summaryrefslogtreecommitdiff
path: root/75860-0.txt
diff options
context:
space:
mode:
Diffstat (limited to '75860-0.txt')
-rw-r--r--75860-0.txt5043
1 files changed, 5043 insertions, 0 deletions
diff --git a/75860-0.txt b/75860-0.txt
new file mode 100644
index 0000000..c0fd0c8
--- /dev/null
+++ b/75860-0.txt
@@ -0,0 +1,5043 @@
+
+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75860 ***
+
+
+ GEROLAMO ROVETTA
+
+
+ Papà Eccellenza
+
+ DRAMMA IN TRE ATTI
+
+
+
+ MILANO
+ FRATELLI TREVES, EDITORI
+ 1908
+
+
+
+
+ _Questo dramma fu rappresentato la prima volta
+ dalla Compagnia Calabresi-Severi nel teatro
+ Manzoni di Milano la sera del 1.º dicembre
+ 1907, interpreti O. Calabresi, M, B. Palmarini,
+ A. Chiantoni, U. Palmarini, E. Olivieri,
+ P. Rosa, R. Lupi, M. O, Donadoni, R. Badaloni._
+
+
+ PROPRIETÀ LETTERARIA.
+
+ I diritti di riproduzione, di traduzione e di rappresentazione
+ sono riservati per tutti i paesi,
+ non esclusi la Svezia, la Norvegia e l’Olanda.
+
+ Published in Milan, February 29 th, 1908. Privilege of
+ Copyright in the United States reserved under the
+ Act approved March 3rd, 1905, by Fratelli Treves.
+
+ Tip. Treves.
+
+
+
+
+PERSONAGGI.
+
+
+ L’onorevole PIETRO MATTEI.
+ REMIGIA, sua figlia.
+ L’ingegnere FEDERICO SCHMIDT.
+ Il conte ALVISE COLDOREDO.
+ Il dottor MAURO PONTEDERA.
+ L’onorevole SCARLINI.
+ Il commendator MARTINELLI.
+ LUIGI.
+ CLAUDINA.
+
+_A Roma_ — _I giorni nostri_.
+
+ Palcoscenico.
+
+ Sinistra. Destra.
+
+
+
+
+ATTO PRIMO.
+
+
+Sala di studio, dove Pietro Mattei lavora e riceve, quando non è al
+Ministero. — Porte laterali, chiuse. A sinistra le stanze interne, a
+destra l’anticamera. Una finestra pure a destra. Mobilia e tappezzerie
+semplici, severe.
+
+
+SCENA PRIMA.
+
+MATTEI, seduto a una grande scrivania, a sinistra, piena di carte, di
+giornali, di libri. Sulla scrivania, la macchinetta del caffè e una
+chicchera. MARTINELLI in piedi, in attesa rispettosa. Alzata la tela,
+dopo un momento, entra LUIGI dalla destra: a suo tempo, PONTEDERA.
+
+
+MATTEI
+
+ quando si alza la tela scrive e
+ continua a scrivere.
+
+LUIGI
+
+ un vecchio servitore alla buona,
+ in giacca nera e con la cravattina
+ nera. — Annunzia a mezza voce:
+
+Il signor dottore.
+
+MATTEI
+
+ senza alzare il capo e continuando
+ a scrivere.
+
+Venga! Venga!
+
+LUIGI
+
+ con un cenno, tenendo aperto
+ l’uscio, invita Pontedera ad
+ entrare, poi va via richiudendo
+ l’uscio.
+
+PONTEDERA.
+
+ Ricambia un saluto col Martinelli.
+
+MATTEI
+
+ continuando a scrivere, senza
+ alzare, nè volgere il capo.
+
+Scusa, caro dottore, ho subito.... finito!
+
+PONTEDERA.
+
+La patria! La patria, innanzi tutto!
+
+MATTEI sempre scrivendo.
+
+Burlone!
+
+PONTEDERA
+
+ si guarda attorno un momento, poi
+ va a guardare dalla finestra.
+
+MATTEI
+
+ voltandosi verso Martinelli.
+
+Ecco.... finito! In piedi, commendatore?... Scusi, sa, non me n’ero
+accorto! Sono inchiodato qui
+
+ indicando la scrivania
+
+dalle due di notte e mi sento sbalordito.
+
+PONTEDERA.
+
+Male!
+
+MATTEI
+
+ si riempie la chicchera di caffè e
+ l’ingolla avidamente.
+
+PONTEDERA.
+
+Malissimo!
+
+MATTEI
+
+ a Martinelli indicando Pontedera.
+
+Il mio eterno predicatore.
+
+ Presentando.
+
+Il dottor Mauro Pontedera, di Milano.
+
+MARTINELLI.
+
+A Roma, per il congresso medico?
+
+PONTEDERA.
+
+E per le mie vacanze.
+
+MATTEI c. s.
+
+Il commendator Martinelli, il mio braccio destro ai _Lavori pubblici_,
+
+ stringendogli la mano
+
+e paziente sfogatoio dei miei nervi e della mia bile!
+
+ Risata: poi come risovvenendosi,
+ indicando Pontedera a Martinelli.
+
+Amico, ma non politico! — Intendiamoci! — Costui è un clerico-moderato
+e se ne vanta!
+
+PONTEDERA.
+
+Per il solo merito di esserlo sempre stato.
+
+MATTEI.
+
+È una frecciata, per me?...
+
+ Risata — torna alla scrivania,
+ prende le carte che ha finito
+ di scrivere e le consegna al
+ Martinelli.
+
+A lei, come le ho raccomandato.... — Dia corso sollecitamente.
+
+MARTINELLI.
+
+Non dubiti, Eccellenza!
+
+MATTEI.
+
+No! No! Niente Eccellenza, lei!
+
+ Ridendo con Pontedera.
+
+Non sono Eccellenza, altro che per gli uscieri, — per il dovuto
+rispetto, — e per i miei ragazzi, che ne ridono!
+
+ Risata.
+
+LUIGI
+
+ mentre Martinelli salutato
+ Pontedera sta per uscire, entra
+ portando un dispaccio.
+
+MATTEI richiamandolo.
+
+Martinelli!... — Mi lasci prima vedere....
+
+ Dopo letto il dispaccio, dandolo a
+ Martinelli.
+
+Precisamente!... A lei. — Vagoni! Vagoni! — Non si domanda altro!
+
+ A mano a mano riscaldandosi e
+ cominciando ad ansimare.
+
+È una voce sola!
+
+ A Martinelli.
+
+E il ministro del Tesoro.... nuove difficoltà!... Tanto fare, disfare,
+discutere, studiare.... E poi con le italo-americane, tutto sospeso!...
+Troppi milioni!... Sarebbe una minaccia per il pareggio!
+
+ A Pontedera.
+
+Il _pareggio_, la gloria e l’incubo di questi piccoli ragionieri, che
+sono i nostri uomini di Stato!
+
+ A Martinelli.
+
+Ma se devo rimanere al governo.... Ieri sera ho mandato un mio
+_ultimatum_ a quel caro collega del Tesoro, che sta banchettando nel
+suo collegio! O così, o me ne vado.
+
+ Calmandosi e indicando a
+ Martinelli il dispaccio.
+
+Veda lei, intanto. Verso le due, sarò al Ministero.
+
+MARTINELLI.
+
+Non prima?
+
+MATTEI.
+
+Ho sacrificata la notte, per poter avere la mattinata per me!... — Ho
+l’assemblea del “Cotonificio Industriale„.... c’è la presentazione dei
+bilanci!
+
+ A Pontedera.
+
+Poi aspetto mio genero da Subiaco
+
+ serio, con un sospiro
+
+e anche questo, non è mai un divertimento!
+
+ Di nuovo a Martinelli,
+ congedandolo.
+
+Insomma, verrò più presto che potrò! — Buon giorno!
+
+PONTEDERA
+
+ salutando Martinelli.
+
+Buon giorno, commendatore!
+
+
+SCENA SECONDA.
+
+MATTEI, PONTEDERA, in fine LUIGI.
+
+
+PONTEDERA
+
+ osservando Mattei.
+
+Dunque?... La macchina, mi hai detto, non va regolarmente?
+
+MATTEI
+
+ osservando Pontedera e studiandolo
+ a sua volta.
+
+Rispondimi con franchezza: se ieri non ti facevo cercare al congresso,
+tu non venivi nemmeno a salutarmi?
+
+PONTEDERA.
+
+Se non oggi, sarei venuto domani, uno di questi giorni.
+
+MATTEI
+
+ diventando improvvisamente triste,
+ scrollando il capo e lasciandosi
+ cadere sopra una seggiola.
+
+No. Tu non venivi nemmeno a salutarmi!
+
+PONTEDERA
+
+ ridendo, per schivare di
+ rispondere, e indicandogli il
+ sofà.
+
+Qui, qui! Vieni qui; facciamo un po’ d’esame alla rota motrice.
+
+MATTEI.
+
+Anche per te, sono un uomo senza carattere?
+
+PONTEDERA.
+
+Non parliamo di politica!
+
+MATTEI.
+
+Anche per te sono un Girella ambizioso e volgare?... Vivaddio, tranne
+ladro, perchè sarebbe troppo inverosimile, me ne hanno dette di tutti i
+colori!
+
+PONTEDERA cantarellando.
+
+Non parliamo di politica! Fra noi due, è sempre stata un dispiacere!
+
+MATTEI.
+
+Che politica!... Adesso si tratta di me!... Non mi stimi più? Rispondi.
+
+PONTEDERA lealmente.
+
+Io ti stimo oggi che sei diventato ministro della Monarchia, come ti
+stimavo ieri....
+
+ sorridendo
+
+mettiamo pure l’altro ieri, quando ti schieravi tra i più focosi
+deputati del partito repubblicano. Ti ho stimato, ti stimo e ti stimerò
+sempre per il tuo valore altissimo, per la tua integrità. Soltanto, a
+giudizio mio, — dell’amico e del medico, — il tuo debole
+
+ battendogli sul cuore
+
+eccolo qui. E l’uomo è come la donna: quando non sa dir di no, va
+incontro a tutti i guai.
+
+ Ridendo.
+
+Lévati, lévati l’abito!
+
+MATTEI.
+
+Credi anche tu che se non le lusinghe....
+
+PONTEDERA.
+
+Lusinghe no, lusinghe mai.
+
+MATTEI continuando.
+
+.... è stata l’influenza morale, la mia vecchia amicizia per l’attuale
+Presidente del Consiglio a farmi mutar bandiera?
+
+PONTEDERA.
+
+Un po’ alla volta.... Una cosa dopo l’altra. Prima hai cominciato a
+diventar assiduo alla Camera, poi ad addomesticarti col potere quando,
+per star vicino a tua figlia, hai trasportato la sede della tua società
+da Milano a Roma....
+
+MATTEI scattando.
+
+Che c’entra mia figlia?!... Sono venuto a Roma per lo sviluppo, per
+il vantaggio della _Società_!... — Mia figlia non c’entra! Sempre mia
+figlia!
+
+ Calmandosi. Calmando l’affanno di
+ respiro.
+
+Certo.... a Roma non ho subìto l’influenza degli uomini.... ma della
+verità. Ho visto al di là dei miei vecchi principî, che ormai non
+avevano un fine!... Dei vecchi ideali.... ormai platonici e che mi
+avrebbero condannato all’inazione, io, nato soltanto per l’azione!...
+— Ad onta dei miei sessant’anni, sento il vigore di fare, di creare!
+E se ci resto al Ministero.... La reggia è ringiovanita.... perchè non
+ringiovanire.... non tentare almeno, di abbattere per rinnovare anche
+tutto il vecchio materiale che la opprime? — E poi, tu conservatore
+ed io repubblicano, non ci siamo trovati insieme a Mentana?... Mi hai
+chiesto conto, allora, dei miei principî?
+
+PONTEDERA ridendo.
+
+Ah, ah!... Tutt’altra condizione di cose.
+
+MATTEI.
+
+Perchè?... Anche qui, sento lo stesso amore per il mio paese! Anche
+qui, sono esposto al fuoco e non mi muovo!
+
+ Passeggia su e giù ansimando, poi
+ si ferma dinanzi a Pontedera.
+
+Tu sei un grande galantuomo, ma sei anche un vecchio uomo, pieno di
+pregiudizî!
+
+PONTEDERA
+
+ stringendosi, come rassegnato,
+ nelle spalle.
+
+Proprio così!... Modo di vedere. E non ci sono occhiali nuovi che
+possano farmi vedere diversamente.
+
+ Indicandogli il sofà.
+
+Lévati l’abito e anche il gilet!
+
+MATTEI
+
+ sorridendo a Pontedera, con
+ affetto e con simpatia.
+
+.... Vecchio uomo, pieno di pregiudizî!
+
+ Comincia a sbottonarsi l’abito,
+ la sottoveste, si ferma guardando
+ Pontedera.
+
+PONTEDERA
+
+ che ha levato di saccoccia e sta
+ mettendo in ordine il piccolo
+ istrumento per le ascultazioni.
+
+.... Più ancora; la vittima dei miei pregiudizî. Pensa: sono stato
+innamorato e sul punto di prender moglie una volta sola nella mia vita.
+La ragazza che io amavo, e che mi amava, era cattolica e ci credeva;
+perciò, morire magari di dolore, ma non cambiar di religione, ed io....
+
+ vincendo la commozione
+
+io non ho voluto cambiare la mia che non pratico e alla quale non
+credo. Nato ebreo, voglio morire ebreo. Pregiudizî, si sa! Ma quando
+l’avremo spogliata di tutti i pregiudizî, l’anima nostra, — nuda nuda,
+— che figura ci farà?
+
+MATTEI
+
+ battendogli sulle spalle.
+
+Il tuo amore!...
+
+ Risata.
+
+Perchè il tuo amore non era di quel buono! Ho amato anch’io una
+volta sola, ma pur di sposare la mia Anna, — io, — mi sarei fatto
+anche turco! E l’ho sposata, io senza un soldo, lei senza un soldo!
+Peggio, con la madre piena di debiti! Una contessa, — con le mie furie
+giacobine! — una Coldoredo di Venezia, ridotta, con tutta la boria dei
+suoi quarti, ad affittarmi una camera per vivere!
+
+ Commovendosi a mano a mano.
+
+E quando Anna è morta.... — Remigia non ha conosciuta la sua mamma....
+— la mia Remigia, che adesso tutti mi accusate di idolatrare, l’ho
+odiata. Sì, odiata! — Sono stato più di tre anni senza volerla
+vedere.... Poi m’hanno detto che assomigliava a sua madre.... ed era
+vero, — è vero. — È il ritratto di sua madre, e l’ho amata, adorata,
+non ho più avuto che lei al mondo,
+
+ con uno schianto
+
+ma ancora, soltanto, sempre per sua madre!
+
+PONTEDERA
+
+ gli prende una mano e gliela
+ stringe forte.
+
+MATTEI.
+
+Continuerai a volermi bene?
+
+ Sente battere all’uscio, a destra;
+ — voltandosi.
+
+Cosa c’è?
+
+LUIGI.
+
+E tornato adesso l’automobile dell’onorevole Scarlini con la signora
+Remigia....
+
+MATTEI
+
+ abbottonandosi in fretta la
+ sottoveste.
+
+Non dire a Remigia che ti ho chiamato io, che sto poco bene!... Si
+spaventerebbe! Delicata com’è, guai! Torna stasera dopo le dieci.
+Manderò Remigia a teatro.
+
+PONTEDERA.
+
+Come vuoi.
+
+LUIGI
+
+ tenendo aperto l’uscio e chiamando
+ Remigia.
+
+Donna Remigia....
+
+PONTEDERA
+
+ tra sè, inarcando le ciglia.
+
+Donna Remigia!
+
+MATTEI
+
+ cambia viso e colore:
+ allegramente.
+
+Cara figliuola; cara!
+
+
+SCENA TERZA.
+
+REMIGIA, entra ancora vestita d’automobile, MATTEI, PONTEDERA, LUIGI.
+
+
+REMIGIA
+
+ buttandosi fra le braccia di
+ Mattei, impolverandolo.
+
+Che gioia, papà! Che volata deliziosa!
+
+MATTEI.
+
+Dove?...
+
+REMIGIA.
+
+A Tivoli!
+
+LUIGI
+
+ gira attorno a Mattei
+ spolverandolo col fazzoletto.
+
+REMIGIA continuando.
+
+Andati in un’ora, e ritornati in cinquanta minuti!
+
+ Supplichevole.
+
+Oh, papà! papà!... un bell’automobile, che sogno!
+
+ A Luigi, seccata.
+
+Ma cosa fai?
+
+MATTEI.
+
+Crede già....
+
+ risata
+
+che io sia la mia statua!
+
+ Per indicarle Pontedera.
+
+Guarda....
+
+REMIGIA
+
+sempre contro Luigi.
+
+Ancora quei baffi, che non voglio più vedere!
+
+MATTEI.
+
+Sono stato io! Pensa che....
+
+ Cercando una scusa.
+
+Che baccano i socialisti! Se il mio vecchio Luigi perde i baffi, io
+perdo il portafoglio!
