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Guglielmini. + + + + +CAPITOLO I. + +Roberto. + + Maginaçao os olhos me adormece + + CAMOENS, _Sonetto LXXII_. + + +Sull’insegna d’un’osteria posta all’estremità dell’unica strada che +taglia in due il paesello d’Albese, c’è dipinto a mezza figura un san +Carlo, tanto brutto che le contadine, pel bene della razza, passano di +là senza guardarlo; un san Carlo vestito di rosso, colle mani giunte, +in atto di chi prega..... i passeggieri ad entrare, come soleva dire +l’oste profano. + +Roberto però non aveva bisogno delle esortazioni del Borromeo: +bastavano quelle del suo stomaco. Entrò dunque _nez-au-vent_, +odorando gli effluvj che sfuggivano da un tegame, sola vivanda che +riscalducciasse sul fornello. Liberò le spalle della valigia, e la +buttò sulla tavola unitamente ad una scatola, nella quale erano +rinchiusi i ferri del mestiere, cioè i colori, la tavolozza, i +cartoncini e i pennelli. + +L’oste accorse veloce — come un ragno al dibattersi d’un moscherino +impigliato nella tela traditrice, — salutando il giovane col solito: + +— Ben arrivato il signore! + +— Addio! gli rispose Roberto, gettando via il suo cappello a larghe +tese, e cacciando le dita nella capigliatura, che nerissima e folta +gli scendeva oltre le orecchie. Senti il mio caro oste... ho fame ho +sete..... + +— Benissimo! allora le darò.... + +— Quello che vuoi.... Fa tu.... ma spicciati, se no mi vien male... + +— La servo subito! rispose l’oste, e mandando un suo garzoncello pel +vino, s’appressò al tegame, e scoperchiatolo esclamò: Che roba! voglio +mo trattarla da par suo.... + +— Dio te ne renda merito, il mio oste! Vengo da Como; la è una bella +tirata... Ma che strada amena! che vista! che aria pura!.... proseguiva +a dire Roberto stracciando co’ denti un pane molliccio. Ma le sue +esclamazioni cessarono d’un tratto allorchè l’oste gli ebbe posto +dinanzi il piatto. + +«Spento del cibo il natural desio,» il nostro pittore, acceso un +sigaro, uscì all’aperto in un giardino, dall’alto del quale godevasi +la vista di tutto il piano d’Erba, ingemmato dai laghetti d’Alserio, di +Pusiano e d’Annone, e dal Lambro tortuoso e scintillante come un nastro +d’argento; una delle più belle viste del mondo! + +L’incomparabile panorama è incorniciato a sinistra, verso oriente, dal +monte Barro, solitario, alto, scosceso, su cui, secondo il Corio, si +ridusse Desiderio re de’ Longobardi sconfitto dalle armi pontificie +(in que’ tempi i soldati del papa sconfiggevano), fondandovi una ricca +e forte città, come lo provano anche il Ripamonti e l’Allegranza, e +meglio ancora e i ruderi improntati dallo scalpello lombardo, e varie +lapidi e le antiche chiese de’ paeselli circostanti, che voglionsi +erette da re Desiderio. Oltre il monte Barro, sorge Monterobbio, +celebre perchè nido un tempo degli Orobj, e più ancora pel nettare +celestiale che cola da’ suoi tralci. Di là si spiegano le verdi ed +ineguali colline che inghirlandano il piano dell’antico Licinoforo +(di cui scrissero Catone e l’inevitabile Plinio); ora rappresentato +dall’umile Incino. Sulle colline sorgono centinaje di villaggi, ridenti +tutti, tra i quali Alzate, Alzano, Buccinigo, Carcano, Orsenigo, +Capiago; centinaja di ville arieggianti lo stile gotico, prediletto +dalle piante rampicanti; di cascine porticate; di chiosche legate +tra loro da festoni di viti. Più basso scorgi Parravicino colla sua +torre pendente e più in là Monteacuto ove sorge il castello di Gian +Giacomo Medici (_Medeghino_), il braccio destro di Francesco Sforza; e +via via, l’occhio scorre il mirabile semicircolo, di colle in colle, +di villaggio in villaggio e per ultimo s’arresta verso occidente sul +solingo Montorfano. + +Dall’alto di un firmamento di lapislazzuli, l’astro monarca spande +la sua benedizione di luce su questa più ridente e popolosa parte di +Lombardia. + +Roberto gioiva con tutta l’anima di quello spettacolo. Beveva a larghi +sorsi quell’aria pura, ossigenata, rispondeva al materno sorriso della +natura con un sorriso di gratitudine; spaziava per l’immensa curva +del cielo, lanciandosi col pensiero oltre quello; poi ridiscendeva +alla terra, seguendo collo sguardo il volo dell’allodola, che parea +spiccarsi dalle nuvolette, erranti pel firmamento come candide vele; +rivedeva le colline, i laghetti scintillanti, i paeselli, i boschetti. +Allora la commozione gli traboccava dal cuore; allora rompeva il +silenzio, e, come tutte le persone sincere e di buon cuore, sfogavasi +colle esclamazioni, coi monologhi. + +— Finalmente, diceva allargando le braccia come chi si trova di +rimpetto ad un amico; finalmente ho anch’io diritto a qualche cosa al +mondo... non foss’altro, all’aria, al sole!... Questo paradiso, m’è +almen concesso di contemplarlo a mio bell’agio.... Oh! come questo +verde mi compensa dell’eterno ed uggioso aspetto dei tetti e dei +campanili di Milano... la sola vista che mi è permessa dalla finestra +della mia stanza a quinto piano!... Come mi batte il cuore!... come +mi sento snello, vivace, vigoroso... e buono per giunta!... sì buono! +To’! se mi capitasse dinanzi un poverello (e girava lo sguardo), non lo +rimanderei a mani vuote... Ah! la campagna è un secondo battesimo... +fa bene al corpo... fa bene all’anima... Se fosse qui la mia Dalia! +M’avesse dato ascolto... Ma no; lei l’ha coll’economia!... Se la fosse +qui dico! Povera creatura!... Inchiodata tutto il dì al tavolino... +Agucchiare, agucchiare... e poi?... Miseria, sempre miseria!... Viver +di pane e latte, per avanzarsi tanto da vestir pulitina... Come la +sarebbe contenta quella povera ragazza se adesso la fosse con me!... +Matta com’è pei fiori (già la è nata in mezzo ai fiori... di seta), +correrebbe a coglierli qua e là pel giardinetto; svolazzerebbe +come una farfalla, altro fiore dell’aria.... Le fiorirebbe un po’ +del color della salute su quel suo visino smorto smorto, tanto che +par di cera... Ma poverina!... Come si fa ad aver le rose in volto +quando s’è costretti a vivere in una bottega, in fondo ad un cortile +stretto stretto, incassato da quattro piani... Maledetti que’ cortili! +par d’essere in un pozzo!... par d’essere in fondo d’una canna da +schioppo!... Oh, il bel cielo d’Italia! esclamava di poi sorridendo ai +baci della brezzolina d’aprile — Bello e libero!... Viva Italia!...» e +batteva le palme l’una contro l’altra, sorridendo sempre, mentre negli +occhi gli spuntavano lagrime di gioja. + +Alle forti commozioni dei sensi succede di solito una calma +ristoratrice. Le molecole costituenti l’organismo umano, sospinte +e attratte violentemente, cessato lo stato d’orgasmo, si riordinano +come prima e si acchetano. Questo tramestio è delicatamente voluttuoso +per chi sa cogliere e godere anche le minime sensazioni gradevoli, le +quali, al pari del sorriso, sono altrettanti fili aggiunti alla gran +trama della vita. + +Roberto, sfumato quel primo entusiasmo destatogli nell’animo dalla +pomposa bellezza della natura, sedette sotto un secolare castagno, +sulla cui ruvida scorza leggonsi tuttora varie iniziali, incise forse +(chi sa da quanto tempo!) da qualche coppia d’amanti. Il castagno è +ancor vivo, e vegeta rigoglioso, mentre quei Medori innamorati e le +loro fedeli Angeliche sono polvere. + +A poco a poco Roberto s’ingolfò ne’suoi pensieri. Avezzo alla vita +contemplativa, dono che la Provvidenza, in mancanza d’altro più +sostanzioso, largisce alla classe più intelligente e colta de’ +poverelli, egli richiamò intorno a sè tutti i sogni di vita campestre, +coi quali era solito a Milano di passare lunghe ore vegliando sdrajato +sul lettuccio nella sua cameretta a quinto piano. + +Ma a Milano Roberto era sempre costretto a staccarsi bruscamente da’ +suoi sogni prediletti, fugati dalla squallida realtà che d’improvviso +dalla sottoposta tettoja gli si affacciava alla finestra. Ora, +richiamati a sè que’ sogni, cercò coll’occhio fra le tante colline che +gli stavano dinanzi, ove posarli e stabilirsi seco loro. + +Un casolare contadinesco, ombreggiato in parte da due altissimi pioppi +e da una minor famiglia d’alberi e macchioni, ed eretto su di un +declivio che finisce nel laghetto d’Alserio, fermò l’attenzione di +Roberto, il quale, dopo che l’ebbe esaminato per bene, lo trascelse, +impadronendosene addirittura, ahi! coll’immaginazione. + +Cominciò immediatamente ad esercitare i suoi diritti di proprietà +coll’aggiungere al rusticale abituro, un’ala di fabbricato, erigendovi +sei camere, tre al pian terreno e altre tre sopra queste, schierandole +a preciso mezzodì. Aprì sei finestre, che munì tosto di griglie verdi +(Roberto non poteva persuadersi che si potesse tener griglie d’altro +colore); e ammantò tutto il fabbricato di viti selvatiche, di quelle +cui l’autunno tinge le foglie in rosso. Poi d’un colpo recise due +enormi robinie che intercettavano la vista; indi disegnò il giardino, +che vide di subito verdeggiare smaltato dei più bei fiori; le dalie poi +v’erano a centinaja. Scelse più in giù un pezzo di terra, e sbarbicato +spietatamente tutto il grano turco che c’era, ne fece un’ortaglia, la +quale tosto popolossi di peschi, di pruni, di albicocchi, di peri, +di pomi, ecc. ecc. Fissò un altro brano di terreno per coltivarvi +gli aspàragi de’ quali era ghiottissimo; indi seminò qui erbaggi, là +piantò agrumi, che tosto attecchirono meravigliosamente e crebbero +lussureggianti a perfetta maturanza. + +Roberto, disposto il giardino e l’orto, entrò nella sua nuova dimora. +Scelse una camera, la più gaja, per lavorarvi; la mobiliò, la adornò +a modo suo, appendendo alle pareti armature, quadri, pipe ed un +coccodrillo imbalsamato. Dopo allestì la sala da pranzo; poi la cucina, +nella quale aprì un ampio camino, ai cui lati, sotto una vastissima +cappa, pose due comode panche. + +— Qui sotto, diceva fra sè Roberto, passerò le ultime sere d’autunno, +sedendo coi fidi amici intorno al fuoco. Chiacchierando e fumando +arrostiremo marroni, che inaffieremo col vin bianco fatto da me... +Diavolo! e la cantina? Eccola bell’e in ordine... A proposito! +(continuava) sarà bene ch’io mi pigli anche quella collinetta là; vo’ +coltivarla a vigneti.... Benissimo!... Ma non parlatemi di comprar +altri terreni! Io non voglio impicci... Poi non avrei cuore di veder +soffrire i contadini... finirei col farli star meglio di me... e allora +mi rovinerei in poco tempo. No, no!.... mi basta il giardino, l’orto +e quella collinetta là.... Ecco! è il tempo della vendemmia. Io sono +là vestito così alla buona, con un gran cappellaccio di paglia in +testa. Mentre sono in faccende intorno alle tinozze, arriva un legno... +Oh gioja! sono gli amici!... c’è anche Dalia con loro... No, piano! +Dalia è meglio che venga da sè.... anzi sarà già con me.... Gli amici, +vedendomi con quell’ombrello in capo, colle vesti e la faccia dipinte +di mosto, ridono...; io li abbraccio. Essi gridano, strepitano, hanno +fame, hanno sete. Presto, Dalia! presto, Caterina (Caterina sarà una +buona massaja, incaricata de’ servizi grossolani e dell’educazione +dei pollastri), torcete il collo ad una dozzina dei vostri bipedi +allievi... Presto, presto!... Ecco si dà in tavola; si mangia, si beve +allegramente, poi si va a dormire. Alla mattina, gita sul laghetto. +Ora che ci penso! bisogna aprire un viale fino al lago... Eccolo +fatto!... un bel viale incassato fra due siepi di gelsomini... Ora in +barca... Ma gli amici preferiscono di andarsene a caccia; io mo resto, +chè preferisco la pesca. Dicono che la lenza sia un ordigno, ad una +estremità del quale è attaccato un pesce e all’altra un imbecille... +Ebbene! io amo la pesca colla lenza, e non sono un imbecille!... Il +divertimento del pescare sta negli accessorj... Io sono artista, e me +la godo collo star seduto in riva al lago, sotto gli alberi, soletto +ben inteso, chè solo non mi annojo mai... Ecco il mio divertimento! Se +piglio un pesciolino, è un di più... Avrò poi con me un magnifico cane +di Terranova, che non mi abbandonerà mai...» + +Un malaugurato lenzuolo, che una contadina distese ad asciugare +su d’una funicella tirata fra due pali proprio dinanzi a Roberto, +togliendogli repentinamente la vista della sua nuova villeggiatura, +lo scosse da quella dolce contemplazione, e fugò brutalmente i suoi +sogni, che sparvero come uno stormo di passeri allo scoppio d’una +schioppettata. Roberto si guardò intorno, riconobbe l’osteria; si +rammentò dov’era. Accortosi poi che il sole era già alto, aggiustò +i suoi conti coll’oste, e riprese il suo cammino verso Asso, ove +doveva fermarsi un pajo di giorni presso un suo compagno. Quando fu +all’aperto, trasse il borsellino, e vuotatolo su d’una palma, noverò i +denari. + +— Diavolo! sclamò fermandosi, si sono squagliati come la neve al sole. +Mille franchi in quindici dì!... Ma già se non ci sono, è segno che li +ho spesi... Tanto meglio!... Lavorerò e ne guadagnerò degli altri... Se +in quest’anno ho venduto due quadri, nel venturo ne venderò quattro. +Intanto non mi restano che poche lire pel ritorno... Ma! il conto +è subito fatto... Cinquecento lire gettate via a pagare i debiti... +poi il cappellino, lo sciallo e il vestito a Dalia... Essa non voleva +accettarli ad ogni costo, ma quando li ebbe, com’era contenta!... +Povera creatura!... E i colori che ho comperato, li conti per niente? e +i pennelli, le tele, ecc. ecc. Poi, diciamolo qui fra me e te, Roberto, +sono otto giorni che te ne vai gironzando e spendendo allegramente, +invece di studiare dal vero come avevi fissato di fare.... Ebbe +ragione Dalia di voler scommettere che non avrei nemmeno toccato un +pennello... Che importa! se non ho lavorato, lavorerò... Evviva noi!» e +canterellando continuò a camminare di buon passo. + + + + +CAPITOLO II. + +Un avanzo di Russia. + + Pappate, pappate... si scanna per voi... + + GIUSTI. + + +Milano, il 18 febbrajo 1812, popolata com’era da tanta uffizialità, +gavazzò più mattamente del solito. Appunto in quel dì tutte le +trattorie e le bettole suburbane erano gremite di gaudenti. Numerose +succedevansi le mascherate folleggianti; la plebe s’urtacchiava per le +strade avvinazzata; chè allora il vino costava poco più della fatica +di berlo; tutti poi mostravansi esaltati dalla speranza di una libertà +promessa e non mai data. + +Da porta Nuova moveva lunga una fila di carrozze signorili verso la +_Cascina de’ Pomi_, in allora ritrovo del bel mondo. In una di queste +sedeva una brigatella di uffiziali e di donne, le quali all’abito ed ai +modi, parevano appartenere ad una classe sociale un pochino equivoca. +In compenso erano belline, gaje oltremisura, e dispostissime a pigliar +congedo filosoficamente, cioè col bicchiere in mano, da’ loro amorosi, +chiamati a partire il dì dopo per una misteriosa spedizione dalla +dispotica voce di Napoleone I. + +Capo della brigatella appariva un capitano dei Veliti; a lui +specialmente erano rivolte le occhiate più provocanti, a lui i +sorrisi più graziosi delle dame. Infatti il capitano Bernardo **** era +l’anfitrione della festa, cioè quello che ne pagava le spese. La notte +prima egli aveva vinto alla _roletta_ una buona manata di zecchini. +Era dunque giusto che ne spendesse almeno due terzi cogli amici e col +gentil sesso, il quale, generalmente parlando, quanto si mostra restìo +nel dividere co’ maschi le pene della vita, altrettanto è pronto nel +reclamare la sua porzione di piaceri. Così dicono la pensassero le +donne nel 1812.... ma adesso gli è un altro pajo di maniche. + +Reduci dalla _Cascina de’ Pomi_, il capitano Bernardo e la compagnia, +smontarono ad una osteria, la quale sussiste tuttora fuori di porta +Garibaldi. Ufficiali e signorine salirono ad una sala al primo piano; +Bernardo si fermò coll’oste ad ordinare il pranzo. + +Approfitteremo di questo momento solenne, per dare a’ nostri lettori +uno schizzo biografico del capitano. + +Bernardo **** era nato all’ombra del nostro Duomo (e precisamente +in una casipola situata fra le ortaglie, e confinante al nord colla +chiesa di San Celso e al sud col bastione), l’anno 1782, da poveri ma +onesti genitori. A vent’anni, nei bei tempi della repubblica Cisalpina, +stufo di esercitare la paterna professione di giardiniere, gettata +la zappa pel fucile, si era fatto soldato. Nella primavera del 1806 +aveva seguito re Giuseppe nella spedizione del regno di Napoli. Tornò +glorioso coi galloni di sergente, ed una costola sfondata, la quale +ad ogni capriccio atmosferico gli ricordava con gioja di Michele Pezza +detto _fra Diavolo_, e de’ suoi seguaci. + +Nel 1808 passò in Ispagna; perdette due dita della mancina all’assalto +di Hostalvico, e n’ebbe in compenso dal generale Pino le spalline. +Prese parte a tutta quella memorabile campagna, nella quale gli +Italiani sprecarono tanto sangue; e promosso a capitano, ritornò in +patria insieme agli avanzi dell’armata italiana del general Lechi. +Erano entrati in Ispagna in numero di oltre trentamila, e ripatriavano +in meno di novemila. + +Arrivato a Milano, chiese conto della sua famiglia, ma non rinvenne +che una sorella, Dorotea, minore di lui d’un dieci anni. I genitori +dormivano da un pezzo nel _Gentilino_. Quanto a Dorotea, chiestone +informazione, n’ebbe in risposta ch’era meglio perderla che trovarla. +Bernardo si fece rosso in viso, scaraventò una bestemmia in francese, e +non cercò più in là. + +Ora torniamo al 18 febbrajo 1812, e alla nostra brigata, la quale +desinò allegramente tra brindisi innumerevoli. Basti dire, che il +capitano Bernardo, da quel buon Italiano che era, volle riparare in +quel dì all’ingiustizia degli sciupacalamaj francesi verso i prodi +nostri compaesani che tanto si distinsero nelle guerre di Spagna, +con altrettanti brindisi in loro onore. Così vennero salutati Lahoz, +Fantuzzi, Pino, Teullié, Balabio, Fontanella, Rossignoli, Porro, +Pittoni, Palombini, Fontana, Mazzucchelli, Giflenga, Del Fante, +Alari, Corner, Battaglia, Banco, Crovi, Geraldi, Pignatelli, Borelli, +Rossetti, Giuliano, Rossi, Vacani, Bertoletti, Severoli, Bianchetti, +Santandrea, Ceroni, Coleoni, Peyri, Conca, ecc., ecc. + +Il capitano Bernardo, accorgendosi che i suoi camerati andavano +frugando nella mente in cerca di altri nomi per festeggiarli con nuovi +brindisi, stimò prudente di scendere a pagar lo scotto, _intanto +che ci si vedeva_, prima che l’oste, approfittandosi della nebbia +che offuscava i commensali, avesse a scrivere i 6 colla coda ingiù, +come diciamo noi Milanesi. Pagato, stava per risalire alla brigata, +quand’ecco giungere a spron battuto un ussero, latore di un viglietto. + +Bernardo legge il biglietto, ed esclama: + +— Diavolo!... mi chiamano alla caserma... Vado a salutare gli amici... +Ehi! oste!... fa portare una mezzetta di vino a quell’ussero...» Così +dicendo salì le scale, ed entrò dagli amici. + + +Mi allontanerei di troppo dall’argomento se narrassi ora della famosa +spedizione di Russia, descrivendo gli strazj che spensero tante +migliaja di vite nella ritirata dopo l’incendio di Mosca[1]. I pochi +scampati dal gelo, dal fuoco, dalla fame, dalle ance dei Cosacchi[2], +si fecero quasi tutti ammazzare di poi nelle battaglie di Lutzen, +di Wurtchen, di Bautzen, nelle quali la vittoria parve perfidamente +sorridere all’incorreggibile divoratore d’uomini, per poi stramazzarlo +a Lipsia e a Waterloo. + +Nel 1815 l’Austria, vista spazzata la strada, spedì Bellegarde a +riprendere la Lombardia e la Venezia. Bellegarde entrò pacificamente +tra le scappellate dei nostri babbi. L’esercito italiano, com’era +naturale, venne sciolto. «Molti uffiziali cercarono fortuna altrove, +come Ventura che andò a sistemare gli eserciti del re di Lahor, nelle +Indie; Codazza, che nelle repubbliche dell’America meridionale fece da +ingegnere e colonizzò l’alta regione della Cordiliera di Venezuela, e +così altri.» Alcuni barattarono l’uniforme, indossando la bianca livrea +de’ nuovi padroni; altri invece, fedeli ai loro principj, preferirono +l’amarissimo pane della miseria alle lecornie della corte vice-reale +austriaca. Fra questi ultimi va annoverato il capitano Bernardo. + +Caduto prigioniero dei Russi nelle vicinanze di Smolensko e tradotto +a Pietroburgo, ebbe gelata una gamba; amputato, guarì. In compenso il +destino fe’ sì ch’ei desse nel genio d’un magnate di quella città, il +quale trasse partito delle cognizioni orticole del povero prigioniero, +mandandolo ad attendere a certi suoi poderi nella Volinia. Fra le +tante e svariate speculazioni, la migliore è quella di conservarsi +sempre galantuomo. Bernardo osservò scrupolosamente questo precetto, e +migliorò d’assai la sua condizione. Dimorò in Russia per ben quindici +anni e quando, mortogli il padrone, fece ritorno in patria, e si trovò +possessore di un po’ di ben di Dio (frutto delle sue fatiche e di una +sottile economia), col quale sperava di camparla per benino gli ultimi +anni della sua vita. + +Il gennajo del 1827, Bernardo rivedeva la guglia del Duomo. Egli +toccava allora i quarantacinque anni; ma le ferite, gli strapazzi, il +clima inospitale, gli avevano affievolito il corpo, invecchiandolo anzi +tempo. + +Prima cura di Bernardo fu di chieder conto di sua sorella Dorotea, +l’uggia per la quale gli era stata scemata dalla lontananza. La +trovò vedova, con tre creature, miserabile e ubbriaca per giunta. +Le carezze di que’ fantolini ebbero virtù di disarmare la collera +dell’onesto soldato e di fermarlo sulla soglia, mentre stava per +andarsene stomacato. Il dì appresso la trista femmina chiese perdono al +fratello; giurò, spergiurò che per l’avvenire non avrebbe assaggiata +una sol gocciola di vino, e tanto disse e promise che Bernardo +alla fin fine consentì di convivere colla famigliuola. Per tal modo +cresciute le spese, dovette pensare ad aumentare, lavorando, l’entrata. +Prese a pigione un pezzo di terra oltre San Calocero, confinante col +fossato che lambe il bastione tra la porta Ticinese e la Vercellina, +ora Magenta; assoldò un contadino, il quale lavorò quel terreno, +scompartendolo in tante ajuole; fece costrurre una piccola serra; +la popolò di erbe odorose e di fiori, e in capo ad un mese potè far +dipingere sulla porta della sua abitazione un enorme mazzo di rose, +larghe come cavoli, sotto cui fe’ scrivere a caratteri cubitali: _Qui +si vende fiori anche in mazzo_. + +Unitamente ai fiori pensò a coltivare i suoi nipotini, i quali +all’infuori delle busse che loro prodigava la madre quand’era +brilla, non conoscevano educazione di sorta. Bernardo cominciò col +ribattezzarli, sostituendo ai nomi di Antonio, Giuseppa e Gaetana, +quelli più poetici di Nasturzio, Ortensia e Dalia, incorporando di +tal modo i nipotini nella gran famiglia delle piante e de’ fiori posti +sotto la sua custodia. + +Dorotea tenne la parola; solamente al vino sostituì l’aquavite. +Bernardo gridò, bestemmiò, minacciò, ma inutilmente. Dorotea ogni +mattina prometteva di metter giudizio, poi alla sera dondolava in +cimberli. Che fare? Cacciarla, privare que’ bambini della loro madre? +Cacciarla!... ma dove si sarebbe arrestata quella sciagurata, posseduta +dal demonio dell’abitudine degenerata, incancrenita, in vizio, in +bisogno, senza mezzi per procacciarsi di che soddisfarlo? Avrebbe +finito col rubare... o peggio; e allora che sarebbe avvenuto dell’onor +della famiglia? E Bernardo ci teneva all’onore, più che alla vita. +Temendo di peggio, si rassegnò e la ritenne presso di sè. Volle però +mutare il nome anche a lei (era la sua mania), e la chiamò Ruta. + +Il dopodesinare d’una domenica, Bernardo condusse i suoi nipotini a +passeggiare fuori di porta Comasina (Garibaldi adesso). Era la prima +volta che visitava quella parte della città, dopo il suo ritorno dalla +Russia. Rivedendo que’ siti, a poco a poco gli tornò alla memoria +l’ultimo carnovale, la scarrozzata, gli amici, le facili damine, e +finalmente il pranzo. Tosto gli nacque la voglia di rivedere anche +l’osteria. Vi entrò infatti, preceduto dai fantolini che, vista +l’insegna, saltellarono per la gioja. + +Bernardo, entrato in cucina, trovò tutto a posto, come quindici +anni prima. Nulla v’era di mutato tranne il cuoco, il _caporale_ e i +camerieri. L’oste, ritto dietro il banco, appariva un po’ invecchiato; +però, a malgrado de’ capelli brizzolati di bianco, egli era tutt’ora +rubizzo, calmo, come tutti coloro che non ebbero mai a che fare colle +passioni che tribolano il più degli uomini. Salutò macchinalmente i +sopragiunti levandosi il berretto, e pronunciando il solito: Servite il +signore!... + +Bernardo chiese una bottiglia di vin d’Asti, che gli venne +tosto arrecata, unitamente ai _navicellini_. Mentre i ragazzi +sbocconcellavano, Bernardo guardava fisso fisso l’oste, meravigliando +di non esser riconosciuto, ciò che a lui, poveretto, pareva cosa +naturalissima. Visto però che l’oste punto non gli abbadava, risolse di +rompere lui il ghiaccio, e lo chiamò: + +— Un’altra bottiglia? chiese l’oste, pronto come un baleno. + +— No, grazie!... voleva... Dite un po’ (e sorrideva): non mi conoscete +più?» L’oste accennò col capo di no. + +— Diavolo!... pare impossibile, proseguì Bernardo umiliato; capisco +che ne son passati degli anni... ma però... Non vi ricordate di +un certo pranzo... ma! coi fiocchi... al tempo dei Francesi... un +certo pranzo... qui sopra, nella sala verso strada.... C’erano degli +uffiziali, delle donnette... Ma che pranzo!... lo so io cosa m’è +costato!... Ma allora non si badava a spendere... Ehi!... parlo del +1812, nientemeno! + +— Mi pare! sclamò l’oste raccapezzandosi, mi pare! + +— Proprio il dì prima che si partisse per la spedizione di Russia... +Era di carnevale... + +— Ah! sì, sì... ora me ne ricordo... Ha pagato un capitano... + +— Son io quello! disse trionfalmente Bernardo, e alzatosi porse il suo +bicchiere all’oste. + +— Oh!... troppa degnazione... Alla sua salute... Mi rallegro tanto di +rivederlo sano e disposto... Dopo quel che è successo può chiamarsi +fortunato... + +— Oh sì!... rispose Bernardo, e cominciò a narrare le sue avventure ai +circostanti, e all’oste che intanto era tornato a trincerarsi dietro il +banco. + +Finalmente Bernardo, stimolato dai suoi nipotini, i quali, non avendo +più nulla da rodere, volevano uscir all’aperto, alzossi e accostatosi +al banco ficcò l’indice e il pollice nel taschino del suo _gilet_, +chiedendo a quanto ammontasse il suo debito. + +— Trentotto soldi... + +— Ma l’Asti non ne costa che trenta, mi pare... + +— Sissignore... trenta soldi per l’Asti, e otto soldi per quella tal +mezzetta che lei ha fatto portare all’ussero... Si ricorda?... proprio +in quel dì del pranzo...» Così dicendo porse dinanzi a Bernardo un +vecchio libraccio bisunto ov’erano annotati i crediti del 1812[3]. + +A tanto prodigio di memoria e di pidocchieria, io avrei gettate le +braccia al collo al degno Svizzero, proclamandolo il re della specie, +il genio del _brugnonismo_. Bernardo invece si sentì tanto umiliato, +sconcertato da averne bagnate le pupille. Pagò, abbassò il capo, e +pigliati per mano i bambini, uscì senza tampoco rispondere all’oste, +il quale con tutti i vezzeggiativi del mestiere, gli raccomandava di +onorarlo spesso delle sue visite. + +Col passar degli anni le faccende del povero Bernardo travolsero alla +peggio. Nasturzio ed Ortensia ebbero la vita de’ fiori; morirono l’un +dopo l’altra di quei sottili malori che avvelenano tanti bambini; +malattie arcane, che procedono sicure in lor cammino, falciando +esistenze a destra e a sinistra, perchè noncurate gran fatto dalla +scienza, la quale pare abbia ceduto l’incarico di studiarle alle +Compagnie d’assicurazione delle vite. + +Cinque anni dopo la loro madre morì _di delirium tremens_, la fine dei +bevitori di alcoolici; morì, dopo d’aver colla sua vita disordinata +dilapidato il poco peculio raggranellato dal fratello coll’industre +pazienza d’una formica. + +Infine, al fianco del vecchio capitano, affranto dalle tribolazioni, +dalle malattie e dagli anni, non era rimasta che Dalia, svelta e +graziosa giovinetta di diciassette anni e che, fin da piccina, era +stata allogata presso una modista. Dalia, durante il suo noviziato, +aveva apprese molte cognizioni indispensabili per riuscire una +perfetta _madamina_. Aveva imparato a vestir pulitina con poche aune di +percallo; a desinare con polenta e latte, ma a non uscir di casa senza +guanti, o mal calzata; a sentirne d’ogni risma in fatto di maldicenza, +allorquando a _scuola_ le madamine, diremo così, laureate, snudavano +spietatamente i rigiri delle avventure; e, uscendo collo scatolone +dietro la madamina, a fermarsi ad una rispettosa distanza, quando +questa veniva incontrata da qualche vagheggino; e infine a seguire il +codice del proletariato ed a pigliar la vita com’ell’è, paga dell’oggi, +senza infastidirsi gran che del domani, che l’avvenire è in man di Dio. + +Così era cresciuta Dalia, senza che fin’allora alcuno avesse potuto +affibbiarle la massimaccia di Larochefoucauld: Esservi poche donne +oneste che non si stanchino del lor mestiere. + +Bernardo da tempo languiva nel letto: i suoi giorni erano noverati. +Dalia, tornando dalla _scuola_, saliva le scale col cuore serrato; +apriva l’uscio della cameretta ove giaceva lo zio, e prima di +inoltrarsi lo fissava in volto, trattenendo il respiro, spiando se +fosse ancor vivo. + +Una mattina, la giovinetta venne svegliata di soprassalto da un lungo +gemito. Balzò tosto dal letto e indossata in fretta in fretta una +gonna, corse dallo zio, che la guardò cogli occhi imbambolati e senza +movere la testa. + +— Oh, Signoriddio! gridò Dalia sciogliendosi in lagrime. Egli muore... +e io son qui soletta... Come fare adesso!... come chieder ajuto!...» +Così dicendo stringeva tra le sue braccia la testa del vecchio, +baciandone e ribaciandone i bianchi capelli, e chiamandolo coi più +dolci nomi. Quando Dio volle Bernardo diè segno di vita; girò intorno +gli occhi; riconobbe la nipote, e sorrise. + +— Coraggio, la mia tosa, coraggio!... mormorò di poi con voce tanto +fioca che Dalia, per raccoglierla, dovette posare l’orecchio su quelle +fredde labbra. + +— Io me ne vo.... a trovare i miei compagni d’armi... che m’aspettano +da un pezzo... Finisco di patire... Ho vissuto anche troppo... Ma tu, +poverina, che farai sola al mondo?... Io non ti posso lasciar nulla... +nulla affatto!... M’hanno consumato tutto...» E ammutiva soverchiato +dalla commozione. + +Dalia, confortatolo come meglio seppe, volle profittare della calma che +in quel momento appariva nella fisonomia del vegliardo, per uscire a +chieder soccorso e assistenza a qualche vicino... + +— Torno subito, zio. Qualcuno troverò. + +Bernardo crollò il capo sorridendo mestamente alla giovinetta, come +volesse dire: Chi vuoi che s’abbia ad incomodare per un vecchio che +muore.... in miseria? + +— No, no, zio; lasciami fare... Non c’è un momento da perdere... +Chiamerò quel giovine che sta qui sopra noi... quel pittore... Pare un +buon diavolo... È sempre nelle nuvole colla testa... ma deve aver buon +cuore... Abbi pazienza, zio!... In due salti sono di ritorno...» + +Così dicendo uscì dalla camera; veloce coma una rondine salì una +scaletta, e giunta ad un uscio contornato di ritratti grotteschi +schizzati col carbone, picchiò replicatamente. + +— Chi è? chiese una voce. + +— Favorisca ad aprire... ma subito subito per l’amor di Dio... + +S’intese un tonfo, come d’uno che balzi dal letto; poi una pedata; il +catenaccio rugghiò, e dall’uscio semischiuso fece capolino Roberto, il +quale vista la giovinetta esclamò: + +— Ah! è la bella biondina!... + +— Scusi se la disturbo, rispose Dalia abbassando gli occhi ed +arrossendo al vedere che al giovane mancavano molte parti del vestito +e non le meno importanti. Il mio povero zio sta morendo... Io mi trovo +sola in casa... Non ho nessuno che m’assista... Mi faccia lei questa +carità... + +— Subito subito... Diavolo! è un dovere... La vada pure da suo zio... +Un minuto e sono da lei... + +Roberto postosi indosso un vecchio cappotto militare che gli faceva +le veci di veste da camera e di coperta, in un attimo fu al letto del +moribondo, che lo ringraziò con un’occhiata. + +Roberto e Dalia passarono tutto quel giorno e gran parte della notte +accanto al lettuccio di Bernardo. Dalia, non trovandosi più sola, +potè uscire in cerca di un medico e tornare con lui. Ma l’arte nulla +poteva per il povero vecchio, e il medico nel congedarsi disse parole +di conforto e di speranza alla piangente giovinetta, ma a Roberto che +lo accompagnò sul pianerottolo, dichiarò senza reticenze che Bernardo +non avrebbe veduto il dimane. Infatti al primo bagliore antelucano, il +vecchio rendeva l’anima nelle braccia di Roberto e di Dalia. Le ultime +parole del morente furono dirette al giovine, al quale strinse la mano +raccomandando al suo buono cuore l’orfanella. + +Da quel giorno i due giovani si rividero spesso. La schietta intimità +che li univa, prese grado grado maggiore intensità e forza. Si amavano +già senza che nessun di loro avesse parlato d’amore. Un giorno Roberto +aprì sorridendo le braccia e la giovinetta vi si lasciò cadere, +nascondendo sul petto del giovane il rossore che le infocava il viso. + +Così il convolvolo debole ed errante fra gli sterpi e i roveti, +s’attortiglia intorno all’albero protettore, inghirlandandolo colle +variopinte sue corolle. + + + + +CAPITOLO III. + +L’incontro. + + Siam stretti ad un patto. + + +Che i gendarmi della letteratura, vogliam dire i critici, ci perdonino +se nel capitolo precedente ci dilungammo alquanto dal soggetto, +risalendo fino al 1815 e più in su ancora. Abbiamo le nostre ragioni +per giustificare questa scappatella; il seguito del racconto lo +proverà. D’altronde è bene il richiamare alla memoria dei nostri +giovani le guerre combattute dai padri nostri, o per sostenere +l’insaziabile ambizione di un despota, o per soffogare nel sangue +le diverse nazionalità che tentavano rizzarsi e riaversi al soffio +dell’aura provocatrice di libertà che spirava nel principio di questo +secolo. Confrontate quelle guerre con quelle che noi combattemmo in +questi ultimi anni, e combatteremo fra poco, ci sentiamo animati da un +giusto orgoglio che ci fa esclamare: Le nostre vittorie non costarono +lagrime che ai nostri nemici. + +I nostri fratelli che morirono sul campo col grido di viva l’Italia, +ebbero onorate sepolture; il racconto delle madri, pie custodi delle +tradizioni, e la stampa, più ancora del marmo e del bronzo, renderanno +imperituri i loro nomi. + +Questo è il premio serbato a chi muore pel bene del proprio paese. Che +serbi il tempo a coloro che sparsero, benchè eroicamente ed in buona +fede, il loro sangue obbedendo ai capricci del dispotismo, l’avete +veduto nella morte del capitano Bernardo; l’oblio. + +Ora che ci siamo giustificati, ripiglieremo il filo del racconto. + +Roberto con passo spigliato e veloce proseguiva canterellando il suo +cammino. Oltrepassato Bucinigo (Buco-iniquo, dicono i cronisti), ad +uno svolto della strada, vide venirgli incontro, sullo stesso sentiero +laterale oltre i paracarri della via maestra, un giovine contadino, il +quale, benchè dimenasse un po’ troppo le braccia camminando, pure aveva +l’aria e il portamento d’un soldato. A Roberto quella fisonomia, mano +mano gli s’approssimava, non pareva nuova: + +— Quella ciera là l’ho veduta altre volte di sicuro! diceva fra sè... +Ma ora non mi raccapezzo... Al modo con cui va, colui dev’esser stato +o bersagliere.... o garibaldino.... Non c’è a dubitarne...» e guardava +fisso. + +Il contadino intanto s’avanzava celeremente. Egli aveva una di quelle +fisonomie aperte, sorridenti, simpatiche, che pajono dire al prossimo: +Vogliami bene ch’io te ne vorrò... Portava dietro alle spalle un +fagotto appeso ad un bastone che teneva impugnato come se fosse un +fucile e, ad armacollo, un cilindro di latta, di quelli usati dai +soldati a custodia delle loro carte. + +Anche al contadino la fisonomia di Roberto non era nuova. + +— Chi sarà quel giovine? diceva tra sè; l’ho veduto di sicuro in +qualche altro sito... dove poi, indovinalo grillo! Se ne son vedute +tante l’anno passato delle faccie di giovani!... + +Giunti che furono a pochi passi l’un dell’altro s’arrestarono, +fissandosi senza dir parola. Il contadino sorrise e, trattosi il +berretto, ruppe pel primo il silenzio. + +— Mi pare... e non mi pare... + +— Perdio! pare anche a me... ma non so... rispose Roberto sorridendo +anche lui... Tu m’hai l’aria di un garibaldino... + +— Lo sono stato difatti... E anche lei... + +— Anch’io sì... + +— Con Medici? + +— No, io era con Bixio. + +— Fa lo stesso... Ah! adesso mi ricordo!... lei è quel pittore che, +intanto che bolliva il rancio, faceva i ritratti agli amici. + +— Precisamente!... + +— Vede lei se ho buona memoria!.. + +— Diavolo! è vero... + +— E di me non si ricorda?... M’avrà veduto di sicuro... e chi sa quante +volte... + +— Sarà benissimo; ma che vuoi! fra tante fisonomie si perde la +bussola... + +— Mi dica un po’... Ha conosciuto lei l’anno scorso certo Federico +***?... Quello che stava sempre sempre insieme al povero Giuliano ****, +morto a Brescia, dopo l’affare di Treponti[4]. + +— Altro che conoscerlo!... Federico *** è mio amico... + +— Ebbene, io era l’_ordinanza_ del signor Federico... cioè +intendiamoci! Quando aveva fatto il mio dovere come soldato, nè più nè +meno degli altri, accudiva alle faccende del signor Federico, pulendo +gli abiti, le armi... + +— Oh! corpo d’un cannone! sclamò Roberto; ora mi ricordo...» Così +dicendo afferrò la faccia del contadino, e fissatolo di bel nuovo +esclamò: È proprio lui! To’! chi mi avrebbe detto che oggi doveva +incontrare il nostro Valentino! + +— Vede lei... + +— Eh! al diavolo il _lei_! Siamo o non siamo... + +— Sia pure... e viva l’Italia!... + +— E si può sapere dove sei diretto? + +— Al mio paese... + +— Ma tu, Valentino, se ben mi ricordo, non sei di queste parti, ma del +Lago Maggiore... + +— Sì, son d’Angera... o almeno di lì presso... + +— Come diavolo ti trovo qui nel cuor della Brianza? + +— Mi ci ha mandato il signor Federico... + +— A fare? + +— A distribuir lettere. + +— Che! fai il porta-lettere? + +— Sicuro! Me ne ha date più di trenta; ed io le ho ricapitate tutte, +in due giorni... Indovina un po’ — continuava ridendo Valentino — a chi +erano dirette quelle lettere... + +— Ma! + +— Erano dirette a persone di tua conoscenza... + +— Spiegati. + +— Ai nostri compagni d’armi. Capisci ora? + +— Diavolo, diavolo! L’affare si fa serio... Fammi un po’ il piacere di +spiegarti meglio. + +— Volentieri! Ma sediamci, chè questo star fermo su due piedi mi stanca +più che il camminare... + +I due giovani s’inoltrarono per un sentieruzzo che sboccava sulla +strada maestra; poi, entrati in un campo, sedettero all’ombra d’un +gruppo di salici. + +— Ah! così si sta meglio!» sclamò Valentino levandosi dalle spalle il +suo fardelletto e posandoselo a canto. + +— Dì su dunque! gli disse Roberto. Di che si tratta? + +— Si tratta di una nuova spedizione con Garibaldi... + +— Con Garibaldi!... Infatti, mi ricordo che anche a Milano, tempo fa, +si parlò di una misteriosa impresa... Ma io, in que’ dì, aveva molto a +fare, sicchè non ci badai più che tanto... Poi la credeva una di quelle +solite chiacchiere... + +— Altro che chiacchiere! Devi sapere che il signor Federico venne +appositamente da Brescia a Sesto Calende, e si fermò dal signor curato, +un prete della legge, che è suo amico... + +— Federico ha moglie, vero? + +— Sì e la condusse con lui. La signora Giulia rimane a Sesto da +don Luigi, intanto che suo marito va innanzi e indietro da Sesto a +Genova... + +— Ah! è andato a Genova? + +— Sicuro! per intendersi con Garibaldi e coi capi... + +— E dove è diretta la spedizione? + +— Non se ne sa nulla; è un mistero. Ma che fa a noi il sito? Lo sa +Garibaldi, tanto basta... + +— D’accordo. Tu, Valentino, sei della partita? + +— S’intende. + +— E Federico? + +— Il signor Federico partirà più tardi, con un’altra spedizione... +Garibaldi vuol che si fermi a Genova a raccogliere uomini e denaro... +Lui sulle prime non voleva saperne; ma infine ha dovuto acconsentire, +tanto più che don Luigi lo ha persuaso di rimanere... La signora +Giulia è incinta... è quasi a termine... e un giorno o l’altro..., +capisci!... La poverina, quando ha saputo che suo marito voleva +partire con Garibaldi, non ha detto parola, ma però... la botta l’ha +sentita nel cuore... Fatto sta che per quanto la si forzasse di parere +indifferente e di buon umore, si capiva che dentro soffriva soffriva... +A desinare la mandava giù i bocconi per forza... ogni tratto scompariva +e ritornava dopo qualche minuto colla faccia sorridente, ma cogli occhi +rossi... Non la si sentiva bene... Insomma, così non la poteva andare, +ecco! Tanto che io stando in quella casa quasi tutto il dì, e aveva +sempre sott’occhi quella povera creatura... + +— È buona proprio, eh? + +— È un angelo! gridò Valentino con entusiasmo. Ti so dire che delle +donne come lei non se ne trova una in mille... Io insomma aveva fissato +di dir quello che stava bene al signor Federico... Finchè vado io a +farmi ammazzare, è in regola; primo è mio dovere, poi tranne mio padre, +non lascio nessuno a questo mondo... Fortunatamente un bel dì, eccoti +il signor Federico di ritorno colla buona notizia che non partiva +così subito... Se tu avessi veduta sua moglie in quel momento!... ti +avrebbe proprio fatto compassione... È diventata smorta smorta, poi +rossa rossa... Ha fatto per parlare, ma non c’è stato verso... si è +gettata nelle braccia di suo marito e si è messa a piangere per la +consolazione... Cosa vuoi! io ho dovuto far _fronte indietro_ e via +adagio adagio per non farmi minchionare, chè, a dirtela, piangeva +anch’io... + +— Te lo credo... + +— Dunque il signor Federico resterà a Genova... Da quel poco che ho +potuto capire, partirà dopo con Medici... + +— Allora resterai anche tu... + +— No, no. Io partirò colla prima spedizione, con Garibaldi, Bixio, +Sirtori, Türr, ecc. ecc. chè son tanti... L’ho già detto al signor +Federico, il quale m’ha risposto che gli incresceva di non avermi con +lui, ma che alla fin dei conti io era libero di far quello che credeva +meglio pel bene del mio paese. Io sarò dei primi. + +— Sarete in molti... + +— Ma! chi lo sa! Ad ogni modo non oltrepasseremo di molto i mille... + +— Pochi, perdio! + +— Che fa il numero quando s’è col _generale_? + +(Così per antonomasia vien chiamato Garibaldi dai suoi militi.) + +— Il generale, vedi! proseguiva Valentino, ha caro che i suoi sieno +in pochi (purchè buoni) per fare certi colpi di mano pei quali è nato +vestito... Poi le sai anche tu queste cose!... + +— Capisco capisco! Ma dì un po’, che c’entrano in questo affare le +tante lettere che sei andato seminando per la Brianza... + +— Quelle lettere me le ha date, come t’ho già detto, il signor +Federico. Venerdì scorso, secondo il solito sono venuto a Sesto con +mio padre a portarvi del pesce. Poi, sbrigate alcune faccende, andai +su da don Luigi, che passeggiava in giardino col signor Federico. +Questo, chiamatomi, mi disse: «Arrivi proprio in tempo, Valentino. Oggi +vado a Genova, e sarò di ritorno tra quattro o cinque giorni. Prendi, +Valentino, queste sono lettere dirette ad alcuni dei nostri compagni +d’armi... È un invito a radunarsi a Genova... tu porterai queste +lettere al loro destino... To’, questi sono denari pel viaggio. Quando +le avrai ricapitate tutte, mi raggiungerai a Genova... così non ci sarà +pericolo che tu abbia a restar indietro...» Eccoti spiegato il mistero +di quelle lettere... Hai capito ora? + +Valentino, così dicendo, si alzò da sedere, e postosi di bel nuovo +il fagotto sulle spalle: Caro il mio Roberto, disse, io ti saluto... +Ripiglio la mia strada; mi preme di arrivare a Como a tempo di partire +colla diligenza, così sarò a Varese stassera, e domattina a Sesto. + +Ma Roberto rimaneva a sedere, cogli occhi fissi a terra, assorto nei +suoi pensieri. Valentino, vedendo l’amico rimanere immobile, fermò il +passo, e scherzando gli diè sulla voce: + +— Ohe! dormi, Roberto? + +Il giovine pittore non rispose; si alzò, scosse la terra dalle gambe, +e, postosi sottobraccio la sua scatola, seguì silenziosamente il +compagno, che intanto era già uscito sulla strada maestra. Valentino, +attesolo, gli fece un saluto di commiato; ma Roberto invece di +contraccambiarlo con un altro, gli si pose al fianco dicendo: +Andiamo... + +— Come andiamo! chiese meravigliato il pescatore. Ma tu vai di là ed io +di qua... + +— Ho mutato parere, gli rispose Roberto, sempre cogli occhi bassi, come +se non potesse staccarsi da un’idea fissa, e che da pochi istanti lo +dominava. + +— Hai mutato parere? chiedeva di nuovo Valentino, più ancora +meravigliato. + +— Ma sì... rispondeva Roberto un po’ stizzito per la lotta che in quel +punto sosteneva nel suo interno. Che ci trovi mo di straordinario? Ho +pensato che... Infine è affatto inutile che io prosegua per quella +strada... Ho mutato pensiero.... Voglio tornare a Como... in tua +compagnia... + +— Dici davvero! Ma bene, benone! Così chiacchiereremo e la strada ci +sembrerà più corta.... _Marche_!... + +Strada facendo Valentino rammentò al camerata la campagna dell’anno +antecedente, citando tutte le particolarità dei fatti di Malnate, di +S. Fermo, di Treponti, ecc. ecc.; parlò con entusiasmo dell’imminente +spedizione, della quale per verità nulla sapeva di positivo, ma che gli +si affacciava come cosa affatto nuova e con proporzioni eccezionali, +meravigliose. Questa volta, diceva egli, c’è di mezzo il mare; questo +lo so di sicuro. E sai tu, Roberto, che negozio sia il mare? Dice chi +l’ha veduto, che dei nostri laghi (compreso anche il Maggiore, che non +è chiamato così per nulla) ce ne sta dentro più di cinquanta, più di +cento... E i bastimenti a vapore? In loro confronto i nostri son gusci +di nocciuola... Ah! che bella cosa dev’essere viaggiare sul mare!... +Che te ne pare? + +— E tu mi dicevi, usciva a dire Roberto, rispondendo più a sè stesso +che al commilitone, che la moglie di Federico non s’oppone alla +partenza di suo marito... + +— Sicuro!... s’accora per lui questo è vero ed è naturale... tanto +più che gli vuole tutto il suo bene... Ma vuol bene anche all’Italia, +quella brava signora!... Ella è solita a dire che la libertà non +s’ottiene che a forza di sacrifizj. Gli uomini, dice lei, devono +consacrare la vita alla libertà; noi, le affezioni del nostro cuore; +ciò che alla fin de’ conti torna lo stesso, perchè per le donne le +affezioni son la vita. Capisci! questo si chiama parlare!... + +— E Dalia, pensava intanto tra sè Roberto, sarà d’una tempra eguale a +quella di Giulia? + +— A che tale confronto? + +Roberto, fino dalle prime parole barattate con Valentino, come il +cavallo di Giobbe al clangore delle trombe, s’era sentito rimescolare +il sangue, e più ancora lo eccitavano i nomi di Garibaldi, di Bixio, +di Medici, di Cosenz e di cento altri; nomi che esercitavano su lui, +come su la gioventù tutta, un fascino irresistibile. All’interrogazione +che gli veniva dalla coscienza: «E tu, giovinotto, perchè non sei della +partita?» non aveva trovato, colto sul subito alla sprovvista, di che +rispondere; aveva arrossito, sospirato.... Ma non bastava per acchetar +la coscienza. E Dalia? che dirà la poverina? Quello che Giulia ha +detto a suo marito? Roberto, che conosceva a fondo la sua amica, non +lo sperava; egli ripeteva scoraggiato, tra sè, le parole di Valentino: +«Delle donne come questa non se ne trova una in mille.» + +— Supponiamo (diceva a sè stesso), supponiamo che io, tornato a +Milano e, dica a Dalia: Mia cara, io parto!... Dalia allora (mi par +di vederla) mi fisserà attonita con que’ suoi occhioni e: Dove vai? +mi dirà: Vado... con Garibaldi...; dove, non lo so... Benissimo, mi +risponderà, vengo con te... Ci scommetto che la mi risponde così. E +allora che si fa! Dirle: non voglio, sarebbe inutile, perchè già non mi +darebbe ascolto. Eccomi in un bell’imbroglio!... Se chiedessi un parere +a Valentino? Che sa egli di queste cose! Queste delicature del cuore +non son per lui, tagliato com’è alla carlona... Pure... Di’, Valentino, +chi sa a quanti garibaldini rincrescerà di lasciar l’amorosa, eh? + +— Che fa a loro! Qualunque sarà il sito ove ci condurrà Garibaldi, ce +ne saranno donne, sta tranquillo!... + +— L’ho detto io!...» borbottò fra sè Roberto; poi sorridendo a +Valentino: + +— E tu l’hai l’amorosa? + +— Sicuro che l’ho... e bella anche... + +— E non ti rincresce a lasciarla? + +— Non dico di no... Ma, alla fin dei conti, prima il mio paese e +Garibaldi... dopo, lei. + +— Questa la viene a te!...» disse in cuor suo Roberto arrossendo; poi +ingolfatosi di bel nuovo nei suoi pensieri, non disse parola fino a +che giunsero presso Como, rispondendo con monosillabi all’instancabile +loquacità del buon Valentino. + +Arrivati sul promontorio che piglia il nome dalla filanda Binda, e dal +quale la strada maestra scende serpeggiando a Como, sostarono alquanto +per pigliar lena, e per godere la vista della stupenda vallata che +spiegavasi dinanzi a loro. Seguivano coll’occhio la graziosa curva +delle Alpi che, piegando a destra, si dilunga verso il nord a formare +la sponda orientale del lago; videro, sul dorso boscoso di quelle, +l’antico convento edificato su d’un’aerea balza, a mezzo il sentiero +che sale a Brunate, e i casolari sparsi qua e là, biancheggianti tra +gli ulivi e le querce secolari. Il loro sguardo, alla svolta delle +Alpi, scendeva su Como, sulle sue torri, sul lago, sull’amenissimo +Borgovico, e di là alzavasi sul vetusto Baradello. + +— Guarda lassù! sclamava Roberto, accennando colla mano la strada che +mette a S. Fermo di gloriosa memoria.... Ti ricordi quando scendemmo +di corsa, là dal ponte Mulinello, addosso agli Austriaci di Urban +accampati lì al basso nella piazza d’armi? + +— Se mi ricordo! rispondeva Valentino, fissando quei luoghi con occhi +scintillanti per l’entusiasmo. Ah! se avessi tempo!... Vorrei fare una +scorserella lassù, fino a S. Fermo, a salutare i nostri compagni morti +in quel giorno... Ma non posso... + +— Salutiamli di qui... Addio De Cristoforis!... Addio Cairoli, addio +Cartellieri, Pedotti, Battaglia.... Addio tutti.... + +E i due amici, levatisi da sedere, salutarono colle mani quei cari +estinti; poi, lasciata la strada maestra, s’avviarono per un’altra più +modesta, ma ancor più amena, la quale, scendendo a mancina giù per la +valle, conduce alla Camerlata. + +Roberto progrediva più veloce del suo compagno, il quale, benchè +robusto e avvezzo a camminar celere, non potè a meno di dirgli +sorridendo: + +— Perdio! come corri! + +— Che vuoi! Valentino...» rispose Roberto rallentando il passo, la +vista di que’ luoghi (e additava i monti dirimpetto) mi risveglia certe +memorie che mi mettono in cuore una smania di correre, di saltare, di +gridare, di menar le mani... + +Valentino accolse queste parole con una risata. + +— Ridi finchè vuoi, proseguiva Roberto, ma la è così... Mi sento un +altr’uomo... Al diavolo i dubbj!... Valentino, vengo con te... + +— Dove? chiese l’altro fermandosi meravigliato. + +— Dove!... Prima a Sesto... + +— Dici davvero? + +— Voglio parlare con Federico, e sentire un po’ da lui come la va +questa faccenda... Poi... + +— Poi? + +— Poi... dove ci manderà Garibaldi... + +— Questo si chiama parlare!... Viva l’Italia!» sclamò Valentino +afferrando la mano del pittore, e squassandogliela con forza — Poi, +rimessisi a camminare: + +— Lo avrei giurato che la finiva così! — proseguiva battendo colla +palma sulla spalla dell’amico — Diavolo! pensava fra me. Possibile che +uno della tua tempra, un vecchio soldato, un garibaldino puro sangue, +abbia a restare a casa mentre i suoi compagni corrono a serrarsi +intorno al generale!... Bravo Roberto!... Dà qui quella tua scatola... +voglio portarla io fino alla Camerlata...» Così dicendo, tolse la +scatola dal braccio di Roberto che tentò, ma invano, di opporsi, e se +la strinse sotto l’ascella. + +In breve sbucarono alla Camerlata. Pochi minuti dopo, i due compagni, +seduti sul serpe della Diligenza s’avviavano verso Varese, onde +trovarsi la sera, o il dì dopo, a Sesto Calende. + + + + +CAPITOLO IV. + +Addio! + + ..... e se dev’essere per sempre, + per sempre addio! + + BYRON. + + +La mattina del giorno seguente, il capitano Federico *** passeggiava +sotto gli alberi, che in doppia fila chiudono la piazza di Angera dal +lato del lago, e specchiano in esso i loro rami, rivestiti in quei dì +delle prime foglie primaverili. Tratto tratto fermavasi, e guardava il +lago verso occidente; poi ripigliava il passeggiare impazientito: + +— A che ora arriva il Vapore? chiese ad un barcajolo. La stessa +interrogazione l’aveva già poco prima ripetuta ad altri. + +— Alle dieci. Se intanto il signore vuol spassarsi sul lago, lì c’è la +mia barca. + +— No, grazie!...» rispose Federico e si tolse di là. Poi, cavato +l’oriuolo, borbottava istizzito: Ancora un’ora... Che eternità!... + +Federico (e il lettore l’avrà indovinato) aspettava Valentino, il suo +messaggiero. Giunto la sera a Sesto e reduce da Milano, si era portato +ad Angera per incontrarlo e partir tosto seco lui per Arona e di là per +Genova. + +— Un’ora!... Ma che fare intanto?...» chiedeva a sè stesso Federico, +e alzati gli occhi li fermò sulle vetuste mura della Rocca d’Angera, +che dall’alto d’un ripido promontorio domina per largo tratto il lago +Maggiore. La vista della Rocca, gli fece nascere desiderio di salirvi: +Di lassù, diceva, vedrò meglio se viene questo sospirato battello a +vapore.... Intanto avrò tempo di dare un’occhiatina a quell’anticaglia. + +Così dicendo, lasciò la piazza, e trovatosi fuori del borgo, e ai piedi +del promontorio, cominciò a salire, sostando tratto tratto a pigliar +fiato, e a godere della bellissima vista, che aumentava d’amenità e di +estensione mano mano s’approssimava alla Rocca. Giuntovi, sedette sopra +uno dei tanti ruderi seminati per lo spianato; guardò il lago verso +Laveno, ma non vedendo traccia alcuna di fumo, rivolse lo sguardo sulle +amene colline dell’opposta riva, sul colossale San Carlo di bronzo che +giganteggia dal monte a lui consacrato, e sulla piccola città di Arona +che gli stava schierata di fronte. + +— Vede lei! saltò su a dirgli una vecchia contadina, che custodiva un +branco di capre brucanti l’erba tra le rovine. Una volta questo monte +qui era unito con quello là in faccia, sull’altra riva del lago... + +— Davvero! sclamò Federico ridendo. E, ditemi un po’, sposa[5], com’è +successa questa separazione? + +— Ma! chi lo sa? Dicono sia stato un terremoto... Per me credo che ci +sia entrato il diavolo in questa faccenda. + +— Il diavolo?.. + +— Signor sì, il diavolo... Vede quel pozzo?... lì presso lei?» Federico, +levatosi si avvicinò al pozzo. + +— La provi a buttarvi dentro una pietra... + +Federico, raccolto un ciottolo, lo lasciò cadere nel pozzo. + +— Non si sente il tonfo!... esclamò stupito. + +— Sicuro! non si sente il tonfo!...» riprese trionfalmente la vecchia. + +Federico ripetè più volte l’esperimento, e sempre collo stesso esito. + +— Ma dove va a finire questo pozzo? + +— Dicono giù nel lago... Ma mia madre mi assicurava che quel pozzo va +dritto... + +— Dove? + +— A casa del diavolo!...» conchiuse la vecchia con voce bassa, e +facendo il segno della croce. + +Federico proruppe in una sonora risata, e la vecchia brontolando e +crollando il capo s’allontanò di là, scendendo la china, seguita dalle +sue capre. + +La vecchia non aveva fatto che ripetere una tradizione tuttora in voga +da quelle parti. + +Federico, data un’altra occhiatina al lago, entrò nella Rocca. Noi +non ve lo seguiremo, perchè allora saremmo costretti a descriverla +minutamente, ciò che di certo annojerebbe il lettore, e ci svierebbe +oltre ogni discrezione dal nostro còmpito. Però dal dirne troppo al +dirne nulla, ci corre. + +Ci permettiamo di narrare a chi nol sapesse (intanto che arriva +quel benedetto piroscafo con Valentino), che Angera (sempre secondo +la tradizione) venne fondata da un certo Anglo, compagno di Enea +(nientemeno!), e scampato secolui dall’incendio di Troja. In seguito +fu stazione romana, come lo fu il vicino Laveno. (Da _Titus Labienus_, +uffiziale di Giulio Cesare; dicono, ve’!) + +Ataulfo, nella sua qualità di re dei Goti, rovinò Angora nel V secolo; +ma di poi i Longobardi la riedificarono aggiungendovi la Rocca. Nel +medio-evo ebbe i suoi conti, il cui dominio estendevasi fino al San +Gottardo, tanto che formava un piccolo regno. + +L’Imperatore Ottone I diede questa contea in feudo agli arcivescovi +di Milano. Ottone Visconti vi ristaurò il castello che, secondo i +cronisti, era a que’ tempi magnifico e fortissimo edifizio, e di cui +scorgonsi tuttavia gli avanzi. In una gran sala a pian terreno si +vedono dei dipinti rappresentanti le gesta di Ottone Visconti e la +battaglia di Desio (1277). Gian Galeazzo duca di Milano, decretò, che +il titolo di duca d’Angera fosse per sempre portato dai primogeniti +dei Visconti. Di poi Filippo Maria Visconti cedette Angera in feudo ai +Borromei. + +In Angera, e specialmente nella piazza parrocchiale trovansi avanzi +di antichità. Quando nel secolo XI (è il Giulini che parla), i preti +ammogliati s’accapigliarono coi preti celibatarj, Arialdo Alciati di +Cucciago, partigiano de’ secondi, fuggendo l’ira di Guidone arcivescovo +di Milano, e probabilmente anche dalle ugne delle inviperite donne +milanesi, si rifugiò sul territorio di Angera. Arrestato di poi, venne +condotto a Milano, ove la contessa Oliva, nipote dell’arcivescovo, +(vedete se c’entrano le donne!) lo consegnò a certi satelliti, i +quali lo trascinarono fino alla riva del lago Maggiore, ove lo fecero +barbaramente morire. Bell’argomento per un romanzo, se il pubblico, +e quindi anche gli editori, oramai non avessero voltate le spalle ai +romanzi che trattano di storia antica. + +Roberto, uscito dalla Rocca, vide che il battello contrassegnato da +una banderuola e destinato a recarsi a mezzo il lago onde ricevere +dal piroscafo i passeggeri avviati ad Angera, era giunto al solito +punto d’aspetto. Alzati gli occhi verso occidente, scorse il piroscafo +che s’avanzava celeremente, lasciando dietro di sè una lunga e negra +colonna di fumo: + +— Finalmente! esclamò Federico, e a passo celere scese dal promontorio, +dirigendosi verso la riva del lago. + + +Appena Federico si fu partito, s’aprì una macchia di castagni che +sorgeva tra i ruderi della Rocca; apparvero due mani che scostarono +i rami, e subito dopo s’affacciò il fresco e paffuto viso d’una +villanella, che alla sua volta appuntò verso il piroscafo i suoi +occhioni, azzurri come l’aqua del lago. + +Il volto della giovinetta, fiorì d’un subito rossore e balenò d’un +sorriso. L’amore ha la vista lunga, e Rosa aveva saputo discernere tra +i diversi passeggeri, aggruppati sul ponte del piroscafo, un giovane di +statura alta e spigliata, il quale portava su d’una spalla, appeso ad +un bastone, un fardelletto a scacchi rossi e bianchi... + +Come vedete Federico non era il solo che aspettasse Valentino. + + +Poco dopo Federico e Roberto, chiusi in una camera dell’albergo di San +Carlo (non è nostra colpa se il Borromeo è trascelto di preferenza +dagli osti per figurare sulle insegne delle loro osterie), si +riabbracciavano con maggior effusione, chè al primo incontro, erano +stati trattenuti dall’importuna curiosità della folla, solita ad +attendere sulla riva quelli che sbarcano dal piroscafo. + +Mentre Federico e Roberto si intrattenevano interrogandosi a vicenda, +Valentino cavava di tasca le risposte alle lettere che gli erano state +affidate dal capitano. + +Ordinatele come meglio seppe, le consegnò a Federico, il quale, mano +mano le apriva, annotava su d’un libriccino i nomi con cui erano +firmate. Finito che ebbe, esclamò: + +— Ah! che brava gente!... Nessuno mi dice di no... tranne uno che +è malato... Bene, benissimo!... E tu mi dicevi, o Roberto, che a +Varese.... + +— A Varese, Cattaneo sta radunando una compagnia che condurrà egli +stesso a Genova.... + +— E così fa Setti, e molti altri de’ nostri amici ufficiali.... Nobile +terra che è la Lombardia!... E tu Roberto... + +— Io?... Vorrei parlarti prima... + +— Ora sono da te. Valentino? + +— Son qua. + +— Ti avverto che si parte per Genova dopo pranzo alle quattro... + +— Per me sono pronto... Intanto, se lei non ha nulla in contrario, vado +a salutar mio padre... e.... i parenti... + +— È più che giusto, diavolo! Va pure... verrai qui a desinare n’è vero, +Valentino? + +— No, grazie! Voglio mangiare un boccone con mio padre... Può esser +l’ultimo... Ella mi capisce. + +— A rivederci dunque... + +— A rivederci!... Addio Valentino... + +Partito che fu, Federico si rivolse a Roberto dicendogli: + +— Ora sono con te. + +— Dimmi un po’, Federico, di che si tratta?... Questa nuova spedizione +di Garibaldi, dov’è diretta?... Tu forse lo saprai... + +— Ne so meno di te. + +— Davvero? + +— Sull’onor mio...» rispose Federico ponendosi una mano sul cuore. +Garibaldi ripete le parole di Cristo: Chi ha fede mi segua... E noi lo +seguiremo... Che ne dici eh! + +— Dico... dico... che voglio partire anch’io!... Mi sono deciso +adesso... + +— Adesso?... Ma non sei venuto qui per questo? + +— Sì, e no a dirtela schietta... Tentennava un pochino... + +— Come, come? Un garibaldino di vecchia data ha da tentennare, quando +il generale innalza il suo grido di guerra? + +— Che vuoi!... Ho una relazione... un’amorosa... e... lasciarla... mi +capisci! Non per me chè son uomo... ma lei... ne soffrirà e quanto! + +— E io non ho forse più che un’amorosa, non ho una moglie?... Eppure +partirò? E tanti altri nostri amici non fanno sacrificio delle loro +affezioni?... Lui stesso il generale, non sagrificò alla causa italiana +la diletta compagna de’ suoi giorni, non lascia ora di bel nuovo parte +della sua famiglia per darsi tutto tutto all’Italia... + +— Zitto, zitto per carità... — sclamò Roberto arrossendo — Non +parliamone più... Eccomi!... quando si parte? + +— Vuoi esser de’ primi? + +— S’intende. + +— Allora partirai con me oggi alle quattro. Domattina saremo a +Genova.... + +— E poi? + +— E poi vi imbarcherete quando... lo dirà il generale... Egli può dar +l’ordine anche domani... Chi lo sa? Quanto alla tua bella (chè alla +fine son un uomo anch’io, e so cosa è voler bene a qualcuno) le potrai +scrivere... + +— Bellissima idea!... Scriverle... e dirle che al momento in cui ella +leggerà la lettera, io sarò già in alto mare.... Se non le scrivo così +la vien dritta dritta a Genova e allora... son fritto. Voglio scriverle +subito... + +— No, aspetta fino a domattina... Le scriverai da Genova, così la +lettera porterà il timbro della posta di quella città... ed essa allora +ti crederà già partito... + +— Farò come tu dici. Le scriverò da Genova; rispose Roberto, a cui quel +ripiego aveva levato un peso dal cuore. + +Pochi minuti prima che scoccassero le quattro, una barca staccatasi +dalla riva di Angera, spinta da quattro robuste braccia dirigevasi, +attraversando il lago, verso Arona, che sorge dirimpetto sulla +opposta sponda. A prora sedevano Federico e Roberto, che silenziosi +salutavano collo sguardo la riva lombarda. Valentino e suo padre, in +piedi a poppa, l’uno avanti l’altro, vogavano facendo un passo innanzi +ogniqualvolta tuffavano i remi nel lago, e uno indietro quando li +traevano fuori, secondo il costume de’ barcajoli del lago Maggiore. +Il vecchio, curvo sui remi, teneva fissi gli sguardi sul suolo della +barca, assorto nel doloroso pensiero di doversi separare dal suo +figliuolo, e forse per sempre. Valentino, tratto tratto guardava +all’indietro, e fissava la Rocca, dal cui fondo bruniccio spiccava la +forma di una villanella ritta su di un macigno. + +La comitiva sbarcò ad Arona poco prima che il convoglio partisse +per Genova. Valentino, prima di separarsi da suo padre, gli parlò +sommessamente alzando gli occhi di quando in quando sulla Rocca. Poi, +baciata la veneranda canizie del vecchio, con voce accorata gli disse: + +— Addio... o meglio a rivederci presto. + +— Che il Signore ti guardi, il mio Valentino!... e faccia ch’io ti +abbia a vedere ancora una volta prima di morire. Li saluto, i miei +signori! — proseguì volgendosi a Federico ed a Roberto — Raccomando a +loro il mio figliuolo... che spero si farà onore come l’altra volta. Mi +salutino Garibaldi...» proseguiva il buon uomo... + +— Lo saluteremo, risposero sorridendo i due giovani. + +— E gli dicano che io, pover uomo come sono, non ho nulla a +offrirgli.... all’infuori del mio Valentino..., ma che questo glielo +do di tutto cuore... Ancora una volta... li saluto... Dio vi protegga, +tutti i miei cari giovani!.. + +Poco dopo la locomotiva, fischiando e sbuffando, partiva alla volta di +Genova. + + + + +CAPITOLO V. + +Dalia e Rosa. + + Ton sein, neige moulée en globe, + Avec tes camélias blancs + Et le blanc satin de ta robe + Soutient des combats insolents. + Dans ces grandes batailles blanches + Satin et fleurs ont le dessous, + Et sans demander leur revanches + Jaunissent comme de jaloux. + + THÉOPHILE GAUTIER. + + +N’è vero che questa poesia è tanto barocca, che il secentista il più +strampalato si svellerebbe la barba dal dispetto di non averla scritta +lui? Eppure l’ho trascelta e appiccicata colassù a bello studio, perchè +mi ajutasse ad imprimervi in mente l’idea che Dalia, _satin_ a parte, +era d’una bianchezza veramente straordinaria. + +In lingua succede delle figure come delle monete; a forza d’esser usate +sbiadiscono, sicchè a lungo andare un’iperbole, a mo’ d’esempio, che +sulle prime avrebbe sbigottito un orientale, smussata dall’abitudine, +sdrucciola via senza che uno se n’accorga. Se mi fossi limitato a +dirvi: + +Dalia era bianca come la neve appena appena fioccata, o come il +latte, o come un giglio, voi lettori, voltata la pagina, l’avreste +subito dimenticato; adesso mo’, coll’ajuto del poeta Gautier, l’idea è +improntata e, volere o non volere, non è possibile dimenticarla per un +pezzo. + +Dalia era snella, e aggraziata della persona. Lungo i lati del viso +della giovinetta, scendeva divisa sul fronte, una folta e soffice +capigliatura del più bel castano dorato. Le sopraciglia, più oscure +dei capelli, le ombravano gli occhi cilestri, grandi e d’una guardatura +soave e gaja ad un tempo. + +Era una domenica, giorno in cui Dalia, mattiniera per abitudine, era +salita a pulire diligentemente il suo appartamento, come ella soleva +dire scherzando, e che consisteva in una sola camera al quarto piano, +inondata nei dì sereni da un torrente di luce, da mane a sera; aerata, +monda, e spirante buon umore. Scarso, modestissimo era il mobigliare +della camera, ma lucente, terso come un specchio. Le pareti erano +tappezzate di tele e cartoncini, su cui il pennello di Roberto aveva +sbozzate scene campestri, alberi, rupi, casolari. Queste tele non +avevano l’onor della cornice, tranne quelle rappresentanti: Garibaldi, +il re galantuomo, e il ritratto di Dalia, lavoro, come facilmente +immaginerete, de l’amico, e che non era al certo un capo d’opera; ciò +che Dalia diceva schiettamente a quanti volevano saperlo, e che veniva +confermato anche dallo stesso autore, il quale confessava non essere il +ritrattare farina del suo sacco. + +La camera di Roberto era sullo stesso pianerottolo di quella della +ragazza, sicchè i due usci distavano pochi passi. I nostri giovani, +per isfuggire i pettegolezzi del vicinato, avevano pattuito di viver +separati: tuttavia certe pipe di gesso, qualche solino di camicia, un +pajo di stivali, e qualche altra coserella che trovavasi qua e là sulla +tavola e sulle sedie nella camera di Dalia, mostravano che i patti non +venivano scrupolosamente mantenuti. + +Ciò che veniva confermato dal vedere anche nella camera di Roberto +un enorme pomo-d’oro di lana, lucente di capocchie di spille, una +cuffietta da notte allacciata all’elsa di un fioretto appeso al muro, +e qualche altro oggetto di solito appartenente alle figlie di Eva, +cioè un agorajo ed un gomitolo di refe dimenticati sul lettuccio del +giovane; su quel lettuccio ove, come dicemmo altre volte, Roberto +passava di molte ore coricato, seguendo mestamente collo sguardo le +nuvolette erranti pel firmamento[6]. + +Già da qualche dì Dalia aveva perduto il suo solito buon umore. +Durante i primi giorni dell’assenza di Roberto (assenza ch’ella stessa +aveva approvata), la giovinetta si era rassegnata, pensando al bene +che quel breve pellegrinaggio artistico avrebbe recato al suo amico: +Finchè Roberto sta a Milano (ripeteva a sè stessa nelle lunghe ore +che passava curva sul lavoro), non fa niente di bene.... È un caro +giovane, ha un cuore d’angelo, ma la testa.... Santo Iddio! non si +sa mai dove l’abbia la testa.... Eccolo! mi par di vederlo (e alzava +gli occhi come se Roberto fosse lì) sedere dinanzi ad una tela, +scombiccherarla di carbone... poi alzarsi, gironzare per la stanza, +zuffolare, accendere un mociccone di sigaro, buttarlo via;... poi +sedere di nuovo, cancellare tutto quanto ha fatto... tirar giù altri +quattro scarabocchi.... alzarsi.... correre da me.... farmi un bacio +(arrossiva sorridendo)... poi cantarellare... pigliare un pennello, +buttarlo via... e non conchiudere mai un bel niente! E intanto miseria +e sempre miseria!... Per me poco importa... ci sono avvezza; ma lui... +sì giovane, buono tanto, vederlo lì a sprecare il tempo a quel modo, +mentre potrebbe studiare, e farsi onore.... Lui ripete che non ci +sono commissioni... È vero, ma non l’andrà poi sempre così... I tempi +muteranno e allora... Ma, e intanto perchè non seguita a scrivermi ogni +due giorni come mi aveva giurato e spergiurato prima di partire?...» + +Non sappiamo perchè, ma è un fatto che le lettere arrivano di +preferenza alla domenica. Dalia in quel giorno, mentre ripuliva +i mobili, ripeteva il solito soliloquio, aggiungendovi parole di +dispetto, di dolore e di amarezza, chè il continuo ed inesplicabile +silenzio di Roberto le aveva fatto serpeggiare nella mente tristi +pensieri e angosciose apprensioni ch’ella, come è solito stile degli +innamorati, pareva si compiacesse di rendere ancora più tetri ed acri +colla gelosia. + +E se Roberto fosse malato? A questa domanda ella rispondeva con un +sogghigno ironico: Lui malato?... Oh!... Lo fosse anche, sarebbe una +ragion di più per scrivermi — Che abbia perdute le mani!... + +Mentre Dalia andava rodendosi a questo modo, ode picchiar all’uscio; +apertolo, si vide innanzi il portalettere... + +— Finalmente! gridò Dalia, conosciuta che ebbe la scrittura, vediamo un +po’ cosa scrive per giustificarsi il signorino!... + +Spiegazzata la lettera, s’avvicinò, più per abitudine che per bisogno, +alla finestra, e cominciò a decifrare la scrittura di Roberto, la quale +era ben lungi dall’essere un modello di calligrafia. Lette le prime +righe, Dalia dovette ricominciare da capo, perchè non aveva capito +niente... Poi, con un gomito levata la polvere dalla lettera, rilesse +per la terza volta le prime righe, ma invano. + +— Stimo bravo chi lo capisce!» esclamò Dalia guardandosi intorno come +parlasse a qualcuno. Poi, trascinata una scranna presso la finestra, +sedette e incominciò per la quarta volta a leggere: _Carissima_... +Questo lo capisco. _Genova 14 aprile_... Genova? Mi scrive da Genova? +Chi mi spiega questo imbroglio? Roberto a Genova! Ma a che fare di +grazia! Così improvisamente, senza prevenirmi.... Basta! tiriamo +innanzi: _Al ricevere di questa mia io sarò già in alto mare_.... In +mare... lui? Oh! Vergine santissima! Ma dov’è diretto?... perchè?... +Dov’è questo mare?... e alla poverina si empirono gli occhi di +lagrime.... e il foglio le tremava nelle mani.... Ricompostasi, +continuò: _Appena arrivato al mio destino ti scriverò lungamente.... +Allora saprai tutto... ora non posso dirti altro, per la semplice +ragione che anch’io non ne so nulla... Non accorarti per me... Io sto +benone... Presto saremo novamente insieme per non separarci mai più. +Addio, mia cara; pensa sempre a me, e sta allegra. Garibaldi è con noi, +e tanto basta. Addio, di nuovo. Il tuo Roberto ***_. + +Dalia, lasciatasi cadere la lettera in grembo, stette alquanto cogli +occhi fissi alla finestra, sentendosi incapace in quel momento di +coordinare le idee che le ronzavano entro il cervello. «come uno sciame +di api intorno ad un paniere di fiori». Poi, sedatosi a poco a poco +quel tumulto, ripigliò la lettera, e giunta coll’occhio là dove diceva: +_Garibaldi è con noi_, sentissi sollevare un peso dal cuore, tanto è +potente il fascino di quel nome, tanto è illimitata la confidenza che +il popolo ha in lui, perchè sa che tutto ciò che emana da Garibaldi è +grande, è buono, è generoso. + +— Sia fatta la volontà di Dio! esclamò Dalia, levandosi composta a +rassegnata mestizia; un’altra lettera mi spiegherà meglio di questa... +Ma già, doveva immaginarmi che Roberto non sarebbe rimasto a casa colle +mani in mano, mentre i suoi amici, i suoi compagni garibaldini... +Almeno me lo restituissero il mio Roberto!... E se... Ah! mio Dio! +che brutti pensieri mi vengono per la mente... Benedetto giovine!... +Partire così d’improvviso... senza biancheria, senza... Ma forse +è per il meglio... Se fosse venuto a salutarmi... avrei cercato di +dissuaderlo, e di trattenerlo... E avrei fatto male. Per noi donne +l’amore è tutto, ma per gli uomini... Ah! quando finiranno questi +garbugli? Quando potremo vivere in pace... senza tremare dì e notte pei +nostri cari?... Ma Garibaldi sa quello che fa... Dio lo assista!... Io +intanto... aspetterò.» Un lungo sospiro pose fine alle parole di Dalia. + + +E la povera Rosa, la villanella d’Angera? + +Rosa, dall’alto d’un rudero che giace (chi sa da quanti secoli!) +sul promontorio della Rocca d’Angera, aveva seguita lungamente collo +sguardo la barchetta, fino a che fu sparita tra i cupi muraglioni del +porto d’Arona. + +La giovinetta stavasene ritta, immobile, col capo leggermente inclinato +su d’una spalla, colle mani penzoloni lungo il grembo, e chiuse una e +nell’altra. La brezza vespertina le sollevava una ciocca di capelli +sfuggita al pettine d’ottone che raccoglieva alla nuca le trecce +voluminose, e le agitava, dietro gli omeri, le punte di un fazzoletto +di seta amaranto, che spiccava incrocicchiato sul candido corsetto, +il quale era sormontato a’ fianchi da una gonnella azzurra di cotone, +cosparsa di minutissime stellette bianche. + +Il lago rifletteva il burrone, che nereggiava in quello come un cono +capovolto, sul cui apice, in fondo in fondo, oscillavano due punti, uno +rosso, l’altro bianco. + +Sparita la barca, la giovinetta si riscosse come se svegliata +d’improvviso; guardò intorno, sul lago, pei monti; vide a destra +lampeggiare fra i nuvoli immoti e rubicondi, i raggi del sole cadente; +poi raccolse gli sguardi sui ruderi che la circondavano... Allora +lasciò cadere la testa sul petto, e copertosi il viso colle palme, +proruppe in lagrime dirotte. + +Quando Valentino, camminando con Roberto, s’era lasciato uscir di +bocca, che delle donne ne avrebbe trovato ovunque, in compenso +dell’amorosa che lasciava, aveva ceduto ad un certo spirito di +spavalderia, comune ai giovani, i quali, col farsi credere indifferenti +alla passione d’amore, si lusingano di parere begli spiriti, e uomini +di mondo rotti nelle avventure galanti. Il fatto è che Valentino, +malgrado quella gradassata, amava passionatamente la sua Rosa, che lo +contraccambiava colla tenerezza ardente ed ingenua d’un cuore che per +la prima volta s’ammala d’amore. + +Valentino (l’avete veduto), penava a staccarsi da lei; vogando, ad +ogni tratto aveva rivolta la testa, fissando quel fazzoletto spiccante +a mo’ di una croce rossa su d’un campo bianco; poi sospirando aveva +ripigliato il remeggio. Ma quando, scesi a terra, Valentino dovette +seguire Federico e Roberto che entravano in città, allora, rivolto un +ultimo sguardo alla Rocca d’Angera e risalutata in suo cuore la Rosa, +non aveva potuto trattenere due grosse lagrime che gli erano gocciate +dagli occhi malgrado i suoi sforzi per ricacciarle indietro. + + +Rosa, sfogato colle lagrime quel primo impeto di dolore, e asciugatele +con una manica, guardossi intorno; vistasi soletta, gettò colle mani un +bacio d’addio al suo diletto, e si tolse di là. + +Poche ore dopo la luna specchiavasi nelle aque tremule del lago. +L’allèa della piazza d’Angera, era deserta; tutto era silenzio e quiete +all’intorno. Solo un punto nero movevasi sul lago, facendosi sempre +più distinto, mano mano s’avvicinava alla riva lombarda. Poi si udì +il tonfo misurato di due remi. Era Martin-pescatore[7], il padre di +Valentino, che ritornava da Arona dopo d’aver veduto i suoi giovani +(così egli li chiamava) partire sulla ferrovia alla volta di Genova. +La barca si fermò urtando nelle ghiaje della riva. Martino, recatisi +i remi in ispalla, stava ponendo il piede fuor della barca, quando si +vide innanzi una ragazza, la quale mestamente sorridendo, gli stese una +mano. + +— Oh! Rosa...» sclamò il vecchio, e posta una mano sulla spalla della +giovinetta, saltò sulla riva. Mi aspettavi eh... la mia Rosa? + +Rosa accennò di sì col capo; poi fissò gli occhi in quelli del vecchio, +il quale, intesa quella muta interrogazione, rispose: + +— E così... i nostri giovani se ne sono andati... Dio li accompagni! + +Rosa, giunte le mani, alzò gli occhi al cielo, sclamando: + +— Che la Madonna li protegga! + +— Sicuro che li proteggerà... Non vuoi? Poveri giovani! se non l’hanno +loro la protezione della Madonna, chi l’ha da avere?.. + +— E... dite... non avete potuto sapere niente di nuovo?... + +— Sì, vorranno giusto dirle a me queste cose!... + +— Non dico questo... ma credeva che una volta ad Arona il signor +Federico... + +— Il signor Federico sa quello che fa. Se tace è segno che va fatto +così... Non siamo al quarantotto vedi!... quando bastava che un +generale movesse una gamba perchè tutti lo strombettassero, anche a chi +non lo voleva sapere...; cominciando da que’ chiacchieroni che scrivono +sui giornali... Saltavan su tutti in una volta in coro... To’! parevano +le rane lì giù nel padule nel mese d’agosto... E intanto i Tedeschi a +ridere... Ma adesso hanno imparato a far le cose a dovere... Ma, Rosa, +tu piangi? + +— Cosa volete!... è tutt’oggi che ho qui un gruppo... + +— Animo, animo!... Che diavolo! Se Valentino lo sapesse, ti +sgriderebbe... + +— Vi ha detto qualche cosa per me... + +— M’ha detto... m’ha detto... di tenerti allegra...: rispose Martino +permettendosi una bugia a fin di bene. + +— Oh! sì allegra... E, ditemi, quando avremo notizie di... di quei +giovani? + +— Presto, non ne dubitare... Ma va a casa chè è tardi... Addio: vienmi +a trovare... discorreremo di lui... + +— Ah! se verrò!... + +Cosi dicendo si separarono. + + + + +CAPITOLO VI. + +Una spia. + + Un monaco calò, siccome un corvo + A cui nel ciel per lungo tratto arrivi + Aura maligna d’insepolti morti. + + NICOLINI, _Arnaldo da Brescia_. + + +Era la notte del 3 aprile 1860. I cittadini di Palermo tornavano +dal passeggio lungo la marina alle loro dimore; già chiuse erano le +botteghe e le vie silenziose; altro non s’udiva che il fracasso delle +onde che si spezzavano contro la spiaggia, sollevate da un vento +gagliardo che aveva cacciate le nuvole dal firmamento scintillante di +stelle. + +Da una porticina incassata tra gli alti muraglioni su cui sorge il +convento della Gangia, uscì pian piano un frate. Fatti alcuni passi +si fermò, spingendo sospettosamente lo sguardo lungo la via, e negli +angoli più bui; poi, assicuratosi che nessuno l’aveva veduto uscire, +si tirò il cappuccio sul volto; indi cacciò la destra nella manica +dell’altro braccio e impugnò, senza trarlo fuori, uno stiletto che +portava sempre con sè. Coll’altra mano si strinse il cappuccio intorno +la faccia, e dato di nuovo uno sguardo in giro, scese con passo sicuro +e veloce la china ciottolosa che dal convento guida alla sottoposta +città. + +Giuntovi, si cacciò per certe vie tortuose e oscure fino a che fu +dinanzi ad una porticina che s’apriva dietro il palazzo della polizia. +Per questa porticina entravano a tutte l’ore le spie del famigerato +Maniscalco. + +— C’è sua Sua Eccellenza il signor direttore? chiese con voce bassa il +frate ad un birro seduto presso la porticina. + +— C’è. + +— Vorrei parlarle... + +— Il vostro nome, padre?... rispose il birro, spingendo i suoi sguardi +di lupo entro le oscure pieghe del cappuccio per iscoprire i lineamenti +del frate. + +— Ditegli che sono un frate della Gancia... + +— Il nome, padre, il nome...; senza di esso Sua Eccellenza non +riceve... a quest’ora... Avrete almeno qualche contrassegno? + +— No... + +— Allora... + +— Allora ditegli che è qui fra =Michele da Sant’Antonino=. + +— Benissimo, rispose il birro, ed entrato in palazzo, salì alle stanze +superiori a far l’imbasciata. Il frate, entrato esso pure (chè non +amava farsi scorgere in quella via), si fermò in un cortiletto ad +aspettare il ritorno del birro. + +Poco dopo un altro birro (pareva d’un grado superiore al primo) +scese le scale, e avvicinatosi rispettosamente al frate, gli disse +inchinandolo: + +— Sua Eccellenza attende il padre... + +— È solo il signor direttore?... chiese fra Michele, avviandosi col +poliziotto. + +— Non so» rispose il birro, e mosse innanzi il primo. + +Mentre il frate e lo sgherro salgono le scale, noi sbozzeremo le +biografie delle Loro Eccellenze il signor direttore di polizia +Maniscalco, e del signor generale Salzano. + +Oltre Fra diavolo, nell’estate del 1799, altri capiscuola del +sanfedismo misero a ferro e a fuoco il reame di Napoli, formando +allievi e proseliti tanto che, forniti i tafferugli, i Borboni di +Napoli trovarono pronti ai loro cenni un vivajo di poliziotti. + +I Borboni, in allora erano fuggiti per mera pusillanimità, benchè +integri di forza e di tesoro, abbandonando moltissimi de’ loro fedeli, +intorno ai quali mano mano aggrupparonsi i malcontenti. I baroni, +fidando in una vicina riscossa, avversi ai Francesi e al nuovo Stato +e non lo temendo, avevano radunati i loro vecchi armigeri e i soldati +regj congedati, e alla spicciolata avevano combattuto, assassinato, e +rinnovati fatti esecrandi. + +Negli Abruzzi, Pronio e Rodio, davano la caccia ai Francesi; in +Calabria uno Sciarpa, in Terra di Lavoro Fra Diavolo, altri altrove, si +dilettavano di assassinj e fino di mangiar carne umana. Certo Mammone, +mugnajo, ornava il suo desco con teste appena recise, beveva sangue, e +il proprio, quando non ne aveva d’altrui, tanto lo gustava; di propria +mano trucidò quattrocento individui (sempre nella speranza, comune de’ +Sanfedisti, di avvicinarsi al paradiso) cavandoli anche di carcere. + +(I Borboni e i clericali tentarono rinnovare in quest’anno gli istessi +orrori. Ma fortunatamente vennero soffogati sul bel principio). + +Di poi Nelson, affascinato dei vezzi procaci di Emma Leona Hamilton +(degna allieva della regina Carolina)[8], cede alle di lei istigazioni, +viola i patti poco prima stipulati coi patrioti di Napoli, e li +consegna nelle unghie dei Borboni, impiccando alle infamate antenne +britanniche il vecchio ammiraglio Caracciolo, il cui cadavere, +buttato in mare, ricomparve qualche giorno dopo presso la spiaggia, +ballonzolato dalle onde, quasi chiedesse più onorata sepoltura. + +L’esempio incita a crudeltà[9] i mal repressi Sanfedisti; la +plebe napolitana scanna, ruba, abbrustolisce, mangia, sì, mangia i +patrioti; il coltello degli assassini gareggia colla mannaja. Il re +giungeva in Sicilia come in paese conquistato, perdonava a’ lazzaroni +saccheggiatori fin della reggia, aboliva i seggi e i privilegi della +città, del regno, de’ nobili, e cominciava una proscrizione immensa, +dichiarando ribellione ogni atto commesso durante la sua fuga. + +Dicono che ventimila venissero imprigionati nella sola capitale per +aver parlato, scritto, combattuto; per aver avuto un nemico che li +denunziasse; e spie, torture, persecuzioni erano le procedure della +giunta. La quale mandò a morte i generali Manthonè, Massa, Vincenzo +Russo, Nicola Fiano, Francesco Conforti che aveva sostenute le ragioni +regie contro Roma e allevato i migliori giovani d’allora; Nicolò +Fiorentino dotto matematico e giureconsulto, Marcello Scotti, Ruvo, +il medico Cirillo, Mario Pagano ed Eleonora Pimentel, poetessa cara a +Metastasio, e famosa parlatrice repubblicana. + +Questi nomi immortalò il martirio, con quello del loro inquisitore +Vincenzo Speciale che insultava le vittime e i loro congiunti, seduceva +a confessare, alterava perfino i processi. Pasquale Balla ricusò +dell’oppio, non credendo lecito il suicidio neppur negli estremi; era +già condannato, e Speciale assicurava la moglie di lui non andrebbe +che in esilio. Invece Valesco, all’intimazione dello Speciale che lo +manderebbe a morte — Non tu» rispose, e precipitossi dal balcone. +Cirillo interrogato da lui di che professione fosse sotto il re — +Medico» rispose. E nella repubblica? — Rappresentante del governo.» Ed +ora? — Ora in faccia a te sono un eroe,» e ricusò di chieder grazia dal +re e a Nelson che aveva curati. + +Vitaliani continuò a suonar la chitarra, e uscendo al patibolo diceva +al carceriere: + +— Ti siano raccomandati i miei compagni: son uomini, e tu pure un +giorno potresti essere infelice.» Manthonè alle interrogazioni non dava +altra risposta se non: — Ho capitolato.» + +Furono da trecento gli uccisi, di nome, nobili, letterati, guerrieri, +due vescovi, giovinetti di venti e di sedici anni; molti andarono +sepolti nella fossa della Favignana (_Ægusa_); infiniti a minori +pene. Si omisero, come troppo frequenti, i rintocchi dell’agonia pei +giustiziati; il boja fu pagato, non più a teste, ma a giornata, per +economia dell’erario; visitatori scovavano per le provincie «i nemici +del trono e dell’altare», e due di quelli bastavano per togliere la +libertà, i beni, e la vita. Se si consideri che quelle vittime erano +il fior della nazione, non si troverà esagerato chi scrisse aver ella +di quel colpo retroceduto di due secoli. Domenico Cimarosa, cigno di +musica, per aver puntato un inno repubblicano ebbe la casa devastata, e +prigionia qual solevasi allora, e per quattro mesi l’aspettazion della +morte, finchè i Russi, essendo arrivati a Napoli, e chiestone invano la +liberazione, ruppero il carcere e lasciaronlo andare a Venezia a morire +sbattuto e dimenticato. + +Poi vennero le ricompense. Al cardinal Ruffo lautissime dal re, da +Paolo di Russia decorazioni; titoli e ricchezze agli altri, fossero +pure masnadieri e scampaforche; e più di tutti a Nelson e alla sua +bagascia, e il titolo di duca di Bronte infamò il vincitor d’Abukir». + +Ecco in quali tempi nacquero Maniscalco e Salzano! ecco chi furono i +loro maestri! + +Maniscalco è Palermitano. Nato da oscura e povera famiglia, entrò di +buon’ora nella gendarmeria borbonica, per esser ammesso nella quale +bisognava almen almeno aver tutti i caratteri, e i certificati di +riuscire fior di birbante ad imitazione de’ superiori. Il marchese +del Carretto, che per quel canagliume era tutto tenerezza, fermò +con compiacenza gli sguardi sul Maniscalco, che subito giudicò +degno di lui, tanto che, dopo qualche tempo di prove preparatorie +e scandagliatrici, lo elevò all’onorevole posto di suo segretario. +Maniscalco ebbe tosto occasione di mostrare al marchese e ai Borboni +la sua destrezza e sagacia in certi negozj che esigevano le due +sunnominate qualità unite ad una coscienza sfidatrice del diavolo. + +Allorquando il general Filangieri, ridonata la povera Palermo ai +Borboni, nominò alcuni a direttori di polizia, non obliò il Maniscalco; +creatolo direttore di polizia, gli affidò la stessa città nativa. +L’allievo del marchese del Carretto non tardò ad ecclissare il maestro. + +La politica del marchese ministro (dice l’autore della _Storia +dell’insurrezione siciliana_) consisteva, nello spaventare i cittadini, +nell’abbattere ogni resistenza, e nel respingere ogni opposizione; +l’assolutismo brutale insomma. È, alla fine de’ conti, la politica di +tutti coloro che servirono, servono, e serviranno tiranni. Mentre da +un lato dava opera per assicurare il re della devozione de’ sudditi, +dall’altra spiava tutte le occasioni per mostrarsi amabile e cortese, +specialmente col bel sesso. Ma ad ogni tentativo d’insurrezione, il del +Carretto incendiava, massacrava, torturava i sospetti, e se i colpevoli +fuggivano, scatenavasi sui loro congiunti e parenti. + +Maniscalco (continua l’autore dell’opera citata) seguì fedelmente +le orme di del Carretto; nulla rispettò, di nulla si diede carico; +potente e risoluto, abusò di tutto e tutti oppresse. Con queste +arti aveva inalzata la polizia al di sopra di tutti i poteri dello +Stato. In Sicilia egli fu re, dominando l’imbecille Francesco II +coll’assicurargli l’obbedienza e la fedeltà de’ sudditi, e il popolo +col terrore che ispirava. + +I tiranni in generale, e i Borboni delle Due Sicilie in particolare +furono alla lor volta tiranneggiati dalla paura. Essi non hanno fiducia +che nella polizia; spesse volte i direttori, i commissarj furono i loro +amici (modo di dire) ed i loro dominatori. + +Ma torniamo al nostro eroe. Nel 1849 ebbe luogo una rissa tra alcuni +cittadini di Palermo ed i soldati napoletani. Maniscalco finse +credere ad una insurrezione. Il tafferuglio era già finito, spariti +i contendenti, quando ecco giungere le pattuglie le quali, per ordine +di Maniscalco, agguantano e imprigionano quanti incontrano. La dimane +questi infelici vennero giudicati in pochi minuti, così per forma, +da un consiglio di guerra, ed alle cinque pomeridiane, scortati da un +reggimento, e condotti sulla pubblica piazza, ove secondo Maniscalco +aveva avuto luogo l’ammutinamento, e là fucilati. Erano vittime +innocenti; Palermo e la Sicilia rimasero attoniti a tanta efferatezza. +Era quanto voleva il Maniscalco; regnare col terrore. Più tardi finse +cortesia, la fece da liberale, ma nessuno gli prestò fede. + +Odiato, temuto, sprezzato, e vilipeso in segreto, trovava rispetto in +pubblico; ferito in chiesa da ignota mano, ma non spento, maggiormente +incrudeliva. Faceva bastonare e torturare i prigionieri; inventava +nuovi tormenti, tanto da eguagliare, se non vincere, un domenicano +della santa inquisizione. Uomo di scarso ingegno, ardito, rapace, +crudele, ebbe vizj moltissimi, virtù nessuna. Nato uomo e Siciliano, +fece di tutto per mostrarsi belva, e il più infame traditore della sua +patria.» + +E uno; ora all’altro. + +Giovanni Salzano, nel 1806, contava appena sedici anni e era già +arruolato nelle masnade di Fra Diavolo il quale, come ognun sa, fu +prima monaco, poi luogotenente del cardinal Ruffo, infine svaligiatore, +assassino e colonnello nel reale esercito di Ferdinando I. Le orde del +Ruffo, nell’ultimo scontro colle truppe di Massena, furono presso che +distrutte; il Salzano fu tra i prigionieri. Condotto a Castelnovo di +Napoli, e giudicato da un consiglio di guerra, venne come fuorbandito +ed omicida condannato a morte esemplare sulle forche. Messo in cappella +immediatamente pei conforti della religione, sentì tale orrore della +morte che le sue chiome incanutirono. Aveva allora 16 anni. + +La madre sua, venusta e leggiadra, avendo credito ed amici a corte, +e molto più presso il ministro di polizia Saliceti, rimosse cielo +e terra, ed ottenne grazia pel figlio così giovine ancora e tanto +pervertito. + +La grazia arrivò al castello quando già il condannato ne usciva +per andare al patibolo; pochi minuti di ritardo ed il mostro che ha +insanguinato Palermo cessava di esistere. + +La grazia era larghissima; Salzano libero, ma al patto di doversi +arrolare nel nuovo esercito napoletano che andava organandosi: entrò +egli soldato nel battaglione dei zappatori del genio, e nel 1815, +per arditi fatti militari, era ufficiale in quel corpo e cavaliere +dell’ordine di San Giorgio _della riunione_. Carbonaro zelantissimo nel +1820, fu inviato a Palermo con la divisione del generale Florestano +Pepe per sottomettere i Siciliani che avevano gridato indipendenza e +separazion da Napoli. Ivi il Salzano, più che a combattere, pensò a +far bottino; il compagno di Fra Diavolo ricordavasi l’antico mestiere! +Promosso a capitano riedeva, in Napoli, e con cinica impudenza mostrava +le ricche suppellettili ed i preziosi tessuti che avea predati in +Sicilia. + +Caduta la costituzione, e confuso con gli altri ufficiali dell’esercito +messi in disponibilità per aver appartenuto alla setta dei carbonari, +rimase il Salzano per più anni nell’oscurità e nel bisogno, ma quando +del Carretto salì a potenza somma, questi, cui piaceva circondarsi +di perversi satelliti, lo chiamò al servizio attivo, e lo fece +nominare capitano di gendarmeria, e lo inviò nelle Puglie, ove doveva +assumere la speciale missione di annientare un’orda di facinorosi, che +scorrazzavano tra Sansevèro e Monte Santangelo, derubando i viandanti +ed i comuni. Salzano non impiegò contro i masnadieri la forza, sibbene +l’inganno e le frodi. Sedusse la sposa del capo dei ladri, ed essendo +essa incinta le si profferse per compare, poi insinuandosi nell’animo +della avvenente donna,[10] la consigliò di persuadere il marito, (il +quale, già arricchito dai furti doveva bramare il riposo e gli agi +della vita) a cedere e promise sulla fede di compadre (a cui si crede +nel regno più che ai legami di parentela), che sarebbe andato immune +da ogni pena, e tanto ingegnossi, e tanto persuase la donna, che +costei riuscì a decidere il marito, il quale si diede volontariamente +nelle mani del capitano dei gendarmi, che per molti giorni lo tenne +libero; poi, quando meno se lo pensava, fu tratto in prigione e dopo +ventiquattr’ore fucilato per sentenza del consiglio di guerra. Salzano, +encomiato e retribuito da del Carretto, passò nelle Calabrie, non +potendo più rimanere nelle Puglie, ove lo segnavano a dito col titolo +di _capitano Giuda_. + +In Calabria strinse infami patti coi facinorosi della Sila, e tanto +apertamente, che nella sua casa furono spesso visti gli oggetti +preziosi rubati nelle ville, od ai viandanti. + +Sostegno poi della reazione del 1848, ottenne rapidi avanzamenti, e +noi lo troviamo generale e comandante di Palermo nel momento della +rivoluzione. Di poca mente, di corto ingegno, di nessuna coltura, +rapace, ingordo, può ben ripetersi che fosse il Salzano uno tra i più +tristi strumenti del governo borbonico[11]. + +Il birro spalancò un uscio, e fra Michele da Sant’Antonino si trovò +al cospetto del direttore di polizia e del comandante la piazza di +Palermo. + +Parecchi inchini vennero ricambiati tra questi degni personaggi; poi, +seduti che furono, il Maniscalco chiese al francescano il motivo della +sua visita in ora sì tarda. + +— Eccellenza, rispose il frate abbassando gli occhi; pel servizio di S. +M. tutte le ore sono buone. + +A queste parole Maniscalco e Salzano, rizzarono le orecchie e fissarono +attentamente il monaco. + +— Pel servizio di S. M.? Spiegatevi, padre....» disse Maniscalco +allungando il collo e piegando la persona verso fra Michele... + +— Io venni qui guidato dalla mia coscienza... È il Signore che mi +manda; il Signore che veglia in difesa dei legittimi sovrani protettori +della religione... Eccellenza, una rivoluzione è imminente... + +— Una rivoluzione? sclamarono Maniscalco e Salzano. Non è possibile — +continuò il primo — la polizia sa tutto. + +— Allora saprà che domani, giorno quattro, deve scoppiare la rivolta in +Palermo... + +I due ministri del Borbone si guardarono in faccia stupiti. + +— I Bentivegna, e gli Interdonato hanno proseliti... + +— Spiegatevi, padre; dite tutto quello che sapete... + +— Mi promettano prima il segreto... + +— Sul nostro onore!... sul nostro onore!... s’affrettarono a rispondere +Maniscalco e Salzano, dimenticandosi (tanta era la smania dello +scovare) che non ne avevano punto. + +— Oltre al segreto, padre reverendo, vi prometto che S. M. saprà +rimunerarvi in modo degno di lui e di voi... L’eminentissimo cardinale +Antonelli non sa negare cosa alcuna al nostro sovrano. Dite, padre, +dite... + +— Ebbene!... sappiate, Eccellenza, continuò il frate guardandosi +intorno e smorzando la voce; sappiate che nel convento della Gancia +stanno ammucchiate armi e munizioni... Che lassù stanno radunati i +congiurati, dipendenti da un comitato centrale istituito in Palermo... + +— Maledizione! sclamò Maniscalco co’ denti stretti e serrando i pugni; +credeva di averli schiacciati tutti... e rinascono. + +— Conoscete i loro nomi? + +— No, Eccellenza... + +— Quelli almeno dei capi... + +— No... + +— Ditemi il nome di uno solo... di uno solo... + +— Pur troppo non sono in grado di farlo... Per quanto sia stato in +orecchi, non mi fu possibile di afferrare il nome d’un sol ribelle... + +Maniscalco sospirò. + +— Però conosco il loro piano... + +— Ed è?... + +— Il movimento insurrezionale si inizierà a Palermo, coll’assalto delle +caserme, e delle case dei commissarj di polizia. + +Salzano e Maniscalco si ricambiarono un’occhiata espressiva. + +— Poi? + +— Poi ad un segno convenuto, i contadini de’ villaggi vicini +piglieranno le armi e si getteranno nella città... + +— Miserabile canaglia! Vedremo... vedremo!... Reverendo, sapreste di +grazia nominarceli questi villaggi? + +— Ho inteso parlare di tutti... Però mi ricordo benissimo che si parlò +di Ficarazzi, di Monreale, di Villabate, di Carini, di Bagheria... + +— Benissimo! benissimo!... Daremo a questi villani tal lezione che se +n’avranno a ricordare per un pezzo!... Continuate, padre reverendo, +continuate.... + +— Palermo non dev’essere sola ad insorgere; le terranno subito dietro +le altre città dell’isola, e tra queste... Posso assicurare le vostre +Eccellenze, che i rivoltosi contano molto sui loro confratelli di +Messina.... + +— Città che vorrei spianata!... Vero nido di vipere rivoluzionarie... + +Il frate continuava: — di Catania e di Siracusa... + +— E di quei del contado avete notizia? + +— Certo; que’ del contado si raduneranno in bande e combatteranno alla +spicciolata, come i... Non mi ricordo la parola... + +— Come i _guerrilleros_? + +— Precisamente così, Eccellenza! + +— E voi dite che il convento della Gancia è pieno di questi briganti? + +— Non solo, ma ribocca d’armi e di munizioni... + +— E gli altri frati? + +— Ahimè! Eccellenza... La carità cristiana mi vieta di scusarli... +Sono tutti traviati... Il demonio strisciò fra loro e li avvelenò +col pestifero fiato di certe idee... Possa il Signore nell’infinita +sua misericordia farli ravvedere!...» Così dicendo il dabben frate +incrocicchiava le mani sul petto, e alzava sospirando gli occhi alla +soffitta... + +— Ma che! tutti dunque que’ frati tradiscono il loro re?... quel re +che tanto protesse i loro interessi, quel re che nei momenti di devoto +slancio, indossa la tonaca di frate per umiliarsi dinanzi a Dio... + +— Pur troppo, eccellenza! Tutti i frati della Gancia cospirano... +tutti!... professi e novizj... avrei voluto tacerlo... ma la carità è +vinta dal dovere... Essi giurarono... + +— E che giurarono? chiese sprezzantemente l’antico commilitone di Fra +Diavolo. + +— Di morire o di vincere per... quello che essi dicono la libertà della +Sicilia... + +Quella parola libertà, benchè buttata là timidamente, parve risonare +stranamente tra quelle pareti poliziesche, ed i due ministri borbonici +trasalirono come il diavolo al tocco dell’acqua santa. + +— Io pure... io pure... ho dovuto giurare... + +— Avete fatto benissimo, padre; diversamente non avreste potuto... + +— Dio però, che scruta nel fondo dei cuori, e anzi tutto bada alle +intenzioni, non ne avrà preso nota. + +— Certamente, padre, certamente!... Il giorno fissato è domani dunque? + +— Domani, giorno quattro... + +— E perchè domani? + +— Perchè si vuol ricordare al popolo la tradizione storica dei Vespri. + +— Facciano pure! Così tramanderanno ai loro figliuoli un’altra +tradizione d’un nuovo Vespro domestico... e, per santa Rosalia!... sarà +più sanguinoso del primo! Non avete altro a confidarci, padre? + +— Ho detto alle Eccellenze vostre quanto sapeva...» Maniscalco, assunta +un’aria d’importanza, si avvicinò a fra Michele, e presagli una mano, +gliela strinse vivamente fra le sue, dicendo: + +— Padre!... Voi avete reso a S. M. (D. G.) un segnalato servizio; il +nostro grazioso sovrano ne sarà tosto informato... e voi, padre, ne +avrete splendido guiderdone... Ve ne do la mia parola! + +— Ed io la mia» ripetè Salzano. + +— Mi basta di aver fedelmente servito il trono e la Chiesa, la cui +causa è comune... come lo fu sempre...» Poi, rialzato il cappuccio, +s’inchinò in atto di pigliar congedo. + +— Rimanete, padre, rimanete!... Sono lieto di potervi offrire una +camera e un letto nel palazzo... Rientrando alla Gancia ad ora sì tarda +potreste destar sospetti... se forse non ne ha già destati la vostra +assenza. + +— Nessuno mi vide uscire... + +— Bene, bene! ad ogni modo è meglio restiate... Domani penseremo a +mettervi in sicuro. + +— Accetto le grazie dell’Eccellenza vostra! + +Maniscalco, chiamato un servo, gli impose conducesse il frate nella +camera destinatagli. Quando questo si fu partito, il direttore di +polizia disse all’impaziente Salzano: «Un momento e sono da voi +generale!» Poi chiamato un birro: + +— Hai veduto quel frate? gli disse. + +Il birro accennò che sì. + +— Bene!... porrai una sentinella nel corritojo che mette nella camera +ov’egli passerà la notte... Nessuno entri, nessuno esca. Hai capito? + +— Perfettamente, Eccellenza!» rispose il _sorcio_, e strisciato un +inchino, uscì. + +— Caro Generale, ora siamo soli... Che ne dite di questa bella notizia? + +— Dico che siamo stati presi alla sprovvista. Come mai, caro direttore, +non ne sapevate nulla? + +— Cioè... sospettava di qualche cosa... Però confesso che non credeva +così imminente il pericolo... Ad ogni modo provvediamo, e subito... Ci +va di mezzo l’onor nostro!... + +— Per me sono pronto. Facciamo il nostro piano... in modo che non ce ne +scappi un solo... + +— Sono con voi, generale. + +Breve fu il loro colloquio, e il piano prestamente combinato. Il +generale Salzano recossi tosto al suo palazzo a dar gli ordini +opportuni alle truppe. Maniscalco rimase nel suo circondato dai suoi +cagnotti. + + +Lettori! ricordatevi del frate francescano Michele da Sant’Antonino. + + + + +CAPITOLO VII. + +L’assalto. + + Tra un popolo la sommossa e un tiranno, + unico patto... il sepolcro. + + (_Risposta de’ Palermitani al proclama + del general Lanza_; 20 marzo 1860) + + +Il dì dopo (4 aprile), al primo apparire sul firmamento degli albòri +antelucani, il frate portinajo del convento della Gancia (un bell’uomo, +dalla barba nera e dall’occhio lampeggiante), il più mattiniero de’ +suoi confratelli, appoggiato ad un parapetto che cingeva il cortile +del convento, spaziava coll’occhio sulla sottoposta Palermo, ancor +dormente e silenziosa, e lo spingeva oltre la città, sul mare solcato +già da innumerevoli barche pescherecce, che lontano lontano, colle loro +bianche vele latine, parevano alcioni sfioranti coll’ampie ali l’onda +cerulea. + +Di poi il frate, raccolto lo sguardo sulla strada che dalla città guida +al convento, vide alcuni giovani salire per quella, cacciandosi innanzi +una coppia di muli, i quali portavano da ciascun lato appeso ai fianchi +un bariletto. + +A quella vista il frate portinajo sorrise; poi, lasciato il parapetto, +scese ad una porta del convento, e apertala, uscì sulla strada ad +attendervi la brigatella. + +— Buon giorno, figliuoli!» sclamò quando quei giovani gli furono presso. + +— Buon giorno,» ripeterono essi. + +— A dispetto della crittogama, avete trovato vino in abbondanza eh?... +soggiunse sorridendo il frate, e battendo colla nocca le doghe di quei +botticelli che mandarono un suono muto. + +— Perdio! padre.... vedrete come è potente questo vino... gli rispose +un bel giovane, che sembrava il capo della brigata. È vin che brucia... +Ci si sente il solfo lontano un miglio... È un vino che mette di buon +umore... Io l’ho provato, e so quel che dico... + +— È vero, Rosolino, è vero!... voi siete un prode giovane!... Se tutti +i cuori degli Italiani assomigliassero al vostro, a quest’ora... Ma +entriamo; venite, figliuoli!...» Il frate così dicendo afferrò un mulo +per la cavezza ed entrò nel convento seguito dal resto della comitiva. + +Nel cortile stavano già radunati alcuni frati, i quali si fecero +incontro ai nuovi sopraggiunti, sorridendo e stringendo loro +affettuosamente la mano. Tutti poi circondarono Rosolino, aspettando da +lui consigli ed ordini sul da farsi. + +Rosolino Pilo era di famiglia nobilissima, prestante della persona, +gentile nei modi, colto, eloquente, prode e sempre pronto a dar vita e +sostanze alla patria ch’egli amava svisceratamente. In causa di queste +rare doti egli sapeva ispirare fiducia e coraggio in tutti. + +Soddisfatto ch’ebbe al desiderio de’ suoi amici raccolti lassù alla +Gancia, narrando loro quanto sapeva delle notizie che correvano in +que’ dì, chiese di vedere le armi che l’infaticabile Fabbrizj spediva +da Malta un po’ per volta e che venivano nascoste dai congiurati nelle +cantine del convento. + +Poi, rivoltosi agli astanti, raccomandò loro di non perder tempo e di +occuparsi a far cartucce e a fonder palle. + +— Di queste difettiamo, o amici. Il giorno della riscossa è imminente; +non lasciamoci cogliere sprovvisti, per l’amor di Dio!... Animo +dunque!... Viva Italia... e a rivederci. + +— Che! partite?... gli chiesero gli astanti. + +— Sì, o amici; sono chiamato altrove... Ci rivedremo presto...» Così +dicendo strinse le destre che gli venivano tese e uscì dal convento. +Sceso alla marina, montò su d’un sottil legnetto con alcuni altri amici +che lo attendevano alla spiaggia e spiegata la vela al vento, diresse +la prora verso Messina. + +Appena Rosolino si fu partito, i congiurati rimasti nel cortile +s’avviarono tosto a liberare i muli dal peso ond’erano gravati. + +— A te, Riso, che sei del mestiere... spilla questo bariletto... + +Giovanni Riso, palermitano, di professione portator d’aqua (un bel +vecchio di circa sessant’anni) dato mano ad un secchio di rame, si +avvicinò ad un mulo, e posto il secchio sotto il bariletto, ne trasse +la spina. + +Ne uscì tosto una polvere nera, fina, lucente. + +— Viva la vendemmia! gridò il giovine facchino Teresi da Falsomèle, +e pigliato un altro secchio, s’accostò ad un barile. Gli astanti +si diedero tosto ad imitare il Riso e il Teresi, sicchè in breve +le botticelle vennero votate, e la polvere, diligentemente raccolta +nei secchj, venne nascosta nelle cantine; delicata operazione che fu +eseguita a dovere perchè diretta da Liborio Valdone da Alcamo, marinajo +esperimentato. + +Finito ch’ebbero di collocare le polveri, i congiurati si raccolsero in +un vicino salotto e sedutisi in giro ad una tavola, si occuparono tosto +a far cartucce. + +Era appena trascorsa una mezz’ora, allorchè si intese bussare alla +porta del convento con colpi forti e replicati. + +I congiurati si guardarono in viso l’un l’altro. + +— Chi diavolo può essere?.. + +— Che modo strano di bussare! + +— Vo a vedere...» disse il frate portinajo e uscì... + +Pochi minuti dopo egli precipitò nel salotto, pallido e colla fisonomia +stravolta... + +— Amici, gridò, siam traditi... + +A queste parole tutti balzarono in piedi. + +— Il convento è circondato dai birri e dalle truppe... Sentite!... +stanno atterrando la porta... + +— All’armi, all’armi! gridò Michele Fanaro da Roccadifalco, stampatore +di professione e giovane d’un coraggio a tutta prova. + +— All’armi! + +— Presto, presto... Non c’è un minuto da perdere.... + +— Perdio! e le munizioni... + +— Polvere ce n’è... + +— Ma le cartucce... + +— Caricheremo come potremo. + +— Ma e le palle? + +— Finite le poche che abbiamo, caricheremo co’ sassolini... + +— Animo, animo! + +In un batter d’occhi tutti i congiurati furono nel cortile che +barricarono alla meglio, risoluti di vender cara la vita. + +Sapevano che avevano a che fare cogli sgherri borbonici, e che quindi +non c’era a sperare generosità. + +Intanto al di fuori picchiavano, ma le porte erano salde, alte e solide +le mura. I congiurati attendevano a piè fermo i borbonici; benchè (come +avevan visto spiando dall’alto) fossero circondati da un nuvolo di +carabinieri, e di birri, e dopo di essi da un battaglione di truppe. + +Ma i regi, arrivate le artiglierie, le puntarono contro la porta, che +tosto volò in ischegge. S’avventarono nel cortile i borbonici, ma +accolti da una salva di fucilate che fece rotolar parecchi di essi +sul selciato, rincularono. Approfittarono gli assediati del momento +propizio, e strettisi insieme, precipitarono di corsa fuor del convento +e apertisi un varco fra gli atterriti borbonici, corsero a raggiungere +i contadini, i quali avvertiti dal tuonar de’ cannoni, erano accorsi al +convento per dar mano ai congiurati. + +I regj, riordinatisi, irruppero per la seconda volta nel convento, +vuoto oramai di difensori; vi irruppero col grido di: viva Francesco +II; trucidarono i feriti, infilzarono sulle bajonette parecchi frati, +ad altri, venerandi per la tarda età, e che chiedevano ginocchioni +la vita, ruppero la testa col calcio dei fucili; saccheggiarono il +convento e la chiesa, rubarono i vasi sacri e commisero ogni turpe ed +efferata nefandezza. + +Che facevano intanto il direttore di polizia Maniscalco e il generale +Salzano? + +Dal loro quartier generale ai _Quattro venti_, lontani dal luogo del +combattimento, avevano sguinzagliate le loro mute sbirresche acciò, +perlustrate le vie di Palermo da diversi punti, arrestassero.... non +importa se innocenti o colpevoli, arrestassero però quanti sospetti +incontrassero. Numerosissimi furono quindi gli arrestati, nelle cui +case i birri si permisero tutti gli eccessi della più sfrenata licenza. + +Vi ricorderete che tra i villaggi vicini a Palermo, denunziati dal +ribaldo fra Michele come altrettanti focolaj di rivoluzione, c’era +quello di Ficarazzi, i cui abitanti hanno fama di esser pronti ad +arrischiate imprese e caldi amatori della libertà. Queste loro virtù +sgraziatamente erano note anche a’ borbonici, che da tempo spiavano +l’occasione propizia per punirlo. Infatti, in quell’istesso giorno, +mentre le truppe assalivano il convento della Gancia, due fregate +borboniche, uscite dal porto di Palermo, si fermarono dinanzi al +villaggio di Ficarazzi, che in breve, fulminatolo colle bombe, colle +palle e a scaglie, ridussero un mucchio di rovine. Preludio della +rovina di Carini. + +Preso il convento, i pochi frati risparmiati dalla strage con altri +tredici cittadini (e tra questi, come vedremo in seguito, Riso, Teresi, +Vallone e Fanaro) colà fatti prigionieri, vennero legati a due a due +con grosse funi, indi trascinati in mezzo alla sbirraglia ed ai soldati +per la lunga via che mette alle prigioni. Quegli aguzzini si cacciavano +innanzi i prigionieri percuotendoli co’ pugni, colle ceffate, coi +calci dei fucili, ond’essi giunsero alle carceri laceri, sanguinosi, +affranti, come uomini a due passi de’ quali sta allestita la forca. + +Cogli stessi strapazzi venne trascinata in carcere la sessagenaria +badessa del monastero di Santa Croce, rea d’aver dato asilo a due suoi +concittadini. + +Erano le ultime prodezze de’ _sorci_... + +Il popolo palermitano in quel giorno rimase piuttosto attonito e +spaventato, che deciso a mostrare il viso a’ suoi oppressori; ma +la sera del 4 e del 5 d’aprile, gl’insorti scampati in modo tanto +meraviglioso dalla Gancia, invece di nascondersi, o di abbandonar +l’isola, benchè sapessero che i borbonici, razza semisacerdotale, non +perdonavano mai, ritornarono coraggiosamente alla capitale, guidando +torme di contadini armati. Gettatisi ne’ sobborghi, riattizzarono il +battagliare; uccisero molti soldati regj, molti ne ferirono, sfidando +il numero, l’arte militare e la mitraglia. + +La Corte di Napoli, saputi i casi seguiti, inviò tosto nuove milizie +in Sicilia, e in coda a queste il luogotenente generale dell’isola, +principe di Castelcicala; indi impose alla gazzetta ufficiale di +pubblicare che «l’ordine regnava a Palermo.» + +Frase che puzza di sangue rappreso. + +«Tranquillissima è l’isola (così finiva il giornale ufficiale del 6 +aprile), come tranquillissima fu la stessa città di Palermo, durante +il conflitto, e prima e dopo.» Tanto importava ai borboni il diminuire +l’importanza di quell’insurrezione in faccia all’Europa! + +L’autore della Storia dell’insurrezione siciliana, dal quale togliamo +questi particolari, chiama Francesco II «anima di frate in un fodero +d’imbecille.» Noi abbiamo sott’occhio una fotografia rappresentante +l’ex re e la sua famiglia; esaminando attentamente la testa di +Francesco II, non si può a meno di convenire ch’essa starebbe molto a +proposito tra le spalle d’un monaco, ma di quelli del Santo Uffizio; +c’è nella ciera del giovine Borbone un misto di imbecillità, un non +so che di fellonesco, di crudele, di superstizioso così marcato, da +ringraziar Domineddio di avercene liberati. + +Dopo i fatti d’aprile[12], a Napoli, nella reggia, si strinsero a +consiglio, non già un re co’ suoi ministri, ma l’inetto Francesco +II «che serba anima di un frate in un fodero d’imbecille,» la casta +sua sposa, che pubblicamente tresca col proprio cognato il conte di +Trani, e la matrigna di S. M., una Maria Teresa d’Austria, la vedova +di Ferdinando II, che al viso arcigno, fiero e deforme, accoppia +feroci istinti, libidine sfrenata di comando, desiderio di far +regnare il proprio figlio conte di Trani invece di Francesco II, e +che cova odio immenso contro i Napoletani. Questi erano gl’iddj del +napoletano Olimpo, che sanno scagliare fulmini solamente contro un +popolo avvilito e depresso; gl’iddj minori, come i conti d’Aquila, +di Trani, di Noto ecc., furono chiamati al consiglio solo allorchè vi +accorsero solleciti i genj, i messaggieri ed i più forti sostenitori +della gran macchina della celeste armonia reazionaria, un duca di San +Cesario, tristo e ignorante, con altri nobilissimi: il principe di +Castelcicala, luogotenente generale dell’isola, il nunzio del papa, il +cardinal Riario Sforza arcivescovo di Napoli, due gesuiti, idoli del +re; l’Ajossa, noto all’Europa per infamie efferate, e Carlo Filangeri, +principe di Satriano e duca di Taormina per grazia di Ferdinando, della +bombardata Messina, e della Sicilia insanguinata l’anno di grazia 1849. + +Il re, le due principesse ed i principi, rappresentavano in quel +convegno segreto il diritto divino che non transige mai, o se cede +qualche volta all’impeto dei popoli, più terribile reagisce, più +ferocemente opprime i dissennati che credono potersi conciliare la +libertà con un diritto che emana dall’inferno e non da Dio. + +San Cesario duca, ed i nobili ignoranti, vi figuravano come i simboli +delle tenebre feudali, come i discendenti dei masnadieri armati che +si dissero baroni o _comites_, i compagni dei re, gli associati dei +_divini ladroni_. + +Il nunzio, il cardinale, i gesuiti, nè Cristo avevano per maestro, +nè il Vangelo per legge in quella congrega, ma il papa nemico +degli uomini, e il codice della curia romana, bruttissimo impasto +di venalità, d’imposture, di superstizioni e di sfrenati arbitrj; +v’intervenivano come gli antichi protettori e socj in _partecipazione_ +delle grandi compagnie di baroni grassatori, e di _coronati ladroni_; +erano infine i rappresentanti del medio evo, a cui vorrebbero di nuovo, +se potessero, ricondurre i popoli per farli sprofondare novamente +nella tenebria di atra notte, ove obbligarli ad adorare il prete, il re +padrone assoluto, ed i suoi _comites_. + +Ajossa e Filangeri, come traditori della patria vi avevano posto, +imperocchè l’uno servisse i Borboni per natura improba e crudele, +l’altro si mostrasse devoto ad essi per brutta fame d’oro. Ajossa +ricordava Caino, Filangeri Giuda; entrambi degni di sedere in quel +congresso. + +Parlò prima Maria Teresa, l’austriaca, e con modi concitati e sguardo +altero, espose l’ingratitudine dei Siciliani che avevano osato di +ribellarsi contro il più mite e paterno governo d’Europa (dopo quello +dell’Austria s’intende); mostrò la necessità di reprimere con ogni +mezzo la sedizione e conchiuse così: + +— Se S. M. l’augusto padrone che tutti piangono, ed io più di tutti (ed +asciugò una lagrima) fosse qui con noi, avrebbe già dato gli ordini +perchè si impiccassero i prigionieri della Gancia, si arrestassero +e torturassero i sospetti, ed al menomo moto si bombardasse ed +incenerisse Palermo; ma il nostro re (e designò Francesco) è buono +troppo; vorrà invece discendere a concessioni, accordare riforme, +forse rimettere in vigore l’infernale statuto. Ma non vedrò di nuovo, +come nel 1848, vilipeso il diritto che viene da Dio, avvilita la +regal potestà, ed infangata la reggia con le orme che vi stampavano +gl’insolenti borghesi divenuti ministri; no, io partirò per Vienna con +mio figlio il conte di Trani». + +— Verrò anch’io! gridò interrompendola la nuora. + +— No, prese a dire con veemenza Francesco II, no, non partirà alcuno!.. +Come avrebbe fatto quella sant’anima dell’augusto nostro genitore (e si +segnò e recitò un _requiem_), così faremo anche noi. Sì, bombe, forche, +torture; ministro Ajossa, general Filangeri ajutateci; dappertutto +ruine, sterminj, i ribelli ai re sono ribelli a Dio... Non è vero, miei +carissimi padri, e rappresentanti del beatissimo padre e divino vicario +di Gesù Cristo? (e si segnò di nuovo). + +— Verissimo, verissimo! risposero in coro i preti; la forca qui, +l’inferno colà; Iddio lo ha detto. + +— Udite come noi pensiamo, ripigliava Francesco, e siamo fermi di +non mutare. A nessun patto divideremo col popolo la potestà nostra, e +_preferiamo d’esser piuttosto caporale di nostro cugino l’imperatore +d’Austria che re costituzionale_. + +— Bravo! gridarono insieme levandosi donne, principi, preti, duchi e +ministri. Bravo, bene! Viva il diritto divino, e la Santa Chiesa. + +Il baccano andava aumentando, allorchè il re, imposto il silenzio, +riprese: + +— Ordiniamo al ministro Ajossa di spedire le istruzioni al nostro +caro Maniscalco, onde agisca come soleva comandare la _sant’anima_; +torturi ed impicchi quanti crede, ed a suo piacimento. Al generale +Filangeri ordiniamo di preparare un piano di attacco e di difesa per +le truppe; egli che fece così bene nel 1849, saprà far meglio oggi. +Così schiacceremo i ribelli come tante vipere. Noi frattanto correremo +alla Darsena, al Molo, indi anche a Capua, onde incoraggiare i soldati, +e dare ad essi le nostre istruzioni. Cardinale, benediteci! padri, +pregate per la nostra causa!... e inginocchiatosi, ricevette la chiesta +benedizione. Si rialzò, sciolse il consiglio, e si avviò alla volta +di Capua per compiervi altre scene stolide ed obbrobriose dinanzi alle +truppe che dovevano imbarcarsi per la Sicilia. + +A Capua imbandironsi mense per gli uffiziali e per i soldati, alle +quali assistendo il re s’ingiunse ai capi ed ai soldati di non +risparmiare i ribelli Siciliani, di esterminarli se si potesse dal +primo fino all’ultimo; si raccomandò perchè nelle città e nei villaggi +presi d’assalto, non si facesse distinzione di età, o di sesso, nè +le case risparmiassero; fuoco, saccheggi, e morti precedessero e +seguissero i loro passi nella scellerata Sicilia. + +Il ministro Ajossa scriveva non solo al Maniscalco, ma diramava agli +intendenti della terraferma una circolare, contro i sospetti, la quale +terminava così: _chiunque mostri simpatia pel moto siciliano dev’essere +arrestato, e si dà facoltà di arrestare chiunque mostri curiosità, o +parli di analoghe notizie._ — _Rigore, rigore, zelo, attività: il re +nostro padrone_ (D. G.) _così ordina, così vuole, così comanda_. + +Palermo, il 13 aprile, era in lutto; tredici infelici erano condotti +al supplizio (Francesco II s’era fatto applaudire alla corte il giorno +innanzi per certe sue lepidezze sul numero 13). Maniscalco, prima che +si avviassero a morte, radunatili in un corritojo, trasse di tasca una +lista, e chiamò per nome i condannati: Camorrone, Cucinotta, Vassallo, +Fanaro, Cuffaro, Riso (padre), Ventimiglia, Barone, Vallone, Nicola, +Calandri e Canceri. Indi il direttore, compostosi il volto a benevola +sollecitudine, disse con melato accento alle tredici vittime: + +— Ascoltate, o infelici, un consiglio d’amico. Voi siete a due passi +dalla morte... da una morte dolorosa... attroce... voi ora sì pieni di +vita... Rivelate i capi del comitato rivoluzionario; vi prometto in +cambio salva la vita... e un buon premio per giunta... Il re penserà +a voi e alle famiglie vostre... Via, parlate... Ma, in nome di Dio, in +chi e di che sperate?... Poveri illusi! mi fate compassione... I vostri +compagni oramai sono tutti vinti, o dispersi...; tutti!... Ostinandovi +a tacere, rovinate voi... e le vostre povere famiglie. Una morte +infame... penosa per voi; la miseria per le famiglie. Via, parlate... +decidetevi...» e giungeva le mani quasi supplichevole. + +Ma il vecchio Giovanni Riso, consultati i compagni, rispose fieramente +che essi non conoscevano comitati di sorta; ma anche li avessero +conosciuti, avrebbero conservato il segreto; meglio la morte, che +l’infamia. + +L’incolto e bravo popolano ripeteva, senza saperlo, il famoso: _potius +mori quam fœdari_. + +Al Riso poco premeva la vita, chè sapeva trovarsi suo figlio Giovanni, +giovane ardente di libertà, mortalmente ferito nelle unghie de’ +regi.[13] + +Maniscalco udita l’eroica risposta, gettò la maschera e mostrossi +iniquo qual’era; ruggì tra i denti serrati pel furore: + +— Sì, morirete tutti fra pochi istanti; morirete come cani... Vedremo +se l’Italia, e il vostro Vittorio Emanuele verranno a salvarvi... + +Mezz’ora dopo, i cadaveri dei tredici patrioti venivano trascinati su +due carrette per le vie di Palermo, tra gli insulti della sbirraglia... +e le lagrime dei cittadini che ne giurarono vendetta. + +Il supplizio de’ tredici[14] provocò uno sdegno furioso tra le bande +degli insorti, i quali a Carini, sorpreso un posto di ventisei soldati +napolitani, li impiccarono tutti per la gola; così il furore del +governo oppressore ridestava il furore e rappresaglie di sangue: così +i figli della stessa madre, l’Italia, si sterminavano a vicenda come se +fossero tra loro nemici e stranieri. + +Pervenuta a Napoli la nuova dell’uccisione dei soldati di Carini, +infuriava il re; la madrigna e la consorte lo eccitavano a incrudelire, +sicchè Bombino, chiamati i ministri: «Ordinate, gridò loro, che +s’incenerisca Carini, che il ferro ed il fuoco vendichi i miei +soldati». Ad appagare la collera del re, fortissime colonne mobili +uscirono da Palermo, e si avviarono verso la città condannata. + +Giace Carini poche miglia da Palermo, ed era popolata da 7100 +abitanti; antiche e solide mura la ricingono, e la circondano deliziose +campagne. In Carini eransi fortificate alcune centinaja di insorti: +vi arrivavano i soldati e si facevano attorno per espugnarla; i +Siciliani combatterono gagliardamente nei giorni 19, 20, 21 aprile, +ma sopraggiunti nuovi rinforzi ai regj, gli insorti dovettero +allontanarsi, ricoverandosi nelle montagne. Perdettero questi 250 +morti; ebbero i regi 320 soldati ed ufficiali uccisi. Entrarono le +truppe di Francesco II in Carini e per rapacità di preda e per gli +ordini ricevuti, nulla rispettarono in quella desolata città. E di +nulla sentirono pietà; sgozzarono i fanciulli sul seno delle madri, +e queste stuprate e poi trafitte, cadevano sui loro cari estinti; +non salvava l’età senile, non il tempio, chè sugli altari medesimi +vennero trucidate donzelle e matrone, e gli stessi sacerdoti; d’ogni +suppellettile fecero bottino, e quando i preziosi arredi erano predati, +davano fuoco alle case ed ebbri tripudiavano intorno alle fiamme. +Ardeva Carini, perivano centinaja di cittadini, e una nuova pagina +storica accusava Francesco II, come distruttore delle città e de’ +villaggi del suo reame, come assassino di innocenti, nell’istessa guisa +ch’aveva accusato il suo avo Francesco I d’aver fatto distruggere, nel +1828, il villaggio di Bosco nel Cilento. + +Gli orrori commessi a Carini, raccontati a Palermo ed a Napoli dalla +principessa di Carini, che trovavasi sul luogo nel giorno del macello, +destarono nell’una e nell’altra città sentimenti di raccapriccio e di +vendetta, giurando l’uno e l’altro popolo di liberarsi a qualunque +costo de’ Borboni, mentre re Francesco II, il re pietoso, andava +ripetendo nella reggia: _uccisero i miei soldati, ma l’hanno pagata +cara!_ + +Gli insorti rifugiatisi nei monti continuarono, guidati dall’intrepido +Rosolino Pilo, la lotta contro i borbonici. + + + + +CAPITOLO VIII. + +L’imbarco. + + «_Italia e Vittorio Emanuele!_ gridammo + passando il Ticino. _Italia e Vittorio + Emanuele!_ rimbomberà negli antri + infocati del Mongibello.» + + GARIBALDI. + + +La sera del 5 maggio 1860, la spiaggia del mare che si estende +in semicerchio dinanzi a Quarto presso Genova, offriva un curioso +spettacolo. + +Alcune centinaja di soldati (chè n’avevano tutta l’aria), vestiti +quali della rossa assisa, quali in semplice abito borghese, se ne +stavano lungo la spiaggia aggruppati in capannelli. Quasi tutti poi +portavano cappelli a larghe tese, e borse ad armacollo, come chi sta +per intraprendere un viaggio. Marinaj e pescatori colle loro famiglie, +si frammischiavano a questi belligeri pellegrini, rendendo così più +pittoresca la scena. + +Gli sguardi della folla erano rivolti ora su due piroscafi ancorati a +poca distanza dal lido, e che, colla colonna di fumo che sprigionavano, +mostravano d’esser pronti a salpare; ora sulla strada che, costeggiando +il mare, da Quarto conduce a Genova; questa strada era animata da +numerosi viandanti che a due, a quattro, a sei per volta arrivavano +a passo celere e si arrestavano sulla spiaggia dinanzi a Quarto, +mischiandosi colla folla. Anche costoro ad ogni tratto si volgevano e +guardavano cogli altri. + +Tutti aspettavano il generale Garibaldi. + +Roberto e Valentino se ne stavano seduti l’uno accanto l’altro, fumando +le loro pipe di gesso. Valentino indossava la sua vecchia assisa di +Cacciatore delle Alpi; un farsetto bruno di tela coi paramani color +verde, un berretto di panno con sopravi cucita la cornetta, e calzoni +bigi stretti alla caviglia entro uose di cuojo. + +Roberto, tranne i calzoni che portava simili a quelli di Valentino, +nulla aveva che lo indicasse soldato. + +— Sicchè Valentino, si parte o no? + +— Ah! questa volta si parte di sicuro. + +— È un pezzo veh! che ci tengono sulle spine... Guarda quanto tempo +siam restati a Genova colle mani in mano! + +— Tanto tempo? Sei curioso davvero, Roberto! Tanto tempo! Ma credi tu +che spedizioni di questa fatta siano cose facili come bere un ovo? + +— Capisco! Ma la è una eternità... + +— Per noi che bruciamo per la smania di andarcene, è naturale! Ma +adesso è inutile pensare al passato; ora si parte... finalmente! + +— Quanto tarda il generale! + +— Come puoi dire che tarda?... Ha forse fissata l’ora precisa? +Trovatevi a Quarto verso sera, ci ha mandato a dire, ma l’ora non l’ha +fissata... + +— Oh! quando sarò in alto mare! sclamò Roberto, emettendo un lungo +sospiro. + +— Capisco cosa vuol dire quel tuo sospiro! rispose Valentino, traendo +dal petto un altro sospiro ancor più lungo. Ma non pensiamo a queste +cose, Roberto... Fra mezz’ora tutt’al più saremo in mare... e allora... +avremo altro a fare... Vedi!... i vapori fumano alla più bella... +Vorrei sapere su qual dei due mi imbarcherò... + +— E sull’uno, o sull’altro per me è tutt’uno. + +— Anche per me... + +— Quello là a destra è il _Lombardo_, vero? + +— Sì, lo comanda Bixio, che è un marinajo consumato... Garibaldi +comanderà quell’altro là, il _Piemonte_... + +— E Federico non si vede ancora? chiedeva Roberto guardando verso +Genova. + +— Chi sa se verrà qui... Lui, lo sai, resta... + +— Lo so, lo so,... partirà dopo con Medici. Però mi ha detto jeri che +sarebbe venuto ad accompagnare il generale... A proposito! Mi diceva +jeri Federico, che quel vapore là... + +— Il _Lombardo_? + +— Sì, il _Lombardo_, è quello stesso su cui nel quarantanove egli è +tornato dopo la spedizione di Roma... + +In quella si udì un _hurra!_ prorompere dalle bocche di tutti, e una +salva di battimani. Tutti gli astanti si volsero verso la strada, +alzandosi sulle punte de’ piedi per veder meglio. Roberto e Valentino +balzarono sul sasso su cui sedevano: + +— È lui... è lui... Viva Garibaldi! + +— Viva Garibaldi! gridò replicatamenle la folla. + +Pochi minuti dopo il tratto di mare tra la spiaggia e i due +piroscafi era solcato da innumerevoli barchette, gremite di volontarj +garibaldini; fra queste distinguevasi una sdruscita barca peschereccia +entro cui vedevansi ritti Türr e Sirtori, e in mezzo a loro Garibaldi, +che salutava agitando il cappello la folla plaudente e i suoi amici +accalcati sulla spiaggia. + +Tutte quelle barchette circondarono i piroscafi; i garibaldini, +arrampicandosi sulle corde, in un attimo furono a bordo. Valentino e +Roberto salirono insieme sul _Piemonte_. + +S’intesero due acutissimi fischj; poi il suono della campanella, e i +vapori si mossero. La folla mandò un ultimo grido di addio; con altre +grida risposero i garibaldini dai piroscafi, che in breve si perdettero +tra le ombre che erano già calate sul mare. + +Dio vi accompagni o giovani, onore d’Italia! + + +Ci siano intanto permesse due parole su Garibaldi dall’epoca di +Villafranca in poi. + +Garibaldi che, alla testa de’ suoi Cacciatori delle Alpi aveva +esercitata un’influenza tanto decisiva sul modo con cui vennero aperte +le operazioni nella campagna del cinquantanove, all’epoca della pace di +Villafranca trovavasi presso i passi del Tirolo meridionale, ed aveva +il suo quartier generale a Lovere, sul lago d’Isèo. + +Garibaldi, dopo la conclusione della pace, essendosi manifestato ne’ +suoi volontarj (com’era naturale) un vivo desiderio di far ritorno a’ +loro domestici focolari, fino dal 19 luglio, gli aveva confortati a +restare, per qualunque evenienza, sotto le armi. + +Le sue idee erano[15]; che l’Italia non dovesse darsi in braccio alla +diplomazia; che non dovesse accettare quella soluzione qualunque con +cui la diplomazia europea volesse imbrigliarla; che dovesse agire di +proprio impulso, senz’altro rispetto alla diplomazia, se non quello di +attraversarle la strada, di modo che tutt’al più essa fosse tratta a +rimorchio dai fatti compiuti. + +Per l’Italia non esservi che una meta ed una via; meta, l’Italia una +sotto lo scettro costituzionale di Vittorio Emanuele; la via, avendo +Napoleone colla pace di Villafranca separata la sua causa da quella +d’Italia, essere altrettanto sicura quanto chiaramente disegnata. Gli +Italiani, da sè, dovevano spingere la rivoluzione più a mezzogiorno; +(a mezzogiorno, non ad occidente, onde non disturbare il Piemonte dal +suo riposo necessario, e quindi non usare delle forze piemontesi per +la rivoluzione italiana) colle truppe che l’Italia centrale avrebbe +potuto organizzare. S’intende da sè che tali forze non risultavano +semplicemente dall’Italia centrale, e molto meno potevano rimanere +dell’Italia centrale, giacchè dopo la pace, come prima si rafforzarono +coi volontarj d’ogni angolo d’Italia. + +Senza aver la pretesa di dichiarare esser queste proprio le idee di +Garibaldi, diremo che il Rüstow pare non si scosti gran fatto dalla +realtà. + +Ma la diplomazia, e Napoleone (il quale dopo la pace di Villafranca +pare non abbia separato niente affatto la sua dalla nostra causa, come +lo provano la partenza della flotta francese da Gaeta, e il successivo +riconoscimento del regno d’Italia) non ne vollero sapere di inforcare +il focoso puledro della rivoluzione, chè alle volte.... Preferirono il +tardo ma docile ronzino della diplomazia, e memori del proverbio: chi +va piano va sano, procedettero trotterellando, invece di correre di +buon galoppo. + +Eppure Garibaldi diede splendide prove di equitazione, percorrendo +di carriera le Due Sicilie in groppa a questo focoso puledro, senza +inciampare, nè perder le staffe mai! + +Garibaldi, il principio d’agosto, fu chiamato nell’Italia centrale, +ove da principio doveva assumere il comando supremo di tutte le truppe +colà scaglionate. Con ordine del giorno datato da Bergamo (11 agosto), +il generale si congedò da’ Cacciatori delle Alpi; partì alla volta di +Livorno, ove giunse il 15, e di là si recò a Firenze, poi a Modena, e +quindi nelle Romagne. + +In quel frattempo[16] (19 agosto) ebbe luogo una riunione di +deputati delle quattro province, anche delle Romagne, nella quale si +intavolarono i preliminari per la formazione di una lega militare; ai +3 di settembre questa lega venne ratificata per la Toscana, Modena e +Parma, mentre per il momento la Romagna restava ancora esclusa. + +Nella camera dei deputati a Modena era stato in pari tempo scelto il +generale Fanti, e ad esso, non a Garibaldi, venne offerto il comando +supremo dell’armata dell’Italia centrale; comando che egli tosto +accettò, prendendone possesso con un ordine del giorno (24 settembre). + +Garibaldi venne nominato generalissimo in secondo, e la cosa non si +potè altrimenti comporre che coll’attribuire a Fanti in modo speciale +la direzione del ministero della guerra, mentre Garibaldi sarebbe +stato il vero comandante delle truppe nelle operazioni che, sia in +senso difensivo, sia in senso offensivo, si dovessero intraprendere +dall’Italia centrale verso il mezzodì. Ad onta di ciò era difficile +che altri potesse illudersi circa il carattere della nomina di Fanti, +contromina del partito diplomatico, al quale egli stesso apparteneva, +e disposta all’effetto di paralizzare Garibaldi, e mantenere tranquilla +l’Italia centrale, in attesa delle determinazioni della pace di Zurigo, +e del congresso che, speravasi, le avrebbe tenuto dietro. + +Garibaldi e Fanti, già divisi per ragione di partito, lo erano ancora +più per le loro nature, e le loro viste militari; all’anima, al fuoco +di Garibaldi, per il quale non v’ha rischio che appaja soverchio (senza +ch’egli si stacchi un dito dalla più oculata prudenza, benchè in sulle +prime non paja), contrapponevasi il freddo calcolo di Fanti; all’ardito +condottiero de’ Corpi franchi, il soldato regolare, che tutto misura +col compasso e colla squadra, e che alla sola vista delle camicie rosse +sentesi il mal di mare. + +Fanti poteva giovare assai all’idea che era destinato a rappresentare, +e che infatti rappresentò, cioè, che l’Italia centrale aveva bisogno di +quiete per un efficace e durevole organamento militare. + +L’Italia centrale aveva al principio di settembre, circa 20,000 uomini +sotto le armi, la maggior parte dei quali erano volontarj, senza una +_ferma_ determinata. Per tutte le vicende della guerra non poteva +quest’armata misurarsi con una truppa regolare bene organata; non +era un’istituzione che fosse calcolata per durare. Fanti oltre a ciò +trovava che l’armata dei volontarj difettava d’armi, d’attrezzi ecc.; +e a ciò si doveva provedere. Finalmente anche l’effettivo non era +soddisfacente, e per quanto potesse essere grande l’entusiasmo della +gioventù dell’Italia settentrionale e centrale, è chiaro che su tali +fondamenti non si poteva erigere un durevole edifizio, e che ad un +vecchio soldato la coscrizione piemontese doveva sembrare un fondamento +assai più sicuro[17]. + +Finalmente potevasi anche dire: mentre ogni tendenza del movimento +dell’Italia centrale è verso l’annessione al Piemonte, non è opera +assennata il sistemare sul modello piemontese le truppe ivi raccolte? + +Garibaldi nulla aveva da opporre a tutto questo se non la fede +nel successo, la fede della gran causa italiana, alla quale aveva +consacrata tutta la vita: la fede nel coraggio e nell’amore de’ suoi +volontarj, cose tutte che le nature fatte col regolo sono avvezze a +chiamare illusioni... + +Non è quindi meraviglia se questi due uomini, per le loro differenti +attitudini, fino dal primo momento venissero reciprocamente a dissensi, +che di giorno in giorno più inasprirono. + +Garibaldi, il 28 ottobre, assunto il comando supremo dei volontarj +raccolti nella Romagna (provincia insorta, non ancora unita alle +altre tre cogli stessi legami, e quindi in diritto di trasportare +l’insurrezione sull’attiguo territorio pontificio) credette giunto +il momento di strappar di dosso al papa gli ultimi lembi del poter +temporale. + +La conclusione della pace di Zurigo, fu l’ostacolo che la diplomazia +gli gettò dinanzi, acciò non potesse progredire. + +Napoleone acconsentì che anche Toscana si unisse al resto dell’Italia +libera; ma chiese il sacrifizio di Garibaldi, il quale, amareggiato +dalle continue lotte che doveva sostenere col partito della diplomazia, +rinunziò al comando (14 novembre), e si ritirò nella solitaria sua +Caprera. Ma il grand’uomo, prima di lasciar la terraferma, avvertì con +un suo proclama gli Italiani che la politica la quale inceppava i passi +di Vittorio Emanuele, doppiamente li obbligava a serrarsi intorno al +re; egli stesso sarebbe senza indugio ritornato al suo posto, appena il +re avesse chiamati i suoi soldati alla guerra di redenzione. + +Molti de’ suoi fedeli compagni, imitarono l’esempio del loro generale, +e abbandonarono l’armata dell’Italia centrale. + + +Sulla punta occidentale dell’isola di Sicilia, dietro il Lilibeo, +sorge Marsala, coronata di bastioni, e specchiantesi nel porto; scalo +frequentato dai navigli che percorrono il Mediterraneo da Oriente +a Occidente, toccando Malta. Questo porto era anticamente molto più +ampio e frequentato, ma venne in parte turato nel 1532, onde chiudervi +l’accesso alle galee dei corsari turchi che infestavano quei mari. + +Circa alle 9 antimeridiane dell’11 maggio 1860, due legni inglesi da +guerra, l’_Intrepido_, (capitano Marryat) e l’_Argo_ (capitano Ingram) +provenienti da Palermo, giungevano dinanzi a Marsala. L’_Intrepido_ +gettò l’áncora a un miglio circa dal fanale ove termina il molo, e +l’_Argo_ (che doveva fermarsi a Marsala tre o quattro giorni) due +miglia più in là, ove il fondo offre più sicuro ancoraggio. + +Per qual motivo que’ due navigli erano venuti a Marsala? + +Eccolo. Il generale borbonico comandante quel distretto, aveva +disarmate le popolazioni col pretesto che i dintorni erano infestati +dai briganti (così, col linguaggio solito dei governi _bene +costituiti_, venivano da quel generale chiamati gli insorti condotti +da Rosolino Pilo e da altri patrioti). Alcuni Inglesi, negozianti +di vino e residenti in Marsala, avevano dovuto essi pure consegnare +le loro armi al generale borbonico, protestando però contro quella +soperchieria: chè (dicevano essi con tutta ragione) se è vero che siamo +minacciati dai briganti, è una ragione di più perchè ci siano lasciate +le armi. + +Fiato perduto! Le armi furono sequestrate. + +Allora que’ sudditi inglesi, a mezzo del loro vice-console Cossins, +chiesero protezione al capitano Cochrane che dimorava a Palermo; e +costui spedì tostò a Marsala le due navi da guerra. + +I capitani Marryat e Ingram, coi loro uffiziali, si recarono nelle +loro lance a terra, indi, incontrato il vice-console Cossins, in sua +compagnia si portarono dai loro connazionali negozianti di vino, onde +trattare l’affare del disarmo. + +Mentre discutevano, ecco sopragiungere un Inglese, il quale disse +alla brigata che si avanzavano due vapori dal nord-est, inalberando +bandiera sarda (allora dicevasi così). Tosto la comitiva salì sopra +un’altura, e di là, con un telescopio, poterono distintamente vedere i +due _stheamers_, il più piccolo dei quali rimorchiava un battello, il +che ci fece credere essere questo di un piloto tolto da terra, cammino +facendo. + +I due vapori[18] non mostravano la menoma esitazione nell’approdare; +girarono intorno la prora dell’_Intrepido_, dirigendosi verso il molo, +ove giunsero circa alle 2 pomeridiane. + +Il primo entrò felicemente; era il _Piemonte_ comandato da Garibaldi; +l’altro il _Lombardo_ diretto da Bixio, arenò a circa centocinquanta +metri dalla spiaggia. + +In quel punto comparvero tre legni napolitani, i quali incrociavano +tra Marsala e Mezzara (piccola città verso il sud, lungi circa +dodici miglia dalla prima): erano lo _Stromboli_ ed il _Capri_, che +rimorchiava una fregata a vela. Queste navi erano già a sole sei miglia +dai Vapori sardi. + +Intanto il _Piemonte_ aveva già sbarcate le persone che aveva a bordo; +erano uomini ben armati e disciplinati; appena toccata terra, tosto +si ordinavano in compagnie e colle carabine in ispalla marciavano in +perfetto ordine. + +L’altro Vapore però che erasi arenato, dovendo sbarcare la sua gente +col mezzo di barchette, non era ancor riuscito a metterne fuori più di +un quarto; quando i legni napoletani vi furono sopra a tiro di cannone. + +Io (scrive il capitano Marryat) aveva già consigliato i proprietarj +di alcuni _schooners_ inglesi a condurli fuori del porto, credendo +corressero pericolo di trovarsi in mezzo al fuoco; ma non si potè +seguire il mio consiglio perchè non fu possibile far movere gli +_schooners_, per l’assoluta mancanza del vento. + +I legni napoletani non fecer fuoco; lo _Stromboli_ calò in mare +una lancia, e mandò un uffiziale verso i Vapori sardi; ma percorsa +appena la metà della distanza che lo separava da quelli, la lancia +retrocedette a tutta forza di remi. Eravamo in questo momento sicuri +che il fuoco comincerebbe, ma con nostra sorpresa, ecco che lo +_Stromboli_ spinge la prora verso l’_Intrepido_, invece di avvicinarsi +alla spiaggia ed impedire che continuasse lo sbarco.» + +L’ufficiale che in assenza del capitano comandava in quel momento +l’_Intrepido_, venne chiamato a parlamento dal capitano Caracciolo +dello _Stromboli_, e richiesto se fra le truppe sbarcate ve n’erano di +inglesi; l’uffiziale rispose che no; ma soggiunse che i due capitani +dei due legni inglesi e alcuni dei loro uffiziali erano a terra. + +In questo frattempo tutti i garibaldini erano sbarcati. Scoccavano le +quattro. + +I capitani Marryat e Ingram, ed il vice-console Cossins, si recarono +tosto a bordo dello _Stromboli_, il cui capitano dichiarò loro che +era obbligato a far fuoco sugli sbarcati, promettendo che avrebbe +scrupolosamente rispettata la bandiera inglese ovunque la vedesse +sventolare. E il fuoco cominciò. + +Il capitano non mancò di scusarsi per la poca elevazione ch’ei dava a’ +suoi projettili, dicendo che era suo desiderio risparmiare la città, e +solo colpire gli insorti che marciavano dal molo verso quella. + +La fregata napoletana, staccatasi dal _Capri_ dal quale era tratta +a rimorchio, trasse una bordata di projettili, ma inutilmente chè i +garibaldini erano già al sicuro dietro le mura di Marsala. + +Il capitano Marryat, ritornato a bordo dell’_Intrepido_, vi trovò un +uffiziale dello _Stromboli_. Era venuto per chiedere all’Inglese di +spedire di comune accordo una lancia verso i legni sardi per intimare +loro di arrendersi. Era chiaro che l’uffiziale napolitano voleva, +coperto dalla bandiera britannica, accertarsi se quelle navi erano +vuote o no. Nel primo caso egli non avrebbe corso rischio alcuno, nel +secondo avrebbe avuto il vantaggio di essere moralmente assistito nella +resa che si voleva intimare. Il capitano Marryat vide il laccio, e +seppe schivarlo rifiutandosi. + +Allora i Napolitani spedirono alcuni battelli equipaggiati ed +armati verso i navigli sardi; e riconosciutili abbandonati, se ne +impossessarono, abbassando tosto la bandiera italiana. Erano le 6 +pomeridiane. + +Il capitano Marryat, levò l’àncora onde recarsi tosto a Malta e di là +spedire la notizia dell’accaduto all’ammiragliato inglese. Però, prima +che partisse, il capitano Ingram pigliò coll’_Argo_ il posto lasciato +dall’_Intrepido_, onde comunicare più facilmente colla città, ed essere +in miglior posizione di proteggere gli interessi dei sudditi inglesi +stabiliti a Marsala. + + +Garibaldi, disposto in fretta in fretta il suo piccolo esercito, e +occupati gli avamposti dalla parte del mare, fece affiggere sulle +mura della città due proclami, uno alle truppe napolitane, l’altro ai +Siciliani. Quest’ultimo diceva: + + Siciliani + + «Vi ho condotto un pugno di bravi, accorsi al grido eroico della + Sicilia, sopravissuti alle battaglie lombarde. Eccoci presso di + voi. Noi non domandiamo altro che l’affrancamento della patria. + Siamo tutti uniti. Allora l’impresa sarà facile e breve. All’armi! + + «Chiunque non afferra un arme, è un vile, un traditore della + patria. + + «Che la mancanza d’armi non sia un pretesto. Avremo dei fucili, + ma in questo momento ogni arma è buona nelle mani d’un bravo. + I municipj penseranno ai vecchi, alle donne, ai fanciulli + abbandonati. All’armi dunque! La Sicilia insegnerà una volta di più + al mondo come un paese si libera da’ suoi oppressori per la volontà + di un popolo concorde. + + =G. Garibaldi.