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+
+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75660 ***
+
+
+ [Illustrazione: ..... Strinse la mano al giovine raccomandando
+ al suo buon cuore l’orfanella. _pag_. 26.]
+
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+ UNO DEI MILLE
+ DELLA
+ SPEDIZIONE GARIBALDINA
+ NEL MEZZODÌ D’ITALIA
+
+
+ ROMANZO STORICO
+
+ DI
+ VITTORE OTTOLINI
+
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+ MILANO
+ PER FRANCESCO SANVITO
+ 1861
+
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+
+ Proprietà dell’Editore. — Tip. Guglielmini.
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+CAPITOLO I.
+
+Roberto.
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+ Maginaçao os olhos me adormece
+
+ CAMOENS, _Sonetto LXXII_.
+
+
+Sull’insegna d’un’osteria posta all’estremità dell’unica strada che
+taglia in due il paesello d’Albese, c’è dipinto a mezza figura un san
+Carlo, tanto brutto che le contadine, pel bene della razza, passano di
+là senza guardarlo; un san Carlo vestito di rosso, colle mani giunte,
+in atto di chi prega..... i passeggieri ad entrare, come soleva dire
+l’oste profano.
+
+Roberto però non aveva bisogno delle esortazioni del Borromeo:
+bastavano quelle del suo stomaco. Entrò dunque _nez-au-vent_,
+odorando gli effluvj che sfuggivano da un tegame, sola vivanda che
+riscalducciasse sul fornello. Liberò le spalle della valigia, e la
+buttò sulla tavola unitamente ad una scatola, nella quale erano
+rinchiusi i ferri del mestiere, cioè i colori, la tavolozza, i
+cartoncini e i pennelli.
+
+L’oste accorse veloce — come un ragno al dibattersi d’un moscherino
+impigliato nella tela traditrice, — salutando il giovane col solito:
+
+— Ben arrivato il signore!
+
+— Addio! gli rispose Roberto, gettando via il suo cappello a larghe
+tese, e cacciando le dita nella capigliatura, che nerissima e folta
+gli scendeva oltre le orecchie. Senti il mio caro oste... ho fame ho
+sete.....
+
+— Benissimo! allora le darò....
+
+— Quello che vuoi.... Fa tu.... ma spicciati, se no mi vien male...
+
+— La servo subito! rispose l’oste, e mandando un suo garzoncello pel
+vino, s’appressò al tegame, e scoperchiatolo esclamò: Che roba! voglio
+mo trattarla da par suo....
+
+— Dio te ne renda merito, il mio oste! Vengo da Como; la è una bella
+tirata... Ma che strada amena! che vista! che aria pura!.... proseguiva
+a dire Roberto stracciando co’ denti un pane molliccio. Ma le sue
+esclamazioni cessarono d’un tratto allorchè l’oste gli ebbe posto
+dinanzi il piatto.
+
+«Spento del cibo il natural desio,» il nostro pittore, acceso un
+sigaro, uscì all’aperto in un giardino, dall’alto del quale godevasi
+la vista di tutto il piano d’Erba, ingemmato dai laghetti d’Alserio, di
+Pusiano e d’Annone, e dal Lambro tortuoso e scintillante come un nastro
+d’argento; una delle più belle viste del mondo!
+
+L’incomparabile panorama è incorniciato a sinistra, verso oriente, dal
+monte Barro, solitario, alto, scosceso, su cui, secondo il Corio, si
+ridusse Desiderio re de’ Longobardi sconfitto dalle armi pontificie
+(in que’ tempi i soldati del papa sconfiggevano), fondandovi una ricca
+e forte città, come lo provano anche il Ripamonti e l’Allegranza, e
+meglio ancora e i ruderi improntati dallo scalpello lombardo, e varie
+lapidi e le antiche chiese de’ paeselli circostanti, che voglionsi
+erette da re Desiderio. Oltre il monte Barro, sorge Monterobbio,
+celebre perchè nido un tempo degli Orobj, e più ancora pel nettare
+celestiale che cola da’ suoi tralci. Di là si spiegano le verdi ed
+ineguali colline che inghirlandano il piano dell’antico Licinoforo
+(di cui scrissero Catone e l’inevitabile Plinio); ora rappresentato
+dall’umile Incino. Sulle colline sorgono centinaje di villaggi, ridenti
+tutti, tra i quali Alzate, Alzano, Buccinigo, Carcano, Orsenigo,
+Capiago; centinaja di ville arieggianti lo stile gotico, prediletto
+dalle piante rampicanti; di cascine porticate; di chiosche legate
+tra loro da festoni di viti. Più basso scorgi Parravicino colla sua
+torre pendente e più in là Monteacuto ove sorge il castello di Gian
+Giacomo Medici (_Medeghino_), il braccio destro di Francesco Sforza; e
+via via, l’occhio scorre il mirabile semicircolo, di colle in colle,
+di villaggio in villaggio e per ultimo s’arresta verso occidente sul
+solingo Montorfano.
+
+Dall’alto di un firmamento di lapislazzuli, l’astro monarca spande
+la sua benedizione di luce su questa più ridente e popolosa parte di
+Lombardia.
+
+Roberto gioiva con tutta l’anima di quello spettacolo. Beveva a larghi
+sorsi quell’aria pura, ossigenata, rispondeva al materno sorriso della
+natura con un sorriso di gratitudine; spaziava per l’immensa curva
+del cielo, lanciandosi col pensiero oltre quello; poi ridiscendeva
+alla terra, seguendo collo sguardo il volo dell’allodola, che parea
+spiccarsi dalle nuvolette, erranti pel firmamento come candide vele;
+rivedeva le colline, i laghetti scintillanti, i paeselli, i boschetti.
+Allora la commozione gli traboccava dal cuore; allora rompeva il
+silenzio, e, come tutte le persone sincere e di buon cuore, sfogavasi
+colle esclamazioni, coi monologhi.
+
+— Finalmente, diceva allargando le braccia come chi si trova di
+rimpetto ad un amico; finalmente ho anch’io diritto a qualche cosa al
+mondo... non foss’altro, all’aria, al sole!... Questo paradiso, m’è
+almen concesso di contemplarlo a mio bell’agio.... Oh! come questo
+verde mi compensa dell’eterno ed uggioso aspetto dei tetti e dei
+campanili di Milano... la sola vista che mi è permessa dalla finestra
+della mia stanza a quinto piano!... Come mi batte il cuore!... come
+mi sento snello, vivace, vigoroso... e buono per giunta!... sì buono!
+To’! se mi capitasse dinanzi un poverello (e girava lo sguardo), non lo
+rimanderei a mani vuote... Ah! la campagna è un secondo battesimo...
+fa bene al corpo... fa bene all’anima... Se fosse qui la mia Dalia!
+M’avesse dato ascolto... Ma no; lei l’ha coll’economia!... Se la fosse
+qui dico! Povera creatura!... Inchiodata tutto il dì al tavolino...
+Agucchiare, agucchiare... e poi?... Miseria, sempre miseria!... Viver
+di pane e latte, per avanzarsi tanto da vestir pulitina... Come la
+sarebbe contenta quella povera ragazza se adesso la fosse con me!...
+Matta com’è pei fiori (già la è nata in mezzo ai fiori... di seta),
+correrebbe a coglierli qua e là pel giardinetto; svolazzerebbe
+come una farfalla, altro fiore dell’aria.... Le fiorirebbe un po’
+del color della salute su quel suo visino smorto smorto, tanto che
+par di cera... Ma poverina!... Come si fa ad aver le rose in volto
+quando s’è costretti a vivere in una bottega, in fondo ad un cortile
+stretto stretto, incassato da quattro piani... Maledetti que’ cortili!
+par d’essere in un pozzo!... par d’essere in fondo d’una canna da
+schioppo!... Oh, il bel cielo d’Italia! esclamava di poi sorridendo ai
+baci della brezzolina d’aprile — Bello e libero!... Viva Italia!...» e
+batteva le palme l’una contro l’altra, sorridendo sempre, mentre negli
+occhi gli spuntavano lagrime di gioja.
+
+Alle forti commozioni dei sensi succede di solito una calma
+ristoratrice. Le molecole costituenti l’organismo umano, sospinte
+e attratte violentemente, cessato lo stato d’orgasmo, si riordinano
+come prima e si acchetano. Questo tramestio è delicatamente voluttuoso
+per chi sa cogliere e godere anche le minime sensazioni gradevoli, le
+quali, al pari del sorriso, sono altrettanti fili aggiunti alla gran
+trama della vita.
+
+Roberto, sfumato quel primo entusiasmo destatogli nell’animo dalla
+pomposa bellezza della natura, sedette sotto un secolare castagno,
+sulla cui ruvida scorza leggonsi tuttora varie iniziali, incise forse
+(chi sa da quanto tempo!) da qualche coppia d’amanti. Il castagno è
+ancor vivo, e vegeta rigoglioso, mentre quei Medori innamorati e le
+loro fedeli Angeliche sono polvere.
+
+A poco a poco Roberto s’ingolfò ne’suoi pensieri. Avezzo alla vita
+contemplativa, dono che la Provvidenza, in mancanza d’altro più
+sostanzioso, largisce alla classe più intelligente e colta de’
+poverelli, egli richiamò intorno a sè tutti i sogni di vita campestre,
+coi quali era solito a Milano di passare lunghe ore vegliando sdrajato
+sul lettuccio nella sua cameretta a quinto piano.
+
+Ma a Milano Roberto era sempre costretto a staccarsi bruscamente da’
+suoi sogni prediletti, fugati dalla squallida realtà che d’improvviso
+dalla sottoposta tettoja gli si affacciava alla finestra. Ora,
+richiamati a sè que’ sogni, cercò coll’occhio fra le tante colline che
+gli stavano dinanzi, ove posarli e stabilirsi seco loro.
+
+Un casolare contadinesco, ombreggiato in parte da due altissimi pioppi
+e da una minor famiglia d’alberi e macchioni, ed eretto su di un
+declivio che finisce nel laghetto d’Alserio, fermò l’attenzione di
+Roberto, il quale, dopo che l’ebbe esaminato per bene, lo trascelse,
+impadronendosene addirittura, ahi! coll’immaginazione.
+
+Cominciò immediatamente ad esercitare i suoi diritti di proprietà
+coll’aggiungere al rusticale abituro, un’ala di fabbricato, erigendovi
+sei camere, tre al pian terreno e altre tre sopra queste, schierandole
+a preciso mezzodì. Aprì sei finestre, che munì tosto di griglie verdi
+(Roberto non poteva persuadersi che si potesse tener griglie d’altro
+colore); e ammantò tutto il fabbricato di viti selvatiche, di quelle
+cui l’autunno tinge le foglie in rosso. Poi d’un colpo recise due
+enormi robinie che intercettavano la vista; indi disegnò il giardino,
+che vide di subito verdeggiare smaltato dei più bei fiori; le dalie poi
+v’erano a centinaja. Scelse più in giù un pezzo di terra, e sbarbicato
+spietatamente tutto il grano turco che c’era, ne fece un’ortaglia, la
+quale tosto popolossi di peschi, di pruni, di albicocchi, di peri,
+di pomi, ecc. ecc. Fissò un altro brano di terreno per coltivarvi
+gli aspàragi de’ quali era ghiottissimo; indi seminò qui erbaggi, là
+piantò agrumi, che tosto attecchirono meravigliosamente e crebbero
+lussureggianti a perfetta maturanza.
+
+Roberto, disposto il giardino e l’orto, entrò nella sua nuova dimora.
+Scelse una camera, la più gaja, per lavorarvi; la mobiliò, la adornò
+a modo suo, appendendo alle pareti armature, quadri, pipe ed un
+coccodrillo imbalsamato. Dopo allestì la sala da pranzo; poi la cucina,
+nella quale aprì un ampio camino, ai cui lati, sotto una vastissima
+cappa, pose due comode panche.
+
+— Qui sotto, diceva fra sè Roberto, passerò le ultime sere d’autunno,
+sedendo coi fidi amici intorno al fuoco. Chiacchierando e fumando
+arrostiremo marroni, che inaffieremo col vin bianco fatto da me...
+Diavolo! e la cantina? Eccola bell’e in ordine... A proposito!
+(continuava) sarà bene ch’io mi pigli anche quella collinetta là; vo’
+coltivarla a vigneti.... Benissimo!... Ma non parlatemi di comprar
+altri terreni! Io non voglio impicci... Poi non avrei cuore di veder
+soffrire i contadini... finirei col farli star meglio di me... e allora
+mi rovinerei in poco tempo. No, no!.... mi basta il giardino, l’orto
+e quella collinetta là.... Ecco! è il tempo della vendemmia. Io sono
+là vestito così alla buona, con un gran cappellaccio di paglia in
+testa. Mentre sono in faccende intorno alle tinozze, arriva un legno...
+Oh gioja! sono gli amici!... c’è anche Dalia con loro... No, piano!
+Dalia è meglio che venga da sè.... anzi sarà già con me.... Gli amici,
+vedendomi con quell’ombrello in capo, colle vesti e la faccia dipinte
+di mosto, ridono...; io li abbraccio. Essi gridano, strepitano, hanno
+fame, hanno sete. Presto, Dalia! presto, Caterina (Caterina sarà una
+buona massaja, incaricata de’ servizi grossolani e dell’educazione
+dei pollastri), torcete il collo ad una dozzina dei vostri bipedi
+allievi... Presto, presto!... Ecco si dà in tavola; si mangia, si beve
+allegramente, poi si va a dormire. Alla mattina, gita sul laghetto.
+Ora che ci penso! bisogna aprire un viale fino al lago... Eccolo
+fatto!... un bel viale incassato fra due siepi di gelsomini... Ora in
+barca... Ma gli amici preferiscono di andarsene a caccia; io mo resto,
+chè preferisco la pesca. Dicono che la lenza sia un ordigno, ad una
+estremità del quale è attaccato un pesce e all’altra un imbecille...
+Ebbene! io amo la pesca colla lenza, e non sono un imbecille!... Il
+divertimento del pescare sta negli accessorj... Io sono artista, e me
+la godo collo star seduto in riva al lago, sotto gli alberi, soletto
+ben inteso, chè solo non mi annojo mai... Ecco il mio divertimento! Se
+piglio un pesciolino, è un di più... Avrò poi con me un magnifico cane
+di Terranova, che non mi abbandonerà mai...»
+
+Un malaugurato lenzuolo, che una contadina distese ad asciugare
+su d’una funicella tirata fra due pali proprio dinanzi a Roberto,
+togliendogli repentinamente la vista della sua nuova villeggiatura,
+lo scosse da quella dolce contemplazione, e fugò brutalmente i suoi
+sogni, che sparvero come uno stormo di passeri allo scoppio d’una
+schioppettata. Roberto si guardò intorno, riconobbe l’osteria; si
+rammentò dov’era. Accortosi poi che il sole era già alto, aggiustò
+i suoi conti coll’oste, e riprese il suo cammino verso Asso, ove
+doveva fermarsi un pajo di giorni presso un suo compagno. Quando fu
+all’aperto, trasse il borsellino, e vuotatolo su d’una palma, noverò i
+denari.
+
+— Diavolo! sclamò fermandosi, si sono squagliati come la neve al sole.
+Mille franchi in quindici dì!... Ma già se non ci sono, è segno che li
+ho spesi... Tanto meglio!... Lavorerò e ne guadagnerò degli altri... Se
+in quest’anno ho venduto due quadri, nel venturo ne venderò quattro.
+Intanto non mi restano che poche lire pel ritorno... Ma! il conto
+è subito fatto... Cinquecento lire gettate via a pagare i debiti...
+poi il cappellino, lo sciallo e il vestito a Dalia... Essa non voleva
+accettarli ad ogni costo, ma quando li ebbe, com’era contenta!...
+Povera creatura!... E i colori che ho comperato, li conti per niente? e
+i pennelli, le tele, ecc. ecc. Poi, diciamolo qui fra me e te, Roberto,
+sono otto giorni che te ne vai gironzando e spendendo allegramente,
+invece di studiare dal vero come avevi fissato di fare.... Ebbe
+ragione Dalia di voler scommettere che non avrei nemmeno toccato un
+pennello... Che importa! se non ho lavorato, lavorerò... Evviva noi!» e
+canterellando continuò a camminare di buon passo.
+
+
+
+
+CAPITOLO II.
+
+Un avanzo di Russia.
+
+ Pappate, pappate... si scanna per voi...
+
+ GIUSTI.
+
+
+Milano, il 18 febbrajo 1812, popolata com’era da tanta uffizialità,
+gavazzò più mattamente del solito. Appunto in quel dì tutte le
+trattorie e le bettole suburbane erano gremite di gaudenti. Numerose
+succedevansi le mascherate folleggianti; la plebe s’urtacchiava per le
+strade avvinazzata; chè allora il vino costava poco più della fatica
+di berlo; tutti poi mostravansi esaltati dalla speranza di una libertà
+promessa e non mai data.
+
+Da porta Nuova moveva lunga una fila di carrozze signorili verso la
+_Cascina de’ Pomi_, in allora ritrovo del bel mondo. In una di queste
+sedeva una brigatella di uffiziali e di donne, le quali all’abito ed ai
+modi, parevano appartenere ad una classe sociale un pochino equivoca.
+In compenso erano belline, gaje oltremisura, e dispostissime a pigliar
+congedo filosoficamente, cioè col bicchiere in mano, da’ loro amorosi,
+chiamati a partire il dì dopo per una misteriosa spedizione dalla
+dispotica voce di Napoleone I.
+
+Capo della brigatella appariva un capitano dei Veliti; a lui
+specialmente erano rivolte le occhiate più provocanti, a lui i
+sorrisi più graziosi delle dame. Infatti il capitano Bernardo **** era
+l’anfitrione della festa, cioè quello che ne pagava le spese. La notte
+prima egli aveva vinto alla _roletta_ una buona manata di zecchini.
+Era dunque giusto che ne spendesse almeno due terzi cogli amici e col
+gentil sesso, il quale, generalmente parlando, quanto si mostra restìo
+nel dividere co’ maschi le pene della vita, altrettanto è pronto nel
+reclamare la sua porzione di piaceri. Così dicono la pensassero le
+donne nel 1812.... ma adesso gli è un altro pajo di maniche.
+
+Reduci dalla _Cascina de’ Pomi_, il capitano Bernardo e la compagnia,
+smontarono ad una osteria, la quale sussiste tuttora fuori di porta
+Garibaldi. Ufficiali e signorine salirono ad una sala al primo piano;
+Bernardo si fermò coll’oste ad ordinare il pranzo.
+
+Approfitteremo di questo momento solenne, per dare a’ nostri lettori
+uno schizzo biografico del capitano.
+
+Bernardo **** era nato all’ombra del nostro Duomo (e precisamente
+in una casipola situata fra le ortaglie, e confinante al nord colla
+chiesa di San Celso e al sud col bastione), l’anno 1782, da poveri ma
+onesti genitori. A vent’anni, nei bei tempi della repubblica Cisalpina,
+stufo di esercitare la paterna professione di giardiniere, gettata
+la zappa pel fucile, si era fatto soldato. Nella primavera del 1806
+aveva seguito re Giuseppe nella spedizione del regno di Napoli. Tornò
+glorioso coi galloni di sergente, ed una costola sfondata, la quale
+ad ogni capriccio atmosferico gli ricordava con gioja di Michele Pezza
+detto _fra Diavolo_, e de’ suoi seguaci.
+
+Nel 1808 passò in Ispagna; perdette due dita della mancina all’assalto
+di Hostalvico, e n’ebbe in compenso dal generale Pino le spalline.
+Prese parte a tutta quella memorabile campagna, nella quale gli
+Italiani sprecarono tanto sangue; e promosso a capitano, ritornò in
+patria insieme agli avanzi dell’armata italiana del general Lechi.
+Erano entrati in Ispagna in numero di oltre trentamila, e ripatriavano
+in meno di novemila.
+
+Arrivato a Milano, chiese conto della sua famiglia, ma non rinvenne
+che una sorella, Dorotea, minore di lui d’un dieci anni. I genitori
+dormivano da un pezzo nel _Gentilino_. Quanto a Dorotea, chiestone
+informazione, n’ebbe in risposta ch’era meglio perderla che trovarla.
+Bernardo si fece rosso in viso, scaraventò una bestemmia in francese, e
+non cercò più in là.
+
+Ora torniamo al 18 febbrajo 1812, e alla nostra brigata, la quale
+desinò allegramente tra brindisi innumerevoli. Basti dire, che il
+capitano Bernardo, da quel buon Italiano che era, volle riparare in
+quel dì all’ingiustizia degli sciupacalamaj francesi verso i prodi
+nostri compaesani che tanto si distinsero nelle guerre di Spagna,
+con altrettanti brindisi in loro onore. Così vennero salutati Lahoz,
+Fantuzzi, Pino, Teullié, Balabio, Fontanella, Rossignoli, Porro,
+Pittoni, Palombini, Fontana, Mazzucchelli, Giflenga, Del Fante,
+Alari, Corner, Battaglia, Banco, Crovi, Geraldi, Pignatelli, Borelli,
+Rossetti, Giuliano, Rossi, Vacani, Bertoletti, Severoli, Bianchetti,
+Santandrea, Ceroni, Coleoni, Peyri, Conca, ecc., ecc.
+
+Il capitano Bernardo, accorgendosi che i suoi camerati andavano
+frugando nella mente in cerca di altri nomi per festeggiarli con nuovi
+brindisi, stimò prudente di scendere a pagar lo scotto, _intanto
+che ci si vedeva_, prima che l’oste, approfittandosi della nebbia
+che offuscava i commensali, avesse a scrivere i 6 colla coda ingiù,
+come diciamo noi Milanesi. Pagato, stava per risalire alla brigata,
+quand’ecco giungere a spron battuto un ussero, latore di un viglietto.
+
+Bernardo legge il biglietto, ed esclama:
+
+— Diavolo!... mi chiamano alla caserma... Vado a salutare gli amici...
+Ehi! oste!... fa portare una mezzetta di vino a quell’ussero...» Così
+dicendo salì le scale, ed entrò dagli amici.
+
+
+Mi allontanerei di troppo dall’argomento se narrassi ora della famosa
+spedizione di Russia, descrivendo gli strazj che spensero tante
+migliaja di vite nella ritirata dopo l’incendio di Mosca[1]. I pochi
+scampati dal gelo, dal fuoco, dalla fame, dalle ance dei Cosacchi[2],
+si fecero quasi tutti ammazzare di poi nelle battaglie di Lutzen,
+di Wurtchen, di Bautzen, nelle quali la vittoria parve perfidamente
+sorridere all’incorreggibile divoratore d’uomini, per poi stramazzarlo
+a Lipsia e a Waterloo.
+
+Nel 1815 l’Austria, vista spazzata la strada, spedì Bellegarde a
+riprendere la Lombardia e la Venezia. Bellegarde entrò pacificamente
+tra le scappellate dei nostri babbi. L’esercito italiano, com’era
+naturale, venne sciolto. «Molti uffiziali cercarono fortuna altrove,
+come Ventura che andò a sistemare gli eserciti del re di Lahor, nelle
+Indie; Codazza, che nelle repubbliche dell’America meridionale fece da
+ingegnere e colonizzò l’alta regione della Cordiliera di Venezuela, e
+così altri.» Alcuni barattarono l’uniforme, indossando la bianca livrea
+de’ nuovi padroni; altri invece, fedeli ai loro principj, preferirono
+l’amarissimo pane della miseria alle lecornie della corte vice-reale
+austriaca. Fra questi ultimi va annoverato il capitano Bernardo.
+
+Caduto prigioniero dei Russi nelle vicinanze di Smolensko e tradotto
+a Pietroburgo, ebbe gelata una gamba; amputato, guarì. In compenso il
+destino fe’ sì ch’ei desse nel genio d’un magnate di quella città, il
+quale trasse partito delle cognizioni orticole del povero prigioniero,
+mandandolo ad attendere a certi suoi poderi nella Volinia. Fra le
+tante e svariate speculazioni, la migliore è quella di conservarsi
+sempre galantuomo. Bernardo osservò scrupolosamente questo precetto, e
+migliorò d’assai la sua condizione. Dimorò in Russia per ben quindici
+anni e quando, mortogli il padrone, fece ritorno in patria, e si trovò
+possessore di un po’ di ben di Dio (frutto delle sue fatiche e di una
+sottile economia), col quale sperava di camparla per benino gli ultimi
+anni della sua vita.
+
+Il gennajo del 1827, Bernardo rivedeva la guglia del Duomo. Egli
+toccava allora i quarantacinque anni; ma le ferite, gli strapazzi, il
+clima inospitale, gli avevano affievolito il corpo, invecchiandolo anzi
+tempo.
+
+Prima cura di Bernardo fu di chieder conto di sua sorella Dorotea,
+l’uggia per la quale gli era stata scemata dalla lontananza. La
+trovò vedova, con tre creature, miserabile e ubbriaca per giunta.
+Le carezze di que’ fantolini ebbero virtù di disarmare la collera
+dell’onesto soldato e di fermarlo sulla soglia, mentre stava per
+andarsene stomacato. Il dì appresso la trista femmina chiese perdono al
+fratello; giurò, spergiurò che per l’avvenire non avrebbe assaggiata
+una sol gocciola di vino, e tanto disse e promise che Bernardo
+alla fin fine consentì di convivere colla famigliuola. Per tal modo
+cresciute le spese, dovette pensare ad aumentare, lavorando, l’entrata.
+Prese a pigione un pezzo di terra oltre San Calocero, confinante col
+fossato che lambe il bastione tra la porta Ticinese e la Vercellina,
+ora Magenta; assoldò un contadino, il quale lavorò quel terreno,
+scompartendolo in tante ajuole; fece costrurre una piccola serra;
+la popolò di erbe odorose e di fiori, e in capo ad un mese potè far
+dipingere sulla porta della sua abitazione un enorme mazzo di rose,
+larghe come cavoli, sotto cui fe’ scrivere a caratteri cubitali: _Qui
+si vende fiori anche in mazzo_.
+
+Unitamente ai fiori pensò a coltivare i suoi nipotini, i quali
+all’infuori delle busse che loro prodigava la madre quand’era
+brilla, non conoscevano educazione di sorta. Bernardo cominciò col
+ribattezzarli, sostituendo ai nomi di Antonio, Giuseppa e Gaetana,
+quelli più poetici di Nasturzio, Ortensia e Dalia, incorporando di
+tal modo i nipotini nella gran famiglia delle piante e de’ fiori posti
+sotto la sua custodia.
+
+Dorotea tenne la parola; solamente al vino sostituì l’aquavite.
+Bernardo gridò, bestemmiò, minacciò, ma inutilmente. Dorotea ogni
+mattina prometteva di metter giudizio, poi alla sera dondolava in
+cimberli. Che fare? Cacciarla, privare que’ bambini della loro madre?
+Cacciarla!... ma dove si sarebbe arrestata quella sciagurata, posseduta
+dal demonio dell’abitudine degenerata, incancrenita, in vizio, in
+bisogno, senza mezzi per procacciarsi di che soddisfarlo? Avrebbe
+finito col rubare... o peggio; e allora che sarebbe avvenuto dell’onor
+della famiglia? E Bernardo ci teneva all’onore, più che alla vita.
+Temendo di peggio, si rassegnò e la ritenne presso di sè. Volle però
+mutare il nome anche a lei (era la sua mania), e la chiamò Ruta.
+
+Il dopodesinare d’una domenica, Bernardo condusse i suoi nipotini a
+passeggiare fuori di porta Comasina (Garibaldi adesso). Era la prima
+volta che visitava quella parte della città, dopo il suo ritorno dalla
+Russia. Rivedendo que’ siti, a poco a poco gli tornò alla memoria
+l’ultimo carnovale, la scarrozzata, gli amici, le facili damine, e
+finalmente il pranzo. Tosto gli nacque la voglia di rivedere anche
+l’osteria. Vi entrò infatti, preceduto dai fantolini che, vista
+l’insegna, saltellarono per la gioja.
+
+Bernardo, entrato in cucina, trovò tutto a posto, come quindici
+anni prima. Nulla v’era di mutato tranne il cuoco, il _caporale_ e i
+camerieri. L’oste, ritto dietro il banco, appariva un po’ invecchiato;
+però, a malgrado de’ capelli brizzolati di bianco, egli era tutt’ora
+rubizzo, calmo, come tutti coloro che non ebbero mai a che fare colle
+passioni che tribolano il più degli uomini. Salutò macchinalmente i
+sopragiunti levandosi il berretto, e pronunciando il solito: Servite il
+signore!...
+
+Bernardo chiese una bottiglia di vin d’Asti, che gli venne
+tosto arrecata, unitamente ai _navicellini_. Mentre i ragazzi
+sbocconcellavano, Bernardo guardava fisso fisso l’oste, meravigliando
+di non esser riconosciuto, ciò che a lui, poveretto, pareva cosa
+naturalissima. Visto però che l’oste punto non gli abbadava, risolse di
+rompere lui il ghiaccio, e lo chiamò:
+
+— Un’altra bottiglia? chiese l’oste, pronto come un baleno.
+
+— No, grazie!... voleva... Dite un po’ (e sorrideva): non mi conoscete
+più?» L’oste accennò col capo di no.
+
+— Diavolo!... pare impossibile, proseguì Bernardo umiliato; capisco
+che ne son passati degli anni... ma però... Non vi ricordate di
+un certo pranzo... ma! coi fiocchi... al tempo dei Francesi... un
+certo pranzo... qui sopra, nella sala verso strada.... C’erano degli
+uffiziali, delle donnette... Ma che pranzo!... lo so io cosa m’è
+costato!... Ma allora non si badava a spendere... Ehi!... parlo del
+1812, nientemeno!
+
+— Mi pare! sclamò l’oste raccapezzandosi, mi pare!
+
+— Proprio il dì prima che si partisse per la spedizione di Russia...
+Era di carnevale...
+
+— Ah! sì, sì... ora me ne ricordo... Ha pagato un capitano...
+
+— Son io quello! disse trionfalmente Bernardo, e alzatosi porse il suo
+bicchiere all’oste.
+
+— Oh!... troppa degnazione... Alla sua salute... Mi rallegro tanto di
+rivederlo sano e disposto... Dopo quel che è successo può chiamarsi
+fortunato...
+
+— Oh sì!... rispose Bernardo, e cominciò a narrare le sue avventure ai
+circostanti, e all’oste che intanto era tornato a trincerarsi dietro il
+banco.
+
+Finalmente Bernardo, stimolato dai suoi nipotini, i quali, non avendo
+più nulla da rodere, volevano uscir all’aperto, alzossi e accostatosi
+al banco ficcò l’indice e il pollice nel taschino del suo _gilet_,
+chiedendo a quanto ammontasse il suo debito.
+
+— Trentotto soldi...
+
+— Ma l’Asti non ne costa che trenta, mi pare...
+
+— Sissignore... trenta soldi per l’Asti, e otto soldi per quella tal
+mezzetta che lei ha fatto portare all’ussero... Si ricorda?... proprio
+in quel dì del pranzo...» Così dicendo porse dinanzi a Bernardo un
+vecchio libraccio bisunto ov’erano annotati i crediti del 1812[3].
+
+A tanto prodigio di memoria e di pidocchieria, io avrei gettate le
+braccia al collo al degno Svizzero, proclamandolo il re della specie,
+il genio del _brugnonismo_. Bernardo invece si sentì tanto umiliato,
+sconcertato da averne bagnate le pupille. Pagò, abbassò il capo, e
+pigliati per mano i bambini, uscì senza tampoco rispondere all’oste,
+il quale con tutti i vezzeggiativi del mestiere, gli raccomandava di
+onorarlo spesso delle sue visite.
+
+Col passar degli anni le faccende del povero Bernardo travolsero alla
+peggio. Nasturzio ed Ortensia ebbero la vita de’ fiori; morirono l’un
+dopo l’altra di quei sottili malori che avvelenano tanti bambini;
+malattie arcane, che procedono sicure in lor cammino, falciando
+esistenze a destra e a sinistra, perchè noncurate gran fatto dalla
+scienza, la quale pare abbia ceduto l’incarico di studiarle alle
+Compagnie d’assicurazione delle vite.
+
+Cinque anni dopo la loro madre morì _di delirium tremens_, la fine dei
+bevitori di alcoolici; morì, dopo d’aver colla sua vita disordinata
+dilapidato il poco peculio raggranellato dal fratello coll’industre
+pazienza d’una formica.
+
+Infine, al fianco del vecchio capitano, affranto dalle tribolazioni,
+dalle malattie e dagli anni, non era rimasta che Dalia, svelta e
+graziosa giovinetta di diciassette anni e che, fin da piccina, era
+stata allogata presso una modista. Dalia, durante il suo noviziato,
+aveva apprese molte cognizioni indispensabili per riuscire una
+perfetta _madamina_. Aveva imparato a vestir pulitina con poche aune di
+percallo; a desinare con polenta e latte, ma a non uscir di casa senza
+guanti, o mal calzata; a sentirne d’ogni risma in fatto di maldicenza,
+allorquando a _scuola_ le madamine, diremo così, laureate, snudavano
+spietatamente i rigiri delle avventure; e, uscendo collo scatolone
+dietro la madamina, a fermarsi ad una rispettosa distanza, quando
+questa veniva incontrata da qualche vagheggino; e infine a seguire il
+codice del proletariato ed a pigliar la vita com’ell’è, paga dell’oggi,
+senza infastidirsi gran che del domani, che l’avvenire è in man di Dio.
+
+Così era cresciuta Dalia, senza che fin’allora alcuno avesse potuto
+affibbiarle la massimaccia di Larochefoucauld: Esservi poche donne
+oneste che non si stanchino del lor mestiere.
+
+Bernardo da tempo languiva nel letto: i suoi giorni erano noverati.
+Dalia, tornando dalla _scuola_, saliva le scale col cuore serrato;
+apriva l’uscio della cameretta ove giaceva lo zio, e prima di
+inoltrarsi lo fissava in volto, trattenendo il respiro, spiando se
+fosse ancor vivo.
+
+Una mattina, la giovinetta venne svegliata di soprassalto da un lungo
+gemito. Balzò tosto dal letto e indossata in fretta in fretta una
+gonna, corse dallo zio, che la guardò cogli occhi imbambolati e senza
+movere la testa.
+
+— Oh, Signoriddio! gridò Dalia sciogliendosi in lagrime. Egli muore...
+e io son qui soletta... Come fare adesso!... come chieder ajuto!...»
+Così dicendo stringeva tra le sue braccia la testa del vecchio,
+baciandone e ribaciandone i bianchi capelli, e chiamandolo coi più
+dolci nomi. Quando Dio volle Bernardo diè segno di vita; girò intorno
+gli occhi; riconobbe la nipote, e sorrise.
+
+— Coraggio, la mia tosa, coraggio!... mormorò di poi con voce tanto
+fioca che Dalia, per raccoglierla, dovette posare l’orecchio su quelle
+fredde labbra.
+
+— Io me ne vo.... a trovare i miei compagni d’armi... che m’aspettano
+da un pezzo... Finisco di patire... Ho vissuto anche troppo... Ma tu,
+poverina, che farai sola al mondo?... Io non ti posso lasciar nulla...
+nulla affatto!... M’hanno consumato tutto...» E ammutiva soverchiato
+dalla commozione.
+
+Dalia, confortatolo come meglio seppe, volle profittare della calma che
+in quel momento appariva nella fisonomia del vegliardo, per uscire a
+chieder soccorso e assistenza a qualche vicino...
+
+— Torno subito, zio. Qualcuno troverò.
+
+Bernardo crollò il capo sorridendo mestamente alla giovinetta, come
+volesse dire: Chi vuoi che s’abbia ad incomodare per un vecchio che
+muore.... in miseria?
+
+— No, no, zio; lasciami fare... Non c’è un momento da perdere...
+Chiamerò quel giovine che sta qui sopra noi... quel pittore... Pare un
+buon diavolo... È sempre nelle nuvole colla testa... ma deve aver buon
+cuore... Abbi pazienza, zio!... In due salti sono di ritorno...»
+
+Così dicendo uscì dalla camera; veloce coma una rondine salì una
+scaletta, e giunta ad un uscio contornato di ritratti grotteschi
+schizzati col carbone, picchiò replicatamente.
+
+— Chi è? chiese una voce.
+
+— Favorisca ad aprire... ma subito subito per l’amor di Dio...
+
+S’intese un tonfo, come d’uno che balzi dal letto; poi una pedata; il
+catenaccio rugghiò, e dall’uscio semischiuso fece capolino Roberto, il
+quale vista la giovinetta esclamò:
+
+— Ah! è la bella biondina!...
+
+— Scusi se la disturbo, rispose Dalia abbassando gli occhi ed
+arrossendo al vedere che al giovane mancavano molte parti del vestito
+e non le meno importanti. Il mio povero zio sta morendo... Io mi trovo
+sola in casa... Non ho nessuno che m’assista... Mi faccia lei questa
+carità...
+
+— Subito subito... Diavolo! è un dovere... La vada pure da suo zio...
+Un minuto e sono da lei...
+
+Roberto postosi indosso un vecchio cappotto militare che gli faceva
+le veci di veste da camera e di coperta, in un attimo fu al letto del
+moribondo, che lo ringraziò con un’occhiata.
+
+Roberto e Dalia passarono tutto quel giorno e gran parte della notte
+accanto al lettuccio di Bernardo. Dalia, non trovandosi più sola,
+potè uscire in cerca di un medico e tornare con lui. Ma l’arte nulla
+poteva per il povero vecchio, e il medico nel congedarsi disse parole
+di conforto e di speranza alla piangente giovinetta, ma a Roberto che
+lo accompagnò sul pianerottolo, dichiarò senza reticenze che Bernardo
+non avrebbe veduto il dimane. Infatti al primo bagliore antelucano, il
+vecchio rendeva l’anima nelle braccia di Roberto e di Dalia. Le ultime
+parole del morente furono dirette al giovine, al quale strinse la mano
+raccomandando al suo buono cuore l’orfanella.
+
+Da quel giorno i due giovani si rividero spesso. La schietta intimità
+che li univa, prese grado grado maggiore intensità e forza. Si amavano
+già senza che nessun di loro avesse parlato d’amore. Un giorno Roberto
+aprì sorridendo le braccia e la giovinetta vi si lasciò cadere,
+nascondendo sul petto del giovane il rossore che le infocava il viso.
+
+Così il convolvolo debole ed errante fra gli sterpi e i roveti,
+s’attortiglia intorno all’albero protettore, inghirlandandolo colle
+variopinte sue corolle.
+
+
+
+
+CAPITOLO III.
+
+L’incontro.
+
+ Siam stretti ad un patto.
+
+
+Che i gendarmi della letteratura, vogliam dire i critici, ci perdonino
+se nel capitolo precedente ci dilungammo alquanto dal soggetto,
+risalendo fino al 1815 e più in su ancora. Abbiamo le nostre ragioni
+per giustificare questa scappatella; il seguito del racconto lo
+proverà. D’altronde è bene il richiamare alla memoria dei nostri
+giovani le guerre combattute dai padri nostri, o per sostenere
+l’insaziabile ambizione di un despota, o per soffogare nel sangue
+le diverse nazionalità che tentavano rizzarsi e riaversi al soffio
+dell’aura provocatrice di libertà che spirava nel principio di questo
+secolo. Confrontate quelle guerre con quelle che noi combattemmo in
+questi ultimi anni, e combatteremo fra poco, ci sentiamo animati da un
+giusto orgoglio che ci fa esclamare: Le nostre vittorie non costarono
+lagrime che ai nostri nemici.
+
+I nostri fratelli che morirono sul campo col grido di viva l’Italia,
+ebbero onorate sepolture; il racconto delle madri, pie custodi delle
+tradizioni, e la stampa, più ancora del marmo e del bronzo, renderanno
+imperituri i loro nomi.
+
+Questo è il premio serbato a chi muore pel bene del proprio paese. Che
+serbi il tempo a coloro che sparsero, benchè eroicamente ed in buona
+fede, il loro sangue obbedendo ai capricci del dispotismo, l’avete
+veduto nella morte del capitano Bernardo; l’oblio.
+
+Ora che ci siamo giustificati, ripiglieremo il filo del racconto.
+
+Roberto con passo spigliato e veloce proseguiva canterellando il suo
+cammino. Oltrepassato Bucinigo (Buco-iniquo, dicono i cronisti), ad
+uno svolto della strada, vide venirgli incontro, sullo stesso sentiero
+laterale oltre i paracarri della via maestra, un giovine contadino, il
+quale, benchè dimenasse un po’ troppo le braccia camminando, pure aveva
+l’aria e il portamento d’un soldato. A Roberto quella fisonomia, mano
+mano gli s’approssimava, non pareva nuova:
+
+— Quella ciera là l’ho veduta altre volte di sicuro! diceva fra sè...
+Ma ora non mi raccapezzo... Al modo con cui va, colui dev’esser stato
+o bersagliere.... o garibaldino.... Non c’è a dubitarne...» e guardava
+fisso.
+
+Il contadino intanto s’avanzava celeremente. Egli aveva una di quelle
+fisonomie aperte, sorridenti, simpatiche, che pajono dire al prossimo:
+Vogliami bene ch’io te ne vorrò... Portava dietro alle spalle un
+fagotto appeso ad un bastone che teneva impugnato come se fosse un
+fucile e, ad armacollo, un cilindro di latta, di quelli usati dai
+soldati a custodia delle loro carte.
+
+Anche al contadino la fisonomia di Roberto non era nuova.
+
+— Chi sarà quel giovine? diceva tra sè; l’ho veduto di sicuro in
+qualche altro sito... dove poi, indovinalo grillo! Se ne son vedute
+tante l’anno passato delle faccie di giovani!...
+
+Giunti che furono a pochi passi l’un dell’altro s’arrestarono,
+fissandosi senza dir parola. Il contadino sorrise e, trattosi il
+berretto, ruppe pel primo il silenzio.
+
+— Mi pare... e non mi pare...
+
+— Perdio! pare anche a me... ma non so... rispose Roberto sorridendo
+anche lui... Tu m’hai l’aria di un garibaldino...
+
+— Lo sono stato difatti... E anche lei...
+
+— Anch’io sì...
+
+— Con Medici?
+
+— No, io era con Bixio.
+
+— Fa lo stesso... Ah! adesso mi ricordo!... lei è quel pittore che,
+intanto che bolliva il rancio, faceva i ritratti agli amici.
+
+— Precisamente!...
+
+— Vede lei se ho buona memoria!..
+
+— Diavolo! è vero...
+
+— E di me non si ricorda?... M’avrà veduto di sicuro... e chi sa quante
+volte...
+
+— Sarà benissimo; ma che vuoi! fra tante fisonomie si perde la
+bussola...
+
+— Mi dica un po’... Ha conosciuto lei l’anno scorso certo Federico
+***?... Quello che stava sempre sempre insieme al povero Giuliano ****,
+morto a Brescia, dopo l’affare di Treponti[4].
+
+— Altro che conoscerlo!... Federico *** è mio amico...
+
+— Ebbene, io era l’_ordinanza_ del signor Federico... cioè
+intendiamoci! Quando aveva fatto il mio dovere come soldato, nè più nè
+meno degli altri, accudiva alle faccende del signor Federico, pulendo
+gli abiti, le armi...
+
+— Oh! corpo d’un cannone! sclamò Roberto; ora mi ricordo...» Così
+dicendo afferrò la faccia del contadino, e fissatolo di bel nuovo
+esclamò: È proprio lui! To’! chi mi avrebbe detto che oggi doveva
+incontrare il nostro Valentino!
+
+— Vede lei...
+
+— Eh! al diavolo il _lei_! Siamo o non siamo...
+
+— Sia pure... e viva l’Italia!...
+
+— E si può sapere dove sei diretto?
+
+— Al mio paese...
+
+— Ma tu, Valentino, se ben mi ricordo, non sei di queste parti, ma del
+Lago Maggiore...
+
+— Sì, son d’Angera... o almeno di lì presso...
+
+— Come diavolo ti trovo qui nel cuor della Brianza?
+
+— Mi ci ha mandato il signor Federico...
+
+— A fare?
+
+— A distribuir lettere.
+
+— Che! fai il porta-lettere?
+
+— Sicuro! Me ne ha date più di trenta; ed io le ho ricapitate tutte,
+in due giorni... Indovina un po’ — continuava ridendo Valentino — a chi
+erano dirette quelle lettere...
+
+— Ma!
+
+— Erano dirette a persone di tua conoscenza...
+
+— Spiegati.
+
+— Ai nostri compagni d’armi. Capisci ora?
+
+— Diavolo, diavolo! L’affare si fa serio... Fammi un po’ il piacere di
+spiegarti meglio.
+
+— Volentieri! Ma sediamci, chè questo star fermo su due piedi mi stanca
+più che il camminare...
+
+I due giovani s’inoltrarono per un sentieruzzo che sboccava sulla
+strada maestra; poi, entrati in un campo, sedettero all’ombra d’un
+gruppo di salici.
+
+— Ah! così si sta meglio!» sclamò Valentino levandosi dalle spalle il
+suo fardelletto e posandoselo a canto.
+
+— Dì su dunque! gli disse Roberto. Di che si tratta?
+
+— Si tratta di una nuova spedizione con Garibaldi...
+
+— Con Garibaldi!... Infatti, mi ricordo che anche a Milano, tempo fa,
+si parlò di una misteriosa impresa... Ma io, in que’ dì, aveva molto a
+fare, sicchè non ci badai più che tanto... Poi la credeva una di quelle
+solite chiacchiere...
+
+— Altro che chiacchiere! Devi sapere che il signor Federico venne
+appositamente da Brescia a Sesto Calende, e si fermò dal signor curato,
+un prete della legge, che è suo amico...
+
+— Federico ha moglie, vero?
+
+— Sì e la condusse con lui. La signora Giulia rimane a Sesto da
+don Luigi, intanto che suo marito va innanzi e indietro da Sesto a
+Genova...
+
+— Ah! è andato a Genova?
+
+— Sicuro! per intendersi con Garibaldi e coi capi...
+
+— E dove è diretta la spedizione?
+
+— Non se ne sa nulla; è un mistero. Ma che fa a noi il sito? Lo sa
+Garibaldi, tanto basta...
+
+— D’accordo. Tu, Valentino, sei della partita?
+
+— S’intende.
+
+— E Federico?
+
+— Il signor Federico partirà più tardi, con un’altra spedizione...
+Garibaldi vuol che si fermi a Genova a raccogliere uomini e denaro...
+Lui sulle prime non voleva saperne; ma infine ha dovuto acconsentire,
+tanto più che don Luigi lo ha persuaso di rimanere... La signora
+Giulia è incinta... è quasi a termine... e un giorno o l’altro...,
+capisci!... La poverina, quando ha saputo che suo marito voleva
+partire con Garibaldi, non ha detto parola, ma però... la botta l’ha
+sentita nel cuore... Fatto sta che per quanto la si forzasse di parere
+indifferente e di buon umore, si capiva che dentro soffriva soffriva...
+A desinare la mandava giù i bocconi per forza... ogni tratto scompariva
+e ritornava dopo qualche minuto colla faccia sorridente, ma cogli occhi
+rossi... Non la si sentiva bene... Insomma, così non la poteva andare,
+ecco! Tanto che io stando in quella casa quasi tutto il dì, e aveva
+sempre sott’occhi quella povera creatura...
+
+— È buona proprio, eh?
+
+— È un angelo! gridò Valentino con entusiasmo. Ti so dire che delle
+donne come lei non se ne trova una in mille... Io insomma aveva fissato
+di dir quello che stava bene al signor Federico... Finchè vado io a
+farmi ammazzare, è in regola; primo è mio dovere, poi tranne mio padre,
+non lascio nessuno a questo mondo... Fortunatamente un bel dì, eccoti
+il signor Federico di ritorno colla buona notizia che non partiva
+così subito... Se tu avessi veduta sua moglie in quel momento!... ti
+avrebbe proprio fatto compassione... È diventata smorta smorta, poi
+rossa rossa... Ha fatto per parlare, ma non c’è stato verso... si è
+gettata nelle braccia di suo marito e si è messa a piangere per la
+consolazione... Cosa vuoi! io ho dovuto far _fronte indietro_ e via
+adagio adagio per non farmi minchionare, chè, a dirtela, piangeva
+anch’io...
+
+— Te lo credo...
+
+— Dunque il signor Federico resterà a Genova... Da quel poco che ho
+potuto capire, partirà dopo con Medici...
+
+— Allora resterai anche tu...
+
+— No, no. Io partirò colla prima spedizione, con Garibaldi, Bixio,
+Sirtori, Türr, ecc. ecc. chè son tanti... L’ho già detto al signor
+Federico, il quale m’ha risposto che gli incresceva di non avermi con
+lui, ma che alla fin dei conti io era libero di far quello che credeva
+meglio pel bene del mio paese. Io sarò dei primi.
+
+— Sarete in molti...
+
+— Ma! chi lo sa! Ad ogni modo non oltrepasseremo di molto i mille...
+
+— Pochi, perdio!
+
+— Che fa il numero quando s’è col _generale_?
+
+(Così per antonomasia vien chiamato Garibaldi dai suoi militi.)
+
+— Il generale, vedi! proseguiva Valentino, ha caro che i suoi sieno
+in pochi (purchè buoni) per fare certi colpi di mano pei quali è nato
+vestito... Poi le sai anche tu queste cose!...
+
+— Capisco capisco! Ma dì un po’, che c’entrano in questo affare le
+tante lettere che sei andato seminando per la Brianza...
+
+— Quelle lettere me le ha date, come t’ho già detto, il signor
+Federico. Venerdì scorso, secondo il solito sono venuto a Sesto con
+mio padre a portarvi del pesce. Poi, sbrigate alcune faccende, andai
+su da don Luigi, che passeggiava in giardino col signor Federico.
+Questo, chiamatomi, mi disse: «Arrivi proprio in tempo, Valentino. Oggi
+vado a Genova, e sarò di ritorno tra quattro o cinque giorni. Prendi,
+Valentino, queste sono lettere dirette ad alcuni dei nostri compagni
+d’armi... È un invito a radunarsi a Genova... tu porterai queste
+lettere al loro destino... To’, questi sono denari pel viaggio. Quando
+le avrai ricapitate tutte, mi raggiungerai a Genova... così non ci sarà
+pericolo che tu abbia a restar indietro...» Eccoti spiegato il mistero
+di quelle lettere... Hai capito ora?
+
+Valentino, così dicendo, si alzò da sedere, e postosi di bel nuovo
+il fagotto sulle spalle: Caro il mio Roberto, disse, io ti saluto...
+Ripiglio la mia strada; mi preme di arrivare a Como a tempo di partire
+colla diligenza, così sarò a Varese stassera, e domattina a Sesto.
+
+Ma Roberto rimaneva a sedere, cogli occhi fissi a terra, assorto nei
+suoi pensieri. Valentino, vedendo l’amico rimanere immobile, fermò il
+passo, e scherzando gli diè sulla voce:
+
+— Ohe! dormi, Roberto?
+
+Il giovine pittore non rispose; si alzò, scosse la terra dalle gambe,
+e, postosi sottobraccio la sua scatola, seguì silenziosamente il
+compagno, che intanto era già uscito sulla strada maestra. Valentino,
+attesolo, gli fece un saluto di commiato; ma Roberto invece di
+contraccambiarlo con un altro, gli si pose al fianco dicendo:
+Andiamo...
+
+— Come andiamo! chiese meravigliato il pescatore. Ma tu vai di là ed io
+di qua...
+
+— Ho mutato parere, gli rispose Roberto, sempre cogli occhi bassi, come
+se non potesse staccarsi da un’idea fissa, e che da pochi istanti lo
+dominava.
+
+— Hai mutato parere? chiedeva di nuovo Valentino, più ancora
+meravigliato.
+
+— Ma sì... rispondeva Roberto un po’ stizzito per la lotta che in quel
+punto sosteneva nel suo interno. Che ci trovi mo di straordinario? Ho
+pensato che... Infine è affatto inutile che io prosegua per quella
+strada... Ho mutato pensiero.... Voglio tornare a Como... in tua
+compagnia...
+
+— Dici davvero! Ma bene, benone! Così chiacchiereremo e la strada ci
+sembrerà più corta.... _Marche_!...
+
+Strada facendo Valentino rammentò al camerata la campagna dell’anno
+antecedente, citando tutte le particolarità dei fatti di Malnate, di
+S. Fermo, di Treponti, ecc. ecc.; parlò con entusiasmo dell’imminente
+spedizione, della quale per verità nulla sapeva di positivo, ma che gli
+si affacciava come cosa affatto nuova e con proporzioni eccezionali,
+meravigliose. Questa volta, diceva egli, c’è di mezzo il mare; questo
+lo so di sicuro. E sai tu, Roberto, che negozio sia il mare? Dice chi
+l’ha veduto, che dei nostri laghi (compreso anche il Maggiore, che non
+è chiamato così per nulla) ce ne sta dentro più di cinquanta, più di
+cento... E i bastimenti a vapore? In loro confronto i nostri son gusci
+di nocciuola... Ah! che bella cosa dev’essere viaggiare sul mare!...
+Che te ne pare?
+
+— E tu mi dicevi, usciva a dire Roberto, rispondendo più a sè stesso
+che al commilitone, che la moglie di Federico non s’oppone alla
+partenza di suo marito...
+
+— Sicuro!... s’accora per lui questo è vero ed è naturale... tanto
+più che gli vuole tutto il suo bene... Ma vuol bene anche all’Italia,
+quella brava signora!... Ella è solita a dire che la libertà non
+s’ottiene che a forza di sacrifizj. Gli uomini, dice lei, devono
+consacrare la vita alla libertà; noi, le affezioni del nostro cuore;
+ciò che alla fin de’ conti torna lo stesso, perchè per le donne le
+affezioni son la vita. Capisci! questo si chiama parlare!...
+
+— E Dalia, pensava intanto tra sè Roberto, sarà d’una tempra eguale a
+quella di Giulia?
+
+— A che tale confronto?
+
+Roberto, fino dalle prime parole barattate con Valentino, come il
+cavallo di Giobbe al clangore delle trombe, s’era sentito rimescolare
+il sangue, e più ancora lo eccitavano i nomi di Garibaldi, di Bixio,
+di Medici, di Cosenz e di cento altri; nomi che esercitavano su lui,
+come su la gioventù tutta, un fascino irresistibile. All’interrogazione
+che gli veniva dalla coscienza: «E tu, giovinotto, perchè non sei della
+partita?» non aveva trovato, colto sul subito alla sprovvista, di che
+rispondere; aveva arrossito, sospirato.... Ma non bastava per acchetar
+la coscienza. E Dalia? che dirà la poverina? Quello che Giulia ha
+detto a suo marito? Roberto, che conosceva a fondo la sua amica, non
+lo sperava; egli ripeteva scoraggiato, tra sè, le parole di Valentino:
+«Delle donne come questa non se ne trova una in mille.»
+
+— Supponiamo (diceva a sè stesso), supponiamo che io, tornato a
+Milano e, dica a Dalia: Mia cara, io parto!... Dalia allora (mi par
+di vederla) mi fisserà attonita con que’ suoi occhioni e: Dove vai?
+mi dirà: Vado... con Garibaldi...; dove, non lo so... Benissimo, mi
+risponderà, vengo con te... Ci scommetto che la mi risponde così. E
+allora che si fa! Dirle: non voglio, sarebbe inutile, perchè già non mi
+darebbe ascolto. Eccomi in un bell’imbroglio!... Se chiedessi un parere
+a Valentino? Che sa egli di queste cose! Queste delicature del cuore
+non son per lui, tagliato com’è alla carlona... Pure... Di’, Valentino,
+chi sa a quanti garibaldini rincrescerà di lasciar l’amorosa, eh?
+
+— Che fa a loro! Qualunque sarà il sito ove ci condurrà Garibaldi, ce
+ne saranno donne, sta tranquillo!...
+
+— L’ho detto io!...» borbottò fra sè Roberto; poi sorridendo a
+Valentino:
+
+— E tu l’hai l’amorosa?
+
+— Sicuro che l’ho... e bella anche...
+
+— E non ti rincresce a lasciarla?
+
+— Non dico di no... Ma, alla fin dei conti, prima il mio paese e
+Garibaldi... dopo, lei.
+
+— Questa la viene a te!...» disse in cuor suo Roberto arrossendo; poi
+ingolfatosi di bel nuovo nei suoi pensieri, non disse parola fino a
+che giunsero presso Como, rispondendo con monosillabi all’instancabile
+loquacità del buon Valentino.
+
+Arrivati sul promontorio che piglia il nome dalla filanda Binda, e dal
+quale la strada maestra scende serpeggiando a Como, sostarono alquanto
+per pigliar lena, e per godere la vista della stupenda vallata che
+spiegavasi dinanzi a loro. Seguivano coll’occhio la graziosa curva
+delle Alpi che, piegando a destra, si dilunga verso il nord a formare
+la sponda orientale del lago; videro, sul dorso boscoso di quelle,
+l’antico convento edificato su d’un’aerea balza, a mezzo il sentiero
+che sale a Brunate, e i casolari sparsi qua e là, biancheggianti tra
+gli ulivi e le querce secolari. Il loro sguardo, alla svolta delle
+Alpi, scendeva su Como, sulle sue torri, sul lago, sull’amenissimo
+Borgovico, e di là alzavasi sul vetusto Baradello.
+
+— Guarda lassù! sclamava Roberto, accennando colla mano la strada che
+mette a S. Fermo di gloriosa memoria.... Ti ricordi quando scendemmo
+di corsa, là dal ponte Mulinello, addosso agli Austriaci di Urban
+accampati lì al basso nella piazza d’armi?
+
+— Se mi ricordo! rispondeva Valentino, fissando quei luoghi con occhi
+scintillanti per l’entusiasmo. Ah! se avessi tempo!... Vorrei fare una
+scorserella lassù, fino a S. Fermo, a salutare i nostri compagni morti
+in quel giorno... Ma non posso...
+
+— Salutiamli di qui... Addio De Cristoforis!... Addio Cairoli, addio
+Cartellieri, Pedotti, Battaglia.... Addio tutti....
+
+E i due amici, levatisi da sedere, salutarono colle mani quei cari
+estinti; poi, lasciata la strada maestra, s’avviarono per un’altra più
+modesta, ma ancor più amena, la quale, scendendo a mancina giù per la
+valle, conduce alla Camerlata.
+
+Roberto progrediva più veloce del suo compagno, il quale, benchè
+robusto e avvezzo a camminar celere, non potè a meno di dirgli
+sorridendo:
+
+— Perdio! come corri!
+
+— Che vuoi! Valentino...» rispose Roberto rallentando il passo, la
+vista di que’ luoghi (e additava i monti dirimpetto) mi risveglia certe
+memorie che mi mettono in cuore una smania di correre, di saltare, di
+gridare, di menar le mani...
+
+Valentino accolse queste parole con una risata.
+
+— Ridi finchè vuoi, proseguiva Roberto, ma la è così... Mi sento un
+altr’uomo... Al diavolo i dubbj!... Valentino, vengo con te...
+
+— Dove? chiese l’altro fermandosi meravigliato.
+
+— Dove!... Prima a Sesto...
+
+— Dici davvero?
+
+— Voglio parlare con Federico, e sentire un po’ da lui come la va
+questa faccenda... Poi...
+
+— Poi?
+
+— Poi... dove ci manderà Garibaldi...
+
+— Questo si chiama parlare!... Viva l’Italia!» sclamò Valentino
+afferrando la mano del pittore, e squassandogliela con forza — Poi,
+rimessisi a camminare:
+
+— Lo avrei giurato che la finiva così! — proseguiva battendo colla
+palma sulla spalla dell’amico — Diavolo! pensava fra me. Possibile che
+uno della tua tempra, un vecchio soldato, un garibaldino puro sangue,
+abbia a restare a casa mentre i suoi compagni corrono a serrarsi
+intorno al generale!... Bravo Roberto!... Dà qui quella tua scatola...
+voglio portarla io fino alla Camerlata...» Così dicendo, tolse la
+scatola dal braccio di Roberto che tentò, ma invano, di opporsi, e se
+la strinse sotto l’ascella.
+
+In breve sbucarono alla Camerlata. Pochi minuti dopo, i due compagni,
+seduti sul serpe della Diligenza s’avviavano verso Varese, onde
+trovarsi la sera, o il dì dopo, a Sesto Calende.
+
+
+
+
+CAPITOLO IV.
+
+Addio!
+
+ ..... e se dev’essere per sempre,
+ per sempre addio!
+
+ BYRON.
+
+
+La mattina del giorno seguente, il capitano Federico *** passeggiava
+sotto gli alberi, che in doppia fila chiudono la piazza di Angera dal
+lato del lago, e specchiano in esso i loro rami, rivestiti in quei dì
+delle prime foglie primaverili. Tratto tratto fermavasi, e guardava il
+lago verso occidente; poi ripigliava il passeggiare impazientito:
+
+— A che ora arriva il Vapore? chiese ad un barcajolo. La stessa
+interrogazione l’aveva già poco prima ripetuta ad altri.
+
+— Alle dieci. Se intanto il signore vuol spassarsi sul lago, lì c’è la
+mia barca.
+
+— No, grazie!...» rispose Federico e si tolse di là. Poi, cavato
+l’oriuolo, borbottava istizzito: Ancora un’ora... Che eternità!...
+
+Federico (e il lettore l’avrà indovinato) aspettava Valentino, il suo
+messaggiero. Giunto la sera a Sesto e reduce da Milano, si era portato
+ad Angera per incontrarlo e partir tosto seco lui per Arona e di là per
+Genova.
+
+— Un’ora!... Ma che fare intanto?...» chiedeva a sè stesso Federico,
+e alzati gli occhi li fermò sulle vetuste mura della Rocca d’Angera,
+che dall’alto d’un ripido promontorio domina per largo tratto il lago
+Maggiore. La vista della Rocca, gli fece nascere desiderio di salirvi:
+Di lassù, diceva, vedrò meglio se viene questo sospirato battello a
+vapore.... Intanto avrò tempo di dare un’occhiatina a quell’anticaglia.
+
+Così dicendo, lasciò la piazza, e trovatosi fuori del borgo, e ai piedi
+del promontorio, cominciò a salire, sostando tratto tratto a pigliar
+fiato, e a godere della bellissima vista, che aumentava d’amenità e di
+estensione mano mano s’approssimava alla Rocca. Giuntovi, sedette sopra
+uno dei tanti ruderi seminati per lo spianato; guardò il lago verso
+Laveno, ma non vedendo traccia alcuna di fumo, rivolse lo sguardo sulle
+amene colline dell’opposta riva, sul colossale San Carlo di bronzo che
+giganteggia dal monte a lui consacrato, e sulla piccola città di Arona
+che gli stava schierata di fronte.
+
+— Vede lei! saltò su a dirgli una vecchia contadina, che custodiva un
+branco di capre brucanti l’erba tra le rovine. Una volta questo monte
+qui era unito con quello là in faccia, sull’altra riva del lago...
+
+— Davvero! sclamò Federico ridendo. E, ditemi un po’, sposa[5], com’è
+successa questa separazione?
+
+— Ma! chi lo sa? Dicono sia stato un terremoto... Per me credo che ci
+sia entrato il diavolo in questa faccenda.
+
+— Il diavolo?..
+
+— Signor sì, il diavolo... Vede quel pozzo?... lì presso lei?» Federico,
+levatosi si avvicinò al pozzo.
+
+— La provi a buttarvi dentro una pietra...
+
+Federico, raccolto un ciottolo, lo lasciò cadere nel pozzo.
+
+— Non si sente il tonfo!... esclamò stupito.
+
+— Sicuro! non si sente il tonfo!...» riprese trionfalmente la vecchia.
+
+Federico ripetè più volte l’esperimento, e sempre collo stesso esito.
+
+— Ma dove va a finire questo pozzo?
+
+— Dicono giù nel lago... Ma mia madre mi assicurava che quel pozzo va
+dritto...
+
+— Dove?
+
+— A casa del diavolo!...» conchiuse la vecchia con voce bassa, e
+facendo il segno della croce.
+
+Federico proruppe in una sonora risata, e la vecchia brontolando e
+crollando il capo s’allontanò di là, scendendo la china, seguita dalle
+sue capre.
+
+La vecchia non aveva fatto che ripetere una tradizione tuttora in voga
+da quelle parti.
+
+Federico, data un’altra occhiatina al lago, entrò nella Rocca. Noi
+non ve lo seguiremo, perchè allora saremmo costretti a descriverla
+minutamente, ciò che di certo annojerebbe il lettore, e ci svierebbe
+oltre ogni discrezione dal nostro còmpito. Però dal dirne troppo al
+dirne nulla, ci corre.
+
+Ci permettiamo di narrare a chi nol sapesse (intanto che arriva
+quel benedetto piroscafo con Valentino), che Angera (sempre secondo
+la tradizione) venne fondata da un certo Anglo, compagno di Enea
+(nientemeno!), e scampato secolui dall’incendio di Troja. In seguito
+fu stazione romana, come lo fu il vicino Laveno. (Da _Titus Labienus_,
+uffiziale di Giulio Cesare; dicono, ve’!)
+
+Ataulfo, nella sua qualità di re dei Goti, rovinò Angora nel V secolo;
+ma di poi i Longobardi la riedificarono aggiungendovi la Rocca. Nel
+medio-evo ebbe i suoi conti, il cui dominio estendevasi fino al San
+Gottardo, tanto che formava un piccolo regno.
+
+L’Imperatore Ottone I diede questa contea in feudo agli arcivescovi
+di Milano. Ottone Visconti vi ristaurò il castello che, secondo i
+cronisti, era a que’ tempi magnifico e fortissimo edifizio, e di cui
+scorgonsi tuttavia gli avanzi. In una gran sala a pian terreno si
+vedono dei dipinti rappresentanti le gesta di Ottone Visconti e la
+battaglia di Desio (1277). Gian Galeazzo duca di Milano, decretò, che
+il titolo di duca d’Angera fosse per sempre portato dai primogeniti
+dei Visconti. Di poi Filippo Maria Visconti cedette Angera in feudo ai
+Borromei.
+
+In Angera, e specialmente nella piazza parrocchiale trovansi avanzi
+di antichità. Quando nel secolo XI (è il Giulini che parla), i preti
+ammogliati s’accapigliarono coi preti celibatarj, Arialdo Alciati di
+Cucciago, partigiano de’ secondi, fuggendo l’ira di Guidone arcivescovo
+di Milano, e probabilmente anche dalle ugne delle inviperite donne
+milanesi, si rifugiò sul territorio di Angera. Arrestato di poi, venne
+condotto a Milano, ove la contessa Oliva, nipote dell’arcivescovo,
+(vedete se c’entrano le donne!) lo consegnò a certi satelliti, i
+quali lo trascinarono fino alla riva del lago Maggiore, ove lo fecero
+barbaramente morire. Bell’argomento per un romanzo, se il pubblico,
+e quindi anche gli editori, oramai non avessero voltate le spalle ai
+romanzi che trattano di storia antica.
+
+Roberto, uscito dalla Rocca, vide che il battello contrassegnato da
+una banderuola e destinato a recarsi a mezzo il lago onde ricevere
+dal piroscafo i passeggeri avviati ad Angera, era giunto al solito
+punto d’aspetto. Alzati gli occhi verso occidente, scorse il piroscafo
+che s’avanzava celeremente, lasciando dietro di sè una lunga e negra
+colonna di fumo:
+
+— Finalmente! esclamò Federico, e a passo celere scese dal promontorio,
+dirigendosi verso la riva del lago.
+
+
+Appena Federico si fu partito, s’aprì una macchia di castagni che
+sorgeva tra i ruderi della Rocca; apparvero due mani che scostarono
+i rami, e subito dopo s’affacciò il fresco e paffuto viso d’una
+villanella, che alla sua volta appuntò verso il piroscafo i suoi
+occhioni, azzurri come l’aqua del lago.
+
+Il volto della giovinetta, fiorì d’un subito rossore e balenò d’un
+sorriso. L’amore ha la vista lunga, e Rosa aveva saputo discernere tra
+i diversi passeggeri, aggruppati sul ponte del piroscafo, un giovane di
+statura alta e spigliata, il quale portava su d’una spalla, appeso ad
+un bastone, un fardelletto a scacchi rossi e bianchi...
+
+Come vedete Federico non era il solo che aspettasse Valentino.
+
+
+Poco dopo Federico e Roberto, chiusi in una camera dell’albergo di San
+Carlo (non è nostra colpa se il Borromeo è trascelto di preferenza
+dagli osti per figurare sulle insegne delle loro osterie), si
+riabbracciavano con maggior effusione, chè al primo incontro, erano
+stati trattenuti dall’importuna curiosità della folla, solita ad
+attendere sulla riva quelli che sbarcano dal piroscafo.
+
+Mentre Federico e Roberto si intrattenevano interrogandosi a vicenda,
+Valentino cavava di tasca le risposte alle lettere che gli erano state
+affidate dal capitano.
+
+Ordinatele come meglio seppe, le consegnò a Federico, il quale, mano
+mano le apriva, annotava su d’un libriccino i nomi con cui erano
+firmate. Finito che ebbe, esclamò:
+
+— Ah! che brava gente!... Nessuno mi dice di no... tranne uno che
+è malato... Bene, benissimo!... E tu mi dicevi, o Roberto, che a
+Varese....
+
+— A Varese, Cattaneo sta radunando una compagnia che condurrà egli
+stesso a Genova....
+
+— E così fa Setti, e molti altri de’ nostri amici ufficiali.... Nobile
+terra che è la Lombardia!... E tu Roberto...
+
+— Io?... Vorrei parlarti prima...
+
+— Ora sono da te. Valentino?
+
+— Son qua.
+
+— Ti avverto che si parte per Genova dopo pranzo alle quattro...
+
+— Per me sono pronto... Intanto, se lei non ha nulla in contrario, vado
+a salutar mio padre... e.... i parenti...
+
+— È più che giusto, diavolo! Va pure... verrai qui a desinare n’è vero,
+Valentino?
+
+— No, grazie! Voglio mangiare un boccone con mio padre... Può esser
+l’ultimo... Ella mi capisce.
+
+— A rivederci dunque...
+
+— A rivederci!... Addio Valentino...
+
+Partito che fu, Federico si rivolse a Roberto dicendogli:
+
+— Ora sono con te.
+
+— Dimmi un po’, Federico, di che si tratta?... Questa nuova spedizione
+di Garibaldi, dov’è diretta?... Tu forse lo saprai...
+
+— Ne so meno di te.
+
+— Davvero?
+
+— Sull’onor mio...» rispose Federico ponendosi una mano sul cuore.
+Garibaldi ripete le parole di Cristo: Chi ha fede mi segua... E noi lo
+seguiremo... Che ne dici eh!
+
+— Dico... dico... che voglio partire anch’io!... Mi sono deciso
+adesso...
+
+— Adesso?... Ma non sei venuto qui per questo?
+
+— Sì, e no a dirtela schietta... Tentennava un pochino...
+
+— Come, come? Un garibaldino di vecchia data ha da tentennare, quando
+il generale innalza il suo grido di guerra?
+
+— Che vuoi!... Ho una relazione... un’amorosa... e... lasciarla... mi
+capisci! Non per me chè son uomo... ma lei... ne soffrirà e quanto!
+
+— E io non ho forse più che un’amorosa, non ho una moglie?... Eppure
+partirò? E tanti altri nostri amici non fanno sacrificio delle loro
+affezioni?... Lui stesso il generale, non sagrificò alla causa italiana
+la diletta compagna de’ suoi giorni, non lascia ora di bel nuovo parte
+della sua famiglia per darsi tutto tutto all’Italia...
+
+— Zitto, zitto per carità... — sclamò Roberto arrossendo — Non
+parliamone più... Eccomi!... quando si parte?
+
+— Vuoi esser de’ primi?
+
+— S’intende.
+
+— Allora partirai con me oggi alle quattro. Domattina saremo a
+Genova....
+
+— E poi?
+
+— E poi vi imbarcherete quando... lo dirà il generale... Egli può dar
+l’ordine anche domani... Chi lo sa? Quanto alla tua bella (chè alla
+fine son un uomo anch’io, e so cosa è voler bene a qualcuno) le potrai
+scrivere...
+
+— Bellissima idea!... Scriverle... e dirle che al momento in cui ella
+leggerà la lettera, io sarò già in alto mare.... Se non le scrivo così
+la vien dritta dritta a Genova e allora... son fritto. Voglio scriverle
+subito...
+
+— No, aspetta fino a domattina... Le scriverai da Genova, così la
+lettera porterà il timbro della posta di quella città... ed essa allora
+ti crederà già partito...
+
+— Farò come tu dici. Le scriverò da Genova; rispose Roberto, a cui quel
+ripiego aveva levato un peso dal cuore.
+
+Pochi minuti prima che scoccassero le quattro, una barca staccatasi
+dalla riva di Angera, spinta da quattro robuste braccia dirigevasi,
+attraversando il lago, verso Arona, che sorge dirimpetto sulla
+opposta sponda. A prora sedevano Federico e Roberto, che silenziosi
+salutavano collo sguardo la riva lombarda. Valentino e suo padre, in
+piedi a poppa, l’uno avanti l’altro, vogavano facendo un passo innanzi
+ogniqualvolta tuffavano i remi nel lago, e uno indietro quando li
+traevano fuori, secondo il costume de’ barcajoli del lago Maggiore.
+Il vecchio, curvo sui remi, teneva fissi gli sguardi sul suolo della
+barca, assorto nel doloroso pensiero di doversi separare dal suo
+figliuolo, e forse per sempre. Valentino, tratto tratto guardava
+all’indietro, e fissava la Rocca, dal cui fondo bruniccio spiccava la
+forma di una villanella ritta su di un macigno.
+
+La comitiva sbarcò ad Arona poco prima che il convoglio partisse
+per Genova. Valentino, prima di separarsi da suo padre, gli parlò
+sommessamente alzando gli occhi di quando in quando sulla Rocca. Poi,
+baciata la veneranda canizie del vecchio, con voce accorata gli disse:
+
+— Addio... o meglio a rivederci presto.
+
+— Che il Signore ti guardi, il mio Valentino!... e faccia ch’io ti
+abbia a vedere ancora una volta prima di morire. Li saluto, i miei
+signori! — proseguì volgendosi a Federico ed a Roberto — Raccomando a
+loro il mio figliuolo... che spero si farà onore come l’altra volta. Mi
+salutino Garibaldi...» proseguiva il buon uomo...
+
+— Lo saluteremo, risposero sorridendo i due giovani.
+
+— E gli dicano che io, pover uomo come sono, non ho nulla a
+offrirgli.... all’infuori del mio Valentino..., ma che questo glielo
+do di tutto cuore... Ancora una volta... li saluto... Dio vi protegga,
+tutti i miei cari giovani!..
+
+Poco dopo la locomotiva, fischiando e sbuffando, partiva alla volta di
+Genova.
+
+
+
+
+CAPITOLO V.
+
+Dalia e Rosa.
+
+ Ton sein, neige moulée en globe,
+ Avec tes camélias blancs
+ Et le blanc satin de ta robe
+ Soutient des combats insolents.
+ Dans ces grandes batailles blanches
+ Satin et fleurs ont le dessous,
+ Et sans demander leur revanches
+ Jaunissent comme de jaloux.
+
+ THÉOPHILE GAUTIER.
+
+
+N’è vero che questa poesia è tanto barocca, che il secentista il più
+strampalato si svellerebbe la barba dal dispetto di non averla scritta
+lui? Eppure l’ho trascelta e appiccicata colassù a bello studio, perchè
+mi ajutasse ad imprimervi in mente l’idea che Dalia, _satin_ a parte,
+era d’una bianchezza veramente straordinaria.
+
+In lingua succede delle figure come delle monete; a forza d’esser usate
+sbiadiscono, sicchè a lungo andare un’iperbole, a mo’ d’esempio, che
+sulle prime avrebbe sbigottito un orientale, smussata dall’abitudine,
+sdrucciola via senza che uno se n’accorga. Se mi fossi limitato a
+dirvi:
+
+Dalia era bianca come la neve appena appena fioccata, o come il
+latte, o come un giglio, voi lettori, voltata la pagina, l’avreste
+subito dimenticato; adesso mo’, coll’ajuto del poeta Gautier, l’idea è
+improntata e, volere o non volere, non è possibile dimenticarla per un
+pezzo.
+
+Dalia era snella, e aggraziata della persona. Lungo i lati del viso
+della giovinetta, scendeva divisa sul fronte, una folta e soffice
+capigliatura del più bel castano dorato. Le sopraciglia, più oscure
+dei capelli, le ombravano gli occhi cilestri, grandi e d’una guardatura
+soave e gaja ad un tempo.
+
+Era una domenica, giorno in cui Dalia, mattiniera per abitudine, era
+salita a pulire diligentemente il suo appartamento, come ella soleva
+dire scherzando, e che consisteva in una sola camera al quarto piano,
+inondata nei dì sereni da un torrente di luce, da mane a sera; aerata,
+monda, e spirante buon umore. Scarso, modestissimo era il mobigliare
+della camera, ma lucente, terso come un specchio. Le pareti erano
+tappezzate di tele e cartoncini, su cui il pennello di Roberto aveva
+sbozzate scene campestri, alberi, rupi, casolari. Queste tele non
+avevano l’onor della cornice, tranne quelle rappresentanti: Garibaldi,
+il re galantuomo, e il ritratto di Dalia, lavoro, come facilmente
+immaginerete, de l’amico, e che non era al certo un capo d’opera; ciò
+che Dalia diceva schiettamente a quanti volevano saperlo, e che veniva
+confermato anche dallo stesso autore, il quale confessava non essere il
+ritrattare farina del suo sacco.
+
+La camera di Roberto era sullo stesso pianerottolo di quella della
+ragazza, sicchè i due usci distavano pochi passi. I nostri giovani,
+per isfuggire i pettegolezzi del vicinato, avevano pattuito di viver
+separati: tuttavia certe pipe di gesso, qualche solino di camicia, un
+pajo di stivali, e qualche altra coserella che trovavasi qua e là sulla
+tavola e sulle sedie nella camera di Dalia, mostravano che i patti non
+venivano scrupolosamente mantenuti.
+
+Ciò che veniva confermato dal vedere anche nella camera di Roberto
+un enorme pomo-d’oro di lana, lucente di capocchie di spille, una
+cuffietta da notte allacciata all’elsa di un fioretto appeso al muro,
+e qualche altro oggetto di solito appartenente alle figlie di Eva,
+cioè un agorajo ed un gomitolo di refe dimenticati sul lettuccio del
+giovane; su quel lettuccio ove, come dicemmo altre volte, Roberto
+passava di molte ore coricato, seguendo mestamente collo sguardo le
+nuvolette erranti pel firmamento[6].
+
+Già da qualche dì Dalia aveva perduto il suo solito buon umore.
+Durante i primi giorni dell’assenza di Roberto (assenza ch’ella stessa
+aveva approvata), la giovinetta si era rassegnata, pensando al bene
+che quel breve pellegrinaggio artistico avrebbe recato al suo amico:
+Finchè Roberto sta a Milano (ripeteva a sè stessa nelle lunghe ore
+che passava curva sul lavoro), non fa niente di bene.... È un caro
+giovane, ha un cuore d’angelo, ma la testa.... Santo Iddio! non si
+sa mai dove l’abbia la testa.... Eccolo! mi par di vederlo (e alzava
+gli occhi come se Roberto fosse lì) sedere dinanzi ad una tela,
+scombiccherarla di carbone... poi alzarsi, gironzare per la stanza,
+zuffolare, accendere un mociccone di sigaro, buttarlo via;... poi
+sedere di nuovo, cancellare tutto quanto ha fatto... tirar giù altri
+quattro scarabocchi.... alzarsi.... correre da me.... farmi un bacio
+(arrossiva sorridendo)... poi cantarellare... pigliare un pennello,
+buttarlo via... e non conchiudere mai un bel niente! E intanto miseria
+e sempre miseria!... Per me poco importa... ci sono avvezza; ma lui...
+sì giovane, buono tanto, vederlo lì a sprecare il tempo a quel modo,
+mentre potrebbe studiare, e farsi onore.... Lui ripete che non ci
+sono commissioni... È vero, ma non l’andrà poi sempre così... I tempi
+muteranno e allora... Ma, e intanto perchè non seguita a scrivermi ogni
+due giorni come mi aveva giurato e spergiurato prima di partire?...»
+
+Non sappiamo perchè, ma è un fatto che le lettere arrivano di
+preferenza alla domenica. Dalia in quel giorno, mentre ripuliva
+i mobili, ripeteva il solito soliloquio, aggiungendovi parole di
+dispetto, di dolore e di amarezza, chè il continuo ed inesplicabile
+silenzio di Roberto le aveva fatto serpeggiare nella mente tristi
+pensieri e angosciose apprensioni ch’ella, come è solito stile degli
+innamorati, pareva si compiacesse di rendere ancora più tetri ed acri
+colla gelosia.
+
+E se Roberto fosse malato? A questa domanda ella rispondeva con un
+sogghigno ironico: Lui malato?... Oh!... Lo fosse anche, sarebbe una
+ragion di più per scrivermi — Che abbia perdute le mani!...
+
+Mentre Dalia andava rodendosi a questo modo, ode picchiar all’uscio;
+apertolo, si vide innanzi il portalettere...
+
+— Finalmente! gridò Dalia, conosciuta che ebbe la scrittura, vediamo un
+po’ cosa scrive per giustificarsi il signorino!...
+
+Spiegazzata la lettera, s’avvicinò, più per abitudine che per bisogno,
+alla finestra, e cominciò a decifrare la scrittura di Roberto, la quale
+era ben lungi dall’essere un modello di calligrafia. Lette le prime
+righe, Dalia dovette ricominciare da capo, perchè non aveva capito
+niente... Poi, con un gomito levata la polvere dalla lettera, rilesse
+per la terza volta le prime righe, ma invano.
+
+— Stimo bravo chi lo capisce!» esclamò Dalia guardandosi intorno come
+parlasse a qualcuno. Poi, trascinata una scranna presso la finestra,
+sedette e incominciò per la quarta volta a leggere: _Carissima_...
+Questo lo capisco. _Genova 14 aprile_... Genova? Mi scrive da Genova?
+Chi mi spiega questo imbroglio? Roberto a Genova! Ma a che fare di
+grazia! Così improvisamente, senza prevenirmi.... Basta! tiriamo
+innanzi: _Al ricevere di questa mia io sarò già in alto mare_.... In
+mare... lui? Oh! Vergine santissima! Ma dov’è diretto?... perchè?...
+Dov’è questo mare?... e alla poverina si empirono gli occhi di
+lagrime.... e il foglio le tremava nelle mani.... Ricompostasi,
+continuò: _Appena arrivato al mio destino ti scriverò lungamente....
+Allora saprai tutto... ora non posso dirti altro, per la semplice
+ragione che anch’io non ne so nulla... Non accorarti per me... Io sto
+benone... Presto saremo novamente insieme per non separarci mai più.
+Addio, mia cara; pensa sempre a me, e sta allegra. Garibaldi è con noi,
+e tanto basta. Addio, di nuovo. Il tuo Roberto ***_.
+
+Dalia, lasciatasi cadere la lettera in grembo, stette alquanto cogli
+occhi fissi alla finestra, sentendosi incapace in quel momento di
+coordinare le idee che le ronzavano entro il cervello. «come uno sciame
+di api intorno ad un paniere di fiori». Poi, sedatosi a poco a poco
+quel tumulto, ripigliò la lettera, e giunta coll’occhio là dove diceva:
+_Garibaldi è con noi_, sentissi sollevare un peso dal cuore, tanto è
+potente il fascino di quel nome, tanto è illimitata la confidenza che
+il popolo ha in lui, perchè sa che tutto ciò che emana da Garibaldi è
+grande, è buono, è generoso.
+
+— Sia fatta la volontà di Dio! esclamò Dalia, levandosi composta a
+rassegnata mestizia; un’altra lettera mi spiegherà meglio di questa...
+Ma già, doveva immaginarmi che Roberto non sarebbe rimasto a casa colle
+mani in mano, mentre i suoi amici, i suoi compagni garibaldini...
+Almeno me lo restituissero il mio Roberto!... E se... Ah! mio Dio!
+che brutti pensieri mi vengono per la mente... Benedetto giovine!...
+Partire così d’improvviso... senza biancheria, senza... Ma forse
+è per il meglio... Se fosse venuto a salutarmi... avrei cercato di
+dissuaderlo, e di trattenerlo... E avrei fatto male. Per noi donne
+l’amore è tutto, ma per gli uomini... Ah! quando finiranno questi
+garbugli? Quando potremo vivere in pace... senza tremare dì e notte pei
+nostri cari?... Ma Garibaldi sa quello che fa... Dio lo assista!... Io
+intanto... aspetterò.» Un lungo sospiro pose fine alle parole di Dalia.
+
+
+E la povera Rosa, la villanella d’Angera?
+
+Rosa, dall’alto d’un rudero che giace (chi sa da quanti secoli!)
+sul promontorio della Rocca d’Angera, aveva seguita lungamente collo
+sguardo la barchetta, fino a che fu sparita tra i cupi muraglioni del
+porto d’Arona.
+
+La giovinetta stavasene ritta, immobile, col capo leggermente inclinato
+su d’una spalla, colle mani penzoloni lungo il grembo, e chiuse una e
+nell’altra. La brezza vespertina le sollevava una ciocca di capelli
+sfuggita al pettine d’ottone che raccoglieva alla nuca le trecce
+voluminose, e le agitava, dietro gli omeri, le punte di un fazzoletto
+di seta amaranto, che spiccava incrocicchiato sul candido corsetto,
+il quale era sormontato a’ fianchi da una gonnella azzurra di cotone,
+cosparsa di minutissime stellette bianche.
+
+Il lago rifletteva il burrone, che nereggiava in quello come un cono
+capovolto, sul cui apice, in fondo in fondo, oscillavano due punti, uno
+rosso, l’altro bianco.
+
+Sparita la barca, la giovinetta si riscosse come se svegliata
+d’improvviso; guardò intorno, sul lago, pei monti; vide a destra
+lampeggiare fra i nuvoli immoti e rubicondi, i raggi del sole cadente;
+poi raccolse gli sguardi sui ruderi che la circondavano... Allora
+lasciò cadere la testa sul petto, e copertosi il viso colle palme,
+proruppe in lagrime dirotte.
+
+Quando Valentino, camminando con Roberto, s’era lasciato uscir di
+bocca, che delle donne ne avrebbe trovato ovunque, in compenso
+dell’amorosa che lasciava, aveva ceduto ad un certo spirito di
+spavalderia, comune ai giovani, i quali, col farsi credere indifferenti
+alla passione d’amore, si lusingano di parere begli spiriti, e uomini
+di mondo rotti nelle avventure galanti. Il fatto è che Valentino,
+malgrado quella gradassata, amava passionatamente la sua Rosa, che lo
+contraccambiava colla tenerezza ardente ed ingenua d’un cuore che per
+la prima volta s’ammala d’amore.
+
+Valentino (l’avete veduto), penava a staccarsi da lei; vogando, ad
+ogni tratto aveva rivolta la testa, fissando quel fazzoletto spiccante
+a mo’ di una croce rossa su d’un campo bianco; poi sospirando aveva
+ripigliato il remeggio. Ma quando, scesi a terra, Valentino dovette
+seguire Federico e Roberto che entravano in città, allora, rivolto un
+ultimo sguardo alla Rocca d’Angera e risalutata in suo cuore la Rosa,
+non aveva potuto trattenere due grosse lagrime che gli erano gocciate
+dagli occhi malgrado i suoi sforzi per ricacciarle indietro.
+
+
+Rosa, sfogato colle lagrime quel primo impeto di dolore, e asciugatele
+con una manica, guardossi intorno; vistasi soletta, gettò colle mani un
+bacio d’addio al suo diletto, e si tolse di là.
+
+Poche ore dopo la luna specchiavasi nelle aque tremule del lago.
+L’allèa della piazza d’Angera, era deserta; tutto era silenzio e quiete
+all’intorno. Solo un punto nero movevasi sul lago, facendosi sempre
+più distinto, mano mano s’avvicinava alla riva lombarda. Poi si udì
+il tonfo misurato di due remi. Era Martin-pescatore[7], il padre di
+Valentino, che ritornava da Arona dopo d’aver veduto i suoi giovani
+(così egli li chiamava) partire sulla ferrovia alla volta di Genova.
+La barca si fermò urtando nelle ghiaje della riva. Martino, recatisi
+i remi in ispalla, stava ponendo il piede fuor della barca, quando si
+vide innanzi una ragazza, la quale mestamente sorridendo, gli stese una
+mano.
+
+— Oh! Rosa...» sclamò il vecchio, e posta una mano sulla spalla della
+giovinetta, saltò sulla riva. Mi aspettavi eh... la mia Rosa?
+
+Rosa accennò di sì col capo; poi fissò gli occhi in quelli del vecchio,
+il quale, intesa quella muta interrogazione, rispose:
+
+— E così... i nostri giovani se ne sono andati... Dio li accompagni!
+
+Rosa, giunte le mani, alzò gli occhi al cielo, sclamando:
+
+— Che la Madonna li protegga!
+
+— Sicuro che li proteggerà... Non vuoi? Poveri giovani! se non l’hanno
+loro la protezione della Madonna, chi l’ha da avere?..
+
+— E... dite... non avete potuto sapere niente di nuovo?...
+
+— Sì, vorranno giusto dirle a me queste cose!...
+
+— Non dico questo... ma credeva che una volta ad Arona il signor
+Federico...
+
+— Il signor Federico sa quello che fa. Se tace è segno che va fatto
+così... Non siamo al quarantotto vedi!... quando bastava che un
+generale movesse una gamba perchè tutti lo strombettassero, anche a chi
+non lo voleva sapere...; cominciando da que’ chiacchieroni che scrivono
+sui giornali... Saltavan su tutti in una volta in coro... To’! parevano
+le rane lì giù nel padule nel mese d’agosto... E intanto i Tedeschi a
+ridere... Ma adesso hanno imparato a far le cose a dovere... Ma, Rosa,
+tu piangi?
+
+— Cosa volete!... è tutt’oggi che ho qui un gruppo...
+
+— Animo, animo!... Che diavolo! Se Valentino lo sapesse, ti
+sgriderebbe...
+
+— Vi ha detto qualche cosa per me...
+
+— M’ha detto... m’ha detto... di tenerti allegra...: rispose Martino
+permettendosi una bugia a fin di bene.
+
+— Oh! sì allegra... E, ditemi, quando avremo notizie di... di quei
+giovani?
+
+— Presto, non ne dubitare... Ma va a casa chè è tardi... Addio: vienmi
+a trovare... discorreremo di lui...
+
+— Ah! se verrò!...
+
+Cosi dicendo si separarono.
+
+
+
+
+CAPITOLO VI.
+
+Una spia.
+
+ Un monaco calò, siccome un corvo
+ A cui nel ciel per lungo tratto arrivi
+ Aura maligna d’insepolti morti.
+
+ NICOLINI, _Arnaldo da Brescia_.
+
+
+Era la notte del 3 aprile 1860. I cittadini di Palermo tornavano
+dal passeggio lungo la marina alle loro dimore; già chiuse erano le
+botteghe e le vie silenziose; altro non s’udiva che il fracasso delle
+onde che si spezzavano contro la spiaggia, sollevate da un vento
+gagliardo che aveva cacciate le nuvole dal firmamento scintillante di
+stelle.
+
+Da una porticina incassata tra gli alti muraglioni su cui sorge il
+convento della Gangia, uscì pian piano un frate. Fatti alcuni passi
+si fermò, spingendo sospettosamente lo sguardo lungo la via, e negli
+angoli più bui; poi, assicuratosi che nessuno l’aveva veduto uscire,
+si tirò il cappuccio sul volto; indi cacciò la destra nella manica
+dell’altro braccio e impugnò, senza trarlo fuori, uno stiletto che
+portava sempre con sè. Coll’altra mano si strinse il cappuccio intorno
+la faccia, e dato di nuovo uno sguardo in giro, scese con passo sicuro
+e veloce la china ciottolosa che dal convento guida alla sottoposta
+città.
+
+Giuntovi, si cacciò per certe vie tortuose e oscure fino a che fu
+dinanzi ad una porticina che s’apriva dietro il palazzo della polizia.
+Per questa porticina entravano a tutte l’ore le spie del famigerato
+Maniscalco.
+
+— C’è sua Sua Eccellenza il signor direttore? chiese con voce bassa il
+frate ad un birro seduto presso la porticina.
+
+— C’è.
+
+— Vorrei parlarle...
+
+— Il vostro nome, padre?... rispose il birro, spingendo i suoi sguardi
+di lupo entro le oscure pieghe del cappuccio per iscoprire i lineamenti
+del frate.
+
+— Ditegli che sono un frate della Gancia...
+
+— Il nome, padre, il nome...; senza di esso Sua Eccellenza non
+riceve... a quest’ora... Avrete almeno qualche contrassegno?
+
+— No...
+
+— Allora...
+
+— Allora ditegli che è qui fra =Michele da Sant’Antonino=.
+
+— Benissimo, rispose il birro, ed entrato in palazzo, salì alle stanze
+superiori a far l’imbasciata. Il frate, entrato esso pure (chè non
+amava farsi scorgere in quella via), si fermò in un cortiletto ad
+aspettare il ritorno del birro.
+
+Poco dopo un altro birro (pareva d’un grado superiore al primo)
+scese le scale, e avvicinatosi rispettosamente al frate, gli disse
+inchinandolo:
+
+— Sua Eccellenza attende il padre...
+
+— È solo il signor direttore?... chiese fra Michele, avviandosi col
+poliziotto.
+
+— Non so» rispose il birro, e mosse innanzi il primo.
+
+Mentre il frate e lo sgherro salgono le scale, noi sbozzeremo le
+biografie delle Loro Eccellenze il signor direttore di polizia
+Maniscalco, e del signor generale Salzano.
+
+Oltre Fra diavolo, nell’estate del 1799, altri capiscuola del
+sanfedismo misero a ferro e a fuoco il reame di Napoli, formando
+allievi e proseliti tanto che, forniti i tafferugli, i Borboni di
+Napoli trovarono pronti ai loro cenni un vivajo di poliziotti.
+
+I Borboni, in allora erano fuggiti per mera pusillanimità, benchè
+integri di forza e di tesoro, abbandonando moltissimi de’ loro fedeli,
+intorno ai quali mano mano aggrupparonsi i malcontenti. I baroni,
+fidando in una vicina riscossa, avversi ai Francesi e al nuovo Stato
+e non lo temendo, avevano radunati i loro vecchi armigeri e i soldati
+regj congedati, e alla spicciolata avevano combattuto, assassinato, e
+rinnovati fatti esecrandi.
+
+Negli Abruzzi, Pronio e Rodio, davano la caccia ai Francesi; in
+Calabria uno Sciarpa, in Terra di Lavoro Fra Diavolo, altri altrove, si
+dilettavano di assassinj e fino di mangiar carne umana. Certo Mammone,
+mugnajo, ornava il suo desco con teste appena recise, beveva sangue, e
+il proprio, quando non ne aveva d’altrui, tanto lo gustava; di propria
+mano trucidò quattrocento individui (sempre nella speranza, comune de’
+Sanfedisti, di avvicinarsi al paradiso) cavandoli anche di carcere.
+
+(I Borboni e i clericali tentarono rinnovare in quest’anno gli istessi
+orrori. Ma fortunatamente vennero soffogati sul bel principio).
+
+Di poi Nelson, affascinato dei vezzi procaci di Emma Leona Hamilton
+(degna allieva della regina Carolina)[8], cede alle di lei istigazioni,
+viola i patti poco prima stipulati coi patrioti di Napoli, e li
+consegna nelle unghie dei Borboni, impiccando alle infamate antenne
+britanniche il vecchio ammiraglio Caracciolo, il cui cadavere,
+buttato in mare, ricomparve qualche giorno dopo presso la spiaggia,
+ballonzolato dalle onde, quasi chiedesse più onorata sepoltura.
+
+L’esempio incita a crudeltà[9] i mal repressi Sanfedisti; la
+plebe napolitana scanna, ruba, abbrustolisce, mangia, sì, mangia i
+patrioti; il coltello degli assassini gareggia colla mannaja. Il re
+giungeva in Sicilia come in paese conquistato, perdonava a’ lazzaroni
+saccheggiatori fin della reggia, aboliva i seggi e i privilegi della
+città, del regno, de’ nobili, e cominciava una proscrizione immensa,
+dichiarando ribellione ogni atto commesso durante la sua fuga.
+
+Dicono che ventimila venissero imprigionati nella sola capitale per
+aver parlato, scritto, combattuto; per aver avuto un nemico che li
+denunziasse; e spie, torture, persecuzioni erano le procedure della
+giunta. La quale mandò a morte i generali Manthonè, Massa, Vincenzo
+Russo, Nicola Fiano, Francesco Conforti che aveva sostenute le ragioni
+regie contro Roma e allevato i migliori giovani d’allora; Nicolò
+Fiorentino dotto matematico e giureconsulto, Marcello Scotti, Ruvo,
+il medico Cirillo, Mario Pagano ed Eleonora Pimentel, poetessa cara a
+Metastasio, e famosa parlatrice repubblicana.
+
+Questi nomi immortalò il martirio, con quello del loro inquisitore
+Vincenzo Speciale che insultava le vittime e i loro congiunti, seduceva
+a confessare, alterava perfino i processi. Pasquale Balla ricusò
+dell’oppio, non credendo lecito il suicidio neppur negli estremi; era
+già condannato, e Speciale assicurava la moglie di lui non andrebbe
+che in esilio. Invece Valesco, all’intimazione dello Speciale che lo
+manderebbe a morte — Non tu» rispose, e precipitossi dal balcone.
+Cirillo interrogato da lui di che professione fosse sotto il re —
+Medico» rispose. E nella repubblica? — Rappresentante del governo.» Ed
+ora? — Ora in faccia a te sono un eroe,» e ricusò di chieder grazia dal
+re e a Nelson che aveva curati.
+
+Vitaliani continuò a suonar la chitarra, e uscendo al patibolo diceva
+al carceriere:
+
+— Ti siano raccomandati i miei compagni: son uomini, e tu pure un
+giorno potresti essere infelice.» Manthonè alle interrogazioni non dava
+altra risposta se non: — Ho capitolato.»
+
+Furono da trecento gli uccisi, di nome, nobili, letterati, guerrieri,
+due vescovi, giovinetti di venti e di sedici anni; molti andarono
+sepolti nella fossa della Favignana (_Ægusa_); infiniti a minori
+pene. Si omisero, come troppo frequenti, i rintocchi dell’agonia pei
+giustiziati; il boja fu pagato, non più a teste, ma a giornata, per
+economia dell’erario; visitatori scovavano per le provincie «i nemici
+del trono e dell’altare», e due di quelli bastavano per togliere la
+libertà, i beni, e la vita. Se si consideri che quelle vittime erano
+il fior della nazione, non si troverà esagerato chi scrisse aver ella
+di quel colpo retroceduto di due secoli. Domenico Cimarosa, cigno di
+musica, per aver puntato un inno repubblicano ebbe la casa devastata, e
+prigionia qual solevasi allora, e per quattro mesi l’aspettazion della
+morte, finchè i Russi, essendo arrivati a Napoli, e chiestone invano la
+liberazione, ruppero il carcere e lasciaronlo andare a Venezia a morire
+sbattuto e dimenticato.
+
+Poi vennero le ricompense. Al cardinal Ruffo lautissime dal re, da
+Paolo di Russia decorazioni; titoli e ricchezze agli altri, fossero
+pure masnadieri e scampaforche; e più di tutti a Nelson e alla sua
+bagascia, e il titolo di duca di Bronte infamò il vincitor d’Abukir».
+
+Ecco in quali tempi nacquero Maniscalco e Salzano! ecco chi furono i
+loro maestri!
+
+Maniscalco è Palermitano. Nato da oscura e povera famiglia, entrò di
+buon’ora nella gendarmeria borbonica, per esser ammesso nella quale
+bisognava almen almeno aver tutti i caratteri, e i certificati di
+riuscire fior di birbante ad imitazione de’ superiori. Il marchese
+del Carretto, che per quel canagliume era tutto tenerezza, fermò
+con compiacenza gli sguardi sul Maniscalco, che subito giudicò
+degno di lui, tanto che, dopo qualche tempo di prove preparatorie
+e scandagliatrici, lo elevò all’onorevole posto di suo segretario.
+Maniscalco ebbe tosto occasione di mostrare al marchese e ai Borboni
+la sua destrezza e sagacia in certi negozj che esigevano le due
+sunnominate qualità unite ad una coscienza sfidatrice del diavolo.
+
+Allorquando il general Filangieri, ridonata la povera Palermo ai
+Borboni, nominò alcuni a direttori di polizia, non obliò il Maniscalco;
+creatolo direttore di polizia, gli affidò la stessa città nativa.
+L’allievo del marchese del Carretto non tardò ad ecclissare il maestro.
+
+La politica del marchese ministro (dice l’autore della _Storia
+dell’insurrezione siciliana_) consisteva, nello spaventare i cittadini,
+nell’abbattere ogni resistenza, e nel respingere ogni opposizione;
+l’assolutismo brutale insomma. È, alla fine de’ conti, la politica di
+tutti coloro che servirono, servono, e serviranno tiranni. Mentre da
+un lato dava opera per assicurare il re della devozione de’ sudditi,
+dall’altra spiava tutte le occasioni per mostrarsi amabile e cortese,
+specialmente col bel sesso. Ma ad ogni tentativo d’insurrezione, il del
+Carretto incendiava, massacrava, torturava i sospetti, e se i colpevoli
+fuggivano, scatenavasi sui loro congiunti e parenti.
+
+Maniscalco (continua l’autore dell’opera citata) seguì fedelmente
+le orme di del Carretto; nulla rispettò, di nulla si diede carico;
+potente e risoluto, abusò di tutto e tutti oppresse. Con queste
+arti aveva inalzata la polizia al di sopra di tutti i poteri dello
+Stato. In Sicilia egli fu re, dominando l’imbecille Francesco II
+coll’assicurargli l’obbedienza e la fedeltà de’ sudditi, e il popolo
+col terrore che ispirava.
+
+I tiranni in generale, e i Borboni delle Due Sicilie in particolare
+furono alla lor volta tiranneggiati dalla paura. Essi non hanno fiducia
+che nella polizia; spesse volte i direttori, i commissarj furono i loro
+amici (modo di dire) ed i loro dominatori.
+
+Ma torniamo al nostro eroe. Nel 1849 ebbe luogo una rissa tra alcuni
+cittadini di Palermo ed i soldati napoletani. Maniscalco finse
+credere ad una insurrezione. Il tafferuglio era già finito, spariti
+i contendenti, quando ecco giungere le pattuglie le quali, per ordine
+di Maniscalco, agguantano e imprigionano quanti incontrano. La dimane
+questi infelici vennero giudicati in pochi minuti, così per forma,
+da un consiglio di guerra, ed alle cinque pomeridiane, scortati da un
+reggimento, e condotti sulla pubblica piazza, ove secondo Maniscalco
+aveva avuto luogo l’ammutinamento, e là fucilati. Erano vittime
+innocenti; Palermo e la Sicilia rimasero attoniti a tanta efferatezza.
+Era quanto voleva il Maniscalco; regnare col terrore. Più tardi finse
+cortesia, la fece da liberale, ma nessuno gli prestò fede.
+
+Odiato, temuto, sprezzato, e vilipeso in segreto, trovava rispetto in
+pubblico; ferito in chiesa da ignota mano, ma non spento, maggiormente
+incrudeliva. Faceva bastonare e torturare i prigionieri; inventava
+nuovi tormenti, tanto da eguagliare, se non vincere, un domenicano
+della santa inquisizione. Uomo di scarso ingegno, ardito, rapace,
+crudele, ebbe vizj moltissimi, virtù nessuna. Nato uomo e Siciliano,
+fece di tutto per mostrarsi belva, e il più infame traditore della sua
+patria.»
+
+E uno; ora all’altro.
+
+Giovanni Salzano, nel 1806, contava appena sedici anni e era già
+arruolato nelle masnade di Fra Diavolo il quale, come ognun sa, fu
+prima monaco, poi luogotenente del cardinal Ruffo, infine svaligiatore,
+assassino e colonnello nel reale esercito di Ferdinando I. Le orde del
+Ruffo, nell’ultimo scontro colle truppe di Massena, furono presso che
+distrutte; il Salzano fu tra i prigionieri. Condotto a Castelnovo di
+Napoli, e giudicato da un consiglio di guerra, venne come fuorbandito
+ed omicida condannato a morte esemplare sulle forche. Messo in cappella
+immediatamente pei conforti della religione, sentì tale orrore della
+morte che le sue chiome incanutirono. Aveva allora 16 anni.
+
+La madre sua, venusta e leggiadra, avendo credito ed amici a corte,
+e molto più presso il ministro di polizia Saliceti, rimosse cielo
+e terra, ed ottenne grazia pel figlio così giovine ancora e tanto
+pervertito.
+
+La grazia arrivò al castello quando già il condannato ne usciva
+per andare al patibolo; pochi minuti di ritardo ed il mostro che ha
+insanguinato Palermo cessava di esistere.
+
+La grazia era larghissima; Salzano libero, ma al patto di doversi
+arrolare nel nuovo esercito napoletano che andava organandosi: entrò
+egli soldato nel battaglione dei zappatori del genio, e nel 1815,
+per arditi fatti militari, era ufficiale in quel corpo e cavaliere
+dell’ordine di San Giorgio _della riunione_. Carbonaro zelantissimo nel
+1820, fu inviato a Palermo con la divisione del generale Florestano
+Pepe per sottomettere i Siciliani che avevano gridato indipendenza e
+separazion da Napoli. Ivi il Salzano, più che a combattere, pensò a
+far bottino; il compagno di Fra Diavolo ricordavasi l’antico mestiere!
+Promosso a capitano riedeva, in Napoli, e con cinica impudenza mostrava
+le ricche suppellettili ed i preziosi tessuti che avea predati in
+Sicilia.
+
+Caduta la costituzione, e confuso con gli altri ufficiali dell’esercito
+messi in disponibilità per aver appartenuto alla setta dei carbonari,
+rimase il Salzano per più anni nell’oscurità e nel bisogno, ma quando
+del Carretto salì a potenza somma, questi, cui piaceva circondarsi
+di perversi satelliti, lo chiamò al servizio attivo, e lo fece
+nominare capitano di gendarmeria, e lo inviò nelle Puglie, ove doveva
+assumere la speciale missione di annientare un’orda di facinorosi, che
+scorrazzavano tra Sansevèro e Monte Santangelo, derubando i viandanti
+ed i comuni. Salzano non impiegò contro i masnadieri la forza, sibbene
+l’inganno e le frodi. Sedusse la sposa del capo dei ladri, ed essendo
+essa incinta le si profferse per compare, poi insinuandosi nell’animo
+della avvenente donna,[10] la consigliò di persuadere il marito, (il
+quale, già arricchito dai furti doveva bramare il riposo e gli agi
+della vita) a cedere e promise sulla fede di compadre (a cui si crede
+nel regno più che ai legami di parentela), che sarebbe andato immune
+da ogni pena, e tanto ingegnossi, e tanto persuase la donna, che
+costei riuscì a decidere il marito, il quale si diede volontariamente
+nelle mani del capitano dei gendarmi, che per molti giorni lo tenne
+libero; poi, quando meno se lo pensava, fu tratto in prigione e dopo
+ventiquattr’ore fucilato per sentenza del consiglio di guerra. Salzano,
+encomiato e retribuito da del Carretto, passò nelle Calabrie, non
+potendo più rimanere nelle Puglie, ove lo segnavano a dito col titolo
+di _capitano Giuda_.
+
+In Calabria strinse infami patti coi facinorosi della Sila, e tanto
+apertamente, che nella sua casa furono spesso visti gli oggetti
+preziosi rubati nelle ville, od ai viandanti.
+
+Sostegno poi della reazione del 1848, ottenne rapidi avanzamenti, e
+noi lo troviamo generale e comandante di Palermo nel momento della
+rivoluzione. Di poca mente, di corto ingegno, di nessuna coltura,
+rapace, ingordo, può ben ripetersi che fosse il Salzano uno tra i più
+tristi strumenti del governo borbonico[11].
+
+Il birro spalancò un uscio, e fra Michele da Sant’Antonino si trovò
+al cospetto del direttore di polizia e del comandante la piazza di
+Palermo.
+
+Parecchi inchini vennero ricambiati tra questi degni personaggi; poi,
+seduti che furono, il Maniscalco chiese al francescano il motivo della
+sua visita in ora sì tarda.
+
+— Eccellenza, rispose il frate abbassando gli occhi; pel servizio di S.
+M. tutte le ore sono buone.
+
+A queste parole Maniscalco e Salzano, rizzarono le orecchie e fissarono
+attentamente il monaco.
+
+— Pel servizio di S. M.? Spiegatevi, padre....» disse Maniscalco
+allungando il collo e piegando la persona verso fra Michele...
+
+— Io venni qui guidato dalla mia coscienza... È il Signore che mi
+manda; il Signore che veglia in difesa dei legittimi sovrani protettori
+della religione... Eccellenza, una rivoluzione è imminente...
+
+— Una rivoluzione? sclamarono Maniscalco e Salzano. Non è possibile —
+continuò il primo — la polizia sa tutto.
+
+— Allora saprà che domani, giorno quattro, deve scoppiare la rivolta in
+Palermo...
+
+I due ministri del Borbone si guardarono in faccia stupiti.
+
+— I Bentivegna, e gli Interdonato hanno proseliti...
+
+— Spiegatevi, padre; dite tutto quello che sapete...
+
+— Mi promettano prima il segreto...
+
+— Sul nostro onore!... sul nostro onore!... s’affrettarono a rispondere
+Maniscalco e Salzano, dimenticandosi (tanta era la smania dello
+scovare) che non ne avevano punto.
+
+— Oltre al segreto, padre reverendo, vi prometto che S. M. saprà
+rimunerarvi in modo degno di lui e di voi... L’eminentissimo cardinale
+Antonelli non sa negare cosa alcuna al nostro sovrano. Dite, padre,
+dite...
+
+— Ebbene!... sappiate, Eccellenza, continuò il frate guardandosi
+intorno e smorzando la voce; sappiate che nel convento della Gancia
+stanno ammucchiate armi e munizioni... Che lassù stanno radunati i
+congiurati, dipendenti da un comitato centrale istituito in Palermo...
+
+— Maledizione! sclamò Maniscalco co’ denti stretti e serrando i pugni;
+credeva di averli schiacciati tutti... e rinascono.
+
+— Conoscete i loro nomi?
+
+— No, Eccellenza...
+
+— Quelli almeno dei capi...
+
+— No...
+
+— Ditemi il nome di uno solo... di uno solo...
+
+— Pur troppo non sono in grado di farlo... Per quanto sia stato in
+orecchi, non mi fu possibile di afferrare il nome d’un sol ribelle...
+
+Maniscalco sospirò.
+
+— Però conosco il loro piano...
+
+— Ed è?...
+
+— Il movimento insurrezionale si inizierà a Palermo, coll’assalto delle
+caserme, e delle case dei commissarj di polizia.
+
+Salzano e Maniscalco si ricambiarono un’occhiata espressiva.
+
+— Poi?
+
+— Poi ad un segno convenuto, i contadini de’ villaggi vicini
+piglieranno le armi e si getteranno nella città...
+
+— Miserabile canaglia! Vedremo... vedremo!... Reverendo, sapreste di
+grazia nominarceli questi villaggi?
+
+— Ho inteso parlare di tutti... Però mi ricordo benissimo che si parlò
+di Ficarazzi, di Monreale, di Villabate, di Carini, di Bagheria...
+
+— Benissimo! benissimo!... Daremo a questi villani tal lezione che se
+n’avranno a ricordare per un pezzo!... Continuate, padre reverendo,
+continuate....
+
+— Palermo non dev’essere sola ad insorgere; le terranno subito dietro
+le altre città dell’isola, e tra queste... Posso assicurare le vostre
+Eccellenze, che i rivoltosi contano molto sui loro confratelli di
+Messina....
+
+— Città che vorrei spianata!... Vero nido di vipere rivoluzionarie...
+
+Il frate continuava: — di Catania e di Siracusa...
+
+— E di quei del contado avete notizia?
+
+— Certo; que’ del contado si raduneranno in bande e combatteranno alla
+spicciolata, come i... Non mi ricordo la parola...
+
+— Come i _guerrilleros_?
+
+— Precisamente così, Eccellenza!
+
+— E voi dite che il convento della Gancia è pieno di questi briganti?
+
+— Non solo, ma ribocca d’armi e di munizioni...
+
+— E gli altri frati?
+
+— Ahimè! Eccellenza... La carità cristiana mi vieta di scusarli...
+Sono tutti traviati... Il demonio strisciò fra loro e li avvelenò
+col pestifero fiato di certe idee... Possa il Signore nell’infinita
+sua misericordia farli ravvedere!...» Così dicendo il dabben frate
+incrocicchiava le mani sul petto, e alzava sospirando gli occhi alla
+soffitta...
+
+— Ma che! tutti dunque que’ frati tradiscono il loro re?... quel re
+che tanto protesse i loro interessi, quel re che nei momenti di devoto
+slancio, indossa la tonaca di frate per umiliarsi dinanzi a Dio...
+
+— Pur troppo, eccellenza! Tutti i frati della Gancia cospirano...
+tutti!... professi e novizj... avrei voluto tacerlo... ma la carità è
+vinta dal dovere... Essi giurarono...
+
+— E che giurarono? chiese sprezzantemente l’antico commilitone di Fra
+Diavolo.
+
+— Di morire o di vincere per... quello che essi dicono la libertà della
+Sicilia...
+
+Quella parola libertà, benchè buttata là timidamente, parve risonare
+stranamente tra quelle pareti poliziesche, ed i due ministri borbonici
+trasalirono come il diavolo al tocco dell’acqua santa.
+
+— Io pure... io pure... ho dovuto giurare...
+
+— Avete fatto benissimo, padre; diversamente non avreste potuto...
+
+— Dio però, che scruta nel fondo dei cuori, e anzi tutto bada alle
+intenzioni, non ne avrà preso nota.
+
+— Certamente, padre, certamente!... Il giorno fissato è domani dunque?
+
+— Domani, giorno quattro...
+
+— E perchè domani?
+
+— Perchè si vuol ricordare al popolo la tradizione storica dei Vespri.
+
+— Facciano pure! Così tramanderanno ai loro figliuoli un’altra
+tradizione d’un nuovo Vespro domestico... e, per santa Rosalia!... sarà
+più sanguinoso del primo! Non avete altro a confidarci, padre?
+
+— Ho detto alle Eccellenze vostre quanto sapeva...» Maniscalco, assunta
+un’aria d’importanza, si avvicinò a fra Michele, e presagli una mano,
+gliela strinse vivamente fra le sue, dicendo:
+
+— Padre!... Voi avete reso a S. M. (D. G.) un segnalato servizio; il
+nostro grazioso sovrano ne sarà tosto informato... e voi, padre, ne
+avrete splendido guiderdone... Ve ne do la mia parola!
+
+— Ed io la mia» ripetè Salzano.
+
+— Mi basta di aver fedelmente servito il trono e la Chiesa, la cui
+causa è comune... come lo fu sempre...» Poi, rialzato il cappuccio,
+s’inchinò in atto di pigliar congedo.
+
+— Rimanete, padre, rimanete!... Sono lieto di potervi offrire una
+camera e un letto nel palazzo... Rientrando alla Gancia ad ora sì tarda
+potreste destar sospetti... se forse non ne ha già destati la vostra
+assenza.
+
+— Nessuno mi vide uscire...
+
+— Bene, bene! ad ogni modo è meglio restiate... Domani penseremo a
+mettervi in sicuro.
+
+— Accetto le grazie dell’Eccellenza vostra!
+
+Maniscalco, chiamato un servo, gli impose conducesse il frate nella
+camera destinatagli. Quando questo si fu partito, il direttore di
+polizia disse all’impaziente Salzano: «Un momento e sono da voi
+generale!» Poi chiamato un birro:
+
+— Hai veduto quel frate? gli disse.
+
+Il birro accennò che sì.
+
+— Bene!... porrai una sentinella nel corritojo che mette nella camera
+ov’egli passerà la notte... Nessuno entri, nessuno esca. Hai capito?
+
+— Perfettamente, Eccellenza!» rispose il _sorcio_, e strisciato un
+inchino, uscì.
+
+— Caro Generale, ora siamo soli... Che ne dite di questa bella notizia?
+
+— Dico che siamo stati presi alla sprovvista. Come mai, caro direttore,
+non ne sapevate nulla?
+
+— Cioè... sospettava di qualche cosa... Però confesso che non credeva
+così imminente il pericolo... Ad ogni modo provvediamo, e subito... Ci
+va di mezzo l’onor nostro!...
+
+— Per me sono pronto. Facciamo il nostro piano... in modo che non ce ne
+scappi un solo...
+
+— Sono con voi, generale.
+
+Breve fu il loro colloquio, e il piano prestamente combinato. Il
+generale Salzano recossi tosto al suo palazzo a dar gli ordini
+opportuni alle truppe. Maniscalco rimase nel suo circondato dai suoi
+cagnotti.
+
+
+Lettori! ricordatevi del frate francescano Michele da Sant’Antonino.
+
+
+
+
+CAPITOLO VII.
+
+L’assalto.
+
+ Tra un popolo la sommossa e un tiranno,
+ unico patto... il sepolcro.
+
+ (_Risposta de’ Palermitani al proclama
+ del general Lanza_; 20 marzo 1860)
+
+
+Il dì dopo (4 aprile), al primo apparire sul firmamento degli albòri
+antelucani, il frate portinajo del convento della Gancia (un bell’uomo,
+dalla barba nera e dall’occhio lampeggiante), il più mattiniero de’
+suoi confratelli, appoggiato ad un parapetto che cingeva il cortile
+del convento, spaziava coll’occhio sulla sottoposta Palermo, ancor
+dormente e silenziosa, e lo spingeva oltre la città, sul mare solcato
+già da innumerevoli barche pescherecce, che lontano lontano, colle loro
+bianche vele latine, parevano alcioni sfioranti coll’ampie ali l’onda
+cerulea.
+
+Di poi il frate, raccolto lo sguardo sulla strada che dalla città guida
+al convento, vide alcuni giovani salire per quella, cacciandosi innanzi
+una coppia di muli, i quali portavano da ciascun lato appeso ai fianchi
+un bariletto.
+
+A quella vista il frate portinajo sorrise; poi, lasciato il parapetto,
+scese ad una porta del convento, e apertala, uscì sulla strada ad
+attendervi la brigatella.
+
+— Buon giorno, figliuoli!» sclamò quando quei giovani gli furono presso.
+
+— Buon giorno,» ripeterono essi.
+
+— A dispetto della crittogama, avete trovato vino in abbondanza eh?...
+soggiunse sorridendo il frate, e battendo colla nocca le doghe di quei
+botticelli che mandarono un suono muto.
+
+— Perdio! padre.... vedrete come è potente questo vino... gli rispose
+un bel giovane, che sembrava il capo della brigata. È vin che brucia...
+Ci si sente il solfo lontano un miglio... È un vino che mette di buon
+umore... Io l’ho provato, e so quel che dico...
+
+— È vero, Rosolino, è vero!... voi siete un prode giovane!... Se tutti
+i cuori degli Italiani assomigliassero al vostro, a quest’ora... Ma
+entriamo; venite, figliuoli!...» Il frate così dicendo afferrò un mulo
+per la cavezza ed entrò nel convento seguito dal resto della comitiva.
+
+Nel cortile stavano già radunati alcuni frati, i quali si fecero
+incontro ai nuovi sopraggiunti, sorridendo e stringendo loro
+affettuosamente la mano. Tutti poi circondarono Rosolino, aspettando da
+lui consigli ed ordini sul da farsi.
+
+Rosolino Pilo era di famiglia nobilissima, prestante della persona,
+gentile nei modi, colto, eloquente, prode e sempre pronto a dar vita e
+sostanze alla patria ch’egli amava svisceratamente. In causa di queste
+rare doti egli sapeva ispirare fiducia e coraggio in tutti.
+
+Soddisfatto ch’ebbe al desiderio de’ suoi amici raccolti lassù alla
+Gancia, narrando loro quanto sapeva delle notizie che correvano in
+que’ dì, chiese di vedere le armi che l’infaticabile Fabbrizj spediva
+da Malta un po’ per volta e che venivano nascoste dai congiurati nelle
+cantine del convento.
+
+Poi, rivoltosi agli astanti, raccomandò loro di non perder tempo e di
+occuparsi a far cartucce e a fonder palle.
+
+— Di queste difettiamo, o amici. Il giorno della riscossa è imminente;
+non lasciamoci cogliere sprovvisti, per l’amor di Dio!... Animo
+dunque!... Viva Italia... e a rivederci.
+
+— Che! partite?... gli chiesero gli astanti.
+
+— Sì, o amici; sono chiamato altrove... Ci rivedremo presto...» Così
+dicendo strinse le destre che gli venivano tese e uscì dal convento.
+Sceso alla marina, montò su d’un sottil legnetto con alcuni altri amici
+che lo attendevano alla spiaggia e spiegata la vela al vento, diresse
+la prora verso Messina.
+
+Appena Rosolino si fu partito, i congiurati rimasti nel cortile
+s’avviarono tosto a liberare i muli dal peso ond’erano gravati.
+
+— A te, Riso, che sei del mestiere... spilla questo bariletto...
+
+Giovanni Riso, palermitano, di professione portator d’aqua (un bel
+vecchio di circa sessant’anni) dato mano ad un secchio di rame, si
+avvicinò ad un mulo, e posto il secchio sotto il bariletto, ne trasse
+la spina.
+
+Ne uscì tosto una polvere nera, fina, lucente.
+
+— Viva la vendemmia! gridò il giovine facchino Teresi da Falsomèle,
+e pigliato un altro secchio, s’accostò ad un barile. Gli astanti
+si diedero tosto ad imitare il Riso e il Teresi, sicchè in breve
+le botticelle vennero votate, e la polvere, diligentemente raccolta
+nei secchj, venne nascosta nelle cantine; delicata operazione che fu
+eseguita a dovere perchè diretta da Liborio Valdone da Alcamo, marinajo
+esperimentato.
+
+Finito ch’ebbero di collocare le polveri, i congiurati si raccolsero in
+un vicino salotto e sedutisi in giro ad una tavola, si occuparono tosto
+a far cartucce.
+
+Era appena trascorsa una mezz’ora, allorchè si intese bussare alla
+porta del convento con colpi forti e replicati.
+
+I congiurati si guardarono in viso l’un l’altro.
+
+— Chi diavolo può essere?..
+
+— Che modo strano di bussare!
+
+— Vo a vedere...» disse il frate portinajo e uscì...
+
+Pochi minuti dopo egli precipitò nel salotto, pallido e colla fisonomia
+stravolta...
+
+— Amici, gridò, siam traditi...
+
+A queste parole tutti balzarono in piedi.
+
+— Il convento è circondato dai birri e dalle truppe... Sentite!...
+stanno atterrando la porta...
+
+— All’armi, all’armi! gridò Michele Fanaro da Roccadifalco, stampatore
+di professione e giovane d’un coraggio a tutta prova.
+
+— All’armi!
+
+— Presto, presto... Non c’è un minuto da perdere....
+
+— Perdio! e le munizioni...
+
+— Polvere ce n’è...
+
+— Ma le cartucce...
+
+— Caricheremo come potremo.
+
+— Ma e le palle?
+
+— Finite le poche che abbiamo, caricheremo co’ sassolini...
+
+— Animo, animo!
+
+In un batter d’occhi tutti i congiurati furono nel cortile che
+barricarono alla meglio, risoluti di vender cara la vita.
+
+Sapevano che avevano a che fare cogli sgherri borbonici, e che quindi
+non c’era a sperare generosità.
+
+Intanto al di fuori picchiavano, ma le porte erano salde, alte e solide
+le mura. I congiurati attendevano a piè fermo i borbonici; benchè (come
+avevan visto spiando dall’alto) fossero circondati da un nuvolo di
+carabinieri, e di birri, e dopo di essi da un battaglione di truppe.
+
+Ma i regi, arrivate le artiglierie, le puntarono contro la porta, che
+tosto volò in ischegge. S’avventarono nel cortile i borbonici, ma
+accolti da una salva di fucilate che fece rotolar parecchi di essi
+sul selciato, rincularono. Approfittarono gli assediati del momento
+propizio, e strettisi insieme, precipitarono di corsa fuor del convento
+e apertisi un varco fra gli atterriti borbonici, corsero a raggiungere
+i contadini, i quali avvertiti dal tuonar de’ cannoni, erano accorsi al
+convento per dar mano ai congiurati.
+
+I regj, riordinatisi, irruppero per la seconda volta nel convento,
+vuoto oramai di difensori; vi irruppero col grido di: viva Francesco
+II; trucidarono i feriti, infilzarono sulle bajonette parecchi frati,
+ad altri, venerandi per la tarda età, e che chiedevano ginocchioni
+la vita, ruppero la testa col calcio dei fucili; saccheggiarono il
+convento e la chiesa, rubarono i vasi sacri e commisero ogni turpe ed
+efferata nefandezza.
+
+Che facevano intanto il direttore di polizia Maniscalco e il generale
+Salzano?
+
+Dal loro quartier generale ai _Quattro venti_, lontani dal luogo del
+combattimento, avevano sguinzagliate le loro mute sbirresche acciò,
+perlustrate le vie di Palermo da diversi punti, arrestassero.... non
+importa se innocenti o colpevoli, arrestassero però quanti sospetti
+incontrassero. Numerosissimi furono quindi gli arrestati, nelle cui
+case i birri si permisero tutti gli eccessi della più sfrenata licenza.
+
+Vi ricorderete che tra i villaggi vicini a Palermo, denunziati dal
+ribaldo fra Michele come altrettanti focolaj di rivoluzione, c’era
+quello di Ficarazzi, i cui abitanti hanno fama di esser pronti ad
+arrischiate imprese e caldi amatori della libertà. Queste loro virtù
+sgraziatamente erano note anche a’ borbonici, che da tempo spiavano
+l’occasione propizia per punirlo. Infatti, in quell’istesso giorno,
+mentre le truppe assalivano il convento della Gancia, due fregate
+borboniche, uscite dal porto di Palermo, si fermarono dinanzi al
+villaggio di Ficarazzi, che in breve, fulminatolo colle bombe, colle
+palle e a scaglie, ridussero un mucchio di rovine. Preludio della
+rovina di Carini.
+
+Preso il convento, i pochi frati risparmiati dalla strage con altri
+tredici cittadini (e tra questi, come vedremo in seguito, Riso, Teresi,
+Vallone e Fanaro) colà fatti prigionieri, vennero legati a due a due
+con grosse funi, indi trascinati in mezzo alla sbirraglia ed ai soldati
+per la lunga via che mette alle prigioni. Quegli aguzzini si cacciavano
+innanzi i prigionieri percuotendoli co’ pugni, colle ceffate, coi
+calci dei fucili, ond’essi giunsero alle carceri laceri, sanguinosi,
+affranti, come uomini a due passi de’ quali sta allestita la forca.
+
+Cogli stessi strapazzi venne trascinata in carcere la sessagenaria
+badessa del monastero di Santa Croce, rea d’aver dato asilo a due suoi
+concittadini.
+
+Erano le ultime prodezze de’ _sorci_...
+
+Il popolo palermitano in quel giorno rimase piuttosto attonito e
+spaventato, che deciso a mostrare il viso a’ suoi oppressori; ma
+la sera del 4 e del 5 d’aprile, gl’insorti scampati in modo tanto
+meraviglioso dalla Gancia, invece di nascondersi, o di abbandonar
+l’isola, benchè sapessero che i borbonici, razza semisacerdotale, non
+perdonavano mai, ritornarono coraggiosamente alla capitale, guidando
+torme di contadini armati. Gettatisi ne’ sobborghi, riattizzarono il
+battagliare; uccisero molti soldati regj, molti ne ferirono, sfidando
+il numero, l’arte militare e la mitraglia.
+
+La Corte di Napoli, saputi i casi seguiti, inviò tosto nuove milizie
+in Sicilia, e in coda a queste il luogotenente generale dell’isola,
+principe di Castelcicala; indi impose alla gazzetta ufficiale di
+pubblicare che «l’ordine regnava a Palermo.»
+
+Frase che puzza di sangue rappreso.
+
+«Tranquillissima è l’isola (così finiva il giornale ufficiale del 6
+aprile), come tranquillissima fu la stessa città di Palermo, durante
+il conflitto, e prima e dopo.» Tanto importava ai borboni il diminuire
+l’importanza di quell’insurrezione in faccia all’Europa!
+
+L’autore della Storia dell’insurrezione siciliana, dal quale togliamo
+questi particolari, chiama Francesco II «anima di frate in un fodero
+d’imbecille.» Noi abbiamo sott’occhio una fotografia rappresentante
+l’ex re e la sua famiglia; esaminando attentamente la testa di
+Francesco II, non si può a meno di convenire ch’essa starebbe molto a
+proposito tra le spalle d’un monaco, ma di quelli del Santo Uffizio;
+c’è nella ciera del giovine Borbone un misto di imbecillità, un non
+so che di fellonesco, di crudele, di superstizioso così marcato, da
+ringraziar Domineddio di avercene liberati.
+
+Dopo i fatti d’aprile[12], a Napoli, nella reggia, si strinsero a
+consiglio, non già un re co’ suoi ministri, ma l’inetto Francesco
+II «che serba anima di un frate in un fodero d’imbecille,» la casta
+sua sposa, che pubblicamente tresca col proprio cognato il conte di
+Trani, e la matrigna di S. M., una Maria Teresa d’Austria, la vedova
+di Ferdinando II, che al viso arcigno, fiero e deforme, accoppia
+feroci istinti, libidine sfrenata di comando, desiderio di far
+regnare il proprio figlio conte di Trani invece di Francesco II, e
+che cova odio immenso contro i Napoletani. Questi erano gl’iddj del
+napoletano Olimpo, che sanno scagliare fulmini solamente contro un
+popolo avvilito e depresso; gl’iddj minori, come i conti d’Aquila,
+di Trani, di Noto ecc., furono chiamati al consiglio solo allorchè vi
+accorsero solleciti i genj, i messaggieri ed i più forti sostenitori
+della gran macchina della celeste armonia reazionaria, un duca di San
+Cesario, tristo e ignorante, con altri nobilissimi: il principe di
+Castelcicala, luogotenente generale dell’isola, il nunzio del papa, il
+cardinal Riario Sforza arcivescovo di Napoli, due gesuiti, idoli del
+re; l’Ajossa, noto all’Europa per infamie efferate, e Carlo Filangeri,
+principe di Satriano e duca di Taormina per grazia di Ferdinando, della
+bombardata Messina, e della Sicilia insanguinata l’anno di grazia 1849.
+
+Il re, le due principesse ed i principi, rappresentavano in quel
+convegno segreto il diritto divino che non transige mai, o se cede
+qualche volta all’impeto dei popoli, più terribile reagisce, più
+ferocemente opprime i dissennati che credono potersi conciliare la
+libertà con un diritto che emana dall’inferno e non da Dio.
+
+San Cesario duca, ed i nobili ignoranti, vi figuravano come i simboli
+delle tenebre feudali, come i discendenti dei masnadieri armati che
+si dissero baroni o _comites_, i compagni dei re, gli associati dei
+_divini ladroni_.
+
+Il nunzio, il cardinale, i gesuiti, nè Cristo avevano per maestro,
+nè il Vangelo per legge in quella congrega, ma il papa nemico
+degli uomini, e il codice della curia romana, bruttissimo impasto
+di venalità, d’imposture, di superstizioni e di sfrenati arbitrj;
+v’intervenivano come gli antichi protettori e socj in _partecipazione_
+delle grandi compagnie di baroni grassatori, e di _coronati ladroni_;
+erano infine i rappresentanti del medio evo, a cui vorrebbero di nuovo,
+se potessero, ricondurre i popoli per farli sprofondare novamente
+nella tenebria di atra notte, ove obbligarli ad adorare il prete, il re
+padrone assoluto, ed i suoi _comites_.
+
+Ajossa e Filangeri, come traditori della patria vi avevano posto,
+imperocchè l’uno servisse i Borboni per natura improba e crudele,
+l’altro si mostrasse devoto ad essi per brutta fame d’oro. Ajossa
+ricordava Caino, Filangeri Giuda; entrambi degni di sedere in quel
+congresso.
+
+Parlò prima Maria Teresa, l’austriaca, e con modi concitati e sguardo
+altero, espose l’ingratitudine dei Siciliani che avevano osato di
+ribellarsi contro il più mite e paterno governo d’Europa (dopo quello
+dell’Austria s’intende); mostrò la necessità di reprimere con ogni
+mezzo la sedizione e conchiuse così:
+
+— Se S. M. l’augusto padrone che tutti piangono, ed io più di tutti (ed
+asciugò una lagrima) fosse qui con noi, avrebbe già dato gli ordini
+perchè si impiccassero i prigionieri della Gancia, si arrestassero
+e torturassero i sospetti, ed al menomo moto si bombardasse ed
+incenerisse Palermo; ma il nostro re (e designò Francesco) è buono
+troppo; vorrà invece discendere a concessioni, accordare riforme,
+forse rimettere in vigore l’infernale statuto. Ma non vedrò di nuovo,
+come nel 1848, vilipeso il diritto che viene da Dio, avvilita la
+regal potestà, ed infangata la reggia con le orme che vi stampavano
+gl’insolenti borghesi divenuti ministri; no, io partirò per Vienna con
+mio figlio il conte di Trani».
+
+— Verrò anch’io! gridò interrompendola la nuora.
+
+— No, prese a dire con veemenza Francesco II, no, non partirà alcuno!..
+Come avrebbe fatto quella sant’anima dell’augusto nostro genitore (e si
+segnò e recitò un _requiem_), così faremo anche noi. Sì, bombe, forche,
+torture; ministro Ajossa, general Filangeri ajutateci; dappertutto
+ruine, sterminj, i ribelli ai re sono ribelli a Dio... Non è vero, miei
+carissimi padri, e rappresentanti del beatissimo padre e divino vicario
+di Gesù Cristo? (e si segnò di nuovo).
+
+— Verissimo, verissimo! risposero in coro i preti; la forca qui,
+l’inferno colà; Iddio lo ha detto.
+
+— Udite come noi pensiamo, ripigliava Francesco, e siamo fermi di
+non mutare. A nessun patto divideremo col popolo la potestà nostra, e
+_preferiamo d’esser piuttosto caporale di nostro cugino l’imperatore
+d’Austria che re costituzionale_.
+
+— Bravo! gridarono insieme levandosi donne, principi, preti, duchi e
+ministri. Bravo, bene! Viva il diritto divino, e la Santa Chiesa.
+
+Il baccano andava aumentando, allorchè il re, imposto il silenzio,
+riprese:
+
+— Ordiniamo al ministro Ajossa di spedire le istruzioni al nostro
+caro Maniscalco, onde agisca come soleva comandare la _sant’anima_;
+torturi ed impicchi quanti crede, ed a suo piacimento. Al generale
+Filangeri ordiniamo di preparare un piano di attacco e di difesa per
+le truppe; egli che fece così bene nel 1849, saprà far meglio oggi.
+Così schiacceremo i ribelli come tante vipere. Noi frattanto correremo
+alla Darsena, al Molo, indi anche a Capua, onde incoraggiare i soldati,
+e dare ad essi le nostre istruzioni. Cardinale, benediteci! padri,
+pregate per la nostra causa!... e inginocchiatosi, ricevette la chiesta
+benedizione. Si rialzò, sciolse il consiglio, e si avviò alla volta
+di Capua per compiervi altre scene stolide ed obbrobriose dinanzi alle
+truppe che dovevano imbarcarsi per la Sicilia.
+
+A Capua imbandironsi mense per gli uffiziali e per i soldati, alle
+quali assistendo il re s’ingiunse ai capi ed ai soldati di non
+risparmiare i ribelli Siciliani, di esterminarli se si potesse dal
+primo fino all’ultimo; si raccomandò perchè nelle città e nei villaggi
+presi d’assalto, non si facesse distinzione di età, o di sesso, nè
+le case risparmiassero; fuoco, saccheggi, e morti precedessero e
+seguissero i loro passi nella scellerata Sicilia.
+
+Il ministro Ajossa scriveva non solo al Maniscalco, ma diramava agli
+intendenti della terraferma una circolare, contro i sospetti, la quale
+terminava così: _chiunque mostri simpatia pel moto siciliano dev’essere
+arrestato, e si dà facoltà di arrestare chiunque mostri curiosità, o
+parli di analoghe notizie._ — _Rigore, rigore, zelo, attività: il re
+nostro padrone_ (D. G.) _così ordina, così vuole, così comanda_.
+
+Palermo, il 13 aprile, era in lutto; tredici infelici erano condotti
+al supplizio (Francesco II s’era fatto applaudire alla corte il giorno
+innanzi per certe sue lepidezze sul numero 13). Maniscalco, prima che
+si avviassero a morte, radunatili in un corritojo, trasse di tasca una
+lista, e chiamò per nome i condannati: Camorrone, Cucinotta, Vassallo,
+Fanaro, Cuffaro, Riso (padre), Ventimiglia, Barone, Vallone, Nicola,
+Calandri e Canceri. Indi il direttore, compostosi il volto a benevola
+sollecitudine, disse con melato accento alle tredici vittime:
+
+— Ascoltate, o infelici, un consiglio d’amico. Voi siete a due passi
+dalla morte... da una morte dolorosa... attroce... voi ora sì pieni di
+vita... Rivelate i capi del comitato rivoluzionario; vi prometto in
+cambio salva la vita... e un buon premio per giunta... Il re penserà
+a voi e alle famiglie vostre... Via, parlate... Ma, in nome di Dio, in
+chi e di che sperate?... Poveri illusi! mi fate compassione... I vostri
+compagni oramai sono tutti vinti, o dispersi...; tutti!... Ostinandovi
+a tacere, rovinate voi... e le vostre povere famiglie. Una morte
+infame... penosa per voi; la miseria per le famiglie. Via, parlate...
+decidetevi...» e giungeva le mani quasi supplichevole.
+
+Ma il vecchio Giovanni Riso, consultati i compagni, rispose fieramente
+che essi non conoscevano comitati di sorta; ma anche li avessero
+conosciuti, avrebbero conservato il segreto; meglio la morte, che
+l’infamia.
+
+L’incolto e bravo popolano ripeteva, senza saperlo, il famoso: _potius
+mori quam fœdari_.
+
+Al Riso poco premeva la vita, chè sapeva trovarsi suo figlio Giovanni,
+giovane ardente di libertà, mortalmente ferito nelle unghie de’
+regi.[13]
+
+Maniscalco udita l’eroica risposta, gettò la maschera e mostrossi
+iniquo qual’era; ruggì tra i denti serrati pel furore:
+
+— Sì, morirete tutti fra pochi istanti; morirete come cani... Vedremo
+se l’Italia, e il vostro Vittorio Emanuele verranno a salvarvi...
+
+Mezz’ora dopo, i cadaveri dei tredici patrioti venivano trascinati su
+due carrette per le vie di Palermo, tra gli insulti della sbirraglia...
+e le lagrime dei cittadini che ne giurarono vendetta.
+
+Il supplizio de’ tredici[14] provocò uno sdegno furioso tra le bande
+degli insorti, i quali a Carini, sorpreso un posto di ventisei soldati
+napolitani, li impiccarono tutti per la gola; così il furore del
+governo oppressore ridestava il furore e rappresaglie di sangue: così
+i figli della stessa madre, l’Italia, si sterminavano a vicenda come se
+fossero tra loro nemici e stranieri.
+
+Pervenuta a Napoli la nuova dell’uccisione dei soldati di Carini,
+infuriava il re; la madrigna e la consorte lo eccitavano a incrudelire,
+sicchè Bombino, chiamati i ministri: «Ordinate, gridò loro, che
+s’incenerisca Carini, che il ferro ed il fuoco vendichi i miei
+soldati». Ad appagare la collera del re, fortissime colonne mobili
+uscirono da Palermo, e si avviarono verso la città condannata.
+
+Giace Carini poche miglia da Palermo, ed era popolata da 7100
+abitanti; antiche e solide mura la ricingono, e la circondano deliziose
+campagne. In Carini eransi fortificate alcune centinaja di insorti:
+vi arrivavano i soldati e si facevano attorno per espugnarla; i
+Siciliani combatterono gagliardamente nei giorni 19, 20, 21 aprile,
+ma sopraggiunti nuovi rinforzi ai regj, gli insorti dovettero
+allontanarsi, ricoverandosi nelle montagne. Perdettero questi 250
+morti; ebbero i regi 320 soldati ed ufficiali uccisi. Entrarono le
+truppe di Francesco II in Carini e per rapacità di preda e per gli
+ordini ricevuti, nulla rispettarono in quella desolata città. E di
+nulla sentirono pietà; sgozzarono i fanciulli sul seno delle madri,
+e queste stuprate e poi trafitte, cadevano sui loro cari estinti;
+non salvava l’età senile, non il tempio, chè sugli altari medesimi
+vennero trucidate donzelle e matrone, e gli stessi sacerdoti; d’ogni
+suppellettile fecero bottino, e quando i preziosi arredi erano predati,
+davano fuoco alle case ed ebbri tripudiavano intorno alle fiamme.
+Ardeva Carini, perivano centinaja di cittadini, e una nuova pagina
+storica accusava Francesco II, come distruttore delle città e de’
+villaggi del suo reame, come assassino di innocenti, nell’istessa guisa
+ch’aveva accusato il suo avo Francesco I d’aver fatto distruggere, nel
+1828, il villaggio di Bosco nel Cilento.
+
+Gli orrori commessi a Carini, raccontati a Palermo ed a Napoli dalla
+principessa di Carini, che trovavasi sul luogo nel giorno del macello,
+destarono nell’una e nell’altra città sentimenti di raccapriccio e di
+vendetta, giurando l’uno e l’altro popolo di liberarsi a qualunque
+costo de’ Borboni, mentre re Francesco II, il re pietoso, andava
+ripetendo nella reggia: _uccisero i miei soldati, ma l’hanno pagata
+cara!_
+
+Gli insorti rifugiatisi nei monti continuarono, guidati dall’intrepido
+Rosolino Pilo, la lotta contro i borbonici.
+
+
+
+
+CAPITOLO VIII.
+
+L’imbarco.
+
+ «_Italia e Vittorio Emanuele!_ gridammo
+ passando il Ticino. _Italia e Vittorio
+ Emanuele!_ rimbomberà negli antri
+ infocati del Mongibello.»
+
+ GARIBALDI.
+
+
+La sera del 5 maggio 1860, la spiaggia del mare che si estende
+in semicerchio dinanzi a Quarto presso Genova, offriva un curioso
+spettacolo.
+
+Alcune centinaja di soldati (chè n’avevano tutta l’aria), vestiti
+quali della rossa assisa, quali in semplice abito borghese, se ne
+stavano lungo la spiaggia aggruppati in capannelli. Quasi tutti poi
+portavano cappelli a larghe tese, e borse ad armacollo, come chi sta
+per intraprendere un viaggio. Marinaj e pescatori colle loro famiglie,
+si frammischiavano a questi belligeri pellegrini, rendendo così più
+pittoresca la scena.
+
+Gli sguardi della folla erano rivolti ora su due piroscafi ancorati a
+poca distanza dal lido, e che, colla colonna di fumo che sprigionavano,
+mostravano d’esser pronti a salpare; ora sulla strada che, costeggiando
+il mare, da Quarto conduce a Genova; questa strada era animata da
+numerosi viandanti che a due, a quattro, a sei per volta arrivavano
+a passo celere e si arrestavano sulla spiaggia dinanzi a Quarto,
+mischiandosi colla folla. Anche costoro ad ogni tratto si volgevano e
+guardavano cogli altri.
+
+Tutti aspettavano il generale Garibaldi.
+
+Roberto e Valentino se ne stavano seduti l’uno accanto l’altro, fumando
+le loro pipe di gesso. Valentino indossava la sua vecchia assisa di
+Cacciatore delle Alpi; un farsetto bruno di tela coi paramani color
+verde, un berretto di panno con sopravi cucita la cornetta, e calzoni
+bigi stretti alla caviglia entro uose di cuojo.
+
+Roberto, tranne i calzoni che portava simili a quelli di Valentino,
+nulla aveva che lo indicasse soldato.
+
+— Sicchè Valentino, si parte o no?
+
+— Ah! questa volta si parte di sicuro.
+
+— È un pezzo veh! che ci tengono sulle spine... Guarda quanto tempo
+siam restati a Genova colle mani in mano!
+
+— Tanto tempo? Sei curioso davvero, Roberto! Tanto tempo! Ma credi tu
+che spedizioni di questa fatta siano cose facili come bere un ovo?
+
+— Capisco! Ma la è una eternità...
+
+— Per noi che bruciamo per la smania di andarcene, è naturale! Ma
+adesso è inutile pensare al passato; ora si parte... finalmente!
+
+— Quanto tarda il generale!
+
+— Come puoi dire che tarda?... Ha forse fissata l’ora precisa?
+Trovatevi a Quarto verso sera, ci ha mandato a dire, ma l’ora non l’ha
+fissata...
+
+— Oh! quando sarò in alto mare! sclamò Roberto, emettendo un lungo
+sospiro.
+
+— Capisco cosa vuol dire quel tuo sospiro! rispose Valentino, traendo
+dal petto un altro sospiro ancor più lungo. Ma non pensiamo a queste
+cose, Roberto... Fra mezz’ora tutt’al più saremo in mare... e allora...
+avremo altro a fare... Vedi!... i vapori fumano alla più bella...
+Vorrei sapere su qual dei due mi imbarcherò...
+
+— E sull’uno, o sull’altro per me è tutt’uno.
+
+— Anche per me...
+
+— Quello là a destra è il _Lombardo_, vero?
+
+— Sì, lo comanda Bixio, che è un marinajo consumato... Garibaldi
+comanderà quell’altro là, il _Piemonte_...
+
+— E Federico non si vede ancora? chiedeva Roberto guardando verso
+Genova.
+
+— Chi sa se verrà qui... Lui, lo sai, resta...
+
+— Lo so, lo so,... partirà dopo con Medici. Però mi ha detto jeri che
+sarebbe venuto ad accompagnare il generale... A proposito! Mi diceva
+jeri Federico, che quel vapore là...
+
+— Il _Lombardo_?
+
+— Sì, il _Lombardo_, è quello stesso su cui nel quarantanove egli è
+tornato dopo la spedizione di Roma...
+
+In quella si udì un _hurra!_ prorompere dalle bocche di tutti, e una
+salva di battimani. Tutti gli astanti si volsero verso la strada,
+alzandosi sulle punte de’ piedi per veder meglio. Roberto e Valentino
+balzarono sul sasso su cui sedevano:
+
+— È lui... è lui... Viva Garibaldi!
+
+— Viva Garibaldi! gridò replicatamenle la folla.
+
+Pochi minuti dopo il tratto di mare tra la spiaggia e i due
+piroscafi era solcato da innumerevoli barchette, gremite di volontarj
+garibaldini; fra queste distinguevasi una sdruscita barca peschereccia
+entro cui vedevansi ritti Türr e Sirtori, e in mezzo a loro Garibaldi,
+che salutava agitando il cappello la folla plaudente e i suoi amici
+accalcati sulla spiaggia.
+
+Tutte quelle barchette circondarono i piroscafi; i garibaldini,
+arrampicandosi sulle corde, in un attimo furono a bordo. Valentino e
+Roberto salirono insieme sul _Piemonte_.
+
+S’intesero due acutissimi fischj; poi il suono della campanella, e i
+vapori si mossero. La folla mandò un ultimo grido di addio; con altre
+grida risposero i garibaldini dai piroscafi, che in breve si perdettero
+tra le ombre che erano già calate sul mare.
+
+Dio vi accompagni o giovani, onore d’Italia!
+
+
+Ci siano intanto permesse due parole su Garibaldi dall’epoca di
+Villafranca in poi.
+
+Garibaldi che, alla testa de’ suoi Cacciatori delle Alpi aveva
+esercitata un’influenza tanto decisiva sul modo con cui vennero aperte
+le operazioni nella campagna del cinquantanove, all’epoca della pace di
+Villafranca trovavasi presso i passi del Tirolo meridionale, ed aveva
+il suo quartier generale a Lovere, sul lago d’Isèo.
+
+Garibaldi, dopo la conclusione della pace, essendosi manifestato ne’
+suoi volontarj (com’era naturale) un vivo desiderio di far ritorno a’
+loro domestici focolari, fino dal 19 luglio, gli aveva confortati a
+restare, per qualunque evenienza, sotto le armi.
+
+Le sue idee erano[15]; che l’Italia non dovesse darsi in braccio alla
+diplomazia; che non dovesse accettare quella soluzione qualunque con
+cui la diplomazia europea volesse imbrigliarla; che dovesse agire di
+proprio impulso, senz’altro rispetto alla diplomazia, se non quello di
+attraversarle la strada, di modo che tutt’al più essa fosse tratta a
+rimorchio dai fatti compiuti.
+
+Per l’Italia non esservi che una meta ed una via; meta, l’Italia una
+sotto lo scettro costituzionale di Vittorio Emanuele; la via, avendo
+Napoleone colla pace di Villafranca separata la sua causa da quella
+d’Italia, essere altrettanto sicura quanto chiaramente disegnata. Gli
+Italiani, da sè, dovevano spingere la rivoluzione più a mezzogiorno;
+(a mezzogiorno, non ad occidente, onde non disturbare il Piemonte dal
+suo riposo necessario, e quindi non usare delle forze piemontesi per
+la rivoluzione italiana) colle truppe che l’Italia centrale avrebbe
+potuto organizzare. S’intende da sè che tali forze non risultavano
+semplicemente dall’Italia centrale, e molto meno potevano rimanere
+dell’Italia centrale, giacchè dopo la pace, come prima si rafforzarono
+coi volontarj d’ogni angolo d’Italia.
+
+Senza aver la pretesa di dichiarare esser queste proprio le idee di
+Garibaldi, diremo che il Rüstow pare non si scosti gran fatto dalla
+realtà.
+
+Ma la diplomazia, e Napoleone (il quale dopo la pace di Villafranca
+pare non abbia separato niente affatto la sua dalla nostra causa, come
+lo provano la partenza della flotta francese da Gaeta, e il successivo
+riconoscimento del regno d’Italia) non ne vollero sapere di inforcare
+il focoso puledro della rivoluzione, chè alle volte.... Preferirono il
+tardo ma docile ronzino della diplomazia, e memori del proverbio: chi
+va piano va sano, procedettero trotterellando, invece di correre di
+buon galoppo.
+
+Eppure Garibaldi diede splendide prove di equitazione, percorrendo
+di carriera le Due Sicilie in groppa a questo focoso puledro, senza
+inciampare, nè perder le staffe mai!
+
+Garibaldi, il principio d’agosto, fu chiamato nell’Italia centrale,
+ove da principio doveva assumere il comando supremo di tutte le truppe
+colà scaglionate. Con ordine del giorno datato da Bergamo (11 agosto),
+il generale si congedò da’ Cacciatori delle Alpi; partì alla volta di
+Livorno, ove giunse il 15, e di là si recò a Firenze, poi a Modena, e
+quindi nelle Romagne.
+
+In quel frattempo[16] (19 agosto) ebbe luogo una riunione di
+deputati delle quattro province, anche delle Romagne, nella quale si
+intavolarono i preliminari per la formazione di una lega militare; ai
+3 di settembre questa lega venne ratificata per la Toscana, Modena e
+Parma, mentre per il momento la Romagna restava ancora esclusa.
+
+Nella camera dei deputati a Modena era stato in pari tempo scelto il
+generale Fanti, e ad esso, non a Garibaldi, venne offerto il comando
+supremo dell’armata dell’Italia centrale; comando che egli tosto
+accettò, prendendone possesso con un ordine del giorno (24 settembre).
+
+Garibaldi venne nominato generalissimo in secondo, e la cosa non si
+potè altrimenti comporre che coll’attribuire a Fanti in modo speciale
+la direzione del ministero della guerra, mentre Garibaldi sarebbe
+stato il vero comandante delle truppe nelle operazioni che, sia in
+senso difensivo, sia in senso offensivo, si dovessero intraprendere
+dall’Italia centrale verso il mezzodì. Ad onta di ciò era difficile
+che altri potesse illudersi circa il carattere della nomina di Fanti,
+contromina del partito diplomatico, al quale egli stesso apparteneva,
+e disposta all’effetto di paralizzare Garibaldi, e mantenere tranquilla
+l’Italia centrale, in attesa delle determinazioni della pace di Zurigo,
+e del congresso che, speravasi, le avrebbe tenuto dietro.
+
+Garibaldi e Fanti, già divisi per ragione di partito, lo erano ancora
+più per le loro nature, e le loro viste militari; all’anima, al fuoco
+di Garibaldi, per il quale non v’ha rischio che appaja soverchio (senza
+ch’egli si stacchi un dito dalla più oculata prudenza, benchè in sulle
+prime non paja), contrapponevasi il freddo calcolo di Fanti; all’ardito
+condottiero de’ Corpi franchi, il soldato regolare, che tutto misura
+col compasso e colla squadra, e che alla sola vista delle camicie rosse
+sentesi il mal di mare.
+
+Fanti poteva giovare assai all’idea che era destinato a rappresentare,
+e che infatti rappresentò, cioè, che l’Italia centrale aveva bisogno di
+quiete per un efficace e durevole organamento militare.
+
+L’Italia centrale aveva al principio di settembre, circa 20,000 uomini
+sotto le armi, la maggior parte dei quali erano volontarj, senza una
+_ferma_ determinata. Per tutte le vicende della guerra non poteva
+quest’armata misurarsi con una truppa regolare bene organata; non
+era un’istituzione che fosse calcolata per durare. Fanti oltre a ciò
+trovava che l’armata dei volontarj difettava d’armi, d’attrezzi ecc.;
+e a ciò si doveva provedere. Finalmente anche l’effettivo non era
+soddisfacente, e per quanto potesse essere grande l’entusiasmo della
+gioventù dell’Italia settentrionale e centrale, è chiaro che su tali
+fondamenti non si poteva erigere un durevole edifizio, e che ad un
+vecchio soldato la coscrizione piemontese doveva sembrare un fondamento
+assai più sicuro[17].