+
+ Mostrandole Pontedera.
+
+Guarda chi è venuto da Milano....
+
+LUIGI
+
+ va via a destra.
+
+REMIGIA
+
+ cambiando, correndo a dar la mano
+ a Pontedera, con gioia.
+
+Oh, Mauro!... Congressista?
+
+PONTEDERA.
+
+Debolmente, signora Remigia!
+
+REMIGIA.
+
+Signora Remigia?... Alla buon’ora! Col papà Eccellenza, cominci a
+rispettarmi! — Però, per questa volta, ti permetto ancora di baciarmi
+la mano, restando in piedi!
+
+MATTEI.
+
+Puoi fargli anche l’alto onore d’invitarlo a pranzo oggi o domani.
+
+REMIGIA.
+
+Oggi.... e anche domani.
+
+MATTEI.
+
+Accettato!
+
+REMIGIA a Pontedera.
+
+Però, intendiamoci: non comincerai anche a Roma a metter male fra me e
+il mio papà! E, soprattutto, non spaventarlo, adesso che sta benissimo!
+
+ A Mattei accarezzandolo.
+
+Se ti ammali tu, guai! Mi ammalo anch’io!
+
+MATTEI.
+
+Non vedi?... Crepo di salute!
+
+ Risata.
+
+Lèvati un po’ tutta questa roba e làsciati ammirare anche dal nostro
+Mauro!
+
+PONTEDERA.
+
+Sono due anni che non ti vedo!
+
+REMIGIA
+
+ scherzando mentre Mattei con
+ affettuosa sollecitudine le toglie
+ il velo, ecc.
+
+Mi troverai.... diventata grande!
+
+PONTEDERA.
+
+Vorresti un complimento?
+
+REMIGIA.
+
+Non c’è pericolo, rustica progenie!
+
+ Verso l’uscio, a destra.
+
+Ma Scarlini, quanto ci mette a far toilette?
+
+MATTEI.
+
+È qui?... Anche sua moglie?...
+
+ Fa per andar loro incontro.
+
+REMIGIA.
+
+Eugenia, stamattina, è rimasta a letto. Ha l’emicrania.
+
+MATTEI vivamente.
+
+E sei andata a Tivoli, in automobile, sola con Scarlini?
+
+REMIGIA.
+
+E con Alvise.
+
+MATTEI.
+
+Alvise non conta! È un ragazzaccio!
+
+REMIGIA.
+
+E con lo _chauffeur_, papà!
+
+ Stizzita.
+
+Eravamo in quattro; in quattro.
+
+ A Pontedera.
+
+Ti pare che, _in quattro_, la riputazione di una signora corra grandi
+pericoli?
+
+PONTEDERA.
+
+Non me ne intendo!
+
+ Va a prendere il cappello per
+ andar via.
+
+MATTEI
+
+ con un grosso sospiro.
+
+Sai che abbiamo da fare.... con tuo marito.... sempre pronto con i
+commenti e con le osservazioni disgustose.
+
+REMIGIA imbronciandosi.
+
+Tu non vuoi mai vedermi allegra!
+
+MATTEI risentito.
+
+Invece, per non inquietarti, non ti ho detto nemmeno che lo aspetto!
+
+REMIGIA impallidendo.
+
+Oggi?
+
+MATTEI.
+
+Stamattina.
+
+REMIGIA.
+
+Cosa ti ha scritto?
+
+MATTEI per quietarla.
+
+Non viene per te! Viene per affari!... Per la cartiera. Soltanto, se si
+ferma a colazione, tu che sei tanto buona.... non diventar cattiva!
+
+ A Pontedera.
+
+.... Te ne vai?
+
+PONTEDERA.
+
+E il congresso?
+
+MATTEI.
+
+Allora.... a stasera!
+
+ A Remigia, per rasserenarla.
+
+Lo farai pranzare con Scarlini, con sua moglie, con....
+
+PONTEDERA.
+
+Basta! Basta!
+
+MATTEI.
+
+.... con chi vuoi!
+
+ A Pontedera.
+
+Il deputato Scarlini è il direttore della _Parola_. Un amico
+simpaticissimo.
+
+REMIGIA
+
+ sempre seria, stringendo la mano a
+ Pontedera.
+
+Alle otto, sperando che il papà non si faccia troppo aspettare.
+
+PONTEDERA
+
+ soffiando in aria e facendo l’atto
+ con la mano di dissiparle il
+ malumore.
+
+Via, via! La brutta nebbiaccia! Tuo padre....
+
+ vorrebbe dire, poi si trattiene
+
+.... ha sempre ragione.
+
+LUIGI
+
+ entra mentre Pontedera si avvia:
+ si ferma sull’uscio e lo tiene
+ aperto finchè Pontedera è uscito.
+
+LUIGI, uscito Pontedera.
+
+Il deputato Scarlini può venire?
+
+REMIGIA.
+
+Avanti! Avanti!
+
+MATTEI chiamandolo.
+
+Onorevole!...
+
+ A Luigi.
+
+E Alvise?... È di là?
+
+LUIGI.
+
+È andato in camera sua. C’era una lettera.
+
+ Esce di nuovo dopo entrato
+ Scarlini.
+
+
+SCENA QUARTA.
+
+SCARLINI dalla destra e detti, meno LUIGI. Poi, più tardi, ALVISE dalla
+sinistra.
+
+
+SCARLINI
+
+ stringendo la mano a Mattei.
+
+Ho approfittato dell’offerta di Donna Remigia e dell’aiuto della vostra
+brava Claudina, così, adesso, corro al giornale direttamente! Hai letto
+l’articolo?
+
+MATTEI.
+
+Egregiamente!
+
+ Risata.
+
+Approvato!
+
+SCARLINI.
+
+Dammi, allora, le bozze. Le mando subito in tipografia per l’edizione
+di provincia!
+
+MATTEI.
+
+Vedrai; ho notato qua e là.... qualche piccola osservazione.
+
+ Va verso la scrivania; entra Luigi
+ con un dispaccio: Mattei lo apre
+ con premura mormorando:
+
+La risposta del mio collega banchettante.... No.
+
+ Dà un’occhiata all’orologio della
+ scrivania.
+
+È ancora troppo presto! Aspetta, Luigi!
+
+ Mette in fretta il dispaccio in
+ una busta, la chiude e scrive
+ l’indirizzo dicendo a Scarlini:
+
+Anche questa è una innovazione che urta i nervi a molta gente: lettere,
+telegrammi d’affari, in mie proprie mani: così, nessuna indiscrezione,
+nè per i giornalisti.... nè per i banchieri!
+
+ Risata, poi a Luigi, dandogli il
+ dispaccio.
+
+Manda subito al cavalier Zerlotti!
+
+ A Scarlini.
+
+Tu volevi?...
+
+ Ricordandosi.
+
+Ah! le bozze dell’articolo!
+
+ Mentre le cerca sulla scrivania
+ entra Alvise.
+
+Sei qui, bel mobile?
+
+ALVISE.
+
+Buon giorno....
+
+ Con un grande inchino.
+
+Zio, Eccellenza!
+
+MATTEI
+
+ continuando a cercare l’articolo.
+
+Giudizio.... giudizio. Sai chi è arrivato a Roma?... Il dottor
+Pontedera! Non ti ricordi quando venivo a prenderti in collegio? Quel
+dottore....
+
+ a Remigia per metterla di buon
+ umore
+
+che gli faceva passare la cattiveria coi purganti!
+
+ Risata; trova le bozze.
+
+Eccole qui!
+
+ Porta le bozze a Scarlini.
+
+Cambia il titolo.
+
+ Scrollando il capo.
+
+“La bancarotta„.... “La sconfitta della burocrazia„.... basta _Governo
+e burocrazia_!
+
+ALVISE
+
+ piano a Remigia, sempre con
+ l’intonazione di un uomo molto più
+ leggero che cattivo.
+
+Vieni di là. Il Gardani ha risposto, ma ha risposto picche.
+
+REMIGIA inquietissima.
+
+Non vuole?...
+
+ALVISE.
+
+Non può. Ha perduto in Borsa.
+
+REMIGIA.
+
+Allora?... Ma allora?
+
+ALVISE.
+
+C’è sempre tuo padre! Non spaventarti!
+
+REMIGIA.
+
+Ho paura, comincio ad aver paura! Se scoprisse?
+
+ALVISE.
+
+Papà Eccellenza? Ha altro in mente!
+
+REMIGIA.
+
+_Lui._ Viene stamattina.
+
+ALVISE.
+
+Il signor Schmidt?
+
+REMIGIA.
+
+Ha scritto al papà.
+
+ALVISE sorridendo.
+
+Ti fa paura.... il tedesco di Milano?
+
+REMIGIA fissandolo.
+
+Adesso!... Adesso sì!
+
+MATTEI.
+
+Non è vero, Remigia?
+
+REMIGIA
+
+ trasalendo, voltandosi.
+
+Papà?
+
+MATTEI indicando Scarlini.
+
+Che oggi lo vuoi a pranzo?
+
+REMIGIA disinvolta.
+
+Certissimo! Con Eugenia!
+
+MATTEI.
+
+E io sarò preciso alle otto!
+
+SCARLINI sorridendo.
+
+O.... alle nove!
+
+MATTEI.
+
+Il nostro buon dottore!... Ho piacere di fartelo conoscere! È un gran
+galantuomo; e di galantuomini non capita di vederne uno tutti i giorni!
+
+LUIGI
+
+ entra e fa un cenno a Mattei.
+
+MATTEI
+
+ avvicinandosi a Luigi.
+
+Cosa c’è?
+
+LUIGI sottovoce.
+
+Il signor Federico.
+
+MATTEI
+
+ vivamente, indicando Remigia.
+
+Gli hai detto?...
+
+LUIGI.
+
+Ho detto soltanto che c’era il deputato Scarlini.
+
+MATTEI
+
+ serio: a Remigia e ad Alvise.
+
+Ragazzi, andate di là.
+
+REMIGIA
+
+ si avvicina a Mattei
+ interrogandolo con gli occhi.
+
+MATTEI
+
+ afferma col capo.
+
+.... Se ti vede così....
+
+ Indica l’abito d’automobile.
+
+.... E poi anche Scarlini.... È meglio schivare tutte le occasioni.
+
+ Remigia e Alvise escono insieme a
+ sinistra, scambiando un saluto con
+ Scarlini.
+
+SCARLINI
+
+ dando la mano a Mattei per
+ salutarlo e vedendolo accigliato.
+
+Ti secca tanto l’incontro con tuo genero?
+
+MATTEI
+
+ con un profondo sospiro.
+
+E dire.... che avrei tutto per essere felice!
+
+LUIGI
+
+ tien l’uscio aperto mentre
+ Scarlini esce; — poi lo richiude e
+ aspetta.
+
+MATTEI
+
+ cammina su e giù preso un po’
+ dall’affanno; — siede alla
+ scrivania. A Luigi con la voce
+ alterata.
+
+Il signor Federico.
+
+ Si mette a scrivere.
+
+LUIGI via, a destra.
+
+
+SCENA QUINTA.
+
+FEDERICO SCHMIDT e MATTEI in fine LUIGI.
+
+
+FEDERICO
+
+ entra e saluta Mattei col capo; —
+ si ferma in piedi, aspettando.
+
+MATTEI
+
+ scrive osservando Federico.
+
+Ho subito.... finito.
+
+FEDERICO.
+
+Non ho fretta.
+
+MATTEI c. s.
+
+Siedi.
+
+FEDERICO
+
+ prende una sedia; — siede,
+ accavalla una gamba sull’altra.
+
+MATTEI continuando c. s.
+
+Spero.... ti fermerai.... a.... colazione.
+
+FEDERICO seccamente.
+
+No.
+
+MATTEI
+
+ ha una piccola scossa: si frena.
+
+Torni.... a.... Subiaco?
+
+FEDERICO non risponde.
+
+MATTEI sempre c. s.
+
+Mi ero tenuto libero apposta.... stamattina.
+
+FEDERICO ironico.
+
+Grazie.
+
+MATTEI
+
+ balzando in piedi e gettando la
+ penna sulle carte.
+
+Al solito! Qualche nuovo pettegolezzo!
+
+FEDERICO.
+
+Perchè subito ti riscaldi? Io prendo sempre tutto con calma.
+
+MATTEI
+
+ borbottando fra denti.
+
+Con calma, ma ti vendichi! Oh, se ti vendichi!
+
+FEDERICO scuotendo il capo.
+
+Tutélo soltanto il mio onore.
+
+MATTEI.
+
+Ma che onore! Preme anche a me il tuo onore! È l’odio, invece, sempre
+il tuo odio contro Remigia!
+
+FEDERICO calmo.
+
+Io non _odio_, Remigia. L’ho amata molto e questa potrebbe essere forse
+una ragione per odiarla _oggi_, se l’amassi ancora; ma non l’amo più.
+Oggi non amo, fortunatamente, che me stesso.
+
+MATTEI
+
+ su e giù, ansimando.
+
+Oh, gli uomini, che non sanno essere nè interamente buoni, nè
+interamente cattivi!... Sono i peggiori!
+
+FEDERICO.
+
+Tu t’inquieti, gridi, ti senti male, e invece occorre molta freddezza
+per poter ragionare e parlar chiaro.
+
+MATTEI.
+
+Ma che!... Inquietarmi!... In cento discussioni, in mezzo ai tumulti
+della piazza e della Camera non ho mai perduto il mio sangue freddo!
+— Tu non vuoi sentire la verità! È con te che non ci si può intendere!
+No! No!
+
+ Con ironia.
+
+Non sei stato, come ti vantavi di essere, magnanimo e generoso! —
+Generoso? — Non hai fatto altro che il tuo dovere!
+
+FEDERICO
+
+ calmo: strappandosi i fili di lana
+ dai pantaloni.
+
+Il mio dovere, sempre.
+
+MATTEI continuando.
+
+Bella generosità! Giustizia! — Nè io sono uomo da ingannarti, nè tu
+sei uomo da lasciarsi ingannare. Hai voluto, hai avuto le prove più
+evidenti che si trattava di una bambinata, di una fanciullaggine,
+diventata cosa seria, soltanto per la tua gelosia e le tue scene!
+
+FEDERICO.
+
+.... Ma da quel giorno, anche Remigia, perchè non è stata più la stessa
+con me?
+
+MATTEI.
+
+Colpa tua, non colpa sua! Non hai saputo dimenticare davvero!
+
+FEDERICO.
+
+Perchè anche Remigia non ha dimenticato, o almeno....
+
+ molto ironico
+
+ha aspettato troppo.
+
+MATTEI.
+
+So questo, io, e mi basta: — mia figlia ha giurato che quel tizio non
+lo avrebbe più riveduto e ha mantenuta la parola. _Lui_, ha cambiato
+di reggimento, è andato in Sicilia. Sono passati quasi tre anni: c’è
+ancora e ci resta.
+
+FEDERICO.
+
+Ma....
+
+MATTEI
+
+ senza lasciarlo parlare.
+
+Tu, invece, musi, sgarbi, scene!
+
+FEDERICO.
+
+Ma lei?...
+
+MATTEI alzando la voce.
+
+Non hai più voluto rimanere a Milano; sei venuto direttore delle
+cartiere a Subiaco: Remigia ti ha seguito sempre docile, senza la
+minima opposizione!
+
+FEDERICO
+
+ alzando la voce a sua volta.
+
+Ma con lei, non ho più avuto che un nemico vicino a me; un nemico
+freddo e muto che mi gelava il sangue, che mi avvelenava l’esistenza!
+Per questo, quando tu le sei corso dietro a Roma, te l’ho data! — Ah! —
+Era la liberazione!
+
+MATTEI.
+
+Corso dietro! Corso dietro!... Corso dietro niente affatto! Ho dovuto
+venire a Roma per il Cotonificio, per la Camera.
+
+FEDERICO
+
+ con un’alzata di spalle.
+
+Sei corso dietro a Remigia!
+
+MATTEI fuori di sè.
+
+Ebbene, sì! E andate tutti al diavolo! Sono venuto a Roma per prendermi
+mia figlia che con te, a Subiaco, intisichiva, crepava!
+
+FEDERICO.
+
+Falsità! Falsità! Quando piange, quando ride con quell’aria frivola e
+ingenua, falsità!
+
+MATTEI.
+
+Ricòrdati: se vuoi esserlo con tua moglie, non ti permetto di essere
+villano con mia figlia!
+
+FEDERICO
+
+ alza le braccia con impeto, ma si
+ ferma, spaventato, giungendo le
+ palme verso Mattei.
+
+No! No! Per amor del cielo! Non devi fraintendermi oggi. Dobbiamo....
+ragionare pacatamente.
+
+MATTEI
+
+ torna a girare su e giù per
+ calmarsi.
+
+Siedi!
+
+ Federico siede: Mattei, continua a
+ camminare su e giù, poi prende una
+ sedia, la pianta vicino a Federico
+ e siede a sua volta.
+
+Parla.
+
+FEDERICO.
+
+Tua figlia, anzi dirò, mia moglie, deve tornare a Subiaco, in casa mia.
