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diff --git a/75860-0.txt b/75860-0.txt new file mode 100644 index 0000000..c0fd0c8 --- /dev/null +++ b/75860-0.txt @@ -0,0 +1,5043 @@ + +*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75860 *** + + + GEROLAMO ROVETTA + + + Papà Eccellenza + + DRAMMA IN TRE ATTI + + + + MILANO + FRATELLI TREVES, EDITORI + 1908 + + + + + _Questo dramma fu rappresentato la prima volta + dalla Compagnia Calabresi-Severi nel teatro + Manzoni di Milano la sera del 1.º dicembre + 1907, interpreti O. Calabresi, M, B. Palmarini, + A. Chiantoni, U. Palmarini, E. Olivieri, + P. Rosa, R. Lupi, M. O, Donadoni, R. Badaloni._ + + + PROPRIETÀ LETTERARIA. + + I diritti di riproduzione, di traduzione e di rappresentazione + sono riservati per tutti i paesi, + non esclusi la Svezia, la Norvegia e l’Olanda. + + Published in Milan, February 29 th, 1908. Privilege of + Copyright in the United States reserved under the + Act approved March 3rd, 1905, by Fratelli Treves. + + Tip. Treves. + + + + +PERSONAGGI. + + + L’onorevole PIETRO MATTEI. + REMIGIA, sua figlia. + L’ingegnere FEDERICO SCHMIDT. + Il conte ALVISE COLDOREDO. + Il dottor MAURO PONTEDERA. + L’onorevole SCARLINI. + Il commendator MARTINELLI. + LUIGI. + CLAUDINA. + +_A Roma_ — _I giorni nostri_. + + Palcoscenico. + + Sinistra. Destra. + + + + +ATTO PRIMO. + + +Sala di studio, dove Pietro Mattei lavora e riceve, quando non è al +Ministero. — Porte laterali, chiuse. A sinistra le stanze interne, a +destra l’anticamera. Una finestra pure a destra. Mobilia e tappezzerie +semplici, severe. + + +SCENA PRIMA. + +MATTEI, seduto a una grande scrivania, a sinistra, piena di carte, di +giornali, di libri. Sulla scrivania, la macchinetta del caffè e una +chicchera. MARTINELLI in piedi, in attesa rispettosa. Alzata la tela, +dopo un momento, entra LUIGI dalla destra: a suo tempo, PONTEDERA. + + +MATTEI + + quando si alza la tela scrive e + continua a scrivere. + +LUIGI + + un vecchio servitore alla buona, + in giacca nera e con la cravattina + nera. — Annunzia a mezza voce: + +Il signor dottore. + +MATTEI + + senza alzare il capo e continuando + a scrivere. + +Venga! Venga! + +LUIGI + + con un cenno, tenendo aperto + l’uscio, invita Pontedera ad + entrare, poi va via richiudendo + l’uscio. + +PONTEDERA. + + Ricambia un saluto col Martinelli. + +MATTEI + + continuando a scrivere, senza + alzare, nè volgere il capo. + +Scusa, caro dottore, ho subito.... finito! + +PONTEDERA. + +La patria! La patria, innanzi tutto! + +MATTEI sempre scrivendo. + +Burlone! + +PONTEDERA + + si guarda attorno un momento, poi + va a guardare dalla finestra. + +MATTEI + + voltandosi verso Martinelli. + +Ecco.... finito! In piedi, commendatore?... Scusi, sa, non me n’ero +accorto! Sono inchiodato qui + + indicando la scrivania + +dalle due di notte e mi sento sbalordito. + +PONTEDERA. + +Male! + +MATTEI + + si riempie la chicchera di caffè e + l’ingolla avidamente. + +PONTEDERA. + +Malissimo! + +MATTEI + + a Martinelli indicando Pontedera. + +Il mio eterno predicatore. + + Presentando. + +Il dottor Mauro Pontedera, di Milano. + +MARTINELLI. + +A Roma, per il congresso medico? + +PONTEDERA. + +E per le mie vacanze. + +MATTEI c. s. + +Il commendator Martinelli, il mio braccio destro ai _Lavori pubblici_, + + stringendogli la mano + +e paziente sfogatoio dei miei nervi e della mia bile! + + Risata: poi come risovvenendosi, + indicando Pontedera a Martinelli. + +Amico, ma non politico! — Intendiamoci! — Costui è un clerico-moderato +e se ne vanta! + +PONTEDERA. + +Per il solo merito di esserlo sempre stato. + +MATTEI. + +È una frecciata, per me?... + + Risata — torna alla scrivania, + prende le carte che ha finito + di scrivere e le consegna al + Martinelli. + +A lei, come le ho raccomandato.... — Dia corso sollecitamente. + +MARTINELLI. + +Non dubiti, Eccellenza! + +MATTEI. + +No! No! Niente Eccellenza, lei! + + Ridendo con Pontedera. + +Non sono Eccellenza, altro che per gli uscieri, — per il dovuto +rispetto, — e per i miei ragazzi, che ne ridono! + + Risata. + +LUIGI + + mentre Martinelli salutato + Pontedera sta per uscire, entra + portando un dispaccio. + +MATTEI richiamandolo. + +Martinelli!... — Mi lasci prima vedere.... + + Dopo letto il dispaccio, dandolo a + Martinelli. + +Precisamente!... A lei. — Vagoni! Vagoni! — Non si domanda altro! + + A mano a mano riscaldandosi e + cominciando ad ansimare. + +È una voce sola! + + A Martinelli. + +E il ministro del Tesoro.... nuove difficoltà!... Tanto fare, disfare, +discutere, studiare.... E poi con le italo-americane, tutto sospeso!... +Troppi milioni!... Sarebbe una minaccia per il pareggio! + + A Pontedera. + +Il _pareggio_, la gloria e l’incubo di questi piccoli ragionieri, che +sono i nostri uomini di Stato! + + A Martinelli. + +Ma se devo rimanere al governo.... Ieri sera ho mandato un mio +_ultimatum_ a quel caro collega del Tesoro, che sta banchettando nel +suo collegio! O così, o me ne vado. + + Calmandosi e indicando a + Martinelli il dispaccio. + +Veda lei, intanto. Verso le due, sarò al Ministero. + +MARTINELLI. + +Non prima? + +MATTEI. + +Ho sacrificata la notte, per poter avere la mattinata per me!... — Ho +l’assemblea del “Cotonificio Industriale„.... c’è la presentazione dei +bilanci! + + A Pontedera. + +Poi aspetto mio genero da Subiaco + + serio, con un sospiro + +e anche questo, non è mai un divertimento! + + Di nuovo a Martinelli, + congedandolo. + +Insomma, verrò più presto che potrò! — Buon giorno! + +PONTEDERA + + salutando Martinelli. + +Buon giorno, commendatore! + + +SCENA SECONDA. + +MATTEI, PONTEDERA, in fine LUIGI. + + +PONTEDERA + + osservando Mattei. + +Dunque?... La macchina, mi hai detto, non va regolarmente? + +MATTEI + + osservando Pontedera e studiandolo + a sua volta. + +Rispondimi con franchezza: se ieri non ti facevo cercare al congresso, +tu non venivi nemmeno a salutarmi? + +PONTEDERA. + +Se non oggi, sarei venuto domani, uno di questi giorni. + +MATTEI + + diventando improvvisamente triste, + scrollando il capo e lasciandosi + cadere sopra una seggiola. + +No. Tu non venivi nemmeno a salutarmi! + +PONTEDERA + + ridendo, per schivare di + rispondere, e indicandogli il + sofà. + +Qui, qui! Vieni qui; facciamo un po’ d’esame alla rota motrice. + +MATTEI. + +Anche per te, sono un uomo senza carattere? + +PONTEDERA. + +Non parliamo di politica! + +MATTEI. + +Anche per te sono un Girella ambizioso e volgare?... Vivaddio, tranne +ladro, perchè sarebbe troppo inverosimile, me ne hanno dette di tutti i +colori! + +PONTEDERA cantarellando. + +Non parliamo di politica! Fra noi due, è sempre stata un dispiacere! + +MATTEI. + +Che politica!... Adesso si tratta di me!... Non mi stimi più? Rispondi. + +PONTEDERA lealmente. + +Io ti stimo oggi che sei diventato ministro della Monarchia, come ti +stimavo ieri.... + + sorridendo + +mettiamo pure l’altro ieri, quando ti schieravi tra i più focosi +deputati del partito repubblicano. Ti ho stimato, ti stimo e ti stimerò +sempre per il tuo valore altissimo, per la tua integrità. Soltanto, a +giudizio mio, — dell’amico e del medico, — il tuo debole + + battendogli sul cuore + +eccolo qui. E l’uomo è come la donna: quando non sa dir di no, va +incontro a tutti i guai. + + Ridendo. + +Lévati, lévati l’abito! + +MATTEI. + +Credi anche tu che se non le lusinghe.... + +PONTEDERA. + +Lusinghe no, lusinghe mai. + +MATTEI continuando. + +.... è stata l’influenza morale, la mia vecchia amicizia per l’attuale +Presidente del Consiglio a farmi mutar bandiera? + +PONTEDERA. + +Un po’ alla volta.... Una cosa dopo l’altra. Prima hai cominciato a +diventar assiduo alla Camera, poi ad addomesticarti col potere quando, +per star vicino a tua figlia, hai trasportato la sede della tua società +da Milano a Roma.... + +MATTEI scattando. + +Che c’entra mia figlia?!... Sono venuto a Roma per lo sviluppo, per +il vantaggio della _Società_!... — Mia figlia non c’entra! Sempre mia +figlia! + + Calmandosi. Calmando l’affanno di + respiro. + +Certo.... a Roma non ho subìto l’influenza degli uomini.... ma della +verità. Ho visto al di là dei miei vecchi principî, che ormai non +avevano un fine!... Dei vecchi ideali.... ormai platonici e che mi +avrebbero condannato all’inazione, io, nato soltanto per l’azione!... +— Ad onta dei miei sessant’anni, sento il vigore di fare, di creare! +E se ci resto al Ministero.... La reggia è ringiovanita.... perchè non +ringiovanire.... non tentare almeno, di abbattere per rinnovare anche +tutto il vecchio materiale che la opprime? — E poi, tu conservatore +ed io repubblicano, non ci siamo trovati insieme a Mentana?... Mi hai +chiesto conto, allora, dei miei principî? + +PONTEDERA ridendo. + +Ah, ah!... Tutt’altra condizione di cose. + +MATTEI. + +Perchè?... Anche qui, sento lo stesso amore per il mio paese! Anche +qui, sono esposto al fuoco e non mi muovo! + + Passeggia su e giù ansimando, poi + si ferma dinanzi a Pontedera. + +Tu sei un grande galantuomo, ma sei anche un vecchio uomo, pieno di +pregiudizî! + +PONTEDERA + + stringendosi, come rassegnato, + nelle spalle. + +Proprio così!... Modo di vedere. E non ci sono occhiali nuovi che +possano farmi vedere diversamente. + + Indicandogli il sofà. + +Lévati l’abito e anche il gilet! + +MATTEI + + sorridendo a Pontedera, con + affetto e con simpatia. + +.... Vecchio uomo, pieno di pregiudizî! + + Comincia a sbottonarsi l’abito, + la sottoveste, si ferma guardando + Pontedera. + +PONTEDERA + + che ha levato di saccoccia e sta + mettendo in ordine il piccolo + istrumento per le ascultazioni. + +.... Più ancora; la vittima dei miei pregiudizî. Pensa: sono stato +innamorato e sul punto di prender moglie una volta sola nella mia vita. +La ragazza che io amavo, e che mi amava, era cattolica e ci credeva; +perciò, morire magari di dolore, ma non cambiar di religione, ed io.... + + vincendo la commozione + +io non ho voluto cambiare la mia che non pratico e alla quale non +credo. Nato ebreo, voglio morire ebreo. Pregiudizî, si sa! Ma quando +l’avremo spogliata di tutti i pregiudizî, l’anima nostra, — nuda nuda, +— che figura ci farà? + +MATTEI + + battendogli sulle spalle. + +Il tuo amore!... + + Risata. + +Perchè il tuo amore non era di quel buono! Ho amato anch’io una +volta sola, ma pur di sposare la mia Anna, — io, — mi sarei fatto +anche turco! E l’ho sposata, io senza un soldo, lei senza un soldo! +Peggio, con la madre piena di debiti! Una contessa, — con le mie furie +giacobine! — una Coldoredo di Venezia, ridotta, con tutta la boria dei +suoi quarti, ad affittarmi una camera per vivere! + + Commovendosi a mano a mano. + +E quando Anna è morta.... — Remigia non ha conosciuta la sua mamma.... +— la mia Remigia, che adesso tutti mi accusate di idolatrare, l’ho +odiata. Sì, odiata! — Sono stato più di tre anni senza volerla +vedere.... Poi m’hanno detto che assomigliava a sua madre.... ed era +vero, — è vero. — È il ritratto di sua madre, e l’ho amata, adorata, +non ho più avuto che lei al mondo, + + con uno schianto + +ma ancora, soltanto, sempre per sua madre! + +PONTEDERA + + gli prende una mano e gliela + stringe forte. + +MATTEI. + +Continuerai a volermi bene? + + Sente battere all’uscio, a destra; + — voltandosi. + +Cosa c’è? + +LUIGI. + +E tornato adesso l’automobile dell’onorevole Scarlini con la signora +Remigia.... + +MATTEI + + abbottonandosi in fretta la + sottoveste. + +Non dire a Remigia che ti ho chiamato io, che sto poco bene!... Si +spaventerebbe! Delicata com’è, guai! Torna stasera dopo le dieci. +Manderò Remigia a teatro. + +PONTEDERA. + +Come vuoi. + +LUIGI + + tenendo aperto l’uscio e chiamando + Remigia. + +Donna Remigia.... + +PONTEDERA + + tra sè, inarcando le ciglia. + +Donna Remigia! + +MATTEI + + cambia viso e colore: + allegramente. + +Cara figliuola; cara! + + +SCENA TERZA. + +REMIGIA, entra ancora vestita d’automobile, MATTEI, PONTEDERA, LUIGI. + + +REMIGIA + + buttandosi fra le braccia di + Mattei, impolverandolo. + +Che gioia, papà! Che volata deliziosa! + +MATTEI. + +Dove?... + +REMIGIA. + +A Tivoli! + +LUIGI + + gira attorno a Mattei + spolverandolo col fazzoletto. + +REMIGIA continuando. + +Andati in un’ora, e ritornati in cinquanta minuti! + + Supplichevole. + +Oh, papà! papà!... un bell’automobile, che sogno! + + A Luigi, seccata. + +Ma cosa fai? + +MATTEI. + +Crede già.... + + risata + +che io sia la mia statua! + + Per indicarle Pontedera. + +Guarda.... + +REMIGIA + +sempre contro Luigi. + +Ancora quei baffi, che non voglio più vedere! + +MATTEI. + +Sono stato io! Pensa che.... + + Cercando una scusa. + +Che baccano i socialisti! Se il mio vecchio Luigi perde i baffi, io +perdo il portafoglio! + + Mostrandole