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-The Project Gutenberg eBook of Spettri, by Henryk Ibsen
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
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-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
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-using this eBook.
-
-Title: Spettri
-
-Author: Henryk Ibsen
-
-Release Date: October 8, 2022 [eBook #69113]
-
-Language: Italian
-
-Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team
- at http://www.pgdp.net (This file was produced from images
- made available by The Internet Archive)
-
-*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK SPETTRI ***
-
-
- SPETTRI
-
-
- DRAMMA IN TRE ATTI
-
- DI
- ENRICO IBSEN
-
-
-
- MILANO
- FRATELLI TREVES, EDITORI.
-
-
-
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA.
-
- _Chi intende valersi di questa traduzione per la recita,
- deve assolutamente ottenerne il permesso dalla_ SOCIETÀ
- ITALIANA DEGLI AUTORI, _Corso Venezia, 6, Milano_.
-
- Tip. Treves e Rovida. — 1913.
-
-
-
-
-PERSONAGGI.
-
-
- La signora ELENA ALVING, vedova del capitano e
- ciambellano Alving.
- OSVALDO ALVING, pittore, suo figlio.
- IL PASTORE MANDERS.
- ENGSTRAND, falegname.
- _Regina Engstrand_, cameriera della signora Alving.
-
-
-_L’azione si svolge in campagna, presso la signora Alving, sulla riva
-d’uno dei grandi fiords della Norvegia settentrionale._
-
-
-
-
-ATTO PRIMO.
-
-_Un’ampia stanza che dà sul mare. Porta a sinistra. Due porte a destra.
-Nel mezzo della stanza una tavola rotonda circondata da seggiole; sulla
-tavola libri, riviste e giornali. Sul davanti a sinistra una finestra
-innanzi a cui sta un sofà e un tavolino da lavoro. Nel fondo una serra
-a vetri, in comunicazione colla stanza. A destra della serra una porta
-dalla quale si esce per discendere sulla spiaggia. Dietro i vetri il
-fiord appare melanconico attraverso un velo di pioggia._
-
-
-SCENA I.
-
-ENGSTRAND e REGINA.
-
-
-(_Engstrand se ne sta presso la porta che mena alla spiaggia. Egli
-ha la gamba sinistra più corta dell’altra e sotto il piede una suola
-di legno. Regina con un inaffiatoio vuoto in mano, cerca d’impedirgli
-d’entrare_).
-
-REGINA (_a mezza voce_). Che vuoi? Non moverti. Sei tutto grondante di
-pioggia.
-
-ENGS. È la pioggia del buon Dio, figlia mia.
-
-REGINA. Di’ piuttosto una pioggia del diavolo.
-
-ENGS. Buon Gesù come parli, Regina! (_fa alcuni passi zoppicando_)
-Ascoltami, volevo dirti....
-
-REGINA. Ehi, galantuomo non fate tanto rumore col piede! Il padroncino
-dorme quassù, proprio sopra noi.
-
-ENGS. Ancora dorme? Di pieno giorno?
-
-REGINA. Questo non ti riguarda.
-
-ENGS. Iersera sono stato un po’ allegro con degli amici.
-
-REGINA. Non fo fatica a crederlo.
-
-ENGS. Che vuoi, figlia mia, siamo uomini, siamo deboli....
-
-REGINA. Oh! Questo è verissimo.
-
-ENGS. E le tentazioni sono tante in questo basso mondo. Eppure Dio sa
-ch’io era già al mio lavoro stamane alle cinque e mezzo.
-
-REGINA. Va bene, va bene. E se te n’andassi ora? Non voglio restarmene
-qua in _rendez-vous_ con te.
-
-ENGS. Che dici? Non vuoi che?... Non ho ben capito.
-
-REGINA. Non voglio che t’incontrino qui. Vattene per la tua strada.
-
-ENGS. (_facendo alcuni passi verso di lei_) Mio Dio, no, non me n’andrò
-sinchè non t’avrò parlato. Oggi terminerò il mio lavoro laggiù, alla
-scuola di cui si sta per finire la costruzione, e me ne ritornerò in
-città, a casa mia, col battello di questa notte.
-
-REGINA (_tra i denti_). Buon viaggio.
-
-ENGS. Grazie dell’augurio, bimba mia. Domani si inaugura l’asilo,
-vi sarà quindi banchetto e gozzoviglie inaffiate da buon vino.
-Ora, nessuno deve dire che Giacomo Engstrand non può resistere alla
-tentazione allorchè questa si presenta.
-
-REGINA. Quanto a ciò!...
-
-ENGS. Sicuro, domani si troveranno qui molte persone dabbene. Ci sarà
-anche il pastore Manders, nevvero?
-
-REGINA. Egli arriva oggi.
-
-ENGS. Vedi! Pensa s’io vorrei che avesse qualche motivo di lamentarsi
-di me.
-
-REGINA. Ah! Capisco di che si tratta! Veh! Veh!
-
-ENGS. Che c’è?
-
-REGINA (_fissandolo negli occhi_). Che vuoi dare ad intendere di nuovo
-al pastore Manders?
-
-ENGS. Zitta! Sei pazza? Io dare ad intendere cose non vere al pastore
-Manders? Ah! No! Il pastore Manders è stato troppo buono con me. Ma ci
-allontaniamo da ciò che volevo dirti; questa sera dunque faccio ritorno
-a casa.
-
-REGINA. Tanto meglio! Quanto più presto partirai....
-
-ENGS. Sì, ma voglio condurti via con me, Regina.
-
-REGINA (_guardandolo un istante attonita_). Vuoi condurmi via con te?
-Ma che intendi dire?
-
-ENGS. Intendo dire che voglio averti presso di me, in casa mia.
-
-REGINA (_con aria di scherno_). Mai!
-
-ENGS. Oh! Lo vedremo.
-
-REGINA. Sì, sì, lo vedremo, puoi contarci. Io allevata presso la
-signora Alving, la vedova del ciambellano?... Io che fui trattata
-sinora quasi come una figlia di casa? Io, andrei ad abitare con te?...
-In una casa come la tua? Orrore!...
-
-ENGS. Ah! Diavolo! Che sarebbe a dire? Ti ribelleresti ora a tuo padre,
-figlia mia?
-
-REGINA (_a mezza voce, senza guardarlo_). Hai ripetuto fin troppo ch’io
-non ero nulla per te.
-
-ENGS. Bah! Non ci pensare....
-
-REGINA. Quante volte m’hai chiamata una.... Che orrore!
-
-ENGS. No, giusto cielo, no, io non mi sono servito mai di una
-parolaccia simile.
-
-REGINA. Non dubitare; me le ricordo perfettamente le tue parole.
-
-ENGS. Ma forse quando ero un po’ brillo.... Il mondo offre tante
-tentazioni, Regina....
-
-REGINA. Puh!
-
-ENGS. Eppoi la colpa è di tua madre che voleva aver sempre ragione....
-Dovevo pur trovare qualche spediente per vincerla. Essa faceva sempre
-la smorfiosa. (_imitando_) «Te ne prego, Engstrand! lasciami stare! Ho
-servito per tre anni in casa del ciambellano Alving a Rosenvold, io.»
-(_sorridendo_) Ah! Buon Gesù! Non c’era caso di farle dimenticare che
-il capitano era stato promosso ciambellano nell’epoca in cui essa si
-trovava al suo servizio.
-
-REGINA. Povera mamma! Non t’ha incomodato per molto tempo.... quante
-glie n’hai fatte passare!
-
-ENGS. (_con un movimento che lo fa zoppicare_). Si capisce, la colpa è
-sempre mia.
-
-REGINA (_voltandosi da un lato a mezza voce_). Ouf! Eppoi, codesta
-gamba!
-
-ENGS. Che dici figlia mia?
-
-REGINA. _Pied de mouton._
-
-ENGS. Quest’è inglese?
-
-REGINA. Già.
-
-ENGS. Già, già; sei divenuta una sapientona, qui. Sto pensando, Regina,
-che ciò potrebbe fare al caso nostro.
-
-REGINA (_dopo breve silenzio_). E che vuoi tu ch’io me ne venga a fare
-con te in città?
-
-ENGS. È egli permesso chiedere ciò che vuol fare un padre della
-sua unica creatura? Non sono io vedovo, ciò che significa solo e
-abbandonato?
-
-REGINA. Ah! Lasciami un po’ in pace colle tue frottole. Perchè devo
-venirmene in città con te?
-
-ENGS. Ebbene, te lo dirò: un’idea, qualche cosa di nuovo che vorrei
-tentare.
-
-REGINA. Non sei alla tua prima prova, ma la ti è andata sempre male....
-
-ENGS. Vedrai questa volta, Regina! Che il diavolo mi porti....
-
-REGINA (_picchiando col piede_). Zitto, zitto!
-
-ENGS. (_vivamente_). Hai ragione. Volevo soltanto dirti una cosa;
-dacchè lavoro in questo nuovo asilo riescii a metter da parte un po’ di
-danaro.
-
-REGINA. Davvero? Tanto meglio per te.
-
-ENGS. Che potrei fare del mio capitale qui nel villaggio?
-
-REGINA. Continua.
-
-ENGS. Ebbene, ho pensato, intendi, di collocare questo denaro in modo
-che mi possa rendere qualche cosa. Vorrei tentare d’aprire una specie
-d’albergo pei marinai.
-
-REGINA. Puh!
-
-ENGS. So io quello che intendo: un albergo come si deve, non già una
-bettolaccia.... No, per Bacco; dovrebbero venirvi soltanto i capitani
-di vascello, i piloti, ecc., insomma quanto v’ha di meglio fra quella
-gente.
-
-REGINA. E io dovrei?...
-
-ENGS. Tu mi aiuteresti; tanto per l’apparenza, si capisce; certo non
-vorrei vederti faticare, ah no, per l’inferno! Tu faresti tutto ciò che
-ti piace.
-
-REGINA. Ah! Benissimo.
-
-ENGS. Ma in una casa ci vuole la donna, ciò è chiaro come la luce del
-sole. La sera bisognerebbe divertirsi un pochino, con della musica,
-del ballo, e tutto quello che segue. Pensa, figlia mia, tutti questi
-uomini di mare lanciati là, sul vasto oceano (_avvicinandosi a lei_).
-Vediamo, Regina, non fare la stupida, non voler far torto a te stessa.
-Che diverrai qui? Cosa potrà giovarti che la signora abbia speso del
-suo per renderti sapiente?... M’hanno detto che andrai a sorvegliare
-i bambini del nuovo asilo. Ma è questo un lavoro per te? mi domando.
-Vorresti sacrificare la tua salute per quei monellucci?
-
-REGINA. No, e se tutto andasse secondo i miei desiderî, so
-benissimo.... In fede mia, ciò può ben avvenire; ciò può avvenire!
-
-ENGS. Ch’è mai che può avvenire?
-
-REGINA. È un affare che non ti riguarda. E a quanto ammonterebbero le
-tue economie?
-
-ENGS. Si tratta d’un sette od ottocento corone.
-
-REGINA. Non c’è gran male.
-
-ENGS. Sarà in ogni caso abbastanza per incominciare, figlia mia.
-
-REGINA. E non pensi di darmi nulla di tutto quel denaro?
-
-ENGS. No, per Dio, non vi penso affatto.
-
-REGINA. Nemmeno un po’ di stoffa per un vestitino? Nemmeno questo?
-
-ENGS. Seguimi e vestiti ne avrai quanti ne vorrai.
-
-REGINA. Basta! Saprei ingegnarmi da sola, se ne avessi volontà.
-
-ENGS. Regina, la mano d’un padre saprà sempre guidarti meglio. Ora che
-parliamo, posso avere una casa molto conveniente nella piccola via del
-Porto. Non occorre una gran somma per acquistarla. E, vedi, si potrebbe
-farne una specie di ricovero pei marinai.
-
-REGINA. Ma io non voglio seguirti. Non v’è nulla di comune tra noi.
-Vattene.
-
-ENGS. Non rimarresti a lungo con me. Diamine! no certo, bimba mia. Non
-avrò questa fortuna. Certamente non avresti che a guardarti attorno....
-Una bella ragazza come te, poichè ti sei fatta bellina in questi ultimi
-anni....
-
-REGINA. Ebbene?
-
-ENGS. Non passerebbe molto tempo, che si vedrebbe capitare un pilota,
-in fede mia, fors’anco un capitano....
-
-REGINA. Non voglio sposarmi con persone di quella razza. I marinai non
-hanno _savoir-vivre_.
-
-ENGS. Non hanno che....
-
-REGINA. Ti dico che li conosco. Non sono persone che si possono sposare.
-
-ENGS. Ma non c’è poi bisogno di sposarsi. Si può trovare maggior
-profitto altrimenti. (_confidenzialmente_) Tu conosci l’inglese?...
-l’Inglese del yacht.... ebbene egli pagò trecento scudi, ed essa non
-era certo tanto bella come te.
-
-REGINA. (_minacciosa_). Esci di qui!
-
-ENGS. (_retrocedendo_). Andiamo andiamo! Non vorrai picchiarmi, credo!
-
-REGINA. Se parli della mamma, picchio. Esci, ti ripeto. (_lo spinge
-verso la porta che conduce alla spiaggia_) E non battere gli usci....
-il giovane signor Alving....
-
-ENGS. Bah! Egli dorme. È curioso come ti occupi del giovane signor
-Alving.... (_abbassando la voce_) Oh, oh! ci sarebbe dubbio ch’egli...?
-
-REGINA. Vattene, e al più presto. Tu sragioni. No, no da questa parte.
-Ecco il pastore Manders che s’avanza. Presto, infila la scala della
-cucina.
-
-ENGS. (_passando a destra_). Bene, bene, ce n’anderemo. Ma parla un
-po’ con costui. Egli è uomo capace di dirti ciò che una figlia deve a
-suo padre. Perchè sai, in fin dei conti già io sono tuo padre. Posso
-provartelo coi registri della parrocchia. (_egli esce dall’altra porta
-che Regina ha aperto e ch’essa richiude dietro di lui_).
-
-REGINA. (_getta un’occhiaia allo specchio, si fa vento col grembiule,
-riordina il nastro del suo colletto; poi si mette a disporre i fiori_).
-
-
-SCENA II.
-
-REGINA e il PASTORE MANDERS.
-
-
-(_Il Pastore Manders entra dalla serra in mantello; ha in mano un
-ombrello, e a tracolla una borsetta da viaggio_).
-
-IL PAST. Buon giorno, signorina Engstrand.
-
-REGINA (_voltandosi con un’aria di lieta sorpresa_). Oh!... Buon
-giorno, signor Pastore. Il battello è già arrivato?
-
-IL PAST. Or ora. (_risale la scena_) Com’è noiosa questa pioggia che
-continua da tanti giorni!
-
-REGINA (_camminando dietro a lui_). Per la gente di campagna, è un
-tempo benedetto, signor Pastore.
-
-IL PAST. Avete ragione. Noi non ci pensiamo, noi altri cittadini.
-(_leva lentamente il soprabito_)
-
-REGINA. Permettete che v’aiuti? Là! Dio mio! Come è bagnato! Aspettate,
-lo appenderò in anticamera. L’ombrello poi lo aprirò per farlo
-asciugare. (_Esce con questi oggetti dalla porta di destra. Il Pastore
-si toglie la borsa da viaggio e la depone sur una sedia presso il
-cappello. Mentr’è occupato Regina rientra_).
-
-IL PAST. Com’è piacevole il trovarsi al coperto! Vediamo! Qui va tutto
-bene?
-
-REGINA. Sì, grazie.
-
-IL PAST. Ma dovete avere un gran daffare in casa, ritengo, per la
-solennità di domani.
-
-REGINA. Eh! Sicuro! Il lavoro non manca.
-
-IL PAST. La signora Alving c’è, spero....
-
-REGINA. C’è, ma si trova di sopra, occupata a preparare il cioccolatte
-pel signorino.
-
-IL PAST. Ah, sicuro! Allo sbarco mi fu detto che Osvaldo era ritornato.
-
-REGINA. Arrivò l’altr’ieri, mentre non lo si aspettava che oggi.
-
-IL PAST. È fresco e sano, spero....
-
-REGINA. Grazie, sta bene. Però il viaggio l’ha stancato assai. È venuto
-da Parigi tutto d’un fiato; intendo dire che venne sempre nel medesimo
-treno. Ora credo che stia riposando. Forse faremmo meglio a parlare un
-po’ a bassa voce.
-
-IL PAST. Zitti! Non facciamo rumore.
-
-REGINA. Intanto, accomodatevi, signor Pastore. (_egli siede; essa gli
-spinge uno sgabello sotto i piedi_) Là, va bene così, signor Pastore?
-
-PAST. Grazie, grazie, sto benissimo. (_guardandola_) Sapete, signorina
-Engstrand, che mi sembrate molto cresciuta, dacchè vi vidi l’ultima
-volta....
-
-REGINA. Il signor Pastore trova? Anche la signora dice che mi sono
-sviluppata.
-
-PAST. Sviluppata? Hum! Mi pare di sì.
-
- (_Un istante di silenzio._)
-
-REGINA. Forse desiderate che avverta la signora?
-
-PAST. Grazie, non c’è fretta, figlia mia. Ma ditemi un po’, Regina, in
-che rapporti siete ora con vostro padre?
-
-REGINA. Grazie, signor Pastore, così, così, non troppo male.
-
-PAST. Egli fu da me l’ultima volta che venne in città.
-
-REGINA. Davvero? Egli è sempre così felice, quando può parlare al
-signor Pastore.
-
-PAST. E voi scendete talora durante il giorno per vederlo?
-
-REGINA. Io? Sicuro, vado a vederlo appena ho un momento libero.
-
-PAST. Vostro padre, signorina Engstrand, non è una natura forte. Egli
-ha bisogno d’una mano che lo guidi.
-
-REGINA. È probabile.
-
-PAST. Egli ha bisogno di qualcuno presso di sè da poter amare, e sul
-cui giudizio affidarsi. Me lo confessò con sincera fiducia l’ultima
-volta che venne a trovarmi.
-
-REGINA. Ne tenne parola anche a me. Ma io non so se la signora Alving
-mi lascierebbe partire, specialmente ora che dobbiamo dirigere il nuovo
-asilo. E anch’io non saprei decidermi a lasciare la signora Alving che
-fu sempre così buona con me.
-
-IL PAST. Ma il dovere di figlia, mia cara.... Beninteso che prima
-bisognerebbe ottenere il consenso della vostra padrona.
-
-REGINA. Inoltre non so se sia conveniente, alla mia età, il governare
-la casa di un uomo solo.
-
-IL PAST. Ma che dite!... signorina mia cara, poichè si tratta di vostro
-padre....
-
-REGINA. Può essere, però.... Ah! se avessi in vista qualche buona casa,
-e presso qualche signore veramente dabbene....
-
-IL PAST. Ma, mia cara Regina....
-
-REGINA. Un uomo che m’ispirasse del rispetto, che io sentissi superiore
-a me, e che mi tenesse, per così dire, come una figlia....
-
-IL PAST. Sì, ma mia cara fanciulla....
-
-REGINA. Ah! Se avessi questa prospettiva, non rifiuterei d’andarmene
-in città. Qui mi sento così isolata.... e il signor Pastore capisce
-benissimo che cosa voglia dire il sentirsi soli al mondo. D’altra
-parte, oso dire che sono attiva e che il lavoro non mi spaventa. Il
-signor Pastore non conoscerebbe un posto di simil genere?
-
-IL PAST. Io? No davvero, non ne conosco.
-
-REGINA. Ma mio caro, mio buon Pastore, pensate a me, se vi capitasse....
-
-IL PAST. (_alzandosi_). Certamente non mancherò signorina Engstrand.
-
-REGINA. Sì, perchè se io....
-
-IL PAST. Vorreste avere la bontà di avvertire la signora?
-
-REGINA. Essa non tarderà molto a venire, signor Pastore. (_esce da
-sinistra_).
-
-IL PAST. (_Misura a gran passi la stanza, poi giunge sin al fondo
-della scena e guarda dal lato del mare, colle mani dietro la schiena.
-Poi ritorna presso al tavolo, prende un libro, ne esamina il titolo.