+
+MATTEI
+
+ si volta di scatto, lo fissa,
+ accavallando le gambe, prendendosi
+ una gamba fra le mani.
+
+FEDERICO.
+
+In casa mia; non _con me_. Appartamento separato, vita separata, ma
+deve tornare a Subiaco.
+
+MATTEI ironico.
+
+La ragione di questo editto.... imperativo?
+
+FEDERICO.
+
+Le _ragioni_. Sono due. Ti domando scusa se devo entrare nei tuoi
+interessi.
+
+MATTEI.
+
+Liberissimo!
+
+FEDERICO.
+
+Sei un uomo pubblico, per ciò i tuoi affari e la tua famiglia, che è
+ancora la mia, sono messi in pubblico. Si sa che hai dovuto vendere la
+casa di Milano.
+
+MATTEI
+
+ trasalisce, poi dissimulando.
+
+.... _Dovuto_, no; ho _voluto_ vendere per un miglior impiego di
+capitale.
+
+ Con una sonora risata per calmare
+ la nervosità.
+
+Sai, giovanotto?... Non è ancora nato chi possa dare lezioni, in
+affari, a Pietro Mattei.
+
+FEDERICO.
+
+D’accordo, ma quando ti occupi degli affari degli altri! — Hai venduta
+la casa, perchè avevi urgente bisogno di danaro.
+
+MATTEI colpito.
+
+Ma....
+
+FEDERICO.
+
+Chi non ti conosce, spiega il tuo sbilancio, appunto, con tutti i
+grandi affari degli altri, in cui sei sempre ingolfato, e che non ti
+lasciano il tempo di badare ai tuoi. Ciò succede, anche, frequentemente
+ai galantuomini.
+
+MATTEI.
+
+Grazie.
+
+FEDERICO.
+
+Ma invece, chi ti conosce da vicino, pensa e.... _dice_, che tu ti
+rovini per il lusso sfrenato di cui circondi e si circonda tua figlia,
+cioè, _mia moglie_, la signora Schmidt. Rispondimi francamente: io, che
+figura ci fo? — Per il mondo, siamo sempre insieme.
+
+MATTEI.
+
+Guadagni dieci mila lire all’anno; sei mila le dai a tua moglie; che
+vuoi di più per la tua delicatezza?
+
+FEDERICO.
+
+Non c’è proporzione quando se ne spendono tre o quattro volte tanto per
+la casa, senza contare.... le _toilettes_.
+
+MATTEI.
+
+Remigia, in questo, fa miracoli. Le sue più belle _toilettes_, — me
+l’ha detto lei, — le fa da sè, con la Claudina!
+
+FEDERICO.
+
+Anche quelle che riceve da Milano o da Parigi?
+
+MATTEI.
+
+Pettegolezzi!
+
+ Cambiando.
+
+Non urtiamoci, senza pro! Del resto, trovo giustissime le tue
+osservazioni!
+
+ Con sincerità.
+
+Provvederemo.... d’accordo, senza che tu mi porti via Remigia.
+
+FEDERICO.
+
+Verrà subito con me! Non deve restare un’ora di più nella stessa casa
+con quel.... vostro parente! Quel conte Coldoredo!
+
+MATTEI ridendo.
+
+Alvise?... Adesso l’hai anche con Alvise? Mio nipote, un ragazzo!
+
+FEDERICO.
+
+Scusa; Remigia è sempre una ragazza; il Coldoredo è sempre un
+ragazzo.... Ma per te, gli uomini e le donne, non crescono mai?
+
+MATTEI
+
+ allargando le braccia.
+
+Dio mio! Sono stati allevati, sono cresciuti insieme....
+
+FEDERICO interrompendolo.
+
+Adesso, intanto, non si vedevano più da cinque o sei anni! — Che
+cos’è? Applicato? Vice console?... Era al Cairo e ho saputo che è
+stato richiamato per un duello nel quale ha ferito il marito di una sua
+amante.
+
+MATTEI ridendo.
+
+Una graffiatura; e il marito non era nemmeno un marito.... autentico.
+
+FEDERICO.
+
+Chi te l’ha detto?
+
+MATTEI.
+
+Alvise.
+
+FEDERICO riscaldandosi.
+
+Se tu fossi un po’ meno con la testa al Cotonificio, alla Camera,
+al Ministero e un po’ più _qui_, ti sarebbe saltata all’occhio la
+sconvenienza di tenere nella stessa casa, con una donna giovane....
+bella, un.... ragazzo che ha delle avventure galanti così sonore da
+sentirsene l’eco sino a.... Subiaco!
+
+MATTEI.
+
+È stato richiamato a Roma.... pareva per pochi giorni. Mandarlo
+all’albergo, il nipote della mia povera moglie?
+
+FEDERICO.
+
+Pochi giorni, da quest’inverno!
+
+MATTEI.
+
+Doveva andare a Tripoli, doveva andare ad Aden....
+
+ Cercando di rabbonirlo.
+
+Adesso te lo manderemo a Zanzibar.
+
+ Risata.
+
+Sei contento?
+
+FEDERICO
+
+ con un’alzata di spalle.
+
+A Zanzibar o a Roma, a me, è soltanto il mio nome che mi preme.
+
+MATTEI riscaldandosi.
+
+Non farai il torto a Remigia....
+
+FEDERICO interrompendolo.
+
+Di credere che il Coldoredo sia il suo amante? Ah, no! In tal caso non
+vorrei riprendere Remigia; te la lascierei per sempre!... E pianterei
+Subiaco, la cartiera, tutto ciò che ho avuto da te! — Ricòrdati.
+
+ Pausa: calmandosi.
+
+Non è poi la prima volta; ti ho già fatto in proposito qualche
+rimostranza. Tu, sempre il sordo e adesso la gente mormora.
+
+MATTEI lo guarda colpito.
+
+Subito; oggi stesso; Alvise non resterà un’ora in casa mia! Si spende
+troppo; — hai ragione anche in questo. Tu dirai tutto quello che si
+deve fare e senza prendere Remigia troppo di fronte, gradatamente, sarà
+fatto. Sì; sono debole con Remigia. Non ha salute! — Anche in questo
+somiglia a sua madre! — Invece di voler lei a Subiaco, vieni tu, a
+Roma. Prima con un po’ di frequenza....
+
+ Insinuante.
+
+Di quella piccola nube non c’è più traccia nel suo cuore; non ne
+rimanga l’ombra nemmeno nel tuo, — e così, a poco a poco, resti sempre
+a Roma, con noi. È il mio sogno la vostra riconciliazione! Sono le
+vostre liti, le tue parole dure, i colpi che mi ammazzano! Pensa al mio
+lavoro enorme! Fiaccherebbe dieci uomini! A tante ire, scatenate contro
+di me, a tanto odio, — e l’odio che più ti ferisce, l’odio degli amici
+di una volta.... — Eppure mi sento forte, perchè sento che si finirà
+per darmi ragione; ma ho tanto bisogno, in compenso, del riposo della
+mia casa, di vedere Remigia contenta, di non essere in urto con te!
+
+ Gli prende una mano, la preme sul
+ cuore con la sua.
+
+Non ti ho mai parlato così. Sii buono, tu che _sei_ buono! Avevi tanta
+affezione per me....
+
+ Con un singhiozzo.
+
+Ero il papà di Remigia e anche il tuo!...
+
+FEDERICO.
+
+Affezione e gratitudine. Sempre eterne. Non avevo altro che la buona
+volontà di lavorare.... mi hai aiutato. Quando sembrò che Remigia....
+
+ Vincendo la commozione.
+
+Hai acconsentito subito e non ero che un povero impiegato.
+
+ Con un tremito nella voce.
+
+Ti rispetto come un superiore, ti venero come un padre. Ma gli uomini
+grandi, non vedono le cose piccole che li circondano! Tu che conosci
+tutte le scaltrezze della vita pubblica, nella vita privata sei un
+ingenuo. Sai creare i milioni, ma non sai contare le migliaia di lire
+e fai dei debiti!... Un uomo di governo sarà forte anche povero: se
+ha debiti, sarà sempre sospettato. Ti ho parlato duramente perchè....
+dovevo parlare. — La tua casa?... E la mia? Ormai è il tavolino del
+ristorante! — Ho parlato per il bene tuo, perchè ti rispetto, ti
+venero. E perchè tu l’ami, ho parlato anche per il bene di.... Remigia.
+
+MATTEI lo abbraccia.
+
+FEDERICO sciogliendosi.
+
+Lasciami andare!... Lasciami andare! Pensa a tutto quello che ti ho
+detto! Lasciami andare!
+
+ Via.
+
+MATTEI.
+
+Ha ragione!... Sì, ha ragione!... Ha ragione!
+
+ Chiamando forte.
+
+Remigia!...
+
+ Verso l’uscio, — a destra.
+
+Luigi!
+
+LUIGI
+
+ si presenta sull’uscio.
+
+MATTEI.
+
+Chiama subito la.... la signora Remigia.
+
+LUIGI
+
+ attraversa la scena; — va via a
+ sinistra.
+
+MATTEI
+
+ camminando di nuovo su e giù.
+
+Ha perfettamente ragione!
+
+
+SCENA SESTA.
+
+REMIGIA e MATTEI, poi LUIGI.
+
+
+REMIGIA
+
+ inquieta, studiando Mattei.
+
+Se n’è andato?
+
+ Mattei sempre c. s.
+
+REMIGIA.
+
+Al solito, avrà tentato di metterti su contro di me?
+
+MATTEI
+
+ sempre c. s. senza rispondere.
+
+REMIGIA.
+
+E c’è riuscito!
+
+MATTEI violento.
+
+Ha ragione!... Ha ragione!... Bisogna mettersi bene in mente che
+Federico ha ragione!
+
+REMIGIA.
+
+Oh! Oh! Che progresso nel tuo cuore! Il “tedesco di Milano„ è diventato
+Federico!
+
+MATTEI.
+
+Sono stato debole e ingiusto anche in questo, non obbligandoti a
+riconoscere che tu, che noi, dobbiamo molto a _Fe-de-ri-co_. Ma,
+adesso, bisogna persuadersi che ha ragione, e cambiar vita.
+
+REMIGIA fissandolo.
+
+Cioè?... Cambiar vita?
+
+MATTEI.
+
+Si spende troppo.
+
+REMIGIA.
+
+Che c’entra lui? Fa i conti in casa nostra?
+
+MATTEI.
+
+Casa anche sua, perchè è tuo marito.
+
+REMIGIA.
+
+Benissimo! Làsciati sempre scaldar la testa, così _lui_, otterrà sempre
+il suo scopo di spadroneggiare anche qui.
+
+MATTEI.
+
+Che scaldar la testa! Al caso, aperti gli occhi!
+
+REMIGIA.
+
+Di colpo? Con due sole parole? Ha un gran potere su di te.
+
+MATTEI.
+
+Potere, dell’evidenza. Del resto capisco anch’io quando una cosa non
+va, e _non va_, ma per non contrariarti, per non darti un dispiacere,
+io divento.... vile. — Ti darò la prova che Federico ha ragione, in
+due parole. Non ho finora trovato il coraggio di dirtelo, ma.... — Ho
+venduta la casa di Milano.
+
+REMIGIA colpita.
+
+Hai venduta la casa di Milano?
+
+MATTEI.
+
+Occorrevano i danari.
+
+REMIGIA
+
+ pallidissima, si appoggia al
+ tavolino.
+
+MATTEI spaventato.
+
+Che hai?
+
+REMIGIA.
+
+Niente!
+
+MATTEI.
+
+Sei diventata pallida!
+
+REMIGIA.
+
+Non è niente. Al primo momento, quando m’inquieto. Ma passa subito. È
+passato.
+
+MATTEI.
+
+Remigia! Remigia! Non mettermi in croce! Quando fai così, io non parlo
+più, non si ragiona più, mentre è più che mai necessario di ragionare,
+di....
+
+LUIGI
+
+ bussa prima, poi entra.
+
+MATTEI arrabbiandosi.
+
+Che c’è?... Mai un momento di respiro!
+
+LUIGI gli dà due dispacci.
+
+D’urgenza, tutti e due.
+
+MATTEI
+
+ li apre in fretta; — legge.
+
+REMIGIA tra sè.
+
+E adesso?... Adesso?... Come si farà?
+
+MATTEI
+
+ letto i dispacci, dandoli a Luigi,
+ in fretta.
+
+In una busta, chiusa, al Cotonificio, al commendator Waiz! — Presto,
+vattene!
+
+ Quando Luigi sta per uscire.
+
+E non ci sono per nessuno! Sta attento!
+
+ Torna vicino a Remigia e cerca di
+ calmarla.
+
+Lo devi capire: quando io non posso fare a modo tuo, mi arrabbio contro
+me stesso e sembra che mi arrabbi contro di te. Non è poi nemmeno
+il caso di esagerare; di rimedi.... radicali. Io credo che si può
+spendere la metà, facendo la stessa figura. Trova modo, tu che hai più
+tempo e sei più ordinata, di tenere come una specie di conto corrente,
+semplicissimo: — tanto di entrata e tanto di uscita. Perchè, si sa come
+entrano, — e ne entrano molti, — ma poi, come escono....
+
+ ridendo
+
+mistero!
+
+REMIGIA.
+
+Ma _lui_, come ha saputo?
+
+ Con ansietà.
+
+.... E ti ha detto? Dimmi tutto, tutto!
+
+MATTEI.
+
+Ha saputo che ho venduta la casa, perchè avevo bisogno di quattrini.
+
+REMIGIA.
+
+Sempre le sue spie! La sua persecuzione!
+
+MATTEI.
+
+È tuo marito; si trova responsabile, moralmente, di quello che succede.
+Anzi, non voleva più lasciarti a Roma.
+
+REMIGIA.
+
+Dove avrei dovuto andare?
+
+MATTEI.
+
+A Subiaco.
+
+REMIGIA.
+
+Ecco il suo scopo! Riavermi nelle mani per torturarmi!
+
+MATTEI.
+
+Che torturarti! Si capisce che è sempre innamorato di te!
+
+REMIGIA.
+
+Ti proibisco di dirlo e di pensarlo.
+
+MATTEI.
+
+Remigia!
+
+REMIGIA.
+
+Certe scene, certe parole, non si dimenticano, non si cancellano! In
+noi, resta la ribellione, la rivolta.
+
+MATTEI.
+
+Dunque, tanto più! Se non vuoi tornare a Subiaco, bisogna accontentare
+tuo marito in tutto il resto. E non c’è bisogno di scalmanarsi,
+d’inquietarsi!
+
+REMIGIA.
+
+M’inquieto perchè lo capisco, lo so, tu covi sempre dentro di te il
+progetto della riconciliazione!
+
+MATTEI.
+
+Io non _covo_ niente. Ti dico chiaro che questo sarebbe il mio più
+grande desiderio.
+
+REMIGIA
+
+ borbottando tra denti.
+
+Per vedermi morire!
+
+MATTEI stizzito.
+
+Basta!... Morire o non morire, dipende da te! Ti faccio soltanto
+osservare che se tuo marito.... è diventato tuo marito, non l’ho
+_covato_ io, ma lo hai voluto tu, — ad ogni costo! — Tu ne eri
+innamorata, io ho acconsentito.
+
+REMIGIA.
+
+Innamorata, come può esserlo una ragazza che non sa niente di niente.
+L’ho conosciuto a una festa da ballo.... Ballava bene.
+
+ Con un profondo sospiro.
+
+Oh, se avessi avuto la mia mamma!
+
+MATTEI risentito.
+
+Se ci fosse stata tua madre, avrebbe fatto quello che ho fatto io,
+perchè tu ne eri innamorata e perchè Federico era un bravo uomo!
+— Se ci fosse ancora tua madre, sarebbe anche per lei il rodimento
+dell’anima la vostra disunione, tanto più che il torto è dalla tua
+parte.
+
+ Su e giù c. s.
+
+La mamma! La mamma! Era più buona di....
+
+ Cambiando, con malinconia.
+
+Era più buona di noi, la tua mamma! Questa è la verità!
+
+ Guarda Remigia che si asciuga gli
+ occhi: si calma, si commuove.
+
+.... Hai ragione di rimpiangerla! Oh se hai ragione!
+
+ Abbraccia Remigia.
+
+Il mio risentimento è stato ingiusto! È un vuoto, una mancanza, che
+tutti i giorni, tutti i giorni si sente di più!
+
+ La stringe sul cuore: le bacia i
+ capelli.
+
+Quante cose avrebbe potuto vedere, prevedere, evitare....
+
+ Remigia piange più forte sul petto
+ di Mattei.
+
+La mamma sì.... — lei lo avrebbe potuto.... ti sarebbe stata sempre
+vicina....
+
+ Le accarezza ancora i capelli.
+
+Io ho appena il tempo di volerti bene e di accontentarti, forse al
+di là del ragionevole.... appunto perchè ti è già toccata la grande
+disgrazia che si sente sempre.... di non avere la mamma!
+
+ Pausa.
+
+Anche Alvise!... È meglio che gli parli tu stessa, non vorrei che se ne
+avesse a male. E poi, io, quando lo vedo?