+
+Finalmente potevasi anche dire: mentre ogni tendenza del movimento
+dell’Italia centrale è verso l’annessione al Piemonte, non è opera
+assennata il sistemare sul modello piemontese le truppe ivi raccolte?
+
+Garibaldi nulla aveva da opporre a tutto questo se non la fede
+nel successo, la fede della gran causa italiana, alla quale aveva
+consacrata tutta la vita: la fede nel coraggio e nell’amore de’ suoi
+volontarj, cose tutte che le nature fatte col regolo sono avvezze a
+chiamare illusioni...
+
+Non è quindi meraviglia se questi due uomini, per le loro differenti
+attitudini, fino dal primo momento venissero reciprocamente a dissensi,
+che di giorno in giorno più inasprirono.
+
+Garibaldi, il 28 ottobre, assunto il comando supremo dei volontarj
+raccolti nella Romagna (provincia insorta, non ancora unita alle
+altre tre cogli stessi legami, e quindi in diritto di trasportare
+l’insurrezione sull’attiguo territorio pontificio) credette giunto
+il momento di strappar di dosso al papa gli ultimi lembi del poter
+temporale.
+
+La conclusione della pace di Zurigo, fu l’ostacolo che la diplomazia
+gli gettò dinanzi, acciò non potesse progredire.
+
+Napoleone acconsentì che anche Toscana si unisse al resto dell’Italia
+libera; ma chiese il sacrifizio di Garibaldi, il quale, amareggiato
+dalle continue lotte che doveva sostenere col partito della diplomazia,
+rinunziò al comando (14 novembre), e si ritirò nella solitaria sua
+Caprera. Ma il grand’uomo, prima di lasciar la terraferma, avvertì con
+un suo proclama gli Italiani che la politica la quale inceppava i passi
+di Vittorio Emanuele, doppiamente li obbligava a serrarsi intorno al
+re; egli stesso sarebbe senza indugio ritornato al suo posto, appena il
+re avesse chiamati i suoi soldati alla guerra di redenzione.
+
+Molti de’ suoi fedeli compagni, imitarono l’esempio del loro generale,
+e abbandonarono l’armata dell’Italia centrale.
+
+
+Sulla punta occidentale dell’isola di Sicilia, dietro il Lilibeo,
+sorge Marsala, coronata di bastioni, e specchiantesi nel porto; scalo
+frequentato dai navigli che percorrono il Mediterraneo da Oriente
+a Occidente, toccando Malta. Questo porto era anticamente molto più
+ampio e frequentato, ma venne in parte turato nel 1532, onde chiudervi
+l’accesso alle galee dei corsari turchi che infestavano quei mari.
+
+Circa alle 9 antimeridiane dell’11 maggio 1860, due legni inglesi da
+guerra, l’_Intrepido_, (capitano Marryat) e l’_Argo_ (capitano Ingram)
+provenienti da Palermo, giungevano dinanzi a Marsala. L’_Intrepido_
+gettò l’áncora a un miglio circa dal fanale ove termina il molo, e
+l’_Argo_ (che doveva fermarsi a Marsala tre o quattro giorni) due
+miglia più in là, ove il fondo offre più sicuro ancoraggio.
+
+Per qual motivo que’ due navigli erano venuti a Marsala?
+
+Eccolo. Il generale borbonico comandante quel distretto, aveva
+disarmate le popolazioni col pretesto che i dintorni erano infestati
+dai briganti (così, col linguaggio solito dei governi _bene
+costituiti_, venivano da quel generale chiamati gli insorti condotti
+da Rosolino Pilo e da altri patrioti). Alcuni Inglesi, negozianti
+di vino e residenti in Marsala, avevano dovuto essi pure consegnare
+le loro armi al generale borbonico, protestando però contro quella
+soperchieria: chè (dicevano essi con tutta ragione) se è vero che siamo
+minacciati dai briganti, è una ragione di più perchè ci siano lasciate
+le armi.
+
+Fiato perduto! Le armi furono sequestrate.
+
+Allora que’ sudditi inglesi, a mezzo del loro vice-console Cossins,
+chiesero protezione al capitano Cochrane che dimorava a Palermo; e
+costui spedì tostò a Marsala le due navi da guerra.
+
+I capitani Marryat e Ingram, coi loro uffiziali, si recarono nelle
+loro lance a terra, indi, incontrato il vice-console Cossins, in sua
+compagnia si portarono dai loro connazionali negozianti di vino, onde
+trattare l’affare del disarmo.
+
+Mentre discutevano, ecco sopragiungere un Inglese, il quale disse
+alla brigata che si avanzavano due vapori dal nord-est, inalberando
+bandiera sarda (allora dicevasi così). Tosto la comitiva salì sopra
+un’altura, e di là, con un telescopio, poterono distintamente vedere i
+due _stheamers_, il più piccolo dei quali rimorchiava un battello, il
+che ci fece credere essere questo di un piloto tolto da terra, cammino
+facendo.
+
+I due vapori[18] non mostravano la menoma esitazione nell’approdare;
+girarono intorno la prora dell’_Intrepido_, dirigendosi verso il molo,
+ove giunsero circa alle 2 pomeridiane.
+
+Il primo entrò felicemente; era il _Piemonte_ comandato da Garibaldi;
+l’altro il _Lombardo_ diretto da Bixio, arenò a circa centocinquanta
+metri dalla spiaggia.
+
+In quel punto comparvero tre legni napolitani, i quali incrociavano
+tra Marsala e Mezzara (piccola città verso il sud, lungi circa
+dodici miglia dalla prima): erano lo _Stromboli_ ed il _Capri_, che
+rimorchiava una fregata a vela. Queste navi erano già a sole sei miglia
+dai Vapori sardi.
+
+Intanto il _Piemonte_ aveva già sbarcate le persone che aveva a bordo;
+erano uomini ben armati e disciplinati; appena toccata terra, tosto
+si ordinavano in compagnie e colle carabine in ispalla marciavano in
+perfetto ordine.
+
+L’altro Vapore però che erasi arenato, dovendo sbarcare la sua gente
+col mezzo di barchette, non era ancor riuscito a metterne fuori più di
+un quarto; quando i legni napoletani vi furono sopra a tiro di cannone.
+
+Io (scrive il capitano Marryat) aveva già consigliato i proprietarj
+di alcuni _schooners_ inglesi a condurli fuori del porto, credendo
+corressero pericolo di trovarsi in mezzo al fuoco; ma non si potè
+seguire il mio consiglio perchè non fu possibile far movere gli
+_schooners_, per l’assoluta mancanza del vento.
+
+I legni napoletani non fecer fuoco; lo _Stromboli_ calò in mare
+una lancia, e mandò un uffiziale verso i Vapori sardi; ma percorsa
+appena la metà della distanza che lo separava da quelli, la lancia
+retrocedette a tutta forza di remi. Eravamo in questo momento sicuri
+che il fuoco comincerebbe, ma con nostra sorpresa, ecco che lo
+_Stromboli_ spinge la prora verso l’_Intrepido_, invece di avvicinarsi
+alla spiaggia ed impedire che continuasse lo sbarco.»
+
+L’ufficiale che in assenza del capitano comandava in quel momento
+l’_Intrepido_, venne chiamato a parlamento dal capitano Caracciolo
+dello _Stromboli_, e richiesto se fra le truppe sbarcate ve n’erano di
+inglesi; l’uffiziale rispose che no; ma soggiunse che i due capitani
+dei due legni inglesi e alcuni dei loro uffiziali erano a terra.
+
+In questo frattempo tutti i garibaldini erano sbarcati. Scoccavano le
+quattro.
+
+I capitani Marryat e Ingram, ed il vice-console Cossins, si recarono
+tosto a bordo dello _Stromboli_, il cui capitano dichiarò loro che
+era obbligato a far fuoco sugli sbarcati, promettendo che avrebbe
+scrupolosamente rispettata la bandiera inglese ovunque la vedesse
+sventolare. E il fuoco cominciò.
+
+Il capitano non mancò di scusarsi per la poca elevazione ch’ei dava a’
+suoi projettili, dicendo che era suo desiderio risparmiare la città, e
+solo colpire gli insorti che marciavano dal molo verso quella.
+
+La fregata napoletana, staccatasi dal _Capri_ dal quale era tratta
+a rimorchio, trasse una bordata di projettili, ma inutilmente chè i
+garibaldini erano già al sicuro dietro le mura di Marsala.
+
+Il capitano Marryat, ritornato a bordo dell’_Intrepido_, vi trovò un
+uffiziale dello _Stromboli_. Era venuto per chiedere all’Inglese di
+spedire di comune accordo una lancia verso i legni sardi per intimare
+loro di arrendersi. Era chiaro che l’uffiziale napolitano voleva,
+coperto dalla bandiera britannica, accertarsi se quelle navi erano
+vuote o no. Nel primo caso egli non avrebbe corso rischio alcuno, nel
+secondo avrebbe avuto il vantaggio di essere moralmente assistito nella
+resa che si voleva intimare. Il capitano Marryat vide il laccio, e
+seppe schivarlo rifiutandosi.
+
+Allora i Napolitani spedirono alcuni battelli equipaggiati ed
+armati verso i navigli sardi; e riconosciutili abbandonati, se ne
+impossessarono, abbassando tosto la bandiera italiana. Erano le 6
+pomeridiane.
+
+Il capitano Marryat, levò l’àncora onde recarsi tosto a Malta e di là
+spedire la notizia dell’accaduto all’ammiragliato inglese. Però, prima
+che partisse, il capitano Ingram pigliò coll’_Argo_ il posto lasciato
+dall’_Intrepido_, onde comunicare più facilmente colla città, ed essere
+in miglior posizione di proteggere gli interessi dei sudditi inglesi
+stabiliti a Marsala.
+
+
+Garibaldi, disposto in fretta in fretta il suo piccolo esercito, e
+occupati gli avamposti dalla parte del mare, fece affiggere sulle
+mura della città due proclami, uno alle truppe napolitane, l’altro ai
+Siciliani. Quest’ultimo diceva:
+
+ Siciliani
+
+ «Vi ho condotto un pugno di bravi, accorsi al grido eroico della
+ Sicilia, sopravissuti alle battaglie lombarde. Eccoci presso di
+ voi. Noi non domandiamo altro che l’affrancamento della patria.
+ Siamo tutti uniti. Allora l’impresa sarà facile e breve. All’armi!
+
+ «Chiunque non afferra un arme, è un vile, un traditore della
+ patria.
+
+ «Che la mancanza d’armi non sia un pretesto. Avremo dei fucili,
+ ma in questo momento ogni arma è buona nelle mani d’un bravo.
+ I municipj penseranno ai vecchi, alle donne, ai fanciulli
+ abbandonati. All’armi dunque! La Sicilia insegnerà una volta di più
+ al mondo come un paese si libera da’ suoi oppressori per la volontà
+ di un popolo concorde.
+
+ =G. Garibaldi.=
+
+Roberto e Valentino erano sbarcati tra i primi dal _Piemonte_. Il
+giovane pittore, pallido e sbattuto pel mal di mare che durante il
+viaggio non gli aveva dato un istante di tregua, appena ebbe posto
+piede a terra, si inginocchiò e la baciò; poi rizzatosi stirò le
+braccia e le gambe ingranchite:
+
+— Ah! finalmente ho i piedi in terra!» sclamò mandando un lungo
+sospiro. Non dondolo più come un ubbriaco... Ora perdio! mi sento
+un altr’uomo...» Così dicendo impugnò con ambe le mani la carabina
+per la canna e la fece roteare intorno alla testa con rapidi giri di
+mulinello, per meglio snodare le braccia.
+
+Valentino taceva; guardava trasognato la città, il mare, i vascelli,
+i compagni; gli pareva sognare. Ma a trarlo dalla sua estasi, gli si
+accostò il general Türr, seguito da un uffiziale:
+
+— Animo giovinotti!... qui con noi...» Così detto, si incamminò
+celeramente verso la città. Valentino e Roberto, postesi in ispalla le
+carabine, seguirono tosto il generale ungherese e l’uffiziale.
+
+Mentre salivano verso un’altura, Roberto guardò di traverso il
+taciturno amico, e al vedere quella ciera attonita, non potè a meno di
+ridere.
+
+— Che diavolo hai, Valentino! gli disse. Sembri un uomo dell’altro
+mondo?... Si può sapere a cosa pensi...
+
+— Penso, rispose l’altro con voce bassa, che tutto quello che è
+successo non è... non è cosa naturale... Prima di tutto ti dirò che
+Garibaldi non è un uomo... Non voglio bestemmiare dicendo che è un
+Dio!.... non istà bene... però... però... è un fatto che egli è qualche
+cosa di più degli altri uomini... Non è la prima volta che mi trovo con
+lui...; l’ho veduto far cose che... Ma questa qui le vince tutte....
+Poi tutti i contratempi che sono successi in viaggio, invece di far
+danno hanno giovato... Insomma, povero pescatore come sono, io non
+credo un’acca a tutte le fandonie che certi preti, e certi bigotti ci
+vogliono dare a bere, però la mia religione, quella che fa del bene a
+noi e agli altri, quella di mio padre, l’ho qui nel cuore...
+
+— E così?
+
+— E così nessuno mi caverà dalla testa che questa spedizione è stata
+protetta dalla Providenza... Bisognerebbe esser cieco per negarlo...
+Punto primo, ad Orbitello, quando nessuno se lo immagina, Garibaldi
+manda giù a terra... (e segnava Türr col dito) a cercar munizioni...
+E lui (e replicava il gesto) torna indietro colle munizioni, e con
+quattro cannoni per giunta...
+
+— Ma se ti ricordi, Garibaldi in quell’occasione si mostrò a bordo
+vestito da generale piemontese; volevi tu che il comandante d’Orbitello
+avesse a dir di no ad un generale del re?
+
+— Lasciamo andare!... Poi, mentre si andava cheti come olio, ecco quel
+matto che si butta in mare... Il _Piemonte_ si ferma; si lascia giù
+una lancia e si manda a pescare quel povero diavolo, e là si perde
+un’ora di tempo. Poi ci passa vicino quel brigantino a vela;... Te
+ne ricordi? Che fa Garibaldi? Chiama il capitano del brigantino e
+gli dice: Dove andate! — A Genova — Bene! direte ai nostri amici che
+Garibaldi è sbarcato felicemente» e gli butta un pane in cui c’era una
+lettera. Capisci? un uomo come un altro non le dice le cose con tanta
+sicurezza... Ma Garibaldi sapeva già come la doveva finire; forse lo
+sapeva fino da quando era a Genova; come sa di sicuro (ci giuoco la
+testa) quello che succederà domani, doman l’altro, tra una settimana
+tra un mese....
+
+— Questo poi...
+
+— La è così... te lo dico io! (rispose Valentino con tale accento che
+dinotava in lui una fede cieca, a tutta prova pel suo condottiero). Ma
+andiamo innanzi. Il matto, che voleva annegarsi ad ogni costo, torna
+a buttarsi in mare... Un altro avrebbe detto: se ha questo capriccio,
+se lo soddisfi... peggio per lui. Ma il generale, no, fa fermare una
+seconda volta il Vapore, e perde un’altra ora di un tempo preziosissimo
+per salvare quest’uomo.... Dopo siamo quasi in porto... crac! il
+_Lombardo_ di Bixio si arena,... poi troviamo là gli Inglesi che non
+vogliono che si incominci il fuoco prima che tutti i loro uffiziali,
+ch’erano a terra, siano ritornati a bordo... Intanto sbarchiamo noi e
+la roba.... Finalmente ci fanno fuoco addosso, senza nemmeno toccarci
+un capello[19]. Quando siamo arrivati a Marsala erano le due, è vero?..
+Ebbene! poco prima di mezzogiorno c’erano in città circa ottocento
+soldati del re-bomba... Se strada facendo non si perdevano quelle due
+ore nel salvare il matto, chi sa come la sarebbe andata la faccenda....
+No, no; credilo a me, Roberto... Garibaldi non è un uomo come gli
+altri...., o per lo meno è il Beniamino della Providenza.
+
+Intanto erano giunti all’uffizio del telegrafo. L’impiegato, visto da
+un finestrino avvicinarsi le quattro camicie rosse, prese la fuga.
+
+I nostri entrarono nell’uffizio. Il tenente che seguiva Türr era stato
+impiegato negli uffizj telegrafici di Genova; quindi, poste le mani sui
+dispacci, lesse questo, diretto al comandante militare di Trapani: «Due
+battelli a vapore, con bandiera sarda, sono testè entrati nel porto,
+e sbarcano gente» Mentre l’uffiziale leggeva a Türr il dispaccio,
+ecco arrivare la risposta: «Quanti sono? per qual fine sbarcano?»
+Allora l’uffiziale garibaldino fa lui la risposta: «Scusatemi, mi
+era ingannato. I due battelli a vapore sono bastimenti mercantili;
+vengono da Girgenti carichi di solfo.» Pochi minuti dopo, il telegrafo
+rispondeva da Trapani «Siete un imbecille» e buona notte.
+
+Spezzati i fili telegrafici, Türr e i tre garibaldini ridiscesero a
+Marsala.
+
+Intanto gli altri uffiziali superiori, s’affrettavano ad ordinare i
+volontarj in diversi corpi. Tra questi uffiziali distinguevansi: La
+Masa, conosciuto per la parte brillante che ebbe nell’insurrezione
+avvenuta in Palermo nel gennajo del quarantotto, come anche per
+aver partecipato alla guerra d’indipendenza quale capo de’ volontarj
+siciliani. Egli contribuì egualmente alla difesa di Messina contro
+le truppe borboniche nel settembre del quarantotto. Durante il suo
+esiglio, pubblicò alcuni scritti politici e storici, fra i quali un
+racconto degli avvenimenti di cui fu teatro la Sicilia nel 1848 e
+1849. Oltre a ciò, prevenendo col desiderio i presenti avvenimenti,
+fin dal cinquantanove tracciò il disegno dell’insurrezione italiana,
+prescrivendone le leggi e designando le milizie che dovevano
+soccorrerla e svilupparla. Questo lavoro fu giudicato ricco di ottime
+cognizioni pratiche; è l’abbozzo primitivo dell’organamento dei
+Cacciatori delle Alpi.
+
+Carini, Siciliano anch’esso, improvisò a Palermo un reggimento di
+cavalleria, durante il periodo rivoluzionario del 1848 e 1849. Caduta
+la rivoluzione, cercò servir nell’esiglio, non solo la causa della
+Sicilia, ma quella di tutta l’Italia col suo _Courrier franco-italien_
+che pubblicavasi a Parigi.
+
+Stocco, Calabrese, è assai noto e popolare in quella parte d’Italia.
+Nel quarantotto ei si mostrò uno dei più valorosi capi della
+insurrezione calabrese, e fece in special modo prova di coraggio e di
+abilità nel combattimento sostenuto ad Angitola; combattimento che durò
+circa dodici ore, e in cui un pugno di Calabresi (circa quattrocento
+cinquanta) fu visto lottare vantaggiosamente contro le truppe comandate
+dal generale Nunziante, il quale sarebbe stato completamente disfatto,
+se Stocco fosse stato soccorso in tempo dagli altri capi calabresi.
+
+Cairoli, il cui fratello morì combattendo a San Fermo. Non appena
+conobbe il progetto di Garibaldi, partì da Pavia, sua città natale, e
+la stessa sua madre, allora in gramaglie per la morte del primogenito,
+lo presentò al generale, mettendo a sua disposizione insieme al figlio
+la somma di 30,000 franchi. Nobile famiglia!
+
+Bixio, nome oramai popolarissimo e caro a tutti. Ferito a Roma nel
+1849 accanto al suo amico Goffredo Mameli (gentil poeta, quanto prode
+soldato, che morì sul Gianicolo per la gran causa italiana), fece parte
+nel cinquantanove della legione comandata da Garibaldi, e fu in allora
+uno dei più brillanti capi di battaglione. Marinajo espertissimo,
+al pari di Garibaldi, rese importantissimi servigi alla spedizione,
+assumendo il comando del _Lombardo_.
+
+Orsini, già uffiziale d’artiglieria nell’armata napoletana, sostenne
+l’insurrezione siciliana del quarantotto e fu uno dei principali
+difensori di Messina nel settembre dello stesso anno. Nel successivo,
+difese il resto della Sicilia contro i borbonici comandati dal generale
+Filangeri. Obbligato a spatriare, prese servizio in Turchia in qualità
+di colonnello d’artiglieria, ma al primo grido della rivoluzione
+siciliana, accorse.
+
+Anfossi, fratello di quell’Anfossi che perì gloriosamente ne’ cinque
+giorni di Milano. Nullo di Bergamo che, lasciati gli agi e i lucri,
+seguì fedele il generale, rendendo segnalati servigi alla causa, come
+ne aveva già resi combattendo nel quarantanove a Roma, e dieci anni
+dopo nei Cacciatori delle Alpi. Missori, secondo. Manara, Majocchi, la
+cui devozione per la causa italiana può solo stare al pari colla sua
+modestia; infine Türr, Sirtori, l’eroico difensore di Venezia, Giorgio
+Manin, figlio del celebre dittatore veneziano, e altri di cui verremo
+parlando in seguito, mano mano si svolgeranno gli avvenimenti.
+
+
+
+
+CAPITOLO IX.
+
+Calatafimi.
+
+ Terran Pugliesi; Calabri e Lucani
+ De’ gesti di costui lunga memoria
+ . . . . . . . . . . . .
+ E nome tra gl’invitti capitani
+ S’acquisterà con più d’una vittoria
+ . . . . . . . . . . . .
+
+ ARIOSTO — _Orlando furioso_, Canto III.
+
+
+Intanto tutt’Italia aspettava ansiosamente l’esito dell’ardita
+spedizione. Sapevasi che Garibaldi era salpato da Genova, ma circa
+il cammino che egli avrebbe percorso, correvano le voci più strane e
+contraddittorie. A Milano, era un fermarsi per le vie ad ogni tratto
+per chiedersi l’un l’altro novelle di Garibaldi e de’ suoi mille; il
+popolo non parlava d’altro.
+
+Finalmente giunse un telegramma che annunziava lo sbarco de’
+garibaldini a Marsala, l’arenamento di uno dei due vapori, e qualche
+altra notizia accessoria, incerta. Queste poche novelle convenivano
+però tutte in questo, che i nostri erano sbarcati felicemente, senza
+che vi fosse a deplorare una sol vittima.
+
+Figuratevi quale doveva essere il chiacchierio nelle _scuole_
+delle modiste, le quali se, generalmente parlando, simpatizzano
+per l’uniforme militare in genere, andavano pazze per quelle de’
+garibaldini, che non avevano viste mai (quelle rosse), e forse appunto
+per questo. Naturalmente quelle fra di esse crestaje che avevano un
+fratello, un parente, o un amico tra i volontarj di Garibaldi, in quei
+dì trionfavano invidiate dalle compagne, che non ne avevano; e queste
+ultime si vendicavano coi loro fratelli, o cogli amorosi, pungendoli
+perchè erano rimasti qui a _passeggiar Milano_, ed eccitandoli, col
+canzonarli, ad affrettarsi a partire almeno con Medici.
+
+Dalia in quei giorni, nella scuola, era cresciuta in considerazione.
+Le di lei compagne, le quali (a malgrado del macchiavellismo femminile
+messo in opera da Dalia onde tener celato a tutti l’amor suo e chi ne
+era l’oggetto) subodorato l’arcano della giovinetta, non le avevano
+risparmiato i sarcasmi e le trafitture, avevano mutato vezzo, e
+sopportavano in buona pace le frequenti punture che Dalia alla sua
+volta rimandava loro, vendicandosi così dei dispetti divorati tante
+volte in silenzio.
+
+Ma il dì 19 maggio, un sabato, Dalia crebbe a dismisura nell’opinione
+delle sue compagne. Mentre se ne stavano al solito chiacchierando in
+giro alla tavola da lavoro, ecco entrare il portalettere, il quale
+chiese alla maestra se certa Dalia *** era nel di lei negozio.
+
+— Eccola lì, rispose questa levando gli occhi dallo scartafaccio dei
+conti, e indicando la ragazza colla penna.
+
+Il portalettere porse sorridendo una letterona alla fanciulla, che
+la prese arrossendo. Tutti gli occhi delle astanti si appuntarono su
+quella carta.
+
+— Com’è grossa! sclamò una di esse.
+
+— Da dove viene? domandò Dalia al portalettere.
+
+— Viene da... Aspetti...» e ripigliata la lettera dalle mani della
+giovinetta, esaminò il timbro postale sulla sopracarta, e compitando
+lettera per lettera, rispose: Calata... Calatasi... Diavolo d’un
+nome!... par turco! Poi per cavarsi d’impaccio senza dir bugie,
+visto un altro timbro soggiunse. Viene da Genova. Indi temendo gli
+rivolgessero altre domande indiscrete, per tagliar corto chiese
+l’importo della lettera; importo che parve enorme (infatti era doppio,
+perchè doppio era il volume della lettera), a Dalia in ispecie, la
+quale sarebbe stata imbarazzata a soddisfarlo, se la maestra non
+fosse venuta in di lei soccorso, sborsando del suo quel che mancava a
+raggiungere la cifra della tassa postale.
+
+Tale generosità da parte della maestra non sembrerà soverchia,
+quando si consideri che quello era un giorno di paga, e che quindi
+l’anticipazione, non era che di qualche ora; in secondo luogo anche
+la maestra era donna, e forse meno forte delle sue scolare contro gli
+assalti della curiosità.
+
+Dalia, aprendo la lettera, assunse (benchè il di lei viso imporporasse
+sempre più) una cert’aria d’importanza. Certo, avrebbe voluto riporre
+la lettera, per poi leggerla nel silenzio della solinga sua cameretta,
+lontano dalle compagne, le quali parevano suggere cogli occhi le
+notizie contenute in quei fogli.
+
+Dalia, benchè affettasse disinvoltura, in realtà era impacciata, e non
+senza ragione. Non le conveniva cedere al desiderio manifestatole in
+coro dalle sue compagne, di legger forte quella lettera, in primo luogo
+perchè non sapeva leggere correntemente, sicchè avrebbe dovuto fermarsi
+quasi ad ogni parola, ciò che ferendole l’amor proprio, le avrebbe
+nociuto nella considerazione, e amareggiate le dolcezze dell’orgoglio
+soddisfatto pienamente in quel dì, (tanto più che il darne la colpa
+alla scrittura ingarbugliata dello scrivente, era pretesto magro
+e insufficente). Oltrecciò temeva di ripetere inavvertitamente
+qualcheduna delle tante espressioni amorose (una sola avrebbe bastato
+per far ridere le maliziose compagne), colle quali Roberto soleva
+ingemmare con disordinata profusione il suo carteggio.
+
+Quest’ultimo riflesso era stato sì potente sull’animo di Dalia, da
+farle respingere risolutamente tutti gli assalti che le davano le
+compagne, che offrivansi a far da lettrici, tanto da carpirgliela
+quella benedetta lettera... Ma a tutte quelle insidiatrici proposte,
+Dalia aveva resistito gagliardamente, rispondendo, che se non era
+franca nel leggere, non era però inferiore a nessuna di esse. Risposta
+che non risparmiò nemmeno alla maestra, la quale con istudiata
+bonarietà, si era offerta anch’essa a risparmiarle quella fatica.
+
+La maestra, com’è naturale, offesa nell’amor proprio, e tanto più
+offesa perchè Dalia aveva colto nel segno, ripicchiò, sostenuta
+dalle allieve, le quali irritate dalla supremazia della compagna,
+l’assalirono, scoccandole contro un nuvolo di frecce avvelenate,
+alcune delle quali punsero Dalia sì al vivo, da farla prorompere per la
+stizza, e per la vergogna in uno scoppio di pianto, a cui fecero eco le
+risate delle astanti.
+
+In questo entrò in bottega una vecchia signora, al cui aspetto tutte
+le bocche si chiusero. Era costei la contessa Emilia ***; abitava il
+primo piano di quella stessa casa, ove era amata e riverita da tutti
+i casigliani, e perchè ricca, e anche perchè d’un’ottima pasta. La
+maestra poi nutriva per lei una più sviscerata deferenza, chè la
+contessa Emilia, modello delle avventore, pagava senza dilazione e
+senza lesinare, com’è vezzo delle dame in generale.
+
+La contessa, vedova già da un pezzo, con un nipote che aveva preso il
+posto di un unico figlio morto di coléra nel cinquantasei. Era solita
+passare la miglior parte dell’anno in una villa che unitamente ad
+un podere, possedeva nel piano d’Erba, riparando a Milano l’inverno.
+Ma in quell’anno aveva prolungata oltre il solito la sua dimora alla
+capitale, trattenutavi dal suo avvocato, il quale le aveva dichiarato
+essere la di lei presenza indispensabile per condurre a fine certi
+litigi, che di causa in causa, duravano già da quasi mezzo secolo.
+
+Appunto in quel giorno l’avvocato le aveva concessa licenza (così le
+aveva detto sorridendo) di andarsene in campagna. Del che lietissima
+la contessa, prima di salire al suo appartamento onde disporre il
+tutto per la partenza, aveva voluto entrare dalla modista per lasciarle
+certe commissioni di non so quali cuffie che le si dovevano a suo tempo
+spedire alla campagna.
+
+La maestra al comparire della contessa, si era tosto levata offrendole
+una sedia; le _madamine_ avevano tutte simultaneamente chinate le
+teste, come spiche al buffo del vento.
+
+La contessa Emilia, che prima di lasciar Milano voleva approvigionarsi
+di notizie, date che ebbe le commissioni per le cuffie, e fissato colla
+maestra il modo più sicuro di inviargliele sane e salve, chiese che ci
+fosse di nuovo:
+
+— Nulla, signora contessa, almeno ch’io sappia... le rispose con tutta
+dolcezza la maestra.
+
+— E di Garibaldi?
+
+È a notarsi che l’eccellente dama, per un fenomeno che di dì in dì si
+fa men raro, voleva tutto il suo bene a quel grand’uomo del generale.
+
+— Ma!... esclamò la maestra fissando Dalia, la quale in pari tempo
+raccolse, senza alzar la testa dal lavoro, tutte le occhiate obblique
+delle compagne.
+
+— A quest’ora, ripigliò la contessa immergendo le dita in una piccola
+tabacchiera d’argento, qualche cosa di nuovo in Milano si dovrebbe
+sapere. Si sa che sono sbarcati a Marsala; si sa che è partito....
+per... Non mi ricordo più il nome di questo paese...
+
+— Quella tosa là dovrebbe saperlo..., disse la maestra indicando Dalia.
+
+La contessa Emilia si volse verso la giovinetta, sorridendole
+graziosamente al suo solito.
+
+— Fammi il piacere, Dalia, proseguì la maestra con affettata dolcezza,
+dì quello che sai, qui alla signora contessa...
+
+Vi lascio immaginare la confusione della povera ragazza, la quale se
+resisteva energicamente quando la trattavano colle brusche, ammolliva e
+cedeva subito presa colle buone. Cavatasi dal seno la lettera (che non
+aveva ancor letta per puntiglio, benchè si struggesse di farlo) si alzò
+e si avvicinò alla contessa.
+
+— Che cara creatura!... come è bellina!... sclamò questa, contemplando
+la giovinetta e fermando gli occhi su quelle magnifiche trecce.
+Guardate, guardate che stupenda capigliatura! Quel peso lì alla testa
+ti deve dar fastidio, eh! la mia tosa?
+
+Dalia, sorridendo, accennò col capo di no.
+
+La maestra guardò svogliatamente in istrada, battendo rapidamente
+pel dispetto il piede sullo sgabellino. Le altre ragazze si sarebbero
+volontieri scagliate sulla povera Dalia, e le avrebbero strappati tutti
+i capelli, tanto invelenivano.
+
+— Sentiamo un po’ queste novità, la mia bella... Come ti chiami?
+
+— Dalia.
+
+— Dalia?... che nome curioso! E, dì un po’, chi è che te le manda
+queste novità?
+
+Dalia abbassò il capo, e si fece di fuoco; avrebbe voluto scappare,
+ma le gambe le tremavano, senza aver forza di moversi. La maestra
+sorrise affettatamente mordendosi le labbra; le allieve finsero fare
+sforzi inauditi per trattenere le risa, ma a queste surrogarono certi
+sibili, certi frusci, simili a quelli che fa la birra quando gorgoglia
+e fischia intorno al turacciolo, tanto che la contessa Emilia, non potè
+a meno di capire il latino, come si suol dire, e, ignara della scena di
+prima, di sorridere anche lei, fiutando una presa di tabacco.
+
+Dalia impallidì, girò un sguardo sì minaccioso sulla maestra e
+sulle compagne, che queste non seppero sostenerlo, e, fattesi
+serie, abbassarono gli occhi. La giovinetta, incontrata la dolce e
+compassionevole guardatura della contessa, sentissi scorrere nelle vene
+una tenerezza, confortatrice; all’ira tenne dietro un bisogno di sfogo,
+che anche questa volta si disciolse in uno scoppio di pianto.
+
+— Oh! oh! che c’è?... che c’è?... Cosa ti è successo la mia tosa? le
+chiese la contessa intenerita.
+
+— Solite smorfie... Non le badi... non le badi... disse sprezzantemente
+la maestra. Anzi... senti, la mia cara Dalia (e disse quel mia cara
+coi denti serrati), per evitare che queste scene abbiano a succedere
+un’altra volta è meglio che... che tu rimanga a casa tua. Qui si viene
+per lavorare, non per piangere...
+
+Dalia, soffogata dall’umiliazione e dall’angoscia nulla rispose; ma
+levatasi, d’un balzo afferrò il suo sciallo e se lo gettò sulle spalle;
+indi, preso il cappellino, se lo acconciò alla bell’e meglio sulla
+testa, annodando con fretta convulsa i nastri sotto il mento. Ciò
+fatto, senza dire una sola parola, mosse difilata verso l’uscio... Ma
+la contessa Emilia, andatale incontro, la fermò, ponendole una mano
+sulla spalla:
+
+— Fermati, la mia ragazza!... le disse con voce carezzevole, fermati...
+Non istà bene pigliar le cose con tanto fuoco... Non è vero, proseguì
+rivolgendosi alla maestra, che lei acconsente a tenerla qui ancora?..
+
+— Veramente..., rispose la maestra facendo la preziosa, mentre in
+cuor suo, sbollita già la stizza, pentivasi d’aver licenziata Dalia,
+la più abile tra le madamine del suo negozio. Veramente... con
+quel carattere così superbo... Quando si è poveri come Giobbe, la
+superbia bisognerebbe lasciarla dietro l’uscio... Però... però... per
+riguardo a lei, signora contessa, che da tanti anni mi onora delle sue
+commissioni... Basta non se ne parli più... Dalia, torna pure al tuo
+posto.
+
+Ma Dalia restava immobile, cogli occhi bassi e il labbro fremente. Un
+lampo iracondo balenò negli occhi della maestra... Uh! se non c’era lì
+la contessa!... Ma questa, presa amorevolmente per un braccio la fiera
+fanciulla, pian piano la ricondusse al suo posto, dicendole con un
+garbo tutto materno:
+
+— Andiamo, andiamo!... Si è già detto che quel che è stato è stato,
+dunque... Una bella ragazza come tu sei, deve mostrarsi docile
+bonina...
+
+— Vieni qui, vieni qui, Dalia! le susurrarono in coro facendole posto
+le compagne, le quali, per uno di quei rapidi mutamenti tanto frequenti
+ne’ cervelli femminili, le avevano ridonata d’un tratto la loro
+simpatia.
+
+Dalia, commossa, cedette, e levatosi lo scialle e il cappellino,
+sedette al suo posto, e riprese il lavoro.
+
+— Così va bene! disse la contessa, soddisfattissima d’aver dispersa la
+bufera di cui essa, benchè involontariamente, era stata l’origine. Così
+va bene! brava tosa! Però, ripigliò sorridendo e accarezzando le bionde
+trecce della fanciulla, ti avverto che non ho rinunciato al desiderio
+di aver quelle tali notizie... Anzi, se lei lo permette (e si rivolse
+alla maestra) condurrò di sopra con me questa ragazza; così le darò
+quei tali fiori che le ho detto per le cuffie, e nello stesso tempo
+saprò quello che mi preme...
+
+La contessa (avendo la maestra annuito con un inchino) pigliò Dalia per
+mano e seco lei salì al suo appartamento. Giunti nel gabinetto, disse
+alla fanciulla:
+
+— Aspettami qui un istante, e torno subito... Vado a spogliarmi... Vuoi
+far colezione con me?
+
+— Grazie, signora contessa, ma non ho fame.
+
+— Bene, bene.... fa come vuoi... Un minuto e sono da te.
+
+Infatti poco tempo dopo la contessa, in abito casalingo, entrava nel
+gabinetto, e sedeva presso la fanciulla:
+
+— Ah! ora che siamo qui sole, spero che vorrai leggermela quella
+benedetta lettera!... Chi l’ha scritta?...
+
+Dalia sorrise arrossendo.
+
+— Ho capito, ho capito! Ebbene che c’è di male?... La è d’un
+garibaldino tuo amoroso?
+
+La fanciulla, incoraggiata dal fare disinvolto della contessa, accennò
+col capo di sì.
+
+— È il tuo promesso sposo dunque?... Di che professione è questo tuo
+giovine?
+
+— È pittore.
+
+— Pittore?... Ah! è di buona condizione dunque! tanto meglio, tanto
+meglio!... E, dì, i tuoi genitori vedono di buon occhio...
+
+— I miei genitori sono morti.
+
+— Avrai qualcuno che ne farà le veci...
+
+— No, signora contessa, rispose sospirando la giovinetta, sono sola
+soletta al mondo.
+
+— Oh poverina! sclamò la contessa pigliandola affettuosamente per mano.
+Sì giovane, sì bellina... e sola!
+
+— Sola.
+
+— E questo giovane... Come si chiama?
+
+— Roberto.
+
+— E questo tuo Roberto...
+
+— È solo anche lui come me.
+
+La contessa Emilia contemplò un istante la fanciulla, poi, quasi
+rispondesse a sè stessa, soggiunse:
+
+— Ecco due poveri orfani... abbandonati da tutti... si incontrano... e
+si vogliono bene... Uno s’appoggia all’altro... Vi volete proprio bene
+davvero, eh?
+
+— Oh! tanto... tanto!
+
+— E siete poveri ambedue?
+
+— Poverissimi. La s’immagini, signora contessa; io guadagno trenta
+soldi il giorno...
+
+— E lui?
+
+— Lui, poveretto, lavorava quando poteva....
+
+— E ti ha lasciata qui sola?...
+
+— Doveva far così... L’ha chiamato Garibaldi sicchè...» e non compì la
+frase che, anche piantata lì a mezzo, voleva dire: Quando è Garibaldi
+che chiama, non c’è ragione che tenga.
+
+— E tuo padre chi era?
+
+— Non lo so. M’ha allevata da piccina uno zio, che, poveretto è morto
+poco tempo fa nelle mie braccia... e in quelle di Roberto. Era un
+vecchio soldato di Napoleone I... Ha fatte tutte le campagne, era
+mutilato...
+
+— Aveva qualche grado?
+
+— Sicuro, rispose Dalia con un certo orgoglio, era capitano.
+
+— Allora gli avranno data la pensione...
+
+— Non ha voluto niente dai Tedeschi, il bravo uomo...
+
+— Come si chiamava questo tuo zio?
+
+— Il capitano Bernardo ***.
+
+Questa volta toccò alla contessa di farsi rossa. Però, per nascondere
+quell’indiscreta vampa che la richiamava ai beati tempi della sua
+giovinezza, piegò il capo dalla parte opposta, col pretesto di
+saturarsi il naso con una grossa presa di tabacco.
+
+Poi ricompostasi immediatamente (a settant’anni è l’affare d’un
+momento), ripigliò:
+
+— Il capitano Bernardo ***! Ma io devo averlo conosciuto questo tuo
+zio... Dì un po’, Dalia, era capitano dei Veliti, mi pare?
+
+— Proprio dei Veliti...
+
+— È lui, è lui senz’altro! seguitava la contessa fingendo di
+raccapezzarsi a poco a poco, mentre invece, al solo udire il nome
+del capitano, le era paruto vederselo dinanzi (come un certo dì,
+in una certa occasione), ginocchioni a suoi piedi, giovane robusto,
+innamorato, e nella sua splendida assisa.
+
+— Raccontami, raccontami la sua storia. Tuo zio ve’! era... amico
+strettissimo di quella buon’anima di mio marito...
+
+— Oh! guarda mo’ che combinazione! sclamò Dalia, e, eccitata dalla
+contessa, si fece a narrarle quanto sapeva della vita del capitano
+Bernardo.
+
+La contessa Emilia (il lettore se ne sarà già accorto) era stata ai
+suoi tempi una donnetta galante; nè sarebbe giustizia il movergliene
+rimprovero chè, come dice Foscolo de’ letterati, anche le donne vanno
+giudicate a seconda de’ tempi in cui vissero. E appunto i tempi nei
+quali la contessa era in fiore, non erano gran che severi in fatto di
+costumi. Tutto era disordine allora, tutto era stato scomposto dalla
+rivoluzione, sicchè non è meraviglia se anche la morale ne andasse un
+pochino sconquassata.
+
+La contessa era stata in grido di leggiadría, e molti vagheggini
+avevano farfalleggiato intorno al lume de’ suoi begli occhi, come
+dicevano gli Arcadi d’allora. Ma ciò che l’aveva resa di moda, tanto
+che per un mese in Milano non s’era parlato d’altro, fu una certa
+sua avventura, che noi pure racconteremo ai nostri lettori, anche per
+seguire un precetto raccomandato agli scarabocchiatori non so se da
+Longino, o da Alberto Lollio, di intercalare cioè, al racconto, quando
+è lunghetto, qualche piacevole episodio.
+
+Poche miglia fuor di Erba, a destra della strada che scende per risalir
+tosto verso Longone, sorgeva (e sorge tuttora) la villeggiatura di un
+ricco negoziante, il quale, rimasto vedovo, dato un calcio agli affari,
+soleva passare in campagna i più bei mesi dell’anno in compagnia della
+propria figlia.
+
+Un giorno (un bel giorno d’ottobre) alcuni Milanesi villeggianti in
+quei dintorni, passando a caso di là, videro su di un terrazzo attiguo
+alla villa, e tutto ammantato di piante rampicanti, una leggiadra
+giovane, la quale stava leggendo il giornale ad un rubizzo vecchietto
+che sedevale al fianco.
+
+— Che bella signorina! esclamò uno della comitiva.
+
+— Graziosa davvero! soggiunse un altro.
+
+— Che portamento disinvolto!
+
+— Hai veduto che occhi lampeggianti?
+
+— È un angelo! gridò il conte ***, giovane che godeva di molta
+celebrità nel bel mondo d’allora, per la pazza foga con cui correva
+dietro alle galanti avventure. Chi è quel vecchio?
+
+— Dev’esser suo marito... gli rispose un tale che piccavasi di conoscer
+tutto. Anzi lo è di sicuro.
+
+— Peccato! esclamò il conte sospirando; lei sì giovane, lui sì
+vecchio!... Così dicendo fermavasi fissando gli sguardi verso il
+terrazzo; poi raggiungeva i compagni, per fermarsi di bel nuovo,
+finchè, voltando la strada, l’ebbe perduta di vista.
+
+Da quel momento il conte non ebbe pace; il suo pensiero era sempre
+là, fisso sul terrazzo. Lei sì giovane, lui sì vecchio! esclamava
+coricandosi; lei sì giovane, lui sì vecchio! andava ripetendo appena
+desto.
+
+Passò, ripassò per quella strada, e non sempre invano, chè qualche
+volta gli venne fatto di rivedere la graziosa giovane, la quale,
+non ostante il sesto comandamento, finì co’ suoi begli occhi,
+coll’innamorarlo perdutamente.
+
+Al solito, la passione del conte, crebbe cogli ostacoli, fra i quali
+primeggiava il marito, immancabile come l’ombra del corpo di sua
+moglie, innamovibile come il dio Termine.
+
+Il conte usò tutti gli artifizj che la passione può suggerire
+per communicare col suo idolo o a voce, o in iscritto, ma sempre
+invanamente. Quell’originale di negoziante emerito viveva isolato come
+un selvaggio, senza fare nè ricever visite, tantochè nessuno sapeva
+dar contezza de’ fatti suoi. Che era riuscito a sapere il giovane
+innamorato? Che la giovane aveva nome Emilia; null’altro!
+
+Il conte fu lì lì per impazzirne. Finalmente, volendo riuscire a
+qualunque costo, risolse di ricorrere ad uno stratagemma, disperato, se
+volete, pericoloso, ma decisivo.
+
+Il dopopranzo di una bella giornata, il conte, sdrajatosi nel suo
+calesse, ordinò al cocchiere di portarsi su d’una collina, dalla cui
+cima scende la strada su cui, circa un miglio in giù, s’apre la casa
+di Emilia. Giunti sul colle, il conte disse al cocchiere di fermarsi,
+e alzatosi, fissò quella casa con un cannocchiale, spiando se mai
+comparisse la giovane o sulla porta, o alla finestra, o sul terrazzo.
+
+Non andò guari che Emilia e il suo inseparabile compagno comparvero sul
+terrazzo.
+
+— Animo! gridò il conte afferrando il cocchiere per un braccio; una
+frustata ai cavalli e giù di corsa...
+
+— Giù di corsa? chiese attonito il cocchiere.
+
+— Giù di corsa, sì... giù di corsa! strillò il conte, battendo i piedi
+in modo che parve volesse sfondare la carrozza.
+
+Il cocchiere ubbidì, maledicendo in cuor suo le stramberie del padrone,
+e i cavalli partirono di galoppo.
+
+— Giù, giù frustate... gridava il conte.
+
+— Ma, signore, ci romperemo il collo... I cavalli mi piglieran la
+mano... Si va già sì forte che...
+
+Ma il conte per tutta risposta, strappata di mano al cocchiere la
+frusta, la menò gridando come un invasato per dritto e per traverso
+sulla groppa dei cavalli, i quali spinti anche dal peso del legno,
+precipitarono di carriera, nonostante gli sforzi sovrumani del
+povero cocchiere il quale, pallido pel terrore, coi capelli ritti (il
+berretto, volatogli via di testa, rotolava anche lui giù perla china),
+puntando i piedi, tirava a più non posso le redini.
+
+Quando la carrozza fu a pochi passi dalla porta della casa d’Emilia,
+il conte allungato il braccio, afferrò la redine del cavallo destro,
+tirandola con una strappata. Il cocchiere cacciò un urlo; il legno
+urtò violentemente contro uno degli stipiti della porta; un cavallo
+stramazzò per terra. Il conte balzato in aria, ricadde sul lastrico
+sotto la porta; e il povero cocchiere, balzato anche lui dal lato
+opposto, calò di piombo sul collo di una lavandaja che stavasene
+ginocchioni sul ciglio d’una roggia che fiancheggia l’altro lato della
+strada. Cocchiere e lavandaja precipitarono nell’aqua, framezzo ad uno
+stormo di anitre che scapparono schiamazzando e sbattendo l’ali.
+
+Il vecchio negoziante, Emilia ed i domestici (alcuni dei quali corsero
+in soccorso del cocchiere e della lavandaja) furono tosto attorno al
+conte, che, fingendo d’esser svenuto, non capiva in sè per la gioja di
+aver ottenuto il suo intento. Era presso il suo idolo!
+
+Trasportato in un salottino terreno, venne adagiato su di un sofà.
+Intanto che il fattore andava pel medico, Emilia, sorreggendo la testa
+del conte, gli poneva sotto le nari essenze odorose onde richiamarlo
+a sè. Finalmente aprì gli occhi, incontrandoli con quelli di Emilia,
+che li abbassò tosto arrossendo. Venuto il medico, che abitava a pochi
+passi di lì, visitò il conte e palpatolo ben bene, scoprì che una
+costola era rotta. A quell’annunzio il conte fu lì lì per gettare le
+braccia al collo al dottore e soffogarlo di baci, tanto era felice!..
+Ma questo slancio di affetto si mutò repentinamente in odio feroce,
+quando il medico (a fin di bene) ebbe detto: Però il signore è
+trasportabile....
+
+— Così presto? sclamò Emilia. No, no; non facciamo imprudenze...
+
+— Certo, certo, soggiungeva il vecchio.
+
+— Aspettiamo almeno qualche ora... proseguiva Emilia.
+
+Il conte la ringraziò con una lunga occhiata. Partiti che si furono il
+medico ed il vecchio, Emilia sedette a fianco dell’innamorato giovine,
+il quale dopo poche parole dette con labbro tremante e con voce
+interrotta dalla passione, presale una mano e strettala tra le sue,
+coll’accento della più viva tenerezza le disse:
+
+— Emilia!... cara Emilia!... io ti amo perdutamente....
+
+La giovane non ebbe forza di ritirar la mano; investita, attratta dal
+fluido magnetico che emanava dagli occhi del giovane, posò il capo
+sulla di lui fronte infocata...
+
+— Caro signor conte, si calmi... Adesso non è il momento... Guarisca
+e poi... e poi discorreremo.... Così entrò a dire il vecchio, che
+accompagnato il dottore, era rientrato, non visto, nel salottino.
+
+A queste parole il conte restò come di sasso. Emilia si tolse
+lestamente di là.
+
+— Il marito!... costui mi strozza al certo! disse fra sè il conte
+vedendosi solo col vecchio, il quale sedutoglisi al fianco sulla
+seggiola abbandonata da Emilia, proseguì con voce pacata.
+
+— Da bravo, signor conte!... Ora procuri di guarire... dopo
+vedremo...; se ella vuol proprio bene alla mia Emilietta, per me
+fin d’ora non mi oppongo... non le dico di no...
+
+Il conte stupefatto, puntando sulle gomita, voltossi verso il vecchio
+guardandolo fisso:
+
+— Certo, certo, proseguiva quest’ultimo sorridendo; io non sono lontano
+dall’acconsentire... purchè le vogliate proprio bene...
+
+— Scusate, signore, balbettava il conte, io non capisco... voglio dire
+che non so come voi...
+
+— Io ho già prese le dovute informazioni sul conto vostro, o signore.
+Ma sì!... So che siete d’ottima famiglia, che siete benestante..., un
+po’ scappato... ma sono certo che in seguito non vorrete bene che ad
+Emilia, vero?
+
+Il conte guardava in giro pel salottino per sapere se sognava o se era
+desto.
+
+— Credete voi forse, continuava il vecchio sempre sorridendo
+affabilmente, ch’io non mi fossi accorto che voi corteggiavate Emilia?
+Oh! lo sapeva, vedete, lo sapeva!..
+
+— Lo sapevate?
+
+— Certo.
+
+— E....
+
+— E aspettava da voi, come si usa tra gente onesta, una domanda in
+regola.
+
+— Una domanda?
+
+— Che voi, signor conte, (e il vecchio minacciava giocosamente
+coll’indice) avete creduto bene di fare direttamente alla figlia e non
+al padre.
+
+Il conte all’udire che Emilia era la figliuola, non la moglie del
+vecchio, fu in procinto di gettarsi dal sofà e fuggir via a precipizio
+nonostante la costola sfondata. Però, da quel giovane ben educato che
+era, si trattenne, e compostosi il meglio che seppe, pregò il vecchio
+di lasciarlo solo per brev’ora chè aveva bisogno di riposo.
+
+Il conte, sbollito quel primo corruccio del suo amor proprio che
+ricalcitrava trovandosi preso nel laccio teso da lui ad altri,
+richiamatisi in mente i begli occhi di Emilia, fatto riflesso che
+quella ragazza alla fin dei conti, oltre all’esser leggiadra, era
+onesta, d’ottima famiglia, e ricca per giunta, riconobbe che quella sua
+scappata poteva tornargli utile. Così pensando e ripensando, a poco a
+poco si addomesticò all’idea di un matrimonio, commendevole per tutti
+i rapporti. Sicchè alla fine, alzatosi a sedere sul sofà, esclamò:
+Giacchè siamo in ballo, balliamo... Già non c’è altro mezzo per
+cavarmela onorevolmente.
+
+Tre mesi dopo Emilia sposava il conte.
+
+La contessa ascoltò con vivo interesse il racconto che Dalia le fece
+delle avventure del capitano Bernardo, interrompendola nei passi più
+patetici con un sospiro, collo stringer le labbra, coll’esclamare:
+pover’uomo! pover’uomo!
+
+— Ma, proseguiva quella buona signora, quelli erano tempi curiosi
+davvero! Quante vittime, quanto sangue... e perchè? per chi? Almeno
+adesso, se si fanno sagrifizj di vite e di denaro, sono a vantaggio
+del paese nostro... Se non li goderemo noi questi vantaggi (già
+bisogna lasciar tempo al tempo), saranno pei nostri figliuoli... Oh! a
+proposito... Spero che adesso non avrai più difficoltà, e che sapremo
+finalmente le novità che ti scrive il tuo pittore...
+
+— La si figuri, signora contessa! s’affrettò a rispondere Dalia, e
+spiegazzata la lettera, cominciò a leggerla ad alta voce. Roberto,
+chiesto novamente perdono alla sua amica d’esser partito a di lei
+insaputa (non c’era più bisogno, chè era già bell’e perdonato),
+le narrava per filo e per segno tutto quello che era successo,
+incominciando dal suo imbarco a Quarto e via via fino all’approdo a
+Marsala.
+
+— Questo la sapevamo già, disse la contessa. Va un po’ innanzi, la mia
+tosa... di su quello che avvenne di poi.
+
+Dalia continuò a leggere:
+
+«Il 12, noi garibaldini e circa un centinajo di _Picciotti_ (li
+chiamano così i volontarj siciliani, perchè mo, non lo so) verso le
+quattro pomeridiane, lasciammo Marsala e ci incamminammo alla volta
+di un sito detto Salemi. A poche miglia di Salemi, il generale fece
+sonar l’alto. Era tempo!... non potevamo quasi reggerci in piedi per la
+fame... Figurati, Dalia! dalla sera innanzi non aveva mangiato...»
+
+— Povero giovane! sclamò la giovinetta.
+
+— Povero giovane! ripetè la contessa. Robusti come si è a quell’età,
+figurarsi se l’hanno a sentire la fame!... E Roberto, m’immagino, sarà
+di buona bocca eh?
+
+Dalia sorrise annuendo.
+
+— Proprio come mio nipote Ernesto!... proprio come lui!... Si sa! sono
+giovani e... Ma va innanzi mia cara, va innanzi.
+
+«Noi facemmo alto ai piedi d’una fattoria che sorge a sinistra della
+strada; la si chiama Rebingallo, e m’hanno detto che è proprietà di un
+certo barone Mistretta di Salemi. Un brav’uomo ve’! tanto è vero che,
+saputo che Garibaldi sarebbe passato da quelle parti, ci aveva spedito
+incontro un suo nipote, il quale disse al generale che la fattoria con
+tutto quanto conteneva era a nostra disposizione. Infatti in men che
+nol dico zio e nipote (Dio li benedica!)....»
+
+— Oh sì proprio! sclamò la contessa sorridendo e salutando que’ due
+signori siciliani come se proprio fossero lì dinanzi a lei.
+
+«... ci regalarono montoni, pollame, formaggio, pane, latte, farina,
+vino... e che vino, Dalia! che vino.... (La giovinetta rise). Questo
+Rebingallo è uno dei luoghi più pittoreschi ch’io mi conosca; ne
+ho fatto uno schizzo così alla buona, chè c’è giusto il tempo di
+dipingere!... Mentre dunque stavamo facendo onore a quel ben di Dio
+(il generale mangiò con noi al solito, e alla buona) eccoti arrivare
+un dei nostri, posto a sentinella sulla sommità della collina, colla
+notizia che un corpo di regj si avvicinava al nostro bivacco. In un
+attimo fummo sotto le armi; ma poco dopo, gli esploratori mandati dal
+generale, tornarono a riferirgli che non si trattava di nemici, ma
+bensì di una banda di insorti siciliani comandati dai due fratelli
+Sant’Anna. Figuratevi se li ricevemmo a braccia aperte! Che begli
+uomini, Dalia! Bruni di carnagione (già qui il sole tinge come il
+carbone, e chi sa come concerebbe la tua pelle delicata e bianca come
+il fior della magnolia).»
+
+— Matto! esclamò arrossendo la giovinetta, poi seguitò:
+
+«... colle barbe nere, e gli occhi ancor più neri; alti di statura,
+forti, snelli... insomma bella e ardita gente. A proposito! intanto che
+mi ricordo, sappi che appunto in quel giorno abbiamo fatto acquisto
+di un cappellano. Ecco come fu la cosa. Poco prima che arrivassero i
+fratelli Sant’Anna coi volontarj siciliani, venne al nostro bivacco
+un frate francescano. Devi sapere, tra parentesi, che qui i frati
+non assomigliano affatto ai nostri, e sono, generalmente parlando,
+liberalissimi. Questo francescano (che è un bel giovane ricciuto e
+dallo sgardo vivace) chiese del generale, il quale stava appunto
+facendo bere il suo cavallo ad una fontana. Il frate va dritto a
+lui e gli si inginocchia dinanzi sclamando «Mio Dio! ti ringrazio
+d’avermi fatto vivere in un tempo, in cui doveva nascere il Messia
+della libertà. Da questo momento giuro morire, se bisogna, per voi,
+generale, e per la Sicilia[20]» Allora Türr gli disse: Volete venire
+con noi? — Eccomi! rispose il francescano levandosi — Venite; venite,
+gli disse Garibaldi, voi sarete il nostro Ugo Bassi[21]; eccovi intanto
+un proclama che ho apparecchiato pei preti buoni; leggetelo e ditemi
+il parer vostro. — Il francescano, lettolo, esclamò: Per me, non ho
+bisogno d’eccitamenti... Sono già vostro...; lo serberò per quei preti,
+la cui fede nella santa causa, ha bisogno d’essere sostenuta[22].
+Questo francescano ha nome padre Giovanni Pantaleo ed è del convento di
+Santa Maria degli Angeli di Salemi, ove insegnava filosofia.»
+
+— Che avessero a diventar buoni cittadini anche i frati e i preti!
+sclamò Dalia.
+
+— Eh! la mia ragazza... Io non spero tanto... Sono al mondo da un
+pezzo e so per prova che... Basta! in questi giorni ne vediamo di così
+strane!... Ma continua». Dalia obbedì:
+
+«Intanto i fratelli Sant’Anna e gli altri capi che erano con loro[23]
+diedero ragguagli al generale sullo stato in cui si trovava la
+rivoluzione nell’isola, chè, a dirla schietta, noi non ne sapevamo
+nulla. Per loro mezzo dunque si seppe che la rivoluzione in Sicilia
+si riduceva a poca cosa, cioè ad alcune bande armate, sfuggite ai
+combattimenti di Palermo, di Monreale e di Carini, le quali battevano
+la campagna, senza però che si sapesse con precisione ove fossero. Si
+seppe però che Rosolino Pilo e Corrao (due bravi ed intrepidi patrioti)
+erano alla lor testa e che la Sicilia era disposta a sollevarsi appena
+fosse giunto Garibaldi. Ora che sai com’erano le cose quando eravamo a
+Salemi, proseguirò più speditamente la mia narrazione.»
+
+— Ma davvero, sclamò la contessa Emilia, questo tuo Roberto è un
+prodigio di precisione!
+
+— Che vuol che le dica!... Resto anch’io meravigliata... Lui che era la
+confusione personificata! È un miracolo, un vero miracolo!
+
+«Prima però è necessario che tu sappia che tutti d’accordo hanno
+convenuto in questo, che si doveva ubbidire ad un sol capo per schivare
+disordini. Naturalmente Garibaldi fu gridato da tutti capo ed egli
+assunse la dittatura in nome del re Vittorio Emanuele[24].»
+
+Roberto nella sua lettera, dopo d’aver detto che la mattina del 15, il
+generale, avuto avviso che le truppe regie facevano un movimento sopra
+Calatafimi, aveva immediatamente dato ordine a tutti i suoi di porsi
+in marcia verso il punto minacciato, si fa a descrivere la battaglia
+oramai celebre col nome del villaggio presso cui venne combattuta.
+
+Questa battaglia, che decise dell’avvenire dei Borboni in Italia,
+merita d’esser conosciuta in tutti i suoi dettagli. Anteporremo quindi
+la descrizione che ne fa il Dumas[25] (che trovandosi lì presso ebbe
+comodo di raccogliere notizie fresche e veritiere), a quella troppo
+rapida e succinta data da Roberto nella sua lettera.
+
+Il corpo dei volontarj di Garibaldi aveva subita una nuova
+modificazione: le sette compagnie erano state portate a nove; l’VIIIª
+e la IXª erano state affidate ai capitani Bassini e Grigiotti. Le nove
+compagnie, come quelle de’ bersaglieri piemontesi, erano state divise
+in due battaglioni, il primo comandato dal colonnello Bixio, il secondo
+dal colonnello Carini.
+
+Ecco in qual’ordine si marciò incontro al nemico.
+
+Il colonnello Sirtori, capo dello stato maggiore, in nome del general
+Garibaldi aveva fissato l’ordine della marcia in questo modo:
+
+Le squadre Coppola e Sant’Anna, dovevano marciare sui fianchi della
+colonna.
+
+La IXª compagnia (Grigiotti) d’avanguardia. Cento passi dietro, seguiva
+l’VIIIª comandata, come abbiam detto, dal capitano Bassini. La VIIª
+veniva appresso; sotto gli ordini di Cairoli; poi la VIª, comandata
+da Ciaccio, che era stato sostituito a Carini, poi la Vª comandata da
+Anfani. Queste cinque compagnie stavano sotto gli ordini di Carini.
+
+Seguivano l’artiglieria ed il genio, comandati da Orsini e da
+Minutilla, come pure una compagnia di volontarj formata dalle ciurme
+de’ due battelli, il comando delle quali era naturalmente toccato a
+Castiglia.
+
+Alla testa del suo battaglione, subito dopo l’artiglieria, veniva Nino
+Bixio, e le quattro compagnie di carabinieri genovesi.
+
+Le quattro compagnie erano comandate:
+
+La IVª da Forni, invece di La Mara. La IIIª da Stocco. La IIª da Forni,
+invece d’Orsini, e la Iª da Bixio che avea posto in vece sua il proprio
+luogotenente. Infine i carabinieri genovesi erano sotto ordini di
+Mosto, ch’egli aveva formati a Genova.
+
+La colonna aveva attraversato in questo ordine il villaggio di Vita,
+celebre per il suo brigantaggio, e che accolse, poche ore più tardi, i
+feriti di Calatafimi.
+
+Il generale, col suo stato maggiore, era alla testa della colonna con
+Sirtori e Türr. Egli si era spinto fin sulla cima della collina per
+esaminare la posizione del nemico.
+
+Un uffiziale d’ordinanza venne allora da parte sua a dar l’ordine
+ai volontarj di abbandonare la strada, e di portarsi sulla posizione
+alta, a destra, lasciando solamente sulla strada l’artiglieria con una
+compagnia per difenderla. Mentre l’esercito nazionale prendeva quella
+posizione, si cominciarono a vedere alcune compagnie di bersaglieri
+regj del IXº battaglione leggiero, che discendevano nella valle, e
+venivano incontro ai nostri. Per la prima volta regj e patrioti si
+trovavano in faccia gli uni dagli altri.
+
+Il grosso dell’esercito regio era in Calatafimi, ed occupava la città
+posta sul pendio d’una montagna che s’innalza alla sua destra, e, per
+conseguenza, alla sinistra dei nostri. Gli avamposti regj stavano ad un
+miglio prima di Calatafimi.
+
+Appena il general Landi seppe che i volontarj erano a Vita, ed
+appena potè vedere dall’alto della montagna un gruppo d’uffiziali
+che osservavano i suoi movimenti, diede ordine a’ suoi d’uscire
+dalla città, di fare una discesa nella valle, e salire dipoi le tre
+collinette a sinistra, ed una a destra, onde impadronirsi della strada.
+
+Il general Garibaldi, che era l’anima di quel gruppo d’uffiziali
+veduto da Landi, e che aveva intorno a sè il colonnello Türr, il
+maggior Tuchery, il capitano Missori, ed alcuni altri uffiziali, mandò
+dall’alto della collina i seguenti ordini:
+
+Türr coi carabinieri genovesi, esperti quanto intrepidi, si stenderà
+sopra una larghezza d’un mezzo miglio, e formerà un cordone di
+bersaglieri destinato ad incominciare il fuoco contro gli avamposti
+nemici. Dietro Türr, marcerà a destra la VIIª compagnia, a sinistra,
+l’VIIIª, come sostegno, e la VIª e la IXª. Queste quattro compagnie
+staranno sotto gli ordini del colonnello Carini.
+
+La VIª portava la bandiera tricolore data a Garibaldi dalle signore di
+Montevideo.
+
+Seguiranno i volontarj di Coppola e di Sant’Anna, quelli stessi che
+raggiunsero Garibaldi sulla strada di Salemi.
+
+Questi _picciotti_ formavano un totale di duecento cinquanta uomini
+circa.
+
+Bixio, ed i suoi quattro compagni, come anche il capo di stato maggiore
+Sirtori, dovevano momentaneamente formare la riserva. I due cannoni che
+potevano servire (giacchè gli altri due mancavano d’affusti) dovevano
+restare sulla strada per respingere le cariche di cavalleria che i regj
+sembravano minacciare.
+
+Con quest’ordine si doveva attendere il nemico, il quale cominciava le
+sue mosse coll’inviare alcune compagnie di cacciatori, che s’avanzarono
+gridando a gola aperta: viva il re!
+
+Il generale, vedendo che passerebbe un buon quarto d’ora prima che
+il nemico fosse a tiro di fucile, scese dalla posizione elevata
+che occupava, e venne a porsi tra i carabinieri genovesi, e le due
+compagnie che li seguivano da vicino, ed ordinò che tutti sedessero
+lì al posto dicendo: «Riposatevi, figli miei!... avremo di che
+affaticarci...»
+
+E dando, per il primo, l’esempio, sedette, e cavato un pezzo di pane,
+fece colazione.
+
+Allorchè i regj giunsero a due tiri di fucile, il generale, chiamati
+intorno a sè i trombetti, ordinò loro di sonare tutti insieme la diana.
+I trombetti ubbidirono. I volontarj, saltarono in piedi, e presero le
+armi.
+
+Nel medesimo istante i cacciatori regj si fermarono.
+
+In quel momento, sulla cima d’un monticello (a destra de’ volontarj,
+ed a sinistra de’ regj) comparve una forte colonna di quest’ultimi, la
+quale mise in batteria due cannoni. I regj riprendono la loro marcia
+offensiva, interrotta per un istante dallo strepito delle trombe
+di Garibaldi. A tiro di fucile si comincia il fuoco da ambedue le
+parti, o, per parlare più esattamente, a causa della portata e della
+precisione delle armi, il fuoco comincia dalla parte de’ Napolitani,
+micidiale per i volontarj, mentre quello dei nostri era quasi
+inoffensivo.
+
+Difatti i cacciatori regj erano armati di carabine rigate ed a palla
+conica, mentre i volontarj avevano semplici fucili di munizione.
+
+I _picciotti_ di Sant’Anna, e di Coppola, incaricati di girare la
+posizione a destra fecero, debolmente ed incompiutamente il movimento,
+poichè una sola parte di loro si spinse avanti con Sant’Anna.
+
+In mezzo a’ _picciotti_ si distinguevano un cappuccino ed un
+francescano, tutti e due armati di fucile, i quali marciavano alla
+testa delle file facendo fuoco come vecchi soldati.
+
+Fin là il generale era restato in osservazione, tranquillo ed immobile
+al suo posto; ma, vedendo che dopo aver ceduto sul principio, i
+battaglioni de’ cacciatori regj s’erano riordinati, e che da tutte le
+file nemiche partivano scariche micidiali, ordinò l’attacco generale.
+
+Appena dato l’ordine, si pose egli stesso alla testa delle prime
+compagnie, e prese il posto del colonnello Türr, che andò sulla fronte
+di battaglia a dar l’ordine dell’attacco.
+
+Carini condusse le sue compagnie a destra. Bixio fece lo stesso
+movimento a sinistra; ma l’ordine d’un attacco generale era diventato
+quasi inutile, poichè il combattimento aveva cominciato spontaneamente
+da ambe le parti.
+
+Le compagnie de’ cacciatori napolitani cominciarono allora a ritirarsi
+in disordine, avendo la bajonetta de’ volontarj sul petto, ma si
+riordinarono subito sulle loro colonne d’attacco.
+
+Allora, in mezzo al combattimento generale, si fecero ammirabili
+cariche parziali; ogni uffiziale con cento uomini, con sessanta, con
+cinquanta, caricava alla loro testa. Queste cariche erano dirette dal
+generale stesso, da Türr, che era ritornato a prendere il suo posto,
+da Carini, che continuava a marciare alla testa delle sue compagnie
+a dritta del generale, da Bixio che copriva la sinistra, da Stocco
+che dirigeva una compagnia di volontarj napolitani e calabresi, da
+Schiaffini, da Menotti, da Cairoli, da Bassini, da Gruggiotti, e da
+Ciaccio ecc. ecc.
+
+Ad ogni carica i Napolitani stettero fermi, ricominciando il fuoco di
+fila, finchè si videro luciccare a dieci passi di distanza le bajonette
+de’ garibaldini, tanto più terribili perchè piantate su canne mute.
+
+Allora si ritirarono, ma si riordinarono subito in una posizione
+migliore di quella che avevano lasciata, perchè tutti i vantaggi del
+terreno erano per loro; l’artiglieria ne proteggeva i movimenti, mentre
+la nostra, posta sulla strada, poco poteva contro di essi.
+
+Nulla di più maraviglioso del generale in mezzo a quella mischia,
+sempre dove il fuoco era più micidiale, dando gli ordini con un sangue
+freddo ammirabile. Suo figlio, Menotti, che si trovava, per la prima
+volta al fuoco, (quello stesso che è nato a Rio Grande, e che suo
+padre, in una ritirata di otto giorni ha portato appeso al collo dentro
+un fazzoletto, e che ha riscaldato col suo fiato) corse a domandare
+alla VIª compagnia la bandiera, e avutala, si slanciò subito contro
+ai cacciatori col _revolver_ in una mano, e la bandiera nell’altra,
+seguito da tre o quattro volontarj, e tra questi da Schiaffini. A venti
+passi di distanza dal nemico Menotti è colpito da una palla nella mano
+stessa che portava la bandiera.
+
+La bandiera cadde, Schiaffini raccoltala continuò avanzarsi. Ma a dieci
+passi di distanza dalle file regie è ucciso; due de’ suoi compagni si
+precipitano sulla bandiera per afferrarla e cadono morti; i Napolitani
+allora se ne impadronirono. Questa perdita recò un momento di gioja
+all’esercito nemico, ma raddoppiò anche l’ardore dei volontarj. Il
+combattimento durava già da circa due ore. Il caldo era estremo. I
+nostri, che avevano dovuto caricare sempre salendo, non ne potevano
+più; ma gli ultimi sforzi della VIIª compagnia composta in gran parte
+di studenti di Pavia, e che s’era impadronita d’uno de’ due pezzi
+d’artiglieria de’ regj[26], aveva compensata la perdita della bandiera.
+
+La nostra artiglieria, che avea ricevuto l’ordine d’avanzarsi sulla
+strada per essere più a tiro, ma che non aveva potuto eseguire
+quest’ordine in causa delle fortificazioni posticce che aveva fatte
+essa stessa per propria difesa, tirava di tanto in tanto qualche colpo
+che non faceva gran danno, ma che contribuiva molto a sostenere il
+morale de’ volontarj, spossati dalla fatica.
+
+In questi primi attacchi erano caduti il tenente De Amicis, colpito
+in bocca da una palla, e Majocchi pure da una palla, che gli aveva
+spezzato un braccio, e da un’altra nel fianco.
+
+Vedendolo cadere, Carini si slancia verso di lui e: Sta tranquillo,
+gli disse, non ti mancherà nessuna cura. — Non pensate a me, rispose
+Majocchi. Io sono un uomo morto, ma muojo contento, perchè voi andate
+avanti.
+
+Affrettiamoci a dire che il maggiore Majocchi, in seguito ad una abile
+amputazione, e ad una lunga convalescenza, è ora perfettamente guarito.
+
+Stocco, anch’egli, ricevette una palla nel braccio destro. Il
+projettile girò intorno all’osso senza romperlo. Sprovieri venne ferito
+accanto a lui. Missori ricevette una scheggia di mitraglia sotto
+un occhio. Rovesciato a terra per effetto del colpo, s’era rialzato
+credendo d’aver perduto l’occhio; guarì. Manin rimase ferito da una
+palla in una coscia. Sant’Anna da un’altra nel braccio.
+
+Elia, Bandi, Martignoni, Perducca, Palizzolo, Nullo, e molti altri
+uffiziali, i cui nomi non ricordiamo, furono feriti più o meno
+gravemente.
+
+Questa sanguinosa scena era dominata da Sirtori che, a cavallo,
+stavasene presso un albero, in mezzo ad un fuoco vivissimo. Egli aveva
+già ricevuta una palla che gli aveva lacerato l’abito, e ne aveva
+sfiorata la pelle, quando una seconda lo colpì alla gamba. Nè l’una
+nè l’altra di queste due ferite gli fece fare il minimo movimento.
+Soltanto si vedeva, sotto i suoi calzoni rialzati dalla staffa,
+scorrere il sangue.
+
+Malgrado queste due ferite il colonnello Sirtori restò a cavallo sino
+alla fine del combattimento, e prima di permettere che lo medicassero,
+volle scrivere tutti gli ordini che aveva a dare.
+
+Bixio fece, al solito, egregiamente il proprio dovere; n’uscì incolume
+per miracolo.
+
+Il cavallo di Carini era stato ucciso da una scheggia di mitraglia:
+Carini combatteva con la sciabola in una mano, ed il _revolver_
+nell’altra.
+
+A fianco di Garibaldi, egli, Türr, Cairoli e tutti i capi delle
+compagnie tuttora in piedi, fecero prodigi di valore.
+
+Ma giunti a piè dell’ultimo monticello, ove i Napolitani s’erano
+trincerati, la stanchezza cominciò a paralizzare i nostri, e
+nello stato in cui erano l’ultimo sforzo, lo sforzo supremo pareva
+impossibile.
+
+Garibaldi scriveva in quel momento in mezzo alle file abbattute.
+Egli solo sembrava aver fatta una passeggiata ginnastica, e, se non
+fosse stata la sua fronte corrugata, si sarebbe potuto credere che
+non prendeva nessuna parte a ciò che accadeva. Egli era pienamente
+tranquillo.
+
+I nostri erano a sessanta passi dal nemico; una elevazione del terreno,
+permetteva un momento di riposo. Abbassandosi, si evitavano le palle
+del nemico; ma appena una testa si alzava, essa serviva di mira. Un
+volontario siciliano, per nome Buscemi, provò ad alzarsi, e ricevette
+una palla in fronte.
+
+— Riposatevi un momento, disse il generale, i nostri colpi vanno
+falliti. Ci bisogna adesso una buona carica alla bajonetta.» I
+volontarj si gettarono a terra cheti cheti.
+
+In capo a dieci minuti il generale, che era rimasto solo in piedi,
+ordinò la carica, e si pose alla testa degli assalitori. Senza dubbio
+i regj l’aveano riconosciuto, perchè, nel medesimo tempo, il fuoco
+di tutte le file si concentrò su lui. Allora alcuni legionari lo
+circondarono, e vollero fargli riparo del loro corpo.
+
+— Andiamo! disse il generale allontanandoli. Non troverò mai per morire
+un giorno più bello e in miglior compagnia di questa...
+
+Sonò la diana che serviva per la carica, e i volontarj si precipitarono
+sul nemico, il quale aveva in linea tremila uomini.
+
+I nostri volontarj erano poco numerosi; ma la presenza di Garibaldi
+produceva un effetto magico. Il grido dei Napolitani: Viva il re,
+fu soffogato da quello: Viva l’Italia. La vittoria è con Garibaldi.
+I soldati regj, vedendosi sul petto le bajonette, si ritirarono
+precipitosamente sopra Calatafimi, ed andarono a raggiungere il loro
+generale, che non aveva mai lasciato il suo prudente Osservatorio. Si è
+avuto ragione di paragonare, nelle debite proporzioni, la battaglia di
+Calatafimi a quella di S. Martino; essa non è stata (proporzionalmente,
+ripetiamo) meno sanguinosa, nè meno decisiva ne’ suoi risultamenti
+poichè, fino al momento dell’ultimo attacco alla bajonetta, la
+resistenza del nemico fu accanita e quasi eroica.
+
+Lasciamo del resto, costatare questa verità dallo stesso general
+Garibaldi, nel suo
+
+ Ordine del giorno.
+
+ Calatafimi, 16 maggio.
+
+«Con compagni come voi posso tentar tutto, e ve l’ho provato jeri,
+conducendovi ad una intrapresa ben difficile, visto il numero dei
+nemici, e le loro formidabili posizioni. Io contava sulle vostre fatali
+bajonette, e voi vedete che non mi sono ingannato.
+
+«Deplorando la dura necessità di dovere combattere soldati italiani,
+dobbiamo confessare che abbiam trovata una resistenza degna d’una
+miglior causa, e ciò prova di che sarem capaci quando tutta la famiglia
+italiana sarà riunita sotto la bandiera della redenzione.
+
+«Domani tutto il continente italiano sarà in festa per la vittoria de’
+suoi fratelli liberi, e de’ nostri bravi Siciliani. Le vostre madri,
+le vostre amanti, superbe di voi, usciranno nelle strade con la fronte
+alta e raggiante.
+
+«Il combattimento ci costa la vita di fratelli diletti, morti nelle
+prime file. Questi martiri della santa causa d’Italia vivranno nei
+fasti della gloria italiana. Indicherò ai vostri paesi nativi, i
+nomi de’ prodi, che hanno sì valorosamente guidato al combattimento
+i soldati più giovani ed inesperimentati, e che condurranno domani
+alla vittoria, in un miglior campo di battaglia, i soldati destinati
+a spezzare gli ultimi anelli delle catene, delle quali fu caricata la
+nostra Italia diletta.
+
+«Italia e Vittorio Emanuele!
+
+ =G. Garibaldi=.»
+
+La battaglia durò dalle dieci della mattina fino alle cinque della
+sera. La vittoria costò cara, ma l’effetto morale fu immenso, poichè
+molto più che della presa di Palermo, decideva della evacuazione della
+Sicilia.
+
+Si passò la notte sul campo stesso di battaglia, nella posizione già
+occupata dai regj, fra i cadaveri dei nemici, e dei fratelli.
+
+Non v’era una goccia d’aqua, nè un pezzo di pane, nè un mantello per
+coprirsi, e nessun mezzo per procurarsi nulla di tutto ciò; la notte
+era sì oscura che non si potevano fare dieci passi senza smarrirsi.
+
+Le conseguenze della vittoria di Calatafimi furono incalcolabili; tutta
+Sicilia ne fu scossa. L’Italia comprese quale importanza avessero le
+imprese di Garibaldi in Sicilia, e quali influenze avrebbero esercitato
+su Napoli, su Roma e sulla Venezia; comprese che la Sicilia diveniva
+il principio di un nuovo movimento, per il quale l’Italia tutta poteva
+divenire una, e sottrarsi completamente allo straniero dominio per
+propria forza e per semplice movimento popolare e nazionale virtù.
+Quindi si moltiplicarono le offerte per la Sicilia; in breve tempo si
+giunse ai milioni, e tutta la gioventù delle libere provincie italiane,
+fortemente concitata, determinò d’accorrere sotto la bandiera di
+Garibaldi, d’ingrossarne le file, e dividerne le glorie ed i pericoli,
+e dare sangue e vita sull’altare della patria.
+
+Un insolito movimento cominciò allora, e Genova divenne il punto ove
+affluiva tanta gioventù italiana, e donde imbarcavasi per recarsi in
+Sicilia. Nell’isola poi le conseguenze della battaglia di Calatafimi
+furono straordinarie, ma quali si dovevano aspettare in quei momenti
+di politiche turbolenze; le città principali crebbero di animo e di
+coraggio; i paesi dell’interno compirono la rivoluzione; dappertutto
+fu abbattuta la bandiera borbonica, stabiliti governi provisorj,
+disseppellite le armi, trovati modi di moltiplicare le munizioni di
+guerra; contadini, artigiani, nobili, ricchi, si armarono, e si posero
+sotto gli ordini del generale dittatore, e dei suoi uffiziali. Tal che
+può dirsi, la vittoria di Calatafimi aver deciso le sorti di Garibaldi,
+e la rovina irreparabile dei Borboni. Questi frattanto, continuando la
+vecchia politica della menzogna e dell’inganno, intendevano a scemare
+le popolari impressioni, e spacciavano che i soldati comandati dal
+generale Landi avevano fatto il loro dovere, cioè disfatto l’esercito
+garibaldino, ma che pure avevano dovuto ritirarsi in Palermo per le
+solite viste strategiche. Ridicole contraddizioni di governo cadente,
+il quale più non sapeva quello che si dicesse.
+
+Intanto, ad arrestare la rivoluzione che, ingrossandosi, avanzava
+dietro i passi del vittorioso condottiero, re Francesco spedì in
+Sicilia il generale Lanza colle qualità di commissario straordinario, e
+le facoltà dell’_alter ego_.
+
+Com’è naturale tutti questi dettagli mancavano nella lettera
+di Roberto, il quale, scrittala due giorni dopo la battaglia di
+Calatafimi, nulla poteva sapere di sicuro di quanto accadeva negli
+altri punti dell’isola. Egli però finiva la sua lettera con una
+notizia, che fece ingrandire d’un pollice la giovinetta; con una
+notizia che le fece battere il cuore d’un giusto orgoglio. Ecco la
+fausta, la cara notizia «Il colonnello Sirtori, fattomi chiamare, mi
+disse battendomi una mano sulla spalla: Jeri vi ho tenuto d’occhio...
+Vi siete portato bene... Il generale vi nomina sottotenente! Eccovi una
+spada; fatene buon uso.» Così dicendo mi porse la spada di un uffiziale
+borbonico morto jer l’altro in battaglia.
+
+— Ci ho gusto, ci ho gusto davvero!... sclamò la contessa Emilia. Ma
+sai la mia ragazza, che hai tutte le ragioni d’esser superba di quel
+tuo... giovine!
+
+— Oh sì, poveretto! È tanto buono!...
+
+— Cosa pagherei che anche mio nipote diventasse uffiziale!...
+
+— Domani rispondendo a Roberto, gli raccomanderò questo suo nipote...
+Ernesto, n’è vero?...» Chiese Dalia, con una cert’aria di bontà
+protettrice, che faceva un curioso contrasto con quel suo visetto
+infantile.
+
+— Ernesto, sì! si chiama Ernesto... Mi farai proprio un regalo,
+raccomandandolo... Tra loro giovani si fa presto amicizia, e in certi
+casi giova più l’ajuto di un bravo camerata, che tutte le commendatizie
+del mondo... Intanto, la mia Dalia, ho caro d’averti conosciuta...
+Vienmi a trovare ve’! quando sono a Milano. Intanto addio...
+
+— Buona campagna, signora contessa!
+
+Dalia scese in negozio, e sedette tra le sue compagne, alle quali la
+lunga assenza della giovinetta aveva centuplicata la curiosità.
+
+— E così? le chiesero in coro.
+
+— Si può sapere finalmente...
+
+— Che nuove abbiamo?
+
+— E così, rispose Dalia sorridendo, si sono battuti a Calatafimi...
+È un sito bellissimo, presso una fattoria, dove due bravi signori
+hanno fatto una festa ai garibaldini da non potersi immaginare... Che
+fame avevano que’ poveri giovani!... E hanno trovato pane, pollastri,
+formaggio, vino... Insomma tutto quello che volevano. Poi è venuto
+un frate, ma! di quelli della legge, e si è inginocchiato dinanzi a
+Garibaldi, dicendo che da quel dì, gli avrebbe sempre tenuto dietro...
+Dice in seguito che la battaglia è stata un affar serio, ma serio
+assai!... il sangue scorreva come l’aqua... Ma Garibaldi ha vinto... i
+soldati del Bombino scapparono da tutte le parti... e lui è stato fatto
+uffiziale...
+
+— Chi, lui?
+
+— Quello... che mi ha scritto, insomma... A voi altre poco deve
+importare che sia uno piuttosto che un altro!
+
+— Uffiziale? chiese una ragazza facendo una smorfia dubitativa.
+
+— Sissignora, uffiziale!... Il colonnello Sirtori lo ha fatto chiamare,
+gli ha dato una bellissima spada e gli ha detto: Garibaldi vi nomina
+uffiziale.» Siete contente adesso?... ne sapete abbastanza?
+
+— Sì.
+
+— Manco male!
+
+
+
+
+CAPITOLO X.
+
+Il consiglio di guerra.
+
+ REDING.
+ .... Ma, vedete! sul vortice de’ monti
+ Mentre qui ragioniamo arde la fiamma
+ Esploratrice del mattin. Si parta
+ Pria che sovra ci cada il pieno giorno.
+ FURST.
+ Non ci cadrà; la notte a poco a poco
+ Dalle valli si toglie.
+ (_Tutti senza pensarvi si levano il cappello
+ e contemplano, con silenzioso raccoglimento,
+ il nascere dell’aurora_).
+ ROSSELMAN.
+ A questa luce
+ Che, fra tanti mortali ancor sepolti
+ Nell’aër greve di ristrette mura,
+ Noi primieri saluta, il nuovo patto
+ Si giuri — Esser vogliamo un indiviso
+ Popolo di fratelli, eternamente
+ Stretti nella sventura e nel periglio.
+ TUTTI
+ (_ripetono gli ultimi versi, alzando
+ tre dita_).
+ Liberi come gli avi, e pria la morte
+ Che, vivendo, il servaggio...
+ (_si abbracciano a vicenda_).
+
+ SCHILLER. _Guglielmo Tell_.
+
+
+Palermo sorge in una pianura detta la Conca d’oro, tanto è ridente e
+fertile. La Conca d’oro è lunga circa dodici miglia, e larga cinque;
+s’estende tra il solitario monte Pellegrino, e la catena di monti verso
+la Favorita, dalla quale parte una strada che guida a Carini[27]; alla
+parte opposta, lungo il lido, un’altra strada conduce verso Messina,
+passando attraverso e presso le rovine dell’antica Solunto. Sono
+questi gli àditi più agevoli per giungere alla Conca d’oro. Vicino
+alla Favorita, una strada montana va in dritta linea da San Martino
+a Carini. A sinistra di essa si eleva una montagna rocciosa, forse un
+estinto vulcano, che si protende alquanto nella pianura formando uno
+sprone nella direzione stessa della catena principale. Questo sprone è
+Monreale, città di ventimila abitanti all’incirca, celebre per la sua
+magnifica cattedrale. Per questa città passa la strada di Trapani. Poco
+distante, la montagna forma una specie di anfiteatro, e dove questo
+termina e la montagna ricomincia a stendersi nella pianura, sorgono
+due villaggi, Parco e Madonna delle Grazie, presso i quali una strada
+conduce alla Piana dei Greci, e quindi a Corleone, antiche colonie
+albanesi emigrate dopo la morte di Scander-beg[28], e stabilitesi in
+questo ridente angolo dell’isola.
+
+Lì presso apresi un altro anfiteatro ancora più pittoresco,
+signoreggiato dal monte Gebelrosso, e dal quale scende una stradetta
+verso Misilmeri, villaggio posto sulla via che da Palermo s’interna
+nell’isola. Monte Gebelrosso, al capo Zafferano, piega verso il mare,
+e alle sue radici è tracciata la strada che, come abbiam detto, mette
+all’interno e corre parallela all’altra del lido, fino ad Abate, ove
+piega verso il sud.
+
+I regj, padroni del mare e della città, avevano tutti i vantaggi di
+una posizione concentrica. Essi radunarono tutte le loro forze nella
+pianura e sull’altipiano di Monreale, dominando così le poche strade di
+quel punto dell’isola.
+
+Nei due socj Salzano e Maniscalco, prima dello sbarco dei garibaldini,
+era cresciuta la ferocia in ragione dell’aumentare della paura. A que’
+due s’era aggiunto il luogotenente _alter ego_ di re Francesco, il
+principe di Castelcicala, il quale, memore delle raccomandazioni della
+corte, aveva sfoderate le arrugginite armi della tirannide poliziesca,
+onde atterrire, impastojare e tormentare i ribelli palermitani.
+
+Per ordine del triumvirato borbonico non era lecito ai cittadini di
+passeggiare più di tre o quattro insieme, e molto meno di riunirsi
+nelle case; la sera, ciascuno doveva ritirarsi a casa sua per tempo e
+guaj a chi ne uscisse la notte senza motivi imperiosissimi!... Que’
+pochi a cui era permesso l’uscir di nottetempo, dovevano portare un
+lampione, così le pattuglie, dal numero de’ lumi erranti, sapevano
+quante persone c’erano nelle vie. Poi... Ma a che tediarvi col noverare
+tutte le così dette _disposizioni pel mantenimento dell’ordine?_ Chi
+non le conosce per prova noi Milanesi in ispecie? I codici birreschi
+non sono eguali in tutti i luoghi del mondo? Guardate Venezia, guardate
+Varsavia!
+
+Abbiam veduto come, nel momento in cui Garibaldi poneva il piede nella
+parte occidentale della Sicilia, allo scopo di liberare gli isolani
+dalla tirannide che li opprimeva, nella parte orientale il generale
+Lanza sbarcava (diceva lui nel suo programma) coll’istesso intento.
+
+Ma so ben che mi burlate! (diceva il general Lanza ai Palermitani suoi
+concittadini, il 18 maggio). Rivoluzione! Voi?... Ma che diavolo vi è
+venuto in mente? Ma sapete cos’è una rivoluzione, ragazzi miei? Via,
+smettete, e considerate bene ciò che può aspettarvi all’avvenire. Quali
+destini vi offrono gli invidi della vostra prosperità ognor crescente?
+Quali guarentigie avete del bene di cui diconsi portatori?
+
+«Prendete consiglio dall’esperienza. (Dalla sassata infuori, questo
+signor Lanza mi ha l’aria di quel capitano di giustizia, descrittoci
+da Manzoni ne’ _Promessi sposi_, e che, dall’alto della finestra
+del _prestino_, arringava i _buoni figliuoli_ milanesi). Sollevatevi
+all’altezza della posizione attuale per salvar voi medesimi, ora che
+sonosi sbrigliate tutte le cupide passioni, e non sapete di quali di
+esse dovrete essere vittima. Nella tempestosa lotta alla quale vi
+spingono stranieri aggressori, può solo tenervi incolumi il vostro
+coraggio civile, sorretto dalle reali milizie.
+
+«Nel nome augusto del re, ampio e generoso perdono accordo a tutti
+quei che or traviati faranno la loro sommessione alla legittima
+autorità.» Vedete com’è conciata la città nostra! E di chi la colpa?...
+E compiangeva Palermo, e piangeva sullo squallore dell’amata sua
+patria;... ciò che non gli impedì, pochi giorni dopo, di bombardarla.
+
+Fatto sta che il Lanza tolse di mezzo tutte le misure di rigore poste
+in attività dal triumvirato. Si passeggiò anche in quattro e persino
+in cinque; si andò a letto quando meglio piacque, e si spensero i
+lampioni. La fu una gradassata del general Lanza per mostrare che non
+aveva paura, ovvero fu per timore che la popolazione, stufa di tante
+tribolazioni, non irrompesse con un colpo disperato? Forse tutt’e due.
+
+Intanto, in causa delle nuove larghezze del general Lanza, il comitato
+segreto di Palermo, respirò più liberamente e poté rianodare come prima
+le pratiche colla provincia, colle bande erranti de’ patrioti armati, e
+(ciò che premeva più) con Garibaldi.
+
+La gran lotta tra il dispotismo borbonico e la libertà, l’avvenire
+della Sicilia e dell’Italia meridionale, dovevano decidersi a Palermo.
+Lo sapeva il general Lanza, che vi aveva concentrato venticinquemila
+soldati; lo sapeva Garibaldi, il quale, dopo la vittoria di Calatafimi,
+erasi avvicinato a Palermo per congiungersi colle bande armate che
+stavano sui monti attorno la città onde meglio conoscere le posizioni
+del nemico.
+
+Il viaggio da Calatafimi a Misilmeri fu per Garibaldi un vero trionfo.
+
+Il sergente Valentino, il quale alla testa della sua squadra marciava
+all’avanguardia, non capiva in sè per la meraviglia nel vedere la
+magnificenza di quella natura, nuova affatto per lui; nel contemplare
+quel cielo ora azzurro come il lapislazzuli, ora fiammeggiante
+d’oro e corruscante sulla marina sconfinata; gioiva udendo il canto
+degli uccelli svolazzanti tra gli arbusti e tra l’innumerevole e
+svariatissima famiglia di piante, di fiori, di erbe, ignoti alla nostra
+Lombardia. Ora erano boschetti di quegli stessi leandri che egli era
+solito vedere ne’ vasi; ora cedri e aranci, che spiegavano liberamente
+i rami, impregnando l’aria di quegli effluvj, imprigionati, tra noi,
+nelle serre; ora siepi di fichi d’India, che cingono colle spinose
+braccia gli orti e i vigneti, come da noi, la robinia, il rovo e il
+biancospino.
+
+Posava estatico gli sguardi sui casolari che spuntano sui poggi, sui
+veroni su cui la vite serpeggiante spandeva l’ombrìa de’ nascenti
+pampini. Valentino godeva trascegliendo in suo pensiero il più ameno di
+quegli abituri, il più aereo, per sè e per la sua Rosa; se pure, diceva
+fra sè sospirando, mi sarà dato ritornare a casa mia, e mantenere la
+promessa che, senza dircelo, ci siamo fatta coi nostri cuori di non
+separarci mai più!...
+
+Anche Roberto deliziavasi contemplando quell’avvicendarsi di panorami,
+di macchiette, le une più belle delle altre. Avrebbe voluto fermarsi
+ogni tratto a sbozzar quelle scene, ma aveva ben altro a fare. Si
+consolava intanto ripetendo in cuor suo: «A cose finite, prima di
+ripatriare, voglio rifarla questa strada, e allora potrò copiare
+o studiare con tutto mio comodo.» Ma più ancora de’ pittoreschi
+casolari, del cielo, del mare, dei monti, lo ferivano i negri occhioni
+delle isolane... Quei lunghi cigli di seta, quelle guardature gli
+rimescolavano il sangue. Gli occhi cilestri, diceva, sono belli, non
+c’è che dire! Ma anche i neri...
+
+Proprio in quell’istante Dalia, la glauca Dalia, leggeva la di lui
+lettera per la settima volta, e la baciava e ribaciava di nascosto...
+Oh! come i cuori degli amanti, anche da lontano, s’intendono e battono
+all’unissono!
+
+Dai monti, dai villaggi, dagli sparsi casolari accorrevano i pastori,
+i contadini siciliani, a frotte, a drappelletti, a coppie e si
+schieravano lungo la strada acclamando il generale che passava; poi,
+vinti dall’entusiasmo, dalla gratitudine, dalla gioja, si precipitavano
+intorno a Garibaldi baciandogli la mano gloriosa, gli abiti, le redini
+del cavallo. Vedevi i vecchi inginocchiarsi, curvare le venerabili
+canizie e pregare per lui; vedevi le fanciulle gettargli un nembo di
+fiori, e le spose sollevare a lui i loro bambini perchè li benedisse.
+Ed egli sorrideva commosso, salutava e stringeva le mani a lui tese,
+baciava, accarezzava i bambini; a tutti poi parlava della patria,
+scaldando i petti coll’amore della libertà, il più bello, e il più
+contrastato dei doni di Dio.
+
+Intanto il comitato di Palermo, men sorvegliato dopo l’arrivo del
+general Lanza, aveva potuto mettersi in comunicazione con Garibaldi, il
+quale s’era arrestato presso Monreale, occupata, come dicemmo dai regj.
+Il generale mulinava sul modo di aprirsi una strada verso la capitale
+con uno di quei colpi di mano che gli sono famigliari, e che per lui
+tennero sempre il luogo delle artiglierie.
+
+— Palermo insorgerà, gli mandava a dire il comitato, purchè voi,
+generale, vi presentiate alle porte della città.
+
+— Accettato, rispose Garibaldi, e tosto si pose all’opera, onde mandare
+ad effetto il suo piano strategico.
+
+I regj, accampati sull’altipiano di Monreale, tenevano d’occhio i
+Palermitani e i garibaldini, e intanto aspettavano il destro per
+piombare sui secondi e dopo sugli altri.
+
+La notte del 21 maggio Garibaldi, seguito da alcuni dei suoi uffiziali,
+recavasi a visitare i posti. Tutto era silenzio; solo si udiva il grido
+alternato delle sentinelle avanzate che si tramandavano l’all’erta;
+grido che, mano mano si allontanava, affievoliva, morendo poi lontano
+lontano. Limpidissima era la notte; la luna cheta cheta veleggiava pel
+firmamento scintillante di stelle. Sulle vette dei monti che incoronano
+la Conca d’oro, rosseggiavano intorno intorno i fuochi degli insorti;
+fuochi che incoravano i Palermitani, i quali li vedevano da lungi, e li
+salutavano come fari di libertà e di sicurezza.
+
+Tratto tratto s’udiva una schioppettata, cui tenevano tosto dietro
+molte altre. Allora Garibaldi arrestava il cavallo, spingeva lo sguardo
+là dove partiva il rumore, e fiutava l’odore della battaglia come il
+destriero di Giobbe.
+
+Erano le bande degli insorti siciliani che, la notte, perlustravano
+i contorni, radendo i posti avanzati dei nemici, appiattandosi nei
+macchioni per sorprendere le pattuglie borboniche.
+
+In una di queste avvisaglie, alcune ore prima che calasse il sole, era
+rimasto ucciso l’intrepido Rosolino Pilo. Egli aveva promesso di tutto
+spendere per la patria, averi e vita, ed aveva tenuta la parola[29].
+
+Garibaldi, reduce al bivacco, radunò il suo stato maggiore e i capi
+siciliani, e presi seco loro gli opportuni concerti, comandò che
+all’alba si levassero le tende (modo di dire, chè i garibaldini per
+tenda non ebbero che il firmamento).
+
+Il colore bianchiccio della marina annunciava già l’alba novella,
+quando Garibaldi, (lasciati parte degli insorti siciliani perchè la
+notte vegnente continuassero a mantenere accesi i fuochi sui monti,
+onde i regj lo credessero tuttora in quei dintorni) radunati i suoi
+si allontanò di là marciando... Ma che dico! inerpicando per burroni,
+sdrucciolando giù per le frane dei monti, pur traendo seco la sua
+poca artiglieria trascinata, portata, Dio sa con quali fatiche! dai
+suoi militi. Finalmente, dopo inauditi stenti, i garibaldini, il 23,
+giunsero a Parco sulla strada di Piana.
+
+Roberto, com’era sua usanza, appena fu arrivato a Parco, cercò un
+ruscello, e cavatisi gli abiti, nudo com’era nato, vi si immerse,
+gustando deliziosamente quella frescura. Valentino, raggiuntolo,
+sedette anche lui sul margine del rivolo, e deterso il sudore e la
+polve, tolse dal suo sacco due camicie grossolane di canapa, ma bianche
+di bucato.
+
+— To’ Roberto! disse all’amico porgendogli una camicia; una per me, una
+per te...
+
+— Ah, ah! sclamò Roberto; due camicie! E dove le hai pigliate?
+
+— Me le ha date un bravo Siciliano, il padrone di quel mulino a
+vento.... là, lo vedi?...
+
+— Ma come hai fatto?
+
+— Come ho fatto?... La mia camicia cadeva a brandelli... Sfido
+io!... col camminare che si fa, ce ne vogliono delle camicie, ce ne
+vogliono!... Ma perdio, che strade!... Saranno buone per le capre, ma
+per un cristiano!... Ma spiegami un po’, Roberto; perchè mo in Sicilia
+non ci sono strade come negli altri siti?
+
+— Perchè i Borboni non vedevano di buon occhio che i Siciliani
+comunicassero liberamente fra loro... È una delle mille arti per tener
+disuniti e ignoranti i popoli...
+
+— Che il diavolo si porti i Borboni e chi fa per loro!..
+
+— Dunque, si può sapere come hai fatto ad aver queste camicie? chiese
+Roberto buttando via quella che aveva, sdruscita e bucherellata, e
+indossando quella nuova pòrtagli dall’amico.
+
+— Che vuoi! povero figliuolo come sono, mi è sempre piaciuto aver
+roba netta almeno sulla pelle... Dunque, mentre stava pensando al
+modo per aver una camicia pulita, ecco farmisi incontro quel bravo
+mugnajo: — Ben arrivato! mi disse stringendomi cordialmente la mano;
+di che paese siete? — Sono Lombardo, gli rispondo. E lui: — Dio vi
+benedica, signor caporale... — Sergente... — Signor sergente!... Dio
+vi benedica, voi tutti e il vostro generale... Non so cosa pagherei
+se lo potessi vedere... L’ho cercato, ma inutilmente. — Se non volete
+altro, vi servo subito; venite con me.» Il brav’uomo non se lo fece
+dir due volte, e, pigliatomi a braccetto, mi seguì fino nella corte
+della casa dove alloggia il generale. Guarda la fortuna! Facciamo due
+passi... ed eccoti il generale, che sorridendo discorreva con Bixio.
+— Quello è Garibaldi! dissi all’orecchio del Siciliano — Qual’è dei
+due? — Quello a sinistra, colla barba bionda. — Ah! sclamò il mugnajo,
+e restò lì estatico con tanto di bocca aperta, colle mani in alto,
+e colle ginocchia piegate... Così, guarda! (e Valentino ne imitava
+l’atteggiamento). — Oh! se potessi baciargli la mano! borbottava il
+mugnajo gratandosi il capo — Perdio! gli dissi, ci vuol tanto! andate
+là... provatevi... Avete paura che vi mangi?» Allora l’amico si fa
+cuore, cava il cappello, e pian piano si avvicina al generale, sulla
+punta dei piedi, come camminasse sull’ova... Quando gli fu a due passi,
+non osò andar più in là: anzi era lì lì per tornare indietro, quando il
+generale, scòrtolo, gli sorrise affabilmente e gli chiese che volesse.
+Se tu, Roberto, avessi veduto la faccia del Siciliano in quel punto!
+Divenne.... meno nera, poi pavonazza... E che bocca apriva!... gli si
+potevano vedere i polmoni. Il generale gli disse alcune parole, poi
+strettagli la mano, entrò in casa.
+
+— Chi sa come sarà rimasto contento il Siciliano!
+
+— Figurati! Tornò da me, raggiante in volto come se avesse vinto un
+terno al lotto e colla mano ancora tesa... — E così? gli chiesi — Avete
+veduto? il grand’uomo mi ha stretta la mano.... — E cosa vi ha detto? —
+Mi ha chiesto se era del paese, e se era contento che lui fosse venuto
+a liberarci dai Borboni... Figuratevi cosa gli ho risposto! Intanto,
+il mio bravo Lombardo, questa fortuna la devo a voi... Fatemi dunque
+il piacere, venite a casa mia... Così dicendo mi pigliò per un braccio
+e mi condusse difilato a casa sua, lassù al mulino. Mi ha fatto vedere
+sua moglie, una donna con una ciera tutta bonomia; poi chiamò: Rosalia!
+Rosalia! e subito dopo entrò la sua figliuola... Ah Roberto! che bel
+fusto di ragazza.... Tu che sei pittore devi copiarla.... Che abito
+curioso, che colori vivaci!...
+
+— Copiarla!... come ho a fare?
+
+— Ti aspettano lassù a desinare...
+
+— Io?
+
+— Sì, in mia compagnia...
+
+— Ma come...
+
+— Se mi lascerai finire saprai tutto! Quella buona gente, quando il
+mugnajo ebbe loro raccontato come per mio mezzo egli aveva potuto
+parlare con Garibaldi e stringergli la mano, mi fu intorno soffogandomi
+di cortesie e di esibizioni. Io, in principio, ho fatto un po’ di
+complimenti, poi pensando alla camicia che aveva indosso, e parendomi
+che mi prudesse la pelle, domandai loro in favore, se per caso avessero
+una camicia. — Ma sì, subito, signor caporale! si posero a gridare in
+coro, e gesticolando babbo, mamma e tosa. (È però curioso come qui in
+Sicilia non si sappiano distinguere i galloni, e come si confondono i
+gradi!) Queste ultime due sparvero, ma subito dopo ritornarono. — Ecco
+una camicia di mio marito, nuova fiammante. — Ed eccone una delle mie,
+netta di bucato, disse la ragazza sorridendo; non è da uomo, ma può
+scusare...» Io la pigliai subito, e... Eccola, Roberto!» Così dicendo
+la sciorinò dinanzi agli occhi dell’amico che si mise a ridere.
+
+— Ridi finchè vuoi, riprese Valentino; ma io non la darei per tutto
+l’oro del mondo...» Così dicendo indossò la camicia, la quale non aveva
+altro inconveniente che d’essergli soverchiamente larga sul petto, e di
+maniche brevi tanto, da non giungergli alla metà dell’omero.
+
+— Ehi! Valentino!.... Ricordati però di non portarla con te quando
+tornerai a casa tua, o almeno di nasconderla ben bene.... Se la tua
+amorosa la vedesse....
+
+— Che vuol che dica l’amorosa? Le dirò schietto come la fu la cosa...
+Ma questo è il meno; l’essenziale è di tornare a casa nostra; e se la
+va di questo passo, ho paura.... Basta quel che sarà sarà. Intanto che
+siamo al mondo pensiamo di passarcela il meglio che possiamo.
+
+Vestiti che furono, Valentino, pigliato pel braccio l’amico suo, lo
+condusse seco al mulino, che in quel punto soffiando un po’ di brezza,
+cominciava movere in giro le sue braccia gigantesche.
+
+— E tu dici che il mugnajo aspetta anche me?
+
+— Sicuro! Quand’ebbi le camicie, credendo che il mio conto con
+lui fosse saldato, salutatili tutti e ringraziatili, stava già per
+andarmene pei fatti miei, quando il mio bravo Siciliano, piantatosi
+colle gambe aperte sull’uscio, e incrociatesi le braccia sul petto: Di
+qui non si passa, mi disse, senza prima aver mangiato un boccone in
+compagnia, senza aver assaggiato un gocciolo del nostro vino, dorato
+come il solfo entro cui è nato.
+
+— E tu allora?
+
+— Che vuoi che facessi? Come rifiutare un’offerta fatta col cuore
+in mano?.. .Ho detto: Sentite, amici, io accetto... ma a patto che mi
+permettiate di condurre con me un mio camerata milanese... — Venga,
+venga nel nome di Dio!... È caporale anche lui? — Sergente, volete
+dire! No, è più di me, è uffiziale. — Uffiziale! gridarono in coro. Ma
+allora bisognerà... perchè.... noi siamo povera gente, e... — Eh via!
+bando alle cerimonie!... noi siamo tutti eguali (quando non siamo sotto
+l’armi, ben inteso!)... siamo tutti come fratelli;... dormiamo tutti
+sullo stesso letto...
+
+— Infatti dormiamo tutti sulla terra! rispose Roberto ridendo.
+
+— E mangiamo tutti allo stesso rancio...
+
+— Quando c’è.
+
+— Benissimo! Fatto sta che si lasciarono persuadere, e dato un calcio
+ai loro scrupoli rispettosi, ci attendono a braccia aperte.
+
+Così dicendo i due amici erano arrivati a pochi passi dal mulino,
+quando vennero incontrati dalla famigliuola, seguita da una mezza
+dozzina di majali, e da un lungo corteggio di galline e di anitre,
+animali che in Sicilia spingono la domesticità fino a dividere, se non
+a contendere, anche il desco e il letto coi padroni di casa. Mentre
+entravano, Roberto disse all’orecchio del suo amico:
+
+— Perdio! hai ragione... che bel pezzo di ragazza! Anche Valentino,
+non sapeva distaccar gli occhi da Rosalia, non già che la guardasse
+sguajatamente, chè egli, oltre al non esser sfacciato per indole,
+conosceva abbastanza i doveri dell’ospitalità.
+
+Naturalmente (tutto il mondo è paese) l’uffiziale fu il più
+accarezzato, e Valentino, non senza rodersi un pochetto, aveva
+osservato che Rosalia, lui partito, s’era affrettata ad attillarsi con
+maggior cura. Nei capelli della bruna Siciliana, apparivano i solchi
+recenti del pettine, e tra le nerissime trecce spiccava un mazzolino di
+fiori d’arancio, freschi, colti allor’allora.
+
+— Ah donne, donne! borbottava tra sè il sergente: tutte eguali... tanto
+ad Angera che a Parco...
+
+Poco dopo i due garibaldini sedevano a tavola unitamente al mugnajo;
+le donne andavano e venivano dal camino (sotto cui bolliva, friggeva,
+arrostiva il frugal desinare) alla tavola, alla quale, occupate
+com’erano, sedevano di rado. Rosalia poi, certamente per caso, occupava
+sempre la sedia vicina a quella del giovine pittore; ciò che sfuggiva
+a Valentino tanto occupato a masticare, che s’accorgeva nemmanco dei
+porci, i quali, festeggiando gli ospiti con festevoli grugniti, gli
+correvano tra le gambe.
+
+— Miei bravi signori! disse il mugnajo, voglio che si beva un bicchiere
+alla salute del dittatore e dell’attuale nostro re Vittorio Emanuele.
+
+— Volontieri! risposero i due convitati: e alzati i bicchieri, entro
+cui scintillava il più puro Marsala, ripeterono il brindisi:
+
+— Viva il generale Garibaldi!
+
+— Viva il re galantuomo!
+
+In questo odono la trombetta che chiama frettolosamente i garibaldini a
+raccolta.
+
+— Che diavolo sarà? sclamò Valentino interrogando collo sguardo il suo
+amico.
+
+— Va a vedere, Valentino!... Va... presto...» Valentino, vuotato d’un
+colpo il bicchiere, scappò via gridando:
+
+— Torno subito...
+
+— Che può essere, signor tenente? chiese timidamente la fanciulla a
+Roberto, mentre il mugnajo e sua moglie si affacciavano alla finestra.
+
+— Qualche allarme, bella Rosalia...
+
+— Non partirete, vero?
+
+— Forse sì e forse no!... dipendiamo tutti dagli ordini del generale...
+Ad ogni modo, Rosalia, non dimenticherò mai la cordialità con cui ci
+trattaste...
+
+— Mai? chiese la fanciulla con un mesto sorriso, e guardando Roberto
+fisso fisso, con certi occhioni...
+
+— Mai, ve lo giuro! rispose Roberto vivamente commosso. Rosalia...
+datemi una vostra memoria... Quei fiori d’arancio...
+
+Non aveva finito di parlare che già quei fiori stavano in sua mano...
+
+— Corri, corri, Roberto! gridò Valentino entrando a precipizio... Son
+già tutti sotto le armi.
+
+— Ma che c’è? chiese Roberto cingendosi in fretta la spada.
+
+— Vengono i Napoletani...
+
+— Ah Madonna santissima! gridarono le due donne.
+
+— Vengano pure... li riceveremo come meritano, disse il mugnajo, e
+pigliato in un angolo il suo fucile, se lo pose soldatescamente in
+ispalla. Addio, donne, o meglio, a rivederci...
+
+— Addio, addio! dissero alla loro volta i garibaldini, e strette
+affettuosamente le mani alle due donne, uscirono frettolosamente di là,
+insieme col mugnajo.
+
+La massaja stette alla finestra fino a che furono in vista; ma Rosalia,
+rifugiatasi nell’orto, sedette, e celatosi il volto nelle palme,
+proruppe in un dirotto pianto.
+
+Quanto aveva detto Valentino era vero. I regj, il dì dopo la partenza
+di Garibaldi dalle vicinanze di Monreale, accortisi dello stratagemma
+messo in opera dal generale per guadagnar tempo, spedirono contro di
+lui tutta la truppa che in fretta in fretta poterono raccogliere, senza
+però sguarnire le posizioni.
+
+Garibaldi, portatosi incontro a quella mano di regj, dopo breve
+scaramuccia li fugò.
+
+Il dì dopo i regj tornarono numerosi, e alla lor volta attaccarono
+i garibaldini. Ferveva da qualche tempo il combattimento,
+quando Garibaldi ordinò la ritirata, la quale ebbe luogo così
+precipitosamente, con tale disordine, che a ragione i regj gridarono
+vittoria. E per festeggiare degnamente e glorificare il loro sovrano,
+entrati nei villaggi di Madonna delle Grazie e di Parco, li misero a
+sacco; vuotatili, e uccisi i pacifici terrazzani, appiccarono il fuoco
+alle case. I condottieri dei regj, al bagliore di quell’incendio,
+scrissero un bullettino (che pubblicarono il dì dopo) col quale
+annunziavano la disfatta delle squadre garibaldine.
+
+Il mulino ove Roberto e Valentino avevano desinato, andò salvo per
+miracolo. Non fu tocco dalle fiamme, perchè posto fuor del villaggio.
+Anche la famigliuola potè riparare in tempo sui monti, ove venne
+raggiunta dal mugnajo. I regj sfogarono la loro rabbia sui pacifici
+majali e sugli innocenti pollastri, ond’era popolato il casolare.
+
+Al sentire che la famigliuola era sfuggita di mano a’ borbonici, i due
+amici respirarono.
+
+Garibaldi, come ognuno già se lo sarà immaginato, aveva simulato
+fuggire. Con questo nuovo stratagemma aveva raggiunto il suo scopo,
+imperocchè ritornato alla Piana, e mandatovi Orsini coll’artiglieria,
+mentre i regj ne seguivano ansiosamente le tracce, egli, co’ suoi
+Cacciatori delle Alpi e con bande scelte di _picciotti_, pigliava
+la via dei monti. Per viottoli appena, diremo così, sbozzati tra
+i burroni, dopo una marcia tanto faticosa da non aver riscontro
+negli annali de’ garibaldini, che con qualche altra eseguita nel
+quarantanove, nella celebre ritirata da Roma, e con quella di pochi
+giorni dopo, giungeva a Misilmeri, ove aveva dato convegno a tutti i
+capi, delle bande degli insorti.
+
+A Misilmeri, Garibaldi assunse le più diligenti informazioni circa le
+ultime mosse dei regj, e potè convincersi che il nemico era caduto nel
+laccio, cioè che aveva preso sul serio la precipitosa sua ritirata e
+che attribuiva a scoraggiamento il rinvio de’ cannoni.
+
+Esploratori[30] venuti dalla Piana annunziavano, essersi quivi il
+nemico considerevolmente rinforzato; che Parco era interamente occupato
+dai regj, e che, sulla strada che conduce a Palermo e a Monreale,
+trovavansi pure poderosi corpi; la piana di Borazzo e quella di Santa
+Teresa essere i punti di concentramento per parte dei regj, e poco o
+nulla guardate le altre uscite. Da questi rapporti Garibaldi comprese
+essere giunto il momento favorevole di irrompere su Palermo.
+
+Ideato il suo piano, convocò lo stato maggiore, e i capi delle
+squadre indigene, e loro espose il suo disegno, soggiungendo non
+essere suo costume di adunare consigli di guerra, ma per questa volta
+credere opportuno di consultarli, dipendendo da questa risoluzione
+le sorti della Sicilia, e forse di tutta l’Italia meridionale. Disse
+potersi mettere in esecuzione due piani: o tentare un colpo di mano
+e impadronirsi di Palermo, o ritirarsi nell’interno ad organarvi un
+esercito regolare, e conchiuse: «Io sto per il primo».
+
+La maggior parte del consiglio fu compresa da stupore per l’arditezza
+di tanto progetto, e alcuni uffiziali fecero osservare al generale il
+difetto di munizioni. Al che Garibaldi rispose: Non essere il numero
+dei colpi quello che sgomenterà i regj, ma piuttosto un’irruzione
+improvisa; fidare moltissimo nel valore de’ suoi Cacciatori e
+nell’entusiasmo delle bande siciliane, ricordando per ultimo l’attacco
+alla bajonetta che aveva sgominati e fugati i regj a Calatafimi. Una
+salva d’applausi accolse queste parole. Garibaldi allora congedò il
+consiglio, raccomandando agli uffiziali di trovarsi pronti ad ogni
+evento.
+
+Valentino, ricevuto anche lui dal suo comandante l’ordine di tenersi
+pronto, disse fra sè:
+
+— Per me son qua! Ma, e Roberto?... Dov’è Roberto?... È da jeri che non
+lo vedo... Andiamo un po’ a vedere dove si è ficcato.
+
+Così dicendo, mosse in traccia dell’amico. Arrivato dove bivaccava la
+di lui compagnia, domandò ad alcuni militi, che stavano ingojando in
+fretta in fretta un po’ di rancio, ove fosse.
+
+— Qui non c’è! gli rispose un garibaldino.
+
+— Non c’è?
+
+— No.
+
+— Dov’è dunque?
+
+— Chi lo sa! È partito jeri di scorta all’artiglieria di Orsini...
+
+— Non sapete dov’è andato Orsini?
+
+— È andato alla Piana... Il sito preciso poi come si fa a saperlo...
+Ohe! si parte, eh?
+
+— Si parte a momenti... Ho veduto poco fa il generale... Aveva il
+cappello abbassato sugli occhi...
+
+— Affare grosso allora!... affare grosso!...
+
+Valentino, salutati i camerati, tornò al suo posto borbottando tra sè:
+Mi rincresce proprio che Roberto non sia con me... Siamo sempre stati
+insieme!... Forse è meglio per lui, perchè, a quel che pare, c’è in
+aria qualche cosa di straordinario... C’è un va e vieni, una pressa
+negli uffiziali di stato maggiore... Povero Roberto!... Almeno ne
+uscisse netto, chè anche laggiù nella Piana sento che non c’è da star
+molto allegri... I borbonici fanno il diavolo da quelle parti... E se
+ci pigliassero alle spalle?... e se... Baggiano che sei! Non ha da
+saperlo il generale?... Lascia fare a lui...
+
+Intanto il sole era giunto a mezzo il suo corso. Valentino guardava
+con tenerezza un soffice tappeto d’erbe odorose, verdeggiante nel
+mezzo d’un boschetto e che, salendo un pochino, finiva circuendo un
+ciottolone, liscio alla superficie superiore, non troppo alto, un
+comodissimo origliere insomnia, che pareva sorgere da un paniere d’erbe
+e di fiori. Valentino sospirava guardando quel letto composto dalle
+mani stesse della Providenza:
+
+— Che bella dormitona farei qui all’ombra! sclamava tendendo le mani
+verso quel profumato giaciglio.
+
+E la Providenza non fu sorda verso chi dal fondo del cuore la
+ringraziava delle sue cure.
+
+Secondo il piano di Garibaldi, la marcia dei volontari doveva aver
+luogo sullo stradale di Misilmeri; stradale largo abbastanza per
+permettere alle colonne di spiegarsi comodamente; ma i capi de’
+Siciliani avevano invece suggerito di preferire il passo della
+Mezzagna, dal quale, per via più breve, dalle alture dietro il
+Gebelrosso, si scende nel piano di Palermo. Garibaldi accettò questo
+consiglio.
+
+Valentino, quando il suo uffiziale gli ebbe detto che si partiva
+quella notte, si lasciò cadere sull’erba, stirando voluttuosamente le
+membra. Poi, disteso il suo fazzoletto sulla pietra che gli serviva
+di guanciale, vi adagiò il capo. Pochi minuti dopo egli russava
+tranquillamente.
+
+
+
+
+CAPITOLO XI.
+
+Palermo.
+
+ L’undici maggio, a Marsala, sbarcano
+ 800 uomini. Ventisette giorni dopo, il
+ 7 giugno, a Palermo, 18,000 uomini sbaragliati
+ s’imbarcano. Gli 800 sono il diritto,
+ i 18,000, sono la forza.
+
+ V. HUGO.
+
+ (_Discorso tenuto nel_ meeting _di_ Yersey).
+
+
+Tre giorni dopo Sua Eccellenza il generale Garibaldi, dittatore della
+Sicilia in nome di S. M. Vittorio Emmanuele, dall’alto del palazzo
+reale di Palermo, riceveva l’umile preghiera del generale Lanza, colla
+quale chiedeva l’onore di una conferenza a bordo dell’_Hannibal_, nave
+dell’ammiraglio inglese. Il filibustiere aveva mutato titolo.
+
+Palermo presentava uno spettacolo lieto e luttuoso ad un tempo.
+Tripudiavano i cittadini per l’avuta libertà; ma tripudiavano tra
+le rovine della loro città bombardata[31]. Giammai il contrasto tra
+la letizia e la desolazione fu sì vivo. Come la gioja ed il riso
+valseggianti del poeta alemanno, ti si presentava alternativamente, ora
+un volto roseo e gajo, ora un volto pallido e lagrimoso.
+
+Dall’alto del castello grandinavano spesse le bombe; dal mare, i
+legni napoletani lanciavano continue bordate a mitraglia entro le
+principali vie di Palermo. Molte case della parte bassa della città
+caddero in rovina; rimasero uccisi o mutilati gran numero di donne e di
+bambini; molti perirono sepolti sotto i rottami; ovunque scoppiarono
+incendi, ovunque vi ebbero morti e feriti. Così il generale Lanza,
+palermitano, bombardava ferocemente la sua patria, e si preparava, tra
+le maledizioni di un popolo, un posto nella storia delle infamie umane,
+e l’odio di quello stesso governo a cui serviva[32].
+
+I volontarj, festeggiati, ospitati, accarezzati, ricevevano dai redenti
+Palermitani il premio delle loro fatiche, de’ loro eroici sacrifizj.
+Garibaldi, circondato a tutte l’ore dalla folla, visitava i posti,
+passeggiava la città seguito solo da qualche uffiziale. Ovunque era
+acclamato, benedetto. Certamente quei giorni furono fra i più belli
+della sua vita avventurosa.
+
+Calmato quel primo entusiasmo, cominciò in Palermo la caccia dei
+_Sorci_ (così il popolo palermitano chiama gli sgherri della polizia
+borbonica). Avvennero scene di sangue, orribili rappresaglie,
+condannabili al certo, ma che sono pur troppo la necessaria conseguenza
+di una non mai interrotta sequela di soprusi, di prepotenze, di torture
+efferrate, con cui i barboni di Napoli cruciarono i Siciliani, con
+una calcolata freddezza, con crudeltà sì fina, da pareggiare la santa
+Inquisizione; il che è tutto dire!
+
+I Garibaldini, impiegarono tutta la loro influenza per reprimere quelle
+rappresaglie; e più d’una volta, gettatisi fra le coltella sguainate
+del popolo, che urlando precipitava su qualche _sorcio_ scovato nei
+sotterranei (in cui celavansi i poliziotti lividi per la paura),
+strapparono di là a forza il malcapitato sgherro, salvando chi, se la
+sorte ci fosse stata avversa, avrebbe esperimentato sui nostri, caduti
+nelle sue mani, la _cuffia del silenzio_, o lo _speculum ani_.
+
+Il mattino del 30 maggio, Valentino, attraversata Palermo, moveva
+di buon passo verso la strada che conduce alla Piana, allo scopo di
+incontrarvi Roberto, il quale doveva recarsi a Palermo in quel giorno,
+anzi in quella stessa mattina, latore di un dispaccio pel generale.
+
+Valentino, in quei tre giorni, aveva impiegate le ore di libertà nel
+visitare la città. Ignorante com’era, sentiva però istintivamente il
+bello; certamente egli non si fermava a discutere sull’architettura
+moresca di qualche edifizio, nè sull’antichità di un altro; contemplava
+però a bocca aperta quanto gli si parava dinanzi di grandioso,
+di nuovo, di strano come diceva lui. Epperò aveva seguito, senza
+sbadigliare, un instancabile garibaldino, côlto e d’ottima famiglia
+milanese, il quale andava pazzo per le anticaglie ed in ispecie
+pei monumenti architettonici che arieggiano lo stile arabico ed il
+normanno.
+
+Poco importava a Valentino il sapere che Palermo anticamente
+chiamavasi _Panormus_, e che quel mare fosse il ceruleo Tirreno. Però
+godeva vedendo le vaste piazze della città le innumerevoli fontane,
+paragonando per ciò la capitale della Sicilia alla nostra Brescia (da
+lui visitata l’anno prima, appunto con Garibaldi); spaziava lo sguardo
+per le ampie vie del Cassaro, di Toledo, di Maqueda, che trovava molto
+superiori a quelle di Sesto Calende.
+
+Ma il suo compagno garibaldino soleva invece arrestarsi ad ogni
+tratto, esaminando con scrupolosa attenzione ogni angolo della città,
+e tenendo nota di tutto in un suo albo, mischiando la politica,
+coll’architettura, col culto, coi costumi ecc. ecc. Così, per esempio,
+scrisse nel suo albo, che gli era piaciuta moltissimo la gran piazza
+ottagona, ornata di begli edifizj di stile dorico, jonico e corinzio,
+decorata di molte statue, barocche le più, e che ha nel mezzo una
+fontana, giustamente celebre per la sua grandezza e per gli ornamenti
+architettonici.
+
+Quella piazza chiamavasi un tempo _Piazza del sole_, e adesso, de’
+_Quattro cantonieri_, da che la città fu divisa in quattro quartieri,
+cioè delle sante, Cristina, Ninfa, Oliva ed Agata, giacchè in Sicilia
+i santi c’entrano dapertutto. Più ancora della piazza, gli piacque la
+_Marina_, che è il passeggio più frequentato (è un argine che costeggia
+la baja e che è largo 80 passi) e la _Flora_, delizioso giardino
+pubblico, ornato di statue, di fontane, di chioschi. È il luogo in cui,
+la sera, si riuniscono i Palermitani a godervi la frescura e il profumo
+dei fiori, proveniente dal vicino orto botanico, il cui ingresso ha la
+forma di un aulico tempio. Il palazzo reale sorge in una bellissima
+situazione; è circondato da graziosi giardini. Vi rimarcò la famosa
+cappella di Ruggiero, curioso monumento, il cui interno produsse nel
+garibaldino antiquario un’impressione di stupore commista ad un non so
+che di misterioso. Non potè visitare tutte le chiese ed i conventi; ci
+voleva un anno, tanto sono numerosi; vi basti dire che quest’ultimi
+sono nientemeno che novanta, quaranta pei maschi, e cinquanta per le
+femmine! Quanto ai prodotti del suolo, dice che sono copiosissimi;
+seta, vino, olio, aranci, cedri, pistacchi, mandorle, frutta secche,
+tonno e altro, pesce moltissimo, poi cordami, ambra gialla, manna,
+coralli, sale, seme di lino, canape ecc. ecc.
+
+La popolazione di Palermo è, a un dipresso, pari in numero a
+quella di Milano; ma al vedere il va e vieni continuo per le vie,
+l’ingombramento, l’incontrarsi delle carrozze da nolo (meschine assai),
+dei passeggeri d’ogni condizione, d’ogni età e sesso, si crede in
+sulle prime che la popolazione sia molto più numerosa, e l’industria,
+il commercio più considerevoli; ma poi si scorge che questa attività
+proviene in parte dall’ozio della maggioranza del popolo, e dalla
+necessità di andare a cercar mezzi di sussistenza nelle case di carità,
+e nei conventi, ove si fanno giornaliere distribuzioni; quindi, allato
+del lusso sfoggiato da pochi, si vedono migliaja di mendicanti, alcuni
+dei quali di schifoso aspetto. Nella state il calore vi è sì intenso,
+che si chiudono le case e le botteghe prima del mezzodì, per riaprirle
+verso le cinque della sera; in quest’intervallo tutto è silenzio
+e quiete, e il viaggiatore che, sfidando il sollione, visitasse
+Palermo in quelle ore, crederebbe di camminare nelle spopolate vie
+di Ercolano o di Pompei. Ma al vespro, gli affari e i piaceri (che ne
+sono la causa) riprendono il loro corso e si prolungano fino a notte
+inoltrata[33].
+
+Ma è tempo di ritornare a Valentino che, camminando veloce, era già
+un pajo di miglia fuori di Palermo. Dopo un altro tratto di strada,
+ad uno svolto, vide venirgli incontro una carrozza di una forma tanto
+antica che pareva un confessionale, tirata da uno slombato ronzino, che
+trottellerava però di buona voglia, sapendo di esser vicino alla città.
+Nella carrozza scorgevasi un uniforme rosso.
+
+— Dovrebb’esser lui! sclamò Valentino, e sedendosi sul margine della
+strada attese la carrozza.
+
+Infatti era Roberto.
+
+— Ohe! gridò Valentino affacciandosi allo sportello.
+
+— Oh! sei tu Valentino! sclamò Roberto, e tesa la destra all’amico che
+gli correva al fianco, tirò per l’abito il suo Automedonte, il quale
+piegando all’indietro tirò anche lui di conseguenza le redini e fermò
+il cavallo.
+
+— Oh! quanto m’è caro di vederti!
+
+— E io?... ti sono venuto incontro, tant’era la smania di sapere
+cos’era avvenuto di te.
+
+— Mille grazie il mio buon Valentino!... Aspetta che scendo... Questa
+maledetta carrozza mi ha tutto sconquassato... Palermo è lontano?
+
+— Due miglia, non più.
+
+— Bene, facciamole a piedi insieme.
+
+— Volontieri.
+
+Roberto, pagò il vetturale, si cinse la spada, trasse dal legno la sua
+borsa da viaggio, e pigliato il braccio dell’amico s’avviò seco lui di
+buon passo alla volta della città.
+
+— Dì, Garibaldi è a Palermo?
+
+— Sì.
+
+— Tanto meglio... ho una lettera per lui...
+
+— Ti fermi a Palermo?
+
+— Spero di sì... a meno che il generale non mi rimandi colla risposta.
+
+— Ah! che ne dici della nostra entrata in Palermo? disse Valentino
+fermandosi, e ponendosi le mani dietro la schiena.
+
+— Una meraviglia, mio caro, una meraviglia!... Non vedeva l’ora d’esser
+teco per sapere per filo e per segno come fu la cosa...
+
+— Chi sa cos’avrete detto voi altri al sentire questa bella notizia...
+
+— La fu una Providenza, mio caro! una vera Providenza!... Senza questa
+bella notizia che sospese le mosse dei borbonici che ci attorniavano,
+forse a quest’ora.... io non era qui a chiacchierare con te.
+
+— Diavolo!
+
+— Ma, certo! Che volevi che facessimo noi, un pugno di gente, contro
+di loro che erano a migliaja? Sì, ci siamo barricati bell’e bene...
+avremmo fatto un fuoco d’inferno, ci saremmo difesi fino all’estremo;
+ma poi, come continuare senza rinforzi, senza munizioni, e quel che
+è peggio, senza notizie di Garibaldi?... Intanto la è andata bene; i
+borbonici sono là sbalorditi, senza notizie, senza comunicazioni col
+loro generale in capo...
+
+— Ora sono fritti, te lo dico io! A Palermo vedi... Ecco la città!
+guarda quanti campanili, guarda il castello... È in mano nostra, vedi!
+
+— Raccontami, Valentino, raccontami come avete fatto ad entrare in
+Palermo. Brucio di voglia di saperlo.
+
+— Ecco qua. La sera del 26, a Misilmeri, io dormiva pacificamente,
+quando mi sento tirare una gamba. Apro gli occhi, e vedo il mio
+capitano che con altri uffiziali e sott’uffiziali andavano svegliando
+senza far rumore i nostri sdrajati qua e là sulla collina. In un attimo
+fummo in piedi e in rango, sotto le armi. Mezz’ora dopo tutti, tutti
+ve’! marciavamo sui monti. Potevano essere le dieci di sera.
+
+— Chi marciava innanzi gli altri?
+
+— Ecco com’eravamo disposti; te lo posso dire di preciso, perchè mi
+sono passati sotto gli occhi tutti, prima ch’io potessi trovare la mia
+compagnia.
+
+— Era notte fitta eh!
+
+— C’era la luna... (Pare che in Sicilia non ci sia notte senza luna),
+ma capisci! non si può veder da lontano come di giorno...
+
+— Dunque?
+
+— Dunque, ecco con che ordine si marciava.
+
+L’avanguardia era formata dalle Guide e da un corpo formato di militi
+levati dai Cacciatori delle Alpi, tre per compagnia, ed era comandata
+dal maggiore Tückeri, quell’uffiziale ungherese che sai[34].
+
+— Vedo, vedo!... e poi?
+
+— Poi veniva La Masa coi _picciotti_. Dopo i _picciotti_ c’erano i
+bersaglieri genovesi; e finalmente due battaglioni di Cacciatori delle
+Alpi, ed io con loro.
+
+— E avete camminato...
+
+— Senti, Roberto! rispose Valentino ponendosi una mano sul petto; ne ho
+vedute, ne ho fatte delle strade in vita mia... Non è la prima volta
+che fo il soldato sotto Garibaldi...; ma ti assicuro che strade così
+scellerate... così inique... Ti ricordi quella strada che abbiam fatta
+assieme per arrivare a Parco?... Era cattiva vero?... Ebbene fa conto
+che la sia il Sempione in confronto di quella che ti dico...
+
+— Capisco, capisco!...
+
+— Ma no, chè se uno non le ha fatte quelle strade non può capire come
+le sieno! Perchè, vedi, io ho detto strade, tanto per spiegarmi;
+ma non le sono strade, ma piuttosto screpolature del monte, tracce
+di ruscelli passati per l’erba dopo un temporale... Insomma ad ogni
+tratto s’udiva una bestemmia, e uno di noi, o scappucciava, o cadeva
+rotoloni, o picchiava della testa contro un masso; talvolta credevi di
+mettere il piede sul sodo e invece lo affondavi in un buco, a rischio
+di scavezzarti una gamba. Su, giù, poi ancora su, per discendere di bel
+nuovo; si voltava a destra, poi subito a sinistra; si attraversarono
+certi torrenti coll’aqua fino al ginocchio. Buon per me che so
+nuotare!.... diceva io; poi se sono passati gli altri prima di me,
+passerò anch’io;... e via!... C’era de’ momenti in cui credevamo di
+andar dritti dritti all’inferno... Oh che strade! Oh che notte! Oh che
+strapazzi!
+
+— E poi? chiese Roberto ridendo delle smanie dell’amico.
+
+— Finalmente, quando Dio volle, rotti per la fatica, con una spanna
+di lingua fuori, si arriva, che faceva già chiaro, alle prime case,
+a Porta Termini. Ci siamo! ho detto fra me. Avanti! e silenzio...
+silenzio! ci dicevano con voce bassa gli uffiziali. Ma i _picciotti_,
+avvezzi a far baccano, invece di starsene zitti, si mettono a saltare,
+e a gridare con quanto fiato hanno in corpo: Viva Garibaldi!... viva
+Garibaldi!
+
+— Silenzio, perdiosanto! dicono i capi con voce strozzata; silenzio! Eh
+sì! I _picciotti_, ritoccano: Viva qua! viva là!
+
+— Che fatalità!
+
+— Che vuoi! adesso che la è finita, li compatisco; l’allegria uno la
+tiene in corpo, un altro no; è quistione di temperamento!... Quelle
+maledette grida diedero l’allarme ai Napoletani. Dàlli, dàlli! presto,
+presto! In un momento sono tutti in piedi,... arrivano di corsa,
+difendono porta Termini colle barricate... La nostra avanguardia, che
+senza quelle grida entrava in Palermo addiritura, senza trar colpo,
+visto che era scoperta si fa innanzi...; ma è ricevuta a fucilate...
+I _picciotti_, non ancora avvezzi alle schioppettate, piegano un
+pochino... Allora ci avanziamo noi,... cioè si fa innanzi il primo
+battaglione de’ Cacciatori delle Alpi... Si fa fuoco, si cerca di
+correr dentro... ma non c’è verso... Arriva a passo di carica il
+secondo battaglione... Allora anche i _picciotti_ piglian coraggio...
+Avanti, avanti!...
+
+— E io non ci doveva essere! gridò Roberto tendendo i pugni.
+
+— Tutto ad un tratto si sente il cannone... Corpo del diavolo! erano
+i Napoletani che ci tiravano cannonate a più non posso dalla Porta S.
+Antonino... Ci pigliavano di fianco!
+
+— E allora?
+
+— E allora, al solito: Alla baionetta! avanti! Il maggiore Tückery, e
+tre guide, scavalcarono pei primi la barricata... Tückery cade;... una
+palla lo aveva colpito nel ginocchio. Subito dopo stramazza Benedetto
+Cairoli, ferito anche lui in un ginocchio[35]. Avevamo dinanzi lo
+stradone che mette dritto nella città.... e non potevamo avanzare...
+
+— Perchè?
+
+— Per un maledetto cannone, piantato là in faccia a noi, e che tirava
+a mitraglia... Un colpo dopo l’altro, con una furia!... Quando...
+Indovina un po’ cosa succede?... Succede che uno dei volontarj
+genovesi, per far coraggio ai _picciotti_, visto che le parole
+servivano poco (forse non si capivano bene), decise di spingerli
+avanti animandoli col suo esempio. Piglia quattro sassi, se li pone
+sulle braccia; poi dice ad un compagno: «Ficcami quella bandiera
+sotto un’ascella.» Detto fatto. Allora corre innanzi a testa bassa,
+infischiandosene della mitraglia; poi, arrivato ad un certo punto, si
+ferma in mezzo allo stradone; mette giù i suoi sassi e vi pianta in
+mezzo la bandiera...
+
+— Pare impossibile!
+
+— Poi le si pone a sedere vicino, tranquillamente, colle braccia
+incrocicchiate sul petto...
+
+— Ma è proprio vero? sclamò Roberto fermandosi sui due piedi, e
+fissando l’amico.
+
+— Se è vero? Ma l’ho veduto io con questi occhi!... E poi domanda ai
+nostri e vedrai!... Allora _picciotti_ e garibaldini si precipitano
+avanti, oltrepassano il Genovese e la bandiera, e giungono fin presso
+la porta della città...
+
+— Bravi, bravi, perdio!... E come si chiama questo intrepido Genovese?
+
+— Non lo so!... mi rincresce, ma non lo so![36]
+
+— Peccato!... E così?
+
+— Siamo al punto decisivo. Noi, a dirtela in confidenza, non ne
+potevamo più; il nemico ci serrava addosso di fronte, ai fianchi...
+Io non sapeva in che mondo mi fossi! Quando ad un tratto sentiamo un
+baccano d’inferno dalla parte della città; erano grida confuse, era
+un fracasso come quando all’avvicinarsi d’un temporale, sbattono con
+violenza porte, griglie, usci;... oltre ciò un maledetto scampanare...
+
+— Cos’era?
+
+— Erano i Palermitani che si levavano in massa addosso ai Borboni...
+
+— Che rimasero tra due fuochi?
+
+— Tra due fuochi, proprio tra due fuochi! Allora dovettero battersela
+per salvar la pelle, e noi, dentro con Garibaldi, e innanzi innanzi
+fino alla piazza di Fiera vecchia, dove trovammo quei del comitato,
+il municipio e migliaja e migliaja di persone, che ringraziarono il
+generale, che ci abbracciarono levandoci di peso da terra. Vecchi,
+donne, fanciulli, preti, frati, monache... sì, Roberto, anche le
+monache... (e ve ne sono di belline ve’!); chi piangeva, chi rideva...
+Senti, Roberto!... ne ho ricevute delle dimostrazioni (e così dicendo
+s’arrotolava fra le dita le estremità dei baffi), a Varese, a Como,
+a Bergamo e Brescia, e poi anche qui a Salemi, a Misilmeri ecc. ecc.
+ma come quelle di Palermo...» e agitava le braccia come a dire: è
+impossibile vederne di più calorose, di più entusiastiche.
+
+— Cos’avrei pagato per essere presente! disse Roberto sospirando.
+
+— Te lo credo, Roberto, te lo credo! Vedi... al solo parlarne mi
+vengono le lagrime agli occhi,... ma le son lagrime che danno
+piacere... perchè rammentano una buona azione. A pensare al
+divertimento, al gusto che si piglia a far del bene, non so capire
+come ci sia a questo mondo della gente, la quale potrebbe farne tutti i
+giorni, e che invece arrabbia, soffre, si dispera, e crepa se occorre,
+e tutto questo per far del male...
+
+— Seguita, seguita il tuo racconto.
+
+— Quando entrammo in Palermo potevano essere le cinque e mezzo del
+mattino. Tanto noi che i Palermitani ci ponemmo subito all’opera,
+barricando contrade, chè il già fatto era molto, ma c’era bene
+altro!... Intanto che si lavorava, che si correva di qua e là, che si
+stanano i regj, ecco che verso le dieci casca giù una bomba, poi due,
+dieci, cento, e via via, in men che nol dico, le venivan giù fitte che
+parevan gragnuole... E che bombe ve’!... ce n’eran di quelle che io
+arrivava appena appena a circondare colle braccia... E non solo bombe,
+ma palle arroventate, e certe altre... Non so come le chiamano!... ma
+dicono che, dove toccano, nasce subito un incendio.
+
+— Chi sa quante vittime!
+
+— Te lo lascio immaginare! Ma quasi non bastasse il bombardamento,
+ecco i legni napoletani che erano nel porto, schierarsi e cominciare il
+fuoco dall’altra parte.
+
+— E il generale?
+
+— Il generale stava sulla piattaforma nella piazza del Pretorio insieme
+ai capi dell’insurrezione ed ai suoi uffiziali di stato maggiore.
+Intanto s’era fatto notte e il bombardamento continuava, non colla
+furia di prima, ma continuava. Palermo era tutto illuminata e in
+festa...
+
+— Sarà stato un curioso contrasto.
+
+— Altro che!... La mattina del 28 si sentì un baccano indiavolato
+per le strade; erano i prigionieri politici liberati e condotti in
+trionfo;... scapparono però in quella confusione anche dei birbanti,
+che di politica non se ne impicciarono mai, e che avrebbero fatto
+meglio a restar dove erano. Intanto i regj seguitavano a ceder terreno,
+vuotando la Vicaria e le caserme e riparando nel castello...
+
+— In quel giorno respirammo anche noi là a Parco. Mentre ci aspettavamo
+un assalto in tutte le regole, che è che non è, i regj se ne vanno via
+quatti quatti...
+
+— Mi ricordo infatti che in quel giorno ci venne fatto di sapere che le
+truppe napoletane che erano a Monreale e a Parco, cercavano rifugiarsi
+a Palermo... Arrivarono nel porto due vapori carichi di soldati e che
+parevano volessero sbarcare... Ne avevano tutta la voglia, ma altro è
+volere altro è potere!... Di lì a poco corse voce di una sospensione
+d’armi. C’entrò di mezzo un ammiraglio inglese, ma a dirtela schietta
+non so bene come sia stato questo negozio...
+
+
+Riempiremo la lacuna lasciata da Valentino.
+
+Il castello continuava il bombardamento, infame ed inutile opera
+di distruzione. Intanto l’ammiraglio inglese Mundy faceva le sue
+pratiche presso Garibaldi, e questi dava il suo consentimento alla
+sospensione delle ostilità; ma non per tanto il bombardamento del
+castello continuava, e i regj, approfittando della rilasciatezza dei
+nostri nel guardare i posti, avevano preso possesso di alcune barricate
+presso alla piazza Reale, e incendiate alcune case. Il dittatore già si
+preparava a scrivere all’ammiraglio, e a lamentarsi della violazione
+dei patti, quando giunse a lui il luogotenente di vascello Wilmot,
+dicendo che non avendo il commodoro data risposta, il generale era
+libero di riprendere le ostilità. Così fu fatto, e poche bombe alla
+Orsini lanciate contro i regj, bastarono per metterli in fuga, e per
+riprendere le posizioni perdute.
+
+Da queste velleità dei comandanti l’esercito napolitano, si vede chiaro
+come essi si trovassero da una parte spaventati da Garibaldi e dalla
+rivoluzione, e dall’altra stimolati dall’amor proprio d’una rivincita,
+sembrando loro troppo disonorevole, che un esercito bene ordinato di
+venti e più mila uomini si ritirasse in faccia a gente senza disciplina
+e senza armi.
+
+Nella notte dal 28 al 29 partivano nella direzione di Termini alcuni
+legni della flotta napoletana. Il bastione di Montalto, a sinistra del
+palazzo reale, veniva sgombrato dai Napoletani che vi lasciarono un
+cannone da trentadue. Il 29, il corpo dei regj che occupava il palazzo
+delle finanze, mandava un parlamentario per ottenere di ritirarsi; ciò
+non veniva concesso. Si veniva a conoscere che il castello, mancando
+di aqua e di viveri, non poteva a lungo sostenersi. Un caposquadra
+recava notizie sullo stato delle vicine campagne ingombre d’insorti;
+altri dispacci accennavano a forti guerriglie che molestavano i regj a
+San Martino, alla Favorita, a Monreale, a Parco; e che già gli insorti
+venivansi raccogliendo nelle piane del Borazzo, e di Santa Teresa.
+
+
+— Verso le tre dopo mezzodì, (prese a dire Valentino continuando il suo
+racconto), la città fu tutta sossopra.
+
+— Perchè?
+
+— Ti dirò; due vapori che, come t’ho detto, erano nel porto, tentarono
+di sbarcare le truppe che avevano a bordo, presso la porta dei Greci;
+la popolazione di quelle vicinanze cominciò a fuggire in città,
+portandovi l’allarme e la confusione. Quasi nello stesso momento
+s’udirono cannonate e schioppettate sul bastione, tra il castello ed
+il palazzo reale. Erano alcuni cittadini coraggiosi, i quali avevano
+tentato d’impadronirsi di un certo gruppo di case, per tagliar le
+comunicazioni tra i regj ch’erano sul bastione e quelli chiusi in
+castello.
+
+— La era ben pensata!
+
+— I Napoletani fecero un fuoco del diavolo; i Palermitani risposero;
+ma dopo un po’ di tempo s’accorsero che non avevano più munizioni;
+se ne accorsero anche i regj, e ne approfittarono, sbucando fuori
+e ricacciando i cittadini là dove erano venuti. Garibaldi se ne
+stava desinando, quando gli si presentò il capitano Piva narrandogli
+l’occorso. Il generale, udito che l’ebbe, si alzò dicendo: È meglio
+che vada io stesso.» Vi andò, e, al solito, colla sua presenza mutò
+la faccia delle cose, e i regj ebbero di grazia di potersi ritirare.
+Garibaldi, nonostante le preghiere di noi altri tutti, rimase durante
+il tafferuglio nel bel mezzo della strada parlando, e incoraggiando i
+combattenti. Un Siciliano, ferito nel capo, cadde dinanzi al generale,
+che lo sostenne tra le sue braccia; Türr, fu colto in una coscia da una
+palla di rimbalzo mentre stava allato del generale. Infine, vedendo
+che la cosa andava per le lunghe, Garibaldi rivoltosi ai nostri che
+gli stavano intorno, gridò: Andate un po’ là voi altri e finitela.» E
+noi, serratici insieme, via di corsa!... Ci trovammo tanto vicini ai
+borbonici, da poter gittare in mezzo a loro una bomba all’Orsini, che
+scoppiò, e buttò in terra sette soldati napoletani. Allora Garibaldi
+disse al trombettiere che aveva presso, di suonare la carica... e i
+regj scapparono. Questa mattina poi, quand’io, attraversava Palermo
+per venirti incontro, ho sentito dire che il general Lanza, a mezzo
+dell’ammiraglio inglese, aveva chiesto un abboccamento.
+
+Intanto Valentino e Roberto erano arrivati a Palermo.
+
+L’abboccamento chiesto dal general Lanza, e a cui Valentino fece
+allusione, è quell’istesso da noi accennato nel principio di questo
+capitolo.
+
+Il dittatore aveva risposto, non avere alcuna obbiezione a fare, ed
+esser pronto a venire a conferenza col generale napoletano a bordo
+dell’_Hannibal_; manderebbe a’ suoi, ordine di cessar il fuoco:
+l’armistizio comincerebbe a mezzodì, e che ad un ora pomerediana il
+convegno avrebbe luogo sul legno ammiraglio. Il colonnello Türr,
+ispettore generale delle forze nazionali, mandò la risposta del
+dittatore al general Lanza, a mezzo del luogotenente di vascello
+Wilmot[37].
+
+Perchè l’armistizio cominciasse a mezzodì, Garibaldi aveva mandato
+l’ordine di cessare il fuoco un’ora prima. Ma in quel momento una
+colonna napoletana, provista d’artiglieria presentavasi a porta
+Termini. Invano la bandiera bianca segnò l’armistizio; la colonna
+mosse all’assalto, ed il castello vi cooperò con le solite bombe.
+Parecchi uffiziali dei nostri montarono sulle barricate proclamando
+l’armistizio, ma la colonna non ne volle sentire, e fece fuoco.
+Garibaldi in quel punto cominciò a credere che l’armistizio non avesse
+più luogo, quando due parlamentarj regj vennero a lui chiedendogli
+scusa dell’occorso e dichiarando essere stato un malinteso. Intanto i
+Napoletani si avanzavano, e il luogotenente Wilmot, che veniva recando
+il consenso dell’ammiraglio, si trovò involto tra le schiere dei regj.
+Garibaldi, raccolte allora le sue riserve, marciò innanzi. Una bomba
+lanciata dal castello, scoppiò vicino a lui; i borbonici abbassarono
+i fucili, vi fu un momento in cui la vita del dittatore si credette
+perduta. Finalmente il luogotenente Wilmot, persuadendo i regj del loro
+errore, riuscì a farli retrocedere.
+
+All’ora determinata ebbe luogo l’abboccamento; da parte dei regj,
+v’era il generale Letizia, e il comandante la stazione navale; da parte
+nostra, lo stesso Garibaldi, accompagnato dal colonnello Türr.
+
+L’ammiraglio inglese aveva frattanto invitato i comandanti della
+squadra francese ed americana perchè fossero presenti alla conferenza.
+
+Il generale Letizia porse in iscritto i sei punti sui quali desiderava
+aprire la conferenza.
+
+Queste proposte mostravano chiaramente in che stato si trovassero i
+Napoletani.
+
+Erano le cinque quando la conferenza terminò. Il ritorno di Garibaldi
+e l’annunzio dell’armistizio di ventiquattro ore (benchè non si
+conoscesse ancora il risultato dell’abboccamento) infuse nuovo
+coraggio nei cittadini, che si apparecchiarono con maggiore alacrità
+alla difesa. Preti, uomini e donne, tutti lavoravano alle barricate;
+sui tetti si ammassavano pietre ed altri projettili da rovesciare
+sugli assalitori; ai Cacciatori delle Alpi ed ai _picciotti_, furono
+assegnati i posti da difendere; i più intelligenti e stimati tra
+i cittadini andavano rassicurando il popolo, e lo incoraggiavano a
+combattere per la libertà e per l’Italia.
+
+Il popolo era ansioso di sapere il risultato della conferenza, e
+Garibaldi non lo fece lungamente aspettare. Apparve un suo proclama
+il quale diceva. — Il nemico mi ha proposto un armistizio. Io accettai
+quelle condizioni che l’umanità dettava si accettassero; ma fra queste
+una ve ne era umiliante per la brava popolazione di Palermo, ed io la
+riggettai con disprezzo. Il risultato della mia conferenza di oggi
+fu dunque di ripigliare le ostilità dimani. Io ed i miei compagni
+siamo festanti di potere combattere accanto ai figli del Vespro, una
+battaglia che deve infrangere l’ultimo anello della catena con cui fu
+avvinta questa terra del genio e dell’eroismo.»
+
+Garibaldi non aveva accettato dal generale Letizia la quinta proposta,
+cioè: che il municipio dovesse indirizzare un’umile petizione al re,
+esponendogli i bisogni della città. Noi non possiamo capire come si
+potessero fare ad un generale e ad un popolo vincitori, proposte di
+simile natura; ma è questo un segno della collera di Dio, di istupidire
+chi n’è colpito.
+
+La mattina del 31, militi e popolo si preparavano a riprendere le
+ostilità, quando un parlamentario, inviato da Lanza al dittatore,
+gli domandava una scorta pel generale Letizia, che per le dieci
+antimeridiane desiderava un colloquio con lui; il dittatore
+accondiscese, e alle dieci in punto il generale borbonico entrava
+nel palazzo Pretorio ed esponeva al dittatore: Essere impossibile
+trasportare tutti i feriti prima del mezzodì in modo che, ove
+l’armistizio non venisse protratto, il suo scopo riuscirebbe
+vano. Domandò inoltre un armistizio indefinito, facendo sperare la
+probabilità di un accomodamento, onde schivare altro spargimento di
+sangue[38].
+
+Il dittatore negò l’armistizio indefinito, ed offrì il prolungamento di
+giorni tre, che venne accettato dal generale Letizia.
+
+La città ricevette a malincuore l’annunzio del protratto armistizio;
+il fervore di combattere aveva invaso l’animo dei cittadini, i quali
+inoltre sospettavano che la tregua potesse riuscire di vantaggio
+al nemico, e di scapito per essi. Invece l’armistizio giovava alla
+causa della libertà; perciocchè, non solamente si guadagnava tempo
+onde costruire nuove barricate, e organare alla meglio le squadre dei
+volontarj, ma si dava agio ai Napoletani di disertare, come infatti
+accadde di molti ufficiali, che trascinati dalle idee liberali,
+abbandonarono la bandiera borbonica e si raccolsero sotto quella di
+Garibaldi. Di più, l’esercito napoletano a poco a poco stancavasi e
+demoralizzavasi, mentre all’annunzio della presa di Palermo, altri
+comuni dell’isola si ribellavano, e nuovi volontarj venivano ad
+ingrossare le nostre schiere.