= + +Roberto e Valentino erano sbarcati tra i primi dal _Piemonte_. Il +giovane pittore, pallido e sbattuto pel mal di mare che durante il +viaggio non gli aveva dato un istante di tregua, appena ebbe posto +piede a terra, si inginocchiò e la baciò; poi rizzatosi stirò le +braccia e le gambe ingranchite: + +— Ah! finalmente ho i piedi in terra!» sclamò mandando un lungo +sospiro. Non dondolo più come un ubbriaco... Ora perdio! mi sento +un altr’uomo...» Così dicendo impugnò con ambe le mani la carabina +per la canna e la fece roteare intorno alla testa con rapidi giri di +mulinello, per meglio snodare le braccia. + +Valentino taceva; guardava trasognato la città, il mare, i vascelli, +i compagni; gli pareva sognare. Ma a trarlo dalla sua estasi, gli si +accostò il general Türr, seguito da un uffiziale: + +— Animo giovinotti!... qui con noi...» Così detto, si incamminò +celeramente verso la città. Valentino e Roberto, postesi in ispalla le +carabine, seguirono tosto il generale ungherese e l’uffiziale. + +Mentre salivano verso un’altura, Roberto guardò di traverso il +taciturno amico, e al vedere quella ciera attonita, non potè a meno di +ridere. + +— Che diavolo hai, Valentino! gli disse. Sembri un uomo dell’altro +mondo?... Si può sapere a cosa pensi... + +— Penso, rispose l’altro con voce bassa, che tutto quello che è +successo non è... non è cosa naturale... Prima di tutto ti dirò che +Garibaldi non è un uomo... Non voglio bestemmiare dicendo che è un +Dio!.... non istà bene... però... però... è un fatto che egli è qualche +cosa di più degli altri uomini... Non è la prima volta che mi trovo con +lui...; l’ho veduto far cose che... Ma questa qui le vince tutte.... +Poi tutti i contratempi che sono successi in viaggio, invece di far +danno hanno giovato... Insomma, povero pescatore come sono, io non +credo un’acca a tutte le fandonie che certi preti, e certi bigotti ci +vogliono dare a bere, però la mia religione, quella che fa del bene a +noi e agli altri, quella di mio padre, l’ho qui nel cuore... + +— E così? + +— E così nessuno mi caverà dalla testa che questa spedizione è stata +protetta dalla Providenza... Bisognerebbe esser cieco per negarlo... +Punto primo, ad Orbitello, quando nessuno se lo immagina, Garibaldi +manda giù a terra... (e segnava Türr col dito) a cercar munizioni... +E lui (e replicava il gesto) torna indietro colle munizioni, e con +quattro cannoni per giunta... + +— Ma se ti ricordi, Garibaldi in quell’occasione si mostrò a bordo +vestito da generale piemontese; volevi tu che il comandante d’Orbitello +avesse a dir di no ad un generale del re? + +— Lasciamo andare!... Poi, mentre si andava cheti come olio, ecco quel +matto che si butta in mare... Il _Piemonte_ si ferma; si lascia giù +una lancia e si manda a pescare quel povero diavolo, e là si perde +un’ora di tempo. Poi ci passa vicino quel brigantino a vela;... Te +ne ricordi? Che fa Garibaldi? Chiama il capitano del brigantino e +gli dice: Dove andate! — A Genova — Bene! direte ai nostri amici che +Garibaldi è sbarcato felicemente» e gli butta un pane in cui c’era una +lettera. Capisci? un uomo come un altro non le dice le cose con tanta +sicurezza... Ma Garibaldi sapeva già come la doveva finire; forse lo +sapeva fino da quando era a Genova; come sa di sicuro (ci giuoco la +testa) quello che succederà domani, doman l’altro, tra una settimana +tra un mese.... + +— Questo poi... + +— La è così... te lo dico io! (rispose Valentino con tale accento che +dinotava in lui una fede cieca, a tutta prova pel suo condottiero). Ma +andiamo innanzi. Il matto, che voleva annegarsi ad ogni costo, torna +a buttarsi in mare... Un altro avrebbe detto: se ha questo capriccio, +se lo soddisfi... peggio per lui. Ma il generale, no, fa fermare una +seconda volta il Vapore, e perde un’altra ora di un tempo preziosissimo +per salvare quest’uomo.... Dopo siamo quasi in porto... crac! il +_Lombardo_ di Bixio si arena,... poi troviamo là gli Inglesi che non +vogliono che si incominci il fuoco prima che tutti i loro uffiziali, +ch’erano a terra, siano ritornati a bordo... Intanto sbarchiamo noi e +la roba.... Finalmente ci fanno fuoco addosso, senza nemmeno toccarci +un capello[19]. Quando siamo arrivati a Marsala erano le due, è vero?.. +Ebbene! poco prima di mezzogiorno c’erano in città circa ottocento +soldati del re-bomba... Se strada facendo non si perdevano quelle due +ore nel salvare il matto, chi sa come la sarebbe andata la faccenda.... +No, no; credilo a me, Roberto... Garibaldi non è un uomo come gli +altri...., o per lo meno è il Beniamino della Providenza. + +Intanto erano giunti all’uffizio del telegrafo. L’impiegato, visto da +un finestrino avvicinarsi le quattro camicie rosse, prese la fuga. + +I nostri entrarono nell’uffizio. Il tenente che seguiva Türr era stato +impiegato negli uffizj telegrafici di Genova; quindi, poste le mani sui +dispacci, lesse questo, diretto al comandante militare di Trapani: «Due +battelli a vapore, con bandiera sarda, sono testè entrati nel porto, +e sbarcano gente» Mentre l’uffiziale leggeva a Türr il dispaccio, +ecco arrivare la risposta: «Quanti sono? per qual fine sbarcano?» +Allora l’uffiziale garibaldino fa lui la risposta: «Scusatemi, mi +era ingannato. I due battelli a vapore sono bastimenti mercantili; +vengono da Girgenti carichi di solfo.» Pochi minuti dopo, il telegrafo +rispondeva da Trapani «Siete un imbecille» e buona notte. + +Spezzati i fili telegrafici, Türr e i tre garibaldini ridiscesero a +Marsala. + +Intanto gli altri uffiziali superiori, s’affrettavano ad ordinare i +volontarj in diversi corpi. Tra questi uffiziali distinguevansi: La +Masa, conosciuto per la parte brillante che ebbe nell’insurrezione +avvenuta in Palermo nel gennajo del quarantotto, come anche per +aver partecipato alla guerra d’indipendenza quale capo de’ volontarj +siciliani. Egli contribuì egualmente alla difesa di Messina contro +le truppe borboniche nel settembre del quarantotto. Durante il suo +esiglio, pubblicò alcuni scritti politici e storici, fra i quali un +racconto degli avvenimenti di cui fu teatro la Sicilia nel 1848 e +1849. Oltre a ciò, prevenendo col desiderio i presenti avvenimenti, +fin dal cinquantanove tracciò il disegno dell’insurrezione italiana, +prescrivendone le leggi e designando le milizie che dovevano +soccorrerla e svilupparla. Questo lavoro fu giudicato ricco di ottime +cognizioni pratiche; è l’abbozzo primitivo dell’organamento dei +Cacciatori delle Alpi. + +Carini, Siciliano anch’esso, improvisò a Palermo un reggimento di +cavalleria, durante il periodo rivoluzionario del 1848 e 1849. Caduta +la rivoluzione, cercò servir nell’esiglio, non solo la causa della +Sicilia, ma quella di tutta l’Italia col suo _Courrier franco-italien_ +che pubblicavasi a Parigi. + +Stocco, Calabrese, è assai noto e popolare in quella parte d’Italia. +Nel quarantotto ei si mostrò uno dei più valorosi capi della +insurrezione calabrese, e fece in special modo prova di coraggio e di +abilità nel combattimento sostenuto ad Angitola; combattimento che durò +circa dodici ore, e in cui un pugno di Calabresi (circa quattrocento +cinquanta) fu visto lottare vantaggiosamente contro le truppe comandate +dal generale Nunziante, il quale sarebbe stato completamente disfatto, +se Stocco fosse stato soccorso in tempo dagli altri capi calabresi. + +Cairoli, il cui fratello morì combattendo a San Fermo. Non appena +conobbe il progetto di Garibaldi, partì da Pavia, sua città natale, e +la stessa sua madre, allora in gramaglie per la morte del primogenito, +lo presentò al generale, mettendo a sua disposizione insieme al figlio +la somma di 30,000 franchi. Nobile famiglia! + +Bixio, nome oramai popolarissimo e caro a tutti. Ferito a Roma nel +1849 accanto al suo amico Goffredo Mameli (gentil poeta, quanto prode +soldato, che morì sul Gianicolo per la gran causa italiana), fece parte +nel cinquantanove della legione comandata da Garibaldi, e fu in allora +uno dei più brillanti capi di battaglione. Marinajo espertissimo, +al pari di Garibaldi, rese importantissimi servigi alla spedizione, +assumendo il comando del _Lombardo_. + +Orsini, già uffiziale d’artiglieria nell’armata napoletana, sostenne +l’insurrezione siciliana del quarantotto e fu uno dei principali +difensori di Messina nel settembre dello stesso anno. Nel successivo, +difese il resto della Sicilia contro i borbonici comandati dal generale +Filangeri. Obbligato a spatriare, prese servizio in Turchia in qualità +di colonnello d’artiglieria, ma al primo grido della rivoluzione +siciliana, accorse. + +Anfossi, fratello di quell’Anfossi che perì gloriosamente ne’ cinque +giorni di Milano. Nullo di Bergamo che, lasciati gli agi e i lucri, +seguì fedele il generale, rendendo segnalati servigi alla causa, come +ne aveva già resi combattendo nel quarantanove a Roma, e dieci anni +dopo nei Cacciatori delle Alpi. Missori, secondo. Manara, Majocchi, la +cui devozione per la causa italiana può solo stare al pari colla sua +modestia; infine Türr, Sirtori, l’eroico difensore di Venezia, Giorgio +Manin, figlio del celebre dittatore veneziano, e altri di cui verremo +parlando in seguito, mano mano si svolgeranno gli avvenimenti. + + + + +CAPITOLO IX. + +Calatafimi. + + Terran Pugliesi; Calabri e Lucani + De’ gesti di costui lunga memoria + . . . . . . . . . . . . + E nome tra gl’invitti capitani + S’acquisterà con più d’una vittoria + . . . . . . . . . . . . + + ARIOSTO — _Orlando furioso_, Canto III. + + +Intanto tutt’Italia aspettava ansiosamente l’esito dell’ardita +spedizione. Sapevasi che Garibaldi era salpato da Genova, ma circa +il cammino che egli avrebbe percorso, correvano le voci più strane e +contraddittorie. A Milano, era un fermarsi per le vie ad ogni tratto +per chiedersi l’un l’altro novelle di Garibaldi e de’ suoi mille; il +popolo non parlava d’altro. + +Finalmente giunse un telegramma che annunziava lo sbarco de’ +garibaldini a Marsala, l’arenamento di uno dei due vapori, e qualche +altra notizia accessoria, incerta. Queste poche novelle convenivano +però tutte in questo, che i nostri erano sbarcati felicemente, senza +che vi fosse a deplorare una sol vittima. + +Figuratevi quale doveva essere il chiacchierio nelle _scuole_ +delle modiste, le quali se, generalmente parlando, simpatizzano +per l’uniforme militare in genere, andavano pazze per quelle de’ +garibaldini, che non avevano viste mai (quelle rosse), e forse appunto +per questo. Naturalmente quelle fra di esse crestaje che avevano un +fratello, un parente, o un amico tra i volontarj di Garibaldi, in quei +dì trionfavano invidiate dalle compagne, che non ne avevano; e queste +ultime si vendicavano coi loro fratelli, o cogli amorosi, pungendoli +perchè erano rimasti qui a _passeggiar Milano_, ed eccitandoli, col +canzonarli, ad affrettarsi a partire almeno con Medici. + +Dalia in quei giorni, nella scuola, era cresciuta in considerazione. +Le di lei compagne, le quali (a malgrado del macchiavellismo femminile +messo in opera da Dalia onde tener celato a tutti l’amor suo e chi ne +era l’oggetto) subodorato l’arcano della giovinetta, non le avevano +risparmiato i sarcasmi e le trafitture, avevano mutato vezzo, e +sopportavano in buona pace le frequenti punture che Dalia alla sua +volta rimandava loro, vendicandosi così dei dispetti divorati tante +volte in silenzio. + +Ma il dì 19 maggio, un sabato, Dalia crebbe a dismisura nell’opinione +delle sue compagne. Mentre se ne stavano al solito chiacchierando in +giro alla tavola da lavoro, ecco entrare il portalettere, il quale +chiese alla maestra se certa Dalia *** era nel di lei negozio. + +— Eccola lì, rispose questa levando gli occhi dallo scartafaccio dei +conti, e indicando la ragazza colla penna. + +Il portalettere porse sorridendo una letterona alla fanciulla, che +la prese arrossendo. Tutti gli occhi delle astanti si appuntarono su +quella carta. + +— Com’è grossa! sclamò una di esse. + +— Da dove viene? domandò Dalia al portalettere. + +— Viene da... Aspetti...» e ripigliata la lettera dalle mani della +giovinetta, esaminò il timbro postale sulla sopracarta, e compitando +lettera per lettera, rispose: Calata... Calatasi... Diavolo d’un +nome!... par turco! Poi per cavarsi d’impaccio senza dir bugie, +visto un altro timbro soggiunse. Viene da Genova. Indi temendo gli +rivolgessero altre domande indiscrete, per tagliar corto chiese +l’importo della lettera; importo che parve enorme (infatti era doppio, +perchè doppio era il volume della lettera), a Dalia in ispecie, la +quale sarebbe stata imbarazzata a soddisfarlo, se la maestra non +fosse venuta in di lei soccorso, sborsando del suo quel che mancava a +raggiungere la cifra della tassa postale. + +Tale generosità da parte della maestra non sembrerà soverchia, +quando si consideri che quello era un giorno di paga, e che quindi +l’anticipazione, non era che di qualche ora; in secondo luogo anche +la maestra era donna, e forse meno forte delle sue scolare contro gli +assalti della curiosità. + +Dalia, aprendo la lettera, assunse (benchè il di lei viso imporporasse +sempre più) una cert’aria d’importanza. Certo, avrebbe voluto riporre +la lettera, per poi leggerla nel silenzio della solinga sua cameretta, +lontano dalle compagne, le quali parevano suggere cogli occhi le +notizie contenute in quei fogli. + +Dalia, benchè affettasse disinvoltura, in realtà era impacciata, e non +senza ragione. Non le conveniva cedere al desiderio manifestatole in +coro dalle sue compagne, di legger forte quella lettera, in primo luogo +perchè non sapeva leggere correntemente, sicchè avrebbe dovuto fermarsi +quasi ad ogni parola, ciò che ferendole l’amor proprio, le avrebbe +nociuto nella considerazione, e amareggiate le dolcezze dell’orgoglio +soddisfatto pienamente in quel dì, (tanto più che il darne la colpa +alla scrittura ingarbugliata dello scrivente, era pretesto magro +e insufficente). Oltrecciò temeva di ripetere inavvertitamente +qualcheduna delle tante espressioni amorose (una sola avrebbe bastato +per far ridere le maliziose compagne), colle quali Roberto soleva +ingemmare con disordinata profusione il suo carteggio. + +Quest’ultimo riflesso era stato sì potente sull’animo di Dalia, da +farle respingere risolutamente tutti gli assalti che le davano le +compagne, che offrivansi a far da lettrici, tanto da carpirgliela +quella benedetta lettera... Ma a tutte quelle insidiatrici proposte, +Dalia aveva resistito gagliardamente, rispondendo, che se non era +franca nel leggere, non era però inferiore a nessuna di esse. Risposta +che non risparmiò nemmeno alla maestra, la quale con istudiata +bonarietà, si era offerta anch’essa a risparmiarle quella fatica. + +La maestra, com’è naturale, offesa nell’amor proprio, e tanto più +offesa perchè Dalia aveva colto nel segno, ripicchiò, sostenuta +dalle allieve, le quali irritate dalla supremazia della compagna, +l’assalirono, scoccandole contro un nuvolo di frecce avvelenate, +alcune delle quali punsero Dalia sì al vivo, da farla prorompere per la +stizza, e per la vergogna in uno scoppio di pianto, a cui fecero eco le +risate delle astanti. + +In questo entrò in bottega una vecchia signora, al cui aspetto tutte +le bocche si chiusero. Era costei la contessa Emilia ***; abitava il +primo piano di quella stessa casa, ove era amata e riverita da tutti +i casigliani, e perchè ricca, e anche perchè d’un’ottima pasta. La +maestra poi nutriva per lei una più sviscerata deferenza, chè la +contessa Emilia, modello delle avventore, pagava senza dilazione e +senza lesinare, com’è vezzo delle dame in generale. + +La contessa, vedova già da un pezzo, con un nipote che aveva preso il +posto di un unico figlio morto di coléra nel cinquantasei. Era solita +passare la miglior parte dell’anno in una villa che unitamente ad +un podere, possedeva nel piano d’Erba, riparando a Milano l’inverno. +Ma in quell’anno aveva prolungata oltre il solito la sua dimora alla +capitale, trattenutavi dal suo avvocato, il quale le aveva dichiarato +essere la di lei presenza indispensabile per condurre a fine certi +litigi, che di causa in causa, duravano già da quasi mezzo secolo. + +Appunto in quel giorno l’avvocato le aveva concessa licenza (così le +aveva detto sorridendo) di andarsene in campagna. Del che lietissima +la contessa, prima di salire al suo appartamento onde disporre il +tutto per la partenza, aveva voluto entrare dalla modista per lasciarle +certe commissioni di non so quali cuffie che le si dovevano a suo tempo +spedire alla campagna. + +La maestra al comparire della contessa, si era tosto levata offrendole +una sedia; le _madamine_ avevano tutte simultaneamente chinate le +teste, come spiche al buffo del vento. + +La contessa Emilia, che prima di lasciar Milano voleva approvigionarsi +di notizie, date che ebbe le commissioni per le cuffie, e fissato colla +maestra il modo più sicuro di inviargliele sane e salve, chiese che ci +fosse di nuovo: + +— Nulla, signora contessa, almeno ch’io sappia... le rispose con tutta +dolcezza la maestra. + +— E di Garibaldi? + +È a notarsi che l’eccellente dama, per un fenomeno che di dì in dì si +fa men raro, voleva tutto il suo bene a quel grand’uomo del generale. + +— Ma!... esclamò la maestra fissando Dalia, la quale in pari tempo +raccolse, senza alzar la testa dal lavoro, tutte le occhiate obblique +delle compagne. + +— A quest’ora, ripigliò la contessa immergendo le dita in una piccola +tabacchiera d’argento, qualche cosa di nuovo in Milano si dovrebbe +sapere. Si sa che sono sbarcati a Marsala; si sa che è partito.... +per... Non mi ricordo più il nome di questo paese... + +— Quella tosa là dovrebbe saperlo..., disse la maestra indicando Dalia. + +La contessa Emilia si volse verso la giovinetta, sorridendole +graziosamente al suo solito. + +— Fammi il piacere, Dalia, proseguì la maestra con affettata dolcezza, +dì quello che sai, qui alla signora contessa... + +Vi lascio immaginare la confusione della povera ragazza, la quale se +resisteva energicamente quando la trattavano colle brusche, ammolliva e +cedeva subito presa colle buone. Cavatasi dal seno la lettera (che non +aveva ancor letta per puntiglio, benchè si struggesse di farlo) si alzò +e si avvicinò alla contessa. + +— Che cara creatura!... come è bellina!... sclamò questa, contemplando +la giovinetta e fermando gli occhi su quelle magnifiche trecce. +Guardate, guardate che stupenda capigliatura! Quel peso lì alla testa +ti deve dar fastidio, eh! la mia tosa? + +Dalia, sorridendo, accennò col capo di no. + +La maestra guardò svogliatamente in istrada, battendo rapidamente +pel dispetto il piede sullo sgabellino. Le altre ragazze si sarebbero +volontieri scagliate sulla povera Dalia, e le avrebbero strappati tutti +i capelli, tanto invelenivano. + +— Sentiamo un po’ queste novità, la mia bella... Come ti chiami? + +— Dalia. + +— Dalia?... che nome curioso! E, dì un po’, chi è che te le manda +queste novità? + +Dalia abbassò il capo, e si fece di fuoco; avrebbe voluto scappare, +ma le gambe le tremavano, senza aver forza di moversi. La maestra +sorrise affettatamente mordendosi le labbra; le allieve finsero fare +sforzi inauditi per trattenere le risa, ma a queste surrogarono certi +sibili, certi frusci, simili a quelli che fa la birra quando gorgoglia +e fischia intorno al turacciolo, tanto che la contessa Emilia, non potè +a meno di capire il latino, come si suol dire, e, ignara della scena di +prima, di sorridere anche lei, fiutando una presa di tabacco. + +Dalia impallidì, girò un sguardo sì minaccioso sulla maestra e +sulle compagne, che queste non seppero sostenerlo, e, fattesi +serie, abbassarono gli occhi. La giovinetta, incontrata la dolce e +compassionevole guardatura della contessa, sentissi scorrere nelle vene +una tenerezza, confortatrice; all’ira tenne dietro un bisogno di sfogo, +che anche questa volta si disciolse in uno scoppio di pianto. + +— Oh! oh! che c’è?... che c’è?... Cosa ti è successo la mia tosa? le +chiese la contessa intenerita. + +— Solite smorfie... Non le badi... non le badi... disse sprezzantemente +la maestra. Anzi... senti, la mia cara Dalia (e disse quel mia cara +coi denti serrati), per evitare che queste scene abbiano a succedere +un’altra volta è meglio che... che tu rimanga a casa tua. Qui si viene +per lavorare, non per piangere... + +Dalia, soffogata dall’umiliazione e dall’angoscia nulla rispose; ma +levatasi, d’un balzo afferrò il suo sciallo e se lo gettò sulle spalle; +indi, preso il cappellino, se lo acconciò alla bell’e meglio sulla +testa, annodando con fretta convulsa i nastri sotto il mento. Ciò +fatto, senza dire una sola parola, mosse difilata verso l’uscio... Ma +la contessa Emilia, andatale incontro, la fermò, ponendole una mano +sulla spalla: + +— Fermati, la mia ragazza!... le disse con voce carezzevole, fermati... +Non istà bene pigliar le cose con tanto fuoco... Non è vero, proseguì +rivolgendosi alla maestra, che lei acconsente a tenerla qui ancora?.. + +— Veramente..., rispose la maestra facendo la preziosa, mentre in +cuor suo, sbollita già la stizza, pentivasi d’aver licenziata Dalia, +la più abile tra le madamine del suo negozio. Veramente... con +quel carattere così superbo... Quando si è poveri come Giobbe, la +superbia bisognerebbe lasciarla dietro l’uscio... Però... però... per +riguardo a lei, signora contessa, che da tanti anni mi onora delle sue +commissioni... Basta non se ne parli più... Dalia, torna pure al tuo +posto. + +Ma Dalia restava immobile, cogli occhi bassi e il labbro fremente. Un +lampo iracondo balenò negli occhi della maestra... Uh! se non c’era lì +la contessa!... Ma questa, presa amorevolmente per un braccio la fiera +fanciulla, pian piano la ricondusse al suo posto, dicendole con un +garbo tutto materno: + +— Andiamo, andiamo!... Si è già detto che quel che è stato è stato, +dunque... Una bella ragazza come tu sei, deve mostrarsi docile +bonina... + +— Vieni qui, vieni qui, Dalia! le susurrarono in coro facendole posto +le compagne, le quali, per uno di quei rapidi mutamenti tanto frequenti +ne’ cervelli femminili, le avevano ridonata d’un tratto la loro +simpatia. + +Dalia, commossa, cedette, e levatosi lo scialle e il cappellino, +sedette al suo posto, e riprese il lavoro. + +— Così va bene! disse la contessa, soddisfattissima d’aver dispersa la +bufera di cui essa, benchè involontariamente, era stata l’origine. Così +va bene! brava tosa! Però, ripigliò sorridendo e accarezzando le bionde +trecce della fanciulla, ti avverto che non ho rinunciato al desiderio +di aver quelle tali notizie... Anzi, se lei lo permette (e si rivolse +alla maestra) condurrò di sopra con me questa ragazza; così le darò +quei tali fiori che le ho detto per le cuffie, e nello stesso tempo +saprò quello che mi preme... + +La contessa (avendo la maestra annuito con un inchino) pigliò Dalia per +mano e seco lei salì al suo appartamento. Giunti nel gabinetto, disse +alla fanciulla: + +— Aspettami qui un istante, e torno subito... Vado a spogliarmi... Vuoi +far colezione con me? + +— Grazie, signora contessa, ma non ho fame. + +— Bene, bene.... fa come vuoi... Un minuto e sono da te. + +Infatti poco tempo dopo la contessa, in abito casalingo, entrava nel +gabinetto, e sedeva presso la fanciulla: + +— Ah! ora che siamo qui sole, spero che vorrai leggermela quella +benedetta lettera!... Chi l’ha scritta?... + +Dalia sorrise arrossendo. + +— Ho capito, ho capito! Ebbene che c’è di male?... La è d’un +garibaldino tuo amoroso? + +La fanciulla, incoraggiata dal fare disinvolto della contessa, accennò +col capo di sì. + +— È il tuo promesso sposo dunque?... Di che professione è questo tuo +giovine? + +— È pittore. + +— Pittore?... Ah! è di buona condizione dunque! tanto meglio, tanto +meglio!... E, dì, i tuoi genitori vedono di buon occhio... + +— I miei genitori sono morti. + +— Avrai qualcuno che ne farà le veci... + +— No, signora contessa, rispose sospirando la giovinetta, sono sola +soletta al mondo. + +— Oh poverina! sclamò la contessa pigliandola affettuosamente per mano. +Sì giovane, sì bellina... e sola! + +— Sola. + +— E questo giovane... Come si chiama? + +— Roberto. + +— E questo tuo Roberto... + +— È solo anche lui come me. + +La contessa Emilia contemplò un istante la fanciulla, poi, quasi +rispondesse a sè stessa, soggiunse: + +— Ecco due poveri orfani... abbandonati da tutti... si incontrano... e +si vogliono bene... Uno s’appoggia all’altro... Vi volete proprio bene +davvero, eh? + +— Oh! tanto... tanto! + +— E siete poveri ambedue? + +— Poverissimi. La s’immagini, signora contessa; io guadagno trenta +soldi il giorno... + +— E lui? + +— Lui, poveretto, lavorava quando poteva.... + +— E ti ha lasciata qui sola?... + +— Doveva far così... L’ha chiamato Garibaldi sicchè...» e non compì la +frase che, anche piantata lì a mezzo, voleva dire: Quando è Garibaldi +che chiama, non c’è ragione che tenga. + +— E tuo padre chi era? + +— Non lo so. M’ha allevata da piccina uno zio, che, poveretto è morto +poco tempo fa nelle mie braccia... e in quelle di Roberto. Era un +vecchio soldato di Napoleone I... Ha fatte tutte le campagne, era +mutilato... + +— Aveva qualche grado? + +— Sicuro, rispose Dalia con un certo orgoglio, era capitano. + +— Allora gli avranno data la pensione... + +— Non ha voluto niente dai Tedeschi, il bravo uomo... + +— Come si chiamava questo tuo zio? + +— Il capitano Bernardo ***. + +Questa volta toccò alla contessa di farsi rossa. Però, per nascondere +quell’indiscreta vampa che la richiamava ai beati tempi della sua +giovinezza, piegò il capo dalla parte opposta, col pretesto di +saturarsi il naso con una grossa presa di tabacco. + +Poi ricompostasi immediatamente (a settant’anni è l’affare d’un +momento), ripigliò: + +— Il capitano Bernardo ***! Ma io devo averlo conosciuto questo tuo +zio... Dì un po’, Dalia, era capitano dei Veliti, mi pare? + +— Proprio dei Veliti... + +— È lui, è lui senz’altro! seguitava la contessa fingendo di +raccapezzarsi a poco a poco, mentre invece, al solo udire il nome +del capitano, le era paruto vederselo dinanzi (come un certo dì, +in una certa occasione), ginocchioni a suoi piedi, giovane robusto, +innamorato, e nella sua splendida assisa. + +— Raccontami, raccontami la sua storia. Tuo zio ve’! era... amico +strettissimo di quella buon’anima di mio marito... + +— Oh! guarda mo’ che combinazione! sclamò Dalia, e, eccitata dalla +contessa, si fece a narrarle quanto sapeva della vita del capitano +Bernardo. + +La contessa Emilia (il lettore se ne sarà già accorto) era stata ai +suoi tempi una donnetta galante; nè sarebbe giustizia il movergliene +rimprovero chè, come dice Foscolo de’ letterati, anche le donne vanno +giudicate a seconda de’ tempi in cui vissero. E appunto i tempi nei +quali la contessa era in fiore, non erano gran che severi in fatto di +costumi. Tutto era disordine allora, tutto era stato scomposto dalla +rivoluzione, sicchè non è meraviglia se anche la morale ne andasse un +pochino sconquassata. + +La contessa era stata in grido di leggiadría, e molti vagheggini +avevano farfalleggiato intorno al lume de’ suoi begli occhi, come +dicevano gli Arcadi d’allora. Ma ciò che l’aveva resa di moda, tanto +che per un mese in Milano non s’era parlato d’altro, fu una certa +sua avventura, che noi pure racconteremo ai nostri lettori, anche per +seguire un precetto raccomandato agli scarabocchiatori non so se da +Longino, o da Alberto Lollio, di intercalare cioè, al racconto, quando +è lunghetto, qualche piacevole episodio. + +Poche miglia fuor di Erba, a destra della strada che scende per risalir +tosto verso Longone, sorgeva (e sorge tuttora) la villeggiatura di un +ricco negoziante, il quale, rimasto vedovo, dato un calcio agli affari, +soleva passare in campagna i più bei mesi dell’anno in compagnia della +propria figlia. + +Un giorno (un bel giorno d’ottobre) alcuni Milanesi villeggianti in +quei dintorni, passando a caso di là, videro su di un terrazzo attiguo +alla villa, e tutto ammantato di piante rampicanti, una leggiadra +giovane, la quale stava leggendo il giornale ad un rubizzo vecchietto +che sedevale al fianco. + +— Che bella signorina! esclamò uno della comitiva. + +— Graziosa davvero! soggiunse un altro. + +— Che portamento disinvolto! + +— Hai veduto che occhi lampeggianti? + +— È un angelo! gridò il conte ***, giovane che godeva di molta +celebrità nel bel mondo d’allora, per la pazza foga con cui correva +dietro alle galanti avventure. Chi è quel vecchio? + +— Dev’esser suo marito... gli rispose un tale che piccavasi di conoscer +tutto. Anzi lo è di sicuro. + +— Peccato! esclamò il conte sospirando; lei sì giovane, lui sì +vecchio!... Così dicendo fermavasi fissando gli sguardi verso il +terrazzo; poi raggiungeva i compagni, per fermarsi di bel nuovo, +finchè, voltando la strada, l’ebbe perduta di vista. + +Da quel momento il conte non ebbe pace; il suo pensiero era sempre +là, fisso sul terrazzo. Lei sì giovane, lui sì vecchio! esclamava +coricandosi; lei sì giovane, lui sì vecchio! andava ripetendo appena +desto. + +Passò, ripassò per quella strada, e non sempre invano, chè qualche +volta gli venne fatto di rivedere la graziosa giovane, la quale, +non ostante il sesto comandamento, finì co’ suoi begli occhi, +coll’innamorarlo perdutamente. + +Al solito, la passione del conte, crebbe cogli ostacoli, fra i quali +primeggiava il marito, immancabile come l’ombra del corpo di sua +moglie, innamovibile come il dio Termine. + +Il conte usò tutti gli artifizj che la passione può suggerire +per communicare col suo idolo o a voce, o in iscritto, ma sempre +invanamente. Quell’originale di negoziante emerito viveva isolato come +un selvaggio, senza fare nè ricever visite, tantochè nessuno sapeva +dar contezza de’ fatti suoi. Che era riuscito a sapere il giovane +innamorato? Che la giovane aveva nome Emilia; null’altro! + +Il conte fu lì lì per impazzirne. Finalmente, volendo riuscire a +qualunque costo, risolse di ricorrere ad uno stratagemma, disperato, se +volete, pericoloso, ma decisivo. + +Il dopopranzo di una bella giornata, il conte, sdrajatosi nel suo +calesse, ordinò al cocchiere di portarsi su d’una collina, dalla cui +cima scende la strada su cui, circa un miglio in giù, s’apre la casa +di Emilia. Giunti sul colle, il conte disse al cocchiere di fermarsi, +e alzatosi, fissò quella casa con un cannocchiale, spiando se mai +comparisse la giovane o sulla porta, o alla finestra, o sul terrazzo. + +Non andò guari che Emilia e il suo inseparabile compagno comparvero sul +terrazzo. + +— Animo! gridò il conte afferrando il cocchiere per un braccio; una +frustata ai cavalli e giù di corsa... + +— Giù di corsa? chiese attonito il cocchiere. + +— Giù di corsa, sì... giù di corsa! strillò il conte, battendo i piedi +in modo che parve volesse sfondare la carrozza. + +Il cocchiere ubbidì, maledicendo in cuor suo le stramberie del padrone, +e i cavalli partirono di galoppo. + +— Giù, giù frustate... gridava il conte. + +— Ma, signore, ci romperemo il collo... I cavalli mi piglieran la +mano... Si va già sì forte che... + +Ma il conte per tutta risposta, strappata di mano al cocchiere la +frusta, la menò gridando come un invasato per dritto e per traverso +sulla groppa dei cavalli, i quali spinti anche dal peso del legno, +precipitarono di carriera, nonostante gli sforzi sovrumani del +povero cocchiere il quale, pallido pel terrore, coi capelli ritti (il +berretto, volatogli via di testa, rotolava anche lui giù perla china), +puntando i piedi, tirava a più non posso le redini. + +Quando la carrozza fu a pochi passi dalla porta della casa d’Emilia, +il conte allungato il braccio, afferrò la redine del cavallo destro, +tirandola con una strappata. Il cocchiere cacciò un urlo; il legno +urtò violentemente contro uno degli stipiti della porta; un cavallo +stramazzò per terra. Il conte balzato in aria, ricadde sul lastrico +sotto la porta; e il povero cocchiere, balzato anche lui dal lato +opposto, calò di piombo sul collo di una lavandaja che stavasene +ginocchioni sul ciglio d’una roggia che fiancheggia l’altro lato della +strada. Cocchiere e lavandaja precipitarono nell’aqua, framezzo ad uno +stormo di anitre che scapparono schiamazzando e sbattendo l’ali. + +Il vecchio negoziante, Emilia ed i domestici (alcuni dei quali corsero +in soccorso del cocchiere e della lavandaja) furono tosto attorno al +conte, che, fingendo d’esser svenuto, non capiva in sè per la gioja di +aver ottenuto il suo intento. Era presso il suo idolo! + +Trasportato in un salottino terreno, venne adagiato su di un sofà. +Intanto che il fattore andava pel medico, Emilia, sorreggendo la testa +del conte, gli poneva sotto le nari essenze odorose onde richiamarlo +a sè. Finalmente aprì gli occhi, incontrandoli con quelli di Emilia, +che li abbassò tosto arrossendo. Venuto il medico, che abitava a pochi +passi di lì, visitò il conte e palpatolo ben bene, scoprì che una +costola era rotta. A quell’annunzio il conte fu lì lì per gettare le +braccia al collo al dottore e soffogarlo di baci, tanto era felice!.. +Ma questo slancio di affetto si mutò repentinamente in odio feroce, +quando il medico (a fin di bene) ebbe detto: Però il signore è +trasportabile.... + +— Così presto? sclamò Emilia. No, no; non facciamo imprudenze... + +— Certo, certo, soggiungeva il vecchio. + +— Aspettiamo almeno qualche ora... proseguiva Emilia. + +Il conte la ringraziò con una lunga occhiata. Partiti che si furono il +medico ed il vecchio, Emilia sedette a fianco dell’innamorato giovine, +il quale dopo poche parole dette con labbro tremante e con voce +interrotta dalla passione, presale una mano e strettala tra le sue, +coll’accento della più viva tenerezza le disse: + +— Emilia!... cara Emilia!... io ti amo perdutamente.... + +La giovane non ebbe forza di ritirar la mano; investita, attratta dal +fluido magnetico che emanava dagli occhi del giovane, posò il capo +sulla di lui fronte infocata... + +— Caro signor conte, si calmi... Adesso non è il momento... Guarisca +e poi... e poi discorreremo.... Così entrò a dire il vecchio, che +accompagnato il dottore, era rientrato, non visto, nel salottino. + +A queste parole il conte restò come di sasso. Emilia si tolse +lestamente di là. + +— Il marito!... costui mi strozza al certo! disse fra sè il conte +vedendosi solo col vecchio, il quale sedutoglisi al fianco sulla +seggiola abbandonata da Emilia, proseguì con voce pacata. + +— Da bravo, signor conte!... Ora procuri di guarire... dopo +vedremo...; se ella vuol proprio bene alla mia Emilietta, per me +fin d’ora non mi oppongo... non le dico di no... + +Il conte stupefatto, puntando sulle gomita, voltossi verso il vecchio +guardandolo fisso: + +— Certo, certo, proseguiva quest’ultimo sorridendo; io non sono lontano +dall’acconsentire... purchè le vogliate proprio bene... + +— Scusate, signore, balbettava il conte, io non capisco... voglio dire +che non so come voi... + +— Io ho già prese le dovute informazioni sul conto vostro, o signore. +Ma sì!... So che siete d’ottima famiglia, che siete benestante..., un +po’ scappato... ma sono certo che in seguito non vorrete bene che ad +Emilia, vero? + +Il conte guardava in giro pel salottino per sapere se sognava o se era +desto. + +— Credete voi forse, continuava il vecchio sempre sorridendo +affabilmente, ch’io non mi fossi accorto che voi corteggiavate Emilia? +Oh! lo sapeva, vedete, lo sapeva!.. + +— Lo sapevate? + +— Certo. + +— E.... + +— E aspettava da voi, come si usa tra gente onesta, una domanda in +regola. + +— Una domanda? + +— Che voi, signor conte, (e il vecchio minacciava giocosamente +coll’indice) avete creduto bene di fare direttamente alla figlia e non +al padre. + +Il conte all’udire che Emilia era la figliuola, non la moglie del +vecchio, fu in procinto di gettarsi dal sofà e fuggir via a precipizio +nonostante la costola sfondata. Però, da quel giovane ben educato che +era, si trattenne, e compostosi il meglio che seppe, pregò il vecchio +di lasciarlo solo per brev’ora chè aveva bisogno di riposo. + +Il conte, sbollito quel primo corruccio del suo amor proprio che +ricalcitrava trovandosi preso nel laccio teso da lui ad altri, +richiamatisi in mente i begli occhi di Emilia, fatto riflesso che +quella ragazza alla fin dei conti, oltre all’esser leggiadra, era +onesta, d’ottima famiglia, e ricca per giunta, riconobbe che quella sua +scappata poteva tornargli utile. Così pensando e ripensando, a poco a +poco si addomesticò all’idea di un matrimonio, commendevole per tutti +i rapporti. Sicchè alla fine, alzatosi a sedere sul sofà, esclamò: +Giacchè siamo in ballo, balliamo... Già non c’è altro mezzo per +cavarmela onorevolmente. + +Tre mesi dopo Emilia sposava il conte. + +La contessa ascoltò con vivo interesse il racconto che Dalia le fece +delle avventure del capitano Bernardo, interrompendola nei passi più +patetici con un sospiro, collo stringer le labbra, coll’esclamare: +pover’uomo! pover’uomo! + +— Ma, proseguiva quella buona signora, quelli erano tempi curiosi +davvero! Quante vittime, quanto sangue... e perchè? per chi? Almeno +adesso, se si fanno sagrifizj di vite e di denaro, sono a vantaggio +del paese nostro... Se non li goderemo noi questi vantaggi (già +bisogna lasciar tempo al tempo), saranno pei nostri figliuoli... Oh! a +proposito... Spero che adesso non avrai più difficoltà, e che sapremo +finalmente le novità che ti scrive il tuo pittore... + +— La si figuri, signora contessa! s’affrettò a rispondere Dalia, e +spiegazzata la lettera, cominciò a leggerla ad alta voce. Roberto, +chiesto novamente perdono alla sua amica d’esser partito a di lei +insaputa (non c’era più bisogno, chè era già bell’e perdonato), +le narrava per filo e per segno tutto quello che era successo, +incominciando dal suo imbarco a Quarto e via via fino all’approdo a +Marsala. + +— Questo la sapevamo già, disse la contessa. Va un po’ innanzi, la mia +tosa... di su quello che avvenne di poi. + +Dalia continuò a leggere: + +«Il 12, noi garibaldini e circa un centinajo di _Picciotti_ (li +chiamano così i volontarj siciliani, perchè mo, non lo so) verso le +quattro pomeridiane, lasciammo Marsala e ci incamminammo alla volta +di un sito detto Salemi. A poche miglia di Salemi, il generale fece +sonar l’alto. Era tempo!... non potevamo quasi reggerci in piedi per la +fame... Figurati, Dalia! dalla sera innanzi non aveva mangiato...» + +— Povero giovane! sclamò la giovinetta. + +— Povero giovane! ripetè la contessa. Robusti come si è a quell’età, +figurarsi se l’hanno a sentire la fame!... E Roberto, m’immagino, sarà +di buona bocca eh? + +Dalia sorrise annuendo. + +— Proprio come mio nipote Ernesto!... proprio come lui!... Si sa! sono +giovani e... Ma va innanzi mia cara, va innanzi. + +«Noi facemmo alto ai piedi d’una fattoria che sorge a sinistra della +strada; la si chiama Rebingallo, e m’hanno detto che è proprietà di un +certo barone Mistretta di Salemi. Un brav’uomo ve’! tanto è vero che, +saputo che Garibaldi sarebbe passato da quelle parti, ci aveva spedito +incontro un suo nipote, il quale disse al generale che la fattoria con +tutto quanto conteneva era a nostra disposizione. Infatti in men che +nol dico zio e nipote (Dio li benedica!)....» + +— Oh sì proprio! sclamò la contessa sorridendo e salutando que’ due +signori siciliani come se proprio fossero lì dinanzi a lei. + +«... ci regalarono montoni, pollame, formaggio, pane, latte, farina, +vino... e che vino, Dalia! che vino.... (La giovinetta rise). Questo +Rebingallo è uno dei luoghi più pittoreschi ch’io mi conosca; ne +ho fatto uno schizzo così alla buona, chè c’è giusto il tempo di +dipingere!... Mentre dunque stavamo facendo onore a quel ben di Dio +(il generale mangiò con noi al solito, e alla buona) eccoti arrivare +un dei nostri, posto a sentinella sulla sommità della collina, colla +notizia che un corpo di regj si avvicinava al nostro bivacco. In un +attimo fummo sotto le armi; ma poco dopo, gli esploratori mandati dal +generale, tornarono a riferirgli che non si trattava di nemici, ma +bensì di una banda di insorti siciliani comandati dai due fratelli +Sant’Anna. Figuratevi se li ricevemmo a braccia aperte! Che begli +uomini, Dalia! Bruni di carnagione (già qui il sole tinge come il +carbone, e chi sa come concerebbe la tua pelle delicata e bianca come +il fior della magnolia).» + +— Matto! esclamò arrossendo la giovinetta, poi seguitò: + +«... colle barbe nere, e gli occhi ancor più neri; alti di statura, +forti, snelli... insomma bella e ardita gente. A proposito! intanto che +mi ricordo, sappi che appunto in quel giorno abbiamo fatto acquisto +di un cappellano. Ecco come fu la cosa. Poco prima che arrivassero i +fratelli Sant’Anna coi volontarj siciliani, venne al nostro bivacco +un frate francescano. Devi sapere, tra parentesi, che qui i frati +non assomigliano affatto ai nostri, e sono, generalmente parlando, +liberalissimi. Questo francescano (che è un bel giovane ricciuto e +dallo sgardo vivace) chiese del generale, il quale stava appunto +facendo bere il suo cavallo ad una fontana. Il frate va dritto a +lui e gli si inginocchia dinanzi sclamando «Mio Dio! ti ringrazio +d’avermi fatto vivere in un tempo, in cui doveva nascere il Messia +della libertà. Da questo momento giuro morire, se bisogna, per voi, +generale, e per la Sicilia[20]» Allora Türr gli disse: Volete venire +con noi? — Eccomi! rispose il francescano levandosi — Venite; venite, +gli disse Garibaldi, voi sarete il nostro Ugo Bassi[21]; eccovi intanto +un proclama che ho apparecchiato pei preti buoni; leggetelo e ditemi +il parer vostro. — Il francescano, lettolo, esclamò: Per me, non ho +bisogno d’eccitamenti... Sono già vostro...; lo serberò per quei preti, +la cui fede nella santa causa, ha bisogno d’essere sostenuta[22]. +Questo francescano ha nome padre Giovanni Pantaleo ed è del convento di +Santa Maria degli Angeli di Salemi, ove insegnava filosofia.» + +— Che avessero a diventar buoni cittadini anche i frati e i preti! +sclamò Dalia. + +— Eh! la mia ragazza... Io non spero tanto... Sono al mondo da un +pezzo e so per prova che... Basta! in questi giorni ne vediamo di così +strane!... Ma continua». Dalia obbedì: + +«Intanto i fratelli Sant’Anna e gli altri capi che erano con loro[23] +diedero ragguagli al generale sullo stato in cui si trovava la +rivoluzione nell’isola, chè, a dirla schietta, noi non ne sapevamo +nulla. Per loro mezzo dunque si seppe che la rivoluzione in Sicilia +si riduceva a poca cosa, cioè ad alcune bande armate, sfuggite ai +combattimenti di Palermo, di Monreale e di Carini, le quali battevano +la campagna, senza però che si sapesse con precisione ove fossero. Si +seppe però che Rosolino Pilo e Corrao (due bravi ed intrepidi patrioti) +erano alla lor testa e che la Sicilia era disposta a sollevarsi appena +fosse giunto Garibaldi. Ora che sai com’erano le cose quando eravamo a +Salemi, proseguirò più speditamente la mia narrazione.» + +— Ma davvero, sclamò la contessa Emilia, questo tuo Roberto è un +prodigio di precisione! + +— Che vuol che le dica!... Resto anch’io meravigliata... Lui che era la +confusione personificata! È un miracolo, un vero miracolo! + +«Prima però è necessario che tu sappia che tutti d’accordo hanno +convenuto in questo, che si doveva ubbidire ad un sol capo per schivare +disordini. Naturalmente Garibaldi fu gridato da tutti capo ed egli +assunse la dittatura in nome del re Vittorio Emanuele[24].» + +Roberto nella sua lettera, dopo d’aver detto che la mattina del 15, il +generale, avuto avviso che le truppe regie facevano un movimento sopra +Calatafimi, aveva immediatamente dato ordine a tutti i suoi di porsi +in marcia verso il punto minacciato, si fa a descrivere la battaglia +oramai celebre col nome del villaggio presso cui venne combattuta. + +Questa battaglia, che decise dell’avvenire dei Borboni in Italia, +merita d’esser conosciuta in tutti i suoi dettagli. Anteporremo quindi +la descrizione che ne fa il Dumas[25] (che trovandosi lì presso ebbe +comodo di raccogliere notizie fresche e veritiere), a quella troppo +rapida e succinta data da Roberto nella sua lettera. + +Il corpo dei volontarj di Garibaldi aveva subita una nuova +modificazione: le sette compagnie erano state portate a nove; l’VIIIª +e la IXª erano state affidate ai capitani Bassini e Grigiotti. Le nove +compagnie, come quelle de’ bersaglieri piemontesi, erano state divise +in due battaglioni, il primo comandato dal colonnello Bixio, il secondo +dal colonnello Carini. + +Ecco in qual’ordine si marciò incontro al nemico. + +Il colonnello Sirtori, capo dello stato maggiore, in nome del general +Garibaldi aveva fissato l’ordine della marcia in questo modo: + +Le squadre Coppola e Sant’Anna, dovevano marciare sui fianchi della +colonna. + +La IXª compagnia (Grigiotti) d’avanguardia. Cento passi dietro, seguiva +l’VIIIª comandata, come abbiam detto, dal capitano Bassini. La VIIª +veniva appresso; sotto gli ordini di Cairoli; poi la VIª, comandata +da Ciaccio, che era stato sostituito a Carini, poi la Vª comandata da +Anfani. Queste cinque compagnie stavano sotto gli ordini di Carini. + +Seguivano l’artiglieria ed il genio, comandati da Orsini e da +Minutilla, come pure una compagnia di volontarj formata dalle ciurme +de’ due battelli, il comando delle quali era naturalmente toccato a +Castiglia. + +Alla testa del suo battaglione, subito dopo l’artiglieria, veniva Nino +Bixio, e le quattro compagnie di carabinieri genovesi. + +Le quattro compagnie erano comandate: + +La IVª da Forni, invece di La Mara. La IIIª da Stocco. La IIª da Forni, +invece d’Orsini, e la Iª da Bixio che avea posto in vece sua il proprio +luogotenente. Infine i carabinieri genovesi erano sotto ordini di +Mosto, ch’egli aveva formati a Genova. + +La colonna aveva attraversato in questo ordine il villaggio di Vita, +celebre per il suo brigantaggio, e che accolse, poche ore più tardi, i +feriti di Calatafimi. + +Il generale, col suo stato maggiore, era alla testa della colonna con +Sirtori e Türr. Egli si era spinto fin sulla cima della collina per +esaminare la posizione del nemico. + +Un uffiziale d’ordinanza venne allora da parte sua a dar l’ordine +ai volontarj di abbandonare la strada, e di portarsi sulla posizione +alta, a destra, lasciando solamente sulla strada l’artiglieria con una +compagnia per difenderla. Mentre l’esercito nazionale prendeva quella +posizione, si cominciarono a vedere alcune compagnie di bersaglieri +regj del IXº battaglione leggiero, che discendevano nella valle, e +venivano incontro ai nostri. Per la prima volta regj e patrioti si +trovavano in faccia gli uni dagli altri. + +Il grosso dell’esercito regio era in Calatafimi, ed occupava la città +posta sul pendio d’una montagna che s’innalza alla sua destra, e, per +conseguenza, alla sinistra dei nostri. Gli avamposti regj stavano ad un +miglio prima di Calatafimi. + +Appena il general Landi seppe che i volontarj erano a Vita, ed +appena potè vedere dall’alto della montagna un gruppo d’uffiziali +che osservavano i suoi movimenti, diede ordine a’ suoi d’uscire +dalla città, di fare una discesa nella valle, e salire dipoi le tre +collinette a sinistra, ed una a destra, onde impadronirsi della strada. + +Il general Garibaldi, che era l’anima di quel gruppo d’uffiziali +veduto da Landi, e che aveva intorno a sè il colonnello Türr, il +maggior Tuchery, il capitano Missori, ed alcuni altri uffiziali, mandò +dall’alto della collina i seguenti ordini: + +Türr coi carabinieri genovesi, esperti quanto intrepidi, si stenderà +sopra una larghezza d’un mezzo miglio, e formerà un cordone di +bersaglieri destinato ad incominciare il fuoco contro gli avamposti +nemici. Dietro Türr, marcerà a destra la VIIª compagnia, a sinistra, +l’VIIIª, come sostegno, e la VIª e la IXª. Queste quattro compagnie +staranno sotto gli ordini del colonnello Carini. + +La VIª portava la bandiera tricolore data a Garibaldi dalle signore di +Montevideo. + +Seguiranno i volontarj di Coppola e di Sant’Anna, quelli stessi che +raggiunsero Garibaldi sulla strada di Salemi. + +Questi _picciotti_ formavano un totale di duecento cinquanta uomini +circa. + +Bixio, ed i suoi quattro compagni, come anche il capo di stato maggiore +Sirtori, dovevano momentaneamente formare la riserva. I due cannoni che +potevano servire (giacchè gli altri due mancavano d’affusti) dovevano +restare sulla strada per respingere le cariche di cavalleria che i regj +sembravano minacciare. + +Con quest’ordine si doveva attendere il nemico, il quale cominciava le +sue mosse coll’inviare alcune compagnie di cacciatori, che s’avanzarono +gridando a gola aperta: viva il re! + +Il generale, vedendo che passerebbe un buon quarto d’ora prima che +il nemico fosse a tiro di fucile, scese dalla posizione elevata +che occupava, e venne a porsi tra i carabinieri genovesi, e le due +compagnie che li seguivano da vicino, ed ordinò che tutti sedessero +lì al posto dicendo: «Riposatevi, figli miei!... avremo di che +affaticarci...» + +E dando, per il primo, l’esempio, sedette, e cavato un pezzo di pane, +fece colazione. + +Allorchè i regj giunsero a due tiri di fucile, il generale, chiamati +intorno a sè i trombetti, ordinò loro di sonare tutti insieme la diana. +I trombetti ubbidirono. I volontarj, saltarono in piedi, e presero le +armi. + +Nel medesimo istante i cacciatori regj si fermarono. + +In quel momento, sulla cima d’un monticello (a destra de’ volontarj, +ed a sinistra de’ regj) comparve una forte colonna di quest’ultimi, la +quale mise in batteria due cannoni. I regj riprendono la loro marcia +offensiva, interrotta per un istante dallo strepito delle trombe +di Garibaldi. A tiro di fucile si comincia il fuoco da ambedue le +parti, o, per parlare più esattamente, a causa della portata e della +precisione delle armi, il fuoco comincia dalla parte de’ Napolitani, +micidiale per i volontarj, mentre quello dei nostri era quasi +inoffensivo. + +Difatti i cacciatori regj erano armati di carabine rigate ed a palla +conica, mentre i volontarj avevano semplici fucili di munizione. + +I _picciotti_ di Sant’Anna, e di Coppola, incaricati di girare la +posizione a destra fecero, debolmente ed incompiutamente il movimento, +poichè una sola parte di loro si spinse avanti con Sant’Anna. + +In mezzo a’ _picciotti_ si distinguevano un cappuccino ed un +francescano, tutti e due armati di fucile, i quali marciavano alla +testa delle file facendo fuoco come vecchi soldati. + +Fin là il generale era restato in osservazione, tranquillo ed immobile +al suo posto; ma, vedendo che dopo aver ceduto sul principio, i +battaglioni de’ cacciatori regj s’erano riordinati, e che da tutte le +file nemiche partivano scariche micidiali, ordinò l’attacco generale. + +Appena dato l’ordine, si pose egli stesso alla testa delle prime +compagnie, e prese il posto del colonnello Türr, che andò sulla fronte +di battaglia a dar l’ordine dell’attacco. + +Carini condusse le sue compagnie a destra. Bixio fece lo stesso +movimento a sinistra; ma l’ordine d’un attacco generale era diventato +quasi inutile, poichè il combattimento aveva cominciato spontaneamente +da ambe le parti. + +Le compagnie de’ cacciatori napolitani cominciarono allora a ritirarsi +in disordine, avendo la bajonetta de’ volontarj sul petto, ma si +riordinarono subito sulle loro colonne d’attacco. + +Allora, in mezzo al combattimento generale, si fecero ammirabili +cariche parziali; ogni uffiziale con cento uomini, con sessanta, con +cinquanta, caricava alla loro testa. Queste cariche erano dirette dal +generale stesso, da Türr, che era ritornato a prendere il suo posto, +da Carini, che continuava a marciare alla testa delle sue compagnie +a dritta del generale, da Bixio che copriva la sinistra, da Stocco +che dirigeva una compagnia di volontarj napolitani e calabresi, da +Schiaffini, da Menotti, da Cairoli, da Bassini, da Gruggiotti, e da +Ciaccio ecc. ecc. + +Ad ogni carica i Napolitani stettero fermi, ricominciando il fuoco di +fila, finchè si videro luciccare a dieci passi di distanza le bajonette +de’ garibaldini, tanto più terribili perchè piantate su canne mute. + +Allora si ritirarono, ma si riordinarono subito in una posizione +migliore di quella che avevano lasciata, perchè tutti i vantaggi del +terreno erano per loro; l’artiglieria ne proteggeva i movimenti, mentre +la nostra, posta sulla strada, poco poteva contro di essi. + +Nulla di più maraviglioso del generale in mezzo a quella mischia, +sempre dove il fuoco era più micidiale, dando gli ordini con un sangue +freddo ammirabile. Suo figlio, Menotti, che si trovava, per la prima +volta al fuoco, (quello stesso che è nato a Rio Grande, e che suo +padre, in una ritirata di otto giorni ha portato appeso al collo dentro +un fazzoletto, e che ha riscaldato col suo fiato) corse a domandare +alla VIª compagnia la bandiera, e avutala, si slanciò subito contro +ai cacciatori col _revolver_ in una mano, e la bandiera nell’altra, +seguito da tre o quattro volontarj, e tra questi da Schiaffini. A venti +passi di distanza dal nemico Menotti è colpito da una palla nella mano +stessa che portava la bandiera. + +La bandiera cadde, Schiaffini raccoltala continuò avanzarsi. Ma a dieci +passi di distanza dalle file regie è ucciso; due de’ suoi compagni si +precipitano sulla bandiera per afferrarla e cadono morti; i Napolitani +allora se ne impadronirono. Questa perdita recò un momento di gioja +all’esercito nemico, ma raddoppiò anche l’ardore dei volontarj. Il +combattimento durava già da circa due ore. Il caldo era estremo. I +nostri, che avevano dovuto caricare sempre salendo, non ne potevano +più; ma gli ultimi sforzi della VIIª compagnia composta in gran parte +di studenti di Pavia, e che s’era impadronita d’uno de’ due pezzi +d’artiglieria de’ regj[26], aveva compensata la perdita della bandiera. + +La nostra artiglieria, che avea ricevuto l’ordine d’avanzarsi sulla +strada per essere più a tiro, ma che non aveva potuto eseguire +quest’ordine in causa delle fortificazioni posticce che aveva fatte +essa stessa per propria difesa, tirava di tanto in tanto qualche colpo +che non faceva gran danno, ma che contribuiva molto a sostenere il +morale de’ volontarj, spossati dalla fatica. + +In questi primi attacchi erano caduti il tenente De Amicis, colpito +in bocca da una palla, e Majocchi pure da una palla, che gli aveva +spezzato un braccio, e da un’altra nel fianco. + +Vedendolo cadere, Carini si slancia verso di lui e: Sta tranquillo, +gli disse, non ti mancherà nessuna cura. — Non pensate a me, rispose +Majocchi. Io sono un uomo morto, ma muojo contento, perchè voi andate +avanti. + +Affrettiamoci a dire che il maggiore Majocchi, in seguito ad una abile +amputazione, e ad una lunga convalescenza, è ora perfettamente guarito. + +Stocco, anch’egli, ricevette una palla nel braccio destro. Il +projettile girò intorno all’osso senza romperlo. Sprovieri venne ferito +accanto a lui. Missori ricevette una scheggia di mitraglia sotto +un occhio. Rovesciato a terra per effetto del colpo, s’era rialzato +credendo d’aver perduto l’occhio; guarì. Manin rimase ferito da una +palla in una coscia. Sant’Anna da un’altra nel braccio. + +Elia, Bandi, Martignoni, Perducca, Palizzolo, Nullo, e molti altri +uffiziali, i cui nomi non ricordiamo, furono feriti più o meno +gravemente. + +Questa sanguinosa scena era dominata da Sirtori che, a cavallo, +stavasene presso un albero, in mezzo ad un fuoco vivissimo. Egli aveva +già ricevuta una palla che gli aveva lacerato l’abito, e ne aveva +sfiorata la pelle, quando una seconda lo colpì alla gamba. Nè l’una +nè l’altra di queste due ferite gli fece fare il minimo movimento. +Soltanto si vedeva, sotto i suoi calzoni rialzati dalla staffa, +scorrere il sangue. + +Malgrado queste due ferite il colonnello Sirtori restò a cavallo sino +alla fine del combattimento, e prima di permettere che lo medicassero, +volle scrivere tutti gli ordini che aveva a dare. + +Bixio fece, al solito, egregiamente il proprio dovere; n’uscì incolume +per miracolo. + +Il cavallo di Carini era stato ucciso da una scheggia di mitraglia: +Carini combatteva con la sciabola in una mano, ed il _revolver_ +nell’altra. + +A fianco di Garibaldi, egli, Türr, Cairoli e tutti i capi delle +compagnie tuttora in piedi, fecero prodigi di valore. + +Ma giunti a piè dell’ultimo monticello, ove i Napolitani s’erano +trincerati, la stanchezza cominciò a paralizzare i nostri, e +nello stato in cui erano l’ultimo sforzo, lo sforzo supremo pareva +impossibile. + +Garibaldi scriveva in quel momento in mezzo alle file abbattute. +Egli solo sembrava aver fatta una passeggiata ginnastica, e, se non +fosse stata la sua fronte corrugata, si sarebbe potuto credere che +non prendeva nessuna parte a ciò che accadeva. Egli era pienamente +tranquillo. + +I nostri erano a sessanta passi dal nemico; una elevazione del terreno, +permetteva un momento di riposo. Abbassandosi, si evitavano le palle +del nemico; ma appena una testa si alzava, essa serviva di mira. Un +volontario siciliano, per nome Buscemi, provò ad alzarsi, e ricevette +una palla in fronte. + +— Riposatevi un momento, disse il generale, i nostri colpi vanno +falliti. Ci bisogna adesso una buona carica alla bajonetta.» I +volontarj si gettarono a terra cheti cheti. + +In capo a dieci minuti il generale, che era rimasto solo in piedi, +ordinò la carica, e si pose alla testa degli assalitori. Senza dubbio +i regj l’aveano riconosciuto, perchè, nel medesimo tempo, il fuoco +di tutte le file si concentrò su lui. Allora alcuni legionari lo +circondarono, e vollero fargli riparo del loro corpo. + +— Andiamo! disse il generale allontanandoli. Non troverò mai per morire +un giorno più bello e in miglior compagnia di questa... + +Sonò la diana che serviva per la carica, e i volontarj si precipitarono +sul nemico, il quale aveva in linea tremila uomini. + +I nostri volontarj erano poco numerosi; ma la presenza di Garibaldi +produceva un effetto magico. Il grido dei Napolitani: Viva il re, +fu soffogato da quello: Viva l’Italia. La vittoria è con Garibaldi. +I soldati regj, vedendosi sul petto le bajonette, si ritirarono +precipitosamente sopra Calatafimi, ed andarono a raggiungere il loro +generale, che non aveva mai lasciato il suo prudente Osservatorio. Si è +avuto ragione di paragonare, nelle debite proporzioni, la battaglia di +Calatafimi a quella di S. Martino; essa non è stata (proporzionalmente, +ripetiamo) meno sanguinosa, nè meno decisiva ne’ suoi risultamenti +poichè, fino al momento dell’ultimo attacco alla bajonetta, la +resistenza del nemico fu accanita e quasi eroica. + +Lasciamo del resto, costatare questa verità dallo stesso general +Garibaldi, nel suo + + Ordine del giorno. + + Calatafimi, 16 maggio. + +«Con compagni come voi posso tentar tutto, e ve l’ho provato jeri, +conducendovi ad una intrapresa ben difficile, visto il numero dei +nemici, e le loro formidabili posizioni. Io contava sulle vostre fatali +bajonette, e voi vedete che non mi sono ingannato. + +«Deplorando la dura necessità di dovere combattere soldati italiani, +dobbiamo confessare che abbiam trovata una resistenza degna d’una +miglior causa, e ciò prova di che sarem capaci quando tutta la famiglia +italiana sarà riunita sotto la bandiera della redenzione. + +«Domani tutto il continente italiano sarà in festa per la vittoria de’ +suoi fratelli liberi, e de’ nostri bravi Siciliani. Le vostre madri, +le vostre amanti, superbe di voi, usciranno nelle strade con la fronte +alta e raggiante. + +«Il combattimento ci costa la vita di fratelli diletti, morti nelle +prime file. Questi martiri della santa causa d’Italia vivranno nei +fasti della gloria italiana. Indicherò ai vostri paesi nativi, i +nomi de’ prodi, che hanno sì valorosamente guidato al combattimento +i soldati più giovani ed inesperimentati, e che condurranno domani +alla vittoria, in un miglior campo di battaglia, i soldati destinati +a spezzare gli ultimi anelli delle catene, delle quali fu caricata la +nostra Italia diletta. + +«Italia e Vittorio Emanuele! + + =G. Garibaldi=.» + +La battaglia durò dalle dieci della mattina fino alle cinque della +sera. La vittoria costò cara, ma l’effetto morale fu immenso, poichè +molto più che della presa di Palermo, decideva della evacuazione della +Sicilia. + +Si passò la notte sul campo stesso di battaglia, nella posizione già +occupata dai regj, fra i cadaveri dei nemici, e dei fratelli. + +Non v’era una goccia d’aqua, nè un pezzo di pane, nè un mantello per +coprirsi, e nessun mezzo per procurarsi nulla di tutto ciò; la notte +era sì oscura che non si potevano fare dieci passi senza smarrirsi. + +Le conseguenze della vittoria di Calatafimi furono incalcolabili; tutta +Sicilia ne fu scossa. L’Italia comprese quale importanza avessero le +imprese di Garibaldi in Sicilia, e quali influenze avrebbero esercitato +su Napoli, su Roma e sulla Venezia; comprese che la Sicilia diveniva +il principio di un nuovo movimento, per il quale l’Italia tutta poteva +divenire una, e sottrarsi completamente allo straniero dominio per +propria forza e per semplice movimento popolare e nazionale virtù. +Quindi si moltiplicarono le offerte per la Sicilia; in breve tempo si +giunse ai milioni, e tutta la gioventù delle libere provincie italiane, +fortemente concitata, determinò d’accorrere sotto la bandiera di +Garibaldi, d’ingrossarne le file, e dividerne le glorie ed i pericoli, +e dare sangue e vita sull’altare della patria. + +Un insolito movimento cominciò allora, e Genova divenne il punto ove +affluiva tanta gioventù italiana, e donde imbarcavasi per recarsi in +Sicilia. Nell’isola poi le conseguenze della battaglia di Calatafimi +furono straordinarie, ma quali si dovevano aspettare in quei momenti +di politiche turbolenze; le città principali crebbero di animo e di +coraggio; i paesi dell’interno compirono la rivoluzione; dappertutto +fu abbattuta la bandiera borbonica, stabiliti governi provisorj, +disseppellite le armi, trovati modi di moltiplicare le munizioni di +guerra; contadini, artigiani, nobili, ricchi, si armarono, e si posero +sotto gli ordini del generale dittatore, e dei suoi uffiziali. Tal che +può dirsi, la vittoria di Calatafimi aver deciso le sorti di Garibaldi, +e la rovina irreparabile dei Borboni. Questi frattanto, continuando la +vecchia politica della menzogna e dell’inganno, intendevano a scemare +le popolari impressioni, e spacciavano che i soldati comandati dal +generale Landi avevano fatto il loro dovere, cioè disfatto l’esercito +garibaldino, ma che pure avevano dovuto ritirarsi in Palermo per le +solite viste strategiche. Ridicole contraddizioni di governo cadente, +il quale più non sapeva quello che si dicesse. + +Intanto, ad arrestare la rivoluzione che, ingrossandosi, avanzava +dietro i passi del vittorioso condottiero, re Francesco spedì in +Sicilia il generale Lanza colle qualità di commissario straordinario, e +le facoltà dell’_alter ego_. + +Com’è naturale tutti questi dettagli mancavano nella lettera +di Roberto, il quale, scrittala due giorni dopo la battaglia di +Calatafimi, nulla poteva sapere di sicuro di quanto accadeva negli +altri punti dell’isola. Egli però finiva la sua lettera con una +notizia, che fece ingrandire d’un pollice la giovinetta; con una +notizia che le fece battere il cuore d’un giusto orgoglio. Ecco la +fausta, la cara notizia «Il colonnello Sirtori, fattomi chiamare, mi +disse battendomi una mano sulla spalla: Jeri vi ho tenuto d’occhio... +Vi siete portato bene... Il generale vi nomina sottotenente! Eccovi una +spada; fatene buon uso.» Così dicendo mi porse la spada di un uffiziale +borbonico morto jer l’altro in battaglia. + +— Ci ho gusto, ci ho gusto davvero!... sclamò la contessa Emilia. Ma +sai la mia ragazza, che hai tutte le ragioni d’esser superba di quel +tuo... giovine! + +— Oh sì, poveretto! È tanto buono!... + +— Cosa pagherei che anche mio nipote diventasse uffiziale!... + +— Domani rispondendo a Roberto, gli raccomanderò questo suo nipote... +Ernesto, n’è vero?...» Chiese Dalia, con una cert’aria di bontà +protettrice, che faceva un curioso contrasto con quel suo visetto +infantile. + +— Ernesto, sì! si chiama Ernesto... Mi farai proprio un regalo, +raccomandandolo... Tra loro giovani si fa presto amicizia, e in certi +casi giova più l’ajuto di un bravo camerata, che tutte le commendatizie +del mondo... Intanto, la mia Dalia, ho caro d’averti conosciuta... +Vienmi a trovare ve’! quando sono a Milano. Intanto addio... + +— Buona campagna, signora contessa! + +Dalia scese in negozio, e sedette tra le sue compagne, alle quali la +lunga assenza della giovinetta aveva centuplicata la curiosità. + +— E così? le chiesero in coro. + +— Si può sapere finalmente... + +— Che nuove abbiamo? + +— E così, rispose Dalia sorridendo, si sono battuti a Calatafimi... +È un sito bellissimo, presso una fattoria, dove due bravi signori +hanno fatto una festa ai garibaldini da non potersi immaginare... Che +fame avevano que’ poveri giovani!... E hanno trovato pane, pollastri, +formaggio, vino... Insomma tutto quello che volevano. Poi è venuto +un frate, ma! di quelli della legge, e si è inginocchiato dinanzi a +Garibaldi, dicendo che da quel dì, gli avrebbe sempre tenuto dietro... +Dice in seguito che la battaglia è stata un affar serio, ma serio +assai!... il sangue scorreva come l’aqua... Ma Garibaldi ha vinto... i +soldati del Bombino scapparono da tutte le parti... e lui è stato fatto +uffiziale... + +— Chi, lui? + +— Quello... che mi ha scritto, insomma... A voi altre poco deve +importare che sia uno piuttosto che un altro! + +— Uffiziale? chiese una ragazza facendo una smorfia dubitativa. + +— Sissignora, uffiziale!... Il colonnello Sirtori lo ha fatto chiamare, +gli ha dato una bellissima spada e gli ha detto: Garibaldi vi nomina +uffiziale.» Siete contente adesso?... ne sapete abbastanza? + +— Sì. + +— Manco male! + + + + +CAPITOLO X. + +Il consiglio di guerra. + + REDING. + .... Ma, vedete! sul vortice de’ monti + Mentre qui ragioniamo arde la fiamma + Esploratrice del mattin. Si parta + Pria che sovra ci cada il pieno giorno. + FURST. + Non ci cadrà; la notte a poco a poco + Dalle valli si toglie. + (_Tutti senza pensarvi si levano il cappello + e contemplano, con silenzioso raccoglimento, + il nascere dell’aurora_). + ROSSELMAN. + A questa luce + Che, fra tanti mortali ancor sepolti + Nell’aër greve di ristrette mura, + Noi primieri saluta, il nuovo patto + Si giuri — Esser vogliamo un indiviso + Popolo di fratelli, eternamente + Stretti nella sventura e nel periglio. + TUTTI + (_ripetono gli ultimi versi, alzando + tre dita_). + Liberi come gli avi, e pria la morte + Che, vivendo, il servaggio... + (_si abbracciano a vicenda_). + + SCHILLER. _Guglielmo Tell_. + + +Palermo sorge in una pianura detta la Conca d’oro, tanto è ridente e +fertile. La Conca d’oro è lunga circa dodici miglia, e larga cinque; +s’estende tra il solitario monte Pellegrino, e la catena di monti verso +la Favorita, dalla quale parte una strada che guida a Carini[27]; alla +parte opposta, lungo il lido, un’altra strada conduce verso Messina, +passando attraverso e presso le rovine dell’antica Solunto. Sono +questi gli àditi più agevoli per giungere alla Conca d’oro. Vicino +alla Favorita, una strada montana va in dritta linea da San Martino +a Carini. A sinistra di essa si eleva una montagna rocciosa, forse un +estinto vulcano, che si protende alquanto nella pianura formando uno +sprone nella direzione stessa della catena principale. Questo sprone è +Monreale, città di ventimila abitanti all’incirca, celebre per la sua +magnifica cattedrale. Per questa città passa la strada di Trapani. Poco +distante, la montagna forma una specie di anfiteatro, e dove questo +termina e la montagna ricomincia a stendersi nella pianura, sorgono +due villaggi, Parco e Madonna delle Grazie, presso i quali una strada +conduce alla Piana dei Greci, e quindi a Corleone, antiche colonie +albanesi emigrate dopo la morte di Scander-beg[28], e stabilitesi in +questo ridente angolo dell’isola. + +Lì presso apresi un altro anfiteatro ancora più pittoresco, +signoreggiato dal monte Gebelrosso, e dal quale scende una stradetta +verso Misilmeri, villaggio posto sulla via che da Palermo s’interna +nell’isola. Monte Gebelrosso, al capo Zafferano, piega verso il mare, +e alle sue radici è tracciata la strada che, come abbiam detto, mette +all’interno e corre parallela all’altra del lido, fino ad Abate, ove +piega verso il sud. + +I regj, padroni del mare e della città, avevano tutti i vantaggi di +una posizione concentrica. Essi radunarono tutte le loro forze nella +pianura e sull’altipiano di Monreale, dominando così le poche strade di +quel punto dell’isola. + +Nei due socj Salzano e Maniscalco, prima dello sbarco dei garibaldini, +era cresciuta la ferocia in ragione dell’aumentare della paura. A que’ +due s’era aggiunto il luogotenente _alter ego_ di re Francesco, il +principe di Castelcicala, il quale, memore delle raccomandazioni della +corte, aveva sfoderate le arrugginite armi della tirannide poliziesca, +onde atterrire, impastojare e tormentare i ribelli palermitani. + +Per ordine del triumvirato borbonico non era lecito ai cittadini di +passeggiare più di tre o quattro insieme, e molto meno di riunirsi +nelle case; la sera, ciascuno doveva ritirarsi a casa sua per tempo e +guaj a chi ne uscisse la notte senza motivi imperiosissimi!... Que’ +pochi a cui era permesso l’uscir di nottetempo, dovevano portare un +lampione, così le pattuglie, dal numero de’ lumi erranti, sapevano +quante persone c’erano nelle vie. Poi... Ma a che tediarvi col noverare +tutte le così dette _disposizioni pel mantenimento dell’ordine?_ Chi +non le conosce per prova noi Milanesi in ispecie? I codici birreschi +non sono eguali in tutti i luoghi del mondo? Guardate Venezia, guardate +Varsavia! + +Abbiam veduto come, nel momento in cui Garibaldi poneva il piede nella +parte occidentale della Sicilia, allo scopo di liberare gli isolani +dalla tirannide che li opprimeva, nella parte orientale il generale +Lanza sbarcava (diceva lui nel suo programma) coll’istesso intento. + +Ma so ben che mi burlate! (diceva il general Lanza ai Palermitani suoi +concittadini, il 18 maggio). Rivoluzione! Voi?... Ma che diavolo vi è +venuto in mente? Ma sapete cos’è una rivoluzione, ragazzi miei? Via, +smettete, e considerate bene ciò che può aspettarvi all’avvenire. Quali +destini vi offrono gli invidi della vostra prosperità ognor crescente? +Quali guarentigie avete del bene di cui diconsi portatori? + +«Prendete consiglio dall’esperienza. (Dalla sassata infuori, questo +signor Lanza mi ha l’aria di quel capitano di giustizia, descrittoci +da Manzoni ne’ _Promessi sposi_, e che, dall’alto della finestra +del _prestino_, arringava i _buoni figliuoli_ milanesi). Sollevatevi +all’altezza della posizione attuale per salvar voi medesimi, ora che +sonosi sbrigliate tutte le cupide passioni, e non sapete di quali di +esse dovrete essere vittima. Nella tempestosa lotta alla quale vi +spingono stranieri aggressori, può solo tenervi incolumi il vostro +coraggio civile, sorretto dalle reali milizie. + +«Nel nome augusto del re, ampio e generoso perdono accordo a tutti +quei che or traviati faranno la loro sommessione alla legittima +autorità.» Vedete com’è conciata la città nostra! E di chi la colpa?... +E compiangeva Palermo, e piangeva sullo squallore dell’amata sua +patria;... ciò che non gli impedì, pochi giorni dopo, di bombardarla. + +Fatto sta che il Lanza tolse di mezzo tutte le misure di rigore poste +in attività dal triumvirato. Si passeggiò anche in quattro e persino +in cinque; si andò a letto quando meglio piacque, e si spensero i +lampioni. La fu una gradassata del general Lanza per mostrare che non +aveva paura, ovvero fu per timore che la popolazione, stufa di tante +tribolazioni, non irrompesse con un colpo disperato? Forse tutt’e due. + +Intanto, in causa delle nuove larghezze del general Lanza, il comitato +segreto di Palermo, respirò più liberamente e poté rianodare come prima +le pratiche colla provincia, colle bande erranti de’ patrioti armati, e +(ciò che premeva più) con Garibaldi. + +La gran lotta tra il dispotismo borbonico e la libertà, l’avvenire +della Sicilia e dell’Italia meridionale, dovevano decidersi a Palermo. +Lo sapeva il general Lanza, che vi aveva concentrato venticinquemila +soldati; lo sapeva Garibaldi, il quale, dopo la vittoria di Calatafimi, +erasi avvicinato a Palermo per congiungersi colle bande armate che +stavano sui monti attorno la città onde meglio conoscere le posizioni +del nemico. + +Il viaggio da Calatafimi a Misilmeri fu per Garibaldi un vero trionfo. + +Il sergente Valentino, il quale alla testa della sua squadra marciava +all’avanguardia, non capiva in sè per la meraviglia nel vedere la +magnificenza di quella natura, nuova affatto per lui; nel contemplare +quel cielo ora azzurro come il lapislazzuli, ora fiammeggiante +d’oro e corruscante sulla marina sconfinata; gioiva udendo il canto +degli uccelli svolazzanti tra gli arbusti e tra l’innumerevole e +svariatissima famiglia di piante, di fiori, di erbe, ignoti alla nostra +Lombardia. Ora erano boschetti di quegli stessi leandri che egli era +solito vedere ne’ vasi; ora cedri e aranci, che spiegavano liberamente +i rami, impregnando l’aria di quegli effluvj, imprigionati, tra noi, +nelle serre; ora siepi di fichi d’India, che cingono colle spinose +braccia gli orti e i vigneti, come da noi, la robinia, il rovo e il +biancospino. + +Posava estatico gli sguardi sui casolari che spuntano sui poggi, sui +veroni su cui la vite serpeggiante spandeva l’ombrìa de’ nascenti +pampini. Valentino godeva trascegliendo in suo pensiero il più ameno di +quegli abituri, il più aereo, per sè e per la sua Rosa; se pure, diceva +fra sè sospirando, mi sarà dato ritornare a casa mia, e mantenere la +promessa che, senza dircelo, ci siamo fatta coi nostri cuori di non +separarci mai più!... + +Anche Roberto deliziavasi contemplando quell’avvicendarsi di panorami, +di macchiette, le une più belle delle altre. Avrebbe voluto fermarsi +ogni tratto a sbozzar quelle scene, ma aveva ben altro a fare. Si +consolava intanto ripetendo in cuor suo: «A cose finite, prima di +ripatriare, voglio rifarla questa strada, e allora potrò copiare +o studiare con tutto mio comodo.» Ma più ancora de’ pittoreschi +casolari, del cielo, del mare, dei monti, lo ferivano i negri occhioni +delle isolane... Quei lunghi cigli di seta, quelle guardature gli +rimescolavano il sangue. Gli occhi cilestri, diceva, sono belli, non +c’è che dire! Ma anche i neri... + +Proprio in quell’istante Dalia, la glauca Dalia, leggeva la di lui +lettera per la settima volta, e la baciava e ribaciava di nascosto... +Oh! come i cuori degli amanti, anche da lontano, s’intendono e battono +all’unissono! + +Dai monti, dai villaggi, dagli sparsi casolari accorrevano i pastori, +i contadini siciliani, a frotte, a drappelletti, a coppie e si +schieravano lungo la strada acclamando il generale che passava; poi, +vinti dall’entusiasmo, dalla gratitudine, dalla gioja, si precipitavano +intorno a Garibaldi baciandogli la mano gloriosa, gli abiti, le redini +del cavallo. Vedevi i vecchi inginocchiarsi, curvare le venerabili +canizie e pregare per lui; vedevi le fanciulle gettargli un nembo di +fiori, e le spose sollevare a lui i loro bambini perchè li benedisse. +Ed egli sorrideva commosso, salutava e stringeva le mani a lui tese, +baciava, accarezzava i bambini; a tutti poi parlava della patria, +scaldando i petti coll’amore della libertà, il più bello, e il più +contrastato dei doni di Dio. + +Intanto il comitato di Palermo, men sorvegliato dopo l’arrivo del +general Lanza, aveva potuto mettersi in comunicazione con Garibaldi, il +quale s’era arrestato presso Monreale, occupata, come dicemmo dai regj. +Il generale mulinava sul modo di aprirsi una strada verso la capitale +con uno di quei colpi di mano che gli sono famigliari, e che per lui +tennero sempre il luogo delle artiglierie. + +— Palermo insorgerà, gli mandava a dire il comitato, purchè voi, +generale, vi presentiate alle porte della città. + +— Accettato, rispose Garibaldi, e tosto si pose all’opera, onde mandare +ad effetto il suo piano strategico. + +I regj, accampati sull’altipiano di Monreale, tenevano d’occhio i +Palermitani e i garibaldini, e intanto aspettavano il destro per +piombare sui secondi e dopo sugli altri. + +La notte del 21 maggio Garibaldi, seguito da alcuni dei suoi uffiziali, +recavasi a visitare i posti. Tutto era silenzio; solo si udiva il grido +alternato delle sentinelle avanzate che si tramandavano l’all’erta; +grido che, mano mano si allontanava, affievoliva, morendo poi lontano +lontano. Limpidissima era la notte; la luna cheta cheta veleggiava pel +firmamento scintillante di stelle. Sulle vette dei monti che incoronano +la Conca d’oro, rosseggiavano intorno intorno i fuochi degli insorti; +fuochi che incoravano i Palermitani, i quali li vedevano da lungi, e li +salutavano come fari di libertà e di sicurezza. + +Tratto tratto s’udiva una schioppettata, cui tenevano tosto dietro +molte altre. Allora Garibaldi arrestava il cavallo, spingeva lo sguardo +là dove partiva il rumore, e fiutava l’odore della battaglia come il +destriero di Giobbe. + +Erano le bande degli insorti siciliani che, la notte, perlustravano +i contorni, radendo i posti avanzati dei nemici, appiattandosi nei +macchioni per sorprendere le pattuglie borboniche. + +In una di queste avvisaglie, alcune ore prima che calasse il sole, era +rimasto ucciso l’intrepido Rosolino Pilo. Egli aveva promesso di tutto +spendere per la patria, averi e vita, ed aveva tenuta la parola[29]. + +Garibaldi, reduce al bivacco, radunò il suo stato maggiore e i capi +siciliani, e presi seco loro gli opportuni concerti, comandò che +all’alba si levassero le tende (modo di dire, chè i garibaldini per +tenda non ebbero che il firmamento). + +Il colore bianchiccio della marina annunciava già l’alba novella, +quando Garibaldi, (lasciati parte degli insorti siciliani perchè la +notte vegnente continuassero a mantenere accesi i fuochi sui monti, +onde i regj lo credessero tuttora in quei dintorni) radunati i suoi +si allontanò di là marciando... Ma che dico! inerpicando per burroni, +sdrucciolando giù per le frane dei monti, pur traendo seco la sua +poca artiglieria trascinata, portata, Dio sa con quali fatiche! dai +suoi militi. Finalmente, dopo inauditi stenti, i garibaldini, il 23, +giunsero a Parco sulla strada di Piana. + +Roberto, com’era sua usanza, appena fu arrivato a Parco, cercò un +ruscello, e cavatisi gli abiti, nudo com’era nato, vi si immerse, +gustando deliziosamente quella frescura. Valentino, raggiuntolo, +sedette anche lui sul margine del rivolo, e deterso il sudore e la +polve, tolse dal suo sacco due camicie grossolane di canapa, ma bianche +di bucato. + +— To’ Roberto! disse all’amico porgendogli una camicia; una per me, una +per te... + +— Ah, ah! sclamò Roberto; due camicie! E dove le hai pigliate? + +— Me le ha date un bravo Siciliano, il padrone di quel mulino a +vento.... là, lo vedi?... + +— Ma come hai fatto? + +— Come ho fatto?... La mia camicia cadeva a brandelli... Sfido +io!... col camminare che si fa, ce ne vogliono delle camicie, ce ne +vogliono!... Ma perdio, che strade!... Saranno buone per le capre, ma +per un cristiano!... Ma spiegami un po’, Roberto; perchè mo in Sicilia +non ci sono strade come negli altri siti? + +— Perchè i Borboni non vedevano di buon occhio che i Siciliani +comunicassero liberamente fra loro... È una delle mille arti per tener +disuniti e ignoranti i popoli... + +— Che il diavolo si porti i Borboni e chi fa per loro!.. + +— Dunque, si può sapere come hai fatto ad aver queste camicie? chiese +Roberto buttando via quella che aveva, sdruscita e bucherellata, e +indossando quella nuova pòrtagli dall’amico. + +— Che vuoi! povero figliuolo come sono, mi è sempre piaciuto aver +roba netta almeno sulla pelle... Dunque, mentre stava pensando al +modo per aver una camicia pulita, ecco farmisi incontro quel bravo +mugnajo: — Ben arrivato! mi disse stringendomi cordialmente la mano; +di che paese siete? — Sono Lombardo, gli rispondo. E lui: — Dio vi +benedica, signor caporale... — Sergente... — Signor sergente!... Dio +vi benedica, voi tutti e il vostro generale... Non so cosa pagherei +se lo potessi vedere... L’ho cercato, ma inutilmente. — Se non volete +altro, vi servo subito; venite con me.» Il brav’uomo non se lo fece +dir due volte, e, pigliatomi a braccetto, mi seguì fino nella corte +della casa dove alloggia il generale. Guarda la fortuna! Facciamo due +passi... ed eccoti il generale, che sorridendo discorreva con Bixio. +— Quello è Garibaldi! dissi all’orecchio del Siciliano — Qual’è dei +due? — Quello a sinistra, colla barba bionda. — Ah! sclamò il mugnajo, +e restò lì estatico con tanto di bocca aperta, colle mani in alto, +e colle ginocchia piegate... Così, guarda! (e Valentino ne imitava +l’atteggiamento). — Oh! se potessi baciargli la mano! borbottava il +mugnajo gratandosi il capo — Perdio! gli dissi, ci vuol tanto! andate +là... provatevi... Avete paura che vi mangi?» Allora l’amico si fa +cuore, cava il cappello, e pian piano si avvicina al generale, sulla +punta dei piedi, come camminasse sull’ova... Quando gli fu a due passi, +non osò andar più in là: anzi era lì lì per tornare indietro, quando il +generale, scòrtolo, gli sorrise affabilmente e gli chiese che volesse. +Se tu, Roberto, avessi veduto la faccia del Siciliano in quel punto! +Divenne.... meno nera, poi pavonazza... E che bocca apriva!... gli si +potevano vedere i polmoni. Il generale gli disse alcune parole, poi +strettagli la mano, entrò in casa. + +— Chi sa come sarà rimasto contento il Siciliano! + +— Figurati! Tornò da me, raggiante in volto come se avesse vinto un +terno al lotto e colla mano ancora tesa... — E così? gli chiesi — Avete +veduto? il grand’uomo mi ha stretta la mano.... — E cosa vi ha detto? — +Mi ha chiesto se era del paese, e se era contento che lui fosse venuto +a liberarci dai Borboni... Figuratevi cosa gli ho risposto! Intanto, +il mio bravo Lombardo, questa fortuna la devo a voi... Fatemi dunque +il piacere, venite a casa mia... Così dicendo mi pigliò per un braccio +e mi condusse difilato a casa sua, lassù al mulino. Mi ha fatto vedere +sua moglie, una donna con una ciera tutta bonomia; poi chiamò: Rosalia! +Rosalia! e subito dopo entrò la sua figliuola... Ah Roberto! che bel +fusto di ragazza.... Tu che sei pittore devi copiarla.... Che abito +curioso, che colori vivaci!... + +— Copiarla!... come ho a fare? + +— Ti aspettano lassù a desinare... + +— Io? + +— Sì, in mia compagnia... + +— Ma come... + +— Se mi lascerai finire saprai tutto! Quella buona gente, quando il +mugnajo ebbe loro raccontato come per mio mezzo egli aveva potuto +parlare con Garibaldi e stringergli la mano, mi fu intorno soffogandomi +di cortesie e di esibizioni. Io, in principio, ho fatto un po’ di +complimenti, poi pensando alla camicia che aveva indosso, e parendomi +che mi prudesse la pelle, domandai loro in favore, se per caso avessero +una camicia. — Ma sì, subito, signor caporale! si posero a gridare in +coro, e gesticolando babbo, mamma e tosa. (È però curioso come qui in +Sicilia non si sappiano distinguere i galloni, e come si confondono i +gradi!) Queste ultime due sparvero, ma subito dopo ritornarono. — Ecco +una camicia di mio marito, nuova fiammante. — Ed eccone una delle mie, +netta di bucato, disse la ragazza sorridendo; non è da uomo, ma può +scusare...» Io la pigliai subito, e... Eccola, Roberto!» Così dicendo +la sciorinò dinanzi agli occhi dell’amico che si mise a ridere. + +— Ridi finchè vuoi, riprese Valentino; ma io non la darei per tutto +l’oro del mondo...» Così dicendo indossò la camicia, la quale non aveva +altro inconveniente che d’essergli soverchiamente larga sul petto, e di +maniche brevi tanto, da non giungergli alla metà dell’omero. + +— Ehi! Valentino!.... Ricordati però di non portarla con te quando +tornerai a casa tua, o almeno di nasconderla ben bene.... Se la tua +amorosa la vedesse.... + +— Che vuol che dica l’amorosa? Le dirò schietto come la fu la cosa... +Ma questo è il meno; l’essenziale è di tornare a casa nostra; e se la +va di questo passo, ho paura.... Basta quel che sarà sarà. Intanto che +siamo al mondo pensiamo di passarcela il meglio che possiamo. + +Vestiti che furono, Valentino, pigliato pel braccio l’amico suo, lo +condusse seco al mulino, che in quel punto soffiando un po’ di brezza, +cominciava movere in giro le sue braccia gigantesche. + +— E tu dici che il mugnajo aspetta anche me? + +— Sicuro! Quand’ebbi le camicie, credendo che il mio conto con +lui fosse saldato, salutatili tutti e ringraziatili, stava già per +andarmene pei fatti miei, quando il mio bravo Siciliano, piantatosi +colle gambe aperte sull’uscio, e incrociatesi le braccia sul petto: Di +qui non si passa, mi disse, senza prima aver mangiato un boccone in +compagnia, senza aver assaggiato un gocciolo del nostro vino, dorato +come il solfo entro cui è nato. + +— E tu allora? + +— Che vuoi che facessi? Come rifiutare un’offerta fatta col cuore +in mano?.. .Ho detto: Sentite, amici, io accetto... ma a patto che mi +permettiate di condurre con me un mio camerata milanese... — Venga, +venga nel nome di Dio!... È caporale anche lui? — Sergente, volete +dire! No, è più di me, è uffiziale. — Uffiziale! gridarono in coro. Ma +allora bisognerà... perchè.... noi siamo povera gente, e... — Eh via! +bando alle cerimonie!... noi siamo tutti eguali (quando non siamo sotto +l’armi, ben inteso!)... siamo tutti come fratelli;... dormiamo tutti +sullo stesso letto... + +— Infatti dormiamo tutti sulla terra! rispose Roberto ridendo. + +— E mangiamo tutti allo stesso rancio... + +— Quando c’è. + +— Benissimo! Fatto sta che si lasciarono persuadere, e dato un calcio +ai loro scrupoli rispettosi, ci attendono a braccia aperte. + +Così dicendo i due amici erano arrivati a pochi passi dal mulino, +quando vennero incontrati dalla famigliuola, seguita da una mezza +dozzina di majali, e da un lungo corteggio di galline e di anitre, +animali che in Sicilia spingono la domesticità fino a dividere, se non +a contendere, anche il desco e il letto coi padroni di casa. Mentre +entravano, Roberto disse all’orecchio del suo amico: + +— Perdio! hai ragione... che bel pezzo di ragazza! Anche Valentino, +non sapeva distaccar gli occhi da Rosalia, non già che la guardasse +sguajatamente, chè egli, oltre al non esser sfacciato per indole, +conosceva abbastanza i doveri dell’ospitalità. + +Naturalmente (tutto il mondo è paese) l’uffiziale fu il più +accarezzato, e Valentino, non senza rodersi un pochetto, aveva +osservato che Rosalia, lui partito, s’era affrettata ad attillarsi con +maggior cura. Nei capelli della bruna Siciliana, apparivano i solchi +recenti del pettine, e tra le nerissime trecce spiccava un mazzolino di +fiori d’arancio, freschi, colti allor’allora. + +— Ah donne, donne! borbottava tra sè il sergente: tutte eguali... tanto +ad Angera che a Parco... + +Poco dopo i due garibaldini sedevano a tavola unitamente al mugnajo; +le donne andavano e venivano dal camino (sotto cui bolliva, friggeva, +arrostiva il frugal desinare) alla tavola, alla quale, occupate +com’erano, sedevano di rado. Rosalia poi, certamente per caso, occupava +sempre la sedia vicina a quella del giovine pittore; ciò che sfuggiva +a Valentino tanto occupato a masticare, che s’accorgeva nemmanco dei +porci, i quali, festeggiando gli ospiti con festevoli grugniti, gli +correvano tra le gambe. + +— Miei bravi signori! disse il mugnajo, voglio che si beva un bicchiere +alla salute del dittatore e dell’attuale nostro re Vittorio Emanuele. + +— Volontieri! risposero i due convitati: e alzati i bicchieri, entro +cui scintillava il più puro Marsala, ripeterono il brindisi: + +— Viva il generale Garibaldi! + +— Viva il re galantuomo! + +In questo odono la trombetta che chiama frettolosamente i garibaldini a +raccolta. + +— Che diavolo sarà? sclamò Valentino interrogando collo sguardo il suo +amico. + +— Va a vedere, Valentino!... Va... presto...» Valentino, vuotato d’un +colpo il bicchiere, scappò via gridando: + +— Torno subito... + +— Che può essere, signor tenente? chiese timidamente la fanciulla a +Roberto, mentre il mugnajo e sua moglie si affacciavano alla finestra. + +— Qualche allarme, bella Rosalia... + +— Non partirete, vero? + +— Forse sì e forse no!... dipendiamo tutti dagli ordini del generale... +Ad ogni modo, Rosalia, non dimenticherò mai la cordialità con cui ci +trattaste... + +— Mai? chiese la fanciulla con un mesto sorriso, e guardando Roberto +fisso fisso, con certi occhioni... + +— Mai, ve lo giuro! rispose Roberto vivamente commosso. Rosalia... +datemi una vostra memoria... Quei fiori d’arancio... + +Non aveva finito di parlare che già quei fiori stavano in sua mano... + +— Corri, corri, Roberto! gridò Valentino entrando a precipizio... Son +già tutti sotto le armi. + +— Ma che c’è? chiese Roberto cingendosi in fretta la spada. + +— Vengono i Napoletani... + +— Ah Madonna santissima! gridarono le due donne. + +— Vengano pure... li riceveremo come meritano, disse il mugnajo, e +pigliato in un angolo il suo fucile, se lo pose soldatescamente in +ispalla. Addio, donne, o meglio, a rivederci... + +— Addio, addio! dissero alla loro volta i garibaldini, e strette +affettuosamente le mani alle due donne, uscirono frettolosamente di là, +insieme col mugnajo. + +La massaja stette alla finestra fino a che furono in vista; ma Rosalia, +rifugiatasi nell’orto, sedette, e celatosi il volto nelle palme, +proruppe in un dirotto pianto. + +Quanto aveva detto Valentino era vero. I regj, il dì dopo la partenza +di Garibaldi dalle vicinanze di Monreale, accortisi dello stratagemma +messo in opera dal generale per guadagnar tempo, spedirono contro di +lui tutta la truppa che in fretta in fretta poterono raccogliere, senza +però sguarnire le posizioni. + +Garibaldi, portatosi incontro a quella mano di regj, dopo breve +scaramuccia li fugò. + +Il dì dopo i regj tornarono numerosi, e alla lor volta attaccarono +i garibaldini. Ferveva da qualche tempo il combattimento, +quando Garibaldi ordinò la ritirata, la quale ebbe luogo così +precipitosamente, con tale disordine, che a ragione i regj gridarono +vittoria. E per festeggiare degnamente e glorificare il loro sovrano, +entrati nei villaggi di Madonna delle Grazie e di Parco, li misero a +sacco; vuotatili, e uccisi i pacifici terrazzani, appiccarono il fuoco +alle case. I condottieri dei regj, al bagliore di quell’incendio, +scrissero un bullettino (che pubblicarono il dì dopo) col quale +annunziavano la disfatta delle squadre garibaldine. + +Il mulino ove Roberto e Valentino avevano desinato, andò salvo per +miracolo. Non fu tocco dalle fiamme, perchè posto fuor del villaggio. +Anche la famigliuola potè riparare in tempo sui monti, ove venne +raggiunta dal mugnajo. I regj sfogarono la loro rabbia sui pacifici +majali e sugli innocenti pollastri, ond’era popolato il casolare. + +Al sentire che la famigliuola era sfuggita di mano a’ borbonici, i due +amici respirarono. + +Garibaldi, come ognuno già se lo sarà immaginato, aveva simulato +fuggire. Con questo nuovo stratagemma aveva raggiunto il suo scopo, +imperocchè ritornato alla Piana, e mandatovi Orsini coll’artiglieria, +mentre i regj ne seguivano ansiosamente le tracce, egli, co’ suoi +Cacciatori delle Alpi e con bande scelte di _picciotti_, pigliava +la via dei monti. Per viottoli appena, diremo così, sbozzati tra +i burroni, dopo una marcia tanto faticosa da non aver riscontro +negli annali de’ garibaldini, che con qualche altra eseguita nel +quarantanove, nella celebre ritirata da Roma, e con quella di pochi +giorni dopo, giungeva a Misilmeri, ove aveva dato convegno a tutti i +capi, delle bande degli insorti. + +A Misilmeri, Garibaldi assunse le più diligenti informazioni circa le +ultime mosse dei regj, e potè convincersi che il nemico era caduto nel +laccio, cioè che aveva preso sul serio la precipitosa sua ritirata e +che attribuiva a scoraggiamento il rinvio de’ cannoni. + +Esploratori[30] venuti dalla Piana annunziavano, essersi quivi il +nemico considerevolmente rinforzato; che Parco era interamente occupato +dai regj, e che, sulla strada che conduce a Palermo e a Monreale, +trovavansi pure poderosi corpi; la piana di Borazzo e quella di Santa +Teresa essere i punti di concentramento per parte dei regj, e poco o +nulla guardate le altre uscite. Da questi rapporti Garibaldi comprese +essere giunto il momento favorevole di irrompere su Palermo. + +Ideato il suo piano, convocò lo stato maggiore, e i capi delle +squadre indigene, e loro espose il suo disegno, soggiungendo non +essere suo costume di adunare consigli di guerra, ma per questa volta +credere opportuno di consultarli, dipendendo da questa risoluzione +le sorti della Sicilia, e forse di tutta l’Italia meridionale. Disse +potersi mettere in esecuzione due piani: o tentare un colpo di mano +e impadronirsi di Palermo, o ritirarsi nell’interno ad organarvi un +esercito regolare, e conchiuse: «Io sto per il primo». + +La maggior parte del consiglio fu compresa da stupore per l’arditezza +di tanto progetto, e alcuni uffiziali fecero osservare al generale il +difetto di munizioni. Al che Garibaldi rispose: Non essere il numero +dei colpi quello che sgomenterà i regj, ma piuttosto un’irruzione +improvisa; fidare moltissimo nel valore de’ suoi Cacciatori e +nell’entusiasmo delle bande siciliane, ricordando per ultimo l’attacco +alla bajonetta che aveva sgominati e fugati i regj a Calatafimi. Una +salva d’applausi accolse queste parole. Garibaldi allora congedò il +consiglio, raccomandando agli uffiziali di trovarsi pronti ad ogni +evento. + +Valentino, ricevuto anche lui dal suo comandante l’ordine di tenersi +pronto, disse fra sè: + +— Per me son qua! Ma, e Roberto?... Dov’è Roberto?... È da jeri che non +lo vedo... Andiamo un po’ a vedere dove si è ficcato. + +Così dicendo, mosse in traccia dell’amico. Arrivato dove bivaccava la +di lui compagnia, domandò ad alcuni militi, che stavano ingojando in +fretta in fretta un po’ di rancio, ove fosse. + +— Qui non c’è! gli rispose un garibaldino. + +— Non c’è? + +— No. + +— Dov’è dunque? + +— Chi lo sa! È partito jeri di scorta all’artiglieria di Orsini... + +— Non sapete dov’è andato Orsini? + +— È andato alla Piana... Il sito preciso poi come si fa a saperlo... +Ohe! si parte, eh? + +— Si parte a momenti... Ho veduto poco fa il generale... Aveva il +cappello abbassato sugli occhi... + +— Affare grosso allora!... affare grosso!... + +Valentino, salutati i camerati, tornò al suo posto borbottando tra sè: +Mi rincresce proprio che Roberto non sia con me... Siamo sempre stati +insieme!... Forse è meglio per lui, perchè, a quel che pare, c’è in +aria qualche cosa di straordinario... C’è un va e vieni, una pressa +negli uffiziali di stato maggiore... Povero Roberto!... Almeno ne +uscisse netto, chè anche laggiù nella Piana sento che non c’è da star +molto allegri... I borbonici fanno il diavolo da quelle parti... E se +ci pigliassero alle spalle?... e se... Baggiano che sei! Non ha da +saperlo il generale?... Lascia fare a lui... + +Intanto il sole era giunto a mezzo il suo corso. Valentino guardava +con tenerezza un soffice tappeto d’erbe odorose, verdeggiante nel +mezzo d’un boschetto e che, salendo un pochino, finiva circuendo un +ciottolone, liscio alla superficie superiore, non troppo alto, un +comodissimo origliere insomnia, che pareva sorgere da un paniere d’erbe +e di fiori. Valentino sospirava guardando quel letto composto dalle +mani stesse della Providenza: + +— Che bella dormitona farei qui all’ombra! sclamava tendendo le mani +verso quel profumato giaciglio. + +E la Providenza non fu sorda verso chi dal fondo del cuore la +ringraziava delle sue cure. + +Secondo il piano di Garibaldi, la marcia dei volontari doveva aver +luogo sullo stradale di Misilmeri; stradale largo abbastanza per +permettere alle colonne di spiegarsi comodamente; ma i capi de’ +Siciliani avevano invece suggerito di preferire il passo della +Mezzagna, dal quale, per via più breve, dalle alture dietro il +Gebelrosso, si scende nel piano di Palermo. Garibaldi accettò questo +consiglio. + +Valentino, quando il suo uffiziale gli ebbe detto che si partiva +quella notte, si lasciò cadere sull’erba, stirando voluttuosamente le +membra. Poi, disteso il suo fazzoletto sulla pietra che gli serviva +di guanciale, vi adagiò il capo. Pochi minuti dopo egli russava +tranquillamente. + + + + +CAPITOLO XI. + +Palermo. + + L’undici maggio, a Marsala, sbarcano + 800 uomini. Ventisette giorni dopo, il + 7 giugno, a Palermo, 18,000 uomini sbaragliati + s’imbarcano. Gli 800 sono il diritto, + i 18,000, sono la forza. + + V. HUGO. + + (_Discorso tenuto nel_ meeting _di_ Yersey). + + +Tre giorni dopo Sua Eccellenza il generale Garibaldi, dittatore della +Sicilia in nome di S. M. Vittorio Emmanuele, dall’alto del palazzo +reale di Palermo, riceveva l’umile preghiera del generale Lanza, colla +quale chiedeva l’onore di una conferenza a bordo dell’_Hannibal_, nave +dell’ammiraglio inglese. Il filibustiere aveva mutato titolo. + +Palermo presentava uno spettacolo lieto e luttuoso ad un tempo. +Tripudiavano i cittadini per l’avuta libertà; ma tripudiavano tra +le rovine della loro città bombardata[31]. Giammai il contrasto tra +la letizia e la desolazione fu sì vivo. Come la gioja ed il riso +valseggianti del poeta alemanno, ti si presentava alternativamente, ora +un volto roseo e gajo, ora un volto pallido e lagrimoso. + +Dall’alto del castello grandinavano spesse le bombe; dal mare, i +legni napoletani lanciavano continue bordate a mitraglia entro le +principali vie di Palermo. Molte case della parte bassa della città +caddero in rovina; rimasero uccisi o mutilati gran numero di donne e di +bambini; molti perirono sepolti sotto i rottami; ovunque scoppiarono +incendi, ovunque vi ebbero morti e feriti. Così il generale Lanza, +palermitano, bombardava ferocemente la sua patria, e si preparava, tra +le maledizioni di un popolo, un posto nella storia delle infamie umane, +e l’odio di quello stesso governo a cui serviva[32]. + +I volontarj, festeggiati, ospitati, accarezzati, ricevevano dai redenti +Palermitani il premio delle loro fatiche, de’ loro eroici sacrifizj. +Garibaldi, circondato a tutte l’ore dalla folla, visitava i posti, +passeggiava la città seguito solo da qualche uffiziale. Ovunque era +acclamato, benedetto. Certamente quei giorni furono fra i più belli +della sua vita avventurosa. + +Calmato quel primo entusiasmo, cominciò in Palermo la caccia dei +_Sorci_ (così il popolo palermitano chiama gli sgherri della polizia +borbonica). Avvennero scene di sangue, orribili rappresaglie, +condannabili al certo, ma che sono pur troppo la necessaria conseguenza +di una non mai interrotta sequela di soprusi, di prepotenze, di torture +efferrate, con cui i barboni di Napoli cruciarono i Siciliani, con +una calcolata freddezza, con crudeltà sì fina, da pareggiare la santa +Inquisizione; il che è tutto dire! + +I Garibaldini, impiegarono tutta la loro influenza per reprimere quelle +rappresaglie; e più d’una volta, gettatisi fra le coltella sguainate +del popolo, che urlando precipitava su qualche _sorcio_ scovato nei +sotterranei (in cui celavansi i poliziotti lividi per la paura), +strapparono di là a forza il malcapitato sgherro, salvando chi, se la +sorte ci fosse stata avversa, avrebbe esperimentato sui nostri, caduti +nelle sue mani, la _cuffia del silenzio_, o lo _speculum ani_. + +Il mattino del 30 maggio, Valentino, attraversata Palermo, moveva +di buon passo verso la strada che conduce alla Piana, allo scopo di +incontrarvi Roberto, il quale doveva recarsi a Palermo in quel giorno, +anzi in quella stessa mattina, latore di un dispaccio pel generale. + +Valentino, in quei tre giorni, aveva impiegate le ore di libertà nel +visitare la città. Ignorante com’era, sentiva però istintivamente il +bello; certamente egli non si fermava a discutere sull’architettura +moresca di qualche edifizio, nè sull’antichità di un altro; contemplava +però a bocca aperta quanto gli si parava dinanzi di grandioso, +di nuovo, di strano come diceva lui. Epperò aveva seguito, senza +sbadigliare, un instancabile garibaldino, côlto e d’ottima famiglia +milanese, il quale andava pazzo per le anticaglie ed in ispecie +pei monumenti architettonici che arieggiano lo stile arabico ed il +normanno. + +Poco importava a Valentino il sapere che Palermo anticamente +chiamavasi _Panormus_, e che quel mare fosse il ceruleo Tirreno. Però +godeva vedendo le vaste piazze della città le innumerevoli fontane, +paragonando per ciò la capitale della Sicilia alla nostra Brescia (da +lui visitata l’anno prima, appunto con Garibaldi); spaziava lo sguardo +per le ampie vie del Cassaro, di Toledo, di Maqueda, che trovava molto +superiori a quelle di Sesto Calende. + +Ma il suo compagno garibaldino soleva invece arrestarsi ad ogni +tratto, esaminando con scrupolosa attenzione ogni angolo della città, +e tenendo nota di tutto in un suo albo, mischiando la politica, +coll’architettura, col culto, coi costumi ecc. ecc. Così, per esempio, +scrisse nel suo albo, che gli era piaciuta moltissimo la gran piazza +ottagona, ornata di begli edifizj di stile dorico, jonico e corinzio, +decorata di molte statue, barocche le più, e che ha nel mezzo una +fontana, giustamente celebre per la sua grandezza e per gli ornamenti +architettonici. + +Quella piazza chiamavasi un tempo _Piazza del sole_, e adesso, de’ +_Quattro cantonieri_, da che la città fu divisa in quattro quartieri, +cioè delle sante, Cristina, Ninfa, Oliva ed Agata, giacchè in Sicilia +i santi c’entrano dapertutto. Più ancora della piazza, gli piacque la +_Marina_, che è il passeggio più frequentato (è un argine che costeggia +la baja e che è largo 80 passi) e la _Flora_, delizioso giardino +pubblico, ornato di statue, di fontane, di chioschi. È il luogo in cui, +la sera, si riuniscono i Palermitani a godervi la frescura e il profumo +dei fiori, proveniente dal vicino orto botanico, il cui ingresso ha la +forma di un aulico tempio. Il palazzo reale sorge in una bellissima +situazione; è circondato da graziosi giardini. Vi rimarcò la famosa +cappella di Ruggiero, curioso monumento, il cui interno produsse nel +garibaldino antiquario un’impressione di stupore commista ad un non so +che di misterioso. Non potè visitare tutte le chiese ed i conventi; ci +voleva un anno, tanto sono numerosi; vi basti dire che quest’ultimi +sono nientemeno che novanta, quaranta pei maschi, e cinquanta per le +femmine! Quanto ai prodotti del suolo, dice che sono copiosissimi; +seta, vino, olio, aranci, cedri, pistacchi, mandorle, frutta secche, +tonno e altro, pesce moltissimo, poi cordami, ambra gialla, manna, +coralli, sale, seme di lino, canape ecc. ecc. + +La popolazione di Palermo è, a un dipresso, pari in numero a +quella di Milano; ma al vedere il va e vieni continuo per le vie, +l’ingombramento, l’incontrarsi delle carrozze da nolo (meschine assai), +dei passeggeri d’ogni condizione, d’ogni età e sesso, si crede in +sulle prime che la popolazione sia molto più numerosa, e l’industria, +il commercio più considerevoli; ma poi si scorge che questa attività +proviene in parte dall’ozio della maggioranza del popolo, e dalla +necessità di andare a cercar mezzi di sussistenza nelle case di carità, +e nei conventi, ove si fanno giornaliere distribuzioni; quindi, allato +del lusso sfoggiato da pochi, si vedono migliaja di mendicanti, alcuni +dei quali di schifoso aspetto. Nella state il calore vi è sì intenso, +che si chiudono le case e le botteghe prima del mezzodì, per riaprirle +verso le cinque della sera; in quest’intervallo tutto è silenzio +e quiete, e il viaggiatore che, sfidando il sollione, visitasse +Palermo in quelle ore, crederebbe di camminare nelle spopolate vie +di Ercolano o di Pompei. Ma al vespro, gli affari e i piaceri (che ne +sono la causa) riprendono il loro corso e si prolungano fino a notte +inoltrata[33]. + +Ma è tempo di ritornare a Valentino che, camminando veloce, era già +un pajo di miglia fuori di Palermo. Dopo un altro tratto di strada, +ad uno svolto, vide venirgli incontro una carrozza di una forma tanto +antica che pareva un confessionale, tirata da uno slombato ronzino, che +trottellerava però di buona voglia, sapendo di esser vicino alla città. +Nella carrozza scorgevasi un uniforme rosso. + +— Dovrebb’esser lui! sclamò Valentino, e sedendosi sul margine della +strada attese la carrozza. + +Infatti era Roberto. + +— Ohe! gridò Valentino affacciandosi allo sportello. + +— Oh! sei tu Valentino! sclamò Roberto, e tesa la destra all’amico che +gli correva al fianco, tirò per l’abito il suo Automedonte, il quale +piegando all’indietro tirò anche lui di conseguenza le redini e fermò +il cavallo. + +— Oh! quanto m’è caro di vederti! + +— E io?... ti sono venuto incontro, tant’era la smania di sapere +cos’era avvenuto di te. + +— Mille grazie il mio buon Valentino!... Aspetta che scendo... Questa +maledetta carrozza mi ha tutto sconquassato... Palermo è lontano? + +— Due miglia, non più. + +— Bene, facciamole a piedi insieme. + +— Volontieri. + +Roberto, pagò il vetturale, si cinse la spada, trasse dal legno la sua +borsa da viaggio, e pigliato il braccio dell’amico s’avviò seco lui di +buon passo alla volta della città. + +— Dì, Garibaldi è a Palermo? + +— Sì. + +— Tanto meglio... ho una lettera per lui... + +— Ti fermi a Palermo? + +— Spero di sì... a meno che il generale non mi rimandi colla risposta. + +— Ah! che ne dici della nostra entrata in Palermo? disse Valentino +fermandosi, e ponendosi le mani dietro la schiena. + +— Una meraviglia, mio caro, una meraviglia!... Non vedeva l’ora d’esser +teco per sapere per filo e per segno come fu la cosa... + +— Chi sa cos’avrete detto voi altri al sentire questa bella notizia... + +— La fu una Providenza, mio caro! una vera Providenza!... Senza questa +bella notizia che sospese le mosse dei borbonici che ci attorniavano, +forse a quest’ora.... io non era qui a chiacchierare con te. + +— Diavolo! + +— Ma, certo! Che volevi che facessimo noi, un pugno di gente, contro +di loro che erano a migliaja? Sì, ci siamo barricati bell’e bene... +avremmo fatto un fuoco d’inferno, ci saremmo difesi fino all’estremo; +ma poi, come continuare senza rinforzi, senza munizioni, e quel che +è peggio, senza notizie di Garibaldi?... Intanto la è andata bene; i +borbonici sono là sbalorditi, senza notizie, senza comunicazioni col +loro generale in capo... + +— Ora sono fritti, te lo dico io! A Palermo vedi... Ecco la città! +guarda quanti campanili, guarda il castello... È in mano nostra, vedi! + +— Raccontami, Valentino, raccontami come avete fatto ad entrare in +Palermo. Brucio di voglia di saperlo. + +— Ecco qua. La sera del 26, a Misilmeri, io dormiva pacificamente, +quando mi sento tirare una gamba. Apro gli occhi, e vedo il mio +capitano che con altri uffiziali e sott’uffiziali andavano svegliando +senza far rumore i nostri sdrajati qua e là sulla collina. In un attimo +fummo in piedi e in rango, sotto le armi. Mezz’ora dopo tutti, tutti +ve’! marciavamo sui monti. Potevano essere le dieci di sera. + +— Chi marciava innanzi gli altri? + +— Ecco com’eravamo disposti; te lo posso dire di preciso, perchè mi +sono passati sotto gli occhi tutti, prima ch’io potessi trovare la mia +compagnia. + +— Era notte fitta eh! + +— C’era la luna... (Pare che in Sicilia non ci sia notte senza luna), +ma capisci! non si può veder da lontano come di giorno... + +— Dunque? + +— Dunque, ecco con che ordine si marciava. + +L’avanguardia era formata dalle Guide e da un corpo formato di militi +levati dai Cacciatori delle Alpi, tre per compagnia, ed era comandata +dal maggiore Tückeri, quell’uffiziale ungherese che sai[34]. + +— Vedo, vedo!... e poi? + +— Poi veniva La Masa coi _picciotti_. Dopo i _picciotti_ c’erano i +bersaglieri genovesi; e finalmente due battaglioni di Cacciatori delle +Alpi, ed io con loro. + +— E avete camminato... + +— Senti, Roberto! rispose Valentino ponendosi una mano sul petto; ne ho +vedute, ne ho fatte delle strade in vita mia... Non è la prima volta +che fo il soldato sotto Garibaldi...; ma ti assicuro che strade così +scellerate... così inique... Ti ricordi quella strada che abbiam fatta +assieme per arrivare a Parco?... Era cattiva vero?... Ebbene fa conto +che la sia il Sempione in confronto di quella che ti dico... + +— Capisco, capisco!... + +— Ma no, chè se uno non le ha fatte quelle strade non può capire come +le sieno! Perchè, vedi, io ho detto strade, tanto per spiegarmi; +ma non le sono strade, ma piuttosto screpolature del monte, tracce +di ruscelli passati per l’erba dopo un temporale... Insomma ad ogni +tratto s’udiva una bestemmia, e uno di noi, o scappucciava, o cadeva +rotoloni, o picchiava della testa contro un masso; talvolta credevi di +mettere il piede sul sodo e invece lo affondavi in un buco, a rischio +di scavezzarti una gamba. Su, giù, poi ancora su, per discendere di bel +nuovo; si voltava a destra, poi subito a sinistra; si attraversarono +certi torrenti coll’aqua fino al ginocchio. Buon per me che so +nuotare!.... diceva io; poi se sono passati gli altri prima di me, +passerò anch’io;... e via!... C’era de’ momenti in cui credevamo di +andar dritti dritti all’inferno... Oh che strade! Oh che notte! Oh che +strapazzi! + +— E poi? chiese Roberto ridendo delle smanie dell’amico. + +— Finalmente, quando Dio volle, rotti per la fatica, con una spanna +di lingua fuori, si arriva, che faceva già chiaro, alle prime case, +a Porta Termini. Ci siamo! ho detto fra me. Avanti! e silenzio... +silenzio! ci dicevano con voce bassa gli uffiziali. Ma i _picciotti_, +avvezzi a far baccano, invece di starsene zitti, si mettono a saltare, +e a gridare con quanto fiato hanno in corpo: Viva Garibaldi!... viva +Garibaldi! + +— Silenzio, perdiosanto! dicono i capi con voce strozzata; silenzio! Eh +sì! I _picciotti_, ritoccano: Viva qua! viva là! + +— Che fatalità! + +— Che vuoi! adesso che la è finita, li compatisco; l’allegria uno la +tiene in corpo, un altro no; è quistione di temperamento!... Quelle +maledette grida diedero l’allarme ai Napoletani. Dàlli, dàlli! presto, +presto! In un momento sono tutti in piedi,... arrivano di corsa, +difendono porta Termini colle barricate... La nostra avanguardia, che +senza quelle grida entrava in Palermo addiritura, senza trar colpo, +visto che era scoperta si fa innanzi...; ma è ricevuta a fucilate... +I _picciotti_, non ancora avvezzi alle schioppettate, piegano un +pochino... Allora ci avanziamo noi,... cioè si fa innanzi il primo +battaglione de’ Cacciatori delle Alpi... Si fa fuoco, si cerca di +correr dentro... ma non c’è verso... Arriva a passo di carica il +secondo battaglione... Allora anche i _picciotti_ piglian coraggio... +Avanti, avanti!... + +— E io non ci doveva essere! gridò Roberto tendendo i pugni. + +— Tutto ad un tratto si sente il cannone... Corpo del diavolo! erano +i Napoletani che ci tiravano cannonate a più non posso dalla Porta S. +Antonino... Ci pigliavano di fianco! + +— E allora? + +— E allora, al solito: Alla baionetta! avanti! Il maggiore Tückery, e +tre guide, scavalcarono pei primi la barricata... Tückery cade;... una +palla lo aveva colpito nel ginocchio. Subito dopo stramazza Benedetto +Cairoli, ferito anche lui in un ginocchio[35]. Avevamo dinanzi lo +stradone che mette dritto nella città.... e non potevamo avanzare... + +— Perchè? + +— Per un maledetto cannone, piantato là in faccia a noi, e che tirava +a mitraglia... Un colpo dopo l’altro, con una furia!... Quando... +Indovina un po’ cosa succede?... Succede che uno dei volontarj +genovesi, per far coraggio ai _picciotti_, visto che le parole +servivano poco (forse non si capivano bene), decise di spingerli +avanti animandoli col suo esempio. Piglia quattro sassi, se li pone +sulle braccia; poi dice ad un compagno: «Ficcami quella bandiera +sotto un’ascella.» Detto fatto. Allora corre innanzi a testa bassa, +infischiandosene della mitraglia; poi, arrivato ad un certo punto, si +ferma in mezzo allo stradone; mette giù i suoi sassi e vi pianta in +mezzo la bandiera... + +— Pare impossibile! + +— Poi le si pone a sedere vicino, tranquillamente, colle braccia +incrocicchiate sul petto... + +— Ma è proprio vero? sclamò Roberto fermandosi sui due piedi, e +fissando l’amico. + +— Se è vero? Ma l’ho veduto io con questi occhi!... E poi domanda ai +nostri e vedrai!... Allora _picciotti_ e garibaldini si precipitano +avanti, oltrepassano il Genovese e la bandiera, e giungono fin presso +la porta della città... + +— Bravi, bravi, perdio!... E come si chiama questo intrepido Genovese? + +— Non lo so!... mi rincresce, ma non lo so![36] + +— Peccato!... E così? + +— Siamo al punto decisivo. Noi, a dirtela in confidenza, non ne +potevamo più; il nemico ci serrava addosso di fronte, ai fianchi... +Io non sapeva in che mondo mi fossi! Quando ad un tratto sentiamo un +baccano d’inferno dalla parte della città; erano grida confuse, era +un fracasso come quando all’avvicinarsi d’un temporale, sbattono con +violenza porte, griglie, usci;... oltre ciò un maledetto scampanare... + +— Cos’era? + +— Erano i Palermitani che si levavano in massa addosso ai Borboni... + +— Che rimasero tra due fuochi? + +— Tra due fuochi, proprio tra due fuochi! Allora dovettero battersela +per salvar la pelle, e noi, dentro con Garibaldi, e innanzi innanzi +fino alla piazza di Fiera vecchia, dove trovammo quei del comitato, +il municipio e migliaja e migliaja di persone, che ringraziarono il +generale, che ci abbracciarono levandoci di peso da terra. Vecchi, +donne, fanciulli, preti, frati, monache... sì, Roberto, anche le +monache... (e ve ne sono di belline ve’!); chi piangeva, chi rideva... +Senti, Roberto!... ne ho ricevute delle dimostrazioni (e così dicendo +s’arrotolava fra le dita le estremità dei baffi), a Varese, a Como, +a Bergamo e Brescia, e poi anche qui a Salemi, a Misilmeri ecc. ecc. +ma come quelle di Palermo...» e agitava le braccia come a dire: è +impossibile vederne di più calorose, di più entusiastiche. + +— Cos’avrei pagato per essere presente! disse Roberto sospirando. + +— Te lo credo, Roberto, te lo credo! Vedi... al solo parlarne mi +vengono le lagrime agli occhi,... ma le son lagrime che danno +piacere... perchè rammentano una buona azione. A pensare al +divertimento, al gusto che si piglia a far del bene, non so capire +come ci sia a questo mondo della gente, la quale potrebbe farne tutti i +giorni, e che invece arrabbia, soffre, si dispera, e crepa se occorre, +e tutto questo per far del male... + +— Seguita, seguita il tuo racconto. + +— Quando entrammo in Palermo potevano essere le cinque e mezzo del +mattino. Tanto noi che i Palermitani ci ponemmo subito all’opera, +barricando contrade, chè il già fatto era molto, ma c’era bene +altro!... Intanto che si lavorava, che si correva di qua e là, che si +stanano i regj, ecco che verso le dieci casca giù una bomba, poi due, +dieci, cento, e via via, in men che nol dico, le venivan giù fitte che +parevan gragnuole... E che bombe ve’!... ce n’eran di quelle che io +arrivava appena appena a circondare colle braccia... E non solo bombe, +ma palle arroventate, e certe altre... Non so come le chiamano!... ma +dicono che, dove toccano, nasce subito un incendio. + +— Chi sa quante vittime! + +— Te lo lascio immaginare! Ma quasi non bastasse il bombardamento, +ecco i legni napoletani che erano nel porto, schierarsi e cominciare il +fuoco dall’altra parte. + +— E il generale? + +— Il generale stava sulla piattaforma nella piazza del Pretorio insieme +ai capi dell’insurrezione ed ai suoi uffiziali di stato maggiore. +Intanto s’era fatto notte e il bombardamento continuava, non colla +furia di prima, ma continuava. Palermo era tutto illuminata e in +festa... + +— Sarà stato un curioso contrasto. + +— Altro che!... La mattina del 28 si sentì un baccano indiavolato +per le strade; erano i prigionieri politici liberati e condotti in +trionfo;... scapparono però in quella confusione anche dei birbanti, +che di politica non se ne impicciarono mai, e che avrebbero fatto +meglio a restar dove erano. Intanto i regj seguitavano a ceder terreno, +vuotando la Vicaria e le caserme e riparando nel castello... + +— In quel giorno respirammo anche noi là a Parco. Mentre ci aspettavamo +un assalto in tutte le regole, che è che non è, i regj se ne vanno via +quatti quatti... + +— Mi ricordo infatti che in quel giorno ci venne fatto di sapere che le +truppe napoletane che erano a Monreale e a Parco, cercavano rifugiarsi +a Palermo... Arrivarono nel porto due vapori carichi di soldati e che +parevano volessero sbarcare... Ne avevano tutta la voglia, ma altro è +volere altro è potere!... Di lì a poco corse voce di una sospensione +d’armi. C’entrò di mezzo un ammiraglio inglese, ma a dirtela schietta +non so bene come sia stato questo negozio... + + +Riempiremo la lacuna lasciata da Valentino. + +Il castello continuava il bombardamento, infame ed inutile opera +di distruzione. Intanto l’ammiraglio inglese Mundy faceva le sue +pratiche presso Garibaldi, e questi dava il suo consentimento alla +sospensione delle ostilità; ma non per tanto il bombardamento del +castello continuava, e i regj, approfittando della rilasciatezza dei +nostri nel guardare i posti, avevano preso possesso di alcune barricate +presso alla piazza Reale, e incendiate alcune case. Il dittatore già si +preparava a scrivere all’ammiraglio, e a lamentarsi della violazione +dei patti, quando giunse a lui il luogotenente di vascello Wilmot, +dicendo che non avendo il commodoro data risposta, il generale era +libero di riprendere le ostilità. Così fu fatto, e poche bombe alla +Orsini lanciate contro i regj, bastarono per metterli in fuga, e per +riprendere le posizioni perdute. + +Da queste velleità dei comandanti l’esercito napolitano, si vede chiaro +come essi si trovassero da una parte spaventati da Garibaldi e dalla +rivoluzione, e dall’altra stimolati dall’amor proprio d’una rivincita, +sembrando loro troppo disonorevole, che un esercito bene ordinato di +venti e più mila uomini si ritirasse in faccia a gente senza disciplina +e senza armi. + +Nella notte dal 28 al 29 partivano nella direzione di Termini alcuni +legni della flotta napoletana. Il bastione di Montalto, a sinistra del +palazzo reale, veniva sgombrato dai Napoletani che vi lasciarono un +cannone da trentadue. Il 29, il corpo dei regj che occupava il palazzo +delle finanze, mandava un parlamentario per ottenere di ritirarsi; ciò +non veniva concesso. Si veniva a conoscere che il castello, mancando +di aqua e di viveri, non poteva a lungo sostenersi. Un caposquadra +recava notizie sullo stato delle vicine campagne ingombre d’insorti; +altri dispacci accennavano a forti guerriglie che molestavano i regj a +San Martino, alla Favorita, a Monreale, a Parco; e che già gli insorti +venivansi raccogliendo nelle piane del Borazzo, e di Santa Teresa. + + +— Verso le tre dopo mezzodì, (prese a dire Valentino continuando il suo +racconto), la città fu tutta sossopra. + +— Perchè? + +— Ti dirò; due vapori che, come t’ho detto, erano nel porto, tentarono +di sbarcare le truppe che avevano a bordo, presso la porta dei Greci; +la popolazione di quelle vicinanze cominciò a fuggire in città, +portandovi l’allarme e la confusione. Quasi nello stesso momento +s’udirono cannonate e schioppettate sul bastione, tra il castello ed +il palazzo reale. Erano alcuni cittadini coraggiosi, i quali avevano +tentato d’impadronirsi di un certo gruppo di case, per tagliar le +comunicazioni tra i regj ch’erano sul bastione e quelli chiusi in +castello. + +— La era ben pensata! + +— I Napoletani fecero un fuoco del diavolo; i Palermitani risposero; +ma dopo un po’ di tempo s’accorsero che non avevano più munizioni; +se ne accorsero anche i regj, e ne approfittarono, sbucando fuori +e ricacciando i cittadini là dove erano venuti. Garibaldi se ne +stava desinando, quando gli si presentò il capitano Piva narrandogli +l’occorso. Il generale, udito che l’ebbe, si alzò dicendo: È meglio +che vada io stesso.» Vi andò, e, al solito, colla sua presenza mutò +la faccia delle cose, e i regj ebbero di grazia di potersi ritirare. +Garibaldi, nonostante le preghiere di noi altri tutti, rimase durante +il tafferuglio nel bel mezzo della strada parlando, e incoraggiando i +combattenti. Un Siciliano, ferito nel capo, cadde dinanzi al generale, +che lo sostenne tra le sue braccia; Türr, fu colto in una coscia da una +palla di rimbalzo mentre stava allato del generale. Infine, vedendo +che la cosa andava per le lunghe, Garibaldi rivoltosi ai nostri che +gli stavano intorno, gridò: Andate un po’ là voi altri e finitela.» E +noi, serratici insieme, via di corsa!... Ci trovammo tanto vicini ai +borbonici, da poter gittare in mezzo a loro una bomba all’Orsini, che +scoppiò, e buttò in terra sette soldati napoletani. Allora Garibaldi +disse al trombettiere che aveva presso, di suonare la carica... e i +regj scapparono. Questa mattina poi, quand’io, attraversava Palermo +per venirti incontro, ho sentito dire che il general Lanza, a mezzo +dell’ammiraglio inglese, aveva chiesto un abboccamento. + +Intanto Valentino e Roberto erano arrivati a Palermo. + +L’abboccamento chiesto dal general Lanza, e a cui Valentino fece +allusione, è quell’istesso da noi accennato nel principio di questo +capitolo. + +Il dittatore aveva risposto, non avere alcuna obbiezione a fare, ed +esser pronto a venire a conferenza col generale napoletano a bordo +dell’_Hannibal_; manderebbe a’ suoi, ordine di cessar il fuoco: +l’armistizio comincerebbe a mezzodì, e che ad un ora pomerediana il +convegno avrebbe luogo sul legno ammiraglio. Il colonnello Türr, +ispettore generale delle forze nazionali, mandò la risposta del +dittatore al general Lanza, a mezzo del luogotenente di vascello +Wilmot[37]. + +Perchè l’armistizio cominciasse a mezzodì, Garibaldi aveva mandato +l’ordine di cessare il fuoco un’ora prima. Ma in quel momento una +colonna napoletana, provista d’artiglieria presentavasi a porta +Termini. Invano la bandiera bianca segnò l’armistizio; la colonna +mosse all’assalto, ed il castello vi cooperò con le solite bombe. +Parecchi uffiziali dei nostri montarono sulle barricate proclamando +l’armistizio, ma la colonna non ne volle sentire, e fece fuoco. +Garibaldi in quel punto cominciò a credere che l’armistizio non avesse +più luogo, quando due parlamentarj regj vennero a lui chiedendogli +scusa dell’occorso e dichiarando essere stato un malinteso. Intanto i +Napoletani si avanzavano, e il luogotenente Wilmot, che veniva recando +il consenso dell’ammiraglio, si trovò involto tra le schiere dei regj. +Garibaldi, raccolte allora le sue riserve, marciò innanzi. Una bomba +lanciata dal castello, scoppiò vicino a lui; i borbonici abbassarono +i fucili, vi fu un momento in cui la vita del dittatore si credette +perduta. Finalmente il luogotenente Wilmot, persuadendo i regj del loro +errore, riuscì a farli retrocedere. + +All’ora determinata ebbe luogo l’abboccamento; da parte dei regj, +v’era il generale Letizia, e il comandante la stazione navale; da parte +nostra, lo stesso Garibaldi, accompagnato dal colonnello Türr. + +L’ammiraglio inglese aveva frattanto invitato i comandanti della +squadra francese ed americana perchè fossero presenti alla conferenza. + +Il generale Letizia porse in iscritto i sei punti sui quali desiderava +aprire la conferenza. + +Queste proposte mostravano chiaramente in che stato si trovassero i +Napoletani. + +Erano le cinque quando la conferenza terminò. Il ritorno di Garibaldi +e l’annunzio dell’armistizio di ventiquattro ore (benchè non si +conoscesse ancora il risultato dell’abboccamento) infuse nuovo +coraggio nei cittadini, che si apparecchiarono con maggiore alacrità +alla difesa. Preti, uomini e donne, tutti lavoravano alle barricate; +sui tetti si ammassavano pietre ed altri projettili da rovesciare +sugli assalitori; ai Cacciatori delle Alpi ed ai _picciotti_, furono +assegnati i posti da difendere; i più intelligenti e stimati tra +i cittadini andavano rassicurando il popolo, e lo incoraggiavano a +combattere per la libertà e per l’Italia. + +Il popolo era ansioso di sapere il risultato della conferenza, e +Garibaldi non lo fece lungamente aspettare. Apparve un suo proclama +il quale diceva. — Il nemico mi ha proposto un armistizio. Io accettai +quelle condizioni che l’umanità dettava si accettassero; ma fra queste +una ve ne era umiliante per la brava popolazione di Palermo, ed io la +riggettai con disprezzo. Il risultato della mia conferenza di oggi +fu dunque di ripigliare le ostilità dimani. Io ed i miei compagni +siamo festanti di potere combattere accanto ai figli del Vespro, una +battaglia che deve infrangere l’ultimo anello della catena con cui fu +avvinta questa terra del genio e dell’eroismo.» + +Garibaldi non aveva accettato dal generale Letizia la quinta proposta, +cioè: che il municipio dovesse indirizzare un’umile petizione al re, +esponendogli i bisogni della città. Noi non possiamo capire come si +potessero fare ad un generale e ad un popolo vincitori, proposte di +simile natura; ma è questo un segno della collera di Dio, di istupidire +chi n’è colpito. + +La mattina del 31, militi e popolo si preparavano a riprendere le +ostilità, quando un parlamentario, inviato da Lanza al dittatore, +gli domandava una scorta pel generale Letizia, che per le dieci +antimeridiane desiderava un colloquio con lui; il dittatore +accondiscese, e alle dieci in punto il generale borbonico entrava +nel palazzo Pretorio ed esponeva al dittatore: Essere impossibile +trasportare tutti i feriti prima del mezzodì in modo che, ove +l’armistizio non venisse protratto, il suo scopo riuscirebbe +vano. Domandò inoltre un armistizio indefinito, facendo sperare la +probabilità di un accomodamento, onde schivare altro spargimento di +sangue[38]. + +Il dittatore negò l’armistizio indefinito, ed offrì il prolungamento di +giorni tre, che venne accettato dal generale Letizia. + +La città ricevette a malincuore l’annunzio del protratto armistizio; +il fervore di combattere aveva invaso l’animo dei cittadini, i quali +inoltre sospettavano che la tregua potesse riuscire di vantaggio +al nemico, e di scapito per essi. Invece l’armistizio giovava alla +causa della libertà; perciocchè, non solamente si guadagnava tempo +onde costruire nuove barricate, e organare alla meglio le squadre dei +volontarj, ma si dava agio ai Napoletani di disertare, come infatti +accadde di molti ufficiali, che trascinati dalle idee liberali, +abbandonarono la bandiera borbonica e si raccolsero sotto quella di +Garibaldi. Di più, l’esercito napoletano a poco a poco stancavasi e +demoralizzavasi, mentre all’annunzio della presa di Palermo, altri +comuni dell’isola si ribellavano, e nuovi volontarj venivano ad +ingrossare le nostre schiere. + +Nel pomeriggio di quel giorno stesso il dittatore fece un giro +d’ispezione per la città. Fu uno di quei trionfi già da noi descritti, +e che forse sembreranno troppo grandi per un uomo; quell’idolo popolare +vestito della sua casacca rossa, e con un fazzoletto colorato intorno +al collo, camminava a passo lento in mezzo al popolo numeroso che +delirante gridava, acclamava, si gittava ai suoi ginocchi, e come a +liberatore gli baciava la mano, e toccava religiosamente i lembi delle +sue vesti. E in mezzo a tanto fremito e delirio, Giuseppe Garibaldi +era calmo, sereno e col sorriso sulle labbra. Egli fermavasi, ora a +raccomandare la quiete, ora ad ascoltare i lamenti degli infelici che +avevano avute le case arse e saccheggiate. Quanto un popolo meridionale +sa fare e dire in momenti di tanta esaltazione, tutto fu fatto e detto +intorno al generale in quelle ore sublimi di morale trionfo. + +Ritornato al palazzo Pretorio, fu come assalito dagli uffiziali inglesi +ed americani, dal console degli Stati Uniti, e dal console svizzero, +venuti a salutarlo, o a congratularsi con lui della sua vittoria.