Pontedera. + +Guarda chi è venuto da Milano.... + +LUIGI + + va via a destra. + +REMIGIA + + cambiando, correndo a dar la mano + a Pontedera, con gioia. + +Oh, Mauro!... Congressista? + +PONTEDERA. + +Debolmente, signora Remigia! + +REMIGIA. + +Signora Remigia?... Alla buon’ora! Col papà Eccellenza, cominci a +rispettarmi! — Però, per questa volta, ti permetto ancora di baciarmi +la mano, restando in piedi! + +MATTEI. + +Puoi fargli anche l’alto onore d’invitarlo a pranzo oggi o domani. + +REMIGIA. + +Oggi.... e anche domani. + +MATTEI. + +Accettato! + +REMIGIA a Pontedera. + +Però, intendiamoci: non comincerai anche a Roma a metter male fra me e +il mio papà! E, soprattutto, non spaventarlo, adesso che sta benissimo! + + A Mattei accarezzandolo. + +Se ti ammali tu, guai! Mi ammalo anch’io! + +MATTEI. + +Non vedi?... Crepo di salute! + + Risata. + +Lèvati un po’ tutta questa roba e làsciati ammirare anche dal nostro +Mauro! + +PONTEDERA. + +Sono due anni che non ti vedo! + +REMIGIA + + scherzando mentre Mattei con + affettuosa sollecitudine le toglie + il velo, ecc. + +Mi troverai.... diventata grande! + +PONTEDERA. + +Vorresti un complimento? + +REMIGIA. + +Non c’è pericolo, rustica progenie! + + Verso l’uscio, a destra. + +Ma Scarlini, quanto ci mette a far toilette? + +MATTEI. + +È qui?... Anche sua moglie?... + + Fa per andar loro incontro. + +REMIGIA. + +Eugenia, stamattina, è rimasta a letto. Ha l’emicrania. + +MATTEI vivamente. + +E sei andata a Tivoli, in automobile, sola con Scarlini? + +REMIGIA. + +E con Alvise. + +MATTEI. + +Alvise non conta! È un ragazzaccio! + +REMIGIA. + +E con lo _chauffeur_, papà! + + Stizzita. + +Eravamo in quattro; in quattro. + + A Pontedera. + +Ti pare che, _in quattro_, la riputazione di una signora corra grandi +pericoli? + +PONTEDERA. + +Non me ne intendo! + + Va a prendere il cappello per + andar via. + +MATTEI + + con un grosso sospiro. + +Sai che abbiamo da fare.... con tuo marito.... sempre pronto con i +commenti e con le osservazioni disgustose. + +REMIGIA imbronciandosi. + +Tu non vuoi mai vedermi allegra! + +MATTEI risentito. + +Invece, per non inquietarti, non ti ho detto nemmeno che lo aspetto! + +REMIGIA impallidendo. + +Oggi? + +MATTEI. + +Stamattina. + +REMIGIA. + +Cosa ti ha scritto? + +MATTEI per quietarla. + +Non viene per te! Viene per affari!... Per la cartiera. Soltanto, se si +ferma a colazione, tu che sei tanto buona.... non diventar cattiva! + + A Pontedera. + +.... Te ne vai? + +PONTEDERA. + +E il congresso? + +MATTEI. + +Allora.... a stasera! + + A Remigia, per rasserenarla. + +Lo farai pranzare con Scarlini, con sua moglie, con.... + +PONTEDERA. + +Basta! Basta! + +MATTEI. + +.... con chi vuoi! + + A Pontedera. + +Il deputato Scarlini è il direttore della _Parola_. Un amico +simpaticissimo. + +REMIGIA + + sempre seria, stringendo la mano a + Pontedera. + +Alle otto, sperando che il papà non si faccia troppo aspettare. + +PONTEDERA + + soffiando in aria e facendo l’atto + con la mano di dissiparle il + malumore. + +Via, via! La brutta nebbiaccia! Tuo padre.... + + vorrebbe dire, poi si trattiene + +.... ha sempre ragione. + +LUIGI + + entra mentre Pontedera si avvia: + si ferma sull’uscio e lo tiene + aperto finchè Pontedera è uscito. + +LUIGI, uscito Pontedera. + +Il deputato Scarlini può venire? + +REMIGIA. + +Avanti! Avanti! + +MATTEI chiamandolo. + +Onorevole!... + + A Luigi. + +E Alvise?... È di là? + +LUIGI. + +È andato in camera sua. C’era una lettera. + + Esce di nuovo dopo entrato + Scarlini. + + +SCENA QUARTA. + +SCARLINI dalla destra e detti, meno LUIGI. Poi, più tardi, ALVISE dalla +sinistra. + + +SCARLINI + + stringendo la mano a Mattei. + +Ho approfittato dell’offerta di Donna Remigia e dell’aiuto della vostra +brava Claudina, così, adesso, corro al giornale direttamente! Hai letto +l’articolo? + +MATTEI. + +Egregiamente! + + Risata. + +Approvato! + +SCARLINI. + +Dammi, allora, le bozze. Le mando subito in tipografia per l’edizione +di provincia! + +MATTEI. + +Vedrai; ho notato qua e là.... qualche piccola osservazione. + + Va verso la scrivania; entra Luigi + con un dispaccio: Mattei lo apre + con premura mormorando: + +La risposta del mio collega banchettante.... No. + + Dà un’occhiata all’orologio della + scrivania. + +È ancora troppo presto! Aspetta, Luigi! + + Mette in fretta il dispaccio in + una busta, la chiude e scrive + l’indirizzo dicendo a Scarlini: + +Anche questa è una innovazione che urta i nervi a molta gente: lettere, +telegrammi d’affari, in mie proprie mani: così, nessuna indiscrezione, +nè per i giornalisti.... nè per i banchieri! + + Risata, poi a Luigi, dandogli il + dispaccio. + +Manda subito al cavalier Zerlotti! + + A Scarlini. + +Tu volevi?... + + Ricordandosi. + +Ah! le bozze dell’articolo! + + Mentre le cerca sulla scrivania + entra Alvise. + +Sei qui, bel mobile? + +ALVISE. + +Buon giorno.... + + Con un grande inchino. + +Zio, Eccellenza! + +MATTEI + + continuando a cercare l’articolo. + +Giudizio.... giudizio. Sai chi è arrivato a Roma?... Il dottor +Pontedera! Non ti ricordi quando venivo a prenderti in collegio? Quel +dottore.... + + a Remigia per metterla di buon + umore + +che gli faceva passare la cattiveria coi purganti! + + Risata; trova le bozze. + +Eccole qui! + + Porta le bozze a Scarlini. + +Cambia il titolo. + + Scrollando il capo. + +“La bancarotta„.... “La sconfitta della burocrazia„.... basta _Governo +e burocrazia_! + +ALVISE + + piano a Remigia, sempre con + l’intonazione di un uomo molto più + leggero che cattivo. + +Vieni di là. Il Gardani ha risposto, ma ha risposto picche. + +REMIGIA inquietissima. + +Non vuole?... + +ALVISE. + +Non può. Ha perduto in Borsa. + +REMIGIA. + +Allora?... Ma allora? + +ALVISE. + +C’è sempre tuo padre! Non spaventarti! + +REMIGIA. + +Ho paura, comincio ad aver paura! Se scoprisse? + +ALVISE. + +Papà Eccellenza? Ha altro in mente! + +REMIGIA. + +_Lui._ Viene stamattina. + +ALVISE. + +Il signor Schmidt? + +REMIGIA. + +Ha scritto al papà. + +ALVISE sorridendo. + +Ti fa paura.... il tedesco di Milano? + +REMIGIA fissandolo. + +Adesso!... Adesso sì! + +MATTEI. + +Non è vero, Remigia? + +REMIGIA + + trasalendo, voltandosi. + +Papà? + +MATTEI indicando Scarlini. + +Che oggi lo vuoi a pranzo? + +REMIGIA disinvolta. + +Certissimo! Con Eugenia! + +MATTEI. + +E io sarò preciso alle otto! + +SCARLINI sorridendo. + +O.... alle nove! + +MATTEI. + +Il nostro buon dottore!... Ho piacere di fartelo conoscere! È un gran +galantuomo; e di galantuomini non capita di vederne uno tutti i giorni! + +LUIGI + + entra e fa un cenno a Mattei. + +MATTEI + + avvicinandosi a Luigi. + +Cosa c’è? + +LUIGI sottovoce. + +Il signor Federico. + +MATTEI + + vivamente, indicando Remigia. + +Gli hai detto?... + +LUIGI. + +Ho detto soltanto che c’era il deputato Scarlini. + +MATTEI + + serio: a Remigia e ad Alvise. + +Ragazzi, andate di là. + +REMIGIA + + si avvicina a Mattei + interrogandolo con gli occhi. + +MATTEI + + afferma col capo. + +.... Se ti vede così.... + + Indica l’abito d’automobile. + +.... E poi anche Scarlini.... È meglio schivare tutte le occasioni. + + Remigia e Alvise escono insieme a + sinistra, scambiando un saluto con + Scarlini. + +SCARLINI + + dando la mano a Mattei per + salutarlo e vedendolo accigliato. + +Ti secca tanto l’incontro con tuo genero? + +MATTEI + + con un profondo sospiro. + +E dire.... che avrei tutto per essere felice! + +LUIGI + + tien l’uscio aperto mentre + Scarlini esce; — poi lo richiude e + aspetta. + +MATTEI + + cammina su e giù preso un po’ + dall’affanno; — siede alla + scrivania. A Luigi con la voce + alterata. + +Il signor Federico. + + Si mette a scrivere. + +LUIGI via, a destra. + + +SCENA QUINTA. + +FEDERICO SCHMIDT e MATTEI in fine LUIGI. + + +FEDERICO + + entra e saluta Mattei col capo; — + si ferma in piedi, aspettando. + +MATTEI + + scrive osservando Federico. + +Ho subito.... finito. + +FEDERICO. + +Non ho fretta. + +MATTEI c. s. + +Siedi. + +FEDERICO + + prende una sedia; — siede, + accavalla una gamba sull’altra. + +MATTEI continuando c. s. + +Spero.... ti fermerai.... a.... colazione. + +FEDERICO seccamente. + +No. + +MATTEI + + ha una piccola scossa: si frena. + +Torni.... a.... Subiaco? + +FEDERICO non risponde. + +MATTEI sempre c. s. + +Mi ero tenuto libero apposta.... stamattina. + +FEDERICO ironico. + +Grazie. + +MATTEI + + balzando in piedi e gettando la + penna sulle carte. + +Al solito! Qualche nuovo pettegolezzo! + +FEDERICO. + +Perchè subito ti riscaldi? Io prendo sempre tutto con calma. + +MATTEI + + borbottando fra denti. + +Con calma, ma ti vendichi! Oh, se ti vendichi! + +FEDERICO scuotendo il capo. + +Tutélo soltanto il mio onore. + +MATTEI. + +Ma che onore! Preme anche a me il tuo onore! È l’odio, invece, sempre +il tuo odio contro Remigia! + +FEDERICO calmo. + +Io non _odio_, Remigia. L’ho amata molto e questa potrebbe essere forse +una ragione per odiarla _oggi_, se l’amassi ancora; ma non l’amo più. +Oggi non amo, fortunatamente, che me stesso. + +MATTEI + + su e giù, ansimando. + +Oh, gli uomini, che non sanno essere nè interamente buoni, nè +interamente cattivi!... Sono i peggiori! + +FEDERICO. + +Tu t’inquieti, gridi, ti senti male, e invece occorre molta freddezza +per poter ragionare e parlar chiaro. + +MATTEI. + +Ma che!... Inquietarmi!... In cento discussioni, in mezzo ai tumulti +della piazza e della Camera non ho mai perduto il mio sangue freddo! +— Tu non vuoi sentire la verità! È con te che non ci si può intendere! +No! No! + + Con ironia. + +Non sei stato, come ti vantavi di essere, magnanimo e generoso! — +Generoso? — Non hai fatto altro che il tuo dovere! + +FEDERICO + + calmo: strappandosi i fili di lana + dai pantaloni. + +Il mio dovere, sempre. + +MATTEI continuando. + +Bella generosità! Giustizia! — Nè io sono uomo da ingannarti, nè tu +sei uomo da lasciarsi ingannare. Hai voluto, hai avuto le prove più +evidenti che si trattava di una bambinata, di una fanciullaggine, +diventata cosa seria, soltanto per la tua gelosia e le tue scene! + +FEDERICO. + +.... Ma da quel giorno, anche Remigia, perchè non è stata più la stessa +con me? + +MATTEI. + +Colpa tua, non colpa sua! Non hai saputo dimenticare davvero! + +FEDERICO. + +Perchè anche Remigia non ha dimenticato, o almeno.... + + molto ironico + +ha aspettato troppo. + +MATTEI. + +So questo, io, e mi basta: — mia figlia ha giurato che quel tizio non +lo avrebbe più riveduto e ha mantenuta la parola. _Lui_, ha cambiato +di reggimento, è andato in Sicilia. Sono passati quasi tre anni: c’è +ancora e ci resta. + +FEDERICO. + +Ma.... + +MATTEI + + senza lasciarlo parlare. + +Tu, invece, musi, sgarbi, scene! + +FEDERICO. + +Ma lei?... + +MATTEI alzando la voce. + +Non hai più voluto rimanere a Milano; sei venuto direttore delle +cartiere a Subiaco: Remigia ti ha seguito sempre docile, senza la +minima opposizione! + +FEDERICO + + alzando la voce a sua volta. + +Ma con lei, non ho più avuto che un nemico vicino a me; un nemico +freddo e muto che mi gelava il sangue, che mi avvelenava l’esistenza! +Per questo, quando tu le sei corso dietro a Roma, te l’ho data! — Ah! — +Era la liberazione! + +MATTEI. + +Corso dietro! Corso dietro!... Corso dietro niente affatto! Ho dovuto +venire a Roma per il Cotonificio, per la Camera. + +FEDERICO + + con un’alzata di spalle. + +Sei corso dietro a Remigia! + +MATTEI fuori di sè. + +Ebbene, sì! E andate tutti al diavolo! Sono venuto a Roma per prendermi +mia figlia che con te, a Subiaco, intisichiva, crepava! + +FEDERICO. + +Falsità! Falsità! Quando piange, quando ride con quell’aria frivola e +ingenua, falsità! + +MATTEI. + +Ricòrdati: se vuoi esserlo con tua moglie, non ti permetto di essere +villano con mia figlia! + +FEDERICO + + alza le braccia con impeto, ma si + ferma, spaventato, giungendo le + palme verso Mattei. + +No! No! Per amor del cielo! Non devi fraintendermi oggi. Dobbiamo.... +ragionare pacatamente. + +MATTEI + + torna a girare su e giù per + calmarsi. + +Siedi! + + Federico siede: Mattei, continua a + camminare su e giù, poi prende una + sedia, la pianta vicino a Federico + e siede a sua volta. + +Parla. + +FEDERICO. + +Tua figlia, anzi dirò, mia moglie, deve tornare a Subiaco, in casa mia. + +MATTEI + + si volta di scatto, lo fissa, + accavallando le gambe, prendendosi + una gamba fra le mani. + +FEDERICO. + +In casa mia; non _con me_. Appartamento separato, vita separata, ma +deve tornare a Subiaco. + +MATTEI ironico. + +La ragione di questo editto.... imperativo? + +FEDERICO. + +Le _ragioni_. Sono due. Ti domando scusa se devo entrare nei tuoi +interessi. + +MATTEI. + +Liberissimo! + +FEDERICO. + +Sei un uomo pubblico, per ciò i tuoi affari e la tua