+
+Nel pomeriggio di quel giorno stesso il dittatore fece un giro
+d’ispezione per la città. Fu uno di quei trionfi già da noi descritti,
+e che forse sembreranno troppo grandi per un uomo; quell’idolo popolare
+vestito della sua casacca rossa, e con un fazzoletto colorato intorno
+al collo, camminava a passo lento in mezzo al popolo numeroso che
+delirante gridava, acclamava, si gittava ai suoi ginocchi, e come a
+liberatore gli baciava la mano, e toccava religiosamente i lembi delle
+sue vesti. E in mezzo a tanto fremito e delirio, Giuseppe Garibaldi
+era calmo, sereno e col sorriso sulle labbra. Egli fermavasi, ora a
+raccomandare la quiete, ora ad ascoltare i lamenti degli infelici che
+avevano avute le case arse e saccheggiate. Quanto un popolo meridionale
+sa fare e dire in momenti di tanta esaltazione, tutto fu fatto e detto
+intorno al generale in quelle ore sublimi di morale trionfo.
+
+Ritornato al palazzo Pretorio, fu come assalito dagli uffiziali inglesi
+ed americani, dal console degli Stati Uniti, e dal console svizzero,
+venuti a salutarlo, o a congratularsi con lui della sua vittoria.[39]
+
+Poco dopo, dal palazzo delle finanze sventolava una bandiera
+parlamentare, e da quel momento furono aperti i negoziati perchè i regj
+sgombrassero quel palazzo, che poi fu ceduto il 2 giugno, nel quale
+giorno, perchè prossimo al termine dell’armistizio, i lavori delle
+barricate e i preparativi di guerra per parte dei nostri procedevano, e
+si recavano a compimento col concorso di tutte le classi di cittadini,
+e con tanto ardore che lo stesso Garibaldi meravigliato se ne
+congratulò in un suo proclama ai Palermitani.
+
+Il general Lanza era intanto riuscito a far conoscere alla corte di
+Napoli che qualunque ulteriore resistenza in Palermo sarebbe tornata
+inutile, e che quindi bisognava sgombrare la città; e il governo fu
+costretto a cedere a quello stesso che egli aveva poc’anzi chiamato
+sprezzantemente un filibustiere. Al cospetto de’ suoi popoli, al
+cospetto di tutto il mondo, i Borboni di Napoli, dovettero volgersi
+supplichevoli al vittorioso popolano, se vollero salvare la truppa dal
+furore della rivoluzione.
+
+Tanto dispetto veniva però raddolcito dalla speranza di una rivincita,
+perciocchè concentrando il nerbo delle loro forze in Messina e
+possedendo ancora i forti di Siracusa e di Augusta a tempo ed a
+luogo lusingavansi di riconquistare la Sicilia, come nel 1849 aveva
+fatto Ferdinando II per mezzo del generale Filangeri. Non per tanto
+fu raccomandato al generale Lanza di capitolare non da vinto, ma da
+soldato forte ancora, e che cedeva unicamente per principj di umanità;
+l’onore delle armi in ispecial modo doveva essere salvato in faccia
+all’Europa.
+
+Era nelle intenzioni di Garibaldi di non umiliare troppo l’esercito
+napoletano; chè anzi giovava cattivarsi l’animo di esso con atti
+generosi; perciò determinò di agire secondo la bontà dell’animo suo,
+e tanto più nobilmente, quanto più feroce, e inumano egli era stato
+dipinto dal governo di Napoli.
+
+Oltracciò il castello, presidiato da molta truppa poteva ancora
+resistere, e, dove avesse continuato il bombardamento, la città
+sarebbe andata in rovina, e molta strage sarebbesi consumata, e
+danni incalcolabili ne sarebbero venuti. Sotto la pressione di questi
+riguardi, che per altro grandemente onorano la prudenza, la politica
+e i sensi umanitarj di lui, il dittatore acconsentiva alle molte
+richieste del nemico, e il 6 giugno stipulava una convenzione, la quale
+venne fedelmente mantenuta, e che pose fine alla ruina di Palermo.
+
+
+
+
+CAPITOLO XII.
+
+Troppo tardi!
+
+ Tutti i milioni di Rothschild non valgono
+ a comperare mezz’ora.
+
+ Dr. PAOLO MANTEGAZZA. (_Il bene ed il male_).
+
+
+Lettori, se non vi rincresce, torniamo in Lombardia; vi staremo per
+poco.
+
+La mattina del 9 giugno 1860, due signore passeggiavano nel giardino
+che circonda una graziosa e solitaria villeggiatura posta a mezzo il
+colle detto Campo de’ fiori, che sorge tra i due monti Valgrande e
+Maria del monte, poco lungi dalla strada che da Gavirate conduce a
+Laveno, che è quanto dire, dal lago di Varese al Verbano.
+
+La più giovane delle due (la padrona di casa), passeggiava pian piano,
+fiutando un garofano, con una cert’aria di abbandono e di languore,
+come di persona avvezza a volar via lontano lontano col pensiero...
+Dove poi si posassero i suoi pensieri, a noi poco importa il saperlo.
+Fatto sta ch’essa volgeva gli occhi semichiusi a destra, a sinistra,
+innanzi a sè, senza badare più che tanto alla stupenda scena che
+offrivano quegli incantevoli dintorni, vivificati dai nascenti raggi
+del sole.
+
+L’altra signora, molto più attempata, dava segno, camminando, della più
+viva impazienza. Affrettava il passo, indi retrocedeva per porsi a lato
+della sua amica; poi si fermava, e sospirando, e crollando il capo,
+guardava giù verso Lainate, e sulla strada che, radendo il lago di
+Varese, mette a Gavirate.
+
+— Quanto tarda questo benedetto Amedeo, quanto tarda!...
+
+— Sarà in ritardo la diligenza!
+
+— Eppure è l’ora, rispose la contessa Emilia, consultando per la decima
+volta l’oriuolo che portava alla cintura. Ah! Irene, che martirio è
+l’aspettare!» e camminava innanzi battendo palma contro palma.
+
+Irene a queste parole, si portò la mano alla bocca per soffogare una
+risata.
+
+— Ah! esclamò la contessa fermandosi, sento rumore di carrozze...
+Guarda un po’ tu, Irene, che ci vedi meglio di me.
+
+— È la diligenza!... Eccola...
+
+La contessa Emilia, postosi il suo _pince-nez_, guardò giù sulla strada
+ripetendo: Eccola, eccola!... Ah finalmente! adesso Amedeo non può
+tardar molto... Vo a vedere!
+
+Così dicendo la contessa entrò frettolosamente in casa.
+
+
+Come si trova qui questa signora? — Amico lettore, te lo dico subito.
+
+La contessa Emilia era già da qualche giorno nella sua villa nel
+piano d’Erba, quando verso gli ultimi di maggio le giunse da Genova
+una lettera di suo nipote Ernesto, colla quale le annunciava ch’egli
+sarebbe partito il 10 giugno colla brigata Medici, alla volta di
+Palermo.
+
+La zia gli rispose tosto che sarebbe venuta a Genova ad abbracciarlo,
+prima che partisse. Poi, tornata a Milano, s’era affacendata a
+prevedere tutto ciò che, secondo lei, suo nipote doveva portar con
+sè. La buona signora, nella foga del suo zelo materno, aveva messo
+a contribuzione non so quanti bottegaj, dal sarto al Rainoldi,
+accumulando fagotti, cassettine, involti ecc. ecc. tanto che, quando le
+parve di aver nulla dimenticato, quelle provigioni capivano a stento in
+un’enorme cassa di legno, solidamente accerchiata di ferro.
+
+La contessa volle metter mano ella stessa, (ajutata però dalla
+cameriera) al collocamento di tutti questi oggetti. Dispose sul fondo
+della cassa due coperte di lana che, diceva, dovevano essere _tanto
+zucchero_ pel nipote; vi sovrappose non so quante paja di camicie
+di tela, bianche e colorate, di mutande, di calze, di fazzoletti;
+un corredo da sposi insomma! Sulla biancheria distese tre o quattro
+gazzette, e su di esse, due abiti completi, l’uno dei quali da portarsi
+dal nipote in occasione di visite; _frak_, calzoni, _gilet_ neri, e su
+questi, due candide cravatte già artisticamente annodate, e una dozzina
+di guanti color burro.
+
+Savina, la cameriera, quando ebbe vedute le cravatte e i guanti, osò
+osservare alla padrona che, secondo lei, un garibaldino avrebbe forse
+potuto farne senza. Così non lo avesse detto! chè la contessa, pigliò
+in mala parte quell’osservazione, attribuendola a poca affezione per
+quel suo povero figliuolo, com’ella pateticamente lo chiamava.
+
+Sugli abiti (previo un altro strato di gazzette) la buona vecchia
+schierò (in modo da utilizzare ogni minimo spazio, ogni cantuccio)
+saponi odorosi, aqua di Colonia, cartocci di polvere di Cipro, di
+mandorle profumata coll’_ireos_, sigari di tutte le qualità, una posata
+e un bicchiere d’argento, tre libbre di cioccolata, una scatoletta di
+cristalli d’acido citrico per le limonate....
+
+— La scusi, signora contessa, osservò l’incorreggibile Savina; io
+sono una povera ignorante, ma ho sentito dire che in Sicilia i limoni
+abbondano come da noi i sassi...
+
+— Cosa sai tu di queste cose! Dammi mano a finire che sarà meglio...»
+le rispose la padrona.
+
+Poi depose nella cassa due bottiglie di conserve, diligentemente
+incartocciate, due cassette di latta contenenti, l’una della gelatina,
+l’altra del brodo secco; non dimenticò la macchinetta pel caffè, un
+cartoccio di stoppini, una boccetta di spirito di vino, e, senza una
+nuova rimostranza di Savina, vi avrebbe ficcato anche un astuccio
+di solfanelli. Per ultimo, stese su tutta questa svariata mercanzia
+due dozzine di salviette. Mandato poi pel falegname, volle assistere
+all’inchiodamento del coperchio, e rabescare ella stessa su di esso,
+con un pennello, l’indirizzo, e due P giganteschi.
+
+Finito ch’ebbe, stette contemplando a lungo l’opera sua e la cassa; poi
+si tolse di là, asciugandosi una lagrima, tanto ne fu commossa.
+
+Sedata la commozione, messo il cuore in pace circa al corredo del
+nipote, la contessa Emilia pensò a sè medesima. Benchè avesse già
+veduti molti carnovali, tuttavia, per una inveterata abitudine, ella
+soleva concedere un posto importantissimo all’acconciatura. Il pensiero
+di doversi tra pochi giorni recare a Genova (non v’era stata mai),
+gliene aveva fatto nascere subito un altro, corollario del primo:
+
+— Ci vuole un cappellino nuovo! aveva detto meditando tra sè. Ci vuole
+un cappellino nuovo!... aveva, il dì dopo, ripetuto alla sua modista,
+la quale com’era naturale, s’era affrettata a rispondere:
+
+— Ma sicuro!... le pare!... una dama come lei.... È la stagione
+dei bagni, e Genova è piena di forestieri... Vi troverà anche molti
+Milanesi...
+
+— Basta così, basta così! La mi faccia subito un cappellino, ma!...
+
+— Lasci fare a me, signora contessa...
+
+— Me lo manderà a... Aspetti che ho qui l’indirizzo....» Così dicendo
+frugava nella borsa.
+
+— Lo so, signora contessa; lo manderò a Erba per...
+
+— No, no! rispose la contessa rimettendo, un viglietto alla modista. Il
+cappellino me lo manderà a Varese per Velate; dirigendolo a me presso,
+la signora Irene ****.
+
+La modista prese il viglietto e lo ripose.
+
+— Jeri ho trovato la mia amica Irene (continuò la contessa) la
+quale, sentito che io contava andare a Genova a salutare il mio
+Ernesto, mi disse: Vieni con me, Emilia, a Campo de’ fiori (è la sua
+villeggiatura); là siamo a poche miglia dal lago Maggiore; là presso
+passa due volte al giorno la diligenza che da Varese va a Laveno, in
+coincidenza coi Vapori del lago e quindi colla strada ferrata che da
+Arona mette dritto a Genova...
+
+— Quando parte la signora contessa? chiese la modista.
+
+— Posdomani vo coll’Irene a Campo de’ fiori; poi, il 9 del mese
+venturo, parto per Genova. Medici coi suoi, s’imbarca il 10... Dunque
+mi raccomando...
+
+— La si figuri! Entro la settimana ella avrà la cassetta col cappellino.
+
+— Siamo intesi... Addio!... Oh! a proposito, Dalia, la mia tosa, vieni
+con me un momento.
+
+— Sono qui! rispose Dalia, alzandosi e seguendo la contessa.
+
+— Ascolta, la mia ragazza, le disse questa quando furono sulle scale;
+mi vuoi preparare la lettera di raccomandazione che mi hai promesso pel
+tuo... Come si chiama?
+
+— Roberto.
+
+— Pel tuo Roberto?
+
+— Sono ai suoi ordini.
+
+— Bene, vieni su con me.
+
+
+L’alba del giorno 9 sorgeva raggiante a Campo de’ fiori, e la
+cassettina col cappellino non era ancor giunta. Aveva quindi ben
+ragione la contessa Emilia di dar nelle smanie, tanto più che, tardando
+ancora mezz’ora, non sarebbe giunta a Laveno in tempo di partire col
+piroscafo alla volta di Arona.
+
+Mentre la contessa Emilia sfogava il suo dolore colla Savina, che
+stavasene presso la famosa cassa, e pronta a montare in legno al primo
+cenno della padrona, ecco entrare Amedeo.
+
+— Finalmente! sclamò la cameriera alzando le braccia.
+
+— Finalmente! strillò la contessa correndogli in contro.
+
+— Ma che vuole!... Non è mia colpa se....
+
+— E la cassettina? dov’è la cassettina?...
+
+— La cassettina? ripetè Amedeo facendo gli occhiacci e spalancando la
+bocca ad uno sorriso sciocco. Non c’è....
+
+— Non.... c’è?
+
+— No, signora!
+
+— La ci deve essere! gridò la contessa battendo i pugni sulla cassa.
+
+— È quello che ho detto anch’io al conduttore della diligenza: La ci
+deve essere! Ma lui, dopo aver guardato da per tutto, rispose che non
+c’era...
+
+— Oh! povera me! gridò la contessa, piagnucolando. Come fare adesso?
+
+— Se ne fa senza, disse Irene, la quale, non vista, aveva assistito a
+quella scena.
+
+— Farne senza? Nossignora! rispose mezzo in collera la vecchia
+volgendosi a lei. Vuoi che io mi faccia vedere per Genova con un
+cappello da viaggio?... con quello straccio là? (e lo indicava). Di
+queste figure, mia cara, non ne ho mai fatte!... Scellerata
+modista!... dopo tante promesse!.... Ma se aspetta che io le faccia
+guadagnare ancora un sol centesimo, sta fresca! oh sì! sta fresca...
+
+— Cara Emilia, entrò a dire Irene, facendo forza a sè stessa per
+mantenersi seria, bisogna decidersi... Se tardi ancora, addio Vapore,
+addio strada ferrata, addio Genova....
+
+La contessa si pose a passeggiare la camera pel lungo e pel largo,
+gesticolando, e borbottando fra sè; poi fermandosi tutto d’un tratto,
+sclamò:
+
+— Partiremo questo dopo pranzo; andremo ad Angera col tuo legno...
+
+— È ai tuoi ordini...
+
+— Poi, piglieremo una barca, e in un quarto d’ora siamo ad Arona e di
+là col convoglio della sera si va a Genova... Sì, sì partiremo dopo
+pranzo.
+
+— Per me fa come vuoi, mia cara, rispose Irene con accento melato; più
+rimani, più ci guadagno... Oggi desineremo più presto del solito...
+
+— Grazie, mia cara, grazie! Chi sa che intanto non càpiti il cappellino?
+
+— Ma dì, Emilia, arriverai poi a tempo a salutare tuo nipote?
+
+— Sì; arriviamo a Genova stanotte e domattina con tutto mio comodo
+troverò Ernesto...
+
+— Fa come credi; per questa mattina già, anche che tu volessi
+partire, non sei più in tempo» rispose Irene, e ritornò in giardino a
+fantasticare co’ suoi pensieri.
+
+Infatti quel dì si desinò prima del consueto. Alle frutta s’intese
+d’improviso uno strido, che eccheggiò per tutta la casa; ed ecco
+entrare nel salotto da pranzo, Savina, la quale, col volto raggiante
+di gioja, e recando trionfalmente tra mano la sospirata cassettina,
+gridava:
+
+— Signora contessa, è qui!... è qui!
+
+Irene ed Emilia d’un balzo furono in piedi.
+
+— L’ha portata un contadino da parte di un vetturale che veniva da
+Varese....
+
+— Bravo, bravissimo! sclamò la contessa gongolando di gioja; e cavata
+una moneta d’argento: To’, Savina, le disse, dàlla a quel contadino.
+
+Recise le funicelle, scoperchiata la cassettina, levati via certi
+fogli di carta candida e sottile, finalmente apparve il cappellino. La
+contessa lo cavò fuori pian pianino, e mostratolo ad Irene, le disse
+sorridendo:
+
+— Ah! che te ne pare?
+
+— Bello!... Voglio provarmelo...» disse Irene e preso il cappellino
+dalle mani della contessa, si avvicinò ad uno specchio. Ma guarda un
+po’ cosa c’è dentro!... È un vigliettino appuntato nella fodera con uno
+spillo.
+
+— Da un po’ qui» rispose la contessa, e pigliato il vigliettino e
+apertolo, lesse queste parole:
+
+ Signora Contessa.
+
+ Faccia buon viaggio, e dica al suo signor nipote di salutarmi tanto
+ tanto il mio Roberto.
+
+ Dalia.
+
+— Povera tosa! Sì che glielo dirò!» e riposto il vigliettino,
+si appressò ad Irene, la quale intanto, acconciatosi in testa il
+cappellino, stava contemplandosi nello specchio, dicendo tra sè
+dispettosamente:
+
+— È molto più adattato per me che per lei... È un cappellino da vecchia
+codesto? Com’è ridicola!» Poi, levatoselo e postolo sulla testa di
+Emilia, soggiungeva ad alta voce: Ti sta _d’angelo_....
+
+
+Due ore dopo, la carrozza d’Irene si arrestava nella piazza d’Angera.
+Sul serpe sedevano il cocchiere e Savina, e dentro Irene ed Emilia,
+le quali erano a mezzo celate dall’enorme cassa che occupava tutto il
+sedile davanti e s’elevava tanto da servir d’appoggio alla schiena
+del cocchiere; la cassettina del cappellino era custodita dalla sua
+proprietaria, la quale se lo teneva sulle ginocchia.
+
+La carrozza venne tosto circondata dai curiosi che gironzavano
+sfaccendati per la piazza; tra questi si fece innanzi Martin-pescatore,
+il quale, sentito che si cercava una barca per Arona, trattosi
+rispettosamente il cappello, offrì alle signore la sua.
+
+Egli in quel giorno era venuto ad Angera per certe sue faccende e
+dovendo tornare a Sesto, cercava di approfittare di quell’incontro per
+guadagnare qualche soldo, poco importandogli di protrarre di qualche
+ora il suo ritorno a casa.
+
+— E perchè no, il mio uomo! disse la contessa scendendo dalla carrozza.
+Per me l’uno o l’altro fa lo stesso... Dov’è la tua barca?
+
+— Eccola, rispose additandola Martin-pescatore.
+
+— Bene! Mettici dentro quella cassa lì...
+
+— Sissignora...
+
+— Questa qui, più piccola, la porto io...
+
+Martino, ajutato dal cocchiere e da Savina, portò, barcollando sotto
+il peso, la cassa nella barca, accompagnato dalla contessa che gli
+gridava: Piano, ve’! piano!
+
+Poi rifece il viaggio, caricato, lui e una giovinotta che gli era si
+fatta presso, di non so quanti sacchi da notte, e borse d’ogni forma e
+grandezza.
+
+Finalmente, quando tutto il bagaglio fu nella barca, la contessa prese
+congedo da Irene. Le due amiche si baciarono, si ribaciarono, facendosi
+mille proteste di amicizia. Irene montò in carrozza, e, felice di
+potersi distendere a tutto suo agio, fece ritorno a Campo de’ fiori.
+Emilia e Savina, entrarono nella barca, sorrette da Martino, e dalla
+contadinotta.
+
+— È vostra figlia? chiese la contessa a Martino.
+
+— Propriamente.... figlia... no; però è come lo fosse... N’è vero, Rosa?
+
+La giovine sorrise arrossendo: poi, afferrata la prora e puntando co’
+piedi contro la ghiaja, staccò la barca dal lido. Ciò fatto, inchinò
+col capo la contessa augurandole buon viaggio, salutò Martino con un
+sorriso, e cheta cheta si tolse di là.
+
+Mentre la barca pigliava il largo, la contessa Emilia chiese al
+barcajolo, se sarebbe giunta ad Arona in tempo per partire per Genova
+col convoglio della sera.
+
+— Conto di arrivare ad Arona una buon’ora prima, rispose Martino.
+
+— Tanto meglio! così avrò tempo di consegnare la roba con tutto comodo.
+
+— A quel che pare fanno un viaggio lungo, eh? le mie signore? chiese
+Martino accennando col capo al voluminoso bagaglio.
+
+— Andiamo a Genova, il mio uomo, rispose colla solita compiacenza la
+contessa.
+
+— Felice lei!... così potessi andarci anch’io a Genova.
+
+— Davvero! e perchè?
+
+— Per assistere all’imbarco dei garibaldini che vanno in Sicilia con
+Medici.
+
+— Noi pure andiamo colà per questo motivo. Io ho un nipote che parte
+anche lui...
+
+— Me ne congratulo di cuore con lei, la mia buona signora! esclamò
+Martino, e presi i due remi con una mano, coll’altra levossi il suo
+conico berretto di lana rossa, salutando la contessa. Io pure, continuò
+Martino, rimettendosi a remare, io pure ho un figlio...
+
+— Che parte?
+
+— Il mio Valentino è già là in Sicilia; è uno dei mille...» Così
+dicendo raddrizzava la persona.
+
+— Dite davvero? chiese la contessa guardando il barcajolo attraverso i
+vetri del _pince-nez_.
+
+— Sicuro! ripigliò sorridendo Martino; è partito colla prima spedizione.
+
+— E avete sue nuove?... sta bene?
+
+— Bene, grazie al Signore! Se l’è cavata senza una sol graffiatura e,
+quel che più importa, con onore. Lo hanno fatto sergente.... Il signor
+Roberto, un suo amico che è uffiziale, ha scritto ad un altro bravo
+giovane che parte domani, al capitano Federico, e nella lettera c’erano
+tante belle cose sul conto del mio Valentino... Un bravo figliuolo,
+veda!... non perchè sia mio, ma... (il buon uomo non potè proseguire
+tant’era commosso).
+
+— Me ne congratulo con voi! È segno che voi lo avete allevato
+galantuomo...
+
+— Oh questo sì! povero, ma galantuomo.
+
+— Ma ditemi un po’! Mi pare che, parlando di quest’uffiziale amico del
+vostro figliuolo, abbiate detto che si chiama Roberto...
+
+— Sissignora!
+
+— È Milanese?
+
+— Milanese.
+
+— Pittore?
+
+— Pittore, sì.
+
+— Allora è lui! sclamò la contessa sorridendo, e volgendosi a Savina,
+che sorrise alla sua volta: È quel tal giovane,... l’amoroso di
+Dalia... Guardate che combinazione!
+
+— Lo conosce lei?
+
+— Cioè... sì e no; ho una lettera per lui nella quale gli si raccomanda
+mio nipote...
+
+— È in buone mani! Il signor Roberto è un po’ stravagante, come
+sono, dicono, tutti i pittori, ma è un giovane d’oro... Lui e il
+mio Valentino sono come due fratelli... Anzi (la scusi, veda! se
+un pover’uomo par mio le parla così) le dirò che se le occorre una
+raccomandazione di peso pel suo signor nipote, una raccomandazione che
+gli potrà essere di un gran utile in viaggio, arrivata a Genova, non ha
+che da chieder conto del signor capitano Federico ***.
+
+— A nome di chi?
+
+— A nome mio, signora!
+
+— Oh! davvero! sclamò la contessa con un sorriso in cui trapelava una
+legger tinta d’ironia.
+
+— Capisco che ciò le parrà strano!... Un povero diavolo come son
+io raccomandare uno di gran levatura come al certo sarà il di
+lei nipote;... ma che vuole?.... Adesso pare che il mondo vada a
+rovescio!... Siamo noi popolani che qualche volta raccomandiamo i
+signori... Almeno col _generale_ la è così... Dunque, come le diceva,
+lei non ha che a cercar conto del capitano Federico *** e di dirgli: Le
+raccomando mio nipote, il tale dei tali, a nome del Martin-pescatore di
+Sesto. Vedrà che accoglienza!
+
+— Va bene, va bene! me ne ricorderò, rispose la vecchia con aria
+distratta, e, tanto per cambiar discorso, si pose a chiacchierare con
+Savina.
+
+Benchè d’ottima pasta, Emilia, non era stata contessa tanti anni
+impunemente; nell’offerta del pescatore, benchè fatta col cuore in
+mano, come si suol dire, essa aveva creduto vedere un certo non so che
+di protezione, di superiorità, che l’aveva punta un pochetto. Ben è
+vero che aveva accettata la commendatizia di Dalia senza guardar tanto
+pel sottile; ma un’eccezione non fa regola. L’esibizione di Martino,
+che essa vedeva per la prima volta, gli era paruta tanto confidenziale
+da confinare coll’impertinenza.
+
+Però, secondo il solito, la di lei buon’indole la vinse, sicchè durante
+il tragitto continuò a ciaramellare col barcajolo, curando però di non
+abbandonarsi troppo, onde non dar occasione al buon uomo di dir altre
+minchionerie; tanto più che Savina, la cameriera, le aveva già ripetuto
+per la terza volta, e con voce sommessa, che era bene l’esser affabile,
+ma che colla gente di bassa condizione non bisognava eccedere.
+Santodio! ne abusa sì facilmente!
+
+Martin-pescatore mantenne la parola, e sbarcò le donne una buon’ora
+prima della partenze del convoglio; e fu provvidenza, chè non ci
+volle meno a consegnare alla stazione il bagaglio della contessa. Ma
+il barcajolo, vecchio com’era, quando ci si metteva faceva per due;
+laonde, quand’ebbe finito, la contessa lo rimunerò generosamente.
+Martino, ringraziatala della sua cortesia, prima di licenziarsi da lei,
+volle pregarla di un favore:
+
+— La mi farebbe la grazia, le disse, di pregare il suo signor nipote a
+voler portare i miei saluti al mio figliuolo?
+
+Il barcajolo chiedeva questo favore alla contessa, umilmente, colla
+berretta in mano; le parti erano adesso ben distribuite; la cosa
+era quindi naturale e in piena regola, senza stranezze disdicevoli e
+scandalose, per cui la contessa accolse affabilmente la domanda, e notò
+il nome di Valentino sulla sopracarta della lettera di Dalia.
+
+Martino, rinnovati gli augurj e gli inchini, se ne tornò alla sua
+barca, e contento della giornata, si pose a vogare con lena verso Sesto
+Calende.
+
+Il viaggio da Arona a Genova parve interminabile alla contessa, la
+quale, tranne qualche giterella da Milano a Monza, non aveva mai
+bazzicato con ferrovie. Chiusa nel vaggone con una famiglia inglese,
+non potè barattar parole che colla Savina, la quale dormicchiando le
+rispondeva con monosillabi.
+
+Quando giunsero a Genova, mancavano pochi minuti alla mezzanotte. La
+contessa, già sbalordita dal continuo rumoreggiar delle ruote, dai
+sibili improvisi, indiscreti della locomotiva, dal sussulto ondulatorio
+del vagone, appena ebbe posto piede a terra, si trovò assediata,
+travolta, assordata da una folla di conduttori di omnibus, di servitori
+di locande, di facchini, che la tiravano ora qua ora là, afferrandole o
+la scattola del cappellino, o la borsa da viaggio. Savina dal canto suo
+strillava, si dibatteva, difendendo ad oltranza gli oggetti affidati
+alla di lei custodia. Malmenate, assediate dai facchini e da una turba
+di ragazzi, tanto la contessa che la cameriera, estenuate di forze,
+soprafatte dall’onda crescente della folla, atterrite dal trovarsi ogni
+tratto dinanzi alla faccia la fiamma rossastra delle torce a vento,
+finirono coll’arrendersi a discrezione, abbandonando corpo e averi
+nelle mani di un servitore di piazza, che le rimorchiò all’albergo
+Reale.
+
+Consegnate le due viaggiatrici ai camerieri dell’albergo, il servitore,
+fattosi dare dalle medesime le polizze di riscontro, andò a levare il
+bagaglio.
+
+La contessa, trovatasi finalmente sola e lontana da quel baccano
+infernale, si lasciò cadere su di un sofà:
+
+— Ah! sia lodato Dio!.... Non ne poteva più! Oh che babilonia!...» e
+tergevasi il sudore che, di sotto la parrucca, le scorreva sul fronte.
+Ma dì un po’, Savina, che si fa adesso?
+
+— Si cena, poi si va a letto....
+
+— Cenare? a quest’ora? Eppure qualche cosuccia bisognerà prendere;...
+mi sento debole... E se intanto cercassimo di Ernesto?
+
+— Andarlo a pigliare a quest’ora il signor Ernesto!
+
+— Capisco! è un po’ tardi... Ma almeno chiediamone conto al cameriere.
+
+— Chi sa se lo conosce...
+
+— Non importa! saprà però qualche cosa della spedizione Medici... Tutta
+Genova ne parlerà...
+
+In quella entrò il cameriere a chiedere se le signore abbisognassero di
+qualche cosa.
+
+La contessa rispose che sì, e disse quel che voleva.
+
+Il cameriere inchinatosi, accennava già d’andarsene, quando la contessa
+lo fermò:
+
+— Ehi! quel giovine!... Ditemi un po’: sapete voi quando partano,
+Medici e i suoi?
+
+— Credo domani... cioè oggi;... soggiunse poi sorridendo e additando
+l’orologio che segnava le dodici e mezzo.
+
+— Non lo sapete di sicuro dunque?
+
+— Nossignora.
+
+— Fatemi il favore d’informarvi, e di sapermi dire l’ora precisa della
+partenza.
+
+— Ma per saperlo, o signora, bisognerebbe essere a Sestri.
+
+— A?
+
+— A Sestri.
+
+— E perchè a Sestri?
+
+— Perchè Medici coi garibaldini si trova colà da due giorni...
+
+— Che dite mai! Non sono a Genova dunque? Oh! questo mi spiace davvero!
+Guardate un po’! come si fa adesso... Oh che imbroglio, che imbroglio!
+
+— Vede! Se fossimo partiti questa mattina da Campo de’ fiori...»
+osservò Savina.
+
+— Fammi un po’ il piacere di lasciarmi in pace! È mia la colpa se la
+cassettina è arrivata tardi?
+
+— Avrebbe potuto benissimo far senza del cappellino, brontolò Savina.
+Fortunatamente la contessa, sbalordita com’era dai disagi del viaggio,
+dal fracasso, e da quella notizia non l’intese.
+
+Il cameriere aveva approfittato di quel po’ di bisticciamento per
+scendere in cucina. In sua vece entrò un facchino con un baule.
+
+— Ditemi un po’ il mio uomo! Noi vorremmo andar a Sestri domattina...»
+gli disse la contessa.
+
+— C’è un vapore che va a Chiavari alle otto.
+
+— Ma noi vogliamo andare a Sestri...
+
+— Da Chiavari a Sestri è una passeggiata. Buona notte!» e se ne andò
+anche lui.
+
+— Ci vuol pazienza! sclamò la contessa; se Ernesto non è a Genova,
+bisogna andarlo a trovare dov’è... Manco male che c’è un vapore che
+va a Chiavari, se no stavamo fresche... Rischiavamo di non poterlo
+salutare... Ho a dirtela, Savina? Io non sono mai stata sul mare, e una
+giterella di poche ore la fo volentieri.
+
+— Non ci sono mai stata nemmen io... Dicono però che si soffre molto la
+prima volta che si viaggia sul mare...
+
+— Sì, un po’ di giramento di testa, un po’ di nausea....
+
+— Ma dicono che sia un male terribile.
+
+— Esagerazioni, Savina, esagerazioni!... Oh, a proposito! Apri quella
+scatola e dà un’occhiata al cappellino per vedere se ha sofferto in
+viaggio... Domani la porteremo con noi quella scatola, così a Sestri,
+metterò il cappellino nuovo... per far onore al mio Ernesto... Sai,
+Savina, proseguì a voce bassa e sorridendo, ho qui in serbo per lui
+un pajo di dozzine di _marenghi_... Povero giovane! chi sa come sarà
+contento.
+
+— Più che di vedere il cappellino nuovo, disse fra sè Savina, cavandolo
+dalla scatola e presentandolo alla padrona.
+
+In questo entrò il cameriere colla zuppa, e le nostre viaggiatrici,
+rifocillatesi, si posero a letto; la contessa in una camera, Savina
+nell’altra, e ambedue, malgrado il fischiar del vento e il fracasso
+delle ondate che si spezzavano contro il molo, si addormentarono
+profondamente.
+
+La mattina seguente, alle otto meno un quarto, la contessa Emilia e
+la cameriera salivano la scaletta di un piroscafo ancorato nel porto,
+seguite da quattro facchini col bagaglio, che essi deposero sul cassero
+in modo da farne una piramide abbastanza elevata, e avente per base il
+cassone contenente gli oggetti di Ernesto, e per apice la cassettina
+col cappellino.
+
+Il cielo era sereno, ma soffiava un vento gagliardo che sollevava alte
+e spumanti le onde. Savina ne era atterrita, ma la contessa sorrideva
+di quella paura, dicendole:
+
+— Su di un bastimento grande come questo, quelle onde, che ti pajono
+gran cosa, non si sentono nemmeno.
+
+Ma quando il piroscafo, uscito dal porto, cominciò la lotta colle onde,
+lotta vittoriosa sì, ma contrastata, allora anche la contessa mutò di
+parere, e Savina da consolata, divenne consolatrice.
+
+Le poverette, non potendo reggersi in piedi sul ponte, sedettero sul
+loro bagaglio, cercando supplichevolmente intorno qualche viso amico
+che le confortasse; ma nessuno badava loro.
+
+Mezz’ora dopo il mare chiese imperiosamente il solito tributo alle
+viaggiatrici che per la prima volta si affidavano al suo dorso. Le
+infelici in sulle prime fecero le sorde, fingendo di non capire; ma il
+mare insistette; chiesero soccorso, pietà, invano;... dovettero cedere
+e... _væ victis_!
+
+Le nostre donne, trabalzate ora da una parte, ora dall’altra, si
+urtavano a vicenda, per rovesciarsi poi insieme sul bagaglio che loro
+serviva di sedile e di letto. Discinte, pallide in volto, cogli sguardi
+errabondi, semispenti, avrebbero fatto compassione a chicchessia, meno
+ai marinaj che andavano e venivano zufolando indifferenti.
+
+— Oh! che gente!.... che gente senza cuore! mormorava timidamente
+Savina, porgendo la quinta tazza di tè alla padrona.
+
+— Ah! io non ne posso più! sclamava gemendo la contessa e premendosi
+con una mano il moccichino alla fronte, e coll’altra il cuore, che
+pareva volesse balzarle dal petto. Fammi il piacere, Savina... Va là in
+fondo, e chiamami il capitano... Quello là colle spalline d’oro...
+
+Savina ubbidì camminando a mala pena e appoggiandosi colle mani su
+tutti gli oggetti che trovava, tanto per reggersi in piedi; ma subito
+dopo retrocedette.
+
+— E così? le chiese la padrona: cosa ti ha detto?
+
+— Mi ha detto che ho buon tempo.
+
+Qui un nuovo impeto di... tosse, impedì alla contessa di rispondere.
+Come succede di solito in questo caso, Savina imitandola, le tenne
+subito dietro.
+
+La contessa appena potè tirare il fiato, appena potè reggersi sulle
+gambe, appoggiandosi al braccio di Savina (la quale alla sua volta
+tratto tratto si appoggiava alla padrona), si avvicinò al capitano, che
+guardò le due donne senza moversi dal suo posto;
+
+— Signor capitano! gli disse con voce supplichevole la contessa.
+
+— Che c’è?
+
+— Io sono la contessa Emilia ***
+
+Il capitano nulla rispose.
+
+— Io sono disposta a qualunque spesa, proseguì la contessa traballando,
+ma voglio scendere a terra... subito... subito...
+
+— Tra poco scenderà, rispose il capitano; così dicendo si allontanò di
+là, e, scesa la scaletta, si chiuse nella sua cameruccia.
+
+— Oh che orso! che malcreato! gridò la contessa giungendo le mani.
+Piantarmi qui a questo modo! Ma non son chi sono se non domando
+soddisfazione... Oh! l’avrà a fare con me,... se camperò, perchè ho
+paura...
+
+— Ah! che maniera di assassinare la gente! soggiungeva Savina.
+
+Ma un più terribile colpo era riservato alla sventurata contessa.
+Erano giunti a poche miglia da Chiavari, e il piroscafo dondolava più
+fortemente di prima, urtato dalle onde ripercosse dalla spiaggia. Vi fu
+un istante in cui la nave si abbassò tanto da un lato, che gli stessi
+marinaj dovettero abbrancarsi ai cordami per non rotolare in mare. La
+contessa e la sua cameriera, credendo giunto l’ultimo loro momento,
+caddero carponi, raccomandandosi l’anima a Dio. La cassettina del
+cappellino, la quale, come avvertimmo, stava sull’apice della piramide
+formata coi bagagli della contessa, al piegarsi del bastimento perdette
+l’equilibrio e balzò in mare.
+
+Rialzatosi il piroscafo, si rialzarono tosto anche le due donne, e
+precipitarono al parapetto gridando: Ferma! ferma!
+
+Accorsero i marinaj, e i passeggieri, e chiesero alle donne se qualcuno
+fosse caduto in mare.
+
+— Eccola, eccola! gridava la contessa, additando la cassettina che
+ballonzolava allegramente sulle onde.
+
+— Cos’è?
+
+— È la mia cassettina.... col cappellino nuovo» rispose sempre
+strillando la contessa.
+
+Uno scroscio di risa accolse queste parole.
+
+— Ahimè! ahimè! la cassettina affonda... fermate il Vapore; presto...
+presto...
+
+Gli astanti si sbellicavano dalle risa.
+
+In questo s’udì un grido disperato... La contessa gettò un braccio al
+collo della cameriera onde sostenersi.
+
+La cassetta, che si immergeva sempre più, mano mano che l’aqua vi
+penetrava, sparve infine per sempre negli abissi del mare.
+
+Un’ora dopo la contessa boccheggiava (assistita dalla fida Savina)
+distesa su di un sofà, in un albergo di Chiavari. Riavutasi a poco a
+poco dallo stato di prostrazione in cui l’aveva gettata il mal di mare,
+i suoi primi pensieri furono per il nipote.
+
+— Senti, Savina, io non posso movermi; quel maledetto mare m’ha tutta
+sconquassata...
+
+— E io, signora padrona! Mi sento tutta rotta la persona, come
+se m’avessero bastonata... E quel rustico d’un capitano? e quei
+marinaracci malcreati...
+
+— Quel che è stato è stato! Che vuoi! son gente che non vive che
+sull’aqua... Per me ho già dimenticato tutto, e ho dimesso il pensiero
+di far rapporto sul conto loro. Ora quel che mi preme è di veder
+Ernesto. Io, come ti ho detto, non posso reggermi in piedi. Dunque
+manderemo ad avvertirlo che sono arrivata... Savina, chiamami qualcuno
+dell’albergo.
+
+Savina, benchè di malavoglia, alzatasi da sedere, moveva già per uscir
+dalla camera, quando s’udì picchiare all’uscio:
+
+— Avanti! gridarono le due donne.
+
+Entrò un facchino, il quale, strisciata una riverenza, disse:
+
+— È delle signore il cassone che c’è laggiù sotto il portico?
+
+— È mio.
+
+— Abbiam da portarlo su?
+
+— No, no; anzi sarà bene che la trasportiate a bordo del Vapore...
+
+— Di qual Vapore?
+
+— Di quello su cui devono partire i garibaldini con Medici...
+
+— Scusi, signora, ma non ho capito bene...
+
+La contessa ripetè le stesse parole, traducendole però in italiano onde
+meglio farsi comprendere.
+
+— I garibaldini?... Medici, ha detto?
+
+— Ma sì! rispose la contessa impazientita.
+
+— Ma se sono partiti jeri di notte, e non di qui...
+
+— Chi? come?
+
+— Medici coi garibaldini...
+
+— Partiti... jeri notte... e non di qui?» balbettò la contessa,
+puntando colle gomita e levandosi a sedere.
+
+— Sissignora! sono partiti jeri alle due in punto dopo mezzanotte da
+Sestri di ponente... Erano due Vapori....
+
+— Ma voi siete ubbriaco! gridò fuori di sè la contessa.
+
+Il facchino per tutta risposta, uscì dalla camera, per tornarvi subito
+dopo in compagnia d’un cameriere.
+
+— Dite un po’ voi... qui a queste signore che a me non vogliono
+credere. Quand’è partito Medici coi suoi volontarj per la Sicilia?
+
+— Questa notte da Sestri di ponente, rispose il cameriere[40].
+
+— Ma... questo qui presso... non è Sestri?
+
+— Questo è Sestri di levante.
+
+— Oh! beatissima Vergine!
+
+— Mentre quello da cui partirono Medici e i garibaldini è...
+
+— È?
+
+— Sestri di ponente, distante poche miglia da Genova.
+
+— Ah! poveri noi cos’abbiamo mai fatto!... E, dite, sono partiti tutti,
+proprio tutti? chiese Savina trepidando.
+
+— Tutti! risposero il facchino e il cameriere.
+
+Questa volta la povera contessa Emilia svenne davvero.
+
+
+
+
+CAPITOLO XIII.
+
+Le Memorie di Elpis Melena.
+
+ «I manoscritti da me rimessi ad Elpis Melena
+ sono scritti di mio pugno.
+
+ GARIBALDI (Bologna, 26 settembre 1859)
+
+
+— A tavola, signori! gridò un cameriere recando un’odorosa minestra di
+paste.
+
+— A tavola, a tavola! ripeterono alcuni garibaldini, i quali radunati
+nelle sale di una trattoria di Palermo, stavano contemplando la marina
+dal balcone, aspettando l’ora del pranzo.
+
+In un attimo furono tutti a posto. Il capitano Federico fece sedere
+presso di sè Ernesto; poi venivano Roberto, Valentino e cinque o sei
+altri, militi e graduati alla rinfusa.
+
+Già tutti stendevano la mano ai piattelli, quando Roberto, alzatosi,
+gridò:
+
+— Un momento! Ricordatevi, amici miei, che la gratitudine è tra i primi
+doveri dell’uomo; dunque nessuno ardisca mangiare prima di ringraziare
+con un brindisi l’ottima signora zia d’Ernesto...
+
+— Benissimo! gridarono in coro i convitati impugnando i bicchieri.
+
+— La quale ebbe la felice idea di inviare per la posta un grazioso
+rotoletto di _marenghi_ a quel bravo giovane di suo nipote, al quale
+pure faremo un brindisi in compenso dell’averci invitati ad ajutarlo a
+degnamente spendere il regalo della zia.
+
+La proposta di Roberto fu accolta con gioja da tutti gli astanti;
+si fece il brindisi in onore della contessa, la quale, se lo avesse
+inteso, avrebbe per quell’istante di dolcezza dimenticati i tanti guaj
+sofferti in causa del _qui-pro-quo_ che vi abbiamo narrato, e che,
+tornata alla sua villeggiatura, soleva ripetere a quanti andavano a
+visitarla.
+
+Il pranzo fu allegrissimo per la gioja schietta e confidente che
+animava i convitati.
+
+Alle frutta, com’è il solito da Omero ai giorni nostri, cominciò il
+novellare. Si parlò, com’era naturale, di quanto in allora formava
+argomento di tutti i discorsi, cioè della guerra d’insurrezione, dei
+diversi fatti d’armi, e di quanto rimaneva a fare; si parlò del paese
+nativo, della famiglia e degli amici assenti, e, come si dice di tutte
+le strade che mettono a Roma, tutti quei discorsi si convergevano e
+finivano in un sol punto,... Garibaldi.
+
+C’era tra i convitati un capitano, il quale sapeva appuntino le
+avventure del generale, che egli aveva conosciuto fin dal quarantasette
+in America. Pregato dai compagni a narrarle, non se lo fece dire
+due volte, e cominciò a raccontare per filo e per segno alcuni dei
+tanti episodj di cui è intessuta la vita avventurosa di quest’uomo
+straordinario.
+
+Però per quanto il capitano ne sapesse, egli non avrebbe al certo
+potuto competere colla Elpis Melena (pseudonimo d’una miss inglese,
+intrepida viaggiatrice); alla quale il generale Garibaldi affidò i
+proprj manoscritti, ch’ella tradusse non in inglese, ma in tedesco[41],
+allo scopo di diffondere per la Germania le virtù dell’eroe nizzardo,
+e, se è possibile, convertirla a nostro vantaggio.
+
+Per questi motivi, e per i diritti del sesso, noi daremo la preferenza
+a _miss_ Elpis Melena, radunando in un brevissimo sunto le Memorie di
+Garibaldi da lei tradotte, e che spargono molta luce su molti punti
+tuttora sconosciuti della di lui vita.
+
+
+Garibaldi è nato a Nizza il 4 luglio del 1807. Suo padre, Domenico,
+nato a Chiavari, era figlio di un marinajo e, dall’infanzia, marinajo
+lui stesso. Egli desiderava che suo figlio Giuseppe abbracciasse una
+professione più tranquilla della sua; avrebbe voluto farne o un medico,
+o un avvocato, o un prete; ma Giuseppe era destinato ad una vita
+avventurosa, e il destino (fortunatamente per noi) la vinse.
+
+Benchè ancora ragazzo, Garibaldi non sognava che viaggi; un bel dì
+fuggì di casa, e si diresse con un suo compagno a Genova, in un
+battello ch’egli governò alla meglio; ma, raggiunto a Monaco, fu
+ricondotto a casa.
+
+Odessa fu lo scopo del suo primo viaggio; dopo, visitò Roma, Cagliari,
+Genova, Costantinopoli, ove una malattia lo ritenne alcuni mesi.
+Guarito, volle andarsene, ma, scoppiata la guerra tra lo Tzar ed il
+Sultano, il porto venne bloccato e il giovane marinajo per campare,
+accettò l’ufficio di precettore presso una famiglia italiana.
+Quando Dio volle potè partire; avuto il comando di un brigantino, da
+Costantinopoli recossi a Gibilterra, retrocedendo di poi per la stessa
+via.
+
+Fin d’allora, la libertà e l’indipendenza d’Italia erano i più ardenti
+tra i suoi desiderj; e vivissima fu la sua gioja quando, ne’ suoi
+viaggi, stretta relazione con un affigliato alla _Giovine Italia_,
+seppe che molte migliaja d’Italiani ardevano come lui di pari amore
+per la libertà della patria. Quella santa idea fu, da quel dì, lo scopo
+della vita di Garibaldi.
+
+Nel 1833, mentre egli dimorava a Marsiglia, venne presentato a
+Mazzini come uomo fidato a tutta prova; il tribuno gli assegnò una
+parte nella cospirazione che andava ordendo. Mentre i Mazziniani,
+riuniti e irreggimentati in Isvizzera, dovevano sollevare il Piemonte,
+incominciando dalla Savoja, Garibaldi si arrolava nella marineria
+piemontese, e veniva accettato come marinajo di prima classe a bordo
+della fregata _l’Euridice_. Egli doveva affigliare l’equipaggio alla
+_Giovine Italia_, ed impadronirsi a tempo opportuno della fregata e
+tenerla a disposizione dei rivoltosi.
+
+Un bel dì, mentre la fregata stava ancorata nel porto di Genova, si
+sparse la voce che era scoppiata la rivolta in città, e che la caserma
+della gendarmeria (posta nella piazza Sarzana) era già in potere
+degli insorti. Garibaldi, impaziente di verificare coi suoi occhi il
+fatto, si getta in un canotto, smonta alla Dogana, e corre in piazza
+Sarzana. Tutto era tranquillo. S’informa, e gli vien detto che il
+colpo di mano era andato fallito, che la polizia aveva sventato il
+complotto, che erano stati fatti molti arresti, e che i Mazziniani si
+ponevano in salvo: Siccome (dic’egli ingenuamente) io m’era arrolato
+nella marineria piemontese per secondare l’insurrezione, così,
+fallito il tentativo, non credetti necessario di ritornare a bordo
+dell’_Euridice_.» All’imbrunire di quell’istesso giorno, Garibaldi,
+travestitosi da contadino, usciva di Genova.
+
+Dopo d’aver camminato dieci notti sui monti, arrivò a Nizza, e riposò
+un giorno intero presso sua madre; ma, sicuro com’era che la polizia
+era sulle sue tracce, continuò a camminare, e, attraversato a nuoto
+il Varo (le cui aque eransi in que’ dì ingrossate) afferrò la riva
+francese. Arrestato, non avendo passaporto, disse chi era, raccontando
+con tutta ingenuità quanto era accaduto. La cosa parve molto sospetta
+alle guardie francesi, le quali credettero bene di condurre il
+fuggitivo a Grasse, presso Draghignano, e di chiuderlo provisoriamente,
+in un locale della caserma di gendarmeria. Garibaldi saltò dalla
+finestra, attraversò la città, guadagnò i monti, vicini e, arrivato
+a Marsiglia, non sapendo che fare, pigliò in prestito un altro nome,
+aspettando che la Providenza gli offrisse l’occasione di ripigliare la
+vita del marinajo.
+
+Certo Francesco Gazan, capitano d’un piccolo bastimento mercantile,
+lo prese a bordo in qualità di luogotenente. Di poi fece un viaggio
+nel mar Nero; indi condusse a Tunisi una fregata da guerra che quel
+bey aveva fatto costruire a Marsiglia. Poco dopo venne spedito a
+Rio-Janeiro; ritornò di bel nuovo a Tunisi, e di là a Marsiglia,
+proprio in quella che il coléra vi infieriva. Ivi si erano aperti
+nuovi ospitali provisorj, e tutti gli uomini di buona volontà vennero
+chiamati a soccorrere i malati. Figuratevi se uno della tempra di
+Garibaldi doveva rimaner sordo a quell’appello! Egli accorse, e per
+più settimane prestò l’opera sua come infermiere negli ospitali di
+Marsiglia, vegliando dì e notte presso i colerosi, coll’ardente carità
+d’una suora di San Vincenzo.
+
+Pochi mesi dopo egli trovavasi di bel nuovo a Rio-Janeiro.
+
+Allora cominciò la sua carriera militare.
+
+«Sotto la bandiera dell’indipendenza (scrive Garibaldi nel VI capitolo
+delle sue Memorie), sul vasto e libero Oceano, seguito da sedici arditi
+compagni, io sfidai un impero, e, solo rappresentante della repubblica
+di Rio-Grande, ne feci sventolare la bandiera sugli alberi delle mia
+nave». Garibaldi qui intende parlare dell’impero del Brasile.
+
+In quell’epoca conobbe e sposò Anita. Ell’era amazzone, come suo marito
+era soldato. Lo seguì ovunque, dividendo seco lui tutti i pericoli con
+una annegazione mirabile. Fra due battaglie diventa madre. Framezzo
+a questa guerra di sorprese, di colpi di mano, di imboscate, ella non
+sa il mattino ove poserà la sera col pargoletto. Pochi giorni dopo il
+parto è costretta di rimontare in sella, ed eccola che si slancia al
+galoppo col suo neonato tra le braccia. Vien presa; e giunge a fuggire;
+è ripresa; la si crede morta.... quand’eccola ricomparire d’improviso,
+sorridente e fiera col suo bambino.
+
+Assestate le cose della repubblica di Rio-Grande e finita la guerra
+col Brasile, Garibaldi, stabilitosi a Montevideo, fu costretto a
+mutar professione tanto da poterla campare lui e la famigliuola.
+Quand’ecco si accende la guerra tra Montevideo e Buenos-Ayres. Il
+generale Manuel Oribe, già presidente di Montevideo, venne esigliato da
+quella repubblica, e come Coroliano tra i Volsci (la comparazione è di
+Garibaldi) andò a chiedere soccorso e protezione al nemico della patria
+sua, a Rosas, dittatore di Buenos-Ayres. Oribe, sostenuto da Rosas,
+marciò su Montevideo. A Garibaldi venne dapprima affidato il comando
+d’una flottiglia sulla Plata, poi quello d’una legione italiana. Le
+sue spedizioni, le sue vittorie, la difesa di Montevideo, lo resero
+allora popolare non solo nell’America meridionale, ma anche in parte
+dell’Europa.
+
+Garibaldi, dopo l’assedio di Montevideo, viveva come il più umile e
+il più povero tra i cittadini di quella città che egli aveva difesa
+sì valorosamente, allorchè, l’anno dopo (1847) la fama delle riforme
+liberali incominciate da Pio IX, giunse anche in America. Il cuore
+dell’esule allora palpitò di gioja! Garibaldi scrisse a Pio IX una
+lettera di ringraziamento, di ardenti felicitazioni, offrendogli il suo
+braccio; gliela spedì a mezzo del nunzio; questa lettera è in data del
+20 ottobre 1847. Anzani, il suo più caro amico, firmò anche lui quella
+lettera. Pio IX ebbe il pudore di non rispondere.
+
+Qualche mese dopo giunse a Montevideo la notizia della rivoluzione
+detta del quarant’otto. Garibaldi tosto decise di recarsi in Europa.
+Raccolto il denaro occorrente, frutto d’una soscrizione, il capo della
+legione italiana s’imbarcò con cinquantasei compagni, colla moglie,
+coi figli e col fido Aguyar, un negro della Plata che gli fu compagno
+in tutte le imprese, e che perì miseramente a Roma il 30 giugno 1849,
+colpito in fronte da una scheggia di bomba.
+
+Garibaldi e i suoi compagni approdarono il giugno (1848) a Nizza. Ivi
+morì Anzani, il fratello d’armi del generale, dicesi d’una congestione
+cerebrale, causata dalla violenza dell’emozione onde fu assalito
+alla vista della riva italiana. Garibaldi, resi gli estremi ufficj al
+diletto amico, lasciati a Nizza la moglie e i figli Menotti, Ricciotti
+e Teresita, partì tosto per Genova, ove giunse il 20. In quell’istesso
+giorno egli portossi al campo e offrì i suoi servigi a Carlo Alberto,
+che lo indirizzò al ministero della guerra. Garibaldi volò a Torino e
+si presentò a Ricci, allora ministro della guerra. Ma il condottiero
+di Rio-grande e della Plata, puzzava troppo di repubblicanismo, sicchè
+il ministro, ascoltata freddamente la domanda, lo consigliò di portarsi
+a Venezia, ove facilmente avrebbe potuto trovare il comando di qualche
+nave: «Ecco il posto, conchiuse il Ricci, che più d’ogni altro conviene
+all’eroe della Plata.»
+
+Garibaldi, accortosi che era pazzia sperare appoggio dal governo,
+risolse di farne senza e di non contare che su sè stesso; raccolse in
+Lombardia i Corpi franchi, e cominciò a battere la campagna a suo modo,
+senza punto inquietarsi di quanto faceva l’armata piemontese. Era già
+successo il disastro di Novara, e Garibaldi, su quel di Varese, teneva
+ancora testa agli Austriaci, battendoli più volte; finalmente, vedendo
+che ogni resistenza era oramai inutile, licenziò i Corpi franchi, e
+riparò in Isvizzera.
+
+A tutti sono note le sue imprese del quarantanove, la difesa di Roma,
+e la mirabile sua ritirata a San Marino, la quale gli costò la perdita
+della consorte, l’eroina di Imbìtuba, di Lages, di Caquari, e di Morso
+da Barra, che mai non lo aveva abbandonato.[42]
+
+«Tutti i miei consigli, tutte le mie preghiere (scrive Garibaldi nelle
+sue Memorie) furono inutili; invano la supplicai di riflettere allo
+stato in cui si trovava (Anita era incinta). — Tu non mi vuoi presso
+di te, rispondeva essa; tu cerchi dei pretesti per allontanarmi...
+Dubiteresti forse del mio coraggio? — Non ne aveva essa già date
+prove? Non amava forse la bella vita del soldato, la vita a cavallo?
+Forse che le battaglie non erano divertimenti per lei? Che importavano
+le privazioni e le fatiche, a lei, che associata alle mie imprese,
+viveva con tanta energia della vita del cuore?... A San Marino,
+durante la nostra ritirata, s’erano palesati in Anita alcuni sintomi
+di una malattia mortale; rinnovai le mie istanze perchè la si fermasse
+in quella città; invano. Quanto più crescevano i nostri pericoli,
+altrettanto la di lei risoluzione era incrollabile. A Cesenatico,
+un’intera notte fu spesa nel preparare alla partenza i battelli
+che dovevano condurci a Venezia. Anita, appoggiata ad un macigno,
+seguiva cogli occhi il nostro lavoro, con una simpatia dolorosa. Ci
+imbarchiamo; ahi! l’urto dei flutti aggravò lo stato della malata, e
+per tutto il tempo ch’ella rimase a bordo, i suoi patimenti non ebbero
+un istante di sosta. Quand’io sbarcai con essa sulle rive di Mesola,
+era mezzo-morta e incapace di reggersi in piedi. Ella sperava che il
+soggiornare a terra avesse a restituirle le forze... Ahimè! la terra
+altro non aveva a darle che una tomba!»
+
+Garibaldi per trentacinque giorni errò alla ventura nella pineta di
+Ravenna, nascondendosi di macchia in macchia, di roccia in roccia,
+circondato dai Croati che sapendolo lì presso, gli davano la caccia.
+Ma il proscritto seppe coll’audacia del guerrigliero, coll’astuzia del
+selvaggio indiano, e (diciamolo a loro onore) coll’ajuto dei Romagnoli,
+sfuggire alle ricerche dei nemici. Finalmente, di pericolo in pericolo,
+di avventura in avventura, attraversata l’Italia, giunse al piccolo
+porto di Fullonica, ove s’imbarcò per l’isola d’Elba.
+
+Ma giunto in quell’isola, dovette tosto pensare alla propria sicurezza,
+e ripartire al più presto col medesimo canotto in cui era arrivato, e
+che conduceva egli stesso remando. Nelle vicinanze di Livorno s’imbattè
+in un bastimento inglese, il cui capitano lo raccolse a bordo e lo
+sbarcò a Porto Venere. Di là Garibaldi, portatosi a Chiavari, venne
+arrestato e tradotto a Genova come prigioniero di Stato. Dopo d’aver
+passato qualche giorno chiuso nel palazzo del governatore, venne
+condotto dal generale La Marmora, il quale accoltolo con ogni riguardo,
+fattolo salire a bordo del _Carlo Felice_ (fregata da guerra che
+trovavasi ancorata nella rada), gli disse di scegliere egli stesso il
+luogo del suo esiglio, chè la di lui presenza nel regno era divenuta
+incompatibile. Garibaldi chiese in via di grazia, che gli permettessero
+almeno di abbracciare i suoi figliuoli e di passare ventiquattro ore
+con essi a Nizza. Venne condotto a Nizza sul _San Giorgio_ e, il dì
+dopo, ricondotto a Genova su questo stesso piroscafo. Garibaldi dovendo
+fare di necessità virtù, scelse Tunisi per sua dimora. Ma giunto a
+Tunisi, quel bey, non volendo aver garbugli colla Francia, gli negò
+ospitalità, proibendogli fino di sbarcare. In allora il capitano
+del bastimento tornò indietro, e, in attesa di altri ordini, depose
+Garibaldi nell’isola della Maddalena.
+
+Il futuro dittatore della Sicilia, già da un mese viveva tranquillo in
+quell’isola nella capanna d’un pescatore, certo Pietro Susini, quando
+il signor Falchi, governatore dell’isola, scrisse al governo piemontese
+che era pericoloso il lasciare un tal uomo tanto vicino alla Sardegna.
+Qualche giorno dopo un _brik_ da guerra, il _Colombo_, giungeva alla
+Maddalena, e pigliato il generale, lo conduceva a Gibilterra.
+
+Il governatore di Gibilterra permise a Garibaldi di sbarcare, ma appena
+ebbe toccato terra, gli ingiunse di abbandonare Gibilterra entro sei
+giorni. Garibaldi si tolse subito di là e se n’andò, soletto in una
+barca, a cercare sulle coste barbaresche l’ospitalità che gli veniva
+negata in Europa.
+
+Giunto a Tangeri, si portò dal console sardo, e nominatosi, gli chiese
+asilo. Il console (il signor Carpaneto) lo accolse cortesemente, e
+il povero esigliato fu per sei mesi (cioè fino all’aprile del 1850)
+l’ospite ed il commensale del degno rappresentante la Sardegna.
+
+Nei primi giorni di quella primavera, Garibaldi da Tangeri si portò a
+Liverpool, e nel giugno s’imbarcò per Nova-York, ove dimorò tutto un
+anno. Ivi per campare, si associò al suo amico e compatriota Meucci,
+fabbricatore di candele[43]. Poco dopo una società americana gli offrì
+il comando d’un bastimento mercantile, e Garibaldi si chiamò felice di
+poter riprendere la vita del marinajo. Egli fece vela verso Nicaragua,
+verso la Nuova Granata e Panama; ma una ardente febbre, che lo spinse a
+fil di morte, lo obbligò a rinunciare a quel comando.
+
+Guarito, verso la fine del 1851, si portò su di un piroscafo inglese
+a Lima. Nel gennajo del 1852 gli si presentò un’altra occasione
+d’imbarcarsi; un negoziante genovese, stabilito nel Perù, gli affidò un
+bastimento da trasporto, sul quale l’ardito marinajo andò dall’America
+in Australia, dall’Australia a Canton, tornando a Nova-York.
+
+Nel principio del 1854, in causa di altri impegni contratti, Garibaldi
+si portò di bel nuovo in Inghilterra; soggiornò qualche tempo a
+New-castle e a Londra, poi viaggiando pel Mediterraneo, pervenne, il
+maggio, a Genova.
+
+Questa volta il governo piemontese ebbe il buon senso di accordargli
+la libertà di vivere in patria. Garibaldi si condusse tosto a Nizza,
+e là visse tutto quell’anno affatto oscuro, e occupato esclusivamente
+de’ suoi figli. Per ultimo, cercando una solitudine ancor più profonda,
+comperò un pezzo di terra incolta nella quasi deserta isola di Caprera,
+e vi si stabilì l’anno dopo.
+
+Caprera (i lettori lo sanno) non è che una roccia di granito, ricoperta
+da uno strato di terra fecondabile. L’isola è abbastanza vasta,
+estendendosi in circonferenza quindici miglia, e in larghezza, cinque.
+La popolazione dell’isola è formata dai suoi quattro proprietarj,
+cioè dal generale, da un Inglese e da due poveri pastori. Di case che
+meritino questo nome, non ce n’è che due, quella del generale e quella
+(di stile moresco) dell’Inglese, posta sulla punta dell’isola verso la
+Maddalena; i due pastori, che dividono con Garibaldi e coll’Inglese la
+proprietà dell’isola, dimorano in certi antri aperti nelle rocce[44].
+
+Garibaldi pose piede per la prima volta nell’isola di Caprera nel
+maggio del 1855. Trovò quei massi di granito affatto deserti e
+ricoperti appen’appena da un sottil strato di terra, la quale in molti
+luoghi era tanto stracarica di ciottoli, che pochi e tristi arbusti vi
+potevano allignare, e tra questi l’erica e qualche famiglia di erbe
+aromatiche. Al presente, dopo due anni e mezzo di fatiche, l’aspetto
+dell’isolotto è mutato. Vi si scorge una bella e comoda casa (Garibaldi
+a Caprera abitò, prima sotto una tenda, poi in una capanna di legno)
+circondata da un muricciuolo lungo circa due miglia, eretto pietra
+per pietra dalle mani del generale, nel recinto; crescono, prosperano
+legumi, mandorli, pomi, peri, castagni, le viti e fino la canna da
+zucchero. Il campo è solcato da copiosi ruscelletti distribuiti con
+arte. Vi sono inoltre dei forni con cui si fa carbone delle radici
+sbarbicate dal suolo.
+
+Nel 1859, Garibaldi aveva divisato di intraprendere un viaggio
+nell’America co’ suoi figli e con Bixio, quando gli avvenimenti lo
+chiamarono di bel nuovo alle armi.
+
+
+Gli astanti avevano ascoltato con sommo piacere il racconto del
+capitano garibaldino, il quale, solleticato dai segni di aggradimento
+coi quali venivano accolte le sue parole, disse:
+
+— Adesso, amici miei, voglio raccontarvi un’altra storia...
+
+— Del generale?
+
+— Proprio del generale.
+
+— Bravo! bene! dì su!» gridarono in coro gli astanti.
+
+— Vi voglio raccontare una scena... C’era anch’io, e me lo ricordo come
+se la fosse successa jeri... Ma prima datemi da bere, che a forza di
+mandar fuori parole, mi si è seccata la gola come un pezzo d’esca.
+
+Dato ch’ebbe un lungo bacio al bicchiere, il capitano continuò in tal
+modo la sua narrazione.
+
+— Lo scorso autunno il generale si trovava a Ravenna; c’erano anche
+Menotti, sua sorella, e il servitor vostro. È una bella città Ravenna!
+Dopo Roma nessuna città ha tanti monumenti... Poi c’e il sepolcro di
+Dante... E la _Pineta_ la contate per nulla?... Chi l’ha veduta di voi
+altri la _Pineta_?
+
+Nessuno degli astanti rispose.
+
+— Dunque nessuno l’ha vista!... Peggio per voi. La _Pineta_ è un
+immenso bosco di pini, nel quale Garibaldi, dopo l’affare di Roma,
+stette nascosto più di un mese... Del resto chi ne vuol sapere di più
+non ha che andar a vederla... e se ne troverà contento[45].
+
+Gli astanti risero; e il capitano continuò:
+
+Era il mattino di una bellissima giornata, serena, sorridente come la
+ciera d’un galantuomo. Entrati nella _Pineta_, la nostra meraviglia
+cresceva ad ogni passo; là ci sono tutte le varietà di verde creato da
+Domeneddio, chè, oltre ai pini alti come giganti, il terreno è coperto
+da un’infinita varietà di arboscelli, di macchie, di arbusti selvaggi,
+frammisti a ciliegi, a peri, a pomi, inghirlandati dalle vite che va
+su e giù da un punto all’altro come un serpente. Il generale, in quel
+giorno[46], nonostante le violenti emozioni che doveva provare alla
+vista di quei luoghi testimonj della morte della sua povera moglie e
+dei patimenti che egli aveva dovuto soffrire per sottrarsi alla caccia
+dei Croati, il generale, dico, era di ottimo umore. Parlò a lungo
+dell’ultima campagna (una magnifica campagna diceva lui), e notava con
+compiacenza che durante la guerra, non era stato costretto a punire
+alcuno de’ suoi soldati. Lodava poi moltissimo i Romagnoli, e diceva
+che tra tutte le città della Romagna, Ravenna si era sempre distinta
+per l’assenza completa delle rivalità di casta, e per la lealtà e la
+concordia de’ suoi abitanti. Mi ricordo anche del bene che disse di
+un tal Bonnet di Comacchio, che l’aveva salvato dalle unghie degli
+Austriaci, con grave pericolo della sua vita. Se Garibaldi si ricordava
+dei Romagnoli, anche questi non l’avevano al certo dimenticato, tanto
+che, quando seppero che egli era nella _Pineta_, accorsero da tutte le
+parti. Mano mano che noi ci addentravamo nel bosco, cresceva la folla,
+crescevano i viva. Avevamo già percorsi circa tredici miglia, quando
+la carrozza ove c’era Garibaldi e che precedeva le nostre, voltò a
+destra e noi, seguendolo, ci trovammo tutto ad un tratto innanzi ad
+una fattoria che, come abbiam saputo di poi, è proprietà del marchese
+Guìccioli. Smontati, entrammo in un modesto salotto... Era precisamente
+quello in cui spirò Anita Garibaldi, vittima del suo amor conjugale....
+
+Qui vi furono alcuni istanti di silenzio; poi il garibaldino, continuò:
+
+— Se avessi a raccontarvi per filo e per segno la festa che il fattore
+e la sua famiglia, fecero al generale (non lo vedevano da dieci anni!)
+non la finirei più! Vi dirò soltanto che in quella solitaria fattoria,
+chiusa in mezzo alla _Pineta_, trovammo una tavola allestita, ma! coi
+fiocchi... Altro che una collazione!... fu un vero pranzo da sposi,
+che i nostri ospiti seppero rendere doppiamente saporito e allegro,
+tanto furono cortesi e compagnevoli. Eravamo diciotto a tavola, e
+ad ogni minuto entrava qualche Romagnolo nel salotto; tutti volevano
+berne un bicchiere col generale, tutti facevano a gara per parlargli,
+rammentandogli qualche avventura del quarantanove, qualche pericolo
+incontrato insieme a lui, tanto che in men di mezz’ora, la sala fu
+zeppa di gente, da non potersi movere. Al di là degli usci aperti,
+si vedeva una folla di teste...; ogni tratto si udivano grida di
+gioja: viva Garibaldi! viva l’Italia, ecc. ecc. Finita la colazione,
+e pigliato congedo da quella brava gente, risalimmo in carrozza...
+Indovinate un po’ da quanti legni siamo stati accompagnati al nostro
+ritorno dalla fattoria? Nientemeno che da cinquanta!
+
+— Oh?
+
+— Proprio da cinquanta! Vedete che n’era venuta della gente! Dopo un
+miglio, ci siam fermati davanti una cappelletta solitaria, sulla cui
+porta stava un prete che ci accennò di smontare e di seguirlo nella
+chiesuola; entrammo infatti. Presso l’altare c’era una tomba coperta
+da un strato nero, stracarica di ghirlande e di mazzi di fiori colti
+allor’allora. Era la tomba di Anita... Noi tutti ginocchioni pregammo
+per quella poveretta... Che momento solenne fu quello! c’era un
+silenzio.... un raccoglimento!... pareva che ognuno di noi pregasse
+per sua madre... Ah! non la dimenticherò più quella giornata! non lo
+dimenticherò più quel momento!...
+
+
+
+
+CAPITOLO XIV.
+
+Milazzo.
+
+ Ho il presentimento, Vittore, di non tornar
+ più! Ma ho promesso a Medici di
+ esser sempre con lui, e manterrò la
+ promessa[47].
+
+
+Come avrete veduto nel principio dell’antecedente capitolo, Medici
+co’ suoi, giunto felicemente a Palermo con un grosso piroscafo (gli
+altri due legni l’_Utile_ ed il _clipper_ americano, erano stati
+catturati[48]) si era acquartierato colla sua brigata nella capitale
+della Sicilia, a disposizione del generale.
+
+Roberto e Valentino fecero, come si suol dire, gli onori di casa al
+capitano Federico arrivato con Medici, e tutti e tre di poi, al nipote
+della contessa Emilia, il quale, ricevuta a mezzo postale una lettera
+della zia e una per Roberto (quella di Dalia), aveva stretta relazione
+col pittore e quindi co’ suoi camerata.
+
+La contessa nella sua lettera al nipote, gli aveva raccontate tutte
+le tribolazioni, i disastri (come essa scriveva) del suo viaggio
+a Chiavari, tutto insomma (dall’episodio del cappellino in fuori)
+quanto aveva sofferto per poterlo raggiungere ed abbracciare prima che
+salpasse per la Sicilia.
+
+Ernesto, benchè grato a tante prove d’affetto, non aveva però potuto
+a meno di ridere dal _qui-pro-quo_ preso dalla zia a proposito dei due
+Sestri. È bene inoltre avvertire, che il gruppetto ricevuto poco dopo
+la lettera, lo aveva meravigliosamente disposto alla gajezza.
+
+E della famosa cassa, che era avvenuto?
+
+La contessa Emilia non si era data per vinta, e con un proscritto
+in quell’istessa lettera, annunciava al nipote che, quando meno se
+l’aspettava, avrebbe ricevuto una cosa che gli avrebbe fatto tanto
+piacere; e finiva lì, pensando di fargli correre l’aquolina in bocca.
+
+Anche Roberto fu lietissimo di ricevere nuove di Dalia. Ne disse
+qualche motto a Valentino, ma non andò più in là. Ma la sera trovatosi
+soletto, prima di coricarsi, rilesse la lettera di Dalia, poi la baciò
+e ribaciò, e si addormentò pensando che gli occhi cilestri vincono
+d’assai i neri, fossero anche grandi, limpidi e lampeggianti come
+quelli di Rosalia.
+
+La mattina dopo, Roberto rispose alla giovinetta con una lunga lettera
+nella quale fedele alla fattale promessa, proseguì il racconto delle
+sue avventure (tacendole però di Rosalia) e delle mirabili vittorie
+del generale, e scrivendo e scrivendo, tanto gli si scaldò il sangue,
+che fu lì in procinto di chiuder la lettera col promettere di sposarla
+finita la guerra... Fortunatamente per lui, Valentino entrò in quella
+a dirgli non so che cosa, ma che ebbe virtù di fargli finire, chiudere
+e suggellare in fretta quella lettera, senza toccare il tasto del
+matrimonio. Roberto, pigliato pel braccio l’amico, uscì pei fatti suoi.
+
+Intanto le cose non andavan molto bene nell’isola, specialmente nella
+provincia di Messina, dove la cattiva scelta dei nuovi governatori, e
+la vicinanza del nemico tenevano inquieti gli animi. Il dittatore pensò
+quindi di spedire a quella volta il generale Medici per assestare le
+cose, e per osservare davvicino i movimenti del nemico.
+
+La partenza di Medici da Palermo con un corpo di volontarj, fu salutata
+dagli applausi di quei cittadini, i quali, da quella spedizione si
+promettevano moltissimo. Medici, giunto a Termini l’ultimo di giugno,
+vi doveva riposare quarantotto ore; ma nello stesso giorno arrivarono
+a lui due corrieri; il primo gli portava un dispaccio della segreteria
+di Stato per la guerra e marina, con un ordine dittatoriale che lo
+nominava a comandante di tutta la provincia di Messina con ampie
+facoltà militari e civili. Era detto in quell’ordine, che tutti
+gl’impiegati militari e finanziarj dovessero dipendere da lui, ch’egli
+avrebbe potuto sospenderli, proporne di nuovi, e prendere tutte quelle
+determinazioni che la eccezionalità dei tempi gli avesse indicato
+necessarie per il buon andamento delle cose. L’altro corriere, arrivato
+quasi contemporaneamente, veniva da Patti, e recava notizie che i regj
+avevano fatto qualche movimento in avanti. Correva inoltre voce (e
+pareva verace) che un corpo di truppe borboniche era uscito da Messina,
+che si inoltrava a marce forzate, anzi che l’avanguardia era già
+arrivata al castello di Spadafora, punto importante, perchè domina la
+strada che conduce a Barcellona.
+
+I garibaldini, ai quali era stato concesso di riposare per ventiquattro
+ore, ebbero l’ordine di ripigliare la marcia, non solo, ma di
+affrettarla.
+
+Prima però che partissero da Termini accadde un fatto che per la sua
+singolarità merita di essere raccontato, tanto più che non ha riscontro
+nelle storia.
+
+Termini, al giungere dei volontarj di Medici, fu sossopra; quei
+cittadini accolsero i loro liberatori con entusiasmo, disputandosi il
+piacere, l’onore di averne qualcuno a loro ospite e di festeggiarlo
+il meglio che potevano. Ora avvenne che un giovinetto terminese,
+maneggiando imprudentemente un revolver d’un garibaldino, fece scattare
+la molla e ricevette una palla nel petto, sicchè restò ucciso sul
+colpo. Questo deplorabile accidente gettò la mestizia in mezzo alla
+gioja e alla festa. Medici non volle lasciar Termini prima di appurare
+l’accaduto; radunò quindi un Consiglio di guerra, innanzi a cui venne
+tradotto il volontario; ma prima ch’egli pronunziasse una parola in sua
+difesa, una donna seguita da una ragazza, si aprì la via attraverso
+la folla e si presentò al cospetto dei giudici. Erano la madre e la
+sorella dell’ucciso.
+
+Allora la povera donna disse piangendo, ma con voce sonora: Io era là;
+so com’è accaduta la disgrazia; quel garibaldino è innocente della
+morte del mio figliuolo, che io considero come morto sul campo di
+battaglia; ma essendo abituata ad avere presso di me un figlio, io vi
+prego, cedetemi questo (e così dicendo cinse con un braccio il collo
+del milite), io l’adotto.
+
+Il volontario venne immediatamente rimesso in libertà. La nuova sua
+madre, impostogli il nome dell’ucciso, lo condusse trionfalmente a casa
+sua, ove passò alcuni giorni tra le più affettuose carezze.
+
+Molti per questo fatto chiamarono quella donna un’eroina degna de’
+migliori tempi di Sparta. Noi, che infatto di maternità abbiamo
+opinioni molte severe, non troviamo di che entusiasmarci nel vedere
+una madre consolarsi sì presto, e con tanta disinvoltura della perdita
+di un figlio, come se si trattasse di quella di un marito per andare a
+seconde nozze.
+
+Ad ogni modo la condotta di quella madre non è al certo il più
+bell’elogio del defunto.
+
+Medici col suo corpo camminò tutta la notte, e allo spuntar dell’aurora
+giungeva a Cefalù. Quivi volle che i suoi riposassero, tanto più che,
+dovendosi spingere sino a Barcellona, aveva a fare marce lunghe e
+faticosissime, tra monti e spiagge senza altre strade che stretti e
+difficili sentieri. A Cefalù le notizie continuavano a giungere poco
+rassicuranti; la provincia rimasta senza amministrazione, aveva bisogno
+della presenza di un capo per impedire i disordini, e per ridonare
+agli abitanti fiducia e confidenza. Il nemico s’ingrossava a Messina,
+e specialmente al Gesso, posizione formidabile sopra Messina, e anello
+tra questa città e Milazzo, ove pure giungevano nuovi rinforzi[49].
+
+Medici, impaziente di portarsi sul teatro ove era chiamato ad agire,
+per guadagnar tempo, lasciò il corpo da lui comandato a Cefalù; diede
+le disposizioni necessarie perchè si movesse in avanti con la maggiore
+possibile sollecitudine, e decise di recarsi egli stesso con alcuni
+uffiziali dello stato maggiore e poche guide a cavallo, a riconoscere
+le posizioni, e a studiarle più davvicino e nei più minuti particolari.
+
+Così fu fatto; Medici viaggiando dì e notte, ora a piedi ed ora
+a cavallo, giunse finalmente la mattina del 5 a Barcellona. Quivi
+incominciarono gli atti di lui come capo della provincia.
+
+Viaggiando da Cefalù a Barcellona, Medici sdrajatosi, riposava sulla
+spiaggia del mare insieme al suoi compagni, quando un vaghissimo
+augellino volò sull’arena, e vi si fermò; preso, divenne argomento di
+varie osservazioni; vi fu persino chi ne trasse felici augurj. Medici
+pigliatolo in mano, sorridendo disse: «Siamo venuti per la libertà,
+dunque libertà anche agli uccelli.» Non aveva ancora finito di parlare
+che già l’uccellino volava libero.
+
+Medici, ricevuto a Barcellona con ogni manifestazione di simpatia e di
+gioja, e trovando gli animi atteggiati a nobili imprese, non tardò a
+far conoscere agli abitanti della provincia, e la sua carica e il suo
+animo, e quanto sperava dal concorso dei buoni cittadini, a vantaggio
+della causa italiana, alla quale tutti dovevano con eguale animo e
+valore generosamente concorrere. Quindi, il 5, pubblicava un bellissimo
+proclama, nel quale sono specialmente ammirabili le parole con che
+spiega, con l’accento del soldato, com’egli sentisse la libertà.
+
+Frattanto si mostravano continui i movimenti nelle regie truppe
+di Milazzo, rinforzate da nuovi corpi che sopraggiungevano da
+Messina, onde vedevasi chiaro che i regj volevano dare una battaglia
+nelle vicinanze di quella città, e, se fortuna arridesse, marciare
+prestamente sulle insorte provincie della Sicilia.[50] Medici, fatto
+accorto dei progetti del nemico, non essendo stato ancora raggiunto da
+tutto il suo corpo, cominciò a fare delle escursioni verso Milazzo,
+per istudiare le migliori posizioni, e supplire così, col vantaggio
+di esse, allo scarso numero delle sue forze. Il 6 luglio, il generale
+Medici, ed alcuni de’ suoi uffiziali, trasvestitisi, si recarono a
+Santa Lucia, alla destra di Barcellona, e dalla torre di un antico
+monastero guardando la sottoposta pianura di Milazzo, concepirono
+un piano di difesa, pensando specialmente di occupare Santa Lucia,
+posizione molto importante. Altri punti vennero visitati in quel giorno
+stesso; si accostarono a Gesso e di là, seguendo la catena dei monti
+verso sud, poterono scorgere Messina, dove speravano inalberare quanto
+prima la bandiera dell’unità italiana.
+
+I volontarj lasciati dal generale Medici a Cefalù, marciavano verso
+Barcellona; e mangiando e alloggiando malamente, tra fatiche inaudite,
+laceri e scalzi, la mattina del 10 giunsero a Barcellona. In quattro
+giorni tutto fu accomodato alla meglio; riposati i volontarj,
+racconciate le scarpe e le vesti, ordinate le armi e distribuite le
+munizioni, talchè il 14, il piccolo corpo di Medici accampò a Meri, ad
+un’ora da Barcellona, verso Messina.
+
+Dalla parte dei regj si era cambiata la guarnigione di Milazzo;
+al comandante Torre Bruna, era stato sostituito il generale Bosco,
+Palermitano, fedelissimo al suo re, coraggioso, esperto nelle cose
+di guerra, ma vanitoso, millantatore, fanatico, e che agognava ad
+ogni costo al vanto di abbattere Garibaldi. Bosco aveva condotto
+seco da Messina meglio di 5000 uomini di truppe scelte, la più parte
+cacciatori: cavalleria, artiglieria, munizioni, nulla mancava ai regj,
+mentre i nostri, pochi di numero, n’erano scarsamente provisti.
+
+I volontarj si stendevano a destra ed a sinistra del paese di Meri.
+La linea era molto estesa, ma era mestieri coprirla, per opporre
+resistenza su tutte le vie nelle quali il nemico poteva spingersi.
+Questa linea era segnata dal letto di un torrentello (il Mela), che
+dai monti, alla destra dei nostri, discende fino al mare. Limite
+della sinistra, era il mare istesso; alcune altre stradicciuole, tutte
+praticabili, serpeggiano da Barcellona a Milazzo; alla destra rimaneva
+il paese di Santa Lucia, con un seguito di colline descriventi una
+curva, che si serra alquanto sul centro; alcune di queste colline con
+facile declivio si prolungano verso S. Filippo.
+
+Quasi tutto il letto del Mela è incassato tra due muricciuoli, che
+seguono gli accidenti del letto istesso; e che, mediante alcuni lavori,
+si prestavano a tener fronte ad un attacco. La strada principale per
+Milazzo corre in mezzo alla pianura, e traversa il letto del torrente.
+Questo passaggio era guardato da due cannoncini, che i nostri avevano
+trovato a Barcellona, e che costituivano tutta la loro artiglieria. Il
+15, una colonna di Napoletani uscì da Milazzo, ma ad un tratto si fermò
+e rientrò. Medici, a fronte di queste dimostrazioni, per poter movere i
+suoi pochi soldati, senza sguarnire di troppo le posizioni, aveva fatto
+convenire a Meri le guardie nazionali, ed alcune squadre dei paesi
+limitrofi.
+
+Nella notte del 16, una pattuglia dei nostri, che guardava le
+posizioni di Santa Lucia, si spinse verso gli avamposti napoletani;
+si scambiarono le prime fucilate. La mattina seguente, una colonna
+di circa mille uomini, uscita da Milazzo, dirigevasi verso le nostre
+posizioni di destra. Il colonnello Simonetta con circa 300 uomini,
+ebbe ordine di osservarla; questi si spinse sulla strada maestra;
+inviò in ricognizione un’avanguardia, e fece avanzare a destra una
+compagnia, comandata dal capitano Cattaneo. L’avanguardia ebbe ad
+avanzarsi per poco, perocchè tosto incontratasi coi regj, s’impegnò
+un vivo combattimento. Il nemico lanciò la cavalleria, che caricò a
+tutta possa, ma i volontarj l’attesero col maggior sangue freddo e la
+carica fu respinta. Si combatteva a destra e a sinistra, ove i nostri
+erano accorsi per sostenere l’impeto che i nemici facevano anche da
+quella parte. Le forze erano disuguali, pure i regj ripiegarono; allora
+dai nostri si tentò una carica alla bajonetta; ma il terreno, troppo
+malagevole, non permise di condurla ad effetto. Alcuni, spintisi troppo
+avanti, affaticati per le difficoltà del cammino, e che nel retrocedere
+non poterono superare con la facilità di prima, rimasero cattivi. I
+regj, fatti quindici prigionieri, dei quali cinque feriti (anche il
+Cattaneo venne fatto prigioniero), non pensarono che a ritirarsi, e
+per essere più sicuri rinnovarono una carica di cavalleria; era essa
+diretta specialmente contro coloro che si trovavano sulla strada
+maestra, e fu quivi appunto che i nostri uffiziali si scagliarono
+sopra i cavalieri nemici, uccidendone varj. Fatta quest’ultima prova,
+i Napoletani rientrarono in Milazzo. I nostri in quella fazione ebbero
+circa 40 uomini fuori di combattimento, il nemico ne perdette circa un
+egual numero.
+
+Il generale Medici, vista impegnata la lotta, spinse nuove forze
+verso il luogo del combattimento; quindi i volontarj che avevano avuto
+parte all’azione, poterono ritirarsi, e i nuovi arrivati occuparono il
+caseggiato attiguo alla collina che mena sulla strada di Santa Lucia,
+prendendo anche posizione nelle prime case del villaggio di S. Filippo,
+ond’essere in grado di resistere ad un nuovo attacco. Il nemico infatti
+faceva continue evoluzioni verso la nostra destra; egli mirava a girare
+quella importante posizione, la quale, nel caso che i nostri avessero
+dovuto abbandonare la linea occupata, doveva servir loro di ritirata
+per la via dei monti. Quindi Medici ordinò che sulla strada maestra
+fosse eretta una barricata, allo scopo di difendere la linea interposta
+tra la strada istessa ed il sommo della prossima collina, ove la
+nostra destra rannodavasi, alla sinistra, colle squadre comandate del
+colonnello Interdonato.
+
+Alle quattro dopo mezzo giorno, il nemico riapparve con forze doppie.
+Egli coronava le alture sopra Ceriolo, occupava il paesello di questo
+nome, scendeva per il letto di un torrente, e si avanzava. Allora il
+fuoco ricominciò: regj e garibaldini si trovarono faccia a faccia;
+il maggiore sforzo dei Borboniani era di spingersi dalla nostra
+sinistra alla destra. Conveniva perciò tener forte dalla parte ove
+egli irrompeva con maggior impeto, impedire, dalla barricata, il
+passaggio della strada e non lasciare effettuare il suo piano. Con
+questo intendimento Medici mandò ordini ad un battaglione, che stava
+in riserva fra il crocicchio della strada per Santa Lucia a destra e
+Milazzo a sinistra, di avanzarsi. Questo rinforzo giunse a passo di
+corsa, proprio nel momento decisivo, quando la lotta alla barricata
+era più accanita, e quando il nemico, fatto ardito dalla preponderanza
+delle sue forze, attaccava di fronte la nostra posizione, facendola
+bersagliare ai fianchi da una fucilata veramente energica. Il rinforzo
+rinvigorì l’ardire dei nostri, che riacquistato nuovo entusiasmo e
+coraggio, si slanciarono fuori della barricata al grido di: viva
+Italia; indi con una brillante carica alla bajonetta, respinsero
+il nemico dai vigneti, dai muricciuoli e dalle case occupate,
+costringendolo a ripassare in fretta il letto del torrente.
+
+Ma sulle alture il fuoco continuava vivissimo. Il nemico, appostati
+due pezzi sulla strada che dal paese sbocca nel torrente, tirava
+spessi colpi, ma senza risultato. Un po’ più tardi lanciò razzi e
+granate, anch’esse senza effetto; indi, aumentato il cannoneggiare,
+dal punto ove erasi riordinato mosse ad un nuovo attacco. I nostri
+lo bersagliarono vigorosamente dalle alture e quelli specialmente
+della barricata, animati dal primo successo, si lanciarono di nuovo
+sulla strada, e caricarono alla bajonetta. Per alcuni minuti fu uno
+spettacolo veramente straordinario; perciocchè i nostri correvano
+avanti, ed i Napoletani non meno arditi, correvano loro incontro:
+quando ad un tratto il nemico fermossi sulla riva del fiume, la sua
+colonna si schiuse smascherando l’artiglieria che aprì il fuoco.
+I nostri continuarono ad inoltrarsi sulla strada; già avevano
+occupato una casa, e si spingevano avanti quasi fin sopra i pezzi
+dell’artiglieria nemica, ma sopravvenuta la sera, furono richiamati.
+
+In quella fazione i Napoletani si batterono valorosamente: i nostri
+ebbero pochi morti, molti feriti, e di bajonetta. Medici, aveva in
+parte raggiunto il suo scopo, perciocchè in quella giornata con energia
+straordinaria, con posizioni ben scelte, e con evidente esperienza di
+guerra, aveva respinto due volte il nemico, e più da vicino avevalo
+serrato dentro Milazzo.
+
+Da Palermo intanto giungevano avvisi di prossimi rinforzi; il generale
+Cosenz stava per arrivare, e difatti, il 18, giunse coll’avanguardia
+al campo dei nostri, e visitati i posti, e verificate le posizioni, ne
+rimase grandemente soddisfatto. La mattina del 19 i nostri volontarj,
+che erano ancora sotto le armi, videro arrivare una carrozza; in un
+istante tutti i beretti si trovarono sulle bajonette; dal cuore e dalla
+bocca di quei bravi militi uscì un grido indescrivibile; essi avevano
+riconosciuto Garibaldi. Il legno che giungeva in quel momento conteneva
+il dittatore della Sicilia, in camicia rossa, e col solito cappello
+nero.
+
+Garibaldi, dal primo ingrossarsi del nemico in Milazzo, aveva compreso
+che l’armata borbonica intendeva dare battaglia; e volendo trovarsi
+presente e comandare in persona i suoi volontarj, lasciato in Palermo
+qual prodittatore il generale Sirtori, affrettò la sua partenza, e
+raggiunse in tempo il campo di Medici. Il giorno stesso del suo arrivo
+si fece un nuovo esame a tutte le posizioni. Garibaldi chiede di
+tutto, interroga su tutto, osserva minutamente ogni cosa, approva con
+espansione d’animo l’operato di Medici, gli serra più volte la mano, e
+la sera, prima della cena, fumando il suo sigaro, scrive l’ordine del
+giorno, col quale promove a maggiori generali, Medici, Cosenz, Bixio e
+Carini; aggiunge, la brigata Medici avere ben meritato della patria; i
+suoi militi assaliti da forze superiori aver provato ancora una volta,
+ciò che valgano le bajonette dei figli della libertà.
+
+La mattina del 20, Garibaldi, presi gli opportuni concerti col generale
+Medici, fece diramare i suoi ordini alle truppe. Alle 5 del mattino
+queste erano tutte sotto le armi e pronte a marciare; due colonne
+dovevano formarsi; una comandata dal colonnello Simonetta, l’altra dal
+colonnello Malenchini; queste colonne avevano ordine di recarsi da Meri
+a S. Pietro, ove giunte, avrebbero avute nuove istruzioni. La colonna
+Simonetta, era composta dei battaglioni non completi del I.º reggimento
+e d’una compagnia del III.º battaglione, con aggregati il battaglione
+bersaglieri, comandato dal maggiore Specchi e circa 20 uomini armati
+di carabina. La colonna Malenchini era composta dei tre battaglioni
+del II.º reggimento, più una compagnia di volontarj messinesi. S’era
+ordinata una colonna di riserva, la quale si componeva del battaglione
+Dunn, già arrivato, del battaglione Corte, del battaglione Corrao e
+del battaglione Valchieri; le quali forze, essendo i battaglioni molto
+sottili, potevano ammontare a circa 3500 uomini.
+
+La prima colonna ebbe l’ordine di percorrere lo stradale di Messina
+sopra S. Pietro a Milazzo, occupando le case ed i vigneti, in gran
+parte cinti di muri. La seconda colonna, descrivendo una diagonale, si
+recò ad occupare Barone, che è una frazione di S. Pietro. Erano queste
+le due colonne d’attacco, alle quali fu ingiunto di distendersi, onde
+collegarsi e formare una sola fronte di battaglia, la quale doveva
+inoltrarsi molto avanti, a destra, per osservare davvicino le mosse, e
+le posizioni del nemico. Simile incarico aveva avuto pure la sinistra,
+allo scopo di sorvegliare il nemico dalla parte della marina, d’onde
+poteva seriamente minacciare il fianco dei nostri.
+
+I regj intanto erano usciti da Milazzo con forze poderose, e avevano
+avuto agio di far loro pro d’ogni cosa, d’ogni prominenza, dei muri
+e dei vigneti, per combattere coperti stando sulla difensiva, o per
+spingersi avanti contro i nostri. Ciò avevano ottenuto moltiplicando i
+corpi d’osservazione; nè i garibaldini potevano molestarli, sia perchè
+disponevano di forze inferiori, sia perchè non era loro intenzione
+di attaccare la fronte del nemico. Ne veniva per conseguenza lo
+spiegamento dei nostri, e tanto più perchè l’esercito Napoletano
+stendevasi molto a sinistra verso i mulini, ed a destra quasi fino alla
+marina. Il nemico non poteva temere di estendersi troppo, e perchè
+così facendo teneva in rispetto e sorvegliate le nostre ali; e per
+ultimo perchè, qualora fosse stato costretto a ripiegarsi, sarebbesi
+concentrato con maggior potenza al centro, in guisa da poter operare
+in quel punto energicamente, nulla avendo a temere ai lati, garantito
+come era dal mare. Particolarmente alla sinistra, i Napolitani avevano
+ben munite con molta artiglieria le case dei mulini, e gli sbocchi
+principali delle strade.
+
+I due eserciti stavano già in faccia l’uno dell’altro; erano le sette
+del mattino, quando il nemico mosse dalla sua destra verso la sinistra
+dei nostri e l’attaccò. Repentinamente il fuoco si aprì su tutta la
+linea. Il generale Medici ordinò alla colonna Simonetta di spingere una
+parte della sua gente verso Archi, onde rendersi padrone delle mosse
+nemiche a sinistra. Questo movimento eseguito dal maggiore Migliavacca,
+coadjuvato dal maggiore Croff, fece sloggiare i regj dalle posizioni
+che avevano occupate; dal lato sinistro i nostri si spingevano avanti,
+stendendosi verso la marina, movimento che si dovette appoggiare coi
+rinforzi del centro, il quale per portarsi all’altezza della sinistra,
+fu costretto ad inoltrarsi; imbattutosi col nemico, e impegnò un
+vivissimo combattimento. Così nel tempo stesso si pugnava al centro,
+alla sinistra ed alla destra. I Napoletani combattevano valorosamente,
+e tanto che, dopo lungo tempestare, alla sinistra cominciavano ad
+avere il sopravvento. L’artiglieria, che imboccava la strada, e che
+fulminava i nostri, rendeva i nemici superiori. Il fianco dei nostri
+era gravemente minacciato. Il generale Medici spediva immantinente a
+quella volta un uffiziale di stato maggiore colla metà del battaglione
+Dunn che era di riserva. Con questi rinforzi e con l’energia del
+generale Cosenz che dirigeva quella parte del combattimento, i nostri
+riuscirono a ripigliare i posti perduti. Ma il nemico che a cagione del
+ripiegamento a sinistra aveva avuto campo di spingere nuove forze al
+centro, imperversava furiosamente da questo punto.
+
+Garibaldi, dalla strada, colla parola, col gesto coll’esempio dirigeva
+l’attacco; già combattevasi un’altra volta su tutta la linea. Contro le
+forze del centro, fatte quasi irresistibili dalle circostanze naturali,
+gli sforzi dei nostri prodi non valevano. Molti di quei generosi
+caddero, e molti altri più animosi ancora, si avanzavano in mezzo a
+quell’eccidio. Ma il solo coraggio non bastava; le nostre perdite di
+momento in momento si facevano più sensibili; tutte le nostre truppe
+erano giunte, tutte erano al fuoco, anche le riserve; il momento era
+pur troppo decisivo.
+
+Un movimento a destra fu quello che decise le sorti della giornata
+in favore di Garibaldi. Accennando energicamente dalla nostra
+estrema destra al fianco sinistro, ed al centro nemico, si cambiò la
+situazione, perciocchè, i regj improvvisamente incalzati dal nuovo
+movimento, cominciarono a ritirarsi, e il terreno da loro abbandonato
+veniva occupato dai nostri. Le truppe nemiche si ritiravano in Milazzo,
+si riordinavano, tentavano di scendere a nuova battaglia, ma alcuni
+colpi di cannone del piroscafo il Veloce, sopra cui in quel frattempo
+erasi imbarcato Garibaldi, li costrinse a continuare il movimento di
+ritirata.
+
+Nella lotta del centro, un pezzo d’artiglieria dei regj rimaneva
+nelle mani ai nostri; un drappello di cavalleria fu lanciato a
+riconquistarlo, ma invano perciocchè oltre al pezzo, perdettero
+anche i cavalli, e quasi tutti i cavalieri. Vi furono lotte corpo
+a corpo, colpi di _revolver_ a bruciapelo, cavalli azzuffantisi
+insieme; dittatore, generali ed uffiziali dovettero giuocar di spada;
+tanti sforzi condussero i nostri sino al ponte di porta Milazzo.
+Contemporaneamente i nostri di sinistra giungevano alla lor volta, dopo
+d’aver superate le posizioni nemiche.
+
+Ma la lotta non era ancora finita; il passaggio del ponte era
+difficilissimo; la moschetteria e la mitraglia grandinavano senza
+posa. I garibaldini fecero sosta ai Magazzeni, che erano alla loro
+sinistra; con molto ardimento riuscirono a trascinare sul ponte i due
+cannoncini che possedevano, i quali, se materialmente non potevano
+offendere gran che, moralmente imponevano al nemico, che credette
+i nostri essere possessori di un’artiglieria. I Napoletani avevano
+occupate tutte le case appena fuori della città, e dal molo, e di
+dietro le barche, tiravano con molto successo con le loro carabine; le
+artiglierie mandavano palle e mitraglia, e qualche bomba. A sloggiare i
+cacciatori, fu mestieri stabilire una linea d’attacco, che dal ponte,
+pei vigneti cinti di mura, andava sino alla marina, e conduceva molto
+vicino alla città, alle case ed alle posizioni occupate dal nemico. In
+questo incontro specialmente giovarono moltissimo i colpi dei nostri
+piccoli pezzi. Frattanto un battaglione fresco, che aveva avuto ordine
+di rimanere a Meri a guardare le posizioni sulla marina, e che, deciso
+il combattimento in favore dei nostri, s’era portato sul posto a passo
+di corsa per raccogliere definitivamente il frutto della giornata,
+fu spinto contro la città per entrarvi. D’allora in poi il nemico non
+oppose seria resistenza, ma di posizione in posizione raccogliendosi,
+s’affrettò a ritirarsi nel forte. Vi fu un momento in cui si vide il
+generale Medici a cavallo, nella strada principale di Milazzo, in mezzo
+ad un nembo di fumo, ma fortunatamente ne uscì sano e salvo.
+
+Il combattimento finì alle 5 pomeridiane; era quindi durato dieci ore.
+I nostri tra morti e feriti perdettero circa 800 uomini; il maggiore
+Migliavacca lasciava la vita sul campo. Il nemico ebbe gravi perdite,
+ma inferiori alle nostre.
+
+
+Il romanziere Alessandro Dumas trovossi presente a questa battaglia.
+Egli prima della spedizione di Sicilia avveva avvicinato il generale
+Garibaldi a Milano ed a Genova per avere da lui schiarimenti sulla sua
+vita e sui suoi fasti, per pubblicarli in un giornale di Parigi e in
+un’ampia biografia. Quando seppe lo sbarco di Garibaldi in Sicilia e
+la sua entrata in Palermo, si affrettò a raggiungerlo, e partitosi di
+Marsiglia giunse alla capitale dell’isola. Quivi conferì col dittatore,
+indi si diresse alla volta di Catania. Fu di là che intese vagamente
+come una colonna napoletana era partita da Messina per incontrare
+Medici. Spedito un messo al console francese di Messina, e da lui avuta
+risposta che la nuova era vera, senza perder tempo, levata l’àncora
+partì alla volta di Milazzo. Egli giungeva nel golfo orientale appunto
+quando il combattimento era incominciato. In alcune sue lettere dirette
+al brigadiere Giacinto Carini, ispettore generale di cavalleria,
+descrive minutamente le vicende ed i fatti di quella giornata. Noi
+riprodurremo un brano d’una sua lettera per mostrare in qual pericolo
+si fosse trovato quel giorno il generale Garibaldi, e quali furono i
+supremi sforzi dei nostri.
+
+«Il fuoco (scrive il Dumas) cominciò alla sinistra a mezza strada tra
+Meri e Milazzo. S’incontrarono gli avamposti napoletani nascosti tra i
+canneti. Dopo un quarto d’ora di moschetteria sulla sinistra, il centro
+alla sua volta si è trovato in faccia alla linea napoletana, e l’ha
+attaccata e sloggiata dalle prime posizioni.
+
+«La dritta in questo frattempo scacciava i Napoletani dalle case che
+occupavano.
+
+«Ma le difficoltà del terreno impedivano ai rinforzi di arrivare. Bosco
+spinse una massa di 6000 uomini contro 5 o 600 assalitori che l’avevano
+costretto a rinculare, e che, soprafatti dal numero, erano stati
+obbligati ad indietreggiare alla lor volta.
+
+«Il generale spedì tosto a chieder dei rinforzi; arrivati che furono,
+attaccò di nuovo il nemico nascosto tra i canneti, e riparato dietro
+i fichi d’India. Ciò era un grande svantaggio per i volontarj, che non
+potevano caricare alla bajonetta.
+
+«Medici, marciando alla testa dei suoi, aveva avuto il cavallo ucciso
+sotto di sè. Cosenz aveva ricevuto una palla morta nel collo ed era
+caduto a terra; lo si credeva ferito mortalmente, allorchè si rialzò
+gridando: Viva l’Italia! La sua ferita, fortunatamente, era leggiera.
+
+«Garibaldi si pose allora alla testa dei carabinieri genovesi, con
+alcune guide per affrontare i Napoletani ed attaccarli di fianco,
+togliendo così la ritirata ad una parte di essi. Ma si imbattè in una
+batteria che fece ostacolo a siffatta manovra.
+
+«Missori ed il capitano Statella, si spinsero allora avanti con una
+cinquantina d’uomini; il generale Garibaldi era alla testa e dirigeva
+la carica; a venti passi il cannone fece fuoco a mitraglia.
+
+«L’effetto fu terribile; cinque o sei uomini solamente rimasero in
+piedi; il generale Garibaldi ebbe la suola d’una scarpa, e la staffa
+portata via da una palla di cannone; il di lui cavallo ferito divenne
+indomabile, sicchè fu costretto ad abbandonarlo, lasciando nella sella
+il suo _revolver_. Il maggior Breda e il suo trombetto furono colpiti
+ai fianchi. Missori cadeva da cavallo, il quale era ferito a morte da
+una scheggia. Statella restava in piedi, fra un uragano di mitraglia;
+tutti gli altri, morti o feriti.
+
+«Da tutti si combatteva, e valorosamente.
+
+«Il generale, vedendo allora l’impossibilità di prendere il cannone
+che aveva fatto tutto questo danno di fronte, comanda al colonnello
+Dunn di scegliere qualche compagnia e di lanciarsi con essa attraverso
+i canneti, raccomandando a Missori e a Statella di saltare appena
+sormontati i canneti al di sopra del muro, e poscia di impadronirsi del
+cannone che doveva essere a poca distanza.
+
+«La mossa fu eseguita da due uffiziali, e da una cinquantina d’uomini,
+ma allorchè arrivarono sulla strada la prima persona che vi trovarono
+fu il generale Garibaldi a piedi e colla sciabola in pugno.
+
+«In questo momento il cannone fa fuoco, uccide alcuni dei nostri; gli
+altri si lanciano sul pezzo, se ne impadroniscono, e lo portano via.
+
+«Allora la fanteria napoletana s’apre, e dà il passaggio ad una carica
+di cavalleria, che si avventa per riprendere il pezzo.
+
+«I militi del colonnello Dunn, poco abituati al fuoco si dividono a due
+lati della strada in luogo di sostenere la carica alla bajonetta, ma
+a sinistra sono trattenuti dai fichi d’india, a dritta da un muro. La
+cavalleria passa come un turbine: da due lati i Siciliani allora fanno
+fuoco; l’esitanza d’un momento svanita.
+
+«Le schioppettate continuano a destra e a manca; l’uffiziale napoletano
+s’arresta e vuol tornare indietro, ma ecco in mezzo alla via serrargli
+il passo Garibaldi, Missori, Statella e cinque o sei altri. Il generale
+salta alla briglia del cavallo dell’uffiziale gridando: arrendetevi.
+L’uffiziale per tutta risposta gli tira un fendente, il generale lo
+para, e d’un colpo di rovescio gli spacca la gola. L’uffiziale vacilla,
+e stramazza; tre o quattro sciabole sono alzate sul generale, che
+ferisce uno degli assalitori con un colpo di punta. Missori ne uccide
+altri due e il cavallo d’un terzo con tre colpi di _revolver_. Statella
+mena le mani dalla sua parte, e ne uccide un altro. Un soldato smontato
+di sella si getta alla gola di Missori, che a bruciapelo gli fracassa
+la testa con un quarto colpo di _revolver_.
+
+«Durante questa lotta di giganti, il generale Garibaldi ha rannodato
+gli uomini sgominati.
+
+«Egli carica con loro, e mentre riesce a sterminare o a far prigioni i
+cinquanta cavalieri dal primo fino all’ultimo, incalza alla fine colle
+bajonette, secondato dal resto del centro; i Napoletani fuggono; i
+Bavaresi e gli Svizzeri tengono fermo un momento, ma alla fine fuggono
+essi pure.
+
+«La giornata è decisa, la vittoria non è ancora, ma sarà, dell’eroe
+d’Italia.»
+
+
+Milazzo, città costruita a cavaliere su d’una penisola, conta circa
+14,000 abitanti; ma essi erano tutti spariti; molti usciti di città
+e sparsi per le campagne, e molti ancora chiusi nelle proprie case,
+talchè quando i nostri vi entrarono, non rinvennero una città, ma un
+sepolcro. Un sol uomo fu visto; egli era un vecchio che usciva da una
+casa con lo spavento negli occhi e nella persona; era la sua testa
+canuta, e portava nella destra una daga sguainata: pareva che egli
+cercasse la vita, ma incontrò sventuratamente la morte; una cannonata
+a mitraglia lo gettava a terra orribilmente mutilato. Per alcune ore
+non fu vista anima viva; i cacciatori delle Alpi erravano per le città
+col fucile tra le mani, con la minaccia negli occhi. Medici, a cavallo,
+stava alla loro testa; i colpi a palla e a mitraglia continuavano
+spessi ed accompagnati da granate; ma i nostri seguitavano la loro
+marcia in avanti. La maggior parte di essi si riuniscono alla marina;
+alcune compagnie vanno ad occupare le posizioni elevate intorno al
+forte, e lo stringono da vicino; dal convento de’ Cappuccini mandano
+contro i regj pochi ma ben aggiustati colpi di carabina; così da altura
+in altura si portano nel punto più elevato dell’istmo, proprio ove
+sorge il mulino a vento d’onde, alla distanza di circa cinquecento
+metri, si domina buona parte dell’interno del forte. La fucilata durò
+viva sino alla sera; alla notte, i colpi si fecero radi, più come
+avvisi di _allerta_ che per offendere. In quella notte il quartiere
+generale era alla marina, sul sagrato di una chiesa.
+
+Era spettacolo singolare veder colà Garibaldi sdrajato per terra
+riposarsi delle durate fatiche, e circondato dal suo stato maggiore,
+dettare proclami, e annunciare all’Europa la presa di Milazzo, a molte
+madri la morte dei loro figli, e al governo di Napoli la disfatta delle
+truppe comandate dal generale Bosco.
+
+Il 21, il fuoco di moschetteria e di artiglieria continuava. Per
+precauzione i nostri avevano erette alcune barricate; erasi anche
+disposto per alcune opere di contro fortificazione, che dovevano
+servire al collocamento di alcuni pezzi, che dovevano battere il
+castello nel lato più debole, ma non poterono essere collocati, perchè
+mancavano i mezzi alle opere. Intanto cominciavano le trattative per la
+capitolazione; ma il generale Bosco pretendendo gli onori di guerra,
+e Garibaldi non volendoglieli accordare, quel giorno e il seguente
+passarono senza che nulla si fosse definito. Quando in sul vespro del
+23, apparvero sette legni a vapore parte napoletani e parte francesi,
+ma al servizio di Napoli per capitolare col generale Garibaldi. Il 24
+fu conclusa la capitolazione a queste condizioni:
+
+«Che la guarnigione uscisse dal forte, e s’imbarcasse sui legni che
+erano in porto, con tutti gli onori di guerra:
+
+«Che dovesse portar seco l’armamento ed il bagaglio:
+
+«Che dovesse lasciare nel forte tutte le bocche da fuoco, tutti i
+cavalli, compresi quelli degli uffiziali e dello stesso comandante
+Bosco, e la metà dei muli.»
+
+I nostri acquistarono in quella occasione trentasei cannoni, due in
+bronzo e trentaquattro in ferro, centotrentanove cavalli e ottantatre
+muli.
+
+Noteremo essere stato stabilito che i pezzi d’artiglieria ceduti,
+non dovessero essere menomamente danneggiati, ma sedici di essi
+vennero slealmente inchiodati; furono fatte da parte di Garibaldi
+energiche proteste; si era quasi al punto di rompere le trattative,
+ma l’ammiraglio Anzani, che trattava per la parte di Napoli, si
+mostrò così dispiacente dell’accaduto, parlò tanto caldamente della
+sua completa ignoranza di quel fatto, e riprovò così altamente la
+vergognosa violazione dei patti, che i nostri uffiziali non fecero più
+parola dei cannoni inchiodati. Il 24, a sera, le truppe borboniche
+avevano totalmente sgombrata Milazzo; il 25, Medici prendeva i
+necessarj concerti per la partenza; la notte del 26 il suo corpo
+bivaccava sulle alture di Messina, in cui la mattina del 27 doveva
+entrare in mezzo agli applausi della popolazione.
+
+Così ebbe fine la battaglia di Milazzo, dalla quale il generale
+Bosco molto promettevasi; battaglia, che dai soldati napoletani fu
+valorosamente combattuta, e nella quale i volontari di Garibaldi
+colsero una imperitura corona di gloria. Dolorosa oltremodo riuscì al
+campo dei nostri la perdita del valoroso Migliavacca.
+
+Come succede sempre dopo una battaglia, i volontarj erravano qua e là
+pel campo, incrociandosi, e chiedendosi a vicenda notizia degli amici
+più cari. Valentino, benchè stracco morto, gironzava già da un pezzo,
+senza che ancora avesse potuto venire a capo di raggranellare qualche
+notizia de’ suoi camerati.
+
+Quando Dio volle, poco prima che calasse la notte (una notte siciliana,
+limpida, fresca, stellata, rischiarata dalla luna) incontrò il capitano
+Federico, il quale, accortosi che il suo povero cavallo era sfinito
+dalla fatica, scesone, camminava pedestre, tirandosi dietro colla
+briglia l’animale:
+
+— Oh! capitano! quanto ho caro di vederla.... È un pezzo che la cerco...
+
+— Addio, il mio Valentino! rispose Federico stringendogli
+affettuosamente la mano. Sano e salvo, eh?
+
+— Come un pesce, grazie a Dio! Ma è però un miracolo se son qui, glielo
+dico io!..
+
+— Ah, sì perdio! la fu una giornata calda.
+
+— E dei nostri ha notizie, capitano?
+
+— No, Valentino; anzi voleva chiederne a te.
+
+— Io non ne so niente. Roberto...
+
+— Era alla barricata sulla strada...
+
+— Brutto sito!... E del signor Ernesto...
+
+— Ernesto era con Roberto; gli ho veduti io assieme, quando quei di
+Medici si sono mischiati con quelli di Bixio là alla barricata.
+
+Così dicendo erano giunti presso un bivacco, sotto un gruppo di alberi,
+e dal quale partirono tosto allegre voci che chiamavano: Federico!...
+Valentino!... qui, qui con noi....
+
+I chiamati, appressatisi, conobbero tosto, al chiaro di luna, cinque
+o sei visi amici. Ricambiatesi le strette di mano, sedettero in giro
+intorno al fuoco su cui rosolavano alcune fette di carne porcina,
+infilzate sulle bacchette da fucile. Sull’erba stavano disposti alcuni
+fiaschi, e cacio e pane e frutti.
+
+La conversazione ferveva animatissima, come succede di chi ha molte
+cose da raccontare, ma molte, in modo che tutti vogliono essere i primi
+a parlare per timore che la memoria non giunga a ritenere tutte le idee
+che ronzano nei cervelli. Erano argomento di tutti questi discorsi le
+diverse fasi della battaglia; i pericoli corsi individualmente e quelli
+affrontati in comune; l’accanimento con cui s’erano battuti i regj,
+degno d’una causa migliore; il combattimento a corpo a corpo sostenuto
+dal generale, da Missori, e dagli altri pochi che aveva con sè; quanto
+accadde al Liparacchi comandante il _Veloce_[51]; poi vennero le
+lamentele per le morti, per le ferite dei compagni, e via via.
+
+Tutti questi discorsi però, lieti o lugubri che fossero, non avevano
+possa di affievolire l’appetito in que’ giovanotti, i quali, digiuni
+fin dal mattino, appena la carne parve cotta, si accinsero a far onore
+al festino.
+
+Staccate quelle fette di carne dalle bacchette ed equamente
+distribuite, i commensali cominciavano già a stracciarle co’ denti,
+quando s’udì gridare:
+
+— Ohe! e io?... Ohe! piano piano;... voglio anch’io la mia parte...
+
+Tutti gli sguardi si rivolsero verso un giovane uffiziale, il quale,
+odorata da lungi la cena, precipitava verso quella a passo di corsa.
+
+Era Roberto.
+
+L’appetito di Roberto era proverbiale tra i suoi commilitoni;
+tuttavia, benchè sapessero di avere in lui un formidabile concorrente,
+coll’accoglierlo festosamente, col fargli posto, col porgergli tosto
+una lauta porzione di carne, mostrarono quanto se lo tenessero caro.
+
+Roberto sedutosi, mosse in giro lo sguardo sui suoi compagni,
+nominandoli ad alta voce, e con gioja mano mano li discerneva.
+
+— Qui tutti! qui tutti sani e salvi!... Benone perdio! Ma che dico
+tutti!.... Pur troppo ne manca uno!... continuò di poi crollando il
+capo.
+
+— Chi manca? gli chiesero i compagni guardandosi l’un l’altro.
+
+— Manca Ernesto.
+
+— Ah! è vero...
+
+— Che n’è avvenuto? chiesero ad una voce Federico e Valentino.
+
+— È morto, rispose mestamente il pittore.
+
+— Morto?
+
+— Sì, una palla lo colpì dritto nel cuore, poco prima che morisse
+Migliavacca.
+
+— Oh, povero Ernesto! Un così buon giovane!...
+
+— Spirò nelle mie braccia, là dietro quella maledetta barricata!...
+Perdio! i nostri cadevano come le mosche...
+
+— E così?
+
+— E così, intanto che io, raccolto uno schioppo da terra, mi divertiva
+per mio conto, chè già dietro la barricata non c’era da far nulla nè
+colla sciabola, nè col _revolver_, sento Ernesto che grida: Roberto!
+mi volto, e allungo il braccio appena a tempo per sostenerlo. Egli
+aveva già gli occhi semichiusi...; lo abbraccio, lo trasporto dietro un
+albero;... gli parlo, ma inutilmente; mormorò qualche parola che non ho
+potuto capire, e felice notte!... spirò.
+
+— Povero Ernesto!... Pace alla sua anima! dissero in coro gli astanti,
+mandando l’ultimo saluto al prode giovinetto morto combattendo per la
+patria.
+
+— Dopo la battaglia, continuò Roberto, ho fatto trasportare il cadavere
+all’ambulanza... Non che ci fosse a sperare,... ma a buon conto l’ho
+fatto visitare dal nostro dottore. Quando fu constatato che era proprio
+morto, gli abbiamo frugato nelle tasche per vedere se ci fosse qualche
+carta, qualche lettera, insomma qualche cosa che potesse interessare la
+di lui famiglia...
+
+— Cos’avete trovato?
+
+— Ecco qua! (così dicendo trasse di tasca due lettere) quest’è una
+lettera di sua zia.
+
+— So cos’è, disse Federico; è la lettera che accompagnava certi
+_marenghi_...
+
+— Proprio quella; e quest’altra è.... insomma è un affar di cuore. Poi
+gli togliemmo dal taschino l’orologio; eccolo qui! lo voglio consegnare
+io stesso a quella buona donna di sua zia... È una memoria.
+
+— E i denari?
+
+— Eccoli in questo portamonete; dodici _marenghi_, e delle monete
+d’argento e di rame. Cos’abbiamo a farne di questo denaro?
+
+— Godiamceli allegramente, rispose un milite filosofo.
+
+— No, bisogna mandarli a sua zia, disse un altro.
+
+— Facciamogli fare una lapida?
+
+— Io invece direi di darli all’asilo infantile che il generale ha fatto
+aprire a Palermo.
+
+Quest’ultimo progetto fu accettato a pieni voti.
+
+Finita la cena, que’ giovinetti, accesi i loro sigari si sdrajarono
+sull’erba. Pochi minuti dopo erano sepolti in un profondo sonno.
+
+
+Il 28 luglio, in forza di una convenzione stipulatasi tra i generali
+Clary e Medici, i regj sgombrarono Messina, riducendosi nella
+cittadella.
+
+
+
+
+CAPITOLO XV.
+
+Messina ed il Monarca.
+
+ Nux erat, et placidum carpebant fessa soporem
+ Corpora per terras, sylvæque et sæva quierunt
+ Æquora: cum medio volvuntur sidera lapsu:
+ Cum tacet omnis ager, pecudes, pictæque volucres,
+ Quæque lacus late liquidus, quæque aspera dumis
+ Rura tenent, somno positæ sub nocte silenti
+ Lenibant curas, et corda oblita laborum.
+
+ (VIRGILIO. _Eneid. Lib. IV_)
+
+
+Medici, conchiusa la convenzione, partì alla volta di Gesso, ove aveva
+stabilito il suo quartier generale.
+
+La fama della stipulata convenzione si sparse immantinente lungo la
+spiaggia, e tra le campagne circonvicine, sicchè i Messinesi, che
+prima s’erano sbandati temendo il bombardamento, a torme rientrarono
+in città. Dai balconi, dalle logge, dalle vie, si videro sventolare i
+tre colori nazionali e tutta la popolazione si abbandonò al tripudio
+per la libertà con tanta ansia desiderata. Poco prima del mezzogiorno,
+la festa si animò di bel nuovo per l’arrivo di Medici che rientrava in
+città alla testa della sua divisione.
+
+Due ore dopo si spargeva per Messina la notizia che arrivava il
+dittatore. Infatti egli era alle porte della città. Tosto i Messinesi
+accorrono, lo circondano, staccano i cavalli dalla sua carrozza e lo
+conducono in trionfo fino al palazzo ove alloggiava Medici. Quivi
+giunto, fu costretto ad affacciarsi replicatamente al balcone per
+mostrarsi al popolo, che lo acclamava liberatore dell’isola. La sera,
+la città comparve quasi per incanto illuminata tutta, e pavesata di
+un infinito numero di bandiere italiane. Quella notte stessa, verso le
+11, da una mano di gente furono abbattute le due statue in marmo state
+erette in onore dei due sovrani borboni Ferdinando I e Francesco I. Il
+generale Medici ed il sindaco, informati di ciò, spedirono della forza
+imponente per evitare che si distruggessero le altre due, di Carlo III
+e Ferdinando II, capilavori d’arte, le quali in seguito vennero levate
+di là e custodite nel museo dell’università.
+
+Giammai Messina era apparsa sì bella.
+
+Messina, l’antica _Zancle_, detta di poi _Messana_ (ricorriamo di bel
+nuovo all’albo dell’infaticabile garibaldino milanese, che a Milazzo
+fu a un pelo di perderlo in una colla vita), siede sullo stretto a cui
+diede il nome.
+
+Ha la forma d’un paralellogrammo, e s’innalza a mo’ d’anfiteatro ai
+piedi dei Nettunj, sopra uno spazio di circa una lega. Vista dal mare,
+è vaga assai, specialmente per il contrasto tra la bianchezza de’ suoi
+edifizj e la tinta oscura delle foreste che popolano il dorso di que’
+monti.
+
+Messina è piazza di guerra di prima classe, il cui circuito con
+bastioni, è difeso dalla cittadella (nella quale s’era, come
+avvertimmo, rinchiuso co’ regj il generale Clary), dai forti Gonzaga e
+Castelluccio, e da molte batterie elevate sopra una penisoletta, che
+dal porto si estende in semicircolo verso l’est. Questo porto, forse
+il più bello del Mediterraneo, è anche profondissimo. L’ingresso però
+è stretto e difficile; ma i bastimenti, una volta ancorativi, sono al
+sicuro. Sulla penisoletta, presso la bocca del porto, si eleva il faro.
+
+Dopo il terribile terremoto del 1783, le case di Messina vengono
+costruite meno alte, e le strade sono più larghe e meglio allineate.
+Tra le principali vie, pressochè tutte lastricate di lava, distinguonsi
+quella detta della Marina, divisa dal porto da una bella spiaggia,
+e quella di San Ferdinando, decorate ambedue da statue. Due rapide
+correnti, che attraversano la città per poi gettarsi nel porto, sono
+disciplinate in modo da prevenire le inondazioni. I migliori edifizj
+sono, la cattedrale, la cui architettura è di stile gotico, il palazzo
+reale, quello dell’arcivescovo e quello del senato.
+
+Al solito, trovi chiese ogni dieci passi; in Messina ve ne sono oltre
+cinquanta, delle quali alcune bellissime e adorne di preziosi dipinti.
+Anche i conventi, focolaj dell’ozio e della superstizione, vi abbondano
+a dismisura.
+
+Messina vanta un cospicuo numero di setificj, da cui escono rasi
+pregiati, damaschi, moerri ecc. Il commercio è tenuto vivo dal
+continuo transitarvi delle merci dal Levante alla penisola italiana,
+dall’esportazione dei prodotti del suolo naturali o manufatti, come
+stoffe seriche, vini, olio, lana, lino, frutti freschi ed essiccati,
+agrumi, pece, catrame, terebentina, liquirizia, tartaro, soda, sale,
+coralli.
+
+La popolazione di Messina, molto più numerosa un dì, ora è di
+settantatremila anime.
+
+Il garibaldino, tenero com’era di tutto che ridondasse all’onore
+d’Italia, annotò con compiacenza sul suo albo i nomi dei più illustri
+messinesi, e, fra gli antichi, quelli di Simmaco, che riportò tante
+corone nei giuochi olimpici, di Ibico poeta, di Lico storico e del
+medico Policleto; fra i moderni Moletius, professore a Padova, Antonio
+da Messina pittore ecc.
+
+Beati i popoli, la cui storia nulla offre di interessante! Ma così
+non si può dire di Messina, tante volte percossa dalla natura e dagli
+uomini.
+
+Messina venne fondata da una colonia greca, 530 anni prima della
+distruzione di Troja, cioè 1814 anni prima di Cristo. I Messinesi
+scacciati dal monte Ida dai Lacedemoni, s’imbarcarono verso la Sicilia
+(circa 670 anni prima dell’era cristiana) e venuti ad abitare in questa
+città, le mutarono il nome di Zancle (cioè falce, dalla sua forma
+curva) in quello di Messana. I Mamertini poscia se ne resero padroni,
+ma assaliti alla lor volta da Jerone e dai Cartaginesi, chiesero
+soccorso ai Romani, che l’accordarono; di qui la prima guerra punica.
+
+Messina fu di poi colonia romana. Fu presa dai Saraceni (1058); indi
+ebbe molto a soffrire al tempo dell’imperatore Federico II. Carlo
+d’Angiò, re delle Due Sicilie, volendo vendicare i Francesi trucidati
+nel famoso Vespro, assediò Messina, che si difese eroicamente. Soccorsa
+da don Pietro d’Aragona, Carlo dovette ritirarsi, perdendo buona parte
+delle sue navi.
+
+Nel 1674 i Messinesi, stanchi delle continue vessazioni del governo
+spagnolo, e specialmente per le enormità commesse dal governatore don
+Luigi dell’Hojo, si ribellarono; già la flotta spagnola aveva bloccato
+il porto e minacciava lo sterminio della città, quand’ecco giungere
+le navi francesi commandate da Duquesne, che battè completamente gli
+assedianti. Dopo, la peste, il terremoto, e i Borboni congiurarono
+contro l’infelice città, gareggiando a chi le facesse più male.
+
+Quando Dio volle, Garibaldi la redense.
+
+
+Cadeva la sera del 13 agosto; una di quelle sere splendide e nello
+stesso tempo tranquille dell’Italia meridionale; sulla placida marina
+scherzava una auretta confortatrice. Innumerevoli canotti e barche
+pescherecce staccavansi dal porto di Palermo e pigliavano il largo;
+alcune di queste ballonzolavano dolcemente per pochi istanti sulle onde
+inalzate dalle ruote di un piroscafo che, uscito dal porto di Palermo,
+dirigevasi a tutto vapore verso Napoli; era il _Veloce_, ribattezzato
+col nome di _Tukery_, e comandato dal cavaliere Lercari. A bordo
+v’erano varj uffiziali, fra cui il segretario di stato per la marina,
+cavaliere Piola, e circa trecento uomini di equipaggio.
+
+Roberto era della comitiva. Udito che si trattava di una spedizione sul
+mare di nottetempo, aveva chiesto ed ottenuto di prendervi parte, senza
+darsi fastidio di cercare più in là: «Una volta a bordo, aveva detto
+fra sè, domanderò schiarimenti; intanto l’essenziale è di passare una
+stupenda notte sul mare.»
+
+Roberto, sdraiatosi comodamente a prora, entro un circolo di gomene,
+stava contemplando ora il cielo limpidissimo, scintillante di stelle,
+ora la luna che tratto tratto scompariva dietro qualche errante
+nuvoletta; poi chinava lo sguardo sul mare fosforescente, sulla candida
+schiuma sollevata dall’agile chiglia, e dalle ruote. A poco a poco
+Roberto, rapito in estasi da quello spettacolo tanto sublime nella
+sua calma, sollevato sull’ali dell’immaginazione, più non si ricordava
+d’essere a questo mondo.
+
+Il _Tukery_ era già in alto mare; la Sicilia era sparita agli occhi di
+quegli audaci naviganti; altro non vedevasi che la curva del firmamento
+e il mare sconfinato. Alta era la notte; tutto era silenzio:
+
+ _Nox erat_ . . . . . . . .
+ . . . . . . . . . . . . . . . .
+ . . . . . . . _sub nocte silenti_
+ _Lenibant curas, et corda oblita laborum._
+
+Ma a trarlo da quell’estasi ed a richiamarlo dalle nuvole, gli si
+avvicinò un uffiziale, il quale nojato di quel viaggio (pare che in
+costui il senso estetico fosse piuttosto ottuso), si chiamò felicissimo
+di barattar quattro chiacchiere col pittore, ch’egli aveva già
+conosciuto a Palermo.
+
+— Ohe! gli disse, hai trovato un letto comodissimo a quanto pare?
+
+— Eh! non c’è male, gli rispose Roberto, in modo che voleva dire: se
+aspetti che ti ceda il mio posto, stai fresco!....
+
+— Avremo ancora tre ore di viaggio, continuò l’altro sgangherando la
+bocca ad uno sbadiglio.
+
+— A proposito! sclamò Roberto levandosi a sedere sul suo letto di corde
+ed accendendo un sigaro, mi sapresti dire dove diavolo si va?
+
+— Che! non lo sai?
+
+— No.
+
+— Davvero?
+
+— Davvero... Che vuoi! Era un pezzo che desiderava di passare una notte
+sul mare...
+
+— Ne avrai passate delle altre sul mare?
+
+— Appunto per questo! Mi piaccion tanto queste belle notti, limpide,
+stellate...
+
+— Matto! io preferisco un buon letto all’albergo.
+
+— Ognuno ha i suoi gusti!... Io credo che non ci sia al mondo voluttà
+maggiore di quella di starsene comodamente sdrajati e (così dicendo si
+stendeva di bel nuovo nel suo giacilio) contemplando il cielo, il mare,
+e fumando un sigaro...
+
+— Gran cervelli balzani che siete voi altri pittori! rispose l’altro
+frenando a stento colla mano un altro sbadiglio.
+
+— Che c’entra la pittura! Fa egli mo’ bisogno d’esser pittore per
+godere di questo fresco venticello, dopo una giornata di fuoco?
+
+— Io invece sono già stufo, e non vedo l’ora di arrivare a
+Castellammare...
+
+— Ah! si va a Castellammare dunque?
+
+— Sicuro; s’è saputo che in quella rada sta ancorato un magnifico
+vascello da guerra napoletano, il _Monarca_ e allora s’è detto:
+andiamolo a pigliare!
+
+— Benissimo! rispose Roberto, che trovava la cosa affatto naturale.
+
+— Così s’è fatto; noi adesso siamo in viaggio per questo...
+
+— Ora capisco! Se il colpo riesce, dev’essere per noi una gran bella
+cosa il ritornar domani a Palermo con quel bastimento. Che festa! che
+stizza pei borbonici!..
+
+In quella s’udì la voce di varj ufficiali che chiamavano l’equipaggio
+a raccolta. Allora Roberto ebbe nozioni ed ordini più precisi sul
+da farsi, e quando, sciolti i _ranghi_, fece ritorno al suo letto di
+cordami, egli sapeva perfettamente quanto gli rimaneva a fare, arrivati
+che fossero nella rada di Castellammare.
+
+Ecco in breve come l’audace impresa era stata disposta il dì prima a
+Palermo, dal comandante Casalta d’Arnami.
+
+Il I picchetto, composto di 36 uomini, doveva rimanere sul _Tukery_
+onde rispondere al fuoco del forte; lo comandava il luogotenente
+Colombo Giuseppe; il II picchetto, di 24 uomini, doveva agire sulla
+coperta a poppa del _Monarca_ per tagliare certi cordami ecc.; era
+sotto gli ordini del sottotenente Vecelio Osnaldo; III picchetto, 24
+uomini, a poppa 1.ª batteria; comandanti i sottotenenti Girardi Emilio
+e Lignarolo; IV picchetto, 24 uomini, a poppa 2.ª batteria per guardare
+il corridojo; comandante Gentiluomo Enrico e sottotenente Stoppani
+Diodato, marina Canevaro; V picchetto, 24 uomini, a poppa in coperta
+di riserva; comandante Sgavallino Andrea; VI picchetto, 24 uomini, a
+prora in coperta; comandante Gallo Guglielmi; VII picchetto, 24 uomini,
+a prora, 1.ª batteria; comandante sottotenente Frediani Francesco e
+Vassalla; VIII picchetto, 24 uomini, a prora, 2.ª batteria; comandato
+dai sergenti Mertello e Palagi; IX picchetto, ed il rimanente della
+forza (fra cui Roberto), doveva agire sul centro del _Monarca_, come
+riserva, per recare soccorso ove più abbisognasse. Gli uffiziali
+coi loro pelottoni dovevano recarsi ai punti indicati in silenzio,
+velocemente, senza spari. Pena di morte a chi senza ordine cambiasse di
+posto.
+
+L’impresa era più che ardita, temeraria; per cui Roberto, avvicinandosi
+il momento del pericolo, si sentì chiamato a pensieri più intimi ed
+affettuosi.
+
+Dolevagli che Valentino non gli fosse presso; egli era partito con
+Bixio alla volta di Bronte, ove la plebe, sorta contro i signorotti che
+la tiranneggiavano, aveva commesso ogni sorta di eccessi, di inauditi
+eccessi, fra i quali (per citarne uno solo che tenga per tutti)
+quello di masticare pubblicamente le carni sanguinolenti svelte dai
+cadaveri[52].
+
+Roberto avrebbe voluto anche in quella notte rinnovargli le estreme sue
+disposizioni... d’affetto ben inteso, ch’egli non aveva altri tesori a
+lasciare: Per me, diceva fra sè sospirando, poco m’importa il morire;
+ma la povera Dalia... Chi penserà a lei?... Eh perdio! continuava
+levandosi e passeggiando per distrarsi sul ponte, ci penserà la
+Providenza...
+
+E riandava colla mente la lettera che da pochi giorni aveva scritta
+alla giovinetta; una lunga lettera, in cui le narrava tutti i dettagli
+della battaglia di Milazzo, e che finiva colla nuova della morte di
+Ernesto.
+
+
+Al tocco della mezzanotte il _Tukery_, entrato cheto cheto nella rada
+di Castellammare, s’era accostato al _Monarca_; calate le lance, i
+nostri circondarono il vascello e già cominciavano a segare le catene
+di ferro che lo univa alle àncore, quando una sentinella di bordo,
+entrata in sospetto di qualche insidia, gridò all’armi. Allora i
+nostri, vistisi scoperti, cominciarono un vivo fuoco di moschetteria,
+al quale risposero tosto i borbonici dal _Monarca_. I nostri
+sforzavansi intanto di avvicinarsi il più che potevano al vascello
+napoletano per pigliarlo all’arrembaggio, ma i soldati che guardavano
+il vicino forte di Castellammare, accorsi alle loro batterie,
+cominciarono a cannoneggiare il _Tukery_, che in allora dovette
+staccarsi dalla tanto agognata preda e girando dietro a due vascelli,
+uno dei quali era inglese, l’altro francese, riguadagnare il largo. La
+città di Castellammare si sbigottì a quei colpi di cannone; la guardia
+nazionale, con alcuni gendarmi, accorse ad acquietare gli animi, e dopo
+qualche ora tutto ritornava in calma.
+
+Due giorni dopo, Garibaldi, reduce dal golfo degli Aranci (tra l’isola
+di Caprera e il capo Figari) ove erasi recato sul _Washington_
+ad acchetare gli animi insofferenti di indugio dei volontarj colà
+raccolti, seppe l’infelice esito della spedizione.
+
+Quanto a Roberto, che anche questa volta era uscito illeso dal
+tafferuglio, si consolava della mala riuscita dell’impresa, dicendo
+agli amici che se ne rammaricavano: Già fa lo stesso; un dì o l’altro
+quel bastimento ha da esser nostro... Intanto quello che vi posso dire
+di sicuro, si è, che una notte come quella non la vedrò più se dovessi
+campare gli anni di Matusalemme.
+
+
+
+
+CAPITOLO XVI.
+
+Lo sbarco.
+
+ .... parecchie galere ed altri legni
+ di guerra, valendosi dell’opportunità
+ di una notte propizia, salirono il fiume
+ ed oltrepassate felicemente le batterie
+ nemiche, si ripararono a salvamento
+ alle parti superiori.
+
+ (BOTTA, _Storia della guerra dell’Indipendenza
+ degli Stati Uniti d’America_.
+ Libro VIII.)
+
+
+La mattina del 28 luglio, il breve tratto di spiaggia che separa la
+torre del Faro dal mare, presentava un curioso spettacolo.
+
+I garibaldini, che da un pezzo arrostivano (è la lor frase) su quelle
+arene infocate, contemplando l’opposta riva calabrese e il breve
+stretto che anelavano oltrepassare, in quel dì, come risorti a nuova
+vita, correvano gaj e snelli per la spiaggia, e si radunavano in folla
+intorno ad una straordinaria quantità di barche che erano arrivate in
+quella da Milazzo, salutate con grida di giubilo dai volontarj, che
+avrebbero voluto buttarsi dentro addiritura e oltrepassare lo stretto,
+tanto erano nojati dall’aspettare sì lungo, tanto erano infastiditi
+dall’afa che loro toglieva il respiro, senza che loro fosse concesso
+almeno il refrigerio del nuotare, che presso quelle rive vagavano
+numerosi i pescicani, crudeli quanto i Borboni e molto più oculati di
+questi.
+
+Valentino, alla vista di quelle barche, sentivasi tornare in petto
+l’amor della professione; saltava da una in altra, con tanta foga
+da compromettere un pochino la sua dignità di sergente. Acquetato
+quel primo tumulto, Valentino, lasciate le barche e sedutosi sulla
+riva, stava pensando tra sè come diavolo s’era potuto trovare, così
+improvvisamente, tante barche; da dove venivano? chi le conduceva? a
+che erano destinate? A passar lo stretto; va bene; ma quando?
+
+In quella, ecco arrivare alcuni uffiziali (i più, dello stato
+maggiore), e fra questi anche Roberto, la cui bella condotta alla
+barricata durante la battaglia di Milazzo, gli aveva fruttato il grado
+di capitano.
+
+Valentino, da quel giovine discreto che era, si avvicinò pian piano a
+quel gruppo di uffiziali che s’era arrestato dinanzi alle barche; poi
+appressatosi a Roberto, lo tirò per l’abito:
+
+— Oh! sei tu, Valentino! esclamò il pittore volgendosi e stringendo
+affettuosamente la mano all’amico. Non ci siam veduti da un pezzo!
+
+— Che vuoi! gli rispose Valentino; m’hanno inchiodato qui, in questo
+maledetto sito... Uf! non vedo l’ora d’andarmene!... Che vita che si
+fa quì! Figurati! si sta quì tutto il giorno a cuocere a bagnomaria
+sulla sabbia, cercando un po’ d’ombra dietro i muri come le lucertole,
+tanto da metter al coperto la testa dal sole... La notte, tira una
+brezza che ti fa battere i denti... Nell’aqua non si può andare in
+causa di quei diavoli di pescicani... Ah Roberto! ne ho veduto uno
+jeri... Crederesti! benchè fosse morto e disteso sulla sabbia, mi
+faceva paura... Altro che i lucci del nostro lago! Misericordia! che
+bocca, che denti...; sei fila di denti!... Se ti acchiappa una gamba,
+te la spicca via netta... Al solo pensarvi mi vien la pelle d’oca!...
+Poi c’è un altro.... So io cos’è! lo dicono un pesce, ma, io che di
+pesci credo di intendermene, ti assicuro che non lo è affatto....
+Figurati! è come un lenzuolo color rosa, sta nell’aqua, ha cento
+occhi, dicono, e cento bocche, ti si appiccica alla pelle come
+vischio, e ti tira giù giù fino in fondo... e buona notte!... Gli
+danno un nome a questo mostro... un nome che so io!... Aspetta...
+politico,... no!... polizia,... nemmeno!
+
+— Polipo! disse Roberto ridendo.
+
+— Giusto così! polipo... Ah tu ridi?... Va là che se ti sentissi tirar
+in fondo al mare da questo mostro, non rideresti, no! Ma lasciamo stare
+i pesci; di’ un po’ Roberto, da che sito vengono tutte queste barche?
+
+— Dal porto di Milazzo.
+
+— Passeremo di là dunque?
+
+— Lo spero; le barche son qui per questo.
+
+— Mi pajono poche.
+
+— Poche? ma se sono centosettanta!
+
+— Capisco! ma per trasportarci tutti, ci vuol altro!
+
+— E tu credi dunque che si andrà di là tutti in una volta?
+
+— E perchè no?
+
+— Non ci mancherebbe altro! Un pajo di vapori napoletani che ci
+passasser sopra, siamo tutti in bocca ai pescicani.
+
+— No, per l’amor di Dio! non dirlo nemmeno per ischerzo. E quei marinai
+là, chi sono?
+
+— Sono i marinaj del _Tukery._
+
+— E cosa fanno qui?
+
+— Hanno con loro i cannoni del _Tukery_, che ora sta disarmato nel
+porto di Milazzo; domani si pianterà là, sotto il Faro, presso la riva
+del mare, due batterie che ci proteggeranno, nel caso che venisse
+il ticchio a qualche vapore napoletano di dar la caccia alle nostre
+barche.
+
+— Ho paura che con tutte quelle barche abbia a nascere confusione.
+
+— Perchè? non sai che tutto è già disposto, ordinato dal generale?
+
+— Ma che ha a che fare....
+
+— Ti spiego subito come va la faccenda. Chi comanda tutte queste barche
+è Salvatore Castiglia...
+
+— Ma se n’intende poi?
+
+— Diavolo! vuoi tu che Garibaldi abbia ad affidare il comando della sua
+flottiglia...
+
+— Flottiglia?....
+
+— Sì, flottiglia; quando si tratta di tante piccole barche si dice così.
+
+— Ho capito; va innanzi.
+
+— Castiglia dunque, oltre all’essere buon patriota (era in esiglio
+fin dal quarantanove) è un eccellente marinajo. Egli, pratico com’è,
+ha divisa la flottiglia in quattro divisioni, e io, che ho un gusto
+matto per le cose di mare, mi sono informato di tutto, e so già chi
+le comanda queste divisioni, e di che si compone la loro forza. La
+prima divisione è di cinquanta barche, le altre tre di quaranta; ogni
+divisione poi è suddivisa in cinque squadriglie, e ogni squadriglia è
+di cinque barche, in ognuna delle quali c’è un timoniere e sei marinaj.
+Vuoi sapere anche chi comanda le quattro divisioni?
+
+— Dì su.
+
+— Ecco; la prima è comandata dal capitano Rossi, la seconda da Sandri,
+la terza da Marini e l’ultima da un volontario francese, uomo di mare,
+certo La Flotte. Capo di stato maggiore poi è un tal Tilling.
+
+— Ho capito, ho capito.... Guarda, se lo avessi saputo!... Di’,
+Roberto, non potresti tu farmi entrare nell’equipaggio della
+flottiglia? Per dio! sono nato in barca!
+
+— Si tratta solo di un pajo d’ore, poi dovresti buttare il remo per
+pigliare di nuovo lo schioppo, dunque mi pare inutile...
+
+— Hai ragione, Roberto; non ci aveva pensato... Ma tornando al discorso
+di prima, e se, come dicevi benissimo, i vapori napoletani ci vengono
+addosso a mezza strada?
+
+— Si è pensato anche a questo; si sono armate cinque grosse barche,
+ciascuna delle quali è munita di un cannone da quattro; queste barche
+le comanda un vecchio lupo di mare; guardalo là!
+
+— Chi? quel vecchio?
+
+— Proprio lui, Bartolomeo Loreto.
+
+
+Poco dopo i due amici si separarono; Roberto ritornò a Messina, e
+Valentino alla torre del Faro. Là per ripararsi dal sole, si accoccolò
+di bel nuovo dietro un pezzo di muro in rovina, aspettando il tanto
+sospirato segnale della partenza, chè egli credeva di passar di là quel
+giorno istesso.
+
+Ma invece i garibaldini, sempre cogli occhi fissi sul breve tratto
+di mare che li divideva dalla terraferma, passarono al Faro tutto il
+luglio, ed i primi d’agosto.
+
+Quando Dio volle, il generale Garibaldi, chiamato a sè il Castiglia,
+gli impose stesse pronto la notte dell’8 agosto con una flottiglia
+di venticinque barche. In queste si imbarcarono trecento militi della
+brigata Sacchi, e comandati da Missori; seppero deludere la vigilanza
+degli incrociatori borbonici, sicchè prima che spuntasse l’alba,
+erano tutti sbarcati sulla spiaggia calabrese, in un luogo detto la
+Fiumaretta.
+
+Missori si inerpicò tosto col suo drappello sul sentiero che conduce
+ad Aspromonte, luogo naturalmente forte e dove i volontarj calabresi
+dovevano congiungersi coi nostri.
+
+Tre giorni dopo, Garibaldi ordinò un imbarco di altri seicento militi,
+parimenti della brigata Sacchi, ma non ebbe buon esito. I borbonici
+stavano all’erta in causa dell’antecedente sbarco, e tempestarono di
+palle la flottiglia, numerosa di cinquanta barche, sicchè Castiglia,
+fulminato anche dai cannoni del forte d’Alta Fiumara, dovette
+retrocedere.
+
+Quando Garibaldi ebbe di questo modo richiamata tutta l’attenzione de’
+regj su quel punto di litorale, partì per Taormina, ove bivaccava la
+divisione Bixio, e di là ordinò altre spedizioni più verso il sud della
+Calabria.
+
+Noi, raggranellando le relazioni dei diversi imbarchi, relazioni che
+i nostri amici Roberto, Federico e Valentino si fecero da poi l’un
+l’altro, quando tutta l’armata garibaldina ebbe passato lo stretto,
+daremo un breve cenno di tutte.
+
+La seconda spedizione salpava da Taormina il 18 agosto, circa alle
+dieci di sera. Il mare era tranquillo, nè si vedevano incrociatori. I
+garibaldini imbarcaronsi su due piroscafi il _Franklin_, e il _Torino_.
+Sul primo stava Garibaldi che aveva preso il comando della spedizione.
+Dopo d’aver navigato felicemente tutta la notte, all’alba giunsero al
+capo Pellaro, e subito dopo entravano nel porto di Melito. Su questa
+spiaggia, il _Torino_, spinto a tutto vapore, arenò con tanto impeto,
+che rimase mezzo incassato nella sabbia.
+
+Garibaldi, quando tutti quelli che erano a bordo del _Franklin_ furono
+sbarcati, scese anche lui a terra ed ordinò che il _Franklin_ si
+portasse tosto ad ajutare il _Torino_, e a cavarlo d’impaccio. Per ben
+sei ore la ciurma del _Franklin_ lavorò per disimpacciare il _Torino_,
+ma inutilmente: si dovette quindi abbandonarlo. Il _Franklin_ tornò
+a Messina il giorno dopo; cammin facendo venne inseguito e raggiunto
+dal _Fulminante_ e dall’_Ettore Fieramosca_, vapori regj, ma giunti
+all’altezza dello stretto, girarono di prora e sparirono.
+
+Cosenz avuta notizia dello sbarco di Garibaldi a Melito, si accinse
+tosto a passare anche lui lo stretto colla sua divisione, in modo di
+costringere le truppe borboniche ad una diversione, sbarcando alla
+sinistra di Reggio; così i regj sarebbero rimasti chiusi tra lui e
+Garibaldi.
+
+Nella notte del 20 al 21 agosto, Castiglia e Cosenz concertarono
+tutto, ed alle 2 del mattino, le cose vennero disposte in modo che
+l’operazione riuscisse non avvertita dai regj. Quindi, in ogni barca
+vennero imbarcati quattordici uomini delle truppe destinate a quella
+spedizione. Erano vari reggimenti della divisione Cosenz, i carabinieri
+genovesi e la compagnia degli esteri. Montati che furono nelle barche,
+alle 3 fu dato l’ordine di salpare. Per punto di riunione fu fissato la
+parte verso ovest di torre del Faro. Quivi vennero disposte le quattro
+divisioni, la prima in cinque linee, le altre in quattro ciascuna
+di due squadriglie; in testa della colonna stavano le cinque barche
+cannoniere.
+
+Alle 4 e mezzo, le divisioni si trovavano pronte a salpare. Da un
+canotto fu fatto esplorare il canale, e riconosciutolo libero di legni
+nemici, fu dato il segno della partenza, ed ordinato alle tre ultime
+divisioni, essendo il mare in perfetta calma, di seguire co’ remi il
+movimento della prima, l’una dopo l’altra. La flottiglia dirigendosi
+verso Favazzina, avrebbe dovuto navigare verso il nord, ma il forte
+Scilla, posto all’imboccatura del Faro, l’avrebbe danneggiata, e
+quindi fu diretta per nord-ovest affinchè facendo un semicerchio, si
+trovasse sempre fuori di tiro. Il tutto riuscì felicemente; il forte
+Scilla tirò molte cannonate, ma la flottiglia, fuori di pericolo, potè
+continuare il suo cammino in buon ordine. Varcato il punto in cui si
+potevano temere le cannonate del forte, la flottiglia piegò a destra,
+e si diresse verso il nord. Giunta a mille metri circa dalla spiaggia
+di Favazzina, fatto allentare un poco il vogare, venne dato ordine alle
+cinque barche cannoniere di avanzarsi, e di inclinare, tre di esse,
+a sinistra, e le altre due a destra lasciando in mezzo tanto spazio
+bastevole perchè la flottiglia potesse eseguire lo sbarco con tutta
+facilità, e nel caso, con l’incrociare i fuochi, spazzar via le truppe
+nemiche dal luogo fissato per lo sbarco.
+
+All’allarme dato precedentemente dal forte Scilla, i regj che
+trovavansi in Bagnara, si erano avanzati verso Favazzina per la strada
+militare; allora le tre cannoniere di sinistra aprirono il fuoco sopra
+di essi, sicchè i regj furono costretti a retrocedere. Sicuro allora
+che la spiaggia era libera da nemici, il comandante Castiglia ordinò
+alla flottiglia di avanzarsi e poco dopo la prima divisione cominciò lo
+sbarco delle truppe.
+
+Il primo a metter piede a terra fu Andrea Rossi comandante la prima
+divisione. Egli, ajutato da alcuni marinari, corse immediatamente
+a tagliare il filo elettrico. Dopo la compagnia degli stranieri,
+sbarcarono i carabinieri genovesi, sotto il comando del bravo Mosto;
+essi salendo sulle colline soprastanti alla strada militare, aprirono
+con le loro carabine di grande portata, il fuoco sulle truppe regie, e
+così le costrinsero sempre più a indietreggiare. Già le prime divisioni
+avevano sbarcate le loro truppe, e la quarta stava per mettere a
+terra le sue, quando s’incominciò a sentire tuonare i cannoni delle
+batterie di torre di Faro. Ciò diede indizio che i legni a vapore
+nemici, chiamati dal cannoneggiamento del forte Scilla, forzavano il
+passaggio del Faro per venire sopra la flottiglia. Ed in fatti, le
+quattro divisioni avevano già preso il largo, quando vennero vedute
+quattro fregate a vapore nemiche. Nulladimeno, le cinque barche
+cannoniere continuavano senza interruzione il loro fuoco, per dare
+agio al generale Cosenz e alle sue truppe di allontanarsi da quella
+spiaggia. Il comandante Castiglia, dopo avere assistito allo sbarco
+dei volontarj, s’imbarcò insieme ai due uffiziali di marina Capezzi
+e Bottoni, ma la mancanza assoluta di vento, tale da non potersi
+adoperare le vele, faceva sì che la flottiglia venisse sopraggiunta
+nella sua ritirata dalle fregate nemiche, le quali, dopo avere tirato
+qualche colpo di cannone a mitraglia e di fucile sulle barche, ne
+prendevano circa trenta facendone prigionieri gli equipaggi insieme
+ad undici uffiziali, tra i quali Tilling, che in quel dì comandava la
+terza divisione.
+
+Dopo qualche ora, i marinarj fatti prigionieri venivano dai nemici
+rinviati su tre sole delle nostre barche, colando a fondo le altre.
+Alcuni dei marinarj rilasciati erano stati feriti, un timoniere ucciso.
+Gli undici uffiziali e dieci soli marinarj ritenuti quali prigionieri
+di guerra, venivano trasportati dai regj nella cittadella di Messina.
+
+Intanto le cinque barche cannoniere, cessato il fuoco, non potevano
+più pigliare il largo senza rischio d’essere anch’esse predate,
+quindi le due di destra venivano tirate a secco, e le tre di sinistra,
+costeggiando la sponda calabrese, riparavano verso Palmi. I cannoni
+delle prime e gli attrezzi furono sepolti nella spiaggia, e più tardi
+ricuperati; ma i loro scafi si perdettero, perchè una delle fregate
+nemiche, accostatasi al luogo ove era seguito lo sbarco, mandava le sue
+lancie armate a terra e faceva bruciare le barche.
+
+Il comandante Castiglia riusciva a riparare a Raisicolmo, ove riuniva
+molte barche della flottiglia già messe in pieno disordine per
+l’accaduto.
+
+Lo sbarco della divisione Türr avvenne il 24 agosto. Riproduciamo un
+brano dell’opera di Massimo Du-Camp[53] nel quale appunto narra l’esito
+di quella spedizione.
+
+«Un ordine di Garibaldi, ci ingiungeva di tenerci pronti a passare
+in Calabria. Io l’accolsi con gioja; perchè il soggiorno di Messina
+incominciava a nojarmi. Feci con tutta la possibile lestezza i miei
+apparecchi; cavalli e ordinanze mandai al Faro, onde si provedesse al
+sollecito loro imbarco; e fatta qualche visita di convenienza, stetti
+pronto ai cenni del generale.
+
+La divisione del generale Türr aveva già varcato lo stretto, ad
+eccezione della brigata Eber, che col suo stato maggiore attendeva
+al Faro i battelli a vapore, onde guadagnare le rive calabresi. Due
+uffiziali dovevano partire soli col generale Türr, la cui affranta
+e debole salute, sì gravemente compromessa dalle prime fatiche della
+campagna, era per gli amici suoi argomento di serie inquietudini. Da
+tre giorni egli non aveva potuto abbandonare il letto; in preda ad una
+febbre ardentissima, affievolito e spossato da lievi sbocchi di sangue,
+che la scienza indarno tentava diminuire, Türr, sollevando il povero
+suo corpo infermo, dava ordini, vegliava su tutti i servizj, dettava
+lettere, e ricadeva vinto dalla fatica, per riaversi tosto; e quando
+noi con una insistenza a cui dà diritto l’amicizia, gli dicevamo: «Ma,
+generale! non partite sì tosto».
+
+— «Noi ci imbarcheremo oggi a quattr’ore» rispondeva. Non mai più
+gagliarda energia di questa, animò sì debole corpo, ed io m’ebbi campo
+a convincermi, vivendo con lui, che nessun dolore, nessun patimento può
+in quell’anima di bronzo.