+
+REMIGIA
+
+ fissando Mattei maravigliata.
+
+Alvise?
+
+MATTEI.
+
+Non deve più restare in casa nostra. Deve andare all’albergo; oggi
+stesso. — Qui, in casa con te, non è conveniente.
+
+REMIGIA inquietissima.
+
+È stato lui?... Te l’ha detto lui?
+
+MATTEI.
+
+Lui e io. È un’osservazione che abbiamo fatta insieme.
+
+REMIGIA.
+
+Che cosa ti ha detto? Dimmi tutto quello che ti ha detto.
+
+MATTEI.
+
+Che la gente mormora, che....
+
+LUIGI
+
+ bussa, c. s., poi entra.
+
+REMIGIA stizzita.
+
+Finitela! Non venite sempre innanzi e indietro!
+
+LUIGI
+
+ dando a Mattei un dispaccio e la
+ ricevuta.
+
+È riservatissimo, occorre la sua firma sulla ricevuta.
+
+REMIGIA
+
+ batte i piedi per terra,
+ nervosissima.
+
+MATTEI
+
+ firma in fretta e dà la ricevuta a
+ Luigi.
+
+LUIGI via.
+
+MATTEI
+
+ apre il dispaccio, distratto: poi,
+ subito, vivamente, non pensando
+ più ad altro.
+
+In cifre! Il ministro del Tesoro! La risposta all’_ultimatum!_
+
+ Corre alla scrivania, cercando,
+ buttando tutto sossopra.
+
+Era qui!... Era qui! Adesso! Poco fa!... L’ho messo qui!
+
+REMIGIA dopo un momento.
+
+Cosa cerchi?
+
+MATTEI.
+
+Il cifrario!
+
+REMIGIA
+
+ vedendo un libretto per terra,
+ sotto la scrivania.
+
+È questo?
+
+MATTEI.
+
+Sì.
+
+ Prende un foglietto di carta e
+ traduce il dispaccio col cifrario,
+ a mezza voce.
+
+80-1-75 dia corso.... contratto.... officine ferroviarie....
+_Paros_.... italo-americane....
+
+ Continua a decifrare il dispaccio
+ col viso illuminato dalla
+ contentezza.
+
+Finalmente!... L’hanno capita!... Hanno ceduto!
+
+ c. s.
+
+raccomandando.... 707....
+
+ Forte.
+
+Luigi!
+
+LUIGI si presenta.
+
+MATTEI.
+
+Una carrozza, subito!
+
+LUIGI via.
+
+MATTEI
+
+ rilegge tutto il dispaccio
+ trascritto sottovoce, poi lo
+ straccia, getta i pezzi del
+ foglietto nel cestino e mette il
+ dispaccio ricevuto in un grande
+ portafoglio di pelle nera; —
+ borbottando tutto contento.
+
+Troppi milioni! Troppi milioni!
+
+ A Remigia.
+
+Dammi il cappello! Il soprabito!
+
+ Remigia lo aiuta a indossare il
+ paltò.
+
+.... Non capiscono che è quando se ne spendono pochi, meno del
+necessario, che son buttati via!
+
+REMIGIA.
+
+E Alvise?...
+
+MATTEI sorpreso.
+
+Alvise?
+
+REMIGIA.
+
+Sì! Alvise? Cosa gli devo dire?
+
+MATTEI.
+
+All’albergo! All’albergo! Ci sono tanti alberghi a Roma! — Il
+compromesso?... La minuta del compromesso stipulato con l’ingegner
+Morgan?
+
+ Mentre va al forziere e lo apre.
+
+Non potevano decidersi otto giorni prima? — No! —
+
+ Mentre fa passare carte e lettere.
+
+Per poi rifare, quello che già era stato fatto e disfatto!
+
+ Trova il compromesso.
+
+Eccolo!
+
+ Chiude il forziere.
+
+E dire che ho lavorato tutta notte, per poter avere una mattina libera!
+
+ A Remigia mentre mette il
+ compromesso col dispaccio nel
+ portafoglio.
+
+.... Capirai! Alvise è diventato un giovanotto! Si mette a fare anche
+lo spadaccino!... Sì! Sì! Oggi stesso mandiamolo all’albergo!
+
+REMIGIA sempre nervosa.
+
+Ma lui, lui?... Mio marito?
+
+MATTEI.
+
+Federico?
+
+REMIGIA.
+
+Sì. Che cosa ti ha detto? — Dimmi la verità.
+
+MATTEI.
+
+Niente che possa offenderti. Del resto, anche andando all’albergo,
+non bisogna esagerare nemmeno dall’altro verso! Alvise potrà sempre
+venire a pranzo da noi.... Cioè, sempre no! Ma se non tutti i giorni,
+almeno.... — E la corrispondenza col direttore delle officine?... —
+L’ho al Ministero!
+
+ A Remigia.
+
+Adesso, capirai, tocca a me di riguadagnare tutto il tempo che loro mi
+hanno fatto perdere!
+
+ Vedendo comparire Luigi;
+ arrabbiandosi.
+
+E questa carrozza?
+
+LUIGI
+
+ che non ha avuto tempo di parlare.
+
+Pronta!
+
+MATTEI.
+
+Perchè non dirmelo, tartaruga?
+
+ Abbracciando Remigia.
+
+Consolati, tu che ci tieni. Il tuo papà resta Eccellenza! Sempre così!
+Fare.... disfare.... per tornar a fare quello che voglio io!
+
+LUIGI via dopo Mattei.
+
+REMIGIA
+
+ si lascia cadere sopra una
+ seggiola accanto alla scrivania,
+ muta, atterrita. — Lunga pausa.
+
+E adesso?... Adesso?... Alvise?
+
+ Si alza di colpo; si avvia
+ risoluta, verso l’uscio a
+ sinistra. — Entra Alvise.
+
+
+SCENA SETTIMA.
+
+REMIGIA — ALVISE.
+
+
+ALVISE
+
+ sull’uscio a sinistra: chiamando
+ piano Remigia.
+
+Pst!
+
+ Guarda se Mattei è andato via.
+
+REMIGIA.
+
+Sì!... Vieni!
+
+ALVISE.
+
+Ti aspettavo! Sono sulle spine; sai che è urgente. Il Gardani, aspetta.
+È fatto?
+
+REMIGIA accenna di no.
+
+ALVISE sossopra.
+
+No?
+
+REMIGIA fuori di sè.
+
+Non ne ha! Ha dovuto vendere la casa di Milano!
+
+ALVISE.
+
+Vendere?... Lo zio?... La casa di Milano?
+
+REMIGIA.
+
+Mi ha fatto una scena perchè spendo troppo! Mi ha strapazzata! — Ho
+tanto pianto!
+
+ALVISE atterrito.
+
+Proprio in questo momento.... È un disastro!
+
+REMIGIA.
+
+Non pigliartela col papà, adesso....
+
+ALVISE.
+
+Ma se anch’io gli voglio bene, quasi come te! Se mi avesse lasciato
+fare non mi sarei battuto già dieci volte per lui! — Ma, ha proprio
+dovuto venderla la casa, o l’ha venduta, così per....
+
+REMIGIA interrompendolo.
+
+Dovuto! Dovuto!
+
+ Con un nuovo spavento.
+
+Oh Dio mio! E la Jourdain? La Jourdain?
+
+ALVISE.
+
+Chi è?
+
+REMIGIA.
+
+La mia sarta! Ha minacciato di mandare il conto a mio marito!
+
+ALVISE.
+
+Tuo marito non la pagherà e la sarta avrà quello che si merita.
+
+REMIGIA.
+
+Subito, invece! E con che gioia! Per il gusto di vendicarsi; per
+costringermi a tornare a Subiaco; per farmi morire d’inedia, per
+obbligarmi a fare la serva!
+
+ALVISE.
+
+Non esagerare!
+
+REMIGIA.
+
+E anche tu!
+
+ALVISE.
+
+Io?
+
+REMIGIA.
+
+Oggi stesso, fuori di casa! Devi andare all’albergo! Lo ha imposto lui,
+al papà, perchè....
+
+ ironica
+
+la gente mormora!
+
+ALVISE.
+
+Andrò all’albergo! Che male c’è? Non ci vedremo lo stesso? La cambiale,
+cara mia! l’amico Gardani, altro che l’albergo!
+
+REMIGIA con le lacrime.
+
+Ma pure aveva promesso....
+
+ALVISE.
+
+Non può! Non può! Sai che è agente di cambio? Ha perduto alla Borsa;
+non può!
+
+REMIGIA.
+
+Per causa mia, povero Alvise! Per me! È proprio vero! Come sono stata
+spensierata, pazza!
+
+ALVISE.
+
+Non inquietarti! Non devi inquietarti, perchè non hai niente da temere.
+Sulla cambiale non c’è che la mia firma.
+
+REMIGIA.
+
+Ma i danari, ma il debito è mio!
+
+ALVISE.
+
+Questo, bada, nessuno lo deve sapere. Non lo sa nemmeno il Gardani!
+— Del resto, fra di noi, abbiamo sempre fatto un po’.... da buoni
+fratelli. Cercherò, m’ingegnerò, — lo ripeto, — non inquietarti! Se
+fosse possibile, dando un acconto, di rinnovarla almeno per quindici
+giorni, affretterei intanto la mia nomina e una volta a Zanzibar, tutti
+gli affari....
+
+ Respirando.
+
+Ah, si trattano a lungo respiro!
+
+REMIGIA.
+
+No! Non andrai! Me lo hai promesso, giurato.
+
+ Fissandolo.
+
+Ricordati: prima di te, non ho amato che un uomo, mio marito. Non ho
+da rimproverarmi, _con chi tu sai_, che le sue passeggiate a cavallo, e
+lo scambio di due bigliettini inconcludenti. Tu non hai più diritto di
+abbandonarmi!
+
+ALVISE sincero.
+
+Ma se mi sanguina l’anima al pensiero di partire, per te e, ti
+dico la verità, anche per Roma!... Ma come si fa!... — Per il punto
+d’onore — giuoca, giuoca, giuoca, per poter pagare: s’è formata....
+la valanga!... Adesso, poi, figùrati, con l’acqua alla gola e lo zio,
+furente contro di me, furente contro di te....
+
+REMIGIA.
+
+Furente, il mio papà?... Povero papà! Fatta la sfuriata, se n’è andato
+abbracciandomi già sereno, dicendomi: resto Eccellenza!
+
+ALVISE
+
+ fissa Remigia senza ben capire.
+
+REMIGIA.
+
+Sai come fa presto a cambiar d’umore! Ha ricevuto un dispaccio dal
+ministro del Tesoro, che gli ha fatto piacere e ha dimenticato tutto!
+
+ALVISE colpito.
+
+Dopo ricevuto un dispaccio del ministro del Tesoro che gli ha fatto
+piacere, ti ha detto “resto Eccellenza„?
+
+REMIGIA accenna di sì.
+
+ALVISE.
+
+Resto ministro?
+
+REMIGIA c. s.
+
+ALVISE
+
+ ha uno scoppio di allegria; —
+ l’abbraccia.
+
+Che lampo! Che luce!... Che luce di milioni!
+
+REMIGIA
+
+ tra l’inquietudine e la speranza.
+
+Tu.... scherzi.... per consolarmi un po’?
+
+ALVISE
+
+ sempre allegrissimo.
+
+Non leggi i giornali, mai.... La figlia di un ministro? Se lo zio, se
+il papà ti ha detto che resta Eccellenza, vuol dire che hanno accettato
+le spese ferroviarie! — Non sai che le spese.... ferroviarie, sono la
+nostra salvezza?
+
+REMIGIA.
+
+Ti prego! Ti supplico! Non è il momento di scherzare.
+
+ALVISE.
+
+La nostra salvezza è Gardani? — Le spese ferroviarie sono la salvezza
+di Gardani, dunque anche la tua e la mia.
+
+REMIGIA.
+
+Mi rendi nervosa! Mi fai star male!
+
+ALVISE ridendo.
+
+Prendo una carrozza — non più a piedi! — Il tuo sogno, l’automobile,
+spunta sull’orizzonte! — Vado a dire in un orecchio al Gardani che le
+spese ferroviarie sono state accettate e la nostra cambiale... ma che
+cambiale....
+
+ Facendo cenno con le dita e con la
+ bocca di riscuotere molto danaro.
+
+Chh!... a _volonté!_
+
+REMIGIA stizzita.
+
+Ha ragione il papà! Sei sempre un ragazzo!
+
+ALVISE.
+
+Sai cos’è la _Borsa?_
+
+REMIGIA.
+
+Sì.
+
+ALVISE.
+
+Lo sai, o non lo sai?
+
+REMIGIA.
+
+Sì! Sì!
+
+ALVISE.
+
+La _Borsa_ è un luogo nel quale, quando io so, — prima che lo sappiano
+gli altri, — che mio zio, come te l’ha detto in questo momento, resta
+ministro, tu puoi pagare tutte le Jourdain nazionali e internazionali,
+presenti.... e anche future! — Più a Subiaco! Più a Zanzibar. —
+Si resta a Roma! — Evviva Roma! — Mio zio, vuol fare economia? —
+Benissimo! Farai senza dei denari di papà! Te li darò io!
+
+ c. s.
+
+Chh! Chh! a _volonté!_
+
+REMIGIA
+
+ rassicurata; sorridendo con ironia
+ scherzosa.
+
+Tu?
+
+ALVISE.
+
+Soltanto.... ci vorrebbe qualche particolare preciso. Cerca di
+ricordarti. Che cosa hai potuto capire?
+
+REMIGIA.
+
+Io avevo altro per il capo, in quel momento! Il dispaccio era in cifre.
+
+ALVISE contrariato.
+
+In cifre?...
+
+REMIGIA.
+
+Il papà ha preso il cifrario, lo ha tradotto sopra un foglietto, poi mi
+pare che lo abbia lacerato e buttato via.... nel cestino.
+
+ALVISE.
+
+Nel cestino?... Cerchiamo! Cerchiamo insieme!
+
+ Corre con Remigia a prendere il
+ cestino; lo rovescia, si curvano
+ a cercare fra i pezzetti di carta:
+ Alvise ne sceglie due o tre.
+
+Eccolo! Eccolo!
+
+ Leggendo a Remigia.
+
+Ferrov.... — Ferroviarie!...
+
+ Si alza, impallidendo.
+
+Luigi!
+
+REMIGIA
+
+ spaventata si mette dinanzi
+ ad Alvise e al cestino, per
+ nasconderli a Luigi: poi si
+ avvicina piano verso l’uscio
+ ascoltando: sottovoce.
+
+No!... Luigi.... Non c’è!...
+
+ Mettendo una mano sulla mano di
+ Alvise che fa per ricominciare a
+ leggere i pezzetti di carta.
+
+E poi?... Il papà?
+
+ALVISE
+
+ con un’alzata di spalle.
+
+Non.... facciamo niente di male!
+
+REMIGIA c. s.
+
+Giura!
+
+ALVISE.
+
+Nè male.... nè bene! Cioè, un bene per noi che non fa male a nessuno!
+
+ Pallido e inquietissimo,
+ continua a cercare i pezzetti del
+ telegramma, leggendoli sottovoce.
+
+.... Sue.... con....
+
+ A Remigia spingendola verso
+ l’uscio a sinistra.
+
+Là! Là!... Sta attenta!
+
+ La segue con gli occhi, inquieto,
+ mentre continua a scegliere i
+ pezzetti del telegramma e caccia
+ l’altra carta nel cestino.
+
+REMIGIA
+
+ ritornando verso Alvise:
+ sottovoce.
+
+Non c’è nessuno!
+
+ALVISE
+
+ indicandole di restare vicino
+ all’uscio.
+
+Sta attenta!... Sta attenta!
+
+ Sempre c. s.
+
+Proposte.... raccomando....
+
+ Cala la tela.
+
+
+ FINE DEL PRIMO ATTO.
+
+
+
+
+ATTO SECONDO.
+
+
+La stessa scena come nell’atto primo. Sulla scrivania non c’è più la
+macchinetta del caffè, nè la chicchera; invece una bottiglia d’acqua e
+un bicchiere.
+
+
+SCENA PRIMA.
+
+Mentre si alza la tela, la scena è buia. Entra LUIGI. Apre, prima a
+destra, poi a sinistra, i due bottoni della luce elettrica; — entra
+PONTEDERA.
+
+
+LUIGI a Pontedera.
+
+Sua Eccellenza sarà di ritorno alle dieci dal pranzo di Sua Maestà.
+Ho ricevuto l’ordine da Sua Eccellenza, — se il signor dottore veniva
+prima delle dieci, — di pregarla di voler avere la compiacenza di
+accomodarsi qui, e di voler aspettare Sua Eccellenza!
+
+PONTEDERA sorridendo.
+
+Ti faccio i miei complimenti, vecchio Luigi! Sei diventato un vero
+maestro di cerimonie! E i baffi? Non corrono più nessun pericolo?
+
+LUIGI
+
+ sorridendo a sua volta.
+
+Pare.... di no.
+
+ Via.
+
+PONTEDERA
+
+ cantarellando sottovoce apre una
+ scatola di sigarette; accende una
+ sigaretta; dopo la prima boccata
+ entra Remigia.