-Movimento di stupore. Ne guarda altri_) Ah! Ah! (_La signora Alving
-entra dalla porta di sinistra, seguita da Regina, che se ne va tosto
-dalla prima porta di destra_).
-
-
-SCENA III.
-
-PASTORE MANDERS, Signora ALVING.
-
-
-Sig.ª ALVING. (_tende la mano al Pastore_). Siate il benvenuto, signor
-Pastore.
-
-IL PAST. Buon giorno, signora. Eccomi qua, secondo la promessa.
-
-Sig.ª ALVING. Sempre puntualissimo.
-
-IL PAST. Potete pensare con quanta fatica abbia potuto fuggire, con
-tutte quelle Commissioni e Direzioni di cui faccio parte....
-
-Sig.ª ALVING. Tanto più vi sono riconoscente d’esservene venuto così di
-buon’ora. Così potremo almeno regolare i nostri affari prima di pranzo.
-Ma ov’è la vostra valigia?
-
-IL PAST. (_vivamente_) I miei bagagli sono qui dal negoziante, ove
-passerò la notte.
-
-Sig.ª ALVING. (_reprimendo un sorriso_). Dunque non volete proprio
-passare la notte sotto il mio tetto?
-
-IL PAST. No, signora mia; io ve ne sono riconoscente, ma preferisco
-dormire giù, come al solito. Mi riesce più comodo per prendere il
-battello....
-
-Sig.ª ALVING. Fate come credete. Però mi sembra che due vecchi come
-noi....
-
-IL PAST. Oh! Buon Dio! che dite mai! D’altra parte è naturale che oggi
-siate di buon umore. Prima di tutto la festa di domani, poi il ritorno
-di Osvaldo....
-
-Sig.ª ALVING. Sì, per me quest’è una gran felicità. Figuratevi! Era
-lontano già da più di due anni. E ora mi promise di passare tutto
-l’inverno con me.
-
-IL PAST. Davvero? Quest’è da parte sua un’azione veramente figliale
-perchè suppongo che non debba sedurlo poco la vita di Parigi o di Roma.
-
-Sig.ª ALVING. Certo, ma qui egli ha sua madre! Ah! il mio buon
-figliuolo adorato! Il suo cuore è tutto per la sua mamma si può proprio
-dirlo!
-
-IL PAST. D’altra parte sarebbe troppo triste se la separazione e le sue
-occupazioni d’artista dovessero rallentare dei legami così naturali.
-
-Sig.ª ALVING. Avete ragione. Ma con lui non c’è pericolo. Sono curiosa
-di vedere se lo riconoscerete. Egli discenderà tosto; ora riposa un po’
-sur un sofà. Ma sedete dunque, mio caro Pastore.
-
-IL PAST. Grazie. Non sono d’incomodo?
-
-Sig.ª ALVING. Al contrario. (_siede al tavolo_).
-
-IL PAST. Benissimo, allora vi dirò... (_prende la sua borsa da
-viaggio dalla sedia, siede al lato opposto del tavolo e cerca un posto
-conveniente per distendervi le sue carte_) In primo luogo questo...
-(_interrompendosi_) Ma, ditemi dunque, signora mia, donde vi vengono
-questi libri?
-
-Sig.ª ALVING. Questi libri? Sono libri che leggo io.
-
-IL PAST. Voi leggete opere simili?
-
-Sig.ª ALVING. Certamente.
-
-IL PAST. Sentite che esse vi rendano migliore o più felice?
-
-Sig.ª ALVING. Mi sembra che mi rendano in qualche modo più sicura di me
-stessa.
-
-IL PAST. È strano. E come accade ciò?
-
-Sig.ª ALVING. Ecco; vi trovo come una spiegazione, una conferma di
-molte e molte cose che soglio pensare e ruminare in me stessa. Perchè,
-vedete, pastore Manders, il meraviglioso si è che, per vero dire, in
-questi libri non si trova assolutamente nulla di nuovo; non c’è qui
-dentro che quello che pensano e credono la maggior parte degli uomini.
-L’unica differenza sta in ciò, che cioè la maggioranza degli uomini non
-se ne rende esatto conto, o non vuol soffermarvisi.
-
-IL PAST. Ah! Benissimo! Ma voi credete sul serio che la maggioranza
-degli uomini?...
-
-Sig.ª ALVING. Sì, lo credo.
-
-IL PAST. Ma non nel nostro paese, non tra noi?
-
-Sig.ª ALVING. Ahimè! Tra noi, come altrove.
-
-IL PAST. Ah! Vi pare!...
-
-Sig.ª ALVING. Ma, in fatto, che avete voi a rimproverare a questi libri?
-
-IL PAST. Io non ho nulla a rimproverar loro. Non crederete già che io
-m’occupi dell’esame di simili opere....
-
-Sig.ª ALVING. Ciò vuol dire che non conoscete affatto quello che
-condannate.
-
-IL PAST. Lessi abbastanza di quanto fu detto di tali libri per
-biasimarli.
-
-Sig.ª ALVING. Sì, ma l’opinione vostra....
-
-IL PAST. Signora mia, in questa vita vi sono dei casi in cui bisogna
-rimettersi al giudizio degli altri. Che volete? È un fatto, ed è bene
-così! Che diverrebbe la società se avvenisse altrimenti?
-
-Sig.ª ALVING. Forse avete ragione.
-
-IL PAST. Io non voglio negare che non ci possa essere in tali scritti
-qualche cosa d’attraente. E non posso neppure farvi rimprovero se
-volete conoscere le correnti intellettuali che, secondo ciò che si
-dice, attraversano questo mondo... ove per tanto tempo avete lasciato
-errare vostro figlio. Ma....
-
-Sig.ª ALVING. Ma....
-
-IL PAST. (_abbassando la voce_). Ma non bisogna parlarne, signora mia.
-Non c’è bisogno di render conto a tutti di ciò che si legge e di quanto
-si pensa tra le proprie pareti.
-
-Sig.ª ALVING. No, certamente, sono della vostra opinione.
-
-IL PAST. Non dimenticate però gli obblighi che vi impone quest’asilo
-che avete deciso d’edificare in un’epoca in cui le vostre idee sul
-mondo morale differivano considerevolmente da quelle di oggi, almeno a
-quanto ne posso giudicare.
-
-Sig.ª ALVING. Sì, sì siamo d’accordo. Ma è dell’asilo....
-
-IL PAST. Avete ragione; è dell’asilo che dovevamo occuparci. Dunque
-prudenza, signora mia! Ed ora passiamo agli affari nostri. (_apre una
-busta e ne leva delle carte_) Vedete queste?
-
-Sig.ª ALVING. Sono i documenti?
-
-IL PAST. Sì, e in pieno ordine. Potete pensare con quante difficoltà,
-abbia potuto ottenerli in tempo. Ho dovuto letteralmente esercitare
-delle pressioni. Le autorità sono, si potrebbe dire quasi, crudelmente
-coscienziose allorchè trattasi di decisioni da prendersi. Ma finalmente
-eccoli. (_sfoglia le carte_) Questo è uno stato del recinto di Solvik,
-facente parte del dominio di Rosenvold, coll’indicazione dei nuovi
-fabbricati costruiti, scuola, abitazione dei maestri e cappella. Ed
-ecco la conferma del legato e degli statuti di fondazione. Volete
-vedere? (_legge_) Statuti dell’asilo: «Alla memoria del capitano
-Alving.»
-
-Sig.ª ALVING. (_gli sguardi fissi a lungo sulle carte_). Ecco!
-
-IL PAST. Scelsi il titolo di capitano anzichè quello di ciambellano,
-poichè mi sembra meno pretenzioso.
-
-Sig.ª ALVING. Sì, sì, come vi pare.
-
-IL PAST. Ed ecco il libretto della Cassa di Risparmio portante il
-capitale cogli interessi, il tutto destinato a coprire le spese di
-costruzione.
-
-Sig.ª ALVING. Grazie, ma fatemi il piacere di conservarli per maggior
-comodità.
-
-IL PAST. Volontieri. Per cominciare sarei d’opinione di lasciar il
-denaro alla Cassa di Risparmio. L’interesse del quattro per cento
-è poco seducente; ma in mancanza di meglio.... Se più tardi ci si
-offrisse qualche collocamento più vantaggioso — beninteso dovrebbe
-trattarsi d’una prima ipoteca, o d’un’iscrizione sicura, — potremo
-riparlarne.
-
-Sig.ª ALVING. Sì, sì mio caro Pastore, voi queste cose le potete capire
-meglio di me.
-
-IL PAST. Ad ogni modo, starò all’erta. Ma un’altra cosa volevo
-chiedervi parecchie volte.
-
-Sig.ª ALVING. Cioè?
-
-IL PAST. Dobbiamo o no, far assicurare l’asilo?
-
-Sig.ª ALVING. Sì, naturalmente.
-
-IL PAST. Aspettate un momento. Consideriamo la cosa davvicino.
-
-Sig.ª ALVING. Io ho assicurato tutto qui: fabbricati, raccolto,
-bestiame e mobiglio.
-
-IL PAST. È giustissimo. Si tratta di proprietà vostra, e io faccio
-altrettanto.... beninteso. Ma qui, vedete, l’affare è diverso. L’asilo
-deve, in qualche maniera, ricevere una consacrazione per un fine
-d’ordine superiore.
-
-Sig.ª ALVING. Sì, ma ciò non toglie....
-
-IL PAST. Per conto mio, io non troverei alcun inconveniente nel
-garantirci contro tutte le eventualità.
-
-Sig.ª ALVING. Ma sicuro....
-
-IL PAST. Ma ditemi, di che opinione è la contrada? Che ne pensano gli
-abitanti? Potete saperlo meglio di me.
-
-Sig.ª ALVING. Hum, le disposizioni....
-
-IL PAST. V’ha qui un numero importante d’opinioni autorevoli —
-veramente autorevoli — a cui potesse dar ombra la nostra decisione?...
-
-Sig.ª ALVING. Che intendete dire con.... opinioni autorevoli?
-
-IL PAST. Intendo parlare di persone che occupino un posto abbastanza
-indipendente, e abbastanza influente, perchè non si debba trascurare
-troppo il loro modo di vedere.
-
-Sig.ª ALVING. Se si tratta di queste, ne conosco un buon numero che
-forse si scandalizzerebbero se..
-
-IL PAST. Lo vedete bene! Da noi in città, esse abbondano. Pensate alle
-anime devote di cui hanno cura tutti i miei confratelli. Si troverebbe
-che nè voi, nè io, abbiamo fiducia nei decreti della Provvidenza.
-
-Sig.ª ALVING. Ma per ciò che vi concerne, caro Pastore, lo sapete anche
-voi che....
-
-IL PAST. Sì, io so, io so; ho per me la mia coscienza, quest’è certo.
-Ma non potremmo far tacere i commenti malevoli e contrari. E tali
-commenti potrebbero in ultima analisi inceppare l’opera stessa.
-
-Sig.ª ALVING. Sicuro, se così fosse...
-
-IL PAST. Io non devo neppure perdere completamente di vista la
-situazione equivoca — oserò dire penosa — in cui potrei trovarmi.
-Nei circoli influenti della città, ci si occupa moltissimo di tale
-fondazione. L’asilo non è in parte eretto a vantaggio della città?
-È sperabile anzi che servirà ad alleggerire in misura abbastanza
-larga i carichi dell’assistenza pubblica. Ora, essendo stato vostro
-consigliere, incaricato della parte amministrativa dell’opera, temo, lo
-confesso, d’essere il primo bersaglio degli invidiosi.
-
-Sig.ª ALVING. Infatti non dovete esporvici.
-
-IL PAST. Senza parlare degli attacchi che, non c’è alcun dubbio, non mi
-verrebbero risparmiati da certi giornali di cui....
-
-Sig.ª ALVING. Basta, caro Pastore. La vostra prima considerazione è
-sufficiente....
-
-IL PAST. Adunque credete che sia meglio rinunciare all’assicurazione?
-
-Sig.ª ALVING. Sì, vi rinunceremo.
-
-IL PAST. (_sdraiandosi sulla sedia_). Ma ammettendo che accadesse
-una disgrazia — non si può mai sapere — v’assumereste di riparare al
-disastro?
-
-Sig.ª ALVING. Questo poi no, ve lo dico chiaramente; non lo farei.
-
-IL PAST. In tal caso, sapete, signora mia, quale grave responsabiltà ci
-assumiamo?
-
-Sig.ª ALVING. Possiamo fare diversamente?
-
-IL PAST. No, ed ecco la difficoltà. Noi non possiamo esporci a dei
-giudizi sfavorevoli, e non abbiamo affatto il diritto di scandalizzare
-l’opinione.
-
-Sig.ª ALVING. Voi, come prete, no certamente.
-
-IL PAST. D’altra parte credo sinceramente che dobbiamo contare,
-per simile fondazione, sur una stella propizia, dirò meglio, sulla
-protezione speciale di lassù.
-
-Sig.ª ALVING. Speriamolo, caro Pastore.
-
-IL PAST. Sicchè, adunque, voi credete che sia meglio lasciare le cose
-come sono?
-
-Sig.ª ALVING. Ne sono convinta.
-
-IL PAST. Sarà fatta la vostra volontà. (_scrivendo_) Assicurazione
-niente.
-
-Sig.ª ALVING. È strano però che abbiate aspettato sino ad oggi a
-tenermene parola.
-
-IL PAST. L’ho pensato spesso però.
-
-Sig.ª ALVING. Lo sapete che ieri per poco non abbiamo avuto un incendio
-laggiù?
-
-IL PAST. Che dite mai?
-
-Sig.ª ALVING. Fortunatamente fu senz’importanza. Dei trucioli che
-bruciarono nel laboratorio del falegname.
-
-IL PAST. Ove lavora Engstrand?
-
-Sig.ª ALVING. Sì, dicono ch’è talora così trascurato cogli
-zolfanelli....
-
-IL PAST. Ha tante cose in testa quel benedett’uomo; ne ha avute tante!
-Per fortuna pare che ora si sia proposto, se sarà vero, di condurre una
-vita irreprensibile.
-
-Sig.ª ALVING. Davvero? Chi ve lo disse?
-
-IL PAST. Egli stesso me l’assicurò. Sta il fatto che come operaio vale
-molto.
-
-Sig.ª ALVING. Sì, finchè non beve.
-
-IL PAST. Purtroppo ha quella malaugurata debolezza! A sentir lui però
-n’ha sempre colpa la sua gamba difettosa. L’ultima volta ch’io lo vidi
-in città, m’ha veramente commosso. Venne a trovarmi, e mi ringraziò
-con tanta effusione d’avergli procurato del lavoro qui ove gli è dato
-d’incontrare sua figlia.
-
-Sig.ª ALVING. Non credo però che la veda molto spesso.
-
-IL PAST. V’ingannate: egli le parla ogni giorno, così mi disse lui.
-
-Sig.ª ALVING. Sarà.
-
-IL PAST. Il poveretto sente che ha bisogno di qualcuno che lo trattenga
-allorchè gli capita la tentazione! Ciò che mi commuove in Giacomo
-Engstrand, si è ch’egli se ne viene a voi in tutta la sua debolezza per
-confessarvela e accusarsene da sè. L’ultima volta che venne.... statemi
-a sentire, signora Alving, mi confessò che sarebbe una felicità per lui
-avere Regina presso di sè....
-
-Sig.ª ALVING. (_alzandosi vivamente_). Regina!
-
-IL PAST. Voi non potreste opporvi.
-
-Sig.ª ALVING. Al contrario, mi vi opporrei. Eppoi Regina è necessaria
-all’asilo.
-
-IL PAST. Ma Engstrand è suo padre, non dovete dimenticarlo!
-
-Sig.ª ALVING. Un padre come quello!... In quanto a questo, io posso
-saperne più di qualunque altro. No! Io non consentirò mai ch’essa se ne
-vada ad abitare con lui!
-
-IL PAST. (_alzandosi_). Mia cara signora, non accoratevi troppo.
-V’assicuro però che mi rincresce il vedere in qual conto tenete il
-povero Engstrand. Si direbbe proprio che temiate....
-
-Sig.ª ALVING. (_più calma_). Non importa. Fui io che raccolsi Regina in
-casa mia, ed è in casa mia che deve rimanere. (_si pone in ascolto_)
-Zitto! mio caro Pastore, non più una parola di ciò. (_il suo volto si
-rischiara_) Ascoltate: ecco Osvaldo che discende. Non pensiamo ora che
-a lui.
-
-
-SCENA IV.
-
-DETTI, OSVALDO.
-
-
-(_Osvaldo Alving in giacchetta, col cappello in mano, fumando un’enorme
-pipa di schiuma di mare, entra dalla porta di sinistra_.)
-
-OSVALDO. (_arrestandosi sulla soglia_). Oh! Mille scuse. Credevo foste
-tutti nel gabinetto da lavoro. (_avvicinandosi_) Buon giorno, signor
-Pastore.
-
-IL PAST. (_fissandolo con meraviglia_). Oh! Ma è strano....
-
-Sig.ª ALVING. Che ne dite, Pastore?
-
-IL PAST. Io dico.... dico.... No! Ma è questo veramente?...
-
-OSVALDO. Sì, signor Pastore, questo è veramente il figliuol prodigo....
-
-IL PAST. Ma, mio caro amico....
-
-OSVALDO. Il figlio ritrovato, se così preferite dire.
-
-Sig.ª ALVING. Osvaldo pensa al tempo in cui voi vi opponevate così
-decisamente alla sua carriera artistica.
-
-IL PAST. Vi sono tante decisioni, temerarie ai nostri occhi, che più
-tardi invece.... (_gli tende la mano_) Insomma, siate il benvenuto.
-Davvero, mio caro Osvaldo.... mi permettete nevvero ch’io vi chiami
-come vi chiamavo una volta?...
-
-OSVALDO. E come vorreste chiamarmi?
-
-IL PAST. Grazie! Volevo adunque pregarvi, mio caro Osvaldo, di non
-credere ch’io condanni assolutamente la carriera artistica. Riconosco
-che in tale carriera come in ogni altra, molti e molti sanno salvare il
-loro animo dalla corruzione.
-
-OSVALDO. Speriamolo.
-
-Sig.ª ALVING. Io ne conosco uno (_raggiante di gioia_) che s’è salvato
-corpo ed anima. Guardatelo, signor Pastore.
-
-OSVALDO (_risalendo la scena_). Bene, bene, mamma mia, non ne parliamo.
-
-IL PAST. Via, non si può negarlo infatti. Eppoi, ecco che cominciate
-a farvi un nome. I giornali parlano spesso di voi, e nel modo il più
-lusinghiero.... Però in questi ultimi tempi ci fu un po’ di silenzio.
-
-OSVALDO (_s’è avvicinato ai fiori_). Infatti da qualche tempo non posso
-lavorare con una certa assiduità.
-
-Sig.ª ALVING. Un pittore ha diritto di riposarsi come ogn’altro.
-
-IL PAST. Si capisce. Nel frattempo ci si prepara e si raccolgono tutte
-le proprie forze per qualche lavoro importante.
-
-OSVALDO. Già.... Mamma, il pranzo sarà pronto presto?
-
-Sig.ª ALVING. Tra una mezz’ora. Grazie a Dio l’appetito non gli manca.
-
-IL PAST. Nè la passione pel tabacco.
-
-OSVALDO. Trovai di sopra la pipa di mio padre e....
-
-IL PAST. Ah! Ci siamo.
-
-Sig.ª ALVING. Che intendete dire?
-
-IL PAST. Allorchè scorsi sulla soglia Osvaldo, colla pipa in bocca,
-credetti vedere suo padre risuscitato.
-
-OSVALDO. Davvero?
-
-Sig.ª ALVING. Ma come potete dire una cosa simile? Osvaldo rassomiglia
-soltanto a me.
-
-IL PAST. Quest’è vero, ma c’è una certa linea agli angoli della bocca,
-sulle labbra, che avevo già osservato sul volto d’Alving....
-
-Sig.ª ALVING. Tutt’altro. A me sembra invece che Osvaldo abbia qualche
-cosa di sacerdotale agli angoli della bocca.
-
-IL PAST. È vero, è vero; un tratto simile si riscontra infatti presso
-parecchi dei miei confratelli.