+
+Fin dal 1848, il generale Türr consacrò la sua vita ai combattimenti
+per la libertà delle nazioni. All’epoca della guerra di Crimea, era
+stato incaricato di non so qual missione sulle rive del Danubio per
+conto dell’Inghilterra, al servizio della quale era entrato in qualità
+di colonnello. È noto come l’Austria lo facesse arrestare, e porre in
+carcere, reclamandolo siccome antico uffiziale disertore dell’esercito
+imperiale. Ma l’Inghilterra su certe cose non ama scherzare, e fece
+sì che Türr fosse rilasciato. Dotato di una penetrazione di spirito a
+tutta prova, e sempre anelante alla liberazione del suo paese, egli non
+potevasi ingannare sugli indizj forieri della guerra del 1859.
+
+Türr accorse in Italia, e fece con Garibaldi la campagna di Como e
+Varese. In un combattimento presso Brescia, cadde colpito da una palla
+austriaca. Una ferita al braccio sinistro lo tenne settimane e mesi
+immobile in un letto. Oggi l’inerte suo braccio pende senza forza lungo
+il corpo, e della mano affievolita a stento può servirsi. A Marsala,
+Türr sbarcò il primo; era a Calatafimi; era a Palermo ove fu ferito;
+sempre presso Garibaldi; con lui sempre vegliando quando gli altri
+dormivano, studiando le posizioni, preparando le prossime pugne; egli
+era a tutti d’esempio.
+
+Dopo la capitolazione di Palermo, avviandosi nell’interno del paese,
+moveva verso Catania; ma la salute sua non poteva lottare contro
+l’ardente clima della Sicilia, letale nel luglio, e ad onta dei
+suoi sforzi e della abituale sua energia, cadde gravemente ammalato.
+Garibaldi turbossene, e comprese che il giovane soldato, che offriva
+con tanta annegazione la sua vita, avrebbe avuto più tardi imperiosi
+doveri a compiere verso l’Ungheria; per cui lo costrinse a prendersi un
+mese di permesso, onde ristabilirsi e sotto clima più mite. Il generale
+Türr recossi alle aque d’Aix, in Savoja, da dove ai primi d’agosto
+riprendeva le mosse per la Sicilia, riassumendovi il comando della sua
+divisione.
+
+Türr ordinò che si passasse lo stretto; ci mettemmo quindi in una
+lancia. Türr si stese su d’un materasso, nel fondo di essa, col tremito
+della febbre, e la debole sua mano tentava proteggere gli occhi dalla
+luce vivissima del sole siculo. Prendemmo posto sulle panchette, difese
+da una povera tenda, e dieci barcajoli diedero mano ai remi, mentre
+dalla riva altri ci mandavano il loro addio.
+
+Arrivammo al Faro, ove Türr doveva sostare alcuni minuti onde dare,
+e rinnovare ordini. Il sole erasi già nascosto e il crepuscolo
+disegnavasi nel cielo allorchè vi giungemmo. La notte era vicina, e si
+accendevano i fuochi sulla riva fra tumulti, e clamori d’ogni sorta; le
+barche spinte dalla corrente sì urtavano; tre _steamers_ sprigionavano
+il vapore, mandando sibili acuti; uffiziali e soldati movevano in
+cerca di qualche cantina, ove potessero bagnare le labbra con un
+bicchier d’aqua di sambuco. I cavalli, che eran tratti sulla sabbia
+onde imbarcarli, atterriti, nitrivano, si impennavano, mordevansi fra
+loro; i tamburi battevano l’appello, le trombe davano il segno della
+raccolta, i capitani gridavano a tutta gola cercando di raccogliere
+i loro militi; luogotenenti, forieri, sergenti, caporali, facevano lo
+stesso; quelli che non parlavano, gridavano; quelli che non gridavano,
+cantavano; tutti bestemmiavano. Fatto il da farsi, ci allontanammo
+tosto da quella Babele, e movemmo verso la Calabria. I nostri rematori
+erano stanchi; il vento soffiava contro di noi, ed essi agitavano senza
+energia i pesanti loro remi. Talvolta il generale aveva per loro parole
+di incoraggiamento: «Animo, figliuoli, voghiamo!» E i marinaj a fargli
+eco e a farsi cuore fra loro col dare qualche vigoroso colpo di remo;
+ma tosto dopo ricadevano nella loro neghittosità.
+
+Noi eravamo immobili e silenziosi, avvolti nei nostri mantelli, ed
+impazienti della lentezza dei marinaj, accorgendoci che l’uomo che
+accompagnavamo soffriva, e sospirava un letto coll’impazienza nervosa
+di chi è tormentato dal male. — D’un tratto l’uno di noi esclama:
+— Veh! veh! una fregata napoletana che ci dà la caccia.» Lo scherzo
+ebbe un successo prodigioso; i marinaj raddoppiarono i loro sforzi,
+e con degli _han!_ profondi, spinsero i loro remi ben addentro i
+fiotti; curvi e anelanti, non osavan volgere lo sguardo indietro, ed
+imprimevano alla barca una velocità straordinaria. Un marinajo si fe’
+coraggio, e chiese:
+
+— Vedete voi ancora la fregata?
+
+— Ella guadagna ancora su noi; animo! remate presto....
+
+Ci avvicinammo finalmente alla riva, e l’afferrammo con tale impeto,
+che la barca, lanciandosi sulla sabbia, ebbe la parte anteriore quasi
+completamente fuori dell’aqua.
+
+— Ma dov’è dunque la fregata?
+
+— Ella avrà al certo avuto paura di voi, miei bravi, ed avrà preso il
+largo....
+
+I marinaj compresero lo scherzo, che loro non garbò assai...; ma noi
+intanto eravamo giunti a riva.
+
+Trenta case, una piccola chiesa ed alcuni giardini, formano il borgo di
+Canitello, situato tra la punta del Pizzo e Scilla. Alcuni uffiziali
+ci attendevano, e dietro la loro guida ci recammo al presbiterio, ove
+era stato preparato l’alloggio pel generale Türr, e per il suo stato
+maggiore.
+
+Lo sgomento era in quella casa; sarebbesi detto che vi fosse arrivato
+il diavolo. Il curato, e un suo fratello, che era sindaco, tremavano,
+balbettavano, si inchinavano, e ci chiamavano tutti, da Türr all’ultimo
+palafreniere: «Sua eccellenza monsignor generale in capo». I poveretti
+facevan pietà; lividi per la paura, essi ci precedevano, e cogli abiti
+a lembi, volevano mostrarci come, ridotti ad estrema miseria, noi
+avremmo fatto un cattivo affare spogliandoli. Eravamo considerati quali
+banditi della peggior specie. Il curato, vecchio orribile, dal volto
+angoloso e a rughe, affettava un sorriso forzato, che ne scomponeva
+i lineamenti; egli aveva una voce stridula, che il terrore rendeva
+ancor più disgustosa; uno dei nostri uffiziali, udendone l’aspro
+suono, esclamò: «La è una voce più che di testa, di cappello!» Tutti
+ci mettemmo a ridere, il curato compreso; ma questo sforzo sorpassava
+il suo coraggio; cadde sulla sedia, e s’asciugò la fronte grondante di
+sudore.
+
+Suo fratello il sindaco, uomo ben tarchiato e robusto, alzava le
+spalle, giungeva le mani, e a tutto quanto gli domandavamo, ripeteva: —
+«Che la signoria vostra ci perdoni! ma noi siamo povera gente!...»
+
+Il cuore ci veniva meno a quello spettacolo! Sotto quale terribile
+oppressione questa gente deve aver vissuto per essere ridotta a tale
+stato! Le persone di servizio, ritte, immobili, impastate quasi sul
+muro, facevano tanto d’occhi; quando si bussava alla porta, non osavano
+discendere per aprire, e noi eravamo obbligati ad accompagnarli, affine
+di rassicurarli. — Frattanto nelle altre case del villaggio, si cantava
+a piena gola, o si gridava: Viva Garibaldi!
+
+I nostri cavalli erano giunti, e dai battelli a vapore partiti dal
+Faro, sbarcavano incessantemente nuove truppe; tutti gli uffiziali
+dello stato maggiore arrivarono. Ad ogni nuova figura che entrava nella
+casa, i nostri ospiti eran presi da spavento; e alla voce del curato
+montava di tre di quattro tuoni, e ancora più. Verso le undici della
+sera ci venne offerto da cena. Accettammo; e udimmo tosto il rantolo
+d’un gallo, che veniva sgozzato secondo le nostre intenzioni. Un’ora
+dopo eravamo serviti. Prendemmo posto in giro alla tavola, allestita
+con piatti di terra da pipa, per la maggior parte rotti, e con posate
+di ferro. Il curato ed il sindaco, simultaneamente ci spiegarono come
+avesser mandata la loro argenteria a Napoli, affinchè la si foggiasse
+secondo la moda. Per un caso che essi deploravano, non avevano a
+disposizione delle nostre signorie che indegni coperti, di cui però le
+nostre eccellenze avrebbero avuto la bontà di accontentarsi. Noi non
+rispondemmo, perchè poco ci importava che le posate fossero di questo o
+di quel metallo; ma uno dei nostri, traendosi di dosso, una cintura che
+conteneva seimila franchi in oro, la consegnò al curato, dicendogli: —
+«Fatemi il favore di conservarmela sino a domattina, perchè ora la mi
+dà fastidio.» Il curato si fece rosso scarlatto; s’assise costernato, e
+comprendendo vagamente che gli veniva data una lezione, non sapeva più
+come contenersi.
+
+Allora il colonnello Spangaro, adattando il discorso a cotesti
+cervellacci, spiegò loro lo scopo della nostra missione».
+
+
+
+
+CAPITOLO XVII.
+
+Il 7 settembre 1860.
+
+ «... permettete che io, e questi egregi
+ deputati della città, vi diamo un bacio
+ sulla fronte;... questo è il bacio di
+ cinquecentomila abitanti».
+
+ (_Discorso di_ MARIANO D’AYALA _al gran_
+ Capitano italiano).
+
+
+— Sarei proprio curioso di sapere dove diavolo sono io adesso!...
+Ah! ecco lo stretto...; là di fronte ci dovrebbe essere Taormina...;
+quel promontorio lì a sinistra è il capo Spartivento senz’altro...;
+a dritta, laggiù in fondo ci dev’essere Messina... ma non la posso
+vedere...» Così diceva il capitano Roberto, il quale pigliava lena
+seduto all’ombra di un bosco, che sorgeva a mezzo di un monte aspro
+e scosceso (Aspromonte), proprio dove la via si biforca, scendendo a
+sinistra nella vallea, e salendo più in su, a destra, tortuosamente per
+la foresta.
+
+Tranne il frusciar delle foglie agitate dal vento, tutto era silenzio;
+nessuna voce umana giungeva fino lassù. Roberto, spingendo lo sguardo
+tra gli alberi, scorgeva al basso la marina scintillante, di fronte
+l’Etna, le coste della Sicilia, il firmamento sereno, sorridente.
+
+— Oh che bel sito! continuava parlando a sè stesso. Se fossi qui per
+divertimento, quante belle cose copierei sul mio albo... ben inteso
+se lo avessi ancora l’albo; ma ora è in fondo al mare, ove desterà la
+meraviglia de’ pesci... Aveva ben altro pel capo che l’albo l’altra
+notte nel passar lo stretto! Intanto eccomi in Calabria, solo soletto,
+su per un monte a cercare Missori, che oggi, 20 agosto, deve trovarsi
+qui, proprio in questo sito. Se non lo trovate, tornate indietro, mi
+ha detto il generale. Va benissimo! io l’ho cercato, non l’ho trovato,
+dunque torno indietro; sono in perfetta regola. Ma dove diavolo saranno
+questi Calabresi! Vorrei chiederne conto; ma qui non c’è anima viva...
+Il meglio che mi rimane a fare è di scendere e raggiungere i miei
+compagni. Prima però voglio tirare una schioppettata in aria... Chi sa
+che non mi si risponda...» Così dicendo pigliò la sua carabina (nella
+sua qualità di esploratore se l’aveva presa con sè) e fece fuoco.
+
+Nessuno rispose, tranne l’eco che, lontano lontano, mandò un brontolio
+che si spense tosto.
+
+Allora Roberto, ricaricata la carabina, se la pose ad armacollo e
+cominciò la discesa, ora lentamente, ora a balzelloni, secondo lo
+richiedeva il sentiero, che qui era rapido e sdrucciolevole, là sassoso
+e smarrentesi pel bosco in oziosi serpeggiamenti.
+
+Camminava già da mezz’ora, arrestandosi tratto tratto ad origliare,
+quando ad uno svolto, vide, lontano un centinajo di passi, un Calabrese
+armato di tutto punto, e che, appoggiato col dorso ad un albero, pareva
+vi facesse sentinella.
+
+— Che bell’uomo! disse fra sè Roberto; che bizzarro costume!... ma che
+faccia scura!..
+
+Il Calabrese era infatti di bellissime forme, e aveva l’occhio, la
+barba, i capelli nerissimi. Portava un cappello acuminato, fregiato
+di fettucce di velluto; aveva le brache corte fino al ginocchio, e
+le gambe nude dal ginocchio in giù; invece di scarpe, calzava una
+semplice suola di cuoio stretta al collo del piede da alcune funicelle
+incrocicchiate. Appoggiava una mano sulla canna di un lungo moschetto,
+e l’altra teneva alla fascia che gli cingeva i fianchi, e dalla quale
+pendevano un lungo coltello ed una pistola a pietra.
+
+All’apparir del garibaldino, il Calabrese non si mosse; solo lo guardò
+fisso. Roberto, che lo fissava del pari, quando gli fu presso, fermossi
+esclamando.
+
+— Viva l’Italia!
+
+Il Calabrese alzò un dito (il che vuol dire: viva l’Italia una), indi
+postasi la mano alla bocca, la ritirò subito dopo salutando.
+
+— Siete solo? gli chiese Roberto stringendogli la mano.
+
+Il Calabrese rispose di no colla testa.
+
+— Dove sono i vostri compagni?
+
+L’altro accennò colla testa i monti.
+
+— Chi è il vostro capo?
+
+— Il barone Stocco, rispose finalmente il Calabrese.
+
+— Avete veduto i garibaldini?
+
+— Sono con noi da jer l’altro.
+
+— Missori?
+
+Il Calabrese accennò affermativamente.
+
+— Voi siete di sentinella, è vero?
+
+L’istessa risposta.
+
+— Aspettate Garibaldi?
+
+Il Calabrese si permise un leggier sorriso, che durò un minuto secondo.
+
+— Bene, sappiate che io sono stato mandato avanti appunto da Garibaldi
+in cerca di Missori e di voi altri bravi Calabresi... Adesso, non
+avendo trovato nessuno, torno indietro....
+
+— Verranno... presto, rispose il Calabrese accennando di bel nuovo ai
+monti.
+
+— Tanto meglio! Voi però dovreste andare a prevenire il vostro
+comandante che Garibaldi sale il monte co’ suoi, e che si porta
+al luogo del convegno fissato già con Missori fino da quando era a
+Messina. Avete capito?
+
+Il Calabrese si affrettò a rispondere che sì, e rinnovata la stretta di
+mano, si pose il fucile in ispalla e sparve pel bosco.
+
+— Che economia di fiato devono fare costoro in fin d’un anno! pensava
+fra sè Roberto ripigliando il suo cammino. Però preferisco uno che
+parla poco ad un chiacchierone... Intanto sono contento d’aver trovato
+quel Calabrese... Quel tornare al generale senza sapergli dir proprio
+nulla, mi sapeva male... Almeno adesso posso dargli la notizia che
+Missori c’è, e questo è il più; poi che i Calabresi insorti ci sono
+anch’essi.... Se gli altri somigliano a questo qui, devon essere la
+gran bella gente!
+
+Roberto un’ora dopo raggiungeva il generale che si mostrò contento
+delle notizie recategli dal capitano. Garibaldi e i suoi continuarono
+a salire, dirigendosi però verso Reggio. Giunto al luogo ove, come
+dicemmo, doveva incontrarsi con Missori, fu sorpreso di non trovarlo;
+dopo d’averlo aspettato una buona ora, prese la risoluzione di
+seguitare il suo cammino. Quand’ecco arrivare alcune guide annunziando
+l’arrivo di Missori a Garibaldi, che si fermò ad attenderlo. Arrivato
+finalmente, concertò seco lui il piano di difesa e di attacco.
+
+Fu convenuto che il generale Bixio, il più audace generale dell’armata
+siciliana, attaccherebbe Reggio di fronte, intanto che Garibaldi,
+girando il forte, prenderebbe i regj tra due fuochi.
+
+Le colonne si misero in marcia, e protette dal silenzio della notte,
+sorpresero le truppe regie, scaglionate alla rinfusa sulla gran strada
+di Reggio. Erano tre e un quarto del mattino, quando l’avanguardia
+di Bixio s’imbattè nelle vedette nemiche. Il fuoco cominciò subito, e
+l’azione divenne tosto generale. I comandanti delle forze napoletane,
+credendo di avere solamente a fare coi quattro battaglioni di Bixio,
+concentrarono le loro truppe all’estremità aperta di Reggio, e
+cominciarono un fuoco di battaglione così ben nudrito, che l’ala destra
+del bravo generale genovese per un momento vacillò; ma Bixio volle
+confermare quanto si disse di lui dopo le campagne di Lombardia, cioè
+che gli ostacoli non fanno che aumentare la sua audacia, e renderlo
+indomito. Egli, vedendo la sua destra minacciata, portò rapidamente due
+battaglioni sul punto del pericolo, e in poco tempo ristabilì l’ordine
+e riprese l’offensiva.
+
+Dipoi Bixio, impaziente di indugio, alla testa della colonna, ordinò
+la carica alla bajonetta. La mischia fu terribile; la rotta dei
+nemici non si fece aspettare, e i Napoletani si ripiegarono in massa
+sulla cittadella. Intanto Garibaldi e Missori erano arrivati a tiro
+di fucile dal forte, e i loro cacciatori cominciarono ad imberciare
+colle carabine inglesi le cannoniere della cittadella. Il loro tiro
+era così preciso che molti regj furono uccisi sui cannoni, molti
+altri dovettero ritirarsi. Garibaldi e Bixio intanto si avanzavano,
+quando quest’ultimo, avendo sloggiato una compagnia di borbonici dalle
+prigioni della città, trovò ventiquattro cavalli, dodici muli e due
+pezzi d’artiglieria. Fu questa una preziosa conquista, perchè Garibaldi
+non aveva cannoni con sè.
+
+Con questi due cannoni ebbe principio l’attacco del forte. Le colonne
+di Bixio si avanzavano sempre, e quelle di Garibaldi minacciavano
+già la scalata. Erano circa le nove antimeridiane, quando il forte
+cessò il fuoco; le truppe reali, scoraggiate, poco dopo si arresero
+al vincitore. Quel combattimento costò poche perdite all’esercito dei
+volontarj e alle truppe borboniche.
+
+Frattanto il generale Cosenz, dopo il suo sbarco in Calabria, si
+avanzava pure verso Reggio, prendeva il forte di Scilla, occupava altri
+punti importanti, ed attuava il congiungimento delle sue truppe con
+quelle di Bixio e di Garibaldi, mentre i borbonici, o ritiravansi, o
+cadevano prigionieri, o passavano al nemico. In questa guisa l’estrema
+Calabria cadeva in mano dei nostri, e Garibaldi si apriva la strada a
+nuove vittorie ed a nuovi trionfi.
+
+Circa dodicimila erano i soldati regj, concentrati in quell’ultima
+parte della penisola, e che dovevano impedire lo sbarco dei volontarj,
+o sterminarli appena sbarcati. Non v’ha dubbio che, avuto riguardo
+ai mezzi che stavano nelle mani dei borbonici, doveva riuscire
+facile il distruggere i garibaldini, che sbarcavano pochi per volta
+e che mancavano di artiglieria e di cavalli. Ma la truppa regia
+era demoralizzata, ed i comandanti non avevano nè forza d’animo, nè
+coraggio; oltreciò, dopo i fatti di Sicilia, il nome di Garibaldi e del
+suo esercito, erano divenuti più formidabili, e la pubblica opinione
+accennava già alla inevitabile rovina del trono di Francesco II. Tutte
+questo ragioni contribuivano a scemare il coraggio dei soldati regj,
+i quali si battevano mal volentieri, ed anzichè procacciarsi gloria,
+cercavano di salvare la vita. Si aggiunga che per tutte le Calabrie
+temevasi l’imminente irrompere della rivoluzione, già in alcuni punti
+scoppiata, e per la quale le truppe borboniche venivano a trovarsi
+serrate tra i volontarj di Garibaldi, e gli insorti. La situazione dei
+borbonici era per questo infelicissima, perciocchè, oltre agli esterni
+nemici, avevano a temere gli interni[54].
+
+Gli animi dei Calabresi erano già concitati, la propaganda
+rivoluzionaria aveva prodotto i suoi effetti, talchè, non appena si
+seppe lo sbarco di Garibaldi e la presa di Reggio, tutto fu finito,
+e la rivoluzione levò la testa minacciosa e terribile. Le città
+principali della Calabria spezzarono gli stemmi borbonici, radunarono
+comitati, inaugurarono governi prodittatoriali, armarono nuovi
+volontarj, inviandoli ad ingrossare le file del generale, e a rompere
+le comunicazioni dello sperperato esercito di _Bombicella_. Però tutto
+questo accadeva col maggiore ordine possibile, e i comitati e i governi
+provisorj prendevano a governare la cosa pubblica ed a reggere il
+proprio paese in nome di Vittorio Emanuele II, dell’Italia una, e del
+glorioso dittatore delle Due Sicilie.
+
+Intanto la caduta di Reggio e la disfatta toccata alle truppe
+borboniche, posero Garibaldi nella felice condizione di continuare
+le sue marcie e di estendere la rivoluzione delle Calabrie. Con soli
+800 uomini egli, privo d’artiglieria, ne aveva fatto capitolare quasi
+2,000, e due ben munite fortezze. I generali napoletani Gallotti e
+Briganti, che comandavano nell’estrema Calabria, si trovarono nelle
+mani del vincitore, il quale, non lasciando pace al nemico, e partito
+alla volta di Accerello, guadagnò i monti che sovrastano ai forti
+di Pizzo, di Alta Fiumara e di Scilla; fece la sua congiunzione con
+Cosenz, arrivato il giorno prima a Salino, dove il bravo colonnello
+De Flotte, chiaro per la difesa da lui fatta nel giugno 1848, delle
+barricate nei sobborghi insorti contro l’assemblea costituente di
+Francia, perdeva la vita pel tradimento di un soldato napoletano.
+Garibaldi, appena operata la sua congiunzione col corpo di Cosenz,
+determinò lasciare gli accampamenti di Mittinetti e scendere verso
+Alta Fiumara, per circondare i forti e prendere in pari tempo una
+posizione contro la brigata del generale Melendez, che da Scilla moveva
+ad incontrarlo. Melendez aprì il fuoco contro la colonna dei nostri
+che scendeva dal monte, ma non gli fu dato arrestarla. Il movimento
+strategico di Garibaldi era pienamente riuscito[55]; Melendez aveva
+perdute le sue comunicazioni coi forti; sicchè dovette capitolare; in
+tal modo Alta Fiumara, Torre Cavallo e Scilla caddero in potere di
+Garibaldi. Le guarnigioni di queste fortezze furono imbarcate senza
+armi, e spedite a Napoli; una parte disertò, un’altra parte si sparse
+per la campagna.
+
+Il 30 agosto Garibaldi trovavasi a Mileto.
+
+«Mileto (è ancora il Du Camp che scrive) mi parve bruttissima; ridotta
+a nuovo coi vecchi materiali, è composta di tre strade parallele, e
+larghe come una piazza. Quando noi v’arrivammo, vi si faceva tanto
+chiasso, e v’era tanto movimento, da farci girare il capo; Garibaldi
+vi aveva il suo quartier generale. Una tenda improvisata sotto un
+albero in un campo, era la sua abitazione; egli stava seduto in
+terra e teneva presso lui alcune carte spiegate; due preti, ritti in
+piedi, lo contemplavano con una specie di curiosità feroce, mentre
+egli ascoltava una deputazione degli abitanti di Monteleone, che lo
+pregavano d’accorrere al più presto, onde impedire alla guarnigione
+napoletana di commettere eccessi. I regj del resto s’apprestavano, a
+quanto dicevasi, alla ritirata anzichè a darci battaglia sui piani di
+Monteleone, come credevamo in sulle prime. Essi si ritiravano sotto
+gli ordini del generale Ghio, allo scopo di disputarci il passaggio
+a Cosenza. Si temeva però che prima di ritirarsi da Monteleone non la
+saccheggiassero.
+
+— Ci vado subito, rispose Garibaldi a que’ di Monteleone, e saltò in
+carrozza. Tutti lo seguimmo, chi a piedi, chi a cavallo. Il generale
+Türr raggiunse tosto il dittatore.
+
+«A Reggio, pescatori del pesce spada; a Catanzaro, i tessuti di seta; a
+Mileto, briganti e preti». È un proverbio antico nelle Calabrie. Mileto
+è città nuova; il terremoto del 1783 l’ha interamente inghiottita;
+il suolo in allora si schiuse e poscia si rinchiuse, inghiottendo la
+città, per cui non si è ancor finito di ricostruirla; alcune capanne e
+tugurj, un vasto seminario, il palazzo del vescovo ed una porzione di
+chiesa...; ecco Mileto.
+
+Una volta era la città prediletta e favorita dei principi normanni; ora
+è una miserabile borgata, d’aspetto sinistro, e che conta appena due
+mila anime. Dei suoi passati splendori non le rimane che un vescovato;
+ma il vescovo se l’era data a gambe al nostro avvicinarsi. Dei preti
+la percorrevano timidi e curiosi; ci rimiravano fissi fissi, quando
+credevano di non essere veduti, e meravigliavano di non vederci le
+corna alla fronte, come il diavolo, e ai piedi le unghie biforcate.
+Allorachè ci passavano vicino, ci salutavano con quell’aria umile e
+dimessa, che indica la paura pronta ad ogni concessione; non vi ha
+franchezza in quegli sguardi, non nel gesto, non nella voce.
+
+Era il 27 agosto; due giorni prima in questa uggiosa città di
+Mileto, si compiva una terribile tragedia. Il XV reggimento di linea
+napoletano, venendo da Villa San Giovanni, accampava sulla piazza, e
+nelle vie; quelle soldatesche indisciplinate mormoravano, vedendo con
+terrore d’essere costrette a faticose tappe, di cui l’ultima doveva
+essere Napoli, e rifuggendo dal mestiere del soldato, domandavano
+d’essere rimandati liberi, con congedo illimitato. Gli uffiziali
+scoraggiati non rispondevano, costretti d’obbidire ad ordini superiori.
+Il generale Briganti giunse frattanto a cavallo, seguito da un solo
+domestico. I soldati riconoscendolo, gridarono: A morte, a morte!
+Briganti passò oltre, senza arrestarsi a tali clamori. Aveva egli
+oltrepassato il villaggio, e trovavasi sulla strada di Monteleone,
+quando gli venne in mente di tornare indietro. Chi lo riconduceva sui
+suoi passi? Il fermo proposito di tener fronte al pericolo, e calmare
+una sedizione militare, che poteva, scoppiando, trascinar seco il sacco
+della città, o piuttosto quell’invisibile mano che spinge gli uomini
+verso il destino che devono compiere? Nol so; ma egli ritornò; allora
+sorsero nuove grida e minacce più violenti. Il generale si ferma e vuol
+parlare; due fucilate gli atterrano il cavallo.
+
+Il domestico, spaventato, si dà alla fuga. Il generale si alza, e move
+verso gli ammutinati, con coraggio e serenità d’animo. Parla della
+sua età, ricorda le cure paterne che ebbe sempre per loro; invoca
+la disciplina, senza cui i soldati non sono che banditi armati. I
+rivoltosi esitavano, ed erano per cedere, quando un sotto-uffiziale,
+avvicinandosi al generale, esclama:
+
+— Le mie scarpe sono rotte, ed io devo marciare a piedi nudi; tu
+hai degli stivali eccellenti — e gli tira un colpo di fucile. Più
+di cinquanta palle allora colpirono lo sfortunato Briganti. Il
+sotto-uffiziale gli levò gli stivali, e tutta la truppa, briaca di
+sangue, si gettò a colpi di bajonetta sul generale che venne fatto
+a brani. A gran pena si potè strappare dalle mani di quei selvaggi
+il corpo mutilato, per nasconderlo nella chiesa. Sfondarono allora
+quattro o cinque botteghe, ove si vendevano sigari, caffè e vino, e
+le saccheggiarono completamente. Ritornarono quindi alla chiesa, ne
+atterrarono la porta, e tirando pei piedi il cadavere, gli fecero
+oltraggi senza nome, strappandogli i capegli e la barba, ficcandogli
+negli occhi delle capsule, alle quali davan fuoco, ed altre atrocità di
+questo genere. Quando furono sazj, si raccolsero di nuovo sulla piazza,
+e deposte le armi, si sbandarono, dirigendosi ognuno al suo paese.
+Interrogammo alcuni di quegli sciagurati, del perchè avessero così
+massacrato il loro generale.
+
+— Perchè era un borbonico, dissero gli uni.
+
+— Perchè era un liberale, dissero gli altri.
+
+Un solo disse il vero: — Noi l’abbiamo ucciso perchè era il nostro
+generale.»
+
+
+Intanto Garibaldi progrediva. I Borbonici appena lo seppero a
+Monteleone si sbandarono; parte, gettate le armi, s’incamminò a casa,
+parte passò tra le file degli insorti. Sora, Mobile, Avellino, Bari,
+Lecce, sollevavansi al grido di viva Garibaldi.
+
+Il generale avanzava sempre, seguito dai suoi e dai bravi Calabresi,
+finchè, poco dopo, potè scrivere al prodittatore Mattini, che «coi
+Calabresi aveva fatto abbassare le armi a diecimila soldati, e che si
+era impadronito di altrettanti fucili, di dodici cannoni e di trecento
+cavalli».
+
+Il 7 settembre, Garibaldi avvisò il comitato napoletano, che in quello
+stesso giorno egli sarebbe entrato nella capitale delle Due Sicilie.
+
+Tutta Napoli, sparsasi la voce dell’imminente arrivo del dittatore,
+era in moto fin dal mattino; in tutte le strade, e segnatamente in
+quella principale di Toledo, sventolavano bandiere tricolori; la
+guardia nazionale tutta era sotto le armi, un numero straordinario di
+carrozze erano state dalle più distinte famiglie napoletane inviate
+alla stazione; un immenso popolo stava accalcato ad attendere il gran
+capitano.
+
+Alle 11 e mezza, il dittatore giungeva con un convoglio speciale. È
+indescrivibile l’entusiasmo del popolo, e le grida, che furono mille
+volte universalmente ripetuti di «viva Garibaldi dittatore! viva
+l’Italia! viva Vittorio Emanuele!» Tutta quella folla plaudente,
+frenetica, accresciuta ad ogni passo, frammezzata da migliaja di
+carrozze, in parte seguiva ed in parte precedeva quella del generale
+lungo la strada del Pigliero, ove da tutti i balconi, gremiti di
+signore, si gittavano fiori e si scambiavano grida di entusiasmo.
+Ad un’ora dopo mezzo giorno, Garibaldi giungeva al palazzo della
+Foresteria, ove fu ricevuto dai maggiori della guardia nazionale e da
+altri distinti personaggi.
+
+Frattanto, dall’immenso largo di S. Francesco di Paola, stipato
+tutto intorno da gente accorsa dagli angoli più remoti della città,
+prorompevano tali fragorose voci, che Garibaldi più volte dovette
+affacciarsi al balcone a salutare, e a parlare al popolo. Fra le altre
+cose disse: «Bene a ragione avete dritto di esultare in questo giorno
+in cui cessa la tirannide che vi ha aggravati, e comincia un’era di
+libertà. E voi ne siete degni, voi figli della più splendida gemma
+d’Italia! Io vi ringrazio di questa accoglienza, non solo per me, ma in
+nome dell’Italia che voi costituite nell’unità sua mediante il vostro
+concorso; di che non solo l’Italia, ma tutta l’Europa vi debb’essere
+grata.»
+
+Intanto _Bombicella_ nicchiava a Capua, e livido per la paura,
+raccomandavasi alla sant’anima di suo padre e a San Gennaro.
+
+
+
+
+CAPITOLO XVIII.
+
+Da Caserta.
+
+ Desta l’Aurora omai dal letto scappa
+ E cava fuor le pezze di bucato;
+ Poi batte il fuoco, e cuocer fa la pappa
+ Pel suo giorno bambin che allora è nato;
+ E Febo, che è il compar, già colla cappa
+ E con un bel vestito di broccato,
+ Che a nolo egli ha pigliato dall’Ebreo,
+ Tutto splendente viensene al corteo.
+
+ (L. LIPPI, il Malmantile).
+
+
+Il 15 ottobre 1860, uno splendido sole _seguiva il corteggio
+dell’aurora_, e rallegrava colla sua benedizione di luce
+l’impareggiabile piano d’Erba, che in quella stagione era animato da
+numerosi villeggianti.
+
+Nel mezzo di un viale, ombreggiato da una doppia fila di plàtani che
+conduceva ad un palazzotto annerito dal tempo, e quasi per intero
+rivestito da piante rampicanti, passeggiavano a godervi il puro aere
+mattutino, la contessa Emilia ed una bionda giovinetta, la quale,
+tuttochè camminasse, era intenta ad un lavoro domestico.
+
+— Tarda Carlambrogio! disse la contessa fermandosi e guardando giù per
+lo stradone che, passando dinanzi al viale, mette ad Erba.
+
+— Poveretto! è vecchio, rispose la giovinetta; poi da qui ad Erba la è
+una bella tirata.
+
+— È una passeggiata, mia cara, una passeggiata! dì piuttosto che
+Carlambrogio avrà trovato per istrada qualche compare e se incomincia a
+chiacchierare, chi lo ferma?
+
+Carlambrogio, quasi a smentire le poche caritatevoli parole della
+contessa, si affacciò in quella al viale.
+
+— Eccolo, eccolo! gridò la giovinetta correndo incontro al vecchio
+contadino.
+
+Raggiungerlo, strappargli di mano una lettera, e rivolare dalla
+contessa, fu per la giovinetta l’affar d’un istante.
+
+— È di lui? chiese sorridendo la vecchia.
+
+— Sì.
+
+— Come ti sei fatta rossa!
+
+— È la corsa...
+
+— Già la corsa!... Ora via carina, calmati.... guarda come ti batte
+il cuore... Benedetta gioventù!... Vieni qui, Dalia, sediamo su questa
+panchetta all’ombra...
+
+La giovinetta la seguì, e le si assise al fianco aprendo la lettera.
+
+
+Come mai la povera orfanella si trovava in compagnia della contessa
+Emilia?
+
+La c’era da parecchie settimane, ed ecco il come.
+
+Dalia, incaricata da Roberto di annunziare alla contessa la morte del
+di lei nipote, aveva adempiuta l’incresciosa commissione con tanti
+riguardi, con una delicatezza tanto affettuosa, consolando la vecchia,
+piangendo, soffrendo con lei, che quest’ultima (la quale aveva sempre
+visto di buon occhio la giovinetta) l’aveva pregata di farle compagnia
+durante la villeggiatura.
+
+Dalia in sulle prime aveva esitato, chè, fiera come era, temeva sempre
+di incontrare qualche dispiacere, qualcuna di quelle umiliazioni con
+che i signori, generalmente parlando, sogliono (lontani le mille miglia
+dal farlo per cattiveria) amareggiare e talvolta disgustare affatto
+chi (al di sotto di loro in fatto di denari e di posizione sociale)
+vogliono carezzare.
+
+Ma la contessa aveva insistito con tanta buona grazia, dicendole che
+aveva bisogno di lei e delle sue consolazioni, e che non le sarebbe
+mancato lavoro, caso mai temesse di mangiare il pane a tradimento, che
+in fine Dalia aveva ceduto, e pigliata licenza dalla _maestra_, aveva
+seguita la contessa alla campagna.
+
+Nelle città, nelle provincie d’Italia, o meglio, in tutto il mondo, in
+que’ dì non parlavasi che di Garibaldi e di Cialdini, dei due eserciti
+e delle loro gloriose gesta. Questi erano quindi i temi favoriti anche
+dei villeggianti in quella parte di Brianza, i quali ogni mattina
+portavansi ad Erba ad attendervi la posta ed i giornali. E questo era
+il compito giornaliero di Carlambrogio, il quale per altro non soleva
+interessarsi gran che per quelle notizie, ripetendo egli sempre questo
+prosaico ritornello: Vinca Erode, vinca Pilato, noi povera gente saremo
+sempre in miseria.
+
+È però giustizia il dire che queste cose, il povero vecchio, le
+brontolava sottovoce.
+
+
+L’ultima lettera ricevuta da Dalia portava la data di Messina; in essa
+Roberto le parlava del prossimo tragitto, dei pericoli che andavano
+ad incontrare, e dei pesci cani, del cui teschio aveva sbozzato il
+ritratto nel margine di quella lettera. Dalia ne fu tanto spaventata,
+da non poter chiuder occhio per tutta una notte.
+
+D’allora in poi non aveva più avute notizie di Roberto. Aveva letto
+in compagnia della contessa i giornali; sapeva quindi dello sbarco,
+de’ continui trionfi di Garibaldi, del meraviglioso di lui ingresso in
+Napoli, e infine della sanguinosa battaglia del 1 ottobre; ma nulla di
+chi tanto le stava a cuore.
+
+Ora immagini il lettore con che ansia, con che tremito, con che
+sussulto di cuore, Dalia aprì quella lettera.
+
+— Da dove viene? chiese la contessa.
+
+La giovinetta, letta la data, rispose: da Caserta.
+
+— Ih! com’è lunga quella lettera!
+
+— Uno, due, quattro fogli, disse Dalia sorridendo di compiacenza. To!
+c’è anche due pagine di stampato... È un proclama di Garibaldi.
+
+— Ora mo, da brava! leggi... Comincia dalla lettera.
+
+Onde non ripetere il già detto, noi riprodurremo la lettera del
+garibaldino, incominciando là dove egli racconta cose da noi non per
+anco toccate. Diremo solo che Dalia, lette poche righe, mandò un grido
+balzando in piedi si improvvisamente, con tal impeto, che la contessa
+sbigottita fu a un punto dal non cader riversa dall’altra parte della
+panchetta.
+
+— È capitano! è capitano! gridava Dalia ebbra di gioja.
+
+— Chi?
+
+— Ma lui... Roberto..., l’hanno fatto capitano!»... e baciava la
+lettera, ripetendo colle lagrime agli occhi: Garibaldi è un angelo!
+
+Calmata quell’ebbrezza, continuò la lettura. Il volto di Dalia
+prendeva un’espressione d’ambascia mano mano che progrediva, leggendo
+i pericoli, le fatiche, le privazioni sofferte da Roberto e da’ suoi
+compagni nelle lunghe marcie da Reggio a Napoli. «La sete ci tormentava
+più di tutto (scriveva Roberto); il sole ci bruciava la pelle, la
+polvere ci soffogava; c’era dei momenti in cui i nostri occhi vedeano
+tutti gli oggetti color violetto, alberi, strade, sassi, erba, cielo,
+tutto insomma. I nostri cavalli non potevano più reggersi in piedi. Ti
+basti sapere, per aver una idea di quanto soffrivamo in quei momenti
+noi e le bestie, che un mio amico, il maggiore Setti di Treviglio
+(uno dei migliori uffiziali della divisione Cosenz, e che ha fatta
+la campagna di Roma e quella dell’anno scorso), fece con un colpo di
+_revolver_ saltare le cervella al suo cavallo, non reggendogli l’animo
+di vederlo soffrir tanto.»
+
+— Poveri giovani! gridò la contessa; se il mio Ernesto si fosse trovato
+con loro, chi sa cos’avrebbe sofferto, lui sì delicato...
+
+— Egli ora ha finito di soffrire, rispose Dalia, e per non lasciar
+tempo alla contessa di ricadere in quelle malinconie, continuò a
+leggere.
+
+Roberto, quasi a mitigare la penosa impressione che il racconto dei
+sofferti patimenti doveva produrre sull’animo della sua amica, aveva
+mutato argomento e stile. Parlava quindi della sua splendida dimora di
+Caserta, poi del miracolo di san Gennaro.
+
+Anche il Du Camp nelle sue memorie parla sì di Caserta che del santo
+patrono di Napoli, e con tanto brio, da vincere quanto Roberto scrisse
+sullo stesso argomento; perciò daremo la preferenza al Du-Camp. Ecco
+ciò ch’egli scrive in proposito:
+
+«Il palazzo di Caserta è uno dei più grandiosi concepimenti
+architettonici usciti da mente umana. Vanvitelli che lo ideò, ebbe
+la sorte di vegliare all’esecuzione sino al suo compimento, cioè fino
+all’anno 1752 e ciò per ordine di Carlo III. La facciata è imponente,
+benchè monotona; quattro corti quadrate dividono la costruzione
+interna; attraverso di esso sorge un porticato splendido, sorretto da
+sessantaquattro colonne di marmo; lo scalone è di una maestà imponente;
+è tutto in marmo, e sormontato da una cupola i cui dipinti, che
+rappresentano gli Dei che ammirano una Venere, le fattezze della quale
+non mi parvero senza seduzione. Il teatro del palazzo è graziosissimo;
+è sostenuto da sedici colonne tolte al tempio di Serapide, di
+cui le ruine veggonsi lambite dal mare sulla strada di Pozzuoli.
+L’appartamento di Ferdinando II ti inspira un’indifinibile tristezza:
+non un mobile vi è rimasto; dal muro vennero graffiate via le pitture;
+si abbruciarono le tappezzerie, le armi, gli intagli, tutto insomma. Vi
+sarebbe stata una specie di barbara grandezza nel seppellire un re coi
+suoi tesori, le sue donne, le sue guardie; ma è puerilità l’incendiare
+le camere di un re morto, a meno che ciò non sia imperiosamente imposto
+dall’igiene; e tale vuolsi sia stato il caso presente.
+
+Infatti re Ferdinando, che era di una corpulenza enorme, morì dopo
+una sì lenta e profonda decomposizione, che si può dire di lui, aver
+egli assistito, vivendo, alla propria putrefazione. Finì i suoi
+giorni implacabile nelle sue idee, e facendo giurare al figlio di
+non governare se non coi precetti dell’assolutismo[56]. Tali precetti
+dovevan finire col distruggere le forze della dinastia, tanto più che
+l’alleato più fedele di questa ben presto la tradiva; voglio parlare di
+san Gennaro.
+
+La sua festa avvicinavasi. Napoli era in una commozione da non potersi
+dire. Per chi l’infallibile santo avrebbe preso partito? era desso
+italiano? borbonico? Grave quistione che si faceva ovunque, e che
+nessuno ardiva sciogliere anticipatamente. San Gennaro è l’idolo dei
+Napoletani, i quali sono fermamente persuasi che Dio non regna nei
+cieli che per concessione di quel santo. Una volta però, presi da
+collera improvvisa contro di lui, lo detronizzarono, e misero al suo
+posto sant’Antonio qual patrono di Napoli.
+
+Era il 1799; S. Gennaro s’era fatto democratico; il suo sangue erasi
+liquefatto al grido di: Viva la repubblica, e quando la reazione
+guidata dal cardinal Ruffo giunse a Napoli, abbandonandosi ad eccessi e
+a massacri di cui la memoria non è ancora cancellata, non si obbliarono
+le velleità democratiche del santo, e lo si destituì, come un semplice
+funzionario; si parlava anche di gettarlo in mare, e innanzi la sua
+statua si urlò: Abbasso il giacobino! Ma troppo forti ed intimi erano i
+vincoli che stringevano i Lazzaroni al loro patrono; cotal separazione
+era troppo penosa per essi. Gli uni si pentivano della lor violenza;
+l’altro promise di non essere per l’avvenire che un buon realista, e la
+pace fu segnata.
+
+Si congedò S. Antonio, e si reintegrò san Gennaro nel possesso di tutti
+i suoi onori, titoli e privilegi.
+
+Il suo sangue, raccolto dopo il martirio, si conserva in un’ampollina,
+e da secco che è, in certi giorni dell’anno si liquefa e bolle. Il
+santo fa attendere più o meno lungamente il prodigio, a seconda della
+maggiore o minore sua soddisfazione sulla politica, e sul governo del
+paese; ma non havvi esempio ch’ei siasi ribellato al miracolo, neppur
+dinanzi al generale Championnet, che non gli concedeva se non dieci
+minuti per compire il prodigio. A fronte dei gravi avvenimenti che
+avevano nell’estate del 1860 messo sossopra il regno delle Due Sicilie,
+come si sarebbe comportato san Gennaro?
+
+Il dì della sua festa, verso le 10 del mattino, io mi recai in duomo:
+è una gran chiesa ristaurata sul gusto italiano della decadenza, epoca
+nella quale l’arte è assolutamente vinta dal valore o dalla rarità
+della materia prima. Tu vi trovi un reggimento di statue d’argento, il
+cui valore sta tutto nel peso. Nella cappella di S. Gennaro, che è a
+dritta, la folla s’incalza, e si stringe; si soffoca pel caldo; presso
+la balaustrata che protegge l’altare, è un urtarsi, uno spingersi,
+d’averne rotte le ossa. I posti migliori son per chi ha forza maggiore
+nei gomiti. Le donne qui mi sembrano più numerose degli uomini: alcune
+recano i loro bimbi che strillano orribilmente. Si canta messa; ma chi
+l’ascolta? Nessuno. Tutti sono trepidanti, ansiosi; di tratto in tratto
+qualche voce acutissima sorge dalla folla, e si compone al canto; è la
+voce di una donna già inspirata, che spera così di affrettare l’arrivo
+del santo.
+
+La porta della sagristia finalmente è dischiusa; un grido di gioja
+echeggia sotto le volte spaziose; colla massima pompa si reca
+l’immagine di S. Gennaro, coperta di un velo rosso ricamato in oro.
+Portato da un canonico, preceduto dalle guardie nazionali che fanno
+far largo alla folla, il santo si apre una via fra i suoi adoratori,
+che furtivamente cercano di toccare colle mani il velo che avvolge le
+sembianze del protettore, e avidamente poi baciano la parte avventurata
+che toccò il miracoloso tessuto. Il prezioso idolo è finalmente deposto
+sull’altare, tolto il velo, appare il busto d’argento. Ciò che allora
+io vidi può rendere modesti coloro che nella loro vita si sono creduti
+amati, perchè giammai essere umano non ispirò l’amore che si dimostra
+per questo immobile simulacro. Le donne gridavano: «O san Gennaro,
+o mio piccolo san Gennaro, san Gennarello del mio cuore, delle mie
+viscere, dell’anima mia!» A lui protendevano le braccia; le lagrime
+sgorgavano copiose dai loro occhi stravolti; le loro labbra tremanti
+mandavano suoni confusi, e baci; i muscoli del collo, gonfi come grosse
+corde, s’agitavano sotto la precipitata pulsazione delle arterie;
+alcune più briache delle altre, strappatasi la pezzuola dal collo,
+si percuotevano il petto a colpi di pugno, sollevando lamentevoli
+lai. Frattanto si veste il santo; sulla fronte gli si compone una
+mitra ricca di pietre preziosissime; sulle spalle lo si adorna con
+pallio di porpora a ricami d’oro, e d’amatiste; nel dito gli si infila
+l’anello episcopale. Frattanto le grida raddoppiano: «Quanto è bello!
+È lui, proprio lui; o mio caro S. Gennaro!» e ricomincian così le
+genuflessioni, i baci, i nervosi tremiti. — Vicino a me stava una
+giovine che singhiozzava amaramente.
+
+— Che avete per piangere così? le domando.
+
+— Ah! signorino mio! il santo non mi guarda.
+
+Infatti essa era collocata in modo da non potere vedere il busto.
+Una tempesta di clamori orribili, voci di gioja, di disperazione,
+di invocazione, cozzavano nell’aere, per ricadere su noi. Le guardie
+nazionali stanche e sfinite dal calore, non potevan mettere ordine in
+tanto trambusto:
+
+In cotesta immonda commedia che trascinava tanto popolo sino
+all’estasi, chi fra noi era pazzo? Il popolo, od io? Giammai spettacolo
+di degradazione dell’anima umana aveami colpito sì profondamente;
+v’eran momenti in cui mi coglieva la smania di rovesciarmi a colpi di
+bastone su questa folla indemoniata, e spezzare l’idolo sull’altare,
+come ai tempi primi del cristianesimo, gli eroi di questo rovesciavano
+nel templi le statue degli dei.
+
+Un canonico, curvo dagli anni, coperto di splendide vesti, toglie il
+velo all’ostensorio che raccoglie la preziosa reliquia. L’ostensorio
+è d’argento, e munito di due cristalli, che facilitano la vista
+dell’ampolla ivi contenuta, ed ha la forma di una lanterna da
+_cabriolet_.
+
+Offerto alla vista del pubblico, il canonico lo bacia e poi divotamente
+lo innalza tra le sue mani, ed esclama: _Il sangue è duro_; e quindi lo
+agita dall’alto al basso, tenendovi sopra fissi gli occhi, affine di
+determinare l’istante preciso in cui il sangue coagulato incomincia a
+sciogliersi. Dietro di lui un prete rischiara la reliquia con un cero,
+di modo che lo si possa veder per trasparenza. Durante cotal funzione,
+si cantano inni, si recitano delle speciali preci, delle quali il
+tumulto che regna nella cappella mi toglie di comprendere motto.
+Alcune donne del popolo, che passano per parenti di san Gennaro, come
+quelle che pretendono discendere dalla vecchia mendicante alla quale
+il Santo apparve dopo il suo martirio, onde indicare il luogo ove era
+stato deposto il suo corpo, sono schierate in luogo d’onore presso la
+balaustrata. Elleno interpellano famigliarmente il santo; le une gli
+parlano supplichevolmente, le altre gli fanno violenti ingiunzioni, che
+contrastano con tanta adorazione.
+
+— Oh! san Gennaro del cuore, dicevan le une, non ci far languire, e
+dinne col miracolo che tu sei felice, che sei contento di noi, e che ci
+proteggerai sempre.
+
+— Andiamo, canaglia, brigante! sclamavano le altre; e che! ci credi tu
+fatte per aspettarti? Affrettati a sciogliere il tuo sangue, vecchio
+sdentato; altrimenti andremo a cercar sant’Antonio, che ti metterà alla
+porta.
+
+D’un tratto il canonico solleva l’ostensorio, pronunciando parole che
+non compresi, e io vidi quel sangue bollire lentamente nell’ampolla.
+Tre minuti eran bastati al miracolo! Uno scoppio di urli fece
+quasi crollare il tempio; tutti si prostrano col volto a terra,
+singhiozzando, o gridando grazia! Torme d’uccelli svolazzano per la
+vôlta spaventati; gli organi mandan suoni giulivi, s’intuonano canti
+d’allegrezza, e son gettati a piene mani fiori sul busto; fumano gli
+incensi; e cent’uno colpi di cannone dai forti annunziano a Napoli che
+il suo patrono veglia sempre su di lei!»
+
+Le nostre donne letta l’istoria di san Gennaro, quale la narrava
+Roberto, risero di cuore:
+
+— Poveri Lazzaroni! disse la contessa, come sono ignoranti!
+
+— E noi, objettò Dalia, coi nostri preti che salgono in una nuvola di
+carta a pigliare il santo chiodo il dì di Santa croce, in Duomo, ci
+mostriamo forse più innanzi di loro? Dunque!
+
+— Non hai torto la mia tosa!... ma finisci la lettera.
+
+Roberto narrava gli avvenimenti che precedettero di qualche giorno il 1
+ottobre e la battaglia che ne seguì.
+
+Garibaldi ci aveva spediti fino a S. Maria presso Capua, onde tenere in
+rispetto i trentamila borbonici che stavano con Francesco II nelle due
+fortezze di Gaeta e di Capua, e in un grande tratto di paese intorno
+ad esse. Fino alla metà del settembre nulla era accaduto di serio
+fra i due eserciti nemici, eccetto poche fucilate, che gli avamposti
+scambievolmente tiravansi, specialmente i _picciotti_, i cacciatori
+genovesi di Mosto e qualche altro corpo della brigata Eber; ma il 19
+i nostri passarono il Volturno, nonostante la presenza di dieci mila
+Napoletani che tratti in inganno da una dimostrazione mossa dai nostri
+contro Capua, si lasciarono sorprendere dal battaglione Catabene,
+il quale dopo lungo combattimento, occupò Cajazzo. Quella fazione,
+comandata dal brigadiere capo dello stato maggiore del generale Türr,
+costò ai nostri la perdita di centocinquanta uomini, ma fu eseguita
+con ardimento degno dei più valorosi veterani. Duemila Garibaldini, con
+soli due pezzi d’artiglieria, ebbero il coraggio di cozzare contro le
+muraglie di Capua, difese da molta truppa e dalle poderose artiglierie
+della fortezza. Capua posta sulla sinistra del fiume Volturno, le di
+cui aque la avvolgono intorno intorno per più di due terzi; fortificata
+dal francese Vauban, e resa ancor più forte dalle opere erettevi nel
+1855 da un uffiziale russo del genio, mal si poteva espugnare senza
+batterie in breccia e bombardare. Ai nostri era quindi impossibile
+prenderla con sì poche forze, ma l’attacco operato dal brigadiere
+Rüstow, non tendeva che a trarre in inganno la guarnigione della
+piazza, per lasciar tempo a Türr e ad Eber di operare il movimento
+di fianco verso l’alto Volturno e guadarlo. Il movimento essendo
+pienamente riuscito, i nostri avendo occupato Cajazzo, divennero
+padroni della riva sinistra del fiume, e si misero a cavaliere della
+strada di Gaeta. La ricognizione durò sei ore, e in questo tempo
+noi stemmo impavidi sotto il fuoco formidabile dei nemici, e solo ci
+ritirammo quando si ebbe contezza che il generale Türr trionfava delle
+difficoltà che i regj gli avevano preparate sull’alto Volturno.
+
+Vi furono, un colonnello, tre tenenti, ed un capitano uccisi; quattro
+altri uffiziali feriti. La cavalleria napoletana, sebbene facesse
+le mostre di voler caricare, non lo osò, e la fanteria non ardì mai
+incontrare le baionette dei nostri. Molti Inglesi, fra i quali il
+terzo figlio del conte di Shaftesbury e lord Seymour, seguirono, con
+alcuni corrispondenti dei giornali inglesi, le operazioni della colonna
+Rüstow e il secondo nominato, combattè per ben due ore, recò ordini e
+diede disposizioni per i trasporti dei feriti. Poco prima di mezzodì
+la colonna Rüstow tornava a S. Maria, dove barricatasi, attese di
+piè fermo i Napoletani di Capua. Questi però non si mossero, sebbene
+potessero spingere contro i nostri una forza di dieci mila uomini,
+attaccare la città aperta, e prenderla con grande facilità.
+
+Dopo quella vittoria le divisioni di Cosenz e Medici si misero in
+marcia per raggiungere quella di Türr appostata tra S. Maria, S.
+Angelo, Scafo Formicola, e Scafo Cajazzo. La divisione comandata dal
+colonnello Panciani le seguiva in riserva; così i nostri si avanzavano
+nelle vicinanze di Capua, in quasi ventiduemila uomini per assaltare la
+fortezza, prenderla, o costringerla a capitolare.
+
+Il 19, accennando a piccoli fatti avvenuti nei giorni precedenti, il
+generale Türr emanava agli avamposti un bell’ordine del giorno, e alle
+3 pomeridiane dello stesso dì scriveva al ministero della guerra in
+Napoli il seguente dispaccio, che ti trascrivo:
+
+«Jeri inviai una colonna per attaccare questa mattina Cajazzo; ordinai
+una ricognizione forzata per questa mane di S. Maria e S. Prisco verso
+Capua, e mi portai pure questa mattina colla brigata Sacchi e due pezzi
+di cannone per fare una forte dimostrazione verso lo Scafo di Formicola
+e Scafo di Cajazzo. I regi, i quali si trovavano da questa parte
+del Volturno, furono rigettati al di là del fiume. Abbiamo sostenuto
+quattro ore di fuoco. Ricevo in questo istante rapporto del comandante
+Catabene, che dice d’aver presa Cajazzo. Il generale Garibaldi venne
+a vedermi allo Scafo di Formicola, e di là passò alle colonne che si
+trovavano tra S. Maria e Capua».
+
+
+Ora, mia cara, Dalia, dovrei descriverti la battaglia del 1 ottobre,
+presso Capua; ma ci vorrebbe un libro, non una lettera. A te basti
+quanto ne scrisse il generale Garibaldi nell’ordine del giorno che
+troverai qui unito.
+
+Eccolo, disse Dalia spiegazzandolo, e lesse:
+
+ _Ordine del giorno di Garibaldi._
+
+«Il 1 ottobre, giorno fatale e fratricida ove Italiani combatterono sul
+Volturno contro Italiani con tutto l’accanimento che l’uomo può portare
+contro l’uomo. Le bajonette de’ miei compagni d’armi incontrarono anche
+questa volta la vittoria sui loro passi da giganti.
+
+«Con egual valore si combattè e si vinse a Maddaloni, a S. Angelo, a S.
+Maria.
+
+«Con egual valore i coraggiosi campioni dell’indipendenza italiana,
+portarono i loro prodi alla zuffa.
+
+«A Castel Morene, Bronzetti, emulo degno del fratello[57] alla testa
+d’un pugno di cacciatori, ripeteva uno di quei fatti che la storia
+porrà certamente accanto ai combattimenti dei Leonida e dei Fabi.
+
+«Pochi, ma splendidi dell’aureola del valore, gli Ungheresi, i
+Francesi, gli Inglesi che fregiavano le file dell’esercito meridionale,
+sostennero degnamente la fama guerriera dei loro connazionali.
+
+«Favorito dalla fortuna, io ebbi l’onore nei due mondi di combattere
+accanto ai primi soldati, ed ho potuto persuadermi, che la _pianta uomo
+nasce in Italia — non seconda a nessuno_, ho potuto persuadermi, che
+quegli stessi soldati che noi combattemmo nell’Italia meridionale, non
+indietreggeranno sotto il glorioso vessillo emancipatore.
+
+«All’alba di quel giorno, io giungeva in S. Maria da Caserta, per la
+via ferrata. Al montar in carrozza per S. Angelo, il generale Milbitz
+mi disse: «Il nemico ha attaccato i miei avamposti di S. Tammaro».
+
+«Subito fuori di S. Maria verso S. Angelo udivasi una viva fucilata, e
+giunto ai posti di sinistra della detta posizione, li trovai fortemente
+impegnati col nemico.
+
+«Era bel vedere i veterani dell’Ungheria marciare al fuoco, colla
+tranquillità di un campo di manovra e collo stesso ordine. La loro
+impavida intrepidità contribuì non poco alla ritirata del nemico.
+
+«Col movimento in avanti della mia colonna e sulla destra, io mi trovai
+bentosto a congiungermi colla sinistra della divisione Medici, che
+aveva valorosamente sostenuta una lotta ineguale tutta la giornata.
+I coraggiosi carabinieri genovesi che formavano la sinistra della
+divisione Medici, non aspettarono il mio comando per ricaricare il
+nemico. Essi, come sempre, fecero prodigi di valore.
+
+«Il nemico, dopo aver combattuto ostinatamente, tutta la giornata,
+verso le 5 pomeridiane rientrò in disordine dentro Capua, protetto dal
+cannone della piazza.
+
+ 2 ottobre.
+
+«Reduce la sera del 1 in S. Angelo, io ebbi notizia che una colonna
+nemica da 4 a 5000 uomini trovavasi a Caserta vecchia; ordinai per
+le 2 della mattina ai carabinieri genovesi di trovarsi pronti con
+350 uomini del corpo di Spangaro ed una sessantina di montanari del
+Vesuvio. Marciai a questa ora su Caserta per la strada della montagna
+e S. Leucio. Prima di giungere a Caserta il prode tenente colonnello
+Missori, ch’io aveva incaricato di scoprire il nemico con alcune delle
+valorose sue guide, mi avvertì che i regj trovavansi schierati sulle
+alture da Caserta vecchia a Caserta, ciò che potei verificare io stesso
+poco dopo.
+
+«Mi recai a Caserta per concertarmi col generale Sirtori, e non
+credendo il nemico sì ardito da attaccare quella città, combinai collo
+stesso generale di riunire tutte le forze che si trovavano alla mano
+e di marciare al nemico pel suo banco destro, cioè attaccarlo per le
+alture del parco di Caserta, mettendolo così tra noi e la divisione
+Bixio, a cui aveva mandato l’ordine d’attaccare dalla sua parte.
+
+«Il nemico teneva ancora le alture, ma scoprendo poca forza in Caserta
+aveva progettato di impadronirsene, ignorando senza dubbio il risultato
+della battaglia del giorno antecedente, e perciò lanciava circa la metà
+delle sue truppe.
+
+«Un cocchiere ed un cavallo delle vetture del mio seguito furono
+ammazzati. Potei passare più liberamente grazie al valore della brigata
+Simonetta, divisione Medici, che occupava quel punto, e che respinse
+coraggiosamente il nemico.
+
+«Giunsi così all’incrocicchio della strada di Capua e S. Maria,
+centro delle posizioni di S. Angelo, e vi trovai i generali Medici
+ed Avezzana, che col solito coraggio e sangue freddo, davano le loro
+disposizioni per respingere il nemico incalzante su tutta la linea.
+
+«Dissi a Medici «Vado sull’alto ad osservare il campo di battaglia,
+tu ad ogni costo difendi la posizione». Procedeva appena verso le
+alture che ci stavano alle spalle, quando mi accorsi esserne il nemico
+padrone.
+
+«Senza perder tempo raccolsi quanti soldati mi capitarono alla mano
+e ponendomi a sinistra del nemico ascendente, cercai di prevenirlo.
+Mandai nello stesso tempo una compagnia di bersaglieri genovesi verso
+il monte S. Nicola per impedire che il nemico se ne impadronisse.
+Quella compagnia e due compagnie della brigata Sacchi ch’io aveva
+chiesto e che comparivano opportunamente sulle alture, arrestarono il
+nemico.
+
+«Movendomi io poi verso destra, sulla linea di ritirata, il nemico
+principiò a discendere ed a fuggire. Solamente dopo qualche tempo
+io venni a sapere che un corpo di cacciatori nemici, prima del loro
+attacco di fronte, erasi portato alle nostre spalle, per un sentiero
+coperto, senza che nessuno se ne accorgesse.
+
+«Intanto la pugna ferveva nel piano di S. Angelo ora favorevole a
+noi, ed ora obbligati di ripiegarci davanti al nemico assai numeroso e
+tenace.
+
+«Da vari giorni non equivoci indizi mi annunziavano un attacco, e
+perciò non m’era lasciato allettare dalle diverse dimostrazioni del
+nemico sulla destra e sulla sinistra nostra: e ben ci valse, poichè
+i regj impiegarono contro di noi, nel primo ottobre, quante forze
+disponibili avevano, e ci attaccarono simultaneamente su tutte le
+posizioni.
+
+«A Maddaloni dopo varia fortuna, il nemico era stato respinto. A
+S. Maria parimenti, ed in ambo i punti aveva lasciato prigionieri
+e cannoni. Lo stesso avveniva a S. Angelo dopo un combattimento di
+più di sei ore; ma essendo le forze nostre in quel punto inferiori
+d’assai al nemico, egli era rimasto con una forte colonna padrone delle
+comunicazioni tra S. Angelo e S. Maria; di modo che, per portarmi
+alle riserve, ch’io aveva chieste al generale Sirtori, da Caserta a
+S. Maria fui obbligato di passare a levante dello stradale che da S.
+Angelo conduce a quell’ultimo punto. Giunto in S. Maria verso le due
+pomeridiane, vi trovai i nostri comandati dal bravo generale Milbitz,
+che avevano valorosamente respinto il nemico su tutti i punti.
+
+«Le riserve chieste da Caserta giungevano in quel momento. Le feci
+schierare in colonna d’attacco sullo stradale di S. Angelo. La brigata
+Milano in testa; seguiva la brigata Eber, ed ordinai in riserva parte
+della brigata Assanti. Spinsi pure all’attacco i bravi Calabresi
+di Pace che trovai nel bosco sulla mia destra, e che combatterono
+splendidamente.
+
+«Appena uscita la testa della colonna dal bosco, verso le tre
+pomeridiane, fu scoperta dal nemico che cominciò a tirare delle
+granate, ciò che cagionò un po’ di confusione allo spiegamento dei
+giovani bersaglieri milanesi che marciavano avanti. Ma quei bravi
+militi, al suono di carica delle trombe si precipitarono sul nemico che
+cominciò a piegare verso Capua.
+
+«Le catene dei bersaglieri milanesi furono tosto seguite da un
+battaglione della stessa brigata, che caricò impavidamente il nemico
+senza fare un tiro.
+
+«Lo stradale che da S. Maria va a S. Angelo forma, colla direzione di
+S. Maria a Capua, un angolo di circa quaranta gradi, in guisa che,
+procedendo la colonna sullo stradale, lo spiegamento di essa doveva
+essere sempre sulla sinistra ed alternato in avanti. Quindi impegnata
+che fu la brigata Milano ed i Calabresi, io spinsi al nemico la brigata
+Eber sulla destra della prima delle sue forze su quella città. Mentre
+adunque mi trovava marciando al coperto, sul fianco destro del nemico,
+questo attaccava di fronte Caserta, e se ne sarebbe forse reso padrone,
+se il generale Sirtori colla sua consueta bravura, ed una mano di prodi
+non lo avessero respinto.
+
+«Coi Calabresi del generale Stocco, e quattro compagnie dell’esercito
+settentrionale, io procedevo intanto sul nemico che fu caricato;
+resistè poco e fu spinto quasi alla corsa sino a Caserta vecchia.
+Ivi un picciol numero di nemici si sostenne per un momento facendo
+fuoco dalle finestre e dalle macerie, ma presto fu circondato e fatto
+prigioniero. Quei che fuggirono in avanti, caddero nelle mani dei
+soldati di Bixio, il quale, dopo d’aver combattuto valorosamente il 1 a
+Maddaloni, giungeva come un lampo sul nuovo campo di battaglia. Quelli
+che restarono indietro capitolarono con Sacchi, a cui aveva dato ordine
+di seguire il movimento della mia colonna; dimodochè di tutto il corpo
+nemico, pochi furono quelli che poterono salvarsi.
+
+«Questo corpo pare essere quello stesso che aveva attaccato Bronzetti a
+Castel Morone — e che l’eroica difesa di quel valoroso, col suo pugno
+di prodi, aveva trattenuto la maggior parte del giorno, ed impedito
+quindi che, nel giorno antecedente, ci giungesse alle spalle.
+
+«Il corpo di Sacchi contribuì esso pure a trattenere quella colonna
+al di là del parco di Caserta, nella giornata del 1, respingendolo
+valorosamente[58].
+
+Caserta, 3 ottobre 1860.
+
+ G. GARIBALDI.»
+
+
+
+
+CONCLUSIONE
+
+
+Circa un mese dopo, due giovani arrivati da Genova ad Arona colla
+ferrovia, si avviavano verso il porto in cerca d’una barca per
+tragittare all’opposta riva del lago.
+
+Era una di quelle giornate di novembre, foriere del verno; il cielo,
+d’un color bigiccio, uniforme, invitava gli animi al silenzio, e
+li avvolgeva lentamente in una dolce malinconia. I due giovani,
+prima di giungere al porto, si fermarono sotto il filare di robinie
+che ombreggia la sponda del lago, e stettero mutoli, lungamente
+contemplando la sponda lombarda, e i villaggi biancheggianti sulle
+colline specchiantisi nel lago. Uno di essi fissava lo sguardo su
+di Angera che gli stava schierata dinanzi; sospirava, guardava alla
+sfuggita il compagno, indi di nuovo il lago, le colline:
+
+— Ah! non ne posso più, Roberto! non ne posso più! ho un gruppo qui
+nella gola che mi soffoga... Guarda!... piango» così dicendo Valentino
+stendeva all’amico la mano bagnata di lagrime.
+
+— Vuoi che te lo dica, Valentino? Fo anch’io una fatica del diavolo
+a mandare indietro le lagrime.... Perdio! la vista del sito dove si
+è nati fa un curioso effetto!.... Figurati quando vedrò da lontano la
+guglia del Duomo!... Al solo pensarvi mi si piegano le gambe...
+
+— Come si piegano le mie al veder quella riva là.... A pensare che fra
+poco sarò presso a quel buon vecchio di mio padre...
+
+— E a qualchedun altro!.... disse Roberto sorridendo.
+
+— Sia pure!... Rosa la vedrò prima di mio padre... Povera Rosa! chi sa
+cos’ha sofferto...
+
+— Oh! sai che c’è di nuovo? che è ora di finirla con queste malinconie!
+Tante smanie per arrivare, e adesso che siam qui... Davvero, sembriam
+due matti!
+
+— Hai ragione, Roberto! rispose Valentino crollando tutta la persona
+come per gettarsi di dosso quella tristezza. Andiamo a pigliare una
+barca....
+
+Così dicendo ripresero i loro fardelletti in cui tenevano custodite le
+loro gloriose uniformi rosse (modesti com’erano, se l’eran levata per
+non dar nell’occhio) e s’avviarono verso il porto.
+
+I nostri due garibaldini avrebbero voluto volare come rondini
+sull’altra riva, ma Valentino, incontrato, riconosciuto da certi suoi
+conoscenti, dovette fermarsi parecchie volte a stringere la mano ad
+uno, a rispondere, il meglio che poteva, ad un diluvio di domande che
+un altro gli dirigeva, l’una dopo l’altra, quasi senza tirar fiato.
+Valentino mostrò la croce dei mille a chi la volle vedere, e la mostrò
+con un giusto orgoglio, che la è la più gloriosa decorazione del mondo.
+
+Poi vennero gli inviti a bere in onore di Garibaldi e de’ suoi mille;
+insomma Dio sa come la sarebbe finita, se Roberto, veduto che il
+compagno ammollivasi a tante cortesie e seduzioni che gli accarezzavano
+dolcemente l’amor proprio, non avesse frapposta la sua autorità,
+dinanzi alla quale, benchè fratelli in amicizia, Valentino non s’era
+mai impennato.
+
+Trovata la barca, vi saltarono dentro. Valentino, dato di piglio ai
+remi, voltossi a salutare i conoscenti assiepati sulla riva unitamente
+alla folla dei curiosi; indi con quattro colpi vigorosi spinse la barca
+fuori del porto.
+
+Mentre Valentino remava con lena, Roberto, seduto sulla prora, a poco a
+poco ingolfavasi ne’ suoi pensieri.
+
+Il volto del giovane barcajolo mano mano si avvicinava alla riva,
+animavasi; i suoi occhi erano fissi sulla piazza d’Angera per vedere se
+mai... Ma aveva bel guardare, Rosa non c’era.
+
+Finalmente toccarono terra.
+
+— Va pure pei fatti tuoi, disse Roberto al compagno, quando furono
+sbarcati; io ti aspetterò là al caffè.
+
+— Torno subito...
+
+— Fa pure con tuo comodo.
+
+Valentino, moderando a stento la smania di correre, lasciata la piazza,
+si internò nel borgo.
+
+Intanto Roberto, sedutosi al caffè, mentre sorseggiava una tazza
+d’acqua inverdita dall’assenzio, pensava filosoficamente tra sè al modo
+con cui era finita la brillante spedizione garibaldina:
+
+— Ecco come torniamo a casa nostra, dopo tanti disagi sofferti,
+dopo tanto sangue sparso! Chi lo avrebbe detto! In quanto a me
+poco m’importa; il soldato in tempo di pace, non lo farei per tutto
+l’oro del mondo... Ma quando penso al Generale, ai dispiaceri che
+ha dovuto inghiottire.... Pover’uomo! lui sì buono, sì eroico, sì
+disinteressato... Ma! per esser proprio grande non gli mancavano
+che le amarezze dell’ingratitudine... Ad ogni modo, io per adesso
+torno a scarabocchiare coi miei colori, ma quando sonerà l’ora della
+liberazione di Roma e di Venezia, quando il Generale dirà per la quarta
+volta: Ragazzi! qui con me; all’armi!»... io ripiglierò il mio fucile e
+tornerò garibaldino.
+
+A toglierlo da’ suoi pensieri, giunse Valentino con una ciera lunga
+lunga.
+
+— E così? gli chiese Roberto.
+
+— E così, Rosa non c’è.
+
+— Non c’è?
+
+— No; è a Sesto da oltre una settimana...
+
+— A far che?
+
+— Ad assistere il mio povero padre che è ammalato... Quella tosa è un
+angelo!
+
+— Oh! questo mi spiace, mi spiace davvero! Speriamo che la malattia non
+sia grave...
+
+Valentino sospirò stringendosi nelle spalle.
+
+— Quand’è così, partiamo subito per Sesto.
+
+— Sì sì, partiamo subito». Così dicendo Valentino si affrettò verso la
+barca.
+
+— Aspetta, Valentino! piglierò un barcajolo...
+
+— Non serve.
+
+— Tu ti affaticheresti troppo.
+
+— No, no...
+
+— Perdio! come sei testardo! gridò Roberto indispettito. Con soli due
+remi arriveremo a Sesto stassera. Lascia fare a me dunque!....
+
+Valentino cedette al solito; Roberto trovò un barcajolo, e subito dopo
+pigliarono il largo.
+
+
+Martino, pescatore, stavasene seduto nella camera terrena del suo
+tugurio, presso il camino, sotto cui fumicava, mandando uno scarso
+calore, un mucchio di _carbon bianco_.
+
+Così i contadini lombardi chiamano i torselli delle pannocchie sgranate
+di maiz, i quali servono loro di combustibile.
+
+Il vecchio era pallido, stremato, come chi entra nella convalescenza
+dopo una lunga malattia. La giubba e le brache di frustagno verde-cupo
+gli cadevano a larghe pieghe sul dorso curvo, e sulle gambe dimagrite;
+sulla testa portava la solita berretta conica di lana rossa. Pareva
+ch’egli si spassasse tracciando colla molle crocioni e ghirigori nella
+cenere, che poi cancellava per risolcarla con altri rabeschi, ma quello
+era un giuoco puramente meccanico della mano, il suo pensiero era
+lontano lontano, in un paese a lui sconosciuto, ma che da tempo gli era
+divenuto caro come il suo nativo.
+
+Martino pensava al suo figliuolo, che forse non avrebbe più veduto, chè
+egli, benchè uscito allora allora di pericolo, presentiva vicino il suo
+fine.
+
+Seduta sul predellino del focolare, stavasene Rosa, la pietosa
+infermiera del vegliardo. Anch’essa pareva assorta nell’agucchiare,
+mentre colla mente volava ben lungi in cerca del garibaldino caro al
+suo cuore.
+
+Tanto il vecchio pescatore che Rosa erano da un pezzo privi delle
+notizie di Valentino. L’ultima sua lettera era del 28 settembre.
+
+Il buon vecchio, come se desto da un sogno, si scosse, guardò
+intorno per la stanza, vide Rosa e le sorrise; poi guardò il cane
+che stavasene accovacciato sul limitare della stanza (un cane da
+pagliajo, nero e brutto quanto intelligente). Il vecchio cavò dal
+taschino del giustacuore la sua tabacchiera di bosso, l’aprì, si saturò
+rumorosamente il naso di tabacco, sospirò e disse:
+
+— Anche oggi senza lettere, Rosa!
+
+— Non è ancor sera! rispose la giovane cercando di infondere nel
+vecchio una speranza ch’essa stessa era ben lungi dall’avere.
+
+In questa il cane rizzò le orecchie; levatosi in piedi stette alquanto
+origliando immobile, poi via a furia.
+
+— Cos’ha il _Moretto_? chiese Martino.
+
+— È matto, rispose Rosa sorridendo.
+
+— Ma senti come abbaja! replicava il vecchio tendendo l’orecchio.
+
+Infatti s’udì dapprima un guaìto, poi un latrare concitato, a brevi
+intervalli, un latrare a festa.
+
+Il vecchio e la fanciulla levatisi in piedi si guardarono in volto;
+erano pallidi entrambi.
+
+In quella udirono una voce (una voce ben nota che li fe’ trasalire)
+gridare:
+
+— Abbasso, _Moretto_, abbasso! Perdio! vuoi farmi cascare...
+
+Rosa in un baleno fu fuori dell’uscio.
+
+Il povero vecchio rimasto solo, fe’ per allontanarsi dal camino, ma le
+gambe gli traballarono sotto; ricadde quindi sul seggiolone e levando
+al cielo le mani scarne e tremolanti:
+
+— Oh! grazie, grazie, il mio Signore! balbettò rigando le guance di
+lagrime. Indi puntando le mani sui braccioli, si rizzò di bel nuovo....
+
+Valentino entrato nella camera d’un salto, lo raccolse nelle sue
+braccia.
+
+ * * *
+
+Due giorni dopo, di buon mattino, Roberto attraversava pedestre il
+paesello d’Albese. Rivide l’insegna dell’osteria posta all’estremità
+del villaggio, e sulla quale c’era tuttora dipinto il San Carlo, a
+mezza figura vestito di rosso, colle mani giunte in orazione.
+
+Entrò nell’osteria a rifocillarsi; rivide l’istesso oste all’istesso
+fornello, intento ad ammannire forse la medesima vivanda d’un anno
+prima.
+
+Quante cose erano avvenute da un anno in poi!
+
+I nostri lettori capiranno di leggieri il perchè Roberto si trovasse
+in quei luoghi. Separatosi a Sesto Calende da Valentino, il nostro
+pittore s’era portato dritto dritto a Milano. Giunto a casa sua, seppe
+da una vicina, la quale abitando una stanzuccia terrena faceva anche un
+pochino da portinaja, che Dalia era tuttora alla campagna.
+
+— Diavolo! aveva borbottato fra sè Roberto; ancora in campagna! Che la
+ci fosse, lo sapeva, che me l’ha scritto; quello che è strano si è che
+la ci sia ancora... in novembre! Poveretta! la si troverà benone con
+quella brava signora! Si vede che tutto il bene che Dalia mi ha scritto
+di lei, è la pura verità. Basta! Posdomani volo a lei; non voglio
+prevenirla del mio arrivo; sarà un’improvvisata...
+
+Infatti due giorni dopo Roberto, giunto a Como, rifece a piedi la
+strada tanto amena che conduce ad Erba; in breve era giunto ad Albese,
+chè ad un garibaldino par suo, quelle sette miglia erano parute due
+passi.
+
+Fatta colazione, Roberto proseguì il suo cammino, allegro, spigliato,
+col cuore in festa... Soleva dire di poi che quel giorno era stato uno
+dei più belli della sua vita.
+
+Rivide il piano d’Erba, ingemmato dai laghetti d’Alserio, di Pusiano,
+d’Annone, e dal Lambro, scintillante tra il fogliame degli alberi e
+le praterie come un nastro d’argento; rivide l’incomparabile panorama
+(incomparabile sì, anche per lui che aveva ammirate le meraviglie della
+Sicilia, della Calabria, del napoletano) incorniciato dal solitario
+monte Barro, dal Monterobbio, dalle verdi ghirlande di colline, da
+cento villaggi.
+
+— Chi sa, pensava tra sè il giovane, quanto quest’aria balsamica,
+questo cielo sì bello e puro, avranno fatto bene a Dalia! Oh! guarda!»
+e fermavasi sorridendo a contemplare un casolare contadinesco che
+stavagli dirimpetto a mezzo una collina, al piede della quale,
+preceduto da un viale di platani, sorgeva un vecchio palazzotto
+ammantato di piante rampicanti. «Oh! guarda! ecco la villeggiatura che
+mi sono scelta un anno fa, quando dall’alto del giardino dell’osteria
+di Albese, ho fabbricato tutti quei castelli in aria... Ecco là i
+due pioppi;... peccato che tutte le foglie sien già cadute; ecco là
+al basso il laghetto d’Alserio... Oh! la sarebbe bella davvero che
+la villa della contessa fosse lì presso! Vediamo un po’!» E scorto
+un contadino che radunava col rastrello le foglie ingiallite di cui
+era coperto il terreno, gli chiese ove fosse la villeggiatura della
+contessa Emilia ****.
+
+— Eccola! rispose il contadino additando il palazzotto.
+
+— Come? è quella là.... coi muri coperti di verde?
+
+— Proprio quella... Se la ci vuol andare lesto, pigli questa
+scorciatoja tra i campi, e in meno d’un quarto d’ora la ci arriverà.
+
+Roberto aggradì la proposta, e ringraziato il contadino, si cacciò per
+l’indicatogli sentieruzzo.
+
+Arrivato nel viale dei platani, sostò, tanto gli batteva il cuore.
+Poi fattosi animo, volendo arrivare d’improviso, lasciò da una banda
+il viale, e si inoltrò nel giardino. Fatti alcuni passi si fermò,
+spiando per scegliere tra le tante stradicciuole intersecantisi, quella
+che metteva al palazzo. Quand’ecco nel girar gli occhi, vide sorgere
+in mezzo ad un cespuglio una figura di donna, che egli, benchè gli
+voltasse il tergo, riconobbe tosto per quella d’una giovinetta...
+
+— È lei! disse tra sè Roberto ponendosi una mano al cuore per frenarne
+il battito; è Dalia!... Davvero che è ingrassata... Sempre bella
+però quella cara creatura, sempre graziosa ne’ suoi atteggiamenti!...
+Maledetto quel cappellaccio di paglia che mi impedisce di vedere il suo
+visino, e quella capigliatura d’oro... Oh! a me adesso!... E inoltrossi
+pian piano....
+
+ Fa lunghi i passi, e sempre in quel di dietro
+ Tutto si ferma, e l’altro par che mova
+ A guisa di chi dar teme nel vetro;
+ Non che il terren abbia a calcar ma l’ova,
+ E tien la mano innanzi simil metro.
+
+È a quattro passi da lei, che non s’accorge di nulla e seguita a
+mondare colle forbici i fiori che tien fra mano; è a tre passi,.... a
+due...
+
+Roberto le serrò improvvisamente le spalle tra le sue gomita, le chiuse
+gli occhi colle palme, e le coprì di baci il collo.
+
+La donna a quell’assalto inaspettato, a quella stretta, a quei baci,
+lasciò cadere paniere, fiori e forbici, e proruppe in un acutissimo
+strido; poi, dibattendosi, volse indietro spaventata la faccia...
+
+— Cristo! gridò Roberto, facendo un salto indietro; non è lei...» e
+restò immobile come il don Bartolo del _Barbiere_.
+
+Savina (giacchè l’assalita era lei) si diede a scappare con quanta lena
+aveva, ed entrò in casa, appunto in quella che Emilia e Dalia, udito
+quello strido, ne uscivano per vedere che fosse.
+
+— Sei matta, Savina? le disse Emilia.
+
+— Come se sono matta! ho creduto di morire per lo spavento...
+
+— Ma che è stato? le chiese Dalia.
+
+— Un giovane... là... in fondo, rispose Savina ansando, mentre coglieva
+i fiori... mi ha.... abbracciata...
+
+La contessa e la giovinetta guardarono tosto da quella parte...
+
+D’un tratto Dalia mandò alla sua volta un grido non meno acuto di
+quello di Savina; poi via di corsa...
+
+A questo secondo strido, la contessa, ancora allarmata dal primo, fu lì
+lì per ispiritare.
+
+— Ma che! son tutti matti quest’oggi in questa casa?
+
+— Signora contessa!... signora contessa! gridava intanto Dalia.
+
+— Vengo, vengo!... Per l’amor di Dio cos’è successo?»... Così dicendo
+studiava il passo a quella volta. Ed ecco comparirle dinanzi Dalia, la
+quale rossa come una ciliegia, ansante per la corsa e per la commozione
+si rimorchiava dietro il suo amoroso, tutto confuso per l’equivoco e
+per la presenza della contessa; trattosi il cappello, egli s’inchinò
+sorridendo.
+
+— È il nostro garibaldino!... è il mio Roberto! continuava a gridare
+Dalia, presentando il giovane alla contessa, la quale postosi il _pince
+nez_, sorridendo graziosamente, lo squadrò dal capo ai piedi.
+
+ * * *
+
+La scorsa primavera, il casolare contadinesco che Roberto, ne’ suoi
+castelli in aria, aveva scelto a sua residenza, era mutato affatto
+d’aspetto.
+
+La contessa, la quale ricca e oramai sola al mondo, volle adottare
+que’ due poveri giovani, aveva ceduto quell’abituro allo sposo, che
+s’era affrettato a dar corpo a’ suoi disegni, e con una porzione
+della dote di Dalia (dono anche questo della buona contessa) aveva
+cominciato immediatamente ad esercitare i suoi diritti di proprietà
+coll’aggiungere al rusticale abituro, un’ala di fabbricato, erigendovi
+sei camere, tre al pian terreno e altre tre sopra queste, schierandole
+a preciso mezzodì. Aprì sei finestre, che munì tosto di griglie
+verdi, e ammantò tutto il fabbricato di viti selvatiche, di quelle cui
+l’autunno tinge le foglie in rosso. Poi d’un colpo recise due enormi
+robinie che intercettavano la vista; indi disegnò il giardino, che vide
+di subito verdeggiare smaltato de’ più bei fiori; le dalie poi v’erano
+piantate a centinaja. Scelse più in giù un pezzo di terra, e sbarbicato
+spietatamente tutto il grano turco che c’era, ne fece un’ortaglia,
+la quale tosto popolossi di peschi, di pruni, di albicocchi, di peri,
+di pomi, ecc. ecc. Fissò un altro brano di terreno per coltivarvi gli
+asparagi de’ quali era ghiottissimo; indi seminò qui erbaggi, là piantò
+agrumi, che tosto attecchirono meravigliosamente e crebbero di poi
+lussureggianti a perfetta maturanza.
+
+Roberto, disposto il giardino e l’orto, pensò alla sua nuova dimora,
+che esposta com’era all’aria e al sole, asciugò in breve tempo. Scelse
+una camera, la più gaja, per lavorarvi; la mobiliò, la adornò a modo
+suo, appendendo alle pareti, un bel ritratto di Garibaldi, un quadro
+con entro la gloriosa stella dei mille, armature, quadri, pipe ed un
+cocodrillo imbalsamato. Dopo allestì la sala da pranzo; poi la cucina,
+nella quale aprì un ampio camino, ai cui lati, sotto una vastissima
+cappa, pose due comode panche[59].
+
+La pace più invidiabile e schietta regna in quella famigliuola,
+la quale, (se la taglia di Dalia non inganna) tra pochi mesi verrà
+aumentata. Effetto della buona nutrizione e dell’aria vitale!
+
+Roberto riprese passionatamente a dipingere, nonostante che la buona
+contessa gli vada sempre ripetendo:
+
+— Non affannarti tanto, il mio Roberto, chè quand’io sarò morta, i
+padroni del fatto mio sarete voi altri due.
+
+ * * *
+
+Ecco come =uno dei mille= fu degnamente compensato.... dalla
+Provvidenza.
+
+
+ FINE
+
+
+
+
+CONTIENE
+
+
+ CAPITOLO
+ I. Roberto pag. 5
+ II. Un avanzo di Russia » 14
+ III. L’incontro » 27
+ IV. Addio! » 40
+ V. Dalia e Rosa » 49
+ VI. Una spia » 59
+ VII. L’assalto » 78
+ VIII. L’imbarco » 93
+ IX. Calatafimi » 113
+ X. Il consiglio di guerra » 152
+ XI. Palermo » 172
+ XII. Troppo tardi! » 195
+ XIII. Le memorie di Elpis Melena » 219
+ XIV. Milazzo » 257
+ XV. Messina ed il _Monarca_ » 234
+ XVI. Lo sbarco » 277
+ XVII. Il 7 settembre 1860 » 204
+ XVIII. Da Caserta » 307
+ CONCLUSIONE » 328
+
+
+
+
+NOTE:
+
+
+[1] Il conte Rastoptchine, l’incendiatore di Mosca, odiato da’ suoi
+compatriotti: scacciato dallo czar Alessandro, riparò a Parigi e visse
+gli ultimi suoi giorni fra quegli stessi Francesi ai quali aveva
+giurato odio implacabile. Rastoptchine fu continuamente lacerato
+dai rimorsi e la notte lo tormentavano visioni e allucinazioni
+spaventevoli.
+
+L’incendio di Mosca costò alla Russia tremila uomini e tre miliardi di
+franchi.
+
+[2] In centosessantacinque giorni eransi perduti ventisettemila
+trecentonovantasette uomini, novemila cavalli, ottantotto cannoni,
+centonovantun cassoni, settecentodue carri di trasporto; e non per la
+salvezza del proprio paese, nè tampoco per la sua gloria.
+
+CANTÙ. (_Storia degli Italiani; campagna di Russia_)
+
+[3] Storico.
+
+[4] Vedi l’antecedente mio romanzo i _Cacciatori delle Alpi_.
+
+[5] Nel contado milanese soglionsi chiamar spose anche le vecchie,
+senza che queste se n’abbiano a male e sospettino di canzonatura.
+
+[6] Les artistes ont des chagrins comme des maladies qui leur sont
+propres, et ces chagrins on ne peut ni les plaindre, ni les adoucir,
+car on ignore leur nature. DE LA HARPE.
+
+[7] Vedi l’antecedente mio romanzo i _Cacciatori delle Alpi_.
+
+[8] Napoleone I.º nel 1806, chiamava la regina Carolina «la
+moderna Atalia; una donna scellerata, che tante volte e con tanta
+sfacciataggine aveva violato quanto gli uomini hanno di più sacro; via
+costei dal regno, scriveva; vada a Londra a crescere il numero degli
+intriganti; non più perdono ad una Corte senza fede, senza onore, senza
+ragione; il più bel paese del mondo non porti oltre il giogo de’ più
+perfidi tra gli uomini.»
+
+[9] Scrive C. Cantù, (_Storia degli Italiani_ Cap. CLXXVIII).
+
+[10] Il fingere amore per una donna onde poterle strappare qualche
+segreto, non è arte nuova negli annali de’ criminalisti.
+
+Il Claro riferisce questa opinione di Paride dal Pozzo. «_Paris dicit,
+quod judex potest mulierem ad se adduci facere secreto in camera,
+et eidem dicere quod vult eam habere in suam et fingere velle illam
+deosculari et ei pollicere liberationem; et quod ita factum fuit
+a quodam regente qui quamdam mulierem blanditiis illis induxit ad
+confidendum homicidium, quæ postea decapitata fuit._»
+
+[11] Notiamo alcune tra le atrocità commesse dal Salzano e dal
+Maniscalco, che potrebbero servire di tema ai bassorilievi di un
+monumento d’infamia da erigersi ai re Borboni Ferdinando I.º e
+Francesco II.º
+
+Un Vaizo di Messina, giovine d’ingegno, fu imprigionato a Messina e
+condotto a Palermo, senza che la famiglia sentisse più a parlare di
+lui. Fu prima orribilmente bastonato in casa del commissario Carrega,
+poi legato pei piedi ad una colonna e per le mani ad un’altra, e sul
+suo corpo, sospeso a quel modo, un birro ballava ripetendo: _su, canta!
+canta!_ che vuol dire confessa, confessa!... L’infelice è rimasto
+storpio per tutta la vita.
+
+Un vecchio di onesta ed antica famiglia, per sospetto di corrispondenza
+coi proscritti, spirava sotto il bastone insieme alla figliuola incinta
+di cinque mesi.
+
+Salvatore La Licata, intendente della marchesa di San Marco,
+perseguitato della polizia come inquisito di mene rivoluzionarie,
+ricoveravasi nel villaggio di Bagheria in una casa di provati amici.
+La polizia n’è istrutta, sorprende la casa, vi fruga, vi cerca, ma
+indarno; un birro, chiamato il _Corso_, antico sicario ed assassino,
+suggeriva un espediente al suo capo, il quale accoltolo con gioja,
+faceva condurre in istrada i due conjugi, e là alla presenza del
+marito, ordinava si spogliasse nuda la sposa, e restasse così esposta
+allo sguardo dei passeggeri; il pudore oltraggiato vinceva la fede
+ospitale, e La Licata era consegnato ai suoi persecutori.
+
+In prigione l’infelice soffrì strazio così orrendo che la nuova
+della sua morte si sparse per la città; i parenti accorsero presso il
+procurator generale Pasciuta, e con caldissime istanze lo indussero
+a visitare la prigione. La prima volta gli ricusavano l’ingresso col
+pretesto che _La Licata fosse prigioniero della polizia, e non della
+giustizia penale_; finalmente le porte dell’antro si aprirono dinanzi
+al magistrato, ed egli trovò quasi un cadavere. La Licata gli mostra
+le piaghe di cui è coperto il suo corpo, gli racconta le torture
+sopportate, ed il procurator generale, vincendo ogni prudente riserva,
+redige processo verbale dei fatti, ma dalla polizia è costretto a
+lacerarlo, ed il codardo magistrato preferisce il conservar la carica
+al dovere ed all’umanità.
+
+Un Giovanni Vienna da Messina nella metà di gennajo dello scorso anno
+recavasi a Palermo per affari di commercio; l’arrestavano come sospetto
+per ordine della polizia di Messina; frugato, gli trovarono una lettera
+in cifre, e senza indirizzo; interrogato non volle palesare a chi era
+diretta; la dimane il commissario di polizia Pontillo, l’inventore
+_della cuffia del silenzio_, lo faceva deporre in una barca con mani
+e piedi legati; indi ordinò ai birri vogassero verso il deserto capo
+Zafferano; quivi giunti rinchiudono il Vienna in un sacco, e lo tuffano
+nel mare, e ve lo tengono finchè non dà segno di vita. Lo ritirano
+allora, e con fregagioni ridestano in lui la vitalità, e lo esortano a
+parlare, e perchè l’intrepido uomo tace, lo rituffano in mare, indi lo
+ririportano a Palermo semimorto.
+
+Vincenzo La Porta, fabbricante di paste, acciuffato per sospetti, è
+tanto tormentato, che perde l’uso delle braccia, essendosi rotte le
+articolazioni; il misero ora accatta il pane non potendo più lavorare.
+
+In un villaggio presso Palermo un giovine, certo Scaduti, passando
+presso i birri è da costoro interpellato; se ne spaventa e fugge;
+un colpo di archibugio lo stende al suolo, e nessuno chiede conto
+dell’assassinio.
+
+La polizia di Palermo cercava certo Casimiro Cusimano, e non riuscendo
+ad afferrarlo, imprigionò la di lui madre, la consorte ed i figliuoli,
+e tutti vennero torturati senza pietà pel sesso o per gli anni.
+
+Alcuni proprietarj di giardini presso Palermo si nascondevano per
+non esser vittime della polizia; l’infernale genio di Maniscalco fece
+divergere l’aqua che irrigava i giardini, onde i miseri per salvare gli
+agrumi, loro unica ricchezza, si dessero in mano ai carnefici.
+
+La tortura poi variava a norma dello spirito inventivo di ciascun
+commissario.
+
+Pontillo faceva sedere il paziente nudo su d’un seggiolone a gratella,
+guarnito di lame di rasoj con al di sotto un braciere di carboni
+ardenti.
+
+L’ispettore Luigi Maniscalco impiegava manopole di ferro con viti a
+pressione.
+
+Il carceriere Bruno legava i prigionieri con la testa fra le gambe.
+
+Altri servivansi di cordicine per stringere i cranj, finchè
+penetrassero fino alle ossa, stringendo quelle funicelle con un
+bastone.
+
+Ve n’era per tutt’i gusti, per tutti gli appetiti.
+
+Basterebbero questi strazj, uniti alla pessima amministrazione, per
+santificare la rivoluzione, ma altri ne racconteremo.
+
+Furono arrestati e bastonati a Palermo moltissimi cittadini d’ogni
+classe, come impiegati di grado superiore, nobili, avvocati,
+negozianti, magistrati; nessuno poteva sottrarsi agli arbitrj ed alle
+feroci prepotenze del Maniscalco.
+
+La polizia metteva inoltre le mani nei traffici, nella pubblica annona;
+un giorno, per mancati ricolti, i prezzi delle biade aumentarono;
+il feroce Carioca mise la mano sui sensali del grano, li accusò
+d’intendersela coi rivoluzionarj e li fece rinchiudere nelle segrete.
+
+La città se ne commosse, i parenti implorarono da Maniscalco la
+libertà degl’innocenti sensali, e questi si lasciò commuovere ed ordinò
+che fossero fatti liberi; ma come i grani rincarivano sempre, nuove
+ingiunzioni della polizia imponevano loro di presentarsi dinanzi al
+noto Carrega; spaventati fuggirono, e allora la polizia riempì le loro
+case di birri che dovevano vivervi a discrezione, e nell’istesso tempo
+l’ispettore Maniscalco si faceva consegnare le chiavi dei magazzini dei
+più grossi negozianti di grani, e ne faceva vendere a prezzo infimo
+quella quantità che a lui piaceva, senza tener conto delle enormi
+perdite; si voleva contentare la plebe con la ruina di venti o trenta
+famiglie.
+
+[12] Vedi op. cit.
+
+[13] Giovanni Riso spirò pochi giorni dopo nel suo carcere.
+
+[14] Vedi op. cit.
+
+[15] Vedi Rüstow. _La guerra italiana del 1860_.
+
+[16] Vedi op. cit.
+
+[17] V. Rüstow op. cit.
+
+[18] Vedi la relazione fatta dal capitano Marryat al vice-ammiraglio
+Sir A. Fanshawe (A bordo dell’_Intrepido_, Malta il 14 maggio 1860) e
+inserita nel _Daily-News_.
+
+[19] Ecco come la gazzetta ufficiale (14 maggio) di Napoli raccontava
+il fatto:
+
+«Jer l’altro, 11 corrente, all’ora una e mezza pomeridiane, due
+vapori di commercio genovesi, denominati il _Piemonte_ e il _Lombardo_
+approdavano a Marsala ed ivi principiavano a disbarcare _una mano di
+qualche centinaja di filibustieri_. Non tardarono i due RR. piroscafi
+_Capri_ e _Stromboli_, che trovavansi incrociando su quelle coste,
+a principiare i loro fuochi sui due legni che commettevano l’atto il
+più manifesto di pirateria, e dal fuoco dei due mentovati piroscafi
+napoletani risultò la _morte di molti filibustieri_, la calata a fondo
+del _Lombardo_, che era il più grande de’ due vapori genovesi e la
+cattura anche dell’altro vapore il _Piemonte_, ecc. ecc.
+
+[20] Vedi le note di A. Dumas nel giornale l’_Indipendente_.
+
+[21] Nell’antecedente mio romanzo i _Cacciatori delle Alpi_, ho data la
+biografia del martire Ugo Bassi, citando preziosi documenti circa la
+sua cattura, il miserevole suo fine, e l’iniquità de’ suoi carnefici,
+tra cui si distinse il turpe cardinal Bedini.
+
+[22] Ecco il proclama.
+
+ Ai preti buoni.
+
+ «Comunque sia, comunque vadano le sorti dell’Italia, il clero fa
+ oggi causa comune coi nostri nemici, che compra soldati stranieri
+ per combattere Italiani. Sarà maledetto da tutte le generazioni.
+
+ Ciò che consola però e che promette non perduta la vera religione
+ di Cristo, si è di vedere in Sicilia i preti marciare alla testa
+ del popolo per combattere gli oppressori.
+
+ Gli Ugo Bassi, i Verità, i Gusmaroli, i Bianchi non son tutti
+ morti, e il dì che, seguito l’esempio di questi martiri, di questi
+ campioni della causa nazionale, lo straniero avrà cessato di
+ calpestare la nostra terra, avrà cessato di essere padrone dei
+ nostri figli, delle nostre donne, del nostro patrimonio, e di noi.
+
+ G. GARIBALDI.
+
+[23] E furono La Porta, Marinuzzi, Mocarda, Marcedo, Coppola, i
+fratelli Bruno ed altri.
+
+[24] Garibaldi pubblicò la sua dittatura in Sicilia con un proclama
+datato da Salemi (11 maggio 1860) e firmato (per copia conforme) dal
+suo ajutante generale Stefano Türr.
+
+[25] V. il citato giornale.
+
+[26] A meglio conoscere però lo scoraggiamento del generale Landi, dopo
+la rotta toccatagli a Calatafimi, trascriviamo un suo documento, il
+rapporto cioè che egli inviava al governo di Palermo dopo la sconfitta.
+
+ _Calatafimi_ 15 _maggio_ 1860.
+
+ Eccellentissimo,
+
+«Ajuto, e pronto ajuto — la banda armata che lasciò Salemi, questa
+mattina ha circondato tutte le colline dal S. al S. 0. di Calatafimi.
+La metà della mia colonna avanzata è stata colta in tiro ed attaccò
+i ribelli che comparivano a mille da ogni dove. — Il fuoco fu ben
+sostenuto, ma le masse dei Siciliani unite colle truppe italiane erano
+d’immenso numero.
+
+«I nostri hanno ucciso il gran comandante degli Italiani, e presa la
+loro bandiera che noi conserviamo — disgraziatamente un pezzo delle
+nostre artiglierie caduto dal mulo è rimasto nelle mani dei ribelli;
+questa perdita mi ha trafitto il cuore.
+
+«La nostra colonna fu obbligata battere un fuoco di ritirata, e
+riprendere il suo passo per Calatafimi, dove mi trovo io adesso sulla
+difesa.
+
+«Siccome i ribelli, in grandissimo numero, mostrano d’attaccarci,
+io dunque prego V. E. di mandare istantaneamente un forte rinforzo
+d’infanteria, ed almeno un’altra mezza batteria, essendo le masse
+enormi ed ostinatamente impegnate a pugnare. Io temo di essere
+assaltato nella posizione che occupo, io mi difenderò per quanto è
+possibile, ma se pronto soccorso non giunge, io mi protesto non sapendo
+come l’affare possa riuscire. La munizione dell’artiglieria è quasi
+finita, quella dell’infanteria considerevolmente diminuita, sicchè la
+nostra posizione è molto critica, ed il bisogno pei mezzi di difesa mi
+mette nella più grande costernazione.
+
+«Io ho settantadue feriti, non posso darvi esatto conto dei morti
+scrivendovi immediatamente dopo la nostra ritirata. — Con altro
+rapporto darò a V. E. un preciso ragguaglio.
+
+«Finalmente io sottometto all’E. V. che, se le circostanze mi
+costringono, io devo senza dubbio, per non compromettere l’intera
+colonna, ritirarmi, e, se lo posso, in alto.
+
+«Io mi affretto di sottomettere tutto ciò a V. E. perchè sappia essere
+la mia colonna circondata di nemici, di numero infinito i quali hanno
+assalito i mulini e preso le farine preparate per le truppe.
+
+«V. E. non resti in dubbio sulla perdita del cannone di cui ho
+discorso. Io sottometto all’E. V. che il pezzo fu posto a schiena di
+mulo, il quale fu ucciso al momento della nostra ritirata, perciò
+non fu possibile ricuperarlo. Io conchiudo che da tutta la colonna
+si combattè con fuoco vivo dalle 10 antimeridiane alle 5 pomerediane,
+quando io feci la nostra ritirata.
+
+ A. S. E.
+ Il P. CASTELCICALA.
+
+ _Il generale Comandante_
+ M. LANDI».
+
+Questo rapporto del generale Landi cadde nelle mani dei nostri, e
+dall’ajutante Türr, vi furono aggiunte le seguenti osservazioni:
+
+«Il cannone fu preso nell’atto di far fuoco, ed essendo sulle sue
+ruote è segno che il mulo non fu ucciso, ma piuttosto che i due muli
+appartenenti al cannone caddero nelle nostre mani.
+
+«Il gran comandante non fu ucciso _fortunatamente_ per l’Italia. Quanto
+alla bandiera, essa non era di battaglione, ma semplicemente delle
+tante che esistono a volontà, e che il bravo Schiaffini aveva seco
+portata al di là della colonna, ove morì colpito da due palle.
+
+«Il general Landi può mostrare negli annali della guerra un
+portabandiera simile?
+
+«Ma basta leggere il suo rapporto per conoscere come egli _fu servito_
+da una forza vestita da villani, e che combattè con tutta l’anima per
+la libertà della patria.
+
+ STEFANO TÜRR ajut. gen.»
+
+[27] Vedi Storia dell’insurrezione siciliana.
+
+[28] Scander-beg (Giorgio Castrioto), figlio di Giovanni Castrioto,
+principe d’Epiro e d’Albania, è giustamente chiamato da Pouqueville
+l’ultimo eroe della Macedonia. Nato nel 1404, dopo di aver disfatti i
+Turchi in più battaglie, morì di malattia a Lissa nel 1467.
+
+[29] Rosolino Pilo della illustre famiglia dei conti Capaci, era nato
+nel 1820.
+
+[30] Vedi op. c.
+
+[31] In causa del bombardamento rovinarono, oltre molte case di
+privati, quindici conventi e diciotto chiese, ciò che prova come in
+quella città sia eccessivo il numero de’ tempj e dei chiostri.
+
+[32] Vedi la Storia dell’insurrezione siciliana.
+
+Certo signor E. de Gumoëns, ex-uffiziale borbonico, in una sua
+relazione su _La campagne de l’armée napolitaine du Volturne a Gaëte_
+(relazione inserita nel fascicolo XLII — 20 giugno 1861 — della
+_Bibliothèque universelle de Genève_), dopo d’aver detto, tra le altre
+belle cose, che l’ex-re Francesco era _rempli des meilleures intentions
+et doué d’un cœur excellent_, lagnasi perchè i nemici del borboncino
+hanno osato _lui reprocher_ les quelques bombes _que le fort de Palerme
+avait lancées sur des rebelles!_
+
+[33] L’albo del garibaldino milanese contiene anche un breve cenno
+storico della città di Palermo, cenni che noi riportiamo in una nota,
+onde non annojare il lettore che non amasse d’essere sviato di troppo
+con narrazioni di cose che egli forse sa già da un pezzo.
+
+Secondo Tucidide e Polibio, questa città venne fondata da una colonia
+di Fenicj. I Cartaginesi, che se ne impadronirono di poi, ne fecero
+la capitale dei loro possedimenti nella Sicilia, ed il centro di un
+animato commercio. Cadde in potere dei Romani nel 255 prima di Cristo,
+dopo che Metello ebbe riportato, sotto le sue mura, una segnalata
+vittoria sui Cartaginesi. I Romani le concessero molti privilegi, e fu
+considerata come città libera ed alleata.
+
+Più tardi i Saracini la scelsero anch’essi a capitale dei loro
+possedimenti nell’isola. Roberto e Ruggiero la presero nel 1077. Da
+quell’epoca in poi essa fu sempre considerata come la capitale della
+Sicilia, e soggiacque a tutte le vicende alle quali andò soggetta
+quest’isola. Nel 1282 fu teatro del famoso Vespro siciliano. Nel 1676,
+il duca di Vivone bruciò nel porto di Palermo una flotta olandese.
+I Borboni vi si rifuggirono nel 1806 e, due anni dopo, gli Inglesi,
+onde proteggerla, vi recarono forze considerevoli, e vi si stabilirono
+militarmente sino al 1814.
+
+[34] Il maggiore Tückeri si era già segnalato a Kars, sotto gli ordini
+del generale Kmely.
+
+[35] Cairoli venne raccolto su di una barella; mentre lo trasportano,
+una cannonata mette in fuga i portatori e il ferito è sconciamente
+rovesciato sul terreno.
+
+Il bravo Cairoli soffre tutt’ora per la sua ferita.
+
+[36] Rincresce anche a noi di non poter dare il nome di questo giovane,
+modesto al certo quanto eroico.
+
+[37] Vedi, Storia dell’insurrezione siciliana.
+
+[38] Vedi, op. c.
+
+[39] Quest’ultimo forse rammaricavasi che tra i borbonici vi fossero
+tanti suoi connazionali prezzolati.
+
+[40] Pochi giorni dopo, io riceveva una lettera, scritta in lapis, da
+mio fratello Giulio. Eccola:
+
+ Caro fratello.
+
+ Sto bene e ti scrivo a bordo dell’_Elvetie_, ancorata dinanzi a
+ Cagliari.
+
+ La mattina del 10, alle ore due, ci imbarcammo a Sestri di ponente
+ in 1200 — Fra due giorni, credo, partiremo per la Sicilia. Magni e
+ Picozzi sono con me.
+
+ Addio. I saluti ecc.
+
+ G. O.
+ Tuo fratello.
+
+ Cagliari, il 2 giugno 1860.
+
+[41] Garibaldi’s Denkwurdigkeiten nach handschriftlichen Aufzeldinungen
+desselben, und nach authentischen Quellen bearbeitet und herausgegeben
+=von Elpis Melena=; 2 Band, Hambourg, 1861.
+
+[42] V. i _Cacciatori delle Alpi_.
+
+[43] La sera, per riposare e ristorarsi di quello stupido lavoro,
+scriveva le sue _Memorie_, le stesse che Elpis Melena, come abbiam
+detto, pubblicò in tedesco, e da cui noi cavammo queste notizie.
+
+[44] L’isola della Maddalena alla punta _della moneta_ è separata da
+quella di Caprera da un stretto canale.
+
+Elpis Melena, visitandola, vi conobbe tre Inglesi che l’abitano da
+tempo; i conjugi C... bizzarri eremiti, nella cui vita, dicono, si
+asconde qualche dramma misterioso, e il vecchio capitano R.... uno
+tra i più distinti uffiziali della marina inglese e che, finiti i suoi
+anni di servizio, si divertì per qualche tempo correndo i mari sul suo
+_yacht_; infine, attirato dal dolce clima di quel piccolo arcipelago,
+sedotto dalla caccia e dalla pesca tanto copiose in quei paraggi, si
+stabilì definitivamente in quella solitudine, ove egli offre un modello
+perfetto dell’eccentricità britannica.
+
+Il capitano R..., che fu l’amico di lord Byron e di Shelley, rivelò ad
+Elpis Melena alcune notizie sulla misteriosa morte di quest’ultimo, le
+quali sono di grande interesse nella storia della letteratura inglese
+del secolo XIX. Noi le riprodurremo, certi di far cosa grata ai nostri
+colti e gentili lettori.
+
+È noto che Shelley, nel luglio del 1822, perì in un naufragio sulla
+costa d’Italia, e si aggiunse (la è ormai una credenza consacrata
+dalla tradizione) che l’audace autore della _regina Mab_, dei _Cenci_,
+e del _Prometeo liberato_, rimase vittima d’una tempesta da lui
+volontariamente sfidata. Ora, Elpis Melena, ebbe dalla bocca del
+capitano R.... questi ragguagli.
+
+«La sera prima del fatale avvenimento (le disse il capitano R...)
+Shelley assistette meco ad una festa datasi in onor suo e di Byron, a
+bordo d’un bastimento da guerra inglese, ancorato davanti a Livorno.
+Shelley, dopo la festa, montò in un battello a vela, accompagnato
+solamente da un suo amico di nome Williams, e si diresse verso Lerisi,
+piccolo villaggio situato sulla costa orientale della baja della
+Spezia, e presso cui sorgeva la villa del poeta. Poco dopo ci giungeva
+la notizia che i nostri due compatriotti avevano naufragato.
+
+Io mi portai immediatamente con alcuni amici a Viareggio, ove
+trovammo i cadaveri dello due vittime, che il mare aveva rigettato
+sulla spiaggia. Ci facemmo tosto un dovere di render loro gli estremi
+ufficj; ma i pregiudizj degli Italiani contro la religione protestante
+(pregiudizj ancora tenaci in quell’epoca) non ci permisero di dar
+sepoltura ai due naufragati, sicchè altro non potemmo fare che
+bruciarne i cadaveri.
+
+Io non dimenticherò mai il sublime spettacolo di questa cerimonia!
+(soggiungeva commosso il capitano R....) Venne scelto pel rito funebre
+un punto della spiaggia su cui si elevava una gran croce. A noi dinanzi
+spiegavasi il mare colle sue belle isole e, di dietro, la catena degli
+Apennini chiudeva maestosamente l’orizzonte; a destra e a sinistra
+la vista si perdeva entro i cespugli, e gli alberi dal vento marino
+stranamente contorti.
+
+Il Mediterraneo era in perfetta calma; le onde cerulee si spingevano
+mormorando sulla sabbia giallastra della spiaggia, e il contrasto di
+questa sabbia dorata coll’azzurro cupo del cielo, offriva un quadro
+d’una magnificenza di tinte affatto orientale. Noi demmo principio
+alla lugubre cerimonia. Le fiamme che consumavano le spoglie dei nostri
+due amici, raggiunsero ben tosto la croce, appiedi della quale era la
+catasta, di modo che il simbolo cristiano, avviluppato alla base dal
+fuoco, apparve per qualche tempo come staccato dalla terra e sospeso
+nel cielo. Dal cadavere del poeta togliemmo il cuore, prima che le
+fiamme lo incenerissero; più tardi il cuore di Shelley, unitamente alle
+ceneri dei nostri due amici, vennero sotterrati a Roma nel cimitero dei
+protestanti.
+
+S’è detto e ripetuto che il mare in quella notte fatale del giugno
+1822, fosse agitato dalla tempesta e che Shelley abbia voluto sfidare
+gli elementi; altri affermarono che il poeta s’era annegato di sua
+volontà. Io affermo che non è vero; non un soffio di vento quella notte
+agitava il mare. Piuttosto io credo ch’egli abbia urtato contro qualche
+scoglio, o, ciò che è ancor più verosimile, sia stato di nottetempo
+violentemente urtato e calato a fondo da qualche bastimento.»
+
+[45] La _Pineta_ è la più antica, la più bella, la più interessante tra
+le foreste d’Italia. La celebrarono Boccaccio, Dante, Dryden e Byron
+ecc. Si estende lungo la spiaggia dell’Adriatico al nord di Ravenna,
+circa trentacinque miglia; la sua larghezza è da uno a tre miglia.
+
+[46] Vedi le citate Memorie.
+
+[47] Con queste parole il maggiore Filippo Migliavacca, pigliava
+congedo da me, e da alcuni altri amici, il giorno prima di partire
+da Milano per Genova, onde imbarcarsi per la Sicilia. Pur troppo quel
+presentimento fu veritiero.
+
+[48] «Da posteriori notizie ricevute jeri, mercoledì, risulterebbe che
+l’_Utile_ ed il _clipper_ americano (il _Charles and Jane_) da esso
+rimorchiato, non sarebbero stati catturati nelle acque di Gaeta, ma
+poco distante dal Capo Corso.
+
+«Il capitano d’una fregata napolitana, vedendo l’_Utile_ tanto vicino
+da farsi udire, lo salutò in francese, chiedendogli ove fosse diretto.
+
+«Quelli dell’_Utile_, credendo che la fregata fosse francese, risposero
+con fragorose grida: _Vive la France! Vive l’Italie! Vive la Sicile! A’
+bas les Bourbons de Naples!_
+
+«A queste grida la fregata napolitana rispose con due cannonate e fece
+prigionieri l’_Utile_ ed il _clipper_. (Vedi il giornale l’_Opinione_
+del 21 giugno 1860).
+
+[49] Vedi St. dell’ins. sic.
+
+[50] Vedi op. c.
+
+[51] Dopo la battaglia di Milazzo, cessato il fuoco d’ambo le parti,
+il comandante del _Veloce_ ebbe ordine dal dittatore di portarsi nella
+rada di Milazzo, ancorando fuori del tiro del castello. Durante questo
+tragitto, un capitano mercantile del paese, arrivato a bordo del
+_Veloce_, fece scorgere al Liparacchi un brigantino carico di viveri
+pei Napoletani, e che attendeva occasione favorevole per disbarcarli.
+Il comandante del _Veloce_ ebbe la tentazione di farne preda, ma non
+vi potè riuscire, perchè il brigantino, secondato dal vento e dalla
+notte, potè accostarsi agli altri legni Napoletani. Giunto alla meta
+ed ancorato al porto indicato da Garibaldi, un ajutante di questo
+salì a bordo e comunicò al comandante l’ordine di recarsi nel vicino
+porto di Milazzo. Egli ubbidì, e levò l’àncora; ma dato il comando,
+udì tre colpi insoliti nella macchina della fregata; il cilindro
+alla destra erasi rotto, quindi spargimento di vapore a segno che la
+macchina rendevasi momentaneamente inservibile. Ma avendo l’àncora
+levata, ed il vento venendo da terra, il bastimento s’accostò al
+forte, abbenchè subito si fosse dato ordine di far fondo. L’ajutante
+si incaricò di riportare l’accaduto al dittatore, e il Liparacchi,
+per ridursi col mezzo di rimorchj al porto fissato, lo incaricò, di
+mandargli quante barche poteva rinvenire. Molto tempo passò prima
+del ritorno dell’ajutante, e frattanto per sollecitare le manovra
+stabilita, la fregata erasi di nuovo messa in moto; ma il vento
+improvisamente aumentato, la fece ancora fermare. In questa situazione,
+nei piloti, ed in tutti gli ufficiali nacque la tema d’essere battuti
+dal cannone nemico, e dichiararono essere indispensabile uscire dal
+porto, e con le vele prendere la direzione di Palermo. Liparacchi si
+oppose a questo consiglio, mostrò quanto ciò fosse imprudente alla
+presenza d’un equipaggio formato di coscritti pescatori, e siccome
+voleva assolutamente dar corso agli ordini del generale, così fece
+ancorare di nuovo non curandosi della opposizione. Tornò l’ajutante
+senza i rimorchj, perchè disse non averne trovato, e siccome il
+generale dormiva, così era di avviso di ridursi in porto. L’operazione
+era difficile e lunga; l’alba spuntava, la fregata, ove fosse stata
+scoperta dal castello, sarebbe stata fulminata; non per tanto il
+Liparacchi e l’ajutante di Garibaldi insistevano perchè si andasse
+avanti, ma l’equipaggio, e gli ufficiali rinnovarono più fortemente le
+loro opposizioni.
+
+Fu allora stabilito di riunire un consiglio di guerra a bordo, non per
+discutere sul comando del generale, ma piuttosto per decidere se il
+legno era tanto in pericolo da doversi allontanare dall’ancoraggio.
+Il comandante, primo ad esporre la sua opinione, disse essere suo
+precipuo dovere l’eseguire l’ordine avuto da Garibaldi; che non vedeva
+tanto pericolo per la vicinanza del castello, e che giudicava assai più
+pericolosa la partenza per Palermo, non potendo usare della macchina.
+Fra sette, cinque furono contrari all’opinione del Liparacchi;
+l’ajutante partì forse senza riflettere che in quel momento,
+rappresentando Garibaldi, poteva imporre l’assoluta sua volontà e
+non lasciare alla decisione del consiglio ciò che fosse da farsi. Ne
+nacque che il comandante dovette salpare, e con le vele ridursi a breve
+distanza dal forte, sempre con la ferma idea di ritornare in porto,
+anche affrontando la contrarietà degli uffiziali.
+
+Due ore dopo, due ufficiali del dittatore vennero a bordo; uno di
+essi condusse a terra il comandante del _Veloce_, l’altro rimase sul
+bastimento. Il Liparacchi fu condotto alla presenza di Garibaldi;
+questi si mostrò molto malcontento dell’accaduto; ma il Liparacchi fece
+qualche osservazione, e chiese essere assoggettato ad un consiglio di
+guerra. Il suo voto fu esaudito, e dopo alquanti giorni, non solamente
+il consiglio di guerra lo dichiarava innocente, ma Garibaldi stesso,
+rallegrandosi di quella decisione, lo rimetteva al suo posto, nel quale
+continuò a prestar servigj alla patria. (_St. dell’ins. sic._)
+
+[52] «Ho veduto io con questi occhi (mi diceva il tenente Malagrida che
+fece parte della spedizione di Bronte) un contadino lacerare coi denti
+una mammella recisa dal petto d’una fanciulla.
+
+[53] _Expédition des Deux-Siciles_. _Paris_, 1861.
+
+[54] V. St. dell’ins. sic.
+
+[55] Anche il maggiore Ferdinando Lecompte, in un suo libro stampato
+di recente (_L’Italie en 1860, esquisse des événements militares el
+politiques. Paris, 1861_), paga un tributo di ammirazione ai grandi
+talenti militari del generale Garibaldi. Manco male!
+
+[56] Così, ma ben mollemente, parla di quel tiranno il Monnier.
+
+«De 1848, en quelques jours d’angoisse, le jeune roi s’était changé en
+vieillard. Ses cheveux blanchirent tout à coup. Il avait trente-huit
+ans. Et depuis lors il n’a plus vécu à Naples. Il a retirè à son peuple
+les fêtes et les joies qu’il lui donnait autrefois, jusqu’à la musique
+militaire qui égayait son jardin royal tous les dimanches. Il boude,
+il sent qu’on ne l’aime pas. Il est plus captif que ses prisonniers
+politiques, il est plus exilè que ses proscrits. Il rode tristement
+de château en château; il se cache à Castellammare, à Caserte; il
+s’enferme l’hiver dans sa forteresse de Gaëte. Il vit misérablement,
+sans bonheur et sans plaisir» (M. Monnier, _Histoire de la conquête des
+Deux-Siciles. Paris, collection Hetzel_; 1861).
+
+[57] Morto a Rezzato nel 1859.
+
+[58] La potenza di Garibaldi sugli animi è veramente grandiosa ed
+acquistata coi mezzi più semplici e più naturali. Garibaldi è l’uomo
+«senza educazione militare» il «fortunato avventuriere» per gli allievi
+delle accademie militari, dalle coste del Piemonte, fino alle coste
+della Russia. Ma non lo è per gli uomini che hanno cuore ed intelletto.
+Agli occhi d’ogni vero soldato, egli è un gran generale, e come egli
+sappia condurre rilevanti masse di truppe sopra un più vasto campo
+di battaglia, tuttochè egli adoperi altri mezzi che gli alunni delle
+scuole pedantesche, lo dimostrò nello stesso anno alla battaglia
+decisiva del Volturno, il 1 ottobre.
+
+(RÜSTOW; _La guerra italiana del 1860, pag. 163. Milano, 1861_).
+
+[59] Vedi il capitolo 1 a pag. 10 di questo romanzo.
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici.
+
+
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75660 ***
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+ <title>Uno dei Mille della spedizione garibaldina nel Mezzodì d'Italia | Project Gutenberg</title>
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+<h1>
+UNO DEI MILLE
+<span class="smaller">DELLA SPEDIZIONE GARIBALDINA<br>
+NEL MEZZODÌ D’ITALIA</span>
+</h1>
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+<div class="titlepage">
+<p class="main-t">
+UNO DEI MILLE<br>
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+<span class="x-small">SPEDIZIONE GARIBALDINA<br>
+NEL MEZZODÌ D’ITALIA</span>
+</p>
+
+<hr class="tiny">
+
+<p class="pad2">
+ROMANZO STORICO<br>
+<span class="small">DI</span>
+</p>
+
+<p class="pad1 x-large">
+VITTORE OTTOLINI
+</p>
+
+<p class="pad4">
+<span class="large">MILANO</span><br>
+<span class="small g">PER FRANCESCO SANVITO</span><br>
+1861
+</p>
+</div>
+
+<div class="verso">
+<hr class="mid">
+<p>
+Proprietà dell’Editore. — Tip. Guglielmini.
+</p>
+<hr class="mid">
+</div>
+
+<div class="somm">
+<hr>
+<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
+<hr>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap1">CAPITOLO I.
+<span class="smaller">Roberto.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="poem-container">
+<div class="poem inl"><div class="stanza">
+<p class="i01">Maginaçao os olhos me adormece</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i05"> <span class="smcap">Camoens</span>, <i>Sonetto LXXII</i>.</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<p>
+Sull’insegna d’un’osteria posta all’estremità dell’unica
+strada che taglia in due il paesello d’Albese,
+c’è dipinto a mezza figura un san Carlo, tanto
+brutto che le contadine, pel bene della razza, passano
+di là senza guardarlo; un san Carlo vestito di
+rosso, colle mani giunte, in atto di chi prega.....
+i passeggieri ad entrare, come soleva dire l’oste
+profano.
+</p>
+
+<p>
+Roberto però non aveva bisogno delle esortazioni
+del Borromeo: bastavano quelle del suo stomaco.
+Entrò dunque <i>nez-au-vent</i>, odorando gli effluvj che
+sfuggivano da un tegame, sola vivanda che riscalducciasse
+sul fornello. Liberò le spalle della valigia,
+e la buttò sulla tavola unitamente ad una scatola,
+nella quale erano rinchiusi i ferri del mestiere, cioè
+i colori, la tavolozza, i cartoncini e i pennelli.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
+</p>
+
+<p>
+L’oste accorse veloce — come un ragno al dibattersi
+d’un moscherino impigliato nella tela traditrice, — salutando
+il giovane col solito:
+</p>
+
+<p>
+— Ben arrivato il signore!
+</p>
+
+<p>
+— Addio! gli rispose Roberto, gettando via il suo
+cappello a larghe tese, e cacciando le dita nella
+capigliatura, che nerissima e folta gli scendeva oltre
+le orecchie. Senti il mio caro oste... ho fame ho
+sete.....
+</p>
+
+<p>
+— Benissimo! allora le darò....
+</p>
+
+<p>
+— Quello che vuoi.... Fa tu.... ma spicciati, se no
+mi vien male...
+</p>
+
+<p>
+— La servo subito! rispose l’oste, e mandando un
+suo garzoncello pel vino, s’appressò al tegame, e
+scoperchiatolo esclamò: Che roba! voglio mo trattarla
+da par suo....
+</p>
+
+<p>
+— Dio te ne renda merito, il mio oste! Vengo da
+Como; la è una bella tirata... Ma che strada amena!
+che vista! che aria pura!.... proseguiva a dire Roberto
+stracciando co’ denti un pane molliccio. Ma le
+sue esclamazioni cessarono d’un tratto allorchè l’oste
+gli ebbe posto dinanzi il piatto.
+</p>
+
+<p>
+«Spento del cibo il natural desio,» il nostro pittore,
+acceso un sigaro, uscì all’aperto in un giardino,
+dall’alto del quale godevasi la vista di tutto il
+piano d’Erba, ingemmato dai laghetti d’Alserio, di
+Pusiano e d’Annone, e dal Lambro tortuoso e scintillante
+come un nastro d’argento; una delle più belle
+viste del mondo!
+</p>
+
+<p>
+L’incomparabile panorama è incorniciato a sinistra,
+verso oriente, dal monte Barro, solitario, alto,
+scosceso, su cui, secondo il Corio, si ridusse Desiderio
+re de’ Longobardi sconfitto dalle armi pontificie
+<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
+(in que’ tempi i soldati del papa sconfiggevano),
+fondandovi una ricca e forte città, come lo provano
+anche il Ripamonti e l’Allegranza, e meglio ancora
+e i ruderi improntati dallo scalpello lombardo, e varie
+lapidi e le antiche chiese de’ paeselli circostanti, che
+voglionsi erette da re Desiderio. Oltre il monte Barro,
+sorge Monterobbio, celebre perchè nido un tempo degli
+Orobj, e più ancora pel nettare celestiale che cola
+da’ suoi tralci. Di là si spiegano le verdi ed ineguali
+colline che inghirlandano il piano dell’antico Licinoforo
+(di cui scrissero Catone e l’inevitabile Plinio);
+ora rappresentato dall’umile Incino. Sulle colline
+sorgono centinaje di villaggi, ridenti tutti, tra i quali
+Alzate, Alzano, Buccinigo, Carcano, Orsenigo, Capiago;
+centinaja di ville arieggianti lo stile gotico,
+prediletto dalle piante rampicanti; di cascine porticate;
+di chiosche legate tra loro da festoni di viti.
+Più basso scorgi Parravicino colla sua torre pendente
+e più in là Monteacuto ove sorge il castello di Gian
+Giacomo Medici (<i>Medeghino</i>), il braccio destro di Francesco
+Sforza; e via via, l’occhio scorre il mirabile
+semicircolo, di colle in colle, di villaggio in villaggio
+e per ultimo s’arresta verso occidente sul solingo
+Montorfano.
+</p>
+
+<p>
+Dall’alto di un firmamento di lapislazzuli, l’astro
+monarca spande la sua benedizione di luce su questa
+più ridente e popolosa parte di Lombardia.
+</p>
+
+<p>
+Roberto gioiva con tutta l’anima di quello spettacolo.
+Beveva a larghi sorsi quell’aria pura, ossigenata,
+rispondeva al materno sorriso della natura
+con un sorriso di gratitudine; spaziava per l’immensa
+curva del cielo, lanciandosi col pensiero oltre
+quello; poi ridiscendeva alla terra, seguendo collo
+<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
+sguardo il volo dell’allodola, che parea spiccarsi dalle
+nuvolette, erranti pel firmamento come candide vele;
+rivedeva le colline, i laghetti scintillanti, i paeselli,
+i boschetti. Allora la commozione gli traboccava dal
+cuore; allora rompeva il silenzio, e, come tutte le
+persone sincere e di buon cuore, sfogavasi colle
+esclamazioni, coi monologhi.
+</p>
+
+<p>
+— Finalmente, diceva allargando le braccia come
+chi si trova di rimpetto ad un amico; finalmente ho
+anch’io diritto a qualche cosa al mondo... non foss’altro,
+all’aria, al sole!... Questo paradiso, m’è almen
+concesso di contemplarlo a mio bell’agio.... Oh!
+come questo verde mi compensa dell’eterno ed uggioso
+aspetto dei tetti e dei campanili di Milano...
+la sola vista che mi è permessa dalla finestra della
+mia stanza a quinto piano!... Come mi batte il cuore!...
+come mi sento snello, vivace, vigoroso... e buono
+per giunta!... sì buono! To’! se mi capitasse dinanzi
+un poverello (e girava lo sguardo), non lo rimanderei
+a mani vuote... Ah! la campagna è un secondo
+battesimo... fa bene al corpo... fa bene all’anima...
+Se fosse qui la mia Dalia! M’avesse dato ascolto...
+Ma no; lei l’ha coll’economia!... Se la fosse qui dico!
+Povera creatura!... Inchiodata tutto il dì al tavolino...
+Agucchiare, agucchiare... e poi?... Miseria, sempre
+miseria!... Viver di pane e latte, per avanzarsi tanto
+da vestir pulitina... Come la sarebbe contenta quella
+povera ragazza se adesso la fosse con me!... Matta
+com’è pei fiori (già la è nata in mezzo ai fiori...
+di seta), correrebbe a coglierli qua e là pel giardinetto;
+svolazzerebbe come una farfalla, altro fiore
+dell’aria.... Le fiorirebbe un po’ del color della salute
+su quel suo visino smorto smorto, tanto che par di
+<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
+cera... Ma poverina!... Come si fa ad aver le rose in
+volto quando s’è costretti a vivere in una bottega, in
+fondo ad un cortile stretto stretto, incassato da quattro
+piani... Maledetti que’ cortili! par d’essere in un
+pozzo!... par d’essere in fondo d’una canna da
+schioppo!... Oh, il bel cielo d’Italia! esclamava di
+poi sorridendo ai baci della brezzolina d’aprile — Bello
+e libero!... Viva Italia!...» e batteva le palme
+l’una contro l’altra, sorridendo sempre, mentre negli
+occhi gli spuntavano lagrime di gioja.
+</p>
+
+<p>
+Alle forti commozioni dei sensi succede di solito
+una calma ristoratrice. Le molecole costituenti l’organismo
+umano, sospinte e attratte violentemente,
+cessato lo stato d’orgasmo, si riordinano come prima
+e si acchetano. Questo tramestio è delicatamente voluttuoso
+per chi sa cogliere e godere anche le minime
+sensazioni gradevoli, le quali, al pari del sorriso,
+sono altrettanti fili aggiunti alla gran trama
+della vita.
+</p>
+
+<p>
+Roberto, sfumato quel primo entusiasmo destatogli
+nell’animo dalla pomposa bellezza della natura, sedette
+sotto un secolare castagno, sulla cui ruvida
+scorza leggonsi tuttora varie iniziali, incise forse (chi
+sa da quanto tempo!) da qualche coppia d’amanti.
+Il castagno è ancor vivo, e vegeta rigoglioso, mentre
+quei Medori innamorati e le loro fedeli Angeliche
+sono polvere.
+</p>
+
+<p>
+A poco a poco Roberto s’ingolfò ne’suoi pensieri.
+Avezzo alla vita contemplativa, dono che la Provvidenza,
+in mancanza d’altro più sostanzioso, largisce
+alla classe più intelligente e colta de’ poverelli, egli
+richiamò intorno a sè tutti i sogni di vita campestre,
+coi quali era solito a Milano di passare lunghe ore
+<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
+vegliando sdrajato sul lettuccio nella sua cameretta
+a quinto piano.
+</p>
+
+<p>
+Ma a Milano Roberto era sempre costretto a staccarsi
+bruscamente da’ suoi sogni prediletti, fugati
+dalla squallida realtà che d’improvviso dalla sottoposta
+tettoja gli si affacciava alla finestra. Ora, richiamati
+a sè que’ sogni, cercò coll’occhio fra le tante
+colline che gli stavano dinanzi, ove posarli e stabilirsi
+seco loro.
+</p>
+
+<p>
+Un casolare contadinesco, ombreggiato in parte
+da due altissimi pioppi e da una minor famiglia d’alberi
+e macchioni, ed eretto su di un declivio che finisce
+nel laghetto d’Alserio, fermò l’attenzione di Roberto,
+il quale, dopo che l’ebbe esaminato per bene,
+lo trascelse, impadronendosene addirittura, ahi! coll’immaginazione.
+</p>
+
+<p>
+Cominciò immediatamente ad esercitare i suoi diritti
+di proprietà coll’aggiungere al rusticale abituro,
+un’ala di fabbricato, erigendovi sei camere, tre al pian
+terreno e altre tre sopra queste, schierandole a preciso
+mezzodì. Aprì sei finestre, che munì tosto di
+griglie verdi (Roberto non poteva persuadersi che
+si potesse tener griglie d’altro colore); e ammantò
+tutto il fabbricato di viti selvatiche, di quelle cui
+l’autunno tinge le foglie in rosso. Poi d’un colpo
+recise due enormi robinie che intercettavano la vista;
+indi disegnò il giardino, che vide di subito verdeggiare
+smaltato dei più bei fiori; le dalie poi v’erano
+a centinaja. Scelse più in giù un pezzo di terra, e
+sbarbicato spietatamente tutto il grano turco che
+c’era, ne fece un’ortaglia, la quale tosto popolossi di
+peschi, di pruni, di albicocchi, di peri, di pomi,
+ecc. ecc. Fissò un altro brano di terreno per coltivarvi
+<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
+gli aspàragi de’ quali era ghiottissimo; indi
+seminò qui erbaggi, là piantò agrumi, che tosto attecchirono
+meravigliosamente e crebbero lussureggianti
+a perfetta maturanza.
+</p>
+
+<p>
+Roberto, disposto il giardino e l’orto, entrò nella
+sua nuova dimora. Scelse una camera, la più gaja,
+per lavorarvi; la mobiliò, la adornò a modo suo,
+appendendo alle pareti armature, quadri, pipe ed un
+coccodrillo imbalsamato. Dopo allestì la sala da
+pranzo; poi la cucina, nella quale aprì un ampio
+camino, ai cui lati, sotto una vastissima cappa, pose
+due comode panche.
+</p>
+
+<p>
+— Qui sotto, diceva fra sè Roberto, passerò le
+ultime sere d’autunno, sedendo coi fidi amici intorno
+al fuoco. Chiacchierando e fumando arrostiremo marroni,
+che inaffieremo col vin bianco fatto da me... Diavolo!
+e la cantina? Eccola bell’e in ordine... A proposito!
+(continuava) sarà bene ch’io mi pigli anche quella
+collinetta là; vo’ coltivarla a vigneti.... Benissimo!...
+Ma non parlatemi di comprar altri terreni! Io non voglio
+impicci... Poi non avrei cuore di veder soffrire i
+contadini... finirei col farli star meglio di me... e
+allora mi rovinerei in poco tempo. No, no!.... mi
+basta il giardino, l’orto e quella collinetta là....
+Ecco! è il tempo della vendemmia. Io sono là vestito
+così alla buona, con un gran cappellaccio di
+paglia in testa. Mentre sono in faccende intorno
+alle tinozze, arriva un legno... Oh gioja! sono gli
+amici!... c’è anche Dalia con loro... No, piano!
+Dalia è meglio che venga da sè.... anzi sarà già
+con me.... Gli amici, vedendomi con quell’ombrello
+in capo, colle vesti e la faccia dipinte di mosto,
+ridono...; io li abbraccio. Essi gridano, strepitano,
+<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
+hanno fame, hanno sete. Presto, Dalia! presto, Caterina
+(Caterina sarà una buona massaja, incaricata de’ servizi
+grossolani e dell’educazione dei pollastri), torcete
+il collo ad una dozzina dei vostri bipedi allievi...
+Presto, presto!... Ecco si dà in tavola; si mangia, si
+beve allegramente, poi si va a dormire. Alla mattina,
+gita sul laghetto. Ora che ci penso! bisogna aprire
+un viale fino al lago... Eccolo fatto!... un bel viale
+incassato fra due siepi di gelsomini... Ora in barca...
+Ma gli amici preferiscono di andarsene a caccia; io
+mo resto, chè preferisco la pesca. Dicono che la
+lenza sia un ordigno, ad una estremità del quale è
+attaccato un pesce e all’altra un imbecille... Ebbene!
+io amo la pesca colla lenza, e non sono un imbecille!...
+Il divertimento del pescare sta negli accessorj...
+Io sono artista, e me la godo collo star seduto
+in riva al lago, sotto gli alberi, soletto ben inteso, chè
+solo non mi annojo mai... Ecco il mio divertimento!
+Se piglio un pesciolino, è un di più... Avrò poi con
+me un magnifico cane di Terranova, che non mi abbandonerà
+mai...»
+</p>
+
+<p>
+Un malaugurato lenzuolo, che una contadina distese
+ad asciugare su d’una funicella tirata fra due pali
+proprio dinanzi a Roberto, togliendogli repentinamente
+la vista della sua nuova villeggiatura, lo scosse da
+quella dolce contemplazione, e fugò brutalmente i suoi
+sogni, che sparvero come uno stormo di passeri allo
+scoppio d’una schioppettata. Roberto si guardò intorno,
+riconobbe l’osteria; si rammentò dov’era. Accortosi
+poi che il sole era già alto, aggiustò i suoi conti
+coll’oste, e riprese il suo cammino verso Asso, ove
+doveva fermarsi un pajo di giorni presso un suo
+compagno. Quando fu all’aperto, trasse il borsellino,
+e vuotatolo su d’una palma, noverò i denari.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Diavolo! sclamò fermandosi, si sono squagliati
+come la neve al sole. Mille franchi in quindici dì!...
+Ma già se non ci sono, è segno che li ho spesi...
+Tanto meglio!... Lavorerò e ne guadagnerò degli
+altri... Se in quest’anno ho venduto due quadri, nel
+venturo ne venderò quattro. Intanto non mi restano
+che poche lire pel ritorno... Ma! il conto è subito
+fatto... Cinquecento lire gettate via a pagare i debiti...
+poi il cappellino, lo sciallo e il vestito a Dalia... Essa
+non voleva accettarli ad ogni costo, ma quando li
+ebbe, com’era contenta!... Povera creatura!... E i
+colori che ho comperato, li conti per niente? e i pennelli,
+le tele, ecc. ecc. Poi, diciamolo qui fra me e te,
+Roberto, sono otto giorni che te ne vai gironzando
+e spendendo allegramente, invece di studiare dal vero
+come avevi fissato di fare.... Ebbe ragione Dalia
+di voler scommettere che non avrei nemmeno toccato
+un pennello... Che importa! se non ho lavorato,
+lavorerò... Evviva noi!» e canterellando continuò a
+camminare di buon passo.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap2">CAPITOLO II.
+<span class="smaller">Un avanzo di Russia.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="poem-container">
+<div class="poem inl"><div class="stanza">
+<p class="i01">Pappate, pappate... si scanna per voi...</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i12"> <span class="smcap">Giusti</span>.</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<p>
+Milano, il 18 febbrajo 1812, popolata com’era da
+tanta uffizialità, gavazzò più mattamente del solito.
+Appunto in quel dì tutte le trattorie e le bettole
+suburbane erano gremite di gaudenti. Numerose succedevansi
+le mascherate folleggianti; la plebe s’urtacchiava
+per le strade avvinazzata; chè allora il vino
+costava poco più della fatica di berlo; tutti poi mostravansi
+esaltati dalla speranza di una libertà promessa
+e non mai data.
+</p>
+
+<p>
+Da porta Nuova moveva lunga una fila di carrozze
+signorili verso la <i>Cascina de’ Pomi</i>, in allora ritrovo
+del bel mondo. In una di queste sedeva una brigatella
+di uffiziali e di donne, le quali all’abito ed ai modi,
+parevano appartenere ad una classe sociale un pochino
+equivoca. In compenso erano belline, gaje oltremisura,
+e dispostissime a pigliar congedo filosoficamente, cioè
+<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
+col bicchiere in mano, da’ loro amorosi, chiamati a
+partire il dì dopo per una misteriosa spedizione dalla
+dispotica voce di Napoleone I.
+</p>
+
+<p>
+Capo della brigatella appariva un capitano dei Veliti;
+a lui specialmente erano rivolte le occhiate più provocanti,
+a lui i sorrisi più graziosi delle dame. Infatti
+il capitano Bernardo **** era l’anfitrione della festa,
+cioè quello che ne pagava le spese. La notte prima
+egli aveva vinto alla <i>roletta</i> una buona manata di
+zecchini. Era dunque giusto che ne spendesse almeno
+due terzi cogli amici e col gentil sesso, il quale,
+generalmente parlando, quanto si mostra restìo nel
+dividere co’ maschi le pene della vita, altrettanto è
+pronto nel reclamare la sua porzione di piaceri. Così
+dicono la pensassero le donne nel 1812.... ma adesso
+gli è un altro pajo di maniche.
+</p>
+
+<p>
+Reduci dalla <i>Cascina de’ Pomi</i>, il capitano Bernardo
+e la compagnia, smontarono ad una osteria, la quale
+sussiste tuttora fuori di porta Garibaldi. Ufficiali e
+signorine salirono ad una sala al primo piano; Bernardo
+si fermò coll’oste ad ordinare il pranzo.
+</p>
+
+<p>
+Approfitteremo di questo momento solenne, per
+dare a’ nostri lettori uno schizzo biografico del
+capitano.
+</p>
+
+<p>
+Bernardo **** era nato all’ombra del nostro Duomo
+(e precisamente in una casipola situata fra le ortaglie,
+e confinante al nord colla chiesa di San Celso e al
+sud col bastione), l’anno 1782, da poveri ma onesti
+genitori. A vent’anni, nei bei tempi della repubblica
+Cisalpina, stufo di esercitare la paterna professione
+di giardiniere, gettata la zappa pel fucile, si era
+fatto soldato. Nella primavera del 1806 aveva seguito
+re Giuseppe nella spedizione del regno di
+<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
+Napoli. Tornò glorioso coi galloni di sergente, ed
+una costola sfondata, la quale ad ogni capriccio atmosferico
+gli ricordava con gioja di Michele Pezza detto
+<i>fra Diavolo</i>, e de’ suoi seguaci.
+</p>
+
+<p>
+Nel 1808 passò in Ispagna; perdette due dita della
+mancina all’assalto di Hostalvico, e n’ebbe in compenso
+dal generale Pino le spalline. Prese parte a
+tutta quella memorabile campagna, nella quale gli
+Italiani sprecarono tanto sangue; e promosso a capitano,
+ritornò in patria insieme agli avanzi dell’armata
+italiana del general Lechi. Erano entrati in Ispagna
+in numero di oltre trentamila, e ripatriavano
+in meno di novemila.
+</p>
+
+<p>
+Arrivato a Milano, chiese conto della sua famiglia,
+ma non rinvenne che una sorella, Dorotea, minore
+di lui d’un dieci anni. I genitori dormivano
+da un pezzo nel <i>Gentilino</i>. Quanto a Dorotea, chiestone
+informazione, n’ebbe in risposta ch’era meglio
+perderla che trovarla. Bernardo si fece rosso in viso,
+scaraventò una bestemmia in francese, e non cercò
+più in là.
+</p>
+
+<p>
+Ora torniamo al 18 febbrajo 1812, e alla nostra brigata,
+la quale desinò allegramente tra brindisi innumerevoli.
+Basti dire, che il capitano Bernardo, da
+quel buon Italiano che era, volle riparare in quel dì
+all’ingiustizia degli sciupacalamaj francesi verso i prodi
+nostri compaesani che tanto si distinsero nelle guerre
+di Spagna, con altrettanti brindisi in loro onore.
+Così vennero salutati Lahoz, Fantuzzi, Pino, Teullié,
+Balabio, Fontanella, Rossignoli, Porro, Pittoni, Palombini,
+Fontana, Mazzucchelli, Giflenga, Del Fante,
+Alari, Corner, Battaglia, Banco, Crovi, Geraldi, Pignatelli,
+Borelli, Rossetti, Giuliano, Rossi, Vacani,
+<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
+Bertoletti, Severoli, Bianchetti, Santandrea, Ceroni,
+Coleoni, Peyri, Conca, ecc., ecc.
+</p>
+
+<p>
+Il capitano Bernardo, accorgendosi che i suoi camerati
+andavano frugando nella mente in cerca di
+altri nomi per festeggiarli con nuovi brindisi, stimò
+prudente di scendere a pagar lo scotto, <i>intanto che
+ci si vedeva</i>, prima che l’oste, approfittandosi della
+nebbia che offuscava i commensali, avesse a scrivere
+i 6 colla coda ingiù, come diciamo noi Milanesi.
+Pagato, stava per risalire alla brigata, quand’ecco
+giungere a spron battuto un ussero, latore
+di un viglietto.
+</p>
+
+<p>
+Bernardo legge il biglietto, ed esclama:
+</p>
+
+<p>
+— Diavolo!... mi chiamano alla caserma... Vado a
+salutare gli amici... Ehi! oste!... fa portare una mezzetta
+di vino a quell’ussero...» Così dicendo salì le
+scale, ed entrò dagli amici.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Mi allontanerei di troppo dall’argomento se narrassi
+ora della famosa spedizione di Russia, descrivendo
+gli strazj che spensero tante migliaja di vite
+nella ritirata dopo l’incendio di Mosca<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>. I pochi
+scampati dal gelo, dal fuoco, dalla fame, dalle
+ance dei Cosacchi<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>, si fecero quasi tutti ammazzare
+<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
+di poi nelle battaglie di Lutzen, di Wurtchen, di
+Bautzen, nelle quali la vittoria parve perfidamente
+sorridere all’incorreggibile divoratore d’uomini, per
+poi stramazzarlo a Lipsia e a Waterloo.
+</p>
+
+<p>
+Nel 1815 l’Austria, vista spazzata la strada, spedì
+Bellegarde a riprendere la Lombardia e la Venezia.
+Bellegarde entrò pacificamente tra le scappellate dei
+nostri babbi. L’esercito italiano, com’era naturale,
+venne sciolto. «Molti uffiziali cercarono fortuna altrove,
+come Ventura che andò a sistemare gli eserciti
+del re di Lahor, nelle Indie; Codazza, che nelle
+repubbliche dell’America meridionale fece da ingegnere
+e colonizzò l’alta regione della Cordiliera di
+Venezuela, e così altri.» Alcuni barattarono l’uniforme,
+indossando la bianca livrea de’ nuovi padroni; altri
+invece, fedeli ai loro principj, preferirono l’amarissimo
+pane della miseria alle lecornie della corte vice-reale
+austriaca. Fra questi ultimi va annoverato il
+capitano Bernardo.
+</p>
+
+<p>
+Caduto prigioniero dei Russi nelle vicinanze di
+Smolensko e tradotto a Pietroburgo, ebbe gelata una
+gamba; amputato, guarì. In compenso il destino fe’
+sì ch’ei desse nel genio d’un magnate di quella città,
+il quale trasse partito delle cognizioni orticole del
+povero prigioniero, mandandolo ad attendere a certi
+suoi poderi nella Volinia. Fra le tante e svariate
+speculazioni, la migliore è quella di conservarsi sempre
+galantuomo. Bernardo osservò scrupolosamente
+questo precetto, e migliorò d’assai la sua condizione.
+Dimorò in Russia per ben quindici anni e quando,
+<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
+mortogli il padrone, fece ritorno in patria, e si trovò
+possessore di un po’ di ben di Dio (frutto delle sue
+fatiche e di una sottile economia), col quale sperava
+di camparla per benino gli ultimi anni della sua vita.
+</p>
+
+<p>
+Il gennajo del 1827, Bernardo rivedeva la guglia
+del Duomo. Egli toccava allora i quarantacinque anni;
+ma le ferite, gli strapazzi, il clima inospitale, gli
+avevano affievolito il corpo, invecchiandolo anzi
+tempo.
+</p>
+
+<p>
+Prima cura di Bernardo fu di chieder conto di
+sua sorella Dorotea, l’uggia per la quale gli era
+stata scemata dalla lontananza. La trovò vedova, con
+tre creature, miserabile e ubbriaca per giunta. Le
+carezze di que’ fantolini ebbero virtù di disarmare
+la collera dell’onesto soldato e di fermarlo sulla soglia,
+mentre stava per andarsene stomacato. Il dì
+appresso la trista femmina chiese perdono al fratello;
+giurò, spergiurò che per l’avvenire non avrebbe
+assaggiata una sol gocciola di vino, e tanto disse e
+promise che Bernardo alla fin fine consentì di convivere
+colla famigliuola. Per tal modo cresciute le
+spese, dovette pensare ad aumentare, lavorando,
+l’entrata. Prese a pigione un pezzo di terra oltre San
+Calocero, confinante col fossato che lambe il bastione
+tra la porta Ticinese e la Vercellina, ora Magenta; assoldò
+un contadino, il quale lavorò quel terreno, scompartendolo
+in tante ajuole; fece costrurre una piccola
+serra; la popolò di erbe odorose e di fiori, e in capo
+ad un mese potè far dipingere sulla porta della
+sua abitazione un enorme mazzo di rose, larghe come
+cavoli, sotto cui fe’ scrivere a caratteri cubitali:
+<i>Qui si vende fiori anche in mazzo</i>.
+</p>
+
+<p>
+Unitamente ai fiori pensò a coltivare i suoi nipotini,
+<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
+i quali all’infuori delle busse che loro prodigava la
+madre quand’era brilla, non conoscevano educazione
+di sorta. Bernardo cominciò col ribattezzarli, sostituendo
+ai nomi di Antonio, Giuseppa e Gaetana,
+quelli più poetici di Nasturzio, Ortensia e Dalia, incorporando
+di tal modo i nipotini nella gran famiglia
+delle piante e de’ fiori posti sotto la sua custodia.
+</p>
+
+<p>
+Dorotea tenne la parola; solamente al vino sostituì
+l’aquavite. Bernardo gridò, bestemmiò, minacciò,
+ma inutilmente. Dorotea ogni mattina prometteva di
+metter giudizio, poi alla sera dondolava in cimberli.
+Che fare? Cacciarla, privare que’ bambini della loro
+madre? Cacciarla!... ma dove si sarebbe arrestata
+quella sciagurata, posseduta dal demonio dell’abitudine
+degenerata, incancrenita, in vizio, in bisogno,
+senza mezzi per procacciarsi di che soddisfarlo?
+Avrebbe finito col rubare... o peggio; e allora che
+sarebbe avvenuto dell’onor della famiglia? E Bernardo
+ci teneva all’onore, più che alla vita. Temendo
+di peggio, si rassegnò e la ritenne presso di
+sè. Volle però mutare il nome anche a lei (era la
+sua mania), e la chiamò Ruta.
+</p>
+
+<p>
+Il dopodesinare d’una domenica, Bernardo condusse
+i suoi nipotini a passeggiare fuori di porta
+Comasina (Garibaldi adesso). Era la prima volta che
+visitava quella parte della città, dopo il suo ritorno
+dalla Russia. Rivedendo que’ siti, a poco a poco gli
+tornò alla memoria l’ultimo carnovale, la scarrozzata,
+gli amici, le facili damine, e finalmente il pranzo.
+Tosto gli nacque la voglia di rivedere anche l’osteria.
+Vi entrò infatti, preceduto dai fantolini che, vista
+l’insegna, saltellarono per la gioja.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
+</p>
+
+<p>
+Bernardo, entrato in cucina, trovò tutto a posto,
+come quindici anni prima. Nulla v’era di mutato
+tranne il cuoco, il <i>caporale</i> e i camerieri. L’oste,
+ritto dietro il banco, appariva un po’ invecchiato;
+però, a malgrado de’ capelli brizzolati di bianco, egli
+era tutt’ora rubizzo, calmo, come tutti coloro che
+non ebbero mai a che fare colle passioni che tribolano
+il più degli uomini. Salutò macchinalmente i
+sopragiunti levandosi il berretto, e pronunciando il
+solito: Servite il signore!...
+</p>
+
+<p>
+Bernardo chiese una bottiglia di vin d’Asti, che
+gli venne tosto arrecata, unitamente ai <i>navicellini</i>.
+Mentre i ragazzi sbocconcellavano, Bernardo guardava
+fisso fisso l’oste, meravigliando di non esser
+riconosciuto, ciò che a lui, poveretto, pareva cosa
+naturalissima. Visto però che l’oste punto non gli abbadava,
+risolse di rompere lui il ghiaccio, e lo chiamò:
+</p>
+
+<p>
+— Un’altra bottiglia? chiese l’oste, pronto come
+un baleno.
+</p>
+
+<p>
+— No, grazie!... voleva... Dite un po’ (e sorrideva):
+non mi conoscete più?» L’oste accennò col
+capo di no.
+</p>
+
+<p>
+— Diavolo!... pare impossibile, proseguì Bernardo
+umiliato; capisco che ne son passati degli anni...
+ma però... Non vi ricordate di un certo pranzo...
+ma! coi fiocchi... al tempo dei Francesi... un certo
+pranzo... qui sopra, nella sala verso strada....
+C’erano degli uffiziali, delle donnette... Ma che
+pranzo!... lo so io cosa m’è costato!... Ma allora
+non si badava a spendere... Ehi!... parlo del 1812,
+nientemeno!