+
+
+SCENA SECONDA.
+
+PONTEDERA e REMIGIA.
+
+
+REMIGIA
+
+ abbigliata elegantemente con una
+ ricca collana di brillanti al
+ collo.
+
+Come? Venivo a cercare il mio papà e invece, chi trovo?... Il pedante
+brontolone!
+
+PONTEDERA
+
+ indicando la sigaretta.
+
+Che ha commesso un furto!
+
+ Fa per mettere la sigaretta sopra
+ un piattellino.
+
+REMIGIA.
+
+Fuma pure! Anzi, fumerò anch’io una sigaretta, se il signor dottore non
+ha nulla in contrario!
+
+PONTEDERA.
+
+Tutt’altro! Ti offro io stesso l’astuccio dei veleni!
+
+REMIGIA con intenzione.
+
+Ti piacerebbe.... avvelenarmi?
+
+PONTEDERA.
+
+È una cosa che noi dottori non possiamo fare.... altro che senza
+saperlo!
+
+REMIGIA.
+
+Sei venuto soltanto per salutarlo il mio papà? — Adesso sta veramente
+bene!
+
+PONTEDERA
+
+ marcando la differenza che Remigia
+ non avverte.
+
+Da qualche giorno, _si sente bene_. Tra il Ministero, gli affari,
+non mi riesce di agguantarlo altro che nel momento in cui sta per
+rintanarsi!... Sono venuto anche per te; per la mia visita di congedo.
+
+REMIGIA.
+
+Torni a Milano?
+
+PONTEDERA.
+
+Domani. Pur troppo le mie vacanze sono finite! Luigi mi ha detto che
+Pietro sarebbe ritornato verso le dieci, e di aspettarlo.
+
+REMIGIA.
+
+Anch’io, sai? Non lo vedo quasi più il mio papà. La mattina, quando gli
+dò il buongiorno, e la sera, quando gli vengo a dare la buona notte!
+Colazione.... la fa quasi sempre in fretta al Ministero. A pranzo,
+o ritorna a casa ad ore impossibili, o ha qualche invito ufficiale.
+Stasera è a pranzo a Corte.
+
+PONTEDERA.
+
+Me l’ha detto Luigi.
+
+REMIGIA.
+
+Per questo — per poterlo almeno salutare! — ho fatto sapere ai miei
+amici che stasera avrei ricevuto molto più tardi!
+
+PONTEDERA.
+
+Oh! Oh!... Serata di gala?
+
+REMIGIA.
+
+Non fare dell’ironia, anche a proposito dei miei ricevimenti. Una volta
+davo tre _soirées_ in settimana, adesso.... uno solo e pochissimi amici
+del mio papà: funzionari e funzionarie. È il peso della rappresentanza.
+Si fa un po’ di musica, quattro salti.... Una tazza di tè, un bicchiere
+di _champagne_.... Perchè mi guardi così?
+
+PONTEDERA.
+
+Ammiro la tua _toilette_.
+
+REMIGIA.
+
+Ti piace? È dell’anno scorso. Ha un anno!
+
+PONTEDERA.
+
+Si vede, che è giovane!
+
+REMIGIA.
+
+Dopo che abbiamo salutato il papà, vieni anche tu, di là?... No?
+
+PONTEDERA
+
+ mostrando che è in giacca.
+
+Guarda: l’abito non fa il monaco, ma fa il gentiluomo.
+
+REMIGIA.
+
+Prendi una carrozza e in un quarto d’ora sei di ritorno, in punto e
+virgola! La verità è che _tu_ non mi puoi soffrire! E dici di voler
+bene al mio papà!
+
+PONTEDERA sorridendo.
+
+Se fosse precisamente per questo?... Perchè tuo padre ti ama troppo?
+
+REMIGIA.
+
+Gelosia, allora?
+
+PONTEDERA
+
+ scrollando il capo.
+
+Timore.
+
+REMIGIA scherzando.
+
+Mauro, Mauro, mi fai insuperbire!
+
+PONTEDERA.
+
+No! No! Alla mia età, le belle signore, non mi fanno più paura altro
+che per i miei amici. Ti temo.... per tuo padre.
+
+REMIGIA
+
+ corrugando le ciglia.
+
+Perchè?
+
+PONTEDERA.
+
+Te l’ho già detto il perchè. Ti ama troppo. Non bisogna mai amare gli
+altri più di noi stessi. È un amore contro natura e perciò morboso e
+colpevole.
+
+REMIGIA.
+
+Quando si ama davvero, si ama sempre più di noi stessi.
+
+PONTEDERA.
+
+Le amanti; non le figliuole.
+
+REMIGIA.
+
+Perchè questa differenza?
+
+PONTEDERA.
+
+Perchè le amanti sono disturbi passeggeri. Come i flemoni, durano
+soltanto finchè dura l’infiammazione. Poi, le amanti, si prendono
+già coi loro difetti; anzi per lo più, è soltanto per i loro difetti
+che si possono prendere. Invece, le figliole sono il nostro prodotto,
+soprattutto morale. La nostra gioia.... non sempre, ma sempre la nostra
+responsabilità. Bisogna per ciò allevarle con amore, ma soprattutto
+educarle.... con rigore.
+
+REMIGIA.
+
+E i figliuoli?
+
+PONTEDERA sorpreso.
+
+Figliuoli e figliuole, s’intende!
+
+REMIGIA.
+
+Allora, scusa una domanda. Te.... chi ti ha educato?
+
+PONTEDERA ridendo.
+
+Brava! Mi hai data la lezione che mi merito! Bravissima.
+
+ Chiamata al telefono.
+
+REMIGIA
+
+ andando al telefono.
+
+Certo, il papà!
+
+PONTEDERA.
+
+Dirà che non può venire!
+
+REMIGIA al telefono.
+
+Pronti!... — Con chi parlo?...
+
+ Voltandosi a Pontedera.
+
+Non è il papà! È Scarlini.
+
+ Di nuovo al telefono.
+
+No! Non è ancora tornato!... — Sì! Certissimo!... Ha detto alle
+dieci!... — Sì! anche il dottor Pontedera è qui ad aspettarlo!...
+— Come? Eugenia è andata al Costanzi? Proprio stasera?... Viene
+dopo teatro?... — Allora le perdono!... — Sì! sì.... Va bene!... A
+rivederci!
+
+ Toglie la comunicazione: entra
+ Mattei.
+
+
+SCENA TERZA.
+
+PONTEDERA — REMIGIA — MATTEI, in frak, soprabito col bavero alzato e
+cappello a cilindro. Al collo, la commenda Mauriziana.
+
+
+MATTEI
+
+ di buonissimo umore.
+
+Qualche seccatore?... Gli avrai risposto, spero, che non si sa quando
+torno?
+
+REMIGIA.
+
+È Scarlini,
+
+MATTEI.
+
+Meno male.
+
+REMIGIA.
+
+Viene adesso, per parlarti.
+
+MATTEI.
+
+Sarà per il giornale. Vorrà le indiscrezioni del pranzo!
+
+ Ridendo.
+
+Sta fresco!
+
+ Si sbottona il paltò per levarselo
+ e ripiega il bavero, ma poi lo
+ rialza subito, comicamente,
+ per nascondere la commenda a
+ Pontedera.
+
+Il prezzo del tradimento!
+
+ Risata.
+
+REMIGIA
+
+ ripiegandogli il bavero.
+
+No! Stai così bene in frak con la commenda!
+
+ Gli leva il cappello e il paltò.
+
+Non è vero, Mauro, com’è bello, così, il mio papà?
+
+MATTEI
+
+ voltandosi a Pontedera.
+
+Sono bello?
+
+PONTEDERA.
+
+Un arco baleno!
+
+MATTEI
+
+ osservando Remigia.
+
+Ma.... anche tu.... Lascia vedere.... hai una certa commenda al
+collo....
+
+ Fissando la collana e oscurandosi
+ in viso.
+
+Non te l’ho mai vista?
+
+REMIGIA.
+
+Sì, papà, tante volte!
+
+MATTEI.
+
+No.
+
+REMIGIA nervosa, in fretta.
+
+Perchè non ci hai mai badato!... Non ti ricordi, il cambio che ho fatto
+con le mie perle, quelle del matrimonio, col braccialetto che mi hai
+portato da Londra, con tanti altri _bijoux_?
+
+ Chiamando forte.
+
+Luigi!
+
+LUIGI entra.
+
+REMIGIA.
+
+Prendi la roba del papà!
+
+MATTEI subito, a Luigi.
+
+Bravo! Amicone!
+
+ Indicando che vuol levarsi il
+ frak.
+
+Portami la _redingote_, la giacca, quello che vuoi!
+
+LUIGI
+
+ esce con la roba e rientra con un
+ altro abito.
+
+REMIGIA.
+
+Devo telefonare a Scarlini che sei tornato a casa?
+
+MATTEI di buon umore.
+
+Non ha già detto che verrà?...
+
+REMIGIA.
+
+Sì.
+
+MATTEI.
+
+E allora lascia correre!
+
+ A Pontedera.
+
+Dieci minuti di riposo tra un esercizio e l’altro!... Precisamente come
+al Circo Equestre!
+
+ Ridendo.
+
+Non dicono che sono un _clown?_... un trasformista?... un
+equilibrista?... Dunque, musica! _Cium! Cium!_ Il celebre acròbata,
+Pietro Mattei, si presenterà dinanzi a questo colto pubblico
+maravigliandolo con nuovi salti e capriole!
+
+ Si leva la commenda, la consegna
+ a Luigi che con Remigia lo ha
+ aiutato a mutarsi d’abito; — a
+ Luigi, con comico rispetto.
+
+Nell’astuccio, come una reliquia! Non è benedetta.... ma ha avute tante
+benedizioni! Però, se sono portentosi i salti del vecchio _clown_
+
+ a Pontedera
+
+per lui, non saranno salti mortali!
+
+ Con la gioia che gli brilla negli
+ occhi.
+
+Saranno mortali per le camorre, per le clientele, per le mangerie dei
+fornitori, dei mediatori, per quella piovra che si chiama burocrazia,
+la quale complica e ritarda ogni movimento, dissanguando lo Stato! —
+Ma quante ire, quanto odio!... E come mi fa piacere il sentirmi così
+combattuto, così odiato!
+
+ Risata.
+
+Mi raddoppia la lena! mi.... ringiovanisce! — Buffone! Saltimbanco! —
+_Cium! Cium!_ Avanti signori! È il vecchio _clown_ questa volta, che fa
+ballare gli inetti, i bricconi, gl’imbroglioni! — Avanti! Pagatemi pure
+con moneta lurida! Con le ingiurie! Non potrete mai darmi del ladro, e
+per questo il più forte sarò sempre io!
+
+REMIGIA.
+
+Non gridare, papà!
+
+PONTEDERA.
+
+Non inquietarti!
+
+MATTEI.
+
+Inquietarmi? Se sono l’uomo il più sereno e il più felice del mondo?
+
+ A Pontedera.
+
+Sai il perchè?...
+
+ Lo fissa: allude al Re.
+
+Non mi sento solo e con quello là....
+
+ Si picchia col dito in mezzo alla
+ fronte.
+
+Te lo dico io! Andiamo bene! È....
+
+ risata
+
+un bravo ragazzo!... Lasciami, lasciami lavorar di piccone contro tutto
+questo vecchiume ingombrante che toglie l’aria e la luce, e dirai anche
+tu, uomo dei pregiudizî, che questa volta ho fatto bene a dir di sì, a
+non dormire sugli ideali, a non ridurre il mio berretto frigio.... un
+berretto da notte!
+
+ Si ferma.
+
+Senza accorgermene vi minacciavo un discorso!
+
+ Risata.
+
+Cosa vuol dire le cattive abitudini!
+
+ Si sente suonare il pianoforte
+ dall’uscio lasciato aperto da
+ Remigia.
+
+Senti?... I tuoi invitati stanchi di aspettarti, cominciano a mormorare
+sul pianoforte!
+
+REMIGIA
+
+ entra un momento; — ritorna subito
+ e richiude l’uscio.
+
+Non c’è che Alvise con i signori Martinelli e la marchesa Lébori.
+
+MATTEI.
+
+Va! Va! Non farti aspettare!
+
+REMIGIA.
+
+Verrai anche tu più tardi?
+
+MATTEI.
+
+Se non sarò troppo stanco....
+
+REMIGIA.
+
+Se vai a letto, chiamami prima. Voglio darti la buona notte!
+
+MATTEI.
+
+Intanto, un bacio. Se me ne avrai dato uno di più, te lo renderò!
+
+ Abbracciandola.
+
+Divertiti, cara.
+
+
+SCENA QUARTA.
+
+MATTEI — PONTEDERA.
+
+
+PONTEDERA.
+
+Quel.... conte Alvise, tuo nipote, non doveva andare a Zanzibar?
+
+MATTEI.
+
+E ci andrà; prestissimo. Deve dare ancora non so che esame; ma ci andrà
+presto, a Zanzibar o a Tripoli.
+
+ Diventando serio.
+
+Perchè mi fai questa domanda?... Hai veduto mio genero?... Ti ha forse
+detto qualche cosa?
+
+PONTEDERA.
+
+Ho incontrato Federico, giorni fa, alla posta. Abbiamo fatto insieme un
+po’ di strada. Mi ha invitato ad andare a Subiaco, ma non mi ha parlato
+nè di te, nè di sua moglie.
+
+MATTEI.
+
+In ogni modo, il signor Schmidt non avrebbe nessuna ragione di
+brontolare. Alvise, non solo è andato fuori di casa mia, ma ci viene
+anche ben di rado; quando abbiamo qualche pranzo, qualche ricevimento.
+Chiudere la porta in faccia alla gente, capirai, non si può.
+
+PONTEDERA.
+
+Certo! Remigia non si adatterebbe....
+
+MATTEI interrompendo.
+
+Remigia?... Lei?... Ma lei si adatterebbe a tutto! Remigia non ha che
+una volontà, un desiderio, accontentarmi!... Voi non la conoscete bene;
+per questo, siete tutti ingiusti con lei!
+
+PONTEDERA.
+
+Io dicevo soltanto....
+
+MATTEI.
+
+Non dir niente, che sarà meglio!
+
+PONTEDERA.
+
+Non dico niente....
+
+MATTEI.
+
+Il signor Schmidt.... tutti!... Vi siete messi in mente che Remigia
+abbia lei la smania di ricevere, e questo non è vero! Sono io! — I
+miei colleghi, i miei funzionari, le loro famiglie.... Bisogna pur
+ricevere tutta questa gente! Remigia, appunto, si sobbarca a un monte
+di noie, per sollevarmi dalle seccature, dal peso delle visite e dei
+complimenti.
+
+PONTEDERA.
+
+Scusa, non parliamo di tua figlia perchè, come Domeneddio, non
+va nominata invano. — Ho sentito che di là c’era tuo nipote. Ora,
+siccome — saranno più di quindici o venti giorni — mi hai detto che
+doveva partire _subito_ per Zanzibar, così m’è sfuggita una domanda
+innocentissima.
+
+MATTEI.
+
+Sei sempre padrone di domandare tutto quello che vuoi!
+
+PONTEDERA.
+
+Sei tu che mi hai detto che non volevi più saperne di ricevimenti,
+anche per non dar ombra a tuo genero, e che volevi restringerti nelle
+spese, perchè ti eri accorto che spendevi troppo. Io non entro mai, di
+mia iniziativa, nei fatti e negli interessi altrui.
+
+MATTEI.
+
+_Altrui_. Io non credevo di essere per te un.... _altrui_.
+
+PONTEDERA sorridendo.
+
+Sono un istrice, — lo dici tu stesso, — e pungo senza accorgermene!
+
+MATTEI
+
+ prendendolo sotto braccio.
+
+Sai ciò che mancava in casa nostra, non per colpa di Remigia, ma
+per colpa mia? — L’ordine. — Messo un po’ di ordine, adesso si va
+come l’olio. Si fa la figura di prima e si spende la metà. — La
+disgrazia mia e di Remigia, è una sola. Federico. Non che sia cattivo,
+tutt’altro! Ma.... _amare_ finisce ad essere un male invece di un bene,
+quando non sappiamo anche farci amare!
+
+
+SCENA QUINTA.
+
+LUIGI e DETTI — poi SCARLINI; in fine la voce di ALVISE.
+
+
+LUIGI.
+
+L’onorevole deputato Scarlini.
+
+MATTEI
+
+ di nuovo allegrissimo.
+
+Avanti! Avanti!
+
+ A Pontedera.
+
+Non andar via! Scarlini lo conosci; siete diventati amici. — E poi
+a quest’ora ha il giornale e non può fermarsi. Faremo ancora quattro
+chiacchiere, finchè vado a letto.
+
+ A Scarlini, ridendo.
+
+Se sei venuto per informazioni e indiscrezioni, mi tenti invano.
+Girandola, Giano-bifronte, ma il Repubblicano di Sua Maestà è
+incorruttibile!
+
+SCARLINI
+
+ dopo aver scambiato in fretta una
+ stretta di mano con Pontedera,
+ sottovoce a Mattei.
