettendo sempre la palla dentro al sonaglio. + +Paolo Sechi rideva, dando la baia agli altri; e allora tutti +dichiararono, che si doveva a un caso accidentale se non avevo colpito +il capriolo. + +La domenica seguente invitai di nuovo a caccia quattro di quei pastori. +Avevo bisogno di avvalorare la mia abilità nel tiro, sebbene nessuno mi +conoscesse. + +Da qualche tempo si era avvertito in quelle località un cinghiale +gigantesco, che riputavasi una delle più grosse bestie vedute nella +Nurra. Mi vennero assegnate due poste, dicendomi: + +— Sta attento: se scoviamo il cinghiale ti passerà a destra; se sarà il +capriolo, ti verrà da sinistra. Ora vedremo quanto vali a caccia! + +Mi posi d’impegno. A quindici passi di distanza vidi il grosso +cinghiale che veniva: feci fuoco, e gli misi la palla dentro l’occhio, +trapassandogli il cuore. + +Fu per me un vero trionfo. Avvicinatomi alla bestia morta gli scaricai +a bruciapelo la pistola, e poi le diedi una pugnalata; ma, nè la palla +nè il ferro intaccarono la pelle, tanto il cinghiale era vecchio. +Pesava 140 libre. + + * + * * + +Continuai la mia vita girovaga di qua e di là nella Nurra _di dentro_, +sempre per raccomandazione di amici e scortato da fidi pastori; fino a +che mi determinai ad andar solo, dopo essermi impratichito dei luoghi. + +Pur non tralasciando di recarmi di tanto in tanto a Florinas, +continuai a far lunghe soste nella Nurra, prendendo parte cogli amici +e conoscenti a partite di caccia, in cui (lo dico senza modestia) avevo +pochi competitori. + +Un giorno, trovandomi con quattro amici e con buonissimi cani, +circondammo un folto macchione, donde di colpo sbucarono otto grossi +cinghiali. Ne uccisi due scaricando ambe canne del fucile, mentre i +miei compagni non riuscirono che a ferirne uno solo. + +Diverse volte, da solo, mi riuscì di colpire parecchi cinghiali e +caprioli. Una domenica puntai un cinghialone alla fronte, e l’uccisi; e +l’indomani ne presi un altro, che mandai a mia sorella in Portotorres, +in contraccambio del pane e del vino che mi aveva mandato. + +La mia riputazione sull’eccellenza del tiro era già formata e +riconosciuta nella Nurra. + +In attesa delle occasioni propizie per aggiustare i conti co’ miei +nemici di Florinas, io mi divertivo alla caccia; la quale, d’altra +parte, è utile ai banditi per mantenersi in esercizio. + +Trattavasi dunque di una caccia reciproca, senza tregua: io la davo ai +cinghiali, e i carabinieri la davano a me. Tener d’occhio le mie spie; +guardarmi dagli agguati della giustizia e dalla perfidia dei compagni — +ecco le occupazioni abituali della mia vita randagia. Del resto noie, +malumori, disinganni, e un’intranquillità rassegnata, di cui avevo +fatto una seconda natura. + +L’abituale mio genere di vita era il seguente. Di giorno visita a +qualche ovile; informazioni per sfuggire a spie ed a carabinieri; un +po’ di caccia, un po’ di lettura, e molto riposo. Di notte vegliare, +il più a lungo possibile; mettermi in viaggio da un punto all’altro; e +nella stagione estiva, nuova caccia ai cinghiali. + + * + * * + +Per quest’ultima caccia, d’ordinario, si ha bisogno di un compagno. +Darò qualche schiarimento. + +Un giorno, per esempio, avevo preso meco un carbonaio della Nurra, il +quale pretendeva di essere un buon cacciatore. Si andò nel cuore della +notte ad una tanca di fieno, dove i cinghiali accorrono dai boschi, +ghiotti del poco grano sfuggito qua e là ai mietitori. + +Ci ponemmo in agguato, coll’orecchio teso. Come intesi le pedate delle +bestie, mandai il mio compagno innanzi, perchè le tenesse d’occhio, +badando a spararle se le venivano a tiro, ma senza molestarle se +prendevano la mia direzione. Gli feci togliere le scarpe, perchè +a questa caccia si va a piedi nudi, avendo i cinghiali un udito +finissimo. + +Il carbonaio si diresse al punto da me indicato; ma nel camminare +faceva un chiasso tale, che perveniva al mio orecchio. + +Indignato della poca cautela di quel semplicione, e sicuro che i +cinghiali sarebbero scappati, lo raggiunsi: + +— Ti vanti sì fino cacciatore, e fai il chiasso del bue?! + +Per fargli allora un po’ di dispetto, e per punirlo, soggiunsi: + +— So io dove sono i cinghiali. Andiamo piano; tu scalzo, ed io colle +scarpe. + +E così lo feci camminare, per un buon quarto d’ora, sul fieno tagliato +e pungente. + +Abituato com’ero a percepire i suoni più deboli, m’accorsi che i +cinghiali mangiavano. Feci segno al compagno che si fermasse: + +— Se vengono verso la tua direzione, punta e fa fuoco: qui abbiamo il +campo _netto_. Se corrono al _brutto_, ci penserò io! + +M’inoltrai pian piano, finchè vidi sotto una elce una troia, attorniata +da otto cinghialotti, tutti intenti al pasto. Il rumore, che facevano +mangiando, impediva loro di sentire il mio leggiero calpestio. Quattro +di quei cinghialotti appartenevano ad una grossa troia che avevo ucciso +pochi giorni prima; e i poveri orfani (come hanno per istinto) avevano +cercato le cure d’altra madre. + +Feci ancora pochi passi, e li ebbi a tiro. La troia mi avvertì e si +cacciò dentro un macchione; i piccoli, grugnendo, giravano attorno +all’albero, annusando il fieno. + +Era una notte di luna, e li distinguevo chiaramente. Messo in faccia il +fucile, ne uccisi due con una doppia scarica. + +Gli altri scapparono colla madre. Mi volsi allora al compagno, che +avevo dietro, e gli gridai: + +— Ora puoi mettere le scarpe, imbecille! + +Il carbonaio mi guardò mortificato; ed io gli dissi: + +— Una di queste bestie è tua; ma per punizione te le carico entrambe +sulle spalle! + +A questa caccia notturna non ho mai rinunciato nella stagione estiva. +Vi andavo solo, o con un compagno. Essendo abituato a riposare di +giorno, mi sentivo fresco la notte. + + * + * * + +In tempi più tranquilli si concertavano le caccie grosse cogli +amici. Si andava talvolta in venti, in quaranta, e persino in ottanta +fra pastori ed ospiti venuti alla Nurra. Avevamo con noi un numero +considerevole di cani; e, quando capitava il _buon filo_, si uccidevano +persino dieci _capi_, fra cinghiali e caprioli. Quanto più numerosa +era la comitiva, tanto meno pericoloso era per un bandito l’esporsi in +campagna; tuttavia, quando si concertavano simili partite di caccia, +volevo conoscere i nomi di tutti coloro che vi prendevano parte; e +se fra essi erano persone di dubbia fede, mi astenevo dall’andarvi, e +pensavo a’ casi miei. + + * + * * + +Fra i più valenti cacciatori della Nurra era famoso un certo Ledda, +rinomato per la caccia notturna ai cinghiali. Un giorno il suo +compare Antonio Furru — molto conosciuto dai pastori, poichè dicevasi +fosse _portato dai morti_ — lo esortò a dare una messa in suffragio +dell’anima di due carbonai, di recente uccisi nella Nurra. Il Ledda +si strinse nelle spalle, non curò l’avvertenza, e gliene colse danno. +Mentre una notte, precisamente nel sito dove i carbonai morirono, +faceva la posta a un grosso cervo, questi uscì di colpo da un macchione +e gli si avventò. Datosi alla fuga, spaventato, la grossa bestia lo +inseguì per un gran tratto di strada, dandogli molte cornate nella +schiena. Fu tanto lo sgomento provato dal Ledda, che ne fece una grave +malattia; e da quel giorno non fu più buono a nulla. + +Ho detto che solevo riposare di giorno, per meglio vegliare la notte. +Dormivo pochissimo, intieramente vestito, e sempre armato. Non tolsi +mai le scarpe in trent’anni, salvo ogni quindicina di giorni, quando la +mamma mi portava la biancheria di bucato, nei luoghi da me indicati. +Dormivo per lo più in un macchione, o nelle spelonche, durante la +stagione estiva; nell’inverno riposavo in qualche ovile, ma sempre +vicino alla porta, lontano dal fuoco, e col fucile sulle ginocchia. +Prima dell’alba ero fuori, qualunque tempo facesse. Quando accendevo +un po’ di legna all’aperto, badavo al vento, e che il fuoco non fosse +avvertito. Fumo e fuoco sono sempre due spie, se non si ha l’accortezza +di saperli regolare. + +Il mio sistema di vita non era abituale a tutti i miei compagni. A +molti di essi, per esempio, piaceva star comodi; e preferivano dormir +la notte, pensando solo a mangiare, a bere e a chiacchierare negli +ovili; e da ciò la loro facile caduta in potere della Giustizia e delle +spie. + +Io vegliava nelle tenebre; e quando il sole era alto mi cacciavo non +visto nelle roccie o nei macchioni, dove dormivo, o leggevo con tutto +comodo. Questa solitudine mi tornava cara, poichè ho sempre sdegnato la +compagnia d’altri. I compagni d’ordinario si cercano per avere un aiuto +nella vendetta — ed io non ne avevo bisogno, perchè bastavo da solo a +saldare i miei conti. La relazione co’ compagni c’impone obblighi — ed +io non mi prestavo ad uccidere gente che non mi aveva offeso. + +Tanto lungo il giorno, quanto lungo la notte, regolavo le mie +occupazioni. Conoscevo la strada del sole e di tutte le stelle, e mi +bastava guardare il cielo per conoscere l’ora[12]. + + + + +CAPITOLO VI. + +Tra carabinieri e spie. + + +Molti furono gli appostamenti e le caccie datemi dai carabinieri, sì +a Florinas che alla Nurra, ma coll’astuzia e la prudenza pervenni a +sventarli. Salvo a _Nuzzu_ ed a _Monte Fenosu_, tutte le altre volte +sono riuscito a svignarmela senza ricorrere al fucile. + +Così stesso posso dire delle spie, maschi e femmine, nelle quali +incorsero molti miei compagni. Ho già parlato della moglie di Derudas, +della quale non volli vendicarmi perchè non ho mai creduto degna di +punizione una gonnella, all’infuori di quella di un prete! + +Di spie avrò sempre argomento di toccare lungo la mia narrazione, e +così pure di carabinieri; ma voglio qui notare qualche fatto isolato e +più importante. + +Un giorno mi recai dalla Nurra a Florinas, per assistere alle nozze di +una mia cugina. Mandata la cavalla in casa di mia madre (come solevo +fare) feci chiamare mio fratello, a cui dissi: + +— Domani notte vieni a trovarmi nel solito ritrovo, insieme al capitano +dei barracelli, col quale voglio conferire. + +Era di maggio, nel pomeriggio di un giorno piovoso. + +Non avendo veduto nessuno, mi recai al villaggio, presso mio cugino +Gio. Maria Nuvoli, facendo avvertire mio fratello che venisse là col +capitano. + +La pioggia continuava insistente, e i due chiamati non venivano. + +Verso la mezzanotte sentii sbuffare il cavallo nella casetta attigua, +posta all’estremità del villaggio. Quando un cavallo sbuffa, vuol dire +che sente l’alito di gente estranea alla casa. + +Spensi il lume, e dissi al padrone di casa, ch’era con me: + +— Che vuol dir ciò? Il cavallo avverte qualcuno che si accosta. Se +fossero stati mio fratello e il capitano non sarebbero passati per il +cortiletto. + +Mio cugino si spaventò. Io lo spinsi in un angolo della stanza, +dicendogli: + +— Non muoverti di lì! Se picchiano correrò io ad aprire. + +Era mio sistema, quando mi sapevo circondato in un luogo chiuso, +di saltar subito fuori, affrontando il pericolo — mezzo sicuro per +sfuggire all’agguato. + +Tesi l’orecchio, ed udii le pedate di più persone che si allontanavano +dalla porta. + +Tenni pronte le armi: il fucile in pugno, la pistola legata al polso, +e il pugnale alla cintola. Aspettavo che gli sconosciuti si facessero +all’uscio. + +Mio cugino tremava. Nella casetta vicina, da cui ci divideva il muro, +dormivano la figlia ed il genero. Ad un tratto sentimmo la voce di +quest’ultimo: + +— Babbo: l’acqua cola dalle tegole e cade sul nostro letto. Ce ne +veniamo da te! + +Consigliai Nuvoli di farli venire. + +I due coniugi, infatti, uscirono in istrada, e il babbo aprì loro la +porta. + +Interrogati entrambi, risposero di non aver veduto nessuno sulla +strada. Io dissi al giovine, ch’era barracello: + +— Va a vedere: in vicinanza ci devono essere carabinieri. + +Quegli uscì fuori, e rientrò dicendo che il luogo era deserto. + +Allora gli ordinai d’insellare il suo cavallo e di portarlo in istrada. +Montai di un salto in sella, e mi allontanai a spron battuto, dopo aver +mormorato all’orecchio del barracello: + +— Domani vieni a ritirare il tuo cavallo da _Sos badigius de clexia_. + +Non mi ero ingannato. Poco discosto dal villaggio erano otto +carabinieri, venuti nella notte per darmi l’assalto. Seppi che tre di +essi volevano entrare addirittura nella casa di Nuvoli — cinque vi si +opposero, osservando ch’io mi trovava in luogo forte e buio, donde +avrei potuto ucciderne almeno tre. Dovetti quel brutto tiro ad una +spia dei signori, i quali avevano immaginato che non sarei mancato allo +sposalizio, e che probabilmente avrei chiesto un ricovero a mio cugino +Nuvoli. Non credo, però, che mi avessero veduto entrare in paese. + + * + * * + +I carabinieri erano avidi di prendermi; e a proposito narrerò un altro +fatto, accadutomi nel tempo che avevo a compagno il bandito Derudas. + +C’era nel molino di San Lorenzo, presso Florinas, una giovane e +belloccia mugnaia, maritata ad un vecchio e un po’ scioccone. Questa +donna amoreggiava coi carabinieri, ed andava con piacere a portare +qualche sacco di farina alla caserma di Codrongianus, dove i soldati se +la tenevano a chiacchierare. Il marito, di frequente, si recava alla +caserma per cercarvi la moglie, ma il piantone gli rispondeva... che +non vi era andata. + +I carabinieri, con le tenerezze, erano riusciti a far di quella donna +una spia, per potersi impadronire di me e di Derudas, che frequentavamo +il molino di San Lorenzo. + +Mi accorsi della trama, e non passai più nel molino. La bella si +lamentò con Derudas dell’assenza mia, e questi venne a confidarmi che +la peccatrice desiderava la nostra compagnia. + +— Quella donna sa far di tutto... e ci farà anche la spia — risposi — +Bada a te: io non mi fido! + +Una sera sul tardi la bella Maria uscì dalla caserma con una bisaccia +di viveri, che andò a deporre nella chiesetta campestre di San Lorenzo, +distante dal molino un 200 passi. La stessa notte dieci carabinieri +andarono ad acquartierarsi nel sacro recinto, e vi rimasero chiusi sei +giorni e cinque notti. + +Fui avvertito da un amico, e compresi l’idea dei carabinieri. Essi +volevano prendere i due piccioni nel molino; ma i piccioni erano stati +furbi[13]. + +Trascorse alcune settimane, passai una mattina dinanzi al molino di San +Lorenzo, e mi feci al limitare della porta. + +Maria, tutta sola, era intenta a pettinarsi nel centro della stanza. + +Come alzò gli occhi e mi vide sulla soglia, notò il mio viso arcigno: +impallidì, diè un grido e... si lasciò cadere sconciamente a terra. + +La guardai, mi venne da ridere, e scrollando le spalle passai oltre, +pago dell’effetto del mio sguardo. + + * + * * + +Le delazioni a mio danno continuarono sempre. + +Un giorno sull’imbrunire, a Florinas, un avvocato diceva ad un altro +signore: + +— Bisogna pensare da una buona volta a liberarci da Giovanni Tolu. +Tolto lui di mezzo, i suoi parenti, che oggi a noi s’impongono, +diventeranno mogi al nostro comando. Il paese è intranquillo, ed è +dovere di ogni cittadino mettere quel ribaldo nell’impossibilità di +nuocere! + +Quando i due signori così parlavano, fermi in un viottolo, volle il +caso che una mia nipote li udisse dalla finestra, sotto la quale essi +cianciavano. + +Ne fui informato. + +Appena si sparse la voce delle minaccie di costoro, a me riferite, +gli altri rispettabili del paese se ne impressionarono vivamente, +prevedendo qualche mia vendetta. + +Si diedero tutti attorno, per persuadere i miei fratelli e i miei +congiunti, che nessuno pensava a farmi male. + +Fra le altre persone impegnate, venne a me il fratello di uno dei +ciarloni, beneficiato allora nella cattedrale di Sassari. Egli, alla +larga, mi esortò a far da bravo, a perdonare, e a non prestar fede a +_certe dicerie_. + +Figurarsi se io poteva dubitare delle orecchie di mia nipote, che mi +voleva bene! + +Risposi al canonico: + +— So che lei, come confessore, ha l’animo disposto ad assolvere tutti +i peccati, di cui un zoticone si accusa. Se vuole che anch’io perdoni, +deve dirmi di qual peccato intende parlarmi. Ella — mi scusi — non è +che un credenzone, il quale vuol cuoprire le piaghe degli altri, senza +preoccuparsi di quelle che ha in casa! + +E senz’altro piantai il canonico. + +Conosciuta la mia risposta, i due signori chiacchieroni credettero +prudenza uscir di casa accompagnati; e la paura li acciecò talmente, +che giunsero ad asserire d’esser stati una sera da me inseguiti. Era +questa una solenne bugia, che mi fece sorridere. Credendosi da me +pedinati in campagna, un giorno essi fecero una mezz’ora di strada alla +corsa, per salvare, la pelle... di cui non sapevo che farmi! + + * + * * + +Quantunque bandito, non ho mai tralasciato le mie pratiche religiose. +Leggevo sempre l’ufficio della Beata Vergine; recitavo le orazioni del +mattino e della sera; pregavo per i defunti, e frequentavo la chiesa e +la confessione. + +Il rettore Dettori, di Florinas, mi conduceva dentro la chiesa, +facendomi passare per una scaletta segreta, che dalla sua casa vi +comunicava. Mentre al di fuori i barracelli facevano la guardia, io, +bandito, tutto solo col prete, servivo ed ascoltavo la messa allo +stesso tempo, e mi confessavo una volta all’anno. + +Questo rettore in quel tempo mi diceva: + +— Figlio caro: tu devi dare le spalle a tutte le dicerie che corrono, a +riguardo dei supposti signori che ti fanno la spia. + +Io rispondeva: + +— A me basta che non mi cerchino. Lei però, come padre spirituale, +che conosce e vuol bene a tutti questi signori, dovrebbe avvertirli +che facciano il proprio dovere, badando al fatto loro; poichè se mi +cercano, correranno il pericolo della vita. Lei può far loro del bene. +Veda? noi adesso siamo in chiesa, nella casa del Signore; io mi sento +contrito, perchè mi sono confessato e comunicato; eppure, se questi +signori mi sapessero qui, sarebbero capaci di darmi l’assalto anche a +piedi dell’altare. + +— No, figlio mio! + +— Le dico di sì! Or senta, signor rettore. Se i suoi amici qui mi +assalissero, io li ucciderei, perchè ho il dovere di conservare la mia +vita con tutte le forze. Mi sono riconciliato con Dio, non farò male a +nessuno; ma se mi cercano, mi trovano, e non rinunzio al mio diritto di +difesa! + +Questo parroco, mio confessore, aveva una paura maledetta di me. + +Un giorno capitai nella valle di _Nolo gialvu_; dove mi trovai col +rettore Dettori, col notaio Oppia, e diversi altri colà convenuti por +assistere alla tosatura delle pecore di Don Ignazio Piras. + +Vedendo un libro nel taschino della mia giacca, il notaio mi chiese di +che trattasse. + +— È l’ufficio della Beata Vergine in latino regalatomi dal rettore — +risposi. + +— Che ne capisci tu? + +— Qualche cosa ne capisco, perchè ho fatto il sagrestano. + +Il rettore allora soggiunse gravemente: + +— Ancorchè lui non lo capisca, Iddio accoglie le sue orazioni, perchè +conosce tutte le lingue. Basta in Tolu la fede, e Dio lo ascolterà. + +Don Ignazio voleva che quel giorno rimanessi là a pranzo colla +brigata; ma io ricusai per far piacere al rettore, il quale si mostrava +intranquillo alla mia presenza. + + * + * * + +Narrerò sulle spie un altro episodio, avvenutomi nella Nurra. + +Fra le donne mie favorite era la moglie di un pastore nurrese, certa +Anna Maria, colla quale ero in relazione da qualche tempo. + +Il pastore, non so se per qualche imprudenza della moglie, o per la +relazione di qualche maligno, entrò in sospetto, divenne geloso, e mi +guardava in cagnesco. + +Accortomi del suo malumore, feci l’indifferente, e lo tenni d’occhio. + +Non potendo egli prendermi di fronte, perchè mi temeva, pensò di +vendicarsi in altro modo; e si diede allo spionaggio, per farmi cadere +nelle mani della giustizia. + +Anna Maria, in confidenza, mi pose sull’avviso, ma io dubitavo delle +minaccie di quel gradasso geloso. + +In quel tempo un carabiniere disse in segretezza ad un suo e mio amico +nurrese: + +— Senti. Tu conosci Giovanni Tolu; digli che Tomaso gli fa la spia +perchè è geloso della moglie. Che si guardi, poichè noi dobbiamo fare +il nostro dovere! + +Un altro giorno il brigadiere del mandamento di Portotorres mandò due +carabinieri a Tomaso, per richiamarlo alla promessa fatta sul conto +mio. Il pastore rispose, che ben presto avrebbe fornito indizi sicuri. + +La moglie del pastore, che voleva salvarmi ad ogni costo, mi confidò la +trama, ed io le diedi parola che non me ne sarei vendicato. + +Alcuni carabinieri in perlustrazione, giunti una mattina all’ovile, +dissero a Tomaso in presenza della moglie: + +— Non ti accorgi, dunque, che sei un disgraziato? Tu cammini da stolto, +perchè sei acciecato dalla gelosia. Se Giovanni Tolu sa che gli fai la +spia così apertamente, sarà capace di spararti, anche se tu avessi il +tuo figliuolo in braccio! + +Informato di questi fatti, e non volendo recar danno al marito di Anna +Maria, io mi ridussi a rendere meno frequenti le visite all’ovile +di Tomaso, per dargli agio a frenare la sua gelosia... che non era +infondata. Capitavo da lui ogni due o tre mesi, ed egli forse si +persuase dell’insussistenza di una colpa. + +Posi ogni studio per sfuggire agli agguati, ma non pensai neppure +a vendicarmi di Tomaso, che me li preparava. Egli non era che un +tradito traditore, e meritava tutta la mia indulgenza. Devo d’altronde +dichiarare, che non ho mai attentato alla vita di un marito ingannato, +anche sapendolo spia. Colla clemenza verso gli offesi mi pareva di +soffocare un po’ di rimorso. + + + + +CAPITOLO VII. + +Strumento d’odio altrui. + + +L’ho detto: sono tre gli obbiettivi di un bandito: — vendicarsi +anzitutto dei nemici che furono causa della sua disgrazia; liberarsi +dai traditori e dalle spie; difendersi dalla forza pubblica, quando +da essa viene assalito. L’uomo, uscito onesto dal suo paesello natìo +per darsi alla campagna, non pensa ad altro. Il miserabile invece, +approfitta della condizione in cui fu messo dal destino, per fare anche +il grassatore ed il sicario. Ciò però non esclude, che anche il bandito +buono, molto spesso, non finisca per decidersi a fare il sicario e +il grassatore, sedotto al malfare dai cattivi compagni, o da coloro +che vogliono sbarazzarsi di un nemico incomodo, pur conservando la +riputazione di benefici e onesti cittadini. + +Ond’è che il bandito nato onesto, invece di poter contare sul consiglio +di chi dovrebbe metterlo sulla buona via, si vede costretto a lottare, +non colla propria coscienza, ma con la coscienza di coloro che hanno in +animo di traviarlo. + +Rifuggente per indole dai compagni; abborrente per istinto dalla +rapina; sdegnoso di chiedere l’altrui aiuto nelle mie vendette, nonchè +di prestarmi di strumento alle vendette altrui, io pervenni a non +intingere mai nei due misfatti per me orrorosi. Non fui mai ladro, nè +sicario — e me ne vanto! + +Nè crediate che da siffatti eccessi io rifuggissi per forza di virtù, +o per sentimento di religione: no! Non rubavo, perchè non sentivo +il bisogno di rubare, e perchè tenevo alla fama di non essere un +ladro. Tutti mi davano danaro, anche spontaneamente, se sapevano +che io versavo in istrettezze. A che rubare, quando i pastori e non +pochi signori mi offrivano rifugio e pasto? Dirò più tardi com’io sia +riuscito a ragranellare un po’ di patrimonio, dopo che il pensiero di +formarmi una casa nuova ed una nuova famiglia tornò a carezzarmi il +cuore, avido sempre di pace, di affetto e di conforto. + +Non volli ad altri prestare il mio braccio, perchè me lo sentivo +debole quando l’ira e l’odio non mi acciecavano la mente. Quanto al +servirmi del braccio altrui per colpire un mio nemico, lo ritenevo +maggior debolezza e vigliaccheria. Dirò crudamente, che non avrei +provato soddisfazione alcuna nella vendetta; io volevo tutto il vanto +di affrontare il nemico e di ucciderlo con le mie mani; se altri me lo +avesse ucciso, ne avrei sentito vergogna e umiliazione. Temevo troppo +il disprezzo e le beffe dei compagni banditi, i quali avrebbero detto: +Se ha ricorso a noi, è segno ch’ei _non è buono_, od ha paura! + +Ho errato, forse, nei primi tempi del mio banditismo, quando cioè — +giovane ardente e inconsiderato — ho commesso azioni, che nella età +virile ho in seguito deplorato, quantunque mai me ne sia pentito. +I fatti d’armi, le avventure audaci, il coraggio bellicoso furono +sempre — e lo sono anche oggidì — le mie letture predilette. Esse +mi esaltavano. Chiuso nel crepaccio di una roccia, sdraiato in seno +ad un macchione — sotto ai raggi del sole, o quando sulla campagna +imperversava un temporale — io seguiva sulle pagine dei libri le gesta +degli eroi, senza curarmi degli uragani, delle spie, e dei carabinieri, +dai quali mi credevo al sicuro. + +Ma torniamo ai sicari. + +Certi signori, o ricchi proprietari, non proteggono solamente il +bandito perchè ne hanno paura o ne ambiscono la difesa; non mancano +i malevoli (più tristi assai di noi!) che al bandito ricorrono, per +servirsene come di strumento di odî privati, di rancori di parte, +od anche talvolta per avidità di lucro, togliendo di mezzo un erede +incomodo. + +Ben pochi a me ricorsero, poichè conoscevano la mia natura; ma i miei +compagni erranti si prestavano assai spesso a questi servizi per scopo +di guadagno, e specialmente Cambilargiu, Antonio Spano e Derudas. + +— Omicidio più, omicidio meno — essi dicevano — non aggrava nè +alleggerisce la nostra condizione. + + * + * * + +Ho già accennato più volte ad inviti fattimi per uccidere un terzo. +Citerò ora qualche caso isolato. + +Mentre battevo la campagna, venni invitato a recarmi in casa di Pietro +Pintus, dove trovai l’amico suo, Antonio Luigi di Banari. + +Questi mi disse, che voleva parlarmi a quattr’occhi. + +Mi fece attraversare tre camere, l’una dentro l’altra, e dopo aver +chiuso con precauzione la porta e aver origliato alle pareti, tornò a +me, e mi disse: + +— Mi chiamo Antonio Luigi, sono ricco, ho cavalli, ho buoi, ho grano, +ho danaro. Sono furibondo perchè mi hanno ucciso due nipoti: Vendicami, +e domanda quello che vuoi! + +Io risposi risoluto: + +— A quest’ora lei sarà informato, ch’io non sono buono a nulla. Se mi +fossi sentito un uomo di abilità, avrei già fatto molto per mio conto, +in odio a’ nemici miei. + +Il ricco proprietario riprese: + +— Per me dovresti fare un’eccezione. Io potrei non poco giovarti nelle +tue cause, perchè sono in relazione con persone influenti. Tu ben sai +che i fratelli Solinas, oggi a Sassari, sono miei cugini, ed ho colà +diversi amici impiegati presso la Reale Governazione. Dunque, servimi, +e sta tranquillo: sarà per il tuo bene. Non sarai da me abbandonato +finchè vivi e finchè vivo. Che rispondi? + +— Le ripeto che ogni insistenza torna vana. La servirò in tutt’altro, +ma non in quest’affare. Non sono buono a nulla! + +E dal mio labbro non trasse altro, che la promessa del silenzio sulla +proposta. + + * + * * + +Un’altro giorno ebbi un abboccamento con un proprietario di Banari, +certo Gian Paolo, che mi disse: + +— È già un anno che Matteo Trudda mi tormenta, facendomi dispetti +d’ogni genere. Vorrei liberarmene! + +— E perchè non l’uccidete? — gli dissi con sarcasmo. + +— Tu sei un bandito... e potresti più facilmente imbatterti in lui. +Sarei disposto a dare cento scudi subito! + +— Sarò franco. Io non posso ucciderlo per due ragioni: la prima perchè +non faccio il sicario; la seconda, perchè Matteo Trudda è mio amico! + +Il proprietario sbarrò tanto d’occhi e impallidì. Certo egli pensava, +che cercando di togliersi un nemico, se ne aveva creato due. Lo vidi +turbato, ed ebbi pietà di lui. + +— Vi toglierò io d’impaccio — dissi — Voi cercherete di non far male a +Matteo Trudda, che è un bonaccione, quantunque faccia lo spavaldo. Dal +mio canto, mantenendo il segreto, io cercherò di persuadere il vostro +nemico di vivere in pace con voi. + +E così feci. Abboccatomi con Trudda, gli raccomandai di non far torti a +Gian Paolo. + +Il risultato delle mie pratiche fu questo: che i due nemici vissero in +buoni accordi, e si protessero a vicenda, solo perchè temevano l’ira +mia. Li misi in pace colla paura! + + * + * * + +Un signore di Tissi venne un giorno a trovarmi nelle campagne di +Florinas. Egli mi disse: + +— Tu devi tenermi compagnia per uccidere un uomo. Appena lo avremo +ucciso, tu ti accompagnerai col prete Salvatore Masala, mio cognato, il +quale si è dato alla macchia. + +Io gli risposi secco: + +— Che vuoi? non sono tagliato per queste cose! + +— Ci sono io! tu, forse, non sparerai. Finchè vive quell’uomo, mio +cognato non potrà riacquistare la sua libertà. Bisogna toglierlo di +mezzo! + +— In mia compagnia tu non potresti far nulla. Se è vero che il dente ti +fa male, strappalo colle tue mani. Odio i nemici miei, non quelli degli +altri! + +Il prete Masala era in relazione con una donna. Accusato di averle +ucciso il marito, si era dato alla macchia, e venne alla Nurra per fare +il bandito. Era il più alto prete della Diocesi. Dopo un po’ di tempo +volle costituirsi in carcere; venne processato, ed assolto. + +La compagnia di un prete bandito m’avrebbe certo giovato, poichè con +lui avrei appreso a leggere correntemente ed a scrivere; ma io ne +diffidai, temendo che finisse per denunziarmi. Ai preti non mi piacque +dar mai confidenza; li veneravo in chiesa, ma li sfuggivo fuori. + + * + * * + +Tralasciando alcuni altri episodi dello stesso genere, che riporterò +nel corso della narrazione, voglio chiudere con uno speciale. + +Non fu solamente dai privati, che mi si propose di fare il sicario: +ebbi l’invito anche dal Governo. + +Per gli eccitamenti di un notaio e di un sotto ispettore demaniale +piemontese (persone amiche e influenti, cui stava a cuore la mia trista +condizione) mi lasciai convincere ad invocare la grazia sovrana. La +supplica fu fatta capitare nelle proprie mani del re, per mezzo del +fratello dell’ispettore, impiegato nella Casa reale. + +Trascorsero tre mesi, senza una risposta. + +Un giorno il brigadiere dei carabinieri di Codrongianus si rivolse a +mio fratello Peppe, dicendogli che mi voleva comunicare cosa di molta +importanza; e che se io rifiutavo a presentarmi a lui disarmato, +avrebbe incaricato della missione il sindaco di Florinas, come di +dovere. + +Io risposi, che preferivo presentarmi al sindaco. + +Il sindaco, in tutta segretezza, mi comunicò: che il Governo era +disposto a concedermi la libertà provvisoria, per procurarmi l’impunità +colla denunzia di tre banditi: il mio compagno Derudas, Antonio Spano +e Pietro Cambilargiu. Mi si dava inoltre la piena facoltà di agire +da solo, o di servirmi dei carabinieri, che si sarebbero messi a mia +disposizione. + +Rifiutai sdegnosamente, poichè non volevo macchiare il mio nome e +quello del paese con una simile infamia[14]. + +Il sindaco si scusò meco di esser stato costretto come ufficiale +pubblico a comunicarmi la proposta del Governo. Soddisfatto del mio +rifiuto, egli mi battè sulla spalla, mi disse _bravo!_ e mi regalò uno +scudo[15]. + + * + * * + +Io continuai ne’ miei propositi di vendetta. I frequenti messaggi +dei signori di Florinas non valsero a disarmare l’ira mia. Io non +doveva perdonare. Perdonano i deboli ed i vigliacchi — ed io non ero +vigliacco, nè debole! Che poteva farmi la giustizia? Non avevo che una +vita da darle, contro le cento che avrei tolte ai nemici. + +Con questi propositi feroci continuavo a scorrazzare tra la Nurra e +Florinas, aspettando che gli avversari venissero a tiro del mio fucile. + +Correva l’anno 1856, da me chiuso colla morte di Salvatore Moro. +Da soli cinque anni battevo la campagna. Cinque anni che mi parvero +secoli. Ma non avevo fretta! + + + + +CAPITOLO VIII. + +La bambina nell’aia. + + +Erano trascorsi sette anni dal giorno in cui, volontario proscritto, +battevo la campagna di Florinas e della Nurra, dando la caccia a’ miei +nemici, e sfuggendo la loro caccia. Ero assalito assai spesso da una +noia tormentosa, da una stanchezza spossante, ch’io sentivo più nello +spirito che nel corpo. Vi erano momenti di sconforto e di fastidio, in +cui più tenace sentivo il bisogno dell’isolamento e della solitudine, +quantunque l’uno e l’altra maggiormente mi accasciassero, poichè più +assiduo mi assaliva il pensiero delle mie disgrazie. + +In quei momenti angosciosi, chiudendo gli occhi, io vedeva sfilare ad +uno ad uno i ricordi più cari e dolorosi. Ricordavo il mio passato, +la mia laboriosa gioventù, il mio primo incontro con Maria Francesca, +le serene occupazioni della casa materna, e i consigli del vecchio mio +babbo, così onesto, così rigido, così scrupoloso ne’ suoi doveri. Oh, +se quel buon vecchio avesse potuto levar la testa dal suo sepolcro e mi +avesse veduto! Le mie mani si erano lordate di sangue umano, eppure non +avevo mai sentito rimorso; mai ne’ miei sonni, posso asserirlo, nessuna +delle vittime da me immolate era venuta a rinfacciarmi la mia ferocia: +indizio che esse meritavano la punizione loro inflitta, per il male +che mi avevano fatto. Sentivo invece, in quei momenti, ridestarsi più +intenso l’odio verso i distruttori della mia felicità; e l’ombra nera +di quel prete fatale grandeggiava sinistramente nelle mie visioni — non +per esercitare la sua missione di pace e di perdono — ma per strappare +dal mio labbro nuove maledizioni al suo indirizzo. Era forse questa la +sua penitenza nell’altro mondo: la divina giustizia lo aveva condannato +a mantenermi vivo nell’anima il sentimento dell’odio antico, perchè +le memorie delle sue scelleratezze non si cancellassero in terra! +Egli aveva fatto molto male agli altri co’ suoi intrighi, co’ suoi +ricorsi, colle sue malìe, e più volte me n’ero accorto. Io ben sapeva, +che il prete, nel dir la messa, vede i defunti e i condannati a morte +violenta; e sull’altare medita i diabolici malefizî a danno altrui. + + * + * * + +Con questi brutti pensieri per il capo, io girovagava per i dintorni di +Florinas, in una calda mattina di luglio. + +La campagna era arsa, le foglie secche e polverose, il sole scottante. +Eppure io mi compiacevo di quell’arsura canicolare e di quello +squallore, a me più cari del tiepido alito della primavera e del lieto +verde dei pioppi e dei mandorli fioriti. Io — l’uomo dell’aratro +e della messe — amavo il caldo soffocante, le spighe color d’oro, +i covoni sparsi per le aie, le cavalle trottanti nel lavoro della +trebbiatura; amavo quel silenzio eloquente rotto dal canto stridulo +e monotono dei grilli e delle cicale; mi facevano fremere le canzoni +amorose, il chiacchierìo festevole dei mietitori e delle spigolatrici, +che in gruppi di venti e di trenta ingombravano le aie. Ripensavo alla +mia antica professione, alla mia innocente giovinezza, non turbata da +paure e da sogni di vendetta. + +Possedevo allora un buon cavallo di corsa, che di tanto in tanto +mandavo a correre per i paesi dell’isola, quando sapevo che vi era una +festa. + +Quella mattina mi diriggevo ad un’aia, per cercarvi il padrone del +fantino che doveva cimentarsi alla corsa. Vi trovai il fantino, ma il +padrone era assente. + +Insieme alle donne che lavoravano nell’aia, vidi certa Maria Vittoria +Mancone, cugina di mia moglie. + +Avvicinatomi al muro per chiamare il fantino, Maria mi si fece incontro +e mi disse: + +— Se tu fossi venuto ieri, avresti veduto la tua figliuola! + +Corrugai la fronte e mi feci serio, fingendo un’indifferenza glaciale; +ma le parole di quella ragazza mi destarono nell’anima una strana +agitazione, che non sapevo spiegarmi. + +Senza rispondere alla donna, dissi al fantino, in modo che mia cugina +sentisse: + +— Domanda al tuo padrone se ti lascia venire due o tre volte da me, per +_stirare_[16] il cavallo. Verrò qui domani per avere la risposta. + +Maria Vittoria tornò allora a dirmi: + +— Se mi assicuri che verrai domani, io porterò qui tua figlia. + +Coll’indifferenza sul volto, ma coll’ansia nell’anima, risposi +freddamente a mia cugina: + +— Portala pure. + +E mi allontanai. + +Lo confesso: quel giorno mi parve un secolo. Io moriva dalla voglia di +vedere quella bambina, che neppur conoscevo. Povera creatura! era la +figlia d’un bandito, lei! un’orfana prima di nascere, poichè entrata +nel mondo due mesi dopo ch’io n’ero uscito. Che colpa a lei d’esser +nata? Che colpa a lei s’era venuta per tenerci compagnia, e ci aveva +trovati disgiunti? + +Oh, come avrei stretto al mio cuore quella bambina, se il pensiero +d’una madre snaturata non avesse avvelenato il sentimento pietoso che +mi parlava all’anima! + +Maria Francesca — mia moglie — continuava a viver sola in una +catapecchia fuori mano, lontana dai genitori. Faceva la sarta per +campare la vita... e campava male. Il paese, fino allora, non aveva +mormorato sul di lei conto; ma voci vaghe e sinistre erano già +pervenute al mio orecchio. Mi si era riferito che un uomo era stato +veduto entrare ed uscire dalla sua casetta a notte inoltrata ed +all’alba. Il paese dormiva tranquillo sull’onestà di Maria Francesca +Meloni; ma le mie spie vegliavano, e vegliavano i miei parenti sulla +condotta d’una donna, cui avevo dato il mio nome, sebbene da lei fossi +diviso... e per sempre. Maria Francesca era giovane, era bella, era +sola, era poverissima: quattro circostanze critiche, delle quali gli +scaltri avrebbero approfittato. I signori di Florinas, che vivevano +d’ozio e di crapula, non l’avrebbero certo rispettata! + +Un uomo s’introduceva nella casa di quella disgraziata; ma chi era? +Non lo sapevo ancora, nè m’importava di saperlo. Ma della mia bambina +che sarebbe avvenuto? Quale educazione avrebbe potuto ricevere? Ecco +il pensiero fisso che mi tormentava, alla vigilia di vedere la mia +figliuola. Potevo io lasciarla presso quella madre? Le madri diventano +snaturate, noncuranti delle proprie creature, quando sono tormentate +dalla febbre d’una passione amorosa. Li avevo ben io veduti, i figli +di Maddalena Marongiu, quando quella donna si era a me unita tradendo +il marito! E quante volte non avevo io comprato le scarpette ed un +giubetto alla bella bambina dell’adultera, quando la vedevo lacera +e scalza nell’ovile di _Giunchi_? Mia figlia avrebbe fatto la stessa +fine; nè sapevo neppure se il drudo di Maria Francesca sarebbe stato +pietoso, come io lo fui! + + * + * * + +In preda a questi foschi pensieri, che mi tormentarono per 24 ore, +tornai l’indomani a mezzogiorno all’aia. + +Mi feci al solito muro e chiamai il fantino. + +Questi venne a me. + +— Ebbene? — gli dissi — che ti rispose il padrone? + +— Per far piacere a Giovanni Tolu è disposto a lasciarmi andare alla +corsa anche per otto giorni! + +— E tu sei contento? + +— Contentissimo. + +— Va bene. Ringrazia per me il padrone, e salutalo. + +Così dicendo finsi di allontanarmi. Il fantino mi gridò dietro: + +— Ve ne andate? È qui la vostra figliuola! + +Mi voltai freddamente: + +— Dov’è? + +— Qui vicino: coricata fra le bisaccie e le robe dei mietitori. + +Scavalcai il muro e mi diressi al punto indicatomi. Dubitavo ancora di +una mistificazione. Temevo che la cattiva madre avesse scambiata la mia +bambina con un’altra. + +Camminai in punta di piedi, temendo di svegliarla. + +Giunsi sul luogo, e vidi una bambina rosea sdraiata su alcune gonnelle +e cappotti ripiegati. Ella dormiva placidamente. Le mietitrici, +lontane, erano intente al lavoro. + +Stetti alcuni minuti contemplandola in silenzio. Il mio cuore batteva +violentemente. Mi pareva di sentire delle lagrime agli occhi. + +— Sì: questo è mio sangue! è mia figlia! — esclamai quasi inspirato da +uno spirito misterioso che mi parlava all’anima[17]. + +Feci alcuni passi indietro, e dissi al fantino: + +— Va subito a chiamare la zia! + +Maria Vittoria accorse, ed io le dissi: + +— Sveglia tu la bambina; io non l’oso, perchè non mi conosce e si +spaventerebbe. + +Appena svegliata, dissi rivolto alla zia, tanto per cominciare un +discorso: + +— Di chi è figlia, costei? + +E quella stupidamente: + +— Che sappiamo noi di chi sarà figlia?! + +Queste parole mi fecero fremere. + +La bella bimba — a cui la zia in precedenza aveva annunziato l’arrivo +del babbo — udendo le parole di Maria Vittoria, si mise a piangere in +modo, che non ci fu verso di calmarla. + +Vedendo inutile ogni sforzo, pregai la zia che conducesse seco +la bambina, per riportarmela più tardi, quando l’avrebbe veduta +tranquilla. + +Maria Vittoria si rimise al lavoro, ed io rimasi solo, coll’occhio +fisso sul giaciglio, dove la mia piccina aveva riposato. + +Dopo una diecina di minuti vidi la bambina venir sola alla mia volta, +mandata dalla zia per portarle la gonnella, che si trovava fra gli +indumenti e le bisaccie dei mietitori. + +Io le rivolsi dolcemente la parola, componendo il mio volto ad un +sorriso: + +— Vieni qui, Maria: non aver paura: sei la mia figliuola! + +E così dicendo la carezzai, baciandola più volte sulle guancie. + +— Va a portare la gonnella alla zia... e poi torna qui... dal tuo babbo! + +Aiutai la bambina a caricarsi la gonnella ripiegata; indi si allontanò. +Io l’accompagnai cogli occhi lagrimosi e col cuore gonfio di emozione, +aspettando con ansia il suo ritorno. + +Pare, però, che non si decidesse a tornare indietro, poichè la zia +dovette lusingarla, dicendole che le avrei dato danaro. + +A questa promessa ella cedette, e si avvicinò a me tutta esitante e +vergognosa. + +Tolsi dalla mia bisaccia un uovo e un pezzo di pane, che addentò +avidamente. + +— Oh il pane bianco! — esclamò. + +Io riceveva con frequenza il pane fresco di semola, che mia madre +faceva apposta per me. + +— Non ne mangiate, dunque, di questo pane, voi? + +— Oh, no! + +— Che pane mangi? + +— Pane d’orzo. + +— Siete dunque molto poveri? + +La bambina mi guardò senza rispondere. + +— Vedi — soggiunsi — mamma Bazzone (così i nipoti chiamavano mia madre) +ha una cassa piena di danaro. Io le dirò che ti faccia un bel vestito +nuovo di panno; e tu ne andrai con lei a San Gavino di Portotorres. +Mamma Bazzone t’insegnerà la _dottrina_, ed io ti farò insegnare +a leggere ed a scrivere. Ricordalo, veh! quando ti chiamerà mamma +Buzzone, vacci subito. Tu verrai poi da me con Petronilla, ed io vi +darò i confetti! + +Petronilla era la sua piccola cugina, figlia di Felice, il mio fratello +maggiore. + +La bambina mi guardava con stupore, sbocconcellando il pane con +appetito. + +La presi in braccio, la baciai più volte, e la condussi così da un +punto all’altro dell’aia, facendole mille domande. La bambina aveva +preso con me confidenza, e si mostrava meno timida. + +— La sai la _dottrina_? + +— La mamma non me l’ha insegnata. + +— Te la insegnerà mamma Bazzone, se andrai spesso da lei. + +Si era fatto tardi; le tenebre cominciavano a calare, ed io avevo quasi +dimenticato la mia trista condizione, gli agguati ed i nemici miei. + +Feci passare la figliuola dalle mie braccia in quelle della zia +Vittoria, e ci separammo. + +Accompagnai cogli occhi quelle due figure, e non mi mossi, finchè non +le vidi scomparire dietro a un folto cespuglio. + +Allora mandai un profondo sospiro, e continuai ad errare per la +campagna, felice di quell’incontro che aveva gettato tanta luce nel mio +povero cuore. + + * + * * + +Pochi giorni dopo mandai a dire a mia madre che venisse a trovarmi +nella vigna dello zio (in _Calchinada_) conducendo seco le due nipoti, +Petronilla e Maria Antonia. + +Esse vennero; ed io, che avevo le tasche piene di confetti, cominciai a +distribuirne a profusione all’una e all’altra. + +Petronilla si diè a divorarli facendo festa, ma la mia bambina li +lasciò nel cartoccio, come glie li avevo dati. + +— Perchè non mangi i confetti? — chiesi alla mia figliuola. + +— Li conservo per la mamma — mi rispose timidamente. + +Il nome di mia moglie mi gelava il riso sulle labbra. + +Si fece pranzo a mezzogiorno colle provviste portate da mia madre. In +sulle prime la mia bambina non voleva toccar nulla; ma, pregata da me, +si diede poi a mangiare con avidità. + +— No, no: così non voglio! — esclamai — Temo che ti faccia male. + +Passai la giornata giuocando con la mia figliuola, fino a stancarla. Ad +un certo punto ella mi disse, carezzandomi la barba: + +— Mi avevi promesso danaro. Non me ne dai? + +— Ma sì, che te ne do. Dimmi quanto vuoi. + +Pensò alquanto, poi disse: + +— Voglio... cinque soldi! + +— E a chi li dai? — le chiesi un po’ serio. + +La bambina mi fissò impacciata; e per non dirmi che li dava alla mamma, +preferì tacere e più non volle danaro. + +Chi le aveva detto che il nominare la mamma mi faceva dispiacere? + +In quei giorni avevo ideato un mondo di progetti. Dissi a mia figlia: + +— Non sai? ho fatto la bandiera a S. Paolo. Se tu verrai da me +con mamma Bazzone, ti farò vestire tutta di panno, ti farò un bel +giubbetto, un paio di scarpe nuove, e ti farò condurre alla festa sul +mio cavallo. La bandiera sarà tua! + +La piccola Maria, ch’io teneva fra le ginocchia, apriva tanto d’occhi e +mi guardava: + +— L’ho visto, sai, il tuo cavallo? lo portava il fantino Francischello, +e si rizzava diritto diritto, facendo colle zampe così... + +E la bambina imitava colle manine l’inalberarsi del cavallo. + +Erano tutte sciocchezze, ma io mi divertiva un mondo. + +Dissi a mia madre: + +— Hai inteso? Porta la mia figliuola da mia nipote Giustina, la sarta, +e falle fare un bell’abito di panno, alla sarda; poi falle fare un +busto, un corsetto, il giubbone, un paio di calze, e le scarpette +nuove. Pago io! + +Poi dissi alla bambina: + +— Questo vestito vecchio, che ora indossi, appena avrai il nuovo, +portalo alla mamma tua, e dille che lo conservi. Penserà il babbo, +d’ora innanzi, a farti gli abiti belli! + +Ciò dissi per scherzo, ma la bimba non lo dimenticò; e quando un mese +dopo ebbe le vesti nuove, presentò le vecchie alla mamma, ripetendo +quanto io le aveva detto. + + * + * * + +La bambina aveva indossato gli abiti alla vigilia della festa di San +Paolo. Così vestita uscì sulla strada; e vedutala un mio zio prete, +chiese al vicinato: + +— Di chi è quella graziosa bambina? + +— È la figlia di Giovanni Tolu! + +Il prete allora le regalò mezzo scudo; e l’avvocato Paolo Satta, che +si trovava quel giorno a Florinas, chiamò la mia bambina per darle una +pezza di sette _reali_ e mezzo. + +Quando mi si riferirono queste cose, mi sentivo orgoglioso di essere il +babbo della piccola Maria Antonia[18]. + + + + +CAPITOLO IX. + +A San Paolo di Monti. + + +Poco dopo rincontro con la mia bambina, mi era nata l’idea di portare +come voto una bandiera a San Paolo, nel giorno della festa. Ne +parlai per il primo al mio parente Piana, il marito della serva di +prete Pittui, col quale mi ero un po’ riconciliato. Egli si offrì +spontaneamente a contribuirvi per la metà; ma essendosi in seguito +unito ad altri, non volli più sapere di soci, e feci eseguire la +bandiera a tutte mie spese. + +La mia bandiera era bellissima, speciale. Mi ero rivolto a diversi +negozianti della piazza di Sassari, i quali pensarono a tutto. Vi +spesi oltre 400 lire; poichè 76 scudi mi costò la stoffa e l’asta, 4 +scudi l’effigie di San Paolo, e 2 scudi la colomba da collocarsi sulla +sommità della croce. + +La festa di San Paolo ha luogo nelle vicinanze del villaggio di Monti +ai 17 di agosto. È propriamente la festa dei banditi, e chiama gran +folla di devoti da ogni parte della Sardegna, specialmente dal capo +settentrionale. + +Alla vigilia della festa i miei fratelli, con uno zio di mia madre, +accompagnati da una quindicina di persone, tutti a cavallo, mossero +da Florinas per San Paolo di Monti. La mia bambina sedeva in arcione +con lo zio Giomaria; il mio fratello Peppe portava la bandiera da me +provveduta. + +Avevo raccomandato a mia madre di dire ai parenti che avessero dato +alla mia figliuola abbastanza danaro, e che non l’avessero disgustata. + +Col cuore straziato per non poter andare alla festa, ma fiero di quella +comitiva che conduceva la bimba e la bandiera mia, rimasi per un’ora +sul ciglione della strada, per dove la cavalcata doveva passare. + +Li vidi finalmente da lontano, in un nembo di polvere, e mi si gonfiò +il cuore. Quando giunsero a me dinanzi, si fermarono tutti. Io gridai a +mio fratello Peppe: + +— Spiega la bandiera, perchè si veda! + +La fissai con orgoglio, e diedi uno scudo alla bambina; la quale, tutta +lieta e sorridente, mi disse: + +— Babbo: dallo a _Tiu Mia_ (Zio Giomaria) che ha il mio danaro! + +Tornai ad avvertire la comitiva, che non disgustassero la mia +figliuola, ma che le dessero quanto avrebbe chiesto, soddisfacendo ogni +suo desiderio. Avrei rimborsato qualunque spesa. + +La comitiva si mosse continuando la sua strada; ed io commosso +l’accompagnai cogli occhi, salutando con una mano la figliuola, e +rasciugando coll’altra una lagrima di tenerezza. + + * + * * + +Alla festa di San Paolo di Monti accorreva in altri tempi un gran +numero di banditi; i quali vi godevano piena libertà, essendo stato +vietato ai carabinieri d’intervenirvi. + +Si recavano colà i soli banditi dei dintorni, poichè i lontani non si +fidavano per i molti sentieri sospetti e pericolosi. + +Verso il 1854 avvenne a San Paolo una rissa sanguinosa, in cui un +festaiuolo uccise un _torronaio_ pattadese. Dietro a quel caso, +dall’anno susseguente, il Governo mandò alla festa un forte nerbo di +soldati, obbligando i festaiuoli a recarvisi disarmati. Il divieto +delle armi allontanò per sempre i banditi dalla chiesetta di Monti. + +I devoti entrano prima in chiesa per fare orazione; indi rimontano +a cavallo, spiegano la bandiera, e fanno per tre volte il giro della +chiesa, fermandosi ogni volta dinanzi alla porta per salutare il santo. +Ciò eseguito smontano di nuovo da cavallo, rientrano in chiesa, e +dispongono le bandiere in bell’ordine ai due lati del simulacro. + +Messe le bandiere a posto, e fatta la preghiera, si pensa a far +custodire alla meglio i cavalli; e poi di nuovo tutti uniti in chiesa, +per recitare una terza orazione. + +L’anno ch’io mi recai alla festa di San Paolo (verso il 1846) contai +sul luogo 72 bandiere — senza tener conto di altre 14 che mancavano +da Bottida, poichè il paese era in lutto per un attacco sanguinoso fra +due partiti. Si può quindi immaginare il numero dei festaiuoli devoti; +toccavano i quattromila. + + * + * * + +Non mancarono i parenti e gli amici di darmi ragguaglio sul viaggio +della mia bambina e sull’ammirazione che destava la mia bandiera. + +La mia bambina, meravigliata di quanto vedeva, si accostava ogni tanto +allo zio: + +— _Tiu Mia_, dammi danaro! + +— Quanto vuoi, figliuola? + +— Mezzo _reale_. + +— Che ne fai? + +— Per comprare i confetti. + +Come lo zio glie li comprava, Maria Antonia non faceva che distribuirli +alle bambine e ai bambini che l’attorniavano, cosichè ben pochi glie ne +rimanevano. Quando li aveva esauriti tornava a mio fratello: + +— _Tiu Mia!_ + +— Che vuoi? + +— Mezzo _reale_! + +E così continuò il giuoco dei _mezzo reali_ da baracca in baracca. La +mia bambina pagava, gli altri mangiavano, ed io fui soddisfatto del +buon cuore della mia figliuola verso i piccoli compagni di baldoria. + +A festa finita furono tutti di ritorno a Florinas, ed io di nuovo li +aspettai sul ciglione della strada per vederli e salutarli colla gioia +nel cuore. + +Quando l’allegra comitiva a cavallo giunse vicino al convento di +Ploaghe, i frati si fecero al portone per vederla sfilare. + +Il vecchio guardiano disse a voce alta ai suoi confratelli, indicando +lo stendardo spiegato: + +— È questa la più bella bandiera finora andata a San Paolo di Monti! + +Entrati in Florinas, si recarono tutti in casa di mamma Bazzone per +accompagnarvi la bambina e per deporvi la bandiera. Ivi fu fatta +larga distribuzione di confetti e di torrone alla famiglia, come avevo +raccomandato. + +In seguito la comitiva si sciolse, e ciascuno si ritirò nella propria +abitazione. + +La mia bambina, dopo essere andata dalla mamma per farle parte dei +confetti e dei torroni, era ritornata in casa della nonna per i +preparativi di un nuovo viaggio, che doveva effettuarsi due giorni +dopo. + + + + +CAPITOLO X. + +La scolara insegna il maestro. + + +Uno dei progetti da me fatti, dopo il primo incontro colla bambina, era +stato quello di separarla dalla madre, presso la quale la credevo in +pericolo per l’avvenire. + +Ponderate le cose, consigliatomi colla vecchia, e tutto combinato, fu +stabilito di aspettare unii buona occasione per allontanare la bimba da +Florinas. + +A Portotorres io aveva due sorelle, Maria Andriana e Giustina, maritate +a due pastori, colà domiciliati. Era dunque in quel paese che pensavo +di collocare la mia figliuola, facendovi a lungo fermare la nonna per +meglio assisterla e sorvegliarla, e dubitando che le mie sorelle non +avessero tutto il tempo necessario per incaricarsi di lei. + +Ne’ miei propositi non frapponevo indugio; ond’è che mi ero dato +attorno per effettuare il mio disegno. + +Si trovava in quei giorni a Florinas la moglie del mio amico Antonio +Giuseppe Zara, un carrozziere florinese, da qualche anno stabilito +a Sassari. Costei aveva ricevuto una lettera dal marito, che la +richiamava a Sassari; e si pensò di approfittare del legno spedito, per +far viaggiare la vecchia e la bambina. + +Il giorno susseguente alla festa di San Paolo, la bambina prese +commiato dalla mamma, e venne con la nonna a Sassari, dove rimasero una +sera. L’indomani, colla carrozza dello stesso Zara, si trasferirono a +Portotorres. + +La vicinanza di questo paese alla Nurra (mio abituale soggiorno) e la +convenienza di poter far dare dalle mie sorelle una buona educazione +alla mia bambina, mi avevano determinato a questo passo. + +La mamma, ogni sera, conduceva la mia figliuola e gli altri nipotini +alla basilica di San Gavino, per far loro insegnare la dottrina +cristiana — sempre cantarellando, com’era il sistema d’allora. + +Quando avevo piacere di abbracciare o di conferire colla mia bambina, +mandavo un messaggio segreto alla nonna; e mio cognato si affrettava a +portarmela all’ovile, o ad altro luogo da me designato. + +Sedevo Marietta sulle mie ginocchia, giuocavo con essa come un bambino, +e cercavo di darle consigli e ammaestramenti. Poi toglievo da tasca +l’_Ufficio_ od altro libro, e cercavo d’insegnarle le lettere iniziali. + +Era davvero curioso, vedere il bandito terribile, armato fino ai denti, +in uggia alla giustizia, passeggiare fra i macchioni con una bambina +di sette anni in braccio! Col cuore pieno di gioia, io baciavo la mia +creatura, guardandomi attorno con diffidenza, per sfuggire al pericolo +di una brutta sorpresa di carabinieri. + + [Illustrazione: Il bandito e la sua bambina] + +Pareva che al mio fido cane fosse noto il valore del tesoro che +custodiva. Esso faceva le feste alla bambina, e sembrava più attento +nel far la guardia. Spesse volte l’innocente creatura andava a +carezzare il cane e gli sedeva vicino, appoggiandogli la testa sul +dorso. E dire che non c’era uomo che avesse osato accostarsi a quella +bestia feroce! + +Venuta l’ora di separarci, io baciava a più riprese Maria Antonia, e le +raccomandavo di far da brava e di essere ubbidiente alla nonna ed alle +zie. Dio sa che cosa pensava quell’innocente del mio ritiro selvaggio! +Non immaginava certamente la ragione per cui non visitavo la casa della +zia, rinunziando alle sue carezze. + +— Dove vai adesso, babbo? — mi domandava talvolta, quando le dicevo +ch’era l’ora di separarci. + +— Vado... a caccia! + +— A uccidere gli uccelli? + +— Sì: gli uccelli cattivi: i buoni li lascio in pace! + +Oh, se i miei giudici fossero stati presenti a queste scene, forse mi +avrebbero perdonato! + + * + * * + +Appresa la dottrina in chiesa, diedi ordine che la bambina fosse +mandata alla scuola di Portotorres. Io volevo che la mia figliuola +imparasse a leggere ed a scrivere; volevo che per il momento non +servisse nessuno. + +Per molti anni la mia figliuola frequentò la scuola di Portotorres, +sempre sorvegliata dalla nonna, da mie sorelle e dai miei cognati. +Mia madre conviveva con una delle figlie, non avendo aderito al mio +desiderio, che era quello di ritirarsi in casa a parte, per meglio +dedicarsi alle cure della nipotina disgraziata. + +Mia figlia contava tredici anni, quando l’insegnante ordinò, che +ciascuna scolara cucisse una camicia da uomo, senza portare il lavoro a +casa. + +Quando ciò seppi, diedi ordine alla nonna che comprasse per la mia +figliuola una tela finissima, perchè potesse meglio lavorare, e perchè +non si torturasse le dita. + +Il risultato fu ottimo e lusinghiero. La camicia eseguita dalla mia +bambina fu giudicata fra le migliori della scuola. + +Per meglio assicurarmi che la mia figliuola studiava, pretesi che essa +mantenesse con me una corrispondenza epistolare. + +Le lettere di mia figlia (che talora mi facevo leggere da altri, poichè +stentavo a decifrare il manoscritto) fecero in me nascere il vivo +desiderio d’imparare a scrivere. Mi procurai un quaderno; e, colla +pazienza di un carcerato, appena ricevevo una lettera di Maria Antonia, +ne imitavo le lettere maiuscole e le minuscole; fino a che, dopo due +anni, io ero riuscito a rispondere alla mia prima scolara, la quale era +diventata la mia maestra. Leggevo gazzette e libri e mi mantenevo in +continuo esercizio. Io debbo a quella creatura il poco che so. Nelle +mie saccoccie, insieme alle palle, alla polvere ed al coltello, non +mancavano mai i quaderni ed il calamaio. Facevo allo stesso tempo il +bandito e lo scolaro! + + * + * * + +In quel frattempo la maestra di Portotorres, volendo correggere una +scolara che aveva commesso non so che impertinenza, la percosse e la +buttò in terra; tantochè la poverina ne fu malconcia, ammalossi, e ne +morì agli otto giorni. + +La maestra era in intimi rapporti col pretore di Portotorres; e +raccomandò alle scolare, con minaccie, che nulla dicessero delle +percosse date alla scolara morta. + +Interrogata la mia bambina dal giudice istruttore, essa si chiuse +nel silenzio: non disse bene, nè male. Spaventata però dai continui +interrogatori e dalle minaccie della maestra, essa divenne ribelle, e +non volle andare più a scuola. + +Ciò saputo, feci venire a me la figliuola e le dissi: + +— Tu ritornerai alla scuola quando ci sarà una nuova maestra: colla +vecchia mi aggiusterò io! + +Capitavano spesso nella Nurra, per partite di caccia, amici e +consiglieri comunali di Portotorres; ed io mi dolsi con essi del poco +conto che tacevano di una maestra che uccideva le scolare. + +— O mandatela via — conchiusi — o penserò io a licenziarla! + +Seppi, dopo pochi giorni, che il comune aveva diminuito sensibilmente +lo stipendio alla maestra, con lo scopo di costringerla ad andarsene. + +Intanto io, per affrettare le pratiche, scrissi una lettera +all’insegnante, invitandola a recarsi da me. Le dicevo, fra le altre +cose, che, anche bandito, potevo offrire ad una signora un pollastro od +un capretto. + +La maestra mi rispose con lettera che non poteva soddisfare al mio +desiderio, dovendo trasferirsi ad Ozieri, sua nuova residenza. Mi +pregava inoltre di lasciar andare con lei la mia figliuola, la quale +era studiosissima e poteva far progressi. Intanto mi dava l’indirizzo +della casa di Ozieri, presso la quale sarebbe stata a pensione. + +Non mi curai più di lei. Il comune aveva nominato una maestra del +paese, il cui marito era insegnante della scuola maschile. Questa +donna, trovandosi incinta, aveva incaricato la mia figliuola di +prendere la lezione alle compagne. Lusingata da simile fiducia, Maria +Antonia si determinò a frequentare la scuola per altri due anni. + + * + * * + +Mia madre si recava di tanto in tanto a Florinas per visitarvi i +parenti, ma ritornava subito a Portotorres per sorvegliare Maria +Antonia. Ero io che pensava a mantenere la vecchia; e ci tenevo! + +Fin dal primo anno che avevo ritirato la bambina da Florinas, Maria +Francesca si era recata a piedi fino a Portotorres, per rivedere la sua +creatura. La prima volta trovò in casa mia sorella Andriana, la quale +si rifiutò a mostrarle la bambina, dicendole ch’era a scuola. + +La seconda volta vi trovò invece mio cognato, il quale, più pietoso, +non solo la ricevette, ma l’ospitò in casa una notte, con cruccio della +moglie, e con cruccio mio quando me lo riferirono. + +Al terzo anno la madre disgraziata si ammalò gravemente di angina, +e fece scrivere una lettera alla figliuola, dicendole che voleva +abbracciarla prima di morire. + +In famiglia non sapevano dove io mi trovassi per chiedermi consiglio. +Mio cognato allora, dietro il caso urgente, condusse addirittura la mia +figliuola a Florinas per abbracciare la mamma. + +Montai sulle furie quando ciò seppi, e sgridai fortemente mia sorella, +dicendole che non volevo, senza mio ordine, che la figliuola uscisse da +Portotorres. Scrissi subito la seguente lettera a Maria Antonia[19]: + + _Cara figlia_, + + «Ti voglio subito in casa a Portotorres. Tu hai fatto uno _sbaglio_ + recandoti a Florinas senza il mio consenso. Sei partita senza un + mio consiglio e senza i soldi che ti avrei dato. Non lo farai più + un’altra volta, spero. + + Tuo babbo + + Giovanni Tolu.» + +La madre di Maria Antonia, a cui il sindaco mostrò la lettera, asserì +che era falsa; ma il sindaco dichiarò che conosceva la mia scrittura. + +Mia figlia era ritornata a Portotorres, dopo quattro giorni di assenza. + + * + * * + +Continuai intanto ne’ miei esercizi calligrafici, e mi ero dato a +leggere con più passione libri di ogni genere, specialmente i sacri +e quelli che trattavano di fatti bellicosi. Fra gli altri avevo preso +diletto a leggere la Bibbia del Diodati. Un mio nipote che studiava per +farsi prete, mi avvertì un giorno ch’era un libro da dare alle fiamme. + +— Io lo trovo bello e buono, e non lo brucio! — gli risposi. + +Volli nondimeno consultarmi con altro prete parente (il teologo Cugurra +rettore di S. Catterina) il quale mi disse: + +— In fondo non è che un ristretto (!) della vera Bibbia, ma i precetti +vi sono sani. Così li osservassero tutti i cattolici, in questi tempi +di miscredenza e di pazzie _quarantottesche_! + +Ciò inteso, continuai la lettura del libro sacro di Diodati, e tolsi +ogni scrupolo dalla mia coscienza. + + + + +CAPITOLO XI. + +Vita nuova. + + +Dopo il ritiro della mia bambina da Florinas, io sentiva nell’anima +un sentimento che non sapevo spiegarmi, una gioia mai provata, che mi +rendeva quasi felice. Sopportavo con più rassegnazione il disagio e la +solitudine; sentivo più vivo il bisogno di amare, e meno intenso l’odio +verso i miei nemici Mi sembravo un altro! Un repentino cambiamento si +era in me operato. Vi erano momenti in cui mi sentivo capace anche di +perdonare. + +Quella bella creatura ingenua, quella bambina innocente aveva portato +un raggio di sole nella mia anima: mi aveva fatto dimenticare tutte le +amarezze che la madre aveva versato nel mio cuore. + +Oramai non ero solo: io aveva una casa, avevo una famiglia, per formar +la quale ero andato incontro all’odio di tutti. + +Preoccupato com’ero di quella fanciulla, per più mesi non avevo +potuto pensare ad altri: a null’altro, tranne che a preservarmi dalla +persecuzione delle spie e dei carabinieri; perocchè la vita e la +libertà mi erano divenute care, dopo aver avvinto al mio destino il +destino della mia figliuola, alla quale dovevo procurare tutte quelle +felicità, che a me erano state tolte. + +Singolare sentimento! Io avevo pietà degli infelici; sentivo il bisogno +di proteggere i deboli contro i prepotenti; diventavo buono. + +Pensai ch’era necessario dedicarmi al lavoro: preparare un avvenire +alla mia figliuola. Non potevo, come prima, sprecar danaro a capriccio +— ogni soldo faceva bisogno in casa. + +Colla vendita della cera, tolta al legno naufragato, io ero riuscito +a raggruzzolare una bella sommetta, gran parte della quale avevo già +speso per la bandiera di San Paolo. Ma non ero stato inoperoso. Avevo +acquistato un po’di grano, che davo in prestito per il seminerio a’ +miei fratelli ed ai cognati, dividendo con essi gli utili a metà. Ne +avevo pur prestato ad altri, e nelle mie escursioni non dimenticavo +di sorvegliare i campi seminati, per vedere se i lavori erano +stati eseguiti con cura e coscienza. Seguivo ansiosamente il corso +delle stagioni, preoccupandomi degli eccessivi caldi e dei freddi +eccessivi: ogni vento mi turbava, perchè pensavo a’ miei germogli. +Mettevo a frutto i danari, che di tanto in tanto mi davano gli amici +e i proprietari, e vedevo giorno per giorno crescere il mio piccolo +patrimonio. Meno ricercato dalla giustizia, io più non menavo la vita +oziosa dei primi anni di banditismo: lavoravo, quasi, come ai bei tempi +della mia giovinezza. + +Avevo quasi dimenticato l’odio a’ miei nemici. + + * + * * + +Una mattina, recatomi presso Florinas, mi trovai con Giovanni Antonio +Piana, il marito della serva di prete Pittui, già ferito al braccio, e +col quale, come dissi altra volta, mi ero riconciliato. + +Sedemmo insieme in aperta campagna, e scambiammo alcune parole sui +casi della nastra vita. Non so come, egli fece cadere il discorso +sul ferimento del suo braccio, avvenuto nove anni addietro. Si doleva +vivamente di non aver potuto sfogare la sua collera contro gli autori +del tiro, attribuito ai due ladri, da lui fatti arrestare come capitano +dei barracelli. + +— Ma non li ho perdonati! Se mi verranno a tiro non li risparmierò +sicuro! — così esclamò Piana, minacciando l’aria coi pugni stretti. + +Io dissi pacatamente, senza guardarlo: + +— E faresti male! + +— Perchè? + +— Perchè uccideresti due innocenti. Essi non ti hanno offeso. Fui io +che ti ho sparato! + +Giovanni Antonio impallidì, fece un brusco movimento, e mi guardò +fissamente, quasi dubitando di uno scherzo. Io rimasi serio. + +— Tu?! — ripetè, fissandomi sempre. + +— Proprio io! — gridai con forza, piantandogli gli occhi in faccia, +quasi per avvertirlo ch’ero disposto a ripetere il colpo, se non +smetteva il piglio minaccioso. + +Egli chinò la fronte, e ammutolì tutto tremante. Io continuai con +vivacità: + +— Fui io, sì! Ti ho sparato perchè tu facevi parte dei misteriosi +congiurati, che nell’inverno del 1851 (nove anni fa!) si riunivano +in casa di prete Pittui, col proposito di uccidermi, o di farmi +cadere nelle mani della giustizia. Insieme ai fratelli Rassu, ai +fratelli Dore, allo Zara, al Serra, e parecchi signori di Florinas, tu +dichiarasti ch’era facile il colpirmi. Ma volle Iddio che i colpiti +foste voi!... Se io ti ho ferito al braccio, anzichè al cuore od alla +testa, tu devi solamente ringraziare i tre compagni, coi quali quel +giorno stavi, e ch’io non volevo offendere. Al mio occhio non rimaneva +scoperto che il tuo braccio, ed al braccio ho puntato per darti una +lezione![20] + +Giovanni Antonio, colla testa bassa, ascoltava e taceva. Pensai alla +mia bambina, e conchiusi: + +— Non se ne parli dunque più! Il tuo braccio è ormai guarito, e i tuoi +complici sono quasi tutti morti di palla, o di pugnale. Se oggi te ne +parlo per la prima volta, è solo perchè voglio risparmiarti l’uccisione +di due innocenti. + +Da quel giorno non ebbi più alcuna questione con Piana, che tacque +questo nostro dialogo. Avevo deciso di far punto alle mie vendette, e +di vivere tranquillo insieme alla mia figliuola. + + * + * * + +In una brutta giornata d’inverno era stato ucciso, nella _Viddazzone_, +un toro ad Antonio Sechi, uno dei fratelli degli amici miei della +Nurra. + +I sospetti di Antonio caddero su Salvatore Dachena. Risentito del +colpo, risolvette di vendicarsi, e venne a trovarmi. + +— Mi fai un piacere? — mi disse. + +— Sentiamo. + +— Dimmi prima se me lo fai! + +— Non lo so. + +— Ti voglio meco per una notte. + +— Per che fare? + +— Uccideremo Salvatore Dachena, quando uscirà dalla sua capanna per +qualche bisogno. Mi ha ucciso il toro! + +— Scherzi? questo è un uomo che fa il fatto suo; non è mai andato +alla _Viddazzone_ per ammazzar buoi. Il toro te lo avrà ucciso qualche +altro. + +— No. So che me lo ha ucciso lui! + +— Lasciami pensare, e poi ne riparleremo. Trattandosi del fratello de’ +miei cari amici, voglio occuparmene. + +Ci separammo. Io mi recai subito da’ suoi fratelli Paolo, Ambrogio e +Giovanni Sechi. + +— Sono in dovere di avvertirvi, che Antonio ha deciso di uccidere +Salvatore Dachena, che egli crede l’uccisore del suo toro. Spetta a voi +decidere se questa vendetta sia giusta, o inconsiderata. + +— Nostro fratello fu sempre senza testa — disse Paolo — Farebbe invero +un bell’affare togliendo dal mondo uno dei nostri più cari amici! + +— Aggiustatevela tra voi — risposi — Vi prevengo che egli ha chiesto la +mia cooperazione per sbarazzarsi del nemico; ed io son ben lontano dal +prestarmi a tali servizi! + +Allora i Sechi chiamarono il fratello Antonio e lo rimproverarono +acerbamente per le sue sfuriate. Gli fecero osservare, che, non avendo +figli, ei poteva sbizzarrirsi a suo talento; mentre essi avevano +famiglia, nè volevano fastidi di sorta. Se egli era ben sicuro del suo +fatto, poteva compensare il danno col togliere un altro bue dalla tanca +del nemico: non però con un assassinio, che avrebbe tolto la pace e la +tranquillità a due famiglie. + +Le cose si aggiustarono e non si parlò più di vendetta. Io intanto ero +riuscito a scuoprire il vero autore dell’uccisione del toro, ma non +volli denunziarlo per non suscitare nuovi guai. Tacqui, e non mancai +alle regole di cavalleria. + +Da qualche tempo Antonio Sechi mi teneva il broncio, ed un bel giorno +lo fermai: + +— Perchè quel muso lungo con me? Metti giudizio! + +— Non credevo che tu fossi così facile a riferire ai miei fratelli +quanto ti avevo confidato! + +— Miserabile! Non ti accorgi che sei appassionato e cieco, e che i tuoi +fratelli vedono più lontano col naso, che tu cogli occhi? Io ho fatto +il mio dovere, e tu farai il tuo desistendo da una vendetta insensata. + +Antonio, che in fondo era di buon conto, finì per persuadersi che aveva +torto, e mi ringraziò di avergli fatto risparmiare un eccesso. + +— Sì: ti ho risparmiato un carico di coscienza; e so quello che mi +dico. Un uomo non si uccide per un bue: si uccide per gravi ragioni +d’onore e di odio fondato! + +I fratelli Sechi mi ringraziarono di non essermi prestato ai capricci +di Antonio, il quale era eccitato per il toro rubatogli. Io però non +meritava i suoi ringraziamenti, ch’erano dovuti solo a Maria Antonia — +alla mia bambina[21]! + + + + +CAPITOLO XII. + +Il giudice di pace. + + +Visitavo da mattina a sera tutti i campi seminati con grano mio, ed +ogni tanto davo appuntamento alla mia figliuola, per parlare delle cose +nostre, o per raccomandarle l’ubbidienza alla nonna ed alle zie. + +Frequentavo, come prima, tutti gli _stazzi_ della Nurra, e, più di +tutti, gli ovili dei fratelli Sechi, sui quali potevo contare, perchè +fedelissimi amici. + +Trovandomi una sera alla _Sposada_, nell’ovile di Giovanni Sechi, +chiesi a costui: + +— Sai dirmi dove sia l’ovile di Giovanni Andrea Sedda? + +Giovanni mi guardò con occhio diffidente, poichè sapeva che il Sedda +aveva molti nemici, e pensava forse che io fossi incaricato di eseguire +qualche vendetta per conto d’altri. + +— Che ne fai di Giovanni Andrea? + +— Desidero abboccarmi con lui, perchè ho appreso che egli ha ucciso due +caprioli ad un tiro. Ho bisogno di una pelle per regalarla ad un amico. +Non fantasticare, via! Giovanni Andrea mi è amico. + +— Quando vi siete conosciuti? — mi domandò Giovanni, non ancora +rassicurato sulle mie intenzioni. + +— Lo conobbi nelle tanche di _Santa Barbara_, quando facevo +l’agricoltore col suo compagno Baingio Dedola. Sono ripassato di là, +per caso, al tempo della messe, ed egli mi ha pregato di far ricerca di +una cavalla smarrita, che io infatti rintracciai in una tanca d’Osilo. + +Giovanni Sechi parve convinto, e mi rispose: + +— Giovanni Andrea Sedda sta nell’ovile di _Santa Giusta_. + +Andai a trovarlo in sul tramonto; ma nell’ovile non trovai che la +moglie, la quale non mi conosceva, e si mostrò titubante e dubbiosa. + +Allora, per rassicurarla, le consegnai il mio fucile: + +— Mettilo là in un canto, e dimmi dov’è tuo marito. Sono inerme! + +La donna mi prese l’arma e mi disse: + +— Mio marito sarà qui a momenti. + +Aspettai il suo ritorno. Quando Giovanni Andrea si presentò all’ovile +e mi vide, ci abbracciammo con affetto. La moglie, fuori di sè dalla +gioia, ci riabbracciò entrambi. Si era assicurata che la mia visita non +aveva uno scopo sinistro[22]. + +— Sei contenta, adesso? — le dissi — Dammi il fucile, poichè non posso +farne senza. Tuo marito mi è amico! + +Pernottai nell’ovile. L’indomani, dopo pranzo, si andò insieme a +caccia di lepri e di pernici, in compagnia di altre quattro persone. +I cani scovarono una lepre, che io sparai col fucile carico a palla, +colpendola alla testa. Poco dopo, sempre a palla, presi di mira una +pernice lontana e l’uccisi. + +Giovanni Andrea mi fece i complimenti, dicendosi impressionato della +mia bravura nel tiro, che conosceva solo per fama. + +Verso sera, quando ci trovammo soli, egli mi propose, in tutta +segretezza, di tenergli compagnia per togliere di mezzo un suo nemico. + +— Chi mai? + +Egli esitò alquanto, poi mi disse: + +— Antonio Francesco Piu. + +— Tuo cognato?! + +— Lui! Andremo a Portotorres a trovarlo; saremo in sei. Tu sparerai, se +ci sarà bisogno, altrimenti poco importa: avrai ugualmente i 200 scudi +che ho deciso di darti. + +Io gli risposi serio: + +— Dimmi, Giovanni Andrea: saresti tu contento ch’io ti uccidessi, se +tuo cognato mi offrisse 200 scudi? Tu, son certo, mi sborserai simile +somma con sacrifizio, mentre tuo cognato potrebbe anche duplicarmela... +Via, ricorriamo ad altri mezzi! A me basta l’animo di mettervi in +pace, senza spargere sangue e senza gettare la discordia nelle vostre +famiglie. + +Giovanni Andrea esclamò: + +— Non sai tu, dunque, che siamo otto uomini in causa, e se lui vive +possiamo ritenerci perduti? + +— Non preoccupartene. Dimmi solo: ci hai tu amici, nella Nurra, che ti +vogliano bene? + +— Ne ho molti. + +— Ebbene, portami dal tuo più fido! + +— Conosci Agostino Deroma, ricco proprietario della Nurra? + +— Oh altro! è un uomo buono, e mi piace. Andremo insieme da lui. + +Giorni dopo, infatti, andammo insieme all’ovile di _Saccheddu_, in _San +Giorgio_. + +Trovandomi solo con Agostino, gli dissi: + +— Dimmi, Agostino: vuoi tu bene a questi fratelli Sedda? + +— Sinceramente, come se mi fossero figli. Li ebbi pastori fin dal +giorno che li ho allevati in casa mia. + +— E ad Antonio Francesco Piu vuoi tu bene del pari? + +— Gli voglio bene, perchè per tre volte mi è compare di battesimo. + +— Vorresti, dunque, fare un buon servizio per il bene comune delle due +famiglie? + +— Ben volentieri, se mi sarà possibile. Dimmi che cosa vuoi. + +— Orbene: tu devi andare a Portotorres per presentarti al tuo compare +Antonio Francesco Piu. Fissandolo bene in viso per vedere l’effetto +delle tue parole, gli dirai così: «State in guardia, compare, poichè +ho veduto Giovanni Tolu in stretto colloquio con Giovanni Andrea Sedda +ed altri vostri cognati!» Mi riferirai al tuo ritorno l’impressione +risentita da Piu. Null’altro. + +— Se non è che questo, sei bell’e servito! + +Ritornato Agostino da Portotorres, mi riferì in confidenza, che Antonio +Francesco Piu aveva impallidito e si era turbato. + +— Benissimo. Ora lo abbiamo in mano! — esclamai contento; e rivolto ad +Agostino: + +— Chiedo un altro favore. Fra una quindicina di giorni ti recherai di +nuovo da Antonio Francesco per riferirgli in nome mio, che ho bisogno +urgente di abboccarmi con lui. + +La risposta di Piu a Deroma fu questa: + +«— Dirai a Tolu, che non posso per ora recarmi da lui; ma, se +avesse bisogno di qualche cosa, me lo faccia sapere, chè lo renderò +soddisfatto, senza pur bisogno dell’abboccamento.» + +Raccomandai allora ad Agostino Deroma di comunicare al Piu, ch’io +desiderava la sua riconciliazione coi cognati e cogli altri suoi +nemici. + +La risposta fu, che sarei stato soddisfatto. + +Le cose prendevano dunque una buona piega, ed io non frapposi indugio a +conchiudere la pace. + +Parlai di questo fatto con Giovanni Sechi e con altre persone +autorevoli e assennate della Nurra; ma tutti mi dichiararono di non +aver fiducia nella parola di Piu, il quale non era uomo da mantenerla; +motivo per cui sarebbe tornata vana la generosa opera mia. + +— Dio voglia che egli mi dia la parola! — risposi — se poi vi mancasse, +penserò io ad aggiustarlo! + + * + * * + +Fermo nel mio proposito, trovai modo di riunire una settantina di +persone in un dato punto; e quindi invitai Piu a recarsi alla Nurra. + +Egli vi accorse in compagnia di tre suoi amici: Antonio Vincenzo Melis, +Miali Ghera, e Filippo Cano, il famoso cacciatore. + +Per luogo di riunione era stato scelto un vasto campo nella regione +di _Puttu Esse_, sebbene io avessi proposto di riunirci in montagna, +per essere più al sicuro. Mi si era fatto osservare, che essendo in +settanta, e tutti armati, si poteva far fronte a cento carabinieri, in +caso di un assalto. + +— Quando i pericoli sì possono evitare — soggiunsi — è sempre meglio. +Parmi stoltezza mettere a repentaglio la vita per futili motivi. + +Gli amici insistettero, ed io mi lasciai convincere a rimanere in +_Puttu Esse_. + +Tutta la mattina fu impiegata nel divertimento del tiro al bersaglio. +Il bravo cacciatore Filippo Cano prendeva diletto a misurarsi con me, +ma io fui fortunato, e lo vinsi in tutti gli spari; poichè tenevo a non +fallire un colpo, quando mi trovavo in compagnia d’altri. + +Mentre le carni erano tutte al fuoco — poco prima di andare a pranzo — +determinai di sbrigare la cerimonia delle paci. + +La numerosa comitiva, divisa qua e là in gruppi, era intenta a +discutere e a chiacchierare allegramente. Chiamai allora da una parte +Antonio Francesco Piu e i suoi tre amici, e dissi loro, ridendo: + +— Vogliamo finirla colle ciancie? Bisogna prima far le paci! + +— Figlio mio — prese a dire Miali Ghera, ch’era il più anziano — noi +nulla sappiamo di queste ragioni e di queste paci. Fa tu; disponi come +meglio credi, e noi seguiremo il tuo consiglio. + +— Ebbene, m’incaricherò io della cosa; ma fate silenzio e lasciate per +un poco le ciancie. + +— Aggiustati, figliuolo! noi siamo qui a tua disposizione. + +Mi rivolsi a Piu, ch’era presente e non parlava. + +— E tu, Antonio Francesco, dichiari di sottostare a quanto farò io? + +— Ti ho dato la mia parola e la manterrò fino alla morte. Quello che ti +piacerà fare sarà sempre ben fatto: per me e per gli altri! + +— Sai che cosa dico? Dio vi guardi da una leggerezza! Colui che +mancherà di parola, non avrà più da fare coi propri nemici, ma con +me: con Giovanni Tolu, che ha assunto l’incarico di ravvicinarvi. Il +bandito della Nurra, saprà punire il traditore della fede! + +— È intesa! — esclamarono tutti. + +Feci in seguito chiamare Giovanni Sedda, e tolsi da tasca una reliquia, +che tenero involta in un fazzoletto. Questo talismano, benedetto da un +prete, lo portavo sempre meco, poichè serviva per il bestiame malato. +Lo si cuopriva di terra e vi si faceva passar sopra la mandra. Talvolta +le faceva bene, tal altra non faceva nulla. + +Presa in mano la reliquia, dissi rivolto a Sedda: + +— Farai, tu, quanto ti comanderò di fare? + +— Sono disposto a farlo! + +— Orbene: tu, che sei il più anziano della famiglia, dovrai cresimare +un figlio di tuo cognato Antonio Francesco Piu; e così voi sarete +compari d’olio santo. T’impongo pure in penitenza, che, tanto tu, +quanto i parenti e gli amici tuoi, ogniqualvolta vi recherete a +Portotorres, non dimentichiate di far visita a Piu nella propria +abitazione; e se Piu per caso non vi fosse, visiterete la moglie, o +la famiglia, o la sua casa. Voglio che ciò si adempia! Farai tu il tuo +dovere? + +— Lo farò. + +— Lo giuri? + +— Lo giuro. + +Recitato il mio sermone, invitai Antonio Francesco Piu e Giovanni Sedda +a mettere la mano sulla reliquia benedetta. Compiuto il giuramento, +dissi loro: + +— Manca ancora una formalità. + +— Quale? + +— Il bacio della pace. + +I due cognati si abbracciarono e si baciarono con trasporto. + +Ottenuta la conciliazione di questi due, feci chiamare l’altro fratello +Baingio Sedda, a cui domandai: + +— Farai tu quanto ti comanderò di fare? + +— Fino a morire! + +— Orbene: appena tua moglie ti partorirà un figlio od una figlia, devi +invitare Antonio Francesco Piu, tuo cognato, a tenertelo a battesimo; e +così sarete compari; e quando ti recherai a Portotorres, o vi andranno +i tuoi parenti ed amici, non dimenticherete di visitare in casa la sua +famiglia. Così voglio, e così sia. Sei disposto ad ubbidirmi? + +— Con tutto cuore. + +— Lo giuri? + +— Lo giuro. + +Alla mia esortazione seguì il solito giuramento sulla reliqua, +l’abbraccio, e il bacio della pace. + +Allo stesso cerimoniale sottoposi Giovanni Andrea Sedda, terzo cognato +di Antonio Francesco Piu. + +Venne poscia la volta di Giovanni Foi e di Baingio e Salvatore Pinna, +ai quali feci la stessa esortazione, invitandoli al giuramento, +all’abbraccio ed al bacio. + +I chiamati erano stati sei, poichè Piu mi aveva dichiarato di non +conoscere altri nemici. Io non insistetti per prudenza, ma sapevo che +ve n’erano parecchi altri, a lui ignoti. Non volli menzionarli per non +tradirli, disposto com’ero ad adoperarmi perchè non gli facessero male. + +Compiuta la cerimonia delle paci, si andò tutti a pranzo, in numero di +oltre settanta. + + * + * * + +Sdraiati sull’erba si mangiò con molto appetito, e regnò fra i numerosi +commensali la più schietta allegria. + +Sul finire del pranzo Filippo Cano, l’ottimo cacciatore, buttò in aria +un piatto, e poi lo mandò in frantumi con una fucilata a pallini. + +— Buttàtene un altro in aria! — gridai scherzando — chè non voglio +lasciar solo un buon tiratore come il signor Filippo! + +Fu lanciato un piatto a grande altezza; ed io, che avevo il fucile +carico a palla, lo puntai e feci fuoco, rompendolo in due. Tutti i +commensali proruppero in applausi, vantando il mio difficile tiro. + +La comitiva volle in seguito divertirsi a tirare ad una grossa +bottiglia, alla distanza di 200 passi. Io me ne stavo in distanza, +senza prender parte alla gara. Parecchi amici si accostarono a me: + +— Perchè non spari? + +— Perchè da un’ora non siete riusciti ad _uccidere_ una bottiglia. Se +io sparo l’_uccido_, e voi non vi divertirete più. + +— Pròvati! + +Puntai la bottiglia. Il primo colpo mi andò fallito; col secondo mandai +la bottiglia in frantumi. + +In altra parte del campo una ventina di tiratori erano intenti a +sparare, a 70 passi di distanza, un piccolo bicchiere, nel quale +avevano messo un fiore di papavero. Nessuno ebbe la fortuna di +colpirlo. + +Io, che stavo in disparte, conversando coi fratelli Sedda, mi avvicinai +alla brigata: + +— Perdio! voi fate vergogna ai tiratori. Siete da mezz’ora consumando +polvere e palle, e non riusciste a rompere un bicchierino. + +— Colpiscilo tu, dunque! + +— Non col mio fucile — dissi sorridendo — ma colla mia pistola. + +E armato il grilletto puntai... e il bicchierino andò in pezzi. + +Era la terza vittoria che io riportavo quel giorno, dinanzi alla +numerosa brigata, là convenuta per assistere alle paci. Non dovevo +certo vantare a mia superiorità sugli altri. Fin da ragazzo mi ero +esercitato nel bersaglio, e la mia condizione di bandito mi aveva +aguzzato maggiormente l’occhio. Ci era di mezzo la vita, se io falliva +un colpo! + +Quel giorno, nel campo di _Puttu Esse_, erano intervenute molte donne, +per preparare il pranzo a settanta persone; ma vi mancava la moglie +di Antonio Francesco Piu, dalla quale da tempo egli viveva separato. +Questa separazione era stata la causa prima dell’inimicizia coi +cognati. + +Alcune di queste donne, verso sera, mi chiamarono in disparte, per +raccomandarmi di rendere complete le paci, col ravvicinamento del +marito alla moglie. + +— Per oggi dovete rinunziarvi — risposi — Vi prometto di occuparmene +un’altra volta. + +Sull’imbrunire presi commiato dalla comitiva, e ciascuno tornò a casa. + + * + * * + +La riunione a _Puttu Esse_ aveva avuto luogo nei primi di maggio del +1858. Venuta la festa di San Gavino — la quale chiama molto concorso a +Portotorres — consigliai i cognati e le cognate di Piu di condurre con +loro alla casa di quest’ultimo la moglie Maria Antonia e le sorelle, +come per fargli visita. + +Si eseguì quanto io avevo consigliato. + +Quando Antonio Francesco Piu, entrando in casa, vide la propria moglie, +parve comprendere, e le disse tra il dolce e il grave: + +— Tu sei già stata altra volta in questa casa. Se vuoi rimanere, sei +padrona; se vuoi andartene, fa il piacer tuo. Dal canto mio ti dico, +che sarebbe meglio di fermarti! + +Si pianse tutti di commozione, e fu una giornata indimenticabile. +I cognati e gli amici presero commiato da Antonio Francesco Piu, +lasciandolo solo con Maria Antonia; la quale, da quel giorno, visse in +pace col marito, e benedisse la provvidenza che le aveva risparmiato +tante amare lagrime. + +Quando la comitiva tornò alla Nurra, le andai incontro sorridendo: + +— E Maria Antonia? — chiesi. + +— È col marito! — risposero tutti allegramente, e mi narrarono la scena +avvenuta. + +— Vedete? — conchiusi. — Quando c’è Dio per lo mezzo, le cose si +aggiustano sempre; ma bisogna credere in Dio, e non fare la vita dei +beduini! + +Antonio Francesco Piu si era riconciliato coi nemici, e la giustizia +volle tutti dimenticarli. Ed è così che si fanno le paci: coll’amore, e +senza spargere una goccia di sangue. + +Non pochi pastori della Nurra avevano dubitato della fede di Piu; +eppure s’ingannarono. Le paci durarono a lungo, e fu una grazia per le +due famiglie, ch’erano alla vigilia di distruggersi a vicenda. + +Soddisfatto e felice dell’opera mia, io ritornai nella solitudine: alla +mia vita randagia e tribolata. Tutti erano contenti — meno io ch’ero +riuscito ad ottenere la pace altrui. + +Per me non vi era che la dolce immagine della mia bambina; e quando +alla sera, stanco e sconfortato, mi sdraiai in un macchione, recitai la +mia solita preghiera pensando a lei — alla mia piccola santa! + + + + +CAPITOLO XIII. + +A «Monte Rasu.» + + +Le paci fatte a _Puttu Esse_, nonchè la riconciliazione dei coniugi +Piu, valsero a rendermi popolare nella Nurra, attirandomi le simpatie +di molte persone rispettabili di Sassari e Portotorres. + +La mia riabilitazione cominciava. + +Datomi alla macchia nel 1851, per sette anni i miei casi si erano +svolti in un’alterna vicenda di bene e di male. La mia vita era stata +come un’incostante giornata di novembre: — qua un lembo d’azzurro, là +una nuvoletta che offuscava il sole; a levante uno sprazzo di luce, a +ponente un orizzonte nero, che preannunziava il temporale. + +Forte nell’amore della mia figliuola, da tre anni vivevo tranquillo. +L’odio non aveva più tormentato il mio cuore, e la giustizia era stata +meno feroce nel perseguitarmi. Ma forse non meritavo tanta felicità, +poichè il destino volle mettermi di nuovo a dura prova. + +Sull’imbrunire di un giorno di maggio, in _Badde Cubas_, percorrevo a +cavallo un _cammino reale_ (così noi chiamiamo una strada di passaggio, +e di molto trafico in aperta campagna). Tormentato da più giorni da un +foruncolo all’anca, avevo ripiegato a mo’ di cuscino il mio cappotto +sulla sella, per meno inasprire la piaga. + +Ad un tratto mi trovai di fronte ad una brigata di sette uomini, che +cavalcavano di conserva. Li credetti carabinieri, poichè uno di essi +montava un cavallo grigio, simile a quello che soleva portare il +brigadiere. + +Piedi di sprone al cavallo e mi cacciai in un _cammino falso_ +(scorciatoia poco battuta). + +La trottata a precipizio mi aveva inasprito il foruncolo, in modo che +n’ebbi la febbre per parecchi giorni. + +Non senza disagio giunsi a _Monte Rasu_, all’ovile della vedova di +Paolo Sechi (l’amico del famoso bandito Alvau) dove con frequenza +solevo recarmi. Deciso di fermarmi colà fino a guarire, consegnai il +mio cavallo ad un servo, perchè me lo custodisse in una tanca vicina, +per averlo pronto in caso di bisogno. + +Parecchi giorni dopo il mio arrivo all’ovile, erano usciti dalla +stazione di Portotorres quattro carabinieri a cavallo, diretti alla +Nurra. Essi passarono in _Puttu Esse_, dove un certo Cosimo Mannu +lavorava la terra, insieme ad altri compagni. + +Era costui ritenuto dal popolo come un _indovino_, perchè in fama che +ogni notte i morti lo portassero in giro. + +Vedendo passare i quattro carabinieri, egli aveva esclamato rivolto ai +compagni: + +— È strano! Io vedo due morti su quel cavallo! + +— Non ti accorgi che sono quattro carabinieri vivi? — gli dissero i +compagni per canzonarlo. + +— No, vi dico! due di essi li vedo morti, e non ritorneranno a +Portotorres! + +Questa predizione, che mi venne riferita più tardi dagli stessi +lavoratori, aveva fatto il giro della Nurra, e fu argomento di +chiacchiere, le quali avvalorarono la chiaroveggenza di Cosimo Mannu. + +Io intanto me ne stavo tranquillo a _Monte Rasu_, poichè l’ovile era un +ritiro sicuro. + +Dopo essermi aggirato una mattina nei d’intorni di _Monte Rasu_, entrai +un momento nella capanna isolata, dove si trovava Maria Antonia Dore, +vedova di Paolo Sechi, intenta alla lavorazione dei formaggi. + +Entrato per mangiare un boccone in fretta e furia, mi ero chinato sul +focolare (scavato nel centro della capanna) per accendermi la pipa con +un po’ di bragia. + +Mentre stavo curvo, frugando colla pinzetta nella cenere, intesi il +latrato del mastino, ch’era legato a poca distanza dall’ovile, e in +pari tempo lo scalpitare di più cavalli che si avvicinavano. + +Mi rizzai in piedi sgomentato, ed armai i due grilletti del fucile, che +impugnavo colla sinistra. + +La capanna aveva due porte d’ingresso (l’una di contro all’altra) +chiuse da battenti, in cui era praticato un largo finestrino, per +lasciar passare l’aria e la luce — come è uso in quasi tutte le case di +campagna, e specialmente nella Nurra. + + [Illustrazione: I carabinieri a Monte Rasu] + +Come levai gli occhi al finestrino che avevo di fronte, vidi un +carabiniere che guardava dentro la capanna col fucile _sul pronti_. Gli +altri tre compagni, arrivati subito dopo, erano smontati da cavallo, +fermandosi a buon tiro verso le due porte — in modo da impedirmi +l’uscita, se avessi tentato scappare. + +Era l’identico caso di _Monte Fenosu_ — ma con maggior probabilità +di riuscita per parte dei carabinieri, poichè sicuri che la belva si +trovava al sicuro. + +Raccolsi tutto il mio sangue freddo, e pensai di sfuggire all’agguato, +ricorrendo ai mezzi che mi erano abituali: all’audacia ed al coraggio. + +Puntai addirittura il carabiniere che avevo di fronte, e feci fuoco. +La mia palla lo aveva passato da parte a parte, ed egli precipitò di +sella. + +La vedova di Paolo Sechi, che accudiva ai formaggi, si era data a +correre di qua e di là, strillando come forsennata; ma io, che volevo +non risentisse alcun danno, fui pronto ad afferrarla per la vita, e la +buttai in un canto della capanna, dicendole: + +— Che fai? Vuoi morir forse crivellata dalle palle? + +Così dicendo mi voltai di scatto verso la porta opposta; posi il +dito sul grilletto della canna carica, e mi precipitai con impeto +all’aperto. Veduto l’altro carabiniere, che alla distanza di 45 passi +cercava di colpirmi, mi fermai di botto, lo presi di mira, feci fuoco, +lo vidi cadere, e continuai la corsa verso il largo. + +Raggiunto il muro di cinta della tanca, e non riuscendo a scavalcarlo +per il foruncolo che mi tormentava l’anca, mi diressi all’imbocco della +viottola vicina, dov’era legata la cagna che allatava i piccini. Questa +mi si avventò come una tigre, addentandomi la giacca. Liberatomene con +uno strappo, presi allora una seconda viottola, dove i due carabinieri +mi raggiunsero, facendomi tre scariche quasi a bruciapelo. + +Continuai a correre come un capriolo, fra le palle che mi fischiavano +all’orecchio. + +Seppi in seguito, che i carabinieri, credendo di avermi gravemente +ferito, erano venuti a frugare fra le macchie, sperando di rintracciare +il mio cadavere. Ma io in quel momento ero già lontano, salvo, e +recitavo il rosario per l’anima dei trapassati. + +I due carabinieri, da me feriti gravemente, furono la stessa sera +trasportati su due carri a Portotorres, ed entrambi morirono. + +Fu asserito da taluni, che i quattro carabinieri non erano venuti a +_Monte Rasu_ in cerca di me, ma bensì in cerca d’acqua per abbeverare +i cavalli. Niente di più falso! Essi non avevano bisogno di spingersi +fino all’ovile di Paolo Sechi per provvedersi d’acqua. Usciti da +Portotorres avevano passato la notte nell’ovile di Vigliano Addis e +dei fratelli Gianichedda, dov’era molt’acqua. La mattina seguente, +verso le 9, avevano attraversato il fiumicello di _Boturru_, coll’acqua +al ginocchio, e vi potevano abbeverare i cavalli. Percorso altro +breve tratto di strada, erano passati dinanzi all’abbeveratoio della +_Sposada_, con acqua abbondantissima e buona. Di là a _Monte Rasu_ +non sono che 10 minuti di strada; motivo per cui non era la sete +dei cavalli che li spingeva alla capanna isolata, dov’io mi trovavo, +sofferente per il foruncolo. + +Era precisamente a _Boturru_ che essi avevano a lungo conferito con +certo Domenico Tignosu, loro fiduciario; e già sognavano di avermi +nelle mani. + +Domenico Tignosu, dopo lo scontro di _Monte_ _Rasu_, si era infatti +affrettato a lasciar la Nurra per stabilirsi a Sassari, prevedendo +giustamente ch’io non gli avrei risparmiato la pelle. + +È questa la verità vera; tutte le altre sono fandonie, messe in campo +per scusare la poca accortezza di quattro carabinieri imprudenti, i +quali si lasciarono sfuggire un bandito, dopo averlo bloccato in una +capanna isolata[23]. + + * + * * + +Sfuggito per miracolo alle fucilate di due carabinieri, continuai a +correre per una mezz’ora in campagna aperta, fino a che mi cacciai in +un macchione, dove rimasi quasi tre giorni senza prender cibo. Avevo la +febbre, perchè il foruncolo all’anca mi si era alterato, e non potevo +muovermi. + +Vivamente impressionato della morte dei due disgraziati, non ringraziai +neppure il Cielo di essere uscito illeso dalle palle dei carabinieri. + +Ciò non deve recar meraviglia: era l’effetto d’una mia fissazione. +Sentivo dentro di me una forza superiore, che non sapevo spiegarmi. +Più cresceva il pericolo, e più diventavo audace. Se mi avessero +detto: «là vi sono tre uomini appiattati che bisogna affrontare!» non +avrei esitato un momento a scagliarmi contro di essi. Nessuno de’ miei +compagni vantava quest’impeto temerario. Lo stesso Cambilargiu invocava +spesso la mia compagnia, confessando che meco sentiva più coraggio. Se +però ero audace in campo aperto, diventavo all’incontro un pusillanime +all’imbocco d’una viottola stretta, o dinanzi ad un nero macchione. +Ero capace di fare un lunghissimo giro, pur di non avventurarmi in una +viottola sospetta. Dicevo a me stesso: + +— Quando l’uomo ha la fede in Dio, o la coscienza della propria +ragione, egli deve affrontare qualsiasi pericolo. Se la nostra causa +è ingiusta, soccomberemo; ma se è giusta, riusciremo a sfuggire alle +palle di cento fucili. + +Molti credettero che io possedessi un talismano, che mi rendesse +invulnerabile. Dicerie ridicole! Il mio talismano era la cieca fede nel +volere del destino. + + * + * * + +Dopo essere stato tre notti e due giorni dentro ad un cespuglio, mi +diressi ad una capanna, dove mi sfamai con pane fresco. Di là passai +nell’ovile di un amico, col quale pochi giorni prima avevo scambiato il +fucile. Come mi vide, mi disse sorridendo: + +— Vedo che il mio fucile ti va bene! + +— Benissimo — risposi — In mia mano stanno bene tutti i fucili. Quando +la canna è diritta, l’occhio non può trovarsi a disagio nel prendere di +mira un bersaglio. + +Dopo lo scontro di _Monte Rasu_, molte squadriglie di carabinieri si +aggirarono nella Nurra per darmi la caccia. Vennero anche disposti +alcuni appiattamene nella speranza di cogliermi; ma io seppi deludere +gli agguati. + +Dirò anzi, che appunto in quel tempo ebbi a tiro diverse volte i +carabinieri. Una mattina, fra le altre, tre di essi vennero a mangiare +e a chiacchierare sotto il crepaccio d’una roccia, nel quale mi ero +cacciato un’ora prima. Se io lo avessi voluto, avrei potuto ucciderli +facilmente; ma a quale scopo? Ho sempre risparmiato i carabinieri, +poichè per essi non avevo mai nudrito odio — come mai ne hanno nudrito +i miei compagni. Non conobbi mai bandito, anche fra i più efferati, +che siasi vantato di aver fatto fuoco contro un carabiniere, quando da +questi non era stato molestato. + +L’autorità giudiziaria si preoccupa molto dello _sparar prima_ o dello +_sparar dopo_ in uno scontro coi carabinieri. Ma, santo Iddio! vorrei +vederli i signori giudici nei panni di un bandito, in simili frangenti! +Il problema parmi facile a risolvere. Non già chi spara prima, ma +chi spara dopo corre il pericolo della vita. Ognuno può riuscire a +sparar _primo_, ma nessuno riuscirà a sparar _secondo_, se il primo ha +l’occhio buono. Una sola cosa bisogna notare: che tutti i carabinieri +io li ho colpiti al petto! + +Confesso che mi spiacque l’incidente di _Monte Rasu_, e compiansi +sinceramente i due poveretti, che caddero vittima della propria +imprudenza, più che del proprio dovere. Da tre anni non perseguitavo +nessuno. Non solo andavo in cerca di miei nemici, ma pregavo il destino +che non li mettesse sui miei passi nei giorni dell’ira. Dopo l’incontro +colla mia bambina erano altri i miei intendimenti! + +Non devo però qui tacere, che la vista dei carabinieri a _Monte Rasu_ +mi gelò il sangue. In quel momento non pensai che a Maria Antonia — +alla mia figliuola, la quale, se fossi stato là ucciso, sarebbe rimasta +orfana e sola sulla terra. Divenni feroce, perchè mi sentivo più +attaccato alla vita. + +Non da me, ma dal destino vennero uccisi i due carabinieri di _Monte +Rasu_. E fu questo l’ultimo sangue umano sparso dal bandito Giovanni +Tolu! + + + + +CAPITOLO XIV. + +Lo scandalo d’una tresca. + + +Fu intorno a quel tempo, che, senza volerlo, cominciarono a pervenirmi +le notizie sulla condotta di mia moglie a Florinas. Dico _senza +volerlo_, poichè non mi ero mai occupato di lei, nè di lei volevo mi +si parlasse mai. Mi contentavo di lasciare quella disgraziata in preda +al suo destino. Vivente nell’abbandono e nella miseria, ella trascinava +l’anima nel rimorso e il corpo nel digiuno, in espiazione d’una colpa a +entrambi fatale. + +Per diversi anni il paese aveva ritenuto Maria Francesca come una donna +savia, rassegnata a subire cristianamente la sua cattiva sorte. Io, +invece, da qualche tempo ero informato, che il contegno di lei non era +così onesto ed esemplare, come si dava ad intendere ai credenzoni. Il +sospetto d’una tresca, che prima vagamente e poi con più insistenza si +metteva in giro, era diventato realtà. + +Una donna che abitava nella casa vicina, affacciandosi per più notti +ad una finestra che dava sul tetto della casupola di Maria Francesca, +aveva udito distintamente la voce di un uomo. Sorpresa dalla strana +conversazione in casa della sarta ad ora sì tarda, ne aveva dato avviso +ad alcuni amici; i quali, volendo conoscere il misterioso visitatore +notturno, avevano deciso di fargli la posta per darsi spasso[24]. + +Nei villaggi — dove i passatempi son pochi, e molti gli oziosi — gli +scandali servono di pascolo ad ogni ceto di persone, buone e cattive. +Quei curiosi rimasero in vedetta lungo la notte; finchè al mattino, +un’ora prima dell’alba, videro aprirsi la porta della casupola di +Maria Francesca, ed uscirne un uomo incappucciato. Pedinatolo per +diverse mattine, riuscirono a ravvisarlo. Era Baingio Maronzu, modesto +macellaio, piccolo commerciante di bestiame, e amante di mia moglie. + +La notizia si divulgò, fece chiasso, divenne pubblica. Le comari +del paese, la cui lingua non riposa neppur nel sonno, si diedero a +commentarla, ora accusando, ed ora scusando Maria Francesca, a seconda +i rapporti di amicizia o di parentela coll’adultera. Alla piccante +avventura (per sè stessa poco singolare) si volle dare una grave +importanza per i personaggi che vi erano implicati. Trattavasi della +moglie di un famoso bandito vivente, e di un ganzo ammogliato, padre di +cinque figli. Si diceva da tutti con raccapriccio: + +— Che farà Giovanni Tolu dei due colpevoli?! + +Ma Giovanni Tolu era tranquillo nella Nurra, nè pensava a consumare +una carica di polvere e due palle contro una donna che più non gli era +moglie, ed alla quale, da qualche anno, aveva strappato la figliuola, +prevedendo quanto sarebbe avvenuto. + +Dopo la nostra separazione — come ho detto ultra volta — i genitori di +Maria Francesca non si erano più recati a far visita alla figliuola, nè +avevano ad essa permesso di visitarli con troppa frequenza. Essi davano +ad intendere, che ciò si voleva per non inasprirmi; ma il vero scopo +era quello di non volersi sagrificare a soccorrere la poveretta, da +essi traviata. + +Eppure io sapeva, che Salvatore Meloni e sua moglie, tanto schizzinosi +nell’avvicinare la figliuola, non sentivano scrupolo a ricevere in casa +Baingio Maronzu; il quale faceva loro parte delle carni che macellava. +La studiata generosità era servita di mezzo al buon amico per la sua +relazione illecita con Maria Francesca; la quale, in quel tempo, aveva +forse più bisogno di pane, che delle carezze di un padre di cinque +figli! + +Quando la notizia della tresca pervenne alla Nurra, già da una +settimana ero informato di uno scandalo maggiore. I miei parenti, che +vigilavano ad occhi aperti, erano venuti a dirmi: + +— Bada, Giovanni! Tua moglie trovasi in istato d’inoltrata gravidanza! + +L’ambasciata non mi giunse amara, nè mi fece montare sulle furie; +pensai invece a premunirmi contro lo scandalo, rendendo pubblico il +fallo di mia moglie. + +Feci subito scrivere due lettere a Florinas: una al sindaco dottor +Serra, e l’altra al rettore Dettori, annunziando loro la gravidanza +illegittima di mia moglie, ed avvertendoli di farla sorvegliare, perchè +allevasse la creatura che da lei sarebbe nata. + +Ammonita da entrambi sollecitamente, Maria Francesca protestò contro la +diceria calunniosa; ma il dottor Serra le fece conoscere la pena che il +Codice Penale infliggeva, a chi avesse tentato di far sparire il frutto +della propria colpa. + +— Il fatto è ormai noto al paese — conchiuse il sindaco — ed io più di +ogni altro sono in grado di affermare il vero! + +I miei parenti, dietro gli ordini da me ricevuti, raddoppiarono la +vigilanza, benchè inutilmente. La scaltra donna, assistita da alcune +comari compiacenti, riuscì a mandar fuori di casa il neonato, senza che +alcuno se ne avvedesse. Il bambino fii esposto e raccolto nel paese di +Bonnanaro, e i due funzionari non poterono far nulla. + +Sparsasi la voce dell’interessamento da me preso per la gravidanza +di mia moglie, i due adulteri si sgomentarono, credendo scioccamente +ch’io non avrei frapposto indugio a massacrarli. Da soli tre giorni +era avvenuto il parto, quando i due colombi lasciarono Florinas per +fuggirsene a San Gavino Monreale, al di là di Oristano. Mia moglie +riuscì a collocarsi come balia a Cagliari; e Maronzu, non ritenendosi +abbastanza sicuro nell’isola, si recò a Portotorres, e di là prese +imbarco per Marsiglia, abbandonando la druda, la moglie, e tutti i suoi +figliuoli. + +Morta la bambina affidatale come balia, Maria Francesca lasciò Cagliari +per ritirarsi nel villaggio di San Gavino Monreale, dove non tardò a +raggiungerla il suo drudo, stanco della vita miserabile che menava in +Francia. + +Dopo circa due anni di assenza, l’uno e l’altra vollero far ritorno a +Florinas; ma vivendo in continue angustie per paura della mia vendetta, +spiccarono di nuovo il volo per San Gavino. Ivi Baingio acquistò una +casetta in nome di mia moglie, coi risparmi fatti nella miniera di +Monteponi, dove venne accettato come manovale. + +Non sono molti anni che quella donna leggera, benchè inoltrata negli +anni, si separò dal drudo per unirsi ad un vecchio militare in ritiro. + +Così appresi per caso dalle chiacchiere degli amici — poichè, lo +ripeto, non volli mai occuparmi di una donna, che non ho riveduto da +oltre quarant’anni, e che spero di mai più rivedere in questo mondo, nè +nell’altro. + +La voce pubblica (che viene chiamata _voce di Dio_, sebbene non ne +azzecchi mai una!) andava dicendo, che io avessi più volte tentato +di uccidere i due adulteri, tendendo loro un agguato. Nulla di più +falso! — Dirò, anzi, che più d’una volta ebbi a tiro di fucile Baingio +Maronzu, ma mi guardai di spararlo, per non perdere una carica di +polvere e due palle. Così pure dirò, che facilmente avrei potuto +uccidere Maria Francesca; poichè se da lei mi fossi creduto offeso, +sarei stato capace di pugnalarla nella propria casa, dentro Florinas. +Ho già detto, come per togliere la vita a Francesco Rassu (da me ferito +in campagna) io mi fossi spinto fin sulla soglia della sua abitazione, +poc’ora dopo che n’erano usciti il medico ed il pretore. + +Perchè, d’altronde, uccidere Maria Francesca? La pagavo col disprezzo, +ma non l’odiavo. Giovane inesperta, mal consigliata, abbandonata da’ +suoi genitori, vivente nella miseria, era caduta nel fango per colpa +d’altri: di quel sordido prete, a cui Dio avrà chiesto conto dell’anima +buona da lui traviata. Chi lo sa? forse io devo alla piccola Maria +Antonia, se non divenni allora un ussoricida. Non avrei certo esitato +ad uccidere mia moglie; ma non potevo uccidere la madre della mia +figliuola! + +Erano dunque abbastanza puniti i due adulteri, ed io per essi non +dovevo compromettere la mia coscienza. Baingio Maronzu, d’altra parte, +non si era unito a mia moglie, ma ad una donna da me ripudiata, e che +più non mi apparteneva. Anch’io era stato reo dello stesso peccato, nè +avrei saputo in altri punirlo[25]. + +Per Maria Francesca si era avverata la mia profezia. Dopo la +nostra separazione avevo detto a’ suoi parenti: — voi ne farete una +sgualdrina! + +Destino di questo mondo! Io, abile lavoratore; lei, buona massaia, +eravamo nati per vivere felici nella nostra casetta di Florinas. E +invece, che fu di noi? Battemmo disgiunti una falsa strada: quella +dell’infamia. Chi eravamo noi? Io, il bandito della foresta — lei la +druda di un ammogliato. Fuggiaschi entrambi da un punto all’altro +dell’isola, avevamo bisogno di nasconderci: lei per dar la vita a +figliuoli bastardi — io per toglierla a’ miei persecutori! + +Un solo cruccio ho risentito per l’abbiezione di Maria Francesca: — la +mia figliuola meritava una madre migliore! + +Oh quante volte, quando mi sedevo la bambina sulle ginocchia, io le +diceva, senza che mi comprendesse: + +— Povera creatura! tu sei alta poco più del mio coltello omicida; +nessuno ti conosce, nessuno ti cura, nessuno sa quanto vali! Eppure +dovrebbero adorarti in ginocchio come una Madonnina! Eppure molti +contadini e signori di Florinas dovrebbero caderti ai piedi, per +ringraziarti delle vite che hai risparmiato al nostro paese! Molto +sangue avrei sparso ancora, se io non ti avessi incontrato sul mio +cammino! Non ti manca che una sola virtù, figliuola mia: — quella di +non aver saputo spegnere nel mio cuore l’odio verso il prete Pittui — +verso l’uomo fatale, che a me tolse la pace... e a te la madre! + + + + +CAPITOLO XV. + +I ladri di buoi. + + +La mia figliuola aveva continuato per lungo tempo a frequentare la +scuola di Portotorres, cattivandosi la benevolenza della maestra +e delle sue compagne. L’allontanamento dal paese della strega, che +batteva le scolare, aveva in lei ridestato l’amore allo studio ed ai +lavori di cucito. + +Appena raggiunta l’età di 16 anni, Maria Antonia dichiarò di non voler +più sapere di lezioni. Si sapeva grandicella, e voleva ritirarsi in +casa. + +Non aveva torto. Per la povera gente l’istruzione deve avere un limite. +Lo studio è buono per i soli signori, e noi abbiamo bisogno del lavoro +per tirare innanzi la vita. + +Uscita per sempre dalla scuola, Maria Antonia andò a convivere con mia +sorella Andriana, maritata a Ignazio Piana. + +La mia figliuola era una ragazza assennata, piena di spirito, e si era +data volontariamente al lavoro, per accudire alle faccende domestiche. +Le due mie sorelle le tenevano buona compagnia e l’educavano bene, +poichè nostro padre ci aveva tutti allevati rigidamente, all’antica, +senza grilli per la testa, e senza quelle sciocche tenerezze, assai +spesso nocive alle tenere piante. + +La famiglia d’Ignazio Piana si componeva di marito e moglie, di tre +figli e di una nipote, che si era voluto addossare. Ignazio aveva casa +propria a Portotorres, che abitava durante il tempo della manipolazione +dei formaggi; negli altri mesi si ritirava colla famiglia negli ovili +della Nurra di Portotorres — cioè a _Monte erva_ (lontano un due ore +dal paese), o alle tanche di _S. Lucia_ e di _Campo cervo_, distante +un’oretta. + +Come la mia figliuola entrò in casa d’Ignazio ad accrescere il numero +dei componenti la famiglia, si era data a cucire, a far pane, ed anche +a lavare; poichè da noi si fa di tutto, ed il saper leggere e scrivere +non doveva darle diritto a starsene colle mani in mano. + +Andavo ogni tanto a trovar Maria Antonia, oppure le scrivevo, se avevo +bisogno di dirle qualche cosa. + +Oltre all’ingrato mestiere di bandito, da una diecina d’anni mi ero +assunta l’incarico di far da mamma alla mia creatura; epperciò lavoravo +con più ardore, dovendo pensare al suo avvenire. Seminavo grano +proprio, possedevo una mezza dozzina di buoi, ed anche qualche gregge; +il tutto affidato alla custodia ed alle cure de’ miei cognati; poichè +la mia vita di girovago, di fuggiasco, e di perseguitato, non poteva +permettermi di aver campi, pecore e mandrie di mia proprietà. Col +lavoro assiduo e coi risparmi avevo accumulato il poco che possedevo; +ed ero orgoglioso di vantarmene, colla coscienza di non potermi +rimproverare il minimo furto. Dovevo tutto a me stesso, e niente agli +altri! + +Sentendomi più tranquillo dopo il ritiro di mia figlia dalla scuola, +continuai a gironzare di qua e di là, considerando ch’era imprudenza +fermarmi a lungo in un punto fisso. + +In quel tempo si era a me unito Giovanni Maria Ibba — che fu l’ultimo +bandito ch’ebbi a compagno di ventura. Come ho fatto per gli altri, +dirò poche parole sulla vita di costui. + + * + * * + +Giomaria Ibba era un mugnaio; il quale un bel giorno, per presunti +danni cagionati al suo orto, aveva preso a bisticciarsi con Luigi +Marceddu — l’uccisore a tradimento di Pietro Cambilargiu. + +Persistendo Marceddu a darsi ragione colle minacele, il mugnaio gli +disse: + +— Senti: è meglio finirla qui, perchè saresti capace di darmi una +fucilata alle spalle, come hai fatto col bandito osilese. + +E impegnata una lotta corpo a corpo con lui, Ibba riuscì ad atterrarlo, +e a spaccargli il cranio con una grossa pietra. Sotterrato quindi il +cadavere nell’orto, vi piantò i pomidoro, che inaffiò accuratamente. + +Scoperto il cadavere, Giomaria Ibba si salvò colla fuga, e fece il +bandito. Accortosi poco dopo che un altro mugnaio cercava di fargli la +spia, riparò nella Nurra, e venne a trovarmi, pregandomi di prestargli +mano per uccidere il collega delatore. + +— Io non ho più nemici, nè voglio più averne! — risposi — Ti avverto +solo di non avvicinarti a Sassari, perchè colà la giustizia ha +cent’occhi! + +— Che importa? So bene che finiranno per uccidermi; ma è meglio che io +mi vendichi! + +Così egli mi rispose, e continuò a rimanere con me nella Nurra, finchè +si decise a far ritorno a Sassari. Quivi riuscì ad uccidere, prima il +mugnaio spia, e poco dopo il maresciallo Piras sullo stradone di Sorso. + +Affidatosi in Sassari ad un amico suo, comprato dalla Polizia, questo +denunziò il rifugio del bandito. Assalito dai carabinieri, Giomaria +Ibba cadde colpito dalle loro palle[26]. + +Ed ora riprendo il filo della mia storia. + + * + * * + +In compagnia del bandito Ibba, passai un giorno dinanzi all’ovile +d’Ignazio Piana, il marito di mia sorella Andriana. + +Come mio cognato mi vide; esclamò: + +— Guarda combinazione! Poc’ora fa erano qui a cercarti due amici di +Banari. + +— Chi erano dessi? + +— I fratelli Antonio Maria e Salvatore Pes. + +— Che volevano? + +— Volevano incaricarti della ricerca di tre paia di buoi, che furono +loro rubati. I buoi, però, sono qui nella Nurra! + +— E chi può saperlo? + +— Lo so io, che li ho veduti, e lo sa Giovanni Lepuzza, che si trovava +con me[27]. + +— E come li avete veduti? + +— I ladri hanno aperto una breccia nel muro di _Lècheri_, hanno passato +i buoi in _Badde arcu_, portandoli alla tanca di _Pedra carpida_, dopo +aver loro legato le zampe anteriori (_trobidos_). + +— Chi accompagnava i buoi? + +— Il ploaghese Tiringone, domiciliato a Portotorres, e altri due che +non abbiamo potuto ravvisare per l’ora tarda. + +— E i due fratelli Pes donde venivano? + +— Da Portotorres, dove si erano recati per raccomandarsi a Giovanni +Lepuzza. + +— E perchè si rivolsero a costui? + +— Perchè a un suo fratello, carabiniere, era un giorno scappato il +cavallo, che fu rintracciato dai Pes. Grato del servizio resogli, il +carabiniere li esortò a comandarlo, ove avessero avuto bisogno di lui. + +— Che rispose Lepuzza ai fratelli Pes? + +— Lasciò scapparsi sbadatamente: — Perdio! gli stessi buoi! — Recatosi +quindi da Tiringone aveva detto: + +«— Ho in casa due amici banaresi in cerca dei buoi, che l’altra sera +avete portato alla tanca di _Pedra carpida_. + +«— E che? hai forse tu detto dov’erano? + +«— No... non ho detto niente! + +«— Ebbene, ascolta: tu avrai la parte dei buoi da noi presi, se ci +metteremo d’accordo per dire ai banaresi che i buoi non ci sono. +Condurremo i due amici altrove, per far loro perdere le traccie. + +«L’indomani, infatti, Lepuzza e Tiringone condussero i fratelli Pes +a cercare i buoi... dove non c’erano. Fattasi tarda l’ora, dissero ai +banaresi: — Potete tornarvene al paese. Faremo noi la ricerca dei buoi. + +«I Pes presero commiato, dicendo: — Noi siamo amici di Giovanni Tolu. +Fategli i nostri saluti! + +«Prima di partirsene (conchiuse mio cognato Piana) i fratelli Pes +vennero in cerca di me per narrarmi il caso; ed io sorrisi dicendo +loro: — Andate pure, chè quando troveremo i buoi sarete avvisati.» + +Come mio cognato terminò il racconto, si andò tutti a cena, compreso +Ibba, e si continuò a parlare dell’incidente. + +— Dunque i buoi furono veduti da te e da Giovanni Lepuzza? + +— Altro che! — rispose. + +— E perchè Lepuzza non condusse addirittura i fratelli Pes alla tanca +dov’erano i buoi? + +— Glie lo dissi, ma mi rispose: — sai bene ch’io sono molto povero, +e mi fa comodo la porzione che mi verrà data, quando si riuscirà a +vendere i buoi.» — Lo rimproverai della sua poca lealtà, ma si limitò a +confessarmi, che la promessa di un compenso lo aveva acciecato. + +Appena finito di cenare, mi recai con Ibba a _Campanedda_, e chiesto al +servo ove fosse Francesco Silvanu, rispose ch’era a letto. + +— Digli che si alzi subito, perchè Giovanni Tolu ha bisogno di +parlargli. + +Quegli si vestì e venne ad aprirci. Io gli dissi a bruciapelo: + +— Senti, Francesco: i buoi che tu hai nella tanca appartengono a +Banari; si hanno le traccia, e non si cesserà dal cercarli, finchè si +troveranno. Sono proprietà di gente ricca, che ha molti amici! + +— Non so nulla di quanto mi dici! — mi rispose Silvanu. + +— Non mentire: tu lo sai! Bada che _compare_ Maurizio, il capo dei +ladri di bestiame, ha già deciso di restituire i buoi al padrone, per +evitare lo scoprimento dei rei! + +Silvanu rimase come di sasso, non immaginando certo che le parole di +compare Maurizio fossero un’invenzione mia. Pensò alquanto e rispose: + +— Dimmi che cosa devo fare! + +— Farai come ti dico. Per evitare pericolose testimonianze, condurrai +di notte tempo i buoi nella tanca di mio cognato Piana, legati come si +trovano. Non si saprà così, da nessuno, chi ve li abbia messi. + +L’indomani notte, infatti, fu trasportato il bestiame, come avevo +suggerito. + +Quando all’alba mio cognato vide i buoi nella sua tanca, ne diè subito +avviso ai banaresi, perchè se li ritirassero. + +I fratelli Pes, in precedenza, avevano fatto la denunzia del bestiame +mancante al pretore ed ai sindaci dei paesi vicini. + +Divulgatasi la notizia del fatto, il pretore di Portotorres mandò a +chiamare Ignazio Piana per chiedere schiarimenti. + +— Chi ha messo i buoi nella tua tanca? + +— Lo ignoro. Giorni prima avevo informato mio cognato Giovanni Tolu +della mancanza dei buoi, ma non so se li abbia portati lui od altri +alla tanca. Io feci il mio dovere avvisando i padroni. + +Il pretore volle interrogare anche mia sorella Andriana e la mia +figliuola, che in quel tempo si trovava all’ovile. Quest’ultima +rispose, con molto spirito, che le donne s’intendono di tela e di lino, +non di buoi nè di pecore. + +Io fui ben lieto di aver adempiuto al mio dovere, facendo restituire la +roba d’altri, senza denunziare i ladri. + + + + +CAPITOLO XVI. + +Bue per bue! + + +Compare Maurizio, Giovanni Lepuzza, Baingio Matagnu, i fratelli +Tiringone, e molti altri componenti la compagnia dei ladri di buoi, +furono risentiti contro di me, per la preda loro sfuggita. I buoi +rappresentavano un valore di circa 400 scudi; e i ladri, per mia colpa, +si videro costretti a rinunziare ad un lauto dividendo. Fatta congiura, +stabilirono di vendicarsi. + +Uno dei fratelli Tiringone (mezzo scemo) amoreggiava con una ragazza +di Florinas; alla quale raccontava, per vanagloria, tutte le prodezze +della compagnia dei ladri, di cui egli faceva parte. La ragazza, +con ingenuità, diceva tutto al padrastro Salvatore Bazzone, il quale +era fratello di un mio cognato, amicissimo mio. Questi mi avvertiva +per mettermi in guardia — e così mi era noto ogni tranello ed ogni +chiacchiera a mio riguardo. Gli amori della donna mi hanno sempre reso +dei grandi servigi. + +Un giorno Tiringone lasciò sfuggirsi: + +— Giovanni Tolu si accorgerà ben presto dell’errore fatto, +costringendoci a restituire i buoi ai banaresi! + +Questa minaccia, ed altre di simil genere, pervenivano ogni tanto al +mio orecchio, e si rinnovarono con frequenza per lo spazio di un anno. + +Io rideva, perchè di questa gente non avevo paura. Guai a loro se +avessero osato molestarmi! + +Una notte Giovanni Lepuzza, membro della famosa compagnia organizzata +nella Nurra, aveva tentato di far uscire dalla tanca di mio cognato +Piana una ventina di buoi, fra i quali ve n’erano miei, di Giovanni +Puzzone, e di altri che pagavano il pascolo al proprietario delle +terre. Sebbene i cani non avessero abbaiato (perchè conoscevano +Lepuzza, un tempo consocio di Pinna) i buoi quella notte non si +poterono portar via, per la troppa loro grossezza. + +Trascorso un mese, Lepuzza ritentò il colpo, e questa volta gli riuscì +di portar via una ventina di buoi, che condusse fino a _Montixiu Àinu_, +dove era riunita la combricola dei ladri compagni. + +Le bestie furono messe dentro una tanca chiusa, lontana una mezz’ora +dall’ovile di mio cognato. Temendo che la detonazione dei fucili non li +tradisse, i ladri pensarono di uccidere col ferro, anzichè col piombo, +i buoi designati. Gettato il laccio a quattro bestie, che lor piacque +scegliere, le scannarono. + +Tre di questi buoi erano i miei — il quarto di Giovanni Puzzone. È +certo, però, che il bue di quest’ultimo fu creduto pur mio, poichè ne +avevo uno simile nella tanca di mio cognato. + +Ignazio Piana e il Puzzone, accortisi verso l’alba della mancanza dei +buoi, si diedero attorno per rintracciarli. Essi rinvennero qua e là, +vaganti, tutti i vivi, ma invano cercarono gli altri quattro. + +Arrivato la sera da Portotorres, Giovanni Lepuzza si presentò all’ovile +di mio cognato Piana, il quale lo informò dei quattro buoi mancanti. + +— Andiamo a cercarli! — disse con affettata premura; e si mossero. + +Lepuzza, con sorpresa di Piana, si diresse verso _Montixiu Àinu_, dove +trovarono i quattro buoi scannati, e già scorticati. I ladri avevano +portato seco i cuoi, che depositarono più tardi nell’ovile di un loro +amico, e parente. + + * + * * + +Due giorni dopo — ignaro di quanto era accaduto — capitai con un +compagno nell’ovile di mio cognato (ch’era assente) e dissi a mia +sorella Andriana: + +— Dacci pane e vino, se ce ne hai. Abbiamo bisogno di mangiare un +boccone, per continuare la nostra strada. + +Mia sorella, molto seria, accentuando le parole, mi rispose con doppio +senso: + +— Oggi non ti mancherà carne, Giovanni! Ne abbiamo cotta, ed anche +cruda! + +— Che vuoi dire? Spiegati! + +— Voglio dire, che ti hanno ucciso quattro buoi! + +Il sangue mi montò alla testa; ed ascoltai muto, come intontito, la +storia dell’uccisione, che Andriana mi andava esponendo. + +Mio primo pensiero fu quello di correr subito in cerca di Lepuzza per +dargli una fucilata. Si trattava del mio peculio assottigliato, del +mio risparmio guadagnato col sudore della fronte. Venne in seguito la +riflessione, e considerai che la morte di Lepuzza non avrebbe potuto +indennizzarmi del bestiame perduto. + +Sedetti a tavola, sorrisi sinistramente, e dissi rivolto a mia sorella +con finta gaiezza: + +— Andriana; portaci pane e vino, e non pensiamo ad altro. Quei furfanti +l’hanno sbagliata. Dovevano prima uccider me... poi le mie bestie! + +Appena terminato il pasto, dissi alla mia figliuola, ch’era venuta a +carezzarmi: + +— Maria Antonia; recati subito a Portotorres, e va in cerca del +canonico. Portagli dieci scudi; e digli a mio nome, che celebri una +messa alle _Anime del Purgatorio_, col _cavallo dei morti_ in mezzo +alla chiesa.[28] + +Tornato all’ovile dopo due giorni, Maria Antonia venne a riferirmi, +che il prete Giomaria Sanna (a cui si era rivolta) aveva ricusato il +danaro, dicendo che non poteva prestarsi a lanciar _scomuniche_ in nome +di un bandito. + +Rimandai la figliuola al curato della basilica, pregandolo che dicesse +una messa di due scudi a Sant’Antonio _del fuoco_. Questa volta venni +esaudito. + +Non devo tacere, che il prete Sanna ha mancato al suo dovere. Io so, +per essere stato sagrestano, che un devoto (purchè paghi!) ha diritto a +qualunque funzione in chiesa. + +Recatomi l’indomani nell’ovile di un pastore (parente dei ladri) mi si +domandò se era vero che mi avessero ucciso tre buoi. + +— È verissimo! — risposi — ma vi assicuro che sarò indennizzato, anche +se ai ladri si screpolasse la pianta dei piedi![29] + +Il pastore ammutolì inorridito. + + * + * * + +Era intanto venuta la bella stagione, in cui diversi avvocati di +Sassari solevano recarsi alla Nurra, per passare un mesetto in +divertimento. + +Gli avvocati — esterno una mia opinione — sono gente che hanno +l’abilità di barcamenarsi fra amici e nemici, per trarne all’occasione +qualche cliente. + +Come seppi dell’arrivo dei villeggianti, mi presentai ad uno degli +avvocati, ch’era informato del caso accadutomi, perchè contava molti +amici nella Nurra. + +— Ma perchè te li hanno uccisi, questi buoi? — mi domandò egli. + +— Perchè ho fatto restituire ai banaresi quelli rubati dalla combricola +dei ladri, capitanati da compare Maurizio! + +— E sei proprio sicuro di quanto dici? + +— Ne domandi agli amici della Nurra, e sentirà la risposta. I ladri +avrebbero dovuto ringraziarmi, perchè non li ho compromessi colla +giustizia. Mi hanno invece pagato col più nero dispetto! + +— Non dubitare; parlerò io con compare Maurizio. Lo conosco per un +buon uomo, e mi dispiace che egli abbia male, perchè è un mio compare +di battesimo. Non appena avrò conferito con lui, ti avviserò con un +biglietto, che tu brucierai. + +Quando presi commiato, egli mi regalò tre scudi per farmi un paio di +pantaloni. + +Dopo qualche tempo ricevetti una sua lettera, nella quale mi diceva di +aver imposto a compare Maurizio di riunire i suoi amici per aggiustare +l’affare dei buoi, il cui prezzo mi verrebbe pagato in rate, o nel modo +più conveniente. + +Trovandomi un giorno nell’ovile di mio cognato Piana (in _Campu Cervu_) +capitarono là, provenienti da Portotorres, compare Maurizio, Giovanni +Lepuzza, i tre fratelli Tiringone, ed altri compagni della famosa +comitiva. + +Li vidi da lontano e mi nascosi nelle vicinanze, senza che mi vedessero. + +Chiesto di me, mio cognato rispose: + +— Giovanni non si è veduto in questi giorni; ma se avete qualche cosa a +dirgli, parlate pure, chè io troverò mezzo di riferirglielo. + +Allora compare Maurizio e i Tiringone, con un’audacia senza pari, +si scagliarono addirittura contro Giovanni Lepuzza, accusandolo +dell’uccisione dei buoi — forse coll’intento di mettere lui solo +in causa, ed a tiro del mio fucile. Lepuzza tentò difendersi; ma i +compagni alzarono tanto la voce, che quegli fu costretto ad ammutolire. + +La combricola si fermò nell’ovile tutta la giornata, sollevando +questioni sul fatto de’ buoi, ma senza nulla conchiudere. + +Quando mio cognato mi riferì quanto si era discusso, gli feci notare +che si trattava di uno strattagemma. Essendo Lepuzza un intruso nella +società dei ladri, poco ad essi importava se lo avessero ucciso, o +chiamato in causa. + +Volendo metterli alla prova, dissi a mio cognato: + +— Fammi il piacere di recarti a Portotorres. Dirai a compare Maurizio +ed ai suoi compagni, che sabato li aspetto qui. Quando verranno, tu +li tratterrai nell’ovile per un’oretta; in seguito li condurrai alla +_Tribuna_. + +Disposi nel frattempo, che nel giorno indicato si recassero alla +_Tribuna_ alcuni miei parenti ed amici, tutti armati. + +In quei giorni mio fratello Giomaria si trovava all’ovile, perchè +consocio di mio cognato nell’agricoltura. + +Il sabato, fedeli all’appuntamento, i capi-ladri si presentarono +all’ovile; e di là, dopo un’ora, furono condotti da Piana alla +_Tribuna_, dove già si trovavano i miei, cioè: Giomaria, l’altro mio +cognato Martino Fiori, ed i fratelli Giovanni e Ignazio Puzzone. + +Compare Maurizio era venuto coi tre fratelli Tiringone, cioè Ciccio, +Antonio Giovanni e Billia. Mancava Lepuzza, perchè si era rifiutato a +tener loro compagnia. + +Io intanto mi ero fermato nell’ovile di Antonio Maria Sassu, volendo +presentarmi alla comitiva quando tutti erano a posto. Pregai l’amico +pastore che lasciasse venir meco il suo figliuolo quindicenne, al quale +fu dato un fucile, che io caricai a palla. + +Mossi finalmente verso la _Tribuna_, raccomandando al giovinotto di +starmi sempre vicino, perchè all’occasione potessi servirmi dell’arma +sua. Fu sempre mio sistema di premunirmi contro qualunque possibile +evento. + +Come giunsi al sito designato, vidi i componenti la comitiva sdraiati +qua e là sull’erba. + +Mi avvicinai sorridente; e alludendo ad una caccia finita dissi loro: + +— Non avete abbrustolito i cinghiali? + +— Non ancora! — rispose mio fratello. Gli altri tacquero. + +Diedi un’occhiata in giro: + +— Ma qui non vedo Giovanni Lepuzza! + +— Non è voluto venire. + +— Bisognava condurlo! + +— Dovevamo forse trascinarlo per i piedi? + +— Sicuro: anche a viva forza, dandogli parola che nessuno lo avrebbe +qui offeso. Temevate forse che io lo uccidessi? Colui che voglio +uccidere non ha bisogno di disturbarsi per venirmi a trovare: — so +andare io da lui; e se lo cerco lo trovo! + +Nessuno rispose. Compare Maurizio disse: + +— Noi siamo qui, pronti a fare quello che vuoi! + +Mi rivolsi a lui: + +— Ma io non sono un bambino da menar per il naso. Tu sei il capo +dei ladri! e come capo devi radunare i tuoi amici perchè mi venga +rimborsato il prezzo dei tre buoi che mi avete ucciso. Chiacchiere non +ne voglio da nessuno. Ne ho già udito abbastanza! + +E così dicendo, voltai loro le spalle, e me ne andai. + +— Ma quest’uomo è sulle furie e non vuole ragionare! — aveva +esclamato compare Maurizio, rivolto a Giomaria. — Che venga qui, e ce +l’intenderemo con calma! + +Mio fratello montò a cavallo e mi raggiunse, per riferirmi le parole +del capo ladro. + +— Rispondi loro, che io voglio soldi e non ciancie! + +E continuai la mia strada. + + + + +CAPITOLO XVII. + +Fra giudici e avvocati. + + +Il caso dell’uccisione dei buoi divenne popolare nella Nurra, e la +giustizia se n’era immischiata. + +Trascorse due settimane, venni chiamato a Sassari in salvacondotto, e +mi presentai al giudice Pirari. + +Invitato da lui a dar ragguagli, ed a deporre in causa contro gli +uccisori de’ miei buoi, risposi: + +— Se il Governo è disposto a risarcirmi del danno, svelerò il nome dei +ladri... e dirò altro ancora! + +— Il Governo ha il dovere di far giustizia, ma non può rimborsare danno +alcuno. + +— Ed io non dirò una parola! + +— Ecco il vostro contegno! — fece il giudice Pirari con aria di +malcontento — Prima vi dolete del danno sofferto, e poi vi rifiutate a +denunziare i rei. Che volete che faccia la giustizia? + +— Ma ella dunque ignora, che non ho altre entrate per vivere? Io conto +sul mio lavoro, nè voglio andare a rubare. Se il Governo rifiuta di +pagarmi, troverò io il mezzo di farmi pagare dai ladri. + +— I ladri non ti pagheranno, poichè sono in molti... e tu sei solo. + +— Ella è in errore. Appunto perchè in molti mi riuscirà facile +ucciderne qualcuno; mentre sarà loro difficile venirmi a trovare. Creda +pure, d’altra parte, che se mi cercano mi trovano! + +— Ripeto che da nessuno verrai pagato: nè dai ladri, nè dal Governo. + +— I ladri mi pagheranno; e se non mi pagassero, è segno che morrò +presto. + +— Pensaci bene! + +— Ci ho pensato. Faccia una cosa: ne tenga parola col prefetto, col +procuratore del re, con chi vuole: mi si paghino i buoi, e in seguito +si vedrà se sarò capace di mettere la giustizia sulle traccia dei +malandrini! + +— È una cosa impossibile! + +— Se il Governo mi paga i buoi, le prometto di unirmi ai carabinieri +per arrestare i ladri. + +Il giudice mandò allora a chiamare il capitano Castelli, essendo +assente da Sassari il maggiore. + +Il capitano mi disse con compunzione fratesca: + +— Bisogna essere amico dei carabinieri! + +— Sicuro; ma prima il Governo rimborsi il danneggiato. Si mettano +d’accordo col prefetto, ed io farò quello che vogliono. + +— È inutile conferire col prefetto, perchè egli non è autorizzato a +pagar buoi. + +— Allora è finita. Io mi farò pagare dai ladri, e lei non strapperà una +parola dalla mia bocca. Ho un salvacondotto, e posso andarmene quando +voglio! + +Il mio interrogatorio era terminato, ed io mi separai dal giudice +Pirari e dal capitano Castelli. + + * + * * + +Ero ospite dell’amico e compaesano Antonio Giuseppe Zara, la cui +abitazione era sul Corso, nella casa del Cav. Chiappe (oggi di Michele +Canessa). Nello stesso piano, in un quartiere separato, abitava pure +il procuratore del re Cavalier Dore; il quale, quasi ogni giorno, +mi faceva chiamare dalla sua cameriera, e si tratteneva un’oretta +a discorrere con me — spinto un po’ dalla curiosità, e un po’ dalle +esigenze della carica che copriva. + +Un giorno, mentre mi disponevo ad entrare in casa del Cav. Dore, +m’imbattei sul pianerottolo in uno degli avvocati da me veduti nella +Nurra. Veniva a cercarmi. + +— Ritorni più tardi — gli dissi — perchè or ora venni chiamato dal +procuratore del re. + +Non potei celare al Cav. Dore la visita dell’avvocato, venuto forse per +conchiudere l’affare dei buoi. + +— Bada bene — mi disse il fisco — se tu ti farai pagare i buoi, non +avrò più bisogno di testimoni per far arrestare i ladri. Mi saranno +noti. + +— Se io li denunziassi, però! + +Tornò sul tardi da me l’avvocato, in compagnia di altri tre colleghi. +La camera dov’io stava era attigua ad una delle sale del procuratore +del re, il quale aveva udito gran parte del nostro dialogo. + +— Ebbene, che cosa hai fatto? — mi domandò l’avvocato. + +— Ancora nulla. + +— Non fosti chiamato dal giudice per la causa dei buoi? + +— Sì; ma io non sono l’uomo da vuotare il sacco in una volta. Ho +tacciuto, perchè il Governo si ostina a non volermi pagare i buoi. + +— Sentiamo il prezzo che ne chiedi. + +— Per i tre buoi che mi hanno ucciso, io chiedo 150 scudi. + +— È troppo! + +— Lo so; ma siccome i ladri si hanno preso il gusto di scannarli per +farmi dispetto, così anch’io voglio gustare il piacere di farmeli +pagare come voglio! + +— Il tuo non è che un dispetto. + +— Non lo nego; e vi dico pure, che se mancherà un centesimo alla somma, +la rifiuto... e saprò che cosa fare! + +— I buoi uccisi non erano quattro? + +— Sì: ma i miei sono tre. Non mi occupo di quello appartenente a +Giovanni Puzzone, perchè questi non mi è fratello, non mi è nipote, non +mi è genero. Io penso ai miei buoi — pensi lui ai suoi! + +I quattro avvocati dichiararono, che fra una quindicina di giorni mi +avrebbero pagato i buoi per incarico del loro cliente ed amico. + +Nel giorno indicato, mio fratello Giomaria venne a Sassari, e ritirò i +150 scudi. + +Mi abboccai pochi giorni dopo coll’avvocato principale, che mi disse: + +— Che sia una cosa finita, veh? + +— Per me è finita. Ma badino i ladri a lasciarmi tranquillo e a non +farmi la spia. Li avverta anche lei, se li vede! + +— Come avvocato, sono lieto di aggiustare le cose, perchè non nascano +guai. + +— Le dirò francamente, che mi sarebbe riuscito facile uccidere compare +Maurizio; ma sarebbe stato troppo onore per lui venir freddato da +Giovanni Tolu. Non l’ucciderò mai, poichè le partite sono ormai +saldate. Che si guardi, però! poichè gli pronostico, che verrà ucciso +da un altro miserabile suo pari! + +E qui terminò quel brutto affare dei buoi, che per circa due anni mi +tenne irrequieto e mi fece montare su tutte le furie[30]. + + * + * * + +Invece di lasciarmi tranquillo, compare Maurizio faceva il gradasso +negli ovili, e cercava di nuocermi per vendicarsi. + +Un giorno si recò dal pastore Salvatore Antonio Marras, e gli consegnò +due palle (una di argento ed una di piombo) dicendogli: + +— Se con queste colpirai Giovanni Tolu, egli morirà inesorabilmente, +anche se avesse addosso qualunque talismano. Oltre al compenso di cento +scudi, mi adoprerò per farti ottenere il porto d’armi, col consenso del +maresciallo dei carabinieri di Portotorres. + +Il pastore Marras (che mi era amico) non esitò ad accettare le due +palle; ma venne segretamente a mostrarmele, riferendomi le parole di +compare Maurizio. + +— E perchè, matto che sei, non hai ritirato anche i cento scudi? +— dissi al pastore fra il serio e il burlesco. — Non vorrei che tu +andassi a ritirarli un’altra volta! + +L’amico — che mi era fedelissimo — mi rispose seriamente: + +— Non scherzare, o Giovanni; ma mettiti in guardia! Quel +malintenzionato potrebbe trovare altro pastore, di me meno scrupoloso. + +— Sta tranquillo: la palla di compare Maurizio, fosse anche d’oro, non +sarà quella che ucciderà Giovanni Tolu. Non è buono che ad uccidere +buoi, colui! + +Aizzando or l’uno, or l’altro, compare Maurizio continuava nell’idea +di sbarazzarsi di me. Non poteva darsi pace dell’affare dei buoi, per +lui così disastroso. Tuttavia, in apparenza, mi si mostrava amico, +e parecchie volte mandò a dirmi, che mi guardassi dai carabinieri, +ch’erano usciti da Portotorres in perlustrazione. Io, certamente, non +me ne fidavo, perchè mi erano noti questi strattagemmi da _fiduciario_. +Assai spesso questa gente ha la furberia di avvisare allo stesso tempo +carabinieri e banditi, per tenersi in buon accordo cogli uni e cogli +altri. Era un gran _filone_ quel compare Maurizio! + +Dal mio canto non cercai di fargli male, per due ragioni: la prima, per +la promessa fatta agli amici avvocati di Sassari; la seconda, perchè +ero saldo nel proponimento di non spargere più sangue. Il pensiero +dell’avvenire della mia figliuola — come ho già detto — frenava il +mio braccio. Se l’uccisione de’ miei buoi fosse avvenuta quindici anni +addietro, Dio sa la strage che avrei fatto dei ladri! + + * + * * + +Ma anche per compare Maurizio doveva avverarsi la mia profezia. Egli +si era associato negli affari con un pastore osilese. Costui, oltre al +bestiame sociale, possedeva una greggia propria di una cinquantina di +pecore. Venuta essa meno per le rilevanti spese di pascolo, il pastore +cercò di rifarsi, rubando al consocio molte pecore, che vendette ad un +amico d’Osilo. Accortosi Maurizio della mancanza, andò alla ricerca, e +trovò le sue pecore presso il pastore Ligios; il quale minacciò subito +di mandare in galera chi glie le aveva vendute. Per evitare fastidi, i +due pastori finirono per mettersi d’accordo, e tolsero di mezzo compare +Maurizio con una fucilata. + +E così morì di piombo colui, che sperava di uccidermi con una palla +d’argento! + + * + * * + +Non tardarono parecchi altri scannatori dei miei buoi a raggiungere +nell’altro mondo il loro capo supremo. + +Baingio Matagnu — il quale, dopo essersi un giorno bisticciato con +me, aveva osato nell’ovile di _Boturru_ vantarsi con Domenico Tignosu +di avermene dette delle crude — colto dalle febbri si era messo a +letto[31]. + +Trovatomi un giorno con certo Lorenzo Murineddu, che aveva tenuto a +battesimo un figlio di Matagnu, gli chiesi: + +— Non sei stato a visitare il tuo compare ammalato? + +— Non ancora. + +— Hai fatto male! Vacci pure, e digli da parte mia, che si confessi, +poichè la confessione gli farà bene. + +Questa ambasciata — che è sempre augurio di morte — impressionò +talmente Baingio Matagnu, che ne morì poche settimane dopo. + +Non passò gran tempo che anche Ciccio Tiringone ebbe la sua paga. Egli +fu ucciso sul proprio carro da un nemico, che venne arrestato. Anche +lui, come Matagnu, avrà dato conto a Dio, fra gli altri delitti, dei +buoi sgozzati a _Montixiu Àinu_. + +Erano precisamente costoro i due che avevano impugnato il coltello per +scannare i miei buoi; gli altri compagni li avevano tolti dalla tanca, +presi col laccio, o tenuti fermi durante lo sgozzamento. + +La _scomunica_, da me lanciata contro di loro colla messa a +Sant’Antonio _del fuoco_, aveva ottenuto il suo effetto. + + + + +CAPITOLO XVIII. + +Fra ladri di bestiame. + + +Ciccio Tiringone era un tristo soggetto. Lo conobbi la prima volta ad +_Abba meiga_, per un favore fattogli, di cui non mi fu riconoscente. +Narro il caso. + +Il fattore dello Stabilimento della Crucca, certo Pinotto, rinvenuta +una cavalla di Tiringone nelle tanche, l’aveva sequestrata per metterla +in contravvenzione. Accortosene Tiringone, inseguì Pinotto, e lo +raggiunse vicino al fiume. Ivi si accapigliarono, e ne avvenne una +lotta corpo a corpo, durante la quale la cavalla si era data alla fuga. +Un compagno di Tiringone, ivi accorso, suggeriva di uccidere Pinotto. + +Venuto quest’ultimo da me per prendere consiglio, m’incaricai di +aggiustare le cose. Andato in cerca di Tiringone, lo trovai piangente, +dicendosi rovinato. + +— Sta tranquillo — gli dissi — chè aggiusterò io le cose! + +— Consigliami tu. + +— Corri subito alla Crucca, e domanda scusa al Cav. Maffei. Questi è un +signore generoso, e non vorrà rovinarti. + +E così fece. Il Cav. Maffei rispose a Tiringone che l’offeso era +Pinotto, e che se questi perdonava, egli avrebbe chiuso un occhio. + +Pinotto si dichiarò soddisfatto, e l’incidente fu esaurito. + +Questo fatto io deposi alle Assise di Sassari, quando vi fui chiamato +in salvacondotto, come teste di difesa di certa Satta Tiringone, +accusata di aver pagato un sicario per uccidere il proprio cognato. + +Chiamato un’altra volta alle Assise, fui più esplicito nella mia +deposizione. Chiestomi dal presidente che cosa pensassi di Ciccio +Tiringone, risposi: + +— Dico, ch’è un ladro ed un sicario; e sono pronto a provarlo qui +stesso, con testimoni presenti a quest’udienza. + +Il capo giurato (che per caso era stato il difensore di Tiringone in un +precedente dibattimento) fece osservare al presidente, che il teste non +diceva il vero, poichè il suo cliente, per le risultanze del processo, +era stato dichiarato innocente dell’assassinio di Lorenzo Longiave. + +Allora io, rivolto al capo giurato, dissi solennemente. + +— Ella, come avvocato, avrà fatto il suo dovere secondo le risultanze +della causa; però devo dirle, che, senza volerlo, non ha fatto un’opera +buona! Ha saputo strappare il cliente alla giustizia, non però a’ +suoi nemici. Che Ciccio Tiringone sia stato l’assassino di Longiave è +fuor di dubbio; ne sono convinti gli stessi parenti dell’ucciso, come +ne erano convinti i fratelli Pintus d’Osilo. Eppure la giustizia di +Sassari condannò alla galera in vita Antonio Pintus, ch’io dichiaro +innocente della morte di Lorenzo Longiave. + +Non so qual peso abbiano avuto le mie parole sulla bilancia della +giustizia; ma so, che, poco tempo dopo, venne rimesso in libertà +l’osilese Antonio Pintus, il quale aveva già scontato tre anni di +galera. E dopo questi casi edificanti, mi si esortava a fidare nei +tribunali! + +Fu Ciccio Tiringone il vero autore dell’assassinio di Lorenzo Longiave, +il facoltoso cittadino, ucciso nella propria casetta di campagna. +Mentre sull’imbrunire cenava, vennero smosse alcune tegole del tetto, e +lo si era freddato con una fucilata. + +Da qualche tempo Tiringone introduceva abusivamente il proprio bestiame +nelle tanche di Longiave, e costui lo aveva rimproverato. Sapendo +Tiringone che il danneggiato proprietario era in urto coi fratelli +Rocca di Sorso, aveva pensato di vendicarsi, guadagnandosi le grazie +di costoro. La voce pubblica, intanto, fatta circolare ad arte, diceva +che Antonio Pintus, pastore di Longiave, si era proposto di uccidere il +padrone. Due testimoni falsi lo avevano giurato... e la giustizia umana +non volle altro per condannare un innocente! + +Il giorno stesso che fu consumato l’assassinio io mi trovavo in +compagnia del bandito Antonio Rocca, nella Nurra _di dentro_, +nell’ovile di Antonio Sechi Pelicanu. Come giunse la notizia +dell’uccisione, egli mi disse: + +— Lorenzo Longiave mi era nemico; tuttavia mi dispiace la sua morte, +poichè si dirà che ne sono io l’autore. + + * + * * + +Pur narrando i fatti con scrupolosa verità, quali mi risultano, +dichiaro di non essere in grado di saperli indicare con ordine +cronologico. Gli avvenimenti che narro accaddero pochi anni prima, o +pochi anni dopo l’uccisione de’ miei buoi. + +Esisteva verso quel tempo nella Nurra un’associazione di +malintenzionati, i quali andavano in giro, dilettandosi dell’uccisione +del bestiame altrui, o per portarselo via, o per lasciarlo sul luogo, +ma sempre con scopo di malfare, più che di vendetta. All’oziosa +compagnia si univa spesso anche qualche proprietario benestante, che +prendeva gusto a queste escursioni avventurose. + +Visitavo spesso l’ovile di uno di questi proprietari vagabondi; il +quale possedeva un eccellente cavallo, e si univa con piacere agli +altri scapestrati, per aiutarli ad uccidere e a scorticare i buoi. +Ne taccio il nome per riguardo personale; ma dirò ch’era padre di +più figli ed aveva una moglie saggissima, la quale continuamente gli +rinfacciava la mala vita che menava. + +Un giorno costei, alla mia presenza, prese a dirgli: + +— Ma perchè non stai in casa ad accudire al tuo patrimonio? Perchè +non sorvegli con maggior cura gli uomini che lavorano le nostre terre? +Senti tu il bisogno di unirti ai cattivi compagni? Tu hai buoi, tu hai +vacche, tu hai pecore e capre, tu hai porci — e puoi ucciderne quanti +vuoi, senza ricorrere al bestiame altrui. + +Il marito, piccato, le rispose canzonandola: + +— Eh, capisco! mi vorresti sempre cucito alle tue gonnelle... per +carezzarti! + +— C’è tempo per tutto, anche per le carezze! — gli rispose la moglie +seria. E lui di rimando: + +— Eppure, quando porto a casa la carne, tu la mangi! + +— La mangio, e ne do anche ai cani, pari tuoi! + +E così la durarono un bel pezzo, finchè mi interposi per metterli in +pace. + +Trovatomi un giorno in campagna col marito, gli dissi affettando +indifferenza: + +— Guardati! Ti prevengo che venne riconosciuto il tuo cavallo, montato +da uno scorticatore di buoi. È una vergogna che ricade sulla tua onesta +famiglia. + +— Ti spiegherò la cosa. Ho prestato il mio cavallo a Pietro V*, che me +lo ha chiesto per due giorni. Forse fu imprudente, e... + +— Ed è così che ti pregiudichi e ti avvilisci! — soggiunsi, +interrompendolo. + +— Che vuoi? Pietro V* è molto povero, ed ha bisogno di raggranellare +cento scudi per liberarsi da una causa... + +— E in tre anni e più di esercizio, con centinaia di cuoi strappati +alle bestie, la _compagnia_ non è ancora riuscita a mettere insieme +cento scudi?! Ma via! io credo meno scrupolo farla da una buona volta +finita col rubare addirittura uno o due gioghi di buoi. Questa continua +carneficina è vergognosa, e non piace a nessuno. + +Innumerevoli furono i danni cagionati nella Nurra da questa combriccola +maledetta. Ricorderò, fra gli altri, quello della mandria di quaranta +maiali, sgozzati in una sera in _Baddiniedda manna_, terre comunali +di Sassari. Essi furono ridotti in lardo e salsiccie, che i ladri +vendettero allegramente. + +Posso assicurare, che fra gli sgozzatori dei porci era pur compreso il +proprietario benestante, a cui la moglie faceva le prediche morali. + + * + * * + +Oltre a questa combriccola di sgozzatori di bestiame, la Nurra era +infestata in quel tempo da un’infinità di oziosi; i quali, sdegnando +il lavoro onesto e faticoso, si erano dati a fare i cacciatori di +professione, pretendendo sostentare le numerose famiglie coi proventi +del solo fucile. Se capitavano a tiro lepri o pernici, cinghiali o +caprioli, essi tornavano a casa cogli animali selvatici; se la fortuna +li avversava, rubavano qua e là qualche agnello, qualche pecora, o +qualche maiale, e portavano alla famiglia animali domestici. La carne, +però, non doveva mancar mai! + +Per questi furti era generale la lagnanza dei proprietari nurresi; i +quali ogni anno dovevano rassegnarsi a perdere una somma rilevante, che +andava a profitto degli oziosi ladruncoli. + +A me, che lavoravo continuamente, o coltivando terre, od allevando +un po’ di bestiame col concorso de’ miei cognati, dava molto ai nervi +questa rapina vergognosa. Vedevo con dispiacere tante braccia inerti, +le quali avrebbero potuto rendere produttive un’infinità di terre +abbandonate. + +Un giorno Lorenzo Muzzu (forse il primo dei proprietari della Nurra) +si lamentava meco del danno ch’ei subiva per il continuo furto del +bestiame. Io gli dissi seriamente: + +— Eppure, voi proprietari, siete in grado di scongiurare il flagello! + +— Noi...? + +— Sì. A voi rubano, in media, non meno di 500 lire di bestiame +all’anno: non è così? Orbene: voi ricchi dovreste unirvi, e +somministrare ai poveri il mezzo di lavorare. + +— Sono pigri e non lavorano. + +— Lavoreranno! + +— E come? + +— Prestate loro i buoi da lavoro. + +— E questo basta? + +— Voi ricchi unitevi: io m’incaricherò di far lavorare i poveri. + +— Che dovrò fare? + +— Ecco. Quando i poveretti verranno a chiederti in prestito i buoi, non +scacciarli, ma prometti loro di contentarli. + +— Lo farò, se si presenteranno da me. + +— M’incaricherò io di farli venire. Siamo intesi? + +— Te lo prometto. + +Preso commiato da Lorenzo Muzzu, mi posi subito d’impegno per +raggiungere lo scopo, sicuro di fare un’opera buona. + +Cominciai poco per volta a fare il giro della Nurra. Come m’imbattevo +in uno dei ladruncoli (li conoscevo tutti) lo fermavo e gli dicevo: + +— Non vedi, che hai la Nurra tutt’addosso? + +— Perchè? + +— Perchè sei ritenuto come un ozioso, e dicono che tu campi col furto +del bestiame. E non sei il solo! Attenti, chè un giorno non abbiate a +far conti colla giustizia, rovinando voi e le vostre famiglie. Io so +quello che mi dico. + +L’individuo sbarrava tanto d’occhi alle mie parole misteriose, e diceva: + +— Ma che dovrei fare? + +— Lavorare. So che tu hai un pezzo di terra: coltivala. + +— Io non vado a zappare. + +— Ma la terra ce l’hai. + +— Mi mancano i buoi. + +— I buoi te li farò dare io; ma lavora. + +— Chi me li dà? + +— Va da Lorenzo Muzzu. Se te li negasse, digli che pagherò io l’affitto. + +— Scherzi? + +— Non scherzo. + +Il ladruncolo si presentava al Muzzu per far la domanda; e questi gli +rispondeva: + +— I buoi te li darò; ma siccome non ne ho disponibili (poichè li ho +tutti impiegati negli aratri e nei carri) ne comprerò degli altri. +Se tu conosci chi ne vende, mandalo da me; ed io li acquisterò per +prestarteli. + +E in questo modo riuscì a contentare non pochi sfaccendati ladri, i +quali cominciarono seriamente a lavorare. Potrei citare molti nomi. + +I proprietari prestavano i buoi ai richiedenti quando ne avevano +bisogno, e se li ritiravano di tanto in tanto, per impiegarli nei +propri lavori. + +Venuta la raccolta, qualcuno chiedeva al Muzzu il prezzo dell’affitto, +ed egli rispondeva: + +— Non voglio nulla. Mandate a me tutti quelli che vendono buoi, ed io +ne acquisterò anche venti paia. + +L’esempio di Lorenzo Muzzu fu seguito ben presto da molti altri +benestanti, fra i quali mi piace citare Francesco Piras, la vedova +Lucia Zanfarino, Proto Salis e Antonio Masala — tutti da me consigliati +e incoraggiati, colla promessa che sarebbero stati compensati dal minor +numero dei furti di bestiame. + +Dal mio canto continuavo a correre di qua e di là per far la predica ai +ladri, i quali, un po’ per amore, e un po’ per forza, si adattavano a +lavorare. + +Col concorso dei generosi proprietari, ero riuscito a persuadere quella +trista gente, che il lavoro onesto è assai più rimuneratore del furto. +La coscienza mi diceva di aver reso un buon servizio alla Nurra; e +confesso che fu questa una delle azioni, di cui più mi compiacqui +durante la mia vita di bandito. + +Avrò il rimorso di aver dato qualche fucilata ai nemici, ma non ho +quello di aver rubato un centesimo al mio simile. Questo mio merito fu +riconosciuto da tutta la Nurra, e mi fu confermato anche nelle Assise +di Frosinone dalla bocca del Presidente e del Pubblico Ministero. + +Eppure, chi lo crederebbe? La persecuzione verso i ladri fu quella che +mi procurò qualche nemico nella Nurra, ad anche in Sassari. Una persona +rispettabile un bel giorno mi disse: + +— Chi vuol vivere tranquillo non deve occuparsi che del fatto suo. + +Gli risposi piccato: + +— Non sempre. Dobbiamo anche occuparci dei fatti altrui, quando +possiamo risparmiare un danno al nostro simile. + + + + +CAPITOLO XIX. + +Salvacondotti. + + +La mia buona condotta, le simpatie che godevo per la persecuzione +ai ladri e per la mia sincerità, avevano fatto sì, che la Giustizia +a me ricorresse, quando desiderava qualche schiarimento a favore, o +contro ai complicati in un processo. Ond’è, che fui chiamato cinque +o sei volte (con salvacondotto) a deporre presso giudici istruttori, +procuratori del re e presidenti delle Assise. + +Ho già parlato delle mie deposizioni a proposito degli assassinî di +Dionisio e di Longiave, e degli sgozzatori de’ miei buoi. Accennerò ora +a parecchi altri schiarimenti da me dati, dietro invito dell’autorità +giudiziaria. + +Venni chiamato la quinta volta a Sassari come testimonio nella +causa contro Don Peppe Lado di Siligo, accusato dell’uccisione del +bandito, pur silighese, Gianuario Murgia. Il fatto era accaduto da una +diecina d’anni, e lo avevo già riferito al Cav. Ferrè, maggiore dei +carabinieri. + +Riassumo le deposizioni, da me riconfermate dinanzi al giudice +istruttore. + +Antonio Canu, capitano dei barracelli di Siligo, aveva ammonito il +bandito Gianuario Murgia; e questi, per vendicarsi, lo ferì con una +fucilata. + +Salvatore Contene (cognato del capitano) mi mandò a chiamare, dicendo +che Don Peppe aveva bisogno di parlarmi. + +Presentatomi la stessa notte ad entrambi, si parlò di Murgia. +L’opinione di Contene era quella di dover uccidere il bandito; +don Peppe invece era d’avviso, che bisognava farlo arrestare per +strappargli qualche nuova confessione. Io, come Pilato, me ne lavai le +mani. + +Quindici giorni dopo, Murgia veniva ucciso da Contene e da certi Foi, +padre e figlio, di Bessude. + +Chiamato in quel tempo a Sassari con salvacondotto, fui avvicinato da +Contene; il quale mi disse in confidenza, alludendo all’uccisione di +Murgia: + +— Quel birbante credeva di sfuggire a noi! Dopo morto lo abbiamo +affidato al brigadiere, il quale volle trarci fuori causa. + +— Gran prova avete fatto! — esclamai — Lo uccideste dentro la casa di +Foi, ed eravate in tre. Come ve la siete cavata? + +— Appena morto lo abbiamo trasportato in piazza, per lasciare tutto il +merito al brigadiere, che in seguito simulò un assalto. + +L’inganno era manifesto. Il bandito Murgia soleva portar seco una +bisaccia, assicurata alle spalle a mo’ di zaino, per riporvi la +lingeria e le provviste da bocca. Con tal bisaccia fu trovato il +cadavere; ma la ferita mortale, rinvenutagli al di sopra della schiena, +diceva chiaro che lo zaino gli era stato rimesso dopo l’uccisione. + +Riferendo il fatto al Cav. Ferrè, conchiusi: + +— Ella ha i mezzi per accertarsi di quanto asserisco. La prevengo +intanto, che se lei darà un premio, o la medaglia, al brigadiere, +saremo in molti a ridere! + +Appurati i fatti, il maggiore Ferrè rimproverò accerbamente il +brigadiere; il quale, o per le minaccie d’una punizione, o per la +vergogna del valore simulato, o perchè realmente fosse affetto da +qualche malore, ne morì dopo quindici giorni. + +Arrestato don Peppe, sul quale cadevano più gravi i sospetti, venne +assolto, dietro le prove di aver egli voluto la cattura, non la morte +di Gianuario Murgia. + + * + * * + +Parlerò ora della causa, che provocò il _rilascio_ del mio sesto +salvacondotto. + +Un giorno, nella Murra, venne a trovarmi un tale; il quale m’invitò a +prestargli mano in un colpo, che ci avrebbe procurato molto danaro. + +— Sentiamo di che si tratta. + +— Ho proposto, in unione ad altri, di uccidere il signor B..., messo +esattoriale del signor Baloco, quando verrà a fare il solito giro per +la esazione delle imposte. Vendicheremo in pari tempo i nurresi, per le +angherie di quel tiranno, che strappa persino gli orecchini alle nostre +donne. + +— Dio vi liberi dal toccare il danaro del Governo! Non avrete più +pace nella Nurra, e vi coglieranno. Io non mi sono mai prestato, nè mi +presto a simili azioni. + +Non si parlò d’altro; ed io credetti una sfuriata dispettosa la +proposta di quel tristo. + +Trascorso un mezz’anno, fu tradotto in atto il malvagio disegno. +Una combriccola di otto o dieci individui prepararono due agguati in +diversi punti della strada, che il messo doveva percorrere. Quando +il messo comparve fra due carabinieri e due uomini di guida, tutti +a cavallo, gli appostati fecero loro fuoco addosso. Venne ucciso il +messo, e ferito una delle guide. I due carabinieri, rimasti illesi, si +erano dati alla fuga. + +I malandrini si fecero intorno al cadavere del messo, e gli tolsero la +somma di 17 mila lire, che aveva indosso. Prima di dividere il bottino, +i ladri mandarono a chiamare certo Proto, padrone dell’ovile, in cui il +messo esattoriale prendeva alloggio, quando si recava alla Nurra. + +— Vuoi tu la tua parte? — gli chiesero i malandrini. + +Accortosi che lo si voleva complice. Proto rispose: + +— Non voglio nulla di ciò che vi appartiene. Desidero solamente i +cento scudi, che il messo mi ha chiesto in prestito, in anticipazione +d’imposte. + +Non passò gran tempo, che fui chiamato con salvacondotto nel gabinetto +particolare del giudice Pirari: + +— Ti chiamo in consulto senza testimoni — disse — per l’oltraggio fatto +al Governo con l’assassinio del suo messo esattoriale. Dammi qualche +schiarimento. + +Dopo aver riflettuto, gli risposi con una domanda: + +— Mi dica prima: piacciono i porcetti ai signori di Sassari? + +— Dammi schiarimenti sugli assassini del messo esattoriale! — continuò +il giudice, fingendo non aver inteso. Ed io di nuovo: + +— Piacciono ai signori di Sassari i porcetti? + +Il giudice istruttore fece ancora il sordo, e continuò a parlarmi di +oltraggi al Governo e di schiarimenti che da me si volevano. + +— Ma lei non vuol rispondere alla mia domanda! — soggiunsi con +impazienza — Piacciono i porcetti ai signori? + +Stretto in tal modo, Pirari mi rispose: + +— I porcetti piacciono a tutti! + +— Si rassegni, allora, a non veder mai condannato un nurrese dalla +Corte d’Assise di Sassari! — esclamai risoluto — Ho tutto detto. + +— Tu fai allusioni maligne! + +— Sono padrone di dire la mia opinione. Sono venuto con salvacondotto, +e col salvacondotto me ne vado. + +Così dicendo piantai il giudice Pirari, senza far nomi, nè dare alcun +indizio sugli assassini. + +Dopo qualche mese fu iniziato il processo e fatto il dibattimento; ma +i pochi arrestati vennero assolti. Nessuno nella Nurra aveva ucciso il +messo esattoriale! + + * + * * + +Passato un po’ di tempo, il mio amico e compaesano Antonio Giuseppe +Zara venne a me per dirmi, che l’esattore Baloco voleva conoscermi. Io +sapevo che l’amico (i cui affari erano andati male) avrebbe volentieri +accettato un impiego nell’Esattoria. + +Ebbi più tardi, nella casetta di _Lèccari_, la visita di Baloco, che +venne accompagnato dallo stesso Zara. Vivamente impressionato del caso +del suo messo, egli mi chiese consiglio sul miglior modo di effettuare +l’esazione delle imposte nella Nurra. Mi esternò la sua intenzione, di +nominare a messo certo Punzu, che dicevasi mio nipote. Io risposi: + +— Non mi è nipote; ma se tale pur mi fosse, devo dichiarare che non lo +credo adatto alla gelosa carica, poichè è un ladro. L’uomo che dovete +scegliere è il mio amico Antonio Giuseppe Zara, qui presente. Egli è +abile, sobrio, modesto nelle pretese; ed io mi adoprerò presso tutti i +contribuenti della Nurra, perchè venga riconosciuto e rispettato. + +L’esattore Baloco seguì il mio consiglio, ed accettò lo Zara, che +mantenne al suo servizio per oltre due anni. Prestavo all’amico la mia +cavalla per fare il giro degli ovili, nè ebbe mai a lamentare sinistri, +nè inconvenienti di sorta. Non feci al nuovo messo che questa sola +raccomandazione: + +— Siccome i pastori nurresi sono molto diffidenti, tu indicherai a +ciascuno di essi la quota delle rispettive imposte, invitandoli a +fare il versamento diretto nell’ufficio di Sassari. Si eviteranno +così le dicerie, e il messo non potrà attirarsi gli odî e le ire del +contribuente sospettoso. Dippiù, sapendo che non hai danari addosso, a +nessuno verrà il ticchio di frugarti nelle tasche. + + * + * * + +Postochè sono tra i salvacondotti, parlerò del mio abboccamento col +maggiore dei carabinieri Cav. Leopoldo Ferrè, funzionario scrupoloso, +quanto leale e cortese[32]. + +Dopo il nostro primo colloquio in campagna, al momento di separarci, +egli mi porse due sue carte da visita, pregandomi di apporre ad +entrambi la mia firma, od una parola convenzionale. + +Tolsi il calamaio e la penna dalla mia piccola bisaccia, e scrissi il +mio nome e cognome, spezzandoli per metà e invertendo le due parti, +così: _Vannigio Luto_. + +— Bravo! — mi disse. — Ammiro la tua ingegnosa trovata. + +Ripresi i due biglietti, il Maggiore ne chiuse uno nel suo portafoglio +e mi restituì l’altro dicendo: + +— Sempre quando avrai bisogno di conferire con me, mandami questo +biglietto per la posta, o per mezzo di persona di tua fiducia, ed io +verrò all’appuntamento. Se invece sarò io che avrò bisogno di parlarti, +farò in modo di farti recapitare l’altro simile biglietto. Puoi contare +sul segreto e sulla mia parola. + +— È inutile la sua dichiarazione — risposi — Io so che la violazione +di simili accordi potrebbe tornare di pregiudizio anche a lei; poichè +nessun latitante più si presterebbe a fornire schiarimenti alla +giustizia, in favore degli innocenti e in odio ai malandrini. + +Il Maggiore Ferrè riflettè alquanto, poi mi disse con tono serio: + +— Intendiamoci, però. Allo infuori dello scambio dei due biglietti, che +paralizzeranno ogni azione iniziata, io non mancherò di mandare i miei +carabinieri per darti la caccia in campagna, o dovunque mi s’indicherà +il tuo rifugio. + +Risposi con pari gravità: + +— Lei è Maggiore dei carabinieri, e deve fare il suo dovere. Io farò il +mio. Sono da oltre vent’anni bandito, ed ho assai cara la mia libertà. +Non ho mai attaccato per il primo i carabinieri; ma se mi attaccano, +saprò difendermi: lei lo sa bene! + +— Siamo intesi. + +E ci separammo. + +Ebbi in seguito diversi incontri coi carabinieri da lui mandati alla +mia ricerca; ma seppi sempre deludere gli appiattamenti colla freddezza +della testa e coll’agilità delle gambe, senza ricorrere al mio fucile. +Tanto meglio per me.... ed anche per loro. + + + + +CAPITOLO XX. + +Fidanzamento e sponsali. + + +L’ho detto: raggiunto il sedicesimo anno, Maria Antonia si era +allontanata dalla scuola per ritirarsi in casa dello zio Ignazio, sotto +la sorveglianza di mia sorella Andriana e di mia madre. Quest’ultima +si recava ogni tanto a Florinas per visitarvi gli altri parenti, ma +non abbandonava la sua prediletta nipotina, che più delle altre aveva +bisogno di cure. Io era bandito, e mia moglie non esisteva che per il +ganzo. + +Vedevo assai spesso la mia figliuola (massime nei mesi che la famiglia +di mio cognato si ritirava nel suo ovile della Nurra) e le mandavo +ogni tanto qualche lettera per esercitarmi nello scrivere, o per darle +qualche commissione. Quando, per esempio, avevo bisogno di un paio +di pantaloni, d’una giacca, od altro, le ordinavo di vendere qualche +rasiere del mio grano, che tenevo in deposito presso mio cognato. +Scrivevo allora al negoziante Nicolò Costa di Sassari (mio amico) +il quale mi faceva eseguire gli abiti su misura di un suo giovine di +negozio, che aveva la mia stessa corporatura. D’ordinario preferivo +il panno che si tesseva nel Convento di San Pietro, perchè di lunga +durata. Aspettavo che i frati venissero alla questua nella Nurra, davo +loro la commissione, e il guardiano mi serviva puntualmente. Benchè +bandito, ero ritenuto un uomo onesto dalla piazza di Sassari, e mi si +dava credito. + +Il tempo intanto volava, e la mia figliuola, che cresceva a vista +d’occhio, si era fatta belloccia. Non era più l’allegra e spensierata +scolara ch’io mi sedeva sulle ginocchia pochi anni addietro; la bambina +diventava donna, ed io vedeva di giorno in giorno svilupparsi le sue +forme ed aumentare la sua gravità contegnosa. Con l’occhio grande e +nero, le guancie rosee e paffuttelle, la taglia svelta ed aggraziata, +Maria Antonia veniva su come un fiore di primavera. Mi ero già +accorto che qualche farfallone le ronzava intorno, e me ne dispiacque. +Cominciavo a guardarla con una certa compiacenza gelosa; e ogni volta +che mi separavo da lei, dicevo a me stesso con un sospiro: + +— Non c’è verso: bisogna ch’io mi rassegni a cederla ad altri; bisogna +proprio darle marito. + +Non aveva ancora raggiunto i diciasett’anni quando mi venne chiesta +in moglie da parecchi giovani della Nurra e di Portotorres; ma io +rispondevo a tutti con un rifiuto, dicendo ch’erano altre le mie +intenzioni. + +La scelta dello sposo è uno dei problemi più ardui per le nostre +famiglie. Bisogna andar cauti, dappoichè ben sovente, col genero, +attiriamo in casa un nemico — un apportatore di scompigli e di +discordie fra padre e figli, tra sorelle e fratelli. Avevo conosciuto +più di un suocero ch’era stato tradito dal genero, e più di un genero +ch’era stato ucciso dal suocero. + +Il marito è sempre uno straniero che entra nella nostra casa; un +intruso, di cui non conosciamo gli umori, nè le stravaganze. Non mi +bastava attenermi al proverbio: _moglie e buoi de’ paesi tuoi_ — volevo +qualche cosa di più! + +Debbo tuttavia confessare, che la scelta dello sposo non mi tenne +a lungo sulle spine. Già da tempo avevo in segreto vagheggiato il +mio ideale: volevo dare a Maria Antonia un marito di famiglia — un +giovane savio, che mi risparmiasse il fastidio delle informazioni, e +allontanasse il dubbio di una cattiva riuscita. Pensai subito a mio +nipote: a Giovanni Agostino, il figlio della buon’anima di Felice, il +nostro fratello maggiore. Era un bravo ragazzo che amavo come figlio, e +che in quel tempo si trovava in continente facendo il soldato. + +Un bel giorno dissi alla mia vecchia: + +— Dirai alla madre di Agostino, che suo figlio deve unirsi alla mia +figliuola. Appena terminato il servizio militare, lo prenderò con me. +Egli lavorerà per conto mio, e troverà tutto pronto: terra, buoi, grano +e danaro. Non avrà così bisogno di poltrire in Florinas, a servizio +d’altri. Se io più non fossi al mondo... se i nemici o i carabinieri mi +uccidessero... ricordati, mamma, che questa è la mia volontà, e voglio +che sia eseguita! + +Agostino non aveva padre, ma padrastro; poichè, morto Felice, la vedova +si era rimaritata. + +Il padrastro diceva a tutti, perchè me lo riferissero: + +— Se Agostino, quando ritornerà da fare il soldato, non mi servirà per +due anni, non avrà da me dote. + +Ed io rispondevo: + +— Ne faremo anche senza! + +Venuto Agostino a Florinas, in permesso, gli mandai subito a dire, che +desideravo conferire con lui. Egli venne alla Nurra, in compagnia di +mio cognato Ignazio Piana. + +Pregai quest’ultimo, che s’incamminasse all’ovile, per lasciarmi solo +con mio nipote. + +— Agostino — gli dissi — tu ti devi maritare colla mia figliuola. Avrai +una buona moglie, buoni buoi, grano da seminare e da far pane, e soldi +da spendere. Se avrai giudizio potrai diventare un uomo ammodo, poichè +son nemico degli oziosi e dei malandrini! + +Mio nipote mi rispose con poche parole: + +— Farò quanto lo zio vuole! + +Passeggiammo alquanto per la campagna, finchè sull’imbrunire movemmo +insieme all’ovile. + +Dinanzi a’ miei parenti, ivi raccolti, presi per mano Agostino e la +mia figliuola, li avvicinai l’uno all’altra, e feci loro scambiare i +baci della promessa. Seguì l’abbraccio e il bacio reciproco degli altri +presenti. + +La mia figliuola si dichiarò felice della scelta. + +Prima di separarci chiamai a parte Maria Antonia: + +— Bada: ora che Agostino se ne va, procura di dargli qualche soldo. È +stato promosso a caporale, e i danari gli fanno bisogno. + +Agostino tornò al suo Reggimento per continuare il servizio militare. + +I due fidanzati si scrivevano con frequenza, e Maria Antonia smaniava, +ogni qualvolta riceveva una lettera dal continente. + +Avevo ordinato alla mia figliuola di mandarmi sempre le _brutte copie_ +delle lettere che scriveva al fidanzato; ma ella non mi mandava che +quelle di Agostino, certo per non farmi sapere che gli spediva ogni +tanto danaro. Aveva forse scrupolo di dirmi una bugia. Notai che mio +nipote chiudeva ogni sua lettera con un’_ottava_ sarda, in lode della +grazia e dell’avvenenza di mia figlia. + + * + * * + +Terminato il servizio militare, Agostino fece ritorno a Florinas, dove +si fermò quattro giorni. Si recò quindi a Portotorres per farsi tingere +un po’ di orbace. Abboccatosi con me nella Nurra, gli dissi: + +— Tua madre ha altri figli cui pensare. Non voglio, dunque, ch’ella +spenda per farti una veste di orbace. Ti vestirò io! + +Gli diedi il danaro necessario e gli ordinai che si recasse a Sassari +presso l’amico Zara, a cui avevo dato incarico di fargli prendere la +misura degli abiti. + +— Appena t’avranno vestito — gli dissi — torna da me, perchè penso +di affidarti la sorveglianza della mia piccola azienda, come a futuro +padrone. + +Non appena fu di ritorno, diedi a mio nipote due paia di buoi, e me lo +associai nell’agricoltura. + +In compenso del mantenimento di mia figlia, avevo ceduto a mio +cognato Piana due paia di buoi, oltre un’ottantina di pecore, ch’egli +sfruttava a proprio beneficio. Un terzo paio di buoi ed una buona +cavalla favorivo pure a mio fratello Giomaria, allora disoccupato e con +qualche debito. Come vedete, il povero bandito non ha mai lasciato di +soccorrere i parenti, quando era in condizione di farlo! + +Dopo il fidanzamento di mia figlia, e due anni prima dello sposalizio, +mi ero dato attorno alla ricerca di un luogo adatto, che presentasse +tutte le comodità possibili, tanto per me, quanto per gli sposi. +Fermai la mia attenzione sulle terre e sulla cascina di _Lèccari_, che +rispondevano alle mie vedute. La cascina era vasta, le terre buone, e +breve la distanza che le divideva da Portotorres, dov’erano i nostri +parenti. + +Il tenimento di _Lèccari_ — buonissimo per i miei figliuoli — era per +me un luogo sicuro, specialmente per la vicina palude, tutta coperta +da folti canneti, nella sua estensione di oltre 50 ettari. Nell’estate, +quando le acque evaporano o si ritirano, un uomo può percorrerla quasi +tutta a piedi, senz’essere avvertito da nessuno, per l’altezza delle +canne palustri. I cinghiali vi si rifugiano nella stagione calda — e +di rifugio poteva servire anche a me, uomo-cinghiale, cui si dava la +caccia. + +Ottenuta _Lèccari_ in affitto, volli unire a me, come soci, mio +fratello Giomaria, mio cognato Piana e Giovanni Puzzone, ai quali +somministravo terra e semente, concedendo loro di poter occupare la +cascina. Agostino, da me provveduto di buoi, di semente e di danaro, si +era dedicato con ardore all’agricoltura, e lavorava insieme ai parenti, +tanto per proprio conto, quanto per la mia casa. + + * + * * + +Ero contento di quanto avevo fatto. + +Fantasticando sull’avvenire de’ miei figliuoli, una sera io trottava a +larghi passi verso _Lèccari_, quando m’imbattei in un pastore nurrese, +che tornava a cavallo da Portotorres, dopo essere stato parecchi giorni +a Sassari, per sbrigarvi alcuni suoi affari. + +Ero più di buon umore del solito, perchè tutto mi era andato a gonfie +vele. + +— Hai buone notizie a darmi? — gli chiesi sorridendo. + +L’amico pastore si fece serio, si mostrò alquanto impacciato, e alfine +mi disse: + +— Per te ho una brutta notizia... + +Il sangue mi affluì al cuore, e pensai subito a qualche sinistro +capitato alla mia figliuola, che trovavasi quel giorno a Portotorres +presso lo zio. + +— Hai veduto Maria Antonia?! — gridai spaventato. + +— È poco più d’un’ora, che l’ho lasciata sana ed allegra. + +Respirai liberamente, e riprendendo l’umor gaio gli chiesi con +indifferenza: + +— Puoi darmi la brutta nuova. + +— La Corte d’Assise di Sassari ti ha condannato in contumacia alla pena +di morte[33]. + +— Non è che questo? Pazienza! Vuol dire che d’ora innanzi dovrò meglio +curare la mia pelle, perchè aumentata di valore. + +— Come quella di Francia? — soggiunse il pastore, ammiccando l’occhio, +con allusione al drudo di mia moglie, già ritornato da Marsiglia. + +— Quella non ha prezzo, perchè non serve. + +— E non pensi di conciarla? + +— Mai. Rimarrà sempre una pelle di montone. + + * + * * + +Si avvicinava intanto il giorno designato per le nozze. + +Agostino aveva 25 anni, e la mia figliuola 19. Essendo quest’ultima +minorenne, non poteva contrarre il matrimonio dinanzi al sindaco, senza +il consenso d’entrambi i genitori — nè io era l’uomo da umiliarmi a +chiederlo ad una madre adultera. Decisi dunque di lasciare a miglior +tempo il matrimonio civile, e di celebrare quello religioso. + +Il primo gennaio del 1870, Agostino e Maria Antonia, accompagnati dai +parenti, tutti a cavallo, si recarono per la cerimonia alla basilica di +San Gavino di Portotorres. + +Appena compiuto il rito, si andò tutti a casa di Piana e di mia +sorella Andriana, dove fu imbandita la mensa per il pranzo di nozze. +Da Florinas erano pur venuti molti altri parenti, e la baldoria si fece +tutta a mie spese. + +Quel giorno io mi trovava alla montagna, colla mente e col cuore +rivolti ai due lontani figliuoli, che avevo unito per sempre. +Nessuno mancava a questa festa solenne, tranne il padre e la madre. +Ma l’adultera e il bandito non potevano quel giorno assistere alla +felicità della propria figliuola! + +Dopo essersi fermati quattro giorni a Portotorres, gli sposi fecero +ritorno alla Nurra, ed andarono ad abitare nella cascina di _Lèccari_. +Ivi rimasero insieme a mio fratello Giomaria, che vi aveva la moglie, +i figli ed i servi. Le due famiglie si facevano buona compagnia, ed io +n’era contento. + +Col cuore trepidante, dimenticando la mia condanna a morte, io corsi +al nido per baciare i miei colombi; e quindi continuai la mia vita di +fuggiasco e di solitario. + + + + +CAPITOLO XXI. + +Arma bianca e bestia nera. + + +Pur fuggiasco di balza in balza, riparavo ogni tanto a _Lèccari_ +per visitarvi i miei figliuoli, o indicavo loro un posto sicuro, +per poterli parlare con animo più tranquillo. Avevo sempre qualche +consiglio da dare per il buon andamento dell’azienda, o per la +conservazione della pace domestica. + +Verso quel tempo m’imbattei in un povero carbonaio di Alghero, venuto +alla Nurra in cerca di un compare per tenergli a battesimo un bambino. +Si era rivolto a molti amici nurresi, presso i quali aveva lavorato, +ma tutti si erano rifiutati ad appagarlo, dichiarandosi sprovvisti di +abiti decenti per poter assistere in città ad una simile cerimonia. + +Mosso a pietà di quel poveretto gli dissi: + +— Domanda al parroco di Alghero se la chiesa permette ad un bandito di +fare un battesimo in procura. Se ti dice di sì, io sarò il tuo compare. + +Tornato a me colla risposta affermativa, feci di buon grado le spese +necessarie: uno scudo per la procura, tre scudi e mezzo per dolci e +vini, e sette _reali_ e mezzo per la candela. Per mio procuratore era +stato scelto il fratello dello stesso carbonaio, un soldato venuto di +recente in congedo. + +Riconoscente per il servizio resogli, il carbonaio mi fece dono di +una baionetta, regalatagli dal fratello. Non sapendo che farmi di +quell’arma bianca, la cedetti a certo Giomaria Bacchile, il quale +l’adattò ad un bastone, per servirsene ad uccidere i porci. + +Ora avvenne, che questo Bacchile, imbattutosi un bel giorno nella +mandria di porci del suo nemico Paolo Agus, glie ne uccise otto per +dispetto. + +Dalle ferite triangolari prodotte dalla baionetta, non tardò Agus a +scoprire il reo; ed unitosi a Chiccu Mulas, un bel giorno l’uccisero. + +Chiccu Mulas venne subito arrestato, ma Paolo Agus prese la macchia +e si fece bandito. Quest’ultimo morì d’indigestione tre mesi dopo, +per aver mangiato la carne d’una cinghialotta magra, forse affetta da +malattia. + +Come vedete, il regalo del mio compare algherese era stato fatale a tre +persone! + +I fratelli Paolo e Baingio Agus, nurresi, mandavano molti regali agli +avvocati di Sassari, loro compari di battesimo. Debbo però confessare, +che erano gente di buon conto ed onesta. Diverse volte si erano a me +rivolti per denunziare i porci d’altri, entrati nelle loro mandre. + +Ero diventato una specie di mediatore; ed a me si ricorreva sempre, +tanto da chi smarriva, quanto da chi trovava un capo di bestiame. +Quasi sempre riuscivo a rintracciare il padrone, che mi era grato e mi +regalava qualche cosa. + +Conoscevo pure Giomaria Bacchile. Poco tempo innanzi era venuto da me, +pregandomi di aiutarlo a sbarazzarsi di Chiccu Mulas, da cui più tardi +fu ucciso. + +— Caro mio! — gli risposi — se ci hai rischio della vita, devi pensare +ad aggiustarti da solo. Io non estraggo il dente che non mi duole. + +Giomaria Bacchile mi tenne il broncio. Egli intanto cominciò +coll’uccidere i porci del suo nemico... ma fu tradito dalla mia +baionetta. Tristo colui, che cerca il braccio d’altri per strappare il +dente che gli dà fastidio! + + * + * * + +Ho già detto che l’accorto bandito, a piedi od a cavallo, viaggia +sempre la notte. Per scorciatoie o per la via maestra, attraversando +poderi o saltando muri, egli percorre cinque o dieci ore di strada per +recarsi da un punto all’altro. + +Quantunque da molti anni non facessi male a nessuno, e menassi una +vita quieta, senz’altro pensiero che quello de’ miei figliuoli e dei +ladri che perseguitavo, pure non potevo liberarmi dall’incubo dei +carabinieri. Debbo però confessare, che invece di essere loro a darmi +la caccia, d’ordinario ero io che andavo a cacciarmi fra i loro piedi, +senza volerlo; e l’ho già dimostrato con alcuni casi narrati. + +Moltissime volte, sullo stradone di Florinas e di Portotorres, +trottando a cavallo col cappuccio sugli occhi, mi ero imbattuto in +carabinieri mandati per _espresso_ dall’una all’altra stazione. Non +ebbi però mai a lamentare il minimo disturbo; poichè i carabinieri, +di notte, ben di rado recano molestia a chi va diritto per la sua +strada... e fanno benissimo! + +Mi ero recato io quel tempo nelle vicinanze di Banari per salutare +alcune vecchie conoscenze. Venuto a me un proprietario del paese, si +lamentò della mancanza di un bellissimo bue nero, rubato in quei giorni +ad un amico di Don Ignazio Corda. Promisi di occuparmene al mio ritorno +nella Nurra. + +Passando, infatti, dinanzi all’ovile di un mio nipote, in _Santa +Barbara_, lo resi avvertito che mi era stata denunziata la mancanza... +di una cavalla, appartenente ad un amico di Sassari. + +Mio nipote esclamò ingenuamente: + +— Una cavalla, no; ma fu trovato un bellissimo bue nero, del peso di +sette od otto cantari. So che fii ritirato da Giuseppe Fraizzu di Ossi. + +— Non cerco buoi: cerco una cavalla — risposi affettando noncuranza, ma +lieto di essere sulle traccie del fatto mio. + +Ritornato la stessa notte a Banari (non frapponevo indugio in simili +affari!) diedi relazione del rintracciamento, soggiungendo: + +— Indicherò il ladro, ma a condizione che egli venga arrestato insieme +al bue. Se non si farà così, mi chiuderò nel silenzio. + +Ero inesorabile, poichè avevo deciso di far dare una seria lezione ai +ladri di bestiame. + +Siccome in Banari comandavano allora i fratelli Don Ignazio e Don +Pietro Corda, stretti in parentela a persone dell’alto clero e +dell’alta magistratura di Sassari, fu fatto rilasciare un porto d’armi, +valevole per una settimana, ai quattro incaricati di ritirare il bue +nero dalla Nurra. + +Io mossi con essi da Banari, per indicar loro il luogo dove il bue era +stato condotto. + +Giunti però a una certa distanza, non volendo mostrarmi, ordinai ad un +uomo di mia confidenza (certo Antonio Tontu) di accompagnare i banaresi +fino al muro della tanca di Fraizzu, senza però farsi vedere. + +Quello stupido però, credendo forse di farmi piacere, guidò gli uomini +fin dentro alla tanca, e la sua presenza fu subito avvertita dal servo, +che ne informò il padrone. + +Giuseppe Fraizzu, per sua fortuna, era assente da più giorni, e perciò +non venne arrestato. + +Mentre i banaresi riconducevano in paese il bue nero, s’imbatterono a +_Scala di Ciogga_ nel pretore, che si restituiva ad Ossi. Come vide la +bestia nera, egli rammentò la denunzia fattagli, chiese schiarimenti, +ed ordinò ai conduttori del bue di recarsi la stessa sera nella +pretura. Ivi i banaresi dichiararono, di aver rinvenuto il bue rubato +nella tanca di Giuseppe Fraizzu. + +Chiamato costui dal pretore, fu sottoposto ad un rigoroso +interrogatorio; e finì per sborsare oltre cento scudi, riuscendo con +impegni a liberarsi dalla prigione. + +Non gli fu difficile accertarsi, che il brutto tiro gli veniva da +me. Inasprito per la restituzione del bue nero; dolente per il danaro +sborsato; punto sul vivo per la vergogna subìta, Giuseppe Fraizzu giurò +di vendicarsi; ed ho ragione per credere, che realmente egli si sia +vendicato — come diremo a suo luogo. + + + + +CAPITOLO XXII. + +In difesa del debole. + + +Un certo prete Pinna, abitante in Sassari verso il _Molino a vento_, +amministrava come procuratore l’ovile di _Filigheddu_. Lo aveva dato +in affitto a quel tale Migheli, già occupante la cascina di _Monte +Fenosu_, quando vi avvenne lo scontro dei carabinieri con me e con +Cambilargiu. + +Dopo tre anni di esercizio, Migheli morì; e il prete tormentava la +vedova ed i figliuoli per il pagamento di oltre 400 scudi, asserendo di +non aver mai ricevuto somma alcuna dal defunto. + +La vedova, intanto, aveva lasciato _Filigheddu_ per ristabilirsi a +_Monte Fenosu_, dove spesso capitavo, nel breve tempo che mi ero unito +al bandito Ibba, già compare di battesimo del Migheli. + +Un giorno la povera donna, dinanzi a me e ad Ibba, si era scagliata +contro l’ingordigia di prete Pinna, il quale pretendeva di essere +pagato d’una somma, che lei protestava di non dovere. + +— Prendo impegno di occuparmene io! — esclamai vivamente. + +E infatti scrissi alla bella meglio una lettera insolente al prete, +invitandolo a rifare i conti. Gli scrivevo fra le altre cose: «— questa +volta non potrà certo valersi delle _fatucchierie_, a cui ella ricorre +per acciecare la mente dei gonzi.» + +Non avendo ricevuto risposta alla mia lettera, glie ne scrissi una +seconda più pepata, che feci pur firmare dal mio compagno Ibba. + +Il prete consegnò le due lettere al procuratore del re Cav. Dore; il +quale mi chiese spiegazioni per mezzo dell’amico Antonio Giuseppe Zara, +suo vicino di casa. + +Capitato un giorno a Sassari con salvacondotto, mi presentai al Dore, e +gli esposi i fatti. Egli chiamò subito la serva del prete, la quale era +a conoscenza delle somme versate dal Migheli in acconto del suo debito. + +Le donne — a quanto io so per lunga esperienza — sono capaci di un +giuramento falso per nascondere il proprio peccato — ma quando trattasi +dei peccati degli altri dicono sempre la verità. + +— Se il mio padrone ha ragione — ella mi disse — saprà farla valere; se +poi avrà torto, dovrà rassegnarsi a soddisfare la vedova Migheli! + +Il Cav. Dore, che mi aveva promesso di aggiustare lui la facenda, si +fece dar nota (con testimonianza della serva) di quanto il prete Pinna +aveva ricevuto dai Migheli in danaro, in latte, ed in montoni. Rifatti +i conti, risultò che la famiglia del pastore era debitrice, a saldo, di +soli 30 scudi, non di 400 come si pretendeva. + +La lite per questo credito pendeva da parecchi anni presso il +tribunale; ma fu per il mio mezzo che i Migheli la videro risolta, +ricuperando un credito che ormai credevano perduto. + +Questo fatto mi procurò nuovi rancori, per parte dei partigiani di +prete Pinna, e nuove simpatie per parte delle persone oneste e di buon +cuore. + + * + * * + +Tralascio di enunciare altre simili pratiche, da me fatte in favore +dei deboli e degli ignoranti, eterne vittime della prepotenza e della +furberia. Dirò solamente di un caso avvenutomi, reso popolare per opera +dei beneficati, non mia, chè anzi avevo interesse a tenerlo celato. + +Un giorno mi trovavo in un punto alto, sopra una collina posta nella +_Gianna de su ferru_, in