+</p>
+
+<p>
+— Mi pare! sclamò l’oste raccapezzandosi, mi
+pare!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Proprio il dì prima che si partisse per la spedizione
+di Russia... Era di carnevale...
+</p>
+
+<p>
+— Ah! sì, sì... ora me ne ricordo... Ha pagato
+un capitano...
+</p>
+
+<p>
+— Son io quello! disse trionfalmente Bernardo, e
+alzatosi porse il suo bicchiere all’oste.
+</p>
+
+<p>
+— Oh!... troppa degnazione... Alla sua salute... Mi
+rallegro tanto di rivederlo sano e disposto... Dopo
+quel che è successo può chiamarsi fortunato...
+</p>
+
+<p>
+— Oh sì!... rispose Bernardo, e cominciò a narrare
+le sue avventure ai circostanti, e all’oste che
+intanto era tornato a trincerarsi dietro il banco.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente Bernardo, stimolato dai suoi nipotini,
+i quali, non avendo più nulla da rodere, volevano
+uscir all’aperto, alzossi e accostatosi al banco ficcò
+l’indice e il pollice nel taschino del suo <i>gilet</i>, chiedendo
+a quanto ammontasse il suo debito.
+</p>
+
+<p>
+— Trentotto soldi...
+</p>
+
+<p>
+— Ma l’Asti non ne costa che trenta, mi pare...
+</p>
+
+<p>
+— Sissignore... trenta soldi per l’Asti, e otto soldi
+per quella tal mezzetta che lei ha fatto portare all’ussero...
+Si ricorda?... proprio in quel dì del
+pranzo...» Così dicendo porse dinanzi a Bernardo
+un vecchio libraccio bisunto ov’erano annotati i
+crediti del 1812<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>.
+</p>
+
+<p>
+A tanto prodigio di memoria e di pidocchieria, io
+avrei gettate le braccia al collo al degno Svizzero,
+proclamandolo il re della specie, il genio del <i>brugnonismo</i>.
+Bernardo invece si sentì tanto umiliato, sconcertato
+da averne bagnate le pupille. Pagò, abbassò
+il capo, e pigliati per mano i bambini, uscì senza
+<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
+tampoco rispondere all’oste, il quale con tutti i vezzeggiativi
+del mestiere, gli raccomandava di onorarlo
+spesso delle sue visite.
+</p>
+
+<p>
+Col passar degli anni le faccende del povero Bernardo
+travolsero alla peggio. Nasturzio ed Ortensia
+ebbero la vita de’ fiori; morirono l’un dopo l’altra
+di quei sottili malori che avvelenano tanti bambini;
+malattie arcane, che procedono sicure in lor cammino,
+falciando esistenze a destra e a sinistra, perchè
+noncurate gran fatto dalla scienza, la quale pare
+abbia ceduto l’incarico di studiarle alle Compagnie
+d’assicurazione delle vite.
+</p>
+
+<p>
+Cinque anni dopo la loro madre morì <i>di delirium
+tremens</i>, la fine dei bevitori di alcoolici; morì, dopo
+d’aver colla sua vita disordinata dilapidato il poco
+peculio raggranellato dal fratello coll’industre pazienza
+d’una formica.
+</p>
+
+<p>
+Infine, al fianco del vecchio capitano, affranto dalle
+tribolazioni, dalle malattie e dagli anni, non era rimasta
+che Dalia, svelta e graziosa giovinetta di diciassette
+anni e che, fin da piccina, era stata allogata presso
+una modista. Dalia, durante il suo noviziato, aveva
+apprese molte cognizioni indispensabili per riuscire
+una perfetta <i>madamina</i>. Aveva imparato a vestir pulitina
+con poche aune di percallo; a desinare con polenta e
+latte, ma a non uscir di casa senza guanti, o mal calzata;
+a sentirne d’ogni risma in fatto di maldicenza, allorquando
+a <i>scuola</i> le madamine, diremo così, laureate,
+snudavano spietatamente i rigiri delle avventure; e,
+uscendo collo scatolone dietro la madamina, a fermarsi
+ad una rispettosa distanza, quando questa veniva
+incontrata da qualche vagheggino; e infine a
+seguire il codice del proletariato ed a pigliar la vita
+<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
+com’ell’è, paga dell’oggi, senza infastidirsi gran che
+del domani, che l’avvenire è in man di Dio.
+</p>
+
+<p>
+Così era cresciuta Dalia, senza che fin’allora alcuno
+avesse potuto affibbiarle la massimaccia di Larochefoucauld:
+Esservi poche donne oneste che non
+si stanchino del lor mestiere.
+</p>
+
+<p>
+Bernardo da tempo languiva nel letto: i suoi
+giorni erano noverati. Dalia, tornando dalla <i>scuola</i>,
+saliva le scale col cuore serrato; apriva l’uscio della
+cameretta ove giaceva lo zio, e prima di inoltrarsi
+lo fissava in volto, trattenendo il respiro, spiando
+se fosse ancor vivo.
+</p>
+
+<p>
+Una mattina, la giovinetta venne svegliata di soprassalto
+da un lungo gemito. Balzò tosto dal letto
+e indossata in fretta in fretta una gonna, corse dallo
+zio, che la guardò cogli occhi imbambolati e senza
+movere la testa.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, Signoriddio! gridò Dalia sciogliendosi in
+lagrime. Egli muore... e io son qui soletta... Come
+fare adesso!... come chieder ajuto!...» Così dicendo
+stringeva tra le sue braccia la testa del vecchio,
+baciandone e ribaciandone i bianchi capelli, e chiamandolo
+coi più dolci nomi. Quando Dio volle Bernardo
+diè segno di vita; girò intorno gli occhi; riconobbe
+la nipote, e sorrise.
+</p>
+
+<p>
+— Coraggio, la mia tosa, coraggio!... mormorò
+di poi con voce tanto fioca che Dalia, per raccoglierla,
+dovette posare l’orecchio su quelle fredde labbra.
+</p>
+
+<p>
+— Io me ne vo.... a trovare i miei compagni
+d’armi... che m’aspettano da un pezzo... Finisco
+di patire... Ho vissuto anche troppo... Ma tu, poverina,
+che farai sola al mondo?... Io non ti posso lasciar
+nulla... nulla affatto!... M’hanno consumato
+<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
+tutto...» E ammutiva soverchiato dalla commozione.
+</p>
+
+<p>
+Dalia, confortatolo come meglio seppe, volle profittare
+della calma che in quel momento appariva
+nella fisonomia del vegliardo, per uscire a chieder
+soccorso e assistenza a qualche vicino...
+</p>
+
+<p>
+— Torno subito, zio. Qualcuno troverò.
+</p>
+
+<p>
+Bernardo crollò il capo sorridendo mestamente alla
+giovinetta, come volesse dire: Chi vuoi che s’abbia
+ad incomodare per un vecchio che muore.... in
+miseria?
+</p>
+
+<p>
+— No, no, zio; lasciami fare... Non c’è un momento
+da perdere... Chiamerò quel giovine che sta qui
+sopra noi... quel pittore... Pare un buon diavolo...
+È sempre nelle nuvole colla testa... ma deve aver
+buon cuore... Abbi pazienza, zio!... In due salti sono
+di ritorno...»
+</p>
+
+<p>
+Così dicendo uscì dalla camera; veloce coma una
+rondine salì una scaletta, e giunta ad un uscio contornato
+di ritratti grotteschi schizzati col carbone,
+picchiò replicatamente.
+</p>
+
+<p>
+— Chi è? chiese una voce.
+</p>
+
+<p>
+— Favorisca ad aprire... ma subito subito per
+l’amor di Dio...
+</p>
+
+<p>
+S’intese un tonfo, come d’uno che balzi dal letto;
+poi una pedata; il catenaccio rugghiò, e dall’uscio
+semischiuso fece capolino Roberto, il quale vista la
+giovinetta esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Ah! è la bella biondina!...
+</p>
+
+<p>
+— Scusi se la disturbo, rispose Dalia abbassando
+gli occhi ed arrossendo al vedere che al giovane
+mancavano molte parti del vestito e non le meno
+importanti. Il mio povero zio sta morendo... Io mi
+trovo sola in casa... Non ho nessuno che m’assista...
+Mi faccia lei questa carità...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Subito subito... Diavolo! è un dovere... La
+vada pure da suo zio... Un minuto e sono da lei...
+</p>
+
+<p>
+Roberto postosi indosso un vecchio cappotto militare
+che gli faceva le veci di veste da camera e di
+coperta, in un attimo fu al letto del moribondo, che
+lo ringraziò con un’occhiata.
+</p>
+
+<p>
+Roberto e Dalia passarono tutto quel giorno e gran
+parte della notte accanto al lettuccio di Bernardo.
+Dalia, non trovandosi più sola, potè uscire in cerca
+di un medico e tornare con lui. Ma l’arte nulla poteva
+per il povero vecchio, e il medico nel congedarsi
+disse parole di conforto e di speranza alla piangente
+giovinetta, ma a Roberto che lo accompagnò sul
+pianerottolo, dichiarò senza reticenze che Bernardo
+non avrebbe veduto il dimane. Infatti al primo bagliore
+antelucano, il vecchio rendeva l’anima nelle
+braccia di Roberto e di Dalia. Le ultime parole del
+morente furono dirette al giovine, al quale strinse
+la mano raccomandando al suo buono cuore l’orfanella.
+</p>
+
+<p>
+Da quel giorno i due giovani si rividero spesso.
+La schietta intimità che li univa, prese grado grado
+maggiore intensità e forza. Si amavano già senza
+che nessun di loro avesse parlato d’amore. Un
+giorno Roberto aprì sorridendo le braccia e la giovinetta
+vi si lasciò cadere, nascondendo sul petto
+del giovane il rossore che le infocava il viso.
+</p>
+
+<p>
+Così il convolvolo debole ed errante fra gli sterpi
+e i roveti, s’attortiglia intorno all’albero protettore,
+inghirlandandolo colle variopinte sue corolle.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap3">CAPITOLO III.
+<span class="smaller">L’incontro.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="poem-container">
+<div class="poem inl"><div class="stanza">
+<p class="i01">Siam stretti ad un patto.</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<p>
+Che i gendarmi della letteratura, vogliam dire i
+critici, ci perdonino se nel capitolo precedente ci
+dilungammo alquanto dal soggetto, risalendo fino al
+1815 e più in su ancora. Abbiamo le nostre ragioni
+per giustificare questa scappatella; il seguito del
+racconto lo proverà. D’altronde è bene il richiamare
+alla memoria dei nostri giovani le guerre combattute
+dai padri nostri, o per sostenere l’insaziabile
+ambizione di un despota, o per soffogare nel sangue
+le diverse nazionalità che tentavano rizzarsi e riaversi
+al soffio dell’aura provocatrice di libertà che
+spirava nel principio di questo secolo. Confrontate
+quelle guerre con quelle che noi combattemmo in
+questi ultimi anni, e combatteremo fra poco, ci sentiamo
+animati da un giusto orgoglio che ci fa esclamare:
+Le nostre vittorie non costarono lagrime che
+ai nostri nemici.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
+</p>
+
+<p>
+I nostri fratelli che morirono sul campo col grido
+di viva l’Italia, ebbero onorate sepolture; il racconto
+delle madri, pie custodi delle tradizioni, e la stampa,
+più ancora del marmo e del bronzo, renderanno imperituri
+i loro nomi.
+</p>
+
+<p>
+Questo è il premio serbato a chi muore pel bene
+del proprio paese. Che serbi il tempo a coloro che
+sparsero, benchè eroicamente ed in buona fede, il
+loro sangue obbedendo ai capricci del dispotismo,
+l’avete veduto nella morte del capitano Bernardo;
+l’oblio.
+</p>
+
+<p>
+Ora che ci siamo giustificati, ripiglieremo il filo
+del racconto.
+</p>
+
+<p>
+Roberto con passo spigliato e veloce proseguiva
+canterellando il suo cammino. Oltrepassato Bucinigo
+(Buco-iniquo, dicono i cronisti), ad uno svolto della
+strada, vide venirgli incontro, sullo stesso sentiero
+laterale oltre i paracarri della via maestra, un giovine
+contadino, il quale, benchè dimenasse un po’
+troppo le braccia camminando, pure aveva l’aria e
+il portamento d’un soldato. A Roberto quella fisonomia,
+mano mano gli s’approssimava, non pareva nuova:
+</p>
+
+<p>
+— Quella ciera là l’ho veduta altre volte di sicuro!
+diceva fra sè... Ma ora non mi raccapezzo...
+Al modo con cui va, colui dev’esser stato o bersagliere....
+o garibaldino.... Non c’è a dubitarne...» e
+guardava fisso.
+</p>
+
+<p>
+Il contadino intanto s’avanzava celeremente. Egli
+aveva una di quelle fisonomie aperte, sorridenti,
+simpatiche, che pajono dire al prossimo: Vogliami
+bene ch’io te ne vorrò... Portava dietro alle
+spalle un fagotto appeso ad un bastone che teneva
+impugnato come se fosse un fucile e, ad armacollo,
+<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
+un cilindro di latta, di quelli usati dai soldati a custodia
+delle loro carte.
+</p>
+
+<p>
+Anche al contadino la fisonomia di Roberto non
+era nuova.
+</p>
+
+<p>
+— Chi sarà quel giovine? diceva tra sè; l’ho veduto
+di sicuro in qualche altro sito... dove poi,
+indovinalo grillo! Se ne son vedute tante l’anno
+passato delle faccie di giovani!...
+</p>
+
+<p>
+Giunti che furono a pochi passi l’un dell’altro
+s’arrestarono, fissandosi senza dir parola. Il contadino
+sorrise e, trattosi il berretto, ruppe pel primo
+il silenzio.
+</p>
+
+<p>
+— Mi pare... e non mi pare...
+</p>
+
+<p>
+— Perdio! pare anche a me... ma non so... rispose
+Roberto sorridendo anche lui... Tu m’hai
+l’aria di un garibaldino...
+</p>
+
+<p>
+— Lo sono stato difatti... E anche lei...
+</p>
+
+<p>
+— Anch’io sì...
+</p>
+
+<p>
+— Con Medici?
+</p>
+
+<p>
+— No, io era con Bixio.
+</p>
+
+<p>
+— Fa lo stesso... Ah! adesso mi ricordo!... lei è
+quel pittore che, intanto che bolliva il rancio, faceva
+i ritratti agli amici.
+</p>
+
+<p>
+— Precisamente!...
+</p>
+
+<p>
+— Vede lei se ho buona memoria!..
+</p>
+
+<p>
+— Diavolo! è vero...
+</p>
+
+<p>
+— E di me non si ricorda?... M’avrà veduto di
+sicuro... e chi sa quante volte...
+</p>
+
+<p>
+— Sarà benissimo; ma che vuoi! fra tante fisonomie
+si perde la bussola...
+</p>
+
+<p>
+— Mi dica un po’... Ha conosciuto lei l’anno scorso
+certo Federico ***?... Quello che stava sempre sempre
+<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
+insieme al povero Giuliano ****, morto a Brescia,
+dopo l’affare di Treponti<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>.
+</p>
+
+<p>
+— Altro che conoscerlo!... Federico *** è mio amico...
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, io era l’<i>ordinanza</i> del signor Federico...
+cioè intendiamoci! Quando aveva fatto il mio dovere
+come soldato, nè più nè meno degli altri, accudiva
+alle faccende del signor Federico, pulendo gli abiti,
+le armi...
+</p>
+
+<p>
+— Oh! corpo d’un cannone! sclamò Roberto; ora
+mi ricordo...» Così dicendo afferrò la faccia del
+contadino, e fissatolo di bel nuovo esclamò: È proprio
+lui! To’! chi mi avrebbe detto che oggi doveva
+incontrare il nostro Valentino!
+</p>
+
+<p>
+— Vede lei...
+</p>
+
+<p>
+— Eh! al diavolo il <i>lei</i>! Siamo o non siamo...
+</p>
+
+<p>
+— Sia pure... e viva l’Italia!...
+</p>
+
+<p>
+— E si può sapere dove sei diretto?
+</p>
+
+<p>
+— Al mio paese...
+</p>
+
+<p>
+— Ma tu, Valentino, se ben mi ricordo, non sei
+di queste parti, ma del Lago Maggiore...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, son d’Angera... o almeno di lì presso...
+</p>
+
+<p>
+— Come diavolo ti trovo qui nel cuor della
+Brianza?
+</p>
+
+<p>
+— Mi ci ha mandato il signor Federico...
+</p>
+
+<p>
+— A fare?
+</p>
+
+<p>
+— A distribuir lettere.
+</p>
+
+<p>
+— Che! fai il porta-lettere?
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro! Me ne ha date più di trenta; ed io le
+ho ricapitate tutte, in due giorni... Indovina un
+po’ — continuava ridendo Valentino — a chi erano
+dirette quelle lettere...
+</p>
+
+<p>
+— Ma!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Erano dirette a persone di tua conoscenza...
+</p>
+
+<p>
+— Spiegati.
+</p>
+
+<p>
+— Ai nostri compagni d’armi. Capisci ora?
+</p>
+
+<p>
+— Diavolo, diavolo! L’affare si fa serio... Fammi
+un po’ il piacere di spiegarti meglio.
+</p>
+
+<p>
+— Volentieri! Ma sediamci, chè questo star fermo
+su due piedi mi stanca più che il camminare...
+</p>
+
+<p>
+I due giovani s’inoltrarono per un sentieruzzo che
+sboccava sulla strada maestra; poi, entrati in un
+campo, sedettero all’ombra d’un gruppo di salici.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! così si sta meglio!» sclamò Valentino levandosi
+dalle spalle il suo fardelletto e posandoselo
+a canto.
+</p>
+
+<p>
+— Dì su dunque! gli disse Roberto. Di che si
+tratta?
+</p>
+
+<p>
+— Si tratta di una nuova spedizione con Garibaldi...
+</p>
+
+<p>
+— Con Garibaldi!... Infatti, mi ricordo che anche
+a Milano, tempo fa, si parlò di una misteriosa impresa...
+Ma io, in que’ dì, aveva molto a fare, sicchè
+non ci badai più che tanto... Poi la credeva una di
+quelle solite chiacchiere...
+</p>
+
+<p>
+— Altro che chiacchiere! Devi sapere che il signor
+Federico venne appositamente da Brescia a Sesto
+Calende, e si fermò dal signor curato, un prete
+della legge, che è suo amico...
+</p>
+
+<p>
+— Federico ha moglie, vero?
+</p>
+
+<p>
+— Sì e la condusse con lui. La signora Giulia
+rimane a Sesto da don Luigi, intanto che suo marito
+va innanzi e indietro da Sesto a Genova...
+</p>
+
+<p>
+— Ah! è andato a Genova?
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro! per intendersi con Garibaldi e coi capi...
+</p>
+
+<p>
+— E dove è diretta la spedizione?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Non se ne sa nulla; è un mistero. Ma che fa
+a noi il sito? Lo sa Garibaldi, tanto basta...
+</p>
+
+<p>
+— D’accordo. Tu, Valentino, sei della partita?
+</p>
+
+<p>
+— S’intende.
+</p>
+
+<p>
+— E Federico?
+</p>
+
+<p>
+— Il signor Federico partirà più tardi, con un’altra spedizione... Garibaldi vuol che si fermi a Genova
+a raccogliere uomini e denaro... Lui sulle prime
+non voleva saperne; ma infine ha dovuto acconsentire,
+tanto più che don Luigi lo ha persuaso
+di rimanere... La signora Giulia è incinta... è quasi
+a termine... e un giorno o l’altro..., capisci!... La
+poverina, quando ha saputo che suo marito voleva
+partire con Garibaldi, non ha detto parola, ma però...
+la botta l’ha sentita nel cuore... Fatto sta che per
+quanto la si forzasse di parere indifferente e di buon
+umore, si capiva che dentro soffriva soffriva... A
+desinare la mandava giù i bocconi per forza... ogni
+tratto scompariva e ritornava dopo qualche minuto
+colla faccia sorridente, ma cogli occhi rossi... Non la
+si sentiva bene... Insomma, così non la poteva andare,
+ecco! Tanto che io stando in quella casa
+quasi tutto il dì, e aveva sempre sott’occhi quella povera
+creatura...
+</p>
+
+<p>
+— È buona proprio, eh?
+</p>
+
+<p>
+— È un angelo! gridò Valentino con entusiasmo.
+Ti so dire che delle donne come lei non se ne trova
+una in mille... Io insomma aveva fissato di dir quello
+che stava bene al signor Federico... Finchè vado io
+a farmi ammazzare, è in regola; primo è mio dovere,
+poi tranne mio padre, non lascio nessuno
+a questo mondo... Fortunatamente un bel dì, eccoti
+il signor Federico di ritorno colla buona notizia che
+<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
+non partiva così subito... Se tu avessi veduta sua
+moglie in quel momento!... ti avrebbe proprio fatto
+compassione... È diventata smorta smorta, poi rossa
+rossa... Ha fatto per parlare, ma non c’è stato verso...
+si è gettata nelle braccia di suo marito e si è messa
+a piangere per la consolazione... Cosa vuoi! io ho dovuto
+far <i>fronte indietro</i> e via adagio adagio per non
+farmi minchionare, chè, a dirtela, piangeva anch’io...
+</p>
+
+<p>
+— Te lo credo...
+</p>
+
+<p>
+— Dunque il signor Federico resterà a Genova...
+Da quel poco che ho potuto capire, partirà dopo con
+Medici...
+</p>
+
+<p>
+— Allora resterai anche tu...
+</p>
+
+<p>
+— No, no. Io partirò colla prima spedizione, con
+Garibaldi, Bixio, Sirtori, Türr, ecc. ecc. chè son tanti...
+L’ho già detto al signor Federico, il quale m’ha
+risposto che gli incresceva di non avermi con lui,
+ma che alla fin dei conti io era libero di far quello
+che credeva meglio pel bene del mio paese. Io sarò
+dei primi.
+</p>
+
+<p>
+— Sarete in molti...
+</p>
+
+<p>
+— Ma! chi lo sa! Ad ogni modo non oltrepasseremo
+di molto i mille...
+</p>
+
+<p>
+— Pochi, perdio!
+</p>
+
+<p>
+— Che fa il numero quando s’è col <i>generale</i>?
+</p>
+
+<p>
+(Così per antonomasia vien chiamato Garibaldi dai
+suoi militi.)
+</p>
+
+<p>
+— Il generale, vedi! proseguiva Valentino, ha caro
+che i suoi sieno in pochi (purchè buoni) per fare
+certi colpi di mano pei quali è nato vestito... Poi le
+sai anche tu queste cose!...
+</p>
+
+<p>
+— Capisco capisco! Ma dì un po’, che c’entrano
+in questo affare le tante lettere che sei andato seminando
+per la Brianza...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Quelle lettere me le ha date, come t’ho già detto,
+il signor Federico. Venerdì scorso, secondo il solito
+sono venuto a Sesto con mio padre a portarvi del
+pesce. Poi, sbrigate alcune faccende, andai su da don
+Luigi, che passeggiava in giardino col signor Federico.
+Questo, chiamatomi, mi disse: «Arrivi proprio
+in tempo, Valentino. Oggi vado a Genova, e sarò di
+ritorno tra quattro o cinque giorni. Prendi, Valentino,
+queste sono lettere dirette ad alcuni dei nostri compagni
+d’armi... È un invito a radunarsi a Genova...
+tu porterai queste lettere al loro destino... To’, questi
+sono denari pel viaggio. Quando le avrai ricapitate
+tutte, mi raggiungerai a Genova... così non ci sarà
+pericolo che tu abbia a restar indietro...» Eccoti spiegato
+il mistero di quelle lettere... Hai capito ora?
+</p>
+
+<p>
+Valentino, così dicendo, si alzò da sedere, e postosi
+di bel nuovo il fagotto sulle spalle: Caro il mio Roberto,
+disse, io ti saluto... Ripiglio la mia strada;
+mi preme di arrivare a Como a tempo di partire colla
+diligenza, così sarò a Varese stassera, e domattina
+a Sesto.
+</p>
+
+<p>
+Ma Roberto rimaneva a sedere, cogli occhi fissi
+a terra, assorto nei suoi pensieri. Valentino, vedendo
+l’amico rimanere immobile, fermò il passo, e scherzando
+gli diè sulla voce:
+</p>
+
+<p>
+— Ohe! dormi, Roberto?
+</p>
+
+<p>
+Il giovine pittore non rispose; si alzò, scosse la
+terra dalle gambe, e, postosi sottobraccio la sua scatola,
+seguì silenziosamente il compagno, che intanto era
+già uscito sulla strada maestra. Valentino, attesolo, gli
+fece un saluto di commiato; ma Roberto invece
+di contraccambiarlo con un altro, gli si pose al fianco
+dicendo: Andiamo...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Come andiamo! chiese meravigliato il pescatore.
+Ma tu vai di là ed io di qua...
+</p>
+
+<p>
+— Ho mutato parere, gli rispose Roberto, sempre
+cogli occhi bassi, come se non potesse staccarsi
+da un’idea fissa, e che da pochi istanti lo dominava.
+</p>
+
+<p>
+— Hai mutato parere? chiedeva di nuovo Valentino,
+più ancora meravigliato.
+</p>
+
+<p>
+— Ma sì... rispondeva Roberto un po’ stizzito per
+la lotta che in quel punto sosteneva nel suo interno.
+Che ci trovi mo di straordinario? Ho pensato che...
+Infine è affatto inutile che io prosegua per quella
+strada... Ho mutato pensiero.... Voglio tornare a
+Como... in tua compagnia...
+</p>
+
+<p>
+— Dici davvero! Ma bene, benone! Così chiacchiereremo
+e la strada ci sembrerà più corta....
+<i>Marche</i>!...
+</p>
+
+<p>
+Strada facendo Valentino rammentò al camerata la
+campagna dell’anno antecedente, citando tutte le
+particolarità dei fatti di Malnate, di S. Fermo, di
+Treponti, ecc. ecc.; parlò con entusiasmo dell’imminente
+spedizione, della quale per verità nulla sapeva di
+positivo, ma che gli si affacciava come cosa affatto
+nuova e con proporzioni eccezionali, meravigliose.
+Questa volta, diceva egli, c’è di mezzo il mare;
+questo lo so di sicuro. E sai tu, Roberto, che negozio
+sia il mare? Dice chi l’ha veduto, che dei nostri
+laghi (compreso anche il Maggiore, che non è
+chiamato così per nulla) ce ne sta dentro più di
+cinquanta, più di cento... E i bastimenti a vapore?
+In loro confronto i nostri son gusci di nocciuola...
+Ah! che bella cosa dev’essere viaggiare sul mare!...
+Che te ne pare?
+</p>
+
+<p>
+— E tu mi dicevi, usciva a dire Roberto, rispondendo
+<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
+più a sè stesso che al commilitone, che la
+moglie di Federico non s’oppone alla partenza di
+suo marito...
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro!... s’accora per lui questo è vero ed è
+naturale... tanto più che gli vuole tutto il suo bene...
+Ma vuol bene anche all’Italia, quella brava signora!...
+Ella è solita a dire che la libertà non s’ottiene che
+a forza di sacrifizj. Gli uomini, dice lei, devono consacrare
+la vita alla libertà; noi, le affezioni del nostro
+cuore; ciò che alla fin de’ conti torna lo stesso, perchè
+per le donne le affezioni son la vita. Capisci! questo
+si chiama parlare!...
+</p>
+
+<p>
+— E Dalia, pensava intanto tra sè Roberto, sarà
+d’una tempra eguale a quella di Giulia?
+</p>
+
+<p>
+— A che tale confronto?
+</p>
+
+<p>
+Roberto, fino dalle prime parole barattate con Valentino,
+come il cavallo di Giobbe al clangore delle
+trombe, s’era sentito rimescolare il sangue, e più ancora
+lo eccitavano i nomi di Garibaldi, di Bixio, di Medici,
+di Cosenz e di cento altri; nomi che esercitavano
+su lui, come su la gioventù tutta, un fascino irresistibile.
+All’interrogazione che gli veniva dalla coscienza:
+«E tu, giovinotto, perchè non sei della partita?» non
+aveva trovato, colto sul subito alla sprovvista, di
+che rispondere; aveva arrossito, sospirato.... Ma
+non bastava per acchetar la coscienza. E Dalia? che
+dirà la poverina? Quello che Giulia ha detto a suo
+marito? Roberto, che conosceva a fondo la sua amica,
+non lo sperava; egli ripeteva scoraggiato, tra sè, le
+parole di Valentino: «Delle donne come questa non
+se ne trova una in mille.»
+</p>
+
+<p>
+— Supponiamo (diceva a sè stesso), supponiamo
+che io, tornato a Milano e, dica a Dalia: Mia
+<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
+cara, io parto!... Dalia allora (mi par di vederla) mi
+fisserà attonita con que’ suoi occhioni e: Dove vai?
+mi dirà: Vado... con Garibaldi...; dove, non lo so...
+Benissimo, mi risponderà, vengo con te... Ci scommetto
+che la mi risponde così. E allora che si fa!
+Dirle: non voglio, sarebbe inutile, perchè già non mi
+darebbe ascolto. Eccomi in un bell’imbroglio!... Se
+chiedessi un parere a Valentino? Che sa egli di queste
+cose! Queste delicature del cuore non son per lui,
+tagliato com’è alla carlona... Pure... Di’, Valentino,
+chi sa a quanti garibaldini rincrescerà di lasciar l’amorosa,
+eh?
+</p>
+
+<p>
+— Che fa a loro! Qualunque sarà il sito ove ci
+condurrà Garibaldi, ce ne saranno donne, sta tranquillo!...
+</p>
+
+<p>
+— L’ho detto io!...» borbottò fra sè Roberto;
+poi sorridendo a Valentino:
+</p>
+
+<p>
+— E tu l’hai l’amorosa?
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro che l’ho... e bella anche...
+</p>
+
+<p>
+— E non ti rincresce a lasciarla?
+</p>
+
+<p>
+— Non dico di no... Ma, alla fin dei conti, prima
+il mio paese e Garibaldi... dopo, lei.
+</p>
+
+<p>
+— Questa la viene a te!...» disse in cuor suo Roberto
+arrossendo; poi ingolfatosi di bel nuovo nei
+suoi pensieri, non disse parola fino a che giunsero
+presso Como, rispondendo con monosillabi all’instancabile
+loquacità del buon Valentino.
+</p>
+
+<p>
+Arrivati sul promontorio che piglia il nome dalla
+filanda Binda, e dal quale la strada maestra scende
+serpeggiando a Como, sostarono alquanto per pigliar
+lena, e per godere la vista della stupenda
+vallata che spiegavasi dinanzi a loro. Seguivano coll’occhio
+la graziosa curva delle Alpi che, piegando
+<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
+a destra, si dilunga verso il nord a formare la
+sponda orientale del lago; videro, sul dorso boscoso
+di quelle, l’antico convento edificato su d’un’aerea
+balza, a mezzo il sentiero che sale a Brunate,
+e i casolari sparsi qua e là, biancheggianti
+tra gli ulivi e le querce secolari. Il loro sguardo,
+alla svolta delle Alpi, scendeva su Como, sulle sue
+torri, sul lago, sull’amenissimo Borgovico, e di là
+alzavasi sul vetusto Baradello.
+</p>
+
+<p>
+— Guarda lassù! sclamava Roberto, accennando
+colla mano la strada che mette a S. Fermo di gloriosa
+memoria.... Ti ricordi quando scendemmo di
+corsa, là dal ponte Mulinello, addosso agli Austriaci
+di Urban accampati lì al basso nella piazza d’armi?
+</p>
+
+<p>
+— Se mi ricordo! rispondeva Valentino, fissando
+quei luoghi con occhi scintillanti per l’entusiasmo.
+Ah! se avessi tempo!... Vorrei fare una scorserella
+lassù, fino a S. Fermo, a salutare i nostri compagni
+morti in quel giorno... Ma non posso...
+</p>
+
+<p>
+— Salutiamli di qui... Addio De Cristoforis!...
+Addio Cairoli, addio Cartellieri, Pedotti, Battaglia....
+Addio tutti....
+</p>
+
+<p>
+E i due amici, levatisi da sedere, salutarono colle
+mani quei cari estinti; poi, lasciata la strada maestra,
+s’avviarono per un’altra più modesta, ma ancor più
+amena, la quale, scendendo a mancina giù per la valle,
+conduce alla Camerlata.
+</p>
+
+<p>
+Roberto progrediva più veloce del suo compagno,
+il quale, benchè robusto e avvezzo a camminar celere,
+non potè a meno di dirgli sorridendo:
+</p>
+
+<p>
+— Perdio! come corri!
+</p>
+
+<p>
+— Che vuoi! Valentino...» rispose Roberto rallentando
+il passo, la vista di que’ luoghi (e additava i
+<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
+monti dirimpetto) mi risveglia certe memorie che
+mi mettono in cuore una smania di correre, di saltare,
+di gridare, di menar le mani...
+</p>
+
+<p>
+Valentino accolse queste parole con una risata.
+</p>
+
+<p>
+— Ridi finchè vuoi, proseguiva Roberto, ma la è
+così... Mi sento un altr’uomo... Al diavolo i dubbj!...
+Valentino, vengo con te...
+</p>
+
+<p>
+— Dove? chiese l’altro fermandosi meravigliato.
+</p>
+
+<p>
+— Dove!... Prima a Sesto...
+</p>
+
+<p>
+— Dici davvero?
+</p>
+
+<p>
+— Voglio parlare con Federico, e sentire un po’
+da lui come la va questa faccenda... Poi...
+</p>
+
+<p>
+— Poi?
+</p>
+
+<p>
+— Poi... dove ci manderà Garibaldi...
+</p>
+
+<p>
+— Questo si chiama parlare!... Viva l’Italia!» sclamò
+Valentino afferrando la mano del pittore, e squassandogliela
+con forza — Poi, rimessisi a camminare:
+</p>
+
+<p>
+— Lo avrei giurato che la finiva così! — proseguiva
+battendo colla palma sulla spalla dell’amico — Diavolo!
+pensava fra me. Possibile che uno della tua
+tempra, un vecchio soldato, un garibaldino puro
+sangue, abbia a restare a casa mentre i suoi compagni
+corrono a serrarsi intorno al generale!... Bravo
+Roberto!... Dà qui quella tua scatola... voglio portarla
+io fino alla Camerlata...» Così dicendo, tolse
+la scatola dal braccio di Roberto che tentò, ma invano,
+di opporsi, e se la strinse sotto l’ascella.
+</p>
+
+<p>
+In breve sbucarono alla Camerlata. Pochi minuti
+dopo, i due compagni, seduti sul serpe della Diligenza
+s’avviavano verso Varese, onde trovarsi la sera, o
+il dì dopo, a Sesto Calende.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap4">CAPITOLO IV.
+<span class="smaller">Addio!</span></h2>
+</div>
+
+<div class="poem-container">
+<div class="poem inl"><div class="stanza">
+<p class="i01">..... e se dev’essere per sempre,</p>
+<p class="i02"> per sempre addio!</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i10"> <span class="smcap">Byron</span>.</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<p>
+La mattina del giorno seguente, il capitano Federico
+*** passeggiava sotto gli alberi, che in doppia
+fila chiudono la piazza di Angera dal lato del lago,
+e specchiano in esso i loro rami, rivestiti in quei
+dì delle prime foglie primaverili. Tratto tratto fermavasi,
+e guardava il lago verso occidente; poi ripigliava
+il passeggiare impazientito:
+</p>
+
+<p>
+— A che ora arriva il Vapore? chiese ad un barcajolo.
+La stessa interrogazione l’aveva già poco prima
+ripetuta ad altri.
+</p>
+
+<p>
+— Alle dieci. Se intanto il signore vuol spassarsi
+sul lago, lì c’è la mia barca.
+</p>
+
+<p>
+— No, grazie!...» rispose Federico e si tolse di
+là. Poi, cavato l’oriuolo, borbottava istizzito: Ancora
+un’ora... Che eternità!...
+</p>
+
+<p>
+Federico (e il lettore l’avrà indovinato) aspettava
+Valentino, il suo messaggiero. Giunto la sera a
+<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
+Sesto e reduce da Milano, si era portato ad Angera
+per incontrarlo e partir tosto seco lui per Arona e di
+là per Genova.
+</p>
+
+<p>
+— Un’ora!... Ma che fare intanto?...» chiedeva a
+sè stesso Federico, e alzati gli occhi li fermò sulle
+vetuste mura della Rocca d’Angera, che dall’alto
+d’un ripido promontorio domina per largo tratto
+il lago Maggiore. La vista della Rocca, gli fece nascere
+desiderio di salirvi: Di lassù, diceva, vedrò meglio
+se viene questo sospirato battello a vapore.... Intanto
+avrò tempo di dare un’occhiatina a quell’anticaglia.
+</p>
+
+<p>
+Così dicendo, lasciò la piazza, e trovatosi fuori
+del borgo, e ai piedi del promontorio, cominciò a salire,
+sostando tratto tratto a pigliar fiato, e a godere
+della bellissima vista, che aumentava d’amenità e di
+estensione mano mano s’approssimava alla Rocca.
+Giuntovi, sedette sopra uno dei tanti ruderi seminati
+per lo spianato; guardò il lago verso Laveno,
+ma non vedendo traccia alcuna di fumo, rivolse lo
+sguardo sulle amene colline dell’opposta riva, sul
+colossale San Carlo di bronzo che giganteggia dal
+monte a lui consacrato, e sulla piccola città di Arona
+che gli stava schierata di fronte.
+</p>
+
+<p>
+— Vede lei! saltò su a dirgli una vecchia contadina,
+che custodiva un branco di capre brucanti l’erba
+tra le rovine. Una volta questo monte qui era unito
+con quello là in faccia, sull’altra riva del lago...
+</p>
+
+<p>
+— Davvero! sclamò Federico ridendo. E, ditemi un
+po’, sposa<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>, com’è successa questa separazione?
+</p>
+
+<p>
+— Ma! chi lo sa? Dicono sia stato un terremoto...
+<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
+Per me credo che ci sia entrato il diavolo in questa
+faccenda.
+</p>
+
+<p>
+— Il diavolo?..
+</p>
+
+<p>
+— Signor sì, il diavolo... Vede quel pozzo?... lì
+presso lei?» Federico, levatosi si avvicinò al pozzo.
+</p>
+
+<p>
+— La provi a buttarvi dentro una pietra...
+</p>
+
+<p>
+Federico, raccolto un ciottolo, lo lasciò cadere nel
+pozzo.
+</p>
+
+<p>
+— Non si sente il tonfo!... esclamò stupito.
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro! non si sente il tonfo!...» riprese trionfalmente
+la vecchia.
+</p>
+
+<p>
+Federico ripetè più volte l’esperimento, e sempre
+collo stesso esito.
+</p>
+
+<p>
+— Ma dove va a finire questo pozzo?
+</p>
+
+<p>
+— Dicono giù nel lago... Ma mia madre mi assicurava
+che quel pozzo va dritto...
+</p>
+
+<p>
+— Dove?
+</p>
+
+<p>
+— A casa del diavolo!...» conchiuse la vecchia
+con voce bassa, e facendo il segno della croce.
+</p>
+
+<p>
+Federico proruppe in una sonora risata, e la vecchia
+brontolando e crollando il capo s’allontanò di là,
+scendendo la china, seguita dalle sue capre.
+</p>
+
+<p>
+La vecchia non aveva fatto che ripetere una tradizione
+tuttora in voga da quelle parti.
+</p>
+
+<p>
+Federico, data un’altra occhiatina al lago, entrò
+nella Rocca. Noi non ve lo seguiremo, perchè allora
+saremmo costretti a descriverla minutamente, ciò che
+di certo annojerebbe il lettore, e ci svierebbe oltre
+ogni discrezione dal nostro còmpito. Però dal dirne
+troppo al dirne nulla, ci corre.
+</p>
+
+<p>
+Ci permettiamo di narrare a chi nol sapesse (intanto
+che arriva quel benedetto piroscafo con Valentino),
+che Angera (sempre secondo la tradizione)
+<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
+venne fondata da un certo Anglo, compagno di Enea
+(nientemeno!), e scampato secolui dall’incendio di
+Troja. In seguito fu stazione romana, come lo fu il
+vicino Laveno. (Da <i>Titus Labienus</i>, uffiziale di Giulio
+Cesare; dicono, ve’!)
+</p>
+
+<p>
+Ataulfo, nella sua qualità di re dei Goti, rovinò
+Angora nel V secolo; ma di poi i Longobardi la
+riedificarono aggiungendovi la Rocca. Nel medio-evo
+ebbe i suoi conti, il cui dominio estendevasi fino al
+San Gottardo, tanto che formava un piccolo regno.
+</p>
+
+<p>
+L’Imperatore Ottone I diede questa contea in feudo
+agli arcivescovi di Milano. Ottone Visconti vi ristaurò
+il castello che, secondo i cronisti, era a que’ tempi
+magnifico e fortissimo edifizio, e di cui scorgonsi
+tuttavia gli avanzi. In una gran sala a pian terreno
+si vedono dei dipinti rappresentanti le gesta di Ottone
+Visconti e la battaglia di Desio (1277). Gian Galeazzo
+duca di Milano, decretò, che il titolo di duca d’Angera
+fosse per sempre portato dai primogeniti dei Visconti.
+Di poi Filippo Maria Visconti cedette Angera in feudo
+ai Borromei.
+</p>
+
+<p>
+In Angera, e specialmente nella piazza parrocchiale
+trovansi avanzi di antichità. Quando nel secolo XI
+(è il Giulini che parla), i preti ammogliati s’accapigliarono
+coi preti celibatarj, Arialdo Alciati di Cucciago,
+partigiano de’ secondi, fuggendo l’ira di Guidone
+arcivescovo di Milano, e probabilmente anche
+dalle ugne delle inviperite donne milanesi, si rifugiò
+sul territorio di Angera. Arrestato di poi, venne condotto
+a Milano, ove la contessa Oliva, nipote dell’arcivescovo,
+(vedete se c’entrano le donne!) lo
+consegnò a certi satelliti, i quali lo trascinarono fino
+alla riva del lago Maggiore, ove lo fecero barbaramente
+<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
+morire. Bell’argomento per un romanzo, se il
+pubblico, e quindi anche gli editori, oramai non
+avessero voltate le spalle ai romanzi che trattano
+di storia antica.
+</p>
+
+<p>
+Roberto, uscito dalla Rocca, vide che il battello
+contrassegnato da una banderuola e destinato a recarsi
+a mezzo il lago onde ricevere dal piroscafo i
+passeggeri avviati ad Angera, era giunto al solito
+punto d’aspetto. Alzati gli occhi verso occidente, scorse
+il piroscafo che s’avanzava celeremente, lasciando
+dietro di sè una lunga e negra colonna di fumo:
+</p>
+
+<p>
+— Finalmente! esclamò Federico, e a passo celere
+scese dal promontorio, dirigendosi verso la riva del lago.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Appena Federico si fu partito, s’aprì una macchia
+di castagni che sorgeva tra i ruderi della Rocca;
+apparvero due mani che scostarono i rami, e subito
+dopo s’affacciò il fresco e paffuto viso d’una
+villanella, che alla sua volta appuntò verso il piroscafo
+i suoi occhioni, azzurri come l’aqua del lago.
+</p>
+
+<p>
+Il volto della giovinetta, fiorì d’un subito rossore e
+balenò d’un sorriso. L’amore ha la vista lunga, e
+Rosa aveva saputo discernere tra i diversi passeggeri,
+aggruppati sul ponte del piroscafo, un giovane di
+statura alta e spigliata, il quale portava su d’una
+spalla, appeso ad un bastone, un fardelletto a scacchi
+rossi e bianchi...
+</p>
+
+<p>
+Come vedete Federico non era il solo che aspettasse
+Valentino.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Poco dopo Federico e Roberto, chiusi in una camera
+dell’albergo di San Carlo (non è nostra colpa
+se il Borromeo è trascelto di preferenza dagli osti
+<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
+per figurare sulle insegne delle loro osterie), si riabbracciavano
+con maggior effusione, chè al primo
+incontro, erano stati trattenuti dall’importuna curiosità
+della folla, solita ad attendere sulla riva quelli
+che sbarcano dal piroscafo.
+</p>
+
+<p>
+Mentre Federico e Roberto si intrattenevano interrogandosi
+a vicenda, Valentino cavava di tasca
+le risposte alle lettere che gli erano state affidate
+dal capitano.
+</p>
+
+<p>
+Ordinatele come meglio seppe, le consegnò a Federico,
+il quale, mano mano le apriva, annotava su
+d’un libriccino i nomi con cui erano firmate. Finito
+che ebbe, esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Ah! che brava gente!... Nessuno mi dice di no...
+tranne uno che è malato... Bene, benissimo!... E tu
+mi dicevi, o Roberto, che a Varese....
+</p>
+
+<p>
+— A Varese, Cattaneo sta radunando una compagnia
+che condurrà egli stesso a Genova....
+</p>
+
+<p>
+— E così fa Setti, e molti altri de’ nostri amici ufficiali....
+Nobile terra che è la Lombardia!... E tu
+Roberto...
+</p>
+
+<p>
+— Io?... Vorrei parlarti prima...
+</p>
+
+<p>
+— Ora sono da te. Valentino?
+</p>
+
+<p>
+— Son qua.
+</p>
+
+<p>
+— Ti avverto che si parte per Genova dopo pranzo
+alle quattro...
+</p>
+
+<p>
+— Per me sono pronto... Intanto, se lei non ha
+nulla in contrario, vado a salutar mio padre... e....
+i parenti...
+</p>
+
+<p>
+— È più che giusto, diavolo! Va pure... verrai
+qui a desinare n’è vero, Valentino?
+</p>
+
+<p>
+— No, grazie! Voglio mangiare un boccone con
+mio padre... Può esser l’ultimo... Ella mi capisce.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
+</p>
+
+<p>
+— A rivederci dunque...
+</p>
+
+<p>
+— A rivederci!... Addio Valentino...
+</p>
+
+<p>
+Partito che fu, Federico si rivolse a Roberto dicendogli:
+</p>
+
+<p>
+— Ora sono con te.
+</p>
+
+<p>
+— Dimmi un po’, Federico, di che si tratta?...
+Questa nuova spedizione di Garibaldi, dov’è diretta?...
+Tu forse lo saprai...
+</p>
+
+<p>
+— Ne so meno di te.
+</p>
+
+<p>
+— Davvero?
+</p>
+
+<p>
+— Sull’onor mio...» rispose Federico ponendosi
+una mano sul cuore. Garibaldi ripete le parole di
+Cristo: Chi ha fede mi segua... E noi lo seguiremo...
+Che ne dici eh!
+</p>
+
+<p>
+— Dico... dico... che voglio partire anch’io!... Mi
+sono deciso adesso...
+</p>
+
+<p>
+— Adesso?... Ma non sei venuto qui per questo?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, e no a dirtela schietta... Tentennava un pochino...
+</p>
+
+<p>
+— Come, come? Un garibaldino di vecchia data
+ha da tentennare, quando il generale innalza il suo
+grido di guerra?
+</p>
+
+<p>
+— Che vuoi!... Ho una relazione... un’amorosa...
+e... lasciarla... mi capisci! Non per me chè son uomo...
+ma lei... ne soffrirà e quanto!
+</p>
+
+<p>
+— E io non ho forse più che un’amorosa, non
+ho una moglie?... Eppure partirò? E tanti altri nostri
+amici non fanno sacrificio delle loro affezioni?...
+Lui stesso il generale, non sagrificò alla causa italiana
+la diletta compagna de’ suoi giorni, non lascia
+ora di bel nuovo parte della sua famiglia per darsi
+tutto tutto all’Italia...
+</p>
+
+<p>
+— Zitto, zitto per carità... — sclamò Roberto arrossendo — Non
+<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
+parliamone più... Eccomi!... quando
+si parte?
+</p>
+
+<p>
+— Vuoi esser de’ primi?
+</p>
+
+<p>
+— S’intende.
+</p>
+
+<p>
+— Allora partirai con me oggi alle quattro. Domattina
+saremo a Genova....
+</p>
+
+<p>
+— E poi?
+</p>
+
+<p>
+— E poi vi imbarcherete quando... lo dirà il generale...
+Egli può dar l’ordine anche domani... Chi
+lo sa? Quanto alla tua bella (chè alla fine son un
+uomo anch’io, e so cosa è voler bene a qualcuno)
+le potrai scrivere...
+</p>
+
+<p>
+— Bellissima idea!... Scriverle... e dirle che al
+momento in cui ella leggerà la lettera, io sarò già in
+alto mare.... Se non le scrivo così la vien dritta
+dritta a Genova e allora... son fritto. Voglio scriverle
+subito...
+</p>
+
+<p>
+— No, aspetta fino a domattina... Le scriverai da
+Genova, così la lettera porterà il timbro della posta
+di quella città... ed essa allora ti crederà già partito...
+</p>
+
+<p>
+— Farò come tu dici. Le scriverò da Genova;
+rispose Roberto, a cui quel ripiego aveva levato un
+peso dal cuore.
+</p>
+
+<p>
+Pochi minuti prima che scoccassero le quattro,
+una barca staccatasi dalla riva di Angera, spinta da
+quattro robuste braccia dirigevasi, attraversando il
+lago, verso Arona, che sorge dirimpetto sulla opposta
+sponda. A prora sedevano Federico e Roberto, che
+silenziosi salutavano collo sguardo la riva lombarda.
+Valentino e suo padre, in piedi a poppa, l’uno
+avanti l’altro, vogavano facendo un passo innanzi
+ogniqualvolta tuffavano i remi nel lago, e uno indietro
+quando li traevano fuori, secondo il costume de’
+<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
+barcajoli del lago Maggiore. Il vecchio, curvo sui
+remi, teneva fissi gli sguardi sul suolo della barca,
+assorto nel doloroso pensiero di doversi separare dal
+suo figliuolo, e forse per sempre. Valentino, tratto
+tratto guardava all’indietro, e fissava la Rocca, dal
+cui fondo bruniccio spiccava la forma di una villanella
+ritta su di un macigno.
+</p>
+
+<p>
+La comitiva sbarcò ad Arona poco prima che il
+convoglio partisse per Genova. Valentino, prima
+di separarsi da suo padre, gli parlò sommessamente
+alzando gli occhi di quando in quando sulla Rocca.
+Poi, baciata la veneranda canizie del vecchio, con
+voce accorata gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Addio... o meglio a rivederci presto.
+</p>
+
+<p>
+— Che il Signore ti guardi, il mio Valentino!... e
+faccia ch’io ti abbia a vedere ancora una volta prima
+di morire. Li saluto, i miei signori! — proseguì volgendosi
+a Federico ed a Roberto — Raccomando a
+loro il mio figliuolo... che spero si farà onore come
+l’altra volta. Mi salutino Garibaldi...» proseguiva il
+buon uomo...
+</p>
+
+<p>
+— Lo saluteremo, risposero sorridendo i due giovani.
+</p>
+
+<p>
+— E gli dicano che io, pover uomo come sono,
+non ho nulla a offrirgli.... all’infuori del mio Valentino...,
+ma che questo glielo do di tutto cuore... Ancora
+una volta... li saluto... Dio vi protegga, tutti i miei
+cari giovani!..
+</p>
+
+<p>
+Poco dopo la locomotiva, fischiando e sbuffando,
+partiva alla volta di Genova.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap5">CAPITOLO V.
+<span class="smaller">Dalia e Rosa.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="poem-container">
+<div class="poem inl"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Ton sein, neige moulée en globe,</p>
+<p class="i01">Avec tes camélias blancs</p>
+<p class="i01">Et le blanc satin de ta robe</p>
+<p class="i01">Soutient des combats insolents.</p>
+<p class="i01">Dans ces grandes batailles blanches</p>
+<p class="i01">Satin et fleurs ont le dessous,</p>
+<p class="i01">Et sans demander leur revanches</p>
+<p class="i01">Jaunissent comme de jaloux.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i06"> <span class="smcap">Théophile Gautier</span>.</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<p>
+N’è vero che questa poesia è tanto barocca, che il
+secentista il più strampalato si svellerebbe la barba
+dal dispetto di non averla scritta lui? Eppure l’ho
+trascelta e appiccicata colassù a bello studio, perchè
+mi ajutasse ad imprimervi in mente l’idea che Dalia,
+<i>satin</i> a parte, era d’una bianchezza veramente straordinaria.
+</p>
+
+<p>
+In lingua succede delle figure come delle monete;
+a forza d’esser usate sbiadiscono, sicchè a lungo
+andare un’iperbole, a mo’ d’esempio, che sulle prime
+avrebbe sbigottito un orientale, smussata dall’abitudine,
+sdrucciola via senza che uno se n’accorga. Se
+mi fossi limitato a dirvi:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
+</p>
+
+<p>
+Dalia era bianca come la neve appena appena fioccata,
+o come il latte, o come un giglio, voi lettori,
+voltata la pagina, l’avreste subito dimenticato;
+adesso mo’, coll’ajuto del poeta Gautier, l’idea è improntata
+e, volere o non volere, non è possibile dimenticarla
+per un pezzo.
+</p>
+
+<p>
+Dalia era snella, e aggraziata della persona. Lungo
+i lati del viso della giovinetta, scendeva divisa sul
+fronte, una folta e soffice capigliatura del più bel
+castano dorato. Le sopraciglia, più oscure dei capelli,
+le ombravano gli occhi cilestri, grandi e d’una guardatura
+soave e gaja ad un tempo.
+</p>
+
+<p>
+Era una domenica, giorno in cui Dalia, mattiniera
+per abitudine, era salita a pulire diligentemente il suo
+appartamento, come ella soleva dire scherzando, e che
+consisteva in una sola camera al quarto piano, inondata
+nei dì sereni da un torrente di luce, da mane a
+sera; aerata, monda, e spirante buon umore. Scarso,
+modestissimo era il mobigliare della camera, ma lucente,
+terso come un specchio. Le pareti erano tappezzate
+di tele e cartoncini, su cui il pennello di Roberto
+aveva sbozzate scene campestri, alberi, rupi, casolari.
+Queste tele non avevano l’onor della cornice, tranne
+quelle rappresentanti: Garibaldi, il re galantuomo,
+e il ritratto di Dalia, lavoro, come facilmente immaginerete,
+de l’amico, e che non era al certo un capo
+d’opera; ciò che Dalia diceva schiettamente a quanti
+volevano saperlo, e che veniva confermato anche
+dallo stesso autore, il quale confessava non essere il
+ritrattare farina del suo sacco.
+</p>
+
+<p>
+La camera di Roberto era sullo stesso pianerottolo
+di quella della ragazza, sicchè i due usci distavano
+pochi passi. I nostri giovani, per isfuggire i pettegolezzi
+<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
+del vicinato, avevano pattuito di viver separati:
+tuttavia certe pipe di gesso, qualche solino di camicia,
+un pajo di stivali, e qualche altra coserella
+che trovavasi qua e là sulla tavola e sulle sedie nella
+camera di Dalia, mostravano che i patti non venivano
+scrupolosamente mantenuti.
+</p>
+
+<p>
+Ciò che veniva confermato dal vedere anche nella
+camera di Roberto un enorme pomo-d’oro di lana, lucente
+di capocchie di spille, una cuffietta da notte allacciata
+all’elsa di un fioretto appeso al muro, e qualche
+altro oggetto di solito appartenente alle figlie di Eva,
+cioè un agorajo ed un gomitolo di refe dimenticati
+sul lettuccio del giovane; su quel lettuccio ove, come
+dicemmo altre volte, Roberto passava di molte ore
+coricato, seguendo mestamente collo sguardo le nuvolette
+erranti pel firmamento<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Già da qualche dì Dalia aveva perduto il suo
+solito buon umore. Durante i primi giorni dell’assenza
+di Roberto (assenza ch’ella stessa aveva approvata),
+la giovinetta si era rassegnata, pensando al bene
+che quel breve pellegrinaggio artistico avrebbe recato
+al suo amico: Finchè Roberto sta a Milano
+(ripeteva a sè stessa nelle lunghe ore che passava
+curva sul lavoro), non fa niente di bene.... È un
+caro giovane, ha un cuore d’angelo, ma la testa....
+Santo Iddio! non si sa mai dove l’abbia la testa....
+Eccolo! mi par di vederlo (e alzava gli occhi come
+se Roberto fosse lì) sedere dinanzi ad una tela, scombiccherarla
+di carbone... poi alzarsi, gironzare per la
+stanza, zuffolare, accendere un mociccone di sigaro,
+<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
+buttarlo via;... poi sedere di nuovo, cancellare
+tutto quanto ha fatto... tirar giù altri quattro
+scarabocchi.... alzarsi.... correre da me.... farmi un
+bacio (arrossiva sorridendo)... poi cantarellare...
+pigliare un pennello, buttarlo via... e non conchiudere
+mai un bel niente! E intanto miseria e sempre
+miseria!... Per me poco importa... ci sono avvezza;
+ma lui... sì giovane, buono tanto, vederlo lì a sprecare
+il tempo a quel modo, mentre potrebbe studiare,
+e farsi onore.... Lui ripete che non ci sono
+commissioni... È vero, ma non l’andrà poi sempre
+così... I tempi muteranno e allora... Ma, e intanto perchè
+non seguita a scrivermi ogni due giorni come
+mi aveva giurato e spergiurato prima di partire?...»
+</p>
+
+<p>
+Non sappiamo perchè, ma è un fatto che le lettere
+arrivano di preferenza alla domenica. Dalia in quel
+giorno, mentre ripuliva i mobili, ripeteva il solito
+soliloquio, aggiungendovi parole di dispetto, di dolore
+e di amarezza, chè il continuo ed inesplicabile
+silenzio di Roberto le aveva fatto serpeggiare nella
+mente tristi pensieri e angosciose apprensioni ch’ella,
+come è solito stile degli innamorati, pareva si compiacesse
+di rendere ancora più tetri ed acri colla
+gelosia.
+</p>
+
+<p>
+E se Roberto fosse malato? A questa domanda ella
+rispondeva con un sogghigno ironico: Lui malato?...
+Oh!... Lo fosse anche, sarebbe una ragion di più per
+scrivermi — Che abbia perdute le mani!...
+</p>
+
+<p>
+Mentre Dalia andava rodendosi a questo modo,
+ode picchiar all’uscio; apertolo, si vide innanzi il
+portalettere...
+</p>
+
+<p>
+— Finalmente! gridò Dalia, conosciuta che ebbe
+la scrittura, vediamo un po’ cosa scrive per giustificarsi
+il signorino!...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
+</p>
+
+<p>
+Spiegazzata la lettera, s’avvicinò, più per abitudine
+che per bisogno, alla finestra, e cominciò a decifrare
+la scrittura di Roberto, la quale era ben lungi dall’essere
+un modello di calligrafia. Lette le prime righe,
+Dalia dovette ricominciare da capo, perchè non aveva
+capito niente... Poi, con un gomito levata la polvere
+dalla lettera, rilesse per la terza volta le prime righe,
+ma invano.
+</p>
+
+<p>
+— Stimo bravo chi lo capisce!» esclamò Dalia
+guardandosi intorno come parlasse a qualcuno. Poi,
+trascinata una scranna presso la finestra, sedette e
+incominciò per la quarta volta a leggere: <i>Carissima</i>...
+Questo lo capisco. <i>Genova 14 aprile</i>... Genova? Mi
+scrive da Genova? Chi mi spiega questo imbroglio?
+Roberto a Genova! Ma a che fare di grazia! Così
+improvisamente, senza prevenirmi.... Basta! tiriamo
+innanzi: <i>Al ricevere di questa mia io sarò già in alto
+mare</i>.... In mare... lui? Oh! Vergine santissima! Ma
+dov’è diretto?... perchè?... Dov’è questo mare?...
+e alla poverina si empirono gli occhi di lagrime....
+e il foglio le tremava nelle mani.... Ricompostasi,
+continuò: <i>Appena arrivato al mio destino ti scriverò
+lungamente.... Allora saprai tutto... ora non posso dirti
+altro, per la semplice ragione che anch’io non ne so
+nulla... Non accorarti per me... Io sto benone... Presto
+saremo novamente insieme per non separarci mai più.
+Addio, mia cara; pensa sempre a me, e sta allegra.
+Garibaldi è con noi, e tanto basta. Addio, di nuovo. Il
+tuo Roberto ***</i>.
+</p>
+
+<p>
+Dalia, lasciatasi cadere la lettera in grembo, stette
+alquanto cogli occhi fissi alla finestra, sentendosi
+incapace in quel momento di coordinare le idee che
+le ronzavano entro il cervello. «come uno sciame
+<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
+di api intorno ad un paniere di fiori». Poi, sedatosi
+a poco a poco quel tumulto, ripigliò la lettera,
+e giunta coll’occhio là dove diceva: <i>Garibaldi è con
+noi</i>, sentissi sollevare un peso dal cuore, tanto è
+potente il fascino di quel nome, tanto è illimitata la
+confidenza che il popolo ha in lui, perchè sa che tutto
+ciò che emana da Garibaldi è grande, è buono, è
+generoso.
+</p>
+
+<p>
+— Sia fatta la volontà di Dio! esclamò Dalia, levandosi
+composta a rassegnata mestizia; un’altra
+lettera mi spiegherà meglio di questa... Ma già, doveva
+immaginarmi che Roberto non sarebbe rimasto
+a casa colle mani in mano, mentre i suoi amici, i
+suoi compagni garibaldini... Almeno me lo restituissero
+il mio Roberto!... E se... Ah! mio Dio! che
+brutti pensieri mi vengono per la mente... Benedetto
+giovine!... Partire così d’improvviso... senza biancheria,
+senza... Ma forse è per il meglio... Se fosse
+venuto a salutarmi... avrei cercato di dissuaderlo, e
+di trattenerlo... E avrei fatto male. Per noi donne
+l’amore è tutto, ma per gli uomini... Ah! quando
+finiranno questi garbugli? Quando potremo vivere
+in pace... senza tremare dì e notte pei nostri cari?...
+Ma Garibaldi sa quello che fa... Dio lo assista!...
+Io intanto... aspetterò.» Un lungo sospiro pose fine
+alle parole di Dalia.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+E la povera Rosa, la villanella d’Angera?
+</p>
+
+<p>
+Rosa, dall’alto d’un rudero che giace (chi sa da
+quanti secoli!) sul promontorio della Rocca d’Angera,
+aveva seguita lungamente collo sguardo la barchetta,
+fino a che fu sparita tra i cupi muraglioni del porto
+d’Arona.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
+</p>
+
+<p>
+La giovinetta stavasene ritta, immobile, col capo
+leggermente inclinato su d’una spalla, colle mani
+penzoloni lungo il grembo, e chiuse una e nell’altra.
+La brezza vespertina le sollevava una ciocca di capelli
+sfuggita al pettine d’ottone che raccoglieva
+alla nuca le trecce voluminose, e le agitava, dietro gli
+omeri, le punte di un fazzoletto di seta amaranto, che
+spiccava incrocicchiato sul candido corsetto, il quale
+era sormontato a’ fianchi da una gonnella azzurra di
+cotone, cosparsa di minutissime stellette bianche.
+</p>
+
+<p>
+Il lago rifletteva il burrone, che nereggiava in quello
+come un cono capovolto, sul cui apice, in fondo
+in fondo, oscillavano due punti, uno rosso, l’altro
+bianco.
+</p>
+
+<p>
+Sparita la barca, la giovinetta si riscosse come se
+svegliata d’improvviso; guardò intorno, sul lago, pei
+monti; vide a destra lampeggiare fra i nuvoli immoti
+e rubicondi, i raggi del sole cadente; poi raccolse
+gli sguardi sui ruderi che la circondavano...
+Allora lasciò cadere la testa sul petto, e copertosi il
+viso colle palme, proruppe in lagrime dirotte.
+</p>
+
+<p>
+Quando Valentino, camminando con Roberto, s’era
+lasciato uscir di bocca, che delle donne ne avrebbe
+trovato ovunque, in compenso dell’amorosa che lasciava,
+aveva ceduto ad un certo spirito di spavalderia,
+comune ai giovani, i quali, col farsi credere indifferenti
+alla passione d’amore, si lusingano di
+parere begli spiriti, e uomini di mondo rotti nelle
+avventure galanti. Il fatto è che Valentino, malgrado
+quella gradassata, amava passionatamente la sua
+Rosa, che lo contraccambiava colla tenerezza ardente
+ed ingenua d’un cuore che per la prima volta s’ammala
+d’amore.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
+</p>
+
+<p>
+Valentino (l’avete veduto), penava a staccarsi da
+lei; vogando, ad ogni tratto aveva rivolta la testa,
+fissando quel fazzoletto spiccante a mo’ di una croce
+rossa su d’un campo bianco; poi sospirando aveva
+ripigliato il remeggio. Ma quando, scesi a terra, Valentino
+dovette seguire Federico e Roberto che entravano
+in città, allora, rivolto un ultimo sguardo
+alla Rocca d’Angera e risalutata in suo cuore la Rosa,
+non aveva potuto trattenere due grosse lagrime
+che gli erano gocciate dagli occhi malgrado i suoi
+sforzi per ricacciarle indietro.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Rosa, sfogato colle lagrime quel primo impeto di
+dolore, e asciugatele con una manica, guardossi
+intorno; vistasi soletta, gettò colle mani un bacio
+d’addio al suo diletto, e si tolse di là.
+</p>
+
+<p>
+Poche ore dopo la luna specchiavasi nelle aque
+tremule del lago. L’allèa della piazza d’Angera, era
+deserta; tutto era silenzio e quiete all’intorno. Solo
+un punto nero movevasi sul lago, facendosi sempre
+più distinto, mano mano s’avvicinava alla riva lombarda.
+Poi si udì il tonfo misurato di due remi. Era
+Martin-pescatore<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>, il padre di Valentino, che ritornava
+da Arona dopo d’aver veduto i suoi giovani (così egli
+li chiamava) partire sulla ferrovia alla volta di Genova.
+La barca si fermò urtando nelle ghiaje della
+riva. Martino, recatisi i remi in ispalla, stava ponendo
+il piede fuor della barca, quando si vide innanzi
+una ragazza, la quale mestamente sorridendo,
+gli stese una mano.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! Rosa...» sclamò il vecchio, e posta una
+<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
+mano sulla spalla della giovinetta, saltò sulla riva.
+Mi aspettavi eh... la mia Rosa?
+</p>
+
+<p>
+Rosa accennò di sì col capo; poi fissò gli occhi
+in quelli del vecchio, il quale, intesa quella muta
+interrogazione, rispose:
+</p>
+
+<p>
+— E così... i nostri giovani se ne sono andati...
+Dio li accompagni!
+</p>
+
+<p>
+Rosa, giunte le mani, alzò gli occhi al cielo, sclamando:
+</p>
+
+<p>
+— Che la Madonna li protegga!
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro che li proteggerà... Non vuoi? Poveri
+giovani! se non l’hanno loro la protezione della Madonna,
+chi l’ha da avere?..
+</p>
+
+<p>
+— E... dite... non avete potuto sapere niente di
+nuovo?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, vorranno giusto dirle a me queste cose!...
+</p>
+
+<p>
+— Non dico questo... ma credeva che una volta
+ad Arona il signor Federico...
+</p>
+
+<p>
+— Il signor Federico sa quello che fa. Se tace è
+segno che va fatto così... Non siamo al quarantotto
+vedi!... quando bastava che un generale movesse una
+gamba perchè tutti lo strombettassero, anche a chi
+non lo voleva sapere...; cominciando da que’ chiacchieroni
+che scrivono sui giornali... Saltavan su tutti
+in una volta in coro... To’! parevano le rane lì giù
+nel padule nel mese d’agosto... E intanto i Tedeschi
+a ridere... Ma adesso hanno imparato a far le cose
+a dovere... Ma, Rosa, tu piangi?
+</p>
+
+<p>
+— Cosa volete!... è tutt’oggi che ho qui un
+gruppo...
+</p>
+
+<p>
+— Animo, animo!... Che diavolo! Se Valentino lo
+sapesse, ti sgriderebbe...
+</p>
+
+<p>
+— Vi ha detto qualche cosa per me...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
+</p>
+
+<p>
+— M’ha detto... m’ha detto... di tenerti allegra...:
+rispose Martino permettendosi una bugia a fin di
+bene.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! sì allegra... E, ditemi, quando avremo notizie
+di... di quei giovani?
+</p>
+
+<p>
+— Presto, non ne dubitare... Ma va a casa chè
+è tardi... Addio: vienmi a trovare... discorreremo
+di lui...
+</p>
+
+<p>
+— Ah! se verrò!...
+</p>
+
+<p>
+Cosi dicendo si separarono.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap6">CAPITOLO VI.
+<span class="smaller">Una spia.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="poem-container">
+<div class="poem inl"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Un monaco calò, siccome un corvo</p>
+<p class="i01">A cui nel ciel per lungo tratto arrivi</p>
+<p class="i01">Aura maligna d’insepolti morti.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i04"> <span class="smcap">Nicolini</span>, <i>Arnaldo da Brescia</i>.</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<p>
+Era la notte del 3 aprile 1860. I cittadini di Palermo
+tornavano dal passeggio lungo la marina alle
+loro dimore; già chiuse erano le botteghe e le vie
+silenziose; altro non s’udiva che il fracasso delle
+onde che si spezzavano contro la spiaggia, sollevate
+da un vento gagliardo che aveva cacciate le nuvole
+dal firmamento scintillante di stelle.
+</p>
+
+<p>
+Da una porticina incassata tra gli alti muraglioni
+su cui sorge il convento della Gangia, uscì pian piano
+un frate. Fatti alcuni passi si fermò, spingendo sospettosamente
+lo sguardo lungo la via, e negli angoli
+più bui; poi, assicuratosi che nessuno l’aveva veduto
+uscire, si tirò il cappuccio sul volto; indi cacciò la
+destra nella manica dell’altro braccio e impugnò,
+<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
+senza trarlo fuori, uno stiletto che portava sempre
+con sè. Coll’altra mano si strinse il cappuccio intorno
+la faccia, e dato di nuovo uno sguardo in
+giro, scese con passo sicuro e veloce la china ciottolosa
+che dal convento guida alla sottoposta città.
+</p>
+
+<p>
+Giuntovi, si cacciò per certe vie tortuose e oscure
+fino a che fu dinanzi ad una porticina che s’apriva
+dietro il palazzo della polizia. Per questa porticina
+entravano a tutte l’ore le spie del famigerato Maniscalco.
+</p>
+
+<p>
+— C’è sua Sua Eccellenza il signor direttore? chiese
+con voce bassa il frate ad un birro seduto presso la
+porticina.
+</p>
+
+<p>
+— C’è.
+</p>
+
+<p>
+— Vorrei parlarle...
+</p>
+
+<p>
+— Il vostro nome, padre?... rispose il birro, spingendo
+i suoi sguardi di lupo entro le oscure pieghe
+del cappuccio per iscoprire i lineamenti del frate.
+</p>
+
+<p>
+— Ditegli che sono un frate della Gancia...
+</p>
+
+<p>
+— Il nome, padre, il nome...; senza di esso Sua
+Eccellenza non riceve... a quest’ora... Avrete almeno
+qualche contrassegno?
+</p>
+
+<p>
+— No...
+</p>
+
+<p>
+— Allora...
+</p>
+
+<p>
+— Allora ditegli che è qui fra <b>Michele da Sant’Antonino</b>.
+</p>
+
+<p>
+— Benissimo, rispose il birro, ed entrato in palazzo,
+salì alle stanze superiori a far l’imbasciata. Il
+frate, entrato esso pure (chè non amava farsi scorgere
+in quella via), si fermò in un cortiletto ad aspettare
+il ritorno del birro.
+</p>
+
+<p>
+Poco dopo un altro birro (pareva d’un grado superiore
+al primo) scese le scale, e avvicinatosi rispettosamente
+al frate, gli disse inchinandolo:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Sua Eccellenza attende il padre...
+</p>
+
+<p>
+— È solo il signor direttore?... chiese fra Michele,
+avviandosi col poliziotto.
+</p>
+
+<p>
+— Non so» rispose il birro, e mosse innanzi il
+primo.
+</p>
+
+<p>
+Mentre il frate e lo sgherro salgono le scale, noi
+sbozzeremo le biografie delle Loro Eccellenze il
+signor direttore di polizia Maniscalco, e del signor
+generale Salzano.
+</p>
+
+<p>
+Oltre Fra diavolo, nell’estate del 1799, altri capiscuola
+del sanfedismo misero a ferro e a fuoco il
+reame di Napoli, formando allievi e proseliti tanto
+che, forniti i tafferugli, i Borboni di Napoli trovarono
+pronti ai loro cenni un vivajo di poliziotti.
+</p>
+
+<p>
+I Borboni, in allora erano fuggiti per mera pusillanimità,
+benchè integri di forza e di tesoro, abbandonando
+moltissimi de’ loro fedeli, intorno ai
+quali mano mano aggrupparonsi i malcontenti. I
+baroni, fidando in una vicina riscossa, avversi ai
+Francesi e al nuovo Stato e non lo temendo, avevano
+radunati i loro vecchi armigeri e i soldati regj congedati,
+e alla spicciolata avevano combattuto, assassinato,
+e rinnovati fatti esecrandi.
+</p>
+
+<p>
+Negli Abruzzi, Pronio e Rodio, davano la caccia
+ai Francesi; in Calabria uno Sciarpa, in Terra di Lavoro
+Fra Diavolo, altri altrove, si dilettavano di assassinj
+e fino di mangiar carne umana. Certo Mammone,
+mugnajo, ornava il suo desco con teste appena
+recise, beveva sangue, e il proprio, quando
+non ne aveva d’altrui, tanto lo gustava; di propria
+mano trucidò quattrocento individui (sempre
+nella speranza, comune de’ Sanfedisti, di avvicinarsi
+al paradiso) cavandoli anche di carcere.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
+</p>
+
+<p>
+(I Borboni e i clericali tentarono rinnovare in quest’anno
+gli istessi orrori. Ma fortunatamente vennero
+soffogati sul bel principio).
+</p>
+
+<p>
+Di poi Nelson, affascinato dei vezzi procaci di
+Emma Leona Hamilton (degna allieva della regina
+Carolina)<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>, cede alle di lei istigazioni, viola i patti
+poco prima stipulati coi patrioti di Napoli, e li consegna
+nelle unghie dei Borboni, impiccando alle infamate
+antenne britanniche il vecchio ammiraglio
+Caracciolo, il cui cadavere, buttato in mare, ricomparve
+qualche giorno dopo presso la spiaggia, ballonzolato
+dalle onde, quasi chiedesse più onorata sepoltura.
+</p>
+
+<p>
+L’esempio incita a crudeltà<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a> i mal repressi
+Sanfedisti; la plebe napolitana scanna, ruba, abbrustolisce,
+mangia, sì, mangia i patrioti; il coltello
+degli assassini gareggia colla mannaja. Il re giungeva
+in Sicilia come in paese conquistato, perdonava
+a’ lazzaroni saccheggiatori fin della reggia, aboliva
+i seggi e i privilegi della città, del regno, de’ nobili,
+e cominciava una proscrizione immensa, dichiarando
+ribellione ogni atto commesso durante la sua fuga.
+</p>
+
+<p>
+Dicono che ventimila venissero imprigionati nella
+sola capitale per aver parlato, scritto, combattuto;
+per aver avuto un nemico che li denunziasse; e
+<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
+spie, torture, persecuzioni erano le procedure della
+giunta. La quale mandò a morte i generali Manthonè,
+Massa, Vincenzo Russo, Nicola Fiano, Francesco
+Conforti che aveva sostenute le ragioni regie contro
+Roma e allevato i migliori giovani d’allora; Nicolò
+Fiorentino dotto matematico e giureconsulto, Marcello
+Scotti, Ruvo, il medico Cirillo, Mario Pagano
+ed Eleonora Pimentel, poetessa cara a Metastasio, e
+famosa parlatrice repubblicana.
+</p>
+
+<p>
+Questi nomi immortalò il martirio, con quello del
+loro inquisitore Vincenzo Speciale che insultava le
+vittime e i loro congiunti, seduceva a confessare,
+alterava perfino i processi. Pasquale Balla ricusò
+dell’oppio, non credendo lecito il suicidio neppur
+negli estremi; era già condannato, e Speciale assicurava
+la moglie di lui non andrebbe che in esilio.
+Invece Valesco, all’intimazione dello Speciale che lo
+manderebbe a morte — Non tu» rispose, e precipitossi
+dal balcone. Cirillo interrogato da lui di
+che professione fosse sotto il re — Medico» rispose.
+E nella repubblica? — Rappresentante del governo.»
+Ed ora? — Ora in faccia a te sono un eroe,» e
+ricusò di chieder grazia dal re e a Nelson che aveva
+curati.
+</p>
+
+<p>
+Vitaliani continuò a suonar la chitarra, e uscendo
+al patibolo diceva al carceriere:
+</p>
+
+<p>
+— Ti siano raccomandati i miei compagni: son
+uomini, e tu pure un giorno potresti essere infelice.»
+Manthonè alle interrogazioni non dava altra risposta
+se non: — Ho capitolato.»
+</p>
+
+<p>
+Furono da trecento gli uccisi, di nome, nobili, letterati,
+guerrieri, due vescovi, giovinetti di venti e
+di sedici anni; molti andarono sepolti nella fossa
+<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
+della Favignana (<i>Ægusa</i>); infiniti a minori pene. Si
+omisero, come troppo frequenti, i rintocchi dell’agonia
+pei giustiziati; il boja fu pagato, non più
+a teste, ma a giornata, per economia dell’erario;
+visitatori scovavano per le provincie «i nemici del
+trono e dell’altare», e due di quelli bastavano per
+togliere la libertà, i beni, e la vita. Se si consideri
+che quelle vittime erano il fior della nazione, non si
+troverà esagerato chi scrisse aver ella di quel colpo
+retroceduto di due secoli. Domenico Cimarosa, cigno
+di musica, per aver puntato un inno repubblicano
+ebbe la casa devastata, e prigionia qual solevasi
+allora, e per quattro mesi l’aspettazion della morte,
+finchè i Russi, essendo arrivati a Napoli, e chiestone
+invano la liberazione, ruppero il carcere e lasciaronlo
+andare a Venezia a morire sbattuto e dimenticato.
+</p>
+
+<p>
+Poi vennero le ricompense. Al cardinal Ruffo lautissime
+dal re, da Paolo di Russia decorazioni; titoli
+e ricchezze agli altri, fossero pure masnadieri e
+scampaforche; e più di tutti a Nelson e alla sua
+bagascia, e il titolo di duca di Bronte infamò il vincitor
+d’Abukir».
+</p>
+
+<p>
+Ecco in quali tempi nacquero Maniscalco e Salzano!
+ecco chi furono i loro maestri!
+</p>
+
+<p>
+Maniscalco è Palermitano. Nato da oscura e povera
+famiglia, entrò di buon’ora nella gendarmeria borbonica,
+per esser ammesso nella quale bisognava almen
+almeno aver tutti i caratteri, e i certificati di
+riuscire fior di birbante ad imitazione de’ superiori.
+Il marchese del Carretto, che per quel canagliume era
+tutto tenerezza, fermò con compiacenza gli sguardi sul
+Maniscalco, che subito giudicò degno di lui, tanto
+che, dopo qualche tempo di prove preparatorie e
+<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
+scandagliatrici, lo elevò all’onorevole posto di suo
+segretario. Maniscalco ebbe tosto occasione di mostrare
+al marchese e ai Borboni la sua destrezza e
+sagacia in certi negozj che esigevano le due sunnominate
+qualità unite ad una coscienza sfidatrice del
+diavolo.
+</p>
+
+<p>
+Allorquando il general Filangieri, ridonata la povera
+Palermo ai Borboni, nominò alcuni a direttori
+di polizia, non obliò il Maniscalco; creatolo direttore
+di polizia, gli affidò la stessa città nativa. L’allievo
+del marchese del Carretto non tardò ad ecclissare il
+maestro.
+</p>
+
+<p>
+La politica del marchese ministro (dice l’autore
+della <i>Storia dell’insurrezione siciliana</i>) consisteva,
+nello spaventare i cittadini, nell’abbattere ogni resistenza,
+e nel respingere ogni opposizione; l’assolutismo
+brutale insomma. È, alla fine de’ conti, la
+politica di tutti coloro che servirono, servono, e
+serviranno tiranni. Mentre da un lato dava opera
+per assicurare il re della devozione de’ sudditi, dall’altra
+spiava tutte le occasioni per mostrarsi amabile
+e cortese, specialmente col bel sesso. Ma ad ogni
+tentativo d’insurrezione, il del Carretto incendiava,
+massacrava, torturava i sospetti, e se i colpevoli
+fuggivano, scatenavasi sui loro congiunti e parenti.
+</p>
+
+<p>
+Maniscalco (continua l’autore dell’opera citata) seguì
+fedelmente le orme di del Carretto; nulla rispettò,
+di nulla si diede carico; potente e risoluto, abusò
+di tutto e tutti oppresse. Con queste arti aveva
+inalzata la polizia al di sopra di tutti i poteri dello
+Stato. In Sicilia egli fu re, dominando l’imbecille
+Francesco II coll’assicurargli l’obbedienza e la fedeltà
+de’ sudditi, e il popolo col terrore che ispirava.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
+</p>
+
+<p>
+I tiranni in generale, e i Borboni delle Due Sicilie
+in particolare furono alla lor volta tiranneggiati dalla
+paura. Essi non hanno fiducia che nella polizia;
+spesse volte i direttori, i commissarj furono i loro
+amici (modo di dire) ed i loro dominatori.
+</p>
+
+<p>
+Ma torniamo al nostro eroe. Nel 1849 ebbe luogo
+una rissa tra alcuni cittadini di Palermo ed i soldati
+napoletani. Maniscalco finse credere ad una insurrezione.
+Il tafferuglio era già finito, spariti i contendenti,
+quando ecco giungere le pattuglie le quali,
+per ordine di Maniscalco, agguantano e imprigionano
+quanti incontrano. La dimane questi infelici
+vennero giudicati in pochi minuti, così per forma,
+da un consiglio di guerra, ed alle cinque pomeridiane,
+scortati da un reggimento, e condotti sulla
+pubblica piazza, ove secondo Maniscalco aveva avuto
+luogo l’ammutinamento, e là fucilati. Erano vittime
+innocenti; Palermo e la Sicilia rimasero attoniti a
+tanta efferatezza. Era quanto voleva il Maniscalco;
+regnare col terrore. Più tardi finse cortesia, la fece
+da liberale, ma nessuno gli prestò fede.
+</p>
+
+<p>
+Odiato, temuto, sprezzato, e vilipeso in segreto,
+trovava rispetto in pubblico; ferito in chiesa da
+ignota mano, ma non spento, maggiormente incrudeliva.
+Faceva bastonare e torturare i prigionieri;
+inventava nuovi tormenti, tanto da eguagliare, se non
+vincere, un domenicano della santa inquisizione. Uomo
+di scarso ingegno, ardito, rapace, crudele, ebbe vizj
+moltissimi, virtù nessuna. Nato uomo e Siciliano, fece
+di tutto per mostrarsi belva, e il più infame traditore
+della sua patria.»
+</p>
+
+<p>
+E uno; ora all’altro.
+</p>
+
+<p>
+Giovanni Salzano, nel 1806, contava appena sedici
+<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
+anni e era già arruolato nelle masnade di Fra Diavolo
+il quale, come ognun sa, fu prima monaco, poi luogotenente
+del cardinal Ruffo, infine svaligiatore, assassino
+e colonnello nel reale esercito di Ferdinando I. Le
+orde del Ruffo, nell’ultimo scontro colle truppe di Massena,
+furono presso che distrutte; il Salzano fu tra
+i prigionieri. Condotto a Castelnovo di Napoli, e
+giudicato da un consiglio di guerra, venne come
+fuorbandito ed omicida condannato a morte esemplare
+sulle forche. Messo in cappella immediatamente
+pei conforti della religione, sentì tale orrore
+della morte che le sue chiome incanutirono. Aveva
+allora 16 anni.
+</p>
+
+<p>
+La madre sua, venusta e leggiadra, avendo credito
+ed amici a corte, e molto più presso il ministro
+di polizia Saliceti, rimosse cielo e terra, ed
+ottenne grazia pel figlio così giovine ancora e tanto
+pervertito.
+</p>
+
+<p>
+La grazia arrivò al castello quando già il condannato
+ne usciva per andare al patibolo; pochi minuti
+di ritardo ed il mostro che ha insanguinato Palermo
+cessava di esistere.
+</p>
+
+<p>
+La grazia era larghissima; Salzano libero, ma
+al patto di doversi arrolare nel nuovo esercito napoletano
+che andava organandosi: entrò egli soldato
+nel battaglione dei zappatori del genio, e nel 1815,
+per arditi fatti militari, era ufficiale in quel corpo
+e cavaliere dell’ordine di San Giorgio <i>della riunione</i>.
+Carbonaro zelantissimo nel 1820, fu inviato a Palermo
+con la divisione del generale Florestano Pepe per
+sottomettere i Siciliani che avevano gridato indipendenza
+e separazion da Napoli. Ivi il Salzano, più
+che a combattere, pensò a far bottino; il compagno
+<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
+di Fra Diavolo ricordavasi l’antico mestiere! Promosso
+a capitano riedeva, in Napoli, e con cinica
+impudenza mostrava le ricche suppellettili ed i preziosi
+tessuti che avea predati in Sicilia.
+</p>
+
+<p>
+Caduta la costituzione, e confuso con gli altri ufficiali
+dell’esercito messi in disponibilità per aver
+appartenuto alla setta dei carbonari, rimase il Salzano
+per più anni nell’oscurità e nel bisogno, ma
+quando del Carretto salì a potenza somma, questi,
+cui piaceva circondarsi di perversi satelliti, lo chiamò
+al servizio attivo, e lo fece nominare capitano di
+gendarmeria, e lo inviò nelle Puglie, ove doveva
+assumere la speciale missione di annientare un’orda
+di facinorosi, che scorrazzavano tra Sansevèro e
+Monte Santangelo, derubando i viandanti ed i comuni.
+Salzano non impiegò contro i masnadieri la forza,
+sibbene l’inganno e le frodi. Sedusse la sposa del
+capo dei ladri, ed essendo essa incinta le si profferse
+per compare, poi insinuandosi nell’animo della avvenente
+donna,<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a> la consigliò di persuadere il marito,
+(il quale, già arricchito dai furti doveva bramare il riposo
+e gli agi della vita) a cedere e promise sulla fede
+di compadre (a cui si crede nel regno più che ai legami
+di parentela), che sarebbe andato immune da
+ogni pena, e tanto ingegnossi, e tanto persuase la
+<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
+donna, che costei riuscì a decidere il marito, il quale si
+diede volontariamente nelle mani del capitano dei
+gendarmi, che per molti giorni lo tenne libero; poi,
+quando meno se lo pensava, fu tratto in prigione
+e dopo ventiquattr’ore fucilato per sentenza del
+consiglio di guerra. Salzano, encomiato e retribuito da
+del Carretto, passò nelle Calabrie, non potendo più
+rimanere nelle Puglie, ove lo segnavano a dito col
+titolo di <i>capitano Giuda</i>.
+</p>
+
+<p>
+In Calabria strinse infami patti coi facinorosi della
+Sila, e tanto apertamente, che nella sua casa furono
+spesso visti gli oggetti preziosi rubati nelle ville, od
+ai viandanti.
+</p>
+
+<p>
+Sostegno poi della reazione del 1848, ottenne rapidi
+avanzamenti, e noi lo troviamo generale e comandante
+di Palermo nel momento della rivoluzione.
+Di poca mente, di corto ingegno, di nessuna coltura,
+rapace, ingordo, può ben ripetersi che fosse il Salzano
+uno tra i più tristi strumenti del governo
+borbonico<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il birro spalancò un uscio, e fra Michele da Sant’Antonino
+si trovò al cospetto del direttore di polizia
+e del comandante la piazza di Palermo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
+</p>
+
+<p>
+Parecchi inchini vennero ricambiati tra questi degni
+personaggi; poi, seduti che furono, il Maniscalco
+chiese al francescano il motivo della sua visita in
+ora sì tarda.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Eccellenza, rispose il frate abbassando gli occhi;
+pel servizio di S. M. tutte le ore sono buone.
+</p>
+
+<p>
+A queste parole Maniscalco e Salzano, rizzarono
+le orecchie e fissarono attentamente il monaco.
+</p>
+
+<p>
+— Pel servizio di S. M.? Spiegatevi, padre....»
+disse Maniscalco allungando il collo e piegando la
+persona verso fra Michele...
+</p>
+
+<p>
+— Io venni qui guidato dalla mia coscienza... È
+il Signore che mi manda; il Signore che veglia in
+difesa dei legittimi sovrani protettori della religione...
+Eccellenza, una rivoluzione è imminente...
+</p>
+
+<p>
+— Una rivoluzione? sclamarono Maniscalco e Salzano.
+Non è possibile — continuò il primo — la polizia
+sa tutto.
+</p>
+
+<p>
+— Allora saprà che domani, giorno quattro, deve
+scoppiare la rivolta in Palermo...
+</p>
+
+<p>
+I due ministri del Borbone si guardarono in faccia
+stupiti.
+</p>
+
+<p>
+— I Bentivegna, e gli Interdonato hanno proseliti...
+</p>
+
+<p>
+— Spiegatevi, padre; dite tutto quello che sapete...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Mi promettano prima il segreto...
+</p>
+
+<p>
+— Sul nostro onore!... sul nostro onore!... s’affrettarono
+a rispondere Maniscalco e Salzano, dimenticandosi
+(tanta era la smania dello scovare) che non
+ne avevano punto.
+</p>
+
+<p>
+— Oltre al segreto, padre reverendo, vi prometto
+che S. M. saprà rimunerarvi in modo degno di lui
+e di voi... L’eminentissimo cardinale Antonelli non
+sa negare cosa alcuna al nostro sovrano. Dite, padre,
+dite...
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene!... sappiate, Eccellenza, continuò il frate
+guardandosi intorno e smorzando la voce; sappiate
+che nel convento della Gancia stanno ammucchiate
+armi e munizioni... Che lassù stanno radunati i congiurati,
+dipendenti da un comitato centrale istituito
+in Palermo...
+</p>
+
+<p>
+— Maledizione! sclamò Maniscalco co’ denti stretti
+e serrando i pugni; credeva di averli schiacciati
+tutti... e rinascono.
+</p>
+
+<p>
+— Conoscete i loro nomi?
+</p>
+
+<p>
+— No, Eccellenza...
+</p>
+
+<p>
+— Quelli almeno dei capi...
+</p>
+
+<p>
+— No...
+</p>
+
+<p>
+— Ditemi il nome di uno solo... di uno solo...
+</p>
+
+<p>
+— Pur troppo non sono in grado di farlo... Per
+quanto sia stato in orecchi, non mi fu possibile di
+afferrare il nome d’un sol ribelle...
+</p>
+
+<p>
+Maniscalco sospirò.
+</p>
+
+<p>
+— Però conosco il loro piano...
+</p>
+
+<p>
+— Ed è?...
+</p>
+
+<p>
+— Il movimento insurrezionale si inizierà a Palermo,
+coll’assalto delle caserme, e delle case dei
+commissarj di polizia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
+</p>
+
+<p>
+Salzano e Maniscalco si ricambiarono un’occhiata
+espressiva.
+</p>
+
+<p>
+— Poi?
+</p>
+
+<p>
+— Poi ad un segno convenuto, i contadini de’ villaggi
+vicini piglieranno le armi e si getteranno nella città...
+</p>
+
+<p>
+— Miserabile canaglia! Vedremo... vedremo!...
+Reverendo, sapreste di grazia nominarceli questi villaggi?
+</p>
+
+<p>
+— Ho inteso parlare di tutti... Però mi ricordo
+benissimo che si parlò di Ficarazzi, di Monreale, di
+Villabate, di Carini, di Bagheria...
+</p>
+
+<p>
+— Benissimo! benissimo!... Daremo a questi villani
+tal lezione che se n’avranno a ricordare per un
+pezzo!... Continuate, padre reverendo, continuate....
+</p>
+
+<p>
+— Palermo non dev’essere sola ad insorgere; le
+terranno subito dietro le altre città dell’isola, e tra
+queste... Posso assicurare le vostre Eccellenze, che i
+rivoltosi contano molto sui loro confratelli di Messina....
+</p>
+
+<p>
+— Città che vorrei spianata!... Vero nido di vipere
+rivoluzionarie...
+</p>
+
+<p>
+Il frate continuava: — di Catania e di Siracusa...
+</p>
+
+<p>
+— E di quei del contado avete notizia?
+</p>
+
+<p>
+— Certo; que’ del contado si raduneranno in
+bande e combatteranno alla spicciolata, come i... Non
+mi ricordo la parola...
+</p>
+
+<p>
+— Come i <i>guerrilleros</i>?
+</p>
+
+<p>
+— Precisamente così, Eccellenza!
+</p>
+
+<p>
+— E voi dite che il convento della Gancia è pieno
+di questi briganti?
+</p>
+
+<p>
+— Non solo, ma ribocca d’armi e di munizioni...
+</p>
+
+<p>
+— E gli altri frati?
+</p>
+
+<p>
+— Ahimè! Eccellenza... La carità cristiana mi vieta
+<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
+di scusarli... Sono tutti traviati... Il demonio strisciò
+fra loro e li avvelenò col pestifero fiato di certe
+idee... Possa il Signore nell’infinita sua misericordia
+farli ravvedere!...» Così dicendo il dabben frate incrocicchiava
+le mani sul petto, e alzava sospirando
+gli occhi alla soffitta...
+</p>
+
+<p>
+— Ma che! tutti dunque que’ frati tradiscono il
+loro re?... quel re che tanto protesse i loro interessi,
+quel re che nei momenti di devoto slancio, indossa
+la tonaca di frate per umiliarsi dinanzi a Dio...
+</p>
+
+<p>
+— Pur troppo, eccellenza! Tutti i frati della Gancia
+cospirano... tutti!... professi e novizj... avrei voluto
+tacerlo... ma la carità è vinta dal dovere... Essi
+giurarono...
+</p>
+
+<p>
+— E che giurarono? chiese sprezzantemente l’antico
+commilitone di Fra Diavolo.
+</p>
+
+<p>
+— Di morire o di vincere per... quello che essi
+dicono la libertà della Sicilia...
+</p>
+
+<p>
+Quella parola libertà, benchè buttata là timidamente,
+parve risonare stranamente tra quelle pareti
+poliziesche, ed i due ministri borbonici trasalirono
+come il diavolo al tocco dell’acqua santa.
+</p>
+
+<p>
+— Io pure... io pure... ho dovuto giurare...
+</p>
+
+<p>
+— Avete fatto benissimo, padre; diversamente non
+avreste potuto...
+</p>
+
+<p>
+— Dio però, che scruta nel fondo dei cuori, e anzi
+tutto bada alle intenzioni, non ne avrà preso nota.
+</p>
+
+<p>
+— Certamente, padre, certamente!... Il giorno
+fissato è domani dunque?
+</p>
+
+<p>
+— Domani, giorno quattro...
+</p>
+
+<p>
+— E perchè domani?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè si vuol ricordare al popolo la tradizione
+storica dei Vespri.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Facciano pure! Così tramanderanno ai loro
+figliuoli un’altra tradizione d’un nuovo Vespro domestico...
+e, per santa Rosalia!... sarà più sanguinoso
+del primo! Non avete altro a confidarci, padre?
+</p>
+
+<p>
+— Ho detto alle Eccellenze vostre quanto sapeva...»
+Maniscalco, assunta un’aria d’importanza, si avvicinò
+a fra Michele, e presagli una mano, gliela strinse
+vivamente fra le sue, dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Padre!... Voi avete reso a S. M. (D. G.) un
+segnalato servizio; il nostro grazioso sovrano ne
+sarà tosto informato... e voi, padre, ne avrete splendido
+guiderdone... Ve ne do la mia parola!
+</p>
+
+<p>
+— Ed io la mia» ripetè Salzano.
+</p>
+
+<p>
+— Mi basta di aver fedelmente servito il trono e
+la Chiesa, la cui causa è comune... come lo fu sempre...»
+Poi, rialzato il cappuccio, s’inchinò in atto di
+pigliar congedo.
+</p>
+
+<p>
+— Rimanete, padre, rimanete!... Sono lieto di
+potervi offrire una camera e un letto nel palazzo...
+Rientrando alla Gancia ad ora sì tarda potreste destar
+sospetti... se forse non ne ha già destati la vostra
+assenza.
+</p>
+
+<p>
+— Nessuno mi vide uscire...
+</p>
+
+<p>
+— Bene, bene! ad ogni modo è meglio restiate...
+Domani penseremo a mettervi in sicuro.
+</p>
+
+<p>
+— Accetto le grazie dell’Eccellenza vostra!
+</p>
+
+<p>
+Maniscalco, chiamato un servo, gli impose conducesse
+il frate nella camera destinatagli. Quando
+questo si fu partito, il direttore di polizia disse all’impaziente
+Salzano: «Un momento e sono da voi
+generale!» Poi chiamato un birro:
+</p>
+
+<p>
+— Hai veduto quel frate? gli disse.
+</p>
+
+<p>
+Il birro accennò che sì.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Bene!... porrai una sentinella nel corritojo che
+mette nella camera ov’egli passerà la notte... Nessuno
+entri, nessuno esca. Hai capito?
+</p>
+
+<p>
+— Perfettamente, Eccellenza!» rispose il <i>sorcio</i>, e
+strisciato un inchino, uscì.
+</p>
+
+<p>
+— Caro Generale, ora siamo soli... Che ne dite
+di questa bella notizia?
+</p>
+
+<p>
+— Dico che siamo stati presi alla sprovvista. Come
+mai, caro direttore, non ne sapevate nulla?
+</p>
+
+<p>
+— Cioè... sospettava di qualche cosa... Però confesso
+che non credeva così imminente il pericolo...
+Ad ogni modo provvediamo, e subito... Ci va di
+mezzo l’onor nostro!...
+</p>
+
+<p>
+— Per me sono pronto. Facciamo il nostro piano...
+in modo che non ce ne scappi un solo...
+</p>
+
+<p>
+— Sono con voi, generale.
+</p>
+
+<p>
+Breve fu il loro colloquio, e il piano prestamente
+combinato. Il generale Salzano recossi tosto al suo
+palazzo a dar gli ordini opportuni alle truppe. Maniscalco
+rimase nel suo circondato dai suoi cagnotti.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Lettori! ricordatevi del frate francescano Michele
+da Sant’Antonino.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap7">CAPITOLO VII.
+<span class="smaller">L’assalto.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="blockchap">
+<p>
+Tra un popolo la sommossa e un tiranno,
+unico patto... il sepolcro.
+</p>
+
+<p class="indr">
+(<i>Risposta de’ Palermitani al proclama
+del general Lanza</i>; 20 marzo 1860)
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Il dì dopo (4 aprile), al primo apparire sul firmamento
+degli albòri antelucani, il frate portinajo del
+convento della Gancia (un bell’uomo, dalla barba
+nera e dall’occhio lampeggiante), il più mattiniero
+de’ suoi confratelli, appoggiato ad un parapetto che
+cingeva il cortile del convento, spaziava coll’occhio
+sulla sottoposta Palermo, ancor dormente e silenziosa,
+e lo spingeva oltre la città, sul mare solcato
+già da innumerevoli barche pescherecce, che
+lontano lontano, colle loro bianche vele latine, parevano
+alcioni sfioranti coll’ampie ali l’onda cerulea.
+</p>
+
+<p>
+Di poi il frate, raccolto lo sguardo sulla strada
+che dalla città guida al convento, vide alcuni giovani
+salire per quella, cacciandosi innanzi una coppia
+<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
+di muli, i quali portavano da ciascun lato appeso ai
+fianchi un bariletto.
+</p>
+
+<p>
+A quella vista il frate portinajo sorrise; poi, lasciato
+il parapetto, scese ad una porta del convento,
+e apertala, uscì sulla strada ad attendervi la brigatella.
+</p>
+
+<p>
+— Buon giorno, figliuoli!» sclamò quando quei
+giovani gli furono presso.
+</p>
+
+<p>
+— Buon giorno,» ripeterono essi.
+</p>
+
+<p>
+— A dispetto della crittogama, avete trovato vino
+in abbondanza eh?... soggiunse sorridendo il frate,
+e battendo colla nocca le doghe di quei botticelli che
+mandarono un suono muto.
+</p>
+
+<p>
+— Perdio! padre.... vedrete come è potente questo
+vino... gli rispose un bel giovane, che sembrava il
+capo della brigata. È vin che brucia... Ci si sente
+il solfo lontano un miglio... È un vino che mette di
+buon umore... Io l’ho provato, e so quel che dico...
+</p>
+
+<p>
+— È vero, Rosolino, è vero!... voi siete un prode
+giovane!... Se tutti i cuori degli Italiani assomigliassero
+al vostro, a quest’ora... Ma entriamo; venite, figliuoli!...»
+Il frate così dicendo afferrò un mulo per la cavezza
+ed entrò nel convento seguito dal resto della
+comitiva.
+</p>
+
+<p>
+Nel cortile stavano già radunati alcuni frati, i quali
+si fecero incontro ai nuovi sopraggiunti, sorridendo e
+stringendo loro affettuosamente la mano. Tutti poi
+circondarono Rosolino, aspettando da lui consigli ed
+ordini sul da farsi.
+</p>
+
+<p>
+Rosolino Pilo era di famiglia nobilissima, prestante
+della persona, gentile nei modi, colto, eloquente, prode
+e sempre pronto a dar vita e sostanze alla patria
+ch’egli amava svisceratamente. In causa di queste
+<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
+rare doti egli sapeva ispirare fiducia e coraggio
+in tutti.
+</p>
+
+<p>
+Soddisfatto ch’ebbe al desiderio de’ suoi amici raccolti
+lassù alla Gancia, narrando loro quanto sapeva
+delle notizie che correvano in que’ dì, chiese di vedere
+le armi che l’infaticabile Fabbrizj spediva da
+Malta un po’ per volta e che venivano nascoste dai
+congiurati nelle cantine del convento.
+</p>
+
+<p>
+Poi, rivoltosi agli astanti, raccomandò loro di non
+perder tempo e di occuparsi a far cartucce e a fonder
+palle.
+</p>
+
+<p>
+— Di queste difettiamo, o amici. Il giorno della
+riscossa è imminente; non lasciamoci cogliere sprovvisti,
+per l’amor di Dio!... Animo dunque!... Viva
+Italia... e a rivederci.
+</p>
+
+<p>
+— Che! partite?... gli chiesero gli astanti.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, o amici; sono chiamato altrove... Ci rivedremo
+presto...» Così dicendo strinse le destre che
+gli venivano tese e uscì dal convento. Sceso alla
+marina, montò su d’un sottil legnetto con alcuni altri
+amici che lo attendevano alla spiaggia e spiegata la
+vela al vento, diresse la prora verso Messina.
+</p>
+
+<p>
+Appena Rosolino si fu partito, i congiurati rimasti
+nel cortile s’avviarono tosto a liberare i muli dal
+peso ond’erano gravati.
+</p>
+
+<p>
+— A te, Riso, che sei del mestiere... spilla questo
+bariletto...
+</p>
+
+<p>
+Giovanni Riso, palermitano, di professione portator
+d’aqua (un bel vecchio di circa sessant’anni) dato
+mano ad un secchio di rame, si avvicinò ad un
+mulo, e posto il secchio sotto il bariletto, ne trasse
+la spina.
+</p>
+
+<p>
+Ne uscì tosto una polvere nera, fina, lucente.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Viva la vendemmia! gridò il giovine facchino
+Teresi da Falsomèle, e pigliato un altro secchio,
+s’accostò ad un barile. Gli astanti si diedero tosto
+ad imitare il Riso e il Teresi, sicchè in breve le
+botticelle vennero votate, e la polvere, diligentemente
+raccolta nei secchj, venne nascosta nelle
+cantine; delicata operazione che fu eseguita a dovere
+perchè diretta da Liborio Valdone da Alcamo, marinajo
+esperimentato.
+</p>
+
+<p>
+Finito ch’ebbero di collocare le polveri, i congiurati
+si raccolsero in un vicino salotto e sedutisi in
+giro ad una tavola, si occuparono tosto a far cartucce.
+</p>
+
+<p>
+Era appena trascorsa una mezz’ora, allorchè si
+intese bussare alla porta del convento con colpi forti
+e replicati.
+</p>
+
+<p>
+I congiurati si guardarono in viso l’un l’altro.
+</p>
+
+<p>
+— Chi diavolo può essere?..
+</p>
+
+<p>
+— Che modo strano di bussare!
+</p>
+
+<p>
+— Vo a vedere...» disse il frate portinajo e
+uscì...
+</p>
+
+<p>
+Pochi minuti dopo egli precipitò nel salotto, pallido
+e colla fisonomia stravolta...
+</p>
+
+<p>
+— Amici, gridò, siam traditi...
+</p>
+
+<p>
+A queste parole tutti balzarono in piedi.
+</p>
+
+<p>
+— Il convento è circondato dai birri e dalle truppe...
+Sentite!... stanno atterrando la porta...
+</p>
+
+<p>
+— All’armi, all’armi! gridò Michele Fanaro da
+Roccadifalco, stampatore di professione e giovane
+d’un coraggio a tutta prova.
+</p>
+
+<p>
+— All’armi!
+</p>
+
+<p>
+— Presto, presto... Non c’è un minuto da perdere....
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Perdio! e le munizioni...
+</p>
+
+<p>
+— Polvere ce n’è...
+</p>
+
+<p>
+— Ma le cartucce...
+</p>
+
+<p>
+— Caricheremo come potremo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma e le palle?
+</p>
+
+<p>
+— Finite le poche che abbiamo, caricheremo co’
+sassolini...
+</p>
+
+<p>
+— Animo, animo!
+</p>
+
+<p>
+In un batter d’occhi tutti i congiurati furono nel
+cortile che barricarono alla meglio, risoluti di vender
+cara la vita.
+</p>
+
+<p>
+Sapevano che avevano a che fare cogli sgherri
+borbonici, e che quindi non c’era a sperare generosità.
+</p>
+
+<p>
+Intanto al di fuori picchiavano, ma le porte erano
+salde, alte e solide le mura. I congiurati attendevano
+a piè fermo i borbonici; benchè (come avevan
+visto spiando dall’alto) fossero circondati da un
+nuvolo di carabinieri, e di birri, e dopo di essi da
+un battaglione di truppe.
+</p>
+
+<p>
+Ma i regi, arrivate le artiglierie, le puntarono contro
+la porta, che tosto volò in ischegge. S’avventarono
+nel cortile i borbonici, ma accolti da una
+salva di fucilate che fece rotolar parecchi di essi
+sul selciato, rincularono. Approfittarono gli assediati
+del momento propizio, e strettisi insieme, precipitarono
+di corsa fuor del convento e apertisi un varco
+fra gli atterriti borbonici, corsero a raggiungere i
+contadini, i quali avvertiti dal tuonar de’ cannoni,
+erano accorsi al convento per dar mano ai congiurati.
+</p>
+
+<p>
+I regj, riordinatisi, irruppero per la seconda volta
+nel convento, vuoto oramai di difensori; vi irruppero
+col grido di: viva Francesco II; trucidarono
+<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
+i feriti, infilzarono sulle bajonette parecchi frati,
+ad altri, venerandi per la tarda età, e che chiedevano
+ginocchioni la vita, ruppero la testa col calcio
+dei fucili; saccheggiarono il convento e la chiesa,
+rubarono i vasi sacri e commisero ogni turpe ed efferata
+nefandezza.
+</p>
+
+<p>
+Che facevano intanto il direttore di polizia Maniscalco
+e il generale Salzano?
+</p>
+
+<p>
+Dal loro quartier generale ai <i>Quattro venti</i>, lontani
+dal luogo del combattimento, avevano sguinzagliate
+le loro mute sbirresche acciò, perlustrate le
+vie di Palermo da diversi punti, arrestassero.... non
+importa se innocenti o colpevoli, arrestassero però
+quanti sospetti incontrassero. Numerosissimi furono
+quindi gli arrestati, nelle cui case i birri si permisero
+tutti gli eccessi della più sfrenata licenza.
+</p>
+
+<p>
+Vi ricorderete che tra i villaggi vicini a Palermo,
+denunziati dal ribaldo fra Michele come altrettanti
+focolaj di rivoluzione, c’era quello di Ficarazzi, i
+cui abitanti hanno fama di esser pronti ad arrischiate
+imprese e caldi amatori della libertà. Queste loro
+virtù sgraziatamente erano note anche a’ borbonici,
+che da tempo spiavano l’occasione propizia per punirlo.
+Infatti, in quell’istesso giorno, mentre le truppe
+assalivano il convento della Gancia, due fregate borboniche,
+uscite dal porto di Palermo, si fermarono
+dinanzi al villaggio di Ficarazzi, che in breve, fulminatolo
+colle bombe, colle palle e a scaglie, ridussero
+un mucchio di rovine. Preludio della rovina
+di Carini.
+</p>
+
+<p>
+Preso il convento, i pochi frati risparmiati dalla
+strage con altri tredici cittadini (e tra questi, come
+vedremo in seguito, Riso, Teresi, Vallone e Fanaro)
+<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
+colà fatti prigionieri, vennero legati a due a due con
+grosse funi, indi trascinati in mezzo alla sbirraglia ed
+ai soldati per la lunga via che mette alle prigioni. Quegli
+aguzzini si cacciavano innanzi i prigionieri percuotendoli
+co’ pugni, colle ceffate, coi calci dei fucili,
+ond’essi giunsero alle carceri laceri, sanguinosi, affranti,
+come uomini a due passi de’ quali sta allestita
+la forca.
+</p>
+
+<p>
+Cogli stessi strapazzi venne trascinata in carcere
+la sessagenaria badessa del monastero di Santa Croce,
+rea d’aver dato asilo a due suoi concittadini.
+</p>
+
+<p>
+Erano le ultime prodezze de’ <i>sorci</i>...
+</p>
+
+<p>
+Il popolo palermitano in quel giorno rimase piuttosto
+attonito e spaventato, che deciso a mostrare il
+viso a’ suoi oppressori; ma la sera del 4 e del 5
+d’aprile, gl’insorti scampati in modo tanto meraviglioso
+dalla Gancia, invece di nascondersi, o di abbandonar
+l’isola, benchè sapessero che i borbonici,
+razza semisacerdotale, non perdonavano mai, ritornarono
+coraggiosamente alla capitale, guidando torme
+di contadini armati. Gettatisi ne’ sobborghi, riattizzarono
+il battagliare; uccisero molti soldati regj, molti
+ne ferirono, sfidando il numero, l’arte militare e la
+mitraglia.
+</p>
+
+<p>
+La Corte di Napoli, saputi i casi seguiti, inviò tosto
+nuove milizie in Sicilia, e in coda a queste il
+luogotenente generale dell’isola, principe di Castelcicala;
+indi impose alla gazzetta ufficiale di pubblicare
+che «l’ordine regnava a Palermo.»
+</p>
+
+<p>
+Frase che puzza di sangue rappreso.
+</p>
+
+<p>
+«Tranquillissima è l’isola (così finiva il giornale
+ufficiale del 6 aprile), come tranquillissima fu la stessa
+città di Palermo, durante il conflitto, e prima e
+<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
+dopo.» Tanto importava ai borboni il diminuire
+l’importanza di quell’insurrezione in faccia all’Europa!
+</p>
+
+<p>
+L’autore della Storia dell’insurrezione siciliana, dal
+quale togliamo questi particolari, chiama Francesco II
+«anima di frate in un fodero d’imbecille.» Noi abbiamo
+sott’occhio una fotografia rappresentante l’ex
+re e la sua famiglia; esaminando attentamente la
+testa di Francesco II, non si può a meno di convenire
+ch’essa starebbe molto a proposito tra le spalle
+d’un monaco, ma di quelli del Santo Uffizio; c’è
+nella ciera del giovine Borbone un misto di imbecillità,
+un non so che di fellonesco, di crudele, di superstizioso
+così marcato, da ringraziar Domineddio
+di avercene liberati.
+</p>
+
+<p>
+Dopo i fatti d’aprile<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>, a Napoli, nella reggia, si
+strinsero a consiglio, non già un re co’ suoi ministri,
+ma l’inetto Francesco II «che serba anima di
+un frate in un fodero d’imbecille,» la casta sua
+sposa, che pubblicamente tresca col proprio cognato
+il conte di Trani, e la matrigna di S. M., una
+Maria Teresa d’Austria, la vedova di Ferdinando II,
+che al viso arcigno, fiero e deforme, accoppia feroci
+istinti, libidine sfrenata di comando, desiderio
+di far regnare il proprio figlio conte di Trani
+invece di Francesco II, e che cova odio immenso
+contro i Napoletani. Questi erano gl’iddj del napoletano
+Olimpo, che sanno scagliare fulmini solamente
+contro un popolo avvilito e depresso; gl’iddj minori,
+come i conti d’Aquila, di Trani, di Noto ecc.,
+furono chiamati al consiglio solo allorchè vi accorsero
+solleciti i genj, i messaggieri ed i più forti
+<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
+sostenitori della gran macchina della celeste armonia
+reazionaria, un duca di San Cesario, tristo e
+ignorante, con altri nobilissimi: il principe di Castelcicala,
+luogotenente generale dell’isola, il nunzio
+del papa, il cardinal Riario Sforza arcivescovo di Napoli,
+due gesuiti, idoli del re; l’Ajossa, noto all’Europa
+per infamie efferate, e Carlo Filangeri,
+principe di Satriano e duca di Taormina per grazia
+di Ferdinando, della bombardata Messina, e della
+Sicilia insanguinata l’anno di grazia 1849.
+</p>
+
+<p>
+Il re, le due principesse ed i principi, rappresentavano
+in quel convegno segreto il diritto divino
+che non transige mai, o se cede qualche volta all’impeto
+dei popoli, più terribile reagisce, più ferocemente
+opprime i dissennati che credono potersi
+conciliare la libertà con un diritto che emana dall’inferno
+e non da Dio.
+</p>
+
+<p>
+San Cesario duca, ed i nobili ignoranti, vi figuravano
+come i simboli delle tenebre feudali, come
+i discendenti dei masnadieri armati che si dissero
+baroni o <i>comites</i>, i compagni dei re, gli associati
+dei <i>divini ladroni</i>.
+</p>
+
+<p>
+Il nunzio, il cardinale, i gesuiti, nè Cristo avevano
+per maestro, nè il Vangelo per legge in quella
+congrega, ma il papa nemico degli uomini, e il codice
+della curia romana, bruttissimo impasto di venalità,
+d’imposture, di superstizioni e di sfrenati arbitrj;
+v’intervenivano come gli antichi protettori e
+socj in <i>partecipazione</i> delle grandi compagnie di
+baroni grassatori, e di <i>coronati ladroni</i>; erano infine
+i rappresentanti del medio evo, a cui vorrebbero
+di nuovo, se potessero, ricondurre i popoli per farli
+sprofondare novamente nella tenebria di atra notte,
+<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
+ove obbligarli ad adorare il prete, il re padrone assoluto,
+ed i suoi <i>comites</i>.
+</p>
+
+<p>
+Ajossa e Filangeri, come traditori della patria vi
+avevano posto, imperocchè l’uno servisse i Borboni
+per natura improba e crudele, l’altro si mostrasse
+devoto ad essi per brutta fame d’oro. Ajossa ricordava
+Caino, Filangeri Giuda; entrambi degni di sedere
+in quel congresso.
+</p>
+
+<p>
+Parlò prima Maria Teresa, l’austriaca, e con modi
+concitati e sguardo altero, espose l’ingratitudine dei
+Siciliani che avevano osato di ribellarsi contro il
+più mite e paterno governo d’Europa (dopo quello
+dell’Austria s’intende); mostrò la necessità di reprimere
+con ogni mezzo la sedizione e conchiuse
+così:
+</p>
+
+<p>
+— Se S. M. l’augusto padrone che tutti piangono,
+ed io più di tutti (ed asciugò una lagrima) fosse
+qui con noi, avrebbe già dato gli ordini perchè si
+impiccassero i prigionieri della Gancia, si arrestassero
+e torturassero i sospetti, ed al menomo moto
+si bombardasse ed incenerisse Palermo; ma il nostro
+re (e designò Francesco) è buono troppo; vorrà
+invece discendere a concessioni, accordare riforme,
+forse rimettere in vigore l’infernale statuto. Ma non
+vedrò di nuovo, come nel 1848, vilipeso il diritto
+che viene da Dio, avvilita la regal potestà, ed infangata
+la reggia con le orme che vi stampavano
+gl’insolenti borghesi divenuti ministri; no, io partirò
+per Vienna con mio figlio il conte di Trani».
+</p>
+
+<p>
+— Verrò anch’io! gridò interrompendola la nuora.
+</p>
+
+<p>
+— No, prese a dire con veemenza Francesco II,
+no, non partirà alcuno!.. Come avrebbe fatto quella
+sant’anima dell’augusto nostro genitore (e si segnò
+<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
+e recitò un <i>requiem</i>), così faremo anche noi.
+Sì, bombe, forche, torture; ministro Ajossa, general
+Filangeri ajutateci; dappertutto ruine, sterminj, i ribelli
+ai re sono ribelli a Dio... Non è vero, miei
+carissimi padri, e rappresentanti del beatissimo padre
+e divino vicario di Gesù Cristo? (e si segnò di
+nuovo).
+</p>
+
+<p>
+— Verissimo, verissimo! risposero in coro i preti;
+la forca qui, l’inferno colà; Iddio lo ha detto.
+</p>
+
+<p>
+— Udite come noi pensiamo, ripigliava Francesco,
+e siamo fermi di non mutare. A nessun patto divideremo
+col popolo la potestà nostra, e <i>preferiamo
+d’esser piuttosto caporale di nostro cugino l’imperatore
+d’Austria che re costituzionale</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Bravo! gridarono insieme levandosi donne, principi,
+preti, duchi e ministri. Bravo, bene! Viva il
+diritto divino, e la Santa Chiesa.
+</p>
+
+<p>
+Il baccano andava aumentando, allorchè il re, imposto
+il silenzio, riprese:
+</p>
+
+<p>
+— Ordiniamo al ministro Ajossa di spedire le
+istruzioni al nostro caro Maniscalco, onde agisca
+come soleva comandare la <i>sant’anima</i>; torturi ed
+impicchi quanti crede, ed a suo piacimento. Al generale
+Filangeri ordiniamo di preparare un piano di
+attacco e di difesa per le truppe; egli che fece così
+bene nel 1849, saprà far meglio oggi. Così schiacceremo
+i ribelli come tante vipere. Noi frattanto correremo
+alla Darsena, al Molo, indi anche a Capua,
+onde incoraggiare i soldati, e dare ad essi le nostre
+istruzioni. Cardinale, benediteci! padri, pregate per
+la nostra causa!... e inginocchiatosi, ricevette la
+chiesta benedizione. Si rialzò, sciolse il consiglio,
+e si avviò alla volta di Capua per compiervi altre
+<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
+scene stolide ed obbrobriose dinanzi alle truppe che
+dovevano imbarcarsi per la Sicilia.
+</p>
+
+<p>
+A Capua imbandironsi mense per gli uffiziali e per
+i soldati, alle quali assistendo il re s’ingiunse ai capi
+ed ai soldati di non risparmiare i ribelli Siciliani, di
+esterminarli se si potesse dal primo fino all’ultimo;
+si raccomandò perchè nelle città e nei villaggi presi
+d’assalto, non si facesse distinzione di età, o di sesso,
+nè le case risparmiassero; fuoco, saccheggi, e morti
+precedessero e seguissero i loro passi nella scellerata
+Sicilia.
+</p>
+
+<p>
+Il ministro Ajossa scriveva non solo al Maniscalco,
+ma diramava agli intendenti della terraferma una circolare,
+contro i sospetti, la quale terminava così:
+<i>chiunque mostri simpatia pel moto siciliano dev’essere
+arrestato, e si dà facoltà di arrestare chiunque mostri
+curiosità, o parli di analoghe notizie.</i> — <i>Rigore, rigore,
+zelo, attività: il re nostro padrone</i> (D. G.) <i>così ordina,
+così vuole, così comanda</i>.
+</p>
+
+<p>
+Palermo, il 13 aprile, era in lutto; tredici infelici
+erano condotti al supplizio (Francesco II s’era fatto
+applaudire alla corte il giorno innanzi per certe sue
+lepidezze sul numero 13). Maniscalco, prima che si
+avviassero a morte, radunatili in un corritojo, trasse
+di tasca una lista, e chiamò per nome i condannati:
+Camorrone, Cucinotta, Vassallo, Fanaro, Cuffaro, Riso
+(padre), Ventimiglia, Barone, Vallone, Nicola, Calandri
+e Canceri. Indi il direttore, compostosi il volto
+a benevola sollecitudine, disse con melato accento
+alle tredici vittime:
+</p>
+
+<p>
+— Ascoltate, o infelici, un consiglio d’amico. Voi
+siete a due passi dalla morte... da una morte dolorosa...
+attroce... voi ora sì pieni di vita... Rivelate
+<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
+i capi del comitato rivoluzionario; vi prometto
+in cambio salva la vita... e un buon premio per
+giunta... Il re penserà a voi e alle famiglie vostre...
+Via, parlate... Ma, in nome di Dio, in chi e di che
+sperate?... Poveri illusi! mi fate compassione... I
+vostri compagni oramai sono tutti vinti, o dispersi...;
+tutti!... Ostinandovi a tacere, rovinate voi... e le
+vostre povere famiglie. Una morte infame... penosa
+per voi; la miseria per le famiglie. Via, parlate...
+decidetevi...» e giungeva le mani quasi supplichevole.
+</p>
+
+<p>
+Ma il vecchio Giovanni Riso, consultati i compagni,
+rispose fieramente che essi non conoscevano
+comitati di sorta; ma anche li avessero conosciuti,
+avrebbero conservato il segreto; meglio la morte,
+che l’infamia.
+</p>
+
+<p>
+L’incolto e bravo popolano ripeteva, senza saperlo,
+il famoso: <i>potius mori quam fœdari</i>.
+</p>
+
+<p>
+Al Riso poco premeva la vita, chè sapeva trovarsi
+suo figlio Giovanni, giovane ardente di libertà, mortalmente
+ferito nelle unghie de’ regi.<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>
+</p>
+
+<p>
+Maniscalco udita l’eroica risposta, gettò la maschera
+e mostrossi iniquo qual’era; ruggì tra i denti serrati
+pel furore:
+</p>
+
+<p>
+— Sì, morirete tutti fra pochi istanti; morirete
+come cani... Vedremo se l’Italia, e il vostro Vittorio
+Emanuele verranno a salvarvi...
+</p>
+
+<p>
+Mezz’ora dopo, i cadaveri dei tredici patrioti venivano
+trascinati su due carrette per le vie di Palermo,
+tra gli insulti della sbirraglia... e le lagrime
+dei cittadini che ne giurarono vendetta.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il supplizio de’ tredici<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a> provocò uno sdegno furioso
+tra le bande degli insorti, i quali a Carini, sorpreso
+un posto di ventisei soldati napolitani, li impiccarono
+tutti per la gola; così il furore del governo oppressore
+ridestava il furore e rappresaglie di sangue: così i
+figli della stessa madre, l’Italia, si sterminavano
+a vicenda come se fossero tra loro nemici e stranieri.
+</p>
+
+<p>
+Pervenuta a Napoli la nuova dell’uccisione dei
+soldati di Carini, infuriava il re; la madrigna e la
+consorte lo eccitavano a incrudelire, sicchè Bombino,
+chiamati i ministri: «Ordinate, gridò loro, che
+s’incenerisca Carini, che il ferro ed il fuoco vendichi
+i miei soldati». Ad appagare la collera del re, fortissime
+colonne mobili uscirono da Palermo, e si avviarono
+verso la città condannata.
+</p>
+
+<p>
+Giace Carini poche miglia da Palermo, ed era popolata
+da 7100 abitanti; antiche e solide mura la
+ricingono, e la circondano deliziose campagne. In Carini
+eransi fortificate alcune centinaja di insorti:
+vi arrivavano i soldati e si facevano attorno per
+espugnarla; i Siciliani combatterono gagliardamente
+nei giorni 19, 20, 21 aprile, ma sopraggiunti nuovi
+rinforzi ai regj, gli insorti dovettero allontanarsi,
+ricoverandosi nelle montagne. Perdettero questi 250
+morti; ebbero i regi 320 soldati ed ufficiali uccisi.
+Entrarono le truppe di Francesco II in Carini e per
+rapacità di preda e per gli ordini ricevuti, nulla rispettarono
+in quella desolata città. E di nulla sentirono
+pietà; sgozzarono i fanciulli sul seno delle
+madri, e queste stuprate e poi trafitte, cadevano sui
+<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
+loro cari estinti; non salvava l’età senile, non il tempio,
+chè sugli altari medesimi vennero trucidate donzelle
+e matrone, e gli stessi sacerdoti; d’ogni suppellettile
+fecero bottino, e quando i preziosi arredi erano
+predati, davano fuoco alle case ed ebbri tripudiavano
+intorno alle fiamme. Ardeva Carini, perivano centinaja
+di cittadini, e una nuova pagina storica accusava
+Francesco II, come distruttore delle città e de’ villaggi
+del suo reame, come assassino di innocenti,
+nell’istessa guisa ch’aveva accusato il suo avo Francesco
+I d’aver fatto distruggere, nel 1828, il villaggio
+di Bosco nel Cilento.
+</p>
+
+<p>
+Gli orrori commessi a Carini, raccontati a Palermo
+ed a Napoli dalla principessa di Carini, che trovavasi
+sul luogo nel giorno del macello, destarono
+nell’una e nell’altra città sentimenti di raccapriccio
+e di vendetta, giurando l’uno e l’altro popolo di liberarsi
+a qualunque costo de’ Borboni, mentre re
+Francesco II, il re pietoso, andava ripetendo nella
+reggia: <i>uccisero i miei soldati, ma l’hanno pagata cara!</i>
+</p>
+
+<p>
+Gli insorti rifugiatisi nei monti continuarono, guidati
+dall’intrepido Rosolino Pilo, la lotta contro i borbonici.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap8">CAPITOLO VIII.
+<span class="smaller">L’imbarco.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="blockchap">
+<p>
+«<i>Italia e Vittorio Emanuele!</i> gridammo
+passando il Ticino. <i>Italia e Vittorio
+Emanuele!</i> rimbomberà negli antri
+infocati del Mongibello.»
+</p>
+
+<p class="indr">
+<span class="smcap">Garibaldi</span>.
+</p>
+</div>
+
+<p>
+La sera del 5 maggio 1860, la spiaggia del mare
+che si estende in semicerchio dinanzi a Quarto presso
+Genova, offriva un curioso spettacolo.
+</p>
+
+<p>
+Alcune centinaja di soldati (chè n’avevano tutta
+l’aria), vestiti quali della rossa assisa, quali in semplice
+abito borghese, se ne stavano lungo la spiaggia
+aggruppati in capannelli. Quasi tutti poi portavano
+cappelli a larghe tese, e borse ad armacollo, come
+chi sta per intraprendere un viaggio. Marinaj e pescatori
+colle loro famiglie, si frammischiavano a questi
+belligeri pellegrini, rendendo così più pittoresca la
+scena.
+</p>
+
+<p>
+Gli sguardi della folla erano rivolti ora su due
+piroscafi ancorati a poca distanza dal lido, e che,
+<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
+colla colonna di fumo che sprigionavano, mostravano
+d’esser pronti a salpare; ora sulla strada che, costeggiando
+il mare, da Quarto conduce a Genova;
+questa strada era animata da numerosi viandanti
+che a due, a quattro, a sei per volta arrivavano a
+passo celere e si arrestavano sulla spiaggia dinanzi
+a Quarto, mischiandosi colla folla. Anche costoro ad
+ogni tratto si volgevano e guardavano cogli altri.
+</p>
+
+<p>
+Tutti aspettavano il generale Garibaldi.
+</p>
+
+<p>
+Roberto e Valentino se ne stavano seduti l’uno
+accanto l’altro, fumando le loro pipe di gesso. Valentino
+indossava la sua vecchia assisa di Cacciatore
+delle Alpi; un farsetto bruno di tela coi paramani
+color verde, un berretto di panno con sopravi cucita
+la cornetta, e calzoni bigi stretti alla caviglia
+entro uose di cuojo.
+</p>
+
+<p>
+Roberto, tranne i calzoni che portava simili a quelli
+di Valentino, nulla aveva che lo indicasse soldato.
+</p>
+
+<p>
+— Sicchè Valentino, si parte o no?
+</p>
+
+<p>
+— Ah! questa volta si parte di sicuro.
+</p>
+
+<p>
+— È un pezzo veh! che ci tengono sulle spine...
+Guarda quanto tempo siam restati a Genova colle
+mani in mano!
+</p>
+
+<p>
+— Tanto tempo? Sei curioso davvero, Roberto!
+Tanto tempo! Ma credi tu che spedizioni di questa
+fatta siano cose facili come bere un ovo?
+</p>
+
+<p>
+— Capisco! Ma la è una eternità...
+</p>
+
+<p>
+— Per noi che bruciamo per la smania di andarcene,
+è naturale! Ma adesso è inutile pensare al
+passato; ora si parte... finalmente!
+</p>
+
+<p>
+— Quanto tarda il generale!
+</p>
+
+<p>
+— Come puoi dire che tarda?... Ha forse fissata
+l’ora precisa? Trovatevi a Quarto verso sera, ci ha
+mandato a dire, ma l’ora non l’ha fissata...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Oh! quando sarò in alto mare! sclamò Roberto,
+emettendo un lungo sospiro.
+</p>
+
+<p>
+— Capisco cosa vuol dire quel tuo sospiro! rispose
+Valentino, traendo dal petto un altro sospiro
+ancor più lungo. Ma non pensiamo a queste cose,
+Roberto... Fra mezz’ora tutt’al più saremo in mare...
+e allora... avremo altro a fare... Vedi!... i vapori
+fumano alla più bella... Vorrei sapere su qual dei due
+mi imbarcherò...
+</p>
+
+<p>
+— E sull’uno, o sull’altro per me è tutt’uno.
+</p>
+
+<p>
+— Anche per me...
+</p>
+
+<p>
+— Quello là a destra è il <i>Lombardo</i>, vero?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, lo comanda Bixio, che è un marinajo consumato...
+Garibaldi comanderà quell’altro là, il <i>Piemonte</i>...
+</p>
+
+<p>
+— E Federico non si vede ancora? chiedeva Roberto
+guardando verso Genova.
+</p>
+
+<p>
+— Chi sa se verrà qui... Lui, lo sai, resta...
+</p>
+
+<p>
+— Lo so, lo so,... partirà dopo con Medici. Però
+mi ha detto jeri che sarebbe venuto ad accompagnare
+il generale... A proposito! Mi diceva jeri Federico,
+che quel vapore là...
+</p>
+
+<p>
+— Il <i>Lombardo</i>?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, il <i>Lombardo</i>, è quello stesso su cui nel quarantanove
+egli è tornato dopo la spedizione di Roma...
+</p>
+
+<p>
+In quella si udì un <i>hurra!</i> prorompere dalle bocche
+di tutti, e una salva di battimani. Tutti gli astanti
+si volsero verso la strada, alzandosi sulle punte de’
+piedi per veder meglio. Roberto e Valentino balzarono
+sul sasso su cui sedevano:
+</p>
+
+<p>
+— È lui... è lui... Viva Garibaldi!
+</p>
+
+<p>
+— Viva Garibaldi! gridò replicatamenle la folla.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
+</p>
+
+<p>
+Pochi minuti dopo il tratto di mare tra la spiaggia
+e i due piroscafi era solcato da innumerevoli
+barchette, gremite di volontarj garibaldini; fra queste
+distinguevasi una sdruscita barca peschereccia
+entro cui vedevansi ritti Türr e Sirtori, e in mezzo
+a loro Garibaldi, che salutava agitando il cappello
+la folla plaudente e i suoi amici accalcati sulla spiaggia.
+</p>
+
+<p>
+Tutte quelle barchette circondarono i piroscafi; i
+garibaldini, arrampicandosi sulle corde, in un attimo
+furono a bordo. Valentino e Roberto salirono insieme
+sul <i>Piemonte</i>.
+</p>
+
+<p>
+S’intesero due acutissimi fischj; poi il suono della
+campanella, e i vapori si mossero. La folla mandò
+un ultimo grido di addio; con altre grida risposero
+i garibaldini dai piroscafi, che in breve si perdettero
+tra le ombre che erano già calate sul mare.
+</p>
+
+<p>
+Dio vi accompagni o giovani, onore d’Italia!
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Ci siano intanto permesse due parole su Garibaldi
+dall’epoca di Villafranca in poi.
+</p>
+
+<p>
+Garibaldi che, alla testa de’ suoi Cacciatori delle Alpi
+aveva esercitata un’influenza tanto decisiva sul modo
+con cui vennero aperte le operazioni nella campagna
+del cinquantanove, all’epoca della pace di Villafranca
+trovavasi presso i passi del Tirolo meridionale,
+ed aveva il suo quartier generale a Lovere, sul
+lago d’Isèo.
+</p>
+
+<p>
+Garibaldi, dopo la conclusione della pace, essendosi
+manifestato ne’ suoi volontarj (com’era naturale) un
+vivo desiderio di far ritorno a’ loro domestici focolari,
+fino dal 19 luglio, gli aveva confortati a restare,
+per qualunque evenienza, sotto le armi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
+</p>
+
+<p>
+Le sue idee erano<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>; che l’Italia non dovesse darsi
+in braccio alla diplomazia; che non dovesse accettare
+quella soluzione qualunque con cui la diplomazia
+europea volesse imbrigliarla; che dovesse agire
+di proprio impulso, senz’altro rispetto alla diplomazia,
+se non quello di attraversarle la strada, di modo
+che tutt’al più essa fosse tratta a rimorchio dai fatti
+compiuti.
+</p>
+
+<p>
+Per l’Italia non esservi che una meta ed una via;
+meta, l’Italia una sotto lo scettro costituzionale di
+Vittorio Emanuele; la via, avendo Napoleone colla
+pace di Villafranca separata la sua causa da quella
+d’Italia, essere altrettanto sicura quanto chiaramente
+disegnata. Gli Italiani, da sè, dovevano spingere la
+rivoluzione più a mezzogiorno; (a mezzogiorno, non
+ad occidente, onde non disturbare il Piemonte dal
+suo riposo necessario, e quindi non usare delle forze
+piemontesi per la rivoluzione italiana) colle truppe
+che l’Italia centrale avrebbe potuto organizzare. S’intende
+da sè che tali forze non risultavano semplicemente
+dall’Italia centrale, e molto meno potevano
+rimanere dell’Italia centrale, giacchè dopo la pace,
+come prima si rafforzarono coi volontarj d’ogni angolo
+d’Italia.
+</p>
+
+<p>
+Senza aver la pretesa di dichiarare esser queste
+proprio le idee di Garibaldi, diremo che il Rüstow
+pare non si scosti gran fatto dalla realtà.
+</p>
+
+<p>
+Ma la diplomazia, e Napoleone (il quale dopo la
+pace di Villafranca pare non abbia separato niente
+affatto la sua dalla nostra causa, come lo provano
+la partenza della flotta francese da Gaeta, e il successivo
+<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
+riconoscimento del regno d’Italia) non ne vollero
+sapere di inforcare il focoso puledro della rivoluzione,
+chè alle volte.... Preferirono il tardo ma
+docile ronzino della diplomazia, e memori del proverbio:
+chi va piano va sano, procedettero trotterellando,
+invece di correre di buon galoppo.
+</p>
+
+<p>
+Eppure Garibaldi diede splendide prove di equitazione,
+percorrendo di carriera le Due Sicilie in groppa
+a questo focoso puledro, senza inciampare, nè
+perder le staffe mai!
+</p>
+
+<p>
+Garibaldi, il principio d’agosto, fu chiamato nell’Italia
+centrale, ove da principio doveva assumere
+il comando supremo di tutte le truppe colà scaglionate.
+Con ordine del giorno datato da Bergamo
+(11 agosto), il generale si congedò da’ Cacciatori delle
+Alpi; partì alla volta di Livorno, ove giunse il 15,
+e di là si recò a Firenze, poi a Modena, e quindi
+nelle Romagne.
+</p>
+
+<p>
+In quel frattempo<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a> (19 agosto) ebbe luogo una
+riunione di deputati delle quattro province, anche
+delle Romagne, nella quale si intavolarono i preliminari
+per la formazione di una lega militare; ai 3
+di settembre questa lega venne ratificata per la Toscana,
+Modena e Parma, mentre per il momento la
+Romagna restava ancora esclusa.
+</p>
+
+<p>
+Nella camera dei deputati a Modena era stato in
+pari tempo scelto il generale Fanti, e ad esso, non
+a Garibaldi, venne offerto il comando supremo dell’armata
+dell’Italia centrale; comando che egli tosto
+accettò, prendendone possesso con un ordine del
+giorno (24 settembre).
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
+</p>
+
+<p>
+Garibaldi venne nominato generalissimo in secondo,
+e la cosa non si potè altrimenti comporre che
+coll’attribuire a Fanti in modo speciale la direzione
+del ministero della guerra, mentre Garibaldi sarebbe
+stato il vero comandante delle truppe nelle operazioni
+che, sia in senso difensivo, sia in senso offensivo, si
+dovessero intraprendere dall’Italia centrale verso il
+mezzodì. Ad onta di ciò era difficile che altri potesse
+illudersi circa il carattere della nomina di Fanti, contromina
+del partito diplomatico, al quale egli stesso
+apparteneva, e disposta all’effetto di paralizzare Garibaldi,
+e mantenere tranquilla l’Italia centrale, in attesa
+delle determinazioni della pace di Zurigo, e del
+congresso che, speravasi, le avrebbe tenuto dietro.
+</p>
+
+<p>
+Garibaldi e Fanti, già divisi per ragione di partito,
+lo erano ancora più per le loro nature, e le
+loro viste militari; all’anima, al fuoco di Garibaldi,
+per il quale non v’ha rischio che appaja soverchio
+(senza ch’egli si stacchi un dito dalla più oculata prudenza,
+benchè in sulle prime non paja), contrapponevasi
+il freddo calcolo di Fanti; all’ardito condottiero
+de’ Corpi franchi, il soldato regolare, che tutto
+misura col compasso e colla squadra, e che alla
+sola vista delle camicie rosse sentesi il mal di mare.
+</p>
+
+<p>
+Fanti poteva giovare assai all’idea che era destinato
+a rappresentare, e che infatti rappresentò,
+cioè, che l’Italia centrale aveva bisogno di quiete
+per un efficace e durevole organamento militare.
+</p>
+
+<p>
+L’Italia centrale aveva al principio di settembre,
+circa 20,000 uomini sotto le armi, la maggior parte
+dei quali erano volontarj, senza una <i>ferma</i> determinata.
+Per tutte le vicende della guerra non poteva
+quest’armata misurarsi con una truppa regolare
+<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
+bene organata; non era un’istituzione che fosse calcolata
+per durare. Fanti oltre a ciò trovava che
+l’armata dei volontarj difettava d’armi, d’attrezzi ecc.;
+e a ciò si doveva provedere. Finalmente anche l’effettivo
+non era soddisfacente, e per quanto potesse
+essere grande l’entusiasmo della gioventù dell’Italia
+settentrionale e centrale, è chiaro che su tali fondamenti
+non si poteva erigere un durevole edifizio,
+e che ad un vecchio soldato la coscrizione piemontese
+doveva sembrare un fondamento assai più sicuro<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente potevasi anche dire: mentre ogni tendenza
+del movimento dell’Italia centrale è verso l’annessione
+al Piemonte, non è opera assennata il sistemare
+sul modello piemontese le truppe ivi raccolte?
+</p>
+
+<p>
+Garibaldi nulla aveva da opporre a tutto questo
+se non la fede nel successo, la fede della gran causa
+italiana, alla quale aveva consacrata tutta la vita:
+la fede nel coraggio e nell’amore de’ suoi volontarj,
+cose tutte che le nature fatte col regolo sono avvezze
+a chiamare illusioni...
+</p>
+
+<p>
+Non è quindi meraviglia se questi due uomini,
+per le loro differenti attitudini, fino dal primo momento
+venissero reciprocamente a dissensi, che di
+giorno in giorno più inasprirono.
+</p>
+
+<p>
+Garibaldi, il 28 ottobre, assunto il comando supremo
+dei volontarj raccolti nella Romagna (provincia
+insorta, non ancora unita alle altre tre cogli
+stessi legami, e quindi in diritto di trasportare l’insurrezione
+sull’attiguo territorio pontificio) credette
+giunto il momento di strappar di dosso al papa gli
+ultimi lembi del poter temporale.
+</p>
+
+<p>
+La conclusione della pace di Zurigo, fu l’ostacolo
+<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
+che la diplomazia gli gettò dinanzi, acciò non potesse
+progredire.
+</p>
+
+<p>
+Napoleone acconsentì che anche Toscana si unisse
+al resto dell’Italia libera; ma chiese il sacrifizio di
+Garibaldi, il quale, amareggiato dalle continue lotte
+che doveva sostenere col partito della diplomazia,
+rinunziò al comando (14 novembre), e si ritirò nella
+solitaria sua Caprera. Ma il grand’uomo, prima di
+lasciar la terraferma, avvertì con un suo proclama
+gli Italiani che la politica la quale inceppava i passi
+di Vittorio Emanuele, doppiamente li obbligava a serrarsi
+intorno al re; egli stesso sarebbe senza indugio
+ritornato al suo posto, appena il re avesse
+chiamati i suoi soldati alla guerra di redenzione.
+</p>
+
+<p>
+Molti de’ suoi fedeli compagni, imitarono l’esempio
+del loro generale, e abbandonarono l’armata dell’Italia
+centrale.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Sulla punta occidentale dell’isola di Sicilia, dietro
+il Lilibeo, sorge Marsala, coronata di bastioni, e specchiantesi
+nel porto; scalo frequentato dai navigli che
+percorrono il Mediterraneo da Oriente a Occidente,
+toccando Malta. Questo porto era anticamente molto
+più ampio e frequentato, ma venne in parte turato
+nel 1532, onde chiudervi l’accesso alle galee dei
+corsari turchi che infestavano quei mari.
+</p>
+
+<p>
+Circa alle 9 antimeridiane dell’11 maggio 1860,
+due legni inglesi da guerra, l’<i>Intrepido</i>, (capitano
+Marryat) e l’<i>Argo</i> (capitano Ingram) provenienti da
+Palermo, giungevano dinanzi a Marsala. L’<i>Intrepido</i>
+gettò l’áncora a un miglio circa dal fanale ove termina
+il molo, e l’<i>Argo</i> (che doveva fermarsi a Marsala
+<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
+tre o quattro giorni) due miglia più in là, ove
+il fondo offre più sicuro ancoraggio.
+</p>
+
+<p>
+Per qual motivo que’ due navigli erano venuti a
+Marsala?
+</p>
+
+<p>
+Eccolo. Il generale borbonico comandante quel
+distretto, aveva disarmate le popolazioni col pretesto
+che i dintorni erano infestati dai briganti (così,
+col linguaggio solito dei governi <i>bene costituiti</i>, venivano
+da quel generale chiamati gli insorti condotti da
+Rosolino Pilo e da altri patrioti). Alcuni Inglesi, negozianti
+di vino e residenti in Marsala, avevano dovuto
+essi pure consegnare le loro armi al generale borbonico,
+protestando però contro quella soperchieria: chè
+(dicevano essi con tutta ragione) se è vero che siamo
+minacciati dai briganti, è una ragione di più perchè
+ci siano lasciate le armi.
+</p>
+
+<p>
+Fiato perduto! Le armi furono sequestrate.
+</p>
+
+<p>
+Allora que’ sudditi inglesi, a mezzo del loro vice-console
+Cossins, chiesero protezione al capitano Cochrane
+che dimorava a Palermo; e costui spedì tostò a Marsala
+le due navi da guerra.
+</p>
+
+<p>
+I capitani Marryat e Ingram, coi loro uffiziali, si
+recarono nelle loro lance a terra, indi, incontrato il
+vice-console Cossins, in sua compagnia si portarono
+dai loro connazionali negozianti di vino, onde trattare
+l’affare del disarmo.
+</p>
+
+<p>
+Mentre discutevano, ecco sopragiungere un Inglese,
+il quale disse alla brigata che si avanzavano due
+vapori dal nord-est, inalberando bandiera sarda
+(allora dicevasi così). Tosto la comitiva salì sopra
+un’altura, e di là, con un telescopio, poterono distintamente
+vedere i due <i>stheamers</i>, il più piccolo
+dei quali rimorchiava un battello, il che ci fece credere
+<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
+essere questo di un piloto tolto da terra, cammino
+facendo.
+</p>
+
+<p>
+I due vapori<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a> non mostravano la menoma esitazione
+nell’approdare; girarono intorno la prora dell’<i>Intrepido</i>,
+dirigendosi verso il molo, ove giunsero
+circa alle 2 pomeridiane.
+</p>
+
+<p>
+Il primo entrò felicemente; era il <i>Piemonte</i> comandato
+da Garibaldi; l’altro il <i>Lombardo</i> diretto da Bixio,
+arenò a circa centocinquanta metri dalla spiaggia.
+</p>
+
+<p>
+In quel punto comparvero tre legni napolitani, i
+quali incrociavano tra Marsala e Mezzara (piccola
+città verso il sud, lungi circa dodici miglia dalla
+prima): erano lo <i>Stromboli</i> ed il <i>Capri</i>, che rimorchiava
+una fregata a vela. Queste navi erano già a
+sole sei miglia dai Vapori sardi.
+</p>
+
+<p>
+Intanto il <i>Piemonte</i> aveva già sbarcate le persone
+che aveva a bordo; erano uomini ben armati e disciplinati;
+appena toccata terra, tosto si ordinavano
+in compagnie e colle carabine in ispalla marciavano
+in perfetto ordine.
+</p>
+
+<p>
+L’altro Vapore però che erasi arenato, dovendo
+sbarcare la sua gente col mezzo di barchette, non
+era ancor riuscito a metterne fuori più di un quarto;
+quando i legni napoletani vi furono sopra a tiro di
+cannone.
+</p>
+
+<p>
+Io (scrive il capitano Marryat) aveva già consigliato
+i proprietarj di alcuni <i>schooners</i> inglesi a condurli
+fuori del porto, credendo corressero pericolo
+di trovarsi in mezzo al fuoco; ma non si potè seguire
+il mio consiglio perchè non fu possibile far
+<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
+movere gli <i>schooners</i>, per l’assoluta mancanza del
+vento.
+</p>
+
+<p>
+I legni napoletani non fecer fuoco; lo <i>Stromboli</i>
+calò in mare una lancia, e mandò un uffiziale verso i
+Vapori sardi; ma percorsa appena la metà della distanza
+che lo separava da quelli, la lancia retrocedette
+a tutta forza di remi. Eravamo in questo momento
+sicuri che il fuoco comincerebbe, ma con nostra
+sorpresa, ecco che lo <i>Stromboli</i> spinge la prora verso
+l’<i>Intrepido</i>, invece di avvicinarsi alla spiaggia ed impedire
+che continuasse lo sbarco.»
+</p>
+
+<p>
+L’ufficiale che in assenza del capitano comandava
+in quel momento l’<i>Intrepido</i>, venne chiamato a parlamento
+dal capitano Caracciolo dello <i>Stromboli</i>, e
+richiesto se fra le truppe sbarcate ve n’erano di inglesi;
+l’uffiziale rispose che no; ma soggiunse che i
+due capitani dei due legni inglesi e alcuni dei loro
+uffiziali erano a terra.
+</p>
+
+<p>
+In questo frattempo tutti i garibaldini erano sbarcati.
+Scoccavano le quattro.
+</p>
+
+<p>
+I capitani Marryat e Ingram, ed il vice-console
+Cossins, si recarono tosto a bordo dello <i>Stromboli</i>,
+il cui capitano dichiarò loro che era obbligato a far
+fuoco sugli sbarcati, promettendo che avrebbe scrupolosamente
+rispettata la bandiera inglese ovunque
+la vedesse sventolare. E il fuoco cominciò.
+</p>
+
+<p>
+Il capitano non mancò di scusarsi per la poca elevazione
+ch’ei dava a’ suoi projettili, dicendo che era
+suo desiderio risparmiare la città, e solo colpire gli
+insorti che marciavano dal molo verso quella.
+</p>
+
+<p>
+La fregata napoletana, staccatasi dal <i>Capri</i> dal quale
+era tratta a rimorchio, trasse una bordata di projettili,
+ma inutilmente chè i garibaldini erano già al
+sicuro dietro le mura di Marsala.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il capitano Marryat, ritornato a bordo dell’<i>Intrepido</i>,
+vi trovò un uffiziale dello <i>Stromboli</i>. Era venuto
+per chiedere all’Inglese di spedire di comune
+accordo una lancia verso i legni sardi per intimare
+loro di arrendersi. Era chiaro che l’uffiziale napolitano
+voleva, coperto dalla bandiera britannica, accertarsi
+se quelle navi erano vuote o no. Nel primo
+caso egli non avrebbe corso rischio alcuno, nel secondo
+avrebbe avuto il vantaggio di essere moralmente
+assistito nella resa che si voleva intimare. Il
+capitano Marryat vide il laccio, e seppe schivarlo
+rifiutandosi.
+</p>
+
+<p>
+Allora i Napolitani spedirono alcuni battelli equipaggiati
+ed armati verso i navigli sardi; e riconosciutili
+abbandonati, se ne impossessarono, abbassando
+tosto la bandiera italiana. Erano le 6 pomeridiane.
+</p>
+
+<p>
+Il capitano Marryat, levò l’àncora onde recarsi
+tosto a Malta e di là spedire la notizia dell’accaduto
+all’ammiragliato inglese. Però, prima che partisse, il
+capitano Ingram pigliò coll’<i>Argo</i> il posto lasciato
+dall’<i>Intrepido</i>, onde comunicare più facilmente colla
+città, ed essere in miglior posizione di proteggere
+gli interessi dei sudditi inglesi stabiliti a Marsala.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Garibaldi, disposto in fretta in fretta il suo piccolo
+esercito, e occupati gli avamposti dalla parte
+del mare, fece affiggere sulle mura della città due
+proclami, uno alle truppe napolitane, l’altro ai Siciliani.
+Quest’ultimo diceva:
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p class="indl">
+Siciliani
+</p>
+
+<p>
+«Vi ho condotto un pugno di bravi, accorsi al
+grido eroico della Sicilia, sopravissuti alle battaglie
+<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
+lombarde. Eccoci presso di voi. Noi non domandiamo
+altro che l’affrancamento della patria. Siamo tutti
+uniti. Allora l’impresa sarà facile e breve. All’armi!
+</p>
+
+<p>
+«Chiunque non afferra un arme, è un vile, un
+traditore della patria.
+</p>
+
+<p>
+«Che la mancanza d’armi non sia un pretesto.
+Avremo dei fucili, ma in questo momento ogni arma
+è buona nelle mani d’un bravo. I municipj penseranno
+ai vecchi, alle donne, ai fanciulli abbandonati.
+All’armi dunque! La Sicilia insegnerà una volta di
+più al mondo come un paese si libera da’ suoi oppressori
+per la volontà di un popolo concorde.
+</p>
+
+<p class="indr">
+<b>G. Garibaldi.</b>
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Roberto e Valentino erano sbarcati tra i primi dal
+<i>Piemonte</i>. Il giovane pittore, pallido e sbattuto pel
+mal di mare che durante il viaggio non gli aveva
+dato un istante di tregua, appena ebbe posto piede
+a terra, si inginocchiò e la baciò; poi rizzatosi stirò
+le braccia e le gambe ingranchite:
+</p>
+
+<p>
+— Ah! finalmente ho i piedi in terra!» sclamò
+mandando un lungo sospiro. Non dondolo più come
+un ubbriaco... Ora perdio! mi sento un altr’uomo...»
+Così dicendo impugnò con ambe le mani la carabina
+per la canna e la fece roteare intorno alla testa con
+rapidi giri di mulinello, per meglio snodare le braccia.
+</p>
+
+<p>
+Valentino taceva; guardava trasognato la città, il
+mare, i vascelli, i compagni; gli pareva sognare.
+Ma a trarlo dalla sua estasi, gli si accostò il general
+Türr, seguito da un uffiziale:
+</p>
+
+<p>
+— Animo giovinotti!... qui con noi...» Così detto,
+si incamminò celeramente verso la città. Valentino
+e Roberto, postesi in ispalla le carabine, seguirono
+tosto il generale ungherese e l’uffiziale.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
+</p>
+
+<p>
+Mentre salivano verso un’altura, Roberto guardò
+di traverso il taciturno amico, e al vedere quella
+ciera attonita, non potè a meno di ridere.
+</p>
+
+<p>
+— Che diavolo hai, Valentino! gli disse. Sembri
+un uomo dell’altro mondo?... Si può sapere a cosa
+pensi...
+</p>
+
+<p>
+— Penso, rispose l’altro con voce bassa, che tutto
+quello che è successo non è... non è cosa naturale...
+Prima di tutto ti dirò che Garibaldi non è un uomo...
+Non voglio bestemmiare dicendo che è un Dio!....
+non istà bene... però... però... è un fatto che egli è
+qualche cosa di più degli altri uomini... Non è la
+prima volta che mi trovo con lui...; l’ho veduto far
+cose che... Ma questa qui le vince tutte.... Poi tutti
+i contratempi che sono successi in viaggio, invece
+di far danno hanno giovato... Insomma, povero pescatore
+come sono, io non credo un’acca a tutte
+le fandonie che certi preti, e certi bigotti ci vogliono
+dare a bere, però la mia religione, quella che fa
+del bene a noi e agli altri, quella di mio padre, l’ho
+qui nel cuore...
+</p>
+
+<p>
+— E così?
+</p>
+
+<p>
+— E così nessuno mi caverà dalla testa che questa
+spedizione è stata protetta dalla Providenza... Bisognerebbe
+esser cieco per negarlo... Punto primo, ad
+Orbitello, quando nessuno se lo immagina, Garibaldi
+manda giù a terra... (e segnava Türr col dito) a cercar
+munizioni... E lui (e replicava il gesto) torna indietro
+colle munizioni, e con quattro cannoni per
+giunta...
