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If you are not located in the United States, you -will have to check the laws of the country where you are located before -using this eBook. - -Title: Spettri - -Author: Henryk Ibsen - -Release Date: October 8, 2022 [eBook #69113] - -Language: Italian - -Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team - at http://www.pgdp.net (This file was produced from images - made available by The Internet Archive) - -*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK SPETTRI *** - - - SPETTRI - - - DRAMMA IN TRE ATTI - - DI - ENRICO IBSEN - - - - MILANO - FRATELLI TREVES, EDITORI. - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA. - - _Chi intende valersi di questa traduzione per la recita, - deve assolutamente ottenerne il permesso dalla_ SOCIETÀ - ITALIANA DEGLI AUTORI, _Corso Venezia, 6, Milano_. - - Tip. Treves e Rovida. — 1913. - - - - -PERSONAGGI. - - - La signora ELENA ALVING, vedova del capitano e - ciambellano Alving. - OSVALDO ALVING, pittore, suo figlio. - IL PASTORE MANDERS. - ENGSTRAND, falegname. - _Regina Engstrand_, cameriera della signora Alving. - - -_L’azione si svolge in campagna, presso la signora Alving, sulla riva -d’uno dei grandi fiords della Norvegia settentrionale._ - - - - -ATTO PRIMO. - -_Un’ampia stanza che dà sul mare. Porta a sinistra. Due porte a destra. -Nel mezzo della stanza una tavola rotonda circondata da seggiole; sulla -tavola libri, riviste e giornali. Sul davanti a sinistra una finestra -innanzi a cui sta un sofà e un tavolino da lavoro. Nel fondo una serra -a vetri, in comunicazione colla stanza. A destra della serra una porta -dalla quale si esce per discendere sulla spiaggia. Dietro i vetri il -fiord appare melanconico attraverso un velo di pioggia._ - - -SCENA I. - -ENGSTRAND e REGINA. - - -(_Engstrand se ne sta presso la porta che mena alla spiaggia. Egli -ha la gamba sinistra più corta dell’altra e sotto il piede una suola -di legno. Regina con un inaffiatoio vuoto in mano, cerca d’impedirgli -d’entrare_). - -REGINA (_a mezza voce_). Che vuoi? Non moverti. Sei tutto grondante di -pioggia. - -ENGS. È la pioggia del buon Dio, figlia mia. - -REGINA. Di’ piuttosto una pioggia del diavolo. - -ENGS. Buon Gesù come parli, Regina! (_fa alcuni passi zoppicando_) -Ascoltami, volevo dirti.... - -REGINA. Ehi, galantuomo non fate tanto rumore col piede! Il padroncino -dorme quassù, proprio sopra noi. - -ENGS. Ancora dorme? Di pieno giorno? - -REGINA. Questo non ti riguarda. - -ENGS. Iersera sono stato un po’ allegro con degli amici. - -REGINA. Non fo fatica a crederlo. - -ENGS. Che vuoi, figlia mia, siamo uomini, siamo deboli.... - -REGINA. Oh! Questo è verissimo. - -ENGS. E le tentazioni sono tante in questo basso mondo. Eppure Dio sa -ch’io era già al mio lavoro stamane alle cinque e mezzo. - -REGINA. Va bene, va bene. E se te n’andassi ora? Non voglio restarmene -qua in _rendez-vous_ con te. - -ENGS. Che dici? Non vuoi che?... Non ho ben capito. - -REGINA. Non voglio che t’incontrino qui. Vattene per la tua strada. - -ENGS. (_facendo alcuni passi verso di lei_) Mio Dio, no, non me n’andrò -sinchè non t’avrò parlato. Oggi terminerò il mio lavoro laggiù, alla -scuola di cui si sta per finire la costruzione, e me ne ritornerò in -città, a casa mia, col battello di questa notte. - -REGINA (_tra i denti_). Buon viaggio. - -ENGS. Grazie dell’augurio, bimba mia. Domani si inaugura l’asilo, -vi sarà quindi banchetto e gozzoviglie inaffiate da buon vino. -Ora, nessuno deve dire che Giacomo Engstrand non può resistere alla -tentazione allorchè questa si presenta. - -REGINA. Quanto a ciò!... - -ENGS. Sicuro, domani si troveranno qui molte persone dabbene. Ci sarà -anche il pastore Manders, nevvero? - -REGINA. Egli arriva oggi. - -ENGS. Vedi! Pensa s’io vorrei che avesse qualche motivo di lamentarsi -di me. - -REGINA. Ah! Capisco di che si tratta! Veh! Veh! - -ENGS. Che c’è? - -REGINA (_fissandolo negli occhi_). Che vuoi dare ad intendere di nuovo -al pastore Manders? - -ENGS. Zitta! Sei pazza? Io dare ad intendere cose non vere al pastore -Manders? Ah! No! Il pastore Manders è stato troppo buono con me. Ma ci -allontaniamo da ciò che volevo dirti; questa sera dunque faccio ritorno -a casa. - -REGINA. Tanto meglio! Quanto più presto partirai.... - -ENGS. Sì, ma voglio condurti via con me, Regina. - -REGINA (_guardandolo un istante attonita_). Vuoi condurmi via con te? -Ma che intendi dire? - -ENGS. Intendo dire che voglio averti presso di me, in casa mia. - -REGINA (_con aria di scherno_). Mai! - -ENGS. Oh! Lo vedremo. - -REGINA. Sì, sì, lo vedremo, puoi contarci. Io allevata presso la -signora Alving, la vedova del ciambellano?... Io che fui trattata -sinora quasi come una figlia di casa? Io, andrei ad abitare con te?... -In una casa come la tua? Orrore!... - -ENGS. Ah! Diavolo! Che sarebbe a dire? Ti ribelleresti ora a tuo padre, -figlia mia? - -REGINA (_a mezza voce, senza guardarlo_). Hai ripetuto fin troppo ch’io -non ero nulla per te. - -ENGS. Bah! Non ci pensare.... - -REGINA. Quante volte m’hai chiamata una.... Che orrore! - -ENGS. No, giusto cielo, no, io non mi sono servito mai di una -parolaccia simile. - -REGINA. Non dubitare; me le ricordo perfettamente le tue parole. - -ENGS. Ma forse quando ero un po’ brillo.... Il mondo offre tante -tentazioni, Regina.... - -REGINA. Puh! - -ENGS. Eppoi la colpa è di tua madre che voleva aver sempre ragione.... -Dovevo pur trovare qualche spediente per vincerla. Essa faceva sempre -la smorfiosa. (_imitando_) «Te ne prego, Engstrand! lasciami stare! Ho -servito per tre anni in casa del ciambellano Alving a Rosenvold, io.» -(_sorridendo_) Ah! Buon Gesù! Non c’era caso di farle dimenticare che -il capitano era stato promosso ciambellano nell’epoca in cui essa si -trovava al suo servizio. - -REGINA. Povera mamma! Non t’ha incomodato per molto tempo.... quante -glie n’hai fatte passare! - -ENGS. (_con un movimento che lo fa zoppicare_). Si capisce, la colpa è -sempre mia. - -REGINA (_voltandosi da un lato a mezza voce_). Ouf! Eppoi, codesta -gamba! - -ENGS. Che dici figlia mia? - -REGINA. _Pied de mouton._ - -ENGS. Quest’è inglese? - -REGINA. Già. - -ENGS. Già, già; sei divenuta una sapientona, qui. Sto pensando, Regina, -che ciò potrebbe fare al caso nostro. - -REGINA (_dopo breve silenzio_). E che vuoi tu ch’io me ne venga a fare -con te in città? - -ENGS. È egli permesso chiedere ciò che vuol fare un padre della -sua unica creatura? Non sono io vedovo, ciò che significa solo e -abbandonato? - -REGINA. Ah! Lasciami un po’ in pace colle tue frottole. Perchè devo -venirmene in città con te? - -ENGS. Ebbene, te lo dirò: un’idea, qualche cosa di nuovo che vorrei -tentare. - -REGINA. Non sei alla tua prima prova, ma la ti è andata sempre male.... - -ENGS. Vedrai questa volta, Regina! Che il diavolo mi porti.... - -REGINA (_picchiando col piede_). Zitto, zitto! - -ENGS. (_vivamente_). Hai ragione. Volevo soltanto dirti una cosa; -dacchè lavoro in questo nuovo asilo riescii a metter da parte un po’ di -danaro. - -REGINA. Davvero? Tanto meglio per te. - -ENGS. Che potrei fare del mio capitale qui nel villaggio? - -REGINA. Continua. - -ENGS. Ebbene, ho pensato, intendi, di collocare questo denaro in modo -che mi possa rendere qualche cosa. Vorrei tentare d’aprire una specie -d’albergo pei marinai. - -REGINA. Puh! - -ENGS. So io quello che intendo: un albergo come si deve, non già una -bettolaccia.... No, per Bacco; dovrebbero venirvi soltanto i capitani -di vascello, i piloti, ecc., insomma quanto v’ha di meglio fra quella -gente. - -REGINA. E io dovrei?... - -ENGS. Tu mi aiuteresti; tanto per l’apparenza, si capisce; certo non -vorrei vederti faticare, ah no, per l’inferno! Tu faresti tutto ciò che -ti piace. - -REGINA. Ah! Benissimo. - -ENGS. Ma in una casa ci vuole la donna, ciò è chiaro come la luce del -sole. La sera bisognerebbe divertirsi un pochino, con della musica, -del ballo, e tutto quello che segue. Pensa, figlia mia, tutti questi -uomini di mare lanciati là, sul vasto oceano (_avvicinandosi a lei_). -Vediamo, Regina, non fare la stupida, non voler far torto a te stessa. -Che diverrai qui? Cosa potrà giovarti che la signora abbia speso del -suo per renderti sapiente?... M’hanno detto che andrai a sorvegliare -i bambini del nuovo asilo. Ma è questo un lavoro per te? mi domando. -Vorresti sacrificare la tua salute per quei monellucci? - -REGINA. No, e se tutto andasse secondo i miei desiderî, so -benissimo.... In fede mia, ciò può ben avvenire; ciò può avvenire! - -ENGS. Ch’è mai che può avvenire? - -REGINA. È un affare che non ti riguarda. E a quanto ammonterebbero le -tue economie? - -ENGS. Si tratta d’un sette od ottocento corone. - -REGINA. Non c’è gran male. - -ENGS. Sarà in ogni caso abbastanza per incominciare, figlia mia. - -REGINA. E non pensi di darmi nulla di tutto quel denaro? - -ENGS. No, per Dio, non vi penso affatto. - -REGINA. Nemmeno un po’ di stoffa per un vestitino? Nemmeno questo? - -ENGS. Seguimi e vestiti ne avrai quanti ne vorrai. - -REGINA. Basta! Saprei ingegnarmi da sola, se ne avessi volontà. - -ENGS. Regina, la mano d’un padre saprà sempre guidarti meglio. Ora che -parliamo, posso avere una casa molto conveniente nella piccola via del -Porto. Non occorre una gran somma per acquistarla. E, vedi, si potrebbe -farne una specie di ricovero pei marinai. - -REGINA. Ma io non voglio seguirti. Non v’è nulla di comune tra noi. -Vattene. - -ENGS. Non rimarresti a lungo con me. Diamine! no certo, bimba mia. Non -avrò questa fortuna. Certamente non avresti che a guardarti attorno.... -Una bella ragazza come te, poichè ti sei fatta bellina in questi ultimi -anni.... - -REGINA. Ebbene? - -ENGS. Non passerebbe molto tempo, che si vedrebbe capitare un pilota, -in fede mia, fors’anco un capitano.... - -REGINA. Non voglio sposarmi con persone di quella razza. I marinai non -hanno _savoir-vivre_. - -ENGS. Non hanno che.... - -REGINA. Ti dico che li conosco. Non sono persone che si possono sposare. - -ENGS. Ma non c’è poi bisogno di sposarsi. Si può trovare maggior -profitto altrimenti. (_confidenzialmente_) Tu conosci l’inglese?... -l’Inglese del yacht.... ebbene egli pagò trecento scudi, ed essa non -era certo tanto bella come te. - -REGINA. (_minacciosa_). Esci di qui! - -ENGS. (_retrocedendo_). Andiamo andiamo! Non vorrai picchiarmi, credo! - -REGINA. Se parli della mamma, picchio. Esci, ti ripeto. (_lo spinge -verso la porta che conduce alla spiaggia_) E non battere gli usci.... -il giovane signor Alving.... - -ENGS. Bah! Egli dorme. È curioso come ti occupi del giovane signor -Alving.... (_abbassando la voce_) Oh, oh! ci sarebbe dubbio ch’egli...? - -REGINA. Vattene, e al più presto. Tu sragioni. No, no da questa parte. -Ecco il pastore Manders che s’avanza. Presto, infila la scala della -cucina. - -ENGS. (_passando a destra_). Bene, bene, ce n’anderemo. Ma parla un -po’ con costui. Egli è uomo capace di dirti ciò che una figlia deve a -suo padre. Perchè sai, in fin dei conti già io sono tuo padre. Posso -provartelo coi registri della parrocchia. (_egli esce dall’altra porta -che Regina ha aperto e ch’essa richiude dietro di lui_). - -REGINA. (_getta un’occhiaia allo specchio, si fa vento col grembiule, -riordina il nastro del suo colletto; poi si mette a disporre i fiori_). - - -SCENA II. - -REGINA e il PASTORE MANDERS. - - -(_Il Pastore Manders entra dalla serra in mantello; ha in mano un -ombrello, e a tracolla una borsetta da viaggio_). - -IL PAST. Buon giorno, signorina Engstrand. - -REGINA (_voltandosi con un’aria di lieta sorpresa_). Oh!... Buon -giorno, signor Pastore. Il battello è già arrivato? - -IL PAST. Or ora. (_risale la scena_) Com’è noiosa questa pioggia che -continua da tanti giorni! - -REGINA (_camminando dietro a lui_). Per la gente di campagna, è un -tempo benedetto, signor Pastore. - -IL PAST. Avete ragione. Noi non ci pensiamo, noi altri cittadini. -(_leva lentamente il soprabito_) - -REGINA. Permettete che v’aiuti? Là! Dio mio! Come è bagnato! Aspettate, -lo appenderò in anticamera. L’ombrello poi lo aprirò per farlo -asciugare. (_Esce con questi oggetti dalla porta di destra. Il Pastore -si toglie la borsa da viaggio e la depone sur una sedia presso il -cappello. Mentr’è occupato Regina rientra_). - -IL PAST. Com’è piacevole il trovarsi al coperto! Vediamo! Qui va tutto -bene? - -REGINA. Sì, grazie. - -IL PAST. Ma dovete avere un gran daffare in casa, ritengo, per la -solennità di domani. - -REGINA. Eh! Sicuro! Il lavoro non manca. - -IL PAST. La signora Alving c’è, spero.... - -REGINA. C’è, ma si trova di sopra, occupata a preparare il cioccolatte -pel signorino. - -IL PAST. Ah, sicuro! Allo sbarco mi fu detto che Osvaldo era ritornato. - -REGINA. Arrivò l’altr’ieri, mentre non lo si aspettava che oggi. - -IL PAST. È fresco e sano, spero.... - -REGINA. Grazie, sta bene. Però il viaggio l’ha stancato assai. È venuto -da Parigi tutto d’un fiato; intendo dire che venne sempre nel medesimo -treno. Ora credo che stia riposando. Forse faremmo meglio a parlare un -po’ a bassa voce. - -IL PAST. Zitti! Non facciamo rumore. - -REGINA. Intanto, accomodatevi, signor Pastore. (_egli siede; essa gli -spinge uno sgabello sotto i piedi_) Là, va bene così, signor Pastore? - -PAST. Grazie, grazie, sto benissimo. (_guardandola_) Sapete, signorina -Engstrand, che mi sembrate molto cresciuta, dacchè vi vidi l’ultima -volta.... - -REGINA. Il signor Pastore trova? Anche la signora dice che mi sono -sviluppata. - -PAST. Sviluppata? Hum! Mi pare di sì. - - (_Un istante di silenzio._) - -REGINA. Forse desiderate che avverta la signora? - -PAST. Grazie, non c’è fretta, figlia mia. Ma ditemi un po’, Regina, in -che rapporti siete ora con vostro padre? - -REGINA. Grazie, signor Pastore, così, così, non troppo male. - -PAST. Egli fu da me l’ultima volta che venne in città. - -REGINA. Davvero? Egli è sempre così felice, quando può parlare al -signor Pastore. - -PAST. E voi scendete talora durante il giorno per vederlo? - -REGINA. Io? Sicuro, vado a vederlo appena ho un momento libero. - -PAST. Vostro padre, signorina Engstrand, non è una natura forte. Egli -ha bisogno d’una mano che lo guidi. - -REGINA. È probabile. - -PAST. Egli ha bisogno di qualcuno presso di sè da poter amare, e sul -cui giudizio affidarsi. Me lo confessò con sincera fiducia l’ultima -volta che venne a trovarmi. - -REGINA. Ne tenne parola anche a me. Ma io non so se la signora Alving -mi lascierebbe partire, specialmente ora che dobbiamo dirigere il nuovo -asilo. E anch’io non saprei decidermi a lasciare la signora Alving che -fu sempre così buona con me. - -IL PAST. Ma il dovere di figlia, mia cara.... Beninteso che prima -bisognerebbe ottenere il consenso della vostra padrona. - -REGINA. Inoltre non so se sia conveniente, alla mia età, il governare -la casa di un uomo solo. - -IL PAST. Ma che dite!... signorina mia cara, poichè si tratta di vostro -padre.... - -REGINA. Può essere, però.... Ah! se avessi in vista qualche buona casa, -e presso qualche signore veramente dabbene.... - -IL PAST. Ma, mia cara Regina.... - -REGINA. Un uomo che m’ispirasse del rispetto, che io sentissi superiore -a me, e che mi tenesse, per così dire, come una figlia.... - -IL PAST. Sì, ma mia cara fanciulla.... - -REGINA. Ah! Se avessi questa prospettiva, non rifiuterei d’andarmene -in città. Qui mi sento così isolata.... e il signor Pastore capisce -benissimo che cosa voglia dire il sentirsi soli al mondo. D’altra -parte, oso dire che sono attiva e che il lavoro non mi spaventa. Il -signor Pastore non conoscerebbe un posto di simil genere? - -IL PAST. Io? No davvero, non ne conosco. - -REGINA. Ma mio caro, mio buon Pastore, pensate a me, se vi capitasse.... - -IL PAST. (_alzandosi_). Certamente non mancherò signorina Engstrand. - -REGINA. Sì, perchè se io.... - -IL PAST. Vorreste avere la bontà di avvertire la signora? - -REGINA. Essa non tarderà molto a venire, signor Pastore. (_esce da -sinistra_). - -IL PAST. (_Misura a gran passi la stanza, poi giunge sin al fondo -della scena e guarda dal lato del mare, colle mani dietro la schiena. -Poi ritorna presso al tavolo, prende un libro, ne esamina il titolo. -Movimento di stupore. Ne guarda altri_) Ah! Ah! (_La signora Alving -entra dalla porta di sinistra, seguita da Regina, che se ne va tosto -dalla prima porta di destra_). - - -SCENA III. - -PASTORE MANDERS, Signora ALVING. - - -Sig.ª ALVING. (_tende la mano al Pastore_). Siate il benvenuto, signor -Pastore. - -IL PAST. Buon giorno, signora. Eccomi qua, secondo la promessa. - -Sig.ª ALVING. Sempre puntualissimo. - -IL PAST. Potete pensare con quanta fatica abbia potuto fuggire, con -tutte quelle Commissioni e Direzioni di cui faccio parte.... - -Sig.ª ALVING. Tanto più vi sono riconoscente d’esservene venuto così di -buon’ora. Così potremo almeno regolare i nostri affari prima di pranzo. -Ma ov’è la vostra valigia? - -IL PAST. (_vivamente_) I miei bagagli sono qui dal negoziante, ove -passerò la notte. - -Sig.ª ALVING. (_reprimendo un sorriso_). Dunque non volete proprio -passare la notte sotto il mio tetto? - -IL PAST. No, signora mia; io ve ne sono riconoscente, ma preferisco -dormire giù, come al solito. Mi riesce più comodo per prendere il -battello.... - -Sig.ª ALVING. Fate come credete. Però mi sembra che due vecchi come -noi.... - -IL PAST. Oh! Buon Dio! che dite mai! D’altra parte è naturale che oggi -siate di buon umore. Prima di tutto la festa di domani, poi il ritorno -di Osvaldo.... - -Sig.ª ALVING. Sì, per me quest’è una gran felicità. Figuratevi! Era -lontano già da più di due anni. E ora mi promise di passare tutto -l’inverno con me. - -IL PAST. Davvero? Quest’è da parte sua un’azione veramente figliale -perchè suppongo che non debba sedurlo poco la vita di Parigi o di Roma. - -Sig.ª ALVING. Certo, ma qui egli ha sua madre! Ah! il mio buon -figliuolo adorato! Il suo cuore è tutto per la sua mamma si può proprio -dirlo! - -IL PAST. D’altra parte sarebbe troppo triste se la separazione e le sue -occupazioni d’artista dovessero rallentare dei legami così naturali. - -Sig.ª ALVING. Avete ragione. Ma con lui non c’è pericolo. Sono curiosa -di vedere se lo riconoscerete. Egli discenderà tosto; ora riposa un po’ -sur un sofà. Ma sedete dunque, mio caro Pastore. - -IL PAST. Grazie. Non sono d’incomodo? - -Sig.ª ALVING. Al contrario. (_siede al tavolo_). - -IL PAST. Benissimo, allora vi dirò... (_prende la sua borsa da -viaggio dalla sedia, siede al lato opposto del tavolo e cerca un posto -conveniente per distendervi le sue carte_) In primo luogo questo... -(_interrompendosi_) Ma, ditemi dunque, signora mia, donde vi vengono -questi libri? - -Sig.ª ALVING. Questi libri? Sono libri che leggo io. - -IL PAST. Voi leggete opere simili? - -Sig.ª ALVING. Certamente. - -IL PAST. Sentite che esse vi rendano migliore o più felice? - -Sig.ª ALVING. Mi sembra che mi rendano in qualche modo più sicura di me -stessa. - -IL PAST. È strano. E come accade ciò? - -Sig.ª ALVING. Ecco; vi trovo come una spiegazione, una conferma di -molte e molte cose che soglio pensare e ruminare in me stessa. Perchè, -vedete, pastore Manders, il meraviglioso si è che, per vero dire, in -questi libri non si trova assolutamente nulla di nuovo; non c’è qui -dentro che quello che pensano e credono la maggior parte degli uomini. -L’unica differenza sta in ciò, che cioè la maggioranza degli uomini non -se ne rende esatto conto, o non vuol soffermarvisi. - -IL PAST. Ah! Benissimo! Ma voi credete sul serio che la maggioranza -degli uomini?... - -Sig.ª ALVING. Sì, lo credo. - -IL PAST. Ma non nel nostro paese, non tra noi? - -Sig.ª ALVING. Ahimè! Tra noi, come altrove. - -IL PAST. Ah! Vi pare!... - -Sig.ª ALVING. Ma, in fatto, che avete voi a rimproverare a questi libri? - -IL PAST. Io non ho nulla a rimproverar loro. Non crederete già che io -m’occupi dell’esame di simili opere.... - -Sig.ª ALVING. Ciò vuol dire che non conoscete affatto quello che -condannate. - -IL PAST. Lessi abbastanza di quanto fu detto di tali libri per -biasimarli. - -Sig.ª ALVING. Sì, ma l’opinione vostra.... - -IL PAST. Signora mia, in questa vita vi sono dei casi in cui bisogna -rimettersi al giudizio degli altri. Che volete? È un fatto, ed è bene -così! Che diverrebbe la società se avvenisse altrimenti? - -Sig.ª ALVING. Forse avete ragione. - -IL PAST. Io non voglio negare che non ci possa essere in tali scritti -qualche cosa d’attraente. E non posso neppure farvi rimprovero se -volete conoscere le correnti intellettuali che, secondo ciò che si -dice, attraversano questo mondo... ove per tanto tempo avete lasciato -errare vostro figlio. Ma.... - -Sig.ª ALVING. Ma.... - -IL PAST. (_abbassando la voce_). Ma non bisogna parlarne, signora mia. -Non c’è bisogno di render conto a tutti di ciò che si legge e di quanto -si pensa tra le proprie pareti. - -Sig.ª ALVING. No, certamente, sono della vostra opinione. - -IL PAST. Non dimenticate però gli obblighi che vi impone quest’asilo -che avete deciso d’edificare in un’epoca in cui le vostre idee sul -mondo morale differivano considerevolmente da quelle di oggi, almeno a -quanto ne posso giudicare. - -Sig.ª ALVING. Sì, sì siamo d’accordo. Ma è dell’asilo.... - -IL PAST. Avete ragione; è dell’asilo che dovevamo occuparci. Dunque -prudenza, signora mia! Ed ora passiamo agli affari nostri. (_apre una -busta e ne leva delle carte_) Vedete queste? - -Sig.ª ALVING. Sono i documenti? - -IL PAST. Sì, e in pieno ordine. Potete pensare con quante difficoltà, -abbia potuto ottenerli in tempo. Ho dovuto letteralmente esercitare -delle pressioni. Le autorità sono, si potrebbe dire quasi, crudelmente -coscienziose allorchè trattasi di decisioni da prendersi. Ma finalmente -eccoli. (_sfoglia le carte_) Questo è uno stato del recinto di Solvik, -facente parte del dominio di Rosenvold, coll’indicazione dei nuovi -fabbricati costruiti, scuola, abitazione dei maestri e cappella. Ed -ecco la conferma del legato e degli statuti di fondazione. Volete -vedere? (_legge_) Statuti dell’asilo: «Alla memoria del capitano -Alving.» - -Sig.ª ALVING. (_gli sguardi fissi a lungo sulle carte_). Ecco! - -IL PAST. Scelsi il titolo di capitano anzichè quello di ciambellano, -poichè mi sembra meno pretenzioso. - -Sig.ª ALVING. Sì, sì, come vi pare. - -IL PAST. Ed ecco il libretto della Cassa di Risparmio portante il -capitale cogli interessi, il tutto destinato a coprire le spese di -costruzione. - -Sig.ª ALVING. Grazie, ma fatemi il piacere di conservarli per maggior -comodità. - -IL PAST. Volontieri. Per cominciare sarei d’opinione di lasciar il -denaro alla Cassa di Risparmio. L’interesse del quattro per cento -è poco seducente; ma in mancanza di meglio.... Se più tardi ci si -offrisse qualche collocamento più vantaggioso — beninteso dovrebbe -trattarsi d’una prima ipoteca, o d’un’iscrizione sicura, — potremo -riparlarne. - -Sig.ª ALVING. Sì, sì mio caro Pastore, voi queste cose le potete capire -meglio di me. - -IL PAST. Ad ogni modo, starò all’erta. Ma un’altra cosa volevo -chiedervi parecchie volte. - -Sig.ª ALVING. Cioè? - -IL PAST. Dobbiamo o no, far assicurare l’asilo? - -Sig.ª ALVING. Sì, naturalmente. - -IL PAST. Aspettate un momento. Consideriamo la cosa davvicino. - -Sig.ª ALVING. Io ho assicurato tutto qui: fabbricati, raccolto, -bestiame e mobiglio. - -IL PAST. È giustissimo. Si tratta di proprietà vostra, e io faccio -altrettanto.... beninteso. Ma qui, vedete, l’affare è diverso. L’asilo -deve, in qualche maniera, ricevere una consacrazione per un fine -d’ordine superiore. - -Sig.ª ALVING. Sì, ma ciò non toglie.... - -IL PAST. Per conto mio, io non troverei alcun inconveniente nel -garantirci contro tutte le eventualità. - -Sig.ª ALVING. Ma sicuro.... - -IL PAST. Ma ditemi, di che opinione è la contrada? Che ne pensano gli -abitanti? Potete saperlo meglio di me. - -Sig.ª ALVING. Hum, le disposizioni.... - -IL PAST. V’ha qui un numero importante d’opinioni autorevoli — -veramente autorevoli — a cui potesse dar ombra la nostra decisione?... - -Sig.ª ALVING. Che intendete dire con.... opinioni autorevoli? - -IL PAST. Intendo parlare di persone che occupino un posto abbastanza -indipendente, e abbastanza influente, perchè non si debba trascurare -troppo il loro modo di vedere. - -Sig.ª ALVING. Se si tratta di queste, ne conosco un buon numero che -forse si scandalizzerebbero se.. - -IL PAST. Lo vedete bene! Da noi in città, esse abbondano. Pensate alle -anime devote di cui hanno cura tutti i miei confratelli. Si troverebbe -che nè voi, nè io, abbiamo fiducia nei decreti della Provvidenza. - -Sig.ª ALVING. Ma per ciò che vi concerne, caro Pastore, lo sapete anche -voi che.... - -IL PAST. Sì, io so, io so; ho per me la mia coscienza, quest’è certo. -Ma non potremmo far tacere i commenti malevoli e contrari. E tali -commenti potrebbero in ultima analisi inceppare l’opera stessa. - -Sig.ª ALVING. Sicuro, se così fosse... - -IL PAST. Io non devo neppure perdere completamente di vista la -situazione equivoca — oserò dire penosa — in cui potrei trovarmi. -Nei circoli influenti della città, ci si occupa moltissimo di tale -fondazione. L’asilo non è in parte eretto a vantaggio della città? -È sperabile anzi che servirà ad alleggerire in misura abbastanza -larga i carichi dell’assistenza pubblica. Ora, essendo stato vostro -consigliere, incaricato della parte amministrativa dell’opera, temo, lo -confesso, d’essere il primo bersaglio degli invidiosi. - -Sig.ª ALVING. Infatti non dovete esporvici. - -IL PAST. Senza parlare degli attacchi che, non c’è alcun dubbio, non mi -verrebbero risparmiati da certi giornali di cui.... - -Sig.ª ALVING. Basta, caro Pastore. La vostra prima considerazione è -sufficiente.... - -IL PAST. Adunque credete che sia meglio rinunciare all’assicurazione? - -Sig.ª ALVING. Sì, vi rinunceremo. - -IL PAST. (_sdraiandosi sulla sedia_). Ma ammettendo che accadesse -una disgrazia — non si può mai sapere — v’assumereste di riparare al -disastro? - -Sig.ª ALVING. Questo poi no, ve lo dico chiaramente; non lo farei. - -IL PAST. In tal caso, sapete, signora mia, quale grave responsabiltà ci -assumiamo? - -Sig.ª ALVING. Possiamo fare diversamente? - -IL PAST. No, ed ecco la difficoltà. Noi non possiamo esporci a dei -giudizi sfavorevoli, e non abbiamo affatto il diritto di scandalizzare -l’opinione. - -Sig.ª ALVING. Voi, come prete, no certamente. - -IL PAST. D’altra parte credo sinceramente che dobbiamo contare, -per simile fondazione, sur una stella propizia, dirò meglio, sulla -protezione speciale di lassù. - -Sig.ª ALVING. Speriamolo, caro Pastore. - -IL PAST. Sicchè, adunque, voi credete che sia meglio lasciare le cose -come sono? - -Sig.ª ALVING. Ne sono convinta. - -IL PAST. Sarà fatta la vostra volontà. (_scrivendo_) Assicurazione -niente. - -Sig.ª ALVING. È strano però che abbiate aspettato sino ad oggi a -tenermene parola. - -IL PAST. L’ho pensato spesso però. - -Sig.