[39] + +Poco dopo, dal palazzo delle finanze sventolava una bandiera +parlamentare, e da quel momento furono aperti i negoziati perchè i regj +sgombrassero quel palazzo, che poi fu ceduto il 2 giugno, nel quale +giorno, perchè prossimo al termine dell’armistizio, i lavori delle +barricate e i preparativi di guerra per parte dei nostri procedevano, e +si recavano a compimento col concorso di tutte le classi di cittadini, +e con tanto ardore che lo stesso Garibaldi meravigliato se ne +congratulò in un suo proclama ai Palermitani. + +Il general Lanza era intanto riuscito a far conoscere alla corte di +Napoli che qualunque ulteriore resistenza in Palermo sarebbe tornata +inutile, e che quindi bisognava sgombrare la città; e il governo fu +costretto a cedere a quello stesso che egli aveva poc’anzi chiamato +sprezzantemente un filibustiere. Al cospetto de’ suoi popoli, al +cospetto di tutto il mondo, i Borboni di Napoli, dovettero volgersi +supplichevoli al vittorioso popolano, se vollero salvare la truppa dal +furore della rivoluzione. + +Tanto dispetto veniva però raddolcito dalla speranza di una rivincita, +perciocchè concentrando il nerbo delle loro forze in Messina e +possedendo ancora i forti di Siracusa e di Augusta a tempo ed a +luogo lusingavansi di riconquistare la Sicilia, come nel 1849 aveva +fatto Ferdinando II per mezzo del generale Filangeri. Non per tanto +fu raccomandato al generale Lanza di capitolare non da vinto, ma da +soldato forte ancora, e che cedeva unicamente per principj di umanità; +l’onore delle armi in ispecial modo doveva essere salvato in faccia +all’Europa. + +Era nelle intenzioni di Garibaldi di non umiliare troppo l’esercito +napoletano; chè anzi giovava cattivarsi l’animo di esso con atti +generosi; perciò determinò di agire secondo la bontà dell’animo suo, +e tanto più nobilmente, quanto più feroce, e inumano egli era stato +dipinto dal governo di Napoli. + +Oltracciò il castello, presidiato da molta truppa poteva ancora +resistere, e, dove avesse continuato il bombardamento, la città +sarebbe andata in rovina, e molta strage sarebbesi consumata, e +danni incalcolabili ne sarebbero venuti. Sotto la pressione di questi +riguardi, che per altro grandemente onorano la prudenza, la politica +e i sensi umanitarj di lui, il dittatore acconsentiva alle molte +richieste del nemico, e il 6 giugno stipulava una convenzione, la quale +venne fedelmente mantenuta, e che pose fine alla ruina di Palermo. + + + + +CAPITOLO XII. + +Troppo tardi! + + Tutti i milioni di Rothschild non valgono + a comperare mezz’ora. + + Dr. PAOLO MANTEGAZZA. (_Il bene ed il male_). + + +Lettori, se non vi rincresce, torniamo in Lombardia; vi staremo per +poco. + +La mattina del 9 giugno 1860, due signore passeggiavano nel giardino +che circonda una graziosa e solitaria villeggiatura posta a mezzo il +colle detto Campo de’ fiori, che sorge tra i due monti Valgrande e +Maria del monte, poco lungi dalla strada che da Gavirate conduce a +Laveno, che è quanto dire, dal lago di Varese al Verbano. + +La più giovane delle due (la padrona di casa), passeggiava pian piano, +fiutando un garofano, con una cert’aria di abbandono e di languore, +come di persona avvezza a volar via lontano lontano col pensiero... +Dove poi si posassero i suoi pensieri, a noi poco importa il saperlo. +Fatto sta ch’essa volgeva gli occhi semichiusi a destra, a sinistra, +innanzi a sè, senza badare più che tanto alla stupenda scena che +offrivano quegli incantevoli dintorni, vivificati dai nascenti raggi +del sole. + +L’altra signora, molto più attempata, dava segno, camminando, della più +viva impazienza. Affrettava il passo, indi retrocedeva per porsi a lato +della sua amica; poi si fermava, e sospirando, e crollando il capo, +guardava giù verso Lainate, e sulla strada che, radendo il lago di +Varese, mette a Gavirate. + +— Quanto tarda questo benedetto Amedeo, quanto tarda!... + +— Sarà in ritardo la diligenza! + +— Eppure è l’ora, rispose la contessa Emilia, consultando per la decima +volta l’oriuolo che portava alla cintura. Ah! Irene, che martirio è +l’aspettare!» e camminava innanzi battendo palma contro palma. + +Irene a queste parole, si portò la mano alla bocca per soffogare una +risata. + +— Ah! esclamò la contessa fermandosi, sento rumore di carrozze... +Guarda un po’ tu, Irene, che ci vedi meglio di me. + +— È la diligenza!... Eccola... + +La contessa Emilia, postosi il suo _pince-nez_, guardò giù sulla strada +ripetendo: Eccola, eccola!... Ah finalmente! adesso Amedeo non può +tardar molto... Vo a vedere! + +Così dicendo la contessa entrò frettolosamente in casa. + + +Come si trova qui questa signora? — Amico lettore, te lo dico subito. + +La contessa Emilia era già da qualche giorno nella sua villa nel +piano d’Erba, quando verso gli ultimi di maggio le giunse da Genova +una lettera di suo nipote Ernesto, colla quale le annunciava ch’egli +sarebbe partito il 10 giugno colla brigata Medici, alla volta di +Palermo. + +La zia gli rispose tosto che sarebbe venuta a Genova ad abbracciarlo, +prima che partisse. Poi, tornata a Milano, s’era affacendata a +prevedere tutto ciò che, secondo lei, suo nipote doveva portar con +sè. La buona signora, nella foga del suo zelo materno, aveva messo +a contribuzione non so quanti bottegaj, dal sarto al Rainoldi, +accumulando fagotti, cassettine, involti ecc. ecc. tanto che, quando le +parve di aver nulla dimenticato, quelle provigioni capivano a stento in +un’enorme cassa di legno, solidamente accerchiata di ferro. + +La contessa volle metter mano ella stessa, (ajutata però dalla +cameriera) al collocamento di tutti questi oggetti. Dispose sul fondo +della cassa due coperte di lana che, diceva, dovevano essere _tanto +zucchero_ pel nipote; vi sovrappose non so quante paja di camicie +di tela, bianche e colorate, di mutande, di calze, di fazzoletti; +un corredo da sposi insomma! Sulla biancheria distese tre o quattro +gazzette, e su di esse, due abiti completi, l’uno dei quali da portarsi +dal nipote in occasione di visite; _frak_, calzoni, _gilet_ neri, e su +questi, due candide cravatte già artisticamente annodate, e una dozzina +di guanti color burro. + +Savina, la cameriera, quando ebbe vedute le cravatte e i guanti, osò +osservare alla padrona che, secondo lei, un garibaldino avrebbe forse +potuto farne senza. Così non lo avesse detto! chè la contessa, pigliò +in mala parte quell’osservazione, attribuendola a poca affezione per +quel suo povero figliuolo, com’ella pateticamente lo chiamava. + +Sugli abiti (previo un altro strato di gazzette) la buona vecchia +schierò (in modo da utilizzare ogni minimo spazio, ogni cantuccio) +saponi odorosi, aqua di Colonia, cartocci di polvere di Cipro, di +mandorle profumata coll’_ireos_, sigari di tutte le qualità, una posata +e un bicchiere d’argento, tre libbre di cioccolata, una scatoletta di +cristalli d’acido citrico per le limonate.... + +— La scusi, signora contessa, osservò l’incorreggibile Savina; io +sono una povera ignorante, ma ho sentito dire che in Sicilia i limoni +abbondano come da noi i sassi... + +— Cosa sai tu di queste cose! Dammi mano a finire che sarà meglio...» +le rispose la padrona. + +Poi depose nella cassa due bottiglie di conserve, diligentemente +incartocciate, due cassette di latta contenenti, l’una della gelatina, +l’altra del brodo secco; non dimenticò la macchinetta pel caffè, un +cartoccio di stoppini, una boccetta di spirito di vino, e, senza una +nuova rimostranza di Savina, vi avrebbe ficcato anche un astuccio +di solfanelli. Per ultimo, stese su tutta questa svariata mercanzia +due dozzine di salviette. Mandato poi pel falegname, volle assistere +all’inchiodamento del coperchio, e rabescare ella stessa su di esso, +con un pennello, l’indirizzo, e due P giganteschi. + +Finito ch’ebbe, stette contemplando a lungo l’opera sua e la cassa; poi +si tolse di là, asciugandosi una lagrima, tanto ne fu commossa. + +Sedata la commozione, messo il cuore in pace circa al corredo del +nipote, la contessa Emilia pensò a sè medesima. Benchè avesse già +veduti molti carnovali, tuttavia, per una inveterata abitudine, ella +soleva concedere un posto importantissimo all’acconciatura. Il pensiero +di doversi tra pochi giorni recare a Genova (non v’era stata mai), +gliene aveva fatto nascere subito un altro, corollario del primo: + +— Ci vuole un cappellino nuovo! aveva detto meditando tra sè. Ci vuole +un cappellino nuovo!... aveva, il dì dopo, ripetuto alla sua modista, +la quale com’era naturale, s’era affrettata a rispondere: + +— Ma sicuro!... le pare!... una dama come lei.... È la stagione +dei bagni, e Genova è piena di forestieri... Vi troverà anche molti +Milanesi... + +— Basta così, basta così! La mi faccia subito un cappellino, ma!... + +— Lasci fare a me, signora contessa... + +— Me lo manderà a... Aspetti che ho qui l’indirizzo....» Così dicendo +frugava nella borsa. + +— Lo so, signora contessa; lo manderò a Erba per... + +— No, no! rispose la contessa rimettendo, un viglietto alla modista. Il +cappellino me lo manderà a Varese per Velate; dirigendolo a me presso, +la signora Irene ****. + +La modista prese il viglietto e lo ripose. + +— Jeri ho trovato la mia amica Irene (continuò la contessa) la +quale, sentito che io contava andare a Genova a salutare il mio +Ernesto, mi disse: Vieni con me, Emilia, a Campo de’ fiori (è la sua +villeggiatura); là siamo a poche miglia dal lago Maggiore; là presso +passa due volte al giorno la diligenza che da Varese va a Laveno, in +coincidenza coi Vapori del lago e quindi colla strada ferrata che da +Arona mette dritto a Genova... + +— Quando parte la signora contessa? chiese la modista. + +— Posdomani vo coll’Irene a Campo de’ fiori; poi, il 9 del mese +venturo, parto per Genova. Medici coi suoi, s’imbarca il 10... Dunque +mi raccomando... + +— La si figuri! Entro la settimana ella avrà la cassetta col cappellino. + +— Siamo intesi... Addio!... Oh! a proposito, Dalia, la mia tosa, vieni +con me un momento. + +— Sono qui! rispose Dalia, alzandosi e seguendo la contessa. + +— Ascolta, la mia ragazza, le disse questa quando furono sulle scale; +mi vuoi preparare la lettera di raccomandazione che mi hai promesso pel +tuo... Come si chiama? + +— Roberto. + +— Pel tuo Roberto? + +— Sono ai suoi ordini. + +— Bene, vieni su con me. + + +L’alba del giorno 9 sorgeva raggiante a Campo de’ fiori, e la +cassettina col cappellino non era ancor giunta. Aveva quindi ben +ragione la contessa Emilia di dar nelle smanie, tanto più che, tardando +ancora mezz’ora, non sarebbe giunta a Laveno in tempo di partire col +piroscafo alla volta di Arona. + +Mentre la contessa Emilia sfogava il suo dolore colla Savina, che +stavasene presso la famosa cassa, e pronta a montare in legno al primo +cenno della padrona, ecco entrare Amedeo. + +— Finalmente! sclamò la cameriera alzando le braccia. + +— Finalmente! strillò la contessa correndogli in contro. + +— Ma che vuole!... Non è mia colpa se.... + +— E la cassettina? dov’è la cassettina?... + +— La cassettina? ripetè Amedeo facendo gli occhiacci e spalancando la +bocca ad uno sorriso sciocco. Non c’è.... + +— Non.... c’è? + +— No, signora! + +— La ci deve essere! gridò la contessa battendo i pugni sulla cassa. + +— È quello che ho detto anch’io al conduttore della diligenza: La ci +deve essere! Ma lui, dopo aver guardato da per tutto, rispose che non +c’era... + +— Oh! povera me! gridò la contessa, piagnucolando. Come fare adesso? + +— Se ne fa senza, disse Irene, la quale, non vista, aveva assistito a +quella scena. + +— Farne senza? Nossignora! rispose mezzo in collera la vecchia +volgendosi a lei. Vuoi che io mi faccia vedere per Genova con un +cappello da viaggio?... con quello straccio là? (e lo indicava). Di +queste figure, mia cara, non ne ho mai fatte!... Scellerata +modista!... dopo tante promesse!.... Ma se aspetta che io le faccia +guadagnare ancora un sol centesimo, sta fresca! oh sì! sta fresca... + +— Cara Emilia, entrò a dire Irene, facendo forza a sè stessa per +mantenersi seria, bisogna decidersi... Se tardi ancora, addio Vapore, +addio strada ferrata, addio Genova.... + +La contessa si pose a passeggiare la camera pel lungo e pel largo, +gesticolando, e borbottando fra sè; poi fermandosi tutto d’un tratto, +sclamò: + +— Partiremo questo dopo pranzo; andremo ad Angera col tuo legno... + +— È ai tuoi ordini... + +— Poi, piglieremo una barca, e in un quarto d’ora siamo ad Arona e di +là col convoglio della sera si va a Genova... Sì, sì partiremo dopo +pranzo. + +— Per me fa come vuoi, mia cara, rispose Irene con accento melato; più +rimani, più ci guadagno... Oggi desineremo più presto del solito... + +— Grazie, mia cara, grazie! Chi sa che intanto non càpiti il cappellino? + +— Ma dì, Emilia, arriverai poi a tempo a salutare tuo nipote? + +— Sì; arriviamo a Genova stanotte e domattina con tutto mio comodo +troverò Ernesto... + +— Fa come credi; per questa mattina già, anche che tu volessi +partire, non sei più in tempo» rispose Irene, e ritornò in giardino a +fantasticare co’ suoi pensieri. + +Infatti quel dì si desinò prima del consueto. Alle frutta s’intese +d’improviso uno strido, che eccheggiò per tutta la casa; ed ecco +entrare nel salotto da pranzo, Savina, la quale, col volto raggiante +di gioja, e recando trionfalmente tra mano la sospirata cassettina, +gridava: + +— Signora contessa, è qui!... è qui! + +Irene ed Emilia d’un balzo furono in piedi. + +— L’ha portata un contadino da parte di un vetturale che veniva da +Varese.... + +— Bravo, bravissimo! sclamò la contessa gongolando di gioja; e cavata +una moneta d’argento: To’, Savina, le disse, dàlla a quel contadino. + +Recise le funicelle, scoperchiata la cassettina, levati via certi +fogli di carta candida e sottile, finalmente apparve il cappellino. La +contessa lo cavò fuori pian pianino, e mostratolo ad Irene, le disse +sorridendo: + +— Ah! che te ne pare? + +— Bello!... Voglio provarmelo...» disse Irene e preso il cappellino +dalle mani della contessa, si avvicinò ad uno specchio. Ma guarda un +po’ cosa c’è dentro!... È un vigliettino appuntato nella fodera con uno +spillo. + +— Da un po’ qui» rispose la contessa, e pigliato il vigliettino e +apertolo, lesse queste parole: + + Signora Contessa. + + Faccia buon viaggio, e dica al suo signor nipote di salutarmi tanto + tanto il mio Roberto. + + Dalia. + +— Povera tosa! Sì che glielo dirò!» e riposto il vigliettino, +si appressò ad Irene, la quale intanto, acconciatosi in testa il +cappellino, stava contemplandosi nello specchio, dicendo tra sè +dispettosamente: + +— È molto più adattato per me che per lei... È un cappellino da vecchia +codesto? Com’è ridicola!» Poi, levatoselo e postolo sulla testa di +Emilia, soggiungeva ad alta voce: Ti sta _d’angelo_.... + + +Due ore dopo, la carrozza d’Irene si arrestava nella piazza d’Angera. +Sul serpe sedevano il cocchiere e Savina, e dentro Irene ed Emilia, +le quali erano a mezzo celate dall’enorme cassa che occupava tutto il +sedile davanti e s’elevava tanto da servir d’appoggio alla schiena +del cocchiere; la cassettina del cappellino era custodita dalla sua +proprietaria, la quale se lo teneva sulle ginocchia. + +La carrozza venne tosto circondata dai curiosi che gironzavano +sfaccendati per la piazza; tra questi si fece innanzi Martin-pescatore, +il quale, sentito che si cercava una barca per Arona, trattosi +rispettosamente il cappello, offrì alle signore la sua. + +Egli in quel giorno era venuto ad Angera per certe sue faccende e +dovendo tornare a Sesto, cercava di approfittare di quell’incontro per +guadagnare qualche soldo, poco importandogli di protrarre di qualche +ora il suo ritorno a casa. + +— E perchè no, il mio uomo! disse la contessa scendendo dalla carrozza. +Per me l’uno o l’altro fa lo stesso... Dov’è la tua barca? + +— Eccola, rispose additandola Martin-pescatore. + +— Bene! Mettici dentro quella cassa lì... + +— Sissignora... + +— Questa qui, più piccola, la porto io... + +Martino, ajutato dal cocchiere e da Savina, portò, barcollando sotto +il peso, la cassa nella barca, accompagnato dalla contessa che gli +gridava: Piano, ve’! piano! + +Poi rifece il viaggio, caricato, lui e una giovinotta che gli era si +fatta presso, di non so quanti sacchi da notte, e borse d’ogni forma e +grandezza. + +Finalmente, quando tutto il bagaglio fu nella barca, la contessa prese +congedo da Irene. Le due amiche si baciarono, si ribaciarono, facendosi +mille proteste di amicizia. Irene montò in carrozza, e, felice di +potersi distendere a tutto suo agio, fece ritorno a Campo de’ fiori. +Emilia e Savina, entrarono nella barca, sorrette da Martino, e dalla +contadinotta. + +— È vostra figlia? chiese la contessa a Martino. + +— Propriamente.... figlia... no; però è come lo fosse... N’è vero, Rosa? + +La giovine sorrise arrossendo: poi, afferrata la prora e puntando co’ +piedi contro la ghiaja, staccò la barca dal lido. Ciò fatto, inchinò +col capo la contessa augurandole buon viaggio, salutò Martino con un +sorriso, e cheta cheta si tolse di là. + +Mentre la barca pigliava il largo, la contessa Emilia chiese al +barcajolo, se sarebbe giunta ad Arona in tempo per partire per Genova +col convoglio della sera. + +— Conto di arrivare ad Arona una buon’ora prima, rispose Martino. + +— Tanto meglio! così avrò tempo di consegnare la roba con tutto comodo. + +— A quel che pare fanno un viaggio lungo, eh? le mie signore? chiese +Martino accennando col capo al voluminoso bagaglio. + +— Andiamo a Genova, il mio uomo, rispose colla solita compiacenza la +contessa. + +— Felice lei!... così potessi andarci anch’io a Genova. + +— Davvero! e perchè? + +— Per assistere all’imbarco dei garibaldini che vanno in Sicilia con +Medici. + +— Noi pure andiamo colà per questo motivo. Io ho un nipote che parte +anche lui... + +— Me ne congratulo di cuore con lei, la mia buona signora! esclamò +Martino, e presi i due remi con una mano, coll’altra levossi il suo +conico berretto di lana rossa, salutando la contessa. Io pure, continuò +Martino, rimettendosi a remare, io pure ho un figlio... + +— Che parte? + +— Il mio Valentino è già là in Sicilia; è uno dei mille...» Così +dicendo raddrizzava la persona. + +— Dite davvero? chiese la contessa guardando il barcajolo attraverso i +vetri del _pince-nez_. + +— Sicuro! ripigliò sorridendo Martino; è partito colla prima spedizione. + +— E avete sue nuove?... sta bene? + +— Bene, grazie al Signore! Se l’è cavata senza una sol graffiatura e, +quel che più importa, con onore. Lo hanno fatto sergente.... Il signor +Roberto, un suo amico che è uffiziale, ha scritto ad un altro bravo +giovane che parte domani, al capitano Federico, e nella lettera c’erano +tante belle cose sul conto del mio Valentino... Un bravo figliuolo, +veda!... non perchè sia mio, ma... (il buon uomo non potè proseguire +tant’era commosso). + +— Me ne congratulo con voi! È segno che voi lo avete allevato +galantuomo... + +— Oh questo sì! povero, ma galantuomo. + +— Ma ditemi un po’! Mi pare che, parlando di quest’uffiziale amico del +vostro figliuolo, abbiate detto che si chiama Roberto... + +— Sissignora! + +— È Milanese? + +— Milanese. + +— Pittore? + +— Pittore, sì. + +— Allora è lui! sclamò la contessa sorridendo, e volgendosi a Savina, +che sorrise alla sua volta: È quel tal giovane,... l’amoroso di +Dalia... Guardate che combinazione! + +— Lo conosce lei? + +— Cioè... sì e no; ho una lettera per lui nella quale gli si raccomanda +mio nipote... + +— È in buone mani! Il signor Roberto è un po’ stravagante, come +sono, dicono, tutti i pittori, ma è un giovane d’oro... Lui e il +mio Valentino sono come due fratelli... Anzi (la scusi, veda! se +un pover’uomo par mio le parla così) le dirò che se le occorre una +raccomandazione di peso pel suo signor nipote, una raccomandazione che +gli potrà essere di un gran utile in viaggio, arrivata a Genova, non ha +che da chieder conto del signor capitano Federico ***. + +— A nome di chi? + +— A nome mio, signora! + +— Oh! davvero! sclamò la contessa con un sorriso in cui trapelava una +legger tinta d’ironia. + +— Capisco che ciò le parrà strano!... Un povero diavolo come son +io raccomandare uno di gran levatura come al certo sarà il di +lei nipote;... ma che vuole?.... Adesso pare che il mondo vada a +rovescio!... Siamo noi popolani che qualche volta raccomandiamo i +signori... Almeno col _generale_ la è così... Dunque, come le diceva, +lei non ha che a cercar conto del capitano Federico *** e di dirgli: Le +raccomando mio nipote, il tale dei tali, a nome del Martin-pescatore di +Sesto. Vedrà che accoglienza! + +— Va bene, va bene! me ne ricorderò, rispose la vecchia con aria +distratta, e, tanto per cambiar discorso, si pose a chiacchierare con +Savina. + +Benchè d’ottima pasta, Emilia, non era stata contessa tanti anni +impunemente; nell’offerta del pescatore, benchè fatta col cuore in +mano, come si suol dire, essa aveva creduto vedere un certo non so che +di protezione, di superiorità, che l’aveva punta un pochetto. Ben è +vero che aveva accettata la commendatizia di Dalia senza guardar tanto +pel sottile; ma un’eccezione non fa regola. L’esibizione di Martino, +che essa vedeva per la prima volta, gli era paruta tanto confidenziale +da confinare coll’impertinenza. + +Però, secondo il solito, la di lei buon’indole la vinse, sicchè durante +il tragitto continuò a ciaramellare col barcajolo, curando però di non +abbandonarsi troppo, onde non dar occasione al buon uomo di dir altre +minchionerie; tanto più che Savina, la cameriera, le aveva già ripetuto +per la terza volta, e con voce sommessa, che era bene l’esser affabile, +ma che colla gente di bassa condizione non bisognava eccedere. +Santodio! ne abusa sì facilmente! + +Martin-pescatore mantenne la parola, e sbarcò le donne una buon’ora +prima della partenze del convoglio; e fu provvidenza, chè non ci +volle meno a consegnare alla stazione il bagaglio della contessa. Ma +il barcajolo, vecchio com’era, quando ci si metteva faceva per due; +laonde, quand’ebbe finito, la contessa lo rimunerò generosamente. +Martino, ringraziatala della sua cortesia, prima di licenziarsi da lei, +volle pregarla di un favore: + +— La mi farebbe la grazia, le disse, di pregare il suo signor nipote a +voler portare i miei saluti al mio figliuolo? + +Il barcajolo chiedeva questo favore alla contessa, umilmente, colla +berretta in mano; le parti erano adesso ben distribuite; la cosa +era quindi naturale e in piena regola, senza stranezze disdicevoli e +scandalose, per cui la contessa accolse affabilmente la domanda, e notò +il nome di Valentino sulla sopracarta della lettera di Dalia. + +Martino, rinnovati gli augurj e gli inchini, se ne tornò alla sua +barca, e contento della giornata, si pose a vogare con lena verso Sesto +Calende. + +Il viaggio da Arona a Genova parve interminabile alla contessa, la +quale, tranne qualche giterella da Milano a Monza, non aveva mai +bazzicato con ferrovie. Chiusa nel vaggone con una famiglia inglese, +non potè barattar parole che colla Savina, la quale dormicchiando le +rispondeva con monosillabi. + +Quando giunsero a Genova, mancavano pochi minuti alla mezzanotte. La +contessa, già sbalordita dal continuo rumoreggiar delle ruote, dai +sibili improvisi, indiscreti della locomotiva, dal sussulto ondulatorio +del vagone, appena ebbe posto piede a terra, si trovò assediata, +travolta, assordata da una folla di conduttori di omnibus, di servitori +di locande, di facchini, che la tiravano ora qua ora là, afferrandole o +la scattola del cappellino, o la borsa da viaggio. Savina dal canto suo +strillava, si dibatteva, difendendo ad oltranza gli oggetti affidati +alla di lei custodia. Malmenate, assediate dai facchini e da una turba +di ragazzi, tanto la contessa che la cameriera, estenuate di forze, +soprafatte dall’onda crescente della folla, atterrite dal trovarsi ogni +tratto dinanzi alla faccia la fiamma rossastra delle torce a vento, +finirono coll’arrendersi a discrezione, abbandonando corpo e averi +nelle mani di un servitore di piazza, che le rimorchiò all’albergo +Reale. + +Consegnate le due viaggiatrici ai camerieri dell’albergo, il servitore, +fattosi dare dalle medesime le polizze di riscontro, andò a levare il +bagaglio. + +La contessa, trovatasi finalmente sola e lontana da quel baccano +infernale, si lasciò cadere su di un sofà: + +— Ah! sia lodato Dio!.... Non ne poteva più! Oh che babilonia!...» e +tergevasi il sudore che, di sotto la parrucca, le scorreva sul fronte. +Ma dì un po’, Savina, che si fa adesso? + +— Si cena, poi si va a letto.... + +— Cenare? a quest’ora? Eppure qualche cosuccia bisognerà prendere;... +mi sento debole... E se intanto cercassimo di Ernesto? + +— Andarlo a pigliare a quest’ora il signor Ernesto! + +— Capisco! è un po’ tardi... Ma almeno chiediamone conto al cameriere. + +— Chi sa se lo conosce... + +— Non importa! saprà però qualche cosa della spedizione Medici... Tutta +Genova ne parlerà... + +In quella entrò il cameriere a chiedere se le signore abbisognassero di +qualche cosa. + +La contessa rispose che sì, e disse quel che voleva. + +Il cameriere inchinatosi, accennava già d’andarsene, quando la contessa +lo fermò: + +— Ehi! quel giovine!... Ditemi un po’: sapete voi quando partano, +Medici e i suoi? + +— Credo domani... cioè oggi;... soggiunse poi sorridendo e additando +l’orologio che segnava le dodici e mezzo. + +— Non lo sapete di sicuro dunque? + +— Nossignora. + +— Fatemi il favore d’informarvi, e di sapermi dire l’ora precisa della +partenza. + +— Ma per saperlo, o signora, bisognerebbe essere a Sestri. + +— A? + +— A Sestri. + +— E perchè a Sestri? + +— Perchè Medici coi garibaldini si trova colà da due giorni... + +— Che dite mai! Non sono a Genova dunque? Oh! questo mi spiace davvero! +Guardate un po’! come si fa adesso... Oh che imbroglio, che imbroglio! + +— Vede! Se fossimo partiti questa mattina da Campo de’ fiori...» +osservò Savina. + +— Fammi un po’ il piacere di lasciarmi in pace! È mia la colpa se la +cassettina è arrivata tardi? + +— Avrebbe potuto benissimo far senza del cappellino, brontolò Savina. +Fortunatamente la contessa, sbalordita com’era dai disagi del viaggio, +dal fracasso, e da quella notizia non l’intese. + +Il cameriere aveva approfittato di quel po’ di bisticciamento per +scendere in cucina. In sua vece entrò un facchino con un baule. + +— Ditemi un po’ il mio uomo! Noi vorremmo andar a Sestri domattina...» +gli disse la contessa. + +— C’è un vapore che va a Chiavari alle otto. + +— Ma noi vogliamo andare a Sestri... + +— Da Chiavari a Sestri è una passeggiata. Buona notte!» e se ne andò +anche lui. + +— Ci vuol pazienza! sclamò la contessa; se Ernesto non è a Genova, +bisogna andarlo a trovare dov’è... Manco male che c’è un vapore che +va a Chiavari, se no stavamo fresche... Rischiavamo di non poterlo +salutare... Ho a dirtela, Savina? Io non sono mai stata sul mare, e una +giterella di poche ore la fo volentieri. + +— Non ci sono mai stata nemmen io... Dicono però che si soffre molto la +prima volta che si viaggia sul mare... + +— Sì, un po’ di giramento di testa, un po’ di nausea.... + +— Ma dicono che sia un male terribile. + +— Esagerazioni, Savina, esagerazioni!... Oh, a proposito! Apri quella +scatola e dà un’occhiata al cappellino per vedere se ha sofferto in +viaggio... Domani la porteremo con noi quella scatola, così a Sestri, +metterò il cappellino nuovo... per far onore al mio Ernesto... Sai, +Savina, proseguì a voce bassa e sorridendo, ho qui in serbo per lui +un pajo di dozzine di _marenghi_... Povero giovane! chi sa come sarà +contento. + +— Più che di vedere il cappellino nuovo, disse fra sè Savina, cavandolo +dalla scatola e presentandolo alla padrona. + +In questo entrò il cameriere colla zuppa, e le nostre viaggiatrici, +rifocillatesi, si posero a letto; la contessa in una camera, Savina +nell’altra, e ambedue, malgrado il fischiar del vento e il fracasso +delle ondate che si spezzavano contro il molo, si addormentarono +profondamente. + +La mattina seguente, alle otto meno un quarto, la contessa Emilia e +la cameriera salivano la scaletta di un piroscafo ancorato nel porto, +seguite da quattro facchini col bagaglio, che essi deposero sul cassero +in modo da farne una piramide abbastanza elevata, e avente per base il +cassone contenente gli oggetti di Ernesto, e per apice la cassettina +col cappellino. + +Il cielo era sereno, ma soffiava un vento gagliardo che sollevava alte +e spumanti le onde. Savina ne era atterrita, ma la contessa sorrideva +di quella paura, dicendole: + +— Su di un bastimento grande come questo, quelle onde, che ti pajono +gran cosa, non si sentono nemmeno. + +Ma quando il piroscafo, uscito dal porto, cominciò la lotta colle onde, +lotta vittoriosa sì, ma contrastata, allora anche la contessa mutò di +parere, e Savina da consolata, divenne consolatrice. + +Le poverette, non potendo reggersi in piedi sul ponte, sedettero sul +loro bagaglio, cercando supplichevolmente intorno qualche viso amico +che le confortasse; ma nessuno badava loro. + +Mezz’ora dopo il mare chiese imperiosamente il solito tributo alle +viaggiatrici che per la prima volta si affidavano al suo dorso. Le +infelici in sulle prime fecero le sorde, fingendo di non capire; ma il +mare insistette; chiesero soccorso, pietà, invano;... dovettero cedere +e... _væ victis_! + +Le nostre donne, trabalzate ora da una parte, ora dall’altra, si +urtavano a vicenda, per rovesciarsi poi insieme sul bagaglio che loro +serviva di sedile e di letto. Discinte, pallide in volto, cogli sguardi +errabondi, semispenti, avrebbero fatto compassione a chicchessia, meno +ai marinaj che andavano e venivano zufolando indifferenti. + +— Oh! che gente!.... che gente senza cuore! mormorava timidamente +Savina, porgendo la quinta tazza di tè alla padrona. + +— Ah! io non ne posso più! sclamava gemendo la contessa e premendosi +con una mano il moccichino alla fronte, e coll’altra il cuore, che +pareva volesse balzarle dal petto. Fammi il piacere, Savina... Va là in +fondo, e chiamami il capitano... Quello là colle spalline d’oro... + +Savina ubbidì camminando a mala pena e appoggiandosi colle mani su +tutti gli oggetti che trovava, tanto per reggersi in piedi; ma subito +dopo retrocedette. + +— E così? le chiese la padrona: cosa ti ha detto? + +— Mi ha detto che ho buon tempo. + +Qui un nuovo impeto di... tosse, impedì alla contessa di rispondere. +Come succede di solito in questo caso, Savina imitandola, le tenne +subito dietro. + +La contessa appena potè tirare il fiato, appena potè reggersi sulle +gambe, appoggiandosi al braccio di Savina (la quale alla sua volta +tratto tratto si appoggiava alla padrona), si avvicinò al capitano, che +guardò le due donne senza moversi dal suo posto; + +— Signor capitano! gli disse con voce supplichevole la contessa. + +— Che c’è? + +— Io sono la contessa Emilia *** + +Il capitano nulla rispose. + +— Io sono disposta a qualunque spesa, proseguì la contessa traballando, +ma voglio scendere a terra... subito... subito... + +— Tra poco scenderà, rispose il capitano; così dicendo si allontanò di +là, e, scesa la scaletta, si chiuse nella sua cameruccia. + +— Oh che orso! che malcreato! gridò la contessa giungendo le mani. +Piantarmi qui a questo modo! Ma non son chi sono se non domando +soddisfazione... Oh! l’avrà a fare con me,... se camperò, perchè ho +paura... + +— Ah! che maniera di assassinare la gente! soggiungeva Savina. + +Ma un più terribile colpo era riservato alla sventurata contessa. +Erano giunti a poche miglia da Chiavari, e il piroscafo dondolava più +fortemente di prima, urtato dalle onde ripercosse dalla spiaggia. Vi fu +un istante in cui la nave si abbassò tanto da un lato, che gli stessi +marinaj dovettero abbrancarsi ai cordami per non rotolare in mare. La +contessa e la sua cameriera, credendo giunto l’ultimo loro momento, +caddero carponi, raccomandandosi l’anima a Dio. La cassettina del +cappellino, la quale, come avvertimmo, stava sull’apice della piramide +formata coi bagagli della contessa, al piegarsi del bastimento perdette +l’equilibrio e balzò in mare. + +Rialzatosi il piroscafo, si rialzarono tosto anche le due donne, e +precipitarono al parapetto gridando: Ferma! ferma! + +Accorsero i marinaj, e i passeggieri, e chiesero alle donne se qualcuno +fosse caduto in mare. + +— Eccola, eccola! gridava la contessa, additando la cassettina che +ballonzolava allegramente sulle onde. + +— Cos’è? + +— È la mia cassettina.... col cappellino nuovo» rispose sempre +strillando la contessa. + +Uno scroscio di risa accolse queste parole. + +— Ahimè! ahimè! la cassettina affonda... fermate il Vapore; presto... +presto... + +Gli astanti si sbellicavano dalle risa. + +In questo s’udì un grido disperato... La contessa gettò un braccio al +collo della cameriera onde sostenersi. + +La cassetta, che si immergeva sempre più, mano mano che l’aqua vi +penetrava, sparve infine per sempre negli abissi del mare. + +Un’ora dopo la contessa boccheggiava (assistita dalla fida Savina) +distesa su di un sofà, in un albergo di Chiavari. Riavutasi a poco a +poco dallo stato di prostrazione in cui l’aveva gettata il mal di mare, +i suoi primi pensieri furono per il nipote. + +— Senti, Savina, io non posso movermi; quel maledetto mare m’ha tutta +sconquassata... + +— E io, signora padrona! Mi sento tutta rotta la persona, come +se m’avessero bastonata... E quel rustico d’un capitano? e quei +marinaracci malcreati... + +— Quel che è stato è stato! Che vuoi! son gente che non vive che +sull’aqua... Per me ho già dimenticato tutto, e ho dimesso il pensiero +di far rapporto sul conto loro. Ora quel che mi preme è di veder +Ernesto. Io, come ti ho detto, non posso reggermi in piedi. Dunque +manderemo ad avvertirlo che sono arrivata... Savina, chiamami qualcuno +dell’albergo. + +Savina, benchè di malavoglia, alzatasi da sedere, moveva già per uscir +dalla camera, quando s’udì picchiare all’uscio: + +— Avanti! gridarono le due donne. + +Entrò un facchino, il quale, strisciata una riverenza, disse: + +— È delle signore il cassone che c’è laggiù sotto il portico? + +— È mio. + +— Abbiam da portarlo su? + +— No, no; anzi sarà bene che la trasportiate a bordo del Vapore... + +— Di qual Vapore? + +— Di quello su cui devono partire i garibaldini con Medici... + +— Scusi, signora, ma non ho capito bene... + +La contessa ripetè le stesse parole, traducendole però in italiano onde +meglio farsi comprendere. + +— I garibaldini?... Medici, ha detto? + +— Ma sì! rispose la contessa impazientita. + +— Ma se sono partiti jeri di notte, e non di qui... + +— Chi? come? + +— Medici coi garibaldini... + +— Partiti... jeri notte... e non di qui?» balbettò la contessa, +puntando colle gomita e levandosi a sedere. + +— Sissignora! sono partiti jeri alle due in punto dopo mezzanotte da +Sestri di ponente... Erano due Vapori.... + +— Ma voi siete ubbriaco! gridò fuori di sè la contessa. + +Il facchino per tutta risposta, uscì dalla camera, per tornarvi subito +dopo in compagnia d’un cameriere. + +— Dite un po’ voi... qui a queste signore che a me non vogliono +credere. Quand’è partito Medici coi suoi volontarj per la Sicilia? + +— Questa notte da Sestri di ponente, rispose il cameriere[40]. + +— Ma... questo qui presso... non è Sestri? + +— Questo è Sestri di levante. + +— Oh! beatissima Vergine! + +— Mentre quello da cui partirono Medici e i garibaldini è... + +— È? + +— Sestri di ponente, distante poche miglia da Genova. + +— Ah! poveri noi cos’abbiamo mai fatto!... E, dite, sono partiti tutti, +proprio tutti? chiese Savina trepidando. + +— Tutti! risposero il facchino e il cameriere. + +Questa volta la povera contessa Emilia svenne davvero. + + + + +CAPITOLO XIII. + +Le Memorie di Elpis Melena. + + «I manoscritti da me rimessi ad Elpis Melena + sono scritti di mio pugno. + + GARIBALDI (Bologna, 26 settembre 1859) + + +— A tavola, signori! gridò un cameriere recando un’odorosa minestra di +paste. + +— A tavola, a tavola! ripeterono alcuni garibaldini, i quali radunati +nelle sale di una trattoria di Palermo, stavano contemplando la marina +dal balcone, aspettando l’ora del pranzo. + +In un attimo furono tutti a posto. Il capitano Federico fece sedere +presso di sè Ernesto; poi venivano Roberto, Valentino e cinque o sei +altri, militi e graduati alla rinfusa. + +Già tutti stendevano la mano ai piattelli, quando Roberto, alzatosi, +gridò: + +— Un momento! Ricordatevi, amici miei, che la gratitudine è tra i primi +doveri dell’uomo; dunque nessuno ardisca mangiare prima di ringraziare +con un brindisi l’ottima signora zia d’Ernesto... + +— Benissimo! gridarono in coro i convitati impugnando i bicchieri. + +— La quale ebbe la felice idea di inviare per la posta un grazioso +rotoletto di _marenghi_ a quel bravo giovane di suo nipote, al quale +pure faremo un brindisi in compenso dell’averci invitati ad ajutarlo a +degnamente spendere il regalo della zia. + +La proposta di Roberto fu accolta con gioja da tutti gli astanti; +si fece il brindisi in onore della contessa, la quale, se lo avesse +inteso, avrebbe per quell’istante di dolcezza dimenticati i tanti guaj +sofferti in causa del _qui-pro-quo_ che vi abbiamo narrato, e che, +tornata alla sua villeggiatura, soleva ripetere a quanti andavano a +visitarla. + +Il pranzo fu allegrissimo per la gioja schietta e confidente che +animava i convitati. + +Alle frutta, com’è il solito da Omero ai giorni nostri, cominciò il +novellare. Si parlò, com’era naturale, di quanto in allora formava +argomento di tutti i discorsi, cioè della guerra d’insurrezione, dei +diversi fatti d’armi, e di quanto rimaneva a fare; si parlò del paese +nativo, della famiglia e degli amici assenti, e, come si dice di tutte +le strade che mettono a Roma, tutti quei discorsi si convergevano e +finivano in un sol punto,... Garibaldi. + +C’era tra i convitati un capitano, il quale sapeva appuntino le +avventure del generale, che egli aveva conosciuto fin dal quarantasette +in America. Pregato dai compagni a narrarle, non se lo fece dire +due volte, e cominciò a raccontare per filo e per segno alcuni dei +tanti episodj di cui è intessuta la vita avventurosa di quest’uomo +straordinario. + +Però per quanto il capitano ne sapesse, egli non avrebbe al certo +potuto competere colla Elpis Melena (pseudonimo d’una miss inglese, +intrepida viaggiatrice); alla quale il generale Garibaldi affidò i +proprj manoscritti, ch’ella tradusse non in inglese, ma in tedesco[41], +allo scopo di diffondere per la Germania le virtù dell’eroe nizzardo, +e, se è possibile, convertirla a nostro vantaggio. + +Per questi motivi, e per i diritti del sesso, noi daremo la preferenza +a _miss_ Elpis Melena, radunando in un brevissimo sunto le Memorie di +Garibaldi da lei tradotte, e che spargono molta luce su molti punti +tuttora sconosciuti della di lui vita. + + +Garibaldi è nato a Nizza il 4 luglio del 1807. Suo padre, Domenico, +nato a Chiavari, era figlio di un marinajo e, dall’infanzia, marinajo +lui stesso. Egli desiderava che suo figlio Giuseppe abbracciasse una +professione più tranquilla della sua; avrebbe voluto farne o un medico, +o un avvocato, o un prete; ma Giuseppe era destinato ad una vita +avventurosa, e il destino (fortunatamente per noi) la vinse. + +Benchè ancora ragazzo, Garibaldi non sognava che viaggi; un bel dì +fuggì di casa, e si diresse con un suo compagno a Genova, in un +battello ch’egli governò alla meglio; ma, raggiunto a Monaco, fu +ricondotto a casa. + +Odessa fu lo scopo del suo primo viaggio; dopo, visitò Roma, Cagliari, +Genova, Costantinopoli, ove una malattia lo ritenne alcuni mesi. +Guarito, volle andarsene, ma, scoppiata la guerra tra lo Tzar ed il +Sultano, il porto venne bloccato e il giovane marinajo per campare, +accettò l’ufficio di precettore presso una famiglia italiana. +Quando Dio volle potè partire; avuto il comando di un brigantino, da +Costantinopoli recossi a Gibilterra, retrocedendo di poi per la stessa +via. + +Fin d’allora, la libertà e l’indipendenza d’Italia erano i più ardenti +tra i suoi desiderj; e vivissima fu la sua gioja quando, ne’ suoi +viaggi, stretta relazione con un affigliato alla _Giovine Italia_, +seppe che molte migliaja d’Italiani ardevano come lui di pari amore +per la libertà della patria. Quella santa idea fu, da quel dì, lo scopo +della vita di Garibaldi. + +Nel 1833, mentre egli dimorava a Marsiglia, venne presentato a +Mazzini come uomo fidato a tutta prova; il tribuno gli assegnò una +parte nella cospirazione che andava ordendo. Mentre i Mazziniani, +riuniti e irreggimentati in Isvizzera, dovevano sollevare il Piemonte, +incominciando dalla Savoja, Garibaldi si arrolava nella marineria +piemontese, e veniva accettato come marinajo di prima classe a bordo +della fregata _l’Euridice_. Egli doveva affigliare l’equipaggio alla +_Giovine Italia_, ed impadronirsi a tempo opportuno della fregata e +tenerla a disposizione dei rivoltosi. + +Un bel dì, mentre la fregata stava ancorata nel porto di Genova, si +sparse la voce che era scoppiata la rivolta in città, e che la caserma +della gendarmeria (posta nella piazza Sarzana) era già in potere +degli insorti. Garibaldi, impaziente di verificare coi suoi occhi il +fatto, si getta in un canotto, smonta alla Dogana, e corre in piazza +Sarzana. Tutto era tranquillo. S’informa, e gli vien detto che il +colpo di mano era andato fallito, che la polizia aveva sventato il +complotto, che erano stati fatti molti arresti, e che i Mazziniani si +ponevano in salvo: Siccome (dic’egli ingenuamente) io m’era arrolato +nella marineria piemontese per secondare l’insurrezione, così, +fallito il tentativo, non credetti necessario di ritornare a bordo +dell’_Euridice_.» All’imbrunire di quell’istesso giorno, Garibaldi, +travestitosi da contadino, usciva di Genova. + +Dopo d’aver camminato dieci notti sui monti, arrivò a Nizza, e riposò +un giorno intero presso sua madre; ma, sicuro com’era che la polizia +era sulle sue tracce, continuò a camminare, e, attraversato a nuoto +il Varo (le cui aque eransi in que’ dì ingrossate) afferrò la riva +francese. Arrestato, non avendo passaporto, disse chi era, raccontando +con tutta ingenuità quanto era accaduto. La cosa parve molto sospetta +alle guardie francesi, le quali credettero bene di condurre il +fuggitivo a Grasse, presso Draghignano, e di chiuderlo provisoriamente, +in un locale della caserma di gendarmeria. Garibaldi saltò dalla +finestra, attraversò la città, guadagnò i monti, vicini e, arrivato +a Marsiglia, non sapendo che fare, pigliò in prestito un altro nome, +aspettando che la Providenza gli offrisse l’occasione di ripigliare la +vita del marinajo. + +Certo Francesco Gazan, capitano d’un piccolo bastimento mercantile, +lo prese a bordo in qualità di luogotenente. Di poi fece un viaggio +nel mar Nero; indi condusse a Tunisi una fregata da guerra che quel +bey aveva fatto costruire a Marsiglia. Poco dopo venne spedito a +Rio-Janeiro; ritornò di bel nuovo a Tunisi, e di là a Marsiglia, +proprio in quella che il coléra vi infieriva. Ivi si erano aperti +nuovi ospitali provisorj, e tutti gli uomini di buona volontà vennero +chiamati a soccorrere i malati. Figuratevi se uno della tempra di +Garibaldi doveva rimaner sordo a quell’appello! Egli accorse, e per +più settimane prestò l’opera sua come infermiere negli ospitali di +Marsiglia, vegliando dì e notte presso i colerosi, coll’ardente carità +d’una suora di San Vincenzo. + +Pochi mesi dopo egli trovavasi di bel nuovo a Rio-Janeiro. + +Allora cominciò la sua carriera militare. + +«Sotto la bandiera dell’indipendenza (scrive Garibaldi nel VI capitolo +delle sue Memorie), sul vasto e libero Oceano, seguito da sedici arditi +compagni, io sfidai un impero, e, solo rappresentante della repubblica +di Rio-Grande, ne feci sventolare la bandiera sugli alberi delle mia +nave». Garibaldi qui intende parlare dell’impero del Brasile. + +In quell’epoca conobbe e sposò Anita. Ell’era amazzone, come suo marito +era soldato. Lo seguì ovunque, dividendo seco lui tutti i pericoli con +una annegazione mirabile. Fra due battaglie diventa madre. Framezzo +a questa guerra di sorprese, di colpi di mano, di imboscate, ella non +sa il mattino ove poserà la sera col pargoletto. Pochi giorni dopo il +parto è costretta di rimontare in sella, ed eccola che si slancia al +galoppo col suo neonato tra le braccia. Vien presa; e giunge a fuggire; +è ripresa; la si crede morta.... quand’eccola ricomparire d’improviso, +sorridente e fiera col suo bambino. + +Assestate le cose della repubblica di Rio-Grande e finita la guerra +col Brasile, Garibaldi, stabilitosi a Montevideo, fu costretto a +mutar professione tanto da poterla campare lui e la famigliuola. +Quand’ecco si accende la guerra tra Montevideo e Buenos-Ayres. Il +generale Manuel Oribe, già presidente di Montevideo, venne esigliato da +quella repubblica, e come Coroliano tra i Volsci (la comparazione è di +Garibaldi) andò a chiedere soccorso e protezione al nemico della patria +sua, a Rosas, dittatore di Buenos-Ayres. Oribe, sostenuto da Rosas, +marciò su Montevideo. A Garibaldi venne dapprima affidato il comando +d’una flottiglia sulla Plata, poi quello d’una legione italiana. Le +sue spedizioni, le sue vittorie, la difesa di Montevideo, lo resero +allora popolare non solo nell’America meridionale, ma anche in parte +dell’Europa. + +Garibaldi, dopo l’assedio di Montevideo, viveva come il più umile e +il più povero tra i cittadini di quella città che egli aveva difesa +sì valorosamente, allorchè, l’anno dopo (1847) la fama delle riforme +liberali incominciate da Pio IX, giunse anche in America. Il cuore +dell’esule allora palpitò di gioja! Garibaldi scrisse a Pio IX una +lettera di ringraziamento, di ardenti felicitazioni, offrendogli il suo +braccio; gliela spedì a mezzo del nunzio; questa lettera è in data del +20 ottobre 1847. Anzani, il suo più caro amico, firmò anche lui quella +lettera. Pio IX ebbe il pudore di non rispondere. + +Qualche mese dopo giunse a Montevideo la notizia della rivoluzione +detta del quarant’otto. Garibaldi tosto decise di recarsi in Europa. +Raccolto il denaro occorrente, frutto d’una soscrizione, il capo della +legione italiana s’imbarcò con cinquantasei compagni, colla moglie, +coi figli e col fido Aguyar, un negro della Plata che gli fu compagno +in tutte le imprese, e che perì miseramente a Roma il 30 giugno 1849, +colpito in fronte da una scheggia di bomba. + +Garibaldi e i suoi compagni approdarono il giugno (1848) a Nizza. Ivi +morì Anzani, il fratello d’armi del generale, dicesi d’una congestione +cerebrale, causata dalla violenza dell’emozione onde fu assalito +alla vista della riva italiana. Garibaldi, resi gli estremi ufficj al +diletto amico, lasciati a Nizza la moglie e i figli Menotti, Ricciotti +e Teresita, partì tosto per Genova, ove giunse il 20. In quell’istesso +giorno egli portossi al campo e offrì i suoi servigi a Carlo Alberto, +che lo indirizzò al ministero della guerra. Garibaldi volò a Torino e +si presentò a Ricci, allora ministro della guerra. Ma il condottiero +di Rio-grande e della Plata, puzzava troppo di repubblicanismo, sicchè +il ministro, ascoltata freddamente la domanda, lo consigliò di portarsi +a Venezia, ove facilmente avrebbe potuto trovare il comando di qualche +nave: «Ecco il posto, conchiuse il Ricci, che più d’ogni altro conviene +all’eroe della Plata.» + +Garibaldi, accortosi che era pazzia sperare appoggio dal governo, +risolse di farne senza e di non contare che su sè stesso; raccolse in +Lombardia i Corpi franchi, e cominciò a battere la campagna a suo modo, +senza punto inquietarsi di quanto faceva l’armata piemontese. Era già +successo il disastro di Novara, e Garibaldi, su quel di Varese, teneva +ancora testa agli Austriaci, battendoli più volte; finalmente, vedendo +che ogni resistenza era oramai inutile, licenziò i Corpi franchi, e +riparò in Isvizzera. + +A tutti sono note le sue imprese del quarantanove, la difesa di Roma, +e la mirabile sua ritirata a San Marino, la quale gli costò la perdita +della consorte, l’eroina di Imbìtuba, di Lages, di Caquari, e di Morso +da Barra, che mai non lo aveva abbandonato.[42] + +«Tutti i miei consigli, tutte le mie preghiere (scrive Garibaldi nelle +sue Memorie) furono inutili; invano la supplicai di riflettere allo +stato in cui si trovava (Anita era incinta). — Tu non mi vuoi presso +di te, rispondeva essa; tu cerchi dei pretesti per allontanarmi... +Dubiteresti forse del mio coraggio? — Non ne aveva essa già date +prove? Non amava forse la bella vita del soldato, la vita a cavallo? +Forse che le battaglie non erano divertimenti per lei? Che importavano +le privazioni e le fatiche, a lei, che associata alle mie imprese, +viveva con tanta energia della vita del cuore?... A San Marino, +durante la nostra ritirata, s’erano palesati in Anita alcuni sintomi +di una malattia mortale; rinnovai le mie istanze perchè la si fermasse +in quella città; invano. Quanto più crescevano i nostri pericoli, +altrettanto la di lei risoluzione era incrollabile. A Cesenatico, +un’intera notte fu spesa nel preparare alla partenza i battelli +che dovevano condurci a Venezia. Anita, appoggiata ad un macigno, +seguiva cogli occhi il nostro lavoro, con una simpatia dolorosa. Ci +imbarchiamo; ahi! l’urto dei flutti aggravò lo stato della malata, e +per tutto il tempo ch’ella rimase a bordo, i suoi patimenti non ebbero +un istante di sosta. Quand’io sbarcai con essa sulle rive di Mesola, +era mezzo-morta e incapace di reggersi in piedi. Ella sperava che il +soggiornare a terra avesse a restituirle le forze... Ahimè! la terra +altro non aveva a darle che una tomba!» + +Garibaldi per trentacinque giorni errò alla ventura nella pineta di +Ravenna, nascondendosi di macchia in macchia, di roccia in roccia, +circondato dai Croati che sapendolo lì presso, gli davano la caccia. +Ma il proscritto seppe coll’audacia del guerrigliero, coll’astuzia del +selvaggio indiano, e (diciamolo a loro onore) coll’ajuto dei Romagnoli, +sfuggire alle ricerche dei nemici. Finalmente, di pericolo in pericolo, +di avventura in avventura, attraversata l’Italia, giunse al piccolo +porto di Fullonica, ove s’imbarcò per l’isola d’Elba. + +Ma giunto in quell’isola, dovette tosto pensare alla propria sicurezza, +e ripartire al più presto col medesimo canotto in cui era arrivato, e +che conduceva egli stesso remando. Nelle vicinanze di Livorno s’imbattè +in un bastimento inglese, il cui capitano lo raccolse a bordo e lo +sbarcò a Porto Venere. Di là Garibaldi, portatosi a Chiavari, venne +arrestato e tradotto a Genova come prigioniero di Stato. Dopo d’aver +passato qualche giorno chiuso nel palazzo del governatore, venne +condotto dal generale La Marmora, il quale accoltolo con ogni riguardo, +fattolo salire a bordo del _Carlo Felice_ (fregata da guerra che +trovavasi ancorata nella rada), gli disse di scegliere egli stesso il +luogo del suo esiglio, chè la di lui presenza nel regno era divenuta +incompatibile. Garibaldi chiese in via di grazia, che gli permettessero +almeno di abbracciare i suoi figliuoli e di passare ventiquattro ore +con essi a Nizza. Venne condotto a Nizza sul _San Giorgio_ e, il dì +dopo, ricondotto a Genova su questo stesso piroscafo. Garibaldi dovendo +fare di necessità virtù, scelse Tunisi per sua dimora. Ma giunto a +Tunisi, quel bey, non volendo aver garbugli colla Francia, gli negò +ospitalità, proibendogli fino di sbarcare. In allora il capitano +del bastimento tornò indietro, e, in attesa di altri ordini, depose +Garibaldi nell’isola della Maddalena. + +Il futuro dittatore della Sicilia, già da un mese viveva tranquillo in +quell’isola nella capanna d’un pescatore, certo Pietro Susini, quando +il signor Falchi, governatore dell’isola, scrisse al governo piemontese +che era pericoloso il lasciare un tal uomo tanto vicino alla Sardegna. +Qualche giorno dopo un _brik_ da guerra, il _Colombo_, giungeva alla +Maddalena, e pigliato il generale, lo conduceva a Gibilterra. + +Il governatore di Gibilterra permise a Garibaldi di sbarcare, ma appena +ebbe toccato terra, gli ingiunse di abbandonare Gibilterra entro sei +giorni. Garibaldi si tolse subito di là e se n’andò, soletto in una +barca, a cercare sulle coste barbaresche l’ospitalità che gli veniva +negata in Europa. + +Giunto a Tangeri, si portò dal console sardo, e nominatosi, gli chiese +asilo. Il console (il signor Carpaneto) lo accolse cortesemente, e +il povero esigliato fu per sei mesi (cioè fino all’aprile del 1850) +l’ospite ed il commensale del degno rappresentante la Sardegna. + +Nei primi giorni di quella primavera, Garibaldi da Tangeri si portò a +Liverpool, e nel giugno s’imbarcò per Nova-York, ove dimorò tutto un +anno. Ivi per campare, si associò al suo amico e compatriota Meucci, +fabbricatore di candele[43]. Poco dopo una società americana gli offrì +il comando d’un bastimento mercantile, e Garibaldi si chiamò felice di +poter riprendere la vita del marinajo. Egli fece vela verso Nicaragua, +verso la Nuova Granata e Panama; ma una ardente febbre, che lo spinse a +fil di morte, lo obbligò a rinunciare a quel comando. + +Guarito, verso la fine del 1851, si portò su di un piroscafo inglese +a Lima. Nel gennajo del 1852 gli si presentò un’altra occasione +d’imbarcarsi; un negoziante genovese, stabilito nel Perù, gli affidò un +bastimento da trasporto, sul quale l’ardito marinajo andò dall’America +in Australia, dall’Australia a Canton, tornando a Nova-York. + +Nel principio del 1854, in causa di altri impegni contratti, Garibaldi +si portò di bel nuovo in Inghilterra; soggiornò qualche tempo a +New-castle e a Londra, poi viaggiando pel Mediterraneo, pervenne, il +maggio, a Genova. + +Questa volta il governo piemontese ebbe il buon senso di accordargli +la libertà di vivere in patria. Garibaldi si condusse tosto a Nizza, +e là visse tutto quell’anno affatto oscuro, e occupato esclusivamente +de’ suoi figli. Per ultimo, cercando una solitudine ancor più profonda, +comperò un pezzo di terra incolta nella quasi deserta isola di Caprera, +e vi si stabilì l’anno dopo. + +Caprera (i lettori lo sanno) non è che una roccia di granito, ricoperta +da uno strato di terra fecondabile. L’isola è abbastanza vasta, +estendendosi in circonferenza quindici miglia, e in larghezza, cinque. +La popolazione dell’isola è formata dai suoi quattro proprietarj, +cioè dal generale, da un Inglese e da due poveri pastori. Di case che +meritino questo nome, non ce n’è che due, quella del generale e quella +(di stile moresco) dell’Inglese, posta sulla punta dell’isola verso la +Maddalena; i due pastori, che dividono con Garibaldi e coll’Inglese la +proprietà dell’isola, dimorano in certi antri aperti nelle rocce[44]. + +Garibaldi pose piede per la prima volta nell’isola di Caprera nel +maggio del 1855. Trovò quei massi di granito affatto deserti e +ricoperti appen’appena da un sottil strato di terra, la quale in molti +luoghi era tanto stracarica di ciottoli, che pochi e tristi arbusti vi +potevano allignare, e tra questi l’erica e qualche famiglia di erbe +aromatiche. Al presente, dopo due anni e mezzo di fatiche, l’aspetto +dell’isolotto è mutato. Vi si scorge una bella e comoda casa (Garibaldi +a Caprera abitò, prima sotto una tenda, poi in una capanna di legno) +circondata da un muricciuolo lungo circa due miglia, eretto pietra +per pietra dalle mani del generale, nel recinto; crescono, prosperano +legumi, mandorli, pomi, peri, castagni, le viti e fino la canna da +zucchero. Il campo è solcato da copiosi ruscelletti distribuiti con +arte. Vi sono inoltre dei forni con cui si fa carbone delle radici +sbarbicate dal suolo. + +Nel 1859, Garibaldi aveva divisato di intraprendere un viaggio +nell’America co’ suoi figli e con Bixio, quando gli avvenimenti lo +chiamarono di bel nuovo alle armi. + + +Gli astanti avevano ascoltato con sommo piacere il racconto del +capitano garibaldino, il quale, solleticato dai segni di aggradimento +coi quali venivano accolte le sue parole, disse: + +— Adesso, amici miei, voglio raccontarvi un’altra storia... + +— Del generale? + +— Proprio del generale. + +— Bravo! bene! dì su!» gridarono in coro gli astanti. + +— Vi voglio raccontare una scena... C’era anch’io, e me lo ricordo come +se la fosse successa jeri... Ma prima datemi da bere, che a forza di +mandar fuori parole, mi si è seccata la gola come un pezzo d’esca. + +Dato ch’ebbe un lungo bacio al bicchiere, il capitano continuò in tal +modo la sua narrazione. + +— Lo scorso autunno il generale si trovava a Ravenna; c’erano anche +Menotti, sua sorella, e il servitor vostro. È una bella città Ravenna! +Dopo Roma nessuna città ha tanti monumenti... Poi c’e il sepolcro di +Dante... E la _Pineta_ la contate per nulla?... Chi l’ha veduta di voi +altri la _Pineta_? + +Nessuno degli astanti rispose. + +— Dunque nessuno l’ha vista!... Peggio per voi. La _Pineta_ è un +immenso bosco di pini, nel quale Garibaldi, dopo l’affare di Roma, +stette nascosto più di un mese... Del resto chi ne vuol sapere di più +non ha che andar a vederla... e se ne troverà contento[45]. + +Gli astanti risero; e il capitano continuò: + +Era il mattino di una bellissima giornata, serena, sorridente come la +ciera d’un galantuomo. Entrati nella _Pineta_, la nostra meraviglia +cresceva ad ogni passo; là ci sono tutte le varietà di verde creato da +Domeneddio, chè, oltre ai pini alti come giganti, il terreno è coperto +da un’infinita varietà di arboscelli, di macchie, di arbusti selvaggi, +frammisti a ciliegi, a peri, a pomi, inghirlandati dalle vite che va +su e giù da un punto all’altro come un serpente. Il generale, in quel +giorno[46], nonostante le violenti emozioni che doveva provare alla +vista di quei luoghi testimonj della morte della sua povera moglie e +dei patimenti che egli aveva dovuto soffrire per sottrarsi alla caccia +dei Croati, il generale, dico, era di ottimo umore. Parlò a lungo +dell’ultima campagna (una magnifica campagna diceva lui), e notava con +compiacenza che durante la guerra, non era stato costretto a punire +alcuno de’ suoi soldati. Lodava poi moltissimo i Romagnoli, e diceva +che tra tutte le città della Romagna, Ravenna si era sempre distinta +per l’assenza completa delle rivalità di casta, e per la lealtà e la +concordia de’ suoi abitanti. Mi ricordo anche del bene che disse di +un tal Bonnet di Comacchio, che l’aveva salvato dalle unghie degli +Austriaci, con grave pericolo della sua vita. Se Garibaldi si ricordava +dei Romagnoli, anche questi non l’avevano al certo dimenticato, tanto +che, quando seppero che egli era nella _Pineta_, accorsero da tutte le +parti. Mano mano che noi ci addentravamo nel bosco, cresceva la folla, +crescevano i viva. Avevamo già percorsi circa tredici miglia, quando +la carrozza ove c’era Garibaldi e che precedeva le nostre, voltò a +destra e noi, seguendolo, ci trovammo tutto ad un tratto innanzi ad +una fattoria che, come abbiam saputo di poi, è proprietà del marchese +Guìccioli. Smontati, entrammo in un modesto salotto... Era precisamente +quello in cui spirò Anita Garibaldi, vittima del suo amor conjugale.... + +Qui vi furono alcuni istanti di silenzio; poi il garibaldino, continuò: + +— Se avessi a raccontarvi per filo e per segno la festa che il fattore +e la sua famiglia, fecero al generale (non lo vedevano da dieci anni!) +non la finirei più! Vi dirò soltanto che in quella solitaria fattoria, +chiusa in mezzo alla _Pineta_, trovammo una tavola allestita, ma! coi +fiocchi... Altro che una collazione!... fu un vero pranzo da sposi, +che i nostri ospiti seppero rendere doppiamente saporito e allegro, +tanto furono cortesi e compagnevoli. Eravamo diciotto a tavola, e +ad ogni minuto entrava qualche Romagnolo nel salotto; tutti volevano +berne un bicchiere col generale, tutti facevano a gara per parlargli, +rammentandogli qualche avventura del quarantanove, qualche pericolo +incontrato insieme a lui, tanto che in men di mezz’ora, la sala fu +zeppa di gente, da non potersi movere. Al di là degli usci aperti, +si vedeva una folla di teste...; ogni tratto si udivano grida di +gioja: viva Garibaldi! viva l’Italia, ecc. ecc. Finita la colazione, +e pigliato congedo da quella brava gente, risalimmo in carrozza... +Indovinate un po’ da quanti legni siamo stati accompagnati al nostro +ritorno dalla fattoria? Nientemeno che da cinquanta! + +— Oh? + +— Proprio da cinquanta! Vedete che n’era venuta della gente! Dopo un +miglio, ci siam fermati davanti una cappelletta solitaria, sulla cui +porta stava un prete che ci accennò di smontare e di seguirlo nella +chiesuola; entrammo infatti. Presso l’altare c’era una tomba coperta +da un strato nero, stracarica di ghirlande e di mazzi di fiori colti +allor’allora. Era la tomba di Anita... Noi tutti ginocchioni pregammo +per quella poveretta... Che momento solenne fu quello! c’era un +silenzio.... un raccoglimento!... pareva che ognuno di noi pregasse +per sua madre... Ah! non la dimenticherò più quella giornata! non lo +dimenticherò più quel momento!... + + + + +CAPITOLO XIV. + +Milazzo. + + Ho il presentimento, Vittore, di non tornar + più! Ma ho promesso a Medici di + esser sempre con lui, e manterrò la + promessa[47]. + + +Come avrete veduto nel principio dell’antecedente capitolo, Medici +co’ suoi, giunto felicemente a Palermo con un grosso piroscafo (gli +altri due legni l’_Utile_ ed il _clipper_ americano, erano stati +catturati[48]) si era acquartierato colla sua brigata nella capitale +della Sicilia, a disposizione del generale. + +Roberto e Valentino fecero, come si suol dire, gli onori di casa al +capitano Federico arrivato con Medici, e tutti e tre di poi, al nipote +della contessa Emilia, il quale, ricevuta a mezzo postale una lettera +della zia e una per Roberto (quella di Dalia), aveva stretta relazione +col pittore e quindi co’ suoi camerata. + +La contessa nella sua lettera al nipote, gli aveva raccontate tutte +le tribolazioni, i disastri (come essa scriveva) del suo viaggio +a Chiavari, tutto insomma (dall’episodio del cappellino in fuori) +quanto aveva sofferto per poterlo raggiungere ed abbracciare prima che +salpasse per la Sicilia. + +Ernesto, benchè grato a tante prove d’affetto, non aveva però potuto +a meno di ridere dal _qui-pro-quo_ preso dalla zia a proposito dei due +Sestri. È bene inoltre avvertire, che il gruppetto ricevuto poco dopo +la lettera, lo aveva meravigliosamente disposto alla gajezza. + +E della famosa cassa, che era avvenuto? + +La contessa Emilia non si era data per vinta, e con un proscritto +in quell’istessa lettera, annunciava al nipote che, quando meno se +l’aspettava, avrebbe ricevuto una cosa che gli avrebbe fatto tanto +piacere; e finiva lì, pensando di fargli correre l’aquolina in bocca. + +Anche Roberto fu lietissimo di ricevere nuove di Dalia. Ne disse +qualche motto a Valentino, ma non andò più in là. Ma la sera trovatosi +soletto, prima di coricarsi, rilesse la lettera di Dalia, poi la baciò +e ribaciò, e si addormentò pensando che gli occhi cilestri vincono +d’assai i neri, fossero anche grandi, limpidi e lampeggianti come +quelli di Rosalia. + +La mattina dopo, Roberto rispose alla giovinetta con una lunga lettera +nella quale fedele alla fattale promessa, proseguì il racconto delle +sue avventure (tacendole però di Rosalia) e delle mirabili vittorie +del generale, e scrivendo e scrivendo, tanto gli si scaldò il sangue, +che fu lì in procinto di chiuder la lettera col promettere di sposarla +finita la guerra... Fortunatamente per lui, Valentino entrò in quella +a dirgli non so che cosa, ma che ebbe virtù di fargli finire, chiudere +e suggellare in fretta quella lettera, senza toccare il tasto del +matrimonio. Roberto, pigliato pel braccio l’amico, uscì pei fatti suoi. + +Intanto le cose non andavan molto bene nell’isola, specialmente nella +provincia di Messina, dove la cattiva scelta dei nuovi governatori, e +la vicinanza del nemico tenevano inquieti gli animi. Il dittatore pensò +quindi di spedire a quella volta il generale Medici per assestare le +cose, e per osservare davvicino i movimenti del nemico. + +La partenza di Medici da Palermo con un corpo di volontarj, fu salutata +dagli applausi di quei cittadini, i quali, da quella spedizione si +promettevano moltissimo. Medici, giunto a Termini l’ultimo di giugno, +vi doveva riposare quarantotto ore; ma nello stesso giorno arrivarono +a lui due corrieri; il primo gli portava un dispaccio della segreteria +di Stato per la guerra e marina, con un ordine dittatoriale che lo +nominava a comandante di tutta la provincia di Messina con ampie +facoltà militari e civili. Era detto in quell’ordine, che tutti +gl’impiegati militari e finanziarj dovessero dipendere da lui, ch’egli +avrebbe potuto sospenderli, proporne di nuovi, e prendere tutte quelle +determinazioni che la eccezionalità dei tempi gli avesse indicato +necessarie per il buon andamento delle cose. L’altro corriere, arrivato +quasi contemporaneamente, veniva da Patti, e recava notizie che i regj +avevano fatto qualche movimento in avanti. Correva inoltre voce (e +pareva verace) che un corpo di truppe borboniche era uscito da Messina, +che si inoltrava a marce forzate, anzi che l’avanguardia era già +arrivata al castello di Spadafora, punto importante, perchè domina la +strada che conduce a Barcellona. + +I garibaldini, ai quali era stato concesso di riposare per ventiquattro +ore, ebbero l’ordine di ripigliare la marcia, non solo, ma di +affrettarla. + +Prima però che partissero da Termini accadde un fatto che per la sua +singolarità merita di essere raccontato, tanto più che non ha riscontro +nelle storia. + +Termini, al giungere dei volontarj di Medici, fu sossopra; quei +cittadini accolsero i loro liberatori con entusiasmo, disputandosi il +piacere, l’onore di averne qualcuno a loro ospite e di festeggiarlo +il meglio che potevano. Ora avvenne che un giovinetto terminese, +maneggiando imprudentemente un revolver d’un garibaldino, fece scattare +la molla e ricevette una palla nel petto, sicchè restò ucciso sul +colpo. Questo deplorabile accidente gettò la mestizia in mezzo alla +gioja e alla festa. Medici non volle lasciar Termini prima di appurare +l’accaduto; radunò quindi un Consiglio di guerra, innanzi a cui venne +tradotto il volontario; ma prima ch’egli pronunziasse una parola in sua +difesa, una donna seguita da una ragazza, si aprì la via attraverso +la folla e si presentò al cospetto dei giudici. Erano la madre e la +sorella dell’ucciso. + +Allora la povera donna disse piangendo, ma con voce sonora: Io era là; +so com’è accaduta la disgrazia; quel garibaldino è innocente della +morte del mio figliuolo, che io considero come morto sul campo di +battaglia; ma essendo abituata ad avere presso di me un figlio, io vi +prego, cedetemi questo (e così dicendo cinse con un braccio il collo +del milite), io l’adotto. + +Il volontario venne immediatamente rimesso in libertà. La nuova sua +madre, impostogli il nome dell’ucciso, lo condusse trionfalmente a casa +sua, ove passò alcuni giorni tra le più affettuose carezze. + +Molti per questo fatto chiamarono quella donna un’eroina degna de’ +migliori tempi di Sparta. Noi, che infatto di maternità abbiamo +opinioni molte severe, non troviamo di che entusiasmarci nel vedere +una madre consolarsi sì presto, e con tanta disinvoltura della perdita +di un figlio, come se si trattasse di quella di un marito per andare a +seconde nozze. + +Ad ogni modo la condotta di quella madre non è al certo il più +bell’elogio del defunto. + +Medici col suo corpo camminò tutta la notte, e allo spuntar dell’aurora +giungeva a Cefalù. Quivi volle che i suoi riposassero, tanto più che, +dovendosi spingere sino a Barcellona, aveva a fare marce lunghe e +faticosissime, tra monti e spiagge senza altre strade che stretti e +difficili sentieri. A Cefalù le notizie continuavano a giungere poco +rassicuranti; la provincia rimasta senza amministrazione, aveva bisogno +della presenza di un capo per impedire i disordini, e per ridonare +agli abitanti fiducia e confidenza. Il nemico s’ingrossava a Messina, +e specialmente al Gesso, posizione formidabile sopra Messina, e anello +tra questa città e Milazzo, ove pure giungevano nuovi rinforzi[49]. + +Medici, impaziente di portarsi sul teatro ove era chiamato ad agire, +per guadagnar tempo, lasciò il corpo da lui comandato a Cefalù; diede +le disposizioni necessarie perchè si movesse in avanti con la maggiore +possibile sollecitudine, e decise di recarsi egli stesso con alcuni +uffiziali dello stato maggiore e poche guide a cavallo, a riconoscere +le posizioni, e a studiarle più davvicino e nei più minuti particolari. + +Così fu fatto; Medici viaggiando dì e notte, ora a piedi ed ora +a cavallo, giunse finalmente la mattina del 5 a Barcellona. Quivi +incominciarono gli atti di lui come capo della provincia. + +Viaggiando da Cefalù a Barcellona, Medici sdrajatosi, riposava sulla +spiaggia del mare insieme al suoi compagni, quando un vaghissimo +augellino volò sull’arena, e vi si fermò; preso, divenne argomento di +varie osservazioni; vi fu persino chi ne trasse felici augurj. Medici +pigliatolo in mano, sorridendo disse: «Siamo venuti per la libertà, +dunque libertà anche agli uccelli.» Non aveva ancora finito di parlare +che già l’uccellino volava libero. + +Medici, ricevuto a Barcellona con ogni manifestazione di simpatia e di +gioja, e trovando gli animi atteggiati a nobili imprese, non tardò a +far conoscere agli abitanti della provincia, e la sua carica e il suo +animo, e quanto sperava dal concorso dei buoni cittadini, a vantaggio +della causa italiana, alla quale tutti dovevano con eguale animo e +valore generosamente concorrere. Quindi, il 5, pubblicava un bellissimo +proclama, nel quale sono specialmente ammirabili le parole con che +spiega, con l’accento del soldato, com’egli sentisse la libertà. + +Frattanto si mostravano continui i movimenti nelle regie truppe +di Milazzo, rinforzate da nuovi corpi che sopraggiungevano da +Messina, onde vedevasi chiaro che i regj volevano dare una battaglia +nelle vicinanze di quella città, e, se fortuna arridesse, marciare +prestamente sulle insorte provincie della Sicilia.[50] Medici, fatto +accorto dei progetti del nemico, non essendo stato ancora raggiunto da +tutto il suo corpo, cominciò a fare delle escursioni verso Milazzo, +per istudiare le migliori posizioni, e supplire così, col vantaggio +di esse, allo scarso numero delle sue forze. Il 6 luglio, il generale +Medici, ed alcuni de’ suoi uffiziali, trasvestitisi, si recarono a +Santa Lucia, alla destra di Barcellona, e dalla torre di un antico +monastero guardando la sottoposta pianura di Milazzo, concepirono +un piano di difesa, pensando specialmente di occupare Santa Lucia, +posizione molto importante. Altri punti vennero visitati in quel giorno +stesso; si accostarono a Gesso e di là, seguendo la catena dei monti +verso sud, poterono scorgere Messina, dove speravano inalberare quanto +prima la bandiera dell’unità italiana. + +I volontarj lasciati dal generale Medici a Cefalù, marciavano verso +Barcellona; e mangiando e alloggiando malamente, tra fatiche inaudite, +laceri e scalzi, la mattina del 10 giunsero a Barcellona. In quattro +giorni tutto fu accomodato alla meglio; riposati i volontarj, +racconciate le scarpe e le vesti, ordinate le armi e distribuite le +munizioni, talchè il 14, il piccolo corpo di Medici accampò a Meri, ad +un’ora da Barcellona, verso Messina. + +Dalla parte dei regj si era cambiata la guarnigione di Milazzo; +al comandante Torre Bruna, era stato sostituito il generale Bosco, +Palermitano, fedelissimo al suo re, coraggioso, esperto nelle cose +di guerra, ma vanitoso, millantatore, fanatico, e che agognava ad +ogni costo al vanto di abbattere Garibaldi. Bosco aveva condotto +seco da Messina meglio di 5000 uomini di truppe scelte, la più parte +cacciatori: cavalleria, artiglieria, munizioni, nulla mancava ai regj, +mentre i nostri, pochi di numero, n’erano scarsamente provisti. + +I volontarj si stendevano a destra ed a sinistra del paese di Meri. +La linea era molto estesa, ma era mestieri coprirla, per opporre +resistenza su tutte le vie nelle quali il nemico poteva spingersi. +Questa linea era segnata dal letto di un torrentello (il Mela), che +dai monti, alla destra dei nostri, discende fino al mare. Limite +della sinistra, era il mare istesso; alcune altre stradicciuole, tutte +praticabili, serpeggiano da Barcellona a Milazzo; alla destra rimaneva +il paese di Santa Lucia, con un seguito di colline descriventi una +curva, che si serra alquanto sul centro; alcune di queste colline con +facile declivio si prolungano verso S. Filippo. + +Quasi tutto il letto del Mela è incassato tra due muricciuoli, che +seguono gli accidenti del letto istesso; e che, mediante alcuni lavori, +si prestavano a tener fronte ad un attacco. La strada principale per +Milazzo corre in mezzo alla pianura, e traversa il letto del torrente. +Questo passaggio era guardato da due cannoncini, che i nostri avevano +trovato a Barcellona, e che costituivano tutta la loro artiglieria. Il +15, una colonna di Napoletani uscì da Milazzo, ma ad un tratto si fermò +e rientrò. Medici, a fronte di queste dimostrazioni, per poter movere i +suoi pochi soldati, senza sguarnire di troppo le posizioni, aveva fatto +convenire a Meri le guardie nazionali, ed alcune squadre dei paesi +limitrofi. + +Nella notte del 16, una pattuglia dei nostri, che guardava le +posizioni di Santa Lucia, si spinse verso gli avamposti napoletani; +si scambiarono le prime fucilate. La mattina seguente, una colonna +di circa mille uomini, uscita da Milazzo, dirigevasi verso le nostre +posizioni di destra. Il colonnello Simonetta con circa 300 uomini, +ebbe ordine di osservarla; questi si spinse sulla strada maestra; +inviò in ricognizione un’avanguardia, e fece avanzare a destra una +compagnia, comandata dal capitano Cattaneo. L’avanguardia ebbe ad +avanzarsi per poco, perocchè tosto incontratasi coi regj, s’impegnò +un vivo combattimento. Il nemico lanciò la cavalleria, che caricò a +tutta possa, ma i volontarj l’attesero col maggior sangue freddo e la +carica fu respinta. Si combatteva a destra e a sinistra, ove i nostri +erano accorsi per sostenere l’impeto che i nemici facevano anche da +quella parte. Le forze erano disuguali, pure i regj ripiegarono; allora +dai nostri si tentò una carica alla bajonetta; ma il terreno, troppo +malagevole, non permise di condurla ad effetto. Alcuni, spintisi troppo +avanti, affaticati per le difficoltà del cammino, e che nel retrocedere +non poterono superare con la facilità di prima, rimasero cattivi. I +regj, fatti quindici prigionieri, dei quali cinque feriti (anche il +Cattaneo venne fatto prigioniero), non pensarono che a ritirarsi, e +per essere più sicuri rinnovarono una carica di cavalleria; era essa +diretta specialmente contro coloro che si trovavano sulla strada +maestra, e fu quivi appunto che i nostri uffiziali si scagliarono +sopra i cavalieri nemici, uccidendone varj. Fatta quest’ultima prova, +i Napoletani rientrarono in Milazzo. I nostri in quella fazione ebbero +circa 40 uomini fuori di combattimento, il nemico ne perdette circa un +egual numero. + +Il generale Medici, vista impegnata la lotta, spinse nuove forze +verso il luogo del combattimento; quindi i volontarj che avevano avuto +parte all’azione, poterono ritirarsi, e i nuovi arrivati occuparono il +caseggiato attiguo alla collina che mena sulla strada di Santa Lucia, +prendendo anche posizione nelle prime case del villaggio di S. Filippo, +ond’essere in grado di resistere ad un nuovo attacco. Il nemico infatti +faceva continue evoluzioni verso la nostra destra; egli mirava a girare +quella importante posizione, la quale, nel caso che i nostri avessero +dovuto abbandonare la linea occupata, doveva servir loro di ritirata +per la via dei monti. Quindi Medici ordinò che sulla strada maestra +fosse eretta una barricata, allo scopo di difendere la linea interposta +tra la strada istessa ed il sommo della prossima collina, ove la +nostra destra rannodavasi, alla sinistra, colle squadre comandate del +colonnello Interdonato. + +Alle quattro dopo mezzo giorno, il nemico riapparve con forze doppie. +Egli coronava le alture sopra Ceriolo, occupava il paesello di questo +nome, scendeva per il letto di un torrente, e si avanzava. Allora il +fuoco ricominciò: regj e garibaldini si trovarono faccia a faccia; +il maggiore sforzo dei Borboniani era di spingersi dalla nostra +sinistra alla destra. Conveniva perciò tener forte dalla parte ove +egli irrompeva con maggior impeto, impedire, dalla barricata, il +passaggio della strada e non lasciare effettuare il suo piano. Con +questo intendimento Medici mandò ordini ad un battaglione, che stava +in riserva fra il crocicchio della strada per Santa Lucia a destra e +Milazzo a sinistra, di avanzarsi. Questo rinforzo giunse a passo di +corsa, proprio nel momento decisivo, quando la lotta alla barricata +era più accanita, e quando il nemico, fatto ardito dalla preponderanza +delle sue forze, attaccava di fronte la nostra posizione, facendola +bersagliare ai fianchi da una fucilata veramente energica. Il rinforzo +rinvigorì l’ardire dei nostri, che riacquistato nuovo entusiasmo e +coraggio, si slanciarono fuori della barricata al grido di: viva +Italia; indi con una brillante carica alla bajonetta, respinsero +il nemico dai vigneti, dai muricciuoli e dalle case occupate, +costringendolo a ripassare in fretta il letto del torrente. + +Ma sulle alture il fuoco continuava vivissimo. Il nemico, appostati +due pezzi sulla strada che dal paese sbocca nel torrente, tirava +spessi colpi, ma senza risultato. Un po’ più tardi lanciò razzi e +granate, anch’esse senza effetto; indi, aumentato il cannoneggiare, +dal punto ove erasi riordinato mosse ad un nuovo attacco. I nostri +lo bersagliarono vigorosamente dalle alture e quelli specialmente +della barricata, animati dal primo successo, si lanciarono di nuovo +sulla strada, e caricarono alla bajonetta. Per alcuni minuti fu uno +spettacolo veramente straordinario; perciocchè i nostri correvano +avanti, ed i Napoletani non meno arditi, correvano loro incontro: +quando ad un tratto il nemico fermossi sulla riva del fiume, la sua +colonna si schiuse smascherando l’artiglieria che aprì il fuoco. +I nostri continuarono ad inoltrarsi sulla strada; già avevano +occupato una casa, e si spingevano avanti quasi fin sopra i pezzi +dell’artiglieria nemica, ma sopravvenuta la sera, furono richiamati. + +In quella fazione i Napoletani si batterono valorosamente: i nostri +ebbero pochi morti, molti feriti, e di bajonetta. Medici, aveva in +parte raggiunto il suo scopo, perciocchè in quella giornata con energia +straordinaria, con posizioni ben scelte, e con evidente esperienza di +guerra, aveva respinto due volte il nemico, e più da vicino avevalo +serrato dentro Milazzo. + +Da Palermo intanto giungevano avvisi di prossimi rinforzi; il generale +Cosenz stava per arrivare, e difatti, il 18, giunse coll’avanguardia +al campo dei nostri, e visitati i posti, e verificate le posizioni, ne +rimase grandemente soddisfatto. La mattina del 19 i nostri volontarj, +che erano ancora sotto le armi, videro arrivare una carrozza; in un +istante tutti i beretti si trovarono sulle bajonette; dal cuore e dalla +bocca di quei bravi militi uscì un grido indescrivibile; essi avevano +riconosciuto Garibaldi. Il legno che giungeva in quel momento conteneva +il dittatore della Sicilia, in camicia rossa, e col solito cappello +nero. + +Garibaldi, dal primo ingrossarsi del nemico in Milazzo, aveva compreso +che l’armata borbonica intendeva dare battaglia; e volendo trovarsi +presente e comandare in persona i suoi volontarj, lasciato in Palermo +qual prodittatore il generale Sirtori, affrettò la sua partenza, e +raggiunse in tempo il campo di Medici. Il giorno stesso del suo arrivo +si fece un nuovo esame a tutte le posizioni. Garibaldi chiede di +tutto, interroga su tutto, osserva minutamente ogni cosa, approva con +espansione d’animo l’operato di Medici, gli serra più volte la mano, e +la sera, prima della cena, fumando il suo sigaro, scrive l’ordine del +giorno, col quale promove a maggiori generali, Medici, Cosenz, Bixio e +Carini; aggiunge, la brigata Medici avere ben meritato della patria; i +suoi militi assaliti da forze superiori aver provato ancora una volta, +ciò che valgano le bajonette dei figli della libertà. + +La mattina del 20, Garibaldi, presi gli opportuni concerti col generale +Medici, fece diramare i suoi ordini alle truppe. Alle 5 del mattino +queste erano tutte sotto le armi e pronte a marciare; due colonne +dovevano formarsi; una comandata dal colonnello Simonetta, l’altra dal +colonnello Malenchini; queste colonne avevano ordine di recarsi da Meri +a S. Pietro, ove giunte, avrebbero avute nuove istruzioni. La colonna +Simonetta, era composta dei battaglioni non completi del I.º reggimento +e d’una compagnia del III.º battaglione, con aggregati il battaglione +bersaglieri, comandato dal maggiore Specchi e circa 20 uomini armati +di carabina. La colonna Malenchini era composta dei tre battaglioni +del II.º reggimento, più una compagnia di volontarj messinesi. S’era +ordinata una colonna di riserva, la quale si componeva del battaglione +Dunn, già arrivato, del battaglione Corte, del battaglione Corrao e +del battaglione Valchieri; le quali forze, essendo i battaglioni molto +sottili, potevano ammontare a circa 3500 uomini. + +La prima colonna ebbe l’ordine di percorrere lo stradale di Messina +sopra S. Pietro a Milazzo, occupando le case ed i vigneti, in gran +parte cinti di muri. La seconda colonna, descrivendo una diagonale, si +recò ad occupare Barone, che è una frazione di S. Pietro. Erano queste +le due colonne d’attacco, alle quali fu ingiunto di distendersi, onde +collegarsi e formare una sola fronte di battaglia, la quale doveva +inoltrarsi molto avanti, a destra, per osservare davvicino le mosse, e +le posizioni del nemico. Simile incarico aveva avuto pure la sinistra, +allo scopo di sorvegliare il nemico dalla parte della marina, d’onde +poteva seriamente minacciare il fianco dei nostri. + +I regj intanto erano usciti da Milazzo con forze poderose, e avevano +avuto agio di far loro pro d’ogni cosa, d’ogni prominenza, dei muri +e dei vigneti, per combattere coperti stando sulla difensiva, o per +spingersi avanti contro i nostri. Ciò avevano ottenuto moltiplicando i +corpi d’osservazione; nè i garibaldini potevano molestarli, sia perchè +disponevano di forze inferiori, sia perchè non era loro intenzione +di attaccare la fronte del nemico. Ne veniva per conseguenza lo +spiegamento dei nostri, e tanto più perchè l’esercito Napoletano +stendevasi molto a sinistra verso i mulini, ed a destra quasi fino alla +marina. Il nemico non poteva temere di estendersi troppo, e perchè +così facendo teneva in rispetto e sorvegliate le nostre ali; e per +ultimo perchè, qualora fosse stato costretto a ripiegarsi, sarebbesi +concentrato con maggior potenza al centro, in guisa da poter operare +in quel punto energicamente, nulla avendo a temere ai lati, garantito +come era dal mare. Particolarmente alla sinistra, i Napolitani avevano +ben munite con molta artiglieria le case dei mulini, e gli sbocchi +principali delle strade. + +I due eserciti stavano già in faccia l’uno dell’altro; erano le sette +del mattino, quando il nemico mosse dalla sua destra verso la sinistra +dei nostri e l’attaccò. Repentinamente il fuoco si aprì su tutta la +linea. Il generale Medici ordinò alla colonna Simonetta di spingere una +parte della sua gente verso Archi, onde rendersi padrone delle mosse +nemiche a sinistra. Questo movimento eseguito dal maggiore Migliavacca, +coadjuvato dal maggiore Croff, fece sloggiare i regj dalle posizioni +che avevano occupate; dal lato sinistro i nostri si spingevano avanti, +stendendosi verso la marina, movimento che si dovette appoggiare coi +rinforzi del centro, il quale per portarsi all’altezza della sinistra, +fu costretto ad inoltrarsi; imbattutosi col nemico, e impegnò un +vivissimo combattimento. Così nel tempo stesso si pugnava al centro, +alla sinistra ed alla destra. I Napoletani combattevano valorosamente, +e tanto che, dopo lungo tempestare, alla sinistra cominciavano ad +avere il sopravvento. L’artiglieria, che imboccava la strada, e che +fulminava i nostri, rendeva i nemici superiori. Il fianco dei nostri +era gravemente minacciato. Il generale Medici spediva immantinente a +quella volta un uffiziale di stato maggiore colla metà del battaglione +Dunn che era di riserva. Con questi rinforzi e con l’energia del +generale Cosenz che dirigeva quella parte del combattimento, i nostri +riuscirono a ripigliare i posti perduti. Ma il nemico che a cagione del +ripiegamento a sinistra aveva avuto campo di spingere nuove forze al +centro, imperversava furiosamente da questo punto. + +Garibaldi, dalla strada, colla parola, col gesto coll’esempio dirigeva +l’attacco; già combattevasi un’altra volta su tutta la linea. Contro le +forze del centro, fatte quasi irresistibili dalle circostanze naturali, +gli sforzi dei nostri prodi non valevano. Molti di quei generosi +caddero, e molti altri più animosi ancora, si avanzavano in mezzo a +quell’eccidio. Ma il solo coraggio non bastava; le nostre perdite di +momento in momento si facevano più sensibili; tutte le nostre truppe +erano giunte, tutte erano al fuoco, anche le riserve; il momento era +pur troppo decisivo. + +Un movimento a destra fu quello che decise le sorti della giornata +in favore di Garibaldi. Accennando energicamente dalla nostra +estrema destra al fianco sinistro, ed al centro nemico, si cambiò la +situazione, perciocchè, i regj improvvisamente incalzati dal nuovo +movimento, cominciarono a ritirarsi, e il terreno da loro abbandonato +veniva occupato dai nostri. Le truppe nemiche si ritiravano in Milazzo, +si riordinavano, tentavano di scendere a nuova battaglia, ma alcuni +colpi di cannone del piroscafo il Veloce, sopra cui in quel frattempo +erasi imbarcato Garibaldi, li costrinse a continuare il movimento di +ritirata. + +Nella lotta del centro, un pezzo d’artiglieria dei regj rimaneva +nelle mani ai nostri; un drappello di cavalleria fu lanciato a +riconquistarlo, ma invano perciocchè oltre al pezzo, perdettero +anche i cavalli, e quasi tutti i cavalieri. Vi furono lotte corpo +a corpo, colpi di _revolver_ a bruciapelo, cavalli azzuffantisi +insieme; dittatore, generali ed uffiziali dovettero giuocar di spada; +tanti sforzi condussero i nostri sino al ponte di porta Milazzo. +Contemporaneamente i nostri di sinistra giungevano alla lor volta, dopo +d’aver superate le posizioni nemiche. + +Ma la lotta non era ancora finita; il passaggio del ponte era +difficilissimo; la moschetteria e la mitraglia grandinavano senza +posa. I garibaldini fecero sosta ai Magazzeni, che erano alla loro +sinistra; con molto ardimento riuscirono a trascinare sul ponte i due +cannoncini che possedevano, i quali, se materialmente non potevano +offendere gran che, moralmente imponevano al nemico, che credette +i nostri essere possessori di un’artiglieria. I Napoletani avevano +occupate tutte le case appena fuori della città, e dal molo, e di +dietro le barche, tiravano con molto successo con le loro carabine; le +artiglierie mandavano palle e mitraglia, e qualche bomba. A sloggiare i +cacciatori, fu mestieri stabilire una linea d’attacco, che dal ponte, +pei vigneti cinti di mura, andava sino alla marina, e conduceva molto +vicino alla città, alle case ed alle posizioni occupate dal nemico. In +questo incontro specialmente giovarono moltissimo i colpi dei nostri +piccoli pezzi. Frattanto un battaglione fresco, che aveva avuto ordine +di rimanere a Meri a guardare le posizioni sulla marina, e che, deciso +il combattimento in favore dei nostri, s’era portato sul posto a passo +di corsa per raccogliere definitivamente il frutto della giornata, +fu spinto contro la città per entrarvi. D’allora in poi il nemico non +oppose seria resistenza, ma di posizione in posizione raccogliendosi, +s’affrettò a ritirarsi nel forte. Vi fu un momento in cui si vide il +generale Medici a cavallo, nella strada principale di Milazzo, in mezzo +ad un nembo di fumo, ma fortunatamente ne uscì sano e salvo. + +Il combattimento finì alle 5 pomeridiane; era quindi durato dieci ore. +I nostri tra morti e feriti perdettero circa 800 uomini; il maggiore +Migliavacca lasciava la vita sul campo. Il nemico ebbe gravi perdite, +ma inferiori alle nostre. + + +Il romanziere Alessandro Dumas trovossi presente a questa battaglia. +Egli prima della spedizione di Sicilia avveva avvicinato il generale +Garibaldi a Milano ed a Genova per avere da lui schiarimenti sulla sua +vita e sui suoi fasti, per pubblicarli in un giornale di Parigi e in +un’ampia biografia. Quando seppe lo sbarco di Garibaldi in Sicilia e +la sua entrata in Palermo, si affrettò a raggiungerlo, e partitosi di +Marsiglia giunse alla capitale dell’isola. Quivi conferì col dittatore, +indi si diresse alla volta di Catania. Fu di là che intese vagamente +come una colonna napoletana era partita da Messina per incontrare +Medici. Spedito un messo al console francese di Messina, e da lui avuta +risposta che la nuova era vera, senza perder tempo, levata l’àncora +partì alla volta di Milazzo. Egli giungeva nel golfo orientale appunto +quando il combattimento era incominciato. In alcune sue lettere dirette +al brigadiere Giacinto Carini, ispettore generale di cavalleria, +descrive minutamente le vicende ed i fatti di quella giornata. Noi +riprodurremo un brano d’una sua lettera per mostrare in qual pericolo +si fosse trovato quel giorno il generale Garibaldi, e quali furono i +supremi sforzi dei nostri. + +«Il fuoco (scrive il Dumas) cominciò alla sinistra a mezza strada tra +Meri e Milazzo. S’incontrarono gli avamposti napoletani nascosti tra i +canneti. Dopo un quarto d’ora di moschetteria sulla sinistra, il centro +alla sua volta si è trovato in faccia alla linea napoletana, e l’ha +attaccata e sloggiata dalle prime posizioni. + +«La dritta in questo frattempo scacciava i Napoletani dalle case che +occupavano. + +«Ma le difficoltà del terreno impedivano ai rinforzi di arrivare. Bosco +spinse una massa di 6000 uomini contro 5 o 600 assalitori che l’avevano +costretto a rinculare, e che, soprafatti dal numero, erano stati +obbligati ad indietreggiare alla lor volta. + +«Il generale spedì tosto a chieder dei rinforzi; arrivati che furono, +attaccò di nuovo il nemico nascosto tra i canneti, e riparato dietro +i fichi d’India. Ciò era un grande svantaggio per i volontarj, che non +potevano caricare alla bajonetta. + +«Medici, marciando alla testa dei suoi, aveva avuto il cavallo ucciso +sotto di sè. Cosenz aveva ricevuto una palla morta nel collo ed era +caduto a terra; lo si credeva ferito mortalmente, allorchè si rialzò +gridando: Viva l’Italia! La sua ferita, fortunatamente, era leggiera. + +«Garibaldi si pose allora alla testa dei carabinieri genovesi, con +alcune guide per affrontare i Napoletani ed attaccarli di fianco, +togliendo così la ritirata ad una parte di essi. Ma si imbattè in una +batteria che fece ostacolo a siffatta manovra. + +«Missori ed il capitano Statella, si spinsero allora avanti con una +cinquantina d’uomini; il generale Garibaldi era alla testa e dirigeva +la carica; a venti passi il cannone fece fuoco a mitraglia. + +«L’effetto fu terribile; cinque o sei uomini solamente rimasero in +piedi; il generale Garibaldi ebbe la suola d’una scarpa, e la staffa +portata via da una palla di cannone; il di lui cavallo ferito divenne +indomabile, sicchè fu costretto ad abbandonarlo, lasciando nella sella +il suo _revolver_. Il maggior Breda e il suo trombetto furono colpiti +ai fianchi. Missori cadeva da cavallo, il quale era ferito a morte da +una scheggia. Statella restava in piedi, fra un uragano di mitraglia; +tutti gli altri, morti o feriti. + +«Da tutti si combatteva, e valorosamente. + +«Il generale, vedendo allora l’impossibilità di prendere il cannone +che aveva fatto tutto questo danno di fronte, comanda al colonnello +Dunn di scegliere qualche compagnia e di lanciarsi con essa attraverso +i canneti, raccomandando a Missori e a Statella di saltare appena +sormontati i canneti al di sopra del muro, e poscia di impadronirsi del +cannone che doveva essere a poca distanza. + +«La mossa fu eseguita da due uffiziali, e da una cinquantina d’uomini, +ma allorchè arrivarono sulla strada la prima persona che vi trovarono +fu il generale Garibaldi a piedi e colla sciabola in pugno. + +«In questo momento il cannone fa fuoco, uccide alcuni dei nostri; gli +altri si lanciano sul pezzo, se ne impadroniscono, e lo portano via. + +«Allora la fanteria napoletana s’apre, e dà il passaggio ad una carica +di cavalleria, che si avventa per riprendere il pezzo. + +«I militi del colonnello Dunn, poco abituati al fuoco si dividono a due +lati della strada in luogo di sostenere la carica alla bajonetta, ma +a sinistra sono trattenuti dai fichi d’india, a dritta da un muro. La +cavalleria passa come un turbine: da due lati i Siciliani allora fanno +fuoco; l’esitanza d’un momento svanita. + +«Le schioppettate continuano a destra e a manca; l’uffiziale napoletano +s’arresta e vuol tornare indietro, ma ecco in mezzo alla via serrargli +il passo Garibaldi, Missori, Statella e cinque o sei altri. Il generale +salta alla briglia del cavallo dell’uffiziale gridando: arrendetevi. +L’uffiziale per tutta risposta gli tira un fendente, il generale lo +para, e d’un colpo di rovescio gli spacca la gola. L’uffiziale vacilla, +e stramazza; tre o quattro sciabole sono alzate sul generale, che +ferisce uno degli assalitori con un colpo di punta. Missori ne uccide +altri due e il cavallo d’un terzo con tre colpi di _revolver_. Statella +mena le mani dalla sua parte, e ne uccide un altro. Un soldato smontato +di sella si getta alla gola di Missori, che a bruciapelo gli fracassa +la testa con un quarto colpo di _revolver_. + +«Durante questa lotta di giganti, il generale Garibaldi ha rannodato +gli uomini sgominati. + +«Egli carica con loro, e mentre riesce a sterminare o a far prigioni i +cinquanta cavalieri dal primo fino all’ultimo, incalza alla fine colle +bajonette, secondato dal resto del centro; i Napoletani fuggono; i +Bavaresi e gli Svizzeri tengono fermo un momento, ma alla fine fuggono +essi pure. + +«La giornata è decisa, la vittoria non è ancora, ma sarà, dell’eroe +d’Italia.» + + +Milazzo, città costruita a cavaliere su d’una penisola, conta circa +14,000 abitanti; ma essi erano tutti spariti; molti usciti di città +e sparsi per le campagne, e molti ancora chiusi nelle proprie case, +talchè quando i nostri vi entrarono, non rinvennero una città, ma un +sepolcro. Un sol uomo fu visto; egli era un vecchio che usciva da una +casa con lo spavento negli occhi e nella persona; era la sua testa +canuta, e portava nella destra una daga sguainata: pareva che egli +cercasse la vita, ma incontrò sventuratamente la morte; una cannonata +a mitraglia lo gettava a terra orribilmente mutilato. Per alcune ore +non fu vista anima viva; i cacciatori delle Alpi erravano per le città +col fucile tra le mani, con la minaccia negli occhi. Medici, a cavallo, +stava alla loro testa; i colpi a palla e a mitraglia continuavano +spessi ed accompagnati da granate; ma i nostri seguitavano la loro +marcia in avanti. La maggior parte di essi si riuniscono alla marina; +alcune compagnie vanno ad occupare le posizioni elevate intorno al +forte, e lo stringono da vicino; dal convento de’ Cappuccini mandano +contro i regj pochi ma ben aggiustati colpi di carabina; così da altura +in altura si portano nel punto più elevato dell’istmo, proprio ove +sorge il mulino a vento d’onde, alla distanza di circa cinquecento +metri, si domina buona parte dell’interno del forte. La fucilata durò +viva sino alla sera; alla notte, i colpi si fecero radi, più come +avvisi di _allerta_ che per offendere. In quella notte il quartiere +generale era alla marina, sul sagrato di una chiesa. + +Era spettacolo singolare veder colà Garibaldi sdrajato per terra +riposarsi delle durate fatiche, e circondato dal suo stato maggiore, +dettare proclami, e annunciare all’Europa la presa di Milazzo, a molte +madri la morte dei loro figli, e al governo di Napoli la disfatta delle +truppe comandate dal generale Bosco. + +Il 21, il fuoco di moschetteria e di artiglieria continuava. Per +precauzione i nostri avevano erette alcune barricate; erasi anche +disposto per alcune opere di contro fortificazione, che dovevano +servire al collocamento di alcuni pezzi, che dovevano battere il +castello nel lato più debole, ma non poterono essere collocati, perchè +mancavano i mezzi alle opere. Intanto cominciavano le trattative per la +capitolazione; ma il generale Bosco pretendendo gli onori di guerra, +e Garibaldi non volendoglieli accordare, quel giorno e il seguente +passarono senza che nulla si fosse definito. Quando in sul vespro del +23, apparvero sette legni a vapore parte napoletani e parte francesi, +ma al servizio di Napoli per capitolare col generale Garibaldi. Il 24 +fu conclusa la capitolazione a queste condizioni: + +«Che la guarnigione uscisse dal forte, e s’imbarcasse sui legni che +erano in porto, con tutti gli onori di guerra: + +«Che dovesse portar seco l’armamento ed il bagaglio: + +«Che dovesse lasciare nel forte tutte le bocche da fuoco, tutti i +cavalli, compresi quelli degli uffiziali e dello stesso comandante +Bosco, e la metà dei muli.» + +I nostri acquistarono in quella occasione trentasei cannoni, due in +bronzo e trentaquattro in ferro, centotrentanove cavalli e ottantatre +muli. + +Noteremo essere stato stabilito che i pezzi d’artiglieria ceduti, +non dovessero essere menomamente danneggiati, ma sedici di essi +vennero slealmente inchiodati; furono fatte da parte di Garibaldi +energiche proteste; si era quasi al punto di rompere le trattative, +ma l’ammiraglio Anzani, che trattava per la parte di Napoli, si +mostrò così dispiacente dell’accaduto, parlò tanto caldamente della +sua completa ignoranza di quel fatto, e riprovò così altamente la +vergognosa violazione dei patti, che i nostri uffiziali non fecero più +parola dei cannoni inchiodati. Il 24, a sera, le truppe borboniche +avevano totalmente sgombrata Milazzo; il 25, Medici prendeva i +necessarj concerti per la partenza; la notte del 26 il suo corpo +bivaccava sulle alture di Messina, in cui la mattina del 27 doveva +entrare in mezzo agli applausi della popolazione. + +Così ebbe fine la battaglia di Milazzo, dalla quale il generale +Bosco molto promettevasi; battaglia, che dai soldati napoletani fu +valorosamente combattuta, e nella quale i volontari di Garibaldi +colsero una imperitura corona di gloria. Dolorosa oltremodo riuscì al +campo dei nostri la perdita del valoroso Migliavacca. + +Come succede sempre dopo una battaglia, i volontarj erravano qua e là +pel campo, incrociandosi, e chiedendosi a vicenda notizia degli amici +più cari. Valentino, benchè stracco morto, gironzava già da un pezzo, +senza che ancora avesse potuto venire a capo di raggranellare qualche +notizia de’ suoi camerati. + +Quando Dio volle, poco prima che calasse la notte (una notte siciliana, +limpida, fresca, stellata, rischiarata dalla luna) incontrò il capitano +Federico, il quale, accortosi che il suo povero cavallo era sfinito +dalla fatica, scesone, camminava pedestre, tirandosi dietro colla +briglia l’animale: + +— Oh! capitano! quanto ho caro di vederla.... È un pezzo che la cerco... + +— Addio, il mio Valentino! rispose Federico stringendogli +affettuosamente la mano. Sano e salvo, eh? + +— Come un pesce, grazie a Dio! Ma è però un miracolo se son qui, glielo +dico io!.. + +— Ah, sì perdio! la fu una giornata calda. + +— E dei nostri ha notizie, capitano? + +— No, Valentino; anzi voleva chiederne a te. + +— Io non ne so niente. Roberto... + +— Era alla barricata sulla strada... + +— Brutto sito!... E del signor Ernesto... + +— Ernesto era con Roberto; gli ho veduti io assieme, quando quei di +Medici si sono mischiati con quelli di Bixio là alla barricata. + +Così dicendo erano giunti presso un bivacco, sotto un gruppo di alberi, +e dal quale partirono tosto allegre voci che chiamavano: Federico!... +Valentino!... qui, qui con noi.... + +I chiamati, appressatisi, conobbero tosto, al chiaro di luna, cinque +o sei visi amici. Ricambiatesi le strette di mano, sedettero in giro +intorno al fuoco su cui rosolavano alcune fette di carne porcina, +infilzate sulle bacchette da fucile. Sull’erba stavano disposti alcuni +fiaschi, e cacio e pane e frutti. + +La conversazione ferveva animatissima, come succede di chi ha molte +cose da raccontare, ma molte, in modo che tutti vogliono essere i primi +a parlare per timore che la memoria non giunga a ritenere tutte le idee +che ronzano nei cervelli. Erano argomento di tutti questi discorsi le +diverse fasi della battaglia; i pericoli corsi individualmente e quelli +affrontati in comune; l’accanimento con cui s’erano battuti i regj, +degno d’una causa migliore; il combattimento a corpo a corpo sostenuto +dal generale, da Missori, e dagli altri pochi che aveva con sè; quanto +accadde al Liparacchi comandante il _Veloce_[51]; poi vennero le +lamentele per le morti, per le ferite dei compagni, e via via. + +Tutti questi discorsi però, lieti o lugubri che fossero, non avevano +possa di affievolire l’appetito in que’ giovanotti, i quali, digiuni +fin dal mattino, appena la carne parve cotta, si accinsero a far onore +al festino. + +Staccate quelle fette di carne dalle bacchette ed equamente +distribuite, i commensali cominciavano già a stracciarle co’ denti, +quando s’udì gridare: + +— Ohe! e io?... Ohe! piano piano;... voglio anch’io la mia parte... + +Tutti gli sguardi si rivolsero verso un giovane uffiziale, il quale, +odorata da lungi la cena, precipitava verso quella a passo di corsa. + +Era Roberto. + +L’appetito di Roberto era proverbiale tra i suoi commilitoni; +tuttavia, benchè sapessero di avere in lui un formidabile concorrente, +coll’accoglierlo festosamente, col fargli posto, col porgergli tosto +una lauta porzione di carne, mostrarono quanto se lo tenessero caro. + +Roberto sedutosi, mosse in giro lo sguardo sui suoi compagni, +nominandoli ad alta voce, e con gioja mano mano li discerneva. + +— Qui tutti! qui tutti sani e salvi!... Benone perdio! Ma che dico +tutti!.... Pur troppo ne manca uno!... continuò di poi crollando il +capo. + +— Chi manca? gli chiesero i compagni guardandosi l’un l’altro. + +— Manca Ernesto. + +— Ah! è vero... + +— Che n’è avvenuto? chiesero ad una voce Federico e Valentino. + +— È morto, rispose mestamente il pittore. + +— Morto? + +— Sì, una palla lo colpì dritto nel cuore, poco prima che morisse +Migliavacca. + +— Oh, povero Ernesto! Un così buon giovane!... + +— Spirò nelle mie braccia, là dietro quella maledetta barricata!... +Perdio! i nostri cadevano come le mosche... + +— E così? + +— E così, intanto che io, raccolto uno schioppo da terra, mi divertiva +per mio conto, chè già dietro la barricata non c’era da far nulla nè +colla sciabola, nè col _revolver_, sento Ernesto che grida: Roberto! +mi volto, e allungo il braccio appena a tempo per sostenerlo. Egli +aveva già gli occhi semichiusi...; lo abbraccio, lo trasporto dietro un +albero;... gli parlo, ma inutilmente; mormorò qualche parola che non ho +potuto capire, e felice notte!... spirò. + +— Povero Ernesto!... Pace alla sua anima! dissero in coro gli astanti, +mandando l’ultimo saluto al prode giovinetto morto combattendo per la +patria. + +— Dopo la battaglia, continuò Roberto, ho fatto trasportare il cadavere +all’ambulanza... Non che ci fosse a sperare,... ma a buon conto l’ho +fatto visitare dal nostro dottore. Quando fu constatato che era proprio +morto, gli abbiamo frugato nelle tasche per vedere se ci fosse qualche +carta, qualche lettera, insomma qualche cosa che potesse interessare la +di lui famiglia... + +— Cos’avete trovato? + +— Ecco qua! (così dicendo trasse di tasca due lettere) quest’è una +lettera di sua zia. + +— So cos’è, disse Federico; è la lettera che accompagnava certi +_marenghi_... + +— Proprio quella; e quest’altra è.... insomma è un affar di cuore. Poi +gli togliemmo dal taschino l’orologio; eccolo qui! lo voglio consegnare +io stesso a quella buona donna di sua zia... È una memoria. + +— E i denari? + +— Eccoli in questo portamonete; dodici _marenghi_, e delle monete +d’argento e di rame. Cos’abbiamo a farne di questo denaro? + +— Godiamceli allegramente, rispose un milite filosofo. + +— No, bisogna mandarli a sua zia, disse un altro. + +— Facciamogli fare una lapida? + +— Io invece direi di darli all’asilo infantile che il generale ha fatto +aprire a Palermo. + +Quest’ultimo progetto fu accettato a pieni voti. + +Finita la cena, que’ giovinetti, accesi i loro sigari si sdrajarono +sull’erba. Pochi minuti dopo erano sepolti in un profondo sonno. + + +Il 28 luglio, in forza di una convenzione stipulatasi tra i generali +Clary e Medici, i regj sgombrarono Messina, riducendosi nella +cittadella. + + + + +CAPITOLO XV. + +Messina ed il Monarca. + + Nux erat, et placidum carpebant fessa soporem + Corpora per terras, sylvæque et sæva quierunt + Æquora: cum medio volvuntur sidera lapsu: + Cum tacet omnis ager, pecudes, pictæque volucres, + Quæque lacus late liquidus, quæque aspera dumis + Rura tenent, somno positæ sub nocte silenti + Lenibant curas, et corda oblita laborum. + + (VIRGILIO. _Eneid. Lib. IV_) + + +Medici, conchiusa la convenzione, partì alla volta di Gesso, ove aveva +stabilito il suo quartier generale. + +La fama della stipulata convenzione si sparse immantinente lungo la +spiaggia, e tra le campagne circonvicine, sicchè i Messinesi, che +prima s’erano sbandati temendo il bombardamento, a torme rientrarono +in città. Dai balconi, dalle logge, dalle vie, si videro sventolare i +tre colori nazionali e tutta la popolazione si abbandonò al tripudio +per la libertà con tanta ansia desiderata. Poco prima del mezzogiorno, +la festa si animò di bel nuovo per l’arrivo di Medici che rientrava in +città alla testa della sua divisione. + +Due ore dopo si spargeva per Messina la notizia che arrivava il +dittatore. Infatti egli era alle porte della città. Tosto i Messinesi +accorrono, lo circondano, staccano i cavalli dalla sua carrozza e lo +conducono in trionfo fino al palazzo ove alloggiava Medici. Quivi +giunto, fu costretto ad affacciarsi replicatamente al balcone per +mostrarsi al popolo, che lo acclamava liberatore dell’isola. La sera, +la città comparve quasi per incanto illuminata tutta, e pavesata di +un infinito numero di bandiere italiane. Quella notte stessa, verso le +11, da una mano di gente furono abbattute le due statue in marmo state +erette in onore dei due sovrani borboni Ferdinando I e Francesco I. Il +generale Medici ed il sindaco, informati di ciò, spedirono della forza +imponente per evitare che si distruggessero le altre due, di Carlo III +e Ferdinando II, capilavori d’arte, le quali in seguito vennero levate +di là e custodite nel museo dell’università. + +Giammai Messina era apparsa sì bella. + +Messina, l’antica _Zancle_, detta di poi _Messana_ (ricorriamo di bel +nuovo all’albo dell’infaticabile garibaldino milanese, che a Milazzo +fu a un pelo di perderlo in una colla vita), siede sullo stretto a cui +diede il nome. + +Ha la forma d’un paralellogrammo, e s’innalza a mo’ d’anfiteatro ai +piedi dei Nettunj, sopra uno spazio di circa una lega. Vista dal mare, +è vaga assai, specialmente per il contrasto tra la bianchezza de’ suoi +edifizj e la tinta oscura delle foreste che popolano il dorso di que’ +monti. + +Messina è piazza di guerra di prima classe, il cui circuito con +bastioni, è difeso dalla cittadella (nella quale s’era, come +avvertimmo, rinchiuso co’ regj il generale Clary), dai forti Gonzaga e +Castelluccio, e da molte batterie elevate sopra una penisoletta, che +dal porto si estende in semicircolo verso l’est. Questo porto, forse +il più bello del Mediterraneo, è anche profondissimo. L’ingresso però +è stretto e difficile; ma i bastimenti, una volta ancorativi, sono al +sicuro. Sulla penisoletta, presso la bocca del porto, si eleva il faro. + +Dopo il terribile terremoto del 1783, le case di Messina vengono +costruite meno alte, e le strade sono più larghe e meglio allineate. +Tra le principali vie, pressochè tutte lastricate di lava, distinguonsi +quella detta della Marina, divisa dal porto da una bella spiaggia, +e quella di San Ferdinando, decorate ambedue da statue. Due rapide +correnti, che attraversano la città per poi gettarsi nel porto, sono +disciplinate in modo da prevenire le inondazioni. I migliori edifizj +sono, la cattedrale, la cui architettura è di stile gotico, il palazzo +reale, quello dell’arcivescovo e quello del senato. + +Al solito, trovi chiese ogni dieci passi; in Messina ve ne sono oltre +cinquanta, delle quali alcune bellissime e adorne di preziosi dipinti. +Anche i conventi, focolaj dell’ozio e della superstizione, vi abbondano +a dismisura. + +Messina vanta un cospicuo numero di setificj, da cui escono rasi +pregiati, damaschi, moerri ecc. Il commercio è tenuto vivo dal +continuo transitarvi delle merci dal Levante alla penisola italiana, +dall’esportazione dei prodotti del suolo naturali o manufatti, come +stoffe seriche, vini, olio, lana, lino, frutti freschi ed essiccati, +agrumi, pece, catrame, terebentina, liquirizia, tartaro, soda, sale, +coralli. + +La popolazione di Messina, molto più numerosa un dì, ora è di +settantatremila anime. + +Il garibaldino, tenero com’era di tutto che ridondasse all’onore +d’Italia, annotò con compiacenza sul suo albo i nomi dei più illustri +messinesi, e, fra gli antichi, quelli di Simmaco, che riportò tante +corone nei giuochi olimpici, di Ibico poeta, di Lico storico e del +medico Policleto; fra i moderni Moletius, professore a Padova, Antonio +da Messina pittore ecc. + +Beati i popoli, la cui storia nulla offre di interessante! Ma così +non si può dire di Messina, tante volte percossa dalla natura e dagli +uomini. + +Messina venne fondata da una colonia greca, 530 anni prima della +distruzione di Troja, cioè 1814 anni prima di Cristo. I Messinesi +scacciati dal monte Ida dai Lacedemoni, s’imbarcarono verso la Sicilia +(circa 670 anni prima dell’era cristiana) e venuti ad abitare in questa +città, le mutarono il nome di Zancle (cioè falce, dalla sua forma +curva) in quello di Messana. I Mamertini poscia se ne resero padroni, +ma assaliti alla lor volta da Jerone e dai Cartaginesi, chiesero +soccorso ai Romani, che l’accordarono; di qui la prima guerra punica. + +Messina fu di poi colonia romana. Fu presa dai Saraceni (1058); indi +ebbe molto a soffrire al tempo dell’imperatore Federico II. Carlo +d’Angiò, re delle Due Sicilie, volendo vendicare i Francesi trucidati +nel famoso Vespro, assediò Messina, che si difese eroicamente. Soccorsa +da don Pietro d’Aragona, Carlo dovette ritirarsi, perdendo buona parte +delle sue navi. + +Nel 1674 i Messinesi, stanchi delle continue vessazioni del governo +spagnolo, e specialmente per le enormità commesse dal governatore don +Luigi dell’Hojo, si ribellarono; già la flotta spagnola aveva bloccato +il porto e minacciava lo sterminio della città, quand’ecco giungere +le navi francesi commandate da Duquesne, che battè completamente gli +assedianti. Dopo, la peste, il terremoto, e i Borboni congiurarono +contro l’infelice città, gareggiando a chi le facesse più male. + +Quando Dio volle, Garibaldi la redense. + + +Cadeva la sera del 13 agosto; una di quelle sere splendide e nello +stesso tempo tranquille dell’Italia meridionale; sulla placida marina +scherzava una auretta confortatrice. Innumerevoli canotti e barche +pescherecce staccavansi dal porto di Palermo e pigliavano il largo; +alcune di queste ballonzolavano dolcemente per pochi istanti sulle onde +inalzate dalle ruote di un piroscafo che, uscito dal porto di Palermo, +dirigevasi a tutto vapore verso Napoli; era il _Veloce_, ribattezzato +col nome di _Tukery_, e comandato dal cavaliere Lercari. A bordo +v’erano varj uffiziali, fra cui il segretario di stato per la marina, +cavaliere Piola, e circa trecento uomini di equipaggio. + +Roberto era della comitiva. Udito che si trattava di una spedizione sul +mare di nottetempo, aveva chiesto ed ottenuto di prendervi parte, senza +darsi fastidio di cercare più in là: «Una volta a bordo, aveva detto +fra sè, domanderò schiarimenti; intanto l’essenziale è di passare una +stupenda notte sul mare.» + +Roberto, sdraiatosi comodamente a prora, entro un circolo di gomene, +stava contemplando ora il cielo limpidissimo, scintillante di stelle, +ora la luna che tratto tratto scompariva dietro qualche errante +nuvoletta; poi chinava lo sguardo sul mare fosforescente, sulla candida +schiuma sollevata dall’agile chiglia, e dalle ruote. A poco a poco +Roberto, rapito in estasi da quello spettacolo tanto sublime nella +sua calma, sollevato sull’ali dell’immaginazione, più non si ricordava +d’essere a questo mondo. + +Il _Tukery_ era già in alto mare; la Sicilia era sparita agli occhi di +quegli audaci naviganti; altro non vedevasi che la curva del firmamento +e il mare sconfinato. Alta era la notte; tutto era silenzio: + + _Nox erat_ . . . . . . . . + . . . . . . . . . . . . . . . . + . . . . . . . _sub nocte silenti_ + _Lenibant curas, et corda oblita laborum._ + +Ma a trarlo da quell’estasi ed a richiamarlo dalle nuvole, gli si +avvicinò un uffiziale, il quale nojato di quel viaggio (pare che in +costui il senso estetico fosse piuttosto ottuso), si chiamò felicissimo +di barattar quattro chiacchiere col pittore, ch’egli aveva già +conosciuto a Palermo. + +— Ohe! gli disse, hai trovato un letto comodissimo a quanto pare? + +— Eh! non c’è male, gli rispose Roberto, in modo che voleva dire: se +aspetti che ti ceda il mio posto, stai fresco!.... + +— Avremo ancora tre ore di viaggio, continuò l’altro sgangherando la +bocca ad uno sbadiglio. + +— A proposito! sclamò Roberto levandosi a sedere sul suo letto di corde +ed accendendo un sigaro, mi sapresti dire dove diavolo si va? + +— Che! non lo sai? + +— No. + +— Davvero? + +— Davvero... Che vuoi! Era un pezzo che desiderava di passare una notte +sul mare... + +— Ne avrai passate delle altre sul mare? + +— Appunto per questo! Mi piaccion tanto queste belle notti, limpide, +stellate... + +— Matto! io preferisco un buon letto all’albergo. + +— Ognuno ha i suoi gusti!... Io credo che non ci sia al mondo voluttà +maggiore di quella di starsene comodamente sdrajati e (così dicendo si +stendeva di bel nuovo nel suo giacilio) contemplando il cielo, il mare, +e fumando un sigaro... + +— Gran cervelli balzani che siete voi altri pittori! rispose l’altro +frenando a stento colla mano un altro sbadiglio. + +— Che c’entra la pittura! Fa egli mo’ bisogno d’esser pittore per +godere di questo fresco venticello, dopo una giornata di fuoco? + +— Io invece sono già stufo, e non vedo l’ora di arrivare a +Castellammare... + +— Ah! si va a Castellammare dunque? + +— Sicuro; s’è saputo che in quella rada sta ancorato un magnifico +vascello da guerra napoletano, il _Monarca_ e allora s’è detto: +andiamolo a pigliare! + +— Benissimo! rispose Roberto, che trovava la cosa affatto naturale. + +— Così s’è fatto; noi adesso siamo in viaggio per questo... + +— Ora capisco! Se il colpo riesce, dev’essere per noi una gran bella +cosa il ritornar domani a Palermo con quel bastimento. Che festa! che +stizza pei borbonici!.. + +In quella s’udì la voce di varj ufficiali che chiamavano l’equipaggio +a raccolta. Allora Roberto ebbe nozioni ed ordini più precisi sul +da farsi, e quando, sciolti i _ranghi_, fece ritorno al suo letto di +cordami, egli sapeva perfettamente quanto gli rimaneva a fare, arrivati +che fossero nella rada di Castellammare. + +Ecco in breve come l’audace impresa era stata disposta il dì prima a +Palermo, dal comandante Casalta d’Arnami. + +Il I picchetto, composto di 36 uomini, doveva rimanere sul _Tukery_ +onde rispondere al fuoco del forte; lo comandava il luogotenente +Colombo Giuseppe; il II picchetto, di 24 uomini, doveva agire sulla +coperta a poppa del _Monarca_ per tagliare certi cordami ecc.; era +sotto gli ordini del sottotenente Vecelio Osnaldo; III picchetto, 24 +uomini, a poppa 1.ª batteria; comandanti i sottotenenti Girardi Emilio +e Lignarolo; IV picchetto, 24 uomini, a poppa 2.ª batteria per guardare +il corridojo; comandante Gentiluomo Enrico e sottotenente Stoppani +Diodato, marina Canevaro; V picchetto, 24 uomini, a poppa in coperta +di riserva; comandante Sgavallino Andrea; VI picchetto, 24 uomini, a +prora in coperta; comandante Gallo Guglielmi; VII picchetto, 24 uomini, +a prora, 1.ª batteria; comandante sottotenente Frediani Francesco e +Vassalla; VIII picchetto, 24 uomini, a prora, 2.ª batteria; comandato +dai sergenti Mertello e Palagi; IX picchetto, ed il rimanente della +forza (fra cui Roberto), doveva agire sul centro del _Monarca_, come +riserva, per recare soccorso ove più abbisognasse. Gli uffiziali +coi loro pelottoni dovevano recarsi ai punti indicati in silenzio, +velocemente, senza spari. Pena di morte a chi senza ordine cambiasse di +posto. + +L’impresa era più che ardita, temeraria; per cui Roberto, avvicinandosi +il momento del pericolo, si sentì chiamato a pensieri più intimi ed +affettuosi. + +Dolevagli che Valentino non gli fosse presso; egli era partito con +Bixio alla volta di Bronte, ove la plebe, sorta contro i signorotti che +la tiranneggiavano, aveva commesso ogni sorta di eccessi, di inauditi +eccessi, fra i quali (per citarne uno solo che tenga per tutti) +quello di masticare pubblicamente le carni sanguinolenti svelte dai +cadaveri[52]. + +Roberto avrebbe voluto anche in quella notte rinnovargli le estreme sue +disposizioni... d’affetto ben inteso, ch’egli non aveva altri tesori a +lasciare: Per me, diceva fra sè sospirando, poco m’importa il morire; +ma la povera Dalia... Chi penserà a lei?... Eh perdio! continuava +levandosi e passeggiando per distrarsi sul ponte, ci penserà la +Providenza... + +E riandava colla mente la lettera che da pochi giorni aveva scritta +alla giovinetta; una lunga lettera, in cui le narrava tutti i dettagli +della battaglia di Milazzo, e che finiva colla nuova della morte di +Ernesto. + + +Al tocco della mezzanotte il _Tukery_, entrato cheto cheto nella rada +di Castellammare, s’era accostato al _Monarca_; calate le lance, i +nostri circondarono il vascello e già cominciavano a segare le catene +di ferro che lo univa alle àncore, quando una sentinella di bordo, +entrata in sospetto di qualche insidia, gridò all’armi. Allora i +nostri, vistisi scoperti, cominciarono un vivo fuoco di moschetteria, +al quale risposero tosto i borbonici dal _Monarca_. I nostri +sforzavansi intanto di avvicinarsi il più che potevano al vascello +napoletano per pigliarlo all’arrembaggio, ma i soldati che guardavano +il vicino forte di Castellammare, accorsi alle loro batterie, +cominciarono a cannoneggiare il _Tukery_, che in allora dovette +staccarsi dalla tanto agognata preda e girando dietro a due vascelli, +uno dei quali era inglese, l’altro francese, riguadagnare il largo. La +città di Castellammare si sbigottì a quei colpi di cannone; la guardia +nazionale, con alcuni gendarmi, accorse ad acquietare gli animi, e dopo +qualche ora tutto ritornava in calma. + +Due giorni dopo, Garibaldi, reduce dal golfo degli Aranci (tra l’isola +di Caprera e il capo Figari) ove erasi recato sul _Washington_ +ad acchetare gli animi insofferenti di indugio dei volontarj colà +raccolti, seppe l’infelice esito della spedizione. + +Quanto a Roberto, che anche questa volta era uscito illeso dal +tafferuglio, si consolava della mala riuscita dell’impresa, dicendo +agli amici che se ne rammaricavano: Già fa lo stesso; un dì o l’altro +quel bastimento ha da esser nostro... Intanto quello che vi posso dire +di sicuro, si è, che una notte come quella non la vedrò più se dovessi +campare gli anni di Matusalemme. + + + + +CAPITOLO XVI. + +Lo sbarco. + + .... parecchie galere ed altri legni + di guerra, valendosi dell’opportunità + di una notte propizia, salirono il fiume + ed oltrepassate felicemente le batterie + nemiche, si ripararono a salvamento + alle parti superiori. + + (BOTTA, _Storia della guerra dell’Indipendenza + degli Stati Uniti d’America_. + Libro VIII.) + + +La mattina del 28 luglio, il breve tratto di spiaggia che separa la +torre del Faro dal mare, presentava un curioso spettacolo. + +I garibaldini, che da un pezzo arrostivano (è la lor frase) su quelle +arene infocate, contemplando l’opposta riva calabrese e il breve +stretto che anelavano oltrepassare, in quel dì, come risorti a nuova +vita, correvano gaj e snelli per la spiaggia, e si radunavano in folla +intorno ad una straordinaria quantità di barche che erano arrivate in +quella da Milazzo, salutate con grida di giubilo dai volontarj, che +avrebbero voluto buttarsi dentro addiritura e oltrepassare lo stretto, +tanto erano nojati dall’aspettare sì lungo, tanto erano infastiditi +dall’afa che loro toglieva il respiro, senza che loro fosse concesso +almeno il refrigerio del nuotare, che presso quelle rive vagavano +numerosi i pescicani, crudeli quanto i Borboni e molto più oculati di +questi. + +Valentino, alla vista di quelle barche, sentivasi tornare in petto +l’amor della professione; saltava da una in altra, con tanta foga +da compromettere un pochino la sua dignità di sergente. Acquetato +quel primo tumulto, Valentino, lasciate le barche e sedutosi sulla +riva, stava pensando tra sè come diavolo s’era potuto trovare, così +improvvisamente, tante barche; da dove venivano? chi le conduceva? a +che erano destinate? A passar lo stretto; va bene; ma quando? + +In quella, ecco arrivare alcuni uffiziali (i più, dello stato +maggiore), e fra questi anche Roberto, la cui bella condotta alla +barricata durante la battaglia di Milazzo, gli aveva fruttato il grado +di capitano. + +Valentino, da quel giovine discreto che era, si avvicinò pian piano a +quel gruppo di uffiziali che s’era arrestato dinanzi alle barche; poi +appressatosi a Roberto, lo tirò per l’abito: + +— Oh! sei tu, Valentino! esclamò il pittore volgendosi e stringendo +affettuosamente la mano all’amico. Non ci siam veduti da un pezzo! + +— Che vuoi! gli rispose Valentino; m’hanno inchiodato qui, in questo +maledetto sito... Uf! non vedo l’ora d’andarmene!... Che vita che si +fa quì! Figurati! si sta quì tutto il giorno a cuocere a bagnomaria +sulla sabbia, cercando un po’ d’ombra dietro i muri come le lucertole, +tanto da metter al coperto la testa dal sole... La notte, tira una +brezza che ti fa battere i denti... Nell’aqua non si può andare in +causa di quei diavoli di pescicani... Ah Roberto! ne ho veduto uno +jeri... Crederesti! benchè fosse morto e disteso sulla sabbia, mi +faceva paura... Altro che i lucci del nostro lago! Misericordia! che +bocca, che denti...; sei fila di denti!... Se ti acchiappa una gamba, +te la spicca via netta... Al solo pensarvi mi vien la pelle d’oca!... +Poi c’è un altro.... So io cos’è! lo dicono un pesce, ma, io che di +pesci credo di intendermene, ti assicuro che non lo è affatto.... +Figurati! è come un lenzuolo color rosa, sta nell’aqua, ha cento +occhi, dicono, e cento bocche, ti si appiccica alla pelle come +vischio, e ti tira giù giù fino in fondo... e buona notte!... Gli +danno un nome a questo mostro... un nome che so io!... Aspetta... +politico,... no!... polizia,... nemmeno! + +— Polipo! disse Roberto ridendo. + +— Giusto così! polipo... Ah tu ridi?... Va là che se ti sentissi tirar +in fondo al mare da questo mostro, non rideresti, no! Ma lasciamo stare +i pesci; di’ un po’ Roberto, da che sito vengono tutte queste barche? + +— Dal porto di Milazzo. + +— Passeremo di là dunque? + +— Lo spero; le barche son qui per questo. + +— Mi pajono poche. + +— Poche? ma se sono centosettanta! + +— Capisco! ma per trasportarci tutti, ci vuol altro! + +— E tu credi dunque che si andrà di là tutti in una volta? + +— E perchè no? + +— Non ci mancherebbe altro! Un pajo di vapori napoletani che ci +passasser sopra, siamo tutti in bocca ai pescicani. + +— No, per l’amor di Dio! non dirlo nemmeno per ischerzo. E quei marinai +là, chi sono? + +— Sono i marinaj del _Tukery._ + +— E cosa fanno qui? + +— Hanno con loro i cannoni del _Tukery_, che ora sta disarmato nel +porto di Milazzo; domani si pianterà là, sotto il Faro, presso la riva +del mare, due batterie che ci proteggeranno, nel caso che venisse +il ticchio a qualche vapore napoletano di dar la caccia alle nostre +barche. + +— Ho paura che con tutte quelle barche abbia a nascere confusione. + +— Perchè? non sai che tutto è già disposto, ordinato dal generale? + +— Ma che ha a che fare.... + +— Ti spiego subito come va la faccenda. Chi comanda tutte queste barche +è Salvatore Castiglia... + +— Ma se n’intende poi? + +— Diavolo! vuoi tu che Garibaldi abbia ad affidare il comando della sua +flottiglia... + +— Flottiglia?.... + +— Sì, flottiglia; quando si tratta di tante piccole barche si dice così. + +— Ho capito; va innanzi. + +— Castiglia dunque, oltre all’essere buon patriota (era in esiglio +fin dal quarantanove) è un eccellente marinajo. Egli, pratico com’è, +ha divisa la flottiglia in quattro divisioni, e io, che ho un gusto +matto per le cose di mare, mi sono informato di tutto, e so già chi +le comanda queste divisioni, e di che si compone la loro forza. La +prima divisione è di cinquanta barche, le altre tre di quaranta; ogni +divisione poi è suddivisa in cinque squadriglie, e ogni squadriglia è +di cinque barche, in ognuna delle quali c’è un timoniere e sei marinaj. +Vuoi sapere anche chi comanda le quattro divisioni? + +— Dì su. + +— Ecco; la prima è comandata dal capitano Rossi, la seconda da Sandri, +la terza da Marini e l’ultima da un volontario francese, uomo di mare, +certo La Flotte. Capo di stato maggiore poi è un tal Tilling. + +— Ho capito, ho capito.... Guarda, se lo avessi saputo!... Di’, +Roberto, non potresti tu farmi entrare nell’equipaggio della +flottiglia? Per dio! sono nato in barca! + +— Si tratta solo di un pajo d’ore, poi dovresti buttare il remo per +pigliare di nuovo lo schioppo, dunque mi pare inutile... + +— Hai ragione, Roberto; non ci aveva pensato... Ma tornando al discorso +di prima, e se, come dicevi benissimo, i vapori napoletani ci vengono +addosso a mezza strada? + +— Si è pensato anche a questo; si sono armate cinque grosse barche, +ciascuna delle quali è munita di un cannone da quattro; queste barche +le comanda un vecchio lupo di mare; guardalo là! + +— Chi? quel vecchio? + +— Proprio lui, Bartolomeo Loreto. + + +Poco dopo i due amici si separarono; Roberto ritornò a Messina, e +Valentino alla torre del Faro. Là per ripararsi dal sole, si accoccolò +di bel nuovo dietro un pezzo di muro in rovina, aspettando il tanto +sospirato segnale della partenza, chè egli credeva di passar di là quel +giorno istesso. + +Ma invece i garibaldini, sempre cogli occhi fissi sul breve tratto +di mare che li divideva dalla terraferma, passarono al Faro tutto il +luglio, ed i primi d’agosto. + +Quando Dio volle, il generale Garibaldi, chiamato a sè il Castiglia, +gli impose stesse pronto la notte dell’8 agosto con una flottiglia +di venticinque barche. In queste si imbarcarono trecento militi della +brigata Sacchi, e comandati da Missori; seppero deludere la vigilanza +degli incrociatori borbonici, sicchè prima che spuntasse l’alba, +erano tutti sbarcati sulla spiaggia calabrese, in un luogo detto la +Fiumaretta. + +Missori si inerpicò tosto col suo drappello sul sentiero che conduce +ad Aspromonte, luogo naturalmente forte e dove i volontarj calabresi +dovevano congiungersi coi nostri. + +Tre giorni dopo, Garibaldi ordinò un imbarco di altri seicento militi, +parimenti della brigata Sacchi, ma non ebbe buon esito. I borbonici +stavano all’erta in causa dell’antecedente sbarco, e tempestarono di +palle la flottiglia, numerosa di cinquanta barche, sicchè Castiglia, +fulminato anche dai cannoni del forte d’Alta Fiumara, dovette +retrocedere. + +Quando Garibaldi ebbe di questo modo richiamata tutta l’attenzione de’ +regj su quel punto di litorale, partì per Taormina, ove bivaccava la +divisione Bixio, e di là ordinò altre spedizioni più verso il sud della +Calabria. + +Noi, raggranellando le relazioni dei diversi imbarchi, relazioni che +i nostri amici Roberto, Federico e Valentino si fecero da poi l’un +l’altro, quando tutta l’armata garibaldina ebbe passato lo stretto, +daremo un breve cenno di tutte. + +La seconda spedizione salpava da Taormina il 18 agosto, circa alle +dieci di sera. Il mare era tranquillo, nè si vedevano incrociatori. I +garibaldini imbarcaronsi su due piroscafi il _Franklin_, e il _Torino_. +Sul primo stava Garibaldi che aveva preso il comando della spedizione. +Dopo d’aver navigato felicemente tutta la notte, all’alba giunsero al +capo Pellaro, e subito dopo entravano nel porto di Melito. Su questa +spiaggia, il _Torino_, spinto a tutto vapore, arenò con tanto impeto, +che rimase mezzo incassato nella sabbia. + +Garibaldi, quando tutti quelli che erano a bordo del _Franklin_ furono +sbarcati, scese anche lui a terra ed ordinò che il _Franklin_ si +portasse tosto ad ajutare il _Torino_, e a cavarlo d’impaccio. Per ben +sei ore la ciurma del _Franklin_ lavorò per disimpacciare il _Torino_, +ma inutilmente: si dovette quindi abbandonarlo. Il _Franklin_ tornò +a Messina il giorno dopo; cammin facendo venne inseguito e raggiunto +dal _Fulminante_ e dall’_Ettore Fieramosca_, vapori regj, ma giunti +all’altezza dello stretto, girarono di prora e sparirono. + +Cosenz avuta notizia dello sbarco di Garibaldi a Melito, si accinse +tosto a passare anche lui lo stretto colla sua divisione, in modo di +costringere le truppe borboniche ad una diversione, sbarcando alla +sinistra di Reggio; così i regj sarebbero rimasti chiusi tra lui e +Garibaldi. + +Nella notte del 20 al 21 agosto, Castiglia e Cosenz concertarono +tutto, ed alle 2 del mattino, le cose vennero disposte in modo che +l’operazione riuscisse non avvertita dai regj. Quindi, in ogni barca +vennero imbarcati quattordici uomini delle truppe destinate a quella +spedizione. Erano vari reggimenti della divisione Cosenz, i carabinieri +genovesi e la compagnia degli esteri. Montati che furono nelle barche, +alle 3 fu dato l’ordine di salpare. Per punto di riunione fu fissato la +parte verso ovest di torre del Faro. Quivi vennero disposte le quattro +divisioni, la prima in cinque linee, le altre in quattro ciascuna +di due squadriglie; in testa della colonna stavano le cinque barche +cannoniere. + +Alle 4 e mezzo, le divisioni si trovavano pronte a salpare. Da un +canotto fu fatto esplorare il canale, e riconosciutolo libero di legni +nemici, fu dato il segno della partenza, ed ordinato alle tre ultime +divisioni, essendo il mare in perfetta calma, di seguire co’ remi il +movimento della prima, l’una dopo l’altra. La flottiglia dirigendosi +verso Favazzina, avrebbe dovuto navigare verso il nord, ma il forte +Scilla, posto all’imboccatura del Faro, l’avrebbe danneggiata, e +quindi fu diretta per nord-ovest affinchè facendo un semicerchio, si +trovasse sempre fuori di tiro. Il tutto riuscì felicemente; il forte +Scilla tirò molte cannonate, ma la flottiglia, fuori di pericolo, potè +continuare il suo cammino in buon ordine. Varcato il punto in cui si +potevano temere le cannonate del forte, la flottiglia piegò a destra, +e si diresse verso il nord. Giunta a mille metri circa dalla spiaggia +di Favazzina, fatto allentare un poco il vogare, venne dato ordine alle +cinque barche cannoniere di avanzarsi, e di inclinare, tre di esse, +a sinistra, e le altre due a destra lasciando in mezzo tanto spazio +bastevole perchè la flottiglia potesse eseguire lo sbarco con tutta +facilità, e nel caso, con l’incrociare i fuochi, spazzar via le truppe +nemiche dal luogo fissato per lo sbarco. + +All’allarme dato precedentemente dal forte Scilla, i regj che +trovavansi in Bagnara, si erano avanzati verso Favazzina per la strada +militare; allora le tre cannoniere di sinistra aprirono il fuoco sopra +di essi, sicchè i regj furono costretti a retrocedere. Sicuro allora +che la spiaggia era libera da nemici, il comandante Castiglia ordinò +alla flottiglia di avanzarsi e poco dopo la prima divisione cominciò lo +sbarco delle truppe. + +Il primo a metter piede a terra fu Andrea Rossi comandante la prima +divisione. Egli, ajutato da alcuni marinari, corse immediatamente +a tagliare il filo elettrico. Dopo la compagnia degli stranieri, +sbarcarono i carabinieri genovesi, sotto il comando del bravo Mosto; +essi salendo sulle colline soprastanti alla strada militare, aprirono +con le loro carabine di grande portata, il fuoco sulle truppe regie, e +così le costrinsero sempre più a indietreggiare. Già le prime divisioni +avevano sbarcate le loro truppe, e la quarta stava per mettere a +terra le sue, quando s’incominciò a sentire tuonare i cannoni delle +batterie di torre di Faro. Ciò diede indizio che i legni a vapore +nemici, chiamati dal cannoneggiamento del forte Scilla, forzavano il +passaggio del Faro per venire sopra la flottiglia. Ed in fatti, le +quattro divisioni avevano già preso il largo, quando vennero vedute +quattro fregate a vapore nemiche. Nulladimeno, le cinque barche +cannoniere continuavano senza interruzione il loro fuoco, per dare +agio al generale Cosenz e alle sue truppe di allontanarsi da quella +spiaggia. Il comandante Castiglia, dopo avere assistito allo sbarco +dei volontarj, s’imbarcò insieme ai due uffiziali di marina Capezzi +e Bottoni, ma la mancanza assoluta di vento, tale da non potersi +adoperare le vele, faceva sì che la flottiglia venisse sopraggiunta +nella sua ritirata dalle fregate nemiche, le quali, dopo avere tirato +qualche colpo di cannone a mitraglia e di fucile sulle barche, ne +prendevano circa trenta facendone prigionieri gli equipaggi insieme +ad undici uffiziali, tra i quali Tilling, che in quel dì comandava la +terza divisione. + +Dopo qualche ora, i marinarj fatti prigionieri venivano dai nemici +rinviati su tre sole delle nostre barche, colando a fondo le altre. +Alcuni dei marinarj rilasciati erano stati feriti, un timoniere ucciso. +Gli undici uffiziali e dieci soli marinarj ritenuti quali prigionieri +di guerra, venivano trasportati dai regj nella cittadella di Messina. + +Intanto le cinque barche cannoniere, cessato il fuoco, non potevano +più pigliare il largo senza rischio d’essere anch’esse predate, +quindi le due di destra venivano tirate a secco, e le tre di sinistra, +costeggiando la sponda calabrese, riparavano verso Palmi. I cannoni +delle prime e gli attrezzi furono sepolti nella spiaggia, e più tardi +ricuperati; ma i loro scafi si perdettero, perchè una delle fregate +nemiche, accostatasi al luogo ove era seguito lo sbarco, mandava le sue +lancie armate a terra e faceva bruciare le barche. + +Il comandante Castiglia riusciva a riparare a Raisicolmo, ove riuniva +molte barche della flottiglia già messe in pieno disordine per +l’accaduto. + +Lo sbarco della divisione Türr avvenne il 24 agosto. Riproduciamo un +brano dell’opera di Massimo Du-Camp[53] nel quale appunto narra l’esito +di quella spedizione. + +«Un ordine di Garibaldi, ci ingiungeva di tenerci pronti a passare +in Calabria. Io l’accolsi con gioja; perchè il soggiorno di Messina +incominciava a nojarmi. Feci con tutta la possibile lestezza i miei +apparecchi; cavalli e ordinanze mandai al Faro, onde si provedesse al +sollecito loro imbarco; e fatta qualche visita di convenienza, stetti +pronto ai cenni del generale. + +La divisione del generale Türr aveva già varcato lo stretto, ad +eccezione della brigata Eber, che col suo stato maggiore attendeva +al Faro i battelli a vapore, onde guadagnare le rive calabresi. Due +uffiziali dovevano partire soli col generale Türr, la cui affranta +e debole salute, sì gravemente compromessa dalle prime fatiche della +campagna, era per gli amici suoi argomento di serie inquietudini. Da +tre giorni egli non aveva potuto abbandonare il letto; in preda ad una +febbre ardentissima, affievolito e spossato da lievi sbocchi di sangue, +che la scienza indarno tentava diminuire, Türr, sollevando il povero +suo corpo infermo, dava ordini, vegliava su tutti i servizj, dettava +lettere, e ricadeva vinto dalla fatica, per riaversi tosto; e quando +noi con una insistenza a cui dà diritto l’amicizia, gli dicevamo: «Ma, +generale! non partite sì tosto». + +— «Noi ci imbarcheremo oggi a quattr’ore» rispondeva. Non mai più +gagliarda energia di questa, animò sì debole corpo, ed io m’ebbi campo +a convincermi, vivendo con lui, che nessun dolore, nessun patimento può +in quell’anima di bronzo. + +Fin dal 1848, il generale Türr consacrò la sua vita ai combattimenti +per la libertà delle nazioni. All’epoca della guerra di Crimea, era +stato incaricato di non so qual missione sulle rive del Danubio per +conto dell’Inghilterra, al servizio della quale era entrato in qualità +di colonnello. È noto come l’Austria lo facesse arrestare, e porre in +carcere, reclamandolo siccome antico uffiziale disertore dell’esercito +imperiale. Ma l’Inghilterra su certe cose non ama scherzare, e fece +sì che Türr fosse rilasciato. Dotato di una penetrazione di spirito a +tutta prova, e sempre anelante alla liberazione del suo paese, egli non +potevasi ingannare sugli indizj forieri della guerra del 1859. + +Türr accorse in Italia, e fece con Garibaldi la campagna di Como e +Varese. In un combattimento presso Brescia, cadde colpito da una palla +austriaca. Una ferita al braccio sinistro lo tenne settimane e mesi +immobile in un letto. Oggi l’inerte suo braccio pende senza forza lungo +il corpo, e della mano affievolita a stento può servirsi. A Marsala, +Türr sbarcò il primo; era a Calatafimi; era a Palermo ove fu ferito; +sempre presso Garibaldi; con lui sempre vegliando quando gli altri +dormivano, studiando le posizioni, preparando le prossime pugne; egli +era a tutti d’esempio. + +Dopo la capitolazione di Palermo, avviandosi nell’interno del paese, +moveva verso Catania; ma la salute sua non poteva lottare contro +l’ardente clima della Sicilia, letale nel luglio, e ad onta dei +suoi sforzi e della abituale sua energia, cadde gravemente ammalato. +Garibaldi turbossene, e comprese che il giovane soldato, che offriva +con tanta annegazione la sua vita, avrebbe avuto più tardi imperiosi +doveri a compiere verso l’Ungheria; per cui lo costrinse a prendersi un +mese di permesso, onde ristabilirsi e sotto clima più mite. Il generale +Türr recossi alle aque d’Aix, in Savoja, da dove ai primi d’agosto +riprendeva le mosse per la Sicilia, riassumendovi il comando della sua +divisione. + +Türr ordinò che si passasse lo stretto; ci mettemmo quindi in una +lancia. Türr si stese su d’un materasso, nel fondo di essa, col tremito +della febbre, e la debole sua mano tentava proteggere gli occhi dalla +luce vivissima del sole siculo. Prendemmo posto sulle panchette, difese +da una povera tenda, e dieci barcajoli diedero mano ai remi, mentre +dalla riva altri ci mandavano il loro addio. + +Arrivammo al Faro, ove Türr doveva sostare alcuni minuti onde dare, +e rinnovare ordini. Il sole erasi già nascosto e il crepuscolo +disegnavasi nel cielo allorchè vi giungemmo. La notte era vicina, e si +accendevano i fuochi sulla riva fra tumulti, e clamori d’ogni sorta; le +barche spinte dalla corrente sì urtavano; tre _steamers_ sprigionavano +il vapore, mandando sibili acuti; uffiziali e soldati movevano in +cerca di qualche cantina, ove potessero bagnare le labbra con un +bicchier d’aqua di sambuco. I cavalli, che eran tratti sulla sabbia +onde imbarcarli, atterriti, nitrivano, si impennavano, mordevansi fra +loro; i tamburi battevano l’appello, le trombe davano il segno della +raccolta, i capitani gridavano a tutta gola cercando di raccogliere +i loro militi; luogotenenti, forieri, sergenti, caporali, facevano lo +stesso; quelli che non parlavano, gridavano; quelli che non gridavano, +cantavano; tutti bestemmiavano. Fatto il da farsi, ci allontanammo +tosto da quella Babele, e movemmo verso la Calabria. I nostri rematori +erano stanchi; il vento soffiava contro di noi, ed essi agitavano senza +energia i pesanti loro remi. Talvolta il generale aveva per loro parole +di incoraggiamento: «Animo, figliuoli, voghiamo!» E i marinaj a fargli +eco e a farsi cuore fra loro col dare qualche vigoroso colpo di remo; +ma tosto dopo ricadevano nella loro neghittosità. + +Noi eravamo immobili e silenziosi, avvolti nei nostri mantelli, ed +impazienti della lentezza dei marinaj, accorgendoci che l’uomo che +accompagnavamo soffriva, e sospirava un letto coll’impazienza nervosa +di chi è tormentato dal male. — D’un tratto l’uno di noi esclama: +— Veh! veh! una fregata napoletana che ci dà la caccia.» Lo scherzo +ebbe un successo prodigioso; i marinaj raddoppiarono i loro sforzi, +e con degli _han!