+</p>
+
+<p>
+— Ma se ti ricordi, Garibaldi in quell’occasione si
+mostrò a bordo vestito da generale piemontese; volevi
+tu che il comandante d’Orbitello avesse a dir
+di no ad un generale del re?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Lasciamo andare!... Poi, mentre si andava cheti
+come olio, ecco quel matto che si butta in mare...
+Il <i>Piemonte</i> si ferma; si lascia giù una lancia e si
+manda a pescare quel povero diavolo, e là si perde
+un’ora di tempo. Poi ci passa vicino quel brigantino
+a vela;... Te ne ricordi? Che fa Garibaldi?
+Chiama il capitano del brigantino e gli dice: Dove
+andate! — A Genova — Bene! direte ai nostri amici
+che Garibaldi è sbarcato felicemente» e gli butta
+un pane in cui c’era una lettera. Capisci? un uomo
+come un altro non le dice le cose con tanta sicurezza...
+Ma Garibaldi sapeva già come la doveva
+finire; forse lo sapeva fino da quando era a Genova;
+come sa di sicuro (ci giuoco la testa) quello che
+succederà domani, doman l’altro, tra una settimana
+tra un mese....
+</p>
+
+<p>
+— Questo poi...
+</p>
+
+<p>
+— La è così... te lo dico io! (rispose Valentino con
+tale accento che dinotava in lui una fede cieca, a
+tutta prova pel suo condottiero). Ma andiamo innanzi.
+Il matto, che voleva annegarsi ad ogni costo, torna
+a buttarsi in mare... Un altro avrebbe detto: se
+ha questo capriccio, se lo soddisfi... peggio per lui.
+Ma il generale, no, fa fermare una seconda volta
+il Vapore, e perde un’altra ora di un tempo preziosissimo
+per salvare quest’uomo.... Dopo siamo quasi
+in porto... crac! il <i>Lombardo</i> di Bixio si arena,... poi
+troviamo là gli Inglesi che non vogliono che si incominci
+il fuoco prima che tutti i loro uffiziali,
+ch’erano a terra, siano ritornati a bordo... Intanto
+sbarchiamo noi e la roba.... Finalmente ci fanno
+fuoco addosso, senza nemmeno toccarci un capello<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>.
+<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
+Quando siamo arrivati a Marsala erano le due, è vero?..
+Ebbene! poco prima di mezzogiorno c’erano in città
+circa ottocento soldati del re-bomba... Se strada facendo
+non si perdevano quelle due ore nel salvare il
+matto, chi sa come la sarebbe andata la faccenda....
+No, no; credilo a me, Roberto... Garibaldi non è un
+uomo come gli altri...., o per lo meno è il Beniamino
+della Providenza.
+</p>
+
+<p>
+Intanto erano giunti all’uffizio del telegrafo. L’impiegato,
+visto da un finestrino avvicinarsi le quattro
+camicie rosse, prese la fuga.
+</p>
+
+<p>
+I nostri entrarono nell’uffizio. Il tenente che seguiva
+Türr era stato impiegato negli uffizj telegrafici
+di Genova; quindi, poste le mani sui dispacci,
+lesse questo, diretto al comandante militare di Trapani:
+«Due battelli a vapore, con bandiera sarda, sono
+testè entrati nel porto, e sbarcano gente» Mentre l’uffiziale
+leggeva a Türr il dispaccio, ecco arrivare la
+risposta: «Quanti sono? per qual fine sbarcano?»
+Allora l’uffiziale garibaldino fa lui la risposta:
+«Scusatemi, mi era ingannato. I due battelli a vapore
+sono bastimenti mercantili; vengono da Girgenti
+carichi di solfo.» Pochi minuti dopo, il telegrafo rispondeva
+<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
+da Trapani «Siete un imbecille» e buona
+notte.
+</p>
+
+<p>
+Spezzati i fili telegrafici, Türr e i tre garibaldini
+ridiscesero a Marsala.
+</p>
+
+<p>
+Intanto gli altri uffiziali superiori, s’affrettavano
+ad ordinare i volontarj in diversi corpi. Tra questi
+uffiziali distinguevansi: La Masa, conosciuto per la
+parte brillante che ebbe nell’insurrezione avvenuta
+in Palermo nel gennajo del quarantotto, come anche
+per aver partecipato alla guerra d’indipendenza quale
+capo de’ volontarj siciliani. Egli contribuì egualmente
+alla difesa di Messina contro le truppe borboniche
+nel settembre del quarantotto. Durante il suo esiglio,
+pubblicò alcuni scritti politici e storici, fra i quali
+un racconto degli avvenimenti di cui fu teatro la
+Sicilia nel 1848 e 1849. Oltre a ciò, prevenendo col
+desiderio i presenti avvenimenti, fin dal cinquantanove
+tracciò il disegno dell’insurrezione italiana, prescrivendone
+le leggi e designando le milizie che dovevano
+soccorrerla e svilupparla. Questo lavoro fu giudicato
+ricco di ottime cognizioni pratiche; è l’abbozzo
+primitivo dell’organamento dei Cacciatori delle Alpi.
+</p>
+
+<p>
+Carini, Siciliano anch’esso, improvisò a Palermo
+un reggimento di cavalleria, durante il periodo rivoluzionario
+del 1848 e 1849. Caduta la rivoluzione,
+cercò servir nell’esiglio, non solo la causa della Sicilia,
+ma quella di tutta l’Italia col suo <i>Courrier
+franco-italien</i> che pubblicavasi a Parigi.
+</p>
+
+<p>
+Stocco, Calabrese, è assai noto e popolare in quella
+parte d’Italia. Nel quarantotto ei si mostrò uno dei
+più valorosi capi della insurrezione calabrese, e fece
+in special modo prova di coraggio e di abilità nel
+combattimento sostenuto ad Angitola; combattimento
+<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
+che durò circa dodici ore, e in cui un pugno di Calabresi
+(circa quattrocento cinquanta) fu visto lottare
+vantaggiosamente contro le truppe comandate dal
+generale Nunziante, il quale sarebbe stato completamente
+disfatto, se Stocco fosse stato soccorso in
+tempo dagli altri capi calabresi.
+</p>
+
+<p>
+Cairoli, il cui fratello morì combattendo a San
+Fermo. Non appena conobbe il progetto di Garibaldi,
+partì da Pavia, sua città natale, e la stessa sua madre,
+allora in gramaglie per la morte del primogenito,
+lo presentò al generale, mettendo a sua disposizione
+insieme al figlio la somma di 30,000 franchi.
+Nobile famiglia!
+</p>
+
+<p>
+Bixio, nome oramai popolarissimo e caro a tutti.
+Ferito a Roma nel 1849 accanto al suo amico Goffredo
+Mameli (gentil poeta, quanto prode soldato,
+che morì sul Gianicolo per la gran causa italiana),
+fece parte nel cinquantanove della legione comandata
+da Garibaldi, e fu in allora uno dei più brillanti
+capi di battaglione. Marinajo espertissimo, al
+pari di Garibaldi, rese importantissimi servigi alla
+spedizione, assumendo il comando del <i>Lombardo</i>.
+</p>
+
+<p>
+Orsini, già uffiziale d’artiglieria nell’armata napoletana,
+sostenne l’insurrezione siciliana del quarantotto
+e fu uno dei principali difensori di Messina
+nel settembre dello stesso anno. Nel successivo, difese
+il resto della Sicilia contro i borbonici comandati
+dal generale Filangeri. Obbligato a spatriare,
+prese servizio in Turchia in qualità di colonnello d’artiglieria,
+ma al primo grido della rivoluzione siciliana,
+accorse.
+</p>
+
+<p>
+Anfossi, fratello di quell’Anfossi che perì gloriosamente
+ne’ cinque giorni di Milano. Nullo di Bergamo
+<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
+che, lasciati gli agi e i lucri, seguì fedele il
+generale, rendendo segnalati servigi alla causa, come
+ne aveva già resi combattendo nel quarantanove a
+Roma, e dieci anni dopo nei Cacciatori delle Alpi.
+Missori, secondo. Manara, Majocchi, la cui devozione
+per la causa italiana può solo stare al pari colla sua
+modestia; infine Türr, Sirtori, l’eroico difensore di
+Venezia, Giorgio Manin, figlio del celebre dittatore
+veneziano, e altri di cui verremo parlando in seguito,
+mano mano si svolgeranno gli avvenimenti.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap9">CAPITOLO IX.
+<span class="smaller">Calatafimi.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="poem-container">
+<div class="poem inl"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Terran Pugliesi; Calabri e Lucani</p>
+<p class="i01">De’ gesti di costui lunga memoria</p>
+<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . .</p>
+<p class="i01">E nome tra gl’invitti capitani</p>
+<p class="i01">S’acquisterà con più d’una vittoria</p>
+<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . .</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i03"> <span class="smcap">Ariosto</span> — <i>Orlando furioso</i>, Canto III.</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<p>
+Intanto tutt’Italia aspettava ansiosamente l’esito
+dell’ardita spedizione. Sapevasi che Garibaldi era
+salpato da Genova, ma circa il cammino che egli
+avrebbe percorso, correvano le voci più strane e
+contraddittorie. A Milano, era un fermarsi per le vie
+ad ogni tratto per chiedersi l’un l’altro novelle di
+Garibaldi e de’ suoi mille; il popolo non parlava
+d’altro.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente giunse un telegramma che annunziava
+lo sbarco de’ garibaldini a Marsala, l’arenamento di
+uno dei due vapori, e qualche altra notizia accessoria,
+<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
+incerta. Queste poche novelle convenivano però
+tutte in questo, che i nostri erano sbarcati felicemente,
+senza che vi fosse a deplorare una sol vittima.
+</p>
+
+<p>
+Figuratevi quale doveva essere il chiacchierio nelle
+<i>scuole</i> delle modiste, le quali se, generalmente parlando,
+simpatizzano per l’uniforme militare in genere,
+andavano pazze per quelle de’ garibaldini, che non
+avevano viste mai (quelle rosse), e forse appunto per
+questo. Naturalmente quelle fra di esse crestaje che
+avevano un fratello, un parente, o un amico tra i
+volontarj di Garibaldi, in quei dì trionfavano invidiate
+dalle compagne, che non ne avevano; e queste
+ultime si vendicavano coi loro fratelli, o cogli amorosi,
+pungendoli perchè erano rimasti qui a <i>passeggiar
+Milano</i>, ed eccitandoli, col canzonarli, ad affrettarsi
+a partire almeno con Medici.
+</p>
+
+<p>
+Dalia in quei giorni, nella scuola, era cresciuta in
+considerazione. Le di lei compagne, le quali (a malgrado
+del macchiavellismo femminile messo in opera
+da Dalia onde tener celato a tutti l’amor suo e chi
+ne era l’oggetto) subodorato l’arcano della giovinetta,
+non le avevano risparmiato i sarcasmi e le trafitture,
+avevano mutato vezzo, e sopportavano in buona pace
+le frequenti punture che Dalia alla sua volta rimandava
+loro, vendicandosi così dei dispetti divorati
+tante volte in silenzio.
+</p>
+
+<p>
+Ma il dì 19 maggio, un sabato, Dalia crebbe a dismisura
+nell’opinione delle sue compagne. Mentre se
+ne stavano al solito chiacchierando in giro alla tavola
+da lavoro, ecco entrare il portalettere, il quale chiese
+alla maestra se certa Dalia *** era nel di lei negozio.
+</p>
+
+<p>
+— Eccola lì, rispose questa levando gli occhi dallo
+scartafaccio dei conti, e indicando la ragazza colla penna.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il portalettere porse sorridendo una letterona alla
+fanciulla, che la prese arrossendo. Tutti gli occhi delle
+astanti si appuntarono su quella carta.
+</p>
+
+<p>
+— Com’è grossa! sclamò una di esse.
+</p>
+
+<p>
+— Da dove viene? domandò Dalia al portalettere.
+</p>
+
+<p>
+— Viene da... Aspetti...» e ripigliata la lettera
+dalle mani della giovinetta, esaminò il timbro postale
+sulla sopracarta, e compitando lettera per lettera, rispose:
+Calata... Calatasi... Diavolo d’un nome!... par
+turco! Poi per cavarsi d’impaccio senza dir bugie,
+visto un altro timbro soggiunse. Viene da Genova.
+Indi temendo gli rivolgessero altre domande indiscrete,
+per tagliar corto chiese l’importo della lettera;
+importo che parve enorme (infatti era doppio,
+perchè doppio era il volume della lettera), a Dalia
+in ispecie, la quale sarebbe stata imbarazzata a soddisfarlo,
+se la maestra non fosse venuta in di lei
+soccorso, sborsando del suo quel che mancava a
+raggiungere la cifra della tassa postale.
+</p>
+
+<p>
+Tale generosità da parte della maestra non sembrerà
+soverchia, quando si consideri che quello era
+un giorno di paga, e che quindi l’anticipazione, non
+era che di qualche ora; in secondo luogo anche la
+maestra era donna, e forse meno forte delle sue
+scolare contro gli assalti della curiosità.
+</p>
+
+<p>
+Dalia, aprendo la lettera, assunse (benchè il di lei
+viso imporporasse sempre più) una cert’aria d’importanza.
+Certo, avrebbe voluto riporre la lettera,
+per poi leggerla nel silenzio della solinga sua cameretta,
+lontano dalle compagne, le quali parevano suggere
+cogli occhi le notizie contenute in quei fogli.
+</p>
+
+<p>
+Dalia, benchè affettasse disinvoltura, in realtà era
+impacciata, e non senza ragione. Non le conveniva
+<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
+cedere al desiderio manifestatole in coro dalle sue
+compagne, di legger forte quella lettera, in primo
+luogo perchè non sapeva leggere correntemente,
+sicchè avrebbe dovuto fermarsi quasi ad ogni parola,
+ciò che ferendole l’amor proprio, le avrebbe nociuto
+nella considerazione, e amareggiate le dolcezze dell’orgoglio
+soddisfatto pienamente in quel dì, (tanto
+più che il darne la colpa alla scrittura ingarbugliata
+dello scrivente, era pretesto magro e insufficente).
+Oltrecciò temeva di ripetere inavvertitamente
+qualcheduna delle tante espressioni amorose (una
+sola avrebbe bastato per far ridere le maliziose compagne),
+colle quali Roberto soleva ingemmare con
+disordinata profusione il suo carteggio.
+</p>
+
+<p>
+Quest’ultimo riflesso era stato sì potente sull’animo
+di Dalia, da farle respingere risolutamente tutti gli
+assalti che le davano le compagne, che offrivansi a
+far da lettrici, tanto da carpirgliela quella benedetta
+lettera... Ma a tutte quelle insidiatrici proposte, Dalia
+aveva resistito gagliardamente, rispondendo, che se
+non era franca nel leggere, non era però inferiore a
+nessuna di esse. Risposta che non risparmiò nemmeno
+alla maestra, la quale con istudiata bonarietà,
+si era offerta anch’essa a risparmiarle quella fatica.
+</p>
+
+<p>
+La maestra, com’è naturale, offesa nell’amor proprio,
+e tanto più offesa perchè Dalia aveva colto nel
+segno, ripicchiò, sostenuta dalle allieve, le quali irritate
+dalla supremazia della compagna, l’assalirono,
+scoccandole contro un nuvolo di frecce avvelenate,
+alcune delle quali punsero Dalia sì al vivo, da farla
+prorompere per la stizza, e per la vergogna in uno
+scoppio di pianto, a cui fecero eco le risate delle
+astanti.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
+</p>
+
+<p>
+In questo entrò in bottega una vecchia signora,
+al cui aspetto tutte le bocche si chiusero. Era costei
+la contessa Emilia ***; abitava il primo piano di quella
+stessa casa, ove era amata e riverita da tutti i casigliani,
+e perchè ricca, e anche perchè d’un’ottima
+pasta. La maestra poi nutriva per lei una più sviscerata
+deferenza, chè la contessa Emilia, modello
+delle avventore, pagava senza dilazione e senza lesinare,
+com’è vezzo delle dame in generale.
+</p>
+
+<p>
+La contessa, vedova già da un pezzo, con un nipote
+che aveva preso il posto di un unico figlio morto
+di coléra nel cinquantasei. Era solita passare la
+miglior parte dell’anno in una villa che unitamente
+ad un podere, possedeva nel piano d’Erba, riparando
+a Milano l’inverno. Ma in quell’anno aveva
+prolungata oltre il solito la sua dimora alla capitale,
+trattenutavi dal suo avvocato, il quale le aveva dichiarato
+essere la di lei presenza indispensabile per
+condurre a fine certi litigi, che di causa in causa,
+duravano già da quasi mezzo secolo.
+</p>
+
+<p>
+Appunto in quel giorno l’avvocato le aveva concessa
+licenza (così le aveva detto sorridendo) di andarsene
+in campagna. Del che lietissima la contessa,
+prima di salire al suo appartamento onde disporre
+il tutto per la partenza, aveva voluto entrare dalla
+modista per lasciarle certe commissioni di non so
+quali cuffie che le si dovevano a suo tempo spedire
+alla campagna.
+</p>
+
+<p>
+La maestra al comparire della contessa, si era tosto
+levata offrendole una sedia; le <i>madamine</i> avevano
+tutte simultaneamente chinate le teste, come spiche
+al buffo del vento.
+</p>
+
+<p>
+La contessa Emilia, che prima di lasciar Milano
+<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
+voleva approvigionarsi di notizie, date che ebbe le
+commissioni per le cuffie, e fissato colla maestra il
+modo più sicuro di inviargliele sane e salve, chiese
+che ci fosse di nuovo:
+</p>
+
+<p>
+— Nulla, signora contessa, almeno ch’io sappia...
+le rispose con tutta dolcezza la maestra.
+</p>
+
+<p>
+— E di Garibaldi?
+</p>
+
+<p>
+È a notarsi che l’eccellente dama, per un fenomeno
+che di dì in dì si fa men raro, voleva tutto il suo
+bene a quel grand’uomo del generale.
+</p>
+
+<p>
+— Ma!... esclamò la maestra fissando Dalia, la
+quale in pari tempo raccolse, senza alzar la testa
+dal lavoro, tutte le occhiate obblique delle compagne.
+</p>
+
+<p>
+— A quest’ora, ripigliò la contessa immergendo
+le dita in una piccola tabacchiera d’argento, qualche
+cosa di nuovo in Milano si dovrebbe sapere. Si sa
+che sono sbarcati a Marsala; si sa che è partito....
+per... Non mi ricordo più il nome di questo paese...
+</p>
+
+<p>
+— Quella tosa là dovrebbe saperlo..., disse la maestra
+indicando Dalia.
+</p>
+
+<p>
+La contessa Emilia si volse verso la giovinetta,
+sorridendole graziosamente al suo solito.
+</p>
+
+<p>
+— Fammi il piacere, Dalia, proseguì la maestra con
+affettata dolcezza, dì quello che sai, qui alla signora
+contessa...
+</p>
+
+<p>
+Vi lascio immaginare la confusione della povera
+ragazza, la quale se resisteva energicamente quando
+la trattavano colle brusche, ammolliva e cedeva subito
+presa colle buone. Cavatasi dal seno la lettera
+(che non aveva ancor letta per puntiglio, benchè si
+struggesse di farlo) si alzò e si avvicinò alla contessa.
+</p>
+
+<p>
+— Che cara creatura!... come è bellina!... sclamò
+questa, contemplando la giovinetta e fermando gli
+<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
+occhi su quelle magnifiche trecce. Guardate, guardate
+che stupenda capigliatura! Quel peso lì alla testa ti
+deve dar fastidio, eh! la mia tosa?
+</p>
+
+<p>
+Dalia, sorridendo, accennò col capo di no.
+</p>
+
+<p>
+La maestra guardò svogliatamente in istrada, battendo
+rapidamente pel dispetto il piede sullo sgabellino.
+Le altre ragazze si sarebbero volontieri scagliate
+sulla povera Dalia, e le avrebbero strappati tutti i
+capelli, tanto invelenivano.
+</p>
+
+<p>
+— Sentiamo un po’ queste novità, la mia bella...
+Come ti chiami?
+</p>
+
+<p>
+— Dalia.
+</p>
+
+<p>
+— Dalia?... che nome curioso! E, dì un po’, chi
+è che te le manda queste novità?
+</p>
+
+<p>
+Dalia abbassò il capo, e si fece di fuoco; avrebbe
+voluto scappare, ma le gambe le tremavano, senza
+aver forza di moversi. La maestra sorrise affettatamente
+mordendosi le labbra; le allieve finsero fare
+sforzi inauditi per trattenere le risa, ma a queste surrogarono
+certi sibili, certi frusci, simili a quelli che
+fa la birra quando gorgoglia e fischia intorno al turacciolo,
+tanto che la contessa Emilia, non potè a
+meno di capire il latino, come si suol dire, e, ignara
+della scena di prima, di sorridere anche lei, fiutando
+una presa di tabacco.
+</p>
+
+<p>
+Dalia impallidì, girò un sguardo sì minaccioso sulla
+maestra e sulle compagne, che queste non seppero
+sostenerlo, e, fattesi serie, abbassarono gli occhi. La
+giovinetta, incontrata la dolce e compassionevole guardatura
+della contessa, sentissi scorrere nelle vene
+una tenerezza, confortatrice; all’ira tenne dietro un
+bisogno di sfogo, che anche questa volta si disciolse
+in uno scoppio di pianto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Oh! oh! che c’è?... che c’è?... Cosa ti è successo
+la mia tosa? le chiese la contessa intenerita.
+</p>
+
+<p>
+— Solite smorfie... Non le badi... non le badi...
+disse sprezzantemente la maestra. Anzi... senti, la mia
+cara Dalia (e disse quel mia cara coi denti serrati),
+per evitare che queste scene abbiano a succedere
+un’altra volta è meglio che... che tu rimanga a casa
+tua. Qui si viene per lavorare, non per piangere...
+</p>
+
+<p>
+Dalia, soffogata dall’umiliazione e dall’angoscia
+nulla rispose; ma levatasi, d’un balzo afferrò il suo
+sciallo e se lo gettò sulle spalle; indi, preso il cappellino,
+se lo acconciò alla bell’e meglio sulla testa,
+annodando con fretta convulsa i nastri sotto il mento.
+Ciò fatto, senza dire una sola parola, mosse difilata
+verso l’uscio... Ma la contessa Emilia, andatale incontro,
+la fermò, ponendole una mano sulla spalla:
+</p>
+
+<p>
+— Fermati, la mia ragazza!... le disse con voce
+carezzevole, fermati... Non istà bene pigliar le cose
+con tanto fuoco... Non è vero, proseguì rivolgendosi
+alla maestra, che lei acconsente a tenerla qui ancora?..
+</p>
+
+<p>
+— Veramente..., rispose la maestra facendo la
+preziosa, mentre in cuor suo, sbollita già la stizza,
+pentivasi d’aver licenziata Dalia, la più abile tra
+le madamine del suo negozio. Veramente... con quel
+carattere così superbo... Quando si è poveri come
+Giobbe, la superbia bisognerebbe lasciarla dietro l’uscio...
+Però... però... per riguardo a lei, signora contessa,
+che da tanti anni mi onora delle sue commissioni...
+Basta non se ne parli più... Dalia, torna pure
+al tuo posto.
+</p>
+
+<p>
+Ma Dalia restava immobile, cogli occhi bassi e il
+labbro fremente. Un lampo iracondo balenò negli
+<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
+occhi della maestra... Uh! se non c’era lì la contessa!...
+Ma questa, presa amorevolmente per un
+braccio la fiera fanciulla, pian piano la ricondusse al
+suo posto, dicendole con un garbo tutto materno:
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo, andiamo!... Si è già detto che quel
+che è stato è stato, dunque... Una bella ragazza come
+tu sei, deve mostrarsi docile bonina...
+</p>
+
+<p>
+— Vieni qui, vieni qui, Dalia! le susurrarono in
+coro facendole posto le compagne, le quali, per
+uno di quei rapidi mutamenti tanto frequenti ne’ cervelli
+femminili, le avevano ridonata d’un tratto la
+loro simpatia.
+</p>
+
+<p>
+Dalia, commossa, cedette, e levatosi lo scialle e il
+cappellino, sedette al suo posto, e riprese il lavoro.
+</p>
+
+<p>
+— Così va bene! disse la contessa, soddisfattissima
+d’aver dispersa la bufera di cui essa, benchè
+involontariamente, era stata l’origine. Così va bene!
+brava tosa! Però, ripigliò sorridendo e accarezzando
+le bionde trecce della fanciulla, ti avverto che non
+ho rinunciato al desiderio di aver quelle tali notizie...
+Anzi, se lei lo permette (e si rivolse alla maestra)
+condurrò di sopra con me questa ragazza; così le
+darò quei tali fiori che le ho detto per le cuffie, e
+nello stesso tempo saprò quello che mi preme...
+</p>
+
+<p>
+La contessa (avendo la maestra annuito con un
+inchino) pigliò Dalia per mano e seco lei salì al suo
+appartamento. Giunti nel gabinetto, disse alla fanciulla:
+</p>
+
+<p>
+— Aspettami qui un istante, e torno subito... Vado
+a spogliarmi... Vuoi far colezione con me?
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, signora contessa, ma non ho fame.
+</p>
+
+<p>
+— Bene, bene.... fa come vuoi... Un minuto e
+sono da te.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
+</p>
+
+<p>
+Infatti poco tempo dopo la contessa, in abito casalingo,
+entrava nel gabinetto, e sedeva presso la
+fanciulla:
+</p>
+
+<p>
+— Ah! ora che siamo qui sole, spero che vorrai
+leggermela quella benedetta lettera!... Chi l’ha scritta?...
+</p>
+
+<p>
+Dalia sorrise arrossendo.
+</p>
+
+<p>
+— Ho capito, ho capito! Ebbene che c’è di male?...
+La è d’un garibaldino tuo amoroso?
+</p>
+
+<p>
+La fanciulla, incoraggiata dal fare disinvolto della
+contessa, accennò col capo di sì.
+</p>
+
+<p>
+— È il tuo promesso sposo dunque?... Di che
+professione è questo tuo giovine?
+</p>
+
+<p>
+— È pittore.
+</p>
+
+<p>
+— Pittore?... Ah! è di buona condizione dunque!
+tanto meglio, tanto meglio!... E, dì, i tuoi genitori
+vedono di buon occhio...
+</p>
+
+<p>
+— I miei genitori sono morti.
+</p>
+
+<p>
+— Avrai qualcuno che ne farà le veci...
+</p>
+
+<p>
+— No, signora contessa, rispose sospirando la
+giovinetta, sono sola soletta al mondo.
+</p>
+
+<p>
+— Oh poverina! sclamò la contessa pigliandola
+affettuosamente per mano. Sì giovane, sì bellina...
+e sola!
+</p>
+
+<p>
+— Sola.
+</p>
+
+<p>
+— E questo giovane... Come si chiama?
+</p>
+
+<p>
+— Roberto.
+</p>
+
+<p>
+— E questo tuo Roberto...
+</p>
+
+<p>
+— È solo anche lui come me.
+</p>
+
+<p>
+La contessa Emilia contemplò un istante la fanciulla,
+poi, quasi rispondesse a sè stessa, soggiunse:
+</p>
+
+<p>
+— Ecco due poveri orfani... abbandonati da tutti...
+si incontrano... e si vogliono bene... Uno s’appoggia
+all’altro... Vi volete proprio bene davvero, eh?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Oh! tanto... tanto!
+</p>
+
+<p>
+— E siete poveri ambedue?
+</p>
+
+<p>
+— Poverissimi. La s’immagini, signora contessa;
+io guadagno trenta soldi il giorno...
+</p>
+
+<p>
+— E lui?
+</p>
+
+<p>
+— Lui, poveretto, lavorava quando poteva....
+</p>
+
+<p>
+— E ti ha lasciata qui sola?...
+</p>
+
+<p>
+— Doveva far così... L’ha chiamato Garibaldi sicchè...»
+e non compì la frase che, anche piantata lì
+a mezzo, voleva dire: Quando è Garibaldi che chiama,
+non c’è ragione che tenga.
+</p>
+
+<p>
+— E tuo padre chi era?
+</p>
+
+<p>
+— Non lo so. M’ha allevata da piccina uno zio,
+che, poveretto è morto poco tempo fa nelle mie
+braccia... e in quelle di Roberto. Era un vecchio
+soldato di Napoleone I... Ha fatte tutte le campagne,
+era mutilato...
+</p>
+
+<p>
+— Aveva qualche grado?
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro, rispose Dalia con un certo orgoglio,
+era capitano.
+</p>
+
+<p>
+— Allora gli avranno data la pensione...
+</p>
+
+<p>
+— Non ha voluto niente dai Tedeschi, il bravo
+uomo...
+</p>
+
+<p>
+— Come si chiamava questo tuo zio?
+</p>
+
+<p>
+— Il capitano Bernardo ***.
+</p>
+
+<p>
+Questa volta toccò alla contessa di farsi rossa. Però,
+per nascondere quell’indiscreta vampa che la richiamava
+ai beati tempi della sua giovinezza, piegò il
+capo dalla parte opposta, col pretesto di saturarsi il
+naso con una grossa presa di tabacco.
+</p>
+
+<p>
+Poi ricompostasi immediatamente (a settant’anni è
+l’affare d’un momento), ripigliò:
+</p>
+
+<p>
+— Il capitano Bernardo ***! Ma io devo averlo conosciuto
+<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
+questo tuo zio... Dì un po’, Dalia, era capitano
+dei Veliti, mi pare?
+</p>
+
+<p>
+— Proprio dei Veliti...
+</p>
+
+<p>
+— È lui, è lui senz’altro! seguitava la contessa
+fingendo di raccapezzarsi a poco a poco, mentre
+invece, al solo udire il nome del capitano, le era paruto
+vederselo dinanzi (come un certo dì, in una
+certa occasione), ginocchioni a suoi piedi, giovane
+robusto, innamorato, e nella sua splendida assisa.
+</p>
+
+<p>
+— Raccontami, raccontami la sua storia. Tuo zio
+ve’! era... amico strettissimo di quella buon’anima
+di mio marito...
+</p>
+
+<p>
+— Oh! guarda mo’ che combinazione! sclamò Dalia,
+e, eccitata dalla contessa, si fece a narrarle quanto
+sapeva della vita del capitano Bernardo.
+</p>
+
+<p>
+La contessa Emilia (il lettore se ne sarà già accorto)
+era stata ai suoi tempi una donnetta galante;
+nè sarebbe giustizia il movergliene rimprovero chè,
+come dice Foscolo de’ letterati, anche le donne vanno
+giudicate a seconda de’ tempi in cui vissero. E appunto
+i tempi nei quali la contessa era in fiore,
+non erano gran che severi in fatto di costumi. Tutto
+era disordine allora, tutto era stato scomposto dalla
+rivoluzione, sicchè non è meraviglia se anche la
+morale ne andasse un pochino sconquassata.
+</p>
+
+<p>
+La contessa era stata in grido di leggiadría, e molti
+vagheggini avevano farfalleggiato intorno al lume de’
+suoi begli occhi, come dicevano gli Arcadi d’allora.
+Ma ciò che l’aveva resa di moda, tanto che per un
+mese in Milano non s’era parlato d’altro, fu una
+certa sua avventura, che noi pure racconteremo ai
+nostri lettori, anche per seguire un precetto raccomandato
+agli scarabocchiatori non so se da Longino,
+<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
+o da Alberto Lollio, di intercalare cioè, al racconto,
+quando è lunghetto, qualche piacevole episodio.
+</p>
+
+<p>
+Poche miglia fuor di Erba, a destra della strada
+che scende per risalir tosto verso Longone, sorgeva
+(e sorge tuttora) la villeggiatura di un ricco negoziante,
+il quale, rimasto vedovo, dato un calcio agli affari,
+soleva passare in campagna i più bei mesi dell’anno
+in compagnia della propria figlia.
+</p>
+
+<p>
+Un giorno (un bel giorno d’ottobre) alcuni Milanesi
+villeggianti in quei dintorni, passando a caso
+di là, videro su di un terrazzo attiguo alla villa, e
+tutto ammantato di piante rampicanti, una leggiadra
+giovane, la quale stava leggendo il giornale ad un
+rubizzo vecchietto che sedevale al fianco.
+</p>
+
+<p>
+— Che bella signorina! esclamò uno della comitiva.
+</p>
+
+<p>
+— Graziosa davvero! soggiunse un altro.
+</p>
+
+<p>
+— Che portamento disinvolto!
+</p>
+
+<p>
+— Hai veduto che occhi lampeggianti?
+</p>
+
+<p>
+— È un angelo! gridò il conte ***, giovane che
+godeva di molta celebrità nel bel mondo d’allora, per
+la pazza foga con cui correva dietro alle galanti
+avventure. Chi è quel vecchio?
+</p>
+
+<p>
+— Dev’esser suo marito... gli rispose un tale che
+piccavasi di conoscer tutto. Anzi lo è di sicuro.
+</p>
+
+<p>
+— Peccato! esclamò il conte sospirando; lei sì
+giovane, lui sì vecchio!... Così dicendo fermavasi fissando
+gli sguardi verso il terrazzo; poi raggiungeva
+i compagni, per fermarsi di bel nuovo, finchè, voltando
+la strada, l’ebbe perduta di vista.
+</p>
+
+<p>
+Da quel momento il conte non ebbe pace; il suo
+pensiero era sempre là, fisso sul terrazzo. Lei sì giovane,
+lui sì vecchio! esclamava coricandosi; lei sì
+giovane, lui sì vecchio! andava ripetendo appena
+desto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
+</p>
+
+<p>
+Passò, ripassò per quella strada, e non sempre
+invano, chè qualche volta gli venne fatto di rivedere
+la graziosa giovane, la quale, non ostante il
+sesto comandamento, finì co’ suoi begli occhi, coll’innamorarlo
+perdutamente.
+</p>
+
+<p>
+Al solito, la passione del conte, crebbe cogli ostacoli,
+fra i quali primeggiava il marito, immancabile
+come l’ombra del corpo di sua moglie, innamovibile
+come il dio Termine.
+</p>
+
+<p>
+Il conte usò tutti gli artifizj che la passione può
+suggerire per communicare col suo idolo o a voce,
+o in iscritto, ma sempre invanamente. Quell’originale
+di negoziante emerito viveva isolato come un selvaggio,
+senza fare nè ricever visite, tantochè nessuno
+sapeva dar contezza de’ fatti suoi. Che era riuscito
+a sapere il giovane innamorato? Che la giovane aveva
+nome Emilia; null’altro!
+</p>
+
+<p>
+Il conte fu lì lì per impazzirne. Finalmente, volendo
+riuscire a qualunque costo, risolse di ricorrere
+ad uno stratagemma, disperato, se volete, pericoloso,
+ma decisivo.
+</p>
+
+<p>
+Il dopopranzo di una bella giornata, il conte, sdrajatosi
+nel suo calesse, ordinò al cocchiere di portarsi
+su d’una collina, dalla cui cima scende la strada su
+cui, circa un miglio in giù, s’apre la casa di Emilia.
+Giunti sul colle, il conte disse al cocchiere di fermarsi,
+e alzatosi, fissò quella casa con un cannocchiale,
+spiando se mai comparisse la giovane o sulla
+porta, o alla finestra, o sul terrazzo.
+</p>
+
+<p>
+Non andò guari che Emilia e il suo inseparabile
+compagno comparvero sul terrazzo.
+</p>
+
+<p>
+— Animo! gridò il conte afferrando il cocchiere
+per un braccio; una frustata ai cavalli e giù di corsa...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Giù di corsa? chiese attonito il cocchiere.
+</p>
+
+<p>
+— Giù di corsa, sì... giù di corsa! strillò il conte,
+battendo i piedi in modo che parve volesse sfondare
+la carrozza.
+</p>
+
+<p>
+Il cocchiere ubbidì, maledicendo in cuor suo le
+stramberie del padrone, e i cavalli partirono di galoppo.
+</p>
+
+<p>
+— Giù, giù frustate... gridava il conte.
+</p>
+
+<p>
+— Ma, signore, ci romperemo il collo... I cavalli
+mi piglieran la mano... Si va già sì forte che...
+</p>
+
+<p>
+Ma il conte per tutta risposta, strappata di mano
+al cocchiere la frusta, la menò gridando come un
+invasato per dritto e per traverso sulla groppa dei
+cavalli, i quali spinti anche dal peso del legno, precipitarono
+di carriera, nonostante gli sforzi sovrumani
+del povero cocchiere il quale, pallido pel terrore,
+coi capelli ritti (il berretto, volatogli via di testa,
+rotolava anche lui giù perla china), puntando i piedi,
+tirava a più non posso le redini.
+</p>
+
+<p>
+Quando la carrozza fu a pochi passi dalla porta
+della casa d’Emilia, il conte allungato il braccio,
+afferrò la redine del cavallo destro, tirandola con una
+strappata. Il cocchiere cacciò un urlo; il legno urtò
+violentemente contro uno degli stipiti della porta;
+un cavallo stramazzò per terra. Il conte balzato in
+aria, ricadde sul lastrico sotto la porta; e il povero
+cocchiere, balzato anche lui dal lato opposto, calò
+di piombo sul collo di una lavandaja che stavasene
+ginocchioni sul ciglio d’una roggia che fiancheggia
+l’altro lato della strada. Cocchiere e lavandaja precipitarono
+nell’aqua, framezzo ad uno stormo di
+anitre che scapparono schiamazzando e sbattendo
+l’ali.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il vecchio negoziante, Emilia ed i domestici (alcuni
+dei quali corsero in soccorso del cocchiere e
+della lavandaja) furono tosto attorno al conte, che,
+fingendo d’esser svenuto, non capiva in sè per la
+gioja di aver ottenuto il suo intento. Era presso il
+suo idolo!
+</p>
+
+<p>
+Trasportato in un salottino terreno, venne adagiato
+su di un sofà. Intanto che il fattore andava pel medico,
+Emilia, sorreggendo la testa del conte, gli poneva
+sotto le nari essenze odorose onde richiamarlo
+a sè. Finalmente aprì gli occhi, incontrandoli con quelli
+di Emilia, che li abbassò tosto arrossendo. Venuto
+il medico, che abitava a pochi passi di lì, visitò il
+conte e palpatolo ben bene, scoprì che una costola
+era rotta. A quell’annunzio il conte fu lì lì per gettare
+le braccia al collo al dottore e soffogarlo di baci,
+tanto era felice!.. Ma questo slancio di affetto si mutò
+repentinamente in odio feroce, quando il medico (a
+fin di bene) ebbe detto: Però il signore è trasportabile....
+</p>
+
+<p>
+— Così presto? sclamò Emilia. No, no; non facciamo
+imprudenze...
+</p>
+
+<p>
+— Certo, certo, soggiungeva il vecchio.
+</p>
+
+<p>
+— Aspettiamo almeno qualche ora... proseguiva
+Emilia.
+</p>
+
+<p>
+Il conte la ringraziò con una lunga occhiata. Partiti
+che si furono il medico ed il vecchio, Emilia
+sedette a fianco dell’innamorato giovine, il quale
+dopo poche parole dette con labbro tremante e con
+voce interrotta dalla passione, presale una mano e
+strettala tra le sue, coll’accento della più viva tenerezza
+le disse:
+</p>
+
+<p>
+— Emilia!... cara Emilia!... io ti amo perdutamente....
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
+</p>
+
+<p>
+La giovane non ebbe forza di ritirar la mano; investita,
+attratta dal fluido magnetico che emanava
+dagli occhi del giovane, posò il capo sulla di lui fronte
+infocata...
+</p>
+
+<p>
+— Caro signor conte, si calmi... Adesso non è il
+momento... Guarisca e poi... e poi discorreremo....
+Così entrò a dire il vecchio, che accompagnato il
+dottore, era rientrato, non visto, nel salottino.
+</p>
+
+<p>
+A queste parole il conte restò come di sasso. Emilia
+si tolse lestamente di là.
+</p>
+
+<p>
+— Il marito!... costui mi strozza al certo! disse
+fra sè il conte vedendosi solo col vecchio, il quale
+sedutoglisi al fianco sulla seggiola abbandonata da
+Emilia, proseguì con voce pacata.
+</p>
+
+<p>
+— Da bravo, signor conte!... Ora procuri di guarire...
+dopo vedremo...; se ella vuol proprio bene
+alla mia Emilietta, per me fin d’ora non mi oppongo...
+non le dico di no...
+</p>
+
+<p>
+Il conte stupefatto, puntando sulle gomita, voltossi
+verso il vecchio guardandolo fisso:
+</p>
+
+<p>
+— Certo, certo, proseguiva quest’ultimo sorridendo;
+io non sono lontano dall’acconsentire... purchè
+le vogliate proprio bene...
+</p>
+
+<p>
+— Scusate, signore, balbettava il conte, io non
+capisco... voglio dire che non so come voi...
+</p>
+
+<p>
+— Io ho già prese le dovute informazioni sul conto
+vostro, o signore. Ma sì!... So che siete d’ottima famiglia,
+che siete benestante..., un po’ scappato... ma sono
+certo che in seguito non vorrete bene che ad Emilia,
+vero?
+</p>
+
+<p>
+Il conte guardava in giro pel salottino per sapere
+se sognava o se era desto.
+</p>
+
+<p>
+— Credete voi forse, continuava il vecchio sempre
+<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
+sorridendo affabilmente, ch’io non mi fossi accorto
+che voi corteggiavate Emilia? Oh! lo sapeva, vedete,
+lo sapeva!..
+</p>
+
+<p>
+— Lo sapevate?
+</p>
+
+<p>
+— Certo.
+</p>
+
+<p>
+— E....
+</p>
+
+<p>
+— E aspettava da voi, come si usa tra gente onesta,
+una domanda in regola.
+</p>
+
+<p>
+— Una domanda?
+</p>
+
+<p>
+— Che voi, signor conte, (e il vecchio minacciava
+giocosamente coll’indice) avete creduto bene di fare
+direttamente alla figlia e non al padre.
+</p>
+
+<p>
+Il conte all’udire che Emilia era la figliuola, non
+la moglie del vecchio, fu in procinto di gettarsi dal
+sofà e fuggir via a precipizio nonostante la costola
+sfondata. Però, da quel giovane ben educato che era,
+si trattenne, e compostosi il meglio che seppe,
+pregò il vecchio di lasciarlo solo per brev’ora chè
+aveva bisogno di riposo.
+</p>
+
+<p>
+Il conte, sbollito quel primo corruccio del suo amor
+proprio che ricalcitrava trovandosi preso nel laccio
+teso da lui ad altri, richiamatisi in mente i begli
+occhi di Emilia, fatto riflesso che quella ragazza alla
+fin dei conti, oltre all’esser leggiadra, era onesta,
+d’ottima famiglia, e ricca per giunta, riconobbe che
+quella sua scappata poteva tornargli utile. Così pensando
+e ripensando, a poco a poco si addomesticò
+all’idea di un matrimonio, commendevole per tutti
+i rapporti. Sicchè alla fine, alzatosi a sedere sul
+sofà, esclamò: Giacchè siamo in ballo, balliamo...
+Già non c’è altro mezzo per cavarmela onorevolmente.
+</p>
+
+<p>
+Tre mesi dopo Emilia sposava il conte.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
+</p>
+
+<p>
+La contessa ascoltò con vivo interesse il racconto
+che Dalia le fece delle avventure del capitano Bernardo,
+interrompendola nei passi più patetici con un
+sospiro, collo stringer le labbra, coll’esclamare: pover’uomo!
+pover’uomo!
+</p>
+
+<p>
+— Ma, proseguiva quella buona signora, quelli
+erano tempi curiosi davvero! Quante vittime, quanto
+sangue... e perchè? per chi? Almeno adesso, se si
+fanno sagrifizj di vite e di denaro, sono a vantaggio
+del paese nostro... Se non li goderemo noi
+questi vantaggi (già bisogna lasciar tempo al tempo),
+saranno pei nostri figliuoli... Oh! a proposito...
+Spero che adesso non avrai più difficoltà, e che sapremo
+finalmente le novità che ti scrive il tuo pittore...
+</p>
+
+<p>
+— La si figuri, signora contessa! s’affrettò a rispondere
+Dalia, e spiegazzata la lettera, cominciò a
+leggerla ad alta voce. Roberto, chiesto novamente
+perdono alla sua amica d’esser partito a di lei insaputa
+(non c’era più bisogno, chè era già bell’e perdonato),
+le narrava per filo e per segno tutto quello
+che era successo, incominciando dal suo imbarco a
+Quarto e via via fino all’approdo a Marsala.
+</p>
+
+<p>
+— Questo la sapevamo già, disse la contessa. Va
+un po’ innanzi, la mia tosa... di su quello che avvenne
+di poi.
+</p>
+
+<p>
+Dalia continuò a leggere:
+</p>
+
+<p>
+«Il 12, noi garibaldini e circa un centinajo di <i>Picciotti</i>
+(li chiamano così i volontarj siciliani, perchè
+mo, non lo so) verso le quattro pomeridiane, lasciammo
+Marsala e ci incamminammo alla volta di
+un sito detto Salemi. A poche miglia di Salemi, il
+generale fece sonar l’alto. Era tempo!... non potevamo
+<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
+quasi reggerci in piedi per la fame... Figurati,
+Dalia! dalla sera innanzi non aveva mangiato...»
+</p>
+
+<p>
+— Povero giovane! sclamò la giovinetta.
+</p>
+
+<p>
+— Povero giovane! ripetè la contessa. Robusti
+come si è a quell’età, figurarsi se l’hanno a sentire
+la fame!... E Roberto, m’immagino, sarà di buona
+bocca eh?
+</p>
+
+<p>
+Dalia sorrise annuendo.
+</p>
+
+<p>
+— Proprio come mio nipote Ernesto!... proprio
+come lui!... Si sa! sono giovani e... Ma va innanzi
+mia cara, va innanzi.
+</p>
+
+<p>
+«Noi facemmo alto ai piedi d’una fattoria che sorge
+a sinistra della strada; la si chiama Rebingallo, e
+m’hanno detto che è proprietà di un certo barone
+Mistretta di Salemi. Un brav’uomo ve’! tanto è vero
+che, saputo che Garibaldi sarebbe passato da quelle
+parti, ci aveva spedito incontro un suo nipote, il quale
+disse al generale che la fattoria con tutto quanto
+conteneva era a nostra disposizione. Infatti in men
+che nol dico zio e nipote (Dio li benedica!)....»
+</p>
+
+<p>
+— Oh sì proprio! sclamò la contessa sorridendo
+e salutando que’ due signori siciliani come se proprio
+fossero lì dinanzi a lei.
+</p>
+
+<p>
+«... ci regalarono montoni, pollame, formaggio, pane,
+latte, farina, vino... e che vino, Dalia! che vino....
+(La giovinetta rise). Questo Rebingallo è uno dei
+luoghi più pittoreschi ch’io mi conosca; ne ho fatto
+uno schizzo così alla buona, chè c’è giusto il tempo
+di dipingere!... Mentre dunque stavamo facendo
+onore a quel ben di Dio (il generale mangiò
+con noi al solito, e alla buona) eccoti arrivare un
+dei nostri, posto a sentinella sulla sommità della
+collina, colla notizia che un corpo di regj si avvicinava
+<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
+al nostro bivacco. In un attimo fummo sotto
+le armi; ma poco dopo, gli esploratori mandati dal
+generale, tornarono a riferirgli che non si trattava di
+nemici, ma bensì di una banda di insorti siciliani comandati
+dai due fratelli Sant’Anna. Figuratevi se li ricevemmo
+a braccia aperte! Che begli uomini, Dalia!
+Bruni di carnagione (già qui il sole tinge come il carbone,
+e chi sa come concerebbe la tua pelle delicata
+e bianca come il fior della magnolia).»
+</p>
+
+<p>
+— Matto! esclamò arrossendo la giovinetta, poi
+seguitò:
+</p>
+
+<p>
+«... colle barbe nere, e gli occhi ancor più neri;
+alti di statura, forti, snelli... insomma bella e ardita
+gente. A proposito! intanto che mi ricordo, sappi che
+appunto in quel giorno abbiamo fatto acquisto di un
+cappellano. Ecco come fu la cosa. Poco prima che
+arrivassero i fratelli Sant’Anna coi volontarj siciliani,
+venne al nostro bivacco un frate francescano.
+Devi sapere, tra parentesi, che qui i frati non assomigliano
+affatto ai nostri, e sono, generalmente parlando,
+liberalissimi. Questo francescano (che è un bel
+giovane ricciuto e dallo sgardo vivace) chiese del generale,
+il quale stava appunto facendo bere il suo cavallo
+ad una fontana. Il frate va dritto a lui e gli si inginocchia
+dinanzi sclamando «Mio Dio! ti ringrazio
+d’avermi fatto vivere in un tempo, in cui doveva nascere
+il Messia della libertà. Da questo momento giuro
+morire, se bisogna, per voi, generale, e per la Sicilia<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>»
+Allora Türr gli disse: Volete venire con noi? — Eccomi!
+rispose il francescano levandosi — Venite; venite,
+<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
+gli disse Garibaldi, voi sarete il nostro Ugo Bassi<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>;
+eccovi intanto un proclama che ho apparecchiato pei
+preti buoni; leggetelo e ditemi il parer vostro. — Il
+francescano, lettolo, esclamò: Per me, non ho bisogno
+d’eccitamenti... Sono già vostro...; lo serberò
+per quei preti, la cui fede nella santa causa, ha bisogno
+d’essere sostenuta<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>. Questo francescano ha
+nome padre Giovanni Pantaleo ed è del convento di
+Santa Maria degli Angeli di Salemi, ove insegnava
+filosofia.»
+</p>
+
+<p>
+— Che avessero a diventar buoni cittadini anche
+i frati e i preti! sclamò Dalia.
+</p>
+
+<p>
+— Eh! la mia ragazza... Io non spero tanto... Sono
+al mondo da un pezzo e so per prova che... Basta!
+in questi giorni ne vediamo di così strane!... Ma
+continua». Dalia obbedì:
+</p>
+
+<p>
+«Intanto i fratelli Sant’Anna e gli altri capi che
+<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
+erano con loro<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a> diedero ragguagli al generale sullo
+stato in cui si trovava la rivoluzione nell’isola, chè,
+a dirla schietta, noi non ne sapevamo nulla. Per loro
+mezzo dunque si seppe che la rivoluzione in Sicilia
+si riduceva a poca cosa, cioè ad alcune bande armate,
+sfuggite ai combattimenti di Palermo, di Monreale
+e di Carini, le quali battevano la campagna,
+senza però che si sapesse con precisione ove fossero.
+Si seppe però che Rosolino Pilo e Corrao (due
+bravi ed intrepidi patrioti) erano alla lor testa e
+che la Sicilia era disposta a sollevarsi appena fosse
+giunto Garibaldi. Ora che sai com’erano le cose
+quando eravamo a Salemi, proseguirò più speditamente
+la mia narrazione.»
+</p>
+
+<p>
+— Ma davvero, sclamò la contessa Emilia, questo
+tuo Roberto è un prodigio di precisione!
+</p>
+
+<p>
+— Che vuol che le dica!... Resto anch’io meravigliata...
+Lui che era la confusione personificata!
+È un miracolo, un vero miracolo!
+</p>
+
+<p>
+«Prima però è necessario che tu sappia che tutti
+d’accordo hanno convenuto in questo, che si doveva
+ubbidire ad un sol capo per schivare disordini. Naturalmente
+Garibaldi fu gridato da tutti capo ed egli
+assunse la dittatura in nome del re Vittorio Emanuele<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>.»
+</p>
+
+<p>
+Roberto nella sua lettera, dopo d’aver detto che
+la mattina del 15, il generale, avuto avviso che
+le truppe regie facevano un movimento sopra Calatafimi,
+aveva immediatamente dato ordine a tutti i
+<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
+suoi di porsi in marcia verso il punto minacciato,
+si fa a descrivere la battaglia oramai celebre col
+nome del villaggio presso cui venne combattuta.
+</p>
+
+<p>
+Questa battaglia, che decise dell’avvenire dei Borboni
+in Italia, merita d’esser conosciuta in tutti i
+suoi dettagli. Anteporremo quindi la descrizione che
+ne fa il Dumas<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a> (che trovandosi lì presso ebbe comodo
+di raccogliere notizie fresche e veritiere), a
+quella troppo rapida e succinta data da Roberto nella
+sua lettera.
+</p>
+
+<p>
+Il corpo dei volontarj di Garibaldi aveva subita
+una nuova modificazione: le sette compagnie erano
+state portate a nove; l’VIIIª e la IXª erano state affidate
+ai capitani Bassini e Grigiotti. Le nove compagnie,
+come quelle de’ bersaglieri piemontesi, erano
+state divise in due battaglioni, il primo comandato
+dal colonnello Bixio, il secondo dal colonnello Carini.
+</p>
+
+<p>
+Ecco in qual’ordine si marciò incontro al nemico.
+</p>
+
+<p>
+Il colonnello Sirtori, capo dello stato maggiore, in
+nome del general Garibaldi aveva fissato l’ordine
+della marcia in questo modo:
+</p>
+
+<p>
+Le squadre Coppola e Sant’Anna, dovevano marciare
+sui fianchi della colonna.
+</p>
+
+<p>
+La IXª compagnia (Grigiotti) d’avanguardia. Cento
+passi dietro, seguiva l’VIIIª comandata, come abbiam
+detto, dal capitano Bassini. La VIIª veniva appresso;
+sotto gli ordini di Cairoli; poi la VIª, comandata da
+Ciaccio, che era stato sostituito a Carini, poi la Vª
+comandata da Anfani. Queste cinque compagnie stavano
+sotto gli ordini di Carini.
+</p>
+
+<p>
+Seguivano l’artiglieria ed il genio, comandati da
+Orsini e da Minutilla, come pure una compagnia di
+<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
+volontarj formata dalle ciurme de’ due battelli, il
+comando delle quali era naturalmente toccato a Castiglia.
+</p>
+
+<p>
+Alla testa del suo battaglione, subito dopo l’artiglieria,
+veniva Nino Bixio, e le quattro compagnie
+di carabinieri genovesi.
+</p>
+
+<p>
+Le quattro compagnie erano comandate:
+</p>
+
+<p>
+La IVª da Forni, invece di La Mara. La IIIª da Stocco.
+La IIª da Forni, invece d’Orsini, e la Iª da Bixio
+che avea posto in vece sua il proprio luogotenente. Infine
+i carabinieri genovesi erano sotto ordini di Mosto,
+ch’egli aveva formati a Genova.
+</p>
+
+<p>
+La colonna aveva attraversato in questo ordine il
+villaggio di Vita, celebre per il suo brigantaggio, e
+che accolse, poche ore più tardi, i feriti di Calatafimi.
+</p>
+
+<p>
+Il generale, col suo stato maggiore, era alla testa
+della colonna con Sirtori e Türr. Egli si era spinto
+fin sulla cima della collina per esaminare la posizione
+del nemico.
+</p>
+
+<p>
+Un uffiziale d’ordinanza venne allora da parte sua
+a dar l’ordine ai volontarj di abbandonare la strada, e
+di portarsi sulla posizione alta, a destra, lasciando
+solamente sulla strada l’artiglieria con una compagnia
+per difenderla. Mentre l’esercito nazionale prendeva
+quella posizione, si cominciarono a vedere
+alcune compagnie di bersaglieri regj del IXº battaglione
+leggiero, che discendevano nella valle, e
+venivano incontro ai nostri. Per la prima volta regj
+e patrioti si trovavano in faccia gli uni dagli altri.
+</p>
+
+<p>
+Il grosso dell’esercito regio era in Calatafimi, ed
+occupava la città posta sul pendio d’una montagna
+che s’innalza alla sua destra, e, per conseguenza,
+alla sinistra dei nostri. Gli avamposti regj stavano
+ad un miglio prima di Calatafimi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
+</p>
+
+<p>
+Appena il general Landi seppe che i volontarj erano
+a Vita, ed appena potè vedere dall’alto della montagna
+un gruppo d’uffiziali che osservavano i suoi
+movimenti, diede ordine a’ suoi d’uscire dalla città, di
+fare una discesa nella valle, e salire dipoi le tre collinette
+a sinistra, ed una a destra, onde impadronirsi
+della strada.
+</p>
+
+<p>
+Il general Garibaldi, che era l’anima di quel gruppo
+d’uffiziali veduto da Landi, e che aveva intorno a sè
+il colonnello Türr, il maggior Tuchery, il capitano
+Missori, ed alcuni altri uffiziali, mandò dall’alto della
+collina i seguenti ordini:
+</p>
+
+<p>
+Türr coi carabinieri genovesi, esperti quanto intrepidi,
+si stenderà sopra una larghezza d’un mezzo
+miglio, e formerà un cordone di bersaglieri destinato
+ad incominciare il fuoco contro gli avamposti
+nemici. Dietro Türr, marcerà a destra la VIIª compagnia,
+a sinistra, l’VIIIª, come sostegno, e la VIª e la IXª.
+Queste quattro compagnie staranno sotto gli ordini
+del colonnello Carini.
+</p>
+
+<p>
+La VIª portava la bandiera tricolore data a Garibaldi
+dalle signore di Montevideo.
+</p>
+
+<p>
+Seguiranno i volontarj di Coppola e di Sant’Anna,
+quelli stessi che raggiunsero Garibaldi sulla strada di
+Salemi.
+</p>
+
+<p>
+Questi <i>picciotti</i> formavano un totale di duecento
+cinquanta uomini circa.
+</p>
+
+<p>
+Bixio, ed i suoi quattro compagni, come anche il
+capo di stato maggiore Sirtori, dovevano momentaneamente
+formare la riserva. I due cannoni che potevano
+servire (giacchè gli altri due mancavano d’affusti)
+dovevano restare sulla strada per respingere le
+cariche di cavalleria che i regj sembravano minacciare.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
+</p>
+
+<p>
+Con quest’ordine si doveva attendere il nemico,
+il quale cominciava le sue mosse coll’inviare alcune
+compagnie di cacciatori, che s’avanzarono gridando
+a gola aperta: viva il re!
+</p>
+
+<p>
+Il generale, vedendo che passerebbe un buon
+quarto d’ora prima che il nemico fosse a tiro di
+fucile, scese dalla posizione elevata che occupava,
+e venne a porsi tra i carabinieri genovesi, e le due
+compagnie che li seguivano da vicino, ed ordinò
+che tutti sedessero lì al posto dicendo: «Riposatevi,
+figli miei!... avremo di che affaticarci...»
+</p>
+
+<p>
+E dando, per il primo, l’esempio, sedette, e cavato
+un pezzo di pane, fece colazione.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè i regj giunsero a due tiri di fucile, il generale,
+chiamati intorno a sè i trombetti, ordinò
+loro di sonare tutti insieme la diana. I trombetti
+ubbidirono. I volontarj, saltarono in piedi, e presero
+le armi.
+</p>
+
+<p>
+Nel medesimo istante i cacciatori regj si fermarono.
+</p>
+
+<p>
+In quel momento, sulla cima d’un monticello
+(a destra de’ volontarj, ed a sinistra de’ regj) comparve
+una forte colonna di quest’ultimi, la quale mise
+in batteria due cannoni. I regj riprendono la loro
+marcia offensiva, interrotta per un istante dallo strepito
+delle trombe di Garibaldi. A tiro di fucile si
+comincia il fuoco da ambedue le parti, o, per parlare
+più esattamente, a causa della portata e della precisione
+delle armi, il fuoco comincia dalla parte de’
+Napolitani, micidiale per i volontarj, mentre quello
+dei nostri era quasi inoffensivo.
+</p>
+
+<p>
+Difatti i cacciatori regj erano armati di carabine
+rigate ed a palla conica, mentre i volontarj avevano
+semplici fucili di munizione.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
+</p>
+
+<p>
+I <i>picciotti</i> di Sant’Anna, e di Coppola, incaricati
+di girare la posizione a destra fecero, debolmente
+ed incompiutamente il movimento, poichè una sola
+parte di loro si spinse avanti con Sant’Anna.
+</p>
+
+<p>
+In mezzo a’ <i>picciotti</i> si distinguevano un cappuccino
+ed un francescano, tutti e due armati di fucile,
+i quali marciavano alla testa delle file facendo fuoco
+come vecchi soldati.
+</p>
+
+<p>
+Fin là il generale era restato in osservazione, tranquillo
+ed immobile al suo posto; ma, vedendo che
+dopo aver ceduto sul principio, i battaglioni de’
+cacciatori regj s’erano riordinati, e che da tutte le
+file nemiche partivano scariche micidiali, ordinò l’attacco
+generale.
+</p>
+
+<p>
+Appena dato l’ordine, si pose egli stesso alla testa
+delle prime compagnie, e prese il posto del colonnello
+Türr, che andò sulla fronte di battaglia a dar
+l’ordine dell’attacco.
+</p>
+
+<p>
+Carini condusse le sue compagnie a destra. Bixio
+fece lo stesso movimento a sinistra; ma l’ordine d’un
+attacco generale era diventato quasi inutile, poichè
+il combattimento aveva cominciato spontaneamente
+da ambe le parti.
+</p>
+
+<p>
+Le compagnie de’ cacciatori napolitani cominciarono
+allora a ritirarsi in disordine, avendo la bajonetta
+de’ volontarj sul petto, ma si riordinarono subito
+sulle loro colonne d’attacco.
+</p>
+
+<p>
+Allora, in mezzo al combattimento generale, si fecero
+ammirabili cariche parziali; ogni uffiziale con
+cento uomini, con sessanta, con cinquanta, caricava
+alla loro testa. Queste cariche erano dirette dal generale
+stesso, da Türr, che era ritornato a prendere
+il suo posto, da Carini, che continuava a marciare
+<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
+alla testa delle sue compagnie a dritta del generale,
+da Bixio che copriva la sinistra, da Stocco che dirigeva
+una compagnia di volontarj napolitani e calabresi,
+da Schiaffini, da Menotti, da Cairoli, da Bassini,
+da Gruggiotti, e da Ciaccio ecc. ecc.
+</p>
+
+<p>
+Ad ogni carica i Napolitani stettero fermi, ricominciando
+il fuoco di fila, finchè si videro luciccare
+a dieci passi di distanza le bajonette de’ garibaldini,
+tanto più terribili perchè piantate su canne mute.
+</p>
+
+<p>
+Allora si ritirarono, ma si riordinarono subito in
+una posizione migliore di quella che avevano lasciata,
+perchè tutti i vantaggi del terreno erano per
+loro; l’artiglieria ne proteggeva i movimenti, mentre
+la nostra, posta sulla strada, poco poteva contro di
+essi.
+</p>
+
+<p>
+Nulla di più maraviglioso del generale in mezzo
+a quella mischia, sempre dove il fuoco era più micidiale,
+dando gli ordini con un sangue freddo ammirabile.
+Suo figlio, Menotti, che si trovava, per la
+prima volta al fuoco, (quello stesso che è nato a Rio
+Grande, e che suo padre, in una ritirata di otto giorni
+ha portato appeso al collo dentro un fazzoletto, e che
+ha riscaldato col suo fiato) corse a domandare alla VIª
+compagnia la bandiera, e avutala, si slanciò subito
+contro ai cacciatori col <i>revolver</i> in una mano, e la
+bandiera nell’altra, seguito da tre o quattro volontarj,
+e tra questi da Schiaffini. A venti passi di distanza
+dal nemico Menotti è colpito da una palla nella
+mano stessa che portava la bandiera.
+</p>
+
+<p>
+La bandiera cadde, Schiaffini raccoltala continuò
+avanzarsi. Ma a dieci passi di distanza dalle file
+regie è ucciso; due de’ suoi compagni si precipitano
+sulla bandiera per afferrarla e cadono morti;
+<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
+i Napolitani allora se ne impadronirono. Questa perdita
+recò un momento di gioja all’esercito nemico,
+ma raddoppiò anche l’ardore dei volontarj. Il combattimento
+durava già da circa due ore. Il caldo
+era estremo. I nostri, che avevano dovuto caricare
+sempre salendo, non ne potevano più; ma gli ultimi
+sforzi della VIIª compagnia composta in gran parte
+di studenti di Pavia, e che s’era impadronita d’uno
+de’ due pezzi d’artiglieria de’ regj<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>, aveva compensata
+la perdita della bandiera.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
+</p>
+
+<p>
+La nostra artiglieria, che avea ricevuto l’ordine
+d’avanzarsi sulla strada per essere più a tiro, ma
+che non aveva potuto eseguire quest’ordine in
+causa delle fortificazioni posticce che aveva fatte
+<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
+essa stessa per propria difesa, tirava di tanto in tanto
+qualche colpo che non faceva gran danno, ma che
+contribuiva molto a sostenere il morale de’ volontarj,
+spossati dalla fatica.
+</p>
+
+<p>
+In questi primi attacchi erano caduti il tenente
+De Amicis, colpito in bocca da una palla, e Majocchi
+pure da una palla, che gli aveva spezzato un braccio,
+e da un’altra nel fianco.
+</p>
+
+<p>
+Vedendolo cadere, Carini si slancia verso di lui e:
+Sta tranquillo, gli disse, non ti mancherà nessuna
+cura. — Non pensate a me, rispose Majocchi. Io sono
+un uomo morto, ma muojo contento, perchè voi
+andate avanti.
+</p>
+
+<p>
+Affrettiamoci a dire che il maggiore Majocchi, in
+seguito ad una abile amputazione, e ad una lunga convalescenza,
+è ora perfettamente guarito.
+</p>
+
+<p>
+Stocco, anch’egli, ricevette una palla nel braccio
+destro. Il projettile girò intorno all’osso senza
+romperlo. Sprovieri venne ferito accanto a lui.
+Missori ricevette una scheggia di mitraglia sotto un
+occhio. Rovesciato a terra per effetto del colpo, s’era
+rialzato credendo d’aver perduto l’occhio; guarì.
+Manin rimase ferito da una palla in una coscia. Sant’Anna
+da un’altra nel braccio.
+</p>
+
+<p>
+Elia, Bandi, Martignoni, Perducca, Palizzolo, Nullo,
+e molti altri uffiziali, i cui nomi non ricordiamo, furono
+feriti più o meno gravemente.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
+</p>
+
+<p>
+Questa sanguinosa scena era dominata da Sirtori
+che, a cavallo, stavasene presso un albero,
+in mezzo ad un fuoco vivissimo. Egli aveva già ricevuta
+una palla che gli aveva lacerato l’abito, e
+ne aveva sfiorata la pelle, quando una seconda lo
+colpì alla gamba. Nè l’una nè l’altra di queste due
+ferite gli fece fare il minimo movimento. Soltanto
+si vedeva, sotto i suoi calzoni rialzati dalla staffa,
+scorrere il sangue.
+</p>
+
+<p>
+Malgrado queste due ferite il colonnello Sirtori restò
+a cavallo sino alla fine del combattimento, e prima di
+permettere che lo medicassero, volle scrivere tutti
+gli ordini che aveva a dare.
+</p>
+
+<p>
+Bixio fece, al solito, egregiamente il proprio dovere;
+n’uscì incolume per miracolo.
+</p>
+
+<p>
+Il cavallo di Carini era stato ucciso da una scheggia
+di mitraglia: Carini combatteva con la sciabola in
+una mano, ed il <i>revolver</i> nell’altra.
+</p>
+
+<p>
+A fianco di Garibaldi, egli, Türr, Cairoli e tutti i
+capi delle compagnie tuttora in piedi, fecero prodigi
+di valore.
+</p>
+
+<p>
+Ma giunti a piè dell’ultimo monticello, ove i Napolitani
+s’erano trincerati, la stanchezza cominciò
+a paralizzare i nostri, e nello stato in cui erano
+l’ultimo sforzo, lo sforzo supremo pareva impossibile.
+</p>
+
+<p>
+Garibaldi scriveva in quel momento in mezzo alle
+file abbattute. Egli solo sembrava aver fatta una
+passeggiata ginnastica, e, se non fosse stata la sua
+fronte corrugata, si sarebbe potuto credere che non
+prendeva nessuna parte a ciò che accadeva. Egli era
+pienamente tranquillo.
+</p>
+
+<p>
+I nostri erano a sessanta passi dal nemico;
+una elevazione del terreno, permetteva un momento
+<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
+di riposo. Abbassandosi, si evitavano le palle del
+nemico; ma appena una testa si alzava, essa serviva
+di mira. Un volontario siciliano, per nome Buscemi,
+provò ad alzarsi, e ricevette una palla in fronte.
+</p>
+
+<p>
+— Riposatevi un momento, disse il generale, i
+nostri colpi vanno falliti. Ci bisogna adesso una buona
+carica alla bajonetta.» I volontarj si gettarono a terra
+cheti cheti.
+</p>
+
+<p>
+In capo a dieci minuti il generale, che era rimasto
+solo in piedi, ordinò la carica, e si pose alla
+testa degli assalitori. Senza dubbio i regj l’aveano
+riconosciuto, perchè, nel medesimo tempo, il fuoco
+di tutte le file si concentrò su lui. Allora alcuni legionari
+lo circondarono, e vollero fargli riparo del
+loro corpo.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo! disse il generale allontanandoli. Non
+troverò mai per morire un giorno più bello e in miglior
+compagnia di questa...
+</p>
+
+<p>
+Sonò la diana che serviva per la carica, e i volontarj
+si precipitarono sul nemico, il quale aveva
+in linea tremila uomini.
+</p>
+
+<p>
+I nostri volontarj erano poco numerosi; ma la
+presenza di Garibaldi produceva un effetto magico.
+Il grido dei Napolitani: Viva il re, fu soffogato
+da quello: Viva l’Italia. La vittoria è con Garibaldi.
+I soldati regj, vedendosi sul petto le bajonette, si
+ritirarono precipitosamente sopra Calatafimi, ed andarono
+a raggiungere il loro generale, che non aveva
+mai lasciato il suo prudente Osservatorio. Si è avuto
+ragione di paragonare, nelle debite proporzioni, la
+battaglia di Calatafimi a quella di S. Martino; essa
+non è stata (proporzionalmente, ripetiamo) meno
+sanguinosa, nè meno decisiva ne’ suoi risultamenti
+<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
+poichè, fino al momento dell’ultimo attacco alla bajonetta,
+la resistenza del nemico fu accanita e quasi
+eroica.
+</p>
+
+<p>
+Lasciamo del resto, costatare questa verità dallo
+stesso general Garibaldi, nel suo
+</p>
+
+<p class="pad1 center">
+Ordine del giorno.
+</p>
+
+<p class="indr">
+Calatafimi, 16 maggio.
+</p>
+
+<p>
+«Con compagni come voi posso tentar tutto, e ve
+l’ho provato jeri, conducendovi ad una intrapresa
+ben difficile, visto il numero dei nemici, e le loro
+formidabili posizioni. Io contava sulle vostre fatali
+bajonette, e voi vedete che non mi sono ingannato.
+</p>
+
+<p>
+«Deplorando la dura necessità di dovere combattere
+soldati italiani, dobbiamo confessare che
+abbiam trovata una resistenza degna d’una miglior
+causa, e ciò prova di che sarem capaci quando
+tutta la famiglia italiana sarà riunita sotto la bandiera
+della redenzione.
+</p>
+
+<p>
+«Domani tutto il continente italiano sarà in festa
+per la vittoria de’ suoi fratelli liberi, e de’ nostri
+bravi Siciliani. Le vostre madri, le vostre amanti,
+superbe di voi, usciranno nelle strade con la fronte
+alta e raggiante.
+</p>
+
+<p>
+«Il combattimento ci costa la vita di fratelli diletti,
+morti nelle prime file. Questi martiri della
+santa causa d’Italia vivranno nei fasti della gloria
+italiana. Indicherò ai vostri paesi nativi, i nomi
+de’ prodi, che hanno sì valorosamente guidato
+al combattimento i soldati più giovani ed inesperimentati,
+e che condurranno domani alla vittoria,
+in un miglior campo di battaglia, i soldati
+<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
+destinati a spezzare gli ultimi anelli delle catene,
+delle quali fu caricata la nostra Italia diletta.
+</p>
+
+<p>
+«Italia e Vittorio Emanuele!
+</p>
+
+<p class="indr">
+<b>G. Garibaldi</b>.»
+</p>
+
+<p>
+La battaglia durò dalle dieci della mattina fino
+alle cinque della sera. La vittoria costò cara, ma
+l’effetto morale fu immenso, poichè molto più che
+della presa di Palermo, decideva della evacuazione
+della Sicilia.
+</p>
+
+<p>
+Si passò la notte sul campo stesso di battaglia,
+nella posizione già occupata dai regj, fra i cadaveri
+dei nemici, e dei fratelli.
+</p>
+
+<p>
+Non v’era una goccia d’aqua, nè un pezzo di
+pane, nè un mantello per coprirsi, e nessun mezzo
+per procurarsi nulla di tutto ciò; la notte era sì
+oscura che non si potevano fare dieci passi senza
+smarrirsi.
+</p>
+
+<p>
+Le conseguenze della vittoria di Calatafimi furono
+incalcolabili; tutta Sicilia ne fu scossa. L’Italia comprese
+quale importanza avessero le imprese di Garibaldi
+in Sicilia, e quali influenze avrebbero esercitato
+su Napoli, su Roma e sulla Venezia; comprese
+che la Sicilia diveniva il principio di un nuovo movimento,
+per il quale l’Italia tutta poteva divenire
+una, e sottrarsi completamente allo straniero dominio
+per propria forza e per semplice movimento popolare
+e nazionale virtù. Quindi si moltiplicarono le
+offerte per la Sicilia; in breve tempo si giunse ai
+milioni, e tutta la gioventù delle libere provincie
+italiane, fortemente concitata, determinò d’accorrere
+sotto la bandiera di Garibaldi, d’ingrossarne le file,
+e dividerne le glorie ed i pericoli, e dare sangue e
+vita sull’altare della patria.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
+</p>
+
+<p>
+Un insolito movimento cominciò allora, e Genova
+divenne il punto ove affluiva tanta gioventù italiana,
+e donde imbarcavasi per recarsi in Sicilia. Nell’isola
+poi le conseguenze della battaglia di Calatafimi furono
+straordinarie, ma quali si dovevano aspettare in
+quei momenti di politiche turbolenze; le città principali
+crebbero di animo e di coraggio; i paesi
+dell’interno compirono la rivoluzione; dappertutto
+fu abbattuta la bandiera borbonica, stabiliti governi
+provisorj, disseppellite le armi, trovati modi di
+moltiplicare le munizioni di guerra; contadini, artigiani,
+nobili, ricchi, si armarono, e si posero sotto
+gli ordini del generale dittatore, e dei suoi uffiziali.
+Tal che può dirsi, la vittoria di Calatafimi aver deciso
+le sorti di Garibaldi, e la rovina irreparabile
+dei Borboni. Questi frattanto, continuando la vecchia
+politica della menzogna e dell’inganno, intendevano
+a scemare le popolari impressioni, e spacciavano che
+i soldati comandati dal generale Landi avevano fatto
+il loro dovere, cioè disfatto l’esercito garibaldino, ma
+che pure avevano dovuto ritirarsi in Palermo per
+le solite viste strategiche. Ridicole contraddizioni di
+governo cadente, il quale più non sapeva quello che
+si dicesse.
+</p>
+
+<p>
+Intanto, ad arrestare la rivoluzione che, ingrossandosi,
+avanzava dietro i passi del vittorioso condottiero,
+re Francesco spedì in Sicilia il generale Lanza
+colle qualità di commissario straordinario, e le facoltà
+dell’<i>alter ego</i>.
+</p>
+
+<p>
+Com’è naturale tutti questi dettagli mancavano
+nella lettera di Roberto, il quale, scrittala due giorni
+dopo la battaglia di Calatafimi, nulla poteva sapere
+di sicuro di quanto accadeva negli altri punti dell’isola.
+<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
+Egli però finiva la sua lettera con una notizia,
+che fece ingrandire d’un pollice la giovinetta;
+con una notizia che le fece battere il cuore d’un
+giusto orgoglio. Ecco la fausta, la cara notizia «Il
+colonnello Sirtori, fattomi chiamare, mi disse battendomi
+una mano sulla spalla: Jeri vi ho tenuto
+d’occhio... Vi siete portato bene... Il generale vi nomina
+sottotenente! Eccovi una spada; fatene buon
+uso.» Così dicendo mi porse la spada di un uffiziale
+borbonico morto jer l’altro in battaglia.
+</p>
+
+<p>
+— Ci ho gusto, ci ho gusto davvero!... sclamò
+la contessa Emilia. Ma sai la mia ragazza, che hai
+tutte le ragioni d’esser superba di quel tuo... giovine!
+</p>
+
+<p>
+— Oh sì, poveretto! È tanto buono!...
+</p>
+
+<p>
+— Cosa pagherei che anche mio nipote diventasse
+uffiziale!...
+</p>
+
+<p>
+— Domani rispondendo a Roberto, gli raccomanderò
+questo suo nipote... Ernesto, n’è vero?...» Chiese
+Dalia, con una cert’aria di bontà protettrice, che faceva
+un curioso contrasto con quel suo visetto infantile.
+</p>
+
+<p>
+— Ernesto, sì! si chiama Ernesto... Mi farai proprio
+un regalo, raccomandandolo... Tra loro giovani
+si fa presto amicizia, e in certi casi giova più l’ajuto
+di un bravo camerata, che tutte le commendatizie
+del mondo... Intanto, la mia Dalia, ho caro d’averti
+conosciuta... Vienmi a trovare ve’! quando sono
+a Milano. Intanto addio...
+</p>
+
+<p>
+— Buona campagna, signora contessa!
+</p>
+
+<p>
+Dalia scese in negozio, e sedette tra le sue compagne,
+alle quali la lunga assenza della giovinetta
+aveva centuplicata la curiosità.
+</p>
+
+<p>
+— E così? le chiesero in coro.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Si può sapere finalmente...
+</p>
+
+<p>
+— Che nuove abbiamo?
+</p>
+
+<p>
+— E così, rispose Dalia sorridendo, si sono battuti
+a Calatafimi... È un sito bellissimo, presso una
+fattoria, dove due bravi signori hanno fatto una festa
+ai garibaldini da non potersi immaginare... Che
+fame avevano que’ poveri giovani!... E hanno trovato
+pane, pollastri, formaggio, vino... Insomma tutto
+quello che volevano. Poi è venuto un frate, ma! di
+quelli della legge, e si è inginocchiato dinanzi a Garibaldi,
+dicendo che da quel dì, gli avrebbe sempre
+tenuto dietro... Dice in seguito che la battaglia è
+stata un affar serio, ma serio assai!... il sangue scorreva
+come l’aqua... Ma Garibaldi ha vinto... i soldati
+del Bombino scapparono da tutte le parti... e
+lui è stato fatto uffiziale...
+</p>
+
+<p>
+— Chi, lui?
+</p>
+
+<p>
+— Quello... che mi ha scritto, insomma... A voi
+altre poco deve importare che sia uno piuttosto che
+un altro!
+</p>
+
+<p>
+— Uffiziale? chiese una ragazza facendo una smorfia
+dubitativa.
+</p>
+
+<p>
+— Sissignora, uffiziale!... Il colonnello Sirtori lo
+ha fatto chiamare, gli ha dato una bellissima spada
+e gli ha detto: Garibaldi vi nomina uffiziale.» Siete
+contente adesso?... ne sapete abbastanza?
+</p>
+
+<p>
+— Sì.
+</p>
+
+<p>
+— Manco male!
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap10">CAPITOLO X.
+<span class="smaller">Il consiglio di guerra.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="poem-container">
+<div class="poem inl"><div class="stanza">
+<p class="i06"> <span class="smcap">Reding</span>.</p>
+<p class="i02">.... Ma, vedete! sul vortice de’ monti</p>
+<p class="i01">Mentre qui ragioniamo arde la fiamma</p>
+<p class="i01">Esploratrice del mattin. Si parta</p>
+<p class="i01">Pria che sovra ci cada il pieno giorno.</p>
+<p class="i06"> <span class="smcap">Furst</span>.</p>
+<p class="i02">Non ci cadrà; la notte a poco a poco</p>
+<p class="i01">Dalle valli si toglie.</p>
+<p class="i02">(<i>Tutti senza pensarvi si levano il cappello</i></p>
+<p class="i02"><i>e contemplano, con silenzioso</i></p>
+<p class="i02"><i>raccoglimento, il nascere dell’aurora</i>).</p>
+<p class="i05"><span class="smcap">Rosselman</span>.</p>
+<p class="i08"> A questa luce</p>
+<p class="i01">Che, fra tanti mortali ancor sepolti</p>
+<p class="i01">Nell’aër greve di ristrette mura,</p>
+<p class="i01">Noi primieri saluta, il nuovo patto</p>
+<p class="i01">Si giuri — Esser vogliamo un indiviso</p>
+<p class="i01">Popolo di fratelli, eternamente</p>
+<p class="i01">Stretti nella sventura e nel periglio.</p>
+<p class="i06"> <span class="smcap">Tutti</span></p>
+<p class="i02">(<i>ripetono gli ultimi versi, alzando</i></p>
+<p class="i02"><i>tre dita</i>).</p>
+<p class="i01">Liberi come gli avi, e pria la morte</p>
+<p class="i01">Che, vivendo, il servaggio...</p>
+<p class="i02">(<i>si abbracciano a vicenda</i>).</p>
+<p class="i06"><span class="smcap">Schiller</span>. <i>Guglielmo Tell</i>.</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<p>
+Palermo sorge in una pianura detta la Conca d’oro,
+tanto è ridente e fertile. La Conca d’oro è lunga
+circa dodici miglia, e larga cinque; s’estende tra il solitario
+monte Pellegrino, e la catena di monti verso
+<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
+la Favorita, dalla quale parte una strada che guida a
+Carini<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>; alla parte opposta, lungo il lido, un’altra
+strada conduce verso Messina, passando attraverso
+e presso le rovine dell’antica Solunto. Sono questi
+gli àditi più agevoli per giungere alla Conca d’oro.
+Vicino alla Favorita, una strada montana va in dritta
+linea da San Martino a Carini. A sinistra di essa si
+eleva una montagna rocciosa, forse un estinto vulcano,
+che si protende alquanto nella pianura formando
+uno sprone nella direzione stessa della catena
+principale. Questo sprone è Monreale, città di ventimila
+abitanti all’incirca, celebre per la sua magnifica
+cattedrale. Per questa città passa la strada di Trapani.
+Poco distante, la montagna forma una specie di anfiteatro,
+e dove questo termina e la montagna ricomincia
+a stendersi nella pianura, sorgono due villaggi,
+Parco e Madonna delle Grazie, presso i quali
+una strada conduce alla Piana dei Greci, e quindi a
+Corleone, antiche colonie albanesi emigrate dopo la
+morte di Scander-beg<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>, e stabilitesi in questo ridente
+angolo dell’isola.
+</p>
+
+<p>
+Lì presso apresi un altro anfiteatro ancora più pittoresco,
+signoreggiato dal monte Gebelrosso, e dal
+quale scende una stradetta verso Misilmeri, villaggio
+posto sulla via che da Palermo s’interna nell’isola.
+Monte Gebelrosso, al capo Zafferano, piega verso
+il mare, e alle sue radici è tracciata la strada che,
+<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
+come abbiam detto, mette all’interno e corre parallela
+all’altra del lido, fino ad Abate, ove piega verso
+il sud.
+</p>
+
+<p>
+I regj, padroni del mare e della città, avevano
+tutti i vantaggi di una posizione concentrica. Essi
+radunarono tutte le loro forze nella pianura e sull’altipiano
+di Monreale, dominando così le poche
+strade di quel punto dell’isola.
+</p>
+
+<p>
+Nei due socj Salzano e Maniscalco, prima dello
+sbarco dei garibaldini, era cresciuta la ferocia in
+ragione dell’aumentare della paura. A que’ due s’era
+aggiunto il luogotenente <i>alter ego</i> di re Francesco,
+il principe di Castelcicala, il quale, memore delle
+raccomandazioni della corte, aveva sfoderate le arrugginite
+armi della tirannide poliziesca, onde atterrire,
+impastojare e tormentare i ribelli palermitani.
+</p>
+
+<p>
+Per ordine del triumvirato borbonico non era lecito
+ai cittadini di passeggiare più di tre o quattro
+insieme, e molto meno di riunirsi nelle case; la sera,
+ciascuno doveva ritirarsi a casa sua per tempo e
+guaj a chi ne uscisse la notte senza motivi imperiosissimi!...
+Que’ pochi a cui era permesso l’uscir di
+nottetempo, dovevano portare un lampione, così le
+pattuglie, dal numero de’ lumi erranti, sapevano quante
+persone c’erano nelle vie. Poi... Ma a che tediarvi
+col noverare tutte le così dette <i>disposizioni pel mantenimento
+dell’ordine?</i> Chi non le conosce per prova
+noi Milanesi in ispecie? I codici birreschi non sono
+eguali in tutti i luoghi del mondo? Guardate Venezia,
+guardate Varsavia!
+</p>
+
+<p>
+Abbiam veduto come, nel momento in cui Garibaldi
+poneva il piede nella parte occidentale della Sicilia,
+allo scopo di liberare gli isolani dalla tirannide che
+<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
+li opprimeva, nella parte orientale il generale Lanza
+sbarcava (diceva lui nel suo programma) coll’istesso
+intento.
+</p>
+
+<p>
+Ma so ben che mi burlate! (diceva il general Lanza
+ai Palermitani suoi concittadini, il 18 maggio). Rivoluzione!
+Voi?... Ma che diavolo vi è venuto in
+mente? Ma sapete cos’è una rivoluzione, ragazzi
+miei? Via, smettete, e considerate bene ciò che
+può aspettarvi all’avvenire. Quali destini vi offrono
+gli invidi della vostra prosperità ognor crescente?
+Quali guarentigie avete del bene di cui diconsi portatori?
+</p>
+
+<p>
+«Prendete consiglio dall’esperienza. (Dalla sassata
+infuori, questo signor Lanza mi ha l’aria di quel
+capitano di giustizia, descrittoci da Manzoni ne’ <i>Promessi
+sposi</i>, e che, dall’alto della finestra del <i>prestino</i>,
+arringava i <i>buoni figliuoli</i> milanesi). Sollevatevi
+all’altezza della posizione attuale per salvar voi medesimi,
+ora che sonosi sbrigliate tutte le cupide passioni,
+e non sapete di quali di esse dovrete essere
+vittima. Nella tempestosa lotta alla quale vi spingono
+stranieri aggressori, può solo tenervi incolumi il
+vostro coraggio civile, sorretto dalle reali milizie.
+</p>
+
+<p>
+«Nel nome augusto del re, ampio e generoso perdono
+accordo a tutti quei che or traviati faranno la
+loro sommessione alla legittima autorità.» Vedete
+com’è conciata la città nostra! E di chi la colpa?...
+E compiangeva Palermo, e piangeva sullo squallore
+dell’amata sua patria;... ciò che non gli impedì, pochi
+giorni dopo, di bombardarla.
+</p>
+
+<p>
+Fatto sta che il Lanza tolse di mezzo tutte le misure
+di rigore poste in attività dal triumvirato. Si
+passeggiò anche in quattro e persino in cinque; si
+<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
+andò a letto quando meglio piacque, e si spensero
+i lampioni. La fu una gradassata del general Lanza
+per mostrare che non aveva paura, ovvero fu per
+timore che la popolazione, stufa di tante tribolazioni,
+non irrompesse con un colpo disperato? Forse tutt’e
+due.
+</p>
+
+<p>
+Intanto, in causa delle nuove larghezze del general
+Lanza, il comitato segreto di Palermo, respirò più
+liberamente e poté rianodare come prima le pratiche
+colla provincia, colle bande erranti de’ patrioti
+armati, e (ciò che premeva più) con Garibaldi.
+</p>
+
+<p>
+La gran lotta tra il dispotismo borbonico e la libertà,
+l’avvenire della Sicilia e dell’Italia meridionale,
+dovevano decidersi a Palermo. Lo sapeva il
+general Lanza, che vi aveva concentrato venticinquemila
+soldati; lo sapeva Garibaldi, il quale, dopo
+la vittoria di Calatafimi, erasi avvicinato a Palermo
+per congiungersi colle bande armate che stavano
+sui monti attorno la città onde meglio conoscere le
+posizioni del nemico.
+</p>
+
+<p>
+Il viaggio da Calatafimi a Misilmeri fu per Garibaldi
+un vero trionfo.
+</p>
+
+<p>
+Il sergente Valentino, il quale alla testa della sua
+squadra marciava all’avanguardia, non capiva in sè
+per la meraviglia nel vedere la magnificenza di quella
+natura, nuova affatto per lui; nel contemplare quel
+cielo ora azzurro come il lapislazzuli, ora fiammeggiante
+d’oro e corruscante sulla marina sconfinata;
+gioiva udendo il canto degli uccelli svolazzanti tra
+gli arbusti e tra l’innumerevole e svariatissima famiglia
+di piante, di fiori, di erbe, ignoti alla nostra
+Lombardia. Ora erano boschetti di quegli stessi leandri
+che egli era solito vedere ne’ vasi; ora cedri e
+<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
+aranci, che spiegavano liberamente i rami, impregnando
+l’aria di quegli effluvj, imprigionati, tra noi,
+nelle serre; ora siepi di fichi d’India, che cingono
+colle spinose braccia gli orti e i vigneti, come da
+noi, la robinia, il rovo e il biancospino.
+</p>
+
+<p>
+Posava estatico gli sguardi sui casolari che spuntano
+sui poggi, sui veroni su cui la vite serpeggiante
+spandeva l’ombrìa de’ nascenti pampini.
+Valentino godeva trascegliendo in suo pensiero il
+più ameno di quegli abituri, il più aereo, per sè e
+per la sua Rosa; se pure, diceva fra sè sospirando,
+mi sarà dato ritornare a casa mia, e mantenere la
+promessa che, senza dircelo, ci siamo fatta coi nostri
+cuori di non separarci mai più!...
+</p>
+
+<p>
+Anche Roberto deliziavasi contemplando quell’avvicendarsi
+di panorami, di macchiette, le une più
+belle delle altre. Avrebbe voluto fermarsi ogni tratto
+a sbozzar quelle scene, ma aveva ben altro a fare.
+Si consolava intanto ripetendo in cuor suo: «A cose
+finite, prima di ripatriare, voglio rifarla questa strada,
+e allora potrò copiare o studiare con tutto mio comodo.»
+Ma più ancora de’ pittoreschi casolari, del cielo,
+del mare, dei monti, lo ferivano i negri occhioni delle
+isolane... Quei lunghi cigli di seta, quelle guardature
+gli rimescolavano il sangue. Gli occhi cilestri,
+diceva, sono belli, non c’è che dire! Ma anche i
+neri...
+</p>
+
+<p>
+Proprio in quell’istante Dalia, la glauca Dalia,
+leggeva la di lui lettera per la settima volta, e la baciava
+e ribaciava di nascosto... Oh! come i cuori
+degli amanti, anche da lontano, s’intendono e battono
+all’unissono!
+</p>
+
+<p>
+Dai monti, dai villaggi, dagli sparsi casolari accorrevano
+<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
+i pastori, i contadini siciliani, a frotte, a
+drappelletti, a coppie e si schieravano lungo la strada
+acclamando il generale che passava; poi, vinti dall’entusiasmo,
+dalla gratitudine, dalla gioja, si precipitavano
+intorno a Garibaldi baciandogli la mano
+gloriosa, gli abiti, le redini del cavallo. Vedevi i vecchi
+inginocchiarsi, curvare le venerabili canizie e
+pregare per lui; vedevi le fanciulle gettargli un nembo
+di fiori, e le spose sollevare a lui i loro bambini
+perchè li benedisse. Ed egli sorrideva commosso,
+salutava e stringeva le mani a lui tese, baciava,
+accarezzava i bambini; a tutti poi parlava della patria,
+scaldando i petti coll’amore della libertà, il più
+bello, e il più contrastato dei doni di Dio.
+</p>
+
+<p>
+Intanto il comitato di Palermo, men sorvegliato
+dopo l’arrivo del general Lanza, aveva potuto mettersi
+in comunicazione con Garibaldi, il quale s’era
+arrestato presso Monreale, occupata, come dicemmo
+dai regj. Il generale mulinava sul modo di aprirsi
+una strada verso la capitale con uno di quei colpi di
+mano che gli sono famigliari, e che per lui tennero
+sempre il luogo delle artiglierie.
+</p>
+
+<p>
+— Palermo insorgerà, gli mandava a dire il comitato,
+purchè voi, generale, vi presentiate alle porte
+della città.
+</p>
+
+<p>
+— Accettato, rispose Garibaldi, e tosto si pose all’opera,
+onde mandare ad effetto il suo piano strategico.
+</p>
+
+<p>
+I regj, accampati sull’altipiano di Monreale, tenevano
+d’occhio i Palermitani e i garibaldini, e intanto
+aspettavano il destro per piombare sui secondi
+e dopo sugli altri.
+</p>
+
+<p>
+La notte del 21 maggio Garibaldi, seguito da alcuni
+dei suoi uffiziali, recavasi a visitare i posti. Tutto
+<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
+era silenzio; solo si udiva il grido alternato delle
+sentinelle avanzate che si tramandavano l’all’erta;
+grido che, mano mano si allontanava, affievoliva,
+morendo poi lontano lontano. Limpidissima era la
+notte; la luna cheta cheta veleggiava pel firmamento
+scintillante di stelle. Sulle vette dei monti che incoronano
+la Conca d’oro, rosseggiavano intorno intorno
+i fuochi degli insorti; fuochi che incoravano i
+Palermitani, i quali li vedevano da lungi, e li salutavano
+come fari di libertà e di sicurezza.
+</p>
+
+<p>
+Tratto tratto s’udiva una schioppettata, cui tenevano
+tosto dietro molte altre. Allora Garibaldi arrestava
+il cavallo, spingeva lo sguardo là dove partiva
+il rumore, e fiutava l’odore della battaglia come il
+destriero di Giobbe.
+</p>
+
+<p>
+Erano le bande degli insorti siciliani che, la notte,
+perlustravano i contorni, radendo i posti avanzati
+dei nemici, appiattandosi nei macchioni per sorprendere
+le pattuglie borboniche.
+</p>
+
+<p>
+In una di queste avvisaglie, alcune ore prima
+che calasse il sole, era rimasto ucciso l’intrepido
+Rosolino Pilo. Egli aveva promesso di tutto spendere
+per la patria, averi e vita, ed aveva tenuta la
+parola<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Garibaldi, reduce al bivacco, radunò il suo stato
+maggiore e i capi siciliani, e presi seco loro gli opportuni
+concerti, comandò che all’alba si levassero le
+tende (modo di dire, chè i garibaldini per tenda
+non ebbero che il firmamento).
+</p>
+
+<p>
+Il colore bianchiccio della marina annunciava già
+l’alba novella, quando Garibaldi, (lasciati parte degli
+<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
+insorti siciliani perchè la notte vegnente continuassero
+a mantenere accesi i fuochi sui monti,
+onde i regj lo credessero tuttora in quei dintorni)
+radunati i suoi si allontanò di là marciando... Ma che
+dico! inerpicando per burroni, sdrucciolando giù per le
+frane dei monti, pur traendo seco la sua poca artiglieria
+trascinata, portata, Dio sa con quali fatiche! dai suoi
+militi. Finalmente, dopo inauditi stenti, i garibaldini,
+il 23, giunsero a Parco sulla strada di Piana.
+</p>
+
+<p>
+Roberto, com’era sua usanza, appena fu arrivato
+a Parco, cercò un ruscello, e cavatisi gli abiti, nudo
+com’era nato, vi si immerse, gustando deliziosamente
+quella frescura. Valentino, raggiuntolo, sedette anche
+lui sul margine del rivolo, e deterso il sudore e la
+polve, tolse dal suo sacco due camicie grossolane
+di canapa, ma bianche di bucato.
+</p>
+
+<p>
+— To’ Roberto! disse all’amico porgendogli una
+camicia; una per me, una per te...
+</p>
+
+<p>
+— Ah, ah! sclamò Roberto; due camicie! E dove
+le hai pigliate?
+</p>
+
+<p>
+— Me le ha date un bravo Siciliano, il padrone
+di quel mulino a vento.... là, lo vedi?...
+</p>
+
+<p>
+— Ma come hai fatto?
+</p>
+
+<p>
+— Come ho fatto?... La mia camicia cadeva a
+brandelli... Sfido io!... col camminare che si fa, ce
+ne vogliono delle camicie, ce ne vogliono!... Ma perdio,
+che strade!... Saranno buone per le capre, ma per
+un cristiano!... Ma spiegami un po’, Roberto; perchè
+mo in Sicilia non ci sono strade come negli altri siti?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè i Borboni non vedevano di buon occhio
+che i Siciliani comunicassero liberamente fra
+loro... È una delle mille arti per tener disuniti e ignoranti
+i popoli...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Che il diavolo si porti i Borboni e chi fa per loro!..
+</p>
+
+<p>
+— Dunque, si può sapere come hai fatto ad aver
+queste camicie? chiese Roberto buttando via quella
+che aveva, sdruscita e bucherellata, e indossando
+quella nuova pòrtagli dall’amico.
+</p>
+
+<p>
+— Che vuoi! povero figliuolo come sono, mi è
+sempre piaciuto aver roba netta almeno sulla pelle...
+Dunque, mentre stava pensando al modo per aver una
+camicia pulita, ecco farmisi incontro quel bravo mugnajo: — Ben
+arrivato! mi disse stringendomi cordialmente
+la mano; di che paese siete? — Sono Lombardo,
+gli rispondo. E lui: — Dio vi benedica, signor
+caporale... — Sergente... — Signor sergente!...
+Dio vi benedica, voi tutti e il vostro generale... Non
+so cosa pagherei se lo potessi vedere... L’ho cercato,
+ma inutilmente. — Se non volete altro, vi servo subito;
+venite con me.» Il brav’uomo non se lo fece
+dir due volte, e, pigliatomi a braccetto, mi seguì fino
+nella corte della casa dove alloggia il generale.
+Guarda la fortuna! Facciamo due passi... ed eccoti
+il generale, che sorridendo discorreva con Bixio. — Quello
+è Garibaldi! dissi all’orecchio del Siciliano — Qual’è
+dei due? — Quello a sinistra, colla barba
+bionda. — Ah! sclamò il mugnajo, e restò lì estatico
+con tanto di bocca aperta, colle mani in alto, e colle
+ginocchia piegate... Così, guarda! (e Valentino ne
+imitava l’atteggiamento). — Oh! se potessi baciargli
+la mano! borbottava il mugnajo gratandosi il capo — Perdio!
+gli dissi, ci vuol tanto! andate là... provatevi...
+Avete paura che vi mangi?» Allora l’amico si fa cuore,
+cava il cappello, e pian piano si avvicina al generale,
+sulla punta dei piedi, come camminasse sull’ova...
+Quando gli fu a due passi, non osò andar più in là:
+<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
+anzi era lì lì per tornare indietro, quando il generale,
+scòrtolo, gli sorrise affabilmente e gli chiese che volesse.
+Se tu, Roberto, avessi veduto la faccia del
+Siciliano in quel punto! Divenne.... meno nera, poi
+pavonazza... E che bocca apriva!... gli si potevano
+vedere i polmoni. Il generale gli disse alcune
+parole, poi strettagli la mano, entrò in casa.
+</p>
+
+<p>
+— Chi sa come sarà rimasto contento il Siciliano!
+</p>
+
+<p>
+— Figurati! Tornò da me, raggiante in volto
+come se avesse vinto un terno al lotto e colla mano
+ancora tesa... — E così? gli chiesi — Avete veduto?
+il grand’uomo mi ha stretta la mano.... — E cosa
+vi ha detto? — Mi ha chiesto se era del paese, e
+se era contento che lui fosse venuto a liberarci dai
+Borboni... Figuratevi cosa gli ho risposto! Intanto,
+il mio bravo Lombardo, questa fortuna la devo a
+voi... Fatemi dunque il piacere, venite a casa mia...
+Così dicendo mi pigliò per un braccio e mi condusse
+difilato a casa sua, lassù al mulino. Mi ha fatto
+vedere sua moglie, una donna con una ciera tutta
+bonomia; poi chiamò: Rosalia! Rosalia! e subito dopo
+entrò la sua figliuola... Ah Roberto! che bel fusto
+di ragazza.... Tu che sei pittore devi copiarla....
+Che abito curioso, che colori vivaci!...
+</p>
+
+<p>
+— Copiarla!... come ho a fare?
+</p>
+
+<p>
+— Ti aspettano lassù a desinare...
+</p>
+
+<p>
+— Io?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, in mia compagnia...
+</p>
+
+<p>
+— Ma come...
+</p>
+
+<p>
+— Se mi lascerai finire saprai tutto! Quella buona
+gente, quando il mugnajo ebbe loro raccontato come
+per mio mezzo egli aveva potuto parlare con Garibaldi
+e stringergli la mano, mi fu intorno soffogandomi
+<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
+di cortesie e di esibizioni. Io, in principio, ho
+fatto un po’ di complimenti, poi pensando alla camicia
+che aveva indosso, e parendomi che mi prudesse
+la pelle, domandai loro in favore, se per caso
+avessero una camicia. — Ma sì, subito, signor caporale!
+si posero a gridare in coro, e gesticolando babbo,
+mamma e tosa. (È però curioso come qui in Sicilia
+non si sappiano distinguere i galloni, e come si confondono
+i gradi!) Queste ultime due sparvero, ma subito
+dopo ritornarono. — Ecco una camicia di mio marito,
+nuova fiammante. — Ed eccone una delle mie, netta
+di bucato, disse la ragazza sorridendo; non è da
+uomo, ma può scusare...» Io la pigliai subito, e...
+Eccola, Roberto!» Così dicendo la sciorinò dinanzi
+agli occhi dell’amico che si mise a ridere.
+</p>
+
+<p>
+— Ridi finchè vuoi, riprese Valentino; ma io non
+la darei per tutto l’oro del mondo...» Così dicendo
+indossò la camicia, la quale non aveva altro inconveniente
+che d’essergli soverchiamente larga sul
+petto, e di maniche brevi tanto, da non giungergli
+alla metà dell’omero.
+</p>
+
+<p>
+— Ehi! Valentino!.... Ricordati però di non portarla
+con te quando tornerai a casa tua, o almeno di
+nasconderla ben bene.... Se la tua amorosa la vedesse....
+</p>
+
+<p>
+— Che vuol che dica l’amorosa? Le dirò schietto
+come la fu la cosa... Ma questo è il meno; l’essenziale
+è di tornare a casa nostra; e se la va di questo
+passo, ho paura.... Basta quel che sarà sarà. Intanto
+che siamo al mondo pensiamo di passarcela il meglio
+che possiamo.
+</p>
+
+<p>
+Vestiti che furono, Valentino, pigliato pel braccio
+l’amico suo, lo condusse seco al mulino, che in quel
+<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
+punto soffiando un po’ di brezza, cominciava movere
+in giro le sue braccia gigantesche.
+</p>
+
+<p>
+— E tu dici che il mugnajo aspetta anche me?
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro! Quand’ebbi le camicie, credendo che
+il mio conto con lui fosse saldato, salutatili tutti e
+ringraziatili, stava già per andarmene pei fatti miei,
+quando il mio bravo Siciliano, piantatosi colle gambe
+aperte sull’uscio, e incrociatesi le braccia sul petto:
+Di qui non si passa, mi disse, senza prima aver mangiato
+un boccone in compagnia, senza aver assaggiato
+un gocciolo del nostro vino, dorato come il
+solfo entro cui è nato.
+</p>
+
+<p>
+— E tu allora?
+</p>
+
+<p>
+— Che vuoi che facessi? Come rifiutare un’offerta
+fatta col cuore in mano?... Ho detto: Sentite, amici,
+io accetto... ma a patto che mi permettiate di condurre
+con me un mio camerata milanese... — Venga,
+venga nel nome di Dio!... È caporale anche
+lui? — Sergente, volete dire! No, è più di me, è uffiziale. — Uffiziale!
+gridarono in coro. Ma allora bisognerà...
+perchè.... noi siamo povera gente, e... — Eh
+via! bando alle cerimonie!... noi siamo tutti
+eguali (quando non siamo sotto l’armi, ben inteso!)...
+siamo tutti come fratelli;... dormiamo tutti sullo
+stesso letto...
+</p>
+
+<p>
+— Infatti dormiamo tutti sulla terra! rispose Roberto
+ridendo.
+</p>
+
+<p>
+— E mangiamo tutti allo stesso rancio...
+</p>
+
+<p>
+— Quando c’è.
+</p>
+
+<p>
+— Benissimo! Fatto sta che si lasciarono persuadere,
+e dato un calcio ai loro scrupoli rispettosi, ci
+attendono a braccia aperte.
+</p>
+
+<p>
+Così dicendo i due amici erano arrivati a pochi passi
+<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
+dal mulino, quando vennero incontrati dalla famigliuola,
+seguita da una mezza dozzina di majali, e
+da un lungo corteggio di galline e di anitre, animali
+che in Sicilia spingono la domesticità fino a dividere,
+se non a contendere, anche il desco e il letto coi
+padroni di casa. Mentre entravano, Roberto disse all’orecchio
+del suo amico:
+</p>
+
+<p>
+— Perdio! hai ragione... che bel pezzo di ragazza!
+Anche Valentino, non sapeva distaccar gli occhi da
+Rosalia, non già che la guardasse sguajatamente,
+chè egli, oltre al non esser sfacciato per indole, conosceva
+abbastanza i doveri dell’ospitalità.
+</p>
+
+<p>
+Naturalmente (tutto il mondo è paese) l’uffiziale
+fu il più accarezzato, e Valentino, non senza rodersi
+un pochetto, aveva osservato che Rosalia, lui partito,
+s’era affrettata ad attillarsi con maggior cura. Nei
+capelli della bruna Siciliana, apparivano i solchi recenti
+del pettine, e tra le nerissime trecce spiccava
+un mazzolino di fiori d’arancio, freschi, colti allor’allora.
+</p>
+
+<p>
+— Ah donne, donne! borbottava tra sè il sergente:
+tutte eguali... tanto ad Angera che a Parco...
+</p>
+
+<p>
+Poco dopo i due garibaldini sedevano a tavola unitamente
+al mugnajo; le donne andavano e venivano
+dal camino (sotto cui bolliva, friggeva, arrostiva il
+frugal desinare) alla tavola, alla quale, occupate com’erano,
+sedevano di rado. Rosalia poi, certamente
+per caso, occupava sempre la sedia vicina a quella
+del giovine pittore; ciò che sfuggiva a Valentino
+tanto occupato a masticare, che s’accorgeva nemmanco
+dei porci, i quali, festeggiando gli ospiti con
+festevoli grugniti, gli correvano tra le gambe.
+</p>
+
+<p>
+— Miei bravi signori! disse il mugnajo, voglio
+<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
+che si beva un bicchiere alla salute del dittatore e
+dell’attuale nostro re Vittorio Emanuele.
+</p>
+
+<p>
+— Volontieri! risposero i due convitati: e alzati
+i bicchieri, entro cui scintillava il più puro Marsala,
+ripeterono il brindisi:
+</p>
+
+<p>
+— Viva il generale Garibaldi!
+</p>
+
+<p>
+— Viva il re galantuomo!
+</p>
+
+<p>
+In questo odono la trombetta che chiama frettolosamente
+i garibaldini a raccolta.
+</p>
+
+<p>
+— Che diavolo sarà? sclamò Valentino interrogando
+collo sguardo il suo amico.
+</p>
+
+<p>
+— Va a vedere, Valentino!... Va... presto...» Valentino,
+vuotato d’un colpo il bicchiere, scappò via
+gridando:
+</p>
+
+<p>
+— Torno subito...
+</p>
+
+<p>
+— Che può essere, signor tenente? chiese timidamente
+la fanciulla a Roberto, mentre il mugnajo e sua
+moglie si affacciavano alla finestra.
+</p>
+
+<p>
+— Qualche allarme, bella Rosalia...
+</p>
+
+<p>
+— Non partirete, vero?
+</p>
+
+<p>
+— Forse sì e forse no!... dipendiamo tutti dagli
+ordini del generale... Ad ogni modo, Rosalia, non
+dimenticherò mai la cordialità con cui ci trattaste...
+</p>
+
+<p>
+— Mai? chiese la fanciulla con un mesto sorriso,
+e guardando Roberto fisso fisso, con certi occhioni...
+</p>
+
+<p>
+— Mai, ve lo giuro! rispose Roberto vivamente
+commosso. Rosalia... datemi una vostra memoria...
+Quei fiori d’arancio...
+</p>
+
+<p>
+Non aveva finito di parlare che già quei fiori
+stavano in sua mano...
+</p>
+
+<p>
+— Corri, corri, Roberto! gridò Valentino entrando
+a precipizio... Son già tutti sotto le armi.
+</p>
+
+<p>
+— Ma che c’è? chiese Roberto cingendosi in fretta
+la spada.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Vengono i Napoletani...
+</p>
+
+<p>
+— Ah Madonna santissima! gridarono le due donne.
+</p>
+
+<p>
+— Vengano pure... li riceveremo come meritano,
+disse il mugnajo, e pigliato in un angolo il suo fucile,
+se lo pose soldatescamente in ispalla. Addio,
+donne, o meglio, a rivederci...
+</p>
+
+<p>
+— Addio, addio! dissero alla loro volta i garibaldini,
+e strette affettuosamente le mani alle due
+donne, uscirono frettolosamente di là, insieme col
+mugnajo.
+</p>
+
+<p>
+La massaja stette alla finestra fino a che furono
+in vista; ma Rosalia, rifugiatasi nell’orto, sedette,
+e celatosi il volto nelle palme, proruppe in un dirotto
+pianto.
+</p>
+
+<p>
+Quanto aveva detto Valentino era vero. I regj, il
+dì dopo la partenza di Garibaldi dalle vicinanze di
+Monreale, accortisi dello stratagemma messo in opera
+dal generale per guadagnar tempo, spedirono contro
+di lui tutta la truppa che in fretta in fretta poterono
+raccogliere, senza però sguarnire le posizioni.
+</p>
+
+<p>
+Garibaldi, portatosi incontro a quella mano di regj,
+dopo breve scaramuccia li fugò.
+</p>
+
+<p>
+Il dì dopo i regj tornarono numerosi, e alla lor
+volta attaccarono i garibaldini. Ferveva da qualche
+tempo il combattimento, quando Garibaldi ordinò la
+ritirata, la quale ebbe luogo così precipitosamente,
+con tale disordine, che a ragione i regj gridarono
+vittoria. E per festeggiare degnamente e glorificare
+il loro sovrano, entrati nei villaggi di Madonna delle
+Grazie e di Parco, li misero a sacco; vuotatili, e
+uccisi i pacifici terrazzani, appiccarono il fuoco alle
+case. I condottieri dei regj, al bagliore di quell’incendio,
+scrissero un bullettino (che pubblicarono il
+<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
+dì dopo) col quale annunziavano la disfatta delle squadre
+garibaldine.
+</p>
+
+<p>
+Il mulino ove Roberto e Valentino avevano desinato,
+andò salvo per miracolo. Non fu tocco dalle
+fiamme, perchè posto fuor del villaggio. Anche la
+famigliuola potè riparare in tempo sui monti, ove
+venne raggiunta dal mugnajo. I regj sfogarono la loro
+rabbia sui pacifici majali e sugli innocenti pollastri,
+ond’era popolato il casolare.
+</p>
+
+<p>
+Al sentire che la famigliuola era sfuggita di mano
+a’ borbonici, i due amici respirarono.
+</p>
+
+<p>
+Garibaldi, come ognuno già se lo sarà immaginato,
+aveva simulato fuggire. Con questo nuovo stratagemma
+aveva raggiunto il suo scopo, imperocchè ritornato
+alla Piana, e mandatovi Orsini coll’artiglieria,
+mentre i regj ne seguivano ansiosamente le tracce,
+egli, co’ suoi Cacciatori delle Alpi e con bande
+scelte di <i>picciotti</i>, pigliava la via dei monti. Per
+viottoli appena, diremo così, sbozzati tra i burroni,
+dopo una marcia tanto faticosa da non aver riscontro
+negli annali de’ garibaldini, che con qualche altra
+eseguita nel quarantanove, nella celebre ritirata da
+Roma, e con quella di pochi giorni dopo, giungeva
+a Misilmeri, ove aveva dato convegno a tutti i capi,
+delle bande degli insorti.
+</p>
+
+<p>
+A Misilmeri, Garibaldi assunse le più diligenti informazioni
+circa le ultime mosse dei regj, e potè convincersi
+che il nemico era caduto nel laccio, cioè
+che aveva preso sul serio la precipitosa sua ritirata
+e che attribuiva a scoraggiamento il rinvio de’ cannoni.
+</p>
+
+<p>
+Esploratori<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a> venuti dalla Piana annunziavano,
+<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
+essersi quivi il nemico considerevolmente rinforzato;
+che Parco era interamente occupato dai regj, e che,
+sulla strada che conduce a Palermo e a Monreale,
+trovavansi pure poderosi corpi; la piana di Borazzo
+e quella di Santa Teresa essere i punti di concentramento
+per parte dei regj, e poco o nulla guardate
+le altre uscite. Da questi rapporti Garibaldi
+comprese essere giunto il momento favorevole di
+irrompere su Palermo.
+</p>
+
+<p>
+Ideato il suo piano, convocò lo stato maggiore, e
+i capi delle squadre indigene, e loro espose il suo
+disegno, soggiungendo non essere suo costume di
+adunare consigli di guerra, ma per questa volta credere
+opportuno di consultarli, dipendendo da questa
+risoluzione le sorti della Sicilia, e forse di
+tutta l’Italia meridionale. Disse potersi mettere in esecuzione
+due piani: o tentare un colpo di mano e
+impadronirsi di Palermo, o ritirarsi nell’interno ad
+organarvi un esercito regolare, e conchiuse: «Io sto
+per il primo».
+</p>
+
+<p>
+La maggior parte del consiglio fu compresa da
+stupore per l’arditezza di tanto progetto, e alcuni
+uffiziali fecero osservare al generale il difetto di munizioni.
+Al che Garibaldi rispose: Non essere il numero
+dei colpi quello che sgomenterà i regj, ma piuttosto
+un’irruzione improvisa; fidare moltissimo nel
+valore de’ suoi Cacciatori e nell’entusiasmo delle bande
+siciliane, ricordando per ultimo l’attacco alla bajonetta
+che aveva sgominati e fugati i regj a Calatafimi.
+Una salva d’applausi accolse queste parole. Garibaldi
+allora congedò il consiglio, raccomandando agli uffiziali
+di trovarsi pronti ad ogni evento.
+</p>
+
+<p>
+Valentino, ricevuto anche lui dal suo comandante
+l’ordine di tenersi pronto, disse fra sè:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Per me son qua! Ma, e Roberto?... Dov’è Roberto?...
+È da jeri che non lo vedo... Andiamo un
+po’ a vedere dove si è ficcato.
+</p>
+
+<p>
+Così dicendo, mosse in traccia dell’amico. Arrivato
+dove bivaccava la di lui compagnia, domandò ad alcuni
+militi, che stavano ingojando in fretta in fretta
+un po’ di rancio, ove fosse.
+</p>
+
+<p>
+— Qui non c’è! gli rispose un garibaldino.
+</p>
+
+<p>
+— Non c’è?
+</p>
+
+<p>
+— No.
+</p>
+
+<p>
+— Dov’è dunque?
+</p>
+
+<p>
+— Chi lo sa! È partito jeri di scorta all’artiglieria
+di Orsini...
+</p>
+
+<p>
+— Non sapete dov’è andato Orsini?
+</p>
+
+<p>
+— È andato alla Piana... Il sito preciso poi come
+si fa a saperlo... Ohe! si parte, eh?
+</p>
+
+<p>
+— Si parte a momenti... Ho veduto poco fa il generale...
+Aveva il cappello abbassato sugli occhi...
+</p>
+
+<p>
+— Affare grosso allora!... affare grosso!...
+</p>
+
+<p>
+Valentino, salutati i camerati, tornò al suo posto
+borbottando tra sè: Mi rincresce proprio che Roberto
+non sia con me... Siamo sempre stati insieme!...
+Forse è meglio per lui, perchè, a quel che pare,
+c’è in aria qualche cosa di straordinario... C’è un
+va e vieni, una pressa negli uffiziali di stato maggiore...
+Povero Roberto!... Almeno ne uscisse netto,
+chè anche laggiù nella Piana sento che non c’è da
+star molto allegri... I borbonici fanno il diavolo da
+quelle parti... E se ci pigliassero alle spalle?... e se...
+Baggiano che sei! Non ha da saperlo il generale?...
+Lascia fare a lui...
+</p>
+
+<p>
+Intanto il sole era giunto a mezzo il suo corso.
+Valentino guardava con tenerezza un soffice tappeto
+<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
+d’erbe odorose, verdeggiante nel mezzo d’un boschetto
+e che, salendo un pochino, finiva circuendo
+un ciottolone, liscio alla superficie superiore, non
+troppo alto, un comodissimo origliere insomnia, che
+pareva sorgere da un paniere d’erbe e di fiori. Valentino
+sospirava guardando quel letto composto dalle
+mani stesse della Providenza:
+</p>
+
+<p>
+— Che bella dormitona farei qui all’ombra! sclamava
+tendendo le mani verso quel profumato giaciglio.
+</p>
+
+<p>
+E la Providenza non fu sorda verso chi dal fondo
+del cuore la ringraziava delle sue cure.
+</p>
+
+<p>
+Secondo il piano di Garibaldi, la marcia dei volontari
+doveva aver luogo sullo stradale di Misilmeri;
+stradale largo abbastanza per permettere alle colonne
+di spiegarsi comodamente; ma i capi de’ Siciliani
+avevano invece suggerito di preferire il passo
+della Mezzagna, dal quale, per via più breve, dalle
+alture dietro il Gebelrosso, si scende nel piano di
+Palermo. Garibaldi accettò questo consiglio.
+</p>
+
+<p>
+Valentino, quando il suo uffiziale gli ebbe detto
+che si partiva quella notte, si lasciò cadere sull’erba,
+stirando voluttuosamente le membra. Poi, disteso il
+suo fazzoletto sulla pietra che gli serviva di guanciale,
+vi adagiò il capo. Pochi minuti dopo egli russava
+tranquillamente.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap11">CAPITOLO XI.
+<span class="smaller">Palermo.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="blockchap">
+<p>
+L’undici maggio, a Marsala, sbarcano
+800 uomini. Ventisette giorni dopo, il
+7 giugno, a Palermo, 18,000 uomini sbaragliati
+s’imbarcano. Gli 800 sono il diritto,
+i 18,000, sono la forza.
+</p>
+
+<p class="indr">
+<span class="smcap">V. Hugo.</span>
+</p>
+
+<p>
+(<i>Discorso tenuto nel</i> meeting <i>di</i> Yersey).
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Tre giorni dopo Sua Eccellenza il generale Garibaldi,
+dittatore della Sicilia in nome di S. M. Vittorio
+Emmanuele, dall’alto del palazzo reale di Palermo,
+riceveva l’umile preghiera del generale Lanza, colla
+quale chiedeva l’onore di una conferenza a bordo
+dell’<i>Hannibal</i>, nave dell’ammiraglio inglese. Il filibustiere
+aveva mutato titolo.
+</p>
+
+<p>
+Palermo presentava uno spettacolo lieto e luttuoso
+ad un tempo. Tripudiavano i cittadini per l’avuta libertà;
+ma tripudiavano tra le rovine della loro città
+bombardata<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>. Giammai il contrasto tra la letizia
+<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
+e la desolazione fu sì vivo. Come la gioja ed il riso
+valseggianti del poeta alemanno, ti si presentava alternativamente,
+ora un volto roseo e gajo, ora un
+volto pallido e lagrimoso.
+</p>
+
+<p>
+Dall’alto del castello grandinavano spesse le bombe;
+dal mare, i legni napoletani lanciavano continue
+bordate a mitraglia entro le principali vie di Palermo.
+Molte case della parte bassa della città caddero in
+rovina; rimasero uccisi o mutilati gran numero di
+donne e di bambini; molti perirono sepolti sotto i
+rottami; ovunque scoppiarono incendi, ovunque vi
+ebbero morti e feriti. Così il generale Lanza, palermitano,
+bombardava ferocemente la sua patria, e si
+preparava, tra le maledizioni di un popolo, un posto
+nella storia delle infamie umane, e l’odio di quello
+stesso governo a cui serviva<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I volontarj, festeggiati, ospitati, accarezzati, ricevevano
+dai redenti Palermitani il premio delle loro
+fatiche, de’ loro eroici sacrifizj. Garibaldi, circondato a
+tutte l’ore dalla folla, visitava i posti, passeggiava
+la città seguito solo da qualche uffiziale. Ovunque
+era acclamato, benedetto. Certamente quei giorni furono
+fra i più belli della sua vita avventurosa.
+</p>
+
+<p>
+Calmato quel primo entusiasmo, cominciò in Palermo
+<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
+la caccia dei <i>Sorci</i> (così il popolo palermitano
+chiama gli sgherri della polizia borbonica). Avvennero
+scene di sangue, orribili rappresaglie, condannabili
+al certo, ma che sono pur troppo la necessaria
+conseguenza di una non mai interrotta sequela di
+soprusi, di prepotenze, di torture efferrate, con cui
+i barboni di Napoli cruciarono i Siciliani, con una
+calcolata freddezza, con crudeltà sì fina, da pareggiare
+la santa Inquisizione; il che è tutto dire!
+</p>
+
+<p>
+I Garibaldini, impiegarono tutta la loro influenza
+per reprimere quelle rappresaglie; e più d’una volta,
+gettatisi fra le coltella sguainate del popolo, che
+urlando precipitava su qualche <i>sorcio</i> scovato nei
+sotterranei (in cui celavansi i poliziotti lividi per
+la paura), strapparono di là a forza il malcapitato
+sgherro, salvando chi, se la sorte ci fosse stata
+avversa, avrebbe esperimentato sui nostri, caduti
+nelle sue mani, la <i>cuffia del silenzio</i>, o lo <i>speculum ani</i>.
+</p>
+
+<p>
+Il mattino del 30 maggio, Valentino, attraversata
+Palermo, moveva di buon passo verso la strada che
+conduce alla Piana, allo scopo di incontrarvi Roberto,
+il quale doveva recarsi a Palermo in quel
+giorno, anzi in quella stessa mattina, latore di un
+dispaccio pel generale.
+</p>
+
+<p>
+Valentino, in quei tre giorni, aveva impiegate le
+ore di libertà nel visitare la città. Ignorante com’era,
+sentiva però istintivamente il bello; certamente egli
+non si fermava a discutere sull’architettura moresca
+di qualche edifizio, nè sull’antichità di un altro; contemplava
+però a bocca aperta quanto gli si parava
+dinanzi di grandioso, di nuovo, di strano come diceva
+lui. Epperò aveva seguito, senza sbadigliare,
+un instancabile garibaldino, côlto e d’ottima famiglia
+<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
+milanese, il quale andava pazzo per le anticaglie ed
+in ispecie pei monumenti architettonici che arieggiano
+lo stile arabico ed il normanno.
+</p>
+
+<p>
+Poco importava a Valentino il sapere che Palermo
+anticamente chiamavasi <i>Panormus</i>, e che quel mare
+fosse il ceruleo Tirreno. Però godeva vedendo le vaste
+piazze della città le innumerevoli fontane, paragonando
+per ciò la capitale della Sicilia alla nostra Brescia
+(da lui visitata l’anno prima, appunto con Garibaldi);
+spaziava lo sguardo per le ampie vie del
+Cassaro, di Toledo, di Maqueda, che trovava molto
+superiori a quelle di Sesto Calende.
+</p>
+
+<p>
+Ma il suo compagno garibaldino soleva invece arrestarsi
+ad ogni tratto, esaminando con scrupolosa
+attenzione ogni angolo della città, e tenendo nota
+di tutto in un suo albo, mischiando la politica, coll’architettura,
+col culto, coi costumi ecc. ecc. Così, per
+esempio, scrisse nel suo albo, che gli era piaciuta moltissimo
+la gran piazza ottagona, ornata di begli edifizj
+di stile dorico, jonico e corinzio, decorata di
+molte statue, barocche le più, e che ha nel mezzo
+una fontana, giustamente celebre per la sua grandezza
+e per gli ornamenti architettonici.
+</p>
+
+<p>
+Quella piazza chiamavasi un tempo <i>Piazza del sole</i>, e
+adesso, de’ <i>Quattro cantonieri</i>, da che la città fu divisa
+in quattro quartieri, cioè delle sante, Cristina, Ninfa,
+Oliva ed Agata, giacchè in Sicilia i santi c’entrano
+dapertutto. Più ancora della piazza, gli piacque la <i>Marina</i>,
+che è il passeggio più frequentato (è un argine
+che costeggia la baja e che è largo 80 passi) e la
+<i>Flora</i>, delizioso giardino pubblico, ornato di statue,
+di fontane, di chioschi. È il luogo in cui, la sera,
+si riuniscono i Palermitani a godervi la frescura e
+<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
+il profumo dei fiori, proveniente dal vicino orto botanico,
+il cui ingresso ha la forma di un aulico tempio.
+Il palazzo reale sorge in una bellissima situazione;
+è circondato da graziosi giardini. Vi rimarcò
+la famosa cappella di Ruggiero, curioso monumento,
+il cui interno produsse nel garibaldino antiquario
+un’impressione di stupore commista ad un non so
+che di misterioso. Non potè visitare tutte le chiese
+ed i conventi; ci voleva un anno, tanto sono numerosi;
+vi basti dire che quest’ultimi sono nientemeno
+che novanta, quaranta pei maschi, e cinquanta
+per le femmine! Quanto ai prodotti del suolo, dice
+che sono copiosissimi; seta, vino, olio, aranci, cedri,
+pistacchi, mandorle, frutta secche, tonno e altro,
+pesce moltissimo, poi cordami, ambra gialla, manna,
+coralli, sale, seme di lino, canape ecc. ecc.
+</p>
+
+<p>
+La popolazione di Palermo è, a un dipresso, pari in
+numero a quella di Milano; ma al vedere il va e vieni
+continuo per le vie, l’ingombramento, l’incontrarsi
+delle carrozze da nolo (meschine assai), dei passeggeri
+d’ogni condizione, d’ogni età e sesso, si crede
+in sulle prime che la popolazione sia molto più numerosa,
+e l’industria, il commercio più considerevoli;
+ma poi si scorge che questa attività proviene in
+parte dall’ozio della maggioranza del popolo, e dalla
+necessità di andare a cercar mezzi di sussistenza
+nelle case di carità, e nei conventi, ove si fanno giornaliere
+distribuzioni; quindi, allato del lusso sfoggiato
+da pochi, si vedono migliaja di mendicanti, alcuni
+dei quali di schifoso aspetto. Nella state il calore vi
+è sì intenso, che si chiudono le case e le botteghe
+prima del mezzodì, per riaprirle verso le cinque
+della sera; in quest’intervallo tutto è silenzio e
+<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
+quiete, e il viaggiatore che, sfidando il sollione,
+visitasse Palermo in quelle ore, crederebbe di camminare
+nelle spopolate vie di Ercolano o di Pompei.
+Ma al vespro, gli affari e i piaceri (che ne sono la
+causa) riprendono il loro corso e si prolungano fino
+a notte inoltrata<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ma è tempo di ritornare a Valentino che, camminando
+veloce, era già un pajo di miglia fuori di Palermo.
+Dopo un altro tratto di strada, ad uno svolto,
+vide venirgli incontro una carrozza di una forma
+tanto antica che pareva un confessionale, tirata da
+uno slombato ronzino, che trottellerava però di buona
+voglia, sapendo di esser vicino alla città. Nella carrozza
+scorgevasi un uniforme rosso.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Dovrebb’esser lui! sclamò Valentino, e sedendosi
+sul margine della strada attese la carrozza.
+</p>
+
+<p>
+Infatti era Roberto.
+</p>
+
+<p>
+— Ohe! gridò Valentino affacciandosi allo sportello.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! sei tu Valentino! sclamò Roberto, e tesa la
+destra all’amico che gli correva al fianco, tirò per l’abito
+il suo Automedonte, il quale piegando all’indietro tirò
+anche lui di conseguenza le redini e fermò il cavallo.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! quanto m’è caro di vederti!
+</p>
+
+<p>
+— E io?... ti sono venuto incontro, tant’era la
+smania di sapere cos’era avvenuto di te.
+</p>
+
+<p>
+— Mille grazie il mio buon Valentino!... Aspetta
+che scendo... Questa maledetta carrozza mi ha tutto
+sconquassato... Palermo è lontano?
+</p>
+
+<p>
+— Due miglia, non più.
+</p>
+
+<p>
+— Bene, facciamole a piedi insieme.
+</p>
+
+<p>
+— Volontieri.
+</p>
+
+<p>
+Roberto, pagò il vetturale, si cinse la spada, trasse
+dal legno la sua borsa da viaggio, e pigliato il braccio
+dell’amico s’avviò seco lui di buon passo alla
+volta della città.
+</p>
+
+<p>
+— Dì, Garibaldi è a Palermo?
+</p>
+
+<p>
+— Sì.
+</p>
+
+<p>
+— Tanto meglio... ho una lettera per lui...
+</p>
+
+<p>
+— Ti fermi a Palermo?
+</p>
+
+<p>
+— Spero di sì... a meno che il generale non mi
+rimandi colla risposta.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! che ne dici della nostra entrata in Palermo?
+disse Valentino fermandosi, e ponendosi le mani dietro
+la schiena.
+</p>
+
+<p>
+— Una meraviglia, mio caro, una meraviglia!...
+Non vedeva l’ora d’esser teco per sapere per filo e
+per segno come fu la cosa...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Chi sa cos’avrete detto voi altri al sentire questa
+bella notizia...
+</p>
+
+<p>
+— La fu una Providenza, mio caro! una vera
+Providenza!... Senza questa bella notizia che sospese
+le mosse dei borbonici che ci attorniavano, forse a
+quest’ora.... io non era qui a chiacchierare con te.
+</p>
+
+<p>
+— Diavolo!
+</p>
+
+<p>
+— Ma, certo! Che volevi che facessimo noi, un
+pugno di gente, contro di loro che erano a migliaja?
+Sì, ci siamo barricati bell’e bene... avremmo fatto
+un fuoco d’inferno, ci saremmo difesi fino all’estremo;
+ma poi, come continuare senza rinforzi, senza munizioni,
+e quel che è peggio, senza notizie di Garibaldi?...
+Intanto la è andata bene; i borbonici sono
+là sbalorditi, senza notizie, senza comunicazioni col
+loro generale in capo...
+</p>
+
+<p>
+— Ora sono fritti, te lo dico io! A Palermo vedi...
+Ecco la città! guarda quanti campanili, guarda il castello...
+È in mano nostra, vedi!
+</p>
+
+<p>
+— Raccontami, Valentino, raccontami come avete
+fatto ad entrare in Palermo. Brucio di voglia di
+saperlo.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco qua. La sera del 26, a Misilmeri, io dormiva
+pacificamente, quando mi sento tirare una gamba.
+Apro gli occhi, e vedo il mio capitano che con
+altri uffiziali e sott’uffiziali andavano svegliando senza
+far rumore i nostri sdrajati qua e là sulla collina.
+In un attimo fummo in piedi e in rango, sotto le armi.
+Mezz’ora dopo tutti, tutti ve’! marciavamo sui monti.
+Potevano essere le dieci di sera.
+</p>
+
+<p>
+— Chi marciava innanzi gli altri?
+</p>
+
+<p>
+— Ecco com’eravamo disposti; te lo posso dire di
+preciso, perchè mi sono passati sotto gli occhi tutti,
+prima ch’io potessi trovare la mia compagnia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Era notte fitta eh!
+</p>
+
+<p>
+— C’era la luna... (Pare che in Sicilia non ci sia
+notte senza luna), ma capisci! non si può veder
+da lontano come di giorno...
+</p>
+
+<p>
+— Dunque?
+</p>
+
+<p>
+— Dunque, ecco con che ordine si marciava.
+</p>
+
+<p>
+L’avanguardia era formata dalle Guide e da un
+corpo formato di militi levati dai Cacciatori delle
+Alpi, tre per compagnia, ed era comandata dal maggiore
+Tückeri, quell’uffiziale ungherese che sai<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>.
+</p>
+
+<p>
+— Vedo, vedo!... e poi?
+</p>
+
+<p>
+— Poi veniva La Masa coi <i>picciotti</i>. Dopo i <i>picciotti</i>
+c’erano i bersaglieri genovesi; e finalmente
+due battaglioni di Cacciatori delle Alpi, ed io con loro.
+</p>
+
+<p>
+— E avete camminato...
+</p>
+
+<p>
+— Senti, Roberto! rispose Valentino ponendosi una
+mano sul petto; ne ho vedute, ne ho fatte delle
+strade in vita mia... Non è la prima volta che fo il
+soldato sotto Garibaldi...; ma ti assicuro che strade
+così scellerate... così inique... Ti ricordi quella strada
+che abbiam fatta assieme per arrivare a Parco?...
+Era cattiva vero?... Ebbene fa conto che la sia il
+Sempione in confronto di quella che ti dico...
+</p>
+
+<p>
+— Capisco, capisco!...
+</p>
+
+<p>
+— Ma no, chè se uno non le ha fatte quelle strade
+non può capire come le sieno! Perchè, vedi, io ho
+detto strade, tanto per spiegarmi; ma non le sono
+strade, ma piuttosto screpolature del monte, tracce
+di ruscelli passati per l’erba dopo un temporale... Insomma
+ad ogni tratto s’udiva una bestemmia, e uno
+<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
+di noi, o scappucciava, o cadeva rotoloni, o picchiava
+della testa contro un masso; talvolta credevi di mettere
+il piede sul sodo e invece lo affondavi in un buco,
+a rischio di scavezzarti una gamba. Su, giù, poi ancora
+su, per discendere di bel nuovo; si voltava a destra,
+poi subito a sinistra; si attraversarono certi torrenti
+coll’aqua fino al ginocchio. Buon per me che so
+nuotare!.... diceva io; poi se sono passati gli altri
+prima di me, passerò anch’io;... e via!... C’era de’ momenti
+in cui credevamo di andar dritti dritti all’inferno...
+Oh che strade! Oh che notte! Oh che strapazzi!
+</p>
+
+<p>
+— E poi? chiese Roberto ridendo delle smanie
+dell’amico.
+</p>
+
+<p>
+— Finalmente, quando Dio volle, rotti per la fatica,
+con una spanna di lingua fuori, si arriva, che faceva
+già chiaro, alle prime case, a Porta Termini. Ci siamo!
+ho detto fra me. Avanti! e silenzio... silenzio! ci
+dicevano con voce bassa gli uffiziali. Ma i <i>picciotti</i>,
+avvezzi a far baccano, invece di starsene zitti,
+si mettono a saltare, e a gridare con quanto fiato
+hanno in corpo: Viva Garibaldi!... viva Garibaldi!
+</p>
+
+<p>
+— Silenzio, perdiosanto! dicono i capi con voce
+strozzata; silenzio! Eh sì! I <i>picciotti</i>, ritoccano: Viva
+qua! viva là!
+</p>
+
+<p>
+— Che fatalità!
+</p>
+
+<p>
+— Che vuoi! adesso che la è finita, li compatisco;
+l’allegria uno la tiene in corpo, un altro no; è quistione
+di temperamento!... Quelle maledette grida
+diedero l’allarme ai Napoletani. Dàlli, dàlli! presto,
+presto! In un momento sono tutti in piedi,... arrivano
+di corsa, difendono porta Termini colle barricate...
+La nostra avanguardia, che senza quelle grida entrava
+in Palermo addiritura, senza trar colpo, visto
+<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
+che era scoperta si fa innanzi...; ma è ricevuta a fucilate...
+I <i>picciotti</i>, non ancora avvezzi alle schioppettate,
+piegano un pochino... Allora ci avanziamo noi,...
+cioè si fa innanzi il primo battaglione de’ Cacciatori
+delle Alpi... Si fa fuoco, si cerca di correr dentro...
+ma non c’è verso... Arriva a passo di carica il secondo
+battaglione... Allora anche i <i>picciotti</i> piglian coraggio...
+Avanti, avanti!...
+</p>
+
+<p>
+— E io non ci doveva essere! gridò Roberto tendendo
+i pugni.
+</p>
+
+<p>
+— Tutto ad un tratto si sente il cannone... Corpo
+del diavolo! erano i Napoletani che ci tiravano cannonate
+a più non posso dalla Porta S. Antonino...
+Ci pigliavano di fianco!
+</p>
+
+<p>
+— E allora?
+</p>
+
+<p>
+— E allora, al solito: Alla baionetta! avanti! Il
+maggiore Tückery, e tre guide, scavalcarono pei
+primi la barricata... Tückery cade;... una palla lo
+aveva colpito nel ginocchio. Subito dopo stramazza
+Benedetto Cairoli, ferito anche lui in un ginocchio<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>.
+Avevamo dinanzi lo stradone che mette dritto nella
+città.... e non potevamo avanzare...
+</p>
+
+<p>
+— Perchè?
+</p>
+
+<p>
+— Per un maledetto cannone, piantato là in faccia a
+noi, e che tirava a mitraglia... Un colpo dopo l’altro,
+con una furia!... Quando... Indovina un po’ cosa succede?...
+Succede che uno dei volontarj genovesi, per far
+coraggio ai <i>picciotti</i>, visto che le parole servivano
+poco (forse non si capivano bene), decise di spingerli
+<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
+avanti animandoli col suo esempio. Piglia quattro sassi,
+se li pone sulle braccia; poi dice ad un compagno:
+«Ficcami quella bandiera sotto un’ascella.» Detto fatto.
+Allora corre innanzi a testa bassa, infischiandosene
+della mitraglia; poi, arrivato ad un certo punto, si
+ferma in mezzo allo stradone; mette giù i suoi sassi
+e vi pianta in mezzo la bandiera...
+</p>
+
+<p>
+— Pare impossibile!
+</p>
+
+<p>
+— Poi le si pone a sedere vicino, tranquillamente,
+colle braccia incrocicchiate sul petto...
+</p>
+
+<p>
+— Ma è proprio vero? sclamò Roberto fermandosi
+sui due piedi, e fissando l’amico.
+</p>
+
+<p>
+— Se è vero? Ma l’ho veduto io con questi occhi!...
+E poi domanda ai nostri e vedrai!... Allora
+<i>picciotti</i> e garibaldini si precipitano avanti, oltrepassano
+il Genovese e la bandiera, e giungono fin
+presso la porta della città...
+</p>
+
+<p>
+— Bravi, bravi, perdio!... E come si chiama questo
+intrepido Genovese?
+</p>
+
+<p>
+— Non lo so!... mi rincresce, ma non lo so!<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>
+</p>
+
+<p>
+— Peccato!... E così?
+</p>
+
+<p>
+— Siamo al punto decisivo. Noi, a dirtela in confidenza,
+non ne potevamo più; il nemico ci serrava
+addosso di fronte, ai fianchi... Io non sapeva in
+che mondo mi fossi! Quando ad un tratto sentiamo
+un baccano d’inferno dalla parte della città; erano
+grida confuse, era un fracasso come quando all’avvicinarsi
+d’un temporale, sbattono con violenza porte,
+griglie, usci;... oltre ciò un maledetto scampanare...
+</p>
+
+<p>
+— Cos’era?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Erano i Palermitani che si levavano in massa
+addosso ai Borboni...
+</p>
+
+<p>
+— Che rimasero tra due fuochi?
+</p>
+
+<p>
+— Tra due fuochi, proprio tra due fuochi! Allora
+dovettero battersela per salvar la pelle, e noi, dentro
+con Garibaldi, e innanzi innanzi fino alla piazza di
+Fiera vecchia, dove trovammo quei del comitato, il
+municipio e migliaja e migliaja di persone, che ringraziarono
+il generale, che ci abbracciarono levandoci di
+peso da terra. Vecchi, donne, fanciulli, preti, frati,
+monache... sì, Roberto, anche le monache... (e ve ne
+sono di belline ve’!); chi piangeva, chi rideva... Senti,
+Roberto!... ne ho ricevute delle dimostrazioni (e così
+dicendo s’arrotolava fra le dita le estremità dei baffi),
+a Varese, a Como, a Bergamo e Brescia, e poi anche
+qui a Salemi, a Misilmeri ecc. ecc. ma come
+quelle di Palermo...» e agitava le braccia come a
+dire: è impossibile vederne di più calorose, di più
+entusiastiche.
+</p>
+
+<p>
+— Cos’avrei pagato per essere presente! disse Roberto
+sospirando.
+</p>
+
+<p>
+— Te lo credo, Roberto, te lo credo! Vedi... al
+solo parlarne mi vengono le lagrime agli occhi,...
+ma le son lagrime che danno piacere... perchè rammentano
+una buona azione. A pensare al divertimento,
+al gusto che si piglia a far del bene, non so
+capire come ci sia a questo mondo della gente, la
+quale potrebbe farne tutti i giorni, e che invece
+arrabbia, soffre, si dispera, e crepa se occorre, e tutto
+questo per far del male...
+</p>
+
+<p>
+— Seguita, seguita il tuo racconto.
+</p>
+
+<p>
+— Quando entrammo in Palermo potevano essere
+le cinque e mezzo del mattino. Tanto noi che
+<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
+i Palermitani ci ponemmo subito all’opera, barricando
+contrade, chè il già fatto era molto, ma c’era
+bene altro!... Intanto che si lavorava, che si correva
+di qua e là, che si stanano i regj, ecco che verso
+le dieci casca giù una bomba, poi due, dieci, cento,
+e via via, in men che nol dico, le venivan giù fitte
+che parevan gragnuole... E che bombe ve’!... ce
+n’eran di quelle che io arrivava appena appena a circondare
+colle braccia... E non solo bombe, ma palle
+arroventate, e certe altre... Non so come le chiamano!...
+ma dicono che, dove toccano, nasce subito
+un incendio.
+</p>
+
+<p>
+— Chi sa quante vittime!
+</p>
+
+<p>
+— Te lo lascio immaginare! Ma quasi non bastasse
+il bombardamento, ecco i legni napoletani che erano
+nel porto, schierarsi e cominciare il fuoco dall’altra
+parte.
+</p>
+
+<p>
+— E il generale?
+</p>
+
+<p>
+— Il generale stava sulla piattaforma nella piazza
+del Pretorio insieme ai capi dell’insurrezione ed ai
+suoi uffiziali di stato maggiore. Intanto s’era fatto notte
+e il bombardamento continuava, non colla furia di
+prima, ma continuava. Palermo era tutto illuminata
+e in festa...
+</p>
+
+<p>
+— Sarà stato un curioso contrasto.
+</p>
+
+<p>
+— Altro che!... La mattina del 28 si sentì un
+baccano indiavolato per le strade; erano i prigionieri
+politici liberati e condotti in trionfo;... scapparono
+però in quella confusione anche dei birbanti, che di
+politica non se ne impicciarono mai, e che avrebbero
+fatto meglio a restar dove erano. Intanto i regj
+seguitavano a ceder terreno, vuotando la Vicaria e
+le caserme e riparando nel castello...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
+</p>
+
+<p>
+— In quel giorno respirammo anche noi là a Parco.
+Mentre ci aspettavamo un assalto in tutte le regole,
+che è che non è, i regj se ne vanno via quatti quatti...
+</p>
+
+<p>
+— Mi ricordo infatti che in quel giorno ci venne
+fatto di sapere che le truppe napoletane che erano a
+Monreale e a Parco, cercavano rifugiarsi a Palermo...
+Arrivarono nel porto due vapori carichi di soldati
+e che parevano volessero sbarcare... Ne avevano
+tutta la voglia, ma altro è volere altro è potere!...
+Di lì a poco corse voce di una sospensione d’armi.
+C’entrò di mezzo un ammiraglio inglese, ma a dirtela
+schietta non so bene come sia stato questo negozio...
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Riempiremo la lacuna lasciata da Valentino.
+</p>
+
+<p>
+Il castello continuava il bombardamento, infame
+ed inutile opera di distruzione. Intanto l’ammiraglio
+inglese Mundy faceva le sue pratiche presso Garibaldi,
+e questi dava il suo consentimento alla sospensione
+delle ostilità; ma non per tanto il bombardamento
+del castello continuava, e i regj, approfittando
+della rilasciatezza dei nostri nel guardare i
+posti, avevano preso possesso di alcune barricate
+presso alla piazza Reale, e incendiate alcune case.
+Il dittatore già si preparava a scrivere all’ammiraglio,
+e a lamentarsi della violazione dei patti, quando
+giunse a lui il luogotenente di vascello Wilmot, dicendo
+che non avendo il commodoro data risposta,
+il generale era libero di riprendere le ostilità.
+Così fu fatto, e poche bombe alla Orsini lanciate
+contro i regj, bastarono per metterli in fuga, e per
+riprendere le posizioni perdute.
+</p>
+
+<p>
+Da queste velleità dei comandanti l’esercito napolitano,
+si vede chiaro come essi si trovassero da una
+<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
+parte spaventati da Garibaldi e dalla rivoluzione, e
+dall’altra stimolati dall’amor proprio d’una rivincita,
+sembrando loro troppo disonorevole, che un esercito
+bene ordinato di venti e più mila uomini si ritirasse
+in faccia a gente senza disciplina e senza armi.
+</p>
+
+<p>
+Nella notte dal 28 al 29 partivano nella direzione
+di Termini alcuni legni della flotta napoletana. Il bastione
+di Montalto, a sinistra del palazzo reale, veniva
+sgombrato dai Napoletani che vi lasciarono un
+cannone da trentadue. Il 29, il corpo dei regj che
+occupava il palazzo delle finanze, mandava un parlamentario
+per ottenere di ritirarsi; ciò non veniva
+concesso. Si veniva a conoscere che il castello,
+mancando di aqua e di viveri, non poteva a lungo
+sostenersi. Un caposquadra recava notizie sullo
+stato delle vicine campagne ingombre d’insorti; altri
+dispacci accennavano a forti guerriglie che molestavano
+i regj a San Martino, alla Favorita, a Monreale,
+a Parco; e che già gli insorti venivansi raccogliendo
+nelle piane del Borazzo, e di Santa Teresa.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+— Verso le tre dopo mezzodì, (prese a dire Valentino
+continuando il suo racconto), la città fu tutta
+sossopra.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè?
+</p>
+
+<p>
+— Ti dirò; due vapori che, come t’ho detto, erano
+nel porto, tentarono di sbarcare le truppe che avevano
+a bordo, presso la porta dei Greci; la popolazione
+di quelle vicinanze cominciò a fuggire in città,
+portandovi l’allarme e la confusione. Quasi nello
+stesso momento s’udirono cannonate e schioppettate
+sul bastione, tra il castello ed il palazzo reale. Erano
+alcuni cittadini coraggiosi, i quali avevano tentato
+<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
+d’impadronirsi di un certo gruppo di case, per tagliar
+le comunicazioni tra i regj ch’erano sul bastione
+e quelli chiusi in castello.
+</p>
+
+<p>
+— La era ben pensata!
+</p>
+
+<p>
+— I Napoletani fecero un fuoco del diavolo;
+i Palermitani risposero; ma dopo un po’ di tempo
+s’accorsero che non avevano più munizioni; se ne accorsero
+anche i regj, e ne approfittarono, sbucando fuori
+e ricacciando i cittadini là dove erano venuti. Garibaldi
+se ne stava desinando, quando gli si presentò
+il capitano Piva narrandogli l’occorso. Il generale,
+udito che l’ebbe, si alzò dicendo: È meglio che vada
+io stesso.» Vi andò, e, al solito, colla sua presenza
+mutò la faccia delle cose, e i regj ebbero di grazia
+di potersi ritirare. Garibaldi, nonostante le preghiere
+di noi altri tutti, rimase durante il tafferuglio nel
+bel mezzo della strada parlando, e incoraggiando i
+combattenti. Un Siciliano, ferito nel capo, cadde dinanzi
+al generale, che lo sostenne tra le sue braccia;
+Türr, fu colto in una coscia da una palla di rimbalzo
+mentre stava allato del generale. Infine, vedendo
+che la cosa andava per le lunghe, Garibaldi
+rivoltosi ai nostri che gli stavano intorno, gridò: Andate
+un po’ là voi altri e finitela.» E noi, serratici insieme,
+via di corsa!... Ci trovammo tanto vicini ai
+borbonici, da poter gittare in mezzo a loro una bomba
+all’Orsini, che scoppiò, e buttò in terra sette soldati
+napoletani. Allora Garibaldi disse al trombettiere che
+aveva presso, di suonare la carica... e i regj scapparono.
+Questa mattina poi, quand’io, attraversava Palermo
+per venirti incontro, ho sentito dire che il
+general Lanza, a mezzo dell’ammiraglio inglese, aveva
+chiesto un abboccamento.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
+</p>
+
+<p>
+Intanto Valentino e Roberto erano arrivati a Palermo.
+</p>
+
+<p>
+L’abboccamento chiesto dal general Lanza, e a cui
+Valentino fece allusione, è quell’istesso da noi accennato
+nel principio di questo capitolo.
+</p>
+
+<p>
+Il dittatore aveva risposto, non avere alcuna obbiezione
+a fare, ed esser pronto a venire a conferenza
+col generale napoletano a bordo dell’<i>Hannibal</i>;
+manderebbe a’ suoi, ordine di cessar il fuoco: l’armistizio
+comincerebbe a mezzodì, e che ad un
+ora pomerediana il convegno avrebbe luogo sul legno
+ammiraglio. Il colonnello Türr, ispettore generale
+delle forze nazionali, mandò la risposta del dittatore
+al general Lanza, a mezzo del luogotenente di vascello
+Wilmot<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Perchè l’armistizio cominciasse a mezzodì, Garibaldi
+aveva mandato l’ordine di cessare il fuoco un’ora
+prima. Ma in quel momento una colonna napoletana,
+provista d’artiglieria presentavasi a porta Termini.
+Invano la bandiera bianca segnò l’armistizio; la colonna
+mosse all’assalto, ed il castello vi cooperò
+con le solite bombe. Parecchi uffiziali dei nostri montarono
+sulle barricate proclamando l’armistizio, ma
+la colonna non ne volle sentire, e fece fuoco. Garibaldi
+in quel punto cominciò a credere che l’armistizio
+non avesse più luogo, quando due parlamentarj
+regj vennero a lui chiedendogli scusa dell’occorso
+e dichiarando essere stato un malinteso. Intanto
+i Napoletani si avanzavano, e il luogotenente Wilmot,
+che veniva recando il consenso dell’ammiraglio, si
+trovò involto tra le schiere dei regj. Garibaldi, raccolte
+<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
+allora le sue riserve, marciò innanzi. Una bomba
+lanciata dal castello, scoppiò vicino a lui; i borbonici
+abbassarono i fucili, vi fu un momento in cui
+la vita del dittatore si credette perduta. Finalmente
+il luogotenente Wilmot, persuadendo i regj del loro
+errore, riuscì a farli retrocedere.
+</p>
+
+<p>
+All’ora determinata ebbe luogo l’abboccamento;
+da parte dei regj, v’era il generale Letizia, e il comandante
+la stazione navale; da parte nostra, lo
+stesso Garibaldi, accompagnato dal colonnello Türr.
+</p>
+
+<p>
+L’ammiraglio inglese aveva frattanto invitato i comandanti
+della squadra francese ed americana perchè
+fossero presenti alla conferenza.
+</p>
+
+<p>
+Il generale Letizia porse in iscritto i sei punti sui
+quali desiderava aprire la conferenza.
+</p>
+
+<p>
+Queste proposte mostravano chiaramente in che
+stato si trovassero i Napoletani.
+</p>
+
+<p>
+Erano le cinque quando la conferenza terminò.
+Il ritorno di Garibaldi e l’annunzio dell’armistizio di
+ventiquattro ore (benchè non si conoscesse ancora il
+risultato dell’abboccamento) infuse nuovo coraggio nei
+cittadini, che si apparecchiarono con maggiore alacrità
+alla difesa. Preti, uomini e donne, tutti lavoravano alle
+barricate; sui tetti si ammassavano pietre ed altri projettili
+da rovesciare sugli assalitori; ai Cacciatori
+delle Alpi ed ai <i>picciotti</i>, furono assegnati i posti
+da difendere; i più intelligenti e stimati tra i cittadini
+andavano rassicurando il popolo, e lo incoraggiavano
+a combattere per la libertà e per l’Italia.
+</p>
+
+<p>
+Il popolo era ansioso di sapere il risultato della
+conferenza, e Garibaldi non lo fece lungamente aspettare.
+Apparve un suo proclama il quale diceva. — Il
+nemico mi ha proposto un armistizio. Io accettai quelle
+<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
+condizioni che l’umanità dettava si accettassero; ma
+fra queste una ve ne era umiliante per la brava
+popolazione di Palermo, ed io la riggettai con disprezzo.
+Il risultato della mia conferenza di oggi
+fu dunque di ripigliare le ostilità dimani. Io ed i
+miei compagni siamo festanti di potere combattere
+accanto ai figli del Vespro, una battaglia che deve
+infrangere l’ultimo anello della catena con cui fu
+avvinta questa terra del genio e dell’eroismo.»
+</p>
+
+<p>
+Garibaldi non aveva accettato dal generale Letizia
+la quinta proposta, cioè: che il municipio dovesse
+indirizzare un’umile petizione al re, esponendogli
+i bisogni della città. Noi non possiamo capire
+come si potessero fare ad un generale e ad un popolo
+vincitori, proposte di simile natura; ma è questo
+un segno della collera di Dio, di istupidire chi n’è
+colpito.
+</p>
+
+<p>
+La mattina del 31, militi e popolo si preparavano
+a riprendere le ostilità, quando un parlamentario, inviato
+da Lanza al dittatore, gli domandava una scorta
+pel generale Letizia, che per le dieci antimeridiane
+desiderava un colloquio con lui; il dittatore accondiscese,
+e alle dieci in punto il generale borbonico entrava
+nel palazzo Pretorio ed esponeva al dittatore:
+Essere impossibile trasportare tutti i feriti prima del
+mezzodì in modo che, ove l’armistizio non venisse
+protratto, il suo scopo riuscirebbe vano. Domandò
+inoltre un armistizio indefinito, facendo sperare la
+probabilità di un accomodamento, onde schivare altro
+spargimento di sangue<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il dittatore negò l’armistizio indefinito, ed offrì il
+<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
+prolungamento di giorni tre, che venne accettato dal
+generale Letizia.