ª ALVING. Lo sapete che ieri per poco non abbiamo avuto un incendio -laggiù? - -IL PAST. Che dite mai? - -Sig.ª ALVING. Fortunatamente fu senz’importanza. Dei trucioli che -bruciarono nel laboratorio del falegname. - -IL PAST. Ove lavora Engstrand? - -Sig.ª ALVING. Sì, dicono ch’è talora così trascurato cogli -zolfanelli.... - -IL PAST. Ha tante cose in testa quel benedett’uomo; ne ha avute tante! -Per fortuna pare che ora si sia proposto, se sarà vero, di condurre una -vita irreprensibile. - -Sig.ª ALVING. Davvero? Chi ve lo disse? - -IL PAST. Egli stesso me l’assicurò. Sta il fatto che come operaio vale -molto. - -Sig.ª ALVING. Sì, finchè non beve. - -IL PAST. Purtroppo ha quella malaugurata debolezza! A sentir lui però -n’ha sempre colpa la sua gamba difettosa. L’ultima volta ch’io lo vidi -in città, m’ha veramente commosso. Venne a trovarmi, e mi ringraziò -con tanta effusione d’avergli procurato del lavoro qui ove gli è dato -d’incontrare sua figlia. - -Sig.ª ALVING. Non credo però che la veda molto spesso. - -IL PAST. V’ingannate: egli le parla ogni giorno, così mi disse lui. - -Sig.ª ALVING. Sarà. - -IL PAST. Il poveretto sente che ha bisogno di qualcuno che lo trattenga -allorchè gli capita la tentazione! Ciò che mi commuove in Giacomo -Engstrand, si è ch’egli se ne viene a voi in tutta la sua debolezza per -confessarvela e accusarsene da sè. L’ultima volta che venne.... statemi -a sentire, signora Alving, mi confessò che sarebbe una felicità per lui -avere Regina presso di sè.... - -Sig.ª ALVING. (_alzandosi vivamente_). Regina! - -IL PAST. Voi non potreste opporvi. - -Sig.ª ALVING. Al contrario, mi vi opporrei. Eppoi Regina è necessaria -all’asilo. - -IL PAST. Ma Engstrand è suo padre, non dovete dimenticarlo! - -Sig.ª ALVING. Un padre come quello!... In quanto a questo, io posso -saperne più di qualunque altro. No! Io non consentirò mai ch’essa se ne -vada ad abitare con lui! - -IL PAST. (_alzandosi_). Mia cara signora, non accoratevi troppo. -V’assicuro però che mi rincresce il vedere in qual conto tenete il -povero Engstrand. Si direbbe proprio che temiate.... - -Sig.ª ALVING. (_più calma_). Non importa. Fui io che raccolsi Regina in -casa mia, ed è in casa mia che deve rimanere. (_si pone in ascolto_) -Zitto! mio caro Pastore, non più una parola di ciò. (_il suo volto si -rischiara_) Ascoltate: ecco Osvaldo che discende. Non pensiamo ora che -a lui. - - -SCENA IV. - -DETTI, OSVALDO. - - -(_Osvaldo Alving in giacchetta, col cappello in mano, fumando un’enorme -pipa di schiuma di mare, entra dalla porta di sinistra_.) - -OSVALDO. (_arrestandosi sulla soglia_). Oh! Mille scuse. Credevo foste -tutti nel gabinetto da lavoro. (_avvicinandosi_) Buon giorno, signor -Pastore. - -IL PAST. (_fissandolo con meraviglia_). Oh! Ma è strano.... - -Sig.ª ALVING. Che ne dite, Pastore? - -IL PAST. Io dico.... dico.... No! Ma è questo veramente?... - -OSVALDO. Sì, signor Pastore, questo è veramente il figliuol prodigo.... - -IL PAST. Ma, mio caro amico.... - -OSVALDO. Il figlio ritrovato, se così preferite dire. - -Sig.ª ALVING. Osvaldo pensa al tempo in cui voi vi opponevate così -decisamente alla sua carriera artistica. - -IL PAST. Vi sono tante decisioni, temerarie ai nostri occhi, che più -tardi invece.... (_gli tende la mano_) Insomma, siate il benvenuto. -Davvero, mio caro Osvaldo.... mi permettete nevvero ch’io vi chiami -come vi chiamavo una volta?... - -OSVALDO. E come vorreste chiamarmi? - -IL PAST. Grazie! Volevo adunque pregarvi, mio caro Osvaldo, di non -credere ch’io condanni assolutamente la carriera artistica. Riconosco -che in tale carriera come in ogni altra, molti e molti sanno salvare il -loro animo dalla corruzione. - -OSVALDO. Speriamolo. - -Sig.ª ALVING. Io ne conosco uno (_raggiante di gioia_) che s’è salvato -corpo ed anima. Guardatelo, signor Pastore. - -OSVALDO (_risalendo la scena_). Bene, bene, mamma mia, non ne parliamo. - -IL PAST. Via, non si può negarlo infatti. Eppoi, ecco che cominciate -a farvi un nome. I giornali parlano spesso di voi, e nel modo il più -lusinghiero.... Però in questi ultimi tempi ci fu un po’ di silenzio. - -OSVALDO (_s’è avvicinato ai fiori_). Infatti da qualche tempo non posso -lavorare con una certa assiduità. - -Sig.ª ALVING. Un pittore ha diritto di riposarsi come ogn’altro. - -IL PAST. Si capisce. Nel frattempo ci si prepara e si raccolgono tutte -le proprie forze per qualche lavoro importante. - -OSVALDO. Già.... Mamma, il pranzo sarà pronto presto? - -Sig.ª ALVING. Tra una mezz’ora. Grazie a Dio l’appetito non gli manca. - -IL PAST. Nè la passione pel tabacco. - -OSVALDO. Trovai di sopra la pipa di mio padre e.... - -IL PAST. Ah! Ci siamo. - -Sig.ª ALVING. Che intendete dire? - -IL PAST. Allorchè scorsi sulla soglia Osvaldo, colla pipa in bocca, -credetti vedere suo padre risuscitato. - -OSVALDO. Davvero? - -Sig.ª ALVING. Ma come potete dire una cosa simile? Osvaldo rassomiglia -soltanto a me. - -IL PAST. Quest’è vero, ma c’è una certa linea agli angoli della bocca, -sulle labbra, che avevo già osservato sul volto d’Alving.... - -Sig.ª ALVING. Tutt’altro. A me sembra invece che Osvaldo abbia qualche -cosa di sacerdotale agli angoli della bocca. - -IL PAST. È vero, è vero; un tratto simile si riscontra infatti presso -parecchi dei miei confratelli. - -Sig.ª ALVING. Ma lascia, ti prego, la tua pipa, ragazzo mio, non voglio -che ci sia fumo in questa stanza. - -OSVALDO. Hai ragione. Volevo soltanto provarla. Vi fumai una volta sola -allorchè ero piccino. - -Sig.ª ALVING. Davvero? - -OSVALDO. Sì. Ero un bimbo allora. Mi ricordo che una sera entrai nella -camera di mio padre e ch’egli era così gaio, così animato.... - -Sig.ª ALVING. Ma che! Tu non puoi ricordarti di quell’epoca. - -OSVALDO. Oh! Me ne ricordo benissimo. Egli mi prese sulle sue ginocchia -e mi fece fumare nella sua pipa. «Fuma, fuma, ragazzo mio,» mi disse. -E io fumai sinchè mi fu possibile, sinchè mi sentii impallidire e il -sudore bagnarmi la fronte. Allora egli rise così di cuore.... - -IL PAST. Strano, davvero! - -Sig.ª ALVING. Amico mio, dev’essere un sogno di Osvaldo questo. - -OSVALDO. No, mamma, non è un sogno. Tant’è vero — te ne ricordi? — che -tu sei entrata e m’hai portato nella mia cameretta; là mi sono sentito -male e ricordo anche d’averti veduta piangere. Ma il papà soleva fare -di simili scherzi. - -IL PAST. Nella sua gioventù egli era molto allegro. - -OSVALDO. E nel poco tempo ch’egli ha vissuto, ha saputo compiere tante -cose utili e buone. - -IL PAST. È vero. Voi portate il nome d’un uomo degno ed attivo, mio -caro Osvaldo Alving. Ebbene, speriamo che questo sarà per voi uno -stimolo, un incoraggiamento.... - -OSVALDO. Infatti, dovrebbe essere così. - -IL PAST. Ad ogni modo, fu amabilissimo da parte vostra, l’esservene -ritornato per una festa sacra alla sua memoria. - -OSVALDO. Non avrei potuto fare diversamente. - -Sig.ª ALVING. E pensare che potrò averlo per tanto tempo, questo è il -più bello! - -IL PAST. Sicuro, mi fu detto che rimarrete qui con noi tutto l’inverno. - -OSVALDO. Non è stabilito il tempo della mia permanenza qui, signor -Pastore. Qual piacere si prova nel ritornarsene in casa propria! - -Sig.ª ALVING (raggiante). Non è vero, figlio mio?... - -IL PAST. (_guardandolo con interesse_). Eravate ben giovane, mio caro -Osvaldo, quando avete cominciato a girare il mondo. - -OSVALDO. È vero: io mi domando talvolta, se non ero persino troppo -giovane. - -Sig.ª ALVING. Tutt’altro: ciò non può arrecare che vantaggio ad un -ragazzo svegliato, e specialmente ad un figlio unico che corre il -rischio di viziarsi troppo restandosene sempre in casa sua, tra il -babbo e la mamma. - -IL PAST. Questo è molto discutibile, signora mia. Dopo tutto, la casa -paterna sarà sempre il soggiorno migliore per un ragazzo. - -OSVALDO. Su questo punto, io sono perfettamente dell’opinione del -Pastore. - -IL PAST. Guardate, per esempio, il vostro istesso figliolo. Noi -possiamo benissimo parlare in sua presenza. Eccolo giunto ai suoi -ventisei o ventisette anni, e mai egli ebbe occasione di conoscere la -vera vita di famiglia.... - -OSVALDO. Perdonate, signor Pastore.... ma su questo punto vi sbagliate. - -IL PAST. Davvero? Io credevo che aveste frequentato solo circoli -d’artisti. - -OSVALDO. Quest’è esatto. - -IL PAST. E in ispecie quelli di giovani artisti. - -OSVALDO. Precisamente. - -IL PAST. E pensavo che per la maggior parte non avessero i mezzi di -fondare una famiglia e un focolare proprio. - -OSVALDO. Ce n’è bensì di quelli che non possono sposarsi, signor -Pastore.... - -IL PAST. Ebbene! È precisamente ciò che voglio dire. - -OSVALDO. Ma ciò non toglie ch’essi non possano avere un focolare -proprio e spesso essi l’hanno... e organizzato bene, e molto -conveniente. - -Sig.ª ALVING (_attenta a queste parole, le approva col capo, senza -parlare_). - -IL PAST. Io non intendo parlare d’un governo di casa da scapoli. Io -chiamo focolare domestico quello presso cui vive un uomo con sua moglie -e i suoi figli. - -OSVALDO. Sì, oppure coi suoi figli e la loro madre. - -IL PAST. (_dando un sobbalzo e giungendo le mani_). Ma.... misericordia! - -OSVALDO. Che? - -IL PAST. Vivere colla madre dei propri figli? - -OSVALDO. Sicuro; preferireste che venisse respinta?... - -IL PAST. Sicchè voi alludete alle relazioni illegittime, a queste -«false famiglie» come volgarmente si dicono. - -OSVALDO. Io non trovai mai nulla di falso in questa vita in comune. - -IL PAST. Ma come può egli avvenire che un uomo o una donna che abbiano -avuto solo un principio di educazione, possano adattarsi ad una simile -esistenza, innanzi agli occhi del mondo? - -OSVALDO. Eh! Che volete che facciano? Un giovane artista povero, una -fanciulla povera... Per sposarsi occorre molto denaro. Che fare? - -IL PAST. Che fare? Sentite, signor Alving, vi dirò io ciò che devono -fare. Devono starsene lungi l’uno dall’altro sin dal principio....: -ecco ciò che devono fare. - -OSVALDO. Un tal discorso non vi gioverebbe molto con noi giovanotti, -appassionati, innamorati. - -Sig.ª ALVING. In fede mia, no, non vi gioverebbe molto. - -IL PAST. (_insistendo_). E le autorità che tollerano cose simili e le -lasciano avvenire alla piena luce del giorno!.... (_volgendosi verso -la signora Alving_) Non avevo ragione d’essere profondamente inquieto -sul conto di vostro figlio? In circoli simili ove l’immoralità si mette -sfacciatamente in mostra, ove, per così dire, essa acquista il diritto -di cittadinanza.... - -OSVALDO. Vi confesserò anzi, signor Pastore, ch’io fui l’ospite assiduo -d’una di quelle famiglie irregolari, presso la quale passavo quasi -tutte le mie domeniche. - -IL PAST. Proprio le domeniche! - -OSVALDO. Sicuro, è il giorno consacrato al divertimento. Ma non intesi -mai una parola meno che conveniente; nulla di quanto potrebbe venir -tacciato d’immoralità.... No; sapete voi invece dove e quando si -riscontra dell’immoralità nei circoli d’artisti? - -IL PAST. No, grazie a Dio, non ne so nulla. - -OSVALDO. Ebbene! Mi permetterò di dirvelo io: la riscontrai solo -allorchè qualche padre o marito delle nostre famiglie modello, veniva -presso gli artisti in cerca di un po’ di libertà, degnando onorare -di una sua visita le nostre umili taverne. In quelle occasioni sì, -possiamo dire d’averne imparate delle belle! Quei signori sapevano -raccontarci fatti e cose a cui non avevamo pensato mai. - -IL PAST. E che? Pretendereste che degli uomini onorati di questo paese -possano andare.... - -OSVALDO. Li avete mai intesi, questi uomini onorati, di ritorno alle -loro case, discutere sull’immoralità che regna nei paesi stranieri?... - -IL PAST. Questo sì.... - -Sig.ª ALVING. Anch’io ne intesi parlare. - -OSVALDO. Sicuro. E si può loro credere sulla parola. Tra essi ci sono -di quelli che lo sanno per esperienza propria. (_si prende la testa tra -le mani_) Chi si permette di ricoprire di fango la bella, la superba, -la libera esistenza di laggiù? - -Sig.ª ALVING. Non esaltarti, Osvaldo, questo non ti giova affatto. - -OSVALDO. Hai ragione, mamma; non mi giova. Vedi, ne è causa questa -maledetta stanchezza. Vuol dire che farò una passeggiatina prima di -pranzo. Scusatemi, signor Pastore; voi non potete mettervi nei miei -panni; ma ne fui preso così bruscamente.... (_esce dalla porta di -destra_) - - -SCENA V. - -Signora ALVING, PASTORE MANDERS. - - -Sig.ª ALVING. Povero figlio mio!... - -IL PAST. Oh! Meno male che la pensate così. Ecco a che ne siamo! - -Sig.ª ALVING (_lo guarda in silenzio_). - -IL PAST. (_misurando a gran passi la scena_). Figliuol prodigo, ha -detto; ahimè sì è proprio così, sì! - -Sig.ª ALVING. (_continua a guardarlo_). - -IL PAST. Ma voi che dite di tuttociò? - -Sig.ª ALVING. Dico che Osvaldo ha completamente ragione. - -IL PAST. (_con un sobbalzo_). Ragione! ragione di esporre tali principî? - -Sig.ª ALVING. Qui nella mia solitudine io son giunta a pensarla come -lui. Ma non ho osato mai affrontare la questione troppo davvicino. Sia! -Mio figlio parla per me. - -IL PAST. Siete veramente da compiangere signora Alving. Ascoltatemi: -ora parleremo sul serio. In questo momento non avete più innanzi a -voi il vostro uomo d’affari, il vostro consigliere, il vostro amico di -gioventù e l’amico del vostro defunto marito; è il pastore che vi parla -come lo fece il dì del vostro errore. - -Sig.ª ALVING. E che ha egli a dirmi il pastore? - -IL PAST. Voglio prima di tutto destare i vostri ricordi, signora. Il -momento è scelto bene: domani ricorre il decimo anniversario della -morte di vostro marito. Domani cadrà il velo del monumento destinato -ad eternare la sua memoria. Domani mi rivolgerò a tutti; oggi voglio -trattenermi con voi sola. - -Sig.ª ALVING. Ebbene, parlate, signore. - -IL PAST. Vi ricordate che un anno dopo il vostro matrimonio vi siete -trovata sull’orlo dell’abisso, che avete disertato dalla vostra -casa.... che avete abbandonato vostro marito? Sì, signora mia.... -abbandonato, quest’è la parola, e vi siete rifiutata di ritornarvene -presso di lui, malgrado ogni sua preghiera, malgrado ogni sua supplica. - -Sig.ª ALVING. Dimenticaste come fossi infelice in quel primo anno di -matrimonio? - -IL PAST. Cercar la felicità in questa vita, ecco il vero spirito di -rivolta. Che diritto abbiamo noi alla felicità? Noi dobbiamo fare il -nostro dovere, signora; e il vostro dovere v’imponeva di restarvene -presso all’uomo a cui avevate giurata la vostra fede. - -Sig.ª ALVING. Voi sapete quale vita menasse Alving in quell’epoca e di -quali disordini egli si rendesse colpevole. - -IL PAST. Conosco benissimo tutte le voci che correvano sul suo -conto, ed è ben lungi da me l’idea d’approvare la condotta della sua -giovinezza, ammesso che tali voci fossero fondate. Ma una donna non -è autorizzata ad erigersi a giudice di suo marito. Era vostro dovere -di sopportare umilmente la croce che la volontà dell’Altissimo avea -creduto bene d’imporvi. Invece voi vi siete ribellata, avete gettata -lungi da voi la croce, abbandonando il poveretto ch’era vostra missione -sostenere. Avete disertato, esponendo il vostro nome e la vostra -riputazione, col rischio inoltre di rovinare la riputazione di qualche -altro. - -Sig.ª ALVING. Di qualche altro? - -IL PAST. Non fu, da parte vostra, una gran leggerezza il venire a -rifugiarvi in casa mia? - -Sig.ª ALVING. Dal nostro Pastore? Dal nostro buon amico di casa? - -IL PAST. Appunto per questo. Sì, potete ringraziare Iddio che mi -conferì la necessaria energia, che mi aiutò a distogliervi dai vostri -progetti esaltati, e mi diede la forza di ricondurvi sulla via del -dovere e nella casa del vostro legittimo sposo. - -Sig.ª ALVING. Sì, mio buon Pastore, questa fu tutta opera vostra. - -IL PAST. Io non fui che un umile strumento nelle mani dell’Altissimo. -E dalla felicità che mi fu data piegandovi al dovere e all’obbedienza, -quale benedizione non ne risultò mai per tutto il resto della vostra -vita! Le cose non si riordinarono forse come ve l’avevo predetto? -Alving non dette forse un addio a tutti i disordini della sua -esistenza? E d’allora in poi non passò egli forse tutti i suoi giorni -con voi, nell’amore e nella felicità? Non divenne egli il benefattore -della contrada, e voi non diveniste un po’ alla volta la sua compagna -indivisibile in ogni opera di beneficenza? Oh! So tutto, signora mia, -e di tale elogio v’andavo debitore da un pezzo. Ma giungiamo all’altro -errore più grande della vostra vita. - -Sig.ª ALVING. Che intendete dire? - -IL PAST. Come avete un giorno rinnegato i doveri di sposa, avete più -tardi rinnegati quelli di madre. - -Sig.ª ALVING. Ah!... - -IL PAST. Foste dominata ognora da un’invincibile fiducia in voi stessa. -Non avete mirato ognora che ad affrancarvi d’ogni legge e da ogni -giogo. Mai avete saputo sopportare il peso d’una catena qualsiasi. -Tutto ciò che vi disturbava, l’avete sempre gettato lungi da voi -senza rimpianto, senz’esitazione, come un insopportabile fardello, non -ascoltando che la voce del piacere. Non vi conveniva più oltre l’essere -sposa, e vi siete liberata di vostro marito; v’appariva troppo incomodo -l’essere madre, e avete mandato vostro figlio tra gente estranea. - -Sig.ª ALVING. È vero, io lo feci. - -IL PAST. E così siete divenuta un’estranea per lui. - -Sig.ª ALVING. No, no, v’ingannate. - -IL PAST. Non m’inganno, ed è naturale. Come v’è egli ritornato? -Pensateci bene, signora Alving. Voi siete stata colpevole verso vostro -marito, e lo riconoscete voi stessa innalzando un monumento alla sua -memoria; riconoscete ora pure i vostri torti verso vostro figlio; forse -siamo ancor in tempo per ricondurlo sul retto cammino. Cercate per -quanto v’è possibile di rifare il vostro passato, e correggete in lui -ciò che spero si potrà ancora correggere. (_alza l’indice_) Poichè ve -lo dico in coscienza, signora Alving, voi siete una madre colpevole. -Ecco quanto riputai mio dovere di dichiararvi. - - (_Lungo silenzio_.) - -Sig.ª ALVING (_lentamente, dominandosi_). Ora avete parlato voi, signor -Pastore, e domani parlerete in pubblico per onorare la memoria di -mio marito. Io domani non parlerò. Ma oggi ho anch’io alcune cose da -dirvi.... - -IL PAST. Naturalmente, ora vorrete scusare la vostra condotta. - -Sig.ª ALVING. No; m’accontenterò di narrarvi alcuni fatti. - -IL PAST. Sentiamo. - -Sig.ª ALVING. Di tutto ciò che avete detto riguardo a mio marito, a me -e alla nostra vita in comune, dopo che, come usate dire voi, mi faceste -rientrare nella via del dovere, di tutto ciò non avete certo potuto -rendervene conto direttamente da voi stesso, perchè da quel giorno voi, -nostro ospite quotidiano, non avete più rimesso piede in casa nostra. - -IL PAST. Voi e vostro marito avete lasciato la città subito dopo quegli -avvenimenti. - -Sig.ª ALVING. Sicuro, e vivente mio marito non siete più venuto a -trovarci. Furono solo gli affari dell’asilo che vi obbligarono a -venirmi a vedere. - -IL PAST. (_a voce bassa e tremante_). Elena, se questo è un -rimprovero.... Vi prego di riflettere.... - -Sig.ª ALVING. Ai riguardi che dovete al vostro stato; sicuro.... Eppoi -io ero la donna che avea abbandonato il proprio marito.... Non si sta -mai abbastanza lontani da donne simili. - -IL PAST. Cara.... signora Alving.... c’è qui un’esagerazione evidente. - -Sig.ª ALVING. Sì, sì, sì, lasciamo stare. Volevo dirvi solo che, -giudicando la mia vita domestica, anche voi non avete fatto altro che -unirvi all’opinione che correva sul mio conto. - -IL PAST. Ebbene sì! Eppoi?... - -Sig.ª ALVING. Ma oggi, Manders, oggi voglio dirvi tutta la verità. -Giurai che voi solo, un giorno, dovreste saperla. - -IL PAST. E qual’è dunque questa verità? - -Sig.ª ALVING. La verità è che mio marito morì nella dissolutezza in cui -avea sempre vissuto. - -IL PAST. (_cercando la spalliera della seggiola per appoggiarsi_). Che -avete detto mai? - -Sig.ª ALVING. Dissolutezza, dopo diciannove anni di matrimonio, -altrettanto profonda che alla vigilia della nostra unione. - -IL PAST. Ma come potete chiamare dissolutezza, quelle irregolarità, -quegli errori di gioventù, diciamo pure, quei disordini! - -Sig.ª ALVING. Il nostro medico si serviva di tale espressione. - -IL PAST. Ora non vi capisco più. - -Sig.ª ALVING. È inutile che mi comprendiate. - -IL PAST. La mia testa si smarrisce. Adunque tutto il vostro matrimonio, -la comunanza di tanti anni passati con vostro marito non sarebbe stato -che un velo gittato sur un abisso! - -Sig.ª ALVING. Nè più nè meno. Ora lo sapete. - -IL PAST. Ma... Passerà molto tempo prima ch’io possa rendermi conto di -tutto ciò. Non mi ci raccapezzo assolutamente! Non riesco a farmene -un’idea! Ma come fu possibile?... Come potè restarsene nascosto un -fatto simile? - -Sig.ª ALVING. Perchè il secreto non fosse tolto, dovetti sostenere -una lotta continua. Dopo la nascita di Osvaldo, sembrò prodursi un -leggero miglioramento in mio marito; ma non fu di lunga durata. Più -tardi dovetti lottare mortalmente perchè nessuno potesse sospettare -qual uomo fosse il padre di mio figlio. D’altra parte, voi sapete come -Alving riuscisse a conquistarsi ogni simpatia. Nessuno avrebbe potuto -concepire un pensiero cattivo a suo riguardo. Egli era uno di quegli -uomini capaci d’ingannare chicchessia. Ma infine, Manders — dovete -saper tutto — infine egli commise un abbominio superiore a tutti i -precedenti. - -IL PAST. Superiore a tutti?... - -Sig.ª ALVING. Sopportavo ogni male pazientemente, sebbene non ignorassi -ciò che avveniva fuori di casa; ma allorchè lo scandalo si annidò tra -queste quattro mura.... - -IL PAST. Che dite? Ah, mio Dio!... - -Sig.ª ALVING. Sì, qui, sotto il nostro tetto. Sì, fu là, (_indica la -prima porta a destra_) là che n’ebbi la prima rivelazione. Un giorno -in cui ero occupata in questa stanza, vidi la bambinaia rientrare con -dell’acqua pei fiori.... - -IL PAST. Ebbene?... - -Sig.ª ALVING. Un momento dopo rientrò pure Alving. Lo udii parlare a -bassa voce con quella ragazza. Poi intesi.... (_con un riso secco_) -oh! e mi suona ancora straziante e ridicolo a l’orecchio, intesi la mia -serva mormorare; «Lasciatemi, lasciatemi dunque, signor ciambellano». - -IL PAST. Che leggerezza imperdonabile! Ma non si trattava che d’una -leggerezza, ve l’assicuro, signora. - -Sig.ª ALVING. Anche troppo presto appresi come stavano le cose. Il -ciambellano raggiunse il suo scopo con quella donna e la relazione, -Pastore, ebbe delle conseguenze. - -IL PAST. (_pietrificato_). E tutto in questa casa! In questa casa! - -Sig.ª ALVING. Sopportai tante cose in questa casa! Per trattenervelo di -sera e di notte, dovetti divenire la compagna delle sue orgie secrete, -lassù, nella sua camera. Dovetti pormi a tavola con lui e bere e bere -con lui, e ascoltare le sue insanie; dovetti lottare corpo a corpo con -lui per metterlo a letto. - -IL PAST. (_commosso_). E voi avete potuto sopportare tutto ciò! - -Sig.ª ALVING. Avevo mio figlio; per lui sopportavo tutto. Ma a -quest’ultimo oltraggio allorchè vidi la mia propria serva.... giurai -che tutto ciò doveva finire.... Allora presi io il sopravvento nella -casa, su tutto, su lui stesso. Avevo un’arma contro di lui, vedete, ed -egli non osava più fiatare. Fu allora che mandai lontano Osvaldo. Egli -toccava già i suoi sette anni e cominciava ad osservare ed a fare delle -domande, come tutti i ragazzi. Questo io non lo potevo sopportare. -Mi parve che il bimbo dovesse avvelenarsi in quest’aria corrotta. Per -ciò ne lo allontanai. Ora potete capire perchè egli non abbia rimesso -più piede in casa, sinchè visse suo padre. Nessuno sa quanto m’abbia -costato un passo simile. - -IL PAST. È innegabile che avete fatto una ben dura esperienza della -vita. - -Sig.ª ALVING. Non avrei potuto resistere se non avessi avuto il mio -dovere da compiere. Ah! Ora posso dire d’aver lavorato! Tutti questi -risultati ottenuti, il podere ingrandito, migliorato, tutte queste -imprese utili di cui Alving raccolse l’onore e la gloria, credete voi -che siano opera sua? Di lui che passava le giornate intere steso sul -sofà, immerso nella lettura d’un vecchio almanacco ufficiale! No, voi -dovete sapere anche questo; io lo spingevo a fare tutto ciò nelle sue -ore di lucidità; ed ero io finalmente che ne dovevo portare tutto il -peso, allorchè egli si tuffava, com’era sua abitudine, nel disordine, o -s’inabissava in un marasmo senza nome. - -IL PAST. Ed è alla memoria di tal uomo che elevate un monumento? - -Sig.ª ALVING. Vedete il potere di una cattiva coscienza. - -IL PAST. Cattiva?... Che volete dire? - -Sig.ª ALVING. Mi parve sempre che la verità non poteva mancare di farsi -strada e divenir nota a tutti. Così questo asilo, in qualche maniera, è -destinato a far tacere ogni rancore, ad allontanare ogni sospetto. - -IL PAST. E certamente avete colto nel segno, signora. - -Sig.ª ALVING. Eppoi avevo ancora una ragione. Non volevo che Osvaldo, -il figlio mio, ereditasse nulla da suo padre. - -IL PAST. È dunque coll’eredità di Alving che.... - -Sig.ª ALVING. Sì, le somme che anno per anno io consacrai a quest’asilo -formano, l’ho calcolato esattamente, l’ammontare d’un patrimonio che, -in altri tempi, faceva considerare un buon partito il luogotenente -Alving. - -IL PAST. Capisco.... - -Sig.ª ALVING. Ora io non voglio che quel danaro passi nelle mani di mio -figlio. Egli deve ricevere tutto da me, tutto. - - -SCENA VI. - -DETTI, OSVALDO, poi REGINA. - - -(_Osvaldo Alving entra dalla seconda porta di destra; egli ha lasciato -nel vestibolo soprabito e cappello_) - -Sig.ª ALVING. Eccoti di ritorno mio caro, caro ragazzo (_andandogli -incontro_). - -OSVALDO. Sicuro; e che c’è da fare fuori con quest’eterna pioggia? Ma -intesi dire ch’è pronto il pranzo. Oh! la buona notizia! - -REGINA (_viene dal salotto da pranzo con un pacchetto in mano_). Ecco -un pacchetto per la signora (_dà l’involto alla signora Alving_). - -Sig.ª ALVING (_guardando il Pastore_). Probabilmente si tratta delle -cantate per la festa di domani. - -IL PAST. Hum.... - -REGINA. Signora, la colazione è servita. - -Sig.ª ALVING. Benissimo, veniamo subito. Vorrei soltanto.... (_si dà ad -aprire il pacchetto_). - -REGINA (_a Osvaldo_). Il signor Alving desidera del Porto bianco o -rosso? - -OSVALDO. L’uno e l’altro, signorina. - -REGINA. Benissimo.... benissimo, signor Alving. (_rientra in sala da -pranzo_). - -OSVALDO. Posso aiutarvi a sturare.... (_egli la segue in sala da pranzo -la cui porta resta semiaperta_). - -Sig.ª ALVING (_dopo aver aperto il pacchetto_). Ecco, sono proprio le -cantate, Pastore. - -IL PAST. (_giungendo le mani_). Come avrò domani lo spirito abbastanza -libero per pronunciare il mio discorso? Davvero!... - -Sig.ª ALVING. Oh! non dovete temere voi.... - -IL PAST. (_abbassando la voce per non venir inteso in sala da pranzo_). -Che volete, noi non possiamo ora risvegliare lo scandalo.... - -Sig.