famiglia, che è +ancora la mia, sono messi in pubblico. Si sa che hai dovuto vendere la +casa di Milano. + +MATTEI + + trasalisce, poi dissimulando. + +.... _Dovuto_, no; ho _voluto_ vendere per un miglior impiego di +capitale. + + Con una sonora risata per calmare + la nervosità. + +Sai, giovanotto?... Non è ancora nato chi possa dare lezioni, in +affari, a Pietro Mattei. + +FEDERICO. + +D’accordo, ma quando ti occupi degli affari degli altri! — Hai venduta +la casa, perchè avevi urgente bisogno di danaro. + +MATTEI colpito. + +Ma.... + +FEDERICO. + +Chi non ti conosce, spiega il tuo sbilancio, appunto, con tutti i +grandi affari degli altri, in cui sei sempre ingolfato, e che non ti +lasciano il tempo di badare ai tuoi. Ciò succede, anche, frequentemente +ai galantuomini. + +MATTEI. + +Grazie. + +FEDERICO. + +Ma invece, chi ti conosce da vicino, pensa e.... _dice_, che tu ti +rovini per il lusso sfrenato di cui circondi e si circonda tua figlia, +cioè, _mia moglie_, la signora Schmidt. Rispondimi francamente: io, che +figura ci fo? — Per il mondo, siamo sempre insieme. + +MATTEI. + +Guadagni dieci mila lire all’anno; sei mila le dai a tua moglie; che +vuoi di più per la tua delicatezza? + +FEDERICO. + +Non c’è proporzione quando se ne spendono tre o quattro volte tanto per +la casa, senza contare.... le _toilettes_. + +MATTEI. + +Remigia, in questo, fa miracoli. Le sue più belle _toilettes_, — me +l’ha detto lei, — le fa da sè, con la Claudina! + +FEDERICO. + +Anche quelle che riceve da Milano o da Parigi? + +MATTEI. + +Pettegolezzi! + + Cambiando. + +Non urtiamoci, senza pro! Del resto, trovo giustissime le tue +osservazioni! + + Con sincerità. + +Provvederemo.... d’accordo, senza che tu mi porti via Remigia. + +FEDERICO. + +Verrà subito con me! Non deve restare un’ora di più nella stessa casa +con quel.... vostro parente! Quel conte Coldoredo! + +MATTEI ridendo. + +Alvise?... Adesso l’hai anche con Alvise? Mio nipote, un ragazzo! + +FEDERICO. + +Scusa; Remigia è sempre una ragazza; il Coldoredo è sempre un +ragazzo.... Ma per te, gli uomini e le donne, non crescono mai? + +MATTEI + + allargando le braccia. + +Dio mio! Sono stati allevati, sono cresciuti insieme.... + +FEDERICO interrompendolo. + +Adesso, intanto, non si vedevano più da cinque o sei anni! — Che +cos’è? Applicato? Vice console?... Era al Cairo e ho saputo che è +stato richiamato per un duello nel quale ha ferito il marito di una sua +amante. + +MATTEI ridendo. + +Una graffiatura; e il marito non era nemmeno un marito.... autentico. + +FEDERICO. + +Chi te l’ha detto? + +MATTEI. + +Alvise. + +FEDERICO riscaldandosi. + +Se tu fossi un po’ meno con la testa al Cotonificio, alla Camera, +al Ministero e un po’ più _qui_, ti sarebbe saltata all’occhio la +sconvenienza di tenere nella stessa casa, con una donna giovane.... +bella, un.... ragazzo che ha delle avventure galanti così sonore da +sentirsene l’eco sino a.... Subiaco! + +MATTEI. + +È stato richiamato a Roma.... pareva per pochi giorni. Mandarlo +all’albergo, il nipote della mia povera moglie? + +FEDERICO. + +Pochi giorni, da quest’inverno! + +MATTEI. + +Doveva andare a Tripoli, doveva andare ad Aden.... + + Cercando di rabbonirlo. + +Adesso te lo manderemo a Zanzibar. + + Risata. + +Sei contento? + +FEDERICO + + con un’alzata di spalle. + +A Zanzibar o a Roma, a me, è soltanto il mio nome che mi preme. + +MATTEI riscaldandosi. + +Non farai il torto a Remigia.... + +FEDERICO interrompendolo. + +Di credere che il Coldoredo sia il suo amante? Ah, no! In tal caso non +vorrei riprendere Remigia; te la lascierei per sempre!... E pianterei +Subiaco, la cartiera, tutto ciò che ho avuto da te! — Ricòrdati. + + Pausa: calmandosi. + +Non è poi la prima volta; ti ho già fatto in proposito qualche +rimostranza. Tu, sempre il sordo e adesso la gente mormora. + +MATTEI lo guarda colpito. + +Subito; oggi stesso; Alvise non resterà un’ora in casa mia! Si spende +troppo; — hai ragione anche in questo. Tu dirai tutto quello che si +deve fare e senza prendere Remigia troppo di fronte, gradatamente, sarà +fatto. Sì; sono debole con Remigia. Non ha salute! — Anche in questo +somiglia a sua madre! — Invece di voler lei a Subiaco, vieni tu, a +Roma. Prima con un po’ di frequenza.... + + Insinuante. + +Di quella piccola nube non c’è più traccia nel suo cuore; non ne +rimanga l’ombra nemmeno nel tuo, — e così, a poco a poco, resti sempre +a Roma, con noi. È il mio sogno la vostra riconciliazione! Sono le +vostre liti, le tue parole dure, i colpi che mi ammazzano! Pensa al mio +lavoro enorme! Fiaccherebbe dieci uomini! A tante ire, scatenate contro +di me, a tanto odio, — e l’odio che più ti ferisce, l’odio degli amici +di una volta.... — Eppure mi sento forte, perchè sento che si finirà +per darmi ragione; ma ho tanto bisogno, in compenso, del riposo della +mia casa, di vedere Remigia contenta, di non essere in urto con te! + + Gli prende una mano, la preme sul + cuore con la sua. + +Non ti ho mai parlato così. Sii buono, tu che _sei_ buono! Avevi tanta +affezione per me.... + + Con un singhiozzo. + +Ero il papà di Remigia e anche il tuo!... + +FEDERICO. + +Affezione e gratitudine. Sempre eterne. Non avevo altro che la buona +volontà di lavorare.... mi hai aiutato. Quando sembrò che Remigia.... + + Vincendo la commozione. + +Hai acconsentito subito e non ero che un povero impiegato. + + Con un tremito nella voce. + +Ti rispetto come un superiore, ti venero come un padre. Ma gli uomini +grandi, non vedono le cose piccole che li circondano! Tu che conosci +tutte le scaltrezze della vita pubblica, nella vita privata sei un +ingenuo. Sai creare i milioni, ma non sai contare le migliaia di lire +e fai dei debiti!... Un uomo di governo sarà forte anche povero: se +ha debiti, sarà sempre sospettato. Ti ho parlato duramente perchè.... +dovevo parlare. — La tua casa?... E la mia? Ormai è il tavolino del +ristorante! — Ho parlato per il bene tuo, perchè ti rispetto, ti +venero. E perchè tu l’ami, ho parlato anche per il bene di.... Remigia. + +MATTEI lo abbraccia. + +FEDERICO sciogliendosi. + +Lasciami andare!... Lasciami andare! Pensa a tutto quello che ti ho +detto! Lasciami andare! + + Via. + +MATTEI. + +Ha ragione!... Sì, ha ragione!... Ha ragione! + + Chiamando forte. + +Remigia!... + + Verso l’uscio, — a destra. + +Luigi! + +LUIGI + + si presenta sull’uscio. + +MATTEI. + +Chiama subito la.... la signora Remigia. + +LUIGI + + attraversa la scena; — va via a + sinistra. + +MATTEI + + camminando di nuovo su e giù. + +Ha perfettamente ragione! + + +SCENA SESTA. + +REMIGIA e MATTEI, poi LUIGI. + + +REMIGIA + + inquieta, studiando Mattei. + +Se n’è andato? + + Mattei sempre c. s. + +REMIGIA. + +Al solito, avrà tentato di metterti su contro di me? + +MATTEI + + sempre c. s. senza rispondere. + +REMIGIA. + +E c’è riuscito! + +MATTEI violento. + +Ha ragione!... Ha ragione!... Bisogna mettersi bene in mente che +Federico ha ragione! + +REMIGIA. + +Oh! Oh! Che progresso nel tuo cuore! Il “tedesco di Milano„ è diventato +Federico! + +MATTEI. + +Sono stato debole e ingiusto anche in questo, non obbligandoti a +riconoscere che tu, che noi, dobbiamo molto a _Fe-de-ri-co_. Ma, +adesso, bisogna persuadersi che ha ragione, e cambiar vita. + +REMIGIA fissandolo. + +Cioè?... Cambiar vita? + +MATTEI. + +Si spende troppo. + +REMIGIA. + +Che c’entra lui? Fa i conti in casa nostra? + +MATTEI. + +Casa anche sua, perchè è tuo marito. + +REMIGIA. + +Benissimo! Làsciati sempre scaldar la testa, così _lui_, otterrà sempre +il suo scopo di spadroneggiare anche qui. + +MATTEI. + +Che scaldar la testa! Al caso, aperti gli occhi! + +REMIGIA. + +Di colpo? Con due sole parole? Ha un gran potere su di te. + +MATTEI. + +Potere, dell’evidenza. Del resto capisco anch’io quando una cosa non +va, e _non va_, ma per non contrariarti, per non darti un dispiacere, +io divento.... vile. — Ti darò la prova che Federico ha ragione, in +due parole. Non ho finora trovato il coraggio di dirtelo, ma.... — Ho +venduta la casa di Milano. + +REMIGIA colpita. + +Hai venduta la casa di Milano? + +MATTEI. + +Occorrevano i danari. + +REMIGIA + + pallidissima, si appoggia al + tavolino. + +MATTEI spaventato. + +Che hai? + +REMIGIA. + +Niente! + +MATTEI. + +Sei diventata pallida! + +REMIGIA. + +Non è niente. Al primo momento, quando m’inquieto. Ma passa subito. È +passato. + +MATTEI. + +Remigia! Remigia! Non mettermi in croce! Quando fai così, io non parlo +più, non si ragiona più, mentre è più che mai necessario di ragionare, +di.... + +LUIGI + + bussa prima, poi entra. + +MATTEI arrabbiandosi. + +Che c’è?... Mai un momento di respiro! + +LUIGI gli dà due dispacci. + +D’urgenza, tutti e due. + +MATTEI + + li apre in fretta; — legge. + +REMIGIA tra sè. + +E adesso?... Adesso?... Come si farà? + +MATTEI + + letto i dispacci, dandoli a Luigi, + in fretta. + +In una busta, chiusa, al Cotonificio, al commendator Waiz! — Presto, +vattene! + + Quando Luigi sta per uscire. + +E non ci sono per nessuno! Sta attento! + + Torna vicino a Remigia e cerca di + calmarla. + +Lo devi capire: quando io non posso fare a modo tuo, mi arrabbio contro +me stesso e sembra che mi arrabbi contro di te. Non è poi nemmeno +il caso di esagerare; di rimedi.... radicali. Io credo che si può +spendere la metà, facendo la stessa figura. Trova modo, tu che hai più +tempo e sei più ordinata, di tenere come una specie di conto corrente, +semplicissimo: — tanto di entrata e tanto di uscita. Perchè, si sa come +entrano, — e ne entrano molti, — ma poi, come escono.... + + ridendo + +mistero! + +REMIGIA. + +Ma _lui_, come ha saputo? + + Con ansietà. + +.... E ti ha detto? Dimmi tutto, tutto! + +MATTEI. + +Ha saputo che ho venduta la casa, perchè avevo bisogno di quattrini. + +REMIGIA. + +Sempre le sue spie! La sua persecuzione! + +MATTEI. + +È tuo marito; si trova responsabile, moralmente, di quello che succede. +Anzi, non voleva più lasciarti a Roma. + +REMIGIA. + +Dove avrei dovuto andare? + +MATTEI. + +A Subiaco. + +REMIGIA. + +Ecco il suo scopo! Riavermi nelle mani per torturarmi! + +MATTEI. + +Che torturarti! Si capisce che è sempre innamorato di te! + +REMIGIA. + +Ti proibisco di dirlo e di pensarlo. + +MATTEI. + +Remigia! + +REMIGIA. + +Certe scene, certe parole, non si dimenticano, non si cancellano! In +noi, resta la ribellione, la rivolta. + +MATTEI. + +Dunque, tanto più! Se non vuoi tornare a Subiaco, bisogna accontentare +tuo marito in tutto il resto. E non c’è bisogno di scalmanarsi, +d’inquietarsi! + +REMIGIA. + +M’inquieto perchè lo capisco, lo so, tu covi sempre dentro di te il +progetto della riconciliazione! + +MATTEI. + +Io non _covo_ niente. Ti dico chiaro che questo sarebbe il mio più +grande desiderio. + +REMIGIA + + borbottando tra denti. + +Per vedermi morire! + +MATTEI stizzito. + +Basta!... Morire o non morire, dipende da te! Ti faccio soltanto +osservare che se tuo marito.... è diventato tuo marito, non l’ho +_covato_ io, ma lo hai voluto tu, — ad ogni costo! — Tu ne eri +innamorata, io ho acconsentito. + +REMIGIA. + +Innamorata, come può esserlo una ragazza che non sa niente di niente. +L’ho conosciuto a una festa da ballo.... Ballava bene. + + Con un profondo sospiro. + +Oh, se avessi avuto la mia mamma! + +MATTEI risentito. + +Se ci fosse stata tua madre, avrebbe fatto quello che ho fatto io, +perchè tu ne eri innamorata e perchè Federico era un bravo uomo! +— Se ci fosse ancora tua madre, sarebbe anche per lei il rodimento +dell’anima la vostra disunione, tanto più che il torto è dalla tua +parte. + + Su e giù c. s. + +La mamma! La mamma! Era più buona di.... + + Cambiando, con malinconia. + +Era più buona di noi, la tua mamma! Questa è la verità! + + Guarda Remigia che si asciuga gli + occhi: si calma, si commuove. + +.... Hai ragione di rimpiangerla! Oh se hai ragione! + + Abbraccia Remigia. + +Il mio risentimento è stato ingiusto! È un vuoto, una mancanza, che +tutti i giorni, tutti i giorni si sente di più! + + La stringe sul cuore: le bacia i + capelli. + +Quante cose avrebbe potuto vedere, prevedere, evitare.... + + Remigia piange più forte sul petto + di Mattei. + +La mamma sì.... — lei lo avrebbe potuto.... ti sarebbe stata sempre +vicina.... + + Le accarezza ancora i capelli. + +Io ho appena il tempo di volerti bene e di accontentarti, forse al +di là del ragionevole.... appunto perchè ti è già toccata la grande +disgrazia che si sente sempre.... di non avere la mamma! + + Pausa. + +Anche Alvise!... È meglio che gli parli tu stessa, non vorrei che se ne +avesse a male. E poi, io, quando lo vedo? + +REMIGIA + + fissando Mattei maravigliata. + +Alvise? + +MATTEI. + +Non deve più restare in casa nostra. Deve andare all’albergo; oggi +stesso. — Qui, in casa con te, non è conveniente. + +REMIGIA inquietissima. + +È stato lui?... Te l’ha detto lui? + +MATTEI. + +Lui e io. È un’osservazione che abbiamo fatta insieme. + +REMIGIA. + +Che cosa ti ha detto? Dimmi tutto quello che ti ha detto. + +MATTEI. + +Che la gente mormora, che.... + +LUIGI + + bussa, c. s., poi entra. + +REMIGIA stizzita. + +Finitela! Non venite sempre innanzi e indietro! + +LUIGI + + dando a Mattei un dispaccio e la + ricevuta. + +È riservatissimo, occorre la sua firma sulla ricevuta. + +REMIGIA + + batte i piedi per terra, + nervosissima. + +MATTEI + + firma in fretta e dà la ricevuta a + Luigi. + +LUIGI via. + +MATTEI + + apre il dispaccio, distratto: poi, + subito, vivamente, non pensando + più ad altro. + +In cifre! Il ministro del Tesoro! La risposta all’_ultimatum!