-
-Sig.ª ALVING. Ma lascia, ti prego, la tua pipa, ragazzo mio, non voglio
-che ci sia fumo in questa stanza.
-
-OSVALDO. Hai ragione. Volevo soltanto provarla. Vi fumai una volta sola
-allorchè ero piccino.
-
-Sig.ª ALVING. Davvero?
-
-OSVALDO. Sì. Ero un bimbo allora. Mi ricordo che una sera entrai nella
-camera di mio padre e ch’egli era così gaio, così animato....
-
-Sig.ª ALVING. Ma che! Tu non puoi ricordarti di quell’epoca.
-
-OSVALDO. Oh! Me ne ricordo benissimo. Egli mi prese sulle sue ginocchia
-e mi fece fumare nella sua pipa. «Fuma, fuma, ragazzo mio,» mi disse.
-E io fumai sinchè mi fu possibile, sinchè mi sentii impallidire e il
-sudore bagnarmi la fronte. Allora egli rise così di cuore....
-
-IL PAST. Strano, davvero!
-
-Sig.ª ALVING. Amico mio, dev’essere un sogno di Osvaldo questo.
-
-OSVALDO. No, mamma, non è un sogno. Tant’è vero — te ne ricordi? — che
-tu sei entrata e m’hai portato nella mia cameretta; là mi sono sentito
-male e ricordo anche d’averti veduta piangere. Ma il papà soleva fare
-di simili scherzi.
-
-IL PAST. Nella sua gioventù egli era molto allegro.
-
-OSVALDO. E nel poco tempo ch’egli ha vissuto, ha saputo compiere tante
-cose utili e buone.
-
-IL PAST. È vero. Voi portate il nome d’un uomo degno ed attivo, mio
-caro Osvaldo Alving. Ebbene, speriamo che questo sarà per voi uno
-stimolo, un incoraggiamento....
-
-OSVALDO. Infatti, dovrebbe essere così.
-
-IL PAST. Ad ogni modo, fu amabilissimo da parte vostra, l’esservene
-ritornato per una festa sacra alla sua memoria.
-
-OSVALDO. Non avrei potuto fare diversamente.
-
-Sig.ª ALVING. E pensare che potrò averlo per tanto tempo, questo è il
-più bello!
-
-IL PAST. Sicuro, mi fu detto che rimarrete qui con noi tutto l’inverno.
-
-OSVALDO. Non è stabilito il tempo della mia permanenza qui, signor
-Pastore. Qual piacere si prova nel ritornarsene in casa propria!
-
-Sig.ª ALVING (raggiante). Non è vero, figlio mio?...
-
-IL PAST. (_guardandolo con interesse_). Eravate ben giovane, mio caro
-Osvaldo, quando avete cominciato a girare il mondo.
-
-OSVALDO. È vero: io mi domando talvolta, se non ero persino troppo
-giovane.
-
-Sig.ª ALVING. Tutt’altro: ciò non può arrecare che vantaggio ad un
-ragazzo svegliato, e specialmente ad un figlio unico che corre il
-rischio di viziarsi troppo restandosene sempre in casa sua, tra il
-babbo e la mamma.
-
-IL PAST. Questo è molto discutibile, signora mia. Dopo tutto, la casa
-paterna sarà sempre il soggiorno migliore per un ragazzo.
-
-OSVALDO. Su questo punto, io sono perfettamente dell’opinione del
-Pastore.
-
-IL PAST. Guardate, per esempio, il vostro istesso figliolo. Noi
-possiamo benissimo parlare in sua presenza. Eccolo giunto ai suoi
-ventisei o ventisette anni, e mai egli ebbe occasione di conoscere la
-vera vita di famiglia....
-
-OSVALDO. Perdonate, signor Pastore.... ma su questo punto vi sbagliate.
-
-IL PAST. Davvero? Io credevo che aveste frequentato solo circoli
-d’artisti.
-
-OSVALDO. Quest’è esatto.
-
-IL PAST. E in ispecie quelli di giovani artisti.
-
-OSVALDO. Precisamente.
-
-IL PAST. E pensavo che per la maggior parte non avessero i mezzi di
-fondare una famiglia e un focolare proprio.
-
-OSVALDO. Ce n’è bensì di quelli che non possono sposarsi, signor
-Pastore....
-
-IL PAST. Ebbene! È precisamente ciò che voglio dire.
-
-OSVALDO. Ma ciò non toglie ch’essi non possano avere un focolare
-proprio e spesso essi l’hanno... e organizzato bene, e molto
-conveniente.
-
-Sig.ª ALVING (_attenta a queste parole, le approva col capo, senza
-parlare_).
-
-IL PAST. Io non intendo parlare d’un governo di casa da scapoli. Io
-chiamo focolare domestico quello presso cui vive un uomo con sua moglie
-e i suoi figli.
-
-OSVALDO. Sì, oppure coi suoi figli e la loro madre.
-
-IL PAST. (_dando un sobbalzo e giungendo le mani_). Ma.... misericordia!
-
-OSVALDO. Che?
-
-IL PAST. Vivere colla madre dei propri figli?
-
-OSVALDO. Sicuro; preferireste che venisse respinta?...
-
-IL PAST. Sicchè voi alludete alle relazioni illegittime, a queste
-«false famiglie» come volgarmente si dicono.
-
-OSVALDO. Io non trovai mai nulla di falso in questa vita in comune.
-
-IL PAST. Ma come può egli avvenire che un uomo o una donna che abbiano
-avuto solo un principio di educazione, possano adattarsi ad una simile
-esistenza, innanzi agli occhi del mondo?
-
-OSVALDO. Eh! Che volete che facciano? Un giovane artista povero, una
-fanciulla povera... Per sposarsi occorre molto denaro. Che fare?
-
-IL PAST. Che fare? Sentite, signor Alving, vi dirò io ciò che devono
-fare. Devono starsene lungi l’uno dall’altro sin dal principio....:
-ecco ciò che devono fare.
-
-OSVALDO. Un tal discorso non vi gioverebbe molto con noi giovanotti,
-appassionati, innamorati.
-
-Sig.ª ALVING. In fede mia, no, non vi gioverebbe molto.
-
-IL PAST. (_insistendo_). E le autorità che tollerano cose simili e le
-lasciano avvenire alla piena luce del giorno!.... (_volgendosi verso
-la signora Alving_) Non avevo ragione d’essere profondamente inquieto
-sul conto di vostro figlio? In circoli simili ove l’immoralità si mette
-sfacciatamente in mostra, ove, per così dire, essa acquista il diritto
-di cittadinanza....
-
-OSVALDO. Vi confesserò anzi, signor Pastore, ch’io fui l’ospite assiduo
-d’una di quelle famiglie irregolari, presso la quale passavo quasi
-tutte le mie domeniche.
-
-IL PAST. Proprio le domeniche!
-
-OSVALDO. Sicuro, è il giorno consacrato al divertimento. Ma non intesi
-mai una parola meno che conveniente; nulla di quanto potrebbe venir
-tacciato d’immoralità.... No; sapete voi invece dove e quando si
-riscontra dell’immoralità nei circoli d’artisti?
-
-IL PAST. No, grazie a Dio, non ne so nulla.
-
-OSVALDO. Ebbene! Mi permetterò di dirvelo io: la riscontrai solo
-allorchè qualche padre o marito delle nostre famiglie modello, veniva
-presso gli artisti in cerca di un po’ di libertà, degnando onorare
-di una sua visita le nostre umili taverne. In quelle occasioni sì,
-possiamo dire d’averne imparate delle belle! Quei signori sapevano
-raccontarci fatti e cose a cui non avevamo pensato mai.
-
-IL PAST. E che? Pretendereste che degli uomini onorati di questo paese
-possano andare....
-
-OSVALDO. Li avete mai intesi, questi uomini onorati, di ritorno alle
-loro case, discutere sull’immoralità che regna nei paesi stranieri?...
-
-IL PAST. Questo sì....
-
-Sig.ª ALVING. Anch’io ne intesi parlare.
-
-OSVALDO. Sicuro. E si può loro credere sulla parola. Tra essi ci sono
-di quelli che lo sanno per esperienza propria. (_si prende la testa tra
-le mani_) Chi si permette di ricoprire di fango la bella, la superba,
-la libera esistenza di laggiù?
-
-Sig.ª ALVING. Non esaltarti, Osvaldo, questo non ti giova affatto.
-
-OSVALDO. Hai ragione, mamma; non mi giova. Vedi, ne è causa questa
-maledetta stanchezza. Vuol dire che farò una passeggiatina prima di
-pranzo. Scusatemi, signor Pastore; voi non potete mettervi nei miei
-panni; ma ne fui preso così bruscamente.... (_esce dalla porta di
-destra_)
-
-
-SCENA V.
-
-Signora ALVING, PASTORE MANDERS.
-
-
-Sig.ª ALVING. Povero figlio mio!...
-
-IL PAST. Oh! Meno male che la pensate così. Ecco a che ne siamo!
-
-Sig.ª ALVING (_lo guarda in silenzio_).
-
-IL PAST. (_misurando a gran passi la scena_). Figliuol prodigo, ha
-detto; ahimè sì è proprio così, sì!
-
-Sig.ª ALVING. (_continua a guardarlo_).
-
-IL PAST. Ma voi che dite di tuttociò?
-
-Sig.ª ALVING. Dico che Osvaldo ha completamente ragione.
-
-IL PAST. (_con un sobbalzo_). Ragione! ragione di esporre tali principî?
-
-Sig.ª ALVING. Qui nella mia solitudine io son giunta a pensarla come
-lui. Ma non ho osato mai affrontare la questione troppo davvicino. Sia!
-Mio figlio parla per me.
-
-IL PAST. Siete veramente da compiangere signora Alving. Ascoltatemi:
-ora parleremo sul serio. In questo momento non avete più innanzi a
-voi il vostro uomo d’affari, il vostro consigliere, il vostro amico di
-gioventù e l’amico del vostro defunto marito; è il pastore che vi parla
-come lo fece il dì del vostro errore.
-
-Sig.ª ALVING. E che ha egli a dirmi il pastore?
-
-IL PAST. Voglio prima di tutto destare i vostri ricordi, signora. Il
-momento è scelto bene: domani ricorre il decimo anniversario della
-morte di vostro marito. Domani cadrà il velo del monumento destinato
-ad eternare la sua memoria. Domani mi rivolgerò a tutti; oggi voglio
-trattenermi con voi sola.
-
-Sig.ª ALVING. Ebbene, parlate, signore.
-
-IL PAST. Vi ricordate che un anno dopo il vostro matrimonio vi siete
-trovata sull’orlo dell’abisso, che avete disertato dalla vostra
-casa.... che avete abbandonato vostro marito? Sì, signora mia....
-abbandonato, quest’è la parola, e vi siete rifiutata di ritornarvene
-presso di lui, malgrado ogni sua preghiera, malgrado ogni sua supplica.
-
-Sig.ª ALVING. Dimenticaste come fossi infelice in quel primo anno di
-matrimonio?
-
-IL PAST. Cercar la felicità in questa vita, ecco il vero spirito di
-rivolta. Che diritto abbiamo noi alla felicità? Noi dobbiamo fare il
-nostro dovere, signora; e il vostro dovere v’imponeva di restarvene
-presso all’uomo a cui avevate giurata la vostra fede.
-
-Sig.ª ALVING. Voi sapete quale vita menasse Alving in quell’epoca e di
-quali disordini egli si rendesse colpevole.
-
-IL PAST. Conosco benissimo tutte le voci che correvano sul suo
-conto, ed è ben lungi da me l’idea d’approvare la condotta della sua
-giovinezza, ammesso che tali voci fossero fondate. Ma una donna non
-è autorizzata ad erigersi a giudice di suo marito. Era vostro dovere
-di sopportare umilmente la croce che la volontà dell’Altissimo avea
-creduto bene d’imporvi. Invece voi vi siete ribellata, avete gettata
-lungi da voi la croce, abbandonando il poveretto ch’era vostra missione
-sostenere. Avete disertato, esponendo il vostro nome e la vostra
-riputazione, col rischio inoltre di rovinare la riputazione di qualche
-altro.
-
-Sig.ª ALVING. Di qualche altro?
-
-IL PAST. Non fu, da parte vostra, una gran leggerezza il venire a
-rifugiarvi in casa mia?
-
-Sig.ª ALVING. Dal nostro Pastore? Dal nostro buon amico di casa?
-
-IL PAST. Appunto per questo. Sì, potete ringraziare Iddio che mi
-conferì la necessaria energia, che mi aiutò a distogliervi dai vostri
-progetti esaltati, e mi diede la forza di ricondurvi sulla via del
-dovere e nella casa del vostro legittimo sposo.
-
-Sig.ª ALVING. Sì, mio buon Pastore, questa fu tutta opera vostra.
-
-IL PAST. Io non fui che un umile strumento nelle mani dell’Altissimo.
-E dalla felicità che mi fu data piegandovi al dovere e all’obbedienza,
-quale benedizione non ne risultò mai per tutto il resto della vostra
-vita! Le cose non si riordinarono forse come ve l’avevo predetto?
-Alving non dette forse un addio a tutti i disordini della sua
-esistenza? E d’allora in poi non passò egli forse tutti i suoi giorni
-con voi, nell’amore e nella felicità? Non divenne egli il benefattore
-della contrada, e voi non diveniste un po’ alla volta la sua compagna
-indivisibile in ogni opera di beneficenza? Oh! So tutto, signora mia,
-e di tale elogio v’andavo debitore da un pezzo. Ma giungiamo all’altro
-errore più grande della vostra vita.
-
-Sig.ª ALVING. Che intendete dire?
-
-IL PAST. Come avete un giorno rinnegato i doveri di sposa, avete più
-tardi rinnegati quelli di madre.
-
-Sig.ª ALVING. Ah!...
-
-IL PAST. Foste dominata ognora da un’invincibile fiducia in voi stessa.
-Non avete mirato ognora che ad affrancarvi d’ogni legge e da ogni
-giogo. Mai avete saputo sopportare il peso d’una catena qualsiasi.
-Tutto ciò che vi disturbava, l’avete sempre gettato lungi da voi
-senza rimpianto, senz’esitazione, come un insopportabile fardello, non
-ascoltando che la voce del piacere. Non vi conveniva più oltre l’essere
-sposa, e vi siete liberata di vostro marito; v’appariva troppo incomodo
-l’essere madre, e avete mandato vostro figlio tra gente estranea.
-
-Sig.ª ALVING. È vero, io lo feci.
-
-IL PAST. E così siete divenuta un’estranea per lui.
-
-Sig.ª ALVING. No, no, v’ingannate.
-
-IL PAST. Non m’inganno, ed è naturale. Come v’è egli ritornato?
-Pensateci bene, signora Alving. Voi siete stata colpevole verso vostro
-marito, e lo riconoscete voi stessa innalzando un monumento alla sua
-memoria; riconoscete ora pure i vostri torti verso vostro figlio; forse
-siamo ancor in tempo per ricondurlo sul retto cammino. Cercate per
-quanto v’è possibile di rifare il vostro passato, e correggete in lui
-ciò che spero si potrà ancora correggere. (_alza l’indice_) Poichè ve
-lo dico in coscienza, signora Alving, voi siete una madre colpevole.
-Ecco quanto riputai mio dovere di dichiararvi.
-
- (_Lungo silenzio_.)
-
-Sig.ª ALVING (_lentamente, dominandosi_). Ora avete parlato voi, signor
-Pastore, e domani parlerete in pubblico per onorare la memoria di
-mio marito. Io domani non parlerò. Ma oggi ho anch’io alcune cose da
-dirvi....
-
-IL PAST. Naturalmente, ora vorrete scusare la vostra condotta.
-
-Sig.ª ALVING. No; m’accontenterò di narrarvi alcuni fatti.
-
-IL PAST. Sentiamo.
-
-Sig.ª ALVING. Di tutto ciò che avete detto riguardo a mio marito, a me
-e alla nostra vita in comune, dopo che, come usate dire voi, mi faceste
-rientrare nella via del dovere, di tutto ciò non avete certo potuto
-rendervene conto direttamente da voi stesso, perchè da quel giorno voi,
-nostro ospite quotidiano, non avete più rimesso piede in casa nostra.
-
-IL PAST. Voi e vostro marito avete lasciato la città subito dopo quegli
-avvenimenti.
-
-Sig.ª ALVING. Sicuro, e vivente mio marito non siete più venuto a
-trovarci. Furono solo gli affari dell’asilo che vi obbligarono a
-venirmi a vedere.
-
-IL PAST. (_a voce bassa e tremante_). Elena, se questo è un
-rimprovero.... Vi prego di riflettere....
-
-Sig.ª ALVING. Ai riguardi che dovete al vostro stato; sicuro.... Eppoi
-io ero la donna che avea abbandonato il proprio marito.... Non si sta
-mai abbastanza lontani da donne simili.
-
-IL PAST. Cara.... signora Alving.... c’è qui un’esagerazione evidente.
-
-Sig.ª ALVING. Sì, sì, sì, lasciamo stare. Volevo dirvi solo che,
-giudicando la mia vita domestica, anche voi non avete fatto altro che
-unirvi all’opinione che correva sul mio conto.
-
-IL PAST. Ebbene sì! Eppoi?...
-
-Sig.ª ALVING. Ma oggi, Manders, oggi voglio dirvi tutta la verità.
-Giurai che voi solo, un giorno, dovreste saperla.
-
-IL PAST. E qual’è dunque questa verità?
-
-Sig.ª ALVING. La verità è che mio marito morì nella dissolutezza in cui
-avea sempre vissuto.
-
-IL PAST. (_cercando la spalliera della seggiola per appoggiarsi_). Che
-avete detto mai?
-
-Sig.ª ALVING. Dissolutezza, dopo diciannove anni di matrimonio,
-altrettanto profonda che alla vigilia della nostra unione.
-
-IL PAST. Ma come potete chiamare dissolutezza, quelle irregolarità,
-quegli errori di gioventù, diciamo pure, quei disordini!
-
-Sig.ª ALVING. Il nostro medico si serviva di tale espressione.
-
-IL PAST. Ora non vi capisco più.
-
-Sig.ª ALVING. È inutile che mi comprendiate.
-
-IL PAST. La mia testa si smarrisce. Adunque tutto il vostro matrimonio,
-la comunanza di tanti anni passati con vostro marito non sarebbe stato
-che un velo gittato sur un abisso!
-
-Sig.ª ALVING. Nè più nè meno. Ora lo sapete.
-
-IL PAST. Ma... Passerà molto tempo prima ch’io possa rendermi conto di
-tutto ciò. Non mi ci raccapezzo assolutamente! Non riesco a farmene
-un’idea! Ma come fu possibile?... Come potè restarsene nascosto un
-fatto simile?
-
-Sig.ª ALVING. Perchè il secreto non fosse tolto, dovetti sostenere
-una lotta continua. Dopo la nascita di Osvaldo, sembrò prodursi un
-leggero miglioramento in mio marito; ma non fu di lunga durata. Più
-tardi dovetti lottare mortalmente perchè nessuno potesse sospettare
-qual uomo fosse il padre di mio figlio. D’altra parte, voi sapete come
-Alving riuscisse a conquistarsi ogni simpatia. Nessuno avrebbe potuto
-concepire un pensiero cattivo a suo riguardo. Egli era uno di quegli
-uomini capaci d’ingannare chicchessia. Ma infine, Manders — dovete
-saper tutto — infine egli commise un abbominio superiore a tutti i
-precedenti.
-
-IL PAST. Superiore a tutti?...
-
-Sig.ª ALVING. Sopportavo ogni male pazientemente, sebbene non ignorassi
-ciò che avveniva fuori di casa; ma allorchè lo scandalo si annidò tra
-queste quattro mura....
-
-IL PAST. Che dite? Ah, mio Dio!...
-
-Sig.ª ALVING. Sì, qui, sotto il nostro tetto. Sì, fu là, (_indica la
-prima porta a destra_) là che n’ebbi la prima rivelazione. Un giorno
-in cui ero occupata in questa stanza, vidi la bambinaia rientrare con
-dell’acqua pei fiori....
-
-IL PAST. Ebbene?...