+</p>
+
+<p>
+La città ricevette a malincuore l’annunzio del protratto
+armistizio; il fervore di combattere aveva invaso
+l’animo dei cittadini, i quali inoltre sospettavano
+che la tregua potesse riuscire di vantaggio al nemico,
+e di scapito per essi. Invece l’armistizio giovava
+alla causa della libertà; perciocchè, non solamente
+si guadagnava tempo onde costruire nuove
+barricate, e organare alla meglio le squadre dei
+volontarj, ma si dava agio ai Napoletani di disertare,
+come infatti accadde di molti ufficiali, che
+trascinati dalle idee liberali, abbandonarono la bandiera
+borbonica e si raccolsero sotto quella di Garibaldi.
+Di più, l’esercito napoletano a poco a poco
+stancavasi e demoralizzavasi, mentre all’annunzio
+della presa di Palermo, altri comuni dell’isola si ribellavano,
+e nuovi volontarj venivano ad ingrossare
+le nostre schiere.
+</p>
+
+<p>
+Nel pomeriggio di quel giorno stesso il dittatore
+fece un giro d’ispezione per la città. Fu uno di quei
+trionfi già da noi descritti, e che forse sembreranno
+troppo grandi per un uomo; quell’idolo popolare
+vestito della sua casacca rossa, e con un fazzoletto
+colorato intorno al collo, camminava a passo lento
+in mezzo al popolo numeroso che delirante gridava,
+acclamava, si gittava ai suoi ginocchi, e come a liberatore
+gli baciava la mano, e toccava religiosamente
+i lembi delle sue vesti. E in mezzo a tanto
+fremito e delirio, Giuseppe Garibaldi era calmo, sereno
+e col sorriso sulle labbra. Egli fermavasi, ora
+a raccomandare la quiete, ora ad ascoltare i lamenti
+degli infelici che avevano avute le case arse e saccheggiate.
+<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
+Quanto un popolo meridionale sa fare e
+dire in momenti di tanta esaltazione, tutto fu fatto e
+detto intorno al generale in quelle ore sublimi di
+morale trionfo.
+</p>
+
+<p>
+Ritornato al palazzo Pretorio, fu come assalito dagli
+uffiziali inglesi ed americani, dal console degli
+Stati Uniti, e dal console svizzero, venuti a salutarlo,
+o a congratularsi con lui della sua vittoria.<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>
+</p>
+
+<p>
+Poco dopo, dal palazzo delle finanze sventolava
+una bandiera parlamentare, e da quel momento furono
+aperti i negoziati perchè i regj sgombrassero
+quel palazzo, che poi fu ceduto il 2 giugno, nel
+quale giorno, perchè prossimo al termine dell’armistizio,
+i lavori delle barricate e i preparativi di
+guerra per parte dei nostri procedevano, e si recavano
+a compimento col concorso di tutte le classi
+di cittadini, e con tanto ardore che lo stesso Garibaldi
+meravigliato se ne congratulò in un suo proclama
+ai Palermitani.
+</p>
+
+<p>
+Il general Lanza era intanto riuscito a far conoscere
+alla corte di Napoli che qualunque ulteriore
+resistenza in Palermo sarebbe tornata inutile, e che
+quindi bisognava sgombrare la città; e il governo
+fu costretto a cedere a quello stesso che egli aveva
+poc’anzi chiamato sprezzantemente un filibustiere.
+Al cospetto de’ suoi popoli, al cospetto di tutto il
+mondo, i Borboni di Napoli, dovettero volgersi supplichevoli
+al vittorioso popolano, se vollero salvare
+la truppa dal furore della rivoluzione.
+</p>
+
+<p>
+Tanto dispetto veniva però raddolcito dalla speranza
+di una rivincita, perciocchè concentrando il nerbo
+<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
+delle loro forze in Messina e possedendo ancora i forti
+di Siracusa e di Augusta a tempo ed a luogo lusingavansi
+di riconquistare la Sicilia, come nel 1849 aveva fatto
+Ferdinando II per mezzo del generale Filangeri. Non
+per tanto fu raccomandato al generale Lanza di capitolare
+non da vinto, ma da soldato forte ancora,
+e che cedeva unicamente per principj di umanità;
+l’onore delle armi in ispecial modo doveva essere
+salvato in faccia all’Europa.
+</p>
+
+<p>
+Era nelle intenzioni di Garibaldi di non umiliare
+troppo l’esercito napoletano; chè anzi giovava cattivarsi
+l’animo di esso con atti generosi; perciò determinò
+di agire secondo la bontà dell’animo suo, e
+tanto più nobilmente, quanto più feroce, e inumano
+egli era stato dipinto dal governo di Napoli.
+</p>
+
+<p>
+Oltracciò il castello, presidiato da molta truppa
+poteva ancora resistere, e, dove avesse continuato
+il bombardamento, la città sarebbe andata in rovina,
+e molta strage sarebbesi consumata, e danni incalcolabili
+ne sarebbero venuti. Sotto la pressione di
+questi riguardi, che per altro grandemente onorano
+la prudenza, la politica e i sensi umanitarj di lui,
+il dittatore acconsentiva alle molte richieste del nemico,
+e il 6 giugno stipulava una convenzione, la
+quale venne fedelmente mantenuta, e che pose fine
+alla ruina di Palermo.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap12">CAPITOLO XII.
+<span class="smaller">Troppo tardi!</span></h2>
+</div>
+
+<div class="blockchap">
+<p>
+Tutti i milioni di Rothschild non valgono
+a comperare mezz’ora.
+</p>
+
+<p class="indr">
+D<sup>r</sup>. <span class="smcap">Paolo Mantegazza</span>. (<i>Il bene ed il male</i>).
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Lettori, se non vi rincresce, torniamo in Lombardia;
+vi staremo per poco.
+</p>
+
+<p>
+La mattina del 9 giugno 1860, due signore passeggiavano
+nel giardino che circonda una graziosa
+e solitaria villeggiatura posta a mezzo il colle
+detto Campo de’ fiori, che sorge tra i due monti
+Valgrande e Maria del monte, poco lungi dalla strada
+che da Gavirate conduce a Laveno, che è quanto
+dire, dal lago di Varese al Verbano.
+</p>
+
+<p>
+La più giovane delle due (la padrona di casa),
+passeggiava pian piano, fiutando un garofano, con
+una cert’aria di abbandono e di languore, come di
+persona avvezza a volar via lontano lontano col pensiero...
+Dove poi si posassero i suoi pensieri, a noi
+poco importa il saperlo. Fatto sta ch’essa volgeva
+<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
+gli occhi semichiusi a destra, a sinistra, innanzi a
+sè, senza badare più che tanto alla stupenda scena
+che offrivano quegli incantevoli dintorni, vivificati
+dai nascenti raggi del sole.
+</p>
+
+<p>
+L’altra signora, molto più attempata, dava segno,
+camminando, della più viva impazienza. Affrettava
+il passo, indi retrocedeva per porsi a lato della sua
+amica; poi si fermava, e sospirando, e crollando il
+capo, guardava giù verso Lainate, e sulla strada che,
+radendo il lago di Varese, mette a Gavirate.
+</p>
+
+<p>
+— Quanto tarda questo benedetto Amedeo, quanto
+tarda!...
+</p>
+
+<p>
+— Sarà in ritardo la diligenza!
+</p>
+
+<p>
+— Eppure è l’ora, rispose la contessa Emilia, consultando
+per la decima volta l’oriuolo che portava
+alla cintura. Ah! Irene, che martirio è l’aspettare!»
+e camminava innanzi battendo palma contro palma.
+</p>
+
+<p>
+Irene a queste parole, si portò la mano alla bocca
+per soffogare una risata.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! esclamò la contessa fermandosi, sento rumore
+di carrozze... Guarda un po’ tu, Irene, che ci
+vedi meglio di me.
+</p>
+
+<p>
+— È la diligenza!... Eccola...
+</p>
+
+<p>
+La contessa Emilia, postosi il suo <i>pince-nez</i>, guardò
+giù sulla strada ripetendo: Eccola, eccola!... Ah finalmente!
+adesso Amedeo non può tardar molto...
+Vo a vedere!
+</p>
+
+<p>
+Così dicendo la contessa entrò frettolosamente in
+casa.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Come si trova qui questa signora? — Amico lettore,
+te lo dico subito.
+</p>
+
+<p>
+La contessa Emilia era già da qualche giorno nella
+<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
+sua villa nel piano d’Erba, quando verso gli ultimi
+di maggio le giunse da Genova una lettera di suo
+nipote Ernesto, colla quale le annunciava ch’egli sarebbe
+partito il 10 giugno colla brigata Medici, alla
+volta di Palermo.
+</p>
+
+<p>
+La zia gli rispose tosto che sarebbe venuta a Genova
+ad abbracciarlo, prima che partisse. Poi, tornata
+a Milano, s’era affacendata a prevedere tutto
+ciò che, secondo lei, suo nipote doveva portar con
+sè. La buona signora, nella foga del suo zelo materno,
+aveva messo a contribuzione non so quanti
+bottegaj, dal sarto al Rainoldi, accumulando fagotti,
+cassettine, involti ecc. ecc. tanto che, quando
+le parve di aver nulla dimenticato, quelle provigioni
+capivano a stento in un’enorme cassa di legno, solidamente
+accerchiata di ferro.
+</p>
+
+<p>
+La contessa volle metter mano ella stessa, (ajutata
+però dalla cameriera) al collocamento di tutti
+questi oggetti. Dispose sul fondo della cassa due
+coperte di lana che, diceva, dovevano essere <i>tanto
+zucchero</i> pel nipote; vi sovrappose non so quante
+paja di camicie di tela, bianche e colorate, di mutande,
+di calze, di fazzoletti; un corredo da sposi
+insomma! Sulla biancheria distese tre o quattro gazzette,
+e su di esse, due abiti completi, l’uno dei quali
+da portarsi dal nipote in occasione di visite; <i>frak</i>,
+calzoni, <i>gilet</i> neri, e su questi, due candide cravatte
+già artisticamente annodate, e una dozzina di guanti
+color burro.
+</p>
+
+<p>
+Savina, la cameriera, quando ebbe vedute le cravatte
+e i guanti, osò osservare alla padrona che,
+secondo lei, un garibaldino avrebbe forse potuto
+farne senza. Così non lo avesse detto! chè la contessa,
+<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
+pigliò in mala parte quell’osservazione, attribuendola
+a poca affezione per quel suo povero figliuolo,
+com’ella pateticamente lo chiamava.
+</p>
+
+<p>
+Sugli abiti (previo un altro strato di gazzette) la
+buona vecchia schierò (in modo da utilizzare ogni
+minimo spazio, ogni cantuccio) saponi odorosi, aqua
+di Colonia, cartocci di polvere di Cipro, di mandorle
+profumata coll’<i>ireos</i>, sigari di tutte le qualità, una
+posata e un bicchiere d’argento, tre libbre di cioccolata,
+una scatoletta di cristalli d’acido citrico per
+le limonate....
+</p>
+
+<p>
+— La scusi, signora contessa, osservò l’incorreggibile
+Savina; io sono una povera ignorante, ma ho
+sentito dire che in Sicilia i limoni abbondano come
+da noi i sassi...
+</p>
+
+<p>
+— Cosa sai tu di queste cose! Dammi mano a
+finire che sarà meglio...» le rispose la padrona.
+</p>
+
+<p>
+Poi depose nella cassa due bottiglie di conserve,
+diligentemente incartocciate, due cassette di latta
+contenenti, l’una della gelatina, l’altra del brodo secco;
+non dimenticò la macchinetta pel caffè, un cartoccio
+di stoppini, una boccetta di spirito di vino, e,
+senza una nuova rimostranza di Savina, vi avrebbe
+ficcato anche un astuccio di solfanelli. Per ultimo,
+stese su tutta questa svariata mercanzia due dozzine
+di salviette. Mandato poi pel falegname, volle assistere
+all’inchiodamento del coperchio, e rabescare
+ella stessa su di esso, con un pennello, l’indirizzo, e
+due P giganteschi.
+</p>
+
+<p>
+Finito ch’ebbe, stette contemplando a lungo l’opera
+sua e la cassa; poi si tolse di là, asciugandosi una
+lagrima, tanto ne fu commossa.
+</p>
+
+<p>
+Sedata la commozione, messo il cuore in pace
+<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
+circa al corredo del nipote, la contessa Emilia pensò
+a sè medesima. Benchè avesse già veduti molti carnovali,
+tuttavia, per una inveterata abitudine, ella soleva
+concedere un posto importantissimo all’acconciatura.
+Il pensiero di doversi tra pochi giorni recare
+a Genova (non v’era stata mai), gliene aveva fatto
+nascere subito un altro, corollario del primo:
+</p>
+
+<p>
+— Ci vuole un cappellino nuovo! aveva detto
+meditando tra sè. Ci vuole un cappellino nuovo!...
+aveva, il dì dopo, ripetuto alla sua modista, la quale
+com’era naturale, s’era affrettata a rispondere:
+</p>
+
+<p>
+— Ma sicuro!... le pare!... una dama come lei....
+È la stagione dei bagni, e Genova è piena di forestieri...
+Vi troverà anche molti Milanesi...
+</p>
+
+<p>
+— Basta così, basta così! La mi faccia subito un
+cappellino, ma!...
+</p>
+
+<p>
+— Lasci fare a me, signora contessa...
+</p>
+
+<p>
+— Me lo manderà a... Aspetti che ho qui l’indirizzo....»
+Così dicendo frugava nella borsa.
+</p>
+
+<p>
+— Lo so, signora contessa; lo manderò a Erba
+per...
+</p>
+
+<p>
+— No, no! rispose la contessa rimettendo, un viglietto
+alla modista. Il cappellino me lo manderà a
+Varese per Velate; dirigendolo a me presso, la signora
+Irene ****.
+</p>
+
+<p>
+La modista prese il viglietto e lo ripose.
+</p>
+
+<p>
+— Jeri ho trovato la mia amica Irene (continuò
+la contessa) la quale, sentito che io contava andare
+a Genova a salutare il mio Ernesto, mi disse: Vieni
+con me, Emilia, a Campo de’ fiori (è la sua villeggiatura);
+là siamo a poche miglia dal lago Maggiore;
+là presso passa due volte al giorno la diligenza che
+da Varese va a Laveno, in coincidenza coi Vapori
+<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
+del lago e quindi colla strada ferrata che da Arona
+mette dritto a Genova...
+</p>
+
+<p>
+— Quando parte la signora contessa? chiese la
+modista.
+</p>
+
+<p>
+— Posdomani vo coll’Irene a Campo de’ fiori;
+poi, il 9 del mese venturo, parto per Genova. Medici
+coi suoi, s’imbarca il 10... Dunque mi raccomando...
+</p>
+
+<p>
+— La si figuri! Entro la settimana ella avrà la
+cassetta col cappellino.
+</p>
+
+<p>
+— Siamo intesi... Addio!... Oh! a proposito, Dalia,
+la mia tosa, vieni con me un momento.
+</p>
+
+<p>
+— Sono qui! rispose Dalia, alzandosi e seguendo
+la contessa.
+</p>
+
+<p>
+— Ascolta, la mia ragazza, le disse questa quando
+furono sulle scale; mi vuoi preparare la lettera di
+raccomandazione che mi hai promesso pel tuo...
+Come si chiama?
+</p>
+
+<p>
+— Roberto.
+</p>
+
+<p>
+— Pel tuo Roberto?
+</p>
+
+<p>
+— Sono ai suoi ordini.
+</p>
+
+<p>
+— Bene, vieni su con me.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+L’alba del giorno 9 sorgeva raggiante a Campo
+de’ fiori, e la cassettina col cappellino non era ancor
+giunta. Aveva quindi ben ragione la contessa Emilia
+di dar nelle smanie, tanto più che, tardando ancora
+mezz’ora, non sarebbe giunta a Laveno in tempo
+di partire col piroscafo alla volta di Arona.
+</p>
+
+<p>
+Mentre la contessa Emilia sfogava il suo dolore
+colla Savina, che stavasene presso la famosa cassa,
+e pronta a montare in legno al primo cenno della
+padrona, ecco entrare Amedeo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Finalmente! sclamò la cameriera alzando le
+braccia.
+</p>
+
+<p>
+— Finalmente! strillò la contessa correndogli in
+contro.
+</p>
+
+<p>
+— Ma che vuole!... Non è mia colpa se....
+</p>
+
+<p>
+— E la cassettina? dov’è la cassettina?...
+</p>
+
+<p>
+— La cassettina? ripetè Amedeo facendo gli occhiacci
+e spalancando la bocca ad uno sorriso sciocco.
+Non c’è....
+</p>
+
+<p>
+— Non.... c’è?
+</p>
+
+<p>
+— No, signora!
+</p>
+
+<p>
+— La ci deve essere! gridò la contessa battendo
+i pugni sulla cassa.
+</p>
+
+<p>
+— È quello che ho detto anch’io al conduttore
+della diligenza: La ci deve essere! Ma lui, dopo
+aver guardato da per tutto, rispose che non c’era...
+</p>
+
+<p>
+— Oh! povera me! gridò la contessa, piagnucolando.
+Come fare adesso?
+</p>
+
+<p>
+— Se ne fa senza, disse Irene, la quale, non vista,
+aveva assistito a quella scena.
+</p>
+
+<p>
+— Farne senza? Nossignora! rispose mezzo in collera
+la vecchia volgendosi a lei. Vuoi che io mi faccia
+vedere per Genova con un cappello da viaggio?...
+con quello straccio là? (e lo indicava). Di queste
+figure, mia cara, non ne ho mai fatte!... Scellerata
+modista!... dopo tante promesse!.... Ma se aspetta
+che io le faccia guadagnare ancora un sol centesimo,
+sta fresca! oh sì! sta fresca...
+</p>
+
+<p>
+— Cara Emilia, entrò a dire Irene, facendo forza
+a sè stessa per mantenersi seria, bisogna decidersi...
+Se tardi ancora, addio Vapore, addio strada ferrata,
+addio Genova....
+</p>
+
+<p>
+La contessa si pose a passeggiare la camera pel
+<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
+lungo e pel largo, gesticolando, e borbottando fra
+sè; poi fermandosi tutto d’un tratto, sclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Partiremo questo dopo pranzo; andremo ad
+Angera col tuo legno...
+</p>
+
+<p>
+— È ai tuoi ordini...
+</p>
+
+<p>
+— Poi, piglieremo una barca, e in un quarto d’ora
+siamo ad Arona e di là col convoglio della sera si
+va a Genova... Sì, sì partiremo dopo pranzo.
+</p>
+
+<p>
+— Per me fa come vuoi, mia cara, rispose Irene
+con accento melato; più rimani, più ci guadagno...
+Oggi desineremo più presto del solito...
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, mia cara, grazie! Chi sa che intanto
+non càpiti il cappellino?
+</p>
+
+<p>
+— Ma dì, Emilia, arriverai poi a tempo a salutare
+tuo nipote?
+</p>
+
+<p>
+— Sì; arriviamo a Genova stanotte e domattina
+con tutto mio comodo troverò Ernesto...
+</p>
+
+<p>
+— Fa come credi; per questa mattina già, anche
+che tu volessi partire, non sei più in tempo» rispose
+Irene, e ritornò in giardino a fantasticare co’ suoi
+pensieri.
+</p>
+
+<p>
+Infatti quel dì si desinò prima del consueto. Alle
+frutta s’intese d’improviso uno strido, che eccheggiò
+per tutta la casa; ed ecco entrare nel salotto
+da pranzo, Savina, la quale, col volto raggiante di
+gioja, e recando trionfalmente tra mano la sospirata
+cassettina, gridava:
+</p>
+
+<p>
+— Signora contessa, è qui!... è qui!
+</p>
+
+<p>
+Irene ed Emilia d’un balzo furono in piedi.
+</p>
+
+<p>
+— L’ha portata un contadino da parte di un vetturale
+che veniva da Varese....
+</p>
+
+<p>
+— Bravo, bravissimo! sclamò la contessa gongolando
+di gioja; e cavata una moneta d’argento: To’,
+Savina, le disse, dàlla a quel contadino.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
+</p>
+
+<p>
+Recise le funicelle, scoperchiata la cassettina, levati
+via certi fogli di carta candida e sottile, finalmente
+apparve il cappellino. La contessa lo cavò
+fuori pian pianino, e mostratolo ad Irene, le disse
+sorridendo:
+</p>
+
+<p>
+— Ah! che te ne pare?
+</p>
+
+<p>
+— Bello!... Voglio provarmelo...» disse Irene e preso
+il cappellino dalle mani della contessa, si avvicinò ad
+uno specchio. Ma guarda un po’ cosa c’è dentro!...
+È un vigliettino appuntato nella fodera con uno spillo.
+</p>
+
+<p>
+— Da un po’ qui» rispose la contessa, e pigliato
+il vigliettino e apertolo, lesse queste parole:
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p class="indl">
+Signora Contessa.
+</p>
+
+<p>
+Faccia buon viaggio, e dica al suo signor nipote
+di salutarmi tanto tanto il mio Roberto.
+</p>
+
+<p class="indr">
+Dalia.
+</p>
+</div>
+
+<p>
+— Povera tosa! Sì che glielo dirò!» e riposto il
+vigliettino, si appressò ad Irene, la quale intanto,
+acconciatosi in testa il cappellino, stava contemplandosi
+nello specchio, dicendo tra sè dispettosamente:
+</p>
+
+<p>
+— È molto più adattato per me che per lei...
+È un cappellino da vecchia codesto? Com’è ridicola!»
+Poi, levatoselo e postolo sulla testa di Emilia,
+soggiungeva ad alta voce: Ti sta <i>d’angelo</i>....
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Due ore dopo, la carrozza d’Irene si arrestava
+nella piazza d’Angera. Sul serpe sedevano il cocchiere
+e Savina, e dentro Irene ed Emilia, le quali
+erano a mezzo celate dall’enorme cassa che occupava
+tutto il sedile davanti e s’elevava tanto da
+servir d’appoggio alla schiena del cocchiere; la cassettina
+del cappellino era custodita dalla sua proprietaria,
+la quale se lo teneva sulle ginocchia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
+</p>
+
+<p>
+La carrozza venne tosto circondata dai curiosi che
+gironzavano sfaccendati per la piazza; tra questi si
+fece innanzi Martin-pescatore, il quale, sentito che si
+cercava una barca per Arona, trattosi rispettosamente
+il cappello, offrì alle signore la sua.
+</p>
+
+<p>
+Egli in quel giorno era venuto ad Angera per
+certe sue faccende e dovendo tornare a Sesto,
+cercava di approfittare di quell’incontro per guadagnare
+qualche soldo, poco importandogli di protrarre
+di qualche ora il suo ritorno a casa.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè no, il mio uomo! disse la contessa
+scendendo dalla carrozza. Per me l’uno o l’altro fa
+lo stesso... Dov’è la tua barca?
+</p>
+
+<p>
+— Eccola, rispose additandola Martin-pescatore.
+</p>
+
+<p>
+— Bene! Mettici dentro quella cassa lì...
+</p>
+
+<p>
+— Sissignora...
+</p>
+
+<p>
+— Questa qui, più piccola, la porto io...
+</p>
+
+<p>
+Martino, ajutato dal cocchiere e da Savina, portò,
+barcollando sotto il peso, la cassa nella barca, accompagnato
+dalla contessa che gli gridava: Piano,
+ve’! piano!
+</p>
+
+<p>
+Poi rifece il viaggio, caricato, lui e una giovinotta
+che gli era si fatta presso, di non so quanti sacchi da
+notte, e borse d’ogni forma e grandezza.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente, quando tutto il bagaglio fu nella barca,
+la contessa prese congedo da Irene. Le due amiche
+si baciarono, si ribaciarono, facendosi mille proteste
+di amicizia. Irene montò in carrozza, e, felice di
+potersi distendere a tutto suo agio, fece ritorno a
+Campo de’ fiori. Emilia e Savina, entrarono nella
+barca, sorrette da Martino, e dalla contadinotta.
+</p>
+
+<p>
+— È vostra figlia? chiese la contessa a Martino.
+</p>
+
+<p>
+— Propriamente.... figlia... no; però è come lo
+fosse... N’è vero, Rosa?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
+</p>
+
+<p>
+La giovine sorrise arrossendo: poi, afferrata la prora
+e puntando co’ piedi contro la ghiaja, staccò la
+barca dal lido. Ciò fatto, inchinò col capo la contessa
+augurandole buon viaggio, salutò Martino con
+un sorriso, e cheta cheta si tolse di là.
+</p>
+
+<p>
+Mentre la barca pigliava il largo, la contessa Emilia
+chiese al barcajolo, se sarebbe giunta ad Arona
+in tempo per partire per Genova col convoglio della
+sera.
+</p>
+
+<p>
+— Conto di arrivare ad Arona una buon’ora prima,
+rispose Martino.
+</p>
+
+<p>
+— Tanto meglio! così avrò tempo di consegnare
+la roba con tutto comodo.
+</p>
+
+<p>
+— A quel che pare fanno un viaggio lungo, eh?
+le mie signore? chiese Martino accennando col capo
+al voluminoso bagaglio.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo a Genova, il mio uomo, rispose colla
+solita compiacenza la contessa.
+</p>
+
+<p>
+— Felice lei!... così potessi andarci anch’io a
+Genova.
+</p>
+
+<p>
+— Davvero! e perchè?
+</p>
+
+<p>
+— Per assistere all’imbarco dei garibaldini che
+vanno in Sicilia con Medici.
+</p>
+
+<p>
+— Noi pure andiamo colà per questo motivo. Io
+ho un nipote che parte anche lui...
+</p>
+
+<p>
+— Me ne congratulo di cuore con lei, la mia buona
+signora! esclamò Martino, e presi i due remi con una
+mano, coll’altra levossi il suo conico berretto di
+lana rossa, salutando la contessa. Io pure, continuò
+Martino, rimettendosi a remare, io pure ho un figlio...
+</p>
+
+<p>
+— Che parte?
+</p>
+
+<p>
+— Il mio Valentino è già là in Sicilia; è uno dei
+mille...» Così dicendo raddrizzava la persona.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Dite davvero? chiese la contessa guardando
+il barcajolo attraverso i vetri del <i>pince-nez</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro! ripigliò sorridendo Martino; è partito
+colla prima spedizione.
+</p>
+
+<p>
+— E avete sue nuove?... sta bene?
+</p>
+
+<p>
+— Bene, grazie al Signore! Se l’è cavata senza
+una sol graffiatura e, quel che più importa, con
+onore. Lo hanno fatto sergente.... Il signor Roberto,
+un suo amico che è uffiziale, ha scritto ad un altro
+bravo giovane che parte domani, al capitano Federico,
+e nella lettera c’erano tante belle cose sul
+conto del mio Valentino... Un bravo figliuolo, veda!...
+non perchè sia mio, ma... (il buon uomo non potè
+proseguire tant’era commosso).
+</p>
+
+<p>
+— Me ne congratulo con voi! È segno che voi lo
+avete allevato galantuomo...
+</p>
+
+<p>
+— Oh questo sì! povero, ma galantuomo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma ditemi un po’! Mi pare che, parlando di
+quest’uffiziale amico del vostro figliuolo, abbiate detto
+che si chiama Roberto...
+</p>
+
+<p>
+— Sissignora!
+</p>
+
+<p>
+— È Milanese?
+</p>
+
+<p>
+— Milanese.
+</p>
+
+<p>
+— Pittore?
+</p>
+
+<p>
+— Pittore, sì.
+</p>
+
+<p>
+— Allora è lui! sclamò la contessa sorridendo, e
+volgendosi a Savina, che sorrise alla sua volta: È
+quel tal giovane,... l’amoroso di Dalia... Guardate
+che combinazione!
+</p>
+
+<p>
+— Lo conosce lei?
+</p>
+
+<p>
+— Cioè... sì e no; ho una lettera per lui nella quale
+gli si raccomanda mio nipote...
+</p>
+
+<p>
+— È in buone mani! Il signor Roberto è un po’
+<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
+stravagante, come sono, dicono, tutti i pittori,
+ma è un giovane d’oro... Lui e il mio Valentino
+sono come due fratelli... Anzi (la scusi, veda! se
+un pover’uomo par mio le parla così) le dirò che
+se le occorre una raccomandazione di peso pel suo
+signor nipote, una raccomandazione che gli potrà
+essere di un gran utile in viaggio, arrivata a Genova,
+non ha che da chieder conto del signor capitano
+Federico ***.
+</p>
+
+<p>
+— A nome di chi?
+</p>
+
+<p>
+— A nome mio, signora!
+</p>
+
+<p>
+— Oh! davvero! sclamò la contessa con un sorriso
+in cui trapelava una legger tinta d’ironia.
+</p>
+
+<p>
+— Capisco che ciò le parrà strano!... Un povero
+diavolo come son io raccomandare uno di gran levatura
+come al certo sarà il di lei nipote;... ma che
+vuole?.... Adesso pare che il mondo vada a rovescio!...
+Siamo noi popolani che qualche volta raccomandiamo
+i signori... Almeno col <i>generale</i> la è
+così... Dunque, come le diceva, lei non ha che a
+cercar conto del capitano Federico *** e di dirgli:
+Le raccomando mio nipote, il tale dei tali, a nome
+del Martin-pescatore di Sesto. Vedrà che accoglienza!
+</p>
+
+<p>
+— Va bene, va bene! me ne ricorderò, rispose
+la vecchia con aria distratta, e, tanto per cambiar
+discorso, si pose a chiacchierare con Savina.
+</p>
+
+<p>
+Benchè d’ottima pasta, Emilia, non era stata contessa
+tanti anni impunemente; nell’offerta del pescatore,
+benchè fatta col cuore in mano, come si suol dire,
+essa aveva creduto vedere un certo non so che di
+protezione, di superiorità, che l’aveva punta un pochetto.
+Ben è vero che aveva accettata la commendatizia
+di Dalia senza guardar tanto pel sottile; ma
+<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
+un’eccezione non fa regola. L’esibizione di Martino,
+che essa vedeva per la prima volta, gli era paruta
+tanto confidenziale da confinare coll’impertinenza.
+</p>
+
+<p>
+Però, secondo il solito, la di lei buon’indole la
+vinse, sicchè durante il tragitto continuò a ciaramellare
+col barcajolo, curando però di non abbandonarsi
+troppo, onde non dar occasione al buon
+uomo di dir altre minchionerie; tanto più che Savina,
+la cameriera, le aveva già ripetuto per la terza
+volta, e con voce sommessa, che era bene l’esser
+affabile, ma che colla gente di bassa condizione non
+bisognava eccedere. Santodio! ne abusa sì facilmente!
+</p>
+
+<p>
+Martin-pescatore mantenne la parola, e sbarcò le
+donne una buon’ora prima della partenze del convoglio;
+e fu provvidenza, chè non ci volle meno a
+consegnare alla stazione il bagaglio della contessa.
+Ma il barcajolo, vecchio com’era, quando ci si metteva
+faceva per due; laonde, quand’ebbe finito, la
+contessa lo rimunerò generosamente. Martino, ringraziatala
+della sua cortesia, prima di licenziarsi da lei,
+volle pregarla di un favore:
+</p>
+
+<p>
+— La mi farebbe la grazia, le disse, di pregare il suo
+signor nipote a voler portare i miei saluti al mio
+figliuolo?
+</p>
+
+<p>
+Il barcajolo chiedeva questo favore alla contessa,
+umilmente, colla berretta in mano; le parti erano
+adesso ben distribuite; la cosa era quindi naturale
+e in piena regola, senza stranezze disdicevoli e scandalose,
+per cui la contessa accolse affabilmente la
+domanda, e notò il nome di Valentino sulla sopracarta
+della lettera di Dalia.
+</p>
+
+<p>
+Martino, rinnovati gli augurj e gli inchini, se ne
+tornò alla sua barca, e contento della giornata, si
+pose a vogare con lena verso Sesto Calende.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il viaggio da Arona a Genova parve interminabile
+alla contessa, la quale, tranne qualche giterella da Milano
+a Monza, non aveva mai bazzicato con ferrovie.
+Chiusa nel vaggone con una famiglia inglese, non
+potè barattar parole che colla Savina, la quale dormicchiando
+le rispondeva con monosillabi.
+</p>
+
+<p>
+Quando giunsero a Genova, mancavano pochi minuti
+alla mezzanotte. La contessa, già sbalordita dal
+continuo rumoreggiar delle ruote, dai sibili improvisi,
+indiscreti della locomotiva, dal sussulto ondulatorio
+del vagone, appena ebbe posto piede a terra,
+si trovò assediata, travolta, assordata da una folla
+di conduttori di omnibus, di servitori di locande,
+di facchini, che la tiravano ora qua ora là, afferrandole
+o la scattola del cappellino, o la borsa da viaggio.
+Savina dal canto suo strillava, si dibatteva, difendendo
+ad oltranza gli oggetti affidati alla di lei custodia.
+Malmenate, assediate dai facchini e da una
+turba di ragazzi, tanto la contessa che la cameriera,
+estenuate di forze, soprafatte dall’onda crescente
+della folla, atterrite dal trovarsi ogni tratto dinanzi
+alla faccia la fiamma rossastra delle torce a vento,
+finirono coll’arrendersi a discrezione, abbandonando
+corpo e averi nelle mani di un servitore di piazza,
+che le rimorchiò all’albergo Reale.
+</p>
+
+<p>
+Consegnate le due viaggiatrici ai camerieri dell’albergo,
+il servitore, fattosi dare dalle medesime le
+polizze di riscontro, andò a levare il bagaglio.
+</p>
+
+<p>
+La contessa, trovatasi finalmente sola e lontana da
+quel baccano infernale, si lasciò cadere su di un
+sofà:
+</p>
+
+<p>
+— Ah! sia lodato Dio!.... Non ne poteva più! Oh che
+babilonia!...» e tergevasi il sudore che, di sotto la
+<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
+parrucca, le scorreva sul fronte. Ma dì un po’, Savina,
+che si fa adesso?
+</p>
+
+<p>
+— Si cena, poi si va a letto....
+</p>
+
+<p>
+— Cenare? a quest’ora? Eppure qualche cosuccia
+bisognerà prendere;... mi sento debole... E se
+intanto cercassimo di Ernesto?
+</p>
+
+<p>
+— Andarlo a pigliare a quest’ora il signor Ernesto!
+</p>
+
+<p>
+— Capisco! è un po’ tardi... Ma almeno chiediamone
+conto al cameriere.
+</p>
+
+<p>
+— Chi sa se lo conosce...
+</p>
+
+<p>
+— Non importa! saprà però qualche cosa della
+spedizione Medici... Tutta Genova ne parlerà...
+</p>
+
+<p>
+In quella entrò il cameriere a chiedere se le signore
+abbisognassero di qualche cosa.
+</p>
+
+<p>
+La contessa rispose che sì, e disse quel che voleva.
+</p>
+
+<p>
+Il cameriere inchinatosi, accennava già d’andarsene,
+quando la contessa lo fermò:
+</p>
+
+<p>
+— Ehi! quel giovine!... Ditemi un po’: sapete voi
+quando partano, Medici e i suoi?
+</p>
+
+<p>
+— Credo domani... cioè oggi;... soggiunse poi
+sorridendo e additando l’orologio che segnava le
+dodici e mezzo.
+</p>
+
+<p>
+— Non lo sapete di sicuro dunque?
+</p>
+
+<p>
+— Nossignora.
+</p>
+
+<p>
+— Fatemi il favore d’informarvi, e di sapermi
+dire l’ora precisa della partenza.
+</p>
+
+<p>
+— Ma per saperlo, o signora, bisognerebbe essere
+a Sestri.
+</p>
+
+<p>
+— A?
+</p>
+
+<p>
+— A Sestri.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè a Sestri?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè Medici coi garibaldini si trova colà da
+due giorni...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Che dite mai! Non sono a Genova dunque?
+Oh! questo mi spiace davvero! Guardate un po’! come
+si fa adesso... Oh che imbroglio, che imbroglio!
+</p>
+
+<p>
+— Vede! Se fossimo partiti questa mattina da
+Campo de’ fiori...» osservò Savina.
+</p>
+
+<p>
+— Fammi un po’ il piacere di lasciarmi in pace!
+È mia la colpa se la cassettina è arrivata tardi?
+</p>
+
+<p>
+— Avrebbe potuto benissimo far senza del cappellino,
+brontolò Savina. Fortunatamente la contessa,
+sbalordita com’era dai disagi del viaggio, dal fracasso,
+e da quella notizia non l’intese.
+</p>
+
+<p>
+Il cameriere aveva approfittato di quel po’ di bisticciamento
+per scendere in cucina. In sua vece
+entrò un facchino con un baule.
+</p>
+
+<p>
+— Ditemi un po’ il mio uomo! Noi vorremmo
+andar a Sestri domattina...» gli disse la contessa.
+</p>
+
+<p>
+— C’è un vapore che va a Chiavari alle otto.
+</p>
+
+<p>
+— Ma noi vogliamo andare a Sestri...
+</p>
+
+<p>
+— Da Chiavari a Sestri è una passeggiata. Buona
+notte!» e se ne andò anche lui.
+</p>
+
+<p>
+— Ci vuol pazienza! sclamò la contessa; se Ernesto
+non è a Genova, bisogna andarlo a trovare
+dov’è... Manco male che c’è un vapore che va a
+Chiavari, se no stavamo fresche... Rischiavamo di
+non poterlo salutare... Ho a dirtela, Savina? Io non
+sono mai stata sul mare, e una giterella di poche
+ore la fo volentieri.
+</p>
+
+<p>
+— Non ci sono mai stata nemmen io... Dicono
+però che si soffre molto la prima volta che si viaggia
+sul mare...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, un po’ di giramento di testa, un po’ di nausea....
+</p>
+
+<p>
+— Ma dicono che sia un male terribile.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Esagerazioni, Savina, esagerazioni!... Oh, a proposito!
+Apri quella scatola e dà un’occhiata al cappellino
+per vedere se ha sofferto in viaggio... Domani
+la porteremo con noi quella scatola, così a
+Sestri, metterò il cappellino nuovo... per far onore
+al mio Ernesto... Sai, Savina, proseguì a voce bassa
+e sorridendo, ho qui in serbo per lui un pajo di
+dozzine di <i>marenghi</i>... Povero giovane! chi sa come
+sarà contento.
+</p>
+
+<p>
+— Più che di vedere il cappellino nuovo, disse
+fra sè Savina, cavandolo dalla scatola e presentandolo
+alla padrona.
+</p>
+
+<p>
+In questo entrò il cameriere colla zuppa, e le
+nostre viaggiatrici, rifocillatesi, si posero a letto; la
+contessa in una camera, Savina nell’altra, e ambedue,
+malgrado il fischiar del vento e il fracasso delle
+ondate che si spezzavano contro il molo, si addormentarono
+profondamente.
+</p>
+
+<p>
+La mattina seguente, alle otto meno un quarto, la
+contessa Emilia e la cameriera salivano la scaletta
+di un piroscafo ancorato nel porto, seguite da quattro
+facchini col bagaglio, che essi deposero sul cassero
+in modo da farne una piramide abbastanza elevata,
+e avente per base il cassone contenente gli oggetti
+di Ernesto, e per apice la cassettina col cappellino.
+</p>
+
+<p>
+Il cielo era sereno, ma soffiava un vento gagliardo
+che sollevava alte e spumanti le onde. Savina ne
+era atterrita, ma la contessa sorrideva di quella
+paura, dicendole:
+</p>
+
+<p>
+— Su di un bastimento grande come questo, quelle
+onde, che ti pajono gran cosa, non si sentono nemmeno.
+</p>
+
+<p>
+Ma quando il piroscafo, uscito dal porto, cominciò
+<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
+la lotta colle onde, lotta vittoriosa sì, ma
+contrastata, allora anche la contessa mutò di parere,
+e Savina da consolata, divenne consolatrice.
+</p>
+
+<p>
+Le poverette, non potendo reggersi in piedi sul
+ponte, sedettero sul loro bagaglio, cercando supplichevolmente
+intorno qualche viso amico che le confortasse;
+ma nessuno badava loro.
+</p>
+
+<p>
+Mezz’ora dopo il mare chiese imperiosamente il
+solito tributo alle viaggiatrici che per la prima volta
+si affidavano al suo dorso. Le infelici in sulle prime
+fecero le sorde, fingendo di non capire; ma il mare
+insistette; chiesero soccorso, pietà, invano;... dovettero
+cedere e... <i>væ victis</i>!
+</p>
+
+<p>
+Le nostre donne, trabalzate ora da una parte,
+ora dall’altra, si urtavano a vicenda, per rovesciarsi
+poi insieme sul bagaglio che loro serviva di sedile
+e di letto. Discinte, pallide in volto, cogli sguardi
+errabondi, semispenti, avrebbero fatto compassione
+a chicchessia, meno ai marinaj che andavano e venivano
+zufolando indifferenti.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! che gente!.... che gente senza cuore! mormorava
+timidamente Savina, porgendo la quinta
+tazza di tè alla padrona.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! io non ne posso più! sclamava gemendo la
+contessa e premendosi con una mano il moccichino
+alla fronte, e coll’altra il cuore, che pareva volesse
+balzarle dal petto. Fammi il piacere, Savina... Va
+là in fondo, e chiamami il capitano... Quello là colle
+spalline d’oro...
+</p>
+
+<p>
+Savina ubbidì camminando a mala pena e appoggiandosi
+colle mani su tutti gli oggetti che trovava,
+tanto per reggersi in piedi; ma subito dopo retrocedette.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
+</p>
+
+<p>
+— E così? le chiese la padrona: cosa ti ha detto?
+</p>
+
+<p>
+— Mi ha detto che ho buon tempo.
+</p>
+
+<p>
+Qui un nuovo impeto di... tosse, impedì alla contessa
+di rispondere. Come succede di solito in questo
+caso, Savina imitandola, le tenne subito dietro.
+</p>
+
+<p>
+La contessa appena potè tirare il fiato, appena potè
+reggersi sulle gambe, appoggiandosi al braccio di
+Savina (la quale alla sua volta tratto tratto si appoggiava
+alla padrona), si avvicinò al capitano, che
+guardò le due donne senza moversi dal suo posto;
+</p>
+
+<p>
+— Signor capitano! gli disse con voce supplichevole
+la contessa.
+</p>
+
+<p>
+— Che c’è?
+</p>
+
+<p>
+— Io sono la contessa Emilia ***
+</p>
+
+<p>
+Il capitano nulla rispose.
+</p>
+
+<p>
+— Io sono disposta a qualunque spesa, proseguì
+la contessa traballando, ma voglio scendere a terra...
+subito... subito...
+</p>
+
+<p>
+— Tra poco scenderà, rispose il capitano; così
+dicendo si allontanò di là, e, scesa la scaletta, si
+chiuse nella sua cameruccia.
+</p>
+
+<p>
+— Oh che orso! che malcreato! gridò la contessa
+giungendo le mani. Piantarmi qui a questo
+modo! Ma non son chi sono se non domando soddisfazione...
+Oh! l’avrà a fare con me,... se camperò,
+perchè ho paura...
+</p>
+
+<p>
+— Ah! che maniera di assassinare la gente! soggiungeva
+Savina.
+</p>
+
+<p>
+Ma un più terribile colpo era riservato alla sventurata
+contessa. Erano giunti a poche miglia da Chiavari,
+e il piroscafo dondolava più fortemente di prima,
+urtato dalle onde ripercosse dalla spiaggia. Vi
+fu un istante in cui la nave si abbassò tanto da un lato,
+<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
+che gli stessi marinaj dovettero abbrancarsi ai cordami
+per non rotolare in mare. La contessa e la
+sua cameriera, credendo giunto l’ultimo loro momento,
+caddero carponi, raccomandandosi l’anima a
+Dio. La cassettina del cappellino, la quale, come
+avvertimmo, stava sull’apice della piramide formata
+coi bagagli della contessa, al piegarsi del bastimento
+perdette l’equilibrio e balzò in mare.
+</p>
+
+<p>
+Rialzatosi il piroscafo, si rialzarono tosto anche le
+due donne, e precipitarono al parapetto gridando:
+Ferma! ferma!
+</p>
+
+<p>
+Accorsero i marinaj, e i passeggieri, e chiesero
+alle donne se qualcuno fosse caduto in mare.
+</p>
+
+<p>
+— Eccola, eccola! gridava la contessa, additando
+la cassettina che ballonzolava allegramente sulle
+onde.
+</p>
+
+<p>
+— Cos’è?
+</p>
+
+<p>
+— È la mia cassettina.... col cappellino nuovo»
+rispose sempre strillando la contessa.
+</p>
+
+<p>
+Uno scroscio di risa accolse queste parole.
+</p>
+
+<p>
+— Ahimè! ahimè! la cassettina affonda... fermate
+il Vapore; presto... presto...
+</p>
+
+<p>
+Gli astanti si sbellicavano dalle risa.
+</p>
+
+<p>
+In questo s’udì un grido disperato... La contessa
+gettò un braccio al collo della cameriera onde sostenersi.
+</p>
+
+<p>
+La cassetta, che si immergeva sempre più, mano
+mano che l’aqua vi penetrava, sparve infine per
+sempre negli abissi del mare.
+</p>
+
+<p>
+Un’ora dopo la contessa boccheggiava (assistita
+dalla fida Savina) distesa su di un sofà, in un albergo
+di Chiavari. Riavutasi a poco a poco dallo
+stato di prostrazione in cui l’aveva gettata il mal
+<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
+di mare, i suoi primi pensieri furono per il nipote.
+</p>
+
+<p>
+— Senti, Savina, io non posso movermi; quel
+maledetto mare m’ha tutta sconquassata...
+</p>
+
+<p>
+— E io, signora padrona! Mi sento tutta rotta la
+persona, come se m’avessero bastonata... E quel
+rustico d’un capitano? e quei marinaracci malcreati...
+</p>
+
+<p>
+— Quel che è stato è stato! Che vuoi! son gente
+che non vive che sull’aqua... Per me ho già dimenticato
+tutto, e ho dimesso il pensiero di far rapporto
+sul conto loro. Ora quel che mi preme è di
+veder Ernesto. Io, come ti ho detto, non posso reggermi
+in piedi. Dunque manderemo ad avvertirlo
+che sono arrivata... Savina, chiamami qualcuno dell’albergo.
+</p>
+
+<p>
+Savina, benchè di malavoglia, alzatasi da sedere,
+moveva già per uscir dalla camera, quando s’udì
+picchiare all’uscio:
+</p>
+
+<p>
+— Avanti! gridarono le due donne.
+</p>
+
+<p>
+Entrò un facchino, il quale, strisciata una riverenza,
+disse:
+</p>
+
+<p>
+— È delle signore il cassone che c’è laggiù sotto
+il portico?
+</p>
+
+<p>
+— È mio.
+</p>
+
+<p>
+— Abbiam da portarlo su?
+</p>
+
+<p>
+— No, no; anzi sarà bene che la trasportiate a
+bordo del Vapore...
+</p>
+
+<p>
+— Di qual Vapore?
+</p>
+
+<p>
+— Di quello su cui devono partire i garibaldini
+con Medici...
+</p>
+
+<p>
+— Scusi, signora, ma non ho capito bene...
+</p>
+
+<p>
+La contessa ripetè le stesse parole, traducendole
+però in italiano onde meglio farsi comprendere.
+</p>
+
+<p>
+— I garibaldini?... Medici, ha detto?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ma sì! rispose la contessa impazientita.
+</p>
+
+<p>
+— Ma se sono partiti jeri di notte, e non di qui...
+</p>
+
+<p>
+— Chi? come?
+</p>
+
+<p>
+— Medici coi garibaldini...
+</p>
+
+<p>
+— Partiti... jeri notte... e non di qui?» balbettò
+la contessa, puntando colle gomita e levandosi a
+sedere.
+</p>
+
+<p>
+— Sissignora! sono partiti jeri alle due in punto
+dopo mezzanotte da Sestri di ponente... Erano due
+Vapori....
+</p>
+
+<p>
+— Ma voi siete ubbriaco! gridò fuori di sè la
+contessa.
+</p>
+
+<p>
+Il facchino per tutta risposta, uscì dalla camera,
+per tornarvi subito dopo in compagnia d’un cameriere.
+</p>
+
+<p>
+— Dite un po’ voi... qui a queste signore che a
+me non vogliono credere. Quand’è partito Medici
+coi suoi volontarj per la Sicilia?
+</p>
+
+<p>
+— Questa notte da Sestri di ponente, rispose il
+cameriere<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>.
+</p>
+
+<p>
+— Ma... questo qui presso... non è Sestri?
+</p>
+
+<p>
+— Questo è Sestri di levante.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Oh! beatissima Vergine!
+</p>
+
+<p>
+— Mentre quello da cui partirono Medici e i garibaldini
+è...
+</p>
+
+<p>
+— È?
+</p>
+
+<p>
+— Sestri di ponente, distante poche miglia da
+Genova.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! poveri noi cos’abbiamo mai fatto!... E, dite,
+sono partiti tutti, proprio tutti? chiese Savina trepidando.
+</p>
+
+<p>
+— Tutti! risposero il facchino e il cameriere.
+</p>
+
+<p>
+Questa volta la povera contessa Emilia svenne
+davvero.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap13">CAPITOLO XIII.
+<span class="smaller">Le Memorie di Elpis Melena.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="blockchap">
+<p>
+«I manoscritti da me rimessi ad Elpis Melena
+sono scritti di mio pugno.
+</p>
+
+<p class="indr">
+<span class="smcap">Garibaldi</span> (Bologna, 26 settembre 1859)
+</p>
+</div>
+
+<p>
+— A tavola, signori! gridò un cameriere recando
+un’odorosa minestra di paste.
+</p>
+
+<p>
+— A tavola, a tavola! ripeterono alcuni garibaldini,
+i quali radunati nelle sale di una trattoria di
+Palermo, stavano contemplando la marina dal balcone,
+aspettando l’ora del pranzo.
+</p>
+
+<p>
+In un attimo furono tutti a posto. Il capitano Federico
+fece sedere presso di sè Ernesto; poi venivano
+Roberto, Valentino e cinque o sei altri, militi
+e graduati alla rinfusa.
+</p>
+
+<p>
+Già tutti stendevano la mano ai piattelli, quando
+Roberto, alzatosi, gridò:
+</p>
+
+<p>
+— Un momento! Ricordatevi, amici miei, che la
+gratitudine è tra i primi doveri dell’uomo; dunque
+nessuno ardisca mangiare prima di ringraziare con
+un brindisi l’ottima signora zia d’Ernesto...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Benissimo! gridarono in coro i convitati impugnando
+i bicchieri.
+</p>
+
+<p>
+— La quale ebbe la felice idea di inviare per
+la posta un grazioso rotoletto di <i>marenghi</i> a quel
+bravo giovane di suo nipote, al quale pure faremo
+un brindisi in compenso dell’averci invitati ad ajutarlo
+a degnamente spendere il regalo della zia.
+</p>
+
+<p>
+La proposta di Roberto fu accolta con gioja da tutti
+gli astanti; si fece il brindisi in onore della contessa,
+la quale, se lo avesse inteso, avrebbe per quell’istante
+di dolcezza dimenticati i tanti guaj sofferti
+in causa del <i>qui-pro-quo</i> che vi abbiamo narrato, e
+che, tornata alla sua villeggiatura, soleva ripetere a
+quanti andavano a visitarla.
+</p>
+
+<p>
+Il pranzo fu allegrissimo per la gioja schietta e confidente
+che animava i convitati.
+</p>
+
+<p>
+Alle frutta, com’è il solito da Omero ai giorni
+nostri, cominciò il novellare. Si parlò, com’era naturale,
+di quanto in allora formava argomento di tutti
+i discorsi, cioè della guerra d’insurrezione, dei diversi
+fatti d’armi, e di quanto rimaneva a fare; si
+parlò del paese nativo, della famiglia e degli amici
+assenti, e, come si dice di tutte le strade che mettono
+a Roma, tutti quei discorsi si convergevano e finivano
+in un sol punto,... Garibaldi.
+</p>
+
+<p>
+C’era tra i convitati un capitano, il quale sapeva
+appuntino le avventure del generale, che egli aveva
+conosciuto fin dal quarantasette in America. Pregato
+dai compagni a narrarle, non se lo fece dire due
+volte, e cominciò a raccontare per filo e per segno
+alcuni dei tanti episodj di cui è intessuta la vita
+avventurosa di quest’uomo straordinario.
+</p>
+
+<p>
+Però per quanto il capitano ne sapesse, egli non
+<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
+avrebbe al certo potuto competere colla Elpis Melena
+(pseudonimo d’una miss inglese, intrepida viaggiatrice);
+alla quale il generale Garibaldi affidò i proprj
+manoscritti, ch’ella tradusse non in inglese, ma
+in tedesco<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>, allo scopo di diffondere per la Germania
+le virtù dell’eroe nizzardo, e, se è possibile, convertirla
+a nostro vantaggio.
+</p>
+
+<p>
+Per questi motivi, e per i diritti del sesso, noi daremo
+la preferenza a <i>miss</i> Elpis Melena, radunando
+in un brevissimo sunto le Memorie di Garibaldi da
+lei tradotte, e che spargono molta luce su molti
+punti tuttora sconosciuti della di lui vita.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Garibaldi è nato a Nizza il 4 luglio del 1807. Suo
+padre, Domenico, nato a Chiavari, era figlio di un
+marinajo e, dall’infanzia, marinajo lui stesso. Egli
+desiderava che suo figlio Giuseppe abbracciasse una
+professione più tranquilla della sua; avrebbe voluto
+farne o un medico, o un avvocato, o un prete; ma
+Giuseppe era destinato ad una vita avventurosa, e
+il destino (fortunatamente per noi) la vinse.
+</p>
+
+<p>
+Benchè ancora ragazzo, Garibaldi non sognava
+che viaggi; un bel dì fuggì di casa, e si diresse
+con un suo compagno a Genova, in un battello
+ch’egli governò alla meglio; ma, raggiunto a Monaco,
+fu ricondotto a casa.
+</p>
+
+<p>
+Odessa fu lo scopo del suo primo viaggio; dopo, visitò
+Roma, Cagliari, Genova, Costantinopoli, ove una
+malattia lo ritenne alcuni mesi. Guarito, volle andarsene,
+<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
+ma, scoppiata la guerra tra lo Tzar ed il Sultano,
+il porto venne bloccato e il giovane marinajo
+per campare, accettò l’ufficio di precettore presso
+una famiglia italiana. Quando Dio volle potè partire;
+avuto il comando di un brigantino, da Costantinopoli
+recossi a Gibilterra, retrocedendo di poi per la
+stessa via.
+</p>
+
+<p>
+Fin d’allora, la libertà e l’indipendenza d’Italia
+erano i più ardenti tra i suoi desiderj; e vivissima
+fu la sua gioja quando, ne’ suoi viaggi, stretta relazione
+con un affigliato alla <i>Giovine Italia</i>, seppe che
+molte migliaja d’Italiani ardevano come lui di pari
+amore per la libertà della patria. Quella santa idea
+fu, da quel dì, lo scopo della vita di Garibaldi.
+</p>
+
+<p>
+Nel 1833, mentre egli dimorava a Marsiglia, venne
+presentato a Mazzini come uomo fidato a tutta prova;
+il tribuno gli assegnò una parte nella cospirazione
+che andava ordendo. Mentre i Mazziniani, riuniti e
+irreggimentati in Isvizzera, dovevano sollevare il
+Piemonte, incominciando dalla Savoja, Garibaldi si
+arrolava nella marineria piemontese, e veniva accettato
+come marinajo di prima classe a bordo della fregata
+<i>l’Euridice</i>. Egli doveva affigliare l’equipaggio alla
+<i>Giovine Italia</i>, ed impadronirsi a tempo opportuno
+della fregata e tenerla a disposizione dei rivoltosi.
+</p>
+
+<p>
+Un bel dì, mentre la fregata stava ancorata nel
+porto di Genova, si sparse la voce che era scoppiata
+la rivolta in città, e che la caserma della gendarmeria
+(posta nella piazza Sarzana) era già in potere
+degli insorti. Garibaldi, impaziente di verificare coi
+suoi occhi il fatto, si getta in un canotto, smonta
+alla Dogana, e corre in piazza Sarzana. Tutto era
+tranquillo. S’informa, e gli vien detto che il colpo
+<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
+di mano era andato fallito, che la polizia aveva sventato
+il complotto, che erano stati fatti molti arresti,
+e che i Mazziniani si ponevano in salvo: Siccome
+(dic’egli ingenuamente) io m’era arrolato nella marineria
+piemontese per secondare l’insurrezione, così,
+fallito il tentativo, non credetti necessario di ritornare
+a bordo dell’<i>Euridice</i>.» All’imbrunire di quell’istesso
+giorno, Garibaldi, travestitosi da contadino,
+usciva di Genova.
+</p>
+
+<p>
+Dopo d’aver camminato dieci notti sui monti, arrivò
+a Nizza, e riposò un giorno intero presso sua
+madre; ma, sicuro com’era che la polizia era sulle
+sue tracce, continuò a camminare, e, attraversato a
+nuoto il Varo (le cui aque eransi in que’ dì ingrossate)
+afferrò la riva francese. Arrestato, non avendo passaporto,
+disse chi era, raccontando con tutta ingenuità
+quanto era accaduto. La cosa parve molto sospetta alle
+guardie francesi, le quali credettero bene di condurre
+il fuggitivo a Grasse, presso Draghignano, e
+di chiuderlo provisoriamente, in un locale della caserma
+di gendarmeria. Garibaldi saltò dalla finestra,
+attraversò la città, guadagnò i monti, vicini e, arrivato
+a Marsiglia, non sapendo che fare, pigliò in
+prestito un altro nome, aspettando che la Providenza
+gli offrisse l’occasione di ripigliare la vita del marinajo.
+</p>
+
+<p>
+Certo Francesco Gazan, capitano d’un piccolo bastimento
+mercantile, lo prese a bordo in qualità
+di luogotenente. Di poi fece un viaggio nel mar
+Nero; indi condusse a Tunisi una fregata da guerra
+che quel bey aveva fatto costruire a Marsiglia. Poco
+dopo venne spedito a Rio-Janeiro; ritornò di bel
+nuovo a Tunisi, e di là a Marsiglia, proprio in quella
+<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
+che il coléra vi infieriva. Ivi si erano aperti nuovi
+ospitali provisorj, e tutti gli uomini di buona volontà
+vennero chiamati a soccorrere i malati. Figuratevi se
+uno della tempra di Garibaldi doveva rimaner sordo
+a quell’appello! Egli accorse, e per più settimane
+prestò l’opera sua come infermiere negli ospitali di
+Marsiglia, vegliando dì e notte presso i colerosi, coll’ardente
+carità d’una suora di San Vincenzo.
+</p>
+
+<p>
+Pochi mesi dopo egli trovavasi di bel nuovo a
+Rio-Janeiro.
+</p>
+
+<p>
+Allora cominciò la sua carriera militare.
+</p>
+
+<p>
+«Sotto la bandiera dell’indipendenza (scrive Garibaldi
+nel VI capitolo delle sue Memorie), sul vasto
+e libero Oceano, seguito da sedici arditi compagni,
+io sfidai un impero, e, solo rappresentante della repubblica
+di Rio-Grande, ne feci sventolare la bandiera
+sugli alberi delle mia nave». Garibaldi qui intende
+parlare dell’impero del Brasile.
+</p>
+
+<p>
+In quell’epoca conobbe e sposò Anita. Ell’era
+amazzone, come suo marito era soldato. Lo seguì
+ovunque, dividendo seco lui tutti i pericoli con una
+annegazione mirabile. Fra due battaglie diventa madre.
+Framezzo a questa guerra di sorprese, di colpi di
+mano, di imboscate, ella non sa il mattino ove poserà
+la sera col pargoletto. Pochi giorni dopo il
+parto è costretta di rimontare in sella, ed eccola che
+si slancia al galoppo col suo neonato tra le braccia.
+Vien presa; e giunge a fuggire; è ripresa; la si
+crede morta.... quand’eccola ricomparire d’improviso,
+sorridente e fiera col suo bambino.
+</p>
+
+<p>
+Assestate le cose della repubblica di Rio-Grande
+e finita la guerra col Brasile, Garibaldi, stabilitosi a
+Montevideo, fu costretto a mutar professione tanto
+<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
+da poterla campare lui e la famigliuola. Quand’ecco
+si accende la guerra tra Montevideo e Buenos-Ayres.
+Il generale Manuel Oribe, già presidente di Montevideo,
+venne esigliato da quella repubblica, e come
+Coroliano tra i Volsci (la comparazione è di Garibaldi)
+andò a chiedere soccorso e protezione al nemico
+della patria sua, a Rosas, dittatore di Buenos-Ayres.
+Oribe, sostenuto da Rosas, marciò su Montevideo.
+A Garibaldi venne dapprima affidato il comando d’una
+flottiglia sulla Plata, poi quello d’una legione italiana.
+Le sue spedizioni, le sue vittorie, la difesa di Montevideo,
+lo resero allora popolare non solo nell’America
+meridionale, ma anche in parte dell’Europa.
+</p>
+
+<p>
+Garibaldi, dopo l’assedio di Montevideo, viveva
+come il più umile e il più povero tra i cittadini di
+quella città che egli aveva difesa sì valorosamente,
+allorchè, l’anno dopo (1847) la fama delle riforme
+liberali incominciate da Pio IX, giunse anche in America.
+Il cuore dell’esule allora palpitò di gioja! Garibaldi
+scrisse a Pio IX una lettera di ringraziamento,
+di ardenti felicitazioni, offrendogli il suo braccio; gliela
+spedì a mezzo del nunzio; questa lettera è in data
+del 20 ottobre 1847. Anzani, il suo più caro amico,
+firmò anche lui quella lettera. Pio IX ebbe il pudore
+di non rispondere.
+</p>
+
+<p>
+Qualche mese dopo giunse a Montevideo la notizia
+della rivoluzione detta del quarant’otto. Garibaldi
+tosto decise di recarsi in Europa. Raccolto il
+denaro occorrente, frutto d’una soscrizione, il capo
+della legione italiana s’imbarcò con cinquantasei
+compagni, colla moglie, coi figli e col fido Aguyar,
+un negro della Plata che gli fu compagno in tutte
+le imprese, e che perì miseramente a Roma il 30
+<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
+giugno 1849, colpito in fronte da una scheggia di
+bomba.
+</p>
+
+<p>
+Garibaldi e i suoi compagni approdarono il giugno
+(1848) a Nizza. Ivi morì Anzani, il fratello d’armi
+del generale, dicesi d’una congestione cerebrale, causata
+dalla violenza dell’emozione onde fu assalito alla
+vista della riva italiana. Garibaldi, resi gli estremi
+ufficj al diletto amico, lasciati a Nizza la moglie e i
+figli Menotti, Ricciotti e Teresita, partì tosto per
+Genova, ove giunse il 20. In quell’istesso giorno
+egli portossi al campo e offrì i suoi servigi a Carlo
+Alberto, che lo indirizzò al ministero della guerra.
+Garibaldi volò a Torino e si presentò a Ricci, allora
+ministro della guerra. Ma il condottiero di Rio-grande
+e della Plata, puzzava troppo di repubblicanismo,
+sicchè il ministro, ascoltata freddamente la domanda, lo
+consigliò di portarsi a Venezia, ove facilmente avrebbe
+potuto trovare il comando di qualche nave: «Ecco il
+posto, conchiuse il Ricci, che più d’ogni altro conviene
+all’eroe della Plata.»
+</p>
+
+<p>
+Garibaldi, accortosi che era pazzia sperare appoggio
+dal governo, risolse di farne senza e di non
+contare che su sè stesso; raccolse in Lombardia i
+Corpi franchi, e cominciò a battere la campagna a suo
+modo, senza punto inquietarsi di quanto faceva l’armata
+piemontese. Era già successo il disastro di Novara,
+e Garibaldi, su quel di Varese, teneva ancora
+testa agli Austriaci, battendoli più volte; finalmente,
+vedendo che ogni resistenza era oramai inutile, licenziò
+i Corpi franchi, e riparò in Isvizzera.
+</p>
+
+<p>
+A tutti sono note le sue imprese del quarantanove,
+la difesa di Roma, e la mirabile sua ritirata a San
+Marino, la quale gli costò la perdita della consorte,
+<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
+l’eroina di Imbìtuba, di Lages, di Caquari, e di
+Morso da Barra, che mai non lo aveva abbandonato.<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>
+</p>
+
+<p>
+«Tutti i miei consigli, tutte le mie preghiere (scrive
+Garibaldi nelle sue Memorie) furono inutili; invano
+la supplicai di riflettere allo stato in cui si trovava
+(Anita era incinta). — Tu non mi vuoi presso di te,
+rispondeva essa; tu cerchi dei pretesti per allontanarmi...
+Dubiteresti forse del mio coraggio? — Non
+ne aveva essa già date prove? Non amava forse la
+bella vita del soldato, la vita a cavallo? Forse che
+le battaglie non erano divertimenti per lei? Che importavano
+le privazioni e le fatiche, a lei, che associata
+alle mie imprese, viveva con tanta energia della
+vita del cuore?... A San Marino, durante la nostra
+ritirata, s’erano palesati in Anita alcuni sintomi di
+una malattia mortale; rinnovai le mie istanze perchè
+la si fermasse in quella città; invano. Quanto più
+crescevano i nostri pericoli, altrettanto la di lei risoluzione
+era incrollabile. A Cesenatico, un’intera
+notte fu spesa nel preparare alla partenza i battelli
+che dovevano condurci a Venezia. Anita, appoggiata
+ad un macigno, seguiva cogli occhi il nostro lavoro,
+con una simpatia dolorosa. Ci imbarchiamo; ahi!
+l’urto dei flutti aggravò lo stato della malata, e
+per tutto il tempo ch’ella rimase a bordo, i suoi
+patimenti non ebbero un istante di sosta. Quand’io
+sbarcai con essa sulle rive di Mesola, era mezzo-morta
+e incapace di reggersi in piedi. Ella sperava
+che il soggiornare a terra avesse a restituirle le
+forze... Ahimè! la terra altro non aveva a darle che
+una tomba!»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
+</p>
+
+<p>
+Garibaldi per trentacinque giorni errò alla ventura
+nella pineta di Ravenna, nascondendosi di macchia
+in macchia, di roccia in roccia, circondato dai Croati
+che sapendolo lì presso, gli davano la caccia. Ma il
+proscritto seppe coll’audacia del guerrigliero, coll’astuzia
+del selvaggio indiano, e (diciamolo a loro
+onore) coll’ajuto dei Romagnoli, sfuggire alle ricerche
+dei nemici. Finalmente, di pericolo in pericolo,
+di avventura in avventura, attraversata l’Italia, giunse
+al piccolo porto di Fullonica, ove s’imbarcò per
+l’isola d’Elba.
+</p>
+
+<p>
+Ma giunto in quell’isola, dovette tosto pensare alla
+propria sicurezza, e ripartire al più presto col medesimo
+canotto in cui era arrivato, e che conduceva egli
+stesso remando. Nelle vicinanze di Livorno s’imbattè
+in un bastimento inglese, il cui capitano lo raccolse
+a bordo e lo sbarcò a Porto Venere. Di là Garibaldi,
+portatosi a Chiavari, venne arrestato e tradotto a
+Genova come prigioniero di Stato. Dopo d’aver passato
+qualche giorno chiuso nel palazzo del governatore,
+venne condotto dal generale La Marmora,
+il quale accoltolo con ogni riguardo, fattolo salire a
+bordo del <i>Carlo Felice</i> (fregata da guerra che trovavasi
+ancorata nella rada), gli disse di scegliere egli
+stesso il luogo del suo esiglio, chè la di lui presenza
+nel regno era divenuta incompatibile. Garibaldi chiese
+in via di grazia, che gli permettessero almeno di
+abbracciare i suoi figliuoli e di passare ventiquattro
+ore con essi a Nizza. Venne condotto a Nizza sul <i>San
+Giorgio</i> e, il dì dopo, ricondotto a Genova su questo
+stesso piroscafo. Garibaldi dovendo fare di necessità
+virtù, scelse Tunisi per sua dimora. Ma giunto a
+Tunisi, quel bey, non volendo aver garbugli colla
+<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
+Francia, gli negò ospitalità, proibendogli fino di
+sbarcare. In allora il capitano del bastimento tornò
+indietro, e, in attesa di altri ordini, depose Garibaldi
+nell’isola della Maddalena.
+</p>
+
+<p>
+Il futuro dittatore della Sicilia, già da un mese viveva
+tranquillo in quell’isola nella capanna d’un
+pescatore, certo Pietro Susini, quando il signor Falchi,
+governatore dell’isola, scrisse al governo piemontese
+che era pericoloso il lasciare un tal uomo
+tanto vicino alla Sardegna. Qualche giorno dopo un
+<i>brik</i> da guerra, il <i>Colombo</i>, giungeva alla Maddalena,
+e pigliato il generale, lo conduceva a Gibilterra.
+</p>
+
+<p>
+Il governatore di Gibilterra permise a Garibaldi
+di sbarcare, ma appena ebbe toccato terra, gli ingiunse
+di abbandonare Gibilterra entro sei giorni.
+Garibaldi si tolse subito di là e se n’andò, soletto
+in una barca, a cercare sulle coste barbaresche l’ospitalità
+che gli veniva negata in Europa.
+</p>
+
+<p>
+Giunto a Tangeri, si portò dal console sardo, e
+nominatosi, gli chiese asilo. Il console (il signor
+Carpaneto) lo accolse cortesemente, e il povero esigliato
+fu per sei mesi (cioè fino all’aprile del 1850)
+l’ospite ed il commensale del degno rappresentante
+la Sardegna.
+</p>
+
+<p>
+Nei primi giorni di quella primavera, Garibaldi da
+Tangeri si portò a Liverpool, e nel giugno s’imbarcò
+per Nova-York, ove dimorò tutto un anno. Ivi per
+campare, si associò al suo amico e compatriota Meucci,
+fabbricatore di candele<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>. Poco dopo una società
+americana gli offrì il comando d’un bastimento mercantile,
+<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
+e Garibaldi si chiamò felice di poter riprendere
+la vita del marinajo. Egli fece vela verso Nicaragua,
+verso la Nuova Granata e Panama; ma una
+ardente febbre, che lo spinse a fil di morte, lo obbligò
+a rinunciare a quel comando.
+</p>
+
+<p>
+Guarito, verso la fine del 1851, si portò su di un
+piroscafo inglese a Lima. Nel gennajo del 1852 gli
+si presentò un’altra occasione d’imbarcarsi; un negoziante
+genovese, stabilito nel Perù, gli affidò un
+bastimento da trasporto, sul quale l’ardito marinajo
+andò dall’America in Australia, dall’Australia a Canton,
+tornando a Nova-York.
+</p>
+
+<p>
+Nel principio del 1854, in causa di altri impegni
+contratti, Garibaldi si portò di bel nuovo in Inghilterra;
+soggiornò qualche tempo a New-castle e a
+Londra, poi viaggiando pel Mediterraneo, pervenne,
+il maggio, a Genova.
+</p>
+
+<p>
+Questa volta il governo piemontese ebbe il buon
+senso di accordargli la libertà di vivere in patria.
+Garibaldi si condusse tosto a Nizza, e là visse tutto
+quell’anno affatto oscuro, e occupato esclusivamente
+de’ suoi figli. Per ultimo, cercando una solitudine
+ancor più profonda, comperò un pezzo di terra incolta
+nella quasi deserta isola di Caprera, e vi si
+stabilì l’anno dopo.
+</p>
+
+<p>
+Caprera (i lettori lo sanno) non è che una roccia
+di granito, ricoperta da uno strato di terra fecondabile.
+L’isola è abbastanza vasta, estendendosi in circonferenza
+quindici miglia, e in larghezza, cinque.
+La popolazione dell’isola è formata dai suoi quattro
+proprietarj, cioè dal generale, da un Inglese e da
+due poveri pastori. Di case che meritino questo nome,
+non ce n’è che due, quella del generale e quella
+<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
+(di stile moresco) dell’Inglese, posta sulla punta dell’isola
+verso la Maddalena; i due pastori, che dividono
+con Garibaldi e coll’Inglese la proprietà dell’isola,
+dimorano in certi antri aperti nelle rocce<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Garibaldi pose piede per la prima volta nell’isola
+<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
+di Caprera nel maggio del 1855. Trovò quei massi
+di granito affatto deserti e ricoperti appen’appena
+da un sottil strato di terra, la quale in molti luoghi
+era tanto stracarica di ciottoli, che pochi e tristi
+arbusti vi potevano allignare, e tra questi l’erica
+<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
+e qualche famiglia di erbe aromatiche. Al presente,
+dopo due anni e mezzo di fatiche, l’aspetto dell’isolotto
+è mutato. Vi si scorge una bella e comoda
+casa (Garibaldi a Caprera abitò, prima sotto una
+tenda, poi in una capanna di legno) circondata da un
+muricciuolo lungo circa due miglia, eretto pietra per
+pietra dalle mani del generale, nel recinto; crescono,
+prosperano legumi, mandorli, pomi, peri, castagni,
+le viti e fino la canna da zucchero. Il campo è solcato
+da copiosi ruscelletti distribuiti con arte. Vi
+sono inoltre dei forni con cui si fa carbone delle radici
+sbarbicate dal suolo.
+</p>
+
+<p>
+Nel 1859, Garibaldi aveva divisato di intraprendere
+un viaggio nell’America co’ suoi figli e con
+Bixio, quando gli avvenimenti lo chiamarono di bel
+nuovo alle armi.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Gli astanti avevano ascoltato con sommo piacere
+il racconto del capitano garibaldino, il quale, solleticato
+dai segni di aggradimento coi quali venivano
+accolte le sue parole, disse:
+</p>
+
+<p>
+— Adesso, amici miei, voglio raccontarvi un’altra
+storia...
+</p>
+
+<p>
+— Del generale?
+</p>
+
+<p>
+— Proprio del generale.
+</p>
+
+<p>
+— Bravo! bene! dì su!» gridarono in coro gli
+astanti.
+</p>
+
+<p>
+— Vi voglio raccontare una scena... C’era anch’io,
+e me lo ricordo come se la fosse successa jeri... Ma
+prima datemi da bere, che a forza di mandar fuori
+parole, mi si è seccata la gola come un pezzo d’esca.
+</p>
+
+<p>
+Dato ch’ebbe un lungo bacio al bicchiere, il capitano
+continuò in tal modo la sua narrazione.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Lo scorso autunno il generale si trovava a Ravenna;
+c’erano anche Menotti, sua sorella, e il servitor
+vostro. È una bella città Ravenna! Dopo Roma
+nessuna città ha tanti monumenti... Poi c’e il sepolcro
+di Dante... E la <i>Pineta</i> la contate per nulla?...
+Chi l’ha veduta di voi altri la <i>Pineta</i>?
+</p>
+
+<p>
+Nessuno degli astanti rispose.
+</p>
+
+<p>
+— Dunque nessuno l’ha vista!... Peggio per voi.
+La <i>Pineta</i> è un immenso bosco di pini, nel quale
+Garibaldi, dopo l’affare di Roma, stette nascosto
+più di un mese... Del resto chi ne vuol sapere di
+più non ha che andar a vederla... e se ne troverà
+contento<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Gli astanti risero; e il capitano continuò:
+</p>
+
+<p>
+Era il mattino di una bellissima giornata, serena,
+sorridente come la ciera d’un galantuomo. Entrati
+nella <i>Pineta</i>, la nostra meraviglia cresceva ad ogni
+passo; là ci sono tutte le varietà di verde creato da
+Domeneddio, chè, oltre ai pini alti come giganti, il
+terreno è coperto da un’infinita varietà di arboscelli,
+di macchie, di arbusti selvaggi, frammisti a ciliegi,
+a peri, a pomi, inghirlandati dalle vite che va su
+e giù da un punto all’altro come un serpente. Il generale,
+in quel giorno<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>, nonostante le violenti emozioni
+che doveva provare alla vista di quei luoghi testimonj
+della morte della sua povera moglie e dei patimenti
+che egli aveva dovuto soffrire per sottrarsi alla caccia
+dei Croati, il generale, dico, era di ottimo umore.
+<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
+Parlò a lungo dell’ultima campagna (una magnifica
+campagna diceva lui), e notava con compiacenza che
+durante la guerra, non era stato costretto a punire
+alcuno de’ suoi soldati. Lodava poi moltissimo i
+Romagnoli, e diceva che tra tutte le città della Romagna,
+Ravenna si era sempre distinta per l’assenza
+completa delle rivalità di casta, e per la lealtà e la
+concordia de’ suoi abitanti. Mi ricordo anche del bene
+che disse di un tal Bonnet di Comacchio, che l’aveva
+salvato dalle unghie degli Austriaci, con grave pericolo
+della sua vita. Se Garibaldi si ricordava dei
+Romagnoli, anche questi non l’avevano al certo
+dimenticato, tanto che, quando seppero che egli era
+nella <i>Pineta</i>, accorsero da tutte le parti. Mano mano
+che noi ci addentravamo nel bosco, cresceva la folla,
+crescevano i viva. Avevamo già percorsi circa tredici
+miglia, quando la carrozza ove c’era Garibaldi
+e che precedeva le nostre, voltò a destra e noi, seguendolo,
+ci trovammo tutto ad un tratto innanzi
+ad una fattoria che, come abbiam saputo di poi, è
+proprietà del marchese Guìccioli. Smontati, entrammo
+in un modesto salotto... Era precisamente quello
+in cui spirò Anita Garibaldi, vittima del suo amor
+conjugale....
+</p>
+
+<p>
+Qui vi furono alcuni istanti di silenzio; poi il
+garibaldino, continuò:
+</p>
+
+<p>
+— Se avessi a raccontarvi per filo e per segno
+la festa che il fattore e la sua famiglia, fecero al
+generale (non lo vedevano da dieci anni!) non la
+finirei più! Vi dirò soltanto che in quella solitaria
+fattoria, chiusa in mezzo alla <i>Pineta</i>, trovammo una
+tavola allestita, ma! coi fiocchi... Altro che una collazione!...
+fu un vero pranzo da sposi, che i nostri ospiti
+<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
+seppero rendere doppiamente saporito e allegro,
+tanto furono cortesi e compagnevoli. Eravamo diciotto
+a tavola, e ad ogni minuto entrava qualche Romagnolo
+nel salotto; tutti volevano berne un bicchiere
+col generale, tutti facevano a gara per parlargli,
+rammentandogli qualche avventura del quarantanove,
+qualche pericolo incontrato insieme a lui,
+tanto che in men di mezz’ora, la sala fu zeppa di
+gente, da non potersi movere. Al di là degli usci
+aperti, si vedeva una folla di teste...; ogni tratto si
+udivano grida di gioja: viva Garibaldi! viva l’Italia,
+ecc. ecc. Finita la colazione, e pigliato congedo da
+quella brava gente, risalimmo in carrozza... Indovinate
+un po’ da quanti legni siamo stati accompagnati
+al nostro ritorno dalla fattoria? Nientemeno che da
+cinquanta!
+</p>
+
+<p>
+— Oh?
+</p>
+
+<p>
+— Proprio da cinquanta! Vedete che n’era venuta
+della gente! Dopo un miglio, ci siam fermati davanti
+una cappelletta solitaria, sulla cui porta stava un
+prete che ci accennò di smontare e di seguirlo nella
+chiesuola; entrammo infatti. Presso l’altare c’era una
+tomba coperta da un strato nero, stracarica di ghirlande
+e di mazzi di fiori colti allor’allora. Era la
+tomba di Anita... Noi tutti ginocchioni pregammo per
+quella poveretta... Che momento solenne fu quello!
+c’era un silenzio.... un raccoglimento!... pareva
+che ognuno di noi pregasse per sua madre... Ah! non
+la dimenticherò più quella giornata! non lo dimenticherò
+più quel momento!...
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap14">CAPITOLO XIV.
+<span class="smaller">Milazzo.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="blockchap">
+<p>
+Ho il presentimento, Vittore, di non tornar
+più! Ma ho promesso a Medici di
+esser sempre con lui, e manterrò la
+promessa<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>.
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Come avrete veduto nel principio dell’antecedente
+capitolo, Medici co’ suoi, giunto felicemente a Palermo
+con un grosso piroscafo (gli altri due legni
+l’<i>Utile</i> ed il <i>clipper</i> americano, erano stati catturati<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>)
+<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
+si era acquartierato colla sua brigata nella capitale
+della Sicilia, a disposizione del generale.
+</p>
+
+<p>
+Roberto e Valentino fecero, come si suol dire, gli
+onori di casa al capitano Federico arrivato con Medici,
+e tutti e tre di poi, al nipote della contessa
+Emilia, il quale, ricevuta a mezzo postale una lettera
+della zia e una per Roberto (quella di Dalia), aveva
+stretta relazione col pittore e quindi co’ suoi camerata.
+</p>
+
+<p>
+La contessa nella sua lettera al nipote, gli aveva
+raccontate tutte le tribolazioni, i disastri (come essa
+scriveva) del suo viaggio a Chiavari, tutto insomma
+(dall’episodio del cappellino in fuori) quanto aveva
+sofferto per poterlo raggiungere ed abbracciare prima
+che salpasse per la Sicilia.
+</p>
+
+<p>
+Ernesto, benchè grato a tante prove d’affetto, non
+aveva però potuto a meno di ridere dal <i>qui-pro-quo</i>
+preso dalla zia a proposito dei due Sestri. È bene
+inoltre avvertire, che il gruppetto ricevuto poco dopo
+la lettera, lo aveva meravigliosamente disposto alla
+gajezza.
+</p>
+
+<p>
+E della famosa cassa, che era avvenuto?
+</p>
+
+<p>
+La contessa Emilia non si era data per vinta, e
+con un proscritto in quell’istessa lettera, annunciava
+al nipote che, quando meno se l’aspettava, avrebbe
+ricevuto una cosa che gli avrebbe fatto tanto piacere;
+e finiva lì, pensando di fargli correre l’aquolina
+in bocca.
+</p>
+
+<p>
+Anche Roberto fu lietissimo di ricevere nuove di
+Dalia. Ne disse qualche motto a Valentino, ma non
+<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
+andò più in là. Ma la sera trovatosi soletto, prima
+di coricarsi, rilesse la lettera di Dalia, poi la baciò
+e ribaciò, e si addormentò pensando che gli occhi
+cilestri vincono d’assai i neri, fossero anche grandi,
+limpidi e lampeggianti come quelli di Rosalia.
+</p>
+
+<p>
+La mattina dopo, Roberto rispose alla giovinetta
+con una lunga lettera nella quale fedele alla fattale promessa,
+proseguì il racconto delle sue avventure (tacendole
+però di Rosalia) e delle mirabili vittorie del
+generale, e scrivendo e scrivendo, tanto gli si scaldò
+il sangue, che fu lì in procinto di chiuder la lettera
+col promettere di sposarla finita la guerra... Fortunatamente
+per lui, Valentino entrò in quella a dirgli
+non so che cosa, ma che ebbe virtù di fargli finire,
+chiudere e suggellare in fretta quella lettera, senza
+toccare il tasto del matrimonio. Roberto, pigliato pel
+braccio l’amico, uscì pei fatti suoi.
+</p>
+
+<p>
+Intanto le cose non andavan molto bene nell’isola,
+specialmente nella provincia di Messina, dove la
+cattiva scelta dei nuovi governatori, e la vicinanza
+del nemico tenevano inquieti gli animi. Il dittatore
+pensò quindi di spedire a quella volta il generale
+Medici per assestare le cose, e per osservare davvicino
+i movimenti del nemico.
+</p>
+
+<p>
+La partenza di Medici da Palermo con un corpo
+di volontarj, fu salutata dagli applausi di quei cittadini,
+i quali, da quella spedizione si promettevano
+moltissimo. Medici, giunto a Termini l’ultimo di giugno,
+vi doveva riposare quarantotto ore; ma nello
+stesso giorno arrivarono a lui due corrieri; il primo
+gli portava un dispaccio della segreteria di Stato per
+la guerra e marina, con un ordine dittatoriale che
+lo nominava a comandante di tutta la provincia di
+<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
+Messina con ampie facoltà militari e civili. Era detto
+in quell’ordine, che tutti gl’impiegati militari e finanziarj
+dovessero dipendere da lui, ch’egli avrebbe potuto
+sospenderli, proporne di nuovi, e prendere tutte
+quelle determinazioni che la eccezionalità dei tempi
+gli avesse indicato necessarie per il buon andamento
+delle cose. L’altro corriere, arrivato quasi contemporaneamente,
+veniva da Patti, e recava notizie che
+i regj avevano fatto qualche movimento in avanti.
+Correva inoltre voce (e pareva verace) che un corpo
+di truppe borboniche era uscito da Messina, che si
+inoltrava a marce forzate, anzi che l’avanguardia
+era già arrivata al castello di Spadafora, punto importante,
+perchè domina la strada che conduce a
+Barcellona.
+</p>
+
+<p>
+I garibaldini, ai quali era stato concesso di riposare
+per ventiquattro ore, ebbero l’ordine di ripigliare
+la marcia, non solo, ma di affrettarla.
+</p>
+
+<p>
+Prima però che partissero da Termini accadde un
+fatto che per la sua singolarità merita di essere raccontato,
+tanto più che non ha riscontro nelle storia.
+</p>
+
+<p>
+Termini, al giungere dei volontarj di Medici, fu
+sossopra; quei cittadini accolsero i loro liberatori
+con entusiasmo, disputandosi il piacere, l’onore di
+averne qualcuno a loro ospite e di festeggiarlo il
+meglio che potevano. Ora avvenne che un giovinetto
+terminese, maneggiando imprudentemente un
+revolver d’un garibaldino, fece scattare la molla e
+ricevette una palla nel petto, sicchè restò ucciso sul
+colpo. Questo deplorabile accidente gettò la mestizia in
+mezzo alla gioja e alla festa. Medici non volle lasciar
+Termini prima di appurare l’accaduto; radunò quindi
+un Consiglio di guerra, innanzi a cui venne tradotto
+<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
+il volontario; ma prima ch’egli pronunziasse una
+parola in sua difesa, una donna seguita da una ragazza,
+si aprì la via attraverso la folla e si presentò
+al cospetto dei giudici. Erano la madre e la sorella
+dell’ucciso.
+</p>
+
+<p>
+Allora la povera donna disse piangendo, ma con
+voce sonora: Io era là; so com’è accaduta la disgrazia;
+quel garibaldino è innocente della morte del
+mio figliuolo, che io considero come morto sul campo
+di battaglia; ma essendo abituata ad avere presso di me
+un figlio, io vi prego, cedetemi questo (e così dicendo
+cinse con un braccio il collo del milite), io l’adotto.
+</p>
+
+<p>
+Il volontario venne immediatamente rimesso in
+libertà. La nuova sua madre, impostogli il nome dell’ucciso,
+lo condusse trionfalmente a casa sua, ove
+passò alcuni giorni tra le più affettuose carezze.
+</p>
+
+<p>
+Molti per questo fatto chiamarono quella donna
+un’eroina degna de’ migliori tempi di Sparta. Noi,
+che infatto di maternità abbiamo opinioni molte severe,
+non troviamo di che entusiasmarci nel vedere
+una madre consolarsi sì presto, e con tanta disinvoltura
+della perdita di un figlio, come se si trattasse
+di quella di un marito per andare a seconde nozze.
+</p>
+
+<p>
+Ad ogni modo la condotta di quella madre non è
+al certo il più bell’elogio del defunto.
+</p>
+
+<p>
+Medici col suo corpo camminò tutta la notte, e
+allo spuntar dell’aurora giungeva a Cefalù. Quivi
+volle che i suoi riposassero, tanto più che, dovendosi
+spingere sino a Barcellona, aveva a fare marce
+lunghe e faticosissime, tra monti e spiagge senza
+altre strade che stretti e difficili sentieri. A Cefalù
+le notizie continuavano a giungere poco rassicuranti;
+la provincia rimasta senza amministrazione, aveva
+<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
+bisogno della presenza di un capo per impedire i disordini,
+e per ridonare agli abitanti fiducia e confidenza.
+Il nemico s’ingrossava a Messina, e specialmente
+al Gesso, posizione formidabile sopra Messina,
+e anello tra questa città e Milazzo, ove pure
+giungevano nuovi rinforzi<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Medici, impaziente di portarsi sul teatro ove era
+chiamato ad agire, per guadagnar tempo, lasciò il
+corpo da lui comandato a Cefalù; diede le disposizioni
+necessarie perchè si movesse in avanti con la maggiore
+possibile sollecitudine, e decise di recarsi egli
+stesso con alcuni uffiziali dello stato maggiore e poche
+guide a cavallo, a riconoscere le posizioni, e a
+studiarle più davvicino e nei più minuti particolari.
+</p>
+
+<p>
+Così fu fatto; Medici viaggiando dì e notte, ora
+a piedi ed ora a cavallo, giunse finalmente la mattina
+del 5 a Barcellona. Quivi incominciarono gli atti
+di lui come capo della provincia.
+</p>
+
+<p>
+Viaggiando da Cefalù a Barcellona, Medici sdrajatosi,
+riposava sulla spiaggia del mare insieme al suoi compagni,
+quando un vaghissimo augellino volò sull’arena,
+e vi si fermò; preso, divenne argomento di varie
+osservazioni; vi fu persino chi ne trasse felici augurj.
+Medici pigliatolo in mano, sorridendo disse:
+«Siamo venuti per la libertà, dunque libertà anche
+agli uccelli.» Non aveva ancora finito di parlare che
+già l’uccellino volava libero.
+</p>
+
+<p>
+Medici, ricevuto a Barcellona con ogni manifestazione
+di simpatia e di gioja, e trovando gli animi
+atteggiati a nobili imprese, non tardò a far conoscere
+agli abitanti della provincia, e la sua carica e il suo
+<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
+animo, e quanto sperava dal concorso dei buoni cittadini,
+a vantaggio della causa italiana, alla quale
+tutti dovevano con eguale animo e valore generosamente
+concorrere. Quindi, il 5, pubblicava un bellissimo
+proclama, nel quale sono specialmente ammirabili
+le parole con che spiega, con l’accento
+del soldato, com’egli sentisse la libertà.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto si mostravano continui i movimenti nelle
+regie truppe di Milazzo, rinforzate da nuovi corpi
+che sopraggiungevano da Messina, onde vedevasi
+chiaro che i regj volevano dare una battaglia nelle
+vicinanze di quella città, e, se fortuna arridesse, marciare
+prestamente sulle insorte provincie della Sicilia.<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>
+Medici, fatto accorto dei progetti del nemico,
+non essendo stato ancora raggiunto da tutto il suo
+corpo, cominciò a fare delle escursioni verso Milazzo,
+per istudiare le migliori posizioni, e supplire così, col
+vantaggio di esse, allo scarso numero delle sue forze.
+Il 6 luglio, il generale Medici, ed alcuni de’ suoi uffiziali,
+trasvestitisi, si recarono a Santa Lucia, alla
+destra di Barcellona, e dalla torre di un antico monastero
+guardando la sottoposta pianura di Milazzo,
+concepirono un piano di difesa, pensando specialmente
+di occupare Santa Lucia, posizione molto importante.
+Altri punti vennero visitati in quel giorno
+stesso; si accostarono a Gesso e di là, seguendo la
+catena dei monti verso sud, poterono scorgere Messina,
+dove speravano inalberare quanto prima la
+bandiera dell’unità italiana.
+</p>
+
+<p>
+I volontarj lasciati dal generale Medici a Cefalù,
+marciavano verso Barcellona; e mangiando e alloggiando
+<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
+malamente, tra fatiche inaudite, laceri e scalzi,
+la mattina del 10 giunsero a Barcellona. In
+quattro giorni tutto fu accomodato alla meglio;
+riposati i volontarj, racconciate le scarpe e le vesti,
+ordinate le armi e distribuite le munizioni, talchè
+il 14, il piccolo corpo di Medici accampò a Meri, ad
+un’ora da Barcellona, verso Messina.
+</p>
+
+<p>
+Dalla parte dei regj si era cambiata la guarnigione
+di Milazzo; al comandante Torre Bruna, era stato
+sostituito il generale Bosco, Palermitano, fedelissimo
+al suo re, coraggioso, esperto nelle cose di guerra,
+ma vanitoso, millantatore, fanatico, e che agognava ad
+ogni costo al vanto di abbattere Garibaldi. Bosco
+aveva condotto seco da Messina meglio di 5000 uomini
+di truppe scelte, la più parte cacciatori: cavalleria,
+artiglieria, munizioni, nulla mancava ai regj,
+mentre i nostri, pochi di numero, n’erano scarsamente
+provisti.
+</p>
+
+<p>
+I volontarj si stendevano a destra ed a sinistra del
+paese di Meri. La linea era molto estesa, ma era mestieri
+coprirla, per opporre resistenza su tutte le vie
+nelle quali il nemico poteva spingersi. Questa linea
+era segnata dal letto di un torrentello (il Mela),
+che dai monti, alla destra dei nostri, discende fino
+al mare. Limite della sinistra, era il mare istesso;
+alcune altre stradicciuole, tutte praticabili, serpeggiano
+da Barcellona a Milazzo; alla destra rimaneva
+il paese di Santa Lucia, con un seguito di colline
+descriventi una curva, che si serra alquanto sul
+centro; alcune di queste colline con facile declivio
+si prolungano verso S. Filippo.
+</p>
+
+<p>
+Quasi tutto il letto del Mela è incassato tra due
+muricciuoli, che seguono gli accidenti del letto istesso;
+<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
+e che, mediante alcuni lavori, si prestavano
+a tener fronte ad un attacco. La strada principale per
+Milazzo corre in mezzo alla pianura, e traversa
+il letto del torrente. Questo passaggio era guardato
+da due cannoncini, che i nostri avevano trovato
+a Barcellona, e che costituivano tutta la loro artiglieria.
+Il 15, una colonna di Napoletani uscì da Milazzo,
+ma ad un tratto si fermò e rientrò. Medici,
+a fronte di queste dimostrazioni, per poter movere
+i suoi pochi soldati, senza sguarnire di troppo le
+posizioni, aveva fatto convenire a Meri le guardie
+nazionali, ed alcune squadre dei paesi limitrofi.
+</p>
+
+<p>
+Nella notte del 16, una pattuglia dei nostri, che
+guardava le posizioni di Santa Lucia, si spinse
+verso gli avamposti napoletani; si scambiarono le
+prime fucilate. La mattina seguente, una colonna di
+circa mille uomini, uscita da Milazzo, dirigevasi verso
+le nostre posizioni di destra. Il colonnello Simonetta
+con circa 300 uomini, ebbe ordine di osservarla;
+questi si spinse sulla strada maestra; inviò in ricognizione
+un’avanguardia, e fece avanzare a destra
+una compagnia, comandata dal capitano Cattaneo.
+L’avanguardia ebbe ad avanzarsi per poco, perocchè
+tosto incontratasi coi regj, s’impegnò un vivo
+combattimento. Il nemico lanciò la cavalleria, che
+caricò a tutta possa, ma i volontarj l’attesero col
+maggior sangue freddo e la carica fu respinta. Si
+combatteva a destra e a sinistra, ove i nostri erano
+accorsi per sostenere l’impeto che i nemici facevano
+anche da quella parte. Le forze erano disuguali, pure
+i regj ripiegarono; allora dai nostri si tentò una carica
+alla bajonetta; ma il terreno, troppo malagevole,
+non permise di condurla ad effetto. Alcuni, spintisi
+<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
+troppo avanti, affaticati per le difficoltà del cammino,
+e che nel retrocedere non poterono superare con
+la facilità di prima, rimasero cattivi. I regj, fatti quindici
+prigionieri, dei quali cinque feriti (anche il
+Cattaneo venne fatto prigioniero), non pensarono
+che a ritirarsi, e per essere più sicuri rinnovarono
+una carica di cavalleria; era essa diretta specialmente
+contro coloro che si trovavano sulla strada
+maestra, e fu quivi appunto che i nostri uffiziali si
+scagliarono sopra i cavalieri nemici, uccidendone
+varj. Fatta quest’ultima prova, i Napoletani rientrarono
+in Milazzo. I nostri in quella fazione ebbero
+circa 40 uomini fuori di combattimento, il nemico
+ne perdette circa un egual numero.
+</p>
+
+<p>
+Il generale Medici, vista impegnata la lotta, spinse
+nuove forze verso il luogo del combattimento; quindi
+i volontarj che avevano avuto parte all’azione, poterono
+ritirarsi, e i nuovi arrivati occuparono il
+caseggiato attiguo alla collina che mena sulla strada
+di Santa Lucia, prendendo anche posizione nelle prime
+case del villaggio di S. Filippo, ond’essere in
+grado di resistere ad un nuovo attacco. Il nemico
+infatti faceva continue evoluzioni verso la nostra
+destra; egli mirava a girare quella importante posizione,
+la quale, nel caso che i nostri avessero dovuto
+abbandonare la linea occupata, doveva servir
+loro di ritirata per la via dei monti. Quindi Medici
+ordinò che sulla strada maestra fosse eretta una
+barricata, allo scopo di difendere la linea interposta
+tra la strada istessa ed il sommo della prossima
+collina, ove la nostra destra rannodavasi, alla sinistra,
+colle squadre comandate del colonnello Interdonato.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
+</p>
+
+<p>
+Alle quattro dopo mezzo giorno, il nemico riapparve
+con forze doppie. Egli coronava le alture sopra
+Ceriolo, occupava il paesello di questo nome, scendeva
+per il letto di un torrente, e si avanzava. Allora
+il fuoco ricominciò: regj e garibaldini si trovarono
+faccia a faccia; il maggiore sforzo dei Borboniani era
+di spingersi dalla nostra sinistra alla destra. Conveniva
+perciò tener forte dalla parte ove egli irrompeva con
+maggior impeto, impedire, dalla barricata, il passaggio
+della strada e non lasciare effettuare il suo piano.
+Con questo intendimento Medici mandò ordini ad
+un battaglione, che stava in riserva fra il crocicchio
+della strada per Santa Lucia a destra e Milazzo a
+sinistra, di avanzarsi. Questo rinforzo giunse a passo
+di corsa, proprio nel momento decisivo, quando la
+lotta alla barricata era più accanita, e quando il
+nemico, fatto ardito dalla preponderanza delle sue
+forze, attaccava di fronte la nostra posizione, facendola
+bersagliare ai fianchi da una fucilata veramente
+energica. Il rinforzo rinvigorì l’ardire dei nostri, che
+riacquistato nuovo entusiasmo e coraggio, si slanciarono
+fuori della barricata al grido di: viva Italia;
+indi con una brillante carica alla bajonetta, respinsero
+il nemico dai vigneti, dai muricciuoli e dalle case
+occupate, costringendolo a ripassare in fretta il letto
+del torrente.
+</p>
+
+<p>
+Ma sulle alture il fuoco continuava vivissimo. Il
+nemico, appostati due pezzi sulla strada che dal paese
+sbocca nel torrente, tirava spessi colpi, ma senza
+risultato. Un po’ più tardi lanciò razzi e granate, anch’esse
+senza effetto; indi, aumentato il cannoneggiare,
+dal punto ove erasi riordinato mosse
+ad un nuovo attacco. I nostri lo bersagliarono vigorosamente
+<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
+dalle alture e quelli specialmente della
+barricata, animati dal primo successo, si lanciarono
+di nuovo sulla strada, e caricarono alla bajonetta.
+Per alcuni minuti fu uno spettacolo veramente straordinario;
+perciocchè i nostri correvano avanti, ed i
+Napoletani non meno arditi, correvano loro incontro:
+quando ad un tratto il nemico fermossi sulla riva
+del fiume, la sua colonna si schiuse smascherando
+l’artiglieria che aprì il fuoco. I nostri continuarono
+ad inoltrarsi sulla strada; già avevano occupato una
+casa, e si spingevano avanti quasi fin sopra i pezzi
+dell’artiglieria nemica, ma sopravvenuta la sera, furono
+richiamati.
+</p>
+
+<p>
+In quella fazione i Napoletani si batterono valorosamente:
+i nostri ebbero pochi morti, molti feriti, e
+di bajonetta. Medici, aveva in parte raggiunto il suo
+scopo, perciocchè in quella giornata con energia
+straordinaria, con posizioni ben scelte, e con evidente
+esperienza di guerra, aveva respinto due volte il
+nemico, e più da vicino avevalo serrato dentro
+Milazzo.
+</p>
+
+<p>
+Da Palermo intanto giungevano avvisi di prossimi
+rinforzi; il generale Cosenz stava per arrivare, e
+difatti, il 18, giunse coll’avanguardia al campo dei
+nostri, e visitati i posti, e verificate le posizioni, ne
+rimase grandemente soddisfatto. La mattina del 19
+i nostri volontarj, che erano ancora sotto le armi,
+videro arrivare una carrozza; in un istante tutti i
+beretti si trovarono sulle bajonette; dal cuore e dalla
+bocca di quei bravi militi uscì un grido indescrivibile;
+essi avevano riconosciuto Garibaldi. Il legno
+che giungeva in quel momento conteneva il dittatore
+della Sicilia, in camicia rossa, e col solito cappello
+nero.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span>
+</p>
+
+<p>
+Garibaldi, dal primo ingrossarsi del nemico in Milazzo,
+aveva compreso che l’armata borbonica intendeva
+dare battaglia; e volendo trovarsi presente
+e comandare in persona i suoi volontarj, lasciato in
+Palermo qual prodittatore il generale Sirtori, affrettò
+la sua partenza, e raggiunse in tempo il campo
+di Medici. Il giorno stesso del suo arrivo si fece
+un nuovo esame a tutte le posizioni. Garibaldi chiede
+di tutto, interroga su tutto, osserva minutamente
+ogni cosa, approva con espansione d’animo l’operato
+di Medici, gli serra più volte la mano, e la sera, prima
+della cena, fumando il suo sigaro, scrive l’ordine
+del giorno, col quale promove a maggiori generali,
+Medici, Cosenz, Bixio e Carini; aggiunge, la
+brigata Medici avere ben meritato della patria; i suoi
+militi assaliti da forze superiori aver provato ancora
+una volta, ciò che valgano le bajonette dei figli della
+libertà.
+</p>
+
+<p>
+La mattina del 20, Garibaldi, presi gli opportuni
+concerti col generale Medici, fece diramare i suoi
+ordini alle truppe. Alle 5 del mattino queste erano
+tutte sotto le armi e pronte a marciare; due colonne
+dovevano formarsi; una comandata dal colonnello
+Simonetta, l’altra dal colonnello Malenchini;
+queste colonne avevano ordine di recarsi da Meri a
+S. Pietro, ove giunte, avrebbero avute nuove istruzioni.
+La colonna Simonetta, era composta dei battaglioni
+non completi del I.º reggimento e d’una
+compagnia del III.º battaglione, con aggregati il battaglione
+bersaglieri, comandato dal maggiore Specchi
+e circa 20 uomini armati di carabina. La colonna
+Malenchini era composta dei tre battaglioni del II.º reggimento,
+più una compagnia di volontarj messinesi.
+<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span>
+S’era ordinata una colonna di riserva, la quale si
+componeva del battaglione Dunn, già arrivato, del
+battaglione Corte, del battaglione Corrao e del battaglione
+Valchieri; le quali forze, essendo i battaglioni
+molto sottili, potevano ammontare a circa 3500
+uomini.
+</p>
+
+<p>
+La prima colonna ebbe l’ordine di percorrere lo
+stradale di Messina sopra S. Pietro a Milazzo, occupando
+le case ed i vigneti, in gran parte cinti di
+muri. La seconda colonna, descrivendo una diagonale,
+si recò ad occupare Barone, che è una frazione
+di S. Pietro. Erano queste le due colonne d’attacco,
+alle quali fu ingiunto di distendersi, onde collegarsi
+e formare una sola fronte di battaglia, la quale doveva
+inoltrarsi molto avanti, a destra, per osservare
+davvicino le mosse, e le posizioni del nemico. Simile
+incarico aveva avuto pure la sinistra, allo scopo di
+sorvegliare il nemico dalla parte della marina, d’onde
+poteva seriamente minacciare il fianco dei nostri.
+</p>
+
+<p>
+I regj intanto erano usciti da Milazzo con forze poderose,
+e avevano avuto agio di far loro pro d’ogni
+cosa, d’ogni prominenza, dei muri e dei vigneti, per
+combattere coperti stando sulla difensiva, o per spingersi
+avanti contro i nostri. Ciò avevano ottenuto
+moltiplicando i corpi d’osservazione; nè i garibaldini
+potevano molestarli, sia perchè disponevano di forze
+inferiori, sia perchè non era loro intenzione di attaccare
+la fronte del nemico. Ne veniva per conseguenza
+lo spiegamento dei nostri, e tanto più perchè l’esercito
+Napoletano stendevasi molto a sinistra verso i
+mulini, ed a destra quasi fino alla marina. Il nemico
+non poteva temere di estendersi troppo, e perchè
+così facendo teneva in rispetto e sorvegliate le nostre
+<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span>
+ali; e per ultimo perchè, qualora fosse stato costretto
+a ripiegarsi, sarebbesi concentrato con maggior
+potenza al centro, in guisa da poter operare
+in quel punto energicamente, nulla avendo a temere
+ai lati, garantito come era dal mare. Particolarmente
+alla sinistra, i Napolitani avevano ben munite con
+molta artiglieria le case dei mulini, e gli sbocchi
+principali delle strade.
+</p>
+
+<p>
+I due eserciti stavano già in faccia l’uno dell’altro;
+erano le sette del mattino, quando il nemico mosse
+dalla sua destra verso la sinistra dei nostri e l’attaccò.
+Repentinamente il fuoco si aprì su tutta la
+linea. Il generale Medici ordinò alla colonna Simonetta
+di spingere una parte della sua gente verso
+Archi, onde rendersi padrone delle mosse nemiche
+a sinistra. Questo movimento eseguito dal maggiore
+Migliavacca, coadjuvato dal maggiore Croff, fece sloggiare
+i regj dalle posizioni che avevano occupate;
+dal lato sinistro i nostri si spingevano avanti, stendendosi
+verso la marina, movimento che si dovette
+appoggiare coi rinforzi del centro, il quale per portarsi
+all’altezza della sinistra, fu costretto ad inoltrarsi;
+imbattutosi col nemico, e impegnò un vivissimo combattimento.
+Così nel tempo stesso si pugnava al
+centro, alla sinistra ed alla destra. I Napoletani
+combattevano valorosamente, e tanto che, dopo lungo
+tempestare, alla sinistra cominciavano ad avere il
+sopravvento. L’artiglieria, che imboccava la strada,
+e che fulminava i nostri, rendeva i nemici superiori.
+Il fianco dei nostri era gravemente minacciato.
+Il generale Medici spediva immantinente a quella
+volta un uffiziale di stato maggiore colla metà del
+battaglione Dunn che era di riserva. Con questi rinforzi
+<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span>
+e con l’energia del generale Cosenz che dirigeva
+quella parte del combattimento, i nostri riuscirono
+a ripigliare i posti perduti. Ma il nemico che a cagione
+del ripiegamento a sinistra aveva avuto campo
+di spingere nuove forze al centro, imperversava
+furiosamente da questo punto.
+</p>
+
+<p>
+Garibaldi, dalla strada, colla parola, col gesto coll’esempio
+dirigeva l’attacco; già combattevasi un’altra
+volta su tutta la linea. Contro le forze del centro,
+fatte quasi irresistibili dalle circostanze naturali, gli
+sforzi dei nostri prodi non valevano. Molti di quei
+generosi caddero, e molti altri più animosi ancora,
+si avanzavano in mezzo a quell’eccidio. Ma il solo
+coraggio non bastava; le nostre perdite di momento
+in momento si facevano più sensibili; tutte le nostre
+truppe erano giunte, tutte erano al fuoco, anche le
+riserve; il momento era pur troppo decisivo.
+</p>
+
+<p>
+Un movimento a destra fu quello che decise le
+sorti della giornata in favore di Garibaldi. Accennando
+energicamente dalla nostra estrema destra al
+fianco sinistro, ed al centro nemico, si cambiò la
+situazione, perciocchè, i regj improvvisamente incalzati
+dal nuovo movimento, cominciarono a ritirarsi,
+e il terreno da loro abbandonato veniva occupato
+dai nostri. Le truppe nemiche si ritiravano in Milazzo,
+si riordinavano, tentavano di scendere a nuova battaglia,
+ma alcuni colpi di cannone del piroscafo il
+Veloce, sopra cui in quel frattempo erasi imbarcato
+Garibaldi, li costrinse a continuare il movimento di
+ritirata.
+</p>
+
+<p>
+Nella lotta del centro, un pezzo d’artiglieria dei regj
+rimaneva nelle mani ai nostri; un drappello di cavalleria
+fu lanciato a riconquistarlo, ma invano perciocchè
+<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
+oltre al pezzo, perdettero anche i cavalli, e
+quasi tutti i cavalieri. Vi furono lotte corpo a corpo,
+colpi di <i>revolver</i> a bruciapelo, cavalli azzuffantisi insieme;
+dittatore, generali ed uffiziali dovettero giuocar
+di spada; tanti sforzi condussero i nostri sino al
+ponte di porta Milazzo. Contemporaneamente i nostri
+di sinistra giungevano alla lor volta, dopo d’aver
+superate le posizioni nemiche.
+</p>
+
+<p>
+Ma la lotta non era ancora finita; il passaggio del
+ponte era difficilissimo; la moschetteria e la mitraglia
+grandinavano senza posa. I garibaldini fecero sosta
+ai Magazzeni, che erano alla loro sinistra; con molto
+ardimento riuscirono a trascinare sul ponte i due
+cannoncini che possedevano, i quali, se materialmente
+non potevano offendere gran che, moralmente imponevano
+al nemico, che credette i nostri essere possessori
+di un’artiglieria. I Napoletani avevano occupate
+tutte le case appena fuori della città, e dal
+molo, e di dietro le barche, tiravano con molto successo
+con le loro carabine; le artiglierie mandavano
+palle e mitraglia, e qualche bomba. A sloggiare i
+cacciatori, fu mestieri stabilire una linea d’attacco,
+che dal ponte, pei vigneti cinti di mura, andava sino
+alla marina, e conduceva molto vicino alla città, alle
+case ed alle posizioni occupate dal nemico. In questo
+incontro specialmente giovarono moltissimo i colpi dei
+nostri piccoli pezzi. Frattanto un battaglione fresco,
+che aveva avuto ordine di rimanere a Meri a guardare
+le posizioni sulla marina, e che, deciso il combattimento
+in favore dei nostri, s’era portato sul
+posto a passo di corsa per raccogliere definitivamente
+il frutto della giornata, fu spinto contro la
+città per entrarvi. D’allora in poi il nemico non oppose
+<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
+seria resistenza, ma di posizione in posizione
+raccogliendosi, s’affrettò a ritirarsi nel forte. Vi fu
+un momento in cui si vide il generale Medici a cavallo,
+nella strada principale di Milazzo, in mezzo
+ad un nembo di fumo, ma fortunatamente ne uscì
+sano e salvo.
+</p>
+
+<p>
+Il combattimento finì alle 5 pomeridiane; era
+quindi durato dieci ore. I nostri tra morti e feriti
+perdettero circa 800 uomini; il maggiore Migliavacca
+lasciava la vita sul campo. Il nemico ebbe gravi perdite,
+ma inferiori alle nostre.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Il romanziere Alessandro Dumas trovossi presente
+a questa battaglia. Egli prima della spedizione di
+Sicilia avveva avvicinato il generale Garibaldi a Milano
+ed a Genova per avere da lui schiarimenti sulla
+sua vita e sui suoi fasti, per pubblicarli in un giornale
+di Parigi e in un’ampia biografia. Quando seppe
+lo sbarco di Garibaldi in Sicilia e la sua entrata in
+Palermo, si affrettò a raggiungerlo, e partitosi di Marsiglia
+giunse alla capitale dell’isola. Quivi conferì
+col dittatore, indi si diresse alla volta di Catania. Fu
+di là che intese vagamente come una colonna napoletana
+era partita da Messina per incontrare Medici.
+Spedito un messo al console francese di Messina,
+e da lui avuta risposta che la nuova era vera, senza
+perder tempo, levata l’àncora partì alla volta di Milazzo.
+Egli giungeva nel golfo orientale appunto
+quando il combattimento era incominciato. In alcune
+sue lettere dirette al brigadiere Giacinto Carini, ispettore
+generale di cavalleria, descrive minutamente
+le vicende ed i fatti di quella giornata. Noi riprodurremo
+un brano d’una sua lettera per mostrare in
+<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span>
+qual pericolo si fosse trovato quel giorno il generale
+Garibaldi, e quali furono i supremi sforzi dei nostri.
+</p>
+
+<p>
+«Il fuoco (scrive il Dumas) cominciò alla sinistra
+a mezza strada tra Meri e Milazzo. S’incontrarono gli
+avamposti napoletani nascosti tra i canneti. Dopo
+un quarto d’ora di moschetteria sulla sinistra, il centro
+alla sua volta si è trovato in faccia alla linea napoletana,
+e l’ha attaccata e sloggiata dalle prime posizioni.
+</p>
+
+<p>
+«La dritta in questo frattempo scacciava i Napoletani
+dalle case che occupavano.
+</p>
+
+<p>
+«Ma le difficoltà del terreno impedivano ai rinforzi
+di arrivare. Bosco spinse una massa di 6000 uomini
+contro 5 o 600 assalitori che l’avevano costretto a
+rinculare, e che, soprafatti dal numero, erano stati
+obbligati ad indietreggiare alla lor volta.
+</p>
+
+<p>
+«Il generale spedì tosto a chieder dei rinforzi; arrivati
+che furono, attaccò di nuovo il nemico nascosto
+tra i canneti, e riparato dietro i fichi d’India. Ciò
+era un grande svantaggio per i volontarj, che non
+potevano caricare alla bajonetta.
+</p>
+
+<p>
+«Medici, marciando alla testa dei suoi, aveva avuto
+il cavallo ucciso sotto di sè. Cosenz aveva ricevuto
+una palla morta nel collo ed era caduto a terra; lo si
+credeva ferito mortalmente, allorchè si rialzò gridando:
+Viva l’Italia! La sua ferita, fortunatamente, era
+leggiera.
+</p>
+
+<p>
+«Garibaldi si pose allora alla testa dei carabinieri
+genovesi, con alcune guide per affrontare i Napoletani
+ed attaccarli di fianco, togliendo così la ritirata
+ad una parte di essi. Ma si imbattè in una batteria
+che fece ostacolo a siffatta manovra.
+</p>
+
+<p>
+«Missori ed il capitano Statella, si spinsero allora
+avanti con una cinquantina d’uomini; il generale Garibaldi
+<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span>
+era alla testa e dirigeva la carica; a venti
+passi il cannone fece fuoco a mitraglia.
+</p>
+
+<p>
+«L’effetto fu terribile; cinque o sei uomini solamente
+rimasero in piedi; il generale Garibaldi ebbe
+la suola d’una scarpa, e la staffa portata via da una
+palla di cannone; il di lui cavallo ferito divenne
+indomabile, sicchè fu costretto ad abbandonarlo,
+lasciando nella sella il suo <i>revolver</i>. Il maggior Breda
+e il suo trombetto furono colpiti ai fianchi. Missori
+cadeva da cavallo, il quale era ferito a morte da
+una scheggia. Statella restava in piedi, fra un uragano
+di mitraglia; tutti gli altri, morti o feriti.
+</p>
+
+<p>
+«Da tutti si combatteva, e valorosamente.
+</p>
+
+<p>
+«Il generale, vedendo allora l’impossibilità di prendere
+il cannone che aveva fatto tutto questo danno
+di fronte, comanda al colonnello Dunn di scegliere
+qualche compagnia e di lanciarsi con essa attraverso
+i canneti, raccomandando a Missori e a Statella
+di saltare appena sormontati i canneti al di sopra
+del muro, e poscia di impadronirsi del cannone che
+doveva essere a poca distanza.
+</p>
+
+<p>
+«La mossa fu eseguita da due uffiziali, e da una
+cinquantina d’uomini, ma allorchè arrivarono sulla
+strada la prima persona che vi trovarono fu il generale
+Garibaldi a piedi e colla sciabola in pugno.
+</p>
+
+<p>
+«In questo momento il cannone fa fuoco, uccide
+alcuni dei nostri; gli altri si lanciano sul pezzo, se
+ne impadroniscono, e lo portano via.
+</p>
+
+<p>
+«Allora la fanteria napoletana s’apre, e dà il passaggio
+ad una carica di cavalleria, che si avventa
+per riprendere il pezzo.
+</p>
+
+<p>
+«I militi del colonnello Dunn, poco abituati al fuoco
+si dividono a due lati della strada in luogo di sostenere
+<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
+la carica alla bajonetta, ma a sinistra sono
+trattenuti dai fichi d’india, a dritta da un muro. La cavalleria
+passa come un turbine: da due lati i Siciliani
+allora fanno fuoco; l’esitanza d’un momento svanita.
+</p>
+
+<p>
+«Le schioppettate continuano a destra e a manca;
+l’uffiziale napoletano s’arresta e vuol tornare indietro,
+ma ecco in mezzo alla via serrargli il passo
+Garibaldi, Missori, Statella e cinque o sei altri. Il
+generale salta alla briglia del cavallo dell’uffiziale
+gridando: arrendetevi. L’uffiziale per tutta risposta
+gli tira un fendente, il generale lo para, e d’un
+colpo di rovescio gli spacca la gola. L’uffiziale vacilla,
+e stramazza; tre o quattro sciabole sono alzate
+sul generale, che ferisce uno degli assalitori
+con un colpo di punta. Missori ne uccide altri due
+e il cavallo d’un terzo con tre colpi di <i>revolver</i>.
+Statella mena le mani dalla sua parte, e ne uccide
+un altro. Un soldato smontato di sella si getta alla
+gola di Missori, che a bruciapelo gli fracassa la testa
+con un quarto colpo di <i>revolver</i>.
+</p>
+
+<p>
+«Durante questa lotta di giganti, il generale Garibaldi
+ha rannodato gli uomini sgominati.
+</p>
+
+<p>
+«Egli carica con loro, e mentre riesce a sterminare
+o a far prigioni i cinquanta cavalieri dal primo fino
+all’ultimo, incalza alla fine colle bajonette, secondato
+dal resto del centro; i Napoletani fuggono; i Bavaresi
+e gli Svizzeri tengono fermo un momento, ma
+alla fine fuggono essi pure.
+</p>
+
+<p>
+«La giornata è decisa, la vittoria non è ancora,
+ma sarà, dell’eroe d’Italia.»
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Milazzo, città costruita a cavaliere su d’una penisola,
+conta circa 14,000 abitanti; ma essi erano
+<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
+tutti spariti; molti usciti di città e sparsi per le campagne,
+e molti ancora chiusi nelle proprie case, talchè
+quando i nostri vi entrarono, non rinvennero
+una città, ma un sepolcro. Un sol uomo fu visto;
+egli era un vecchio che usciva da una casa con lo
+spavento negli occhi e nella persona; era la sua testa
+canuta, e portava nella destra una daga sguainata:
+pareva che egli cercasse la vita, ma incontrò sventuratamente
+la morte; una cannonata a mitraglia lo
+gettava a terra orribilmente mutilato. Per alcune ore
+non fu vista anima viva; i cacciatori delle Alpi erravano
+per le città col fucile tra le mani, con la minaccia
+negli occhi. Medici, a cavallo, stava alla loro
+testa; i colpi a palla e a mitraglia continuavano spessi
+ed accompagnati da granate; ma i nostri seguitavano
+la loro marcia in avanti. La maggior parte di essi si
+riuniscono alla marina; alcune compagnie vanno ad
+occupare le posizioni elevate intorno al forte, e lo stringono
+da vicino; dal convento de’ Cappuccini mandano
+contro i regj pochi ma ben aggiustati colpi di
+carabina; così da altura in altura si portano nel punto
+più elevato dell’istmo, proprio ove sorge il mulino a
+vento d’onde, alla distanza di circa cinquecento metri,
+si domina buona parte dell’interno del forte. La fucilata
+durò viva sino alla sera; alla notte, i colpi si
+fecero radi, più come avvisi di <i>allerta</i> che per offendere.
+In quella notte il quartiere generale era
+alla marina, sul sagrato di una chiesa.
+</p>
+
+<p>
+Era spettacolo singolare veder colà Garibaldi sdrajato
+per terra riposarsi delle durate fatiche, e circondato
+dal suo stato maggiore, dettare proclami,
+e annunciare all’Europa la presa di Milazzo, a molte
+madri la morte dei loro figli, e al governo di Napoli
+<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
+la disfatta delle truppe comandate dal generale
+Bosco.
+</p>
+
+<p>
+Il 21, il fuoco di moschetteria e di artiglieria continuava.
+Per precauzione i nostri avevano erette alcune
+barricate; erasi anche disposto per alcune opere
+di contro fortificazione, che dovevano servire al collocamento
+di alcuni pezzi, che dovevano battere il
+castello nel lato più debole, ma non poterono essere
+collocati, perchè mancavano i mezzi alle opere. Intanto
+cominciavano le trattative per la capitolazione; ma
+il generale Bosco pretendendo gli onori di guerra,
+e Garibaldi non volendoglieli accordare, quel giorno
+e il seguente passarono senza che nulla si fosse
+definito. Quando in sul vespro del 23, apparvero
+sette legni a vapore parte napoletani e parte francesi,
+ma al servizio di Napoli per capitolare col generale
+Garibaldi. Il 24 fu conclusa la capitolazione a
+queste condizioni:
+</p>
+
+<p>
+«Che la guarnigione uscisse dal forte, e s’imbarcasse
+sui legni che erano in porto, con tutti gli onori di
+guerra:
+</p>
+
+<p>
+«Che dovesse portar seco l’armamento ed il bagaglio:
+</p>
+
+<p>
+«Che dovesse lasciare nel forte tutte le bocche da
+fuoco, tutti i cavalli, compresi quelli degli uffiziali e
+dello stesso comandante Bosco, e la metà dei muli.»
+</p>
+
+<p>
+I nostri acquistarono in quella occasione trentasei
+cannoni, due in bronzo e trentaquattro in ferro, centotrentanove
+cavalli e ottantatre muli.
+</p>
+
+<p>
+Noteremo essere stato stabilito che i pezzi d’artiglieria
+ceduti, non dovessero essere menomamente
+danneggiati, ma sedici di essi vennero slealmente inchiodati;
+furono fatte da parte di Garibaldi energiche
+<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
+proteste; si era quasi al punto di rompere le trattative,
+ma l’ammiraglio Anzani, che trattava per la
+parte di Napoli, si mostrò così dispiacente dell’accaduto,
+parlò tanto caldamente della sua completa
+ignoranza di quel fatto, e riprovò così altamente
+la vergognosa violazione dei patti, che i nostri uffiziali
+non fecero più parola dei cannoni inchiodati.
+Il 24, a sera, le truppe borboniche avevano totalmente
+sgombrata Milazzo; il 25, Medici prendeva i
+necessarj concerti per la partenza; la notte del 26 il
+suo corpo bivaccava sulle alture di Messina, in cui
+la mattina del 27 doveva entrare in mezzo agli applausi
+della popolazione.
+</p>
+
+<p>
+Così ebbe fine la battaglia di Milazzo, dalla quale
+il generale Bosco molto promettevasi; battaglia, che
+dai soldati napoletani fu valorosamente combattuta,
+e nella quale i volontari di Garibaldi colsero una
+imperitura corona di gloria. Dolorosa oltremodo riuscì
+al campo dei nostri la perdita del valoroso Migliavacca.
+</p>
+
+<p>
+Come succede sempre dopo una battaglia, i volontarj
+erravano qua e là pel campo, incrociandosi,
+e chiedendosi a vicenda notizia degli amici più cari.
+Valentino, benchè stracco morto, gironzava già da
+un pezzo, senza che ancora avesse potuto venire a
+capo di raggranellare qualche notizia de’ suoi camerati.
+</p>
+
+<p>
+Quando Dio volle, poco prima che calasse la notte
+(una notte siciliana, limpida, fresca, stellata, rischiarata
+dalla luna) incontrò il capitano Federico, il
+quale, accortosi che il suo povero cavallo era sfinito
+dalla fatica, scesone, camminava pedestre, tirandosi
+dietro colla briglia l’animale:
+</p>
+
+<p>
+— Oh! capitano! quanto ho caro di vederla.... È
+un pezzo che la cerco...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Addio, il mio Valentino! rispose Federico stringendogli
+affettuosamente la mano. Sano e salvo, eh?
+</p>
+
+<p>
+— Come un pesce, grazie a Dio! Ma è però un
+miracolo se son qui, glielo dico io!..
+</p>
+
+<p>
+— Ah, sì perdio! la fu una giornata calda.
+</p>
+
+<p>
+— E dei nostri ha notizie, capitano?
+</p>
+
+<p>
+— No, Valentino; anzi voleva chiederne a te.
+</p>
+
+<p>
+— Io non ne so niente. Roberto...
+</p>
+
+<p>
+— Era alla barricata sulla strada...
+</p>
+
+<p>
+— Brutto sito!... E del signor Ernesto...
+</p>
+
+<p>
+— Ernesto era con Roberto; gli ho veduti io assieme,
+quando quei di Medici si sono mischiati con
+quelli di Bixio là alla barricata.
+</p>
+
+<p>
+Così dicendo erano giunti presso un bivacco, sotto
+un gruppo di alberi, e dal quale partirono tosto
+allegre voci che chiamavano: Federico!... Valentino!...
+qui, qui con noi....
+</p>
+
+<p>
+I chiamati, appressatisi, conobbero tosto, al chiaro
+di luna, cinque o sei visi amici. Ricambiatesi le
+strette di mano, sedettero in giro intorno al fuoco
+su cui rosolavano alcune fette di carne porcina, infilzate
+sulle bacchette da fucile. Sull’erba stavano
+disposti alcuni fiaschi, e cacio e pane e frutti.
+</p>
+
+<p>
+La conversazione ferveva animatissima, come succede
+di chi ha molte cose da raccontare, ma molte,
+in modo che tutti vogliono essere i primi a parlare
+per timore che la memoria non giunga a ritenere
+tutte le idee che ronzano nei cervelli. Erano argomento
+di tutti questi discorsi le diverse fasi della
+battaglia; i pericoli corsi individualmente e quelli
+affrontati in comune; l’accanimento con cui s’erano
+battuti i regj, degno d’una causa migliore; il combattimento
+a corpo a corpo sostenuto dal generale,
+<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span>
+da Missori, e dagli altri pochi che aveva con sè;
+quanto accadde al Liparacchi comandante il <i>Veloce</i><a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>;
+poi vennero le lamentele per le morti, per le ferite
+dei compagni, e via via.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tutti questi discorsi però, lieti o lugubri che fossero,
+non avevano possa di affievolire l’appetito
+in que’ giovanotti, i quali, digiuni fin dal mattino,
+appena la carne parve cotta, si accinsero a far onore
+al festino.
+</p>
+
+<p>
+Staccate quelle fette di carne dalle bacchette ed
+equamente distribuite, i commensali cominciavano già
+a stracciarle co’ denti, quando s’udì gridare:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ohe! e io?... Ohe! piano piano;... voglio anch’io
+la mia parte...
+</p>
+
+<p>
+Tutti gli sguardi si rivolsero verso un giovane
+uffiziale, il quale, odorata da lungi la cena, precipitava
+verso quella a passo di corsa.
+</p>
+
+<p>
+Era Roberto.
+</p>
+
+<p>
+L’appetito di Roberto era proverbiale tra i suoi
+commilitoni; tuttavia, benchè sapessero di avere in
+lui un formidabile concorrente, coll’accoglierlo festosamente,
+col fargli posto, col porgergli tosto una
+lauta porzione di carne, mostrarono quanto se lo
+tenessero caro.
+</p>
+
+<p>
+Roberto sedutosi, mosse in giro lo sguardo sui
+suoi compagni, nominandoli ad alta voce, e con gioja
+mano mano li discerneva.
+</p>
+
+<p>
+— Qui tutti! qui tutti sani e salvi!... Benone perdio!
+Ma che dico tutti!.... Pur troppo ne manca
+uno!... continuò di poi crollando il capo.
+</p>
+
+<p>
+— Chi manca? gli chiesero i compagni guardandosi
+l’un l’altro.
+</p>
+
+<p>
+— Manca Ernesto.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! è vero...
+</p>
+
+<p>
+— Che n’è avvenuto? chiesero ad una voce Federico
+e Valentino.
+</p>
+
+<p>
+— È morto, rispose mestamente il pittore.
+</p>
+
+<p>
+— Morto?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, una palla lo colpì dritto nel cuore, poco
+prima che morisse Migliavacca.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, povero Ernesto! Un così buon giovane!...
+</p>
+
+<p>
+— Spirò nelle mie braccia, là dietro quella maledetta
+barricata!... Perdio! i nostri cadevano come
+le mosche...
+</p>
+
+<p>
+— E così?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span>
+</p>
+
+<p>
+— E così, intanto che io, raccolto uno schioppo
+da terra, mi divertiva per mio conto, chè già dietro
+la barricata non c’era da far nulla nè colla sciabola,
+nè col <i>revolver</i>, sento Ernesto che grida: Roberto!
+mi volto, e allungo il braccio appena a tempo
+per sostenerlo. Egli aveva già gli occhi semichiusi...;
+lo abbraccio, lo trasporto dietro un albero;... gli parlo,
+ma inutilmente; mormorò qualche parola che non
+ho potuto capire, e felice notte!... spirò.
+</p>
+
+<p>
+— Povero Ernesto!... Pace alla sua anima! dissero
+in coro gli astanti, mandando l’ultimo saluto al
+prode giovinetto morto combattendo per la patria.
+</p>
+
+<p>
+— Dopo la battaglia, continuò Roberto, ho fatto
+trasportare il cadavere all’ambulanza... Non che ci
+fosse a sperare,... ma a buon conto l’ho fatto
+visitare dal nostro dottore. Quando fu constatato
+che era proprio morto, gli abbiamo frugato nelle
+tasche per vedere se ci fosse qualche carta, qualche
+lettera, insomma qualche cosa che potesse interessare
+la di lui famiglia...
+</p>
+
+<p>
+— Cos’avete trovato?
+</p>
+
+<p>
+— Ecco qua! (così dicendo trasse di tasca due
+lettere) quest’è una lettera di sua zia.
+</p>
+
+<p>
+— So cos’è, disse Federico; è la lettera che accompagnava
+certi <i>marenghi</i>...
+</p>
+
+<p>
+— Proprio quella; e quest’altra è.... insomma
+è un affar di cuore. Poi gli togliemmo dal taschino
+l’orologio; eccolo qui! lo voglio consegnare io stesso
+a quella buona donna di sua zia... È una memoria.
+</p>
+
+<p>
+— E i denari?
+</p>
+
+<p>
+— Eccoli in questo portamonete; dodici <i>marenghi</i>,
+e delle monete d’argento e di rame. Cos’abbiamo
+a farne di questo denaro?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Godiamceli allegramente, rispose un milite filosofo.
+</p>
+
+<p>
+— No, bisogna mandarli a sua zia, disse un altro.
+</p>
+
+<p>
+— Facciamogli fare una lapida?
+</p>
+
+<p>
+— Io invece direi di darli all’asilo infantile che
+il generale ha fatto aprire a Palermo.
+</p>
+
+<p>
+Quest’ultimo progetto fu accettato a pieni voti.
+</p>
+
+<p>
+Finita la cena, que’ giovinetti, accesi i loro sigari
+si sdrajarono sull’erba. Pochi minuti dopo erano sepolti
+in un profondo sonno.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Il 28 luglio, in forza di una convenzione stipulatasi
+tra i generali Clary e Medici, i regj sgombrarono
+Messina, riducendosi nella cittadella.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap15">CAPITOLO XV.
+<span class="smaller">Messina ed il Monarca.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="poem-container">
+<div class="poem inl"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Nux erat, et placidum carpebant fessa soporem</p>
+<p class="i01">Corpora per terras, sylvæque et sæva quierunt</p>
+<p class="i01">Æquora: cum medio volvuntur sidera lapsu:</p>
+<p class="i01">Cum tacet omnis ager, pecudes, pictæque volucres,</p>
+<p class="i01">Quæque lacus late liquidus, quæque aspera dumis</p>
+<p class="i01">Rura tenent, somno positæ sub nocte silenti</p>
+<p class="i01">Lenibant curas, et corda oblita laborum.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i08"> (<span class="smcap">Virgilio</span>. <i>Eneid. Lib. IV</i>)</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<p>
+Medici, conchiusa la convenzione, partì alla volta
+di Gesso, ove aveva stabilito il suo quartier generale.
+</p>
+
+<p>
+La fama della stipulata convenzione si sparse immantinente
+lungo la spiaggia, e tra le campagne circonvicine,
+sicchè i Messinesi, che prima s’erano
+sbandati temendo il bombardamento, a torme rientrarono
+in città. Dai balconi, dalle logge, dalle vie,
+si videro sventolare i tre colori nazionali e tutta
+la popolazione si abbandonò al tripudio per la libertà
+con tanta ansia desiderata. Poco prima del mezzogiorno,
+<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span>
+la festa si animò di bel nuovo per l’arrivo
+di Medici che rientrava in città alla testa della sua
+divisione.
+</p>
+
+<p>
+Due ore dopo si spargeva per Messina la notizia
+che arrivava il dittatore. Infatti egli era alle porte
+della città. Tosto i Messinesi accorrono, lo circondano,
+staccano i cavalli dalla sua carrozza e lo conducono
+in trionfo fino al palazzo ove alloggiava Medici.
+Quivi giunto, fu costretto ad affacciarsi replicatamente
+al balcone per mostrarsi al popolo, che lo acclamava
+liberatore dell’isola. La sera, la città comparve quasi
+per incanto illuminata tutta, e pavesata di un infinito
+numero di bandiere italiane. Quella notte stessa,
+verso le 11, da una mano di gente furono abbattute
+le due statue in marmo state erette in onore dei
+due sovrani borboni Ferdinando I e Francesco I.
+Il generale Medici ed il sindaco, informati di ciò,
+spedirono della forza imponente per evitare che si
+distruggessero le altre due, di Carlo III e Ferdinando II,
+capilavori d’arte, le quali in seguito vennero levate
+di là e custodite nel museo dell’università.
+</p>
+
+<p>
+Giammai Messina era apparsa sì bella.
+</p>
+
+<p>
+Messina, l’antica <i>Zancle</i>, detta di poi <i>Messana</i> (ricorriamo
+di bel nuovo all’albo dell’infaticabile garibaldino
+milanese, che a Milazzo fu a un pelo di
+perderlo in una colla vita), siede sullo stretto a cui
+diede il nome.
+</p>
+
+<p>
+Ha la forma d’un paralellogrammo, e s’innalza
+a mo’ d’anfiteatro ai piedi dei Nettunj, sopra uno spazio
+di circa una lega. Vista dal mare, è vaga assai,
+specialmente per il contrasto tra la bianchezza de’ suoi
+edifizj e la tinta oscura delle foreste che popolano
+il dorso di que’ monti.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
+</p>
+
+<p>
+Messina è piazza di guerra di prima classe, il cui circuito
+con bastioni, è difeso dalla cittadella (nella quale
+s’era, come avvertimmo, rinchiuso co’ regj il generale
+Clary), dai forti Gonzaga e Castelluccio, e da
+molte batterie elevate sopra una penisoletta, che dal
+porto si estende in semicircolo verso l’est. Questo
+porto, forse il più bello del Mediterraneo, è anche
+profondissimo. L’ingresso però è stretto e difficile;
+ma i bastimenti, una volta ancorativi, sono al sicuro.
+Sulla penisoletta, presso la bocca del porto, si eleva
+il faro.
+</p>
+
+<p>
+Dopo il terribile terremoto del 1783, le case di Messina
+vengono costruite meno alte, e le strade sono più
+larghe e meglio allineate. Tra le principali vie, pressochè
+tutte lastricate di lava, distinguonsi quella detta
+della Marina, divisa dal porto da una bella spiaggia,
+e quella di San Ferdinando, decorate ambedue da
+statue. Due rapide correnti, che attraversano la città
+per poi gettarsi nel porto, sono disciplinate in modo
+da prevenire le inondazioni. I migliori edifizj sono,
+la cattedrale, la cui architettura è di stile gotico, il
+palazzo reale, quello dell’arcivescovo e quello del
+senato.
+</p>
+
+<p>
+Al solito, trovi chiese ogni dieci passi; in Messina
+ve ne sono oltre cinquanta, delle quali alcune bellissime
+e adorne di preziosi dipinti. Anche i conventi,
+focolaj dell’ozio e della superstizione, vi abbondano
+a dismisura.
+</p>
+
+<p>
+Messina vanta un cospicuo numero di setificj, da
+cui escono rasi pregiati, damaschi, moerri ecc. Il
+commercio è tenuto vivo dal continuo transitarvi
+delle merci dal Levante alla penisola italiana, dall’esportazione
+dei prodotti del suolo naturali o manufatti,
+<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span>
+come stoffe seriche, vini, olio, lana, lino, frutti
+freschi ed essiccati, agrumi, pece, catrame, terebentina,
+liquirizia, tartaro, soda, sale, coralli.
+</p>
+
+<p>
+La popolazione di Messina, molto più numerosa
+un dì, ora è di settantatremila anime.
+</p>
+
+<p>
+Il garibaldino, tenero com’era di tutto che ridondasse
+all’onore d’Italia, annotò con compiacenza sul
+suo albo i nomi dei più illustri messinesi, e, fra gli
+antichi, quelli di Simmaco, che riportò tante corone
+nei giuochi olimpici, di Ibico poeta, di Lico storico
+e del medico Policleto; fra i moderni Moletius, professore
+a Padova, Antonio da Messina pittore ecc.
+</p>
+
+<p>
+Beati i popoli, la cui storia nulla offre di interessante!
+Ma così non si può dire di Messina, tante
+volte percossa dalla natura e dagli uomini.
+</p>
+
+<p>
+Messina venne fondata da una colonia greca, 530
+anni prima della distruzione di Troja, cioè 1814 anni
+prima di Cristo. I Messinesi scacciati dal monte Ida dai
+Lacedemoni, s’imbarcarono verso la Sicilia (circa 670
+anni prima dell’era cristiana) e venuti ad abitare in
+questa città, le mutarono il nome di Zancle (cioè
+falce, dalla sua forma curva) in quello di Messana.
+I Mamertini poscia se ne resero padroni, ma assaliti
+alla lor volta da Jerone e dai Cartaginesi, chiesero
+soccorso ai Romani, che l’accordarono; di qui la
+prima guerra punica.
+</p>
+
+<p>
+Messina fu di poi colonia romana. Fu presa dai
+Saraceni (1058); indi ebbe molto a soffrire al tempo
+dell’imperatore Federico II. Carlo d’Angiò, re delle
+Due Sicilie, volendo vendicare i Francesi trucidati
+nel famoso Vespro, assediò Messina, che si difese
+eroicamente. Soccorsa da don Pietro d’Aragona, Carlo
+dovette ritirarsi, perdendo buona parte delle sue navi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nel 1674 i Messinesi, stanchi delle continue vessazioni
+del governo spagnolo, e specialmente per le
+enormità commesse dal governatore don Luigi dell’Hojo,
+si ribellarono; già la flotta spagnola aveva
+bloccato il porto e minacciava lo sterminio della
+città, quand’ecco giungere le navi francesi commandate
+da Duquesne, che battè completamente gli
+assedianti. Dopo, la peste, il terremoto, e i Borboni
+congiurarono contro l’infelice città, gareggiando a
+chi le facesse più male.
+</p>
+
+<p>
+Quando Dio volle, Garibaldi la redense.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Cadeva la sera del 13 agosto; una di quelle sere
+splendide e nello stesso tempo tranquille dell’Italia meridionale;
+sulla placida marina scherzava una auretta
+confortatrice. Innumerevoli canotti e barche pescherecce
+staccavansi dal porto di Palermo e pigliavano il
+largo; alcune di queste ballonzolavano dolcemente
+per pochi istanti sulle onde inalzate dalle ruote di
+un piroscafo che, uscito dal porto di Palermo, dirigevasi
+a tutto vapore verso Napoli; era il <i>Veloce</i>,
+ribattezzato col nome di <i>Tukery</i>, e comandato dal cavaliere
+Lercari. A bordo v’erano varj uffiziali, fra
+cui il segretario di stato per la marina, cavaliere
+Piola, e circa trecento uomini di equipaggio.
+</p>
+
+<p>
+Roberto era della comitiva. Udito che si trattava
+di una spedizione sul mare di nottetempo, aveva
+chiesto ed ottenuto di prendervi parte, senza darsi
+fastidio di cercare più in là: «Una volta a bordo, aveva
+detto fra sè, domanderò schiarimenti; intanto l’essenziale
+è di passare una stupenda notte sul mare.»
+</p>
+
+<p>
+Roberto, sdraiatosi comodamente a prora, entro un
+circolo di gomene, stava contemplando ora il cielo
+<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span>
+limpidissimo, scintillante di stelle, ora la luna che
+tratto tratto scompariva dietro qualche errante nuvoletta;
+poi chinava lo sguardo sul mare fosforescente,
+sulla candida schiuma sollevata dall’agile
+chiglia, e dalle ruote. A poco a poco Roberto, rapito
+in estasi da quello spettacolo tanto sublime nella sua
+calma, sollevato sull’ali dell’immaginazione, più non
+si ricordava d’essere a questo mondo.
+</p>
+
+<p>
+Il <i>Tukery</i> era già in alto mare; la Sicilia era sparita
+agli occhi di quegli audaci naviganti; altro non vedevasi
+che la curva del firmamento e il mare sconfinato.
+Alta era la notte; tutto era silenzio:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> <i>Nox erat</i> <span class="dotted">. . . . . . . .</span></p>
+<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . . .</p>
+<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . .</span> <i>sub nocte silenti</i></p>
+<p class="i01"><i>Lenibant curas, et corda oblita laborum.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+Ma a trarlo da quell’estasi ed a richiamarlo dalle
+nuvole, gli si avvicinò un uffiziale, il quale nojato
+di quel viaggio (pare che in costui il senso estetico
+fosse piuttosto ottuso), si chiamò felicissimo di barattar
+quattro chiacchiere col pittore, ch’egli aveva già
+conosciuto a Palermo.
+</p>
+
+<p>
+— Ohe! gli disse, hai trovato un letto comodissimo
+a quanto pare?
+</p>
+
+<p>
+— Eh! non c’è male, gli rispose Roberto, in modo
+che voleva dire: se aspetti che ti ceda il mio posto,
+stai fresco!....
+</p>
+
+<p>
+— Avremo ancora tre ore di viaggio, continuò
+l’altro sgangherando la bocca ad uno sbadiglio.
+</p>
+
+<p>
+— A proposito! sclamò Roberto levandosi a sedere
+sul suo letto di corde ed accendendo un sigaro,
+mi sapresti dire dove diavolo si va?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Che! non lo sai?
+</p>
+
+<p>
+— No.
+</p>
+
+<p>
+— Davvero?
+</p>
+
+<p>
+— Davvero... Che vuoi! Era un pezzo che desiderava
+di passare una notte sul mare...
+</p>
+
+<p>
+— Ne avrai passate delle altre sul mare?
+</p>
+
+<p>
+— Appunto per questo! Mi piaccion tanto queste
+belle notti, limpide, stellate...
+</p>
+
+<p>
+— Matto! io preferisco un buon letto all’albergo.
+</p>
+
+<p>
+— Ognuno ha i suoi gusti!... Io credo che non
+ci sia al mondo voluttà maggiore di quella di starsene
+comodamente sdrajati e (così dicendo si stendeva
+di bel nuovo nel suo giacilio) contemplando il
+cielo, il mare, e fumando un sigaro...
+</p>
+
+<p>
+— Gran cervelli balzani che siete voi altri pittori!
+rispose l’altro frenando a stento colla mano un altro
+sbadiglio.
+</p>
+
+<p>
+— Che c’entra la pittura! Fa egli mo’ bisogno d’esser
+pittore per godere di questo fresco venticello,
+dopo una giornata di fuoco?
+</p>
+
+<p>
+— Io invece sono già stufo, e non vedo l’ora di
+arrivare a Castellammare...
+</p>
+
+<p>
+— Ah! si va a Castellammare dunque?
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro; s’è saputo che in quella rada sta ancorato
+un magnifico vascello da guerra napoletano,
+il <i>Monarca</i> e allora s’è detto: andiamolo a pigliare!
+</p>
+
+<p>
+— Benissimo! rispose Roberto, che trovava la cosa
+affatto naturale.
+</p>
+
+<p>
+— Così s’è fatto; noi adesso siamo in viaggio per
+questo...
+</p>
+
+<p>
+— Ora capisco! Se il colpo riesce, dev’essere per
+noi una gran bella cosa il ritornar domani a Palermo
+con quel bastimento. Che festa! che stizza pei borbonici!..
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span>
+</p>
+
+<p>
+In quella s’udì la voce di varj ufficiali che chiamavano
+l’equipaggio a raccolta. Allora Roberto ebbe
+nozioni ed ordini più precisi sul da farsi, e quando,
+sciolti i <i>ranghi</i>, fece ritorno al suo letto di cordami,
+egli sapeva perfettamente quanto gli rimaneva a fare,
+arrivati che fossero nella rada di Castellammare.
+</p>
+
+<p>
+Ecco in breve come l’audace impresa era stata
+disposta il dì prima a Palermo, dal comandante Casalta
+d’Arnami.
+</p>
+
+<p>
+Il I picchetto, composto di 36 uomini, doveva rimanere
+sul <i>Tukery</i> onde rispondere al fuoco del
+forte; lo comandava il luogotenente Colombo Giuseppe;
+il II picchetto, di 24 uomini, doveva agire sulla
+coperta a poppa del <i>Monarca</i> per tagliare certi cordami
+ecc.; era sotto gli ordini del sottotenente Vecelio
+Osnaldo; III picchetto, 24 uomini, a poppa
+1.ª batteria; comandanti i sottotenenti Girardi Emilio
+e Lignarolo; IV picchetto, 24 uomini, a poppa 2.ª batteria
+per guardare il corridojo; comandante Gentiluomo
+Enrico e sottotenente Stoppani Diodato, marina
+Canevaro; V picchetto, 24 uomini, a poppa in coperta
+di riserva; comandante Sgavallino Andrea; VI picchetto,
+24 uomini, a prora in coperta; comandante
+Gallo Guglielmi; VII picchetto, 24 uomini, a prora,
+1.ª batteria; comandante sottotenente Frediani Francesco
+e Vassalla; VIII picchetto, 24 uomini, a prora,
+2.ª batteria; comandato dai sergenti Mertello e Palagi;
+IX picchetto, ed il rimanente della forza (fra cui
+Roberto), doveva agire sul centro del <i>Monarca</i>, come
+riserva, per recare soccorso ove più abbisognasse.
+Gli uffiziali coi loro pelottoni dovevano recarsi ai punti
+indicati in silenzio, velocemente, senza spari. Pena
+di morte a chi senza ordine cambiasse di posto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
+</p>
+
+<p>
+L’impresa era più che ardita, temeraria; per cui
+Roberto, avvicinandosi il momento del pericolo, si
+sentì chiamato a pensieri più intimi ed affettuosi.
+</p>
+
+<p>
+Dolevagli che Valentino non gli fosse presso; egli
+era partito con Bixio alla volta di Bronte, ove la
+plebe, sorta contro i signorotti che la tiranneggiavano,
+aveva commesso ogni sorta di eccessi, di
+inauditi eccessi, fra i quali (per citarne uno solo che
+tenga per tutti) quello di masticare pubblicamente le
+carni sanguinolenti svelte dai cadaveri<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Roberto avrebbe voluto anche in quella notte rinnovargli
+le estreme sue disposizioni... d’affetto ben
+inteso, ch’egli non aveva altri tesori a lasciare: Per
+me, diceva fra sè sospirando, poco m’importa il morire;
+ma la povera Dalia... Chi penserà a lei?... Eh
+perdio! continuava levandosi e passeggiando per distrarsi
+sul ponte, ci penserà la Providenza...
+</p>
+
+<p>
+E riandava colla mente la lettera che da pochi
+giorni aveva scritta alla giovinetta; una lunga lettera,
+in cui le narrava tutti i dettagli della battaglia di
+Milazzo, e che finiva colla nuova della morte di
+Ernesto.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Al tocco della mezzanotte il <i>Tukery</i>, entrato cheto
+cheto nella rada di Castellammare, s’era accostato al
+<i>Monarca</i>; calate le lance, i nostri circondarono il
+vascello e già cominciavano a segare le catene di
+ferro che lo univa alle àncore, quando una sentinella
+di bordo, entrata in sospetto di qualche insidia,
+gridò all’armi. Allora i nostri, vistisi scoperti,
+<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
+cominciarono un vivo fuoco di moschetteria, al quale
+risposero tosto i borbonici dal <i>Monarca</i>. I nostri
+sforzavansi intanto di avvicinarsi il più che potevano
+al vascello napoletano per pigliarlo all’arrembaggio,
+ma i soldati che guardavano il vicino forte di Castellammare,
+accorsi alle loro batterie, cominciarono
+a cannoneggiare il <i>Tukery</i>, che in allora dovette
+staccarsi dalla tanto agognata preda e girando dietro
+a due vascelli, uno dei quali era inglese, l’altro
+francese, riguadagnare il largo. La città di Castellammare
+si sbigottì a quei colpi di cannone; la guardia
+nazionale, con alcuni gendarmi, accorse ad acquietare
+gli animi, e dopo qualche ora tutto ritornava
+in calma.
+</p>
+
+<p>
+Due giorni dopo, Garibaldi, reduce dal golfo degli
+Aranci (tra l’isola di Caprera e il capo Figari) ove
+erasi recato sul <i>Washington</i> ad acchetare gli animi
+insofferenti di indugio dei volontarj colà raccolti,
+seppe l’infelice esito della spedizione.
+</p>
+
+<p>
+Quanto a Roberto, che anche questa volta era
+uscito illeso dal tafferuglio, si consolava della mala
+riuscita dell’impresa, dicendo agli amici che se ne
+rammaricavano: Già fa lo stesso; un dì o l’altro
+quel bastimento ha da esser nostro... Intanto quello
+che vi posso dire di sicuro, si è, che una notte come
+quella non la vedrò più se dovessi campare gli anni
+di Matusalemme.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap16">CAPITOLO XVI.
+<span class="smaller">Lo sbarco.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="blockchap">
+<p>
+.... parecchie galere ed altri legni
+di guerra, valendosi dell’opportunità
+di una notte propizia, salirono il fiume
+ed oltrepassate felicemente le batterie
+nemiche, si ripararono a salvamento
+alle parti superiori.
+</p>
+
+<p class="indr">
+(<span class="smcap">Botta</span>, <i>Storia della guerra dell’Indipendenza
+degli Stati Uniti d’America</i>.
+Libro VIII.)
+</p>
+</div>
+
+<p>
+La mattina del 28 luglio, il breve tratto di spiaggia
+che separa la torre del Faro dal mare, presentava
+un curioso spettacolo.
+</p>
+
+<p>
+I garibaldini, che da un pezzo arrostivano (è la
+lor frase) su quelle arene infocate, contemplando
+l’opposta riva calabrese e il breve stretto che anelavano
+oltrepassare, in quel dì, come risorti a nuova
+vita, correvano gaj e snelli per la spiaggia, e si radunavano
+in folla intorno ad una straordinaria quantità
+<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span>
+di barche che erano arrivate in quella da Milazzo,
+salutate con grida di giubilo dai volontarj, che avrebbero
+voluto buttarsi dentro addiritura e oltrepassare
+lo stretto, tanto erano nojati dall’aspettare sì lungo,
+tanto erano infastiditi dall’afa che loro toglieva il
+respiro, senza che loro fosse concesso almeno il
+refrigerio del nuotare, che presso quelle rive vagavano
+numerosi i pescicani, crudeli quanto i Borboni
+e molto più oculati di questi.
+</p>
+
+<p>
+Valentino, alla vista di quelle barche, sentivasi tornare
+in petto l’amor della professione; saltava da
+una in altra, con tanta foga da compromettere un
+pochino la sua dignità di sergente. Acquetato quel
+primo tumulto, Valentino, lasciate le barche e sedutosi
+sulla riva, stava pensando tra sè come diavolo
+s’era potuto trovare, così improvvisamente, tante
+barche; da dove venivano? chi le conduceva? a
+che erano destinate? A passar lo stretto; va bene;
+ma quando?
+</p>
+
+<p>
+In quella, ecco arrivare alcuni uffiziali (i più, dello
+stato maggiore), e fra questi anche Roberto, la cui
+bella condotta alla barricata durante la battaglia di
+Milazzo, gli aveva fruttato il grado di capitano.
+</p>
+
+<p>
+Valentino, da quel giovine discreto che era, si
+avvicinò pian piano a quel gruppo di uffiziali che
+s’era arrestato dinanzi alle barche; poi appressatosi
+a Roberto, lo tirò per l’abito:
+</p>
+
+<p>
+— Oh! sei tu, Valentino! esclamò il pittore volgendosi
+e stringendo affettuosamente la mano all’amico.
+Non ci siam veduti da un pezzo!
+</p>
+
+<p>
+— Che vuoi! gli rispose Valentino; m’hanno inchiodato
+qui, in questo maledetto sito... Uf! non
+vedo l’ora d’andarmene!... Che vita che si fa quì!
+<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
+Figurati! si sta quì tutto il giorno a cuocere a
+bagnomaria sulla sabbia, cercando un po’ d’ombra
+dietro i muri come le lucertole, tanto da metter al
+coperto la testa dal sole... La notte, tira una brezza
+che ti fa battere i denti... Nell’aqua non si può
+andare in causa di quei diavoli di pescicani... Ah
+Roberto! ne ho veduto uno jeri... Crederesti! benchè
+fosse morto e disteso sulla sabbia, mi faceva
+paura... Altro che i lucci del nostro lago! Misericordia!