_ + + Corre alla scrivania, cercando, + buttando tutto sossopra. + +Era qui!... Era qui! Adesso! Poco fa!... L’ho messo qui! + +REMIGIA dopo un momento. + +Cosa cerchi? + +MATTEI. + +Il cifrario! + +REMIGIA + + vedendo un libretto per terra, + sotto la scrivania. + +È questo? + +MATTEI. + +Sì. + + Prende un foglietto di carta e + traduce il dispaccio col cifrario, + a mezza voce. + +80-1-75 dia corso.... contratto.... officine ferroviarie.... +_Paros_.... italo-americane.... + + Continua a decifrare il dispaccio + col viso illuminato dalla + contentezza. + +Finalmente!... L’hanno capita!... Hanno ceduto! + + c. s. + +raccomandando.... 707.... + + Forte. + +Luigi! + +LUIGI si presenta. + +MATTEI. + +Una carrozza, subito! + +LUIGI via. + +MATTEI + + rilegge tutto il dispaccio + trascritto sottovoce, poi lo + straccia, getta i pezzi del + foglietto nel cestino e mette il + dispaccio ricevuto in un grande + portafoglio di pelle nera; — + borbottando tutto contento. + +Troppi milioni! Troppi milioni! + + A Remigia. + +Dammi il cappello! Il soprabito! + + Remigia lo aiuta a indossare il + paltò. + +.... Non capiscono che è quando se ne spendono pochi, meno del +necessario, che son buttati via! + +REMIGIA. + +E Alvise?... + +MATTEI sorpreso. + +Alvise? + +REMIGIA. + +Sì! Alvise? Cosa gli devo dire? + +MATTEI. + +All’albergo! All’albergo! Ci sono tanti alberghi a Roma! — Il +compromesso?... La minuta del compromesso stipulato con l’ingegner +Morgan? + + Mentre va al forziere e lo apre. + +Non potevano decidersi otto giorni prima? — No! — + + Mentre fa passare carte e lettere. + +Per poi rifare, quello che già era stato fatto e disfatto! + + Trova il compromesso. + +Eccolo! + + Chiude il forziere. + +E dire che ho lavorato tutta notte, per poter avere una mattina libera! + + A Remigia mentre mette il + compromesso col dispaccio nel + portafoglio. + +.... Capirai! Alvise è diventato un giovanotto! Si mette a fare anche +lo spadaccino!... Sì! Sì! Oggi stesso mandiamolo all’albergo! + +REMIGIA sempre nervosa. + +Ma lui, lui?... Mio marito? + +MATTEI. + +Federico? + +REMIGIA. + +Sì. Che cosa ti ha detto? — Dimmi la verità. + +MATTEI. + +Niente che possa offenderti. Del resto, anche andando all’albergo, +non bisogna esagerare nemmeno dall’altro verso! Alvise potrà sempre +venire a pranzo da noi.... Cioè, sempre no! Ma se non tutti i giorni, +almeno.... — E la corrispondenza col direttore delle officine?... — +L’ho al Ministero! + + A Remigia. + +Adesso, capirai, tocca a me di riguadagnare tutto il tempo che loro mi +hanno fatto perdere! + + Vedendo comparire Luigi; + arrabbiandosi. + +E questa carrozza? + +LUIGI + + che non ha avuto tempo di parlare. + +Pronta! + +MATTEI. + +Perchè non dirmelo, tartaruga? + + Abbracciando Remigia. + +Consolati, tu che ci tieni. Il tuo papà resta Eccellenza! Sempre così! +Fare.... disfare.... per tornar a fare quello che voglio io! + +LUIGI via dopo Mattei. + +REMIGIA + + si lascia cadere sopra una + seggiola accanto alla scrivania, + muta, atterrita. — Lunga pausa. + +E adesso?... Adesso?... Alvise? + + Si alza di colpo; si avvia + risoluta, verso l’uscio a + sinistra. — Entra Alvise. + + +SCENA SETTIMA. + +REMIGIA — ALVISE. + + +ALVISE + + sull’uscio a sinistra: chiamando + piano Remigia. + +Pst! + + Guarda se Mattei è andato via. + +REMIGIA. + +Sì!... Vieni! + +ALVISE. + +Ti aspettavo! Sono sulle spine; sai che è urgente. Il Gardani, aspetta. +È fatto? + +REMIGIA accenna di no. + +ALVISE sossopra. + +No? + +REMIGIA fuori di sè. + +Non ne ha! Ha dovuto vendere la casa di Milano! + +ALVISE. + +Vendere?... Lo zio?... La casa di Milano? + +REMIGIA. + +Mi ha fatto una scena perchè spendo troppo! Mi ha strapazzata! — Ho +tanto pianto! + +ALVISE atterrito. + +Proprio in questo momento.... È un disastro! + +REMIGIA. + +Non pigliartela col papà, adesso.... + +ALVISE. + +Ma se anch’io gli voglio bene, quasi come te! Se mi avesse lasciato +fare non mi sarei battuto già dieci volte per lui! — Ma, ha proprio +dovuto venderla la casa, o l’ha venduta, così per.... + +REMIGIA interrompendolo. + +Dovuto! Dovuto! + + Con un nuovo spavento. + +Oh Dio mio! E la Jourdain? La Jourdain? + +ALVISE. + +Chi è? + +REMIGIA. + +La mia sarta! Ha minacciato di mandare il conto a mio marito! + +ALVISE. + +Tuo marito non la pagherà e la sarta avrà quello che si merita. + +REMIGIA. + +Subito, invece! E con che gioia! Per il gusto di vendicarsi; per +costringermi a tornare a Subiaco; per farmi morire d’inedia, per +obbligarmi a fare la serva! + +ALVISE. + +Non esagerare! + +REMIGIA. + +E anche tu! + +ALVISE. + +Io? + +REMIGIA. + +Oggi stesso, fuori di casa! Devi andare all’albergo! Lo ha imposto lui, +al papà, perchè.... + + ironica + +la gente mormora! + +ALVISE. + +Andrò all’albergo! Che male c’è? Non ci vedremo lo stesso? La cambiale, +cara mia! l’amico Gardani, altro che l’albergo! + +REMIGIA con le lacrime. + +Ma pure aveva promesso.... + +ALVISE. + +Non può! Non può! Sai che è agente di cambio? Ha perduto alla Borsa; +non può! + +REMIGIA. + +Per causa mia, povero Alvise! Per me! È proprio vero! Come sono stata +spensierata, pazza! + +ALVISE. + +Non inquietarti! Non devi inquietarti, perchè non hai niente da temere. +Sulla cambiale non c’è che la mia firma. + +REMIGIA. + +Ma i danari, ma il debito è mio! + +ALVISE. + +Questo, bada, nessuno lo deve sapere. Non lo sa nemmeno il Gardani! +— Del resto, fra di noi, abbiamo sempre fatto un po’.... da buoni +fratelli. Cercherò, m’ingegnerò, — lo ripeto, — non inquietarti! Se +fosse possibile, dando un acconto, di rinnovarla almeno per quindici +giorni, affretterei intanto la mia nomina e una volta a Zanzibar, tutti +gli affari.... + + Respirando. + +Ah, si trattano a lungo respiro! + +REMIGIA. + +No! Non andrai! Me lo hai promesso, giurato. + + Fissandolo. + +Ricordati: prima di te, non ho amato che un uomo, mio marito. Non ho +da rimproverarmi, _con chi tu sai_, che le sue passeggiate a cavallo, e +lo scambio di due bigliettini inconcludenti. Tu non hai più diritto di +abbandonarmi! + +ALVISE sincero. + +Ma se mi sanguina l’anima al pensiero di partire, per te e, ti +dico la verità, anche per Roma!... Ma come si fa!... — Per il punto +d’onore — giuoca, giuoca, giuoca, per poter pagare: s’è formata.... +la valanga!... Adesso, poi, figùrati, con l’acqua alla gola e lo zio, +furente contro di me, furente contro di te.... + +REMIGIA. + +Furente, il mio papà?... Povero papà! Fatta la sfuriata, se n’è andato +abbracciandomi già sereno, dicendomi: resto Eccellenza! + +ALVISE + + fissa Remigia senza ben capire. + +REMIGIA. + +Sai come fa presto a cambiar d’umore! Ha ricevuto un dispaccio dal +ministro del Tesoro, che gli ha fatto piacere e ha dimenticato tutto! + +ALVISE colpito. + +Dopo ricevuto un dispaccio del ministro del Tesoro che gli ha fatto +piacere, ti ha detto “resto Eccellenza„? + +REMIGIA accenna di sì. + +ALVISE. + +Resto ministro? + +REMIGIA c. s. + +ALVISE + + ha uno scoppio di allegria; — + l’abbraccia. + +Che lampo! Che luce!... Che luce di milioni! + +REMIGIA + + tra l’inquietudine e la speranza. + +Tu.... scherzi.... per consolarmi un po’? + +ALVISE + + sempre allegrissimo. + +Non leggi i giornali, mai.... La figlia di un ministro? Se lo zio, se +il papà ti ha detto che resta Eccellenza, vuol dire che hanno accettato +le spese ferroviarie! — Non sai che le spese.... ferroviarie, sono la +nostra salvezza? + +REMIGIA. + +Ti prego! Ti supplico! Non è il momento di scherzare. + +ALVISE. + +La nostra salvezza è Gardani? — Le spese ferroviarie sono la salvezza +di Gardani, dunque anche la tua e la mia. + +REMIGIA. + +Mi rendi nervosa! Mi fai star male! + +ALVISE ridendo. + +Prendo una carrozza — non più a piedi! — Il tuo sogno, l’automobile, +spunta sull’orizzonte! — Vado a dire in un orecchio al Gardani che le +spese ferroviarie sono state accettate e la nostra cambiale... ma che +cambiale.... + + Facendo cenno con le dita e con la + bocca di riscuotere molto danaro. + +Chh!... a _volonté!_ + +REMIGIA stizzita. + +Ha ragione il papà! Sei sempre un ragazzo! + +ALVISE. + +Sai cos’è la _Borsa?_ + +REMIGIA. + +Sì. + +ALVISE. + +Lo sai, o non lo sai? + +REMIGIA. + +Sì! Sì! + +ALVISE. + +La _Borsa_ è un luogo nel quale, quando io so, — prima che lo sappiano +gli altri, — che mio zio, come te l’ha detto in questo momento, resta +ministro, tu puoi pagare tutte le Jourdain nazionali e internazionali, +presenti.... e anche future! — Più a Subiaco! Più a Zanzibar. — +Si resta a Roma! — Evviva Roma! — Mio zio, vuol fare economia? — +Benissimo! Farai senza dei denari di papà! Te li darò io! + + c. s. + +Chh! Chh! a _volonté!_ + +REMIGIA + + rassicurata; sorridendo con ironia + scherzosa. + +Tu? + +ALVISE. + +Soltanto.... ci vorrebbe qualche particolare preciso. Cerca di +ricordarti. Che cosa hai potuto capire? + +REMIGIA. + +Io avevo altro per il capo, in quel momento! Il dispaccio era in cifre. + +ALVISE contrariato. + +In cifre?... + +REMIGIA. + +Il papà ha preso il cifrario, lo ha tradotto sopra un foglietto, poi mi +pare che lo abbia lacerato e buttato via.... nel cestino. + +ALVISE. + +Nel cestino?... Cerchiamo! Cerchiamo insieme! + + Corre con Remigia a prendere il + cestino; lo rovescia, si curvano + a cercare fra i pezzetti di carta: + Alvise ne sceglie due o tre. + +Eccolo! Eccolo! + + Leggendo a Remigia. + +Ferrov.... — Ferroviarie!... + + Si alza, impallidendo. + +Luigi! + +REMIGIA + + spaventata si mette dinanzi + ad Alvise e al cestino, per + nasconderli a Luigi: poi si + avvicina piano verso l’uscio + ascoltando: sottovoce. + +No!... Luigi.... Non c’è!... + + Mettendo una mano sulla mano di + Alvise che fa per ricominciare a + leggere i pezzetti di carta. + +E poi?... Il papà? + +ALVISE + + con un’alzata di spalle. + +Non.... facciamo niente di male! + +REMIGIA c. s. + +Giura! + +ALVISE. + +Nè male.... nè bene! Cioè, un bene per noi che non fa male a nessuno! + + Pallido e inquietissimo, + continua a cercare i pezzetti del + telegramma, leggendoli sottovoce. + +.... Sue.... con.... + + A Remigia spingendola verso + l’uscio a sinistra. + +Là! Là!... Sta attenta! + + La segue con gli occhi, inquieto, + mentre continua a scegliere i + pezzetti del telegramma e caccia + l’altra carta nel cestino. + +REMIGIA + + ritornando verso Alvise: + sottovoce. + +Non c’è nessuno! + +ALVISE + + indicandole di restare vicino + all’uscio. + +Sta attenta!... Sta attenta! + + Sempre c. s. + +Proposte.... raccomando.... + + Cala la tela. + + + FINE DEL PRIMO ATTO. + + + + +ATTO SECONDO. + + +La stessa scena come nell’atto primo. Sulla scrivania non c’è più la +macchinetta del caffè, nè la chicchera; invece una bottiglia d’acqua e +un bicchiere. + + +SCENA PRIMA. + +Mentre si alza la tela, la scena è buia. Entra LUIGI. Apre, prima a +destra, poi a sinistra, i due bottoni della luce elettrica; — entra +PONTEDERA. + + +LUIGI a Pontedera. + +Sua Eccellenza sarà di ritorno alle dieci dal pranzo di Sua Maestà. +Ho ricevuto l’ordine da Sua Eccellenza, — se il signor dottore veniva +prima delle dieci, — di pregarla di voler avere la compiacenza di +accomodarsi qui, e di voler aspettare Sua Eccellenza! + +PONTEDERA sorridendo. + +Ti faccio i miei complimenti, vecchio Luigi! Sei diventato un vero +maestro di cerimonie! E i baffi? Non corrono più nessun pericolo? + +LUIGI + + sorridendo a sua volta. + +Pare.... di no. + + Via. + +PONTEDERA + + cantarellando sottovoce apre una + scatola di sigarette; accende una + sigaretta; dopo la prima boccata + entra Remigia. + + +SCENA SECONDA. + +PONTEDERA e REMIGIA. + + +REMIGIA + + abbigliata elegantemente con una + ricca collana di brillanti al + collo. + +Come? Venivo a cercare il mio papà e invece, chi trovo?... Il pedante +brontolone! + +PONTEDERA + + indicando la sigaretta. + +Che ha commesso un furto! + + Fa per mettere la sigaretta sopra + un piattellino. + +REMIGIA. + +Fuma pure! Anzi, fumerò