-
-Sig.ª ALVING. Un momento dopo rientrò pure Alving. Lo udii parlare a
-bassa voce con quella ragazza. Poi intesi.... (_con un riso secco_)
-oh! e mi suona ancora straziante e ridicolo a l’orecchio, intesi la mia
-serva mormorare; «Lasciatemi, lasciatemi dunque, signor ciambellano».
-
-IL PAST. Che leggerezza imperdonabile! Ma non si trattava che d’una
-leggerezza, ve l’assicuro, signora.
-
-Sig.ª ALVING. Anche troppo presto appresi come stavano le cose. Il
-ciambellano raggiunse il suo scopo con quella donna e la relazione,
-Pastore, ebbe delle conseguenze.
-
-IL PAST. (_pietrificato_). E tutto in questa casa! In questa casa!
-
-Sig.ª ALVING. Sopportai tante cose in questa casa! Per trattenervelo di
-sera e di notte, dovetti divenire la compagna delle sue orgie secrete,
-lassù, nella sua camera. Dovetti pormi a tavola con lui e bere e bere
-con lui, e ascoltare le sue insanie; dovetti lottare corpo a corpo con
-lui per metterlo a letto.
-
-IL PAST. (_commosso_). E voi avete potuto sopportare tutto ciò!
-
-Sig.ª ALVING. Avevo mio figlio; per lui sopportavo tutto. Ma a
-quest’ultimo oltraggio allorchè vidi la mia propria serva.... giurai
-che tutto ciò doveva finire.... Allora presi io il sopravvento nella
-casa, su tutto, su lui stesso. Avevo un’arma contro di lui, vedete, ed
-egli non osava più fiatare. Fu allora che mandai lontano Osvaldo. Egli
-toccava già i suoi sette anni e cominciava ad osservare ed a fare delle
-domande, come tutti i ragazzi. Questo io non lo potevo sopportare.
-Mi parve che il bimbo dovesse avvelenarsi in quest’aria corrotta. Per
-ciò ne lo allontanai. Ora potete capire perchè egli non abbia rimesso
-più piede in casa, sinchè visse suo padre. Nessuno sa quanto m’abbia
-costato un passo simile.
-
-IL PAST. È innegabile che avete fatto una ben dura esperienza della
-vita.
-
-Sig.ª ALVING. Non avrei potuto resistere se non avessi avuto il mio
-dovere da compiere. Ah! Ora posso dire d’aver lavorato! Tutti questi
-risultati ottenuti, il podere ingrandito, migliorato, tutte queste
-imprese utili di cui Alving raccolse l’onore e la gloria, credete voi
-che siano opera sua? Di lui che passava le giornate intere steso sul
-sofà, immerso nella lettura d’un vecchio almanacco ufficiale! No, voi
-dovete sapere anche questo; io lo spingevo a fare tutto ciò nelle sue
-ore di lucidità; ed ero io finalmente che ne dovevo portare tutto il
-peso, allorchè egli si tuffava, com’era sua abitudine, nel disordine, o
-s’inabissava in un marasmo senza nome.
-
-IL PAST. Ed è alla memoria di tal uomo che elevate un monumento?
-
-Sig.ª ALVING. Vedete il potere di una cattiva coscienza.
-
-IL PAST. Cattiva?... Che volete dire?
-
-Sig.ª ALVING. Mi parve sempre che la verità non poteva mancare di farsi
-strada e divenir nota a tutti. Così questo asilo, in qualche maniera, è
-destinato a far tacere ogni rancore, ad allontanare ogni sospetto.
-
-IL PAST. E certamente avete colto nel segno, signora.
-
-Sig.ª ALVING. Eppoi avevo ancora una ragione. Non volevo che Osvaldo,
-il figlio mio, ereditasse nulla da suo padre.
-
-IL PAST. È dunque coll’eredità di Alving che....
-
-Sig.ª ALVING. Sì, le somme che anno per anno io consacrai a quest’asilo
-formano, l’ho calcolato esattamente, l’ammontare d’un patrimonio che,
-in altri tempi, faceva considerare un buon partito il luogotenente
-Alving.
-
-IL PAST. Capisco....
-
-Sig.ª ALVING. Ora io non voglio che quel danaro passi nelle mani di mio
-figlio. Egli deve ricevere tutto da me, tutto.
-
-
-SCENA VI.
-
-DETTI, OSVALDO, poi REGINA.
-
-
-(_Osvaldo Alving entra dalla seconda porta di destra; egli ha lasciato
-nel vestibolo soprabito e cappello_)
-
-Sig.ª ALVING. Eccoti di ritorno mio caro, caro ragazzo (_andandogli
-incontro_).
-
-OSVALDO. Sicuro; e che c’è da fare fuori con quest’eterna pioggia? Ma
-intesi dire ch’è pronto il pranzo. Oh! la buona notizia!
-
-REGINA (_viene dal salotto da pranzo con un pacchetto in mano_). Ecco
-un pacchetto per la signora (_dà l’involto alla signora Alving_).
-
-Sig.ª ALVING (_guardando il Pastore_). Probabilmente si tratta delle
-cantate per la festa di domani.
-
-IL PAST. Hum....
-
-REGINA. Signora, la colazione è servita.
-
-Sig.ª ALVING. Benissimo, veniamo subito. Vorrei soltanto.... (_si dà ad
-aprire il pacchetto_).
-
-REGINA (_a Osvaldo_). Il signor Alving desidera del Porto bianco o
-rosso?
-
-OSVALDO. L’uno e l’altro, signorina.
-
-REGINA. Benissimo.... benissimo, signor Alving. (_rientra in sala da
-pranzo_).
-
-OSVALDO. Posso aiutarvi a sturare.... (_egli la segue in sala da pranzo
-la cui porta resta semiaperta_).
-
-Sig.ª ALVING (_dopo aver aperto il pacchetto_). Ecco, sono proprio le
-cantate, Pastore.
-
-IL PAST. (_giungendo le mani_). Come avrò domani lo spirito abbastanza
-libero per pronunciare il mio discorso? Davvero!...
-
-Sig.ª ALVING. Oh! non dovete temere voi....
-
-IL PAST. (_abbassando la voce per non venir inteso in sala da pranzo_).
-Che volete, noi non possiamo ora risvegliare lo scandalo....
-
-Sig.ª ALVING. (_abbassando la voce, ma decisamente_). No; ma sarà
-la fine di questa lunga e brutta commedia. Da posdomani in poi, io
-agirò come se il defunto non fosse vissuto mai in questa casa. Qui non
-resterà alcun altro che mio figlio e sua madre. (_si sente in sala da
-pranzo il rumore d’una sedia che cade e di parole tronche_).
-
-(_La voce di_ REGINA, _metà stridula e metà soffocata_). Osvaldo, sei
-pazzo? Lasciami!....
-
-Sig.ª ALVING. (_retrocedendo spaventata_). Ah!...
-
-(_Essa fissa gli occhi smarriti sulla porta semiaperta. Si sente
-Osvaldo tossire e sogghignare Rumore dello sturare d’una bottiglia._)
-
-IL PAST. (_indignato_). Che vuol dire ciò?... Che significa questo,
-signora Alving?...
-
-Sig.ª ALVING (_con voce rauca_). Degli spettri. La coppia della serra
-che ritorna.
-
-IL PAST. Che dite? Regina?... Essa sarebbe?...
-
-Sig.ª ALVING. Sì, venite.... non una parola!...
-
-(_Prende il braccio del Pastore e si dirige con passo malfermo verso la
-sala da pranzo_.)
-
- FINE DELL’ATTO PRIMO.
-
-
-
-
-ATTO SECONDO.
-
-_La stessa scena. Il cielo è sempre coperto._
-
-
-SCENA PRIMA.
-
-_Il_ PASTORE MANDERS, _la Signora_ ALVING, OSVALDO _e_ REGINA
-_internamente_.
-
-
-(_Il Pastore Manders e la signora Alving escono dalla sala da pranzo_.)
-
-Sig.ª ALVING. (_voltando la testa indietro_). Vieni, Osvaldo?
-
-OSVALDO. No, grazie, vo’ a fare un breve giro.
-
-Sig.ª ALVING. Sì, esci pure un po’ prima che non ricominci il cattivo
-tempo (_chiude la porta della sala da pranzo, si dirige verso il
-vestibolo e chiama:_) Regina!
-
-REGINA. (_dal di fuori_). Signora?
-
-Sig.ª ALVING. Va a dar una mano alle donne per le ghirlande.
-
-REGINA. Sissignore.
-
-(_La signora Alving s’assicura che Regina è uscita, poi chiude la
-porta._)
-
-IL PAST. Egli non può udir nulla di dov’è, nevvero?
-
-Sig.ª ALVING. No, se la porta è chiusa, poi già egli se n’esce.
-
-IL PAST. Io sono ancora fuori di me; non so come non abbia potuto
-inghiottire nemmeno un boccone.
-
-Sig.ª ALVING (_misurando a gran passi la scena e non potendo dominare
-il suo turbamento_). E io neppure, ma che farci?
-
-IL PAST. Infatti, che farci? in fede mia non lo so: ho un’esperienza
-così limitata in tal genere di affari....
-
-Sig.ª ALVING. Sono più che sicura che sinora non c’è nulla....
-
-IL PAST. No! Dio non lo voglia! Ma ciò non toglie che simili
-famigliarità siano sconvenientissime.
-
-Sig.ª ALVING. Non si tratta che d’un capriccio di Osvaldo, ve
-l’assicuro.
-
-IL PAST. Mio Dio, lo ripeto; non sono competente in tal genere
-d’affari.... Però mi sembrerebbe....
-
-Sig.ª ALVING. Essa deve tosto lasciare questa casa, ciò è chiaro come
-la luce del giorno.
-
-IL PAST. Naturalmente....
-
-Sig.ª ALVING. Ma ove se n’andrà?... Noi non possiamo assumerci la
-responsabilità di...
-
-IL PAST. È semplicissimo: essa se n’andrà presso suo padre.
-
-Sig.ª ALVING. Che dite?
-
-IL PAST. Presso suo.... Ma no.... avete ragione, Engstrand non è suo
-padre. Ma, buon Dio, signora, ciò non è possibile! Vi sarete ingannata.
-
-Sig.ª ALVING. Ahimè! Io non mi sono ingannata. Giovanna ha dovuto
-confessarmi ogni cosa e Alving non potè negare. Non mi rimaneva che
-soffocare la cosa.
-
-IL PAST. Evidentemente, non c’era altro partito da prendere.
-
-Sig.ª ALVING. La ragazza lasciò immediatamente la mia casa, dopo aver
-ricevuta una somma abbastanza considerevole, quale prezzo del suo
-silenzio. Una volta in città essa seppe ingegnarsi abbastanza bene.
-Rinnovò la sua conoscenza col falegname Engstrand, a cui aveva lasciato
-intravedere la sua ricchezza, e a cui raccontò qualche favola in cui si
-trattava d’uno straniero che l’estate precedente era entrato in porto
-col suo yacht. Ed ecco come quei due si sposarono dall’oggi al dimani.
-Anzi siete stato voi stesso a consacrare la loro unione.
-
-IL PAST. Ma come spiegare?... Mi ricordo benissimo l’attitudine di
-Engstrand, allorchè venne a trovarmi pel suo matrimonio. Egli era così
-avvilito, e si rimproverava con tant’amarezza il fallo commesso da lui
-e dalla sua compagna....
-
-Sig.ª ALVING. Prendersi lui ogni responsabilità era il meglio che gli
-rimanesse a fare.
-
-IL PAST. Ma tanta dissimulazione, e con me! Non me la sarei aspettata
-da parte di Giacomo Engstrand. Ah! Me ne renderà conto, oh sì, e
-seriamente. Eppoi, quanta immoralità in simile unione! Per un po’ di
-denaro! A quanto poteva ammontare la somma di cui disponeva la ragazza?
-
-Sig.ª ALVING. A trecento scudi.
-
-IL PAST. Guardate un po’! per trecento miserabili scudi, si sposa una
-donna perduta!
-
-Sig.ª ALVING. E che dite di me allora che acconsentii a sposare un uomo
-perduto?
-
-IL PAST. Ma, Dio mi perdoni!... Che dite mai?... Un uomo perduto!
-
-Sig.ª ALVING. Credereste voi per caso che Alving quando mi condusse
-all’altare fosse più puro di Giovanna quando sposò Engstrand?
-
-IL PAST. Il caso è affatto diverso....
-
-Sig.ª ALVING. Non tanto. Solo il prezzo differiva: in un caso trecento
-miserabili scudi.... nell’altro un patrimonio.
-
-IL PAST. Ma vediamo! Come potete voi paragonare due cose così diverse?
-Non avevate voi attinto consiglio da parecchi, e scrutato il vostro
-cuore?
-
-Sig.ª ALVING (_senza guardarlo_). Io credevo che aveste compreso ove si
-fosse smarrito in quell’epoca questo cuore, come lo chiamate voi.
-
-IL PAST. (_con austerità_). Se l’avessi compreso, non sarei divenuto
-l’ospite giornaliero della casa di vostro marito.
-
-Sig.ª ALVING. Insomma, ciò che so di certo si è che non m’ero
-consultata affatto.
-
-IL PAST. Bene; ma avete seguito il consiglio dei vostri parenti più
-prossimi: di vostra madre, e delle vostre due zie.
-
-Sig.ª ALVING. È vero. Furono esse a concludere l’affare e non io. Erano
-così convinte che sarebbe stata follia il rifiutare un’offerta simile!
-Se mia madre potesse ora rialzare il capo e vedere a che ne siamo
-ridotti!
-
-IL PAST. Nessuno può essere responsabile delle conseguenze. Ciò che
-v’è di certo si è che il vostro matrimonio venne concluso secondo ogni
-buona regola.
-
-Sig.ª ALVING. (_alla finestra_). Ah! Quella regola! quella regola! Mi
-sembra talora sia essa la cagione di tutte le sventure di questo mondo.
-
-IL PAST. Signora Alving, ora commettete un peccato.
-
-Sig.ª ALVING. Può essere; ma tutti questi legami, tutti questi riguardi
-mi sono divenuti insopportabili. Io non posso.... Voglio emanciparmene,
-voglio la libertà!
-
-IL PAST. Che intendete dire?
-
-Sig.ª ALVING. (_picchiando sur un vetro_). Non avrei dovuto gettare un
-mantello pietoso sulla vita d’Alving. Ma non osavo agire altrimenti,
-anche per una considerazione personale, tanto ero vile.
-
-IL PAST. Vile?...
-
-Sig.ª ALVING. Se si fosse saputo qualche cosa, si sarebbe detto:
-Pover’uomo! Come potrebbe fare altrimenti con una moglie che fugge?
-
-IL PAST. Infatti avrebbero avuto diritto di parlare così.
-
-Sig.ª ALVING (_guardandolo fissamente_). S’io fossi stata quella che
-avrei dovuto essere, avrei detto segretamente ad Osvaldo: Ascoltami,
-figlio mio, tuo padre era un uomo perduto....
-
-IL PAST. Misericordia!...
-
-Sig.ª ALVING. Gli avrei narrato tutto quello che narrai a voi; nè più
-nè meno.
-
-IL PAST. Signora, finirò coll’andarmene in collera con voi.
-
-Sig.ª ALVING. Lo so, lo so. Io stessa sono in collera con me stessa
-(_allontanandosi dalla finestra_) tanto sono vile.
-
-IL PAST. E voi chiamate viltà l’adempiere al vostro dovere? Avete
-dimenticato che un figlio deve amore e rispetto ai suoi genitori?
-
-Sig.ª ALVING. Non facciamo teorie. Una sola domanda: Osvaldo deve amare
-e rispettare il ciambellano Alving?
-
-IL PAST. Non c’è un sentimento di madre in voi che vi proibisca di
-spezzare l’ideale di vostro figlio?
-
-Sig.ª ALVING. E la verità, dunque?
-
-IL PAST. E l’ideale, dunque?
-
-Sig.ª ALVING. Ah! L’ideale, l’ideale! Se fossi un po’ più coraggiosa di
-quanto lo sono!
-
-IL PAST. Non gittate le pietre contro l’ideale, signora, poichè questo
-si vendica crudelmente. Qui si tratta d’Osvaldo, e Osvaldo, ahimè, non
-è troppo ricco d’ideali: ma da quanto potei vedere, ne esiste uno per
-lui: suo padre!
-
-Sig.ª ALVING. In ciò non v’ingannate.
-
-IL PAST. E tale sentimento voi stessa l’avete risvegliato e nutrito
-colle vostre lettere.
-
-Sig.ª ALVING. Sì, io fui la schiava del dovere e dei riguardi: e
-così per anni interi ho mentito innanzi a mio figlio. Oh! Vigliacca,
-vigliacca che fui!
-
-IL PAST. Voi avete creata un’illusione salutare nell’animo di vostro
-figlio, signora Alving, e certamente questo non è un bene di poco
-valore.
-
-Sig.ª ALVING. Hum! Chissà s’è un bene? In quanto ad una relazione con
-Regina, io non ne voglio sapere, egli non deve trastullarsi col cuore
-di questa povera ragazza....
-
-IL PAST. Ah! Buon Dio! No, sarebbe orribile.
-
-Sig.ª ALVING. S’io sapessi ch’egli ha delle intenzioni serie, e che ci
-va della sua felicità....
-
-IL PAST. Di che?... Non capisco.
-
-Sig.ª ALVING. Ma questo non è il caso, perchè purtroppo Regina non ci
-si presta.
-
-IL PAST. Come?... Che volete dire?...
-
-Sig.ª ALVING. S’io non fossi così vile, mi sarebbe dolce potergli dire:
-Sposala o fate come volete; badate però che non ci sia inganno.
-
-IL PAST. Misericordia! Un matrimonio regolare in tali condizioni! Una
-cosa così orribile.... così inaudita!...
-
-Sig.ª ALVING. Inaudita?... Mettetevi la mano sul cuore, Pastore,
-non credete che a noi d’intorno, nel nostro paese, non ci sia più
-d’un’unione di simil genere?...
-
-IL PAST. Non vi capisco più.
-
-Sig.ª ALVING. Ma sì....
-
-IL PAST. Suvvia! Voi pensate a dei casi eccezionali, in cui.... ahimè,
-la vita di famiglia non è purtroppo sempre così pura come dovrebbe
-essere. Ma un fatto come quello a cui alludete, non si sa mai....
-almeno con certezza. Qui invece.... potreste volere, voi, una madre,
-che....
-
-Sig.ª ALVING. Ma io non lo voglio affatto; a nessun costo vorrei
-acconsentirci; è precisamente quello che dico.
-
-IL PAST. Perchè siete vile, come dite voi stessa. Se non foste vile....
-Bontà divina! Un’unione simile!
-
-Sig.ª ALVING. Eh! Sembra che noi tutti discendiamo da unioni di questo
-genere. E chi ha istituito queste cose, Pastore?
-
-IL PAST. Con voi, signora, io non tratto di simili argomenti. Siete ben
-lungi dall’essere nella disposizione necessaria. Però quando osate dire
-che c’è viltà da parte vostra a....
-
-Sig.ª ALVING. Ascoltatemi, e sappiate com’io la pensi. Io sono timida,
-ho paura, perchè c’è in me qualche cosa.... qualche cosa che mi
-opprime, dei ricordi terribili che mi afferrano come spettri da cui non
-posso liberarmi.
-
-IL PAST. Come avete detto, signora Alving?
-
-Sig.ª ALVING. Quando intesi là, Regina ed Osvaldo, mi parve ad un
-tratto che tutto il passato mi si rizzasse innanzi. Ma io sto quasi per
-credere, Pastore, che noi siamo tutti spettri. Non è soltanto il sangue
-dei nostri genitori che corre in noi, ma c’è inoltre una specie d’idea
-distrutta, una credenza morta, e tutto ciò che ne risulta, e questo non
-è vitale, è vero, ma ciò nullameno se ne sta in fondo a noi stessi, e
-mai non riusciamo a liberarcene. S’io prendo un giornale e mi metto
-a leggere, ecco sorgermi dei fantasmi tra linea e linea. Mi sembra
-quasi che tutto il paese sia popolato di fantasmi, e che questi siano
-numerosi come le arene del mare. Eppoi tutti noi, quanti siamo, abbiamo
-tanta paura della luce!
-
-IL PAST. Ecco il frutto delle vostre letture. Bel frutto, davvero! Ah!