vicinanza della strada maestra, che dalla +miniera dell’Argentiera conduce a Portotorres. + +Siccome quel punto è battuto dai carabinieri, esploravo dall’alto la +campagna circostante, per evitare le solite sgradite sorprese. + +A un tratto, sulla strada, scorsi due operai continentali, che venivano +dall’Argentiera, dove pur lavorava mio fratello Peppe, in qualità +di operaio _caporale_. Volendo chiedere notizie di lui, scesi dalla +collina per interrogare i due viaggiatori. + +— Buona sera! — dissi, movendo loro incontro. + +— Buona sera! — risposero quelli, senza quasi guardarmi, e con un +accento di profonda mestizia. + +— Che cosa avete? — chiesi loro. + +— Ci hanno rubato i pochi soldi che avevamo addosso. + +— Chi ve li ha presi? + +— Il bandito Giovanni Tolu, ch’era in compagnia di altri due. + +Fui sorpreso della strana risposta, che in sulle prime credetti una +canzonatura. + +— Che uomini erano? + +— L’uno aveva un fucile a due colpi; l’altro, giovanotto, era pure +armato; il terzo, uomo maturo, conduceva a mano un cane, legato con una +corda. Dopo averci tolto il danaro, il più robusto ci disse: — Se voi +svelerete l’accaduto, vi ricorderete del bandito Giovanni Tolu! + +I birbaccioni si erano serviti del mio nome per atterrire i viandanti, +ed io non doveva lasciare impunita una simile audacia. + +— Fatemi il piacere di condurmi sul punto, dove vi hanno preso i soldi. + +— Siamo in viaggio per Portotorres, poichè dobbiamo prendere imbarco. + +— V’imbarcherete un altro giorno. Oggi vi porterò nel mio ovile, dove +troverete da mangiare e da bere; prima, però, ho bisogno di vedere il +posto in cui foste derubati. + +I due operai continentali, forse per paura, non volevano tornare +indietro; ma io imposi loro di appagare la mia curiosità. + +Si rifece insieme un po’ di strada, fino al punto detto _Sa punta de su +ferru_, che m’indicarono come il luogo della grassazione. + +Non era quello un sito di ladri, perchè in vicinanza abitavano alcuni +pastori. + +Pregai i due operai che mi aspettassero là per alcuni minuti. + +Io conosceva l’uomo anziano che conduceva a mano il cane, e m’internai +nel boschetto, fino ad una punta, in cui i pastori solevano radunarsi. + +Il cane non avvertì il mio passo, e non prese ad abbaiare, poichè aveva +il _vento cattivo_[34]. + +Come arrivai alla distanza di una ventina di passi dalla punta, tesi +l’orecchio, e m’accorsi che i pastori si bisticciavano per la divisione +del bottino. + +Mi diedi allora a tossir forte, e m’avvicinai indifferentemente. + +— Buona sera! + +— Buona sera, zio Giovanni. Che buon vento vi conduce a queste parti? + +— Fatemi un piacere. Ho scovato testè un cinghiale in una macchia, +ma non c’è verso di farlo venir fuori. Ho bisogno di prenderlo oggi, +perchè devo farne un presente. Aiutatemi. + +— Ben volentieri! + +Mi vennero tutti e tre dietro. + +— State attenti, veh? chè il cinghiale non scappi, deviando dal mio +filo! + +Camminai così avanti, sempre col fucile spianato, fino a che portai i +tre compagni vicino alla strada, dove mi aspettavano i due forestieri. + +Fingendo girare di qua e di là, come per non lasciarmi sfuggire il +cinghiale, mi avvicinai agli operai, dicendo loro piano: + +— Fissateli bene: sono questi gli uomini che vi hanno preso il danaro? + +— Sì, signore: proprio questi! + +— Qual somma vi hanno rubato? + +— Novantasette lire. + +Corsi allora verso i tre pastori, e gridai loro, cambiando tono: + +— Restituite subito a costoro il danaro rubato! + +I tre uomini mi fissarono sorpresi e sgomentati, ma non fecero alcuna +resistenza. Senza dir motto, tolsero da tasca il danaro, e me lo +porsero abbassando gli occhi. + +Dopo aver restituito ai tre operai le 97 lire, dissi ai pastori: + +— E badate che non vi accada una seconda volta! Guai a voi, se +minaccierete chicchessia servendovi del mio nome! + +I pastori, mortificati, ammutolirono, poichè in fondo non erano +perversi. Io dissi allora, rivolto ai due operai: + +— Lo vedete? Io sono appunto Giovanni Tolu, il bandito; il quale non ha +bisogno di rubare, perchè ha qualche cosa del suo; e se non ne avesse, +i signori glie ne darebbero! + +Gli operai volevano ad ogni costo che io accettassi in ricompensa la +metà della somma. + +— No: tenetela tutta, perchè siete più poveri di me. Io non ne ho +bisogno, mentre voi siete forestieri, che venite da lontano per +lavorare. Datemi solamente notizie di mio fratello Peppe, _caporale_ +alla miniera. Lo conoscete? + +— Sì, signore. Gli parliamo ogni giorno. Egli sta bene in salute. + +— Grazie. Di che paese siete? + +— Siamo piemontesi. + +— Continuate pure la vostra strada, e fate buon viaggio! + +Arrivati la sera a Portotorres, i due forestieri narrarono il caso a +molte persone, fra le quali a Cosimo Cucinotto, più tardi mio teste di +difesa a Frosinone. + +Ricevetti in quel tempo diverse lettere da Sassari e da Florinas, +colle quali mi si chiedevano schiarimenti sul fatto, che si voleva +pubblicare. Io però non volli dargli importanza, nè risposi ad alcuno, +per non dar dispiacere ai miei amici della Nurra. Temevo anche di +pregiudicare i tre pastori, che in fondo erano buona gente. Essi +avevano ceduto ad un’allucinazione momentanea, e mi confessarono +d’esser stati trascinati a quell’eccesso, senza ponderarne le +conseguenze. + +L’anno seguente — all’apertura del nuovo esercizio della miniera — si +presentò un operaio all’ovile di Peppe Sechi, in _Palmadola_, chiedendo +ospitalità per la notte. + +— Non mi conosce? + +— Io no: chi sei? + +— Sono uno dei due operai derubati, a cui Giovanni Tolu fece restituire +il danaro. + +— Mi fa piacere. Passa pure la notte nel mio ovile, e cena co’ miei +uomini. + +Quando Sechi, all’indomani, mi riferì le parole dell’operaio, gli +risposi: + +— Mi dispiace che si meni tanto rumore di un fatto, che potrebbe +mettere in mala vista i poveri pastori della Nurra. Ladri di pecore e +di porci, forse sì! — ma ladri di danaro, no certo! + + + + +CAPITOLO XXIII. + +Nel mondo dei curiosi. + + +Fu ben numerosa la schiera dei curiosi, che, in ogni tempo, vollero +conoscermi da vicino. La fama delle mie gesta, de’ miei scontri coi +carabinieri, e di non so quante altre avventure bizzarre (in gran +parte fantastiche ed esagerate) mi sottoponeva ad un continuo esame, +che molte volte m’irritava. Tutti si rivolgevano ai miei intimi amici +per ottenere il _favore_ di parlarmi, di ascoltarmi, e sovratutto di +vedermi tirare al bersaglio. + +Superfluo dirvi, che il ceto dei signori era in numero preponderante. +Militari alti locati, alti magistrati, negozianti, giornalisti, +signori d’ogni genere, sentivano più o meno il bisogno di rivolgere la +parola al bandito di _Monte fenosu_, all’uccisore di tanti nemici, al +benefattore della Nurra. + +Antonio Giuseppe Zara, d’ordinario, era l’uomo più ricercato per +ottenere da me una _intervista_, come oggi si dice con parola di moda. + +Essendo egli mio compaesano ed intimo amico, a lui si ricorreva, come a +colui che conosceva il rifugio del tigre benefico, o la parola d’ordine +che doveva strappare dalla tana la belva addomesticata + +Contandosi a centinaia i miei incontri coi curiosi, mi limiterò a +riferire i pochi che mi vengono alla memoria. + +Devo anzitutto dichiarare in coscienza, che la fama di non essere +un ladro, nè un sicario, fu quella che mi attirò maggior numero di +simpatie. Ond’è, che io tenevo a questa stima, la quale forse non +fu estranea a farmi perdurare nel proposito di dar la caccia al +malandrini, in favore dei deboli e degli onesti[35]. + +I più smaniosi di vedermi furono sempre i continentali, e non solamente +quelli residenti in Sardegna. A Frosinone ed a Roma, per esempio, fui +assalito dai curiosi; e basti dire, che in quest’ultima città dovetti +cedere alle insistenze del mio avvocato, il quale volle presentarmi ad +un _pezzo grosso_ del Ministero di Grazia e Giustizia. Costui aveva +esternato il desiderio di vedermi da vicino, supponendo forse che io +avessi gli occhi di lince e il muso d’una jena. + + * + * * + +Un distinto pittore di Sassari, che desiderava ardentemente di +conoscermi, si rivolse al solito Zara per un’_intervista_. Accondiscesi +alle preghiere dell’amico, e gli diedi appuntamento alla _Valle della +noce_, nelle vicinanze di Campomela. + +Il pittore venne in compagnia di altri curiosi, portando seco una +grande quantità di viveri, di polvere e di palle — solito regalo che +d’ordinario mi facevano i visitatori. + +Per dar gusto a costoro, prendevo sempre parte alle partite di caccia; +ed essi si divertivano un mondo, nel vedere che le lepri e le pernici +non sfuggivano al mio tiro. Era mio costume, in simili partite, di +regalare ai cacciatori la selvaggina che prendevo. + +Non devo qui tacere, che anche fra quei cacciatori non mancavano gli +scrocconi. Col pretesto di vedermi e di conoscermi, essi tornavano a +casa colle bisaccie piene di cacciagione, mentre io qualche volta ci +rimettevo la polvere e la fatica. Volendo lor dare una lezione, mi +appigliai al partito di regalare al solo Zara le lepri e le pernici, +facendo capire che non ero tanto gonzo. Si noti che in simili caccie +io giunsi a prendere persino una trentina di pezzi, facendo altrettanti +spari. La polvere era preziosa, nè volevo sprecarne nemmeno una carica. + + * + * * + +Un giorno, nella Nurra, fu concertata una partita di caccia grossa, +a cui vollero ch’io prendessi parte. Assegnatami una posta insieme ad +un altro signore, volle il caso che un enorme cinghiale passasse a me +dinanzi. Lo puntai e l’uccisi. + +Tutti i cacciatori corsero sul luogo, gridando: + +— Chi lo ha ucciso? + +— Questo signore! — risposi con finta mortificazione. + +Il signore tacque, ma sottomano mi regalò dieci lire, tenendosi una +gloria, che volentieri gli cedetti. Mi era stato dato a compagno, e +volevo fargli fare una bella figura. Non paleso il suo nome, perchè +ancor oggi egli si dà vanto di quel tiro, che mi fruttò due scudi. + + * + * * + +Venuto per diporto in Sardegna uno dei fratelli Rocca (banchieri +genovesi) fu concertata una caccia alla Nurra da diversi signori di +Sassari. Il banchiere volle conoscermi e mi pregò di narrargli alcuni +episodi della mia vita. Convintosi ch’ero un disgraziato, più che un +malfattore, mi propose di prendermi seco sulla sua nave, per farmi +sbarcare in terra straniera, dove sarei tornato libero. Rifiutai +recisamente la generosa offerta, dicendogli: + +— Che mi vale la libertà, quando mi allontana dalla mia figliuola e +dai luoghi che mi videro nascere? Non tarderei a morirne di crepacuore. +Meglio, dunque, che affronti il mio destino! + + * + * * + +Altra simile proposta mi era stata fatta da parecchi viaggiatori +continentali, poco prima dell’annessione delle due Sicilie all’Italia. +Mi si voleva condurre a Napoli, e di là in Grecia. Il pensiero della +mia bambina (che da un anno appena avevo strappato alla madre) mi +consigliò a respingere la libertà, che mi si voleva concedere fuori +dell’isola mia. + + * + * * + +Mentre mi trovavo a Sassari, in salvacondotto, fui chiamato un giorno +dagli ingegneri inglesi, incaricati dello studio delle strade ferrate +nell’isola. + +Recatomi nel loro ufficio (posto allora nella casa Crispo) vollero +consultarmi a proposito del tracciamento: + +— Siccome vi sappiamo pratico dei luoghi, che per molti anni avete +battuto, noi chiediamo il vostro parere sulla strada più comoda e più +breve per andare a _San Michele_. Diteci qual via scegliereste: quella +che passa per i bagni di San Martino — quella che va per il _Piano di +coloru_ — o quella che prende la vallata di _N. S. di Saccargia_? + +Risposi agli inglesi, senza punto esitare: + +— Per _San Martino_ avreste molte aperture da praticare e molti +rialzi da formare. Per la _Valle della Trinità_ dovreste costruire +una galleria molto lunga. Io, dunque, sceglierei il _Piano di coloru,_ +poichè il terreno è meno accidentato e più comodo per la linea. + +Seppi più tardi che fu scelta la linea da me suggerita. La cosa era +chiara: le strade battute dai banditi sono quelle più costose nel +tracciamento d’una ferrovia. + +In compenso del parere dato, gli inglesi mi offrirono una ricca +fiaschetta da polvere ed una rivoltella, che rifiutai[36]. + + * + * * + +Un’altra volta, trovandomi in Sassari (sempre in virtù di +salvacondotto) l’amico Zara mi prevenne, che doveva condurre alcuni +inglesi in campagna, per visitare un _nuraghe_. Avendone poco prima +veduto uno in sughero ad un’Esposizione, essi volevano esaminarlo al +naturale. + +Desiderosi di conoscermi, montai con loro in carrozza, e lungo il +viaggio diedi spiegazione su molte località della Sardegna. Fra essi +erano due signore, a cui regalai diverse monete antiche, da me trovate +nella Nurra. Mi pregarono di mandargliene altre in Anversa, dov’erano +domiciliati. + + * + * * + +Taccio molti altri incontri di simil genere, perchè tutti si +rassomigliano. + +Tanto nelle vicinanze di Florinas durante il primo periodo, quanto +nelle terre della Nurra quando la prescelsi a mia stabile dimora, non +mi mancarono mai le visite dei curiosi, appartenenti ad ogni ceto. Ho +notato altra volta il piacere che provavano le dame e i cavalieri dei +villaggi, quando andavo a visitarli in campagna. + +In seguito. — dopo la mia assoluzione — cominciarono a piovere le +_interviste_ dei redattori delle _gazzette_; i quali (come accennerò +a suo tempo) non riuscirono a strapparmi che confessioni monche, che +alteravano sconciamente. + + + + +CAPITOLO XXIV. + +Vita e azienda a «Lèccari». + + +Nel primo anno di lavoro, a _Lèccari_, si ebbe in generale un buon +raccolto, poichè il grano aveva reso _dell’uno dodici_, e si stava +bene. + +In quel tempo mio fratello Giomaria aveva bisogno di essere aiutato +nell’agricoltura; e sebbene mi fosse debitore di un centinaio di +scudi, ordinai a’ miei figliuoli di prestargli sette rasieri di grano, +senza interesse. Venuta la stagione del nuovo raccolto, era sorta +contestazione a proposito di questo prestito; e mio fratello, un po’ +irritato, osò rispondere a mia figlia, ch’era pronto a restituirle il +grano, purchè avesse affermato la sua pretesa con un giuramento dinanzi +al pretore. Maria Antonia, rifuggendo da una pubblicità scandalosa, +preferì rinunziare a una parte del suo credito. + +Questo incidente provocò malumori in famiglia. Quando l’appresi mi +spiacque, e ne mossi aspra lagnanza a Giomaria. + +Pur scorrazzando da un punto all’altro della Nurra, non trascurai di +visitare i miei figliuoli; e se avevo urgente bisogno di conferire con +essi, davo loro un appuntamento in uno dei soliti punti designati. + +I malumori continuarono. Da qualche tempo mia cognata — per istigazione +dei parenti lontani — andava brontolando con dispetto ch’era stanca +della Nurra, e che aveva in animo di stabilirsi a Portotorres. Avendo +una figlia da marito, preferiva un centro popoloso ai luoghi deserti, +dove non capitava mai un cane. Giomaria, che subiva l’influenza della +moglie, volendo appagarla, si era dato alla ricerca di una casa in +Portotorres, e di terreni in vicinanza. + +Nati nuovi diverbî alla mia presenza, un bel giorno dissi con durezza +a Giomaria, che il rimedio più spiccio sarebbe stato quello della +separazione delle due famiglie. + +Le cose per un po’ di tempo furono messe sul tacere, ma i bronci si +allungarono. + +Nei tre anni di vita comune, che si erano succeduti con alterna +vicenda, il dissidio non era mai mancato. In ogni nonnulla si cercava +un appiglio. Ne noterò alcuni per non tediare il lettore. + +Venni un giorno a sapere, che le due famiglie di Agostino e di Giomaria +solevano fare il pranzo in comune — meno il pane, che ciascuna in +proporzione forniva a parte. Questo sistema non mi andava a genio. +Io desiderava che anche le mense fossero separate, poichè se un mio +amico capitava nella cascina, volevo che mangiasse a spese mie, non a +spese degli altri. Così pure non mi garbava, che gli amici di Giomaria +fossero lautamente trattati col mio danaro. Sono numerosi gli ospiti +che capitano a _Lèccari_, ed è nostro dovere di offrir loro buoni cibi, +e non le fave ed il lardo, che mangiamo noi. Non volevo dare il minimo +pretesto a nuovi screzi e a malumori nuovi. + +Giomaria aveva un cognato (marito della sorella di mia moglie) il quale +faceva il vignataro nelle campagne di Sassari, campando miseramente +colla famiglia. Capitato un giorno da lui e udite le sue lagnanze, lo +invitai a stabilirsi a _Lèccari_, dove gli avrei fornito buoi, casa, +terra e semente, lasciandogli la metà dei guadagni. Venne egli infatti +con tutta la famiglia alla Nurra, e Giomaria mi fu grato. + +Le cose andarono bene per un po’ di tempo; ma nata questione fra le +donne, per certi pomidoro che i nuovi arrivati si permettevano di +regalare agli antichi loro padroni di Sassari, dovetti intervenire per +mandarli via. + +— Se tu li licenzi, ce ne andremo anche noi! — uscì a dirmi Giomaria, +di mala grazia. + +— Io non ho parlato che de’ tuoi cognati — risposi pacatamente — tu +però sei padrone di fare quello che ti piace! + +Giomaria, senz’altro, mi restituì i buoi che gli avevo prestato, e se +ne andò a vivere altrove insieme alla famiglia ed ai cognati. Io e mio +genero tenemmo le terre di _Lèccari_, che quell’anno avevamo seminato a +granone. + +Essendo le tanche di mio fratello e dei cognati vicine alle nostre, +avveniva che il loro bestiame venisse assai spesso a far danno al +nostro seminerio. Me ne dolsi vivamente, e se ne dolse anche Agostino; +ma le nostre doglianze si perdevano nell’aria. I buoi, persino in +numero di dodici, continuavano a danneggiare il nostro granone. + +Perduta alfine la pazienza, e veduto che il brutto giuoco assumeva la +parvenza di un dispetto, una mattina feci denunziare il bestiame in +contravvenzione; e mio fratello e i cognati furono costretti a pagare +la multa d’una ventina di scudi. + +Questo fatto finì per farci guastare con Giomaria, nonchè coi +cognati; i quali per molti anni ci trattarono sul tirato — ora con una +benevolenza pelosa come le mani di Esaù, ed ora con un muso lungo come +la scala di Giacobbe. + +Io narro queste minuzie, unicamente per dimostrarvi quanto poco +duratura sia la pace domestica, sempre quando sotto un medesimo tetto +si raccolgono più donne di diversa famiglia. Come nella torre di +Babele, si finisce sempre per non intendersi, e i contendenti hanno +bisogno di separarsi, per metter casa a parte. I capi di famiglia, +istigati dalle proprie donne, che li menano per il naso, non tardano +a cedere alle gonnelle. E grazia, quando questi futili appigli non +vengono risolti con le coltellate! + + * + * * + +Rimasto solo a _Lèccari_, Agostino si trovò in condizione di potersi +dedicare al lavoro, disponendo di quattro paia di buoi, di due servi +fissi, e di quattro o cinque uomini a giornata, a seconda le esigenze +del seminerio. Venuto il tempo della messe, egli salariava un numero +di lavoratori, adeguato all’entità del raccolto. Per venti rasieri, +per esempio, abbisognavano 25 uomini per otto giorni. Se poi il +seminerio toccava i trenta rasieri, le persone da impiegarsi erano una +quarantina. + +I nostri affari andavano abbastanza bene, e non risparmiavamo mezzi per +far progredire in tutti i modi l’agricoltura. + +Una volta ebbi bisogno di 2000 lire, e le ottenni facilmente da un +istituto di Sassari, per mezzo d’una cambiale firmata da Zara, con +avallo di un ricco proprietario di bestiame. La pagai intieramente, con +diminuzioni trimestrali. + +Eravamo da una diecina d’anni a _Lèccari_, quando mi venne l’idea +di tentare la trebbiatura per mezzo della nuova macchina di Maurizio +Pintus; e si ottenne un risultato soddisfacente. Da ogni parte della +Nurra erano accorsi uomini e donne, curiosi di veder funzionare la +trebbiatrice a vapore, da loro mai veduta. Fu una vera festa campestre. +In soli quattro giorni si trebbiarono 330 rasieri di grano, 100 rasieri +d’orzo, e 20 di fave. + +Fu quello un anno miracoloso. Le spese nostre, fra trebbiatura e +fitto delle terre, si calcolarono dai 60 ai 70 rasieri di grano — il +rimanente fu tutto guadagno. + +Appunto in quell’annata abbondante, io volli dare alcuni consigli ad +Agostino; il quale, debbo dichiararlo, peccava assai d’imprevidenza. + +— Sai tu, che cosa devi fare? Vendere cinque cavalli e tre paia di +buoi. Con due paia di buoi e coi tre cavalli, che a te resterebbero, ne +avresti a sufficienza per tirare innanzi l’azienda. Dovresti parimenti +ridurre in danaro tutto il grano che hai raccolto, lasciando in casa la +sola quantità necessaria per il seminerio e per la provvista del pane. +Fa soldi di tutto e compra altre terre, Agostino; poichè queste non +ti verranno portate via dal vento, nè da nessuno; e così riuscirai a +risparmiare il fitto gravoso, che paghi per i terreni. + +— Non è questa la mia idea! Io penso invece a continuare il seminerio +in larga scala. — rispose Agostino, stringendosi nelle spalle, senza +riflettere che a me doveva la sua posizione. + +— Il giorno che riuscirai a far grano in questi terreni, mi lascierò +tagliare il collo! — soggiunsi — Possibile che tu non veda, che le +terre nostre sono ormai disfatte ed esauste per il continuo seminerio +degli stessi cereali? Esse ti saranno ingrate, e ti niegheranno +il frutto. È nei tempi di abbondanza che noi dobbiamo pensare ai +tempi calamitosi. Tristo colui, che non trae ammaestramento dalle +sette spighe piene e dalle sette spighe vuote, di cui parla la sacra +scrittura! + +Agostino tornò ad alzare le spalle con noncuranza, e tacque per non +provocare spiacevoli discussioni. Egli non volle tener conto del mio +consiglio, e gli tenni il broncio per un po’ di tempo. Vedremo com’egli +avesse torto. + + * + * * + +I miei figliuoli continuarono ad abitare il tenimento di _Lèccari_, +come l’abitiamo anche oggi, dopo avervi lavorato per quasi trent’anni. + +La cascina è vasta, elegante e comoda, poichè si compone di una +quindicina di ambienti: cinque a pianterreno e cinque al piano +superiore; senza contare le altre casette annesse, con forno, pollaio, +pagliaio, un cortile chiuso, un piccolo vigneto e giardino interno. +L’estensione del terreno circostante è di circa 40 ettari, di cui 8 +seminabili, e 32 occupati dalla peschiera. + +La famiglia intanto si era accresciuta. Dopo il primo anno di +matrimonio, Maria Antonia ebbe una figlia; e in seguito, in media, un +bambino ogni due anni. + +Io mi recavo ogni tanto a _Lèccari_ a visitare i miei figliuoli +e i miei nipotini, ma con molta prudenza; poichè i carabinieri vi +piombavano ogni tre o cinque mesi, sempre colla speranza di cogliermi. + + [Illustrazione: La cascina di _Lèccari_] + +D’ordinario essi si presentavano, alla cascina chiedendo da mangiare +e da bere; ma la mia figliuola non volle mai soccorrerli, neppure in +omaggio a quella ospitalità, che nella Nurra non viene mai negata ad +alcuno. + +— Io non posso offrire viveri a chi viene per arrestare mio padre! — +essa rispondeva. + +La visita d’ispezione si praticava dai carabinieri in moltissimi +_stazzi_ della Nurra, specialmente per cercar me, condannato alla morte +dalla Corte d’Assise di Sassari. + +In un giorno di _Pasqua d’aprile_, otto carabinieri si presentarono a +Maria Antonia, chiedendo un capretto. + +— Ce ne ho, ma da me non ne avrete. Cercate pure e frugate da per +tutto, com’è il vostro dovere, ma andate a mangiare altrove. + +— E zio Giovanni lo mangerà, oggi, il capretto di Pasqua? + +— Zio Giovanni lo mangerà di certo... ma non qui! + +— Davvero?... vogliamo accertarcene. + +— Visitate pure tutte le camere. Se foste sicuri che mio padre si +trovasse in casa, certo non vi fidereste ad affrontarlo in tal modo. + +I carabinieri fecero la perquisizione, e se ne andarono. Avevano forse +sperato, che in un giorno così solenne io non dovessi mancare alla +mensa di famiglia. + +Quel giorno invece, mi trovavo lontano da _Lèccari_, perchè avevo +preveduto la visita sgradita. Ero stato a visitare la mia famiglia +tre giorni innanzi, a notte inoltrata, per regalare ai nipotini +l’agnello bianco. I miei figliuoli, in precedenza, mi avevano preparato +il pranzetto pasquale, che avevo portato meco sulla montagna, per +godermelo tutto solo, facendo un brindisi alla salute dei cari assenti. + + + + +CAPITOLO XXV. + +L’arresto. + + +Si era verso la metà di settembre del 1880 — precisamente l’anno del +miracoloso raccolto, da me altrove menzionato. + +Contavo 57 anni Non ero vecchio; ma la vita randagia, durata per +trent’anni, mi aveva ormai stancato, sfinito. Il mangiar male e +senza alcuna regola; il dormire all’aria aperta, sfidando uragani +e intemperie; il saltare continuamente roccie e macchioni; l’ansia +continua per il timore di un agguato; il tendere continuamente +l’orecchio ed aguzzar l’occhio ad ogni rumore e ad ogni ombra — tutto +ciò mi spossava il corpo e lo spirito. Mi accorgevo già, che la vista e +l’udito mi s’indebolivano. Guai a me se non avessi avuto mia figlia! + +Ero da dodici giorni sofferente per una leggera slogatura al braccio +sinistro, dovuta ad un salto da me fatto fra due macigni, in una notte +buia. + +Mi recai da mia figlia all’indomani della lussazione, e pregai mio +genero che si recasse subito a Sassari per comprare tre o quattro oncie +di aceto di Saturno. Fattemi alcune fregagioni alla parte malata, agli +otto giorni ero guarito. + +Mi trattenni nondimeno ancora a _Lèccari_, dormendo però all’aperto, e +facendomi portare il vitto in campagna dalla mia figliuola. + +Durante quel tempo, per ammazzare la noia, mi ero dato a rileggere +il Codice penale, fermando l’attenzione su alcuni articoli che mi +riguardavano. Avevo notato con piacere: che per i delitti da me +commessi era ormai prescritta l’azione penale; che una diminuzione di +pena veniva concessa ad un colpevole, se questo avesse dato prove di +buona condotta per un certo numero d’anni; e che, infine, un bandito, +dopo trent’anni di espiazione volontaria, poteva tornarsene a casa, +senza essere molestato dai carabinieri[37]. + +Essendomi dato alla macchia il 27 dicembre 1850, avevo dunque battuto +la campagna per 29 anni e circa 9 mesi. + +Durante quei giorni di sofferenza al braccio — e volendo pur soddisfare +ad un impegno preso, come dirò in seguito — mi ero avvicinato con +troppa frequenza alla cascina. Qualche tristo, certamente, mi aveva +veduto; e costui non poteva essere che Giuseppe Fraizzu, il quale +meditava da tempo una vendetta, sì per il bue nero da me fatto +restituire ai banaresi, come per l’umiliazione subita nanti il pretore +d’Ossi. + +Ruminando nel mio cervello, non vedevo altri che lui, capace di +denunziarmi ai carabinieri di Sassari, per potermi cogliere nel mio +nido. + +Nei giorni che a _Lèccari_ si eseguiva la trebbiatura del nostro grano +colla macchina di Maurizio Pintus, questi venne alla Nurra. Egli si era +rivolto a me, pregandomi di favorirgli una quantità di _buda_ (canne +palustri) per cuoprire alcune sue capanne, costrutte di recente verso +_Campomela_. Pintus era un uomo generoso, e mi si mostrava riconoscente +per la sorveglianza che io esercitava sul molto bestiame, che teneva a +pascolo nelle sue terre della Nurra. + +Lieto di fargli un piacere, promisi a Maurizio Pintus di mandargliene +due carri sul luogo. + +Un giorno — era il 22 di settembre 1880 — verso le tre dopo mezzanotte, +aiutato da mio genero, caricammo due carri di _buda_, che una settimana +prima avevamo accuratamente tagliata, a cinquanta passi dalla cascina. + +Agostino, in compagnia di un nostro servo, si mosse dalla Nurra per +condurre i due carri a _Campomela_. + +Verso le sette di mattina, dello stesso giorno, vidi una pecora +sbandata, che si dava alla fuga; e diedi ordine ad un ragazzo che me la +portasse per esaminarla. In agosto le zecche tormentano le pecore; ed +infatti glie ne trovai una, che le aveva bucato la pelle. + +In quel momento di distrazione, mi lasciai forse scorgere dalla spia, o +dai carabinieri appiattati nelle vicinanze. + +Estratto il verme dalla piaga, posi la pecora in libertà; ed io +m’internai, come al solito, nel folto delle canne palustri, per +nascondermi durante il giorno. + +Forse i carabinieri, appiattati, aspettavano che venissi loro a tiro, +per farmi fuoco addosso. L’appiattamento era stato disposto alla +_Murella maestra_, lungo il tratto che divide la _Pischina_ dal fiume, +donde ero stato veduto. + +Non sospettando di nulla, ero rimasto per quattr’ore fra le _bude_. + +Verso le 11 venni fuori con precauzione dal canneto, ed entrai +prestamente in casa per mangiare un boccone. + +Trovai il desinare, già preparato da mia figlia, sulla tavola della +sala centrale. Ivi mangiai, in piedi, armato come sempre di fucile, di +pistola e di stile. + +Nella palazzina (composta di dieci ambienti) non c’era altri che mia +figlia e i suoi tre bambini. Mio genero era in viaggio coi carri di +_buda_, e la serva era al fiume per lavare. + +Ero solo nella sala terrena. + +Finito ch’ebbi di pranzare, mi feci all’uscio; indi mi spinsi fino +all’angolo della casetta del forno, per esplorare in basso, verso la +_Murella_. Ivi scorsi molti carabinieri sparpagliati, che venivano +avanti, in direzione della cascina. + +Indovinai tutto, e non pensai che a mia figlia, allora incinta grossa. +Per evitarle uno spavento, che poteva riuscirle fatale, rientrai in +casa, e mi diedi a cercarla di camera in camera. La trovai finalmente +nel cortile interno, insieme ai bambini. + +— Figlia mia! — gridai concitato — fa coraggio e non spaventarti: ci +sono i carabinieri! + +Così dicendo mi slanciai fuori della cascina, dalla parte di ponente; +voltai a sinistra, e mi diressi correndo verso il canneto, distante un +cinquanta passi. + +Il tempo impiegato alla ricerca di mia figlia mi aveva perduto. Mi +era impossibile raggiungere la palude, perchè 14 carabinieri stavano a +trenta passi da me. + +Pur continuando a correre, spianai prontamente il fucile ed armai i due +grilletti, deciso di ucciderne almeno due. + +Mi fermai quindi di botto, mentre gli armati continuavano ad avanzare, +un po’ sconcertati, nè certo di buon animo! + +Se essi in quel momento non furono i primi a farmi fuoco, fu certo +perchè una quindicina di agricoltori, che lavoravano la terra a poca +distanza, sarebbero stati testimoni di un’infrazione ai regolamenti +militari. + +— Metti il fucile a terra! — mi gridò il maresciallo, alla distanza di +una quindicina di passi. + +Per un’istantanea decisione — frutto di mille ragionamenti fatti in un +attimo — deposi il fucile a’ miei piedi, poi la pistola e lo stile, e +mi rizzai con fierezza, guardando in faccia il carabiniere comandante. + +In quei due o tre minuti di corsa affannosa, (dalla casa del forno al +cortile interno, e dal cortile alla discesa della palude) molte idee +m’erano balenate alla mente. + +Anzitutto ricordai la ragguardevole quantità di grano depositato nella +cascina, che rappresentava la nostra fortuna; e questo pensiero mi +distolse dallo sprangare la porta, chiudermi dentro casa, ed opporre +viva resistenza alla forza di quattordici carabinieri, che avrei +combattuto dalle piccole finestre ovali del piano superiore. Oltre alle +armi che portavo addosso, avevo in casa cinque fucili, due pistole +e due rivoltelle. Dirò ancora, che in un ripostiglio, ignorato dalla +famiglia, tenevo in custodia, insieme a molta polvere, venti grosse +cariche di dinamite, che avrei potuto gettare dalle finestre, per far +pagar cara l’audacia a’ miei assalitori. + +Mi bastava l’animo di tradurre in atto il mio disegno; ma... e poi? +Si sarebbe finito per incendiare la cascina, bruciando tutta la nostra +fortuna: circa 3000 scudi. + +Poco male anche questo; ma... e la mia figliuola? i miei nipotini? E +i 29 anni e 9 mesi di buona condotta, che avrebbero potuto rendere più +benigni i miei giudici? + +Tutto questo in un attimo ho pensato. Certo è, che se il destino non +mi avesse spinto sulla traccia di mia figlia, io mi sarei lanciato +ad occhi chiusi fra le canne della palude — o per salvarmi come a +_Monte rasu_ e a _Monte fenosu_, o per morire fulminato dalle palle di +quattordici carabinieri. + +Rimasi là come pietrificato, coll’occhio sempre fisso sui carabinieri, +e le due braccia tese in avanti: quasi implorando che me le legassero +subito, prima che mi pentissi d’una docilità in me insolita ed +umiliante. + +Quattro carabinieri si erano intanto avanzati a grandi passi, per +legarmi le braccia e i polsi con catene. Come alzai gli occhi, vidi il +maresciallo che mi puntava il fucile a dieci passi di distanza. + +Il sangue mi salì alla testa, e gli gridai con fierezza: + +— Fa mettere quante catene vuoi; ma togli il fucile dalla faccia, chè +non sai ancora portarlo in mano! + +Il maresciallo abbassò subito l’arma[38]. + +Non ero del tutto legato, quando la mia figliuola venne fuori dalla +cascina e corse a me, dando in ismanie. Le gridai con dolcezza: + +— Non piangere, Maria Antonia, chè non è nulla! Toglimi il portafoglio +da tasca, e gli altri oggetti dalle bisaccie. + +La mia figliuola, sempre piangendo, mi alleggerì di ogni cosa, salvo +del portafoglio, che volle io tenessi. Conteneva da sette ad otto scudi +in biglietti di banca. + +Com’ebbero finito di legarmi, i carabinieri si diedero a bere dalle +fiaschette, che portavano addosso. + +Il maresciallo, dopo aver bevuto, porse a me gentilmente la fiaschetta. + +— Grazie — risposi — Non sono uomo di troppo vino, io! Ho già +mangiato... ed anche bevuto! + +Dopo aver salutato la mia figliuola, che lagrimava sempre, +m’incamminai, scortato dai 14 carabinieri. + +Fatti un centinaio di passi, i carabinieri si lamentarono di aver le +fiaschette vuote. + +Mi rivolsi ad uno di essi: + +— Va a casa, e fa riempire il tuo fiasco dalla mia figliuola. Dille che +voglio bere anch’io. + +Pregai in seguito il maresciallo, perchè mandasse un carabiniere da mia +figlia per farmi dare un fazzoletto; ma non mi venne concesso, come per +il vino! Esternai pure il desiderio di venir portato a Portotorres, per +esser di là tradotto a Sassari col treno, pagando io i biglietti; ma mi +si rispose, che i regolamenti lo vietavano. + + * + * * + +Era circa mezzogiorno; il sole scottava, ed io grondavo sudore. Il +maresciallo mi offrì il suo fazzoletto, che accettai volontieri, perchè +ne avevo bisogno. + +Prendemmo il sentiero della Crucca, e poi si camminò lungo lo stradone, +in mezzo ad un nugolo di polvere che mi soffocava. + +Quando eravamo ad un’ora da Sassari, vennero staccati due carabinieri, +che si mossero al trotto per dar l’avviso in caserma. + +Impiegammo circa quattro ore ad arrivare alle porte della città. + +I due carabinieri, che ci avevano preceduto, si erano affrettati a +dar la notizia del mio arresto. Lungo lo stradone, e sui muri di cinta +delle vigne, accorreva la gente a frotte per vedermi. + +Nel largo di Porta Sant’Antonio era sì fitta la calca, che a stento ci +riuscì ad aprici un passaggio. Da destra e da sinistra mi si gridava +dai popolani: + +— Coraggio, zio Giovanni! non sarà niente! Due mesi, e a casa! + +I carabinieri, imbronciati, lanciavano torve occhiate ai malaugurati +profeti. + +Erano le 4 pomeridiane. + +Condotto alla caserma dei carabinieri, venni messo in camera di +sicurezza. Diedi subito una lira ad un servo, perchè mi comprasse un +fazzoletto, non volendo più servirmi di quello del maresciallo. + +La sera stessa venni tradotto alle carceri nuove, dinanzi alle quali +faceva ressa una folla enorme. + +Mi cacciarono subito in una cella poco spaziosa. + +Ero stanco del lungo viaggio a piedi, ma mi sentivo l’animo tranquillo. + +Poco dopo l’imbrunire, non sapendo cosa fare, mi cacciai addirittura +fra le coltri. + +Era la prima volta, dopo trent’anni, che mi spogliavo per andare a +letto! + + + + +PARTE QUARTA + +DOPO L’ARRESTO + + [Illustrazione: Testata allegorica sui personaggi della + storia] + + + + +CAPITOLO I. + +In carcere. + + +A questo punto tolgo la parola a Giovanni Tolu, per prenderla io. +Coll’arresto a _Lèccari_ si è chiusa la storia del bandito. + +Il vecchio florinese continuò a narrarmi minuziosamente gli episodi +della sua vita in carcere; le fasi del processo e del dibattimento; +il suo ritorno alla Nurra; le peripezie domestiche e i suoi contrasti +in famiglia. Io mi limiterò a riassumere gli avvenimenti principali, +non volendo tirare più in lungo la narrazione con particolari +insignificanti. Ripeto solo, che ho sempre riportato fedelmente +quanto Giovanni Tolu mi espose, senza nulla aggiungere, nè togliere. +Trattandosi di una storia contemporanea dettata dal protagonista, il +romanziere non poteva in coscienza permettersi la minima alterazione, +senza compromettere la verità. + +Pur riassumendo i fatti, riporterò qua e là le parole del bandito, +quando le crederò necessarie all’efficacia della narrazione. + + * + * * + +«— Entrato in carcere — continuò Tolu, stuzzicando il tabacco nella +pipa — i guardiani mi costrinsero a cambiar d’abiti. Diedi un’occhiata +alla mia persona, e mi venne da ridere; poichè mi parve di trovarmi +nelle stesse condizioni di Bertoldo, dinanzi al re Alboino: nè nudo, +nè vestito. Al terzo giorno venni condotto nel parlatorio, dove mi +aspettava il giudice istruttore. + +«Appena mi vide, mi disse: + +«— Hai un bel ceffo! + +«— Perchè? forse perchè mi vede in questi panni? Ella dovrebbe capire, +che non sono tagliati a misura. + +«Il giudice si fece allora serio, e cominciò l’interrogatorio, +chiedendomi soltanto i particolari sull’attacco di _Nuzzi_ e di _Monte +Rasu_.» + + * + * * + +Giovanni Tolu continuò a narrarmi i particolari della sua vita di +carcerato, che io ometto. + +Le prime pratiche furono fatte per una cella separata, a pagamento, che +gli venne subito concessa. Avendo pure ottenuto che l’amico Zara gli +mandasse ogni giorno il pranzo da casa, egli voleva che si passasse la +sua zuppa ad un carcerato vicino, col quale si era messo in relazione. +Ciò niegatogli, dispose che fosse data ai poveri. + +Il contegno di Giovanni Tolu in carcere (secondo la sua confessione) +non era stato troppo edificante. Egli perdeva facilmente la pazienza, +s’irritava per ogni nonnulla, ed ebbe più volte aspre parole coi +carcerieri e con qualche detenuto. Lo star chiuso da mattina a sera in +una cella angusta, priva d’aria e di sole, non poteva certo confacersi +ad un uomo, abituato da trenta anni a battere la campagna sterminata, +sotto l’immensa volta del cielo. + + * + * * + +Non appena corsa la voce dell’arresto, si era manifestata nel popolo +una corrente simpatica, favorevole a Giovanni Tolu. La lunga serie +d’anni trascorsi aveva gettato un velo pietoso sulle colpe giovanili +del bandito florinese, e più non si volevano ricordare che le azioni +generose, compiute durante l’ultimo ventennio. Il popolo entusiasta +esaltava le virtù dell’arrestato; le vicende della sua vita leggendaria +furono per molti giorni l’argomento di tutte le conversazioni, di tutti +i discorsi; e l’autorità giudiziaria se ne impressionava, prevedendo +l’influenza che avrebbe esercitato quella simpatia sull’animo dei +giurati. + +Fu dunque creduto cosa prudente togliere Giovanni Tolu ai suoi Giudici +naturali, per rinviarlo ad altra Corte d’Assise dell’isola. + +Il 9 luglio 1881 la Corte di Cassazione di Roma dichiarò prescritti +quattro processi; revocò la sentenza contumaciale di morte del 1869; +e per i reati di _Nuzzi_ e di _Monte Rasu_ rinviò Giovanni Tolu alle +Assise di Oristano. + +Prima di lasciare le carceri di Sassari, il cappellano si presentò a +Tolu, chiedendogli se volesse confessarsi, in occasione del Giubileo. + +— Non sono disposto! — rispose secco l’ex bandito. + +Dopo un anno e tre mesi d’ingrato soggiorno nelle carceri di Sassari, +Giovanni Tolu fu trasferito a quelle di Oristano, il 9 gennaio del +1882. + + * + * * + +Il bandito mi dichiarò, che nelle carceri di Oristano fu trattato +più umanamente, e si sentì più tranquillo. Egli fece amicizia coi +bambini del direttore, e passava con essi ore deliziose, parendogli di +trattenersi co’ suoi nipotini. + +Nel giorno di Pasqua un amico gli mandò una caraffa di vernaccia ed +un piatto di lunghe frittelle alla sarda. Tolu chiamò la bambina del +direttore; le adattò al collo un pezzo di frittella a mo’ di collana, e +le disse: + +— Va dal babbo, e pronuncia queste parole in nome mio: «— Come +facilmente si spezza la mia collana, così fra poco si spezzeranno le +catene di Giovanni Tolu!» + +Anche ad Oristano si era presentato in carcere un frate dalla lunga +barba, che aveva domandato a Tolu se intendeva confessarsi. + +— Non sono disposto! — rispose il bandito. + +— Perchè? + +— Perchè io mi confesso quando a me piace: quando la coscienza me lo +suggerisce. La legge di Cristo non m’insegna altro! + +— Che ne sai tu? + +— Sono stato sagrestano, reverendo! + +Il frate se ne andò borbottando. Appena uscito, fu detto al Tolu che +era l’arcivescovo. + +Avevano annunziato al bandito, che il suo dibattimento si sarebbe +tenuto in quelle Assise nei tre giorni dal 14 al 16 giugno. Nuovi +incagli, però, nuovi timori, e nuovi scrupoli, consigliarono i giudici +a non fidarsi dei giurati d’Oristano, dove si erano manifestate le +stesse simpatie in favore del bandito. + +Il 29 maggio di quello stesso anno (1882), dopo quattro mesi di +detenzione, Giovanni Tolu fu tolto dal carcere di Oristano, per essere +trasferito a quello di Cagliari. + + * + * * + +Le carceri di Cagliari non gli lasciarono grata impressione. Cominciò +dal bisticciarsi coi carabinieri, che lo avevano tradotto alla torre di +San Pancrazio, stringendogli le manette in modo inumano. + +Chiuso in cella, ebbe più tardi un battibecco a causa dei fornitori del +vino e del tabacco, i quali defraudavano i poveri prigionieri. Se ne +lamentò col direttore, che finse di dargli un po’ di ragione... + +Neppure a Cagliari Giovanni Tolu ebbe il giudizio. Si tornò a tirar +fuori la corrente troppo favorevole al detenuto, le simpatie per +le azioni generose, le influenze degli avvocati, e simili. Si parlò +d’altra Assise. + +— Se si continuerà la linea retta, mi manderanno a Tunisi! — disse Tolu +al direttore. + +Il procuratore del re aveva trasmesso gli atti alla Corte di Cassazione +di Roma; e questa designò per il giudizio la Corte d’Assise di +Frosinone. + +— Ho capito! — fece Tolu — mi si manda da Erode a Pilato. Si finisse +almeno col lavarsene le mani![39] + +Nella prima diecina del settembre successivo (dopo altri tre mesi di +detenzione) il bandito florinese fu portato alla darsena; lo si gettò +nella stiva del piroscafo, e lo si fece sbarcare a Civitavecchia, per +poi proseguire fino a Frosinone, nella Romagna, dove le memorie del +brigantaggio erano ancora vive. + +— Il quarto carcere? — esclamò — Speriamo almeno che sia l’ultimo! + + + + +CAPITOLO II. + +A Frosinone. + + +Tutti i giornali della penisola si occupavano intanto di Giovanni +Tolu, chiamandolo _brigante_, e trovando di lui riscontri nella storia +francese e nella napolitana. L’_Avvenire di Sardegna_ rispose con +un articolo, conchiudendo: — «Certo è, che dopo Tolu noi avremo il +brigantaggio anche in Sardegna; e così entreremo un po’ nella via della +civiltà!» + +Dopo un mese di detenzione nelle carceri di Frosinone, fu annunziato +a Tolu, che il suo dibattimento avrebbe avuto principio il 19 ottobre +(1882) e sarebbe durato tre giorni. + +Le avventure di Giovanni Tolu ebbero un’eco pietosa anche a Frosinone. +Tutti leggevano, con avidità curiosa, uno scritto a stampa, che +circolava per la città col titolo: _l’ultimo bandito sardo_. Lo spirito +della popolazione si era subito affermato favorevole all’accusato, +e si facevano voti per la sua liberazione. E fu fortuna per i sardi +che Giovanni Tolu fosse giudicato fuori dell’isola. Dio sa a quali +insolenze sarebbe stata esposta la Sardegna, se i suoi _cittadini +giurati_ avessero liberato il _brigante_ di Florinas! + + * + * * + +Il 19 ottobre 1882, alle ore 9 ant., si apre il dibattimento nella +Corte d’Assise. + +I testimoni a carico e in difesa, che in origine erano 28, ora sono +ridotti a soli 18, poichè dieci morirono. + +La folla è immensa; nella sala non mancano le signore. + +Giovanni Tolu è accusato: + +1. Di ribellione alla giustizia, e dell’omicidio del carabiniere +Sassu, commesso la sera del 10 giugno 1853 nel luogo detto _Nuzzi_, nel +territorio d’Osilo, in complicità con Pietro Cambilargiu. + +2. Degli omicidi, con ribellione, dei carabinieri Delrio e Catte, +commessi la mattina del 21 maggio 1859 nel luogo detto _Monte Rasu_. + +Si fa notare, che Tolu nel 1869 fu condannato in contumacia alla pena +di morte, ma che la sentenza fu annullata per difetto di procedura +nella notifica di diversi atti. + +L’accusato fa il racconto dei fatti, risalendo al prete Pittui. + +Le frasi più salienti di Giovanni Tolu, raccolte dai giornalisti, sono +le seguenti: + +«Mi resi latitante perchè il prete era ricco e prepotente e poteva +mandarmi in galera. In Sardegna si manda la gente in galera per piccoli +motivi. Non mi arresi alla giustizia, perchè la giustizia _non è +giusta_!» + +Il presidente chiede all’accusato: + +— Eravate tenuto per un uomo possessore di un talismano, che vi rendeva +invulnerabile alle palle dei carabinieri. È vero? + +— Lo dicono i _vanarelli_. (Si ride). + +Vengono interrogati i testimoni a carico, la maggior parte dei quali +non sono che i carabinieri dello scontro di _Nuzzi_ e _Monte Rasu_. + +Si chiamano in seguito i testimoni a difesa, dei quali riassumo le +deposizioni: + +Maurizio Pintus dichiara, che, se potè più volte riavere il bestiame +rubatogli, lo deve a Giovanni Tolu, il quale faceva a tutti bene. +Altra simile dichiarazione fanno Vincenzo Pes e Antonio Beccu, il primo +per sette buoi, il secondo per una cavalla, che i ladri avevano loro +involati. + +Andrea Nuvoli parla della disonesta condotta della moglie di Tolu, +dichiarando che costui avrebbe potuto facilmente uccidere il drudo, che +ha voluto risparmiare. + +Antonio Piu dice, di essere stato minacciato di morte dai propri +nemici; ma intromessosi Tolu, questi riuscì ad ottenere una +riconciliazione generale, che da quel giorno li fece vivere tranquilli. +Conchiude asserendo, che il bandito florinese era il loro _giudice di +pace_; epperciò tutti lo soccorrevano, regalandogli bestiame. + +Sebastiano Branca fa l’apologia dell’accusato, chiamandolo un +_benefattore_; e Antonio Giuseppe Zara conchiude esclamando: — Giovanni +Tolu è il _Dio della campagna_![40] + +Si leggono all’udienza i certificati rilasciati dai sindaci, i quali +affermano, che Tolu mantenne da oltre vent’anni una condotta esemplare; +e che era ritenuto per un uomo di sentimenti nobili e generosi, il +quale rendeva segnalati servigi, riuscendo a riconciliare i nemici ed a +tutelare l’altrui proprietà[41]. + + * + * * + +La parola è al pubblico ministero. Egli deplora, che i sindaci e i +municipi abbiano rilasciato certificati così larghi di lode. Ammette +le azioni generose, ma dice che ogni bandito suol farne; dichiara che +Tolu non è un ladro, ma osserva che la frase _Dio della campagna_ +è un’esagerazione. Chiede infine una condanna per l’uccisione dei +carabinieri. + +Parlano in seguito gli avvocati difensori, che sono il Prof. Antonio +Piras di Florinas (per il quale Tolu ha una profonda venerazione) e il +Cav. Gavino Scano di Cagliari, (oggi Senatore). + +Il primo ribatte ad una ad una tutte le accuse. Si scaglia contro il +Pubblico Ministero, che ha voluto evocare la memoria dei delitti di +Tolu, per alcuni dei quali fu riconosciuta la prescrizione, e per altri +fu dichiarato non farsi luogo a procedimento. «È indegno della maestà +della Giustizia (egli dice) far rivivere delitti, di cui Tolu non è +chiamato a rispondere, e per i quali la stessa Giustizia ha ricacciato +la spada nel fodero». Egli dimostra non veritiere le relazioni sui +fatti di _Nuzzi_ e di _Monte Rasu_, pur dicendo: «Io m’inchino all’arma +benemerita dei carabinieri: a questi modesti e ignoti eroi, vittime +oscure e grandi, che ubbidiscono tacendo, e tacendo muoiono.» + +L’avvocato Scano difende anch’esso valorosamente l’accusato; e +conchiude con enfasi: «— Giovanni Tolu è uno sventurato, ma non è un +brigante! In Sardegna briganti non ci sono: vi sono banditi, che, come +Tolu, lo divennero per aver compiuto una vendetta!» + +Sono le otto di sera del 21. I giurati si ritirano per rispondere ai 36 +quesiti, formulati dal presidente. + +L’ansia è grande e la commozione è profonda nel pubblico. + +Alle 10 e mezza i Giurati riprendono i loro seggi, e si dà lettura del +verdetto, che ammette la legittima difesa ed assolve l’accusato. + +Il pubblico prorompe in applausi, e si riversa sulla piazzetta per +acclamare il bandito assolto, che esce trionfante dalla gabbia. + + * + * * + +Seguìto da una folla di popolani, Giovanni Tolu percorre alcune vie al +grido di: _viva Tolu!_ Tutti vogliono vederlo da vicino, e gli offrono +da bere. + +L’assolto è fuori di sè dalla contentezza. Passando a quell’ora +dinanzi ad una chiesa, egli s’inginocchia sui gradini esterni, per +ringraziare Iddio che ha parlato al cuore dei giudici. Insieme a Tolu +s’inginocchiarono, scoprendosi il capo, i popolani entusiasti. + +Curiosa invero, e caratteristica, quella preghiera in piazza, al +chiaror della luna, che splendeva in tutta la sua pienezza! Un +testimonio occulare mi assicurava, che giammai avrebbe dimenticato il +pio raccoglimento dei popolani di Frosinone, spinti a pregare insieme +al bandito, per un sentimento misterioso e inesplicabile. + + * + * * + +L’indomani Giovanni Tolu partì da Frosinone diretto per Roma, in +compagnia del genero Agostino, di Antonio Giuseppe Zara e dei due +avvocati. + +Volli conoscere l’impressione che la capitale d’Italia aveva prodotto +sull’animo di un bandito, vissuto per trent’anni nelle terre deserte +della Nurra. Ei mi rispose: + +— A Roma c’è troppa gente e troppo rumore. Non m’incantarono i suoi +monumenti, poichè son lavoro degli uomini. Anche la Sardegna potrebbe +vantarli, se si spendessero centinaia di milioni. Io non m’incanto +che dinanzi alle meraviglie della natura, poichè nessun danaro può +riprodurle! + + + + +CAPITOLO III. + +Il bandito in libertà. + + +Imbarcatosi a Civitavecchia, il bandito assolto giunge a Terranova. +Sparsasi la voce del suo arrivo, una folla curiosa gli va incontro per +conoscerlo da vicino. + +Montato sul vagone co’ suoi compagni, si mette in viaggio. Alla +stazione di Ploaghe lo aspettano un’infinità di parenti, di amici e di +altri compaesani, venuti da Florinas per vederlo e salutarlo. + +Prosegue per Sassari, dov’era già pervenuta la notizia del suo arrivo. +Trova alla stazione gran folla di popolani, ed a stento gli avvocati +riescono ad aprirsi un passaggio fra la calca immensa e chiassosa. + +Giovanni Tolu si reca alla casetta di Antonio Giuseppe Zara, verso la +piazzetta dell’Università. La folla fa ressa alla porta, e le visite +sono tante, che non lasciano un momento di tregua al bandito. + +Qualche giornale continentale ebbe parole di biasimo per questo +ricevimento chiassoso, che fu chiamato _entusiastico_ e indegno di un +popolo civile. La censura era ingiusta. Sarebbe stato più ragionevole +inveire contro il verdetto della Giuria di Frosinone, anzichè contro il +presunto _entusiasmo_ del popolino sardo, che plaudiva al giudizio dato +in una città continentale. + +D’altra parte, era proprio seria l’invettiva? era essa frutto d’un +retto criterio? Bisogna andar cauti nell’apprezzamento del così +detto trasporto popolare. Non bisogna mai confondere il vero spirito +entusiastico, colla curiosità morbosa e suggestiva, propria delle +masse inconscienti. Se invece del bandito assolto, fosse arrivato +il bandito condannato, la folla sarebbe accorsa a vederlo con pari +curiosità febbrile. Sarò più crudo: se invece dell’arrivo di Giovanni +Tolu fosse stato annunziato l’arrivo di un tigre o di un coccodrillo, +la calca non sarebbe stata meno curiosa e tumultuante. L’entusiasmo +popolare è un sentimento, che, dato un po’ di lievito, può crearsi +anche artificiosamente. Esso è morboso, comunicativo, fittizio, e guai +a colui che ci crede e se ne fida! + +E qui non voglio fermarmi, nè discutere sullo spirito pubblico +italiano (non _sardo_ solamente!), il quale è quasi sempre favorevole +all’arrestato, all’accusato, ed all’assolto[42]. + + * + * * + +Rimasto a Sassari per alcuni giorni, Giovanni Tolu si recò a Florinas +per salutarvi gli amici e i parenti. Egli volle rivedere alla luce del +sole, il suo paesello natìo, che trovò molto cambiato dopo trent’anni +di assenza. Di là, finalmente, fece ritorno al suo nido di _Lèccari_, +dove ansiosamente lo aspettavano la figliuola e i nipotini. + +Intanto i proprietari della Nurra e dei villaggi vicini (amici e +conoscenti di Tolu) fecero a gara per costituire _la dote_ al bandito +rimesso in libertà. Ciascuno gli regalò una vitella del valore di +dieci a quindici scudi; e Tolu potè raccoglierne una quarantina, fra +la Nurra, Ozieri, Florinas, Banari, Mores, Chiaramonti, Martis e Santo +Lussurgiu. Questo numero di vitelle, unito a un centinaio di pecore +che già possedeva, gli formarono un patrimonio abbastanza rilevante per +rimettersi al lavoro. + +L’usanza di soccorrere un assolto, od un reduce da un luogo di pena, +è molto antica in Sardegna. Anche Tolu, quando era bandito, offriva +qualche pecora, montone, o vitella in soccorso di un disgraziato, o in +regalo ad una ragazza povera che andasse a marito. + +Questa generosità verso uno scarcerato risolve il problema, tante +volte messo in campo, e mal tradotto in atto: mettere un condannato in +condizione di non dover ricorrere a un nuovo furto per sostentare la +propria famiglia. Oh, quante consuetudini umanitarie fra queste genti +barbare, che vivono lontane e dimenticate dai popoli civili! + + * + * * + +Informatosi subito dell’andamento dell’azienda di _Lèccari_, Giovanni +Tolu dovette ricordare al genero il pronostico fattogli due anni +addietro, prima di essere arrestato. Le cose erano tutte andate alla +rovescia. I proprietari dei terreni avevano elevato il prezzo dei fitti +di oltre 19 rasieri di grano; le terre, stanche ed esauste, non erano +state rimuneratrici; e così gran parte del ricco raccolto del 1880 +era stato assorbito dalle perdite subite in quei due anni di penuria e +d’imprevidenza. E il bandito tornò a metter fuori il sogno di Faraone, +colle famose sette vacche grasse. + +Giovanni Tolu era ormai libero; egli viveva tranquillo, senza +preoccupazioni di spie e di carabinieri; epperò aveva più tempo ed +agio a sorvegliare le faccende proprie e quelle del genero. Con un uomo +come Tolu, abituato a comandare e ad essere ubbidito, Agostino poteva +brontolare, ma non ribellarsi. E da ciò qualche broncio e qualche +dissidio, calmato da Maria Antonia, che s’intrometteva fra padre e +marito, con quella furberia pietosa di cui la donna è maestra. + +Durante i due anni che Tolu fu in carcere, la cascina di _Lèccari_ era +stata frequentata da un suo cognato, resosi debitore verso il genero +e la figliuola di una quantità di grano. Il vecchio bandito ebbe +aspre parole con costui, e l’attrito giunse a tanto, che dovettero +intervenire diversi amici di Portotorres e di Sassari per mettere gli +animi in pace. + +Ometto tutte le peripezie di questi dissidî, che l’ex bandito mi +narrò minutamente, ma che io ho creduto superfluo trascrivere. +Riporterò solamente un suo sfogo, che io credo frutto d’irascibilità +di carattere, più che di giusto risentimento per torti ricevuti. Egli +disse: + +— Ebbi dunque a comprovare anche gli effetti dell’ingratitudine altrui; +ma io la prevedeva. I figliuoli ed i generi, dimenticando i benefizî +da noi ricevuti e i sagrifizî da noi fatti, ci trascurano sempre +quando diventiamo vecchi; essi ci rispondono di mala grazia, quando +più non hanno bisogno di noi. I vecchi sono sempre messi in disparte. +Io ciò vedeva, ma non ero l’uomo da tollerare la voce grossa, nè da +lasciarmene imporre da generi e da figliuoli! + + * + * * + +Giovanni Tolu, nondimeno, amava molto i suoi figliuoli ed i nipotini, +quantunque (così mi diceva) non si fosse mai stemperato in quelle +tenerezze che davano tanto ai nervi al suo babbo Pietro Gavino. + +Egli non lavorava più, perchè si sentiva stanco. Mi confessò, che +lo avevano più abbattuto i 25 mesi di prigione, che i 30 anni di +banditismo. Si era dato a dar consigli a’ suoi nipotini, coi quali +stava sempre. Egli mi disse: + +— Non m’immischio più nelle cose dell’azienda per non farmi cattivo +sangue. Ognuno ha i suoi sistemi e le sue vedute, nè sempre si può +andare d’accordo. Dicono che i vecchi tornano bambini; ed è forse +perciò, che io vivo co’ miei piccoli nipoti. Prendo loro la lezione +ogni giorno e li costringo a leggere nel primo libro di lettura. + +— Ditemi qualche cosa di vostra figlia e di vostro genero. + +— Maria Antonia è una buona massaia; sbriga le faccende domestiche, e +non vive che del lavoro e de’ suoi figliuoli. Ella sorveglia le serve +ed i servi, tiene d’occhio l’azienda, e segna in un registro tanto le +_entrate_, quanto le _uscite_. Ha tutte le ore occupate, perchè i figli +non la lasciano in pace; però non manca ogni sera, prima di andare +a letto, di trattenersi un’oretta a leggere libri ameni ed utili. — +Agostino bada all’agricoltura e sorveglia tutti i lavori di campagna, +prendendo anche la zappa, per risparmio di spese, o per aiutare gli +altri, quando il bisogno lo richiede. Tutti lavorano in casa nostra, +grandi e piccoli: di ozioso non ci sono che io! + + * + * * + +Fra i molti episodî della vita domestica, Giovanni Tolu mi narrò il +seguente. + +«— Da otto mesi appena ero ritornato da Frosinone, quando un’orribile +disgrazia venne a turbare la tranquillità della nostra famiglia, + +«A occidente della cascina — fra il caseggiato e la palude — era il +nostro pozzo, scavato a fior di terra, senz’alcun parapetto, e coperto +d’ordinario con alcune tavole. + +«In una calda giornata di luglio, mio nipote Giovannino — il maggiore +dei figli di Maria Antonia, di nove anni — si trastullava stando seduto +accanto al pozzo, mentre un servo vi attingeva l’acqua per trasportarla +alla cascina. Costui si era già incamminato verso la casa, quando udì +un sordo tonfo. Voltatosi, e non veduto il fanciullo, quell’imbecille, +invece di tornare indietro per apprestargli un soccorso, si era dato a +correre verso casa, gridando a squarciagola: + +«— Giovannino è caduto nel pozzo! + +«Sentendomi quel giorno indisposto, mi ero sdraiato da pochi momenti +sull’erba, a pochi passi dalla cascina. Alle grida del servo, balzai +in piedi, corsi di un salto al pozzo, e vidi mio nipote, cogli occhi +spalancati e le mani tese verso di me, dibattendosi nell’acqua, +profonda due metri. + +«— Coraggio, Giovannino! — gli gridai. + +«Il poveretto portò l’indice della mano destra alle labbra, come per +raccomandarmi il silenzio; poi si sommerse, e scomparve. + +«Sedetti sull’orlo del pozzo, e sostenendomi colle due mani, allungai +le gambe quanto potei, sfiorando quasi la superficie dell’acqua. +Speravo che Giovannino riuscisse ad afferrarsi a’ miei piedi; ma il +poveretto non tornò più a galla. + +«Tutto questo era accaduto in meno di tre o quattro minuti. + +«Ad un tratto Maria Antonia, al cui orecchio era pervenuto l’annunzio +fatale, si slanciò fuori della cascina, e corse disperata verso il +pozzo, mandando urli strazianti. Di un salto fui in piedi, le corsi +incontro, e giunsi in tempo per accoglierla fra le mie braccia, mezzo +svenuta. + +«— Coraggio, figliuola mia — le dissi — ogni soccorso è ormai inutile, +perchè il nostro Giovannino è già morto! + +«Lascio immaginare le smanie della povera madre, e lo strazio di +Agostino quando apprese la sciagura toccatagli![43] + +«Il nipotino portava il mio nome, e gli volevo bene. La sua scomparsa +da _Lèccari_, e più il pensiero di sì brutta morte, ci tenne intontiti +per lungo tempo. Ma, già! era da prevedersi, poichè eravamo in luglio, +il mese delle disgrazie! + +«Partecipammo il giorno stesso il triste caso ai parenti, ai compari +ed agli amici della Nurra e di Portotorres, come voleva l’usanza. E +vennero in molti a farci le condoglianze e a rendere gli onori alla +salma. + +«Esposto per alcune ore il cadavere dentro casa, preparammo il solito +carro a buoi per il trasporto funebre al camposanto di Portotorres. + +«Messo uno strato di verdi frasche in fondo al carro, vi fu disteso +un materazzo, sul quale venne collocato il morticino, ricoperto da un +bianco lenzuolo. + +«Appena tutto fu pronto, il carro si mosse lentamente. + +«Col cappuccio tirato sugli occhi (in segno di lutto) i congiunti +e gli amici montarono tutti a cavallo, per accompagnare la salma di +Giovannino all’ultima dimora. + +«Sebbene l’usanza vieti alle donne di prender parte a simili cortei, +Maria Antonia non volle lasciar solo il suo figliuolo. Agostino se la +prese in groppa, e per due ore circa di strada non fece che sospirare e +piangere amaramente. + +«Anch’io montai a cavallo per unirmi al corteo; e lungo il cammino non +feci che fissare quel lugubre carro, che, rimbalzando e scricchiolando, +inoltrava a stento fra sentieri angusti, incomodi, e quasi +impraticabili. + + [Illustrazione: I funerali del nipote di Tolu] + +«Arrivati a Portotorres la stessa sera, deponemmo il cadavere in casa +di mia sorella Andriana, e di là l’indomani fu portato a seppellire nel +cimitero[44]. + +«Ai sette giorni ebbe luogo a _Lèccari_ l’_uscita_, secondo l’usanza +della Nurra e di altri paesi sardi. Essa consiste in un pranzo che la +famiglia dell’estinto offre a quelli che accompagnarono la salma; più +in un’elemosina di bestiame, di grano, e d’indumenti usati, che si +regalano in quel giorno ai poveri[45]. + + * + * * + +«Il tempo, che tutto sana, rimarginò la profonda ferita che il destino +aveva aperta nel nostro cuore. + +«Io continuai a vivere tranquillo a _Lèccari_, fra i miei buoni +figliuoli ed i nipotini, che mi vogliono bene. Sono ormai quattordici +anni, che vi godo la pace dell’uomo libero. + +«Non devo nascondere, che un po’ di noia l’ho risentita, e la risento; +ma io cerco di ammazzarla con qualche ora di lettura, o con viaggi che +intraprendo ogni tanto. Mi reco con frequenza a Portotorres, a Sassari, +a Florinas, od in altri paesi, per visitarvi i parenti e gli amici; +nè dimentico di fare un giro per gli ovili nurresi, per riandare coi +pastori un po’ del passato, or buono, ed or cattivo. + +«A _Lèccari_, d’altronde, non c’è da annoiarsi: è un luogo di molto +passaggio, e le visite non ci mancano mai. L’ospitalità è sacra nella +Nurra, nè c’è pastore, per quanto povero, che nieghi un letto o il +vitto a chicchessia. Basti dire, che la nostra casa, per i soli ospiti, +aggrava l’annuo bilancio di cinque rasieri di grano. A tavola non ci +troviamo mai soli. + +«Le visite più opprimenti furono sempre quelle dei curiosi. Dopo il mio +ritorno da Frosinone, specialmente nei primi anni, esse non mi diedero +tregua. Mi si voleva strappare ad ogni costo qualche episodio della mia +vita avventurosa, che poi vedevo pubblicato nei giornali di Roma o di +Milano, con inesattezze ed esagerazioni che m’irritarono. Decisi allora +di non dire più nulla. + +«Ricordo, fra gli altri, tre signori che vennero a _Lèccari_ e che +invitai a pranzo. A tavola si cercò con arte di farmi cantare, ma io +dissi agli ospiti: + +«— Se lor signori parlano a tavola, mi toglieranno il piacere di +vederli a mangiare. Diano retta a me: non posino le forchette, +altrimenti le vivande si raffredderanno! + +«Credo che l’abbiano capita, perchè mi lasciarono in pace. Nondimeno, +prima di andarsene, si diedero a rovistare la casa, toccando tutti gli +oggetti che mi appartenevano (il mio fucile, le mie pistole, le mie +bisaccie, la fiaschetta della polvere) per fabbricarvi sopra, Dio sa +quante diavolerie! + +«Fu, appunto, dietro a queste false od esagerate _interviste_ +pubblicate, che mi venne l’idea di narrare la vera storia della mia +vita. Ho scelto lei per mio confessore, ed ho la coscienza di aver +detto la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità! —» + + + + +CAPITOLO IV. + +Il mistero. + + +Con queste parole Giovanni Tolu chiuse la sua storia. + +Come se si fosse liberato da un gran peso, egli si alzò, tolse da tasca +le inseparabili pinzette, si chinò sul camino, frugò nella cenere, e vi +prese un po’ di bragia per riaccendere la pipa. + +Anch’io avevo deposto la penna, fedele raccoglitrice della narrazione +del bandito, quasi parola per parola. + +— Ho detto la verità — soggiunse Giovanni Tolu, premendo il tabacco +nella pipa coll’unghia del pollice. — Non ho dimenticato alcun mio +delitto, mentre ho voluto omettere non pochi atti di beneficenza[46]. +— Molto ho peccato, ma ho molto perdonato. I miei vent’anni di buona +condotta hanno forse cancellato i dieci anni che si dicono di condotta +cattiva. Non è questo un merito mio: è merito della mia figliuola. +Con trent’anni di vita errante, trascorsi fra disagi ed amarezze +indicibili, credo di aver espiato le mie colpe. Non mi resta oramai +che aspettare serenamente la morte, confortata dall’ultimo bacio dei +miei nipotini. Altro non desidero, poichè la vita non può offrirmi +nuove attrattive. Ho dimenticato le offese fattemi, ed ho perdonato ai +nemici tutti, meno ad uno: al prete Pittui, causa unica di tutte le mie +sciagure. Chi lo sa? Forse riuscirò a perdonarlo il giorno della mia +morte! + +Giovanni Tolu tacque, e si diede a stuzzicare nervosamente il tabacco, +il quale si ostinava a non voler bruciare. + +Io lo guardavo di sottocchi, titubante se dovevo, o non, rivolgergli +una domanda che più volte mi era venuta sulle labbra. + +Mi feci alfine coraggio e gli dissi: + +— Giovanni Tolu; avrei bisogno di uno schiarimento. Prima però di +domandarlo, dichiaro che mi asterrò dall’insistere, se troverete +indiscreta la mia curiosità. + +Il vecchio bandito tolse la pipa di bocca, e mi fissò con un senso di +stupore. Io gli chiesi: + +— Non avete altro a dirmi a riguardo di prete Pittui? + +— Nulla. + +— Non mi avete taciuto, per riguardi di famiglia, qualche sua azione +disonesta? + +— Nessuna. Ma perchè simile dubbio? + +— Sarò schietto. Nel pubblico è fondata la credenza, che Giovanni Tolu +siasi vendicato del prete, solo perchè costui gli aveva oltraggiato la +moglie... + +— Ciò è falso! + +— Eppure così fu detto fin dal giorno che vi deste alla macchia. + +— È una menzogna! + +— Eppure così si legge nel foglio pubblicato a Frosinone nel 1882, +col titolo: _l’ultimo bandito sardo_. In questo scritto si parla +chiaramente della tresca del prete con vostra moglie, della corruzione +ottenuta per mezzo di doni, e del vostro dispetto quando sapeste che +Maria Francesca frequentava la casa di quel sacerdote. + +— Non è la verità! + +— Ma non basta. Dal resoconto giudiziario pubblicato dai giornali +si deprende, che altrettanto voi asseriste dinanzi ai giudici, alla +Corte di Assise di Frosinone. Faceste capire, che vostra moglie non +si era mantenuta onesta in casa del prete Pittui; che invano cercaste +strapparla a quello sfacciato, il quale osò persino condurla ai balli +pubblici per compiacerla. + +— Tutte menzogne. Alle Assise non potevo ciò dire; altri certo lo +disse, ed io forse, col silenzio, lo lasciai credere, sperando che +quella circostanza potesse giovare alla mia difesa. Dentro la gabbia +l’accusato non può, nè deve tutto dire! + +— Dunque voi smentite il fatto? + +— Recisamente, e ve lo giuro. Mia moglie non aveva che sedici anni; e +devo dichiarare sulla mia coscienza, che fino al giorno della nostra +separazione non ebbi a farle il minimo appunto a riguardo dell’onestà, +della condotta, e de’ suoi costumi. Ella si perdette in seguito, quando +venne da me separata. Il difetto di Maria Francesca era nella lingua; +nel pettegolezzo; nella facilità di cedere alle altrui insinuazioni; +nel mal vezzo d’inasprirmi con sfuriate inopportune. Della sua +inesperienza approfittarono appunto gli scaltri, per renderla a me +ribelle. + +— Permettete allora che io vi dica, che non trovo giustificata la +vostra ferocia nell’attentato contro il prete Pittui. + +— Fu l’ira del momento quella che mi acciecò. Se avessi premeditato +l’assassinio, non avrei affrontato il prete senza un fucile, od un +pugnale. Vi confesso, nondimeno, che deplorai la mia imprevidenza. Se +avessi ucciso il prete, sarei stato subito sciolto dalle _legature_ +fattemi. + +— Vi inasprì dunque tanto la sua prepotenza? + +— In modo indicibile. Chi lo sa? forse sarei stato meno feroce, se si +fosse trattato di una tresca. O avrei subito ucciso i due colpevoli, o +mi sarei limitato a scacciar di casa la moglie infedele, abbandonandola +al suo rimorso ed al suo disonore. Ma quel continuo torturarmi +entro alle pareti domestiche; quel continuo intromettersi nei fatti +miei; quel continuo sindacare ogni azione della mia vita coniugale; +quell’eccitamento continuo perchè mia moglie si separasse da me; oh, +perdio! tutto ciò doveva inasprirmi e farmi perdere la pazienza! Ero +io il marito, ero io il padrone in casa mia; e quel prete doveva badare +alla sua sagrestia, senza mettere ogni tanto il suo tricorno fra marito +e moglie. + +— E non sospettaste mai di una tresca? + +— Mai, quantunque il volgo vi alludesse prima e dopo il mio matrimonio. +Mia moglie era una ragazza sedicenne, al servizio, fin da bambina, in +casa di prete Pittui; e di là io l’aveva tolta incontaminata. Se il +prete avesse avuto intenzioni disoneste, o avrebbe prima impedito che +la ragazza mi fosse data, o avrebbe impedito dopo che mi venisse tolta. +Sarebbe stato suo interesse a mantenerci uniti, tanto più che io mi +assentavo con frequenza dal villaggio. Basta questo per dimostrare, che +tresca alcuna non poteva sussistere. + +Le ragioni del bandito erano molto assennate, e mi facilitavano la +strada per poter esternare un dubbio, che mi era sorto nell’animo. + +— Ma perchè, dunque — chiesi — quel sacerdote prepotente si preoccupava +tanto di Maria Francesca, quando i genitori di lei non se ne +preoccupavano? Ma perchè il solo prete, e non altri, osò chiedervi +conto dei maltrattamenti fatti a vostra moglie? Ma perchè dal solo +prete doveva venir l’ordine di strapparvi alle braccia di Maria +Francesca? È mai possibile che l’affetto di Giovanni Maria Pittui fosse +più forte di quello di Salvatore Meloni Ru? + +Il bandito, dopo avermi a lungo fissato, come uomo a cui si strappa +dall’anima un segreto geloso, abbassò il capo dicendo: + +— È appunto questo il mistero che per lungo tempo mi tenne agitato... + +— Ma che in seguito vi parve di spiegare... non è così? + +Giovanni Tolu tacque esitando, ed io continuai: + +— Proprio così! Bisognava risalire alla gioventù scioperata di Masala +Pittui — alla sua vita scandalosa — alle sue libidini abituali, +per ricercare le cause intime che spingevano l’anziano sacerdote a +proteggere la servetta di casa. Non era febbre di amore impuro, nè +gelosia di ganzo senile, quella che riscaldava il sangue di prete +Pittui — era forse affetto di padre che parlava con rimorso alla sua +coscienza! Un padre, non un amante geloso, poteva consigliare la sua +creatura a distrarsi nei divertimenti, per dimenticare la supposta +infelicità coniugale... Non è così...? + +A questo punto il bandito prese a dire con vivacità: + +— Ora posso confessarlo: fu appunto questo il mio pensiero; e sono +ben lieto di non averlo per il primo a lei rivelato. Debbo però +soggiungere, che neppure l’affetto di padre potè far presa nella +coscienza di quell’anima nera, negli ultimi otto mesi che rimase in +questo mondo. Il prete Pittui non porse mai la mano a Maria Francesca +per trarla dalla miseria e dal peccato. Abbandonata a sè stessa, la +poveretta non ebbe l’aiuto di nessuno — nè del prete protettore, nè dei +genitori indifferenti. Il frutto del peccato fu lasciato al peccato, e +il peccatore fu punito dalla stessa sua colpa. Il tradimento fatto ad +uno stupido o compiacente marito era ridondato a danno di prete Pittui. +Io non fui che il cieco strumento della collera divina!» + + * + * * + +Così conchiuse Giovanni Tolu, in un impeto di profonda amarezza. Io +avevo letto nel suo pensiero e messo il dito sulla piaga; ma non +volli più oltre fermarmi sopra un argomento scottante. Compresi +che un mistero doveva celarsi in quel complesso di fatti, che non +giustificavano il feroce attentato della piazzetta di Santa Croce. Ma +a che servirebbero le ulteriori indagini, quando il prete Pittui ha +portato il suo segreto nella tomba?[47]. + + * + * * + +La storia del bandito è finita. Vittima più del pregiudizio e della +superstizione, che della malvagità degli uomini, Giovanni Tolu ha +scontato le sue colpe. Egli ha detto tutta la verità; ed io son lieto +di aver potuto narrare ai lettori la storia di un uomo co’ suoi vizi +e le sue virtù, anzichè quella di un eroe benefico, quale il popolo la +vuole, o quella di un volgare delinquente, come altri la vorrebbero. + +A coloro che mi facessero carico di aver aderito a pubblicare la +confessione di Giovanni Tolu, risponderò: che non vi ha storia al +mondo, la quale non dia campo a profonde meditazioni, a studi serî, e +ad ammaestramenti proficui. È questa la mia convinzione! + +Non al legislatore, non al giudice, non al carabiniere, non al +psichiatra verrà affidato il còmpito di liberare la società futura da +questi esseri perniciosi, i quali, (cattivi o buoni) lasciano sempre +una traccia di sangue sulla strada che percorrono — e sono nocivi +sempre, anche quando riescono a fare il bene! + +Ad altro benemerito sarà in avvenire riserbata l’alta missione +civilizzatrice: — al maestro di scuola. + +Ma — intendiamoci bene! — non al maestro di scuola che insegni +solamente a leggere un libro; ma a quello che illumina le menti, educa +il cuore, indirizza il sentimento al benessere di tutte le classi +sociali, unite in un vincolo d’amore e di fratellanza. + + + + +APPENDICE + + [Illustrazione: Lettera iniziale allegorica _al banditismo_] + + +Morte di Giovanni Tolu. + +La storia fin qui narrata (meno alcune note) è quella contenuta nel +manoscritto da me consegnato all’editore Dessì, verso gli ultimi +di maggio. Non immaginavo, certo, di dover aggiungere quest’ultimo +capitolo! + +Posto termine alla narrazione delle sue avventure, Giovanni Tolu era +ritornato alla Nurra. Continuò nonpertanto a recarsi con frequenza a +Sassari, per fornirmi gli schiarimenti che mi abbisognavano. + +Ero già stato con lui a _Monte Fenosu_, e col prof. Piras a Florinas, +per prendere alcuni schizzi sui luoghi dell’azione. Volendo pur +visitare la cascina di _Lèccari_, informai l’ex bandito del giorno +della mia partenza. + +La mattina del 21 giugno, col primo treno, mi recai a Portotorres. +Come smontai dal vagone, vidi venire al mio incontro un uomo sulla +cinquantina, dall’occhio vivo e intelligente, dalla lunga barba +brizzolata, e dal grigio cappellone a larghe tese. Era Giovanni +Agostino Tolu, il genero dell’ex bandito. + +Montati su due ottime cavalle, ci mettemmo in viaggio per _Lèccari_, +dove arrivammo alle nove. + +Giovanni Tolu mi presentò alla sua figliuola ed ai nipoti, i quali mi +accolsero con un’infinità di cortesie. + +Tutta la mattina fu da me impiegata a visitare la vasta cascina ed i +dintorni, e a prendere alcuni schizzi[48]. Giovanni Tolu volle che io +vedessi tutto, compreso il pollaio, ricco di galline, di tacchini e +d’oche; e l’orto, ben assortito di erbaggi d’ogni genere. + +Nel centro della palazzina è l’ampia sala da pranzo, a cui si accede +dalla porta principale, difesa da una bussola in legno. A destra +della sala, verso levante, è la camera dei coniugi Tolu; a sinistra +quella dell’ex bandito. In questa ultima vedesi, appiedi del letto, un +armadio scavato nel muro, a quattro piani: i due primi destinati alle +stoviglie, i due inferiori alla libreria di Tolu; la quale si compone +di una quarantina di volumi dai dorsi sgangherati, dai cartoni logori, +e dai fogli colle punte accartocciate. La biblioteca di Giovanni Tolu +non ha che un pregio: quello di esser letta e riletta! Presi in mano +alcuni libri per leggerne i titoli: — _Ufficio della Beata Vergine; +Bibbia_ di Diodati; _I Reali di Francia; Bertoldo e Bertoldino; +Guerrino il meschino; Ettore Fieramosca; Carlo Magno; Vita dei Santi_; +l’_Inquisizione di Spagna_. + +La famiglia di Agostino si compone di cinque figli, fra i quali una +ragazza da marito e un giovanotto ventenne. + +A mezzogiorno si andò tutti a pranzo — e ricorderò sempre la cordialità +affettuosa di quella buona famiglia. + +A tavola l’ex bandito tirò in campo la pubblicazione imminente della +storia veridica da lui narratami, che doveva far dimenticare l’altra +fantastica, messa in giro dal popolo[49]. + +Notai che fra padre e figlia non correva armonia d’intendimenti. Maria +Antonia, sempre seria e riflessiva, pareva soffrisse, non condividendo +l’entusiasmo paterno. Rispondendo ad una frase del vecchio, che +alludeva ai torti della propria moglie, ella disse a me rivolta: + +— Il torto fu di entrambi. Con qualche buona persona per lo mezzo si +sarebbero potuti evitare molti malumori e molti guai. La mia mamma era +troppo giovane, e fu lasciata sola; il mio babbo fu troppo puntiglioso +e troppo aspro. Non so, d’altronde, chi sia dei due il più disgraziato. +Non credo un’invidiabile celebrità quella cui aspira un bandito, dopo +aver ucciso, a torto od a ragione, il proprio simile. Spetta a Dio, non +agli uomini, togliere la vita ad altri! + +Erano sante parole, che il vecchio certo non afferrò intieramente, +perchè un po’ sordo. + +Si parlò in seguito della disgrazia di Giovannino, morto annegato; e +Maria Antonia, colle lagrime agli occhi, esclamò vivamente: + +— La colpa fu tutta del poco spirito degli uomini presenti alla +disgrazia. Se ci fossi stata io, lo avrei di certo salvato! + +Verso le 5, io ed Agostino montammo a cavallo. Il bandito, la figliuola +e i nipoti vennero tutti sul piazzale per salutarmi. Promisi loro una +seconda visita in settembre. + +Giovanni Tolu era di buon umore, e mi colmava di cortesie. Voleva +essere scrupoloso nel fare gli onori di casa. Egli mi disse: + +— Noi ci rivedremo fra pochi giorni! + +Dopo un’ora di cavalcata arrivammo a Portotorres. Agostino volle +accompagnarmi alla stazione, ed io fui di ritorno a Sassari col treno +della sera. + + * + * * + +Erano appena trascorsi tredici giorni dalla mia gita a _Lèccari_, +quando il 4 luglio 1896 l’editore Dessì ricevette da Portotorres la +seguente cartolina: + + «Oggi, alle ore 13, morì qui di carbonchio Giovanni Tolu. Partecipi + la notizia al Cav. Enrico Costa. + + Gio. Agostino Tolu.» + +Il disgraziato bandito, che ogni due o tre settimane veniva a Sassari, +smanioso di veder pubblicata la sua storia, non fu appagato nel suo +desiderio. + +Era stata una vera fatalità! Per trent’anni Giovanni Tolu aveva taciuto +le sue avventure; e finalmente si era deciso a raccontarle... quasi +alla vigilia della sua morte. Vi ha di più: da soli due mesi l’editore +Dessì lo aveva indotto a farsi fare il ritratto, riprodotto in questo +libro. + +Or ditemi: non vi par tutto questo il romanzo d’una storia, o la storia +di un romanzo?[50] + + * + * * + +Abboccatomi nella prima metà di luglio colla figlia e coi parenti +dell’ex bandito, appresi i particolari della sua morte. + +Il giorno 28 giugno Giovanni Tolu aveva deciso di recarsi a +Portotorres, per assistere l’indomani alla festa di San Pietro. +Siccome dovevano pur recarvisi alcuni servi, la mattina del 29 egli +si affrettò ad aiutarli, per chiudere il bestiame grosso nel recinto +a ciò destinato. Egli si era dato a spingere i tori e le vacche, +percuotendoli colla palma della mano; e, dopo aver molto faticato, sì +era messo in viaggio per Portotorres. + +Tornato il martedì (30) a _Lèccari_, si lamentò di un piccolo foruncolo +ad una mano, che lo tormentava alquanto. Entrata l’indomani la +figliuola nella sua camera, avvertì la gonfiezza della mano; ma Tolu, +burbero com’era, le rispose: + +— Cose da nulla; non dartene pensiero! + +Il giorno seguente crebbe l’enfiagione; e quantunque il vecchio +persistesse nell’assicurare che non era nulla, la figliuola gli bruciò +alla meglio la ferita col nitrato di argento. + +Di ciò non ancor contenta, Maria Antonia costrinse il vecchio a montare +a cavallo; gli sedette in groppa, e si avviarono a Portotorres per +consultare il medico. + +Il giorno 2 il medico avvertì il carbonchio, fece il taglio, cauterizzò +la ferita, e fece stare a letto l’ex bandito, in casa del nipote +(figlio di Giomaria). + +Non tardò il male ad aggravarsi. Giovanni Tolu cadde in un torpore, che +lo rendeva ignaro della gravità del male. + +Fu supposto che il vecchio, aprendo il cancello, avesse riportato +qualche leggera scalfitura; nella quale, o si era comunicato il +carbonchio per le percosse date alle vacche, oppure per qualche mosca +(come comunemente avviene) che avesse deposto il veleno sulla ferita. + +Poche ore prima di morire furono consigliati al vecchio bandito i +conforti religiosi. Egli assentì col capo, senza pronunciar parola. + +A un’ora dopo mezzogiorno, del sabbato, egli spirava. + + * + * * + +Quasi tutti i giornali italiani annunziarono la scomparsa di Giovanni +Tolu sotto la rubrica: _la morte di un celebre brigante_[51]. + +Niente di più erroneo. Il bandito sardo non è il brigante; e, per +convincersene, basta riandare le gesta dei famosi capi squadriglia, +che, in tempi civili (1860-1896) infestarono le due Sicilie, la +Romagna, ed altre regioni d’Italia: — gesta, che hanno destato il +terrore per la ferocia dei misfatti, per il sangue freddo con cui +vennero preparati, e per il cinismo degli assassini dopo averli +commessi. Dal complesso dei fatti fin qui narrati, il lettore +avrà rilevato quanto diverse siano le cause che hanno spinto alla +delinquenza i disgraziati banditi. + +Giovanni Tolu non era Ninco Nanco, non era Caruso, non era Cipriano +La Gala, non Torrigiani, non Mistretta, non Domenichino Tiburzi. Molta +differenza corre fra l’uno e gli altri. Il brigante si dà alla macchia +per formare una banda di malfattori; il bandito rifugge dai compagni +per meglio meditare nella solitudine; il primo non pensa che al furto e +all’assassinio, il secondo non sogna che la vendetta[52]. + + * + * * + +Da pochi giorni era morto Giovanni Tolu, quando la sua figliuola +ricevette una lettera da un avvocato di Cagliari. Costui, per incarico +di Maria Francesca Meloni, domiciliata a San Gavino Monreale, chiedeva +informazioni sul patrimonio lasciato dall’estinto, non volendo +la vedova rinunciare alla _quarta uxoria_, che le spettava per +disposizione dell’art. 753 del Codice civile. + +La domanda di quella vecchia, pervenuta a _Lèccari_ in un giorno di +dolore, era stata una spina al cuore di Maria Antonia. La povera +figliuola rispose di proprio pugno alla madre, e venne a me per +leggermi la _brutta copia_ della lettera inviata. + +Lo scritto di Maria Antonia era forse assai povero di grammatica, +ma il concetto era grande, nobile, generoso, e rivelava un profondo +sentimento di amor figliale. + +Riassumo fedelmente i pensieri contenuti in quel foglio. + + «_Carissima madre_, + + «Sono più di trent’anni che mi avete dimenticata, ed io ignoravo + persino la vostra esistenza. Oggi solamente vi siete ricordata di + me, per chiedermi conto, in nome della legge, dei beni lasciati dal + disgraziato padre mio. Mi meraviglio come non abbiate riflettuto, + che un bandito non può aver patrimonio. Il poco che oggi possediamo + è frutto del mio sagrifizio e del lavoro di mio marito. Nostro + padre non ha lasciato che un pezzo di terra in _Uccareddu_, + che ci darà molti fastidi, per una lite pendente, a causa di + delimitazioni. + + «Io non ho accuse da farvi, nè vi rinfaccio alcuna colpa, poichè + una figlia non può avere il diritto di giudicare la propria madre. + Ho il dovere di rispettarvi; ed oggi vi dico, anche a nome di mio + marito: — Qui a _Lèccari_ abitiamo una casa vasta e molto comoda; + vi crescono i nostri figliuoli, e non vi mancano i servi. Venite + pure: mi aiuterete nel disbrigo delle faccende domestiche, se lo + desiderate — oppure non lavorerete, se così vi piace. Vostra figlia + apre a voi la sua casa, affinchè in essa possiate passar tranquilli + gli ultimi anni della vecchiaia. + + «Altro non abbiamo a dirvi. + + Maria Antonia Tolu.» + +Questa lettera, fino ad oggi, è rimasta senza risposta. La madre +tacque, forse perchè pentita dell’imprudenza commessa, non prevedendo +la generosità della figliuola. + +Chi lo sa? forse nella mente della povera vecchia sarà passata, +come in una visione, tutta la storia del suo primo amore e della sua +prima colpa. Forse erale mancato il coraggio di dire, che non poteva +accettare l’ospitalità generosa di una figliuola, senza distaccarsi +da altri figli... che Maria Antonia non avrebbe potuto chiamare +_fratelli_! + +Il destino ha scritto la parola _fine_ sul triste libro di Giovanni +Tolu. A noi non è lecito leggere più oltre. + +Il vecchio bandito dorme l’ultimo sonno nel camposanto di Portotorres; +e la vecchia peccatrice, ferita al cuore dalla generosità figliale, +espia forse l’ultima colpa alle falde del castello di Monreale. + +Irrisione dell’umano destino! — Giovanni Tolu, il ministro di morte +e di pace; il superbo bandito che riuscì a sfuggire alle palle di +cento fucili; che nessun nato di donna giunse mai ad atterrare, morì +anch’esso di morte violenta, avvelenato da un insetto. — Gli uomini lo +temettero, ed una mosca l’uccise. + + + FINE + + + + +INDICE DEL SECONDO VOLUME + + + PARTE SECONDA + + IL BANDITO DI FLORINAS. + + (_Continuazione_) + + CAP. XXI. Spigolatrice e spigolatore Pag. 5 + » XXII. Gita notturna » 15 + + PARTE TERZA + + IL BANDITO DELLA NURRA. + + » I. Alla Nurra » 33 + » II. I nuovi pirati » 42 + » III. Antonio Careddu » 53 + » IV. Gli amori del bandito » 65 + » V. Occupazioni e passatempi » 77 + » VI. Tra carabinieri e spie » 86 + » VII. Strumento d’odio altrui » 97 + » VIII. La bambina nell’aia » 106 + » IX. A San Paolo di Monti » 119 + » X. La scolara insegna il maestro » 124 + » XI. Vita nuova » 133 + » XII. Il giudice di pace » 140 + » XIII. A _Monte Rasu_ » 154 + » XIV. Lo scandalo d’una tresca » 165 + » XV. I ladri di buoi » 173 + » XVI. Bue per bue! » 182 + » XVII. Fra giudici e avvocati » 192 + » XVIII. Fra ladri di bestiame » 202 + » XIX. Salvacondotti » 213 + » XX. Fidanzamento e sponsali » 222 + » XXI. Arma bianca e bestia nera » 232 + » XXII. In difesa del debole » 238 + » XXIII. Nel mondo dei curiosi » 246 + » XXIV. Vita e azienda a _Lèccari_ » 253 + » XXV. L’arresto » 262 + + PARTE QUARTA. + + DOPO L’ARRESTO. + + » I. In carcere » 275 + » II. A Frosinone » 282 + » III. Il bandito in libertà » 289 + » IV. Il mistero » 302 + + APPENDICE + + Morte di Giovanni Tolu » 313 + + + NB. Il buon senso del lettore correggerà di leggieri i pochi + errori di stampa, sfuggiti al proto in questo libro; come, per + esempio, nel Volume I, _sollecirare_ per sollecitare (pag. 108) + — _ammicarseli_ per amicarseli (314) — parecchie volte _Assisie_ + per Assise; e nel Volume II, _identicità_ per identità (p. 29) + — _arruffatta_ per arruffata (p. 74) — _volla_ per volta (93) + — _appettito_ per appetito (115) — _lavorare_ per lavare (174) + — _stringendogli strette_ per stringendogli (280); ed altri + insignificanti, che facilmente verranno avvertiti. + + + + +INDICE DELLE VIGNETTE + + + VOLUME SECONDO + + Uccisione di Salvatore Moro Pag. 27 + Testata allegorica sui personaggi della storia » 33 275 + Il bandito e la sua bambina » 126 + I carabinieri a _Monte Rasu_ » 157 + La cascina di _Lèccari_ » 260 + I funerali del nipote di Tolu » 298 + Lettera iniziale allegorica _al banditismo_ » 313 + + + + +NOTE: + + +[1] Veramente, Tolu fu poco cavalleresco e molto rusticano! + +[2] Ricordo per l’ultima volta al lettore, che io non aggiungo una +sillaba alla narrazione del bandito. + +[3] Omicidio commesso il 10 dicembre 1856. Vi fu sospetto, forse per +la dichiarazione delle moglie dell’ucciso; ma fu dichiarato _non farsi +luogo a procedere_ con ordinanza del 5 gennaio 1862. Il Tolu, però, +confessa schiettamente l’omicidio; e ciò prova la veridicità della sua +confessione. + +[4] Pare incredibile! E si era nel 1854! + +[5] — Che cosa vuol dir _Basto_? — chiesi a Tolu. + +— È il nome di una città! — fece il bandito, come sorpreso ch’io non lo +sapessi. — Scriva così! + +[6] Nè alcuno potrà spiegarlo, quantunque consimili casi siano stati da +altri avvertiti. + +[7] Giovanni Tolu conosceva il codice della pirateria! + +In tempi amichi, e fino al primo ventennio del secolo spirante, molti +pirati si gettavano sulle spiaggie della Nurra e dell’Asinara. A +quest’isoletta approdò, il 19 settembre 1812, uno sciabecco turco, che +fece schiavi 20 individui, fra uomini, donne e fanciulli. Un turco fu +ucciso da un pastore. + +[8] Traduco sempre le parole di Giovanni Tolu, che invitavo a parlare +in sardo per meglio capirlo. Lascio intatta la sua narrazione, sebbene +in qualche punto non ci accordi colla storia di quei tempi. + +[9] I sicari erano scrupolosi nell’adempimento del loro dovere. +L’ho detto altra volta: fare il sicario era ritenuto a quel tempi un +mestiere come un altro! — Questi fatti accadevano nel 1851. + +[10] Questo caso di Sant’Agostino mi fu citato parecchie volte dall’ex +bandito. Non poteva tollerarlo! + +[11] Tolu non volle dirmi neppure il nome di battesimo di questa +donna, mentre mi confidò quello delle altre donne, con preghiera di non +pubblicarlo. + +[12] Durante il tempo che avvicinai Giovanni Tolu, mi divertivo ogni +tanto e farmi dir l’ora. Non si sbagliò mal di oltre una quindicina di +minuti; e quando lo correggevo esclamava: — È il suo orologio che va +male! Quella di Roma è un’ora falsa per noi. + +[13] L’agguato era per Tolu, come mi risulta da un processo. I +carabinieri Virdis e Nuvoli, nella loro relazione scritta, dichiararono +ch’era loro intenzione di far fuoco su Tolu, senza neppure intimargli +il _ferma!