+che bocca, che denti...; sei fila di denti!...
+Se ti acchiappa una gamba, te la spicca via netta...
+Al solo pensarvi mi vien la pelle d’oca!... Poi c’è
+un altro.... So io cos’è! lo dicono un pesce, ma,
+io che di pesci credo di intendermene, ti assicuro
+che non lo è affatto.... Figurati! è come un lenzuolo
+color rosa, sta nell’aqua, ha cento occhi,
+dicono, e cento bocche, ti si appiccica alla pelle
+come vischio, e ti tira giù giù fino in fondo... e
+buona notte!... Gli danno un nome a questo mostro...
+un nome che so io!... Aspetta... politico,... no!...
+polizia,... nemmeno!
+</p>
+
+<p>
+— Polipo! disse Roberto ridendo.
+</p>
+
+<p>
+— Giusto così! polipo... Ah tu ridi?... Va là che
+se ti sentissi tirar in fondo al mare da questo mostro,
+non rideresti, no! Ma lasciamo stare i pesci;
+di’ un po’ Roberto, da che sito vengono tutte queste
+barche?
+</p>
+
+<p>
+— Dal porto di Milazzo.
+</p>
+
+<p>
+— Passeremo di là dunque?
+</p>
+
+<p>
+— Lo spero; le barche son qui per questo.
+</p>
+
+<p>
+— Mi pajono poche.
+</p>
+
+<p>
+— Poche? ma se sono centosettanta!
+</p>
+
+<p>
+— Capisco! ma per trasportarci tutti, ci vuol altro!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
+</p>
+
+<p>
+— E tu credi dunque che si andrà di là tutti in
+una volta?
+</p>
+
+<p>
+— E perchè no?
+</p>
+
+<p>
+— Non ci mancherebbe altro! Un pajo di vapori
+napoletani che ci passasser sopra, siamo tutti in bocca
+ai pescicani.
+</p>
+
+<p>
+— No, per l’amor di Dio! non dirlo nemmeno
+per ischerzo. E quei marinai là, chi sono?
+</p>
+
+<p>
+— Sono i marinaj del <i>Tukery.</i>
+</p>
+
+<p>
+— E cosa fanno qui?
+</p>
+
+<p>
+— Hanno con loro i cannoni del <i>Tukery</i>, che ora
+sta disarmato nel porto di Milazzo; domani si pianterà
+là, sotto il Faro, presso la riva del mare, due
+batterie che ci proteggeranno, nel caso che venisse
+il ticchio a qualche vapore napoletano di dar la caccia
+alle nostre barche.
+</p>
+
+<p>
+— Ho paura che con tutte quelle barche abbia a
+nascere confusione.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè? non sai che tutto è già disposto, ordinato
+dal generale?
+</p>
+
+<p>
+— Ma che ha a che fare....
+</p>
+
+<p>
+— Ti spiego subito come va la faccenda. Chi comanda
+tutte queste barche è Salvatore Castiglia...
+</p>
+
+<p>
+— Ma se n’intende poi?
+</p>
+
+<p>
+— Diavolo! vuoi tu che Garibaldi abbia ad affidare
+il comando della sua flottiglia...
+</p>
+
+<p>
+— Flottiglia?....
+</p>
+
+<p>
+— Sì, flottiglia; quando si tratta di tante piccole
+barche si dice così.
+</p>
+
+<p>
+— Ho capito; va innanzi.
+</p>
+
+<p>
+— Castiglia dunque, oltre all’essere buon patriota
+(era in esiglio fin dal quarantanove) è un eccellente
+marinajo. Egli, pratico com’è, ha divisa la flottiglia in
+<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
+quattro divisioni, e io, che ho un gusto matto per
+le cose di mare, mi sono informato di tutto, e so
+già chi le comanda queste divisioni, e di che si compone
+la loro forza. La prima divisione è di cinquanta
+barche, le altre tre di quaranta; ogni divisione poi
+è suddivisa in cinque squadriglie, e ogni squadriglia
+è di cinque barche, in ognuna delle quali c’è un
+timoniere e sei marinaj. Vuoi sapere anche chi comanda
+le quattro divisioni?
+</p>
+
+<p>
+— Dì su.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco; la prima è comandata dal capitano Rossi,
+la seconda da Sandri, la terza da Marini e l’ultima
+da un volontario francese, uomo di mare, certo La
+Flotte. Capo di stato maggiore poi è un tal Tilling.
+</p>
+
+<p>
+— Ho capito, ho capito.... Guarda, se lo avessi
+saputo!... Di’, Roberto, non potresti tu farmi entrare
+nell’equipaggio della flottiglia? Per dio! sono nato
+in barca!
+</p>
+
+<p>
+— Si tratta solo di un pajo d’ore, poi dovresti buttare
+il remo per pigliare di nuovo lo schioppo, dunque
+mi pare inutile...
+</p>
+
+<p>
+— Hai ragione, Roberto; non ci aveva pensato...
+Ma tornando al discorso di prima, e se, come dicevi
+benissimo, i vapori napoletani ci vengono addosso
+a mezza strada?
+</p>
+
+<p>
+— Si è pensato anche a questo; si sono armate
+cinque grosse barche, ciascuna delle quali è munita
+di un cannone da quattro; queste barche le comanda
+un vecchio lupo di mare; guardalo là!
+</p>
+
+<p>
+— Chi? quel vecchio?
+</p>
+
+<p>
+— Proprio lui, Bartolomeo Loreto.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Poco dopo i due amici si separarono; Roberto ritornò
+<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span>
+a Messina, e Valentino alla torre del Faro.
+Là per ripararsi dal sole, si accoccolò di bel nuovo
+dietro un pezzo di muro in rovina, aspettando il
+tanto sospirato segnale della partenza, chè egli credeva
+di passar di là quel giorno istesso.
+</p>
+
+<p>
+Ma invece i garibaldini, sempre cogli occhi fissi sul
+breve tratto di mare che li divideva dalla terraferma,
+passarono al Faro tutto il luglio, ed i primi d’agosto.
+</p>
+
+<p>
+Quando Dio volle, il generale Garibaldi, chiamato
+a sè il Castiglia, gli impose stesse pronto la notte
+dell’8 agosto con una flottiglia di venticinque barche.
+In queste si imbarcarono trecento militi della brigata
+Sacchi, e comandati da Missori; seppero deludere
+la vigilanza degli incrociatori borbonici, sicchè
+prima che spuntasse l’alba, erano tutti sbarcati
+sulla spiaggia calabrese, in un luogo detto la Fiumaretta.
+</p>
+
+<p>
+Missori si inerpicò tosto col suo drappello sul
+sentiero che conduce ad Aspromonte, luogo naturalmente
+forte e dove i volontarj calabresi dovevano
+congiungersi coi nostri.
+</p>
+
+<p>
+Tre giorni dopo, Garibaldi ordinò un imbarco di
+altri seicento militi, parimenti della brigata Sacchi,
+ma non ebbe buon esito. I borbonici stavano all’erta
+in causa dell’antecedente sbarco, e tempestarono
+di palle la flottiglia, numerosa di cinquanta
+barche, sicchè Castiglia, fulminato anche dai cannoni
+del forte d’Alta Fiumara, dovette retrocedere.
+</p>
+
+<p>
+Quando Garibaldi ebbe di questo modo richiamata
+tutta l’attenzione de’ regj su quel punto di litorale,
+partì per Taormina, ove bivaccava la divisione Bixio,
+e di là ordinò altre spedizioni più verso il sud della
+Calabria.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
+</p>
+
+<p>
+Noi, raggranellando le relazioni dei diversi imbarchi,
+relazioni che i nostri amici Roberto, Federico
+e Valentino si fecero da poi l’un l’altro, quando
+tutta l’armata garibaldina ebbe passato lo stretto,
+daremo un breve cenno di tutte.
+</p>
+
+<p>
+La seconda spedizione salpava da Taormina il 18
+agosto, circa alle dieci di sera. Il mare era tranquillo,
+nè si vedevano incrociatori. I garibaldini imbarcaronsi
+su due piroscafi il <i>Franklin</i>, e il <i>Torino</i>. Sul
+primo stava Garibaldi che aveva preso il comando
+della spedizione. Dopo d’aver navigato felicemente
+tutta la notte, all’alba giunsero al capo Pellaro, e
+subito dopo entravano nel porto di Melito. Su questa
+spiaggia, il <i>Torino</i>, spinto a tutto vapore, arenò
+con tanto impeto, che rimase mezzo incassato nella
+sabbia.
+</p>
+
+<p>
+Garibaldi, quando tutti quelli che erano a bordo
+del <i>Franklin</i> furono sbarcati, scese anche lui a terra
+ed ordinò che il <i>Franklin</i> si portasse tosto ad
+ajutare il <i>Torino</i>, e a cavarlo d’impaccio. Per ben
+sei ore la ciurma del <i>Franklin</i> lavorò per disimpacciare
+il <i>Torino</i>, ma inutilmente: si dovette quindi
+abbandonarlo. Il <i>Franklin</i> tornò a Messina il giorno
+dopo; cammin facendo venne inseguito e raggiunto
+dal <i>Fulminante</i> e dall’<i>Ettore Fieramosca</i>, vapori regj,
+ma giunti all’altezza dello stretto, girarono di prora
+e sparirono.
+</p>
+
+<p>
+Cosenz avuta notizia dello sbarco di Garibaldi a
+Melito, si accinse tosto a passare anche lui lo stretto
+colla sua divisione, in modo di costringere le truppe
+borboniche ad una diversione, sbarcando alla sinistra
+di Reggio; così i regj sarebbero rimasti chiusi
+tra lui e Garibaldi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nella notte del 20 al 21 agosto, Castiglia e Cosenz
+concertarono tutto, ed alle 2 del mattino, le
+cose vennero disposte in modo che l’operazione riuscisse
+non avvertita dai regj. Quindi, in ogni barca
+vennero imbarcati quattordici uomini delle truppe destinate
+a quella spedizione. Erano vari reggimenti
+della divisione Cosenz, i carabinieri genovesi e la
+compagnia degli esteri. Montati che furono nelle barche,
+alle 3 fu dato l’ordine di salpare. Per punto di
+riunione fu fissato la parte verso ovest di torre del
+Faro. Quivi vennero disposte le quattro divisioni,
+la prima in cinque linee, le altre in quattro ciascuna
+di due squadriglie; in testa della colonna stavano le
+cinque barche cannoniere.
+</p>
+
+<p>
+Alle 4 e mezzo, le divisioni si trovavano pronte
+a salpare. Da un canotto fu fatto esplorare il canale,
+e riconosciutolo libero di legni nemici, fu dato
+il segno della partenza, ed ordinato alle tre ultime divisioni,
+essendo il mare in perfetta calma, di seguire
+co’ remi il movimento della prima, l’una dopo l’altra.
+La flottiglia dirigendosi verso Favazzina, avrebbe
+dovuto navigare verso il nord, ma il forte Scilla,
+posto all’imboccatura del Faro, l’avrebbe danneggiata,
+e quindi fu diretta per nord-ovest affinchè
+facendo un semicerchio, si trovasse sempre fuori
+di tiro. Il tutto riuscì felicemente; il forte Scilla
+tirò molte cannonate, ma la flottiglia, fuori di pericolo,
+potè continuare il suo cammino in buon
+ordine. Varcato il punto in cui si potevano temere
+le cannonate del forte, la flottiglia piegò a destra,
+e si diresse verso il nord. Giunta a mille metri
+circa dalla spiaggia di Favazzina, fatto allentare un
+poco il vogare, venne dato ordine alle cinque barche
+<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span>
+cannoniere di avanzarsi, e di inclinare, tre di
+esse, a sinistra, e le altre due a destra lasciando
+in mezzo tanto spazio bastevole perchè la flottiglia
+potesse eseguire lo sbarco con tutta facilità, e nel
+caso, con l’incrociare i fuochi, spazzar via le truppe
+nemiche dal luogo fissato per lo sbarco.
+</p>
+
+<p>
+All’allarme dato precedentemente dal forte Scilla,
+i regj che trovavansi in Bagnara, si erano avanzati
+verso Favazzina per la strada militare; allora le
+tre cannoniere di sinistra aprirono il fuoco sopra di
+essi, sicchè i regj furono costretti a retrocedere.
+Sicuro allora che la spiaggia era libera da nemici,
+il comandante Castiglia ordinò alla flottiglia di avanzarsi
+e poco dopo la prima divisione cominciò lo
+sbarco delle truppe.
+</p>
+
+<p>
+Il primo a metter piede a terra fu Andrea Rossi
+comandante la prima divisione. Egli, ajutato da alcuni
+marinari, corse immediatamente a tagliare il
+filo elettrico. Dopo la compagnia degli stranieri, sbarcarono
+i carabinieri genovesi, sotto il comando del
+bravo Mosto; essi salendo sulle colline soprastanti
+alla strada militare, aprirono con le loro carabine di
+grande portata, il fuoco sulle truppe regie, e così
+le costrinsero sempre più a indietreggiare. Già le
+prime divisioni avevano sbarcate le loro truppe, e la
+quarta stava per mettere a terra le sue, quando
+s’incominciò a sentire tuonare i cannoni delle batterie
+di torre di Faro. Ciò diede indizio che i legni
+a vapore nemici, chiamati dal cannoneggiamento del
+forte Scilla, forzavano il passaggio del Faro per venire
+sopra la flottiglia. Ed in fatti, le quattro divisioni
+avevano già preso il largo, quando vennero vedute
+quattro fregate a vapore nemiche. Nulladimeno,
+<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span>
+le cinque barche cannoniere continuavano senza
+interruzione il loro fuoco, per dare agio al generale
+Cosenz e alle sue truppe di allontanarsi da quella
+spiaggia. Il comandante Castiglia, dopo avere assistito
+allo sbarco dei volontarj, s’imbarcò insieme ai
+due uffiziali di marina Capezzi e Bottoni, ma la mancanza
+assoluta di vento, tale da non potersi adoperare
+le vele, faceva sì che la flottiglia venisse sopraggiunta
+nella sua ritirata dalle fregate nemiche,
+le quali, dopo avere tirato qualche colpo di cannone
+a mitraglia e di fucile sulle barche, ne prendevano
+circa trenta facendone prigionieri gli equipaggi insieme
+ad undici uffiziali, tra i quali Tilling, che in
+quel dì comandava la terza divisione.
+</p>
+
+<p>
+Dopo qualche ora, i marinarj fatti prigionieri venivano
+dai nemici rinviati su tre sole delle nostre
+barche, colando a fondo le altre. Alcuni dei marinarj
+rilasciati erano stati feriti, un timoniere ucciso. Gli
+undici uffiziali e dieci soli marinarj ritenuti quali
+prigionieri di guerra, venivano trasportati dai regj
+nella cittadella di Messina.
+</p>
+
+<p>
+Intanto le cinque barche cannoniere, cessato il fuoco,
+non potevano più pigliare il largo senza rischio
+d’essere anch’esse predate, quindi le due di destra
+venivano tirate a secco, e le tre di sinistra, costeggiando
+la sponda calabrese, riparavano verso Palmi.
+I cannoni delle prime e gli attrezzi furono sepolti
+nella spiaggia, e più tardi ricuperati; ma i loro
+scafi si perdettero, perchè una delle fregate nemiche,
+accostatasi al luogo ove era seguito lo sbarco, mandava
+le sue lancie armate a terra e faceva bruciare
+le barche.
+</p>
+
+<p>
+Il comandante Castiglia riusciva a riparare a Raisicolmo,
+<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span>
+ove riuniva molte barche della flottiglia
+già messe in pieno disordine per l’accaduto.
+</p>
+
+<p>
+Lo sbarco della divisione Türr avvenne il 24 agosto.
+Riproduciamo un brano dell’opera di Massimo
+Du-Camp<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a> nel quale appunto narra l’esito di quella
+spedizione.
+</p>
+
+<p>
+«Un ordine di Garibaldi, ci ingiungeva di tenerci
+pronti a passare in Calabria. Io l’accolsi con gioja;
+perchè il soggiorno di Messina incominciava a nojarmi.
+Feci con tutta la possibile lestezza i miei apparecchi;
+cavalli e ordinanze mandai al Faro, onde si
+provedesse al sollecito loro imbarco; e fatta qualche visita
+di convenienza, stetti pronto ai cenni del generale.
+</p>
+
+<p>
+La divisione del generale Türr aveva già varcato
+lo stretto, ad eccezione della brigata Eber, che col
+suo stato maggiore attendeva al Faro i battelli a
+vapore, onde guadagnare le rive calabresi. Due uffiziali
+dovevano partire soli col generale Türr, la
+cui affranta e debole salute, sì gravemente compromessa
+dalle prime fatiche della campagna, era per
+gli amici suoi argomento di serie inquietudini. Da
+tre giorni egli non aveva potuto abbandonare il
+letto; in preda ad una febbre ardentissima, affievolito
+e spossato da lievi sbocchi di sangue, che la
+scienza indarno tentava diminuire, Türr, sollevando
+il povero suo corpo infermo, dava ordini, vegliava
+su tutti i servizj, dettava lettere, e ricadeva vinto
+dalla fatica, per riaversi tosto; e quando noi con una
+insistenza a cui dà diritto l’amicizia, gli dicevamo:
+«Ma, generale! non partite sì tosto».
+</p>
+
+<p>
+— «Noi ci imbarcheremo oggi a quattr’ore» rispondeva.
+Non mai più gagliarda energia di questa,
+<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span>
+animò sì debole corpo, ed io m’ebbi campo a convincermi,
+vivendo con lui, che nessun dolore, nessun
+patimento può in quell’anima di bronzo.
+</p>
+
+<p>
+Fin dal 1848, il generale Türr consacrò la sua
+vita ai combattimenti per la libertà delle nazioni.
+All’epoca della guerra di Crimea, era stato incaricato
+di non so qual missione sulle rive del Danubio
+per conto dell’Inghilterra, al servizio della quale era
+entrato in qualità di colonnello. È noto come l’Austria
+lo facesse arrestare, e porre in carcere, reclamandolo
+siccome antico uffiziale disertore dell’esercito
+imperiale. Ma l’Inghilterra su certe cose non
+ama scherzare, e fece sì che Türr fosse rilasciato.
+Dotato di una penetrazione di spirito a tutta prova,
+e sempre anelante alla liberazione del suo paese,
+egli non potevasi ingannare sugli indizj forieri della
+guerra del 1859.
+</p>
+
+<p>
+Türr accorse in Italia, e fece con Garibaldi la
+campagna di Como e Varese. In un combattimento
+presso Brescia, cadde colpito da una palla austriaca.
+Una ferita al braccio sinistro lo tenne settimane e
+mesi immobile in un letto. Oggi l’inerte suo braccio
+pende senza forza lungo il corpo, e della mano affievolita
+a stento può servirsi. A Marsala, Türr sbarcò
+il primo; era a Calatafimi; era a Palermo ove fu
+ferito; sempre presso Garibaldi; con lui sempre
+vegliando quando gli altri dormivano, studiando le
+posizioni, preparando le prossime pugne; egli era
+a tutti d’esempio.
+</p>
+
+<p>
+Dopo la capitolazione di Palermo, avviandosi nell’interno
+del paese, moveva verso Catania; ma la
+salute sua non poteva lottare contro l’ardente clima
+della Sicilia, letale nel luglio, e ad onta dei suoi
+<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span>
+sforzi e della abituale sua energia, cadde gravemente
+ammalato. Garibaldi turbossene, e comprese che il
+giovane soldato, che offriva con tanta annegazione
+la sua vita, avrebbe avuto più tardi imperiosi doveri
+a compiere verso l’Ungheria; per cui lo costrinse a
+prendersi un mese di permesso, onde ristabilirsi e
+sotto clima più mite. Il generale Türr recossi alle
+aque d’Aix, in Savoja, da dove ai primi d’agosto
+riprendeva le mosse per la Sicilia, riassumendovi il
+comando della sua divisione.
+</p>
+
+<p>
+Türr ordinò che si passasse lo stretto; ci mettemmo
+quindi in una lancia. Türr si stese su d’un materasso,
+nel fondo di essa, col tremito della febbre, e la debole
+sua mano tentava proteggere gli occhi dalla
+luce vivissima del sole siculo. Prendemmo posto sulle
+panchette, difese da una povera tenda, e dieci barcajoli
+diedero mano ai remi, mentre dalla riva altri
+ci mandavano il loro addio.
+</p>
+
+<p>
+Arrivammo al Faro, ove Türr doveva sostare alcuni minuti
+onde dare, e rinnovare ordini. Il sole
+erasi già nascosto e il crepuscolo disegnavasi nel
+cielo allorchè vi giungemmo. La notte era vicina,
+e si accendevano i fuochi sulla riva fra tumulti, e
+clamori d’ogni sorta; le barche spinte dalla corrente
+sì urtavano; tre <i>steamers</i> sprigionavano il vapore,
+mandando sibili acuti; uffiziali e soldati movevano
+in cerca di qualche cantina, ove potessero bagnare
+le labbra con un bicchier d’aqua di sambuco. I cavalli,
+che eran tratti sulla sabbia onde imbarcarli, atterriti,
+nitrivano, si impennavano, mordevansi fra loro;
+i tamburi battevano l’appello, le trombe davano il
+segno della raccolta, i capitani gridavano a tutta gola
+cercando di raccogliere i loro militi; luogotenenti,
+<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span>
+forieri, sergenti, caporali, facevano lo stesso; quelli che
+non parlavano, gridavano; quelli che non gridavano,
+cantavano; tutti bestemmiavano. Fatto il da farsi, ci
+allontanammo tosto da quella Babele, e movemmo
+verso la Calabria. I nostri rematori erano stanchi;
+il vento soffiava contro di noi, ed essi agitavano
+senza energia i pesanti loro remi. Talvolta il generale
+aveva per loro parole di incoraggiamento: «Animo,
+figliuoli, voghiamo!» E i marinaj a fargli eco
+e a farsi cuore fra loro col dare qualche vigoroso
+colpo di remo; ma tosto dopo ricadevano nella loro
+neghittosità.
+</p>
+
+<p>
+Noi eravamo immobili e silenziosi, avvolti nei
+nostri mantelli, ed impazienti della lentezza dei marinaj,
+accorgendoci che l’uomo che accompagnavamo
+soffriva, e sospirava un letto coll’impazienza nervosa
+di chi è tormentato dal male. — D’un tratto l’uno
+di noi esclama: — Veh! veh! una fregata napoletana
+che ci dà la caccia.» Lo scherzo ebbe un successo
+prodigioso; i marinaj raddoppiarono i loro
+sforzi, e con degli <i>han!</i> profondi, spinsero i loro
+remi ben addentro i fiotti; curvi e anelanti, non
+osavan volgere lo sguardo indietro, ed imprimevano
+alla barca una velocità straordinaria. Un marinajo
+si fe’ coraggio, e chiese:
+</p>
+
+<p>
+— Vedete voi ancora la fregata?
+</p>
+
+<p>
+— Ella guadagna ancora su noi; animo! remate
+presto....
+</p>
+
+<p>
+Ci avvicinammo finalmente alla riva, e l’afferrammo
+con tale impeto, che la barca, lanciandosi sulla
+sabbia, ebbe la parte anteriore quasi completamente
+fuori dell’aqua.
+</p>
+
+<p>
+— Ma dov’è dunque la fregata?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ella avrà al certo avuto paura di voi, miei
+bravi, ed avrà preso il largo....
+</p>
+
+<p>
+I marinaj compresero lo scherzo, che loro non
+garbò assai...; ma noi intanto eravamo giunti a riva.
+</p>
+
+<p>
+Trenta case, una piccola chiesa ed alcuni giardini,
+formano il borgo di Canitello, situato tra la punta
+del Pizzo e Scilla. Alcuni uffiziali ci attendevano, e
+dietro la loro guida ci recammo al presbiterio, ove
+era stato preparato l’alloggio pel generale Türr, e
+per il suo stato maggiore.
+</p>
+
+<p>
+Lo sgomento era in quella casa; sarebbesi detto
+che vi fosse arrivato il diavolo. Il curato, e un
+suo fratello, che era sindaco, tremavano, balbettavano,
+si inchinavano, e ci chiamavano tutti,
+da Türr all’ultimo palafreniere: «Sua eccellenza
+monsignor generale in capo». I poveretti facevan
+pietà; lividi per la paura, essi ci precedevano, e cogli
+abiti a lembi, volevano mostrarci come, ridotti
+ad estrema miseria, noi avremmo fatto un cattivo affare
+spogliandoli. Eravamo considerati quali banditi
+della peggior specie. Il curato, vecchio orribile,
+dal volto angoloso e a rughe, affettava un sorriso
+forzato, che ne scomponeva i lineamenti; egli aveva
+una voce stridula, che il terrore rendeva ancor più
+disgustosa; uno dei nostri uffiziali, udendone l’aspro
+suono, esclamò: «La è una voce più che di testa,
+di cappello!» Tutti ci mettemmo a ridere, il curato
+compreso; ma questo sforzo sorpassava il suo coraggio;
+cadde sulla sedia, e s’asciugò la fronte grondante
+di sudore.
+</p>
+
+<p>
+Suo fratello il sindaco, uomo ben tarchiato e robusto,
+alzava le spalle, giungeva le mani, e a tutto
+quanto gli domandavamo, ripeteva: — «Che la
+<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span>
+signoria vostra ci perdoni! ma noi siamo povera
+gente!...»
+</p>
+
+<p>
+Il cuore ci veniva meno a quello spettacolo! Sotto
+quale terribile oppressione questa gente deve aver
+vissuto per essere ridotta a tale stato! Le persone
+di servizio, ritte, immobili, impastate quasi sul muro,
+facevano tanto d’occhi; quando si bussava alla porta,
+non osavano discendere per aprire, e noi eravamo
+obbligati ad accompagnarli, affine di rassicurarli. — Frattanto
+nelle altre case del villaggio, si cantava
+a piena gola, o si gridava: Viva Garibaldi!
+</p>
+
+<p>
+I nostri cavalli erano giunti, e dai battelli a vapore
+partiti dal Faro, sbarcavano incessantemente nuove
+truppe; tutti gli uffiziali dello stato maggiore arrivarono.
+Ad ogni nuova figura che entrava nella
+casa, i nostri ospiti eran presi da spavento; e alla
+voce del curato montava di tre di quattro tuoni, e
+ancora più. Verso le undici della sera ci venne offerto
+da cena. Accettammo; e udimmo tosto il rantolo
+d’un gallo, che veniva sgozzato secondo le
+nostre intenzioni. Un’ora dopo eravamo serviti. Prendemmo
+posto in giro alla tavola, allestita con piatti
+di terra da pipa, per la maggior parte rotti, e
+con posate di ferro. Il curato ed il sindaco, simultaneamente
+ci spiegarono come avesser mandata
+la loro argenteria a Napoli, affinchè la si foggiasse
+secondo la moda. Per un caso che essi deploravano,
+non avevano a disposizione delle nostre
+signorie che indegni coperti, di cui però le nostre
+eccellenze avrebbero avuto la bontà di accontentarsi.
+Noi non rispondemmo, perchè poco ci importava che
+le posate fossero di questo o di quel metallo; ma
+uno dei nostri, traendosi di dosso, una cintura che
+<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span>
+conteneva seimila franchi in oro, la consegnò al curato,
+dicendogli: — «Fatemi il favore di conservarmela
+sino a domattina, perchè ora la mi dà fastidio.»
+Il curato si fece rosso scarlatto; s’assise
+costernato, e comprendendo vagamente che gli veniva
+data una lezione, non sapeva più come contenersi.
+</p>
+
+<p>
+Allora il colonnello Spangaro, adattando il discorso
+a cotesti cervellacci, spiegò loro lo scopo della nostra
+missione».
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap17">CAPITOLO XVII.
+<span class="smaller">Il 7 settembre 1860.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="blockchap">
+<p>
+«... permettete che io, e questi egregi
+deputati della città, vi diamo un bacio
+sulla fronte;... questo è il bacio di
+cinquecentomila abitanti».
+</p>
+
+<p class="indr">
+(<i>Discorso di</i> <span class="smcap">Mariano d’Ayala</span> <i>al gran</i>
+Capitano italiano).
+</p>
+</div>
+
+<p>
+— Sarei proprio curioso di sapere dove diavolo
+sono io adesso!... Ah! ecco lo stretto...; là di fronte
+ci dovrebbe essere Taormina...; quel promontorio
+lì a sinistra è il capo Spartivento senz’altro...; a
+dritta, laggiù in fondo ci dev’essere Messina... ma
+non la posso vedere...» Così diceva il capitano Roberto,
+il quale pigliava lena seduto all’ombra di un
+bosco, che sorgeva a mezzo di un monte aspro e
+scosceso (Aspromonte), proprio dove la via si biforca,
+scendendo a sinistra nella vallea, e salendo
+più in su, a destra, tortuosamente per la foresta.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tranne il frusciar delle foglie agitate dal vento,
+tutto era silenzio; nessuna voce umana giungeva fino
+lassù. Roberto, spingendo lo sguardo tra gli alberi,
+scorgeva al basso la marina scintillante, di fronte
+l’Etna, le coste della Sicilia, il firmamento sereno,
+sorridente.
+</p>
+
+<p>
+— Oh che bel sito! continuava parlando a sè stesso.
+Se fossi qui per divertimento, quante belle cose copierei
+sul mio albo... ben inteso se lo avessi ancora
+l’albo; ma ora è in fondo al mare, ove desterà
+la meraviglia de’ pesci... Aveva ben altro pel capo
+che l’albo l’altra notte nel passar lo stretto! Intanto
+eccomi in Calabria, solo soletto, su per un monte
+a cercare Missori, che oggi, 20 agosto, deve trovarsi
+qui, proprio in questo sito. Se non lo trovate, tornate
+indietro, mi ha detto il generale. Va benissimo!
+io l’ho cercato, non l’ho trovato, dunque torno indietro;
+sono in perfetta regola. Ma dove diavolo saranno
+questi Calabresi! Vorrei chiederne conto; ma
+qui non c’è anima viva... Il meglio che mi rimane
+a fare è di scendere e raggiungere i miei compagni.
+Prima però voglio tirare una schioppettata in aria...
+Chi sa che non mi si risponda...» Così dicendo pigliò
+la sua carabina (nella sua qualità di esploratore se
+l’aveva presa con sè) e fece fuoco.
+</p>
+
+<p>
+Nessuno rispose, tranne l’eco che, lontano lontano,
+mandò un brontolio che si spense tosto.
+</p>
+
+<p>
+Allora Roberto, ricaricata la carabina, se la pose
+ad armacollo e cominciò la discesa, ora lentamente, ora
+a balzelloni, secondo lo richiedeva il sentiero, che
+qui era rapido e sdrucciolevole, là sassoso e smarrentesi
+pel bosco in oziosi serpeggiamenti.
+</p>
+
+<p>
+Camminava già da mezz’ora, arrestandosi tratto
+<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span>
+tratto ad origliare, quando ad uno svolto, vide, lontano
+un centinajo di passi, un Calabrese armato di
+tutto punto, e che, appoggiato col dorso ad un albero,
+pareva vi facesse sentinella.
+</p>
+
+<p>
+— Che bell’uomo! disse fra sè Roberto; che bizzarro
+costume!... ma che faccia scura!..
+</p>
+
+<p>
+Il Calabrese era infatti di bellissime forme, e aveva
+l’occhio, la barba, i capelli nerissimi. Portava un cappello
+acuminato, fregiato di fettucce di velluto; aveva
+le brache corte fino al ginocchio, e le gambe nude
+dal ginocchio in giù; invece di scarpe, calzava una
+semplice suola di cuoio stretta al collo del piede da
+alcune funicelle incrocicchiate. Appoggiava una mano
+sulla canna di un lungo moschetto, e l’altra teneva
+alla fascia che gli cingeva i fianchi, e dalla quale
+pendevano un lungo coltello ed una pistola a pietra.
+</p>
+
+<p>
+All’apparir del garibaldino, il Calabrese non si
+mosse; solo lo guardò fisso. Roberto, che lo fissava
+del pari, quando gli fu presso, fermossi esclamando.
+</p>
+
+<p>
+— Viva l’Italia!
+</p>
+
+<p>
+Il Calabrese alzò un dito (il che vuol dire: viva
+l’Italia una), indi postasi la mano alla bocca, la ritirò
+subito dopo salutando.
+</p>
+
+<p>
+— Siete solo? gli chiese Roberto stringendogli la
+mano.
+</p>
+
+<p>
+Il Calabrese rispose di no colla testa.
+</p>
+
+<p>
+— Dove sono i vostri compagni?
+</p>
+
+<p>
+L’altro accennò colla testa i monti.
+</p>
+
+<p>
+— Chi è il vostro capo?
+</p>
+
+<p>
+— Il barone Stocco, rispose finalmente il Calabrese.
+</p>
+
+<p>
+— Avete veduto i garibaldini?
+</p>
+
+<p>
+— Sono con noi da jer l’altro.
+</p>
+
+<p>
+— Missori?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il Calabrese accennò affermativamente.
+</p>
+
+<p>
+— Voi siete di sentinella, è vero?
+</p>
+
+<p>
+L’istessa risposta.
+</p>
+
+<p>
+— Aspettate Garibaldi?
+</p>
+
+<p>
+Il Calabrese si permise un leggier sorriso, che durò
+un minuto secondo.
+</p>
+
+<p>
+— Bene, sappiate che io sono stato mandato avanti
+appunto da Garibaldi in cerca di Missori e di voi
+altri bravi Calabresi... Adesso, non avendo trovato
+nessuno, torno indietro....
+</p>
+
+<p>
+— Verranno... presto, rispose il Calabrese accennando
+di bel nuovo ai monti.
+</p>
+
+<p>
+— Tanto meglio! Voi però dovreste andare a prevenire
+il vostro comandante che Garibaldi sale il
+monte co’ suoi, e che si porta al luogo del convegno
+fissato già con Missori fino da quando era a
+Messina. Avete capito?
+</p>
+
+<p>
+Il Calabrese si affrettò a rispondere che sì, e rinnovata
+la stretta di mano, si pose il fucile in ispalla
+e sparve pel bosco.
+</p>
+
+<p>
+— Che economia di fiato devono fare costoro in
+fin d’un anno! pensava fra sè Roberto ripigliando
+il suo cammino. Però preferisco uno che parla poco
+ad un chiacchierone... Intanto sono contento d’aver
+trovato quel Calabrese... Quel tornare al generale
+senza sapergli dir proprio nulla, mi sapeva male...
+Almeno adesso posso dargli la notizia che Missori
+c’è, e questo è il più; poi che i Calabresi insorti ci
+sono anch’essi.... Se gli altri somigliano a questo
+qui, devon essere la gran bella gente!
+</p>
+
+<p>
+Roberto un’ora dopo raggiungeva il generale che
+si mostrò contento delle notizie recategli dal capitano.
+Garibaldi e i suoi continuarono a salire, dirigendosi
+<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span>
+però verso Reggio. Giunto al luogo ove, come
+dicemmo, doveva incontrarsi con Missori, fu sorpreso
+di non trovarlo; dopo d’averlo aspettato una buona
+ora, prese la risoluzione di seguitare il suo cammino.
+Quand’ecco arrivare alcune guide annunziando l’arrivo
+di Missori a Garibaldi, che si fermò ad attenderlo.
+Arrivato finalmente, concertò seco lui il piano
+di difesa e di attacco.
+</p>
+
+<p>
+Fu convenuto che il generale Bixio, il più audace
+generale dell’armata siciliana, attaccherebbe Reggio
+di fronte, intanto che Garibaldi, girando il forte, prenderebbe
+i regj tra due fuochi.
+</p>
+
+<p>
+Le colonne si misero in marcia, e protette dal silenzio
+della notte, sorpresero le truppe regie, scaglionate
+alla rinfusa sulla gran strada di Reggio. Erano
+tre e un quarto del mattino, quando l’avanguardia
+di Bixio s’imbattè nelle vedette nemiche. Il fuoco
+cominciò subito, e l’azione divenne tosto generale.
+I comandanti delle forze napoletane, credendo di
+avere solamente a fare coi quattro battaglioni di Bixio,
+concentrarono le loro truppe all’estremità aperta
+di Reggio, e cominciarono un fuoco di battaglione
+così ben nudrito, che l’ala destra del bravo generale
+genovese per un momento vacillò; ma Bixio
+volle confermare quanto si disse di lui dopo le campagne
+di Lombardia, cioè che gli ostacoli non fanno
+che aumentare la sua audacia, e renderlo indomito.
+Egli, vedendo la sua destra minacciata, portò rapidamente
+due battaglioni sul punto del pericolo, e in
+poco tempo ristabilì l’ordine e riprese l’offensiva.
+</p>
+
+<p>
+Dipoi Bixio, impaziente di indugio, alla testa della
+colonna, ordinò la carica alla bajonetta. La mischia
+fu terribile; la rotta dei nemici non si fece aspettare,
+<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span>
+e i Napoletani si ripiegarono in massa sulla cittadella.
+Intanto Garibaldi e Missori erano arrivati a
+tiro di fucile dal forte, e i loro cacciatori cominciarono
+ad imberciare colle carabine inglesi le cannoniere
+della cittadella. Il loro tiro era così preciso che
+molti regj furono uccisi sui cannoni, molti altri dovettero
+ritirarsi. Garibaldi e Bixio intanto si avanzavano,
+quando quest’ultimo, avendo sloggiato una
+compagnia di borbonici dalle prigioni della città, trovò
+ventiquattro cavalli, dodici muli e due pezzi d’artiglieria.
+Fu questa una preziosa conquista, perchè Garibaldi
+non aveva cannoni con sè.
+</p>
+
+<p>
+Con questi due cannoni ebbe principio l’attacco
+del forte. Le colonne di Bixio si avanzavano sempre,
+e quelle di Garibaldi minacciavano già la scalata.
+Erano circa le nove antimeridiane, quando il forte
+cessò il fuoco; le truppe reali, scoraggiate, poco
+dopo si arresero al vincitore. Quel combattimento costò
+poche perdite all’esercito dei volontarj e alle
+truppe borboniche.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto il generale Cosenz, dopo il suo sbarco
+in Calabria, si avanzava pure verso Reggio, prendeva
+il forte di Scilla, occupava altri punti importanti,
+ed attuava il congiungimento delle sue truppe
+con quelle di Bixio e di Garibaldi, mentre i borbonici,
+o ritiravansi, o cadevano prigionieri, o passavano
+al nemico. In questa guisa l’estrema Calabria
+cadeva in mano dei nostri, e Garibaldi si apriva la
+strada a nuove vittorie ed a nuovi trionfi.
+</p>
+
+<p>
+Circa dodicimila erano i soldati regj, concentrati
+in quell’ultima parte della penisola, e che dovevano
+impedire lo sbarco dei volontarj, o sterminarli appena
+sbarcati. Non v’ha dubbio che, avuto riguardo
+<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span>
+ai mezzi che stavano nelle mani dei borbonici, doveva
+riuscire facile il distruggere i garibaldini, che
+sbarcavano pochi per volta e che mancavano di
+artiglieria e di cavalli. Ma la truppa regia era demoralizzata,
+ed i comandanti non avevano nè forza
+d’animo, nè coraggio; oltreciò, dopo i fatti di Sicilia,
+il nome di Garibaldi e del suo esercito, erano
+divenuti più formidabili, e la pubblica opinione accennava
+già alla inevitabile rovina del trono di Francesco
+II. Tutte questo ragioni contribuivano a scemare
+il coraggio dei soldati regj, i quali si battevano
+mal volentieri, ed anzichè procacciarsi gloria,
+cercavano di salvare la vita. Si aggiunga che per
+tutte le Calabrie temevasi l’imminente irrompere della
+rivoluzione, già in alcuni punti scoppiata, e per la
+quale le truppe borboniche venivano a trovarsi serrate
+tra i volontarj di Garibaldi, e gli insorti. La situazione
+dei borbonici era per questo infelicissima,
+perciocchè, oltre agli esterni nemici, avevano a temere
+gli interni<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Gli animi dei Calabresi erano già concitati, la propaganda
+rivoluzionaria aveva prodotto i suoi effetti,
+talchè, non appena si seppe lo sbarco di Garibaldi
+e la presa di Reggio, tutto fu finito, e la rivoluzione
+levò la testa minacciosa e terribile. Le città principali
+della Calabria spezzarono gli stemmi borbonici,
+radunarono comitati, inaugurarono governi prodittatoriali,
+armarono nuovi volontarj, inviandoli ad ingrossare
+le file del generale, e a rompere le comunicazioni
+dello sperperato esercito di <i>Bombicella</i>. Però
+tutto questo accadeva col maggiore ordine possibile,
+e i comitati e i governi provisorj prendevano a governare
+<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span>
+la cosa pubblica ed a reggere il proprio paese
+in nome di Vittorio Emanuele II, dell’Italia una,
+e del glorioso dittatore delle Due Sicilie.
+</p>
+
+<p>
+Intanto la caduta di Reggio e la disfatta toccata
+alle truppe borboniche, posero Garibaldi nella felice
+condizione di continuare le sue marcie e di estendere
+la rivoluzione delle Calabrie. Con soli 800 uomini
+egli, privo d’artiglieria, ne aveva fatto capitolare
+quasi 2,000, e due ben munite fortezze. I generali
+napoletani Gallotti e Briganti, che comandavano
+nell’estrema Calabria, si trovarono nelle mani del vincitore,
+il quale, non lasciando pace al nemico, e partito
+alla volta di Accerello, guadagnò i monti che sovrastano
+ai forti di Pizzo, di Alta Fiumara e di Scilla;
+fece la sua congiunzione con Cosenz, arrivato il giorno
+prima a Salino, dove il bravo colonnello De Flotte,
+chiaro per la difesa da lui fatta nel giugno 1848,
+delle barricate nei sobborghi insorti contro l’assemblea
+costituente di Francia, perdeva la vita pel tradimento
+di un soldato napoletano. Garibaldi, appena
+operata la sua congiunzione col corpo di Cosenz, determinò
+lasciare gli accampamenti di Mittinetti e
+scendere verso Alta Fiumara, per circondare i forti
+e prendere in pari tempo una posizione contro la
+brigata del generale Melendez, che da Scilla moveva
+ad incontrarlo. Melendez aprì il fuoco contro la colonna
+dei nostri che scendeva dal monte, ma non
+gli fu dato arrestarla. Il movimento strategico di Garibaldi
+era pienamente riuscito<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>; Melendez aveva
+<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span>
+perdute le sue comunicazioni coi forti; sicchè dovette
+capitolare; in tal modo Alta Fiumara, Torre Cavallo
+e Scilla caddero in potere di Garibaldi. Le guarnigioni
+di queste fortezze furono imbarcate senza armi,
+e spedite a Napoli; una parte disertò, un’altra
+parte si sparse per la campagna.
+</p>
+
+<p>
+Il 30 agosto Garibaldi trovavasi a Mileto.
+</p>
+
+<p>
+«Mileto (è ancora il Du Camp che scrive) mi
+parve bruttissima; ridotta a nuovo coi vecchi materiali,
+è composta di tre strade parallele, e larghe
+come una piazza. Quando noi v’arrivammo, vi si faceva
+tanto chiasso, e v’era tanto movimento, da farci
+girare il capo; Garibaldi vi aveva il suo quartier
+generale. Una tenda improvisata sotto un albero
+in un campo, era la sua abitazione; egli stava seduto
+in terra e teneva presso lui alcune carte spiegate;
+due preti, ritti in piedi, lo contemplavano con una
+specie di curiosità feroce, mentre egli ascoltava una
+deputazione degli abitanti di Monteleone, che lo pregavano
+d’accorrere al più presto, onde impedire alla
+guarnigione napoletana di commettere eccessi. I regj
+del resto s’apprestavano, a quanto dicevasi, alla ritirata
+anzichè a darci battaglia sui piani di Monteleone,
+come credevamo in sulle prime. Essi si ritiravano
+sotto gli ordini del generale Ghio, allo scopo
+di disputarci il passaggio a Cosenza. Si temeva però
+che prima di ritirarsi da Monteleone non la saccheggiassero.
+</p>
+
+<p>
+— Ci vado subito, rispose Garibaldi a que’ di
+Monteleone, e saltò in carrozza. Tutti lo seguimmo,
+chi a piedi, chi a cavallo. Il generale Türr raggiunse
+tosto il dittatore.
+</p>
+
+<p>
+«A Reggio, pescatori del pesce spada; a Catanzaro,
+<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span>
+i tessuti di seta; a Mileto, briganti e preti». È
+un proverbio antico nelle Calabrie. Mileto è città nuova;
+il terremoto del 1783 l’ha interamente inghiottita;
+il suolo in allora si schiuse e poscia si rinchiuse,
+inghiottendo la città, per cui non si è ancor finito
+di ricostruirla; alcune capanne e tugurj, un vasto
+seminario, il palazzo del vescovo ed una porzione
+di chiesa...; ecco Mileto.
+</p>
+
+<p>
+Una volta era la città prediletta e favorita dei principi
+normanni; ora è una miserabile borgata, d’aspetto
+sinistro, e che conta appena due mila anime.
+Dei suoi passati splendori non le rimane che un
+vescovato; ma il vescovo se l’era data a gambe al
+nostro avvicinarsi. Dei preti la percorrevano timidi e
+curiosi; ci rimiravano fissi fissi, quando credevano
+di non essere veduti, e meravigliavano di non vederci
+le corna alla fronte, come il diavolo, e ai
+piedi le unghie biforcate. Allorachè ci passavano
+vicino, ci salutavano con quell’aria umile e dimessa,
+che indica la paura pronta ad ogni concessione;
+non vi ha franchezza in quegli sguardi, non nel gesto,
+non nella voce.
+</p>
+
+<p>
+Era il 27 agosto; due giorni prima in questa uggiosa
+città di Mileto, si compiva una terribile tragedia.
+Il XV reggimento di linea napoletano, venendo
+da Villa San Giovanni, accampava sulla piazza, e
+nelle vie; quelle soldatesche indisciplinate mormoravano,
+vedendo con terrore d’essere costrette a faticose
+tappe, di cui l’ultima doveva essere Napoli,
+e rifuggendo dal mestiere del soldato, domandavano
+d’essere rimandati liberi, con congedo illimitato. Gli
+uffiziali scoraggiati non rispondevano, costretti d’obbidire
+ad ordini superiori. Il generale Briganti giunse
+<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span>
+frattanto a cavallo, seguito da un solo domestico. I
+soldati riconoscendolo, gridarono: A morte, a morte!
+Briganti passò oltre, senza arrestarsi a tali clamori.
+Aveva egli oltrepassato il villaggio, e trovavasi sulla
+strada di Monteleone, quando gli venne in mente di
+tornare indietro. Chi lo riconduceva sui suoi passi?
+Il fermo proposito di tener fronte al pericolo, e calmare
+una sedizione militare, che poteva, scoppiando,
+trascinar seco il sacco della città, o piuttosto quell’invisibile
+mano che spinge gli uomini verso il
+destino che devono compiere? Nol so; ma egli ritornò;
+allora sorsero nuove grida e minacce più violenti.
+Il generale si ferma e vuol parlare; due fucilate
+gli atterrano il cavallo.
+</p>
+
+<p>
+Il domestico, spaventato, si dà alla fuga. Il generale
+si alza, e move verso gli ammutinati, con coraggio
+e serenità d’animo. Parla della sua età, ricorda
+le cure paterne che ebbe sempre per loro;
+invoca la disciplina, senza cui i soldati non sono che
+banditi armati. I rivoltosi esitavano, ed erano per
+cedere, quando un sotto-uffiziale, avvicinandosi al
+generale, esclama:
+</p>
+
+<p>
+— Le mie scarpe sono rotte, ed io devo marciare
+a piedi nudi; tu hai degli stivali eccellenti — e gli
+tira un colpo di fucile. Più di cinquanta palle allora
+colpirono lo sfortunato Briganti. Il sotto-uffiziale gli
+levò gli stivali, e tutta la truppa, briaca di sangue,
+si gettò a colpi di bajonetta sul generale che venne
+fatto a brani. A gran pena si potè strappare dalle
+mani di quei selvaggi il corpo mutilato, per nasconderlo
+nella chiesa. Sfondarono allora quattro
+o cinque botteghe, ove si vendevano sigari, caffè
+e vino, e le saccheggiarono completamente. Ritornarono
+<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span>
+quindi alla chiesa, ne atterrarono la porta,
+e tirando pei piedi il cadavere, gli fecero oltraggi
+senza nome, strappandogli i capegli e la barba, ficcandogli
+negli occhi delle capsule, alle quali davan
+fuoco, ed altre atrocità di questo genere. Quando
+furono sazj, si raccolsero di nuovo sulla piazza, e deposte
+le armi, si sbandarono, dirigendosi ognuno
+al suo paese. Interrogammo alcuni di quegli sciagurati,
+del perchè avessero così massacrato il loro
+generale.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè era un borbonico, dissero gli uni.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè era un liberale, dissero gli altri.
+</p>
+
+<p>
+Un solo disse il vero: — Noi l’abbiamo ucciso
+perchè era il nostro generale.»
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Intanto Garibaldi progrediva. I Borbonici appena
+lo seppero a Monteleone si sbandarono; parte, gettate
+le armi, s’incamminò a casa, parte passò tra le
+file degli insorti. Sora, Mobile, Avellino, Bari, Lecce,
+sollevavansi al grido di viva Garibaldi.
+</p>
+
+<p>
+Il generale avanzava sempre, seguito dai suoi e
+dai bravi Calabresi, finchè, poco dopo, potè scrivere
+al prodittatore Mattini, che «coi Calabresi aveva fatto
+abbassare le armi a diecimila soldati, e che si era impadronito
+di altrettanti fucili, di dodici cannoni e
+di trecento cavalli».
+</p>
+
+<p>
+Il 7 settembre, Garibaldi avvisò il comitato napoletano,
+che in quello stesso giorno egli sarebbe entrato
+nella capitale delle Due Sicilie.
+</p>
+
+<p>
+Tutta Napoli, sparsasi la voce dell’imminente arrivo
+del dittatore, era in moto fin dal mattino; in
+tutte le strade, e segnatamente in quella principale di
+Toledo, sventolavano bandiere tricolori; la guardia
+<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span>
+nazionale tutta era sotto le armi, un numero straordinario
+di carrozze erano state dalle più distinte famiglie
+napoletane inviate alla stazione; un immenso
+popolo stava accalcato ad attendere il gran capitano.
+</p>
+
+<p>
+Alle 11 e mezza, il dittatore giungeva con un convoglio
+speciale. È indescrivibile l’entusiasmo del popolo,
+e le grida, che furono mille volte universalmente ripetuti
+di «viva Garibaldi dittatore! viva l’Italia! viva
+Vittorio Emanuele!» Tutta quella folla plaudente,
+frenetica, accresciuta ad ogni passo, frammezzata da
+migliaja di carrozze, in parte seguiva ed in parte
+precedeva quella del generale lungo la strada del
+Pigliero, ove da tutti i balconi, gremiti di signore,
+si gittavano fiori e si scambiavano grida di entusiasmo.
+Ad un’ora dopo mezzo giorno, Garibaldi giungeva
+al palazzo della Foresteria, ove fu ricevuto dai
+maggiori della guardia nazionale e da altri distinti
+personaggi.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto, dall’immenso largo di S. Francesco di
+Paola, stipato tutto intorno da gente accorsa dagli
+angoli più remoti della città, prorompevano tali fragorose
+voci, che Garibaldi più volte dovette affacciarsi
+al balcone a salutare, e a parlare al popolo. Fra le altre
+cose disse: «Bene a ragione avete dritto di esultare in
+questo giorno in cui cessa la tirannide che vi ha
+aggravati, e comincia un’era di libertà. E voi ne
+siete degni, voi figli della più splendida gemma d’Italia!
+Io vi ringrazio di questa accoglienza, non solo
+per me, ma in nome dell’Italia che voi costituite
+nell’unità sua mediante il vostro concorso; di che non
+solo l’Italia, ma tutta l’Europa vi debb’essere grata.»
+</p>
+
+<p>
+Intanto <i>Bombicella</i> nicchiava a Capua, e livido per
+la paura, raccomandavasi alla sant’anima di suo padre
+e a San Gennaro.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cap18">CAPITOLO XVIII.
+<span class="smaller">Da Caserta.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="poem-container">
+<div class="poem inl"><div class="stanza">
+<p class="i01">Desta l’Aurora omai dal letto scappa</p>
+<p class="i02"> E cava fuor le pezze di bucato;</p>
+<p class="i02"> Poi batte il fuoco, e cuocer fa la pappa</p>
+<p class="i02"> Pel suo giorno bambin che allora è nato;</p>
+<p class="i02"> E Febo, che è il compar, già colla cappa</p>
+<p class="i02"> E con un bel vestito di broccato,</p>
+<p class="i02"> Che a nolo egli ha pigliato dall’Ebreo,</p>
+<p class="i02"> Tutto splendente viensene al corteo.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i06"> (<span class="smcap">L. Lippi</span>, il Malmantile).</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<p>
+Il 15 ottobre 1860, uno splendido sole <i>seguiva
+il corteggio dell’aurora</i>, e rallegrava colla sua benedizione
+di luce l’impareggiabile piano d’Erba, che
+in quella stagione era animato da numerosi villeggianti.
+</p>
+
+<p>
+Nel mezzo di un viale, ombreggiato da una doppia
+fila di plàtani che conduceva ad un palazzotto
+annerito dal tempo, e quasi per intero rivestito da
+piante rampicanti, passeggiavano a godervi il puro
+<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span>
+aere mattutino, la contessa Emilia ed una bionda giovinetta,
+la quale, tuttochè camminasse, era intenta
+ad un lavoro domestico.
+</p>
+
+<p>
+— Tarda Carlambrogio! disse la contessa fermandosi
+e guardando giù per lo stradone che, passando
+dinanzi al viale, mette ad Erba.
+</p>
+
+<p>
+— Poveretto! è vecchio, rispose la giovinetta; poi
+da qui ad Erba la è una bella tirata.
+</p>
+
+<p>
+— È una passeggiata, mia cara, una passeggiata!
+dì piuttosto che Carlambrogio avrà trovato per istrada
+qualche compare e se incomincia a chiacchierare,
+chi lo ferma?
+</p>
+
+<p>
+Carlambrogio, quasi a smentire le poche caritatevoli
+parole della contessa, si affacciò in quella al
+viale.
+</p>
+
+<p>
+— Eccolo, eccolo! gridò la giovinetta correndo
+incontro al vecchio contadino.
+</p>
+
+<p>
+Raggiungerlo, strappargli di mano una lettera, e
+rivolare dalla contessa, fu per la giovinetta l’affar
+d’un istante.
+</p>
+
+<p>
+— È di lui? chiese sorridendo la vecchia.
+</p>
+
+<p>
+— Sì.
+</p>
+
+<p>
+— Come ti sei fatta rossa!
+</p>
+
+<p>
+— È la corsa...
+</p>
+
+<p>
+— Già la corsa!... Ora via carina, calmati.... guarda
+come ti batte il cuore... Benedetta gioventù!... Vieni
+qui, Dalia, sediamo su questa panchetta all’ombra...
+</p>
+
+<p>
+La giovinetta la seguì, e le si assise al fianco aprendo
+la lettera.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Come mai la povera orfanella si trovava in compagnia
+della contessa Emilia?
+</p>
+
+<p>
+La c’era da parecchie settimane, ed ecco il come.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span>
+</p>
+
+<p>
+Dalia, incaricata da Roberto di annunziare alla contessa
+la morte del di lei nipote, aveva adempiuta l’incresciosa
+commissione con tanti riguardi, con una delicatezza
+tanto affettuosa, consolando la vecchia, piangendo,
+soffrendo con lei, che quest’ultima (la quale
+aveva sempre visto di buon occhio la giovinetta)
+l’aveva pregata di farle compagnia durante la villeggiatura.
+</p>
+
+<p>
+Dalia in sulle prime aveva esitato, chè, fiera come
+era, temeva sempre di incontrare qualche dispiacere,
+qualcuna di quelle umiliazioni con che i signori,
+generalmente parlando, sogliono (lontani le mille
+miglia dal farlo per cattiveria) amareggiare e talvolta
+disgustare affatto chi (al di sotto di loro in fatto di
+denari e di posizione sociale) vogliono carezzare.
+</p>
+
+<p>
+Ma la contessa aveva insistito con tanta buona grazia,
+dicendole che aveva bisogno di lei e delle sue
+consolazioni, e che non le sarebbe mancato lavoro,
+caso mai temesse di mangiare il pane a tradimento,
+che in fine Dalia aveva ceduto, e pigliata licenza
+dalla <i>maestra</i>, aveva seguita la contessa alla campagna.
+</p>
+
+<p>
+Nelle città, nelle provincie d’Italia, o meglio, in
+tutto il mondo, in que’ dì non parlavasi che di Garibaldi
+e di Cialdini, dei due eserciti e delle loro
+gloriose gesta. Questi erano quindi i temi favoriti
+anche dei villeggianti in quella parte di Brianza, i
+quali ogni mattina portavansi ad Erba ad attendervi la
+posta ed i giornali. E questo era il compito giornaliero
+di Carlambrogio, il quale per altro non soleva interessarsi
+gran che per quelle notizie, ripetendo egli sempre
+questo prosaico ritornello: Vinca Erode, vinca
+Pilato, noi povera gente saremo sempre in miseria.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span>
+</p>
+
+<p>
+È però giustizia il dire che queste cose, il povero
+vecchio, le brontolava sottovoce.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+L’ultima lettera ricevuta da Dalia portava la data
+di Messina; in essa Roberto le parlava del prossimo
+tragitto, dei pericoli che andavano ad incontrare, e
+dei pesci cani, del cui teschio aveva sbozzato il ritratto
+nel margine di quella lettera. Dalia ne fu tanto
+spaventata, da non poter chiuder occhio per tutta
+una notte.
+</p>
+
+<p>
+D’allora in poi non aveva più avute notizie di
+Roberto. Aveva letto in compagnia della contessa i
+giornali; sapeva quindi dello sbarco, de’ continui
+trionfi di Garibaldi, del meraviglioso di lui ingresso
+in Napoli, e infine della sanguinosa battaglia del 1
+ottobre; ma nulla di chi tanto le stava a cuore.
+</p>
+
+<p>
+Ora immagini il lettore con che ansia, con che
+tremito, con che sussulto di cuore, Dalia aprì quella
+lettera.
+</p>
+
+<p>
+— Da dove viene? chiese la contessa.
+</p>
+
+<p>
+La giovinetta, letta la data, rispose: da Caserta.
+</p>
+
+<p>
+— Ih! com’è lunga quella lettera!
+</p>
+
+<p>
+— Uno, due, quattro fogli, disse Dalia sorridendo
+di compiacenza. To! c’è anche due pagine di stampato...
+È un proclama di Garibaldi.
+</p>
+
+<p>
+— Ora mo, da brava! leggi... Comincia dalla lettera.
+</p>
+
+<p>
+Onde non ripetere il già detto, noi riprodurremo
+la lettera del garibaldino, incominciando là dove egli
+racconta cose da noi non per anco toccate. Diremo
+solo che Dalia, lette poche righe, mandò un grido balzando
+in piedi si improvvisamente, con tal impeto,
+che la contessa sbigottita fu a un punto dal non cader
+riversa dall’altra parte della panchetta.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span>
+</p>
+
+<p>
+— È capitano! è capitano! gridava Dalia ebbra
+di gioja.
+</p>
+
+<p>
+— Chi?
+</p>
+
+<p>
+— Ma lui... Roberto..., l’hanno fatto capitano!»...
+e baciava la lettera, ripetendo colle lagrime agli occhi:
+Garibaldi è un angelo!
+</p>
+
+<p>
+Calmata quell’ebbrezza, continuò la lettura. Il
+volto di Dalia prendeva un’espressione d’ambascia
+mano mano che progrediva, leggendo i pericoli, le
+fatiche, le privazioni sofferte da Roberto e da’ suoi
+compagni nelle lunghe marcie da Reggio a Napoli.
+«La sete ci tormentava più di tutto (scriveva Roberto);
+il sole ci bruciava la pelle, la polvere ci soffogava;
+c’era dei momenti in cui i nostri occhi vedeano tutti
+gli oggetti color violetto, alberi, strade, sassi, erba,
+cielo, tutto insomma. I nostri cavalli non potevano
+più reggersi in piedi. Ti basti sapere, per aver una
+idea di quanto soffrivamo in quei momenti noi e le
+bestie, che un mio amico, il maggiore Setti di Treviglio
+(uno dei migliori uffiziali della divisione Cosenz,
+e che ha fatta la campagna di Roma e quella
+dell’anno scorso), fece con un colpo di <i>revolver</i> saltare
+le cervella al suo cavallo, non reggendogli l’animo
+di vederlo soffrir tanto.»
+</p>
+
+<p>
+— Poveri giovani! gridò la contessa; se il mio
+Ernesto si fosse trovato con loro, chi sa cos’avrebbe
+sofferto, lui sì delicato...
+</p>
+
+<p>
+— Egli ora ha finito di soffrire, rispose Dalia, e
+per non lasciar tempo alla contessa di ricadere in
+quelle malinconie, continuò a leggere.
+</p>
+
+<p>
+Roberto, quasi a mitigare la penosa impressione
+che il racconto dei sofferti patimenti doveva produrre
+sull’animo della sua amica, aveva mutato argomento
+<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span>
+e stile. Parlava quindi della sua splendida dimora
+di Caserta, poi del miracolo di san Gennaro.
+</p>
+
+<p>
+Anche il Du Camp nelle sue memorie parla sì di
+Caserta che del santo patrono di Napoli, e con tanto
+brio, da vincere quanto Roberto scrisse sullo stesso
+argomento; perciò daremo la preferenza al Du-Camp.
+Ecco ciò ch’egli scrive in proposito:
+</p>
+
+<p>
+«Il palazzo di Caserta è uno dei più grandiosi
+concepimenti architettonici usciti da mente umana.
+Vanvitelli che lo ideò, ebbe la sorte di vegliare all’esecuzione
+sino al suo compimento, cioè fino all’anno
+1752 e ciò per ordine di Carlo III. La facciata è
+imponente, benchè monotona; quattro corti quadrate
+dividono la costruzione interna; attraverso di esso
+sorge un porticato splendido, sorretto da sessantaquattro
+colonne di marmo; lo scalone è di una maestà
+imponente; è tutto in marmo, e sormontato da una
+cupola i cui dipinti, che rappresentano gli Dei che ammirano
+una Venere, le fattezze della quale non mi parvero
+senza seduzione. Il teatro del palazzo è graziosissimo;
+è sostenuto da sedici colonne tolte al
+tempio di Serapide, di cui le ruine veggonsi lambite
+dal mare sulla strada di Pozzuoli. L’appartamento
+di Ferdinando II ti inspira un’indifinibile tristezza:
+non un mobile vi è rimasto; dal muro vennero graffiate
+via le pitture; si abbruciarono le tappezzerie,
+le armi, gli intagli, tutto insomma. Vi sarebbe stata
+una specie di barbara grandezza nel seppellire un
+re coi suoi tesori, le sue donne, le sue guardie; ma
+è puerilità l’incendiare le camere di un re morto,
+a meno che ciò non sia imperiosamente imposto dall’igiene;
+e tale vuolsi sia stato il caso presente.
+</p>
+
+<p>
+Infatti re Ferdinando, che era di una corpulenza
+<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span>
+enorme, morì dopo una sì lenta e profonda decomposizione,
+che si può dire di lui, aver egli assistito,
+vivendo, alla propria putrefazione. Finì i suoi giorni
+implacabile nelle sue idee, e facendo giurare al figlio
+di non governare se non coi precetti dell’assolutismo<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>.
+Tali precetti dovevan finire col distruggere le forze
+della dinastia, tanto più che l’alleato più fedele di
+questa ben presto la tradiva; voglio parlare di san
+Gennaro.
+</p>
+
+<p>
+La sua festa avvicinavasi. Napoli era in una commozione
+da non potersi dire. Per chi l’infallibile
+santo avrebbe preso partito? era desso italiano? borbonico?
+Grave quistione che si faceva ovunque, e
+che nessuno ardiva sciogliere anticipatamente. San
+Gennaro è l’idolo dei Napoletani, i quali sono fermamente
+persuasi che Dio non regna nei cieli che
+per concessione di quel santo. Una volta però, presi
+da collera improvvisa contro di lui, lo detronizzarono,
+e misero al suo posto sant’Antonio qual patrono
+di Napoli.
+</p>
+
+<p>
+Era il 1799; S. Gennaro s’era fatto democratico;
+il suo sangue erasi liquefatto al grido di: Viva la
+<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span>
+repubblica, e quando la reazione guidata dal cardinal
+Ruffo giunse a Napoli, abbandonandosi ad eccessi e
+a massacri di cui la memoria non è ancora cancellata,
+non si obbliarono le velleità democratiche del santo,
+e lo si destituì, come un semplice funzionario; si
+parlava anche di gettarlo in mare, e innanzi la sua
+statua si urlò: Abbasso il giacobino! Ma troppo forti
+ed intimi erano i vincoli che stringevano i Lazzaroni
+al loro patrono; cotal separazione era troppo
+penosa per essi. Gli uni si pentivano della lor violenza;
+l’altro promise di non essere per l’avvenire
+che un buon realista, e la pace fu segnata.
+</p>
+
+<p>
+Si congedò S. Antonio, e si reintegrò san Gennaro
+nel possesso di tutti i suoi onori, titoli e privilegi.
+</p>
+
+<p>
+Il suo sangue, raccolto dopo il martirio, si conserva
+in un’ampollina, e da secco che è, in certi giorni
+dell’anno si liquefa e bolle. Il santo fa attendere più
+o meno lungamente il prodigio, a seconda della maggiore
+o minore sua soddisfazione sulla politica, e sul
+governo del paese; ma non havvi esempio ch’ei siasi
+ribellato al miracolo, neppur dinanzi al generale
+Championnet, che non gli concedeva se non dieci
+minuti per compire il prodigio. A fronte dei gravi
+avvenimenti che avevano nell’estate del 1860 messo
+sossopra il regno delle Due Sicilie, come si sarebbe
+comportato san Gennaro?
+</p>
+
+<p>
+Il dì della sua festa, verso le 10 del mattino, io
+mi recai in duomo: è una gran chiesa ristaurata
+sul gusto italiano della decadenza, epoca nella quale
+l’arte è assolutamente vinta dal valore o dalla rarità
+della materia prima. Tu vi trovi un reggimento
+di statue d’argento, il cui valore sta tutto nel peso.
+<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span>
+Nella cappella di S. Gennaro, che è a dritta, la folla
+s’incalza, e si stringe; si soffoca pel caldo; presso
+la balaustrata che protegge l’altare, è un urtarsi,
+uno spingersi, d’averne rotte le ossa. I posti migliori
+son per chi ha forza maggiore nei gomiti. Le
+donne qui mi sembrano più numerose degli uomini:
+alcune recano i loro bimbi che strillano orribilmente.
+Si canta messa; ma chi l’ascolta? Nessuno. Tutti
+sono trepidanti, ansiosi; di tratto in tratto qualche
+voce acutissima sorge dalla folla, e si compone al
+canto; è la voce di una donna già inspirata, che
+spera così di affrettare l’arrivo del santo.
+</p>
+
+<p>
+La porta della sagristia finalmente è dischiusa; un
+grido di gioja echeggia sotto le volte spaziose; colla
+massima pompa si reca l’immagine di S. Gennaro,
+coperta di un velo rosso ricamato in oro. Portato
+da un canonico, preceduto dalle guardie nazionali
+che fanno far largo alla folla, il santo si apre una via fra
+i suoi adoratori, che furtivamente cercano di toccare
+colle mani il velo che avvolge le sembianze del
+protettore, e avidamente poi baciano la parte avventurata
+che toccò il miracoloso tessuto. Il prezioso
+idolo è finalmente deposto sull’altare, tolto il velo,
+appare il busto d’argento. Ciò che allora io vidi può
+rendere modesti coloro che nella loro vita si sono
+creduti amati, perchè giammai essere umano non
+ispirò l’amore che si dimostra per questo immobile
+simulacro. Le donne gridavano: «O san Gennaro,
+o mio piccolo san Gennaro, san Gennarello del mio
+cuore, delle mie viscere, dell’anima mia!» A lui protendevano
+le braccia; le lagrime sgorgavano copiose
+dai loro occhi stravolti; le loro labbra tremanti mandavano
+suoni confusi, e baci; i muscoli del collo,
+<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span>
+gonfi come grosse corde, s’agitavano sotto la precipitata
+pulsazione delle arterie; alcune più briache delle
+altre, strappatasi la pezzuola dal collo, si percuotevano
+il petto a colpi di pugno, sollevando lamentevoli lai.
+Frattanto si veste il santo; sulla fronte gli si compone
+una mitra ricca di pietre preziosissime; sulle
+spalle lo si adorna con pallio di porpora a ricami
+d’oro, e d’amatiste; nel dito gli si infila l’anello
+episcopale. Frattanto le grida raddoppiano: «Quanto
+è bello! È lui, proprio lui; o mio caro S. Gennaro!»
+e ricomincian così le genuflessioni, i baci, i nervosi
+tremiti. — Vicino a me stava una giovine che singhiozzava
+amaramente.
+</p>
+
+<p>
+— Che avete per piangere così? le domando.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! signorino mio! il santo non mi guarda.
+</p>
+
+<p>
+Infatti essa era collocata in modo da non potere
+vedere il busto. Una tempesta di clamori orribili,
+voci di gioja, di disperazione, di invocazione, cozzavano
+nell’aere, per ricadere su noi. Le guardie nazionali
+stanche e sfinite dal calore, non potevan mettere
+ordine in tanto trambusto:
+</p>
+
+<p>
+In cotesta immonda commedia che trascinava tanto
+popolo sino all’estasi, chi fra noi era pazzo? Il popolo,
+od io? Giammai spettacolo di degradazione dell’anima
+umana aveami colpito sì profondamente; v’eran
+momenti in cui mi coglieva la smania di rovesciarmi
+a colpi di bastone su questa folla indemoniata, e spezzare
+l’idolo sull’altare, come ai tempi primi del cristianesimo,
+gli eroi di questo rovesciavano nel templi
+le statue degli dei.
+</p>
+
+<p>
+Un canonico, curvo dagli anni, coperto di splendide
+vesti, toglie il velo all’ostensorio che raccoglie
+la preziosa reliquia. L’ostensorio è d’argento, e munito
+<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span>
+di due cristalli, che facilitano la vista dell’ampolla
+ivi contenuta, ed ha la forma di una lanterna
+da <i>cabriolet</i>.
+</p>
+
+<p>
+Offerto alla vista del pubblico, il canonico lo
+bacia e poi divotamente lo innalza tra le sue mani,
+ed esclama: <i>Il sangue è duro</i>; e quindi lo agita
+dall’alto al basso, tenendovi sopra fissi gli occhi,
+affine di determinare l’istante preciso in cui il sangue
+coagulato incomincia a sciogliersi. Dietro di
+lui un prete rischiara la reliquia con un cero, di
+modo che lo si possa veder per trasparenza. Durante
+cotal funzione, si cantano inni, si recitano delle speciali
+preci, delle quali il tumulto che regna nella
+cappella mi toglie di comprendere motto. Alcune
+donne del popolo, che passano per parenti di san Gennaro,
+come quelle che pretendono discendere dalla
+vecchia mendicante alla quale il Santo apparve dopo
+il suo martirio, onde indicare il luogo ove era stato
+deposto il suo corpo, sono schierate in luogo d’onore
+presso la balaustrata. Elleno interpellano famigliarmente
+il santo; le une gli parlano supplichevolmente,
+le altre gli fanno violenti ingiunzioni, che contrastano
+con tanta adorazione.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! san Gennaro del cuore, dicevan le une,
+non ci far languire, e dinne col miracolo che tu sei
+felice, che sei contento di noi, e che ci proteggerai
+sempre.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo, canaglia, brigante! sclamavano le altre;
+e che! ci credi tu fatte per aspettarti? Affrettati
+a sciogliere il tuo sangue, vecchio sdentato;
+altrimenti andremo a cercar sant’Antonio, che ti
+metterà alla porta.
+</p>
+
+<p>
+D’un tratto il canonico solleva l’ostensorio, pronunciando
+<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span>
+parole che non compresi, e io vidi quel
+sangue bollire lentamente nell’ampolla. Tre minuti
+eran bastati al miracolo! Uno scoppio di urli fece
+quasi crollare il tempio; tutti si prostrano col volto
+a terra, singhiozzando, o gridando grazia! Torme
+d’uccelli svolazzano per la vôlta spaventati; gli organi
+mandan suoni giulivi, s’intuonano canti d’allegrezza,
+e son gettati a piene mani fiori sul busto;
+fumano gli incensi; e cent’uno colpi di cannone dai
+forti annunziano a Napoli che il suo patrono veglia
+sempre su di lei!»
+</p>
+
+<p>
+Le nostre donne letta l’istoria di san Gennaro, quale
+la narrava Roberto, risero di cuore:
+</p>
+
+<p>
+— Poveri Lazzaroni! disse la contessa, come sono
+ignoranti!
+</p>
+
+<p>
+— E noi, objettò Dalia, coi nostri preti che salgono
+in una nuvola di carta a pigliare il santo chiodo
+il dì di Santa croce, in Duomo, ci mostriamo forse
+più innanzi di loro? Dunque!
+</p>
+
+<p>
+— Non hai torto la mia tosa!... ma finisci la lettera.
+</p>
+
+<p>
+Roberto narrava gli avvenimenti che precedettero
+di qualche giorno il 1 ottobre e la battaglia che ne
+seguì.
+</p>
+
+<p>
+Garibaldi ci aveva spediti fino a S. Maria presso
+Capua, onde tenere in rispetto i trentamila borbonici
+che stavano con Francesco II nelle due fortezze
+di Gaeta e di Capua, e in un grande tratto di paese
+intorno ad esse. Fino alla metà del settembre nulla
+era accaduto di serio fra i due eserciti nemici, eccetto
+poche fucilate, che gli avamposti scambievolmente
+tiravansi, specialmente i <i>picciotti</i>, i cacciatori
+genovesi di Mosto e qualche altro corpo della brigata
+Eber; ma il 19 i nostri passarono il Volturno, nonostante
+<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span>
+la presenza di dieci mila Napoletani che
+tratti in inganno da una dimostrazione mossa dai
+nostri contro Capua, si lasciarono sorprendere dal
+battaglione Catabene, il quale dopo lungo combattimento,
+occupò Cajazzo. Quella fazione, comandata
+dal brigadiere capo dello stato maggiore del generale
+Türr, costò ai nostri la perdita di centocinquanta uomini,
+ma fu eseguita con ardimento degno dei più
+valorosi veterani. Duemila Garibaldini, con soli due
+pezzi d’artiglieria, ebbero il coraggio di cozzare contro
+le muraglie di Capua, difese da molta truppa e
+dalle poderose artiglierie della fortezza. Capua posta
+sulla sinistra del fiume Volturno, le di cui aque la
+avvolgono intorno intorno per più di due terzi; fortificata
+dal francese Vauban, e resa ancor più forte
+dalle opere erettevi nel 1855 da un uffiziale russo
+del genio, mal si poteva espugnare senza batterie
+in breccia e bombardare. Ai nostri era quindi impossibile
+prenderla con sì poche forze, ma l’attacco
+operato dal brigadiere Rüstow, non tendeva che a
+trarre in inganno la guarnigione della piazza, per
+lasciar tempo a Türr e ad Eber di operare il movimento
+di fianco verso l’alto Volturno e guadarlo. Il
+movimento essendo pienamente riuscito, i nostri
+avendo occupato Cajazzo, divennero padroni della
+riva sinistra del fiume, e si misero a cavaliere della
+strada di Gaeta. La ricognizione durò sei ore, e in
+questo tempo noi stemmo impavidi sotto il fuoco formidabile
+dei nemici, e solo ci ritirammo quando si
+ebbe contezza che il generale Türr trionfava delle
+difficoltà che i regj gli avevano preparate sull’alto
+Volturno.
+</p>
+
+<p>
+Vi furono, un colonnello, tre tenenti, ed un capitano
+<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span>
+uccisi; quattro altri uffiziali feriti. La cavalleria
+napoletana, sebbene facesse le mostre di voler
+caricare, non lo osò, e la fanteria non ardì mai incontrare
+le baionette dei nostri. Molti Inglesi, fra i
+quali il terzo figlio del conte di Shaftesbury e lord
+Seymour, seguirono, con alcuni corrispondenti dei
+giornali inglesi, le operazioni della colonna Rüstow
+e il secondo nominato, combattè per ben due
+ore, recò ordini e diede disposizioni per i trasporti
+dei feriti. Poco prima di mezzodì la colonna Rüstow
+tornava a S. Maria, dove barricatasi, attese di piè
+fermo i Napoletani di Capua. Questi però non si mossero,
+sebbene potessero spingere contro i nostri una
+forza di dieci mila uomini, attaccare la città aperta,
+e prenderla con grande facilità.
+</p>
+
+<p>
+Dopo quella vittoria le divisioni di Cosenz e Medici
+si misero in marcia per raggiungere quella di
+Türr appostata tra S. Maria, S. Angelo, Scafo Formicola,
+e Scafo Cajazzo. La divisione comandata dal
+colonnello Panciani le seguiva in riserva; così i nostri
+si avanzavano nelle vicinanze di Capua, in quasi
+ventiduemila uomini per assaltare la fortezza, prenderla,
+o costringerla a capitolare.
+</p>
+
+<p>
+Il 19, accennando a piccoli fatti avvenuti nei giorni
+precedenti, il generale Türr emanava agli avamposti
+un bell’ordine del giorno, e alle 3 pomeridiane
+dello stesso dì scriveva al ministero della guerra
+in Napoli il seguente dispaccio, che ti trascrivo:
+</p>
+
+<p>
+«Jeri inviai una colonna per attaccare questa mattina
+Cajazzo; ordinai una ricognizione forzata per
+questa mane di S. Maria e S. Prisco verso Capua,
+e mi portai pure questa mattina colla brigata Sacchi
+e due pezzi di cannone per fare una forte dimostrazione
+<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span>
+verso lo Scafo di Formicola e Scafo di Cajazzo.
+I regi, i quali si trovavano da questa parte del Volturno,
+furono rigettati al di là del fiume. Abbiamo
+sostenuto quattro ore di fuoco. Ricevo in questo
+istante rapporto del comandante Catabene, che dice
+d’aver presa Cajazzo. Il generale Garibaldi venne a
+vedermi allo Scafo di Formicola, e di là passò alle
+colonne che si trovavano tra S. Maria e Capua».
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Ora, mia cara, Dalia, dovrei descriverti la battaglia
+del 1 ottobre, presso Capua; ma ci vorrebbe un libro,
+non una lettera. A te basti quanto ne scrisse il generale
+Garibaldi nell’ordine del giorno che troverai qui unito.
+</p>
+
+<p>
+Eccolo, disse Dalia spiegazzandolo, e lesse:
+</p>
+
+<p class="pad1 center">
+<i>Ordine del giorno di Garibaldi.</i>
+</p>
+
+<p>
+«Il 1 ottobre, giorno fatale e fratricida ove Italiani
+combatterono sul Volturno contro Italiani con
+tutto l’accanimento che l’uomo può portare contro
+l’uomo. Le bajonette de’ miei compagni d’armi incontrarono
+anche questa volta la vittoria sui loro
+passi da giganti.
+</p>
+
+<p>
+«Con egual valore si combattè e si vinse a Maddaloni,
+a S. Angelo, a S. Maria.
+</p>
+
+<p>
+«Con egual valore i coraggiosi campioni dell’indipendenza
+italiana, portarono i loro prodi alla zuffa.
+</p>
+
+<p>
+«A Castel Morene, Bronzetti, emulo degno del
+fratello<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a> alla testa d’un pugno di cacciatori, ripeteva
+uno di quei fatti che la storia porrà certamente accanto
+ai combattimenti dei Leonida e dei Fabi.
+</p>
+
+<p>
+«Pochi, ma splendidi dell’aureola del valore, gli
+Ungheresi, i Francesi, gli Inglesi che fregiavano le
+<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span>
+file dell’esercito meridionale, sostennero degnamente
+la fama guerriera dei loro connazionali.
+</p>
+
+<p>
+«Favorito dalla fortuna, io ebbi l’onore nei due
+mondi di combattere accanto ai primi soldati, ed ho
+potuto persuadermi, che la <i>pianta uomo nasce in Italia — non
+seconda a nessuno</i>, ho potuto persuadermi,
+che quegli stessi soldati che noi combattemmo
+nell’Italia meridionale, non indietreggeranno sotto
+il glorioso vessillo emancipatore.
+</p>
+
+<p>
+«All’alba di quel giorno, io giungeva in S. Maria
+da Caserta, per la via ferrata. Al montar in carrozza
+per S. Angelo, il generale Milbitz mi disse: «Il
+nemico ha attaccato i miei avamposti di S. Tammaro».
+</p>
+
+<p>
+«Subito fuori di S. Maria verso S. Angelo udivasi
+una viva fucilata, e giunto ai posti di sinistra
+della detta posizione, li trovai fortemente impegnati
+col nemico.
+</p>
+
+<p>
+«Era bel vedere i veterani dell’Ungheria marciare
+al fuoco, colla tranquillità di un campo di manovra
+e collo stesso ordine. La loro impavida intrepidità
+contribuì non poco alla ritirata del nemico.
+</p>
+
+<p>
+«Col movimento in avanti della mia colonna e
+sulla destra, io mi trovai bentosto a congiungermi
+colla sinistra della divisione Medici, che aveva valorosamente
+sostenuta una lotta ineguale tutta la giornata.
+I coraggiosi carabinieri genovesi che formavano
+la sinistra della divisione Medici, non aspettarono
+il mio comando per ricaricare il nemico. Essi,
+come sempre, fecero prodigi di valore.
+</p>
+
+<p>
+«Il nemico, dopo aver combattuto ostinatamente,
+tutta la giornata, verso le 5 pomeridiane rientrò in
+disordine dentro Capua, protetto dal cannone della
+piazza.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span>
+</p>
+
+<p class="indr">
+2 ottobre.
+</p>
+
+<p>
+«Reduce la sera del 1 in S. Angelo, io ebbi notizia
+che una colonna nemica da 4 a 5000 uomini
+trovavasi a Caserta vecchia; ordinai per le 2 della
+mattina ai carabinieri genovesi di trovarsi pronti
+con 350 uomini del corpo di Spangaro ed una sessantina
+di montanari del Vesuvio. Marciai a questa
+ora su Caserta per la strada della montagna e S. Leucio.
+Prima di giungere a Caserta il prode tenente
+colonnello Missori, ch’io aveva incaricato di scoprire
+il nemico con alcune delle valorose sue guide, mi
+avvertì che i regj trovavansi schierati sulle alture
+da Caserta vecchia a Caserta, ciò che potei verificare
+io stesso poco dopo.
+</p>
+
+<p>
+«Mi recai a Caserta per concertarmi col generale
+Sirtori, e non credendo il nemico sì ardito da attaccare
+quella città, combinai collo stesso generale
+di riunire tutte le forze che si trovavano alla mano
+e di marciare al nemico pel suo banco destro, cioè
+attaccarlo per le alture del parco di Caserta, mettendolo
+così tra noi e la divisione Bixio, a cui aveva
+mandato l’ordine d’attaccare dalla sua parte.
+</p>
+
+<p>
+«Il nemico teneva ancora le alture, ma scoprendo
+poca forza in Caserta aveva progettato di impadronirsene,
+ignorando senza dubbio il risultato della
+battaglia del giorno antecedente, e perciò lanciava
+circa la metà delle sue truppe.
+</p>
+
+<p>
+«Un cocchiere ed un cavallo delle vetture del
+mio seguito furono ammazzati. Potei passare più liberamente
+grazie al valore della brigata Simonetta,
+divisione Medici, che occupava quel punto, e che respinse
+coraggiosamente il nemico.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Giunsi così all’incrocicchio della strada di Capua
+e S. Maria, centro delle posizioni di S. Angelo,
+e vi trovai i generali Medici ed Avezzana, che col
+solito coraggio e sangue freddo, davano le loro disposizioni
+per respingere il nemico incalzante su tutta
+la linea.
+</p>
+
+<p>
+«Dissi a Medici «Vado sull’alto ad osservare il
+campo di battaglia, tu ad ogni costo difendi la posizione».
+Procedeva appena verso le alture che ci
+stavano alle spalle, quando mi accorsi esserne il nemico
+padrone.
+</p>
+
+<p>
+«Senza perder tempo raccolsi quanti soldati mi
+capitarono alla mano e ponendomi a sinistra del nemico
+ascendente, cercai di prevenirlo. Mandai nello
+stesso tempo una compagnia di bersaglieri genovesi
+verso il monte S. Nicola per impedire che il nemico
+se ne impadronisse. Quella compagnia e due compagnie
+della brigata Sacchi ch’io aveva chiesto e
+che comparivano opportunamente sulle alture, arrestarono
+il nemico.
+</p>
+
+<p>
+«Movendomi io poi verso destra, sulla linea di
+ritirata, il nemico principiò a discendere ed a fuggire.
+Solamente dopo qualche tempo io venni a sapere
+che un corpo di cacciatori nemici, prima del loro
+attacco di fronte, erasi portato alle nostre spalle,
+per un sentiero coperto, senza che nessuno se ne
+accorgesse.
+</p>
+
+<p>
+«Intanto la pugna ferveva nel piano di S. Angelo
+ora favorevole a noi, ed ora obbligati di ripiegarci
+davanti al nemico assai numeroso e tenace.
+</p>
+
+<p>
+«Da vari giorni non equivoci indizi mi annunziavano
+un attacco, e perciò non m’era lasciato allettare
+dalle diverse dimostrazioni del nemico sulla
+<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span>
+destra e sulla sinistra nostra: e ben ci valse, poichè
+i regj impiegarono contro di noi, nel primo ottobre,
+quante forze disponibili avevano, e ci attaccarono
+simultaneamente su tutte le posizioni.
+</p>
+
+<p>
+«A Maddaloni dopo varia fortuna, il nemico era
+stato respinto. A S. Maria parimenti, ed in ambo i
+punti aveva lasciato prigionieri e cannoni. Lo stesso
+avveniva a S. Angelo dopo un combattimento di più
+di sei ore; ma essendo le forze nostre in quel punto
+inferiori d’assai al nemico, egli era rimasto con una
+forte colonna padrone delle comunicazioni tra S. Angelo
+e S. Maria; di modo che, per portarmi alle riserve,
+ch’io aveva chieste al generale Sirtori, da Caserta
+a S. Maria fui obbligato di passare a levante
+dello stradale che da S. Angelo conduce a quell’ultimo
+punto. Giunto in S. Maria verso le due pomeridiane,
+vi trovai i nostri comandati dal bravo generale
+Milbitz, che avevano valorosamente respinto il nemico
+su tutti i punti.
+</p>
+
+<p>
+«Le riserve chieste da Caserta giungevano in
+quel momento. Le feci schierare in colonna d’attacco
+sullo stradale di S. Angelo. La brigata Milano in testa;
+seguiva la brigata Eber, ed ordinai in riserva
+parte della brigata Assanti. Spinsi pure all’attacco i
+bravi Calabresi di Pace che trovai nel bosco sulla
+mia destra, e che combatterono splendidamente.
+</p>
+
+<p>
+«Appena uscita la testa della colonna dal bosco,
+verso le tre pomeridiane, fu scoperta dal nemico che
+cominciò a tirare delle granate, ciò che cagionò un
+po’ di confusione allo spiegamento dei giovani bersaglieri
+milanesi che marciavano avanti. Ma quei
+bravi militi, al suono di carica delle trombe si precipitarono
+<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span>
+sul nemico che cominciò a piegare verso
+Capua.
+</p>
+
+<p>
+«Le catene dei bersaglieri milanesi furono tosto
+seguite da un battaglione della stessa brigata, che
+caricò impavidamente il nemico senza fare un tiro.
+</p>
+
+<p>
+«Lo stradale che da S. Maria va a S. Angelo forma,
+colla direzione di S. Maria a Capua, un angolo di
+circa quaranta gradi, in guisa che, procedendo la
+colonna sullo stradale, lo spiegamento di essa doveva
+essere sempre sulla sinistra ed alternato in avanti.
+Quindi impegnata che fu la brigata Milano ed i Calabresi,
+io spinsi al nemico la brigata Eber sulla destra
+della prima delle sue forze su quella città. Mentre
+adunque mi trovava marciando al coperto, sul
+fianco destro del nemico, questo attaccava di fronte
+Caserta, e se ne sarebbe forse reso padrone, se il
+generale Sirtori colla sua consueta bravura, ed una
+mano di prodi non lo avessero respinto.
+</p>
+
+<p>
+«Coi Calabresi del generale Stocco, e quattro compagnie
+dell’esercito settentrionale, io procedevo intanto
+sul nemico che fu caricato; resistè poco e fu
+spinto quasi alla corsa sino a Caserta vecchia. Ivi
+un picciol numero di nemici si sostenne per un momento
+facendo fuoco dalle finestre e dalle macerie,
+ma presto fu circondato e fatto prigioniero. Quei che
+fuggirono in avanti, caddero nelle mani dei soldati
+di Bixio, il quale, dopo d’aver combattuto valorosamente
+il 1 a Maddaloni, giungeva come un lampo
+sul nuovo campo di battaglia. Quelli che restarono
+indietro capitolarono con Sacchi, a cui aveva dato
+ordine di seguire il movimento della mia colonna;
+dimodochè di tutto il corpo nemico, pochi furono
+quelli che poterono salvarsi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Questo corpo pare essere quello stesso che aveva
+attaccato Bronzetti a Castel Morone — e che l’eroica
+difesa di quel valoroso, col suo pugno di prodi,
+aveva trattenuto la maggior parte del giorno, ed
+impedito quindi che, nel giorno antecedente, ci giungesse
+alle spalle.
+</p>
+
+<p>
+«Il corpo di Sacchi contribuì esso pure a trattenere
+quella colonna al di là del parco di Caserta,
+nella giornata del 1, respingendolo valorosamente<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Caserta, 3 ottobre 1860.
+</p>
+
+<p class="indr">
+<span class="smcap">G. Garibaldi.</span>»
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span>
+</p>
+
+<h2 id="conclusione">CONCLUSIONE</h2>
+</div>
+
+<p>
+Circa un mese dopo, due giovani arrivati da Genova
+ad Arona colla ferrovia, si avviavano verso il
+porto in cerca d’una barca per tragittare all’opposta
+riva del lago.
+</p>
+
+<p>
+Era una di quelle giornate di novembre, foriere
+del verno; il cielo, d’un color bigiccio, uniforme,
+invitava gli animi al silenzio, e li avvolgeva lentamente
+in una dolce malinconia. I due giovani, prima
+di giungere al porto, si fermarono sotto il filare di robinie
+che ombreggia la sponda del lago, e stettero mutoli,
+lungamente contemplando la sponda lombarda, e
+i villaggi biancheggianti sulle colline specchiantisi nel
+lago. Uno di essi fissava lo sguardo su di Angera
+che gli stava schierata dinanzi; sospirava, guardava
+alla sfuggita il compagno, indi di nuovo il lago, le
+colline:
+</p>
+
+<p>
+— Ah! non ne posso più, Roberto! non ne posso
+<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span>
+più! ho un gruppo qui nella gola che mi soffoga...
+Guarda!... piango» così dicendo Valentino stendeva
+all’amico la mano bagnata di lagrime.
+</p>
+
+<p>
+— Vuoi che te lo dica, Valentino? Fo anch’io una
+fatica del diavolo a mandare indietro le lagrime....
+Perdio! la vista del sito dove si è nati fa un curioso
+effetto!.... Figurati quando vedrò da lontano
+la guglia del Duomo!... Al solo pensarvi mi si piegano
+le gambe...
+</p>
+
+<p>
+— Come si piegano le mie al veder quella riva
+là.... A pensare che fra poco sarò presso a quel buon
+vecchio di mio padre...
+</p>
+
+<p>
+— E a qualchedun altro!.... disse Roberto sorridendo.
+</p>
+
+<p>
+— Sia pure!... Rosa la vedrò prima di mio padre...
+Povera Rosa! chi sa cos’ha sofferto...
+</p>
+
+<p>
+— Oh! sai che c’è di nuovo? che è ora di finirla
+con queste malinconie! Tante smanie per arrivare, e
+adesso che siam qui... Davvero, sembriam due matti!
+</p>
+
+<p>
+— Hai ragione, Roberto! rispose Valentino crollando
+tutta la persona come per gettarsi di dosso
+quella tristezza. Andiamo a pigliare una barca....
+</p>
+
+<p>
+Così dicendo ripresero i loro fardelletti in cui
+tenevano custodite le loro gloriose uniformi rosse
+(modesti com’erano, se l’eran levata per non dar
+nell’occhio) e s’avviarono verso il porto.
+</p>
+
+<p>
+I nostri due garibaldini avrebbero voluto volare
+come rondini sull’altra riva, ma Valentino, incontrato,
+riconosciuto da certi suoi conoscenti, dovette fermarsi
+parecchie volte a stringere la mano ad uno,
+a rispondere, il meglio che poteva, ad un diluvio di
+domande che un altro gli dirigeva, l’una dopo l’altra,
+quasi senza tirar fiato. Valentino mostrò la croce
+<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span>
+dei mille a chi la volle vedere, e la mostrò con un
+giusto orgoglio, che la è la più gloriosa decorazione
+del mondo.
+</p>
+
+<p>
+Poi vennero gli inviti a bere in onore di Garibaldi
+e de’ suoi mille; insomma Dio sa come la sarebbe
+finita, se Roberto, veduto che il compagno ammollivasi
+a tante cortesie e seduzioni che gli accarezzavano
+dolcemente l’amor proprio, non avesse frapposta
+la sua autorità, dinanzi alla quale, benchè fratelli
+in amicizia, Valentino non s’era mai impennato.
+</p>
+
+<p>
+Trovata la barca, vi saltarono dentro. Valentino,
+dato di piglio ai remi, voltossi a salutare i conoscenti
+assiepati sulla riva unitamente alla folla dei
+curiosi; indi con quattro colpi vigorosi spinse la
+barca fuori del porto.
+</p>
+
+<p>
+Mentre Valentino remava con lena, Roberto, seduto
+sulla prora, a poco a poco ingolfavasi ne’ suoi
+pensieri.
+</p>
+
+<p>
+Il volto del giovane barcajolo mano mano si avvicinava
+alla riva, animavasi; i suoi occhi erano fissi
+sulla piazza d’Angera per vedere se mai... Ma aveva
+bel guardare, Rosa non c’era.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente toccarono terra.
+</p>
+
+<p>
+— Va pure pei fatti tuoi, disse Roberto al compagno,
+quando furono sbarcati; io ti aspetterò là al
+caffè.
+</p>
+
+<p>
+— Torno subito...
+</p>
+
+<p>
+— Fa pure con tuo comodo.
+</p>
+
+<p>
+Valentino, moderando a stento la smania di correre,
+lasciata la piazza, si internò nel borgo.
+</p>
+
+<p>
+Intanto Roberto, sedutosi al caffè, mentre sorseggiava
+una tazza d’acqua inverdita dall’assenzio, pensava
+filosoficamente tra sè al modo con cui era finita
+la brillante spedizione garibaldina:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ecco come torniamo a casa nostra, dopo tanti
+disagi sofferti, dopo tanto sangue sparso! Chi lo
+avrebbe detto! In quanto a me poco m’importa; il
+soldato in tempo di pace, non lo farei per tutto l’oro
+del mondo... Ma quando penso al Generale, ai dispiaceri
+che ha dovuto inghiottire.... Pover’uomo!
+lui sì buono, sì eroico, sì disinteressato... Ma! per
+esser proprio grande non gli mancavano che le amarezze
+dell’ingratitudine... Ad ogni modo, io per adesso
+torno a scarabocchiare coi miei colori, ma quando
+sonerà l’ora della liberazione di Roma e di Venezia,
+quando il Generale dirà per la quarta volta: Ragazzi!
+qui con me; all’armi!»... io ripiglierò il mio fucile e
+tornerò garibaldino.
+</p>
+
+<p>
+A toglierlo da’ suoi pensieri, giunse Valentino
+con una ciera lunga lunga.
+</p>
+
+<p>
+— E così? gli chiese Roberto.
+</p>
+
+<p>
+— E così, Rosa non c’è.
+</p>
+
+<p>
+— Non c’è?
+</p>
+
+<p>
+— No; è a Sesto da oltre una settimana...
+</p>
+
+<p>
+— A far che?
+</p>
+
+<p>
+— Ad assistere il mio povero padre che è ammalato...
+Quella tosa è un angelo!
+</p>
+
+<p>
+— Oh! questo mi spiace, mi spiace davvero! Speriamo
+che la malattia non sia grave...
+</p>
+
+<p>
+Valentino sospirò stringendosi nelle spalle.
+</p>
+
+<p>
+— Quand’è così, partiamo subito per Sesto.
+</p>
+
+<p>
+— Sì sì, partiamo subito». Così dicendo Valentino
+si affrettò verso la barca.
+</p>
+
+<p>
+— Aspetta, Valentino! piglierò un barcajolo...
+</p>
+
+<p>
+— Non serve.
+</p>
+
+<p>
+— Tu ti affaticheresti troppo.
+</p>
+
+<p>
+— No, no...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Perdio! come sei testardo! gridò Roberto indispettito.
+Con soli due remi arriveremo a Sesto stassera.
+Lascia fare a me dunque!....
+</p>
+
+<p>
+Valentino cedette al solito; Roberto trovò un barcajolo,
+e subito dopo pigliarono il largo.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Martino, pescatore, stavasene seduto nella camera
+terrena del suo tugurio, presso il camino, sotto cui
+fumicava, mandando uno scarso calore, un mucchio
+di <i>carbon bianco</i>.
+</p>
+
+<p>
+Così i contadini lombardi chiamano i torselli delle
+pannocchie sgranate di maiz, i quali servono loro
+di combustibile.
+</p>
+
+<p>
+Il vecchio era pallido, stremato, come chi entra
+nella convalescenza dopo una lunga malattia. La
+giubba e le brache di frustagno verde-cupo gli cadevano
+a larghe pieghe sul dorso curvo, e sulle gambe
+dimagrite; sulla testa portava la solita berretta conica
+di lana rossa. Pareva ch’egli si spassasse tracciando
+colla molle crocioni e ghirigori nella cenere, che
+poi cancellava per risolcarla con altri rabeschi, ma
+quello era un giuoco puramente meccanico della mano,
+il suo pensiero era lontano lontano, in un paese
+a lui sconosciuto, ma che da tempo gli era divenuto
+caro come il suo nativo.
+</p>
+
+<p>
+Martino pensava al suo figliuolo, che forse non
+avrebbe più veduto, chè egli, benchè uscito allora
+allora di pericolo, presentiva vicino il suo fine.
+</p>
+
+<p>
+Seduta sul predellino del focolare, stavasene Rosa,
+la pietosa infermiera del vegliardo. Anch’essa pareva
+assorta nell’agucchiare, mentre colla mente volava
+ben lungi in cerca del garibaldino caro al suo cuore.
+</p>
+
+<p>
+Tanto il vecchio pescatore che Rosa erano da un
+<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span>
+pezzo privi delle notizie di Valentino. L’ultima sua
+lettera era del 28 settembre.
+</p>
+
+<p>
+Il buon vecchio, come se desto da un sogno,
+si scosse, guardò intorno per la stanza, vide Rosa
+e le sorrise; poi guardò il cane che stavasene accovacciato
+sul limitare della stanza (un cane da pagliajo,
+nero e brutto quanto intelligente). Il vecchio
+cavò dal taschino del giustacuore la sua tabacchiera
+di bosso, l’aprì, si saturò rumorosamente il naso di
+tabacco, sospirò e disse:
+</p>
+
+<p>
+— Anche oggi senza lettere, Rosa!
+</p>
+
+<p>
+— Non è ancor sera! rispose la giovane cercando
+di infondere nel vecchio una speranza ch’essa stessa
+era ben lungi dall’avere.
+</p>
+
+<p>
+In questa il cane rizzò le orecchie; levatosi in
+piedi stette alquanto origliando immobile, poi via a
+furia.
+</p>
+
+<p>
+— Cos’ha il <i>Moretto</i>? chiese Martino.
+</p>
+
+<p>
+— È matto, rispose Rosa sorridendo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma senti come abbaja! replicava il vecchio tendendo
+l’orecchio.
+</p>
+
+<p>
+Infatti s’udì dapprima un guaìto, poi un latrare
+concitato, a brevi intervalli, un latrare a festa.
+</p>
+
+<p>
+Il vecchio e la fanciulla levatisi in piedi si guardarono
+in volto; erano pallidi entrambi.
+</p>
+
+<p>
+In quella udirono una voce (una voce ben nota
+che li fe’ trasalire) gridare:
+</p>
+
+<p>
+— Abbasso, <i>Moretto</i>, abbasso! Perdio! vuoi farmi
+cascare...
+</p>
+
+<p>
+Rosa in un baleno fu fuori dell’uscio.
+</p>
+
+<p>
+Il povero vecchio rimasto solo, fe’ per allontanarsi
+dal camino, ma le gambe gli traballarono sotto; ricadde
+quindi sul seggiolone e levando al cielo le mani
+scarne e tremolanti:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Oh! grazie, grazie, il mio Signore! balbettò rigando
+le guance di lagrime. Indi puntando le mani
+sui braccioli, si rizzò di bel nuovo....
+</p>
+
+<p>
+Valentino entrato nella camera d’un salto, lo raccolse
+nelle sue braccia.
+</p>
+
+<p class="ast">* * *</p>
+
+<p>
+Due giorni dopo, di buon mattino, Roberto attraversava
+pedestre il paesello d’Albese. Rivide l’insegna
+dell’osteria posta all’estremità del villaggio, e
+sulla quale c’era tuttora dipinto il San Carlo, a mezza
+figura vestito di rosso, colle mani giunte in orazione.
+</p>
+
+<p>
+Entrò nell’osteria a rifocillarsi; rivide l’istesso
+oste all’istesso fornello, intento ad ammannire forse
+la medesima vivanda d’un anno prima.
+</p>
+
+<p>
+Quante cose erano avvenute da un anno in poi!
+</p>
+
+<p>
+I nostri lettori capiranno di leggieri il perchè Roberto
+si trovasse in quei luoghi. Separatosi a Sesto
+Calende da Valentino, il nostro pittore s’era portato
+dritto dritto a Milano. Giunto a casa sua, seppe da
+una vicina, la quale abitando una stanzuccia terrena
+faceva anche un pochino da portinaja, che Dalia
+era tuttora alla campagna.
+</p>
+
+<p>
+— Diavolo! aveva borbottato fra sè Roberto; ancora
+in campagna! Che la ci fosse, lo sapeva, che
+me l’ha scritto; quello che è strano si è che la ci
+sia ancora... in novembre! Poveretta! la si troverà
+benone con quella brava signora! Si vede che tutto
+il bene che Dalia mi ha scritto di lei, è la pura verità.
+Basta! Posdomani volo a lei; non voglio prevenirla
+del mio arrivo; sarà un’improvvisata...
+</p>
+
+<p>
+Infatti due giorni dopo Roberto, giunto a Como,
+rifece a piedi la strada tanto amena che conduce
+<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span>
+ad Erba; in breve era giunto ad Albese, chè ad
+un garibaldino par suo, quelle sette miglia erano parute
+due passi.
+</p>
+
+<p>
+Fatta colazione, Roberto proseguì il suo cammino,
+allegro, spigliato, col cuore in festa... Soleva dire di
+poi che quel giorno era stato uno dei più belli della
+sua vita.
+</p>
+
+<p>
+Rivide il piano d’Erba, ingemmato dai laghetti
+d’Alserio, di Pusiano, d’Annone, e dal Lambro,
+scintillante tra il fogliame degli alberi e le praterie
+come un nastro d’argento; rivide l’incomparabile
+panorama (incomparabile sì, anche per lui che aveva
+ammirate le meraviglie della Sicilia, della Calabria,
+del napoletano) incorniciato dal solitario monte Barro,
+dal Monterobbio, dalle verdi ghirlande di colline, da
+cento villaggi.
+</p>
+
+<p>
+— Chi sa, pensava tra sè il giovane, quanto quest’aria
+balsamica, questo cielo sì bello e puro, avranno
+fatto bene a Dalia! Oh! guarda!» e fermavasi sorridendo
+a contemplare un casolare contadinesco che
+stavagli dirimpetto a mezzo una collina, al piede
+della quale, preceduto da un viale di platani, sorgeva
+un vecchio palazzotto ammantato di piante rampicanti.
+«Oh! guarda! ecco la villeggiatura che mi
+sono scelta un anno fa, quando dall’alto del giardino
+dell’osteria di Albese, ho fabbricato tutti quei
+castelli in aria... Ecco là i due pioppi;... peccato che
+tutte le foglie sien già cadute; ecco là al basso il
+laghetto d’Alserio... Oh! la sarebbe bella davvero
+che la villa della contessa fosse lì presso! Vediamo
+un po’!» E scorto un contadino che radunava col
+rastrello le foglie ingiallite di cui era coperto il terreno,
+gli chiese ove fosse la villeggiatura della contessa
+Emilia ****.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Eccola! rispose il contadino additando il palazzotto.
+</p>
+
+<p>
+— Come? è quella là.... coi muri coperti di verde?
+</p>
+
+<p>
+— Proprio quella... Se la ci vuol andare lesto, pigli
+questa scorciatoja tra i campi, e in meno d’un quarto
+d’ora la ci arriverà.
+</p>
+
+<p>
+Roberto aggradì la proposta, e ringraziato il contadino,
+si cacciò per l’indicatogli sentieruzzo.
+</p>
+
+<p>
+Arrivato nel viale dei platani, sostò, tanto gli
+batteva il cuore. Poi fattosi animo, volendo arrivare
+d’improviso, lasciò da una banda il viale, e si inoltrò
+nel giardino. Fatti alcuni passi si fermò, spiando
+per scegliere tra le tante stradicciuole intersecantisi,
+quella che metteva al palazzo. Quand’ecco nel
+girar gli occhi, vide sorgere in mezzo ad un cespuglio
+una figura di donna, che egli, benchè gli voltasse
+il tergo, riconobbe tosto per quella d’una giovinetta...
+</p>
+
+<p>
+— È lei! disse tra sè Roberto ponendosi una mano
+al cuore per frenarne il battito; è Dalia!... Davvero
+che è ingrassata... Sempre bella però quella cara
+creatura, sempre graziosa ne’ suoi atteggiamenti!...
+Maledetto quel cappellaccio di paglia che mi impedisce
+di vedere il suo visino, e quella capigliatura
+d’oro... Oh! a me adesso!... E inoltrossi pian piano....
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Fa lunghi i passi, e sempre in quel di dietro</p>
+<p class="i01">Tutto si ferma, e l’altro par che mova</p>
+<p class="i01">A guisa di chi dar teme nel vetro;</p>
+<p class="i01">Non che il terren abbia a calcar ma l’ova,</p>
+<p class="i01">E tien la mano innanzi simil metro.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+È a quattro passi da lei, che non s’accorge di nulla
+e seguita a mondare colle forbici i fiori che tien
+fra mano; è a tre passi,.... a due...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span>
+</p>
+
+<p>
+Roberto le serrò improvvisamente le spalle tra le
+sue gomita, le chiuse gli occhi colle palme, e le coprì
+di baci il collo.
+</p>
+
+<p>
+La donna a quell’assalto inaspettato, a quella stretta,
+a quei baci, lasciò cadere paniere, fiori e forbici, e
+proruppe in un acutissimo strido; poi, dibattendosi,
+volse indietro spaventata la faccia...
+</p>
+
+<p>
+— Cristo! gridò Roberto, facendo un salto indietro;
+non è lei...» e restò immobile come il don Bartolo
+del <i>Barbiere</i>.
+</p>
+
+<p>
+Savina (giacchè l’assalita era lei) si diede a scappare
+con quanta lena aveva, ed entrò in casa, appunto
+in quella che Emilia e Dalia, udito quello strido,
+ne uscivano per vedere che fosse.
+</p>
+
+<p>
+— Sei matta, Savina? le disse Emilia.
+</p>
+
+<p>
+— Come se sono matta! ho creduto di morire per
+lo spavento...
+</p>
+
+<p>
+— Ma che è stato? le chiese Dalia.
+</p>
+
+<p>
+— Un giovane... là... in fondo, rispose Savina ansando,
+mentre coglieva i fiori... mi ha.... abbracciata...
+</p>
+
+<p>
+La contessa e la giovinetta guardarono tosto da
+quella parte...
+</p>
+
+<p>
+D’un tratto Dalia mandò alla sua volta un grido
+non meno acuto di quello di Savina; poi via di corsa...
+</p>
+
+<p>
+A questo secondo strido, la contessa, ancora allarmata
+dal primo, fu lì lì per ispiritare.
+</p>
+
+<p>
+— Ma che! son tutti matti quest’oggi in questa
+casa?
+</p>
+
+<p>
+— Signora contessa!... signora contessa! gridava
+intanto Dalia.
+</p>
+
+<p>
+— Vengo, vengo!... Per l’amor di Dio cos’è successo?»...
+Così dicendo studiava il passo a quella
+volta. Ed ecco comparirle dinanzi Dalia, la quale rossa
+<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span>
+come una ciliegia, ansante per la corsa e per la
+commozione si rimorchiava dietro il suo amoroso,
+tutto confuso per l’equivoco e per la presenza della
+contessa; trattosi il cappello, egli s’inchinò sorridendo.
+</p>
+
+<p>
+— È il nostro garibaldino!... è il mio Roberto!
+continuava a gridare Dalia, presentando il giovane
+alla contessa, la quale postosi il <i>pince nez</i>, sorridendo
+graziosamente, lo squadrò dal capo ai piedi.
+</p>
+
+<p class="ast">* * *</p>
+
+<p>
+La scorsa primavera, il casolare contadinesco che
+Roberto, ne’ suoi castelli in aria, aveva scelto a sua
+residenza, era mutato affatto d’aspetto.
+</p>
+
+<p>
+La contessa, la quale ricca e oramai sola al mondo,
+volle adottare que’ due poveri giovani, aveva ceduto
+quell’abituro allo sposo, che s’era affrettato a dar
+corpo a’ suoi disegni, e con una porzione della dote
+di Dalia (dono anche questo della buona contessa)
+aveva cominciato immediatamente ad esercitare i
+suoi diritti di proprietà coll’aggiungere al rusticale
+abituro, un’ala di fabbricato, erigendovi sei camere,
+tre al pian terreno e altre tre sopra queste, schierandole
+a preciso mezzodì. Aprì sei finestre, che munì
+tosto di griglie verdi, e ammantò tutto il fabbricato
+di viti selvatiche, di quelle cui l’autunno tinge le
+foglie in rosso. Poi d’un colpo recise due enormi
+robinie che intercettavano la vista; indi disegnò il
+giardino, che vide di subito verdeggiare smaltato
+de’ più bei fiori; le dalie poi v’erano piantate a centinaja.
+Scelse più in giù un pezzo di terra, e sbarbicato
+spietatamente tutto il grano turco che c’era, ne fece
+un’ortaglia, la quale tosto popolossi di peschi, di pruni,
+di albicocchi, di peri, di pomi, ecc. ecc. Fissò un
+<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span>
+altro brano di terreno per coltivarvi gli asparagi
+de’ quali era ghiottissimo; indi seminò qui erbaggi,
+là piantò agrumi, che tosto attecchirono meravigliosamente
+e crebbero di poi lussureggianti a perfetta
+maturanza.
+</p>
+
+<p>
+Roberto, disposto il giardino e l’orto, pensò alla sua
+nuova dimora, che esposta com’era all’aria e al sole,
+asciugò in breve tempo. Scelse una camera, la più
+gaja, per lavorarvi; la mobiliò, la adornò a modo suo,
+appendendo alle pareti, un bel ritratto di Garibaldi, un
+quadro con entro la gloriosa stella dei mille, armature,
+quadri, pipe ed un cocodrillo imbalsamato.
+Dopo allestì la sala da pranzo; poi la cucina, nella
+quale aprì un ampio camino, ai cui lati, sotto una
+vastissima cappa, pose due comode panche<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La pace più invidiabile e schietta regna in quella
+famigliuola, la quale, (se la taglia di Dalia non inganna)
+tra pochi mesi verrà aumentata. Effetto della
+buona nutrizione e dell’aria vitale!
+</p>
+
+<p>
+Roberto riprese passionatamente a dipingere, nonostante
+che la buona contessa gli vada sempre ripetendo:
+</p>
+
+<p>
+— Non affannarti tanto, il mio Roberto, chè quand’io
+sarò morta, i padroni del fatto mio sarete voi
+altri due.
+</p>
+
+<p class="ast">* * *</p>
+
+<p>
+Ecco come <b>uno dei mille</b> fu degnamente compensato....
+dalla Provvidenza.
+</p>
+
+<p class="pad2 center large">
+FINE
+</p>
+<hr class="silver">
+<div class="somm">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="indice" href="#indfront">
+CONTIENE</a></h2>
+
+<table class="indice">
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo</span></td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">I.</td> <td>Roberto</td> <td class="pag"><a href="#cap1">pag. 5</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">II.</td> <td>Un avanzo di Russia</td> <td class="pag"><a href="#cap2">14</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">III.</td> <td>L’incontro</td> <td class="pag"><a href="#cap3">27</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">IV.</td> <td>Addio!</td> <td class="pag"><a href="#cap4">40</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">V.</td> <td>Dalia e Rosa</td> <td class="pag"><a href="#cap5">49</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">VI.</td> <td>Una spia</td> <td class="pag"><a href="#cap6">59</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">VII.</td> <td>L’assalto</td> <td class="pag"><a href="#cap7">78</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">VIII.</td> <td>L’imbarco</td> <td class="pag"><a href="#cap8">93</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">IX.</td> <td>Calatafimi</td> <td class="pag"><a href="#cap9">113</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">X.</td> <td>Il consiglio di guerra</td> <td class="pag"><a href="#cap10">152</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XI.</td> <td>Palermo</td> <td class="pag"><a href="#cap11">172</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XII.</td> <td>Troppo tardi!</td> <td class="pag"><a href="#cap12">195</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XIII.</td> <td>Le memorie di Elpis Melena</td> <td class="pag"><a href="#cap13">219</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XIV.</td> <td>Milazzo</td> <td class="pag"><a href="#cap14">257</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XV.</td> <td>Messina ed il <i>Monarca</i></td> <td class="pag"><a href="#cap15">234</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XVI.</td> <td>Lo sbarco</td> <td class="pag"><a href="#cap16">277</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XVII.</td> <td>Il 7 settembre 1860</td> <td class="pag"><a href="#cap17">204</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XVIII.</td> <td>Da Caserta</td> <td class="pag"><a href="#cap18">307</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2"><span class="smcap">Conclusione</span></td> <td class="pag"><a href="#conclusione">328</a></td>
+ </tr>
+</table>
+
+<hr>
+</div>
+
+<div class="footnotes">
+
+<h2>
+NOTE:
+</h2>
+
+<div class="footnote" id="note1">
+<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&#160;&#160;</span>Il conte Rastoptchine, l’incendiatore di Mosca, odiato da’ suoi
+compatriotti: scacciato dallo czar Alessandro, riparò a Parigi e
+visse gli ultimi suoi giorni fra quegli stessi Francesi ai quali
+aveva giurato odio implacabile. Rastoptchine fu continuamente
+lacerato dai rimorsi e la notte lo tormentavano visioni e allucinazioni
+spaventevoli.
+</p>
+
+<p>
+L’incendio di Mosca costò alla Russia tremila uomini e tre
+miliardi di franchi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note2">
+<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&#160;&#160;</span>In centosessantacinque giorni eransi perduti ventisettemila
+trecentonovantasette uomini, novemila cavalli, ottantotto cannoni,
+centonovantun cassoni, settecentodue carri di trasporto; e non per
+la salvezza del proprio paese, nè tampoco per la sua gloria.
+</p>
+
+<p>
+<span class="smcap">Cantù</span>. (<i>Storia degli Italiani; campagna di Russia</i>)</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note3">
+<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&#160;&#160;</span>Storico.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note4">
+<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&#160;&#160;</span>Vedi l’antecedente mio romanzo i <i>Cacciatori delle Alpi</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note5">
+<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&#160;&#160;</span>Nel contado milanese soglionsi chiamar spose anche le vecchie,
+senza che queste se n’abbiano a male e sospettino di canzonatura.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note6">
+<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&#160;&#160;</span>Les artistes ont des chagrins comme des maladies qui leur
+sont propres, et ces chagrins on ne peut ni les plaindre, ni les
+adoucir, car on ignore leur nature. <span class="smcap">De La Harpe</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note7">
+<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&#160;&#160;</span>Vedi l’antecedente mio romanzo i <i>Cacciatori delle Alpi</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note8">
+<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&#160;&#160;</span>Napoleone I.º nel 1806, chiamava la regina Carolina «la
+moderna Atalia; una donna scellerata, che tante volte e con
+tanta sfacciataggine aveva violato quanto gli uomini hanno di
+più sacro; via costei dal regno, scriveva; vada a Londra a crescere
+il numero degli intriganti; non più perdono ad una Corte senza
+fede, senza onore, senza ragione; il più bel paese del mondo non
+porti oltre il giogo de’ più perfidi tra gli uomini.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note9">
+<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&#160;&#160;</span>Scrive C. Cantù, (<i>Storia degli Italiani</i> Cap. CLXXVIII).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note10">
+<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&#160;&#160;</span>Il fingere amore per una donna onde poterle strappare qualche
+segreto, non è arte nuova negli annali de’ criminalisti.
+</p>
+
+<p>
+Il Claro riferisce questa opinione di Paride dal Pozzo. «<i>Paris
+dicit, quod judex potest mulierem ad se adduci facere secreto
+in camera, et eidem dicere quod vult eam habere in suam
+et fingere velle illam deosculari et ei pollicere liberationem;
+et quod ita factum fuit a quodam regente qui quamdam mulierem
+blanditiis illis induxit ad confidendum homicidium,
+quæ postea decapitata fuit.</i>»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note11">
+<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&#160;&#160;</span>Notiamo alcune tra le atrocità commesse dal Salzano e
+dal Maniscalco, che potrebbero servire di tema ai bassorilievi di
+un monumento d’infamia da erigersi ai re Borboni Ferdinando I.º
+e Francesco II.º
+</p>
+
+<p>
+Un Vaizo di Messina, giovine d’ingegno, fu imprigionato a Messina
+e condotto a Palermo, senza che la famiglia sentisse più a
+parlare di lui. Fu prima orribilmente bastonato in casa del
+commissario Carrega, poi legato pei piedi ad una colonna e per
+le mani ad un’altra, e sul suo corpo, sospeso a quel modo, un
+birro ballava ripetendo: <i>su, canta! canta!</i> che vuol dire confessa,
+confessa!... L’infelice è rimasto storpio per tutta la vita.
+</p>
+
+<p>
+Un vecchio di onesta ed antica famiglia, per sospetto di corrispondenza
+coi proscritti, spirava sotto il bastone insieme alla
+figliuola incinta di cinque mesi.
+</p>
+
+<p>
+Salvatore La Licata, intendente della marchesa di San Marco,
+perseguitato della polizia come inquisito di mene rivoluzionarie,
+ricoveravasi nel villaggio di Bagheria in una casa di provati amici.
+La polizia n’è istrutta, sorprende la casa, vi fruga, vi cerca,
+ma indarno; un birro, chiamato il <i>Corso</i>, antico sicario ed assassino,
+suggeriva un espediente al suo capo, il quale accoltolo con
+gioja, faceva condurre in istrada i due conjugi, e là alla presenza
+del marito, ordinava si spogliasse nuda la sposa, e restasse così
+esposta allo sguardo dei passeggeri; il pudore oltraggiato vinceva
+la fede ospitale, e La Licata era consegnato ai suoi persecutori.
+</p>
+
+<p>
+In prigione l’infelice soffrì strazio così orrendo che la nuova
+della sua morte si sparse per la città; i parenti accorsero presso
+il procurator generale Pasciuta, e con caldissime istanze lo indussero
+a visitare la prigione. La prima volta gli ricusavano
+l’ingresso col pretesto che <i>La Licata fosse prigioniero della
+polizia, e non della giustizia penale</i>; finalmente le porte
+dell’antro si aprirono dinanzi al magistrato, ed egli trovò quasi
+un cadavere. La Licata gli mostra le piaghe di cui è coperto il
+suo corpo, gli racconta le torture sopportate, ed il procurator
+generale, vincendo ogni prudente riserva, redige processo verbale
+dei fatti, ma dalla polizia è costretto a lacerarlo, ed il codardo
+magistrato preferisce il conservar la carica al dovere ed all’umanità.
+</p>
+
+<p>
+Un Giovanni Vienna da Messina nella metà di gennajo dello
+scorso anno recavasi a Palermo per affari di commercio; l’arrestavano
+come sospetto per ordine della polizia di Messina; frugato,
+gli trovarono una lettera in cifre, e senza indirizzo; interrogato
+non volle palesare a chi era diretta; la dimane il commissario
+di polizia Pontillo, l’inventore <i>della cuffia del silenzio</i>,
+lo faceva deporre in una barca con mani e piedi legati; indi ordinò
+ai birri vogassero verso il deserto capo Zafferano; quivi
+giunti rinchiudono il Vienna in un sacco, e lo tuffano nel mare,
+e ve lo tengono finchè non dà segno di vita. Lo ritirano allora, e
+con fregagioni ridestano in lui la vitalità, e lo esortano a parlare,
+e perchè l’intrepido uomo tace, lo rituffano in mare, indi lo ririportano
+a Palermo semimorto.
+</p>
+
+<p>
+Vincenzo La Porta, fabbricante di paste, acciuffato per sospetti,
+è tanto tormentato, che perde l’uso delle braccia, essendosi
+rotte le articolazioni; il misero ora accatta il pane non
+potendo più lavorare.
+</p>
+
+<p>
+In un villaggio presso Palermo un giovine, certo Scaduti,
+passando presso i birri è da costoro interpellato; se ne spaventa
+e fugge; un colpo di archibugio lo stende al suolo, e nessuno
+chiede conto dell’assassinio.
+</p>
+
+<p>
+La polizia di Palermo cercava certo Casimiro Cusimano, e
+non riuscendo ad afferrarlo, imprigionò la di lui madre, la consorte
+ed i figliuoli, e tutti vennero torturati senza pietà pel sesso
+o per gli anni.
+</p>
+
+<p>
+Alcuni proprietarj di giardini presso Palermo si nascondevano
+per non esser vittime della polizia; l’infernale genio di Maniscalco
+fece divergere l’aqua che irrigava i giardini, onde i miseri
+per salvare gli agrumi, loro unica ricchezza, si dessero in
+mano ai carnefici.
+</p>
+
+<p>
+La tortura poi variava a norma dello spirito inventivo di ciascun
+commissario.
+</p>
+
+<p>
+Pontillo faceva sedere il paziente nudo su d’un seggiolone a
+gratella, guarnito di lame di rasoj con al di sotto un braciere
+di carboni ardenti.
+</p>
+
+<p>
+L’ispettore Luigi Maniscalco impiegava manopole di ferro con
+viti a pressione.
+</p>
+
+<p>
+Il carceriere Bruno legava i prigionieri con la testa fra le
+gambe.
+</p>
+
+<p>
+Altri servivansi di cordicine per stringere i cranj, finchè penetrassero
+fino alle ossa, stringendo quelle funicelle con un bastone.
+</p>
+
+<p>
+Ve n’era per tutt’i gusti, per tutti gli appetiti.
+</p>
+
+<p>
+Basterebbero questi strazj, uniti alla pessima amministrazione,
+per santificare la rivoluzione, ma altri ne racconteremo.
+</p>
+
+<p>
+Furono arrestati e bastonati a Palermo moltissimi cittadini
+d’ogni classe, come impiegati di grado superiore, nobili, avvocati,
+negozianti, magistrati; nessuno poteva sottrarsi agli arbitrj ed
+alle feroci prepotenze del Maniscalco.
+</p>
+
+<p>
+La polizia metteva inoltre le mani nei traffici, nella pubblica
+annona; un giorno, per mancati ricolti, i prezzi delle biade
+aumentarono; il feroce Carioca mise la mano sui sensali del
+grano, li accusò d’intendersela coi rivoluzionarj e li fece rinchiudere
+nelle segrete.
+</p>
+
+<p>
+La città se ne commosse, i parenti implorarono da Maniscalco
+la libertà degl’innocenti sensali, e questi si lasciò commuovere
+ed ordinò che fossero fatti liberi; ma come i grani rincarivano
+sempre, nuove ingiunzioni della polizia imponevano loro di presentarsi
+dinanzi al noto Carrega; spaventati fuggirono, e allora
+la polizia riempì le loro case di birri che dovevano vivervi a
+discrezione, e nell’istesso tempo l’ispettore Maniscalco si faceva
+consegnare le chiavi dei magazzini dei più grossi negozianti di
+grani, e ne faceva vendere a prezzo infimo quella quantità che a lui
+piaceva, senza tener conto delle enormi perdite; si voleva contentare
+la plebe con la ruina di venti o trenta famiglie.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note12">
+<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&#160;&#160;</span>Vedi op. cit.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note13">
+<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&#160;&#160;</span>Giovanni Riso spirò pochi giorni dopo nel suo carcere.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note14">
+<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&#160;&#160;</span>Vedi op. cit.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note15">
+<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&#160;&#160;</span>Vedi Rüstow. <i>La guerra italiana del 1860</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note16">
+<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.&#160;&#160;</span>Vedi op. cit.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note17">
+<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.&#160;&#160;</span>V. Rüstow op. cit.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note18">
+<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.&#160;&#160;</span>Vedi la relazione fatta dal capitano Marryat al vice-ammiraglio
+Sir A. Fanshawe (A bordo dell’<i>Intrepido</i>, Malta il 14 maggio
+1860) e inserita nel <i>Daily-News</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note19">
+<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.&#160;&#160;</span>Ecco come la gazzetta ufficiale (14 maggio) di Napoli raccontava
+il fatto:
+</p>
+
+<p>
+«Jer l’altro, 11 corrente, all’ora una e mezza pomeridiane,
+due vapori di commercio genovesi, denominati il <i>Piemonte</i> e il
+<i>Lombardo</i> approdavano a Marsala ed ivi principiavano a disbarcare
+<i>una mano di qualche centinaja di filibustieri</i>. Non tardarono
+i due RR. piroscafi <i>Capri</i> e <i>Stromboli</i>, che trovavansi
+incrociando su quelle coste, a principiare i loro fuochi sui due
+legni che commettevano l’atto il più manifesto di pirateria, e
+dal fuoco dei due mentovati piroscafi napoletani risultò la <i>morte
+di molti filibustieri</i>, la calata a fondo del <i>Lombardo</i>, che era
+il più grande de’ due vapori genovesi e la cattura anche dell’altro
+vapore il <i>Piemonte</i>, ecc. ecc.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note20">
+<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.&#160;&#160;</span>Vedi le note di A. Dumas nel giornale l’<i>Indipendente</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note21">
+<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.&#160;&#160;</span>Nell’antecedente mio romanzo i <i>Cacciatori delle Alpi</i>, ho
+data la biografia del martire Ugo Bassi, citando preziosi documenti
+circa la sua cattura, il miserevole suo fine, e l’iniquità
+de’ suoi carnefici, tra cui si distinse il turpe cardinal Bedini.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note22">
+<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.&#160;&#160;</span>Ecco il proclama.
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p class="indl">
+Ai preti buoni.
+</p>
+
+<p>
+«Comunque sia, comunque vadano le sorti dell’Italia, il clero
+fa oggi causa comune coi nostri nemici, che compra soldati stranieri
+per combattere Italiani. Sarà maledetto da tutte le generazioni.
+</p>
+
+<p>
+Ciò che consola però e che promette non perduta la vera religione
+di Cristo, si è di vedere in Sicilia i preti marciare alla
+testa del popolo per combattere gli oppressori.
+</p>
+
+<p>
+Gli Ugo Bassi, i Verità, i Gusmaroli, i Bianchi non son tutti
+morti, e il dì che, seguito l’esempio di questi martiri, di questi
+campioni della causa nazionale, lo straniero avrà cessato di calpestare
+la nostra terra, avrà cessato di essere padrone dei nostri
+figli, delle nostre donne, del nostro patrimonio, e di noi.
+</p>
+
+<p class="indr">
+<span class="smcap">G. Garibaldi.</span>
+</p>
+
+</div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note23">
+<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.&#160;&#160;</span>E furono La Porta, Marinuzzi, Mocarda, Marcedo, Coppola, i
+fratelli Bruno ed altri.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note24">
+<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.&#160;&#160;</span>Garibaldi pubblicò la sua dittatura in Sicilia con un proclama
+datato da Salemi (11 maggio 1860) e firmato (per copia conforme)
+dal suo ajutante generale Stefano Türr.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note25">
+<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.&#160;&#160;</span>V. il citato giornale.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note26">
+<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.&#160;&#160;</span>A meglio conoscere però lo scoraggiamento del generale Landi,
+dopo la rotta toccatagli a Calatafimi, trascriviamo un suo documento,
+il rapporto cioè che egli inviava al governo di Palermo
+dopo la sconfitta.
+</p>
+
+<p class="indr">
+<i>Calatafimi</i> 15 <i>maggio</i> 1860.
+</p>
+
+<p class="indl">
+Eccellentissimo,
+</p>
+
+<p>
+«Ajuto, e pronto ajuto — la banda armata che lasciò Salemi,
+questa mattina ha circondato tutte le colline dal S. al S. 0. di
+Calatafimi. La metà della mia colonna avanzata è stata colta in
+tiro ed attaccò i ribelli che comparivano a mille da ogni dove. — Il
+fuoco fu ben sostenuto, ma le masse dei Siciliani unite colle
+truppe italiane erano d’immenso numero.
+</p>
+
+<p>
+«I nostri hanno ucciso il gran comandante degli Italiani, e presa
+la loro bandiera che noi conserviamo — disgraziatamente un
+pezzo delle nostre artiglierie caduto dal mulo è rimasto nelle
+mani dei ribelli; questa perdita mi ha trafitto il cuore.
+</p>
+
+<p>
+«La nostra colonna fu obbligata battere un fuoco di ritirata,
+e riprendere il suo passo per Calatafimi, dove mi trovo io adesso
+sulla difesa.
+</p>
+
+<p>
+«Siccome i ribelli, in grandissimo numero, mostrano d’attaccarci,
+io dunque prego V. E. di mandare istantaneamente un
+forte rinforzo d’infanteria, ed almeno un’altra mezza batteria,
+essendo le masse enormi ed ostinatamente impegnate a pugnare.
+Io temo di essere assaltato nella posizione che occupo, io mi difenderò
+per quanto è possibile, ma se pronto soccorso non giunge,
+io mi protesto non sapendo come l’affare possa riuscire. La munizione
+dell’artiglieria è quasi finita, quella dell’infanteria considerevolmente
+diminuita, sicchè la nostra posizione è molto critica,
+ed il bisogno pei mezzi di difesa mi mette nella più grande
+costernazione.
+</p>
+
+<p>
+«Io ho settantadue feriti, non posso darvi esatto conto dei
+morti scrivendovi immediatamente dopo la nostra ritirata. — Con
+altro rapporto darò a V. E. un preciso ragguaglio.
+</p>
+
+<p>
+«Finalmente io sottometto all’E. V. che, se le circostanze mi
+costringono, io devo senza dubbio, per non compromettere l’intera
+colonna, ritirarmi, e, se lo posso, in alto.
+</p>
+
+<p>
+«Io mi affretto di sottomettere tutto ciò a V. E. perchè sappia
+essere la mia colonna circondata di nemici, di numero infinito
+i quali hanno assalito i mulini e preso le farine preparate per
+le truppe.
+</p>
+
+<p>
+«V. E. non resti in dubbio sulla perdita del cannone di cui
+ho discorso. Io sottometto all’E. V. che il pezzo fu posto a schiena
+di mulo, il quale fu ucciso al momento della nostra ritirata,
+perciò non fu possibile ricuperarlo. Io conchiudo che da tutta
+la colonna si combattè con fuoco vivo dalle 10 antimeridiane
+alle 5 pomerediane, quando io feci la nostra ritirata.
+</p>
+
+<p class="indl">
+A. S. E.<br>
+Il P. <span class="smcap">Castelcicala</span>.
+</p>
+
+<p class="indr">
+<i>Il generale Comandante</i>
+<span class="smcap">M. Landi</span>».
+</p>
+
+<p>
+Questo rapporto del generale Landi cadde nelle mani dei nostri,
+e dall’ajutante Türr, vi furono aggiunte le seguenti osservazioni:
+</p>
+
+<p>
+«Il cannone fu preso nell’atto di far fuoco, ed essendo sulle
+sue ruote è segno che il mulo non fu ucciso, ma piuttosto che
+i due muli appartenenti al cannone caddero nelle nostre mani.
+</p>
+
+<p>
+«Il gran comandante non fu ucciso <i>fortunatamente</i> per l’Italia.
+Quanto alla bandiera, essa non era di battaglione, ma semplicemente
+delle tante che esistono a volontà, e che il bravo Schiaffini
+aveva seco portata al di là della colonna, ove morì colpito da due
+palle.
+</p>
+
+<p>
+«Il general Landi può mostrare negli annali della guerra un
+portabandiera simile?
+</p>
+
+<p>
+«Ma basta leggere il suo rapporto per conoscere come egli
+<i>fu servito</i> da una forza vestita da villani, e che combattè con
+tutta l’anima per la libertà della patria.
+</p>
+
+<p class="indr">
+<span class="smcap">Stefano Türr</span> ajut. gen.»
+</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note27">
+<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.&#160;&#160;</span>Vedi Storia dell’insurrezione siciliana.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note28">
+<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.&#160;&#160;</span>Scander-beg (Giorgio Castrioto), figlio di Giovanni Castrioto,
+principe d’Epiro e d’Albania, è giustamente chiamato da Pouqueville
+l’ultimo eroe della Macedonia. Nato nel 1404, dopo di
+aver disfatti i Turchi in più battaglie, morì di malattia a Lissa
+nel 1467.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note29">
+<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.&#160;&#160;</span>Rosolino Pilo della illustre famiglia dei conti Capaci, era nato
+nel 1820.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note30">
+<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.&#160;&#160;</span>Vedi op. c.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note31">
+<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.&#160;&#160;</span>In causa del bombardamento rovinarono, oltre molte case di
+privati, quindici conventi e diciotto chiese, ciò che prova come
+in quella città sia eccessivo il numero de’ tempj e dei chiostri.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note32">
+<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.&#160;&#160;</span>Vedi la Storia dell’insurrezione siciliana.
+</p>
+
+<p>
+Certo signor E. de Gumoëns, ex-uffiziale borbonico, in una
+sua relazione su <i>La campagne de l’armée napolitaine du Volturne
+a Gaëte</i> (relazione inserita nel fascicolo XLII — 20 giugno
+1861 — della <i>Bibliothèque universelle de Genève</i>), dopo
+d’aver detto, tra le altre belle cose, che l’ex-re Francesco era
+<i>rempli des meilleures intentions et doué d’un cœur excellent</i>,
+lagnasi perchè i nemici del borboncino hanno osato <i>lui reprocher</i>
+les quelques bombes <i>que le fort de Palerme avait lancées
+sur des rebelles!</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note33">
+<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.&#160;&#160;</span>L’albo del garibaldino milanese contiene anche un breve
+cenno storico della città di Palermo, cenni che noi riportiamo
+in una nota, onde non annojare il lettore che non amasse d’essere
+sviato di troppo con narrazioni di cose che egli forse sa già
+da un pezzo.
+</p>
+
+<p>
+Secondo Tucidide e Polibio, questa città venne fondata da una
+colonia di Fenicj. I Cartaginesi, che se ne impadronirono di poi,
+ne fecero la capitale dei loro possedimenti nella Sicilia, ed il
+centro di un animato commercio. Cadde in potere dei Romani
+nel 255 prima di Cristo, dopo che Metello ebbe riportato, sotto
+le sue mura, una segnalata vittoria sui Cartaginesi. I Romani le
+concessero molti privilegi, e fu considerata come città libera ed
+alleata.
+</p>
+
+<p>
+Più tardi i Saracini la scelsero anch’essi a capitale dei loro
+possedimenti nell’isola. Roberto e Ruggiero la presero nel 1077.
+Da quell’epoca in poi essa fu sempre considerata come la capitale
+della Sicilia, e soggiacque a tutte le vicende alle quali andò soggetta
+quest’isola. Nel 1282 fu teatro del famoso Vespro siciliano.
+Nel 1676, il duca di Vivone bruciò nel porto di Palermo una
+flotta olandese. I Borboni vi si rifuggirono nel 1806 e, due anni
+dopo, gli Inglesi, onde proteggerla, vi recarono forze considerevoli,
+e vi si stabilirono militarmente sino al 1814.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note34">
+<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.&#160;&#160;</span>Il maggiore Tückeri si era già segnalato a Kars, sotto gli ordini
+del generale Kmely.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note35">
+<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.&#160;&#160;</span>Cairoli venne raccolto su di una barella; mentre lo trasportano,
+una cannonata mette in fuga i portatori e il ferito è sconciamente
+rovesciato sul terreno.
+</p>
+
+<p>
+Il bravo Cairoli soffre tutt’ora per la sua ferita.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note36">
+<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.&#160;&#160;</span>Rincresce anche a noi di non poter dare il nome di questo
+giovane, modesto al certo quanto eroico.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note37">
+<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.&#160;&#160;</span>Vedi, Storia dell’insurrezione siciliana.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note38">
+<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.&#160;&#160;</span>Vedi, op. c.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note39">
+<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.&#160;&#160;</span>Quest’ultimo forse rammaricavasi che tra i borbonici vi fossero
+tanti suoi connazionali prezzolati.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note40">
+<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.&#160;&#160;</span>Pochi giorni dopo, io riceveva una lettera, scritta in lapis,
+da mio fratello Giulio. Eccola:
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p class="indl">
+Caro fratello.
+</p>
+
+<p>
+Sto bene e ti scrivo a bordo dell’<i>Elvetie</i>, ancorata dinanzi a
+Cagliari.
+</p>
+
+<p>
+La mattina del 10, alle ore due, ci imbarcammo a Sestri di ponente
+in 1200 — Fra due giorni, credo, partiremo per la Sicilia.
+Magni e Picozzi sono con me.
+</p>
+
+<p class="indl">
+Addio. I saluti ecc.
+</p>
+
+<p class="indr">
+G. O.<br>
+Tuo fratello.
+</p>
+
+<p>
+Cagliari, il 2 giugno 1860.
+</p>
+</div>
+
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note41">
+<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.&#160;&#160;</span>Garibaldi’s Denkwurdigkeiten nach handschriftlichen Aufzeldinungen
+desselben, und nach authentischen Quellen bearbeitet
+und herausgegeben <b>von Elpis Melena</b>; 2 Band, Hambourg, 1861.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note42">
+<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.&#160;&#160;</span>V. i <i>Cacciatori delle Alpi</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note43">
+<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.&#160;&#160;</span>La sera, per riposare e ristorarsi di quello stupido lavoro,
+scriveva le sue <i>Memorie</i>, le stesse che Elpis Melena, come abbiam
+detto, pubblicò in tedesco, e da cui noi cavammo queste notizie.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note44">
+<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.&#160;&#160;</span>L’isola della Maddalena alla punta <i>della moneta</i> è separata
+da quella di Caprera da un stretto canale.
+</p>
+
+<p>
+Elpis Melena, visitandola, vi conobbe tre Inglesi che l’abitano
+da tempo; i conjugi C... bizzarri eremiti, nella cui vita,
+dicono, si asconde qualche dramma misterioso, e il vecchio capitano
+R.... uno tra i più distinti uffiziali della marina inglese
+e che, finiti i suoi anni di servizio, si divertì per qualche tempo
+correndo i mari sul suo <i>yacht</i>; infine, attirato dal dolce clima
+di quel piccolo arcipelago, sedotto dalla caccia e dalla pesca tanto
+copiose in quei paraggi, si stabilì definitivamente in quella solitudine,
+ove egli offre un modello perfetto dell’eccentricità britannica.
+</p>
+
+<p>
+Il capitano R..., che fu l’amico di lord Byron e di Shelley,
+rivelò ad Elpis Melena alcune notizie sulla misteriosa morte di
+quest’ultimo, le quali sono di grande interesse nella storia della
+letteratura inglese del secolo XIX. Noi le riprodurremo, certi
+di far cosa grata ai nostri colti e gentili lettori.
+</p>
+
+<p>
+È noto che Shelley, nel luglio del 1822, perì in un naufragio
+sulla costa d’Italia, e si aggiunse (la è ormai una credenza consacrata
+dalla tradizione) che l’audace autore della <i>regina Mab</i>,
+dei <i>Cenci</i>, e del <i>Prometeo liberato</i>, rimase vittima d’una tempesta
+da lui volontariamente sfidata. Ora, Elpis Melena, ebbe
+dalla bocca del capitano R.... questi ragguagli.
+</p>
+
+<p>
+«La sera prima del fatale avvenimento (le disse il capitano R...)
+Shelley assistette meco ad una festa datasi in onor suo e di Byron,
+a bordo d’un bastimento da guerra inglese, ancorato davanti a
+Livorno. Shelley, dopo la festa, montò in un battello a vela, accompagnato
+solamente da un suo amico di nome Williams, e si
+diresse verso Lerisi, piccolo villaggio situato sulla costa orientale
+della baja della Spezia, e presso cui sorgeva la villa del poeta.
+Poco dopo ci giungeva la notizia che i nostri due compatriotti
+avevano naufragato.
+</p>
+
+<p>
+Io mi portai immediatamente con alcuni amici a Viareggio,
+ove trovammo i cadaveri dello due vittime, che il mare aveva
+rigettato sulla spiaggia. Ci facemmo tosto un dovere di render
+loro gli estremi ufficj; ma i pregiudizj degli Italiani contro la
+religione protestante (pregiudizj ancora tenaci in quell’epoca)
+non ci permisero di dar sepoltura ai due naufragati, sicchè altro
+non potemmo fare che bruciarne i cadaveri.
+</p>
+
+<p>
+Io non dimenticherò mai il sublime spettacolo di questa cerimonia!
+(soggiungeva commosso il capitano R....) Venne scelto pel
+rito funebre un punto della spiaggia su cui si elevava una gran
+croce. A noi dinanzi spiegavasi il mare colle sue belle isole e,
+di dietro, la catena degli Apennini chiudeva maestosamente
+l’orizzonte; a destra e a sinistra la vista si perdeva entro i cespugli,
+e gli alberi dal vento marino stranamente contorti.
+</p>
+
+<p>
+Il Mediterraneo era in perfetta calma; le onde cerulee si spingevano
+mormorando sulla sabbia giallastra della spiaggia, e il
+contrasto di questa sabbia dorata coll’azzurro cupo del cielo, offriva
+un quadro d’una magnificenza di tinte affatto orientale. Noi
+demmo principio alla lugubre cerimonia. Le fiamme che consumavano
+le spoglie dei nostri due amici, raggiunsero ben tosto
+la croce, appiedi della quale era la catasta, di modo che il simbolo
+cristiano, avviluppato alla base dal fuoco, apparve per qualche
+tempo come staccato dalla terra e sospeso nel cielo. Dal cadavere
+del poeta togliemmo il cuore, prima che le fiamme lo
+incenerissero; più tardi il cuore di Shelley, unitamente alle ceneri
+dei nostri due amici, vennero sotterrati a Roma nel cimitero
+dei protestanti.
+</p>
+
+<p>
+S’è detto e ripetuto che il mare in quella notte fatale del
+giugno 1822, fosse agitato dalla tempesta e che Shelley abbia
+voluto sfidare gli elementi; altri affermarono che il poeta s’era
+annegato di sua volontà. Io affermo che non è vero; non un
+soffio di vento quella notte agitava il mare. Piuttosto io credo
+ch’egli abbia urtato contro qualche scoglio, o, ciò che è ancor
+più verosimile, sia stato di nottetempo violentemente urtato e
+calato a fondo da qualche bastimento.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note45">
+<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.&#160;&#160;</span>La <i>Pineta</i> è la più antica, la più bella, la più interessante
+tra le foreste d’Italia. La celebrarono Boccaccio, Dante, Dryden
+e Byron ecc. Si estende lungo la spiaggia dell’Adriatico al nord
+di Ravenna, circa trentacinque miglia; la sua larghezza è da uno
+a tre miglia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note46">
+<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.&#160;&#160;</span>Vedi le citate Memorie.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note47">
+<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.&#160;&#160;</span>Con queste parole il maggiore Filippo Migliavacca, pigliava
+congedo da me, e da alcuni altri amici, il giorno prima di partire
+da Milano per Genova, onde imbarcarsi per la Sicilia. Pur
+troppo quel presentimento fu veritiero.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note48">
+<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.&#160;&#160;</span>«Da posteriori notizie ricevute jeri, mercoledì, risulterebbe
+che l’<i>Utile</i> ed il <i>clipper</i> americano (il <i>Charles and Jane</i>) da
+esso rimorchiato, non sarebbero stati catturati nelle acque di
+Gaeta, ma poco distante dal Capo Corso.
+</p>
+
+<p>
+«Il capitano d’una fregata napolitana, vedendo l’<i>Utile</i> tanto
+vicino da farsi udire, lo salutò in francese, chiedendogli ove
+fosse diretto.
+</p>
+
+<p>
+«Quelli dell’<i>Utile</i>, credendo che la fregata fosse francese, risposero
+con fragorose grida: <i>Vive la France! Vive l’Italie!
+Vive la Sicile! A’ bas les Bourbons de Naples!</i>
+</p>
+
+<p>
+«A queste grida la fregata napolitana rispose con due cannonate
+e fece prigionieri l’<i>Utile</i> ed il <i>clipper</i>. (Vedi il giornale
+l’<i>Opinione</i> del 21 giugno 1860).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note49">
+<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.&#160;&#160;</span>Vedi St. dell’ins. sic.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note50">
+<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.&#160;&#160;</span>Vedi op. c.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note51">
+<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.&#160;&#160;</span>Dopo la battaglia di Milazzo, cessato il fuoco d’ambo le parti,
+il comandante del <i>Veloce</i> ebbe ordine dal dittatore di portarsi
+nella rada di Milazzo, ancorando fuori del tiro del castello. Durante
+questo tragitto, un capitano mercantile del paese, arrivato
+a bordo del <i>Veloce</i>, fece scorgere al Liparacchi un brigantino
+carico di viveri pei Napoletani, e che attendeva occasione favorevole
+per disbarcarli. Il comandante del <i>Veloce</i> ebbe la tentazione
+di farne preda, ma non vi potè riuscire, perchè il brigantino,
+secondato dal vento e dalla notte, potè accostarsi agli altri
+legni Napoletani. Giunto alla meta ed ancorato al porto indicato
+da Garibaldi, un ajutante di questo salì a bordo e comunicò al
+comandante l’ordine di recarsi nel vicino porto di Milazzo. Egli
+ubbidì, e levò l’àncora; ma dato il comando, udì tre colpi insoliti
+nella macchina della fregata; il cilindro alla destra erasi
+rotto, quindi spargimento di vapore a segno che la macchina
+rendevasi momentaneamente inservibile. Ma avendo l’àncora levata,
+ed il vento venendo da terra, il bastimento s’accostò al
+forte, abbenchè subito si fosse dato ordine di far fondo. L’ajutante
+si incaricò di riportare l’accaduto al dittatore, e il Liparacchi,
+per ridursi col mezzo di rimorchj al porto fissato, lo incaricò,
+di mandargli quante barche poteva rinvenire. Molto tempo
+passò prima del ritorno dell’ajutante, e frattanto per sollecitare
+le manovra stabilita, la fregata erasi di nuovo messa in
+moto; ma il vento improvisamente aumentato, la fece ancora
+fermare. In questa situazione, nei piloti, ed in tutti gli ufficiali
+nacque la tema d’essere battuti dal cannone nemico, e
+dichiararono essere indispensabile uscire dal porto, e con le vele
+prendere la direzione di Palermo. Liparacchi si oppose a questo
+consiglio, mostrò quanto ciò fosse imprudente alla presenza
+d’un equipaggio formato di coscritti pescatori, e siccome
+voleva assolutamente dar corso agli ordini del generale,
+così fece ancorare di nuovo non curandosi della opposizione.
+Tornò l’ajutante senza i rimorchj, perchè disse non averne trovato,
+e siccome il generale dormiva, così era di avviso di ridursi
+in porto. L’operazione era difficile e lunga; l’alba spuntava, la
+fregata, ove fosse stata scoperta dal castello, sarebbe stata fulminata;
+non per tanto il Liparacchi e l’ajutante di Garibaldi insistevano
+perchè si andasse avanti, ma l’equipaggio, e gli ufficiali
+rinnovarono più fortemente le loro opposizioni.
+</p>
+
+<p>
+Fu allora stabilito di riunire un consiglio di guerra a bordo, non
+per discutere sul comando del generale, ma piuttosto per decidere
+se il legno era tanto in pericolo da doversi allontanare dall’ancoraggio.
+Il comandante, primo ad esporre la sua opinione,
+disse essere suo precipuo dovere l’eseguire l’ordine avuto da
+Garibaldi; che non vedeva tanto pericolo per la vicinanza del castello,
+e che giudicava assai più pericolosa la partenza per Palermo,
+non potendo usare della macchina. Fra sette, cinque
+furono contrari all’opinione del Liparacchi; l’ajutante partì
+forse senza riflettere che in quel momento, rappresentando Garibaldi,
+poteva imporre l’assoluta sua volontà e non lasciare
+alla decisione del consiglio ciò che fosse da farsi. Ne nacque che
+il comandante dovette salpare, e con le vele ridursi a breve distanza
+dal forte, sempre con la ferma idea di ritornare in porto,
+anche affrontando la contrarietà degli uffiziali.
+</p>
+
+<p>
+Due ore dopo, due ufficiali del dittatore vennero a bordo;
+uno di essi condusse a terra il comandante del <i>Veloce</i>, l’altro
+rimase sul bastimento. Il Liparacchi fu condotto alla presenza
+di Garibaldi; questi si mostrò molto malcontento dell’accaduto;
+ma il Liparacchi fece qualche osservazione, e chiese essere assoggettato
+ad un consiglio di guerra. Il suo voto fu esaudito, e
+dopo alquanti giorni, non solamente il consiglio di guerra lo dichiarava
+innocente, ma Garibaldi stesso, rallegrandosi di quella
+decisione, lo rimetteva al suo posto, nel quale continuò a prestar
+servigj alla patria. (<i>St. dell’ins. sic.</i>)</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note52">
+<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.&#160;&#160;</span>«Ho veduto io con questi occhi (mi diceva il tenente Malagrida
+che fece parte della spedizione di Bronte) un contadino
+lacerare coi denti una mammella recisa dal petto d’una fanciulla.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note53">
+<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.&#160;&#160;</span><i>Expédition des Deux-Siciles</i>. <i>Paris</i>, 1861.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note54">
+<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.&#160;&#160;</span>V. St. dell’ins. sic.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note55">
+<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.&#160;&#160;</span>Anche il maggiore Ferdinando Lecompte, in un suo libro stampato
+di recente (<i>L’Italie en 1860, esquisse des événements militares
+el politiques. Paris, 1861</i>), paga un tributo di ammirazione
+ai grandi talenti militari del generale Garibaldi. Manco
+male!</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note56">
+<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.&#160;&#160;</span>Così, ma ben mollemente, parla di quel tiranno il Monnier.
+</p>
+
+<p>
+«De 1848, en quelques jours d’angoisse, le jeune roi s’était
+changé en vieillard. Ses cheveux blanchirent tout à coup. Il
+avait trente-huit ans. Et depuis lors il n’a plus vécu à Naples.
+Il a retirè à son peuple les fêtes et les joies qu’il lui donnait
+autrefois, jusqu’à la musique militaire qui égayait son jardin
+royal tous les dimanches. Il boude, il sent qu’on ne l’aime pas.
+Il est plus captif que ses prisonniers politiques, il est plus exilè
+que ses proscrits. Il rode tristement de château en château; il
+se cache à Castellammare, à Caserte; il s’enferme l’hiver dans sa
+forteresse de Gaëte. Il vit misérablement, sans bonheur et sans
+plaisir» (M. Monnier, <i>Histoire de la conquête des Deux-Siciles.
+Paris, collection Hetzel</i>; 1861).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note57">
+<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.&#160;&#160;</span>Morto a Rezzato nel 1859.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note58">
+<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.&#160;&#160;</span>La potenza di Garibaldi sugli animi è veramente grandiosa
+ed acquistata coi mezzi più semplici e più naturali. Garibaldi
+è l’uomo «senza educazione militare» il «fortunato avventuriere»
+per gli allievi delle accademie militari, dalle coste del Piemonte,
+fino alle coste della Russia. Ma non lo è per gli uomini che hanno
+cuore ed intelletto. Agli occhi d’ogni vero soldato, egli è un
+gran generale, e come egli sappia condurre rilevanti masse di
+truppe sopra un più vasto campo di battaglia, tuttochè egli adoperi
+altri mezzi che gli alunni delle scuole pedantesche, lo dimostrò
+nello stesso anno alla battaglia decisiva del Volturno,
+il 1 ottobre.
+</p>
+
+<p>
+(<span class="smcap">Rüstow</span>; <i>La guerra italiana del 1860, pag. 163. Milano, 1861</i>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note59">
+<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.&#160;&#160;</span>Vedi il capitolo 1 a pag. 10 di questo romanzo.</p>
+</div>
+</div>
+
+<div class="tnote">
+<p class="tntitle">
+Nota del Trascrittore
+</p>
+
+<p>
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
+minimi errori tipografici.
+</p>
+
+<p>
+Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
+</p>
+</div>
+
+<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75660 ***</div>
+</body>
+</html>
+
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+This book, including all associated images, markup, improvements,
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+No investigation has been made concerning possible copyrights in
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+status under the laws that apply to them.
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+Project Gutenberg (https://www.gutenberg.org) public repository for
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