+
+Devo annunciare subito nella prima edizione della _Parola_, che uscirà
+domattina, la tua querela all’_Avanguardia_.
+
+MATTEI.
+
+Io, dar querela?
+
+SCARLINI continuando, c. s.
+
+Per un articolo contro di te!
+
+MATTEI forte.
+
+Diventi matto!
+
+SCARLINI.
+
+Bisogna annunziare subito a tutti i giornali d’Italia che darai querela
+all’_Avanguardia_, e devi darla.
+
+MATTEI
+
+ risponde a Scarlini con una
+ risata: — a Pontedera, che fa per
+ andarsene: con forza.
+
+Fermati! Non ho mai avuti segreti per gli amici.
+
+ A Scarlini.
+
+Parla ad alta voce.
+
+SCARLINI forte.
+
+Io ti sono amico e ho grande stima di te: te l’ho provato alla Camera;
+te l’ho provato nel mio giornale. Io ho sempre ammirata la stoica
+fermezza dell’animo tuo contro tutte le ingiurie, contro i più volgari
+epiteti. Ne ridevi?... — Ho riso con te. Oggi no. Oggi, devi dar
+querela.
+
+MATTEI.
+
+Ho fatto giuramento a me stesso: finchè non si attenterà all’onestà
+dell’uomo privato, padronissimi d’inventare quello che vogliono; me ne
+infischio.
+
+SCARLINI.
+
+Ma....
+
+MATTEI.
+
+La più grande forza dell’uomo pubblico, dell’uomo di Stato è
+l’indifferenza. Guarda i grandi!
+
+ A Pontedera.
+
+Guardate Cavour!... E ha avuto, oppositore atroce, un Garibaldi!
+
+SCARLINI.
+
+Ma Cavour non è mai stato accusato di affarismo; di una losca
+operazione di Borsa!
+
+MATTEI
+
+ un grido terribile: quasi
+ avventandosi contro Scarlini.
+
+Chee?...
+
+PONTEDERA calmandolo.
+
+Pietro! Pietro!
+
+MATTEI
+
+ dà una forte scrollata di spalle.
+
+Risponderò a quella gente, che le mie mani sono troppo pulite per
+sbatterle sulla loro faccia.... sporca!
+
+ Risata, ma nervosa, cominciando a
+ ansimare, esaltandosi.
+
+Un gioco di Borsa, io?... Almeno, il verosimile!... Quando mi dànno
+del voltafaccia, quando dicono che ho voltato casacca per l’ambizione,
+per indossare la livrea di corte, vivaddio per gl’imbecilli, questo
+può essere ancora _verosimile_, ma accusare di turpi speculazioni un
+uomo che, se soltanto si fosse occupato degli affari propri invece
+di occuparsi degli affari del pubblico e dello Stato, sarebbe ricco,
+straricco, è stupido, è ridicolo, è grottesco! Grottesco!
+
+PONTEDERA.
+
+Non inquietarti! Non gridare!
+
+SCARLINI.
+
+Il tuo non è ragionare, non è rispondere! E all’articolo
+dell’_Avanguardia_ bisogna rispondere!
+
+MATTEI.
+
+Ma trent’anni di vita onesta, non rispondono per me? La mia.... quasi
+povertà non risponde per me?... Sono trent’anni che maneggio milioni.
+
+ Battendo sullo scrigno.
+
+Questa è la mia cassa! Apritela! Sì e no, vi troverete mille lire,
+di mio! Non dò querela. A poco a poco.... bisogna abituarsi a tutto!
+Prima non ho più avuto ingegno, — sono diventato una bestia! — Poi non
+ho avuto più carattere!... Adesso non ho più nemmeno onestà! Non sono
+più nemmeno un galantuomo!... Bisogna abituarsi! Abituarsi a tutto e
+poi....
+
+ Si lascia cadere sulla poltrona
+ spossato.
+
+Abituarsi a tutto.... o crepare.
+
+ Dopo un momento; a Scarlini.
+
+Questo giornale.... dammelo.
+
+PONTEDERA
+
+ va alla scrivania, versa un mezzo
+ bicchier d’acqua.
+
+MATTEI
+
+ sempre più abbattuto, guarda
+ Scarlini, guarda Pontedera, col
+ giornale stretto, gualcito, nella
+ mano tremante.
+
+PONTEDERA
+
+ gli offre l’acqua da bere.
+
+MATTEI.
+
+ Beve.
+
+Grazie.
+
+ Apre il giornale.
+
+SCARLINI indicando.
+
+Seconda pagina. Terza colonna.
+
+MATTEI leggendo.
+
+“Il fasto....„
+
+ Colpito.
+
+Il fasto?...
+
+ Torna a leggere.
+
+“Il fasto e i fasti di una nuova Eccellenza — Dai giuochi acrobatici,
+ai giuochi di Borsa!„
+
+ Legge piano tutto l’articolo:
+ il suo respiro diventa sempre
+ più affannoso, il volto terreo,
+ spaventoso: per la prima volta
+ ha una contrazione, una smorfia
+ prodotta dalle pulsazioni
+ trasmesse dai grossi vasi del
+ collo. — Dopo letto, dà il
+ giornale allo Scarlini; rauco.
+
+Sì!... Sì!... Querela!... Querela!... Con la più ampia facoltà di prova.
+
+SCARLINI.
+
+S’intende.
+
+ Dà il giornale a Pontedera che lo
+ legge a sua volta.
+
+MATTEI borbottando.
+
+La galera a quella gente!... La galera.
+
+SCARLINI
+
+ a Pontedera, mentre legge
+ l’articolo.
+
+È la prima edizione dell’_Avanguardia_ che arriva domattina in
+tutta Italia, mentre la seconda edizione esce a Roma. È perciò
+importantissimo che tutti i corrispondenti possano telegrafare ancora
+stanotte ai loro giornali il sunto della mia risposta, con l’annunzio
+della querela.
+
+PONTEDERA.
+
+Precisamente.
+
+ Rende il giornale a Scarlini.
+
+SCARLINI
+
+ sorridendo, a Mattei.
+
+Abbiamo poi la circostanza favorevole che se tu sei un galantuomo, lo
+sono anch’io, ed è notorio che se il mio giornale ti è amico, non è un
+giornale che si vende.
+
+MATTEI più calmo.
+
+E ancora un’altra fortuna. Dal momento che ho ricevuto il telegramma
+del ministro del Tesoro, — prima vi faceva opposizione, lo sai — di
+dar corso al contratto per la fornitura dei vagoni con le Officine
+Italo-Americane, per evitare appunto propalazioni, sorprese da parte
+degl’interessati allo smercio dei titoli in Borsa, ho condotto tutte
+le pratiche, non solo segretamente, ma _personalmente_. Anima viva non
+ne ha saputo una parola, altro che a operazione finita. Di là c’è il
+commendator Martinelli, il mio segretario particolare, il mio _alter
+ego_: lo chiamo. Egli stesso vi confermerà di averlo saputo soltanto da
+otto giorni. — Luigi!
+
+SCARLINI.
+
+Che fai?
+
+MATTEI.
+
+Mando a chiamare il Martinelli!
+
+SCARLINI.
+
+Che Martinelli!
+
+PONTEDERA.
+
+Non abbiamo bisogno di testimoni per crederti!
+
+MATTEI.
+
+Siccome tutti e due reputate necessario, indispensabile, che io debba
+raccogliere il fango....
+
+PONTEDERA.
+
+Non raccogliere! Rispondere!
+
+SCARLINI.
+
+E sia! Senza rettorica! Quando vai per la strada e la ruota di una
+carrozza t’imbratta il viso di fango, puoi essere galantuomo quanto
+vuoi, ma tornerai a casa a lavarti! — Martinelli! Testimoni! — Che
+testimoni! Per provare che hai tenuto segreto il contratto con le
+Officine Italo-Americane?... Se l’_Avanguardia_, — non hai letto? — ti
+accusa appunto di averlo tenuto segreto per giocare o far giocare al
+rialzo sulle _Itale_, per tuo conto?
+
+MATTEI smarrito.
+
+Hai ragione! Hai ragione! Ma si finisce anche col perdere la testa!
+
+SCARLINI.
+
+Intanto, di precisato, — per le nostre indagini, — nell’articolo
+dell’_Avanguardia_, c’è un _fatto_ e un _nome_. Il giuoco al rialzo,
+sulle _Italo-Americane_, compiuto venti giorni fa....
+
+MATTEI.
+
+Appunto! Venti giorni fa!... Precisamente! Il giorno dopo che io ho
+ricevuto il telegramma! Quando io solo potevo saperlo!... Quando io
+solo lo sapevo?! E il nome?... Non ricordo il nome....
+
+SCARLINI.
+
+Dell’agente di cambio che avrebbe giuocato per tuo conto? Enrico
+Gardani!
+
+MATTEI.
+
+Gardani?... Mai sentito nominare. Ma non può esserci stata
+indiscrezione, malafede, dall’altra parte?... Da parte delle _Itale_?
+
+SCARLINI.
+
+Potrebbe darsi. C’è, però, una grave circostanza, della quale bisogna
+tener conto. Questo Enrico Gardani è un uomo di pessima fama. In Borsa,
+dalla gente seria, accreditata, è tenuto il più possibilmente alla
+larga. Sono venuto a sapere che è, invece, in intimi rapporti con tuo
+nipote.
+
+MATTEI.
+
+Alvise?
+
+SCARLINI.
+
+Appunto; il contino di Venezia, il diplomatico a spasso. Ho saputo
+che.... si divertivano insieme. Passavano la notte, giuocando.
+
+MATTEI maravigliato.
+
+Giuocando?
+
+SCARLINI.
+
+Nei mezzanini di un caffè; una bisca di Via Nazionale.
+
+MATTEI.
+
+Mio nipote?... Perchè non me l’hai detto prima?
+
+SCARLINI.
+
+Anch’io non l’ho saputo che un’ora fa.
+
+PONTEDERA.
+
+Da chi?
+
+SCARLINI.
+
+Dal più abile dei nostri _reporters_, Tito Squaglia. Ha l’ardore, il
+fiuto di un branco di segugi.
+
+MATTEI.
+
+E ha aspettato proprio un’ora fa?
+
+SCARLINI.
+
+Tito Squaglia segue il fatto del giorno. Consegnandomi la prima
+prova dell’_Avanguardia_, ancora fresca di stamperia, mi ha dato le
+informazioni che mi potevano occorrere.
+
+MATTEI.
+
+Alvise? Chi sa?... Ancora un ragazzaccio!... Raggirato, trascinato. —
+Il giuoco?... — Uhm! Mi ha sempre detto che non giocava mai!
+
+SCARLINI.
+
+Eh!... Dal _fare_ al _dire_.
+
+MATTEI
+
+ nervoso; batte sulla spalla al
+ Pontedera.
+
+Sì! Hai ragione! Lo faremo partire! Subito!
+
+ Mormorando tra sè.
+
+E anche il.... tedesco aveva ragione!
+
+ Forte.
+
+Ma un’azionaccia, una bricconata.... — Mio nipote?... — No.
+
+ Rassicurandosi; sorridendo.
+
+E poi.... Alvise?... Che cosa poteva saperne Alvise del contratto del
+Governo con le _Italo-Americane_?
+
+SCARLINI.
+
+C’è però ancora....
+
+MATTEI.
+
+Ancora una circostanza?
+
+SCARLINI.
+
+Un fatto; del quale subito gli chiederai conto.
+
+MATTEI.
+
+È di là: lo chiamo.
+
+SCARLINI.
+
+Tito Squaglia ha saputo che c’era in giro una cambiale di tuo nipote
+per dieci mila lire, girata e fatta scontare alla Banca da Enrico
+Gardani.
+
+MATTEI.
+
+Alvise? Dieci mila lire? Ma chi vuoi che gli presti dieci mila lire? —
+Se non ha un soldo, di suo, povero diavolo!
+
+SCARLINI.
+
+Appunto; è tanto più grave che il Gardani gliele abbia prestate. Vuol
+dire, chiaramente, che costui ha messo gli occhi sopra tuo nipote e ha
+voluto averlo nelle mani premeditando qualche grasso affare.
+
+MATTEI
+
+ si avvia precipitoso verso
+ l’uscio, a sinistra.
+
+PONTEDERA lo ferma.
+
+Che fai?
+
+MATTEI.
+
+Di là.... Alvise....
+
+PONTEDERA.
+
+Vuoi far nascere uno scandalo?
+
+MATTEI.
+
+Si perde la testa!... Si perde la testa!
+
+PONTEDERA.
+
+Sii uomo! Uomo! Pensa chi sei!
+
+SCARLINI.
+
+Lo fai chiamare da Luigi.
+
+MATTEI.
+
+Sì!
+
+ Fa cenno a Pontedera di chiamare
+ Luigi.
+
+PONTEDERA si avvia.
+
+SCARLINI
+
+ lo ferma con un cenno. — A Mattei.
+
+Devi interrogarlo da solo a solo; e devi costringerlo a dirti la
+verità. Io ti dirò soltanto come il tuo amico Mauro: _pensa chi sei_. E
+pensa che non sei padrone _tu_, del tuo onore. Il tuo onore, in questo
+momento, è anche il nostro; è l’onore dei tuoi amici; è l’onore dei
+tuoi colleghi. Se c’è un colpevole, anche in casa tua, qualunque esso
+sia, parente, _nipote_, nessuna indulgenza; deve rispondere del proprio
+fallo. Ricòrdati: tu non hai diritto di lasciar parlare il cuore, di
+nascondere gli altri con la tua persona. La tua persona, per te e per
+noi, deve sempre apparire com’è: incontaminata.
+
+MATTEI
+
+ risoluto: a Pontedera.
+
+Chiama Luigi.
+
+LUIGI
+
+ entra; — si ferma sull’uscio.
+
+MATTEI a Scarlini.
+
+Annunzia nel tuo giornale che Pietro Mattei dà querela
+all’_Avanguardia_ con la più ampia facoltà di prova. E sia telegrafato
+subito da tutti i corrispondenti, in tutta Italia.
+
+SCARLINI
+
+ stringe la mano a Mattei,
+ fortemente.
+
+Mi telefoni più tardi?
+
+MATTEI.
+
+Sì.
+
+SCARLINI
+
+ esce in fretta, scambiando un
+ saluto con Pontedera.
+
+MATTEI a Luigi.
+
+Chiama un momento il.... il signor Alvise.
+
+LUIGI via.
+
+ Quando l’uscio di sinistra è
+ aperto, si sente di dentro la
+ voce di Alvise — “_Alla figlia di
+ Papà Eccellenza!_„ — La musica,
+ al pianoforte, di _Madama Angot_:
+ “_Sono la figlia_„, ecc. — Uno
+ scoppio di risa; — poi di nuovo
+ silenzio.
+
+MATTEI fissa Pontedera.
+
+LUIGI
+
+ attraversa la scena; — va via, a
+ destra.
+
+MATTEI
+
+ a Pontedera, sottovoce.
+
+Mauro, Mauro, non andar via!
+
+PONTEDERA.
+
+Sono di là. Quando vuoi, mi fai chiamare.
+
+ Via.
+
+
+SCENA SESTA.
+
+MATTEI — ALVISE — poi REMIGIA.
+
+
+ALVISE
+
+ allegrissimo, per lo _champagne_
+ bevuto.
+
+Mi hai fatto chiamare?
+
+MATTEI
+
+ lo fissa torvo, muto.
+
+ALVISE.
+
+Eccomi a’ tuoi ordini, zio Eccellenza!
+
+MATTEI con voce sorda.
+
+Ricòrdati, che non lo sono un pagliaccio.... E tanto meno il _tuo_
+pagliaccio.
+
+ALVISE.
+
+Cos’hai?
+
+MATTEI.
+
+Che rapporti esistono fra te e un certo Enrico Gardani, agente di
+cambio?...
+
+ALVISE
+
+ colpito; — si domina subito.
+
+Nes.... suno.
+
+MATTEI.
+
+Tu lo conosci.
+
+ALVISE.
+
+Ap.... pena di vista.
+
+MATTEI.
+
+Bugiardo!
+
+ALVISE.
+
+Zio....
+
+MATTEI.
+
+Bugiardo! E bada: con me non si fa il Rodomonte. Tu dici una menzogna.
+Passi con lui tutte le notti, a giuocare, in un caffè, — una bisca, —
+di Via Nazionale!
+
+ Continua a fissare Alvise,
+ avvicinandosi.
+
+ALVISE.
+
+Sempre no; qualche sera, al bigliardo. Ma non ho mai avuto nessun
+rapporto, con lui.
+
+ Sicuro, disinvolto.
+
+Ci vuol altro, aver rapporti con tutta la gente che incontriamo nei
+teatri, nei caffè! — Si saluta: — buon giorno! — buona sera! — E chi
+t’ha visto, t’ha visto!
+
+MATTEI c. s.
+
+Ma con tutta la gente che incontriamo nei teatri, nei caffè, — con le
+persone con le quali non abbiamo rapporti, — non si scontano cambiali
+per dieci mila lire!