ª ALVING. (_abbassando la voce, ma decisamente_). No; ma sarà -la fine di questa lunga e brutta commedia. Da posdomani in poi, io -agirò come se il defunto non fosse vissuto mai in questa casa. Qui non -resterà alcun altro che mio figlio e sua madre. (_si sente in sala da -pranzo il rumore d’una sedia che cade e di parole tronche_). - -(_La voce di_ REGINA, _metà stridula e metà soffocata_). Osvaldo, sei -pazzo? Lasciami!.... - -Sig.ª ALVING. (_retrocedendo spaventata_). Ah!... - -(_Essa fissa gli occhi smarriti sulla porta semiaperta. Si sente -Osvaldo tossire e sogghignare Rumore dello sturare d’una bottiglia._) - -IL PAST. (_indignato_). Che vuol dire ciò?... Che significa questo, -signora Alving?... - -Sig.ª ALVING (_con voce rauca_). Degli spettri. La coppia della serra -che ritorna. - -IL PAST. Che dite? Regina?... Essa sarebbe?... - -Sig.ª ALVING. Sì, venite.... non una parola!... - -(_Prende il braccio del Pastore e si dirige con passo malfermo verso la -sala da pranzo_.) - - FINE DELL’ATTO PRIMO. - - - - -ATTO SECONDO. - -_La stessa scena. Il cielo è sempre coperto._ - - -SCENA PRIMA. - -_Il_ PASTORE MANDERS, _la Signora_ ALVING, OSVALDO _e_ REGINA -_internamente_. - - -(_Il Pastore Manders e la signora Alving escono dalla sala da pranzo_.) - -Sig.ª ALVING. (_voltando la testa indietro_). Vieni, Osvaldo? - -OSVALDO. No, grazie, vo’ a fare un breve giro. - -Sig.ª ALVING. Sì, esci pure un po’ prima che non ricominci il cattivo -tempo (_chiude la porta della sala da pranzo, si dirige verso il -vestibolo e chiama:_) Regina! - -REGINA. (_dal di fuori_). Signora? - -Sig.ª ALVING. Va a dar una mano alle donne per le ghirlande. - -REGINA. Sissignore. - -(_La signora Alving s’assicura che Regina è uscita, poi chiude la -porta._) - -IL PAST. Egli non può udir nulla di dov’è, nevvero? - -Sig.ª ALVING. No, se la porta è chiusa, poi già egli se n’esce. - -IL PAST. Io sono ancora fuori di me; non so come non abbia potuto -inghiottire nemmeno un boccone. - -Sig.ª ALVING (_misurando a gran passi la scena e non potendo dominare -il suo turbamento_). E io neppure, ma che farci? - -IL PAST. Infatti, che farci? in fede mia non lo so: ho un’esperienza -così limitata in tal genere di affari.... - -Sig.ª ALVING. Sono più che sicura che sinora non c’è nulla.... - -IL PAST. No! Dio non lo voglia! Ma ciò non toglie che simili -famigliarità siano sconvenientissime. - -Sig.ª ALVING. Non si tratta che d’un capriccio di Osvaldo, ve -l’assicuro. - -IL PAST. Mio Dio, lo ripeto; non sono competente in tal genere -d’affari.... Però mi sembrerebbe.... - -Sig.ª ALVING. Essa deve tosto lasciare questa casa, ciò è chiaro come -la luce del giorno. - -IL PAST. Naturalmente.... - -Sig.ª ALVING. Ma ove se n’andrà?... Noi non possiamo assumerci la -responsabilità di... - -IL PAST. È semplicissimo: essa se n’andrà presso suo padre. - -Sig.ª ALVING. Che dite? - -IL PAST. Presso suo.... Ma no.... avete ragione, Engstrand non è suo -padre. Ma, buon Dio, signora, ciò non è possibile! Vi sarete ingannata. - -Sig.ª ALVING. Ahimè! Io non mi sono ingannata. Giovanna ha dovuto -confessarmi ogni cosa e Alving non potè negare. Non mi rimaneva che -soffocare la cosa. - -IL PAST. Evidentemente, non c’era altro partito da prendere. - -Sig.ª ALVING. La ragazza lasciò immediatamente la mia casa, dopo aver -ricevuta una somma abbastanza considerevole, quale prezzo del suo -silenzio. Una volta in città essa seppe ingegnarsi abbastanza bene. -Rinnovò la sua conoscenza col falegname Engstrand, a cui aveva lasciato -intravedere la sua ricchezza, e a cui raccontò qualche favola in cui si -trattava d’uno straniero che l’estate precedente era entrato in porto -col suo yacht. Ed ecco come quei due si sposarono dall’oggi al dimani. -Anzi siete stato voi stesso a consacrare la loro unione. - -IL PAST. Ma come spiegare?... Mi ricordo benissimo l’attitudine di -Engstrand, allorchè venne a trovarmi pel suo matrimonio. Egli era così -avvilito, e si rimproverava con tant’amarezza il fallo commesso da lui -e dalla sua compagna.... - -Sig.ª ALVING. Prendersi lui ogni responsabilità era il meglio che gli -rimanesse a fare. - -IL PAST. Ma tanta dissimulazione, e con me! Non me la sarei aspettata -da parte di Giacomo Engstrand. Ah! Me ne renderà conto, oh sì, e -seriamente. Eppoi, quanta immoralità in simile unione! Per un po’ di -denaro! A quanto poteva ammontare la somma di cui disponeva la ragazza? - -Sig.ª ALVING. A trecento scudi. - -IL PAST. Guardate un po’! per trecento miserabili scudi, si sposa una -donna perduta! - -Sig.ª ALVING. E che dite di me allora che acconsentii a sposare un uomo -perduto? - -IL PAST. Ma, Dio mi perdoni!... Che dite mai?... Un uomo perduto! - -Sig.ª ALVING. Credereste voi per caso che Alving quando mi condusse -all’altare fosse più puro di Giovanna quando sposò Engstrand? - -IL PAST. Il caso è affatto diverso.... - -Sig.ª ALVING. Non tanto. Solo il prezzo differiva: in un caso trecento -miserabili scudi.... nell’altro un patrimonio. - -IL PAST. Ma vediamo! Come potete voi paragonare due cose così diverse? -Non avevate voi attinto consiglio da parecchi, e scrutato il vostro -cuore? - -Sig.ª ALVING (_senza guardarlo_). Io credevo che aveste compreso ove si -fosse smarrito in quell’epoca questo cuore, come lo chiamate voi. - -IL PAST. (_con austerità_). Se l’avessi compreso, non sarei divenuto -l’ospite giornaliero della casa di vostro marito. - -Sig.ª ALVING. Insomma, ciò che so di certo si è che non m’ero -consultata affatto. - -IL PAST. Bene; ma avete seguito il consiglio dei vostri parenti più -prossimi: di vostra madre, e delle vostre due zie. - -Sig.ª ALVING. È vero. Furono esse a concludere l’affare e non io. Erano -così convinte che sarebbe stata follia il rifiutare un’offerta simile! -Se mia madre potesse ora rialzare il capo e vedere a che ne siamo -ridotti! - -IL PAST. Nessuno può essere responsabile delle conseguenze. Ciò che -v’è di certo si è che il vostro matrimonio venne concluso secondo ogni -buona regola. - -Sig.ª ALVING. (_alla finestra_). Ah! Quella regola! quella regola! Mi -sembra talora sia essa la cagione di tutte le sventure di questo mondo. - -IL PAST. Signora Alving, ora commettete un peccato. - -Sig.ª ALVING. Può essere; ma tutti questi legami, tutti questi riguardi -mi sono divenuti insopportabili. Io non posso.... Voglio emanciparmene, -voglio la libertà! - -IL PAST. Che intendete dire? - -Sig.ª ALVING. (_picchiando sur un vetro_). Non avrei dovuto gettare un -mantello pietoso sulla vita d’Alving. Ma non osavo agire altrimenti, -anche per una considerazione personale, tanto ero vile. - -IL PAST. Vile?... - -Sig.ª ALVING. Se si fosse saputo qualche cosa, si sarebbe detto: -Pover’uomo! Come potrebbe fare altrimenti con una moglie che fugge? - -IL PAST. Infatti avrebbero avuto diritto di parlare così. - -Sig.ª ALVING (_guardandolo fissamente_). S’io fossi stata quella che -avrei dovuto essere, avrei detto segretamente ad Osvaldo: Ascoltami, -figlio mio, tuo padre era un uomo perduto.... - -IL PAST. Misericordia!... - -Sig.ª ALVING. Gli avrei narrato tutto quello che narrai a voi; nè più -nè meno. - -IL PAST. Signora, finirò coll’andarmene in collera con voi. - -Sig.ª ALVING. Lo so, lo so. Io stessa sono in collera con me stessa -(_allontanandosi dalla finestra_) tanto sono vile. - -IL PAST. E voi chiamate viltà l’adempiere al vostro dovere? Avete -dimenticato che un figlio deve amore e rispetto ai suoi genitori? - -Sig.ª ALVING. Non facciamo teorie. Una sola domanda: Osvaldo deve amare -e rispettare il ciambellano Alving? - -IL PAST. Non c’è un sentimento di madre in voi che vi proibisca di -spezzare l’ideale di vostro figlio? - -Sig.ª ALVING. E la verità, dunque? - -IL PAST. E l’ideale, dunque? - -Sig.ª ALVING. Ah! L’ideale, l’ideale! Se fossi un po’ più coraggiosa di -quanto lo sono! - -IL PAST. Non gittate le pietre contro l’ideale, signora, poichè questo -si vendica crudelmente. Qui si tratta d’Osvaldo, e Osvaldo, ahimè, non -è troppo ricco d’ideali: ma da quanto potei vedere, ne esiste uno per -lui: suo padre! - -Sig.ª ALVING. In ciò non v’ingannate. - -IL PAST. E tale sentimento voi stessa l’avete risvegliato e nutrito -colle vostre lettere. - -Sig.ª ALVING. Sì, io fui la schiava del dovere e dei riguardi: e -così per anni interi ho mentito innanzi a mio figlio. Oh! Vigliacca, -vigliacca che fui! - -IL PAST. Voi avete creata un’illusione salutare nell’animo di vostro -figlio, signora Alving, e certamente questo non è un bene di poco -valore. - -Sig.ª ALVING. Hum! Chissà s’è un bene? In quanto ad una relazione con -Regina, io non ne voglio sapere, egli non deve trastullarsi col cuore -di questa povera ragazza.... - -IL PAST. Ah! Buon Dio! No, sarebbe orribile. - -Sig.ª ALVING. S’io sapessi ch’egli ha delle intenzioni serie, e che ci -va della sua felicità.... - -IL PAST. Di che?... Non capisco. - -Sig.ª ALVING. Ma questo non è il caso, perchè purtroppo Regina non ci -si presta. - -IL PAST. Come?... Che volete dire?... - -Sig.ª ALVING. S’io non fossi così vile, mi sarebbe dolce potergli dire: -Sposala o fate come volete; badate però che non ci sia inganno. - -IL PAST. Misericordia! Un matrimonio regolare in tali condizioni! Una -cosa così orribile.... così inaudita!... - -Sig.ª ALVING. Inaudita?... Mettetevi la mano sul cuore, Pastore, -non credete che a noi d’intorno, nel nostro paese, non ci sia più -d’un’unione di simil genere?... - -IL PAST. Non vi capisco più. - -Sig.ª ALVING. Ma sì.... - -IL PAST. Suvvia! Voi pensate a dei casi eccezionali, in cui.... ahimè, -la vita di famiglia non è purtroppo sempre così pura come dovrebbe -essere. Ma un fatto come quello a cui alludete, non si sa mai.... -almeno con certezza. Qui invece.... potreste volere, voi, una madre, -che.... - -Sig.ª ALVING. Ma io non lo voglio affatto; a nessun costo vorrei -acconsentirci; è precisamente quello che dico. - -IL PAST. Perchè siete vile, come dite voi stessa. Se non foste vile.... -Bontà divina! Un’unione simile! - -Sig.ª ALVING. Eh! Sembra che noi tutti discendiamo da unioni di questo -genere. E chi ha istituito queste cose, Pastore? - -IL PAST. Con voi, signora, io non tratto di simili argomenti. Siete ben -lungi dall’essere nella disposizione necessaria. Però quando osate dire -che c’è viltà da parte vostra a.... - -Sig.ª ALVING. Ascoltatemi, e sappiate com’io la pensi. Io sono timida, -ho paura, perchè c’è in me qualche cosa.... qualche cosa che mi -opprime, dei ricordi terribili che mi afferrano come spettri da cui non -posso liberarmi. - -IL PAST. Come avete detto, signora Alving? - -Sig.ª ALVING. Quando intesi là, Regina ed Osvaldo, mi parve ad un -tratto che tutto il passato mi si rizzasse innanzi. Ma io sto quasi per -credere, Pastore, che noi siamo tutti spettri. Non è soltanto il sangue -dei nostri genitori che corre in noi, ma c’è inoltre una specie d’idea -distrutta, una credenza morta, e tutto ciò che ne risulta, e questo non -è vitale, è vero, ma ciò nullameno se ne sta in fondo a noi stessi, e -mai non riusciamo a liberarcene. S’io prendo un giornale e mi metto -a leggere, ecco sorgermi dei fantasmi tra linea e linea. Mi sembra -quasi che tutto il paese sia popolato di fantasmi, e che questi siano -numerosi come le arene del mare. Eppoi tutti noi, quanti siamo, abbiamo -tanta paura della luce! - -IL PAST. Ecco il frutto delle vostre letture. Bel frutto, davvero! Ah! -Quei libri abbominevoli, scritti rivoltanti di liberi pensatori! - -Sig.ª ALVING. V’ingannate, Pastore. Colui che mi spinse a riflettere, -foste voi, e ve ne sono riconoscentissima. - -IL PAST. Io? - -Sig.ª ALVING. Sì. Allorchè m’avete piegata al dovere, come lo -chiamavate voi, allorchè avete vantato come giusto, ciò contro cui -tutto il mio essere si ribellava, cominciai ad esaminare la stoffa dei -vostri insegnamenti. Non volevo toccare che un sol punto; ma disfatto -questo, tutto il resto si scucì, e vidi allora che le vostre cuciture -erano fatte a macchina. - -IL PAST. (_lentamente, con emozione_). Sarebbe questo il premio della -lotta più aspra della mia vita? - -Sig.ª ALVING. Dite piuttosto della più deplorevole delle vostre -sconfitte. - -IL PAST. Elena, quella fu la mia più grande vittoria: un trionfo su me -stesso. - -Sig.ª ALVING. Un delitto verso noi due. - -IL PAST. Che? Allorchè vi supplicai, allorchè vi dissi: «Donna, -ritornate presso colui ch’è vostro sposo innanzi alla legge», mentre -voi tutta smarrita eravate venuta in mia casa gridando: «Eccomi, -prendetemi!» è questo che voi chiamate un delitto? - -Sig.ª ALVING. A parer mio, sì. - -IL PAST. Noi due non siamo destinati a comprenderci mai. - -Sig.ª. ALVING. Ad ogni modo, non ci comprendiamo più!... - -IL PAST. Mai.... mai: nei miei pensieri i più reconditi, io non v’ho -considerata che come la moglie d’un altro. - -Sig.ª ALVING. Ne siete ben sicuro? - -IL PAST. Elena! - -Sig.ª ALVING. È così facile dimenticare ciò che riguarda sè stessi. - -IL PAST. Non tanto. Io sono quello che sono sempre stato. - -Sig.ª ALVING (_mutando tono_). Bene, bene, non parliamo più dei tempi -passati. Ora voi siete immerso sin alla gola nei comitati e nelle -direzioni, e io sono qui a lottare cogli spettri, dentro e fuori. - -IL PAST. Quanto a quelli fuori, potrò aiutarvi a vincerli. Dopo tutto -ciò ch’ebbi a udire oggi, non posso in coscienza lasciare dippiù in -vostra casa una giovanetta inesperta. - -Sig.ª ALVING. Non vi pare che sarebbe bene trovarle una posizione? -Intendo dire.... qualche buon partito. - -IL PAST. Senz’alcun dubbio. Ciò sarebbe desiderabile per lei sotto -ogni riguardo. Regina raggiunse l’età, in cui.... buon Dio! non so come -spiegarmi, allorchè si trattano argomenti simili, ma.... - -Sig.ª ALVING. Regina si sviluppò presto. - -IL PAST. Nevvero? Mi pare infatti ch’essa fosse già molto bene -sviluppata allorchè la preparai alla comunione. Ma intanto è necessario -ch’essa se ne ritorni a casa sua. Sotto gli occhi del padre.... Ma -no.... Engstrand non è... Ma come potè egli nascondermi siffattamente -la verità? (_si picchia alla porta del vestibolo_) - -Sig.ª ALVING. Chi può essere? Avanti. - - -SCENA II. - -DETTI, ENGSTRAND. - - -ENGS. (_vestito da festa sull’ingresso_). Perdonate, scusate, ma.... - -IL PAST. Ah! ah! Hm.... - -Sig.ª ALVING. Siete voi, Engstrand? - -ENGS. Le ragazze non c’erano, sicchè dovetti prendermi l’estrema -libertà di picchiare alla porta. - -Sig.ª ALVING. Bene, bene, entrate. Avete a dirmi qualche cosa? - -ENGS. No, grazie: è col signor Pastore che vorrei scambiare una parola. - -IL PAST. (_misurando a gran passi la scena_). Con me? È con me che -volete parlare? Con me, nevvero? - -ENGS. Sì, vorrei.... - -IL PAST. (_arrestandosi innanzi a lui_). Ebbene, posso saper di che si -tratta? - -ENGS. Mio Dio, ecco tutto, signor Pastore: ora laggiù è il momento -della paga. Mille grazie, signora. Ed ecco tutto pronto. Allora pensai -che sarebbe conveniente per noi che lavorammo uniti per tanto tempo.... -pensai.... che si potrebbe, mi pare, finire con una piccola riunione -religiosa. - -IL PAST. Una riunione, laggiù nell’asilo? - -ENGS. Sì, a meno che il signor Pastore non ci trovasse qualche cosa a -ridire, chè allora.... - -IL PAST. Non posso trovarvi nulla a ridire, io.... ma.... Hm.... - -ENGS. Era mia abitudine di formare la sera di simili riunioni.... - -IL PAST. Davvero? - -ENGS. Sì, di tanto in tanto, un breve esercizio pio, ma io non sono che -un essere umile e grossolano, e non ho i doni necessarii.... che Dio vi -aiuti.... Allora pensai: poichè il signor Pastore era qui.... - -IL PAST. È che, vedete, maestro Engstrand, avrei prima una domanda da -farvi. Siete voi nelle necessarie disposizioni richieste per simile -riunione? Avete voi la coscienza pura e tranquilla? - -ENGS. Oh! Che Dio mi perdoni.... non vale la pena di occuparsi della -mia coscienza, signor Pastore. - -IL PAST. Al contrario, è precisamente di questa ch’io voglio trattare. -Vediamo che avete a rispondere? - -ENGS. Eh, la coscienza può talora trovarsi in difetto. - -IL PAST. Meno male che ne convenite. Ma vorreste dirmi, francamente, -che significa tutta quella storia di Regina? - -Sig.ª ALVING (_vivamente_). Pastore Manders! - -IL PAST. (_facendo un gesto per calmarla_). Lasciatemi fare. - -ENGS. Regina?... Signore! Mi fate paura! (_guarda la signora Alving_) -Non è accaduto nulla di male a Regina? - -IL PAST. Giova sperarlo. Ma io intendo parlarvi della vostra situazione -verso Regina. Vi si ritiene suo padre, nevvero? Ebbene? - -ENGS. (_esitando_). Hm! Il signor Pastore conosce benissimo ciò che -avvenne tra me e la povera Giovanna. - -IL PAST. È inutile nascondere più oltre la verità. La vostra defunta -moglie rivelò tutto alla signora Alving, prima di lasciare il suo -servizio. - -ENGS. Oh! Che il.... Davvero fece ciò? - -IL PAST. Eccovi adunque smascherato, Engstrand. - -ENGS. Ed essa che aveva giurato e scongiurato.... - -IL PAST. E voi per tanti anni mi avete celata la verità! L’avete celata -a me che vi avevo dimostrato tanta fiducia in tutto e sempre! - -ENGS. Ahimè! Pur troppo feci tutto ciò. - -IL PAST. Ho io meritato che m’ingannaste Engstrand? Non m’avete trovato -sempre pronto ad assistervi e colle parole e coi fatti, sinchè era in -mio potere farlo? Rispondete, non è forse vero? - -ENGS. Infatti, quante volte mi sarei trovato nel massimo imbarazzo -senza il vostro aiuto!... - -IL PAST. Ed è così che mi compensate! M’avete fatto fare una falsa -iscrizione nella parrocchia, e per tanti anni non m’avete dato alcun -schiarimento, come avreste dovuto fare per amore del vero. La vostra -condotta, Engstrand, non è scusabile, e, da oggi in poi, tutto -dev’essere finito tra noi due! - -ENGS. Purtroppo, avete ragione. - -IL PAST. Sì, perchè in qual modo potreste giustificarvi? - -ENGS. Ma come potè essa confessarvi la sua vergogna? Vediamo, signor -Pastore, mettetevi nei panni della povera Giovanna.... - -IL PAST. Io!... - -ENGS. Mio Dio! Non è poi che una semplice supposizione. Voglio dire, -supponiamo che il signor Pastore avesse da nascondere qualche cosa di -vergognoso, agli occhi del mondo, come si suol dire. Noialtri uomini -non dobbiamo troppo affrettarci a condannare una povera donna, signor -Pastore. - -IL PAST. Non accuso vostra moglie, io. - -ENGS. Mi permette il signor Pastore di fargli una sola domanda? - -IL PAST. Dite pure. - -ENGS. Il dovere di un uomo non è forse di rialzare ogni povera creatura -che cade? - -IL PAST. Evidentemente. - -ENGS. Ed un uomo non è tenuto a fare onore alla sua parola? - -IL PAST. Sì, ma.... - -ENGS. Dopo la sua sventura, dopo il fatto di quell’inglese che forse -era un americano o un russo, Giovanna venne in città. La povera ragazza -mi aveva già respinto parecchie volte, perchè essa non aveva occhi per -le cose belle, e io avevo la mia infermità alla gamba. Eh! Sicuro! -Il signor Pastore rammenta l’accidente toccatomi: un giorno m’ero -avventurato in un ballo ove i marinai si compiacevano nell’ebbrezza -e nel delirio. Avendo io voluto persuadere quella gente a percorrere -un’altra via.... - -Sig.ª ALVING. (_alla finestra_). Hm.... - -IL PAST. Lo so, me l’avete già raccontato: quella gente grossolana vi -fece precipitare da tutta la scala. La vostra infermità vi fa onore. - -ENGS. Non ne vado altero per questo, signor Pastore. Volevo dunque -raccontarvi come Giovanna venne a confidarsi a me; piangeva, -si lamentava.... Posso dirlo, signor Pastore, simili lamenti mi -straziavano l’animo. - -IL PAST. Dite davvero? Continuate. - -ENGS. Allora io le dissi: «il tuo americano è già in alto mare da lungo -tempo, e tu, Giovanna, hai commesso un fallo, sei una creatura perduta. -Per fortuna c’è Giacomo Engstrand solido sulle sue gambe.» Questo non -era che un modo di dire, si capisce. - -IL PAST. Vi capisco benissimo; però continuate. - -ENGS. Ebbene, io la rialzai e la sposai perchè nessuno potesse supporre -il suo fallo. - -IL PAST. In ciò agiste nobilmente. Però quello che non so approvare si -è che vi siate abbassato ad accettare quel danaro.... - -ENGS. Del denaro, io?... Neppur un soldo. - -IL PAST. (_interrogando con lo sguardo la signora Alving_). Ma!... - -ENGS. Ah! Sì!... Aspettate un momento, mi ricordo: Giovanna aveva -qualche soldo è vero, però io non ne volli mai sentir parlare... Puh! -dicevo, Mammone è il prezzo del peccato; quest’oro miserabile.... -forse delle banconote? Non ne so nulla.... Lo getteremo in faccia -all’americano. Ma egli, signor Pastore, era scomparso al di là dei mari -o tra le nuvole. - -IL PAST. Davvero, mio bravo Engstrand? - -ENGS. Sicuro. Allora Giovanna ed io decidemmo che tale denaro doveva -servire per la creatura; e così fu, ed io posso ora renderne conto sino -all’ultimo quattrino. - -IL PAST. Ma allora la cosa cangia d’aspetto. - -ENGS. La cosa fu proprio così, signor Pastore, ed ora posso dirlo, io -son stato un vero padre per Regina, per quanto stava in me, giacchè io -non sono pur troppo che un povero storpio. - -IL PAST. Via, via, mio caro Engstrand.... - -ENGS. Però devo dirlo, io ho allevato la bambina, ho vissuto d’amore -e d’accordo colla defunta Giovanna, ed ho esercitato l’autorità in -casa mia, come sta scritto. Giammai non m’è saltato in capo d’andar -a trovare il pastore Manders, per vantarmi d’aver fatto anch’io una -volta una buona azione. No, quando una cosa simile avviene a Giacomo -Engstrand, egli sa tacere e custodire il segreto; sventuratamente, ciò -non avviene troppo spesso, come capirete bene, e quando mi trovo col -pastore Manders devo invece parlargli d’errori e di mancanze. Giacchè, -lo ripeto, la coscienza può di quando in quando traviare. - -IL PAST. Datemi la vostra mano, Engstrand. - -ENGS. Oh! Gesù mio! Il signor Pastore.... - -IL PAST. Bando alle cerimonie. (_gli stringe la mano_) Ecco! - -ENGS. E se ora potessi chieder perdono al signor Pastore.... - -IL PAST. Voi?... Sono io invece che vi devo delle scuse. - -ENGS. Oh! In quanto a ciò, giammai! - -IL PAST. Ma sì, e ve le porgo di tutto cuore. Perdonatemi d’aver -sospettato di voi; e se potessi mostrarvi in qualche modo tutta la -fiducia, la benevolenza.... - -ENGS. Voi vorreste far ciò, signor Pastore? - -IL PAST. Col massimo piacere. - -ENGS. Si è che.... ne avreste l’occasione in questo stesso istante. -Col denaro che ho potuto metter da parte, voglio fondare in città un -rifugio pei marinai. - -Sig.ª ALVING. Davvero? - -ENGS. Sì; dovrebbe essere come una specie d’asilo. Quando l’uomo di -mare tocca terra, è assalito da tutte le tentazioni possibili! Ma -presso di me, nella casa di cui vi parlo, egli si troverebbe come sotto -gli occhi d’un padre. Quest’è la mia idea. - -IL PAST. Che ne dite, signora Alving? - -ENGS. Io non dispongo di molto, che Dio mi aiuti, e se trovassi una -mano benefica.... - -IL PAST. Benissimo, benissimo, prenderemo ciò in considerazione. Il -vostro progetto mi sorride assai; ora andatevene a fare i preparativi -e fate anche accendere dei lumi perchè tutto abbia un’aria di festa; -dopo di che, ci occuperemo della nostra edificante riunione, mio caro -Engstrand, poichè ora credo davvero alle vostre buone disposizioni. - -ENGS. Lo spero. Allora addio, signora, e grazie della vostra bontà; e -abbiate cura della mia Regina (_asciugandosi una lagrima_), la figlia -della mia povera Giovanna.... hm è strano.... ma è come se essa avesse -messo radice nel mio cuore. Proprio, sì!... - - (_Saluta ed esce dalla porta del vestibolo_). - -IL PAST. Ebbene! Che ne dite di quest’uomo, signora mia? La spiegazione -ch’egli ci dette, differisce alquanto dalla vostra.... - -Sig.ª ALVING. Infatti. - -IL PAST. Vedete come bisogna badare prima di giudicare il prossimo. Ma -quanta gioia in compenso allorchè si riconosce d’aver avuto torto! Non -vi pare? - -Sig.ª ALVING. Voi siete e rimarrete sempre un gran fanciullone, Manders. - -IL PAST. Io?... - -Sig.ª ALVING. (_posando le sue mani sulle spalle del Pastore_). E -aggiungerò che ho una volontà matta di gettarvi le braccia al collo. - -IL PAST. (_retrocedendo vivamente_). No, no, che Dio vi benedica! -Simili volontà!... - -Sig.ª ALVING. (_sorridendo_) Andiamo, non abbiate paura di me. - -IL PAST. (_dopo essersi avvicinato al tavolo_). Avete talora un certo -modo d’esprimervi.... Ora rinchiudo nel mio portafoglio i documenti. -(_eseguisce_) Ecco. Arrivederci. Tenete d’occhio Osvaldo allorchè -rientrerà. Ritornerò qui subito. - -(_Prende il cappello ed esce dalla porta del vestibolo_). - - -SCENA III. - -Signora ALVING, OSVALDO. - - -Sig.ª ALVING. (_sospira, getta un’occhiata fuori della finestra, -riordina un po’ la camera e si dispone ad entrare in sala da pranzo: -ma sulla soglia si ferma attonita, e manda un’esclamazione sorda_). -Osvaldo! Ancora a tavola sei! - -OSVALDO (_dalla sala da pranzo_). Volevo soltanto finire il mio sigaro. - -Sig.ª ALVING. Credevo che tu fossi andato un po’ a passeggiare! - -OSVALDO. Con questo tempo! - -(_Si sente un rumore di bicchieri. La signora Alving lascia la porta -aperta e siede sul sofà presso la finestra, col ricamo in mano_.) - -OSVALDO (_dallo stesso posto_). Non è il pastore Manders quello che se -n’è andato? - -Sig.ª ALVING. Sì, se n’è andato all’asilo. - -OSVALDO. Hm!... - -(_Si sente l’urtare d’un bicchiere contro la bottiglia_) - -Sig.ª ALVING. (_con un’occhiata inquieta_). Caro Osvaldo, guardatene da -quel liquore, è un po’ forte. - -OSVALDO. Buono contro l’umidità. - -Sig.ª ALVING. Non preferisci venir un po’ qui? - -OSVALDO. Non potrei fumare. - -Sig.ª ALVING. Sai bene che un sigaro lo puoi fumare. - -OSVALDO. Bene, bene, vengo. Ancora una sola goccia.... Ecco. - -(_Egli entra col sigaro in bocca, e chiude la porta dietro di lui. -Breve silenzio_) - -OSVALDO. Dov’è andato il Pastore? - -Sig.ª ALVING. Ti dissi or ora che se n’è andato all’asilo. - -OSVALDO. È vero. - -Sig.ª ALVING. Osvaldo, non dovresti rimanertene tanto a tavola. - -OSVALDO (_passando dietro la schiena la mano in cui tiene il sigaro_). -Ma io trovo ciò squisito, mamma. (_egli la carezza e gli dà dei -buffettini_) Pensa, per me che me ne ritorno ora a casa mia, essere -seduto alla tavola della mia mammina, e mangiare le pietanze eccellenti -che fa la mia mammina.... - -Sig.ª ALVING. Caro, caro ragazzo! - -OSVALDO (_si alza, cammina e fuma con qualche impazienza_). E -d’altronde che farei qui? Al lavoro non potrei mettermi. - -Sig.ª ALVING. Davvero? Non lo potresti? - -OSVALDO. Con questo tempo grigio? Senza un raggio di sole in tutto il -giorno? (_misura a gran passi la scena_) Oh! Qual supplizio, il non -poter lavorare!... - -Sig.ª ALVING. Forse hai fatto male a ritornare? - -OSVALDO. No, mamma, era necessario. - -Sig.ª ALVING. Perchè, vedi, preferirei le mille volte esser priva della -felicità di averti qui con me piuttosto che vederti.... - -OSVALDO (_fermandosi presso alla tavola_). Ma, dimmi mamma, è davvero -una sì grande felicità per te l’avermi qui? - -Sig.ª ALVING. S’è una felicità? - -OSVALDO (_spiegazzando un giornale_). Mi pare che dovrebbe riuscirti -più o meno indifferente, ch’io esista o no. - -Sig.