-Quei libri abbominevoli, scritti rivoltanti di liberi pensatori!
-
-Sig.ª ALVING. V’ingannate, Pastore. Colui che mi spinse a riflettere,
-foste voi, e ve ne sono riconoscentissima.
-
-IL PAST. Io?
-
-Sig.ª ALVING. Sì. Allorchè m’avete piegata al dovere, come lo
-chiamavate voi, allorchè avete vantato come giusto, ciò contro cui
-tutto il mio essere si ribellava, cominciai ad esaminare la stoffa dei
-vostri insegnamenti. Non volevo toccare che un sol punto; ma disfatto
-questo, tutto il resto si scucì, e vidi allora che le vostre cuciture
-erano fatte a macchina.
-
-IL PAST. (_lentamente, con emozione_). Sarebbe questo il premio della
-lotta più aspra della mia vita?
-
-Sig.ª ALVING. Dite piuttosto della più deplorevole delle vostre
-sconfitte.
-
-IL PAST. Elena, quella fu la mia più grande vittoria: un trionfo su me
-stesso.
-
-Sig.ª ALVING. Un delitto verso noi due.
-
-IL PAST. Che? Allorchè vi supplicai, allorchè vi dissi: «Donna,
-ritornate presso colui ch’è vostro sposo innanzi alla legge», mentre
-voi tutta smarrita eravate venuta in mia casa gridando: «Eccomi,
-prendetemi!» è questo che voi chiamate un delitto?
-
-Sig.ª ALVING. A parer mio, sì.
-
-IL PAST. Noi due non siamo destinati a comprenderci mai.
-
-Sig.ª. ALVING. Ad ogni modo, non ci comprendiamo più!...
-
-IL PAST. Mai.... mai: nei miei pensieri i più reconditi, io non v’ho
-considerata che come la moglie d’un altro.
-
-Sig.ª ALVING. Ne siete ben sicuro?
-
-IL PAST. Elena!
-
-Sig.ª ALVING. È così facile dimenticare ciò che riguarda sè stessi.
-
-IL PAST. Non tanto. Io sono quello che sono sempre stato.
-
-Sig.ª ALVING (_mutando tono_). Bene, bene, non parliamo più dei tempi
-passati. Ora voi siete immerso sin alla gola nei comitati e nelle
-direzioni, e io sono qui a lottare cogli spettri, dentro e fuori.
-
-IL PAST. Quanto a quelli fuori, potrò aiutarvi a vincerli. Dopo tutto
-ciò ch’ebbi a udire oggi, non posso in coscienza lasciare dippiù in
-vostra casa una giovanetta inesperta.
-
-Sig.ª ALVING. Non vi pare che sarebbe bene trovarle una posizione?
-Intendo dire.... qualche buon partito.
-
-IL PAST. Senz’alcun dubbio. Ciò sarebbe desiderabile per lei sotto
-ogni riguardo. Regina raggiunse l’età, in cui.... buon Dio! non so come
-spiegarmi, allorchè si trattano argomenti simili, ma....
-
-Sig.ª ALVING. Regina si sviluppò presto.
-
-IL PAST. Nevvero? Mi pare infatti ch’essa fosse già molto bene
-sviluppata allorchè la preparai alla comunione. Ma intanto è necessario
-ch’essa se ne ritorni a casa sua. Sotto gli occhi del padre.... Ma
-no.... Engstrand non è... Ma come potè egli nascondermi siffattamente
-la verità? (_si picchia alla porta del vestibolo_)
-
-Sig.ª ALVING. Chi può essere? Avanti.
-
-
-SCENA II.
-
-DETTI, ENGSTRAND.
-
-
-ENGS. (_vestito da festa sull’ingresso_). Perdonate, scusate, ma....
-
-IL PAST. Ah! ah! Hm....
-
-Sig.ª ALVING. Siete voi, Engstrand?
-
-ENGS. Le ragazze non c’erano, sicchè dovetti prendermi l’estrema
-libertà di picchiare alla porta.
-
-Sig.ª ALVING. Bene, bene, entrate. Avete a dirmi qualche cosa?
-
-ENGS. No, grazie: è col signor Pastore che vorrei scambiare una parola.
-
-IL PAST. (_misurando a gran passi la scena_). Con me? È con me che
-volete parlare? Con me, nevvero?
-
-ENGS. Sì, vorrei....
-
-IL PAST. (_arrestandosi innanzi a lui_). Ebbene, posso saper di che si
-tratta?
-
-ENGS. Mio Dio, ecco tutto, signor Pastore: ora laggiù è il momento
-della paga. Mille grazie, signora. Ed ecco tutto pronto. Allora pensai
-che sarebbe conveniente per noi che lavorammo uniti per tanto tempo....
-pensai.... che si potrebbe, mi pare, finire con una piccola riunione
-religiosa.
-
-IL PAST. Una riunione, laggiù nell’asilo?
-
-ENGS. Sì, a meno che il signor Pastore non ci trovasse qualche cosa a
-ridire, chè allora....
-
-IL PAST. Non posso trovarvi nulla a ridire, io.... ma.... Hm....
-
-ENGS. Era mia abitudine di formare la sera di simili riunioni....
-
-IL PAST. Davvero?
-
-ENGS. Sì, di tanto in tanto, un breve esercizio pio, ma io non sono che
-un essere umile e grossolano, e non ho i doni necessarii.... che Dio vi
-aiuti.... Allora pensai: poichè il signor Pastore era qui....
-
-IL PAST. È che, vedete, maestro Engstrand, avrei prima una domanda da
-farvi. Siete voi nelle necessarie disposizioni richieste per simile
-riunione? Avete voi la coscienza pura e tranquilla?
-
-ENGS. Oh! Che Dio mi perdoni.... non vale la pena di occuparsi della
-mia coscienza, signor Pastore.
-
-IL PAST. Al contrario, è precisamente di questa ch’io voglio trattare.
-Vediamo che avete a rispondere?
-
-ENGS. Eh, la coscienza può talora trovarsi in difetto.
-
-IL PAST. Meno male che ne convenite. Ma vorreste dirmi, francamente,
-che significa tutta quella storia di Regina?
-
-Sig.ª ALVING (_vivamente_). Pastore Manders!
-
-IL PAST. (_facendo un gesto per calmarla_). Lasciatemi fare.
-
-ENGS. Regina?... Signore! Mi fate paura! (_guarda la signora Alving_)
-Non è accaduto nulla di male a Regina?
-
-IL PAST. Giova sperarlo. Ma io intendo parlarvi della vostra situazione
-verso Regina. Vi si ritiene suo padre, nevvero? Ebbene?
-
-ENGS. (_esitando_). Hm! Il signor Pastore conosce benissimo ciò che
-avvenne tra me e la povera Giovanna.
-
-IL PAST. È inutile nascondere più oltre la verità. La vostra defunta
-moglie rivelò tutto alla signora Alving, prima di lasciare il suo
-servizio.
-
-ENGS. Oh! Che il.... Davvero fece ciò?
-
-IL PAST. Eccovi adunque smascherato, Engstrand.
-
-ENGS. Ed essa che aveva giurato e scongiurato....
-
-IL PAST. E voi per tanti anni mi avete celata la verità! L’avete celata
-a me che vi avevo dimostrato tanta fiducia in tutto e sempre!
-
-ENGS. Ahimè! Pur troppo feci tutto ciò.
-
-IL PAST. Ho io meritato che m’ingannaste Engstrand? Non m’avete trovato
-sempre pronto ad assistervi e colle parole e coi fatti, sinchè era in
-mio potere farlo? Rispondete, non è forse vero?
-
-ENGS. Infatti, quante volte mi sarei trovato nel massimo imbarazzo
-senza il vostro aiuto!...
-
-IL PAST. Ed è così che mi compensate! M’avete fatto fare una falsa
-iscrizione nella parrocchia, e per tanti anni non m’avete dato alcun
-schiarimento, come avreste dovuto fare per amore del vero. La vostra
-condotta, Engstrand, non è scusabile, e, da oggi in poi, tutto
-dev’essere finito tra noi due!
-
-ENGS. Purtroppo, avete ragione.
-
-IL PAST. Sì, perchè in qual modo potreste giustificarvi?
-
-ENGS. Ma come potè essa confessarvi la sua vergogna? Vediamo, signor
-Pastore, mettetevi nei panni della povera Giovanna....
-
-IL PAST. Io!...
-
-ENGS. Mio Dio! Non è poi che una semplice supposizione. Voglio dire,
-supponiamo che il signor Pastore avesse da nascondere qualche cosa di
-vergognoso, agli occhi del mondo, come si suol dire. Noialtri uomini
-non dobbiamo troppo affrettarci a condannare una povera donna, signor
-Pastore.
-
-IL PAST. Non accuso vostra moglie, io.
-
-ENGS. Mi permette il signor Pastore di fargli una sola domanda?
-
-IL PAST. Dite pure.
-
-ENGS. Il dovere di un uomo non è forse di rialzare ogni povera creatura
-che cade?
-
-IL PAST. Evidentemente.
-
-ENGS. Ed un uomo non è tenuto a fare onore alla sua parola?
-
-IL PAST. Sì, ma....
-
-ENGS. Dopo la sua sventura, dopo il fatto di quell’inglese che forse
-era un americano o un russo, Giovanna venne in città. La povera ragazza
-mi aveva già respinto parecchie volte, perchè essa non aveva occhi per
-le cose belle, e io avevo la mia infermità alla gamba. Eh! Sicuro!
-Il signor Pastore rammenta l’accidente toccatomi: un giorno m’ero
-avventurato in un ballo ove i marinai si compiacevano nell’ebbrezza
-e nel delirio. Avendo io voluto persuadere quella gente a percorrere
-un’altra via....
-
-Sig.ª ALVING. (_alla finestra_). Hm....
-
-IL PAST. Lo so, me l’avete già raccontato: quella gente grossolana vi
-fece precipitare da tutta la scala. La vostra infermità vi fa onore.
-
-ENGS. Non ne vado altero per questo, signor Pastore. Volevo dunque
-raccontarvi come Giovanna venne a confidarsi a me; piangeva,
-si lamentava.... Posso dirlo, signor Pastore, simili lamenti mi
-straziavano l’animo.
-
-IL PAST. Dite davvero? Continuate.
-
-ENGS. Allora io le dissi: «il tuo americano è già in alto mare da lungo
-tempo, e tu, Giovanna, hai commesso un fallo, sei una creatura perduta.
-Per fortuna c’è Giacomo Engstrand solido sulle sue gambe.» Questo non
-era che un modo di dire, si capisce.
-
-IL PAST. Vi capisco benissimo; però continuate.
-
-ENGS. Ebbene, io la rialzai e la sposai perchè nessuno potesse supporre
-il suo fallo.
-
-IL PAST. In ciò agiste nobilmente. Però quello che non so approvare si
-è che vi siate abbassato ad accettare quel danaro....
-
-ENGS. Del denaro, io?... Neppur un soldo.
-
-IL PAST. (_interrogando con lo sguardo la signora Alving_). Ma!...
-
-ENGS. Ah! Sì!... Aspettate un momento, mi ricordo: Giovanna aveva
-qualche soldo è vero, però io non ne volli mai sentir parlare... Puh!
-dicevo, Mammone è il prezzo del peccato; quest’oro miserabile....
-forse delle banconote? Non ne so nulla.... Lo getteremo in faccia
-all’americano. Ma egli, signor Pastore, era scomparso al di là dei mari
-o tra le nuvole.
-
-IL PAST. Davvero, mio bravo Engstrand?
-
-ENGS. Sicuro. Allora Giovanna ed io decidemmo che tale denaro doveva
-servire per la creatura; e così fu, ed io posso ora renderne conto sino
-all’ultimo quattrino.
-
-IL PAST. Ma allora la cosa cangia d’aspetto.
-
-ENGS. La cosa fu proprio così, signor Pastore, ed ora posso dirlo, io
-son stato un vero padre per Regina, per quanto stava in me, giacchè io
-non sono pur troppo che un povero storpio.
-
-IL PAST. Via, via, mio caro Engstrand....
-
-ENGS. Però devo dirlo, io ho allevato la bambina, ho vissuto d’amore
-e d’accordo colla defunta Giovanna, ed ho esercitato l’autorità in
-casa mia, come sta scritto. Giammai non m’è saltato in capo d’andar
-a trovare il pastore Manders, per vantarmi d’aver fatto anch’io una
-volta una buona azione. No, quando una cosa simile avviene a Giacomo
-Engstrand, egli sa tacere e custodire il segreto; sventuratamente, ciò
-non avviene troppo spesso, come capirete bene, e quando mi trovo col
-pastore Manders devo invece parlargli d’errori e di mancanze. Giacchè,
-lo ripeto, la coscienza può di quando in quando traviare.
-
-IL PAST. Datemi la vostra mano, Engstrand.
-
-ENGS. Oh! Gesù mio! Il signor Pastore....
-
-IL PAST. Bando alle cerimonie. (_gli stringe la mano_) Ecco!
-
-ENGS. E se ora potessi chieder perdono al signor Pastore....
-
-IL PAST. Voi?... Sono io invece che vi devo delle scuse.
-
-ENGS. Oh! In quanto a ciò, giammai!
-
-IL PAST. Ma sì, e ve le porgo di tutto cuore. Perdonatemi d’aver
-sospettato di voi; e se potessi mostrarvi in qualche modo tutta la
-fiducia, la benevolenza....
-
-ENGS. Voi vorreste far ciò, signor Pastore?
-
-IL PAST. Col massimo piacere.
-
-ENGS. Si è che.... ne avreste l’occasione in questo stesso istante.
-Col denaro che ho potuto metter da parte, voglio fondare in città un
-rifugio pei marinai.
-
-Sig.ª ALVING. Davvero?
-
-ENGS. Sì; dovrebbe essere come una specie d’asilo. Quando l’uomo di
-mare tocca terra, è assalito da tutte le tentazioni possibili! Ma
-presso di me, nella casa di cui vi parlo, egli si troverebbe come sotto
-gli occhi d’un padre. Quest’è la mia idea.
-
-IL PAST. Che ne dite, signora Alving?
-
-ENGS. Io non dispongo di molto, che Dio mi aiuti, e se trovassi una
-mano benefica....
-
-IL PAST. Benissimo, benissimo, prenderemo ciò in considerazione. Il
-vostro progetto mi sorride assai; ora andatevene a fare i preparativi
-e fate anche accendere dei lumi perchè tutto abbia un’aria di festa;
-dopo di che, ci occuperemo della nostra edificante riunione, mio caro
-Engstrand, poichè ora credo davvero alle vostre buone disposizioni.
-
-ENGS. Lo spero. Allora addio, signora, e grazie della vostra bontà; e
-abbiate cura della mia Regina (_asciugandosi una lagrima_), la figlia
-della mia povera Giovanna.... hm è strano.... ma è come se essa avesse
-messo radice nel mio cuore. Proprio, sì!...
-
- (_Saluta ed esce dalla porta del vestibolo_).
-
-IL PAST. Ebbene! Che ne dite di quest’uomo, signora mia? La spiegazione
-ch’egli ci dette, differisce alquanto dalla vostra....
-
-Sig.ª ALVING. Infatti.
-
-IL PAST. Vedete come bisogna badare prima di giudicare il prossimo. Ma
-quanta gioia in compenso allorchè si riconosce d’aver avuto torto! Non
-vi pare?
-
-Sig.ª ALVING. Voi siete e rimarrete sempre un gran fanciullone, Manders.
-
-IL PAST. Io?...
-
-Sig.ª ALVING. (_posando le sue mani sulle spalle del Pastore_). E
-aggiungerò che ho una volontà matta di gettarvi le braccia al collo.
-
-IL PAST. (_retrocedendo vivamente_). No, no, che Dio vi benedica!
-Simili volontà!...
-
-Sig.ª ALVING. (_sorridendo_) Andiamo, non abbiate paura di me.
-
-IL PAST. (_dopo essersi avvicinato al tavolo_). Avete talora un certo
-modo d’esprimervi.... Ora rinchiudo nel mio portafoglio i documenti.
-(_eseguisce_) Ecco. Arrivederci. Tenete d’occhio Osvaldo allorchè
-rientrerà. Ritornerò qui subito.
-
-(_Prende il cappello ed esce dalla porta del vestibolo_).
-
-
-SCENA III.
-
-Signora ALVING, OSVALDO.
-
-
-Sig.ª ALVING. (_sospira, getta un’occhiata fuori della finestra,
-riordina un po’ la camera e si dispone ad entrare in sala da pranzo:
-ma sulla soglia si ferma attonita, e manda un’esclamazione sorda_).
-Osvaldo! Ancora a tavola sei!
-
-OSVALDO (_dalla sala da pranzo_). Volevo soltanto finire il mio sigaro.
-
-Sig.ª ALVING. Credevo che tu fossi andato un po’ a passeggiare!
-
-OSVALDO. Con questo tempo!
-
-(_Si sente un rumore di bicchieri. La signora Alving lascia la porta
-aperta e siede sul sofà presso la finestra, col ricamo in mano_.)
-
-OSVALDO (_dallo stesso posto_). Non è il pastore Manders quello che se
-n’è andato?
-
-Sig.ª ALVING. Sì, se n’è andato all’asilo.
-
-OSVALDO. Hm!...
-
-(_Si sente l’urtare d’un bicchiere contro la bottiglia_)
-
-Sig.ª ALVING. (_con un’occhiata inquieta_). Caro Osvaldo, guardatene da
-quel liquore, è un po’ forte.
-
-OSVALDO. Buono contro l’umidità.
-
-Sig.ª ALVING. Non preferisci venir un po’ qui?
-
-OSVALDO. Non potrei fumare.
-
-Sig.ª ALVING. Sai bene che un sigaro lo puoi fumare.
-
-OSVALDO. Bene, bene, vengo. Ancora una sola goccia.... Ecco.
-
-(_Egli entra col sigaro in bocca, e chiude la porta dietro di lui.
-Breve silenzio_)
-
-OSVALDO. Dov’è andato il Pastore?
-
-Sig.ª ALVING. Ti dissi or ora che se n’è andato all’asilo.
-
-OSVALDO. È vero.
-
-Sig.ª ALVING. Osvaldo, non dovresti rimanertene tanto a tavola.
-
-OSVALDO (_passando dietro la schiena la mano in cui tiene il sigaro_).
-Ma io trovo ciò squisito, mamma. (_egli la carezza e gli dà dei
-buffettini_) Pensa, per me che me ne ritorno ora a casa mia, essere
-seduto alla tavola della mia mammina, e mangiare le pietanze eccellenti
-che fa la mia mammina....
-
-Sig.ª ALVING. Caro, caro ragazzo!
-
-OSVALDO (_si alza, cammina e fuma con qualche impazienza_). E
-d’altronde che farei qui? Al lavoro non potrei mettermi.
-
-Sig.ª ALVING. Davvero? Non lo potresti?
-
-OSVALDO. Con questo tempo grigio? Senza un raggio di sole in tutto il
-giorno? (_misura a gran passi la scena_) Oh! Qual supplizio, il non
-poter lavorare!...
-
-Sig.ª ALVING. Forse hai fatto male a ritornare?
-
-OSVALDO. No, mamma, era necessario.
-
-Sig.ª ALVING. Perchè, vedi, preferirei le mille volte esser priva della
-felicità di averti qui con me piuttosto che vederti....
-
-OSVALDO (_fermandosi presso alla tavola_). Ma, dimmi mamma, è davvero
-una sì grande felicità per te l’avermi qui?
-
-Sig.ª ALVING. S’è una felicità?
-
-OSVALDO (_spiegazzando un giornale_). Mi pare che dovrebbe riuscirti
-più o meno indifferente, ch’io esista o no.
-
-Sig.ª ALVING. E tu hai il coraggio di dire a tua madre una cosa simile,
-Osvaldo?
-
-OSVALDO. Ma hai saputo vivere benissimo sinora senza di me....
-
-Sig.ª ALVING. Sì, è vero, ho vissuto senza di te....
-
-(_Silenzio. Il giorno cade lentamente. Osvaldo misura a gran passi la
-scena. Ha deposto il suo sigaro_).