anch’io una sigaretta, se il signor dottore non +ha nulla in contrario! + +PONTEDERA. + +Tutt’altro! Ti offro io stesso l’astuccio dei veleni! + +REMIGIA con intenzione. + +Ti piacerebbe.... avvelenarmi? + +PONTEDERA. + +È una cosa che noi dottori non possiamo fare.... altro che senza +saperlo! + +REMIGIA. + +Sei venuto soltanto per salutarlo il mio papà? — Adesso sta veramente +bene! + +PONTEDERA + + marcando la differenza che Remigia + non avverte. + +Da qualche giorno, _si sente bene_. Tra il Ministero, gli affari, +non mi riesce di agguantarlo altro che nel momento in cui sta per +rintanarsi!... Sono venuto anche per te; per la mia visita di congedo. + +REMIGIA. + +Torni a Milano? + +PONTEDERA. + +Domani. Pur troppo le mie vacanze sono finite! Luigi mi ha detto che +Pietro sarebbe ritornato verso le dieci, e di aspettarlo. + +REMIGIA. + +Anch’io, sai? Non lo vedo quasi più il mio papà. La mattina, quando gli +dò il buongiorno, e la sera, quando gli vengo a dare la buona notte! +Colazione.... la fa quasi sempre in fretta al Ministero. A pranzo, +o ritorna a casa ad ore impossibili, o ha qualche invito ufficiale. +Stasera è a pranzo a Corte. + +PONTEDERA. + +Me l’ha detto Luigi. + +REMIGIA. + +Per questo — per poterlo almeno salutare! — ho fatto sapere ai miei +amici che stasera avrei ricevuto molto più tardi! + +PONTEDERA. + +Oh! Oh!... Serata di gala? + +REMIGIA. + +Non fare dell’ironia, anche a proposito dei miei ricevimenti. Una volta +davo tre _soirées_ in settimana, adesso.... uno solo e pochissimi amici +del mio papà: funzionari e funzionarie. È il peso della rappresentanza. +Si fa un po’ di musica, quattro salti.... Una tazza di tè, un bicchiere +di _champagne_.... Perchè mi guardi così? + +PONTEDERA. + +Ammiro la tua _toilette_. + +REMIGIA. + +Ti piace? È dell’anno scorso. Ha un anno! + +PONTEDERA. + +Si vede, che è giovane! + +REMIGIA. + +Dopo che abbiamo salutato il papà, vieni anche tu, di là?... No? + +PONTEDERA + + mostrando che è in giacca. + +Guarda: l’abito non fa il monaco, ma fa il gentiluomo. + +REMIGIA. + +Prendi una carrozza e in un quarto d’ora sei di ritorno, in punto e +virgola! La verità è che _tu_ non mi puoi soffrire! E dici di voler +bene al mio papà! + +PONTEDERA sorridendo. + +Se fosse precisamente per questo?... Perchè tuo padre ti ama troppo? + +REMIGIA. + +Gelosia, allora? + +PONTEDERA + + scrollando il capo. + +Timore. + +REMIGIA scherzando. + +Mauro, Mauro, mi fai insuperbire! + +PONTEDERA. + +No! No! Alla mia età, le belle signore, non mi fanno più paura altro +che per i miei amici. Ti temo.... per tuo padre. + +REMIGIA + + corrugando le ciglia. + +Perchè? + +PONTEDERA. + +Te l’ho già detto il perchè. Ti ama troppo. Non bisogna mai amare gli +altri più di noi stessi. È un amore contro natura e perciò morboso e +colpevole. + +REMIGIA. + +Quando si ama davvero, si ama sempre più di noi stessi. + +PONTEDERA. + +Le amanti; non le figliuole. + +REMIGIA. + +Perchè questa differenza? + +PONTEDERA. + +Perchè le amanti sono disturbi passeggeri. Come i flemoni, durano +soltanto finchè dura l’infiammazione. Poi, le amanti, si prendono +già coi loro difetti; anzi per lo più, è soltanto per i loro difetti +che si possono prendere. Invece, le figliole sono il nostro prodotto, +soprattutto morale. La nostra gioia.... non sempre, ma sempre la nostra +responsabilità. Bisogna per ciò allevarle con amore, ma soprattutto +educarle.... con rigore. + +REMIGIA. + +E i figliuoli? + +PONTEDERA sorpreso. + +Figliuoli e figliuole, s’intende! + +REMIGIA. + +Allora, scusa una domanda. Te.... chi ti ha educato? + +PONTEDERA ridendo. + +Brava! Mi hai data la lezione che mi merito! Bravissima. + + Chiamata al telefono. + +REMIGIA + + andando al telefono. + +Certo, il papà! + +PONTEDERA. + +Dirà che non può venire! + +REMIGIA al telefono. + +Pronti!... — Con chi parlo?... + + Voltandosi a Pontedera. + +Non è il papà! È Scarlini. + + Di nuovo al telefono. + +No! Non è ancora tornato!... — Sì! Certissimo!... Ha detto alle +dieci!... — Sì! anche il dottor Pontedera è qui ad aspettarlo!... +— Come? Eugenia è andata al Costanzi? Proprio stasera?... Viene +dopo teatro?... — Allora le perdono!... — Sì! sì.... Va bene!... A +rivederci! + + Toglie la comunicazione: entra + Mattei. + + +SCENA TERZA. + +PONTEDERA — REMIGIA — MATTEI, in frak, soprabito col bavero alzato e +cappello a cilindro. Al collo, la commenda Mauriziana. + + +MATTEI + + di buonissimo umore. + +Qualche seccatore?... Gli avrai risposto, spero, che non si sa quando +torno? + +REMIGIA. + +È Scarlini, + +MATTEI. + +Meno male. + +REMIGIA. + +Viene adesso, per parlarti. + +MATTEI. + +Sarà per il giornale. Vorrà le indiscrezioni del pranzo! + + Ridendo. + +Sta fresco! + + Si sbottona il paltò per levarselo + e ripiega il bavero, ma poi lo + rialza subito, comicamente, + per nascondere la commenda a + Pontedera. + +Il prezzo del tradimento! + + Risata. + +REMIGIA + + ripiegandogli il bavero. + +No! Stai così bene in frak con la commenda! + + Gli leva il cappello e il paltò. + +Non è vero, Mauro, com’è bello, così, il mio papà? + +MATTEI + + voltandosi a Pontedera. + +Sono bello? + +PONTEDERA. + +Un arco baleno! + +MATTEI + + osservando Remigia. + +Ma.... anche tu.... Lascia vedere.... hai una certa commenda al +collo.... + + Fissando la collana e oscurandosi + in viso. + +Non te l’ho mai vista? + +REMIGIA. + +Sì, papà, tante volte! + +MATTEI. + +No. + +REMIGIA nervosa, in fretta. + +Perchè non ci hai mai badato!... Non ti ricordi, il cambio che ho fatto +con le mie perle, quelle del matrimonio, col braccialetto che mi hai +portato da Londra, con tanti altri _bijoux_? + + Chiamando forte. + +Luigi! + +LUIGI entra. + +REMIGIA. + +Prendi la roba del papà! + +MATTEI subito, a Luigi. + +Bravo! Amicone! + + Indicando che vuol levarsi il + frak. + +Portami la _redingote_, la giacca, quello che vuoi! + +LUIGI + + esce con la roba e rientra con un + altro abito. + +REMIGIA. + +Devo telefonare a Scarlini che sei tornato a casa? + +MATTEI di buon umore. + +Non ha già detto che verrà?... + +REMIGIA. + +Sì. + +MATTEI. + +E allora lascia correre! + + A Pontedera. + +Dieci minuti di riposo tra un esercizio e l’altro!... Precisamente come +al Circo Equestre! + + Ridendo. + +Non dicono che sono un _clown?_... un trasformista?... un +equilibrista?... Dunque, musica! _Cium! Cium!_ Il celebre acròbata, +Pietro Mattei, si presenterà dinanzi a questo colto pubblico +maravigliandolo con nuovi salti e capriole! + + Si leva la commenda, la consegna + a Luigi che con Remigia lo ha + aiutato a mutarsi d’abito; — a + Luigi, con comico rispetto. + +Nell’astuccio, come una reliquia! Non è benedetta.... ma ha avute tante +benedizioni! Però, se sono portentosi i salti del vecchio _clown_ + + a Pontedera + +per lui, non saranno salti mortali! + + Con la gioia che gli brilla negli + occhi. + +Saranno mortali per le camorre, per le clientele, per le mangerie dei +fornitori, dei mediatori, per quella piovra che si chiama burocrazia, +la quale complica e ritarda ogni movimento, dissanguando lo Stato! — +Ma quante ire, quanto odio!... E come mi fa piacere il sentirmi così +combattuto, così odiato! + + Risata. + +Mi raddoppia la lena! mi.... ringiovanisce! — Buffone! Saltimbanco! — +_Cium! Cium!_ Avanti signori! È il vecchio _clown_ questa volta, che fa +ballare gli inetti, i bricconi, gl’imbroglioni! — Avanti! Pagatemi pure +con moneta lurida! Con le ingiurie! Non potrete mai darmi del ladro, e +per questo il più forte sarò sempre io! + +REMIGIA. + +Non gridare, papà! + +PONTEDERA. + +Non inquietarti! + +MATTEI. + +Inquietarmi? Se sono l’uomo il più sereno e il più felice del mondo? + + A Pontedera. + +Sai il perchè?... + + Lo fissa: allude al Re. + +Non mi sento solo e con quello là.... + + Si picchia col dito in mezzo alla + fronte. + +Te lo dico io! Andiamo bene! È.... + + risata + +un bravo ragazzo!... Lasciami, lasciami lavorar di piccone contro tutto +questo vecchiume ingombrante che toglie l’aria e la luce, e dirai anche +tu, uomo dei pregiudizî, che questa volta ho fatto bene a dir di sì, a +non dormire sugli ideali, a non ridurre il mio berretto frigio.... un +berretto da notte! + + Si ferma. + +Senza accorgermene vi minacciavo un discorso! + + Risata. + +Cosa vuol dire le cattive abitudini! + + Si sente suonare il pianoforte + dall’uscio lasciato aperto da + Remigia. + +Senti?... I tuoi invitati stanchi di aspettarti, cominciano a mormorare +sul pianoforte! + +REMIGIA + + entra un momento; — ritorna subito + e richiude l’uscio. + +Non c’è che Alvise con i signori Martinelli e la marchesa Lébori. + +MATTEI. + +Va! Va! Non farti aspettare! + +REMIGIA. + +Verrai anche tu più tardi? + +MATTEI. + +Se non sarò troppo stanco.... + +REMIGIA. + +Se vai a letto, chiamami prima. Voglio darti la buona notte! + +MATTEI. + +Intanto, un bacio. Se me ne avrai dato uno di più, te lo renderò! + + Abbracciandola. + +Divertiti, cara. + + +SCENA QUARTA. + +MATTEI — PONTEDERA. + + +PONTEDERA. + +Quel.... conte Alvise, tuo nipote, non doveva andare a Zanzibar? + +MATTEI. + +E ci andrà; prestissimo. Deve dare ancora non so che esame; ma ci andrà +presto, a Zanzibar o a Tripoli. + + Diventando serio. + +Perchè mi fai questa domanda?... Hai veduto mio genero?... Ti ha forse +detto qualche cosa? + +PONTEDERA. + +Ho incontrato Federico, giorni fa, alla posta. Abbiamo fatto insieme un +po’ di strada. Mi ha invitato ad andare a Subiaco, ma non mi ha parlato +nè di te, nè di sua moglie. + +MATTEI. + +In ogni modo, il signor Schmidt non avrebbe nessuna ragione di +brontolare. Alvise, non solo è andato fuori di casa mia, ma ci viene +anche ben di rado; quando abbiamo qualche pranzo, qualche ricevimento. +Chiudere la porta in faccia alla gente, capirai, non si può. + +PONTEDERA. + +Certo! Remigia non si adatterebbe.... + +MATTEI interrompendo. + +Remigia?... Lei?... Ma lei si adatterebbe a tutto! Remigia non ha che +una volontà, un desiderio, accontentarmi!... Voi non la conoscete bene; +per questo, siete tutti ingiusti con lei! + +PONTEDERA. + +Io dicevo soltanto.... + +MATTEI. + +Non dir niente, che sarà meglio! + +PONTEDERA. + +Non dico niente.... + +MATTEI. + +Il signor Schmidt.... tutti!... Vi siete messi in mente che Remigia +abbia lei la smania di ricevere, e questo non è vero! Sono io! — I +miei colleghi, i miei funzionari, le loro famiglie.... Bisogna pur +ricevere tutta questa gente! Remigia, appunto, si sobbarca a un monte +di noie, per sollevarmi dalle seccature, dal peso delle visite e dei +complimenti. + +PONTEDERA. + +Scusa, non parliamo di tua figlia perchè, come Domeneddio, non +va nominata invano. — Ho sentito che di là c’era tuo nipote. Ora, +siccome — saranno più di quindici o venti giorni — mi hai detto che +doveva partire _subito_ per Zanzibar, così m’è sfuggita una domanda +innocentissima. + +MATTEI. + +Sei sempre padrone di domandare tutto quello che vuoi! + +PONTEDERA. + +Sei tu che mi hai detto che non volevi più saperne di ricevimenti, +anche per non dar ombra a tuo genero, e che volevi restringerti nelle +spese, perchè ti eri accorto che spendevi troppo. Io non entro mai, di +mia iniziativa, nei fatti e negli interessi altrui. + +MATTEI. + +_Altrui_. Io non credevo di essere per te un.... _altrui_. + +PONTEDERA sorridendo. + +Sono un istrice, — lo dici tu stesso, — e pungo senza accorgermene! + +MATTEI + + prendendolo sotto braccio. + +Sai ciò che mancava in casa nostra, non per colpa di Remigia, ma +per colpa mia? — L’ordine. — Messo un po’ di ordine, adesso si va +come l’olio. Si fa la figura di prima e si spende la metà. — La +disgrazia mia e di Remigia, è una sola. Federico. Non che sia cattivo, +tutt’altro! Ma.... _amare_ finisce ad essere un male invece di un bene, +quando non sappiamo anche farci amare! + + +SCENA QUINTA. + +LUIGI e DETTI — poi SCARLINI; in fine la voce di ALVISE. + + +LUIGI. + +L’onorevole deputato Scarlini. + +MATTEI + + di nuovo allegrissimo. + +Avanti! Avanti! + + A Pontedera. + +Non andar via! Scarlini lo conosci; siete diventati amici. — E poi +a quest’ora ha il giornale e non può fermarsi. Faremo ancora quattro +chiacchiere, finchè vado a letto. + + A Scarlini, ridendo. + +Se sei venuto per informazioni e indiscrezioni, mi tenti invano. +Girandola, Giano-bifronte, ma il Repubblicano di Sua Maestà è +incorruttibile! + +SCARLINI + + dopo aver scambiato in fretta una + stretta di mano con Pontedera, + sottovoce a Mattei. + +Devo annunciare subito nella prima edizione della _Parola_, che uscirà +domattina, la tua querela all’_Avanguardia_. + +MATTEI. + +Io, dar querela? + +SCARLINI continuando, c. s. + +Per un articolo contro di te! + +MATTEI forte. + +Diventi matto! + +SCARLINI. + +Bisogna annunziare