+
+ALVISE
+
+ ha un leggero sobbalzo.
+
+MATTEI
+
+ piomba addosso ad Alvise: lo
+ afferra con le due mani per il
+ bavero del frak e scotendolo gli
+ parla faccia a faccia.
+
+È vero! Non lo puoi più negare! Te l’ho letto in faccia! — È vero! E se
+adesso non dici la verità, ti ammazzo! Com’è vero Dio, ti ammazzo!
+
+ALVISE.
+
+È vero!... Avevo perduto, giocando con lui.... a _baccarà_.... — Gli ho
+firmata.... una cambiale....
+
+MATTEI.
+
+E l’hai pagata?
+
+ALVISE.
+
+.... No.
+
+MATTEI.
+
+Sì.
+
+ Scotendolo: — sempre con la voce
+ sorda.
+
+L’hai pagata, pagata, pagata....
+
+ALVISE.
+
+Sì.
+
+MATTEI c. s.
+
+I danari? I danari?... Dove hai trovato i danari?
+
+ALVISE.
+
+Giocando ancora, ho vinto.
+
+MATTEI.
+
+A che giuoco?
+
+ALVISE.
+
+Al solito!... Al _baccarà_....
+
+MATTEI.
+
+Alla Borsa! Alla Borsa! Hai giocato col Gardani alla Borsa!
+
+ALVISE.
+
+Sì....
+
+MATTEI.
+
+Al rialzo! sulle _Italo-Americane_?
+
+ALVISE.
+
+Sì....
+
+MATTEI.
+
+Venti giorni fa?
+
+ALVISE.
+
+Sì....
+
+MATTEI.
+
+E alla liquidazione, avete esatto di saldo...?
+
+ALVISE.
+
+Duecento mila lire....
+
+MATTEI.
+
+Divise col Gardani?
+
+ALVISE.
+
+Sì....
+
+MATTEI.
+
+E come hai saputo del mio contratto con le _Itale_? Come lo hai
+saputo?... Come?...
+
+ALVISE
+
+ sciogliendosi, respinge Mattei
+ vivamente.
+
+Questo, è affar mio!
+
+MATTEI.
+
+Tuo?
+
+ALVISE sicuro, spavaldo.
+
+Ho arrischiato; l’ho indovinata.
+
+REMIGIA
+
+ si presenta sull’uscio, a
+ sinistra.
+
+MATTEI
+
+ sempre a mezza voce.
+
+Tu sei.... un ladro!
+
+ALVISE.
+
+Signor Mattei! Da uomo a uomo....
+
+MATTEI
+
+ interrompendolo con violenza ma
+ sempre sottovoce.
+
+Sì, da uomo a uomo, senza riguardi, senza pietà, per nessuna memoria,
+per nessun vincolo del sangue. Da uomo a uomo!
+
+REMIGIA.
+
+Papà! Papà!
+
+ Spaventata, si slancia fra Mattei
+ e Alvise.
+
+MATTEI
+
+ sempre con voce bassa, sorda.
+
+Tu sei un ladro!
+
+ALVISE
+
+ ha un impeto di collera. — È
+ trattenuto da Remigia.
+
+MATTEI.
+
+Hai rubato, hai frugato tra le mie carte, i miei segreti. Hai rubato.
+Ladro! — Quella è la porta! — Qui non si ritorna più! — Ma io dò
+querela, senza riguardi, sai! Voglio difendermi! Domani, ti farò
+interrogare dal giudice....
+
+ALVISE.
+
+Va bene. Risponderò a chiunque quello che ho risposto a te. Non ho
+altro da aggiungere.
+
+ Via.
+
+
+SCENA SETTIMA.
+
+MATTEI — REMIGIA.
+
+
+REMIGIA smarrita, tremante.
+
+Papà!... Oh, papà, papà!
+
+MATTEI.
+
+Tu non sai?... Ha commessa una truffa! E ne sono io, la vittima!
+L’_Avanguardia_ accusa me, esplicitamente, di speculazioni vergognose
+e grossolane! — Io!... — È assurdo, oltre essere infame! È grottesco!
+Ma i nemici, e anche gli avversari credono tutto! È il loro interesse!
+Il loro mestiere. — In tutta Italia, — capisci? — a quest’ora, sono
+accusato di servirmi dei segreti della mia carica, per rifornirmi lo
+scrigno! Querela! Querela! E il processo a tuo cugino, ad Alvise, a
+quella canaglia! Duecento mila lire!... Come ha fatto a sapere?... Come
+ha fatto?
+
+ A Remigia.
+
+Oh, ma domani, sai, parlerà! Il giudice, il procuratore del re, lo
+faranno parlare!
+
+REMIGIA
+
+ buttandosi fra le braccia di
+ Mattei.
+
+Oh, papà, papà.... perdonami....
+
+MATTEI.
+
+Perdonarti? Che c’entri tu con Alvise?
+
+REMIGIA.
+
+Sì! Perdonami! Perdonami!
+
+MATTEI c. s.
+
+Diventi matta?...
+
+REMIGIA.
+
+Non sapevo di far male....
+
+MATTEI
+
+ colpito, respinge Remigia che cade
+ in ginocchio.
+
+Non sapevi di far male?
+
+REMIGIA.
+
+Di far tanto.... male!
+
+MATTEI
+
+ la fissa, terribile con tutta la
+ vita negli occhi: le fa cenno col
+ capo di proseguire.
+
+REMIGIA
+
+ sempre in ginocchio.
+
+Ti giuro.... ti dirò.... ti confesserò tutto. Avevo paura di te.... di
+Federico.... Quella mattina Federico era stato a Roma....
+
+MATTEI
+
+ fissa la collana di Remigia. Il
+ suo viso sconvolto, terreo, ha
+ una contrazione nervosa. Si lascia
+ cadere sulla poltrona.
+
+REMIGIA continuando c. s.
+
+Anche allora.... volevo gettarmi a’ tuoi piedi.... Ma.... quando mi hai
+detto di aver venduta la casa.... non ho più avuto.... coraggio....
+Dio.... come ho sofferto.... Non potevo più chiuder occhio....
+credevo di morire.... ero qui.... con te.... quando tu hai ricevuto il
+telegramma del ministro....
+
+MATTEI
+
+ che ha sempre fissato la collana,
+ si alza strappandogliela dal
+ collo, e gliela mette sotto
+ gli occhi con la mano tremante,
+ con le lacrime che gli colano
+ spesse sul viso contraffatto; —
+ poi, con voce rauca, sempre più
+ tremante, spaventato di sè stesso,
+ di ciò che potrebbe commettere
+ nell’impeto della collera.
+
+Va via.... Va via!
+
+ Alza Remigia di colpo, spingendola
+ verso l’uscio, a sinistra.
+
+Va via!... Va via!...
+
+REMIGIA via.
+
+MATTEI
+
+ è come ubriaco, barcollante; —
+ si prende il capo fra le mani;
+ comincia a comprendere tutta la
+ verità.
+
+Scarlini.... Scarlini.... No.... la querela.... No la querela....
+
+ Corre barcollando alla scrivania;
+ fa per scrivere a Scarlini, ma
+ non può; fa per telefonare, ma
+ non riesce a profferire le parole.
+ Continua a borbottare:
+
+Scarlini.... Scarlini....
+
+ Finalmente, strappandosi il
+ colletto, si precipita verso
+ l’uscio, dal quale era uscito
+ Pontedera, urlando:
+
+Mauro!... Mauro!
+
+
+SCENA OTTAVA.
+
+PONTEDERA e DETTI.
+
+
+MATTEI a Pontedera.
+
+Scarlini! Scarlini!... No! No!... Querela.... No!... No la querela....
+Impossibile! Io! Io! Sono stato io! Colpa mia!
+
+PONTEDERA
+
+ che ha indovinato; fissandolo.
+
+Alvise?... Remigia?...
+
+MATTEI
+
+ scoppia in un pianto dirotto
+ buttandosi fra le braccia di
+ Pontedera.
+
+Sono rovinato! Sono rovinato!
+
+ Cala la tela.
+
+
+ FINE DELL’ATTO SECONDO.
+
+
+
+
+ATTO TERZO.
+
+
+Il giorno dopo, verso sera. — Il salottino di Remigia attiguo alla
+sua camera da letto. Molta eleganza, moltissimo lusso. Nella camera da
+letto, — aperta, con gli usci spalancati, si vedrà Claudina preparare
+i bauli e le valige di Remigia. — Un baule grandissimo, quasi pieno di
+roba, nel salottino. Sul letto, — nella camera da letto, — vestiti,
+biancheria finissima di Remigia, e un altro baule già pronto. Nel
+salottino, due scatoloni da cappelli. Pure nel salottino vestiti,
+cappelli, altra roba di Remigia. — A sinistra, le stanze interne: a
+destra, le stanze attigue all’anticamera. Una lucerna accesa nella
+camera da letto; altre lucerne, pure accese, nel salottino.
+
+
+SCENA PRIMA.
+
+REMIGIA, seduta sopra un sofà, con molti cuscini; col capo fra le mani,
+pallida, con gli occhi fissi nel vuoto. — CLAUDINA, nella camera da
+letto, prepara i vestiti che devono essere messi nel baule.
+
+
+CLAUDINA
+
+ dopo un momento che è alzata la
+ tela, si avvicina a Remigia; — col
+ tono dolce e la voce pietosa.
+
+Signora.... il vestito _bleu_, _tailleur_, del _Doucet_, lo mette nel
+baule?... Se per caso a Milano facesse un po’ più fresco?... E poi, se
+si va in montagna?...
+
+REMIGIA.
+
+ sempre c. s. — si stringe nelle
+ spalle senza rispondere.
+
+CLAUDINA
+
+ dopo un momento di attesa.
+
+Io, tanto, lo metto nel baule. È sempre meglio!
+
+ Via, verso la camera da letto.
+
+REMIGIA con un fil di voce.
+
+Claudina....
+
+CLAUDINA ritornando.
+
+Signora?...
+
+REMIGIA
+
+ con le lacrime nella gola.
+
+Hai spiegato bene, al portiere?
+
+CLAUDINA.
+
+Non dubiti. — Deve dire a tutti, che la signora è già partita per
+Milano.
+
+REMIGIA fissandola.
+
+Nè amici, nè.... parenti. A tutti?
+
+CLAUDINA.
+
+Sissignora. Anche al signor Schmidt.
+
+REMIGIA
+
+ al nome di Federico rabbrividisce.
+
+CLAUDINA
+
+ a Remigia, indicando verso
+ l’uscio, a sinistra.
+
+Il signor dottor Pontedera.
+
+REMIGIA alzandosi.
+
+Va, va!... Non perder tempo!
+
+CLAUDINA
+
+ ritorna nella camera da letto:
+ ricomincia a preparare i vestiti;
+ — mette dell’altra roba nel baule,
+ ecc. — Tutto ciò finchè dura il
+ dialogo.
+
+
+SCENA SECONDA.
+
+REMIGIA — CLAUDINA nella camera da letto — PONTEDERA.
+
+
+REMIGIA
+
+ andandogli incontro, ansiosa.
+
+Il papà?
+
+PONTEDERA scrollando il capo.
+
+Come t’ho detto, stanotte... l’ho visto molto male. Oggi, ancora, ha
+avuto un nuovo assalto, ma non così grave. La digitale ha ottenuto il
+suo effetto.
+
+REMIGIA.
+
+Ora?... Ora?
+
+PONTEDERA.
+
+Verso le quattro s’è un po’ assopito, poi — è un miracolo! — ha
+cominciato a riaversi ed ora.... è di là nel suo studio, e s’è messo a
+scrivere!
+
+REMIGIA
+
+ fa un grande sospiro, levando gli
+ occhi al cielo.
+
+PONTEDERA continuando.
+
+Ha parlato di tutto, ricordando.... tutto, con una calma
+straordinaria.... impressionante. Gli ho promesso, dopo che ti avrei
+accompagnata a Milano, di ottenere dal direttore dell’ospedale qualche
+altro giorno di licenza per poter tornare a Roma e ripartire poi con
+lui, appena avrà disposto.... ogni cosa, appunto per poter partire.
+
+REMIGIA angosciata.
+
+Non vuol più vedermi?... Più?...
+
+PONTEDERA.
+
+Più?... No, pover’uomo! Gliel’ho consigliato io stesso. — L’ho persuaso
+a lasciarti partire senza vederti. Nello stato in cui si trova.... —
+bada, non è proprio il caso di illuderci. Qualunque nuova emozione gli
+potrebbe essere.... fatale. Passati questi primi giorni, vi rivedrete
+con più calma a Milano, o dove avrete fissato di andare.
+
+REMIGIA
+
+ si butta sulla poltrona, e si
+ mette a piangere.
+
+PONTEDERA
+
+ Si guarda attorno; — dà
+ un’occhiata ai vestiti, ai
+ cappellini, a tutta quella roba
+ che deve essere messa nei bauli;
+ — osserva Remigia e scrolla
+ tristamente il capo.
+
+CLAUDINA
+
+ viene dalla camera da letto e si
+ ferma un po’ distante da Remigia.
+
+Signora.... I due cappelli nuovi, da giorno, li porto a Milano tutti e
+due?
+
+REMIGIA
+
+ si stringe nelle spalle,
+ infastidita, senza rispondere.
+
+CLAUDINA
+
+ mentre continua il dialogo tra
+ Remigia e Pontedera, apre un
+ armadio, ne leva due cappelli,
+ uno lo mette sul tavolino,
+ l’altro sulla poltrona vicina
+ allo scatolone, poi ritorna nella
+ camera da letto.
+
+REMIGIA
+
+ a Pontedera che sta osservando
+ Claudina; — scrollando il capo.
+
+L’ironia della vita?... Si può morire di dolore.... eppure....
+
+PONTEDERA.
+
+Eh, sì!... Hai ragione! La vita.... è ironica! — Tuo padre, intanto, ha
+mandato le sue dimissioni al Presidente del Consiglio, e al Presidente
+della Camera. “I ripetuti assalti della sua grave malattia di cuore non
+gli permettono più di lavorare, di occuparsi, e soprattutto di poter
+resistere ancora ad una guerra troppo accanita e sleale.„ — Queste
+spiegazioni, chi avrà interesse a crederle, le crederà.... siano o non
+siano le vere. Chi avrà interesse a non crederle.... siano o non siano
+le vere, non le crederà. — Ironia.... della vita.
+
+REMIGIA.
+
+Mi perdonerà?
+
+PONTEDERA.
+
+Tuo padre?
+
+ La fissa con un sorriso
+ amarissimo.
+
+Certamente!... Soltanto....
+
+ Dà un’occhiata all’orologio.
+
+Cerca di far presto.
+
+REMIGIA.
+
+Io potrei partire anche subito; — Claudina, con la roba, partirà quando
+potrà. — Subito! Subito!
+
+ Con un brivido pensando a
+ Federico.
+
+Non vedo l’ora di essere in ferrovia, di essere in viaggio, di essere
+lontana da Roma!
+
+PONTEDERA.
+
+Io vado a mangiare un boccone.... Ho da fare anch’io la mia roba....
+Vedrò ancora tuo padre, e prima delle dieci, verrò a prenderti con la
+carrozza.
+
+REMIGIA come spaventata.
+
+Chiusa!
+
+PONTEDERA.
+
+Chiusa.
+
+ Guarda ancora tutti quei vestiti,
+ quella roba, con un’espressione
+ molto significativa; — poi dà
+ un’altra occhiata a Remigia, —
+ senza che questa se ne accorga, —
+ molto espressiva.
+
+Sai, il....
+
+REMIGIA
+
+ lo fissa; capisce che si tratta di
+ Alvise.
+
+PONTEDERA
+
+ fa un cenno affermativo col capo.
+
+A quest’ora è a Genova. S’imbarcherà domattina, direttamente per il
+Brasile. Carriera.... non se ne parla più. Mi ha dato la sua parola
+d’onore che, per molti anni almeno, non manderà più sue notizie a....
+nessuno. E credo.... la manterrà. — Dunque alle dieci! — Trovati
+pronta!
+
+ Via.
+
+
+SCENA TERZA.
+
+REMIGIA, CLAUDINA sempre nella camera da letto, poi FEDERICO.
+
+
+REMIGIA
+
+ affranta dal dolore si lascia
+ cadere sul sofà.
+
+CLAUDINA
+
+ uscito Pontedera, rientra dalla
+ camera da letto nel salottino, si
+ avvicina a Remigia; — la guarda
+ affettuosamente.
+
+Signora.... Vuol proprio mettersi in viaggio, così, senza prendere
+nemmeno una tazza di brodo?
+
+REMIGIA.
+
+No....
+
+ Tra sè.
+
+Tutti contro di me.... Senza nessuna pietà!
+
+ Ascolta verso l’uscio a destra.
+
+CLAUDINA
+
+ ascolta pure verso l’uscio a
+ destra.
+
+LUIGI di dentro.
+
+Mi creda!... Glielo giuro, signor Federico!
+
+REMIGIA
+
+ balza in piedi, spaventata.
+
+LUIGI c. s.
+
+Sua Eccellenza sta poco bene!... È ammalato! Non può proprio veder
+nessuno!