_ + +[14] A quest’ambasciata prese pur parte il Dott. Antonio Francesco +Satta, il quale lodò Tolu per il disdegnoso rifiuto a intingere in +un tradimento. I florinesi erano gelosi della propria dignità, e +preferivano un feroce bandito ad un vil traditore. + +[15] Abbiamo veduto come le Autorità, più tardi, cercarono di aver +nelle meni Tolu per mezzo di Derudas, che si trovava in carcere. +Pare che il sistema del governo assoluto perdurasse anche in quello +costituzionale. + +[16] _Stirare_ il cavallo: esercitarlo alla corsa alcuni giorni prima +della festa. Espressione sarda. + +[17] Corre nel popolo insistente la voce, che il bandito avesse in +precedenza fatto un segno alla bambina per riconoscerla più tardi. +Tolu la smentisce, e con ragione. Quando poteva farle il segno, se non +l’aveva mai veduta? Il primo suo dubbio, comunicato ad altri, diede +forse appiglio alla diceria. + +[18] A costo di annoiare il lettore, ho voluto riportare le minuzie di +queste scene puerili, che Giovanni Tolu mi narrava con tanto trasporto. + +[19] Trascrivo fedelmente la lettera, dettatami in italiano da Tolu. + +[20] Ho già detto che su Tolu caddero i sospetti di questo colpo, ma in +seguito fu dichiarato _non farsi luogo a procedere_. Ora l’ex bandito +si dichiara colpevole, volendo confessare tutti i suoi delitti. + +[21] Io credo che Antonio fosse sempre risentito per essere stato +accusato dai fratelli; e lo desumo dalla sua deposizione alle Assise +per il fatto di _Monte Rasu_. Egli rivelò alcune confidenze fattegli da +Tolu, a proposito dell’odio che nutriva verso il brigadiere Piettone. + +[22] Noti il lettore la paura che si aveva dagli sconosciuti negli +ovili della Nurra. + +[23] Il fatto avvenne la mattina del 21 maggio 1859. + +Darò il sunto della relazione dei carabinieri e di altri testimoni, che +tolgo dagli atti del processo. + +Il brigadiere Antonio Piettone, il vice brigadiere Giuseppe Delrio, e +i due carabinieri Antonio Catte e Raimondo Argiolas erano usciti dalla +stazione di Portotorres, fin dal 19 maggio, in perlustrazione. Nella +mattina del 21 si presentarono all’ovile della vedova di Paolo Sechi +per abbeverare i cavalli. + +Il vice brigadiere Delrio precedeva i compagni, avendo il cavallo +indomito. Giunto alla porta della capanna che guarda levante, mentre un +mastino abbaiava, gli fu fatto fuoco da dentro, e cadde. + +Piettone e Argiolas spinsero allora i cavalli in avanti, mentre Catte +si dirigeva alla porta opposta, volendo impedire l’uscita all’_ignoto +assassino_. Uscito il bandito, e veduto a 30 metri il carabiniere, lo +sparò scaricando l’altra canna. + +Il bandito prese la fuga verso tramontana, e Piettone e Argiolas si +diedero ad inseguirlo per 10 minuti, tirandogli dietro tre fucilate. +Quantunque sicuri di averlo ferito, tonarono indietro per andare +in cerca di carri per trasportare i feriti. I due carri furono +somministrati da L. Gianichedda, da D. Atzoni e da Gio. Sechi. + +Il vice brigadiere Delrio e Catte furono trasportati a Portotorres, +indi all’ospedale militare di Sassari, dove morirono: il Catte +l’indomani, e Delrio il 1º luglio, 40 giorni dopo. + +Nell’ovile erano due sole donne: la vedova Sechi, e Maria Rita, la +moglie del servo pastore. Quest’ultima preparava alcuni laticini per i +bambini, nell’ovile; la Sechi era nella capanna. + +Dice quest’ultima, che per Tolu fu tutt’uno: udire il cane, vedere il +vice brigadiere, spararlo, fuggire, e far fuoco su Catte. + +Gio. Sechi dice, che Tolu fece gli spari _per mera vendetta_. + +Antonio Sechi afferma, che avendo più tardi rimproverato Tolu per la +catastrofe, questi gli disse che _non aveva potuto farne a meno, poichè +in tali casi l’unico mezzo di scampo è sempre il far fuoco sull’arma_. +Più dice, avergli Tolu confidato, che uccise Delrio credendolo il +brigadiere, di cui andava sempre in traccia perchè lo perseguitava. + +Il Tolu niega tutto, e dice che i carabinieri andarono ad arrestarlo, +perchè a _Boturru_ vi fu chi volle informarli del suo ritiro nell’ovile +di Paolo Sechi. + +[24] Risulta che questa voce si sparse a Florinas verso il 1863. + +[25] Assennate considerazioni, che mi sorpresero in un rozzo bandito. + +[26] Ecco i nomi di tutti i banditi, ch’ebbe a compagni Giovanni Tolu, +durante il primo decennio di latitanza: + +1. Antonio Rassu d’Ittiri — 2. Leonardo Piga — 3. Giomaria Puzzone — +4. Antonio Maria Derudas — 5. Pietro Cambilargiu — 6. Pietro Deligios, +d’Osilo — 7. Sebastiano Branca, d’Ossi — 8. Gio. Andrea Ilde, di Nurra +— 9. Antonio Careddu — 10. Giomaria Cossu, di Nulvi — 11. (ed ultimo) +Giomaria Ibba. + +Quasi tutti vennero arrestati od uccisi da carabinieri o da nemici. +Tranne Derudas, col quale Tolu visse due anni, gli altri non gli furono +compagni che per pochi mesi, o parecchie settimane. + +Di questi banditi il Tolu narrò le _brutte_ azioni, tacendo le _buone_, +che pur non sono ignote. In ciò non fu scrupoloso; e mi accorsi ch’ei +tacque per un sentimento di gelosia. Questo lo noto per la verità, +volendo scrivere una storia, non un romanzo. + +[27] Quantunque da un quarto di secolo siano avvenuti i fatti che qui +si narrano, ho creduto conveniente tacere, cambiare, o alterare diversi +nomi di persone, che l’ex bandito mi declinò scrupolosamente per +avvalorare la sua narrazione. + +[28] Per _cavallo dei morti_ s’intende un tumulo, formato da un’alta +panca ricoperta da un manto nero, sul quale si collocano alcuni ceri, +due teschi e un crocifisso. + +[29] _Screpolarsi la pianta dei piedi_, è bestemmia sarda che allude al +cadavere. + +[30] Giovanni Tolu era molto inasprito per l’uccisione de’ suoi buoi, +e forse non tutte le sue induzioni saranno state fondate, a proposito +della complicità di compare Maurizio nello scannamento. + +[31] Il lettore avrà notato la facilità e la fretta con cui nella +Nurra si riportavano le parole pronunziate da questo e da quello. +Queste parole (gonfiate ed alterate ad arte) forse eccitavano gli odî +e provocavano le vendette di sangue. La maggior parte dei misfatti dei +latitanti dell’isola hanno per origine la leggerezza dei referendari. +Qui, per esempio, vediamo Tolu avvertito da quel Tignosu, che altrove +ci venne indicato come il _fiduciario_ dei carabinieri nell’assalto +di _Monte Rasu_. E fidatevi di queste prove, che ciascuno crede avere +sulla reità dell’avversario! + +Le passioni, che in quel tempo agitavano gli animi degli abitanti della +Nurra e di quasi tutti i paesi del Logudoro, erano fomite di dicerie, +di denunzie e di sospetti, non di rado privi di fondamento. Anche certi +giudizi di Tolu, o per antipatie, o per false referenze, saranno stati +erronei. Quanto ho asserito per i buoi, valga per altre asserzioni di +Tolu, da me riportate; come, per esempio, i sospetti su Francesco Serra +(pag. 160, I.) — il giudizio per l’assassinio di Bazzone (pag. 162, I.) +— la vendita dell’oliveto di _Giacinto_ (pag. 59, II.) — la complicità +di Manunta e di Deroma nell’assassinio di Antonio Careddu (pag, 63, +II.) e così altri. Rimando il lettore alla mia nota, a pag. 159, vol. +I. + +[32] Trovasi presentemente a Milano, colonnello giubilato. + +[33] La sentenza contumaciale ha la data del 14 luglio 1869. + +[34] Vento _buono_ e vento _cattivo_: espressione dei pastori e +contadini sardi, per dire che il vento è favorevole o contrario +all’olfato o all’udito degli animali, l’uomo compreso. + +[35] Se è vero che questa curiosità entusiastica eccitava il bandito a +perseverare nelle azioni generose, è pur vero che in altri tempi essa +dovette incoraggiarlo a cimentarsi in imprese, non sempre nobili, nè +degne di plauso. + +[36] Pare che il bandito sperasse in un maggior compenso, credendo sul +serio che la strada l’avesse fatta lui! Gli Inglesi certamente avevano +inventato un pretesto per avvicinare il famoso bandito. + +[37] Pare che Tolu desse un senso troppo largo all’art. 137 del Codice +penate, dimenticando la sentenza del 14 luglio 1869, che lo condannava +a morte. + +[38] Ecco un brano del verbale di arresto, eseguito il 22 settembre +1880, firmato dal maresciallo Guangani; dal brigadiere Badino, dal vice +brigadiere Cicotti, e dai carabinieri Morelli, Gallu, Zunchelli, Mirra, +Battiston, Spada, Vagnone, Banalli, Concu, Agostini e Dalpozzo: + +«Non appena Tolu si avvide del gruppo dei carabinieri, tentò sottrarsi +colla fuga, uscendo dalla porta laterale e dirigendosi verso il suo +nascondiglio; ma non appena ebbe percorso circa 80 metri, si trovò di +fronte a noi. Gli intimammo il ferma e di arrendersi. Egli si fermò, +continuando sempre a tenere il fucile impugnato con ambe le mani, a +braccia distese; ma vistosi attorniato in modo da aver preclusa ogni +via di scampo, sia colla fuga, come col far fuoco, e in seguito pure +alle continue minaccie di arrendersi, con un certo malincuore gettava +il fucile a terra, le pistole cariche, e pugnale, e ventriera con entro +35 palle, e capsule, e fiaschetta di polvere.» + +[39] Riporto fedelmente alcune frasi, per dimostrare il buon senso +e lo spirito di Tolu, che faceva entrare dappertutto la storia di +_Bertoldo_, la Storia Sacra e quella dei _Reali di Francia_. + +[40] Fra le deposizioni scritte, trovo nel processo quella di Don +Antonio Pitzolo; il quale asserisce, che Giovanni Tolu s’impietosì +quando un giorno vide nella Nurra i figli del drudo di sua moglie, +ch’erano laceri, scalzi e in uno stato miserando. Egli disse loro: — +Assicurate vostro padre, che da me non avrà mai male! + +Questo fatto mi venne taciuto dall’ex bandito, non so se per +dimenticanza, o per altro scopo. + +[41] I certificati sono delle Giunte comunali e Sindaci di Ploaghe, +Florinas, Cargeghe, Banari, Portotorres, Ossi, Alghero a Sassari; più +del capitano dei barracelli e del parroco di Florinas. + +La Giunta di Florinas (7 Agosto 1869) certifica, come il prete Pittui +inveleniva i dissidî fra Tolu e la moglie, anzichè consigliar loro la +pace e la concordia. Accenna a vari documenti ufficiali, fra cui alla +nota in data 21 agosto 1850, rilasciata dall’Intendente Generale, nella +quale si biasima la condotta del prete e si dà incarico al Sindaco di +Florinas di chiamare Maria Francesca, invitandola a far la pace col +marito, con minaccia, in caso contrario, di ricorrere alla forza. + +Il parroco di Florinas (nel luglio del 1869) certifica, che Tolu adempì +alle pratiche religiose e frequentò i sacramenti. Dice, che nell’ultimo +triennio, conosciuta l’infedeltà della moglie, invece di pensare alla +vendetta, egli si contenne da buon cristiano, e perdonò, in modo da +lasciare ai suoi conterranei un esempio splendido da imitare. + +Questi documenti (da me consultati dopo la morte di Tolu) attestano la +scrupolosa narrazione del bandito. + +[42] L’egregio Antonio Pezzini scrisse testè nel pregievole suo +opuscolo _Sulle condizioni d’Italia, e sue riforme_, queste dure +parole: + +«Nella bizantina e inconseguente Italia, noi consideriamo il +delinquente in generale come un perseguitato ingiustamente dalle leggi, +tanto che molti ascrivono a merito di nasconderlo, e possibilmente +anche di salvarlo.» + +Ho parlato nelle _pagine storiche_ di un bandito raccomandato al re dal +cardinale Alboni nel 1733. Il detto Pezzini parla dei briganti Crocco e +La Gala, che sotto la bandiera francese, verso il 1860, ricevettero dal +Papato onori, benedizioni, sicurezza, e mezzi. + +[43] La disgrazia avvenne il 14 luglio del 1883. + +[44] D’ordinario i carri funebri si fermavano al _Ponte romano_. Di +là veniva dato avviso al prete, che vi si recava per accompagnare +il cadavere al cimitero. Da una diecina d’anni a questa parte, +i morti della Nurra vengono seppelliti nel cimitero di Sassari o +dell’Istintino. + +[45] L’_uscita_ ha luogo ai tre, ai cinque, o ai sette giorni dopo i +funerali. Se venisse fatta in giorni non dispari sarebbe per il popolo +un _malaugurio_! + +[46] Ed infatti fu scrupoloso e disse la verità. Tacque molti atti +di beneficenza che risultano dal processo; e si accusò di molte +colpe, ignorate o dubbie — come, per esempio, la morte di Salvatore +Rassu nel 1854, ed i delitti per cui fu dichiarato _non farsi luogo a +procedimento_, come lo sparo a Piana nel 1851 — la ferita al brigadiere +Andorno nel 1852 — e l’omicidio di Salvatore Moro nel 1856. + +[47] Era già in corso di stampa il presente libro, quando una novella +prova venne ad avvalorare la misteriosa relazione fra il prete Pittui e +la moglie di Giovanni Tolu. + +Fatti da me consultare i libri della parrocchia di Florinas, non vi +si rinvenne l’atto di nascita di Maria Francesca, mentre nessuno vi +mancava degli altri figli di Salvatore Meloni Ru. Sospettai subito, che +la moglie di Tolu non fosse che una figlia adottiva, affidata alle cure +dei coniugi Meloni da qualche ragguardevole e misterioso peccatore. + +Recatomi nel passato febbraio (1897) a Florinas, in compagnia +dell’amico Giuseppe Dessì, andammo a visitare Peppe, il gemello di +Giovanni Tolu. Egli ci dichiarò francamente, di aver sempre ritenuto +Masala Pittui come padre, non come amante di Maria Francesca, da lui +ritirata in casa fin da bambina. Peppe Tolu non si mostrò meravigliato +dell’omissione dell’atto di nascita nei libri della parrocchia, +perocchè il caso si era verificato altre volte a Florinas. Egli, per +esempio, volle citarci il proprio fratello Giomaria, il cui nome non +figura nei registri di quella parrocchia. + +Il fratello di Tolu volle consultare in proposito, alla nostra +presenza, una vecchia più che ottantenne, la quale ci dichiarò che per +la gravidanza di Caterina Merella (madre di Maria Francesca) nacquero +malumori e scompigli in casa di Salvatore Meloni — tanto che i due +coniugi vissero separati per oltre tre mesi. Dietro questi trambusti, +fu omesso, (forse per trascuranza, forse per diffidenza di Salvatore, +o per altre ragioni occulte) di registrare l’atto di nascita della +bambina. + +Sulla grave e inaspettata rivelazione dalla vecchia, potrebbero farsi +non pochi commenti, che io lascio tutti al lettore. Misteri dell’amore +o del capriccio, comuni in ogni luogo, in ogni tempo, e in ogni classe +sociale! + +Il gemello Peppe rassomiglia perfettamente a Giovanni Tolu nella +sembianza, nella voce e nelle movenze — non nelle forme, assai più +delicate. È un vecchio pieno di spirito e di buon senso, ed ha un +ingegno acuto, forse superiore a quello di Giovanni. Nel narrarci +diversi episodi (che combinano con quelli narrati dal fratello) +egli non dimenticò, come antico sagrestano, d’infiorarli con qualche +citazione in latino. + +[48] Vedi la vignetta della cascina a pagina 260. + +[49] Sono non poche le inesattezze e gli episodi fantastici, che +corrono sulla vita di Giovanni Tolu. Basti, fra gli altri, la storiella +del marito, che ha _ucciso_ il prete per vendicare il proprio onore +oltraggiato. In una recente _conferenza_, letta a Roma, si osò +asserire, che Tolu fosse un _laureato_ (!), e che uccise il prete +sull’altare, al momento dell’_elevazione_ (!!). + +Questo valga per dimostrare, come la fantasia del popolo riesca a +creare le _leggende_, anche su personaggi contemporanei. Che diremo di +certi fatti, a noi trasmessi dai secoli più remoti? Povera Storia, se +mancassero i documenti o la buona fede! + +Meno fantastici, in generale, sono gli scrittori stranieri, nel parlare +di Giovanni Tolu. Ecco quanto scrive il valente pittore e poeta +francese Gustavo Vuillet, nel pregievole suo libro illustrato: _Le +isole dimenticate_. (Parigi, 1893). + +«_Certains_ BANDITI, _tels que Giovanni Tolu, ont rendu de grands +services au pays. Tolu purgea toute une région de malfaiteurs à ses +risques et pèrils au milieu de continuels dangers. Il se rendit aussi +dans la Nurra, ou les habitants ètaint en armes: il éteignit les +haines, réconcilia les familles, et delivra le pays de brigands_ (?) +_qui l’infestaient; souvent il protegea les volés contre le voleurs, +et, gràce à lui, plus d’un brave paysan vit revenir à l’étable, ou à +l’ècurie, les bêtes dont des mècréants l’avaient soulagè. On racontait +bien que Tolu avait tuè quelques carabiniers, mais en cas de lègitime +défense, et tout le monde lui donnait raison._» + +Il quadro, sebbene a tinte color di rosa, ha un fondo di vero. + +[50] Giovanni Tolu, di statura media, era robusto, tarchiato, diritto +della persona, sebbene contasse 74 anni. Aveva grave il portamento, +fiero lo sguardo, folta e bianca la barba. + +Serio, compassato, sentenzioso, di poche parole, egli rideva di rado, +ma aveva sempre pronta la barzelletta e il motto di spirito, per lo più +sarcastico. Di carattere piuttosto burbero, tenace delle proprie idee, +difficilmente cedeva all’altrui consiglio. Menava vanto, assai spesso, +della propria forza e della propria perspicacia, forse perchè troppo +magnificate dal volgo. + +Era diventato un po’ sordo, e inforcava gli occhiali quando voleva +leggere o scrivere. Sobrio e frugale, non beveva mai vino fuor di +pranzo. + +Da una trentina d’anni indossava una giacca di fustagno o di velluto, +pantaloni lunghi, berretto alla sarda, e cappottone con cappuccio +nell’inverno. Usava da qualche tempo fasciare il collo con una larga +pezzuola di lana bianca, come lo si vede nel ritratto, eseguito a +Sassari dal fotografo Lori. + +[51] Diversi giornali aggiunsero: «l’_uccisore di diciasette +carabinieri_ (!?)». + +[52] A proposito di quanto asserisco, si legga la storia di Domenico +Tiburzi (ucciso nell’ottobre del 1896) di recente pubblicata dal _Conte +Alvise da Santafior_, nel _Corriere Agricolo Commerciale_ di Milano, +(in 20 puntate). + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate +nella Nota a fine indice sono state riportate nel testo. + + + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76575 *** diff --git a/76575-h/76575-h.htm b/76575-h/76575-h.htm new file mode 100644 index 0000000..da8240a --- /dev/null +++ b/76575-h/76575-h.htm @@ -0,0 +1,16032 @@ +<!DOCTYPE html> +<html lang="it"> +<head> + <meta charset="UTF-8"> + <title>Giovanni Tolu, vol. II | Project Gutenberg</title> + <link rel="icon" href="images/cover.jpg" type="image/x-cover"> + <style> +body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} + +p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} +.blockquote {margin: 1em 10%; font-size: 95%;} +p.indl {text-align: left; margin-left: 5%;} +p.indr {text-align: right; margin-right: 5%;} +.center {text-align: center; text-indent: 0;} + +div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} +div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} +div.titlepage p {text-align: inherit;} +div.somm {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} + +h1,h2,h3 {text-align: center; font-style: normal; +font-weight: normal; line-height: 1.5;} +h1 {font-size: 150%;} +h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} +h3 {font-size: 120%; margin-bottom: 2em;} + +span.smaller {display: block; font-size: 85%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} + +hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} +hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} +.x-ebookmaker hr.silver {display: none;} + +a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em; white-space: nowrap;} +div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;} +.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;} +div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;} +div.footnote>:first-child {margin-top: 1em;} +div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;} + +.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} + +.pad4 {margin-top: 4em;} +.pad2 {margin-top: 2em;} +.pad1 {margin-top: 1em;} + +.ast {text-align: center; font-size: 120%; margin: 1em auto;} + +.small {font-size: 85%;} +.large {font-size: 115%;} +.x-large {font-size: 130%;} +.main-t {font-size: 200%;} +.smcap {font-variant: small-caps;} +.lowercase {text-transform: lowercase;} + +sup {vertical-align: .3em;} +sub {vertical-align: -.5em;} + +table {margin: auto; border-collapse: collapse;} +.indice {max-width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em; font-size: 90%;} +.indice td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em;} +.indice td.cap {text-align: right; vertical-align: top; white-space: nowrap;} +.indice td.pag {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;} + +img.drop-cap {float: left; margin: .2em 0.5em 0 0;} +p.drop-cap:first-letter {color: transparent; visibility: hidden; margin-left: -0.6em;} +.x-ebookmaker img.drop-cap {float: left;} + +figure {margin: 1em auto; max-width: 100%;} +figure.figcenter {text-align: center; margin: 1em auto; clear: both; max-width: 100%;} +figure.figleft {float: left; clear: left; width: auto; margin: 1em 1em 1em 0em; text-align: center; max-width: 40%;} +figure.figright {float: right; clear: right; width: auto; margin: 1em 0em 1em 1em; text-align: center; max-width: 40%;} + +img {max-width: 100%; height:auto;} + +.x-ebookmaker .figleft {float: none; clear: both; margin: 1em auto; max-width: 100%;} +.x-ebookmaker .figright {float: none; clear: both; margin: 1em auto; max-width: 100%;} + +.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; + margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} +.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} +.tnote p {padding: 0 1em;} +</style> +</head> +<body> +<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76575 ***</div> + +<div class="booktitle"> +<h1> +GIOVANNI TOLU +<span class="smaller"> +VOLUME SECONDO</span> +</h1> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="titlepage"> +<p class="x-large"> +ENRICO COSTA +</p> + +<p class="pad2 main-t"> +GIOVANNI TOLU +</p> + +<p class="pad1 large"> +STORIA D’UN BANDITO SARDO<br> +NARRATA DA LUI MEDESIMO +</p> + +<p class="pad2 small"> +PRECEDUTA DA CENNI STORICI<br> +SUI BANDITI DEL LOGUDORO +</p> + +<p class="pad2 small"> +Con Vignette di Dalsani +</p> + +<p class="pad1 large"> +Volume Secondo +</p> + +<p class="pad4"> +SASSARI<br> +<span class="small">PREMIATO STABIL. TIP. G. DESSÌ<br> +1897.</span> +</p> +</div> + +<div class="somm"> +<hr> +<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> +<hr> +</div> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span></p> + +<h3 id="cap21-2">CAPITOLO XXI. +<span class="smaller">Spigolatrice e spigolatore.</span></h3> +</div> + +<p> +Dopo essermi separato da mia moglie, non +posso dire di essere stato sordo all’amore. +</p> + +<p> +Avevo 27 anni, ero giovane, e sapevo di +non essere antipatico, nè brutto. Siccome però +io tenevo alla sobrietà, alla quale dovevo la +virtù della prudenza, stetti in guardia. L’uomo, +quando vuole, può esercitare un imperio sulle +proprie passioni, ed io era uscito sempre vincitore +dalle lotte: mi sapevo frenare dinanzi al +vino e dinanzi alle donne. Solamente dinanzi al +tabacco ed alla vendetta io mi sentiva debole, +nè alcun freno seppi mai impormi — lo confesso. +</p> + +<p> +Io sapevo per esperienza, che solamente +nell’intemperanza si commettono le imprudenze. +L’eccesso nel bere e la febbre amorosa non possono +che togliere l’energia e offuscare l’intelletto. Il latitante +ubbriaco, od innamorato, cade facilmente +nella rete della giustizia. Il vino e la donna +sono i due traditori del bandito; quindi io abborriva +dall’uno e dall’altra: conoscevo la storia di +<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> +Noè, che aveva dato scandalo ai figli; e la +storia di Sansone, ch’era stato tradito da Dalila. +</p> + +<p> +Io ero uscito incolume da tutti gli assalti: +le palle mi rispettavano. Ero stato compagno +dei principali banditi del Logudoro, e li avevo +veduti in poco tempo sparire dal mio fianco: — Antonio +Rassu, arrestato; Puzzone, morto in +carcere; Leonardo Piga e Derudas, in galera; +Gio. Cossu, di Nulvi, freddato dai carabinieri; +Antonio Spano, avvelenato; Cambilargiu, ucciso +da un parente traditore. Io li aveva veduti +scomparire ad uno ad uno nei primi anni della +mia vita randagia... ed io sorvissi ad essi! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Nelle mie solitudini io ricordavo con dolore +il mio amore tradito — l’amore calmo e +sereno della sposa che v’incoraggia al lavoro e +vi sprona ai risparmi quotidiani, per dare un +po’ di benessere ai vostri figli, alla vostra famiglia. +Io maledicevo quella ragazza sconsigliata +che si era da me divisa, solo per dar retta ai +mali consigli de’ miei nemici. +</p> + +<p> +Maria Francesca viveva sola, abbandonata +da tutti; e qualche vaga voce di contegno scorretto +era pervenuta al mio orecchio, sebbene in +paese ella avesse fama di buoni costumi. Ma, +che m’importava della sua condotta? Mi ero +separato da lei; per lei ero diventato un tristo; +<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> +ed a lei sola io doveva la vitaccia che menavo +e che sarebbe finita con una morte violenta, o +ignominiosa. Che importava a me di Maria +Francesca? La disprezzavo, e null’altro! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Era il mese di agosto — della stagione a +me cara, perchè mi ricordava la messe e i lavori +della trebbiatura, ai quali mi ero dedicato +nella mia sana ed onesta giovinezza. Girovagavo +in quei giorni mezzo annoiato, in preda +ad una stanchezza morale, più che fisica. +</p> + +<p> +Avevo una cugina quindicenne — Mattea +Merella — fidanzata a certo Paolo Fonsa. Quantunque +non ancora maritata, mia cugina era +andata a spigolare per conto del suo Paolo, in +un campo poco distante da Florinas, nella regione +<i>Nuraghe Idale</i>. Il fratello di Paolo, Francesco +Fonsa, aveva preso seco, come spigolatrice +per tutta la raccolta, Maddalena Pintus +Marongiu — quella ragazza furba, colla quale +ero andato alla festa di Mara, e che aveva suscitato +sul mio conto un mondo di dicerie. +</p> + +<p> +Io bazzicavo con frequenza in quell’aia, e +prendevo svago a chiacchierare colla comitiva +allegra delle spigolatrici e dei mietitori. +</p> + +<p> +Un giorno, che Maddalena spigolava a me +vicino, mi rivolse la parola: +</p> + +<p> +— Come te la passi, Giovanni? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> +</p> + +<p> +— Faccio la vita comoda, come vedi! +</p> + +<p> +Maddalena mi gettò un’occhiata tenera; e +mi disse con un sospiro: +</p> + +<p> +— Te ne accorgi, eh? come sei andato! Se +invece di Maria Francesca Meloni tu ti fossi +ammogliato con <i>qualche altra</i>, forse oggi non +lamenteresti quello che ti è accaduto! +</p> + +<p> +— Cara mia; se al mondo si fosse indovini, +forse non sbaglierebbe nessuno! So che tu sei +innamorata e promessa sposa ad un pastore, ma +nessuno sa come finiranno le cose. È il destino +che ci tira per i capelli! +</p> + +<p> +La ragazza tacque, e continuò alcun poco +a spigolare; poi mi disse senza guardarmi: +</p> + +<p> +— Ricordi, o Giovanni, la nostra gita alla +festa di Mara?... e la colazione vicino al ponte? +e l’andata alla fontana? Come eri burbero quel +giorno con me! Mi tenevi il broncio perchè sapevi +che ti volevo bene. Eppure non ho mai +dimenticato che mi prendesti a braccetto insieme +a mia cugina, per difendermi dalla folla +che correva alla fonte... Certe cose non si possono +dimenticare! Pare ieri... e sono passati +più di quattro anni! +</p> + +<p> +E Maddalena continuava a spigolare, mentre +io andava fissando quella ragazza dal volto +abbronzato, che in quel momento mi sembrava +graziosa. +</p> + +<p> +Io le dissi, affettando noncuranza: +</p> + +<p> +— Anche tu sei ora legata; io ho potuto +sciogliere il mio nodo, ma tu... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> +</p> + +<p> +— Nessuno è legato a questo mondo! — mi +disse Maddalena con voce tremante — ed +io potrei sciogliermi, perchè sento di amarti +come prima. +</p> + +<p> +— Bada, ch’egli non ti senta! +</p> + +<p> +— Chi? +</p> + +<p> +— Lui... il tuo pastore. +</p> + +<p> +— Che importa? Gli direi sul muso, che +amo te più di lui: ecco tutto! +</p> + +<p> +— Quale attrattiva potrei avere agli occhi +tuoi? Perchè dovresti amarmi? +</p> + +<p> +— T’amo, perchè ti ho amato prima; perchè +sei un disgraziato; perchè sei forte e coraggioso! +</p> + +<p> +Quel giorno mi allontanai; ma confesso che +le parole di Maddalena avevano fatto uno strano +effetto sull’animo mio. Il ricordo di quella creatura +che avevo tanto disprezzato, e che ora +mi teneva un linguaggio così affettuoso, m’intenerì. +Ella, già così disprezzata, trovava ancora +una dolce parola per me; mentre la donna +onesta, che avevo prescelto a compagna, non +aveva fatto che amareggiarmi la vita, trascinandomi +al mal passo. +</p> + +<p> +Ritornai più volte alta messe per chiacchierare +con mia cugina e con Paolo, e per +continuare i discorsi con Maddalena, che mi +aspettava ansiosamente. +</p> + +<p> +Il fidanzato di Maddalena — Gio. Antonio +Pitieddu — era un povero pastore. Non potendo +<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> +abbandonare le sue pecore, se ne stava all’ovile, +e veniva di rado all’aia per visitarvi la sposa. +Era un giovane vizioso, che nelle sue frequenti +visite a Sassari aveva menato una vita dissoluta. +</p> + +<p> +I miei convegni si erano fatti più spessi. +L’aia mi tentava, nè tardai ad accorgermi che +vi ero spinto dalla passione. Maddalena mi dava +l’ora degli appuntamenti, e fra noi si era stabilita +un’intimità, che divenne quasi scandalosa. +</p> + +<p> +Passarono così parecchie settimane. +</p> + +<p> +Una maligna cognata di Gio. Antonio, che +spiava ogni nostro movimento, un bel giorno +ebbe il coraggio di dire a costui: +</p> + +<p> +— Mi pare che ti comporti assai male con +una fanciulla che non ti è ancora moglie! Apri +gli occhi e intendimi bene! Lo stato della tua +fidanzata mi è sospetto. O affretta le nozze se +vuoi riparare al tuo fallo, o ritardale se non +vuoi riparare al fallo degli altri. Ho detto abbastanza: +la tua coscienza ti dica il resto! +</p> + +<p> +La cruda e inattesa rivelazione turbò vivamente +il pastore, che aveva stabilito le nozze +per la fine di agosto. +</p> + +<p> +— Sei una visionaria od una calunniatrice! — rispose +Gio. Antonio alla cognata — e te lo +proverò col rimandare il matrimonio alla fine +di ottobre. +</p> + +<p> +La madre e i parenti della sposa si adoperarono +a scongiurare lo scandalo... e Maddalena +andò a nozze il giorno d’Ognisanti, facendo ricredere +<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> +il marito, ma non persuadendo la cognata, +che sapeva il fatto suo. +</p> + +<p> +I due sposi si ritirarono nel loro ovile di +<i>Giunchi</i>, dove si stabilirono. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Errante per la campagna, io capitavo qualche +volta nella capanna di Giovanni Antonio, e +continuai la mia relazione segreta con Maddalena, +la quale mi aveva dichiarato che sentiva di +amarmi più di prima. +</p> + +<p> +I due coniugi erano poveri, e Maddalena +si recava con frequenza a Florinas, per chiedere +qualche soccorso a mia madre. La buona vecchia +le dava sempre viveri, o qualche indumento, +ma a malincuore, perchè aveva sospettato della +tresca, e me ne moveva continuo rimprovero. +</p> + +<p> +Anch’io soccorrevo il marito, e più d’una +volta gli diedi qualche scudo, o lo provvidi di +scarpe. +</p> + +<p> +Il fratello, la cognata, ed altri parenti ed +amici di Gio. Antonio — che con frequenza lo +visitavano — continuarono a sospettare della +mia segreta relazione con Maddalena; ma nessuno +osò mai mormorarne apertamente, perchè +si aveva paura del bandito. +</p> + +<p> +Finalmente Gio. Antonio, aprendo l’orecchio +alle insistenti esortazioni della cognata, credette +vera la tresca, e si provò a farmi il broncio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> +</p> + +<p> +Non volendo più oltre turbare la pace domestica, +sospesi per qualche tempo le mie visite +all’ovile. +</p> + +<p> +Cominciarono allora le lagrime e le smanie +dei due coniugi: — la moglie piangeva il mio +abbandono — il marito si disperava, temendo +che mi liberassi di lui con una fucilata. +</p> + +<p> +Un vecchio pastore, amico comune, venne +a me per rivelarmi le inquietudini di quella famiglia, +che io solo potevo salvare. Io gli risposi: +</p> + +<p> +— Mi ha egli forse ucciso il padre, per +temere la mia collera? +</p> + +<p> +— Andiamo dunque a rassicurarlo! — mi +suggerì il vecchio. +</p> + +<p> +— Andiamo pure! +</p> + +<p> +Mi presentai all’ovile, e Gio. Antonio corse +al mio incontro festoso ed umile. Si venne a +spiegazioni reciproche, e la pace fu ristabilita. +</p> + +<p> +Continuai da quel giorno a visitare l’ovile, +ma con più cautela e con meno frequenza. +</p> + +<p> +Tuttavia devo confessare, che la mia relazione +con Maddalena era durata per oltre sei anni. +</p> + +<p> +Gli amori continuati sono un pericolo permanente +per un bandito, ed io volevo sottrarmi +agli adescamenti di quella donna. +</p> + +<p> +Dopo un’assenza di più settimane, un giorno +entrai nell’ovile di <i>Giunchi</i>. +</p> + +<p> +Maddalena era sola, il marito lontano, e i +tre figliuoli in fondo al cortile, intenti a giuocare. +</p> + +<p> +Come mi vide, Maddalena mi corse incontro, +<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> +mi gettò le braccia al collo, e mi disse con +accento vibrato e risoluto: +</p> + +<p> +— Ormai son stanca di questa vita! Io non +posso più vivere insieme ad un uomo che non +ho amato, che non amo, e non amerò giammai! +Portami via: voglio stare solamente con te. Mettimi +in qualche molino, dove vuoi, anche serva +presso qualche tuo amico, ma toglimi a questa +solitudine che mi uccide! +</p> + +<p> +Cercai invano di liberarmi da quelle braccia +d’acciaio, e gridai a lei: +</p> + +<p> +— No: assolutamente no! È tempo di mettere +giudizio, togliendoci ad una posizione falsa. +Tu devi rimanere con tuo marito per aver cura +de’ tuoi figliuoli. Pensa che la tua bambina, fra +pochi anni, diventerà una fanciulla, nè devi abbandonarla +a sè stessa. Che speri da me? io +sono un bandito! +</p> + +<p> +— Non m’importa nulla de’ miei figliuoli: +il mio mondo sei tu: portami via! +</p> + +<p> +Il delirio febbrile di quella donna mi spaventò. +Divenni furibondo, e tentai con tutte le +mie forze di svincolarmi da lei. Vedendo che +ella ritentava l’assalto, me ne scostai alquanto, +le diedi un sonoro schiaffo, la buttai di peso +sopra una sedia, e mi slanciai fuori della capanna. +</p> + +<p> +Fui vigliacco, lo so, ma era tempo di +finirla<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> +</p> + +<p> +Da quel giorno non visitai più l’ovile, nè +più rividi quella donna. +</p> + +<p> +Maddalena non era certo lo specchio della +moglie fedele, nè dell’amica costante. +</p> + +<p> +Pochi mesi dopo la nostra separazione, ella +fuggì dal tetto coniugale insieme ad altro giovane, +col quale andò a convivere a Mara di +Padria. Aveva abbandonato i figliuoli ed il marito +con una crudeltà ed un cinismo senza pari. +</p> + +<p> +Gio. Antonio, addolorato di quella fuga, +visse alcun tempo tutto solo co’ figliuoli; indi +parve rassegnarsi, e si unì illecitamente ad altra +donna, a cui affidò il governo della sua casa. +</p> + +<p> +Stabilita col suo amante nel povero villaggio +di Mara, forse Maddalena avrà ripensato molte +volte alla nostra malaugurata gita alla festa di +<i>Nostra signora di Bonuighinu</i>. +</p> + +<p> +La sua bambina primogenita si era fatta +col tempo una bellissima fanciulla, ammirata da +quanti la vedevano. Raggiunti i quindici anni, +essa fu ingannata da un giovane, e fece la fine +della madre. +</p> + +<p> +È questa la trista storia di quella Maddalena +Pintus, che fu la prima causa delle mie +sventure. Chi lo sa? Se io l’avessi scelta a compagna, +forse l’uno e l’altra saremmo stati più +fortunati e meno colpevoli! +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span></p> + +<h3 id="cap22-2">CAPITOLO XXII. +<span class="smaller">Gita notturna.</span></h3> +</div> + +<p> +Ho bisogno di risalire a un mezzo anno +addietro per parlarvi di Salvatore Moro. +</p> + +<p> +Era costui un pastore proprietario d’Osilo, +col quale correvo in buoni rapporti. Cercai sempre +di proteggerlo, ma egli non corrispondeva +con pari lealtà ed affetto alla mia benevolenza. +Giunsi persino, per volerlo difendere, ad accapigliarmi +con Cambilargiu. Questi un giorno mi +disse: +</p> + +<p> +— Fammi il piacere di tenermi compagnia +fino ad Osilo. Salvatore Moro ha voluto ritenersi +otto scudi sul salario dovuto a un mio nipote, +col pretesto di presunti danni arrecatigli durante +il servizio prestato. Se oggi non mi paga, ho risoluto +di ucciderlo! +</p> + +<p> +— Tu non lo ucciderai. Anche i padroni +vantano diritti verso i servi. Noi rifaremo i conti, +valuteremo i danni, e regoleremo le partite. +</p> + +<p> +— Lo ucciderò se non mi paga! — ripetè +Cambilargiu colla solita sua prepotenza. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> +</p> + +<p> +— Lascia le furie! Se tu l’uccidi, io ucciderei +te! +</p> + +<p> +Cambilargiu ammutolì, ed io lo compiacqui. +</p> + +<p> +Ci recammo insieme da Moro, e riveduti i +conti risultò che i danni fatti dal servo ammontavano +a soli tre scudi. +</p> + +<p> +Nacque allora una viva contestazione fra le +parti; ma la moglie di Salvatore, spaventata +dal piglio minaccioso di Cambilargiu, corse a +un forziere, ne tolse il danaro, e lo porse a me, +dicendo: +</p> + +<p> +— Ecco gli otto scudi! Vi è Dio per pagare +mio marito! +</p> + +<p> +Cambilargiu intascò senz’altro il danaro, ed +uscimmo dall’ovile. Aveva raggiunto il suo intento, +nè chiedeva di più. A simili estorsioni ricorreva +ei sempre, quando si trovava corto a soldi. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Continuai nei rapporti amichevoli con Salvatore +Moro, però non me ne fidavo. +</p> + +<p> +Da qualche tempo mi ero accorto ch’egli +covava il disegno di far soldi, traendo partito +dai banditi che bazzicavano nella sua capanna. +La polizia, in quel tempo, aveva messo in giro +i suoi cagnotti, sperando d’impadronirsi dei banditi +coll’aiuto delle spie, giacchè non lo poteva +colla forza delle armi. Non tutti i pastori erano +incorruttibili dinanzi alla lusinga del danaro o +<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> +della impunità. La speranza del lucro acciecava +Moro, ed io stetti all’erta per non dare nella rete. +</p> + +<p> +Un giorno ch’io scorrazzava per la campagna +d’Osilo, insieme al bandito Derudas, ci fermammo +all’ovile di Moro, che si era mostrato +con noi di una cortesia insolita, epperciò a me +sospetta. +</p> + +<p> +Egli ci disse: +</p> + +<p> +— Mi sembrate di cattiva cera. Il continuo +strapazzo non può che nuocere alla vostra salute. +Vi abbisogna un po’ di riposo. Come sapete, ho +a mia disposizione la vicina chiesa campestre. +Vi è acceso un buon fuoco, ed è un asilo sicuro +per voi. Con qualche soldo che riuscirete a strappare +ai vostri amici, e col poco che procurerò +di darvi, potrete vivere tranquilli per una quindicina +di giorni, senza bisogno di correre per +monti e per balze da mattina a sera. +</p> + +<p> +— Non mancheremo di approfittare della +tua cortesia — disse il Derudas. +</p> + +<p> +Io non risposi nulla. Allontanatici da lui, +dissi al mio compagno: +</p> + +<p> +— Senti: Salvatore non ha buone intenzioni; +la sua generosa offerta mi è sospetta, perchè non +può celare che un’insidia. Guardati dal venir +qui! — io certo non ci vengo! +</p> + +<p> +L’intenzione di denunziare qualche bandito +era salda nell’animo di Salvatore Moro. A Cambilargiu +non poteva certo pensare, poichè questo +era suo compaesano, aveva molti parenti ad +<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> +Osilo, ed il Moro non avrebbe potuto a lungo +godere del frutto del suo tradimento, se il tiro +gli fosse riuscito. Io invece ero florinese, Derudas +era d’Ossi, e il colpo poteva da lui tentarsi +con probabilità di successo. +</p> + +<p> +Ebbi pazienza, e dissimulai. Fu sempre mio +sistema quello d’indugiare nella vendetta fino +a procurarmi le prove che un nemico realmente +mi offendesse. Ben sapevo che la calunnia è +anch’essa un’arma valevole per sbarazzarsi di +una persona molesta; poichè certi malevoli, non +riuscendo talora a comprare il nostro braccio, +tentano assai spesso d’insinuarci nell’animo l’odio +implacabile verso una supposta spia. +</p> + +<p> +Avevano intanto arrestato Derudas ed ucciso +Cambilargiu a <i>Luogolentu</i>. Restavo io solo, +ghiotta preda per un perfido pastore. Avevo +sulla testa 400 scudi — la taglia più alta messa +dal Governo finallora sul capo dei banditi sardi. +Salvatore adocchiava dunque la mia pelle preziosa, +e pensava di conciarla per ricavarne 2000 +lire. Molti miei amici e parenti mi mettevano +sull’avviso, ma io scrollavo le spalle dicendo: — Le +prove mancano; non ho fretta! +</p> + +<p> +Una notizia messa in giro mi colpì vivamente. +Salvatore Moro si era dato alla latitanza +per sfuggire alle ricerche della giustizia. +</p> + +<p> +Latitante perchè? Qual delitto aveva egli +commesso? Perchè darsi alla campagna senza +una causa palese? C’era sotto un mistero! I +<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> +delitti sono noti ai banditi, e delitto alcuno non +si era commesso nel circondano di Osilo, del +quale il Moro potesse venir accusato. Dunque +si trattava di una latitanza simulata per poter +carpire la mia confidenza; di un’impunità fittizia +che si voleva tirar fuori per giustificare una perfidia; +di un mezzo escogitato per poter intascare il +danaro della taglia, sfuggendo all’accusa di venale! +</p> + +<p> +Questo piano — certamente concertato colla +polizia — non rivelava che l’imbecillità di Salvatore +Moro; nè io ero così babbeo da addentare +all’amo. +</p> + +<p> +Stentavo a prestar fede anche alla latitanza, +quando un nuovo fatto mi diè motivo a sospettare +del tranello. +</p> + +<p> +Nel sito detto le <i>Anime del purgatorio</i>, a +breve distanza da Sassari, nel punto dove si +aprono le due strade di Osilo e di <i>Scala di Ciogga</i>, +era avvenuto uno scontro fra Salvatore ed i +carabinieri. Vennero scambiate alcune fucilate +da ambe le parti, e la notizia fu recata la stessa +sera ad Osilo e a Florinas, dai villici che transitano +in quella regione, per il continuo commercio +con Sassari. +</p> + +<p> +Era stato un finto attacco a sola polvere, +senza spargimento di sangue, e fatto ad arte +in quel punto, perchè la notizia pervenisse pronta +ai due villaggi. +</p> + +<p> +Nessuno credette che quello scontro fosse +avvenuto sul serio, ma io mi guardai dall’esternare +<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> +i miei dubbi ad alcuno. Finsi di credere, +mi contenni, e per evitare pericoli me ne andai +per un po’ di tempo alla Nurra. +</p> + +<p> +Dopo avvenuto l’attacco delle <i>Anime del +purgatorio</i>, il finto latitante aveva reso più frequenti +le sue visite all’ovile di mio fratello Giomaria, +chiedendo sempre mie nuove. Questo contegno +insospettiva i miei parenti e gli amici, +che m’informavano di tutto. +</p> + +<p> +Un giorno il barracello Giulio Sechi — amico +e collega di Giomaria — venne segretamente +all’ovile per abboccarsi con lui. Egli gli disse: +</p> + +<p> +— Trova il modo di avvertirmi non appena +Salvatore Moro verrà nel tuo ovile. Ho bisogno +di pedinarlo, poichè l’ho sorpreso due volte in +colloquio con carabinieri. +</p> + +<p> +— Possibile?! +</p> + +<p> +— So quello che mi dico. +</p> + +<p> +Venuto Moro all’ovile, mio fratello mandò +un suo fido ad avvertire l’amico, il quale accorse +e si pose in vedetta. Come Salvatore venne fuori +dalla capanna, egli lo tenne d’occhio seguendolo +per più di un’ora, finchè lo vide accostarsi a +dodici carabinieri, coi quali scambiò alcune parole, +in vicinanza d’una cantoniera. +</p> + +<p> +Dopo quell’incontro, il finto latitante osò +recarsi per altre tre volte nella capanna di Giomaria, +per chiedere con insistenza dov’io mi fossi. +Egli diceva d’essere un disgraziato che aveva +bisogno della mia compagnia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> +</p> + +<p> +Impensierito dal complesso delle circostanze, +Giomaria non stette più sul dubbio. Montò a cavallo, +venne alla Nurra, e mi narrò l’accaduto +per mettermi sull’avviso. +</p> + +<p> +Confidai al mio antico padrone Paolo Sechi, +nel cui ovile bazzicavo con frequenza, i casi +capitati. +</p> + +<p> +— Per carità, fa attenzione — mi disse — poichè +la cattiva pietra è quella che fa crollare +un buon muro! +</p> + +<p> +— Non ho paura — risposi — poichè conosco +le cattive pietre! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Mi portai difilato a Florinas. Lasciai la cavalla +in casa dei parenti, e mi ricoverai in campagna. +Ivi feci venire mia madre, che condusse +seco una sarta col marito, per prendermi la misura +di un cappotto, di cui avevo bisogno. +</p> + +<p> +Poco prima che mia madre arrivasse, mi +ero recato ad un terreno poco lontano dal paese, +posto in <i>Sa pigalva</i>, per abboccarmi con +Giomaria, che vi lavorava. +</p> + +<p> +Mio fratello esclamò nel vedermi: +</p> + +<p> +— Guarda combinazione! se tu fossi venuto +un momento prima, avresti qui trovato Salvatore +Moro! +</p> + +<p> +— Da molt’ora? +</p> + +<p> +— Da cinque minuti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> +</p> + +<p> +— Procura di vederlo... e chiamalo! +</p> + +<p> +Mio fratello si spinse fino al ciglione, ed +esplorò la campagna all’intorno. +</p> + +<p> +— È strano: non si vede più! +</p> + +<p> +— Allora dev’essere qui vicino. È facile che +siasi ritirato nel boschetto. Guardaci! +</p> + +<p> +Giomaria tornò quasi subito: +</p> + +<p> +— È addormentato, supino, in mezzo agli +alberi. +</p> + +<p> +— Va, sveglialo, e digli che ci sono io. Osservalo +bene in faccia. Mi dirai l’impressione che +gli avrà fatto il mio nome. +</p> + +<p> +Pochi minuti dopo, Giomaria comparve con +Salvatore. Mio fratello trovò modo di dirmi, che +egli aveva trasalito quando seppe che io lo volevo. +</p> + +<p> +Salvatore Moro si fece avanti, armato di +fucile, di pistola e di pugnale, come lo sono tutti +i banditi. Io gli dissi con finta commiserazione: +</p> + +<p> +— A te pure è toccata la trista sorte d’essere +un bandito come me! +</p> + +<p> +— Eh, fratello caro! sono proprio rovinato! +</p> + +<p> +— Via, non lo sarai come tu credi! +</p> + +<p> +— Sono rovinato, ti dico! La passata settimana +ho avuto un attacco coi carabinieri, a +pochi passi dalle <i>Anime del purgatorio</i>. +</p> + +<p> +Ed io con affettata premura: +</p> + +<p> +— Sei stato ferito, forse?! +</p> + +<p> +— No, grazie a Dio. +</p> + +<p> +— Avrai ferito qualche carabiniere, almeno? +</p> + +<p> +— Non ne ho saputo niente! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> +</p> + +<p> +Poi, cambiando tono, gli dissi: +</p> + +<p> +— Sono ben lieto di trovarti qui. Fui incaricato +di procurare uno starello di grano rosso +d’Osilo per seminerio. Andremo insieme al tuo +paese per farne ricerca, poichè debbo favorirlo +ad un amico. +</p> + +<p> +Salvatore non potè celare un movimento di +soddisfazione, che tradiva un proposito da lungo +tempo preso. +</p> + +<p> +— Figurati se troveremo uno starello di +grano rosso d’Osilo! +</p> + +<p> +Intanto era venuta mia madre colla sarta +per farmi prendere la misura del cappotto nuovo +e per portarmi la biancheria di bucato, come +soleva fare di tanto in tanto. +</p> + +<p> +Come mia madre scorse Salvatore Moro, si +turbò e impallidì. Essendo già informata da Giomaria +delle continue insidie che mi tendeva il +delatore, indovinò tutto. Ella certamente lesse +nel mio sorriso sinistro il pensiero che mi dominava. +Ne fu spaventata, e divenne inquieta. +</p> + +<p> +Salvatore, dal suo canto, colla venuta di mia +madre e della sarta, si era forse rassicurato sul +motivo che mi conduceva a Florinas. +</p> + +<p> +La vecchia e mio fratello avevano portato +da mangiare e da bere, e facemmo pranzo assieme, +compreso Salvatore. +</p> + +<p> +Mia madie non faceva che lagrimare, poichè +era a parte del tradimento di Salvatore e prevedeva +quanto sarebbe avvenuto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> +</p> + +<p> +Io le dissi con tono di scherzo e con doppio +significato: +</p> + +<p> +— Sei una madre che piange i figli altrui, +a quanto pare! +</p> + +<p> +Appena pranzato caricai la pipa, ed offersi +a Salvatore ed al marito della sarta un buon +tabacco di contrabbando. +</p> + +<p> +— È proprio eccellente! Dove lo hai? — mi +domandò Salvatore. +</p> + +<p> +— Ne ho due grossi mazzi presso un amico +qui vicino; te ne regalerò un poco stassera, quando +passeremo dinanzi al suo ovile per recarci ad +Osilo. È meglio che noi partiamo sull’imbrunire. +</p> + +<p> +— Certamente. Nella notte i latitanti viaggiano +più sicuri! +</p> + +<p> +Verso l’imbrunire presi commiato da mia +madre e da mio fratello, e dissi a Salvatore che +ero a sua disposizione. +</p> + +<p> +Mia madre continuava a lagrimare, e mi +seguì cogli occhi per un buon tratto di strada. +Qualunque fosse l’esito della nostra gita notturna, +la povera vecchia non poteva che addolorarsene. +La sua anima così buona e così pia non faceva +che pregare — pregare per me... e per gli altri. +Ma che doveva io farci? Così voleva il mio destino. +</p> + +<p> +Lungo il cammino io invocai colla mente la +Beata Vergine perchè mi illuminasse la coscienza, +rivelandomi se il mio compagno meritasse la +morte. La coscienza mi rispose di sì, e fui tranquillo. +<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> +Raccomandai pure l’anima mia al Signore, +nel caso in cui fossi rimasto soccombente. +</p> + +<p> +Non ho mai trascurato simili pratiche religiose +lungo il corso della mia vita. Ero stato +sagrestano, e conoscevo la dottrina cristiana. +</p> + +<p> +Camminammo entrambi per un’ora. Si era +di gennaio, aveva nevicato, e la notte era +molto fredda, quantunque non spirasse un alito di +vento. +</p> + +<p> +Tanto l’uno, quanto l’altro, badavamo a non +darci mai le spalle. +</p> + +<p> +Ci fermammo all’ovile di un comune amico, +dove chiacchierammo per tre ore. Verso la mezzanotte +ci rimettemmo in cammino. Salvatore +doveva sentirsi contento, sapendosi mia guida e +compagno per le terre del suo paese, di cui non +ero abbastanza pratico. Per avventurarsi in un +territorio quasi sconosciuto, bisognava nutrire +cieca fede nel proprio compagno: condizione disgraziata +di tutti i banditi! +</p> + +<p> +Giunti a un certo punto in cui la strada si +apriva fra due fitte macchie di lentischio, sentimmo +le pedate del bestiame, che scappava al +nostro avvicinarsi. +</p> + +<p> +— Cammina piano e fa silenzio! — dissi al +mio compagno. +</p> + +<p> +— Perchè? +</p> + +<p> +— Perchè questo è un punto in cui di frequente +si appiattano i carabinieri. Io lo so! +</p> + +<p> +— Tieniti pronto — soggiunsi, armando i +<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> +grilletti del fucile — io sono più esperto di te +in queste faccende. +</p> + +<p> +Salvatore montò anche lui i due grilletti +del fucile, e stette all’erta colle canne abbassate. +</p> + +<p> +— Sta attento a destra... io terrò d’occhio +la sinistra. Oltrepassate le piante d’elce ci troveremo +al sicuro. +</p> + +<p> +Le tenebre si erano addensate, ma la strada +era abbastanza chiara per il riflesso della neve. +</p> + +<p> +Eravamo a <i>Pala Montedda</i>, in territorio di +Ossi. +</p> + +<p> +Si camminava sempre di conserva, a dieci +passi l’uno dall’altro, ma sempre sbirciandoci +colla stessa diffidenza e collo stesso intento sinistro. +L’occasione era ghiotta per entrambi, poichè +a lungo aspettata, e non dovevamo lasciarcela +sfuggire. La vittoria è degli audaci. +</p> + +<p> +Ad un certo punto mi fermai di botto, come +in ascolto; e colla rapidità del lampo, puntando +il fucile alla testa del mio compagno, feci +fuoco. +</p> + +<p> +Si udì una detonazione, e il sordo rumore +di un corpo che stramazzava. Null’altro — non +un gemito, non un sospiro. +</p> + +<p> +Prima mia cura fu quella di ricaricare il +mio fucile, appoggiando il calcio sul corpo del +caduto; indi recitai un’<i>Ave Maria</i> ed un <i>Requiem</i> +per il trapassato. Io ho sempre ucciso il +corpo, non l’anima dei nemici; l’anima ce l’ha +<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> +data Iddio, e Dio deve riprendersela; il corpo è +della terra, e alla terra deve ritornare<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>. +</p> + +<figure class="figcenter"><a id="fill-027"></a> + <img src="images/ill-027.jpg" alt="Uccisione di Salvatore Moro"> +</figure> + +<p> +Recitata la preghiera, afferrai per un braccio +il cadavere, lo trascinai per breve tratto, e lo lasciai +cadere nello spacco d’una roccia vicina. +</p> + +<p> +Dopo di che, coll’animo tranquillo, continuai +tutto solo la mia strada. +</p> + +<p> +Regnava in campagna il più profondo silenzio; +non si vedeva anima viva. Nessuno mai +seppe di quel duello a morte, avvenuto a mezzanotte +in quella viottola deserta. Le piante +d’elce e le macchie di lentischio furono i soli +testimoni della scena di sangue.... ma mantennero +il segreto!<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Due giorni dopo compiuta la vendetta, io +aveva insellato la mia cavalla, ed ero ritornato +alla Nurra. Presentatomi all’ovile di Paolo Sechi, +questi si fece alla soglia, e mi chiese con curiosità +premurosa: +</p> + +<p> +— Ebbene...? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> +</p> + +<p> +— La cattiva pietra è tolta! — risposi — Speriamo, +almeno per ora, che il buon muro +non crolli! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +La moglie di Salvatore Moro, non vedendo +più ricomparire il marito, dopo due settimane +ne aveva dato relazione alla polizia. +</p> + +<p> +Un mese dopo, il pastore Antonio Giavesu +riferì alla giustizia di aver rinvenuto un cadavere +nel territorio di Ossi. Era stato spogliato +da qualcuno, per appropriarsene le vesti. +</p> + +<p> +Diverse autorità, i carabinieri, e i barracelli +d’Ossi e di Florinas (fra i quali era mio +fratello Giomaria) si recarono sul luogo per +vederlo. Nato dubbio sull’identità dell’individuo, +il pretore mandò a chiamare la moglie di Salvatore; +la quale, dopo aver fissato il cadavere, +diede in urli, esclamando: +</p> + +<p> +— È lui!... è mio marito! L’uccisore non +può essere stato che Giovanni Tolu! +</p> + +<p> +Il pretore lasciò scapparsi alla presenza di +tutti: +</p> + +<p> +— Come sai, che fu Tolu? Dunque tuo marito +gli faceva la spia! +</p> + +<p> +Questa credenza era fondata nella popolazione. +</p> + +<p> +Nel susseguente maggio, mentre mia madre +trovavasi alla <i>Grotta de Marmaru</i> nell’ovile di +<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> +mio cognato Bazzone — in territorio di S. Gavino +<i>scapezzato</i> — vi capitarono una signora ed un +prete per chiedere un bicchiere di latte caldo. +Essi affermarono di essersi trovati presenti nell’ufficio +della pubblica sicurezza di Sassari, +quando Salvatore Moro conferiva coll’ispettore, +pronunciando più volte il nome di Giovanni +Tolu. Era a cognizione di molti, che Moro avesse +ricevuto in acconto ottanta scudi, incaricandosi +della mia morte o della mia cattura. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> +</p> + +<h2 id="parte3">PARTE TERZA +<span class="smaller">IL BANDITO DELLA NURRA</span></h2> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> +</p> + +<figure class="figcenter"><a id="fill-033"></a> + <img src="images/ill-033.jpg" alt="Testata allegorica sui personaggi della storia"> +</figure> + +<h3 id="cap1-3">CAPITOLO I. +<span class="smaller">Alla Nurra.</span></h3> +</div> + +<p> +Datomi alla campagna dopo l’attentato alla +vita di prete Pittui, io non poteva dimenticare +la Nurra, vasta regione che da giovinotto +avevo visitato con frequenza, chiamatovi per i +lavori del seminerio, per la mietitura, e per il +raccolto del grano. Come ho già detto, ero salito +in fama di uno dei più abili lavoratori di +campagna. Le mie cognizioni agricole, il mio ardore, +la mia instancabilità, mi avevano procurato +la conoscenza di molti proprietari di terre e di +bestiame. D’ordinario io veniva invitato come +capo agricoltore, coll’incarico della scelta degli +uomini adatti al lavoro; epperciò godevo d’una +stima e fiducia illimitate. +</p> + +<p> +Non potevo dunque dimenticarla, la Nurra, +territorio accidentato, sicuro, adatto per i banditi, +perchè ricco di montagne, di foreste, di macchioni +<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> +e di rifugi quasi inaccessibili ed inesplorati. +I casali e gli ovili, posti a grandi distanze; +i pastori ospitali e fedeli per indole; le rare visite +dei carabinieri per la inaccessibilità dei luoghi, +facevano della Nurra un soggiorno assai +gradito ai latitanti del Logudoro e di altre regioni +della Sardegna. Da tutta l’isola, infatti, vi +accorsero in ogni tempo agricoltori, pastori, e +banditi, i quali finirono per domiciliarvisi; e ciò +si desume dai casati delle famiglie, molte delle +quali rivelano l’origine degli abitatori — come +i Bittichesu, i Rebecchesos, ed altri molti. +</p> + +<p> +Sparsi per la Nurra saranno un 270 ovili +circa; ognuno dei quali possiede in media un +centinaio di <i>rasieri</i> di terra (circa 140 ettari). +</p> + +<p> +Nei primi tempi che io vi andai (verso il +1845) la fama dei nurresi non correva troppo +buona. Mi si disse dai più anziani, che non pochi +lavoratori forestieri vennero uccisi dai proprietari, +per non pagar loro alla fine dell’annata +il salario dovuto. +</p> + +<p> +Gli abitanti della Nurra erano protetti dai +signori di Sassari; i quali assai spesso se ne servivano +come <i>bravi</i>, massime nei tempi in cui più +ardevano le inimicizie tra le famiglie cittadine. +</p> + +<p> +La zona delle mie escursioni era ristretta. +Il campo di azione era per me limitato ai soli +territori della Nurra e di Florinas, ch’io conoscevo +palmo a palmo. Mi spingevo qualche volta +fino ad Osilo, a Sorso, o ad altri paesi lontani, +<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> +solo per compiacere i banditi coi quali mi univo. +È consuetudine che l’uno serva di guida all’altro +nel territorio del proprio paese. +</p> + +<p> +Nei primi anni di banditismo, poco mi allontanai +dal mio paese, dov’erano sparsi gli ovili +dei parenti e dei fidi amici che mi soccorrevano, +e dai quali potevo facilmente attingere informazioni +su’ miei avversari, per affrontarli, o per +sfuggirli. In seguito sbollì nel mio cuore il patrio +entusiasmo. A Florinas non avevo più affetti; +non avevo più nido, perchè me lo avevano distrutto +i miserabili che giurarono la mia rovina. +Più tardi la Nurra divenne la mia seconda patria, +perchè in essa e a Portotorres erano concentrati +tutti i miei affetti, come dirò nel corso +della mia narrazione. +</p> + +<p> +Anche fra i banditi vi sono i tristi, i miserabili, +che vendono il proprio compagno, adescati +dal lucro d’una taglia, o dalla speranza della +propria impunità. Ma è cento volte da preferirsi +il cader fulminato sotto le palle dei carabinieri, +che viver libero, segnato a dito qual traditore e +spia. D’altra parte questi tali non vivono sicuri +neppure in libertà, poichè non tardano a cader +vittima del proprio tradimento, per opera dei +parenti del tradito. +</p> + +<p> +Io posso dire di aver passato i miei trent’anni +di banditismo fra le campagne di Florinas +e quelle della Nurra. +</p> + +<p> +La mia vita di bandito, in rapporto al soggiorno, +<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> +potrebbe dividersi in due distinti periodi. +Durante il primo decennio mi fermai più a lungo +nei dintorni del mio paese, facendo brevi soste +nella Nurra, da me ritenuta come luogo di diporto +e di villeggiatura. Nel secondo periodo, al +contrario, feci brevi le soste nel territorio di +Florinas, per fermarmi più a lungo nella Nurra, +finchè la prescelsi a mia stabile dimora. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Come altrove dissi, mi esercitavo continuamente +nella lettura. La storia dei <i>Reali di Francia</i> +era fra i miei libri prediletti, e tuttora la conservo. +Ho sempre letto con vivo piacere le avventurose +gesta di <i>Fioravante</i> e di <i>Buovo d’Antona</i>; e confesso +che esse eccitarono la mia immaginazione, +contribuendo ad accrescere nel mio animo le +ansie della lotta e del combattimento. Tutti gli +altri libri, che in seguito lessi, erano dello stesso +genere. I fatti d’armi m’inebbriavano. +</p> + +<p> +Nelle mie prime gite alla Nurra, io visitava +qua e là gli <i>stazzi</i> (casolari isolati) de’ miei +vecchi amici, dov’ero accolto con molta cordialità, +e dove trovavo conforti e soccorsi, che +lenivano in parte le mie continue ambascie. +</p> + +<p> +Nei famigliari colloqui con quella buona gente +io dimenticava, almeno per brev’ora, le mie sofferenze +e gli odî miei. Avevo bisogno di scambiare +quattro parole con un mio simile, perchè +<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> +i ricordi dolorosi venissero con meno insistenza +a martellarmi il cervello, e perchè i sogni di +sangue turbassero meno le brevi ore del mio riposo. +Il silenzio e la solitudine mi erano cari; +ma io mi avvedevo che in seno ad essi fantasticavo +troppo, diventavo più irrequieto, più irascibile, +più feroce nei propositi di vendetta. +</p> + +<p> +Quando mi trovavo solo — massime nelle +fredde e tempestose giornate invernali — mi pareva +che i miei pensieri nuotassero come in un +lago di sangue; mentre invece quando mi trattenevo +a scherzare colle donne e coi bambini dei +pastori, dimenticavo di essere un fuggiasco maledetto, +e mi pareva di vivere nel focolare domestico, +insieme alla famigliola che avevo sognato. +Raccontavo alle donne le barzellette, narravo ai +pastori qualche passo della Storia sacra o dei +<i>Reali di Francia</i>, e il tempo mi volava. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Il lungo ozio, mi aveva aguzzato la mente. +Poco per volta mi ero perfezionato nella lettura +e nelle nozioni popolari di medicina. Ero il medico +della gente di campagna, perchè conoscevo +la virtù di non poche erbe medicinali, e molti +segreti per le cure, attinti all’esperienza. +</p> + +<p> +Venivo chiamato con frequenza al letto degli +ammalati, perchè conoscevo la febbre. Avevo +sempre meco le lancette, e salassavo le donne +<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> +incinte e gli uomini di temperamento sanguigno; +poichè a quel tempo il salasso era tutto; e quando +l’uomo riusciva a cavarsi un po’ di sangue si credeva +immune da qualunque malanno. Naturalmente +io entrava negli ovili con circospezione, +e tenevo sempre un occhio sull’ammalato e un +occhio alla porta, poichè sapevo che i carabinieri +non avevano troppo rispetto per l’uomo della +scienza! +</p> + +<p> +Le mie nozioni popolari di medicina e di +chirurgia erano molte: tutte indispensabili ai banditi, +i quali non possono ciecamente affidarsi alle +cure di un medico. +</p> + +<p> +Fra le altre cose, io era salito in fama per +la guarigione delle fistole. Tagliavo un’erba che +nasce nei luoghi umidi (da noi chiamata <i>s’erva +de sa rana</i>, o <i>de sus fistolas</i>) pronunciando per +tre volte il nome della persona ammalata; la facevo +seccare al sole, la riducevo in polvere, e +la somministravo per nove giorni di seguito al +sofferente, sciolta nel caffè o nel brodo. Il difficile +stava nel cogliere l’erba in tempo utile. +Guai se si sbaglia il giusto punto della luna! +</p> + +<p> +Parimenti famoso ero nella guarigione delle +grosse piaghe alle gambe. Prendevo il femore di +un uomo ucciso a malefizio; lo raschiavo, e ne +applicavo la polvere sulla piaga. Consumato tutto +l’osso, la persona era guarita. Non mi fallì mai +una cura! +</p> + +<p> +Narrerò in proposito un aneddoto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> +</p> + +<p> +Un giorno fui chiamato dal prete Matteo +Sanna di Florinas, il quale camminava zoppo, a +causa di molte piaghe alle gambe. +</p> + +<p> +— Ti chiedo un favore — mi disse. — Tu +che vai in giro per la campagna, e conosci tante +vittime immolate per vendetta, devi procurarmi +l’osso della gamba di un uomo morto di palla, +o di pugnale. Ho bisogno di raschiarlo per guarirmi +dalle piaghe che mi tormentano. +</p> + +<p> +— Lei è prete — gli risposi — nè so se io +possa, senza peccato, soddisfare al suo desiderio. +Trattasi della profanazione di un sepolcro, e vorrei +sapere se mi assolverebbe, se venissi a confessarmi +da lei! +</p> + +<p> +Il prete mi disse solennemente: +</p> + +<p> +— Quando una cosa si fa per il bene, il bene +uccide il peccato! +</p> + +<p> +Gli portai l’osso desiderato, e il prete guarì. +Questo buon successo mi rese più saldo nella +mia convinzione<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>. +</p> + +<p> +Dirò un altro fatto. Venni un giorno chiamato +a curare un certo tale, affetto da un grosso +tumore al ginocchio. Sul tumore erano chiaramente +segnati i due occhi, il naso e la bocca di +una testa di morto. Interrogato l’infermo, egli mi +confessò di aver avvertita l’enfiagione poco dopo +di aver dato un calcio ad un teschio, capitatogli +fra i piedi attraversando una viottola. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> +</p> + +<p> +L’infermo e i parenti sapevano, al pari di +me, che il rimedio infallibile era l’osso di un +morto. Promisi di cercarlo, e indicai un posto in +campagna per venire a ritirarlo. +</p> + +<p> +Non dimenticherò mai quel giorno; poichè +nel momento che consegnavo il femore ai tre +amici dell’infermo, vidi a poca distanza da me +quattro carabinieri immobili, che mi guardavano +fisso. In due salti raggiunsi un’altura, dove mi +seguirono i compagni. I carabinieri continuavano +a piantarmi gli occhi addosso; ed allora feci loro +segno colla mano di accostarsi. Per fortuna essi +si allontanarono, dopo aver scambiato fra loro +qualche parola. Mi persuasi quel giorno, che anche +la professione di medico non va esente da +pericoli! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Lo studio delle lettere mi tornava più gradito +della medicina, poichè potevo coltivarlo con +meno spasimi. Chiuso nel crepaccio d’una roccia, +o sdraiato in mezzo a una folta macchia di lentischio, +io leggevo stentatamente, ma con pazienza +e molto piacere, i miei tre libri prediletti: +l’ufficio della Beata Vergine, regalatomi del Rev. +Dettori, rettore di Florinas; i <i>Reali di Francia</i>, +che possedevo da lungo tempo; e una piccola +Bibbia del Diodati, che avevo acquistata da un +rivenditore ambulante di libri. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> +</p> + +<p> +Ripeto dunque, che vivevo con piacere nella +Nurra, dove meno erano i pericoli, e dove non +mi mancava un po’ di svago, compreso qualche +amoruccio, come narrerò in seguito. +</p> + +<p> +Non tralasciavo, pertanto, di far frequenti +gite al mio paesello natìo, quando sentivo il bisogno +di rivedere la mamma e i congiunti, per +cambiarmi la biancheria, o per chiedere notizie +di nemici che non cessavano di tendermi insidie. +</p> + +<p> +Le vendette da me compiute davano un po’ +d’inquietudine ai miei compaesani, non esclusi i +signori. +</p> + +<p> +Comincierò dunque dal narrare le principali +mie avventure nella Nurra, nonchè il risultato +delle mie gite a Florinas, quando di tanto in +tanto ero costretto ad andarvi. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span></p> + +<h3 id="cap2-3">CAPITOLO II. +<span class="smaller">I nuovi pirati.</span></h3> +</div> + +<p> +Fu dopo il 1855, che mi determinai a fermarmi +più a lungo nella Nurra <i>di dentro</i>. +</p> + +<p> +Comunicata l’idea a mio cognato Ignazio +Piana, che aveva colà molte conoscenze, egli mi +raccomandò segretamente a un suo buon amico: +certo Vigliano Masia, che aveva l’ovile nella regione +di <i>Fiume santo</i>. +</p> + +<p> +— Bisogna procurare, per alquanti giorni, +un rifugio sicuro a Giovanni Tolu — gli disse. +</p> + +<p> +— Vieni da me con lui sabato notte — gli +rispose — ed io penserò a custodirlo. +</p> + +<p> +Presentatomi a Masia con mio cognato, egli +c’invitò a cena; poi mi accompagnò all’ovile di +un suo cognato, dicendomi che ivi fossi rimasto +tranquillo fino al suo ritorno. +</p> + +<p> +Mi lasciò colà solo. +</p> + +<p> +Nei dintorni di quella cascina abitavano diversi +cugini di Masia; ed io andava a visitarli +con frequenza, essendo tutti brava gente. +</p> + +<p> +Dopo una diecina di giorni che rimasi fisso +in quella cascina, Vigliano mi fece montare a +<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> +cavallo, e mi portò in giro per visitare gli ovili +circonvicini. Gli amici comuni stavano sempre in +vedetta, per avvertirmi quando scorgevano carabinieri +in perlustrazione, o qualche nota spia che +avrebbe potuto arrecarmi danno. +</p> + +<p> +In quel frattempo io mi ero adoperato per +assestare una vertenza sorta fra Vigliano e certi +dispettosi suoi vicini, i quali da qualche tempo +gli demolivano il muro di cinta d’una tanca. Scoperti +da me i malevoli, e appianata la questione, +mi cattivai la stima dell’amico. +</p> + +<p> +Trascorsa così un’altra quindicina di giorni, +Masia mi portò prima dell’alba nell’ovile di Paolo +Sechi, suo compare di battesimo, e già intimo +amico di Agostino Alvau. Picchiò alla bassa finestra +con un segno convenzionale, e il pastore si +alzò da letto per aprire la porta. +</p> + +<p> +— Ti lascio quest’amico per dieci giorni — gli +disse presentandomi — Verrò io a riprenderlo. +Procura di custodirlo gelosamente! +</p> + +<p> +Vigliano Masia, — che mi conduceva sempre +di notte per non essere veduti — mi lasciò nell’ovile, +senza dire a Paolo chi io mi fossi. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Rimasi alcuni giorni nell’ovile. Una sera mi +addormentai, e feci un sogno, che mi rimase impresso +nella mente, per le singolari circostanze +che lo seguirono. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> +</p> + +<p> +Sognai di trovarmi in riva al mare, vicino +all’Argentiera, e propriamente nel luogo detto la +<i>Carazza grande</i>, dove vidi un bastimento sfasciato, +sulla cui prora era scritto a lettere grosse: +<i>Basto</i><a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>. +</p> + +<p> +— Dentro a questo legno — pensai nel sogno — ci +dev’essere qualche cosa di buono. Voglio +entrarvi! +</p> + +<p> +Montai sulla nave, col proposito di non accettare +da bere da chicchessia, nel dubbio che +mi si volesse avvelenare. +</p> + +<p> +Mi trovai dinanzi ad una grande signora, a +cui chiesi: +</p> + +<p> +— Chi è lei? +</p> + +<p> +— Sono la moglie del governatore di <i>Basto</i>. +Per carità, non uccidetemi! +</p> + +<p> +— Non vi uccido — risposi — ma datemi +di quello che avete! +</p> + +<p> +Mentre guardavo le tre sale sontuose che si +offrivano in fila a’ miei occhi, vidi un signore +sfarzosamente vestito e coperto di decorazioni, +che le attraversò rapidamente. Egli si dileguò +come in una nebbia. +</p> + +<p> +Mi svegliai tutto agitato, ripensando alla mia +visione. +</p> + +<p> +Poco dopo fui chiamato a pranzo, e sedetti +<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> +a tavola coi padroni dell’ovile. — Paolo Sechi e +sua moglie; Maria Antonia Dore — a cui narrai +il mio sogno. +</p> + +<p> +La sera di quello stesso giorno, proveniente +dalla <i>Stantarida</i>, venne un servo, che disse a’ +suoi padroni: +</p> + +<p> +— Vostro compare vi prega di recarvi a visitarlo +alla marina, poichè sulla spiaggia della +<i>Carazza grande</i> trovasi un grosso barco sfasciato, +là buttato dalla tempesta. +</p> + +<p> +Ci guardammo in viso meravigliati. Paolo +Sechi mi disse: +</p> + +<p> +— Ma questo è il tuo sogno avverato! +</p> + +<p> +— Andiamo insieme a vedere il barco — esclamai — Non +sono mai stato da quelle +parti. +</p> + +<p> +Si partì tutti alla volta della <i>Carazza grande</i>, +dove giungemmo a notte. +</p> + +<p> +La mia meraviglia crebbe, quando mi accertai +che la località era quasi identica a quella +da me veduta in sogno. Fu questo uno dei fenomeni +che più mi abbiano colpito nella vita, nè +giunsi mai a spiegarmelo<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>. +</p> + +<p> +Era un legno a tre alberi, pendente da un +fianco, vicino al quale stavano due barche algheresi, +in cui erano sei o sette individui. +</p> + +<p> +Spintomi fino all’alta roccia, quasi a picco +<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> +sul mare, puntai il mio fucile in direzione delle +barche, e gridai forte: +</p> + +<p> +— Venite a terra, o vi brucio uno per uno! +Voi siete i ladri, e poi riferirete che il bastimento +fu spogliato dai pastori della Nurra! +</p> + +<p> +— Ch’io possa morire, se siamo ladri! — gridò +uno dalla barca a me rivolto — Siamo in +compagnia del vice console d’Alghero. +</p> + +<p> +— Venite tutti da noi per provarcelo! — soggiunsi +a voce alta — altrimenti vi faccio fuoco +addosso! +</p> + +<p> +Vennero allora a farsi riconoscere; e in seguito +le due barche si portarono ad Alghero, +per dar rapporto che i pastori nurresi avevano +loro fatto resistenza, perchè il pistacchio (di cui +era carico il legno) non venisse derubato. +</p> + +<p> +Il vice console ordinò allora a due guardie +di finanza di pernottare nell’ovile più vicino al +mare, per poter di giorno meglio sorvegliare lo +scaricamento del legno, incagliato sulla spiaggia. +</p> + +<p> +Le ondate del mare avevano trasportato a +terra una grande quantità di pistacchio. Alcune +barche algheresi, due giorni prima, avevano rubato +dal bastimento tutto lo zucchero, il caffè e +molta tela. +</p> + +<p> +Mentre ogni notte le due guardie se ne stavano +tranquille nell’ovile a conversar colle donne, +non pochi pastori si portavano alla spiaggia, per +trasportare coi cavalli il pistacchio, che nascondevano +dentro i macchioni, all’insaputa dei sorveglianti. +<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> +Avevamo appreso dalle stesse guardie, +che quel frutto valeva a 15 scudi il quintale; e +perciò si era riuscito ad accumularne nelle macchie +per oltre 12 rasieri. +</p> + +<p> +Ci eravamo pure accorti, che le due guardie, +per proprio conto, facevano anch’esse man bassa +su molti effetti appartenenti al bastimento. Un +legno naufragato appartiene alla spiaggia su cui +viene sbalzato dalla tempesta, e perciò ciascuno +ha diritto alla preda<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>. +</p> + +<p> +La notte susseguente si scatenò un violento +uragano. Il vento soffiò orribilmente da mezzanotte +all’alba, e il mare mandava i ruggiti di +un toro. +</p> + +<p> +Io rimasi nel crepaccio di una roccia, in compagnia +di alcuni pastori; altri tornarono alle loro +capanne per custodirvi il bestiame. +</p> + +<p> +Il vento impetuoso sbatteva il legno alle roccie, +e il chiasso infernale non mi lasciò chiudere +occhio in tutta la notte. Pareva un finimondo. +</p> + +<p> +Verso le due dopo mezzanotte mi affacciai +alla roccia. Pioveva a dirotto, e le ondate schiumose +si frangevano con fragore agli scogli sottostanti. +Il legno, a dieci metri dalla spiaggia, +<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> +si dondolava scricchiolando, ed aveva i fianchi +aperti. +</p> + +<p> +Poco prima dell’alba, insieme a cinque pastori, +scesi fino alta spiaggia. Il mare era ingrossato, e +vedevo galleggiare sui marosi, di qua e di là, alcuni +pezzi quadrati, come piccoli bauli. Quei dadi +curiosi uscivano ad uno ad uno dal fianco squarciato +del bastimento, nè sapevo che cosa fossero. +</p> + +<p> +Mi levai le scarpe, rimboccai i pantaloni all’altezza +del ginocchio, ed entrai piano piano nell’acqua. +Giunsi ad afferrare uno di quei dadi, che +erano ricoperti di tela ben cucita. Tagliai con un +coltello l’involucro, e mi accorsi che contenevano +grossi pani di cera. +</p> + +<p> +Poco mancò che io non fossi travolto dalle +onde furiose. Due altri pastori, che erano entrati +con me nell’acqua, sorpresi dai cavalloni, si videro +perduti. Feci in tempo ad afferrarli per la +mano, e guadagnammo la spiaggia. +</p> + +<p> +Da solo, quindi, con molto coraggio e altrettanta +pazienza, giunsi a tirare a riva una +quindicina di quei grossi dadi di cera. Dieci ne +nascosi accuratamente accanto ad uno scoglio vicino, +collocandovi sopra grossi macigni; e cinque +ne portai meco in vicinanza dell’ovile. +</p> + +<p> +Uno dei pastori, mio compagno nella pirateria, +mi sbirciava con occhio torvo e diffidente. +Più tardi egli stesso mi confessò, che aveva temuto +che io lo uccidessi in quel luogo deserto, +per appropriarmi dell’intiero bottino. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> +</p> + +<p> +Fui invece giusto. Eravamo in sei, e divisi +la cera in sette parti uguali, assegnandone una +ai padroni dell’ovile, ch’erano povera gente. Gli +altri miei compagni si opposero vivamente, e vollero +divisa fra essi anche la settima parte. Allora +regalai una ventina di libbre di cera al proprietario +dell’ovile, togliendola dalla mia porzione. +Speravo, d’altronde, di rifarmi dal deposito +di cera, che avevo nascosto nella spiaggia, sotto +alle grosse pietre. +</p> + +<p> +Corsi sull’alba allo scoglio per ritirare gli +altri pani di cera; ma un nuovo uragano, sopravvenuto +nella notte, me ne aveva portato via oltre +la metà. +</p> + +<p> +Vendetti più tardi la mia porzione di cera +ad un prete di Florinas, e ne ricavai quasi cento +scudi. Ne avrei avuto più di 200, se il mare furioso +non fosse stato più ladro di me. +</p> + +<p> +Prima di comprare da me la cera, il prete +florinese volle spezzare i pani colla scure: +</p> + +<p> +— Se vi è deposito di danaro — egli mi +disse — sarà tuo; ma se vi è qualche pietra, io +non voglio pagarla a prezzo di cera! +</p> + +<p> +I timori del prete non erano infondati. Era tradizione, +che una volta fu trovato un grosso pane +di cera sulle spiaggie della Nurra, dentro il quale +si rinvennero 3000 lire in marenghi, nascostivi +per precauzione. Parimenti era noto, che un’altra +volta un parroco aveva trovato una grossa pietra +in un pane di cera, vendutogli da un bandito. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Il pistacchio non fu per noi rimuneratore al +par della cera. Allettati dal prezzo di 15 scudi +al quintale, tentammo di metterlo in commercio; +ma la merce era troppo sospetta, e i pochi salumai +e confettieri di Sassari, cui l’offrimmo, non +vollero acquistarne. I dodici rasieri di pistacchio +finirono per esser dati in pasto ai porci della +Nurra; e certo nessun maiale d’Europa ebbe la +fortuna principesca di essere ingrassato con quel +frutto prezioso! +</p> + +<p> +Durante il tempo in cui le guardie si fermarono +sulla spiaggia della <i>Carazza grande</i>, per +sorvegliare il legno naufragato, io rimasi con esse, +spacciandomi per un porcaro della Nurra. Ero +armato del solo fucile, perchè avevo nascosto in +una macchia pugnale e pistola, per non destar +sospetto. Le trattenevo spesso col tiro al bersaglio, +per dar agio ai pastori di rubare il pistacchio. +</p> + +<p> +Devo notare, che la famiglia di Paolo Sechi, +a cui ero stato raccomandato, non disse mai ad +alcuno ch’io mi fossi, ma mi presentava come +un <i>camparo</i>. Ero molto conosciuto nella Nurra +di Portotorres, dove avevo lavorato, ma pochissimo +nella Nurra <i>di dentro</i>, e niente verso la +spiaggia occidentale. +</p> + +<p> +Le generose guardie, avevano permesso ai +pastori di ritirare dal bastimento molto cordame, +<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> +utilissimo per i carri; ma non si erano mai accorte, +che la loro fiducia era mal ricompensata. +</p> + +<p> +Segnalo un curioso aneddoto. +</p> + +<p> +Un giorno una di esse, che aveva preso a +volermi bene, mi chiamò da una parte, e mi +diede molte manate di pistacchio, dicendomi: +</p> + +<p> +— Te ne faccio un regalo. +</p> + +<p> +— A che servono questi semi? — le chiesi +facendo l’idiota. +</p> + +<p> +— Son buonissimi a mangiare. Con essi si +fanno i confetti più fini. +</p> + +<p> +— Vi ringrazio tanto! — risposi ipocritamente. +</p> + +<p> +Quel credenzone non sospettava neppure, +che a quell’ora io avevo prestato mano a rubargliene +dodici rasieri! +</p> + +<p> +Trasportato in Alghero tutto il carico, il legname, +e gli attrezzi del barco naufragato, le due +guardie presero commiato da noi, incantate dell’ospitalità +dei nurresi, e liete di aver tutelato con +coscienza gli interessi d’una nazione straniera! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Non sono d’altronde rare queste avventure +nella Nurra. I pastori, che hanno gli ovili verso +la costa occidentale, ricevono assai spesso i regali +del mare; poichè le onde inferocite gettano +di frequente su quelle spiaggie gli avanzi dei legni +naufragati. Dopo una tempesta, non trascurano +<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> +i pastori la visita ai littorali, per portare +a casa grosse tavole, antenne, ed altri attrezzi +marinareschi. Conosco diverse capanne, la cui travatura +è formata da antenne e pennoni vomitati +dal mare. +</p> + +<p> +Ricorderò, a proposito, un altro curioso episodio. +Recatomi una volta ad esplorare le spiaggie, +in compagnia di due pastori amici, rinvenimmo +la carcassa di una grossa barca, incastrata +fra due scogli. Penetrati dentro, non vi trovammo +che una lunga catena, che dividemmo in tre +parti uguali. +</p> + +<p> +Rientrato all’ovile, che mi aveva ospitato, e +chiestomi se avessi nulla rinvenuto, risposi scherzando +alla moglie del pastore: +</p> + +<p> +— Sì: abbiamo trovato ciò che meritiamo. +</p> + +<p> +— Che cosa? +</p> + +<p> +— Un pezzo di catena! +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span></p> + +<h3 id="cap3-3">CAPITOLO III. +<span class="smaller">Antonio Careddu.</span></h3> +</div> + +<p> +I banditi in generale, e in particolare quelli +della Nurra, furono sempre avvicinati e protetti +dai signori di Sassari, solo perchè questi, alla +loro volta, speravano di essere spalleggiati nei +loro odî e rancori di parte. +</p> + +<p> +Erano tempi di lotta e di rappresaglie, e +si aveva bisogno del braccio forte dei fuorusciti. +</p> + +<p> +Nei primi anni che mi diedi alla macchia +(verso il 1850) ogni partito aveva a disposizione +i propri <i>bravi</i> per servirsene al bisogno. Ond’è +che la protezione dei signori non tornava che +a danno dei latitanti, poichè accendeva non di +rado fra banditi e banditi una gara accanita, +che si risolveva colle fucilate. Non si aveva talvolta +altra ragione d’odio, che quella dei propri +protettori. I banditi sposavano i dispetti ed i risentimenti +altrui, con soddisfazione della giustizia; +la quale si compiaceva di vederci distruggere +l’un l’altro, senza mettere a repentaglio la +vita dei carabinieri, e senza sborsare denaro per +pagare le spese. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> +</p> + +<p> +Abbiamo veduto la protezione di Cambilargiu +pagata cara a <i>Monte Fenosu</i>; e potrei accennare +ad altre persone ragguardevoli di Sassari, +che coprivano altissime cariche. +</p> + +<p> +L’amicizia dei signori ci tornò sempre fatale, +ed è perciò che in ogni tempo ne diffidai. Conoscevo +troppo quelli del mio paese! Legati talvolta +a noi dalla sola paura, cercavano segretamente +il mezzo per poterci distruggere. Io li odiavo, +ma cercai di non inasprirli; li volevo male, +ma li trattavo bene perchè non maltrattassero i +miei congiunti di Florinas. +</p> + +<p> +Non ci fidavamo neppure degli avvocati; poichè +essi non difendono che i propri clienti, accusando +talvolta il bandito avversario per il +trionfo della propria causa. +</p> + +<p> +Curiosi misteri che potrei rivelare! Oh, quanti +porcetti, rubati al povero, comparvero alla mensa +dei nostri avvocati! Quanti barbari omicidî commessi +colla polvere e le palle regalateci dai nostri +generosi protettori! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Fra gli uomini più ragguardevoli della Nurra, +per ingegno, ricchezza e aderenze, era Antonio +Careddu, che conobbi fin dai primi anni che mi +diedi alla macchia. Dirò di lui quanto so per mia +coscienza, o per narrazione fattami da pastori e +compagni miei di esilio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> +</p> + +<p> +Antonio Careddu, di Sassari, era cognato di +Giovanni Macioccu, avendo costui sposato una +sua sorella. Stava nella Nurra, perchè comproprietario +(insieme alla sorella) di tre buoni ovili: +<i>Guggiareddu, Guggia manna</i> e il <i>Calzolaio</i>. +</p> + +<p> +Antonio Careddu era un repubblicano, amico +e compagno di Antonico Satta, insieme al quale +aringava il popolo a <i>Baddimanna</i> ed altrove. +Era stato studente, e ne sapeva più di un avvocato. +Alla Nurra si andava tutti a consultarlo, +ed egli ci affascinava colla calda parola e colla +saggezza de’ suoi consigli, sempre giusti, retti, +inappuntabili. +</p> + +<p> +A Sassari erano allora due forti partiti: quello +del <i>vecchio sistema</i> che aveva per <i>bravi</i> i fratelli +Saba — e quello del <i>nuovo governo</i>, che aveva +per difensori i Careddu e suoi congiunti<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>. +</p> + +<p> +Partito Antonico Satta per il continente, fu +sostituito da Antonio Careddu per continuare +le prediche rivoluzionarie. Dalla politica, che +poco intendevamo, gli odî scivolarono nei rancori +privati, accendendo le inimicizie fra diversi +gruppi. +</p> + +<p> +Ciccio Saba pretendeva, che la figliuola di +Antonio Careddu fosse data in moglie al proprio +<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> +figlio — quasi a base di una pace che avrebbe +fatto cessare le ostilità fra le due famiglie. +</p> + +<p> +Antonio Careddu diceva con disprezzo: +</p> + +<p> +— Ho capito: io dovrei dare mia figlia ai +sicari Saba, per servirsene più tardi a portar loro +il pane in carcere, quando saranno arrestati! +Tutt’altro che la mia figliuola concederò ai Saba, +se non metteranno giudizio! +</p> + +<p> +Il rifiuto reciso inasprì Ciccio Saba, che si +dichiarò nemico dei Careddu. +</p> + +<p> +I Saba, falegnami costruttori di molini ad +olio e di farina, erano stabiliti a Sassari, e speravano +sulla protezione di persona influente presso +la giustizia come magistrato. +</p> + +<p> +Antonio Careddu si unì allora ai mugnai fratelli +Vacca, osilesi, i quali un giorno chiamarono +i quattro Saba, padre e figli, per accomodare un +loro molino, situato verso <i>Logulentu</i>. Aggiustato +il molino, come d’intelligenza, i Vacca, dopo il +pranzo loro offerto, proposero il tiro al bersaglio, +per passare la sera. Lo scopo non era altro che +di far consumare le munizioni di polvere e di +palle agli avversari. +</p> + +<p> +Terminato il divertimento si apprestarono +tutti a far ritorno a Sassari. +</p> + +<p> +Antonio Careddu, con dodici uomini, si era +impostato verso <i>Baddimanna</i>, aspettando il passaggio +della comitiva. +</p> + +<p> +I figli Saba, prevedendo qualche brutto tiro +lungo la strada, attraversarono gli oliveti saltando +<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> +i muri. Il padre Ciccio, insieme ai Vacca +e ad altri, avevano invece preso la viottola. +</p> + +<p> +Ciccio Saba, che era alto di statura, esplorava +di qua e di là gli oliveti, dubitando di qualche +tranello. Come scorse gli uomini appiattati, +si diede a gridare rivolto ai figli: +</p> + +<p> +— Guardatevi, chè siamo morti! +</p> + +<p> +E in così dire fece fuoco, uccidendone uno, +certo Luzzu, pastore di Antonio Careddu. +</p> + +<p> +Avvenne allora un terribile conflitto, in cui +rimasero uccisi Antonio Delogu (servo di Luzzu) +e Salvatore Saba. Due fratelli Vacca inseguiti +dai Saba fino a <i>Porta Rosello</i>, furono feriti entrambi, +come fu ferito gravemente Ciccio Saba, +che in seguito guarì. +</p> + +<p> +I Vacca, Giovanni Saba e qualche altro vennero +arrestati. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Ma Antonio Careddu non era ancora soddisfatto, +e pensò di distruggere i Saba superstiti, +servendosi di certo Antonio Desini di Ploaghe, +capo di una compagnia di sicari. Altro capo sicario +volle Giovanni Macioccu, cognato di Careddu, +e combinò con un certo <i>Giacinto</i>. Il primo +di essi, Desini, si associò a certo <i>Biddisò</i> — il +secondo, <i>Giacinto</i>, scelse per coadiutore un tal +<i>Cabriolu</i>, già studente. +</p> + +<p> +Il colpo doveva eseguirsi la mattina del lunedì +<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> +di carnevale, all’uscita del ballo del Teatro +civico. +</p> + +<p> +Fu concertata la posta all’imbocco della <i>Via +dei Corsi</i>, prospiciente al vicolo di S. Andrea, dov’era +la casa di Saba. +</p> + +<p> +Come Ciccio Saba e i suoi figli, di ritorno +dal teatro, giunsero dinanzi alla chiesa, i congiurati +fecero loro fuoco addosso in mezzo alla folla +che transitava nel Corso. Giovanni cadde fulminato, +e Gavino morì poche ore dopo. Fu pur colpito +a morte, accidentalmente, il figlio settenne +del fabbricante di paste <i>Dionisio</i>, che trovavasi +nel suo magazzino. +</p> + +<p> +Della famiglia Saba non rimaneva che il +padre Ciccio e il più giovane dei figli. Furono +offerti cento scudi per togliere quest’ultimo dal +mondo, ma i sicari si rifiutarono, ritenendolo +troppo giovine<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +L’agguato ai Saba era stato veramente ordito +e condono a termine da Desini, da <i>Biddisò</i> +e da <i>Cabriolu</i>; tuttavia <i>Giacinto</i> si era affrettato +a presentarsi in casa di Macioccu, il quale gli +sborsò subito i 300 scudi, prezzo convenuto per +l’eccidio consumato. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> +</p> + +<p> +Trascorso qualche giorno, il sicario Desini +si presentò allo stesso Macioccu per essere pagato. +</p> + +<p> +— Ho già versato la somma all’autore del +colpo! — gli rispose. +</p> + +<p> +— Il colpo è stato eseguito da noi, e perciò +io credo non abbiate sborsato somma alcuna +ad altri. Pagateci! +</p> + +<p> +Macioccu, dopo essersi rifiutato ad altro pagamento, +volle consultarsi con suo cognato Antonio +Careddu, che trovavasi nel suo ovile della +Nurra. +</p> + +<p> +Non tardarono a recarsi colà Desini, <i>Cabriolu</i> +e <i>Biddisò</i>, i quali si fecero accompagnare dal +bandito Pietro Cambilargiu. +</p> + +<p> +Come Macioccu li vide venire, voleva spararli +addirittura; ma Careddu lo calmò, persuadendolo +a lasciar loro esporre le ragioni. +</p> + +<p> +Dopo aver persistito nell’affermare il pagamento +già fatto, Antonio Macioccu finì per rivelare +il nome di <i>Giacinto</i>, a lui presentatosi come +capo sicario ed autore dell’eccidio dei fratelli Saba. +</p> + +<p> +— Possiede nulla questo <i>Giacinto</i>? — domandò +Desini. +</p> + +<p> +— Possiede un oliveto a Sassari. +</p> + +<p> +— Ebbene, allora ci farete il piacere di chiamar +costui con un pretesto nella vigna. Noi ci +nasconderemo dentro la casa rustica, e voi lo +interrogherete. Alla nostra presenza egli vi rivelerà +i veri autori dell’agguato. Lo costringeremo +allora a firmare un atto d’ipoteca sul suo oliveto, +<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> +a risarcimento del danno recatoci coll’indebita +appropriazione. +</p> + +<p> +Antonio Careddu approvò il ragionamento +dei tre sicari; ma Macioccu esternò il sospetto +che essi avrebbero ucciso <i>Giacinto</i>. +</p> + +<p> +— Dubbio puerile! — osservò Desini — Finchè +non siamo soddisfatti del nostro avere, ci diventerà +più cara la sua vita! +</p> + +<p> +Fu accettata la proposta. Nascostisi i tre +<i>bravi</i> nella casetta della vigna, Macioccu trovò +mezzo di attirarvi <i>Giacinto</i>, invitandolo a declinare +i nomi de’ suoi complici, col pretesto della +riconoscenza. +</p> + +<p> +Accortisi che il sicario esitava a rispondere, +i tre compagni sbucarono dal nascondiglio: +</p> + +<p> +— Dillo dunque: chi ha fatto il colpo? +</p> + +<p> +<i>Giacinto</i> impallidì, e confessò di non aver +preso parte all’uccisione dei Saba. +</p> + +<p> +— Restituisci, dunque, il danaro preso! +</p> + +<p> +— Non l’ho più. +</p> + +<p> +— Ma l’oliveto, ce l’hai ancora? +</p> + +<p> +— Sì. +</p> + +<p> +— Sei disposto a sottoscrivere lo strumento +di cessione? +</p> + +<p> +— Dispostissimo! +</p> + +<p> +Venne in seguito firmato l’atto notarile, col +quale <i>Giacinto</i> vendeva l’oliveto a Macioccu. +</p> + +<p> +Fatta la cessione, quest’ultimo sborsò altri +300 scudi a Desini, a <i>Cabriolu</i> ed a <i>Biddisò</i>, i +quali finalmente si dichiararono soddisfatti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> +</p> + +<p> +Questa storiella, da molti ignorata, mi venne +riferita da alcuni degli interessati e da Cambilargiu. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Antonio Careddu — ricercato dalla giustizia +dopo l’assalto di <i>Baddimanna</i> — si era dato +a fare il bandito nella Nurra. +</p> + +<p> +Lo conobbi di persona, gli ero molto amico, +e gli fui compagno di ventura per alcuni mesi. +</p> + +<p> +Egli si recava da un ovile all’altro, si dilettava +di caccia, e faceva il signore. Era un uomo +piuttosto pingue e molto frugale; non beveva mai +vino, nè liquori, ma prendeva il caffè tre volte +al giorno. Si faceva portar tutto da casa, poichè +aveva molto bestiame ed estesa proprietà. +</p> + +<p> +Era ben voluto, stimato e rispettato dai pastori, +poichè nè sapeva più di un avvocato. Lo +consultavano tutti, e i suoi consigli erano seriamente +apprezzati. Contava moltissimi amici fra +i signori di Sassari, ed era in buoni rapporti coi +nobili, e specialmente col marchese di Sant’Orsola. +</p> + +<p> +Egli venne arrestato nell’ovile della <i>Stantarida</i> +da dodici carabinieri, fra i quali erano il +maresciallo Scaniglia e certo Pietro Puzzone, già +carbonaio della Nurra e pratico di tutti gli ovili. +Dicevasi che quest’ultimo si servisse dei parenti +per facilitare le ricerche dei latitanti in quella +regione. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> +</p> + +<p> +Messo in carcere Antonio Careddu, non si +tardò a fargli il dibattimento; ma per i molti amici +che contava a Sassari, e per la sua buona +condotta, venne assolto e rimesso in libertà. +</p> + +<p> +Un suo amico calzolaio — certo Salvatore, +condannato a molti anni di galera — gli aveva +raccomandato la moglie... ch’ei fece propria. +La moglie vera ed i figli di Antonio Careddu +passarono allora sotto tutela della zia — sorella +di lui e moglie di Macioccu. +</p> + +<p> +Per questa sua condotta un po’ libertina, e +per essersi separato dalla famiglia, Careddu fu +abbandonato dagli amici signori di Sassari, i +quali non ebbero per lui stima, nè riguardi di +sorta. +</p> + +<p> +Antonio Careddu visse molti anni nella Nurra +consultato anche per questioni legali, tanto era +d’ingegno. +</p> + +<p> +Salvatore, intanto — il calzolaio che gli aveva +affidato la moglie — era ritornato da galera. +Appresa la tresca della sua compagna, meditò +l’uccisione del falso protettore e dell’amico infedele. +</p> + +<p> +Questo Salvatore aveva per compare di battesimo +certo Baingio Deroma, un pastore sfacciato, +che di frequente faceva pascolare il proprio +bestiame nelle terre di Antonio Careddu. +Costui lo pregava di dargli almeno qualche piccolo +compenso, ma quegli faceva il sordo. +</p> + +<p> +Un altro pastore vicino d’ovile — certo Giovanni +<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> +Luigi Manunta — imitando Deroma, introduceva +il suo gregge nei tenimenti di Careddu, +e questi tornò a dolersene con entrambi: +</p> + +<p> +— Pagatemi almeno una trentina di scudi +all’anno. Anch’io ho diritto di trarre qualche +lucro dalle mie terre, nè parmi giusto che voi +approfittiate del mio pascolo senza offrirmi compenso +alcuno. +</p> + +<p> +Consultato dai contendenti, io diedi piena ragione +a Careddu, poichè il danno che gli recavano +i due pastori oltrepassava i cento scudi, mentre +l’amico era discreto nel domandarne soli trenta. +</p> + +<p> +Manunta e Deroma promettevano di risarcire +il danno, ma non pagavano mai. +</p> + +<p> +Un giorno Careddu, inasprito più del solito, +minacciò di far loro pagare la contravvenzione. +</p> + +<p> +I due pastori vollero cogliere l’occasione, e +concertarono di liberarsi del creditore importuno. +</p> + +<p> +Vicino agli ovili di Manunta e di Deroma +abitava un giovane — certo Gio. Andrea Ilde — il +quale faceva all’amore colla figliastra di quest’ultimo. +</p> + +<p> +— Se riuscirai ad uccidere Antonio Careddu — gli +disse Deroma — ti darò in moglie la mia +figliastra. +</p> + +<p> +— Solo non mi attento: aiutami tu! +</p> + +<p> +— Andremo insieme. Dopo che l’amico sarà +ucciso, ti manterrò la promessa! +</p> + +<p> +Si unirono, infatti, e diedero la caccia a Careddu, +che tolsero di mezzo con una fucilata. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> +</p> + +<p> +Il giovane Ilde fu preso dalla paura e si +diede subito alla macchia; Deroma stette sul +sospeso, fra il bandito e l’uomo libero. Entrambi +vennero arrestati. +</p> + +<p> +Mentre batteva la campagna, Gio. Andrea +Ilde mi pregò più volte di prenderlo in mia compagnia; +ma io lo tenni sempre lontano per aver +ceduto ai consigli di Deroma. Acciecato dall’amore, +egli si era lasciato trascinare ad un’azione +indegna. +</p> + +<p> +Il potente partito di Deroma, colle deposizioni +in tribunale, seppe aggravare la causa di +Gio. Andrea Ilde, scagionando il compagno; ond’è +che questo fu assolto, e il giovane fu condannato +alla galera in vita. Solite cose della giustizia!! +</p> + +<p> +L’uccisione di Antonio Careddu non fu che +una vigliaccheria. Quest’uomo non meritava simile +fine, perchè era buono ed aveva tutte le ragioni +del mondo. +</p> + +<p> +Il calzolaio tradito aveva vendicato il suo +onore, senza compromettere la propria libertà! +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span></p> + +<h3 id="cap4-3">CAPITOLO IV. +<span class="smaller">Gli amori del bandito.</span></h3> +</div> + +<p> +La vita randagia del bandito, l’ozio continuo, +le visite frequenti a questo e a quell’ovile, fanno +sì, che più degli altri egli senta il bisogno dell’amore. +</p> + +<p> +Ho già detto che in nessun tempo la donna +mi ha allettato; ed anche da giovinotto preferivo +l’esercizio delle armi ai balli ed alle chiacchiere +colle forosette. +</p> + +<p> +Datomi alla campagna dopo l’attentato alla +vita del prete, e inasprito per l’abbandono dell’ingrata +che avevo scelto per compagna, provavo +quasi ripugnanza a intrattenermi colle donne, +che io trovava negli ovili, nei molini, o nelle aie. +</p> + +<p> +Durante i primi mesi di latitanza avevo appreso, +dall’esperienza de’ miei compagni, quanto +la donna e gli amori riuscissero fatali al perseguitato +dall’umana giustizia. È nel nido d’amore +che si colgono più facilmente le belve; e i carabinieri +lo sanno. Non pochi banditi caddero in +questa rete, ed io ben lo sapeva. Chi ha un’amante +ha una spia, e la sua perdizione è certa. +<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> +La donna, o per gelosia, o per vendetta, o per +leggerezza, assai di frequente getta il suo amante +fra le braccia della giustizia. La forza non deve +mai darsi in braccio alla debolezza. Sono più +pericolose le lusinghe e le moine d’una donna, +che le manette dei carabinieri; da queste possiamo +spesso liberarci, da quelle mai: bisogna +soccombere! +</p> + +<p> +Io sorrideva, ogni qual volta vedevo Cambilargiu, +Spano e Derudas correre audacemente +in cerca di donne, e fidarsene tanto! Non solo +mi guardavo dall’imitare i miei compagni, ma +badavo di non accompagnarli mai in questo genere +di conquista. Mi sottraevo sempre con un +pretesto. +</p> + +<p> +La donna si affeziona facilmente al bandito. +Non si può immaginare il fascino che sulla loro +immaginazione esercita il coraggio, la forza, +l’audacia di questi uomini erranti, che gettano +lo spavento nelle popolazioni. Non si ha mai +migliore amico e protettore di una donna — ma +più grande è il loro attaccamento, più grande +è il pericolo di essere tratto in arresto. +</p> + +<p> +Non è vanto il mio; poichè non fui più fortunato +degli altri. Ci troviamo più spesso nel +caso di fuggire l’amore, che di andarlo a cercare. +Non c’è bandito che non abbia la sua amante; +e quasi tutte, d’ordinario, sono le mogli degli +altri. I molini e gli ovili, in modo speciale, sono +quelli che a noi forniscono queste innamorate. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> +</p> + +<p> +Ben difficilmente un bandito fa relazione con +una ragazza, se non è per sposarla. Le vedove +sono quelle che più ci tentano e più ci danno +l’assalto. +</p> + +<p> +Non ancora trentenne, pieno di slancio e di +fuoco, anch’io dovetti pagare il mio tributo all’amore — anzi +a più amori; e devo subito confessare, +che non fui mai fedele, nè costante. Ogni +ovile ed ogni molino, dove capitavo per caso, +era il mio ritrovo d’amore; ed io rivedevo l’amante +ogni settimana, ogni mese, ed anche ogni +anno, se l’occasione di avvicinarla non si presentava +spontanea. L’idea fissa di un tradimento, +di un agguato, di una sorpresa bastavano per +frenare i miei bollori e per rendermi cauto; onde +posso dire, che nella mia lunga carriera di bandito, +per trent’anni, non ebbi mai a lamentare +alcun disguido, nè alcun pericolo per causa di +una donna. Ho avuto più fastidi assistendo agli +amori degli altri, che agli amori miei; e ne +avete le prove nell’episodio della vedovella di +Derudas, da me narrato. +</p> + +<p> +Sono molte le avventure amorose capitatemi +nei primi dieci anni di vita randagia (dai trenta +ai quarant’anni) — in seguito misi giudizio, e +abbandonai del tutto la donna, poichè fui sempre +per natura serio, riflessivo, e mi pareva cosa +puerile correr dietro ad una gonnella. La mia +dignità ne soffriva in faccia a’ miei compagni. +</p> + +<p> +Dirò di un’altra fissazione. Mentre tutti +<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> +i miei compagni narravano con un certo orgoglio +i loro casi amorosi, le avventure, le conquiste +delle mogli altrui, io ridevo con loro, +scherzavo, ma mai risposi con pari confidenza. +Nessuno mai seppe le mie peripezie d’amore, +nè mai dal mio labbro sfuggì il nome d’una +donna che mi aveva amato. A me sembrava +vigliaccheria denunziare o compromettere una +debole creatura, la quale forse non aveva ceduto +che alla forza delle nostre lusinghe, od alla +paura! Conobbi banditi prepotenti (fra i quali +Cambilargiu) che chiedevano amore ad una moglie +altrui, minacciando di ucciderle il marito +se si mostravano scortesi. Se l’amore veniva, +io lo coglieva senza rimorsi; ma certo non lo +provocavo, per non pagare d’ingratitudine il +pastore a cui dovevo asilo e protezione. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Diversi casi mi capitarono, ma non mi fermerò +sui particolari, poichè mi ripugna rivelarli. +Accennerò di volo ad alcune avventure, oltre a +quella di Maddalena, la cui relazione ebbe più +lunga durata. +</p> + +<p> +Mi trovavo, un giorno, chiuso in una casa +di Florinas, il cui padrone era un vecchio che +aveva moglie giovane. Mi avevano nascosto al +pian terreno. Due figlie del padrone, di primo +letto, entrambe maritate, venivano con frequenza +<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> +a visitare la madrigna e a veder me. Un giorno +mi trovai solo con una di esse, e le rivolsi una +galanteria. +</p> + +<p> +— Sta attento per la mamma! — ella mi +disse dolcemente, incoraggiandomi a continuare +la corte. +</p> + +<p> +Il marito era lontano, nella sua fattoria; e la +chiusa dell’avventura fu, che ella mi invitò in sua +casa, e mi dichiarò che un bandito disgraziato le +aveva sempre destato una pietà profonda... +</p> + +<p> +Un altro giorno mi trovavo in un ovile di +fiducia, dove solevo recarmi di tanto in tanto. +Si era tutti intenti a tosare le pecore; e il padrone, +dopo avermi offerto un bicchierino d’acquavite, +tornò fuori al lavoro co’ suoi compagni. +Mi buttai sul letto perchè mi sentivo stanco ed +avevo bisogno di riposare. +</p> + +<p> +Mentre me ne stavo così sdraiato, tra veglia +e sonno, entrò pian piano la moglie del pastore, +e chinandosi dolcemente verso di me, mi domandò +se mi sentissi male. Risposi di no; ed +ella allora mi baciò due volte sulle guancie e +scappò via. +</p> + +<p> +Fu questa l’introduzione di un romanzetto +che durò più mesi. +</p> + +<p> +Un’altra volta avevo bisogno di passare +una notte a Florinas per appurare certi miei +sospetti. I due giovani figli di una vedova trentenne +mi portarono in casa della madre, dove +venni nascosto fino al tramonto del giorno successivo. +<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> +La vedovella s’interessò vivamente della +mia sorte, volle conoscere alcuni episodi della +mia vita, e fra noi due si stabilì una tenera relazione, +che durò per molto tempo, quantunque +a lunghi intervalli. +</p> + +<p> +Queste avventure si ripeterono con molta +frequenza, e si rassomigliavano tutte. Anche la +Nurra non mi fu avara di amori. Ivi ebbi rapporti +amichevoli per moltissimo tempo con la +giovane moglie di un pastore, che faceva il soldato +in continente. +</p> + +<p> +Ebbi altra relazione con una donna, il cui +marito si assentava spesso dall’ovile; ma questa +mi creò qualche fastidio, come dirò a suo luogo. +</p> + +<p> +Vedete dunque che le vedove e le maritate +erano abitualmente le mie pietose confidenti! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Tacendo di tanti altri episodi galanti della +mia vita di bandito (comuni a tutti i miei compagni +d’infortunio) narrerò la mia ultima avventura, +che lasciò più grata e più profonda impressione +nel mio animo, per la tenacità dell’affetto +col quale venni corrisposto. +</p> + +<p> +Frequentavo nella Nurra l’ovile di un pastore +proprietario, il quale aveva in casa una +figlia giovane e bella, vedova da un anno. La +sua taglia elegante, i suoi lineamenti delicati, +il suo volto bianco e roseo (che sotto al nero +<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> +fazzoletto mi sembrava quello di una madonnina +addolorata) mi avevano profondamente colpito. +Io mi tratteneva volentieri dentro quella capanna, +dove pur convenivano altre donne e qualche +vecchio pastore degli stazzi vicini. +</p> + +<p> +O dinanzi al focolare, nelle sere invernali +(mentre qualche servo faceva al di fuori la +guardia); o seduti nel boschetto vicino, nelle sere +d’estate, io raccontavo le peripezie della mia vita: +le persecuzioni di prete Pittui, l’ingratitudine di +Maria Francesca, i fatti di <i>Nuzzu</i> o di <i>Monte Fenosu</i>. +Gli astanti mi ascoltavano con religioso silenzio, +e prendevano diletto ai miei racconti +</p> + +<p> +La giovine vedovella (non ancora ventenne), +colla bocca aperta, e co’ suoi grandi occhioni +fissi ne’ miei, era la più attenta di tutti, e tratto +tratto sospirava, asciugando qualche lagrima. +</p> + +<p> +Quella donna aveva preso gusto a’ miei +racconti, e appena entravo nella capanna mi si +sedeva vicina, mi fissava con tenerezza, e mi +pregava di narrare qualche barzelletta. +</p> + +<p> +Soddisfatto, non so perchè, dell’attenzione +che mi prestava quella bambina vedovella, io +metteva tutto il mio impegno nell’infiorare le +mie storielle, facendo pompa di tutta la mia +erudizione, appresa dai pochi libri che avevo letto. +</p> + +<p> +Per non parlar sempre de’ miei casi, cominciai +col narrare le avventure di Fioravante, il +figlio del re Fiorello, nato con una croce di sangue +sulla spalla destra. Dissi dell’insulto fatto al suo +<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> +maestro Salardo, a cui tagliò la barba; della sua +condanna a morte, commutata poi nel bando. +</p> + +<p> +Io sapevo a memoria tutto il libro dei <i>Reali +di Francia</i>; e quelle avventure gloriose di Fioravante +(bandito al pari di me) commovevano +alle lagrime la vedovella. Ella mi guardava fisso +fisso quando narravo con enfasi le prove di valore +del figlio del re Fiorello, il quale aveva liberato +la bella cugina da tre saraceni che l’avevano rapita; +oppure quando le raccontavo come Dusolina +e Galerana si erano innamorate del giovane valoroso, +e come l’ultima ne era morta di dolore. +La vedevo impallidire, quando raccontavo come +la bella Drusiana, figlia del re Erminione, si era +pazzamente invaghita del prode Buovo di Antona, +ucciso a tradimento dal proprio fratello Galione, +mentre pregava in una chiesa. +</p> + +<p> +Un altro giorno erano gli amori di Rebecca +che io narravo; oppure il dolore di Giuseppe, +venduto da’ suoi fratelli pastori; il sogno di Giacobbe, +od il tradimento fatto a Sansone dalla +donna a cui si era affidato. +</p> + +<p> +Leggevo talvolta una pagina dell’ufficio della +Beata Vergine; o tiravo fuori la vita di Sant’Agostino, +il quale non aveva fatto una bell’azione, +quando per consacrarsi a Dio si era separato +dalla propria moglie<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> +</p> + +<p> +Ero dunque il benvenuto in quella casa di +pastori, e mi ero accorto che la vedovella mi +guardava in un modo strano, quando raccontavo +le storie di tanti eroi. Avevo pur notato, che +essa si commoveva e piangeva più alle mie sventure, +che a quelle di Fioravante, di Buovo d’Antona +e di Giuseppe ebreo. +</p> + +<p> +Quella vedovella mi aveva intenerito e turbato. +</p> + +<p> +Una mattina, che capitai nell’ovile, la trovai +sola. Era in maggio, e la campagna era tutta +fiorita — come il mio cuore. +</p> + +<p> +La vedovella era seduta in un canto, colla +guancia appoggiata sulla palma della mano. +</p> + +<p> +— Cos’è accaduto? — esclamai vivamente, +accostandomi a lei. +</p> + +<p> +— Ho un dente che mi fa male. Non ho +potuto chiuder occhio in tutta la notte. +</p> + +<p> +— Vediamo — dissi scherzando — sono un +po’ medico e chirurgo. +</p> + +<p> +La bella fanciulla si alzò da sedere, venne +vicino alla finestra, ed aprì leggermente le due +labbra, che sembravano due foglie di rosa. +</p> + +<p> +— Un po’ di più — le dissi. +</p> + +<p> +Ella sorrise, lo le presi la testa fra le due +mani, finsi guardare il dente, e poi rapidamente +la baciai sulla bocca. +</p> + +<p> +Divenne rossa come bragia, sedette... e mi +guardò fisso fisso, come quando le narravo la +storia di Dusolina innamorata di Fioravante. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> +</p> + +<p> +— Tu non hai più marito... ed io non ho +più moglie! — le dissi; e null’altro. +</p> + +<p> +Fu questo il bandolo di una matassa non arruffata, +che dipanammo felicemente per oltre +un anno. +</p> + +<p> +Io aveva con lei frequenti colloqui, specialmente +nel vicino boschetto, all’insaputa del +babbo. +</p> + +<p> +Giammai donna, in mia vita, mi amò tanto. +Passato l’anno, la vedovella fu chiesta in moglie +da un ricco pastore, e il padre trovò convenientissimo +il matrimonio. Lei non voleva saperne, +e fui io che la indussi con molte preghiere a non +lasciarsi sfuggire il buon partito. +</p> + +<p> +— Che puoi sperare da me?... Io non sono +un uomo libero. La nostra relazione colpevole +non potrebbe recare che guai ad entrambi. Pensaci! +Tuo padre e i tuoi fratelli potrebbero vendicarsi... +e io sono un bandito, che non ha nulla +da perdere! +</p> + +<p> +La vedovella finì per accettare la mano del +pastore con ambascia indicibile, e si rassegnò al +suo destino. +</p> + +<p> +La mattina del giorno delle nozze — alle +quattro dopo mezzanotte — poche ore prima che +andasse a sposare, ella volle stare con me per +ricordare il dolce passato e per darmi l’ultimo +addio..... +</p> + +<p> +Il boschetto tacque sempre quest’ultimo colloquio — e +<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> +lo tacqui anch’io. Oggi per la prima +volta, lo rivelo!<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>. +</p> + +<p> +M’incontrai più volte con quella giovane +donna, ma le parlai sempre come a straniera. +Feci di tutto per non trovarla mai sola... e ci +sono riuscito. Fu l’unica penitenza che m’imposi +per cancellare il mio peccato. Il marito di quella +cara bambina (che mi era molto amico) mi pregava +di andar con più frequenza nel suo ovile; +ma io fuggiva da lui, perchè sicuro che un giorno +o l’altro mi sarei tradito. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Per dimostrare l’orgoglio, che le donne in +genere sentono per la relazione con un bandito, +basterà il seguente fatto. +</p> + +<p> +Un giorno alcune amiche, che si trovavano +riunite in un’aia, intente al lavoro, presero a raccontarsi +a vicenda le proprie simpatie, o relazioni +amorose, lecite ed illecite. +</p> + +<p> +La moglie di un agricoltore lasciò scapparsi: +</p> + +<p> +— L’uomo che mi ama e che amo sorpassa +i vostri: certo è, che nessuno oserebbe dargli uno +schiaffo... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> +</p> + +<p> +— È dunque Giovanni Tolu! — fece una compagna +imprudentemente, forse nutrendo qualche +sospetto. +</p> + +<p> +La donna tacque con eloquente ed orgoglioso +silenzio; e poco mancò che questo pettegolezzo +non suscitasse seri guai, che per fortuna son riuscito +ad evitare, ascrivendo l’incidente ad un +puro scherzo. +</p> + +<p> +E bastano queste mie piccole avventure per +darvi un’idea degli amori di un bandito; il quale, +errante per la campagna, senza tetto nè famiglia, +non vive d’ordinario che di pascolo abusivo! +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span></p> + +<h3 id="cap5-3">CAPITOLO V. +<span class="smaller">Occupazioni e passatempi.</span></h3> +</div> + +<p> +Andavo in quel tempo da un ovile all’altro +per far relazioni; e nel vedermi armato fino ai +denti, tutti si domandavano: — chi è costui? +</p> + +<p> +— È un camparo! — si rispondeva dagli +amici, i quali non volevano si conoscesse il mio +nome. +</p> + +<p> +Andato un giorno a caccia grossa con una +comitiva di pastori, mi venne assegnata una posta. +Volle il caso, che, per la soverchia carica +di polvere, io non colpissi un capriolo, che mi +passò dinanzi. +</p> + +<p> +— Il camparo ha sbagliato! — si diceva +con tono canzonatorio da’ miei compagni pastori; +e ciò mi ferì nell’amor proprio, poichè sapevo +di sparar bene. +</p> + +<p> +In quella partita di caccia vennero uccisi +due caprioli e due cinghiali. Avanzandomi verso +la comitiva, che si era riunita intorno alle bestie +morte, io domandai: +</p> + +<p> +— Chi ha colpito il capriolo? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> +</p> + +<p> +— Giovanni Antonio. +</p> + +<p> +— Orbene: giacchè ho sbagliato il tiro, vi +propongo di giuocare la pelle del capriolo al +bersaglio: io ci metterò sopra altre venti lire! +</p> + +<p> +Fu messo per bersaglio il piccolo sonaglio +di una capra, a cinquanta passi di distanza. +</p> + +<p> +Nessuno volle cimentarsi. Ci facemmo avanti +io e Baingio Caliga (uno degli eccellenti tiratori +della Nurra). Tirammo cinque colpi per ciascuno, +mettendo sempre la palla dentro al sonaglio. +</p> + +<p> +Paolo Sechi rideva, dando la baia agli altri; +e allora tutti dichiararono, che si doveva a un +caso accidentale se non avevo colpito il capriolo. +</p> + +<p> +La domenica seguente invitai di nuovo a +caccia quattro di quei pastori. Avevo bisogno di +avvalorare la mia abilità nel tiro, sebbene nessuno +mi conoscesse. +</p> + +<p> +Da qualche tempo si era avvertito in quelle +località un cinghiale gigantesco, che riputavasi +una delle più grosse bestie vedute nella Nurra. +Mi vennero assegnate due poste, dicendomi: +</p> + +<p> +— Sta attento: se scoviamo il cinghiale ti +passerà a destra; se sarà il capriolo, ti verrà da +sinistra. Ora vedremo quanto vali a caccia! +</p> + +<p> +Mi posi d’impegno. A quindici passi di distanza +vidi il grosso cinghiale che veniva: feci +fuoco, e gli misi la palla dentro l’occhio, trapassandogli +il cuore. +</p> + +<p> +Fu per me un vero trionfo. Avvicinatomi alla +bestia morta gli scaricai a bruciapelo la pistola, +<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> +e poi le diedi una pugnalata; ma, nè la palla nè il +ferro intaccarono la pelle, tanto il cinghiale era +vecchio. Pesava 140 libre. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Continuai la mia vita girovaga di qua e di +là nella Nurra <i>di dentro</i>, sempre per raccomandazione +di amici e scortato da fidi pastori; fino +a che mi determinai ad andar solo, dopo essermi +impratichito dei luoghi. +</p> + +<p> +Pur non tralasciando di recarmi di tanto in +tanto a Florinas, continuai a far lunghe soste +nella Nurra, prendendo parte cogli amici e conoscenti +a partite di caccia, in cui (lo dico senza +modestia) avevo pochi competitori. +</p> + +<p> +Un giorno, trovandomi con quattro amici e +con buonissimi cani, circondammo un folto macchione, +donde di colpo sbucarono otto grossi cinghiali. +Ne uccisi due scaricando ambe canne del +fucile, mentre i miei compagni non riuscirono +che a ferirne uno solo. +</p> + +<p> +Diverse volte, da solo, mi riuscì di colpire +parecchi cinghiali e caprioli. Una domenica puntai +un cinghialone alla fronte, e l’uccisi; e l’indomani +ne presi un altro, che mandai a mia sorella in +Portotorres, in contraccambio del pane e del vino +che mi aveva mandato. +</p> + +<p> +La mia riputazione sull’eccellenza del tiro +era già formata e riconosciuta nella Nurra. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> +</p> + +<p> +In attesa delle occasioni propizie per aggiustare +i conti co’ miei nemici di Florinas, io mi +divertivo alla caccia; la quale, d’altra parte, è +utile ai banditi per mantenersi in esercizio. +</p> + +<p> +Trattavasi dunque di una caccia reciproca, +senza tregua: io la davo ai cinghiali, e i carabinieri +la davano a me. Tener d’occhio le mie +spie; guardarmi dagli agguati della giustizia e +dalla perfidia dei compagni — ecco le occupazioni +abituali della mia vita randagia. Del resto +noie, malumori, disinganni, e un’intranquillità +rassegnata, di cui avevo fatto una seconda natura. +</p> + +<p> +L’abituale mio genere di vita era il seguente. +Di giorno visita a qualche ovile; informazioni per +sfuggire a spie ed a carabinieri; un po’ di caccia, +un po’ di lettura, e molto riposo. Di notte vegliare, +il più a lungo possibile; mettermi in viaggio da un +punto all’altro; e nella stagione estiva, nuova +caccia ai cinghiali. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Per quest’ultima caccia, d’ordinario, si ha +bisogno di un compagno. Darò qualche schiarimento. +</p> + +<p> +Un giorno, per esempio, avevo preso meco +un carbonaio della Nurra, il quale pretendeva di +essere un buon cacciatore. Si andò nel cuore +della notte ad una tanca di fieno, dove i cinghiali +accorrono dai boschi, ghiotti del poco grano sfuggito +qua e là ai mietitori. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> +</p> + +<p> +Ci ponemmo in agguato, coll’orecchio teso. +Come intesi le pedate delle bestie, mandai il +mio compagno innanzi, perchè le tenesse d’occhio, +badando a spararle se le venivano a tiro, ma +senza molestarle se prendevano la mia direzione. +Gli feci togliere le scarpe, perchè a questa caccia +si va a piedi nudi, avendo i cinghiali un udito +finissimo. +</p> + +<p> +Il carbonaio si diresse al punto da me indicato; +ma nel camminare faceva un chiasso tale, +che perveniva al mio orecchio. +</p> + +<p> +Indignato della poca cautela di quel semplicione, +e sicuro che i cinghiali sarebbero scappati, +lo raggiunsi: +</p> + +<p> +— Ti vanti sì fino cacciatore, e fai il chiasso +del bue?! +</p> + +<p> +Per fargli allora un po’ di dispetto, e per +punirlo, soggiunsi: +</p> + +<p> +— So io dove sono i cinghiali. Andiamo +piano; tu scalzo, ed io colle scarpe. +</p> + +<p> +E così lo feci camminare, per un buon quarto +d’ora, sul fieno tagliato e pungente. +</p> + +<p> +Abituato com’ero a percepire i suoni più deboli, +m’accorsi che i cinghiali mangiavano. Feci +segno al compagno che si fermasse: +</p> + +<p> +— Se vengono verso la tua direzione, punta +e fa fuoco: qui abbiamo il campo <i>netto</i>. Se corrono +al <i>brutto</i>, ci penserò io! +</p> + +<p> +M’inoltrai pian piano, finchè vidi sotto una +elce una troia, attorniata da otto cinghialotti, +<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> +tutti intenti al pasto. Il rumore, che facevano +mangiando, impediva loro di sentire il mio leggiero +calpestio. Quattro di quei cinghialotti appartenevano +ad una grossa troia che avevo ucciso +pochi giorni prima; e i poveri orfani (come hanno +per istinto) avevano cercato le cure d’altra madre. +</p> + +<p> +Feci ancora pochi passi, e li ebbi a tiro. La +troia mi avvertì e si cacciò dentro un macchione; +i piccoli, grugnendo, giravano attorno +all’albero, annusando il fieno. +</p> + +<p> +Era una notte di luna, e li distinguevo chiaramente. +Messo in faccia il fucile, ne uccisi due +con una doppia scarica. +</p> + +<p> +Gli altri scapparono colla madre. Mi volsi +allora al compagno, che avevo dietro, e gli gridai: +</p> + +<p> +— Ora puoi mettere le scarpe, imbecille! +</p> + +<p> +Il carbonaio mi guardò mortificato; ed io gli +dissi: +</p> + +<p> +— Una di queste bestie è tua; ma per punizione +te le carico entrambe sulle spalle! +</p> + +<p> +A questa caccia notturna non ho mai rinunciato +nella stagione estiva. Vi andavo solo, o con +un compagno. Essendo abituato a riposare di +giorno, mi sentivo fresco la notte. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +In tempi più tranquilli si concertavano le +caccie grosse cogli amici. Si andava talvolta in +venti, in quaranta, e persino in ottanta fra pastori +<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> +ed ospiti venuti alla Nurra. Avevamo con +noi un numero considerevole di cani; e, quando +capitava il <i>buon filo</i>, si uccidevano persino dieci +<i>capi</i>, fra cinghiali e caprioli. Quanto più numerosa +era la comitiva, tanto meno pericoloso era +per un bandito l’esporsi in campagna; tuttavia, +quando si concertavano simili partite di caccia, +volevo conoscere i nomi di tutti coloro che vi +prendevano parte; e se fra essi erano persone di +dubbia fede, mi astenevo dall’andarvi, e pensavo +a’ casi miei. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Fra i più valenti cacciatori della Nurra era +famoso un certo Ledda, rinomato per la caccia +notturna ai cinghiali. Un giorno il suo compare +Antonio Furru — molto conosciuto dai pastori, +poichè dicevasi fosse <i>portato dai morti</i> — lo +esortò a dare una messa in suffragio dell’anima +di due carbonai, di recente uccisi nella Nurra. Il +Ledda si strinse nelle spalle, non curò l’avvertenza, +e gliene colse danno. Mentre una notte, +precisamente nel sito dove i carbonai morirono, +faceva la posta a un grosso cervo, questi uscì di +colpo da un macchione e gli si avventò. Datosi +alla fuga, spaventato, la grossa bestia lo inseguì +per un gran tratto di strada, dandogli molte +cornate nella schiena. Fu tanto lo sgomento provato +dal Ledda, che ne fece una grave malattia; +e da quel giorno non fu più buono a nulla. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> +</p> + +<p> +Ho detto che solevo riposare di giorno, per +meglio vegliare la notte. Dormivo pochissimo, +intieramente vestito, e sempre armato. Non tolsi +mai le scarpe in trent’anni, salvo ogni quindicina +di giorni, quando la mamma mi portava la biancheria +di bucato, nei luoghi da me indicati. Dormivo +per lo più in un macchione, o nelle spelonche, +durante la stagione estiva; nell’inverno +riposavo in qualche ovile, ma sempre vicino alla +porta, lontano dal fuoco, e col fucile sulle ginocchia. +Prima dell’alba ero fuori, qualunque +tempo facesse. Quando accendevo un po’ di legna +all’aperto, badavo al vento, e che il fuoco non +fosse avvertito. Fumo e fuoco sono sempre due +spie, se non si ha l’accortezza di saperli regolare. +</p> + +<p> +Il mio sistema di vita non era abituale a +tutti i miei compagni. A molti di essi, per esempio, +piaceva star comodi; e preferivano dormir +la notte, pensando solo a mangiare, a bere e a +chiacchierare negli ovili; e da ciò la loro facile +caduta in potere della Giustizia e delle spie. +</p> + +<p> +Io vegliava nelle tenebre; e quando il sole +era alto mi cacciavo non visto nelle roccie o nei +macchioni, dove dormivo, o leggevo con tutto +comodo. Questa solitudine mi tornava cara, poichè +ho sempre sdegnato la compagnia d’altri. I +compagni d’ordinario si cercano per avere un aiuto +nella vendetta — ed io non ne avevo bisogno, +perchè bastavo da solo a saldare i miei conti. +La relazione co’ compagni c’impone obblighi — ed +<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> +io non mi prestavo ad uccidere gente che +non mi aveva offeso. +</p> + +<p> +Tanto lungo il giorno, quanto lungo la notte, +regolavo le mie occupazioni. Conoscevo la strada +del sole e di tutte le stelle, e mi bastava guardare +il cielo per conoscere l’ora<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span></p> + +<h3 id="cap6-3">CAPITOLO VI. +<span class="smaller">Tra carabinieri e spie.</span></h3> +</div> + +<p> +Molti furono gli appostamenti e le caccie +datemi dai carabinieri, sì a Florinas che alla +Nurra, ma coll’astuzia e la prudenza pervenni +a sventarli. Salvo a <i>Nuzzu</i> ed a <i>Monte Fenosu</i>, +tutte le altre volte sono riuscito a svignarmela +senza ricorrere al fucile. +</p> + +<p> +Così stesso posso dire delle spie, maschi e +femmine, nelle quali incorsero molti miei compagni. +Ho già parlato della moglie di Derudas, +della quale non volli vendicarmi perchè non ho +mai creduto degna di punizione una gonnella, all’infuori +di quella di un prete! +</p> + +<p> +Di spie avrò sempre argomento di toccare +lungo la mia narrazione, e così pure di carabinieri; +ma voglio qui notare qualche fatto isolato +e più importante. +</p> + +<p> +Un giorno mi recai dalla Nurra a Florinas, +per assistere alle nozze di una mia cugina. Mandata +la cavalla in casa di mia madre (come solevo +fare) feci chiamare mio fratello, a cui dissi: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> +</p> + +<p> +— Domani notte vieni a trovarmi nel solito +ritrovo, insieme al capitano dei barracelli, col +quale voglio conferire. +</p> + +<p> +Era di maggio, nel pomeriggio di un giorno +piovoso. +</p> + +<p> +Non avendo veduto nessuno, mi recai al villaggio, +presso mio cugino Gio. Maria Nuvoli, +facendo avvertire mio fratello che venisse là col +capitano. +</p> + +<p> +La pioggia continuava insistente, e i due +chiamati non venivano. +</p> + +<p> +Verso la mezzanotte sentii sbuffare il cavallo +nella casetta attigua, posta all’estremità del +villaggio. Quando un cavallo sbuffa, vuol dire che +sente l’alito di gente estranea alla casa. +</p> + +<p> +Spensi il lume, e dissi al padrone di casa, +ch’era con me: +</p> + +<p> +— Che vuol dir ciò? Il cavallo avverte qualcuno +che si accosta. Se fossero stati mio fratello e +il capitano non sarebbero passati per il cortiletto. +</p> + +<p> +Mio cugino si spaventò. Io lo spinsi in un +angolo della stanza, dicendogli: +</p> + +<p> +— Non muoverti di lì! Se picchiano correrò +io ad aprire. +</p> + +<p> +Era mio sistema, quando mi sapevo circondato +in un luogo chiuso, di saltar subito fuori, +affrontando il pericolo — mezzo sicuro per sfuggire +all’agguato. +</p> + +<p> +Tesi l’orecchio, ed udii le pedate di più persone +che si allontanavano dalla porta. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> +</p> + +<p> +Tenni pronte le armi: il fucile in pugno, la +pistola legata al polso, e il pugnale alla cintola. +Aspettavo che gli sconosciuti si facessero all’uscio. +</p> + +<p> +Mio cugino tremava. Nella casetta vicina, +da cui ci divideva il muro, dormivano la figlia +ed il genero. Ad un tratto sentimmo la voce di +quest’ultimo: +</p> + +<p> +— Babbo: l’acqua cola dalle tegole e cade +sul nostro letto. Ce ne veniamo da te! +</p> + +<p> +Consigliai Nuvoli di farli venire. +</p> + +<p> +I due coniugi, infatti, uscirono in istrada, e +il babbo aprì loro la porta. +</p> + +<p> +Interrogati entrambi, risposero di non aver +veduto nessuno sulla strada. Io dissi al giovine, +ch’era barracello: +</p> + +<p> +— Va a vedere: in vicinanza ci devono essere +carabinieri. +</p> + +<p> +Quegli uscì fuori, e rientrò dicendo che il +luogo era deserto. +</p> + +<p> +Allora gli ordinai d’insellare il suo cavallo +e di portarlo in istrada. Montai di un salto in +sella, e mi allontanai a spron battuto, dopo aver +mormorato all’orecchio del barracello: +</p> + +<p> +— Domani vieni a ritirare il tuo cavallo da +<i>Sos badigius de clexia</i>. +</p> + +<p> +Non mi ero ingannato. Poco discosto dal villaggio +erano otto carabinieri, venuti nella notte +per darmi l’assalto. Seppi che tre di essi volevano +entrare addirittura nella casa di Nuvoli — cinque +vi si opposero, osservando ch’io mi trovava in +<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> +luogo forte e buio, donde avrei potuto ucciderne +almeno tre. Dovetti quel brutto tiro ad una spia +dei signori, i quali avevano immaginato che non +sarei mancato allo sposalizio, e che probabilmente +avrei chiesto un ricovero a mio cugino Nuvoli. +Non credo, però, che mi avessero veduto entrare +in paese. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +I carabinieri erano avidi di prendermi; e a +proposito narrerò un altro fatto, accadutomi nel +tempo che avevo a compagno il bandito Derudas. +</p> + +<p> +C’era nel molino di San Lorenzo, presso Florinas, +una giovane e belloccia mugnaia, maritata +ad un vecchio e un po’ scioccone. Questa donna +amoreggiava coi carabinieri, ed andava con piacere +a portare qualche sacco di farina alla caserma +di Codrongianus, dove i soldati se la tenevano +a chiacchierare. Il marito, di frequente, si +recava alla caserma per cercarvi la moglie, ma +il piantone gli rispondeva... che non vi era andata. +</p> + +<p> +I carabinieri, con le tenerezze, erano riusciti +a far di quella donna una spia, per potersi impadronire +di me e di Derudas, che frequentavamo +il molino di San Lorenzo. +</p> + +<p> +Mi accorsi della trama, e non passai più nel +molino. La bella si lamentò con Derudas dell’assenza +mia, e questi venne a confidarmi che la +peccatrice desiderava la nostra compagnia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> +</p> + +<p> +— Quella donna sa far di tutto... e ci farà +anche la spia — risposi — Bada a te: io non +mi fido! +</p> + +<p> +Una sera sul tardi la bella Maria uscì dalla +caserma con una bisaccia di viveri, che andò a +deporre nella chiesetta campestre di San Lorenzo, +distante dal molino un 200 passi. La stessa notte +dieci carabinieri andarono ad acquartierarsi nel +sacro recinto, e vi rimasero chiusi sei giorni e +cinque notti. +</p> + +<p> +Fui avvertito da un amico, e compresi +l’idea dei carabinieri. Essi volevano prendere i +due piccioni nel molino; ma i piccioni erano stati +furbi<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>. +</p> + +<p> +Trascorse alcune settimane, passai una mattina +dinanzi al molino di San Lorenzo, e mi feci +al limitare della porta. +</p> + +<p> +Maria, tutta sola, era intenta a pettinarsi nel +centro della stanza. +</p> + +<p> +Come alzò gli occhi e mi vide sulla soglia, +notò il mio viso arcigno: impallidì, diè un grido +e... si lasciò cadere sconciamente a terra. +</p> + +<p> +La guardai, mi venne da ridere, e scrollando +le spalle passai oltre, pago dell’effetto del mio +sguardo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Le delazioni a mio danno continuarono +sempre. +</p> + +<p> +Un giorno sull’imbrunire, a Florinas, un avvocato +diceva ad un altro signore: +</p> + +<p> +— Bisogna pensare da una buona volta a +liberarci da Giovanni Tolu. Tolto lui di mezzo, +i suoi parenti, che oggi a noi s’impongono, diventeranno +mogi al nostro comando. Il paese è intranquillo, +ed è dovere di ogni cittadino mettere +quel ribaldo nell’impossibilità di nuocere! +</p> + +<p> +Quando i due signori così parlavano, fermi +in un viottolo, volle il caso che una mia nipote +li udisse dalla finestra, sotto la quale essi cianciavano. +</p> + +<p> +Ne fui informato. +</p> + +<p> +Appena si sparse la voce delle minaccie di costoro, +a me riferite, gli altri rispettabili del paese +se ne impressionarono vivamente, prevedendo +qualche mia vendetta. +</p> + +<p> +Si diedero tutti attorno, per persuadere i miei +fratelli e i miei congiunti, che nessuno pensava +a farmi male. +</p> + +<p> +Fra le altre persone impegnate, venne a me +il fratello di uno dei ciarloni, beneficiato allora +nella cattedrale di Sassari. Egli, alla larga, mi +esortò a far da bravo, a perdonare, e a non prestar +fede a <i>certe dicerie</i>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> +</p> + +<p> +Figurarsi se io poteva dubitare delle orecchie +di mia nipote, che mi voleva bene! +</p> + +<p> +Risposi al canonico: +</p> + +<p> +— So che lei, come confessore, ha l’animo +disposto ad assolvere tutti i peccati, di cui un +zoticone si accusa. Se vuole che anch’io perdoni, +deve dirmi di qual peccato intende parlarmi. Ella — mi +scusi — non è che un credenzone, il quale +vuol cuoprire le piaghe degli altri, senza preoccuparsi +di quelle che ha in casa! +</p> + +<p> +E senz’altro piantai il canonico. +</p> + +<p> +Conosciuta la mia risposta, i due signori +chiacchieroni credettero prudenza uscir di casa +accompagnati; e la paura li acciecò talmente, che +giunsero ad asserire d’esser stati una sera da me +inseguiti. Era questa una solenne bugia, che mi +fece sorridere. Credendosi da me pedinati in +campagna, un giorno essi fecero una mezz’ora +di strada alla corsa, per salvare, la pelle... di cui +non sapevo che farmi! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Quantunque bandito, non ho mai tralasciato +le mie pratiche religiose. Leggevo sempre l’ufficio +della Beata Vergine; recitavo le orazioni del mattino +e della sera; pregavo per i defunti, e frequentavo +la chiesa e la confessione. +</p> + +<p> +Il rettore Dettori, di Florinas, mi conduceva +dentro la chiesa, facendomi passare per una scaletta +<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> +segreta, che dalla sua casa vi comunicava. +Mentre al di fuori i barracelli facevano la guardia, +io, bandito, tutto solo col prete, servivo ed ascoltavo +la messa allo stesso tempo, e mi confessavo +una volta all’anno. +</p> + +<p> +Questo rettore in quel tempo mi diceva: +</p> + +<p> +— Figlio caro: tu devi dare le spalle a tutte +le dicerie che corrono, a riguardo dei supposti +signori che ti fanno la spia. +</p> + +<p> +Io rispondeva: +</p> + +<p> +— A me basta che non mi cerchino. Lei +però, come padre spirituale, che conosce e vuol +bene a tutti questi signori, dovrebbe avvertirli +che facciano il proprio dovere, badando al fatto +loro; poichè se mi cercano, correranno il pericolo +della vita. Lei può far loro del bene. Veda? noi +adesso siamo in chiesa, nella casa del Signore; +io mi sento contrito, perchè mi sono confessato +e comunicato; eppure, se questi signori mi sapessero +qui, sarebbero capaci di darmi l’assalto +anche a piedi dell’altare. +</p> + +<p> +— No, figlio mio! +</p> + +<p> +— Le dico di sì! Or senta, signor rettore. +Se i suoi amici qui mi assalissero, io li ucciderei, +perchè ho il dovere di conservare la mia vita +con tutte le forze. Mi sono riconciliato con Dio, +non farò male a nessuno; ma se mi cercano, mi +trovano, e non rinunzio al mio diritto di difesa! +</p> + +<p> +Questo parroco, mio confessore, aveva una +paura maledetta di me. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> +</p> + +<p> +Un giorno capitai nella valle di <i>Nolo gialvu</i>; +dove mi trovai col rettore Dettori, col notaio +Oppia, e diversi altri colà convenuti por assistere +alla tosatura delle pecore di Don Ignazio +Piras. +</p> + +<p> +Vedendo un libro nel taschino della mia +giacca, il notaio mi chiese di che trattasse. +</p> + +<p> +— È l’ufficio della Beata Vergine in latino +regalatomi dal rettore — risposi. +</p> + +<p> +— Che ne capisci tu? +</p> + +<p> +— Qualche cosa ne capisco, perchè ho fatto +il sagrestano. +</p> + +<p> +Il rettore allora soggiunse gravemente: +</p> + +<p> +— Ancorchè lui non lo capisca, Iddio accoglie +le sue orazioni, perchè conosce tutte le +lingue. Basta in Tolu la fede, e Dio lo ascolterà. +</p> + +<p> +Don Ignazio voleva che quel giorno rimanessi +là a pranzo colla brigata; ma io ricusai +per far piacere al rettore, il quale si mostrava +intranquillo alla mia presenza. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Narrerò sulle spie un altro episodio, avvenutomi +nella Nurra. +</p> + +<p> +Fra le donne mie favorite era la moglie di +un pastore nurrese, certa Anna Maria, colla +quale ero in relazione da qualche tempo. +</p> + +<p> +Il pastore, non so se per qualche imprudenza +della moglie, o per la relazione di qualche maligno, +<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> +entrò in sospetto, divenne geloso, e mi +guardava in cagnesco. +</p> + +<p> +Accortomi del suo malumore, feci l’indifferente, +e lo tenni d’occhio. +</p> + +<p> +Non potendo egli prendermi di fronte, perchè +mi temeva, pensò di vendicarsi in altro +modo; e si diede allo spionaggio, per farmi cadere +nelle mani della giustizia. +</p> + +<p> +Anna Maria, in confidenza, mi pose sull’avviso, +ma io dubitavo delle minaccie di quel +gradasso geloso. +</p> + +<p> +In quel tempo un carabiniere disse in segretezza +ad un suo e mio amico nurrese: +</p> + +<p> +— Senti. Tu conosci Giovanni Tolu; digli +che Tomaso gli fa la spia perchè è geloso della +moglie. Che si guardi, poichè noi dobbiamo fare +il nostro dovere! +</p> + +<p> +Un altro giorno il brigadiere del mandamento +di Portotorres mandò due carabinieri a +Tomaso, per richiamarlo alla promessa fatta sul +conto mio. Il pastore rispose, che ben presto +avrebbe fornito indizi sicuri. +</p> + +<p> +La moglie del pastore, che voleva salvarmi +ad ogni costo, mi confidò la trama, ed io le +diedi parola che non me ne sarei vendicato. +</p> + +<p> +Alcuni carabinieri in perlustrazione, giunti +una mattina all’ovile, dissero a Tomaso in presenza +della moglie: +</p> + +<p> +— Non ti accorgi, dunque, che sei un disgraziato? +Tu cammini da stolto, perchè sei acciecato +<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> +dalla gelosia. Se Giovanni Tolu sa che +gli fai la spia così apertamente, sarà capace di +spararti, anche se tu avessi il tuo figliuolo in +braccio! +</p> + +<p> +Informato di questi fatti, e non volendo +recar danno al marito di Anna Maria, io mi +ridussi a rendere meno frequenti le visite all’ovile +di Tomaso, per dargli agio a frenare la +sua gelosia... che non era infondata. Capitavo +da lui ogni due o tre mesi, ed egli forse si +persuase dell’insussistenza di una colpa. +</p> + +<p> +Posi ogni studio per sfuggire agli agguati, +ma non pensai neppure a vendicarmi di Tomaso, +che me li preparava. Egli non era che un tradito +traditore, e meritava tutta la mia indulgenza. +Devo d’altronde dichiarare, che non ho +mai attentato alla vita di un marito ingannato, +anche sapendolo spia. Colla clemenza verso gli +offesi mi pareva di soffocare un po’ di rimorso. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span></p> + +<h3 id="cap7-3">CAPITOLO VII. +<span class="smaller">Strumento d’odio altrui.</span></h3> +</div> + +<p> +L’ho detto: sono tre gli obbiettivi di un +bandito: — vendicarsi anzitutto dei nemici che +furono causa della sua disgrazia; liberarsi dai +traditori e dalle spie; difendersi dalla forza pubblica, +quando da essa viene assalito. L’uomo, +uscito onesto dal suo paesello natìo per darsi +alla campagna, non pensa ad altro. Il miserabile +invece, approfitta della condizione in cui fu messo +dal destino, per fare anche il grassatore ed il +sicario. Ciò però non esclude, che anche il bandito +buono, molto spesso, non finisca per decidersi +a fare il sicario e il grassatore, sedotto al +malfare dai cattivi compagni, o da coloro che +vogliono sbarazzarsi di un nemico incomodo, pur +conservando la riputazione di benefici e onesti +cittadini. +</p> + +<p> +Ond’è che il bandito nato onesto, invece di +poter contare sul consiglio di chi dovrebbe metterlo +sulla buona via, si vede costretto a lottare, +non colla propria coscienza, ma con la coscienza +di coloro che hanno in animo di traviarlo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> +</p> + +<p> +Rifuggente per indole dai compagni; abborrente +per istinto dalla rapina; sdegnoso di chiedere +l’altrui aiuto nelle mie vendette, nonchè di +prestarmi di strumento alle vendette altrui, io +pervenni a non intingere mai nei due misfatti +per me orrorosi. Non fui mai ladro, nè sicario — e +me ne vanto! +</p> + +<p> +Nè crediate che da siffatti eccessi io rifuggissi +per forza di virtù, o per sentimento di religione: +no! Non rubavo, perchè non sentivo il +bisogno di rubare, e perchè tenevo alla fama di +non essere un ladro. Tutti mi davano danaro, +anche spontaneamente, se sapevano che io versavo +in istrettezze. A che rubare, quando i pastori +e non pochi signori mi offrivano rifugio e +pasto? Dirò più tardi com’io sia riuscito a ragranellare +un po’ di patrimonio, dopo che il +pensiero di formarmi una casa nuova ed una +nuova famiglia tornò a carezzarmi il cuore, avido +sempre di pace, di affetto e di conforto. +</p> + +<p> +Non volli ad altri prestare il mio braccio, +perchè me lo sentivo debole quando l’ira e l’odio +non mi acciecavano la mente. Quanto al servirmi +del braccio altrui per colpire un mio nemico, +lo ritenevo maggior debolezza e vigliaccheria. +Dirò crudamente, che non avrei provato soddisfazione +alcuna nella vendetta; io volevo tutto il +vanto di affrontare il nemico e di ucciderlo con +le mie mani; se altri me lo avesse ucciso, ne +avrei sentito vergogna e umiliazione. Temevo +<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> +troppo il disprezzo e le beffe dei compagni banditi, +i quali avrebbero detto: Se ha ricorso a noi, +è segno ch’ei <i>non è buono</i>, od ha paura! +</p> + +<p> +Ho errato, forse, nei primi tempi del mio +banditismo, quando cioè — giovane ardente e +inconsiderato — ho commesso azioni, che nella +età virile ho in seguito deplorato, quantunque +mai me ne sia pentito. I fatti d’armi, le avventure +audaci, il coraggio bellicoso furono sempre — e +lo sono anche oggidì — le mie letture +predilette. Esse mi esaltavano. Chiuso nel crepaccio +di una roccia, sdraiato in seno ad un +macchione — sotto ai raggi del sole, o quando +sulla campagna imperversava un temporale — io +seguiva sulle pagine dei libri le gesta degli +eroi, senza curarmi degli uragani, delle +spie, e dei carabinieri, dai quali mi credevo al +sicuro. +</p> + +<p> +Ma torniamo ai sicari. +</p> + +<p> +Certi signori, o ricchi proprietari, non proteggono +solamente il bandito perchè ne hanno +paura o ne ambiscono la difesa; non mancano i +malevoli (più tristi assai di noi!) che al bandito +ricorrono, per servirsene come di strumento di +odî privati, di rancori di parte, od anche talvolta +per avidità di lucro, togliendo di mezzo +un erede incomodo. +</p> + +<p> +Ben pochi a me ricorsero, poichè conoscevano +la mia natura; ma i miei compagni erranti +si prestavano assai spesso a questi servizi per +<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> +scopo di guadagno, e specialmente Cambilargiu, +Antonio Spano e Derudas. +</p> + +<p> +— Omicidio più, omicidio meno — essi dicevano — non +aggrava nè alleggerisce la nostra +condizione. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Ho già accennato più volte ad inviti fattimi +per uccidere un terzo. Citerò ora qualche caso +isolato. +</p> + +<p> +Mentre battevo la campagna, venni invitato +a recarmi in casa di Pietro Pintus, dove trovai +l’amico suo, Antonio Luigi di Banari. +</p> + +<p> +Questi mi disse, che voleva parlarmi a quattr’occhi. +</p> + +<p> +Mi fece attraversare tre camere, l’una dentro +l’altra, e dopo aver chiuso con precauzione la +porta e aver origliato alle pareti, tornò a me, e +mi disse: +</p> + +<p> +— Mi chiamo Antonio Luigi, sono ricco, ho +cavalli, ho buoi, ho grano, ho danaro. Sono furibondo +perchè mi hanno ucciso due nipoti: Vendicami, +e domanda quello che vuoi! +</p> + +<p> +Io risposi risoluto: +</p> + +<p> +— A quest’ora lei sarà informato, ch’io non +sono buono a nulla. Se mi fossi sentito un uomo +di abilità, avrei già fatto molto per mio conto, +in odio a’ nemici miei. +</p> + +<p> +Il ricco proprietario riprese: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> +</p> + +<p> +— Per me dovresti fare un’eccezione. Io potrei +non poco giovarti nelle tue cause, perchè +sono in relazione con persone influenti. Tu ben +sai che i fratelli Solinas, oggi a Sassari, sono +miei cugini, ed ho colà diversi amici impiegati +presso la Reale Governazione. Dunque, servimi, +e sta tranquillo: sarà per il tuo bene. Non sarai +da me abbandonato finchè vivi e finchè vivo. +Che rispondi? +</p> + +<p> +— Le ripeto che ogni insistenza torna vana. +La servirò in tutt’altro, ma non in quest’affare. +Non sono buono a nulla! +</p> + +<p> +E dal mio labbro non trasse altro, che la +promessa del silenzio sulla proposta. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Un’altro giorno ebbi un abboccamento con +un proprietario di Banari, certo Gian Paolo, che +mi disse: +</p> + +<p> +— È già un anno che Matteo Trudda mi +tormenta, facendomi dispetti d’ogni genere. Vorrei +liberarmene! +</p> + +<p> +— E perchè non l’uccidete? — gli dissi con +sarcasmo. +</p> + +<p> +— Tu sei un bandito... e potresti più facilmente +imbatterti in lui. Sarei disposto a dare +cento scudi subito! +</p> + +<p> +— Sarò franco. Io non posso ucciderlo per +due ragioni: la prima perchè non faccio il sicario; +<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> +la seconda, perchè Matteo Trudda è mio +amico! +</p> + +<p> +Il proprietario sbarrò tanto d’occhi e impallidì. +Certo egli pensava, che cercando di togliersi +un nemico, se ne aveva creato due. Lo +vidi turbato, ed ebbi pietà di lui. +</p> + +<p> +— Vi toglierò io d’impaccio — dissi — Voi +cercherete di non far male a Matteo Trudda, che +è un bonaccione, quantunque faccia lo spavaldo. +Dal mio canto, mantenendo il segreto, io cercherò +di persuadere il vostro nemico di vivere +in pace con voi. +</p> + +<p> +E così feci. Abboccatomi con Trudda, gli +raccomandai di non far torti a Gian Paolo. +</p> + +<p> +Il risultato delle mie pratiche fu questo: che +i due nemici vissero in buoni accordi, e si protessero +a vicenda, solo perchè temevano l’ira mia. +Li misi in pace colla paura! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Un signore di Tissi venne un giorno a trovarmi +nelle campagne di Florinas. Egli mi disse: +</p> + +<p> +— Tu devi tenermi compagnia per uccidere +un uomo. Appena lo avremo ucciso, tu ti accompagnerai +col prete Salvatore Masala, mio cognato, +il quale si è dato alla macchia. +</p> + +<p> +Io gli risposi secco: +</p> + +<p> +— Che vuoi? non sono tagliato per queste +cose! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> +</p> + +<p> +— Ci sono io! tu, forse, non sparerai. Finchè +vive quell’uomo, mio cognato non potrà riacquistare +la sua libertà. Bisogna toglierlo di mezzo! +</p> + +<p> +— In mia compagnia tu non potresti far +nulla. Se è vero che il dente ti fa male, strappalo +colle tue mani. Odio i nemici miei, non +quelli degli altri! +</p> + +<p> +Il prete Masala era in relazione con una +donna. Accusato di averle ucciso il marito, si era +dato alla macchia, e venne alla Nurra per fare +il bandito. Era il più alto prete della Diocesi. +Dopo un po’ di tempo volle costituirsi in carcere; +venne processato, ed assolto. +</p> + +<p> +La compagnia di un prete bandito m’avrebbe +certo giovato, poichè con lui avrei appreso a +leggere correntemente ed a scrivere; ma io ne +diffidai, temendo che finisse per denunziarmi. Ai +preti non mi piacque dar mai confidenza; li veneravo +in chiesa, ma li sfuggivo fuori. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Tralasciando alcuni altri episodi dello stesso +genere, che riporterò nel corso della narrazione, +voglio chiudere con uno speciale. +</p> + +<p> +Non fu solamente dai privati, che mi si propose +di fare il sicario: ebbi l’invito anche dal +Governo. +</p> + +<p> +Per gli eccitamenti di un notaio e di un +sotto ispettore demaniale piemontese (persone +<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> +amiche e influenti, cui stava a cuore la mia trista +condizione) mi lasciai convincere ad invocare la +grazia sovrana. La supplica fu fatta capitare +nelle proprie mani del re, per mezzo del fratello +dell’ispettore, impiegato nella Casa reale. +</p> + +<p> +Trascorsero tre mesi, senza una risposta. +</p> + +<p> +Un giorno il brigadiere dei carabinieri di +Codrongianus si rivolse a mio fratello Peppe, dicendogli +che mi voleva comunicare cosa di molta +importanza; e che se io rifiutavo a presentarmi +a lui disarmato, avrebbe incaricato della missione +il sindaco di Florinas, come di dovere. +</p> + +<p> +Io risposi, che preferivo presentarmi al sindaco. +</p> + +<p> +Il sindaco, in tutta segretezza, mi comunicò: +che il Governo era disposto a concedermi la +libertà provvisoria, per procurarmi l’impunità +colla denunzia di tre banditi: il mio compagno +Derudas, Antonio Spano e Pietro Cambilargiu. +Mi si dava inoltre la piena facoltà di agire da +solo, o di servirmi dei carabinieri, che si sarebbero +messi a mia disposizione. +</p> + +<p> +Rifiutai sdegnosamente, poichè non volevo +macchiare il mio nome e quello del paese con +una simile infamia<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> +</p> + +<p> +Il sindaco si scusò meco di esser stato costretto +come ufficiale pubblico a comunicarmi la +proposta del Governo. Soddisfatto del mio rifiuto, +egli mi battè sulla spalla, mi disse <i>bravo!</i> e mi +regalò uno scudo<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Io continuai ne’ miei propositi di vendetta. +I frequenti messaggi dei signori di Florinas non +valsero a disarmare l’ira mia. Io non doveva +perdonare. Perdonano i deboli ed i vigliacchi — ed +io non ero vigliacco, nè debole! Che poteva +farmi la giustizia? Non avevo che una vita da +darle, contro le cento che avrei tolte ai nemici. +</p> + +<p> +Con questi propositi feroci continuavo a scorrazzare +tra la Nurra e Florinas, aspettando che +gli avversari venissero a tiro del mio fucile. +</p> + +<p> +Correva l’anno 1856, da me chiuso colla +morte di Salvatore Moro. Da soli cinque anni +battevo la campagna. Cinque anni che mi parvero +secoli. Ma non avevo fretta! +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span></p> + +<h3 id="cap8-3">CAPITOLO VIII. +<span class="smaller">La bambina nell’aia.</span></h3> +</div> + +<p> +Erano trascorsi sette anni dal giorno in cui, +volontario proscritto, battevo la campagna di +Florinas e della Nurra, dando la caccia a’ miei +nemici, e sfuggendo la loro caccia. Ero assalito +assai spesso da una noia tormentosa, da una +stanchezza spossante, ch’io sentivo più nello spirito +che nel corpo. Vi erano momenti di sconforto +e di fastidio, in cui più tenace sentivo il +bisogno dell’isolamento e della solitudine, quantunque +l’uno e l’altra maggiormente mi accasciassero, +poichè più assiduo mi assaliva il pensiero +delle mie disgrazie. +</p> + +<p> +In quei momenti angosciosi, chiudendo gli +occhi, io vedeva sfilare ad uno ad uno i ricordi +più cari e dolorosi. Ricordavo il mio passato, la +mia laboriosa gioventù, il mio primo incontro +con Maria Francesca, le serene occupazioni della +casa materna, e i consigli del vecchio mio babbo, +così onesto, così rigido, così scrupoloso ne’ suoi +doveri. Oh, se quel buon vecchio avesse potuto +levar la testa dal suo sepolcro e mi avesse +<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> +veduto! Le mie mani si erano lordate di sangue +umano, eppure non avevo mai sentito rimorso; +mai ne’ miei sonni, posso asserirlo, nessuna delle +vittime da me immolate era venuta a rinfacciarmi +la mia ferocia: indizio che esse meritavano +la punizione loro inflitta, per il male che +mi avevano fatto. Sentivo invece, in quei momenti, +ridestarsi più intenso l’odio verso i distruttori +della mia felicità; e l’ombra nera di +quel prete fatale grandeggiava sinistramente +nelle mie visioni — non per esercitare la sua +missione di pace e di perdono — ma per strappare +dal mio labbro nuove maledizioni al suo +indirizzo. Era forse questa la sua penitenza nell’altro +mondo: la divina giustizia lo aveva condannato +a mantenermi vivo nell’anima il sentimento +dell’odio antico, perchè le memorie delle +sue scelleratezze non si cancellassero in terra! +Egli aveva fatto molto male agli altri co’ suoi +intrighi, co’ suoi ricorsi, colle sue malìe, e più +volte me n’ero accorto. Io ben sapeva, che il +prete, nel dir la messa, vede i defunti e i condannati +a morte violenta; e sull’altare medita +i diabolici malefizî a danno altrui. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Con questi brutti pensieri per il capo, io +girovagava per i dintorni di Florinas, in una +calda mattina di luglio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> +</p> + +<p> +La campagna era arsa, le foglie secche e +polverose, il sole scottante. Eppure io mi compiacevo +di quell’arsura canicolare e di quello +squallore, a me più cari del tiepido alito della +primavera e del lieto verde dei pioppi e dei +mandorli fioriti. Io — l’uomo dell’aratro e della +messe — amavo il caldo soffocante, le spighe +color d’oro, i covoni sparsi per le aie, le cavalle +trottanti nel lavoro della trebbiatura; amavo +quel silenzio eloquente rotto dal canto stridulo +e monotono dei grilli e delle cicale; mi facevano +fremere le canzoni amorose, il chiacchierìo festevole +dei mietitori e delle spigolatrici, che in +gruppi di venti e di trenta ingombravano le +aie. Ripensavo alla mia antica professione, alla +mia innocente giovinezza, non turbata da paure +e da sogni di vendetta. +</p> + +<p> +Possedevo allora un buon cavallo di corsa, +che di tanto in tanto mandavo a correre per i +paesi dell’isola, quando sapevo che vi era una +festa. +</p> + +<p> +Quella mattina mi diriggevo ad un’aia, per +cercarvi il padrone del fantino che doveva cimentarsi +alla corsa. Vi trovai il fantino, ma il +padrone era assente. +</p> + +<p> +Insieme alle donne che lavoravano nell’aia, +vidi certa Maria Vittoria Mancone, cugina di +mia moglie. +</p> + +<p> +Avvicinatomi al muro per chiamare il fantino, +Maria mi si fece incontro e mi disse: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> +</p> + +<p> +— Se tu fossi venuto ieri, avresti veduto +la tua figliuola! +</p> + +<p> +Corrugai la fronte e mi feci serio, fingendo +un’indifferenza glaciale; ma le parole di quella +ragazza mi destarono nell’anima una strana agitazione, +che non sapevo spiegarmi. +</p> + +<p> +Senza rispondere alla donna, dissi al fantino, +in modo che mia cugina sentisse: +</p> + +<p> +— Domanda al tuo padrone se ti lascia +venire due o tre volte da me, per <i>stirare</i><a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a> +il cavallo. Verrò qui domani per avere la risposta. +</p> + +<p> +Maria Vittoria tornò allora a dirmi: +</p> + +<p> +— Se mi assicuri che verrai domani, io +porterò qui tua figlia. +</p> + +<p> +Coll’indifferenza sul volto, ma coll’ansia nell’anima, +risposi freddamente a mia cugina: +</p> + +<p> +— Portala pure. +</p> + +<p> +E mi allontanai. +</p> + +<p> +Lo confesso: quel giorno mi parve un secolo. +Io moriva dalla voglia di vedere quella bambina, +che neppur conoscevo. Povera creatura! era la +figlia d’un bandito, lei! un’orfana prima di nascere, +poichè entrata nel mondo due mesi dopo +ch’io n’ero uscito. Che colpa a lei d’esser nata? +Che colpa a lei s’era venuta per tenerci compagnia, +e ci aveva trovati disgiunti? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> +</p> + +<p> +Oh, come avrei stretto al mio cuore quella +bambina, se il pensiero d’una madre snaturata +non avesse avvelenato il sentimento pietoso che +mi parlava all’anima! +</p> + +<p> +Maria Francesca — mia moglie — continuava +a viver sola in una catapecchia fuori +mano, lontana dai genitori. Faceva la sarta per +campare la vita... e campava male. Il paese, +fino allora, non aveva mormorato sul di lei conto; +ma voci vaghe e sinistre erano già pervenute +al mio orecchio. Mi si era riferito che un uomo +era stato veduto entrare ed uscire dalla sua +casetta a notte inoltrata ed all’alba. Il paese +dormiva tranquillo sull’onestà di Maria Francesca +Meloni; ma le mie spie vegliavano, e vegliavano +i miei parenti sulla condotta d’una +donna, cui avevo dato il mio nome, sebbene da +lei fossi diviso... e per sempre. Maria Francesca +era giovane, era bella, era sola, era poverissima: +quattro circostanze critiche, delle quali gli scaltri +avrebbero approfittato. I signori di Florinas, che +vivevano d’ozio e di crapula, non l’avrebbero +certo rispettata! +</p> + +<p> +Un uomo s’introduceva nella casa di quella +disgraziata; ma chi era? Non lo sapevo ancora, +nè m’importava di saperlo. Ma della mia bambina +che sarebbe avvenuto? Quale educazione +avrebbe potuto ricevere? Ecco il pensiero fisso +che mi tormentava, alla vigilia di vedere la mia +figliuola. Potevo io lasciarla presso quella madre? +<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> +Le madri diventano snaturate, noncuranti delle +proprie creature, quando sono tormentate dalla +febbre d’una passione amorosa. Li avevo ben +io veduti, i figli di Maddalena Marongiu, quando +quella donna si era a me unita tradendo il marito! +E quante volte non avevo io comprato le +scarpette ed un giubetto alla bella bambina dell’adultera, +quando la vedevo lacera e scalza nell’ovile +di <i>Giunchi</i>? Mia figlia avrebbe fatto la stessa +fine; nè sapevo neppure se il drudo di Maria +Francesca sarebbe stato pietoso, come io lo fui! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +In preda a questi foschi pensieri, che mi +tormentarono per 24 ore, tornai l’indomani a +mezzogiorno all’aia. +</p> + +<p> +Mi feci al solito muro e chiamai il fantino. +</p> + +<p> +Questi venne a me. +</p> + +<p> +— Ebbene? — gli dissi — che ti rispose il +padrone? +</p> + +<p> +— Per far piacere a Giovanni Tolu è disposto +a lasciarmi andare alla corsa anche per +otto giorni! +</p> + +<p> +— E tu sei contento? +</p> + +<p> +— Contentissimo. +</p> + +<p> +— Va bene. Ringrazia per me il padrone, +e salutalo. +</p> + +<p> +Così dicendo finsi di allontanarmi. Il fantino +mi gridò dietro: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> +</p> + +<p> +— Ve ne andate? È qui la vostra figliuola! +</p> + +<p> +Mi voltai freddamente: +</p> + +<p> +— Dov’è? +</p> + +<p> +— Qui vicino: coricata fra le bisaccie e le +robe dei mietitori. +</p> + +<p> +Scavalcai il muro e mi diressi al punto indicatomi. +Dubitavo ancora di una mistificazione. +Temevo che la cattiva madre avesse scambiata +la mia bambina con un’altra. +</p> + +<p> +Camminai in punta di piedi, temendo di +svegliarla. +</p> + +<p> +Giunsi sul luogo, e vidi una bambina rosea +sdraiata su alcune gonnelle e cappotti ripiegati. +Ella dormiva placidamente. Le mietitrici, lontane, +erano intente al lavoro. +</p> + +<p> +Stetti alcuni minuti contemplandola in silenzio. +Il mio cuore batteva violentemente. Mi +pareva di sentire delle lagrime agli occhi. +</p> + +<p> +— Sì: questo è mio sangue! è mia figlia! — esclamai +quasi inspirato da uno spirito misterioso +che mi parlava all’anima<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>. +</p> + +<p> +Feci alcuni passi indietro, e dissi al fantino: +</p> + +<p> +— Va subito a chiamare la zia! +</p> + +<p> +Maria Vittoria accorse, ed io le dissi: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> +</p> + +<p> +— Sveglia tu la bambina; io non l’oso, perchè +non mi conosce e si spaventerebbe. +</p> + +<p> +Appena svegliata, dissi rivolto alla zia, tanto +per cominciare un discorso: +</p> + +<p> +— Di chi è figlia, costei? +</p> + +<p> +E quella stupidamente: +</p> + +<p> +— Che sappiamo noi di chi sarà figlia?! +</p> + +<p> +Queste parole mi fecero fremere. +</p> + +<p> +La bella bimba — a cui la zia in precedenza +aveva annunziato l’arrivo del babbo — udendo +le parole di Maria Vittoria, si mise a +piangere in modo, che non ci fu verso di calmarla. +</p> + +<p> +Vedendo inutile ogni sforzo, pregai la zia +che conducesse seco la bambina, per riportarmela +più tardi, quando l’avrebbe veduta tranquilla. +</p> + +<p> +Maria Vittoria si rimise al lavoro, ed io +rimasi solo, coll’occhio fisso sul giaciglio, dove +la mia piccina aveva riposato. +</p> + +<p> +Dopo una diecina di minuti vidi la bambina +venir sola alla mia volta, mandata dalla zia per +portarle la gonnella, che si trovava fra gli indumenti +e le bisaccie dei mietitori. +</p> + +<p> +Io le rivolsi dolcemente la parola, componendo +il mio volto ad un sorriso: +</p> + +<p> +— Vieni qui, Maria: non aver paura: sei +la mia figliuola! +</p> + +<p> +E così dicendo la carezzai, baciandola più +volte sulle guancie. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> +</p> + +<p> +— Va a portare la gonnella alla zia... e +poi torna qui... dal tuo babbo! +</p> + +<p> +Aiutai la bambina a caricarsi la gonnella +ripiegata; indi si allontanò. Io l’accompagnai cogli +occhi lagrimosi e col cuore gonfio di emozione, +aspettando con ansia il suo ritorno. +</p> + +<p> +Pare, però, che non si decidesse a tornare +indietro, poichè la zia dovette lusingarla, dicendole +che le avrei dato danaro. +</p> + +<p> +A questa promessa ella cedette, e si avvicinò +a me tutta esitante e vergognosa. +</p> + +<p> +Tolsi dalla mia bisaccia un uovo e un pezzo +di pane, che addentò avidamente. +</p> + +<p> +— Oh il pane bianco! — esclamò. +</p> + +<p> +Io riceveva con frequenza il pane fresco di +semola, che mia madre faceva apposta per me. +</p> + +<p> +— Non ne mangiate, dunque, di questo +pane, voi? +</p> + +<p> +— Oh, no! +</p> + +<p> +— Che pane mangi? +</p> + +<p> +— Pane d’orzo. +</p> + +<p> +— Siete dunque molto poveri? +</p> + +<p> +La bambina mi guardò senza rispondere. +</p> + +<p> +— Vedi — soggiunsi — mamma Bazzone +(così i nipoti chiamavano mia madre) ha una +cassa piena di danaro. Io le dirò che ti faccia +un bel vestito nuovo di panno; e tu ne andrai +con lei a San Gavino di Portotorres. Mamma +Bazzone t’insegnerà la <i>dottrina</i>, ed io ti farò insegnare +a leggere ed a scrivere. Ricordalo, veh! +<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> +quando ti chiamerà mamma Buzzone, vacci subito. +Tu verrai poi da me con Petronilla, ed io +vi darò i confetti! +</p> + +<p> +Petronilla era la sua piccola cugina, figlia +di Felice, il mio fratello maggiore. +</p> + +<p> +La bambina mi guardava con stupore, sbocconcellando +il pane con appetito. +</p> + +<p> +La presi in braccio, la baciai più volte, e +la condussi così da un punto all’altro dell’aia, +facendole mille domande. La bambina aveva +preso con me confidenza, e si mostrava meno +timida. +</p> + +<p> +— La sai la <i>dottrina</i>? +</p> + +<p> +— La mamma non me l’ha insegnata. +</p> + +<p> +— Te la insegnerà mamma Bazzone, se andrai +spesso da lei. +</p> + +<p> +Si era fatto tardi; le tenebre cominciavano +a calare, ed io avevo quasi dimenticato +la mia trista condizione, gli agguati ed i nemici +miei. +</p> + +<p> +Feci passare la figliuola dalle mie braccia +in quelle della zia Vittoria, e ci separammo. +</p> + +<p> +Accompagnai cogli occhi quelle due figure, +e non mi mossi, finchè non le vidi scomparire +dietro a un folto cespuglio. +</p> + +<p> +Allora mandai un profondo sospiro, e continuai +ad errare per la campagna, felice di quell’incontro +che aveva gettato tanta luce nel mio +povero cuore. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Pochi giorni dopo mandai a dire a mia madre +che venisse a trovarmi nella vigna dello zio +(in <i>Calchinada</i>) conducendo seco le due nipoti, +Petronilla e Maria Antonia. +</p> + +<p> +Esse vennero; ed io, che avevo le tasche +piene di confetti, cominciai a distribuirne a profusione +all’una e all’altra. +</p> + +<p> +Petronilla si diè a divorarli facendo festa, +ma la mia bambina li lasciò nel cartoccio, come +glie li avevo dati. +</p> + +<p> +— Perchè non mangi i confetti? — chiesi +alla mia figliuola. +</p> + +<p> +— Li conservo per la mamma — mi rispose +timidamente. +</p> + +<p> +Il nome di mia moglie mi gelava il riso sulle +labbra. +</p> + +<p> +Si fece pranzo a mezzogiorno colle provviste +portate da mia madre. In sulle prime la mia +bambina non voleva toccar nulla; ma, pregata +da me, si diede poi a mangiare con avidità. +</p> + +<p> +— No, no: così non voglio! — esclamai — Temo +che ti faccia male. +</p> + +<p> +Passai la giornata giuocando con la mia figliuola, +fino a stancarla. Ad un certo punto ella +mi disse, carezzandomi la barba: +</p> + +<p> +— Mi avevi promesso danaro. Non me ne dai? +</p> + +<p> +— Ma sì, che te ne do. Dimmi quanto vuoi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> +</p> + +<p> +Pensò alquanto, poi disse: +</p> + +<p> +— Voglio... cinque soldi! +</p> + +<p> +— E a chi li dai? — le chiesi un po’ serio. +</p> + +<p> +La bambina mi fissò impacciata; e per non +dirmi che li dava alla mamma, preferì tacere e +più non volle danaro. +</p> + +<p> +Chi le aveva detto che il nominare la mamma +mi faceva dispiacere? +</p> + +<p> +In quei giorni avevo ideato un mondo di +progetti. Dissi a mia figlia: +</p> + +<p> +— Non sai? ho fatto la bandiera a S. Paolo. +Se tu verrai da me con mamma Bazzone, ti farò +vestire tutta di panno, ti farò un bel giubbetto, +un paio di scarpe nuove, e ti farò condurre alla +festa sul mio cavallo. La bandiera sarà tua! +</p> + +<p> +La piccola Maria, ch’io teneva fra le ginocchia, +apriva tanto d’occhi e mi guardava: +</p> + +<p> +— L’ho visto, sai, il tuo cavallo? lo portava +il fantino Francischello, e si rizzava diritto +diritto, facendo colle zampe così... +</p> + +<p> +E la bambina imitava colle manine l’inalberarsi +del cavallo. +</p> + +<p> +Erano tutte sciocchezze, ma io mi divertiva +un mondo. +</p> + +<p> +Dissi a mia madre: +</p> + +<p> +— Hai inteso? Porta la mia figliuola da mia +nipote Giustina, la sarta, e falle fare un bell’abito +di panno, alla sarda; poi falle fare un busto, un +corsetto, il giubbone, un paio di calze, e le scarpette +nuove. Pago io! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> +</p> + +<p> +Poi dissi alla bambina: +</p> + +<p> +— Questo vestito vecchio, che ora indossi, +appena avrai il nuovo, portalo alla mamma tua, +e dille che lo conservi. Penserà il babbo, d’ora +innanzi, a farti gli abiti belli! +</p> + +<p> +Ciò dissi per scherzo, ma la bimba non lo +dimenticò; e quando un mese dopo ebbe le vesti +nuove, presentò le vecchie alla mamma, ripetendo +quanto io le aveva detto. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +La bambina aveva indossato gli abiti alla +vigilia della festa di San Paolo. Così vestita uscì +sulla strada; e vedutala un mio zio prete, chiese +al vicinato: +</p> + +<p> +— Di chi è quella graziosa bambina? +</p> + +<p> +— È la figlia di Giovanni Tolu! +</p> + +<p> +Il prete allora le regalò mezzo scudo; e +l’avvocato Paolo Satta, che si trovava quel giorno +a Florinas, chiamò la mia bambina per darle +una pezza di sette <i>reali</i> e mezzo. +</p> + +<p> +Quando mi si riferirono queste cose, mi +sentivo orgoglioso di essere il babbo della piccola +Maria Antonia<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span></p> + +<h3 id="cap9-3">CAPITOLO IX. +<span class="smaller">A San Paolo di Monti.</span></h3> +</div> + +<p> +Poco dopo rincontro con la mia bambina, mi +era nata l’idea di portare come voto una bandiera +a San Paolo, nel giorno della festa. Ne +parlai per il primo al mio parente Piana, il marito +della serva di prete Pittui, col quale mi ero +un po’ riconciliato. Egli si offrì spontaneamente +a contribuirvi per la metà; ma essendosi in seguito +unito ad altri, non volli più sapere di soci, +e feci eseguire la bandiera a tutte mie spese. +</p> + +<p> +La mia bandiera era bellissima, speciale. Mi +ero rivolto a diversi negozianti della piazza di +Sassari, i quali pensarono a tutto. Vi spesi oltre +400 lire; poichè 76 scudi mi costò la stoffa e +l’asta, 4 scudi l’effigie di San Paolo, e 2 scudi +la colomba da collocarsi sulla sommità della +croce. +</p> + +<p> +La festa di San Paolo ha luogo nelle vicinanze +del villaggio di Monti ai 17 di agosto. È +propriamente la festa dei banditi, e chiama gran +folla di devoti da ogni parte della Sardegna, specialmente +dal capo settentrionale. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> +</p> + +<p> +Alla vigilia della festa i miei fratelli, con +uno zio di mia madre, accompagnati da una +quindicina di persone, tutti a cavallo, mossero +da Florinas per San Paolo di Monti. La mia bambina +sedeva in arcione con lo zio Giomaria; il +mio fratello Peppe portava la bandiera da me +provveduta. +</p> + +<p> +Avevo raccomandato a mia madre di dire +ai parenti che avessero dato alla mia figliuola +abbastanza danaro, e che non l’avessero disgustata. +</p> + +<p> +Col cuore straziato per non poter andare alla +festa, ma fiero di quella comitiva che conduceva +la bimba e la bandiera mia, rimasi per un’ora +sul ciglione della strada, per dove la cavalcata +doveva passare. +</p> + +<p> +Li vidi finalmente da lontano, in un nembo +di polvere, e mi si gonfiò il cuore. Quando giunsero +a me dinanzi, si fermarono tutti. Io gridai +a mio fratello Peppe: +</p> + +<p> +— Spiega la bandiera, perchè si veda! +</p> + +<p> +La fissai con orgoglio, e diedi uno scudo alla +bambina; la quale, tutta lieta e sorridente, mi +disse: +</p> + +<p> +— Babbo: dallo a <i>Tiu Mia</i> (Zio Giomaria) +che ha il mio danaro! +</p> + +<p> +Tornai ad avvertire la comitiva, che non +disgustassero la mia figliuola, ma che le dessero +quanto avrebbe chiesto, soddisfacendo ogni suo +desiderio. Avrei rimborsato qualunque spesa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> +</p> + +<p> +La comitiva si mosse continuando la sua +strada; ed io commosso l’accompagnai cogli occhi, +salutando con una mano la figliuola, e rasciugando +coll’altra una lagrima di tenerezza. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Alla festa di San Paolo di Monti accorreva +in altri tempi un gran numero di banditi; i quali +vi godevano piena libertà, essendo stato vietato +ai carabinieri d’intervenirvi. +</p> + +<p> +Si recavano colà i soli banditi dei dintorni, +poichè i lontani non si fidavano per i molti sentieri +sospetti e pericolosi. +</p> + +<p> +Verso il 1854 avvenne a San Paolo una rissa +sanguinosa, in cui un festaiuolo uccise un <i>torronaio</i> +pattadese. Dietro a quel caso, dall’anno +susseguente, il Governo mandò alla festa un forte +nerbo di soldati, obbligando i festaiuoli a recarvisi +disarmati. Il divieto delle armi allontanò per +sempre i banditi dalla chiesetta di Monti. +</p> + +<p> +I devoti entrano prima in chiesa per fare +orazione; indi rimontano a cavallo, spiegano la +bandiera, e fanno per tre volte il giro della chiesa, +fermandosi ogni volta dinanzi alla porta per salutare +il santo. Ciò eseguito smontano di nuovo +da cavallo, rientrano in chiesa, e dispongono le +bandiere in bell’ordine ai due lati del simulacro. +</p> + +<p> +Messe le bandiere a posto, e fatta la preghiera, +si pensa a far custodire alla meglio i cavalli; +<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> +e poi di nuovo tutti uniti in chiesa, per recitare +una terza orazione. +</p> + +<p> +L’anno ch’io mi recai alla festa di San Paolo +(verso il 1846) contai sul luogo 72 bandiere — senza +tener conto di altre 14 che mancavano da +Bottida, poichè il paese era in lutto per un attacco +sanguinoso fra due partiti. Si può quindi +immaginare il numero dei festaiuoli devoti; toccavano +i quattromila. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Non mancarono i parenti e gli amici di darmi +ragguaglio sul viaggio della mia bambina e +sull’ammirazione che destava la mia bandiera. +</p> + +<p> +La mia bambina, meravigliata di quanto vedeva, +si accostava ogni tanto allo zio: +</p> + +<p> +— <i>Tiu Mia</i>, dammi danaro! +</p> + +<p> +— Quanto vuoi, figliuola? +</p> + +<p> +— Mezzo <i>reale</i>. +</p> + +<p> +— Che ne fai? +</p> + +<p> +— Per comprare i confetti. +</p> + +<p> +Come lo zio glie li comprava, Maria Antonia +non faceva che distribuirli alle bambine e ai +bambini che l’attorniavano, cosichè ben pochi glie +ne rimanevano. Quando li aveva esauriti tornava +a mio fratello: +</p> + +<p> +— <i>Tiu Mia!</i> +</p> + +<p> +— Che vuoi? +</p> + +<p> +— Mezzo <i>reale</i>! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> +</p> + +<p> +E così continuò il giuoco dei <i>mezzo reali</i> da +baracca in baracca. La mia bambina pagava, gli +altri mangiavano, ed io fui soddisfatto del buon +cuore della mia figliuola verso i piccoli compagni +di baldoria. +</p> + +<p> +A festa finita furono tutti di ritorno a Florinas, +ed io di nuovo li aspettai sul ciglione della +strada per vederli e salutarli colla gioia nel cuore. +</p> + +<p> +Quando l’allegra comitiva a cavallo giunse +vicino al convento di Ploaghe, i frati si fecero +al portone per vederla sfilare. +</p> + +<p> +Il vecchio guardiano disse a voce alta ai +suoi confratelli, indicando lo stendardo spiegato: +</p> + +<p> +— È questa la più bella bandiera finora +andata a San Paolo di Monti! +</p> + +<p> +Entrati in Florinas, si recarono tutti in casa +di mamma Bazzone per accompagnarvi la bambina +e per deporvi la bandiera. Ivi fu fatta larga +distribuzione di confetti e di torrone alla famiglia, +come avevo raccomandato. +</p> + +<p> +In seguito la comitiva si sciolse, e ciascuno +si ritirò nella propria abitazione. +</p> + +<p> +La mia bambina, dopo essere andata dalla +mamma per farle parte dei confetti e dei torroni, +era ritornata in casa della nonna per i preparativi +di un nuovo viaggio, che doveva effettuarsi +due giorni dopo. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span></p> + +<h3 id="cap10-3">CAPITOLO X. +<span class="smaller">La scolara insegna il maestro.</span></h3> +</div> + +<p> +Uno dei progetti da me fatti, dopo il primo +incontro colla bambina, era stato quello di separarla +dalla madre, presso la quale la credevo +in pericolo per l’avvenire. +</p> + +<p> +Ponderate le cose, consigliatomi colla vecchia, +e tutto combinato, fu stabilito di aspettare +unii buona occasione per allontanare la bimba da +Florinas. +</p> + +<p> +A Portotorres io aveva due sorelle, Maria +Andriana e Giustina, maritate a due pastori, colà +domiciliati. Era dunque in quel paese che pensavo +di collocare la mia figliuola, facendovi a +lungo fermare la nonna per meglio assisterla e +sorvegliarla, e dubitando che le mie sorelle non +avessero tutto il tempo necessario per incaricarsi +di lei. +</p> + +<p> +Ne’ miei propositi non frapponevo indugio; +ond’è che mi ero dato attorno per effettuare il +mio disegno. +</p> + +<p> +Si trovava in quei giorni a Florinas la moglie +del mio amico Antonio Giuseppe Zara, un +<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> +carrozziere florinese, da qualche anno stabilito a +Sassari. Costei aveva ricevuto una lettera dal +marito, che la richiamava a Sassari; e si pensò +di approfittare del legno spedito, per far viaggiare +la vecchia e la bambina. +</p> + +<p> +Il giorno susseguente alla festa di San Paolo, +la bambina prese commiato dalla mamma, e +venne con la nonna a Sassari, dove rimasero una +sera. L’indomani, colla carrozza dello stesso Zara, +si trasferirono a Portotorres. +</p> + +<p> +La vicinanza di questo paese alla Nurra (mio +abituale soggiorno) e la convenienza di poter far +dare dalle mie sorelle una buona educazione alla +mia bambina, mi avevano determinato a questo +passo. +</p> + +<p> +La mamma, ogni sera, conduceva la mia +figliuola e gli altri nipotini alla basilica di San +Gavino, per far loro insegnare la dottrina cristiana — sempre +cantarellando, com’era il sistema +d’allora. +</p> + +<p> +Quando avevo piacere di abbracciare o di +conferire colla mia bambina, mandavo un messaggio +segreto alla nonna; e mio cognato si affrettava +a portarmela all’ovile, o ad altro luogo +da me designato. +</p> + +<p> +Sedevo Marietta sulle mie ginocchia, giuocavo +con essa come un bambino, e cercavo di +darle consigli e ammaestramenti. Poi toglievo da +tasca l’<i>Ufficio</i> od altro libro, e cercavo d’insegnarle +le lettere iniziali. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> +</p> + +<p> +Era davvero curioso, vedere il bandito terribile, +armato fino ai denti, in uggia alla giustizia, +passeggiare fra i macchioni con una bambina di +sette anni in braccio! Col cuore pieno di gioia, +io baciavo la mia creatura, guardandomi attorno +con diffidenza, per sfuggire al pericolo di una +brutta sorpresa di carabinieri. +</p> + +<figure class="figleft"><a id="fill-126"></a> + <img src="images/ill-126.jpg" alt="Il bandito e la sua bambina"> +</figure> + +<p> +Pareva che al mio +fido cane fosse noto il +valore del tesoro che +custodiva. Esso faceva +le feste alla bambina, e +sembrava più attento +nel far la guardia. Spesse +volte l’innocente creatura +andava a carezzare +il cane e gli sedeva vicino, +appoggiandogli la +testa sul dorso. E dire +che non c’era uomo +che avesse osato accostarsi a quella bestia +feroce! +</p> + +<p> +Venuta l’ora di separarci, io baciava a più +riprese Maria Antonia, e le raccomandavo di far +da brava e di essere ubbidiente alla nonna ed +alle zie. Dio sa che cosa pensava quell’innocente +del mio ritiro selvaggio! Non immaginava certamente +la ragione per cui non visitavo la casa +della zia, rinunziando alle sue carezze. +</p> + +<p> +— Dove vai adesso, babbo? — mi domandava +<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> +talvolta, quando le dicevo ch’era l’ora di +separarci. +</p> + +<p> +— Vado... a caccia! +</p> + +<p> +— A uccidere gli uccelli? +</p> + +<p> +— Sì: gli uccelli cattivi: i buoni li lascio in +pace! +</p> + +<p> +Oh, se i miei giudici fossero stati presenti a +queste scene, forse mi avrebbero perdonato! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Appresa la dottrina in chiesa, diedi ordine +che la bambina fosse mandata alla scuola di +Portotorres. Io volevo che la mia figliuola imparasse +a leggere ed a scrivere; volevo che per il +momento non servisse nessuno. +</p> + +<p> +Per molti anni la mia figliuola frequentò la +scuola di Portotorres, sempre sorvegliata dalla +nonna, da mie sorelle e dai miei cognati. Mia +madre conviveva con una delle figlie, non avendo +aderito al mio desiderio, che era quello di ritirarsi +in casa a parte, per meglio dedicarsi alle +cure della nipotina disgraziata. +</p> + +<p> +Mia figlia contava tredici anni, quando l’insegnante +ordinò, che ciascuna scolara cucisse una camicia +da uomo, senza portare il lavoro a casa. +</p> + +<p> +Quando ciò seppi, diedi ordine alla nonna +che comprasse per la mia figliuola una tela finissima, +perchè potesse meglio lavorare, e perchè +non si torturasse le dita. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> +</p> + +<p> +Il risultato fu ottimo e lusinghiero. La camicia +eseguita dalla mia bambina fu giudicata +fra le migliori della scuola. +</p> + +<p> +Per meglio assicurarmi che la mia figliuola +studiava, pretesi che essa mantenesse con me +una corrispondenza epistolare. +</p> + +<p> +Le lettere di mia figlia (che talora mi facevo +leggere da altri, poichè stentavo a decifrare il +manoscritto) fecero in me nascere il vivo desiderio +d’imparare a scrivere. Mi procurai un quaderno; +e, colla pazienza di un carcerato, appena +ricevevo una lettera di Maria Antonia, ne imitavo +le lettere maiuscole e le minuscole; fino a +che, dopo due anni, io ero riuscito a rispondere +alla mia prima scolara, la quale era diventata +la mia maestra. Leggevo gazzette e libri e mi +mantenevo in continuo esercizio. Io debbo a +quella creatura il poco che so. Nelle mie saccoccie, +insieme alle palle, alla polvere ed al +coltello, non mancavano mai i quaderni ed il +calamaio. Facevo allo stesso tempo il bandito e +lo scolaro! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +In quel frattempo la maestra di Portotorres, +volendo correggere una scolara che aveva commesso +non so che impertinenza, la percosse e +la buttò in terra; tantochè la poverina ne fu +malconcia, ammalossi, e ne morì agli otto giorni. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> +</p> + +<p> +La maestra era in intimi rapporti col pretore +di Portotorres; e raccomandò alle scolare, +con minaccie, che nulla dicessero delle percosse +date alla scolara morta. +</p> + +<p> +Interrogata la mia bambina dal giudice istruttore, +essa si chiuse nel silenzio: non disse bene, +nè male. Spaventata però dai continui interrogatori +e dalle minaccie della maestra, essa divenne +ribelle, e non volle andare più a scuola. +</p> + +<p> +Ciò saputo, feci venire a me la figliuola e +le dissi: +</p> + +<p> +— Tu ritornerai alla scuola quando ci sarà +una nuova maestra: colla vecchia mi aggiusterò +io! +</p> + +<p> +Capitavano spesso nella Nurra, per partite di +caccia, amici e consiglieri comunali di Portotorres; +ed io mi dolsi con essi del poco conto +che tacevano di una maestra che uccideva le +scolare. +</p> + +<p> +— O mandatela via — conchiusi — o penserò +io a licenziarla! +</p> + +<p> +Seppi, dopo pochi giorni, che il comune +aveva diminuito sensibilmente lo stipendio alla +maestra, con lo scopo di costringerla ad andarsene. +</p> + +<p> +Intanto io, per affrettare le pratiche, scrissi +una lettera all’insegnante, invitandola a recarsi +da me. Le dicevo, fra le altre cose, che, anche +bandito, potevo offrire ad una signora un pollastro +od un capretto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> +</p> + +<p> +La maestra mi rispose con lettera che non +poteva soddisfare al mio desiderio, dovendo trasferirsi +ad Ozieri, sua nuova residenza. Mi pregava +inoltre di lasciar andare con lei la mia +figliuola, la quale era studiosissima e poteva +far progressi. Intanto mi dava l’indirizzo della +casa di Ozieri, presso la quale sarebbe stata a +pensione. +</p> + +<p> +Non mi curai più di lei. Il comune aveva +nominato una maestra del paese, il cui marito +era insegnante della scuola maschile. Questa +donna, trovandosi incinta, aveva incaricato la +mia figliuola di prendere la lezione alle compagne. +Lusingata da simile fiducia, Maria Antonia +si determinò a frequentare la scuola per +altri due anni. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Mia madre si recava di tanto in tanto a +Florinas per visitarvi i parenti, ma ritornava +subito a Portotorres per sorvegliare Maria Antonia. +Ero io che pensava a mantenere la vecchia; +e ci tenevo! +</p> + +<p> +Fin dal primo anno che avevo ritirato la +bambina da Florinas, Maria Francesca si era +recata a piedi fino a Portotorres, per rivedere +la sua creatura. La prima volta trovò in casa +mia sorella Andriana, la quale si rifiutò a mostrarle +la bambina, dicendole ch’era a scuola. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> +</p> + +<p> +La seconda volta vi trovò invece mio cognato, +il quale, più pietoso, non solo la ricevette, +ma l’ospitò in casa una notte, con cruccio della +moglie, e con cruccio mio quando me lo riferirono. +</p> + +<p> +Al terzo anno la madre disgraziata si ammalò +gravemente di angina, e fece scrivere una +lettera alla figliuola, dicendole che voleva abbracciarla +prima di morire. +</p> + +<p> +In famiglia non sapevano dove io mi trovassi +per chiedermi consiglio. Mio cognato allora, +dietro il caso urgente, condusse addirittura la mia +figliuola a Florinas per abbracciare la mamma. +</p> + +<p> +Montai sulle furie quando ciò seppi, e sgridai +fortemente mia sorella, dicendole che non +volevo, senza mio ordine, che la figliuola uscisse +da Portotorres. Scrissi subito la seguente lettera +a Maria Antonia<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +<i>Cara figlia</i>, +</p> + +<p> +«Ti voglio subito in casa a Portotorres. +Tu hai fatto uno <i>sbaglio</i> recandoti a Florinas +senza il mio consenso. Sei partita senza un mio +consiglio e senza i soldi che ti avrei dato. Non +lo farai più un’altra volta, spero. +</p> + +<p> +Tuo babbo +</p> + +<p class="indr"> +Giovanni Tolu.» +</p> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> +</p> + +<p> +La madre di Maria Antonia, a cui il sindaco +mostrò la lettera, asserì che era falsa; ma il +sindaco dichiarò che conosceva la mia scrittura. +</p> + +<p> +Mia figlia era ritornata a Portotorres, dopo +quattro giorni di assenza. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Continuai intanto ne’ miei esercizi calligrafici, +e mi ero dato a leggere con più passione +libri di ogni genere, specialmente i sacri e quelli +che trattavano di fatti bellicosi. Fra gli altri +avevo preso diletto a leggere la Bibbia del Diodati. +Un mio nipote che studiava per farsi prete, +mi avvertì un giorno ch’era un libro da dare +alle fiamme. +</p> + +<p> +— Io lo trovo bello e buono, e non lo +brucio! — gli risposi. +</p> + +<p> +Volli nondimeno consultarmi con altro prete +parente (il teologo Cugurra rettore di S. Catterina) +il quale mi disse: +</p> + +<p> +— In fondo non è che un ristretto (!) della +vera Bibbia, ma i precetti vi sono sani. Così li +osservassero tutti i cattolici, in questi tempi di +miscredenza e di pazzie <i>quarantottesche</i>! +</p> + +<p> +Ciò inteso, continuai la lettura del libro sacro +di Diodati, e tolsi ogni scrupolo dalla mia +coscienza. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span></p> + +<h3 id="cap11-3">CAPITOLO XI. +<span class="smaller">Vita nuova.</span></h3> +</div> + +<p> +Dopo il ritiro della mia bambina da Florinas, +io sentiva nell’anima un sentimento che non sapevo +spiegarmi, una gioia mai provata, che mi +rendeva quasi felice. Sopportavo con più rassegnazione +il disagio e la solitudine; sentivo più +vivo il bisogno di amare, e meno intenso l’odio +verso i miei nemici Mi sembravo un altro! Un +repentino cambiamento si era in me operato. Vi +erano momenti in cui mi sentivo capace anche +di perdonare. +</p> + +<p> +Quella bella creatura ingenua, quella bambina +innocente aveva portato un raggio di sole nella +mia anima: mi aveva fatto dimenticare tutte le amarezze +che la madre aveva versato nel mio cuore. +</p> + +<p> +Oramai non ero solo: io aveva una casa, avevo +una famiglia, per formar la quale ero andato +incontro all’odio di tutti. +</p> + +<p> +Preoccupato com’ero di quella fanciulla, per +più mesi non avevo potuto pensare ad altri: a +null’altro, tranne che a preservarmi dalla persecuzione +delle spie e dei carabinieri; perocchè +<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> +la vita e la libertà mi erano divenute care, dopo +aver avvinto al mio destino il destino della mia +figliuola, alla quale dovevo procurare tutte quelle +felicità, che a me erano state tolte. +</p> + +<p> +Singolare sentimento! Io avevo pietà degli +infelici; sentivo il bisogno di proteggere i deboli +contro i prepotenti; diventavo buono. +</p> + +<p> +Pensai ch’era necessario dedicarmi al lavoro: +preparare un avvenire alla mia figliuola. Non potevo, +come prima, sprecar danaro a capriccio — ogni +soldo faceva bisogno in casa. +</p> + +<p> +Colla vendita della cera, tolta al legno naufragato, +io ero riuscito a raggruzzolare una bella +sommetta, gran parte della quale avevo già speso +per la bandiera di San Paolo. Ma non ero stato +inoperoso. Avevo acquistato un po’di grano, che +davo in prestito per il seminerio a’ miei fratelli +ed ai cognati, dividendo con essi gli utili a metà. +Ne avevo pur prestato ad altri, e nelle mie escursioni +non dimenticavo di sorvegliare i campi seminati, +per vedere se i lavori erano stati eseguiti +con cura e coscienza. Seguivo ansiosamente +il corso delle stagioni, preoccupandomi degli eccessivi +caldi e dei freddi eccessivi: ogni vento +mi turbava, perchè pensavo a’ miei germogli. +Mettevo a frutto i danari, che di tanto in tanto +mi davano gli amici e i proprietari, e vedevo +giorno per giorno crescere il mio piccolo patrimonio. +Meno ricercato dalla giustizia, io più non +menavo la vita oziosa dei primi anni di banditismo: +<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> +lavoravo, quasi, come ai bei tempi della +mia giovinezza. +</p> + +<p> +Avevo quasi dimenticato l’odio a’ miei nemici. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Una mattina, recatomi presso Florinas, mi +trovai con Giovanni Antonio Piana, il marito +della serva di prete Pittui, già ferito al braccio, +e col quale, come dissi altra volta, mi ero riconciliato. +</p> + +<p> +Sedemmo insieme in aperta campagna, e +scambiammo alcune parole sui casi della nastra +vita. Non so come, egli fece cadere il discorso +sul ferimento del suo braccio, avvenuto nove +anni addietro. Si doleva vivamente di non aver +potuto sfogare la sua collera contro gli autori +del tiro, attribuito ai due ladri, da lui fatti arrestare +come capitano dei barracelli. +</p> + +<p> +— Ma non li ho perdonati! Se mi verranno +a tiro non li risparmierò sicuro! — così esclamò +Piana, minacciando l’aria coi pugni stretti. +</p> + +<p> +Io dissi pacatamente, senza guardarlo: +</p> + +<p> +— E faresti male! +</p> + +<p> +— Perchè? +</p> + +<p> +— Perchè uccideresti due innocenti. Essi +non ti hanno offeso. Fui io che ti ho sparato! +</p> + +<p> +Giovanni Antonio impallidì, fece un brusco +movimento, e mi guardò fissamente, quasi dubitando +di uno scherzo. Io rimasi serio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> +</p> + +<p> +— Tu?! — ripetè, fissandomi sempre. +</p> + +<p> +— Proprio io! — gridai con forza, piantandogli +gli occhi in faccia, quasi per avvertirlo +ch’ero disposto a ripetere il colpo, se non smetteva +il piglio minaccioso. +</p> + +<p> +Egli chinò la fronte, e ammutolì tutto tremante. +Io continuai con vivacità: +</p> + +<p> +— Fui io, sì! Ti ho sparato perchè tu facevi +parte dei misteriosi congiurati, che nell’inverno +del 1851 (nove anni fa!) si riunivano in casa di +prete Pittui, col proposito di uccidermi, o di +farmi cadere nelle mani della giustizia. Insieme +ai fratelli Rassu, ai fratelli Dore, allo Zara, al +Serra, e parecchi signori di Florinas, tu dichiarasti +ch’era facile il colpirmi. Ma volle Iddio che +i colpiti foste voi!... Se io ti ho ferito al braccio, +anzichè al cuore od alla testa, tu devi solamente +ringraziare i tre compagni, coi quali quel giorno +stavi, e ch’io non volevo offendere. Al mio occhio +non rimaneva scoperto che il tuo braccio, ed al +braccio ho puntato per darti una lezione!<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a> +</p> + +<p> +Giovanni Antonio, colla testa bassa, ascoltava +e taceva. Pensai alla mia bambina, e conchiusi: +</p> + +<p> +— Non se ne parli dunque più! Il tuo braccio +è ormai guarito, e i tuoi complici sono quasi +tutti morti di palla, o di pugnale. Se oggi te ne +<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> +parlo per la prima volta, è solo perchè voglio +risparmiarti l’uccisione di due innocenti. +</p> + +<p> +Da quel giorno non ebbi più alcuna questione +con Piana, che tacque questo nostro dialogo. +Avevo deciso di far punto alle mie vendette, e +di vivere tranquillo insieme alla mia figliuola. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +In una brutta giornata d’inverno era stato +ucciso, nella <i>Viddazzone</i>, un toro ad Antonio +Sechi, uno dei fratelli degli amici miei della Nurra. +</p> + +<p> +I sospetti di Antonio caddero su Salvatore +Dachena. Risentito del colpo, risolvette di vendicarsi, +e venne a trovarmi. +</p> + +<p> +— Mi fai un piacere? — mi disse. +</p> + +<p> +— Sentiamo. +</p> + +<p> +— Dimmi prima se me lo fai! +</p> + +<p> +— Non lo so. +</p> + +<p> +— Ti voglio meco per una notte. +</p> + +<p> +— Per che fare? +</p> + +<p> +— Uccideremo Salvatore Dachena, quando +uscirà dalla sua capanna per qualche bisogno. +Mi ha ucciso il toro! +</p> + +<p> +— Scherzi? questo è un uomo che fa il +fatto suo; non è mai andato alla <i>Viddazzone</i> +per ammazzar buoi. Il toro te lo avrà ucciso +qualche altro. +</p> + +<p> +— No. So che me lo ha ucciso lui! +</p> + +<p> +— Lasciami pensare, e poi ne riparleremo. +<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> +Trattandosi del fratello de’ miei cari amici, voglio +occuparmene. +</p> + +<p> +Ci separammo. Io mi recai subito da’ suoi +fratelli Paolo, Ambrogio e Giovanni Sechi. +</p> + +<p> +— Sono in dovere di avvertirvi, che Antonio +ha deciso di uccidere Salvatore Dachena, +che egli crede l’uccisore del suo toro. Spetta a +voi decidere se questa vendetta sia giusta, o inconsiderata. +</p> + +<p> +— Nostro fratello fu sempre senza testa — disse +Paolo — Farebbe invero un bell’affare +togliendo dal mondo uno dei nostri più cari amici! +</p> + +<p> +— Aggiustatevela tra voi — risposi — Vi +prevengo che egli ha chiesto la mia cooperazione +per sbarazzarsi del nemico; ed io son ben +lontano dal prestarmi a tali servizi! +</p> + +<p> +Allora i Sechi chiamarono il fratello Antonio +e lo rimproverarono acerbamente per le +sue sfuriate. Gli fecero osservare, che, non avendo +figli, ei poteva sbizzarrirsi a suo talento; mentre +essi avevano famiglia, nè volevano fastidi +di sorta. Se egli era ben sicuro del suo fatto, +poteva compensare il danno col togliere un altro +bue dalla tanca del nemico: non però con un +assassinio, che avrebbe tolto la pace e la tranquillità +a due famiglie. +</p> + +<p> +Le cose si aggiustarono e non si parlò più +di vendetta. Io intanto ero riuscito a scuoprire +il vero autore dell’uccisione del toro, ma non +volli denunziarlo per non suscitare nuovi guai. +Tacqui, e non mancai alle regole di cavalleria. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> +</p> + +<p> +Da qualche tempo Antonio Sechi mi teneva +il broncio, ed un bel giorno lo fermai: +</p> + +<p> +— Perchè quel muso lungo con me? Metti +giudizio! +</p> + +<p> +— Non credevo che tu fossi così facile a +riferire ai miei fratelli quanto ti avevo confidato! +</p> + +<p> +— Miserabile! Non ti accorgi che sei appassionato +e cieco, e che i tuoi fratelli vedono più +lontano col naso, che tu cogli occhi? Io ho fatto +il mio dovere, e tu farai il tuo desistendo da +una vendetta insensata. +</p> + +<p> +Antonio, che in fondo era di buon conto, +finì per persuadersi che aveva torto, e mi ringraziò +di avergli fatto risparmiare un eccesso. +</p> + +<p> +— Sì: ti ho risparmiato un carico di coscienza; +e so quello che mi dico. Un uomo non si uccide +per un bue: si uccide per gravi ragioni d’onore +e di odio fondato! +</p> + +<p> +I fratelli Sechi mi ringraziarono di non essermi +prestato ai capricci di Antonio, il quale +era eccitato per il toro rubatogli. Io però non +meritava i suoi ringraziamenti, ch’erano dovuti +solo a Maria Antonia — alla mia bambina<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>! +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span></p> + +<h3 id="cap12-3">CAPITOLO XII. +<span class="smaller">Il giudice di pace.</span></h3> +</div> + +<p> +Visitavo da mattina a sera tutti i campi +seminati con grano mio, ed ogni tanto davo +appuntamento alla mia figliuola, per parlare delle +cose nostre, o per raccomandarle l’ubbidienza +alla nonna ed alle zie. +</p> + +<p> +Frequentavo, come prima, tutti gli <i>stazzi</i> +della Nurra, e, più di tutti, gli ovili dei fratelli +Sechi, sui quali potevo contare, perchè fedelissimi +amici. +</p> + +<p> +Trovandomi una sera alla <i>Sposada</i>, nell’ovile +di Giovanni Sechi, chiesi a costui: +</p> + +<p> +— Sai dirmi dove sia l’ovile di Giovanni +Andrea Sedda? +</p> + +<p> +Giovanni mi guardò con occhio diffidente, +poichè sapeva che il Sedda aveva molti nemici, +e pensava forse che io fossi incaricato di eseguire +qualche vendetta per conto d’altri. +</p> + +<p> +— Che ne fai di Giovanni Andrea? +</p> + +<p> +— Desidero abboccarmi con lui, perchè ho +appreso che egli ha ucciso due caprioli ad un +<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> +tiro. Ho bisogno di una pelle per regalarla ad +un amico. Non fantasticare, via! Giovanni Andrea +mi è amico. +</p> + +<p> +— Quando vi siete conosciuti? — mi domandò +Giovanni, non ancora rassicurato sulle +mie intenzioni. +</p> + +<p> +— Lo conobbi nelle tanche di <i>Santa Barbara</i>, +quando facevo l’agricoltore col suo compagno +Baingio Dedola. Sono ripassato di là, per +caso, al tempo della messe, ed egli mi ha pregato +di far ricerca di una cavalla smarrita, che +io infatti rintracciai in una tanca d’Osilo. +</p> + +<p> +Giovanni Sechi parve convinto, e mi rispose: +</p> + +<p> +— Giovanni Andrea Sedda sta nell’ovile di +<i>Santa Giusta</i>. +</p> + +<p> +Andai a trovarlo in sul tramonto; ma nell’ovile +non trovai che la moglie, la quale +non mi conosceva, e si mostrò titubante e +dubbiosa. +</p> + +<p> +Allora, per rassicurarla, le consegnai il mio +fucile: +</p> + +<p> +— Mettilo là in un canto, e dimmi dov’è +tuo marito. Sono inerme! +</p> + +<p> +La donna mi prese l’arma e mi disse: +</p> + +<p> +— Mio marito sarà qui a momenti. +</p> + +<p> +Aspettai il suo ritorno. Quando Giovanni +Andrea si presentò all’ovile e mi vide, ci abbracciammo +con affetto. La moglie, fuori di sè +dalla gioia, ci riabbracciò entrambi. Si era assicurata +<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> +che la mia visita non aveva uno scopo +sinistro<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>. +</p> + +<p> +— Sei contenta, adesso? — le dissi — Dammi +il fucile, poichè non posso farne senza. Tuo marito +mi è amico! +</p> + +<p> +Pernottai nell’ovile. L’indomani, dopo pranzo, +si andò insieme a caccia di lepri e di pernici, in +compagnia di altre quattro persone. I cani scovarono +una lepre, che io sparai col fucile carico +a palla, colpendola alla testa. Poco dopo, sempre +a palla, presi di mira una pernice lontana e +l’uccisi. +</p> + +<p> +Giovanni Andrea mi fece i complimenti, +dicendosi impressionato della mia bravura nel +tiro, che conosceva solo per fama. +</p> + +<p> +Verso sera, quando ci trovammo soli, egli +mi propose, in tutta segretezza, di tenergli compagnia +per togliere di mezzo un suo nemico. +</p> + +<p> +— Chi mai? +</p> + +<p> +Egli esitò alquanto, poi mi disse: +</p> + +<p> +— Antonio Francesco Piu. +</p> + +<p> +— Tuo cognato?! +</p> + +<p> +— Lui! Andremo a Portotorres a trovarlo; +saremo in sei. Tu sparerai, se ci sarà bisogno, +altrimenti poco importa: avrai ugualmente i +200 scudi che ho deciso di darti. +</p> + +<p> +Io gli risposi serio: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> +</p> + +<p> +— Dimmi, Giovanni Andrea: saresti tu contento +ch’io ti uccidessi, se tuo cognato mi offrisse +200 scudi? Tu, son certo, mi sborserai +simile somma con sacrifizio, mentre tuo cognato +potrebbe anche duplicarmela... Via, ricorriamo +ad altri mezzi! A me basta l’animo di mettervi +in pace, senza spargere sangue e senza gettare +la discordia nelle vostre famiglie. +</p> + +<p> +Giovanni Andrea esclamò: +</p> + +<p> +— Non sai tu, dunque, che siamo otto uomini +in causa, e se lui vive possiamo ritenerci +perduti? +</p> + +<p> +— Non preoccupartene. Dimmi solo: ci hai +tu amici, nella Nurra, che ti vogliano bene? +</p> + +<p> +— Ne ho molti. +</p> + +<p> +— Ebbene, portami dal tuo più fido! +</p> + +<p> +— Conosci Agostino Deroma, ricco proprietario +della Nurra? +</p> + +<p> +— Oh altro! è un uomo buono, e mi piace. +Andremo insieme da lui. +</p> + +<p> +Giorni dopo, infatti, andammo insieme all’ovile +di <i>Saccheddu</i>, in <i>San Giorgio</i>. +</p> + +<p> +Trovandomi solo con Agostino, gli dissi: +</p> + +<p> +— Dimmi, Agostino: vuoi tu bene a questi +fratelli Sedda? +</p> + +<p> +— Sinceramente, come se mi fossero figli. +Li ebbi pastori fin dal giorno che li ho allevati +in casa mia. +</p> + +<p> +— E ad Antonio Francesco Piu vuoi tu +bene del pari? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> +</p> + +<p> +— Gli voglio bene, perchè per tre volte +mi è compare di battesimo. +</p> + +<p> +— Vorresti, dunque, fare un buon servizio +per il bene comune delle due famiglie? +</p> + +<p> +— Ben volentieri, se mi sarà possibile. +Dimmi che cosa vuoi. +</p> + +<p> +— Orbene: tu devi andare a Portotorres +per presentarti al tuo compare Antonio Francesco +Piu. Fissandolo bene in viso per vedere +l’effetto delle tue parole, gli dirai così: «State +in guardia, compare, poichè ho veduto Giovanni +Tolu in stretto colloquio con Giovanni Andrea +Sedda ed altri vostri cognati!» Mi riferirai al tuo +ritorno l’impressione risentita da Piu. Null’altro. +</p> + +<p> +— Se non è che questo, sei bell’e servito! +</p> + +<p> +Ritornato Agostino da Portotorres, mi riferì +in confidenza, che Antonio Francesco Piu aveva +impallidito e si era turbato. +</p> + +<p> +— Benissimo. Ora lo abbiamo in mano! — esclamai +contento; e rivolto ad Agostino: +</p> + +<p> +— Chiedo un altro favore. Fra una quindicina +di giorni ti recherai di nuovo da Antonio +Francesco per riferirgli in nome mio, che +ho bisogno urgente di abboccarmi con lui. +</p> + +<p> +La risposta di Piu a Deroma fu questa: +</p> + +<p> +«— Dirai a Tolu, che non posso per ora +recarmi da lui; ma, se avesse bisogno di qualche +cosa, me lo faccia sapere, chè lo renderò soddisfatto, +senza pur bisogno dell’abboccamento.» +</p> + +<p> +Raccomandai allora ad Agostino Deroma +<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> +di comunicare al Piu, ch’io desiderava la sua +riconciliazione coi cognati e cogli altri suoi +nemici. +</p> + +<p> +La risposta fu, che sarei stato soddisfatto. +</p> + +<p> +Le cose prendevano dunque una buona piega, +ed io non frapposi indugio a conchiudere la +pace. +</p> + +<p> +Parlai di questo fatto con Giovanni Sechi +e con altre persone autorevoli e assennate della +Nurra; ma tutti mi dichiararono di non aver +fiducia nella parola di Piu, il quale non era +uomo da mantenerla; motivo per cui sarebbe +tornata vana la generosa opera mia. +</p> + +<p> +— Dio voglia che egli mi dia la parola! — risposi — se +poi vi mancasse, penserò io ad +aggiustarlo! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Fermo nel mio proposito, trovai modo di +riunire una settantina di persone in un dato +punto; e quindi invitai Piu a recarsi alla Nurra. +</p> + +<p> +Egli vi accorse in compagnia di tre suoi +amici: Antonio Vincenzo Melis, Miali Ghera, e +Filippo Cano, il famoso cacciatore. +</p> + +<p> +Per luogo di riunione era stato scelto un +vasto campo nella regione di <i>Puttu Esse</i>, sebbene +io avessi proposto di riunirci in montagna, +per essere più al sicuro. Mi si era fatto osservare, +che essendo in settanta, e tutti armati, si +<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> +poteva far fronte a cento carabinieri, in caso +di un assalto. +</p> + +<p> +— Quando i pericoli sì possono evitare — soggiunsi — è +sempre meglio. Parmi stoltezza +mettere a repentaglio la vita per futili motivi. +</p> + +<p> +Gli amici insistettero, ed io mi lasciai convincere +a rimanere in <i>Puttu Esse</i>. +</p> + +<p> +Tutta la mattina fu impiegata nel divertimento +del tiro al bersaglio. Il bravo cacciatore +Filippo Cano prendeva diletto a misurarsi con +me, ma io fui fortunato, e lo vinsi in tutti gli +spari; poichè tenevo a non fallire un colpo, +quando mi trovavo in compagnia d’altri. +</p> + +<p> +Mentre le carni erano tutte al fuoco — poco +prima di andare a pranzo — determinai di sbrigare +la cerimonia delle paci. +</p> + +<p> +La numerosa comitiva, divisa qua e là in +gruppi, era intenta a discutere e a chiacchierare +allegramente. Chiamai allora da una parte Antonio +Francesco Piu e i suoi tre amici, e dissi +loro, ridendo: +</p> + +<p> +— Vogliamo finirla colle ciancie? Bisogna +prima far le paci! +</p> + +<p> +— Figlio mio — prese a dire Miali Ghera, +ch’era il più anziano — noi nulla sappiamo di +queste ragioni e di queste paci. Fa tu; disponi +come meglio credi, e noi seguiremo il tuo consiglio. +</p> + +<p> +— Ebbene, m’incaricherò io della cosa; ma +fate silenzio e lasciate per un poco le ciancie. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> +</p> + +<p> +— Aggiustati, figliuolo! noi siamo qui a tua +disposizione. +</p> + +<p> +Mi rivolsi a Piu, ch’era presente e non parlava. +</p> + +<p> +— E tu, Antonio Francesco, dichiari di +sottostare a quanto farò io? +</p> + +<p> +— Ti ho dato la mia parola e la manterrò +fino alla morte. Quello che ti piacerà fare sarà +sempre ben fatto: per me e per gli altri! +</p> + +<p> +— Sai che cosa dico? Dio vi guardi da una +leggerezza! Colui che mancherà di parola, non +avrà più da fare coi propri nemici, ma con me: +con Giovanni Tolu, che ha assunto l’incarico +di ravvicinarvi. Il bandito della Nurra, saprà punire +il traditore della fede! +</p> + +<p> +— È intesa! — esclamarono tutti. +</p> + +<p> +Feci in seguito chiamare Giovanni Sedda, +e tolsi da tasca una reliquia, che tenero involta +in un fazzoletto. Questo talismano, benedetto da +un prete, lo portavo sempre meco, poichè serviva +per il bestiame malato. Lo si cuopriva di terra e +vi si faceva passar sopra la mandra. Talvolta le +faceva bene, tal altra non faceva nulla. +</p> + +<p> +Presa in mano la reliquia, dissi rivolto a +Sedda: +</p> + +<p> +— Farai, tu, quanto ti comanderò di fare? +</p> + +<p> +— Sono disposto a farlo! +</p> + +<p> +— Orbene: tu, che sei il più anziano della +famiglia, dovrai cresimare un figlio di tuo cognato +Antonio Francesco Piu; e così voi sarete compari +<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> +d’olio santo. T’impongo pure in penitenza, +che, tanto tu, quanto i parenti e gli amici tuoi, +ogniqualvolta vi recherete a Portotorres, non dimentichiate +di far visita a Piu nella propria abitazione; +e se Piu per caso non vi fosse, visiterete +la moglie, o la famiglia, o la sua casa. Voglio +che ciò si adempia! Farai tu il tuo dovere? +</p> + +<p> +— Lo farò. +</p> + +<p> +— Lo giuri? +</p> + +<p> +— Lo giuro. +</p> + +<p> +Recitato il mio sermone, invitai Antonio +Francesco Piu e Giovanni Sedda a mettere la +mano sulla reliquia benedetta. Compiuto il giuramento, +dissi loro: +</p> + +<p> +— Manca ancora una formalità. +</p> + +<p> +— Quale? +</p> + +<p> +— Il bacio della pace. +</p> + +<p> +I due cognati si abbracciarono e si baciarono +con trasporto. +</p> + +<p> +Ottenuta la conciliazione di questi due, feci +chiamare l’altro fratello Baingio Sedda, a cui domandai: +</p> + +<p> +— Farai tu quanto ti comanderò di fare? +</p> + +<p> +— Fino a morire! +</p> + +<p> +— Orbene: appena tua moglie ti partorirà +un figlio od una figlia, devi invitare Antonio +Francesco Piu, tuo cognato, a tenertelo a battesimo; +e così sarete compari; e quando ti recherai +a Portotorres, o vi andranno i tuoi parenti ed +amici, non dimenticherete di visitare in casa la +<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> +sua famiglia. Così voglio, e così sia. Sei disposto +ad ubbidirmi? +</p> + +<p> +— Con tutto cuore. +</p> + +<p> +— Lo giuri? +</p> + +<p> +— Lo giuro. +</p> + +<p> +Alla mia esortazione seguì il solito giuramento +sulla reliqua, l’abbraccio, e il bacio della +pace. +</p> + +<p> +Allo stesso cerimoniale sottoposi Giovanni +Andrea Sedda, terzo cognato di Antonio Francesco +Piu. +</p> + +<p> +Venne poscia la volta di Giovanni Foi e di +Baingio e Salvatore Pinna, ai quali feci la stessa +esortazione, invitandoli al giuramento, all’abbraccio +ed al bacio. +</p> + +<p> +I chiamati erano stati sei, poichè Piu mi +aveva dichiarato di non conoscere altri nemici. +Io non insistetti per prudenza, ma sapevo che +ve n’erano parecchi altri, a lui ignoti. Non volli +menzionarli per non tradirli, disposto com’ero ad +adoperarmi perchè non gli facessero male. +</p> + +<p> +Compiuta la cerimonia delle paci, si andò +tutti a pranzo, in numero di oltre settanta. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Sdraiati sull’erba si mangiò con molto appetito, +e regnò fra i numerosi commensali la più +schietta allegria. +</p> + +<p> +Sul finire del pranzo Filippo Cano, l’ottimo +<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> +cacciatore, buttò in aria un piatto, e poi lo mandò +in frantumi con una fucilata a pallini. +</p> + +<p> +— Buttàtene un altro in aria! — gridai +scherzando — chè non voglio lasciar solo un +buon tiratore come il signor Filippo! +</p> + +<p> +Fu lanciato un piatto a grande altezza; ed +io, che avevo il fucile carico a palla, lo puntai +e feci fuoco, rompendolo in due. Tutti i commensali +proruppero in applausi, vantando il mio difficile +tiro. +</p> + +<p> +La comitiva volle in seguito divertirsi a +tirare ad una grossa bottiglia, alla distanza di +200 passi. Io me ne stavo in distanza, senza prender +parte alla gara. Parecchi amici si accostarono +a me: +</p> + +<p> +— Perchè non spari? +</p> + +<p> +— Perchè da un’ora non siete riusciti ad +<i>uccidere</i> una bottiglia. Se io sparo l’<i>uccido</i>, e voi +non vi divertirete più. +</p> + +<p> +— Pròvati! +</p> + +<p> +Puntai la bottiglia. Il primo colpo mi andò +fallito; col secondo mandai la bottiglia in frantumi. +</p> + +<p> +In altra parte del campo una ventina di tiratori +erano intenti a sparare, a 70 passi di distanza, +un piccolo bicchiere, nel quale avevano +messo un fiore di papavero. Nessuno ebbe la fortuna +di colpirlo. +</p> + +<p> +Io, che stavo in disparte, conversando coi +fratelli Sedda, mi avvicinai alla brigata: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> +</p> + +<p> +— Perdio! voi fate vergogna ai tiratori. +Siete da mezz’ora consumando polvere e palle, +e non riusciste a rompere un bicchierino. +</p> + +<p> +— Colpiscilo tu, dunque! +</p> + +<p> +— Non col mio fucile — dissi sorridendo — ma +colla mia pistola. +</p> + +<p> +E armato il grilletto puntai... e il bicchierino +andò in pezzi. +</p> + +<p> +Era la terza vittoria che io riportavo quel +giorno, dinanzi alla numerosa brigata, là convenuta +per assistere alle paci. Non dovevo certo +vantare a mia superiorità sugli altri. Fin da +ragazzo mi ero esercitato nel bersaglio, e la mia +condizione di bandito mi aveva aguzzato maggiormente +l’occhio. Ci era di mezzo la vita, se +io falliva un colpo! +</p> + +<p> +Quel giorno, nel campo di <i>Puttu Esse</i>, erano +intervenute molte donne, per preparare il pranzo +a settanta persone; ma vi mancava la moglie +di Antonio Francesco Piu, dalla quale da tempo +egli viveva separato. Questa separazione era stata +la causa prima dell’inimicizia coi cognati. +</p> + +<p> +Alcune di queste donne, verso sera, mi chiamarono +in disparte, per raccomandarmi di rendere +complete le paci, col ravvicinamento del +marito alla moglie. +</p> + +<p> +— Per oggi dovete rinunziarvi — risposi — Vi +prometto di occuparmene un’altra volta. +</p> + +<p> +Sull’imbrunire presi commiato dalla comitiva, +e ciascuno tornò a casa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +La riunione a <i>Puttu Esse</i> aveva avuto luogo +nei primi di maggio del 1858. Venuta la festa +di San Gavino — la quale chiama molto concorso +a Portotorres — consigliai i cognati e le +cognate di Piu di condurre con loro alla casa +di quest’ultimo la moglie Maria Antonia e le +sorelle, come per fargli visita. +</p> + +<p> +Si eseguì quanto io avevo consigliato. +</p> + +<p> +Quando Antonio Francesco Piu, entrando in +casa, vide la propria moglie, parve comprendere, +e le disse tra il dolce e il grave: +</p> + +<p> +— Tu sei già stata altra volta in questa casa. +Se vuoi rimanere, sei padrona; se vuoi andartene, +fa il piacer tuo. Dal canto mio ti dico, che sarebbe +meglio di fermarti! +</p> + +<p> +Si pianse tutti di commozione, e fu una +giornata indimenticabile. I cognati e gli amici +presero commiato da Antonio Francesco Piu, +lasciandolo solo con Maria Antonia; la quale, da +quel giorno, visse in pace col marito, e benedisse +la provvidenza che le aveva risparmiato tante +amare lagrime. +</p> + +<p> +Quando la comitiva tornò alla Nurra, le andai +incontro sorridendo: +</p> + +<p> +— E Maria Antonia? — chiesi. +</p> + +<p> +— È col marito! — risposero tutti allegramente, +e mi narrarono la scena avvenuta. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> +</p> + +<p> +— Vedete? — conchiusi. — Quando c’è Dio +per lo mezzo, le cose si aggiustano sempre; ma +bisogna credere in Dio, e non fare la vita dei +beduini! +</p> + +<p> +Antonio Francesco Piu si era riconciliato +coi nemici, e la giustizia volle tutti dimenticarli. +Ed è così che si fanno le paci: coll’amore, e senza +spargere una goccia di sangue. +</p> + +<p> +Non pochi pastori della Nurra avevano dubitato +della fede di Piu; eppure s’ingannarono. +Le paci durarono a lungo, e fu una grazia per +le due famiglie, ch’erano alla vigilia di distruggersi +a vicenda. +</p> + +<p> +Soddisfatto e felice dell’opera mia, io ritornai +nella solitudine: alla mia vita randagia e tribolata. +Tutti erano contenti — meno io ch’ero riuscito +ad ottenere la pace altrui. +</p> + +<p> +Per me non vi era che la dolce immagine +della mia bambina; e quando alla sera, stanco e +sconfortato, mi sdraiai in un macchione, recitai +la mia solita preghiera pensando a lei — alla +mia piccola santa! +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span></p> + +<h3 id="cap13-3">CAPITOLO XIII. +<span class="smaller">A «Monte Rasu.»</span></h3> +</div> + +<p> +Le paci fatte a <i>Puttu Esse</i>, nonchè la riconciliazione +dei coniugi Piu, valsero a rendermi popolare +nella Nurra, attirandomi le simpatie di +molte persone rispettabili di Sassari e Portotorres. +</p> + +<p> +La mia riabilitazione cominciava. +</p> + +<p> +Datomi alla macchia nel 1851, per sette anni +i miei casi si erano svolti in un’alterna vicenda +di bene e di male. La mia vita era stata come +un’incostante giornata di novembre: — qua un +lembo d’azzurro, là una nuvoletta che offuscava +il sole; a levante uno sprazzo di luce, a ponente +un orizzonte nero, che preannunziava il temporale. +</p> + +<p> +Forte nell’amore della mia figliuola, da tre +anni vivevo tranquillo. L’odio non aveva più tormentato +il mio cuore, e la giustizia era stata meno +feroce nel perseguitarmi. Ma forse non meritavo +tanta felicità, poichè il destino volle mettermi di +nuovo a dura prova. +</p> + +<p> +Sull’imbrunire di un giorno di maggio, in +<i>Badde Cubas</i>, percorrevo a cavallo un <i>cammino +reale</i> (così noi chiamiamo una strada di passaggio, +<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> +e di molto trafico in aperta campagna). +Tormentato da più giorni da un foruncolo all’anca, +avevo ripiegato a mo’ di cuscino il mio +cappotto sulla sella, per meno inasprire la piaga. +</p> + +<p> +Ad un tratto mi trovai di fronte ad una +brigata di sette uomini, che cavalcavano di conserva. +Li credetti carabinieri, poichè uno di essi +montava un cavallo grigio, simile a quello che +soleva portare il brigadiere. +</p> + +<p> +Piedi di sprone al cavallo e mi cacciai in +un <i>cammino falso</i> (scorciatoia poco battuta). +</p> + +<p> +La trottata a precipizio mi aveva inasprito +il foruncolo, in modo che n’ebbi la febbre per +parecchi giorni. +</p> + +<p> +Non senza disagio giunsi a <i>Monte Rasu</i>, all’ovile +della vedova di Paolo Sechi (l’amico del +famoso bandito Alvau) dove con frequenza solevo +recarmi. Deciso di fermarmi colà fino a guarire, +consegnai il mio cavallo ad un servo, perchè me +lo custodisse in una tanca vicina, per averlo +pronto in caso di bisogno. +</p> + +<p> +Parecchi giorni dopo il mio arrivo all’ovile, +erano usciti dalla stazione di Portotorres quattro +carabinieri a cavallo, diretti alla Nurra. Essi +passarono in <i>Puttu Esse</i>, dove un certo Cosimo +Mannu lavorava la terra, insieme ad altri compagni. +</p> + +<p> +Era costui ritenuto dal popolo come un <i>indovino</i>, +perchè in fama che ogni notte i morti lo +portassero in giro. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> +</p> + +<p> +Vedendo passare i quattro carabinieri, egli +aveva esclamato rivolto ai compagni: +</p> + +<p> +— È strano! Io vedo due morti su quel +cavallo! +</p> + +<p> +— Non ti accorgi che sono quattro carabinieri +vivi? — gli dissero i compagni per canzonarlo. +</p> + +<p> +— No, vi dico! due di essi li vedo morti, +e non ritorneranno a Portotorres! +</p> + +<p> +Questa predizione, che mi venne riferita più +tardi dagli stessi lavoratori, aveva fatto il giro +della Nurra, e fu argomento di chiacchiere, le +quali avvalorarono la chiaroveggenza di Cosimo +Mannu. +</p> + +<p> +Io intanto me ne stavo tranquillo a <i>Monte +Rasu</i>, poichè l’ovile era un ritiro sicuro. +</p> + +<p> +Dopo essermi aggirato una mattina nei d’intorni +di <i>Monte Rasu</i>, entrai un momento nella +capanna isolata, dove si trovava Maria Antonia +Dore, vedova di Paolo Sechi, intenta alla lavorazione +dei formaggi. +</p> + +<p> +Entrato per mangiare un boccone in fretta +e furia, mi ero chinato sul focolare (scavato nel +centro della capanna) per accendermi la pipa con +un po’ di bragia. +</p> + +<p> +Mentre stavo curvo, frugando colla pinzetta +nella cenere, intesi il latrato del mastino, ch’era +legato a poca distanza dall’ovile, e in pari tempo +lo scalpitare di più cavalli che si avvicinavano. +</p> + +<p> +Mi rizzai in piedi sgomentato, ed armai i due +grilletti del fucile, che impugnavo colla sinistra. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> +</p> + +<p> +La capanna aveva due porte d’ingresso (l’una +di contro all’altra) chiuse da battenti, in cui era +praticato un largo finestrino, per lasciar passare +l’aria e la luce — come è uso in quasi tutte le +case di campagna, e specialmente nella Nurra. +</p> + +<figure class="figright"><a id="fill-157"></a> + <img src="images/ill-157.jpg" alt="I carabinieri a Monte Rasu"> +</figure> + +<p> +Come levai gli +occhi al finestrino +che avevo di fronte, +vidi un carabiniere +che guardava +dentro la capanna +col fucile +<i>sul pronti</i>. Gli altri +tre compagni, +arrivati subito dopo, +erano smontati +da cavallo, fermandosi +a buon +tiro verso le due +porte — in modo +da impedirmi l’uscita, +se avessi tentato scappare. +</p> + +<p> +Era l’identico caso di <i>Monte Fenosu</i> — ma +con maggior probabilità di riuscita per parte dei +carabinieri, poichè sicuri che la belva si trovava +al sicuro. +</p> + +<p> +Raccolsi tutto il mio sangue freddo, e pensai +di sfuggire all’agguato, ricorrendo ai mezzi che +mi erano abituali: all’audacia ed al coraggio. +</p> + +<p> +Puntai addirittura il carabiniere che avevo +<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> +di fronte, e feci fuoco. La mia palla lo aveva +passato da parte a parte, ed egli precipitò di sella. +</p> + +<p> +La vedova di Paolo Sechi, che accudiva ai +formaggi, si era data a correre di qua e di là, +strillando come forsennata; ma io, che volevo +non risentisse alcun danno, fui pronto ad afferrarla +per la vita, e la buttai in un canto della +capanna, dicendole: +</p> + +<p> +— Che fai? Vuoi morir forse crivellata dalle +palle? +</p> + +<p> +Così dicendo mi voltai di scatto verso la +porta opposta; posi il dito sul grilletto della canna +carica, e mi precipitai con impeto all’aperto. Veduto +l’altro carabiniere, che alla distanza di 45 +passi cercava di colpirmi, mi fermai di botto, lo +presi di mira, feci fuoco, lo vidi cadere, e continuai +la corsa verso il largo. +</p> + +<p> +Raggiunto il muro di cinta della tanca, e +non riuscendo a scavalcarlo per il foruncolo che +mi tormentava l’anca, mi diressi all’imbocco della +viottola vicina, dov’era legata la cagna che allatava +i piccini. Questa mi si avventò come una +tigre, addentandomi la giacca. Liberatomene con +uno strappo, presi allora una seconda viottola, +dove i due carabinieri mi raggiunsero, facendomi +tre scariche quasi a bruciapelo. +</p> + +<p> +Continuai a correre come un capriolo, fra le +palle che mi fischiavano all’orecchio. +</p> + +<p> +Seppi in seguito, che i carabinieri, credendo +di avermi gravemente ferito, erano venuti a frugare +<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> +fra le macchie, sperando di rintracciare il +mio cadavere. Ma io in quel momento ero già +lontano, salvo, e recitavo il rosario per l’anima +dei trapassati. +</p> + +<p> +I due carabinieri, da me feriti gravemente, +furono la stessa sera trasportati su due carri a +Portotorres, ed entrambi morirono. +</p> + +<p> +Fu asserito da taluni, che i quattro carabinieri +non erano venuti a <i>Monte Rasu</i> in cerca +di me, ma bensì in cerca d’acqua per abbeverare +i cavalli. Niente di più falso! Essi non avevano +bisogno di spingersi fino all’ovile di Paolo Sechi +per provvedersi d’acqua. Usciti da Portotorres +avevano passato la notte nell’ovile di Vigliano +Addis e dei fratelli Gianichedda, dov’era molt’acqua. +La mattina seguente, verso le 9, avevano +attraversato il fiumicello di <i>Boturru</i>, coll’acqua +al ginocchio, e vi potevano abbeverare i cavalli. +Percorso altro breve tratto di strada, erano passati +dinanzi all’abbeveratoio della <i>Sposada</i>, con +acqua abbondantissima e buona. Di là a <i>Monte +Rasu</i> non sono che 10 minuti di strada; motivo +per cui non era la sete dei cavalli che li spingeva +alla capanna isolata, dov’io mi trovavo, sofferente +per il foruncolo. +</p> + +<p> +Era precisamente a <i>Boturru</i> che essi avevano +a lungo conferito con certo Domenico Tignosu, +loro fiduciario; e già sognavano di avermi +nelle mani. +</p> + +<p> +Domenico Tignosu, dopo lo scontro di <i>Monte</i> +<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> +<i>Rasu</i>, si era infatti affrettato a lasciar la Nurra +per stabilirsi a Sassari, prevedendo giustamente +ch’io non gli avrei risparmiato la pelle. +</p> + +<p> +È questa la verità vera; tutte le altre sono +fandonie, messe in campo per scusare la poca accortezza +di quattro carabinieri imprudenti, i quali +si lasciarono sfuggire un bandito, dopo averlo +bloccato in una capanna isolata<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Sfuggito per miracolo alle fucilate di due +carabinieri, continuai a correre per una mezz’ora +in campagna aperta, fino a che mi cacciai in un +macchione, dove rimasi quasi tre giorni senza +<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> +prender cibo. Avevo la febbre, perchè il foruncolo +all’anca mi si era alterato, e non potevo +muovermi. +</p> + +<p> +Vivamente impressionato della morte dei due +disgraziati, non ringraziai neppure il Cielo di essere +uscito illeso dalle palle dei carabinieri. +</p> + +<p> +Ciò non deve recar meraviglia: era l’effetto +d’una mia fissazione. Sentivo dentro di me una +forza superiore, che non sapevo spiegarmi. Più +cresceva il pericolo, e più diventavo audace. Se +mi avessero detto: «là vi sono tre uomini appiattati +che bisogna affrontare!» non avrei esitato +un momento a scagliarmi contro di essi. +<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> +Nessuno de’ miei compagni vantava quest’impeto +temerario. Lo stesso Cambilargiu invocava +spesso la mia compagnia, confessando che meco +sentiva più coraggio. Se però ero audace in campo +aperto, diventavo all’incontro un pusillanime all’imbocco +d’una viottola stretta, o dinanzi ad un +nero macchione. Ero capace di fare un lunghissimo +giro, pur di non avventurarmi in una viottola +sospetta. Dicevo a me stesso: +</p> + +<p> +— Quando l’uomo ha la fede in Dio, o la +coscienza della propria ragione, egli deve affrontare +qualsiasi pericolo. Se la nostra causa è ingiusta, +soccomberemo; ma se è giusta, riusciremo +a sfuggire alle palle di cento fucili. +</p> + +<p> +Molti credettero che io possedessi un talismano, +che mi rendesse invulnerabile. Dicerie +ridicole! Il mio talismano era la cieca fede nel +volere del destino. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Dopo essere stato tre notti e due giorni dentro +ad un cespuglio, mi diressi ad una capanna, +dove mi sfamai con pane fresco. Di là passai nell’ovile +di un amico, col quale pochi giorni prima +avevo scambiato il fucile. Come mi vide, mi disse +sorridendo: +</p> + +<p> +— Vedo che il mio fucile ti va bene! +</p> + +<p> +— Benissimo — risposi — In mia mano +stanno bene tutti i fucili. Quando la canna è +<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> +diritta, l’occhio non può trovarsi a disagio nel +prendere di mira un bersaglio. +</p> + +<p> +Dopo lo scontro di <i>Monte Rasu</i>, molte squadriglie +di carabinieri si aggirarono nella Nurra +per darmi la caccia. Vennero anche disposti alcuni +appiattamene nella speranza di cogliermi; +ma io seppi deludere gli agguati. +</p> + +<p> +Dirò anzi, che appunto in quel tempo ebbi +a tiro diverse volte i carabinieri. Una mattina, +fra le altre, tre di essi vennero a mangiare e a +chiacchierare sotto il crepaccio d’una roccia, nel +quale mi ero cacciato un’ora prima. Se io lo +avessi voluto, avrei potuto ucciderli facilmente; +ma a quale scopo? Ho sempre risparmiato i carabinieri, +poichè per essi non avevo mai nudrito +odio — come mai ne hanno nudrito i miei compagni. +Non conobbi mai bandito, anche fra i più +efferati, che siasi vantato di aver fatto fuoco contro +un carabiniere, quando da questi non era stato +molestato. +</p> + +<p> +L’autorità giudiziaria si preoccupa molto +dello <i>sparar prima</i> o dello <i>sparar dopo</i> in uno +scontro coi carabinieri. Ma, santo Iddio! vorrei +vederli i signori giudici nei panni di un bandito, +in simili frangenti! Il problema parmi facile a +risolvere. Non già chi spara prima, ma chi spara +dopo corre il pericolo della vita. Ognuno può +riuscire a sparar <i>primo</i>, ma nessuno riuscirà a +sparar <i>secondo</i>, se il primo ha l’occhio buono. +Una sola cosa bisogna notare: che tutti i carabinieri +io li ho colpiti al petto! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> +</p> + +<p> +Confesso che mi spiacque l’incidente di <i>Monte +Rasu</i>, e compiansi sinceramente i due poveretti, +che caddero vittima della propria imprudenza, +più che del proprio dovere. Da tre anni non +perseguitavo nessuno. Non solo andavo in cerca +di miei nemici, ma pregavo il destino che non +li mettesse sui miei passi nei giorni dell’ira. Dopo +l’incontro colla mia bambina erano altri i miei +intendimenti! +</p> + +<p> +Non devo però qui tacere, che la vista dei +carabinieri a <i>Monte Rasu</i> mi gelò il sangue. In +quel momento non pensai che a Maria Antonia — alla +mia figliuola, la quale, se fossi stato là +ucciso, sarebbe rimasta orfana e sola sulla terra. +Divenni feroce, perchè mi sentivo più attaccato +alla vita. +</p> + +<p> +Non da me, ma dal destino vennero uccisi +i due carabinieri di <i>Monte Rasu</i>. E fu questo +l’ultimo sangue umano sparso dal bandito Giovanni +Tolu! +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span></p> + +<h3 id="cap14-3">CAPITOLO XIV. +<span class="smaller">Lo scandalo d’una tresca.</span></h3> +</div> + +<p> +Fu intorno a quel tempo, che, senza volerlo, +cominciarono a pervenirmi le notizie sulla condotta +di mia moglie a Florinas. Dico <i>senza volerlo</i>, +poichè non mi ero mai occupato di lei, nè di +lei volevo mi si parlasse mai. Mi contentavo di +lasciare quella disgraziata in preda al suo destino. +Vivente nell’abbandono e nella miseria, +ella trascinava l’anima nel rimorso e il corpo +nel digiuno, in espiazione d’una colpa a entrambi +fatale. +</p> + +<p> +Per diversi anni il paese aveva ritenuto Maria +Francesca come una donna savia, rassegnata +a subire cristianamente la sua cattiva sorte. Io, +invece, da qualche tempo ero informato, che il +contegno di lei non era così onesto ed esemplare, +come si dava ad intendere ai credenzoni. Il sospetto +d’una tresca, che prima vagamente e poi +con più insistenza si metteva in giro, era diventato +realtà. +</p> + +<p> +Una donna che abitava nella casa vicina, +affacciandosi per più notti ad una finestra che +<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> +dava sul tetto della casupola di Maria Francesca, +aveva udito distintamente la voce di un +uomo. Sorpresa dalla strana conversazione in casa +della sarta ad ora sì tarda, ne aveva dato avviso +ad alcuni amici; i quali, volendo conoscere il +misterioso visitatore notturno, avevano deciso +di fargli la posta per darsi spasso<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>. +</p> + +<p> +Nei villaggi — dove i passatempi son pochi, +e molti gli oziosi — gli scandali servono di +pascolo ad ogni ceto di persone, buone e cattive. +Quei curiosi rimasero in vedetta lungo la notte; +finchè al mattino, un’ora prima dell’alba, videro +aprirsi la porta della casupola di Maria Francesca, +ed uscirne un uomo incappucciato. Pedinatolo +per diverse mattine, riuscirono a ravvisarlo. +Era Baingio Maronzu, modesto macellaio, +piccolo commerciante di bestiame, e amante di +mia moglie. +</p> + +<p> +La notizia si divulgò, fece chiasso, divenne +pubblica. Le comari del paese, la cui lingua non +riposa neppur nel sonno, si diedero a commentarla, +ora accusando, ed ora scusando Maria +Francesca, a seconda i rapporti di amicizia o +di parentela coll’adultera. Alla piccante avventura +(per sè stessa poco singolare) si volle dare +una grave importanza per i personaggi che vi +erano implicati. Trattavasi della moglie di un +<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> +famoso bandito vivente, e di un ganzo ammogliato, +padre di cinque figli. Si diceva da tutti +con raccapriccio: +</p> + +<p> +— Che farà Giovanni Tolu dei due colpevoli?! +</p> + +<p> +Ma Giovanni Tolu era tranquillo nella Nurra, +nè pensava a consumare una carica di polvere +e due palle contro una donna che più non gli +era moglie, ed alla quale, da qualche anno, aveva +strappato la figliuola, prevedendo quanto sarebbe +avvenuto. +</p> + +<p> +Dopo la nostra separazione — come ho detto +ultra volta — i genitori di Maria Francesca non +si erano più recati a far visita alla figliuola, nè +avevano ad essa permesso di visitarli con troppa +frequenza. Essi davano ad intendere, che ciò si +voleva per non inasprirmi; ma il vero scopo era +quello di non volersi sagrificare a soccorrere la +poveretta, da essi traviata. +</p> + +<p> +Eppure io sapeva, che Salvatore Meloni e +sua moglie, tanto schizzinosi nell’avvicinare la +figliuola, non sentivano scrupolo a ricevere in +casa Baingio Maronzu; il quale faceva loro parte +delle carni che macellava. La studiata generosità +era servita di mezzo al buon amico per la +sua relazione illecita con Maria Francesca; la +quale, in quel tempo, aveva forse più bisogno di +pane, che delle carezze di un padre di cinque figli! +</p> + +<p> +Quando la notizia della tresca pervenne alla +Nurra, già da una settimana ero informato di uno +<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> +scandalo maggiore. I miei parenti, che vigilavano +ad occhi aperti, erano venuti a dirmi: +</p> + +<p> +— Bada, Giovanni! Tua moglie trovasi in +istato d’inoltrata gravidanza! +</p> + +<p> +L’ambasciata non mi giunse amara, nè mi +fece montare sulle furie; pensai invece a premunirmi +contro lo scandalo, rendendo pubblico +il fallo di mia moglie. +</p> + +<p> +Feci subito scrivere due lettere a Florinas: +una al sindaco dottor Serra, e l’altra al rettore +Dettori, annunziando loro la gravidanza illegittima +di mia moglie, ed avvertendoli di farla +sorvegliare, perchè allevasse la creatura che da +lei sarebbe nata. +</p> + +<p> +Ammonita da entrambi sollecitamente, Maria +Francesca protestò contro la diceria calunniosa; +ma il dottor Serra le fece conoscere la +pena che il Codice Penale infliggeva, a chi avesse +tentato di far sparire il frutto della propria +colpa. +</p> + +<p> +— Il fatto è ormai noto al paese — conchiuse +il sindaco — ed io più di ogni altro sono +in grado di affermare il vero! +</p> + +<p> +I miei parenti, dietro gli ordini da me ricevuti, +raddoppiarono la vigilanza, benchè inutilmente. +La scaltra donna, assistita da alcune comari +compiacenti, riuscì a mandar fuori di casa +il neonato, senza che alcuno se ne avvedesse. Il +bambino fii esposto e raccolto nel paese di Bonnanaro, +e i due funzionari non poterono far nulla. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> +</p> + +<p> +Sparsasi la voce dell’interessamento da me +preso per la gravidanza di mia moglie, i due +adulteri si sgomentarono, credendo scioccamente +ch’io non avrei frapposto indugio a massacrarli. +Da soli tre giorni era avvenuto il parto, quando +i due colombi lasciarono Florinas per fuggirsene a +San Gavino Monreale, al di là di Oristano. Mia +moglie riuscì a collocarsi come balia a Cagliari; +e Maronzu, non ritenendosi abbastanza sicuro +nell’isola, si recò a Portotorres, e di là prese imbarco +per Marsiglia, abbandonando la druda, la +moglie, e tutti i suoi figliuoli. +</p> + +<p> +Morta la bambina affidatale come balia, Maria +Francesca lasciò Cagliari per ritirarsi nel villaggio +di San Gavino Monreale, dove non tardò a raggiungerla +il suo drudo, stanco della vita miserabile +che menava in Francia. +</p> + +<p> +Dopo circa due anni di assenza, l’uno e +l’altra vollero far ritorno a Florinas; ma vivendo +in continue angustie per paura della mia vendetta, +spiccarono di nuovo il volo per San Gavino. +Ivi Baingio acquistò una casetta in nome di mia +moglie, coi risparmi fatti nella miniera di Monteponi, +dove venne accettato come manovale. +</p> + +<p> +Non sono molti anni che quella donna leggera, +benchè inoltrata negli anni, si separò dal +drudo per unirsi ad un vecchio militare in ritiro. +</p> + +<p> +Così appresi per caso dalle chiacchiere degli +amici — poichè, lo ripeto, non volli mai occuparmi +di una donna, che non ho riveduto da +<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> +oltre quarant’anni, e che spero di mai più rivedere +in questo mondo, nè nell’altro. +</p> + +<p> +La voce pubblica (che viene chiamata <i>voce +di Dio</i>, sebbene non ne azzecchi mai una!) andava +dicendo, che io avessi più volte tentato di +uccidere i due adulteri, tendendo loro un agguato. +Nulla di più falso! — Dirò, anzi, che più d’una +volta ebbi a tiro di fucile Baingio Maronzu, ma +mi guardai di spararlo, per non perdere una carica +di polvere e due palle. Così pure dirò, che +facilmente avrei potuto uccidere Maria Francesca; +poichè se da lei mi fossi creduto offeso, +sarei stato capace di pugnalarla nella propria +casa, dentro Florinas. Ho già detto, come per +togliere la vita a Francesco Rassu (da me ferito +in campagna) io mi fossi spinto fin sulla soglia +della sua abitazione, poc’ora dopo che n’erano +usciti il medico ed il pretore. +</p> + +<p> +Perchè, d’altronde, uccidere Maria Francesca? +La pagavo col disprezzo, ma non l’odiavo. +Giovane inesperta, mal consigliata, abbandonata +da’ suoi genitori, vivente nella miseria, era caduta +nel fango per colpa d’altri: di quel sordido +prete, a cui Dio avrà chiesto conto dell’anima +buona da lui traviata. Chi lo sa? forse io devo +alla piccola Maria Antonia, se non divenni allora +un ussoricida. Non avrei certo esitato ad uccidere +mia moglie; ma non potevo uccidere la +madre della mia figliuola! +</p> + +<p> +Erano dunque abbastanza puniti i due adulteri, +<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> +ed io per essi non dovevo compromettere +la mia coscienza. Baingio Maronzu, d’altra parte, +non si era unito a mia moglie, ma ad una donna +da me ripudiata, e che più non mi apparteneva. +Anch’io era stato reo dello stesso peccato, nè +avrei saputo in altri punirlo<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>. +</p> + +<p> +Per Maria Francesca si era avverata la mia +profezia. Dopo la nostra separazione avevo detto +a’ suoi parenti: — voi ne farete una sgualdrina! +</p> + +<p> +Destino di questo mondo! Io, abile lavoratore; +lei, buona massaia, eravamo nati per vivere +felici nella nostra casetta di Florinas. E +invece, che fu di noi? Battemmo disgiunti una +falsa strada: quella dell’infamia. Chi eravamo noi? +Io, il bandito della foresta — lei la druda di un +ammogliato. Fuggiaschi entrambi da un punto +all’altro dell’isola, avevamo bisogno di nasconderci: +lei per dar la vita a figliuoli bastardi — io +per toglierla a’ miei persecutori! +</p> + +<p> +Un solo cruccio ho risentito per l’abbiezione +di Maria Francesca: — la mia figliuola meritava +una madre migliore! +</p> + +<p> +Oh quante volte, quando mi sedevo la bambina +sulle ginocchia, io le diceva, senza che mi +comprendesse: +</p> + +<p> +— Povera creatura! tu sei alta poco più del +mio coltello omicida; nessuno ti conosce, nessuno +<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> +ti cura, nessuno sa quanto vali! Eppure dovrebbero +adorarti in ginocchio come una Madonnina! +Eppure molti contadini e signori di Florinas dovrebbero +caderti ai piedi, per ringraziarti delle +vite che hai risparmiato al nostro paese! Molto +sangue avrei sparso ancora, se io non ti avessi +incontrato sul mio cammino! Non ti manca che +una sola virtù, figliuola mia: — quella di non +aver saputo spegnere nel mio cuore l’odio verso +il prete Pittui — verso l’uomo fatale, che a me +tolse la pace... e a te la madre! +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span></p> + +<h3 id="cap15-3">CAPITOLO XV. +<span class="smaller">I ladri di buoi.</span></h3> +</div> + +<p> +La mia figliuola aveva continuato per lungo +tempo a frequentare la scuola di Portotorres, cattivandosi +la benevolenza della maestra e delle +sue compagne. L’allontanamento dal paese della +strega, che batteva le scolare, aveva in lei ridestato +l’amore allo studio ed ai lavori di cucito. +</p> + +<p> +Appena raggiunta l’età di 16 anni, Maria +Antonia dichiarò di non voler più sapere di lezioni. +Si sapeva grandicella, e voleva ritirarsi +in casa. +</p> + +<p> +Non aveva torto. Per la povera gente l’istruzione +deve avere un limite. Lo studio è buono +per i soli signori, e noi abbiamo bisogno del lavoro +per tirare innanzi la vita. +</p> + +<p> +Uscita per sempre dalla scuola, Maria Antonia +andò a convivere con mia sorella Andriana, +maritata a Ignazio Piana. +</p> + +<p> +La mia figliuola era una ragazza assennata, +piena di spirito, e si era data volontariamente al +lavoro, per accudire alle faccende domestiche. +<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> +Le due mie sorelle le tenevano buona compagnia +e l’educavano bene, poichè nostro padre ci +aveva tutti allevati rigidamente, all’antica, senza +grilli per la testa, e senza quelle sciocche tenerezze, +assai spesso nocive alle tenere piante. +</p> + +<p> +La famiglia d’Ignazio Piana si componeva +di marito e moglie, di tre figli e di una nipote, +che si era voluto addossare. Ignazio aveva casa +propria a Portotorres, che abitava durante il +tempo della manipolazione dei formaggi; negli +altri mesi si ritirava colla famiglia negli ovili +della Nurra di Portotorres — cioè a <i>Monte erva</i> +(lontano un due ore dal paese), o alle tanche di +<i>S. Lucia</i> e di <i>Campo cervo</i>, distante un’oretta. +</p> + +<p> +Come la mia figliuola entrò in casa d’Ignazio +ad accrescere il numero dei componenti la famiglia, +si era data a cucire, a far pane, ed anche +a lavare; poichè da noi si fa di tutto, ed il saper +leggere e scrivere non doveva darle diritto a +starsene colle mani in mano. +</p> + +<p> +Andavo ogni tanto a trovar Maria Antonia, +oppure le scrivevo, se avevo bisogno di dirle +qualche cosa. +</p> + +<p> +Oltre all’ingrato mestiere di bandito, da una +diecina d’anni mi ero assunta l’incarico di far +da mamma alla mia creatura; epperciò lavoravo +con più ardore, dovendo pensare al suo avvenire. +Seminavo grano proprio, possedevo una +mezza dozzina di buoi, ed anche qualche gregge; +il tutto affidato alla custodia ed alle cure de’ miei +<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> +cognati; poichè la mia vita di girovago, di fuggiasco, +e di perseguitato, non poteva permettermi +di aver campi, pecore e mandrie di mia proprietà. +Col lavoro assiduo e coi risparmi avevo accumulato +il poco che possedevo; ed ero orgoglioso +di vantarmene, colla coscienza di non potermi +rimproverare il minimo furto. Dovevo tutto a me +stesso, e niente agli altri! +</p> + +<p> +Sentendomi più tranquillo dopo il ritiro di +mia figlia dalla scuola, continuai a gironzare di +qua e di là, considerando ch’era imprudenza fermarmi +a lungo in un punto fisso. +</p> + +<p> +In quel tempo si era a me unito Giovanni +Maria Ibba — che fu l’ultimo bandito ch’ebbi a +compagno di ventura. Come ho fatto per gli altri, +dirò poche parole sulla vita di costui. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Giomaria Ibba era un mugnaio; il quale un bel +giorno, per presunti danni cagionati al suo orto, aveva +preso a bisticciarsi con Luigi Marceddu — l’uccisore +a tradimento di Pietro Cambilargiu. +</p> + +<p> +Persistendo Marceddu a darsi ragione colle +minacele, il mugnaio gli disse: +</p> + +<p> +— Senti: è meglio finirla qui, perchè saresti +capace di darmi una fucilata alle spalle, come +hai fatto col bandito osilese. +</p> + +<p> +E impegnata una lotta corpo a corpo con +lui, Ibba riuscì ad atterrarlo, e a spaccargli il +<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> +cranio con una grossa pietra. Sotterrato quindi +il cadavere nell’orto, vi piantò i pomidoro, che +inaffiò accuratamente. +</p> + +<p> +Scoperto il cadavere, Giomaria Ibba si salvò +colla fuga, e fece il bandito. Accortosi poco dopo +che un altro mugnaio cercava di fargli la spia, +riparò nella Nurra, e venne a trovarmi, pregandomi +di prestargli mano per uccidere il collega +delatore. +</p> + +<p> +— Io non ho più nemici, nè voglio più averne! — risposi — Ti +avverto solo di non avvicinarti +a Sassari, perchè colà la giustizia ha +cent’occhi! +</p> + +<p> +— Che importa? So bene che finiranno per +uccidermi; ma è meglio che io mi vendichi! +</p> + +<p> +Così egli mi rispose, e continuò a rimanere +con me nella Nurra, finchè si decise a far ritorno +a Sassari. Quivi riuscì ad uccidere, prima il mugnaio +spia, e poco dopo il maresciallo Piras sullo +stradone di Sorso. +</p> + +<p> +Affidatosi in Sassari ad un amico suo, comprato +dalla Polizia, questo denunziò il rifugio del +bandito. Assalito dai carabinieri, Giomaria Ibba +cadde colpito dalle loro palle<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>. +</p> + +<p> +Ed ora riprendo il filo della mia storia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +In compagnia del bandito Ibba, passai un +giorno dinanzi all’ovile d’Ignazio Piana, il marito +di mia sorella Andriana. +</p> + +<p> +Come mio cognato mi vide; esclamò: +</p> + +<p> +— Guarda combinazione! Poc’ora fa erano +qui a cercarti due amici di Banari. +</p> + +<p> +— Chi erano dessi? +</p> + +<p> +— I fratelli Antonio Maria e Salvatore Pes. +</p> + +<p> +— Che volevano? +</p> + +<p> +— Volevano incaricarti della ricerca di tre +paia di buoi, che furono loro rubati. I buoi, però, +sono qui nella Nurra! +</p> + +<p> +— E chi può saperlo? +</p> + +<p> +— Lo so io, che li ho veduti, e lo sa Giovanni +Lepuzza, che si trovava con me<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> +</p> + +<p> +— E come li avete veduti? +</p> + +<p> +— I ladri hanno aperto una breccia nel muro +di <i>Lècheri</i>, hanno passato i buoi in <i>Badde arcu</i>, +portandoli alla tanca di <i>Pedra carpida</i>, dopo +aver loro legato le zampe anteriori (<i>trobidos</i>). +</p> + +<p> +— Chi accompagnava i buoi? +</p> + +<p> +— Il ploaghese Tiringone, domiciliato a Portotorres, +e altri due che non abbiamo potuto +ravvisare per l’ora tarda. +</p> + +<p> +— E i due fratelli Pes donde venivano? +</p> + +<p> +— Da Portotorres, dove si erano recati per +raccomandarsi a Giovanni Lepuzza. +</p> + +<p> +— E perchè si rivolsero a costui? +</p> + +<p> +— Perchè a un suo fratello, carabiniere, era +un giorno scappato il cavallo, che fu rintracciato +dai Pes. Grato del servizio resogli, il carabiniere +li esortò a comandarlo, ove avessero avuto bisogno +di lui. +</p> + +<p> +— Che rispose Lepuzza ai fratelli Pes? +</p> + +<p> +— Lasciò scapparsi sbadatamente: — Perdio! +gli stessi buoi! — Recatosi quindi da Tiringone +aveva detto: +</p> + +<p> +«— Ho in casa due amici banaresi in cerca +dei buoi, che l’altra sera avete portato alla tanca +di <i>Pedra carpida</i>. +</p> + +<p> +«— E che? hai forse tu detto dov’erano? +</p> + +<p> +«— No... non ho detto niente! +</p> + +<p> +«— Ebbene, ascolta: tu avrai la parte dei +buoi da noi presi, se ci metteremo d’accordo per +dire ai banaresi che i buoi non ci sono. Condurremo +<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> +i due amici altrove, per far loro perdere +le traccie. +</p> + +<p> +«L’indomani, infatti, Lepuzza e Tiringone +condussero i fratelli Pes a cercare i buoi... dove +non c’erano. Fattasi tarda l’ora, dissero ai banaresi: — Potete +tornarvene al paese. Faremo noi +la ricerca dei buoi. +</p> + +<p> +«I Pes presero commiato, dicendo: — Noi +siamo amici di Giovanni Tolu. Fategli i nostri +saluti! +</p> + +<p> +«Prima di partirsene (conchiuse mio cognato +Piana) i fratelli Pes vennero in cerca di me per +narrarmi il caso; ed io sorrisi dicendo loro: — Andate +pure, chè quando troveremo i buoi sarete +avvisati.» +</p> + +<p> +Come mio cognato terminò il racconto, si +andò tutti a cena, compreso Ibba, e si continuò +a parlare dell’incidente. +</p> + +<p> +— Dunque i buoi furono veduti da te e da +Giovanni Lepuzza? +</p> + +<p> +— Altro che! — rispose. +</p> + +<p> +— E perchè Lepuzza non condusse addirittura +i fratelli Pes alla tanca dov’erano i buoi? +</p> + +<p> +— Glie lo dissi, ma mi rispose: — sai bene +ch’io sono molto povero, e mi fa comodo la +porzione che mi verrà data, quando si riuscirà +a vendere i buoi.» — Lo rimproverai della +sua poca lealtà, ma si limitò a confessarmi, +che la promessa di un compenso lo aveva acciecato. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> +</p> + +<p> +Appena finito di cenare, mi recai con Ibba +a <i>Campanedda</i>, e chiesto al servo ove fosse Francesco +Silvanu, rispose ch’era a letto. +</p> + +<p> +— Digli che si alzi subito, perchè Giovanni +Tolu ha bisogno di parlargli. +</p> + +<p> +Quegli si vestì e venne ad aprirci. Io gli +dissi a bruciapelo: +</p> + +<p> +— Senti, Francesco: i buoi che tu hai nella +tanca appartengono a Banari; si hanno le traccia, +e non si cesserà dal cercarli, finchè si troveranno. +Sono proprietà di gente ricca, che ha molti amici! +</p> + +<p> +— Non so nulla di quanto mi dici! — mi +rispose Silvanu. +</p> + +<p> +— Non mentire: tu lo sai! Bada che <i>compare</i> +Maurizio, il capo dei ladri di bestiame, ha +già deciso di restituire i buoi al padrone, per +evitare lo scoprimento dei rei! +</p> + +<p> +Silvanu rimase come di sasso, non immaginando +certo che le parole di compare Maurizio +fossero un’invenzione mia. Pensò alquanto e rispose: +</p> + +<p> +— Dimmi che cosa devo fare! +</p> + +<p> +— Farai come ti dico. Per evitare pericolose +testimonianze, condurrai di notte tempo i buoi +nella tanca di mio cognato Piana, legati come +si trovano. Non si saprà così, da nessuno, chi ve +li abbia messi. +</p> + +<p> +L’indomani notte, infatti, fu trasportato il +bestiame, come avevo suggerito. +</p> + +<p> +Quando all’alba mio cognato vide i buoi nella +<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> +sua tanca, ne diè subito avviso ai banaresi, perchè +se li ritirassero. +</p> + +<p> +I fratelli Pes, in precedenza, avevano fatto +la denunzia del bestiame mancante al pretore ed +ai sindaci dei paesi vicini. +</p> + +<p> +Divulgatasi la notizia del fatto, il pretore di +Portotorres mandò a chiamare Ignazio Piana per +chiedere schiarimenti. +</p> + +<p> +— Chi ha messo i buoi nella tua tanca? +</p> + +<p> +— Lo ignoro. Giorni prima avevo informato +mio cognato Giovanni Tolu della mancanza dei +buoi, ma non so se li abbia portati lui od altri +alla tanca. Io feci il mio dovere avvisando i +padroni. +</p> + +<p> +Il pretore volle interrogare anche mia sorella +Andriana e la mia figliuola, che in quel tempo +si trovava all’ovile. Quest’ultima rispose, con +molto spirito, che le donne s’intendono di tela +e di lino, non di buoi nè di pecore. +</p> + +<p> +Io fui ben lieto di aver adempiuto al mio +dovere, facendo restituire la roba d’altri, senza +denunziare i ladri. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span></p> + +<h3 id="cap16-3">CAPITOLO XVI. +<span class="smaller">Bue per bue!</span></h3> +</div> + +<p> +Compare Maurizio, Giovanni Lepuzza, Baingio +Matagnu, i fratelli Tiringone, e molti altri +componenti la compagnia dei ladri di buoi, furono +risentiti contro di me, per la preda loro sfuggita. +I buoi rappresentavano un valore di circa 400 +scudi; e i ladri, per mia colpa, si videro costretti +a rinunziare ad un lauto dividendo. Fatta congiura, +stabilirono di vendicarsi. +</p> + +<p> +Uno dei fratelli Tiringone (mezzo scemo) amoreggiava +con una ragazza di Florinas; alla quale +raccontava, per vanagloria, tutte le prodezze della +compagnia dei ladri, di cui egli faceva parte. +La ragazza, con ingenuità, diceva tutto al padrastro +Salvatore Bazzone, il quale era fratello +di un mio cognato, amicissimo mio. Questi mi +avvertiva per mettermi in guardia — e così mi +era noto ogni tranello ed ogni chiacchiera a mio +riguardo. Gli amori della donna mi hanno sempre +reso dei grandi servigi. +</p> + +<p> +Un giorno Tiringone lasciò sfuggirsi: +</p> + +<p> +— Giovanni Tolu si accorgerà ben presto +<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> +dell’errore fatto, costringendoci a restituire i buoi +ai banaresi! +</p> + +<p> +Questa minaccia, ed altre di simil genere, +pervenivano ogni tanto al mio orecchio, e si +rinnovarono con frequenza per lo spazio di un +anno. +</p> + +<p> +Io rideva, perchè di questa gente non avevo +paura. Guai a loro se avessero osato molestarmi! +</p> + +<p> +Una notte Giovanni Lepuzza, membro della +famosa compagnia organizzata nella Nurra, aveva +tentato di far uscire dalla tanca di mio cognato +Piana una ventina di buoi, fra i quali ve n’erano +miei, di Giovanni Puzzone, e di altri che pagavano +il pascolo al proprietario delle terre. Sebbene +i cani non avessero abbaiato (perchè conoscevano +Lepuzza, un tempo consocio di Pinna) i +buoi quella notte non si poterono portar via, per +la troppa loro grossezza. +</p> + +<p> +Trascorso un mese, Lepuzza ritentò il colpo, +e questa volta gli riuscì di portar via una ventina +di buoi, che condusse fino a <i>Montixiu Àinu</i>, +dove era riunita la combricola dei ladri compagni. +</p> + +<p> +Le bestie furono messe dentro una tanca +chiusa, lontana una mezz’ora dall’ovile di mio +cognato. Temendo che la detonazione dei fucili +non li tradisse, i ladri pensarono di uccidere col +ferro, anzichè col piombo, i buoi designati. Gettato +il laccio a quattro bestie, che lor piacque +scegliere, le scannarono. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> +</p> + +<p> +Tre di questi buoi erano i miei — il quarto +di Giovanni Puzzone. È certo, però, che il bue +di quest’ultimo fu creduto pur mio, poichè ne +avevo uno simile nella tanca di mio cognato. +</p> + +<p> +Ignazio Piana e il Puzzone, accortisi verso +l’alba della mancanza dei buoi, si diedero attorno +per rintracciarli. Essi rinvennero qua e là, vaganti, +tutti i vivi, ma invano cercarono gli altri quattro. +</p> + +<p> +Arrivato la sera da Portotorres, Giovanni +Lepuzza si presentò all’ovile di mio cognato Piana, +il quale lo informò dei quattro buoi mancanti. +</p> + +<p> +— Andiamo a cercarli! — disse con affettata +premura; e si mossero. +</p> + +<p> +Lepuzza, con sorpresa di Piana, si diresse +verso <i>Montixiu Àinu</i>, dove trovarono i quattro +buoi scannati, e già scorticati. I ladri avevano +portato seco i cuoi, che depositarono più tardi +nell’ovile di un loro amico, e parente. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Due giorni dopo — ignaro di quanto era +accaduto — capitai con un compagno nell’ovile +di mio cognato (ch’era assente) e dissi a mia sorella +Andriana: +</p> + +<p> +— Dacci pane e vino, se ce ne hai. Abbiamo +bisogno di mangiare un boccone, per continuare +la nostra strada. +</p> + +<p> +Mia sorella, molto seria, accentuando le parole, +mi rispose con doppio senso: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> +</p> + +<p> +— Oggi non ti mancherà carne, Giovanni! +Ne abbiamo cotta, ed anche cruda! +</p> + +<p> +— Che vuoi dire? Spiegati! +</p> + +<p> +— Voglio dire, che ti hanno ucciso quattro +buoi! +</p> + +<p> +Il sangue mi montò alla testa; ed ascoltai +muto, come intontito, la storia dell’uccisione, che +Andriana mi andava esponendo. +</p> + +<p> +Mio primo pensiero fu quello di correr subito +in cerca di Lepuzza per dargli una fucilata. +Si trattava del mio peculio assottigliato, del mio +risparmio guadagnato col sudore della fronte. +Venne in seguito la riflessione, e considerai che +la morte di Lepuzza non avrebbe potuto indennizzarmi +del bestiame perduto. +</p> + +<p> +Sedetti a tavola, sorrisi sinistramente, e dissi +rivolto a mia sorella con finta gaiezza: +</p> + +<p> +— Andriana; portaci pane e vino, e non +pensiamo ad altro. Quei furfanti l’hanno sbagliata. +Dovevano prima uccider me... poi le mie bestie! +</p> + +<p> +Appena terminato il pasto, dissi alla mia +figliuola, ch’era venuta a carezzarmi: +</p> + +<p> +— Maria Antonia; recati subito a Portotorres, +e va in cerca del canonico. Portagli dieci +scudi; e digli a mio nome, che celebri una messa +alle <i>Anime del Purgatorio</i>, col <i>cavallo dei morti</i> +in mezzo alla chiesa.<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> +</p> + +<p> +Tornato all’ovile dopo due giorni, Maria Antonia +venne a riferirmi, che il prete Giomaria +Sanna (a cui si era rivolta) aveva ricusato il danaro, +dicendo che non poteva prestarsi a lanciar +<i>scomuniche</i> in nome di un bandito. +</p> + +<p> +Rimandai la figliuola al curato della basilica, +pregandolo che dicesse una messa di due +scudi a Sant’Antonio <i>del fuoco</i>. Questa volta +venni esaudito. +</p> + +<p> +Non devo tacere, che il prete Sanna ha mancato +al suo dovere. Io so, per essere stato sagrestano, +che un devoto (purchè paghi!) ha diritto +a qualunque funzione in chiesa. +</p> + +<p> +Recatomi l’indomani nell’ovile di un pastore +(parente dei ladri) mi si domandò se era vero +che mi avessero ucciso tre buoi. +</p> + +<p> +— È verissimo! — risposi — ma vi assicuro +che sarò indennizzato, anche se ai ladri si +screpolasse la pianta dei piedi!<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a> +</p> + +<p> +Il pastore ammutolì inorridito. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Era intanto venuta la bella stagione, in cui +diversi avvocati di Sassari solevano recarsi alla +Nurra, per passare un mesetto in divertimento. +</p> + +<p> +Gli avvocati — esterno una mia opinione — sono +<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> +gente che hanno l’abilità di barcamenarsi +fra amici e nemici, per trarne all’occasione qualche +cliente. +</p> + +<p> +Come seppi dell’arrivo dei villeggianti, mi +presentai ad uno degli avvocati, ch’era informato +del caso accadutomi, perchè contava molti amici +nella Nurra. +</p> + +<p> +— Ma perchè te li hanno uccisi, questi buoi? — mi +domandò egli. +</p> + +<p> +— Perchè ho fatto restituire ai banaresi +quelli rubati dalla combricola dei ladri, capitanati +da compare Maurizio! +</p> + +<p> +— E sei proprio sicuro di quanto dici? +</p> + +<p> +— Ne domandi agli amici della Nurra, e sentirà +la risposta. I ladri avrebbero dovuto ringraziarmi, +perchè non li ho compromessi colla giustizia. +Mi hanno invece pagato col più nero dispetto! +</p> + +<p> +— Non dubitare; parlerò io con compare +Maurizio. Lo conosco per un buon uomo, e mi +dispiace che egli abbia male, perchè è un mio +compare di battesimo. Non appena avrò conferito +con lui, ti avviserò con un biglietto, che tu brucierai. +</p> + +<p> +Quando presi commiato, egli mi regalò tre +scudi per farmi un paio di pantaloni. +</p> + +<p> +Dopo qualche tempo ricevetti una sua lettera, +nella quale mi diceva di aver imposto a compare +Maurizio di riunire i suoi amici per aggiustare +l’affare dei buoi, il cui prezzo mi verrebbe pagato +in rate, o nel modo più conveniente. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> +</p> + +<p> +Trovandomi un giorno nell’ovile di mio cognato +Piana (in <i>Campu Cervu</i>) capitarono là, +provenienti da Portotorres, compare Maurizio, +Giovanni Lepuzza, i tre fratelli Tiringone, ed altri +compagni della famosa comitiva. +</p> + +<p> +Li vidi da lontano e mi nascosi nelle vicinanze, +senza che mi vedessero. +</p> + +<p> +Chiesto di me, mio cognato rispose: +</p> + +<p> +— Giovanni non si è veduto in questi giorni; +ma se avete qualche cosa a dirgli, parlate pure, +chè io troverò mezzo di riferirglielo. +</p> + +<p> +Allora compare Maurizio e i Tiringone, con +un’audacia senza pari, si scagliarono addirittura +contro Giovanni Lepuzza, accusandolo dell’uccisione +dei buoi — forse coll’intento di mettere +lui solo in causa, ed a tiro del mio fucile. Lepuzza +tentò difendersi; ma i compagni alzarono tanto la +voce, che quegli fu costretto ad ammutolire. +</p> + +<p> +La combricola si fermò nell’ovile tutta la +giornata, sollevando questioni sul fatto de’ buoi, +ma senza nulla conchiudere. +</p> + +<p> +Quando mio cognato mi riferì quanto si era +discusso, gli feci notare che si trattava di uno +strattagemma. Essendo Lepuzza un intruso nella +società dei ladri, poco ad essi importava se lo +avessero ucciso, o chiamato in causa. +</p> + +<p> +Volendo metterli alla prova, dissi a mio cognato: +</p> + +<p> +— Fammi il piacere di recarti a Portotorres. +Dirai a compare Maurizio ed ai suoi compagni, +<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> +che sabato li aspetto qui. Quando verranno, tu +li tratterrai nell’ovile per un’oretta; in seguito li +condurrai alla <i>Tribuna</i>. +</p> + +<p> +Disposi nel frattempo, che nel giorno indicato +si recassero alla <i>Tribuna</i> alcuni miei parenti +ed amici, tutti armati. +</p> + +<p> +In quei giorni mio fratello Giomaria si trovava +all’ovile, perchè consocio di mio cognato +nell’agricoltura. +</p> + +<p> +Il sabato, fedeli all’appuntamento, i capi-ladri +si presentarono all’ovile; e di là, dopo un’ora, +furono condotti da Piana alla <i>Tribuna</i>, dove già +si trovavano i miei, cioè: Giomaria, l’altro mio +cognato Martino Fiori, ed i fratelli Giovanni e +Ignazio Puzzone. +</p> + +<p> +Compare Maurizio era venuto coi tre fratelli +Tiringone, cioè Ciccio, Antonio Giovanni e Billia. +Mancava Lepuzza, perchè si era rifiutato a tener +loro compagnia. +</p> + +<p> +Io intanto mi ero fermato nell’ovile di Antonio +Maria Sassu, volendo presentarmi alla comitiva +quando tutti erano a posto. Pregai l’amico +pastore che lasciasse venir meco il suo figliuolo +quindicenne, al quale fu dato un fucile, che io +caricai a palla. +</p> + +<p> +Mossi finalmente verso la <i>Tribuna</i>, raccomandando +al giovinotto di starmi sempre vicino, +perchè all’occasione potessi servirmi dell’arma +sua. Fu sempre mio sistema di premunirmi contro +qualunque possibile evento. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> +</p> + +<p> +Come giunsi al sito designato, vidi i componenti +la comitiva sdraiati qua e là sull’erba. +</p> + +<p> +Mi avvicinai sorridente; e alludendo ad una +caccia finita dissi loro: +</p> + +<p> +— Non avete abbrustolito i cinghiali? +</p> + +<p> +— Non ancora! — rispose mio fratello. Gli +altri tacquero. +</p> + +<p> +Diedi un’occhiata in giro: +</p> + +<p> +— Ma qui non vedo Giovanni Lepuzza! +</p> + +<p> +— Non è voluto venire. +</p> + +<p> +— Bisognava condurlo! +</p> + +<p> +— Dovevamo forse trascinarlo per i piedi? +</p> + +<p> +— Sicuro: anche a viva forza, dandogli parola +che nessuno lo avrebbe qui offeso. Temevate +forse che io lo uccidessi? Colui che voglio +uccidere non ha bisogno di disturbarsi per venirmi +a trovare: — so andare io da lui; e se lo +cerco lo trovo! +</p> + +<p> +Nessuno rispose. Compare Maurizio disse: +</p> + +<p> +— Noi siamo qui, pronti a fare quello che +vuoi! +</p> + +<p> +Mi rivolsi a lui: +</p> + +<p> +— Ma io non sono un bambino da menar +per il naso. Tu sei il capo dei ladri! e come +capo devi radunare i tuoi amici perchè mi venga +rimborsato il prezzo dei tre buoi che mi avete +ucciso. Chiacchiere non ne voglio da nessuno. +Ne ho già udito abbastanza! +</p> + +<p> +E così dicendo, voltai loro le spalle, e me +ne andai. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> +</p> + +<p> +— Ma quest’uomo è sulle furie e non vuole +ragionare! — aveva esclamato compare Maurizio, +rivolto a Giomaria. — Che venga qui, e ce +l’intenderemo con calma! +</p> + +<p> +Mio fratello montò a cavallo e mi raggiunse, +per riferirmi le parole del capo ladro. +</p> + +<p> +— Rispondi loro, che io voglio soldi e non +ciancie! +</p> + +<p> +E continuai la mia strada. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span></p> + +<h3 id="cap17-3">CAPITOLO XVII. +<span class="smaller">Fra giudici e avvocati.</span></h3> +</div> + +<p> +Il caso dell’uccisione dei buoi divenne popolare +nella Nurra, e la giustizia se n’era immischiata. +</p> + +<p> +Trascorse due settimane, venni chiamato a +Sassari in salvacondotto, e mi presentai al giudice +Pirari. +</p> + +<p> +Invitato da lui a dar ragguagli, ed a deporre +in causa contro gli uccisori de’ miei buoi, risposi: +</p> + +<p> +— Se il Governo è disposto a risarcirmi del +danno, svelerò il nome dei ladri... e dirò altro +ancora! +</p> + +<p> +— Il Governo ha il dovere di far giustizia, +ma non può rimborsare danno alcuno. +</p> + +<p> +— Ed io non dirò una parola! +</p> + +<p> +— Ecco il vostro contegno! — fece il giudice +Pirari con aria di malcontento — Prima vi +dolete del danno sofferto, e poi vi rifiutate a denunziare +i rei. Che volete che faccia la giustizia? +</p> + +<p> +— Ma ella dunque ignora, che non ho altre +entrate per vivere? Io conto sul mio lavoro, nè +voglio andare a rubare. Se il Governo rifiuta +<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> +di pagarmi, troverò io il mezzo di farmi pagare +dai ladri. +</p> + +<p> +— I ladri non ti pagheranno, poichè sono +in molti... e tu sei solo. +</p> + +<p> +— Ella è in errore. Appunto perchè in molti +mi riuscirà facile ucciderne qualcuno; mentre sarà +loro difficile venirmi a trovare. Creda pure, d’altra +parte, che se mi cercano mi trovano! +</p> + +<p> +— Ripeto che da nessuno verrai pagato: nè +dai ladri, nè dal Governo. +</p> + +<p> +— I ladri mi pagheranno; e se non mi pagassero, +è segno che morrò presto. +</p> + +<p> +— Pensaci bene! +</p> + +<p> +— Ci ho pensato. Faccia una cosa: ne tenga +parola col prefetto, col procuratore del re, con +chi vuole: mi si paghino i buoi, e in seguito si +vedrà se sarò capace di mettere la giustizia sulle +traccia dei malandrini! +</p> + +<p> +— È una cosa impossibile! +</p> + +<p> +— Se il Governo mi paga i buoi, le prometto +di unirmi ai carabinieri per arrestare i ladri. +</p> + +<p> +Il giudice mandò allora a chiamare il capitano +Castelli, essendo assente da Sassari il +maggiore. +</p> + +<p> +Il capitano mi disse con compunzione fratesca: +</p> + +<p> +— Bisogna essere amico dei carabinieri! +</p> + +<p> +— Sicuro; ma prima il Governo rimborsi il +danneggiato. Si mettano d’accordo col prefetto, +ed io farò quello che vogliono. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> +</p> + +<p> +— È inutile conferire col prefetto, perchè +egli non è autorizzato a pagar buoi. +</p> + +<p> +— Allora è finita. Io mi farò pagare dai +ladri, e lei non strapperà una parola dalla mia +bocca. Ho un salvacondotto, e posso andarmene +quando voglio! +</p> + +<p> +Il mio interrogatorio era terminato, ed io mi +separai dal giudice Pirari e dal capitano Castelli. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Ero ospite dell’amico e compaesano Antonio +Giuseppe Zara, la cui abitazione era sul Corso, +nella casa del Cav. Chiappe (oggi di Michele +Canessa). Nello stesso piano, in un quartiere separato, +abitava pure il procuratore del re Cavalier +Dore; il quale, quasi ogni giorno, mi faceva +chiamare dalla sua cameriera, e si tratteneva +un’oretta a discorrere con me — spinto un po’ +dalla curiosità, e un po’ dalle esigenze della carica +che copriva. +</p> + +<p> +Un giorno, mentre mi disponevo ad entrare +in casa del Cav. Dore, m’imbattei sul pianerottolo +in uno degli avvocati da me veduti nella Nurra. +Veniva a cercarmi. +</p> + +<p> +— Ritorni più tardi — gli dissi — perchè +or ora venni chiamato dal procuratore del re. +</p> + +<p> +Non potei celare al Cav. Dore la visita dell’avvocato, +venuto forse per conchiudere l’affare +dei buoi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> +</p> + +<p> +— Bada bene — mi disse il fisco — se tu +ti farai pagare i buoi, non avrò più bisogno di +testimoni per far arrestare i ladri. Mi saranno noti. +</p> + +<p> +— Se io li denunziassi, però! +</p> + +<p> +Tornò sul tardi da me l’avvocato, in compagnia +di altri tre colleghi. La camera dov’io +stava era attigua ad una delle sale del procuratore +del re, il quale aveva udito gran parte del +nostro dialogo. +</p> + +<p> +— Ebbene, che cosa hai fatto? — mi domandò +l’avvocato. +</p> + +<p> +— Ancora nulla. +</p> + +<p> +— Non fosti chiamato dal giudice per la +causa dei buoi? +</p> + +<p> +— Sì; ma io non sono l’uomo da vuotare il +sacco in una volta. Ho tacciuto, perchè il Governo +si ostina a non volermi pagare i buoi. +</p> + +<p> +— Sentiamo il prezzo che ne chiedi. +</p> + +<p> +— Per i tre buoi che mi hanno ucciso, io +chiedo 150 scudi. +</p> + +<p> +— È troppo! +</p> + +<p> +— Lo so; ma siccome i ladri si hanno preso +il gusto di scannarli per farmi dispetto, così anch’io +voglio gustare il piacere di farmeli pagare +come voglio! +</p> + +<p> +— Il tuo non è che un dispetto. +</p> + +<p> +— Non lo nego; e vi dico pure, che se mancherà +un centesimo alla somma, la rifiuto... e +saprò che cosa fare! +</p> + +<p> +— I buoi uccisi non erano quattro? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> +</p> + +<p> +— Sì: ma i miei sono tre. Non mi occupo di +quello appartenente a Giovanni Puzzone, perchè +questi non mi è fratello, non mi è nipote, non mi è +genero. Io penso ai miei buoi — pensi lui ai suoi! +</p> + +<p> +I quattro avvocati dichiararono, che fra una +quindicina di giorni mi avrebbero pagato i buoi +per incarico del loro cliente ed amico. +</p> + +<p> +Nel giorno indicato, mio fratello Giomaria +venne a Sassari, e ritirò i 150 scudi. +</p> + +<p> +Mi abboccai pochi giorni dopo coll’avvocato +principale, che mi disse: +</p> + +<p> +— Che sia una cosa finita, veh? +</p> + +<p> +— Per me è finita. Ma badino i ladri a lasciarmi +tranquillo e a non farmi la spia. Li avverta +anche lei, se li vede! +</p> + +<p> +— Come avvocato, sono lieto di aggiustare +le cose, perchè non nascano guai. +</p> + +<p> +— Le dirò francamente, che mi sarebbe riuscito +facile uccidere compare Maurizio; ma sarebbe +stato troppo onore per lui venir freddato +da Giovanni Tolu. Non l’ucciderò mai, poichè le +partite sono ormai saldate. Che si guardi, però! +poichè gli pronostico, che verrà ucciso da un +altro miserabile suo pari! +</p> + +<p> +E qui terminò quel brutto affare dei buoi, +che per circa due anni mi tenne irrequieto e mi +fece montare su tutte le furie<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Invece di lasciarmi tranquillo, compare Maurizio +faceva il gradasso negli ovili, e cercava di +nuocermi per vendicarsi. +</p> + +<p> +Un giorno si recò dal pastore Salvatore Antonio +Marras, e gli consegnò due palle (una di +argento ed una di piombo) dicendogli: +</p> + +<p> +— Se con queste colpirai Giovanni Tolu, egli +morirà inesorabilmente, anche se avesse addosso +qualunque talismano. Oltre al compenso di cento +scudi, mi adoprerò per farti ottenere il porto +d’armi, col consenso del maresciallo dei carabinieri +di Portotorres. +</p> + +<p> +Il pastore Marras (che mi era amico) non +esitò ad accettare le due palle; ma venne segretamente +a mostrarmele, riferendomi le parole di +compare Maurizio. +</p> + +<p> +— E perchè, matto che sei, non hai ritirato +anche i cento scudi? — dissi al pastore fra il +serio e il burlesco. — Non vorrei che tu andassi +a ritirarli un’altra volta! +</p> + +<p> +L’amico — che mi era fedelissimo — mi +rispose seriamente: +</p> + +<p> +— Non scherzare, o Giovanni; ma mettiti +in guardia! Quel malintenzionato potrebbe trovare +altro pastore, di me meno scrupoloso. +</p> + +<p> +— Sta tranquillo: la palla di compare Maurizio, +fosse anche d’oro, non sarà quella che ucciderà +<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> +Giovanni Tolu. Non è buono che ad uccidere +buoi, colui! +</p> + +<p> +Aizzando or l’uno, or l’altro, compare Maurizio +continuava nell’idea di sbarazzarsi di me. +Non poteva darsi pace dell’affare dei buoi, per +lui così disastroso. Tuttavia, in apparenza, mi +si mostrava amico, e parecchie volte mandò a +dirmi, che mi guardassi dai carabinieri, ch’erano +usciti da Portotorres in perlustrazione. Io, certamente, +non me ne fidavo, perchè mi erano noti +questi strattagemmi da <i>fiduciario</i>. Assai spesso +questa gente ha la furberia di avvisare allo +stesso tempo carabinieri e banditi, per tenersi +in buon accordo cogli uni e cogli altri. Era un +gran <i>filone</i> quel compare Maurizio! +</p> + +<p> +Dal mio canto non cercai di fargli male, per +due ragioni: la prima, per la promessa fatta +agli amici avvocati di Sassari; la seconda, perchè +ero saldo nel proponimento di non spargere +più sangue. Il pensiero dell’avvenire della mia +figliuola — come ho già detto — frenava il mio +braccio. Se l’uccisione de’ miei buoi fosse avvenuta +quindici anni addietro, Dio sa la strage che +avrei fatto dei ladri! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Ma anche per compare Maurizio doveva avverarsi +la mia profezia. Egli si era associato +negli affari con un pastore osilese. Costui, oltre +<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> +al bestiame sociale, possedeva una greggia propria +di una cinquantina di pecore. Venuta essa +meno per le rilevanti spese di pascolo, il pastore +cercò di rifarsi, rubando al consocio molte +pecore, che vendette ad un amico d’Osilo. Accortosi +Maurizio della mancanza, andò alla ricerca, +e trovò le sue pecore presso il pastore +Ligios; il quale minacciò subito di mandare in +galera chi glie le aveva vendute. Per evitare +fastidi, i due pastori finirono per mettersi d’accordo, +e tolsero di mezzo compare Maurizio con +una fucilata. +</p> + +<p> +E così morì di piombo colui, che sperava di +uccidermi con una palla d’argento! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Non tardarono parecchi altri scannatori dei +miei buoi a raggiungere nell’altro mondo il loro +capo supremo. +</p> + +<p> +Baingio Matagnu — il quale, dopo essersi +un giorno bisticciato con me, aveva osato nell’ovile +di <i>Boturru</i> vantarsi con Domenico Tignosu +di avermene dette delle crude — colto +dalle febbri si era messo a letto<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> +</p> + +<p> +Trovatomi un giorno con certo Lorenzo Murineddu, +che aveva tenuto a battesimo un figlio +di Matagnu, gli chiesi: +</p> + +<p> +— Non sei stato a visitare il tuo compare +ammalato? +</p> + +<p> +— Non ancora. +</p> + +<p> +— Hai fatto male! Vacci pure, e digli da +parte mia, che si confessi, poichè la confessione +gli farà bene. +</p> + +<p> +Questa ambasciata — che è sempre augurio +di morte — impressionò talmente Baingio Matagnu, +che ne morì poche settimane dopo. +</p> + +<p> +Non passò gran tempo che anche Ciccio +Tiringone ebbe la sua paga. Egli fu ucciso sul +proprio carro da un nemico, che venne arrestato. +Anche lui, come Matagnu, avrà dato conto a Dio, +<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> +fra gli altri delitti, dei buoi sgozzati a <i>Montixiu +Àinu</i>. +</p> + +<p> +Erano precisamente costoro i due che avevano +impugnato il coltello per scannare i miei +buoi; gli altri compagni li avevano tolti dalla +tanca, presi col laccio, o tenuti fermi durante +lo sgozzamento. +</p> + +<p> +La <i>scomunica</i>, da me lanciata contro di loro +colla messa a Sant’Antonio <i>del fuoco</i>, aveva ottenuto +il suo effetto. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span></p> + +<h3 id="cap18-3">CAPITOLO XVIII. +<span class="smaller">Fra ladri di bestiame.</span></h3> +</div> + +<p> +Ciccio Tiringone era un tristo soggetto. Lo +conobbi la prima volta ad <i>Abba meiga</i>, per un +favore fattogli, di cui non mi fu riconoscente. +Narro il caso. +</p> + +<p> +Il fattore dello Stabilimento della Crucca, +certo Pinotto, rinvenuta una cavalla di Tiringone +nelle tanche, l’aveva sequestrata per metterla in +contravvenzione. Accortosene Tiringone, inseguì +Pinotto, e lo raggiunse vicino al fiume. Ivi si accapigliarono, +e ne avvenne una lotta corpo a +corpo, durante la quale la cavalla si era data +alla fuga. Un compagno di Tiringone, ivi accorso, +suggeriva di uccidere Pinotto. +</p> + +<p> +Venuto quest’ultimo da me per prendere +consiglio, m’incaricai di aggiustare le cose. Andato +in cerca di Tiringone, lo trovai piangente, +dicendosi rovinato. +</p> + +<p> +— Sta tranquillo — gli dissi — chè aggiusterò +io le cose! +</p> + +<p> +— Consigliami tu. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> +</p> + +<p> +— Corri subito alla Crucca, e domanda scusa +al Cav. Maffei. Questi è un signore generoso, e +non vorrà rovinarti. +</p> + +<p> +E così fece. Il Cav. Maffei rispose a Tiringone +che l’offeso era Pinotto, e che se questi +perdonava, egli avrebbe chiuso un occhio. +</p> + +<p> +Pinotto si dichiarò soddisfatto, e l’incidente +fu esaurito. +</p> + +<p> +Questo fatto io deposi alle Assise di Sassari, +quando vi fui chiamato in salvacondotto, come +teste di difesa di certa Satta Tiringone, accusata +di aver pagato un sicario per uccidere il proprio +cognato. +</p> + +<p> +Chiamato un’altra volta alle Assise, fui più +esplicito nella mia deposizione. Chiestomi dal presidente +che cosa pensassi di Ciccio Tiringone, +risposi: +</p> + +<p> +— Dico, ch’è un ladro ed un sicario; e sono +pronto a provarlo qui stesso, con testimoni presenti +a quest’udienza. +</p> + +<p> +Il capo giurato (che per caso era stato il difensore +di Tiringone in un precedente dibattimento) +fece osservare al presidente, che il teste +non diceva il vero, poichè il suo cliente, per le +risultanze del processo, era stato dichiarato innocente +dell’assassinio di Lorenzo Longiave. +</p> + +<p> +Allora io, rivolto al capo giurato, dissi solennemente. +</p> + +<p> +— Ella, come avvocato, avrà fatto il suo +dovere secondo le risultanze della causa; però +<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> +devo dirle, che, senza volerlo, non ha fatto un’opera +buona! Ha saputo strappare il cliente alla +giustizia, non però a’ suoi nemici. Che Ciccio Tiringone +sia stato l’assassino di Longiave è fuor di +dubbio; ne sono convinti gli stessi parenti dell’ucciso, +come ne erano convinti i fratelli Pintus +d’Osilo. Eppure la giustizia di Sassari condannò +alla galera in vita Antonio Pintus, ch’io dichiaro +innocente della morte di Lorenzo Longiave. +</p> + +<p> +Non so qual peso abbiano avuto le mie parole +sulla bilancia della giustizia; ma so, che, +poco tempo dopo, venne rimesso in libertà l’osilese +Antonio Pintus, il quale aveva già scontato +tre anni di galera. E dopo questi casi edificanti, +mi si esortava a fidare nei tribunali! +</p> + +<p> +Fu Ciccio Tiringone il vero autore dell’assassinio +di Lorenzo Longiave, il facoltoso cittadino, +ucciso nella propria casetta di campagna. +Mentre sull’imbrunire cenava, vennero smosse +alcune tegole del tetto, e lo si era freddato con +una fucilata. +</p> + +<p> +Da qualche tempo Tiringone introduceva +abusivamente il proprio bestiame nelle tanche di +Longiave, e costui lo aveva rimproverato. Sapendo +Tiringone che il danneggiato proprietario +era in urto coi fratelli Rocca di Sorso, aveva +pensato di vendicarsi, guadagnandosi le grazie di +costoro. La voce pubblica, intanto, fatta circolare +ad arte, diceva che Antonio Pintus, pastore di +Longiave, si era proposto di uccidere il padrone. +<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> +Due testimoni falsi lo avevano giurato... e la +giustizia umana non volle altro per condannare +un innocente! +</p> + +<p> +Il giorno stesso che fu consumato l’assassinio +io mi trovavo in compagnia del bandito Antonio +Rocca, nella Nurra <i>di dentro</i>, nell’ovile di Antonio +Sechi Pelicanu. Come giunse la notizia dell’uccisione, +egli mi disse: +</p> + +<p> +— Lorenzo Longiave mi era nemico; tuttavia +mi dispiace la sua morte, poichè si dirà che +ne sono io l’autore. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Pur narrando i fatti con scrupolosa verità, +quali mi risultano, dichiaro di non essere in +grado di saperli indicare con ordine cronologico. +Gli avvenimenti che narro accaddero pochi anni +prima, o pochi anni dopo l’uccisione de’ miei +buoi. +</p> + +<p> +Esisteva verso quel tempo nella Nurra un’associazione +di malintenzionati, i quali andavano +in giro, dilettandosi dell’uccisione del bestiame +altrui, o per portarselo via, o per lasciarlo sul +luogo, ma sempre con scopo di malfare, più +che di vendetta. All’oziosa compagnia si univa +spesso anche qualche proprietario benestante, +che prendeva gusto a queste escursioni avventurose. +</p> + +<p> +Visitavo spesso l’ovile di uno di questi proprietari +<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> +vagabondi; il quale possedeva un eccellente +cavallo, e si univa con piacere agli altri +scapestrati, per aiutarli ad uccidere e a scorticare +i buoi. Ne taccio il nome per riguardo personale; +ma dirò ch’era padre di più figli ed aveva +una moglie saggissima, la quale continuamente +gli rinfacciava la mala vita che menava. +</p> + +<p> +Un giorno costei, alla mia presenza, prese +a dirgli: +</p> + +<p> +— Ma perchè non stai in casa ad accudire +al tuo patrimonio? Perchè non sorvegli con maggior +cura gli uomini che lavorano le nostre terre? +Senti tu il bisogno di unirti ai cattivi compagni? +Tu hai buoi, tu hai vacche, tu hai pecore e capre, +tu hai porci — e puoi ucciderne quanti vuoi, +senza ricorrere al bestiame altrui. +</p> + +<p> +Il marito, piccato, le rispose canzonandola: +</p> + +<p> +— Eh, capisco! mi vorresti sempre cucito +alle tue gonnelle... per carezzarti! +</p> + +<p> +— C’è tempo per tutto, anche per le carezze! — gli +rispose la moglie seria. E lui di +rimando: +</p> + +<p> +— Eppure, quando porto a casa la carne, tu +la mangi! +</p> + +<p> +— La mangio, e ne do anche ai cani, pari +tuoi! +</p> + +<p> +E così la durarono un bel pezzo, finchè mi +interposi per metterli in pace. +</p> + +<p> +Trovatomi un giorno in campagna col marito, +gli dissi affettando indifferenza: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> +</p> + +<p> +— Guardati! Ti prevengo che venne riconosciuto +il tuo cavallo, montato da uno scorticatore +di buoi. È una vergogna che ricade sulla +tua onesta famiglia. +</p> + +<p> +— Ti spiegherò la cosa. Ho prestato il mio +cavallo a Pietro V*, che me lo ha chiesto per +due giorni. Forse fu imprudente, e... +</p> + +<p> +— Ed è così che ti pregiudichi e ti avvilisci! — soggiunsi, +interrompendolo. +</p> + +<p> +— Che vuoi? Pietro V* è molto povero, ed +ha bisogno di raggranellare cento scudi per liberarsi +da una causa... +</p> + +<p> +— E in tre anni e più di esercizio, con centinaia +di cuoi strappati alle bestie, la <i>compagnia</i> +non è ancora riuscita a mettere insieme cento +scudi?! Ma via! io credo meno scrupolo farla da +una buona volta finita col rubare addirittura uno +o due gioghi di buoi. Questa continua carneficina +è vergognosa, e non piace a nessuno. +</p> + +<p> +Innumerevoli furono i danni cagionati nella +Nurra da questa combriccola maledetta. Ricorderò, +fra gli altri, quello della mandria di quaranta +maiali, sgozzati in una sera in <i>Baddiniedda +manna</i>, terre comunali di Sassari. Essi furono +ridotti in lardo e salsiccie, che i ladri vendettero +allegramente. +</p> + +<p> +Posso assicurare, che fra gli sgozzatori dei +porci era pur compreso il proprietario benestante, +a cui la moglie faceva le prediche morali. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Oltre a questa combriccola di sgozzatori di +bestiame, la Nurra era infestata in quel tempo +da un’infinità di oziosi; i quali, sdegnando il lavoro +onesto e faticoso, si erano dati a fare i +cacciatori di professione, pretendendo sostentare +le numerose famiglie coi proventi del solo fucile. +Se capitavano a tiro lepri o pernici, cinghiali o +caprioli, essi tornavano a casa cogli animali selvatici; +se la fortuna li avversava, rubavano qua +e là qualche agnello, qualche pecora, o qualche +maiale, e portavano alla famiglia animali domestici. +La carne, però, non doveva mancar mai! +</p> + +<p> +Per questi furti era generale la lagnanza dei +proprietari nurresi; i quali ogni anno dovevano +rassegnarsi a perdere una somma rilevante, che +andava a profitto degli oziosi ladruncoli. +</p> + +<p> +A me, che lavoravo continuamente, o coltivando +terre, od allevando un po’ di bestiame col +concorso de’ miei cognati, dava molto ai nervi +questa rapina vergognosa. Vedevo con dispiacere +tante braccia inerti, le quali avrebbero potuto +rendere produttive un’infinità di terre abbandonate. +</p> + +<p> +Un giorno Lorenzo Muzzu (forse il primo dei +proprietari della Nurra) si lamentava meco del +danno ch’ei subiva per il continuo furto del bestiame. +Io gli dissi seriamente: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> +</p> + +<p> +— Eppure, voi proprietari, siete in grado di +scongiurare il flagello! +</p> + +<p> +— Noi...? +</p> + +<p> +— Sì. A voi rubano, in media, non meno +di 500 lire di bestiame all’anno: non è così? Orbene: +voi ricchi dovreste unirvi, e somministrare +ai poveri il mezzo di lavorare. +</p> + +<p> +— Sono pigri e non lavorano. +</p> + +<p> +— Lavoreranno! +</p> + +<p> +— E come? +</p> + +<p> +— Prestate loro i buoi da lavoro. +</p> + +<p> +— E questo basta? +</p> + +<p> +— Voi ricchi unitevi: io m’incaricherò di far +lavorare i poveri. +</p> + +<p> +— Che dovrò fare? +</p> + +<p> +— Ecco. Quando i poveretti verranno a chiederti +in prestito i buoi, non scacciarli, ma prometti +loro di contentarli. +</p> + +<p> +— Lo farò, se si presenteranno da me. +</p> + +<p> +— M’incaricherò io di farli venire. Siamo +intesi? +</p> + +<p> +— Te lo prometto. +</p> + +<p> +Preso commiato da Lorenzo Muzzu, mi posi +subito d’impegno per raggiungere lo scopo, sicuro +di fare un’opera buona. +</p> + +<p> +Cominciai poco per volta a fare il giro della +Nurra. Come m’imbattevo in uno dei ladruncoli +(li conoscevo tutti) lo fermavo e gli dicevo: +</p> + +<p> +— Non vedi, che hai la Nurra tutt’addosso? +</p> + +<p> +— Perchè? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> +</p> + +<p> +— Perchè sei ritenuto come un ozioso, e +dicono che tu campi col furto del bestiame. E non +sei il solo! Attenti, chè un giorno non abbiate +a far conti colla giustizia, rovinando voi e le +vostre famiglie. Io so quello che mi dico. +</p> + +<p> +L’individuo sbarrava tanto d’occhi alle mie +parole misteriose, e diceva: +</p> + +<p> +— Ma che dovrei fare? +</p> + +<p> +— Lavorare. So che tu hai un pezzo di terra: +coltivala. +</p> + +<p> +— Io non vado a zappare. +</p> + +<p> +— Ma la terra ce l’hai. +</p> + +<p> +— Mi mancano i buoi. +</p> + +<p> +— I buoi te li farò dare io; ma lavora. +</p> + +<p> +— Chi me li dà? +</p> + +<p> +— Va da Lorenzo Muzzu. Se te li negasse, +digli che pagherò io l’affitto. +</p> + +<p> +— Scherzi? +</p> + +<p> +— Non scherzo. +</p> + +<p> +Il ladruncolo si presentava al Muzzu per far +la domanda; e questi gli rispondeva: +</p> + +<p> +— I buoi te li darò; ma siccome non ne ho +disponibili (poichè li ho tutti impiegati negli aratri +e nei carri) ne comprerò degli altri. Se tu conosci +chi ne vende, mandalo da me; ed io li acquisterò +per prestarteli. +</p> + +<p> +E in questo modo riuscì a contentare non +pochi sfaccendati ladri, i quali cominciarono seriamente +a lavorare. Potrei citare molti nomi. +</p> + +<p> +I proprietari prestavano i buoi ai richiedenti +<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> +quando ne avevano bisogno, e se li ritiravano di +tanto in tanto, per impiegarli nei propri lavori. +</p> + +<p> +Venuta la raccolta, qualcuno chiedeva al +Muzzu il prezzo dell’affitto, ed egli rispondeva: +</p> + +<p> +— Non voglio nulla. Mandate a me tutti +quelli che vendono buoi, ed io ne acquisterò anche +venti paia. +</p> + +<p> +L’esempio di Lorenzo Muzzu fu seguito ben +presto da molti altri benestanti, fra i quali mi +piace citare Francesco Piras, la vedova Lucia +Zanfarino, Proto Salis e Antonio Masala — tutti +da me consigliati e incoraggiati, colla promessa +che sarebbero stati compensati dal minor numero +dei furti di bestiame. +</p> + +<p> +Dal mio canto continuavo a correre di qua +e di là per far la predica ai ladri, i quali, un +po’ per amore, e un po’ per forza, si adattavano +a lavorare. +</p> + +<p> +Col concorso dei generosi proprietari, ero +riuscito a persuadere quella trista gente, che il +lavoro onesto è assai più rimuneratore del furto. +La coscienza mi diceva di aver reso un buon +servizio alla Nurra; e confesso che fu questa una +delle azioni, di cui più mi compiacqui durante +la mia vita di bandito. +</p> + +<p> +Avrò il rimorso di aver dato qualche fucilata +ai nemici, ma non ho quello di aver rubato +un centesimo al mio simile. Questo mio +merito fu riconosciuto da tutta la Nurra, e mi +fu confermato anche nelle Assise di Frosinone +<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> +dalla bocca del Presidente e del Pubblico Ministero. +</p> + +<p> +Eppure, chi lo crederebbe? La persecuzione +verso i ladri fu quella che mi procurò qualche +nemico nella Nurra, ad anche in Sassari. Una +persona rispettabile un bel giorno mi disse: +</p> + +<p> +— Chi vuol vivere tranquillo non deve occuparsi +che del fatto suo. +</p> + +<p> +Gli risposi piccato: +</p> + +<p> +— Non sempre. Dobbiamo anche occuparci +dei fatti altrui, quando possiamo risparmiare un +danno al nostro simile. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span></p> + +<h3 id="cap19-3">CAPITOLO XIX. +<span class="smaller">Salvacondotti.</span></h3> +</div> + +<p> +La mia buona condotta, le simpatie che godevo +per la persecuzione ai ladri e per la mia +sincerità, avevano fatto sì, che la Giustizia a me +ricorresse, quando desiderava qualche schiarimento +a favore, o contro ai complicati in un +processo. Ond’è, che fui chiamato cinque o sei +volte (con salvacondotto) a deporre presso giudici +istruttori, procuratori del re e presidenti +delle Assise. +</p> + +<p> +Ho già parlato delle mie deposizioni a proposito +degli assassinî di Dionisio e di Longiave, +e degli sgozzatori de’ miei buoi. Accennerò ora +a parecchi altri schiarimenti da me dati, dietro +invito dell’autorità giudiziaria. +</p> + +<p> +Venni chiamato la quinta volta a Sassari +come testimonio nella causa contro Don Peppe +Lado di Siligo, accusato dell’uccisione del bandito, +pur silighese, Gianuario Murgia. Il fatto era +accaduto da una diecina d’anni, e lo avevo già +riferito al Cav. Ferrè, maggiore dei carabinieri. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> +</p> + +<p> +Riassumo le deposizioni, da me riconfermate +dinanzi al giudice istruttore. +</p> + +<p> +Antonio Canu, capitano dei barracelli di +Siligo, aveva ammonito il bandito Gianuario +Murgia; e questi, per vendicarsi, lo ferì con una +fucilata. +</p> + +<p> +Salvatore Contene (cognato del capitano) mi +mandò a chiamare, dicendo che Don Peppe aveva +bisogno di parlarmi. +</p> + +<p> +Presentatomi la stessa notte ad entrambi, si +parlò di Murgia. L’opinione di Contene era quella +di dover uccidere il bandito; don Peppe invece +era d’avviso, che bisognava farlo arrestare per +strappargli qualche nuova confessione. Io, come +Pilato, me ne lavai le mani. +</p> + +<p> +Quindici giorni dopo, Murgia veniva ucciso +da Contene e da certi Foi, padre e figlio, di +Bessude. +</p> + +<p> +Chiamato in quel tempo a Sassari con salvacondotto, +fui avvicinato da Contene; il quale +mi disse in confidenza, alludendo all’uccisione di +Murgia: +</p> + +<p> +— Quel birbante credeva di sfuggire a noi! +Dopo morto lo abbiamo affidato al brigadiere, +il quale volle trarci fuori causa. +</p> + +<p> +— Gran prova avete fatto! — esclamai — Lo +uccideste dentro la casa di Foi, ed eravate +in tre. Come ve la siete cavata? +</p> + +<p> +— Appena morto lo abbiamo trasportato in +piazza, per lasciare tutto il merito al brigadiere, +che in seguito simulò un assalto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> +</p> + +<p> +L’inganno era manifesto. Il bandito Murgia +soleva portar seco una bisaccia, assicurata alle +spalle a mo’ di zaino, per riporvi la lingeria e +le provviste da bocca. Con tal bisaccia fu trovato +il cadavere; ma la ferita mortale, rinvenutagli +al di sopra della schiena, diceva chiaro che +lo zaino gli era stato rimesso dopo l’uccisione. +</p> + +<p> +Riferendo il fatto al Cav. Ferrè, conchiusi: +</p> + +<p> +— Ella ha i mezzi per accertarsi di quanto +asserisco. La prevengo intanto, che se lei darà +un premio, o la medaglia, al brigadiere, saremo +in molti a ridere! +</p> + +<p> +Appurati i fatti, il maggiore Ferrè rimproverò +accerbamente il brigadiere; il quale, o per +le minaccie d’una punizione, o per la vergogna +del valore simulato, o perchè realmente fosse +affetto da qualche malore, ne morì dopo quindici +giorni. +</p> + +<p> +Arrestato don Peppe, sul quale cadevano +più gravi i sospetti, venne assolto, dietro le prove +di aver egli voluto la cattura, non la morte di +Gianuario Murgia. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Parlerò ora della causa, che provocò il <i>rilascio</i> +del mio sesto salvacondotto. +</p> + +<p> +Un giorno, nella Murra, venne a trovarmi +un tale; il quale m’invitò a prestargli mano in +un colpo, che ci avrebbe procurato molto danaro. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> +</p> + +<p> +— Sentiamo di che si tratta. +</p> + +<p> +— Ho proposto, in unione ad altri, di uccidere +il signor B..., messo esattoriale del signor +Baloco, quando verrà a fare il solito giro per la +esazione delle imposte. Vendicheremo in pari +tempo i nurresi, per le angherie di quel tiranno, +che strappa persino gli orecchini alle nostre donne. +</p> + +<p> +— Dio vi liberi dal toccare il danaro del +Governo! Non avrete più pace nella Nurra, e vi +coglieranno. Io non mi sono mai prestato, nè mi +presto a simili azioni. +</p> + +<p> +Non si parlò d’altro; ed io credetti una sfuriata +dispettosa la proposta di quel tristo. +</p> + +<p> +Trascorso un mezz’anno, fu tradotto in atto +il malvagio disegno. Una combriccola di otto o +dieci individui prepararono due agguati in diversi +punti della strada, che il messo doveva percorrere. +Quando il messo comparve fra due carabinieri +e due uomini di guida, tutti a cavallo, gli +appostati fecero loro fuoco addosso. Venne ucciso +il messo, e ferito una delle guide. I due carabinieri, +rimasti illesi, si erano dati alla fuga. +</p> + +<p> +I malandrini si fecero intorno al cadavere +del messo, e gli tolsero la somma di 17 mila lire, +che aveva indosso. Prima di dividere il bottino, +i ladri mandarono a chiamare certo Proto, padrone +dell’ovile, in cui il messo esattoriale prendeva +alloggio, quando si recava alla Nurra. +</p> + +<p> +— Vuoi tu la tua parte? — gli chiesero i +malandrini. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> +</p> + +<p> +Accortosi che lo si voleva complice. Proto +rispose: +</p> + +<p> +— Non voglio nulla di ciò che vi appartiene. +Desidero solamente i cento scudi, che il messo +mi ha chiesto in prestito, in anticipazione d’imposte. +</p> + +<p> +Non passò gran tempo, che fui chiamato +con salvacondotto nel gabinetto particolare del +giudice Pirari: +</p> + +<p> +— Ti chiamo in consulto senza testimoni — disse — per +l’oltraggio fatto al Governo con +l’assassinio del suo messo esattoriale. Dammi +qualche schiarimento. +</p> + +<p> +Dopo aver riflettuto, gli risposi con una domanda: +</p> + +<p> +— Mi dica prima: piacciono i porcetti ai +signori di Sassari? +</p> + +<p> +— Dammi schiarimenti sugli assassini del +messo esattoriale! — continuò il giudice, fingendo +non aver inteso. Ed io di nuovo: +</p> + +<p> +— Piacciono ai signori di Sassari i porcetti? +</p> + +<p> +Il giudice istruttore fece ancora il sordo, e +continuò a parlarmi di oltraggi al Governo e di +schiarimenti che da me si volevano. +</p> + +<p> +— Ma lei non vuol rispondere alla mia domanda! — soggiunsi +con impazienza — Piacciono +i porcetti ai signori? +</p> + +<p> +Stretto in tal modo, Pirari mi rispose: +</p> + +<p> +— I porcetti piacciono a tutti! +</p> + +<p> +— Si rassegni, allora, a non veder mai condannato +<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> +un nurrese dalla Corte d’Assise di Sassari! — esclamai +risoluto — Ho tutto detto. +</p> + +<p> +— Tu fai allusioni maligne! +</p> + +<p> +— Sono padrone di dire la mia opinione. +Sono venuto con salvacondotto, e col salvacondotto +me ne vado. +</p> + +<p> +Così dicendo piantai il giudice Pirari, senza +far nomi, nè dare alcun indizio sugli assassini. +</p> + +<p> +Dopo qualche mese fu iniziato il processo e +fatto il dibattimento; ma i pochi arrestati vennero +assolti. Nessuno nella Nurra aveva ucciso +il messo esattoriale! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Passato un po’ di tempo, il mio amico e +compaesano Antonio Giuseppe Zara venne a me +per dirmi, che l’esattore Baloco voleva conoscermi. +Io sapevo che l’amico (i cui affari erano +andati male) avrebbe volentieri accettato un impiego +nell’Esattoria. +</p> + +<p> +Ebbi più tardi, nella casetta di <i>Lèccari</i>, la +visita di Baloco, che venne accompagnato dallo +stesso Zara. Vivamente impressionato del caso +del suo messo, egli mi chiese consiglio sul miglior +modo di effettuare l’esazione delle imposte +nella Nurra. Mi esternò la sua intenzione, di nominare +a messo certo Punzu, che dicevasi mio +nipote. Io risposi: +</p> + +<p> +— Non mi è nipote; ma se tale pur mi fosse, +<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> +devo dichiarare che non lo credo adatto alla +gelosa carica, poichè è un ladro. L’uomo che +dovete scegliere è il mio amico Antonio Giuseppe +Zara, qui presente. Egli è abile, sobrio, +modesto nelle pretese; ed io mi adoprerò presso +tutti i contribuenti della Nurra, perchè venga +riconosciuto e rispettato. +</p> + +<p> +L’esattore Baloco seguì il mio consiglio, ed +accettò lo Zara, che mantenne al suo servizio per +oltre due anni. Prestavo all’amico la mia cavalla +per fare il giro degli ovili, nè ebbe mai a lamentare +sinistri, nè inconvenienti di sorta. Non feci al +nuovo messo che questa sola raccomandazione: +</p> + +<p> +— Siccome i pastori nurresi sono molto diffidenti, +tu indicherai a ciascuno di essi la quota +delle rispettive imposte, invitandoli a fare il versamento +diretto nell’ufficio di Sassari. Si eviteranno +così le dicerie, e il messo non potrà attirarsi +gli odî e le ire del contribuente sospettoso. +Dippiù, sapendo che non hai danari addosso, a +nessuno verrà il ticchio di frugarti nelle tasche. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Postochè sono tra i salvacondotti, parlerò +del mio abboccamento col maggiore dei carabinieri +Cav. Leopoldo Ferrè, funzionario scrupoloso, +quanto leale e cortese<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> +</p> + +<p> +Dopo il nostro primo colloquio in campagna, +al momento di separarci, egli mi porse due sue +carte da visita, pregandomi di apporre ad entrambi +la mia firma, od una parola convenzionale. +</p> + +<p> +Tolsi il calamaio e la penna dalla mia piccola +bisaccia, e scrissi il mio nome e cognome, +spezzandoli per metà e invertendo le due parti, +così: <i>Vannigio Luto</i>. +</p> + +<p> +— Bravo! — mi disse. — Ammiro la tua +ingegnosa trovata. +</p> + +<p> +Ripresi i due biglietti, il Maggiore ne chiuse +uno nel suo portafoglio e mi restituì l’altro dicendo: +</p> + +<p> +— Sempre quando avrai bisogno di conferire +con me, mandami questo biglietto per la posta, +o per mezzo di persona di tua fiducia, ed io verrò +all’appuntamento. Se invece sarò io che avrò +bisogno di parlarti, farò in modo di farti recapitare +l’altro simile biglietto. Puoi contare sul +segreto e sulla mia parola. +</p> + +<p> +— È inutile la sua dichiarazione — risposi — Io +so che la violazione di simili accordi potrebbe +tornare di pregiudizio anche a lei; poichè +nessun latitante più si presterebbe a fornire schiarimenti +alla giustizia, in favore degli innocenti e +in odio ai malandrini. +</p> + +<p> +Il Maggiore Ferrè riflettè alquanto, poi mi +disse con tono serio: +</p> + +<p> +— Intendiamoci, però. Allo infuori dello +scambio dei due biglietti, che paralizzeranno ogni +<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> +azione iniziata, io non mancherò di mandare i +miei carabinieri per darti la caccia in campagna, +o dovunque mi s’indicherà il tuo rifugio. +</p> + +<p> +Risposi con pari gravità: +</p> + +<p> +— Lei è Maggiore dei carabinieri, e deve +fare il suo dovere. Io farò il mio. Sono da oltre +vent’anni bandito, ed ho assai cara la mia libertà. +Non ho mai attaccato per il primo i carabinieri; +ma se mi attaccano, saprò difendermi: lei lo +sa bene! +</p> + +<p> +— Siamo intesi. +</p> + +<p> +E ci separammo. +</p> + +<p> +Ebbi in seguito diversi incontri coi carabinieri +da lui mandati alla mia ricerca; ma seppi +sempre deludere gli appiattamenti colla freddezza +della testa e coll’agilità delle gambe, senza ricorrere +al mio fucile. Tanto meglio per me.... +ed anche per loro. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span></p> + +<h3 id="cap20-3">CAPITOLO XX. +<span class="smaller">Fidanzamento e sponsali.</span></h3> +</div> + +<p> +L’ho detto: raggiunto il sedicesimo anno, +Maria Antonia si era allontanata dalla scuola per +ritirarsi in casa dello zio Ignazio, sotto la sorveglianza +di mia sorella Andriana e di mia madre. +Quest’ultima si recava ogni tanto a Florinas per +visitarvi gli altri parenti, ma non abbandonava +la sua prediletta nipotina, che più delle altre aveva +bisogno di cure. Io era bandito, e mia +moglie non esisteva che per il ganzo. +</p> + +<p> +Vedevo assai spesso la mia figliuola (massime +nei mesi che la famiglia di mio cognato si +ritirava nel suo ovile della Nurra) e le mandavo +ogni tanto qualche lettera per esercitarmi nello +scrivere, o per darle qualche commissione. Quando, +per esempio, avevo bisogno di un paio di pantaloni, +d’una giacca, od altro, le ordinavo di vendere +qualche rasiere del mio grano, che tenevo in +deposito presso mio cognato. Scrivevo allora al +negoziante Nicolò Costa di Sassari (mio amico) +il quale mi faceva eseguire gli abiti su misura di +un suo giovine di negozio, che aveva la mia +<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> +stessa corporatura. D’ordinario preferivo il panno +che si tesseva nel Convento di San Pietro, perchè +di lunga durata. Aspettavo che i frati venissero +alla questua nella Nurra, davo loro la commissione, +e il guardiano mi serviva puntualmente. +Benchè bandito, ero ritenuto un uomo onesto +dalla piazza di Sassari, e mi si dava credito. +</p> + +<p> +Il tempo intanto volava, e la mia figliuola, +che cresceva a vista d’occhio, si era fatta belloccia. +Non era più l’allegra e spensierata scolara +ch’io mi sedeva sulle ginocchia pochi anni +addietro; la bambina diventava donna, ed io vedeva +di giorno in giorno svilupparsi le sue forme +ed aumentare la sua gravità contegnosa. Con +l’occhio grande e nero, le guancie rosee e paffuttelle, +la taglia svelta ed aggraziata, Maria +Antonia veniva su come un fiore di primavera. +Mi ero già accorto che qualche farfallone le ronzava +intorno, e me ne dispiacque. Cominciavo a +guardarla con una certa compiacenza gelosa; e +ogni volta che mi separavo da lei, dicevo a me +stesso con un sospiro: +</p> + +<p> +— Non c’è verso: bisogna ch’io mi rassegni +a cederla ad altri; bisogna proprio darle marito. +</p> + +<p> +Non aveva ancora raggiunto i diciasett’anni +quando mi venne chiesta in moglie da parecchi +giovani della Nurra e di Portotorres; ma io rispondevo +a tutti con un rifiuto, dicendo ch’erano +altre le mie intenzioni. +</p> + +<p> +La scelta dello sposo è uno dei problemi più +<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> +ardui per le nostre famiglie. Bisogna andar cauti, +dappoichè ben sovente, col genero, attiriamo in +casa un nemico — un apportatore di scompigli +e di discordie fra padre e figli, tra sorelle e fratelli. +Avevo conosciuto più di un suocero ch’era +stato tradito dal genero, e più di un genero +ch’era stato ucciso dal suocero. +</p> + +<p> +Il marito è sempre uno straniero che entra +nella nostra casa; un intruso, di cui non conosciamo +gli umori, nè le stravaganze. Non mi bastava +attenermi al proverbio: <i>moglie e buoi de’ +paesi tuoi</i> — volevo qualche cosa di più! +</p> + +<p> +Debbo tuttavia confessare, che la scelta dello +sposo non mi tenne a lungo sulle spine. Già da +tempo avevo in segreto vagheggiato il mio ideale: +volevo dare a Maria Antonia un marito di famiglia — un +giovane savio, che mi risparmiasse +il fastidio delle informazioni, e allontanasse il +dubbio di una cattiva riuscita. Pensai subito a +mio nipote: a Giovanni Agostino, il figlio della +buon’anima di Felice, il nostro fratello maggiore. +Era un bravo ragazzo che amavo come figlio, e +che in quel tempo si trovava in continente facendo +il soldato. +</p> + +<p> +Un bel giorno dissi alla mia vecchia: +</p> + +<p> +— Dirai alla madre di Agostino, che suo +figlio deve unirsi alla mia figliuola. Appena terminato +il servizio militare, lo prenderò con me. +Egli lavorerà per conto mio, e troverà tutto +pronto: terra, buoi, grano e danaro. Non avrà +<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> +così bisogno di poltrire in Florinas, a servizio +d’altri. Se io più non fossi al mondo... se i nemici +o i carabinieri mi uccidessero... ricordati, +mamma, che questa è la mia volontà, e voglio +che sia eseguita! +</p> + +<p> +Agostino non aveva padre, ma padrastro; +poichè, morto Felice, la vedova si era rimaritata. +</p> + +<p> +Il padrastro diceva a tutti, perchè me lo riferissero: +</p> + +<p> +— Se Agostino, quando ritornerà da fare il +soldato, non mi servirà per due anni, non avrà +da me dote. +</p> + +<p> +Ed io rispondevo: +</p> + +<p> +— Ne faremo anche senza! +</p> + +<p> +Venuto Agostino a Florinas, in permesso, +gli mandai subito a dire, che desideravo conferire +con lui. Egli venne alla Nurra, in compagnia +di mio cognato Ignazio Piana. +</p> + +<p> +Pregai quest’ultimo, che s’incamminasse all’ovile, +per lasciarmi solo con mio nipote. +</p> + +<p> +— Agostino — gli dissi — tu ti devi maritare +colla mia figliuola. Avrai una buona moglie, +buoni buoi, grano da seminare e da far pane, +e soldi da spendere. Se avrai giudizio potrai diventare +un uomo ammodo, poichè son nemico +degli oziosi e dei malandrini! +</p> + +<p> +Mio nipote mi rispose con poche parole: +</p> + +<p> +— Farò quanto lo zio vuole! +</p> + +<p> +Passeggiammo alquanto per la campagna, +finchè sull’imbrunire movemmo insieme all’ovile. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> +</p> + +<p> +Dinanzi a’ miei parenti, ivi raccolti, presi +per mano Agostino e la mia figliuola, li avvicinai +l’uno all’altra, e feci loro scambiare i baci della +promessa. Seguì l’abbraccio e il bacio reciproco +degli altri presenti. +</p> + +<p> +La mia figliuola si dichiarò felice della scelta. +</p> + +<p> +Prima di separarci chiamai a parte Maria +Antonia: +</p> + +<p> +— Bada: ora che Agostino se ne va, procura +di dargli qualche soldo. È stato promosso a caporale, +e i danari gli fanno bisogno. +</p> + +<p> +Agostino tornò al suo Reggimento per continuare +il servizio militare. +</p> + +<p> +I due fidanzati si scrivevano con frequenza, +e Maria Antonia smaniava, ogni qualvolta riceveva +una lettera dal continente. +</p> + +<p> +Avevo ordinato alla mia figliuola di mandarmi +sempre le <i>brutte copie</i> delle lettere che +scriveva al fidanzato; ma ella non mi mandava +che quelle di Agostino, certo per non farmi sapere +che gli spediva ogni tanto danaro. Aveva forse +scrupolo di dirmi una bugia. Notai che mio nipote +chiudeva ogni sua lettera con un’<i>ottava</i> sarda, in +lode della grazia e dell’avvenenza di mia figlia. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Terminato il servizio militare, Agostino fece +ritorno a Florinas, dove si fermò quattro giorni. +Si recò quindi a Portotorres per farsi tingere un +<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> +po’ di orbace. Abboccatosi con me nella Nurra, +gli dissi: +</p> + +<p> +— Tua madre ha altri figli cui pensare. Non +voglio, dunque, ch’ella spenda per farti una veste +di orbace. Ti vestirò io! +</p> + +<p> +Gli diedi il danaro necessario e gli ordinai +che si recasse a Sassari presso l’amico Zara, a +cui avevo dato incarico di fargli prendere la +misura degli abiti. +</p> + +<p> +— Appena t’avranno vestito — gli dissi — torna +da me, perchè penso di affidarti la sorveglianza +della mia piccola azienda, come a futuro +padrone. +</p> + +<p> +Non appena fu di ritorno, diedi a mio nipote +due paia di buoi, e me lo associai nell’agricoltura. +</p> + +<p> +In compenso del mantenimento di mia figlia, +avevo ceduto a mio cognato Piana due paia di +buoi, oltre un’ottantina di pecore, ch’egli sfruttava +a proprio beneficio. Un terzo paio di buoi +ed una buona cavalla favorivo pure a mio fratello +Giomaria, allora disoccupato e con qualche +debito. Come vedete, il povero bandito non ha +mai lasciato di soccorrere i parenti, quando era +in condizione di farlo! +</p> + +<p> +Dopo il fidanzamento di mia figlia, e due +anni prima dello sposalizio, mi ero dato attorno +alla ricerca di un luogo adatto, che presentasse +tutte le comodità possibili, tanto per me, quanto +per gli sposi. Fermai la mia attenzione sulle +<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> +terre e sulla cascina di <i>Lèccari</i>, che rispondevano +alle mie vedute. La cascina era vasta, le terre +buone, e breve la distanza che le divideva da +Portotorres, dov’erano i nostri parenti. +</p> + +<p> +Il tenimento di <i>Lèccari</i> — buonissimo per i +miei figliuoli — era per me un luogo sicuro, specialmente +per la vicina palude, tutta coperta da +folti canneti, nella sua estensione di oltre 50 ettari. +Nell’estate, quando le acque evaporano o si +ritirano, un uomo può percorrerla quasi tutta a +piedi, senz’essere avvertito da nessuno, per l’altezza +delle canne palustri. I cinghiali vi si rifugiano +nella stagione calda — e di rifugio poteva +servire anche a me, uomo-cinghiale, cui si +dava la caccia. +</p> + +<p> +Ottenuta <i>Lèccari</i> in affitto, volli unire a me, +come soci, mio fratello Giomaria, mio cognato +Piana e Giovanni Puzzone, ai quali somministravo +terra e semente, concedendo loro di poter occupare +la cascina. Agostino, da me provveduto di buoi, +di semente e di danaro, si era dedicato con ardore +all’agricoltura, e lavorava insieme ai parenti, +tanto per proprio conto, quanto per la mia casa. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Ero contento di quanto avevo fatto. +</p> + +<p> +Fantasticando sull’avvenire de’ miei figliuoli, +una sera io trottava a larghi passi verso <i>Lèccari</i>, +quando m’imbattei in un pastore nurrese, che +<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> +tornava a cavallo da Portotorres, dopo essere +stato parecchi giorni a Sassari, per sbrigarvi +alcuni suoi affari. +</p> + +<p> +Ero più di buon umore del solito, perchè +tutto mi era andato a gonfie vele. +</p> + +<p> +— Hai buone notizie a darmi? — gli chiesi +sorridendo. +</p> + +<p> +L’amico pastore si fece serio, si mostrò alquanto +impacciato, e alfine mi disse: +</p> + +<p> +— Per te ho una brutta notizia... +</p> + +<p> +Il sangue mi affluì al cuore, e pensai subito +a qualche sinistro capitato alla mia figliuola, +che trovavasi quel giorno a Portotorres presso +lo zio. +</p> + +<p> +— Hai veduto Maria Antonia?! — gridai +spaventato. +</p> + +<p> +— È poco più d’un’ora, che l’ho lasciata +sana ed allegra. +</p> + +<p> +Respirai liberamente, e riprendendo l’umor +gaio gli chiesi con indifferenza: +</p> + +<p> +— Puoi darmi la brutta nuova. +</p> + +<p> +— La Corte d’Assise di Sassari ti ha condannato +in contumacia alla pena di morte<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>. +</p> + +<p> +— Non è che questo? Pazienza! Vuol dire +che d’ora innanzi dovrò meglio curare la mia +pelle, perchè aumentata di valore. +</p> + +<p> +— Come quella di Francia? — soggiunse +il pastore, ammiccando l’occhio, con allusione +<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> +al drudo di mia moglie, già ritornato da Marsiglia. +</p> + +<p> +— Quella non ha prezzo, perchè non serve. +</p> + +<p> +— E non pensi di conciarla? +</p> + +<p> +— Mai. Rimarrà sempre una pelle di montone. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Si avvicinava intanto il giorno designato per +le nozze. +</p> + +<p> +Agostino aveva 25 anni, e la mia figliuola 19. +Essendo quest’ultima minorenne, non poteva contrarre +il matrimonio dinanzi al sindaco, senza il +consenso d’entrambi i genitori — nè io era l’uomo +da umiliarmi a chiederlo ad una madre adultera. +Decisi dunque di lasciare a miglior tempo +il matrimonio civile, e di celebrare quello religioso. +</p> + +<p> +Il primo gennaio del 1870, Agostino e Maria +Antonia, accompagnati dai parenti, tutti a cavallo, +si recarono per la cerimonia alla basilica di San +Gavino di Portotorres. +</p> + +<p> +Appena compiuto il rito, si andò tutti a casa +di Piana e di mia sorella Andriana, dove fu imbandita +la mensa per il pranzo di nozze. Da Florinas +erano pur venuti molti altri parenti, e la +baldoria si fece tutta a mie spese. +</p> + +<p> +Quel giorno io mi trovava alla montagna, +colla mente e col cuore rivolti ai due lontani +<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> +figliuoli, che avevo unito per sempre. Nessuno +mancava a questa festa solenne, tranne il padre +e la madre. Ma l’adultera e il bandito non potevano +quel giorno assistere alla felicità della +propria figliuola! +</p> + +<p> +Dopo essersi fermati quattro giorni a Portotorres, +gli sposi fecero ritorno alla Nurra, ed +andarono ad abitare nella cascina di <i>Lèccari</i>. Ivi +rimasero insieme a mio fratello Giomaria, che vi +aveva la moglie, i figli ed i servi. Le due famiglie +si facevano buona compagnia, ed io n’era +contento. +</p> + +<p> +Col cuore trepidante, dimenticando la mia +condanna a morte, io corsi al nido per baciare +i miei colombi; e quindi continuai la mia vita +di fuggiasco e di solitario. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span></p> + +<h3 id="cap21-3">CAPITOLO XXI. +<span class="smaller">Arma bianca e bestia nera.</span></h3> +</div> + +<p> +Pur fuggiasco di balza in balza, riparavo ogni +tanto a <i>Lèccari</i> per visitarvi i miei figliuoli, o indicavo +loro un posto sicuro, per poterli parlare con +animo più tranquillo. Avevo sempre qualche consiglio +da dare per il buon andamento dell’azienda, +o per la conservazione della pace domestica. +</p> + +<p> +Verso quel tempo m’imbattei in un povero +carbonaio di Alghero, venuto alla Nurra in cerca +di un compare per tenergli a battesimo un bambino. +Si era rivolto a molti amici nurresi, presso +i quali aveva lavorato, ma tutti si erano rifiutati +ad appagarlo, dichiarandosi sprovvisti di abiti +decenti per poter assistere in città ad una simile +cerimonia. +</p> + +<p> +Mosso a pietà di quel poveretto gli dissi: +</p> + +<p> +— Domanda al parroco di Alghero se la +chiesa permette ad un bandito di fare un battesimo +in procura. Se ti dice di sì, io sarò il tuo +compare. +</p> + +<p> +Tornato a me colla risposta affermativa, feci +di buon grado le spese necessarie: uno scudo per +<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> +la procura, tre scudi e mezzo per dolci e vini, e +sette <i>reali</i> e mezzo per la candela. Per mio procuratore +era stato scelto il fratello dello stesso carbonaio, +un soldato venuto di recente in congedo. +</p> + +<p> +Riconoscente per il servizio resogli, il carbonaio +mi fece dono di una baionetta, regalatagli +dal fratello. Non sapendo che farmi di quell’arma +bianca, la cedetti a certo Giomaria Bacchile, il +quale l’adattò ad un bastone, per servirsene ad +uccidere i porci. +</p> + +<p> +Ora avvenne, che questo Bacchile, imbattutosi +un bel giorno nella mandria di porci del +suo nemico Paolo Agus, glie ne uccise otto per +dispetto. +</p> + +<p> +Dalle ferite triangolari prodotte dalla baionetta, +non tardò Agus a scoprire il reo; ed unitosi +a Chiccu Mulas, un bel giorno l’uccisero. +</p> + +<p> +Chiccu Mulas venne subito arrestato, ma +Paolo Agus prese la macchia e si fece bandito. +Quest’ultimo morì d’indigestione tre mesi dopo, +per aver mangiato la carne d’una cinghialotta +magra, forse affetta da malattia. +</p> + +<p> +Come vedete, il regalo del mio compare algherese +era stato fatale a tre persone! +</p> + +<p> +I fratelli Paolo e Baingio Agus, nurresi, mandavano +molti regali agli avvocati di Sassari, loro +compari di battesimo. Debbo però confessare, che +erano gente di buon conto ed onesta. Diverse +volte si erano a me rivolti per denunziare i porci +d’altri, entrati nelle loro mandre. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> +</p> + +<p> +Ero diventato una specie di mediatore; ed +a me si ricorreva sempre, tanto da chi smarriva, +quanto da chi trovava un capo di bestiame. Quasi +sempre riuscivo a rintracciare il padrone, che +mi era grato e mi regalava qualche cosa. +</p> + +<p> +Conoscevo pure Giomaria Bacchile. Poco +tempo innanzi era venuto da me, pregandomi di +aiutarlo a sbarazzarsi di Chiccu Mulas, da cui +più tardi fu ucciso. +</p> + +<p> +— Caro mio! — gli risposi — se ci hai rischio +della vita, devi pensare ad aggiustarti da +solo. Io non estraggo il dente che non mi duole. +</p> + +<p> +Giomaria Bacchile mi tenne il broncio. Egli +intanto cominciò coll’uccidere i porci del suo nemico... +ma fu tradito dalla mia baionetta. Tristo +colui, che cerca il braccio d’altri per strappare +il dente che gli dà fastidio! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Ho già detto che l’accorto bandito, a piedi +od a cavallo, viaggia sempre la notte. Per scorciatoie +o per la via maestra, attraversando poderi +o saltando muri, egli percorre cinque o dieci ore +di strada per recarsi da un punto all’altro. +</p> + +<p> +Quantunque da molti anni non facessi male +a nessuno, e menassi una vita quieta, senz’altro +pensiero che quello de’ miei figliuoli e dei ladri +che perseguitavo, pure non potevo liberarmi dall’incubo +dei carabinieri. Debbo però confessare, +<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> +che invece di essere loro a darmi la caccia, d’ordinario +ero io che andavo a cacciarmi fra i loro +piedi, senza volerlo; e l’ho già dimostrato con +alcuni casi narrati. +</p> + +<p> +Moltissime volte, sullo stradone di Florinas +e di Portotorres, trottando a cavallo col cappuccio +sugli occhi, mi ero imbattuto in carabinieri +mandati per <i>espresso</i> dall’una all’altra stazione. +Non ebbi però mai a lamentare il minimo +disturbo; poichè i carabinieri, di notte, ben di +rado recano molestia a chi va diritto per la sua +strada... e fanno benissimo! +</p> + +<p> +Mi ero recato io quel tempo nelle vicinanze +di Banari per salutare alcune vecchie conoscenze. +Venuto a me un proprietario del paese, si lamentò +della mancanza di un bellissimo bue nero, +rubato in quei giorni ad un amico di Don Ignazio +Corda. Promisi di occuparmene al mio ritorno +nella Nurra. +</p> + +<p> +Passando, infatti, dinanzi all’ovile di un mio +nipote, in <i>Santa Barbara</i>, lo resi avvertito che +mi era stata denunziata la mancanza... di una +cavalla, appartenente ad un amico di Sassari. +</p> + +<p> +Mio nipote esclamò ingenuamente: +</p> + +<p> +— Una cavalla, no; ma fu trovato un bellissimo +bue nero, del peso di sette od otto cantari. +So che fii ritirato da Giuseppe Fraizzu di Ossi. +</p> + +<p> +— Non cerco buoi: cerco una cavalla — risposi +affettando noncuranza, ma lieto di essere +sulle traccie del fatto mio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> +</p> + +<p> +Ritornato la stessa notte a Banari (non frapponevo +indugio in simili affari!) diedi relazione +del rintracciamento, soggiungendo: +</p> + +<p> +— Indicherò il ladro, ma a condizione che +egli venga arrestato insieme al bue. Se non si +farà così, mi chiuderò nel silenzio. +</p> + +<p> +Ero inesorabile, poichè avevo deciso di far +dare una seria lezione ai ladri di bestiame. +</p> + +<p> +Siccome in Banari comandavano allora i fratelli +Don Ignazio e Don Pietro Corda, stretti in +parentela a persone dell’alto clero e dell’alta magistratura +di Sassari, fu fatto rilasciare un porto +d’armi, valevole per una settimana, ai quattro +incaricati di ritirare il bue nero dalla Nurra. +</p> + +<p> +Io mossi con essi da Banari, per indicar loro +il luogo dove il bue era stato condotto. +</p> + +<p> +Giunti però a una certa distanza, non volendo +mostrarmi, ordinai ad un uomo di mia confidenza +(certo Antonio Tontu) di accompagnare i banaresi +fino al muro della tanca di Fraizzu, senza +però farsi vedere. +</p> + +<p> +Quello stupido però, credendo forse di farmi +piacere, guidò gli uomini fin dentro alla tanca, +e la sua presenza fu subito avvertita dal servo, +che ne informò il padrone. +</p> + +<p> +Giuseppe Fraizzu, per sua fortuna, era assente +da più giorni, e perciò non venne arrestato. +</p> + +<p> +Mentre i banaresi riconducevano in paese il +bue nero, s’imbatterono a <i>Scala di Ciogga</i> nel +<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> +pretore, che si restituiva ad Ossi. Come vide la +bestia nera, egli rammentò la denunzia fattagli, +chiese schiarimenti, ed ordinò ai conduttori del +bue di recarsi la stessa sera nella pretura. Ivi +i banaresi dichiararono, di aver rinvenuto il bue +rubato nella tanca di Giuseppe Fraizzu. +</p> + +<p> +Chiamato costui dal pretore, fu sottoposto ad +un rigoroso interrogatorio; e finì per sborsare +oltre cento scudi, riuscendo con impegni a liberarsi +dalla prigione. +</p> + +<p> +Non gli fu difficile accertarsi, che il brutto +tiro gli veniva da me. Inasprito per la restituzione +del bue nero; dolente per il danaro sborsato; +punto sul vivo per la vergogna subìta, +Giuseppe Fraizzu giurò di vendicarsi; ed ho ragione +per credere, che realmente egli si sia vendicato — come +diremo a suo luogo. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span></p> + +<h3 id="cap22-3">CAPITOLO XXII. +<span class="smaller">In difesa del debole.</span></h3> +</div> + +<p> +Un certo prete Pinna, abitante in Sassari +verso il <i>Molino a vento</i>, amministrava come procuratore +l’ovile di <i>Filigheddu</i>. Lo aveva dato in +affitto a quel tale Migheli, già occupante la cascina +di <i>Monte Fenosu</i>, quando vi avvenne lo +scontro dei carabinieri con me e con Cambilargiu. +</p> + +<p> +Dopo tre anni di esercizio, Migheli morì; e +il prete tormentava la vedova ed i figliuoli per +il pagamento di oltre 400 scudi, asserendo di non +aver mai ricevuto somma alcuna dal defunto. +</p> + +<p> +La vedova, intanto, aveva lasciato <i>Filigheddu</i> +per ristabilirsi a <i>Monte Fenosu</i>, dove spesso capitavo, +nel breve tempo che mi ero unito al bandito +Ibba, già compare di battesimo del Migheli. +</p> + +<p> +Un giorno la povera donna, dinanzi a me e +ad Ibba, si era scagliata contro l’ingordigia di +prete Pinna, il quale pretendeva di essere pagato +d’una somma, che lei protestava di non +dovere. +</p> + +<p> +— Prendo impegno di occuparmene io! — esclamai +vivamente. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> +</p> + +<p> +E infatti scrissi alla bella meglio una lettera +insolente al prete, invitandolo a rifare i conti. +Gli scrivevo fra le altre cose: «— questa volta +non potrà certo valersi delle <i>fatucchierie</i>, a cui +ella ricorre per acciecare la mente dei gonzi.» +</p> + +<p> +Non avendo ricevuto risposta alla mia lettera, +glie ne scrissi una seconda più pepata, che +feci pur firmare dal mio compagno Ibba. +</p> + +<p> +Il prete consegnò le due lettere al procuratore +del re Cav. Dore; il quale mi chiese spiegazioni +per mezzo dell’amico Antonio Giuseppe +Zara, suo vicino di casa. +</p> + +<p> +Capitato un giorno a Sassari con salvacondotto, +mi presentai al Dore, e gli esposi i fatti. +Egli chiamò subito la serva del prete, la quale +era a conoscenza delle somme versate dal Migheli +in acconto del suo debito. +</p> + +<p> +Le donne — a quanto io so per lunga esperienza — sono +capaci di un giuramento falso per +nascondere il proprio peccato — ma quando trattasi +dei peccati degli altri dicono sempre la +verità. +</p> + +<p> +— Se il mio padrone ha ragione — ella +mi disse — saprà farla valere; se poi avrà torto, +dovrà rassegnarsi a soddisfare la vedova Migheli! +</p> + +<p> +Il Cav. Dore, che mi aveva promesso di aggiustare +lui la facenda, si fece dar nota (con +testimonianza della serva) di quanto il prete +Pinna aveva ricevuto dai Migheli in danaro, in +latte, ed in montoni. Rifatti i conti, risultò che +<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> +la famiglia del pastore era debitrice, a saldo, di +soli 30 scudi, non di 400 come si pretendeva. +</p> + +<p> +La lite per questo credito pendeva da parecchi +anni presso il tribunale; ma fu per il mio +mezzo che i Migheli la videro risolta, ricuperando +un credito che ormai credevano perduto. +</p> + +<p> +Questo fatto mi procurò nuovi rancori, per +parte dei partigiani di prete Pinna, e nuove simpatie +per parte delle persone oneste e di buon +cuore. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Tralascio di enunciare altre simili pratiche, +da me fatte in favore dei deboli e degli ignoranti, +eterne vittime della prepotenza e della furberia. +Dirò solamente di un caso avvenutomi, reso popolare +per opera dei beneficati, non mia, chè +anzi avevo interesse a tenerlo celato. +</p> + +<p> +Un giorno mi trovavo in un punto alto, +sopra una collina posta nella <i>Gianna de su ferru</i>, +in vicinanza della strada maestra, che dalla miniera +dell’Argentiera conduce a Portotorres. +</p> + +<p> +Siccome quel punto è battuto dai carabinieri, +esploravo dall’alto la campagna circostante, +per evitare le solite sgradite sorprese. +</p> + +<p> +A un tratto, sulla strada, scorsi due operai +continentali, che venivano dall’Argentiera, dove +pur lavorava mio fratello Peppe, in qualità di +operaio <i>caporale</i>. Volendo chiedere notizie di +<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> +lui, scesi dalla collina per interrogare i due +viaggiatori. +</p> + +<p> +— Buona sera! — dissi, movendo loro incontro. +</p> + +<p> +— Buona sera! — risposero quelli, senza +quasi guardarmi, e con un accento di profonda +mestizia. +</p> + +<p> +— Che cosa avete? — chiesi loro. +</p> + +<p> +— Ci hanno rubato i pochi soldi che avevamo +addosso. +</p> + +<p> +— Chi ve li ha presi? +</p> + +<p> +— Il bandito Giovanni Tolu, ch’era in compagnia +di altri due. +</p> + +<p> +Fui sorpreso della strana risposta, che in sulle +prime credetti una canzonatura. +</p> + +<p> +— Che uomini erano? +</p> + +<p> +— L’uno aveva un fucile a due colpi; l’altro, +giovanotto, era pure armato; il terzo, uomo maturo, +conduceva a mano un cane, legato con una +corda. Dopo averci tolto il danaro, il più robusto +ci disse: — Se voi svelerete l’accaduto, vi ricorderete +del bandito Giovanni Tolu! +</p> + +<p> +I birbaccioni si erano serviti del mio nome +per atterrire i viandanti, ed io non doveva lasciare +impunita una simile audacia. +</p> + +<p> +— Fatemi il piacere di condurmi sul punto, +dove vi hanno preso i soldi. +</p> + +<p> +— Siamo in viaggio per Portotorres, poichè +dobbiamo prendere imbarco. +</p> + +<p> +— V’imbarcherete un altro giorno. Oggi vi +<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> +porterò nel mio ovile, dove troverete da mangiare +e da bere; prima, però, ho bisogno di vedere il +posto in cui foste derubati. +</p> + +<p> +I due operai continentali, forse per paura, +non volevano tornare indietro; ma io imposi loro +di appagare la mia curiosità. +</p> + +<p> +Si rifece insieme un po’ di strada, fino al +punto detto <i>Sa punta de su ferru</i>, che m’indicarono +come il luogo della grassazione. +</p> + +<p> +Non era quello un sito di ladri, perchè in +vicinanza abitavano alcuni pastori. +</p> + +<p> +Pregai i due operai che mi aspettassero là +per alcuni minuti. +</p> + +<p> +Io conosceva l’uomo anziano che conduceva +a mano il cane, e m’internai nel boschetto, fino +ad una punta, in cui i pastori solevano radunarsi. +</p> + +<p> +Il cane non avvertì il mio passo, e non prese +ad abbaiare, poichè aveva il <i>vento cattivo</i><a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>. +</p> + +<p> +Come arrivai alla distanza di una ventina di +passi dalla punta, tesi l’orecchio, e m’accorsi che i +pastori si bisticciavano per la divisione del bottino. +</p> + +<p> +Mi diedi allora a tossir forte, e m’avvicinai +indifferentemente. +</p> + +<p> +— Buona sera! +</p> + +<p> +— Buona sera, zio Giovanni. Che buon vento +vi conduce a queste parti? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> +</p> + +<p> +— Fatemi un piacere. Ho scovato testè un +cinghiale in una macchia, ma non c’è verso di +farlo venir fuori. Ho bisogno di prenderlo oggi, +perchè devo farne un presente. Aiutatemi. +</p> + +<p> +— Ben volentieri! +</p> + +<p> +Mi vennero tutti e tre dietro. +</p> + +<p> +— State attenti, veh? chè il cinghiale non +scappi, deviando dal mio filo! +</p> + +<p> +Camminai così avanti, sempre col fucile +spianato, fino a che portai i tre compagni vicino +alla strada, dove mi aspettavano i due forestieri. +</p> + +<p> +Fingendo girare di qua e di là, come per +non lasciarmi sfuggire il cinghiale, mi avvicinai +agli operai, dicendo loro piano: +</p> + +<p> +— Fissateli bene: sono questi gli uomini che +vi hanno preso il danaro? +</p> + +<p> +— Sì, signore: proprio questi! +</p> + +<p> +— Qual somma vi hanno rubato? +</p> + +<p> +— Novantasette lire. +</p> + +<p> +Corsi allora verso i tre pastori, e gridai loro, +cambiando tono: +</p> + +<p> +— Restituite subito a costoro il danaro rubato! +</p> + +<p> +I tre uomini mi fissarono sorpresi e sgomentati, +ma non fecero alcuna resistenza. Senza dir +motto, tolsero da tasca il danaro, e me lo porsero +abbassando gli occhi. +</p> + +<p> +Dopo aver restituito ai tre operai le 97 lire, +dissi ai pastori: +</p> + +<p> +— E badate che non vi accada una seconda +<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> +volta! Guai a voi, se minaccierete chicchessia +servendovi del mio nome! +</p> + +<p> +I pastori, mortificati, ammutolirono, poichè +in fondo non erano perversi. Io dissi allora, rivolto +ai due operai: +</p> + +<p> +— Lo vedete? Io sono appunto Giovanni +Tolu, il bandito; il quale non ha bisogno di rubare, +perchè ha qualche cosa del suo; e se non ne +avesse, i signori glie ne darebbero! +</p> + +<p> +Gli operai volevano ad ogni costo che io +accettassi in ricompensa la metà della somma. +</p> + +<p> +— No: tenetela tutta, perchè siete più poveri +di me. Io non ne ho bisogno, mentre voi siete +forestieri, che venite da lontano per lavorare. +Datemi solamente notizie di mio fratello Peppe, +<i>caporale</i> alla miniera. Lo conoscete? +</p> + +<p> +— Sì, signore. Gli parliamo ogni giorno. +Egli sta bene in salute. +</p> + +<p> +— Grazie. Di che paese siete? +</p> + +<p> +— Siamo piemontesi. +</p> + +<p> +— Continuate pure la vostra strada, e fate +buon viaggio! +</p> + +<p> +Arrivati la sera a Portotorres, i due forestieri +narrarono il caso a molte persone, fra le quali +a Cosimo Cucinotto, più tardi mio teste di difesa +a Frosinone. +</p> + +<p> +Ricevetti in quel tempo diverse lettere da +Sassari e da Florinas, colle quali mi si chiedevano +schiarimenti sul fatto, che si voleva pubblicare. +Io però non volli dargli importanza, nè +<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> +risposi ad alcuno, per non dar dispiacere ai miei +amici della Nurra. Temevo anche di pregiudicare +i tre pastori, che in fondo erano buona +gente. Essi avevano ceduto ad un’allucinazione +momentanea, e mi confessarono d’esser stati +trascinati a quell’eccesso, senza ponderarne le +conseguenze. +</p> + +<p> +L’anno seguente — all’apertura del nuovo +esercizio della miniera — si presentò un operaio +all’ovile di Peppe Sechi, in <i>Palmadola</i>, chiedendo +ospitalità per la notte. +</p> + +<p> +— Non mi conosce? +</p> + +<p> +— Io no: chi sei? +</p> + +<p> +— Sono uno dei due operai derubati, a cui +Giovanni Tolu fece restituire il danaro. +</p> + +<p> +— Mi fa piacere. Passa pure la notte nel +mio ovile, e cena co’ miei uomini. +</p> + +<p> +Quando Sechi, all’indomani, mi riferì le parole +dell’operaio, gli risposi: +</p> + +<p> +— Mi dispiace che si meni tanto rumore di +un fatto, che potrebbe mettere in mala vista i +poveri pastori della Nurra. Ladri di pecore e di +porci, forse sì! — ma ladri di danaro, no certo! +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span></p> + +<h3 id="cap23-3">CAPITOLO XXIII. +<span class="smaller">Nel mondo dei curiosi.</span></h3> +</div> + +<p> +Fu ben numerosa la schiera dei curiosi, che, +in ogni tempo, vollero conoscermi da vicino. La +fama delle mie gesta, de’ miei scontri coi carabinieri, +e di non so quante altre avventure bizzarre +(in gran parte fantastiche ed esagerate) mi +sottoponeva ad un continuo esame, che molte +volte m’irritava. Tutti si rivolgevano ai miei +intimi amici per ottenere il <i>favore</i> di parlarmi, +di ascoltarmi, e sovratutto di vedermi tirare al +bersaglio. +</p> + +<p> +Superfluo dirvi, che il ceto dei signori era +in numero preponderante. Militari alti locati, alti +magistrati, negozianti, giornalisti, signori d’ogni +genere, sentivano più o meno il bisogno di rivolgere +la parola al bandito di <i>Monte fenosu</i>, +all’uccisore di tanti nemici, al benefattore della +Nurra. +</p> + +<p> +Antonio Giuseppe Zara, d’ordinario, era +l’uomo più ricercato per ottenere da me una +<i>intervista</i>, come oggi si dice con parola di moda. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> +</p> + +<p> +Essendo egli mio compaesano ed intimo amico, +a lui si ricorreva, come a colui che conosceva il +rifugio del tigre benefico, o la parola d’ordine +che doveva strappare dalla tana la belva addomesticata +</p> + +<p> +Contandosi a centinaia i miei incontri coi +curiosi, mi limiterò a riferire i pochi che mi +vengono alla memoria. +</p> + +<p> +Devo anzitutto dichiarare in coscienza, che +la fama di non essere un ladro, nè un sicario, fu +quella che mi attirò maggior numero di simpatie. +Ond’è, che io tenevo a questa stima, la quale +forse non fu estranea a farmi perdurare nel proposito +di dar la caccia al malandrini, in favore +dei deboli e degli onesti<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>. +</p> + +<p> +I più smaniosi di vedermi furono sempre i +continentali, e non solamente quelli residenti in +Sardegna. A Frosinone ed a Roma, per esempio, +fui assalito dai curiosi; e basti dire, che in quest’ultima +città dovetti cedere alle insistenze del +mio avvocato, il quale volle presentarmi ad un +<i>pezzo grosso</i> del Ministero di Grazia e Giustizia. +Costui aveva esternato il desiderio di vedermi +da vicino, supponendo forse che io avessi gli +occhi di lince e il muso d’una jena. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Un distinto pittore di Sassari, che desiderava +ardentemente di conoscermi, si rivolse al solito +Zara per un’<i>intervista</i>. Accondiscesi alle preghiere +dell’amico, e gli diedi appuntamento alla +<i>Valle della noce</i>, nelle vicinanze di Campomela. +</p> + +<p> +Il pittore venne in compagnia di altri curiosi, +portando seco una grande quantità di viveri, +di polvere e di palle — solito regalo che d’ordinario +mi facevano i visitatori. +</p> + +<p> +Per dar gusto a costoro, prendevo sempre +parte alle partite di caccia; ed essi si divertivano +un mondo, nel vedere che le lepri e le pernici +non sfuggivano al mio tiro. Era mio costume, +in simili partite, di regalare ai cacciatori la selvaggina +che prendevo. +</p> + +<p> +Non devo qui tacere, che anche fra quei +cacciatori non mancavano gli scrocconi. Col pretesto +di vedermi e di conoscermi, essi tornavano +a casa colle bisaccie piene di cacciagione, mentre +io qualche volta ci rimettevo la polvere e +la fatica. Volendo lor dare una lezione, mi appigliai +al partito di regalare al solo Zara le lepri +e le pernici, facendo capire che non ero tanto +gonzo. Si noti che in simili caccie io giunsi a +prendere persino una trentina di pezzi, facendo +altrettanti spari. La polvere era preziosa, nè volevo +sprecarne nemmeno una carica. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Un giorno, nella Nurra, fu concertata una +partita di caccia grossa, a cui vollero ch’io prendessi +parte. Assegnatami una posta insieme ad +un altro signore, volle il caso che un enorme +cinghiale passasse a me dinanzi. Lo puntai e +l’uccisi. +</p> + +<p> +Tutti i cacciatori corsero sul luogo, gridando: +</p> + +<p> +— Chi lo ha ucciso? +</p> + +<p> +— Questo signore! — risposi con finta mortificazione. +</p> + +<p> +Il signore tacque, ma sottomano mi regalò +dieci lire, tenendosi una gloria, che volentieri +gli cedetti. Mi era stato dato a compagno, e volevo +fargli fare una bella figura. Non paleso il +suo nome, perchè ancor oggi egli si dà vanto di +quel tiro, che mi fruttò due scudi. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Venuto per diporto in Sardegna uno dei fratelli +Rocca (banchieri genovesi) fu concertata una +caccia alla Nurra da diversi signori di Sassari. +Il banchiere volle conoscermi e mi pregò di narrargli +alcuni episodi della mia vita. Convintosi +ch’ero un disgraziato, più che un malfattore, mi +propose di prendermi seco sulla sua nave, per +farmi sbarcare in terra straniera, dove sarei tornato +<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span> +libero. Rifiutai recisamente la generosa offerta, +dicendogli: +</p> + +<p> +— Che mi vale la libertà, quando mi allontana +dalla mia figliuola e dai luoghi che mi +videro nascere? Non tarderei a morirne di crepacuore. +Meglio, dunque, che affronti il mio destino! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Altra simile proposta mi era stata fatta da parecchi +viaggiatori continentali, poco prima dell’annessione +delle due Sicilie all’Italia. Mi si voleva +condurre a Napoli, e di là in Grecia. Il pensiero +della mia bambina (che da un anno appena avevo +strappato alla madre) mi consigliò a respingere +la libertà, che mi si voleva concedere fuori dell’isola +mia. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Mentre mi trovavo a Sassari, in salvacondotto, +fui chiamato un giorno dagli ingegneri +inglesi, incaricati dello studio delle strade ferrate +nell’isola. +</p> + +<p> +Recatomi nel loro ufficio (posto allora nella +casa Crispo) vollero consultarmi a proposito del +tracciamento: +</p> + +<p> +— Siccome vi sappiamo pratico dei luoghi, +che per molti anni avete battuto, noi chiediamo +<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> +il vostro parere sulla strada più comoda e più +breve per andare a <i>San Michele</i>. Diteci qual via +scegliereste: quella che passa per i bagni di San +Martino — quella che va per il <i>Piano di coloru</i> — o +quella che prende la vallata di <i>N. S. di +Saccargia</i>? +</p> + +<p> +Risposi agli inglesi, senza punto esitare: +</p> + +<p> +— Per <i>San Martino</i> avreste molte aperture +da praticare e molti rialzi da formare. Per la +<i>Valle della Trinità</i> dovreste costruire una galleria +molto lunga. Io, dunque, sceglierei il <i>Piano +di coloru,</i> poichè il terreno è meno accidentato +e più comodo per la linea. +</p> + +<p> +Seppi più tardi che fu scelta la linea da me +suggerita. La cosa era chiara: le strade battute +dai banditi sono quelle più costose nel tracciamento +d’una ferrovia. +</p> + +<p> +In compenso del parere dato, gli inglesi mi +offrirono una ricca fiaschetta da polvere ed una +rivoltella, che rifiutai<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Un’altra volta, trovandomi in Sassari (sempre +in virtù di salvacondotto) l’amico Zara mi +prevenne, che doveva condurre alcuni inglesi in +<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span> +campagna, per visitare un <i>nuraghe</i>. Avendone +poco prima veduto uno in sughero ad un’Esposizione, +essi volevano esaminarlo al naturale. +</p> + +<p> +Desiderosi di conoscermi, montai con loro +in carrozza, e lungo il viaggio diedi spiegazione +su molte località della Sardegna. Fra essi erano +due signore, a cui regalai diverse monete antiche, +da me trovate nella Nurra. Mi pregarono +di mandargliene altre in Anversa, dov’erano +domiciliati. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Taccio molti altri incontri di simil genere, +perchè tutti si rassomigliano. +</p> + +<p> +Tanto nelle vicinanze di Florinas durante il +primo periodo, quanto nelle terre della Nurra +quando la prescelsi a mia stabile dimora, non mi +mancarono mai le visite dei curiosi, appartenenti +ad ogni ceto. Ho notato altra volta il piacere +che provavano le dame e i cavalieri dei villaggi, +quando andavo a visitarli in campagna. +</p> + +<p> +In seguito. — dopo la mia assoluzione — cominciarono +a piovere le <i>interviste</i> dei redattori +delle <i>gazzette</i>; i quali (come accennerò a suo +tempo) non riuscirono a strapparmi che confessioni +monche, che alteravano sconciamente. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span></p> + +<h3 id="cap24-3">CAPITOLO XXIV. +<span class="smaller">Vita e azienda a «Lèccari».</span></h3> +</div> + +<p> +Nel primo anno di lavoro, a <i>Lèccari</i>, si ebbe +in generale un buon raccolto, poichè il grano aveva +reso <i>dell’uno dodici</i>, e si stava bene. +</p> + +<p> +In quel tempo mio fratello Giomaria aveva +bisogno di essere aiutato nell’agricoltura; e sebbene +mi fosse debitore di un centinaio di scudi, +ordinai a’ miei figliuoli di prestargli sette rasieri +di grano, senza interesse. Venuta la stagione del +nuovo raccolto, era sorta contestazione a proposito +di questo prestito; e mio fratello, un po’ irritato, +osò rispondere a mia figlia, ch’era pronto +a restituirle il grano, purchè avesse affermato la +sua pretesa con un giuramento dinanzi al pretore. +Maria Antonia, rifuggendo da una pubblicità +scandalosa, preferì rinunziare a una parte del suo +credito. +</p> + +<p> +Questo incidente provocò malumori in famiglia. +Quando l’appresi mi spiacque, e ne mossi +aspra lagnanza a Giomaria. +</p> + +<p> +Pur scorrazzando da un punto all’altro della +Nurra, non trascurai di visitare i miei figliuoli; +<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> +e se avevo urgente bisogno di conferire con essi, +davo loro un appuntamento in uno dei soliti +punti designati. +</p> + +<p> +I malumori continuarono. Da qualche tempo +mia cognata — per istigazione dei parenti lontani — andava +brontolando con dispetto ch’era +stanca della Nurra, e che aveva in animo di stabilirsi +a Portotorres. Avendo una figlia da marito, +preferiva un centro popoloso ai luoghi deserti, +dove non capitava mai un cane. Giomaria, +che subiva l’influenza della moglie, volendo appagarla, +si era dato alla ricerca di una casa in +Portotorres, e di terreni in vicinanza. +</p> + +<p> +Nati nuovi diverbî alla mia presenza, un bel +giorno dissi con durezza a Giomaria, che il rimedio +più spiccio sarebbe stato quello della separazione +delle due famiglie. +</p> + +<p> +Le cose per un po’ di tempo furono messe +sul tacere, ma i bronci si allungarono. +</p> + +<p> +Nei tre anni di vita comune, che si erano +succeduti con alterna vicenda, il dissidio non era +mai mancato. In ogni nonnulla si cercava un +appiglio. Ne noterò alcuni per non tediare il +lettore. +</p> + +<p> +Venni un giorno a sapere, che le due famiglie +di Agostino e di Giomaria solevano fare il +pranzo in comune — meno il pane, che ciascuna +in proporzione forniva a parte. Questo sistema +non mi andava a genio. Io desiderava che anche +le mense fossero separate, poichè se un mio amico +<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span> +capitava nella cascina, volevo che mangiasse a +spese mie, non a spese degli altri. Così pure non +mi garbava, che gli amici di Giomaria fossero +lautamente trattati col mio danaro. Sono numerosi +gli ospiti che capitano a <i>Lèccari</i>, ed è nostro +dovere di offrir loro buoni cibi, e non le fave ed +il lardo, che mangiamo noi. Non volevo dare il +minimo pretesto a nuovi screzi e a malumori +nuovi. +</p> + +<p> +Giomaria aveva un cognato (marito della sorella +di mia moglie) il quale faceva il vignataro +nelle campagne di Sassari, campando miseramente +colla famiglia. Capitato un giorno da lui +e udite le sue lagnanze, lo invitai a stabilirsi a +<i>Lèccari</i>, dove gli avrei fornito buoi, casa, terra +e semente, lasciandogli la metà dei guadagni. +Venne egli infatti con tutta la famiglia alla Nurra, +e Giomaria mi fu grato. +</p> + +<p> +Le cose andarono bene per un po’ di tempo; +ma nata questione fra le donne, per certi pomidoro +che i nuovi arrivati si permettevano di regalare +agli antichi loro padroni di Sassari, dovetti +intervenire per mandarli via. +</p> + +<p> +— Se tu li licenzi, ce ne andremo anche +noi! — uscì a dirmi Giomaria, di mala grazia. +</p> + +<p> +— Io non ho parlato che de’ tuoi cognati — risposi +pacatamente — tu però sei padrone di +fare quello che ti piace! +</p> + +<p> +Giomaria, senz’altro, mi restituì i buoi che +gli avevo prestato, e se ne andò a vivere altrove +<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span> +insieme alla famiglia ed ai cognati. Io e mio genero +tenemmo le terre di <i>Lèccari</i>, che quell’anno +avevamo seminato a granone. +</p> + +<p> +Essendo le tanche di mio fratello e dei cognati +vicine alle nostre, avveniva che il loro bestiame +venisse assai spesso a far danno al nostro seminerio. +Me ne dolsi vivamente, e se ne dolse +anche Agostino; ma le nostre doglianze si perdevano +nell’aria. I buoi, persino in numero di +dodici, continuavano a danneggiare il nostro +granone. +</p> + +<p> +Perduta alfine la pazienza, e veduto che il +brutto giuoco assumeva la parvenza di un dispetto, +una mattina feci denunziare il bestiame in contravvenzione; +e mio fratello e i cognati furono +costretti a pagare la multa d’una ventina di +scudi. +</p> + +<p> +Questo fatto finì per farci guastare con Giomaria, +nonchè coi cognati; i quali per molti anni +ci trattarono sul tirato — ora con una benevolenza +pelosa come le mani di Esaù, ed ora con +un muso lungo come la scala di Giacobbe. +</p> + +<p> +Io narro queste minuzie, unicamente per dimostrarvi +quanto poco duratura sia la pace domestica, +sempre quando sotto un medesimo tetto +si raccolgono più donne di diversa famiglia. +Come nella torre di Babele, si finisce sempre per +non intendersi, e i contendenti hanno bisogno di +separarsi, per metter casa a parte. I capi di famiglia, +istigati dalle proprie donne, che li menano +<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> +per il naso, non tardano a cedere alle gonnelle. +E grazia, quando questi futili appigli non +vengono risolti con le coltellate! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Rimasto solo a <i>Lèccari</i>, Agostino si trovò +in condizione di potersi dedicare al lavoro, disponendo +di quattro paia di buoi, di due servi fissi, +e di quattro o cinque uomini a giornata, a seconda +le esigenze del seminerio. Venuto il tempo +della messe, egli salariava un numero di lavoratori, +adeguato all’entità del raccolto. Per venti +rasieri, per esempio, abbisognavano 25 uomini +per otto giorni. Se poi il seminerio toccava i +trenta rasieri, le persone da impiegarsi erano una +quarantina. +</p> + +<p> +I nostri affari andavano abbastanza bene, e +non risparmiavamo mezzi per far progredire in +tutti i modi l’agricoltura. +</p> + +<p> +Una volta ebbi bisogno di 2000 lire, e le +ottenni facilmente da un istituto di Sassari, per +mezzo d’una cambiale firmata da Zara, con avallo +di un ricco proprietario di bestiame. La pagai +intieramente, con diminuzioni trimestrali. +</p> + +<p> +Eravamo da una diecina d’anni a <i>Lèccari</i>, +quando mi venne l’idea di tentare la trebbiatura +per mezzo della nuova macchina di Maurizio +Pintus; e si ottenne un risultato soddisfacente. +Da ogni parte della Nurra erano accorsi uomini +<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> +e donne, curiosi di veder funzionare la trebbiatrice +a vapore, da loro mai veduta. Fu una vera +festa campestre. In soli quattro giorni si trebbiarono +330 rasieri di grano, 100 rasieri d’orzo, +e 20 di fave. +</p> + +<p> +Fu quello un anno miracoloso. Le spese nostre, +fra trebbiatura e fitto delle terre, si calcolarono +dai 60 ai 70 rasieri di grano — il rimanente +fu tutto guadagno. +</p> + +<p> +Appunto in quell’annata abbondante, io volli +dare alcuni consigli ad Agostino; il quale, debbo +dichiararlo, peccava assai d’imprevidenza. +</p> + +<p> +— Sai tu, che cosa devi fare? Vendere cinque +cavalli e tre paia di buoi. Con due paia di buoi +e coi tre cavalli, che a te resterebbero, ne avresti +a sufficienza per tirare innanzi l’azienda. Dovresti +parimenti ridurre in danaro tutto il grano che +hai raccolto, lasciando in casa la sola quantità +necessaria per il seminerio e per la provvista +del pane. Fa soldi di tutto e compra altre terre, +Agostino; poichè queste non ti verranno portate +via dal vento, nè da nessuno; e così riuscirai a risparmiare +il fitto gravoso, che paghi per i terreni. +</p> + +<p> +— Non è questa la mia idea! Io penso invece +a continuare il seminerio in larga scala. — rispose +Agostino, stringendosi nelle spalle, senza +riflettere che a me doveva la sua posizione. +</p> + +<p> +— Il giorno che riuscirai a far grano in +questi terreni, mi lascierò tagliare il collo! — soggiunsi — Possibile +che tu non veda, che le +<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> +terre nostre sono ormai disfatte ed esauste per +il continuo seminerio degli stessi cereali? Esse +ti saranno ingrate, e ti niegheranno il frutto. È +nei tempi di abbondanza che noi dobbiamo pensare +ai tempi calamitosi. Tristo colui, che non trae +ammaestramento dalle sette spighe piene e dalle +sette spighe vuote, di cui parla la sacra scrittura! +</p> + +<p> +Agostino tornò ad alzare le spalle con noncuranza, +e tacque per non provocare spiacevoli +discussioni. Egli non volle tener conto del mio +consiglio, e gli tenni il broncio per un po’ di +tempo. Vedremo com’egli avesse torto. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +I miei figliuoli continuarono ad abitare il +tenimento di <i>Lèccari</i>, come l’abitiamo anche oggi, +dopo avervi lavorato per quasi trent’anni. +</p> + +<p> +La cascina è vasta, elegante e comoda, poichè +si compone di una quindicina di ambienti: +cinque a pianterreno e cinque al piano superiore; +senza contare le altre casette annesse, con forno, +pollaio, pagliaio, un cortile chiuso, un piccolo +vigneto e giardino interno. L’estensione del terreno +circostante è di circa 40 ettari, di cui 8 seminabili, +e 32 occupati dalla peschiera. +</p> + +<p> +La famiglia intanto si era accresciuta. Dopo +il primo anno di matrimonio, Maria Antonia ebbe +una figlia; e in seguito, in media, un bambino +ogni due anni. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> +</p> + +<p> +Io mi recavo ogni tanto a <i>Lèccari</i> a visitare +i miei figliuoli e i miei nipotini, ma con molta +prudenza; poichè i carabinieri vi piombavano ogni +tre o cinque mesi, sempre colla speranza di cogliermi. +</p> + +<figure class="figcenter"><a id="fill-260"></a> + <img src="images/ill-260.jpg" alt="La cascina di Lèccari"> +</figure> + +<p> +D’ordinario essi si presentavano, alla cascina +chiedendo da mangiare e da bere; ma la mia +figliuola non volle mai soccorrerli, neppure in omaggio +a quella ospitalità, che nella Nurra non +viene mai negata ad alcuno. +</p> + +<p> +— Io non posso offrire viveri a chi viene +per arrestare mio padre! — essa rispondeva. +</p> + +<p> +La visita d’ispezione si praticava dai carabinieri +in moltissimi <i>stazzi</i> della Nurra, specialmente +per cercar me, condannato alla morte +dalla Corte d’Assise di Sassari. +</p> + +<p> +In un giorno di <i>Pasqua d’aprile</i>, otto carabinieri +si presentarono a Maria Antonia, chiedendo +un capretto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> +</p> + +<p> +— Ce ne ho, ma da me non ne avrete. Cercate +pure e frugate da per tutto, com’è il vostro +dovere, ma andate a mangiare altrove. +</p> + +<p> +— E zio Giovanni lo mangerà, oggi, il capretto +di Pasqua? +</p> + +<p> +— Zio Giovanni lo mangerà di certo... ma +non qui! +</p> + +<p> +— Davvero?... vogliamo accertarcene. +</p> + +<p> +— Visitate pure tutte le camere. Se foste +sicuri che mio padre si trovasse in casa, certo +non vi fidereste ad affrontarlo in tal modo. +</p> + +<p> +I carabinieri fecero la perquisizione, e se ne +andarono. Avevano forse sperato, che in un giorno +così solenne io non dovessi mancare alla mensa +di famiglia. +</p> + +<p> +Quel giorno invece, mi trovavo lontano da +<i>Lèccari</i>, perchè avevo preveduto la visita sgradita. +Ero stato a visitare la mia famiglia tre +giorni innanzi, a notte inoltrata, per regalare ai +nipotini l’agnello bianco. I miei figliuoli, in precedenza, +mi avevano preparato il pranzetto pasquale, +che avevo portato meco sulla montagna, +per godermelo tutto solo, facendo un brindisi +alla salute dei cari assenti. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span></p> + +<h3 id="cap25-3">CAPITOLO XXV. +<span class="smaller">L’arresto.</span></h3> +</div> + +<p> +Si era verso la metà di settembre del 1880 — precisamente +l’anno del miracoloso raccolto, +da me altrove menzionato. +</p> + +<p> +Contavo 57 anni Non ero vecchio; ma la +vita randagia, durata per trent’anni, mi aveva +ormai stancato, sfinito. Il mangiar male e senza +alcuna regola; il dormire all’aria aperta, sfidando +uragani e intemperie; il saltare continuamente +roccie e macchioni; l’ansia continua per il timore +di un agguato; il tendere continuamente l’orecchio +ed aguzzar l’occhio ad ogni rumore e ad +ogni ombra — tutto ciò mi spossava il corpo e +lo spirito. Mi accorgevo già, che la vista e l’udito +mi s’indebolivano. Guai a me se non avessi +avuto mia figlia! +</p> + +<p> +Ero da dodici giorni sofferente per una leggera +slogatura al braccio sinistro, dovuta ad +un salto da me fatto fra due macigni, in una +notte buia. +</p> + +<p> +Mi recai da mia figlia all’indomani della +lussazione, e pregai mio genero che si recasse subito +<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> +a Sassari per comprare tre o quattro oncie +di aceto di Saturno. Fattemi alcune fregagioni +alla parte malata, agli otto giorni ero guarito. +</p> + +<p> +Mi trattenni nondimeno ancora a <i>Lèccari</i>, +dormendo però all’aperto, e facendomi portare il +vitto in campagna dalla mia figliuola. +</p> + +<p> +Durante quel tempo, per ammazzare la noia, +mi ero dato a rileggere il Codice penale, fermando +l’attenzione su alcuni articoli che mi riguardavano. +Avevo notato con piacere: che per +i delitti da me commessi era ormai prescritta +l’azione penale; che una diminuzione di pena +veniva concessa ad un colpevole, se questo avesse +dato prove di buona condotta per un certo numero +d’anni; e che, infine, un bandito, dopo trent’anni +di espiazione volontaria, poteva tornarsene +a casa, senza essere molestato dai carabinieri<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>. +</p> + +<p> +Essendomi dato alla macchia il 27 dicembre +1850, avevo dunque battuto la campagna +per 29 anni e circa 9 mesi. +</p> + +<p> +Durante quei giorni di sofferenza al braccio — e +volendo pur soddisfare ad un impegno preso, +come dirò in seguito — mi ero avvicinato con +troppa frequenza alla cascina. Qualche tristo, certamente, +mi aveva veduto; e costui non poteva +essere che Giuseppe Fraizzu, il quale meditava +<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> +da tempo una vendetta, sì per il bue nero da me +fatto restituire ai banaresi, come per l’umiliazione +subita nanti il pretore d’Ossi. +</p> + +<p> +Ruminando nel mio cervello, non vedevo altri +che lui, capace di denunziarmi ai carabinieri di +Sassari, per potermi cogliere nel mio nido. +</p> + +<p> +Nei giorni che a <i>Lèccari</i> si eseguiva la trebbiatura +del nostro grano colla macchina di Maurizio +Pintus, questi venne alla Nurra. Egli si era +rivolto a me, pregandomi di favorirgli una quantità +di <i>buda</i> (canne palustri) per cuoprire alcune +sue capanne, costrutte di recente verso <i>Campomela</i>. +Pintus era un uomo generoso, e mi si mostrava +riconoscente per la sorveglianza che io +esercitava sul molto bestiame, che teneva a pascolo +nelle sue terre della Nurra. +</p> + +<p> +Lieto di fargli un piacere, promisi a Maurizio +Pintus di mandargliene due carri sul luogo. +</p> + +<p> +Un giorno — era il 22 di settembre 1880 — verso +le tre dopo mezzanotte, aiutato da mio +genero, caricammo due carri di <i>buda</i>, che una +settimana prima avevamo accuratamente tagliata, +a cinquanta passi dalla cascina. +</p> + +<p> +Agostino, in compagnia di un nostro servo, +si mosse dalla Nurra per condurre i due carri +a <i>Campomela</i>. +</p> + +<p> +Verso le sette di mattina, dello stesso giorno, +vidi una pecora sbandata, che si dava alla fuga; +e diedi ordine ad un ragazzo che me la portasse +per esaminarla. In agosto le zecche tormentano +<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> +le pecore; ed infatti glie ne trovai una, che le +aveva bucato la pelle. +</p> + +<p> +In quel momento di distrazione, mi lasciai +forse scorgere dalla spia, o dai carabinieri appiattati +nelle vicinanze. +</p> + +<p> +Estratto il verme dalla piaga, posi la pecora +in libertà; ed io m’internai, come al solito, nel +folto delle canne palustri, per nascondermi durante +il giorno. +</p> + +<p> +Forse i carabinieri, appiattati, aspettavano +che venissi loro a tiro, per farmi fuoco addosso. +L’appiattamento era stato disposto alla <i>Murella +maestra</i>, lungo il tratto che divide la <i>Pischina</i> +dal fiume, donde ero stato veduto. +</p> + +<p> +Non sospettando di nulla, ero rimasto per +quattr’ore fra le <i>bude</i>. +</p> + +<p> +Verso le 11 venni fuori con precauzione dal +canneto, ed entrai prestamente in casa per mangiare +un boccone. +</p> + +<p> +Trovai il desinare, già preparato da mia +figlia, sulla tavola della sala centrale. Ivi mangiai, +in piedi, armato come sempre di fucile, di +pistola e di stile. +</p> + +<p> +Nella palazzina (composta di dieci ambienti) +non c’era altri che mia figlia e i suoi tre bambini. +Mio genero era in viaggio coi carri di <i>buda</i>, +e la serva era al fiume per lavare. +</p> + +<p> +Ero solo nella sala terrena. +</p> + +<p> +Finito ch’ebbi di pranzare, mi feci all’uscio; +indi mi spinsi fino all’angolo della casetta del +<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> +forno, per esplorare in basso, verso la <i>Murella</i>. +Ivi scorsi molti carabinieri sparpagliati, che venivano +avanti, in direzione della cascina. +</p> + +<p> +Indovinai tutto, e non pensai che a mia figlia, +allora incinta grossa. Per evitarle uno spavento, +che poteva riuscirle fatale, rientrai in casa, e mi +diedi a cercarla di camera in camera. La trovai +finalmente nel cortile interno, insieme ai bambini. +</p> + +<p> +— Figlia mia! — gridai concitato — fa +coraggio e non spaventarti: ci sono i carabinieri! +</p> + +<p> +Così dicendo mi slanciai fuori della cascina, +dalla parte di ponente; voltai a sinistra, e mi +diressi correndo verso il canneto, distante un +cinquanta passi. +</p> + +<p> +Il tempo impiegato alla ricerca di mia figlia +mi aveva perduto. Mi era impossibile raggiungere +la palude, perchè 14 carabinieri stavano a +trenta passi da me. +</p> + +<p> +Pur continuando a correre, spianai prontamente +il fucile ed armai i due grilletti, deciso di +ucciderne almeno due. +</p> + +<p> +Mi fermai quindi di botto, mentre gli armati +continuavano ad avanzare, un po’ sconcertati, nè +certo di buon animo! +</p> + +<p> +Se essi in quel momento non furono i primi +a farmi fuoco, fu certo perchè una quindicina di +agricoltori, che lavoravano la terra a poca distanza, +sarebbero stati testimoni di un’infrazione +ai regolamenti militari. +</p> + +<p> +— Metti il fucile a terra! — mi gridò il +<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> +maresciallo, alla distanza di una quindicina di +passi. +</p> + +<p> +Per un’istantanea decisione — frutto di mille +ragionamenti fatti in un attimo — deposi il fucile +a’ miei piedi, poi la pistola e lo stile, e mi rizzai +con fierezza, guardando in faccia il carabiniere +comandante. +</p> + +<p> +In quei due o tre minuti di corsa affannosa, +(dalla casa del forno al cortile interno, e dal cortile +alla discesa della palude) molte idee m’erano +balenate alla mente. +</p> + +<p> +Anzitutto ricordai la ragguardevole quantità +di grano depositato nella cascina, che rappresentava +la nostra fortuna; e questo pensiero mi +distolse dallo sprangare la porta, chiudermi dentro +casa, ed opporre viva resistenza alla forza +di quattordici carabinieri, che avrei combattuto +dalle piccole finestre ovali del piano superiore. +Oltre alle armi che portavo addosso, avevo in +casa cinque fucili, due pistole e due rivoltelle. +Dirò ancora, che in un ripostiglio, ignorato dalla +famiglia, tenevo in custodia, insieme a molta +polvere, venti grosse cariche di dinamite, che +avrei potuto gettare dalle finestre, per far pagar +cara l’audacia a’ miei assalitori. +</p> + +<p> +Mi bastava l’animo di tradurre in atto il mio +disegno; ma... e poi? Si sarebbe finito per incendiare +la cascina, bruciando tutta la nostra +fortuna: circa 3000 scudi. +</p> + +<p> +Poco male anche questo; ma... e la mia figliuola? +<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> +i miei nipotini? E i 29 anni e 9 mesi di +buona condotta, che avrebbero potuto rendere +più benigni i miei giudici? +</p> + +<p> +Tutto questo in un attimo ho pensato. Certo +è, che se il destino non mi avesse spinto sulla +traccia di mia figlia, io mi sarei lanciato ad occhi +chiusi fra le canne della palude — o per salvarmi +come a <i>Monte rasu</i> e a <i>Monte fenosu</i>, o per +morire fulminato dalle palle di quattordici carabinieri. +</p> + +<p> +Rimasi là come pietrificato, coll’occhio sempre +fisso sui carabinieri, e le due braccia tese in +avanti: quasi implorando che me le legassero subito, +prima che mi pentissi d’una docilità in me +insolita ed umiliante. +</p> + +<p> +Quattro carabinieri si erano intanto avanzati +a grandi passi, per legarmi le braccia e i +polsi con catene. Come alzai gli occhi, vidi il +maresciallo che mi puntava il fucile a dieci passi +di distanza. +</p> + +<p> +Il sangue mi salì alla testa, e gli gridai con +fierezza: +</p> + +<p> +— Fa mettere quante catene vuoi; ma togli +il fucile dalla faccia, chè non sai ancora portarlo +in mano! +</p> + +<p> +Il maresciallo abbassò subito l’arma<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> +</p> + +<p> +Non ero del tutto legato, quando la mia +figliuola venne fuori dalla cascina e corse a me, +dando in ismanie. Le gridai con dolcezza: +</p> + +<p> +— Non piangere, Maria Antonia, chè non è +nulla! Toglimi il portafoglio da tasca, e gli altri +oggetti dalle bisaccie. +</p> + +<p> +La mia figliuola, sempre piangendo, mi alleggerì +di ogni cosa, salvo del portafoglio, che +volle io tenessi. Conteneva da sette ad otto scudi +in biglietti di banca. +</p> + +<p> +Com’ebbero finito di legarmi, i carabinieri +si diedero a bere dalle fiaschette, che portavano +addosso. +</p> + +<p> +Il maresciallo, dopo aver bevuto, porse a me +gentilmente la fiaschetta. +</p> + +<p> +— Grazie — risposi — Non sono uomo di +troppo vino, io! Ho già mangiato... ed anche +bevuto! +</p> + +<p> +Dopo aver salutato la mia figliuola, che lagrimava +<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> +sempre, m’incamminai, scortato dai 14 +carabinieri. +</p> + +<p> +Fatti un centinaio di passi, i carabinieri si +lamentarono di aver le fiaschette vuote. +</p> + +<p> +Mi rivolsi ad uno di essi: +</p> + +<p> +— Va a casa, e fa riempire il tuo fiasco dalla +mia figliuola. Dille che voglio bere anch’io. +</p> + +<p> +Pregai in seguito il maresciallo, perchè mandasse +un carabiniere da mia figlia per farmi dare +un fazzoletto; ma non mi venne concesso, come +per il vino! Esternai pure il desiderio di venir +portato a Portotorres, per esser di là tradotto a +Sassari col treno, pagando io i biglietti; ma mi +si rispose, che i regolamenti lo vietavano. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Era circa mezzogiorno; il sole scottava, ed +io grondavo sudore. Il maresciallo mi offrì il suo +fazzoletto, che accettai volontieri, perchè ne avevo +bisogno. +</p> + +<p> +Prendemmo il sentiero della Crucca, e poi +si camminò lungo lo stradone, in mezzo ad un +nugolo di polvere che mi soffocava. +</p> + +<p> +Quando eravamo ad un’ora da Sassari, vennero +staccati due carabinieri, che si mossero al +trotto per dar l’avviso in caserma. +</p> + +<p> +Impiegammo circa quattro ore ad arrivare +alle porte della città. +</p> + +<p> +I due carabinieri, che ci avevano preceduto, +<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> +si erano affrettati a dar la notizia del mio arresto. +Lungo lo stradone, e sui muri di cinta delle +vigne, accorreva la gente a frotte per vedermi. +</p> + +<p> +Nel largo di Porta Sant’Antonio era sì fitta +la calca, che a stento ci riuscì ad aprici un passaggio. +Da destra e da sinistra mi si gridava dai +popolani: +</p> + +<p> +— Coraggio, zio Giovanni! non sarà niente! +Due mesi, e a casa! +</p> + +<p> +I carabinieri, imbronciati, lanciavano torve +occhiate ai malaugurati profeti. +</p> + +<p> +Erano le 4 pomeridiane. +</p> + +<p> +Condotto alla caserma dei carabinieri, venni +messo in camera di sicurezza. Diedi subito una +lira ad un servo, perchè mi comprasse un fazzoletto, +non volendo più servirmi di quello del +maresciallo. +</p> + +<p> +La sera stessa venni tradotto alle carceri +nuove, dinanzi alle quali faceva ressa una folla +enorme. +</p> + +<p> +Mi cacciarono subito in una cella poco spaziosa. +</p> + +<p> +Ero stanco del lungo viaggio a piedi, ma +mi sentivo l’animo tranquillo. +</p> + +<p> +Poco dopo l’imbrunire, non sapendo cosa +fare, mi cacciai addirittura fra le coltri. +</p> + +<p> +Era la prima volta, dopo trent’anni, che mi +spogliavo per andare a letto! +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> +</p> + +<h2 id="parte4">PARTE QUARTA +<span class="smaller">DOPO L’ARRESTO</span></h2> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> +</p> + +<figure class="figcenter"><a id="fill-275"></a> + <img src="images/ill-275.jpg" alt="Testata allegorica sui personaggi della storia"> +</figure> + +<h3 id="cap1-4">CAPITOLO I. +<span class="smaller">In carcere.</span></h3> +</div> + +<p> +A questo punto tolgo la parola a Giovanni +Tolu, per prenderla io. Coll’arresto a <i>Lèccari</i> +si è chiusa la storia del bandito. +</p> + +<p> +Il vecchio florinese continuò a narrarmi minuziosamente +gli episodi della sua vita in carcere; +le fasi del processo e del dibattimento; il +suo ritorno alla Nurra; le peripezie domestiche +e i suoi contrasti in famiglia. Io mi limiterò a +riassumere gli avvenimenti principali, non volendo +tirare più in lungo la narrazione con particolari +insignificanti. Ripeto solo, che ho sempre +riportato fedelmente quanto Giovanni Tolu mi +espose, senza nulla aggiungere, nè togliere. Trattandosi +di una storia contemporanea dettata dal +protagonista, il romanziere non poteva in coscienza +permettersi la minima alterazione, senza +compromettere la verità. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> +</p> + +<p> +Pur riassumendo i fatti, riporterò qua e là +le parole del bandito, quando le crederò necessarie +all’efficacia della narrazione. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +«— Entrato in carcere — continuò Tolu, +stuzzicando il tabacco nella pipa — i guardiani +mi costrinsero a cambiar d’abiti. Diedi un’occhiata +alla mia persona, e mi venne da ridere; +poichè mi parve di trovarmi nelle stesse condizioni +di Bertoldo, dinanzi al re Alboino: nè +nudo, nè vestito. Al terzo giorno venni condotto +nel parlatorio, dove mi aspettava il giudice +istruttore. +</p> + +<p> +«Appena mi vide, mi disse: +</p> + +<p> +«— Hai un bel ceffo! +</p> + +<p> +«— Perchè? forse perchè mi vede in questi +panni? Ella dovrebbe capire, che non sono tagliati +a misura. +</p> + +<p> +«Il giudice si fece allora serio, e cominciò +l’interrogatorio, chiedendomi soltanto i particolari +sull’attacco di <i>Nuzzi</i> e di <i>Monte +Rasu</i>.» +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Giovanni Tolu continuò a narrarmi i particolari +della sua vita di carcerato, che io ometto. +</p> + +<p> +Le prime pratiche furono fatte per una cella +<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> +separata, a pagamento, che gli venne subito concessa. +Avendo pure ottenuto che l’amico Zara gli +mandasse ogni giorno il pranzo da casa, egli voleva +che si passasse la sua zuppa ad un carcerato +vicino, col quale si era messo in relazione. Ciò +niegatogli, dispose che fosse data ai poveri. +</p> + +<p> +Il contegno di Giovanni Tolu in carcere +(secondo la sua confessione) non era stato troppo +edificante. Egli perdeva facilmente la pazienza, +s’irritava per ogni nonnulla, ed ebbe più volte +aspre parole coi carcerieri e con qualche detenuto. +Lo star chiuso da mattina a sera in una +cella angusta, priva d’aria e di sole, non poteva +certo confacersi ad un uomo, abituato da trenta +anni a battere la campagna sterminata, sotto +l’immensa volta del cielo. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Non appena corsa la voce dell’arresto, si +era manifestata nel popolo una corrente simpatica, +favorevole a Giovanni Tolu. La lunga serie +d’anni trascorsi aveva gettato un velo pietoso +sulle colpe giovanili del bandito florinese, e più +non si volevano ricordare che le azioni generose, +compiute durante l’ultimo ventennio. Il popolo +entusiasta esaltava le virtù dell’arrestato; le +vicende della sua vita leggendaria furono per +molti giorni l’argomento di tutte le conversazioni, +di tutti i discorsi; e l’autorità giudiziaria +<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> +se ne impressionava, prevedendo l’influenza che +avrebbe esercitato quella simpatia sull’animo dei +giurati. +</p> + +<p> +Fu dunque creduto cosa prudente togliere +Giovanni Tolu ai suoi Giudici naturali, per rinviarlo +ad altra Corte d’Assise dell’isola. +</p> + +<p> +Il 9 luglio 1881 la Corte di Cassazione di +Roma dichiarò prescritti quattro processi; revocò +la sentenza contumaciale di morte del 1869; e +per i reati di <i>Nuzzi</i> e di <i>Monte Rasu</i> rinviò +Giovanni Tolu alle Assise di Oristano. +</p> + +<p> +Prima di lasciare le carceri di Sassari, il +cappellano si presentò a Tolu, chiedendogli se +volesse confessarsi, in occasione del Giubileo. +</p> + +<p> +— Non sono disposto! — rispose secco l’ex +bandito. +</p> + +<p> +Dopo un anno e tre mesi d’ingrato soggiorno +nelle carceri di Sassari, Giovanni Tolu +fu trasferito a quelle di Oristano, il 9 gennaio +del 1882. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Il bandito mi dichiarò, che nelle carceri di +Oristano fu trattato più umanamente, e si sentì +più tranquillo. Egli fece amicizia coi bambini +del direttore, e passava con essi ore deliziose, +parendogli di trattenersi co’ suoi nipotini. +</p> + +<p> +Nel giorno di Pasqua un amico gli mandò +una caraffa di vernaccia ed un piatto di lunghe +<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> +frittelle alla sarda. Tolu chiamò la bambina del +direttore; le adattò al collo un pezzo di frittella +a mo’ di collana, e le disse: +</p> + +<p> +— Va dal babbo, e pronuncia queste parole +in nome mio: «— Come facilmente si spezza la +mia collana, così fra poco si spezzeranno le catene +di Giovanni Tolu!» +</p> + +<p> +Anche ad Oristano si era presentato in +carcere un frate dalla lunga barba, che aveva +domandato a Tolu se intendeva confessarsi. +</p> + +<p> +— Non sono disposto! — rispose il bandito. +</p> + +<p> +— Perchè? +</p> + +<p> +— Perchè io mi confesso quando a me +piace: quando la coscienza me lo suggerisce. +La legge di Cristo non m’insegna altro! +</p> + +<p> +— Che ne sai tu? +</p> + +<p> +— Sono stato sagrestano, reverendo! +</p> + +<p> +Il frate se ne andò borbottando. Appena +uscito, fu detto al Tolu che era l’arcivescovo. +</p> + +<p> +Avevano annunziato al bandito, che il suo +dibattimento si sarebbe tenuto in quelle Assise +nei tre giorni dal 14 al 16 giugno. Nuovi incagli, +però, nuovi timori, e nuovi scrupoli, consigliarono +i giudici a non fidarsi dei giurati +d’Oristano, dove si erano manifestate le stesse +simpatie in favore del bandito. +</p> + +<p> +Il 29 maggio di quello stesso anno (1882), +dopo quattro mesi di detenzione, Giovanni Tolu +fu tolto dal carcere di Oristano, per essere trasferito +a quello di Cagliari. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Le carceri di Cagliari non gli lasciarono +grata impressione. Cominciò dal bisticciarsi coi +carabinieri, che lo avevano tradotto alla torre +di San Pancrazio, stringendogli le manette in +modo inumano. +</p> + +<p> +Chiuso in cella, ebbe più tardi un battibecco +a causa dei fornitori del vino e del tabacco, i +quali defraudavano i poveri prigionieri. Se ne +lamentò col direttore, che finse di dargli un +po’ di ragione... +</p> + +<p> +Neppure a Cagliari Giovanni Tolu ebbe il +giudizio. Si tornò a tirar fuori la corrente troppo +favorevole al detenuto, le simpatie per le azioni +generose, le influenze degli avvocati, e simili. +Si parlò d’altra Assise. +</p> + +<p> +— Se si continuerà la linea retta, mi manderanno +a Tunisi! — disse Tolu al direttore. +</p> + +<p> +Il procuratore del re aveva trasmesso gli +atti alla Corte di Cassazione di Roma; e questa +designò per il giudizio la Corte d’Assise di +Frosinone. +</p> + +<p> +— Ho capito! — fece Tolu — mi si manda +da Erode a Pilato. Si finisse almeno col lavarsene +le mani!<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> +</p> + +<p> +Nella prima diecina del settembre successivo +(dopo altri tre mesi di detenzione) il bandito +florinese fu portato alla darsena; lo si gettò +nella stiva del piroscafo, e lo si fece sbarcare +a Civitavecchia, per poi proseguire fino a Frosinone, +nella Romagna, dove le memorie del +brigantaggio erano ancora vive. +</p> + +<p> +— Il quarto carcere? — esclamò — Speriamo +almeno che sia l’ultimo! +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span></p> + +<h3 id="cap2-4">CAPITOLO II. +<span class="smaller">A Frosinone.</span></h3> +</div> + +<p> +Tutti i giornali della penisola si occupavano +intanto di Giovanni Tolu, chiamandolo <i>brigante</i>, +e trovando di lui riscontri nella storia francese +e nella napolitana. L’<i>Avvenire di Sardegna</i> rispose +con un articolo, conchiudendo: — «Certo +è, che dopo Tolu noi avremo il brigantaggio +anche in Sardegna; e così entreremo un po’ nella +via della civiltà!» +</p> + +<p> +Dopo un mese di detenzione nelle carceri di +Frosinone, fu annunziato a Tolu, che il suo dibattimento +avrebbe avuto principio il 19 ottobre +(1882) e sarebbe durato tre giorni. +</p> + +<p> +Le avventure di Giovanni Tolu ebbero un’eco +pietosa anche a Frosinone. Tutti leggevano, con +avidità curiosa, uno scritto a stampa, che circolava +per la città col titolo: <i>l’ultimo bandito sardo</i>. +Lo spirito della popolazione si era subito affermato +favorevole all’accusato, e si facevano voti +per la sua liberazione. E fu fortuna per i sardi +che Giovanni Tolu fosse giudicato fuori dell’isola. +<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> +Dio sa a quali insolenze sarebbe stata esposta la +Sardegna, se i suoi <i>cittadini giurati</i> avessero liberato +il <i>brigante</i> di Florinas! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Il 19 ottobre 1882, alle ore 9 ant., si apre il +dibattimento nella Corte d’Assise. +</p> + +<p> +I testimoni a carico e in difesa, che in origine +erano 28, ora sono ridotti a soli 18, poichè +dieci morirono. +</p> + +<p> +La folla è immensa; nella sala non mancano +le signore. +</p> + +<p> +Giovanni Tolu è accusato: +</p> + +<p> +1. Di ribellione alla giustizia, e dell’omicidio +del carabiniere Sassu, commesso la sera del 10 +giugno 1853 nel luogo detto <i>Nuzzi</i>, nel territorio +d’Osilo, in complicità con Pietro Cambilargiu. +</p> + +<p> +2. Degli omicidi, con ribellione, dei carabinieri +Delrio e Catte, commessi la mattina del +21 maggio 1859 nel luogo detto <i>Monte Rasu</i>. +</p> + +<p> +Si fa notare, che Tolu nel 1869 fu condannato +in contumacia alla pena di morte, ma che +la sentenza fu annullata per difetto di procedura +nella notifica di diversi atti. +</p> + +<p> +L’accusato fa il racconto dei fatti, risalendo +al prete Pittui. +</p> + +<p> +Le frasi più salienti di Giovanni Tolu, raccolte +dai giornalisti, sono le seguenti: +</p> + +<p> +«Mi resi latitante perchè il prete era ricco +<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> +e prepotente e poteva mandarmi in galera. In +Sardegna si manda la gente in galera per piccoli +motivi. Non mi arresi alla giustizia, perchè la +giustizia <i>non è giusta</i>!» +</p> + +<p> +Il presidente chiede all’accusato: +</p> + +<p> +— Eravate tenuto per un uomo possessore +di un talismano, che vi rendeva invulnerabile alle +palle dei carabinieri. È vero? +</p> + +<p> +— Lo dicono i <i>vanarelli</i>. (Si ride). +</p> + +<p> +Vengono interrogati i testimoni a carico, la +maggior parte dei quali non sono che i carabinieri +dello scontro di <i>Nuzzi</i> e <i>Monte Rasu</i>. +</p> + +<p> +Si chiamano in seguito i testimoni a difesa, +dei quali riassumo le deposizioni: +</p> + +<p> +Maurizio Pintus dichiara, che, se potè più +volte riavere il bestiame rubatogli, lo deve a +Giovanni Tolu, il quale faceva a tutti bene. Altra +simile dichiarazione fanno Vincenzo Pes e Antonio +Beccu, il primo per sette buoi, il secondo +per una cavalla, che i ladri avevano loro involati. +</p> + +<p> +Andrea Nuvoli parla della disonesta condotta +della moglie di Tolu, dichiarando che costui +avrebbe potuto facilmente uccidere il drudo, +che ha voluto risparmiare. +</p> + +<p> +Antonio Piu dice, di essere stato minacciato +di morte dai propri nemici; ma intromessosi Tolu, +questi riuscì ad ottenere una riconciliazione generale, +che da quel giorno li fece vivere tranquilli. +Conchiude asserendo, che il bandito florinese +era il loro <i>giudice di pace</i>; epperciò tutti +lo soccorrevano, regalandogli bestiame. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> +</p> + +<p> +Sebastiano Branca fa l’apologia dell’accusato, +chiamandolo un <i>benefattore</i>; e Antonio Giuseppe +Zara conchiude esclamando: — Giovanni +Tolu è il <i>Dio della campagna</i>!<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a> +</p> + +<p> +Si leggono all’udienza i certificati rilasciati +dai sindaci, i quali affermano, che Tolu mantenne +da oltre vent’anni una condotta esemplare; +e che era ritenuto per un uomo di sentimenti +nobili e generosi, il quale rendeva segnalati servigi, +riuscendo a riconciliare i nemici ed a tutelare +l’altrui proprietà<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +La parola è al pubblico ministero. Egli deplora, +che i sindaci e i municipi abbiano rilasciato +certificati così larghi di lode. Ammette le azioni +generose, ma dice che ogni bandito suol farne; +dichiara che Tolu non è un ladro, ma osserva +che la frase <i>Dio della campagna</i> è un’esagerazione. +Chiede infine una condanna per l’uccisione +dei carabinieri. +</p> + +<p> +Parlano in seguito gli avvocati difensori, che +sono il Prof. Antonio Piras di Florinas (per il +quale Tolu ha una profonda venerazione) e il +Cav. Gavino Scano di Cagliari, (oggi Senatore). +</p> + +<p> +Il primo ribatte ad una ad una tutte le accuse. +Si scaglia contro il Pubblico Ministero, che +ha voluto evocare la memoria dei delitti di Tolu, +per alcuni dei quali fu riconosciuta la prescrizione, +e per altri fu dichiarato non farsi luogo +a procedimento. «È indegno della maestà della +Giustizia (egli dice) far rivivere delitti, di cui +Tolu non è chiamato a rispondere, e per i quali +la stessa Giustizia ha ricacciato la spada nel +fodero». Egli dimostra non veritiere le relazioni +sui fatti di <i>Nuzzi</i> e di <i>Monte Rasu</i>, pur dicendo: +«Io m’inchino all’arma benemerita dei carabinieri: +a questi modesti e ignoti eroi, vittime +oscure e grandi, che ubbidiscono tacendo, e tacendo +muoiono.» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> +</p> + +<p> +L’avvocato Scano difende anch’esso valorosamente +l’accusato; e conchiude con enfasi: «— Giovanni +Tolu è uno sventurato, ma non è un brigante! +In Sardegna briganti non ci sono: vi sono +banditi, che, come Tolu, lo divennero per aver +compiuto una vendetta!» +</p> + +<p> +Sono le otto di sera del 21. I giurati si ritirano +per rispondere ai 36 quesiti, formulati dal +presidente. +</p> + +<p> +L’ansia è grande e la commozione è profonda +nel pubblico. +</p> + +<p> +Alle 10 e mezza i Giurati riprendono i loro +seggi, e si dà lettura del verdetto, che ammette +la legittima difesa ed assolve l’accusato. +</p> + +<p> +Il pubblico prorompe in applausi, e si riversa +sulla piazzetta per acclamare il bandito assolto, +che esce trionfante dalla gabbia. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Seguìto da una folla di popolani, Giovanni +Tolu percorre alcune vie al grido di: <i>viva Tolu!</i> +Tutti vogliono vederlo da vicino, e gli offrono +da bere. +</p> + +<p> +L’assolto è fuori di sè dalla contentezza. Passando +a quell’ora dinanzi ad una chiesa, egli +s’inginocchia sui gradini esterni, per ringraziare +Iddio che ha parlato al cuore dei giudici. Insieme +a Tolu s’inginocchiarono, scoprendosi il +capo, i popolani entusiasti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span> +</p> + +<p> +Curiosa invero, e caratteristica, quella preghiera +in piazza, al chiaror della luna, che splendeva +in tutta la sua pienezza! Un testimonio +occulare mi assicurava, che giammai avrebbe +dimenticato il pio raccoglimento dei popolani di +Frosinone, spinti a pregare insieme al bandito, +per un sentimento misterioso e inesplicabile. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +L’indomani Giovanni Tolu partì da Frosinone +diretto per Roma, in compagnia del genero +Agostino, di Antonio Giuseppe Zara e dei due +avvocati. +</p> + +<p> +Volli conoscere l’impressione che la capitale +d’Italia aveva prodotto sull’animo di un bandito, +vissuto per trent’anni nelle terre deserte della +Nurra. Ei mi rispose: +</p> + +<p> +— A Roma c’è troppa gente e troppo rumore. +Non m’incantarono i suoi monumenti, +poichè son lavoro degli uomini. Anche la Sardegna +potrebbe vantarli, se si spendessero centinaia +di milioni. Io non m’incanto che dinanzi +alle meraviglie della natura, poichè nessun danaro +può riprodurle! +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span></p> + +<h3 id="cap3-4">CAPITOLO III. +<span class="smaller">Il bandito in libertà.</span></h3> +</div> + +<p> +Imbarcatosi a Civitavecchia, il bandito assolto +giunge a Terranova. Sparsasi la voce del +suo arrivo, una folla curiosa gli va incontro per +conoscerlo da vicino. +</p> + +<p> +Montato sul vagone co’ suoi compagni, si +mette in viaggio. Alla stazione di Ploaghe lo +aspettano un’infinità di parenti, di amici e di +altri compaesani, venuti da Florinas per vederlo +e salutarlo. +</p> + +<p> +Prosegue per Sassari, dov’era già pervenuta +la notizia del suo arrivo. Trova alla stazione +gran folla di popolani, ed a stento gli +avvocati riescono ad aprirsi un passaggio fra +la calca immensa e chiassosa. +</p> + +<p> +Giovanni Tolu si reca alla casetta di Antonio +Giuseppe Zara, verso la piazzetta dell’Università. +La folla fa ressa alla porta, e le +visite sono tante, che non lasciano un momento +di tregua al bandito. +</p> + +<p> +Qualche giornale continentale ebbe parole +di biasimo per questo ricevimento chiassoso, +<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span> +che fu chiamato <i>entusiastico</i> e indegno di un +popolo civile. La censura era ingiusta. Sarebbe +stato più ragionevole inveire contro il verdetto +della Giuria di Frosinone, anzichè contro il presunto +<i>entusiasmo</i> del popolino sardo, che plaudiva +al giudizio dato in una città continentale. +</p> + +<p> +D’altra parte, era proprio seria l’invettiva? +era essa frutto d’un retto criterio? Bisogna andar +cauti nell’apprezzamento del così detto trasporto +popolare. Non bisogna mai confondere il +vero spirito entusiastico, colla curiosità morbosa +e suggestiva, propria delle masse inconscienti. +Se invece del bandito assolto, fosse arrivato il +bandito condannato, la folla sarebbe accorsa a +vederlo con pari curiosità febbrile. Sarò più +crudo: se invece dell’arrivo di Giovanni Tolu +fosse stato annunziato l’arrivo di un tigre o di +un coccodrillo, la calca non sarebbe stata meno +curiosa e tumultuante. L’entusiasmo popolare è +un sentimento, che, dato un po’ di lievito, può +crearsi anche artificiosamente. Esso è morboso, +comunicativo, fittizio, e guai a colui che ci +crede e se ne fida! +</p> + +<p> +E qui non voglio fermarmi, nè discutere +sullo spirito pubblico italiano (non <i>sardo</i> solamente!), +il quale è quasi sempre favorevole all’arrestato, +all’accusato, ed all’assolto<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span> +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Rimasto a Sassari per alcuni giorni, Giovanni +Tolu si recò a Florinas per salutarvi gli +amici e i parenti. Egli volle rivedere alla luce +del sole, il suo paesello natìo, che trovò molto +cambiato dopo trent’anni di assenza. Di là, finalmente, +fece ritorno al suo nido di <i>Lèccari</i>, +dove ansiosamente lo aspettavano la figliuola e +i nipotini. +</p> + +<p> +Intanto i proprietari della Nurra e dei villaggi +vicini (amici e conoscenti di Tolu) fecero +a gara per costituire <i>la dote</i> al bandito rimesso +in libertà. Ciascuno gli regalò una vitella del +valore di dieci a quindici scudi; e Tolu potè +raccoglierne una quarantina, fra la Nurra, Ozieri, +Florinas, Banari, Mores, Chiaramonti, Martis e +Santo Lussurgiu. Questo numero di vitelle, unito +a un centinaio di pecore che già possedeva, gli +formarono un patrimonio abbastanza rilevante +per rimettersi al lavoro. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span> +</p> + +<p> +L’usanza di soccorrere un assolto, od un +reduce da un luogo di pena, è molto antica in +Sardegna. Anche Tolu, quando era bandito, offriva +qualche pecora, montone, o vitella in soccorso +di un disgraziato, o in regalo ad una ragazza +povera che andasse a marito. +</p> + +<p> +Questa generosità verso uno scarcerato risolve +il problema, tante volte messo in campo, +e mal tradotto in atto: mettere un condannato +in condizione di non dover ricorrere a un nuovo +furto per sostentare la propria famiglia. Oh, +quante consuetudini umanitarie fra queste genti +barbare, che vivono lontane e dimenticate dai +popoli civili! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Informatosi subito dell’andamento dell’azienda +di <i>Lèccari</i>, Giovanni Tolu dovette ricordare +al genero il pronostico fattogli due anni +addietro, prima di essere arrestato. Le cose +erano tutte andate alla rovescia. I proprietari +dei terreni avevano elevato il prezzo dei fitti di +oltre 19 rasieri di grano; le terre, stanche ed +esauste, non erano state rimuneratrici; e così +gran parte del ricco raccolto del 1880 era stato +assorbito dalle perdite subite in quei due anni +di penuria e d’imprevidenza. E il bandito tornò +a metter fuori il sogno di Faraone, colle famose +sette vacche grasse. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span> +</p> + +<p> +Giovanni Tolu era ormai libero; egli viveva +tranquillo, senza preoccupazioni di spie e di carabinieri; +epperò aveva più tempo ed agio a +sorvegliare le faccende proprie e quelle del +genero. Con un uomo come Tolu, abituato a +comandare e ad essere ubbidito, Agostino poteva +brontolare, ma non ribellarsi. E da ciò qualche +broncio e qualche dissidio, calmato da Maria +Antonia, che s’intrometteva fra padre e marito, +con quella furberia pietosa di cui la donna è +maestra. +</p> + +<p> +Durante i due anni che Tolu fu in carcere, +la cascina di <i>Lèccari</i> era stata frequentata da un +suo cognato, resosi debitore verso il genero e la +figliuola di una quantità di grano. Il vecchio +bandito ebbe aspre parole con costui, e l’attrito +giunse a tanto, che dovettero intervenire diversi +amici di Portotorres e di Sassari per mettere gli +animi in pace. +</p> + +<p> +Ometto tutte le peripezie di questi dissidî, +che l’ex bandito mi narrò minutamente, ma che +io ho creduto superfluo trascrivere. Riporterò +solamente un suo sfogo, che io credo frutto d’irascibilità +di carattere, più che di giusto risentimento +per torti ricevuti. Egli disse: +</p> + +<p> +— Ebbi dunque a comprovare anche gli +effetti dell’ingratitudine altrui; ma io la prevedeva. +I figliuoli ed i generi, dimenticando i benefizî +da noi ricevuti e i sagrifizî da noi fatti, +ci trascurano sempre quando diventiamo vecchi; +<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span> +essi ci rispondono di mala grazia, quando più +non hanno bisogno di noi. I vecchi sono sempre +messi in disparte. Io ciò vedeva, ma non ero +l’uomo da tollerare la voce grossa, nè da lasciarmene +imporre da generi e da figliuoli! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Giovanni Tolu, nondimeno, amava molto i +suoi figliuoli ed i nipotini, quantunque (così mi +diceva) non si fosse mai stemperato in quelle tenerezze +che davano tanto ai nervi al suo babbo +Pietro Gavino. +</p> + +<p> +Egli non lavorava più, perchè si sentiva +stanco. Mi confessò, che lo avevano più abbattuto +i 25 mesi di prigione, che i 30 anni di banditismo. +Si era dato a dar consigli a’ suoi nipotini, +coi quali stava sempre. Egli mi disse: +</p> + +<p> +— Non m’immischio più nelle cose dell’azienda +per non farmi cattivo sangue. Ognuno ha +i suoi sistemi e le sue vedute, nè sempre si può +andare d’accordo. Dicono che i vecchi tornano +bambini; ed è forse perciò, che io vivo co’ miei +piccoli nipoti. Prendo loro la lezione ogni giorno +e li costringo a leggere nel primo libro di lettura. +</p> + +<p> +— Ditemi qualche cosa di vostra figlia e +di vostro genero. +</p> + +<p> +— Maria Antonia è una buona massaia; +sbriga le faccende domestiche, e non vive che +del lavoro e de’ suoi figliuoli. Ella sorveglia le +<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span> +serve ed i servi, tiene d’occhio l’azienda, e segna +in un registro tanto le <i>entrate</i>, quanto le <i>uscite</i>. +Ha tutte le ore occupate, perchè i figli non la +lasciano in pace; però non manca ogni sera, +prima di andare a letto, di trattenersi un’oretta +a leggere libri ameni ed utili. — Agostino bada +all’agricoltura e sorveglia tutti i lavori di campagna, +prendendo anche la zappa, per risparmio +di spese, o per aiutare gli altri, quando il bisogno +lo richiede. Tutti lavorano in casa nostra, grandi +e piccoli: di ozioso non ci sono che io! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Fra i molti episodî della vita domestica, +Giovanni Tolu mi narrò il seguente. +</p> + +<p> +«— Da otto mesi appena ero ritornato da +Frosinone, quando un’orribile disgrazia venne a +turbare la tranquillità della nostra famiglia, +</p> + +<p> +«A occidente della cascina — fra il caseggiato +e la palude — era il nostro pozzo, scavato +a fior di terra, senz’alcun parapetto, e coperto +d’ordinario con alcune tavole. +</p> + +<p> +«In una calda giornata di luglio, mio nipote +Giovannino — il maggiore dei figli di +Maria Antonia, di nove anni — si trastullava +stando seduto accanto al pozzo, mentre un +servo vi attingeva l’acqua per trasportarla alla +cascina. Costui si era già incamminato verso la +casa, quando udì un sordo tonfo. Voltatosi, e +<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span> +non veduto il fanciullo, quell’imbecille, invece +di tornare indietro per apprestargli un soccorso, +si era dato a correre verso casa, gridando a +squarciagola: +</p> + +<p> +«— Giovannino è caduto nel pozzo! +</p> + +<p> +«Sentendomi quel giorno indisposto, mi +ero sdraiato da pochi momenti sull’erba, a pochi +passi dalla cascina. Alle grida del servo, +balzai in piedi, corsi di un salto al pozzo, e +vidi mio nipote, cogli occhi spalancati e le +mani tese verso di me, dibattendosi nell’acqua, +profonda due metri. +</p> + +<p> +«— Coraggio, Giovannino! — gli gridai. +</p> + +<p> +«Il poveretto portò l’indice della mano +destra alle labbra, come per raccomandarmi il +silenzio; poi si sommerse, e scomparve. +</p> + +<p> +«Sedetti sull’orlo del pozzo, e sostenendomi +colle due mani, allungai le gambe quanto potei, +sfiorando quasi la superficie dell’acqua. Speravo +che Giovannino riuscisse ad afferrarsi a’ miei +piedi; ma il poveretto non tornò più a galla. +</p> + +<p> +«Tutto questo era accaduto in meno di +tre o quattro minuti. +</p> + +<p> +«Ad un tratto Maria Antonia, al cui orecchio +era pervenuto l’annunzio fatale, si slanciò +fuori della cascina, e corse disperata verso il +pozzo, mandando urli strazianti. Di un salto fui +in piedi, le corsi incontro, e giunsi in tempo +per accoglierla fra le mie braccia, mezzo svenuta. +</p> + +<p> +«— Coraggio, figliuola mia — le dissi — ogni +<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span> +soccorso è ormai inutile, perchè il nostro +Giovannino è già morto! +</p> + +<p> +«Lascio immaginare le smanie della povera +madre, e lo strazio di Agostino quando apprese +la sciagura toccatagli!<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a> +</p> + +<p> +«Il nipotino portava il mio nome, e gli +volevo bene. La sua scomparsa da <i>Lèccari</i>, e più +il pensiero di sì brutta morte, ci tenne intontiti +per lungo tempo. Ma, già! era da prevedersi, +poichè eravamo in luglio, il mese delle disgrazie! +</p> + +<p> +«Partecipammo il giorno stesso il triste +caso ai parenti, ai compari ed agli amici della +Nurra e di Portotorres, come voleva l’usanza. +E vennero in molti a farci le condoglianze e a +rendere gli onori alla salma. +</p> + +<p> +«Esposto per alcune ore il cadavere dentro +casa, preparammo il solito carro a buoi per il +trasporto funebre al camposanto di Portotorres. +</p> + +<p> +«Messo uno strato di verdi frasche in fondo +al carro, vi fu disteso un materazzo, sul quale +venne collocato il morticino, ricoperto da un +bianco lenzuolo. +</p> + +<p> +«Appena tutto fu pronto, il carro si mosse +lentamente. +</p> + +<p> +«Col cappuccio tirato sugli occhi (in segno +di lutto) i congiunti e gli amici montarono tutti +a cavallo, per accompagnare la salma di Giovannino +all’ultima dimora. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span> +</p> + +<p> +«Sebbene l’usanza vieti alle donne di prender +parte a simili cortei, Maria Antonia non volle +lasciar solo il suo figliuolo. Agostino se la prese +in groppa, e per due ore circa di strada non fece +che sospirare e piangere amaramente. +</p> + +<p> +«Anch’io montai a cavallo per unirmi al +corteo; e lungo il cammino non feci che fissare +quel lugubre carro, che, rimbalzando e scricchiolando, +inoltrava a stento fra sentieri angusti, incomodi, +e quasi impraticabili. +</p> + +<figure class="figcenter"><a id="fill-298"></a> + <img src="images/ill-298.jpg" alt="I funerali del nipote di Tolu"> +</figure> + +<p> +«Arrivati a Portotorres la stessa sera, deponemmo +il cadavere in casa di mia sorella Andriana, +e di là l’indomani fu portato a seppellire +nel cimitero<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span> +</p> + +<p> +«Ai sette giorni ebbe luogo a <i>Lèccari</i> l’<i>uscita</i>, +secondo l’usanza della Nurra e di altri +paesi sardi. Essa consiste in un pranzo che la +famiglia dell’estinto offre a quelli che accompagnarono +la salma; più in un’elemosina di bestiame, +di grano, e d’indumenti usati, che si regalano in +quel giorno ai poveri<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +«Il tempo, che tutto sana, rimarginò la profonda +ferita che il destino aveva aperta nel nostro +cuore. +</p> + +<p> +«Io continuai a vivere tranquillo a <i>Lèccari</i>, +fra i miei buoni figliuoli ed i nipotini, che mi +vogliono bene. Sono ormai quattordici anni, che +vi godo la pace dell’uomo libero. +</p> + +<p> +«Non devo nascondere, che un po’ di noia +l’ho risentita, e la risento; ma io cerco di ammazzarla +con qualche ora di lettura, o con viaggi +che intraprendo ogni tanto. Mi reco con frequenza +a Portotorres, a Sassari, a Florinas, od +in altri paesi, per visitarvi i parenti e gli amici; +nè dimentico di fare un giro per gli ovili nurresi, +<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span> +per riandare coi pastori un po’ del passato, +or buono, ed or cattivo. +</p> + +<p> +«A <i>Lèccari</i>, d’altronde, non c’è da annoiarsi: +è un luogo di molto passaggio, e le visite non +ci mancano mai. L’ospitalità è sacra nella Nurra, +nè c’è pastore, per quanto povero, che nieghi +un letto o il vitto a chicchessia. Basti dire, che +la nostra casa, per i soli ospiti, aggrava l’annuo +bilancio di cinque rasieri di grano. A tavola non +ci troviamo mai soli. +</p> + +<p> +«Le visite più opprimenti furono sempre +quelle dei curiosi. Dopo il mio ritorno da Frosinone, +specialmente nei primi anni, esse non mi +diedero tregua. Mi si voleva strappare ad ogni +costo qualche episodio della mia vita avventurosa, +che poi vedevo pubblicato nei giornali di +Roma o di Milano, con inesattezze ed esagerazioni +che m’irritarono. Decisi allora di non dire +più nulla. +</p> + +<p> +«Ricordo, fra gli altri, tre signori che vennero +a <i>Lèccari</i> e che invitai a pranzo. A tavola +si cercò con arte di farmi cantare, ma io dissi +agli ospiti: +</p> + +<p> +«— Se lor signori parlano a tavola, mi toglieranno +il piacere di vederli a mangiare. Diano +retta a me: non posino le forchette, altrimenti +le vivande si raffredderanno! +</p> + +<p> +«Credo che l’abbiano capita, perchè mi lasciarono +in pace. Nondimeno, prima di andarsene, +si diedero a rovistare la casa, toccando tutti gli +<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span> +oggetti che mi appartenevano (il mio fucile, le +mie pistole, le mie bisaccie, la fiaschetta della +polvere) per fabbricarvi sopra, Dio sa quante diavolerie! +</p> + +<p> +«Fu, appunto, dietro a queste false od esagerate +<i>interviste</i> pubblicate, che mi venne l’idea +di narrare la vera storia della mia vita. Ho scelto +lei per mio confessore, ed ho la coscienza di aver +detto la verità, tutta la verità, nient’altro che la +verità! —» +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span></p> + +<h3 id="cap4-4">CAPITOLO IV. +<span class="smaller">Il mistero.</span></h3> +</div> + +<p> +Con queste parole Giovanni Tolu chiuse la +sua storia. +</p> + +<p> +Come se si fosse liberato da un gran peso, +egli si alzò, tolse da tasca le inseparabili pinzette, +si chinò sul camino, frugò nella cenere, e +vi prese un po’ di bragia per riaccendere la pipa. +</p> + +<p> +Anch’io avevo deposto la penna, fedele raccoglitrice +della narrazione del bandito, quasi parola +per parola. +</p> + +<p> +— Ho detto la verità — soggiunse Giovanni +Tolu, premendo il tabacco nella pipa coll’unghia +del pollice. — Non ho dimenticato alcun mio delitto, +mentre ho voluto omettere non pochi atti +di beneficenza<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>. — Molto ho peccato, ma ho +molto perdonato. I miei vent’anni di buona condotta +hanno forse cancellato i dieci anni che si +<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span> +dicono di condotta cattiva. Non è questo un merito +mio: è merito della mia figliuola. Con trent’anni +di vita errante, trascorsi fra disagi ed amarezze +indicibili, credo di aver espiato le mie +colpe. Non mi resta oramai che aspettare serenamente +la morte, confortata dall’ultimo bacio dei +miei nipotini. Altro non desidero, poichè la vita +non può offrirmi nuove attrattive. Ho dimenticato +le offese fattemi, ed ho perdonato ai nemici +tutti, meno ad uno: al prete Pittui, causa +unica di tutte le mie sciagure. Chi lo sa? Forse +riuscirò a perdonarlo il giorno della mia morte! +</p> + +<p> +Giovanni Tolu tacque, e si diede a stuzzicare +nervosamente il tabacco, il quale si ostinava +a non voler bruciare. +</p> + +<p> +Io lo guardavo di sottocchi, titubante se dovevo, +o non, rivolgergli una domanda che più +volte mi era venuta sulle labbra. +</p> + +<p> +Mi feci alfine coraggio e gli dissi: +</p> + +<p> +— Giovanni Tolu; avrei bisogno di uno schiarimento. +Prima però di domandarlo, dichiaro che +mi asterrò dall’insistere, se troverete indiscreta +la mia curiosità. +</p> + +<p> +Il vecchio bandito tolse la pipa di bocca, e +mi fissò con un senso di stupore. Io gli chiesi: +</p> + +<p> +— Non avete altro a dirmi a riguardo di +prete Pittui? +</p> + +<p> +— Nulla. +</p> + +<p> +— Non mi avete taciuto, per riguardi di +famiglia, qualche sua azione disonesta? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span> +</p> + +<p> +— Nessuna. Ma perchè simile dubbio? +</p> + +<p> +— Sarò schietto. Nel pubblico è fondata la +credenza, che Giovanni Tolu siasi vendicato del +prete, solo perchè costui gli aveva oltraggiato la +moglie... +</p> + +<p> +— Ciò è falso! +</p> + +<p> +— Eppure così fu detto fin dal giorno che +vi deste alla macchia. +</p> + +<p> +— È una menzogna! +</p> + +<p> +— Eppure così si legge nel foglio pubblicato +a Frosinone nel 1882, col titolo: <i>l’ultimo bandito +sardo</i>. In questo scritto si parla chiaramente della +tresca del prete con vostra moglie, della corruzione +ottenuta per mezzo di doni, e del vostro +dispetto quando sapeste che Maria Francesca frequentava +la casa di quel sacerdote. +</p> + +<p> +— Non è la verità! +</p> + +<p> +— Ma non basta. Dal resoconto giudiziario +pubblicato dai giornali si deprende, che altrettanto +voi asseriste dinanzi ai giudici, alla Corte +di Assise di Frosinone. Faceste capire, che vostra +moglie non si era mantenuta onesta in casa del +prete Pittui; che invano cercaste strapparla a +quello sfacciato, il quale osò persino condurla ai +balli pubblici per compiacerla. +</p> + +<p> +— Tutte menzogne. Alle Assise non potevo +ciò dire; altri certo lo disse, ed io forse, col silenzio, +lo lasciai credere, sperando che quella circostanza +potesse giovare alla mia difesa. Dentro +la gabbia l’accusato non può, nè deve tutto dire! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span> +</p> + +<p> +— Dunque voi smentite il fatto? +</p> + +<p> +— Recisamente, e ve lo giuro. Mia moglie +non aveva che sedici anni; e devo dichiarare sulla +mia coscienza, che fino al giorno della nostra +separazione non ebbi a farle il minimo appunto +a riguardo dell’onestà, della condotta, e de’ suoi +costumi. Ella si perdette in seguito, quando venne +da me separata. Il difetto di Maria Francesca +era nella lingua; nel pettegolezzo; nella facilità +di cedere alle altrui insinuazioni; nel mal vezzo +d’inasprirmi con sfuriate inopportune. Della sua +inesperienza approfittarono appunto gli scaltri, +per renderla a me ribelle. +</p> + +<p> +— Permettete allora che io vi dica, che non +trovo giustificata la vostra ferocia nell’attentato +contro il prete Pittui. +</p> + +<p> +— Fu l’ira del momento quella che mi acciecò. +Se avessi premeditato l’assassinio, non avrei +affrontato il prete senza un fucile, od un pugnale. +Vi confesso, nondimeno, che deplorai la mia imprevidenza. +Se avessi ucciso il prete, sarei stato +subito sciolto dalle <i>legature</i> fattemi. +</p> + +<p> +— Vi inasprì dunque tanto la sua prepotenza? +</p> + +<p> +— In modo indicibile. Chi lo sa? forse sarei +stato meno feroce, se si fosse trattato di una +tresca. O avrei subito ucciso i due colpevoli, o +mi sarei limitato a scacciar di casa la moglie +infedele, abbandonandola al suo rimorso ed al suo +disonore. Ma quel continuo torturarmi entro alle +pareti domestiche; quel continuo intromettersi nei +<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span> +fatti miei; quel continuo sindacare ogni azione +della mia vita coniugale; quell’eccitamento continuo +perchè mia moglie si separasse da me; oh, +perdio! tutto ciò doveva inasprirmi e farmi perdere +la pazienza! Ero io il marito, ero io il padrone +in casa mia; e quel prete doveva badare +alla sua sagrestia, senza mettere ogni tanto il +suo tricorno fra marito e moglie. +</p> + +<p> +— E non sospettaste mai di una tresca? +</p> + +<p> +— Mai, quantunque il volgo vi alludesse +prima e dopo il mio matrimonio. Mia moglie +era una ragazza sedicenne, al servizio, fin da +bambina, in casa di prete Pittui; e di là io l’aveva +tolta incontaminata. Se il prete avesse avuto +intenzioni disoneste, o avrebbe prima impedito +che la ragazza mi fosse data, o avrebbe impedito +dopo che mi venisse tolta. Sarebbe stato suo +interesse a mantenerci uniti, tanto più che io +mi assentavo con frequenza dal villaggio. Basta +questo per dimostrare, che tresca alcuna non +poteva sussistere. +</p> + +<p> +Le ragioni del bandito erano molto assennate, +e mi facilitavano la strada per poter esternare +un dubbio, che mi era sorto nell’animo. +</p> + +<p> +— Ma perchè, dunque — chiesi — quel sacerdote +prepotente si preoccupava tanto di Maria +Francesca, quando i genitori di lei non se ne +preoccupavano? Ma perchè il solo prete, e non +altri, osò chiedervi conto dei maltrattamenti fatti +a vostra moglie? Ma perchè dal solo prete doveva +<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span> +venir l’ordine di strapparvi alle braccia di +Maria Francesca? È mai possibile che l’affetto +di Giovanni Maria Pittui fosse più forte di quello +di Salvatore Meloni Ru? +</p> + +<p> +Il bandito, dopo avermi a lungo fissato, come +uomo a cui si strappa dall’anima un segreto geloso, +abbassò il capo dicendo: +</p> + +<p> +— È appunto questo il mistero che per lungo +tempo mi tenne agitato... +</p> + +<p> +— Ma che in seguito vi parve di spiegare... +non è così? +</p> + +<p> +Giovanni Tolu tacque esitando, ed io continuai: +</p> + +<p> +— Proprio così! Bisognava risalire alla gioventù +scioperata di Masala Pittui — alla sua vita +scandalosa — alle sue libidini abituali, per ricercare +le cause intime che spingevano l’anziano sacerdote +a proteggere la servetta di casa. Non era +febbre di amore impuro, nè gelosia di ganzo senile, +quella che riscaldava il sangue di prete +Pittui — era forse affetto di padre che parlava +con rimorso alla sua coscienza! Un padre, non +un amante geloso, poteva consigliare la sua creatura +a distrarsi nei divertimenti, per dimenticare +la supposta infelicità coniugale... Non è così...? +</p> + +<p> +A questo punto il bandito prese a dire con +vivacità: +</p> + +<p> +— Ora posso confessarlo: fu appunto questo +il mio pensiero; e sono ben lieto di non averlo +per il primo a lei rivelato. Debbo però soggiungere, +<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span> +che neppure l’affetto di padre potè far presa +nella coscienza di quell’anima nera, negli ultimi +otto mesi che rimase in questo mondo. Il prete +Pittui non porse mai la mano a Maria Francesca +per trarla dalla miseria e dal peccato. +Abbandonata a sè stessa, la poveretta non ebbe +l’aiuto di nessuno — nè del prete protettore, nè +dei genitori indifferenti. Il frutto del peccato +fu lasciato al peccato, e il peccatore fu punito +dalla stessa sua colpa. Il tradimento fatto ad +uno stupido o compiacente marito era ridondato +a danno di prete Pittui. Io non fui che il cieco +strumento della collera divina!» +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Così conchiuse Giovanni Tolu, in un impeto +di profonda amarezza. Io avevo letto nel suo pensiero +e messo il dito sulla piaga; ma non volli +più oltre fermarmi sopra un argomento scottante. +Compresi che un mistero doveva celarsi in quel +complesso di fatti, che non giustificavano il feroce +attentato della piazzetta di Santa Croce. Ma a che +servirebbero le ulteriori indagini, quando il prete +Pittui ha portato il suo segreto nella tomba?<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span> +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +La storia del bandito è finita. Vittima più +del pregiudizio e della superstizione, che della +malvagità degli uomini, Giovanni Tolu ha scontato +<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span> +le sue colpe. Egli ha detto tutta la verità; +ed io son lieto di aver potuto narrare ai lettori +la storia di un uomo co’ suoi vizi e le sue virtù, +anzichè quella di un eroe benefico, quale il popolo +la vuole, o quella di un volgare delinquente, +come altri la vorrebbero. +</p> + +<p> +A coloro che mi facessero carico di aver +aderito a pubblicare la confessione di Giovanni +Tolu, risponderò: che non vi ha storia al mondo, +la quale non dia campo a profonde meditazioni, +a studi serî, e ad ammaestramenti proficui. È +questa la mia convinzione! +</p> + +<p> +Non al legislatore, non al giudice, non al +carabiniere, non al psichiatra verrà affidato il +còmpito di liberare la società futura da questi +esseri perniciosi, i quali, (cattivi o buoni) lasciano +sempre una traccia di sangue sulla strada che +percorrono — e sono nocivi sempre, anche +quando riescono a fare il bene! +</p> + +<p> +Ad altro benemerito sarà in avvenire riserbata +l’alta missione civilizzatrice: — al maestro +di scuola. +</p> + +<p> +Ma — intendiamoci bene! — non al maestro +di scuola che insegni solamente a leggere un +libro; ma a quello che illumina le menti, educa +il cuore, indirizza il sentimento al benessere di +tutte le classi sociali, unite in un vincolo d’amore +e di fratellanza. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span> +</p> + +<h2 id="appendice"><span class="smcap">Appendice</span></h2> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span> +</p> + +<figure class="figcenter"><a id="fill-313"></a> + <img src="images/ill-313.jpg" alt="Lettera iniziale allegorica al banditismo"> +</figure> + +<h3 id="morte">Morte di Giovanni Tolu.</h3> +</div> + +<div> +<img class="drop-cap" src="images/ill-drop-l.jpg" alt="L"> +</div> + +<p class="drop-cap"> +La storia fin qui narrata (meno alcune +note) è quella contenuta nel manoscritto +da me consegnato all’editore Dessì, +verso gli ultimi di maggio. +Non immaginavo, certo, di +dover aggiungere quest’ultimo +capitolo! +</p> + +<p> +Posto termine alla narrazione +delle sue avventure, +Giovanni Tolu era ritornato +alla Nurra. Continuò nonpertanto +a recarsi con frequenza a Sassari, per fornirmi +gli schiarimenti che mi abbisognavano. +</p> + +<p> +Ero già stato con lui a <i>Monte Fenosu</i>, e col +prof. Piras a Florinas, per prendere alcuni schizzi +sui luoghi dell’azione. Volendo pur visitare la cascina +di <i>Lèccari</i>, informai l’ex bandito del giorno +della mia partenza. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span> +</p> + +<p> +La mattina del 21 giugno, col primo treno, +mi recai a Portotorres. Come smontai dal vagone, +vidi venire al mio incontro un uomo sulla cinquantina, +dall’occhio vivo e intelligente, dalla +lunga barba brizzolata, e dal grigio cappellone +a larghe tese. Era Giovanni Agostino Tolu, il +genero dell’ex bandito. +</p> + +<p> +Montati su due ottime cavalle, ci mettemmo +in viaggio per <i>Lèccari</i>, dove arrivammo alle nove. +</p> + +<p> +Giovanni Tolu mi presentò alla sua figliuola +ed ai nipoti, i quali mi accolsero con un’infinità +di cortesie. +</p> + +<p> +Tutta la mattina fu da me impiegata a visitare +la vasta cascina ed i dintorni, e a prendere +alcuni schizzi<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>. Giovanni Tolu volle che +io vedessi tutto, compreso il pollaio, ricco di +galline, di tacchini e d’oche; e l’orto, ben assortito +di erbaggi d’ogni genere. +</p> + +<p> +Nel centro della palazzina è l’ampia sala da +pranzo, a cui si accede dalla porta principale, +difesa da una bussola in legno. A destra della +sala, verso levante, è la camera dei coniugi +Tolu; a sinistra quella dell’ex bandito. In questa +ultima vedesi, appiedi del letto, un armadio +scavato nel muro, a quattro piani: i due primi +destinati alle stoviglie, i due inferiori alla libreria +di Tolu; la quale si compone di una quarantina +<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span> +di volumi dai dorsi sgangherati, dai +cartoni logori, e dai fogli colle punte accartocciate. +La biblioteca di Giovanni Tolu non ha +che un pregio: quello di esser letta e riletta! +Presi in mano alcuni libri per leggerne i titoli: — <i>Ufficio +della Beata Vergine; Bibbia</i> di Diodati; +<i>I Reali di Francia; Bertoldo e Bertoldino; +Guerrino il meschino; Ettore Fieramosca; Carlo +Magno; Vita dei Santi</i>; l’<i>Inquisizione di Spagna</i>. +</p> + +<p> +La famiglia di Agostino si compone di cinque +figli, fra i quali una ragazza da marito e +un giovanotto ventenne. +</p> + +<p> +A mezzogiorno si andò tutti a pranzo — e +ricorderò sempre la cordialità affettuosa di quella +buona famiglia. +</p> + +<p> +A tavola l’ex bandito tirò in campo la pubblicazione +imminente della storia veridica da lui +narratami, che doveva far dimenticare l’altra +fantastica, messa in giro dal popolo<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a>. +</p> + +<p> +Notai che fra padre e figlia non correva +<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span> +armonia d’intendimenti. Maria Antonia, sempre +seria e riflessiva, pareva soffrisse, non condividendo +l’entusiasmo paterno. Rispondendo ad una +frase del vecchio, che alludeva ai torti della +propria moglie, ella disse a me rivolta: +</p> + +<p> +— Il torto fu di entrambi. Con qualche +buona persona per lo mezzo si sarebbero potuti +evitare molti malumori e molti guai. La mia +mamma era troppo giovane, e fu lasciata sola; +il mio babbo fu troppo puntiglioso e troppo +aspro. Non so, d’altronde, chi sia dei due il più +disgraziato. Non credo un’invidiabile celebrità +quella cui aspira un bandito, dopo aver ucciso, +a torto od a ragione, il proprio simile. Spetta +a Dio, non agli uomini, togliere la vita ad altri! +</p> + +<p> +Erano sante parole, che il vecchio certo +non afferrò intieramente, perchè un po’ sordo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span> +</p> + +<p> +Si parlò in seguito della disgrazia di Giovannino, +morto annegato; e Maria Antonia, colle +lagrime agli occhi, esclamò vivamente: +</p> + +<p> +— La colpa fu tutta del poco spirito degli +uomini presenti alla disgrazia. Se ci fossi stata +io, lo avrei di certo salvato! +</p> + +<p> +Verso le 5, io ed Agostino montammo a +cavallo. Il bandito, la figliuola e i nipoti vennero +tutti sul piazzale per salutarmi. Promisi +loro una seconda visita in settembre. +</p> + +<p> +Giovanni Tolu era di buon umore, e mi +colmava di cortesie. Voleva essere scrupoloso +nel fare gli onori di casa. Egli mi disse: +</p> + +<p> +— Noi ci rivedremo fra pochi giorni! +</p> + +<p> +Dopo un’ora di cavalcata arrivammo a +Portotorres. Agostino volle accompagnarmi alla +stazione, ed io fui di ritorno a Sassari col treno +della sera. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Erano appena trascorsi tredici giorni dalla +mia gita a <i>Lèccari</i>, quando il 4 luglio 1896 +l’editore Dessì ricevette da Portotorres la seguente +cartolina: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +«Oggi, alle ore 13, morì qui di carbonchio +Giovanni Tolu. Partecipi la notizia al Cav. Enrico +Costa. +</p> + +<p class="indr"> +Gio. Agostino Tolu.» +</p> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span> +</p> + +<p> +Il disgraziato bandito, che ogni due o tre +settimane veniva a Sassari, smanioso di veder +pubblicata la sua storia, non fu appagato nel suo +desiderio. +</p> + +<p> +Era stata una vera fatalità! Per trent’anni +Giovanni Tolu aveva taciuto le sue avventure; +e finalmente si era deciso a raccontarle... quasi +alla vigilia della sua morte. Vi ha di più: +da soli due mesi l’editore Dessì lo aveva indotto +a farsi fare il ritratto, riprodotto in questo +libro. +</p> + +<p> +Or ditemi: non vi par tutto questo il romanzo +d’una storia, o la storia di un romanzo?<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span> +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Abboccatomi nella prima metà di luglio +colla figlia e coi parenti dell’ex bandito, appresi +i particolari della sua morte. +</p> + +<p> +Il giorno 28 giugno Giovanni Tolu aveva +deciso di recarsi a Portotorres, per assistere +l’indomani alla festa di San Pietro. Siccome +dovevano pur recarvisi alcuni servi, la mattina +del 29 egli si affrettò ad aiutarli, per chiudere +il bestiame grosso nel recinto a ciò destinato. +Egli si era dato a spingere i tori e le vacche, +percuotendoli colla palma della mano; e, dopo +aver molto faticato, sì era messo in viaggio per +Portotorres. +</p> + +<p> +Tornato il martedì (30) a <i>Lèccari</i>, si lamentò +di un piccolo foruncolo ad una mano, che lo +tormentava alquanto. Entrata l’indomani la figliuola +nella sua camera, avvertì la gonfiezza della +mano; ma Tolu, burbero com’era, le rispose: +</p> + +<p> +— Cose da nulla; non dartene pensiero! +</p> + +<p> +Il giorno seguente crebbe l’enfiagione; e quantunque +il vecchio persistesse nell’assicurare che +non era nulla, la figliuola gli bruciò alla meglio +la ferita col nitrato di argento. +</p> + +<p> +Di ciò non ancor contenta, Maria Antonia +costrinse il vecchio a montare a cavallo; gli sedette +in groppa, e si avviarono a Portotorres per +consultare il medico. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span> +</p> + +<p> +Il giorno 2 il medico avvertì il carbonchio, +fece il taglio, cauterizzò la ferita, e fece stare +a letto l’ex bandito, in casa del nipote (figlio di +Giomaria). +</p> + +<p> +Non tardò il male ad aggravarsi. Giovanni +Tolu cadde in un torpore, che lo rendeva ignaro +della gravità del male. +</p> + +<p> +Fu supposto che il vecchio, aprendo il cancello, +avesse riportato qualche leggera scalfitura; +nella quale, o si era comunicato il carbonchio +per le percosse date alle vacche, oppure per +qualche mosca (come comunemente avviene) che +avesse deposto il veleno sulla ferita. +</p> + +<p> +Poche ore prima di morire furono consigliati +al vecchio bandito i conforti religiosi. Egli assentì +col capo, senza pronunciar parola. +</p> + +<p> +A un’ora dopo mezzogiorno, del sabbato, +egli spirava. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Quasi tutti i giornali italiani annunziarono +la scomparsa di Giovanni Tolu sotto la rubrica: +<i>la morte di un celebre brigante</i><a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>. +</p> + +<p> +Niente di più erroneo. Il bandito sardo non +è il brigante; e, per convincersene, basta riandare +le gesta dei famosi capi squadriglia, che, in +<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span> +tempi civili (1860-1896) infestarono le due Sicilie, +la Romagna, ed altre regioni d’Italia: — gesta, +che hanno destato il terrore per la ferocia dei +misfatti, per il sangue freddo con cui vennero preparati, +e per il cinismo degli assassini dopo averli +commessi. Dal complesso dei fatti fin qui +narrati, il lettore avrà rilevato quanto diverse +siano le cause che hanno spinto alla delinquenza +i disgraziati banditi. +</p> + +<p> +Giovanni Tolu non era Ninco Nanco, non era +Caruso, non era Cipriano La Gala, non Torrigiani, +non Mistretta, non Domenichino Tiburzi. Molta +differenza corre fra l’uno e gli altri. Il brigante +si dà alla macchia per formare una banda di +malfattori; il bandito rifugge dai compagni per +meglio meditare nella solitudine; il primo non +pensa che al furto e all’assassinio, il secondo non +sogna che la vendetta<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Da pochi giorni era morto Giovanni Tolu, +quando la sua figliuola ricevette una lettera da +un avvocato di Cagliari. Costui, per incarico di +Maria Francesca Meloni, domiciliata a San Gavino +<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span> +Monreale, chiedeva informazioni sul patrimonio +lasciato dall’estinto, non volendo la vedova +rinunciare alla <i>quarta uxoria</i>, che le spettava +per disposizione dell’art. 753 del Codice civile. +</p> + +<p> +La domanda di quella vecchia, pervenuta +a <i>Lèccari</i> in un giorno di dolore, era stata una +spina al cuore di Maria Antonia. La povera figliuola +rispose di proprio pugno alla madre, e +venne a me per leggermi la <i>brutta copia</i> della +lettera inviata. +</p> + +<p> +Lo scritto di Maria Antonia era forse assai +povero di grammatica, ma il concetto era grande, +nobile, generoso, e rivelava un profondo sentimento +di amor figliale. +</p> + +<p> +Riassumo fedelmente i pensieri contenuti in +quel foglio. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +«<i>Carissima madre</i>, +</p> + +<p> +«Sono più di trent’anni che mi avete dimenticata, +ed io ignoravo persino la vostra esistenza. +Oggi solamente vi siete ricordata di me, +per chiedermi conto, in nome della legge, dei beni +lasciati dal disgraziato padre mio. Mi meraviglio +come non abbiate riflettuto, che un bandito non +può aver patrimonio. Il poco che oggi possediamo +è frutto del mio sagrifizio e del lavoro di mio +marito. Nostro padre non ha lasciato che un pezzo +di terra in <i>Uccareddu</i>, che ci darà molti fastidi, +per una lite pendente, a causa di delimitazioni. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span> +</p> + +<p> +«Io non ho accuse da farvi, nè vi rinfaccio +alcuna colpa, poichè una figlia non può avere il +diritto di giudicare la propria madre. Ho il dovere +di rispettarvi; ed oggi vi dico, anche a nome +di mio marito: — Qui a <i>Lèccari</i> abitiamo una +casa vasta e molto comoda; vi crescono i nostri +figliuoli, e non vi mancano i servi. Venite pure: +mi aiuterete nel disbrigo delle faccende domestiche, +se lo desiderate — oppure non lavorerete, +se così vi piace. Vostra figlia apre a voi la sua +casa, affinchè in essa possiate passar tranquilli +gli ultimi anni della vecchiaia. +</p> + +<p> +«Altro non abbiamo a dirvi. +</p> + +<p class="indr"> +Maria Antonia Tolu.» +</p> +</div> + +<p> +Questa lettera, fino ad oggi, è rimasta senza +risposta. La madre tacque, forse perchè pentita +dell’imprudenza commessa, non prevedendo la +generosità della figliuola. +</p> + +<p> +Chi lo sa? forse nella mente della povera +vecchia sarà passata, come in una visione, tutta +la storia del suo primo amore e della sua prima +colpa. Forse erale mancato il coraggio di dire, +che non poteva accettare l’ospitalità generosa di +una figliuola, senza distaccarsi da altri figli... +che Maria Antonia non avrebbe potuto chiamare +<i>fratelli</i>! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span> +</p> + +<p> +Il destino ha scritto la parola <i>fine</i> sul triste +libro di Giovanni Tolu. A noi non è lecito leggere +più oltre. +</p> + +<p> +Il vecchio bandito dorme l’ultimo sonno nel +camposanto di Portotorres; e la vecchia peccatrice, +ferita al cuore dalla generosità figliale, +espia forse l’ultima colpa alle falde del castello +di Monreale. +</p> + +<p> +Irrisione dell’umano destino! — Giovanni +Tolu, il ministro di morte e di pace; il superbo +bandito che riuscì a sfuggire alle palle di cento +fucili; che nessun nato di donna giunse mai ad +atterrare, morì anch’esso di morte violenta, avvelenato +da un insetto. — Gli uomini lo temettero, +ed una mosca l’uccise. +</p> + +<p class="pad2 center large"> +FINE +</p> + +<hr class="silver"> + +<div class="somm"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span> +</p> + +<h2><a id="indice" href="#indfront"> +INDICE</a> +<span class="smaller">DEL SECONDO VOLUME</span></h2> + +<table class="indice"> + <tr> + <td colspan="3" class="center">PARTE SECONDA</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3" class="center">IL BANDITO DI FLORINAS.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3" class="center">(<i>Continuazione</i>)</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="cap"><span class="smcap">Cap.</span></td> <td> </td> <td> </td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XXI.</td> <td>Spigolatrice e spigolatore</td> <td class="pag"><a href="#cap21-2">Pag. 5</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XXII.</td> <td>Gita notturna</td> <td class="pag"><a href="#cap22-2">15</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3" class="center">PARTE TERZA</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3" class="center">IL BANDITO DELLA NURRA.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">I.</td> <td>Alla Nurra</td> <td class="pag"><a href="#cap1-3">33</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">II.</td> <td>I nuovi pirati</td> <td class="pag"><a href="#cap2-3">42</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">III.</td> <td>Antonio Careddu</td> <td class="pag"><a href="#cap3-3">53</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">IV.</td> <td>Gli amori del bandito</td> <td class="pag"><a href="#cap4-3">65</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">V.</td> <td>Occupazioni e passatempi</td> <td class="pag"><a href="#cap5-3">77</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">VI.</td> <td>Tra carabinieri e spie</td> <td class="pag"><a href="#cap6-3">86</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">VII.</td> <td>Strumento d’odio altrui</td> <td class="pag"><a href="#cap7-3">97</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">VIII.</td> <td>La bambina nell’aia</td> <td class="pag"><a href="#cap8-3">106</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">IX.</td> <td>A San Paolo di Monti</td> <td class="pag"><a href="#cap9-3">119</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">X.</td> <td>La scolara insegna il maestro</td> <td class="pag"><a href="#cap10-3">124</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XI.</td> <td>Vita nuova</td> <td class="pag"><a href="#cap11-3">133</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XII.</td> <td>Il giudice di pace</td> <td class="pag"><a href="#cap12-3">140</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XIII.</td> <td>A Monte Rasu</td> <td class="pag"><a href="#cap13-3">154</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"><span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XIV.</td> <td>Lo scandalo d’una tresca</td> <td class="pag"><a href="#cap14-3">165</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XV.</td> <td>I ladri di buoi</td> <td class="pag"><a href="#cap15-3">173</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XVI.</td> <td>Bue per bue!</td> <td class="pag"><a href="#cap16-3">182</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XVII.</td> <td>Fra giudici e avvocati</td> <td class="pag"><a href="#cap17-3">192</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XVIII.</td> <td>Fra ladri di bestiame</td> <td class="pag"><a href="#cap18-3">202</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XIX.</td> <td>Salvacondotti</td> <td class="pag"><a href="#cap19-3">213</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XX.</td> <td>Fidanzamento e sponsali</td> <td class="pag"><a href="#cap20-3">222</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XXI.</td> <td>Arma bianca e bestia nera</td> <td class="pag"><a href="#cap21-3">232</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XXII.</td> <td>In difesa del debole</td> <td class="pag"><a href="#cap22-3">238</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XXIII.</td> <td>Nel mondo dei curiosi</td> <td class="pag"><a href="#cap23-3">246</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XXIV.</td> <td>Vita e azienda a <i>Lèccari</i></td> <td class="pag"><a href="#cap24-3">253</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XXV.</td> <td>L’arresto</td> <td class="pag"><a href="#cap25-3">262</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3" class="center">PARTE QUARTA.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3" class="center">DOPO L’ARRESTO.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">I.</td> <td>In carcere</td> <td class="pag"><a href="#cap1-4">275</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">II.</td> <td>A Frosinone</td> <td class="pag"><a href="#cap2-4">282</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">III.</td> <td>Il bandito in libertà</td> <td class="pag"><a href="#cap3-4">289</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">IV.</td> <td>Il mistero</td> <td class="pag"><a href="#cap4-4">302</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3" class="center">APPENDICE</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2">Morte di Giovanni Tolu</td> <td class="pag"><a href="#morte">313</a></td> + </tr> +</table> + +<hr> + +</div> + +<div class="chapter"> +<div class="blockquote"> +<p> +NB. Il buon senso del lettore correggerà di leggieri i pochi errori +di stampa, sfuggiti al proto in questo libro; come, per esempio, +nel Volume I, <i>sollecirare</i> per sollecitare (pag. 108) — <i>ammicarseli</i> per +amicarseli (314) — parecchie volte <i>Assisie</i> per Assise; e nel Volume II, +<i>identicità</i> per identità (p. 29) — <i>arruffatta</i> per arruffata (p. 74) — <i>volla</i> +per volta (93) — <i>appettito</i> per appetito (115) — <i>lavorare</i> per lavare (174) — <i>stringendogli +strette</i> per stringendogli (280); ed altri insignificanti, +che facilmente verranno avvertiti. +</p> +</div> +</div> + +<div class="somm"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span> +</p> + +<h2> +INDICE DELLE VIGNETTE +</h2> + +<p class="center"> +VOLUME SECONDO +</p> + +<table class="indice"> + <tr> + <td>Uccisione di Salvatore Moro</td> <td class="pag"><a href="#Page_28">Pag. 27</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Testata allegorica sui personaggi della storia</td> <td class="pag"><a href="#Page_33">33</a> <a href="#Page_275">275</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Il bandito e la sua bambina</td> <td class="pag"><a href="#Page_126">126</a></td> + </tr> + <tr> + <td>I carabinieri a <i>Monte Rasu</i></td> <td class="pag"><a href="#Page_157">157</a></td> + </tr> + <tr> + <td>La cascina di <i>Lèccari</i></td> <td class="pag"><a href="#Page_260">260</a></td> + </tr> + <tr> + <td>I funerali del nipote di Tolu</td> <td class="pag"><a href="#Page_298">298</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Lettera iniziale allegorica <i>al banditismo</i></td> <td class="pag"><a href="#Page_313">313</a></td> + </tr> +</table> + +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="footnotes"> + +<h2> +NOTE: +</h2> + +<div class="footnote" id="note1"> +<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.  </span>Veramente, Tolu fu poco cavalleresco e molto rusticano!</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note2"> +<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.  </span>Ricordo per l’ultima volta al lettore, che io non aggiungo +una sillaba alla narrazione del bandito.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note3"> +<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.  </span>Omicidio commesso il 10 dicembre 1856. Vi fu sospetto, forse +per la dichiarazione delle moglie dell’ucciso; ma fu dichiarato <i>non +farsi luogo a procedere</i> con ordinanza del 5 gennaio 1862. Il Tolu, però, +confessa schiettamente l’omicidio; e ciò prova la veridicità della sua +confessione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note4"> +<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.  </span>Pare incredibile! E si era nel 1854!</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note5"> +<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.  </span>— Che cosa vuol dir <i>Basto</i>? — chiesi a Tolu. +</p> + +<p> +— È il nome di una città! — fece il bandito, come sorpreso +ch’io non lo sapessi. — Scriva così!</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note6"> +<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.  </span>Nè alcuno potrà spiegarlo, quantunque consimili casi siano +stati da altri avvertiti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note7"> +<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.  </span>Giovanni Tolu conosceva il codice della pirateria! +</p> + +<p> +In tempi amichi, e fino al primo ventennio del secolo spirante, +molti pirati si gettavano sulle spiaggie della Nurra e dell’Asinara. +A quest’isoletta approdò, il 19 settembre 1812, uno sciabecco turco, +che fece schiavi 20 individui, fra uomini, donne e fanciulli. Un turco +fu ucciso da un pastore.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note8"> +<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.  </span>Traduco sempre le parole di Giovanni Tolu, che invitavo +a parlare in sardo per meglio capirlo. Lascio intatta la sua narrazione, +sebbene in qualche punto non ci accordi colla storia di quei +tempi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note9"> +<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.  </span>I sicari erano scrupolosi nell’adempimento del loro dovere. +L’ho detto altra volta: fare il sicario era ritenuto a quel tempi un +mestiere come un altro! — Questi fatti accadevano nel 1851.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note10"> +<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.  </span>Questo caso di Sant’Agostino mi fu citato parecchie volte +dall’ex bandito. Non poteva tollerarlo!</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note11"> +<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.  </span>Tolu non volle dirmi neppure il nome di battesimo di questa +donna, mentre mi confidò quello delle altre donne, con preghiera di +non pubblicarlo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note12"> +<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.  </span>Durante il tempo che avvicinai Giovanni Tolu, mi divertivo +ogni tanto e farmi dir l’ora. Non si sbagliò mal di oltre una quindicina +di minuti; e quando lo correggevo esclamava: — È il suo orologio +che va male! Quella di Roma è un’ora falsa per noi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note13"> +<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.  </span>L’agguato era per Tolu, come mi risulta da un processo. I +carabinieri Virdis e Nuvoli, nella loro relazione scritta, dichiararono +ch’era loro intenzione di far fuoco su Tolu, senza neppure intimargli +il <i>ferma!</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note14"> +<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.  </span>A quest’ambasciata prese pur parte il Dott. Antonio Francesco +Satta, il quale lodò Tolu per il disdegnoso rifiuto a intingere +in un tradimento. I florinesi erano gelosi della propria dignità, e +preferivano un feroce bandito ad un vil traditore.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note15"> +<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.  </span>Abbiamo veduto come le Autorità, più tardi, cercarono di +aver nelle meni Tolu per mezzo di Derudas, che si trovava in carcere. +Pare che il sistema del governo assoluto perdurasse anche in +quello costituzionale.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note16"> +<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.  </span><i>Stirare</i> il cavallo: esercitarlo alla corsa alcuni giorni prima +della festa. Espressione sarda.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note17"> +<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.  </span>Corre nel popolo insistente la voce, che il bandito avesse +in precedenza fatto un segno alla bambina per riconoscerla più +tardi. Tolu la smentisce, e con ragione. Quando poteva farle il +segno, se non l’aveva mai veduta? Il primo suo dubbio, comunicato +ad altri, diede forse appiglio alla diceria.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note18"> +<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.  </span>A costo di annoiare il lettore, ho voluto riportare le minuzie +di queste scene puerili, che Giovanni Tolu mi narrava con tanto +trasporto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note19"> +<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.  </span>Trascrivo fedelmente la lettera, dettatami in italiano da Tolu.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note20"> +<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.  </span>Ho già detto che su Tolu caddero i sospetti di questo colpo, +ma in seguito fu dichiarato <i>non farsi luogo a procedere</i>. Ora l’ex +bandito si dichiara colpevole, volendo confessare tutti i suoi delitti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note21"> +<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.  </span>Io credo che Antonio fosse sempre risentito per essere stato +accusato dai fratelli; e lo desumo dalla sua deposizione alle Assise +per il fatto di <i>Monte Rasu</i>. Egli rivelò alcune confidenze fattegli da +Tolu, a proposito dell’odio che nutriva verso il brigadiere Piettone.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note22"> +<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.  </span>Noti il lettore la paura che si aveva dagli sconosciuti negli +ovili della Nurra.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note23"> +<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.  </span>Il fatto avvenne la mattina del 21 maggio 1859. +</p> + +<p> +Darò il sunto della relazione dei carabinieri e di altri testimoni, +che tolgo dagli atti del processo. +</p> + +<p> +Il brigadiere Antonio Piettone, il vice brigadiere Giuseppe Delrio, +e i due carabinieri Antonio Catte e Raimondo Argiolas erano usciti +dalla stazione di Portotorres, fin dal 19 maggio, in perlustrazione. +Nella mattina del 21 si presentarono all’ovile della vedova di Paolo +Sechi per abbeverare i cavalli. +</p> + +<p> +Il vice brigadiere Delrio precedeva i compagni, avendo il cavallo +indomito. Giunto alla porta della capanna che guarda levante, mentre +un mastino abbaiava, gli fu fatto fuoco da dentro, e cadde. +</p> + +<p> +Piettone e Argiolas spinsero allora i cavalli in avanti, mentre +Catte si dirigeva alla porta opposta, volendo impedire l’uscita all’<i>ignoto +assassino</i>. Uscito il bandito, e veduto a 30 metri il carabiniere, +lo sparò scaricando l’altra canna. +</p> + +<p> +Il bandito prese la fuga verso tramontana, e Piettone e Argiolas +si diedero ad inseguirlo per 10 minuti, tirandogli dietro tre fucilate. +Quantunque sicuri di averlo ferito, tonarono indietro per andare in +cerca di carri per trasportare i feriti. I due carri furono somministrati +da L. Gianichedda, da D. Atzoni e da Gio. Sechi. +</p> + +<p> +Il vice brigadiere Delrio e Catte furono trasportati a Portotorres, +indi all’ospedale militare di Sassari, dove morirono: il Catte l’indomani, +e Delrio il 1º luglio, 40 giorni dopo. +</p> + +<p> +Nell’ovile erano due sole donne: la vedova Sechi, e Maria Rita, +la moglie del servo pastore. Quest’ultima preparava alcuni laticini +per i bambini, nell’ovile; la Sechi era nella capanna. +</p> + +<p> +Dice quest’ultima, che per Tolu fu tutt’uno: udire il cane, vedere +il vice brigadiere, spararlo, fuggire, e far fuoco su Catte. +</p> + +<p> +Gio. Sechi dice, che Tolu fece gli spari <i>per mera vendetta</i>. +</p> + +<p> +Antonio Sechi afferma, che avendo più tardi rimproverato Tolu +per la catastrofe, questi gli disse che <i>non aveva potuto farne a meno, +poichè in tali casi l’unico mezzo di scampo è sempre il far fuoco sull’arma</i>. +Più dice, avergli Tolu confidato, che uccise Delrio credendolo +il brigadiere, di cui andava sempre in traccia perchè lo perseguitava. +</p> + +<p> +Il Tolu niega tutto, e dice che i carabinieri andarono ad arrestarlo, +perchè a <i>Boturru</i> vi fu chi volle informarli del suo ritiro nell’ovile +di Paolo Sechi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note24"> +<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.  </span>Risulta che questa voce si sparse a Florinas verso il 1863.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note25"> +<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.  </span>Assennate considerazioni, che mi sorpresero in un rozzo bandito.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note26"> +<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.  </span>Ecco i nomi di tutti i banditi, ch’ebbe a compagni Giovanni +Tolu, durante il primo decennio di latitanza: +</p> + +<p> +1. Antonio Rassu d’Ittiri — 2. Leonardo Piga — 3. Giomaria +Puzzone — 4. Antonio Maria Derudas — 5. Pietro Cambilargiu — 6. +Pietro Deligios, d’Osilo — 7. Sebastiano Branca, d’Ossi — 8. Gio. +Andrea Ilde, di Nurra — 9. Antonio Careddu — 10. Giomaria Cossu, +di Nulvi — 11. (ed ultimo) Giomaria Ibba. +</p> + +<p> +Quasi tutti vennero arrestati od uccisi da carabinieri o da nemici. +Tranne Derudas, col quale Tolu visse due anni, gli altri non +gli furono compagni che per pochi mesi, o parecchie settimane. +</p> + +<p> +Di questi banditi il Tolu narrò le <i>brutte</i> azioni, tacendo le <i>buone</i>, +che pur non sono ignote. In ciò non fu scrupoloso; e mi accorsi +ch’ei tacque per un sentimento di gelosia. Questo lo noto per la +verità, volendo scrivere una storia, non un romanzo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note27"> +<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.  </span>Quantunque da un quarto di secolo siano avvenuti i fatti che +qui si narrano, ho creduto conveniente tacere, cambiare, o alterare +diversi nomi di persone, che l’ex bandito mi declinò scrupolosamente +per avvalorare la sua narrazione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note28"> +<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.  </span>Per <i>cavallo dei morti</i> s’intende un tumulo, formato da un’alta +panca ricoperta da un manto nero, sul quale si collocano alcuni ceri, +due teschi e un crocifisso.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note29"> +<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.  </span><i>Screpolarsi la pianta dei piedi</i>, è bestemmia sarda che allude +al cadavere.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note30"> +<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.  </span>Giovanni Tolu era molto inasprito per l’uccisione de’ suoi +buoi, e forse non tutte le sue induzioni saranno state fondate, a proposito +della complicità di compare Maurizio nello scannamento.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note31"> +<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.  </span>Il lettore avrà notato la facilità e la fretta con cui nella +Nurra si riportavano le parole pronunziate da questo e da quello. +Queste parole (gonfiate ed alterate ad arte) forse eccitavano gli odî +e provocavano le vendette di sangue. La maggior parte dei misfatti +dei latitanti dell’isola hanno per origine la leggerezza dei referendari. +Qui, per esempio, vediamo Tolu avvertito da quel Tignosu, che altrove +ci venne indicato come il <i>fiduciario</i> dei carabinieri nell’assalto +di <i>Monte Rasu</i>. E fidatevi di queste prove, che ciascuno crede avere +sulla reità dell’avversario! +</p> + +<p> +Le passioni, che in quel tempo agitavano gli animi degli abitanti +della Nurra e di quasi tutti i paesi del Logudoro, erano fomite +di dicerie, di denunzie e di sospetti, non di rado privi di fondamento. +Anche certi giudizi di Tolu, o per antipatie, o per false referenze, +saranno stati erronei. Quanto ho asserito per i buoi, valga per altre +asserzioni di Tolu, da me riportate; come, per esempio, i sospetti su +Francesco Serra (pag. 160, I.) — il giudizio per l’assassinio di Bazzone +(pag. 162, I.) — la vendita dell’oliveto di <i>Giacinto</i> (pag. 59, II.) — la +complicità di Manunta e di Deroma nell’assassinio di Antonio +Careddu (pag, 63, II.) e così altri. Rimando il lettore alla mia nota, +a pag. 159, vol. I.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note32"> +<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.  </span>Trovasi presentemente a Milano, colonnello giubilato.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note33"> +<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.  </span>La sentenza contumaciale ha la data del 14 luglio 1869.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note34"> +<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.  </span>Vento <i>buono</i> e vento <i>cattivo</i>: espressione dei pastori e contadini +sardi, per dire che il vento è favorevole o contrario all’olfato +o all’udito degli animali, l’uomo compreso.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note35"> +<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.  </span>Se è vero che questa curiosità entusiastica eccitava il bandito +a perseverare nelle azioni generose, è pur vero che in altri tempi +essa dovette incoraggiarlo a cimentarsi in imprese, non sempre +nobili, nè degne di plauso.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note36"> +<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.  </span>Pare che il bandito sperasse in un maggior compenso, credendo +sul serio che la strada l’avesse fatta lui! Gli Inglesi certamente +avevano inventato un pretesto per avvicinare il famoso bandito.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note37"> +<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.  </span>Pare che Tolu desse un senso troppo largo all’art. 137 del +Codice penate, dimenticando la sentenza del 14 luglio 1869, che lo +condannava a morte.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note38"> +<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.  </span>Ecco un brano del verbale di arresto, eseguito il 22 settembre +1880, firmato dal maresciallo Guangani; dal brigadiere Badino, +dal vice brigadiere Cicotti, e dai carabinieri Morelli, Gallu, Zunchelli, +Mirra, Battiston, Spada, Vagnone, Banalli, Concu, Agostini +e Dalpozzo: +</p> + +<p> +«Non appena Tolu si avvide del gruppo dei carabinieri, tentò +sottrarsi colla fuga, uscendo dalla porta laterale e dirigendosi verso +il suo nascondiglio; ma non appena ebbe percorso circa 80 metri, si +trovò di fronte a noi. Gli intimammo il ferma e di arrendersi. Egli +si fermò, continuando sempre a tenere il fucile impugnato con ambe +le mani, a braccia distese; ma vistosi attorniato in modo da aver +preclusa ogni via di scampo, sia colla fuga, come col far fuoco, e +in seguito pure alle continue minaccie di arrendersi, con un certo +malincuore gettava il fucile a terra, le pistole cariche, e pugnale, e +ventriera con entro 35 palle, e capsule, e fiaschetta di polvere.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note39"> +<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.  </span>Riporto fedelmente alcune frasi, per dimostrare il buon senso +e lo spirito di Tolu, che faceva entrare dappertutto la storia di <i>Bertoldo</i>, +la Storia Sacra e quella dei <i>Reali di Francia</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note40"> +<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.  </span>Fra le deposizioni scritte, trovo nel processo quella di Don +Antonio Pitzolo; il quale asserisce, che Giovanni Tolu s’impietosì +quando un giorno vide nella Nurra i figli del drudo di sua moglie, +ch’erano laceri, scalzi e in uno stato miserando. Egli disse loro: — Assicurate +vostro padre, che da me non avrà mai male! +</p> + +<p> +Questo fatto mi venne taciuto dall’ex bandito, non so se per dimenticanza, +o per altro scopo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note41"> +<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.  </span>I certificati sono delle Giunte comunali e Sindaci di Ploaghe, +Florinas, Cargeghe, Banari, Portotorres, Ossi, Alghero a Sassari; più +del capitano dei barracelli e del parroco di Florinas. +</p> + +<p> +La Giunta di Florinas (7 Agosto 1869) certifica, come il prete +Pittui inveleniva i dissidî fra Tolu e la moglie, anzichè consigliar +loro la pace e la concordia. Accenna a vari documenti ufficiali, fra +cui alla nota in data 21 agosto 1850, rilasciata dall’Intendente Generale, +nella quale si biasima la condotta del prete e si dà incarico al +Sindaco di Florinas di chiamare Maria Francesca, invitandola a far la +pace col marito, con minaccia, in caso contrario, di ricorrere alla forza. +</p> + +<p> +Il parroco di Florinas (nel luglio del 1869) certifica, che Tolu +adempì alle pratiche religiose e frequentò i sacramenti. Dice, che nell’ultimo +triennio, conosciuta l’infedeltà della moglie, invece di pensare +alla vendetta, egli si contenne da buon cristiano, e perdonò, in modo +da lasciare ai suoi conterranei un esempio splendido da imitare. +</p> + +<p> +Questi documenti (da me consultati dopo la morte di Tolu) attestano +la scrupolosa narrazione del bandito.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note42"> +<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.  </span>L’egregio Antonio Pezzini scrisse testè nel pregievole suo +opuscolo <i>Sulle condizioni d’Italia, e sue riforme</i>, queste dure parole: +</p> + +<p> +«Nella bizantina e inconseguente Italia, noi consideriamo il delinquente +in generale come un perseguitato ingiustamente dalle leggi, +tanto che molti ascrivono a merito di nasconderlo, e possibilmente +anche di salvarlo.» +</p> + +<p> +Ho parlato nelle <i>pagine storiche</i> di un bandito raccomandato al +re dal cardinale Alboni nel 1733. Il detto Pezzini parla dei briganti +Crocco e La Gala, che sotto la bandiera francese, verso il 1860, +ricevettero dal Papato onori, benedizioni, sicurezza, e mezzi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note43"> +<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.  </span>La disgrazia avvenne il 14 luglio del 1883.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note44"> +<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.  </span>D’ordinario i carri funebri si fermavano al <i>Ponte romano</i>. Di +là veniva dato avviso al prete, che vi si recava per accompagnare il +cadavere al cimitero. +Da una diecina d’anni a questa parte, i morti della Nurra vengono +seppelliti nel cimitero di Sassari o dell’Istintino.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note45"> +<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.  </span>L’<i>uscita</i> ha luogo ai tre, ai cinque, o ai sette giorni dopo i +funerali. Se venisse fatta in giorni non dispari sarebbe per il popolo +un <i>malaugurio</i>!</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note46"> +<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.  </span>Ed infatti fu scrupoloso e disse la verità. Tacque molti atti +di beneficenza che risultano dal processo; e si accusò di molte colpe, +ignorate o dubbie — come, per esempio, la morte di Salvatore Rassu +nel 1854, ed i delitti per cui fu dichiarato <i>non farsi luogo a procedimento</i>, +come lo sparo a Piana nel 1851 — la ferita al brigadiere +Andorno nel 1852 — e l’omicidio di Salvatore Moro nel 1856.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note47"> +<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.  </span>Era già in corso di stampa il presente libro, quando una +novella prova venne ad avvalorare la misteriosa relazione fra il prete +Pittui e la moglie di Giovanni Tolu. +</p> + +<p> +Fatti da me consultare i libri della parrocchia di Florinas, non +vi si rinvenne l’atto di nascita di Maria Francesca, mentre nessuno +vi mancava degli altri figli di Salvatore Meloni Ru. Sospettai subito, che +la moglie di Tolu non fosse che una figlia adottiva, affidata alle cure dei +coniugi Meloni da qualche ragguardevole e misterioso peccatore. +</p> + +<p> +Recatomi nel passato febbraio (1897) a Florinas, in compagnia +dell’amico Giuseppe Dessì, andammo a visitare Peppe, il gemello di +Giovanni Tolu. Egli ci dichiarò francamente, di aver sempre ritenuto +Masala Pittui come padre, non come amante di Maria Francesca, +da lui ritirata in casa fin da bambina. Peppe Tolu non si +mostrò meravigliato dell’omissione dell’atto di nascita nei libri della +parrocchia, perocchè il caso si era verificato altre volte a Florinas. +Egli, per esempio, volle citarci il proprio fratello Giomaria, il cui +nome non figura nei registri di quella parrocchia. +</p> + +<p> +Il fratello di Tolu volle consultare in proposito, alla nostra presenza, +una vecchia più che ottantenne, la quale ci dichiarò che per +la gravidanza di Caterina Merella (madre di Maria Francesca) nacquero +malumori e scompigli in casa di Salvatore Meloni — tanto +che i due coniugi vissero separati per oltre tre mesi. Dietro questi +trambusti, fu omesso, (forse per trascuranza, forse per diffidenza di +Salvatore, o per altre ragioni occulte) di registrare l’atto di nascita +della bambina. +</p> + +<p> +Sulla grave e inaspettata rivelazione dalla vecchia, potrebbero +farsi non pochi commenti, che io lascio tutti al lettore. Misteri dell’amore +o del capriccio, comuni in ogni luogo, in ogni tempo, e in +ogni classe sociale! +</p> + +<p> +Il gemello Peppe rassomiglia perfettamente a Giovanni Tolu nella +sembianza, nella voce e nelle movenze — non nelle forme, assai più delicate. +È un vecchio pieno di spirito e di buon senso, ed ha un ingegno +acuto, forse superiore a quello di Giovanni. Nel narrarci diversi episodi +(che combinano con quelli narrati dal fratello) egli non dimenticò, come +antico sagrestano, d’infiorarli con qualche citazione in latino.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note48"> +<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.  </span>Vedi la vignetta della cascina a pagina 260.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note49"> +<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.  </span>Sono non poche le inesattezze e gli episodi fantastici, che +corrono sulla vita di Giovanni Tolu. Basti, fra gli altri, la storiella +del marito, che ha <i>ucciso</i> il prete per vendicare il proprio onore +oltraggiato. In una recente <i>conferenza</i>, letta a Roma, si osò asserire, +che Tolu fosse un <i>laureato</i> (!), e che uccise il prete sull’altare, al +momento dell’<i>elevazione</i> (!!). +</p> + +<p> +Questo valga per dimostrare, come la fantasia del popolo riesca +a creare le <i>leggende</i>, anche su personaggi contemporanei. Che diremo +di certi fatti, a noi trasmessi dai secoli più remoti? Povera +Storia, se mancassero i documenti o la buona fede! +</p> + +<p> +Meno fantastici, in generale, sono gli scrittori stranieri, nel parlare +di Giovanni Tolu. Ecco quanto scrive il valente pittore e poeta +francese Gustavo Vuillet, nel pregievole suo libro illustrato: <i>Le +isole dimenticate</i>. (Parigi, 1893). +</p> + +<p> +«<i>Certains</i> <span class="smcap lowercase">BANDITI</span>, <i>tels que Giovanni Tolu, ont rendu de grands +services au pays. Tolu purgea toute une région de malfaiteurs à ses risques +et pèrils au milieu de continuels dangers. Il se rendit aussi dans la +Nurra, ou les habitants ètaint en armes: il éteignit les haines, réconcilia +les familles, et delivra le pays de brigands</i> (?) <i>qui l’infestaient; +souvent il protegea les volés contre le voleurs, et, gràce à lui, plus d’un +brave paysan vit revenir à l’étable, ou à l’ècurie, les bêtes dont des mècréants +l’avaient soulagè. On racontait bien que Tolu avait tuè quelques +carabiniers, mais en cas de lègitime défense, et tout le monde lui donnait +raison.</i>» +</p> + +<p> +Il quadro, sebbene a tinte color di rosa, ha un fondo di vero.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note50"> +<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.  </span>Giovanni Tolu, di statura media, era robusto, tarchiato, +diritto della persona, sebbene contasse 74 anni. Aveva grave il portamento, +fiero lo sguardo, folta e bianca la barba. +</p> + +<p> +Serio, compassato, sentenzioso, di poche parole, egli rideva di +rado, ma aveva sempre pronta la barzelletta e il motto di spirito, +per lo più sarcastico. Di carattere piuttosto burbero, tenace delle +proprie idee, difficilmente cedeva all’altrui consiglio. Menava vanto, +assai spesso, della propria forza e della propria perspicacia, forse +perchè troppo magnificate dal volgo. +</p> + +<p> +Era diventato un po’ sordo, e inforcava gli occhiali quando +voleva leggere o scrivere. Sobrio e frugale, non beveva mai vino +fuor di pranzo. +</p> + +<p> +Da una trentina d’anni indossava una giacca di fustagno o di +velluto, pantaloni lunghi, berretto alla sarda, e cappottone con cappuccio +nell’inverno. Usava da qualche tempo fasciare il collo con +una larga pezzuola di lana bianca, come lo si vede nel ritratto, +eseguito a Sassari dal fotografo Lori.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note51"> +<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.  </span>Diversi giornali aggiunsero: «l’<i>uccisore di diciasette carabinieri</i> (!?)».</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note52"> +<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.  </span>A proposito di quanto asserisco, si legga la storia di Domenico +Tiburzi (ucciso nell’ottobre del 1896) di recente pubblicata dal +<i>Conte Alvise da Santafior</i>, nel <i>Corriere Agricolo Commerciale</i> di Milano, +(in 20 puntate).</p> +</div> +</div> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate +nella Nota a fine indice sono state riportate nel testo. +</p> + +<p> +Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. +</p> +</div> + +<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76575 ***</div> +</body> +</html> + diff --git a/76575-h/images/cover.jpg b/76575-h/images/cover.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..6c21c1a --- /dev/null +++ b/76575-h/images/cover.jpg diff --git a/76575-h/images/ill-027.jpg b/76575-h/images/ill-027.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..da186fc --- /dev/null +++ b/76575-h/images/ill-027.jpg diff --git a/76575-h/images/ill-033.jpg b/76575-h/images/ill-033.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..c651384 --- /dev/null +++ b/76575-h/images/ill-033.jpg diff --git a/76575-h/images/ill-126.jpg b/76575-h/images/ill-126.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..9443d4b --- /dev/null +++ b/76575-h/images/ill-126.jpg diff --git a/76575-h/images/ill-157.jpg b/76575-h/images/ill-157.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..c741abb --- /dev/null +++ b/76575-h/images/ill-157.jpg diff --git a/76575-h/images/ill-260.jpg b/76575-h/images/ill-260.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..48a51a0 --- /dev/null +++ b/76575-h/images/ill-260.jpg diff --git a/76575-h/images/ill-275.jpg b/76575-h/images/ill-275.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..c651384 --- /dev/null +++ b/76575-h/images/ill-275.jpg diff --git a/76575-h/images/ill-298.jpg b/76575-h/images/ill-298.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..7a1af96 --- /dev/null +++ b/76575-h/images/ill-298.jpg diff --git a/76575-h/images/ill-313.jpg b/76575-h/images/ill-313.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..80ec552 --- /dev/null +++ b/76575-h/images/ill-313.jpg diff --git a/76575-h/images/ill-drop-l.jpg b/76575-h/images/ill-drop-l.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..a89973c --- /dev/null +++ b/76575-h/images/ill-drop-l.jpg diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6312041 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This eBook, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. Anyone seeking to utilize +this eBook outside of the United States should confirm copyright +status under the laws that apply to them. diff --git a/README.md b/README.md new file mode 100644 index 0000000..6c57a62 --- /dev/null +++ b/README.md @@ -0,0 +1,2 @@ +Project Gutenberg (https://www.gutenberg.org) public repository for eBook #76575 +(https://www.gutenberg.org/ebooks/76575) |