subito a tutti i giornali d’Italia che darai querela +all’_Avanguardia_, e devi darla. + +MATTEI + + risponde a Scarlini con una + risata: — a Pontedera, che fa per + andarsene: con forza. + +Fermati! Non ho mai avuti segreti per gli amici. + + A Scarlini. + +Parla ad alta voce. + +SCARLINI forte. + +Io ti sono amico e ho grande stima di te: te l’ho provato alla Camera; +te l’ho provato nel mio giornale. Io ho sempre ammirata la stoica +fermezza dell’animo tuo contro tutte le ingiurie, contro i più volgari +epiteti. Ne ridevi?... — Ho riso con te. Oggi no. Oggi, devi dar +querela. + +MATTEI. + +Ho fatto giuramento a me stesso: finchè non si attenterà all’onestà +dell’uomo privato, padronissimi d’inventare quello che vogliono; me ne +infischio. + +SCARLINI. + +Ma.... + +MATTEI. + +La più grande forza dell’uomo pubblico, dell’uomo di Stato è +l’indifferenza. Guarda i grandi! + + A Pontedera. + +Guardate Cavour!... E ha avuto, oppositore atroce, un Garibaldi! + +SCARLINI. + +Ma Cavour non è mai stato accusato di affarismo; di una losca +operazione di Borsa! + +MATTEI + + un grido terribile: quasi + avventandosi contro Scarlini. + +Chee?... + +PONTEDERA calmandolo. + +Pietro! Pietro! + +MATTEI + + dà una forte scrollata di spalle. + +Risponderò a quella gente, che le mie mani sono troppo pulite per +sbatterle sulla loro faccia.... sporca! + + Risata, ma nervosa, cominciando a + ansimare, esaltandosi. + +Un gioco di Borsa, io?... Almeno, il verosimile!... Quando mi dànno +del voltafaccia, quando dicono che ho voltato casacca per l’ambizione, +per indossare la livrea di corte, vivaddio per gl’imbecilli, questo +può essere ancora _verosimile_, ma accusare di turpi speculazioni un +uomo che, se soltanto si fosse occupato degli affari propri invece +di occuparsi degli affari del pubblico e dello Stato, sarebbe ricco, +straricco, è stupido, è ridicolo, è grottesco! Grottesco! + +PONTEDERA. + +Non inquietarti! Non gridare! + +SCARLINI. + +Il tuo non è ragionare, non è rispondere! E all’articolo +dell’_Avanguardia_ bisogna rispondere! + +MATTEI. + +Ma trent’anni di vita onesta, non rispondono per me? La mia.... quasi +povertà non risponde per me?... Sono trent’anni che maneggio milioni. + + Battendo sullo scrigno. + +Questa è la mia cassa! Apritela! Sì e no, vi troverete mille lire, +di mio! Non dò querela. A poco a poco.... bisogna abituarsi a tutto! +Prima non ho più avuto ingegno, — sono diventato una bestia! — Poi non +ho avuto più carattere!... Adesso non ho più nemmeno onestà! Non sono +più nemmeno un galantuomo!... Bisogna abituarsi! Abituarsi a tutto e +poi.... + + Si lascia cadere sulla poltrona + spossato. + +Abituarsi a tutto.... o crepare. + + Dopo un momento; a Scarlini. + +Questo giornale.... dammelo. + +PONTEDERA + + va alla scrivania, versa un mezzo + bicchier d’acqua. + +MATTEI + + sempre più abbattuto, guarda + Scarlini, guarda Pontedera, col + giornale stretto, gualcito, nella + mano tremante. + +PONTEDERA + + gli offre l’acqua da bere. + +MATTEI. + + Beve. + +Grazie. + + Apre il giornale. + +SCARLINI indicando. + +Seconda pagina. Terza colonna. + +MATTEI leggendo. + +“Il fasto....„ + + Colpito. + +Il fasto?... + + Torna a leggere. + +“Il fasto e i fasti di una nuova Eccellenza — Dai giuochi acrobatici, +ai giuochi di Borsa!„ + + Legge piano tutto l’articolo: + il suo respiro diventa sempre + più affannoso, il volto terreo, + spaventoso: per la prima volta + ha una contrazione, una smorfia + prodotta dalle pulsazioni + trasmesse dai grossi vasi del + collo. — Dopo letto, dà il + giornale allo Scarlini; rauco. + +Sì!... Sì!... Querela!... Querela!... Con la più ampia facoltà di prova. + +SCARLINI. + +S’intende. + + Dà il giornale a Pontedera che lo + legge a sua volta. + +MATTEI borbottando. + +La galera a quella gente!... La galera. + +SCARLINI + + a Pontedera, mentre legge + l’articolo. + +È la prima edizione dell’_Avanguardia_ che arriva domattina in +tutta Italia, mentre la seconda edizione esce a Roma. È perciò +importantissimo che tutti i corrispondenti possano telegrafare ancora +stanotte ai loro giornali il sunto della mia risposta, con l’annunzio +della querela. + +PONTEDERA. + +Precisamente. + + Rende il giornale a Scarlini. + +SCARLINI + + sorridendo, a Mattei. + +Abbiamo poi la circostanza favorevole che se tu sei un galantuomo, lo +sono anch’io, ed è notorio che se il mio giornale ti è amico, non è un +giornale che si vende. + +MATTEI più calmo. + +E ancora un’altra fortuna. Dal momento che ho ricevuto il telegramma +del ministro del Tesoro, — prima vi faceva opposizione, lo sai — di +dar corso al contratto per la fornitura dei vagoni con le Officine +Italo-Americane, per evitare appunto propalazioni, sorprese da parte +degl’interessati allo smercio dei titoli in Borsa, ho condotto tutte +le pratiche, non solo segretamente, ma _personalmente_. Anima viva non +ne ha saputo una parola, altro che a operazione finita. Di là c’è il +commendator Martinelli, il mio segretario particolare, il mio _alter +ego_: lo chiamo. Egli stesso vi confermerà di averlo saputo soltanto da +otto giorni. — Luigi! + +SCARLINI. + +Che fai? + +MATTEI. + +Mando a chiamare il Martinelli! + +SCARLINI. + +Che Martinelli! + +PONTEDERA. + +Non abbiamo bisogno di testimoni per crederti! + +MATTEI. + +Siccome tutti e due reputate necessario, indispensabile, che io debba +raccogliere il fango.... + +PONTEDERA. + +Non raccogliere! Rispondere! + +SCARLINI. + +E sia! Senza rettorica! Quando vai per la strada e la ruota di una +carrozza t’imbratta il viso di fango, puoi essere galantuomo quanto +vuoi, ma tornerai a casa a lavarti! — Martinelli! Testimoni! — Che +testimoni! Per provare che hai tenuto segreto il contratto con le +Officine Italo-Americane?... Se l’_Avanguardia_, — non hai letto? — ti +accusa appunto di averlo tenuto segreto per giocare o far giocare al +rialzo sulle _Itale_, per tuo conto? + +MATTEI smarrito. + +Hai ragione! Hai ragione! Ma si finisce anche col perdere la testa! + +SCARLINI. + +Intanto, di precisato, — per le nostre indagini, — nell’articolo +dell’_Avanguardia_, c’è un _fatto_ e un _nome_. Il giuoco al rialzo, +sulle _Italo-Americane_, compiuto venti giorni fa.... + +MATTEI. + +Appunto! Venti giorni fa!... Precisamente! Il giorno dopo che io ho +ricevuto il telegramma! Quando io solo potevo saperlo!... Quando io +solo lo sapevo?! E il nome?... Non ricordo il nome.... + +SCARLINI. + +Dell’agente di cambio che avrebbe giuocato per tuo conto? Enrico +Gardani! + +MATTEI. + +Gardani?... Mai sentito nominare. Ma non può esserci stata +indiscrezione, malafede, dall’altra parte?... Da parte delle _Itale_? + +SCARLINI. + +Potrebbe darsi. C’è, però, una grave circostanza, della quale bisogna +tener conto. Questo Enrico Gardani è un uomo di pessima fama. In Borsa, +dalla gente seria, accreditata, è tenuto il più possibilmente alla +larga. Sono venuto a sapere che è, invece, in intimi rapporti con tuo +nipote. + +MATTEI. + +Alvise? + +SCARLINI. + +Appunto; il contino di Venezia, il diplomatico a spasso. Ho saputo +che.... si divertivano insieme. Passavano la notte, giuocando. + +MATTEI maravigliato. + +Giuocando? + +SCARLINI. + +Nei mezzanini di un caffè; una bisca di Via Nazionale. + +MATTEI. + +Mio nipote?... Perchè non me l’hai detto prima? + +SCARLINI. + +Anch’io non l’ho saputo che un’ora fa. + +PONTEDERA. + +Da chi? + +SCARLINI. + +Dal più abile dei nostri _reporters_, Tito Squaglia. Ha l’ardore, il +fiuto di un branco di segugi. + +MATTEI. + +E ha aspettato proprio un’ora fa? + +SCARLINI. + +Tito Squaglia segue il fatto del giorno. Consegnandomi la prima +prova dell’_Avanguardia_, ancora fresca di stamperia, mi ha dato le +informazioni che mi potevano occorrere. + +MATTEI. + +Alvise? Chi sa?... Ancora un ragazzaccio!... Raggirato, trascinato. — +Il giuoco?... — Uhm! Mi ha sempre detto che non giocava mai! + +SCARLINI. + +Eh!... Dal _fare_ al _dire_. + +MATTEI + + nervoso; batte sulla spalla al + Pontedera. + +Sì! Hai ragione! Lo faremo partire! Subito! + + Mormorando tra sè. + +E anche il.... tedesco aveva ragione! + + Forte. + +Ma un’azionaccia, una bricconata.... — Mio nipote?... — No. + + Rassicurandosi; sorridendo. + +E poi.... Alvise?... Che cosa poteva saperne Alvise del contratto del +Governo con le _Italo-Americane_? + +SCARLINI. + +C’è però ancora.... + +MATTEI. + +Ancora una circostanza? + +SCARLINI. + +Un fatto; del quale subito gli chiederai conto. + +MATTEI. + +È di là: lo chiamo. + +SCARLINI. + +Tito Squaglia ha saputo che c’era in giro una cambiale di tuo nipote +per dieci mila lire, girata e fatta scontare alla Banca da Enrico +Gardani. + +MATTEI. + +Alvise? Dieci mila lire? Ma chi vuoi che gli presti dieci mila lire? — +Se non ha un soldo, di suo, povero diavolo! + +SCARLINI. + +Appunto; è tanto più grave che il Gardani gliele abbia prestate. Vuol +dire, chiaramente, che costui ha messo gli occhi sopra tuo nipote e ha +voluto averlo nelle mani premeditando qualche grasso affare. + +MATTEI + + si avvia precipitoso verso + l’uscio, a sinistra. + +PONTEDERA lo ferma. + +Che fai? + +MATTEI. + +Di là.... Alvise.... + +PONTEDERA. + +Vuoi far nascere uno scandalo? + +MATTEI. + +Si perde la testa!... Si perde la testa! + +PONTEDERA. + +Sii uomo! Uomo! Pensa chi sei! + +SCARLINI. + +Lo fai chiamare da Luigi. + +MATTEI. + +Sì! + + Fa cenno a Pontedera di chiamare + Luigi. + +PONTEDERA si avvia. + +SCARLINI + + lo ferma con un cenno. — A Mattei. + +Devi interrogarlo da solo a solo; e devi costringerlo a dirti la +verità. Io ti dirò soltanto come il tuo amico Mauro: _pensa chi sei_. E +pensa che non sei padrone _tu_, del tuo onore. Il tuo onore, in questo +momento, è anche il nostro; è l’onore dei tuoi amici; è l’onore dei +tuoi colleghi. Se c’è un colpevole, anche in casa tua, qualunque esso +sia, parente, _nipote_, nessuna indulgenza; deve rispondere del proprio +fallo. Ricòrdati: tu non hai diritto di lasciar parlare il cuore, di +nascondere gli altri con la tua persona. La tua persona, per te e per +noi, deve sempre apparire com’è: incontaminata. + +MATTEI + + risoluto: a Pontedera. + +Chiama Luigi. + +LUIGI + + entra; — si ferma sull’uscio. + +MATTEI a Scarlini. + +Annunzia nel tuo giornale che Pietro Mattei dà querela +all’_Avanguardia_ con la più ampia facoltà di prova. E sia telegrafato +subito da tutti i corrispondenti, in tutta Italia. + +SCARLINI + + stringe la mano a Mattei, + fortemente. + +Mi telefoni più tardi? + +MATTEI. + +Sì. + +SCARLINI + + esce in fretta, scambiando un + saluto con Pontedera. + +MATTEI a Luigi. + +Chiama un momento il.... il signor Alvise. + +LUIGI via. + + Quando l’uscio di sinistra è + aperto, si sente di dentro la + voce di Alvise — “_Alla figlia di + Papà Eccellenza!_„ — La musica, + al pianoforte, di _Madama Angot_: + “_Sono la figlia_„, ecc. — Uno + scoppio di risa; — poi di nuovo + silenzio. + +MATTEI fissa Pontedera. + +LUIGI + + attraversa la scena; — va via, a + destra. + +MATTEI + + a Pontedera, sottovoce. + +Mauro, Mauro, non andar via! + +PONTEDERA. + +Sono di là. Quando vuoi, mi fai chiamare. + + Via. + + +SCENA SESTA. + +MATTEI — ALVISE — poi REMIGIA. + + +ALVISE + + allegrissimo, per lo _champagne_ + bevuto. + +Mi hai fatto chiamare? + +MATTEI + + lo fissa torvo, muto. + +ALVISE. + +Eccomi a’ tuoi ordini, zio Eccellenza! + +MATTEI con voce sorda. + +Ricòrdati, che non lo sono un pagliaccio.... E tanto meno il _tuo_ +pagliaccio. + +ALVISE. + +Cos’hai? + +MATTEI. + +Che rapporti esistono fra te e un certo Enrico Gardani, agente di +cambio?... + +ALVISE + + colpito; — si domina subito. + +Nes.... suno. + +MATTEI. + +Tu lo conosci. + +ALVISE. + +Ap.... pena di vista. + +MATTEI. + +Bugiardo! + +ALVISE. + +Zio.... + +MATTEI. + +Bugiardo! E bada: con me non si fa il Rodomonte. Tu dici una menzogna. +Passi con lui tutte le notti, a giuocare, in un caffè, — una bisca, — +di Via Nazionale! + + Continua a fissare Alvise, + avvicinandosi. + +ALVISE. + +Sempre no; qualche sera, al bigliardo. Ma non ho mai avuto nessun +rapporto, con lui. + + Sicuro, disinvolto. + +Ci vuol altro, aver rapporti con tutta la gente che incontriamo nei +teatri, nei caffè! — Si saluta: — buon giorno! — buona sera! — E chi +t’ha visto, t’ha visto! + +MATTEI c. s. + +Ma con tutta la gente che incontriamo nei teatri, nei caffè, — con le +persone con le quali non abbiamo rapporti, — non si scontano cambiali +per dieci mila lire! + +ALVISE + + ha un leggero sobbalzo. + +MATTEI + + piomba addosso ad Alvise: lo + afferra con le due mani per il + bavero del frak e scotendolo gli + parla faccia a faccia. + +È vero! Non lo puoi più negare! Te l’ho letto in faccia! — È vero! E se +adesso non dici la verità, ti ammazzo! Com’è vero Dio, ti