_ profondi, spinsero i loro remi ben addentro i +fiotti; curvi e anelanti, non osavan volgere lo sguardo indietro, ed +imprimevano alla barca una velocità straordinaria. Un marinajo si fe’ +coraggio, e chiese: + +— Vedete voi ancora la fregata? + +— Ella guadagna ancora su noi; animo! remate presto.... + +Ci avvicinammo finalmente alla riva, e l’afferrammo con tale impeto, +che la barca, lanciandosi sulla sabbia, ebbe la parte anteriore quasi +completamente fuori dell’aqua. + +— Ma dov’è dunque la fregata? + +— Ella avrà al certo avuto paura di voi, miei bravi, ed avrà preso il +largo.... + +I marinaj compresero lo scherzo, che loro non garbò assai...; ma noi +intanto eravamo giunti a riva. + +Trenta case, una piccola chiesa ed alcuni giardini, formano il borgo di +Canitello, situato tra la punta del Pizzo e Scilla. Alcuni uffiziali +ci attendevano, e dietro la loro guida ci recammo al presbiterio, ove +era stato preparato l’alloggio pel generale Türr, e per il suo stato +maggiore. + +Lo sgomento era in quella casa; sarebbesi detto che vi fosse arrivato +il diavolo. Il curato, e un suo fratello, che era sindaco, tremavano, +balbettavano, si inchinavano, e ci chiamavano tutti, da Türr all’ultimo +palafreniere: «Sua eccellenza monsignor generale in capo». I poveretti +facevan pietà; lividi per la paura, essi ci precedevano, e cogli abiti +a lembi, volevano mostrarci come, ridotti ad estrema miseria, noi +avremmo fatto un cattivo affare spogliandoli. Eravamo considerati quali +banditi della peggior specie. Il curato, vecchio orribile, dal volto +angoloso e a rughe, affettava un sorriso forzato, che ne scomponeva +i lineamenti; egli aveva una voce stridula, che il terrore rendeva +ancor più disgustosa; uno dei nostri uffiziali, udendone l’aspro +suono, esclamò: «La è una voce più che di testa, di cappello!» Tutti +ci mettemmo a ridere, il curato compreso; ma questo sforzo sorpassava +il suo coraggio; cadde sulla sedia, e s’asciugò la fronte grondante di +sudore. + +Suo fratello il sindaco, uomo ben tarchiato e robusto, alzava le +spalle, giungeva le mani, e a tutto quanto gli domandavamo, ripeteva: — +«Che la signoria vostra ci perdoni! ma noi siamo povera gente!...» + +Il cuore ci veniva meno a quello spettacolo! Sotto quale terribile +oppressione questa gente deve aver vissuto per essere ridotta a tale +stato! Le persone di servizio, ritte, immobili, impastate quasi sul +muro, facevano tanto d’occhi; quando si bussava alla porta, non osavano +discendere per aprire, e noi eravamo obbligati ad accompagnarli, affine +di rassicurarli. — Frattanto nelle altre case del villaggio, si cantava +a piena gola, o si gridava: Viva Garibaldi! + +I nostri cavalli erano giunti, e dai battelli a vapore partiti dal +Faro, sbarcavano incessantemente nuove truppe; tutti gli uffiziali +dello stato maggiore arrivarono. Ad ogni nuova figura che entrava nella +casa, i nostri ospiti eran presi da spavento; e alla voce del curato +montava di tre di quattro tuoni, e ancora più. Verso le undici della +sera ci venne offerto da cena. Accettammo; e udimmo tosto il rantolo +d’un gallo, che veniva sgozzato secondo le nostre intenzioni. Un’ora +dopo eravamo serviti. Prendemmo posto in giro alla tavola, allestita +con piatti di terra da pipa, per la maggior parte rotti, e con posate +di ferro. Il curato ed il sindaco, simultaneamente ci spiegarono come +avesser mandata la loro argenteria a Napoli, affinchè la si foggiasse +secondo la moda. Per un caso che essi deploravano, non avevano a +disposizione delle nostre signorie che indegni coperti, di cui però le +nostre eccellenze avrebbero avuto la bontà di accontentarsi. Noi non +rispondemmo, perchè poco ci importava che le posate fossero di questo o +di quel metallo; ma uno dei nostri, traendosi di dosso, una cintura che +conteneva seimila franchi in oro, la consegnò al curato, dicendogli: — +«Fatemi il favore di conservarmela sino a domattina, perchè ora la mi +dà fastidio.» Il curato si fece rosso scarlatto; s’assise costernato, e +comprendendo vagamente che gli veniva data una lezione, non sapeva più +come contenersi. + +Allora il colonnello Spangaro, adattando il discorso a cotesti +cervellacci, spiegò loro lo scopo della nostra missione». + + + + +CAPITOLO XVII. + +Il 7 settembre 1860. + + «... permettete che io, e questi egregi + deputati della città, vi diamo un bacio + sulla fronte;... questo è il bacio di + cinquecentomila abitanti». + + (_Discorso di_ MARIANO D’AYALA _al gran_ + Capitano italiano). + + +— Sarei proprio curioso di sapere dove diavolo sono io adesso!... +Ah! ecco lo stretto...; là di fronte ci dovrebbe essere Taormina...; +quel promontorio lì a sinistra è il capo Spartivento senz’altro...; +a dritta, laggiù in fondo ci dev’essere Messina... ma non la posso +vedere...» Così diceva il capitano Roberto, il quale pigliava lena +seduto all’ombra di un bosco, che sorgeva a mezzo di un monte aspro +e scosceso (Aspromonte), proprio dove la via si biforca, scendendo a +sinistra nella vallea, e salendo più in su, a destra, tortuosamente per +la foresta. + +Tranne il frusciar delle foglie agitate dal vento, tutto era silenzio; +nessuna voce umana giungeva fino lassù. Roberto, spingendo lo sguardo +tra gli alberi, scorgeva al basso la marina scintillante, di fronte +l’Etna, le coste della Sicilia, il firmamento sereno, sorridente. + +— Oh che bel sito! continuava parlando a sè stesso. Se fossi qui per +divertimento, quante belle cose copierei sul mio albo... ben inteso +se lo avessi ancora l’albo; ma ora è in fondo al mare, ove desterà la +meraviglia de’ pesci... Aveva ben altro pel capo che l’albo l’altra +notte nel passar lo stretto! Intanto eccomi in Calabria, solo soletto, +su per un monte a cercare Missori, che oggi, 20 agosto, deve trovarsi +qui, proprio in questo sito. Se non lo trovate, tornate indietro, mi +ha detto il generale. Va benissimo! io l’ho cercato, non l’ho trovato, +dunque torno indietro; sono in perfetta regola. Ma dove diavolo saranno +questi Calabresi! Vorrei chiederne conto; ma qui non c’è anima viva... +Il meglio che mi rimane a fare è di scendere e raggiungere i miei +compagni. Prima però voglio tirare una schioppettata in aria... Chi sa +che non mi si risponda...» Così dicendo pigliò la sua carabina (nella +sua qualità di esploratore se l’aveva presa con sè) e fece fuoco. + +Nessuno rispose, tranne l’eco che, lontano lontano, mandò un brontolio +che si spense tosto. + +Allora Roberto, ricaricata la carabina, se la pose ad armacollo e +cominciò la discesa, ora lentamente, ora a balzelloni, secondo lo +richiedeva il sentiero, che qui era rapido e sdrucciolevole, là sassoso +e smarrentesi pel bosco in oziosi serpeggiamenti. + +Camminava già da mezz’ora, arrestandosi tratto tratto ad origliare, +quando ad uno svolto, vide, lontano un centinajo di passi, un Calabrese +armato di tutto punto, e che, appoggiato col dorso ad un albero, pareva +vi facesse sentinella. + +— Che bell’uomo! disse fra sè Roberto; che bizzarro costume!... ma che +faccia scura!.. + +Il Calabrese era infatti di bellissime forme, e aveva l’occhio, la +barba, i capelli nerissimi. Portava un cappello acuminato, fregiato +di fettucce di velluto; aveva le brache corte fino al ginocchio, e +le gambe nude dal ginocchio in giù; invece di scarpe, calzava una +semplice suola di cuoio stretta al collo del piede da alcune funicelle +incrocicchiate. Appoggiava una mano sulla canna di un lungo moschetto, +e l’altra teneva alla fascia che gli cingeva i fianchi, e dalla quale +pendevano un lungo coltello ed una pistola a pietra. + +All’apparir del garibaldino, il Calabrese non si mosse; solo lo guardò +fisso. Roberto, che lo fissava del pari, quando gli fu presso, fermossi +esclamando. + +— Viva l’Italia! + +Il Calabrese alzò un dito (il che vuol dire: viva l’Italia una), indi +postasi la mano alla bocca, la ritirò subito dopo salutando. + +— Siete solo? gli chiese Roberto stringendogli la mano. + +Il Calabrese rispose di no colla testa. + +— Dove sono i vostri compagni? + +L’altro accennò colla testa i monti. + +— Chi è il vostro capo? + +— Il barone Stocco, rispose finalmente il Calabrese. + +— Avete veduto i garibaldini? + +— Sono con noi da jer l’altro. + +— Missori? + +Il Calabrese accennò affermativamente. + +— Voi siete di sentinella, è vero? + +L’istessa risposta. + +— Aspettate Garibaldi? + +Il Calabrese si permise un leggier sorriso, che durò un minuto secondo. + +— Bene, sappiate che io sono stato mandato avanti appunto da Garibaldi +in cerca di Missori e di voi altri bravi Calabresi... Adesso, non +avendo trovato nessuno, torno indietro.... + +— Verranno... presto, rispose il Calabrese accennando di bel nuovo ai +monti. + +— Tanto meglio! Voi però dovreste andare a prevenire il vostro +comandante che Garibaldi sale il monte co’ suoi, e che si porta +al luogo del convegno fissato già con Missori fino da quando era a +Messina. Avete capito? + +Il Calabrese si affrettò a rispondere che sì, e rinnovata la stretta di +mano, si pose il fucile in ispalla e sparve pel bosco. + +— Che economia di fiato devono fare costoro in fin d’un anno! pensava +fra sè Roberto ripigliando il suo cammino. Però preferisco uno che +parla poco ad un chiacchierone... Intanto sono contento d’aver trovato +quel Calabrese... Quel tornare al generale senza sapergli dir proprio +nulla, mi sapeva male... Almeno adesso posso dargli la notizia che +Missori c’è, e questo è il più; poi che i Calabresi insorti ci sono +anch’essi.... Se gli altri somigliano a questo qui, devon essere la +gran bella gente! + +Roberto un’ora dopo raggiungeva il generale che si mostrò contento +delle notizie recategli dal capitano. Garibaldi e i suoi continuarono +a salire, dirigendosi però verso Reggio. Giunto al luogo ove, come +dicemmo, doveva incontrarsi con Missori, fu sorpreso di non trovarlo; +dopo d’averlo aspettato una buona ora, prese la risoluzione di +seguitare il suo cammino. Quand’ecco arrivare alcune guide annunziando +l’arrivo di Missori a Garibaldi, che si fermò ad attenderlo. Arrivato +finalmente, concertò seco lui il piano di difesa e di attacco. + +Fu convenuto che il generale Bixio, il più audace generale dell’armata +siciliana, attaccherebbe Reggio di fronte, intanto che Garibaldi, +girando il forte, prenderebbe i regj tra due fuochi. + +Le colonne si misero in marcia, e protette dal silenzio della notte, +sorpresero le truppe regie, scaglionate alla rinfusa sulla gran strada +di Reggio. Erano tre e un quarto del mattino, quando l’avanguardia +di Bixio s’imbattè nelle vedette nemiche. Il fuoco cominciò subito, e +l’azione divenne tosto generale. I comandanti delle forze napoletane, +credendo di avere solamente a fare coi quattro battaglioni di Bixio, +concentrarono le loro truppe all’estremità aperta di Reggio, e +cominciarono un fuoco di battaglione così ben nudrito, che l’ala destra +del bravo generale genovese per un momento vacillò; ma Bixio volle +confermare quanto si disse di lui dopo le campagne di Lombardia, cioè +che gli ostacoli non fanno che aumentare la sua audacia, e renderlo +indomito. Egli, vedendo la sua destra minacciata, portò rapidamente due +battaglioni sul punto del pericolo, e in poco tempo ristabilì l’ordine +e riprese l’offensiva. + +Dipoi Bixio, impaziente di indugio, alla testa della colonna, ordinò +la carica alla bajonetta. La mischia fu terribile; la rotta dei +nemici non si fece aspettare, e i Napoletani si ripiegarono in massa +sulla cittadella. Intanto Garibaldi e Missori erano arrivati a tiro +di fucile dal forte, e i loro cacciatori cominciarono ad imberciare +colle carabine inglesi le cannoniere della cittadella. Il loro tiro +era così preciso che molti regj furono uccisi sui cannoni, molti +altri dovettero ritirarsi. Garibaldi e Bixio intanto si avanzavano, +quando quest’ultimo, avendo sloggiato una compagnia di borbonici dalle +prigioni della città, trovò ventiquattro cavalli, dodici muli e due +pezzi d’artiglieria. Fu questa una preziosa conquista, perchè Garibaldi +non aveva cannoni con sè. + +Con questi due cannoni ebbe principio l’attacco del forte. Le colonne +di Bixio si avanzavano sempre, e quelle di Garibaldi minacciavano +già la scalata. Erano circa le nove antimeridiane, quando il forte +cessò il fuoco; le truppe reali, scoraggiate, poco dopo si arresero +al vincitore. Quel combattimento costò poche perdite all’esercito dei +volontarj e alle truppe borboniche. + +Frattanto il generale Cosenz, dopo il suo sbarco in Calabria, si +avanzava pure verso Reggio, prendeva il forte di Scilla, occupava altri +punti importanti, ed attuava il congiungimento delle sue truppe con +quelle di Bixio e di Garibaldi, mentre i borbonici, o ritiravansi, o +cadevano prigionieri, o passavano al nemico. In questa guisa l’estrema +Calabria cadeva in mano dei nostri, e Garibaldi si apriva la strada a +nuove vittorie ed a nuovi trionfi. + +Circa dodicimila erano i soldati regj, concentrati in quell’ultima +parte della penisola, e che dovevano impedire lo sbarco dei volontarj, +o sterminarli appena sbarcati. Non v’ha dubbio che, avuto riguardo +ai mezzi che stavano nelle mani dei borbonici, doveva riuscire +facile il distruggere i garibaldini, che sbarcavano pochi per volta +e che mancavano di artiglieria e di cavalli. Ma la truppa regia +era demoralizzata, ed i comandanti non avevano nè forza d’animo, nè +coraggio; oltreciò, dopo i fatti di Sicilia, il nome di Garibaldi e del +suo esercito, erano divenuti più formidabili, e la pubblica opinione +accennava già alla inevitabile rovina del trono di Francesco II. Tutte +questo ragioni contribuivano a scemare il coraggio dei soldati regj, +i quali si battevano mal volentieri, ed anzichè procacciarsi gloria, +cercavano di salvare la vita. Si aggiunga che per tutte le Calabrie +temevasi l’imminente irrompere della rivoluzione, già in alcuni punti +scoppiata, e per la quale le truppe borboniche venivano a trovarsi +serrate tra i volontarj di Garibaldi, e gli insorti. La situazione dei +borbonici era per questo infelicissima, perciocchè, oltre agli esterni +nemici, avevano a temere gli interni[54]. + +Gli animi dei Calabresi erano già concitati, la propaganda +rivoluzionaria aveva prodotto i suoi effetti, talchè, non appena si +seppe lo sbarco di Garibaldi e la presa di Reggio, tutto fu finito, +e la rivoluzione levò la testa minacciosa e terribile. Le città +principali della Calabria spezzarono gli stemmi borbonici, radunarono +comitati, inaugurarono governi prodittatoriali, armarono nuovi +volontarj, inviandoli ad ingrossare le file del generale, e a rompere +le comunicazioni dello sperperato esercito di _Bombicella_. Però tutto +questo accadeva col maggiore ordine possibile, e i comitati e i governi +provisorj prendevano a governare la cosa pubblica ed a reggere il +proprio paese in nome di Vittorio Emanuele II, dell’Italia una, e del +glorioso dittatore delle Due Sicilie. + +Intanto la caduta di Reggio e la disfatta toccata alle truppe +borboniche, posero Garibaldi nella felice condizione di continuare +le sue marcie e di estendere la rivoluzione delle Calabrie. Con soli +800 uomini egli, privo d’artiglieria, ne aveva fatto capitolare quasi +2,000, e due ben munite fortezze. I generali napoletani Gallotti e +Briganti, che comandavano nell’estrema Calabria, si trovarono nelle +mani del vincitore, il quale, non lasciando pace al nemico, e partito +alla volta di Accerello, guadagnò i monti che sovrastano ai forti +di Pizzo, di Alta Fiumara e di Scilla; fece la sua congiunzione con +Cosenz, arrivato il giorno prima a Salino, dove il bravo colonnello +De Flotte, chiaro per la difesa da lui fatta nel giugno 1848, delle +barricate nei sobborghi insorti contro l’assemblea costituente di +Francia, perdeva la vita pel tradimento di un soldato napoletano. +Garibaldi, appena operata la sua congiunzione col corpo di Cosenz, +determinò lasciare gli accampamenti di Mittinetti e scendere verso +Alta Fiumara, per circondare i forti e prendere in pari tempo una +posizione contro la brigata del generale Melendez, che da Scilla moveva +ad incontrarlo. Melendez aprì il fuoco contro la colonna dei nostri +che scendeva dal monte, ma non gli fu dato arrestarla. Il movimento +strategico di Garibaldi era pienamente riuscito[55]; Melendez aveva +perdute le sue comunicazioni coi forti; sicchè dovette capitolare; in +tal modo Alta Fiumara, Torre Cavallo e Scilla caddero in potere di +Garibaldi. Le guarnigioni di queste fortezze furono imbarcate senza +armi, e spedite a Napoli; una parte disertò, un’altra parte si sparse +per la campagna. + +Il 30 agosto Garibaldi trovavasi a Mileto. + +«Mileto (è ancora il Du Camp che scrive) mi parve bruttissima; ridotta +a nuovo coi vecchi materiali, è composta di tre strade parallele, e +larghe come una piazza. Quando noi v’arrivammo, vi si faceva tanto +chiasso, e v’era tanto movimento, da farci girare il capo; Garibaldi +vi aveva il suo quartier generale. Una tenda improvisata sotto un +albero in un campo, era la sua abitazione; egli stava seduto in +terra e teneva presso lui alcune carte spiegate; due preti, ritti in +piedi, lo contemplavano con una specie di curiosità feroce, mentre +egli ascoltava una deputazione degli abitanti di Monteleone, che lo +pregavano d’accorrere al più presto, onde impedire alla guarnigione +napoletana di commettere eccessi. I regj del resto s’apprestavano, a +quanto dicevasi, alla ritirata anzichè a darci battaglia sui piani di +Monteleone, come credevamo in sulle prime. Essi si ritiravano sotto +gli ordini del generale Ghio, allo scopo di disputarci il passaggio +a Cosenza. Si temeva però che prima di ritirarsi da Monteleone non la +saccheggiassero. + +— Ci vado subito, rispose Garibaldi a que’ di Monteleone, e saltò in +carrozza. Tutti lo seguimmo, chi a piedi, chi a cavallo. Il generale +Türr raggiunse tosto il dittatore. + +«A Reggio, pescatori del pesce spada; a Catanzaro, i tessuti di seta; a +Mileto, briganti e preti». È un proverbio antico nelle Calabrie. Mileto +è città nuova; il terremoto del 1783 l’ha interamente inghiottita; +il suolo in allora si schiuse e poscia si rinchiuse, inghiottendo la +città, per cui non si è ancor finito di ricostruirla; alcune capanne e +tugurj, un vasto seminario, il palazzo del vescovo ed una porzione di +chiesa...; ecco Mileto. + +Una volta era la città prediletta e favorita dei principi normanni; ora +è una miserabile borgata, d’aspetto sinistro, e che conta appena due +mila anime. Dei suoi passati splendori non le rimane che un vescovato; +ma il vescovo se l’era data a gambe al nostro avvicinarsi. Dei preti +la percorrevano timidi e curiosi; ci rimiravano fissi fissi, quando +credevano di non essere veduti, e meravigliavano di non vederci le +corna alla fronte, come il diavolo, e ai piedi le unghie biforcate. +Allorachè ci passavano vicino, ci salutavano con quell’aria umile e +dimessa, che indica la paura pronta ad ogni concessione; non vi ha +franchezza in quegli sguardi, non nel gesto, non nella voce. + +Era il 27 agosto; due giorni prima in questa uggiosa città di +Mileto, si compiva una terribile tragedia. Il XV reggimento di linea +napoletano, venendo da Villa San Giovanni, accampava sulla piazza, e +nelle vie; quelle soldatesche indisciplinate mormoravano, vedendo con +terrore d’essere costrette a faticose tappe, di cui l’ultima doveva +essere Napoli, e rifuggendo dal mestiere del soldato, domandavano +d’essere rimandati liberi, con congedo illimitato. Gli uffiziali +scoraggiati non rispondevano, costretti d’obbidire ad ordini superiori. +Il generale Briganti giunse frattanto a cavallo, seguito da un solo +domestico. I soldati riconoscendolo, gridarono: A morte, a morte! +Briganti passò oltre, senza arrestarsi a tali clamori. Aveva egli +oltrepassato il villaggio, e trovavasi sulla strada di Monteleone, +quando gli venne in mente di tornare indietro. Chi lo riconduceva sui +suoi passi? Il fermo proposito di tener fronte al pericolo, e calmare +una sedizione militare, che poteva, scoppiando, trascinar seco il sacco +della città, o piuttosto quell’invisibile mano che spinge gli uomini +verso il destino che devono compiere? Nol so; ma egli ritornò; allora +sorsero nuove grida e minacce più violenti. Il generale si ferma e vuol +parlare; due fucilate gli atterrano il cavallo. + +Il domestico, spaventato, si dà alla fuga. Il generale si alza, e move +verso gli ammutinati, con coraggio e serenità d’animo. Parla della +sua età, ricorda le cure paterne che ebbe sempre per loro; invoca +la disciplina, senza cui i soldati non sono che banditi armati. I +rivoltosi esitavano, ed erano per cedere, quando un sotto-uffiziale, +avvicinandosi al generale, esclama: + +— Le mie scarpe sono rotte, ed io devo marciare a piedi nudi; tu +hai degli stivali eccellenti — e gli tira un colpo di fucile. Più +di cinquanta palle allora colpirono lo sfortunato Briganti. Il +sotto-uffiziale gli levò gli stivali, e tutta la truppa, briaca di +sangue, si gettò a colpi di bajonetta sul generale che venne fatto +a brani. A gran pena si potè strappare dalle mani di quei selvaggi +il corpo mutilato, per nasconderlo nella chiesa. Sfondarono allora +quattro o cinque botteghe, ove si vendevano sigari, caffè e vino, e +le saccheggiarono completamente. Ritornarono quindi alla chiesa, ne +atterrarono la porta, e tirando pei piedi il cadavere, gli fecero +oltraggi senza nome, strappandogli i capegli e la barba, ficcandogli +negli occhi delle capsule, alle quali davan fuoco, ed altre atrocità di +questo genere. Quando furono sazj, si raccolsero di nuovo sulla piazza, +e deposte le armi, si sbandarono, dirigendosi ognuno al suo paese. +Interrogammo alcuni di quegli sciagurati, del perchè avessero così +massacrato il loro generale. + +— Perchè era un borbonico, dissero gli uni. + +— Perchè era un liberale, dissero gli altri. + +Un solo disse il vero: — Noi l’abbiamo ucciso perchè era il nostro +generale.» + + +Intanto Garibaldi progrediva. I Borbonici appena lo seppero a +Monteleone si sbandarono; parte, gettate le armi, s’incamminò a casa, +parte passò tra le file degli insorti. Sora, Mobile, Avellino, Bari, +Lecce, sollevavansi al grido di viva Garibaldi. + +Il generale avanzava sempre, seguito dai suoi e dai bravi Calabresi, +finchè, poco dopo, potè scrivere al prodittatore Mattini, che «coi +Calabresi aveva fatto abbassare le armi a diecimila soldati, e che si +era impadronito di altrettanti fucili, di dodici cannoni e di trecento +cavalli». + +Il 7 settembre, Garibaldi avvisò il comitato napoletano, che in quello +stesso giorno egli sarebbe entrato nella capitale delle Due Sicilie. + +Tutta Napoli, sparsasi la voce dell’imminente arrivo del dittatore, +era in moto fin dal mattino; in tutte le strade, e segnatamente in +quella principale di Toledo, sventolavano bandiere tricolori; la +guardia nazionale tutta era sotto le armi, un numero straordinario di +carrozze erano state dalle più distinte famiglie napoletane inviate +alla stazione; un immenso popolo stava accalcato ad attendere il gran +capitano. + +Alle 11 e mezza, il dittatore giungeva con un convoglio speciale. È +indescrivibile l’entusiasmo del popolo, e le grida, che furono mille +volte universalmente ripetuti di «viva Garibaldi dittatore! viva +l’Italia! viva Vittorio Emanuele!» Tutta quella folla plaudente, +frenetica, accresciuta ad ogni passo, frammezzata da migliaja di +carrozze, in parte seguiva ed in parte precedeva quella del generale +lungo la strada del Pigliero, ove da tutti i balconi, gremiti di +signore, si gittavano fiori e si scambiavano grida di entusiasmo. +Ad un’ora dopo mezzo giorno, Garibaldi giungeva al palazzo della +Foresteria, ove fu ricevuto dai maggiori della guardia nazionale e da +altri distinti personaggi. + +Frattanto, dall’immenso largo di S. Francesco di Paola, stipato +tutto intorno da gente accorsa dagli angoli più remoti della città, +prorompevano tali fragorose voci, che Garibaldi più volte dovette +affacciarsi al balcone a salutare, e a parlare al popolo. Fra le altre +cose disse: «Bene a ragione avete dritto di esultare in questo giorno +in cui cessa la tirannide che vi ha aggravati, e comincia un’era di +libertà. E voi ne siete degni, voi figli della più splendida gemma +d’Italia! Io vi ringrazio di questa accoglienza, non solo per me, ma in +nome dell’Italia che voi costituite nell’unità sua mediante il vostro +concorso; di che non solo l’Italia, ma tutta l’Europa vi debb’essere +grata.» + +Intanto _Bombicella_ nicchiava a Capua, e livido per la paura, +raccomandavasi alla sant’anima di suo padre e a San Gennaro. + + + + +CAPITOLO XVIII. + +Da Caserta. + + Desta l’Aurora omai dal letto scappa + E cava fuor le pezze di bucato; + Poi batte il fuoco, e cuocer fa la pappa + Pel suo giorno bambin che allora è nato; + E Febo, che è il compar, già colla cappa + E con un bel vestito di broccato, + Che a nolo egli ha pigliato dall’Ebreo, + Tutto splendente viensene al corteo. + + (L. LIPPI, il Malmantile). + + +Il 15 ottobre 1860, uno splendido sole _seguiva il corteggio +dell’aurora_, e rallegrava colla sua benedizione di luce +l’impareggiabile piano d’Erba, che in quella stagione era animato da +numerosi villeggianti. + +Nel mezzo di un viale, ombreggiato da una doppia fila di plàtani che +conduceva ad un palazzotto annerito dal tempo, e quasi per intero +rivestito da piante rampicanti, passeggiavano a godervi il puro aere +mattutino, la contessa Emilia ed una bionda giovinetta, la quale, +tuttochè camminasse, era intenta ad un lavoro domestico. + +— Tarda Carlambrogio! disse la contessa fermandosi e guardando giù per +lo stradone che, passando dinanzi al viale, mette ad Erba. + +— Poveretto! è vecchio, rispose la giovinetta; poi da qui ad Erba la è +una bella tirata. + +— È una passeggiata, mia cara, una passeggiata! dì piuttosto che +Carlambrogio avrà trovato per istrada qualche compare e se incomincia a +chiacchierare, chi lo ferma? + +Carlambrogio, quasi a smentire le poche caritatevoli parole della +contessa, si affacciò in quella al viale. + +— Eccolo, eccolo! gridò la giovinetta correndo incontro al vecchio +contadino. + +Raggiungerlo, strappargli di mano una lettera, e rivolare dalla +contessa, fu per la giovinetta l’affar d’un istante. + +— È di lui? chiese sorridendo la vecchia. + +— Sì. + +— Come ti sei fatta rossa! + +— È la corsa... + +— Già la corsa!... Ora via carina, calmati.... guarda come ti batte +il cuore... Benedetta gioventù!... Vieni qui, Dalia, sediamo su questa +panchetta all’ombra... + +La giovinetta la seguì, e le si assise al fianco aprendo la lettera. + + +Come mai la povera orfanella si trovava in compagnia della contessa +Emilia? + +La c’era da parecchie settimane, ed ecco il come. + +Dalia, incaricata da Roberto di annunziare alla contessa la morte del +di lei nipote, aveva adempiuta l’incresciosa commissione con tanti +riguardi, con una delicatezza tanto affettuosa, consolando la vecchia, +piangendo, soffrendo con lei, che quest’ultima (la quale aveva sempre +visto di buon occhio la giovinetta) l’aveva pregata di farle compagnia +durante la villeggiatura. + +Dalia in sulle prime aveva esitato, chè, fiera come era, temeva sempre +di incontrare qualche dispiacere, qualcuna di quelle umiliazioni con +che i signori, generalmente parlando, sogliono (lontani le mille miglia +dal farlo per cattiveria) amareggiare e talvolta disgustare affatto +chi (al di sotto di loro in fatto di denari e di posizione sociale) +vogliono carezzare. + +Ma la contessa aveva insistito con tanta buona grazia, dicendole che +aveva bisogno di lei e delle sue consolazioni, e che non le sarebbe +mancato lavoro, caso mai temesse di mangiare il pane a tradimento, che +in fine Dalia aveva ceduto, e pigliata licenza dalla _maestra_, aveva +seguita la contessa alla campagna. + +Nelle città, nelle provincie d’Italia, o meglio, in tutto il mondo, in +que’ dì non parlavasi che di Garibaldi e di Cialdini, dei due eserciti +e delle loro gloriose gesta. Questi erano quindi i temi favoriti anche +dei villeggianti in quella parte di Brianza, i quali ogni mattina +portavansi ad Erba ad attendervi la posta ed i giornali. E questo era +il compito giornaliero di Carlambrogio, il quale per altro non soleva +interessarsi gran che per quelle notizie, ripetendo egli sempre questo +prosaico ritornello: Vinca Erode, vinca Pilato, noi povera gente saremo +sempre in miseria. + +È però giustizia il dire che queste cose, il povero vecchio, le +brontolava sottovoce. + + +L’ultima lettera ricevuta da Dalia portava la data di Messina; in essa +Roberto le parlava del prossimo tragitto, dei pericoli che andavano +ad incontrare, e dei pesci cani, del cui teschio aveva sbozzato il +ritratto nel margine di quella lettera. Dalia ne fu tanto spaventata, +da non poter chiuder occhio per tutta una notte. + +D’allora in poi non aveva più avute notizie di Roberto. Aveva letto +in compagnia della contessa i giornali; sapeva quindi dello sbarco, +de’ continui trionfi di Garibaldi, del meraviglioso di lui ingresso in +Napoli, e infine della sanguinosa battaglia del 1 ottobre; ma nulla di +chi tanto le stava a cuore. + +Ora immagini il lettore con che ansia, con che tremito, con che +sussulto di cuore, Dalia aprì quella lettera. + +— Da dove viene? chiese la contessa. + +La giovinetta, letta la data, rispose: da Caserta. + +— Ih! com’è lunga quella lettera! + +— Uno, due, quattro fogli, disse Dalia sorridendo di compiacenza. To! +c’è anche due pagine di stampato... È un proclama di Garibaldi. + +— Ora mo, da brava! leggi... Comincia dalla lettera. + +Onde non ripetere il già detto, noi riprodurremo la lettera del +garibaldino, incominciando là dove egli racconta cose da noi non per +anco toccate. Diremo solo che Dalia, lette poche righe, mandò un grido +balzando in piedi si improvvisamente, con tal impeto, che la contessa +sbigottita fu a un punto dal non cader riversa dall’altra parte della +panchetta. + +— È capitano! è capitano! gridava Dalia ebbra di gioja. + +— Chi? + +— Ma lui... Roberto..., l’hanno fatto capitano!»... e baciava la +lettera, ripetendo colle lagrime agli occhi: Garibaldi è un angelo! + +Calmata quell’ebbrezza, continuò la lettura. Il volto di Dalia +prendeva un’espressione d’ambascia mano mano che progrediva, leggendo +i pericoli, le fatiche, le privazioni sofferte da Roberto e da’ suoi +compagni nelle lunghe marcie da Reggio a Napoli. «La sete ci tormentava +più di tutto (scriveva Roberto); il sole ci bruciava la pelle, la +polvere ci soffogava; c’era dei momenti in cui i nostri occhi vedeano +tutti gli oggetti color violetto, alberi, strade, sassi, erba, cielo, +tutto insomma. I nostri cavalli non potevano più reggersi in piedi. Ti +basti sapere, per aver una idea di quanto soffrivamo in quei momenti +noi e le bestie, che un mio amico, il maggiore Setti di Treviglio +(uno dei migliori uffiziali della divisione Cosenz, e che ha fatta +la campagna di Roma e quella dell’anno scorso), fece con un colpo di +_revolver_ saltare le cervella al suo cavallo, non reggendogli l’animo +di vederlo soffrir tanto.» + +— Poveri giovani! gridò la contessa; se il mio Ernesto si fosse trovato +con loro, chi sa cos’avrebbe sofferto, lui sì delicato... + +— Egli ora ha finito di soffrire, rispose Dalia, e per non lasciar +tempo alla contessa di ricadere in quelle malinconie, continuò a +leggere. + +Roberto, quasi a mitigare la penosa impressione che il racconto dei +sofferti patimenti doveva produrre sull’animo della sua amica, aveva +mutato argomento e stile. Parlava quindi della sua splendida dimora di +Caserta, poi del miracolo di san Gennaro. + +Anche il Du Camp nelle sue memorie parla sì di Caserta che del santo +patrono di Napoli, e con tanto brio, da vincere quanto Roberto scrisse +sullo stesso argomento; perciò daremo la preferenza al Du-Camp. Ecco +ciò ch’egli scrive in proposito: + +«Il palazzo di Caserta è uno dei più grandiosi concepimenti +architettonici usciti da mente umana. Vanvitelli che lo ideò, ebbe +la sorte di vegliare all’esecuzione sino al suo compimento, cioè fino +all’anno 1752 e ciò per ordine di Carlo III. La facciata è imponente, +benchè monotona; quattro corti quadrate dividono la costruzione +interna; attraverso di esso sorge un porticato splendido, sorretto da +sessantaquattro colonne di marmo; lo scalone è di una maestà imponente; +è tutto in marmo, e sormontato da una cupola i cui dipinti, che +rappresentano gli Dei che ammirano una Venere, le fattezze della quale +non mi parvero senza seduzione. Il teatro del palazzo è graziosissimo; +è sostenuto da sedici colonne tolte al tempio di Serapide, di +cui le ruine veggonsi lambite dal mare sulla strada di Pozzuoli. +L’appartamento di Ferdinando II ti inspira un’indifinibile tristezza: +non un mobile vi è rimasto; dal muro vennero graffiate via le pitture; +si abbruciarono le tappezzerie, le armi, gli intagli, tutto insomma. Vi +sarebbe stata una specie di barbara grandezza nel seppellire un re coi +suoi tesori, le sue donne, le sue guardie; ma è puerilità l’incendiare +le camere di un re morto, a meno che ciò non sia imperiosamente imposto +dall’igiene; e tale vuolsi sia stato il caso presente. + +Infatti re Ferdinando, che era di una corpulenza enorme, morì dopo +una sì lenta e profonda decomposizione, che si può dire di lui, aver +egli assistito, vivendo, alla propria putrefazione. Finì i suoi +giorni implacabile nelle sue idee, e facendo giurare al figlio di +non governare se non coi precetti dell’assolutismo[56]. Tali precetti +dovevan finire col distruggere le forze della dinastia, tanto più che +l’alleato più fedele di questa ben presto la tradiva; voglio parlare di +san Gennaro. + +La sua festa avvicinavasi. Napoli era in una commozione da non potersi +dire. Per chi l’infallibile santo avrebbe preso partito? era desso +italiano? borbonico? Grave quistione che si faceva ovunque, e che +nessuno ardiva sciogliere anticipatamente. San Gennaro è l’idolo dei +Napoletani, i quali sono fermamente persuasi che Dio non regna nei +cieli che per concessione di quel santo. Una volta però, presi da +collera improvvisa contro di lui, lo detronizzarono, e misero al suo +posto sant’Antonio qual patrono di Napoli. + +Era il 1799; S. Gennaro s’era fatto democratico; il suo sangue erasi +liquefatto al grido di: Viva la repubblica, e quando la reazione +guidata dal cardinal Ruffo giunse a Napoli, abbandonandosi ad eccessi e +a massacri di cui la memoria non è ancora cancellata, non si obbliarono +le velleità democratiche del santo, e lo si destituì, come un semplice +funzionario; si parlava anche di gettarlo in mare, e innanzi la sua +statua si urlò: Abbasso il giacobino! Ma troppo forti ed intimi erano i +vincoli che stringevano i Lazzaroni al loro patrono; cotal separazione +era troppo penosa per essi. Gli uni si pentivano della lor violenza; +l’altro promise di non essere per l’avvenire che un buon realista, e la +pace fu segnata. + +Si congedò S. Antonio, e si reintegrò san Gennaro nel possesso di tutti +i suoi onori, titoli e privilegi. + +Il suo sangue, raccolto dopo il martirio, si conserva in un’ampollina, +e da secco che è, in certi giorni dell’anno si liquefa e bolle. Il +santo fa attendere più o meno lungamente il prodigio, a seconda della +maggiore o minore sua soddisfazione sulla politica, e sul governo del +paese; ma non havvi esempio ch’ei siasi ribellato al miracolo, neppur +dinanzi al generale Championnet, che non gli concedeva se non dieci +minuti per compire il prodigio. A fronte dei gravi avvenimenti che +avevano nell’estate del 1860 messo sossopra il regno delle Due Sicilie, +come si sarebbe comportato san Gennaro? + +Il dì della sua festa, verso le 10 del mattino, io mi recai in duomo: +è una gran chiesa ristaurata sul gusto italiano della decadenza, epoca +nella quale l’arte è assolutamente vinta dal valore o dalla rarità +della materia prima. Tu vi trovi un reggimento di statue d’argento, il +cui valore sta tutto nel peso. Nella cappella di S. Gennaro, che è a +dritta, la folla s’incalza, e si stringe; si soffoca pel caldo; presso +la balaustrata che protegge l’altare, è un urtarsi, uno spingersi, +d’averne rotte le ossa. I posti migliori son per chi ha forza maggiore +nei gomiti. Le donne qui mi sembrano più numerose degli uomini: alcune +recano i loro bimbi che strillano orribilmente. Si canta messa; ma chi +l’ascolta? Nessuno. Tutti sono trepidanti, ansiosi; di tratto in tratto +qualche voce acutissima sorge dalla folla, e si compone al canto; è la +voce di una donna già inspirata, che spera così di affrettare l’arrivo +del santo. + +La porta della sagristia finalmente è dischiusa; un grido di gioja +echeggia sotto le volte spaziose; colla massima pompa si reca +l’immagine di S. Gennaro, coperta di un velo rosso ricamato in oro. +Portato da un canonico, preceduto dalle guardie nazionali che fanno +far largo alla folla, il santo si apre una via fra i suoi adoratori, +che furtivamente cercano di toccare colle mani il velo che avvolge le +sembianze del protettore, e avidamente poi baciano la parte avventurata +che toccò il miracoloso tessuto. Il prezioso idolo è finalmente deposto +sull’altare, tolto il velo, appare il busto d’argento. Ciò che allora +io vidi può rendere modesti coloro che nella loro vita si sono creduti +amati, perchè giammai essere umano non ispirò l’amore che si dimostra +per questo immobile simulacro. Le donne gridavano: «O san Gennaro, +o mio piccolo san Gennaro, san Gennarello del mio cuore, delle mie +viscere, dell’anima mia!» A lui protendevano le braccia; le lagrime +sgorgavano copiose dai loro occhi stravolti; le loro labbra tremanti +mandavano suoni confusi, e baci; i muscoli del collo, gonfi come grosse +corde, s’agitavano sotto la precipitata pulsazione delle arterie; +alcune più briache delle altre, strappatasi la pezzuola dal collo, +si percuotevano il petto a colpi di pugno, sollevando lamentevoli +lai. Frattanto si veste il santo; sulla fronte gli si compone una +mitra ricca di pietre preziosissime; sulle spalle lo si adorna con +pallio di porpora a ricami d’oro, e d’amatiste; nel dito gli si infila +l’anello episcopale. Frattanto le grida raddoppiano: «Quanto è bello! +È lui, proprio lui; o mio caro S. Gennaro!» e ricomincian così le +genuflessioni, i baci, i nervosi tremiti. — Vicino a me stava una +giovine che singhiozzava amaramente. + +— Che avete per piangere così? le domando. + +— Ah! signorino mio! il santo non mi guarda. + +Infatti essa era collocata in modo da non potere vedere il busto. +Una tempesta di clamori orribili, voci di gioja, di disperazione, +di invocazione, cozzavano nell’aere, per ricadere su noi. Le guardie +nazionali stanche e sfinite dal calore, non potevan mettere ordine in +tanto trambusto: + +In cotesta immonda commedia che trascinava tanto popolo sino +all’estasi, chi fra noi era pazzo? Il popolo, od io? Giammai spettacolo +di degradazione dell’anima umana aveami colpito sì profondamente; +v’eran momenti in cui mi coglieva la smania di rovesciarmi a colpi di +bastone su questa folla indemoniata, e spezzare l’idolo sull’altare, +come ai tempi primi del cristianesimo, gli eroi di questo rovesciavano +nel templi le statue degli dei. + +Un canonico, curvo dagli anni, coperto di splendide vesti, toglie il +velo all’ostensorio che raccoglie la preziosa reliquia. L’ostensorio +è d’argento, e munito di due cristalli, che facilitano la vista +dell’ampolla ivi contenuta, ed ha la forma di una lanterna da +_cabriolet_. + +Offerto alla vista del pubblico, il canonico lo bacia e poi divotamente +lo innalza tra le sue mani, ed esclama: _Il sangue è duro_; e quindi lo +agita dall’alto al basso, tenendovi sopra fissi gli occhi, affine di +determinare l’istante preciso in cui il sangue coagulato incomincia a +sciogliersi. Dietro di lui un prete rischiara la reliquia con un cero, +di modo che lo si possa veder per trasparenza. Durante cotal funzione, +si cantano inni, si recitano delle speciali preci, delle quali il +tumulto che regna nella cappella mi toglie di comprendere motto. +Alcune donne del popolo, che passano per parenti di san Gennaro, come +quelle che pretendono discendere dalla vecchia mendicante alla quale +il Santo apparve dopo il suo martirio, onde indicare il luogo ove era +stato deposto il suo corpo, sono schierate in luogo d’onore presso la +balaustrata. Elleno interpellano famigliarmente il santo; le une gli +parlano supplichevolmente, le altre gli fanno violenti ingiunzioni, che +contrastano con tanta adorazione. + +— Oh! san Gennaro del cuore, dicevan le une, non ci far languire, e +dinne col miracolo che tu sei felice, che sei contento di noi, e che ci +proteggerai sempre. + +— Andiamo, canaglia, brigante! sclamavano le altre; e che! ci credi tu +fatte per aspettarti? Affrettati a sciogliere il tuo sangue, vecchio +sdentato; altrimenti andremo a cercar sant’Antonio, che ti metterà alla +porta. + +D’un tratto il canonico solleva l’ostensorio, pronunciando parole che +non compresi, e io vidi quel sangue bollire lentamente nell’ampolla. +Tre minuti eran bastati al miracolo! Uno scoppio di urli fece +quasi crollare il tempio; tutti si prostrano col volto a terra, +singhiozzando, o gridando grazia! Torme d’uccelli svolazzano per la +vôlta spaventati; gli organi mandan suoni giulivi, s’intuonano canti +d’allegrezza, e son gettati a piene mani fiori sul busto; fumano gli +incensi; e cent’uno colpi di cannone dai forti annunziano a Napoli che +il suo patrono veglia sempre su di lei!» + +Le nostre donne letta l’istoria di san Gennaro, quale la narrava +Roberto, risero di cuore: + +— Poveri Lazzaroni! disse la contessa, come sono ignoranti! + +— E noi, objettò Dalia, coi nostri preti che salgono in una nuvola di +carta a pigliare il santo chiodo il dì di Santa croce, in Duomo, ci +mostriamo forse più innanzi di loro? Dunque! + +— Non hai torto la mia tosa!... ma finisci la lettera. + +Roberto narrava gli avvenimenti che precedettero di qualche giorno il 1 +ottobre e la battaglia che ne seguì. + +Garibaldi ci aveva spediti fino a S. Maria presso Capua, onde tenere in +rispetto i trentamila borbonici che stavano con Francesco II nelle due +fortezze di Gaeta e di Capua, e in un grande tratto di paese intorno +ad esse. Fino alla metà del settembre nulla era accaduto di serio +fra i due eserciti nemici, eccetto poche fucilate, che gli avamposti +scambievolmente tiravansi, specialmente i _picciotti_, i cacciatori +genovesi di Mosto e qualche altro corpo della brigata Eber; ma il 19 +i nostri passarono il Volturno, nonostante la presenza di dieci mila +Napoletani che tratti in inganno da una dimostrazione mossa dai nostri +contro Capua, si lasciarono sorprendere dal battaglione Catabene, +il quale dopo lungo combattimento, occupò Cajazzo. Quella fazione, +comandata dal brigadiere capo dello stato maggiore del generale Türr, +costò ai nostri la perdita di centocinquanta uomini, ma fu eseguita +con ardimento degno dei più valorosi veterani. Duemila Garibaldini, con +soli due pezzi d’artiglieria, ebbero il coraggio di cozzare contro le +muraglie di Capua, difese da molta truppa e dalle poderose artiglierie +della fortezza. Capua posta sulla sinistra del fiume Volturno, le di +cui aque la avvolgono intorno intorno per più di due terzi; fortificata +dal francese Vauban, e resa ancor più forte dalle opere erettevi nel +1855 da un uffiziale russo del genio, mal si poteva espugnare senza +batterie in breccia e bombardare. Ai nostri era quindi impossibile +prenderla con sì poche forze, ma l’attacco operato dal brigadiere +Rüstow, non tendeva che a trarre in inganno la guarnigione della +piazza, per lasciar tempo a Türr e ad Eber di operare il movimento +di fianco verso l’alto Volturno e guadarlo. Il movimento essendo +pienamente riuscito, i nostri avendo occupato Cajazzo, divennero +padroni della riva sinistra del fiume, e si misero a cavaliere della +strada di Gaeta. La ricognizione durò sei ore, e in questo tempo +noi stemmo impavidi sotto il fuoco formidabile dei nemici, e solo ci +ritirammo quando si ebbe contezza che il generale Türr trionfava delle +difficoltà che i regj gli avevano preparate sull’alto Volturno. + +Vi furono, un colonnello, tre tenenti, ed un capitano uccisi; quattro +altri uffiziali feriti. La cavalleria napoletana, sebbene facesse +le mostre di voler caricare, non lo osò, e la fanteria non ardì mai +incontrare le baionette dei nostri. Molti Inglesi, fra i quali il +terzo figlio del conte di Shaftesbury e lord Seymour, seguirono, con +alcuni corrispondenti dei giornali inglesi, le operazioni della colonna +Rüstow e il secondo nominato, combattè per ben due ore, recò ordini e +diede disposizioni per i trasporti dei feriti. Poco prima di mezzodì +la colonna Rüstow tornava a S. Maria, dove barricatasi, attese di +piè fermo i Napoletani di Capua. Questi però non si mossero, sebbene +potessero spingere contro i nostri una forza di dieci mila uomini, +attaccare la città aperta, e prenderla con grande facilità. + +Dopo quella vittoria le divisioni di Cosenz e Medici si misero in +marcia per raggiungere quella di Türr appostata tra S. Maria, S. +Angelo, Scafo Formicola, e Scafo Cajazzo. La divisione comandata dal +colonnello Panciani le seguiva in riserva; così i nostri si avanzavano +nelle vicinanze di Capua, in quasi ventiduemila uomini per assaltare la +fortezza, prenderla, o costringerla a capitolare. + +Il 19, accennando a piccoli fatti avvenuti nei giorni precedenti, il +generale Türr emanava agli avamposti un bell’ordine del giorno, e alle +3 pomeridiane dello stesso dì scriveva al ministero della guerra in +Napoli il seguente dispaccio, che ti trascrivo: + +«Jeri inviai una colonna per attaccare questa mattina Cajazzo; ordinai +una ricognizione forzata per questa mane di S. Maria e S. Prisco verso +Capua, e mi portai pure questa mattina colla brigata Sacchi e due pezzi +di cannone per fare una forte dimostrazione verso lo Scafo di Formicola +e Scafo di Cajazzo. I regi, i quali si trovavano da questa parte +del Volturno, furono rigettati al di là del fiume. Abbiamo sostenuto +quattro ore di fuoco. Ricevo in questo istante rapporto del comandante +Catabene, che dice d’aver presa Cajazzo. Il generale Garibaldi venne +a vedermi allo Scafo di Formicola, e di là passò alle colonne che si +trovavano tra S. Maria e Capua». + + +Ora, mia cara, Dalia, dovrei descriverti la battaglia del 1 ottobre, +presso Capua; ma ci vorrebbe un libro, non una lettera. A te basti +quanto ne scrisse il generale Garibaldi nell’ordine del giorno che +troverai qui unito. + +Eccolo, disse Dalia spiegazzandolo, e lesse: + + _Ordine del giorno di Garibaldi._ + +«Il 1 ottobre, giorno fatale e fratricida ove Italiani combatterono sul +Volturno contro Italiani con tutto l’accanimento che l’uomo può portare +contro l’uomo. Le bajonette de’ miei compagni d’armi incontrarono anche +questa volta la vittoria sui loro passi da giganti. + +«Con egual valore si combattè e si vinse a Maddaloni, a S. Angelo, a S. +Maria. + +«Con egual valore i coraggiosi campioni dell’indipendenza italiana, +portarono i loro prodi alla zuffa. + +«A Castel Morene, Bronzetti, emulo degno del fratello[57] alla testa +d’un pugno di cacciatori, ripeteva uno di quei fatti che la storia +porrà certamente accanto ai combattimenti dei Leonida e dei Fabi. + +«Pochi, ma splendidi dell’aureola del valore, gli Ungheresi, i +Francesi, gli Inglesi che fregiavano le file dell’esercito meridionale, +sostennero degnamente la fama guerriera dei loro connazionali. + +«Favorito dalla fortuna, io ebbi l’onore nei due mondi di combattere +accanto ai primi soldati, ed ho potuto persuadermi, che la _pianta uomo +nasce in Italia — non seconda a nessuno_, ho potuto persuadermi, che +quegli stessi soldati che noi combattemmo nell’Italia meridionale, non +indietreggeranno sotto il glorioso vessillo emancipatore. + +«All’alba di quel giorno, io giungeva in S. Maria da Caserta, per la +via ferrata. Al montar in carrozza per S. Angelo, il generale Milbitz +mi disse: «Il nemico ha attaccato i miei avamposti di S. Tammaro». + +«Subito fuori di S. Maria verso S. Angelo udivasi una viva fucilata, e +giunto ai posti di sinistra della detta posizione, li trovai fortemente +impegnati col nemico. + +«Era bel vedere i veterani dell’Ungheria marciare al fuoco, colla +tranquillità di un campo di manovra e collo stesso ordine. La loro +impavida intrepidità contribuì non poco alla ritirata del nemico. + +«Col movimento in avanti della mia colonna e sulla destra, io mi trovai +bentosto a congiungermi colla sinistra della divisione Medici, che +aveva valorosamente sostenuta una lotta ineguale tutta la giornata. +I coraggiosi carabinieri genovesi che formavano la sinistra della +divisione Medici, non aspettarono il mio comando per ricaricare il +nemico. Essi, come sempre, fecero prodigi di valore. + +«Il nemico, dopo aver combattuto ostinatamente, tutta la giornata, +verso le 5 pomeridiane rientrò in disordine dentro Capua, protetto dal +cannone della piazza. + + 2 ottobre. + +«Reduce la sera del 1 in S. Angelo, io ebbi notizia che una colonna +nemica da 4 a 5000 uomini trovavasi a Caserta vecchia; ordinai per +le 2 della mattina ai carabinieri genovesi di trovarsi pronti con +350 uomini del corpo di Spangaro ed una sessantina di montanari del +Vesuvio. Marciai a questa ora su Caserta per la strada della montagna +e S. Leucio. Prima di giungere a Caserta il prode tenente colonnello +Missori, ch’io aveva incaricato di scoprire il nemico con alcune delle +valorose sue guide, mi avvertì che i regj trovavansi schierati sulle +alture da Caserta vecchia a Caserta, ciò che potei verificare io stesso +poco dopo. + +«Mi recai a Caserta per concertarmi col generale Sirtori, e non +credendo il nemico sì ardito da attaccare quella città, combinai collo +stesso generale di riunire tutte le forze che si trovavano alla mano +e di marciare al nemico pel suo banco destro, cioè attaccarlo per le +alture del parco di Caserta, mettendolo così tra noi e la divisione +Bixio, a cui aveva mandato l’ordine d’attaccare dalla sua parte. + +«Il nemico teneva ancora le alture, ma scoprendo poca forza in Caserta +aveva progettato di impadronirsene, ignorando senza dubbio il risultato +della battaglia del giorno antecedente, e perciò lanciava circa la metà +delle sue truppe. + +«Un cocchiere ed un cavallo delle vetture del mio seguito furono +ammazzati. Potei passare più liberamente grazie al valore della brigata +Simonetta, divisione Medici, che occupava quel punto, e che respinse +coraggiosamente il nemico. + +«Giunsi così all’incrocicchio della strada di Capua e S. Maria, +centro delle posizioni di S. Angelo, e vi trovai i generali Medici +ed Avezzana, che col solito coraggio e sangue freddo, davano le loro +disposizioni per respingere il nemico incalzante su tutta la linea. + +«Dissi a Medici «Vado sull’alto ad osservare il campo di battaglia, +tu ad ogni costo difendi la posizione». Procedeva appena verso le +alture che ci stavano alle spalle, quando mi accorsi esserne il nemico +padrone. + +«Senza perder tempo raccolsi quanti soldati mi capitarono alla mano +e ponendomi a sinistra del nemico ascendente, cercai di prevenirlo. +Mandai nello stesso tempo una compagnia di bersaglieri genovesi verso +il monte S. Nicola per impedire che il nemico se ne impadronisse. +Quella compagnia e due compagnie della brigata Sacchi ch’io aveva +chiesto e che comparivano opportunamente sulle alture, arrestarono il +nemico. + +«Movendomi io poi verso destra, sulla linea di ritirata, il nemico +principiò a discendere ed a fuggire. Solamente dopo qualche tempo +io venni a sapere che un corpo di cacciatori nemici, prima del loro +attacco di fronte, erasi portato alle nostre spalle, per un sentiero +coperto, senza che nessuno se ne accorgesse. + +«Intanto la pugna ferveva nel piano di S. Angelo ora favorevole a +noi, ed ora obbligati di ripiegarci davanti al nemico assai numeroso e +tenace. + +«Da vari giorni non equivoci indizi mi annunziavano un attacco, e +perciò non m’era lasciato allettare dalle diverse dimostrazioni del +nemico sulla destra e sulla sinistra nostra: e ben ci valse, poichè +i regj impiegarono contro di noi, nel primo ottobre, quante forze +disponibili avevano, e ci attaccarono simultaneamente su tutte le +posizioni. + +«A Maddaloni dopo varia fortuna, il nemico era stato respinto. A +S. Maria parimenti, ed in ambo i punti aveva lasciato prigionieri +e cannoni. Lo stesso avveniva a S. Angelo dopo un combattimento di +più di sei ore; ma essendo le forze nostre in quel punto inferiori +d’assai al nemico, egli era rimasto con una forte colonna padrone delle +comunicazioni tra S. Angelo e S. Maria; di modo che, per portarmi +alle riserve, ch’io aveva chieste al generale Sirtori, da Caserta a +S. Maria fui obbligato di passare a levante dello stradale che da S. +Angelo conduce a quell’ultimo punto. Giunto in S. Maria verso le due +pomeridiane, vi trovai i nostri comandati dal bravo generale Milbitz, +che avevano valorosamente respinto il nemico su tutti i punti. + +«Le riserve chieste da Caserta giungevano in quel momento. Le feci +schierare in colonna d’attacco sullo stradale di S. Angelo. La brigata +Milano in testa; seguiva la brigata Eber, ed ordinai in riserva parte +della brigata Assanti. Spinsi pure all’attacco i bravi Calabresi +di Pace che trovai nel bosco sulla mia destra, e che combatterono +splendidamente. + +«Appena uscita la testa della colonna dal bosco, verso le tre +pomeridiane, fu scoperta dal nemico che cominciò a tirare delle +granate, ciò che cagionò un po’ di confusione allo spiegamento dei +giovani bersaglieri milanesi che marciavano avanti. Ma quei bravi +militi, al suono di carica delle trombe si precipitarono sul nemico che +cominciò a piegare verso Capua. + +«Le catene dei bersaglieri milanesi furono tosto seguite da un +battaglione della stessa brigata, che caricò impavidamente il nemico +senza fare un tiro. + +«Lo stradale che da S. Maria va a S. Angelo forma, colla direzione di +S. Maria a Capua, un angolo di circa quaranta gradi, in guisa che, +procedendo la colonna sullo stradale, lo spiegamento di essa doveva +essere sempre sulla sinistra ed alternato in avanti. Quindi impegnata +che fu la brigata Milano ed i Calabresi, io spinsi al nemico la brigata +Eber sulla destra della prima delle sue forze su quella città. Mentre +adunque mi trovava marciando al coperto, sul fianco destro del nemico, +questo attaccava di fronte Caserta, e se ne sarebbe forse reso padrone, +se il generale Sirtori colla sua consueta bravura, ed una mano di prodi +non lo avessero respinto. + +«Coi Calabresi del generale Stocco, e quattro compagnie dell’esercito +settentrionale, io procedevo intanto sul nemico che fu caricato; +resistè poco e fu spinto quasi alla corsa sino a Caserta vecchia. +Ivi un picciol numero di nemici si sostenne per un momento facendo +fuoco dalle finestre e dalle macerie, ma presto fu circondato e fatto +prigioniero. Quei che fuggirono in avanti, caddero nelle mani dei +soldati di Bixio, il quale, dopo d’aver combattuto valorosamente il 1 a +Maddaloni, giungeva come un lampo sul nuovo campo di battaglia. Quelli +che restarono indietro capitolarono con Sacchi, a cui aveva dato ordine +di seguire il movimento della mia colonna; dimodochè di tutto il corpo +nemico, pochi furono quelli che poterono salvarsi. + +«Questo corpo pare essere quello stesso che aveva attaccato Bronzetti a +Castel Morone — e che l’eroica difesa di quel valoroso, col suo pugno +di prodi, aveva trattenuto la maggior parte del giorno, ed impedito +quindi che, nel giorno antecedente, ci giungesse alle spalle. + +«Il corpo di Sacchi contribuì esso pure a trattenere quella colonna +al di là del parco di Caserta, nella giornata del 1, respingendolo +valorosamente[58]. + +Caserta, 3 ottobre 1860. + + G. GARIBALDI.» + + + + +CONCLUSIONE + + +Circa un mese dopo, due giovani arrivati da Genova ad Arona colla +ferrovia, si avviavano verso il porto in cerca d’una barca per +tragittare all’opposta riva del lago. + +Era una di quelle giornate di novembre, foriere del verno; il cielo, +d’un color bigiccio, uniforme, invitava gli animi al silenzio, e +li avvolgeva lentamente in una dolce malinconia. I due giovani, +prima di giungere al porto, si fermarono sotto il filare di robinie +che ombreggia la sponda del lago, e stettero mutoli, lungamente +contemplando la sponda lombarda, e i villaggi biancheggianti sulle +colline specchiantisi nel lago. Uno di essi fissava lo sguardo su +di Angera che gli stava schierata dinanzi; sospirava, guardava alla +sfuggita il compagno, indi di nuovo il lago, le colline: + +— Ah! non ne posso più, Roberto! non ne posso più! ho un gruppo qui +nella gola che mi soffoga... Guarda!... piango» così dicendo Valentino +stendeva all’amico la mano bagnata di lagrime. + +— Vuoi che te lo dica, Valentino? Fo anch’io una fatica del diavolo +a mandare indietro le lagrime.... Perdio! la vista del sito dove si +è nati fa un curioso effetto!.... Figurati quando vedrò da lontano la +guglia del Duomo!... Al solo pensarvi mi si piegano le gambe... + +— Come si piegano le mie al veder quella riva là.... A pensare che fra +poco sarò presso a quel buon vecchio di mio padre... + +— E a qualchedun altro!.... disse Roberto sorridendo. + +— Sia pure!... Rosa la vedrò prima di mio padre... Povera Rosa! chi sa +cos’ha sofferto... + +— Oh! sai che c’è di nuovo? che è ora di finirla con queste malinconie! +Tante smanie per arrivare, e adesso che siam qui... Davvero, sembriam +due matti! + +— Hai ragione, Roberto! rispose Valentino crollando tutta la persona +come per gettarsi di dosso quella tristezza. Andiamo a pigliare una +barca.... + +Così dicendo ripresero i loro fardelletti in cui tenevano custodite le +loro gloriose uniformi rosse (modesti com’erano, se l’eran levata per +non dar nell’occhio) e s’avviarono verso il porto. + +I nostri due garibaldini avrebbero voluto volare come rondini +sull’altra riva, ma Valentino, incontrato, riconosciuto da certi suoi +conoscenti, dovette fermarsi parecchie volte a stringere la mano ad +uno, a rispondere, il meglio che poteva, ad un diluvio di domande che +un altro gli dirigeva, l’una dopo l’altra, quasi senza tirar fiato. +Valentino mostrò la croce dei mille a chi la volle vedere, e la mostrò +con un giusto orgoglio, che la è la più gloriosa decorazione del mondo. + +Poi vennero gli inviti a bere in onore di Garibaldi e de’ suoi mille; +insomma Dio sa come la sarebbe finita, se Roberto, veduto che il +compagno ammollivasi a tante cortesie e seduzioni che gli accarezzavano +dolcemente l’amor proprio, non avesse frapposta la sua autorità, +dinanzi alla quale, benchè fratelli in amicizia, Valentino non s’era +mai impennato. + +Trovata la barca, vi saltarono dentro. Valentino, dato di piglio ai +remi, voltossi a salutare i conoscenti assiepati sulla riva unitamente +alla folla dei curiosi; indi con quattro colpi vigorosi spinse la barca +fuori del porto. + +Mentre Valentino remava con lena, Roberto, seduto sulla prora, a poco a +poco ingolfavasi ne’ suoi pensieri. + +Il volto del giovane barcajolo mano mano si avvicinava alla riva, +animavasi; i suoi occhi erano fissi sulla piazza d’Angera per vedere se +mai... Ma aveva bel guardare, Rosa non c’era. + +Finalmente toccarono terra. + +— Va pure pei fatti tuoi, disse Roberto al compagno, quando furono +sbarcati; io ti aspetterò là al caffè. + +— Torno subito... + +— Fa pure con tuo comodo. + +Valentino, moderando a stento la smania di correre, lasciata la piazza, +si internò nel borgo. + +Intanto Roberto, sedutosi al caffè, mentre sorseggiava una tazza +d’acqua inverdita dall’assenzio, pensava filosoficamente tra sè al modo +con cui era finita la brillante spedizione garibaldina: + +— Ecco come torniamo a casa nostra, dopo tanti disagi sofferti, +dopo tanto sangue sparso! Chi lo avrebbe detto! In quanto a me +poco m’importa; il soldato in tempo di pace, non lo farei per tutto +l’oro del mondo... Ma quando penso al Generale, ai dispiaceri che +ha dovuto inghiottire.... Pover’uomo! lui sì buono, sì eroico, sì +disinteressato... Ma! per esser proprio grande non gli mancavano +che le amarezze dell’ingratitudine... Ad ogni modo, io per adesso +torno a scarabocchiare coi miei colori, ma quando sonerà l’ora della +liberazione di Roma e di Venezia, quando il Generale dirà per la quarta +volta: Ragazzi! qui con me; all’armi!»... io ripiglierò il mio fucile e +tornerò garibaldino. + +A toglierlo da’ suoi pensieri, giunse Valentino con una ciera lunga +lunga. + +— E così? gli chiese Roberto. + +— E così, Rosa non c’è. + +— Non c’è? + +— No; è a Sesto da oltre una settimana... + +— A far che? + +— Ad assistere il mio povero padre che è ammalato... Quella tosa è un +angelo! + +— Oh! questo mi spiace, mi spiace davvero! Speriamo che la malattia non +sia grave... + +Valentino sospirò stringendosi nelle spalle. + +— Quand’è così, partiamo subito per Sesto. + +— Sì sì, partiamo subito». Così dicendo Valentino si affrettò verso la +barca. + +— Aspetta, Valentino! piglierò un barcajolo... + +— Non serve. + +— Tu ti affaticheresti troppo. + +— No, no... + +— Perdio! come sei testardo! gridò Roberto indispettito. Con soli due +remi arriveremo a Sesto stassera. Lascia fare a me dunque!.... + +Valentino cedette al solito; Roberto trovò un barcajolo, e subito dopo +pigliarono il largo. + + +Martino, pescatore, stavasene seduto nella camera terrena del suo +tugurio, presso il camino, sotto cui fumicava, mandando uno scarso +calore, un mucchio di _carbon bianco_. + +Così i contadini lombardi chiamano i torselli delle pannocchie sgranate +di maiz, i quali servono loro di combustibile. + +Il vecchio era pallido, stremato, come chi entra nella convalescenza +dopo una lunga malattia. La giubba e le brache di frustagno verde-cupo +gli cadevano a larghe pieghe sul dorso curvo, e sulle gambe dimagrite; +sulla testa portava la solita berretta conica di lana rossa. Pareva +ch’egli si spassasse tracciando colla molle crocioni e ghirigori nella +cenere, che poi cancellava per risolcarla con altri rabeschi, ma quello +era un giuoco puramente meccanico della mano, il suo pensiero era +lontano lontano, in un paese a lui sconosciuto, ma che da tempo gli era +divenuto caro come il suo nativo. + +Martino pensava al suo figliuolo, che forse non avrebbe più veduto, chè +egli, benchè uscito allora allora di pericolo, presentiva vicino il suo +fine. + +Seduta sul predellino del focolare, stavasene Rosa, la pietosa +infermiera del vegliardo. Anch’essa pareva assorta nell’agucchiare, +mentre colla mente volava ben lungi in cerca del garibaldino caro al +suo cuore. + +Tanto il vecchio pescatore che Rosa erano da un pezzo privi delle +notizie di Valentino. L’ultima sua lettera era del 28 settembre. + +Il buon vecchio, come se desto da un sogno, si scosse, guardò +intorno per la stanza, vide Rosa e le sorrise; poi guardò il cane +che stavasene accovacciato sul limitare della stanza (un cane da +pagliajo, nero e brutto quanto intelligente). Il vecchio cavò dal +taschino del giustacuore la sua tabacchiera di bosso, l’aprì, si saturò +rumorosamente il naso di tabacco, sospirò e disse: + +— Anche oggi senza lettere, Rosa! + +— Non è ancor sera! rispose la giovane cercando di infondere nel +vecchio una speranza ch’essa stessa era ben lungi dall’avere. + +In questa il cane rizzò le orecchie; levatosi in piedi stette alquanto +origliando immobile, poi via a furia. + +— Cos’ha il _Moretto_? chiese Martino. + +— È matto, rispose Rosa sorridendo. + +— Ma senti come abbaja! replicava il vecchio tendendo l’orecchio. + +Infatti s’udì dapprima un guaìto, poi un latrare concitato, a brevi +intervalli, un latrare a festa. + +Il vecchio e la fanciulla levatisi in piedi si guardarono in volto; +erano pallidi entrambi. + +In quella udirono una voce (una voce ben nota che li fe’ trasalire) +gridare: + +— Abbasso, _Moretto_, abbasso! Perdio! vuoi farmi cascare... + +Rosa in un baleno fu fuori dell’uscio. + +Il povero vecchio rimasto solo, fe’ per allontanarsi dal camino, ma le +gambe gli traballarono sotto; ricadde quindi sul seggiolone e levando +al cielo le mani scarne e tremolanti: + +— Oh! grazie, grazie, il mio Signore! balbettò rigando le guance di +lagrime. Indi puntando le mani sui braccioli, si rizzò di bel nuovo.... + +Valentino entrato nella camera d’un salto, lo raccolse nelle sue +braccia. + + * * * + +Due giorni dopo, di buon mattino, Roberto attraversava pedestre il +paesello d’Albese. Rivide l’insegna dell’osteria posta all’estremità +del villaggio, e sulla quale c’era tuttora dipinto il San Carlo, a +mezza figura vestito di rosso, colle mani giunte in orazione. + +Entrò nell’osteria a rifocillarsi; rivide l’istesso oste all’istesso +fornello, intento ad ammannire forse la medesima vivanda d’un anno +prima. + +Quante cose erano avvenute da un anno in poi! + +I nostri lettori capiranno di leggieri il perchè Roberto si trovasse +in quei luoghi. Separatosi a Sesto Calende da Valentino, il nostro +pittore s’era portato dritto dritto a Milano. Giunto a casa sua, seppe +da una vicina, la quale abitando una stanzuccia terrena faceva anche un +pochino da portinaja, che Dalia era tuttora alla campagna. + +— Diavolo! aveva borbottato fra sè Roberto; ancora in campagna! Che la +ci fosse, lo sapeva, che me l’ha scritto; quello che è strano si è che +la ci sia ancora... in novembre! Poveretta! la si troverà benone con +quella brava signora! Si vede che tutto il bene che Dalia mi ha scritto +di lei, è la pura verità. Basta! Posdomani volo a lei; non voglio +prevenirla del mio arrivo; sarà un’improvvisata... + +Infatti due giorni dopo Roberto, giunto a Como, rifece a piedi la +strada tanto amena che conduce ad Erba; in breve era giunto ad Albese, +chè ad un garibaldino par suo, quelle sette miglia erano parute due +passi. + +Fatta colazione, Roberto proseguì il suo cammino, allegro, spigliato, +col cuore in festa... Soleva dire di poi che quel giorno era stato uno +dei più belli della sua vita. + +Rivide il piano d’Erba, ingemmato dai laghetti d’Alserio, di Pusiano, +d’Annone, e dal Lambro, scintillante tra il fogliame degli alberi e +le praterie come un nastro d’argento; rivide l’incomparabile panorama +(incomparabile sì, anche per lui che aveva ammirate le meraviglie della +Sicilia, della Calabria, del napoletano) incorniciato dal solitario +monte Barro, dal Monterobbio, dalle verdi ghirlande di colline, da +cento villaggi. + +— Chi sa, pensava tra sè il giovane, quanto quest’aria balsamica, +questo cielo sì bello e puro, avranno fatto bene a Dalia! Oh! guarda!» +e fermavasi sorridendo a contemplare un casolare contadinesco che +stavagli dirimpetto a mezzo una collina, al piede della quale, +preceduto da un viale di platani, sorgeva un vecchio palazzotto +ammantato di piante rampicanti. «Oh! guarda! ecco la villeggiatura che +mi sono scelta un anno fa, quando dall’alto del giardino dell’osteria +di Albese, ho fabbricato tutti quei castelli in aria... Ecco là i +due pioppi;... peccato che tutte le foglie sien già cadute; ecco là +al basso il laghetto d’Alserio... Oh! la sarebbe bella davvero che +la villa della contessa fosse lì presso! Vediamo un po’!» E scorto +un contadino che radunava col rastrello le foglie ingiallite di cui +era coperto il terreno, gli chiese ove fosse la villeggiatura della +contessa Emilia ****. + +— Eccola! rispose il contadino additando il palazzotto. + +— Come? è quella là.... coi muri coperti di verde? + +— Proprio quella... Se la ci vuol andare lesto, pigli questa +scorciatoja tra i campi, e in meno d’un quarto d’ora la ci arriverà. + +Roberto aggradì la proposta, e ringraziato il contadino, si cacciò per +l’indicatogli sentieruzzo. + +Arrivato nel viale dei platani, sostò, tanto gli batteva il cuore. +Poi fattosi animo, volendo arrivare d’improviso, lasciò da una banda +il viale, e si inoltrò nel giardino. Fatti alcuni passi si fermò, +spiando per scegliere tra le tante stradicciuole intersecantisi, quella +che metteva al palazzo. Quand’ecco nel girar gli occhi, vide sorgere +in mezzo ad un cespuglio una figura di donna, che egli, benchè gli +voltasse il tergo, riconobbe tosto per quella d’una giovinetta... + +— È lei! disse tra sè Roberto ponendosi una mano al cuore per frenarne +il battito; è Dalia!... Davvero che è ingrassata... Sempre bella +però quella cara creatura, sempre graziosa ne’ suoi atteggiamenti!... +Maledetto quel cappellaccio di paglia che mi impedisce di vedere il suo +visino, e quella capigliatura d’oro... Oh! a me adesso!... E inoltrossi +pian piano.... + + Fa lunghi i passi, e sempre in quel di dietro + Tutto si ferma, e l’altro par che mova + A guisa di chi dar teme nel vetro; + Non che il terren abbia a calcar ma l’ova, + E tien la mano innanzi simil metro. + +È a quattro passi da lei, che non s’accorge di nulla e seguita a +mondare colle forbici i fiori che tien fra mano; è a tre passi,.... a +due... + +Roberto le serrò improvvisamente le spalle tra le sue gomita, le chiuse +gli occhi colle palme, e le coprì di baci il collo. + +La donna a quell’assalto inaspettato, a quella stretta, a quei baci, +lasciò cadere paniere, fiori e forbici, e proruppe in un acutissimo +strido; poi, dibattendosi, volse indietro spaventata la faccia... + +— Cristo! gridò Roberto, facendo un salto indietro; non è lei...» e +restò immobile come il don Bartolo del _Barbiere_. + +Savina (giacchè l’assalita era lei) si diede a scappare con quanta lena +aveva, ed entrò in casa, appunto in quella che Emilia e Dalia, udito +quello strido, ne uscivano per vedere che fosse. + +— Sei matta, Savina? le disse Emilia. + +— Come se sono matta! ho creduto di morire per lo spavento... + +— Ma che è stato? le chiese Dalia. + +— Un giovane... là... in fondo, rispose Savina ansando, mentre coglieva +i fiori... mi ha.... abbracciata... + +La contessa e la giovinetta guardarono tosto da quella parte... + +D’un tratto Dalia mandò alla sua volta un grido non meno acuto di +quello di Savina; poi via di corsa... + +A questo secondo strido, la contessa, ancora allarmata dal primo, fu lì +lì per ispiritare. + +— Ma che! son tutti matti quest’oggi in questa casa? + +— Signora contessa!... signora contessa! gridava intanto Dalia. + +— Vengo, vengo!... Per l’amor di Dio cos’è successo?»... Così dicendo +studiava il passo a quella volta. Ed ecco comparirle dinanzi Dalia, la +quale rossa come una ciliegia, ansante per la corsa e per la commozione +si rimorchiava dietro il suo amoroso, tutto confuso per l’equivoco e +per la presenza della contessa; trattosi il cappello, egli s’inchinò +sorridendo. + +— È il nostro garibaldino!... è il mio Roberto! continuava a gridare +Dalia, presentando il giovane alla contessa, la quale postosi il _pince +nez_, sorridendo graziosamente, lo squadrò dal capo ai piedi. + + * * * + +La scorsa primavera, il casolare contadinesco che Roberto, ne’ suoi +castelli in aria, aveva scelto a sua residenza, era mutato affatto +d’aspetto. + +La contessa, la quale ricca e oramai sola al mondo, volle adottare +que’ due poveri giovani, aveva ceduto quell’abituro allo sposo, che +s’era affrettato a dar corpo a’ suoi disegni, e con una porzione +della dote di Dalia (dono anche questo della buona contessa) aveva +cominciato immediatamente ad esercitare i suoi diritti di proprietà +coll’aggiungere al rusticale abituro, un’ala di fabbricato, erigendovi +sei camere, tre al pian terreno e altre tre sopra queste, schierandole +a preciso mezzodì. Aprì sei finestre, che munì tosto di griglie +verdi, e ammantò tutto il fabbricato di viti selvatiche, di quelle cui +l’autunno tinge le foglie in rosso. Poi d’un colpo recise due enormi +robinie che intercettavano la vista; indi disegnò il giardino, che vide +di subito verdeggiare smaltato de’ più bei fiori; le dalie poi v’erano +piantate a centinaja. Scelse più in giù un pezzo di terra, e sbarbicato +spietatamente tutto il grano turco che c’era, ne fece un’ortaglia, +la quale tosto popolossi di peschi, di pruni, di albicocchi, di peri, +di pomi, ecc. ecc. Fissò un altro brano di terreno per coltivarvi gli +asparagi de’ quali era ghiottissimo; indi seminò qui erbaggi, là piantò +agrumi, che tosto attecchirono meravigliosamente e crebbero di poi +lussureggianti a perfetta maturanza. + +Roberto, disposto il giardino e l’orto, pensò alla sua nuova dimora, +che esposta com’era all’aria e al sole, asciugò in breve tempo. Scelse +una camera, la più gaja, per lavorarvi; la mobiliò, la adornò a modo +suo, appendendo alle pareti, un bel ritratto di Garibaldi, un quadro +con entro la gloriosa stella dei mille, armature, quadri, pipe ed un +cocodrillo imbalsamato. Dopo allestì la sala da pranzo; poi la cucina, +nella quale aprì un ampio camino, ai cui lati, sotto una vastissima +cappa, pose due comode panche[59]. + +La pace più invidiabile e schietta regna in quella famigliuola, +la quale, (se la taglia di Dalia non inganna) tra pochi mesi verrà +aumentata. Effetto della buona nutrizione e dell’aria vitale! + +Roberto riprese passionatamente a dipingere, nonostante che la buona +contessa gli vada sempre ripetendo: + +— Non affannarti tanto, il mio Roberto, chè quand’io sarò morta, i +padroni del fatto mio sarete voi altri due. + + * * * + +Ecco come =uno dei mille= fu degnamente compensato.... dalla +Provvidenza. + + + FINE + + + + +CONTIENE + + + CAPITOLO + I. Roberto pag. 5 + II. Un avanzo di Russia » 14 + III. L’incontro » 27 + IV. Addio! » 40 + V. Dalia e Rosa » 49 + VI. Una spia » 59 + VII. L’assalto » 78 + VIII. L’imbarco » 93 + IX. Calatafimi » 113 + X. Il consiglio di guerra » 152 + XI. Palermo » 172 + XII. Troppo tardi! » 195 + XIII. Le memorie di Elpis Melena » 219 + XIV. Milazzo » 257 + XV. Messina ed il _Monarca_ » 234 + XVI. Lo sbarco » 277 + XVII. Il 7 settembre 1860 » 204 + XVIII. Da Caserta » 307 + CONCLUSIONE » 328 + + + + +NOTE: + + +[1] Il conte Rastoptchine, l’incendiatore di Mosca, odiato da’ suoi +compatriotti: scacciato dallo czar Alessandro, riparò a Parigi e visse +gli ultimi suoi giorni fra quegli stessi Francesi ai quali aveva +giurato odio implacabile. Rastoptchine fu continuamente lacerato +dai rimorsi e la notte lo tormentavano visioni e allucinazioni +spaventevoli. + +L’incendio di Mosca costò alla Russia tremila uomini e tre miliardi di +franchi. + +[2] In centosessantacinque giorni eransi perduti ventisettemila +trecentonovantasette uomini, novemila cavalli, ottantotto cannoni, +centonovantun cassoni, settecentodue carri di trasporto; e non per la +salvezza del proprio paese, nè tampoco per la sua gloria. + +CANTÙ. (_Storia degli Italiani; campagna di Russia_) + +[3] Storico. + +[4] Vedi l’antecedente mio romanzo i _Cacciatori delle Alpi_. + +[5] Nel contado milanese soglionsi chiamar spose anche le vecchie, +senza che queste se n’abbiano a male e sospettino di canzonatura. + +[6] Les artistes ont des chagrins comme des maladies qui leur sont +propres, et ces chagrins on ne peut ni les plaindre, ni les adoucir, +car on ignore leur nature. DE LA HARPE. + +[7] Vedi l’antecedente mio romanzo i _Cacciatori delle Alpi_. + +[8] Napoleone I.º nel 1806, chiamava la regina Carolina «la +moderna Atalia; una donna scellerata, che tante volte e con tanta +sfacciataggine aveva violato quanto gli uomini hanno di più sacro; via +costei dal regno, scriveva; vada a Londra a crescere il numero degli +intriganti; non più perdono ad una Corte senza fede, senza onore, senza +ragione; il più bel paese del mondo non porti oltre il giogo de’ più +perfidi tra gli uomini.» + +[9] Scrive C. Cantù, (_Storia degli Italiani_ Cap. CLXXVIII). + +[10] Il fingere amore per una donna onde poterle strappare qualche +segreto, non è arte nuova negli annali de’ criminalisti. + +Il Claro riferisce questa opinione di Paride dal Pozzo. «_Paris dicit, +quod judex potest mulierem ad se adduci facere secreto in camera, +et eidem dicere quod vult eam habere in suam et fingere velle illam +deosculari et ei pollicere liberationem; et quod ita factum fuit +a quodam regente qui quamdam mulierem blanditiis illis induxit ad +confidendum homicidium, quæ postea decapitata fuit._» + +[11] Notiamo alcune tra le atrocità commesse dal Salzano e dal +Maniscalco, che potrebbero servire di tema ai bassorilievi di un +monumento d’infamia da erigersi ai re Borboni Ferdinando I.º e +Francesco II.º + +Un Vaizo di Messina, giovine d’ingegno, fu imprigionato a Messina e +condotto a Palermo, senza che la famiglia sentisse più a parlare di +lui. Fu prima orribilmente bastonato in casa del commissario Carrega, +poi legato pei piedi ad una colonna e per le mani ad un’altra, e sul +suo corpo, sospeso a quel modo, un birro ballava ripetendo: _su, canta! +canta!_ che vuol dire confessa, confessa!... L’infelice è rimasto +storpio per tutta la vita. + +Un vecchio di onesta ed antica famiglia, per sospetto di corrispondenza +coi proscritti, spirava sotto il bastone insieme alla figliuola incinta +di cinque mesi. + +Salvatore La Licata, intendente della marchesa di San Marco, +perseguitato della polizia come inquisito di mene rivoluzionarie, +ricoveravasi nel villaggio di Bagheria in una casa di provati amici. +La polizia n’è istrutta, sorprende la casa, vi fruga, vi cerca, ma +indarno; un birro, chiamato il _Corso_, antico sicario ed assassino, +suggeriva un espediente al suo capo, il quale accoltolo con gioja, +faceva condurre in istrada i due conjugi, e là alla presenza del +marito, ordinava si spogliasse nuda la sposa, e restasse così esposta +allo sguardo dei passeggeri; il pudore oltraggiato vinceva la fede +ospitale, e La Licata era consegnato ai suoi persecutori. + +In prigione l’infelice soffrì strazio così orrendo che la nuova +della sua morte si sparse per la città; i parenti accorsero presso il +procurator generale Pasciuta, e con caldissime istanze lo indussero +a visitare la prigione. La prima volta gli ricusavano l’ingresso col +pretesto che _La Licata fosse prigioniero della polizia, e non della +giustizia penale_; finalmente le porte dell’antro si aprirono dinanzi +al magistrato, ed egli trovò quasi un cadavere. La Licata gli mostra +le piaghe di cui è coperto il suo corpo, gli racconta le torture +sopportate, ed il procurator generale, vincendo ogni prudente riserva, +redige processo verbale dei fatti, ma dalla polizia è costretto a +lacerarlo, ed il codardo magistrato preferisce il conservar la carica +al dovere ed all’umanità. + +Un Giovanni Vienna da Messina nella metà di gennajo dello scorso anno +recavasi a Palermo per affari di commercio; l’arrestavano come sospetto +per ordine della polizia di Messina; frugato, gli trovarono una lettera +in cifre, e senza indirizzo; interrogato non volle palesare a chi era +diretta; la dimane il commissario di polizia Pontillo, l’inventore +_della cuffia del silenzio_, lo faceva deporre in una barca con mani +e piedi legati; indi ordinò ai birri vogassero verso il deserto capo +Zafferano; quivi giunti rinchiudono il Vienna in un sacco, e lo tuffano +nel mare, e ve lo tengono finchè non dà segno di vita. Lo ritirano +allora, e con fregagioni ridestano in lui la vitalità, e lo esortano a +parlare, e perchè l’intrepido uomo tace, lo rituffano in mare, indi lo +ririportano a Palermo semimorto. + +Vincenzo La Porta, fabbricante di paste, acciuffato per sospetti, è +tanto tormentato, che perde l’uso delle braccia, essendosi rotte le +articolazioni; il misero ora accatta il pane non potendo più lavorare. + +In un villaggio presso Palermo un giovine, certo Scaduti, passando +presso i birri è da costoro interpellato; se ne spaventa e fugge; +un colpo di archibugio lo stende al suolo, e nessuno chiede conto +dell’assassinio. + +La polizia di Palermo cercava certo Casimiro Cusimano, e non riuscendo +ad afferrarlo, imprigionò la di lui madre, la consorte ed i figliuoli, +e tutti vennero torturati senza pietà pel sesso o per gli anni. + +Alcuni proprietarj di giardini presso Palermo si nascondevano per +non esser vittime della polizia; l’infernale genio di Maniscalco fece +divergere l’aqua che irrigava i giardini, onde i miseri per salvare gli +agrumi, loro unica ricchezza, si dessero in mano ai carnefici. + +La tortura poi variava a norma dello spirito inventivo di ciascun +commissario. + +Pontillo faceva sedere il paziente nudo su d’un seggiolone a gratella, +guarnito di lame di rasoj con al di sotto un braciere di carboni +ardenti. + +L’ispettore Luigi Maniscalco impiegava manopole di ferro con viti a +pressione. + +Il carceriere Bruno legava i prigionieri con la testa fra le gambe. + +Altri servivansi di cordicine per stringere i cranj, finchè +penetrassero fino alle ossa, stringendo quelle funicelle con un +bastone. + +Ve n’era per tutt’i gusti, per tutti gli appetiti. + +Basterebbero questi strazj, uniti alla pessima amministrazione, per +santificare la rivoluzione, ma altri ne racconteremo. + +Furono arrestati e bastonati a Palermo moltissimi cittadini d’ogni +classe, come impiegati di grado superiore, nobili, avvocati, +negozianti, magistrati; nessuno poteva sottrarsi agli arbitrj ed alle +feroci prepotenze del Maniscalco. + +La polizia metteva inoltre le mani nei traffici, nella pubblica annona; +un giorno, per mancati ricolti, i prezzi delle biade aumentarono; +il feroce Carioca mise la mano sui sensali del grano, li accusò +d’intendersela coi rivoluzionarj e li fece rinchiudere nelle segrete. + +La città se ne commosse, i parenti implorarono da Maniscalco la +libertà degl’innocenti sensali, e questi si lasciò commuovere ed ordinò +che fossero fatti liberi; ma come i grani rincarivano sempre, nuove +ingiunzioni della polizia imponevano loro di presentarsi dinanzi al +noto Carrega; spaventati fuggirono, e allora la polizia riempì le loro +case di birri che dovevano vivervi a discrezione, e nell’istesso tempo +l’ispettore Maniscalco si faceva consegnare le chiavi dei magazzini dei +più grossi negozianti di grani, e ne faceva vendere a prezzo infimo +quella quantità che a lui piaceva, senza tener conto delle enormi +perdite; si voleva contentare la plebe con la ruina di venti o trenta +famiglie. + +[12] Vedi op. cit. + +[13] Giovanni Riso spirò pochi giorni dopo nel suo carcere. + +[14] Vedi op. cit. + +[15] Vedi Rüstow. _La guerra italiana del 1860_. + +[16] Vedi op. cit. + +[17] V. Rüstow op. cit. + +[18] Vedi la relazione fatta dal capitano Marryat al vice-ammiraglio +Sir A. Fanshawe (A bordo dell’_Intrepido_, Malta il 14 maggio 1860) e +inserita nel _Daily-News_. + +[19] Ecco come la gazzetta ufficiale (14 maggio) di Napoli raccontava +il fatto: + +«Jer l’altro, 11 corrente, all’ora una e mezza pomeridiane, due +vapori di commercio genovesi, denominati il _Piemonte_ e il _Lombardo_ +approdavano a Marsala ed ivi principiavano a disbarcare _una mano di +qualche centinaja di filibustieri_. Non tardarono i due RR. piroscafi +_Capri_ e _Stromboli_, che trovavansi incrociando su quelle coste, +a principiare i loro fuochi sui due legni che commettevano l’atto il +più manifesto di pirateria, e dal fuoco dei due mentovati piroscafi +napoletani risultò la _morte di molti filibustieri_, la calata a fondo +del _Lombardo_, che era il più grande de’ due vapori genovesi e la +cattura anche dell’altro vapore il _Piemonte_, ecc. ecc. + +[20] Vedi le note di A. Dumas nel giornale l’_Indipendente_. + +[21] Nell’antecedente mio romanzo i _Cacciatori delle Alpi_, ho data la +biografia del martire Ugo Bassi, citando preziosi documenti circa la +sua cattura, il miserevole suo fine, e l’iniquità de’ suoi carnefici, +tra cui si distinse il turpe cardinal Bedini. + +[22] Ecco il proclama. + + Ai preti buoni. + + «Comunque sia, comunque vadano le sorti dell’Italia, il clero fa + oggi causa comune coi nostri nemici, che compra soldati stranieri + per combattere Italiani. Sarà maledetto da tutte le generazioni. + + Ciò che consola però e che promette non perduta la vera religione + di Cristo, si è di vedere in Sicilia i preti marciare alla testa + del popolo per combattere gli oppressori. + + Gli Ugo Bassi, i Verità, i Gusmaroli, i Bianchi non son tutti + morti, e il dì che, seguito l’esempio di questi martiri, di questi + campioni della causa nazionale, lo straniero avrà cessato di + calpestare la nostra terra, avrà cessato di essere padrone dei + nostri figli, delle nostre donne, del nostro patrimonio, e di noi. + + G. GARIBALDI. + +[23] E furono La Porta, Marinuzzi, Mocarda, Marcedo, Coppola, i +fratelli Bruno ed altri. + +[24] Garibaldi pubblicò la sua dittatura in Sicilia con un proclama +datato da Salemi (11 maggio 1860) e firmato (per copia conforme) dal +suo ajutante generale Stefano Türr. + +[25] V. il citato giornale. + +[26] A meglio conoscere però lo scoraggiamento del generale Landi, dopo +la rotta toccatagli a Calatafimi, trascriviamo un suo documento, il +rapporto cioè che egli inviava al governo di Palermo dopo la sconfitta. + + _Calatafimi_ 15 _maggio_ 1860. + + Eccellentissimo, + +«Ajuto, e pronto ajuto — la banda armata che lasciò Salemi, questa +mattina ha circondato tutte le colline dal S. al S. 0. di Calatafimi. +La metà della mia colonna avanzata è stata colta in tiro ed attaccò +i ribelli che comparivano a mille da ogni dove. — Il fuoco fu ben +sostenuto, ma le masse dei Siciliani unite colle truppe italiane erano +d’immenso numero. + +«I nostri hanno ucciso il gran comandante degli Italiani, e presa la +loro bandiera che noi conserviamo — disgraziatamente un pezzo delle +nostre artiglierie caduto dal mulo è rimasto nelle mani dei ribelli; +questa perdita mi ha trafitto il cuore. + +«La nostra colonna fu obbligata battere un fuoco di ritirata, e +riprendere il suo passo per Calatafimi, dove mi trovo io adesso sulla +difesa. + +«Siccome i ribelli, in grandissimo numero, mostrano d’attaccarci, +io dunque prego V. E. di mandare istantaneamente un forte rinforzo +d’infanteria, ed almeno un’altra mezza batteria, essendo le masse +enormi ed ostinatamente impegnate a pugnare. Io temo di essere +assaltato nella posizione che occupo, io mi difenderò per quanto è +possibile, ma se pronto soccorso non giunge, io mi protesto non sapendo +come l’affare possa riuscire. La munizione dell’artiglieria è quasi +finita, quella dell’infanteria considerevolmente diminuita, sicchè la +nostra posizione è molto critica, ed il bisogno pei mezzi di difesa mi +mette nella più grande costernazione. + +«Io ho settantadue feriti, non posso darvi esatto conto dei morti +scrivendovi immediatamente dopo la nostra ritirata. — Con altro +rapporto darò a V. E. un preciso ragguaglio. + +«Finalmente io sottometto all’E. V. che, se le circostanze mi +costringono, io devo senza dubbio, per non compromettere l’intera +colonna, ritirarmi, e, se lo posso, in alto. + +«Io mi affretto di sottomettere tutto ciò a V. E. perchè sappia essere +la mia colonna circondata di nemici, di numero infinito i quali hanno +assalito i mulini e preso le farine preparate per le truppe. + +«V. E. non resti in dubbio sulla perdita del cannone di cui ho +discorso. Io sottometto all’E. V. che il pezzo fu posto a schiena di +mulo, il quale fu ucciso al momento della nostra ritirata, perciò +non fu possibile ricuperarlo. Io conchiudo che da tutta la colonna +si combattè con fuoco vivo dalle 10 antimeridiane alle 5 pomerediane, +quando io feci la nostra ritirata. + + A. S. E. + Il P. CASTELCICALA. + + _Il generale Comandante_ + M. LANDI». + +Questo rapporto del generale Landi cadde nelle mani dei nostri, e +dall’ajutante Türr, vi furono aggiunte le seguenti osservazioni: + +«Il cannone fu preso nell’atto di far fuoco, ed essendo sulle sue +ruote è segno che il mulo non fu ucciso, ma piuttosto che i due muli +appartenenti al cannone caddero nelle nostre mani. + +«Il gran comandante non fu ucciso _fortunatamente_ per l’Italia. Quanto +alla bandiera, essa non era di battaglione, ma semplicemente delle +tante che esistono a volontà, e che il bravo Schiaffini aveva seco +portata al di là della colonna, ove morì colpito da due palle. + +«Il general Landi può mostrare negli annali della guerra un +portabandiera simile? + +«Ma basta leggere il suo rapporto per conoscere come egli _fu servito_ +da una forza vestita da villani, e che combattè con tutta l’anima per +la libertà della patria. + + STEFANO TÜRR ajut. gen.» + +[27] Vedi Storia dell’insurrezione siciliana. + +[28] Scander-beg (Giorgio Castrioto), figlio di Giovanni Castrioto, +principe d’Epiro e d’Albania, è giustamente chiamato da Pouqueville +l’ultimo eroe della Macedonia. Nato nel 1404, dopo di aver disfatti i +Turchi in più battaglie, morì di malattia a Lissa nel 1467. + +[29] Rosolino Pilo della illustre famiglia dei conti Capaci, era nato +nel 1820. + +[30] Vedi op. c. + +[31] In causa del bombardamento rovinarono, oltre molte case di +privati, quindici conventi e diciotto chiese, ciò che prova come in +quella città sia eccessivo il numero de’ tempj e dei chiostri. + +[32] Vedi la Storia dell’insurrezione siciliana. + +Certo signor E. de Gumoëns, ex-uffiziale borbonico, in una sua +relazione su _La campagne de l’armée napolitaine du Volturne a Gaëte_ +(relazione inserita nel fascicolo XLII — 20 giugno 1861 — della +_Bibliothèque universelle de Genève_), dopo d’aver detto, tra le altre +belle cose, che l’ex-re Francesco era _rempli des meilleures intentions +et doué d’un cœur excellent_, lagnasi perchè i nemici del borboncino +hanno osato _lui reprocher_ les quelques bombes _que le fort de Palerme +avait lancées sur des rebelles!_ + +[33] L’albo del garibaldino milanese contiene anche un breve cenno +storico della città di Palermo, cenni che noi riportiamo in una nota, +onde non annojare il lettore che non amasse d’essere sviato di troppo +con narrazioni di cose che egli forse sa già da un pezzo. + +Secondo Tucidide e Polibio, questa città venne fondata da una colonia +di Fenicj. I Cartaginesi, che se ne impadronirono di poi, ne fecero +la capitale dei loro possedimenti nella Sicilia, ed il centro di un +animato commercio. Cadde in potere dei Romani nel 255 prima di Cristo, +dopo che Metello ebbe riportato, sotto le sue mura, una segnalata +vittoria sui Cartaginesi. I Romani le concessero molti privilegi, e fu +considerata come città libera ed alleata. + +Più tardi i Saracini la scelsero anch’essi a capitale dei loro +possedimenti nell’isola. Roberto e Ruggiero la presero nel 1077. Da +quell’epoca in poi essa fu sempre considerata come la capitale della +Sicilia, e soggiacque a tutte le vicende alle quali andò soggetta +quest’isola. Nel 1282 fu teatro del famoso Vespro siciliano. Nel 1676, +il duca di Vivone bruciò nel porto di Palermo una flotta olandese. +I Borboni vi si rifuggirono nel 1806 e, due anni dopo, gli Inglesi, +onde proteggerla, vi recarono forze considerevoli, e vi si stabilirono +militarmente sino al 1814. + +[34] Il maggiore Tückeri si era già segnalato a Kars, sotto gli ordini +del generale Kmely. + +[35] Cairoli venne raccolto su di una barella; mentre lo trasportano, +una cannonata mette in fuga i portatori e il ferito è sconciamente +rovesciato sul terreno. + +Il bravo Cairoli soffre tutt’ora per la sua ferita. + +[36] Rincresce anche a noi di non poter dare il nome di questo giovane, +modesto al certo quanto eroico. + +[37] Vedi, Storia dell’insurrezione siciliana. + +[38] Vedi, op. c. + +[39] Quest’ultimo forse rammaricavasi che tra i borbonici vi fossero +tanti suoi connazionali prezzolati. + +[40] Pochi giorni dopo, io riceveva una lettera, scritta in lapis, da +mio fratello Giulio. Eccola: + + Caro fratello. + + Sto bene e ti scrivo a bordo dell’_Elvetie_, ancorata dinanzi a + Cagliari. + + La mattina del 10, alle ore due, ci imbarcammo a Sestri di ponente + in 1200 — Fra due giorni, credo, partiremo per la Sicilia. Magni e + Picozzi sono con me. + + Addio. I saluti ecc. + + G. O. + Tuo fratello. + + Cagliari, il 2 giugno 1860. + +[41] Garibaldi’s Denkwurdigkeiten nach handschriftlichen Aufzeldinungen +desselben, und nach authentischen Quellen bearbeitet und herausgegeben +=von Elpis Melena=; 2 Band, Hambourg, 1861. + +[42] V. i _Cacciatori delle Alpi_. + +[43] La sera, per riposare e ristorarsi di quello stupido lavoro, +scriveva le sue _Memorie_, le stesse che Elpis Melena, come abbiam +detto, pubblicò in tedesco, e da cui noi cavammo queste notizie. + +[44] L’isola della Maddalena alla punta _della moneta_ è separata da +quella di Caprera da un stretto canale. + +Elpis Melena, visitandola, vi conobbe tre Inglesi che l’abitano da +tempo; i conjugi C... bizzarri eremiti, nella cui vita, dicono, si +asconde qualche dramma misterioso, e il vecchio capitano R.... uno +tra i più distinti uffiziali della marina inglese e che, finiti i suoi +anni di servizio, si divertì per qualche tempo correndo i mari sul suo +_yacht_; infine, attirato dal dolce clima di quel piccolo arcipelago, +sedotto dalla caccia e dalla pesca tanto copiose in quei paraggi, si +stabilì definitivamente in quella solitudine, ove egli offre un modello +perfetto dell’eccentricità britannica. + +Il capitano R..., che fu l’amico di lord Byron e di Shelley, rivelò ad +Elpis Melena alcune notizie sulla misteriosa morte di quest’ultimo, le +quali sono di grande interesse nella storia della letteratura inglese +del secolo XIX. Noi le riprodurremo, certi di far cosa grata ai nostri +colti e gentili lettori. + +È noto che Shelley, nel luglio del 1822, perì in un naufragio sulla +costa d’Italia, e si aggiunse (la è ormai una credenza consacrata +dalla tradizione) che l’audace autore della _regina Mab_, dei _Cenci_, +e del _Prometeo liberato_, rimase vittima d’una tempesta da lui +volontariamente sfidata. Ora, Elpis Melena, ebbe dalla bocca del +capitano R.... questi ragguagli. + +«La sera prima del fatale avvenimento (le disse il capitano R...) +Shelley assistette meco ad una festa datasi in onor suo e di Byron, a +bordo d’un bastimento da guerra inglese, ancorato davanti a Livorno. +Shelley, dopo la festa, montò in un battello a vela, accompagnato +solamente da un suo amico di nome Williams, e si diresse verso Lerisi, +piccolo villaggio situato sulla costa orientale della baja della +Spezia, e presso cui sorgeva la villa del poeta. Poco dopo ci giungeva +la notizia che i nostri due compatriotti avevano naufragato. + +Io mi portai immediatamente con alcuni amici a Viareggio, ove +trovammo i cadaveri dello due vittime, che il mare aveva rigettato +sulla spiaggia. Ci facemmo tosto un dovere di render loro gli estremi +ufficj; ma i pregiudizj degli Italiani contro la religione protestante +(pregiudizj ancora tenaci in quell’epoca) non ci permisero di dar +sepoltura ai due naufragati, sicchè altro non potemmo fare che +bruciarne i cadaveri. + +Io non dimenticherò mai il sublime spettacolo di questa cerimonia! +(soggiungeva commosso il capitano R....) Venne scelto pel rito funebre +un punto della spiaggia su cui si elevava una gran croce. A noi dinanzi +spiegavasi il mare colle sue belle isole e, di dietro, la catena degli +Apennini chiudeva maestosamente l’orizzonte; a destra e a sinistra +la vista si perdeva entro i cespugli, e gli alberi dal vento marino +stranamente contorti. + +Il Mediterraneo era in perfetta calma; le onde cerulee si spingevano +mormorando sulla sabbia giallastra della spiaggia, e il contrasto di +questa sabbia dorata coll’azzurro cupo del cielo, offriva un quadro +d’una magnificenza di tinte affatto orientale. Noi demmo principio +alla lugubre cerimonia. Le fiamme che consumavano le spoglie dei nostri +due amici, raggiunsero ben tosto la croce, appiedi della quale era la +catasta, di modo che il simbolo cristiano, avviluppato alla base dal +fuoco, apparve per qualche tempo come staccato dalla terra e sospeso +nel cielo. Dal cadavere del poeta togliemmo il cuore, prima che le +fiamme lo incenerissero; più tardi il cuore di Shelley, unitamente alle +ceneri dei nostri due amici, vennero sotterrati a Roma nel cimitero dei +protestanti. + +S’è detto e ripetuto che il mare in quella notte fatale del giugno +1822, fosse agitato dalla tempesta e che Shelley abbia voluto sfidare +gli elementi; altri affermarono che il poeta s’era annegato di sua +volontà. Io affermo che non è vero; non un soffio di vento quella notte +agitava il mare. Piuttosto io credo ch’egli abbia urtato contro qualche +scoglio, o, ciò che è ancor più verosimile, sia stato di nottetempo +violentemente urtato e calato a fondo da qualche bastimento.» + +[45] La _Pineta_ è la più antica, la più bella, la più interessante tra +le foreste d’Italia. La celebrarono Boccaccio, Dante, Dryden e Byron +ecc. Si estende lungo la spiaggia dell’Adriatico al nord di Ravenna, +circa trentacinque miglia; la sua larghezza è da uno a tre miglia. + +[46] Vedi le citate Memorie. + +[47] Con queste parole il maggiore Filippo Migliavacca, pigliava +congedo da me, e da alcuni altri amici, il giorno prima di partire +da Milano per Genova, onde imbarcarsi per la Sicilia. Pur troppo quel +presentimento fu veritiero. + +[48] «Da posteriori notizie ricevute jeri, mercoledì, risulterebbe che +l’_Utile_ ed il _clipper_ americano (il _Charles and Jane_) da esso +rimorchiato, non sarebbero stati catturati nelle acque di Gaeta, ma +poco distante dal Capo Corso. + +«Il capitano d’una fregata napolitana, vedendo l’_Utile_ tanto vicino +da farsi udire, lo salutò in francese, chiedendogli ove fosse diretto. + +«Quelli dell’_Utile_, credendo che la fregata fosse francese, risposero +con fragorose grida: _Vive la France! Vive l’Italie! Vive la Sicile! A’ +bas les Bourbons de Naples!_ + +«A queste grida la fregata napolitana rispose con due cannonate e fece +prigionieri l’_Utile_ ed il _clipper_. (Vedi il giornale l’_Opinione_ +del 21 giugno 1860). + +[49] Vedi St. dell’ins. sic. + +[50] Vedi op. c. + +[51] Dopo la battaglia di Milazzo, cessato il fuoco d’ambo le parti, +il comandante del _Veloce_ ebbe ordine dal dittatore di portarsi nella +rada di Milazzo, ancorando fuori del tiro del castello. Durante questo +tragitto, un capitano mercantile del paese, arrivato a bordo del +_Veloce_, fece scorgere al Liparacchi un brigantino carico di viveri +pei Napoletani, e che attendeva occasione favorevole per disbarcarli. +Il comandante del _Veloce_ ebbe la tentazione di farne preda, ma non +vi potè riuscire, perchè il brigantino, secondato dal vento e dalla +notte, potè accostarsi agli altri legni Napoletani. Giunto alla meta +ed ancorato al porto indicato da Garibaldi, un ajutante di questo +salì a bordo e comunicò al comandante l’ordine di recarsi nel vicino +porto di Milazzo. Egli ubbidì, e levò l’àncora; ma dato il comando, +udì tre colpi insoliti nella macchina della fregata; il cilindro +alla destra erasi rotto, quindi spargimento di vapore a segno che la +macchina rendevasi momentaneamente inservibile. Ma avendo l’àncora +levata, ed il vento venendo da terra, il bastimento s’accostò al +forte, abbenchè subito si fosse dato ordine di far fondo. L’ajutante +si incaricò di riportare l’accaduto al dittatore, e il Liparacchi, +per ridursi col mezzo di rimorchj al porto fissato, lo incaricò, di +mandargli quante barche poteva rinvenire. Molto tempo passò prima +del ritorno dell’ajutante, e frattanto per sollecitare le manovra +stabilita, la fregata erasi di nuovo messa in moto; ma il vento +improvisamente aumentato, la fece ancora fermare. In questa situazione, +nei piloti, ed in tutti gli ufficiali nacque la tema d’essere battuti +dal cannone nemico, e dichiararono essere indispensabile uscire dal +porto, e con le vele prendere la direzione di Palermo. Liparacchi si +oppose a questo consiglio, mostrò quanto ciò fosse imprudente alla +presenza d’un equipaggio formato di coscritti pescatori, e siccome +voleva assolutamente dar corso agli ordini del generale, così fece +ancorare di nuovo non curandosi della opposizione. Tornò l’ajutante +senza i rimorchj, perchè disse non averne trovato, e siccome il +generale dormiva, così era di avviso di ridursi in porto. L’operazione +era difficile e lunga; l’alba spuntava, la fregata, ove fosse stata +scoperta dal castello, sarebbe stata fulminata; non per tanto il +Liparacchi e l’ajutante di Garibaldi insistevano perchè si andasse +avanti, ma l’equipaggio, e gli ufficiali rinnovarono più fortemente le +loro opposizioni. + +Fu allora stabilito di riunire un consiglio di guerra a bordo, non per +discutere sul comando del generale, ma piuttosto per decidere se il +legno era tanto in pericolo da doversi allontanare dall’ancoraggio. +Il comandante, primo ad esporre la sua opinione, disse essere suo +precipuo dovere l’eseguire l’ordine avuto da Garibaldi; che non vedeva +tanto pericolo per la vicinanza del castello, e che giudicava assai più +pericolosa la partenza per Palermo, non potendo usare della macchina. +Fra sette, cinque furono contrari all’opinione del Liparacchi; +l’ajutante partì forse senza riflettere che in quel momento, +rappresentando Garibaldi, poteva imporre l’assoluta sua volontà e +non lasciare alla decisione del consiglio ciò che fosse da farsi. Ne +nacque che il comandante dovette salpare, e con le vele ridursi a breve +distanza dal forte, sempre con la ferma idea di ritornare in porto, +anche affrontando la contrarietà degli uffiziali. + +Due ore dopo, due ufficiali del dittatore vennero a bordo; uno di +essi condusse a terra il comandante del _Veloce_, l’altro rimase sul +bastimento. Il Liparacchi fu condotto alla presenza di Garibaldi; +questi si mostrò molto malcontento dell’accaduto; ma il Liparacchi fece +qualche osservazione, e chiese essere assoggettato ad un consiglio di +guerra. Il suo voto fu esaudito, e dopo alquanti giorni, non solamente +il consiglio di guerra lo dichiarava innocente, ma Garibaldi stesso, +rallegrandosi di quella decisione, lo rimetteva al suo posto, nel quale +continuò a prestar servigj alla patria. (_St. dell’ins. sic._) + +[52] «Ho veduto io con questi occhi (mi diceva il tenente Malagrida che +fece parte della spedizione di Bronte) un contadino lacerare coi denti +una mammella recisa dal petto d’una fanciulla. + +[53] _Expédition des Deux-Siciles_. _Paris_, 1861. + +[54] V. St. dell’ins. sic. + +[55] Anche il maggiore Ferdinando Lecompte, in un suo libro stampato +di recente (_L’Italie en 1860, esquisse des événements militares el +politiques. Paris, 1861_), paga un tributo di ammirazione ai grandi +talenti militari del generale Garibaldi. Manco male! + +[56] Così, ma ben mollemente, parla di quel tiranno il Monnier. + +«De 1848, en quelques jours d’angoisse, le jeune roi s’était changé en +vieillard. Ses cheveux blanchirent tout à coup. Il avait trente-huit +ans. Et depuis lors il n’a plus vécu à Naples. Il a retirè à son peuple +les fêtes et les joies qu’il lui donnait autrefois, jusqu’à la musique +militaire qui égayait son jardin royal tous les dimanches. Il boude, +il sent qu’on ne l’aime pas. Il est plus captif que ses prisonniers +politiques, il est plus exilè que ses proscrits. Il rode tristement +de château en château; il se cache à Castellammare, à Caserte; il +s’enferme l’hiver dans sa forteresse de Gaëte. Il vit misérablement, +sans bonheur et sans plaisir» (M. Monnier, _Histoire de la conquête des +Deux-Siciles. Paris, collection Hetzel_; 1861). + +[57] Morto a Rezzato nel 1859. + +[58] La potenza di Garibaldi sugli animi è veramente grandiosa ed +acquistata coi mezzi più semplici e più naturali. Garibaldi è l’uomo +«senza educazione militare» il «fortunato avventuriere» per gli allievi +delle accademie militari, dalle coste del Piemonte, fino alle coste +della Russia. Ma non lo è per gli uomini che hanno cuore ed intelletto. +Agli occhi d’ogni vero soldato, egli è un gran generale, e come egli +sappia condurre rilevanti masse di truppe sopra un più vasto campo +di battaglia, tuttochè egli adoperi altri mezzi che gli alunni delle +scuole pedantesche, lo dimostrò nello stesso anno alla battaglia +decisiva del Volturno, il 1 ottobre. + +(RÜSTOW; _La guerra italiana del 1860, pag. 163. Milano, 1861_). + +[59] Vedi il capitolo 1 a pag. 10 di questo romanzo. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. + + + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75660 *** diff --git a/75660-h/75660-h.htm b/75660-h/75660-h.htm new file mode 100644 index 0000000..37597ee --- /dev/null +++ b/75660-h/75660-h.htm @@ -0,0 +1,18006 @@ +<!DOCTYPE html> +<html lang="it"> +<head> + <meta charset="UTF-8"> + <title>Uno dei Mille della spedizione garibaldina nel Mezzodì d'Italia | Project Gutenberg</title> + <link rel="icon" href="images/cover.jpg" type="image/x-cover"> + <style> +body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} + +p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} +.blockquote {margin: 1em 5%; font-size: 95%;} +.blockchap {margin: 1em 5% 2em 50%;} + +p.indl {text-align: left; margin-left: 5%;} +p.indr {text-align: right; margin-right: 5%;} +.break-before {page-break-before: always;} +.center {text-align: center; 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Strinse la mano al giovine raccomandando al suo +buon cuore l’orfanella. <i>pag</i>. 26.</figcaption> +</figure> +</div> + +<hr class="pad2 silver"> + +<div class="titlepage"> +<p class="main-t"> +UNO DEI MILLE<br> +<span class="xx-small">DELLA</span><br> +<span class="x-small">SPEDIZIONE GARIBALDINA<br> +NEL MEZZODÌ D’ITALIA</span> +</p> + +<hr class="tiny"> + +<p class="pad2"> +ROMANZO STORICO<br> +<span class="small">DI</span> +</p> + +<p class="pad1 x-large"> +VITTORE OTTOLINI +</p> + +<p class="pad4"> +<span class="large">MILANO</span><br> +<span class="small g">PER FRANCESCO SANVITO</span><br> +1861 +</p> +</div> + +<div class="verso"> +<hr class="mid"> +<p> +Proprietà dell’Editore. — Tip. Guglielmini. +</p> +<hr class="mid"> +</div> + +<div class="somm"> +<hr> +<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> +<hr> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> +</p> + +<h2 id="cap1">CAPITOLO I. +<span class="smaller">Roberto.</span></h2> +</div> + +<div class="poem-container"> +<div class="poem inl"><div class="stanza"> +<p class="i01">Maginaçao os olhos me adormece</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i05"> <span class="smcap">Camoens</span>, <i>Sonetto LXXII</i>.</p> +</div></div> +</div> + +<p> +Sull’insegna d’un’osteria posta all’estremità dell’unica +strada che taglia in due il paesello d’Albese, +c’è dipinto a mezza figura un san Carlo, tanto +brutto che le contadine, pel bene della razza, passano +di là senza guardarlo; un san Carlo vestito di +rosso, colle mani giunte, in atto di chi prega..... +i passeggieri ad entrare, come soleva dire l’oste +profano. +</p> + +<p> +Roberto però non aveva bisogno delle esortazioni +del Borromeo: bastavano quelle del suo stomaco. +Entrò dunque <i>nez-au-vent</i>, odorando gli effluvj che +sfuggivano da un tegame, sola vivanda che riscalducciasse +sul fornello. Liberò le spalle della valigia, +e la buttò sulla tavola unitamente ad una scatola, +nella quale erano rinchiusi i ferri del mestiere, cioè +i colori, la tavolozza, i cartoncini e i pennelli. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> +</p> + +<p> +L’oste accorse veloce — come un ragno al dibattersi +d’un moscherino impigliato nella tela traditrice, — salutando +il giovane col solito: +</p> + +<p> +— Ben arrivato il signore! +</p> + +<p> +— Addio! gli rispose Roberto, gettando via il suo +cappello a larghe tese, e cacciando le dita nella +capigliatura, che nerissima e folta gli scendeva oltre +le orecchie. Senti il mio caro oste... ho fame ho +sete..... +</p> + +<p> +— Benissimo! allora le darò.... +</p> + +<p> +— Quello che vuoi.... Fa tu.... ma spicciati, se no +mi vien male... +</p> + +<p> +— La servo subito! rispose l’oste, e mandando un +suo garzoncello pel vino, s’appressò al tegame, e +scoperchiatolo esclamò: Che roba! voglio mo trattarla +da par suo.... +</p> + +<p> +— Dio te ne renda merito, il mio oste! Vengo da +Como; la è una bella tirata... Ma che strada amena! +che vista! che aria pura!.... proseguiva a dire Roberto +stracciando co’ denti un pane molliccio. Ma le +sue esclamazioni cessarono d’un tratto allorchè l’oste +gli ebbe posto dinanzi il piatto. +</p> + +<p> +«Spento del cibo il natural desio,» il nostro pittore, +acceso un sigaro, uscì all’aperto in un giardino, +dall’alto del quale godevasi la vista di tutto il +piano d’Erba, ingemmato dai laghetti d’Alserio, di +Pusiano e d’Annone, e dal Lambro tortuoso e scintillante +come un nastro d’argento; una delle più belle +viste del mondo! +</p> + +<p> +L’incomparabile panorama è incorniciato a sinistra, +verso oriente, dal monte Barro, solitario, alto, +scosceso, su cui, secondo il Corio, si ridusse Desiderio +re de’ Longobardi sconfitto dalle armi pontificie +<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> +(in que’ tempi i soldati del papa sconfiggevano), +fondandovi una ricca e forte città, come lo provano +anche il Ripamonti e l’Allegranza, e meglio ancora +e i ruderi improntati dallo scalpello lombardo, e varie +lapidi e le antiche chiese de’ paeselli circostanti, che +voglionsi erette da re Desiderio. Oltre il monte Barro, +sorge Monterobbio, celebre perchè nido un tempo degli +Orobj, e più ancora pel nettare celestiale che cola +da’ suoi tralci. Di là si spiegano le verdi ed ineguali +colline che inghirlandano il piano dell’antico Licinoforo +(di cui scrissero Catone e l’inevitabile Plinio); +ora rappresentato dall’umile Incino. Sulle colline +sorgono centinaje di villaggi, ridenti tutti, tra i quali +Alzate, Alzano, Buccinigo, Carcano, Orsenigo, Capiago; +centinaja di ville arieggianti lo stile gotico, +prediletto dalle piante rampicanti; di cascine porticate; +di chiosche legate tra loro da festoni di viti. +Più basso scorgi Parravicino colla sua torre pendente +e più in là Monteacuto ove sorge il castello di Gian +Giacomo Medici (<i>Medeghino</i>), il braccio destro di Francesco +Sforza; e via via, l’occhio scorre il mirabile +semicircolo, di colle in colle, di villaggio in villaggio +e per ultimo s’arresta verso occidente sul solingo +Montorfano. +</p> + +<p> +Dall’alto di un firmamento di lapislazzuli, l’astro +monarca spande la sua benedizione di luce su questa +più ridente e popolosa parte di Lombardia. +</p> + +<p> +Roberto gioiva con tutta l’anima di quello spettacolo. +Beveva a larghi sorsi quell’aria pura, ossigenata, +rispondeva al materno sorriso della natura +con un sorriso di gratitudine; spaziava per l’immensa +curva del cielo, lanciandosi col pensiero oltre +quello; poi ridiscendeva alla terra, seguendo collo +<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> +sguardo il volo dell’allodola, che parea spiccarsi dalle +nuvolette, erranti pel firmamento come candide vele; +rivedeva le colline, i laghetti scintillanti, i paeselli, +i boschetti. Allora la commozione gli traboccava dal +cuore; allora rompeva il silenzio, e, come tutte le +persone sincere e di buon cuore, sfogavasi colle +esclamazioni, coi monologhi. +</p> + +<p> +— Finalmente, diceva allargando le braccia come +chi si trova di rimpetto ad un amico; finalmente ho +anch’io diritto a qualche cosa al mondo... non foss’altro, +all’aria, al sole!... Questo paradiso, m’è almen +concesso di contemplarlo a mio bell’agio.... Oh! +come questo verde mi compensa dell’eterno ed uggioso +aspetto dei tetti e dei campanili di Milano... +la sola vista che mi è permessa dalla finestra della +mia stanza a quinto piano!... Come mi batte il cuore!... +come mi sento snello, vivace, vigoroso... e buono +per giunta!... sì buono! To’! se mi capitasse dinanzi +un poverello (e girava lo sguardo), non lo rimanderei +a mani vuote... Ah! la campagna è un secondo +battesimo... fa bene al corpo... fa bene all’anima... +Se fosse qui la mia Dalia! M’avesse dato ascolto... +Ma no; lei l’ha coll’economia!... Se la fosse qui dico! +Povera creatura!... Inchiodata tutto il dì al tavolino... +Agucchiare, agucchiare... e poi?... Miseria, sempre +miseria!... Viver di pane e latte, per avanzarsi tanto +da vestir pulitina... Come la sarebbe contenta quella +povera ragazza se adesso la fosse con me!... Matta +com’è pei fiori (già la è nata in mezzo ai fiori... +di seta), correrebbe a coglierli qua e là pel giardinetto; +svolazzerebbe come una farfalla, altro fiore +dell’aria.... Le fiorirebbe un po’ del color della salute +su quel suo visino smorto smorto, tanto che par di +<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> +cera... Ma poverina!... Come si fa ad aver le rose in +volto quando s’è costretti a vivere in una bottega, in +fondo ad un cortile stretto stretto, incassato da quattro +piani... Maledetti que’ cortili! par d’essere in un +pozzo!... par d’essere in fondo d’una canna da +schioppo!... Oh, il bel cielo d’Italia! esclamava di +poi sorridendo ai baci della brezzolina d’aprile — Bello +e libero!... Viva Italia!...» e batteva le palme +l’una contro l’altra, sorridendo sempre, mentre negli +occhi gli spuntavano lagrime di gioja. +</p> + +<p> +Alle forti commozioni dei sensi succede di solito +una calma ristoratrice. Le molecole costituenti l’organismo +umano, sospinte e attratte violentemente, +cessato lo stato d’orgasmo, si riordinano come prima +e si acchetano. Questo tramestio è delicatamente voluttuoso +per chi sa cogliere e godere anche le minime +sensazioni gradevoli, le quali, al pari del sorriso, +sono altrettanti fili aggiunti alla gran trama +della vita. +</p> + +<p> +Roberto, sfumato quel primo entusiasmo destatogli +nell’animo dalla pomposa bellezza della natura, sedette +sotto un secolare castagno, sulla cui ruvida +scorza leggonsi tuttora varie iniziali, incise forse (chi +sa da quanto tempo!) da qualche coppia d’amanti. +Il castagno è ancor vivo, e vegeta rigoglioso, mentre +quei Medori innamorati e le loro fedeli Angeliche +sono polvere. +</p> + +<p> +A poco a poco Roberto s’ingolfò ne’suoi pensieri. +Avezzo alla vita contemplativa, dono che la Provvidenza, +in mancanza d’altro più sostanzioso, largisce +alla classe più intelligente e colta de’ poverelli, egli +richiamò intorno a sè tutti i sogni di vita campestre, +coi quali era solito a Milano di passare lunghe ore +<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> +vegliando sdrajato sul lettuccio nella sua cameretta +a quinto piano. +</p> + +<p> +Ma a Milano Roberto era sempre costretto a staccarsi +bruscamente da’ suoi sogni prediletti, fugati +dalla squallida realtà che d’improvviso dalla sottoposta +tettoja gli si affacciava alla finestra. Ora, richiamati +a sè que’ sogni, cercò coll’occhio fra le tante +colline che gli stavano dinanzi, ove posarli e stabilirsi +seco loro. +</p> + +<p> +Un casolare contadinesco, ombreggiato in parte +da due altissimi pioppi e da una minor famiglia d’alberi +e macchioni, ed eretto su di un declivio che finisce +nel laghetto d’Alserio, fermò l’attenzione di Roberto, +il quale, dopo che l’ebbe esaminato per bene, +lo trascelse, impadronendosene addirittura, ahi! coll’immaginazione. +</p> + +<p> +Cominciò immediatamente ad esercitare i suoi diritti +di proprietà coll’aggiungere al rusticale abituro, +un’ala di fabbricato, erigendovi sei camere, tre al pian +terreno e altre tre sopra queste, schierandole a preciso +mezzodì. Aprì sei finestre, che munì tosto di +griglie verdi (Roberto non poteva persuadersi che +si potesse tener griglie d’altro colore); e ammantò +tutto il fabbricato di viti selvatiche, di quelle cui +l’autunno tinge le foglie in rosso. Poi d’un colpo +recise due enormi robinie che intercettavano la vista; +indi disegnò il giardino, che vide di subito verdeggiare +smaltato dei più bei fiori; le dalie poi v’erano +a centinaja. Scelse più in giù un pezzo di terra, e +sbarbicato spietatamente tutto il grano turco che +c’era, ne fece un’ortaglia, la quale tosto popolossi di +peschi, di pruni, di albicocchi, di peri, di pomi, +ecc. ecc. Fissò un altro brano di terreno per coltivarvi +<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> +gli aspàragi de’ quali era ghiottissimo; indi +seminò qui erbaggi, là piantò agrumi, che tosto attecchirono +meravigliosamente e crebbero lussureggianti +a perfetta maturanza. +</p> + +<p> +Roberto, disposto il giardino e l’orto, entrò nella +sua nuova dimora. Scelse una camera, la più gaja, +per lavorarvi; la mobiliò, la adornò a modo suo, +appendendo alle pareti armature, quadri, pipe ed un +coccodrillo imbalsamato. Dopo allestì la sala da +pranzo; poi la cucina, nella quale aprì un ampio +camino, ai cui lati, sotto una vastissima cappa, pose +due comode panche. +</p> + +<p> +— Qui sotto, diceva fra sè Roberto, passerò le +ultime sere d’autunno, sedendo coi fidi amici intorno +al fuoco. Chiacchierando e fumando arrostiremo marroni, +che inaffieremo col vin bianco fatto da me... Diavolo! +e la cantina? Eccola bell’e in ordine... A proposito! +(continuava) sarà bene ch’io mi pigli anche quella +collinetta là; vo’ coltivarla a vigneti.... Benissimo!... +Ma non parlatemi di comprar altri terreni! Io non voglio +impicci... Poi non avrei cuore di veder soffrire i +contadini... finirei col farli star meglio di me... e +allora mi rovinerei in poco tempo. No, no!.... mi +basta il giardino, l’orto e quella collinetta là.... +Ecco! è il tempo della vendemmia. Io sono là vestito +così alla buona, con un gran cappellaccio di +paglia in testa. Mentre sono in faccende intorno +alle tinozze, arriva un legno... Oh gioja! sono gli +amici!... c’è anche Dalia con loro... No, piano! +Dalia è meglio che venga da sè.... anzi sarà già +con me.... Gli amici, vedendomi con quell’ombrello +in capo, colle vesti e la faccia dipinte di mosto, +ridono...; io li abbraccio. Essi gridano, strepitano, +<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> +hanno fame, hanno sete. Presto, Dalia! presto, Caterina +(Caterina sarà una buona massaja, incaricata de’ servizi +grossolani e dell’educazione dei pollastri), torcete +il collo ad una dozzina dei vostri bipedi allievi... +Presto, presto!... Ecco si dà in tavola; si mangia, si +beve allegramente, poi si va a dormire. Alla mattina, +gita sul laghetto. Ora che ci penso! bisogna aprire +un viale fino al lago... Eccolo fatto!... un bel viale +incassato fra due siepi di gelsomini... Ora in barca... +Ma gli amici preferiscono di andarsene a caccia; io +mo resto, chè preferisco la pesca. Dicono che la +lenza sia un ordigno, ad una estremità del quale è +attaccato un pesce e all’altra un imbecille... Ebbene! +io amo la pesca colla lenza, e non sono un imbecille!... +Il divertimento del pescare sta negli accessorj... +Io sono artista, e me la godo collo star seduto +in riva al lago, sotto gli alberi, soletto ben inteso, chè +solo non mi annojo mai... Ecco il mio divertimento! +Se piglio un pesciolino, è un di più... Avrò poi con +me un magnifico cane di Terranova, che non mi abbandonerà +mai...» +</p> + +<p> +Un malaugurato lenzuolo, che una contadina distese +ad asciugare su d’una funicella tirata fra due pali +proprio dinanzi a Roberto, togliendogli repentinamente +la vista della sua nuova villeggiatura, lo scosse da +quella dolce contemplazione, e fugò brutalmente i suoi +sogni, che sparvero come uno stormo di passeri allo +scoppio d’una schioppettata. Roberto si guardò intorno, +riconobbe l’osteria; si rammentò dov’era. Accortosi +poi che il sole era già alto, aggiustò i suoi conti +coll’oste, e riprese il suo cammino verso Asso, ove +doveva fermarsi un pajo di giorni presso un suo +compagno. Quando fu all’aperto, trasse il borsellino, +e vuotatolo su d’una palma, noverò i denari. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> +</p> + +<p> +— Diavolo! sclamò fermandosi, si sono squagliati +come la neve al sole. Mille franchi in quindici dì!... +Ma già se non ci sono, è segno che li ho spesi... +Tanto meglio!... Lavorerò e ne guadagnerò degli +altri... Se in quest’anno ho venduto due quadri, nel +venturo ne venderò quattro. Intanto non mi restano +che poche lire pel ritorno... Ma! il conto è subito +fatto... Cinquecento lire gettate via a pagare i debiti... +poi il cappellino, lo sciallo e il vestito a Dalia... Essa +non voleva accettarli ad ogni costo, ma quando li +ebbe, com’era contenta!... Povera creatura!... E i +colori che ho comperato, li conti per niente? e i pennelli, +le tele, ecc. ecc. Poi, diciamolo qui fra me e te, +Roberto, sono otto giorni che te ne vai gironzando +e spendendo allegramente, invece di studiare dal vero +come avevi fissato di fare.... Ebbe ragione Dalia +di voler scommettere che non avrei nemmeno toccato +un pennello... Che importa! se non ho lavorato, +lavorerò... Evviva noi!» e canterellando continuò a +camminare di buon passo. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> +</p> + +<h2 id="cap2">CAPITOLO II. +<span class="smaller">Un avanzo di Russia.</span></h2> +</div> + +<div class="poem-container"> +<div class="poem inl"><div class="stanza"> +<p class="i01">Pappate, pappate... si scanna per voi...</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i12"> <span class="smcap">Giusti</span>.</p> +</div></div> +</div> + +<p> +Milano, il 18 febbrajo 1812, popolata com’era da +tanta uffizialità, gavazzò più mattamente del solito. +Appunto in quel dì tutte le trattorie e le bettole +suburbane erano gremite di gaudenti. Numerose succedevansi +le mascherate folleggianti; la plebe s’urtacchiava +per le strade avvinazzata; chè allora il vino +costava poco più della fatica di berlo; tutti poi mostravansi +esaltati dalla speranza di una libertà promessa +e non mai data. +</p> + +<p> +Da porta Nuova moveva lunga una fila di carrozze +signorili verso la <i>Cascina de’ Pomi</i>, in allora ritrovo +del bel mondo. In una di queste sedeva una brigatella +di uffiziali e di donne, le quali all’abito ed ai modi, +parevano appartenere ad una classe sociale un pochino +equivoca. In compenso erano belline, gaje oltremisura, +e dispostissime a pigliar congedo filosoficamente, cioè +<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> +col bicchiere in mano, da’ loro amorosi, chiamati a +partire il dì dopo per una misteriosa spedizione dalla +dispotica voce di Napoleone I. +</p> + +<p> +Capo della brigatella appariva un capitano dei Veliti; +a lui specialmente erano rivolte le occhiate più provocanti, +a lui i sorrisi più graziosi delle dame. Infatti +il capitano Bernardo **** era l’anfitrione della festa, +cioè quello che ne pagava le spese. La notte prima +egli aveva vinto alla <i>roletta</i> una buona manata di +zecchini. Era dunque giusto che ne spendesse almeno +due terzi cogli amici e col gentil sesso, il quale, +generalmente parlando, quanto si mostra restìo nel +dividere co’ maschi le pene della vita, altrettanto è +pronto nel reclamare la sua porzione di piaceri. Così +dicono la pensassero le donne nel 1812.... ma adesso +gli è un altro pajo di maniche. +</p> + +<p> +Reduci dalla <i>Cascina de’ Pomi</i>, il capitano Bernardo +e la compagnia, smontarono ad una osteria, la quale +sussiste tuttora fuori di porta Garibaldi. Ufficiali e +signorine salirono ad una sala al primo piano; Bernardo +si fermò coll’oste ad ordinare il pranzo. +</p> + +<p> +Approfitteremo di questo momento solenne, per +dare a’ nostri lettori uno schizzo biografico del +capitano. +</p> + +<p> +Bernardo **** era nato all’ombra del nostro Duomo +(e precisamente in una casipola situata fra le ortaglie, +e confinante al nord colla chiesa di San Celso e al +sud col bastione), l’anno 1782, da poveri ma onesti +genitori. A vent’anni, nei bei tempi della repubblica +Cisalpina, stufo di esercitare la paterna professione +di giardiniere, gettata la zappa pel fucile, si era +fatto soldato. Nella primavera del 1806 aveva seguito +re Giuseppe nella spedizione del regno di +<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> +Napoli. Tornò glorioso coi galloni di sergente, ed +una costola sfondata, la quale ad ogni capriccio atmosferico +gli ricordava con gioja di Michele Pezza detto +<i>fra Diavolo</i>, e de’ suoi seguaci. +</p> + +<p> +Nel 1808 passò in Ispagna; perdette due dita della +mancina all’assalto di Hostalvico, e n’ebbe in compenso +dal generale Pino le spalline. Prese parte a +tutta quella memorabile campagna, nella quale gli +Italiani sprecarono tanto sangue; e promosso a capitano, +ritornò in patria insieme agli avanzi dell’armata +italiana del general Lechi. Erano entrati in Ispagna +in numero di oltre trentamila, e ripatriavano +in meno di novemila. +</p> + +<p> +Arrivato a Milano, chiese conto della sua famiglia, +ma non rinvenne che una sorella, Dorotea, minore +di lui d’un dieci anni. I genitori dormivano +da un pezzo nel <i>Gentilino</i>. Quanto a Dorotea, chiestone +informazione, n’ebbe in risposta ch’era meglio +perderla che trovarla. Bernardo si fece rosso in viso, +scaraventò una bestemmia in francese, e non cercò +più in là. +</p> + +<p> +Ora torniamo al 18 febbrajo 1812, e alla nostra brigata, +la quale desinò allegramente tra brindisi innumerevoli. +Basti dire, che il capitano Bernardo, da +quel buon Italiano che era, volle riparare in quel dì +all’ingiustizia degli sciupacalamaj francesi verso i prodi +nostri compaesani che tanto si distinsero nelle guerre +di Spagna, con altrettanti brindisi in loro onore. +Così vennero salutati Lahoz, Fantuzzi, Pino, Teullié, +Balabio, Fontanella, Rossignoli, Porro, Pittoni, Palombini, +Fontana, Mazzucchelli, Giflenga, Del Fante, +Alari, Corner, Battaglia, Banco, Crovi, Geraldi, Pignatelli, +Borelli, Rossetti, Giuliano, Rossi, Vacani, +<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> +Bertoletti, Severoli, Bianchetti, Santandrea, Ceroni, +Coleoni, Peyri, Conca, ecc., ecc. +</p> + +<p> +Il capitano Bernardo, accorgendosi che i suoi camerati +andavano frugando nella mente in cerca di +altri nomi per festeggiarli con nuovi brindisi, stimò +prudente di scendere a pagar lo scotto, <i>intanto che +ci si vedeva</i>, prima che l’oste, approfittandosi della +nebbia che offuscava i commensali, avesse a scrivere +i 6 colla coda ingiù, come diciamo noi Milanesi. +Pagato, stava per risalire alla brigata, quand’ecco +giungere a spron battuto un ussero, latore +di un viglietto. +</p> + +<p> +Bernardo legge il biglietto, ed esclama: +</p> + +<p> +— Diavolo!... mi chiamano alla caserma... Vado a +salutare gli amici... Ehi! oste!... fa portare una mezzetta +di vino a quell’ussero...» Così dicendo salì le +scale, ed entrò dagli amici. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Mi allontanerei di troppo dall’argomento se narrassi +ora della famosa spedizione di Russia, descrivendo +gli strazj che spensero tante migliaja di vite +nella ritirata dopo l’incendio di Mosca<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>. I pochi +scampati dal gelo, dal fuoco, dalla fame, dalle +ance dei Cosacchi<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>, si fecero quasi tutti ammazzare +<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> +di poi nelle battaglie di Lutzen, di Wurtchen, di +Bautzen, nelle quali la vittoria parve perfidamente +sorridere all’incorreggibile divoratore d’uomini, per +poi stramazzarlo a Lipsia e a Waterloo. +</p> + +<p> +Nel 1815 l’Austria, vista spazzata la strada, spedì +Bellegarde a riprendere la Lombardia e la Venezia. +Bellegarde entrò pacificamente tra le scappellate dei +nostri babbi. L’esercito italiano, com’era naturale, +venne sciolto. «Molti uffiziali cercarono fortuna altrove, +come Ventura che andò a sistemare gli eserciti +del re di Lahor, nelle Indie; Codazza, che nelle +repubbliche dell’America meridionale fece da ingegnere +e colonizzò l’alta regione della Cordiliera di +Venezuela, e così altri.» Alcuni barattarono l’uniforme, +indossando la bianca livrea de’ nuovi padroni; altri +invece, fedeli ai loro principj, preferirono l’amarissimo +pane della miseria alle lecornie della corte vice-reale +austriaca. Fra questi ultimi va annoverato il +capitano Bernardo. +</p> + +<p> +Caduto prigioniero dei Russi nelle vicinanze di +Smolensko e tradotto a Pietroburgo, ebbe gelata una +gamba; amputato, guarì. In compenso il destino fe’ +sì ch’ei desse nel genio d’un magnate di quella città, +il quale trasse partito delle cognizioni orticole del +povero prigioniero, mandandolo ad attendere a certi +suoi poderi nella Volinia. Fra le tante e svariate +speculazioni, la migliore è quella di conservarsi sempre +galantuomo. Bernardo osservò scrupolosamente +questo precetto, e migliorò d’assai la sua condizione. +Dimorò in Russia per ben quindici anni e quando, +<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> +mortogli il padrone, fece ritorno in patria, e si trovò +possessore di un po’ di ben di Dio (frutto delle sue +fatiche e di una sottile economia), col quale sperava +di camparla per benino gli ultimi anni della sua vita. +</p> + +<p> +Il gennajo del 1827, Bernardo rivedeva la guglia +del Duomo. Egli toccava allora i quarantacinque anni; +ma le ferite, gli strapazzi, il clima inospitale, gli +avevano affievolito il corpo, invecchiandolo anzi +tempo. +</p> + +<p> +Prima cura di Bernardo fu di chieder conto di +sua sorella Dorotea, l’uggia per la quale gli era +stata scemata dalla lontananza. La trovò vedova, con +tre creature, miserabile e ubbriaca per giunta. Le +carezze di que’ fantolini ebbero virtù di disarmare +la collera dell’onesto soldato e di fermarlo sulla soglia, +mentre stava per andarsene stomacato. Il dì +appresso la trista femmina chiese perdono al fratello; +giurò, spergiurò che per l’avvenire non avrebbe +assaggiata una sol gocciola di vino, e tanto disse e +promise che Bernardo alla fin fine consentì di convivere +colla famigliuola. Per tal modo cresciute le +spese, dovette pensare ad aumentare, lavorando, +l’entrata. Prese a pigione un pezzo di terra oltre San +Calocero, confinante col fossato che lambe il bastione +tra la porta Ticinese e la Vercellina, ora Magenta; assoldò +un contadino, il quale lavorò quel terreno, scompartendolo +in tante ajuole; fece costrurre una piccola +serra; la popolò di erbe odorose e di fiori, e in capo +ad un mese potè far dipingere sulla porta della +sua abitazione un enorme mazzo di rose, larghe come +cavoli, sotto cui fe’ scrivere a caratteri cubitali: +<i>Qui si vende fiori anche in mazzo</i>. +</p> + +<p> +Unitamente ai fiori pensò a coltivare i suoi nipotini, +<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> +i quali all’infuori delle busse che loro prodigava la +madre quand’era brilla, non conoscevano educazione +di sorta. Bernardo cominciò col ribattezzarli, sostituendo +ai nomi di Antonio, Giuseppa e Gaetana, +quelli più poetici di Nasturzio, Ortensia e Dalia, incorporando +di tal modo i nipotini nella gran famiglia +delle piante e de’ fiori posti sotto la sua custodia. +</p> + +<p> +Dorotea tenne la parola; solamente al vino sostituì +l’aquavite. Bernardo gridò, bestemmiò, minacciò, +ma inutilmente. Dorotea ogni mattina prometteva di +metter giudizio, poi alla sera dondolava in cimberli. +Che fare? Cacciarla, privare que’ bambini della loro +madre? Cacciarla!... ma dove si sarebbe arrestata +quella sciagurata, posseduta dal demonio dell’abitudine +degenerata, incancrenita, in vizio, in bisogno, +senza mezzi per procacciarsi di che soddisfarlo? +Avrebbe finito col rubare... o peggio; e allora che +sarebbe avvenuto dell’onor della famiglia? E Bernardo +ci teneva all’onore, più che alla vita. Temendo +di peggio, si rassegnò e la ritenne presso di +sè. Volle però mutare il nome anche a lei (era la +sua mania), e la chiamò Ruta. +</p> + +<p> +Il dopodesinare d’una domenica, Bernardo condusse +i suoi nipotini a passeggiare fuori di porta +Comasina (Garibaldi adesso). Era la prima volta che +visitava quella parte della città, dopo il suo ritorno +dalla Russia. Rivedendo que’ siti, a poco a poco gli +tornò alla memoria l’ultimo carnovale, la scarrozzata, +gli amici, le facili damine, e finalmente il pranzo. +Tosto gli nacque la voglia di rivedere anche l’osteria. +Vi entrò infatti, preceduto dai fantolini che, vista +l’insegna, saltellarono per la gioja. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> +</p> + +<p> +Bernardo, entrato in cucina, trovò tutto a posto, +come quindici anni prima. Nulla v’era di mutato +tranne il cuoco, il <i>caporale</i> e i camerieri. L’oste, +ritto dietro il banco, appariva un po’ invecchiato; +però, a malgrado de’ capelli brizzolati di bianco, egli +era tutt’ora rubizzo, calmo, come tutti coloro che +non ebbero mai a che fare colle passioni che tribolano +il più degli uomini. Salutò macchinalmente i +sopragiunti levandosi il berretto, e pronunciando il +solito: Servite il signore!... +</p> + +<p> +Bernardo chiese una bottiglia di vin d’Asti, che +gli venne tosto arrecata, unitamente ai <i>navicellini</i>. +Mentre i ragazzi sbocconcellavano, Bernardo guardava +fisso fisso l’oste, meravigliando di non esser +riconosciuto, ciò che a lui, poveretto, pareva cosa +naturalissima. Visto però che l’oste punto non gli abbadava, +risolse di rompere lui il ghiaccio, e lo chiamò: +</p> + +<p> +— Un’altra bottiglia? chiese l’oste, pronto come +un baleno. +</p> + +<p> +— No, grazie!... voleva... Dite un po’ (e sorrideva): +non mi conoscete più?» L’oste accennò col +capo di no. +</p> + +<p> +— Diavolo!... pare impossibile, proseguì Bernardo +umiliato; capisco che ne son passati degli anni... +ma però... Non vi ricordate di un certo pranzo... +ma! coi fiocchi... al tempo dei Francesi... un certo +pranzo... qui sopra, nella sala verso strada.... +C’erano degli uffiziali, delle donnette... Ma che +pranzo!... lo so io cosa m’è costato!... Ma allora +non si badava a spendere... Ehi!... parlo del 1812, +nientemeno! +</p> + +<p> +— Mi pare! sclamò l’oste raccapezzandosi, mi +pare! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> +</p> + +<p> +— Proprio il dì prima che si partisse per la spedizione +di Russia... Era di carnevale... +</p> + +<p> +— Ah! sì, sì... ora me ne ricordo... Ha pagato +un capitano... +</p> + +<p> +— Son io quello! disse trionfalmente Bernardo, e +alzatosi porse il suo bicchiere all’oste. +</p> + +<p> +— Oh!... troppa degnazione... Alla sua salute... Mi +rallegro tanto di rivederlo sano e disposto... Dopo +quel che è successo può chiamarsi fortunato... +</p> + +<p> +— Oh sì!... rispose Bernardo, e cominciò a narrare +le sue avventure ai circostanti, e all’oste che +intanto era tornato a trincerarsi dietro il banco. +</p> + +<p> +Finalmente Bernardo, stimolato dai suoi nipotini, +i quali, non avendo più nulla da rodere, volevano +uscir all’aperto, alzossi e accostatosi al banco ficcò +l’indice e il pollice nel taschino del suo <i>gilet</i>, chiedendo +a quanto ammontasse il suo debito. +</p> + +<p> +— Trentotto soldi... +</p> + +<p> +— Ma l’Asti non ne costa che trenta, mi pare... +</p> + +<p> +— Sissignore... trenta soldi per l’Asti, e otto soldi +per quella tal mezzetta che lei ha fatto portare all’ussero... +Si ricorda?... proprio in quel dì del +pranzo...» Così dicendo porse dinanzi a Bernardo +un vecchio libraccio bisunto ov’erano annotati i +crediti del 1812<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>. +</p> + +<p> +A tanto prodigio di memoria e di pidocchieria, io +avrei gettate le braccia al collo al degno Svizzero, +proclamandolo il re della specie, il genio del <i>brugnonismo</i>. +Bernardo invece si sentì tanto umiliato, sconcertato +da averne bagnate le pupille. Pagò, abbassò +il capo, e pigliati per mano i bambini, uscì senza +<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> +tampoco rispondere all’oste, il quale con tutti i vezzeggiativi +del mestiere, gli raccomandava di onorarlo +spesso delle sue visite. +</p> + +<p> +Col passar degli anni le faccende del povero Bernardo +travolsero alla peggio. Nasturzio ed Ortensia +ebbero la vita de’ fiori; morirono l’un dopo l’altra +di quei sottili malori che avvelenano tanti bambini; +malattie arcane, che procedono sicure in lor cammino, +falciando esistenze a destra e a sinistra, perchè +noncurate gran fatto dalla scienza, la quale pare +abbia ceduto l’incarico di studiarle alle Compagnie +d’assicurazione delle vite. +</p> + +<p> +Cinque anni dopo la loro madre morì <i>di delirium +tremens</i>, la fine dei bevitori di alcoolici; morì, dopo +d’aver colla sua vita disordinata dilapidato il poco +peculio raggranellato dal fratello coll’industre pazienza +d’una formica. +</p> + +<p> +Infine, al fianco del vecchio capitano, affranto dalle +tribolazioni, dalle malattie e dagli anni, non era rimasta +che Dalia, svelta e graziosa giovinetta di diciassette +anni e che, fin da piccina, era stata allogata presso +una modista. Dalia, durante il suo noviziato, aveva +apprese molte cognizioni indispensabili per riuscire +una perfetta <i>madamina</i>. Aveva imparato a vestir pulitina +con poche aune di percallo; a desinare con polenta e +latte, ma a non uscir di casa senza guanti, o mal calzata; +a sentirne d’ogni risma in fatto di maldicenza, allorquando +a <i>scuola</i> le madamine, diremo così, laureate, +snudavano spietatamente i rigiri delle avventure; e, +uscendo collo scatolone dietro la madamina, a fermarsi +ad una rispettosa distanza, quando questa veniva +incontrata da qualche vagheggino; e infine a +seguire il codice del proletariato ed a pigliar la vita +<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> +com’ell’è, paga dell’oggi, senza infastidirsi gran che +del domani, che l’avvenire è in man di Dio. +</p> + +<p> +Così era cresciuta Dalia, senza che fin’allora alcuno +avesse potuto affibbiarle la massimaccia di Larochefoucauld: +Esservi poche donne oneste che non +si stanchino del lor mestiere. +</p> + +<p> +Bernardo da tempo languiva nel letto: i suoi +giorni erano noverati. Dalia, tornando dalla <i>scuola</i>, +saliva le scale col cuore serrato; apriva l’uscio della +cameretta ove giaceva lo zio, e prima di inoltrarsi +lo fissava in volto, trattenendo il respiro, spiando +se fosse ancor vivo. +</p> + +<p> +Una mattina, la giovinetta venne svegliata di soprassalto +da un lungo gemito. Balzò tosto dal letto +e indossata in fretta in fretta una gonna, corse dallo +zio, che la guardò cogli occhi imbambolati e senza +movere la testa. +</p> + +<p> +— Oh, Signoriddio! gridò Dalia sciogliendosi in +lagrime. Egli muore... e io son qui soletta... Come +fare adesso!... come chieder ajuto!...» Così dicendo +stringeva tra le sue braccia la testa del vecchio, +baciandone e ribaciandone i bianchi capelli, e chiamandolo +coi più dolci nomi. Quando Dio volle Bernardo +diè segno di vita; girò intorno gli occhi; riconobbe +la nipote, e sorrise. +</p> + +<p> +— Coraggio, la mia tosa, coraggio!... mormorò +di poi con voce tanto fioca che Dalia, per raccoglierla, +dovette posare l’orecchio su quelle fredde labbra. +</p> + +<p> +— Io me ne vo.... a trovare i miei compagni +d’armi... che m’aspettano da un pezzo... Finisco +di patire... Ho vissuto anche troppo... Ma tu, poverina, +che farai sola al mondo?... Io non ti posso lasciar +nulla... nulla affatto!... M’hanno consumato +<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> +tutto...» E ammutiva soverchiato dalla commozione. +</p> + +<p> +Dalia, confortatolo come meglio seppe, volle profittare +della calma che in quel momento appariva +nella fisonomia del vegliardo, per uscire a chieder +soccorso e assistenza a qualche vicino... +</p> + +<p> +— Torno subito, zio. Qualcuno troverò. +</p> + +<p> +Bernardo crollò il capo sorridendo mestamente alla +giovinetta, come volesse dire: Chi vuoi che s’abbia +ad incomodare per un vecchio che muore.... in +miseria? +</p> + +<p> +— No, no, zio; lasciami fare... Non c’è un momento +da perdere... Chiamerò quel giovine che sta qui +sopra noi... quel pittore... Pare un buon diavolo... +È sempre nelle nuvole colla testa... ma deve aver +buon cuore... Abbi pazienza, zio!... In due salti sono +di ritorno...» +</p> + +<p> +Così dicendo uscì dalla camera; veloce coma una +rondine salì una scaletta, e giunta ad un uscio contornato +di ritratti grotteschi schizzati col carbone, +picchiò replicatamente. +</p> + +<p> +— Chi è? chiese una voce. +</p> + +<p> +— Favorisca ad aprire... ma subito subito per +l’amor di Dio... +</p> + +<p> +S’intese un tonfo, come d’uno che balzi dal letto; +poi una pedata; il catenaccio rugghiò, e dall’uscio +semischiuso fece capolino Roberto, il quale vista la +giovinetta esclamò: +</p> + +<p> +— Ah! è la bella biondina!... +</p> + +<p> +— Scusi se la disturbo, rispose Dalia abbassando +gli occhi ed arrossendo al vedere che al giovane +mancavano molte parti del vestito e non le meno +importanti. Il mio povero zio sta morendo... Io mi +trovo sola in casa... Non ho nessuno che m’assista... +Mi faccia lei questa carità... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> +</p> + +<p> +— Subito subito... Diavolo! è un dovere... La +vada pure da suo zio... Un minuto e sono da lei... +</p> + +<p> +Roberto postosi indosso un vecchio cappotto militare +che gli faceva le veci di veste da camera e di +coperta, in un attimo fu al letto del moribondo, che +lo ringraziò con un’occhiata. +</p> + +<p> +Roberto e Dalia passarono tutto quel giorno e gran +parte della notte accanto al lettuccio di Bernardo. +Dalia, non trovandosi più sola, potè uscire in cerca +di un medico e tornare con lui. Ma l’arte nulla poteva +per il povero vecchio, e il medico nel congedarsi +disse parole di conforto e di speranza alla piangente +giovinetta, ma a Roberto che lo accompagnò sul +pianerottolo, dichiarò senza reticenze che Bernardo +non avrebbe veduto il dimane. Infatti al primo bagliore +antelucano, il vecchio rendeva l’anima nelle +braccia di Roberto e di Dalia. Le ultime parole del +morente furono dirette al giovine, al quale strinse +la mano raccomandando al suo buono cuore l’orfanella. +</p> + +<p> +Da quel giorno i due giovani si rividero spesso. +La schietta intimità che li univa, prese grado grado +maggiore intensità e forza. Si amavano già senza +che nessun di loro avesse parlato d’amore. Un +giorno Roberto aprì sorridendo le braccia e la giovinetta +vi si lasciò cadere, nascondendo sul petto +del giovane il rossore che le infocava il viso. +</p> + +<p> +Così il convolvolo debole ed errante fra gli sterpi +e i roveti, s’attortiglia intorno all’albero protettore, +inghirlandandolo colle variopinte sue corolle. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> +</p> + +<h2 id="cap3">CAPITOLO III. +<span class="smaller">L’incontro.</span></h2> +</div> + +<div class="poem-container"> +<div class="poem inl"><div class="stanza"> +<p class="i01">Siam stretti ad un patto.</p> +</div></div> +</div> + +<p> +Che i gendarmi della letteratura, vogliam dire i +critici, ci perdonino se nel capitolo precedente ci +dilungammo alquanto dal soggetto, risalendo fino al +1815 e più in su ancora. Abbiamo le nostre ragioni +per giustificare questa scappatella; il seguito del +racconto lo proverà. D’altronde è bene il richiamare +alla memoria dei nostri giovani le guerre combattute +dai padri nostri, o per sostenere l’insaziabile +ambizione di un despota, o per soffogare nel sangue +le diverse nazionalità che tentavano rizzarsi e riaversi +al soffio dell’aura provocatrice di libertà che +spirava nel principio di questo secolo. Confrontate +quelle guerre con quelle che noi combattemmo in +questi ultimi anni, e combatteremo fra poco, ci sentiamo +animati da un giusto orgoglio che ci fa esclamare: +Le nostre vittorie non costarono lagrime che +ai nostri nemici. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> +</p> + +<p> +I nostri fratelli che morirono sul campo col grido +di viva l’Italia, ebbero onorate sepolture; il racconto +delle madri, pie custodi delle tradizioni, e la stampa, +più ancora del marmo e del bronzo, renderanno imperituri +i loro nomi. +</p> + +<p> +Questo è il premio serbato a chi muore pel bene +del proprio paese. Che serbi il tempo a coloro che +sparsero, benchè eroicamente ed in buona fede, il +loro sangue obbedendo ai capricci del dispotismo, +l’avete veduto nella morte del capitano Bernardo; +l’oblio. +</p> + +<p> +Ora che ci siamo giustificati, ripiglieremo il filo +del racconto. +</p> + +<p> +Roberto con passo spigliato e veloce proseguiva +canterellando il suo cammino. Oltrepassato Bucinigo +(Buco-iniquo, dicono i cronisti), ad uno svolto della +strada, vide venirgli incontro, sullo stesso sentiero +laterale oltre i paracarri della via maestra, un giovine +contadino, il quale, benchè dimenasse un po’ +troppo le braccia camminando, pure aveva l’aria e +il portamento d’un soldato. A Roberto quella fisonomia, +mano mano gli s’approssimava, non pareva nuova: +</p> + +<p> +— Quella ciera là l’ho veduta altre volte di sicuro! +diceva fra sè... Ma ora non mi raccapezzo... +Al modo con cui va, colui dev’esser stato o bersagliere.... +o garibaldino.... Non c’è a dubitarne...» e +guardava fisso. +</p> + +<p> +Il contadino intanto s’avanzava celeremente. Egli +aveva una di quelle fisonomie aperte, sorridenti, +simpatiche, che pajono dire al prossimo: Vogliami +bene ch’io te ne vorrò... Portava dietro alle +spalle un fagotto appeso ad un bastone che teneva +impugnato come se fosse un fucile e, ad armacollo, +<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> +un cilindro di latta, di quelli usati dai soldati a custodia +delle loro carte. +</p> + +<p> +Anche al contadino la fisonomia di Roberto non +era nuova. +</p> + +<p> +— Chi sarà quel giovine? diceva tra sè; l’ho veduto +di sicuro in qualche altro sito... dove poi, +indovinalo grillo! Se ne son vedute tante l’anno +passato delle faccie di giovani!... +</p> + +<p> +Giunti che furono a pochi passi l’un dell’altro +s’arrestarono, fissandosi senza dir parola. Il contadino +sorrise e, trattosi il berretto, ruppe pel primo +il silenzio. +</p> + +<p> +— Mi pare... e non mi pare... +</p> + +<p> +— Perdio! pare anche a me... ma non so... rispose +Roberto sorridendo anche lui... Tu m’hai +l’aria di un garibaldino... +</p> + +<p> +— Lo sono stato difatti... E anche lei... +</p> + +<p> +— Anch’io sì... +</p> + +<p> +— Con Medici? +</p> + +<p> +— No, io era con Bixio. +</p> + +<p> +— Fa lo stesso... Ah! adesso mi ricordo!... lei è +quel pittore che, intanto che bolliva il rancio, faceva +i ritratti agli amici. +</p> + +<p> +— Precisamente!... +</p> + +<p> +— Vede lei se ho buona memoria!.. +</p> + +<p> +— Diavolo! è vero... +</p> + +<p> +— E di me non si ricorda?... M’avrà veduto di +sicuro... e chi sa quante volte... +</p> + +<p> +— Sarà benissimo; ma che vuoi! fra tante fisonomie +si perde la bussola... +</p> + +<p> +— Mi dica un po’... Ha conosciuto lei l’anno scorso +certo Federico ***?... Quello che stava sempre sempre +<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> +insieme al povero Giuliano ****, morto a Brescia, +dopo l’affare di Treponti<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>. +</p> + +<p> +— Altro che conoscerlo!... Federico *** è mio amico... +</p> + +<p> +— Ebbene, io era l’<i>ordinanza</i> del signor Federico... +cioè intendiamoci! Quando aveva fatto il mio dovere +come soldato, nè più nè meno degli altri, accudiva +alle faccende del signor Federico, pulendo gli abiti, +le armi... +</p> + +<p> +— Oh! corpo d’un cannone! sclamò Roberto; ora +mi ricordo...» Così dicendo afferrò la faccia del +contadino, e fissatolo di bel nuovo esclamò: È proprio +lui! To’! chi mi avrebbe detto che oggi doveva +incontrare il nostro Valentino! +</p> + +<p> +— Vede lei... +</p> + +<p> +— Eh! al diavolo il <i>lei</i>! Siamo o non siamo... +</p> + +<p> +— Sia pure... e viva l’Italia!... +</p> + +<p> +— E si può sapere dove sei diretto? +</p> + +<p> +— Al mio paese... +</p> + +<p> +— Ma tu, Valentino, se ben mi ricordo, non sei +di queste parti, ma del Lago Maggiore... +</p> + +<p> +— Sì, son d’Angera... o almeno di lì presso... +</p> + +<p> +— Come diavolo ti trovo qui nel cuor della +Brianza? +</p> + +<p> +— Mi ci ha mandato il signor Federico... +</p> + +<p> +— A fare? +</p> + +<p> +— A distribuir lettere. +</p> + +<p> +— Che! fai il porta-lettere? +</p> + +<p> +— Sicuro! Me ne ha date più di trenta; ed io le +ho ricapitate tutte, in due giorni... Indovina un +po’ — continuava ridendo Valentino — a chi erano +dirette quelle lettere... +</p> + +<p> +— Ma! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> +</p> + +<p> +— Erano dirette a persone di tua conoscenza... +</p> + +<p> +— Spiegati. +</p> + +<p> +— Ai nostri compagni d’armi. Capisci ora? +</p> + +<p> +— Diavolo, diavolo! L’affare si fa serio... Fammi +un po’ il piacere di spiegarti meglio. +</p> + +<p> +— Volentieri! Ma sediamci, chè questo star fermo +su due piedi mi stanca più che il camminare... +</p> + +<p> +I due giovani s’inoltrarono per un sentieruzzo che +sboccava sulla strada maestra; poi, entrati in un +campo, sedettero all’ombra d’un gruppo di salici. +</p> + +<p> +— Ah! così si sta meglio!» sclamò Valentino levandosi +dalle spalle il suo fardelletto e posandoselo +a canto. +</p> + +<p> +— Dì su dunque! gli disse Roberto. Di che si +tratta? +</p> + +<p> +— Si tratta di una nuova spedizione con Garibaldi... +</p> + +<p> +— Con Garibaldi!... Infatti, mi ricordo che anche +a Milano, tempo fa, si parlò di una misteriosa impresa... +Ma io, in que’ dì, aveva molto a fare, sicchè +non ci badai più che tanto... Poi la credeva una di +quelle solite chiacchiere... +</p> + +<p> +— Altro che chiacchiere! Devi sapere che il signor +Federico venne appositamente da Brescia a Sesto +Calende, e si fermò dal signor curato, un prete +della legge, che è suo amico... +</p> + +<p> +— Federico ha moglie, vero? +</p> + +<p> +— Sì e la condusse con lui. La signora Giulia +rimane a Sesto da don Luigi, intanto che suo marito +va innanzi e indietro da Sesto a Genova... +</p> + +<p> +— Ah! è andato a Genova? +</p> + +<p> +— Sicuro! per intendersi con Garibaldi e coi capi... +</p> + +<p> +— E dove è diretta la spedizione? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> +</p> + +<p> +— Non se ne sa nulla; è un mistero. Ma che fa +a noi il sito? Lo sa Garibaldi, tanto basta... +</p> + +<p> +— D’accordo. Tu, Valentino, sei della partita? +</p> + +<p> +— S’intende. +</p> + +<p> +— E Federico? +</p> + +<p> +— Il signor Federico partirà più tardi, con un’altra spedizione... Garibaldi vuol che si fermi a Genova +a raccogliere uomini e denaro... Lui sulle prime +non voleva saperne; ma infine ha dovuto acconsentire, +tanto più che don Luigi lo ha persuaso +di rimanere... La signora Giulia è incinta... è quasi +a termine... e un giorno o l’altro..., capisci!... La +poverina, quando ha saputo che suo marito voleva +partire con Garibaldi, non ha detto parola, ma però... +la botta l’ha sentita nel cuore... Fatto sta che per +quanto la si forzasse di parere indifferente e di buon +umore, si capiva che dentro soffriva soffriva... A +desinare la mandava giù i bocconi per forza... ogni +tratto scompariva e ritornava dopo qualche minuto +colla faccia sorridente, ma cogli occhi rossi... Non la +si sentiva bene... Insomma, così non la poteva andare, +ecco! Tanto che io stando in quella casa +quasi tutto il dì, e aveva sempre sott’occhi quella povera +creatura... +</p> + +<p> +— È buona proprio, eh? +</p> + +<p> +— È un angelo! gridò Valentino con entusiasmo. +Ti so dire che delle donne come lei non se ne trova +una in mille... Io insomma aveva fissato di dir quello +che stava bene al signor Federico... Finchè vado io +a farmi ammazzare, è in regola; primo è mio dovere, +poi tranne mio padre, non lascio nessuno +a questo mondo... Fortunatamente un bel dì, eccoti +il signor Federico di ritorno colla buona notizia che +<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> +non partiva così subito... Se tu avessi veduta sua +moglie in quel momento!... ti avrebbe proprio fatto +compassione... È diventata smorta smorta, poi rossa +rossa... Ha fatto per parlare, ma non c’è stato verso... +si è gettata nelle braccia di suo marito e si è messa +a piangere per la consolazione... Cosa vuoi! io ho dovuto +far <i>fronte indietro</i> e via adagio adagio per non +farmi minchionare, chè, a dirtela, piangeva anch’io... +</p> + +<p> +— Te lo credo... +</p> + +<p> +— Dunque il signor Federico resterà a Genova... +Da quel poco che ho potuto capire, partirà dopo con +Medici... +</p> + +<p> +— Allora resterai anche tu... +</p> + +<p> +— No, no. Io partirò colla prima spedizione, con +Garibaldi, Bixio, Sirtori, Türr, ecc. ecc. chè son tanti... +L’ho già detto al signor Federico, il quale m’ha +risposto che gli incresceva di non avermi con lui, +ma che alla fin dei conti io era libero di far quello +che credeva meglio pel bene del mio paese. Io sarò +dei primi. +</p> + +<p> +— Sarete in molti... +</p> + +<p> +— Ma! chi lo sa! Ad ogni modo non oltrepasseremo +di molto i mille... +</p> + +<p> +— Pochi, perdio! +</p> + +<p> +— Che fa il numero quando s’è col <i>generale</i>? +</p> + +<p> +(Così per antonomasia vien chiamato Garibaldi dai +suoi militi.) +</p> + +<p> +— Il generale, vedi! proseguiva Valentino, ha caro +che i suoi sieno in pochi (purchè buoni) per fare +certi colpi di mano pei quali è nato vestito... Poi le +sai anche tu queste cose!... +</p> + +<p> +— Capisco capisco! Ma dì un po’, che c’entrano +in questo affare le tante lettere che sei andato seminando +per la Brianza... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> +</p> + +<p> +— Quelle lettere me le ha date, come t’ho già detto, +il signor Federico. Venerdì scorso, secondo il solito +sono venuto a Sesto con mio padre a portarvi del +pesce. Poi, sbrigate alcune faccende, andai su da don +Luigi, che passeggiava in giardino col signor Federico. +Questo, chiamatomi, mi disse: «Arrivi proprio +in tempo, Valentino. Oggi vado a Genova, e sarò di +ritorno tra quattro o cinque giorni. Prendi, Valentino, +queste sono lettere dirette ad alcuni dei nostri compagni +d’armi... È un invito a radunarsi a Genova... +tu porterai queste lettere al loro destino... To’, questi +sono denari pel viaggio. Quando le avrai ricapitate +tutte, mi raggiungerai a Genova... così non ci sarà +pericolo che tu abbia a restar indietro...» Eccoti spiegato +il mistero di quelle lettere... Hai capito ora? +</p> + +<p> +Valentino, così dicendo, si alzò da sedere, e postosi +di bel nuovo il fagotto sulle spalle: Caro il mio Roberto, +disse, io ti saluto... Ripiglio la mia strada; +mi preme di arrivare a Como a tempo di partire colla +diligenza, così sarò a Varese stassera, e domattina +a Sesto. +</p> + +<p> +Ma Roberto rimaneva a sedere, cogli occhi fissi +a terra, assorto nei suoi pensieri. Valentino, vedendo +l’amico rimanere immobile, fermò il passo, e scherzando +gli diè sulla voce: +</p> + +<p> +— Ohe! dormi, Roberto? +</p> + +<p> +Il giovine pittore non rispose; si alzò, scosse la +terra dalle gambe, e, postosi sottobraccio la sua scatola, +seguì silenziosamente il compagno, che intanto era +già uscito sulla strada maestra. Valentino, attesolo, gli +fece un saluto di commiato; ma Roberto invece +di contraccambiarlo con un altro, gli si pose al fianco +dicendo: Andiamo... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> +</p> + +<p> +— Come andiamo! chiese meravigliato il pescatore. +Ma tu vai di là ed io di qua... +</p> + +<p> +— Ho mutato parere, gli rispose Roberto, sempre +cogli occhi bassi, come se non potesse staccarsi +da un’idea fissa, e che da pochi istanti lo dominava. +</p> + +<p> +— Hai mutato parere? chiedeva di nuovo Valentino, +più ancora meravigliato. +</p> + +<p> +— Ma sì... rispondeva Roberto un po’ stizzito per +la lotta che in quel punto sosteneva nel suo interno. +Che ci trovi mo di straordinario? Ho pensato che... +Infine è affatto inutile che io prosegua per quella +strada... Ho mutato pensiero.... Voglio tornare a +Como... in tua compagnia... +</p> + +<p> +— Dici davvero! Ma bene, benone! Così chiacchiereremo +e la strada ci sembrerà più corta.... +<i>Marche</i>!... +</p> + +<p> +Strada facendo Valentino rammentò al camerata la +campagna dell’anno antecedente, citando tutte le +particolarità dei fatti di Malnate, di S. Fermo, di +Treponti, ecc. ecc.; parlò con entusiasmo dell’imminente +spedizione, della quale per verità nulla sapeva di +positivo, ma che gli si affacciava come cosa affatto +nuova e con proporzioni eccezionali, meravigliose. +Questa volta, diceva egli, c’è di mezzo il mare; +questo lo so di sicuro. E sai tu, Roberto, che negozio +sia il mare? Dice chi l’ha veduto, che dei nostri +laghi (compreso anche il Maggiore, che non è +chiamato così per nulla) ce ne sta dentro più di +cinquanta, più di cento... E i bastimenti a vapore? +In loro confronto i nostri son gusci di nocciuola... +Ah! che bella cosa dev’essere viaggiare sul mare!... +Che te ne pare? +</p> + +<p> +— E tu mi dicevi, usciva a dire Roberto, rispondendo +<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> +più a sè stesso che al commilitone, che la +moglie di Federico non s’oppone alla partenza di +suo marito... +</p> + +<p> +— Sicuro!... s’accora per lui questo è vero ed è +naturale... tanto più che gli vuole tutto il suo bene... +Ma vuol bene anche all’Italia, quella brava signora!... +Ella è solita a dire che la libertà non s’ottiene che +a forza di sacrifizj. Gli uomini, dice lei, devono consacrare +la vita alla libertà; noi, le affezioni del nostro +cuore; ciò che alla fin de’ conti torna lo stesso, perchè +per le donne le affezioni son la vita. Capisci! questo +si chiama parlare!... +</p> + +<p> +— E Dalia, pensava intanto tra sè Roberto, sarà +d’una tempra eguale a quella di Giulia? +</p> + +<p> +— A che tale confronto? +</p> + +<p> +Roberto, fino dalle prime parole barattate con Valentino, +come il cavallo di Giobbe al clangore delle +trombe, s’era sentito rimescolare il sangue, e più ancora +lo eccitavano i nomi di Garibaldi, di Bixio, di Medici, +di Cosenz e di cento altri; nomi che esercitavano +su lui, come su la gioventù tutta, un fascino irresistibile. +All’interrogazione che gli veniva dalla coscienza: +«E tu, giovinotto, perchè non sei della partita?» non +aveva trovato, colto sul subito alla sprovvista, di +che rispondere; aveva arrossito, sospirato.... Ma +non bastava per acchetar la coscienza. E Dalia? che +dirà la poverina? Quello che Giulia ha detto a suo +marito? Roberto, che conosceva a fondo la sua amica, +non lo sperava; egli ripeteva scoraggiato, tra sè, le +parole di Valentino: «Delle donne come questa non +se ne trova una in mille.» +</p> + +<p> +— Supponiamo (diceva a sè stesso), supponiamo +che io, tornato a Milano e, dica a Dalia: Mia +<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> +cara, io parto!... Dalia allora (mi par di vederla) mi +fisserà attonita con que’ suoi occhioni e: Dove vai? +mi dirà: Vado... con Garibaldi...; dove, non lo so... +Benissimo, mi risponderà, vengo con te... Ci scommetto +che la mi risponde così. E allora che si fa! +Dirle: non voglio, sarebbe inutile, perchè già non mi +darebbe ascolto. Eccomi in un bell’imbroglio!... Se +chiedessi un parere a Valentino? Che sa egli di queste +cose! Queste delicature del cuore non son per lui, +tagliato com’è alla carlona... Pure... Di’, Valentino, +chi sa a quanti garibaldini rincrescerà di lasciar l’amorosa, +eh? +</p> + +<p> +— Che fa a loro! Qualunque sarà il sito ove ci +condurrà Garibaldi, ce ne saranno donne, sta tranquillo!... +</p> + +<p> +— L’ho detto io!...» borbottò fra sè Roberto; +poi sorridendo a Valentino: +</p> + +<p> +— E tu l’hai l’amorosa? +</p> + +<p> +— Sicuro che l’ho... e bella anche... +</p> + +<p> +— E non ti rincresce a lasciarla? +</p> + +<p> +— Non dico di no... Ma, alla fin dei conti, prima +il mio paese e Garibaldi... dopo, lei. +</p> + +<p> +— Questa la viene a te!...» disse in cuor suo Roberto +arrossendo; poi ingolfatosi di bel nuovo nei +suoi pensieri, non disse parola fino a che giunsero +presso Como, rispondendo con monosillabi all’instancabile +loquacità del buon Valentino. +</p> + +<p> +Arrivati sul promontorio che piglia il nome dalla +filanda Binda, e dal quale la strada maestra scende +serpeggiando a Como, sostarono alquanto per pigliar +lena, e per godere la vista della stupenda +vallata che spiegavasi dinanzi a loro. Seguivano coll’occhio +la graziosa curva delle Alpi che, piegando +<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> +a destra, si dilunga verso il nord a formare la +sponda orientale del lago; videro, sul dorso boscoso +di quelle, l’antico convento edificato su d’un’aerea +balza, a mezzo il sentiero che sale a Brunate, +e i casolari sparsi qua e là, biancheggianti +tra gli ulivi e le querce secolari. Il loro sguardo, +alla svolta delle Alpi, scendeva su Como, sulle sue +torri, sul lago, sull’amenissimo Borgovico, e di là +alzavasi sul vetusto Baradello. +</p> + +<p> +— Guarda lassù! sclamava Roberto, accennando +colla mano la strada che mette a S. Fermo di gloriosa +memoria.... Ti ricordi quando scendemmo di +corsa, là dal ponte Mulinello, addosso agli Austriaci +di Urban accampati lì al basso nella piazza d’armi? +</p> + +<p> +— Se mi ricordo! rispondeva Valentino, fissando +quei luoghi con occhi scintillanti per l’entusiasmo. +Ah! se avessi tempo!... Vorrei fare una scorserella +lassù, fino a S. Fermo, a salutare i nostri compagni +morti in quel giorno... Ma non posso... +</p> + +<p> +— Salutiamli di qui... Addio De Cristoforis!... +Addio Cairoli, addio Cartellieri, Pedotti, Battaglia.... +Addio tutti.... +</p> + +<p> +E i due amici, levatisi da sedere, salutarono colle +mani quei cari estinti; poi, lasciata la strada maestra, +s’avviarono per un’altra più modesta, ma ancor più +amena, la quale, scendendo a mancina giù per la valle, +conduce alla Camerlata. +</p> + +<p> +Roberto progrediva più veloce del suo compagno, +il quale, benchè robusto e avvezzo a camminar celere, +non potè a meno di dirgli sorridendo: +</p> + +<p> +— Perdio! come corri! +</p> + +<p> +— Che vuoi! Valentino...» rispose Roberto rallentando +il passo, la vista di que’ luoghi (e additava i +<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> +monti dirimpetto) mi risveglia certe memorie che +mi mettono in cuore una smania di correre, di saltare, +di gridare, di menar le mani... +</p> + +<p> +Valentino accolse queste parole con una risata. +</p> + +<p> +— Ridi finchè vuoi, proseguiva Roberto, ma la è +così... Mi sento un altr’uomo... Al diavolo i dubbj!... +Valentino, vengo con te... +</p> + +<p> +— Dove? chiese l’altro fermandosi meravigliato. +</p> + +<p> +— Dove!... Prima a Sesto... +</p> + +<p> +— Dici davvero? +</p> + +<p> +— Voglio parlare con Federico, e sentire un po’ +da lui come la va questa faccenda... Poi... +</p> + +<p> +— Poi? +</p> + +<p> +— Poi... dove ci manderà Garibaldi... +</p> + +<p> +— Questo si chiama parlare!... Viva l’Italia!» sclamò +Valentino afferrando la mano del pittore, e squassandogliela +con forza — Poi, rimessisi a camminare: +</p> + +<p> +— Lo avrei giurato che la finiva così! — proseguiva +battendo colla palma sulla spalla dell’amico — Diavolo! +pensava fra me. Possibile che uno della tua +tempra, un vecchio soldato, un garibaldino puro +sangue, abbia a restare a casa mentre i suoi compagni +corrono a serrarsi intorno al generale!... Bravo +Roberto!... Dà qui quella tua scatola... voglio portarla +io fino alla Camerlata...» Così dicendo, tolse +la scatola dal braccio di Roberto che tentò, ma invano, +di opporsi, e se la strinse sotto l’ascella. +</p> + +<p> +In breve sbucarono alla Camerlata. Pochi minuti +dopo, i due compagni, seduti sul serpe della Diligenza +s’avviavano verso Varese, onde trovarsi la sera, o +il dì dopo, a Sesto Calende. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> +</p> + +<h2 id="cap4">CAPITOLO IV. +<span class="smaller">Addio!</span></h2> +</div> + +<div class="poem-container"> +<div class="poem inl"><div class="stanza"> +<p class="i01">..... e se dev’essere per sempre,</p> +<p class="i02"> per sempre addio!</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i10"> <span class="smcap">Byron</span>.</p> +</div></div> +</div> + +<p> +La mattina del giorno seguente, il capitano Federico +*** passeggiava sotto gli alberi, che in doppia +fila chiudono la piazza di Angera dal lato del lago, +e specchiano in esso i loro rami, rivestiti in quei +dì delle prime foglie primaverili. Tratto tratto fermavasi, +e guardava il lago verso occidente; poi ripigliava +il passeggiare impazientito: +</p> + +<p> +— A che ora arriva il Vapore? chiese ad un barcajolo. +La stessa interrogazione l’aveva già poco prima +ripetuta ad altri. +</p> + +<p> +— Alle dieci. Se intanto il signore vuol spassarsi +sul lago, lì c’è la mia barca. +</p> + +<p> +— No, grazie!...» rispose Federico e si tolse di +là. Poi, cavato l’oriuolo, borbottava istizzito: Ancora +un’ora... Che eternità!... +</p> + +<p> +Federico (e il lettore l’avrà indovinato) aspettava +Valentino, il suo messaggiero. Giunto la sera a +<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> +Sesto e reduce da Milano, si era portato ad Angera +per incontrarlo e partir tosto seco lui per Arona e di +là per Genova. +</p> + +<p> +— Un’ora!... Ma che fare intanto?...» chiedeva a +sè stesso Federico, e alzati gli occhi li fermò sulle +vetuste mura della Rocca d’Angera, che dall’alto +d’un ripido promontorio domina per largo tratto +il lago Maggiore. La vista della Rocca, gli fece nascere +desiderio di salirvi: Di lassù, diceva, vedrò meglio +se viene questo sospirato battello a vapore.... Intanto +avrò tempo di dare un’occhiatina a quell’anticaglia. +</p> + +<p> +Così dicendo, lasciò la piazza, e trovatosi fuori +del borgo, e ai piedi del promontorio, cominciò a salire, +sostando tratto tratto a pigliar fiato, e a godere +della bellissima vista, che aumentava d’amenità e di +estensione mano mano s’approssimava alla Rocca. +Giuntovi, sedette sopra uno dei tanti ruderi seminati +per lo spianato; guardò il lago verso Laveno, +ma non vedendo traccia alcuna di fumo, rivolse lo +sguardo sulle amene colline dell’opposta riva, sul +colossale San Carlo di bronzo che giganteggia dal +monte a lui consacrato, e sulla piccola città di Arona +che gli stava schierata di fronte. +</p> + +<p> +— Vede lei! saltò su a dirgli una vecchia contadina, +che custodiva un branco di capre brucanti l’erba +tra le rovine. Una volta questo monte qui era unito +con quello là in faccia, sull’altra riva del lago... +</p> + +<p> +— Davvero! sclamò Federico ridendo. E, ditemi un +po’, sposa<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>, com’è successa questa separazione? +</p> + +<p> +— Ma! chi lo sa? Dicono sia stato un terremoto... +<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> +Per me credo che ci sia entrato il diavolo in questa +faccenda. +</p> + +<p> +— Il diavolo?.. +</p> + +<p> +— Signor sì, il diavolo... Vede quel pozzo?... lì +presso lei?» Federico, levatosi si avvicinò al pozzo. +</p> + +<p> +— La provi a buttarvi dentro una pietra... +</p> + +<p> +Federico, raccolto un ciottolo, lo lasciò cadere nel +pozzo. +</p> + +<p> +— Non si sente il tonfo!... esclamò stupito. +</p> + +<p> +— Sicuro! non si sente il tonfo!...» riprese trionfalmente +la vecchia. +</p> + +<p> +Federico ripetè più volte l’esperimento, e sempre +collo stesso esito. +</p> + +<p> +— Ma dove va a finire questo pozzo? +</p> + +<p> +— Dicono giù nel lago... Ma mia madre mi assicurava +che quel pozzo va dritto... +</p> + +<p> +— Dove? +</p> + +<p> +— A casa del diavolo!...» conchiuse la vecchia +con voce bassa, e facendo il segno della croce. +</p> + +<p> +Federico proruppe in una sonora risata, e la vecchia +brontolando e crollando il capo s’allontanò di là, +scendendo la china, seguita dalle sue capre. +</p> + +<p> +La vecchia non aveva fatto che ripetere una tradizione +tuttora in voga da quelle parti. +</p> + +<p> +Federico, data un’altra occhiatina al lago, entrò +nella Rocca. Noi non ve lo seguiremo, perchè allora +saremmo costretti a descriverla minutamente, ciò che +di certo annojerebbe il lettore, e ci svierebbe oltre +ogni discrezione dal nostro còmpito. Però dal dirne +troppo al dirne nulla, ci corre. +</p> + +<p> +Ci permettiamo di narrare a chi nol sapesse (intanto +che arriva quel benedetto piroscafo con Valentino), +che Angera (sempre secondo la tradizione) +<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> +venne fondata da un certo Anglo, compagno di Enea +(nientemeno!), e scampato secolui dall’incendio di +Troja. In seguito fu stazione romana, come lo fu il +vicino Laveno. (Da <i>Titus Labienus</i>, uffiziale di Giulio +Cesare; dicono, ve’!) +</p> + +<p> +Ataulfo, nella sua qualità di re dei Goti, rovinò +Angora nel V secolo; ma di poi i Longobardi la +riedificarono aggiungendovi la Rocca. Nel medio-evo +ebbe i suoi conti, il cui dominio estendevasi fino al +San Gottardo, tanto che formava un piccolo regno. +</p> + +<p> +L’Imperatore Ottone I diede questa contea in feudo +agli arcivescovi di Milano. Ottone Visconti vi ristaurò +il castello che, secondo i cronisti, era a que’ tempi +magnifico e fortissimo edifizio, e di cui scorgonsi +tuttavia gli avanzi. In una gran sala a pian terreno +si vedono dei dipinti rappresentanti le gesta di Ottone +Visconti e la battaglia di Desio (1277). Gian Galeazzo +duca di Milano, decretò, che il titolo di duca d’Angera +fosse per sempre portato dai primogeniti dei Visconti. +Di poi Filippo Maria Visconti cedette Angera in feudo +ai Borromei. +</p> + +<p> +In Angera, e specialmente nella piazza parrocchiale +trovansi avanzi di antichità. Quando nel secolo XI +(è il Giulini che parla), i preti ammogliati s’accapigliarono +coi preti celibatarj, Arialdo Alciati di Cucciago, +partigiano de’ secondi, fuggendo l’ira di Guidone +arcivescovo di Milano, e probabilmente anche +dalle ugne delle inviperite donne milanesi, si rifugiò +sul territorio di Angera. Arrestato di poi, venne condotto +a Milano, ove la contessa Oliva, nipote dell’arcivescovo, +(vedete se c’entrano le donne!) lo +consegnò a certi satelliti, i quali lo trascinarono fino +alla riva del lago Maggiore, ove lo fecero barbaramente +<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> +morire. Bell’argomento per un romanzo, se il +pubblico, e quindi anche gli editori, oramai non +avessero voltate le spalle ai romanzi che trattano +di storia antica. +</p> + +<p> +Roberto, uscito dalla Rocca, vide che il battello +contrassegnato da una banderuola e destinato a recarsi +a mezzo il lago onde ricevere dal piroscafo i +passeggeri avviati ad Angera, era giunto al solito +punto d’aspetto. Alzati gli occhi verso occidente, scorse +il piroscafo che s’avanzava celeremente, lasciando +dietro di sè una lunga e negra colonna di fumo: +</p> + +<p> +— Finalmente! esclamò Federico, e a passo celere +scese dal promontorio, dirigendosi verso la riva del lago. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Appena Federico si fu partito, s’aprì una macchia +di castagni che sorgeva tra i ruderi della Rocca; +apparvero due mani che scostarono i rami, e subito +dopo s’affacciò il fresco e paffuto viso d’una +villanella, che alla sua volta appuntò verso il piroscafo +i suoi occhioni, azzurri come l’aqua del lago. +</p> + +<p> +Il volto della giovinetta, fiorì d’un subito rossore e +balenò d’un sorriso. L’amore ha la vista lunga, e +Rosa aveva saputo discernere tra i diversi passeggeri, +aggruppati sul ponte del piroscafo, un giovane di +statura alta e spigliata, il quale portava su d’una +spalla, appeso ad un bastone, un fardelletto a scacchi +rossi e bianchi... +</p> + +<p> +Come vedete Federico non era il solo che aspettasse +Valentino. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Poco dopo Federico e Roberto, chiusi in una camera +dell’albergo di San Carlo (non è nostra colpa +se il Borromeo è trascelto di preferenza dagli osti +<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> +per figurare sulle insegne delle loro osterie), si riabbracciavano +con maggior effusione, chè al primo +incontro, erano stati trattenuti dall’importuna curiosità +della folla, solita ad attendere sulla riva quelli +che sbarcano dal piroscafo. +</p> + +<p> +Mentre Federico e Roberto si intrattenevano interrogandosi +a vicenda, Valentino cavava di tasca +le risposte alle lettere che gli erano state affidate +dal capitano. +</p> + +<p> +Ordinatele come meglio seppe, le consegnò a Federico, +il quale, mano mano le apriva, annotava su +d’un libriccino i nomi con cui erano firmate. Finito +che ebbe, esclamò: +</p> + +<p> +— Ah! che brava gente!... Nessuno mi dice di no... +tranne uno che è malato... Bene, benissimo!... E tu +mi dicevi, o Roberto, che a Varese.... +</p> + +<p> +— A Varese, Cattaneo sta radunando una compagnia +che condurrà egli stesso a Genova.... +</p> + +<p> +— E così fa Setti, e molti altri de’ nostri amici ufficiali.... +Nobile terra che è la Lombardia!... E tu +Roberto... +</p> + +<p> +— Io?... Vorrei parlarti prima... +</p> + +<p> +— Ora sono da te. Valentino? +</p> + +<p> +— Son qua. +</p> + +<p> +— Ti avverto che si parte per Genova dopo pranzo +alle quattro... +</p> + +<p> +— Per me sono pronto... Intanto, se lei non ha +nulla in contrario, vado a salutar mio padre... e.... +i parenti... +</p> + +<p> +— È più che giusto, diavolo! Va pure... verrai +qui a desinare n’è vero, Valentino? +</p> + +<p> +— No, grazie! Voglio mangiare un boccone con +mio padre... Può esser l’ultimo... Ella mi capisce. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> +</p> + +<p> +— A rivederci dunque... +</p> + +<p> +— A rivederci!... Addio Valentino... +</p> + +<p> +Partito che fu, Federico si rivolse a Roberto dicendogli: +</p> + +<p> +— Ora sono con te. +</p> + +<p> +— Dimmi un po’, Federico, di che si tratta?... +Questa nuova spedizione di Garibaldi, dov’è diretta?... +Tu forse lo saprai... +</p> + +<p> +— Ne so meno di te. +</p> + +<p> +— Davvero? +</p> + +<p> +— Sull’onor mio...» rispose Federico ponendosi +una mano sul cuore. Garibaldi ripete le parole di +Cristo: Chi ha fede mi segua... E noi lo seguiremo... +Che ne dici eh! +</p> + +<p> +— Dico... dico... che voglio partire anch’io!... Mi +sono deciso adesso... +</p> + +<p> +— Adesso?... Ma non sei venuto qui per questo? +</p> + +<p> +— Sì, e no a dirtela schietta... Tentennava un pochino... +</p> + +<p> +— Come, come? Un garibaldino di vecchia data +ha da tentennare, quando il generale innalza il suo +grido di guerra? +</p> + +<p> +— Che vuoi!... Ho una relazione... un’amorosa... +e... lasciarla... mi capisci! Non per me chè son uomo... +ma lei... ne soffrirà e quanto! +</p> + +<p> +— E io non ho forse più che un’amorosa, non +ho una moglie?... Eppure partirò? E tanti altri nostri +amici non fanno sacrificio delle loro affezioni?... +Lui stesso il generale, non sagrificò alla causa italiana +la diletta compagna de’ suoi giorni, non lascia +ora di bel nuovo parte della sua famiglia per darsi +tutto tutto all’Italia... +</p> + +<p> +— Zitto, zitto per carità... — sclamò Roberto arrossendo — Non +<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> +parliamone più... Eccomi!... quando +si parte? +</p> + +<p> +— Vuoi esser de’ primi? +</p> + +<p> +— S’intende. +</p> + +<p> +— Allora partirai con me oggi alle quattro. Domattina +saremo a Genova.... +</p> + +<p> +— E poi? +</p> + +<p> +— E poi vi imbarcherete quando... lo dirà il generale... +Egli può dar l’ordine anche domani... Chi +lo sa? Quanto alla tua bella (chè alla fine son un +uomo anch’io, e so cosa è voler bene a qualcuno) +le potrai scrivere... +</p> + +<p> +— Bellissima idea!... Scriverle... e dirle che al +momento in cui ella leggerà la lettera, io sarò già in +alto mare.... Se non le scrivo così la vien dritta +dritta a Genova e allora... son fritto. Voglio scriverle +subito... +</p> + +<p> +— No, aspetta fino a domattina... Le scriverai da +Genova, così la lettera porterà il timbro della posta +di quella città... ed essa allora ti crederà già partito... +</p> + +<p> +— Farò come tu dici. Le scriverò da Genova; +rispose Roberto, a cui quel ripiego aveva levato un +peso dal cuore. +</p> + +<p> +Pochi minuti prima che scoccassero le quattro, +una barca staccatasi dalla riva di Angera, spinta da +quattro robuste braccia dirigevasi, attraversando il +lago, verso Arona, che sorge dirimpetto sulla opposta +sponda. A prora sedevano Federico e Roberto, che +silenziosi salutavano collo sguardo la riva lombarda. +Valentino e suo padre, in piedi a poppa, l’uno +avanti l’altro, vogavano facendo un passo innanzi +ogniqualvolta tuffavano i remi nel lago, e uno indietro +quando li traevano fuori, secondo il costume de’ +<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> +barcajoli del lago Maggiore. Il vecchio, curvo sui +remi, teneva fissi gli sguardi sul suolo della barca, +assorto nel doloroso pensiero di doversi separare dal +suo figliuolo, e forse per sempre. Valentino, tratto +tratto guardava all’indietro, e fissava la Rocca, dal +cui fondo bruniccio spiccava la forma di una villanella +ritta su di un macigno. +</p> + +<p> +La comitiva sbarcò ad Arona poco prima che il +convoglio partisse per Genova. Valentino, prima +di separarsi da suo padre, gli parlò sommessamente +alzando gli occhi di quando in quando sulla Rocca. +Poi, baciata la veneranda canizie del vecchio, con +voce accorata gli disse: +</p> + +<p> +— Addio... o meglio a rivederci presto. +</p> + +<p> +— Che il Signore ti guardi, il mio Valentino!... e +faccia ch’io ti abbia a vedere ancora una volta prima +di morire. Li saluto, i miei signori! — proseguì volgendosi +a Federico ed a Roberto — Raccomando a +loro il mio figliuolo... che spero si farà onore come +l’altra volta. Mi salutino Garibaldi...» proseguiva il +buon uomo... +</p> + +<p> +— Lo saluteremo, risposero sorridendo i due giovani. +</p> + +<p> +— E gli dicano che io, pover uomo come sono, +non ho nulla a offrirgli.... all’infuori del mio Valentino..., +ma che questo glielo do di tutto cuore... Ancora +una volta... li saluto... Dio vi protegga, tutti i miei +cari giovani!.. +</p> + +<p> +Poco dopo la locomotiva, fischiando e sbuffando, +partiva alla volta di Genova. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> +</p> + +<h2 id="cap5">CAPITOLO V. +<span class="smaller">Dalia e Rosa.</span></h2> +</div> + +<div class="poem-container"> +<div class="poem inl"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Ton sein, neige moulée en globe,</p> +<p class="i01">Avec tes camélias blancs</p> +<p class="i01">Et le blanc satin de ta robe</p> +<p class="i01">Soutient des combats insolents.</p> +<p class="i01">Dans ces grandes batailles blanches</p> +<p class="i01">Satin et fleurs ont le dessous,</p> +<p class="i01">Et sans demander leur revanches</p> +<p class="i01">Jaunissent comme de jaloux.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i06"> <span class="smcap">Théophile Gautier</span>.</p> +</div></div> +</div> + +<p> +N’è vero che questa poesia è tanto barocca, che il +secentista il più strampalato si svellerebbe la barba +dal dispetto di non averla scritta lui? Eppure l’ho +trascelta e appiccicata colassù a bello studio, perchè +mi ajutasse ad imprimervi in mente l’idea che Dalia, +<i>satin</i> a parte, era d’una bianchezza veramente straordinaria. +</p> + +<p> +In lingua succede delle figure come delle monete; +a forza d’esser usate sbiadiscono, sicchè a lungo +andare un’iperbole, a mo’ d’esempio, che sulle prime +avrebbe sbigottito un orientale, smussata dall’abitudine, +sdrucciola via senza che uno se n’accorga. Se +mi fossi limitato a dirvi: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> +</p> + +<p> +Dalia era bianca come la neve appena appena fioccata, +o come il latte, o come un giglio, voi lettori, +voltata la pagina, l’avreste subito dimenticato; +adesso mo’, coll’ajuto del poeta Gautier, l’idea è improntata +e, volere o non volere, non è possibile dimenticarla +per un pezzo. +</p> + +<p> +Dalia era snella, e aggraziata della persona. Lungo +i lati del viso della giovinetta, scendeva divisa sul +fronte, una folta e soffice capigliatura del più bel +castano dorato. Le sopraciglia, più oscure dei capelli, +le ombravano gli occhi cilestri, grandi e d’una guardatura +soave e gaja ad un tempo. +</p> + +<p> +Era una domenica, giorno in cui Dalia, mattiniera +per abitudine, era salita a pulire diligentemente il suo +appartamento, come ella soleva dire scherzando, e che +consisteva in una sola camera al quarto piano, inondata +nei dì sereni da un torrente di luce, da mane a +sera; aerata, monda, e spirante buon umore. Scarso, +modestissimo era il mobigliare della camera, ma lucente, +terso come un specchio. Le pareti erano tappezzate +di tele e cartoncini, su cui il pennello di Roberto +aveva sbozzate scene campestri, alberi, rupi, casolari. +Queste tele non avevano l’onor della cornice, tranne +quelle rappresentanti: Garibaldi, il re galantuomo, +e il ritratto di Dalia, lavoro, come facilmente immaginerete, +de l’amico, e che non era al certo un capo +d’opera; ciò che Dalia diceva schiettamente a quanti +volevano saperlo, e che veniva confermato anche +dallo stesso autore, il quale confessava non essere il +ritrattare farina del suo sacco. +</p> + +<p> +La camera di Roberto era sullo stesso pianerottolo +di quella della ragazza, sicchè i due usci distavano +pochi passi. I nostri giovani, per isfuggire i pettegolezzi +<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> +del vicinato, avevano pattuito di viver separati: +tuttavia certe pipe di gesso, qualche solino di camicia, +un pajo di stivali, e qualche altra coserella +che trovavasi qua e là sulla tavola e sulle sedie nella +camera di Dalia, mostravano che i patti non venivano +scrupolosamente mantenuti. +</p> + +<p> +Ciò che veniva confermato dal vedere anche nella +camera di Roberto un enorme pomo-d’oro di lana, lucente +di capocchie di spille, una cuffietta da notte allacciata +all’elsa di un fioretto appeso al muro, e qualche +altro oggetto di solito appartenente alle figlie di Eva, +cioè un agorajo ed un gomitolo di refe dimenticati +sul lettuccio del giovane; su quel lettuccio ove, come +dicemmo altre volte, Roberto passava di molte ore +coricato, seguendo mestamente collo sguardo le nuvolette +erranti pel firmamento<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>. +</p> + +<p> +Già da qualche dì Dalia aveva perduto il suo +solito buon umore. Durante i primi giorni dell’assenza +di Roberto (assenza ch’ella stessa aveva approvata), +la giovinetta si era rassegnata, pensando al bene +che quel breve pellegrinaggio artistico avrebbe recato +al suo amico: Finchè Roberto sta a Milano +(ripeteva a sè stessa nelle lunghe ore che passava +curva sul lavoro), non fa niente di bene.... È un +caro giovane, ha un cuore d’angelo, ma la testa.... +Santo Iddio! non si sa mai dove l’abbia la testa.... +Eccolo! mi par di vederlo (e alzava gli occhi come +se Roberto fosse lì) sedere dinanzi ad una tela, scombiccherarla +di carbone... poi alzarsi, gironzare per la +stanza, zuffolare, accendere un mociccone di sigaro, +<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> +buttarlo via;... poi sedere di nuovo, cancellare +tutto quanto ha fatto... tirar giù altri quattro +scarabocchi.... alzarsi.... correre da me.... farmi un +bacio (arrossiva sorridendo)... poi cantarellare... +pigliare un pennello, buttarlo via... e non conchiudere +mai un bel niente! E intanto miseria e sempre +miseria!... Per me poco importa... ci sono avvezza; +ma lui... sì giovane, buono tanto, vederlo lì a sprecare +il tempo a quel modo, mentre potrebbe studiare, +e farsi onore.... Lui ripete che non ci sono +commissioni... È vero, ma non l’andrà poi sempre +così... I tempi muteranno e allora... Ma, e intanto perchè +non seguita a scrivermi ogni due giorni come +mi aveva giurato e spergiurato prima di partire?...» +</p> + +<p> +Non sappiamo perchè, ma è un fatto che le lettere +arrivano di preferenza alla domenica. Dalia in quel +giorno, mentre ripuliva i mobili, ripeteva il solito +soliloquio, aggiungendovi parole di dispetto, di dolore +e di amarezza, chè il continuo ed inesplicabile +silenzio di Roberto le aveva fatto serpeggiare nella +mente tristi pensieri e angosciose apprensioni ch’ella, +come è solito stile degli innamorati, pareva si compiacesse +di rendere ancora più tetri ed acri colla +gelosia. +</p> + +<p> +E se Roberto fosse malato? A questa domanda ella +rispondeva con un sogghigno ironico: Lui malato?... +Oh!... Lo fosse anche, sarebbe una ragion di più per +scrivermi — Che abbia perdute le mani!... +</p> + +<p> +Mentre Dalia andava rodendosi a questo modo, +ode picchiar all’uscio; apertolo, si vide innanzi il +portalettere... +</p> + +<p> +— Finalmente! gridò Dalia, conosciuta che ebbe +la scrittura, vediamo un po’ cosa scrive per giustificarsi +il signorino!... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> +</p> + +<p> +Spiegazzata la lettera, s’avvicinò, più per abitudine +che per bisogno, alla finestra, e cominciò a decifrare +la scrittura di Roberto, la quale era ben lungi dall’essere +un modello di calligrafia. Lette le prime righe, +Dalia dovette ricominciare da capo, perchè non aveva +capito niente... Poi, con un gomito levata la polvere +dalla lettera, rilesse per la terza volta le prime righe, +ma invano. +</p> + +<p> +— Stimo bravo chi lo capisce!» esclamò Dalia +guardandosi intorno come parlasse a qualcuno. Poi, +trascinata una scranna presso la finestra, sedette e +incominciò per la quarta volta a leggere: <i>Carissima</i>... +Questo lo capisco. <i>Genova 14 aprile</i>... Genova? Mi +scrive da Genova? Chi mi spiega questo imbroglio? +Roberto a Genova! Ma a che fare di grazia! Così +improvisamente, senza prevenirmi.... Basta! tiriamo +innanzi: <i>Al ricevere di questa mia io sarò già in alto +mare</i>.... In mare... lui? Oh! Vergine santissima! Ma +dov’è diretto?... perchè?... Dov’è questo mare?... +e alla poverina si empirono gli occhi di lagrime.... +e il foglio le tremava nelle mani.... Ricompostasi, +continuò: <i>Appena arrivato al mio destino ti scriverò +lungamente.... Allora saprai tutto... ora non posso dirti +altro, per la semplice ragione che anch’io non ne so +nulla... Non accorarti per me... Io sto benone... Presto +saremo novamente insieme per non separarci mai più. +Addio, mia cara; pensa sempre a me, e sta allegra. +Garibaldi è con noi, e tanto basta. Addio, di nuovo. Il +tuo Roberto ***</i>. +</p> + +<p> +Dalia, lasciatasi cadere la lettera in grembo, stette +alquanto cogli occhi fissi alla finestra, sentendosi +incapace in quel momento di coordinare le idee che +le ronzavano entro il cervello. «come uno sciame +<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> +di api intorno ad un paniere di fiori». Poi, sedatosi +a poco a poco quel tumulto, ripigliò la lettera, +e giunta coll’occhio là dove diceva: <i>Garibaldi è con +noi</i>, sentissi sollevare un peso dal cuore, tanto è +potente il fascino di quel nome, tanto è illimitata la +confidenza che il popolo ha in lui, perchè sa che tutto +ciò che emana da Garibaldi è grande, è buono, è +generoso. +</p> + +<p> +— Sia fatta la volontà di Dio! esclamò Dalia, levandosi +composta a rassegnata mestizia; un’altra +lettera mi spiegherà meglio di questa... Ma già, doveva +immaginarmi che Roberto non sarebbe rimasto +a casa colle mani in mano, mentre i suoi amici, i +suoi compagni garibaldini... Almeno me lo restituissero +il mio Roberto!... E se... Ah! mio Dio! che +brutti pensieri mi vengono per la mente... Benedetto +giovine!... Partire così d’improvviso... senza biancheria, +senza... Ma forse è per il meglio... Se fosse +venuto a salutarmi... avrei cercato di dissuaderlo, e +di trattenerlo... E avrei fatto male. Per noi donne +l’amore è tutto, ma per gli uomini... Ah! quando +finiranno questi garbugli? Quando potremo vivere +in pace... senza tremare dì e notte pei nostri cari?... +Ma Garibaldi sa quello che fa... Dio lo assista!... +Io intanto... aspetterò.» Un lungo sospiro pose fine +alle parole di Dalia. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +E la povera Rosa, la villanella d’Angera? +</p> + +<p> +Rosa, dall’alto d’un rudero che giace (chi sa da +quanti secoli!) sul promontorio della Rocca d’Angera, +aveva seguita lungamente collo sguardo la barchetta, +fino a che fu sparita tra i cupi muraglioni del porto +d’Arona. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> +</p> + +<p> +La giovinetta stavasene ritta, immobile, col capo +leggermente inclinato su d’una spalla, colle mani +penzoloni lungo il grembo, e chiuse una e nell’altra. +La brezza vespertina le sollevava una ciocca di capelli +sfuggita al pettine d’ottone che raccoglieva +alla nuca le trecce voluminose, e le agitava, dietro gli +omeri, le punte di un fazzoletto di seta amaranto, che +spiccava incrocicchiato sul candido corsetto, il quale +era sormontato a’ fianchi da una gonnella azzurra di +cotone, cosparsa di minutissime stellette bianche. +</p> + +<p> +Il lago rifletteva il burrone, che nereggiava in quello +come un cono capovolto, sul cui apice, in fondo +in fondo, oscillavano due punti, uno rosso, l’altro +bianco. +</p> + +<p> +Sparita la barca, la giovinetta si riscosse come se +svegliata d’improvviso; guardò intorno, sul lago, pei +monti; vide a destra lampeggiare fra i nuvoli immoti +e rubicondi, i raggi del sole cadente; poi raccolse +gli sguardi sui ruderi che la circondavano... +Allora lasciò cadere la testa sul petto, e copertosi il +viso colle palme, proruppe in lagrime dirotte. +</p> + +<p> +Quando Valentino, camminando con Roberto, s’era +lasciato uscir di bocca, che delle donne ne avrebbe +trovato ovunque, in compenso dell’amorosa che lasciava, +aveva ceduto ad un certo spirito di spavalderia, +comune ai giovani, i quali, col farsi credere indifferenti +alla passione d’amore, si lusingano di +parere begli spiriti, e uomini di mondo rotti nelle +avventure galanti. Il fatto è che Valentino, malgrado +quella gradassata, amava passionatamente la sua +Rosa, che lo contraccambiava colla tenerezza ardente +ed ingenua d’un cuore che per la prima volta s’ammala +d’amore. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> +</p> + +<p> +Valentino (l’avete veduto), penava a staccarsi da +lei; vogando, ad ogni tratto aveva rivolta la testa, +fissando quel fazzoletto spiccante a mo’ di una croce +rossa su d’un campo bianco; poi sospirando aveva +ripigliato il remeggio. Ma quando, scesi a terra, Valentino +dovette seguire Federico e Roberto che entravano +in città, allora, rivolto un ultimo sguardo +alla Rocca d’Angera e risalutata in suo cuore la Rosa, +non aveva potuto trattenere due grosse lagrime +che gli erano gocciate dagli occhi malgrado i suoi +sforzi per ricacciarle indietro. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Rosa, sfogato colle lagrime quel primo impeto di +dolore, e asciugatele con una manica, guardossi +intorno; vistasi soletta, gettò colle mani un bacio +d’addio al suo diletto, e si tolse di là. +</p> + +<p> +Poche ore dopo la luna specchiavasi nelle aque +tremule del lago. L’allèa della piazza d’Angera, era +deserta; tutto era silenzio e quiete all’intorno. Solo +un punto nero movevasi sul lago, facendosi sempre +più distinto, mano mano s’avvicinava alla riva lombarda. +Poi si udì il tonfo misurato di due remi. Era +Martin-pescatore<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>, il padre di Valentino, che ritornava +da Arona dopo d’aver veduto i suoi giovani (così egli +li chiamava) partire sulla ferrovia alla volta di Genova. +La barca si fermò urtando nelle ghiaje della +riva. Martino, recatisi i remi in ispalla, stava ponendo +il piede fuor della barca, quando si vide innanzi +una ragazza, la quale mestamente sorridendo, +gli stese una mano. +</p> + +<p> +— Oh! Rosa...» sclamò il vecchio, e posta una +<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> +mano sulla spalla della giovinetta, saltò sulla riva. +Mi aspettavi eh... la mia Rosa? +</p> + +<p> +Rosa accennò di sì col capo; poi fissò gli occhi +in quelli del vecchio, il quale, intesa quella muta +interrogazione, rispose: +</p> + +<p> +— E così... i nostri giovani se ne sono andati... +Dio li accompagni! +</p> + +<p> +Rosa, giunte le mani, alzò gli occhi al cielo, sclamando: +</p> + +<p> +— Che la Madonna li protegga! +</p> + +<p> +— Sicuro che li proteggerà... Non vuoi? Poveri +giovani! se non l’hanno loro la protezione della Madonna, +chi l’ha da avere?.. +</p> + +<p> +— E... dite... non avete potuto sapere niente di +nuovo?... +</p> + +<p> +— Sì, vorranno giusto dirle a me queste cose!... +</p> + +<p> +— Non dico questo... ma credeva che una volta +ad Arona il signor Federico... +</p> + +<p> +— Il signor Federico sa quello che fa. Se tace è +segno che va fatto così... Non siamo al quarantotto +vedi!... quando bastava che un generale movesse una +gamba perchè tutti lo strombettassero, anche a chi +non lo voleva sapere...; cominciando da que’ chiacchieroni +che scrivono sui giornali... Saltavan su tutti +in una volta in coro... To’! parevano le rane lì giù +nel padule nel mese d’agosto... E intanto i Tedeschi +a ridere... Ma adesso hanno imparato a far le cose +a dovere... Ma, Rosa, tu piangi? +</p> + +<p> +— Cosa volete!... è tutt’oggi che ho qui un +gruppo... +</p> + +<p> +— Animo, animo!... Che diavolo! Se Valentino lo +sapesse, ti sgriderebbe... +</p> + +<p> +— Vi ha detto qualche cosa per me... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> +</p> + +<p> +— M’ha detto... m’ha detto... di tenerti allegra...: +rispose Martino permettendosi una bugia a fin di +bene. +</p> + +<p> +— Oh! sì allegra... E, ditemi, quando avremo notizie +di... di quei giovani? +</p> + +<p> +— Presto, non ne dubitare... Ma va a casa chè +è tardi... Addio: vienmi a trovare... discorreremo +di lui... +</p> + +<p> +— Ah! se verrò!... +</p> + +<p> +Cosi dicendo si separarono. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> +</p> + +<h2 id="cap6">CAPITOLO VI. +<span class="smaller">Una spia.</span></h2> +</div> + +<div class="poem-container"> +<div class="poem inl"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Un monaco calò, siccome un corvo</p> +<p class="i01">A cui nel ciel per lungo tratto arrivi</p> +<p class="i01">Aura maligna d’insepolti morti.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i04"> <span class="smcap">Nicolini</span>, <i>Arnaldo da Brescia</i>.</p> +</div></div> +</div> + +<p> +Era la notte del 3 aprile 1860. I cittadini di Palermo +tornavano dal passeggio lungo la marina alle +loro dimore; già chiuse erano le botteghe e le vie +silenziose; altro non s’udiva che il fracasso delle +onde che si spezzavano contro la spiaggia, sollevate +da un vento gagliardo che aveva cacciate le nuvole +dal firmamento scintillante di stelle. +</p> + +<p> +Da una porticina incassata tra gli alti muraglioni +su cui sorge il convento della Gangia, uscì pian piano +un frate. Fatti alcuni passi si fermò, spingendo sospettosamente +lo sguardo lungo la via, e negli angoli +più bui; poi, assicuratosi che nessuno l’aveva veduto +uscire, si tirò il cappuccio sul volto; indi cacciò la +destra nella manica dell’altro braccio e impugnò, +<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> +senza trarlo fuori, uno stiletto che portava sempre +con sè. Coll’altra mano si strinse il cappuccio intorno +la faccia, e dato di nuovo uno sguardo in +giro, scese con passo sicuro e veloce la china ciottolosa +che dal convento guida alla sottoposta città. +</p> + +<p> +Giuntovi, si cacciò per certe vie tortuose e oscure +fino a che fu dinanzi ad una porticina che s’apriva +dietro il palazzo della polizia. Per questa porticina +entravano a tutte l’ore le spie del famigerato Maniscalco. +</p> + +<p> +— C’è sua Sua Eccellenza il signor direttore? chiese +con voce bassa il frate ad un birro seduto presso la +porticina. +</p> + +<p> +— C’è. +</p> + +<p> +— Vorrei parlarle... +</p> + +<p> +— Il vostro nome, padre?... rispose il birro, spingendo +i suoi sguardi di lupo entro le oscure pieghe +del cappuccio per iscoprire i lineamenti del frate. +</p> + +<p> +— Ditegli che sono un frate della Gancia... +</p> + +<p> +— Il nome, padre, il nome...; senza di esso Sua +Eccellenza non riceve... a quest’ora... Avrete almeno +qualche contrassegno? +</p> + +<p> +— No... +</p> + +<p> +— Allora... +</p> + +<p> +— Allora ditegli che è qui fra <b>Michele da Sant’Antonino</b>. +</p> + +<p> +— Benissimo, rispose il birro, ed entrato in palazzo, +salì alle stanze superiori a far l’imbasciata. Il +frate, entrato esso pure (chè non amava farsi scorgere +in quella via), si fermò in un cortiletto ad aspettare +il ritorno del birro. +</p> + +<p> +Poco dopo un altro birro (pareva d’un grado superiore +al primo) scese le scale, e avvicinatosi rispettosamente +al frate, gli disse inchinandolo: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> +</p> + +<p> +— Sua Eccellenza attende il padre... +</p> + +<p> +— È solo il signor direttore?... chiese fra Michele, +avviandosi col poliziotto. +</p> + +<p> +— Non so» rispose il birro, e mosse innanzi il +primo. +</p> + +<p> +Mentre il frate e lo sgherro salgono le scale, noi +sbozzeremo le biografie delle Loro Eccellenze il +signor direttore di polizia Maniscalco, e del signor +generale Salzano. +</p> + +<p> +Oltre Fra diavolo, nell’estate del 1799, altri capiscuola +del sanfedismo misero a ferro e a fuoco il +reame di Napoli, formando allievi e proseliti tanto +che, forniti i tafferugli, i Borboni di Napoli trovarono +pronti ai loro cenni un vivajo di poliziotti. +</p> + +<p> +I Borboni, in allora erano fuggiti per mera pusillanimità, +benchè integri di forza e di tesoro, abbandonando +moltissimi de’ loro fedeli, intorno ai +quali mano mano aggrupparonsi i malcontenti. I +baroni, fidando in una vicina riscossa, avversi ai +Francesi e al nuovo Stato e non lo temendo, avevano +radunati i loro vecchi armigeri e i soldati regj congedati, +e alla spicciolata avevano combattuto, assassinato, +e rinnovati fatti esecrandi. +</p> + +<p> +Negli Abruzzi, Pronio e Rodio, davano la caccia +ai Francesi; in Calabria uno Sciarpa, in Terra di Lavoro +Fra Diavolo, altri altrove, si dilettavano di assassinj +e fino di mangiar carne umana. Certo Mammone, +mugnajo, ornava il suo desco con teste appena +recise, beveva sangue, e il proprio, quando +non ne aveva d’altrui, tanto lo gustava; di propria +mano trucidò quattrocento individui (sempre +nella speranza, comune de’ Sanfedisti, di avvicinarsi +al paradiso) cavandoli anche di carcere. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> +</p> + +<p> +(I Borboni e i clericali tentarono rinnovare in quest’anno +gli istessi orrori. Ma fortunatamente vennero +soffogati sul bel principio). +</p> + +<p> +Di poi Nelson, affascinato dei vezzi procaci di +Emma Leona Hamilton (degna allieva della regina +Carolina)<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>, cede alle di lei istigazioni, viola i patti +poco prima stipulati coi patrioti di Napoli, e li consegna +nelle unghie dei Borboni, impiccando alle infamate +antenne britanniche il vecchio ammiraglio +Caracciolo, il cui cadavere, buttato in mare, ricomparve +qualche giorno dopo presso la spiaggia, ballonzolato +dalle onde, quasi chiedesse più onorata sepoltura. +</p> + +<p> +L’esempio incita a crudeltà<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a> i mal repressi +Sanfedisti; la plebe napolitana scanna, ruba, abbrustolisce, +mangia, sì, mangia i patrioti; il coltello +degli assassini gareggia colla mannaja. Il re giungeva +in Sicilia come in paese conquistato, perdonava +a’ lazzaroni saccheggiatori fin della reggia, aboliva +i seggi e i privilegi della città, del regno, de’ nobili, +e cominciava una proscrizione immensa, dichiarando +ribellione ogni atto commesso durante la sua fuga. +</p> + +<p> +Dicono che ventimila venissero imprigionati nella +sola capitale per aver parlato, scritto, combattuto; +per aver avuto un nemico che li denunziasse; e +<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> +spie, torture, persecuzioni erano le procedure della +giunta. La quale mandò a morte i generali Manthonè, +Massa, Vincenzo Russo, Nicola Fiano, Francesco +Conforti che aveva sostenute le ragioni regie contro +Roma e allevato i migliori giovani d’allora; Nicolò +Fiorentino dotto matematico e giureconsulto, Marcello +Scotti, Ruvo, il medico Cirillo, Mario Pagano +ed Eleonora Pimentel, poetessa cara a Metastasio, e +famosa parlatrice repubblicana. +</p> + +<p> +Questi nomi immortalò il martirio, con quello del +loro inquisitore Vincenzo Speciale che insultava le +vittime e i loro congiunti, seduceva a confessare, +alterava perfino i processi. Pasquale Balla ricusò +dell’oppio, non credendo lecito il suicidio neppur +negli estremi; era già condannato, e Speciale assicurava +la moglie di lui non andrebbe che in esilio. +Invece Valesco, all’intimazione dello Speciale che lo +manderebbe a morte — Non tu» rispose, e precipitossi +dal balcone. Cirillo interrogato da lui di +che professione fosse sotto il re — Medico» rispose. +E nella repubblica? — Rappresentante del governo.» +Ed ora? — Ora in faccia a te sono un eroe,» e +ricusò di chieder grazia dal re e a Nelson che aveva +curati. +</p> + +<p> +Vitaliani continuò a suonar la chitarra, e uscendo +al patibolo diceva al carceriere: +</p> + +<p> +— Ti siano raccomandati i miei compagni: son +uomini, e tu pure un giorno potresti essere infelice.» +Manthonè alle interrogazioni non dava altra risposta +se non: — Ho capitolato.» +</p> + +<p> +Furono da trecento gli uccisi, di nome, nobili, letterati, +guerrieri, due vescovi, giovinetti di venti e +di sedici anni; molti andarono sepolti nella fossa +<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> +della Favignana (<i>Ægusa</i>); infiniti a minori pene. Si +omisero, come troppo frequenti, i rintocchi dell’agonia +pei giustiziati; il boja fu pagato, non più +a teste, ma a giornata, per economia dell’erario; +visitatori scovavano per le provincie «i nemici del +trono e dell’altare», e due di quelli bastavano per +togliere la libertà, i beni, e la vita. Se si consideri +che quelle vittime erano il fior della nazione, non si +troverà esagerato chi scrisse aver ella di quel colpo +retroceduto di due secoli. Domenico Cimarosa, cigno +di musica, per aver puntato un inno repubblicano +ebbe la casa devastata, e prigionia qual solevasi +allora, e per quattro mesi l’aspettazion della morte, +finchè i Russi, essendo arrivati a Napoli, e chiestone +invano la liberazione, ruppero il carcere e lasciaronlo +andare a Venezia a morire sbattuto e dimenticato. +</p> + +<p> +Poi vennero le ricompense. Al cardinal Ruffo lautissime +dal re, da Paolo di Russia decorazioni; titoli +e ricchezze agli altri, fossero pure masnadieri e +scampaforche; e più di tutti a Nelson e alla sua +bagascia, e il titolo di duca di Bronte infamò il vincitor +d’Abukir». +</p> + +<p> +Ecco in quali tempi nacquero Maniscalco e Salzano! +ecco chi furono i loro maestri! +</p> + +<p> +Maniscalco è Palermitano. Nato da oscura e povera +famiglia, entrò di buon’ora nella gendarmeria borbonica, +per esser ammesso nella quale bisognava almen +almeno aver tutti i caratteri, e i certificati di +riuscire fior di birbante ad imitazione de’ superiori. +Il marchese del Carretto, che per quel canagliume era +tutto tenerezza, fermò con compiacenza gli sguardi sul +Maniscalco, che subito giudicò degno di lui, tanto +che, dopo qualche tempo di prove preparatorie e +<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> +scandagliatrici, lo elevò all’onorevole posto di suo +segretario. Maniscalco ebbe tosto occasione di mostrare +al marchese e ai Borboni la sua destrezza e +sagacia in certi negozj che esigevano le due sunnominate +qualità unite ad una coscienza sfidatrice del +diavolo. +</p> + +<p> +Allorquando il general Filangieri, ridonata la povera +Palermo ai Borboni, nominò alcuni a direttori +di polizia, non obliò il Maniscalco; creatolo direttore +di polizia, gli affidò la stessa città nativa. L’allievo +del marchese del Carretto non tardò ad ecclissare il +maestro. +</p> + +<p> +La politica del marchese ministro (dice l’autore +della <i>Storia dell’insurrezione siciliana</i>) consisteva, +nello spaventare i cittadini, nell’abbattere ogni resistenza, +e nel respingere ogni opposizione; l’assolutismo +brutale insomma. È, alla fine de’ conti, la +politica di tutti coloro che servirono, servono, e +serviranno tiranni. Mentre da un lato dava opera +per assicurare il re della devozione de’ sudditi, dall’altra +spiava tutte le occasioni per mostrarsi amabile +e cortese, specialmente col bel sesso. Ma ad ogni +tentativo d’insurrezione, il del Carretto incendiava, +massacrava, torturava i sospetti, e se i colpevoli +fuggivano, scatenavasi sui loro congiunti e parenti. +</p> + +<p> +Maniscalco (continua l’autore dell’opera citata) seguì +fedelmente le orme di del Carretto; nulla rispettò, +di nulla si diede carico; potente e risoluto, abusò +di tutto e tutti oppresse. Con queste arti aveva +inalzata la polizia al di sopra di tutti i poteri dello +Stato. In Sicilia egli fu re, dominando l’imbecille +Francesco II coll’assicurargli l’obbedienza e la fedeltà +de’ sudditi, e il popolo col terrore che ispirava. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> +</p> + +<p> +I tiranni in generale, e i Borboni delle Due Sicilie +in particolare furono alla lor volta tiranneggiati dalla +paura. Essi non hanno fiducia che nella polizia; +spesse volte i direttori, i commissarj furono i loro +amici (modo di dire) ed i loro dominatori. +</p> + +<p> +Ma torniamo al nostro eroe. Nel 1849 ebbe luogo +una rissa tra alcuni cittadini di Palermo ed i soldati +napoletani. Maniscalco finse credere ad una insurrezione. +Il tafferuglio era già finito, spariti i contendenti, +quando ecco giungere le pattuglie le quali, +per ordine di Maniscalco, agguantano e imprigionano +quanti incontrano. La dimane questi infelici +vennero giudicati in pochi minuti, così per forma, +da un consiglio di guerra, ed alle cinque pomeridiane, +scortati da un reggimento, e condotti sulla +pubblica piazza, ove secondo Maniscalco aveva avuto +luogo l’ammutinamento, e là fucilati. Erano vittime +innocenti; Palermo e la Sicilia rimasero attoniti a +tanta efferatezza. Era quanto voleva il Maniscalco; +regnare col terrore. Più tardi finse cortesia, la fece +da liberale, ma nessuno gli prestò fede. +</p> + +<p> +Odiato, temuto, sprezzato, e vilipeso in segreto, +trovava rispetto in pubblico; ferito in chiesa da +ignota mano, ma non spento, maggiormente incrudeliva. +Faceva bastonare e torturare i prigionieri; +inventava nuovi tormenti, tanto da eguagliare, se non +vincere, un domenicano della santa inquisizione. Uomo +di scarso ingegno, ardito, rapace, crudele, ebbe vizj +moltissimi, virtù nessuna. Nato uomo e Siciliano, fece +di tutto per mostrarsi belva, e il più infame traditore +della sua patria.» +</p> + +<p> +E uno; ora all’altro. +</p> + +<p> +Giovanni Salzano, nel 1806, contava appena sedici +<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> +anni e era già arruolato nelle masnade di Fra Diavolo +il quale, come ognun sa, fu prima monaco, poi luogotenente +del cardinal Ruffo, infine svaligiatore, assassino +e colonnello nel reale esercito di Ferdinando I. Le +orde del Ruffo, nell’ultimo scontro colle truppe di Massena, +furono presso che distrutte; il Salzano fu tra +i prigionieri. Condotto a Castelnovo di Napoli, e +giudicato da un consiglio di guerra, venne come +fuorbandito ed omicida condannato a morte esemplare +sulle forche. Messo in cappella immediatamente +pei conforti della religione, sentì tale orrore +della morte che le sue chiome incanutirono. Aveva +allora 16 anni. +</p> + +<p> +La madre sua, venusta e leggiadra, avendo credito +ed amici a corte, e molto più presso il ministro +di polizia Saliceti, rimosse cielo e terra, ed +ottenne grazia pel figlio così giovine ancora e tanto +pervertito. +</p> + +<p> +La grazia arrivò al castello quando già il condannato +ne usciva per andare al patibolo; pochi minuti +di ritardo ed il mostro che ha insanguinato Palermo +cessava di esistere. +</p> + +<p> +La grazia era larghissima; Salzano libero, ma +al patto di doversi arrolare nel nuovo esercito napoletano +che andava organandosi: entrò egli soldato +nel battaglione dei zappatori del genio, e nel 1815, +per arditi fatti militari, era ufficiale in quel corpo +e cavaliere dell’ordine di San Giorgio <i>della riunione</i>. +Carbonaro zelantissimo nel 1820, fu inviato a Palermo +con la divisione del generale Florestano Pepe per +sottomettere i Siciliani che avevano gridato indipendenza +e separazion da Napoli. Ivi il Salzano, più +che a combattere, pensò a far bottino; il compagno +<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> +di Fra Diavolo ricordavasi l’antico mestiere! Promosso +a capitano riedeva, in Napoli, e con cinica +impudenza mostrava le ricche suppellettili ed i preziosi +tessuti che avea predati in Sicilia. +</p> + +<p> +Caduta la costituzione, e confuso con gli altri ufficiali +dell’esercito messi in disponibilità per aver +appartenuto alla setta dei carbonari, rimase il Salzano +per più anni nell’oscurità e nel bisogno, ma +quando del Carretto salì a potenza somma, questi, +cui piaceva circondarsi di perversi satelliti, lo chiamò +al servizio attivo, e lo fece nominare capitano di +gendarmeria, e lo inviò nelle Puglie, ove doveva +assumere la speciale missione di annientare un’orda +di facinorosi, che scorrazzavano tra Sansevèro e +Monte Santangelo, derubando i viandanti ed i comuni. +Salzano non impiegò contro i masnadieri la forza, +sibbene l’inganno e le frodi. Sedusse la sposa del +capo dei ladri, ed essendo essa incinta le si profferse +per compare, poi insinuandosi nell’animo della avvenente +donna,<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a> la consigliò di persuadere il marito, +(il quale, già arricchito dai furti doveva bramare il riposo +e gli agi della vita) a cedere e promise sulla fede +di compadre (a cui si crede nel regno più che ai legami +di parentela), che sarebbe andato immune da +ogni pena, e tanto ingegnossi, e tanto persuase la +<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> +donna, che costei riuscì a decidere il marito, il quale si +diede volontariamente nelle mani del capitano dei +gendarmi, che per molti giorni lo tenne libero; poi, +quando meno se lo pensava, fu tratto in prigione +e dopo ventiquattr’ore fucilato per sentenza del +consiglio di guerra. Salzano, encomiato e retribuito da +del Carretto, passò nelle Calabrie, non potendo più +rimanere nelle Puglie, ove lo segnavano a dito col +titolo di <i>capitano Giuda</i>. +</p> + +<p> +In Calabria strinse infami patti coi facinorosi della +Sila, e tanto apertamente, che nella sua casa furono +spesso visti gli oggetti preziosi rubati nelle ville, od +ai viandanti. +</p> + +<p> +Sostegno poi della reazione del 1848, ottenne rapidi +avanzamenti, e noi lo troviamo generale e comandante +di Palermo nel momento della rivoluzione. +Di poca mente, di corto ingegno, di nessuna coltura, +rapace, ingordo, può ben ripetersi che fosse il Salzano +uno tra i più tristi strumenti del governo +borbonico<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> +</p> + +<p> +Il birro spalancò un uscio, e fra Michele da Sant’Antonino +si trovò al cospetto del direttore di polizia +e del comandante la piazza di Palermo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> +</p> + +<p> +Parecchi inchini vennero ricambiati tra questi degni +personaggi; poi, seduti che furono, il Maniscalco +chiese al francescano il motivo della sua visita in +ora sì tarda. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> +</p> + +<p> +— Eccellenza, rispose il frate abbassando gli occhi; +pel servizio di S. M. tutte le ore sono buone. +</p> + +<p> +A queste parole Maniscalco e Salzano, rizzarono +le orecchie e fissarono attentamente il monaco. +</p> + +<p> +— Pel servizio di S. M.? Spiegatevi, padre....» +disse Maniscalco allungando il collo e piegando la +persona verso fra Michele... +</p> + +<p> +— Io venni qui guidato dalla mia coscienza... È +il Signore che mi manda; il Signore che veglia in +difesa dei legittimi sovrani protettori della religione... +Eccellenza, una rivoluzione è imminente... +</p> + +<p> +— Una rivoluzione? sclamarono Maniscalco e Salzano. +Non è possibile — continuò il primo — la polizia +sa tutto. +</p> + +<p> +— Allora saprà che domani, giorno quattro, deve +scoppiare la rivolta in Palermo... +</p> + +<p> +I due ministri del Borbone si guardarono in faccia +stupiti. +</p> + +<p> +— I Bentivegna, e gli Interdonato hanno proseliti... +</p> + +<p> +— Spiegatevi, padre; dite tutto quello che sapete... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> +</p> + +<p> +— Mi promettano prima il segreto... +</p> + +<p> +— Sul nostro onore!... sul nostro onore!... s’affrettarono +a rispondere Maniscalco e Salzano, dimenticandosi +(tanta era la smania dello scovare) che non +ne avevano punto. +</p> + +<p> +— Oltre al segreto, padre reverendo, vi prometto +che S. M. saprà rimunerarvi in modo degno di lui +e di voi... L’eminentissimo cardinale Antonelli non +sa negare cosa alcuna al nostro sovrano. Dite, padre, +dite... +</p> + +<p> +— Ebbene!... sappiate, Eccellenza, continuò il frate +guardandosi intorno e smorzando la voce; sappiate +che nel convento della Gancia stanno ammucchiate +armi e munizioni... Che lassù stanno radunati i congiurati, +dipendenti da un comitato centrale istituito +in Palermo... +</p> + +<p> +— Maledizione! sclamò Maniscalco co’ denti stretti +e serrando i pugni; credeva di averli schiacciati +tutti... e rinascono. +</p> + +<p> +— Conoscete i loro nomi? +</p> + +<p> +— No, Eccellenza... +</p> + +<p> +— Quelli almeno dei capi... +</p> + +<p> +— No... +</p> + +<p> +— Ditemi il nome di uno solo... di uno solo... +</p> + +<p> +— Pur troppo non sono in grado di farlo... Per +quanto sia stato in orecchi, non mi fu possibile di +afferrare il nome d’un sol ribelle... +</p> + +<p> +Maniscalco sospirò. +</p> + +<p> +— Però conosco il loro piano... +</p> + +<p> +— Ed è?... +</p> + +<p> +— Il movimento insurrezionale si inizierà a Palermo, +coll’assalto delle caserme, e delle case dei +commissarj di polizia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> +</p> + +<p> +Salzano e Maniscalco si ricambiarono un’occhiata +espressiva. +</p> + +<p> +— Poi? +</p> + +<p> +— Poi ad un segno convenuto, i contadini de’ villaggi +vicini piglieranno le armi e si getteranno nella città... +</p> + +<p> +— Miserabile canaglia! Vedremo... vedremo!... +Reverendo, sapreste di grazia nominarceli questi villaggi? +</p> + +<p> +— Ho inteso parlare di tutti... Però mi ricordo +benissimo che si parlò di Ficarazzi, di Monreale, di +Villabate, di Carini, di Bagheria... +</p> + +<p> +— Benissimo! benissimo!... Daremo a questi villani +tal lezione che se n’avranno a ricordare per un +pezzo!... Continuate, padre reverendo, continuate.... +</p> + +<p> +— Palermo non dev’essere sola ad insorgere; le +terranno subito dietro le altre città dell’isola, e tra +queste... Posso assicurare le vostre Eccellenze, che i +rivoltosi contano molto sui loro confratelli di Messina.... +</p> + +<p> +— Città che vorrei spianata!... Vero nido di vipere +rivoluzionarie... +</p> + +<p> +Il frate continuava: — di Catania e di Siracusa... +</p> + +<p> +— E di quei del contado avete notizia? +</p> + +<p> +— Certo; que’ del contado si raduneranno in +bande e combatteranno alla spicciolata, come i... Non +mi ricordo la parola... +</p> + +<p> +— Come i <i>guerrilleros</i>? +</p> + +<p> +— Precisamente così, Eccellenza! +</p> + +<p> +— E voi dite che il convento della Gancia è pieno +di questi briganti? +</p> + +<p> +— Non solo, ma ribocca d’armi e di munizioni... +</p> + +<p> +— E gli altri frati? +</p> + +<p> +— Ahimè! Eccellenza... La carità cristiana mi vieta +<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> +di scusarli... Sono tutti traviati... Il demonio strisciò +fra loro e li avvelenò col pestifero fiato di certe +idee... Possa il Signore nell’infinita sua misericordia +farli ravvedere!...» Così dicendo il dabben frate incrocicchiava +le mani sul petto, e alzava sospirando +gli occhi alla soffitta... +</p> + +<p> +— Ma che! tutti dunque que’ frati tradiscono il +loro re?... quel re che tanto protesse i loro interessi, +quel re che nei momenti di devoto slancio, indossa +la tonaca di frate per umiliarsi dinanzi a Dio... +</p> + +<p> +— Pur troppo, eccellenza! Tutti i frati della Gancia +cospirano... tutti!... professi e novizj... avrei voluto +tacerlo... ma la carità è vinta dal dovere... Essi +giurarono... +</p> + +<p> +— E che giurarono? chiese sprezzantemente l’antico +commilitone di Fra Diavolo. +</p> + +<p> +— Di morire o di vincere per... quello che essi +dicono la libertà della Sicilia... +</p> + +<p> +Quella parola libertà, benchè buttata là timidamente, +parve risonare stranamente tra quelle pareti +poliziesche, ed i due ministri borbonici trasalirono +come il diavolo al tocco dell’acqua santa. +</p> + +<p> +— Io pure... io pure... ho dovuto giurare... +</p> + +<p> +— Avete fatto benissimo, padre; diversamente non +avreste potuto... +</p> + +<p> +— Dio però, che scruta nel fondo dei cuori, e anzi +tutto bada alle intenzioni, non ne avrà preso nota. +</p> + +<p> +— Certamente, padre, certamente!... Il giorno +fissato è domani dunque? +</p> + +<p> +— Domani, giorno quattro... +</p> + +<p> +— E perchè domani? +</p> + +<p> +— Perchè si vuol ricordare al popolo la tradizione +storica dei Vespri. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> +</p> + +<p> +— Facciano pure! Così tramanderanno ai loro +figliuoli un’altra tradizione d’un nuovo Vespro domestico... +e, per santa Rosalia!... sarà più sanguinoso +del primo! Non avete altro a confidarci, padre? +</p> + +<p> +— Ho detto alle Eccellenze vostre quanto sapeva...» +Maniscalco, assunta un’aria d’importanza, si avvicinò +a fra Michele, e presagli una mano, gliela strinse +vivamente fra le sue, dicendo: +</p> + +<p> +— Padre!... Voi avete reso a S. M. (D. G.) un +segnalato servizio; il nostro grazioso sovrano ne +sarà tosto informato... e voi, padre, ne avrete splendido +guiderdone... Ve ne do la mia parola! +</p> + +<p> +— Ed io la mia» ripetè Salzano. +</p> + +<p> +— Mi basta di aver fedelmente servito il trono e +la Chiesa, la cui causa è comune... come lo fu sempre...» +Poi, rialzato il cappuccio, s’inchinò in atto di +pigliar congedo. +</p> + +<p> +— Rimanete, padre, rimanete!... Sono lieto di +potervi offrire una camera e un letto nel palazzo... +Rientrando alla Gancia ad ora sì tarda potreste destar +sospetti... se forse non ne ha già destati la vostra +assenza. +</p> + +<p> +— Nessuno mi vide uscire... +</p> + +<p> +— Bene, bene! ad ogni modo è meglio restiate... +Domani penseremo a mettervi in sicuro. +</p> + +<p> +— Accetto le grazie dell’Eccellenza vostra! +</p> + +<p> +Maniscalco, chiamato un servo, gli impose conducesse +il frate nella camera destinatagli. Quando +questo si fu partito, il direttore di polizia disse all’impaziente +Salzano: «Un momento e sono da voi +generale!» Poi chiamato un birro: +</p> + +<p> +— Hai veduto quel frate? gli disse. +</p> + +<p> +Il birro accennò che sì. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> +</p> + +<p> +— Bene!... porrai una sentinella nel corritojo che +mette nella camera ov’egli passerà la notte... Nessuno +entri, nessuno esca. Hai capito? +</p> + +<p> +— Perfettamente, Eccellenza!» rispose il <i>sorcio</i>, e +strisciato un inchino, uscì. +</p> + +<p> +— Caro Generale, ora siamo soli... Che ne dite +di questa bella notizia? +</p> + +<p> +— Dico che siamo stati presi alla sprovvista. Come +mai, caro direttore, non ne sapevate nulla? +</p> + +<p> +— Cioè... sospettava di qualche cosa... Però confesso +che non credeva così imminente il pericolo... +Ad ogni modo provvediamo, e subito... Ci va di +mezzo l’onor nostro!... +</p> + +<p> +— Per me sono pronto. Facciamo il nostro piano... +in modo che non ce ne scappi un solo... +</p> + +<p> +— Sono con voi, generale. +</p> + +<p> +Breve fu il loro colloquio, e il piano prestamente +combinato. Il generale Salzano recossi tosto al suo +palazzo a dar gli ordini opportuni alle truppe. Maniscalco +rimase nel suo circondato dai suoi cagnotti. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Lettori! ricordatevi del frate francescano Michele +da Sant’Antonino. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> +</p> + +<h2 id="cap7">CAPITOLO VII. +<span class="smaller">L’assalto.</span></h2> +</div> + +<div class="blockchap"> +<p> +Tra un popolo la sommossa e un tiranno, +unico patto... il sepolcro. +</p> + +<p class="indr"> +(<i>Risposta de’ Palermitani al proclama +del general Lanza</i>; 20 marzo 1860) +</p> +</div> + +<p> +Il dì dopo (4 aprile), al primo apparire sul firmamento +degli albòri antelucani, il frate portinajo del +convento della Gancia (un bell’uomo, dalla barba +nera e dall’occhio lampeggiante), il più mattiniero +de’ suoi confratelli, appoggiato ad un parapetto che +cingeva il cortile del convento, spaziava coll’occhio +sulla sottoposta Palermo, ancor dormente e silenziosa, +e lo spingeva oltre la città, sul mare solcato +già da innumerevoli barche pescherecce, che +lontano lontano, colle loro bianche vele latine, parevano +alcioni sfioranti coll’ampie ali l’onda cerulea. +</p> + +<p> +Di poi il frate, raccolto lo sguardo sulla strada +che dalla città guida al convento, vide alcuni giovani +salire per quella, cacciandosi innanzi una coppia +<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> +di muli, i quali portavano da ciascun lato appeso ai +fianchi un bariletto. +</p> + +<p> +A quella vista il frate portinajo sorrise; poi, lasciato +il parapetto, scese ad una porta del convento, +e apertala, uscì sulla strada ad attendervi la brigatella. +</p> + +<p> +— Buon giorno, figliuoli!» sclamò quando quei +giovani gli furono presso. +</p> + +<p> +— Buon giorno,» ripeterono essi. +</p> + +<p> +— A dispetto della crittogama, avete trovato vino +in abbondanza eh?... soggiunse sorridendo il frate, +e battendo colla nocca le doghe di quei botticelli che +mandarono un suono muto. +</p> + +<p> +— Perdio! padre.... vedrete come è potente questo +vino... gli rispose un bel giovane, che sembrava il +capo della brigata. È vin che brucia... Ci si sente +il solfo lontano un miglio... È un vino che mette di +buon umore... Io l’ho provato, e so quel che dico... +</p> + +<p> +— È vero, Rosolino, è vero!... voi siete un prode +giovane!... Se tutti i cuori degli Italiani assomigliassero +al vostro, a quest’ora... Ma entriamo; venite, figliuoli!...» +Il frate così dicendo afferrò un mulo per la cavezza +ed entrò nel convento seguito dal resto della +comitiva. +</p> + +<p> +Nel cortile stavano già radunati alcuni frati, i quali +si fecero incontro ai nuovi sopraggiunti, sorridendo e +stringendo loro affettuosamente la mano. Tutti poi +circondarono Rosolino, aspettando da lui consigli ed +ordini sul da farsi. +</p> + +<p> +Rosolino Pilo era di famiglia nobilissima, prestante +della persona, gentile nei modi, colto, eloquente, prode +e sempre pronto a dar vita e sostanze alla patria +ch’egli amava svisceratamente. In causa di queste +<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> +rare doti egli sapeva ispirare fiducia e coraggio +in tutti. +</p> + +<p> +Soddisfatto ch’ebbe al desiderio de’ suoi amici raccolti +lassù alla Gancia, narrando loro quanto sapeva +delle notizie che correvano in que’ dì, chiese di vedere +le armi che l’infaticabile Fabbrizj spediva da +Malta un po’ per volta e che venivano nascoste dai +congiurati nelle cantine del convento. +</p> + +<p> +Poi, rivoltosi agli astanti, raccomandò loro di non +perder tempo e di occuparsi a far cartucce e a fonder +palle. +</p> + +<p> +— Di queste difettiamo, o amici. Il giorno della +riscossa è imminente; non lasciamoci cogliere sprovvisti, +per l’amor di Dio!... Animo dunque!... Viva +Italia... e a rivederci. +</p> + +<p> +— Che! partite?... gli chiesero gli astanti. +</p> + +<p> +— Sì, o amici; sono chiamato altrove... Ci rivedremo +presto...» Così dicendo strinse le destre che +gli venivano tese e uscì dal convento. Sceso alla +marina, montò su d’un sottil legnetto con alcuni altri +amici che lo attendevano alla spiaggia e spiegata la +vela al vento, diresse la prora verso Messina. +</p> + +<p> +Appena Rosolino si fu partito, i congiurati rimasti +nel cortile s’avviarono tosto a liberare i muli dal +peso ond’erano gravati. +</p> + +<p> +— A te, Riso, che sei del mestiere... spilla questo +bariletto... +</p> + +<p> +Giovanni Riso, palermitano, di professione portator +d’aqua (un bel vecchio di circa sessant’anni) dato +mano ad un secchio di rame, si avvicinò ad un +mulo, e posto il secchio sotto il bariletto, ne trasse +la spina. +</p> + +<p> +Ne uscì tosto una polvere nera, fina, lucente. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> +</p> + +<p> +— Viva la vendemmia! gridò il giovine facchino +Teresi da Falsomèle, e pigliato un altro secchio, +s’accostò ad un barile. Gli astanti si diedero tosto +ad imitare il Riso e il Teresi, sicchè in breve le +botticelle vennero votate, e la polvere, diligentemente +raccolta nei secchj, venne nascosta nelle +cantine; delicata operazione che fu eseguita a dovere +perchè diretta da Liborio Valdone da Alcamo, marinajo +esperimentato. +</p> + +<p> +Finito ch’ebbero di collocare le polveri, i congiurati +si raccolsero in un vicino salotto e sedutisi in +giro ad una tavola, si occuparono tosto a far cartucce. +</p> + +<p> +Era appena trascorsa una mezz’ora, allorchè si +intese bussare alla porta del convento con colpi forti +e replicati. +</p> + +<p> +I congiurati si guardarono in viso l’un l’altro. +</p> + +<p> +— Chi diavolo può essere?.. +</p> + +<p> +— Che modo strano di bussare! +</p> + +<p> +— Vo a vedere...» disse il frate portinajo e +uscì... +</p> + +<p> +Pochi minuti dopo egli precipitò nel salotto, pallido +e colla fisonomia stravolta... +</p> + +<p> +— Amici, gridò, siam traditi... +</p> + +<p> +A queste parole tutti balzarono in piedi. +</p> + +<p> +— Il convento è circondato dai birri e dalle truppe... +Sentite!... stanno atterrando la porta... +</p> + +<p> +— All’armi, all’armi! gridò Michele Fanaro da +Roccadifalco, stampatore di professione e giovane +d’un coraggio a tutta prova. +</p> + +<p> +— All’armi! +</p> + +<p> +— Presto, presto... Non c’è un minuto da perdere.... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> +</p> + +<p> +— Perdio! e le munizioni... +</p> + +<p> +— Polvere ce n’è... +</p> + +<p> +— Ma le cartucce... +</p> + +<p> +— Caricheremo come potremo. +</p> + +<p> +— Ma e le palle? +</p> + +<p> +— Finite le poche che abbiamo, caricheremo co’ +sassolini... +</p> + +<p> +— Animo, animo! +</p> + +<p> +In un batter d’occhi tutti i congiurati furono nel +cortile che barricarono alla meglio, risoluti di vender +cara la vita. +</p> + +<p> +Sapevano che avevano a che fare cogli sgherri +borbonici, e che quindi non c’era a sperare generosità. +</p> + +<p> +Intanto al di fuori picchiavano, ma le porte erano +salde, alte e solide le mura. I congiurati attendevano +a piè fermo i borbonici; benchè (come avevan +visto spiando dall’alto) fossero circondati da un +nuvolo di carabinieri, e di birri, e dopo di essi da +un battaglione di truppe. +</p> + +<p> +Ma i regi, arrivate le artiglierie, le puntarono contro +la porta, che tosto volò in ischegge. S’avventarono +nel cortile i borbonici, ma accolti da una +salva di fucilate che fece rotolar parecchi di essi +sul selciato, rincularono. Approfittarono gli assediati +del momento propizio, e strettisi insieme, precipitarono +di corsa fuor del convento e apertisi un varco +fra gli atterriti borbonici, corsero a raggiungere i +contadini, i quali avvertiti dal tuonar de’ cannoni, +erano accorsi al convento per dar mano ai congiurati. +</p> + +<p> +I regj, riordinatisi, irruppero per la seconda volta +nel convento, vuoto oramai di difensori; vi irruppero +col grido di: viva Francesco II; trucidarono +<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> +i feriti, infilzarono sulle bajonette parecchi frati, +ad altri, venerandi per la tarda età, e che chiedevano +ginocchioni la vita, ruppero la testa col calcio +dei fucili; saccheggiarono il convento e la chiesa, +rubarono i vasi sacri e commisero ogni turpe ed efferata +nefandezza. +</p> + +<p> +Che facevano intanto il direttore di polizia Maniscalco +e il generale Salzano? +</p> + +<p> +Dal loro quartier generale ai <i>Quattro venti</i>, lontani +dal luogo del combattimento, avevano sguinzagliate +le loro mute sbirresche acciò, perlustrate le +vie di Palermo da diversi punti, arrestassero.... non +importa se innocenti o colpevoli, arrestassero però +quanti sospetti incontrassero. Numerosissimi furono +quindi gli arrestati, nelle cui case i birri si permisero +tutti gli eccessi della più sfrenata licenza. +</p> + +<p> +Vi ricorderete che tra i villaggi vicini a Palermo, +denunziati dal ribaldo fra Michele come altrettanti +focolaj di rivoluzione, c’era quello di Ficarazzi, i +cui abitanti hanno fama di esser pronti ad arrischiate +imprese e caldi amatori della libertà. Queste loro +virtù sgraziatamente erano note anche a’ borbonici, +che da tempo spiavano l’occasione propizia per punirlo. +Infatti, in quell’istesso giorno, mentre le truppe +assalivano il convento della Gancia, due fregate borboniche, +uscite dal porto di Palermo, si fermarono +dinanzi al villaggio di Ficarazzi, che in breve, fulminatolo +colle bombe, colle palle e a scaglie, ridussero +un mucchio di rovine. Preludio della rovina +di Carini. +</p> + +<p> +Preso il convento, i pochi frati risparmiati dalla +strage con altri tredici cittadini (e tra questi, come +vedremo in seguito, Riso, Teresi, Vallone e Fanaro) +<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> +colà fatti prigionieri, vennero legati a due a due con +grosse funi, indi trascinati in mezzo alla sbirraglia ed +ai soldati per la lunga via che mette alle prigioni. Quegli +aguzzini si cacciavano innanzi i prigionieri percuotendoli +co’ pugni, colle ceffate, coi calci dei fucili, +ond’essi giunsero alle carceri laceri, sanguinosi, affranti, +come uomini a due passi de’ quali sta allestita +la forca. +</p> + +<p> +Cogli stessi strapazzi venne trascinata in carcere +la sessagenaria badessa del monastero di Santa Croce, +rea d’aver dato asilo a due suoi concittadini. +</p> + +<p> +Erano le ultime prodezze de’ <i>sorci</i>... +</p> + +<p> +Il popolo palermitano in quel giorno rimase piuttosto +attonito e spaventato, che deciso a mostrare il +viso a’ suoi oppressori; ma la sera del 4 e del 5 +d’aprile, gl’insorti scampati in modo tanto meraviglioso +dalla Gancia, invece di nascondersi, o di abbandonar +l’isola, benchè sapessero che i borbonici, +razza semisacerdotale, non perdonavano mai, ritornarono +coraggiosamente alla capitale, guidando torme +di contadini armati. Gettatisi ne’ sobborghi, riattizzarono +il battagliare; uccisero molti soldati regj, molti +ne ferirono, sfidando il numero, l’arte militare e la +mitraglia. +</p> + +<p> +La Corte di Napoli, saputi i casi seguiti, inviò tosto +nuove milizie in Sicilia, e in coda a queste il +luogotenente generale dell’isola, principe di Castelcicala; +indi impose alla gazzetta ufficiale di pubblicare +che «l’ordine regnava a Palermo.» +</p> + +<p> +Frase che puzza di sangue rappreso. +</p> + +<p> +«Tranquillissima è l’isola (così finiva il giornale +ufficiale del 6 aprile), come tranquillissima fu la stessa +città di Palermo, durante il conflitto, e prima e +<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> +dopo.» Tanto importava ai borboni il diminuire +l’importanza di quell’insurrezione in faccia all’Europa! +</p> + +<p> +L’autore della Storia dell’insurrezione siciliana, dal +quale togliamo questi particolari, chiama Francesco II +«anima di frate in un fodero d’imbecille.» Noi abbiamo +sott’occhio una fotografia rappresentante l’ex +re e la sua famiglia; esaminando attentamente la +testa di Francesco II, non si può a meno di convenire +ch’essa starebbe molto a proposito tra le spalle +d’un monaco, ma di quelli del Santo Uffizio; c’è +nella ciera del giovine Borbone un misto di imbecillità, +un non so che di fellonesco, di crudele, di superstizioso +così marcato, da ringraziar Domineddio +di avercene liberati. +</p> + +<p> +Dopo i fatti d’aprile<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>, a Napoli, nella reggia, si +strinsero a consiglio, non già un re co’ suoi ministri, +ma l’inetto Francesco II «che serba anima di +un frate in un fodero d’imbecille,» la casta sua +sposa, che pubblicamente tresca col proprio cognato +il conte di Trani, e la matrigna di S. M., una +Maria Teresa d’Austria, la vedova di Ferdinando II, +che al viso arcigno, fiero e deforme, accoppia feroci +istinti, libidine sfrenata di comando, desiderio +di far regnare il proprio figlio conte di Trani +invece di Francesco II, e che cova odio immenso +contro i Napoletani. Questi erano gl’iddj del napoletano +Olimpo, che sanno scagliare fulmini solamente +contro un popolo avvilito e depresso; gl’iddj minori, +come i conti d’Aquila, di Trani, di Noto ecc., +furono chiamati al consiglio solo allorchè vi accorsero +solleciti i genj, i messaggieri ed i più forti +<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> +sostenitori della gran macchina della celeste armonia +reazionaria, un duca di San Cesario, tristo e +ignorante, con altri nobilissimi: il principe di Castelcicala, +luogotenente generale dell’isola, il nunzio +del papa, il cardinal Riario Sforza arcivescovo di Napoli, +due gesuiti, idoli del re; l’Ajossa, noto all’Europa +per infamie efferate, e Carlo Filangeri, +principe di Satriano e duca di Taormina per grazia +di Ferdinando, della bombardata Messina, e della +Sicilia insanguinata l’anno di grazia 1849. +</p> + +<p> +Il re, le due principesse ed i principi, rappresentavano +in quel convegno segreto il diritto divino +che non transige mai, o se cede qualche volta all’impeto +dei popoli, più terribile reagisce, più ferocemente +opprime i dissennati che credono potersi +conciliare la libertà con un diritto che emana dall’inferno +e non da Dio. +</p> + +<p> +San Cesario duca, ed i nobili ignoranti, vi figuravano +come i simboli delle tenebre feudali, come +i discendenti dei masnadieri armati che si dissero +baroni o <i>comites</i>, i compagni dei re, gli associati +dei <i>divini ladroni</i>. +</p> + +<p> +Il nunzio, il cardinale, i gesuiti, nè Cristo avevano +per maestro, nè il Vangelo per legge in quella +congrega, ma il papa nemico degli uomini, e il codice +della curia romana, bruttissimo impasto di venalità, +d’imposture, di superstizioni e di sfrenati arbitrj; +v’intervenivano come gli antichi protettori e +socj in <i>partecipazione</i> delle grandi compagnie di +baroni grassatori, e di <i>coronati ladroni</i>; erano infine +i rappresentanti del medio evo, a cui vorrebbero +di nuovo, se potessero, ricondurre i popoli per farli +sprofondare novamente nella tenebria di atra notte, +<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> +ove obbligarli ad adorare il prete, il re padrone assoluto, +ed i suoi <i>comites</i>. +</p> + +<p> +Ajossa e Filangeri, come traditori della patria vi +avevano posto, imperocchè l’uno servisse i Borboni +per natura improba e crudele, l’altro si mostrasse +devoto ad essi per brutta fame d’oro. Ajossa ricordava +Caino, Filangeri Giuda; entrambi degni di sedere +in quel congresso. +</p> + +<p> +Parlò prima Maria Teresa, l’austriaca, e con modi +concitati e sguardo altero, espose l’ingratitudine dei +Siciliani che avevano osato di ribellarsi contro il +più mite e paterno governo d’Europa (dopo quello +dell’Austria s’intende); mostrò la necessità di reprimere +con ogni mezzo la sedizione e conchiuse +così: +</p> + +<p> +— Se S. M. l’augusto padrone che tutti piangono, +ed io più di tutti (ed asciugò una lagrima) fosse +qui con noi, avrebbe già dato gli ordini perchè si +impiccassero i prigionieri della Gancia, si arrestassero +e torturassero i sospetti, ed al menomo moto +si bombardasse ed incenerisse Palermo; ma il nostro +re (e designò Francesco) è buono troppo; vorrà +invece discendere a concessioni, accordare riforme, +forse rimettere in vigore l’infernale statuto. Ma non +vedrò di nuovo, come nel 1848, vilipeso il diritto +che viene da Dio, avvilita la regal potestà, ed infangata +la reggia con le orme che vi stampavano +gl’insolenti borghesi divenuti ministri; no, io partirò +per Vienna con mio figlio il conte di Trani». +</p> + +<p> +— Verrò anch’io! gridò interrompendola la nuora. +</p> + +<p> +— No, prese a dire con veemenza Francesco II, +no, non partirà alcuno!.. Come avrebbe fatto quella +sant’anima dell’augusto nostro genitore (e si segnò +<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> +e recitò un <i>requiem</i>), così faremo anche noi. +Sì, bombe, forche, torture; ministro Ajossa, general +Filangeri ajutateci; dappertutto ruine, sterminj, i ribelli +ai re sono ribelli a Dio... Non è vero, miei +carissimi padri, e rappresentanti del beatissimo padre +e divino vicario di Gesù Cristo? (e si segnò di +nuovo). +</p> + +<p> +— Verissimo, verissimo! risposero in coro i preti; +la forca qui, l’inferno colà; Iddio lo ha detto. +</p> + +<p> +— Udite come noi pensiamo, ripigliava Francesco, +e siamo fermi di non mutare. A nessun patto divideremo +col popolo la potestà nostra, e <i>preferiamo +d’esser piuttosto caporale di nostro cugino l’imperatore +d’Austria che re costituzionale</i>. +</p> + +<p> +— Bravo! gridarono insieme levandosi donne, principi, +preti, duchi e ministri. Bravo, bene! Viva il +diritto divino, e la Santa Chiesa. +</p> + +<p> +Il baccano andava aumentando, allorchè il re, imposto +il silenzio, riprese: +</p> + +<p> +— Ordiniamo al ministro Ajossa di spedire le +istruzioni al nostro caro Maniscalco, onde agisca +come soleva comandare la <i>sant’anima</i>; torturi ed +impicchi quanti crede, ed a suo piacimento. Al generale +Filangeri ordiniamo di preparare un piano di +attacco e di difesa per le truppe; egli che fece così +bene nel 1849, saprà far meglio oggi. Così schiacceremo +i ribelli come tante vipere. Noi frattanto correremo +alla Darsena, al Molo, indi anche a Capua, +onde incoraggiare i soldati, e dare ad essi le nostre +istruzioni. Cardinale, benediteci! padri, pregate per +la nostra causa!... e inginocchiatosi, ricevette la +chiesta benedizione. Si rialzò, sciolse il consiglio, +e si avviò alla volta di Capua per compiervi altre +<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> +scene stolide ed obbrobriose dinanzi alle truppe che +dovevano imbarcarsi per la Sicilia. +</p> + +<p> +A Capua imbandironsi mense per gli uffiziali e per +i soldati, alle quali assistendo il re s’ingiunse ai capi +ed ai soldati di non risparmiare i ribelli Siciliani, di +esterminarli se si potesse dal primo fino all’ultimo; +si raccomandò perchè nelle città e nei villaggi presi +d’assalto, non si facesse distinzione di età, o di sesso, +nè le case risparmiassero; fuoco, saccheggi, e morti +precedessero e seguissero i loro passi nella scellerata +Sicilia. +</p> + +<p> +Il ministro Ajossa scriveva non solo al Maniscalco, +ma diramava agli intendenti della terraferma una circolare, +contro i sospetti, la quale terminava così: +<i>chiunque mostri simpatia pel moto siciliano dev’essere +arrestato, e si dà facoltà di arrestare chiunque mostri +curiosità, o parli di analoghe notizie.</i> — <i>Rigore, rigore, +zelo, attività: il re nostro padrone</i> (D. G.) <i>così ordina, +così vuole, così comanda</i>. +</p> + +<p> +Palermo, il 13 aprile, era in lutto; tredici infelici +erano condotti al supplizio (Francesco II s’era fatto +applaudire alla corte il giorno innanzi per certe sue +lepidezze sul numero 13). Maniscalco, prima che si +avviassero a morte, radunatili in un corritojo, trasse +di tasca una lista, e chiamò per nome i condannati: +Camorrone, Cucinotta, Vassallo, Fanaro, Cuffaro, Riso +(padre), Ventimiglia, Barone, Vallone, Nicola, Calandri +e Canceri. Indi il direttore, compostosi il volto +a benevola sollecitudine, disse con melato accento +alle tredici vittime: +</p> + +<p> +— Ascoltate, o infelici, un consiglio d’amico. Voi +siete a due passi dalla morte... da una morte dolorosa... +attroce... voi ora sì pieni di vita... Rivelate +<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> +i capi del comitato rivoluzionario; vi prometto +in cambio salva la vita... e un buon premio per +giunta... Il re penserà a voi e alle famiglie vostre... +Via, parlate... Ma, in nome di Dio, in chi e di che +sperate?... Poveri illusi! mi fate compassione... I +vostri compagni oramai sono tutti vinti, o dispersi...; +tutti!... Ostinandovi a tacere, rovinate voi... e le +vostre povere famiglie. Una morte infame... penosa +per voi; la miseria per le famiglie. Via, parlate... +decidetevi...» e giungeva le mani quasi supplichevole. +</p> + +<p> +Ma il vecchio Giovanni Riso, consultati i compagni, +rispose fieramente che essi non conoscevano +comitati di sorta; ma anche li avessero conosciuti, +avrebbero conservato il segreto; meglio la morte, +che l’infamia. +</p> + +<p> +L’incolto e bravo popolano ripeteva, senza saperlo, +il famoso: <i>potius mori quam fœdari</i>. +</p> + +<p> +Al Riso poco premeva la vita, chè sapeva trovarsi +suo figlio Giovanni, giovane ardente di libertà, mortalmente +ferito nelle unghie de’ regi.<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a> +</p> + +<p> +Maniscalco udita l’eroica risposta, gettò la maschera +e mostrossi iniquo qual’era; ruggì tra i denti serrati +pel furore: +</p> + +<p> +— Sì, morirete tutti fra pochi istanti; morirete +come cani... Vedremo se l’Italia, e il vostro Vittorio +Emanuele verranno a salvarvi... +</p> + +<p> +Mezz’ora dopo, i cadaveri dei tredici patrioti venivano +trascinati su due carrette per le vie di Palermo, +tra gli insulti della sbirraglia... e le lagrime +dei cittadini che ne giurarono vendetta. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> +</p> + +<p> +Il supplizio de’ tredici<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a> provocò uno sdegno furioso +tra le bande degli insorti, i quali a Carini, sorpreso +un posto di ventisei soldati napolitani, li impiccarono +tutti per la gola; così il furore del governo oppressore +ridestava il furore e rappresaglie di sangue: così i +figli della stessa madre, l’Italia, si sterminavano +a vicenda come se fossero tra loro nemici e stranieri. +</p> + +<p> +Pervenuta a Napoli la nuova dell’uccisione dei +soldati di Carini, infuriava il re; la madrigna e la +consorte lo eccitavano a incrudelire, sicchè Bombino, +chiamati i ministri: «Ordinate, gridò loro, che +s’incenerisca Carini, che il ferro ed il fuoco vendichi +i miei soldati». Ad appagare la collera del re, fortissime +colonne mobili uscirono da Palermo, e si avviarono +verso la città condannata. +</p> + +<p> +Giace Carini poche miglia da Palermo, ed era popolata +da 7100 abitanti; antiche e solide mura la +ricingono, e la circondano deliziose campagne. In Carini +eransi fortificate alcune centinaja di insorti: +vi arrivavano i soldati e si facevano attorno per +espugnarla; i Siciliani combatterono gagliardamente +nei giorni 19, 20, 21 aprile, ma sopraggiunti nuovi +rinforzi ai regj, gli insorti dovettero allontanarsi, +ricoverandosi nelle montagne. Perdettero questi 250 +morti; ebbero i regi 320 soldati ed ufficiali uccisi. +Entrarono le truppe di Francesco II in Carini e per +rapacità di preda e per gli ordini ricevuti, nulla rispettarono +in quella desolata città. E di nulla sentirono +pietà; sgozzarono i fanciulli sul seno delle +madri, e queste stuprate e poi trafitte, cadevano sui +<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> +loro cari estinti; non salvava l’età senile, non il tempio, +chè sugli altari medesimi vennero trucidate donzelle +e matrone, e gli stessi sacerdoti; d’ogni suppellettile +fecero bottino, e quando i preziosi arredi erano +predati, davano fuoco alle case ed ebbri tripudiavano +intorno alle fiamme. Ardeva Carini, perivano centinaja +di cittadini, e una nuova pagina storica accusava +Francesco II, come distruttore delle città e de’ villaggi +del suo reame, come assassino di innocenti, +nell’istessa guisa ch’aveva accusato il suo avo Francesco +I d’aver fatto distruggere, nel 1828, il villaggio +di Bosco nel Cilento. +</p> + +<p> +Gli orrori commessi a Carini, raccontati a Palermo +ed a Napoli dalla principessa di Carini, che trovavasi +sul luogo nel giorno del macello, destarono +nell’una e nell’altra città sentimenti di raccapriccio +e di vendetta, giurando l’uno e l’altro popolo di liberarsi +a qualunque costo de’ Borboni, mentre re +Francesco II, il re pietoso, andava ripetendo nella +reggia: <i>uccisero i miei soldati, ma l’hanno pagata cara!</i> +</p> + +<p> +Gli insorti rifugiatisi nei monti continuarono, guidati +dall’intrepido Rosolino Pilo, la lotta contro i borbonici. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> +</p> + +<h2 id="cap8">CAPITOLO VIII. +<span class="smaller">L’imbarco.</span></h2> +</div> + +<div class="blockchap"> +<p> +«<i>Italia e Vittorio Emanuele!</i> gridammo +passando il Ticino. <i>Italia e Vittorio +Emanuele!</i> rimbomberà negli antri +infocati del Mongibello.» +</p> + +<p class="indr"> +<span class="smcap">Garibaldi</span>. +</p> +</div> + +<p> +La sera del 5 maggio 1860, la spiaggia del mare +che si estende in semicerchio dinanzi a Quarto presso +Genova, offriva un curioso spettacolo. +</p> + +<p> +Alcune centinaja di soldati (chè n’avevano tutta +l’aria), vestiti quali della rossa assisa, quali in semplice +abito borghese, se ne stavano lungo la spiaggia +aggruppati in capannelli. Quasi tutti poi portavano +cappelli a larghe tese, e borse ad armacollo, come +chi sta per intraprendere un viaggio. Marinaj e pescatori +colle loro famiglie, si frammischiavano a questi +belligeri pellegrini, rendendo così più pittoresca la +scena. +</p> + +<p> +Gli sguardi della folla erano rivolti ora su due +piroscafi ancorati a poca distanza dal lido, e che, +<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> +colla colonna di fumo che sprigionavano, mostravano +d’esser pronti a salpare; ora sulla strada che, costeggiando +il mare, da Quarto conduce a Genova; +questa strada era animata da numerosi viandanti +che a due, a quattro, a sei per volta arrivavano a +passo celere e si arrestavano sulla spiaggia dinanzi +a Quarto, mischiandosi colla folla. Anche costoro ad +ogni tratto si volgevano e guardavano cogli altri. +</p> + +<p> +Tutti aspettavano il generale Garibaldi. +</p> + +<p> +Roberto e Valentino se ne stavano seduti l’uno +accanto l’altro, fumando le loro pipe di gesso. Valentino +indossava la sua vecchia assisa di Cacciatore +delle Alpi; un farsetto bruno di tela coi paramani +color verde, un berretto di panno con sopravi cucita +la cornetta, e calzoni bigi stretti alla caviglia +entro uose di cuojo. +</p> + +<p> +Roberto, tranne i calzoni che portava simili a quelli +di Valentino, nulla aveva che lo indicasse soldato. +</p> + +<p> +— Sicchè Valentino, si parte o no? +</p> + +<p> +— Ah! questa volta si parte di sicuro. +</p> + +<p> +— È un pezzo veh! che ci tengono sulle spine... +Guarda quanto tempo siam restati a Genova colle +mani in mano! +</p> + +<p> +— Tanto tempo? Sei curioso davvero, Roberto! +Tanto tempo! Ma credi tu che spedizioni di questa +fatta siano cose facili come bere un ovo? +</p> + +<p> +— Capisco! Ma la è una eternità... +</p> + +<p> +— Per noi che bruciamo per la smania di andarcene, +è naturale! Ma adesso è inutile pensare al +passato; ora si parte... finalmente! +</p> + +<p> +— Quanto tarda il generale! +</p> + +<p> +— Come puoi dire che tarda?... Ha forse fissata +l’ora precisa? Trovatevi a Quarto verso sera, ci ha +mandato a dire, ma l’ora non l’ha fissata... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> +</p> + +<p> +— Oh! quando sarò in alto mare! sclamò Roberto, +emettendo un lungo sospiro. +</p> + +<p> +— Capisco cosa vuol dire quel tuo sospiro! rispose +Valentino, traendo dal petto un altro sospiro +ancor più lungo. Ma non pensiamo a queste cose, +Roberto... Fra mezz’ora tutt’al più saremo in mare... +e allora... avremo altro a fare... Vedi!... i vapori +fumano alla più bella... Vorrei sapere su qual dei due +mi imbarcherò... +</p> + +<p> +— E sull’uno, o sull’altro per me è tutt’uno. +</p> + +<p> +— Anche per me... +</p> + +<p> +— Quello là a destra è il <i>Lombardo</i>, vero? +</p> + +<p> +— Sì, lo comanda Bixio, che è un marinajo consumato... +Garibaldi comanderà quell’altro là, il <i>Piemonte</i>... +</p> + +<p> +— E Federico non si vede ancora? chiedeva Roberto +guardando verso Genova. +</p> + +<p> +— Chi sa se verrà qui... Lui, lo sai, resta... +</p> + +<p> +— Lo so, lo so,... partirà dopo con Medici. Però +mi ha detto jeri che sarebbe venuto ad accompagnare +il generale... A proposito! Mi diceva jeri Federico, +che quel vapore là... +</p> + +<p> +— Il <i>Lombardo</i>? +</p> + +<p> +— Sì, il <i>Lombardo</i>, è quello stesso su cui nel quarantanove +egli è tornato dopo la spedizione di Roma... +</p> + +<p> +In quella si udì un <i>hurra!</i> prorompere dalle bocche +di tutti, e una salva di battimani. Tutti gli astanti +si volsero verso la strada, alzandosi sulle punte de’ +piedi per veder meglio. Roberto e Valentino balzarono +sul sasso su cui sedevano: +</p> + +<p> +— È lui... è lui... Viva Garibaldi! +</p> + +<p> +— Viva Garibaldi! gridò replicatamenle la folla. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> +</p> + +<p> +Pochi minuti dopo il tratto di mare tra la spiaggia +e i due piroscafi era solcato da innumerevoli +barchette, gremite di volontarj garibaldini; fra queste +distinguevasi una sdruscita barca peschereccia +entro cui vedevansi ritti Türr e Sirtori, e in mezzo +a loro Garibaldi, che salutava agitando il cappello +la folla plaudente e i suoi amici accalcati sulla spiaggia. +</p> + +<p> +Tutte quelle barchette circondarono i piroscafi; i +garibaldini, arrampicandosi sulle corde, in un attimo +furono a bordo. Valentino e Roberto salirono insieme +sul <i>Piemonte</i>. +</p> + +<p> +S’intesero due acutissimi fischj; poi il suono della +campanella, e i vapori si mossero. La folla mandò +un ultimo grido di addio; con altre grida risposero +i garibaldini dai piroscafi, che in breve si perdettero +tra le ombre che erano già calate sul mare. +</p> + +<p> +Dio vi accompagni o giovani, onore d’Italia! +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Ci siano intanto permesse due parole su Garibaldi +dall’epoca di Villafranca in poi. +</p> + +<p> +Garibaldi che, alla testa de’ suoi Cacciatori delle Alpi +aveva esercitata un’influenza tanto decisiva sul modo +con cui vennero aperte le operazioni nella campagna +del cinquantanove, all’epoca della pace di Villafranca +trovavasi presso i passi del Tirolo meridionale, +ed aveva il suo quartier generale a Lovere, sul +lago d’Isèo. +</p> + +<p> +Garibaldi, dopo la conclusione della pace, essendosi +manifestato ne’ suoi volontarj (com’era naturale) un +vivo desiderio di far ritorno a’ loro domestici focolari, +fino dal 19 luglio, gli aveva confortati a restare, +per qualunque evenienza, sotto le armi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> +</p> + +<p> +Le sue idee erano<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>; che l’Italia non dovesse darsi +in braccio alla diplomazia; che non dovesse accettare +quella soluzione qualunque con cui la diplomazia +europea volesse imbrigliarla; che dovesse agire +di proprio impulso, senz’altro rispetto alla diplomazia, +se non quello di attraversarle la strada, di modo +che tutt’al più essa fosse tratta a rimorchio dai fatti +compiuti. +</p> + +<p> +Per l’Italia non esservi che una meta ed una via; +meta, l’Italia una sotto lo scettro costituzionale di +Vittorio Emanuele; la via, avendo Napoleone colla +pace di Villafranca separata la sua causa da quella +d’Italia, essere altrettanto sicura quanto chiaramente +disegnata. Gli Italiani, da sè, dovevano spingere la +rivoluzione più a mezzogiorno; (a mezzogiorno, non +ad occidente, onde non disturbare il Piemonte dal +suo riposo necessario, e quindi non usare delle forze +piemontesi per la rivoluzione italiana) colle truppe +che l’Italia centrale avrebbe potuto organizzare. S’intende +da sè che tali forze non risultavano semplicemente +dall’Italia centrale, e molto meno potevano +rimanere dell’Italia centrale, giacchè dopo la pace, +come prima si rafforzarono coi volontarj d’ogni angolo +d’Italia. +</p> + +<p> +Senza aver la pretesa di dichiarare esser queste +proprio le idee di Garibaldi, diremo che il Rüstow +pare non si scosti gran fatto dalla realtà. +</p> + +<p> +Ma la diplomazia, e Napoleone (il quale dopo la +pace di Villafranca pare non abbia separato niente +affatto la sua dalla nostra causa, come lo provano +la partenza della flotta francese da Gaeta, e il successivo +<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> +riconoscimento del regno d’Italia) non ne vollero +sapere di inforcare il focoso puledro della rivoluzione, +chè alle volte.... Preferirono il tardo ma +docile ronzino della diplomazia, e memori del proverbio: +chi va piano va sano, procedettero trotterellando, +invece di correre di buon galoppo. +</p> + +<p> +Eppure Garibaldi diede splendide prove di equitazione, +percorrendo di carriera le Due Sicilie in groppa +a questo focoso puledro, senza inciampare, nè +perder le staffe mai! +</p> + +<p> +Garibaldi, il principio d’agosto, fu chiamato nell’Italia +centrale, ove da principio doveva assumere +il comando supremo di tutte le truppe colà scaglionate. +Con ordine del giorno datato da Bergamo +(11 agosto), il generale si congedò da’ Cacciatori delle +Alpi; partì alla volta di Livorno, ove giunse il 15, +e di là si recò a Firenze, poi a Modena, e quindi +nelle Romagne. +</p> + +<p> +In quel frattempo<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a> (19 agosto) ebbe luogo una +riunione di deputati delle quattro province, anche +delle Romagne, nella quale si intavolarono i preliminari +per la formazione di una lega militare; ai 3 +di settembre questa lega venne ratificata per la Toscana, +Modena e Parma, mentre per il momento la +Romagna restava ancora esclusa. +</p> + +<p> +Nella camera dei deputati a Modena era stato in +pari tempo scelto il generale Fanti, e ad esso, non +a Garibaldi, venne offerto il comando supremo dell’armata +dell’Italia centrale; comando che egli tosto +accettò, prendendone possesso con un ordine del +giorno (24 settembre). +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> +</p> + +<p> +Garibaldi venne nominato generalissimo in secondo, +e la cosa non si potè altrimenti comporre che +coll’attribuire a Fanti in modo speciale la direzione +del ministero della guerra, mentre Garibaldi sarebbe +stato il vero comandante delle truppe nelle operazioni +che, sia in senso difensivo, sia in senso offensivo, si +dovessero intraprendere dall’Italia centrale verso il +mezzodì. Ad onta di ciò era difficile che altri potesse +illudersi circa il carattere della nomina di Fanti, contromina +del partito diplomatico, al quale egli stesso +apparteneva, e disposta all’effetto di paralizzare Garibaldi, +e mantenere tranquilla l’Italia centrale, in attesa +delle determinazioni della pace di Zurigo, e del +congresso che, speravasi, le avrebbe tenuto dietro. +</p> + +<p> +Garibaldi e Fanti, già divisi per ragione di partito, +lo erano ancora più per le loro nature, e le +loro viste militari; all’anima, al fuoco di Garibaldi, +per il quale non v’ha rischio che appaja soverchio +(senza ch’egli si stacchi un dito dalla più oculata prudenza, +benchè in sulle prime non paja), contrapponevasi +il freddo calcolo di Fanti; all’ardito condottiero +de’ Corpi franchi, il soldato regolare, che tutto +misura col compasso e colla squadra, e che alla +sola vista delle camicie rosse sentesi il mal di mare. +</p> + +<p> +Fanti poteva giovare assai all’idea che era destinato +a rappresentare, e che infatti rappresentò, +cioè, che l’Italia centrale aveva bisogno di quiete +per un efficace e durevole organamento militare. +</p> + +<p> +L’Italia centrale aveva al principio di settembre, +circa 20,000 uomini sotto le armi, la maggior parte +dei quali erano volontarj, senza una <i>ferma</i> determinata. +Per tutte le vicende della guerra non poteva +quest’armata misurarsi con una truppa regolare +<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> +bene organata; non era un’istituzione che fosse calcolata +per durare. Fanti oltre a ciò trovava che +l’armata dei volontarj difettava d’armi, d’attrezzi ecc.; +e a ciò si doveva provedere. Finalmente anche l’effettivo +non era soddisfacente, e per quanto potesse +essere grande l’entusiasmo della gioventù dell’Italia +settentrionale e centrale, è chiaro che su tali fondamenti +non si poteva erigere un durevole edifizio, +e che ad un vecchio soldato la coscrizione piemontese +doveva sembrare un fondamento assai più sicuro<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>. +</p> + +<p> +Finalmente potevasi anche dire: mentre ogni tendenza +del movimento dell’Italia centrale è verso l’annessione +al Piemonte, non è opera assennata il sistemare +sul modello piemontese le truppe ivi raccolte? +</p> + +<p> +Garibaldi nulla aveva da opporre a tutto questo +se non la fede nel successo, la fede della gran causa +italiana, alla quale aveva consacrata tutta la vita: +la fede nel coraggio e nell’amore de’ suoi volontarj, +cose tutte che le nature fatte col regolo sono avvezze +a chiamare illusioni... +</p> + +<p> +Non è quindi meraviglia se questi due uomini, +per le loro differenti attitudini, fino dal primo momento +venissero reciprocamente a dissensi, che di +giorno in giorno più inasprirono. +</p> + +<p> +Garibaldi, il 28 ottobre, assunto il comando supremo +dei volontarj raccolti nella Romagna (provincia +insorta, non ancora unita alle altre tre cogli +stessi legami, e quindi in diritto di trasportare l’insurrezione +sull’attiguo territorio pontificio) credette +giunto il momento di strappar di dosso al papa gli +ultimi lembi del poter temporale. +</p> + +<p> +La conclusione della pace di Zurigo, fu l’ostacolo +<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> +che la diplomazia gli gettò dinanzi, acciò non potesse +progredire. +</p> + +<p> +Napoleone acconsentì che anche Toscana si unisse +al resto dell’Italia libera; ma chiese il sacrifizio di +Garibaldi, il quale, amareggiato dalle continue lotte +che doveva sostenere col partito della diplomazia, +rinunziò al comando (14 novembre), e si ritirò nella +solitaria sua Caprera. Ma il grand’uomo, prima di +lasciar la terraferma, avvertì con un suo proclama +gli Italiani che la politica la quale inceppava i passi +di Vittorio Emanuele, doppiamente li obbligava a serrarsi +intorno al re; egli stesso sarebbe senza indugio +ritornato al suo posto, appena il re avesse +chiamati i suoi soldati alla guerra di redenzione. +</p> + +<p> +Molti de’ suoi fedeli compagni, imitarono l’esempio +del loro generale, e abbandonarono l’armata dell’Italia +centrale. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Sulla punta occidentale dell’isola di Sicilia, dietro +il Lilibeo, sorge Marsala, coronata di bastioni, e specchiantesi +nel porto; scalo frequentato dai navigli che +percorrono il Mediterraneo da Oriente a Occidente, +toccando Malta. Questo porto era anticamente molto +più ampio e frequentato, ma venne in parte turato +nel 1532, onde chiudervi l’accesso alle galee dei +corsari turchi che infestavano quei mari. +</p> + +<p> +Circa alle 9 antimeridiane dell’11 maggio 1860, +due legni inglesi da guerra, l’<i>Intrepido</i>, (capitano +Marryat) e l’<i>Argo</i> (capitano Ingram) provenienti da +Palermo, giungevano dinanzi a Marsala. L’<i>Intrepido</i> +gettò l’áncora a un miglio circa dal fanale ove termina +il molo, e l’<i>Argo</i> (che doveva fermarsi a Marsala +<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> +tre o quattro giorni) due miglia più in là, ove +il fondo offre più sicuro ancoraggio. +</p> + +<p> +Per qual motivo que’ due navigli erano venuti a +Marsala? +</p> + +<p> +Eccolo. Il generale borbonico comandante quel +distretto, aveva disarmate le popolazioni col pretesto +che i dintorni erano infestati dai briganti (così, +col linguaggio solito dei governi <i>bene costituiti</i>, venivano +da quel generale chiamati gli insorti condotti da +Rosolino Pilo e da altri patrioti). Alcuni Inglesi, negozianti +di vino e residenti in Marsala, avevano dovuto +essi pure consegnare le loro armi al generale borbonico, +protestando però contro quella soperchieria: chè +(dicevano essi con tutta ragione) se è vero che siamo +minacciati dai briganti, è una ragione di più perchè +ci siano lasciate le armi. +</p> + +<p> +Fiato perduto! Le armi furono sequestrate. +</p> + +<p> +Allora que’ sudditi inglesi, a mezzo del loro vice-console +Cossins, chiesero protezione al capitano Cochrane +che dimorava a Palermo; e costui spedì tostò a Marsala +le due navi da guerra. +</p> + +<p> +I capitani Marryat e Ingram, coi loro uffiziali, si +recarono nelle loro lance a terra, indi, incontrato il +vice-console Cossins, in sua compagnia si portarono +dai loro connazionali negozianti di vino, onde trattare +l’affare del disarmo. +</p> + +<p> +Mentre discutevano, ecco sopragiungere un Inglese, +il quale disse alla brigata che si avanzavano due +vapori dal nord-est, inalberando bandiera sarda +(allora dicevasi così). Tosto la comitiva salì sopra +un’altura, e di là, con un telescopio, poterono distintamente +vedere i due <i>stheamers</i>, il più piccolo +dei quali rimorchiava un battello, il che ci fece credere +<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> +essere questo di un piloto tolto da terra, cammino +facendo. +</p> + +<p> +I due vapori<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a> non mostravano la menoma esitazione +nell’approdare; girarono intorno la prora dell’<i>Intrepido</i>, +dirigendosi verso il molo, ove giunsero +circa alle 2 pomeridiane. +</p> + +<p> +Il primo entrò felicemente; era il <i>Piemonte</i> comandato +da Garibaldi; l’altro il <i>Lombardo</i> diretto da Bixio, +arenò a circa centocinquanta metri dalla spiaggia. +</p> + +<p> +In quel punto comparvero tre legni napolitani, i +quali incrociavano tra Marsala e Mezzara (piccola +città verso il sud, lungi circa dodici miglia dalla +prima): erano lo <i>Stromboli</i> ed il <i>Capri</i>, che rimorchiava +una fregata a vela. Queste navi erano già a +sole sei miglia dai Vapori sardi. +</p> + +<p> +Intanto il <i>Piemonte</i> aveva già sbarcate le persone +che aveva a bordo; erano uomini ben armati e disciplinati; +appena toccata terra, tosto si ordinavano +in compagnie e colle carabine in ispalla marciavano +in perfetto ordine. +</p> + +<p> +L’altro Vapore però che erasi arenato, dovendo +sbarcare la sua gente col mezzo di barchette, non +era ancor riuscito a metterne fuori più di un quarto; +quando i legni napoletani vi furono sopra a tiro di +cannone. +</p> + +<p> +Io (scrive il capitano Marryat) aveva già consigliato +i proprietarj di alcuni <i>schooners</i> inglesi a condurli +fuori del porto, credendo corressero pericolo +di trovarsi in mezzo al fuoco; ma non si potè seguire +il mio consiglio perchè non fu possibile far +<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> +movere gli <i>schooners</i>, per l’assoluta mancanza del +vento. +</p> + +<p> +I legni napoletani non fecer fuoco; lo <i>Stromboli</i> +calò in mare una lancia, e mandò un uffiziale verso i +Vapori sardi; ma percorsa appena la metà della distanza +che lo separava da quelli, la lancia retrocedette +a tutta forza di remi. Eravamo in questo momento +sicuri che il fuoco comincerebbe, ma con nostra +sorpresa, ecco che lo <i>Stromboli</i> spinge la prora verso +l’<i>Intrepido</i>, invece di avvicinarsi alla spiaggia ed impedire +che continuasse lo sbarco.» +</p> + +<p> +L’ufficiale che in assenza del capitano comandava +in quel momento l’<i>Intrepido</i>, venne chiamato a parlamento +dal capitano Caracciolo dello <i>Stromboli</i>, e +richiesto se fra le truppe sbarcate ve n’erano di inglesi; +l’uffiziale rispose che no; ma soggiunse che i +due capitani dei due legni inglesi e alcuni dei loro +uffiziali erano a terra. +</p> + +<p> +In questo frattempo tutti i garibaldini erano sbarcati. +Scoccavano le quattro. +</p> + +<p> +I capitani Marryat e Ingram, ed il vice-console +Cossins, si recarono tosto a bordo dello <i>Stromboli</i>, +il cui capitano dichiarò loro che era obbligato a far +fuoco sugli sbarcati, promettendo che avrebbe scrupolosamente +rispettata la bandiera inglese ovunque +la vedesse sventolare. E il fuoco cominciò. +</p> + +<p> +Il capitano non mancò di scusarsi per la poca elevazione +ch’ei dava a’ suoi projettili, dicendo che era +suo desiderio risparmiare la città, e solo colpire gli +insorti che marciavano dal molo verso quella. +</p> + +<p> +La fregata napoletana, staccatasi dal <i>Capri</i> dal quale +era tratta a rimorchio, trasse una bordata di projettili, +ma inutilmente chè i garibaldini erano già al +sicuro dietro le mura di Marsala. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> +</p> + +<p> +Il capitano Marryat, ritornato a bordo dell’<i>Intrepido</i>, +vi trovò un uffiziale dello <i>Stromboli</i>. Era venuto +per chiedere all’Inglese di spedire di comune +accordo una lancia verso i legni sardi per intimare +loro di arrendersi. Era chiaro che l’uffiziale napolitano +voleva, coperto dalla bandiera britannica, accertarsi +se quelle navi erano vuote o no. Nel primo +caso egli non avrebbe corso rischio alcuno, nel secondo +avrebbe avuto il vantaggio di essere moralmente +assistito nella resa che si voleva intimare. Il +capitano Marryat vide il laccio, e seppe schivarlo +rifiutandosi. +</p> + +<p> +Allora i Napolitani spedirono alcuni battelli equipaggiati +ed armati verso i navigli sardi; e riconosciutili +abbandonati, se ne impossessarono, abbassando +tosto la bandiera italiana. Erano le 6 pomeridiane. +</p> + +<p> +Il capitano Marryat, levò l’àncora onde recarsi +tosto a Malta e di là spedire la notizia dell’accaduto +all’ammiragliato inglese. Però, prima che partisse, il +capitano Ingram pigliò coll’<i>Argo</i> il posto lasciato +dall’<i>Intrepido</i>, onde comunicare più facilmente colla +città, ed essere in miglior posizione di proteggere +gli interessi dei sudditi inglesi stabiliti a Marsala. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Garibaldi, disposto in fretta in fretta il suo piccolo +esercito, e occupati gli avamposti dalla parte +del mare, fece affiggere sulle mura della città due +proclami, uno alle truppe napolitane, l’altro ai Siciliani. +Quest’ultimo diceva: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +Siciliani +</p> + +<p> +«Vi ho condotto un pugno di bravi, accorsi al +grido eroico della Sicilia, sopravissuti alle battaglie +<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> +lombarde. Eccoci presso di voi. Noi non domandiamo +altro che l’affrancamento della patria. Siamo tutti +uniti. Allora l’impresa sarà facile e breve. All’armi! +</p> + +<p> +«Chiunque non afferra un arme, è un vile, un +traditore della patria. +</p> + +<p> +«Che la mancanza d’armi non sia un pretesto. +Avremo dei fucili, ma in questo momento ogni arma +è buona nelle mani d’un bravo. I municipj penseranno +ai vecchi, alle donne, ai fanciulli abbandonati. +All’armi dunque! La Sicilia insegnerà una volta di +più al mondo come un paese si libera da’ suoi oppressori +per la volontà di un popolo concorde. +</p> + +<p class="indr"> +<b>G. Garibaldi.</b> +</p> +</div> + +<p> +Roberto e Valentino erano sbarcati tra i primi dal +<i>Piemonte</i>. Il giovane pittore, pallido e sbattuto pel +mal di mare che durante il viaggio non gli aveva +dato un istante di tregua, appena ebbe posto piede +a terra, si inginocchiò e la baciò; poi rizzatosi stirò +le braccia e le gambe ingranchite: +</p> + +<p> +— Ah! finalmente ho i piedi in terra!» sclamò +mandando un lungo sospiro. Non dondolo più come +un ubbriaco... Ora perdio! mi sento un altr’uomo...» +Così dicendo impugnò con ambe le mani la carabina +per la canna e la fece roteare intorno alla testa con +rapidi giri di mulinello, per meglio snodare le braccia. +</p> + +<p> +Valentino taceva; guardava trasognato la città, il +mare, i vascelli, i compagni; gli pareva sognare. +Ma a trarlo dalla sua estasi, gli si accostò il general +Türr, seguito da un uffiziale: +</p> + +<p> +— Animo giovinotti!... qui con noi...» Così detto, +si incamminò celeramente verso la città. Valentino +e Roberto, postesi in ispalla le carabine, seguirono +tosto il generale ungherese e l’uffiziale. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> +</p> + +<p> +Mentre salivano verso un’altura, Roberto guardò +di traverso il taciturno amico, e al vedere quella +ciera attonita, non potè a meno di ridere. +</p> + +<p> +— Che diavolo hai, Valentino! gli disse. Sembri +un uomo dell’altro mondo?... Si può sapere a cosa +pensi... +</p> + +<p> +— Penso, rispose l’altro con voce bassa, che tutto +quello che è successo non è... non è cosa naturale... +Prima di tutto ti dirò che Garibaldi non è un uomo... +Non voglio bestemmiare dicendo che è un Dio!.... +non istà bene... però... però... è un fatto che egli è +qualche cosa di più degli altri uomini... Non è la +prima volta che mi trovo con lui...; l’ho veduto far +cose che... Ma questa qui le vince tutte.... Poi tutti +i contratempi che sono successi in viaggio, invece +di far danno hanno giovato... Insomma, povero pescatore +come sono, io non credo un’acca a tutte +le fandonie che certi preti, e certi bigotti ci vogliono +dare a bere, però la mia religione, quella che fa +del bene a noi e agli altri, quella di mio padre, l’ho +qui nel cuore... +</p> + +<p> +— E così? +</p> + +<p> +— E così nessuno mi caverà dalla testa che questa +spedizione è stata protetta dalla Providenza... Bisognerebbe +esser cieco per negarlo... Punto primo, ad +Orbitello, quando nessuno se lo immagina, Garibaldi +manda giù a terra... (e segnava Türr col dito) a cercar +munizioni... E lui (e replicava il gesto) torna indietro +colle munizioni, e con quattro cannoni per +giunta... +</p> + +<p> +— Ma se ti ricordi, Garibaldi in quell’occasione si +mostrò a bordo vestito da generale piemontese; volevi +tu che il comandante d’Orbitello avesse a dir +di no ad un generale del re? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> +</p> + +<p> +— Lasciamo andare!... Poi, mentre si andava cheti +come olio, ecco quel matto che si butta in mare... +Il <i>Piemonte</i> si ferma; si lascia giù una lancia e si +manda a pescare quel povero diavolo, e là si perde +un’ora di tempo. Poi ci passa vicino quel brigantino +a vela;... Te ne ricordi? Che fa Garibaldi? +Chiama il capitano del brigantino e gli dice: Dove +andate! — A Genova — Bene! direte ai nostri amici +che Garibaldi è sbarcato felicemente» e gli butta +un pane in cui c’era una lettera. Capisci? un uomo +come un altro non le dice le cose con tanta sicurezza... +Ma Garibaldi sapeva già come la doveva +finire; forse lo sapeva fino da quando era a Genova; +come sa di sicuro (ci giuoco la testa) quello che +succederà domani, doman l’altro, tra una settimana +tra un mese.... +</p> + +<p> +— Questo poi... +</p> + +<p> +— La è così... te lo dico io! (rispose Valentino con +tale accento che dinotava in lui una fede cieca, a +tutta prova pel suo condottiero). Ma andiamo innanzi. +Il matto, che voleva annegarsi ad ogni costo, torna +a buttarsi in mare... Un altro avrebbe detto: se +ha questo capriccio, se lo soddisfi... peggio per lui. +Ma il generale, no, fa fermare una seconda volta +il Vapore, e perde un’altra ora di un tempo preziosissimo +per salvare quest’uomo.... Dopo siamo quasi +in porto... crac! il <i>Lombardo</i> di Bixio si arena,... poi +troviamo là gli Inglesi che non vogliono che si incominci +il fuoco prima che tutti i loro uffiziali, +ch’erano a terra, siano ritornati a bordo... Intanto +sbarchiamo noi e la roba.... Finalmente ci fanno +fuoco addosso, senza nemmeno toccarci un capello<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>. +<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> +Quando siamo arrivati a Marsala erano le due, è vero?.. +Ebbene! poco prima di mezzogiorno c’erano in città +circa ottocento soldati del re-bomba... Se strada facendo +non si perdevano quelle due ore nel salvare il +matto, chi sa come la sarebbe andata la faccenda.... +No, no; credilo a me, Roberto... Garibaldi non è un +uomo come gli altri...., o per lo meno è il Beniamino +della Providenza. +</p> + +<p> +Intanto erano giunti all’uffizio del telegrafo. L’impiegato, +visto da un finestrino avvicinarsi le quattro +camicie rosse, prese la fuga. +</p> + +<p> +I nostri entrarono nell’uffizio. Il tenente che seguiva +Türr era stato impiegato negli uffizj telegrafici +di Genova; quindi, poste le mani sui dispacci, +lesse questo, diretto al comandante militare di Trapani: +«Due battelli a vapore, con bandiera sarda, sono +testè entrati nel porto, e sbarcano gente» Mentre l’uffiziale +leggeva a Türr il dispaccio, ecco arrivare la +risposta: «Quanti sono? per qual fine sbarcano?» +Allora l’uffiziale garibaldino fa lui la risposta: +«Scusatemi, mi era ingannato. I due battelli a vapore +sono bastimenti mercantili; vengono da Girgenti +carichi di solfo.» Pochi minuti dopo, il telegrafo rispondeva +<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> +da Trapani «Siete un imbecille» e buona +notte. +</p> + +<p> +Spezzati i fili telegrafici, Türr e i tre garibaldini +ridiscesero a Marsala. +</p> + +<p> +Intanto gli altri uffiziali superiori, s’affrettavano +ad ordinare i volontarj in diversi corpi. Tra questi +uffiziali distinguevansi: La Masa, conosciuto per la +parte brillante che ebbe nell’insurrezione avvenuta +in Palermo nel gennajo del quarantotto, come anche +per aver partecipato alla guerra d’indipendenza quale +capo de’ volontarj siciliani. Egli contribuì egualmente +alla difesa di Messina contro le truppe borboniche +nel settembre del quarantotto. Durante il suo esiglio, +pubblicò alcuni scritti politici e storici, fra i quali +un racconto degli avvenimenti di cui fu teatro la +Sicilia nel 1848 e 1849. Oltre a ciò, prevenendo col +desiderio i presenti avvenimenti, fin dal cinquantanove +tracciò il disegno dell’insurrezione italiana, prescrivendone +le leggi e designando le milizie che dovevano +soccorrerla e svilupparla. Questo lavoro fu giudicato +ricco di ottime cognizioni pratiche; è l’abbozzo +primitivo dell’organamento dei Cacciatori delle Alpi. +</p> + +<p> +Carini, Siciliano anch’esso, improvisò a Palermo +un reggimento di cavalleria, durante il periodo rivoluzionario +del 1848 e 1849. Caduta la rivoluzione, +cercò servir nell’esiglio, non solo la causa della Sicilia, +ma quella di tutta l’Italia col suo <i>Courrier +franco-italien</i> che pubblicavasi a Parigi. +</p> + +<p> +Stocco, Calabrese, è assai noto e popolare in quella +parte d’Italia. Nel quarantotto ei si mostrò uno dei +più valorosi capi della insurrezione calabrese, e fece +in special modo prova di coraggio e di abilità nel +combattimento sostenuto ad Angitola; combattimento +<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> +che durò circa dodici ore, e in cui un pugno di Calabresi +(circa quattrocento cinquanta) fu visto lottare +vantaggiosamente contro le truppe comandate dal +generale Nunziante, il quale sarebbe stato completamente +disfatto, se Stocco fosse stato soccorso in +tempo dagli altri capi calabresi. +</p> + +<p> +Cairoli, il cui fratello morì combattendo a San +Fermo. Non appena conobbe il progetto di Garibaldi, +partì da Pavia, sua città natale, e la stessa sua madre, +allora in gramaglie per la morte del primogenito, +lo presentò al generale, mettendo a sua disposizione +insieme al figlio la somma di 30,000 franchi. +Nobile famiglia! +</p> + +<p> +Bixio, nome oramai popolarissimo e caro a tutti. +Ferito a Roma nel 1849 accanto al suo amico Goffredo +Mameli (gentil poeta, quanto prode soldato, +che morì sul Gianicolo per la gran causa italiana), +fece parte nel cinquantanove della legione comandata +da Garibaldi, e fu in allora uno dei più brillanti +capi di battaglione. Marinajo espertissimo, al +pari di Garibaldi, rese importantissimi servigi alla +spedizione, assumendo il comando del <i>Lombardo</i>. +</p> + +<p> +Orsini, già uffiziale d’artiglieria nell’armata napoletana, +sostenne l’insurrezione siciliana del quarantotto +e fu uno dei principali difensori di Messina +nel settembre dello stesso anno. Nel successivo, difese +il resto della Sicilia contro i borbonici comandati +dal generale Filangeri. Obbligato a spatriare, +prese servizio in Turchia in qualità di colonnello d’artiglieria, +ma al primo grido della rivoluzione siciliana, +accorse. +</p> + +<p> +Anfossi, fratello di quell’Anfossi che perì gloriosamente +ne’ cinque giorni di Milano. Nullo di Bergamo +<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> +che, lasciati gli agi e i lucri, seguì fedele il +generale, rendendo segnalati servigi alla causa, come +ne aveva già resi combattendo nel quarantanove a +Roma, e dieci anni dopo nei Cacciatori delle Alpi. +Missori, secondo. Manara, Majocchi, la cui devozione +per la causa italiana può solo stare al pari colla sua +modestia; infine Türr, Sirtori, l’eroico difensore di +Venezia, Giorgio Manin, figlio del celebre dittatore +veneziano, e altri di cui verremo parlando in seguito, +mano mano si svolgeranno gli avvenimenti. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> +</p> + +<h2 id="cap9">CAPITOLO IX. +<span class="smaller">Calatafimi.</span></h2> +</div> + +<div class="poem-container"> +<div class="poem inl"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Terran Pugliesi; Calabri e Lucani</p> +<p class="i01">De’ gesti di costui lunga memoria</p> +<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . .</p> +<p class="i01">E nome tra gl’invitti capitani</p> +<p class="i01">S’acquisterà con più d’una vittoria</p> +<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . .</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i03"> <span class="smcap">Ariosto</span> — <i>Orlando furioso</i>, Canto III.</p> +</div></div> +</div> + +<p> +Intanto tutt’Italia aspettava ansiosamente l’esito +dell’ardita spedizione. Sapevasi che Garibaldi era +salpato da Genova, ma circa il cammino che egli +avrebbe percorso, correvano le voci più strane e +contraddittorie. A Milano, era un fermarsi per le vie +ad ogni tratto per chiedersi l’un l’altro novelle di +Garibaldi e de’ suoi mille; il popolo non parlava +d’altro. +</p> + +<p> +Finalmente giunse un telegramma che annunziava +lo sbarco de’ garibaldini a Marsala, l’arenamento di +uno dei due vapori, e qualche altra notizia accessoria, +<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> +incerta. Queste poche novelle convenivano però +tutte in questo, che i nostri erano sbarcati felicemente, +senza che vi fosse a deplorare una sol vittima. +</p> + +<p> +Figuratevi quale doveva essere il chiacchierio nelle +<i>scuole</i> delle modiste, le quali se, generalmente parlando, +simpatizzano per l’uniforme militare in genere, +andavano pazze per quelle de’ garibaldini, che non +avevano viste mai (quelle rosse), e forse appunto per +questo. Naturalmente quelle fra di esse crestaje che +avevano un fratello, un parente, o un amico tra i +volontarj di Garibaldi, in quei dì trionfavano invidiate +dalle compagne, che non ne avevano; e queste +ultime si vendicavano coi loro fratelli, o cogli amorosi, +pungendoli perchè erano rimasti qui a <i>passeggiar +Milano</i>, ed eccitandoli, col canzonarli, ad affrettarsi +a partire almeno con Medici. +</p> + +<p> +Dalia in quei giorni, nella scuola, era cresciuta in +considerazione. Le di lei compagne, le quali (a malgrado +del macchiavellismo femminile messo in opera +da Dalia onde tener celato a tutti l’amor suo e chi +ne era l’oggetto) subodorato l’arcano della giovinetta, +non le avevano risparmiato i sarcasmi e le trafitture, +avevano mutato vezzo, e sopportavano in buona pace +le frequenti punture che Dalia alla sua volta rimandava +loro, vendicandosi così dei dispetti divorati +tante volte in silenzio. +</p> + +<p> +Ma il dì 19 maggio, un sabato, Dalia crebbe a dismisura +nell’opinione delle sue compagne. Mentre se +ne stavano al solito chiacchierando in giro alla tavola +da lavoro, ecco entrare il portalettere, il quale chiese +alla maestra se certa Dalia *** era nel di lei negozio. +</p> + +<p> +— Eccola lì, rispose questa levando gli occhi dallo +scartafaccio dei conti, e indicando la ragazza colla penna. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> +</p> + +<p> +Il portalettere porse sorridendo una letterona alla +fanciulla, che la prese arrossendo. Tutti gli occhi delle +astanti si appuntarono su quella carta. +</p> + +<p> +— Com’è grossa! sclamò una di esse. +</p> + +<p> +— Da dove viene? domandò Dalia al portalettere. +</p> + +<p> +— Viene da... Aspetti...» e ripigliata la lettera +dalle mani della giovinetta, esaminò il timbro postale +sulla sopracarta, e compitando lettera per lettera, rispose: +Calata... Calatasi... Diavolo d’un nome!... par +turco! Poi per cavarsi d’impaccio senza dir bugie, +visto un altro timbro soggiunse. Viene da Genova. +Indi temendo gli rivolgessero altre domande indiscrete, +per tagliar corto chiese l’importo della lettera; +importo che parve enorme (infatti era doppio, +perchè doppio era il volume della lettera), a Dalia +in ispecie, la quale sarebbe stata imbarazzata a soddisfarlo, +se la maestra non fosse venuta in di lei +soccorso, sborsando del suo quel che mancava a +raggiungere la cifra della tassa postale. +</p> + +<p> +Tale generosità da parte della maestra non sembrerà +soverchia, quando si consideri che quello era +un giorno di paga, e che quindi l’anticipazione, non +era che di qualche ora; in secondo luogo anche la +maestra era donna, e forse meno forte delle sue +scolare contro gli assalti della curiosità. +</p> + +<p> +Dalia, aprendo la lettera, assunse (benchè il di lei +viso imporporasse sempre più) una cert’aria d’importanza. +Certo, avrebbe voluto riporre la lettera, +per poi leggerla nel silenzio della solinga sua cameretta, +lontano dalle compagne, le quali parevano suggere +cogli occhi le notizie contenute in quei fogli. +</p> + +<p> +Dalia, benchè affettasse disinvoltura, in realtà era +impacciata, e non senza ragione. Non le conveniva +<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> +cedere al desiderio manifestatole in coro dalle sue +compagne, di legger forte quella lettera, in primo +luogo perchè non sapeva leggere correntemente, +sicchè avrebbe dovuto fermarsi quasi ad ogni parola, +ciò che ferendole l’amor proprio, le avrebbe nociuto +nella considerazione, e amareggiate le dolcezze dell’orgoglio +soddisfatto pienamente in quel dì, (tanto +più che il darne la colpa alla scrittura ingarbugliata +dello scrivente, era pretesto magro e insufficente). +Oltrecciò temeva di ripetere inavvertitamente +qualcheduna delle tante espressioni amorose (una +sola avrebbe bastato per far ridere le maliziose compagne), +colle quali Roberto soleva ingemmare con +disordinata profusione il suo carteggio. +</p> + +<p> +Quest’ultimo riflesso era stato sì potente sull’animo +di Dalia, da farle respingere risolutamente tutti gli +assalti che le davano le compagne, che offrivansi a +far da lettrici, tanto da carpirgliela quella benedetta +lettera... Ma a tutte quelle insidiatrici proposte, Dalia +aveva resistito gagliardamente, rispondendo, che se +non era franca nel leggere, non era però inferiore a +nessuna di esse. Risposta che non risparmiò nemmeno +alla maestra, la quale con istudiata bonarietà, +si era offerta anch’essa a risparmiarle quella fatica. +</p> + +<p> +La maestra, com’è naturale, offesa nell’amor proprio, +e tanto più offesa perchè Dalia aveva colto nel +segno, ripicchiò, sostenuta dalle allieve, le quali irritate +dalla supremazia della compagna, l’assalirono, +scoccandole contro un nuvolo di frecce avvelenate, +alcune delle quali punsero Dalia sì al vivo, da farla +prorompere per la stizza, e per la vergogna in uno +scoppio di pianto, a cui fecero eco le risate delle +astanti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> +</p> + +<p> +In questo entrò in bottega una vecchia signora, +al cui aspetto tutte le bocche si chiusero. Era costei +la contessa Emilia ***; abitava il primo piano di quella +stessa casa, ove era amata e riverita da tutti i casigliani, +e perchè ricca, e anche perchè d’un’ottima +pasta. La maestra poi nutriva per lei una più sviscerata +deferenza, chè la contessa Emilia, modello +delle avventore, pagava senza dilazione e senza lesinare, +com’è vezzo delle dame in generale. +</p> + +<p> +La contessa, vedova già da un pezzo, con un nipote +che aveva preso il posto di un unico figlio morto +di coléra nel cinquantasei. Era solita passare la +miglior parte dell’anno in una villa che unitamente +ad un podere, possedeva nel piano d’Erba, riparando +a Milano l’inverno. Ma in quell’anno aveva +prolungata oltre il solito la sua dimora alla capitale, +trattenutavi dal suo avvocato, il quale le aveva dichiarato +essere la di lei presenza indispensabile per +condurre a fine certi litigi, che di causa in causa, +duravano già da quasi mezzo secolo. +</p> + +<p> +Appunto in quel giorno l’avvocato le aveva concessa +licenza (così le aveva detto sorridendo) di andarsene +in campagna. Del che lietissima la contessa, +prima di salire al suo appartamento onde disporre +il tutto per la partenza, aveva voluto entrare dalla +modista per lasciarle certe commissioni di non so +quali cuffie che le si dovevano a suo tempo spedire +alla campagna. +</p> + +<p> +La maestra al comparire della contessa, si era tosto +levata offrendole una sedia; le <i>madamine</i> avevano +tutte simultaneamente chinate le teste, come spiche +al buffo del vento. +</p> + +<p> +La contessa Emilia, che prima di lasciar Milano +<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> +voleva approvigionarsi di notizie, date che ebbe le +commissioni per le cuffie, e fissato colla maestra il +modo più sicuro di inviargliele sane e salve, chiese +che ci fosse di nuovo: +</p> + +<p> +— Nulla, signora contessa, almeno ch’io sappia... +le rispose con tutta dolcezza la maestra. +</p> + +<p> +— E di Garibaldi? +</p> + +<p> +È a notarsi che l’eccellente dama, per un fenomeno +che di dì in dì si fa men raro, voleva tutto il suo +bene a quel grand’uomo del generale. +</p> + +<p> +— Ma!... esclamò la maestra fissando Dalia, la +quale in pari tempo raccolse, senza alzar la testa +dal lavoro, tutte le occhiate obblique delle compagne. +</p> + +<p> +— A quest’ora, ripigliò la contessa immergendo +le dita in una piccola tabacchiera d’argento, qualche +cosa di nuovo in Milano si dovrebbe sapere. Si sa +che sono sbarcati a Marsala; si sa che è partito.... +per... Non mi ricordo più il nome di questo paese... +</p> + +<p> +— Quella tosa là dovrebbe saperlo..., disse la maestra +indicando Dalia. +</p> + +<p> +La contessa Emilia si volse verso la giovinetta, +sorridendole graziosamente al suo solito. +</p> + +<p> +— Fammi il piacere, Dalia, proseguì la maestra con +affettata dolcezza, dì quello che sai, qui alla signora +contessa... +</p> + +<p> +Vi lascio immaginare la confusione della povera +ragazza, la quale se resisteva energicamente quando +la trattavano colle brusche, ammolliva e cedeva subito +presa colle buone. Cavatasi dal seno la lettera +(che non aveva ancor letta per puntiglio, benchè si +struggesse di farlo) si alzò e si avvicinò alla contessa. +</p> + +<p> +— Che cara creatura!... come è bellina!... sclamò +questa, contemplando la giovinetta e fermando gli +<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> +occhi su quelle magnifiche trecce. Guardate, guardate +che stupenda capigliatura! Quel peso lì alla testa ti +deve dar fastidio, eh! la mia tosa? +</p> + +<p> +Dalia, sorridendo, accennò col capo di no. +</p> + +<p> +La maestra guardò svogliatamente in istrada, battendo +rapidamente pel dispetto il piede sullo sgabellino. +Le altre ragazze si sarebbero volontieri scagliate +sulla povera Dalia, e le avrebbero strappati tutti i +capelli, tanto invelenivano. +</p> + +<p> +— Sentiamo un po’ queste novità, la mia bella... +Come ti chiami? +</p> + +<p> +— Dalia. +</p> + +<p> +— Dalia?... che nome curioso! E, dì un po’, chi +è che te le manda queste novità? +</p> + +<p> +Dalia abbassò il capo, e si fece di fuoco; avrebbe +voluto scappare, ma le gambe le tremavano, senza +aver forza di moversi. La maestra sorrise affettatamente +mordendosi le labbra; le allieve finsero fare +sforzi inauditi per trattenere le risa, ma a queste surrogarono +certi sibili, certi frusci, simili a quelli che +fa la birra quando gorgoglia e fischia intorno al turacciolo, +tanto che la contessa Emilia, non potè a +meno di capire il latino, come si suol dire, e, ignara +della scena di prima, di sorridere anche lei, fiutando +una presa di tabacco. +</p> + +<p> +Dalia impallidì, girò un sguardo sì minaccioso sulla +maestra e sulle compagne, che queste non seppero +sostenerlo, e, fattesi serie, abbassarono gli occhi. La +giovinetta, incontrata la dolce e compassionevole guardatura +della contessa, sentissi scorrere nelle vene +una tenerezza, confortatrice; all’ira tenne dietro un +bisogno di sfogo, che anche questa volta si disciolse +in uno scoppio di pianto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> +</p> + +<p> +— Oh! oh! che c’è?... che c’è?... Cosa ti è successo +la mia tosa? le chiese la contessa intenerita. +</p> + +<p> +— Solite smorfie... Non le badi... non le badi... +disse sprezzantemente la maestra. Anzi... senti, la mia +cara Dalia (e disse quel mia cara coi denti serrati), +per evitare che queste scene abbiano a succedere +un’altra volta è meglio che... che tu rimanga a casa +tua. Qui si viene per lavorare, non per piangere... +</p> + +<p> +Dalia, soffogata dall’umiliazione e dall’angoscia +nulla rispose; ma levatasi, d’un balzo afferrò il suo +sciallo e se lo gettò sulle spalle; indi, preso il cappellino, +se lo acconciò alla bell’e meglio sulla testa, +annodando con fretta convulsa i nastri sotto il mento. +Ciò fatto, senza dire una sola parola, mosse difilata +verso l’uscio... Ma la contessa Emilia, andatale incontro, +la fermò, ponendole una mano sulla spalla: +</p> + +<p> +— Fermati, la mia ragazza!... le disse con voce +carezzevole, fermati... Non istà bene pigliar le cose +con tanto fuoco... Non è vero, proseguì rivolgendosi +alla maestra, che lei acconsente a tenerla qui ancora?.. +</p> + +<p> +— Veramente..., rispose la maestra facendo la +preziosa, mentre in cuor suo, sbollita già la stizza, +pentivasi d’aver licenziata Dalia, la più abile tra +le madamine del suo negozio. Veramente... con quel +carattere così superbo... Quando si è poveri come +Giobbe, la superbia bisognerebbe lasciarla dietro l’uscio... +Però... però... per riguardo a lei, signora contessa, +che da tanti anni mi onora delle sue commissioni... +Basta non se ne parli più... Dalia, torna pure +al tuo posto. +</p> + +<p> +Ma Dalia restava immobile, cogli occhi bassi e il +labbro fremente. Un lampo iracondo balenò negli +<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> +occhi della maestra... Uh! se non c’era lì la contessa!... +Ma questa, presa amorevolmente per un +braccio la fiera fanciulla, pian piano la ricondusse al +suo posto, dicendole con un garbo tutto materno: +</p> + +<p> +— Andiamo, andiamo!... Si è già detto che quel +che è stato è stato, dunque... Una bella ragazza come +tu sei, deve mostrarsi docile bonina... +</p> + +<p> +— Vieni qui, vieni qui, Dalia! le susurrarono in +coro facendole posto le compagne, le quali, per +uno di quei rapidi mutamenti tanto frequenti ne’ cervelli +femminili, le avevano ridonata d’un tratto la +loro simpatia. +</p> + +<p> +Dalia, commossa, cedette, e levatosi lo scialle e il +cappellino, sedette al suo posto, e riprese il lavoro. +</p> + +<p> +— Così va bene! disse la contessa, soddisfattissima +d’aver dispersa la bufera di cui essa, benchè +involontariamente, era stata l’origine. Così va bene! +brava tosa! Però, ripigliò sorridendo e accarezzando +le bionde trecce della fanciulla, ti avverto che non +ho rinunciato al desiderio di aver quelle tali notizie... +Anzi, se lei lo permette (e si rivolse alla maestra) +condurrò di sopra con me questa ragazza; così le +darò quei tali fiori che le ho detto per le cuffie, e +nello stesso tempo saprò quello che mi preme... +</p> + +<p> +La contessa (avendo la maestra annuito con un +inchino) pigliò Dalia per mano e seco lei salì al suo +appartamento. Giunti nel gabinetto, disse alla fanciulla: +</p> + +<p> +— Aspettami qui un istante, e torno subito... Vado +a spogliarmi... Vuoi far colezione con me? +</p> + +<p> +— Grazie, signora contessa, ma non ho fame. +</p> + +<p> +— Bene, bene.... fa come vuoi... Un minuto e +sono da te. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> +</p> + +<p> +Infatti poco tempo dopo la contessa, in abito casalingo, +entrava nel gabinetto, e sedeva presso la +fanciulla: +</p> + +<p> +— Ah! ora che siamo qui sole, spero che vorrai +leggermela quella benedetta lettera!... Chi l’ha scritta?... +</p> + +<p> +Dalia sorrise arrossendo. +</p> + +<p> +— Ho capito, ho capito! Ebbene che c’è di male?... +La è d’un garibaldino tuo amoroso? +</p> + +<p> +La fanciulla, incoraggiata dal fare disinvolto della +contessa, accennò col capo di sì. +</p> + +<p> +— È il tuo promesso sposo dunque?... Di che +professione è questo tuo giovine? +</p> + +<p> +— È pittore. +</p> + +<p> +— Pittore?... Ah! è di buona condizione dunque! +tanto meglio, tanto meglio!... E, dì, i tuoi genitori +vedono di buon occhio... +</p> + +<p> +— I miei genitori sono morti. +</p> + +<p> +— Avrai qualcuno che ne farà le veci... +</p> + +<p> +— No, signora contessa, rispose sospirando la +giovinetta, sono sola soletta al mondo. +</p> + +<p> +— Oh poverina! sclamò la contessa pigliandola +affettuosamente per mano. Sì giovane, sì bellina... +e sola! +</p> + +<p> +— Sola. +</p> + +<p> +— E questo giovane... Come si chiama? +</p> + +<p> +— Roberto. +</p> + +<p> +— E questo tuo Roberto... +</p> + +<p> +— È solo anche lui come me. +</p> + +<p> +La contessa Emilia contemplò un istante la fanciulla, +poi, quasi rispondesse a sè stessa, soggiunse: +</p> + +<p> +— Ecco due poveri orfani... abbandonati da tutti... +si incontrano... e si vogliono bene... Uno s’appoggia +all’altro... Vi volete proprio bene davvero, eh? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> +</p> + +<p> +— Oh! tanto... tanto! +</p> + +<p> +— E siete poveri ambedue? +</p> + +<p> +— Poverissimi. La s’immagini, signora contessa; +io guadagno trenta soldi il giorno... +</p> + +<p> +— E lui? +</p> + +<p> +— Lui, poveretto, lavorava quando poteva.... +</p> + +<p> +— E ti ha lasciata qui sola?... +</p> + +<p> +— Doveva far così... L’ha chiamato Garibaldi sicchè...» +e non compì la frase che, anche piantata lì +a mezzo, voleva dire: Quando è Garibaldi che chiama, +non c’è ragione che tenga. +</p> + +<p> +— E tuo padre chi era? +</p> + +<p> +— Non lo so. M’ha allevata da piccina uno zio, +che, poveretto è morto poco tempo fa nelle mie +braccia... e in quelle di Roberto. Era un vecchio +soldato di Napoleone I... Ha fatte tutte le campagne, +era mutilato... +</p> + +<p> +— Aveva qualche grado? +</p> + +<p> +— Sicuro, rispose Dalia con un certo orgoglio, +era capitano. +</p> + +<p> +— Allora gli avranno data la pensione... +</p> + +<p> +— Non ha voluto niente dai Tedeschi, il bravo +uomo... +</p> + +<p> +— Come si chiamava questo tuo zio? +</p> + +<p> +— Il capitano Bernardo ***. +</p> + +<p> +Questa volta toccò alla contessa di farsi rossa. Però, +per nascondere quell’indiscreta vampa che la richiamava +ai beati tempi della sua giovinezza, piegò il +capo dalla parte opposta, col pretesto di saturarsi il +naso con una grossa presa di tabacco. +</p> + +<p> +Poi ricompostasi immediatamente (a settant’anni è +l’affare d’un momento), ripigliò: +</p> + +<p> +— Il capitano Bernardo ***! Ma io devo averlo conosciuto +<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> +questo tuo zio... Dì un po’, Dalia, era capitano +dei Veliti, mi pare? +</p> + +<p> +— Proprio dei Veliti... +</p> + +<p> +— È lui, è lui senz’altro! seguitava la contessa +fingendo di raccapezzarsi a poco a poco, mentre +invece, al solo udire il nome del capitano, le era paruto +vederselo dinanzi (come un certo dì, in una +certa occasione), ginocchioni a suoi piedi, giovane +robusto, innamorato, e nella sua splendida assisa. +</p> + +<p> +— Raccontami, raccontami la sua storia. Tuo zio +ve’! era... amico strettissimo di quella buon’anima +di mio marito... +</p> + +<p> +— Oh! guarda mo’ che combinazione! sclamò Dalia, +e, eccitata dalla contessa, si fece a narrarle quanto +sapeva della vita del capitano Bernardo. +</p> + +<p> +La contessa Emilia (il lettore se ne sarà già accorto) +era stata ai suoi tempi una donnetta galante; +nè sarebbe giustizia il movergliene rimprovero chè, +come dice Foscolo de’ letterati, anche le donne vanno +giudicate a seconda de’ tempi in cui vissero. E appunto +i tempi nei quali la contessa era in fiore, +non erano gran che severi in fatto di costumi. Tutto +era disordine allora, tutto era stato scomposto dalla +rivoluzione, sicchè non è meraviglia se anche la +morale ne andasse un pochino sconquassata. +</p> + +<p> +La contessa era stata in grido di leggiadría, e molti +vagheggini avevano farfalleggiato intorno al lume de’ +suoi begli occhi, come dicevano gli Arcadi d’allora. +Ma ciò che l’aveva resa di moda, tanto che per un +mese in Milano non s’era parlato d’altro, fu una +certa sua avventura, che noi pure racconteremo ai +nostri lettori, anche per seguire un precetto raccomandato +agli scarabocchiatori non so se da Longino, +<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> +o da Alberto Lollio, di intercalare cioè, al racconto, +quando è lunghetto, qualche piacevole episodio. +</p> + +<p> +Poche miglia fuor di Erba, a destra della strada +che scende per risalir tosto verso Longone, sorgeva +(e sorge tuttora) la villeggiatura di un ricco negoziante, +il quale, rimasto vedovo, dato un calcio agli affari, +soleva passare in campagna i più bei mesi dell’anno +in compagnia della propria figlia. +</p> + +<p> +Un giorno (un bel giorno d’ottobre) alcuni Milanesi +villeggianti in quei dintorni, passando a caso +di là, videro su di un terrazzo attiguo alla villa, e +tutto ammantato di piante rampicanti, una leggiadra +giovane, la quale stava leggendo il giornale ad un +rubizzo vecchietto che sedevale al fianco. +</p> + +<p> +— Che bella signorina! esclamò uno della comitiva. +</p> + +<p> +— Graziosa davvero! soggiunse un altro. +</p> + +<p> +— Che portamento disinvolto! +</p> + +<p> +— Hai veduto che occhi lampeggianti? +</p> + +<p> +— È un angelo! gridò il conte ***, giovane che +godeva di molta celebrità nel bel mondo d’allora, per +la pazza foga con cui correva dietro alle galanti +avventure. Chi è quel vecchio? +</p> + +<p> +— Dev’esser suo marito... gli rispose un tale che +piccavasi di conoscer tutto. Anzi lo è di sicuro. +</p> + +<p> +— Peccato! esclamò il conte sospirando; lei sì +giovane, lui sì vecchio!... Così dicendo fermavasi fissando +gli sguardi verso il terrazzo; poi raggiungeva +i compagni, per fermarsi di bel nuovo, finchè, voltando +la strada, l’ebbe perduta di vista. +</p> + +<p> +Da quel momento il conte non ebbe pace; il suo +pensiero era sempre là, fisso sul terrazzo. Lei sì giovane, +lui sì vecchio! esclamava coricandosi; lei sì +giovane, lui sì vecchio! andava ripetendo appena +desto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> +</p> + +<p> +Passò, ripassò per quella strada, e non sempre +invano, chè qualche volta gli venne fatto di rivedere +la graziosa giovane, la quale, non ostante il +sesto comandamento, finì co’ suoi begli occhi, coll’innamorarlo +perdutamente. +</p> + +<p> +Al solito, la passione del conte, crebbe cogli ostacoli, +fra i quali primeggiava il marito, immancabile +come l’ombra del corpo di sua moglie, innamovibile +come il dio Termine. +</p> + +<p> +Il conte usò tutti gli artifizj che la passione può +suggerire per communicare col suo idolo o a voce, +o in iscritto, ma sempre invanamente. Quell’originale +di negoziante emerito viveva isolato come un selvaggio, +senza fare nè ricever visite, tantochè nessuno +sapeva dar contezza de’ fatti suoi. Che era riuscito +a sapere il giovane innamorato? Che la giovane aveva +nome Emilia; null’altro! +</p> + +<p> +Il conte fu lì lì per impazzirne. Finalmente, volendo +riuscire a qualunque costo, risolse di ricorrere +ad uno stratagemma, disperato, se volete, pericoloso, +ma decisivo. +</p> + +<p> +Il dopopranzo di una bella giornata, il conte, sdrajatosi +nel suo calesse, ordinò al cocchiere di portarsi +su d’una collina, dalla cui cima scende la strada su +cui, circa un miglio in giù, s’apre la casa di Emilia. +Giunti sul colle, il conte disse al cocchiere di fermarsi, +e alzatosi, fissò quella casa con un cannocchiale, +spiando se mai comparisse la giovane o sulla +porta, o alla finestra, o sul terrazzo. +</p> + +<p> +Non andò guari che Emilia e il suo inseparabile +compagno comparvero sul terrazzo. +</p> + +<p> +— Animo! gridò il conte afferrando il cocchiere +per un braccio; una frustata ai cavalli e giù di corsa... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> +</p> + +<p> +— Giù di corsa? chiese attonito il cocchiere. +</p> + +<p> +— Giù di corsa, sì... giù di corsa! strillò il conte, +battendo i piedi in modo che parve volesse sfondare +la carrozza. +</p> + +<p> +Il cocchiere ubbidì, maledicendo in cuor suo le +stramberie del padrone, e i cavalli partirono di galoppo. +</p> + +<p> +— Giù, giù frustate... gridava il conte. +</p> + +<p> +— Ma, signore, ci romperemo il collo... I cavalli +mi piglieran la mano... Si va già sì forte che... +</p> + +<p> +Ma il conte per tutta risposta, strappata di mano +al cocchiere la frusta, la menò gridando come un +invasato per dritto e per traverso sulla groppa dei +cavalli, i quali spinti anche dal peso del legno, precipitarono +di carriera, nonostante gli sforzi sovrumani +del povero cocchiere il quale, pallido pel terrore, +coi capelli ritti (il berretto, volatogli via di testa, +rotolava anche lui giù perla china), puntando i piedi, +tirava a più non posso le redini. +</p> + +<p> +Quando la carrozza fu a pochi passi dalla porta +della casa d’Emilia, il conte allungato il braccio, +afferrò la redine del cavallo destro, tirandola con una +strappata. Il cocchiere cacciò un urlo; il legno urtò +violentemente contro uno degli stipiti della porta; +un cavallo stramazzò per terra. Il conte balzato in +aria, ricadde sul lastrico sotto la porta; e il povero +cocchiere, balzato anche lui dal lato opposto, calò +di piombo sul collo di una lavandaja che stavasene +ginocchioni sul ciglio d’una roggia che fiancheggia +l’altro lato della strada. Cocchiere e lavandaja precipitarono +nell’aqua, framezzo ad uno stormo di +anitre che scapparono schiamazzando e sbattendo +l’ali. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> +</p> + +<p> +Il vecchio negoziante, Emilia ed i domestici (alcuni +dei quali corsero in soccorso del cocchiere e +della lavandaja) furono tosto attorno al conte, che, +fingendo d’esser svenuto, non capiva in sè per la +gioja di aver ottenuto il suo intento. Era presso il +suo idolo! +</p> + +<p> +Trasportato in un salottino terreno, venne adagiato +su di un sofà. Intanto che il fattore andava pel medico, +Emilia, sorreggendo la testa del conte, gli poneva +sotto le nari essenze odorose onde richiamarlo +a sè. Finalmente aprì gli occhi, incontrandoli con quelli +di Emilia, che li abbassò tosto arrossendo. Venuto +il medico, che abitava a pochi passi di lì, visitò il +conte e palpatolo ben bene, scoprì che una costola +era rotta. A quell’annunzio il conte fu lì lì per gettare +le braccia al collo al dottore e soffogarlo di baci, +tanto era felice!.. Ma questo slancio di affetto si mutò +repentinamente in odio feroce, quando il medico (a +fin di bene) ebbe detto: Però il signore è trasportabile.... +</p> + +<p> +— Così presto? sclamò Emilia. No, no; non facciamo +imprudenze... +</p> + +<p> +— Certo, certo, soggiungeva il vecchio. +</p> + +<p> +— Aspettiamo almeno qualche ora... proseguiva +Emilia. +</p> + +<p> +Il conte la ringraziò con una lunga occhiata. Partiti +che si furono il medico ed il vecchio, Emilia +sedette a fianco dell’innamorato giovine, il quale +dopo poche parole dette con labbro tremante e con +voce interrotta dalla passione, presale una mano e +strettala tra le sue, coll’accento della più viva tenerezza +le disse: +</p> + +<p> +— Emilia!... cara Emilia!... io ti amo perdutamente.... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> +</p> + +<p> +La giovane non ebbe forza di ritirar la mano; investita, +attratta dal fluido magnetico che emanava +dagli occhi del giovane, posò il capo sulla di lui fronte +infocata... +</p> + +<p> +— Caro signor conte, si calmi... Adesso non è il +momento... Guarisca e poi... e poi discorreremo.... +Così entrò a dire il vecchio, che accompagnato il +dottore, era rientrato, non visto, nel salottino. +</p> + +<p> +A queste parole il conte restò come di sasso. Emilia +si tolse lestamente di là. +</p> + +<p> +— Il marito!... costui mi strozza al certo! disse +fra sè il conte vedendosi solo col vecchio, il quale +sedutoglisi al fianco sulla seggiola abbandonata da +Emilia, proseguì con voce pacata. +</p> + +<p> +— Da bravo, signor conte!... Ora procuri di guarire... +dopo vedremo...; se ella vuol proprio bene +alla mia Emilietta, per me fin d’ora non mi oppongo... +non le dico di no... +</p> + +<p> +Il conte stupefatto, puntando sulle gomita, voltossi +verso il vecchio guardandolo fisso: +</p> + +<p> +— Certo, certo, proseguiva quest’ultimo sorridendo; +io non sono lontano dall’acconsentire... purchè +le vogliate proprio bene... +</p> + +<p> +— Scusate, signore, balbettava il conte, io non +capisco... voglio dire che non so come voi... +</p> + +<p> +— Io ho già prese le dovute informazioni sul conto +vostro, o signore. Ma sì!... So che siete d’ottima famiglia, +che siete benestante..., un po’ scappato... ma sono +certo che in seguito non vorrete bene che ad Emilia, +vero? +</p> + +<p> +Il conte guardava in giro pel salottino per sapere +se sognava o se era desto. +</p> + +<p> +— Credete voi forse, continuava il vecchio sempre +<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> +sorridendo affabilmente, ch’io non mi fossi accorto +che voi corteggiavate Emilia? Oh! lo sapeva, vedete, +lo sapeva!.. +</p> + +<p> +— Lo sapevate? +</p> + +<p> +— Certo. +</p> + +<p> +— E.... +</p> + +<p> +— E aspettava da voi, come si usa tra gente onesta, +una domanda in regola. +</p> + +<p> +— Una domanda? +</p> + +<p> +— Che voi, signor conte, (e il vecchio minacciava +giocosamente coll’indice) avete creduto bene di fare +direttamente alla figlia e non al padre. +</p> + +<p> +Il conte all’udire che Emilia era la figliuola, non +la moglie del vecchio, fu in procinto di gettarsi dal +sofà e fuggir via a precipizio nonostante la costola +sfondata. Però, da quel giovane ben educato che era, +si trattenne, e compostosi il meglio che seppe, +pregò il vecchio di lasciarlo solo per brev’ora chè +aveva bisogno di riposo. +</p> + +<p> +Il conte, sbollito quel primo corruccio del suo amor +proprio che ricalcitrava trovandosi preso nel laccio +teso da lui ad altri, richiamatisi in mente i begli +occhi di Emilia, fatto riflesso che quella ragazza alla +fin dei conti, oltre all’esser leggiadra, era onesta, +d’ottima famiglia, e ricca per giunta, riconobbe che +quella sua scappata poteva tornargli utile. Così pensando +e ripensando, a poco a poco si addomesticò +all’idea di un matrimonio, commendevole per tutti +i rapporti. Sicchè alla fine, alzatosi a sedere sul +sofà, esclamò: Giacchè siamo in ballo, balliamo... +Già non c’è altro mezzo per cavarmela onorevolmente. +</p> + +<p> +Tre mesi dopo Emilia sposava il conte. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> +</p> + +<p> +La contessa ascoltò con vivo interesse il racconto +che Dalia le fece delle avventure del capitano Bernardo, +interrompendola nei passi più patetici con un +sospiro, collo stringer le labbra, coll’esclamare: pover’uomo! +pover’uomo! +</p> + +<p> +— Ma, proseguiva quella buona signora, quelli +erano tempi curiosi davvero! Quante vittime, quanto +sangue... e perchè? per chi? Almeno adesso, se si +fanno sagrifizj di vite e di denaro, sono a vantaggio +del paese nostro... Se non li goderemo noi +questi vantaggi (già bisogna lasciar tempo al tempo), +saranno pei nostri figliuoli... Oh! a proposito... +Spero che adesso non avrai più difficoltà, e che sapremo +finalmente le novità che ti scrive il tuo pittore... +</p> + +<p> +— La si figuri, signora contessa! s’affrettò a rispondere +Dalia, e spiegazzata la lettera, cominciò a +leggerla ad alta voce. Roberto, chiesto novamente +perdono alla sua amica d’esser partito a di lei insaputa +(non c’era più bisogno, chè era già bell’e perdonato), +le narrava per filo e per segno tutto quello +che era successo, incominciando dal suo imbarco a +Quarto e via via fino all’approdo a Marsala. +</p> + +<p> +— Questo la sapevamo già, disse la contessa. Va +un po’ innanzi, la mia tosa... di su quello che avvenne +di poi. +</p> + +<p> +Dalia continuò a leggere: +</p> + +<p> +«Il 12, noi garibaldini e circa un centinajo di <i>Picciotti</i> +(li chiamano così i volontarj siciliani, perchè +mo, non lo so) verso le quattro pomeridiane, lasciammo +Marsala e ci incamminammo alla volta di +un sito detto Salemi. A poche miglia di Salemi, il +generale fece sonar l’alto. Era tempo!... non potevamo +<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> +quasi reggerci in piedi per la fame... Figurati, +Dalia! dalla sera innanzi non aveva mangiato...» +</p> + +<p> +— Povero giovane! sclamò la giovinetta. +</p> + +<p> +— Povero giovane! ripetè la contessa. Robusti +come si è a quell’età, figurarsi se l’hanno a sentire +la fame!... E Roberto, m’immagino, sarà di buona +bocca eh? +</p> + +<p> +Dalia sorrise annuendo. +</p> + +<p> +— Proprio come mio nipote Ernesto!... proprio +come lui!... Si sa! sono giovani e... Ma va innanzi +mia cara, va innanzi. +</p> + +<p> +«Noi facemmo alto ai piedi d’una fattoria che sorge +a sinistra della strada; la si chiama Rebingallo, e +m’hanno detto che è proprietà di un certo barone +Mistretta di Salemi. Un brav’uomo ve’! tanto è vero +che, saputo che Garibaldi sarebbe passato da quelle +parti, ci aveva spedito incontro un suo nipote, il quale +disse al generale che la fattoria con tutto quanto +conteneva era a nostra disposizione. Infatti in men +che nol dico zio e nipote (Dio li benedica!)....» +</p> + +<p> +— Oh sì proprio! sclamò la contessa sorridendo +e salutando que’ due signori siciliani come se proprio +fossero lì dinanzi a lei. +</p> + +<p> +«... ci regalarono montoni, pollame, formaggio, pane, +latte, farina, vino... e che vino, Dalia! che vino.... +(La giovinetta rise). Questo Rebingallo è uno dei +luoghi più pittoreschi ch’io mi conosca; ne ho fatto +uno schizzo così alla buona, chè c’è giusto il tempo +di dipingere!... Mentre dunque stavamo facendo +onore a quel ben di Dio (il generale mangiò +con noi al solito, e alla buona) eccoti arrivare un +dei nostri, posto a sentinella sulla sommità della +collina, colla notizia che un corpo di regj si avvicinava +<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> +al nostro bivacco. In un attimo fummo sotto +le armi; ma poco dopo, gli esploratori mandati dal +generale, tornarono a riferirgli che non si trattava di +nemici, ma bensì di una banda di insorti siciliani comandati +dai due fratelli Sant’Anna. Figuratevi se li ricevemmo +a braccia aperte! Che begli uomini, Dalia! +Bruni di carnagione (già qui il sole tinge come il carbone, +e chi sa come concerebbe la tua pelle delicata +e bianca come il fior della magnolia).» +</p> + +<p> +— Matto! esclamò arrossendo la giovinetta, poi +seguitò: +</p> + +<p> +«... colle barbe nere, e gli occhi ancor più neri; +alti di statura, forti, snelli... insomma bella e ardita +gente. A proposito! intanto che mi ricordo, sappi che +appunto in quel giorno abbiamo fatto acquisto di un +cappellano. Ecco come fu la cosa. Poco prima che +arrivassero i fratelli Sant’Anna coi volontarj siciliani, +venne al nostro bivacco un frate francescano. +Devi sapere, tra parentesi, che qui i frati non assomigliano +affatto ai nostri, e sono, generalmente parlando, +liberalissimi. Questo francescano (che è un bel +giovane ricciuto e dallo sgardo vivace) chiese del generale, +il quale stava appunto facendo bere il suo cavallo +ad una fontana. Il frate va dritto a lui e gli si inginocchia +dinanzi sclamando «Mio Dio! ti ringrazio +d’avermi fatto vivere in un tempo, in cui doveva nascere +il Messia della libertà. Da questo momento giuro +morire, se bisogna, per voi, generale, e per la Sicilia<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>» +Allora Türr gli disse: Volete venire con noi? — Eccomi! +rispose il francescano levandosi — Venite; venite, +<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> +gli disse Garibaldi, voi sarete il nostro Ugo Bassi<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>; +eccovi intanto un proclama che ho apparecchiato pei +preti buoni; leggetelo e ditemi il parer vostro. — Il +francescano, lettolo, esclamò: Per me, non ho bisogno +d’eccitamenti... Sono già vostro...; lo serberò +per quei preti, la cui fede nella santa causa, ha bisogno +d’essere sostenuta<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>. Questo francescano ha +nome padre Giovanni Pantaleo ed è del convento di +Santa Maria degli Angeli di Salemi, ove insegnava +filosofia.» +</p> + +<p> +— Che avessero a diventar buoni cittadini anche +i frati e i preti! sclamò Dalia. +</p> + +<p> +— Eh! la mia ragazza... Io non spero tanto... Sono +al mondo da un pezzo e so per prova che... Basta! +in questi giorni ne vediamo di così strane!... Ma +continua». Dalia obbedì: +</p> + +<p> +«Intanto i fratelli Sant’Anna e gli altri capi che +<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> +erano con loro<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a> diedero ragguagli al generale sullo +stato in cui si trovava la rivoluzione nell’isola, chè, +a dirla schietta, noi non ne sapevamo nulla. Per loro +mezzo dunque si seppe che la rivoluzione in Sicilia +si riduceva a poca cosa, cioè ad alcune bande armate, +sfuggite ai combattimenti di Palermo, di Monreale +e di Carini, le quali battevano la campagna, +senza però che si sapesse con precisione ove fossero. +Si seppe però che Rosolino Pilo e Corrao (due +bravi ed intrepidi patrioti) erano alla lor testa e +che la Sicilia era disposta a sollevarsi appena fosse +giunto Garibaldi. Ora che sai com’erano le cose +quando eravamo a Salemi, proseguirò più speditamente +la mia narrazione.» +</p> + +<p> +— Ma davvero, sclamò la contessa Emilia, questo +tuo Roberto è un prodigio di precisione! +</p> + +<p> +— Che vuol che le dica!... Resto anch’io meravigliata... +Lui che era la confusione personificata! +È un miracolo, un vero miracolo! +</p> + +<p> +«Prima però è necessario che tu sappia che tutti +d’accordo hanno convenuto in questo, che si doveva +ubbidire ad un sol capo per schivare disordini. Naturalmente +Garibaldi fu gridato da tutti capo ed egli +assunse la dittatura in nome del re Vittorio Emanuele<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>.» +</p> + +<p> +Roberto nella sua lettera, dopo d’aver detto che +la mattina del 15, il generale, avuto avviso che +le truppe regie facevano un movimento sopra Calatafimi, +aveva immediatamente dato ordine a tutti i +<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> +suoi di porsi in marcia verso il punto minacciato, +si fa a descrivere la battaglia oramai celebre col +nome del villaggio presso cui venne combattuta. +</p> + +<p> +Questa battaglia, che decise dell’avvenire dei Borboni +in Italia, merita d’esser conosciuta in tutti i +suoi dettagli. Anteporremo quindi la descrizione che +ne fa il Dumas<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a> (che trovandosi lì presso ebbe comodo +di raccogliere notizie fresche e veritiere), a +quella troppo rapida e succinta data da Roberto nella +sua lettera. +</p> + +<p> +Il corpo dei volontarj di Garibaldi aveva subita +una nuova modificazione: le sette compagnie erano +state portate a nove; l’VIIIª e la IXª erano state affidate +ai capitani Bassini e Grigiotti. Le nove compagnie, +come quelle de’ bersaglieri piemontesi, erano +state divise in due battaglioni, il primo comandato +dal colonnello Bixio, il secondo dal colonnello Carini. +</p> + +<p> +Ecco in qual’ordine si marciò incontro al nemico. +</p> + +<p> +Il colonnello Sirtori, capo dello stato maggiore, in +nome del general Garibaldi aveva fissato l’ordine +della marcia in questo modo: +</p> + +<p> +Le squadre Coppola e Sant’Anna, dovevano marciare +sui fianchi della colonna. +</p> + +<p> +La IXª compagnia (Grigiotti) d’avanguardia. Cento +passi dietro, seguiva l’VIIIª comandata, come abbiam +detto, dal capitano Bassini. La VIIª veniva appresso; +sotto gli ordini di Cairoli; poi la VIª, comandata da +Ciaccio, che era stato sostituito a Carini, poi la Vª +comandata da Anfani. Queste cinque compagnie stavano +sotto gli ordini di Carini. +</p> + +<p> +Seguivano l’artiglieria ed il genio, comandati da +Orsini e da Minutilla, come pure una compagnia di +<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> +volontarj formata dalle ciurme de’ due battelli, il +comando delle quali era naturalmente toccato a Castiglia. +</p> + +<p> +Alla testa del suo battaglione, subito dopo l’artiglieria, +veniva Nino Bixio, e le quattro compagnie +di carabinieri genovesi. +</p> + +<p> +Le quattro compagnie erano comandate: +</p> + +<p> +La IVª da Forni, invece di La Mara. La IIIª da Stocco. +La IIª da Forni, invece d’Orsini, e la Iª da Bixio +che avea posto in vece sua il proprio luogotenente. Infine +i carabinieri genovesi erano sotto ordini di Mosto, +ch’egli aveva formati a Genova. +</p> + +<p> +La colonna aveva attraversato in questo ordine il +villaggio di Vita, celebre per il suo brigantaggio, e +che accolse, poche ore più tardi, i feriti di Calatafimi. +</p> + +<p> +Il generale, col suo stato maggiore, era alla testa +della colonna con Sirtori e Türr. Egli si era spinto +fin sulla cima della collina per esaminare la posizione +del nemico. +</p> + +<p> +Un uffiziale d’ordinanza venne allora da parte sua +a dar l’ordine ai volontarj di abbandonare la strada, e +di portarsi sulla posizione alta, a destra, lasciando +solamente sulla strada l’artiglieria con una compagnia +per difenderla. Mentre l’esercito nazionale prendeva +quella posizione, si cominciarono a vedere +alcune compagnie di bersaglieri regj del IXº battaglione +leggiero, che discendevano nella valle, e +venivano incontro ai nostri. Per la prima volta regj +e patrioti si trovavano in faccia gli uni dagli altri. +</p> + +<p> +Il grosso dell’esercito regio era in Calatafimi, ed +occupava la città posta sul pendio d’una montagna +che s’innalza alla sua destra, e, per conseguenza, +alla sinistra dei nostri. Gli avamposti regj stavano +ad un miglio prima di Calatafimi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> +</p> + +<p> +Appena il general Landi seppe che i volontarj erano +a Vita, ed appena potè vedere dall’alto della montagna +un gruppo d’uffiziali che osservavano i suoi +movimenti, diede ordine a’ suoi d’uscire dalla città, di +fare una discesa nella valle, e salire dipoi le tre collinette +a sinistra, ed una a destra, onde impadronirsi +della strada. +</p> + +<p> +Il general Garibaldi, che era l’anima di quel gruppo +d’uffiziali veduto da Landi, e che aveva intorno a sè +il colonnello Türr, il maggior Tuchery, il capitano +Missori, ed alcuni altri uffiziali, mandò dall’alto della +collina i seguenti ordini: +</p> + +<p> +Türr coi carabinieri genovesi, esperti quanto intrepidi, +si stenderà sopra una larghezza d’un mezzo +miglio, e formerà un cordone di bersaglieri destinato +ad incominciare il fuoco contro gli avamposti +nemici. Dietro Türr, marcerà a destra la VIIª compagnia, +a sinistra, l’VIIIª, come sostegno, e la VIª e la IXª. +Queste quattro compagnie staranno sotto gli ordini +del colonnello Carini. +</p> + +<p> +La VIª portava la bandiera tricolore data a Garibaldi +dalle signore di Montevideo. +</p> + +<p> +Seguiranno i volontarj di Coppola e di Sant’Anna, +quelli stessi che raggiunsero Garibaldi sulla strada di +Salemi. +</p> + +<p> +Questi <i>picciotti</i> formavano un totale di duecento +cinquanta uomini circa. +</p> + +<p> +Bixio, ed i suoi quattro compagni, come anche il +capo di stato maggiore Sirtori, dovevano momentaneamente +formare la riserva. I due cannoni che potevano +servire (giacchè gli altri due mancavano d’affusti) +dovevano restare sulla strada per respingere le +cariche di cavalleria che i regj sembravano minacciare. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> +</p> + +<p> +Con quest’ordine si doveva attendere il nemico, +il quale cominciava le sue mosse coll’inviare alcune +compagnie di cacciatori, che s’avanzarono gridando +a gola aperta: viva il re! +</p> + +<p> +Il generale, vedendo che passerebbe un buon +quarto d’ora prima che il nemico fosse a tiro di +fucile, scese dalla posizione elevata che occupava, +e venne a porsi tra i carabinieri genovesi, e le due +compagnie che li seguivano da vicino, ed ordinò +che tutti sedessero lì al posto dicendo: «Riposatevi, +figli miei!... avremo di che affaticarci...» +</p> + +<p> +E dando, per il primo, l’esempio, sedette, e cavato +un pezzo di pane, fece colazione. +</p> + +<p> +Allorchè i regj giunsero a due tiri di fucile, il generale, +chiamati intorno a sè i trombetti, ordinò +loro di sonare tutti insieme la diana. I trombetti +ubbidirono. I volontarj, saltarono in piedi, e presero +le armi. +</p> + +<p> +Nel medesimo istante i cacciatori regj si fermarono. +</p> + +<p> +In quel momento, sulla cima d’un monticello +(a destra de’ volontarj, ed a sinistra de’ regj) comparve +una forte colonna di quest’ultimi, la quale mise +in batteria due cannoni. I regj riprendono la loro +marcia offensiva, interrotta per un istante dallo strepito +delle trombe di Garibaldi. A tiro di fucile si +comincia il fuoco da ambedue le parti, o, per parlare +più esattamente, a causa della portata e della precisione +delle armi, il fuoco comincia dalla parte de’ +Napolitani, micidiale per i volontarj, mentre quello +dei nostri era quasi inoffensivo. +</p> + +<p> +Difatti i cacciatori regj erano armati di carabine +rigate ed a palla conica, mentre i volontarj avevano +semplici fucili di munizione. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> +</p> + +<p> +I <i>picciotti</i> di Sant’Anna, e di Coppola, incaricati +di girare la posizione a destra fecero, debolmente +ed incompiutamente il movimento, poichè una sola +parte di loro si spinse avanti con Sant’Anna. +</p> + +<p> +In mezzo a’ <i>picciotti</i> si distinguevano un cappuccino +ed un francescano, tutti e due armati di fucile, +i quali marciavano alla testa delle file facendo fuoco +come vecchi soldati. +</p> + +<p> +Fin là il generale era restato in osservazione, tranquillo +ed immobile al suo posto; ma, vedendo che +dopo aver ceduto sul principio, i battaglioni de’ +cacciatori regj s’erano riordinati, e che da tutte le +file nemiche partivano scariche micidiali, ordinò l’attacco +generale. +</p> + +<p> +Appena dato l’ordine, si pose egli stesso alla testa +delle prime compagnie, e prese il posto del colonnello +Türr, che andò sulla fronte di battaglia a dar +l’ordine dell’attacco. +</p> + +<p> +Carini condusse le sue compagnie a destra. Bixio +fece lo stesso movimento a sinistra; ma l’ordine d’un +attacco generale era diventato quasi inutile, poichè +il combattimento aveva cominciato spontaneamente +da ambe le parti. +</p> + +<p> +Le compagnie de’ cacciatori napolitani cominciarono +allora a ritirarsi in disordine, avendo la bajonetta +de’ volontarj sul petto, ma si riordinarono subito +sulle loro colonne d’attacco. +</p> + +<p> +Allora, in mezzo al combattimento generale, si fecero +ammirabili cariche parziali; ogni uffiziale con +cento uomini, con sessanta, con cinquanta, caricava +alla loro testa. Queste cariche erano dirette dal generale +stesso, da Türr, che era ritornato a prendere +il suo posto, da Carini, che continuava a marciare +<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> +alla testa delle sue compagnie a dritta del generale, +da Bixio che copriva la sinistra, da Stocco che dirigeva +una compagnia di volontarj napolitani e calabresi, +da Schiaffini, da Menotti, da Cairoli, da Bassini, +da Gruggiotti, e da Ciaccio ecc. ecc. +</p> + +<p> +Ad ogni carica i Napolitani stettero fermi, ricominciando +il fuoco di fila, finchè si videro luciccare +a dieci passi di distanza le bajonette de’ garibaldini, +tanto più terribili perchè piantate su canne mute. +</p> + +<p> +Allora si ritirarono, ma si riordinarono subito in +una posizione migliore di quella che avevano lasciata, +perchè tutti i vantaggi del terreno erano per +loro; l’artiglieria ne proteggeva i movimenti, mentre +la nostra, posta sulla strada, poco poteva contro di +essi. +</p> + +<p> +Nulla di più maraviglioso del generale in mezzo +a quella mischia, sempre dove il fuoco era più micidiale, +dando gli ordini con un sangue freddo ammirabile. +Suo figlio, Menotti, che si trovava, per la +prima volta al fuoco, (quello stesso che è nato a Rio +Grande, e che suo padre, in una ritirata di otto giorni +ha portato appeso al collo dentro un fazzoletto, e che +ha riscaldato col suo fiato) corse a domandare alla VIª +compagnia la bandiera, e avutala, si slanciò subito +contro ai cacciatori col <i>revolver</i> in una mano, e la +bandiera nell’altra, seguito da tre o quattro volontarj, +e tra questi da Schiaffini. A venti passi di distanza +dal nemico Menotti è colpito da una palla nella +mano stessa che portava la bandiera. +</p> + +<p> +La bandiera cadde, Schiaffini raccoltala continuò +avanzarsi. Ma a dieci passi di distanza dalle file +regie è ucciso; due de’ suoi compagni si precipitano +sulla bandiera per afferrarla e cadono morti; +<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> +i Napolitani allora se ne impadronirono. Questa perdita +recò un momento di gioja all’esercito nemico, +ma raddoppiò anche l’ardore dei volontarj. Il combattimento +durava già da circa due ore. Il caldo +era estremo. I nostri, che avevano dovuto caricare +sempre salendo, non ne potevano più; ma gli ultimi +sforzi della VIIª compagnia composta in gran parte +di studenti di Pavia, e che s’era impadronita d’uno +de’ due pezzi d’artiglieria de’ regj<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>, aveva compensata +la perdita della bandiera. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> +</p> + +<p> +La nostra artiglieria, che avea ricevuto l’ordine +d’avanzarsi sulla strada per essere più a tiro, ma +che non aveva potuto eseguire quest’ordine in +causa delle fortificazioni posticce che aveva fatte +<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> +essa stessa per propria difesa, tirava di tanto in tanto +qualche colpo che non faceva gran danno, ma che +contribuiva molto a sostenere il morale de’ volontarj, +spossati dalla fatica. +</p> + +<p> +In questi primi attacchi erano caduti il tenente +De Amicis, colpito in bocca da una palla, e Majocchi +pure da una palla, che gli aveva spezzato un braccio, +e da un’altra nel fianco. +</p> + +<p> +Vedendolo cadere, Carini si slancia verso di lui e: +Sta tranquillo, gli disse, non ti mancherà nessuna +cura. — Non pensate a me, rispose Majocchi. Io sono +un uomo morto, ma muojo contento, perchè voi +andate avanti. +</p> + +<p> +Affrettiamoci a dire che il maggiore Majocchi, in +seguito ad una abile amputazione, e ad una lunga convalescenza, +è ora perfettamente guarito. +</p> + +<p> +Stocco, anch’egli, ricevette una palla nel braccio +destro. Il projettile girò intorno all’osso senza +romperlo. Sprovieri venne ferito accanto a lui. +Missori ricevette una scheggia di mitraglia sotto un +occhio. Rovesciato a terra per effetto del colpo, s’era +rialzato credendo d’aver perduto l’occhio; guarì. +Manin rimase ferito da una palla in una coscia. Sant’Anna +da un’altra nel braccio. +</p> + +<p> +Elia, Bandi, Martignoni, Perducca, Palizzolo, Nullo, +e molti altri uffiziali, i cui nomi non ricordiamo, furono +feriti più o meno gravemente. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> +</p> + +<p> +Questa sanguinosa scena era dominata da Sirtori +che, a cavallo, stavasene presso un albero, +in mezzo ad un fuoco vivissimo. Egli aveva già ricevuta +una palla che gli aveva lacerato l’abito, e +ne aveva sfiorata la pelle, quando una seconda lo +colpì alla gamba. Nè l’una nè l’altra di queste due +ferite gli fece fare il minimo movimento. Soltanto +si vedeva, sotto i suoi calzoni rialzati dalla staffa, +scorrere il sangue. +</p> + +<p> +Malgrado queste due ferite il colonnello Sirtori restò +a cavallo sino alla fine del combattimento, e prima di +permettere che lo medicassero, volle scrivere tutti +gli ordini che aveva a dare. +</p> + +<p> +Bixio fece, al solito, egregiamente il proprio dovere; +n’uscì incolume per miracolo. +</p> + +<p> +Il cavallo di Carini era stato ucciso da una scheggia +di mitraglia: Carini combatteva con la sciabola in +una mano, ed il <i>revolver</i> nell’altra. +</p> + +<p> +A fianco di Garibaldi, egli, Türr, Cairoli e tutti i +capi delle compagnie tuttora in piedi, fecero prodigi +di valore. +</p> + +<p> +Ma giunti a piè dell’ultimo monticello, ove i Napolitani +s’erano trincerati, la stanchezza cominciò +a paralizzare i nostri, e nello stato in cui erano +l’ultimo sforzo, lo sforzo supremo pareva impossibile. +</p> + +<p> +Garibaldi scriveva in quel momento in mezzo alle +file abbattute. Egli solo sembrava aver fatta una +passeggiata ginnastica, e, se non fosse stata la sua +fronte corrugata, si sarebbe potuto credere che non +prendeva nessuna parte a ciò che accadeva. Egli era +pienamente tranquillo. +</p> + +<p> +I nostri erano a sessanta passi dal nemico; +una elevazione del terreno, permetteva un momento +<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> +di riposo. Abbassandosi, si evitavano le palle del +nemico; ma appena una testa si alzava, essa serviva +di mira. Un volontario siciliano, per nome Buscemi, +provò ad alzarsi, e ricevette una palla in fronte. +</p> + +<p> +— Riposatevi un momento, disse il generale, i +nostri colpi vanno falliti. Ci bisogna adesso una buona +carica alla bajonetta.» I volontarj si gettarono a terra +cheti cheti. +</p> + +<p> +In capo a dieci minuti il generale, che era rimasto +solo in piedi, ordinò la carica, e si pose alla +testa degli assalitori. Senza dubbio i regj l’aveano +riconosciuto, perchè, nel medesimo tempo, il fuoco +di tutte le file si concentrò su lui. Allora alcuni legionari +lo circondarono, e vollero fargli riparo del +loro corpo. +</p> + +<p> +— Andiamo! disse il generale allontanandoli. Non +troverò mai per morire un giorno più bello e in miglior +compagnia di questa... +</p> + +<p> +Sonò la diana che serviva per la carica, e i volontarj +si precipitarono sul nemico, il quale aveva +in linea tremila uomini. +</p> + +<p> +I nostri volontarj erano poco numerosi; ma la +presenza di Garibaldi produceva un effetto magico. +Il grido dei Napolitani: Viva il re, fu soffogato +da quello: Viva l’Italia. La vittoria è con Garibaldi. +I soldati regj, vedendosi sul petto le bajonette, si +ritirarono precipitosamente sopra Calatafimi, ed andarono +a raggiungere il loro generale, che non aveva +mai lasciato il suo prudente Osservatorio. Si è avuto +ragione di paragonare, nelle debite proporzioni, la +battaglia di Calatafimi a quella di S. Martino; essa +non è stata (proporzionalmente, ripetiamo) meno +sanguinosa, nè meno decisiva ne’ suoi risultamenti +<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> +poichè, fino al momento dell’ultimo attacco alla bajonetta, +la resistenza del nemico fu accanita e quasi +eroica. +</p> + +<p> +Lasciamo del resto, costatare questa verità dallo +stesso general Garibaldi, nel suo +</p> + +<p class="pad1 center"> +Ordine del giorno. +</p> + +<p class="indr"> +Calatafimi, 16 maggio. +</p> + +<p> +«Con compagni come voi posso tentar tutto, e ve +l’ho provato jeri, conducendovi ad una intrapresa +ben difficile, visto il numero dei nemici, e le loro +formidabili posizioni. Io contava sulle vostre fatali +bajonette, e voi vedete che non mi sono ingannato. +</p> + +<p> +«Deplorando la dura necessità di dovere combattere +soldati italiani, dobbiamo confessare che +abbiam trovata una resistenza degna d’una miglior +causa, e ciò prova di che sarem capaci quando +tutta la famiglia italiana sarà riunita sotto la bandiera +della redenzione. +</p> + +<p> +«Domani tutto il continente italiano sarà in festa +per la vittoria de’ suoi fratelli liberi, e de’ nostri +bravi Siciliani. Le vostre madri, le vostre amanti, +superbe di voi, usciranno nelle strade con la fronte +alta e raggiante. +</p> + +<p> +«Il combattimento ci costa la vita di fratelli diletti, +morti nelle prime file. Questi martiri della +santa causa d’Italia vivranno nei fasti della gloria +italiana. Indicherò ai vostri paesi nativi, i nomi +de’ prodi, che hanno sì valorosamente guidato +al combattimento i soldati più giovani ed inesperimentati, +e che condurranno domani alla vittoria, +in un miglior campo di battaglia, i soldati +<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> +destinati a spezzare gli ultimi anelli delle catene, +delle quali fu caricata la nostra Italia diletta. +</p> + +<p> +«Italia e Vittorio Emanuele! +</p> + +<p class="indr"> +<b>G. Garibaldi</b>.» +</p> + +<p> +La battaglia durò dalle dieci della mattina fino +alle cinque della sera. La vittoria costò cara, ma +l’effetto morale fu immenso, poichè molto più che +della presa di Palermo, decideva della evacuazione +della Sicilia. +</p> + +<p> +Si passò la notte sul campo stesso di battaglia, +nella posizione già occupata dai regj, fra i cadaveri +dei nemici, e dei fratelli. +</p> + +<p> +Non v’era una goccia d’aqua, nè un pezzo di +pane, nè un mantello per coprirsi, e nessun mezzo +per procurarsi nulla di tutto ciò; la notte era sì +oscura che non si potevano fare dieci passi senza +smarrirsi. +</p> + +<p> +Le conseguenze della vittoria di Calatafimi furono +incalcolabili; tutta Sicilia ne fu scossa. L’Italia comprese +quale importanza avessero le imprese di Garibaldi +in Sicilia, e quali influenze avrebbero esercitato +su Napoli, su Roma e sulla Venezia; comprese +che la Sicilia diveniva il principio di un nuovo movimento, +per il quale l’Italia tutta poteva divenire +una, e sottrarsi completamente allo straniero dominio +per propria forza e per semplice movimento popolare +e nazionale virtù. Quindi si moltiplicarono le +offerte per la Sicilia; in breve tempo si giunse ai +milioni, e tutta la gioventù delle libere provincie +italiane, fortemente concitata, determinò d’accorrere +sotto la bandiera di Garibaldi, d’ingrossarne le file, +e dividerne le glorie ed i pericoli, e dare sangue e +vita sull’altare della patria. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> +</p> + +<p> +Un insolito movimento cominciò allora, e Genova +divenne il punto ove affluiva tanta gioventù italiana, +e donde imbarcavasi per recarsi in Sicilia. Nell’isola +poi le conseguenze della battaglia di Calatafimi furono +straordinarie, ma quali si dovevano aspettare in +quei momenti di politiche turbolenze; le città principali +crebbero di animo e di coraggio; i paesi +dell’interno compirono la rivoluzione; dappertutto +fu abbattuta la bandiera borbonica, stabiliti governi +provisorj, disseppellite le armi, trovati modi di +moltiplicare le munizioni di guerra; contadini, artigiani, +nobili, ricchi, si armarono, e si posero sotto +gli ordini del generale dittatore, e dei suoi uffiziali. +Tal che può dirsi, la vittoria di Calatafimi aver deciso +le sorti di Garibaldi, e la rovina irreparabile +dei Borboni. Questi frattanto, continuando la vecchia +politica della menzogna e dell’inganno, intendevano +a scemare le popolari impressioni, e spacciavano che +i soldati comandati dal generale Landi avevano fatto +il loro dovere, cioè disfatto l’esercito garibaldino, ma +che pure avevano dovuto ritirarsi in Palermo per +le solite viste strategiche. Ridicole contraddizioni di +governo cadente, il quale più non sapeva quello che +si dicesse. +</p> + +<p> +Intanto, ad arrestare la rivoluzione che, ingrossandosi, +avanzava dietro i passi del vittorioso condottiero, +re Francesco spedì in Sicilia il generale Lanza +colle qualità di commissario straordinario, e le facoltà +dell’<i>alter ego</i>. +</p> + +<p> +Com’è naturale tutti questi dettagli mancavano +nella lettera di Roberto, il quale, scrittala due giorni +dopo la battaglia di Calatafimi, nulla poteva sapere +di sicuro di quanto accadeva negli altri punti dell’isola. +<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> +Egli però finiva la sua lettera con una notizia, +che fece ingrandire d’un pollice la giovinetta; +con una notizia che le fece battere il cuore d’un +giusto orgoglio. Ecco la fausta, la cara notizia «Il +colonnello Sirtori, fattomi chiamare, mi disse battendomi +una mano sulla spalla: Jeri vi ho tenuto +d’occhio... Vi siete portato bene... Il generale vi nomina +sottotenente! Eccovi una spada; fatene buon +uso.» Così dicendo mi porse la spada di un uffiziale +borbonico morto jer l’altro in battaglia. +</p> + +<p> +— Ci ho gusto, ci ho gusto davvero!... sclamò +la contessa Emilia. Ma sai la mia ragazza, che hai +tutte le ragioni d’esser superba di quel tuo... giovine! +</p> + +<p> +— Oh sì, poveretto! È tanto buono!... +</p> + +<p> +— Cosa pagherei che anche mio nipote diventasse +uffiziale!... +</p> + +<p> +— Domani rispondendo a Roberto, gli raccomanderò +questo suo nipote... Ernesto, n’è vero?...» Chiese +Dalia, con una cert’aria di bontà protettrice, che faceva +un curioso contrasto con quel suo visetto infantile. +</p> + +<p> +— Ernesto, sì! si chiama Ernesto... Mi farai proprio +un regalo, raccomandandolo... Tra loro giovani +si fa presto amicizia, e in certi casi giova più l’ajuto +di un bravo camerata, che tutte le commendatizie +del mondo... Intanto, la mia Dalia, ho caro d’averti +conosciuta... Vienmi a trovare ve’! quando sono +a Milano. Intanto addio... +</p> + +<p> +— Buona campagna, signora contessa! +</p> + +<p> +Dalia scese in negozio, e sedette tra le sue compagne, +alle quali la lunga assenza della giovinetta +aveva centuplicata la curiosità. +</p> + +<p> +— E così? le chiesero in coro. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> +</p> + +<p> +— Si può sapere finalmente... +</p> + +<p> +— Che nuove abbiamo? +</p> + +<p> +— E così, rispose Dalia sorridendo, si sono battuti +a Calatafimi... È un sito bellissimo, presso una +fattoria, dove due bravi signori hanno fatto una festa +ai garibaldini da non potersi immaginare... Che +fame avevano que’ poveri giovani!... E hanno trovato +pane, pollastri, formaggio, vino... Insomma tutto +quello che volevano. Poi è venuto un frate, ma! di +quelli della legge, e si è inginocchiato dinanzi a Garibaldi, +dicendo che da quel dì, gli avrebbe sempre +tenuto dietro... Dice in seguito che la battaglia è +stata un affar serio, ma serio assai!... il sangue scorreva +come l’aqua... Ma Garibaldi ha vinto... i soldati +del Bombino scapparono da tutte le parti... e +lui è stato fatto uffiziale... +</p> + +<p> +— Chi, lui? +</p> + +<p> +— Quello... che mi ha scritto, insomma... A voi +altre poco deve importare che sia uno piuttosto che +un altro! +</p> + +<p> +— Uffiziale? chiese una ragazza facendo una smorfia +dubitativa. +</p> + +<p> +— Sissignora, uffiziale!... Il colonnello Sirtori lo +ha fatto chiamare, gli ha dato una bellissima spada +e gli ha detto: Garibaldi vi nomina uffiziale.» Siete +contente adesso?... ne sapete abbastanza? +</p> + +<p> +— Sì. +</p> + +<p> +— Manco male! +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> +</p> + +<h2 id="cap10">CAPITOLO X. +<span class="smaller">Il consiglio di guerra.</span></h2> +</div> + +<div class="poem-container"> +<div class="poem inl"><div class="stanza"> +<p class="i06"> <span class="smcap">Reding</span>.</p> +<p class="i02">.... Ma, vedete! sul vortice de’ monti</p> +<p class="i01">Mentre qui ragioniamo arde la fiamma</p> +<p class="i01">Esploratrice del mattin. Si parta</p> +<p class="i01">Pria che sovra ci cada il pieno giorno.</p> +<p class="i06"> <span class="smcap">Furst</span>.</p> +<p class="i02">Non ci cadrà; la notte a poco a poco</p> +<p class="i01">Dalle valli si toglie.</p> +<p class="i02">(<i>Tutti senza pensarvi si levano il cappello</i></p> +<p class="i02"><i>e contemplano, con silenzioso</i></p> +<p class="i02"><i>raccoglimento, il nascere dell’aurora</i>).</p> +<p class="i05"><span class="smcap">Rosselman</span>.</p> +<p class="i08"> A questa luce</p> +<p class="i01">Che, fra tanti mortali ancor sepolti</p> +<p class="i01">Nell’aër greve di ristrette mura,</p> +<p class="i01">Noi primieri saluta, il nuovo patto</p> +<p class="i01">Si giuri — Esser vogliamo un indiviso</p> +<p class="i01">Popolo di fratelli, eternamente</p> +<p class="i01">Stretti nella sventura e nel periglio.</p> +<p class="i06"> <span class="smcap">Tutti</span></p> +<p class="i02">(<i>ripetono gli ultimi versi, alzando</i></p> +<p class="i02"><i>tre dita</i>).</p> +<p class="i01">Liberi come gli avi, e pria la morte</p> +<p class="i01">Che, vivendo, il servaggio...</p> +<p class="i02">(<i>si abbracciano a vicenda</i>).</p> +<p class="i06"><span class="smcap">Schiller</span>. <i>Guglielmo Tell</i>.</p> +</div></div> +</div> + +<p> +Palermo sorge in una pianura detta la Conca d’oro, +tanto è ridente e fertile. La Conca d’oro è lunga +circa dodici miglia, e larga cinque; s’estende tra il solitario +monte Pellegrino, e la catena di monti verso +<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> +la Favorita, dalla quale parte una strada che guida a +Carini<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>; alla parte opposta, lungo il lido, un’altra +strada conduce verso Messina, passando attraverso +e presso le rovine dell’antica Solunto. Sono questi +gli àditi più agevoli per giungere alla Conca d’oro. +Vicino alla Favorita, una strada montana va in dritta +linea da San Martino a Carini. A sinistra di essa si +eleva una montagna rocciosa, forse un estinto vulcano, +che si protende alquanto nella pianura formando +uno sprone nella direzione stessa della catena +principale. Questo sprone è Monreale, città di ventimila +abitanti all’incirca, celebre per la sua magnifica +cattedrale. Per questa città passa la strada di Trapani. +Poco distante, la montagna forma una specie di anfiteatro, +e dove questo termina e la montagna ricomincia +a stendersi nella pianura, sorgono due villaggi, +Parco e Madonna delle Grazie, presso i quali +una strada conduce alla Piana dei Greci, e quindi a +Corleone, antiche colonie albanesi emigrate dopo la +morte di Scander-beg<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>, e stabilitesi in questo ridente +angolo dell’isola. +</p> + +<p> +Lì presso apresi un altro anfiteatro ancora più pittoresco, +signoreggiato dal monte Gebelrosso, e dal +quale scende una stradetta verso Misilmeri, villaggio +posto sulla via che da Palermo s’interna nell’isola. +Monte Gebelrosso, al capo Zafferano, piega verso +il mare, e alle sue radici è tracciata la strada che, +<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> +come abbiam detto, mette all’interno e corre parallela +all’altra del lido, fino ad Abate, ove piega verso +il sud. +</p> + +<p> +I regj, padroni del mare e della città, avevano +tutti i vantaggi di una posizione concentrica. Essi +radunarono tutte le loro forze nella pianura e sull’altipiano +di Monreale, dominando così le poche +strade di quel punto dell’isola. +</p> + +<p> +Nei due socj Salzano e Maniscalco, prima dello +sbarco dei garibaldini, era cresciuta la ferocia in +ragione dell’aumentare della paura. A que’ due s’era +aggiunto il luogotenente <i>alter ego</i> di re Francesco, +il principe di Castelcicala, il quale, memore delle +raccomandazioni della corte, aveva sfoderate le arrugginite +armi della tirannide poliziesca, onde atterrire, +impastojare e tormentare i ribelli palermitani. +</p> + +<p> +Per ordine del triumvirato borbonico non era lecito +ai cittadini di passeggiare più di tre o quattro +insieme, e molto meno di riunirsi nelle case; la sera, +ciascuno doveva ritirarsi a casa sua per tempo e +guaj a chi ne uscisse la notte senza motivi imperiosissimi!... +Que’ pochi a cui era permesso l’uscir di +nottetempo, dovevano portare un lampione, così le +pattuglie, dal numero de’ lumi erranti, sapevano quante +persone c’erano nelle vie. Poi... Ma a che tediarvi +col noverare tutte le così dette <i>disposizioni pel mantenimento +dell’ordine?</i> Chi non le conosce per prova +noi Milanesi in ispecie? I codici birreschi non sono +eguali in tutti i luoghi del mondo? Guardate Venezia, +guardate Varsavia! +</p> + +<p> +Abbiam veduto come, nel momento in cui Garibaldi +poneva il piede nella parte occidentale della Sicilia, +allo scopo di liberare gli isolani dalla tirannide che +<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> +li opprimeva, nella parte orientale il generale Lanza +sbarcava (diceva lui nel suo programma) coll’istesso +intento. +</p> + +<p> +Ma so ben che mi burlate! (diceva il general Lanza +ai Palermitani suoi concittadini, il 18 maggio). Rivoluzione! +Voi?... Ma che diavolo vi è venuto in +mente? Ma sapete cos’è una rivoluzione, ragazzi +miei? Via, smettete, e considerate bene ciò che +può aspettarvi all’avvenire. Quali destini vi offrono +gli invidi della vostra prosperità ognor crescente? +Quali guarentigie avete del bene di cui diconsi portatori? +</p> + +<p> +«Prendete consiglio dall’esperienza. (Dalla sassata +infuori, questo signor Lanza mi ha l’aria di quel +capitano di giustizia, descrittoci da Manzoni ne’ <i>Promessi +sposi</i>, e che, dall’alto della finestra del <i>prestino</i>, +arringava i <i>buoni figliuoli</i> milanesi). Sollevatevi +all’altezza della posizione attuale per salvar voi medesimi, +ora che sonosi sbrigliate tutte le cupide passioni, +e non sapete di quali di esse dovrete essere +vittima. Nella tempestosa lotta alla quale vi spingono +stranieri aggressori, può solo tenervi incolumi il +vostro coraggio civile, sorretto dalle reali milizie. +</p> + +<p> +«Nel nome augusto del re, ampio e generoso perdono +accordo a tutti quei che or traviati faranno la +loro sommessione alla legittima autorità.» Vedete +com’è conciata la città nostra! E di chi la colpa?... +E compiangeva Palermo, e piangeva sullo squallore +dell’amata sua patria;... ciò che non gli impedì, pochi +giorni dopo, di bombardarla. +</p> + +<p> +Fatto sta che il Lanza tolse di mezzo tutte le misure +di rigore poste in attività dal triumvirato. Si +passeggiò anche in quattro e persino in cinque; si +<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> +andò a letto quando meglio piacque, e si spensero +i lampioni. La fu una gradassata del general Lanza +per mostrare che non aveva paura, ovvero fu per +timore che la popolazione, stufa di tante tribolazioni, +non irrompesse con un colpo disperato? Forse tutt’e +due. +</p> + +<p> +Intanto, in causa delle nuove larghezze del general +Lanza, il comitato segreto di Palermo, respirò più +liberamente e poté rianodare come prima le pratiche +colla provincia, colle bande erranti de’ patrioti +armati, e (ciò che premeva più) con Garibaldi. +</p> + +<p> +La gran lotta tra il dispotismo borbonico e la libertà, +l’avvenire della Sicilia e dell’Italia meridionale, +dovevano decidersi a Palermo. Lo sapeva il +general Lanza, che vi aveva concentrato venticinquemila +soldati; lo sapeva Garibaldi, il quale, dopo +la vittoria di Calatafimi, erasi avvicinato a Palermo +per congiungersi colle bande armate che stavano +sui monti attorno la città onde meglio conoscere le +posizioni del nemico. +</p> + +<p> +Il viaggio da Calatafimi a Misilmeri fu per Garibaldi +un vero trionfo. +</p> + +<p> +Il sergente Valentino, il quale alla testa della sua +squadra marciava all’avanguardia, non capiva in sè +per la meraviglia nel vedere la magnificenza di quella +natura, nuova affatto per lui; nel contemplare quel +cielo ora azzurro come il lapislazzuli, ora fiammeggiante +d’oro e corruscante sulla marina sconfinata; +gioiva udendo il canto degli uccelli svolazzanti tra +gli arbusti e tra l’innumerevole e svariatissima famiglia +di piante, di fiori, di erbe, ignoti alla nostra +Lombardia. Ora erano boschetti di quegli stessi leandri +che egli era solito vedere ne’ vasi; ora cedri e +<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> +aranci, che spiegavano liberamente i rami, impregnando +l’aria di quegli effluvj, imprigionati, tra noi, +nelle serre; ora siepi di fichi d’India, che cingono +colle spinose braccia gli orti e i vigneti, come da +noi, la robinia, il rovo e il biancospino. +</p> + +<p> +Posava estatico gli sguardi sui casolari che spuntano +sui poggi, sui veroni su cui la vite serpeggiante +spandeva l’ombrìa de’ nascenti pampini. +Valentino godeva trascegliendo in suo pensiero il +più ameno di quegli abituri, il più aereo, per sè e +per la sua Rosa; se pure, diceva fra sè sospirando, +mi sarà dato ritornare a casa mia, e mantenere la +promessa che, senza dircelo, ci siamo fatta coi nostri +cuori di non separarci mai più!... +</p> + +<p> +Anche Roberto deliziavasi contemplando quell’avvicendarsi +di panorami, di macchiette, le une più +belle delle altre. Avrebbe voluto fermarsi ogni tratto +a sbozzar quelle scene, ma aveva ben altro a fare. +Si consolava intanto ripetendo in cuor suo: «A cose +finite, prima di ripatriare, voglio rifarla questa strada, +e allora potrò copiare o studiare con tutto mio comodo.» +Ma più ancora de’ pittoreschi casolari, del cielo, +del mare, dei monti, lo ferivano i negri occhioni delle +isolane... Quei lunghi cigli di seta, quelle guardature +gli rimescolavano il sangue. Gli occhi cilestri, +diceva, sono belli, non c’è che dire! Ma anche i +neri... +</p> + +<p> +Proprio in quell’istante Dalia, la glauca Dalia, +leggeva la di lui lettera per la settima volta, e la baciava +e ribaciava di nascosto... Oh! come i cuori +degli amanti, anche da lontano, s’intendono e battono +all’unissono! +</p> + +<p> +Dai monti, dai villaggi, dagli sparsi casolari accorrevano +<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> +i pastori, i contadini siciliani, a frotte, a +drappelletti, a coppie e si schieravano lungo la strada +acclamando il generale che passava; poi, vinti dall’entusiasmo, +dalla gratitudine, dalla gioja, si precipitavano +intorno a Garibaldi baciandogli la mano +gloriosa, gli abiti, le redini del cavallo. Vedevi i vecchi +inginocchiarsi, curvare le venerabili canizie e +pregare per lui; vedevi le fanciulle gettargli un nembo +di fiori, e le spose sollevare a lui i loro bambini +perchè li benedisse. Ed egli sorrideva commosso, +salutava e stringeva le mani a lui tese, baciava, +accarezzava i bambini; a tutti poi parlava della patria, +scaldando i petti coll’amore della libertà, il più +bello, e il più contrastato dei doni di Dio. +</p> + +<p> +Intanto il comitato di Palermo, men sorvegliato +dopo l’arrivo del general Lanza, aveva potuto mettersi +in comunicazione con Garibaldi, il quale s’era +arrestato presso Monreale, occupata, come dicemmo +dai regj. Il generale mulinava sul modo di aprirsi +una strada verso la capitale con uno di quei colpi di +mano che gli sono famigliari, e che per lui tennero +sempre il luogo delle artiglierie. +</p> + +<p> +— Palermo insorgerà, gli mandava a dire il comitato, +purchè voi, generale, vi presentiate alle porte +della città. +</p> + +<p> +— Accettato, rispose Garibaldi, e tosto si pose all’opera, +onde mandare ad effetto il suo piano strategico. +</p> + +<p> +I regj, accampati sull’altipiano di Monreale, tenevano +d’occhio i Palermitani e i garibaldini, e intanto +aspettavano il destro per piombare sui secondi +e dopo sugli altri. +</p> + +<p> +La notte del 21 maggio Garibaldi, seguito da alcuni +dei suoi uffiziali, recavasi a visitare i posti. Tutto +<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> +era silenzio; solo si udiva il grido alternato delle +sentinelle avanzate che si tramandavano l’all’erta; +grido che, mano mano si allontanava, affievoliva, +morendo poi lontano lontano. Limpidissima era la +notte; la luna cheta cheta veleggiava pel firmamento +scintillante di stelle. Sulle vette dei monti che incoronano +la Conca d’oro, rosseggiavano intorno intorno +i fuochi degli insorti; fuochi che incoravano i +Palermitani, i quali li vedevano da lungi, e li salutavano +come fari di libertà e di sicurezza. +</p> + +<p> +Tratto tratto s’udiva una schioppettata, cui tenevano +tosto dietro molte altre. Allora Garibaldi arrestava +il cavallo, spingeva lo sguardo là dove partiva +il rumore, e fiutava l’odore della battaglia come il +destriero di Giobbe. +</p> + +<p> +Erano le bande degli insorti siciliani che, la notte, +perlustravano i contorni, radendo i posti avanzati +dei nemici, appiattandosi nei macchioni per sorprendere +le pattuglie borboniche. +</p> + +<p> +In una di queste avvisaglie, alcune ore prima +che calasse il sole, era rimasto ucciso l’intrepido +Rosolino Pilo. Egli aveva promesso di tutto spendere +per la patria, averi e vita, ed aveva tenuta la +parola<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>. +</p> + +<p> +Garibaldi, reduce al bivacco, radunò il suo stato +maggiore e i capi siciliani, e presi seco loro gli opportuni +concerti, comandò che all’alba si levassero le +tende (modo di dire, chè i garibaldini per tenda +non ebbero che il firmamento). +</p> + +<p> +Il colore bianchiccio della marina annunciava già +l’alba novella, quando Garibaldi, (lasciati parte degli +<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> +insorti siciliani perchè la notte vegnente continuassero +a mantenere accesi i fuochi sui monti, +onde i regj lo credessero tuttora in quei dintorni) +radunati i suoi si allontanò di là marciando... Ma che +dico! inerpicando per burroni, sdrucciolando giù per le +frane dei monti, pur traendo seco la sua poca artiglieria +trascinata, portata, Dio sa con quali fatiche! dai suoi +militi. Finalmente, dopo inauditi stenti, i garibaldini, +il 23, giunsero a Parco sulla strada di Piana. +</p> + +<p> +Roberto, com’era sua usanza, appena fu arrivato +a Parco, cercò un ruscello, e cavatisi gli abiti, nudo +com’era nato, vi si immerse, gustando deliziosamente +quella frescura. Valentino, raggiuntolo, sedette anche +lui sul margine del rivolo, e deterso il sudore e la +polve, tolse dal suo sacco due camicie grossolane +di canapa, ma bianche di bucato. +</p> + +<p> +— To’ Roberto! disse all’amico porgendogli una +camicia; una per me, una per te... +</p> + +<p> +— Ah, ah! sclamò Roberto; due camicie! E dove +le hai pigliate? +</p> + +<p> +— Me le ha date un bravo Siciliano, il padrone +di quel mulino a vento.... là, lo vedi?... +</p> + +<p> +— Ma come hai fatto? +</p> + +<p> +— Come ho fatto?... La mia camicia cadeva a +brandelli... Sfido io!... col camminare che si fa, ce +ne vogliono delle camicie, ce ne vogliono!... Ma perdio, +che strade!... Saranno buone per le capre, ma per +un cristiano!... Ma spiegami un po’, Roberto; perchè +mo in Sicilia non ci sono strade come negli altri siti? +</p> + +<p> +— Perchè i Borboni non vedevano di buon occhio +che i Siciliani comunicassero liberamente fra +loro... È una delle mille arti per tener disuniti e ignoranti +i popoli... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> +</p> + +<p> +— Che il diavolo si porti i Borboni e chi fa per loro!.. +</p> + +<p> +— Dunque, si può sapere come hai fatto ad aver +queste camicie? chiese Roberto buttando via quella +che aveva, sdruscita e bucherellata, e indossando +quella nuova pòrtagli dall’amico. +</p> + +<p> +— Che vuoi! povero figliuolo come sono, mi è +sempre piaciuto aver roba netta almeno sulla pelle... +Dunque, mentre stava pensando al modo per aver una +camicia pulita, ecco farmisi incontro quel bravo mugnajo: — Ben +arrivato! mi disse stringendomi cordialmente +la mano; di che paese siete? — Sono Lombardo, +gli rispondo. E lui: — Dio vi benedica, signor +caporale... — Sergente... — Signor sergente!... +Dio vi benedica, voi tutti e il vostro generale... Non +so cosa pagherei se lo potessi vedere... L’ho cercato, +ma inutilmente. — Se non volete altro, vi servo subito; +venite con me.» Il brav’uomo non se lo fece +dir due volte, e, pigliatomi a braccetto, mi seguì fino +nella corte della casa dove alloggia il generale. +Guarda la fortuna! Facciamo due passi... ed eccoti +il generale, che sorridendo discorreva con Bixio. — Quello +è Garibaldi! dissi all’orecchio del Siciliano — Qual’è +dei due? — Quello a sinistra, colla barba +bionda. — Ah! sclamò il mugnajo, e restò lì estatico +con tanto di bocca aperta, colle mani in alto, e colle +ginocchia piegate... Così, guarda! (e Valentino ne +imitava l’atteggiamento). — Oh! se potessi baciargli +la mano! borbottava il mugnajo gratandosi il capo — Perdio! +gli dissi, ci vuol tanto! andate là... provatevi... +Avete paura che vi mangi?» Allora l’amico si fa cuore, +cava il cappello, e pian piano si avvicina al generale, +sulla punta dei piedi, come camminasse sull’ova... +Quando gli fu a due passi, non osò andar più in là: +<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> +anzi era lì lì per tornare indietro, quando il generale, +scòrtolo, gli sorrise affabilmente e gli chiese che volesse. +Se tu, Roberto, avessi veduto la faccia del +Siciliano in quel punto! Divenne.... meno nera, poi +pavonazza... E che bocca apriva!... gli si potevano +vedere i polmoni. Il generale gli disse alcune +parole, poi strettagli la mano, entrò in casa. +</p> + +<p> +— Chi sa come sarà rimasto contento il Siciliano! +</p> + +<p> +— Figurati! Tornò da me, raggiante in volto +come se avesse vinto un terno al lotto e colla mano +ancora tesa... — E così? gli chiesi — Avete veduto? +il grand’uomo mi ha stretta la mano.... — E cosa +vi ha detto? — Mi ha chiesto se era del paese, e +se era contento che lui fosse venuto a liberarci dai +Borboni... Figuratevi cosa gli ho risposto! Intanto, +il mio bravo Lombardo, questa fortuna la devo a +voi... Fatemi dunque il piacere, venite a casa mia... +Così dicendo mi pigliò per un braccio e mi condusse +difilato a casa sua, lassù al mulino. Mi ha fatto +vedere sua moglie, una donna con una ciera tutta +bonomia; poi chiamò: Rosalia! Rosalia! e subito dopo +entrò la sua figliuola... Ah Roberto! che bel fusto +di ragazza.... Tu che sei pittore devi copiarla.... +Che abito curioso, che colori vivaci!... +</p> + +<p> +— Copiarla!... come ho a fare? +</p> + +<p> +— Ti aspettano lassù a desinare... +</p> + +<p> +— Io? +</p> + +<p> +— Sì, in mia compagnia... +</p> + +<p> +— Ma come... +</p> + +<p> +— Se mi lascerai finire saprai tutto! Quella buona +gente, quando il mugnajo ebbe loro raccontato come +per mio mezzo egli aveva potuto parlare con Garibaldi +e stringergli la mano, mi fu intorno soffogandomi +<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> +di cortesie e di esibizioni. Io, in principio, ho +fatto un po’ di complimenti, poi pensando alla camicia +che aveva indosso, e parendomi che mi prudesse +la pelle, domandai loro in favore, se per caso +avessero una camicia. — Ma sì, subito, signor caporale! +si posero a gridare in coro, e gesticolando babbo, +mamma e tosa. (È però curioso come qui in Sicilia +non si sappiano distinguere i galloni, e come si confondono +i gradi!) Queste ultime due sparvero, ma subito +dopo ritornarono. — Ecco una camicia di mio marito, +nuova fiammante. — Ed eccone una delle mie, netta +di bucato, disse la ragazza sorridendo; non è da +uomo, ma può scusare...» Io la pigliai subito, e... +Eccola, Roberto!» Così dicendo la sciorinò dinanzi +agli occhi dell’amico che si mise a ridere. +</p> + +<p> +— Ridi finchè vuoi, riprese Valentino; ma io non +la darei per tutto l’oro del mondo...» Così dicendo +indossò la camicia, la quale non aveva altro inconveniente +che d’essergli soverchiamente larga sul +petto, e di maniche brevi tanto, da non giungergli +alla metà dell’omero. +</p> + +<p> +— Ehi! Valentino!.... Ricordati però di non portarla +con te quando tornerai a casa tua, o almeno di +nasconderla ben bene.... Se la tua amorosa la vedesse.... +</p> + +<p> +— Che vuol che dica l’amorosa? Le dirò schietto +come la fu la cosa... Ma questo è il meno; l’essenziale +è di tornare a casa nostra; e se la va di questo +passo, ho paura.... Basta quel che sarà sarà. Intanto +che siamo al mondo pensiamo di passarcela il meglio +che possiamo. +</p> + +<p> +Vestiti che furono, Valentino, pigliato pel braccio +l’amico suo, lo condusse seco al mulino, che in quel +<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> +punto soffiando un po’ di brezza, cominciava movere +in giro le sue braccia gigantesche. +</p> + +<p> +— E tu dici che il mugnajo aspetta anche me? +</p> + +<p> +— Sicuro! Quand’ebbi le camicie, credendo che +il mio conto con lui fosse saldato, salutatili tutti e +ringraziatili, stava già per andarmene pei fatti miei, +quando il mio bravo Siciliano, piantatosi colle gambe +aperte sull’uscio, e incrociatesi le braccia sul petto: +Di qui non si passa, mi disse, senza prima aver mangiato +un boccone in compagnia, senza aver assaggiato +un gocciolo del nostro vino, dorato come il +solfo entro cui è nato. +</p> + +<p> +— E tu allora? +</p> + +<p> +— Che vuoi che facessi? Come rifiutare un’offerta +fatta col cuore in mano?... Ho detto: Sentite, amici, +io accetto... ma a patto che mi permettiate di condurre +con me un mio camerata milanese... — Venga, +venga nel nome di Dio!... È caporale anche +lui? — Sergente, volete dire! No, è più di me, è uffiziale. — Uffiziale! +gridarono in coro. Ma allora bisognerà... +perchè.... noi siamo povera gente, e... — Eh +via! bando alle cerimonie!... noi siamo tutti +eguali (quando non siamo sotto l’armi, ben inteso!)... +siamo tutti come fratelli;... dormiamo tutti sullo +stesso letto... +</p> + +<p> +— Infatti dormiamo tutti sulla terra! rispose Roberto +ridendo. +</p> + +<p> +— E mangiamo tutti allo stesso rancio... +</p> + +<p> +— Quando c’è. +</p> + +<p> +— Benissimo! Fatto sta che si lasciarono persuadere, +e dato un calcio ai loro scrupoli rispettosi, ci +attendono a braccia aperte. +</p> + +<p> +Così dicendo i due amici erano arrivati a pochi passi +<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> +dal mulino, quando vennero incontrati dalla famigliuola, +seguita da una mezza dozzina di majali, e +da un lungo corteggio di galline e di anitre, animali +che in Sicilia spingono la domesticità fino a dividere, +se non a contendere, anche il desco e il letto coi +padroni di casa. Mentre entravano, Roberto disse all’orecchio +del suo amico: +</p> + +<p> +— Perdio! hai ragione... che bel pezzo di ragazza! +Anche Valentino, non sapeva distaccar gli occhi da +Rosalia, non già che la guardasse sguajatamente, +chè egli, oltre al non esser sfacciato per indole, conosceva +abbastanza i doveri dell’ospitalità. +</p> + +<p> +Naturalmente (tutto il mondo è paese) l’uffiziale +fu il più accarezzato, e Valentino, non senza rodersi +un pochetto, aveva osservato che Rosalia, lui partito, +s’era affrettata ad attillarsi con maggior cura. Nei +capelli della bruna Siciliana, apparivano i solchi recenti +del pettine, e tra le nerissime trecce spiccava +un mazzolino di fiori d’arancio, freschi, colti allor’allora. +</p> + +<p> +— Ah donne, donne! borbottava tra sè il sergente: +tutte eguali... tanto ad Angera che a Parco... +</p> + +<p> +Poco dopo i due garibaldini sedevano a tavola unitamente +al mugnajo; le donne andavano e venivano +dal camino (sotto cui bolliva, friggeva, arrostiva il +frugal desinare) alla tavola, alla quale, occupate com’erano, +sedevano di rado. Rosalia poi, certamente +per caso, occupava sempre la sedia vicina a quella +del giovine pittore; ciò che sfuggiva a Valentino +tanto occupato a masticare, che s’accorgeva nemmanco +dei porci, i quali, festeggiando gli ospiti con +festevoli grugniti, gli correvano tra le gambe. +</p> + +<p> +— Miei bravi signori! disse il mugnajo, voglio +<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> +che si beva un bicchiere alla salute del dittatore e +dell’attuale nostro re Vittorio Emanuele. +</p> + +<p> +— Volontieri! risposero i due convitati: e alzati +i bicchieri, entro cui scintillava il più puro Marsala, +ripeterono il brindisi: +</p> + +<p> +— Viva il generale Garibaldi! +</p> + +<p> +— Viva il re galantuomo! +</p> + +<p> +In questo odono la trombetta che chiama frettolosamente +i garibaldini a raccolta. +</p> + +<p> +— Che diavolo sarà? sclamò Valentino interrogando +collo sguardo il suo amico. +</p> + +<p> +— Va a vedere, Valentino!... Va... presto...» Valentino, +vuotato d’un colpo il bicchiere, scappò via +gridando: +</p> + +<p> +— Torno subito... +</p> + +<p> +— Che può essere, signor tenente? chiese timidamente +la fanciulla a Roberto, mentre il mugnajo e sua +moglie si affacciavano alla finestra. +</p> + +<p> +— Qualche allarme, bella Rosalia... +</p> + +<p> +— Non partirete, vero? +</p> + +<p> +— Forse sì e forse no!... dipendiamo tutti dagli +ordini del generale... Ad ogni modo, Rosalia, non +dimenticherò mai la cordialità con cui ci trattaste... +</p> + +<p> +— Mai? chiese la fanciulla con un mesto sorriso, +e guardando Roberto fisso fisso, con certi occhioni... +</p> + +<p> +— Mai, ve lo giuro! rispose Roberto vivamente +commosso. Rosalia... datemi una vostra memoria... +Quei fiori d’arancio... +</p> + +<p> +Non aveva finito di parlare che già quei fiori +stavano in sua mano... +</p> + +<p> +— Corri, corri, Roberto! gridò Valentino entrando +a precipizio... Son già tutti sotto le armi. +</p> + +<p> +— Ma che c’è? chiese Roberto cingendosi in fretta +la spada. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> +</p> + +<p> +— Vengono i Napoletani... +</p> + +<p> +— Ah Madonna santissima! gridarono le due donne. +</p> + +<p> +— Vengano pure... li riceveremo come meritano, +disse il mugnajo, e pigliato in un angolo il suo fucile, +se lo pose soldatescamente in ispalla. Addio, +donne, o meglio, a rivederci... +</p> + +<p> +— Addio, addio! dissero alla loro volta i garibaldini, +e strette affettuosamente le mani alle due +donne, uscirono frettolosamente di là, insieme col +mugnajo. +</p> + +<p> +La massaja stette alla finestra fino a che furono +in vista; ma Rosalia, rifugiatasi nell’orto, sedette, +e celatosi il volto nelle palme, proruppe in un dirotto +pianto. +</p> + +<p> +Quanto aveva detto Valentino era vero. I regj, il +dì dopo la partenza di Garibaldi dalle vicinanze di +Monreale, accortisi dello stratagemma messo in opera +dal generale per guadagnar tempo, spedirono contro +di lui tutta la truppa che in fretta in fretta poterono +raccogliere, senza però sguarnire le posizioni. +</p> + +<p> +Garibaldi, portatosi incontro a quella mano di regj, +dopo breve scaramuccia li fugò. +</p> + +<p> +Il dì dopo i regj tornarono numerosi, e alla lor +volta attaccarono i garibaldini. Ferveva da qualche +tempo il combattimento, quando Garibaldi ordinò la +ritirata, la quale ebbe luogo così precipitosamente, +con tale disordine, che a ragione i regj gridarono +vittoria. E per festeggiare degnamente e glorificare +il loro sovrano, entrati nei villaggi di Madonna delle +Grazie e di Parco, li misero a sacco; vuotatili, e +uccisi i pacifici terrazzani, appiccarono il fuoco alle +case. I condottieri dei regj, al bagliore di quell’incendio, +scrissero un bullettino (che pubblicarono il +<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> +dì dopo) col quale annunziavano la disfatta delle squadre +garibaldine. +</p> + +<p> +Il mulino ove Roberto e Valentino avevano desinato, +andò salvo per miracolo. Non fu tocco dalle +fiamme, perchè posto fuor del villaggio. Anche la +famigliuola potè riparare in tempo sui monti, ove +venne raggiunta dal mugnajo. I regj sfogarono la loro +rabbia sui pacifici majali e sugli innocenti pollastri, +ond’era popolato il casolare. +</p> + +<p> +Al sentire che la famigliuola era sfuggita di mano +a’ borbonici, i due amici respirarono. +</p> + +<p> +Garibaldi, come ognuno già se lo sarà immaginato, +aveva simulato fuggire. Con questo nuovo stratagemma +aveva raggiunto il suo scopo, imperocchè ritornato +alla Piana, e mandatovi Orsini coll’artiglieria, +mentre i regj ne seguivano ansiosamente le tracce, +egli, co’ suoi Cacciatori delle Alpi e con bande +scelte di <i>picciotti</i>, pigliava la via dei monti. Per +viottoli appena, diremo così, sbozzati tra i burroni, +dopo una marcia tanto faticosa da non aver riscontro +negli annali de’ garibaldini, che con qualche altra +eseguita nel quarantanove, nella celebre ritirata da +Roma, e con quella di pochi giorni dopo, giungeva +a Misilmeri, ove aveva dato convegno a tutti i capi, +delle bande degli insorti. +</p> + +<p> +A Misilmeri, Garibaldi assunse le più diligenti informazioni +circa le ultime mosse dei regj, e potè convincersi +che il nemico era caduto nel laccio, cioè +che aveva preso sul serio la precipitosa sua ritirata +e che attribuiva a scoraggiamento il rinvio de’ cannoni. +</p> + +<p> +Esploratori<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a> venuti dalla Piana annunziavano, +<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> +essersi quivi il nemico considerevolmente rinforzato; +che Parco era interamente occupato dai regj, e che, +sulla strada che conduce a Palermo e a Monreale, +trovavansi pure poderosi corpi; la piana di Borazzo +e quella di Santa Teresa essere i punti di concentramento +per parte dei regj, e poco o nulla guardate +le altre uscite. Da questi rapporti Garibaldi +comprese essere giunto il momento favorevole di +irrompere su Palermo. +</p> + +<p> +Ideato il suo piano, convocò lo stato maggiore, e +i capi delle squadre indigene, e loro espose il suo +disegno, soggiungendo non essere suo costume di +adunare consigli di guerra, ma per questa volta credere +opportuno di consultarli, dipendendo da questa +risoluzione le sorti della Sicilia, e forse di +tutta l’Italia meridionale. Disse potersi mettere in esecuzione +due piani: o tentare un colpo di mano e +impadronirsi di Palermo, o ritirarsi nell’interno ad +organarvi un esercito regolare, e conchiuse: «Io sto +per il primo». +</p> + +<p> +La maggior parte del consiglio fu compresa da +stupore per l’arditezza di tanto progetto, e alcuni +uffiziali fecero osservare al generale il difetto di munizioni. +Al che Garibaldi rispose: Non essere il numero +dei colpi quello che sgomenterà i regj, ma piuttosto +un’irruzione improvisa; fidare moltissimo nel +valore de’ suoi Cacciatori e nell’entusiasmo delle bande +siciliane, ricordando per ultimo l’attacco alla bajonetta +che aveva sgominati e fugati i regj a Calatafimi. +Una salva d’applausi accolse queste parole. Garibaldi +allora congedò il consiglio, raccomandando agli uffiziali +di trovarsi pronti ad ogni evento. +</p> + +<p> +Valentino, ricevuto anche lui dal suo comandante +l’ordine di tenersi pronto, disse fra sè: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> +</p> + +<p> +— Per me son qua! Ma, e Roberto?... Dov’è Roberto?... +È da jeri che non lo vedo... Andiamo un +po’ a vedere dove si è ficcato. +</p> + +<p> +Così dicendo, mosse in traccia dell’amico. Arrivato +dove bivaccava la di lui compagnia, domandò ad alcuni +militi, che stavano ingojando in fretta in fretta +un po’ di rancio, ove fosse. +</p> + +<p> +— Qui non c’è! gli rispose un garibaldino. +</p> + +<p> +— Non c’è? +</p> + +<p> +— No. +</p> + +<p> +— Dov’è dunque? +</p> + +<p> +— Chi lo sa! È partito jeri di scorta all’artiglieria +di Orsini... +</p> + +<p> +— Non sapete dov’è andato Orsini? +</p> + +<p> +— È andato alla Piana... Il sito preciso poi come +si fa a saperlo... Ohe! si parte, eh? +</p> + +<p> +— Si parte a momenti... Ho veduto poco fa il generale... +Aveva il cappello abbassato sugli occhi... +</p> + +<p> +— Affare grosso allora!... affare grosso!... +</p> + +<p> +Valentino, salutati i camerati, tornò al suo posto +borbottando tra sè: Mi rincresce proprio che Roberto +non sia con me... Siamo sempre stati insieme!... +Forse è meglio per lui, perchè, a quel che pare, +c’è in aria qualche cosa di straordinario... C’è un +va e vieni, una pressa negli uffiziali di stato maggiore... +Povero Roberto!... Almeno ne uscisse netto, +chè anche laggiù nella Piana sento che non c’è da +star molto allegri... I borbonici fanno il diavolo da +quelle parti... E se ci pigliassero alle spalle?... e se... +Baggiano che sei! Non ha da saperlo il generale?... +Lascia fare a lui... +</p> + +<p> +Intanto il sole era giunto a mezzo il suo corso. +Valentino guardava con tenerezza un soffice tappeto +<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> +d’erbe odorose, verdeggiante nel mezzo d’un boschetto +e che, salendo un pochino, finiva circuendo +un ciottolone, liscio alla superficie superiore, non +troppo alto, un comodissimo origliere insomnia, che +pareva sorgere da un paniere d’erbe e di fiori. Valentino +sospirava guardando quel letto composto dalle +mani stesse della Providenza: +</p> + +<p> +— Che bella dormitona farei qui all’ombra! sclamava +tendendo le mani verso quel profumato giaciglio. +</p> + +<p> +E la Providenza non fu sorda verso chi dal fondo +del cuore la ringraziava delle sue cure. +</p> + +<p> +Secondo il piano di Garibaldi, la marcia dei volontari +doveva aver luogo sullo stradale di Misilmeri; +stradale largo abbastanza per permettere alle colonne +di spiegarsi comodamente; ma i capi de’ Siciliani +avevano invece suggerito di preferire il passo +della Mezzagna, dal quale, per via più breve, dalle +alture dietro il Gebelrosso, si scende nel piano di +Palermo. Garibaldi accettò questo consiglio. +</p> + +<p> +Valentino, quando il suo uffiziale gli ebbe detto +che si partiva quella notte, si lasciò cadere sull’erba, +stirando voluttuosamente le membra. Poi, disteso il +suo fazzoletto sulla pietra che gli serviva di guanciale, +vi adagiò il capo. Pochi minuti dopo egli russava +tranquillamente. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> +</p> + +<h2 id="cap11">CAPITOLO XI. +<span class="smaller">Palermo.</span></h2> +</div> + +<div class="blockchap"> +<p> +L’undici maggio, a Marsala, sbarcano +800 uomini. Ventisette giorni dopo, il +7 giugno, a Palermo, 18,000 uomini sbaragliati +s’imbarcano. Gli 800 sono il diritto, +i 18,000, sono la forza. +</p> + +<p class="indr"> +<span class="smcap">V. Hugo.</span> +</p> + +<p> +(<i>Discorso tenuto nel</i> meeting <i>di</i> Yersey). +</p> +</div> + +<p> +Tre giorni dopo Sua Eccellenza il generale Garibaldi, +dittatore della Sicilia in nome di S. M. Vittorio +Emmanuele, dall’alto del palazzo reale di Palermo, +riceveva l’umile preghiera del generale Lanza, colla +quale chiedeva l’onore di una conferenza a bordo +dell’<i>Hannibal</i>, nave dell’ammiraglio inglese. Il filibustiere +aveva mutato titolo. +</p> + +<p> +Palermo presentava uno spettacolo lieto e luttuoso +ad un tempo. Tripudiavano i cittadini per l’avuta libertà; +ma tripudiavano tra le rovine della loro città +bombardata<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>. Giammai il contrasto tra la letizia +<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> +e la desolazione fu sì vivo. Come la gioja ed il riso +valseggianti del poeta alemanno, ti si presentava alternativamente, +ora un volto roseo e gajo, ora un +volto pallido e lagrimoso. +</p> + +<p> +Dall’alto del castello grandinavano spesse le bombe; +dal mare, i legni napoletani lanciavano continue +bordate a mitraglia entro le principali vie di Palermo. +Molte case della parte bassa della città caddero in +rovina; rimasero uccisi o mutilati gran numero di +donne e di bambini; molti perirono sepolti sotto i +rottami; ovunque scoppiarono incendi, ovunque vi +ebbero morti e feriti. Così il generale Lanza, palermitano, +bombardava ferocemente la sua patria, e si +preparava, tra le maledizioni di un popolo, un posto +nella storia delle infamie umane, e l’odio di quello +stesso governo a cui serviva<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>. +</p> + +<p> +I volontarj, festeggiati, ospitati, accarezzati, ricevevano +dai redenti Palermitani il premio delle loro +fatiche, de’ loro eroici sacrifizj. Garibaldi, circondato a +tutte l’ore dalla folla, visitava i posti, passeggiava +la città seguito solo da qualche uffiziale. Ovunque +era acclamato, benedetto. Certamente quei giorni furono +fra i più belli della sua vita avventurosa. +</p> + +<p> +Calmato quel primo entusiasmo, cominciò in Palermo +<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> +la caccia dei <i>Sorci</i> (così il popolo palermitano +chiama gli sgherri della polizia borbonica). Avvennero +scene di sangue, orribili rappresaglie, condannabili +al certo, ma che sono pur troppo la necessaria +conseguenza di una non mai interrotta sequela di +soprusi, di prepotenze, di torture efferrate, con cui +i barboni di Napoli cruciarono i Siciliani, con una +calcolata freddezza, con crudeltà sì fina, da pareggiare +la santa Inquisizione; il che è tutto dire! +</p> + +<p> +I Garibaldini, impiegarono tutta la loro influenza +per reprimere quelle rappresaglie; e più d’una volta, +gettatisi fra le coltella sguainate del popolo, che +urlando precipitava su qualche <i>sorcio</i> scovato nei +sotterranei (in cui celavansi i poliziotti lividi per +la paura), strapparono di là a forza il malcapitato +sgherro, salvando chi, se la sorte ci fosse stata +avversa, avrebbe esperimentato sui nostri, caduti +nelle sue mani, la <i>cuffia del silenzio</i>, o lo <i>speculum ani</i>. +</p> + +<p> +Il mattino del 30 maggio, Valentino, attraversata +Palermo, moveva di buon passo verso la strada che +conduce alla Piana, allo scopo di incontrarvi Roberto, +il quale doveva recarsi a Palermo in quel +giorno, anzi in quella stessa mattina, latore di un +dispaccio pel generale. +</p> + +<p> +Valentino, in quei tre giorni, aveva impiegate le +ore di libertà nel visitare la città. Ignorante com’era, +sentiva però istintivamente il bello; certamente egli +non si fermava a discutere sull’architettura moresca +di qualche edifizio, nè sull’antichità di un altro; contemplava +però a bocca aperta quanto gli si parava +dinanzi di grandioso, di nuovo, di strano come diceva +lui. Epperò aveva seguito, senza sbadigliare, +un instancabile garibaldino, côlto e d’ottima famiglia +<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> +milanese, il quale andava pazzo per le anticaglie ed +in ispecie pei monumenti architettonici che arieggiano +lo stile arabico ed il normanno. +</p> + +<p> +Poco importava a Valentino il sapere che Palermo +anticamente chiamavasi <i>Panormus</i>, e che quel mare +fosse il ceruleo Tirreno. Però godeva vedendo le vaste +piazze della città le innumerevoli fontane, paragonando +per ciò la capitale della Sicilia alla nostra Brescia +(da lui visitata l’anno prima, appunto con Garibaldi); +spaziava lo sguardo per le ampie vie del +Cassaro, di Toledo, di Maqueda, che trovava molto +superiori a quelle di Sesto Calende. +</p> + +<p> +Ma il suo compagno garibaldino soleva invece arrestarsi +ad ogni tratto, esaminando con scrupolosa +attenzione ogni angolo della città, e tenendo nota +di tutto in un suo albo, mischiando la politica, coll’architettura, +col culto, coi costumi ecc. ecc. Così, per +esempio, scrisse nel suo albo, che gli era piaciuta moltissimo +la gran piazza ottagona, ornata di begli edifizj +di stile dorico, jonico e corinzio, decorata di +molte statue, barocche le più, e che ha nel mezzo +una fontana, giustamente celebre per la sua grandezza +e per gli ornamenti architettonici. +</p> + +<p> +Quella piazza chiamavasi un tempo <i>Piazza del sole</i>, e +adesso, de’ <i>Quattro cantonieri</i>, da che la città fu divisa +in quattro quartieri, cioè delle sante, Cristina, Ninfa, +Oliva ed Agata, giacchè in Sicilia i santi c’entrano +dapertutto. Più ancora della piazza, gli piacque la <i>Marina</i>, +che è il passeggio più frequentato (è un argine +che costeggia la baja e che è largo 80 passi) e la +<i>Flora</i>, delizioso giardino pubblico, ornato di statue, +di fontane, di chioschi. È il luogo in cui, la sera, +si riuniscono i Palermitani a godervi la frescura e +<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> +il profumo dei fiori, proveniente dal vicino orto botanico, +il cui ingresso ha la forma di un aulico tempio. +Il palazzo reale sorge in una bellissima situazione; +è circondato da graziosi giardini. Vi rimarcò +la famosa cappella di Ruggiero, curioso monumento, +il cui interno produsse nel garibaldino antiquario +un’impressione di stupore commista ad un non so +che di misterioso. Non potè visitare tutte le chiese +ed i conventi; ci voleva un anno, tanto sono numerosi; +vi basti dire che quest’ultimi sono nientemeno +che novanta, quaranta pei maschi, e cinquanta +per le femmine! Quanto ai prodotti del suolo, dice +che sono copiosissimi; seta, vino, olio, aranci, cedri, +pistacchi, mandorle, frutta secche, tonno e altro, +pesce moltissimo, poi cordami, ambra gialla, manna, +coralli, sale, seme di lino, canape ecc. ecc. +</p> + +<p> +La popolazione di Palermo è, a un dipresso, pari in +numero a quella di Milano; ma al vedere il va e vieni +continuo per le vie, l’ingombramento, l’incontrarsi +delle carrozze da nolo (meschine assai), dei passeggeri +d’ogni condizione, d’ogni età e sesso, si crede +in sulle prime che la popolazione sia molto più numerosa, +e l’industria, il commercio più considerevoli; +ma poi si scorge che questa attività proviene in +parte dall’ozio della maggioranza del popolo, e dalla +necessità di andare a cercar mezzi di sussistenza +nelle case di carità, e nei conventi, ove si fanno giornaliere +distribuzioni; quindi, allato del lusso sfoggiato +da pochi, si vedono migliaja di mendicanti, alcuni +dei quali di schifoso aspetto. Nella state il calore vi +è sì intenso, che si chiudono le case e le botteghe +prima del mezzodì, per riaprirle verso le cinque +della sera; in quest’intervallo tutto è silenzio e +<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> +quiete, e il viaggiatore che, sfidando il sollione, +visitasse Palermo in quelle ore, crederebbe di camminare +nelle spopolate vie di Ercolano o di Pompei. +Ma al vespro, gli affari e i piaceri (che ne sono la +causa) riprendono il loro corso e si prolungano fino +a notte inoltrata<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>. +</p> + +<p> +Ma è tempo di ritornare a Valentino che, camminando +veloce, era già un pajo di miglia fuori di Palermo. +Dopo un altro tratto di strada, ad uno svolto, +vide venirgli incontro una carrozza di una forma +tanto antica che pareva un confessionale, tirata da +uno slombato ronzino, che trottellerava però di buona +voglia, sapendo di esser vicino alla città. Nella carrozza +scorgevasi un uniforme rosso. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> +</p> + +<p> +— Dovrebb’esser lui! sclamò Valentino, e sedendosi +sul margine della strada attese la carrozza. +</p> + +<p> +Infatti era Roberto. +</p> + +<p> +— Ohe! gridò Valentino affacciandosi allo sportello. +</p> + +<p> +— Oh! sei tu Valentino! sclamò Roberto, e tesa la +destra all’amico che gli correva al fianco, tirò per l’abito +il suo Automedonte, il quale piegando all’indietro tirò +anche lui di conseguenza le redini e fermò il cavallo. +</p> + +<p> +— Oh! quanto m’è caro di vederti! +</p> + +<p> +— E io?... ti sono venuto incontro, tant’era la +smania di sapere cos’era avvenuto di te. +</p> + +<p> +— Mille grazie il mio buon Valentino!... Aspetta +che scendo... Questa maledetta carrozza mi ha tutto +sconquassato... Palermo è lontano? +</p> + +<p> +— Due miglia, non più. +</p> + +<p> +— Bene, facciamole a piedi insieme. +</p> + +<p> +— Volontieri. +</p> + +<p> +Roberto, pagò il vetturale, si cinse la spada, trasse +dal legno la sua borsa da viaggio, e pigliato il braccio +dell’amico s’avviò seco lui di buon passo alla +volta della città. +</p> + +<p> +— Dì, Garibaldi è a Palermo? +</p> + +<p> +— Sì. +</p> + +<p> +— Tanto meglio... ho una lettera per lui... +</p> + +<p> +— Ti fermi a Palermo? +</p> + +<p> +— Spero di sì... a meno che il generale non mi +rimandi colla risposta. +</p> + +<p> +— Ah! che ne dici della nostra entrata in Palermo? +disse Valentino fermandosi, e ponendosi le mani dietro +la schiena. +</p> + +<p> +— Una meraviglia, mio caro, una meraviglia!... +Non vedeva l’ora d’esser teco per sapere per filo e +per segno come fu la cosa... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> +</p> + +<p> +— Chi sa cos’avrete detto voi altri al sentire questa +bella notizia... +</p> + +<p> +— La fu una Providenza, mio caro! una vera +Providenza!... Senza questa bella notizia che sospese +le mosse dei borbonici che ci attorniavano, forse a +quest’ora.... io non era qui a chiacchierare con te. +</p> + +<p> +— Diavolo! +</p> + +<p> +— Ma, certo! Che volevi che facessimo noi, un +pugno di gente, contro di loro che erano a migliaja? +Sì, ci siamo barricati bell’e bene... avremmo fatto +un fuoco d’inferno, ci saremmo difesi fino all’estremo; +ma poi, come continuare senza rinforzi, senza munizioni, +e quel che è peggio, senza notizie di Garibaldi?... +Intanto la è andata bene; i borbonici sono +là sbalorditi, senza notizie, senza comunicazioni col +loro generale in capo... +</p> + +<p> +— Ora sono fritti, te lo dico io! A Palermo vedi... +Ecco la città! guarda quanti campanili, guarda il castello... +È in mano nostra, vedi! +</p> + +<p> +— Raccontami, Valentino, raccontami come avete +fatto ad entrare in Palermo. Brucio di voglia di +saperlo. +</p> + +<p> +— Ecco qua. La sera del 26, a Misilmeri, io dormiva +pacificamente, quando mi sento tirare una gamba. +Apro gli occhi, e vedo il mio capitano che con +altri uffiziali e sott’uffiziali andavano svegliando senza +far rumore i nostri sdrajati qua e là sulla collina. +In un attimo fummo in piedi e in rango, sotto le armi. +Mezz’ora dopo tutti, tutti ve’! marciavamo sui monti. +Potevano essere le dieci di sera. +</p> + +<p> +— Chi marciava innanzi gli altri? +</p> + +<p> +— Ecco com’eravamo disposti; te lo posso dire di +preciso, perchè mi sono passati sotto gli occhi tutti, +prima ch’io potessi trovare la mia compagnia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> +</p> + +<p> +— Era notte fitta eh! +</p> + +<p> +— C’era la luna... (Pare che in Sicilia non ci sia +notte senza luna), ma capisci! non si può veder +da lontano come di giorno... +</p> + +<p> +— Dunque? +</p> + +<p> +— Dunque, ecco con che ordine si marciava. +</p> + +<p> +L’avanguardia era formata dalle Guide e da un +corpo formato di militi levati dai Cacciatori delle +Alpi, tre per compagnia, ed era comandata dal maggiore +Tückeri, quell’uffiziale ungherese che sai<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>. +</p> + +<p> +— Vedo, vedo!... e poi? +</p> + +<p> +— Poi veniva La Masa coi <i>picciotti</i>. Dopo i <i>picciotti</i> +c’erano i bersaglieri genovesi; e finalmente +due battaglioni di Cacciatori delle Alpi, ed io con loro. +</p> + +<p> +— E avete camminato... +</p> + +<p> +— Senti, Roberto! rispose Valentino ponendosi una +mano sul petto; ne ho vedute, ne ho fatte delle +strade in vita mia... Non è la prima volta che fo il +soldato sotto Garibaldi...; ma ti assicuro che strade +così scellerate... così inique... Ti ricordi quella strada +che abbiam fatta assieme per arrivare a Parco?... +Era cattiva vero?... Ebbene fa conto che la sia il +Sempione in confronto di quella che ti dico... +</p> + +<p> +— Capisco, capisco!... +</p> + +<p> +— Ma no, chè se uno non le ha fatte quelle strade +non può capire come le sieno! Perchè, vedi, io ho +detto strade, tanto per spiegarmi; ma non le sono +strade, ma piuttosto screpolature del monte, tracce +di ruscelli passati per l’erba dopo un temporale... Insomma +ad ogni tratto s’udiva una bestemmia, e uno +<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> +di noi, o scappucciava, o cadeva rotoloni, o picchiava +della testa contro un masso; talvolta credevi di mettere +il piede sul sodo e invece lo affondavi in un buco, +a rischio di scavezzarti una gamba. Su, giù, poi ancora +su, per discendere di bel nuovo; si voltava a destra, +poi subito a sinistra; si attraversarono certi torrenti +coll’aqua fino al ginocchio. Buon per me che so +nuotare!.... diceva io; poi se sono passati gli altri +prima di me, passerò anch’io;... e via!... C’era de’ momenti +in cui credevamo di andar dritti dritti all’inferno... +Oh che strade! Oh che notte! Oh che strapazzi! +</p> + +<p> +— E poi? chiese Roberto ridendo delle smanie +dell’amico. +</p> + +<p> +— Finalmente, quando Dio volle, rotti per la fatica, +con una spanna di lingua fuori, si arriva, che faceva +già chiaro, alle prime case, a Porta Termini. Ci siamo! +ho detto fra me. Avanti! e silenzio... silenzio! ci +dicevano con voce bassa gli uffiziali. Ma i <i>picciotti</i>, +avvezzi a far baccano, invece di starsene zitti, +si mettono a saltare, e a gridare con quanto fiato +hanno in corpo: Viva Garibaldi!... viva Garibaldi! +</p> + +<p> +— Silenzio, perdiosanto! dicono i capi con voce +strozzata; silenzio! Eh sì! I <i>picciotti</i>, ritoccano: Viva +qua! viva là! +</p> + +<p> +— Che fatalità! +</p> + +<p> +— Che vuoi! adesso che la è finita, li compatisco; +l’allegria uno la tiene in corpo, un altro no; è quistione +di temperamento!... Quelle maledette grida +diedero l’allarme ai Napoletani. Dàlli, dàlli! presto, +presto! In un momento sono tutti in piedi,... arrivano +di corsa, difendono porta Termini colle barricate... +La nostra avanguardia, che senza quelle grida entrava +in Palermo addiritura, senza trar colpo, visto +<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> +che era scoperta si fa innanzi...; ma è ricevuta a fucilate... +I <i>picciotti</i>, non ancora avvezzi alle schioppettate, +piegano un pochino... Allora ci avanziamo noi,... +cioè si fa innanzi il primo battaglione de’ Cacciatori +delle Alpi... Si fa fuoco, si cerca di correr dentro... +ma non c’è verso... Arriva a passo di carica il secondo +battaglione... Allora anche i <i>picciotti</i> piglian coraggio... +Avanti, avanti!... +</p> + +<p> +— E io non ci doveva essere! gridò Roberto tendendo +i pugni. +</p> + +<p> +— Tutto ad un tratto si sente il cannone... Corpo +del diavolo! erano i Napoletani che ci tiravano cannonate +a più non posso dalla Porta S. Antonino... +Ci pigliavano di fianco! +</p> + +<p> +— E allora? +</p> + +<p> +— E allora, al solito: Alla baionetta! avanti! Il +maggiore Tückery, e tre guide, scavalcarono pei +primi la barricata... Tückery cade;... una palla lo +aveva colpito nel ginocchio. Subito dopo stramazza +Benedetto Cairoli, ferito anche lui in un ginocchio<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>. +Avevamo dinanzi lo stradone che mette dritto nella +città.... e non potevamo avanzare... +</p> + +<p> +— Perchè? +</p> + +<p> +— Per un maledetto cannone, piantato là in faccia a +noi, e che tirava a mitraglia... Un colpo dopo l’altro, +con una furia!... Quando... Indovina un po’ cosa succede?... +Succede che uno dei volontarj genovesi, per far +coraggio ai <i>picciotti</i>, visto che le parole servivano +poco (forse non si capivano bene), decise di spingerli +<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> +avanti animandoli col suo esempio. Piglia quattro sassi, +se li pone sulle braccia; poi dice ad un compagno: +«Ficcami quella bandiera sotto un’ascella.» Detto fatto. +Allora corre innanzi a testa bassa, infischiandosene +della mitraglia; poi, arrivato ad un certo punto, si +ferma in mezzo allo stradone; mette giù i suoi sassi +e vi pianta in mezzo la bandiera... +</p> + +<p> +— Pare impossibile! +</p> + +<p> +— Poi le si pone a sedere vicino, tranquillamente, +colle braccia incrocicchiate sul petto... +</p> + +<p> +— Ma è proprio vero? sclamò Roberto fermandosi +sui due piedi, e fissando l’amico. +</p> + +<p> +— Se è vero? Ma l’ho veduto io con questi occhi!... +E poi domanda ai nostri e vedrai!... Allora +<i>picciotti</i> e garibaldini si precipitano avanti, oltrepassano +il Genovese e la bandiera, e giungono fin +presso la porta della città... +</p> + +<p> +— Bravi, bravi, perdio!... E come si chiama questo +intrepido Genovese? +</p> + +<p> +— Non lo so!... mi rincresce, ma non lo so!<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a> +</p> + +<p> +— Peccato!... E così? +</p> + +<p> +— Siamo al punto decisivo. Noi, a dirtela in confidenza, +non ne potevamo più; il nemico ci serrava +addosso di fronte, ai fianchi... Io non sapeva in +che mondo mi fossi! Quando ad un tratto sentiamo +un baccano d’inferno dalla parte della città; erano +grida confuse, era un fracasso come quando all’avvicinarsi +d’un temporale, sbattono con violenza porte, +griglie, usci;... oltre ciò un maledetto scampanare... +</p> + +<p> +— Cos’era? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> +</p> + +<p> +— Erano i Palermitani che si levavano in massa +addosso ai Borboni... +</p> + +<p> +— Che rimasero tra due fuochi? +</p> + +<p> +— Tra due fuochi, proprio tra due fuochi! Allora +dovettero battersela per salvar la pelle, e noi, dentro +con Garibaldi, e innanzi innanzi fino alla piazza di +Fiera vecchia, dove trovammo quei del comitato, il +municipio e migliaja e migliaja di persone, che ringraziarono +il generale, che ci abbracciarono levandoci di +peso da terra. Vecchi, donne, fanciulli, preti, frati, +monache... sì, Roberto, anche le monache... (e ve ne +sono di belline ve’!); chi piangeva, chi rideva... Senti, +Roberto!... ne ho ricevute delle dimostrazioni (e così +dicendo s’arrotolava fra le dita le estremità dei baffi), +a Varese, a Como, a Bergamo e Brescia, e poi anche +qui a Salemi, a Misilmeri ecc. ecc. ma come +quelle di Palermo...» e agitava le braccia come a +dire: è impossibile vederne di più calorose, di più +entusiastiche. +</p> + +<p> +— Cos’avrei pagato per essere presente! disse Roberto +sospirando. +</p> + +<p> +— Te lo credo, Roberto, te lo credo! Vedi... al +solo parlarne mi vengono le lagrime agli occhi,... +ma le son lagrime che danno piacere... perchè rammentano +una buona azione. A pensare al divertimento, +al gusto che si piglia a far del bene, non so +capire come ci sia a questo mondo della gente, la +quale potrebbe farne tutti i giorni, e che invece +arrabbia, soffre, si dispera, e crepa se occorre, e tutto +questo per far del male... +</p> + +<p> +— Seguita, seguita il tuo racconto. +</p> + +<p> +— Quando entrammo in Palermo potevano essere +le cinque e mezzo del mattino. Tanto noi che +<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> +i Palermitani ci ponemmo subito all’opera, barricando +contrade, chè il già fatto era molto, ma c’era +bene altro!... Intanto che si lavorava, che si correva +di qua e là, che si stanano i regj, ecco che verso +le dieci casca giù una bomba, poi due, dieci, cento, +e via via, in men che nol dico, le venivan giù fitte +che parevan gragnuole... E che bombe ve’!... ce +n’eran di quelle che io arrivava appena appena a circondare +colle braccia... E non solo bombe, ma palle +arroventate, e certe altre... Non so come le chiamano!... +ma dicono che, dove toccano, nasce subito +un incendio. +</p> + +<p> +— Chi sa quante vittime! +</p> + +<p> +— Te lo lascio immaginare! Ma quasi non bastasse +il bombardamento, ecco i legni napoletani che erano +nel porto, schierarsi e cominciare il fuoco dall’altra +parte. +</p> + +<p> +— E il generale? +</p> + +<p> +— Il generale stava sulla piattaforma nella piazza +del Pretorio insieme ai capi dell’insurrezione ed ai +suoi uffiziali di stato maggiore. Intanto s’era fatto notte +e il bombardamento continuava, non colla furia di +prima, ma continuava. Palermo era tutto illuminata +e in festa... +</p> + +<p> +— Sarà stato un curioso contrasto. +</p> + +<p> +— Altro che!... La mattina del 28 si sentì un +baccano indiavolato per le strade; erano i prigionieri +politici liberati e condotti in trionfo;... scapparono +però in quella confusione anche dei birbanti, che di +politica non se ne impicciarono mai, e che avrebbero +fatto meglio a restar dove erano. Intanto i regj +seguitavano a ceder terreno, vuotando la Vicaria e +le caserme e riparando nel castello... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> +</p> + +<p> +— In quel giorno respirammo anche noi là a Parco. +Mentre ci aspettavamo un assalto in tutte le regole, +che è che non è, i regj se ne vanno via quatti quatti... +</p> + +<p> +— Mi ricordo infatti che in quel giorno ci venne +fatto di sapere che le truppe napoletane che erano a +Monreale e a Parco, cercavano rifugiarsi a Palermo... +Arrivarono nel porto due vapori carichi di soldati +e che parevano volessero sbarcare... Ne avevano +tutta la voglia, ma altro è volere altro è potere!... +Di lì a poco corse voce di una sospensione d’armi. +C’entrò di mezzo un ammiraglio inglese, ma a dirtela +schietta non so bene come sia stato questo negozio... +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Riempiremo la lacuna lasciata da Valentino. +</p> + +<p> +Il castello continuava il bombardamento, infame +ed inutile opera di distruzione. Intanto l’ammiraglio +inglese Mundy faceva le sue pratiche presso Garibaldi, +e questi dava il suo consentimento alla sospensione +delle ostilità; ma non per tanto il bombardamento +del castello continuava, e i regj, approfittando +della rilasciatezza dei nostri nel guardare i +posti, avevano preso possesso di alcune barricate +presso alla piazza Reale, e incendiate alcune case. +Il dittatore già si preparava a scrivere all’ammiraglio, +e a lamentarsi della violazione dei patti, quando +giunse a lui il luogotenente di vascello Wilmot, dicendo +che non avendo il commodoro data risposta, +il generale era libero di riprendere le ostilità. +Così fu fatto, e poche bombe alla Orsini lanciate +contro i regj, bastarono per metterli in fuga, e per +riprendere le posizioni perdute. +</p> + +<p> +Da queste velleità dei comandanti l’esercito napolitano, +si vede chiaro come essi si trovassero da una +<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> +parte spaventati da Garibaldi e dalla rivoluzione, e +dall’altra stimolati dall’amor proprio d’una rivincita, +sembrando loro troppo disonorevole, che un esercito +bene ordinato di venti e più mila uomini si ritirasse +in faccia a gente senza disciplina e senza armi. +</p> + +<p> +Nella notte dal 28 al 29 partivano nella direzione +di Termini alcuni legni della flotta napoletana. Il bastione +di Montalto, a sinistra del palazzo reale, veniva +sgombrato dai Napoletani che vi lasciarono un +cannone da trentadue. Il 29, il corpo dei regj che +occupava il palazzo delle finanze, mandava un parlamentario +per ottenere di ritirarsi; ciò non veniva +concesso. Si veniva a conoscere che il castello, +mancando di aqua e di viveri, non poteva a lungo +sostenersi. Un caposquadra recava notizie sullo +stato delle vicine campagne ingombre d’insorti; altri +dispacci accennavano a forti guerriglie che molestavano +i regj a San Martino, alla Favorita, a Monreale, +a Parco; e che già gli insorti venivansi raccogliendo +nelle piane del Borazzo, e di Santa Teresa. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +— Verso le tre dopo mezzodì, (prese a dire Valentino +continuando il suo racconto), la città fu tutta +sossopra. +</p> + +<p> +— Perchè? +</p> + +<p> +— Ti dirò; due vapori che, come t’ho detto, erano +nel porto, tentarono di sbarcare le truppe che avevano +a bordo, presso la porta dei Greci; la popolazione +di quelle vicinanze cominciò a fuggire in città, +portandovi l’allarme e la confusione. Quasi nello +stesso momento s’udirono cannonate e schioppettate +sul bastione, tra il castello ed il palazzo reale. Erano +alcuni cittadini coraggiosi, i quali avevano tentato +<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> +d’impadronirsi di un certo gruppo di case, per tagliar +le comunicazioni tra i regj ch’erano sul bastione +e quelli chiusi in castello. +</p> + +<p> +— La era ben pensata! +</p> + +<p> +— I Napoletani fecero un fuoco del diavolo; +i Palermitani risposero; ma dopo un po’ di tempo +s’accorsero che non avevano più munizioni; se ne accorsero +anche i regj, e ne approfittarono, sbucando fuori +e ricacciando i cittadini là dove erano venuti. Garibaldi +se ne stava desinando, quando gli si presentò +il capitano Piva narrandogli l’occorso. Il generale, +udito che l’ebbe, si alzò dicendo: È meglio che vada +io stesso.» Vi andò, e, al solito, colla sua presenza +mutò la faccia delle cose, e i regj ebbero di grazia +di potersi ritirare. Garibaldi, nonostante le preghiere +di noi altri tutti, rimase durante il tafferuglio nel +bel mezzo della strada parlando, e incoraggiando i +combattenti. Un Siciliano, ferito nel capo, cadde dinanzi +al generale, che lo sostenne tra le sue braccia; +Türr, fu colto in una coscia da una palla di rimbalzo +mentre stava allato del generale. Infine, vedendo +che la cosa andava per le lunghe, Garibaldi +rivoltosi ai nostri che gli stavano intorno, gridò: Andate +un po’ là voi altri e finitela.» E noi, serratici insieme, +via di corsa!... Ci trovammo tanto vicini ai +borbonici, da poter gittare in mezzo a loro una bomba +all’Orsini, che scoppiò, e buttò in terra sette soldati +napoletani. Allora Garibaldi disse al trombettiere che +aveva presso, di suonare la carica... e i regj scapparono. +Questa mattina poi, quand’io, attraversava Palermo +per venirti incontro, ho sentito dire che il +general Lanza, a mezzo dell’ammiraglio inglese, aveva +chiesto un abboccamento. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> +</p> + +<p> +Intanto Valentino e Roberto erano arrivati a Palermo. +</p> + +<p> +L’abboccamento chiesto dal general Lanza, e a cui +Valentino fece allusione, è quell’istesso da noi accennato +nel principio di questo capitolo. +</p> + +<p> +Il dittatore aveva risposto, non avere alcuna obbiezione +a fare, ed esser pronto a venire a conferenza +col generale napoletano a bordo dell’<i>Hannibal</i>; +manderebbe a’ suoi, ordine di cessar il fuoco: l’armistizio +comincerebbe a mezzodì, e che ad un +ora pomerediana il convegno avrebbe luogo sul legno +ammiraglio. Il colonnello Türr, ispettore generale +delle forze nazionali, mandò la risposta del dittatore +al general Lanza, a mezzo del luogotenente di vascello +Wilmot<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>. +</p> + +<p> +Perchè l’armistizio cominciasse a mezzodì, Garibaldi +aveva mandato l’ordine di cessare il fuoco un’ora +prima. Ma in quel momento una colonna napoletana, +provista d’artiglieria presentavasi a porta Termini. +Invano la bandiera bianca segnò l’armistizio; la colonna +mosse all’assalto, ed il castello vi cooperò +con le solite bombe. Parecchi uffiziali dei nostri montarono +sulle barricate proclamando l’armistizio, ma +la colonna non ne volle sentire, e fece fuoco. Garibaldi +in quel punto cominciò a credere che l’armistizio +non avesse più luogo, quando due parlamentarj +regj vennero a lui chiedendogli scusa dell’occorso +e dichiarando essere stato un malinteso. Intanto +i Napoletani si avanzavano, e il luogotenente Wilmot, +che veniva recando il consenso dell’ammiraglio, si +trovò involto tra le schiere dei regj. Garibaldi, raccolte +<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> +allora le sue riserve, marciò innanzi. Una bomba +lanciata dal castello, scoppiò vicino a lui; i borbonici +abbassarono i fucili, vi fu un momento in cui +la vita del dittatore si credette perduta. Finalmente +il luogotenente Wilmot, persuadendo i regj del loro +errore, riuscì a farli retrocedere. +</p> + +<p> +All’ora determinata ebbe luogo l’abboccamento; +da parte dei regj, v’era il generale Letizia, e il comandante +la stazione navale; da parte nostra, lo +stesso Garibaldi, accompagnato dal colonnello Türr. +</p> + +<p> +L’ammiraglio inglese aveva frattanto invitato i comandanti +della squadra francese ed americana perchè +fossero presenti alla conferenza. +</p> + +<p> +Il generale Letizia porse in iscritto i sei punti sui +quali desiderava aprire la conferenza. +</p> + +<p> +Queste proposte mostravano chiaramente in che +stato si trovassero i Napoletani. +</p> + +<p> +Erano le cinque quando la conferenza terminò. +Il ritorno di Garibaldi e l’annunzio dell’armistizio di +ventiquattro ore (benchè non si conoscesse ancora il +risultato dell’abboccamento) infuse nuovo coraggio nei +cittadini, che si apparecchiarono con maggiore alacrità +alla difesa. Preti, uomini e donne, tutti lavoravano alle +barricate; sui tetti si ammassavano pietre ed altri projettili +da rovesciare sugli assalitori; ai Cacciatori +delle Alpi ed ai <i>picciotti</i>, furono assegnati i posti +da difendere; i più intelligenti e stimati tra i cittadini +andavano rassicurando il popolo, e lo incoraggiavano +a combattere per la libertà e per l’Italia. +</p> + +<p> +Il popolo era ansioso di sapere il risultato della +conferenza, e Garibaldi non lo fece lungamente aspettare. +Apparve un suo proclama il quale diceva. — Il +nemico mi ha proposto un armistizio. Io accettai quelle +<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> +condizioni che l’umanità dettava si accettassero; ma +fra queste una ve ne era umiliante per la brava +popolazione di Palermo, ed io la riggettai con disprezzo. +Il risultato della mia conferenza di oggi +fu dunque di ripigliare le ostilità dimani. Io ed i +miei compagni siamo festanti di potere combattere +accanto ai figli del Vespro, una battaglia che deve +infrangere l’ultimo anello della catena con cui fu +avvinta questa terra del genio e dell’eroismo.» +</p> + +<p> +Garibaldi non aveva accettato dal generale Letizia +la quinta proposta, cioè: che il municipio dovesse +indirizzare un’umile petizione al re, esponendogli +i bisogni della città. Noi non possiamo capire +come si potessero fare ad un generale e ad un popolo +vincitori, proposte di simile natura; ma è questo +un segno della collera di Dio, di istupidire chi n’è +colpito. +</p> + +<p> +La mattina del 31, militi e popolo si preparavano +a riprendere le ostilità, quando un parlamentario, inviato +da Lanza al dittatore, gli domandava una scorta +pel generale Letizia, che per le dieci antimeridiane +desiderava un colloquio con lui; il dittatore accondiscese, +e alle dieci in punto il generale borbonico entrava +nel palazzo Pretorio ed esponeva al dittatore: +Essere impossibile trasportare tutti i feriti prima del +mezzodì in modo che, ove l’armistizio non venisse +protratto, il suo scopo riuscirebbe vano. Domandò +inoltre un armistizio indefinito, facendo sperare la +probabilità di un accomodamento, onde schivare altro +spargimento di sangue<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a>. +</p> + +<p> +Il dittatore negò l’armistizio indefinito, ed offrì il +<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> +prolungamento di giorni tre, che venne accettato dal +generale Letizia. +</p> + +<p> +La città ricevette a malincuore l’annunzio del protratto +armistizio; il fervore di combattere aveva invaso +l’animo dei cittadini, i quali inoltre sospettavano +che la tregua potesse riuscire di vantaggio al nemico, +e di scapito per essi. Invece l’armistizio giovava +alla causa della libertà; perciocchè, non solamente +si guadagnava tempo onde costruire nuove +barricate, e organare alla meglio le squadre dei +volontarj, ma si dava agio ai Napoletani di disertare, +come infatti accadde di molti ufficiali, che +trascinati dalle idee liberali, abbandonarono la bandiera +borbonica e si raccolsero sotto quella di Garibaldi. +Di più, l’esercito napoletano a poco a poco +stancavasi e demoralizzavasi, mentre all’annunzio +della presa di Palermo, altri comuni dell’isola si ribellavano, +e nuovi volontarj venivano ad ingrossare +le nostre schiere. +</p> + +<p> +Nel pomeriggio di quel giorno stesso il dittatore +fece un giro d’ispezione per la città. Fu uno di quei +trionfi già da noi descritti, e che forse sembreranno +troppo grandi per un uomo; quell’idolo popolare +vestito della sua casacca rossa, e con un fazzoletto +colorato intorno al collo, camminava a passo lento +in mezzo al popolo numeroso che delirante gridava, +acclamava, si gittava ai suoi ginocchi, e come a liberatore +gli baciava la mano, e toccava religiosamente +i lembi delle sue vesti. E in mezzo a tanto +fremito e delirio, Giuseppe Garibaldi era calmo, sereno +e col sorriso sulle labbra. Egli fermavasi, ora +a raccomandare la quiete, ora ad ascoltare i lamenti +degli infelici che avevano avute le case arse e saccheggiate. +<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> +Quanto un popolo meridionale sa fare e +dire in momenti di tanta esaltazione, tutto fu fatto e +detto intorno al generale in quelle ore sublimi di +morale trionfo. +</p> + +<p> +Ritornato al palazzo Pretorio, fu come assalito dagli +uffiziali inglesi ed americani, dal console degli +Stati Uniti, e dal console svizzero, venuti a salutarlo, +o a congratularsi con lui della sua vittoria.<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a> +</p> + +<p> +Poco dopo, dal palazzo delle finanze sventolava +una bandiera parlamentare, e da quel momento furono +aperti i negoziati perchè i regj sgombrassero +quel palazzo, che poi fu ceduto il 2 giugno, nel +quale giorno, perchè prossimo al termine dell’armistizio, +i lavori delle barricate e i preparativi di +guerra per parte dei nostri procedevano, e si recavano +a compimento col concorso di tutte le classi +di cittadini, e con tanto ardore che lo stesso Garibaldi +meravigliato se ne congratulò in un suo proclama +ai Palermitani. +</p> + +<p> +Il general Lanza era intanto riuscito a far conoscere +alla corte di Napoli che qualunque ulteriore +resistenza in Palermo sarebbe tornata inutile, e che +quindi bisognava sgombrare la città; e il governo +fu costretto a cedere a quello stesso che egli aveva +poc’anzi chiamato sprezzantemente un filibustiere. +Al cospetto de’ suoi popoli, al cospetto di tutto il +mondo, i Borboni di Napoli, dovettero volgersi supplichevoli +al vittorioso popolano, se vollero salvare +la truppa dal furore della rivoluzione. +</p> + +<p> +Tanto dispetto veniva però raddolcito dalla speranza +di una rivincita, perciocchè concentrando il nerbo +<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> +delle loro forze in Messina e possedendo ancora i forti +di Siracusa e di Augusta a tempo ed a luogo lusingavansi +di riconquistare la Sicilia, come nel 1849 aveva fatto +Ferdinando II per mezzo del generale Filangeri. Non +per tanto fu raccomandato al generale Lanza di capitolare +non da vinto, ma da soldato forte ancora, +e che cedeva unicamente per principj di umanità; +l’onore delle armi in ispecial modo doveva essere +salvato in faccia all’Europa. +</p> + +<p> +Era nelle intenzioni di Garibaldi di non umiliare +troppo l’esercito napoletano; chè anzi giovava cattivarsi +l’animo di esso con atti generosi; perciò determinò +di agire secondo la bontà dell’animo suo, e +tanto più nobilmente, quanto più feroce, e inumano +egli era stato dipinto dal governo di Napoli. +</p> + +<p> +Oltracciò il castello, presidiato da molta truppa +poteva ancora resistere, e, dove avesse continuato +il bombardamento, la città sarebbe andata in rovina, +e molta strage sarebbesi consumata, e danni incalcolabili +ne sarebbero venuti. Sotto la pressione di +questi riguardi, che per altro grandemente onorano +la prudenza, la politica e i sensi umanitarj di lui, +il dittatore acconsentiva alle molte richieste del nemico, +e il 6 giugno stipulava una convenzione, la +quale venne fedelmente mantenuta, e che pose fine +alla ruina di Palermo. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> +</p> + +<h2 id="cap12">CAPITOLO XII. +<span class="smaller">Troppo tardi!