ª ALVING. E tu hai il coraggio di dire a tua madre una cosa simile, -Osvaldo? - -OSVALDO. Ma hai saputo vivere benissimo sinora senza di me.... - -Sig.ª ALVING. Sì, è vero, ho vissuto senza di te.... - -(_Silenzio. Il giorno cade lentamente. Osvaldo misura a gran passi la -scena. Ha deposto il suo sigaro_). - -OSVALDO (_fermandosi innanzi alla signora Alving_). Mamma, mi permetti -di sedermi sul sofà vicino a te? - -Sig.ª ALVING (_facendogli posto_). Sì, vieni, vieni, figlio mio. - -OSVALDO (_sedendo_). Ora devo dirti una cosa, mamma. - -Sig.ª ALVING. (_l’orecchio teso_). Che? - -OSVALDO (_guardando fissamente innanzi a sè_). Non posso tenermela più -a lungo sul cuore. - -Sig.ª ALVING. Tenere che? che c’è? - -OSVALDO (_come prima_). Non ho potuto decidermi a scriverti su questo -proposito, e dopo il mio ritorno.... - -Sig.ª ALVING (_afferrandogli il braccio_). Osvaldo! Che c’è dunque? - -OSVALDO. Ieri ed oggi tentai di liberarmi dai miei pensieri.... di -scuoterli. Ma non c’è rimedio. - -Sig.ª ALVING (_alzandosi bruscamente_). Devi dirmi tutto, Osvaldo. - -OSVALDO (_facendola sedere di nuovo_). Resta qui. Mi proverò. Io mi -sono lamentato d’una stanchezza causata dal viaggio.... - -Sig.ª ALVING. Sì! Ebbene? - -OSVALDO. Ebbene, non è ciò.... ovvero non è una stanchezza solita.... - -Sig.ª ALVING (_tentando nuovamente d’alzarsi_). Non ti senti male, -nevvero, Osvaldo? - -OSVALDO (_costringendola a rimanere seduta_). Resta, resta là, mamma. -Ascoltami tranquillamente. Non ho già una malattia.... quello che -comunemente chiamano malattia. (_incrociando le mani sul capo_). Mamma! -sento lo spirito affranto, sono un uomo finito.... Non potrò lavorare, -mai più! (_col volto nascosto tra le mani, cade alle ginocchia della -madre e scoppia in singhiozzi_). - -Sig.ª ALVING (_pallida e tremante_). Osvaldo! Guardami! No, no, non è -vero! - -OSVALDO (_guardandola con occhio disperato_). Non lavorare mai più! -Mai più! Essere già morto, mentre ancora si vive! Mamma, puoi tu -figurartelo un orrore simile? - -Sig.ª ALVING. Povero figlio mio! Ma.... donde tale orrore? Come ne -fosti assalito? - -OSVALDO. Mah! Ecco ciò di cui non so rendermi ragione! Io non condussi -mai una vita agitata, sotto nessun rapporto: tu, mamma, me lo puoi -credere. Son sincero. - -Sig.ª ALVING. Ma, Osvaldo, non ne dubito! - -OSVALDO. Eppure ne fui assalito!... Che orribile sventura! - -Sig.ª ALVING. Oh! tutto sparirà, figlio mio benedetto. Credimelo pure, -non è che un eccesso di lavoro. - -OSVALDO (_tristemente_). Anch’io sul principio, lo credetti, ma -purtroppo la cosa è diversa. - -Sig.ª ALVING. Narrami tutto, da capo a fondo. - -OSVALDO. È appunto ciò che intendo di fare. - -Sig.ª ALVING. Quando te ne accorgesti la prima volta? - -OSVALDO. Dal mio arrivo a Parigi, dopo la mia ultima dimora in questa -casa. Ho sentito dapprincipio dei violentissimi dolori alla testa, -specialmente all’occipite; mi pareva di avere il cranio in un cerchio -di ferro, dalla nuca in su. - -Sig.ª ALVING. Eppoi? - -OSVALDO. Credevo che fosse sempre quel mal di capo di cui ho tanto -sofferto all’epoca della mia adolescenza. - -Sig.ª ALVING. Sì... sì.... - -OSVALDO. Ma non era lo stesso. Non tardai a convincermene. Mi fu -impossibile di lavorare. Volli accingermi ad un quadro grande, ma -mi pareva che le facoltà mi mancassero. Tutta la mia forza era come -paralizzata, non riuscivo a concentrarmi, e ad arrivare a delle -immagini fisse. Tutto mi girava d’intorno, come se avessi avuto le -vertigini. Che stato orribile! Finalmente mi rivolsi ad un medico, e da -lui seppi tutto! - -Sig.ª ALVING. Che vuoi tu dire? - -OSVALDO. Era uno dei principali medici. Dovetti descrivergli ciò che -provavo; dopo di che, egli mi rivolse una quantità di domande, che, -secondo me, non avevano nulla a che fare col mio stato; non comprendevo -dove voleva arrivare. - -Sig.ª ALVING. Continua - -OSVALDO. Terminò col dire: C’è in voi, sin dalla vostra nascita, -qualche cosa di «tarlato» ecco l’espressione di cui egli s’è servito. - -Sig.ª ALVING (_ascoltando con un’attenzione concentrata_). Che -intendeva dire? - -OSVALDO. Io pure non lo compresi, e perciò lo pregai di spiegarsi più -chiaramente. E allora quel vecchio cinico disse.... (_stringendo il -pugno_) Oh! - -Sig.ª ALVING. Disse? - -OSVALDO. Disse: I peccati dei padri ricadono sui figli. - -Sig.ª ALVING (_alzandosi lentamente_). I peccati dei padri!.... - -OSVALDO. Mi sarei sentito la volontà di schiaffeggiarlo. - -Sig.ª ALVING (_attraversando la scena_). I peccati dei padri.... - -OSVALDO (_con triste sorriso_). Sì, che te ne sembra? Naturalmente -io lo convinsi che nel mio caso non poteva trattarsi di ciò. Credi tu -ch’egli si sia corretto? Nepur per sogno; sostenne le sue parole; e non -fu che dopo avergli letta qualche frase delle tue lettere, in cui parli -del babbo.... - -Sig.ª ALVING. Che... - -OSVALDO. Che fu costretto a riconoscere d’aver sbagliato strada. E -così, io appresi la verità, la incomprensibile verità! Quella felice -esistenza di gioventù, quella piacevole compagnia.... Avrei dovuto -astenermene. Avevo sorpassato le mie forze. Per mia colpa, adunque! - -Sig.ª ALVING. Osvaldo! No, non creder ciò! - -OSVALDO. Egli disse non esservi altra spiegazione possibile. Questo -è orribile davvero! Irremissibilmente perduto, per tutta la vita, in -causa della mia storditaggine. Quante belle cose avrei potuto fare -a questo mondo, e invece non poterci neppur pensare, neppur pensare! -Ah! perchè non posso ricominciare la vita! far sì che nulla sia ancora -accaduto! (_cade sul divano nascondendosi il volto sui cuscini_). - -Sig.ª ALVING. (_si torce le mani e misura a gran passi la scena, in una -muta lotta con sè stessa_). - -OSVALDO (_dopo un istante, sollevandosi a metà, ma rimanendo appoggialo -al gomito_). Se fosse stata un’eredità, una cosa contro cui non -avessi potuto lottare.... ma così! Aver dilapidato vergognosamente, -leggermente, scioccamente, la propria felicità, la propria salute.... -tutto al mondo.... l’avvenire, la vita!... - -Sig.ª ALVING. No, no, figlio mio benedetto; è impossibile! (_si china -su di lui_) Il caso non sarà così disperato come tu lo credi. - -OSVALDO. Ah! tu non sai.... (_si alza di scatto_) È tanto dolore, -mamma, tanto dolore, ch’io ti procuro! Quante volte ho desiderato che -tu pensassi un po’ meno a me; quasi quasi l’ho sperato! - -Sig.ª ALVING. Io, Osvaldo! figlio mio, ciò che ho di più caro a questo -mondo, mio solo pensiero! - -OSVALDO (_afferrando le mani di sua madre, e coprendole di baci_). Sì, -sì, lo veggo, mamma, lo veggo quando sono a casa. E questa è appunto -una delle cose che più mi torturano.... Ma ora, tu sai tutto, e per -oggi non ne parleremo più. Non posso pensarvi troppo a lungo.... in una -sol volta.... (_risale la scena_) Mamma, fammi portare qualche cosa da -bere. - -Sig.ª ALVING. Da bere? Che vuoi tu bere a questa ora? - -_Osvaldo._ Oh, qualunque cosa. In casa c’è del punch freddo? - -Sig.ª ALVING. Sì, ma mio caro Osvaldo.... - -OSVALDO. Non opporti, mamma. Sii buona. Ho bisogno di qualche cosa per -annegare tutti i pensieri che mi tormentano. (_entra nella serra_) E -poi tutta questa oscurità! - -Sig.ª ALVING (_tira un cordone di campanello a destra_). - -OSVALDO. E questa continua pioggia! Una settimana dopo l’altra, dei -mesi interi.... senza interruzione. Mai un raggio di sole! Non mi -ricordo infatti d’aver mai visto qui da noi un po’ di sole. - -Sig.ª ALVING. Osvaldo, tu pensi d’abbandonarmi. - -OSVALDO. Hem.... (_sospirando profondamente_) Non penso a nulla, io; -non posso pensar a nulla. (_abbassando la voce_) Me ne guardo bene. - - -SCENA IV. - -DETTI e REGINA. - - -REGINA (_venendo dalla sala da pranzo_). La signora ha suonato? - -Sig.ª ALVING. Sì, portate la lampada. - -REGINA. Subito, signora, è già accesa. (_se ne va_) - -Sig.ª ALVING (_avvicinandosi ad Osvaldo_). Osvaldo, non dissimulare con -me. - -OSVALDO. Non ti nascondo nulla, mamma. (_avvicinandosi al tavolo_) Mi -pare d’averti fatte già parecchie confessioni.... (_Regina porta la -lampada e la pone sul tavolo_) - -Sig.ª ALVING. Ascolta, Regina; va a prenderci una mezza bottiglia di -champagne. - -REGINA. Sissignora. (_esce_) - -OSVALDO (_prendendo fra le sue mani la testa della signora Alving_). -Così va bene! Lo sapevo io, che la mia mammina non avrebbe permesso che -il suo figliolo morisse di sete. - -Sig.ª ALVING. Mio povero Osvaldo! Come potrei ora ricusarti qualche -cosa? - -OSVALDO (_vivamente_). Davvero, mamma? Sul serio? - -Sig.ª ALVING. Che intendi? Cosa? - -OSVALDO. Che non vuoi ricusarmi nulla? - -Sig.ª ALVING. Ma, mio caro Osvaldo.... - -OSVALDO. Ssz! - -REGINA (_porta un vassoio con sopra una mezza bottiglia di champagne, -che pone sulla tavola_). Devo sturare? - -OSVALDO. Grazie, faccio io! - - (_Regina esce_). - -Sig.ª ALVING (_sedendosi presso la tavola_). Cos’è che non dovrei -ricusarti? A che pensavi tu mai? - -OSVALDO (_occupato a sturare la bottiglia_). Prima di tutto un -bicchiere.... o due. (_fa saltare il turacciolo, riempie un bicchiere, -e vuole riempirne un secondo_) - -Sig.ª ALVING (_fermandogli la mano_). Grazie.... non ne prendo. - -OSVALDO. Ebbene, sarà per me (_egli vuota il bicchiere, lo riempie -una seconda volta e lo vuota nuovamente, dopo che, si siede presso la -tavola_) - -Sig.ª ALVING (_aspettando ch’egli parli_). Ebbene? - -OSVALDO (_senza guardarla_). Ascolta. Tu ed il pastore Manders mi -sembravate molto singolari.... hm.... molto taciturni a tavola. - -Sig.ª ALVING. L’hai osservato? - -OSVALDO. Sì, Hm! (_dopo un istante di silenzio_) Dimmi che ne pensi tu -di Regina? - -Sig.ª ALVING. Ciò che ne penso? - -OSVALDO. Sì, non è perfetta? - -Sig.ª ALVING. Mio caro Osvaldo, tu non la conosci, come la conosco io. - -OSVALDO. Cosa vuoi dire? - -Sig.ª ALVING. Sventuratamente, Regina è rimasta troppo a lungo a casa -sua; avrei dovuto raccoglierla prima. - -OSVALDO. Sì, ma non è splendida a vedersi, mamma? (_riempie il suo -bicchiere_) - -Sig.ª ALVING. Regina ha parecchi difetti, abbastanza grossi.... - -OSVALDO. Ebbene, che vuol dir questo? (_beve ancora_) - -Sig.ª ALVING. Non le voglio per questo meno bene; sono responsabile -di lei e per cosa alcuna al mondo non vorrei che le venisse torto un -capello. - -OSVALDO (_alzandosi di scatto_). Mamma, Regina è la mia unica salvezza. - -Sig.ª ALVING. Cosa vuoi dire? - -OSVALDO. Non posso continuare a sopportare solo questo tormento. - -Sig.ª ALVING. Non c’è tua madre per sopportarlo con te? - -OSVALDO. Sì, l’ho creduto; ed è perciò che ritornai. Ma così non la -potrà durare, lo veggo, non la potrà durare. Io non potrò starmene qui -tutta la vita. - -Sig.ª ALVING. Osvaldo! - -OSVALDO. Mamma, io ho bisogno d’una vita diversa! Ecco perchè debbo -lasciarti. Io non voglio che tu abbia per sempre, sotto gli occhi, tale -spettacolo. - -Sig.ª ALVING. Mio povero figlio! Ma finchè sarai malato, Osvaldo.... - -OSVALDO. Se non fosse che per la malattia, io resterei presso di te, -mamma, perchè tu sei il migliore amico che abbia su questa terra. - -Sig.ª ALVING. Sì, non è vero, Osvaldo? Dillo! - -OSVALDO (_cangiando posti con inquietudine_). Ma sono tutti questi -tormenti, tutti questi rimproveri interni.... eppoi quest’angoscia -grande, quest’angoscia mortale. Oh.... quest’orrenda angoscia! - -Sig.ª ALVING (_camminando dietro a lui_). Angoscia? Quale angoscia? Che -vuoi tu dire? - -OSVALDO. Ah! non farmi altre domande su tale soggetto. Non so. Non te -la posso descrivere! - -Sig.ª ALVING (_passa a destra e tira il cordone del campanello_). - -OSVALDO. Che vuoi? - -Sig.ª ALVING. Voglio che mio figlio sia allegro. Ecco tutto! Non voglio -che abbia pensieri tristi. (_a Regina che si presenta all’uscio_) -Dell’altro champagne! Ma questa volta una bottiglia intera. (_Regina -esce_) - -OSVALDO. Mamma! - -Sig.ª ALVING. Credi tu che qui noi, non si sappia vivere? - -OSVALDO. Non è splendida a vedersi? Robusta!... sana! - -Sig.ª ALVING (_sedendosi al tavolo_). Mettiti là, Osvaldo, e -chiacchieriamo tranquillamente. - -OSVALDO (_sedendo_). Tu non lo sai, mamma, ch’io ho un torto da -riparare verso Regina. - -Sig.ª ALVING. Tu? - -OSVALDO. O piuttosto, se ti piace di più, una piccola imprudenza, -innocentissima del resto. L’ultima volta che venni qui.... - -Sig.ª ALVING. Ebbene? - -OSVALDO. Essa mi fece una quantità di domande su Parigi, e io le ho -raccontato.... forse più di quanto avrei dovuto. Eppoi un giorno, me ne -ricordo, mi accadde di dirle: «Avreste volontà di venirci voi stessa?» - -Sig.ª ALVING. E allora? - -OSVALDO. Si fece rossa e mi disse: «Sì, ne avrei molta volontà!» — -«Bene, risposi, ci sarà forse la maniera d’accontentarvi». - -Sig.ª ALVING. E poi? - -OSVALDO. Naturalmente, avevo dimenticato ogni cosa, quando, l’altro -ieri, le chiesi se era contenta del mio lungo soggiorno in questa -casa.... - -Sig.ª ALVING. Ebbene? - -OSVALDO. Mi guardò in una maniera molto strana, e mi rispose: «E il mio -viaggio a Parigi?» - -Sig.ª ALVING. Il suo viaggio? - -OSVALDO. Compresi allora, ch’essa aveva presa la cosa sul serio, che -durante tutto il tempo della mia assenza aveva pensato a me, e s’era -messa a studiare il francese. - -Sig.ª ALVING. Questo adunque è.... - -OSVALDO. Mamma! Quando vidi innanzi a me questa splendida ragazza, -bella, sana, — prima non lo avevo mai osservato, — quando la vidi, -posso dire, colle braccia aperte, pronta a ricevermi... - -Sig.ª ALVING. Osvaldo! - -OSVALDO. .... m’ebbi la rivelazione che in essa stava la salvezza. -Innanzi a me scorgevo il piacere.... la vita. - -Sig.ª ALVING (_colpita_). Il piacere.... la vita? Là c’è dunque la -salvezza? - -REGINA (_compare sulla soglia, con una bottiglia in mano_). Domando -scusa d’essermi trattenuta tanto tempo, ma dovetti discendere in -cantina. - -OSVALDO. Dateci un altro bicchiere. - -REGINA (_guardandolo con sorpresa_). Ecco il bicchiere della signora, -signor Alving. - -OSVALDO. Sì, ma un bicchiere per te, Regina. - -REGINA (_trasalisce e guarda timidamente la signora Alving_). - -OSVALDO. Ebbene? - -REGINA (_con esitazione, abbassando la voce_). La signora permette? - -Sig.ª ALVING. Va a pigliarti il bicchiere, Regina. (_Regina passa nella -sala da pranzo_) - -OSVALDO (_seguendola cogli occhi_). Hai osservato il suo incedere? Così -franco, così ardito! - -Sig.ª ALVING. Ma questo non va, Osvaldo! - -OSVALDO. È deciso. Lo vedi; inutile contraddirmi. - -REGINA (_ritorna con un bicchiere, che non depone_). - -OSVALDO. Siedi, Regina. - -REGINA (_interroga collo sguardo la signora Alving_). - -Sig.ª ALVING. Siedi pure. - -REGINA (_prende posto sur una sedia, presso l’uscio della sala da -pranzo, e continua a tenere in mano il bicchiere vuoto_). - -Sig.ª ALVING. Osvaldo.... che mi dicevi tu del piacere della vita? - -OSVALDO. Sì, mamma, il piacere di vivere! in paese non lo si conosce! -Qui, io non lo sento mai. - -Sig.ª ALVING. Neppure quando sei presso di me? - -OSVALDO. Quando sono a casa, no. Ma tu non mi capisci. - -Sig.ª ALVING. Ma sì, ora mi pare d’afferrare la tua idea.... - -OSVALDO. Il piacere di vivere.... eppoi il piacere di lavorare.... Eh! -In fondo è la stessa cosa. Ma entrambi vi sono sconosciuti! - -Sig.ª ALVING. Forse hai ragione. Parlami ancora di ciò, Osvaldo. - -OSVALDO. Ecco, io penso semplicemente, che qui si impara a considerare -il lavoro come un flagello di Dio, una punizione dei nostri peccati, e -la vita come una cosa miserabile, di cui mai abbastanza presto potremo -esser liberati. - -Sig.ª ALVING. Sì, una valle di lagrime. E infatti noi ci applichiamo -coscienziosamente a renderla tale. - -OSVALDO. Ma laggiù non si vuole saper nulla di tutto ciò! Laggiù tali -dogmi non trovano più credenti. Laggiù il solo fatto di esistere, basta -per colmare di gioia e di felicità. Mamma, non hai osservato che tutto -ciò che dipingo, s’aggira intorno al piacere di vivere? Il piacere di -vivere! Ovunque e sempre! Ivi tutto è luce, raggi di sole e festa.... e -le figure umane sono raggianti di felicità.... Ecco perchè ho paura di -restarmene qua! - -Sig.ª ALVING. Paura? Di che hai tu paura presso di me? - -OSVALDO. Ho paura che tutto ciò che fermenta in me, non possa qui -trasformarsi in male. - -Sig.ª ALVING (_guardandolo fissamente_). E tu credi possibile questo? - -OSVALDO. Ne sono sicurissimo. Potrei tentare di condurre qui, la stessa -vita di laggiù: eppure.... la cosa non sarebbe uguale! - -Sig.ª ALVING (_che ha ascoltato con crescente attenzione, si alza e -fissa su lui uno sguardo profondo e pensieroso_). Ora, comprendo tutto! - -OSVALDO. Cosa? - -Sig.ª ALVING. È la prima volta ch’io scorgo la verità, adesso posso -parlare. - -OSVALDO (_alzandosi_). Mamma, non ti capisco. - -REGINA (_che pure si è alzata_). Devo andarmene? - -Sig.ª ALVING. No, resta. Ora posso parlare. Ora, figlio mio, saprai -tutto esattamente; poscia prenderai una determinazione. Osvaldo! -Regina! - -OSVALDO. Silenzio. Il Pastore.... - - -SCENA V. - -DETTI, _il_ PASTORE MANDERS. - - -IL PAST. (_entrando dall’uscio del vestibolo_). Eccomi! Abbiamo avuto -una di quelle piccole riunioni che fanno bene al cuore. - -OSVALDO. Noi pure. - -IL PAST. Bisogna venir in aiuto ad Engstrand, a proposito di quel -rifugio pei marinai. Regina deve andare a raggiungerlo, e rendersegli -utile.... - -REGINA. No, grazie, signor Pastore. - -IL PAST. (_che ancora non l’aveva osservata_). Che?... Qua! con un -bicchiere in mano? - -REGINA (_affrettandosi a deporre il bicchiere_). Domando scusa! - -OSVALDO. Regina parte con me, signor Pastore. - -IL PAST. Parte! Con voi! - -OSVALDO. Sì, come sposa.... se essa lo vuole. - -IL PAST. Misericordia!... - -REGINA. Io non ne ho colpa.... signor Pastore. - -OSVALDO. Oppure resta qua, se io resto. - -REGINA (_involontariamente_). Qua! - -IL PAST. Signora Alving, io non ci capisco più nulla. - -Sig.ª ALVING. Nulla avverrà, perchè adesso posso dire ogni cosa. - -IL PAST. Ma voi non lo farete! No, no, no! - -Sig.ª ALVING. Lo posso e lo voglio. E, tranquillizzatevi, non ci -saranno ideali distrutti. - -OSVALDO. Che cosa mi si nasconde qui? - -REGINA (_ascoltando_). Signora! Ascoltate! Fuori c’è gente! Gridano. -(_passa nella serra e di là guarda in istrada_) - -OSVALDO (_alla finestra di sinistra_). Che avviene? Donde tutta questa -luce? - -REGINA (_con un grido_). È l’asilo che brucia! - -Sig.ª ALVING (_alla finestra_). Che brucia? - -IL PAST. Che brucia? Impossibile; ne esco io in questo momento! - -OSVALDO. Dov’è il mio cappello? Ah, non importa.... L’asilo di mio -padre!... (_esce correndo dall’uscio che mette al mare_) - -Sig.ª ALVING. Il mio scialle, Regina, tutto è in fiamme! - -IL PAST. È orribile! Signora Alving, è il castigo che piomba su questo -luogo di perdizione. - -Sig.ª ALVING. Certo, certo. Vieni, Regina. (_esce precipitosamente -dall’uscio del vestibolo, seguita da Regina_) - -IL PAST. (_giungendo le mani_). E non è assicurato!... (_esce dietro -gli altri_) - - - FINE DELL’ATTO SECONDO. - - - - -ATTO TERZO. - -_La stessa scena. Tutti gli usci sono aperti. La lampada continua ad -ardere sulla tavola. Di fuori è buio: solo un debole bagliore al fondo -del paesaggio a sinistra_. - - -SCENA I. - -La Signora ALVING, REGINA. - - -(_La signora Alving con un grande scialle in testa guarda fuori, -attraverso la serra. Regina avviluppata in uno scialle, sta pochi passi -dietro a lei_). - -Sig.ª ALVING. Tutto è bruciato. Tutto è distrutto. - -REGINA. C’è ancora del fuoco nelle cantine. - -Sig.ª ALVING. E Osvaldo che non ritorna! Eppure non c’è più nulla da -salvare. - -REGINA. Devo forse scendere a portargli il cappello? - -Sig.ª ALVING. Non ha neppure il cappello? - -REGINA (_indicando col dito il vestibolo_). No, eccolo là, -sull’attaccapanni. - -Sig.ª ALVING. Lascialo là. Dovrebbe esser qua subito; vado a vedere io -stessa. (_esce dalla porta che dà sul mare_) - - -SCENA II. - -IL PASTORE MANDERS, REGINA. - - -IL PAST. (_entrando dall’uscio del vestibolo_). La signora Alving non -c’è? - -REGINA. È discesa in questo punto alla spiaggia. - -IL PAST. È la notte più terribile ch’io abbia mai passata. - -REGINA. È vero! Che sventura tremenda, signor Pastore. - -IL PAST. Oh, non me ne parlate. Mi fa male il solo pensarci. - -REGINA. Ma come si appiccò il fuoco? - -IL PAST. Non chiedetemi nulla, signorina Engstrand! Del resto, come lo -potrei sapere? Voi pure volete!... Non basta che vostro padre.... - -REGINA. Che fece? - -IL PAST. Oh! mi farà impazzire. - - -SCENA III. - -DETTI, ENGSTRAND. - - -ENGS. (_entrando dall’uscio del vestibolo_). Signor Pastore!... - -IL PAST. (_volgendosi con spavento_). Come? Mi perseguitate sino qua? - -ENGS. Sì, che il cielo mi annienti!... Ah! Gesù santo! Ma tutte le -vostre lamentele non servono a nulla, signor Pastore. - -IL PAST. Che c’è? - -ENGS. Ah! vedi, tutto ciò, causa la pia riunione. (_piano a Regina_) -L’abbiamo in pugno, figlia mia! (_forte_) Così, è in grazia mia, che il -signor Pastore divenne fallibile.... - -IL PAST. Ma vi assicuro Engstrand.... - -ENGS. Il solo signor Pastore si è occupato delle lampade.... - -IL PAST. (_fermandosi_). Sì, voi lo dite, ma io non mi ricordo d’aver -toccata una sola lampada. - -ENGS. Io invece vidi chiaramente il signor Pastore smoccolare una -candela colle dita, e gettarne lo stoppino nelle segature. - -IL PAST. Avete visto tutto ciò? - -ENGS. Perfettamente. - -IL PAST. Non ci capisco nulla; tanto più perchè so di non aver mai -avuta l’abitudine di smoccolare le candele colle dita. - -ENGS. Infatti, non è punto pulito. Ma, signor, Pastore, è proprio -un’abitudine pericolosa? - -IL PAST. (_camminando inquieto_). Oh, basta interrogazioni. - -ENGS. (_seguendolo_). E.... poi, signor Pastore, l’edificio non era -assicurato? - -IL PAST. (_continuando a camminare_). No, no, no, lo sapete benissimo. - -ENGS. (_seguendolo_). Non era assicurato! E.... così.... appiccare il -fuoco.... Gesù, Gesù, che sventura! - -IL PAST. (_asciugandosi la fronte_). Ah! potete ben dirlo, Engstrand. - -ENGS. Eppoi, che una cosa simile accada ad un istituto di beneficenza, -utile nello stesso tempo alle città ed ai villaggi, come si suol dire! -Temo che i giornali non tratteranno come si conviene il signor Pastore. - -IL PAST. Ecco, appunto ciò che pensavo io stesso. Questo forse è il -peggio.... Tutti questi odiosi attacchi, tutte queste accuse! Ah! guai -a pensarci! - - -SCENA IV. - -DETTI, _Signora_ ALVING. - - -Sig.ª ALVING. (_entrando dall’uscio che mette alla spiaggia_). Non c’è -caso di fargli abbandonare il luogo del disastro! - -IL PAST. Ah! eccovi, signora. - -Sig.ª ALVING. Almeno avete evitato il discorso inaugurale, pastore -Manders. - -IL PAST. Oh! avrei voluto così volentieri.... - -Sig.ª ALVING. (_con voce strozzata_). Meglio così! A nulla di bene -poteva riuscire questo asilo. - -IL PAST. Credete? - -Sig.ª ALVING. Ne dubitate? - -IL PAST. In ogni modo fu una sventura immensa. - -Sig.ª ALVING. Spieghiamoci con poche parole, su questo punto, come sur -una questione d’interesse.... Aspettate il Pastore, Engstrand? - -ENGS. (_presso alla porta del vestibolo_). Sì, l’aspetto. - -Sig.ª ALVING. Allora sedete. - -ENGS. Grazie, sto benissimo in piedi. - -Sig.ª ALVING (_al Pastore_). Probabilmente prenderete il battello a -vapore? - -IL PAST. Sì, fra un’ora. - -Sig.ª ALVING. In tal caso, abbiate la compiacenza di portare con voi -tutte le carte. Non voglio più sentir pronunciare una sola parola su -tale faccenda. Ora, ho altre preoccupazioni.... - -IL PAST. Signora Alving. - -Sig.ª ALVING. Più tardi vi invierò i pieni poteri, per definire tutto -come vorrete voi. - -IL PAST. Me ne incaricherò molto volentieri. La prima disposizione del -testamento, diventa purtroppo affatto inapplicabile. - -Sig.ª ALVING. Si capisce. - -Il Past. Ecco dunque come io intendo accomodare la faccenda per -adesso: il recinto di Solvik apparterrà al comune. La terra non è senza -valore; potrà sempre servire a qualche cosa. In quanto alla rendita -del capitale che resta alla Cassa di Risparmio, potrò forse impiegarla -convenientemente pel bene della città. - -Sig.ª ALVING. Come vorrete. Oggi tutto mi riesce affatto indifferente. - -ENGS. Signor pastore, pensate al mio rifugio per i marinai. - -IL PAST. E perchè no? è una buona idea. Vedremo; bisogna riflettere. - -ENGS. No, diavolo, punto riflessione.... (_correggendosi_) Ah! buon -Gesù!... - -IL PAST. (_con un sospiro_). E poi, purtroppo, non so sin quando potrò -occuparmi di tali affari, e se l’opinione pubblica non mi costringerà a -ritirarmi. Tutto dipende dal risultato dell’inchiesta. - -Sig.ª ALVING. Che state dicendo? - -IL PAST. E tale risultato, non si può prevedere anticipatamente. - -ENGS. (_avvicinandosi a lui_). Scusate, si può prevederlo. Guardate -soltanto Giacomo Engstrand. - -IL PAST. Sì, sì, ma.... - -ENGS. (_più piano_). Giacomo Engstrand non è l’uomo capace -d’abbandonare un generoso benefattore nell’ora del pericolo, come si -suol dire. - -IL PAST. Sì, mio caro, ma come?... - -ENGS. Giacomo Engstrand è quasi l’angelo della salvezza, signor Pastore. - -IL PAST. No, no, non potrei accettar certamente... - -ENGS. Eppure lo dovrete. Io conosco uno, che altra volta s’addossò una -colpa altrui! - -IL PAST. Giacomo! (_gli stringe la mano_) Siete un uomo raro. -Suvvia! Tutto quanto abbisogna per il vostro asilo sarà fatto, potete -calcolarci. - -ENGS. (_vorrebbe ringraziare, ma la sua voce è soffocata -dall’emozione_). - -IL PAST. (_mettendo a tracolla la sua borsa da viaggio_). Ed ora -avanti! Noi due partiremo assieme. - -ENGS. (_piano a Regina che sta presso all’uscio della sala da pranzo_). -Vieni con me, piccina; tu ti troverai come sur un letto di piume. - -REGINA (_scotendo il capo_). Grazie! - -(_Passa nel vestibolo ed offre la valigia al Pastore_). - -IL PAST. Addio, signora Alving! Possa lo spirito d’ordine e di -regolarità, penetrare ben presto in questa casa! - -Sig.ª ALVING. Addio Manders! - -(_Si reca nella serra, vedendo Osvaldo entrare dall’uscio esterno_). - -ENGS. (_assecondato da Regina, aiuta il Pastore ad indossare il suo -soprabito_). Addio, figliuola, se qualche cosa t’accadesse, tu sai -benissimo dove trovare Giacomo Engstrand. (_piano_) Viottolo del -Porto, hm! (_alla signora Alving e ad Osvaldo_) E la casa dei marinai -si chiamerà: «Asilo del ciambellano Alving».... ecco. E se mi sarà -concesso di dirigere questa casa, come l’intendo io, son sicuro ch’essa -riuscirà degna del defunto ciambellano. - -IL PAST. (_uscendo_). Hm!... Venite, mio caro Engstrand. Addio, addio! - - (_Entrambi escono dal vestibolo_). - - -SCENA V. - -Signora ALVING, REGINA, OSVALDO. - - -OSVALDO (_avvicinandosi alla tavola_). Di qual casa parlava? - -Sig.ª ALVING. Una specie d’asilo che vogliono fondare lui ed il pastore -Manders. - -OSVALDO. Brucierà anche quello. - -Sig.ª ALVING. Perchè tale idea? - -OSVALDO. Tutto deve bruciare, non rimarrà nulla per ricordare mio -padre. Io pure brucio! - -REGINA (_lo guarda colpita_). - -Sig.ª ALVING. Osvaldo! Non avresti dovuto restartene così a lungo -laggiù, mio povero ragazzo. - -OSVALDO (_sedendo presso alla tavola_). Credo che tu abbia ragione. - -Sig.