ammazzo! + +ALVISE. + +È vero!... Avevo perduto, giocando con lui.... a _baccarà_.... — Gli ho +firmata.... una cambiale.... + +MATTEI. + +E l’hai pagata? + +ALVISE. + +.... No. + +MATTEI. + +Sì. + + Scotendolo: — sempre con la voce + sorda. + +L’hai pagata, pagata, pagata.... + +ALVISE. + +Sì. + +MATTEI c. s. + +I danari? I danari?... Dove hai trovato i danari? + +ALVISE. + +Giocando ancora, ho vinto. + +MATTEI. + +A che giuoco? + +ALVISE. + +Al solito!... Al _baccarà_.... + +MATTEI. + +Alla Borsa! Alla Borsa! Hai giocato col Gardani alla Borsa! + +ALVISE. + +Sì.... + +MATTEI. + +Al rialzo! sulle _Italo-Americane_? + +ALVISE. + +Sì.... + +MATTEI. + +Venti giorni fa? + +ALVISE. + +Sì.... + +MATTEI. + +E alla liquidazione, avete esatto di saldo...? + +ALVISE. + +Duecento mila lire.... + +MATTEI. + +Divise col Gardani? + +ALVISE. + +Sì.... + +MATTEI. + +E come hai saputo del mio contratto con le _Itale_? Come lo hai +saputo?... Come?... + +ALVISE + + sciogliendosi, respinge Mattei + vivamente. + +Questo, è affar mio! + +MATTEI. + +Tuo? + +ALVISE sicuro, spavaldo. + +Ho arrischiato; l’ho indovinata. + +REMIGIA + + si presenta sull’uscio, a + sinistra. + +MATTEI + + sempre a mezza voce. + +Tu sei.... un ladro! + +ALVISE. + +Signor Mattei! Da uomo a uomo.... + +MATTEI + + interrompendolo con violenza ma + sempre sottovoce. + +Sì, da uomo a uomo, senza riguardi, senza pietà, per nessuna memoria, +per nessun vincolo del sangue. Da uomo a uomo! + +REMIGIA. + +Papà! Papà! + + Spaventata, si slancia fra Mattei + e Alvise. + +MATTEI + + sempre con voce bassa, sorda. + +Tu sei un ladro! + +ALVISE + + ha un impeto di collera. — È + trattenuto da Remigia. + +MATTEI. + +Hai rubato, hai frugato tra le mie carte, i miei segreti. Hai rubato. +Ladro! — Quella è la porta! — Qui non si ritorna più! — Ma io dò +querela, senza riguardi, sai! Voglio difendermi! Domani, ti farò +interrogare dal giudice.... + +ALVISE. + +Va bene. Risponderò a chiunque quello che ho risposto a te. Non ho +altro da aggiungere. + + Via. + + +SCENA SETTIMA. + +MATTEI — REMIGIA. + + +REMIGIA smarrita, tremante. + +Papà!... Oh, papà, papà! + +MATTEI. + +Tu non sai?... Ha commessa una truffa! E ne sono io, la vittima! +L’_Avanguardia_ accusa me, esplicitamente, di speculazioni vergognose +e grossolane! — Io!... — È assurdo, oltre essere infame! È grottesco! +Ma i nemici, e anche gli avversari credono tutto! È il loro interesse! +Il loro mestiere. — In tutta Italia, — capisci? — a quest’ora, sono +accusato di servirmi dei segreti della mia carica, per rifornirmi lo +scrigno! Querela! Querela! E il processo a tuo cugino, ad Alvise, a +quella canaglia! Duecento mila lire!... Come ha fatto a sapere?... Come +ha fatto? + + A Remigia. + +Oh, ma domani, sai, parlerà! Il giudice, il procuratore del re, lo +faranno parlare! + +REMIGIA + + buttandosi fra le braccia di + Mattei. + +Oh, papà, papà.... perdonami.... + +MATTEI. + +Perdonarti? Che c’entri tu con Alvise? + +REMIGIA. + +Sì! Perdonami! Perdonami! + +MATTEI c. s. + +Diventi matta?... + +REMIGIA. + +Non sapevo di far male.... + +MATTEI + + colpito, respinge Remigia che cade + in ginocchio. + +Non sapevi di far male? + +REMIGIA. + +Di far tanto.... male! + +MATTEI + + la fissa, terribile con tutta la + vita negli occhi: le fa cenno col + capo di proseguire. + +REMIGIA + + sempre in ginocchio. + +Ti giuro.... ti dirò.... ti confesserò tutto. Avevo paura di te.... di +Federico.... Quella mattina Federico era stato a Roma.... + +MATTEI + + fissa la collana di Remigia. Il + suo viso sconvolto, terreo, ha + una contrazione nervosa. Si lascia + cadere sulla poltrona. + +REMIGIA continuando c. s. + +Anche allora.... volevo gettarmi a’ tuoi piedi.... Ma.... quando mi hai +detto di aver venduta la casa.... non ho più avuto.... coraggio.... +Dio.... come ho sofferto.... Non potevo più chiuder occhio.... +credevo di morire.... ero qui.... con te.... quando tu hai ricevuto il +telegramma del ministro.... + +MATTEI + + che ha sempre fissato la collana, + si alza strappandogliela dal + collo, e gliela mette sotto + gli occhi con la mano tremante, + con le lacrime che gli colano + spesse sul viso contraffatto; — + poi, con voce rauca, sempre più + tremante, spaventato di sè stesso, + di ciò che potrebbe commettere + nell’impeto della collera. + +Va via.... Va via! + + Alza Remigia di colpo, spingendola + verso l’uscio, a sinistra. + +Va via!... Va via!... + +REMIGIA via. + +MATTEI + + è come ubriaco, barcollante; — + si prende il capo fra le mani; + comincia a comprendere tutta la + verità. + +Scarlini.... Scarlini.... No.... la querela.... No la querela.... + + Corre barcollando alla scrivania; + fa per scrivere a Scarlini, ma + non può; fa per telefonare, ma + non riesce a profferire le parole. + Continua a borbottare: + +Scarlini.... Scarlini.... + + Finalmente, strappandosi il + colletto, si precipita verso + l’uscio, dal quale era uscito + Pontedera, urlando: + +Mauro!... Mauro! + + +SCENA OTTAVA. + +PONTEDERA e DETTI. + + +MATTEI a Pontedera. + +Scarlini! Scarlini!... No! No!... Querela.... No!... No la querela.... +Impossibile! Io! Io! Sono stato io! Colpa mia! + +PONTEDERA + + che ha indovinato; fissandolo. + +Alvise?... Remigia?... + +MATTEI + + scoppia in un pianto dirotto + buttandosi fra le braccia di + Pontedera. + +Sono rovinato! Sono rovinato! + + Cala la tela. + + + FINE DELL’ATTO SECONDO. + + + + +ATTO TERZO. + + +Il giorno dopo, verso sera. — Il salottino di Remigia attiguo alla +sua camera da letto. Molta eleganza, moltissimo lusso. Nella camera da +letto, — aperta, con gli usci spalancati, si vedrà Claudina preparare +i bauli e le valige di Remigia. — Un baule grandissimo, quasi pieno di +roba, nel salottino. Sul letto, — nella camera da letto, — vestiti, +biancheria finissima di Remigia, e un altro baule già pronto. Nel +salottino, due scatoloni da cappelli. Pure nel salottino vestiti, +cappelli, altra roba di Remigia. — A sinistra, le stanze interne: a +destra, le stanze attigue all’anticamera. Una lucerna accesa nella +camera da letto; altre lucerne, pure accese, nel salottino. + + +SCENA PRIMA. + +REMIGIA, seduta sopra un sofà, con molti cuscini; col capo fra le mani, +pallida, con gli occhi fissi nel vuoto. — CLAUDINA, nella camera da +letto, prepara i vestiti che devono essere messi nel baule. + + +CLAUDINA + + dopo un momento che è alzata la + tela, si avvicina a Remigia; — col + tono dolce e la voce pietosa. + +Signora.... il vestito _bleu_, _tailleur_, del _Doucet_, lo mette nel +baule?... Se per caso a Milano facesse un po’ più fresco?... E poi, se +si va in montagna?... + +REMIGIA. + + sempre c. s. — si stringe nelle + spalle senza rispondere. + +CLAUDINA + + dopo un momento di attesa. + +Io, tanto, lo metto nel baule. È sempre meglio! + + Via, verso la camera da letto. + +REMIGIA con un fil di voce. + +Claudina.... + +CLAUDINA ritornando. + +Signora?... + +REMIGIA + + con le lacrime nella gola. + +Hai spiegato bene, al portiere? + +CLAUDINA. + +Non dubiti. — Deve dire a tutti, che la signora è già partita per +Milano. + +REMIGIA fissandola. + +Nè amici, nè.... parenti. A tutti? + +CLAUDINA. + +Sissignora. Anche al signor Schmidt. + +REMIGIA + + al nome di Federico rabbrividisce. + +CLAUDINA + + a Remigia, indicando verso + l’uscio, a sinistra. + +Il signor dottor Pontedera. + +REMIGIA alzandosi. + +Va, va!... Non perder tempo! + +CLAUDINA + + ritorna nella camera da letto: + ricomincia a preparare i vestiti; + — mette dell’altra roba nel baule, + ecc. — Tutto ciò finchè dura il + dialogo. + + +SCENA SECONDA. + +REMIGIA — CLAUDINA nella camera da letto — PONTEDERA. + + +REMIGIA + + andandogli incontro, ansiosa. + +Il papà? + +PONTEDERA scrollando il capo. + +Come t’ho detto, stanotte... l’ho visto molto male. Oggi, ancora, ha +avuto un nuovo assalto, ma non così grave. La digitale ha ottenuto il +suo effetto. + +REMIGIA. + +Ora?... Ora? + +PONTEDERA. + +Verso le quattro s’è un po’ assopito, poi — è un miracolo! — ha +cominciato a riaversi ed ora.... è di là nel suo studio, e s’è messo a +scrivere! + +REMIGIA + + fa un grande sospiro, levando gli + occhi al cielo. + +PONTEDERA continuando. + +Ha parlato di tutto, ricordando.... tutto, con una calma +straordinaria.... impressionante. Gli ho promesso, dopo che ti avrei +accompagnata a Milano, di ottenere dal direttore dell’ospedale qualche +altro giorno di licenza per poter tornare a Roma e ripartire poi con +lui, appena avrà disposto.... ogni cosa, appunto per poter partire. + +REMIGIA angosciata. + +Non vuol più vedermi?... Più?... + +PONTEDERA. + +Più?... No, pover’uomo! Gliel’ho consigliato io stesso. — L’ho persuaso +a lasciarti partire senza vederti. Nello stato in cui si trova.... — +bada, non è proprio il caso di illuderci. Qualunque nuova emozione gli +potrebbe essere.... fatale. Passati questi primi giorni, vi rivedrete +con più calma a Milano, o dove avrete fissato di andare. + +REMIGIA + + si butta sulla poltrona, e si + mette a piangere. + +PONTEDERA + + Si guarda attorno; — dà + un’occhiata ai vestiti, ai + cappellini, a tutta quella roba + che deve essere messa nei bauli; + — osserva Remigia e scrolla + tristamente il capo. + +CLAUDINA + + viene dalla camera da letto e si + ferma un po’ distante da Remigia. + +Signora.... I due cappelli nuovi, da giorno, li porto a Milano tutti e +due? + +REMIGIA + + si stringe nelle spalle, + infastidita, senza rispondere. + +CLAUDINA + + mentre continua il dialogo tra + Remigia e Pontedera, apre un + armadio, ne leva due cappelli, + uno lo mette sul tavolino, + l’altro sulla poltrona vicina + allo scatolone, poi ritorna nella + camera da letto. + +REMIGIA + + a Pontedera che sta osservando + Claudina; — scrollando il capo. + +L’ironia della vita?... Si può morire di dolore.... eppure.... + +PONTEDERA. + +Eh, sì!... Hai ragione! La vita.... è ironica! — Tuo padre, intanto, ha +mandato le sue dimissioni al Presidente del Consiglio, e al Presidente +della Camera. “I ripetuti assalti della sua grave malattia di cuore non +gli permettono più di lavorare, di occuparsi, e soprattutto di poter +resistere ancora ad una guerra troppo accanita e sleale.„ — Queste +spiegazioni, chi avrà interesse a crederle, le crederà.... siano o non +siano le vere. Chi avrà interesse a non crederle.... siano o non siano +le vere, non le crederà. — Ironia.... della vita. + +REMIGIA. + +Mi perdonerà? + +PONTEDERA. + +Tuo padre? + + La fissa con un sorriso + amarissimo. + +Certamente!... Soltanto.... + + Dà un’occhiata all’orologio. + +Cerca di far presto. + +REMIGIA. + +Io potrei partire anche subito; — Claudina, con la roba, partirà quando +potrà. — Subito! Subito! + + Con un brivido pensando a + Federico. + +Non vedo l’ora di essere in ferrovia, di essere in viaggio, di essere +lontana da Roma! + +PONTEDERA. + +Io vado a mangiare un boccone.... Ho da fare anch’io la mia roba.... +Vedrò ancora tuo padre, e prima delle dieci, verrò a prenderti con la +carrozza. + +REMIGIA come spaventata. + +Chiusa! + +PONTEDERA. + +Chiusa. + + Guarda ancora tutti quei vestiti, + quella roba, con un’espressione + molto significativa; — poi dà + un’altra occhiata a Remigia, — + senza che questa se ne accorga, — + molto espressiva. + +Sai, il.... + +REMIGIA + + lo fissa; capisce che si tratta di + Alvise. + +PONTEDERA + + fa un cenno affermativo col capo. + +A quest’ora è a Genova. S’imbarcherà domattina, direttamente per il +Brasile. Carriera.... non se ne parla più. Mi ha dato la sua parola +d’onore che, per molti anni almeno, non manderà più sue notizie a.... +nessuno. E credo.... la manterrà. — Dunque alle dieci! — Trovati +pronta! + + Via. + + +SCENA TERZA. + +REMIGIA, CLAUDINA sempre nella camera da letto, poi FEDERICO. + + +REMIGIA + + affranta dal dolore si lascia + cadere sul sofà. + +CLAUDINA + + uscito Pontedera, rientra dalla + camera da letto nel salottino, si + avvicina a Remigia; — la guarda + affettuosamente. + +Signora.... Vuol proprio mettersi in viaggio, così, senza prendere +nemmeno una tazza di brodo? + +REMIGIA. + +No.... + + Tra sè. + +Tutti contro di me.... Senza nessuna pietà! + + Ascolta verso l’uscio a destra. + +CLAUDINA + + ascolta pure verso l’uscio a + destra. + +LUIGI di dentro. + +Mi creda!... Glielo giuro, signor Federico! + +REMIGIA + + balza in piedi, spaventata. + +LUIGI c. s. + +Sua Eccellenza sta poco bene!... È ammalato! Non può proprio veder +nessuno! + + Entra parlando con Federico + e facendo cenno a Remigia di + allontanarsi. + +Il dottor Pontedera glielo ha proibito! + +FEDERICO + + entra scostando Luigi; — con molta + fermezza: + +Non cerco di mio suocero. + + A Remigia. + +Ho da parlare con te. + +LUIGI + + via, dopo un cenno del capo di + Remigia. + +CLAUDINA + + rientra nella camera da letto, + ricominciando a metter via la + roba. + +REMIGIA + + riprende il coraggio e l’audacia. + +Hai da parlare con me? Cosa vuoi? + +FEDERICO. + +Manda via la cameriera. + + Indicando verso la camera da + letto. + +E chiudi quella porta. + +REMIGIA a Claudina. + +Va un momento di là. + + Chiude l’uscio: si avvicina di + qualche passo e si mette in faccia + a Federico fissandolo, muta. + + +SCENA QUARTA. + +REMIGIA — FEDERICO — in fine MATTEI. + + +FEDERICO + + con molta freddezza e con molta + calma. + +Desidero sapere da te, la vera ragione delle dimissioni di tuo padre. + +REMIGIA. + +Da me?... + + Stringendosi nelle spalle. + +Io non so.... + +FEDERICO sempre con calma. + +Come?... Tu, sua figlia, non sai, non hai cercato di sapere perchè +Pietro Mattei ha dato, — proprio in questo momento, — le sue dimissioni +da ministro e da deputato? + +REMIGIA. + +No.... + + Correggendosi. + +Io soltanto so che da molto tempo era stanco, oppresso dal troppo +lavoro, disgustato, irritato da una guerra iniqua a colpi d’ingiurie e +di calunnie.... + + Diventando a mano a mano, sotto + l’occhio freddo, attento di + Federico, sempre più nervosa. + +E poi, il papà non sta bene. Ha detto tante volte di volersene andare, +di voler riposare. Anche Mauro.... come amico.... come dottore, lo ha +consigliato a.... far così. + + Vedendo che Federico osserva i + vestiti, i cappelli, i bauli, ecc. + +Io.... vado per qualche giorno a Milano, per.... preparare.... + +FEDERICO. + +Il vostro appartamento? — No, perchè la casa è stata venduta. + +REMIGIA. + +Andiamo in casa di Mauro, per alcuni giorni. Poi, il papà.... +ti scriverà.... appunto per.... avvertirti.... perchè io possa +accompagnarlo per qualche tempo al mare, o in montagna... dove Mauro ci +consiglierà di andare. + +FEDERICO sempre c. s. + +Ma, come mai, il dottor Mauro Pontedera, un uomo rispettabilissimo +sotto ogni rapporto, — serio, intelligente, pratico del mondo e sincero +amico di tuo padre, non gli ha fatto capire che le sue dimissioni in +questo momento equivalevano a una caduta, a una disfatta vergognosa, +a una fuga? — Come mai? L’_Avanguardia_ accusa Sua Eccellenza +Pietro Mattei di un grave abuso, che data la sua condizione diventa +criminoso, e Pietro Mattei invece di gridar alto, di dar querela +all’_Avanguardia_, — ai suoi diffamatori, — rassegna le proprie +dimissioni, e fugge al mare o ai monti, secondo il consiglio del +medico? + +REMIGIA + + turbandosi sempre di più. + +Ma io.... non so. Io.... non posso sapere del.... papà. Io non so. + +FEDERICO. + +Tu, sai, per altro, dell’articolo dell’_Avanguardia_? Lo hai letto? + +REMIGIA. + +No. + +FEDERICO. + +Saprai ugualmente, ti avranno detto, che in questo articolo si accusa +tuo padre, — deputato, ministro, — di un’illecita operazione di Borsa? + +REMIGIA. + +Io so che non è vero, che è una falsità e mio padre fa benissimo.... + +FEDERICO. + +Fa malissimo, ma non riscaldarti. Non vedi come io sono tranquillo? +— Riscaldandosi, non si viene a capo di nulla. — Siamo d’accordo: tuo +padre non ha giocato sul rialzo delle _Itale_. Io sono convinto che non +è vero; e che non è vero, _tu_, lo sai. + +REMIGIA. + +Falsità, tutte falsità! + +FEDERICO. + +Tutte falsità, no; ecco il punto della questione. Tutte falsità, no, +perchè il giuoco, _la truffa_, è stata commessa veramente. Ora, torno a +ripetere, io desidero, io voglio sapere da te + + riscaldandosi + +perchè tuo padre non si difende, perchè tuo padre rimane sotto +un’accusa così atroce e così _precisata_, perchè tuo padre, che, +volendolo, potrebbe difendersi dando querela all’_Avanguardia_, +smascherando i veri colpevoli, non lo fa, e piuttosto si lascia +travolgere dall’accusa e precipita giù, giù, giù! + +REMIGIA allibita, tremante. + +Ma.... Ma io.... Io non posso sapere.... + +FEDERICO. + +Tu non puoi sapere, tu non sai chi sono i veri colpevoli? — No? — +Allora te lo dirò io: Sei tu! + +REMIGIA + + si abbandona cadendo sul sofà e + nascondendosi la faccia con le + mani. + +FEDERICO + + molto calmo; — molto ironico. + +Sei tu. Il contino Alvise Coldoredo, — il manutengolo, — oh quello +sarebbe stato mandato subito sotto processo; ma tuo padre ha creduto, +col suo onore, ha sperato, di salvare il tuo. — Debolezze, illusioni +paterne. La cronaca del fatto, o del fattaccio, il tuo nome, insieme a +quello di tuo cugino, corrono ormai per tutte le strade e i vicoli di +Roma, con i particolari più curiosi e gli aneddoti più piccanti. Fai +benissimo a raccogliere le tue _toilettes_, le tue gale e a scappare da +Roma. In questi giorni non potresti andare per il corso facendo sfoggio +di fronzoli e di piume; saresti urlata dai monelli! Per il momento, fai +benissimo a nasconderti. — Poi, tuo padre ci lascierà presto la vita; a +questo mondo, presto si dimentica; presto, potrai tornare a divertirti +anche a Roma. + +REMIGIA + + si alza di colpo, fissandolo. + +FEDERICO prorompendo. + +No! Nemmeno tuo padre, — senza cuore! — Non hai mai amato nemmeno tuo +padre! + +REMIGIA. + +E tu? Hai cuore tu? La tua decantata affezione, la tua riconoscenza per +mio padre?... Lo assapori con gioia questo momento! Non ti par vero! +La sua disgrazia, la nostra disgrazia è il tuo trionfo: puoi finalmente +insultarmi e vendicarti! + +FEDERICO. + +Non è vero. Io ero venuto qui col fermo proposito di mantenermi calmo. +Nessuna idea di vendicarmi; nessuna gioia nell’insultarti. + +REMIGIA. + +E allora che cosa sei venuto a fare? Perchè hai voluto vedermi ad ogni +costo, tormentarmi? + +FEDERICO. + +Per dirti questo, soltanto: tuo padre ti ha sacrificato il suo onore; +io non intendo sacrificarti il mio. Era cosa, del resto, da me già +preveduta; ne avevo già avvertito il signor Pietro Mattei. Rinuncio +immediatamente alla direzione delle Cartiere, al posto che ho ottenuto +per l’autorità e con l’aiuto di tuo padre. Andrò lontano, fuori +d’Italia. Tornerò da capo a rifare la mia vita, a guadagnarmi il pane. +Soltanto, con tutte le pratiche legali e l’intervento esplicito del +tribunale, tu mi renderai il mio nome. + +REMIGIA + + scattando con una risata tra le + lacrime. + +Ah! ah! L’uomo di cuore che non si vendica! Oggi più nessun riguardo! +Nessuna pietà! Nemmeno per mio padre! Sfido io!... Siamo rovinati! + +FEDERICO + + colpito, sta quasi per avventarsi + contro Remigia che rimane + imperterrita. + +E quell’altro? Il socio, il manutengolo? Il tuo amante? + +REMIGIA. + +È falso! Alvise è mio cugino, — gli voglio molto bene, — non è, non fu +mai il mio amante! + +FEDERICO. + +Sei stata sfacciata e imprudente! — Donna Remigia! — La figlia di un +uomo come Pietro Mattei? — Pensa quante invidie ti seguivano, e quanto +odio, — l’odio contro tuo padre, — quando tu, di mattina, di giorno, +con un velo fitto, correvi svelta dal tuo amante, lungo via Adriana.... + +REMIGIA + + sbigottita; — si rimette subito. + +FEDERICO continuando. + +.... E sparivi nel portone buio, un po’ nascosto dalla Chiesa, a +sinistra. Sotto l’andito, il bugigattolo di un’antiquaria. La donna +delle vostre camere.... — in faccia alla scala — .... con un po’ di +danaro e di paura, ha parlato. + + Ridendo. + +Ah! Ah! È una falsità!... Avresti il coraggio di ripetere che è una +falsità? + +REMIGIA. + +Lo ripeto e lo ripeterò sempre! Alvise non è mai stato il mio amante! + +FEDERICO. + +E chi ti crede?... Chi ti crede più? Tu li rinneghi i tuoi amanti e li +dimentichi! — Tu?... Non sei nemmeno capace di amare. + +REMIGIA + + fa un sorriso sdegnoso, ironico. + +FEDERICO. + +Tu non hai mai amato, non hai mai saputo amare, nè tuo padre, nè tuo +marito.... + +REMIGIA borbottando. + +Colpa tua. + +FEDERICO + + continuando senza interrompersi. + +.... nè i tuoi amanti!... + +REMIGIA c. s. + +Non hai saputo farti amare! Colpa tua! + +FEDERICO + + sempre senza interrompersi. + +Tu non ami e non hai mai amato che te stessa, la moda, il tuo lusso, i +tuoi fronzoli, i tuoi gingilli.... + + Fuori di sè per il sorriso + ironico, sdegnoso di Remigia e per + la passione che si riaccende. + +Sì, sono questi, sono questi.... + + Butta all’aria nastri e cappelli. + +Sono i tuoi gingilli i tuoi amanti, come i tuoi amanti sono i tuoi +gingilli, e godendo e scherzando e ridendo.... + +REMIGIA + + non ride più, indietreggia + impaurita. + +FEDERICO. + +.... attraversi il cuore, la vita di chi ha avuto la tremenda disgrazia +di amarti, lasciandovi il disonore e la disperazione.... + +REMIGIA + + continua a indietreggiare c. s. + +FEDERICO + + pallido, stravolto, inseguendola, + minacciandola coi pugni chiusi. + +.... Sempre scherzando, sempre ridendo.... + +REMIGIA + + fugge per la stanza gridando, + chiamando. + +Federico! Federico!... Papà! + +FEDERICO c. s. + +.... perchè sei cattiva, bugiarda, frivola e perversa! + +REMIGIA + + corre verso l’uscio a sinistra. + +FEDERICO + + accecato dall’ira e dalla gelosia, + sta per raggiungerla e per + colpirla. + +MATTEI + + spalanca la camera da letto. + +REMIGIA e FEDERICO + + Si fermano immobili, sul colpo. + + +SCENA QUINTA. + +REMIGIA — MATTEI — FEDERICO. + + +FEDERICO + + dopo un momento, — a Mattei, — + afferrando Remigia per un braccio. + +Ecco tua figlia.... + + Con uno schianto di dolore e di + collera. + +Riprendila! + + Spinge Remigia verso Mattei. + +REMIGIA + + fa qualche passo barcollando, poi + cade inginocchiata presso il sofà. + Nasconde la faccia sui cuscini, + senza piangere. + +FEDERICO continuando. + +Lo avevo già dichiarato! Se mai un giorno.... + +MATTEI + + con tutta la forza della sua + autorità. + +Taci!... Non una parola di più!... Taci! + + Si appoggia all’uscio, affranto: + con voce rotta. + +Ero.... là! + +FEDERICO + + osservandolo, si sente vinto da + una profonda pietà. + +MATTEI + + ha il petto ansante, gli occhi + infossati, il volto scarno, + contraffatto, terreo. + +FEDERICO. + + Si copre gli occhi con una mano + asciugandosi le lacrime. + +MATTEI + + vuol parlare, non può: ha una + forte contrazione del viso. — Poi, + riesce a parlare stentatamente, + con voce fioca e sorda. Si rivolge + a Federico, ma avvicinandosi + istintivamente a Remigia in modo + ch’essa pure debba comprendere + tutto il dolore, lo strazio delle + sue parole. + +.... Hai.... Sì.... Federico.... hai ragione. Il tuo nome.... è il +nome di un galantuomo.... fai bene a portartelo via.... in salvo.... +lontano.... lontano da noi!... Sei _solo_.... hai la fortuna di essere +_solo_.... Potrai.... sarai.... ancora felice. + + Grosse lacrime gli colano dagli + occhi sulle guance. + +Io te lo auguro.... Federico.... domandandoti perdono del male che ti +abbiamo fatto. + + Non può più parlare, — traballa + sotto il peso del grande + avvilimento. + +Va.... Va.... + +FEDERICO + + gli si avvicina in atto di + sorreggerlo, di abbracciarlo. + +MATTEI + + allontanandolo con le due mani. + +Va.... Va.... + +FEDERICO + + esita; ma il suo occhio + cade su Remigia e fugge via, + precipitosamente. + + +SCENA ULTIMA. + +MATTEI e REMIGIA. + + +REMIGIA + + appena Federico è uscito comincia + a singhiozzare. + +MATTEI + + fa per andarsene trascinandosi + verso la camera da letto — poi + siede accasciato, in fondo, fra + il disordine delle valige, dei + cappellini, dei nastri. — Si + alza, si muove a stento, fa per + uscire, ma resta colpito dai + singhiozzi sommessi di Remigia. + Tende l’orecchio, trasalendo ad + ogni singhiozzo: si avvicina d’un + passo: la tenerezza paterna sta + per riprenderlo, ma vuol vincersi + ad ogni costo e rialza fieramente + la testa. + +Io.... ti ho _dato tutto. Tu_ mi prendi anche la vita.... + + Coi pugni chiusi e con la voce di + chi vuol dominarsi e soffocare il + proprio cuore. + +No! No!... Non posso perdonarti! + +REMIGIA + + continua a singhiozzare sempre più + forte. + +MATTEI + + si lascia cadere accanto a + Remigia, fa quasi per accarezzarle + i capelli e mormora sommessamente: + +Resto qui.... per morirti vicino. + + Cala la tela. + + + FINE DEL DRAMMA. + + + + +OPERE DI G. ROVETTA + +_(Edizioni Treves)._ + + + _=Teatro.=_ + _Gli uomini pratici_, commedia L. 1 20 + _Principio di secolo_, dramma. Ediz. di lusso in-8 2 — + _Alla Città di Roma_, commedia 1 — + _Il giorno della cresima_, commedia. Ediz. di lusso 3 — + _Papà Eccellenza_, dramma. Ediz. di lusso 3 — + + _=Romanzi e Novelle.=_ + _Sott’acqua_. 3.ª edizione 3 50 + _Il primo amante_. 2.ª edizione 3 50 + _Il processo Montegù_. 7.ª edizione 1 — + _Novelle_. 3.ª edizione 1 — + Cavalleria assassina. — Storiella vecchia. — Era + matto o aveva fame. — Scellerata! — Quintino + e Marco. — Metempsicosi. — Tiranni minimi. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. + + + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75860 *** |