-
-OSVALDO (_fermandosi innanzi alla signora Alving_). Mamma, mi permetti
-di sedermi sul sofà vicino a te?
-
-Sig.ª ALVING (_facendogli posto_). Sì, vieni, vieni, figlio mio.
-
-OSVALDO (_sedendo_). Ora devo dirti una cosa, mamma.
-
-Sig.ª ALVING. (_l’orecchio teso_). Che?
-
-OSVALDO (_guardando fissamente innanzi a sè_). Non posso tenermela più
-a lungo sul cuore.
-
-Sig.ª ALVING. Tenere che? che c’è?
-
-OSVALDO (_come prima_). Non ho potuto decidermi a scriverti su questo
-proposito, e dopo il mio ritorno....
-
-Sig.ª ALVING (_afferrandogli il braccio_). Osvaldo! Che c’è dunque?
-
-OSVALDO. Ieri ed oggi tentai di liberarmi dai miei pensieri.... di
-scuoterli. Ma non c’è rimedio.
-
-Sig.ª ALVING (_alzandosi bruscamente_). Devi dirmi tutto, Osvaldo.
-
-OSVALDO (_facendola sedere di nuovo_). Resta qui. Mi proverò. Io mi
-sono lamentato d’una stanchezza causata dal viaggio....
-
-Sig.ª ALVING. Sì! Ebbene?
-
-OSVALDO. Ebbene, non è ciò.... ovvero non è una stanchezza solita....
-
-Sig.ª ALVING (_tentando nuovamente d’alzarsi_). Non ti senti male,
-nevvero, Osvaldo?
-
-OSVALDO (_costringendola a rimanere seduta_). Resta, resta là, mamma.
-Ascoltami tranquillamente. Non ho già una malattia.... quello che
-comunemente chiamano malattia. (_incrociando le mani sul capo_). Mamma!
-sento lo spirito affranto, sono un uomo finito.... Non potrò lavorare,
-mai più! (_col volto nascosto tra le mani, cade alle ginocchia della
-madre e scoppia in singhiozzi_).
-
-Sig.ª ALVING (_pallida e tremante_). Osvaldo! Guardami! No, no, non è
-vero!
-
-OSVALDO (_guardandola con occhio disperato_). Non lavorare mai più!
-Mai più! Essere già morto, mentre ancora si vive! Mamma, puoi tu
-figurartelo un orrore simile?
-
-Sig.ª ALVING. Povero figlio mio! Ma.... donde tale orrore? Come ne
-fosti assalito?
-
-OSVALDO. Mah! Ecco ciò di cui non so rendermi ragione! Io non condussi
-mai una vita agitata, sotto nessun rapporto: tu, mamma, me lo puoi
-credere. Son sincero.
-
-Sig.ª ALVING. Ma, Osvaldo, non ne dubito!
-
-OSVALDO. Eppure ne fui assalito!... Che orribile sventura!
-
-Sig.ª ALVING. Oh! tutto sparirà, figlio mio benedetto. Credimelo pure,
-non è che un eccesso di lavoro.
-
-OSVALDO (_tristemente_). Anch’io sul principio, lo credetti, ma
-purtroppo la cosa è diversa.
-
-Sig.ª ALVING. Narrami tutto, da capo a fondo.
-
-OSVALDO. È appunto ciò che intendo di fare.
-
-Sig.ª ALVING. Quando te ne accorgesti la prima volta?
-
-OSVALDO. Dal mio arrivo a Parigi, dopo la mia ultima dimora in questa
-casa. Ho sentito dapprincipio dei violentissimi dolori alla testa,
-specialmente all’occipite; mi pareva di avere il cranio in un cerchio
-di ferro, dalla nuca in su.
-
-Sig.ª ALVING. Eppoi?
-
-OSVALDO. Credevo che fosse sempre quel mal di capo di cui ho tanto
-sofferto all’epoca della mia adolescenza.
-
-Sig.ª ALVING. Sì... sì....
-
-OSVALDO. Ma non era lo stesso. Non tardai a convincermene. Mi fu
-impossibile di lavorare. Volli accingermi ad un quadro grande, ma
-mi pareva che le facoltà mi mancassero. Tutta la mia forza era come
-paralizzata, non riuscivo a concentrarmi, e ad arrivare a delle
-immagini fisse. Tutto mi girava d’intorno, come se avessi avuto le
-vertigini. Che stato orribile! Finalmente mi rivolsi ad un medico, e da
-lui seppi tutto!
-
-Sig.ª ALVING. Che vuoi tu dire?
-
-OSVALDO. Era uno dei principali medici. Dovetti descrivergli ciò che
-provavo; dopo di che, egli mi rivolse una quantità di domande, che,
-secondo me, non avevano nulla a che fare col mio stato; non comprendevo
-dove voleva arrivare.
-
-Sig.ª ALVING. Continua
-
-OSVALDO. Terminò col dire: C’è in voi, sin dalla vostra nascita,
-qualche cosa di «tarlato» ecco l’espressione di cui egli s’è servito.
-
-Sig.ª ALVING (_ascoltando con un’attenzione concentrata_). Che
-intendeva dire?
-
-OSVALDO. Io pure non lo compresi, e perciò lo pregai di spiegarsi più
-chiaramente. E allora quel vecchio cinico disse.... (_stringendo il
-pugno_) Oh!
-
-Sig.ª ALVING. Disse?
-
-OSVALDO. Disse: I peccati dei padri ricadono sui figli.
-
-Sig.ª ALVING (_alzandosi lentamente_). I peccati dei padri!....
-
-OSVALDO. Mi sarei sentito la volontà di schiaffeggiarlo.
-
-Sig.ª ALVING (_attraversando la scena_). I peccati dei padri....
-
-OSVALDO (_con triste sorriso_). Sì, che te ne sembra? Naturalmente
-io lo convinsi che nel mio caso non poteva trattarsi di ciò. Credi tu
-ch’egli si sia corretto? Nepur per sogno; sostenne le sue parole; e non
-fu che dopo avergli letta qualche frase delle tue lettere, in cui parli
-del babbo....
-
-Sig.ª ALVING. Che...
-
-OSVALDO. Che fu costretto a riconoscere d’aver sbagliato strada. E
-così, io appresi la verità, la incomprensibile verità! Quella felice
-esistenza di gioventù, quella piacevole compagnia.... Avrei dovuto
-astenermene. Avevo sorpassato le mie forze. Per mia colpa, adunque!
-
-Sig.ª ALVING. Osvaldo! No, non creder ciò!
-
-OSVALDO. Egli disse non esservi altra spiegazione possibile. Questo
-è orribile davvero! Irremissibilmente perduto, per tutta la vita, in
-causa della mia storditaggine. Quante belle cose avrei potuto fare
-a questo mondo, e invece non poterci neppur pensare, neppur pensare!
-Ah! perchè non posso ricominciare la vita! far sì che nulla sia ancora
-accaduto! (_cade sul divano nascondendosi il volto sui cuscini_).
-
-Sig.ª ALVING. (_si torce le mani e misura a gran passi la scena, in una
-muta lotta con sè stessa_).
-
-OSVALDO (_dopo un istante, sollevandosi a metà, ma rimanendo appoggialo
-al gomito_). Se fosse stata un’eredità, una cosa contro cui non
-avessi potuto lottare.... ma così! Aver dilapidato vergognosamente,
-leggermente, scioccamente, la propria felicità, la propria salute....
-tutto al mondo.... l’avvenire, la vita!...
-
-Sig.ª ALVING. No, no, figlio mio benedetto; è impossibile! (_si china
-su di lui_) Il caso non sarà così disperato come tu lo credi.
-
-OSVALDO. Ah! tu non sai.... (_si alza di scatto_) È tanto dolore,
-mamma, tanto dolore, ch’io ti procuro! Quante volte ho desiderato che
-tu pensassi un po’ meno a me; quasi quasi l’ho sperato!
-
-Sig.ª ALVING. Io, Osvaldo! figlio mio, ciò che ho di più caro a questo
-mondo, mio solo pensiero!
-
-OSVALDO (_afferrando le mani di sua madre, e coprendole di baci_). Sì,
-sì, lo veggo, mamma, lo veggo quando sono a casa. E questa è appunto
-una delle cose che più mi torturano.... Ma ora, tu sai tutto, e per
-oggi non ne parleremo più. Non posso pensarvi troppo a lungo.... in una
-sol volta.... (_risale la scena_) Mamma, fammi portare qualche cosa da
-bere.
-
-Sig.ª ALVING. Da bere? Che vuoi tu bere a questa ora?
-
-_Osvaldo._ Oh, qualunque cosa. In casa c’è del punch freddo?
-
-Sig.ª ALVING. Sì, ma mio caro Osvaldo....
-
-OSVALDO. Non opporti, mamma. Sii buona. Ho bisogno di qualche cosa per
-annegare tutti i pensieri che mi tormentano. (_entra nella serra_) E
-poi tutta questa oscurità!
-
-Sig.ª ALVING (_tira un cordone di campanello a destra_).
-
-OSVALDO. E questa continua pioggia! Una settimana dopo l’altra, dei
-mesi interi.... senza interruzione. Mai un raggio di sole! Non mi
-ricordo infatti d’aver mai visto qui da noi un po’ di sole.
-
-Sig.ª ALVING. Osvaldo, tu pensi d’abbandonarmi.
-
-OSVALDO. Hem.... (_sospirando profondamente_) Non penso a nulla, io;
-non posso pensar a nulla. (_abbassando la voce_) Me ne guardo bene.
-
-
-SCENA IV.
-
-DETTI e REGINA.
-
-
-REGINA (_venendo dalla sala da pranzo_). La signora ha suonato?
-
-Sig.ª ALVING. Sì, portate la lampada.
-
-REGINA. Subito, signora, è già accesa. (_se ne va_)
-
-Sig.ª ALVING (_avvicinandosi ad Osvaldo_). Osvaldo, non dissimulare con
-me.
-
-OSVALDO. Non ti nascondo nulla, mamma. (_avvicinandosi al tavolo_) Mi
-pare d’averti fatte già parecchie confessioni.... (_Regina porta la
-lampada e la pone sul tavolo_)
-
-Sig.ª ALVING. Ascolta, Regina; va a prenderci una mezza bottiglia di
-champagne.
-
-REGINA. Sissignora. (_esce_)
-
-OSVALDO (_prendendo fra le sue mani la testa della signora Alving_).
-Così va bene! Lo sapevo io, che la mia mammina non avrebbe permesso che
-il suo figliolo morisse di sete.
-
-Sig.ª ALVING. Mio povero Osvaldo! Come potrei ora ricusarti qualche
-cosa?
-
-OSVALDO (_vivamente_). Davvero, mamma? Sul serio?
-
-Sig.ª ALVING. Che intendi? Cosa?
-
-OSVALDO. Che non vuoi ricusarmi nulla?
-
-Sig.ª ALVING. Ma, mio caro Osvaldo....
-
-OSVALDO. Ssz!
-
-REGINA (_porta un vassoio con sopra una mezza bottiglia di champagne,
-che pone sulla tavola_). Devo sturare?
-
-OSVALDO. Grazie, faccio io!
-
- (_Regina esce_).
-
-Sig.ª ALVING (_sedendosi presso la tavola_). Cos’è che non dovrei
-ricusarti? A che pensavi tu mai?
-
-OSVALDO (_occupato a sturare la bottiglia_). Prima di tutto un
-bicchiere.... o due. (_fa saltare il turacciolo, riempie un bicchiere,
-e vuole riempirne un secondo_)
-
-Sig.ª ALVING (_fermandogli la mano_). Grazie.... non ne prendo.
-
-OSVALDO. Ebbene, sarà per me (_egli vuota il bicchiere, lo riempie
-una seconda volta e lo vuota nuovamente, dopo che, si siede presso la
-tavola_)
-
-Sig.ª ALVING (_aspettando ch’egli parli_). Ebbene?
-
-OSVALDO (_senza guardarla_). Ascolta. Tu ed il pastore Manders mi
-sembravate molto singolari.... hm.... molto taciturni a tavola.
-
-Sig.ª ALVING. L’hai osservato?
-
-OSVALDO. Sì, Hm! (_dopo un istante di silenzio_) Dimmi che ne pensi tu
-di Regina?
-
-Sig.ª ALVING. Ciò che ne penso?
-
-OSVALDO. Sì, non è perfetta?
-
-Sig.ª ALVING. Mio caro Osvaldo, tu non la conosci, come la conosco io.
-
-OSVALDO. Cosa vuoi dire?
-
-Sig.ª ALVING. Sventuratamente, Regina è rimasta troppo a lungo a casa
-sua; avrei dovuto raccoglierla prima.
-
-OSVALDO. Sì, ma non è splendida a vedersi, mamma? (_riempie il suo
-bicchiere_)
-
-Sig.ª ALVING. Regina ha parecchi difetti, abbastanza grossi....
-
-OSVALDO. Ebbene, che vuol dir questo? (_beve ancora_)
-
-Sig.ª ALVING. Non le voglio per questo meno bene; sono responsabile
-di lei e per cosa alcuna al mondo non vorrei che le venisse torto un
-capello.
-
-OSVALDO (_alzandosi di scatto_). Mamma, Regina è la mia unica salvezza.
-
-Sig.ª ALVING. Cosa vuoi dire?
-
-OSVALDO. Non posso continuare a sopportare solo questo tormento.
-
-Sig.ª ALVING. Non c’è tua madre per sopportarlo con te?
-
-OSVALDO. Sì, l’ho creduto; ed è perciò che ritornai. Ma così non la
-potrà durare, lo veggo, non la potrà durare. Io non potrò starmene qui
-tutta la vita.
-
-Sig.ª ALVING. Osvaldo!
-
-OSVALDO. Mamma, io ho bisogno d’una vita diversa! Ecco perchè debbo
-lasciarti. Io non voglio che tu abbia per sempre, sotto gli occhi, tale
-spettacolo.
-
-Sig.ª ALVING. Mio povero figlio! Ma finchè sarai malato, Osvaldo....
-
-OSVALDO. Se non fosse che per la malattia, io resterei presso di te,
-mamma, perchè tu sei il migliore amico che abbia su questa terra.
-
-Sig.ª ALVING. Sì, non è vero, Osvaldo? Dillo!
-
-OSVALDO (_cangiando posti con inquietudine_). Ma sono tutti questi
-tormenti, tutti questi rimproveri interni.... eppoi quest’angoscia
-grande, quest’angoscia mortale. Oh.... quest’orrenda angoscia!
-
-Sig.ª ALVING (_camminando dietro a lui_). Angoscia? Quale angoscia? Che
-vuoi tu dire?
-
-OSVALDO. Ah! non farmi altre domande su tale soggetto. Non so. Non te
-la posso descrivere!
-
-Sig.ª ALVING (_passa a destra e tira il cordone del campanello_).
-
-OSVALDO. Che vuoi?
-
-Sig.ª ALVING. Voglio che mio figlio sia allegro. Ecco tutto! Non voglio
-che abbia pensieri tristi. (_a Regina che si presenta all’uscio_)
-Dell’altro champagne! Ma questa volta una bottiglia intera. (_Regina
-esce_)
-
-OSVALDO. Mamma!
-
-Sig.ª ALVING. Credi tu che qui noi, non si sappia vivere?
-
-OSVALDO. Non è splendida a vedersi? Robusta!... sana!
-
-Sig.ª ALVING (_sedendosi al tavolo_). Mettiti là, Osvaldo, e
-chiacchieriamo tranquillamente.
-
-OSVALDO (_sedendo_). Tu non lo sai, mamma, ch’io ho un torto da
-riparare verso Regina.
-
-Sig.ª ALVING. Tu?
-
-OSVALDO. O piuttosto, se ti piace di più, una piccola imprudenza,
-innocentissima del resto. L’ultima volta che venni qui....
-
-Sig.ª ALVING. Ebbene?
-
-OSVALDO. Essa mi fece una quantità di domande su Parigi, e io le ho
-raccontato.... forse più di quanto avrei dovuto. Eppoi un giorno, me ne
-ricordo, mi accadde di dirle: «Avreste volontà di venirci voi stessa?»
-
-Sig.ª ALVING. E allora?
-
-OSVALDO. Si fece rossa e mi disse: «Sì, ne avrei molta volontà!» —
-«Bene, risposi, ci sarà forse la maniera d’accontentarvi».
-
-Sig.ª ALVING. E poi?
-
-OSVALDO. Naturalmente, avevo dimenticato ogni cosa, quando, l’altro
-ieri, le chiesi se era contenta del mio lungo soggiorno in questa
-casa....
-
-Sig.ª ALVING. Ebbene?
-
-OSVALDO. Mi guardò in una maniera molto strana, e mi rispose: «E il mio
-viaggio a Parigi?»
-
-Sig.ª ALVING. Il suo viaggio?
-
-OSVALDO. Compresi allora, ch’essa aveva presa la cosa sul serio, che
-durante tutto il tempo della mia assenza aveva pensato a me, e s’era
-messa a studiare il francese.
-
-Sig.ª ALVING. Questo adunque è....
-
-OSVALDO. Mamma! Quando vidi innanzi a me questa splendida ragazza,
-bella, sana, — prima non lo avevo mai osservato, — quando la vidi,
-posso dire, colle braccia aperte, pronta a ricevermi...
-
-Sig.ª ALVING. Osvaldo!
-
-OSVALDO. .... m’ebbi la rivelazione che in essa stava la salvezza.
-Innanzi a me scorgevo il piacere.... la vita.
-
-Sig.ª ALVING (_colpita_). Il piacere.... la vita? Là c’è dunque la
-salvezza?
-
-REGINA (_compare sulla soglia, con una bottiglia in mano_). Domando
-scusa d’essermi trattenuta tanto tempo, ma dovetti discendere in
-cantina.
-
-OSVALDO. Dateci un altro bicchiere.
-
-REGINA (_guardandolo con sorpresa_). Ecco il bicchiere della signora,
-signor Alving.
-
-OSVALDO. Sì, ma un bicchiere per te, Regina.
-
-REGINA (_trasalisce e guarda timidamente la signora Alving_).
-
-OSVALDO. Ebbene?
-
-REGINA (_con esitazione, abbassando la voce_). La signora permette?
-
-Sig.ª ALVING. Va a pigliarti il bicchiere, Regina. (_Regina passa nella
-sala da pranzo_)
-
-OSVALDO (_seguendola cogli occhi_). Hai osservato il suo incedere? Così
-franco, così ardito!
-
-Sig.ª ALVING. Ma questo non va, Osvaldo!
-
-OSVALDO. È deciso. Lo vedi; inutile contraddirmi.
-
-REGINA (_ritorna con un bicchiere, che non depone_).
-
-OSVALDO. Siedi, Regina.
-
-REGINA (_interroga collo sguardo la signora Alving_).
-
-Sig.ª ALVING. Siedi pure.
-
-REGINA (_prende posto sur una sedia, presso l’uscio della sala da
-pranzo, e continua a tenere in mano il bicchiere vuoto_).
-
-Sig.ª ALVING. Osvaldo.... che mi dicevi tu del piacere della vita?
-
-OSVALDO. Sì, mamma, il piacere di vivere! in paese non lo si conosce!
-Qui, io non lo sento mai.
-
-Sig.ª ALVING. Neppure quando sei presso di me?
-
-OSVALDO. Quando sono a casa, no. Ma tu non mi capisci.
-
-Sig.ª ALVING. Ma sì, ora mi pare d’afferrare la tua idea....
-
-OSVALDO. Il piacere di vivere.... eppoi il piacere di lavorare.... Eh!
-In fondo è la stessa cosa. Ma entrambi vi sono sconosciuti!
-
-Sig.ª ALVING. Forse hai ragione. Parlami ancora di ciò, Osvaldo.
-
-OSVALDO. Ecco, io penso semplicemente, che qui si impara a considerare
-il lavoro come un flagello di Dio, una punizione dei nostri peccati, e
-la vita come una cosa miserabile, di cui mai abbastanza presto potremo
-esser liberati.
-
-Sig.ª ALVING. Sì, una valle di lagrime. E infatti noi ci applichiamo
-coscienziosamente a renderla tale.