+
+ Entra parlando con Federico
+ e facendo cenno a Remigia di
+ allontanarsi.
+
+Il dottor Pontedera glielo ha proibito!
+
+FEDERICO
+
+ entra scostando Luigi; — con molta
+ fermezza:
+
+Non cerco di mio suocero.
+
+ A Remigia.
+
+Ho da parlare con te.
+
+LUIGI
+
+ via, dopo un cenno del capo di
+ Remigia.
+
+CLAUDINA
+
+ rientra nella camera da letto,
+ ricominciando a metter via la
+ roba.
+
+REMIGIA
+
+ riprende il coraggio e l’audacia.
+
+Hai da parlare con me? Cosa vuoi?
+
+FEDERICO.
+
+Manda via la cameriera.
+
+ Indicando verso la camera da
+ letto.
+
+E chiudi quella porta.
+
+REMIGIA a Claudina.
+
+Va un momento di là.
+
+ Chiude l’uscio: si avvicina di
+ qualche passo e si mette in faccia
+ a Federico fissandolo, muta.
+
+
+SCENA QUARTA.
+
+REMIGIA — FEDERICO — in fine MATTEI.
+
+
+FEDERICO
+
+ con molta freddezza e con molta
+ calma.
+
+Desidero sapere da te, la vera ragione delle dimissioni di tuo padre.
+
+REMIGIA.
+
+Da me?...
+
+ Stringendosi nelle spalle.
+
+Io non so....
+
+FEDERICO sempre con calma.
+
+Come?... Tu, sua figlia, non sai, non hai cercato di sapere perchè
+Pietro Mattei ha dato, — proprio in questo momento, — le sue dimissioni
+da ministro e da deputato?
+
+REMIGIA.
+
+No....
+
+ Correggendosi.
+
+Io soltanto so che da molto tempo era stanco, oppresso dal troppo
+lavoro, disgustato, irritato da una guerra iniqua a colpi d’ingiurie e
+di calunnie....
+
+ Diventando a mano a mano, sotto
+ l’occhio freddo, attento di
+ Federico, sempre più nervosa.
+
+E poi, il papà non sta bene. Ha detto tante volte di volersene andare,
+di voler riposare. Anche Mauro.... come amico.... come dottore, lo ha
+consigliato a.... far così.
+
+ Vedendo che Federico osserva i
+ vestiti, i cappelli, i bauli, ecc.
+
+Io.... vado per qualche giorno a Milano, per.... preparare....
+
+FEDERICO.
+
+Il vostro appartamento? — No, perchè la casa è stata venduta.
+
+REMIGIA.
+
+Andiamo in casa di Mauro, per alcuni giorni. Poi, il papà....
+ti scriverà.... appunto per.... avvertirti.... perchè io possa
+accompagnarlo per qualche tempo al mare, o in montagna... dove Mauro ci
+consiglierà di andare.
+
+FEDERICO sempre c. s.
+
+Ma, come mai, il dottor Mauro Pontedera, un uomo rispettabilissimo
+sotto ogni rapporto, — serio, intelligente, pratico del mondo e sincero
+amico di tuo padre, non gli ha fatto capire che le sue dimissioni in
+questo momento equivalevano a una caduta, a una disfatta vergognosa,
+a una fuga? — Come mai? L’_Avanguardia_ accusa Sua Eccellenza
+Pietro Mattei di un grave abuso, che data la sua condizione diventa
+criminoso, e Pietro Mattei invece di gridar alto, di dar querela
+all’_Avanguardia_, — ai suoi diffamatori, — rassegna le proprie
+dimissioni, e fugge al mare o ai monti, secondo il consiglio del
+medico?
+
+REMIGIA
+
+ turbandosi sempre di più.
+
+Ma io.... non so. Io.... non posso sapere del.... papà. Io non so.
+
+FEDERICO.
+
+Tu, sai, per altro, dell’articolo dell’_Avanguardia_? Lo hai letto?
+
+REMIGIA.
+
+No.
+
+FEDERICO.
+
+Saprai ugualmente, ti avranno detto, che in questo articolo si accusa
+tuo padre, — deputato, ministro, — di un’illecita operazione di Borsa?
+
+REMIGIA.
+
+Io so che non è vero, che è una falsità e mio padre fa benissimo....
+
+FEDERICO.
+
+Fa malissimo, ma non riscaldarti. Non vedi come io sono tranquillo?
+— Riscaldandosi, non si viene a capo di nulla. — Siamo d’accordo: tuo
+padre non ha giocato sul rialzo delle _Itale_. Io sono convinto che non
+è vero; e che non è vero, _tu_, lo sai.
+
+REMIGIA.
+
+Falsità, tutte falsità!
+
+FEDERICO.
+
+Tutte falsità, no; ecco il punto della questione. Tutte falsità, no,
+perchè il giuoco, _la truffa_, è stata commessa veramente. Ora, torno a
+ripetere, io desidero, io voglio sapere da te
+
+ riscaldandosi
+
+perchè tuo padre non si difende, perchè tuo padre rimane sotto
+un’accusa così atroce e così _precisata_, perchè tuo padre, che,
+volendolo, potrebbe difendersi dando querela all’_Avanguardia_,
+smascherando i veri colpevoli, non lo fa, e piuttosto si lascia
+travolgere dall’accusa e precipita giù, giù, giù!
+
+REMIGIA allibita, tremante.
+
+Ma.... Ma io.... Io non posso sapere....
+
+FEDERICO.
+
+Tu non puoi sapere, tu non sai chi sono i veri colpevoli? — No? —
+Allora te lo dirò io: Sei tu!
+
+REMIGIA
+
+ si abbandona cadendo sul sofà e
+ nascondendosi la faccia con le
+ mani.
+
+FEDERICO
+
+ molto calmo; — molto ironico.
+
+Sei tu. Il contino Alvise Coldoredo, — il manutengolo, — oh quello
+sarebbe stato mandato subito sotto processo; ma tuo padre ha creduto,
+col suo onore, ha sperato, di salvare il tuo. — Debolezze, illusioni
+paterne. La cronaca del fatto, o del fattaccio, il tuo nome, insieme a
+quello di tuo cugino, corrono ormai per tutte le strade e i vicoli di
+Roma, con i particolari più curiosi e gli aneddoti più piccanti. Fai
+benissimo a raccogliere le tue _toilettes_, le tue gale e a scappare da
+Roma. In questi giorni non potresti andare per il corso facendo sfoggio
+di fronzoli e di piume; saresti urlata dai monelli! Per il momento, fai
+benissimo a nasconderti. — Poi, tuo padre ci lascierà presto la vita; a
+questo mondo, presto si dimentica; presto, potrai tornare a divertirti
+anche a Roma.
+
+REMIGIA
+
+ si alza di colpo, fissandolo.
+
+FEDERICO prorompendo.
+
+No! Nemmeno tuo padre, — senza cuore! — Non hai mai amato nemmeno tuo
+padre!
+
+REMIGIA.
+
+E tu? Hai cuore tu? La tua decantata affezione, la tua riconoscenza per
+mio padre?... Lo assapori con gioia questo momento! Non ti par vero!
+La sua disgrazia, la nostra disgrazia è il tuo trionfo: puoi finalmente
+insultarmi e vendicarti!
+
+FEDERICO.
+
+Non è vero. Io ero venuto qui col fermo proposito di mantenermi calmo.
+Nessuna idea di vendicarmi; nessuna gioia nell’insultarti.
+
+REMIGIA.
+
+E allora che cosa sei venuto a fare? Perchè hai voluto vedermi ad ogni
+costo, tormentarmi?
+
+FEDERICO.
+
+Per dirti questo, soltanto: tuo padre ti ha sacrificato il suo onore;
+io non intendo sacrificarti il mio. Era cosa, del resto, da me già
+preveduta; ne avevo già avvertito il signor Pietro Mattei. Rinuncio
+immediatamente alla direzione delle Cartiere, al posto che ho ottenuto
+per l’autorità e con l’aiuto di tuo padre. Andrò lontano, fuori
+d’Italia. Tornerò da capo a rifare la mia vita, a guadagnarmi il pane.
+Soltanto, con tutte le pratiche legali e l’intervento esplicito del
+tribunale, tu mi renderai il mio nome.
+
+REMIGIA
+
+ scattando con una risata tra le
+ lacrime.
+
+Ah! ah! L’uomo di cuore che non si vendica! Oggi più nessun riguardo!
+Nessuna pietà! Nemmeno per mio padre! Sfido io!... Siamo rovinati!
+
+FEDERICO
+
+ colpito, sta quasi per avventarsi
+ contro Remigia che rimane
+ imperterrita.
+
+E quell’altro? Il socio, il manutengolo? Il tuo amante?
+
+REMIGIA.
+
+È falso! Alvise è mio cugino, — gli voglio molto bene, — non è, non fu
+mai il mio amante!
+
+FEDERICO.
+
+Sei stata sfacciata e imprudente! — Donna Remigia! — La figlia di un
+uomo come Pietro Mattei? — Pensa quante invidie ti seguivano, e quanto
+odio, — l’odio contro tuo padre, — quando tu, di mattina, di giorno,
+con un velo fitto, correvi svelta dal tuo amante, lungo via Adriana....
+
+REMIGIA
+
+ sbigottita; — si rimette subito.
+
+FEDERICO continuando.
+
+.... E sparivi nel portone buio, un po’ nascosto dalla Chiesa, a
+sinistra. Sotto l’andito, il bugigattolo di un’antiquaria. La donna
+delle vostre camere.... — in faccia alla scala — .... con un po’ di
+danaro e di paura, ha parlato.
+
+ Ridendo.
+
+Ah! Ah! È una falsità!... Avresti il coraggio di ripetere che è una
+falsità?
+
+REMIGIA.
+
+Lo ripeto e lo ripeterò sempre! Alvise non è mai stato il mio amante!
+
+FEDERICO.
+
+E chi ti crede?... Chi ti crede più? Tu li rinneghi i tuoi amanti e li
+dimentichi! — Tu?... Non sei nemmeno capace di amare.
+
+REMIGIA
+
+ fa un sorriso sdegnoso, ironico.
+
+FEDERICO.
+
+Tu non hai mai amato, non hai mai saputo amare, nè tuo padre, nè tuo
+marito....
+
+REMIGIA borbottando.
+
+Colpa tua.
+
+FEDERICO
+
+ continuando senza interrompersi.
+
+.... nè i tuoi amanti!...
+
+REMIGIA c. s.
+
+Non hai saputo farti amare! Colpa tua!
+
+FEDERICO
+
+ sempre senza interrompersi.
+
+Tu non ami e non hai mai amato che te stessa, la moda, il tuo lusso, i
+tuoi fronzoli, i tuoi gingilli....
+
+ Fuori di sè per il sorriso
+ ironico, sdegnoso di Remigia e per
+ la passione che si riaccende.
+
+Sì, sono questi, sono questi....
+
+ Butta all’aria nastri e cappelli.
+
+Sono i tuoi gingilli i tuoi amanti, come i tuoi amanti sono i tuoi
+gingilli, e godendo e scherzando e ridendo....
+
+REMIGIA
+
+ non ride più, indietreggia
+ impaurita.
+
+FEDERICO.
+
+.... attraversi il cuore, la vita di chi ha avuto la tremenda disgrazia
+di amarti, lasciandovi il disonore e la disperazione....
+
+REMIGIA
+
+ continua a indietreggiare c. s.
+
+FEDERICO
+
+ pallido, stravolto, inseguendola,
+ minacciandola coi pugni chiusi.
+
+.... Sempre scherzando, sempre ridendo....
+
+REMIGIA
+
+ fugge per la stanza gridando,
+ chiamando.
+
+Federico! Federico!... Papà!
+
+FEDERICO c. s.
+
+.... perchè sei cattiva, bugiarda, frivola e perversa!
+
+REMIGIA
+
+ corre verso l’uscio a sinistra.
+
+FEDERICO
+
+ accecato dall’ira e dalla gelosia,
+ sta per raggiungerla e per
+ colpirla.
+
+MATTEI
+
+ spalanca la camera da letto.
+
+REMIGIA e FEDERICO
+
+ Si fermano immobili, sul colpo.
+
+
+SCENA QUINTA.
+
+REMIGIA — MATTEI — FEDERICO.
+
+
+FEDERICO
+
+ dopo un momento, — a Mattei, —
+ afferrando Remigia per un braccio.
+
+Ecco tua figlia....
+
+ Con uno schianto di dolore e di
+ collera.
+
+Riprendila!
+
+ Spinge Remigia verso Mattei.
+
+REMIGIA
+
+ fa qualche passo barcollando, poi
+ cade inginocchiata presso il sofà.
+ Nasconde la faccia sui cuscini,
+ senza piangere.
+
+FEDERICO continuando.
+
+Lo avevo già dichiarato! Se mai un giorno....
+
+MATTEI
+
+ con tutta la forza della sua
+ autorità.
+
+Taci!... Non una parola di più!... Taci!
+
+ Si appoggia all’uscio, affranto:
+ con voce rotta.
+
+Ero.... là!
+
+FEDERICO
+
+ osservandolo, si sente vinto da
+ una profonda pietà.
+
+MATTEI
+
+ ha il petto ansante, gli occhi
+ infossati, il volto scarno,
+ contraffatto, terreo.
+
+FEDERICO.
+
+ Si copre gli occhi con una mano
+ asciugandosi le lacrime.
+
+MATTEI
+
+ vuol parlare, non può: ha una
+ forte contrazione del viso. — Poi,
+ riesce a parlare stentatamente,
+ con voce fioca e sorda. Si rivolge
+ a Federico, ma avvicinandosi
+ istintivamente a Remigia in modo
+ ch’essa pure debba comprendere
+ tutto il dolore, lo strazio delle
+ sue parole.
+
+.... Hai.... Sì.... Federico.... hai ragione. Il tuo nome.... è il
+nome di un galantuomo.... fai bene a portartelo via.... in salvo....
+lontano.... lontano da noi!... Sei _solo_.... hai la fortuna di essere
+_solo_.... Potrai.... sarai.... ancora felice.
+
+ Grosse lacrime gli colano dagli
+ occhi sulle guance.
+
+Io te lo auguro.... Federico.... domandandoti perdono del male che ti
+abbiamo fatto.
+
+ Non può più parlare, — traballa
+ sotto il peso del grande
+ avvilimento.
+
+Va.... Va....
+
+FEDERICO
+
+ gli si avvicina in atto di
+ sorreggerlo, di abbracciarlo.
+
+MATTEI
+
+ allontanandolo con le due mani.
+
+Va.... Va....
+
+FEDERICO
+
+ esita; ma il suo occhio
+ cade su Remigia e fugge via,
+ precipitosamente.
+
+
+SCENA ULTIMA.
+
+MATTEI e REMIGIA.
+
+
+REMIGIA
+
+ appena Federico è uscito comincia
+ a singhiozzare.
+
+MATTEI
+
+ fa per andarsene trascinandosi
+ verso la camera da letto — poi
+ siede accasciato, in fondo, fra
+ il disordine delle valige, dei
+ cappellini, dei nastri. — Si
+ alza, si muove a stento, fa per
+ uscire, ma resta colpito dai
+ singhiozzi sommessi di Remigia.
+ Tende l’orecchio, trasalendo ad
+ ogni singhiozzo: si avvicina d’un
+ passo: la tenerezza paterna sta
+ per riprenderlo, ma vuol vincersi
+ ad ogni costo e rialza fieramente
+ la testa.
+
+Io.... ti ho _dato tutto. Tu_ mi prendi anche la vita....
+
+ Coi pugni chiusi e con la voce di
+ chi vuol dominarsi e soffocare il
+ proprio cuore.
+
+No! No!... Non posso perdonarti!
+
+REMIGIA
+
+ continua a singhiozzare sempre più
+ forte.
+
+MATTEI
+
+ si lascia cadere accanto a
+ Remigia, fa quasi per accarezzarle
+ i capelli e mormora sommessamente:
+
+Resto qui.... per morirti vicino.
+
+ Cala la tela.
+
+
+ FINE DEL DRAMMA.
+
+
+
+
+OPERE DI G. ROVETTA
+
+_(Edizioni Treves)._
+
+
+ _=Teatro.=_
+ _Gli uomini pratici_, commedia L. 1 20
+ _Principio di secolo_, dramma. Ediz. di lusso in-8 2 —
+ _Alla Città di Roma_, commedia 1 —
+ _Il giorno della cresima_, commedia. Ediz. di lusso 3 —
+ _Papà Eccellenza_, dramma. Ediz. di lusso 3 —
+
+ _=Romanzi e Novelle.=_
+ _Sott’acqua_. 3.ª edizione 3 50
+ _Il primo amante_. 2.ª edizione 3 50
+ _Il processo Montegù_. 7.ª edizione 1 —
+ _Novelle_. 3.ª edizione 1 —
+ Cavalleria assassina. — Storiella vecchia. — Era
+ matto o aveva fame. — Scellerata! — Quintino
+ e Marco. — Metempsicosi. — Tiranni minimi.
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici.
+
+
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75860 ***