</span></h2> +</div> + +<div class="blockchap"> +<p> +Tutti i milioni di Rothschild non valgono +a comperare mezz’ora. +</p> + +<p class="indr"> +D<sup>r</sup>. <span class="smcap">Paolo Mantegazza</span>. (<i>Il bene ed il male</i>). +</p> +</div> + +<p> +Lettori, se non vi rincresce, torniamo in Lombardia; +vi staremo per poco. +</p> + +<p> +La mattina del 9 giugno 1860, due signore passeggiavano +nel giardino che circonda una graziosa +e solitaria villeggiatura posta a mezzo il colle +detto Campo de’ fiori, che sorge tra i due monti +Valgrande e Maria del monte, poco lungi dalla strada +che da Gavirate conduce a Laveno, che è quanto +dire, dal lago di Varese al Verbano. +</p> + +<p> +La più giovane delle due (la padrona di casa), +passeggiava pian piano, fiutando un garofano, con +una cert’aria di abbandono e di languore, come di +persona avvezza a volar via lontano lontano col pensiero... +Dove poi si posassero i suoi pensieri, a noi +poco importa il saperlo. Fatto sta ch’essa volgeva +<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> +gli occhi semichiusi a destra, a sinistra, innanzi a +sè, senza badare più che tanto alla stupenda scena +che offrivano quegli incantevoli dintorni, vivificati +dai nascenti raggi del sole. +</p> + +<p> +L’altra signora, molto più attempata, dava segno, +camminando, della più viva impazienza. Affrettava +il passo, indi retrocedeva per porsi a lato della sua +amica; poi si fermava, e sospirando, e crollando il +capo, guardava giù verso Lainate, e sulla strada che, +radendo il lago di Varese, mette a Gavirate. +</p> + +<p> +— Quanto tarda questo benedetto Amedeo, quanto +tarda!... +</p> + +<p> +— Sarà in ritardo la diligenza! +</p> + +<p> +— Eppure è l’ora, rispose la contessa Emilia, consultando +per la decima volta l’oriuolo che portava +alla cintura. Ah! Irene, che martirio è l’aspettare!» +e camminava innanzi battendo palma contro palma. +</p> + +<p> +Irene a queste parole, si portò la mano alla bocca +per soffogare una risata. +</p> + +<p> +— Ah! esclamò la contessa fermandosi, sento rumore +di carrozze... Guarda un po’ tu, Irene, che ci +vedi meglio di me. +</p> + +<p> +— È la diligenza!... Eccola... +</p> + +<p> +La contessa Emilia, postosi il suo <i>pince-nez</i>, guardò +giù sulla strada ripetendo: Eccola, eccola!... Ah finalmente! +adesso Amedeo non può tardar molto... +Vo a vedere! +</p> + +<p> +Così dicendo la contessa entrò frettolosamente in +casa. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Come si trova qui questa signora? — Amico lettore, +te lo dico subito. +</p> + +<p> +La contessa Emilia era già da qualche giorno nella +<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> +sua villa nel piano d’Erba, quando verso gli ultimi +di maggio le giunse da Genova una lettera di suo +nipote Ernesto, colla quale le annunciava ch’egli sarebbe +partito il 10 giugno colla brigata Medici, alla +volta di Palermo. +</p> + +<p> +La zia gli rispose tosto che sarebbe venuta a Genova +ad abbracciarlo, prima che partisse. Poi, tornata +a Milano, s’era affacendata a prevedere tutto +ciò che, secondo lei, suo nipote doveva portar con +sè. La buona signora, nella foga del suo zelo materno, +aveva messo a contribuzione non so quanti +bottegaj, dal sarto al Rainoldi, accumulando fagotti, +cassettine, involti ecc. ecc. tanto che, quando +le parve di aver nulla dimenticato, quelle provigioni +capivano a stento in un’enorme cassa di legno, solidamente +accerchiata di ferro. +</p> + +<p> +La contessa volle metter mano ella stessa, (ajutata +però dalla cameriera) al collocamento di tutti +questi oggetti. Dispose sul fondo della cassa due +coperte di lana che, diceva, dovevano essere <i>tanto +zucchero</i> pel nipote; vi sovrappose non so quante +paja di camicie di tela, bianche e colorate, di mutande, +di calze, di fazzoletti; un corredo da sposi +insomma! Sulla biancheria distese tre o quattro gazzette, +e su di esse, due abiti completi, l’uno dei quali +da portarsi dal nipote in occasione di visite; <i>frak</i>, +calzoni, <i>gilet</i> neri, e su questi, due candide cravatte +già artisticamente annodate, e una dozzina di guanti +color burro. +</p> + +<p> +Savina, la cameriera, quando ebbe vedute le cravatte +e i guanti, osò osservare alla padrona che, +secondo lei, un garibaldino avrebbe forse potuto +farne senza. Così non lo avesse detto! chè la contessa, +<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> +pigliò in mala parte quell’osservazione, attribuendola +a poca affezione per quel suo povero figliuolo, +com’ella pateticamente lo chiamava. +</p> + +<p> +Sugli abiti (previo un altro strato di gazzette) la +buona vecchia schierò (in modo da utilizzare ogni +minimo spazio, ogni cantuccio) saponi odorosi, aqua +di Colonia, cartocci di polvere di Cipro, di mandorle +profumata coll’<i>ireos</i>, sigari di tutte le qualità, una +posata e un bicchiere d’argento, tre libbre di cioccolata, +una scatoletta di cristalli d’acido citrico per +le limonate.... +</p> + +<p> +— La scusi, signora contessa, osservò l’incorreggibile +Savina; io sono una povera ignorante, ma ho +sentito dire che in Sicilia i limoni abbondano come +da noi i sassi... +</p> + +<p> +— Cosa sai tu di queste cose! Dammi mano a +finire che sarà meglio...» le rispose la padrona. +</p> + +<p> +Poi depose nella cassa due bottiglie di conserve, +diligentemente incartocciate, due cassette di latta +contenenti, l’una della gelatina, l’altra del brodo secco; +non dimenticò la macchinetta pel caffè, un cartoccio +di stoppini, una boccetta di spirito di vino, e, +senza una nuova rimostranza di Savina, vi avrebbe +ficcato anche un astuccio di solfanelli. Per ultimo, +stese su tutta questa svariata mercanzia due dozzine +di salviette. Mandato poi pel falegname, volle assistere +all’inchiodamento del coperchio, e rabescare +ella stessa su di esso, con un pennello, l’indirizzo, e +due P giganteschi. +</p> + +<p> +Finito ch’ebbe, stette contemplando a lungo l’opera +sua e la cassa; poi si tolse di là, asciugandosi una +lagrima, tanto ne fu commossa. +</p> + +<p> +Sedata la commozione, messo il cuore in pace +<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> +circa al corredo del nipote, la contessa Emilia pensò +a sè medesima. Benchè avesse già veduti molti carnovali, +tuttavia, per una inveterata abitudine, ella soleva +concedere un posto importantissimo all’acconciatura. +Il pensiero di doversi tra pochi giorni recare +a Genova (non v’era stata mai), gliene aveva fatto +nascere subito un altro, corollario del primo: +</p> + +<p> +— Ci vuole un cappellino nuovo! aveva detto +meditando tra sè. Ci vuole un cappellino nuovo!... +aveva, il dì dopo, ripetuto alla sua modista, la quale +com’era naturale, s’era affrettata a rispondere: +</p> + +<p> +— Ma sicuro!... le pare!... una dama come lei.... +È la stagione dei bagni, e Genova è piena di forestieri... +Vi troverà anche molti Milanesi... +</p> + +<p> +— Basta così, basta così! La mi faccia subito un +cappellino, ma!... +</p> + +<p> +— Lasci fare a me, signora contessa... +</p> + +<p> +— Me lo manderà a... Aspetti che ho qui l’indirizzo....» +Così dicendo frugava nella borsa. +</p> + +<p> +— Lo so, signora contessa; lo manderò a Erba +per... +</p> + +<p> +— No, no! rispose la contessa rimettendo, un viglietto +alla modista. Il cappellino me lo manderà a +Varese per Velate; dirigendolo a me presso, la signora +Irene ****. +</p> + +<p> +La modista prese il viglietto e lo ripose. +</p> + +<p> +— Jeri ho trovato la mia amica Irene (continuò +la contessa) la quale, sentito che io contava andare +a Genova a salutare il mio Ernesto, mi disse: Vieni +con me, Emilia, a Campo de’ fiori (è la sua villeggiatura); +là siamo a poche miglia dal lago Maggiore; +là presso passa due volte al giorno la diligenza che +da Varese va a Laveno, in coincidenza coi Vapori +<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> +del lago e quindi colla strada ferrata che da Arona +mette dritto a Genova... +</p> + +<p> +— Quando parte la signora contessa? chiese la +modista. +</p> + +<p> +— Posdomani vo coll’Irene a Campo de’ fiori; +poi, il 9 del mese venturo, parto per Genova. Medici +coi suoi, s’imbarca il 10... Dunque mi raccomando... +</p> + +<p> +— La si figuri! Entro la settimana ella avrà la +cassetta col cappellino. +</p> + +<p> +— Siamo intesi... Addio!... Oh! a proposito, Dalia, +la mia tosa, vieni con me un momento. +</p> + +<p> +— Sono qui! rispose Dalia, alzandosi e seguendo +la contessa. +</p> + +<p> +— Ascolta, la mia ragazza, le disse questa quando +furono sulle scale; mi vuoi preparare la lettera di +raccomandazione che mi hai promesso pel tuo... +Come si chiama? +</p> + +<p> +— Roberto. +</p> + +<p> +— Pel tuo Roberto? +</p> + +<p> +— Sono ai suoi ordini. +</p> + +<p> +— Bene, vieni su con me. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +L’alba del giorno 9 sorgeva raggiante a Campo +de’ fiori, e la cassettina col cappellino non era ancor +giunta. Aveva quindi ben ragione la contessa Emilia +di dar nelle smanie, tanto più che, tardando ancora +mezz’ora, non sarebbe giunta a Laveno in tempo +di partire col piroscafo alla volta di Arona. +</p> + +<p> +Mentre la contessa Emilia sfogava il suo dolore +colla Savina, che stavasene presso la famosa cassa, +e pronta a montare in legno al primo cenno della +padrona, ecco entrare Amedeo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> +</p> + +<p> +— Finalmente! sclamò la cameriera alzando le +braccia. +</p> + +<p> +— Finalmente! strillò la contessa correndogli in +contro. +</p> + +<p> +— Ma che vuole!... Non è mia colpa se.... +</p> + +<p> +— E la cassettina? dov’è la cassettina?... +</p> + +<p> +— La cassettina? ripetè Amedeo facendo gli occhiacci +e spalancando la bocca ad uno sorriso sciocco. +Non c’è.... +</p> + +<p> +— Non.... c’è? +</p> + +<p> +— No, signora! +</p> + +<p> +— La ci deve essere! gridò la contessa battendo +i pugni sulla cassa. +</p> + +<p> +— È quello che ho detto anch’io al conduttore +della diligenza: La ci deve essere! Ma lui, dopo +aver guardato da per tutto, rispose che non c’era... +</p> + +<p> +— Oh! povera me! gridò la contessa, piagnucolando. +Come fare adesso? +</p> + +<p> +— Se ne fa senza, disse Irene, la quale, non vista, +aveva assistito a quella scena. +</p> + +<p> +— Farne senza? Nossignora! rispose mezzo in collera +la vecchia volgendosi a lei. Vuoi che io mi faccia +vedere per Genova con un cappello da viaggio?... +con quello straccio là? (e lo indicava). Di queste +figure, mia cara, non ne ho mai fatte!... Scellerata +modista!... dopo tante promesse!.... Ma se aspetta +che io le faccia guadagnare ancora un sol centesimo, +sta fresca! oh sì! sta fresca... +</p> + +<p> +— Cara Emilia, entrò a dire Irene, facendo forza +a sè stessa per mantenersi seria, bisogna decidersi... +Se tardi ancora, addio Vapore, addio strada ferrata, +addio Genova.... +</p> + +<p> +La contessa si pose a passeggiare la camera pel +<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> +lungo e pel largo, gesticolando, e borbottando fra +sè; poi fermandosi tutto d’un tratto, sclamò: +</p> + +<p> +— Partiremo questo dopo pranzo; andremo ad +Angera col tuo legno... +</p> + +<p> +— È ai tuoi ordini... +</p> + +<p> +— Poi, piglieremo una barca, e in un quarto d’ora +siamo ad Arona e di là col convoglio della sera si +va a Genova... Sì, sì partiremo dopo pranzo. +</p> + +<p> +— Per me fa come vuoi, mia cara, rispose Irene +con accento melato; più rimani, più ci guadagno... +Oggi desineremo più presto del solito... +</p> + +<p> +— Grazie, mia cara, grazie! Chi sa che intanto +non càpiti il cappellino? +</p> + +<p> +— Ma dì, Emilia, arriverai poi a tempo a salutare +tuo nipote? +</p> + +<p> +— Sì; arriviamo a Genova stanotte e domattina +con tutto mio comodo troverò Ernesto... +</p> + +<p> +— Fa come credi; per questa mattina già, anche +che tu volessi partire, non sei più in tempo» rispose +Irene, e ritornò in giardino a fantasticare co’ suoi +pensieri. +</p> + +<p> +Infatti quel dì si desinò prima del consueto. Alle +frutta s’intese d’improviso uno strido, che eccheggiò +per tutta la casa; ed ecco entrare nel salotto +da pranzo, Savina, la quale, col volto raggiante di +gioja, e recando trionfalmente tra mano la sospirata +cassettina, gridava: +</p> + +<p> +— Signora contessa, è qui!... è qui! +</p> + +<p> +Irene ed Emilia d’un balzo furono in piedi. +</p> + +<p> +— L’ha portata un contadino da parte di un vetturale +che veniva da Varese.... +</p> + +<p> +— Bravo, bravissimo! sclamò la contessa gongolando +di gioja; e cavata una moneta d’argento: To’, +Savina, le disse, dàlla a quel contadino. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> +</p> + +<p> +Recise le funicelle, scoperchiata la cassettina, levati +via certi fogli di carta candida e sottile, finalmente +apparve il cappellino. La contessa lo cavò +fuori pian pianino, e mostratolo ad Irene, le disse +sorridendo: +</p> + +<p> +— Ah! che te ne pare? +</p> + +<p> +— Bello!... Voglio provarmelo...» disse Irene e preso +il cappellino dalle mani della contessa, si avvicinò ad +uno specchio. Ma guarda un po’ cosa c’è dentro!... +È un vigliettino appuntato nella fodera con uno spillo. +</p> + +<p> +— Da un po’ qui» rispose la contessa, e pigliato +il vigliettino e apertolo, lesse queste parole: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +Signora Contessa. +</p> + +<p> +Faccia buon viaggio, e dica al suo signor nipote +di salutarmi tanto tanto il mio Roberto. +</p> + +<p class="indr"> +Dalia. +</p> +</div> + +<p> +— Povera tosa! Sì che glielo dirò!» e riposto il +vigliettino, si appressò ad Irene, la quale intanto, +acconciatosi in testa il cappellino, stava contemplandosi +nello specchio, dicendo tra sè dispettosamente: +</p> + +<p> +— È molto più adattato per me che per lei... +È un cappellino da vecchia codesto? Com’è ridicola!» +Poi, levatoselo e postolo sulla testa di Emilia, +soggiungeva ad alta voce: Ti sta <i>d’angelo</i>.... +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Due ore dopo, la carrozza d’Irene si arrestava +nella piazza d’Angera. Sul serpe sedevano il cocchiere +e Savina, e dentro Irene ed Emilia, le quali +erano a mezzo celate dall’enorme cassa che occupava +tutto il sedile davanti e s’elevava tanto da +servir d’appoggio alla schiena del cocchiere; la cassettina +del cappellino era custodita dalla sua proprietaria, +la quale se lo teneva sulle ginocchia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> +</p> + +<p> +La carrozza venne tosto circondata dai curiosi che +gironzavano sfaccendati per la piazza; tra questi si +fece innanzi Martin-pescatore, il quale, sentito che si +cercava una barca per Arona, trattosi rispettosamente +il cappello, offrì alle signore la sua. +</p> + +<p> +Egli in quel giorno era venuto ad Angera per +certe sue faccende e dovendo tornare a Sesto, +cercava di approfittare di quell’incontro per guadagnare +qualche soldo, poco importandogli di protrarre +di qualche ora il suo ritorno a casa. +</p> + +<p> +— E perchè no, il mio uomo! disse la contessa +scendendo dalla carrozza. Per me l’uno o l’altro fa +lo stesso... Dov’è la tua barca? +</p> + +<p> +— Eccola, rispose additandola Martin-pescatore. +</p> + +<p> +— Bene! Mettici dentro quella cassa lì... +</p> + +<p> +— Sissignora... +</p> + +<p> +— Questa qui, più piccola, la porto io... +</p> + +<p> +Martino, ajutato dal cocchiere e da Savina, portò, +barcollando sotto il peso, la cassa nella barca, accompagnato +dalla contessa che gli gridava: Piano, +ve’! piano! +</p> + +<p> +Poi rifece il viaggio, caricato, lui e una giovinotta +che gli era si fatta presso, di non so quanti sacchi da +notte, e borse d’ogni forma e grandezza. +</p> + +<p> +Finalmente, quando tutto il bagaglio fu nella barca, +la contessa prese congedo da Irene. Le due amiche +si baciarono, si ribaciarono, facendosi mille proteste +di amicizia. Irene montò in carrozza, e, felice di +potersi distendere a tutto suo agio, fece ritorno a +Campo de’ fiori. Emilia e Savina, entrarono nella +barca, sorrette da Martino, e dalla contadinotta. +</p> + +<p> +— È vostra figlia? chiese la contessa a Martino. +</p> + +<p> +— Propriamente.... figlia... no; però è come lo +fosse... N’è vero, Rosa? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> +</p> + +<p> +La giovine sorrise arrossendo: poi, afferrata la prora +e puntando co’ piedi contro la ghiaja, staccò la +barca dal lido. Ciò fatto, inchinò col capo la contessa +augurandole buon viaggio, salutò Martino con +un sorriso, e cheta cheta si tolse di là. +</p> + +<p> +Mentre la barca pigliava il largo, la contessa Emilia +chiese al barcajolo, se sarebbe giunta ad Arona +in tempo per partire per Genova col convoglio della +sera. +</p> + +<p> +— Conto di arrivare ad Arona una buon’ora prima, +rispose Martino. +</p> + +<p> +— Tanto meglio! così avrò tempo di consegnare +la roba con tutto comodo. +</p> + +<p> +— A quel che pare fanno un viaggio lungo, eh? +le mie signore? chiese Martino accennando col capo +al voluminoso bagaglio. +</p> + +<p> +— Andiamo a Genova, il mio uomo, rispose colla +solita compiacenza la contessa. +</p> + +<p> +— Felice lei!... così potessi andarci anch’io a +Genova. +</p> + +<p> +— Davvero! e perchè? +</p> + +<p> +— Per assistere all’imbarco dei garibaldini che +vanno in Sicilia con Medici. +</p> + +<p> +— Noi pure andiamo colà per questo motivo. Io +ho un nipote che parte anche lui... +</p> + +<p> +— Me ne congratulo di cuore con lei, la mia buona +signora! esclamò Martino, e presi i due remi con una +mano, coll’altra levossi il suo conico berretto di +lana rossa, salutando la contessa. Io pure, continuò +Martino, rimettendosi a remare, io pure ho un figlio... +</p> + +<p> +— Che parte? +</p> + +<p> +— Il mio Valentino è già là in Sicilia; è uno dei +mille...» Così dicendo raddrizzava la persona. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> +</p> + +<p> +— Dite davvero? chiese la contessa guardando +il barcajolo attraverso i vetri del <i>pince-nez</i>. +</p> + +<p> +— Sicuro! ripigliò sorridendo Martino; è partito +colla prima spedizione. +</p> + +<p> +— E avete sue nuove?... sta bene? +</p> + +<p> +— Bene, grazie al Signore! Se l’è cavata senza +una sol graffiatura e, quel che più importa, con +onore. Lo hanno fatto sergente.... Il signor Roberto, +un suo amico che è uffiziale, ha scritto ad un altro +bravo giovane che parte domani, al capitano Federico, +e nella lettera c’erano tante belle cose sul +conto del mio Valentino... Un bravo figliuolo, veda!... +non perchè sia mio, ma... (il buon uomo non potè +proseguire tant’era commosso). +</p> + +<p> +— Me ne congratulo con voi! È segno che voi lo +avete allevato galantuomo... +</p> + +<p> +— Oh questo sì! povero, ma galantuomo. +</p> + +<p> +— Ma ditemi un po’! Mi pare che, parlando di +quest’uffiziale amico del vostro figliuolo, abbiate detto +che si chiama Roberto... +</p> + +<p> +— Sissignora! +</p> + +<p> +— È Milanese? +</p> + +<p> +— Milanese. +</p> + +<p> +— Pittore? +</p> + +<p> +— Pittore, sì. +</p> + +<p> +— Allora è lui! sclamò la contessa sorridendo, e +volgendosi a Savina, che sorrise alla sua volta: È +quel tal giovane,... l’amoroso di Dalia... Guardate +che combinazione! +</p> + +<p> +— Lo conosce lei? +</p> + +<p> +— Cioè... sì e no; ho una lettera per lui nella quale +gli si raccomanda mio nipote... +</p> + +<p> +— È in buone mani! Il signor Roberto è un po’ +<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> +stravagante, come sono, dicono, tutti i pittori, +ma è un giovane d’oro... Lui e il mio Valentino +sono come due fratelli... Anzi (la scusi, veda! se +un pover’uomo par mio le parla così) le dirò che +se le occorre una raccomandazione di peso pel suo +signor nipote, una raccomandazione che gli potrà +essere di un gran utile in viaggio, arrivata a Genova, +non ha che da chieder conto del signor capitano +Federico ***. +</p> + +<p> +— A nome di chi? +</p> + +<p> +— A nome mio, signora! +</p> + +<p> +— Oh! davvero! sclamò la contessa con un sorriso +in cui trapelava una legger tinta d’ironia. +</p> + +<p> +— Capisco che ciò le parrà strano!... Un povero +diavolo come son io raccomandare uno di gran levatura +come al certo sarà il di lei nipote;... ma che +vuole?.... Adesso pare che il mondo vada a rovescio!... +Siamo noi popolani che qualche volta raccomandiamo +i signori... Almeno col <i>generale</i> la è +così... Dunque, come le diceva, lei non ha che a +cercar conto del capitano Federico *** e di dirgli: +Le raccomando mio nipote, il tale dei tali, a nome +del Martin-pescatore di Sesto. Vedrà che accoglienza! +</p> + +<p> +— Va bene, va bene! me ne ricorderò, rispose +la vecchia con aria distratta, e, tanto per cambiar +discorso, si pose a chiacchierare con Savina. +</p> + +<p> +Benchè d’ottima pasta, Emilia, non era stata contessa +tanti anni impunemente; nell’offerta del pescatore, +benchè fatta col cuore in mano, come si suol dire, +essa aveva creduto vedere un certo non so che di +protezione, di superiorità, che l’aveva punta un pochetto. +Ben è vero che aveva accettata la commendatizia +di Dalia senza guardar tanto pel sottile; ma +<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> +un’eccezione non fa regola. L’esibizione di Martino, +che essa vedeva per la prima volta, gli era paruta +tanto confidenziale da confinare coll’impertinenza. +</p> + +<p> +Però, secondo il solito, la di lei buon’indole la +vinse, sicchè durante il tragitto continuò a ciaramellare +col barcajolo, curando però di non abbandonarsi +troppo, onde non dar occasione al buon +uomo di dir altre minchionerie; tanto più che Savina, +la cameriera, le aveva già ripetuto per la terza +volta, e con voce sommessa, che era bene l’esser +affabile, ma che colla gente di bassa condizione non +bisognava eccedere. Santodio! ne abusa sì facilmente! +</p> + +<p> +Martin-pescatore mantenne la parola, e sbarcò le +donne una buon’ora prima della partenze del convoglio; +e fu provvidenza, chè non ci volle meno a +consegnare alla stazione il bagaglio della contessa. +Ma il barcajolo, vecchio com’era, quando ci si metteva +faceva per due; laonde, quand’ebbe finito, la +contessa lo rimunerò generosamente. Martino, ringraziatala +della sua cortesia, prima di licenziarsi da lei, +volle pregarla di un favore: +</p> + +<p> +— La mi farebbe la grazia, le disse, di pregare il suo +signor nipote a voler portare i miei saluti al mio +figliuolo? +</p> + +<p> +Il barcajolo chiedeva questo favore alla contessa, +umilmente, colla berretta in mano; le parti erano +adesso ben distribuite; la cosa era quindi naturale +e in piena regola, senza stranezze disdicevoli e scandalose, +per cui la contessa accolse affabilmente la +domanda, e notò il nome di Valentino sulla sopracarta +della lettera di Dalia. +</p> + +<p> +Martino, rinnovati gli augurj e gli inchini, se ne +tornò alla sua barca, e contento della giornata, si +pose a vogare con lena verso Sesto Calende. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> +</p> + +<p> +Il viaggio da Arona a Genova parve interminabile +alla contessa, la quale, tranne qualche giterella da Milano +a Monza, non aveva mai bazzicato con ferrovie. +Chiusa nel vaggone con una famiglia inglese, non +potè barattar parole che colla Savina, la quale dormicchiando +le rispondeva con monosillabi. +</p> + +<p> +Quando giunsero a Genova, mancavano pochi minuti +alla mezzanotte. La contessa, già sbalordita dal +continuo rumoreggiar delle ruote, dai sibili improvisi, +indiscreti della locomotiva, dal sussulto ondulatorio +del vagone, appena ebbe posto piede a terra, +si trovò assediata, travolta, assordata da una folla +di conduttori di omnibus, di servitori di locande, +di facchini, che la tiravano ora qua ora là, afferrandole +o la scattola del cappellino, o la borsa da viaggio. +Savina dal canto suo strillava, si dibatteva, difendendo +ad oltranza gli oggetti affidati alla di lei custodia. +Malmenate, assediate dai facchini e da una +turba di ragazzi, tanto la contessa che la cameriera, +estenuate di forze, soprafatte dall’onda crescente +della folla, atterrite dal trovarsi ogni tratto dinanzi +alla faccia la fiamma rossastra delle torce a vento, +finirono coll’arrendersi a discrezione, abbandonando +corpo e averi nelle mani di un servitore di piazza, +che le rimorchiò all’albergo Reale. +</p> + +<p> +Consegnate le due viaggiatrici ai camerieri dell’albergo, +il servitore, fattosi dare dalle medesime le +polizze di riscontro, andò a levare il bagaglio. +</p> + +<p> +La contessa, trovatasi finalmente sola e lontana da +quel baccano infernale, si lasciò cadere su di un +sofà: +</p> + +<p> +— Ah! sia lodato Dio!.... Non ne poteva più! Oh che +babilonia!...» e tergevasi il sudore che, di sotto la +<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> +parrucca, le scorreva sul fronte. Ma dì un po’, Savina, +che si fa adesso? +</p> + +<p> +— Si cena, poi si va a letto.... +</p> + +<p> +— Cenare? a quest’ora? Eppure qualche cosuccia +bisognerà prendere;... mi sento debole... E se +intanto cercassimo di Ernesto? +</p> + +<p> +— Andarlo a pigliare a quest’ora il signor Ernesto! +</p> + +<p> +— Capisco! è un po’ tardi... Ma almeno chiediamone +conto al cameriere. +</p> + +<p> +— Chi sa se lo conosce... +</p> + +<p> +— Non importa! saprà però qualche cosa della +spedizione Medici... Tutta Genova ne parlerà... +</p> + +<p> +In quella entrò il cameriere a chiedere se le signore +abbisognassero di qualche cosa. +</p> + +<p> +La contessa rispose che sì, e disse quel che voleva. +</p> + +<p> +Il cameriere inchinatosi, accennava già d’andarsene, +quando la contessa lo fermò: +</p> + +<p> +— Ehi! quel giovine!... Ditemi un po’: sapete voi +quando partano, Medici e i suoi? +</p> + +<p> +— Credo domani... cioè oggi;... soggiunse poi +sorridendo e additando l’orologio che segnava le +dodici e mezzo. +</p> + +<p> +— Non lo sapete di sicuro dunque? +</p> + +<p> +— Nossignora. +</p> + +<p> +— Fatemi il favore d’informarvi, e di sapermi +dire l’ora precisa della partenza. +</p> + +<p> +— Ma per saperlo, o signora, bisognerebbe essere +a Sestri. +</p> + +<p> +— A? +</p> + +<p> +— A Sestri. +</p> + +<p> +— E perchè a Sestri? +</p> + +<p> +— Perchè Medici coi garibaldini si trova colà da +due giorni... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> +</p> + +<p> +— Che dite mai! Non sono a Genova dunque? +Oh! questo mi spiace davvero! Guardate un po’! come +si fa adesso... Oh che imbroglio, che imbroglio! +</p> + +<p> +— Vede! Se fossimo partiti questa mattina da +Campo de’ fiori...» osservò Savina. +</p> + +<p> +— Fammi un po’ il piacere di lasciarmi in pace! +È mia la colpa se la cassettina è arrivata tardi? +</p> + +<p> +— Avrebbe potuto benissimo far senza del cappellino, +brontolò Savina. Fortunatamente la contessa, +sbalordita com’era dai disagi del viaggio, dal fracasso, +e da quella notizia non l’intese. +</p> + +<p> +Il cameriere aveva approfittato di quel po’ di bisticciamento +per scendere in cucina. In sua vece +entrò un facchino con un baule. +</p> + +<p> +— Ditemi un po’ il mio uomo! Noi vorremmo +andar a Sestri domattina...» gli disse la contessa. +</p> + +<p> +— C’è un vapore che va a Chiavari alle otto. +</p> + +<p> +— Ma noi vogliamo andare a Sestri... +</p> + +<p> +— Da Chiavari a Sestri è una passeggiata. Buona +notte!» e se ne andò anche lui. +</p> + +<p> +— Ci vuol pazienza! sclamò la contessa; se Ernesto +non è a Genova, bisogna andarlo a trovare +dov’è... Manco male che c’è un vapore che va a +Chiavari, se no stavamo fresche... Rischiavamo di +non poterlo salutare... Ho a dirtela, Savina? Io non +sono mai stata sul mare, e una giterella di poche +ore la fo volentieri. +</p> + +<p> +— Non ci sono mai stata nemmen io... Dicono +però che si soffre molto la prima volta che si viaggia +sul mare... +</p> + +<p> +— Sì, un po’ di giramento di testa, un po’ di nausea.... +</p> + +<p> +— Ma dicono che sia un male terribile. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> +</p> + +<p> +— Esagerazioni, Savina, esagerazioni!... Oh, a proposito! +Apri quella scatola e dà un’occhiata al cappellino +per vedere se ha sofferto in viaggio... Domani +la porteremo con noi quella scatola, così a +Sestri, metterò il cappellino nuovo... per far onore +al mio Ernesto... Sai, Savina, proseguì a voce bassa +e sorridendo, ho qui in serbo per lui un pajo di +dozzine di <i>marenghi</i>... Povero giovane! chi sa come +sarà contento. +</p> + +<p> +— Più che di vedere il cappellino nuovo, disse +fra sè Savina, cavandolo dalla scatola e presentandolo +alla padrona. +</p> + +<p> +In questo entrò il cameriere colla zuppa, e le +nostre viaggiatrici, rifocillatesi, si posero a letto; la +contessa in una camera, Savina nell’altra, e ambedue, +malgrado il fischiar del vento e il fracasso delle +ondate che si spezzavano contro il molo, si addormentarono +profondamente. +</p> + +<p> +La mattina seguente, alle otto meno un quarto, la +contessa Emilia e la cameriera salivano la scaletta +di un piroscafo ancorato nel porto, seguite da quattro +facchini col bagaglio, che essi deposero sul cassero +in modo da farne una piramide abbastanza elevata, +e avente per base il cassone contenente gli oggetti +di Ernesto, e per apice la cassettina col cappellino. +</p> + +<p> +Il cielo era sereno, ma soffiava un vento gagliardo +che sollevava alte e spumanti le onde. Savina ne +era atterrita, ma la contessa sorrideva di quella +paura, dicendole: +</p> + +<p> +— Su di un bastimento grande come questo, quelle +onde, che ti pajono gran cosa, non si sentono nemmeno. +</p> + +<p> +Ma quando il piroscafo, uscito dal porto, cominciò +<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> +la lotta colle onde, lotta vittoriosa sì, ma +contrastata, allora anche la contessa mutò di parere, +e Savina da consolata, divenne consolatrice. +</p> + +<p> +Le poverette, non potendo reggersi in piedi sul +ponte, sedettero sul loro bagaglio, cercando supplichevolmente +intorno qualche viso amico che le confortasse; +ma nessuno badava loro. +</p> + +<p> +Mezz’ora dopo il mare chiese imperiosamente il +solito tributo alle viaggiatrici che per la prima volta +si affidavano al suo dorso. Le infelici in sulle prime +fecero le sorde, fingendo di non capire; ma il mare +insistette; chiesero soccorso, pietà, invano;... dovettero +cedere e... <i>væ victis</i>! +</p> + +<p> +Le nostre donne, trabalzate ora da una parte, +ora dall’altra, si urtavano a vicenda, per rovesciarsi +poi insieme sul bagaglio che loro serviva di sedile +e di letto. Discinte, pallide in volto, cogli sguardi +errabondi, semispenti, avrebbero fatto compassione +a chicchessia, meno ai marinaj che andavano e venivano +zufolando indifferenti. +</p> + +<p> +— Oh! che gente!.... che gente senza cuore! mormorava +timidamente Savina, porgendo la quinta +tazza di tè alla padrona. +</p> + +<p> +— Ah! io non ne posso più! sclamava gemendo la +contessa e premendosi con una mano il moccichino +alla fronte, e coll’altra il cuore, che pareva volesse +balzarle dal petto. Fammi il piacere, Savina... Va +là in fondo, e chiamami il capitano... Quello là colle +spalline d’oro... +</p> + +<p> +Savina ubbidì camminando a mala pena e appoggiandosi +colle mani su tutti gli oggetti che trovava, +tanto per reggersi in piedi; ma subito dopo retrocedette. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> +</p> + +<p> +— E così? le chiese la padrona: cosa ti ha detto? +</p> + +<p> +— Mi ha detto che ho buon tempo. +</p> + +<p> +Qui un nuovo impeto di... tosse, impedì alla contessa +di rispondere. Come succede di solito in questo +caso, Savina imitandola, le tenne subito dietro. +</p> + +<p> +La contessa appena potè tirare il fiato, appena potè +reggersi sulle gambe, appoggiandosi al braccio di +Savina (la quale alla sua volta tratto tratto si appoggiava +alla padrona), si avvicinò al capitano, che +guardò le due donne senza moversi dal suo posto; +</p> + +<p> +— Signor capitano! gli disse con voce supplichevole +la contessa. +</p> + +<p> +— Che c’è? +</p> + +<p> +— Io sono la contessa Emilia *** +</p> + +<p> +Il capitano nulla rispose. +</p> + +<p> +— Io sono disposta a qualunque spesa, proseguì +la contessa traballando, ma voglio scendere a terra... +subito... subito... +</p> + +<p> +— Tra poco scenderà, rispose il capitano; così +dicendo si allontanò di là, e, scesa la scaletta, si +chiuse nella sua cameruccia. +</p> + +<p> +— Oh che orso! che malcreato! gridò la contessa +giungendo le mani. Piantarmi qui a questo +modo! Ma non son chi sono se non domando soddisfazione... +Oh! l’avrà a fare con me,... se camperò, +perchè ho paura... +</p> + +<p> +— Ah! che maniera di assassinare la gente! soggiungeva +Savina. +</p> + +<p> +Ma un più terribile colpo era riservato alla sventurata +contessa. Erano giunti a poche miglia da Chiavari, +e il piroscafo dondolava più fortemente di prima, +urtato dalle onde ripercosse dalla spiaggia. Vi +fu un istante in cui la nave si abbassò tanto da un lato, +<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> +che gli stessi marinaj dovettero abbrancarsi ai cordami +per non rotolare in mare. La contessa e la +sua cameriera, credendo giunto l’ultimo loro momento, +caddero carponi, raccomandandosi l’anima a +Dio. La cassettina del cappellino, la quale, come +avvertimmo, stava sull’apice della piramide formata +coi bagagli della contessa, al piegarsi del bastimento +perdette l’equilibrio e balzò in mare. +</p> + +<p> +Rialzatosi il piroscafo, si rialzarono tosto anche le +due donne, e precipitarono al parapetto gridando: +Ferma! ferma! +</p> + +<p> +Accorsero i marinaj, e i passeggieri, e chiesero +alle donne se qualcuno fosse caduto in mare. +</p> + +<p> +— Eccola, eccola! gridava la contessa, additando +la cassettina che ballonzolava allegramente sulle +onde. +</p> + +<p> +— Cos’è? +</p> + +<p> +— È la mia cassettina.... col cappellino nuovo» +rispose sempre strillando la contessa. +</p> + +<p> +Uno scroscio di risa accolse queste parole. +</p> + +<p> +— Ahimè! ahimè! la cassettina affonda... fermate +il Vapore; presto... presto... +</p> + +<p> +Gli astanti si sbellicavano dalle risa. +</p> + +<p> +In questo s’udì un grido disperato... La contessa +gettò un braccio al collo della cameriera onde sostenersi. +</p> + +<p> +La cassetta, che si immergeva sempre più, mano +mano che l’aqua vi penetrava, sparve infine per +sempre negli abissi del mare. +</p> + +<p> +Un’ora dopo la contessa boccheggiava (assistita +dalla fida Savina) distesa su di un sofà, in un albergo +di Chiavari. Riavutasi a poco a poco dallo +stato di prostrazione in cui l’aveva gettata il mal +<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> +di mare, i suoi primi pensieri furono per il nipote. +</p> + +<p> +— Senti, Savina, io non posso movermi; quel +maledetto mare m’ha tutta sconquassata... +</p> + +<p> +— E io, signora padrona! Mi sento tutta rotta la +persona, come se m’avessero bastonata... E quel +rustico d’un capitano? e quei marinaracci malcreati... +</p> + +<p> +— Quel che è stato è stato! Che vuoi! son gente +che non vive che sull’aqua... Per me ho già dimenticato +tutto, e ho dimesso il pensiero di far rapporto +sul conto loro. Ora quel che mi preme è di +veder Ernesto. Io, come ti ho detto, non posso reggermi +in piedi. Dunque manderemo ad avvertirlo +che sono arrivata... Savina, chiamami qualcuno dell’albergo. +</p> + +<p> +Savina, benchè di malavoglia, alzatasi da sedere, +moveva già per uscir dalla camera, quando s’udì +picchiare all’uscio: +</p> + +<p> +— Avanti! gridarono le due donne. +</p> + +<p> +Entrò un facchino, il quale, strisciata una riverenza, +disse: +</p> + +<p> +— È delle signore il cassone che c’è laggiù sotto +il portico? +</p> + +<p> +— È mio. +</p> + +<p> +— Abbiam da portarlo su? +</p> + +<p> +— No, no; anzi sarà bene che la trasportiate a +bordo del Vapore... +</p> + +<p> +— Di qual Vapore? +</p> + +<p> +— Di quello su cui devono partire i garibaldini +con Medici... +</p> + +<p> +— Scusi, signora, ma non ho capito bene... +</p> + +<p> +La contessa ripetè le stesse parole, traducendole +però in italiano onde meglio farsi comprendere. +</p> + +<p> +— I garibaldini?... Medici, ha detto? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> +</p> + +<p> +— Ma sì! rispose la contessa impazientita. +</p> + +<p> +— Ma se sono partiti jeri di notte, e non di qui... +</p> + +<p> +— Chi? come? +</p> + +<p> +— Medici coi garibaldini... +</p> + +<p> +— Partiti... jeri notte... e non di qui?» balbettò +la contessa, puntando colle gomita e levandosi a +sedere. +</p> + +<p> +— Sissignora! sono partiti jeri alle due in punto +dopo mezzanotte da Sestri di ponente... Erano due +Vapori.... +</p> + +<p> +— Ma voi siete ubbriaco! gridò fuori di sè la +contessa. +</p> + +<p> +Il facchino per tutta risposta, uscì dalla camera, +per tornarvi subito dopo in compagnia d’un cameriere. +</p> + +<p> +— Dite un po’ voi... qui a queste signore che a +me non vogliono credere. Quand’è partito Medici +coi suoi volontarj per la Sicilia? +</p> + +<p> +— Questa notte da Sestri di ponente, rispose il +cameriere<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>. +</p> + +<p> +— Ma... questo qui presso... non è Sestri? +</p> + +<p> +— Questo è Sestri di levante. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> +</p> + +<p> +— Oh! beatissima Vergine! +</p> + +<p> +— Mentre quello da cui partirono Medici e i garibaldini +è... +</p> + +<p> +— È? +</p> + +<p> +— Sestri di ponente, distante poche miglia da +Genova. +</p> + +<p> +— Ah! poveri noi cos’abbiamo mai fatto!... E, dite, +sono partiti tutti, proprio tutti? chiese Savina trepidando. +</p> + +<p> +— Tutti! risposero il facchino e il cameriere. +</p> + +<p> +Questa volta la povera contessa Emilia svenne +davvero. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> +</p> + +<h2 id="cap13">CAPITOLO XIII. +<span class="smaller">Le Memorie di Elpis Melena.</span></h2> +</div> + +<div class="blockchap"> +<p> +«I manoscritti da me rimessi ad Elpis Melena +sono scritti di mio pugno. +</p> + +<p class="indr"> +<span class="smcap">Garibaldi</span> (Bologna, 26 settembre 1859) +</p> +</div> + +<p> +— A tavola, signori! gridò un cameriere recando +un’odorosa minestra di paste. +</p> + +<p> +— A tavola, a tavola! ripeterono alcuni garibaldini, +i quali radunati nelle sale di una trattoria di +Palermo, stavano contemplando la marina dal balcone, +aspettando l’ora del pranzo. +</p> + +<p> +In un attimo furono tutti a posto. Il capitano Federico +fece sedere presso di sè Ernesto; poi venivano +Roberto, Valentino e cinque o sei altri, militi +e graduati alla rinfusa. +</p> + +<p> +Già tutti stendevano la mano ai piattelli, quando +Roberto, alzatosi, gridò: +</p> + +<p> +— Un momento! Ricordatevi, amici miei, che la +gratitudine è tra i primi doveri dell’uomo; dunque +nessuno ardisca mangiare prima di ringraziare con +un brindisi l’ottima signora zia d’Ernesto... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> +</p> + +<p> +— Benissimo! gridarono in coro i convitati impugnando +i bicchieri. +</p> + +<p> +— La quale ebbe la felice idea di inviare per +la posta un grazioso rotoletto di <i>marenghi</i> a quel +bravo giovane di suo nipote, al quale pure faremo +un brindisi in compenso dell’averci invitati ad ajutarlo +a degnamente spendere il regalo della zia. +</p> + +<p> +La proposta di Roberto fu accolta con gioja da tutti +gli astanti; si fece il brindisi in onore della contessa, +la quale, se lo avesse inteso, avrebbe per quell’istante +di dolcezza dimenticati i tanti guaj sofferti +in causa del <i>qui-pro-quo</i> che vi abbiamo narrato, e +che, tornata alla sua villeggiatura, soleva ripetere a +quanti andavano a visitarla. +</p> + +<p> +Il pranzo fu allegrissimo per la gioja schietta e confidente +che animava i convitati. +</p> + +<p> +Alle frutta, com’è il solito da Omero ai giorni +nostri, cominciò il novellare. Si parlò, com’era naturale, +di quanto in allora formava argomento di tutti +i discorsi, cioè della guerra d’insurrezione, dei diversi +fatti d’armi, e di quanto rimaneva a fare; si +parlò del paese nativo, della famiglia e degli amici +assenti, e, come si dice di tutte le strade che mettono +a Roma, tutti quei discorsi si convergevano e finivano +in un sol punto,... Garibaldi. +</p> + +<p> +C’era tra i convitati un capitano, il quale sapeva +appuntino le avventure del generale, che egli aveva +conosciuto fin dal quarantasette in America. Pregato +dai compagni a narrarle, non se lo fece dire due +volte, e cominciò a raccontare per filo e per segno +alcuni dei tanti episodj di cui è intessuta la vita +avventurosa di quest’uomo straordinario. +</p> + +<p> +Però per quanto il capitano ne sapesse, egli non +<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> +avrebbe al certo potuto competere colla Elpis Melena +(pseudonimo d’una miss inglese, intrepida viaggiatrice); +alla quale il generale Garibaldi affidò i proprj +manoscritti, ch’ella tradusse non in inglese, ma +in tedesco<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>, allo scopo di diffondere per la Germania +le virtù dell’eroe nizzardo, e, se è possibile, convertirla +a nostro vantaggio. +</p> + +<p> +Per questi motivi, e per i diritti del sesso, noi daremo +la preferenza a <i>miss</i> Elpis Melena, radunando +in un brevissimo sunto le Memorie di Garibaldi da +lei tradotte, e che spargono molta luce su molti +punti tuttora sconosciuti della di lui vita. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Garibaldi è nato a Nizza il 4 luglio del 1807. Suo +padre, Domenico, nato a Chiavari, era figlio di un +marinajo e, dall’infanzia, marinajo lui stesso. Egli +desiderava che suo figlio Giuseppe abbracciasse una +professione più tranquilla della sua; avrebbe voluto +farne o un medico, o un avvocato, o un prete; ma +Giuseppe era destinato ad una vita avventurosa, e +il destino (fortunatamente per noi) la vinse. +</p> + +<p> +Benchè ancora ragazzo, Garibaldi non sognava +che viaggi; un bel dì fuggì di casa, e si diresse +con un suo compagno a Genova, in un battello +ch’egli governò alla meglio; ma, raggiunto a Monaco, +fu ricondotto a casa. +</p> + +<p> +Odessa fu lo scopo del suo primo viaggio; dopo, visitò +Roma, Cagliari, Genova, Costantinopoli, ove una +malattia lo ritenne alcuni mesi. Guarito, volle andarsene, +<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> +ma, scoppiata la guerra tra lo Tzar ed il Sultano, +il porto venne bloccato e il giovane marinajo +per campare, accettò l’ufficio di precettore presso +una famiglia italiana. Quando Dio volle potè partire; +avuto il comando di un brigantino, da Costantinopoli +recossi a Gibilterra, retrocedendo di poi per la +stessa via. +</p> + +<p> +Fin d’allora, la libertà e l’indipendenza d’Italia +erano i più ardenti tra i suoi desiderj; e vivissima +fu la sua gioja quando, ne’ suoi viaggi, stretta relazione +con un affigliato alla <i>Giovine Italia</i>, seppe che +molte migliaja d’Italiani ardevano come lui di pari +amore per la libertà della patria. Quella santa idea +fu, da quel dì, lo scopo della vita di Garibaldi. +</p> + +<p> +Nel 1833, mentre egli dimorava a Marsiglia, venne +presentato a Mazzini come uomo fidato a tutta prova; +il tribuno gli assegnò una parte nella cospirazione +che andava ordendo. Mentre i Mazziniani, riuniti e +irreggimentati in Isvizzera, dovevano sollevare il +Piemonte, incominciando dalla Savoja, Garibaldi si +arrolava nella marineria piemontese, e veniva accettato +come marinajo di prima classe a bordo della fregata +<i>l’Euridice</i>. Egli doveva affigliare l’equipaggio alla +<i>Giovine Italia</i>, ed impadronirsi a tempo opportuno +della fregata e tenerla a disposizione dei rivoltosi. +</p> + +<p> +Un bel dì, mentre la fregata stava ancorata nel +porto di Genova, si sparse la voce che era scoppiata +la rivolta in città, e che la caserma della gendarmeria +(posta nella piazza Sarzana) era già in potere +degli insorti. Garibaldi, impaziente di verificare coi +suoi occhi il fatto, si getta in un canotto, smonta +alla Dogana, e corre in piazza Sarzana. Tutto era +tranquillo. S’informa, e gli vien detto che il colpo +<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> +di mano era andato fallito, che la polizia aveva sventato +il complotto, che erano stati fatti molti arresti, +e che i Mazziniani si ponevano in salvo: Siccome +(dic’egli ingenuamente) io m’era arrolato nella marineria +piemontese per secondare l’insurrezione, così, +fallito il tentativo, non credetti necessario di ritornare +a bordo dell’<i>Euridice</i>.» All’imbrunire di quell’istesso +giorno, Garibaldi, travestitosi da contadino, +usciva di Genova. +</p> + +<p> +Dopo d’aver camminato dieci notti sui monti, arrivò +a Nizza, e riposò un giorno intero presso sua +madre; ma, sicuro com’era che la polizia era sulle +sue tracce, continuò a camminare, e, attraversato a +nuoto il Varo (le cui aque eransi in que’ dì ingrossate) +afferrò la riva francese. Arrestato, non avendo passaporto, +disse chi era, raccontando con tutta ingenuità +quanto era accaduto. La cosa parve molto sospetta alle +guardie francesi, le quali credettero bene di condurre +il fuggitivo a Grasse, presso Draghignano, e +di chiuderlo provisoriamente, in un locale della caserma +di gendarmeria. Garibaldi saltò dalla finestra, +attraversò la città, guadagnò i monti, vicini e, arrivato +a Marsiglia, non sapendo che fare, pigliò in +prestito un altro nome, aspettando che la Providenza +gli offrisse l’occasione di ripigliare la vita del marinajo. +</p> + +<p> +Certo Francesco Gazan, capitano d’un piccolo bastimento +mercantile, lo prese a bordo in qualità +di luogotenente. Di poi fece un viaggio nel mar +Nero; indi condusse a Tunisi una fregata da guerra +che quel bey aveva fatto costruire a Marsiglia. Poco +dopo venne spedito a Rio-Janeiro; ritornò di bel +nuovo a Tunisi, e di là a Marsiglia, proprio in quella +<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> +che il coléra vi infieriva. Ivi si erano aperti nuovi +ospitali provisorj, e tutti gli uomini di buona volontà +vennero chiamati a soccorrere i malati. Figuratevi se +uno della tempra di Garibaldi doveva rimaner sordo +a quell’appello! Egli accorse, e per più settimane +prestò l’opera sua come infermiere negli ospitali di +Marsiglia, vegliando dì e notte presso i colerosi, coll’ardente +carità d’una suora di San Vincenzo. +</p> + +<p> +Pochi mesi dopo egli trovavasi di bel nuovo a +Rio-Janeiro. +</p> + +<p> +Allora cominciò la sua carriera militare. +</p> + +<p> +«Sotto la bandiera dell’indipendenza (scrive Garibaldi +nel VI capitolo delle sue Memorie), sul vasto +e libero Oceano, seguito da sedici arditi compagni, +io sfidai un impero, e, solo rappresentante della repubblica +di Rio-Grande, ne feci sventolare la bandiera +sugli alberi delle mia nave». Garibaldi qui intende +parlare dell’impero del Brasile. +</p> + +<p> +In quell’epoca conobbe e sposò Anita. Ell’era +amazzone, come suo marito era soldato. Lo seguì +ovunque, dividendo seco lui tutti i pericoli con una +annegazione mirabile. Fra due battaglie diventa madre. +Framezzo a questa guerra di sorprese, di colpi di +mano, di imboscate, ella non sa il mattino ove poserà +la sera col pargoletto. Pochi giorni dopo il +parto è costretta di rimontare in sella, ed eccola che +si slancia al galoppo col suo neonato tra le braccia. +Vien presa; e giunge a fuggire; è ripresa; la si +crede morta.... quand’eccola ricomparire d’improviso, +sorridente e fiera col suo bambino. +</p> + +<p> +Assestate le cose della repubblica di Rio-Grande +e finita la guerra col Brasile, Garibaldi, stabilitosi a +Montevideo, fu costretto a mutar professione tanto +<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> +da poterla campare lui e la famigliuola. Quand’ecco +si accende la guerra tra Montevideo e Buenos-Ayres. +Il generale Manuel Oribe, già presidente di Montevideo, +venne esigliato da quella repubblica, e come +Coroliano tra i Volsci (la comparazione è di Garibaldi) +andò a chiedere soccorso e protezione al nemico +della patria sua, a Rosas, dittatore di Buenos-Ayres. +Oribe, sostenuto da Rosas, marciò su Montevideo. +A Garibaldi venne dapprima affidato il comando d’una +flottiglia sulla Plata, poi quello d’una legione italiana. +Le sue spedizioni, le sue vittorie, la difesa di Montevideo, +lo resero allora popolare non solo nell’America +meridionale, ma anche in parte dell’Europa. +</p> + +<p> +Garibaldi, dopo l’assedio di Montevideo, viveva +come il più umile e il più povero tra i cittadini di +quella città che egli aveva difesa sì valorosamente, +allorchè, l’anno dopo (1847) la fama delle riforme +liberali incominciate da Pio IX, giunse anche in America. +Il cuore dell’esule allora palpitò di gioja! Garibaldi +scrisse a Pio IX una lettera di ringraziamento, +di ardenti felicitazioni, offrendogli il suo braccio; gliela +spedì a mezzo del nunzio; questa lettera è in data +del 20 ottobre 1847. Anzani, il suo più caro amico, +firmò anche lui quella lettera. Pio IX ebbe il pudore +di non rispondere. +</p> + +<p> +Qualche mese dopo giunse a Montevideo la notizia +della rivoluzione detta del quarant’otto. Garibaldi +tosto decise di recarsi in Europa. Raccolto il +denaro occorrente, frutto d’una soscrizione, il capo +della legione italiana s’imbarcò con cinquantasei +compagni, colla moglie, coi figli e col fido Aguyar, +un negro della Plata che gli fu compagno in tutte +le imprese, e che perì miseramente a Roma il 30 +<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> +giugno 1849, colpito in fronte da una scheggia di +bomba. +</p> + +<p> +Garibaldi e i suoi compagni approdarono il giugno +(1848) a Nizza. Ivi morì Anzani, il fratello d’armi +del generale, dicesi d’una congestione cerebrale, causata +dalla violenza dell’emozione onde fu assalito alla +vista della riva italiana. Garibaldi, resi gli estremi +ufficj al diletto amico, lasciati a Nizza la moglie e i +figli Menotti, Ricciotti e Teresita, partì tosto per +Genova, ove giunse il 20. In quell’istesso giorno +egli portossi al campo e offrì i suoi servigi a Carlo +Alberto, che lo indirizzò al ministero della guerra. +Garibaldi volò a Torino e si presentò a Ricci, allora +ministro della guerra. Ma il condottiero di Rio-grande +e della Plata, puzzava troppo di repubblicanismo, +sicchè il ministro, ascoltata freddamente la domanda, lo +consigliò di portarsi a Venezia, ove facilmente avrebbe +potuto trovare il comando di qualche nave: «Ecco il +posto, conchiuse il Ricci, che più d’ogni altro conviene +all’eroe della Plata.» +</p> + +<p> +Garibaldi, accortosi che era pazzia sperare appoggio +dal governo, risolse di farne senza e di non +contare che su sè stesso; raccolse in Lombardia i +Corpi franchi, e cominciò a battere la campagna a suo +modo, senza punto inquietarsi di quanto faceva l’armata +piemontese. Era già successo il disastro di Novara, +e Garibaldi, su quel di Varese, teneva ancora +testa agli Austriaci, battendoli più volte; finalmente, +vedendo che ogni resistenza era oramai inutile, licenziò +i Corpi franchi, e riparò in Isvizzera. +</p> + +<p> +A tutti sono note le sue imprese del quarantanove, +la difesa di Roma, e la mirabile sua ritirata a San +Marino, la quale gli costò la perdita della consorte, +<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> +l’eroina di Imbìtuba, di Lages, di Caquari, e di +Morso da Barra, che mai non lo aveva abbandonato.<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a> +</p> + +<p> +«Tutti i miei consigli, tutte le mie preghiere (scrive +Garibaldi nelle sue Memorie) furono inutili; invano +la supplicai di riflettere allo stato in cui si trovava +(Anita era incinta). — Tu non mi vuoi presso di te, +rispondeva essa; tu cerchi dei pretesti per allontanarmi... +Dubiteresti forse del mio coraggio? — Non +ne aveva essa già date prove? Non amava forse la +bella vita del soldato, la vita a cavallo? Forse che +le battaglie non erano divertimenti per lei? Che importavano +le privazioni e le fatiche, a lei, che associata +alle mie imprese, viveva con tanta energia della +vita del cuore?... A San Marino, durante la nostra +ritirata, s’erano palesati in Anita alcuni sintomi di +una malattia mortale; rinnovai le mie istanze perchè +la si fermasse in quella città; invano. Quanto più +crescevano i nostri pericoli, altrettanto la di lei risoluzione +era incrollabile. A Cesenatico, un’intera +notte fu spesa nel preparare alla partenza i battelli +che dovevano condurci a Venezia. Anita, appoggiata +ad un macigno, seguiva cogli occhi il nostro lavoro, +con una simpatia dolorosa. Ci imbarchiamo; ahi! +l’urto dei flutti aggravò lo stato della malata, e +per tutto il tempo ch’ella rimase a bordo, i suoi +patimenti non ebbero un istante di sosta. Quand’io +sbarcai con essa sulle rive di Mesola, era mezzo-morta +e incapace di reggersi in piedi. Ella sperava +che il soggiornare a terra avesse a restituirle le +forze... Ahimè! la terra altro non aveva a darle che +una tomba!» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> +</p> + +<p> +Garibaldi per trentacinque giorni errò alla ventura +nella pineta di Ravenna, nascondendosi di macchia +in macchia, di roccia in roccia, circondato dai Croati +che sapendolo lì presso, gli davano la caccia. Ma il +proscritto seppe coll’audacia del guerrigliero, coll’astuzia +del selvaggio indiano, e (diciamolo a loro +onore) coll’ajuto dei Romagnoli, sfuggire alle ricerche +dei nemici. Finalmente, di pericolo in pericolo, +di avventura in avventura, attraversata l’Italia, giunse +al piccolo porto di Fullonica, ove s’imbarcò per +l’isola d’Elba. +</p> + +<p> +Ma giunto in quell’isola, dovette tosto pensare alla +propria sicurezza, e ripartire al più presto col medesimo +canotto in cui era arrivato, e che conduceva egli +stesso remando. Nelle vicinanze di Livorno s’imbattè +in un bastimento inglese, il cui capitano lo raccolse +a bordo e lo sbarcò a Porto Venere. Di là Garibaldi, +portatosi a Chiavari, venne arrestato e tradotto a +Genova come prigioniero di Stato. Dopo d’aver passato +qualche giorno chiuso nel palazzo del governatore, +venne condotto dal generale La Marmora, +il quale accoltolo con ogni riguardo, fattolo salire a +bordo del <i>Carlo Felice</i> (fregata da guerra che trovavasi +ancorata nella rada), gli disse di scegliere egli +stesso il luogo del suo esiglio, chè la di lui presenza +nel regno era divenuta incompatibile. Garibaldi chiese +in via di grazia, che gli permettessero almeno di +abbracciare i suoi figliuoli e di passare ventiquattro +ore con essi a Nizza. Venne condotto a Nizza sul <i>San +Giorgio</i> e, il dì dopo, ricondotto a Genova su questo +stesso piroscafo. Garibaldi dovendo fare di necessità +virtù, scelse Tunisi per sua dimora. Ma giunto a +Tunisi, quel bey, non volendo aver garbugli colla +<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> +Francia, gli negò ospitalità, proibendogli fino di +sbarcare. In allora il capitano del bastimento tornò +indietro, e, in attesa di altri ordini, depose Garibaldi +nell’isola della Maddalena. +</p> + +<p> +Il futuro dittatore della Sicilia, già da un mese viveva +tranquillo in quell’isola nella capanna d’un +pescatore, certo Pietro Susini, quando il signor Falchi, +governatore dell’isola, scrisse al governo piemontese +che era pericoloso il lasciare un tal uomo +tanto vicino alla Sardegna. Qualche giorno dopo un +<i>brik</i> da guerra, il <i>Colombo</i>, giungeva alla Maddalena, +e pigliato il generale, lo conduceva a Gibilterra. +</p> + +<p> +Il governatore di Gibilterra permise a Garibaldi +di sbarcare, ma appena ebbe toccato terra, gli ingiunse +di abbandonare Gibilterra entro sei giorni. +Garibaldi si tolse subito di là e se n’andò, soletto +in una barca, a cercare sulle coste barbaresche l’ospitalità +che gli veniva negata in Europa. +</p> + +<p> +Giunto a Tangeri, si portò dal console sardo, e +nominatosi, gli chiese asilo. Il console (il signor +Carpaneto) lo accolse cortesemente, e il povero esigliato +fu per sei mesi (cioè fino all’aprile del 1850) +l’ospite ed il commensale del degno rappresentante +la Sardegna. +</p> + +<p> +Nei primi giorni di quella primavera, Garibaldi da +Tangeri si portò a Liverpool, e nel giugno s’imbarcò +per Nova-York, ove dimorò tutto un anno. Ivi per +campare, si associò al suo amico e compatriota Meucci, +fabbricatore di candele<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>. Poco dopo una società +americana gli offrì il comando d’un bastimento mercantile, +<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> +e Garibaldi si chiamò felice di poter riprendere +la vita del marinajo. Egli fece vela verso Nicaragua, +verso la Nuova Granata e Panama; ma una +ardente febbre, che lo spinse a fil di morte, lo obbligò +a rinunciare a quel comando. +</p> + +<p> +Guarito, verso la fine del 1851, si portò su di un +piroscafo inglese a Lima. Nel gennajo del 1852 gli +si presentò un’altra occasione d’imbarcarsi; un negoziante +genovese, stabilito nel Perù, gli affidò un +bastimento da trasporto, sul quale l’ardito marinajo +andò dall’America in Australia, dall’Australia a Canton, +tornando a Nova-York. +</p> + +<p> +Nel principio del 1854, in causa di altri impegni +contratti, Garibaldi si portò di bel nuovo in Inghilterra; +soggiornò qualche tempo a New-castle e a +Londra, poi viaggiando pel Mediterraneo, pervenne, +il maggio, a Genova. +</p> + +<p> +Questa volta il governo piemontese ebbe il buon +senso di accordargli la libertà di vivere in patria. +Garibaldi si condusse tosto a Nizza, e là visse tutto +quell’anno affatto oscuro, e occupato esclusivamente +de’ suoi figli. Per ultimo, cercando una solitudine +ancor più profonda, comperò un pezzo di terra incolta +nella quasi deserta isola di Caprera, e vi si +stabilì l’anno dopo. +</p> + +<p> +Caprera (i lettori lo sanno) non è che una roccia +di granito, ricoperta da uno strato di terra fecondabile. +L’isola è abbastanza vasta, estendendosi in circonferenza +quindici miglia, e in larghezza, cinque. +La popolazione dell’isola è formata dai suoi quattro +proprietarj, cioè dal generale, da un Inglese e da +due poveri pastori. Di case che meritino questo nome, +non ce n’è che due, quella del generale e quella +<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> +(di stile moresco) dell’Inglese, posta sulla punta dell’isola +verso la Maddalena; i due pastori, che dividono +con Garibaldi e coll’Inglese la proprietà dell’isola, +dimorano in certi antri aperti nelle rocce<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>. +</p> + +<p> +Garibaldi pose piede per la prima volta nell’isola +<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> +di Caprera nel maggio del 1855. Trovò quei massi +di granito affatto deserti e ricoperti appen’appena +da un sottil strato di terra, la quale in molti luoghi +era tanto stracarica di ciottoli, che pochi e tristi +arbusti vi potevano allignare, e tra questi l’erica +<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> +e qualche famiglia di erbe aromatiche. Al presente, +dopo due anni e mezzo di fatiche, l’aspetto dell’isolotto +è mutato. Vi si scorge una bella e comoda +casa (Garibaldi a Caprera abitò, prima sotto una +tenda, poi in una capanna di legno) circondata da un +muricciuolo lungo circa due miglia, eretto pietra per +pietra dalle mani del generale, nel recinto; crescono, +prosperano legumi, mandorli, pomi, peri, castagni, +le viti e fino la canna da zucchero. Il campo è solcato +da copiosi ruscelletti distribuiti con arte. Vi +sono inoltre dei forni con cui si fa carbone delle radici +sbarbicate dal suolo. +</p> + +<p> +Nel 1859, Garibaldi aveva divisato di intraprendere +un viaggio nell’America co’ suoi figli e con +Bixio, quando gli avvenimenti lo chiamarono di bel +nuovo alle armi. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Gli astanti avevano ascoltato con sommo piacere +il racconto del capitano garibaldino, il quale, solleticato +dai segni di aggradimento coi quali venivano +accolte le sue parole, disse: +</p> + +<p> +— Adesso, amici miei, voglio raccontarvi un’altra +storia... +</p> + +<p> +— Del generale? +</p> + +<p> +— Proprio del generale. +</p> + +<p> +— Bravo! bene! dì su!» gridarono in coro gli +astanti. +</p> + +<p> +— Vi voglio raccontare una scena... C’era anch’io, +e me lo ricordo come se la fosse successa jeri... Ma +prima datemi da bere, che a forza di mandar fuori +parole, mi si è seccata la gola come un pezzo d’esca. +</p> + +<p> +Dato ch’ebbe un lungo bacio al bicchiere, il capitano +continuò in tal modo la sua narrazione. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> +</p> + +<p> +— Lo scorso autunno il generale si trovava a Ravenna; +c’erano anche Menotti, sua sorella, e il servitor +vostro. È una bella città Ravenna! Dopo Roma +nessuna città ha tanti monumenti... Poi c’e il sepolcro +di Dante... E la <i>Pineta</i> la contate per nulla?... +Chi l’ha veduta di voi altri la <i>Pineta</i>? +</p> + +<p> +Nessuno degli astanti rispose. +</p> + +<p> +— Dunque nessuno l’ha vista!... Peggio per voi. +La <i>Pineta</i> è un immenso bosco di pini, nel quale +Garibaldi, dopo l’affare di Roma, stette nascosto +più di un mese... Del resto chi ne vuol sapere di +più non ha che andar a vederla... e se ne troverà +contento<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>. +</p> + +<p> +Gli astanti risero; e il capitano continuò: +</p> + +<p> +Era il mattino di una bellissima giornata, serena, +sorridente come la ciera d’un galantuomo. Entrati +nella <i>Pineta</i>, la nostra meraviglia cresceva ad ogni +passo; là ci sono tutte le varietà di verde creato da +Domeneddio, chè, oltre ai pini alti come giganti, il +terreno è coperto da un’infinita varietà di arboscelli, +di macchie, di arbusti selvaggi, frammisti a ciliegi, +a peri, a pomi, inghirlandati dalle vite che va su +e giù da un punto all’altro come un serpente. Il generale, +in quel giorno<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>, nonostante le violenti emozioni +che doveva provare alla vista di quei luoghi testimonj +della morte della sua povera moglie e dei patimenti +che egli aveva dovuto soffrire per sottrarsi alla caccia +dei Croati, il generale, dico, era di ottimo umore. +<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> +Parlò a lungo dell’ultima campagna (una magnifica +campagna diceva lui), e notava con compiacenza che +durante la guerra, non era stato costretto a punire +alcuno de’ suoi soldati. Lodava poi moltissimo i +Romagnoli, e diceva che tra tutte le città della Romagna, +Ravenna si era sempre distinta per l’assenza +completa delle rivalità di casta, e per la lealtà e la +concordia de’ suoi abitanti. Mi ricordo anche del bene +che disse di un tal Bonnet di Comacchio, che l’aveva +salvato dalle unghie degli Austriaci, con grave pericolo +della sua vita. Se Garibaldi si ricordava dei +Romagnoli, anche questi non l’avevano al certo +dimenticato, tanto che, quando seppero che egli era +nella <i>Pineta</i>, accorsero da tutte le parti. Mano mano +che noi ci addentravamo nel bosco, cresceva la folla, +crescevano i viva. Avevamo già percorsi circa tredici +miglia, quando la carrozza ove c’era Garibaldi +e che precedeva le nostre, voltò a destra e noi, seguendolo, +ci trovammo tutto ad un tratto innanzi +ad una fattoria che, come abbiam saputo di poi, è +proprietà del marchese Guìccioli. Smontati, entrammo +in un modesto salotto... Era precisamente quello +in cui spirò Anita Garibaldi, vittima del suo amor +conjugale.... +</p> + +<p> +Qui vi furono alcuni istanti di silenzio; poi il +garibaldino, continuò: +</p> + +<p> +— Se avessi a raccontarvi per filo e per segno +la festa che il fattore e la sua famiglia, fecero al +generale (non lo vedevano da dieci anni!) non la +finirei più! Vi dirò soltanto che in quella solitaria +fattoria, chiusa in mezzo alla <i>Pineta</i>, trovammo una +tavola allestita, ma! coi fiocchi... Altro che una collazione!... +fu un vero pranzo da sposi, che i nostri ospiti +<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> +seppero rendere doppiamente saporito e allegro, +tanto furono cortesi e compagnevoli. Eravamo diciotto +a tavola, e ad ogni minuto entrava qualche Romagnolo +nel salotto; tutti volevano berne un bicchiere +col generale, tutti facevano a gara per parlargli, +rammentandogli qualche avventura del quarantanove, +qualche pericolo incontrato insieme a lui, +tanto che in men di mezz’ora, la sala fu zeppa di +gente, da non potersi movere. Al di là degli usci +aperti, si vedeva una folla di teste...; ogni tratto si +udivano grida di gioja: viva Garibaldi! viva l’Italia, +ecc. ecc. Finita la colazione, e pigliato congedo da +quella brava gente, risalimmo in carrozza... Indovinate +un po’ da quanti legni siamo stati accompagnati +al nostro ritorno dalla fattoria? Nientemeno che da +cinquanta! +</p> + +<p> +— Oh? +</p> + +<p> +— Proprio da cinquanta! Vedete che n’era venuta +della gente! Dopo un miglio, ci siam fermati davanti +una cappelletta solitaria, sulla cui porta stava un +prete che ci accennò di smontare e di seguirlo nella +chiesuola; entrammo infatti. Presso l’altare c’era una +tomba coperta da un strato nero, stracarica di ghirlande +e di mazzi di fiori colti allor’allora. Era la +tomba di Anita... Noi tutti ginocchioni pregammo per +quella poveretta... Che momento solenne fu quello! +c’era un silenzio.... un raccoglimento!... pareva +che ognuno di noi pregasse per sua madre... Ah! non +la dimenticherò più quella giornata! non lo dimenticherò +più quel momento!... +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> +</p> + +<h2 id="cap14">CAPITOLO XIV. +<span class="smaller">Milazzo.</span></h2> +</div> + +<div class="blockchap"> +<p> +Ho il presentimento, Vittore, di non tornar +più! Ma ho promesso a Medici di +esser sempre con lui, e manterrò la +promessa<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>. +</p> +</div> + +<p> +Come avrete veduto nel principio dell’antecedente +capitolo, Medici co’ suoi, giunto felicemente a Palermo +con un grosso piroscafo (gli altri due legni +l’<i>Utile</i> ed il <i>clipper</i> americano, erano stati catturati<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>) +<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> +si era acquartierato colla sua brigata nella capitale +della Sicilia, a disposizione del generale. +</p> + +<p> +Roberto e Valentino fecero, come si suol dire, gli +onori di casa al capitano Federico arrivato con Medici, +e tutti e tre di poi, al nipote della contessa +Emilia, il quale, ricevuta a mezzo postale una lettera +della zia e una per Roberto (quella di Dalia), aveva +stretta relazione col pittore e quindi co’ suoi camerata. +</p> + +<p> +La contessa nella sua lettera al nipote, gli aveva +raccontate tutte le tribolazioni, i disastri (come essa +scriveva) del suo viaggio a Chiavari, tutto insomma +(dall’episodio del cappellino in fuori) quanto aveva +sofferto per poterlo raggiungere ed abbracciare prima +che salpasse per la Sicilia. +</p> + +<p> +Ernesto, benchè grato a tante prove d’affetto, non +aveva però potuto a meno di ridere dal <i>qui-pro-quo</i> +preso dalla zia a proposito dei due Sestri. È bene +inoltre avvertire, che il gruppetto ricevuto poco dopo +la lettera, lo aveva meravigliosamente disposto alla +gajezza. +</p> + +<p> +E della famosa cassa, che era avvenuto? +</p> + +<p> +La contessa Emilia non si era data per vinta, e +con un proscritto in quell’istessa lettera, annunciava +al nipote che, quando meno se l’aspettava, avrebbe +ricevuto una cosa che gli avrebbe fatto tanto piacere; +e finiva lì, pensando di fargli correre l’aquolina +in bocca. +</p> + +<p> +Anche Roberto fu lietissimo di ricevere nuove di +Dalia. Ne disse qualche motto a Valentino, ma non +<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> +andò più in là. Ma la sera trovatosi soletto, prima +di coricarsi, rilesse la lettera di Dalia, poi la baciò +e ribaciò, e si addormentò pensando che gli occhi +cilestri vincono d’assai i neri, fossero anche grandi, +limpidi e lampeggianti come quelli di Rosalia. +</p> + +<p> +La mattina dopo, Roberto rispose alla giovinetta +con una lunga lettera nella quale fedele alla fattale promessa, +proseguì il racconto delle sue avventure (tacendole +però di Rosalia) e delle mirabili vittorie del +generale, e scrivendo e scrivendo, tanto gli si scaldò +il sangue, che fu lì in procinto di chiuder la lettera +col promettere di sposarla finita la guerra... Fortunatamente +per lui, Valentino entrò in quella a dirgli +non so che cosa, ma che ebbe virtù di fargli finire, +chiudere e suggellare in fretta quella lettera, senza +toccare il tasto del matrimonio. Roberto, pigliato pel +braccio l’amico, uscì pei fatti suoi. +</p> + +<p> +Intanto le cose non andavan molto bene nell’isola, +specialmente nella provincia di Messina, dove la +cattiva scelta dei nuovi governatori, e la vicinanza +del nemico tenevano inquieti gli animi. Il dittatore +pensò quindi di spedire a quella volta il generale +Medici per assestare le cose, e per osservare davvicino +i movimenti del nemico. +</p> + +<p> +La partenza di Medici da Palermo con un corpo +di volontarj, fu salutata dagli applausi di quei cittadini, +i quali, da quella spedizione si promettevano +moltissimo. Medici, giunto a Termini l’ultimo di giugno, +vi doveva riposare quarantotto ore; ma nello +stesso giorno arrivarono a lui due corrieri; il primo +gli portava un dispaccio della segreteria di Stato per +la guerra e marina, con un ordine dittatoriale che +lo nominava a comandante di tutta la provincia di +<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> +Messina con ampie facoltà militari e civili. Era detto +in quell’ordine, che tutti gl’impiegati militari e finanziarj +dovessero dipendere da lui, ch’egli avrebbe potuto +sospenderli, proporne di nuovi, e prendere tutte +quelle determinazioni che la eccezionalità dei tempi +gli avesse indicato necessarie per il buon andamento +delle cose. L’altro corriere, arrivato quasi contemporaneamente, +veniva da Patti, e recava notizie che +i regj avevano fatto qualche movimento in avanti. +Correva inoltre voce (e pareva verace) che un corpo +di truppe borboniche era uscito da Messina, che si +inoltrava a marce forzate, anzi che l’avanguardia +era già arrivata al castello di Spadafora, punto importante, +perchè domina la strada che conduce a +Barcellona. +</p> + +<p> +I garibaldini, ai quali era stato concesso di riposare +per ventiquattro ore, ebbero l’ordine di ripigliare +la marcia, non solo, ma di affrettarla. +</p> + +<p> +Prima però che partissero da Termini accadde un +fatto che per la sua singolarità merita di essere raccontato, +tanto più che non ha riscontro nelle storia. +</p> + +<p> +Termini, al giungere dei volontarj di Medici, fu +sossopra; quei cittadini accolsero i loro liberatori +con entusiasmo, disputandosi il piacere, l’onore di +averne qualcuno a loro ospite e di festeggiarlo il +meglio che potevano. Ora avvenne che un giovinetto +terminese, maneggiando imprudentemente un +revolver d’un garibaldino, fece scattare la molla e +ricevette una palla nel petto, sicchè restò ucciso sul +colpo. Questo deplorabile accidente gettò la mestizia in +mezzo alla gioja e alla festa. Medici non volle lasciar +Termini prima di appurare l’accaduto; radunò quindi +un Consiglio di guerra, innanzi a cui venne tradotto +<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> +il volontario; ma prima ch’egli pronunziasse una +parola in sua difesa, una donna seguita da una ragazza, +si aprì la via attraverso la folla e si presentò +al cospetto dei giudici. Erano la madre e la sorella +dell’ucciso. +</p> + +<p> +Allora la povera donna disse piangendo, ma con +voce sonora: Io era là; so com’è accaduta la disgrazia; +quel garibaldino è innocente della morte del +mio figliuolo, che io considero come morto sul campo +di battaglia; ma essendo abituata ad avere presso di me +un figlio, io vi prego, cedetemi questo (e così dicendo +cinse con un braccio il collo del milite), io l’adotto. +</p> + +<p> +Il volontario venne immediatamente rimesso in +libertà. La nuova sua madre, impostogli il nome dell’ucciso, +lo condusse trionfalmente a casa sua, ove +passò alcuni giorni tra le più affettuose carezze. +</p> + +<p> +Molti per questo fatto chiamarono quella donna +un’eroina degna de’ migliori tempi di Sparta. Noi, +che infatto di maternità abbiamo opinioni molte severe, +non troviamo di che entusiasmarci nel vedere +una madre consolarsi sì presto, e con tanta disinvoltura +della perdita di un figlio, come se si trattasse +di quella di un marito per andare a seconde nozze. +</p> + +<p> +Ad ogni modo la condotta di quella madre non è +al certo il più bell’elogio del defunto. +</p> + +<p> +Medici col suo corpo camminò tutta la notte, e +allo spuntar dell’aurora giungeva a Cefalù. Quivi +volle che i suoi riposassero, tanto più che, dovendosi +spingere sino a Barcellona, aveva a fare marce +lunghe e faticosissime, tra monti e spiagge senza +altre strade che stretti e difficili sentieri. A Cefalù +le notizie continuavano a giungere poco rassicuranti; +la provincia rimasta senza amministrazione, aveva +<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> +bisogno della presenza di un capo per impedire i disordini, +e per ridonare agli abitanti fiducia e confidenza. +Il nemico s’ingrossava a Messina, e specialmente +al Gesso, posizione formidabile sopra Messina, +e anello tra questa città e Milazzo, ove pure +giungevano nuovi rinforzi<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a>. +</p> + +<p> +Medici, impaziente di portarsi sul teatro ove era +chiamato ad agire, per guadagnar tempo, lasciò il +corpo da lui comandato a Cefalù; diede le disposizioni +necessarie perchè si movesse in avanti con la maggiore +possibile sollecitudine, e decise di recarsi egli +stesso con alcuni uffiziali dello stato maggiore e poche +guide a cavallo, a riconoscere le posizioni, e a +studiarle più davvicino e nei più minuti particolari. +</p> + +<p> +Così fu fatto; Medici viaggiando dì e notte, ora +a piedi ed ora a cavallo, giunse finalmente la mattina +del 5 a Barcellona. Quivi incominciarono gli atti +di lui come capo della provincia. +</p> + +<p> +Viaggiando da Cefalù a Barcellona, Medici sdrajatosi, +riposava sulla spiaggia del mare insieme al suoi compagni, +quando un vaghissimo augellino volò sull’arena, +e vi si fermò; preso, divenne argomento di varie +osservazioni; vi fu persino chi ne trasse felici augurj. +Medici pigliatolo in mano, sorridendo disse: +«Siamo venuti per la libertà, dunque libertà anche +agli uccelli.» Non aveva ancora finito di parlare che +già l’uccellino volava libero. +</p> + +<p> +Medici, ricevuto a Barcellona con ogni manifestazione +di simpatia e di gioja, e trovando gli animi +atteggiati a nobili imprese, non tardò a far conoscere +agli abitanti della provincia, e la sua carica e il suo +<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> +animo, e quanto sperava dal concorso dei buoni cittadini, +a vantaggio della causa italiana, alla quale +tutti dovevano con eguale animo e valore generosamente +concorrere. Quindi, il 5, pubblicava un bellissimo +proclama, nel quale sono specialmente ammirabili +le parole con che spiega, con l’accento +del soldato, com’egli sentisse la libertà. +</p> + +<p> +Frattanto si mostravano continui i movimenti nelle +regie truppe di Milazzo, rinforzate da nuovi corpi +che sopraggiungevano da Messina, onde vedevasi +chiaro che i regj volevano dare una battaglia nelle +vicinanze di quella città, e, se fortuna arridesse, marciare +prestamente sulle insorte provincie della Sicilia.<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a> +Medici, fatto accorto dei progetti del nemico, +non essendo stato ancora raggiunto da tutto il suo +corpo, cominciò a fare delle escursioni verso Milazzo, +per istudiare le migliori posizioni, e supplire così, col +vantaggio di esse, allo scarso numero delle sue forze. +Il 6 luglio, il generale Medici, ed alcuni de’ suoi uffiziali, +trasvestitisi, si recarono a Santa Lucia, alla +destra di Barcellona, e dalla torre di un antico monastero +guardando la sottoposta pianura di Milazzo, +concepirono un piano di difesa, pensando specialmente +di occupare Santa Lucia, posizione molto importante. +Altri punti vennero visitati in quel giorno +stesso; si accostarono a Gesso e di là, seguendo la +catena dei monti verso sud, poterono scorgere Messina, +dove speravano inalberare quanto prima la +bandiera dell’unità italiana. +</p> + +<p> +I volontarj lasciati dal generale Medici a Cefalù, +marciavano verso Barcellona; e mangiando e alloggiando +<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> +malamente, tra fatiche inaudite, laceri e scalzi, +la mattina del 10 giunsero a Barcellona. In +quattro giorni tutto fu accomodato alla meglio; +riposati i volontarj, racconciate le scarpe e le vesti, +ordinate le armi e distribuite le munizioni, talchè +il 14, il piccolo corpo di Medici accampò a Meri, ad +un’ora da Barcellona, verso Messina. +</p> + +<p> +Dalla parte dei regj si era cambiata la guarnigione +di Milazzo; al comandante Torre Bruna, era stato +sostituito il generale Bosco, Palermitano, fedelissimo +al suo re, coraggioso, esperto nelle cose di guerra, +ma vanitoso, millantatore, fanatico, e che agognava ad +ogni costo al vanto di abbattere Garibaldi. Bosco +aveva condotto seco da Messina meglio di 5000 uomini +di truppe scelte, la più parte cacciatori: cavalleria, +artiglieria, munizioni, nulla mancava ai regj, +mentre i nostri, pochi di numero, n’erano scarsamente +provisti. +</p> + +<p> +I volontarj si stendevano a destra ed a sinistra del +paese di Meri. La linea era molto estesa, ma era mestieri +coprirla, per opporre resistenza su tutte le vie +nelle quali il nemico poteva spingersi. Questa linea +era segnata dal letto di un torrentello (il Mela), +che dai monti, alla destra dei nostri, discende fino +al mare. Limite della sinistra, era il mare istesso; +alcune altre stradicciuole, tutte praticabili, serpeggiano +da Barcellona a Milazzo; alla destra rimaneva +il paese di Santa Lucia, con un seguito di colline +descriventi una curva, che si serra alquanto sul +centro; alcune di queste colline con facile declivio +si prolungano verso S. Filippo. +</p> + +<p> +Quasi tutto il letto del Mela è incassato tra due +muricciuoli, che seguono gli accidenti del letto istesso; +<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> +e che, mediante alcuni lavori, si prestavano +a tener fronte ad un attacco. La strada principale per +Milazzo corre in mezzo alla pianura, e traversa +il letto del torrente. Questo passaggio era guardato +da due cannoncini, che i nostri avevano trovato +a Barcellona, e che costituivano tutta la loro artiglieria. +Il 15, una colonna di Napoletani uscì da Milazzo, +ma ad un tratto si fermò e rientrò. Medici, +a fronte di queste dimostrazioni, per poter movere +i suoi pochi soldati, senza sguarnire di troppo le +posizioni, aveva fatto convenire a Meri le guardie +nazionali, ed alcune squadre dei paesi limitrofi. +</p> + +<p> +Nella notte del 16, una pattuglia dei nostri, che +guardava le posizioni di Santa Lucia, si spinse +verso gli avamposti napoletani; si scambiarono le +prime fucilate. La mattina seguente, una colonna di +circa mille uomini, uscita da Milazzo, dirigevasi verso +le nostre posizioni di destra. Il colonnello Simonetta +con circa 300 uomini, ebbe ordine di osservarla; +questi si spinse sulla strada maestra; inviò in ricognizione +un’avanguardia, e fece avanzare a destra +una compagnia, comandata dal capitano Cattaneo. +L’avanguardia ebbe ad avanzarsi per poco, perocchè +tosto incontratasi coi regj, s’impegnò un vivo +combattimento. Il nemico lanciò la cavalleria, che +caricò a tutta possa, ma i volontarj l’attesero col +maggior sangue freddo e la carica fu respinta. Si +combatteva a destra e a sinistra, ove i nostri erano +accorsi per sostenere l’impeto che i nemici facevano +anche da quella parte. Le forze erano disuguali, pure +i regj ripiegarono; allora dai nostri si tentò una carica +alla bajonetta; ma il terreno, troppo malagevole, +non permise di condurla ad effetto. Alcuni, spintisi +<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> +troppo avanti, affaticati per le difficoltà del cammino, +e che nel retrocedere non poterono superare con +la facilità di prima, rimasero cattivi. I regj, fatti quindici +prigionieri, dei quali cinque feriti (anche il +Cattaneo venne fatto prigioniero), non pensarono +che a ritirarsi, e per essere più sicuri rinnovarono +una carica di cavalleria; era essa diretta specialmente +contro coloro che si trovavano sulla strada +maestra, e fu quivi appunto che i nostri uffiziali si +scagliarono sopra i cavalieri nemici, uccidendone +varj. Fatta quest’ultima prova, i Napoletani rientrarono +in Milazzo. I nostri in quella fazione ebbero +circa 40 uomini fuori di combattimento, il nemico +ne perdette circa un egual numero. +</p> + +<p> +Il generale Medici, vista impegnata la lotta, spinse +nuove forze verso il luogo del combattimento; quindi +i volontarj che avevano avuto parte all’azione, poterono +ritirarsi, e i nuovi arrivati occuparono il +caseggiato attiguo alla collina che mena sulla strada +di Santa Lucia, prendendo anche posizione nelle prime +case del villaggio di S. Filippo, ond’essere in +grado di resistere ad un nuovo attacco. Il nemico +infatti faceva continue evoluzioni verso la nostra +destra; egli mirava a girare quella importante posizione, +la quale, nel caso che i nostri avessero dovuto +abbandonare la linea occupata, doveva servir +loro di ritirata per la via dei monti. Quindi Medici +ordinò che sulla strada maestra fosse eretta una +barricata, allo scopo di difendere la linea interposta +tra la strada istessa ed il sommo della prossima +collina, ove la nostra destra rannodavasi, alla sinistra, +colle squadre comandate del colonnello Interdonato. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> +</p> + +<p> +Alle quattro dopo mezzo giorno, il nemico riapparve +con forze doppie. Egli coronava le alture sopra +Ceriolo, occupava il paesello di questo nome, scendeva +per il letto di un torrente, e si avanzava. Allora +il fuoco ricominciò: regj e garibaldini si trovarono +faccia a faccia; il maggiore sforzo dei Borboniani era +di spingersi dalla nostra sinistra alla destra. Conveniva +perciò tener forte dalla parte ove egli irrompeva con +maggior impeto, impedire, dalla barricata, il passaggio +della strada e non lasciare effettuare il suo piano. +Con questo intendimento Medici mandò ordini ad +un battaglione, che stava in riserva fra il crocicchio +della strada per Santa Lucia a destra e Milazzo a +sinistra, di avanzarsi. Questo rinforzo giunse a passo +di corsa, proprio nel momento decisivo, quando la +lotta alla barricata era più accanita, e quando il +nemico, fatto ardito dalla preponderanza delle sue +forze, attaccava di fronte la nostra posizione, facendola +bersagliare ai fianchi da una fucilata veramente +energica. Il rinforzo rinvigorì l’ardire dei nostri, che +riacquistato nuovo entusiasmo e coraggio, si slanciarono +fuori della barricata al grido di: viva Italia; +indi con una brillante carica alla bajonetta, respinsero +il nemico dai vigneti, dai muricciuoli e dalle case +occupate, costringendolo a ripassare in fretta il letto +del torrente. +</p> + +<p> +Ma sulle alture il fuoco continuava vivissimo. Il +nemico, appostati due pezzi sulla strada che dal paese +sbocca nel torrente, tirava spessi colpi, ma senza +risultato. Un po’ più tardi lanciò razzi e granate, anch’esse +senza effetto; indi, aumentato il cannoneggiare, +dal punto ove erasi riordinato mosse +ad un nuovo attacco. I nostri lo bersagliarono vigorosamente +<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> +dalle alture e quelli specialmente della +barricata, animati dal primo successo, si lanciarono +di nuovo sulla strada, e caricarono alla bajonetta. +Per alcuni minuti fu uno spettacolo veramente straordinario; +perciocchè i nostri correvano avanti, ed i +Napoletani non meno arditi, correvano loro incontro: +quando ad un tratto il nemico fermossi sulla riva +del fiume, la sua colonna si schiuse smascherando +l’artiglieria che aprì il fuoco. I nostri continuarono +ad inoltrarsi sulla strada; già avevano occupato una +casa, e si spingevano avanti quasi fin sopra i pezzi +dell’artiglieria nemica, ma sopravvenuta la sera, furono +richiamati. +</p> + +<p> +In quella fazione i Napoletani si batterono valorosamente: +i nostri ebbero pochi morti, molti feriti, e +di bajonetta. Medici, aveva in parte raggiunto il suo +scopo, perciocchè in quella giornata con energia +straordinaria, con posizioni ben scelte, e con evidente +esperienza di guerra, aveva respinto due volte il +nemico, e più da vicino avevalo serrato dentro +Milazzo. +</p> + +<p> +Da Palermo intanto giungevano avvisi di prossimi +rinforzi; il generale Cosenz stava per arrivare, e +difatti, il 18, giunse coll’avanguardia al campo dei +nostri, e visitati i posti, e verificate le posizioni, ne +rimase grandemente soddisfatto. La mattina del 19 +i nostri volontarj, che erano ancora sotto le armi, +videro arrivare una carrozza; in un istante tutti i +beretti si trovarono sulle bajonette; dal cuore e dalla +bocca di quei bravi militi uscì un grido indescrivibile; +essi avevano riconosciuto Garibaldi. Il legno +che giungeva in quel momento conteneva il dittatore +della Sicilia, in camicia rossa, e col solito cappello +nero. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> +</p> + +<p> +Garibaldi, dal primo ingrossarsi del nemico in Milazzo, +aveva compreso che l’armata borbonica intendeva +dare battaglia; e volendo trovarsi presente +e comandare in persona i suoi volontarj, lasciato in +Palermo qual prodittatore il generale Sirtori, affrettò +la sua partenza, e raggiunse in tempo il campo +di Medici. Il giorno stesso del suo arrivo si fece +un nuovo esame a tutte le posizioni. Garibaldi chiede +di tutto, interroga su tutto, osserva minutamente +ogni cosa, approva con espansione d’animo l’operato +di Medici, gli serra più volte la mano, e la sera, prima +della cena, fumando il suo sigaro, scrive l’ordine +del giorno, col quale promove a maggiori generali, +Medici, Cosenz, Bixio e Carini; aggiunge, la +brigata Medici avere ben meritato della patria; i suoi +militi assaliti da forze superiori aver provato ancora +una volta, ciò che valgano le bajonette dei figli della +libertà. +</p> + +<p> +La mattina del 20, Garibaldi, presi gli opportuni +concerti col generale Medici, fece diramare i suoi +ordini alle truppe. Alle 5 del mattino queste erano +tutte sotto le armi e pronte a marciare; due colonne +dovevano formarsi; una comandata dal colonnello +Simonetta, l’altra dal colonnello Malenchini; +queste colonne avevano ordine di recarsi da Meri a +S. Pietro, ove giunte, avrebbero avute nuove istruzioni. +La colonna Simonetta, era composta dei battaglioni +non completi del I.º reggimento e d’una +compagnia del III.º battaglione, con aggregati il battaglione +bersaglieri, comandato dal maggiore Specchi +e circa 20 uomini armati di carabina. La colonna +Malenchini era composta dei tre battaglioni del II.º reggimento, +più una compagnia di volontarj messinesi. +<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span> +S’era ordinata una colonna di riserva, la quale si +componeva del battaglione Dunn, già arrivato, del +battaglione Corte, del battaglione Corrao e del battaglione +Valchieri; le quali forze, essendo i battaglioni +molto sottili, potevano ammontare a circa 3500 +uomini. +</p> + +<p> +La prima colonna ebbe l’ordine di percorrere lo +stradale di Messina sopra S. Pietro a Milazzo, occupando +le case ed i vigneti, in gran parte cinti di +muri. La seconda colonna, descrivendo una diagonale, +si recò ad occupare Barone, che è una frazione +di S. Pietro. Erano queste le due colonne d’attacco, +alle quali fu ingiunto di distendersi, onde collegarsi +e formare una sola fronte di battaglia, la quale doveva +inoltrarsi molto avanti, a destra, per osservare +davvicino le mosse, e le posizioni del nemico. Simile +incarico aveva avuto pure la sinistra, allo scopo di +sorvegliare il nemico dalla parte della marina, d’onde +poteva seriamente minacciare il fianco dei nostri. +</p> + +<p> +I regj intanto erano usciti da Milazzo con forze poderose, +e avevano avuto agio di far loro pro d’ogni +cosa, d’ogni prominenza, dei muri e dei vigneti, per +combattere coperti stando sulla difensiva, o per spingersi +avanti contro i nostri. Ciò avevano ottenuto +moltiplicando i corpi d’osservazione; nè i garibaldini +potevano molestarli, sia perchè disponevano di forze +inferiori, sia perchè non era loro intenzione di attaccare +la fronte del nemico. Ne veniva per conseguenza +lo spiegamento dei nostri, e tanto più perchè l’esercito +Napoletano stendevasi molto a sinistra verso i +mulini, ed a destra quasi fino alla marina. Il nemico +non poteva temere di estendersi troppo, e perchè +così facendo teneva in rispetto e sorvegliate le nostre +<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> +ali; e per ultimo perchè, qualora fosse stato costretto +a ripiegarsi, sarebbesi concentrato con maggior +potenza al centro, in guisa da poter operare +in quel punto energicamente, nulla avendo a temere +ai lati, garantito come era dal mare. Particolarmente +alla sinistra, i Napolitani avevano ben munite con +molta artiglieria le case dei mulini, e gli sbocchi +principali delle strade. +</p> + +<p> +I due eserciti stavano già in faccia l’uno dell’altro; +erano le sette del mattino, quando il nemico mosse +dalla sua destra verso la sinistra dei nostri e l’attaccò. +Repentinamente il fuoco si aprì su tutta la +linea. Il generale Medici ordinò alla colonna Simonetta +di spingere una parte della sua gente verso +Archi, onde rendersi padrone delle mosse nemiche +a sinistra. Questo movimento eseguito dal maggiore +Migliavacca, coadjuvato dal maggiore Croff, fece sloggiare +i regj dalle posizioni che avevano occupate; +dal lato sinistro i nostri si spingevano avanti, stendendosi +verso la marina, movimento che si dovette +appoggiare coi rinforzi del centro, il quale per portarsi +all’altezza della sinistra, fu costretto ad inoltrarsi; +imbattutosi col nemico, e impegnò un vivissimo combattimento. +Così nel tempo stesso si pugnava al +centro, alla sinistra ed alla destra. I Napoletani +combattevano valorosamente, e tanto che, dopo lungo +tempestare, alla sinistra cominciavano ad avere il +sopravvento. L’artiglieria, che imboccava la strada, +e che fulminava i nostri, rendeva i nemici superiori. +Il fianco dei nostri era gravemente minacciato. +Il generale Medici spediva immantinente a quella +volta un uffiziale di stato maggiore colla metà del +battaglione Dunn che era di riserva. Con questi rinforzi +<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span> +e con l’energia del generale Cosenz che dirigeva +quella parte del combattimento, i nostri riuscirono +a ripigliare i posti perduti. Ma il nemico che a cagione +del ripiegamento a sinistra aveva avuto campo +di spingere nuove forze al centro, imperversava +furiosamente da questo punto. +</p> + +<p> +Garibaldi, dalla strada, colla parola, col gesto coll’esempio +dirigeva l’attacco; già combattevasi un’altra +volta su tutta la linea. Contro le forze del centro, +fatte quasi irresistibili dalle circostanze naturali, gli +sforzi dei nostri prodi non valevano. Molti di quei +generosi caddero, e molti altri più animosi ancora, +si avanzavano in mezzo a quell’eccidio. Ma il solo +coraggio non bastava; le nostre perdite di momento +in momento si facevano più sensibili; tutte le nostre +truppe erano giunte, tutte erano al fuoco, anche le +riserve; il momento era pur troppo decisivo. +</p> + +<p> +Un movimento a destra fu quello che decise le +sorti della giornata in favore di Garibaldi. Accennando +energicamente dalla nostra estrema destra al +fianco sinistro, ed al centro nemico, si cambiò la +situazione, perciocchè, i regj improvvisamente incalzati +dal nuovo movimento, cominciarono a ritirarsi, +e il terreno da loro abbandonato veniva occupato +dai nostri. Le truppe nemiche si ritiravano in Milazzo, +si riordinavano, tentavano di scendere a nuova battaglia, +ma alcuni colpi di cannone del piroscafo il +Veloce, sopra cui in quel frattempo erasi imbarcato +Garibaldi, li costrinse a continuare il movimento di +ritirata. +</p> + +<p> +Nella lotta del centro, un pezzo d’artiglieria dei regj +rimaneva nelle mani ai nostri; un drappello di cavalleria +fu lanciato a riconquistarlo, ma invano perciocchè +<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> +oltre al pezzo, perdettero anche i cavalli, e +quasi tutti i cavalieri. Vi furono lotte corpo a corpo, +colpi di <i>revolver</i> a bruciapelo, cavalli azzuffantisi insieme; +dittatore, generali ed uffiziali dovettero giuocar +di spada; tanti sforzi condussero i nostri sino al +ponte di porta Milazzo. Contemporaneamente i nostri +di sinistra giungevano alla lor volta, dopo d’aver +superate le posizioni nemiche. +</p> + +<p> +Ma la lotta non era ancora finita; il passaggio del +ponte era difficilissimo; la moschetteria e la mitraglia +grandinavano senza posa. I garibaldini fecero sosta +ai Magazzeni, che erano alla loro sinistra; con molto +ardimento riuscirono a trascinare sul ponte i due +cannoncini che possedevano, i quali, se materialmente +non potevano offendere gran che, moralmente imponevano +al nemico, che credette i nostri essere possessori +di un’artiglieria. I Napoletani avevano occupate +tutte le case appena fuori della città, e dal +molo, e di dietro le barche, tiravano con molto successo +con le loro carabine; le artiglierie mandavano +palle e mitraglia, e qualche bomba. A sloggiare i +cacciatori, fu mestieri stabilire una linea d’attacco, +che dal ponte, pei vigneti cinti di mura, andava sino +alla marina, e conduceva molto vicino alla città, alle +case ed alle posizioni occupate dal nemico. In questo +incontro specialmente giovarono moltissimo i colpi dei +nostri piccoli pezzi. Frattanto un battaglione fresco, +che aveva avuto ordine di rimanere a Meri a guardare +le posizioni sulla marina, e che, deciso il combattimento +in favore dei nostri, s’era portato sul +posto a passo di corsa per raccogliere definitivamente +il frutto della giornata, fu spinto contro la +città per entrarvi. D’allora in poi il nemico non oppose +<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> +seria resistenza, ma di posizione in posizione +raccogliendosi, s’affrettò a ritirarsi nel forte. Vi fu +un momento in cui si vide il generale Medici a cavallo, +nella strada principale di Milazzo, in mezzo +ad un nembo di fumo, ma fortunatamente ne uscì +sano e salvo. +</p> + +<p> +Il combattimento finì alle 5 pomeridiane; era +quindi durato dieci ore. I nostri tra morti e feriti +perdettero circa 800 uomini; il maggiore Migliavacca +lasciava la vita sul campo. Il nemico ebbe gravi perdite, +ma inferiori alle nostre. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Il romanziere Alessandro Dumas trovossi presente +a questa battaglia. Egli prima della spedizione di +Sicilia avveva avvicinato il generale Garibaldi a Milano +ed a Genova per avere da lui schiarimenti sulla +sua vita e sui suoi fasti, per pubblicarli in un giornale +di Parigi e in un’ampia biografia. Quando seppe +lo sbarco di Garibaldi in Sicilia e la sua entrata in +Palermo, si affrettò a raggiungerlo, e partitosi di Marsiglia +giunse alla capitale dell’isola. Quivi conferì +col dittatore, indi si diresse alla volta di Catania. Fu +di là che intese vagamente come una colonna napoletana +era partita da Messina per incontrare Medici. +Spedito un messo al console francese di Messina, +e da lui avuta risposta che la nuova era vera, senza +perder tempo, levata l’àncora partì alla volta di Milazzo. +Egli giungeva nel golfo orientale appunto +quando il combattimento era incominciato. In alcune +sue lettere dirette al brigadiere Giacinto Carini, ispettore +generale di cavalleria, descrive minutamente +le vicende ed i fatti di quella giornata. Noi riprodurremo +un brano d’una sua lettera per mostrare in +<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span> +qual pericolo si fosse trovato quel giorno il generale +Garibaldi, e quali furono i supremi sforzi dei nostri. +</p> + +<p> +«Il fuoco (scrive il Dumas) cominciò alla sinistra +a mezza strada tra Meri e Milazzo. S’incontrarono gli +avamposti napoletani nascosti tra i canneti. Dopo +un quarto d’ora di moschetteria sulla sinistra, il centro +alla sua volta si è trovato in faccia alla linea napoletana, +e l’ha attaccata e sloggiata dalle prime posizioni. +</p> + +<p> +«La dritta in questo frattempo scacciava i Napoletani +dalle case che occupavano. +</p> + +<p> +«Ma le difficoltà del terreno impedivano ai rinforzi +di arrivare. Bosco spinse una massa di 6000 uomini +contro 5 o 600 assalitori che l’avevano costretto a +rinculare, e che, soprafatti dal numero, erano stati +obbligati ad indietreggiare alla lor volta. +</p> + +<p> +«Il generale spedì tosto a chieder dei rinforzi; arrivati +che furono, attaccò di nuovo il nemico nascosto +tra i canneti, e riparato dietro i fichi d’India. Ciò +era un grande svantaggio per i volontarj, che non +potevano caricare alla bajonetta. +</p> + +<p> +«Medici, marciando alla testa dei suoi, aveva avuto +il cavallo ucciso sotto di sè. Cosenz aveva ricevuto +una palla morta nel collo ed era caduto a terra; lo si +credeva ferito mortalmente, allorchè si rialzò gridando: +Viva l’Italia! La sua ferita, fortunatamente, era +leggiera. +</p> + +<p> +«Garibaldi si pose allora alla testa dei carabinieri +genovesi, con alcune guide per affrontare i Napoletani +ed attaccarli di fianco, togliendo così la ritirata +ad una parte di essi. Ma si imbattè in una batteria +che fece ostacolo a siffatta manovra. +</p> + +<p> +«Missori ed il capitano Statella, si spinsero allora +avanti con una cinquantina d’uomini; il generale Garibaldi +<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span> +era alla testa e dirigeva la carica; a venti +passi il cannone fece fuoco a mitraglia. +</p> + +<p> +«L’effetto fu terribile; cinque o sei uomini solamente +rimasero in piedi; il generale Garibaldi ebbe +la suola d’una scarpa, e la staffa portata via da una +palla di cannone; il di lui cavallo ferito divenne +indomabile, sicchè fu costretto ad abbandonarlo, +lasciando nella sella il suo <i>revolver</i>. Il maggior Breda +e il suo trombetto furono colpiti ai fianchi. Missori +cadeva da cavallo, il quale era ferito a morte da +una scheggia. Statella restava in piedi, fra un uragano +di mitraglia; tutti gli altri, morti o feriti. +</p> + +<p> +«Da tutti si combatteva, e valorosamente. +</p> + +<p> +«Il generale, vedendo allora l’impossibilità di prendere +il cannone che aveva fatto tutto questo danno +di fronte, comanda al colonnello Dunn di scegliere +qualche compagnia e di lanciarsi con essa attraverso +i canneti, raccomandando a Missori e a Statella +di saltare appena sormontati i canneti al di sopra +del muro, e poscia di impadronirsi del cannone che +doveva essere a poca distanza. +</p> + +<p> +«La mossa fu eseguita da due uffiziali, e da una +cinquantina d’uomini, ma allorchè arrivarono sulla +strada la prima persona che vi trovarono fu il generale +Garibaldi a piedi e colla sciabola in pugno. +</p> + +<p> +«In questo momento il cannone fa fuoco, uccide +alcuni dei nostri; gli altri si lanciano sul pezzo, se +ne impadroniscono, e lo portano via. +</p> + +<p> +«Allora la fanteria napoletana s’apre, e dà il passaggio +ad una carica di cavalleria, che si avventa +per riprendere il pezzo. +</p> + +<p> +«I militi del colonnello Dunn, poco abituati al fuoco +si dividono a due lati della strada in luogo di sostenere +<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> +la carica alla bajonetta, ma a sinistra sono +trattenuti dai fichi d’india, a dritta da un muro. La cavalleria +passa come un turbine: da due lati i Siciliani +allora fanno fuoco; l’esitanza d’un momento svanita. +</p> + +<p> +«Le schioppettate continuano a destra e a manca; +l’uffiziale napoletano s’arresta e vuol tornare indietro, +ma ecco in mezzo alla via serrargli il passo +Garibaldi, Missori, Statella e cinque o sei altri. Il +generale salta alla briglia del cavallo dell’uffiziale +gridando: arrendetevi. L’uffiziale per tutta risposta +gli tira un fendente, il generale lo para, e d’un +colpo di rovescio gli spacca la gola. L’uffiziale vacilla, +e stramazza; tre o quattro sciabole sono alzate +sul generale, che ferisce uno degli assalitori +con un colpo di punta. Missori ne uccide altri due +e il cavallo d’un terzo con tre colpi di <i>revolver</i>. +Statella mena le mani dalla sua parte, e ne uccide +un altro. Un soldato smontato di sella si getta alla +gola di Missori, che a bruciapelo gli fracassa la testa +con un quarto colpo di <i>revolver</i>. +</p> + +<p> +«Durante questa lotta di giganti, il generale Garibaldi +ha rannodato gli uomini sgominati. +</p> + +<p> +«Egli carica con loro, e mentre riesce a sterminare +o a far prigioni i cinquanta cavalieri dal primo fino +all’ultimo, incalza alla fine colle bajonette, secondato +dal resto del centro; i Napoletani fuggono; i Bavaresi +e gli Svizzeri tengono fermo un momento, ma +alla fine fuggono essi pure. +</p> + +<p> +«La giornata è decisa, la vittoria non è ancora, +ma sarà, dell’eroe d’Italia.» +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Milazzo, città costruita a cavaliere su d’una penisola, +conta circa 14,000 abitanti; ma essi erano +<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> +tutti spariti; molti usciti di città e sparsi per le campagne, +e molti ancora chiusi nelle proprie case, talchè +quando i nostri vi entrarono, non rinvennero +una città, ma un sepolcro. Un sol uomo fu visto; +egli era un vecchio che usciva da una casa con lo +spavento negli occhi e nella persona; era la sua testa +canuta, e portava nella destra una daga sguainata: +pareva che egli cercasse la vita, ma incontrò sventuratamente +la morte; una cannonata a mitraglia lo +gettava a terra orribilmente mutilato. Per alcune ore +non fu vista anima viva; i cacciatori delle Alpi erravano +per le città col fucile tra le mani, con la minaccia +negli occhi. Medici, a cavallo, stava alla loro +testa; i colpi a palla e a mitraglia continuavano spessi +ed accompagnati da granate; ma i nostri seguitavano +la loro marcia in avanti. La maggior parte di essi si +riuniscono alla marina; alcune compagnie vanno ad +occupare le posizioni elevate intorno al forte, e lo stringono +da vicino; dal convento de’ Cappuccini mandano +contro i regj pochi ma ben aggiustati colpi di +carabina; così da altura in altura si portano nel punto +più elevato dell’istmo, proprio ove sorge il mulino a +vento d’onde, alla distanza di circa cinquecento metri, +si domina buona parte dell’interno del forte. La fucilata +durò viva sino alla sera; alla notte, i colpi si +fecero radi, più come avvisi di <i>allerta</i> che per offendere. +In quella notte il quartiere generale era +alla marina, sul sagrato di una chiesa. +</p> + +<p> +Era spettacolo singolare veder colà Garibaldi sdrajato +per terra riposarsi delle durate fatiche, e circondato +dal suo stato maggiore, dettare proclami, +e annunciare all’Europa la presa di Milazzo, a molte +madri la morte dei loro figli, e al governo di Napoli +<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> +la disfatta delle truppe comandate dal generale +Bosco. +</p> + +<p> +Il 21, il fuoco di moschetteria e di artiglieria continuava. +Per precauzione i nostri avevano erette alcune +barricate; erasi anche disposto per alcune opere +di contro fortificazione, che dovevano servire al collocamento +di alcuni pezzi, che dovevano battere il +castello nel lato più debole, ma non poterono essere +collocati, perchè mancavano i mezzi alle opere. Intanto +cominciavano le trattative per la capitolazione; ma +il generale Bosco pretendendo gli onori di guerra, +e Garibaldi non volendoglieli accordare, quel giorno +e il seguente passarono senza che nulla si fosse +definito. Quando in sul vespro del 23, apparvero +sette legni a vapore parte napoletani e parte francesi, +ma al servizio di Napoli per capitolare col generale +Garibaldi. Il 24 fu conclusa la capitolazione a +queste condizioni: +</p> + +<p> +«Che la guarnigione uscisse dal forte, e s’imbarcasse +sui legni che erano in porto, con tutti gli onori di +guerra: +</p> + +<p> +«Che dovesse portar seco l’armamento ed il bagaglio: +</p> + +<p> +«Che dovesse lasciare nel forte tutte le bocche da +fuoco, tutti i cavalli, compresi quelli degli uffiziali e +dello stesso comandante Bosco, e la metà dei muli.» +</p> + +<p> +I nostri acquistarono in quella occasione trentasei +cannoni, due in bronzo e trentaquattro in ferro, centotrentanove +cavalli e ottantatre muli. +</p> + +<p> +Noteremo essere stato stabilito che i pezzi d’artiglieria +ceduti, non dovessero essere menomamente +danneggiati, ma sedici di essi vennero slealmente inchiodati; +furono fatte da parte di Garibaldi energiche +<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> +proteste; si era quasi al punto di rompere le trattative, +ma l’ammiraglio Anzani, che trattava per la +parte di Napoli, si mostrò così dispiacente dell’accaduto, +parlò tanto caldamente della sua completa +ignoranza di quel fatto, e riprovò così altamente +la vergognosa violazione dei patti, che i nostri uffiziali +non fecero più parola dei cannoni inchiodati. +Il 24, a sera, le truppe borboniche avevano totalmente +sgombrata Milazzo; il 25, Medici prendeva i +necessarj concerti per la partenza; la notte del 26 il +suo corpo bivaccava sulle alture di Messina, in cui +la mattina del 27 doveva entrare in mezzo agli applausi +della popolazione. +</p> + +<p> +Così ebbe fine la battaglia di Milazzo, dalla quale +il generale Bosco molto promettevasi; battaglia, che +dai soldati napoletani fu valorosamente combattuta, +e nella quale i volontari di Garibaldi colsero una +imperitura corona di gloria. Dolorosa oltremodo riuscì +al campo dei nostri la perdita del valoroso Migliavacca. +</p> + +<p> +Come succede sempre dopo una battaglia, i volontarj +erravano qua e là pel campo, incrociandosi, +e chiedendosi a vicenda notizia degli amici più cari. +Valentino, benchè stracco morto, gironzava già da +un pezzo, senza che ancora avesse potuto venire a +capo di raggranellare qualche notizia de’ suoi camerati. +</p> + +<p> +Quando Dio volle, poco prima che calasse la notte +(una notte siciliana, limpida, fresca, stellata, rischiarata +dalla luna) incontrò il capitano Federico, il +quale, accortosi che il suo povero cavallo era sfinito +dalla fatica, scesone, camminava pedestre, tirandosi +dietro colla briglia l’animale: +</p> + +<p> +— Oh! capitano! quanto ho caro di vederla.... È +un pezzo che la cerco... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> +</p> + +<p> +— Addio, il mio Valentino! rispose Federico stringendogli +affettuosamente la mano. Sano e salvo, eh? +</p> + +<p> +— Come un pesce, grazie a Dio! Ma è però un +miracolo se son qui, glielo dico io!.. +</p> + +<p> +— Ah, sì perdio! la fu una giornata calda. +</p> + +<p> +— E dei nostri ha notizie, capitano? +</p> + +<p> +— No, Valentino; anzi voleva chiederne a te. +</p> + +<p> +— Io non ne so niente. Roberto... +</p> + +<p> +— Era alla barricata sulla strada... +</p> + +<p> +— Brutto sito!... E del signor Ernesto... +</p> + +<p> +— Ernesto era con Roberto; gli ho veduti io assieme, +quando quei di Medici si sono mischiati con +quelli di Bixio là alla barricata. +</p> + +<p> +Così dicendo erano giunti presso un bivacco, sotto +un gruppo di alberi, e dal quale partirono tosto +allegre voci che chiamavano: Federico!... Valentino!... +qui, qui con noi.... +</p> + +<p> +I chiamati, appressatisi, conobbero tosto, al chiaro +di luna, cinque o sei visi amici. Ricambiatesi le +strette di mano, sedettero in giro intorno al fuoco +su cui rosolavano alcune fette di carne porcina, infilzate +sulle bacchette da fucile. Sull’erba stavano +disposti alcuni fiaschi, e cacio e pane e frutti. +</p> + +<p> +La conversazione ferveva animatissima, come succede +di chi ha molte cose da raccontare, ma molte, +in modo che tutti vogliono essere i primi a parlare +per timore che la memoria non giunga a ritenere +tutte le idee che ronzano nei cervelli. Erano argomento +di tutti questi discorsi le diverse fasi della +battaglia; i pericoli corsi individualmente e quelli +affrontati in comune; l’accanimento con cui s’erano +battuti i regj, degno d’una causa migliore; il combattimento +a corpo a corpo sostenuto dal generale, +<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span> +da Missori, e dagli altri pochi che aveva con sè; +quanto accadde al Liparacchi comandante il <i>Veloce</i><a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>; +poi vennero le lamentele per le morti, per le ferite +dei compagni, e via via. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> +</p> + +<p> +Tutti questi discorsi però, lieti o lugubri che fossero, +non avevano possa di affievolire l’appetito +in que’ giovanotti, i quali, digiuni fin dal mattino, +appena la carne parve cotta, si accinsero a far onore +al festino. +</p> + +<p> +Staccate quelle fette di carne dalle bacchette ed +equamente distribuite, i commensali cominciavano già +a stracciarle co’ denti, quando s’udì gridare: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> +</p> + +<p> +— Ohe! e io?... Ohe! piano piano;... voglio anch’io +la mia parte... +</p> + +<p> +Tutti gli sguardi si rivolsero verso un giovane +uffiziale, il quale, odorata da lungi la cena, precipitava +verso quella a passo di corsa. +</p> + +<p> +Era Roberto. +</p> + +<p> +L’appetito di Roberto era proverbiale tra i suoi +commilitoni; tuttavia, benchè sapessero di avere in +lui un formidabile concorrente, coll’accoglierlo festosamente, +col fargli posto, col porgergli tosto una +lauta porzione di carne, mostrarono quanto se lo +tenessero caro. +</p> + +<p> +Roberto sedutosi, mosse in giro lo sguardo sui +suoi compagni, nominandoli ad alta voce, e con gioja +mano mano li discerneva. +</p> + +<p> +— Qui tutti! qui tutti sani e salvi!... Benone perdio! +Ma che dico tutti!.... Pur troppo ne manca +uno!... continuò di poi crollando il capo. +</p> + +<p> +— Chi manca? gli chiesero i compagni guardandosi +l’un l’altro. +</p> + +<p> +— Manca Ernesto. +</p> + +<p> +— Ah! è vero... +</p> + +<p> +— Che n’è avvenuto? chiesero ad una voce Federico +e Valentino. +</p> + +<p> +— È morto, rispose mestamente il pittore. +</p> + +<p> +— Morto? +</p> + +<p> +— Sì, una palla lo colpì dritto nel cuore, poco +prima che morisse Migliavacca. +</p> + +<p> +— Oh, povero Ernesto! Un così buon giovane!... +</p> + +<p> +— Spirò nelle mie braccia, là dietro quella maledetta +barricata!... Perdio! i nostri cadevano come +le mosche... +</p> + +<p> +— E così? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> +</p> + +<p> +— E così, intanto che io, raccolto uno schioppo +da terra, mi divertiva per mio conto, chè già dietro +la barricata non c’era da far nulla nè colla sciabola, +nè col <i>revolver</i>, sento Ernesto che grida: Roberto! +mi volto, e allungo il braccio appena a tempo +per sostenerlo. Egli aveva già gli occhi semichiusi...; +lo abbraccio, lo trasporto dietro un albero;... gli parlo, +ma inutilmente; mormorò qualche parola che non +ho potuto capire, e felice notte!... spirò. +</p> + +<p> +— Povero Ernesto!... Pace alla sua anima! dissero +in coro gli astanti, mandando l’ultimo saluto al +prode giovinetto morto combattendo per la patria. +</p> + +<p> +— Dopo la battaglia, continuò Roberto, ho fatto +trasportare il cadavere all’ambulanza... Non che ci +fosse a sperare,... ma a buon conto l’ho fatto +visitare dal nostro dottore. Quando fu constatato +che era proprio morto, gli abbiamo frugato nelle +tasche per vedere se ci fosse qualche carta, qualche +lettera, insomma qualche cosa che potesse interessare +la di lui famiglia... +</p> + +<p> +— Cos’avete trovato? +</p> + +<p> +— Ecco qua! (così dicendo trasse di tasca due +lettere) quest’è una lettera di sua zia. +</p> + +<p> +— So cos’è, disse Federico; è la lettera che accompagnava +certi <i>marenghi</i>... +</p> + +<p> +— Proprio quella; e quest’altra è.... insomma +è un affar di cuore. Poi gli togliemmo dal taschino +l’orologio; eccolo qui! lo voglio consegnare io stesso +a quella buona donna di sua zia... È una memoria. +</p> + +<p> +— E i denari? +</p> + +<p> +— Eccoli in questo portamonete; dodici <i>marenghi</i>, +e delle monete d’argento e di rame. Cos’abbiamo +a farne di questo denaro? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> +</p> + +<p> +— Godiamceli allegramente, rispose un milite filosofo. +</p> + +<p> +— No, bisogna mandarli a sua zia, disse un altro. +</p> + +<p> +— Facciamogli fare una lapida? +</p> + +<p> +— Io invece direi di darli all’asilo infantile che +il generale ha fatto aprire a Palermo. +</p> + +<p> +Quest’ultimo progetto fu accettato a pieni voti. +</p> + +<p> +Finita la cena, que’ giovinetti, accesi i loro sigari +si sdrajarono sull’erba. Pochi minuti dopo erano sepolti +in un profondo sonno. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Il 28 luglio, in forza di una convenzione stipulatasi +tra i generali Clary e Medici, i regj sgombrarono +Messina, riducendosi nella cittadella. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> +</p> + +<h2 id="cap15">CAPITOLO XV. +<span class="smaller">Messina ed il Monarca.</span></h2> +</div> + +<div class="poem-container"> +<div class="poem inl"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Nux erat, et placidum carpebant fessa soporem</p> +<p class="i01">Corpora per terras, sylvæque et sæva quierunt</p> +<p class="i01">Æquora: cum medio volvuntur sidera lapsu:</p> +<p class="i01">Cum tacet omnis ager, pecudes, pictæque volucres,</p> +<p class="i01">Quæque lacus late liquidus, quæque aspera dumis</p> +<p class="i01">Rura tenent, somno positæ sub nocte silenti</p> +<p class="i01">Lenibant curas, et corda oblita laborum.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i08"> (<span class="smcap">Virgilio</span>. <i>Eneid. Lib. IV</i>)</p> +</div></div> +</div> + +<p> +Medici, conchiusa la convenzione, partì alla volta +di Gesso, ove aveva stabilito il suo quartier generale. +</p> + +<p> +La fama della stipulata convenzione si sparse immantinente +lungo la spiaggia, e tra le campagne circonvicine, +sicchè i Messinesi, che prima s’erano +sbandati temendo il bombardamento, a torme rientrarono +in città. Dai balconi, dalle logge, dalle vie, +si videro sventolare i tre colori nazionali e tutta +la popolazione si abbandonò al tripudio per la libertà +con tanta ansia desiderata. Poco prima del mezzogiorno, +<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> +la festa si animò di bel nuovo per l’arrivo +di Medici che rientrava in città alla testa della sua +divisione. +</p> + +<p> +Due ore dopo si spargeva per Messina la notizia +che arrivava il dittatore. Infatti egli era alle porte +della città. Tosto i Messinesi accorrono, lo circondano, +staccano i cavalli dalla sua carrozza e lo conducono +in trionfo fino al palazzo ove alloggiava Medici. +Quivi giunto, fu costretto ad affacciarsi replicatamente +al balcone per mostrarsi al popolo, che lo acclamava +liberatore dell’isola. La sera, la città comparve quasi +per incanto illuminata tutta, e pavesata di un infinito +numero di bandiere italiane. Quella notte stessa, +verso le 11, da una mano di gente furono abbattute +le due statue in marmo state erette in onore dei +due sovrani borboni Ferdinando I e Francesco I. +Il generale Medici ed il sindaco, informati di ciò, +spedirono della forza imponente per evitare che si +distruggessero le altre due, di Carlo III e Ferdinando II, +capilavori d’arte, le quali in seguito vennero levate +di là e custodite nel museo dell’università. +</p> + +<p> +Giammai Messina era apparsa sì bella. +</p> + +<p> +Messina, l’antica <i>Zancle</i>, detta di poi <i>Messana</i> (ricorriamo +di bel nuovo all’albo dell’infaticabile garibaldino +milanese, che a Milazzo fu a un pelo di +perderlo in una colla vita), siede sullo stretto a cui +diede il nome. +</p> + +<p> +Ha la forma d’un paralellogrammo, e s’innalza +a mo’ d’anfiteatro ai piedi dei Nettunj, sopra uno spazio +di circa una lega. Vista dal mare, è vaga assai, +specialmente per il contrasto tra la bianchezza de’ suoi +edifizj e la tinta oscura delle foreste che popolano +il dorso di que’ monti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> +</p> + +<p> +Messina è piazza di guerra di prima classe, il cui circuito +con bastioni, è difeso dalla cittadella (nella quale +s’era, come avvertimmo, rinchiuso co’ regj il generale +Clary), dai forti Gonzaga e Castelluccio, e da +molte batterie elevate sopra una penisoletta, che dal +porto si estende in semicircolo verso l’est. Questo +porto, forse il più bello del Mediterraneo, è anche +profondissimo. L’ingresso però è stretto e difficile; +ma i bastimenti, una volta ancorativi, sono al sicuro. +Sulla penisoletta, presso la bocca del porto, si eleva +il faro. +</p> + +<p> +Dopo il terribile terremoto del 1783, le case di Messina +vengono costruite meno alte, e le strade sono più +larghe e meglio allineate. Tra le principali vie, pressochè +tutte lastricate di lava, distinguonsi quella detta +della Marina, divisa dal porto da una bella spiaggia, +e quella di San Ferdinando, decorate ambedue da +statue. Due rapide correnti, che attraversano la città +per poi gettarsi nel porto, sono disciplinate in modo +da prevenire le inondazioni. I migliori edifizj sono, +la cattedrale, la cui architettura è di stile gotico, il +palazzo reale, quello dell’arcivescovo e quello del +senato. +</p> + +<p> +Al solito, trovi chiese ogni dieci passi; in Messina +ve ne sono oltre cinquanta, delle quali alcune bellissime +e adorne di preziosi dipinti. Anche i conventi, +focolaj dell’ozio e della superstizione, vi abbondano +a dismisura. +</p> + +<p> +Messina vanta un cospicuo numero di setificj, da +cui escono rasi pregiati, damaschi, moerri ecc. Il +commercio è tenuto vivo dal continuo transitarvi +delle merci dal Levante alla penisola italiana, dall’esportazione +dei prodotti del suolo naturali o manufatti, +<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> +come stoffe seriche, vini, olio, lana, lino, frutti +freschi ed essiccati, agrumi, pece, catrame, terebentina, +liquirizia, tartaro, soda, sale, coralli. +</p> + +<p> +La popolazione di Messina, molto più numerosa +un dì, ora è di settantatremila anime. +</p> + +<p> +Il garibaldino, tenero com’era di tutto che ridondasse +all’onore d’Italia, annotò con compiacenza sul +suo albo i nomi dei più illustri messinesi, e, fra gli +antichi, quelli di Simmaco, che riportò tante corone +nei giuochi olimpici, di Ibico poeta, di Lico storico +e del medico Policleto; fra i moderni Moletius, professore +a Padova, Antonio da Messina pittore ecc. +</p> + +<p> +Beati i popoli, la cui storia nulla offre di interessante! +Ma così non si può dire di Messina, tante +volte percossa dalla natura e dagli uomini. +</p> + +<p> +Messina venne fondata da una colonia greca, 530 +anni prima della distruzione di Troja, cioè 1814 anni +prima di Cristo. I Messinesi scacciati dal monte Ida dai +Lacedemoni, s’imbarcarono verso la Sicilia (circa 670 +anni prima dell’era cristiana) e venuti ad abitare in +questa città, le mutarono il nome di Zancle (cioè +falce, dalla sua forma curva) in quello di Messana. +I Mamertini poscia se ne resero padroni, ma assaliti +alla lor volta da Jerone e dai Cartaginesi, chiesero +soccorso ai Romani, che l’accordarono; di qui la +prima guerra punica. +</p> + +<p> +Messina fu di poi colonia romana. Fu presa dai +Saraceni (1058); indi ebbe molto a soffrire al tempo +dell’imperatore Federico II. Carlo d’Angiò, re delle +Due Sicilie, volendo vendicare i Francesi trucidati +nel famoso Vespro, assediò Messina, che si difese +eroicamente. Soccorsa da don Pietro d’Aragona, Carlo +dovette ritirarsi, perdendo buona parte delle sue navi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> +</p> + +<p> +Nel 1674 i Messinesi, stanchi delle continue vessazioni +del governo spagnolo, e specialmente per le +enormità commesse dal governatore don Luigi dell’Hojo, +si ribellarono; già la flotta spagnola aveva +bloccato il porto e minacciava lo sterminio della +città, quand’ecco giungere le navi francesi commandate +da Duquesne, che battè completamente gli +assedianti. Dopo, la peste, il terremoto, e i Borboni +congiurarono contro l’infelice città, gareggiando a +chi le facesse più male. +</p> + +<p> +Quando Dio volle, Garibaldi la redense. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Cadeva la sera del 13 agosto; una di quelle sere +splendide e nello stesso tempo tranquille dell’Italia meridionale; +sulla placida marina scherzava una auretta +confortatrice. Innumerevoli canotti e barche pescherecce +staccavansi dal porto di Palermo e pigliavano il +largo; alcune di queste ballonzolavano dolcemente +per pochi istanti sulle onde inalzate dalle ruote di +un piroscafo che, uscito dal porto di Palermo, dirigevasi +a tutto vapore verso Napoli; era il <i>Veloce</i>, +ribattezzato col nome di <i>Tukery</i>, e comandato dal cavaliere +Lercari. A bordo v’erano varj uffiziali, fra +cui il segretario di stato per la marina, cavaliere +Piola, e circa trecento uomini di equipaggio. +</p> + +<p> +Roberto era della comitiva. Udito che si trattava +di una spedizione sul mare di nottetempo, aveva +chiesto ed ottenuto di prendervi parte, senza darsi +fastidio di cercare più in là: «Una volta a bordo, aveva +detto fra sè, domanderò schiarimenti; intanto l’essenziale +è di passare una stupenda notte sul mare.» +</p> + +<p> +Roberto, sdraiatosi comodamente a prora, entro un +circolo di gomene, stava contemplando ora il cielo +<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span> +limpidissimo, scintillante di stelle, ora la luna che +tratto tratto scompariva dietro qualche errante nuvoletta; +poi chinava lo sguardo sul mare fosforescente, +sulla candida schiuma sollevata dall’agile +chiglia, e dalle ruote. A poco a poco Roberto, rapito +in estasi da quello spettacolo tanto sublime nella sua +calma, sollevato sull’ali dell’immaginazione, più non +si ricordava d’essere a questo mondo. +</p> + +<p> +Il <i>Tukery</i> era già in alto mare; la Sicilia era sparita +agli occhi di quegli audaci naviganti; altro non vedevasi +che la curva del firmamento e il mare sconfinato. +Alta era la notte; tutto era silenzio: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> <i>Nox erat</i> <span class="dotted">. . . . . . . .</span></p> +<p class="i01 dotted">. . . . . . . . . . . . . . . .</p> +<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . .</span> <i>sub nocte silenti</i></p> +<p class="i01"><i>Lenibant curas, et corda oblita laborum.</i></p> +</div></div> + +<p> +Ma a trarlo da quell’estasi ed a richiamarlo dalle +nuvole, gli si avvicinò un uffiziale, il quale nojato +di quel viaggio (pare che in costui il senso estetico +fosse piuttosto ottuso), si chiamò felicissimo di barattar +quattro chiacchiere col pittore, ch’egli aveva già +conosciuto a Palermo. +</p> + +<p> +— Ohe! gli disse, hai trovato un letto comodissimo +a quanto pare? +</p> + +<p> +— Eh! non c’è male, gli rispose Roberto, in modo +che voleva dire: se aspetti che ti ceda il mio posto, +stai fresco!.... +</p> + +<p> +— Avremo ancora tre ore di viaggio, continuò +l’altro sgangherando la bocca ad uno sbadiglio. +</p> + +<p> +— A proposito! sclamò Roberto levandosi a sedere +sul suo letto di corde ed accendendo un sigaro, +mi sapresti dire dove diavolo si va? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> +</p> + +<p> +— Che! non lo sai? +</p> + +<p> +— No. +</p> + +<p> +— Davvero? +</p> + +<p> +— Davvero... Che vuoi! Era un pezzo che desiderava +di passare una notte sul mare... +</p> + +<p> +— Ne avrai passate delle altre sul mare? +</p> + +<p> +— Appunto per questo! Mi piaccion tanto queste +belle notti, limpide, stellate... +</p> + +<p> +— Matto! io preferisco un buon letto all’albergo. +</p> + +<p> +— Ognuno ha i suoi gusti!... Io credo che non +ci sia al mondo voluttà maggiore di quella di starsene +comodamente sdrajati e (così dicendo si stendeva +di bel nuovo nel suo giacilio) contemplando il +cielo, il mare, e fumando un sigaro... +</p> + +<p> +— Gran cervelli balzani che siete voi altri pittori! +rispose l’altro frenando a stento colla mano un altro +sbadiglio. +</p> + +<p> +— Che c’entra la pittura! Fa egli mo’ bisogno d’esser +pittore per godere di questo fresco venticello, +dopo una giornata di fuoco? +</p> + +<p> +— Io invece sono già stufo, e non vedo l’ora di +arrivare a Castellammare... +</p> + +<p> +— Ah! si va a Castellammare dunque? +</p> + +<p> +— Sicuro; s’è saputo che in quella rada sta ancorato +un magnifico vascello da guerra napoletano, +il <i>Monarca</i> e allora s’è detto: andiamolo a pigliare! +</p> + +<p> +— Benissimo! rispose Roberto, che trovava la cosa +affatto naturale. +</p> + +<p> +— Così s’è fatto; noi adesso siamo in viaggio per +questo... +</p> + +<p> +— Ora capisco! Se il colpo riesce, dev’essere per +noi una gran bella cosa il ritornar domani a Palermo +con quel bastimento. Che festa! che stizza pei borbonici!.. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span> +</p> + +<p> +In quella s’udì la voce di varj ufficiali che chiamavano +l’equipaggio a raccolta. Allora Roberto ebbe +nozioni ed ordini più precisi sul da farsi, e quando, +sciolti i <i>ranghi</i>, fece ritorno al suo letto di cordami, +egli sapeva perfettamente quanto gli rimaneva a fare, +arrivati che fossero nella rada di Castellammare. +</p> + +<p> +Ecco in breve come l’audace impresa era stata +disposta il dì prima a Palermo, dal comandante Casalta +d’Arnami. +</p> + +<p> +Il I picchetto, composto di 36 uomini, doveva rimanere +sul <i>Tukery</i> onde rispondere al fuoco del +forte; lo comandava il luogotenente Colombo Giuseppe; +il II picchetto, di 24 uomini, doveva agire sulla +coperta a poppa del <i>Monarca</i> per tagliare certi cordami +ecc.; era sotto gli ordini del sottotenente Vecelio +Osnaldo; III picchetto, 24 uomini, a poppa +1.ª batteria; comandanti i sottotenenti Girardi Emilio +e Lignarolo; IV picchetto, 24 uomini, a poppa 2.ª batteria +per guardare il corridojo; comandante Gentiluomo +Enrico e sottotenente Stoppani Diodato, marina +Canevaro; V picchetto, 24 uomini, a poppa in coperta +di riserva; comandante Sgavallino Andrea; VI picchetto, +24 uomini, a prora in coperta; comandante +Gallo Guglielmi; VII picchetto, 24 uomini, a prora, +1.ª batteria; comandante sottotenente Frediani Francesco +e Vassalla; VIII picchetto, 24 uomini, a prora, +2.ª batteria; comandato dai sergenti Mertello e Palagi; +IX picchetto, ed il rimanente della forza (fra cui +Roberto), doveva agire sul centro del <i>Monarca</i>, come +riserva, per recare soccorso ove più abbisognasse. +Gli uffiziali coi loro pelottoni dovevano recarsi ai punti +indicati in silenzio, velocemente, senza spari. Pena +di morte a chi senza ordine cambiasse di posto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> +</p> + +<p> +L’impresa era più che ardita, temeraria; per cui +Roberto, avvicinandosi il momento del pericolo, si +sentì chiamato a pensieri più intimi ed affettuosi. +</p> + +<p> +Dolevagli che Valentino non gli fosse presso; egli +era partito con Bixio alla volta di Bronte, ove la +plebe, sorta contro i signorotti che la tiranneggiavano, +aveva commesso ogni sorta di eccessi, di +inauditi eccessi, fra i quali (per citarne uno solo che +tenga per tutti) quello di masticare pubblicamente le +carni sanguinolenti svelte dai cadaveri<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>. +</p> + +<p> +Roberto avrebbe voluto anche in quella notte rinnovargli +le estreme sue disposizioni... d’affetto ben +inteso, ch’egli non aveva altri tesori a lasciare: Per +me, diceva fra sè sospirando, poco m’importa il morire; +ma la povera Dalia... Chi penserà a lei?... Eh +perdio! continuava levandosi e passeggiando per distrarsi +sul ponte, ci penserà la Providenza... +</p> + +<p> +E riandava colla mente la lettera che da pochi +giorni aveva scritta alla giovinetta; una lunga lettera, +in cui le narrava tutti i dettagli della battaglia di +Milazzo, e che finiva colla nuova della morte di +Ernesto. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Al tocco della mezzanotte il <i>Tukery</i>, entrato cheto +cheto nella rada di Castellammare, s’era accostato al +<i>Monarca</i>; calate le lance, i nostri circondarono il +vascello e già cominciavano a segare le catene di +ferro che lo univa alle àncore, quando una sentinella +di bordo, entrata in sospetto di qualche insidia, +gridò all’armi. Allora i nostri, vistisi scoperti, +<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> +cominciarono un vivo fuoco di moschetteria, al quale +risposero tosto i borbonici dal <i>Monarca</i>. I nostri +sforzavansi intanto di avvicinarsi il più che potevano +al vascello napoletano per pigliarlo all’arrembaggio, +ma i soldati che guardavano il vicino forte di Castellammare, +accorsi alle loro batterie, cominciarono +a cannoneggiare il <i>Tukery</i>, che in allora dovette +staccarsi dalla tanto agognata preda e girando dietro +a due vascelli, uno dei quali era inglese, l’altro +francese, riguadagnare il largo. La città di Castellammare +si sbigottì a quei colpi di cannone; la guardia +nazionale, con alcuni gendarmi, accorse ad acquietare +gli animi, e dopo qualche ora tutto ritornava +in calma. +</p> + +<p> +Due giorni dopo, Garibaldi, reduce dal golfo degli +Aranci (tra l’isola di Caprera e il capo Figari) ove +erasi recato sul <i>Washington</i> ad acchetare gli animi +insofferenti di indugio dei volontarj colà raccolti, +seppe l’infelice esito della spedizione. +</p> + +<p> +Quanto a Roberto, che anche questa volta era +uscito illeso dal tafferuglio, si consolava della mala +riuscita dell’impresa, dicendo agli amici che se ne +rammaricavano: Già fa lo stesso; un dì o l’altro +quel bastimento ha da esser nostro... Intanto quello +che vi posso dire di sicuro, si è, che una notte come +quella non la vedrò più se dovessi campare gli anni +di Matusalemme. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> +</p> + +<h2 id="cap16">CAPITOLO XVI. +<span class="smaller">Lo sbarco.</span></h2> +</div> + +<div class="blockchap"> +<p> +.... parecchie galere ed altri legni +di guerra, valendosi dell’opportunità +di una notte propizia, salirono il fiume +ed oltrepassate felicemente le batterie +nemiche, si ripararono a salvamento +alle parti superiori. +</p> + +<p class="indr"> +(<span class="smcap">Botta</span>, <i>Storia della guerra dell’Indipendenza +degli Stati Uniti d’America</i>. +Libro VIII.) +</p> +</div> + +<p> +La mattina del 28 luglio, il breve tratto di spiaggia +che separa la torre del Faro dal mare, presentava +un curioso spettacolo. +</p> + +<p> +I garibaldini, che da un pezzo arrostivano (è la +lor frase) su quelle arene infocate, contemplando +l’opposta riva calabrese e il breve stretto che anelavano +oltrepassare, in quel dì, come risorti a nuova +vita, correvano gaj e snelli per la spiaggia, e si radunavano +in folla intorno ad una straordinaria quantità +<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> +di barche che erano arrivate in quella da Milazzo, +salutate con grida di giubilo dai volontarj, che avrebbero +voluto buttarsi dentro addiritura e oltrepassare +lo stretto, tanto erano nojati dall’aspettare sì lungo, +tanto erano infastiditi dall’afa che loro toglieva il +respiro, senza che loro fosse concesso almeno il +refrigerio del nuotare, che presso quelle rive vagavano +numerosi i pescicani, crudeli quanto i Borboni +e molto più oculati di questi. +</p> + +<p> +Valentino, alla vista di quelle barche, sentivasi tornare +in petto l’amor della professione; saltava da +una in altra, con tanta foga da compromettere un +pochino la sua dignità di sergente. Acquetato quel +primo tumulto, Valentino, lasciate le barche e sedutosi +sulla riva, stava pensando tra sè come diavolo +s’era potuto trovare, così improvvisamente, tante +barche; da dove venivano? chi le conduceva? a +che erano destinate? A passar lo stretto; va bene; +ma quando? +</p> + +<p> +In quella, ecco arrivare alcuni uffiziali (i più, dello +stato maggiore), e fra questi anche Roberto, la cui +bella condotta alla barricata durante la battaglia di +Milazzo, gli aveva fruttato il grado di capitano. +</p> + +<p> +Valentino, da quel giovine discreto che era, si +avvicinò pian piano a quel gruppo di uffiziali che +s’era arrestato dinanzi alle barche; poi appressatosi +a Roberto, lo tirò per l’abito: +</p> + +<p> +— Oh! sei tu, Valentino! esclamò il pittore volgendosi +e stringendo affettuosamente la mano all’amico. +Non ci siam veduti da un pezzo! +</p> + +<p> +— Che vuoi! gli rispose Valentino; m’hanno inchiodato +qui, in questo maledetto sito... Uf! non +vedo l’ora d’andarmene!... Che vita che si fa quì! +<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> +Figurati! si sta quì tutto il giorno a cuocere a +bagnomaria sulla sabbia, cercando un po’ d’ombra +dietro i muri come le lucertole, tanto da metter al +coperto la testa dal sole... La notte, tira una brezza +che ti fa battere i denti... Nell’aqua non si può +andare in causa di quei diavoli di pescicani... Ah +Roberto! ne ho veduto uno jeri... Crederesti! benchè +fosse morto e disteso sulla sabbia, mi faceva +paura... Altro che i lucci del nostro lago! Misericordia! +che bocca, che denti...; sei fila di denti!... +Se ti acchiappa una gamba, te la spicca via netta... +Al solo pensarvi mi vien la pelle d’oca!... Poi c’è +un altro.... So io cos’è! lo dicono un pesce, ma, +io che di pesci credo di intendermene, ti assicuro +che non lo è affatto.... Figurati! è come un lenzuolo +color rosa, sta nell’aqua, ha cento occhi, +dicono, e cento bocche, ti si appiccica alla pelle +come vischio, e ti tira giù giù fino in fondo... e +buona notte!... Gli danno un nome a questo mostro... +un nome che so io!... Aspetta... politico,... no!... +polizia,... nemmeno! +</p> + +<p> +— Polipo! disse Roberto ridendo. +</p> + +<p> +— Giusto così! polipo... Ah tu ridi?... Va là che +se ti sentissi tirar in fondo al mare da questo mostro, +non rideresti, no! Ma lasciamo stare i pesci; +di’ un po’ Roberto, da che sito vengono tutte queste +barche? +</p> + +<p> +— Dal porto di Milazzo. +</p> + +<p> +— Passeremo di là dunque? +</p> + +<p> +— Lo spero; le barche son qui per questo. +</p> + +<p> +— Mi pajono poche. +</p> + +<p> +— Poche? ma se sono centosettanta! +</p> + +<p> +— Capisco! ma per trasportarci tutti, ci vuol altro! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> +</p> + +<p> +— E tu credi dunque che si andrà di là tutti in +una volta? +</p> + +<p> +— E perchè no? +</p> + +<p> +— Non ci mancherebbe altro! Un pajo di vapori +napoletani che ci passasser sopra, siamo tutti in bocca +ai pescicani. +</p> + +<p> +— No, per l’amor di Dio! non dirlo nemmeno +per ischerzo. E quei marinai là, chi sono? +</p> + +<p> +— Sono i marinaj del <i>Tukery.</i> +</p> + +<p> +— E cosa fanno qui? +</p> + +<p> +— Hanno con loro i cannoni del <i>Tukery</i>, che ora +sta disarmato nel porto di Milazzo; domani si pianterà +là, sotto il Faro, presso la riva del mare, due +batterie che ci proteggeranno, nel caso che venisse +il ticchio a qualche vapore napoletano di dar la caccia +alle nostre barche. +</p> + +<p> +— Ho paura che con tutte quelle barche abbia a +nascere confusione. +</p> + +<p> +— Perchè? non sai che tutto è già disposto, ordinato +dal generale? +</p> + +<p> +— Ma che ha a che fare.... +</p> + +<p> +— Ti spiego subito come va la faccenda. Chi comanda +tutte queste barche è Salvatore Castiglia... +</p> + +<p> +— Ma se n’intende poi? +</p> + +<p> +— Diavolo! vuoi tu che Garibaldi abbia ad affidare +il comando della sua flottiglia... +</p> + +<p> +— Flottiglia?.... +</p> + +<p> +— Sì, flottiglia; quando si tratta di tante piccole +barche si dice così. +</p> + +<p> +— Ho capito; va innanzi. +</p> + +<p> +— Castiglia dunque, oltre all’essere buon patriota +(era in esiglio fin dal quarantanove) è un eccellente +marinajo. Egli, pratico com’è, ha divisa la flottiglia in +<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> +quattro divisioni, e io, che ho un gusto matto per +le cose di mare, mi sono informato di tutto, e so +già chi le comanda queste divisioni, e di che si compone +la loro forza. La prima divisione è di cinquanta +barche, le altre tre di quaranta; ogni divisione poi +è suddivisa in cinque squadriglie, e ogni squadriglia +è di cinque barche, in ognuna delle quali c’è un +timoniere e sei marinaj. Vuoi sapere anche chi comanda +le quattro divisioni? +</p> + +<p> +— Dì su. +</p> + +<p> +— Ecco; la prima è comandata dal capitano Rossi, +la seconda da Sandri, la terza da Marini e l’ultima +da un volontario francese, uomo di mare, certo La +Flotte. Capo di stato maggiore poi è un tal Tilling. +</p> + +<p> +— Ho capito, ho capito.... Guarda, se lo avessi +saputo!... Di’, Roberto, non potresti tu farmi entrare +nell’equipaggio della flottiglia? Per dio! sono nato +in barca! +</p> + +<p> +— Si tratta solo di un pajo d’ore, poi dovresti buttare +il remo per pigliare di nuovo lo schioppo, dunque +mi pare inutile... +</p> + +<p> +— Hai ragione, Roberto; non ci aveva pensato... +Ma tornando al discorso di prima, e se, come dicevi +benissimo, i vapori napoletani ci vengono addosso +a mezza strada? +</p> + +<p> +— Si è pensato anche a questo; si sono armate +cinque grosse barche, ciascuna delle quali è munita +di un cannone da quattro; queste barche le comanda +un vecchio lupo di mare; guardalo là! +</p> + +<p> +— Chi? quel vecchio? +</p> + +<p> +— Proprio lui, Bartolomeo Loreto. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Poco dopo i due amici si separarono; Roberto ritornò +<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span> +a Messina, e Valentino alla torre del Faro. +Là per ripararsi dal sole, si accoccolò di bel nuovo +dietro un pezzo di muro in rovina, aspettando il +tanto sospirato segnale della partenza, chè egli credeva +di passar di là quel giorno istesso. +</p> + +<p> +Ma invece i garibaldini, sempre cogli occhi fissi sul +breve tratto di mare che li divideva dalla terraferma, +passarono al Faro tutto il luglio, ed i primi d’agosto. +</p> + +<p> +Quando Dio volle, il generale Garibaldi, chiamato +a sè il Castiglia, gli impose stesse pronto la notte +dell’8 agosto con una flottiglia di venticinque barche. +In queste si imbarcarono trecento militi della brigata +Sacchi, e comandati da Missori; seppero deludere +la vigilanza degli incrociatori borbonici, sicchè +prima che spuntasse l’alba, erano tutti sbarcati +sulla spiaggia calabrese, in un luogo detto la Fiumaretta. +</p> + +<p> +Missori si inerpicò tosto col suo drappello sul +sentiero che conduce ad Aspromonte, luogo naturalmente +forte e dove i volontarj calabresi dovevano +congiungersi coi nostri. +</p> + +<p> +Tre giorni dopo, Garibaldi ordinò un imbarco di +altri seicento militi, parimenti della brigata Sacchi, +ma non ebbe buon esito. I borbonici stavano all’erta +in causa dell’antecedente sbarco, e tempestarono +di palle la flottiglia, numerosa di cinquanta +barche, sicchè Castiglia, fulminato anche dai cannoni +del forte d’Alta Fiumara, dovette retrocedere. +</p> + +<p> +Quando Garibaldi ebbe di questo modo richiamata +tutta l’attenzione de’ regj su quel punto di litorale, +partì per Taormina, ove bivaccava la divisione Bixio, +e di là ordinò altre spedizioni più verso il sud della +Calabria. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> +</p> + +<p> +Noi, raggranellando le relazioni dei diversi imbarchi, +relazioni che i nostri amici Roberto, Federico +e Valentino si fecero da poi l’un l’altro, quando +tutta l’armata garibaldina ebbe passato lo stretto, +daremo un breve cenno di tutte. +</p> + +<p> +La seconda spedizione salpava da Taormina il 18 +agosto, circa alle dieci di sera. Il mare era tranquillo, +nè si vedevano incrociatori. I garibaldini imbarcaronsi +su due piroscafi il <i>Franklin</i>, e il <i>Torino</i>. Sul +primo stava Garibaldi che aveva preso il comando +della spedizione. Dopo d’aver navigato felicemente +tutta la notte, all’alba giunsero al capo Pellaro, e +subito dopo entravano nel porto di Melito. Su questa +spiaggia, il <i>Torino</i>, spinto a tutto vapore, arenò +con tanto impeto, che rimase mezzo incassato nella +sabbia. +</p> + +<p> +Garibaldi, quando tutti quelli che erano a bordo +del <i>Franklin</i> furono sbarcati, scese anche lui a terra +ed ordinò che il <i>Franklin</i> si portasse tosto ad +ajutare il <i>Torino</i>, e a cavarlo d’impaccio. Per ben +sei ore la ciurma del <i>Franklin</i> lavorò per disimpacciare +il <i>Torino</i>, ma inutilmente: si dovette quindi +abbandonarlo. Il <i>Franklin</i> tornò a Messina il giorno +dopo; cammin facendo venne inseguito e raggiunto +dal <i>Fulminante</i> e dall’<i>Ettore Fieramosca</i>, vapori regj, +ma giunti all’altezza dello stretto, girarono di prora +e sparirono. +</p> + +<p> +Cosenz avuta notizia dello sbarco di Garibaldi a +Melito, si accinse tosto a passare anche lui lo stretto +colla sua divisione, in modo di costringere le truppe +borboniche ad una diversione, sbarcando alla sinistra +di Reggio; così i regj sarebbero rimasti chiusi +tra lui e Garibaldi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> +</p> + +<p> +Nella notte del 20 al 21 agosto, Castiglia e Cosenz +concertarono tutto, ed alle 2 del mattino, le +cose vennero disposte in modo che l’operazione riuscisse +non avvertita dai regj. Quindi, in ogni barca +vennero imbarcati quattordici uomini delle truppe destinate +a quella spedizione. Erano vari reggimenti +della divisione Cosenz, i carabinieri genovesi e la +compagnia degli esteri. Montati che furono nelle barche, +alle 3 fu dato l’ordine di salpare. Per punto di +riunione fu fissato la parte verso ovest di torre del +Faro. Quivi vennero disposte le quattro divisioni, +la prima in cinque linee, le altre in quattro ciascuna +di due squadriglie; in testa della colonna stavano le +cinque barche cannoniere. +</p> + +<p> +Alle 4 e mezzo, le divisioni si trovavano pronte +a salpare. Da un canotto fu fatto esplorare il canale, +e riconosciutolo libero di legni nemici, fu dato +il segno della partenza, ed ordinato alle tre ultime divisioni, +essendo il mare in perfetta calma, di seguire +co’ remi il movimento della prima, l’una dopo l’altra. +La flottiglia dirigendosi verso Favazzina, avrebbe +dovuto navigare verso il nord, ma il forte Scilla, +posto all’imboccatura del Faro, l’avrebbe danneggiata, +e quindi fu diretta per nord-ovest affinchè +facendo un semicerchio, si trovasse sempre fuori +di tiro. Il tutto riuscì felicemente; il forte Scilla +tirò molte cannonate, ma la flottiglia, fuori di pericolo, +potè continuare il suo cammino in buon +ordine. Varcato il punto in cui si potevano temere +le cannonate del forte, la flottiglia piegò a destra, +e si diresse verso il nord. Giunta a mille metri +circa dalla spiaggia di Favazzina, fatto allentare un +poco il vogare, venne dato ordine alle cinque barche +<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> +cannoniere di avanzarsi, e di inclinare, tre di +esse, a sinistra, e le altre due a destra lasciando +in mezzo tanto spazio bastevole perchè la flottiglia +potesse eseguire lo sbarco con tutta facilità, e nel +caso, con l’incrociare i fuochi, spazzar via le truppe +nemiche dal luogo fissato per lo sbarco. +</p> + +<p> +All’allarme dato precedentemente dal forte Scilla, +i regj che trovavansi in Bagnara, si erano avanzati +verso Favazzina per la strada militare; allora le +tre cannoniere di sinistra aprirono il fuoco sopra di +essi, sicchè i regj furono costretti a retrocedere. +Sicuro allora che la spiaggia era libera da nemici, +il comandante Castiglia ordinò alla flottiglia di avanzarsi +e poco dopo la prima divisione cominciò lo +sbarco delle truppe. +</p> + +<p> +Il primo a metter piede a terra fu Andrea Rossi +comandante la prima divisione. Egli, ajutato da alcuni +marinari, corse immediatamente a tagliare il +filo elettrico. Dopo la compagnia degli stranieri, sbarcarono +i carabinieri genovesi, sotto il comando del +bravo Mosto; essi salendo sulle colline soprastanti +alla strada militare, aprirono con le loro carabine di +grande portata, il fuoco sulle truppe regie, e così +le costrinsero sempre più a indietreggiare. Già le +prime divisioni avevano sbarcate le loro truppe, e la +quarta stava per mettere a terra le sue, quando +s’incominciò a sentire tuonare i cannoni delle batterie +di torre di Faro. Ciò diede indizio che i legni +a vapore nemici, chiamati dal cannoneggiamento del +forte Scilla, forzavano il passaggio del Faro per venire +sopra la flottiglia. Ed in fatti, le quattro divisioni +avevano già preso il largo, quando vennero vedute +quattro fregate a vapore nemiche. Nulladimeno, +<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> +le cinque barche cannoniere continuavano senza +interruzione il loro fuoco, per dare agio al generale +Cosenz e alle sue truppe di allontanarsi da quella +spiaggia. Il comandante Castiglia, dopo avere assistito +allo sbarco dei volontarj, s’imbarcò insieme ai +due uffiziali di marina Capezzi e Bottoni, ma la mancanza +assoluta di vento, tale da non potersi adoperare +le vele, faceva sì che la flottiglia venisse sopraggiunta +nella sua ritirata dalle fregate nemiche, +le quali, dopo avere tirato qualche colpo di cannone +a mitraglia e di fucile sulle barche, ne prendevano +circa trenta facendone prigionieri gli equipaggi insieme +ad undici uffiziali, tra i quali Tilling, che in +quel dì comandava la terza divisione. +</p> + +<p> +Dopo qualche ora, i marinarj fatti prigionieri venivano +dai nemici rinviati su tre sole delle nostre +barche, colando a fondo le altre. Alcuni dei marinarj +rilasciati erano stati feriti, un timoniere ucciso. Gli +undici uffiziali e dieci soli marinarj ritenuti quali +prigionieri di guerra, venivano trasportati dai regj +nella cittadella di Messina. +</p> + +<p> +Intanto le cinque barche cannoniere, cessato il fuoco, +non potevano più pigliare il largo senza rischio +d’essere anch’esse predate, quindi le due di destra +venivano tirate a secco, e le tre di sinistra, costeggiando +la sponda calabrese, riparavano verso Palmi. +I cannoni delle prime e gli attrezzi furono sepolti +nella spiaggia, e più tardi ricuperati; ma i loro +scafi si perdettero, perchè una delle fregate nemiche, +accostatasi al luogo ove era seguito lo sbarco, mandava +le sue lancie armate a terra e faceva bruciare +le barche. +</p> + +<p> +Il comandante Castiglia riusciva a riparare a Raisicolmo, +<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> +ove riuniva molte barche della flottiglia +già messe in pieno disordine per l’accaduto. +</p> + +<p> +Lo sbarco della divisione Türr avvenne il 24 agosto. +Riproduciamo un brano dell’opera di Massimo +Du-Camp<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a> nel quale appunto narra l’esito di quella +spedizione. +</p> + +<p> +«Un ordine di Garibaldi, ci ingiungeva di tenerci +pronti a passare in Calabria. Io l’accolsi con gioja; +perchè il soggiorno di Messina incominciava a nojarmi. +Feci con tutta la possibile lestezza i miei apparecchi; +cavalli e ordinanze mandai al Faro, onde si +provedesse al sollecito loro imbarco; e fatta qualche visita +di convenienza, stetti pronto ai cenni del generale. +</p> + +<p> +La divisione del generale Türr aveva già varcato +lo stretto, ad eccezione della brigata Eber, che col +suo stato maggiore attendeva al Faro i battelli a +vapore, onde guadagnare le rive calabresi. Due uffiziali +dovevano partire soli col generale Türr, la +cui affranta e debole salute, sì gravemente compromessa +dalle prime fatiche della campagna, era per +gli amici suoi argomento di serie inquietudini. Da +tre giorni egli non aveva potuto abbandonare il +letto; in preda ad una febbre ardentissima, affievolito +e spossato da lievi sbocchi di sangue, che la +scienza indarno tentava diminuire, Türr, sollevando +il povero suo corpo infermo, dava ordini, vegliava +su tutti i servizj, dettava lettere, e ricadeva vinto +dalla fatica, per riaversi tosto; e quando noi con una +insistenza a cui dà diritto l’amicizia, gli dicevamo: +«Ma, generale! non partite sì tosto». +</p> + +<p> +— «Noi ci imbarcheremo oggi a quattr’ore» rispondeva. +Non mai più gagliarda energia di questa, +<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span> +animò sì debole corpo, ed io m’ebbi campo a convincermi, +vivendo con lui, che nessun dolore, nessun +patimento può in quell’anima di bronzo. +</p> + +<p> +Fin dal 1848, il generale Türr consacrò la sua +vita ai combattimenti per la libertà delle nazioni. +All’epoca della guerra di Crimea, era stato incaricato +di non so qual missione sulle rive del Danubio +per conto dell’Inghilterra, al servizio della quale era +entrato in qualità di colonnello. È noto come l’Austria +lo facesse arrestare, e porre in carcere, reclamandolo +siccome antico uffiziale disertore dell’esercito +imperiale. Ma l’Inghilterra su certe cose non +ama scherzare, e fece sì che Türr fosse rilasciato. +Dotato di una penetrazione di spirito a tutta prova, +e sempre anelante alla liberazione del suo paese, +egli non potevasi ingannare sugli indizj forieri della +guerra del 1859. +</p> + +<p> +Türr accorse in Italia, e fece con Garibaldi la +campagna di Como e Varese. In un combattimento +presso Brescia, cadde colpito da una palla austriaca. +Una ferita al braccio sinistro lo tenne settimane e +mesi immobile in un letto. Oggi l’inerte suo braccio +pende senza forza lungo il corpo, e della mano affievolita +a stento può servirsi. A Marsala, Türr sbarcò +il primo; era a Calatafimi; era a Palermo ove fu +ferito; sempre presso Garibaldi; con lui sempre +vegliando quando gli altri dormivano, studiando le +posizioni, preparando le prossime pugne; egli era +a tutti d’esempio. +</p> + +<p> +Dopo la capitolazione di Palermo, avviandosi nell’interno +del paese, moveva verso Catania; ma la +salute sua non poteva lottare contro l’ardente clima +della Sicilia, letale nel luglio, e ad onta dei suoi +<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span> +sforzi e della abituale sua energia, cadde gravemente +ammalato. Garibaldi turbossene, e comprese che il +giovane soldato, che offriva con tanta annegazione +la sua vita, avrebbe avuto più tardi imperiosi doveri +a compiere verso l’Ungheria; per cui lo costrinse a +prendersi un mese di permesso, onde ristabilirsi e +sotto clima più mite. Il generale Türr recossi alle +aque d’Aix, in Savoja, da dove ai primi d’agosto +riprendeva le mosse per la Sicilia, riassumendovi il +comando della sua divisione. +</p> + +<p> +Türr ordinò che si passasse lo stretto; ci mettemmo +quindi in una lancia. Türr si stese su d’un materasso, +nel fondo di essa, col tremito della febbre, e la debole +sua mano tentava proteggere gli occhi dalla +luce vivissima del sole siculo. Prendemmo posto sulle +panchette, difese da una povera tenda, e dieci barcajoli +diedero mano ai remi, mentre dalla riva altri +ci mandavano il loro addio. +</p> + +<p> +Arrivammo al Faro, ove Türr doveva sostare alcuni minuti +onde dare, e rinnovare ordini. Il sole +erasi già nascosto e il crepuscolo disegnavasi nel +cielo allorchè vi giungemmo. La notte era vicina, +e si accendevano i fuochi sulla riva fra tumulti, e +clamori d’ogni sorta; le barche spinte dalla corrente +sì urtavano; tre <i>steamers</i> sprigionavano il vapore, +mandando sibili acuti; uffiziali e soldati movevano +in cerca di qualche cantina, ove potessero bagnare +le labbra con un bicchier d’aqua di sambuco. I cavalli, +che eran tratti sulla sabbia onde imbarcarli, atterriti, +nitrivano, si impennavano, mordevansi fra loro; +i tamburi battevano l’appello, le trombe davano il +segno della raccolta, i capitani gridavano a tutta gola +cercando di raccogliere i loro militi; luogotenenti, +<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span> +forieri, sergenti, caporali, facevano lo stesso; quelli che +non parlavano, gridavano; quelli che non gridavano, +cantavano; tutti bestemmiavano. Fatto il da farsi, ci +allontanammo tosto da quella Babele, e movemmo +verso la Calabria. I nostri rematori erano stanchi; +il vento soffiava contro di noi, ed essi agitavano +senza energia i pesanti loro remi. Talvolta il generale +aveva per loro parole di incoraggiamento: «Animo, +figliuoli, voghiamo!» E i marinaj a fargli eco +e a farsi cuore fra loro col dare qualche vigoroso +colpo di remo; ma tosto dopo ricadevano nella loro +neghittosità. +</p> + +<p> +Noi eravamo immobili e silenziosi, avvolti nei +nostri mantelli, ed impazienti della lentezza dei marinaj, +accorgendoci che l’uomo che accompagnavamo +soffriva, e sospirava un letto coll’impazienza nervosa +di chi è tormentato dal male. — D’un tratto l’uno +di noi esclama: — Veh! veh! una fregata napoletana +che ci dà la caccia.» Lo scherzo ebbe un successo +prodigioso; i marinaj raddoppiarono i loro +sforzi, e con degli <i>han!</i> profondi, spinsero i loro +remi ben addentro i fiotti; curvi e anelanti, non +osavan volgere lo sguardo indietro, ed imprimevano +alla barca una velocità straordinaria. Un marinajo +si fe’ coraggio, e chiese: +</p> + +<p> +— Vedete voi ancora la fregata? +</p> + +<p> +— Ella guadagna ancora su noi; animo! remate +presto.... +</p> + +<p> +Ci avvicinammo finalmente alla riva, e l’afferrammo +con tale impeto, che la barca, lanciandosi sulla +sabbia, ebbe la parte anteriore quasi completamente +fuori dell’aqua. +</p> + +<p> +— Ma dov’è dunque la fregata? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span> +</p> + +<p> +— Ella avrà al certo avuto paura di voi, miei +bravi, ed avrà preso il largo.... +</p> + +<p> +I marinaj compresero lo scherzo, che loro non +garbò assai...; ma noi intanto eravamo giunti a riva. +</p> + +<p> +Trenta case, una piccola chiesa ed alcuni giardini, +formano il borgo di Canitello, situato tra la punta +del Pizzo e Scilla. Alcuni uffiziali ci attendevano, e +dietro la loro guida ci recammo al presbiterio, ove +era stato preparato l’alloggio pel generale Türr, e +per il suo stato maggiore. +</p> + +<p> +Lo sgomento era in quella casa; sarebbesi detto +che vi fosse arrivato il diavolo. Il curato, e un +suo fratello, che era sindaco, tremavano, balbettavano, +si inchinavano, e ci chiamavano tutti, +da Türr all’ultimo palafreniere: «Sua eccellenza +monsignor generale in capo». I poveretti facevan +pietà; lividi per la paura, essi ci precedevano, e cogli +abiti a lembi, volevano mostrarci come, ridotti +ad estrema miseria, noi avremmo fatto un cattivo affare +spogliandoli. Eravamo considerati quali banditi +della peggior specie. Il curato, vecchio orribile, +dal volto angoloso e a rughe, affettava un sorriso +forzato, che ne scomponeva i lineamenti; egli aveva +una voce stridula, che il terrore rendeva ancor più +disgustosa; uno dei nostri uffiziali, udendone l’aspro +suono, esclamò: «La è una voce più che di testa, +di cappello!» Tutti ci mettemmo a ridere, il curato +compreso; ma questo sforzo sorpassava il suo coraggio; +cadde sulla sedia, e s’asciugò la fronte grondante +di sudore. +</p> + +<p> +Suo fratello il sindaco, uomo ben tarchiato e robusto, +alzava le spalle, giungeva le mani, e a tutto +quanto gli domandavamo, ripeteva: — «Che la +<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span> +signoria vostra ci perdoni! ma noi siamo povera +gente!...» +</p> + +<p> +Il cuore ci veniva meno a quello spettacolo! Sotto +quale terribile oppressione questa gente deve aver +vissuto per essere ridotta a tale stato! Le persone +di servizio, ritte, immobili, impastate quasi sul muro, +facevano tanto d’occhi; quando si bussava alla porta, +non osavano discendere per aprire, e noi eravamo +obbligati ad accompagnarli, affine di rassicurarli. — Frattanto +nelle altre case del villaggio, si cantava +a piena gola, o si gridava: Viva Garibaldi! +</p> + +<p> +I nostri cavalli erano giunti, e dai battelli a vapore +partiti dal Faro, sbarcavano incessantemente nuove +truppe; tutti gli uffiziali dello stato maggiore arrivarono. +Ad ogni nuova figura che entrava nella +casa, i nostri ospiti eran presi da spavento; e alla +voce del curato montava di tre di quattro tuoni, e +ancora più. Verso le undici della sera ci venne offerto +da cena. Accettammo; e udimmo tosto il rantolo +d’un gallo, che veniva sgozzato secondo le +nostre intenzioni. Un’ora dopo eravamo serviti. Prendemmo +posto in giro alla tavola, allestita con piatti +di terra da pipa, per la maggior parte rotti, e +con posate di ferro. Il curato ed il sindaco, simultaneamente +ci spiegarono come avesser mandata +la loro argenteria a Napoli, affinchè la si foggiasse +secondo la moda. Per un caso che essi deploravano, +non avevano a disposizione delle nostre +signorie che indegni coperti, di cui però le nostre +eccellenze avrebbero avuto la bontà di accontentarsi. +Noi non rispondemmo, perchè poco ci importava che +le posate fossero di questo o di quel metallo; ma +uno dei nostri, traendosi di dosso, una cintura che +<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span> +conteneva seimila franchi in oro, la consegnò al curato, +dicendogli: — «Fatemi il favore di conservarmela +sino a domattina, perchè ora la mi dà fastidio.» +Il curato si fece rosso scarlatto; s’assise +costernato, e comprendendo vagamente che gli veniva +data una lezione, non sapeva più come contenersi. +</p> + +<p> +Allora il colonnello Spangaro, adattando il discorso +a cotesti cervellacci, spiegò loro lo scopo della nostra +missione». +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span> +</p> + +<h2 id="cap17">CAPITOLO XVII. +<span class="smaller">Il 7 settembre 1860.</span></h2> +</div> + +<div class="blockchap"> +<p> +«... permettete che io, e questi egregi +deputati della città, vi diamo un bacio +sulla fronte;... questo è il bacio di +cinquecentomila abitanti». +</p> + +<p class="indr"> +(<i>Discorso di</i> <span class="smcap">Mariano d’Ayala</span> <i>al gran</i> +Capitano italiano). +</p> +</div> + +<p> +— Sarei proprio curioso di sapere dove diavolo +sono io adesso!... Ah! ecco lo stretto...; là di fronte +ci dovrebbe essere Taormina...; quel promontorio +lì a sinistra è il capo Spartivento senz’altro...; a +dritta, laggiù in fondo ci dev’essere Messina... ma +non la posso vedere...» Così diceva il capitano Roberto, +il quale pigliava lena seduto all’ombra di un +bosco, che sorgeva a mezzo di un monte aspro e +scosceso (Aspromonte), proprio dove la via si biforca, +scendendo a sinistra nella vallea, e salendo +più in su, a destra, tortuosamente per la foresta. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span> +</p> + +<p> +Tranne il frusciar delle foglie agitate dal vento, +tutto era silenzio; nessuna voce umana giungeva fino +lassù. Roberto, spingendo lo sguardo tra gli alberi, +scorgeva al basso la marina scintillante, di fronte +l’Etna, le coste della Sicilia, il firmamento sereno, +sorridente. +</p> + +<p> +— Oh che bel sito! continuava parlando a sè stesso. +Se fossi qui per divertimento, quante belle cose copierei +sul mio albo... ben inteso se lo avessi ancora +l’albo; ma ora è in fondo al mare, ove desterà +la meraviglia de’ pesci... Aveva ben altro pel capo +che l’albo l’altra notte nel passar lo stretto! Intanto +eccomi in Calabria, solo soletto, su per un monte +a cercare Missori, che oggi, 20 agosto, deve trovarsi +qui, proprio in questo sito. Se non lo trovate, tornate +indietro, mi ha detto il generale. Va benissimo! +io l’ho cercato, non l’ho trovato, dunque torno indietro; +sono in perfetta regola. Ma dove diavolo saranno +questi Calabresi! Vorrei chiederne conto; ma +qui non c’è anima viva... Il meglio che mi rimane +a fare è di scendere e raggiungere i miei compagni. +Prima però voglio tirare una schioppettata in aria... +Chi sa che non mi si risponda...» Così dicendo pigliò +la sua carabina (nella sua qualità di esploratore se +l’aveva presa con sè) e fece fuoco. +</p> + +<p> +Nessuno rispose, tranne l’eco che, lontano lontano, +mandò un brontolio che si spense tosto. +</p> + +<p> +Allora Roberto, ricaricata la carabina, se la pose +ad armacollo e cominciò la discesa, ora lentamente, ora +a balzelloni, secondo lo richiedeva il sentiero, che +qui era rapido e sdrucciolevole, là sassoso e smarrentesi +pel bosco in oziosi serpeggiamenti. +</p> + +<p> +Camminava già da mezz’ora, arrestandosi tratto +<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span> +tratto ad origliare, quando ad uno svolto, vide, lontano +un centinajo di passi, un Calabrese armato di +tutto punto, e che, appoggiato col dorso ad un albero, +pareva vi facesse sentinella. +</p> + +<p> +— Che bell’uomo! disse fra sè Roberto; che bizzarro +costume!... ma che faccia scura!.. +</p> + +<p> +Il Calabrese era infatti di bellissime forme, e aveva +l’occhio, la barba, i capelli nerissimi. Portava un cappello +acuminato, fregiato di fettucce di velluto; aveva +le brache corte fino al ginocchio, e le gambe nude +dal ginocchio in giù; invece di scarpe, calzava una +semplice suola di cuoio stretta al collo del piede da +alcune funicelle incrocicchiate. Appoggiava una mano +sulla canna di un lungo moschetto, e l’altra teneva +alla fascia che gli cingeva i fianchi, e dalla quale +pendevano un lungo coltello ed una pistola a pietra. +</p> + +<p> +All’apparir del garibaldino, il Calabrese non si +mosse; solo lo guardò fisso. Roberto, che lo fissava +del pari, quando gli fu presso, fermossi esclamando. +</p> + +<p> +— Viva l’Italia! +</p> + +<p> +Il Calabrese alzò un dito (il che vuol dire: viva +l’Italia una), indi postasi la mano alla bocca, la ritirò +subito dopo salutando. +</p> + +<p> +— Siete solo? gli chiese Roberto stringendogli la +mano. +</p> + +<p> +Il Calabrese rispose di no colla testa. +</p> + +<p> +— Dove sono i vostri compagni? +</p> + +<p> +L’altro accennò colla testa i monti. +</p> + +<p> +— Chi è il vostro capo? +</p> + +<p> +— Il barone Stocco, rispose finalmente il Calabrese. +</p> + +<p> +— Avete veduto i garibaldini? +</p> + +<p> +— Sono con noi da jer l’altro. +</p> + +<p> +— Missori? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span> +</p> + +<p> +Il Calabrese accennò affermativamente. +</p> + +<p> +— Voi siete di sentinella, è vero? +</p> + +<p> +L’istessa risposta. +</p> + +<p> +— Aspettate Garibaldi? +</p> + +<p> +Il Calabrese si permise un leggier sorriso, che durò +un minuto secondo. +</p> + +<p> +— Bene, sappiate che io sono stato mandato avanti +appunto da Garibaldi in cerca di Missori e di voi +altri bravi Calabresi... Adesso, non avendo trovato +nessuno, torno indietro.... +</p> + +<p> +— Verranno... presto, rispose il Calabrese accennando +di bel nuovo ai monti. +</p> + +<p> +— Tanto meglio! Voi però dovreste andare a prevenire +il vostro comandante che Garibaldi sale il +monte co’ suoi, e che si porta al luogo del convegno +fissato già con Missori fino da quando era a +Messina. Avete capito? +</p> + +<p> +Il Calabrese si affrettò a rispondere che sì, e rinnovata +la stretta di mano, si pose il fucile in ispalla +e sparve pel bosco. +</p> + +<p> +— Che economia di fiato devono fare costoro in +fin d’un anno! pensava fra sè Roberto ripigliando +il suo cammino. Però preferisco uno che parla poco +ad un chiacchierone... Intanto sono contento d’aver +trovato quel Calabrese... Quel tornare al generale +senza sapergli dir proprio nulla, mi sapeva male... +Almeno adesso posso dargli la notizia che Missori +c’è, e questo è il più; poi che i Calabresi insorti ci +sono anch’essi.... Se gli altri somigliano a questo +qui, devon essere la gran bella gente! +</p> + +<p> +Roberto un’ora dopo raggiungeva il generale che +si mostrò contento delle notizie recategli dal capitano. +Garibaldi e i suoi continuarono a salire, dirigendosi +<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span> +però verso Reggio. Giunto al luogo ove, come +dicemmo, doveva incontrarsi con Missori, fu sorpreso +di non trovarlo; dopo d’averlo aspettato una buona +ora, prese la risoluzione di seguitare il suo cammino. +Quand’ecco arrivare alcune guide annunziando l’arrivo +di Missori a Garibaldi, che si fermò ad attenderlo. +Arrivato finalmente, concertò seco lui il piano +di difesa e di attacco. +</p> + +<p> +Fu convenuto che il generale Bixio, il più audace +generale dell’armata siciliana, attaccherebbe Reggio +di fronte, intanto che Garibaldi, girando il forte, prenderebbe +i regj tra due fuochi. +</p> + +<p> +Le colonne si misero in marcia, e protette dal silenzio +della notte, sorpresero le truppe regie, scaglionate +alla rinfusa sulla gran strada di Reggio. Erano +tre e un quarto del mattino, quando l’avanguardia +di Bixio s’imbattè nelle vedette nemiche. Il fuoco +cominciò subito, e l’azione divenne tosto generale. +I comandanti delle forze napoletane, credendo di +avere solamente a fare coi quattro battaglioni di Bixio, +concentrarono le loro truppe all’estremità aperta +di Reggio, e cominciarono un fuoco di battaglione +così ben nudrito, che l’ala destra del bravo generale +genovese per un momento vacillò; ma Bixio +volle confermare quanto si disse di lui dopo le campagne +di Lombardia, cioè che gli ostacoli non fanno +che aumentare la sua audacia, e renderlo indomito. +Egli, vedendo la sua destra minacciata, portò rapidamente +due battaglioni sul punto del pericolo, e in +poco tempo ristabilì l’ordine e riprese l’offensiva. +</p> + +<p> +Dipoi Bixio, impaziente di indugio, alla testa della +colonna, ordinò la carica alla bajonetta. La mischia +fu terribile; la rotta dei nemici non si fece aspettare, +<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span> +e i Napoletani si ripiegarono in massa sulla cittadella. +Intanto Garibaldi e Missori erano arrivati a +tiro di fucile dal forte, e i loro cacciatori cominciarono +ad imberciare colle carabine inglesi le cannoniere +della cittadella. Il loro tiro era così preciso che +molti regj furono uccisi sui cannoni, molti altri dovettero +ritirarsi. Garibaldi e Bixio intanto si avanzavano, +quando quest’ultimo, avendo sloggiato una +compagnia di borbonici dalle prigioni della città, trovò +ventiquattro cavalli, dodici muli e due pezzi d’artiglieria. +Fu questa una preziosa conquista, perchè Garibaldi +non aveva cannoni con sè. +</p> + +<p> +Con questi due cannoni ebbe principio l’attacco +del forte. Le colonne di Bixio si avanzavano sempre, +e quelle di Garibaldi minacciavano già la scalata. +Erano circa le nove antimeridiane, quando il forte +cessò il fuoco; le truppe reali, scoraggiate, poco +dopo si arresero al vincitore. Quel combattimento costò +poche perdite all’esercito dei volontarj e alle +truppe borboniche. +</p> + +<p> +Frattanto il generale Cosenz, dopo il suo sbarco +in Calabria, si avanzava pure verso Reggio, prendeva +il forte di Scilla, occupava altri punti importanti, +ed attuava il congiungimento delle sue truppe +con quelle di Bixio e di Garibaldi, mentre i borbonici, +o ritiravansi, o cadevano prigionieri, o passavano +al nemico. In questa guisa l’estrema Calabria +cadeva in mano dei nostri, e Garibaldi si apriva la +strada a nuove vittorie ed a nuovi trionfi. +</p> + +<p> +Circa dodicimila erano i soldati regj, concentrati +in quell’ultima parte della penisola, e che dovevano +impedire lo sbarco dei volontarj, o sterminarli appena +sbarcati. Non v’ha dubbio che, avuto riguardo +<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span> +ai mezzi che stavano nelle mani dei borbonici, doveva +riuscire facile il distruggere i garibaldini, che +sbarcavano pochi per volta e che mancavano di +artiglieria e di cavalli. Ma la truppa regia era demoralizzata, +ed i comandanti non avevano nè forza +d’animo, nè coraggio; oltreciò, dopo i fatti di Sicilia, +il nome di Garibaldi e del suo esercito, erano +divenuti più formidabili, e la pubblica opinione accennava +già alla inevitabile rovina del trono di Francesco +II. Tutte questo ragioni contribuivano a scemare +il coraggio dei soldati regj, i quali si battevano +mal volentieri, ed anzichè procacciarsi gloria, +cercavano di salvare la vita. Si aggiunga che per +tutte le Calabrie temevasi l’imminente irrompere della +rivoluzione, già in alcuni punti scoppiata, e per la +quale le truppe borboniche venivano a trovarsi serrate +tra i volontarj di Garibaldi, e gli insorti. La situazione +dei borbonici era per questo infelicissima, +perciocchè, oltre agli esterni nemici, avevano a temere +gli interni<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>. +</p> + +<p> +Gli animi dei Calabresi erano già concitati, la propaganda +rivoluzionaria aveva prodotto i suoi effetti, +talchè, non appena si seppe lo sbarco di Garibaldi +e la presa di Reggio, tutto fu finito, e la rivoluzione +levò la testa minacciosa e terribile. Le città principali +della Calabria spezzarono gli stemmi borbonici, +radunarono comitati, inaugurarono governi prodittatoriali, +armarono nuovi volontarj, inviandoli ad ingrossare +le file del generale, e a rompere le comunicazioni +dello sperperato esercito di <i>Bombicella</i>. Però +tutto questo accadeva col maggiore ordine possibile, +e i comitati e i governi provisorj prendevano a governare +<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span> +la cosa pubblica ed a reggere il proprio paese +in nome di Vittorio Emanuele II, dell’Italia una, +e del glorioso dittatore delle Due Sicilie. +</p> + +<p> +Intanto la caduta di Reggio e la disfatta toccata +alle truppe borboniche, posero Garibaldi nella felice +condizione di continuare le sue marcie e di estendere +la rivoluzione delle Calabrie. Con soli 800 uomini +egli, privo d’artiglieria, ne aveva fatto capitolare +quasi 2,000, e due ben munite fortezze. I generali +napoletani Gallotti e Briganti, che comandavano +nell’estrema Calabria, si trovarono nelle mani del vincitore, +il quale, non lasciando pace al nemico, e partito +alla volta di Accerello, guadagnò i monti che sovrastano +ai forti di Pizzo, di Alta Fiumara e di Scilla; +fece la sua congiunzione con Cosenz, arrivato il giorno +prima a Salino, dove il bravo colonnello De Flotte, +chiaro per la difesa da lui fatta nel giugno 1848, +delle barricate nei sobborghi insorti contro l’assemblea +costituente di Francia, perdeva la vita pel tradimento +di un soldato napoletano. Garibaldi, appena +operata la sua congiunzione col corpo di Cosenz, determinò +lasciare gli accampamenti di Mittinetti e +scendere verso Alta Fiumara, per circondare i forti +e prendere in pari tempo una posizione contro la +brigata del generale Melendez, che da Scilla moveva +ad incontrarlo. Melendez aprì il fuoco contro la colonna +dei nostri che scendeva dal monte, ma non +gli fu dato arrestarla. Il movimento strategico di Garibaldi +era pienamente riuscito<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>; Melendez aveva +<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span> +perdute le sue comunicazioni coi forti; sicchè dovette +capitolare; in tal modo Alta Fiumara, Torre Cavallo +e Scilla caddero in potere di Garibaldi. Le guarnigioni +di queste fortezze furono imbarcate senza armi, +e spedite a Napoli; una parte disertò, un’altra +parte si sparse per la campagna. +</p> + +<p> +Il 30 agosto Garibaldi trovavasi a Mileto. +</p> + +<p> +«Mileto (è ancora il Du Camp che scrive) mi +parve bruttissima; ridotta a nuovo coi vecchi materiali, +è composta di tre strade parallele, e larghe +come una piazza. Quando noi v’arrivammo, vi si faceva +tanto chiasso, e v’era tanto movimento, da farci +girare il capo; Garibaldi vi aveva il suo quartier +generale. Una tenda improvisata sotto un albero +in un campo, era la sua abitazione; egli stava seduto +in terra e teneva presso lui alcune carte spiegate; +due preti, ritti in piedi, lo contemplavano con una +specie di curiosità feroce, mentre egli ascoltava una +deputazione degli abitanti di Monteleone, che lo pregavano +d’accorrere al più presto, onde impedire alla +guarnigione napoletana di commettere eccessi. I regj +del resto s’apprestavano, a quanto dicevasi, alla ritirata +anzichè a darci battaglia sui piani di Monteleone, +come credevamo in sulle prime. Essi si ritiravano +sotto gli ordini del generale Ghio, allo scopo +di disputarci il passaggio a Cosenza. Si temeva però +che prima di ritirarsi da Monteleone non la saccheggiassero. +</p> + +<p> +— Ci vado subito, rispose Garibaldi a que’ di +Monteleone, e saltò in carrozza. Tutti lo seguimmo, +chi a piedi, chi a cavallo. Il generale Türr raggiunse +tosto il dittatore. +</p> + +<p> +«A Reggio, pescatori del pesce spada; a Catanzaro, +<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span> +i tessuti di seta; a Mileto, briganti e preti». È +un proverbio antico nelle Calabrie. Mileto è città nuova; +il terremoto del 1783 l’ha interamente inghiottita; +il suolo in allora si schiuse e poscia si rinchiuse, +inghiottendo la città, per cui non si è ancor finito +di ricostruirla; alcune capanne e tugurj, un vasto +seminario, il palazzo del vescovo ed una porzione +di chiesa...; ecco Mileto. +</p> + +<p> +Una volta era la città prediletta e favorita dei principi +normanni; ora è una miserabile borgata, d’aspetto +sinistro, e che conta appena due mila anime. +Dei suoi passati splendori non le rimane che un +vescovato; ma il vescovo se l’era data a gambe al +nostro avvicinarsi. Dei preti la percorrevano timidi e +curiosi; ci rimiravano fissi fissi, quando credevano +di non essere veduti, e meravigliavano di non vederci +le corna alla fronte, come il diavolo, e ai +piedi le unghie biforcate. Allorachè ci passavano +vicino, ci salutavano con quell’aria umile e dimessa, +che indica la paura pronta ad ogni concessione; +non vi ha franchezza in quegli sguardi, non nel gesto, +non nella voce. +</p> + +<p> +Era il 27 agosto; due giorni prima in questa uggiosa +città di Mileto, si compiva una terribile tragedia. +Il XV reggimento di linea napoletano, venendo +da Villa San Giovanni, accampava sulla piazza, e +nelle vie; quelle soldatesche indisciplinate mormoravano, +vedendo con terrore d’essere costrette a faticose +tappe, di cui l’ultima doveva essere Napoli, +e rifuggendo dal mestiere del soldato, domandavano +d’essere rimandati liberi, con congedo illimitato. Gli +uffiziali scoraggiati non rispondevano, costretti d’obbidire +ad ordini superiori. Il generale Briganti giunse +<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span> +frattanto a cavallo, seguito da un solo domestico. I +soldati riconoscendolo, gridarono: A morte, a morte! +Briganti passò oltre, senza arrestarsi a tali clamori. +Aveva egli oltrepassato il villaggio, e trovavasi sulla +strada di Monteleone, quando gli venne in mente di +tornare indietro. Chi lo riconduceva sui suoi passi? +Il fermo proposito di tener fronte al pericolo, e calmare +una sedizione militare, che poteva, scoppiando, +trascinar seco il sacco della città, o piuttosto quell’invisibile +mano che spinge gli uomini verso il +destino che devono compiere? Nol so; ma egli ritornò; +allora sorsero nuove grida e minacce più violenti. +Il generale si ferma e vuol parlare; due fucilate +gli atterrano il cavallo. +</p> + +<p> +Il domestico, spaventato, si dà alla fuga. Il generale +si alza, e move verso gli ammutinati, con coraggio +e serenità d’animo. Parla della sua età, ricorda +le cure paterne che ebbe sempre per loro; +invoca la disciplina, senza cui i soldati non sono che +banditi armati. I rivoltosi esitavano, ed erano per +cedere, quando un sotto-uffiziale, avvicinandosi al +generale, esclama: +</p> + +<p> +— Le mie scarpe sono rotte, ed io devo marciare +a piedi nudi; tu hai degli stivali eccellenti — e gli +tira un colpo di fucile. Più di cinquanta palle allora +colpirono lo sfortunato Briganti. Il sotto-uffiziale gli +levò gli stivali, e tutta la truppa, briaca di sangue, +si gettò a colpi di bajonetta sul generale che venne +fatto a brani. A gran pena si potè strappare dalle +mani di quei selvaggi il corpo mutilato, per nasconderlo +nella chiesa. Sfondarono allora quattro +o cinque botteghe, ove si vendevano sigari, caffè +e vino, e le saccheggiarono completamente. Ritornarono +<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span> +quindi alla chiesa, ne atterrarono la porta, +e tirando pei piedi il cadavere, gli fecero oltraggi +senza nome, strappandogli i capegli e la barba, ficcandogli +negli occhi delle capsule, alle quali davan +fuoco, ed altre atrocità di questo genere. Quando +furono sazj, si raccolsero di nuovo sulla piazza, e deposte +le armi, si sbandarono, dirigendosi ognuno +al suo paese. Interrogammo alcuni di quegli sciagurati, +del perchè avessero così massacrato il loro +generale. +</p> + +<p> +— Perchè era un borbonico, dissero gli uni. +</p> + +<p> +— Perchè era un liberale, dissero gli altri. +</p> + +<p> +Un solo disse il vero: — Noi l’abbiamo ucciso +perchè era il nostro generale.» +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Intanto Garibaldi progrediva. I Borbonici appena +lo seppero a Monteleone si sbandarono; parte, gettate +le armi, s’incamminò a casa, parte passò tra le +file degli insorti. Sora, Mobile, Avellino, Bari, Lecce, +sollevavansi al grido di viva Garibaldi. +</p> + +<p> +Il generale avanzava sempre, seguito dai suoi e +dai bravi Calabresi, finchè, poco dopo, potè scrivere +al prodittatore Mattini, che «coi Calabresi aveva fatto +abbassare le armi a diecimila soldati, e che si era impadronito +di altrettanti fucili, di dodici cannoni e +di trecento cavalli». +</p> + +<p> +Il 7 settembre, Garibaldi avvisò il comitato napoletano, +che in quello stesso giorno egli sarebbe entrato +nella capitale delle Due Sicilie. +</p> + +<p> +Tutta Napoli, sparsasi la voce dell’imminente arrivo +del dittatore, era in moto fin dal mattino; in +tutte le strade, e segnatamente in quella principale di +Toledo, sventolavano bandiere tricolori; la guardia +<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span> +nazionale tutta era sotto le armi, un numero straordinario +di carrozze erano state dalle più distinte famiglie +napoletane inviate alla stazione; un immenso +popolo stava accalcato ad attendere il gran capitano. +</p> + +<p> +Alle 11 e mezza, il dittatore giungeva con un convoglio +speciale. È indescrivibile l’entusiasmo del popolo, +e le grida, che furono mille volte universalmente ripetuti +di «viva Garibaldi dittatore! viva l’Italia! viva +Vittorio Emanuele!» Tutta quella folla plaudente, +frenetica, accresciuta ad ogni passo, frammezzata da +migliaja di carrozze, in parte seguiva ed in parte +precedeva quella del generale lungo la strada del +Pigliero, ove da tutti i balconi, gremiti di signore, +si gittavano fiori e si scambiavano grida di entusiasmo. +Ad un’ora dopo mezzo giorno, Garibaldi giungeva +al palazzo della Foresteria, ove fu ricevuto dai +maggiori della guardia nazionale e da altri distinti +personaggi. +</p> + +<p> +Frattanto, dall’immenso largo di S. Francesco di +Paola, stipato tutto intorno da gente accorsa dagli +angoli più remoti della città, prorompevano tali fragorose +voci, che Garibaldi più volte dovette affacciarsi +al balcone a salutare, e a parlare al popolo. Fra le altre +cose disse: «Bene a ragione avete dritto di esultare in +questo giorno in cui cessa la tirannide che vi ha +aggravati, e comincia un’era di libertà. E voi ne +siete degni, voi figli della più splendida gemma d’Italia! +Io vi ringrazio di questa accoglienza, non solo +per me, ma in nome dell’Italia che voi costituite +nell’unità sua mediante il vostro concorso; di che non +solo l’Italia, ma tutta l’Europa vi debb’essere grata.» +</p> + +<p> +Intanto <i>Bombicella</i> nicchiava a Capua, e livido per +la paura, raccomandavasi alla sant’anima di suo padre +e a San Gennaro. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span> +</p> + +<h2 id="cap18">CAPITOLO XVIII. +<span class="smaller">Da Caserta.</span></h2> +</div> + +<div class="poem-container"> +<div class="poem inl"><div class="stanza"> +<p class="i01">Desta l’Aurora omai dal letto scappa</p> +<p class="i02"> E cava fuor le pezze di bucato;</p> +<p class="i02"> Poi batte il fuoco, e cuocer fa la pappa</p> +<p class="i02"> Pel suo giorno bambin che allora è nato;</p> +<p class="i02"> E Febo, che è il compar, già colla cappa</p> +<p class="i02"> E con un bel vestito di broccato,</p> +<p class="i02"> Che a nolo egli ha pigliato dall’Ebreo,</p> +<p class="i02"> Tutto splendente viensene al corteo.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i06"> (<span class="smcap">L. Lippi</span>, il Malmantile).</p> +</div></div> +</div> + +<p> +Il 15 ottobre 1860, uno splendido sole <i>seguiva +il corteggio dell’aurora</i>, e rallegrava colla sua benedizione +di luce l’impareggiabile piano d’Erba, che +in quella stagione era animato da numerosi villeggianti. +</p> + +<p> +Nel mezzo di un viale, ombreggiato da una doppia +fila di plàtani che conduceva ad un palazzotto +annerito dal tempo, e quasi per intero rivestito da +piante rampicanti, passeggiavano a godervi il puro +<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span> +aere mattutino, la contessa Emilia ed una bionda giovinetta, +la quale, tuttochè camminasse, era intenta +ad un lavoro domestico. +</p> + +<p> +— Tarda Carlambrogio! disse la contessa fermandosi +e guardando giù per lo stradone che, passando +dinanzi al viale, mette ad Erba. +</p> + +<p> +— Poveretto! è vecchio, rispose la giovinetta; poi +da qui ad Erba la è una bella tirata. +</p> + +<p> +— È una passeggiata, mia cara, una passeggiata! +dì piuttosto che Carlambrogio avrà trovato per istrada +qualche compare e se incomincia a chiacchierare, +chi lo ferma? +</p> + +<p> +Carlambrogio, quasi a smentire le poche caritatevoli +parole della contessa, si affacciò in quella al +viale. +</p> + +<p> +— Eccolo, eccolo! gridò la giovinetta correndo +incontro al vecchio contadino. +</p> + +<p> +Raggiungerlo, strappargli di mano una lettera, e +rivolare dalla contessa, fu per la giovinetta l’affar +d’un istante. +</p> + +<p> +— È di lui? chiese sorridendo la vecchia. +</p> + +<p> +— Sì. +</p> + +<p> +— Come ti sei fatta rossa! +</p> + +<p> +— È la corsa... +</p> + +<p> +— Già la corsa!... Ora via carina, calmati.... guarda +come ti batte il cuore... Benedetta gioventù!... Vieni +qui, Dalia, sediamo su questa panchetta all’ombra... +</p> + +<p> +La giovinetta la seguì, e le si assise al fianco aprendo +la lettera. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Come mai la povera orfanella si trovava in compagnia +della contessa Emilia? +</p> + +<p> +La c’era da parecchie settimane, ed ecco il come. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span> +</p> + +<p> +Dalia, incaricata da Roberto di annunziare alla contessa +la morte del di lei nipote, aveva adempiuta l’incresciosa +commissione con tanti riguardi, con una delicatezza +tanto affettuosa, consolando la vecchia, piangendo, +soffrendo con lei, che quest’ultima (la quale +aveva sempre visto di buon occhio la giovinetta) +l’aveva pregata di farle compagnia durante la villeggiatura. +</p> + +<p> +Dalia in sulle prime aveva esitato, chè, fiera come +era, temeva sempre di incontrare qualche dispiacere, +qualcuna di quelle umiliazioni con che i signori, +generalmente parlando, sogliono (lontani le mille +miglia dal farlo per cattiveria) amareggiare e talvolta +disgustare affatto chi (al di sotto di loro in fatto di +denari e di posizione sociale) vogliono carezzare. +</p> + +<p> +Ma la contessa aveva insistito con tanta buona grazia, +dicendole che aveva bisogno di lei e delle sue +consolazioni, e che non le sarebbe mancato lavoro, +caso mai temesse di mangiare il pane a tradimento, +che in fine Dalia aveva ceduto, e pigliata licenza +dalla <i>maestra</i>, aveva seguita la contessa alla campagna. +</p> + +<p> +Nelle città, nelle provincie d’Italia, o meglio, in +tutto il mondo, in que’ dì non parlavasi che di Garibaldi +e di Cialdini, dei due eserciti e delle loro +gloriose gesta. Questi erano quindi i temi favoriti +anche dei villeggianti in quella parte di Brianza, i +quali ogni mattina portavansi ad Erba ad attendervi la +posta ed i giornali. E questo era il compito giornaliero +di Carlambrogio, il quale per altro non soleva interessarsi +gran che per quelle notizie, ripetendo egli sempre +questo prosaico ritornello: Vinca Erode, vinca +Pilato, noi povera gente saremo sempre in miseria. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span> +</p> + +<p> +È però giustizia il dire che queste cose, il povero +vecchio, le brontolava sottovoce. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +L’ultima lettera ricevuta da Dalia portava la data +di Messina; in essa Roberto le parlava del prossimo +tragitto, dei pericoli che andavano ad incontrare, e +dei pesci cani, del cui teschio aveva sbozzato il ritratto +nel margine di quella lettera. Dalia ne fu tanto +spaventata, da non poter chiuder occhio per tutta +una notte. +</p> + +<p> +D’allora in poi non aveva più avute notizie di +Roberto. Aveva letto in compagnia della contessa i +giornali; sapeva quindi dello sbarco, de’ continui +trionfi di Garibaldi, del meraviglioso di lui ingresso +in Napoli, e infine della sanguinosa battaglia del 1 +ottobre; ma nulla di chi tanto le stava a cuore. +</p> + +<p> +Ora immagini il lettore con che ansia, con che +tremito, con che sussulto di cuore, Dalia aprì quella +lettera. +</p> + +<p> +— Da dove viene? chiese la contessa. +</p> + +<p> +La giovinetta, letta la data, rispose: da Caserta. +</p> + +<p> +— Ih! com’è lunga quella lettera! +</p> + +<p> +— Uno, due, quattro fogli, disse Dalia sorridendo +di compiacenza. To! c’è anche due pagine di stampato... +È un proclama di Garibaldi. +</p> + +<p> +— Ora mo, da brava! leggi... Comincia dalla lettera. +</p> + +<p> +Onde non ripetere il già detto, noi riprodurremo +la lettera del garibaldino, incominciando là dove egli +racconta cose da noi non per anco toccate. Diremo +solo che Dalia, lette poche righe, mandò un grido balzando +in piedi si improvvisamente, con tal impeto, +che la contessa sbigottita fu a un punto dal non cader +riversa dall’altra parte della panchetta. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span> +</p> + +<p> +— È capitano! è capitano! gridava Dalia ebbra +di gioja. +</p> + +<p> +— Chi? +</p> + +<p> +— Ma lui... Roberto..., l’hanno fatto capitano!»... +e baciava la lettera, ripetendo colle lagrime agli occhi: +Garibaldi è un angelo! +</p> + +<p> +Calmata quell’ebbrezza, continuò la lettura. Il +volto di Dalia prendeva un’espressione d’ambascia +mano mano che progrediva, leggendo i pericoli, le +fatiche, le privazioni sofferte da Roberto e da’ suoi +compagni nelle lunghe marcie da Reggio a Napoli. +«La sete ci tormentava più di tutto (scriveva Roberto); +il sole ci bruciava la pelle, la polvere ci soffogava; +c’era dei momenti in cui i nostri occhi vedeano tutti +gli oggetti color violetto, alberi, strade, sassi, erba, +cielo, tutto insomma. I nostri cavalli non potevano +più reggersi in piedi. Ti basti sapere, per aver una +idea di quanto soffrivamo in quei momenti noi e le +bestie, che un mio amico, il maggiore Setti di Treviglio +(uno dei migliori uffiziali della divisione Cosenz, +e che ha fatta la campagna di Roma e quella +dell’anno scorso), fece con un colpo di <i>revolver</i> saltare +le cervella al suo cavallo, non reggendogli l’animo +di vederlo soffrir tanto.» +</p> + +<p> +— Poveri giovani! gridò la contessa; se il mio +Ernesto si fosse trovato con loro, chi sa cos’avrebbe +sofferto, lui sì delicato... +</p> + +<p> +— Egli ora ha finito di soffrire, rispose Dalia, e +per non lasciar tempo alla contessa di ricadere in +quelle malinconie, continuò a leggere. +</p> + +<p> +Roberto, quasi a mitigare la penosa impressione +che il racconto dei sofferti patimenti doveva produrre +sull’animo della sua amica, aveva mutato argomento +<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span> +e stile. Parlava quindi della sua splendida dimora +di Caserta, poi del miracolo di san Gennaro. +</p> + +<p> +Anche il Du Camp nelle sue memorie parla sì di +Caserta che del santo patrono di Napoli, e con tanto +brio, da vincere quanto Roberto scrisse sullo stesso +argomento; perciò daremo la preferenza al Du-Camp. +Ecco ciò ch’egli scrive in proposito: +</p> + +<p> +«Il palazzo di Caserta è uno dei più grandiosi +concepimenti architettonici usciti da mente umana. +Vanvitelli che lo ideò, ebbe la sorte di vegliare all’esecuzione +sino al suo compimento, cioè fino all’anno +1752 e ciò per ordine di Carlo III. La facciata è +imponente, benchè monotona; quattro corti quadrate +dividono la costruzione interna; attraverso di esso +sorge un porticato splendido, sorretto da sessantaquattro +colonne di marmo; lo scalone è di una maestà +imponente; è tutto in marmo, e sormontato da una +cupola i cui dipinti, che rappresentano gli Dei che ammirano +una Venere, le fattezze della quale non mi parvero +senza seduzione. Il teatro del palazzo è graziosissimo; +è sostenuto da sedici colonne tolte al +tempio di Serapide, di cui le ruine veggonsi lambite +dal mare sulla strada di Pozzuoli. L’appartamento +di Ferdinando II ti inspira un’indifinibile tristezza: +non un mobile vi è rimasto; dal muro vennero graffiate +via le pitture; si abbruciarono le tappezzerie, +le armi, gli intagli, tutto insomma. Vi sarebbe stata +una specie di barbara grandezza nel seppellire un +re coi suoi tesori, le sue donne, le sue guardie; ma +è puerilità l’incendiare le camere di un re morto, +a meno che ciò non sia imperiosamente imposto dall’igiene; +e tale vuolsi sia stato il caso presente. +</p> + +<p> +Infatti re Ferdinando, che era di una corpulenza +<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span> +enorme, morì dopo una sì lenta e profonda decomposizione, +che si può dire di lui, aver egli assistito, +vivendo, alla propria putrefazione. Finì i suoi giorni +implacabile nelle sue idee, e facendo giurare al figlio +di non governare se non coi precetti dell’assolutismo<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>. +Tali precetti dovevan finire col distruggere le forze +della dinastia, tanto più che l’alleato più fedele di +questa ben presto la tradiva; voglio parlare di san +Gennaro. +</p> + +<p> +La sua festa avvicinavasi. Napoli era in una commozione +da non potersi dire. Per chi l’infallibile +santo avrebbe preso partito? era desso italiano? borbonico? +Grave quistione che si faceva ovunque, e +che nessuno ardiva sciogliere anticipatamente. San +Gennaro è l’idolo dei Napoletani, i quali sono fermamente +persuasi che Dio non regna nei cieli che +per concessione di quel santo. Una volta però, presi +da collera improvvisa contro di lui, lo detronizzarono, +e misero al suo posto sant’Antonio qual patrono +di Napoli. +</p> + +<p> +Era il 1799; S. Gennaro s’era fatto democratico; +il suo sangue erasi liquefatto al grido di: Viva la +<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span> +repubblica, e quando la reazione guidata dal cardinal +Ruffo giunse a Napoli, abbandonandosi ad eccessi e +a massacri di cui la memoria non è ancora cancellata, +non si obbliarono le velleità democratiche del santo, +e lo si destituì, come un semplice funzionario; si +parlava anche di gettarlo in mare, e innanzi la sua +statua si urlò: Abbasso il giacobino! Ma troppo forti +ed intimi erano i vincoli che stringevano i Lazzaroni +al loro patrono; cotal separazione era troppo +penosa per essi. Gli uni si pentivano della lor violenza; +l’altro promise di non essere per l’avvenire +che un buon realista, e la pace fu segnata. +</p> + +<p> +Si congedò S. Antonio, e si reintegrò san Gennaro +nel possesso di tutti i suoi onori, titoli e privilegi. +</p> + +<p> +Il suo sangue, raccolto dopo il martirio, si conserva +in un’ampollina, e da secco che è, in certi giorni +dell’anno si liquefa e bolle. Il santo fa attendere più +o meno lungamente il prodigio, a seconda della maggiore +o minore sua soddisfazione sulla politica, e sul +governo del paese; ma non havvi esempio ch’ei siasi +ribellato al miracolo, neppur dinanzi al generale +Championnet, che non gli concedeva se non dieci +minuti per compire il prodigio. A fronte dei gravi +avvenimenti che avevano nell’estate del 1860 messo +sossopra il regno delle Due Sicilie, come si sarebbe +comportato san Gennaro? +</p> + +<p> +Il dì della sua festa, verso le 10 del mattino, io +mi recai in duomo: è una gran chiesa ristaurata +sul gusto italiano della decadenza, epoca nella quale +l’arte è assolutamente vinta dal valore o dalla rarità +della materia prima. Tu vi trovi un reggimento +di statue d’argento, il cui valore sta tutto nel peso. +<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span> +Nella cappella di S. Gennaro, che è a dritta, la folla +s’incalza, e si stringe; si soffoca pel caldo; presso +la balaustrata che protegge l’altare, è un urtarsi, +uno spingersi, d’averne rotte le ossa. I posti migliori +son per chi ha forza maggiore nei gomiti. Le +donne qui mi sembrano più numerose degli uomini: +alcune recano i loro bimbi che strillano orribilmente. +Si canta messa; ma chi l’ascolta? Nessuno. Tutti +sono trepidanti, ansiosi; di tratto in tratto qualche +voce acutissima sorge dalla folla, e si compone al +canto; è la voce di una donna già inspirata, che +spera così di affrettare l’arrivo del santo. +</p> + +<p> +La porta della sagristia finalmente è dischiusa; un +grido di gioja echeggia sotto le volte spaziose; colla +massima pompa si reca l’immagine di S. Gennaro, +coperta di un velo rosso ricamato in oro. Portato +da un canonico, preceduto dalle guardie nazionali +che fanno far largo alla folla, il santo si apre una via fra +i suoi adoratori, che furtivamente cercano di toccare +colle mani il velo che avvolge le sembianze del +protettore, e avidamente poi baciano la parte avventurata +che toccò il miracoloso tessuto. Il prezioso +idolo è finalmente deposto sull’altare, tolto il velo, +appare il busto d’argento. Ciò che allora io vidi può +rendere modesti coloro che nella loro vita si sono +creduti amati, perchè giammai essere umano non +ispirò l’amore che si dimostra per questo immobile +simulacro. Le donne gridavano: «O san Gennaro, +o mio piccolo san Gennaro, san Gennarello del mio +cuore, delle mie viscere, dell’anima mia!» A lui protendevano +le braccia; le lagrime sgorgavano copiose +dai loro occhi stravolti; le loro labbra tremanti mandavano +suoni confusi, e baci; i muscoli del collo, +<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span> +gonfi come grosse corde, s’agitavano sotto la precipitata +pulsazione delle arterie; alcune più briache delle +altre, strappatasi la pezzuola dal collo, si percuotevano +il petto a colpi di pugno, sollevando lamentevoli lai. +Frattanto si veste il santo; sulla fronte gli si compone +una mitra ricca di pietre preziosissime; sulle +spalle lo si adorna con pallio di porpora a ricami +d’oro, e d’amatiste; nel dito gli si infila l’anello +episcopale. Frattanto le grida raddoppiano: «Quanto +è bello! È lui, proprio lui; o mio caro S. Gennaro!» +e ricomincian così le genuflessioni, i baci, i nervosi +tremiti. — Vicino a me stava una giovine che singhiozzava +amaramente. +</p> + +<p> +— Che avete per piangere così? le domando. +</p> + +<p> +— Ah! signorino mio! il santo non mi guarda. +</p> + +<p> +Infatti essa era collocata in modo da non potere +vedere il busto. Una tempesta di clamori orribili, +voci di gioja, di disperazione, di invocazione, cozzavano +nell’aere, per ricadere su noi. Le guardie nazionali +stanche e sfinite dal calore, non potevan mettere +ordine in tanto trambusto: +</p> + +<p> +In cotesta immonda commedia che trascinava tanto +popolo sino all’estasi, chi fra noi era pazzo? Il popolo, +od io? Giammai spettacolo di degradazione dell’anima +umana aveami colpito sì profondamente; v’eran +momenti in cui mi coglieva la smania di rovesciarmi +a colpi di bastone su questa folla indemoniata, e spezzare +l’idolo sull’altare, come ai tempi primi del cristianesimo, +gli eroi di questo rovesciavano nel templi +le statue degli dei. +</p> + +<p> +Un canonico, curvo dagli anni, coperto di splendide +vesti, toglie il velo all’ostensorio che raccoglie +la preziosa reliquia. L’ostensorio è d’argento, e munito +<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span> +di due cristalli, che facilitano la vista dell’ampolla +ivi contenuta, ed ha la forma di una lanterna +da <i>cabriolet</i>. +</p> + +<p> +Offerto alla vista del pubblico, il canonico lo +bacia e poi divotamente lo innalza tra le sue mani, +ed esclama: <i>Il sangue è duro</i>; e quindi lo agita +dall’alto al basso, tenendovi sopra fissi gli occhi, +affine di determinare l’istante preciso in cui il sangue +coagulato incomincia a sciogliersi. Dietro di +lui un prete rischiara la reliquia con un cero, di +modo che lo si possa veder per trasparenza. Durante +cotal funzione, si cantano inni, si recitano delle speciali +preci, delle quali il tumulto che regna nella +cappella mi toglie di comprendere motto. Alcune +donne del popolo, che passano per parenti di san Gennaro, +come quelle che pretendono discendere dalla +vecchia mendicante alla quale il Santo apparve dopo +il suo martirio, onde indicare il luogo ove era stato +deposto il suo corpo, sono schierate in luogo d’onore +presso la balaustrata. Elleno interpellano famigliarmente +il santo; le une gli parlano supplichevolmente, +le altre gli fanno violenti ingiunzioni, che contrastano +con tanta adorazione. +</p> + +<p> +— Oh! san Gennaro del cuore, dicevan le une, +non ci far languire, e dinne col miracolo che tu sei +felice, che sei contento di noi, e che ci proteggerai +sempre. +</p> + +<p> +— Andiamo, canaglia, brigante! sclamavano le altre; +e che! ci credi tu fatte per aspettarti? Affrettati +a sciogliere il tuo sangue, vecchio sdentato; +altrimenti andremo a cercar sant’Antonio, che ti +metterà alla porta. +</p> + +<p> +D’un tratto il canonico solleva l’ostensorio, pronunciando +<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span> +parole che non compresi, e io vidi quel +sangue bollire lentamente nell’ampolla. Tre minuti +eran bastati al miracolo! Uno scoppio di urli fece +quasi crollare il tempio; tutti si prostrano col volto +a terra, singhiozzando, o gridando grazia! Torme +d’uccelli svolazzano per la vôlta spaventati; gli organi +mandan suoni giulivi, s’intuonano canti d’allegrezza, +e son gettati a piene mani fiori sul busto; +fumano gli incensi; e cent’uno colpi di cannone dai +forti annunziano a Napoli che il suo patrono veglia +sempre su di lei!» +</p> + +<p> +Le nostre donne letta l’istoria di san Gennaro, quale +la narrava Roberto, risero di cuore: +</p> + +<p> +— Poveri Lazzaroni! disse la contessa, come sono +ignoranti! +</p> + +<p> +— E noi, objettò Dalia, coi nostri preti che salgono +in una nuvola di carta a pigliare il santo chiodo +il dì di Santa croce, in Duomo, ci mostriamo forse +più innanzi di loro? Dunque! +</p> + +<p> +— Non hai torto la mia tosa!... ma finisci la lettera. +</p> + +<p> +Roberto narrava gli avvenimenti che precedettero +di qualche giorno il 1 ottobre e la battaglia che ne +seguì. +</p> + +<p> +Garibaldi ci aveva spediti fino a S. Maria presso +Capua, onde tenere in rispetto i trentamila borbonici +che stavano con Francesco II nelle due fortezze +di Gaeta e di Capua, e in un grande tratto di paese +intorno ad esse. Fino alla metà del settembre nulla +era accaduto di serio fra i due eserciti nemici, eccetto +poche fucilate, che gli avamposti scambievolmente +tiravansi, specialmente i <i>picciotti</i>, i cacciatori +genovesi di Mosto e qualche altro corpo della brigata +Eber; ma il 19 i nostri passarono il Volturno, nonostante +<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span> +la presenza di dieci mila Napoletani che +tratti in inganno da una dimostrazione mossa dai +nostri contro Capua, si lasciarono sorprendere dal +battaglione Catabene, il quale dopo lungo combattimento, +occupò Cajazzo. Quella fazione, comandata +dal brigadiere capo dello stato maggiore del generale +Türr, costò ai nostri la perdita di centocinquanta uomini, +ma fu eseguita con ardimento degno dei più +valorosi veterani. Duemila Garibaldini, con soli due +pezzi d’artiglieria, ebbero il coraggio di cozzare contro +le muraglie di Capua, difese da molta truppa e +dalle poderose artiglierie della fortezza. Capua posta +sulla sinistra del fiume Volturno, le di cui aque la +avvolgono intorno intorno per più di due terzi; fortificata +dal francese Vauban, e resa ancor più forte +dalle opere erettevi nel 1855 da un uffiziale russo +del genio, mal si poteva espugnare senza batterie +in breccia e bombardare. Ai nostri era quindi impossibile +prenderla con sì poche forze, ma l’attacco +operato dal brigadiere Rüstow, non tendeva che a +trarre in inganno la guarnigione della piazza, per +lasciar tempo a Türr e ad Eber di operare il movimento +di fianco verso l’alto Volturno e guadarlo. Il +movimento essendo pienamente riuscito, i nostri +avendo occupato Cajazzo, divennero padroni della +riva sinistra del fiume, e si misero a cavaliere della +strada di Gaeta. La ricognizione durò sei ore, e in +questo tempo noi stemmo impavidi sotto il fuoco formidabile +dei nemici, e solo ci ritirammo quando si +ebbe contezza che il generale Türr trionfava delle +difficoltà che i regj gli avevano preparate sull’alto +Volturno. +</p> + +<p> +Vi furono, un colonnello, tre tenenti, ed un capitano +<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span> +uccisi; quattro altri uffiziali feriti. La cavalleria +napoletana, sebbene facesse le mostre di voler +caricare, non lo osò, e la fanteria non ardì mai incontrare +le baionette dei nostri. Molti Inglesi, fra i +quali il terzo figlio del conte di Shaftesbury e lord +Seymour, seguirono, con alcuni corrispondenti dei +giornali inglesi, le operazioni della colonna Rüstow +e il secondo nominato, combattè per ben due +ore, recò ordini e diede disposizioni per i trasporti +dei feriti. Poco prima di mezzodì la colonna Rüstow +tornava a S. Maria, dove barricatasi, attese di piè +fermo i Napoletani di Capua. Questi però non si mossero, +sebbene potessero spingere contro i nostri una +forza di dieci mila uomini, attaccare la città aperta, +e prenderla con grande facilità. +</p> + +<p> +Dopo quella vittoria le divisioni di Cosenz e Medici +si misero in marcia per raggiungere quella di +Türr appostata tra S. Maria, S. Angelo, Scafo Formicola, +e Scafo Cajazzo. La divisione comandata dal +colonnello Panciani le seguiva in riserva; così i nostri +si avanzavano nelle vicinanze di Capua, in quasi +ventiduemila uomini per assaltare la fortezza, prenderla, +o costringerla a capitolare. +</p> + +<p> +Il 19, accennando a piccoli fatti avvenuti nei giorni +precedenti, il generale Türr emanava agli avamposti +un bell’ordine del giorno, e alle 3 pomeridiane +dello stesso dì scriveva al ministero della guerra +in Napoli il seguente dispaccio, che ti trascrivo: +</p> + +<p> +«Jeri inviai una colonna per attaccare questa mattina +Cajazzo; ordinai una ricognizione forzata per +questa mane di S. Maria e S. Prisco verso Capua, +e mi portai pure questa mattina colla brigata Sacchi +e due pezzi di cannone per fare una forte dimostrazione +<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span> +verso lo Scafo di Formicola e Scafo di Cajazzo. +I regi, i quali si trovavano da questa parte del Volturno, +furono rigettati al di là del fiume. Abbiamo +sostenuto quattro ore di fuoco. Ricevo in questo +istante rapporto del comandante Catabene, che dice +d’aver presa Cajazzo. Il generale Garibaldi venne a +vedermi allo Scafo di Formicola, e di là passò alle +colonne che si trovavano tra S. Maria e Capua». +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Ora, mia cara, Dalia, dovrei descriverti la battaglia +del 1 ottobre, presso Capua; ma ci vorrebbe un libro, +non una lettera. A te basti quanto ne scrisse il generale +Garibaldi nell’ordine del giorno che troverai qui unito. +</p> + +<p> +Eccolo, disse Dalia spiegazzandolo, e lesse: +</p> + +<p class="pad1 center"> +<i>Ordine del giorno di Garibaldi.</i> +</p> + +<p> +«Il 1 ottobre, giorno fatale e fratricida ove Italiani +combatterono sul Volturno contro Italiani con +tutto l’accanimento che l’uomo può portare contro +l’uomo. Le bajonette de’ miei compagni d’armi incontrarono +anche questa volta la vittoria sui loro +passi da giganti. +</p> + +<p> +«Con egual valore si combattè e si vinse a Maddaloni, +a S. Angelo, a S. Maria. +</p> + +<p> +«Con egual valore i coraggiosi campioni dell’indipendenza +italiana, portarono i loro prodi alla zuffa. +</p> + +<p> +«A Castel Morene, Bronzetti, emulo degno del +fratello<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a> alla testa d’un pugno di cacciatori, ripeteva +uno di quei fatti che la storia porrà certamente accanto +ai combattimenti dei Leonida e dei Fabi. +</p> + +<p> +«Pochi, ma splendidi dell’aureola del valore, gli +Ungheresi, i Francesi, gli Inglesi che fregiavano le +<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span> +file dell’esercito meridionale, sostennero degnamente +la fama guerriera dei loro connazionali. +</p> + +<p> +«Favorito dalla fortuna, io ebbi l’onore nei due +mondi di combattere accanto ai primi soldati, ed ho +potuto persuadermi, che la <i>pianta uomo nasce in Italia — non +seconda a nessuno</i>, ho potuto persuadermi, +che quegli stessi soldati che noi combattemmo +nell’Italia meridionale, non indietreggeranno sotto +il glorioso vessillo emancipatore. +</p> + +<p> +«All’alba di quel giorno, io giungeva in S. Maria +da Caserta, per la via ferrata. Al montar in carrozza +per S. Angelo, il generale Milbitz mi disse: «Il +nemico ha attaccato i miei avamposti di S. Tammaro». +</p> + +<p> +«Subito fuori di S. Maria verso S. Angelo udivasi +una viva fucilata, e giunto ai posti di sinistra +della detta posizione, li trovai fortemente impegnati +col nemico. +</p> + +<p> +«Era bel vedere i veterani dell’Ungheria marciare +al fuoco, colla tranquillità di un campo di manovra +e collo stesso ordine. La loro impavida intrepidità +contribuì non poco alla ritirata del nemico. +</p> + +<p> +«Col movimento in avanti della mia colonna e +sulla destra, io mi trovai bentosto a congiungermi +colla sinistra della divisione Medici, che aveva valorosamente +sostenuta una lotta ineguale tutta la giornata. +I coraggiosi carabinieri genovesi che formavano +la sinistra della divisione Medici, non aspettarono +il mio comando per ricaricare il nemico. Essi, +come sempre, fecero prodigi di valore. +</p> + +<p> +«Il nemico, dopo aver combattuto ostinatamente, +tutta la giornata, verso le 5 pomeridiane rientrò in +disordine dentro Capua, protetto dal cannone della +piazza. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span> +</p> + +<p class="indr"> +2 ottobre. +</p> + +<p> +«Reduce la sera del 1 in S. Angelo, io ebbi notizia +che una colonna nemica da 4 a 5000 uomini +trovavasi a Caserta vecchia; ordinai per le 2 della +mattina ai carabinieri genovesi di trovarsi pronti +con 350 uomini del corpo di Spangaro ed una sessantina +di montanari del Vesuvio. Marciai a questa +ora su Caserta per la strada della montagna e S. Leucio. +Prima di giungere a Caserta il prode tenente +colonnello Missori, ch’io aveva incaricato di scoprire +il nemico con alcune delle valorose sue guide, mi +avvertì che i regj trovavansi schierati sulle alture +da Caserta vecchia a Caserta, ciò che potei verificare +io stesso poco dopo. +</p> + +<p> +«Mi recai a Caserta per concertarmi col generale +Sirtori, e non credendo il nemico sì ardito da attaccare +quella città, combinai collo stesso generale +di riunire tutte le forze che si trovavano alla mano +e di marciare al nemico pel suo banco destro, cioè +attaccarlo per le alture del parco di Caserta, mettendolo +così tra noi e la divisione Bixio, a cui aveva +mandato l’ordine d’attaccare dalla sua parte. +</p> + +<p> +«Il nemico teneva ancora le alture, ma scoprendo +poca forza in Caserta aveva progettato di impadronirsene, +ignorando senza dubbio il risultato della +battaglia del giorno antecedente, e perciò lanciava +circa la metà delle sue truppe. +</p> + +<p> +«Un cocchiere ed un cavallo delle vetture del +mio seguito furono ammazzati. Potei passare più liberamente +grazie al valore della brigata Simonetta, +divisione Medici, che occupava quel punto, e che respinse +coraggiosamente il nemico. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span> +</p> + +<p> +«Giunsi così all’incrocicchio della strada di Capua +e S. Maria, centro delle posizioni di S. Angelo, +e vi trovai i generali Medici ed Avezzana, che col +solito coraggio e sangue freddo, davano le loro disposizioni +per respingere il nemico incalzante su tutta +la linea. +</p> + +<p> +«Dissi a Medici «Vado sull’alto ad osservare il +campo di battaglia, tu ad ogni costo difendi la posizione». +Procedeva appena verso le alture che ci +stavano alle spalle, quando mi accorsi esserne il nemico +padrone. +</p> + +<p> +«Senza perder tempo raccolsi quanti soldati mi +capitarono alla mano e ponendomi a sinistra del nemico +ascendente, cercai di prevenirlo. Mandai nello +stesso tempo una compagnia di bersaglieri genovesi +verso il monte S. Nicola per impedire che il nemico +se ne impadronisse. Quella compagnia e due compagnie +della brigata Sacchi ch’io aveva chiesto e +che comparivano opportunamente sulle alture, arrestarono +il nemico. +</p> + +<p> +«Movendomi io poi verso destra, sulla linea di +ritirata, il nemico principiò a discendere ed a fuggire. +Solamente dopo qualche tempo io venni a sapere +che un corpo di cacciatori nemici, prima del loro +attacco di fronte, erasi portato alle nostre spalle, +per un sentiero coperto, senza che nessuno se ne +accorgesse. +</p> + +<p> +«Intanto la pugna ferveva nel piano di S. Angelo +ora favorevole a noi, ed ora obbligati di ripiegarci +davanti al nemico assai numeroso e tenace. +</p> + +<p> +«Da vari giorni non equivoci indizi mi annunziavano +un attacco, e perciò non m’era lasciato allettare +dalle diverse dimostrazioni del nemico sulla +<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span> +destra e sulla sinistra nostra: e ben ci valse, poichè +i regj impiegarono contro di noi, nel primo ottobre, +quante forze disponibili avevano, e ci attaccarono +simultaneamente su tutte le posizioni. +</p> + +<p> +«A Maddaloni dopo varia fortuna, il nemico era +stato respinto. A S. Maria parimenti, ed in ambo i +punti aveva lasciato prigionieri e cannoni. Lo stesso +avveniva a S. Angelo dopo un combattimento di più +di sei ore; ma essendo le forze nostre in quel punto +inferiori d’assai al nemico, egli era rimasto con una +forte colonna padrone delle comunicazioni tra S. Angelo +e S. Maria; di modo che, per portarmi alle riserve, +ch’io aveva chieste al generale Sirtori, da Caserta +a S. Maria fui obbligato di passare a levante +dello stradale che da S. Angelo conduce a quell’ultimo +punto. Giunto in S. Maria verso le due pomeridiane, +vi trovai i nostri comandati dal bravo generale +Milbitz, che avevano valorosamente respinto il nemico +su tutti i punti. +</p> + +<p> +«Le riserve chieste da Caserta giungevano in +quel momento. Le feci schierare in colonna d’attacco +sullo stradale di S. Angelo. La brigata Milano in testa; +seguiva la brigata Eber, ed ordinai in riserva +parte della brigata Assanti. Spinsi pure all’attacco i +bravi Calabresi di Pace che trovai nel bosco sulla +mia destra, e che combatterono splendidamente. +</p> + +<p> +«Appena uscita la testa della colonna dal bosco, +verso le tre pomeridiane, fu scoperta dal nemico che +cominciò a tirare delle granate, ciò che cagionò un +po’ di confusione allo spiegamento dei giovani bersaglieri +milanesi che marciavano avanti. Ma quei +bravi militi, al suono di carica delle trombe si precipitarono +<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span> +sul nemico che cominciò a piegare verso +Capua. +</p> + +<p> +«Le catene dei bersaglieri milanesi furono tosto +seguite da un battaglione della stessa brigata, che +caricò impavidamente il nemico senza fare un tiro. +</p> + +<p> +«Lo stradale che da S. Maria va a S. Angelo forma, +colla direzione di S. Maria a Capua, un angolo di +circa quaranta gradi, in guisa che, procedendo la +colonna sullo stradale, lo spiegamento di essa doveva +essere sempre sulla sinistra ed alternato in avanti. +Quindi impegnata che fu la brigata Milano ed i Calabresi, +io spinsi al nemico la brigata Eber sulla destra +della prima delle sue forze su quella città. Mentre +adunque mi trovava marciando al coperto, sul +fianco destro del nemico, questo attaccava di fronte +Caserta, e se ne sarebbe forse reso padrone, se il +generale Sirtori colla sua consueta bravura, ed una +mano di prodi non lo avessero respinto. +</p> + +<p> +«Coi Calabresi del generale Stocco, e quattro compagnie +dell’esercito settentrionale, io procedevo intanto +sul nemico che fu caricato; resistè poco e fu +spinto quasi alla corsa sino a Caserta vecchia. Ivi +un picciol numero di nemici si sostenne per un momento +facendo fuoco dalle finestre e dalle macerie, +ma presto fu circondato e fatto prigioniero. Quei che +fuggirono in avanti, caddero nelle mani dei soldati +di Bixio, il quale, dopo d’aver combattuto valorosamente +il 1 a Maddaloni, giungeva come un lampo +sul nuovo campo di battaglia. Quelli che restarono +indietro capitolarono con Sacchi, a cui aveva dato +ordine di seguire il movimento della mia colonna; +dimodochè di tutto il corpo nemico, pochi furono +quelli che poterono salvarsi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span> +</p> + +<p> +«Questo corpo pare essere quello stesso che aveva +attaccato Bronzetti a Castel Morone — e che l’eroica +difesa di quel valoroso, col suo pugno di prodi, +aveva trattenuto la maggior parte del giorno, ed +impedito quindi che, nel giorno antecedente, ci giungesse +alle spalle. +</p> + +<p> +«Il corpo di Sacchi contribuì esso pure a trattenere +quella colonna al di là del parco di Caserta, +nella giornata del 1, respingendolo valorosamente<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>. +</p> + +<p> +Caserta, 3 ottobre 1860. +</p> + +<p class="indr"> +<span class="smcap">G. Garibaldi.</span>» +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span> +</p> + +<h2 id="conclusione">CONCLUSIONE</h2> +</div> + +<p> +Circa un mese dopo, due giovani arrivati da Genova +ad Arona colla ferrovia, si avviavano verso il +porto in cerca d’una barca per tragittare all’opposta +riva del lago. +</p> + +<p> +Era una di quelle giornate di novembre, foriere +del verno; il cielo, d’un color bigiccio, uniforme, +invitava gli animi al silenzio, e li avvolgeva lentamente +in una dolce malinconia. I due giovani, prima +di giungere al porto, si fermarono sotto il filare di robinie +che ombreggia la sponda del lago, e stettero mutoli, +lungamente contemplando la sponda lombarda, e +i villaggi biancheggianti sulle colline specchiantisi nel +lago. Uno di essi fissava lo sguardo su di Angera +che gli stava schierata dinanzi; sospirava, guardava +alla sfuggita il compagno, indi di nuovo il lago, le +colline: +</p> + +<p> +— Ah! non ne posso più, Roberto! non ne posso +<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span> +più! ho un gruppo qui nella gola che mi soffoga... +Guarda!... piango» così dicendo Valentino stendeva +all’amico la mano bagnata di lagrime. +</p> + +<p> +— Vuoi che te lo dica, Valentino? Fo anch’io una +fatica del diavolo a mandare indietro le lagrime.... +Perdio! la vista del sito dove si è nati fa un curioso +effetto!.... Figurati quando vedrò da lontano +la guglia del Duomo!... Al solo pensarvi mi si piegano +le gambe... +</p> + +<p> +— Come si piegano le mie al veder quella riva +là.... A pensare che fra poco sarò presso a quel buon +vecchio di mio padre... +</p> + +<p> +— E a qualchedun altro!.... disse Roberto sorridendo. +</p> + +<p> +— Sia pure!... Rosa la vedrò prima di mio padre... +Povera Rosa! chi sa cos’ha sofferto... +</p> + +<p> +— Oh! sai che c’è di nuovo? che è ora di finirla +con queste malinconie! Tante smanie per arrivare, e +adesso che siam qui... Davvero, sembriam due matti! +</p> + +<p> +— Hai ragione, Roberto! rispose Valentino crollando +tutta la persona come per gettarsi di dosso +quella tristezza. Andiamo a pigliare una barca.... +</p> + +<p> +Così dicendo ripresero i loro fardelletti in cui +tenevano custodite le loro gloriose uniformi rosse +(modesti com’erano, se l’eran levata per non dar +nell’occhio) e s’avviarono verso il porto. +</p> + +<p> +I nostri due garibaldini avrebbero voluto volare +come rondini sull’altra riva, ma Valentino, incontrato, +riconosciuto da certi suoi conoscenti, dovette fermarsi +parecchie volte a stringere la mano ad uno, +a rispondere, il meglio che poteva, ad un diluvio di +domande che un altro gli dirigeva, l’una dopo l’altra, +quasi senza tirar fiato. Valentino mostrò la croce +<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span> +dei mille a chi la volle vedere, e la mostrò con un +giusto orgoglio, che la è la più gloriosa decorazione +del mondo. +</p> + +<p> +Poi vennero gli inviti a bere in onore di Garibaldi +e de’ suoi mille; insomma Dio sa come la sarebbe +finita, se Roberto, veduto che il compagno ammollivasi +a tante cortesie e seduzioni che gli accarezzavano +dolcemente l’amor proprio, non avesse frapposta +la sua autorità, dinanzi alla quale, benchè fratelli +in amicizia, Valentino non s’era mai impennato. +</p> + +<p> +Trovata la barca, vi saltarono dentro. Valentino, +dato di piglio ai remi, voltossi a salutare i conoscenti +assiepati sulla riva unitamente alla folla dei +curiosi; indi con quattro colpi vigorosi spinse la +barca fuori del porto. +</p> + +<p> +Mentre Valentino remava con lena, Roberto, seduto +sulla prora, a poco a poco ingolfavasi ne’ suoi +pensieri. +</p> + +<p> +Il volto del giovane barcajolo mano mano si avvicinava +alla riva, animavasi; i suoi occhi erano fissi +sulla piazza d’Angera per vedere se mai... Ma aveva +bel guardare, Rosa non c’era. +</p> + +<p> +Finalmente toccarono terra. +</p> + +<p> +— Va pure pei fatti tuoi, disse Roberto al compagno, +quando furono sbarcati; io ti aspetterò là al +caffè. +</p> + +<p> +— Torno subito... +</p> + +<p> +— Fa pure con tuo comodo. +</p> + +<p> +Valentino, moderando a stento la smania di correre, +lasciata la piazza, si internò nel borgo. +</p> + +<p> +Intanto Roberto, sedutosi al caffè, mentre sorseggiava +una tazza d’acqua inverdita dall’assenzio, pensava +filosoficamente tra sè al modo con cui era finita +la brillante spedizione garibaldina: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span> +</p> + +<p> +— Ecco come torniamo a casa nostra, dopo tanti +disagi sofferti, dopo tanto sangue sparso! Chi lo +avrebbe detto! In quanto a me poco m’importa; il +soldato in tempo di pace, non lo farei per tutto l’oro +del mondo... Ma quando penso al Generale, ai dispiaceri +che ha dovuto inghiottire.... Pover’uomo! +lui sì buono, sì eroico, sì disinteressato... Ma! per +esser proprio grande non gli mancavano che le amarezze +dell’ingratitudine... Ad ogni modo, io per adesso +torno a scarabocchiare coi miei colori, ma quando +sonerà l’ora della liberazione di Roma e di Venezia, +quando il Generale dirà per la quarta volta: Ragazzi! +qui con me; all’armi!»... io ripiglierò il mio fucile e +tornerò garibaldino. +</p> + +<p> +A toglierlo da’ suoi pensieri, giunse Valentino +con una ciera lunga lunga. +</p> + +<p> +— E così? gli chiese Roberto. +</p> + +<p> +— E così, Rosa non c’è. +</p> + +<p> +— Non c’è? +</p> + +<p> +— No; è a Sesto da oltre una settimana... +</p> + +<p> +— A far che? +</p> + +<p> +— Ad assistere il mio povero padre che è ammalato... +Quella tosa è un angelo! +</p> + +<p> +— Oh! questo mi spiace, mi spiace davvero! Speriamo +che la malattia non sia grave... +</p> + +<p> +Valentino sospirò stringendosi nelle spalle. +</p> + +<p> +— Quand’è così, partiamo subito per Sesto. +</p> + +<p> +— Sì sì, partiamo subito». Così dicendo Valentino +si affrettò verso la barca. +</p> + +<p> +— Aspetta, Valentino! piglierò un barcajolo... +</p> + +<p> +— Non serve. +</p> + +<p> +— Tu ti affaticheresti troppo. +</p> + +<p> +— No, no... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span> +</p> + +<p> +— Perdio! come sei testardo! gridò Roberto indispettito. +Con soli due remi arriveremo a Sesto stassera. +Lascia fare a me dunque!.... +</p> + +<p> +Valentino cedette al solito; Roberto trovò un barcajolo, +e subito dopo pigliarono il largo. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Martino, pescatore, stavasene seduto nella camera +terrena del suo tugurio, presso il camino, sotto cui +fumicava, mandando uno scarso calore, un mucchio +di <i>carbon bianco</i>. +</p> + +<p> +Così i contadini lombardi chiamano i torselli delle +pannocchie sgranate di maiz, i quali servono loro +di combustibile. +</p> + +<p> +Il vecchio era pallido, stremato, come chi entra +nella convalescenza dopo una lunga malattia. La +giubba e le brache di frustagno verde-cupo gli cadevano +a larghe pieghe sul dorso curvo, e sulle gambe +dimagrite; sulla testa portava la solita berretta conica +di lana rossa. Pareva ch’egli si spassasse tracciando +colla molle crocioni e ghirigori nella cenere, che +poi cancellava per risolcarla con altri rabeschi, ma +quello era un giuoco puramente meccanico della mano, +il suo pensiero era lontano lontano, in un paese +a lui sconosciuto, ma che da tempo gli era divenuto +caro come il suo nativo. +</p> + +<p> +Martino pensava al suo figliuolo, che forse non +avrebbe più veduto, chè egli, benchè uscito allora +allora di pericolo, presentiva vicino il suo fine. +</p> + +<p> +Seduta sul predellino del focolare, stavasene Rosa, +la pietosa infermiera del vegliardo. Anch’essa pareva +assorta nell’agucchiare, mentre colla mente volava +ben lungi in cerca del garibaldino caro al suo cuore. +</p> + +<p> +Tanto il vecchio pescatore che Rosa erano da un +<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span> +pezzo privi delle notizie di Valentino. L’ultima sua +lettera era del 28 settembre. +</p> + +<p> +Il buon vecchio, come se desto da un sogno, +si scosse, guardò intorno per la stanza, vide Rosa +e le sorrise; poi guardò il cane che stavasene accovacciato +sul limitare della stanza (un cane da pagliajo, +nero e brutto quanto intelligente). Il vecchio +cavò dal taschino del giustacuore la sua tabacchiera +di bosso, l’aprì, si saturò rumorosamente il naso di +tabacco, sospirò e disse: +</p> + +<p> +— Anche oggi senza lettere, Rosa! +</p> + +<p> +— Non è ancor sera! rispose la giovane cercando +di infondere nel vecchio una speranza ch’essa stessa +era ben lungi dall’avere. +</p> + +<p> +In questa il cane rizzò le orecchie; levatosi in +piedi stette alquanto origliando immobile, poi via a +furia. +</p> + +<p> +— Cos’ha il <i>Moretto</i>? chiese Martino. +</p> + +<p> +— È matto, rispose Rosa sorridendo. +</p> + +<p> +— Ma senti come abbaja! replicava il vecchio tendendo +l’orecchio. +</p> + +<p> +Infatti s’udì dapprima un guaìto, poi un latrare +concitato, a brevi intervalli, un latrare a festa. +</p> + +<p> +Il vecchio e la fanciulla levatisi in piedi si guardarono +in volto; erano pallidi entrambi. +</p> + +<p> +In quella udirono una voce (una voce ben nota +che li fe’ trasalire) gridare: +</p> + +<p> +— Abbasso, <i>Moretto</i>, abbasso! Perdio! vuoi farmi +cascare... +</p> + +<p> +Rosa in un baleno fu fuori dell’uscio. +</p> + +<p> +Il povero vecchio rimasto solo, fe’ per allontanarsi +dal camino, ma le gambe gli traballarono sotto; ricadde +quindi sul seggiolone e levando al cielo le mani +scarne e tremolanti: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span> +</p> + +<p> +— Oh! grazie, grazie, il mio Signore! balbettò rigando +le guance di lagrime. Indi puntando le mani +sui braccioli, si rizzò di bel nuovo.... +</p> + +<p> +Valentino entrato nella camera d’un salto, lo raccolse +nelle sue braccia. +</p> + +<p class="ast">* * *</p> + +<p> +Due giorni dopo, di buon mattino, Roberto attraversava +pedestre il paesello d’Albese. Rivide l’insegna +dell’osteria posta all’estremità del villaggio, e +sulla quale c’era tuttora dipinto il San Carlo, a mezza +figura vestito di rosso, colle mani giunte in orazione. +</p> + +<p> +Entrò nell’osteria a rifocillarsi; rivide l’istesso +oste all’istesso fornello, intento ad ammannire forse +la medesima vivanda d’un anno prima. +</p> + +<p> +Quante cose erano avvenute da un anno in poi! +</p> + +<p> +I nostri lettori capiranno di leggieri il perchè Roberto +si trovasse in quei luoghi. Separatosi a Sesto +Calende da Valentino, il nostro pittore s’era portato +dritto dritto a Milano. Giunto a casa sua, seppe da +una vicina, la quale abitando una stanzuccia terrena +faceva anche un pochino da portinaja, che Dalia +era tuttora alla campagna. +</p> + +<p> +— Diavolo! aveva borbottato fra sè Roberto; ancora +in campagna! Che la ci fosse, lo sapeva, che +me l’ha scritto; quello che è strano si è che la ci +sia ancora... in novembre! Poveretta! la si troverà +benone con quella brava signora! Si vede che tutto +il bene che Dalia mi ha scritto di lei, è la pura verità. +Basta! Posdomani volo a lei; non voglio prevenirla +del mio arrivo; sarà un’improvvisata... +</p> + +<p> +Infatti due giorni dopo Roberto, giunto a Como, +rifece a piedi la strada tanto amena che conduce +<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span> +ad Erba; in breve era giunto ad Albese, chè ad +un garibaldino par suo, quelle sette miglia erano parute +due passi. +</p> + +<p> +Fatta colazione, Roberto proseguì il suo cammino, +allegro, spigliato, col cuore in festa... Soleva dire di +poi che quel giorno era stato uno dei più belli della +sua vita. +</p> + +<p> +Rivide il piano d’Erba, ingemmato dai laghetti +d’Alserio, di Pusiano, d’Annone, e dal Lambro, +scintillante tra il fogliame degli alberi e le praterie +come un nastro d’argento; rivide l’incomparabile +panorama (incomparabile sì, anche per lui che aveva +ammirate le meraviglie della Sicilia, della Calabria, +del napoletano) incorniciato dal solitario monte Barro, +dal Monterobbio, dalle verdi ghirlande di colline, da +cento villaggi. +</p> + +<p> +— Chi sa, pensava tra sè il giovane, quanto quest’aria +balsamica, questo cielo sì bello e puro, avranno +fatto bene a Dalia! Oh! guarda!» e fermavasi sorridendo +a contemplare un casolare contadinesco che +stavagli dirimpetto a mezzo una collina, al piede +della quale, preceduto da un viale di platani, sorgeva +un vecchio palazzotto ammantato di piante rampicanti. +«Oh! guarda! ecco la villeggiatura che mi +sono scelta un anno fa, quando dall’alto del giardino +dell’osteria di Albese, ho fabbricato tutti quei +castelli in aria... Ecco là i due pioppi;... peccato che +tutte le foglie sien già cadute; ecco là al basso il +laghetto d’Alserio... Oh! la sarebbe bella davvero +che la villa della contessa fosse lì presso! Vediamo +un po’!» E scorto un contadino che radunava col +rastrello le foglie ingiallite di cui era coperto il terreno, +gli chiese ove fosse la villeggiatura della contessa +Emilia ****. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span> +</p> + +<p> +— Eccola! rispose il contadino additando il palazzotto. +</p> + +<p> +— Come? è quella là.... coi muri coperti di verde? +</p> + +<p> +— Proprio quella... Se la ci vuol andare lesto, pigli +questa scorciatoja tra i campi, e in meno d’un quarto +d’ora la ci arriverà. +</p> + +<p> +Roberto aggradì la proposta, e ringraziato il contadino, +si cacciò per l’indicatogli sentieruzzo. +</p> + +<p> +Arrivato nel viale dei platani, sostò, tanto gli +batteva il cuore. Poi fattosi animo, volendo arrivare +d’improviso, lasciò da una banda il viale, e si inoltrò +nel giardino. Fatti alcuni passi si fermò, spiando +per scegliere tra le tante stradicciuole intersecantisi, +quella che metteva al palazzo. Quand’ecco nel +girar gli occhi, vide sorgere in mezzo ad un cespuglio +una figura di donna, che egli, benchè gli voltasse +il tergo, riconobbe tosto per quella d’una giovinetta... +</p> + +<p> +— È lei! disse tra sè Roberto ponendosi una mano +al cuore per frenarne il battito; è Dalia!... Davvero +che è ingrassata... Sempre bella però quella cara +creatura, sempre graziosa ne’ suoi atteggiamenti!... +Maledetto quel cappellaccio di paglia che mi impedisce +di vedere il suo visino, e quella capigliatura +d’oro... Oh! a me adesso!... E inoltrossi pian piano.... +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Fa lunghi i passi, e sempre in quel di dietro</p> +<p class="i01">Tutto si ferma, e l’altro par che mova</p> +<p class="i01">A guisa di chi dar teme nel vetro;</p> +<p class="i01">Non che il terren abbia a calcar ma l’ova,</p> +<p class="i01">E tien la mano innanzi simil metro.</p> +</div></div> + +<p> +È a quattro passi da lei, che non s’accorge di nulla +e seguita a mondare colle forbici i fiori che tien +fra mano; è a tre passi,.... a due... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span> +</p> + +<p> +Roberto le serrò improvvisamente le spalle tra le +sue gomita, le chiuse gli occhi colle palme, e le coprì +di baci il collo. +</p> + +<p> +La donna a quell’assalto inaspettato, a quella stretta, +a quei baci, lasciò cadere paniere, fiori e forbici, e +proruppe in un acutissimo strido; poi, dibattendosi, +volse indietro spaventata la faccia... +</p> + +<p> +— Cristo! gridò Roberto, facendo un salto indietro; +non è lei...» e restò immobile come il don Bartolo +del <i>Barbiere</i>. +</p> + +<p> +Savina (giacchè l’assalita era lei) si diede a scappare +con quanta lena aveva, ed entrò in casa, appunto +in quella che Emilia e Dalia, udito quello strido, +ne uscivano per vedere che fosse. +</p> + +<p> +— Sei matta, Savina? le disse Emilia. +</p> + +<p> +— Come se sono matta! ho creduto di morire per +lo spavento... +</p> + +<p> +— Ma che è stato? le chiese Dalia. +</p> + +<p> +— Un giovane... là... in fondo, rispose Savina ansando, +mentre coglieva i fiori... mi ha.... abbracciata... +</p> + +<p> +La contessa e la giovinetta guardarono tosto da +quella parte... +</p> + +<p> +D’un tratto Dalia mandò alla sua volta un grido +non meno acuto di quello di Savina; poi via di corsa... +</p> + +<p> +A questo secondo strido, la contessa, ancora allarmata +dal primo, fu lì lì per ispiritare. +</p> + +<p> +— Ma che! son tutti matti quest’oggi in questa +casa? +</p> + +<p> +— Signora contessa!... signora contessa! gridava +intanto Dalia. +</p> + +<p> +— Vengo, vengo!... Per l’amor di Dio cos’è successo?»... +Così dicendo studiava il passo a quella +volta. Ed ecco comparirle dinanzi Dalia, la quale rossa +<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span> +come una ciliegia, ansante per la corsa e per la +commozione si rimorchiava dietro il suo amoroso, +tutto confuso per l’equivoco e per la presenza della +contessa; trattosi il cappello, egli s’inchinò sorridendo. +</p> + +<p> +— È il nostro garibaldino!... è il mio Roberto! +continuava a gridare Dalia, presentando il giovane +alla contessa, la quale postosi il <i>pince nez</i>, sorridendo +graziosamente, lo squadrò dal capo ai piedi. +</p> + +<p class="ast">* * *</p> + +<p> +La scorsa primavera, il casolare contadinesco che +Roberto, ne’ suoi castelli in aria, aveva scelto a sua +residenza, era mutato affatto d’aspetto. +</p> + +<p> +La contessa, la quale ricca e oramai sola al mondo, +volle adottare que’ due poveri giovani, aveva ceduto +quell’abituro allo sposo, che s’era affrettato a dar +corpo a’ suoi disegni, e con una porzione della dote +di Dalia (dono anche questo della buona contessa) +aveva cominciato immediatamente ad esercitare i +suoi diritti di proprietà coll’aggiungere al rusticale +abituro, un’ala di fabbricato, erigendovi sei camere, +tre al pian terreno e altre tre sopra queste, schierandole +a preciso mezzodì. Aprì sei finestre, che munì +tosto di griglie verdi, e ammantò tutto il fabbricato +di viti selvatiche, di quelle cui l’autunno tinge le +foglie in rosso. Poi d’un colpo recise due enormi +robinie che intercettavano la vista; indi disegnò il +giardino, che vide di subito verdeggiare smaltato +de’ più bei fiori; le dalie poi v’erano piantate a centinaja. +Scelse più in giù un pezzo di terra, e sbarbicato +spietatamente tutto il grano turco che c’era, ne fece +un’ortaglia, la quale tosto popolossi di peschi, di pruni, +di albicocchi, di peri, di pomi, ecc. ecc. Fissò un +<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span> +altro brano di terreno per coltivarvi gli asparagi +de’ quali era ghiottissimo; indi seminò qui erbaggi, +là piantò agrumi, che tosto attecchirono meravigliosamente +e crebbero di poi lussureggianti a perfetta +maturanza. +</p> + +<p> +Roberto, disposto il giardino e l’orto, pensò alla sua +nuova dimora, che esposta com’era all’aria e al sole, +asciugò in breve tempo. Scelse una camera, la più +gaja, per lavorarvi; la mobiliò, la adornò a modo suo, +appendendo alle pareti, un bel ritratto di Garibaldi, un +quadro con entro la gloriosa stella dei mille, armature, +quadri, pipe ed un cocodrillo imbalsamato. +Dopo allestì la sala da pranzo; poi la cucina, nella +quale aprì un ampio camino, ai cui lati, sotto una +vastissima cappa, pose due comode panche<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>. +</p> + +<p> +La pace più invidiabile e schietta regna in quella +famigliuola, la quale, (se la taglia di Dalia non inganna) +tra pochi mesi verrà aumentata. Effetto della +buona nutrizione e dell’aria vitale! +</p> + +<p> +Roberto riprese passionatamente a dipingere, nonostante +che la buona contessa gli vada sempre ripetendo: +</p> + +<p> +— Non affannarti tanto, il mio Roberto, chè quand’io +sarò morta, i padroni del fatto mio sarete voi +altri due. +</p> + +<p class="ast">* * *</p> + +<p> +Ecco come <b>uno dei mille</b> fu degnamente compensato.... +dalla Provvidenza. +</p> + +<p class="pad2 center large"> +FINE +</p> +<hr class="silver"> +<div class="somm"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span> +</p> + +<h2><a id="indice" href="#indfront"> +CONTIENE</a></h2> + +<table class="indice"> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo</span></td> <td> </td> <td> </td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">I.</td> <td>Roberto</td> <td class="pag"><a href="#cap1">pag. 5</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">II.</td> <td>Un avanzo di Russia</td> <td class="pag"><a href="#cap2">14</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">III.</td> <td>L’incontro</td> <td class="pag"><a href="#cap3">27</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">IV.</td> <td>Addio!</td> <td class="pag"><a href="#cap4">40</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">V.</td> <td>Dalia e Rosa</td> <td class="pag"><a href="#cap5">49</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">VI.</td> <td>Una spia</td> <td class="pag"><a href="#cap6">59</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">VII.</td> <td>L’assalto</td> <td class="pag"><a href="#cap7">78</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">VIII.</td> <td>L’imbarco</td> <td class="pag"><a href="#cap8">93</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">IX.</td> <td>Calatafimi</td> <td class="pag"><a href="#cap9">113</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">X.</td> <td>Il consiglio di guerra</td> <td class="pag"><a href="#cap10">152</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XI.</td> <td>Palermo</td> <td class="pag"><a href="#cap11">172</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XII.</td> <td>Troppo tardi!</td> <td class="pag"><a href="#cap12">195</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XIII.</td> <td>Le memorie di Elpis Melena</td> <td class="pag"><a href="#cap13">219</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XIV.</td> <td>Milazzo</td> <td class="pag"><a href="#cap14">257</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XV.</td> <td>Messina ed il <i>Monarca</i></td> <td class="pag"><a href="#cap15">234</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XVI.</td> <td>Lo sbarco</td> <td class="pag"><a href="#cap16">277</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XVII.</td> <td>Il 7 settembre 1860</td> <td class="pag"><a href="#cap17">204</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XVIII.</td> <td>Da Caserta</td> <td class="pag"><a href="#cap18">307</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"><span class="smcap">Conclusione</span></td> <td class="pag"><a href="#conclusione">328</a></td> + </tr> +</table> + +<hr> +</div> + +<div class="footnotes"> + +<h2> +NOTE: +</h2> + +<div class="footnote" id="note1"> +<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.  </span>Il conte Rastoptchine, l’incendiatore di Mosca, odiato da’ suoi +compatriotti: scacciato dallo czar Alessandro, riparò a Parigi e +visse gli ultimi suoi giorni fra quegli stessi Francesi ai quali +aveva giurato odio implacabile. Rastoptchine fu continuamente +lacerato dai rimorsi e la notte lo tormentavano visioni e allucinazioni +spaventevoli. +</p> + +<p> +L’incendio di Mosca costò alla Russia tremila uomini e tre +miliardi di franchi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note2"> +<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.  </span>In centosessantacinque giorni eransi perduti ventisettemila +trecentonovantasette uomini, novemila cavalli, ottantotto cannoni, +centonovantun cassoni, settecentodue carri di trasporto; e non per +la salvezza del proprio paese, nè tampoco per la sua gloria. +</p> + +<p> +<span class="smcap">Cantù</span>. (<i>Storia degli Italiani; campagna di Russia</i>)</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note3"> +<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.  </span>Storico.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note4"> +<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.  </span>Vedi l’antecedente mio romanzo i <i>Cacciatori delle Alpi</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note5"> +<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.  </span>Nel contado milanese soglionsi chiamar spose anche le vecchie, +senza che queste se n’abbiano a male e sospettino di canzonatura.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note6"> +<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.  </span>Les artistes ont des chagrins comme des maladies qui leur +sont propres, et ces chagrins on ne peut ni les plaindre, ni les +adoucir, car on ignore leur nature. <span class="smcap">De La Harpe</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note7"> +<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.  </span>Vedi l’antecedente mio romanzo i <i>Cacciatori delle Alpi</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note8"> +<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.  </span>Napoleone I.º nel 1806, chiamava la regina Carolina «la +moderna Atalia; una donna scellerata, che tante volte e con +tanta sfacciataggine aveva violato quanto gli uomini hanno di +più sacro; via costei dal regno, scriveva; vada a Londra a crescere +il numero degli intriganti; non più perdono ad una Corte senza +fede, senza onore, senza ragione; il più bel paese del mondo non +porti oltre il giogo de’ più perfidi tra gli uomini.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note9"> +<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.  </span>Scrive C. Cantù, (<i>Storia degli Italiani</i> Cap. CLXXVIII).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note10"> +<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.  </span>Il fingere amore per una donna onde poterle strappare qualche +segreto, non è arte nuova negli annali de’ criminalisti. +</p> + +<p> +Il Claro riferisce questa opinione di Paride dal Pozzo. «<i>Paris +dicit, quod judex potest mulierem ad se adduci facere secreto +in camera, et eidem dicere quod vult eam habere in suam +et fingere velle illam deosculari et ei pollicere liberationem; +et quod ita factum fuit a quodam regente qui quamdam mulierem +blanditiis illis induxit ad confidendum homicidium, +quæ postea decapitata fuit.</i>»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note11"> +<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.  </span>Notiamo alcune tra le atrocità commesse dal Salzano e +dal Maniscalco, che potrebbero servire di tema ai bassorilievi di +un monumento d’infamia da erigersi ai re Borboni Ferdinando I.º +e Francesco II.º +</p> + +<p> +Un Vaizo di Messina, giovine d’ingegno, fu imprigionato a Messina +e condotto a Palermo, senza che la famiglia sentisse più a +parlare di lui. Fu prima orribilmente bastonato in casa del +commissario Carrega, poi legato pei piedi ad una colonna e per +le mani ad un’altra, e sul suo corpo, sospeso a quel modo, un +birro ballava ripetendo: <i>su, canta! canta!</i> che vuol dire confessa, +confessa!... L’infelice è rimasto storpio per tutta la vita. +</p> + +<p> +Un vecchio di onesta ed antica famiglia, per sospetto di corrispondenza +coi proscritti, spirava sotto il bastone insieme alla +figliuola incinta di cinque mesi. +</p> + +<p> +Salvatore La Licata, intendente della marchesa di San Marco, +perseguitato della polizia come inquisito di mene rivoluzionarie, +ricoveravasi nel villaggio di Bagheria in una casa di provati amici. +La polizia n’è istrutta, sorprende la casa, vi fruga, vi cerca, +ma indarno; un birro, chiamato il <i>Corso</i>, antico sicario ed assassino, +suggeriva un espediente al suo capo, il quale accoltolo con +gioja, faceva condurre in istrada i due conjugi, e là alla presenza +del marito, ordinava si spogliasse nuda la sposa, e restasse così +esposta allo sguardo dei passeggeri; il pudore oltraggiato vinceva +la fede ospitale, e La Licata era consegnato ai suoi persecutori. +</p> + +<p> +In prigione l’infelice soffrì strazio così orrendo che la nuova +della sua morte si sparse per la città; i parenti accorsero presso +il procurator generale Pasciuta, e con caldissime istanze lo indussero +a visitare la prigione. La prima volta gli ricusavano +l’ingresso col pretesto che <i>La Licata fosse prigioniero della +polizia, e non della giustizia penale</i>; finalmente le porte +dell’antro si aprirono dinanzi al magistrato, ed egli trovò quasi +un cadavere. La Licata gli mostra le piaghe di cui è coperto il +suo corpo, gli racconta le torture sopportate, ed il procurator +generale, vincendo ogni prudente riserva, redige processo verbale +dei fatti, ma dalla polizia è costretto a lacerarlo, ed il codardo +magistrato preferisce il conservar la carica al dovere ed all’umanità. +</p> + +<p> +Un Giovanni Vienna da Messina nella metà di gennajo dello +scorso anno recavasi a Palermo per affari di commercio; l’arrestavano +come sospetto per ordine della polizia di Messina; frugato, +gli trovarono una lettera in cifre, e senza indirizzo; interrogato +non volle palesare a chi era diretta; la dimane il commissario +di polizia Pontillo, l’inventore <i>della cuffia del silenzio</i>, +lo faceva deporre in una barca con mani e piedi legati; indi ordinò +ai birri vogassero verso il deserto capo Zafferano; quivi +giunti rinchiudono il Vienna in un sacco, e lo tuffano nel mare, +e ve lo tengono finchè non dà segno di vita. Lo ritirano allora, e +con fregagioni ridestano in lui la vitalità, e lo esortano a parlare, +e perchè l’intrepido uomo tace, lo rituffano in mare, indi lo ririportano +a Palermo semimorto. +</p> + +<p> +Vincenzo La Porta, fabbricante di paste, acciuffato per sospetti, +è tanto tormentato, che perde l’uso delle braccia, essendosi +rotte le articolazioni; il misero ora accatta il pane non +potendo più lavorare. +</p> + +<p> +In un villaggio presso Palermo un giovine, certo Scaduti, +passando presso i birri è da costoro interpellato; se ne spaventa +e fugge; un colpo di archibugio lo stende al suolo, e nessuno +chiede conto dell’assassinio. +</p> + +<p> +La polizia di Palermo cercava certo Casimiro Cusimano, e +non riuscendo ad afferrarlo, imprigionò la di lui madre, la consorte +ed i figliuoli, e tutti vennero torturati senza pietà pel sesso +o per gli anni. +</p> + +<p> +Alcuni proprietarj di giardini presso Palermo si nascondevano +per non esser vittime della polizia; l’infernale genio di Maniscalco +fece divergere l’aqua che irrigava i giardini, onde i miseri +per salvare gli agrumi, loro unica ricchezza, si dessero in +mano ai carnefici. +</p> + +<p> +La tortura poi variava a norma dello spirito inventivo di ciascun +commissario. +</p> + +<p> +Pontillo faceva sedere il paziente nudo su d’un seggiolone a +gratella, guarnito di lame di rasoj con al di sotto un braciere +di carboni ardenti. +</p> + +<p> +L’ispettore Luigi Maniscalco impiegava manopole di ferro con +viti a pressione. +</p> + +<p> +Il carceriere Bruno legava i prigionieri con la testa fra le +gambe. +</p> + +<p> +Altri servivansi di cordicine per stringere i cranj, finchè penetrassero +fino alle ossa, stringendo quelle funicelle con un bastone. +</p> + +<p> +Ve n’era per tutt’i gusti, per tutti gli appetiti. +</p> + +<p> +Basterebbero questi strazj, uniti alla pessima amministrazione, +per santificare la rivoluzione, ma altri ne racconteremo. +</p> + +<p> +Furono arrestati e bastonati a Palermo moltissimi cittadini +d’ogni classe, come impiegati di grado superiore, nobili, avvocati, +negozianti, magistrati; nessuno poteva sottrarsi agli arbitrj ed +alle feroci prepotenze del Maniscalco. +</p> + +<p> +La polizia metteva inoltre le mani nei traffici, nella pubblica +annona; un giorno, per mancati ricolti, i prezzi delle biade +aumentarono; il feroce Carioca mise la mano sui sensali del +grano, li accusò d’intendersela coi rivoluzionarj e li fece rinchiudere +nelle segrete. +</p> + +<p> +La città se ne commosse, i parenti implorarono da Maniscalco +la libertà degl’innocenti sensali, e questi si lasciò commuovere +ed ordinò che fossero fatti liberi; ma come i grani rincarivano +sempre, nuove ingiunzioni della polizia imponevano loro di presentarsi +dinanzi al noto Carrega; spaventati fuggirono, e allora +la polizia riempì le loro case di birri che dovevano vivervi a +discrezione, e nell’istesso tempo l’ispettore Maniscalco si faceva +consegnare le chiavi dei magazzini dei più grossi negozianti di +grani, e ne faceva vendere a prezzo infimo quella quantità che a lui +piaceva, senza tener conto delle enormi perdite; si voleva contentare +la plebe con la ruina di venti o trenta famiglie.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note12"> +<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.  </span>Vedi op. cit.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note13"> +<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.  </span>Giovanni Riso spirò pochi giorni dopo nel suo carcere.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note14"> +<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.  </span>Vedi op. cit.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note15"> +<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.  </span>Vedi Rüstow. <i>La guerra italiana del 1860</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note16"> +<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.  </span>Vedi op. cit.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note17"> +<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.  </span>V. Rüstow op. cit.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note18"> +<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.  </span>Vedi la relazione fatta dal capitano Marryat al vice-ammiraglio +Sir A. Fanshawe (A bordo dell’<i>Intrepido</i>, Malta il 14 maggio +1860) e inserita nel <i>Daily-News</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note19"> +<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.  </span>Ecco come la gazzetta ufficiale (14 maggio) di Napoli raccontava +il fatto: +</p> + +<p> +«Jer l’altro, 11 corrente, all’ora una e mezza pomeridiane, +due vapori di commercio genovesi, denominati il <i>Piemonte</i> e il +<i>Lombardo</i> approdavano a Marsala ed ivi principiavano a disbarcare +<i>una mano di qualche centinaja di filibustieri</i>. Non tardarono +i due RR. piroscafi <i>Capri</i> e <i>Stromboli</i>, che trovavansi +incrociando su quelle coste, a principiare i loro fuochi sui due +legni che commettevano l’atto il più manifesto di pirateria, e +dal fuoco dei due mentovati piroscafi napoletani risultò la <i>morte +di molti filibustieri</i>, la calata a fondo del <i>Lombardo</i>, che era +il più grande de’ due vapori genovesi e la cattura anche dell’altro +vapore il <i>Piemonte</i>, ecc. ecc.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note20"> +<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.  </span>Vedi le note di A. Dumas nel giornale l’<i>Indipendente</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note21"> +<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.  </span>Nell’antecedente mio romanzo i <i>Cacciatori delle Alpi</i>, ho +data la biografia del martire Ugo Bassi, citando preziosi documenti +circa la sua cattura, il miserevole suo fine, e l’iniquità +de’ suoi carnefici, tra cui si distinse il turpe cardinal Bedini.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note22"> +<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.  </span>Ecco il proclama. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +Ai preti buoni. +</p> + +<p> +«Comunque sia, comunque vadano le sorti dell’Italia, il clero +fa oggi causa comune coi nostri nemici, che compra soldati stranieri +per combattere Italiani. Sarà maledetto da tutte le generazioni. +</p> + +<p> +Ciò che consola però e che promette non perduta la vera religione +di Cristo, si è di vedere in Sicilia i preti marciare alla +testa del popolo per combattere gli oppressori. +</p> + +<p> +Gli Ugo Bassi, i Verità, i Gusmaroli, i Bianchi non son tutti +morti, e il dì che, seguito l’esempio di questi martiri, di questi +campioni della causa nazionale, lo straniero avrà cessato di calpestare +la nostra terra, avrà cessato di essere padrone dei nostri +figli, delle nostre donne, del nostro patrimonio, e di noi. +</p> + +<p class="indr"> +<span class="smcap">G. Garibaldi.</span> +</p> + +</div> +</div> + +<div class="footnote" id="note23"> +<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.  </span>E furono La Porta, Marinuzzi, Mocarda, Marcedo, Coppola, i +fratelli Bruno ed altri.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note24"> +<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.  </span>Garibaldi pubblicò la sua dittatura in Sicilia con un proclama +datato da Salemi (11 maggio 1860) e firmato (per copia conforme) +dal suo ajutante generale Stefano Türr.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note25"> +<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.  </span>V. il citato giornale.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note26"> +<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.  </span>A meglio conoscere però lo scoraggiamento del generale Landi, +dopo la rotta toccatagli a Calatafimi, trascriviamo un suo documento, +il rapporto cioè che egli inviava al governo di Palermo +dopo la sconfitta. +</p> + +<p class="indr"> +<i>Calatafimi</i> 15 <i>maggio</i> 1860. +</p> + +<p class="indl"> +Eccellentissimo, +</p> + +<p> +«Ajuto, e pronto ajuto — la banda armata che lasciò Salemi, +questa mattina ha circondato tutte le colline dal S. al S. 0. di +Calatafimi. La metà della mia colonna avanzata è stata colta in +tiro ed attaccò i ribelli che comparivano a mille da ogni dove. — Il +fuoco fu ben sostenuto, ma le masse dei Siciliani unite colle +truppe italiane erano d’immenso numero. +</p> + +<p> +«I nostri hanno ucciso il gran comandante degli Italiani, e presa +la loro bandiera che noi conserviamo — disgraziatamente un +pezzo delle nostre artiglierie caduto dal mulo è rimasto nelle +mani dei ribelli; questa perdita mi ha trafitto il cuore. +</p> + +<p> +«La nostra colonna fu obbligata battere un fuoco di ritirata, +e riprendere il suo passo per Calatafimi, dove mi trovo io adesso +sulla difesa. +</p> + +<p> +«Siccome i ribelli, in grandissimo numero, mostrano d’attaccarci, +io dunque prego V. E. di mandare istantaneamente un +forte rinforzo d’infanteria, ed almeno un’altra mezza batteria, +essendo le masse enormi ed ostinatamente impegnate a pugnare. +Io temo di essere assaltato nella posizione che occupo, io mi difenderò +per quanto è possibile, ma se pronto soccorso non giunge, +io mi protesto non sapendo come l’affare possa riuscire. La munizione +dell’artiglieria è quasi finita, quella dell’infanteria considerevolmente +diminuita, sicchè la nostra posizione è molto critica, +ed il bisogno pei mezzi di difesa mi mette nella più grande +costernazione. +</p> + +<p> +«Io ho settantadue feriti, non posso darvi esatto conto dei +morti scrivendovi immediatamente dopo la nostra ritirata. — Con +altro rapporto darò a V. E. un preciso ragguaglio. +</p> + +<p> +«Finalmente io sottometto all’E. V. che, se le circostanze mi +costringono, io devo senza dubbio, per non compromettere l’intera +colonna, ritirarmi, e, se lo posso, in alto. +</p> + +<p> +«Io mi affretto di sottomettere tutto ciò a V. E. perchè sappia +essere la mia colonna circondata di nemici, di numero infinito +i quali hanno assalito i mulini e preso le farine preparate per +le truppe. +</p> + +<p> +«V. E. non resti in dubbio sulla perdita del cannone di cui +ho discorso. Io sottometto all’E. V. che il pezzo fu posto a schiena +di mulo, il quale fu ucciso al momento della nostra ritirata, +perciò non fu possibile ricuperarlo. Io conchiudo che da tutta +la colonna si combattè con fuoco vivo dalle 10 antimeridiane +alle 5 pomerediane, quando io feci la nostra ritirata. +</p> + +<p class="indl"> +A. S. E.<br> +Il P. <span class="smcap">Castelcicala</span>. +</p> + +<p class="indr"> +<i>Il generale Comandante</i> +<span class="smcap">M. Landi</span>». +</p> + +<p> +Questo rapporto del generale Landi cadde nelle mani dei nostri, +e dall’ajutante Türr, vi furono aggiunte le seguenti osservazioni: +</p> + +<p> +«Il cannone fu preso nell’atto di far fuoco, ed essendo sulle +sue ruote è segno che il mulo non fu ucciso, ma piuttosto che +i due muli appartenenti al cannone caddero nelle nostre mani. +</p> + +<p> +«Il gran comandante non fu ucciso <i>fortunatamente</i> per l’Italia. +Quanto alla bandiera, essa non era di battaglione, ma semplicemente +delle tante che esistono a volontà, e che il bravo Schiaffini +aveva seco portata al di là della colonna, ove morì colpito da due +palle. +</p> + +<p> +«Il general Landi può mostrare negli annali della guerra un +portabandiera simile? +</p> + +<p> +«Ma basta leggere il suo rapporto per conoscere come egli +<i>fu servito</i> da una forza vestita da villani, e che combattè con +tutta l’anima per la libertà della patria. +</p> + +<p class="indr"> +<span class="smcap">Stefano Türr</span> ajut. gen.» +</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note27"> +<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.  </span>Vedi Storia dell’insurrezione siciliana.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note28"> +<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.  </span>Scander-beg (Giorgio Castrioto), figlio di Giovanni Castrioto, +principe d’Epiro e d’Albania, è giustamente chiamato da Pouqueville +l’ultimo eroe della Macedonia. Nato nel 1404, dopo di +aver disfatti i Turchi in più battaglie, morì di malattia a Lissa +nel 1467.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note29"> +<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.  </span>Rosolino Pilo della illustre famiglia dei conti Capaci, era nato +nel 1820.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note30"> +<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.  </span>Vedi op. c.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note31"> +<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.  </span>In causa del bombardamento rovinarono, oltre molte case di +privati, quindici conventi e diciotto chiese, ciò che prova come +in quella città sia eccessivo il numero de’ tempj e dei chiostri.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note32"> +<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.  </span>Vedi la Storia dell’insurrezione siciliana. +</p> + +<p> +Certo signor E. de Gumoëns, ex-uffiziale borbonico, in una +sua relazione su <i>La campagne de l’armée napolitaine du Volturne +a Gaëte</i> (relazione inserita nel fascicolo XLII — 20 giugno +1861 — della <i>Bibliothèque universelle de Genève</i>), dopo +d’aver detto, tra le altre belle cose, che l’ex-re Francesco era +<i>rempli des meilleures intentions et doué d’un cœur excellent</i>, +lagnasi perchè i nemici del borboncino hanno osato <i>lui reprocher</i> +les quelques bombes <i>que le fort de Palerme avait lancées +sur des rebelles!</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note33"> +<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.  </span>L’albo del garibaldino milanese contiene anche un breve +cenno storico della città di Palermo, cenni che noi riportiamo +in una nota, onde non annojare il lettore che non amasse d’essere +sviato di troppo con narrazioni di cose che egli forse sa già +da un pezzo. +</p> + +<p> +Secondo Tucidide e Polibio, questa città venne fondata da una +colonia di Fenicj. I Cartaginesi, che se ne impadronirono di poi, +ne fecero la capitale dei loro possedimenti nella Sicilia, ed il +centro di un animato commercio. Cadde in potere dei Romani +nel 255 prima di Cristo, dopo che Metello ebbe riportato, sotto +le sue mura, una segnalata vittoria sui Cartaginesi. I Romani le +concessero molti privilegi, e fu considerata come città libera ed +alleata. +</p> + +<p> +Più tardi i Saracini la scelsero anch’essi a capitale dei loro +possedimenti nell’isola. Roberto e Ruggiero la presero nel 1077. +Da quell’epoca in poi essa fu sempre considerata come la capitale +della Sicilia, e soggiacque a tutte le vicende alle quali andò soggetta +quest’isola. Nel 1282 fu teatro del famoso Vespro siciliano. +Nel 1676, il duca di Vivone bruciò nel porto di Palermo una +flotta olandese. I Borboni vi si rifuggirono nel 1806 e, due anni +dopo, gli Inglesi, onde proteggerla, vi recarono forze considerevoli, +e vi si stabilirono militarmente sino al 1814.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note34"> +<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.  </span>Il maggiore Tückeri si era già segnalato a Kars, sotto gli ordini +del generale Kmely.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note35"> +<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.  </span>Cairoli venne raccolto su di una barella; mentre lo trasportano, +una cannonata mette in fuga i portatori e il ferito è sconciamente +rovesciato sul terreno. +</p> + +<p> +Il bravo Cairoli soffre tutt’ora per la sua ferita.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note36"> +<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.  </span>Rincresce anche a noi di non poter dare il nome di questo +giovane, modesto al certo quanto eroico.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note37"> +<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.  </span>Vedi, Storia dell’insurrezione siciliana.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note38"> +<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.  </span>Vedi, op. c.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note39"> +<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.  </span>Quest’ultimo forse rammaricavasi che tra i borbonici vi fossero +tanti suoi connazionali prezzolati.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note40"> +<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.  </span>Pochi giorni dopo, io riceveva una lettera, scritta in lapis, +da mio fratello Giulio. Eccola: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +Caro fratello. +</p> + +<p> +Sto bene e ti scrivo a bordo dell’<i>Elvetie</i>, ancorata dinanzi a +Cagliari. +</p> + +<p> +La mattina del 10, alle ore due, ci imbarcammo a Sestri di ponente +in 1200 — Fra due giorni, credo, partiremo per la Sicilia. +Magni e Picozzi sono con me. +</p> + +<p class="indl"> +Addio. I saluti ecc. +</p> + +<p class="indr"> +G. O.<br> +Tuo fratello. +</p> + +<p> +Cagliari, il 2 giugno 1860. +</p> +</div> + +</div> + +<div class="footnote" id="note41"> +<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.  </span>Garibaldi’s Denkwurdigkeiten nach handschriftlichen Aufzeldinungen +desselben, und nach authentischen Quellen bearbeitet +und herausgegeben <b>von Elpis Melena</b>; 2 Band, Hambourg, 1861.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note42"> +<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.  </span>V. i <i>Cacciatori delle Alpi</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note43"> +<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.  </span>La sera, per riposare e ristorarsi di quello stupido lavoro, +scriveva le sue <i>Memorie</i>, le stesse che Elpis Melena, come abbiam +detto, pubblicò in tedesco, e da cui noi cavammo queste notizie.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note44"> +<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.  </span>L’isola della Maddalena alla punta <i>della moneta</i> è separata +da quella di Caprera da un stretto canale. +</p> + +<p> +Elpis Melena, visitandola, vi conobbe tre Inglesi che l’abitano +da tempo; i conjugi C... bizzarri eremiti, nella cui vita, +dicono, si asconde qualche dramma misterioso, e il vecchio capitano +R.... uno tra i più distinti uffiziali della marina inglese +e che, finiti i suoi anni di servizio, si divertì per qualche tempo +correndo i mari sul suo <i>yacht</i>; infine, attirato dal dolce clima +di quel piccolo arcipelago, sedotto dalla caccia e dalla pesca tanto +copiose in quei paraggi, si stabilì definitivamente in quella solitudine, +ove egli offre un modello perfetto dell’eccentricità britannica. +</p> + +<p> +Il capitano R..., che fu l’amico di lord Byron e di Shelley, +rivelò ad Elpis Melena alcune notizie sulla misteriosa morte di +quest’ultimo, le quali sono di grande interesse nella storia della +letteratura inglese del secolo XIX. Noi le riprodurremo, certi +di far cosa grata ai nostri colti e gentili lettori. +</p> + +<p> +È noto che Shelley, nel luglio del 1822, perì in un naufragio +sulla costa d’Italia, e si aggiunse (la è ormai una credenza consacrata +dalla tradizione) che l’audace autore della <i>regina Mab</i>, +dei <i>Cenci</i>, e del <i>Prometeo liberato</i>, rimase vittima d’una tempesta +da lui volontariamente sfidata. Ora, Elpis Melena, ebbe +dalla bocca del capitano R.... questi ragguagli. +</p> + +<p> +«La sera prima del fatale avvenimento (le disse il capitano R...) +Shelley assistette meco ad una festa datasi in onor suo e di Byron, +a bordo d’un bastimento da guerra inglese, ancorato davanti a +Livorno. Shelley, dopo la festa, montò in un battello a vela, accompagnato +solamente da un suo amico di nome Williams, e si +diresse verso Lerisi, piccolo villaggio situato sulla costa orientale +della baja della Spezia, e presso cui sorgeva la villa del poeta. +Poco dopo ci giungeva la notizia che i nostri due compatriotti +avevano naufragato. +</p> + +<p> +Io mi portai immediatamente con alcuni amici a Viareggio, +ove trovammo i cadaveri dello due vittime, che il mare aveva +rigettato sulla spiaggia. Ci facemmo tosto un dovere di render +loro gli estremi ufficj; ma i pregiudizj degli Italiani contro la +religione protestante (pregiudizj ancora tenaci in quell’epoca) +non ci permisero di dar sepoltura ai due naufragati, sicchè altro +non potemmo fare che bruciarne i cadaveri. +</p> + +<p> +Io non dimenticherò mai il sublime spettacolo di questa cerimonia! +(soggiungeva commosso il capitano R....) Venne scelto pel +rito funebre un punto della spiaggia su cui si elevava una gran +croce. A noi dinanzi spiegavasi il mare colle sue belle isole e, +di dietro, la catena degli Apennini chiudeva maestosamente +l’orizzonte; a destra e a sinistra la vista si perdeva entro i cespugli, +e gli alberi dal vento marino stranamente contorti. +</p> + +<p> +Il Mediterraneo era in perfetta calma; le onde cerulee si spingevano +mormorando sulla sabbia giallastra della spiaggia, e il +contrasto di questa sabbia dorata coll’azzurro cupo del cielo, offriva +un quadro d’una magnificenza di tinte affatto orientale. Noi +demmo principio alla lugubre cerimonia. Le fiamme che consumavano +le spoglie dei nostri due amici, raggiunsero ben tosto +la croce, appiedi della quale era la catasta, di modo che il simbolo +cristiano, avviluppato alla base dal fuoco, apparve per qualche +tempo come staccato dalla terra e sospeso nel cielo. Dal cadavere +del poeta togliemmo il cuore, prima che le fiamme lo +incenerissero; più tardi il cuore di Shelley, unitamente alle ceneri +dei nostri due amici, vennero sotterrati a Roma nel cimitero +dei protestanti. +</p> + +<p> +S’è detto e ripetuto che il mare in quella notte fatale del +giugno 1822, fosse agitato dalla tempesta e che Shelley abbia +voluto sfidare gli elementi; altri affermarono che il poeta s’era +annegato di sua volontà. Io affermo che non è vero; non un +soffio di vento quella notte agitava il mare. Piuttosto io credo +ch’egli abbia urtato contro qualche scoglio, o, ciò che è ancor +più verosimile, sia stato di nottetempo violentemente urtato e +calato a fondo da qualche bastimento.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note45"> +<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.  </span>La <i>Pineta</i> è la più antica, la più bella, la più interessante +tra le foreste d’Italia. La celebrarono Boccaccio, Dante, Dryden +e Byron ecc. Si estende lungo la spiaggia dell’Adriatico al nord +di Ravenna, circa trentacinque miglia; la sua larghezza è da uno +a tre miglia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note46"> +<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.  </span>Vedi le citate Memorie.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note47"> +<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.  </span>Con queste parole il maggiore Filippo Migliavacca, pigliava +congedo da me, e da alcuni altri amici, il giorno prima di partire +da Milano per Genova, onde imbarcarsi per la Sicilia. Pur +troppo quel presentimento fu veritiero.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note48"> +<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.  </span>«Da posteriori notizie ricevute jeri, mercoledì, risulterebbe +che l’<i>Utile</i> ed il <i>clipper</i> americano (il <i>Charles and Jane</i>) da +esso rimorchiato, non sarebbero stati catturati nelle acque di +Gaeta, ma poco distante dal Capo Corso. +</p> + +<p> +«Il capitano d’una fregata napolitana, vedendo l’<i>Utile</i> tanto +vicino da farsi udire, lo salutò in francese, chiedendogli ove +fosse diretto. +</p> + +<p> +«Quelli dell’<i>Utile</i>, credendo che la fregata fosse francese, risposero +con fragorose grida: <i>Vive la France! Vive l’Italie! +Vive la Sicile! A’ bas les Bourbons de Naples!</i> +</p> + +<p> +«A queste grida la fregata napolitana rispose con due cannonate +e fece prigionieri l’<i>Utile</i> ed il <i>clipper</i>. (Vedi il giornale +l’<i>Opinione</i> del 21 giugno 1860).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note49"> +<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.  </span>Vedi St. dell’ins. sic.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note50"> +<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.  </span>Vedi op. c.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note51"> +<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.  </span>Dopo la battaglia di Milazzo, cessato il fuoco d’ambo le parti, +il comandante del <i>Veloce</i> ebbe ordine dal dittatore di portarsi +nella rada di Milazzo, ancorando fuori del tiro del castello. Durante +questo tragitto, un capitano mercantile del paese, arrivato +a bordo del <i>Veloce</i>, fece scorgere al Liparacchi un brigantino +carico di viveri pei Napoletani, e che attendeva occasione favorevole +per disbarcarli. Il comandante del <i>Veloce</i> ebbe la tentazione +di farne preda, ma non vi potè riuscire, perchè il brigantino, +secondato dal vento e dalla notte, potè accostarsi agli altri +legni Napoletani. Giunto alla meta ed ancorato al porto indicato +da Garibaldi, un ajutante di questo salì a bordo e comunicò al +comandante l’ordine di recarsi nel vicino porto di Milazzo. Egli +ubbidì, e levò l’àncora; ma dato il comando, udì tre colpi insoliti +nella macchina della fregata; il cilindro alla destra erasi +rotto, quindi spargimento di vapore a segno che la macchina +rendevasi momentaneamente inservibile. Ma avendo l’àncora levata, +ed il vento venendo da terra, il bastimento s’accostò al +forte, abbenchè subito si fosse dato ordine di far fondo. L’ajutante +si incaricò di riportare l’accaduto al dittatore, e il Liparacchi, +per ridursi col mezzo di rimorchj al porto fissato, lo incaricò, +di mandargli quante barche poteva rinvenire. Molto tempo +passò prima del ritorno dell’ajutante, e frattanto per sollecitare +le manovra stabilita, la fregata erasi di nuovo messa in +moto; ma il vento improvisamente aumentato, la fece ancora +fermare. In questa situazione, nei piloti, ed in tutti gli ufficiali +nacque la tema d’essere battuti dal cannone nemico, e +dichiararono essere indispensabile uscire dal porto, e con le vele +prendere la direzione di Palermo. Liparacchi si oppose a questo +consiglio, mostrò quanto ciò fosse imprudente alla presenza +d’un equipaggio formato di coscritti pescatori, e siccome +voleva assolutamente dar corso agli ordini del generale, +così fece ancorare di nuovo non curandosi della opposizione. +Tornò l’ajutante senza i rimorchj, perchè disse non averne trovato, +e siccome il generale dormiva, così era di avviso di ridursi +in porto. L’operazione era difficile e lunga; l’alba spuntava, la +fregata, ove fosse stata scoperta dal castello, sarebbe stata fulminata; +non per tanto il Liparacchi e l’ajutante di Garibaldi insistevano +perchè si andasse avanti, ma l’equipaggio, e gli ufficiali +rinnovarono più fortemente le loro opposizioni. +</p> + +<p> +Fu allora stabilito di riunire un consiglio di guerra a bordo, non +per discutere sul comando del generale, ma piuttosto per decidere +se il legno era tanto in pericolo da doversi allontanare dall’ancoraggio. +Il comandante, primo ad esporre la sua opinione, +disse essere suo precipuo dovere l’eseguire l’ordine avuto da +Garibaldi; che non vedeva tanto pericolo per la vicinanza del castello, +e che giudicava assai più pericolosa la partenza per Palermo, +non potendo usare della macchina. Fra sette, cinque +furono contrari all’opinione del Liparacchi; l’ajutante partì +forse senza riflettere che in quel momento, rappresentando Garibaldi, +poteva imporre l’assoluta sua volontà e non lasciare +alla decisione del consiglio ciò che fosse da farsi. Ne nacque che +il comandante dovette salpare, e con le vele ridursi a breve distanza +dal forte, sempre con la ferma idea di ritornare in porto, +anche affrontando la contrarietà degli uffiziali. +</p> + +<p> +Due ore dopo, due ufficiali del dittatore vennero a bordo; +uno di essi condusse a terra il comandante del <i>Veloce</i>, l’altro +rimase sul bastimento. Il Liparacchi fu condotto alla presenza +di Garibaldi; questi si mostrò molto malcontento dell’accaduto; +ma il Liparacchi fece qualche osservazione, e chiese essere assoggettato +ad un consiglio di guerra. Il suo voto fu esaudito, e +dopo alquanti giorni, non solamente il consiglio di guerra lo dichiarava +innocente, ma Garibaldi stesso, rallegrandosi di quella +decisione, lo rimetteva al suo posto, nel quale continuò a prestar +servigj alla patria. (<i>St. dell’ins. sic.</i>)</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note52"> +<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.  </span>«Ho veduto io con questi occhi (mi diceva il tenente Malagrida +che fece parte della spedizione di Bronte) un contadino +lacerare coi denti una mammella recisa dal petto d’una fanciulla.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note53"> +<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.  </span><i>Expédition des Deux-Siciles</i>. <i>Paris</i>, 1861.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note54"> +<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.  </span>V. St. dell’ins. sic.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note55"> +<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.  </span>Anche il maggiore Ferdinando Lecompte, in un suo libro stampato +di recente (<i>L’Italie en 1860, esquisse des événements militares +el politiques. Paris, 1861</i>), paga un tributo di ammirazione +ai grandi talenti militari del generale Garibaldi. Manco +male!</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note56"> +<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.  </span>Così, ma ben mollemente, parla di quel tiranno il Monnier. +</p> + +<p> +«De 1848, en quelques jours d’angoisse, le jeune roi s’était +changé en vieillard. Ses cheveux blanchirent tout à coup. Il +avait trente-huit ans. Et depuis lors il n’a plus vécu à Naples. +Il a retirè à son peuple les fêtes et les joies qu’il lui donnait +autrefois, jusqu’à la musique militaire qui égayait son jardin +royal tous les dimanches. Il boude, il sent qu’on ne l’aime pas. +Il est plus captif que ses prisonniers politiques, il est plus exilè +que ses proscrits. Il rode tristement de château en château; il +se cache à Castellammare, à Caserte; il s’enferme l’hiver dans sa +forteresse de Gaëte. Il vit misérablement, sans bonheur et sans +plaisir» (M. Monnier, <i>Histoire de la conquête des Deux-Siciles. +Paris, collection Hetzel</i>; 1861).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note57"> +<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.  </span>Morto a Rezzato nel 1859.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note58"> +<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.  </span>La potenza di Garibaldi sugli animi è veramente grandiosa +ed acquistata coi mezzi più semplici e più naturali. Garibaldi +è l’uomo «senza educazione militare» il «fortunato avventuriere» +per gli allievi delle accademie militari, dalle coste del Piemonte, +fino alle coste della Russia. Ma non lo è per gli uomini che hanno +cuore ed intelletto. Agli occhi d’ogni vero soldato, egli è un +gran generale, e come egli sappia condurre rilevanti masse di +truppe sopra un più vasto campo di battaglia, tuttochè egli adoperi +altri mezzi che gli alunni delle scuole pedantesche, lo dimostrò +nello stesso anno alla battaglia decisiva del Volturno, +il 1 ottobre. +</p> + +<p> +(<span class="smcap">Rüstow</span>; <i>La guerra italiana del 1860, pag. 163. Milano, 1861</i>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note59"> +<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.  </span>Vedi il capitolo 1 a pag. 10 di questo romanzo.</p> +</div> +</div> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione +minimi errori tipografici. +</p> + +<p> +Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. +</p> +</div> + +<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75660 ***</div> +</body> +</html> + diff --git a/75660-h/images/cover.jpg b/75660-h/images/cover.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..731a289 --- /dev/null +++ b/75660-h/images/cover.jpg diff --git a/75660-h/images/ill-001.jpg b/75660-h/images/ill-001.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..80804d8 --- /dev/null +++ b/75660-h/images/ill-001.jpg diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..b5dba15 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This book, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. 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