-
-OSVALDO. Ma laggiù non si vuole saper nulla di tutto ciò! Laggiù tali
-dogmi non trovano più credenti. Laggiù il solo fatto di esistere, basta
-per colmare di gioia e di felicità. Mamma, non hai osservato che tutto
-ciò che dipingo, s’aggira intorno al piacere di vivere? Il piacere di
-vivere! Ovunque e sempre! Ivi tutto è luce, raggi di sole e festa.... e
-le figure umane sono raggianti di felicità.... Ecco perchè ho paura di
-restarmene qua!
-
-Sig.ª ALVING. Paura? Di che hai tu paura presso di me?
-
-OSVALDO. Ho paura che tutto ciò che fermenta in me, non possa qui
-trasformarsi in male.
-
-Sig.ª ALVING (_guardandolo fissamente_). E tu credi possibile questo?
-
-OSVALDO. Ne sono sicurissimo. Potrei tentare di condurre qui, la stessa
-vita di laggiù: eppure.... la cosa non sarebbe uguale!
-
-Sig.ª ALVING (_che ha ascoltato con crescente attenzione, si alza e
-fissa su lui uno sguardo profondo e pensieroso_). Ora, comprendo tutto!
-
-OSVALDO. Cosa?
-
-Sig.ª ALVING. È la prima volta ch’io scorgo la verità, adesso posso
-parlare.
-
-OSVALDO (_alzandosi_). Mamma, non ti capisco.
-
-REGINA (_che pure si è alzata_). Devo andarmene?
-
-Sig.ª ALVING. No, resta. Ora posso parlare. Ora, figlio mio, saprai
-tutto esattamente; poscia prenderai una determinazione. Osvaldo!
-Regina!
-
-OSVALDO. Silenzio. Il Pastore....
-
-
-SCENA V.
-
-DETTI, _il_ PASTORE MANDERS.
-
-
-IL PAST. (_entrando dall’uscio del vestibolo_). Eccomi! Abbiamo avuto
-una di quelle piccole riunioni che fanno bene al cuore.
-
-OSVALDO. Noi pure.
-
-IL PAST. Bisogna venir in aiuto ad Engstrand, a proposito di quel
-rifugio pei marinai. Regina deve andare a raggiungerlo, e rendersegli
-utile....
-
-REGINA. No, grazie, signor Pastore.
-
-IL PAST. (_che ancora non l’aveva osservata_). Che?... Qua! con un
-bicchiere in mano?
-
-REGINA (_affrettandosi a deporre il bicchiere_). Domando scusa!
-
-OSVALDO. Regina parte con me, signor Pastore.
-
-IL PAST. Parte! Con voi!
-
-OSVALDO. Sì, come sposa.... se essa lo vuole.
-
-IL PAST. Misericordia!...
-
-REGINA. Io non ne ho colpa.... signor Pastore.
-
-OSVALDO. Oppure resta qua, se io resto.
-
-REGINA (_involontariamente_). Qua!
-
-IL PAST. Signora Alving, io non ci capisco più nulla.
-
-Sig.ª ALVING. Nulla avverrà, perchè adesso posso dire ogni cosa.
-
-IL PAST. Ma voi non lo farete! No, no, no!
-
-Sig.ª ALVING. Lo posso e lo voglio. E, tranquillizzatevi, non ci
-saranno ideali distrutti.
-
-OSVALDO. Che cosa mi si nasconde qui?
-
-REGINA (_ascoltando_). Signora! Ascoltate! Fuori c’è gente! Gridano.
-(_passa nella serra e di là guarda in istrada_)
-
-OSVALDO (_alla finestra di sinistra_). Che avviene? Donde tutta questa
-luce?
-
-REGINA (_con un grido_). È l’asilo che brucia!
-
-Sig.ª ALVING (_alla finestra_). Che brucia?
-
-IL PAST. Che brucia? Impossibile; ne esco io in questo momento!
-
-OSVALDO. Dov’è il mio cappello? Ah, non importa.... L’asilo di mio
-padre!... (_esce correndo dall’uscio che mette al mare_)
-
-Sig.ª ALVING. Il mio scialle, Regina, tutto è in fiamme!
-
-IL PAST. È orribile! Signora Alving, è il castigo che piomba su questo
-luogo di perdizione.
-
-Sig.ª ALVING. Certo, certo. Vieni, Regina. (_esce precipitosamente
-dall’uscio del vestibolo, seguita da Regina_)
-
-IL PAST. (_giungendo le mani_). E non è assicurato!... (_esce dietro
-gli altri_)
-
-
- FINE DELL’ATTO SECONDO.
-
-
-
-
-ATTO TERZO.
-
-_La stessa scena. Tutti gli usci sono aperti. La lampada continua ad
-ardere sulla tavola. Di fuori è buio: solo un debole bagliore al fondo
-del paesaggio a sinistra_.
-
-
-SCENA I.
-
-La Signora ALVING, REGINA.
-
-
-(_La signora Alving con un grande scialle in testa guarda fuori,
-attraverso la serra. Regina avviluppata in uno scialle, sta pochi passi
-dietro a lei_).
-
-Sig.ª ALVING. Tutto è bruciato. Tutto è distrutto.
-
-REGINA. C’è ancora del fuoco nelle cantine.
-
-Sig.ª ALVING. E Osvaldo che non ritorna! Eppure non c’è più nulla da
-salvare.
-
-REGINA. Devo forse scendere a portargli il cappello?
-
-Sig.ª ALVING. Non ha neppure il cappello?
-
-REGINA (_indicando col dito il vestibolo_). No, eccolo là,
-sull’attaccapanni.
-
-Sig.ª ALVING. Lascialo là. Dovrebbe esser qua subito; vado a vedere io
-stessa. (_esce dalla porta che dà sul mare_)
-
-
-SCENA II.
-
-IL PASTORE MANDERS, REGINA.
-
-
-IL PAST. (_entrando dall’uscio del vestibolo_). La signora Alving non
-c’è?
-
-REGINA. È discesa in questo punto alla spiaggia.
-
-IL PAST. È la notte più terribile ch’io abbia mai passata.
-
-REGINA. È vero! Che sventura tremenda, signor Pastore.
-
-IL PAST. Oh, non me ne parlate. Mi fa male il solo pensarci.
-
-REGINA. Ma come si appiccò il fuoco?
-
-IL PAST. Non chiedetemi nulla, signorina Engstrand! Del resto, come lo
-potrei sapere? Voi pure volete!... Non basta che vostro padre....
-
-REGINA. Che fece?
-
-IL PAST. Oh! mi farà impazzire.
-
-
-SCENA III.
-
-DETTI, ENGSTRAND.
-
-
-ENGS. (_entrando dall’uscio del vestibolo_). Signor Pastore!...
-
-IL PAST. (_volgendosi con spavento_). Come? Mi perseguitate sino qua?
-
-ENGS. Sì, che il cielo mi annienti!... Ah! Gesù santo! Ma tutte le
-vostre lamentele non servono a nulla, signor Pastore.
-
-IL PAST. Che c’è?
-
-ENGS. Ah! vedi, tutto ciò, causa la pia riunione. (_piano a Regina_)
-L’abbiamo in pugno, figlia mia! (_forte_) Così, è in grazia mia, che il
-signor Pastore divenne fallibile....
-
-IL PAST. Ma vi assicuro Engstrand....
-
-ENGS. Il solo signor Pastore si è occupato delle lampade....
-
-IL PAST. (_fermandosi_). Sì, voi lo dite, ma io non mi ricordo d’aver
-toccata una sola lampada.
-
-ENGS. Io invece vidi chiaramente il signor Pastore smoccolare una
-candela colle dita, e gettarne lo stoppino nelle segature.
-
-IL PAST. Avete visto tutto ciò?
-
-ENGS. Perfettamente.
-
-IL PAST. Non ci capisco nulla; tanto più perchè so di non aver mai
-avuta l’abitudine di smoccolare le candele colle dita.
-
-ENGS. Infatti, non è punto pulito. Ma, signor, Pastore, è proprio
-un’abitudine pericolosa?
-
-IL PAST. (_camminando inquieto_). Oh, basta interrogazioni.
-
-ENGS. (_seguendolo_). E.... poi, signor Pastore, l’edificio non era
-assicurato?
-
-IL PAST. (_continuando a camminare_). No, no, no, lo sapete benissimo.
-
-ENGS. (_seguendolo_). Non era assicurato! E.... così.... appiccare il
-fuoco.... Gesù, Gesù, che sventura!
-
-IL PAST. (_asciugandosi la fronte_). Ah! potete ben dirlo, Engstrand.
-
-ENGS. Eppoi, che una cosa simile accada ad un istituto di beneficenza,
-utile nello stesso tempo alle città ed ai villaggi, come si suol dire!
-Temo che i giornali non tratteranno come si conviene il signor Pastore.
-
-IL PAST. Ecco, appunto ciò che pensavo io stesso. Questo forse è il
-peggio.... Tutti questi odiosi attacchi, tutte queste accuse! Ah! guai
-a pensarci!
-
-
-SCENA IV.
-
-DETTI, _Signora_ ALVING.
-
-
-Sig.ª ALVING. (_entrando dall’uscio che mette alla spiaggia_). Non c’è
-caso di fargli abbandonare il luogo del disastro!
-
-IL PAST. Ah! eccovi, signora.
-
-Sig.ª ALVING. Almeno avete evitato il discorso inaugurale, pastore
-Manders.
-
-IL PAST. Oh! avrei voluto così volentieri....
-
-Sig.ª ALVING. (_con voce strozzata_). Meglio così! A nulla di bene
-poteva riuscire questo asilo.
-
-IL PAST. Credete?
-
-Sig.ª ALVING. Ne dubitate?
-
-IL PAST. In ogni modo fu una sventura immensa.
-
-Sig.ª ALVING. Spieghiamoci con poche parole, su questo punto, come sur
-una questione d’interesse.... Aspettate il Pastore, Engstrand?
-
-ENGS. (_presso alla porta del vestibolo_). Sì, l’aspetto.
-
-Sig.ª ALVING. Allora sedete.
-
-ENGS. Grazie, sto benissimo in piedi.
-
-Sig.ª ALVING (_al Pastore_). Probabilmente prenderete il battello a
-vapore?
-
-IL PAST. Sì, fra un’ora.
-
-Sig.ª ALVING. In tal caso, abbiate la compiacenza di portare con voi
-tutte le carte. Non voglio più sentir pronunciare una sola parola su
-tale faccenda. Ora, ho altre preoccupazioni....
-
-IL PAST. Signora Alving.
-
-Sig.ª ALVING. Più tardi vi invierò i pieni poteri, per definire tutto
-come vorrete voi.
-
-IL PAST. Me ne incaricherò molto volentieri. La prima disposizione del
-testamento, diventa purtroppo affatto inapplicabile.
-
-Sig.ª ALVING. Si capisce.
-
-Il Past. Ecco dunque come io intendo accomodare la faccenda per
-adesso: il recinto di Solvik apparterrà al comune. La terra non è senza
-valore; potrà sempre servire a qualche cosa. In quanto alla rendita
-del capitale che resta alla Cassa di Risparmio, potrò forse impiegarla
-convenientemente pel bene della città.
-
-Sig.ª ALVING. Come vorrete. Oggi tutto mi riesce affatto indifferente.
-
-ENGS. Signor pastore, pensate al mio rifugio per i marinai.
-
-IL PAST. E perchè no? è una buona idea. Vedremo; bisogna riflettere.
-
-ENGS. No, diavolo, punto riflessione.... (_correggendosi_) Ah! buon
-Gesù!...
-
-IL PAST. (_con un sospiro_). E poi, purtroppo, non so sin quando potrò
-occuparmi di tali affari, e se l’opinione pubblica non mi costringerà a
-ritirarmi. Tutto dipende dal risultato dell’inchiesta.
-
-Sig.ª ALVING. Che state dicendo?
-
-IL PAST. E tale risultato, non si può prevedere anticipatamente.
-
-ENGS. (_avvicinandosi a lui_). Scusate, si può prevederlo. Guardate
-soltanto Giacomo Engstrand.
-
-IL PAST. Sì, sì, ma....
-
-ENGS. (_più piano_). Giacomo Engstrand non è l’uomo capace
-d’abbandonare un generoso benefattore nell’ora del pericolo, come si
-suol dire.
-
-IL PAST. Sì, mio caro, ma come?...
-
-ENGS. Giacomo Engstrand è quasi l’angelo della salvezza, signor Pastore.
-
-IL PAST. No, no, non potrei accettar certamente...
-
-ENGS. Eppure lo dovrete. Io conosco uno, che altra volta s’addossò una
-colpa altrui!
-
-IL PAST. Giacomo! (_gli stringe la mano_) Siete un uomo raro.
-Suvvia! Tutto quanto abbisogna per il vostro asilo sarà fatto, potete
-calcolarci.
-
-ENGS. (_vorrebbe ringraziare, ma la sua voce è soffocata
-dall’emozione_).
-
-IL PAST. (_mettendo a tracolla la sua borsa da viaggio_). Ed ora
-avanti! Noi due partiremo assieme.
-
-ENGS. (_piano a Regina che sta presso all’uscio della sala da pranzo_).
-Vieni con me, piccina; tu ti troverai come sur un letto di piume.
-
-REGINA (_scotendo il capo_). Grazie!
-
-(_Passa nel vestibolo ed offre la valigia al Pastore_).
-
-IL PAST. Addio, signora Alving! Possa lo spirito d’ordine e di
-regolarità, penetrare ben presto in questa casa!
-
-Sig.ª ALVING. Addio Manders!
-
-(_Si reca nella serra, vedendo Osvaldo entrare dall’uscio esterno_).
-
-ENGS. (_assecondato da Regina, aiuta il Pastore ad indossare il suo
-soprabito_). Addio, figliuola, se qualche cosa t’accadesse, tu sai
-benissimo dove trovare Giacomo Engstrand. (_piano_) Viottolo del
-Porto, hm! (_alla signora Alving e ad Osvaldo_) E la casa dei marinai
-si chiamerà: «Asilo del ciambellano Alving».... ecco. E se mi sarà
-concesso di dirigere questa casa, come l’intendo io, son sicuro ch’essa
-riuscirà degna del defunto ciambellano.
-
-IL PAST. (_uscendo_). Hm!... Venite, mio caro Engstrand. Addio, addio!
-
- (_Entrambi escono dal vestibolo_).
-
-
-SCENA V.
-
-Signora ALVING, REGINA, OSVALDO.
-
-
-OSVALDO (_avvicinandosi alla tavola_). Di qual casa parlava?
-
-Sig.ª ALVING. Una specie d’asilo che vogliono fondare lui ed il pastore
-Manders.
-
-OSVALDO. Brucierà anche quello.
-
-Sig.ª ALVING. Perchè tale idea?
-
-OSVALDO. Tutto deve bruciare, non rimarrà nulla per ricordare mio
-padre. Io pure brucio!
-
-REGINA (_lo guarda colpita_).
-
-Sig.ª ALVING. Osvaldo! Non avresti dovuto restartene così a lungo
-laggiù, mio povero ragazzo.
-
-OSVALDO (_sedendo presso alla tavola_). Credo che tu abbia ragione.
-
-Sig.ª ALVING. Lascia ch’io asciughi il tuo volto, Osvaldo. (_lo asciuga
-col proprio fazzoletto_)
-
-OSVALDO (_guardando innanzi a sè con indifferenza_). Grazie, mamma.
-
-Sig.ª ALVING. Non sei stanco, Osvaldo? vorresti dormire un pochino?
-
-OSVALDO (_con angoscia_). No, no.... non voglio dormire! Non dormo mai,
-io; fingo soltanto! (_con voce sorda_) Ciò avverrà anche troppo presto!
-
-Sig.ª ALVING (_guardandolo con inquietudine_). Ah! è vero dunque che tu
-sei malato, figlio mio benedetto?
-
-REGINA (_tendendo l’orecchio_). Il signor Alving è malato?
-
-OSVALDO (_con impazienza_). E poi.... chiudete tutti gli usci!
-Quest’angoscia mortale....
-
-Sig.ª ALVING. Chiudi, Regina.
-
-(_Regina chiude e rimane presso l’uscio del vestibolo. La Alving leva
-il suo scialle; Regina fa altrettanto_).
-
-Sig.ª ALVING (_avvicinando una seggiola ad Osvaldo, e sedendo accanto a
-lui_). Vedi, mi metto vicino a te.
-
-OSVALDO. Sì, va bene! Regina non deve abbandonare la stanza. Regina
-deve restarsene sempre accanto a me. Tu verrai in mio soccorso, nevvero
-Regina?
-
-REGINA. Non capisco....
-
-Sig.ª ALVING. In tuo soccorso?
-
-OSVALDO. Sì.... quando ce ne sarà bisogno?
-
-Sig.ª ALVING. Osvaldo, e tua madre non è sempre pronta a volare in tuo
-soccorso?
-
-OSVALDO. Tu? (_sorridendo_) No, mamma, quel soccorso tu non puoi
-offrirmelo. (_sorride amaramente_) Tu! ah! ah! (_la guarda con
-serietà_) Eppure.... era bene il tuo ufficio! (_con violenza_) Regina,
-perchè non mi dai del tu? Perchè non mi chiami Osvaldo?
-
-REGINA (_piano_). Non credo che ciò piacerebbe alla signora.
-
-Sig.ª ALVING. Fra poco, ne avrai il diritto; adesso, vieni tu pure a
-metterti vicino a noi.
-
-REGINA (_siede in silenzio e con qualche esitazione dall’altra parte
-della tavola_).
-
-Sig.ª ALVING. Ed ora, mio povero figlio tanto torturato, voglio
-toglierti il peso che grava sul tuo spirito.
-
-OSVALDO. Tu, mamma?
-
-Sig.ª ALVING. Sì: tutto ciò che tu chiami rimpianti, rimorsi,
-pentimenti....
-
-OSVALDO. E tu credi che il tuo potere arriverà sino....
-
-Sig.ª ALVING. Sì, Osvaldo, ne sono sicura. Poco fa, quando parlasti del
-piacere di vivere, qualche cosa s’è rischiarato nel mio spirito, e vidi
-l’intera mia vita sotto una luce novella.
-
-OSVALDO (_scotendo il capo_). Non ci capisco niente!
-
-Sig.ª ALVING. Ah! se tu avessi conosciuto tuo padre quando non era
-che un giovane tenente. Il piacere di vivere! Pareva proprio che lo
-personificasse....
-
-OSVALDO. Sì, lo so.
-
-Sig.ª ALVING. Comunicava l’allegria, spargeva intorno a sè un’aria
-continua di festa! E quella forza indomabile, quella pienezza di vita
-che possedeva!
-
-OSVALDO. Ebbene?
-
-Sig.ª ALVING. Ad un tratto quell’allegro fanciullone — in quei tempi
-era proprio come un fanciullo, — si trova sbalestrato in una meschina
-cittaduzza, che non poteva offrirgli distrazioni di sorta, null’altro
-che dei piaceri! Non una meta da raggiungere: non aveva che un
-impiego. Non un lavoro in cui tutto il suo spirito potesse trovare
-una soddisfazione: null’altro che affari. Non un solo amico capace di
-comprendere il piacere della vita: semplicemente dei compagni d’ozio e
-di orgie.
-
-OSVALDO. Mamma!...
-
-Sig.ª ALVING. Avvenne.... ciò che doveva avvenire.
-
-OSVALDO. Cosa mai doveva avvenire?
-
-Sig.ª ALVING. Lo dicesti tu stesso un momento fa, prevedendo ciò che
-avverrebbe di te, se tu restassi a casa.
-
-OSVALDO. Vorresti intendere con ciò, che mio padre....
-
-Sig.ª ALVING. Il tuo povero padre non ha mai trovato uno sfogo a quel
-piacere di vivere che traboccava in lui. Io, dal canto mio, non ero in
-grado di arrecare molta allegria al suo focolare.
-
-OSVALDO. Neppure tu?
-
-Sig.ª ALVING. Avevo ricevuto delle lezioni, in cui non si trattava che
-di doveri e di obblighi.... e per molto tempo, non potei dimenticarli.
-Tutta l’esistenza si riassumeva in doveri.... i doveri miei, i doveri
-suoi, ecc.... temo d’aver resa la casa insopportabile al tuo povero
-padre, Osvaldo mio.
-
-OSVALDO. Perchè nelle tue lettere non mi trattenesti mai di tutto ciò?