ª ALVING. Lascia ch’io asciughi il tuo volto, Osvaldo. (_lo asciuga -col proprio fazzoletto_) - -OSVALDO (_guardando innanzi a sè con indifferenza_). Grazie, mamma. - -Sig.ª ALVING. Non sei stanco, Osvaldo? vorresti dormire un pochino? - -OSVALDO (_con angoscia_). No, no.... non voglio dormire! Non dormo mai, -io; fingo soltanto! (_con voce sorda_) Ciò avverrà anche troppo presto! - -Sig.ª ALVING (_guardandolo con inquietudine_). Ah! è vero dunque che tu -sei malato, figlio mio benedetto? - -REGINA (_tendendo l’orecchio_). Il signor Alving è malato? - -OSVALDO (_con impazienza_). E poi.... chiudete tutti gli usci! -Quest’angoscia mortale.... - -Sig.ª ALVING. Chiudi, Regina. - -(_Regina chiude e rimane presso l’uscio del vestibolo. La Alving leva -il suo scialle; Regina fa altrettanto_). - -Sig.ª ALVING (_avvicinando una seggiola ad Osvaldo, e sedendo accanto a -lui_). Vedi, mi metto vicino a te. - -OSVALDO. Sì, va bene! Regina non deve abbandonare la stanza. Regina -deve restarsene sempre accanto a me. Tu verrai in mio soccorso, nevvero -Regina? - -REGINA. Non capisco.... - -Sig.ª ALVING. In tuo soccorso? - -OSVALDO. Sì.... quando ce ne sarà bisogno? - -Sig.ª ALVING. Osvaldo, e tua madre non è sempre pronta a volare in tuo -soccorso? - -OSVALDO. Tu? (_sorridendo_) No, mamma, quel soccorso tu non puoi -offrirmelo. (_sorride amaramente_) Tu! ah! ah! (_la guarda con -serietà_) Eppure.... era bene il tuo ufficio! (_con violenza_) Regina, -perchè non mi dai del tu? Perchè non mi chiami Osvaldo? - -REGINA (_piano_). Non credo che ciò piacerebbe alla signora. - -Sig.ª ALVING. Fra poco, ne avrai il diritto; adesso, vieni tu pure a -metterti vicino a noi. - -REGINA (_siede in silenzio e con qualche esitazione dall’altra parte -della tavola_). - -Sig.ª ALVING. Ed ora, mio povero figlio tanto torturato, voglio -toglierti il peso che grava sul tuo spirito. - -OSVALDO. Tu, mamma? - -Sig.ª ALVING. Sì: tutto ciò che tu chiami rimpianti, rimorsi, -pentimenti.... - -OSVALDO. E tu credi che il tuo potere arriverà sino.... - -Sig.ª ALVING. Sì, Osvaldo, ne sono sicura. Poco fa, quando parlasti del -piacere di vivere, qualche cosa s’è rischiarato nel mio spirito, e vidi -l’intera mia vita sotto una luce novella. - -OSVALDO (_scotendo il capo_). Non ci capisco niente! - -Sig.ª ALVING. Ah! se tu avessi conosciuto tuo padre quando non era -che un giovane tenente. Il piacere di vivere! Pareva proprio che lo -personificasse.... - -OSVALDO. Sì, lo so. - -Sig.ª ALVING. Comunicava l’allegria, spargeva intorno a sè un’aria -continua di festa! E quella forza indomabile, quella pienezza di vita -che possedeva! - -OSVALDO. Ebbene? - -Sig.ª ALVING. Ad un tratto quell’allegro fanciullone — in quei tempi -era proprio come un fanciullo, — si trova sbalestrato in una meschina -cittaduzza, che non poteva offrirgli distrazioni di sorta, null’altro -che dei piaceri! Non una meta da raggiungere: non aveva che un -impiego. Non un lavoro in cui tutto il suo spirito potesse trovare -una soddisfazione: null’altro che affari. Non un solo amico capace di -comprendere il piacere della vita: semplicemente dei compagni d’ozio e -di orgie. - -OSVALDO. Mamma!... - -Sig.ª ALVING. Avvenne.... ciò che doveva avvenire. - -OSVALDO. Cosa mai doveva avvenire? - -Sig.ª ALVING. Lo dicesti tu stesso un momento fa, prevedendo ciò che -avverrebbe di te, se tu restassi a casa. - -OSVALDO. Vorresti intendere con ciò, che mio padre.... - -Sig.ª ALVING. Il tuo povero padre non ha mai trovato uno sfogo a quel -piacere di vivere che traboccava in lui. Io, dal canto mio, non ero in -grado di arrecare molta allegria al suo focolare. - -OSVALDO. Neppure tu? - -Sig.ª ALVING. Avevo ricevuto delle lezioni, in cui non si trattava che -di doveri e di obblighi.... e per molto tempo, non potei dimenticarli. -Tutta l’esistenza si riassumeva in doveri.... i doveri miei, i doveri -suoi, ecc.... temo d’aver resa la casa insopportabile al tuo povero -padre, Osvaldo mio. - -OSVALDO. Perchè nelle tue lettere non mi trattenesti mai di tutto ciò? - -Sig.ª ALVING. Mai, prima d’oggi, avrei creduto possibile di poter -confessare tutto a te, suo figlio. - -OSVALDO. Ed oggi hai compreso? - -Sig.ª ALVING (_lentamente_). Non vidi che una cosa soltanto, cioè, che -tuo padre era un uomo finito, prima della tua nascita. - -OSVALDO (_con voce strozzata_). Ah!... (_si alza e s’avvicina alla -finestra_). - -Sig.ª ALVING. Eppoi ho riflettuto che Regina apparteneva a questa -casa.... allo stesso titolo di mio figlio. - -OSVALDO (_volgendosi vivamente_). Regina!... - -REGINA (_trasalendo e con voce malferma_). Io!... - -Sig.ª ALVING. Ora; entrambi sapete tutto! - -OSVALDO. Regina! - -REGINA (_parlando fra sè stessa_). Sicchè mia madre era una.... - -Sig.ª ALVING. Tua madre aveva molte buone qualità, Regina. - -REGINA. Sì, questo però non toglie che non fosse.... Oh! mi pareva -qualche volta; ma.... Sì, signora! Così è! Mi permettete di partire -immediatamente? - -Sig.ª ALVING. Davvero Regina, vorresti partire? - -REGINA. Lo voglio! - -Sig.ª ALVING. Naturalmente sei libera, ma.... - -OSVALDO (_avvicinandosi a Regina_). Ora che qui sei a casa tua, -vorresti partire? - -REGINA. _Merci_, signor Alving.... è vero, adesso posso dire Osvaldo, -ma non proprio come l’avrei pensato. - -Sig.ª ALVING. Regina, io non sono stata franca con te. - -REGINA. Ma no, si avrebbe torto a crederlo! Se avessi saputo che -Osvaldo era malato.... e che fra noi non poteva esserci nulla di -serio.... No, non posso restarmene qui, e sciuparmi a vantaggio di -gente malata. - -OSVALDO. Come? Neppure per un uomo, che ti è così legato? - -REGINA. No, non lo posso. Una ragazza povera deve impiegare la sua -gioventù; altrimenti un bel giorno potrebbe trovarsi senza casa nè -tetto. Ed io pure, signora, aspiro.... al piacere di vivere. - -Sig.ª ALVING. Ahimè, sì! Ma bada di non perderti Regina. - -REGINA. Eh! Se mi perderò, vuol dire che non avrò potuto fare -altrimenti. Se Osvaldo rassomiglia a suo padre, io devo rassomigliare -a mia madre, suppongo.... Posso ardire di chiedere alla signora se il -pastore Manders è informato di ciò che mi concerne? - -Sig.ª ALVING. Il pastore Manders sa tutto. - -REGINA (_avviluppandosi nel suo scialle_). In tal caso devo spicciarmi -per prendere il battello. È così facile intendersi col Pastore, e mi -sembra d’aver altrettanto diritto su quel denaro, che lui.... quello -zoppo d’un falegname. - -Sig.ª ALVING. Io non domando di meglio, Regina. - -REGINA (_guardandola freddamente_). La signora avrebbe potuto educarmi -quale figlia d’una persona distinta; sarebbe stato più conveniente. -(_con un movimento delle spalle_). Dopo tutto, non me ne importa! -(_guardando da un lato la bottiglia chiusa, con amarezza_) Per Dio, -potrò bere lo stesso dello champagne con persone a modo! - -Sig.ª ALVING. Se un giorno, Regina, sentirai desiderio d’un focolare -tranquillo, vieni da me. - -REGINA. No, grazie, signora. Il pastore Manders si incaricherà di me. E -se.... dovessi finir male, conosco un luogo, dove sarei a casa mia. - -Sig.ª ALVING. Quale? - -REGINA. L’asilo del ciambellano Alving. - -Sig.ª ALVING. Regina, lo veggo, tu corri alla tua perdita.... - -REGINA. Mah! Addio! (_saluta ed esce dalla porta del vestibolo_) - - -SCENA VI. - -Signora ALVING, OSVALDO. - - -OSVALDO (_guardando dalla finestra_). È partita? - -Sig.ª ALVING. Sì. - -OSVALDO (_tra i denti_). Tanto peggio! - -Sig.ª ALVING (_dietro a lui, mettendogli le mani sulle spalle_). -Osvaldo, figlio mio, sei eccitato? - -OSVALDO (_volgendo il capo verso di lei_). Per ciò che riguarda mio -padre, vuoi dire? - -Sig.ª ALVING. Sì, il tuo sciagurato padre! Temo che l’impressione sia -stata troppo forte per te. - -OSVALDO. Cosa te lo fa supporre? Naturalmente ne fui sorpreso, e molto, -ma in fondo, per me è lo stesso. - -Sig.ª ALVING (_ritirando le mani_). Lo stesso? Che tuo padre sia stato -tanto sventurato, è lo stesso per te? - -OSVALDO. Posso sentire della compassione per lui, come per ogni altro, -ma.... - -Sig.ª ALVING. Null’altro? Per tuo padre? - -OSVALDO (_con impazienza_). Mio padre.... mio padre. Non ho mai saputo -nulla di mio padre. Non ho ricordi di lui, cioè.... rammento che una -volta mi fece vomitare! - -Sig.ª ALVING. È orribile! Guai a pensarci! E malgrado tutto, un figlio -non deve amare il proprio padre? - -OSVALDO. E quando questo padre non ha alcun titolo alla sua -riconoscenza? Quando il figlio non l’ha mai conosciuto? E tu, così -saggia, così ragionevole in tutto il resto, ubbidiresti a questo -vecchio pregiudizio? - -Sig.ª ALVING. Non sarebbe che un pregiudizio?... - -OSVALDO. Sì, mamma, puoi convenirne. È una di quelle idee correnti, che -il mondo ammette senza controllare, e.... - -Sig.ª ALVING (_colpita_). Degli spettri! - -OSVALDO (_attraversando la scena_). Sì, puoi ben chiamarli così! - -Sig.ª ALVING (_con calore_). Osvaldo!... Allora.... tu non ami più -neppure me? - -OSVALDO. In ogni caso tu.... io ti conosco. - -Sig.ª ALVING. Mi conosci; ma.... sta qui tutto? - -OSVALDO. E so quanto tu mi ami; devo pure essertene riconoscente! -Eppoi.... ora che son malato tu mi puoi essere d’immensa utilità. - -Sig.ª ALVING. Sì, nevvero, Osvaldo? Oh, sono pronta a benedire la tua -malattia, che ti ricondusse presso di me! Poichè, lo capisco benissimo, -io non ti posseggo, ma.... devo conquistarti. - -OSVALDO (_con impazienza_). Sì, sì, sì, tutte parole belle e buone. Non -devi dimenticare, mamma, ch’io sono un uomo malato. Non posso occuparmi -degli altri, ho tanto da pensare per me stesso! - -Sig.ª ALVING (_con dolcezza_). Saprò esser paziente. - -OSVALDO. E allegra, mamma! - -Sig.ª ALVING. Sì, figlio mio, hai ragione. Dimmi, ci son finalmente -riuscita a toglierti tutto ciò che ti tormentava, rimpianti e rimorsi? - -OSVALDO. Sì, ci sei riuscita. Ma adesso chi mi libererà dall’angoscia? - -Sig.ª ALVING. Dall’angoscia? - -OSVALDO (_attraversando la scena_). Regina, con una buona parola -l’avrebbe ottenuto! - -Sig.ª ALVING. Perchè parli d’angoscia e di Regina? - -OSVALDO. È molto inoltrata la notte, mamma? - -Sig.ª ALVING. Sta per spuntare il giorno, (va a guardare attraverso -le invetriate della serra) Ecco l’alba che imporpora le cime delle -montagne. Avremo bel tempo, Osvaldo! Fra pochi momenti potrai vedere il -sole. - -OSVALDO. Come ne godo! Ci sono tante cose che possono rallegrarmi e che -mi invitano a vivere.... - -Sig.ª ALVING. Eh! lo credo bene! - -OSVALDO. Anche se non posso lavorare.... - -Sig.ª ALVING. Presto presto, figlio mio, potrai rimetterti al lavoro, -poichè ora non sei tormentato più da pensieri tristi e scoraggianti.... - -OSVALDO. Che fortuna, che tu abbia dissipate tutte quelle fosche -imagini. Ed ora che potei varcare.... quel passo.... (_si siede sul -divano_) chiacchiereremo un po’ assieme, mamma. - -Sig.ª ALVING. Benissimo. (_essa avvicina una seggiola al divano, e gli -siede accanto_) - -OSVALDO. E poi spunta il sole.... e poi tu sai tutto.... e poi.... -l’angoscia è finita. - -Sig.ª ALVING. Io so tutto? Che vuoi tu dire? - -OSVALDO (_senz’ascoltarla_). Mamma, non dicevi questa sera, che non c’è -al mondo cosa alcuna che tu non faresti per me, s’io te ne pregassi? - -Sig.ª ALVING. Sì, è vero. - -OSVALDO. E lo dici ancora, mamma? - -Sig.ª ALVING. Puoi calcolarci, figlio mio adorato. Che cosa ho io su -questa terra, tranne te? - -OSVALDO. Sì, sì. Allora ascoltami. Mamma, tu hai l’anima forte, -lo so; ebbene, devi restartene quieta quieta ed ascoltarmi senza -interrompermi.... - -Sig.ª ALVING. Che c’è di tanto solenne?... - -OSVALDO. Ricordati che non devi dare in esclamazioni; me lo prometti? -Vogliamo discorrere tranquillamente e pian piano. Me lo prometti? - -Sig.ª ALVING. Sì, sì, te lo prometto. Ma parla! - -OSVALDO. Ebbene, allora bisogna che tu sappia che questa stanchezza.... -eppoi questo stato in cui il pensiero del lavoro mi è insopportabile, -non costituisce la malattia stessa.... - -Sig.ª ALVING. E questa malattia?... - -OSVALDO. Questa malattia che mi è toccata per eredità, è.... (p_osa il -dito sulla fronte, ed aggiunge a bassa voce:_) È qui dentro. - -Sig.ª ALVING (_quasi afona_). Osvaldo!... No.... no! - -OSVALDO. Non gridare! Non posso tollerarlo!... Sì, mamma, essa è là, -alla vedetta, e può scoppiare in qualunque istante. - -Sig.ª ALVING. Ah! è orribile!... - -OSVALDO. Sta tranquilla, ti prego. Ecco dunque a che ne sono.... - -Sig.ª ALVING (_scattando_). Tutto ciò è falso, Osvaldo! È impossibile, -non può essere! - -OSVALDO. Laggiù n’ebbi un accesso, è passato presto; ma poi fui -seguito, tormentato, torturato dall’angoscia; e sono corso qui.... -presso di te, più presto che mi fu possibile. - -Sig.ª ALVING. Per ciò adunque l’angoscia!... - -OSVALDO. Sì, è un orrore indicibile, sai. Ah! se non si trattasse che -d’una malattia mortale qualunque! Perchè io non ho una gran paura di -morire.... eppure.... mi piacerebbe vivere il più a lungo possibile. - -Sig.ª ALVING. Sì, sì, Osvaldo, e così sarà! - -OSVALDO. Ma in questa malattia, c’è qualche cosa di così tremendo! -Ritornare quasi allo stato di bimbo; aver bisogno d’esser nutrito.... -aver bisogno.... Non ci sono parole per esprimere quanto soffro. - -Sig.ª ALVING. Il bimbo ha la madre che lo cura. - -OSVALDO (_scattando_). No, mai! È appunto ciò che non voglio! -Non ci tengo all’idea di restare in tale stato per degli anni.... -forse invecchiare, incanutire.... In questo frattempo tu potresti -morire e lasciarmi solo. (_si siede sulla seggiola della signora -Alving_) Poichè.... tale malattia non produce necessariamente una -morte immediata, disse il medico. Pretende che è il cervello che si -rammollisce.... una specie di rammollimento cerebrale, o qualche cosa -di simile (_con un sorriso amaro_) Mi pare che l’espressione suoni -armoniosamente. E sono spinto ognora a rappresentarmi alla mente dei -drappeggi di velluto di seta, delle tinte rosse.... qualche cosa di -delicato da accarezzare.... - -Sig.ª ALVING (_gridando_). Osvaldo! - -OSVALDO (_alzandosi di scatto ed attraversando la scena_). E tu m’hai -tolto Regina! Perchè non è qua? Se ci fosse, sarebbe già accorsa in mio -aiuto. - -Sig.ª ALVING (_avvicinandoglisi_). Che intendi dire, mio diletto? C’è -qualche soccorso ch’io non sia disposta ad offrirti a costo della mia -vita? - -OSVALDO. Quando dopo l’accesso di laggiù, io ebbi ripreso il senno, il -medico mi disse, che se tale caso dovesse ripetersi — e sento che si -ripeterà — non ci sarebbe più speranza. - -Sig.ª ALVING. Ebbe il coraggio di dirti questo! - -OSVALDO. Io l’ho costretto! Gli dissi, che dovevo pigliare certe -disposizioni.... (_con un sorriso maligno_) Ed era vero! (_dalla -saccoccia interna del suo vestito egli leva una scatoletta_) Mamma, -vedi tu ciò? - -Sig.ª ALVING. Che cos’è? - -OSVALDO. Delle polveri di morfina. - -Sig. ALVING (_guardandolo spaventata_). Osvaldo!.. figlio mio! - -OSVALDO. Sono riuscito a raccoglierne dodici cartine. - -Sig.ª ALVING. (_tentando di afferrare la scatola_). Dammi quella -scatola Osvaldo! - -OSVALDO. Non ancora, mamma. (_rimette la scatola in saccoccia_) - -Sig.ª ALVING. Io non sopravviverò a questo colpo. - -OSVALDO. Vi si può sopravvivere. Se avessi qui Regina, le manifesterei -la mia decisione.... e reclamerei da essa quest’ultimo servigio. Ella, -ne son certo, non mi ricuserebbe il suo aiuto. - -Sig.ª ALVING. Mai! - -OSVALDO. Se l’accesso mi avesse colpito in sua presenza, e mi avesse -visto soffrire, più debole d’un bambino, impotente, miserabile, senza -speranza... senza una salvezza possibile... - -Sig.ª ALVING. Regina non avrebbe mai acconsentito.... - -OSVALDO. Regina non avrebbe esitato a lungo. Regina aveva il cuore -così adorabilmente leggero. Si sarebbe stancata ben presto di curare un -malato come son io. - -Sig.ª ALVING. In tal caso, Dio sia lodato, che Regina è partita. - -OSVALDO. Sì, mamma, così ora spetta a te di soccorrermi. - -Sig.ª ALVING (_mandando un grido_). Io? - -OSVALDO. E chi dunque se non te? - -Sig.ª ALVING. Io, tua madre? - -OSVALDO. Appunto. - -Sig.ª ALVING. Io che t’ho data la vita? - -OSVALDO. Che non ti avevo domandata. E quale vita mi desti tu? Non la -voglio! Riprenditela! - -Sig.ª ALVING. Aiuto, aiuto! (_fugge nel vestibolo_) - -OSVALDO (_correndole dietro_). Non lasciarmi! Dove vai? - -Sig.ª ALVING (_nel vestibolo_). A chiamare il medico, Osvaldo! Lasciami -uscire! - -OSVALDO (_raggiungendola_). Tu non escirai, e nessuno deve entrare qui -dentro! (_chiude a chiave_) - -Sig.ª ALVING. (_rientrando_). Osvaldo, Osvaldo.... figlio mio!... - -OSVALDO (_seguendola_). È un cuore di madre il tuo.... puoi resistere -alla mia angoscia senza nome? - -Sig.ª ALVING (_dopo un istante di silenzio, con voce strozzata_). Ecco -la mia mano! - -OSVALDO. Dunque, sì? - -Sig.ª ALVING. Se ciò è necessario. Ma no, questo non accadrà. È -impossibile, impossibilissimo! - -OSVALDO. Speriamolo; e cerchiamo di vivere assieme finchè lo potremo. -Grazie, mamma. (_Si siede sulla seggiola che la signora Alving avvicinò -al divano. Spunta il giorno; sulla tavola la lampada continua ad -ardere_). - -Sig.ª ALVING. (_avvicinandosi dolcemente_). Ti senti più calmo ora? - -OSVALDO. Sì. - -Sig.ª ALVING. (_china su lui_). Non fu che un brutto scherzo della -tua immaginazione, pura immaginazione. Tutte queste scosse ti hanno -eccitato. Ora, mio diletto figlio, bisogna che tu ti riposi qui, presso -tua madre! Avrai tutto quello che desideri, come quando eri piccino, -piccino.... Vedi, l’accesso è finito. Ah! lo sapevo.... Guarda, guarda -Osvaldo, che bella giornata, che sole brillante! Così ti sentirai bene -anche a casa tua! - -(_S’avvicina alla tavola e spegne la lampada. Sorge il sole. Al fondo -del paesaggio le montagne e le pianure risplendono illuminate dai raggi -del mattino_). - -OSVALDO (_immobile nel suo seggiolone, volge le spalle al fondo della -scena; ad un tratto pronuncia queste parole:_) Mamma, dammi il sole. - -Sig.ª ALVING. (_presso la tavola, lo guarda spaventata_). Che dici? - -OSVALDO (_ripetendo con voce sorda ed afona:_) Il sole.... il sole.... - -Sig.ª ALVING (_avvicinandoglisi_). Osvaldo, che hai? - -OSVALDO (_si abbandona nel seggiolone, tutti i suoi muscoli si tendono; -il volto è senza espressione; gli occhi, spenti, fissano il vuoto_). - -Sig.ª ALVING (_tremante per lo spavento_). Cosa vuol dire? (_gridando_) -Osvaldo, che hai? (_si precipita in ginocchio innanzi a lui, e lo -scuote_) Osvaldo! Osvaldo! Guardami! Non mi conosci? - -OSVALDO (_colla medesima voce afona_). Il sole.... il sole.... - -Sig.ª ALVING (_si alza di scatto, disperata, colle mani nei capelli, -gridando:_) Non ci resisto! (_a voce bassa, come irrigidita_) Non ci -resisto, no, no! Mai! (_ad un tratto_) Ma dove sono quelli...? (_cerca -rapidamente nella saccoccia d’Osvaldo_) Ecco! (_indietreggia di qualche -passo e grida:_) No, no, no! Sì! No! No! (_colle mani nei capelli, si -ferma a qualche passo di distanza da suo figlio, e lo fissa con uno -spavento muto_) - -OSVALDO (_sempre immobile nel suo seggiolone_). Il sole.... il sole.... - - - FINE. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - -*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK SPETTRI *** - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the -United States without permission and without paying copyright -royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part -of this license, apply to copying and distributing Project -Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm -concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark, -and may not be used if you charge for an eBook, except by following -the terms of the trademark license, including paying royalties for use -of the Project Gutenberg trademark. If you do not charge anything for -copies of this eBook, complying with the trademark license is very -easy. You may use this eBook for nearly any purpose such as creation -of derivative works, reports, performances and research. Project -Gutenberg eBooks may be modified and printed and given away--you may -do practically ANYTHING in the United States with eBooks not protected -by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the trademark -license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the -trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone -providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in -accordance with this agreement, and any volunteers associated with the -production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm -electronic works, harmless from all liability, costs and expenses, -including legal fees, that arise directly or indirectly from any of -the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this -or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or -additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any -Defect you cause. - -Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm - -Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. 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Hart was the originator of the Project -Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of -volunteer support. - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. - -Most people start at our website which has the main PG search -facility: www.gutenberg.org - -This website includes information about Project Gutenberg-tm, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. diff --git a/old/69113-0.zip b/old/69113-0.zip Binary files differdeleted file mode 100644 index 45f4fd9..0000000 --- a/old/69113-0.zip +++ /dev/null diff --git a/old/69113-h.zip b/old/69113-h.zip Binary files differdeleted file mode 100644 index 0819092..0000000 --- a/old/69113-h.zip +++ /dev/null diff --git a/old/69113-h/69113-h.htm b/old/69113-h/69113-h.htm deleted file mode 100644 index df8bd57..0000000 --- a/old/69113-h/69113-h.htm +++ /dev/null @@ -1,7438 +0,0 @@ -<!DOCTYPE html> -<html xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml" xml:lang="it" lang="it"> -<head> - <meta charset="UTF-8" /> - <title>Spettri, di Henryk Ibsen</title> - <link rel="icon" href="images/cover.jpg" type="image/x-cover" /> - <style> /* <![CDATA[ */ -body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} - -p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} -.center {text-align: center; text-indent: 0;} - -div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} -div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} -div.titlepage p {text-align: inherit;} -div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;} -div.verso p {text-align: inherit;} -div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} -div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} - -h1,h2,h3 {text-align: center; font-style: normal; -font-weight: normal; line-height: 1.5;} -h1 {font-size: 150%;} -h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} -h3 {font-size: 120%; margin-top: 2em;} - -span.smaller {display: block; font-size: 85%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} - -hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} -hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;} -hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} -.x-ebookmaker hr.silver {display: none;} - -.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} - -.pad4 {margin-top: 4em;} -.pad2 {margin-top: 2em;} -.pad1 {margin-top: 1em;} - -.x-small {font-size: 70%;} -.large {font-size: 115%;} -.x-large {font-size: 130%;} -.main-t {font-size: 200%;} -.smcap {font-variant: small-caps;} - -ul {list-style-type: none; line-height: 1.2em;} -li {padding-left: 1em; text-indent: -1em;} - -.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; - margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} -.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} -.tnote p {padding: 0 1em;} -.covernote {visibility: hidden; display: none;} -.x-ebookmaker .covernote {visibility: visible; display: block;} - - /* ]]> */ </style> -</head> -<body> -<div lang='en' xml:lang='en'> -<p style='text-align:center; font-size:1.2em; font-weight:bold'>The Project Gutenberg eBook of <span lang='it' xml:lang='it'>Spettri</span>, by Henryk Ibsen</p> -<div style='display:block; margin:1em 0'> -This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and -most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions -whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms -of the Project Gutenberg License included with this eBook or online -at <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>. If you -are not located in the United States, you will have to check the laws of the -country where you are located before using this eBook. -</div> -</div> - -<p style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Title: <span lang='it' xml:lang='it'>Spettri</span></p> -<p style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:0; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Author: Henryk Ibsen</p> -<p style='display:block; text-indent:0; margin:1em 0'>Release Date: October 8, 2022 [eBook #69113]</p> -<p style='display:block; text-indent:0; margin:1em 0'>Language: Italian</p> - <p style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:0; margin-left:2em; text-indent:-2em; text-align:left'>Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images made available by The Internet Archive)</p> -<div style='margin-top:2em; margin-bottom:4em'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK <span lang='it' xml:lang='it'>SPETTRI</span> ***</div> - -<div class="booktitle"> -<h1> -SPETTRI. -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="main-t"> -SPETTRI -</p> - -<p class="pad2 large"> -DRAMMA IN TRE ATTI -</p> - -<p class="pad2 x-small"> -DI -</p> - -<p class="pad1 x-large"> -<span class="smcap">Enrico Ibsen</span> -</p> - -<p class="pad4"> -MILANO<br /> -<span class="smcap">Fratelli Treves, Editori.</span> -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -PROPRIETÀ LETTERARIA. -</p> - -<p> -<i>Chi intende valersi di questa traduzione per la recita, -deve assolutamente ottenerne il permesso dalla</i> <span class="smcap">Società -Italiana degli Autori</span>, <i>Corso Venezia, 6, Milano</i>. -</p> - -<p> -Tip. Treves e Rovida. — 1913. -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> -</p> - -<h2>PERSONAGGI.</h2> -</div> - -<ul> -<li>La signora <span class="smcap">Elena Alving</span>, vedova del capitano e ciambellano Alving.</li> -<li><span class="smcap">Osvaldo Alving</span>, pittore, suo figlio.</li> -<li><span class="smcap">Il Pastore Manders.</span></li> -<li><span class="smcap">Engstrand</span>, falegname.</li> -<li><i>Regina Engstrand</i>, cameriera della signora Alving.</li> -</ul> - -<p> -<i>L’azione si svolge in campagna, presso la signora -Alving, sulla riva d’uno dei grandi fiords -della Norvegia settentrionale.</i> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> -</p> - -<h2>ATTO PRIMO.