-
-Sig.ª ALVING. Mai, prima d’oggi, avrei creduto possibile di poter
-confessare tutto a te, suo figlio.
-
-OSVALDO. Ed oggi hai compreso?
-
-Sig.ª ALVING (_lentamente_). Non vidi che una cosa soltanto, cioè, che
-tuo padre era un uomo finito, prima della tua nascita.
-
-OSVALDO (_con voce strozzata_). Ah!... (_si alza e s’avvicina alla
-finestra_).
-
-Sig.ª ALVING. Eppoi ho riflettuto che Regina apparteneva a questa
-casa.... allo stesso titolo di mio figlio.
-
-OSVALDO (_volgendosi vivamente_). Regina!...
-
-REGINA (_trasalendo e con voce malferma_). Io!...
-
-Sig.ª ALVING. Ora; entrambi sapete tutto!
-
-OSVALDO. Regina!
-
-REGINA (_parlando fra sè stessa_). Sicchè mia madre era una....
-
-Sig.ª ALVING. Tua madre aveva molte buone qualità, Regina.
-
-REGINA. Sì, questo però non toglie che non fosse.... Oh! mi pareva
-qualche volta; ma.... Sì, signora! Così è! Mi permettete di partire
-immediatamente?
-
-Sig.ª ALVING. Davvero Regina, vorresti partire?
-
-REGINA. Lo voglio!
-
-Sig.ª ALVING. Naturalmente sei libera, ma....
-
-OSVALDO (_avvicinandosi a Regina_). Ora che qui sei a casa tua,
-vorresti partire?
-
-REGINA. _Merci_, signor Alving.... è vero, adesso posso dire Osvaldo,
-ma non proprio come l’avrei pensato.
-
-Sig.ª ALVING. Regina, io non sono stata franca con te.
-
-REGINA. Ma no, si avrebbe torto a crederlo! Se avessi saputo che
-Osvaldo era malato.... e che fra noi non poteva esserci nulla di
-serio.... No, non posso restarmene qui, e sciuparmi a vantaggio di
-gente malata.
-
-OSVALDO. Come? Neppure per un uomo, che ti è così legato?
-
-REGINA. No, non lo posso. Una ragazza povera deve impiegare la sua
-gioventù; altrimenti un bel giorno potrebbe trovarsi senza casa nè
-tetto. Ed io pure, signora, aspiro.... al piacere di vivere.
-
-Sig.ª ALVING. Ahimè, sì! Ma bada di non perderti Regina.
-
-REGINA. Eh! Se mi perderò, vuol dire che non avrò potuto fare
-altrimenti. Se Osvaldo rassomiglia a suo padre, io devo rassomigliare
-a mia madre, suppongo.... Posso ardire di chiedere alla signora se il
-pastore Manders è informato di ciò che mi concerne?
-
-Sig.ª ALVING. Il pastore Manders sa tutto.
-
-REGINA (_avviluppandosi nel suo scialle_). In tal caso devo spicciarmi
-per prendere il battello. È così facile intendersi col Pastore, e mi
-sembra d’aver altrettanto diritto su quel denaro, che lui.... quello
-zoppo d’un falegname.
-
-Sig.ª ALVING. Io non domando di meglio, Regina.
-
-REGINA (_guardandola freddamente_). La signora avrebbe potuto educarmi
-quale figlia d’una persona distinta; sarebbe stato più conveniente.
-(_con un movimento delle spalle_). Dopo tutto, non me ne importa!
-(_guardando da un lato la bottiglia chiusa, con amarezza_) Per Dio,
-potrò bere lo stesso dello champagne con persone a modo!
-
-Sig.ª ALVING. Se un giorno, Regina, sentirai desiderio d’un focolare
-tranquillo, vieni da me.
-
-REGINA. No, grazie, signora. Il pastore Manders si incaricherà di me. E
-se.... dovessi finir male, conosco un luogo, dove sarei a casa mia.
-
-Sig.ª ALVING. Quale?
-
-REGINA. L’asilo del ciambellano Alving.
-
-Sig.ª ALVING. Regina, lo veggo, tu corri alla tua perdita....
-
-REGINA. Mah! Addio! (_saluta ed esce dalla porta del vestibolo_)
-
-
-SCENA VI.
-
-Signora ALVING, OSVALDO.
-
-
-OSVALDO (_guardando dalla finestra_). È partita?
-
-Sig.ª ALVING. Sì.
-
-OSVALDO (_tra i denti_). Tanto peggio!
-
-Sig.ª ALVING (_dietro a lui, mettendogli le mani sulle spalle_).
-Osvaldo, figlio mio, sei eccitato?
-
-OSVALDO (_volgendo il capo verso di lei_). Per ciò che riguarda mio
-padre, vuoi dire?
-
-Sig.ª ALVING. Sì, il tuo sciagurato padre! Temo che l’impressione sia
-stata troppo forte per te.
-
-OSVALDO. Cosa te lo fa supporre? Naturalmente ne fui sorpreso, e molto,
-ma in fondo, per me è lo stesso.
-
-Sig.ª ALVING (_ritirando le mani_). Lo stesso? Che tuo padre sia stato
-tanto sventurato, è lo stesso per te?
-
-OSVALDO. Posso sentire della compassione per lui, come per ogni altro,
-ma....
-
-Sig.ª ALVING. Null’altro? Per tuo padre?
-
-OSVALDO (_con impazienza_). Mio padre.... mio padre. Non ho mai saputo
-nulla di mio padre. Non ho ricordi di lui, cioè.... rammento che una
-volta mi fece vomitare!
-
-Sig.ª ALVING. È orribile! Guai a pensarci! E malgrado tutto, un figlio
-non deve amare il proprio padre?
-
-OSVALDO. E quando questo padre non ha alcun titolo alla sua
-riconoscenza? Quando il figlio non l’ha mai conosciuto? E tu, così
-saggia, così ragionevole in tutto il resto, ubbidiresti a questo
-vecchio pregiudizio?
-
-Sig.ª ALVING. Non sarebbe che un pregiudizio?...
-
-OSVALDO. Sì, mamma, puoi convenirne. È una di quelle idee correnti, che
-il mondo ammette senza controllare, e....
-
-Sig.ª ALVING (_colpita_). Degli spettri!
-
-OSVALDO (_attraversando la scena_). Sì, puoi ben chiamarli così!
-
-Sig.ª ALVING (_con calore_). Osvaldo!... Allora.... tu non ami più
-neppure me?
-
-OSVALDO. In ogni caso tu.... io ti conosco.
-
-Sig.ª ALVING. Mi conosci; ma.... sta qui tutto?
-
-OSVALDO. E so quanto tu mi ami; devo pure essertene riconoscente!
-Eppoi.... ora che son malato tu mi puoi essere d’immensa utilità.
-
-Sig.ª ALVING. Sì, nevvero, Osvaldo? Oh, sono pronta a benedire la tua
-malattia, che ti ricondusse presso di me! Poichè, lo capisco benissimo,
-io non ti posseggo, ma.... devo conquistarti.
-
-OSVALDO (_con impazienza_). Sì, sì, sì, tutte parole belle e buone. Non
-devi dimenticare, mamma, ch’io sono un uomo malato. Non posso occuparmi
-degli altri, ho tanto da pensare per me stesso!
-
-Sig.ª ALVING (_con dolcezza_). Saprò esser paziente.
-
-OSVALDO. E allegra, mamma!
-
-Sig.ª ALVING. Sì, figlio mio, hai ragione. Dimmi, ci son finalmente
-riuscita a toglierti tutto ciò che ti tormentava, rimpianti e rimorsi?
-
-OSVALDO. Sì, ci sei riuscita. Ma adesso chi mi libererà dall’angoscia?
-
-Sig.ª ALVING. Dall’angoscia?
-
-OSVALDO (_attraversando la scena_). Regina, con una buona parola
-l’avrebbe ottenuto!
-
-Sig.ª ALVING. Perchè parli d’angoscia e di Regina?
-
-OSVALDO. È molto inoltrata la notte, mamma?
-
-Sig.ª ALVING. Sta per spuntare il giorno, (va a guardare attraverso
-le invetriate della serra) Ecco l’alba che imporpora le cime delle
-montagne. Avremo bel tempo, Osvaldo! Fra pochi momenti potrai vedere il
-sole.
-
-OSVALDO. Come ne godo! Ci sono tante cose che possono rallegrarmi e che
-mi invitano a vivere....
-
-Sig.ª ALVING. Eh! lo credo bene!
-
-OSVALDO. Anche se non posso lavorare....
-
-Sig.ª ALVING. Presto presto, figlio mio, potrai rimetterti al lavoro,
-poichè ora non sei tormentato più da pensieri tristi e scoraggianti....
-
-OSVALDO. Che fortuna, che tu abbia dissipate tutte quelle fosche
-imagini. Ed ora che potei varcare.... quel passo.... (_si siede sul
-divano_) chiacchiereremo un po’ assieme, mamma.
-
-Sig.ª ALVING. Benissimo. (_essa avvicina una seggiola al divano, e gli
-siede accanto_)
-
-OSVALDO. E poi spunta il sole.... e poi tu sai tutto.... e poi....
-l’angoscia è finita.
-
-Sig.ª ALVING. Io so tutto? Che vuoi tu dire?
-
-OSVALDO (_senz’ascoltarla_). Mamma, non dicevi questa sera, che non c’è
-al mondo cosa alcuna che tu non faresti per me, s’io te ne pregassi?
-
-Sig.ª ALVING. Sì, è vero.
-
-OSVALDO. E lo dici ancora, mamma?
-
-Sig.ª ALVING. Puoi calcolarci, figlio mio adorato. Che cosa ho io su
-questa terra, tranne te?
-
-OSVALDO. Sì, sì. Allora ascoltami. Mamma, tu hai l’anima forte,
-lo so; ebbene, devi restartene quieta quieta ed ascoltarmi senza
-interrompermi....
-
-Sig.ª ALVING. Che c’è di tanto solenne?...
-
-OSVALDO. Ricordati che non devi dare in esclamazioni; me lo prometti?
-Vogliamo discorrere tranquillamente e pian piano. Me lo prometti?
-
-Sig.ª ALVING. Sì, sì, te lo prometto. Ma parla!
-
-OSVALDO. Ebbene, allora bisogna che tu sappia che questa stanchezza....
-eppoi questo stato in cui il pensiero del lavoro mi è insopportabile,
-non costituisce la malattia stessa....
-
-Sig.ª ALVING. E questa malattia?...
-
-OSVALDO. Questa malattia che mi è toccata per eredità, è.... (p_osa il
-dito sulla fronte, ed aggiunge a bassa voce:_) È qui dentro.
-
-Sig.ª ALVING (_quasi afona_). Osvaldo!... No.... no!
-
-OSVALDO. Non gridare! Non posso tollerarlo!... Sì, mamma, essa è là,
-alla vedetta, e può scoppiare in qualunque istante.
-
-Sig.ª ALVING. Ah! è orribile!...
-
-OSVALDO. Sta tranquilla, ti prego. Ecco dunque a che ne sono....
-
-Sig.ª ALVING (_scattando_). Tutto ciò è falso, Osvaldo! È impossibile,
-non può essere!
-
-OSVALDO. Laggiù n’ebbi un accesso, è passato presto; ma poi fui
-seguito, tormentato, torturato dall’angoscia; e sono corso qui....
-presso di te, più presto che mi fu possibile.
-
-Sig.ª ALVING. Per ciò adunque l’angoscia!...
-
-OSVALDO. Sì, è un orrore indicibile, sai. Ah! se non si trattasse che
-d’una malattia mortale qualunque! Perchè io non ho una gran paura di
-morire.... eppure.... mi piacerebbe vivere il più a lungo possibile.
-
-Sig.ª ALVING. Sì, sì, Osvaldo, e così sarà!
-
-OSVALDO. Ma in questa malattia, c’è qualche cosa di così tremendo!
-Ritornare quasi allo stato di bimbo; aver bisogno d’esser nutrito....
-aver bisogno.... Non ci sono parole per esprimere quanto soffro.
-
-Sig.ª ALVING. Il bimbo ha la madre che lo cura.
-
-OSVALDO (_scattando_). No, mai! È appunto ciò che non voglio!
-Non ci tengo all’idea di restare in tale stato per degli anni....
-forse invecchiare, incanutire.... In questo frattempo tu potresti
-morire e lasciarmi solo. (_si siede sulla seggiola della signora
-Alving_) Poichè.... tale malattia non produce necessariamente una
-morte immediata, disse il medico. Pretende che è il cervello che si
-rammollisce.... una specie di rammollimento cerebrale, o qualche cosa
-di simile (_con un sorriso amaro_) Mi pare che l’espressione suoni
-armoniosamente. E sono spinto ognora a rappresentarmi alla mente dei
-drappeggi di velluto di seta, delle tinte rosse.... qualche cosa di
-delicato da accarezzare....
-
-Sig.ª ALVING (_gridando_). Osvaldo!
-
-OSVALDO (_alzandosi di scatto ed attraversando la scena_). E tu m’hai
-tolto Regina! Perchè non è qua? Se ci fosse, sarebbe già accorsa in mio
-aiuto.
-
-Sig.ª ALVING (_avvicinandoglisi_). Che intendi dire, mio diletto? C’è
-qualche soccorso ch’io non sia disposta ad offrirti a costo della mia
-vita?
-
-OSVALDO. Quando dopo l’accesso di laggiù, io ebbi ripreso il senno, il
-medico mi disse, che se tale caso dovesse ripetersi — e sento che si
-ripeterà — non ci sarebbe più speranza.
-
-Sig.ª ALVING. Ebbe il coraggio di dirti questo!
-
-OSVALDO. Io l’ho costretto! Gli dissi, che dovevo pigliare certe
-disposizioni.... (_con un sorriso maligno_) Ed era vero! (_dalla
-saccoccia interna del suo vestito egli leva una scatoletta_) Mamma,
-vedi tu ciò?
-
-Sig.ª ALVING. Che cos’è?
-
-OSVALDO. Delle polveri di morfina.
-
-Sig. ALVING (_guardandolo spaventata_). Osvaldo!.. figlio mio!
-
-OSVALDO. Sono riuscito a raccoglierne dodici cartine.
-
-Sig.ª ALVING. (_tentando di afferrare la scatola_). Dammi quella
-scatola Osvaldo!
-
-OSVALDO. Non ancora, mamma. (_rimette la scatola in saccoccia_)
-
-Sig.ª ALVING. Io non sopravviverò a questo colpo.
-
-OSVALDO. Vi si può sopravvivere. Se avessi qui Regina, le manifesterei
-la mia decisione.... e reclamerei da essa quest’ultimo servigio. Ella,
-ne son certo, non mi ricuserebbe il suo aiuto.
-
-Sig.ª ALVING. Mai!
-
-OSVALDO. Se l’accesso mi avesse colpito in sua presenza, e mi avesse
-visto soffrire, più debole d’un bambino, impotente, miserabile, senza
-speranza... senza una salvezza possibile...
-
-Sig.ª ALVING. Regina non avrebbe mai acconsentito....
-
-OSVALDO. Regina non avrebbe esitato a lungo. Regina aveva il cuore
-così adorabilmente leggero. Si sarebbe stancata ben presto di curare un
-malato come son io.
-
-Sig.ª ALVING. In tal caso, Dio sia lodato, che Regina è partita.
-
-OSVALDO. Sì, mamma, così ora spetta a te di soccorrermi.
-
-Sig.ª ALVING (_mandando un grido_). Io?
-
-OSVALDO. E chi dunque se non te?
-
-Sig.ª ALVING. Io, tua madre?
-
-OSVALDO. Appunto.
-
-Sig.ª ALVING. Io che t’ho data la vita?
-
-OSVALDO. Che non ti avevo domandata. E quale vita mi desti tu? Non la
-voglio! Riprenditela!
-
-Sig.ª ALVING. Aiuto, aiuto! (_fugge nel vestibolo_)
-
-OSVALDO (_correndole dietro_). Non lasciarmi! Dove vai?
-
-Sig.ª ALVING (_nel vestibolo_). A chiamare il medico, Osvaldo! Lasciami
-uscire!
-
-OSVALDO (_raggiungendola_). Tu non escirai, e nessuno deve entrare qui
-dentro! (_chiude a chiave_)
-
-Sig.ª ALVING. (_rientrando_). Osvaldo, Osvaldo.... figlio mio!...
-
-OSVALDO (_seguendola_). È un cuore di madre il tuo.... puoi resistere
-alla mia angoscia senza nome?
-
-Sig.ª ALVING (_dopo un istante di silenzio, con voce strozzata_). Ecco
-la mia mano!
-
-OSVALDO. Dunque, sì?
-
-Sig.ª ALVING. Se ciò è necessario. Ma no, questo non accadrà. È
-impossibile, impossibilissimo!
-
-OSVALDO. Speriamolo; e cerchiamo di vivere assieme finchè lo potremo.
-Grazie, mamma. (_Si siede sulla seggiola che la signora Alving avvicinò
-al divano. Spunta il giorno; sulla tavola la lampada continua ad
-ardere_).
-
-Sig.ª ALVING. (_avvicinandosi dolcemente_). Ti senti più calmo ora?
-
-OSVALDO. Sì.
-
-Sig.ª ALVING. (_china su lui_). Non fu che un brutto scherzo della
-tua immaginazione, pura immaginazione. Tutte queste scosse ti hanno
-eccitato. Ora, mio diletto figlio, bisogna che tu ti riposi qui, presso
-tua madre! Avrai tutto quello che desideri, come quando eri piccino,
-piccino.... Vedi, l’accesso è finito. Ah! lo sapevo.... Guarda, guarda
-Osvaldo, che bella giornata, che sole brillante! Così ti sentirai bene
-anche a casa tua!
-
-(_S’avvicina alla tavola e spegne la lampada. Sorge il sole. Al fondo
-del paesaggio le montagne e le pianure risplendono illuminate dai raggi
-del mattino_).
-
-OSVALDO (_immobile nel suo seggiolone, volge le spalle al fondo della
-scena; ad un tratto pronuncia queste parole:_) Mamma, dammi il sole.
-
-Sig.ª ALVING. (_presso la tavola, lo guarda spaventata_). Che dici?
-
-OSVALDO (_ripetendo con voce sorda ed afona:_) Il sole.... il sole....
-
-Sig.ª ALVING (_avvicinandoglisi_). Osvaldo, che hai?
-
-OSVALDO (_si abbandona nel seggiolone, tutti i suoi muscoli si tendono;
-il volto è senza espressione; gli occhi, spenti, fissano il vuoto_).
-
-Sig.ª ALVING (_tremante per lo spavento_). Cosa vuol dire? (_gridando_)
-Osvaldo, che hai? (_si precipita in ginocchio innanzi a lui, e lo
-scuote_) Osvaldo! Osvaldo! Guardami! Non mi conosci?
-
-OSVALDO (_colla medesima voce afona_). Il sole.... il sole....
-
-Sig.ª ALVING (_si alza di scatto, disperata, colle mani nei capelli,
-gridando:_) Non ci resisto! (_a voce bassa, come irrigidita_) Non ci
-resisto, no, no! Mai! (_ad un tratto_) Ma dove sono quelli...? (_cerca
-rapidamente nella saccoccia d’Osvaldo_) Ecco! (_indietreggia di qualche
-passo e grida:_) No, no, no! Sì! No! No! (_colle mani nei capelli, si
-ferma a qualche passo di distanza da suo figlio, e lo fissa con uno
-spavento muto_)
-
-OSVALDO (_sempre immobile nel suo seggiolone_). Il sole.... il sole....
-
-
- FINE.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK SPETTRI ***
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-Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of
-computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
-exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
-from people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
-goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg-tm and future
-generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
-Sections 3 and 4 and the Foundation information page at
-www.gutenberg.org
-
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
-U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's business office is located at 809 North 1500 West,
-Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up
-to date contact information can be found at the Foundation's website
-and official page at www.gutenberg.org/contact
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without
-widespread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine-readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular
-state visit www.gutenberg.org/donate
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-
-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works
-
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-
-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
-
-Most people start at our website which has the main PG search
-facility: www.gutenberg.org
-
-This website includes information about Project Gutenberg-tm,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.