</h2> -</div> - -<p> -<i>Un’ampia stanza che dà sul mare. Porta a sinistra. -Due porte a destra. Nel mezzo della stanza -una tavola rotonda circondata da seggiole; sulla -tavola libri, riviste e giornali. Sul davanti -a sinistra una finestra innanzi a cui sta un sofà -e un tavolino da lavoro. Nel fondo una serra -a vetri, in comunicazione colla stanza. A destra -della serra una porta dalla quale si esce per discendere -sulla spiaggia. Dietro i vetri il fiord appare -melanconico attraverso un velo di pioggia.</i> -</p> - -<h3>SCENA I. -<span class="smaller"><span class="smcap">Engstrand</span> e <span class="smcap">Regina.</span></span></h3> - -<p> -(<i>Engstrand se ne sta presso la porta che mena alla -spiaggia. Egli ha la gamba sinistra più corta dell’altra -e sotto il piede una suola di legno. Regina -con un inaffiatoio vuoto in mano, cerca d’impedirgli -d’entrare</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>a mezza voce</i>). Che vuoi? Non moverti. -Sei tutto grondante di pioggia. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> È la pioggia del buon Dio, figlia mia. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Di’ piuttosto una pioggia del diavolo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Buon Gesù come parli, Regina! (<i>fa alcuni -passi zoppicando</i>) Ascoltami, volevo dirti.... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Ehi, galantuomo non fate tanto rumore -col piede! Il padroncino dorme quassù, proprio -sopra noi. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Ancora dorme? Di pieno giorno? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Questo non ti riguarda. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Iersera sono stato un po’ allegro con degli -amici. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Non fo fatica a crederlo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Che vuoi, figlia mia, siamo uomini, siamo -deboli.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Oh! Questo è verissimo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> E le tentazioni sono tante in questo basso -mondo. Eppure Dio sa ch’io era già al mio lavoro -stamane alle cinque e mezzo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Va bene, va bene. E se te n’andassi ora? -Non voglio restarmene qua in <i>rendez-vous</i> -con te. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Che dici? Non vuoi che?... Non ho ben capito. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Non voglio che t’incontrino qui. Vattene -per la tua strada. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> (<i>facendo alcuni passi verso di lei</i>) Mio Dio, -no, non me n’andrò sinchè non t’avrò parlato. -Oggi terminerò il mio lavoro laggiù, alla scuola -di cui si sta per finire la costruzione, e me ne -ritornerò in città, a casa mia, col battello di -questa notte. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>tra i denti</i>). Buon viaggio. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Grazie dell’augurio, bimba mia. Domani si -inaugura l’asilo, vi sarà quindi banchetto e gozzoviglie -inaffiate da buon vino. Ora, nessuno -deve dire che Giacomo Engstrand non può resistere -alla tentazione allorchè questa si presenta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Quanto a ciò!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Sicuro, domani si troveranno qui molte -persone dabbene. Ci sarà anche il pastore Manders, -nevvero? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Egli arriva oggi. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Vedi! Pensa s’io vorrei che avesse qualche -motivo di lamentarsi di me. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Ah! Capisco di che si tratta! Veh! Veh! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Che c’è? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>fissandolo negli occhi</i>). Che vuoi dare -ad intendere di nuovo al pastore Manders? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Zitta! Sei pazza? Io dare ad intendere cose -non vere al pastore Manders? Ah! No! Il pastore -Manders è stato troppo buono con me. Ma -ci allontaniamo da ciò che volevo dirti; questa -sera dunque faccio ritorno a casa. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Tanto meglio! Quanto più presto partirai.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Sì, ma voglio condurti via con me, Regina. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>guardandolo un istante attonita</i>). Vuoi -condurmi via con te? Ma che intendi dire? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Intendo dire che voglio averti presso di me, -in casa mia. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>con aria di scherno</i>). Mai! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Oh! Lo vedremo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Sì, sì, lo vedremo, puoi contarci. Io allevata -presso la signora Alving, la vedova del -ciambellano?... Io che fui trattata sinora quasi -come una figlia di casa? Io, andrei ad abitare -con te?... In una casa come la tua? Orrore!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Ah! Diavolo! Che sarebbe a dire? Ti ribelleresti -ora a tuo padre, figlia mia? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>a mezza voce, senza guardarlo</i>). Hai ripetuto -fin troppo ch’io non ero nulla per te. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Bah! Non ci pensare.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Quante volte m’hai chiamata una.... Che -orrore! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> No, giusto cielo, no, io non mi sono servito -mai di una parolaccia simile. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Non dubitare; me le ricordo perfettamente -le tue parole. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Ma forse quando ero un po’ brillo.... Il -mondo offre tante tentazioni, Regina.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Puh! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Eppoi la colpa è di tua madre che voleva -aver sempre ragione.... Dovevo pur trovare -qualche spediente per vincerla. Essa faceva sempre -la smorfiosa. (<i>imitando</i>) «Te ne prego, -Engstrand! lasciami stare! Ho servito per tre -anni in casa del ciambellano Alving a Rosenvold, -io.» (<i>sorridendo</i>) Ah! Buon Gesù! Non -c’era caso di farle dimenticare che il capitano -era stato promosso ciambellano nell’epoca in cui -essa si trovava al suo servizio. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Povera mamma! Non t’ha incomodato per -molto tempo.... quante glie n’hai fatte passare! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> (<i>con un movimento che lo fa zoppicare</i>). -Si capisce, la colpa è sempre mia. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>voltandosi da un lato a mezza voce</i>). -Ouf! Eppoi, codesta gamba! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Che dici figlia mia? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> <i>Pied de mouton.</i> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Quest’è inglese? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Già. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Già, già; sei divenuta una sapientona, qui. -Sto pensando, Regina, che ciò potrebbe fare al -caso nostro. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>dopo breve silenzio</i>). E che vuoi tu -ch’io me ne venga a fare con te in città? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> È egli permesso chiedere ciò che vuol fare -un padre della sua unica creatura? Non sono -io vedovo, ciò che significa solo e abbandonato? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Ah! Lasciami un po’ in pace colle tue frottole. -Perchè devo venirmene in città con te? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Ebbene, te lo dirò: un’idea, qualche cosa -di nuovo che vorrei tentare. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Non sei alla tua prima prova, ma la ti -è andata sempre male.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Vedrai questa volta, Regina! Che il diavolo -mi porti.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>picchiando col piede</i>). Zitto, zitto! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> (<i>vivamente</i>). Hai ragione. Volevo soltanto -dirti una cosa; dacchè lavoro in questo nuovo -asilo riescii a metter da parte un po’ di danaro. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Davvero? Tanto meglio per te. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Che potrei fare del mio capitale qui nel -villaggio? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Continua. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Ebbene, ho pensato, intendi, di collocare -questo denaro in modo che mi possa rendere -qualche cosa. Vorrei tentare d’aprire una specie -d’albergo pei marinai. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Puh! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> So io quello che intendo: un albergo come -si deve, non già una bettolaccia.... No, per -Bacco; dovrebbero venirvi soltanto i capitani -di vascello, i piloti, ecc., insomma quanto v’ha -di meglio fra quella gente. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> E io dovrei?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Tu mi aiuteresti; tanto per l’apparenza, -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -si capisce; certo non vorrei vederti faticare, ah -no, per l’inferno! Tu faresti tutto ciò che ti piace. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Ah! Benissimo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Ma in una casa ci vuole la donna, ciò è -chiaro come la luce del sole. La sera bisognerebbe -divertirsi un pochino, con della musica, del -ballo, e tutto quello che segue. Pensa, figlia mia, -tutti questi uomini di mare lanciati là, sul vasto -oceano (<i>avvicinandosi a lei</i>). Vediamo, Regina, -non fare la stupida, non voler far torto a te -stessa. Che diverrai qui? Cosa potrà giovarti -che la signora abbia speso del suo per renderti -sapiente?... M’hanno detto che andrai a sorvegliare -i bambini del nuovo asilo. Ma è questo -un lavoro per te? mi domando. Vorresti sacrificare -la tua salute per quei monellucci? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> No, e se tutto andasse secondo i miei desiderî, -so benissimo.... In fede mia, ciò può ben -avvenire; ciò può avvenire! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Ch’è mai che può avvenire? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> È un affare che non ti riguarda. E a -quanto ammonterebbero le tue economie? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Si tratta d’un sette od ottocento corone. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Non c’è gran male. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Sarà in ogni caso abbastanza per incominciare, -figlia mia. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> E non pensi di darmi nulla di tutto quel -denaro? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> No, per Dio, non vi penso affatto. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Nemmeno un po’ di stoffa per un vestitino? -Nemmeno questo? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Seguimi e vestiti ne avrai quanti ne vorrai. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Basta! Saprei ingegnarmi da sola, se ne -avessi volontà. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Regina, la mano d’un padre saprà sempre -guidarti meglio. Ora che parliamo, posso avere -una casa molto conveniente nella piccola via -del Porto. Non occorre una gran somma per -acquistarla. E, vedi, si potrebbe farne una specie -di ricovero pei marinai. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Ma io non voglio seguirti. Non v’è nulla -di comune tra noi. Vattene. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Non rimarresti a lungo con me. Diamine! -no certo, bimba mia. Non avrò questa fortuna. -Certamente non avresti che a guardarti attorno.... -Una bella ragazza come te, poichè ti sei -fatta bellina in questi ultimi anni.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Ebbene? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Non passerebbe molto tempo, che si vedrebbe -capitare un pilota, in fede mia, fors’anco un -capitano.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Non voglio sposarmi con persone di quella -razza. I marinai non hanno <i>savoir-vivre</i>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Non hanno che.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Ti dico che li conosco. Non sono persone -che si possono sposare. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Ma non c’è poi bisogno di sposarsi. Si può -trovare maggior profitto altrimenti. (<i>confidenzialmente</i>) -Tu conosci l’inglese?... l’Inglese del -yacht.... ebbene egli pagò trecento scudi, ed essa -non era certo tanto bella come te. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> (<i>minacciosa</i>). Esci di qui! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> (<i>retrocedendo</i>). Andiamo andiamo! Non -vorrai picchiarmi, credo! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Se parli della mamma, picchio. Esci, ti -ripeto. (<i>lo spinge verso la porta che conduce alla -spiaggia</i>) E non battere gli usci.... il giovane -signor Alving.... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Bah! Egli dorme. È curioso come ti occupi -del giovane signor Alving.... (<i>abbassando la -voce</i>) Oh, oh! ci sarebbe dubbio ch’egli...? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Vattene, e al più presto. Tu sragioni. No, -no da questa parte. Ecco il pastore Manders che -s’avanza. Presto, infila la scala della cucina. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> (<i>passando a destra</i>). Bene, bene, ce n’anderemo. -Ma parla un po’ con costui. Egli è uomo -capace di dirti ciò che una figlia deve a suo -padre. Perchè sai, in fin dei conti già io sono -tuo padre. Posso provartelo coi registri della -parrocchia. (<i>egli esce dall’altra porta che Regina -ha aperto e ch’essa richiude dietro di lui</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> (<i>getta un’occhiaia allo specchio, si fa -vento col grembiule, riordina il nastro del suo -colletto; poi si mette a disporre i fiori</i>). -</p> - -<h3>SCENA II. -<span class="smaller"><span class="smcap">Regina</span> e il <span class="smcap">Pastore Manders.</span></span></h3> - -<p> -(<i>Il Pastore Manders entra dalla serra in mantello; -ha in mano un ombrello, e a tracolla una borsetta -da viaggio</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Buon giorno, signorina Engstrand. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>voltandosi con un’aria di lieta sorpresa</i>). -Oh!... Buon giorno, signor Pastore. Il battello -è già arrivato? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Or ora. (<i>risale la scena</i>) Com’è noiosa -questa pioggia che continua da tanti giorni! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>camminando dietro a lui</i>). Per la gente -di campagna, è un tempo benedetto, signor Pastore. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Avete ragione. Noi non ci pensiamo, -noi altri cittadini. (<i>leva lentamente il soprabito</i>) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Permettete che v’aiuti? Là! Dio mio! Come -è bagnato! Aspettate, lo appenderò in anticamera. -L’ombrello poi lo aprirò per farlo asciugare. -(<i>Esce con questi oggetti dalla porta -di destra. Il Pastore si toglie la borsa da viaggio -e la depone sur una sedia presso il cappello. -Mentr’è occupato Regina rientra</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Com’è piacevole il trovarsi al coperto! -Vediamo! Qui va tutto bene? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Sì, grazie. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ma dovete avere un gran daffare in casa, -ritengo, per la solennità di domani. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Eh! Sicuro! Il lavoro non manca. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> La signora Alving c’è, spero.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> C’è, ma si trova di sopra, occupata a preparare -il cioccolatte pel signorino. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ah, sicuro! Allo sbarco mi fu detto che -Osvaldo era ritornato. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Arrivò l’altr’ieri, mentre non lo si aspettava -che oggi. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> È fresco e sano, spero.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Grazie, sta bene. Però il viaggio l’ha stancato -assai. È venuto da Parigi tutto d’un fiato; -intendo dire che venne sempre nel medesimo -treno. Ora credo che stia riposando. Forse faremmo -meglio a parlare un po’ a bassa voce. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Zitti! Non facciamo rumore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Intanto, accomodatevi, signor Pastore. -(<i>egli siede; essa gli spinge uno sgabello sotto i -piedi</i>) Là, va bene così, signor Pastore? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Past.</span> Grazie, grazie, sto benissimo. (<i>guardandola</i>) -Sapete, signorina Engstrand, che mi sembrate -molto cresciuta, dacchè vi vidi l’ultima -volta.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Il signor Pastore trova? Anche la signora -dice che mi sono sviluppata. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Past.</span> Sviluppata? Hum! Mi pare di sì. -</p> - -<p class="center"> -(<i>Un istante di silenzio.</i>) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Forse desiderate che avverta la signora? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Past.</span> Grazie, non c’è fretta, figlia mia. Ma ditemi -un po’, Regina, in che rapporti siete ora -con vostro padre? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Grazie, signor Pastore, così, così, non -troppo male. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Past.</span> Egli fu da me l’ultima volta che venne -in città. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Davvero? Egli è sempre così felice, quando -può parlare al signor Pastore. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Past.</span> E voi scendete talora durante il giorno -per vederlo? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Io? Sicuro, vado a vederlo appena ho un -momento libero. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Past.</span> Vostro padre, signorina Engstrand, non -è una natura forte. Egli ha bisogno d’una mano -che lo guidi. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> È probabile. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Past.</span> Egli ha bisogno di qualcuno presso di sè -da poter amare, e sul cui giudizio affidarsi. Me -lo confessò con sincera fiducia l’ultima volta -che venne a trovarmi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Ne tenne parola anche a me. Ma io non -so se la signora Alving mi lascierebbe partire, -specialmente ora che dobbiamo dirigere il nuovo -asilo. E anch’io non saprei decidermi a lasciare -la signora Alving che fu sempre così buona -con me. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ma il dovere di figlia, mia cara.... Beninteso -che prima bisognerebbe ottenere il consenso -della vostra padrona. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Inoltre non so se sia conveniente, alla -mia età, il governare la casa di un uomo solo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ma che dite!... signorina mia cara, poichè -si tratta di vostro padre.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Può essere, però.... Ah! se avessi in vista -qualche buona casa, e presso qualche signore -veramente dabbene.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ma, mia cara Regina.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Un uomo che m’ispirasse del rispetto, che -io sentissi superiore a me, e che mi tenesse, -per così dire, come una figlia.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Sì, ma mia cara fanciulla.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Ah! Se avessi questa prospettiva, non rifiuterei -d’andarmene in città. Qui mi sento così -isolata.... e il signor Pastore capisce benissimo -che cosa voglia dire il sentirsi soli al mondo. -D’altra parte, oso dire che sono attiva e che il -lavoro non mi spaventa. Il signor Pastore non -conoscerebbe un posto di simil genere? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Io? No davvero, non ne conosco. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Ma mio caro, mio buon Pastore, pensate -a me, se vi capitasse.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>alzandosi</i>). Certamente non mancherò -signorina Engstrand. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Sì, perchè se io.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Vorreste avere la bontà di avvertire la -signora? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Essa non tarderà molto a venire, signor -Pastore. (<i>esce da sinistra</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>Misura a gran passi la stanza, poi giunge -sin al fondo della scena e guarda dal lato -del mare, colle mani dietro la schiena. Poi ritorna -presso al tavolo, prende un libro, ne esamina -il titolo. Movimento di stupore. Ne guarda -altri</i>) Ah! Ah! (<i>La signora Alving entra dalla -porta di sinistra, seguita da Regina, che se ne -va tosto dalla prima porta di destra</i>). -</p> - -<h3>SCENA III. -<span class="smaller"><span class="smcap">Pastore Manders</span>, Signora <span class="smcap">Alving.</span></span></h3> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>tende la mano al Pastore</i>). Siate il -benvenuto, signor Pastore. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Buon giorno, signora. Eccomi qua, secondo -la promessa. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sempre puntualissimo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Potete pensare con quanta fatica abbia -potuto fuggire, con tutte quelle Commissioni e -Direzioni di cui faccio parte.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Tanto più vi sono riconoscente d’esservene -venuto così di buon’ora. Così potremo -almeno regolare i nostri affari prima di pranzo. -Ma ov’è la vostra valigia? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>vivamente</i>) I miei bagagli sono qui dal -negoziante, ove passerò la notte. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>reprimendo un sorriso</i>). Dunque -non volete proprio passare la notte sotto il mio -tetto? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> No, signora mia; io ve ne sono riconoscente, -ma preferisco dormire giù, come al solito. -Mi riesce più comodo per prendere il battello.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Fate come credete. Però mi sembra -che due vecchi come noi.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Oh! Buon Dio! che dite mai! D’altra parte -è naturale che oggi siate di buon umore. Prima -di tutto la festa di domani, poi il ritorno di -Osvaldo.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, per me quest’è una gran felicità. -Figuratevi! Era lontano già da più di due anni. -E ora mi promise di passare tutto l’inverno con -me. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Davvero? Quest’è da parte sua un’azione -veramente figliale perchè suppongo che non debba -sedurlo poco la vita di Parigi o di Roma. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Certo, ma qui egli ha sua madre! -Ah! il mio buon figliuolo adorato! Il suo cuore -è tutto per la sua mamma si può proprio dirlo! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> D’altra parte sarebbe troppo triste se la -separazione e le sue occupazioni d’artista dovessero -rallentare dei legami così naturali. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Avete ragione. Ma con lui non c’è -pericolo. Sono curiosa di vedere se lo riconoscerete. -Egli discenderà tosto; ora riposa un po’ -sur un sofà. Ma sedete dunque, mio caro Pastore. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Grazie. Non sono d’incomodo? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Al contrario. (<i>siede al tavolo</i>). -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Benissimo, allora vi dirò... (<i>prende la -sua borsa da viaggio dalla sedia, siede al lato -opposto del tavolo e cerca un posto conveniente -per distendervi le sue carte</i>) In primo luogo questo... -(<i>interrompendosi</i>) Ma, ditemi dunque, -signora mia, donde vi vengono questi libri? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Questi libri? Sono libri che leggo -io. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Voi leggete opere simili? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Certamente. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Sentite che esse vi rendano migliore o -più felice? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Mi sembra che mi rendano in qualche -modo più sicura di me stessa. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> È strano. E come accade ciò? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ecco; vi trovo come una spiegazione, -una conferma di molte e molte cose che soglio -pensare e ruminare in me stessa. Perchè, -vedete, pastore Manders, il meraviglioso si è -che, per vero dire, in questi libri non si trova -assolutamente nulla di nuovo; non c’è qui dentro -che quello che pensano e credono la maggior -parte degli uomini. L’unica differenza sta in ciò, -che cioè la maggioranza degli uomini non se ne -rende esatto conto, o non vuol soffermarvisi. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ah! Benissimo! Ma voi credete sul serio -che la maggioranza degli uomini?... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, lo credo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ma non nel nostro paese, non tra noi? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ahimè! Tra noi, come altrove. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ah! Vi pare!... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ma, in fatto, che avete voi a rimproverare -a questi libri? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Io non ho nulla a rimproverar loro. Non -crederete già che io m’occupi dell’esame di simili -opere.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ciò vuol dire che non conoscete affatto -quello che condannate. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Lessi abbastanza di quanto fu detto di tali -libri per biasimarli. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, ma l’opinione vostra.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Signora mia, in questa vita vi sono dei -casi in cui bisogna rimettersi al giudizio degli -altri. Che volete? È un fatto, ed è bene così! Che -diverrebbe la società se avvenisse altrimenti? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Forse avete ragione. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Io non voglio negare che non ci possa essere -in tali scritti qualche cosa d’attraente. E -non posso neppure farvi rimprovero se volete -conoscere le correnti intellettuali che, secondo -ciò che si dice, attraversano questo mondo... ove -per tanto tempo avete lasciato errare vostro figlio. -Ma.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ma.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>abbassando la voce</i>). Ma non bisogna -parlarne, signora mia. Non c’è bisogno di render -conto a tutti di ciò che si legge e di quanto si -pensa tra le proprie pareti. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> No, certamente, sono della vostra -opinione. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Non dimenticate però gli obblighi che vi -impone quest’asilo che avete deciso d’edificare -in un’epoca in cui le vostre idee sul mondo morale -differivano considerevolmente da quelle di -oggi, almeno a quanto ne posso giudicare. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, sì siamo d’accordo. Ma è dell’asilo.... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Avete ragione; è dell’asilo che dovevamo -occuparci. Dunque prudenza, signora mia! Ed -ora passiamo agli affari nostri. (<i>apre una busta -e ne leva delle carte</i>) Vedete queste? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sono i documenti? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Sì, e in pieno ordine. Potete pensare con -quante difficoltà, abbia potuto ottenerli in tempo. -Ho dovuto letteralmente esercitare delle -pressioni. Le autorità sono, si potrebbe dire -quasi, crudelmente coscienziose allorchè trattasi -di decisioni da prendersi. Ma finalmente eccoli. -(<i>sfoglia le carte</i>) Questo è uno stato del recinto -di Solvik, facente parte del dominio di -Rosenvold, coll’indicazione dei nuovi fabbricati -costruiti, scuola, abitazione dei maestri e -cappella. Ed ecco la conferma del legato e degli -statuti di fondazione. Volete vedere? (<i>legge</i>) -Statuti dell’asilo: «Alla memoria del capitano -Alving.» -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>gli sguardi fissi a lungo sulle carte</i>). -Ecco! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Scelsi il titolo di capitano anzichè quello -di ciambellano, poichè mi sembra meno pretenzioso. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, sì, come vi pare. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ed ecco il libretto della Cassa di Risparmio -portante il capitale cogli interessi, il tutto -destinato a coprire le spese di costruzione. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Grazie, ma fatemi il piacere di conservarli -per maggior comodità. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Volontieri. Per cominciare sarei d’opinione -di lasciar il denaro alla Cassa di Risparmio. -L’interesse del quattro per cento è poco seducente; -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -ma in mancanza di meglio.... Se più tardi ci -si offrisse qualche collocamento più vantaggioso — beninteso -dovrebbe trattarsi d’una prima -ipoteca, o d’un’iscrizione sicura, — potremo -riparlarne. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, sì mio caro Pastore, voi queste -cose le potete capire meglio di me. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ad ogni modo, starò all’erta. Ma un’altra -cosa volevo chiedervi parecchie volte. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Cioè? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Dobbiamo o no, far assicurare l’asilo? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, naturalmente. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Aspettate un momento. Consideriamo la -cosa davvicino. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Io ho assicurato tutto qui: fabbricati, -raccolto, bestiame e mobiglio. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> È giustissimo. Si tratta di proprietà vostra, -e io faccio altrettanto.... beninteso. Ma qui, -vedete, l’affare è diverso. L’asilo deve, in qualche -maniera, ricevere una consacrazione per un -fine d’ordine superiore. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, ma ciò non toglie.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Per conto mio, io non troverei alcun inconveniente -nel garantirci contro tutte le eventualità. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ma sicuro.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ma ditemi, di che opinione è la contrada? -Che ne pensano gli abitanti? Potete saperlo meglio -di me. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Hum, le disposizioni.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> V’ha qui un numero importante d’opinioni -autorevoli — veramente autorevoli — a cui -potesse dar ombra la nostra decisione?... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Che intendete dire con.... opinioni -autorevoli? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Intendo parlare di persone che occupino -un posto abbastanza indipendente, e abbastanza -influente, perchè non si debba trascurare troppo -il loro modo di vedere. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Se si tratta di queste, ne conosco un -buon numero che forse si scandalizzerebbero se.. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Lo vedete bene! Da noi in città, esse abbondano. -Pensate alle anime devote di cui hanno -cura tutti i miei confratelli. Si troverebbe -che nè voi, nè io, abbiamo fiducia nei decreti -della Provvidenza. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ma per ciò che vi concerne, caro -Pastore, lo sapete anche voi che.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Sì, io so, io so; ho per me la mia coscienza, -quest’è certo. Ma non potremmo far -tacere i commenti malevoli e contrari. E tali -commenti potrebbero in ultima analisi inceppare -l’opera stessa. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sicuro, se così fosse... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Io non devo neppure perdere completamente -di vista la situazione equivoca — oserò -dire penosa — in cui potrei trovarmi. Nei circoli -influenti della città, ci si occupa moltissimo -di tale fondazione. L’asilo non è in parte eretto -a vantaggio della città? È sperabile anzi -che servirà ad alleggerire in misura abbastanza -larga i carichi dell’assistenza pubblica. Ora, essendo -stato vostro consigliere, incaricato della -parte amministrativa dell’opera, temo, lo confesso, -d’essere il primo bersaglio degli invidiosi. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Infatti non dovete esporvici. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Senza parlare degli attacchi che, non c’è -alcun dubbio, non mi verrebbero risparmiati da -certi giornali di cui.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Basta, caro Pastore. La vostra prima -considerazione è sufficiente.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Adunque credete che sia meglio rinunciare -all’assicurazione? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, vi rinunceremo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>sdraiandosi sulla sedia</i>). Ma ammettendo -che accadesse una disgrazia — non si può -mai sapere — v’assumereste di riparare al disastro? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Questo poi no, ve lo dico chiaramente; -non lo farei. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> In tal caso, sapete, signora mia, quale -grave responsabiltà ci assumiamo? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Possiamo fare diversamente? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> No, ed ecco la difficoltà. Noi non possiamo -esporci a dei giudizi sfavorevoli, e non abbiamo -affatto il diritto di scandalizzare l’opinione. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Voi, come prete, no certamente. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> D’altra parte credo sinceramente che dobbiamo -contare, per simile fondazione, sur una -stella propizia, dirò meglio, sulla protezione -speciale di lassù. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Speriamolo, caro Pastore. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Sicchè, adunque, voi credete che sia meglio -lasciare le cose come sono? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ne sono convinta. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Sarà fatta la vostra volontà. (<i>scrivendo</i>) -Assicurazione niente. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> È strano però che abbiate aspettato -sino ad oggi a tenermene parola. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> L’ho pensato spesso però. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Lo sapete che ieri per poco non abbiamo -avuto un incendio laggiù? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Che dite mai? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Fortunatamente fu senz’importanza. -Dei trucioli che bruciarono nel laboratorio del -falegname. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ove lavora Engstrand? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, dicono ch’è talora così trascurato -cogli zolfanelli.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ha tante cose in testa quel benedett’uomo; -ne ha avute tante! Per fortuna pare che ora -si sia proposto, se sarà vero, di condurre una -vita irreprensibile. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Davvero? Chi ve lo disse? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Egli stesso me l’assicurò. Sta il fatto che -come operaio vale molto. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, finchè non beve. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Purtroppo ha quella malaugurata debolezza! -A sentir lui però n’ha sempre colpa la sua -gamba difettosa. L’ultima volta ch’io lo vidi in -città, m’ha veramente commosso. Venne a trovarmi, -e mi ringraziò con tanta effusione d’avergli -procurato del lavoro qui ove gli è dato d’incontrare -sua figlia. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Non credo però che la veda molto -spesso. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> V’ingannate: egli le parla ogni giorno, -così mi disse lui. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sarà. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Il poveretto sente che ha bisogno di qualcuno -che lo trattenga allorchè gli capita la tentazione! -Ciò che mi commuove in Giacomo Engstrand, -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -si è ch’egli se ne viene a voi in tutta la -sua debolezza per confessarvela e accusarsene da -sè. L’ultima volta che venne.... statemi a sentire, -signora Alving, mi confessò che sarebbe -una felicità per lui avere Regina presso di sè.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>alzandosi vivamente</i>). Regina! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Voi non potreste opporvi. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Al contrario, mi vi opporrei. Eppoi -Regina è necessaria all’asilo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ma Engstrand è suo padre, non dovete -dimenticarlo! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Un padre come quello!... In quanto -a questo, io posso saperne più di qualunque altro. -No! Io non consentirò mai ch’essa se ne -vada ad abitare con lui! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>alzandosi</i>). Mia cara signora, non accoratevi -troppo. V’assicuro però che mi rincresce -il vedere in qual conto tenete il povero Engstrand. -Si direbbe proprio che temiate.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>più calma</i>). Non importa. Fui io -che raccolsi Regina in casa mia, ed è in casa -mia che deve rimanere. (<i>si pone in ascolto</i>) Zitto! -mio caro Pastore, non più una parola di ciò. -(<i>il suo volto si rischiara</i>) Ascoltate: ecco Osvaldo -che discende. Non pensiamo ora che a lui. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -</p> - -<h3>SCENA IV. -<span class="smaller"><span class="smcap">Detti, Osvaldo.</span></span></h3> - -<p> -(<i>Osvaldo Alving in giacchetta, col cappello in -mano, fumando un’enorme pipa di schiuma di -mare, entra dalla porta di sinistra</i>.) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> (<i>arrestandosi sulla soglia</i>). Oh! Mille -scuse. Credevo foste tutti nel gabinetto da lavoro. -(<i>avvicinandosi</i>) Buon giorno, signor Pastore. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>fissandolo con meraviglia</i>). Oh! Ma è -strano.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Che ne dite, Pastore? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Io dico.... dico.... No! Ma è questo veramente?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sì, signor Pastore, questo è veramente -il figliuol prodigo.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ma, mio caro amico.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Il figlio ritrovato, se così preferite dire. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Osvaldo pensa al tempo in cui voi -vi opponevate così decisamente alla sua carriera -artistica. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Vi sono tante decisioni, temerarie ai nostri -occhi, che più tardi invece.... (<i>gli tende la -mano</i>) Insomma, siate il benvenuto. Davvero, -mio caro Osvaldo.... mi permettete nevvero ch’io -vi chiami come vi chiamavo una volta?... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> E come vorreste chiamarmi? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Grazie! Volevo adunque pregarvi, mio -caro Osvaldo, di non credere ch’io condanni assolutamente -la carriera artistica. Riconosco che -in tale carriera come in ogni altra, molti e molti -sanno salvare il loro animo dalla corruzione. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Speriamolo. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Io ne conosco uno (<i>raggiante di -gioia</i>) che s’è salvato corpo ed anima. Guardatelo, -signor Pastore. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>risalendo la scena</i>). Bene, bene, mamma -mia, non ne parliamo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Via, non si può negarlo infatti. Eppoi, -ecco che cominciate a farvi un nome. I giornali -parlano spesso di voi, e nel modo il più lusinghiero.... -Però in questi ultimi tempi ci fu un -po’ di silenzio. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>s’è avvicinato ai fiori</i>). Infatti da qualche -tempo non posso lavorare con una certa assiduità. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Un pittore ha diritto di riposarsi -come ogn’altro. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Si capisce. Nel frattempo ci si prepara e -si raccolgono tutte le proprie forze per qualche -lavoro importante. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Già.... Mamma, il pranzo sarà pronto -presto? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Tra una mezz’ora. Grazie a Dio -l’appetito non gli manca. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Nè la passione pel tabacco. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Trovai di sopra la pipa di mio padre -e.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ah! Ci siamo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Che intendete dire? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Allorchè scorsi sulla soglia Osvaldo, colla -pipa in bocca, credetti vedere suo padre risuscitato. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Davvero? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ma come potete dire una cosa simile? -Osvaldo rassomiglia soltanto a me. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Quest’è vero, ma c’è una certa linea agli -angoli della bocca, sulle labbra, che avevo già -osservato sul volto d’Alving.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Tutt’altro. A me sembra invece che -Osvaldo abbia qualche cosa di sacerdotale agli -angoli della bocca. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> È vero, è vero; un tratto simile si riscontra -infatti presso parecchi dei miei confratelli. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ma lascia, ti prego, la tua pipa, ragazzo -mio, non voglio che ci sia fumo in questa -stanza. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Hai ragione. Volevo soltanto provarla. -Vi fumai una volta sola allorchè ero piccino. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Davvero? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sì. Ero un bimbo allora. Mi ricordo che -una sera entrai nella camera di mio padre e -ch’egli era così gaio, così animato.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ma che! Tu non puoi ricordarti di -quell’epoca. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Oh! Me ne ricordo benissimo. Egli mi -prese sulle sue ginocchia e mi fece fumare nella -sua pipa. «Fuma, fuma, ragazzo mio,» mi disse. -E io fumai sinchè mi fu possibile, sinchè mi -sentii impallidire e il sudore bagnarmi la fronte. -Allora egli rise così di cuore.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Strano, davvero! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Amico mio, dev’essere un sogno di -Osvaldo questo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> No, mamma, non è un sogno. Tant’è vero — te -ne ricordi? — che tu sei entrata e m’hai -portato nella mia cameretta; là mi sono sentito -male e ricordo anche d’averti veduta piangere. -Ma il papà soleva fare di simili scherzi. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Nella sua gioventù egli era molto allegro. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> E nel poco tempo ch’egli ha vissuto, ha -saputo compiere tante cose utili e buone. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> È vero. Voi portate il nome d’un uomo -degno ed attivo, mio caro Osvaldo Alving. Ebbene, -speriamo che questo sarà per voi uno stimolo, -un incoraggiamento.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Infatti, dovrebbe essere così. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ad ogni modo, fu amabilissimo da parte -vostra, l’esservene ritornato per una festa sacra -alla sua memoria. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Non avrei potuto fare diversamente. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> E pensare che potrò averlo per tanto -tempo, questo è il più bello! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Sicuro, mi fu detto che rimarrete qui con -noi tutto l’inverno. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Non è stabilito il tempo della mia permanenza -qui, signor Pastore. Qual piacere si -prova nel ritornarsene in casa propria! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (raggiante). Non è vero, figlio mio?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>guardandolo con interesse</i>). Eravate -ben giovane, mio caro Osvaldo, quando avete -cominciato a girare il mondo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> È vero: io mi domando talvolta, se non -ero persino troppo giovane. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Tutt’altro: ciò non può arrecare -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -che vantaggio ad un ragazzo svegliato, e specialmente -ad un figlio unico che corre il rischio -di viziarsi troppo restandosene sempre in casa -sua, tra il babbo e la mamma. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Questo è molto discutibile, signora mia. -Dopo tutto, la casa paterna sarà sempre il soggiorno -migliore per un ragazzo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Su questo punto, io sono perfettamente -dell’opinione del Pastore. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Guardate, per esempio, il vostro istesso -figliolo. Noi possiamo benissimo parlare in sua -presenza. Eccolo giunto ai suoi ventisei o ventisette -anni, e mai egli ebbe occasione di conoscere -la vera vita di famiglia.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Perdonate, signor Pastore.... ma su questo -punto vi sbagliate. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Davvero? Io credevo che aveste frequentato -solo circoli d’artisti. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Quest’è esatto. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> E in ispecie quelli di giovani artisti. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Precisamente. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> E pensavo che per la maggior parte non -avessero i mezzi di fondare una famiglia e un -focolare proprio. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Ce n’è bensì di quelli che non possono -sposarsi, signor Pastore.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ebbene! È precisamente ciò che voglio -dire. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Ma ciò non toglie ch’essi non possano -avere un focolare proprio e spesso essi l’hanno... -e organizzato bene, e molto conveniente. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>attenta a queste parole, le approva -col capo, senza parlare</i>). -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Io non intendo parlare d’un governo di -casa da scapoli. Io chiamo focolare domestico -quello presso cui vive un uomo con sua moglie -e i suoi figli. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sì, oppure coi suoi figli e la loro madre. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>dando un sobbalzo e giungendo le mani</i>). -Ma.... misericordia! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Che? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Vivere colla madre dei propri figli? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sicuro; preferireste che venisse respinta?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Sicchè voi alludete alle relazioni illegittime, -a queste «false famiglie» come volgarmente -si dicono. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Io non trovai mai nulla di falso in questa -vita in comune. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ma come può egli avvenire che un uomo -o una donna che abbiano avuto solo un principio -di educazione, possano adattarsi ad una simile -esistenza, innanzi agli occhi del mondo? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Eh! Che volete che facciano? Un giovane -artista povero, una fanciulla povera... Per -sposarsi occorre molto denaro. Che fare? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Che fare? Sentite, signor Alving, vi dirò -io ciò che devono fare. Devono starsene lungi -l’uno dall’altro sin dal principio....: ecco ciò -che devono fare. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Un tal discorso non vi gioverebbe molto -con noi giovanotti, appassionati, innamorati. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> In fede mia, no, non vi gioverebbe -molto. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>insistendo</i>). E le autorità che tollerano -cose simili e le lasciano avvenire alla piena luce -del giorno!.... (<i>volgendosi verso la signora -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -Alving</i>) Non avevo ragione d’essere profondamente -inquieto sul conto di vostro figlio? In -circoli simili ove l’immoralità si mette sfacciatamente -in mostra, ove, per così dire, essa acquista -il diritto di cittadinanza.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Vi confesserò anzi, signor Pastore, ch’io -fui l’ospite assiduo d’una di quelle famiglie irregolari, -presso la quale passavo quasi tutte le -mie domeniche. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Proprio le domeniche! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sicuro, è il giorno consacrato al divertimento. -Ma non intesi mai una parola meno -che conveniente; nulla di quanto potrebbe venir -tacciato d’immoralità.... No; sapete voi invece -dove e quando si riscontra dell’immoralità -nei circoli d’artisti? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> No, grazie a Dio, non ne so nulla. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Ebbene! Mi permetterò di dirvelo io: -la riscontrai solo allorchè qualche padre o marito -delle nostre famiglie modello, veniva presso -gli artisti in cerca di un po’ di libertà, degnando -onorare di una sua visita le nostre umili -taverne. In quelle occasioni sì, possiamo dire -d’averne imparate delle belle! Quei signori sapevano -raccontarci fatti e cose a cui non avevamo -pensato mai. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> E che? Pretendereste che degli uomini onorati -di questo paese possano andare.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Li avete mai intesi, questi uomini onorati, -di ritorno alle loro case, discutere sull’immoralità -che regna nei paesi stranieri?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Questo sì.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Anch’io ne intesi parlare. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sicuro. E si può loro credere sulla parola. -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -Tra essi ci sono di quelli che lo sanno per -esperienza propria. (<i>si prende la testa tra le mani</i>) -Chi si permette di ricoprire di fango la -bella, la superba, la libera esistenza di laggiù? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Non esaltarti, Osvaldo, questo non -ti giova affatto. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Hai ragione, mamma; non mi giova. -Vedi, ne è causa questa maledetta stanchezza. -Vuol dire che farò una passeggiatina prima di -pranzo. Scusatemi, signor Pastore; voi non potete -mettervi nei miei panni; ma ne fui preso -così bruscamente.... (<i>esce dalla porta di destra</i>) -</p> - -<h3>SCENA V. -<span class="smaller">Signora <span class="smcap">Alving, Pastore Manders.</span></span></h3> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Povero figlio mio!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Oh! Meno male che la pensate così. Ecco -a che ne siamo! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>lo guarda in silenzio</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>misurando a gran passi la scena</i>). Figliuol -prodigo, ha detto; ahimè sì è proprio -così, sì! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>continua a guardarlo</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ma voi che dite di tuttociò? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Dico che Osvaldo ha completamente -ragione. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>con un sobbalzo</i>). Ragione! ragione di -esporre tali principî? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Qui nella mia solitudine io son giunta -a pensarla come lui. Ma non ho osato mai -affrontare la questione troppo davvicino. Sia! -Mio figlio parla per me. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Siete veramente da compiangere signora -Alving. Ascoltatemi: ora parleremo sul serio. -In questo momento non avete più innanzi a voi -il vostro uomo d’affari, il vostro consigliere, il -vostro amico di gioventù e l’amico del vostro -defunto marito; è il pastore che vi parla come -lo fece il dì del vostro errore. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> E che ha egli a dirmi il pastore? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Voglio prima di tutto destare i vostri ricordi, -signora. Il momento è scelto bene: domani -ricorre il decimo anniversario della morte -di vostro marito. Domani cadrà il velo del monumento -destinato ad eternare la sua memoria. -Domani mi rivolgerò a tutti; oggi voglio trattenermi -con voi sola. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ebbene, parlate, signore. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Vi ricordate che un anno dopo il vostro -matrimonio vi siete trovata sull’orlo dell’abisso, -che avete disertato dalla vostra casa.... che avete -abbandonato vostro marito? Sì, signora -mia.... abbandonato, quest’è la parola, e vi siete -rifiutata di ritornarvene presso di lui, malgrado -ogni sua preghiera, malgrado ogni sua -supplica. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Dimenticaste come fossi infelice in -quel primo anno di matrimonio? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Cercar la felicità in questa vita, ecco il -vero spirito di rivolta. Che diritto abbiamo -noi alla felicità? Noi dobbiamo fare il nostro -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -dovere, signora; e il vostro dovere v’imponeva -di restarvene presso all’uomo a cui avevate giurata -la vostra fede. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Voi sapete quale vita menasse Alving -in quell’epoca e di quali disordini egli si -rendesse colpevole. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Conosco benissimo tutte le voci che correvano -sul suo conto, ed è ben lungi da me l’idea -d’approvare la condotta della sua giovinezza, -ammesso che tali voci fossero fondate. Ma -una donna non è autorizzata ad erigersi a giudice -di suo marito. Era vostro dovere di sopportare -umilmente la croce che la volontà dell’Altissimo -avea creduto bene d’imporvi. Invece voi -vi siete ribellata, avete gettata lungi da voi la -croce, abbandonando il poveretto ch’era vostra -missione sostenere. Avete disertato, esponendo -il vostro nome e la vostra riputazione, col rischio -inoltre di rovinare la riputazione di qualche -altro. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Di qualche altro? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Non fu, da parte vostra, una gran leggerezza -il venire a rifugiarvi in casa mia? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Dal nostro Pastore? Dal nostro -buon amico di casa? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Appunto per questo. Sì, potete ringraziare -Iddio che mi conferì la necessaria energia, -che mi aiutò a distogliervi dai vostri progetti -esaltati, e mi diede la forza di ricondurvi sulla -via del dovere e nella casa del vostro legittimo -sposo. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, mio buon Pastore, questa fu tutta -opera vostra. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Io non fui che un umile strumento nelle -mani dell’Altissimo. E dalla felicità che mi fu -data piegandovi al dovere e all’obbedienza, -quale benedizione non ne risultò mai per tutto -il resto della vostra vita! Le cose non si riordinarono -forse come ve l’avevo predetto? Alving -non dette forse un addio a tutti i disordini della -sua esistenza? E d’allora in poi non passò egli -forse tutti i suoi giorni con voi, nell’amore e nella -felicità? Non divenne egli il benefattore della -contrada, e voi non diveniste un po’ alla volta -la sua compagna indivisibile in ogni opera di -beneficenza? Oh! So tutto, signora mia, e di tale -elogio v’andavo debitore da un pezzo. Ma -giungiamo all’altro errore più grande della vostra -vita. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Che intendete dire? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Come avete un giorno rinnegato i doveri -di sposa, avete più tardi rinnegati quelli di madre. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ah!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Foste dominata ognora da un’invincibile -fiducia in voi stessa. Non avete mirato ognora -che ad affrancarvi d’ogni legge e da ogni giogo. -Mai avete saputo sopportare il peso d’una -catena qualsiasi. Tutto ciò che vi disturbava, -l’avete sempre gettato lungi da voi senza rimpianto, -senz’esitazione, come un insopportabile -fardello, non ascoltando che la voce del piacere. -Non vi conveniva più oltre l’essere sposa, -e vi siete liberata di vostro marito; v’appariva -troppo incomodo l’essere madre, e avete mandato -vostro figlio tra gente estranea. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> È vero, io lo feci. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> E così siete divenuta un’estranea per -lui. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> No, no, v’ingannate. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Non m’inganno, ed è naturale. Come v’è -egli ritornato? Pensateci bene, signora Alving. -Voi siete stata colpevole verso vostro marito, e -lo riconoscete voi stessa innalzando un monumento -alla sua memoria; riconoscete ora pure i -vostri torti verso vostro figlio; forse siamo ancor -in tempo per ricondurlo sul retto cammino. Cercate -per quanto v’è possibile di rifare il vostro -passato, e correggete in lui ciò che spero si potrà -ancora correggere. (<i>alza l’indice</i>) Poichè ve -lo dico in coscienza, signora Alving, voi siete -una madre colpevole. Ecco quanto riputai mio -dovere di dichiararvi. -</p> - -<p class="center"> -(<i>Lungo silenzio</i>.) -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>lentamente, dominandosi</i>). Ora avete -parlato voi, signor Pastore, e domani parlerete -in pubblico per onorare la memoria di -mio marito. Io domani non parlerò. Ma oggi -ho anch’io alcune cose da dirvi.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Naturalmente, ora vorrete scusare la vostra -condotta. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> No; m’accontenterò di narrarvi alcuni -fatti. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Sentiamo. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Di tutto ciò che avete detto riguardo -a mio marito, a me e alla nostra vita in comune, -dopo che, come usate dire voi, mi faceste -rientrare nella via del dovere, di tutto ciò -non avete certo potuto rendervene conto direttamente -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -da voi stesso, perchè da quel giorno voi, -nostro ospite quotidiano, non avete più rimesso -piede in casa nostra. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Voi e vostro marito avete lasciato la città -subito dopo quegli avvenimenti. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sicuro, e vivente mio marito non -siete più venuto a trovarci. Furono solo gli affari -dell’asilo che vi obbligarono a venirmi a -vedere. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>a voce bassa e tremante</i>). Elena, se questo -è un rimprovero.... Vi prego di riflettere.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ai riguardi che dovete al vostro stato; -sicuro.... Eppoi io ero la donna che avea abbandonato -il proprio marito.... Non si sta mai -abbastanza lontani da donne simili. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Cara.... signora Alving.... c’è qui un’esagerazione -evidente. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, sì, sì, lasciamo stare. Volevo dirvi -solo che, giudicando la mia vita domestica, -anche voi non avete fatto altro che unirvi all’opinione -che correva sul mio conto. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ebbene sì! Eppoi?... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ma oggi, Manders, oggi voglio dirvi -tutta la verità. Giurai che voi solo, un giorno, -dovreste saperla. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> E qual’è dunque questa verità? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> La verità è che mio marito morì -nella dissolutezza in cui avea sempre vissuto. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>cercando la spalliera della seggiola per -appoggiarsi</i>). Che avete detto mai? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Dissolutezza, dopo diciannove anni -di matrimonio, altrettanto profonda che alla vigilia -della nostra unione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ma come potete chiamare dissolutezza, -quelle irregolarità, quegli errori di gioventù, -diciamo pure, quei disordini! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Il nostro medico si serviva di tale -espressione. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ora non vi capisco più. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> È inutile che mi comprendiate. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> La mia testa si smarrisce. Adunque tutto -il vostro matrimonio, la comunanza di tanti anni -passati con vostro marito non sarebbe stato -che un velo gittato sur un abisso! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Nè più nè meno. Ora lo sapete. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ma... Passerà molto tempo prima ch’io -possa rendermi conto di tutto ciò. Non mi ci -raccapezzo assolutamente! Non riesco a farmene -un’idea! Ma come fu possibile?... Come potè -restarsene nascosto un fatto simile? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Perchè il secreto non fosse tolto, -dovetti sostenere una lotta continua. Dopo la -nascita di Osvaldo, sembrò prodursi un leggero -miglioramento in mio marito; ma non fu di lunga -durata. Più tardi dovetti lottare mortalmente -perchè nessuno potesse sospettare qual uomo -fosse il padre di mio figlio. D’altra parte, voi -sapete come Alving riuscisse a conquistarsi ogni -simpatia. Nessuno avrebbe potuto concepire un -pensiero cattivo a suo riguardo. Egli era uno di -quegli uomini capaci d’ingannare chicchessia. -Ma infine, Manders — dovete saper tutto — infine -egli commise un abbominio superiore a tutti -i precedenti. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Superiore a tutti?... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sopportavo ogni male pazientemente, -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -sebbene non ignorassi ciò che avveniva fuori -di casa; ma allorchè lo scandalo si annidò tra -queste quattro mura.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Che dite? Ah, mio Dio!... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, qui, sotto il nostro tetto. Sì, fu -là, (<i>indica la prima porta a destra</i>) là che n’ebbi -la prima rivelazione. Un giorno in cui ero -occupata in questa stanza, vidi la bambinaia -rientrare con dell’acqua pei fiori.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ebbene?... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Un momento dopo rientrò pure Alving. -Lo udii parlare a bassa voce con quella -ragazza. Poi intesi.... (<i>con un riso secco</i>) oh! -e mi suona ancora straziante e ridicolo a l’orecchio, -intesi la mia serva mormorare; «Lasciatemi, -lasciatemi dunque, signor ciambellano». -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Che leggerezza imperdonabile! Ma non -si trattava che d’una leggerezza, ve l’assicuro, -signora. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Anche troppo presto appresi come -stavano le cose. Il ciambellano raggiunse il suo -scopo con quella donna e la relazione, Pastore, -ebbe delle conseguenze. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>pietrificato</i>). E tutto in questa casa! In -questa casa! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sopportai tante cose in questa casa! -Per trattenervelo di sera e di notte, dovetti divenire -la compagna delle sue orgie secrete, lassù, -nella sua camera. Dovetti pormi a tavola -con lui e bere e bere con lui, e ascoltare le sue -insanie; dovetti lottare corpo a corpo con lui -per metterlo a letto. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>commosso</i>). E voi avete potuto sopportare -tutto ciò! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Avevo mio figlio; per lui sopportavo -tutto. Ma a quest’ultimo oltraggio allorchè -vidi la mia propria serva.... giurai che tutto ciò -doveva finire.... Allora presi io il sopravvento -nella casa, su tutto, su lui stesso. Avevo un’arma -contro di lui, vedete, ed egli non osava più fiatare. -Fu allora che mandai lontano Osvaldo. Egli -toccava già i suoi sette anni e cominciava -ad osservare ed a fare delle domande, come tutti -i ragazzi. Questo io non lo potevo sopportare. -Mi parve che il bimbo dovesse avvelenarsi in -quest’aria corrotta. Per ciò ne lo allontanai. Ora -potete capire perchè egli non abbia rimesso -più piede in casa, sinchè visse suo padre. Nessuno -sa quanto m’abbia costato un passo simile. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> È innegabile che avete fatto una ben dura -esperienza della vita. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Non avrei potuto resistere se non avessi -avuto il mio dovere da compiere. Ah! Ora -posso dire d’aver lavorato! Tutti questi risultati -ottenuti, il podere ingrandito, migliorato, -tutte queste imprese utili di cui Alving raccolse -l’onore e la gloria, credete voi che siano -opera sua? Di lui che passava le giornate intere -steso sul sofà, immerso nella lettura d’un -vecchio almanacco ufficiale! No, voi dovete sapere -anche questo; io lo spingevo a fare tutto -ciò nelle sue ore di lucidità; ed ero io finalmente -che ne dovevo portare tutto il peso, allorchè -egli si tuffava, com’era sua abitudine, nel disordine, -o s’inabissava in un marasmo senza -nome. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ed è alla memoria di tal uomo che elevate -un monumento? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Vedete il potere di una cattiva coscienza. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Cattiva?... Che volete dire? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Mi parve sempre che la verità non -poteva mancare di farsi strada e divenir nota -a tutti. Così questo asilo, in qualche maniera, -è destinato a far tacere ogni rancore, ad allontanare -ogni sospetto. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> E certamente avete colto nel segno, signora. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Eppoi avevo ancora una ragione. -Non volevo che Osvaldo, il figlio mio, ereditasse -nulla da suo padre. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> È dunque coll’eredità di Alving che.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, le somme che anno per anno io -consacrai a quest’asilo formano, l’ho calcolato -esattamente, l’ammontare d’un patrimonio che, -in altri tempi, faceva considerare un buon partito -il luogotenente Alving. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Capisco.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ora io non voglio che quel danaro -passi nelle mani di mio figlio. Egli deve ricevere -tutto da me, tutto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -</p> - -<h3>SCENA VI. -<span class="smaller"><span class="smcap">Detti, Osvaldo</span>, poi <span class="smcap">Regina.</span></span></h3> - -<p> -(<i>Osvaldo Alving entra dalla seconda porta di destra; -egli ha lasciato nel vestibolo soprabito e -cappello</i>) -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Eccoti di ritorno mio caro, caro ragazzo -(<i>andandogli incontro</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sicuro; e che c’è da fare fuori con quest’eterna -pioggia? Ma intesi dire ch’è pronto il -pranzo. Oh! la buona notizia! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>viene dal salotto da pranzo con un pacchetto -in mano</i>). Ecco un pacchetto per la signora -(<i>dà l’involto alla signora Alving</i>). -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>guardando il Pastore</i>). Probabilmente -si tratta delle cantate per la festa di domani. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Hum.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Signora, la colazione è servita. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Benissimo, veniamo subito. Vorrei -soltanto.... (<i>si dà ad aprire il pacchetto</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>a Osvaldo</i>). Il signor Alving desidera -del Porto bianco o rosso? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> L’uno e l’altro, signorina. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Benissimo.... benissimo, signor Alving. -(<i>rientra in sala da pranzo</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Posso aiutarvi a sturare.... (<i>egli la segue -in sala da pranzo la cui porta resta semiaperta</i>). -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>dopo aver aperto il pacchetto</i>). -Ecco, sono proprio le cantate, Pastore. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>giungendo le mani</i>). Come avrò domani -lo spirito abbastanza libero per pronunciare il -mio discorso? Davvero!... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Oh! non dovete temere voi.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>abbassando la voce per non venir inteso -in sala da pranzo</i>). Che volete, noi non possiamo -ora risvegliare lo scandalo.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>abbassando la voce, ma decisamente</i>). -No; ma sarà la fine di questa lunga e -brutta commedia. Da posdomani in poi, io agirò -come se il defunto non fosse vissuto mai -in questa casa. Qui non resterà alcun altro che -mio figlio e sua madre. (<i>si sente in sala da -pranzo il rumore d’una sedia che cade e di parole -tronche</i>). -</p> - -<p> -(<i>La voce di</i> <span class="smcap">Regina</span>, <i>metà stridula e metà soffocata</i>). -Osvaldo, sei pazzo? Lasciami!.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>retrocedendo spaventata</i>). Ah!... -</p> - -<p> -(<i>Essa fissa gli occhi smarriti sulla porta semiaperta. -Si sente Osvaldo tossire e sogghignare -Rumore dello sturare d’una bottiglia.</i>) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>indignato</i>). Che vuol dire ciò?... Che significa -questo, signora Alving?... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>con voce rauca</i>). Degli spettri. La -coppia della serra che ritorna. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Che dite? Regina?... Essa sarebbe?... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, venite.... non una parola!... -</p> - -<p> -(<i>Prende il braccio del Pastore e si dirige con passo -malfermo verso la sala da pranzo</i>.) -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE DELL’ATTO PRIMO. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -</p> - -<h2>ATTO SECONDO.</h2> -</div> - -<p> -<i>La stessa scena. Il cielo è sempre coperto.</i> -</p> - -<h3>SCENA PRIMA. -<span class="smaller"><i>Il</i> <span class="smcap">Pastore Manders</span>, <i>la Signora</i> <span class="smcap">Alving</span>, -<span class="smcap">Osvaldo</span> <i>e</i> <span class="smcap">Regina</span> <i>internamente</i>.</span></h3> - -<p> -(<i>Il Pastore Manders e la signora Alving escono -dalla sala da pranzo</i>.) -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>voltando la testa indietro</i>). Vieni, -Osvaldo? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> No, grazie, vo’ a fare un breve giro. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, esci pure un po’ prima che non -ricominci il cattivo tempo (<i>chiude la porta della -sala da pranzo, si dirige verso il vestibolo -e chiama:</i>) Regina! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> (<i>dal di fuori</i>). Signora? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Va a dar una mano alle donne per -le ghirlande. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Sissignore. -</p> - -<p> -(<i>La signora Alving s’assicura che Regina è uscita, -poi chiude la porta.</i>) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Egli non può udir nulla di dov’è, nevvero? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> No, se la porta è chiusa, poi già egli -se n’esce. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Io sono ancora fuori di me; non so come -non abbia potuto inghiottire nemmeno un boccone. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>misurando a gran passi la scena -e non potendo dominare il suo turbamento</i>). E -io neppure, ma che farci? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Infatti, che farci? in fede mia non lo so: -ho un’esperienza così limitata in tal genere di -affari.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sono più che sicura che sinora non -c’è nulla.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> No! Dio non lo voglia! Ma ciò non toglie -che simili famigliarità siano sconvenientissime. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Non si tratta che d’un capriccio di -Osvaldo, ve l’assicuro. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Mio Dio, lo ripeto; non sono competente -in tal genere d’affari.... Però mi sembrerebbe.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Essa deve tosto lasciare questa casa, -ciò è chiaro come la luce del giorno. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Naturalmente.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ma ove se n’andrà?... Noi non possiamo -assumerci la responsabilità di... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> È semplicissimo: essa se n’andrà presso -suo padre. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Che dite? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Presso suo.... Ma no.... avete ragione, -Engstrand non è suo padre. Ma, buon Dio, signora, -ciò non è possibile! Vi sarete ingannata. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ahimè! Io non mi sono ingannata. -Giovanna ha dovuto confessarmi ogni cosa e -Alving non potè negare. Non mi rimaneva che -soffocare la cosa. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Evidentemente, non c’era altro partito -da prendere. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> La ragazza lasciò immediatamente -la mia casa, dopo aver ricevuta una somma abbastanza -considerevole, quale prezzo del suo -silenzio. Una volta in città essa seppe ingegnarsi -abbastanza bene. Rinnovò la sua conoscenza -col falegname Engstrand, a cui aveva -lasciato intravedere la sua ricchezza, e a cui -raccontò qualche favola in cui si trattava d’uno -straniero che l’estate precedente era entrato -in porto col suo yacht. Ed ecco come quei due -si sposarono dall’oggi al dimani. Anzi siete -stato voi stesso a consacrare la loro unione. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ma come spiegare?... Mi ricordo benissimo -l’attitudine di Engstrand, allorchè venne -a trovarmi pel suo matrimonio. Egli era così -avvilito, e si rimproverava con tant’amarezza -il fallo commesso da lui e dalla sua compagna.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Prendersi lui ogni responsabilità -era il meglio che gli rimanesse a fare. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ma tanta dissimulazione, e con me! Non -me la sarei aspettata da parte di Giacomo Engstrand. -Ah! Me ne renderà conto, oh sì, e seriamente. -Eppoi, quanta immoralità in simile -unione! Per un po’ di denaro! A quanto poteva -ammontare la somma di cui disponeva la ragazza? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> A trecento scudi. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Guardate un po’! per trecento miserabili -scudi, si sposa una donna perduta! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> E che dite di me allora che acconsentii -a sposare un uomo perduto? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ma, Dio mi perdoni!... Che dite mai?... -Un uomo perduto! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Credereste voi per caso che Alving -quando mi condusse all’altare fosse più puro -di Giovanna quando sposò Engstrand? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Il caso è affatto diverso.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Non tanto. Solo il prezzo differiva: -in un caso trecento miserabili scudi.... nell’altro -un patrimonio. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ma vediamo! Come potete voi paragonare -due cose così diverse? Non avevate voi -attinto consiglio da parecchi, e scrutato il vostro -cuore? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>senza guardarlo</i>). Io credevo che -aveste compreso ove si fosse smarrito in quell’epoca -questo cuore, come lo chiamate voi. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>con austerità</i>). Se l’avessi compreso, -non sarei divenuto l’ospite giornaliero della -casa di vostro marito. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Insomma, ciò che so di certo si è -che non m’ero consultata affatto. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Bene; ma avete seguito il consiglio dei -vostri parenti più prossimi: di vostra madre, -e delle vostre due zie. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> È vero. Furono esse a concludere -l’affare e non io. Erano così convinte che sarebbe -stata follia il rifiutare un’offerta simile! -Se mia madre potesse ora rialzare il capo e vedere -a che ne siamo ridotti! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Nessuno può essere responsabile delle -conseguenze. Ciò che v’è di certo si è che il vostro -matrimonio venne concluso secondo ogni -buona regola. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>alla finestra</i>). Ah! Quella regola! -quella regola! Mi sembra talora sia essa la cagione -di tutte le sventure di questo mondo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Signora Alving, ora commettete un peccato. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Può essere; ma tutti questi legami, -tutti questi riguardi mi sono divenuti insopportabili. -Io non posso.... Voglio emanciparmene, -voglio la libertà! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Che intendete dire? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>picchiando sur un vetro</i>). Non avrei -dovuto gettare un mantello pietoso sulla -vita d’Alving. Ma non osavo agire altrimenti, -anche per una considerazione personale, tanto -ero vile. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Vile?... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Se si fosse saputo qualche cosa, -si sarebbe detto: Pover’uomo! Come potrebbe -fare altrimenti con una moglie che fugge? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Infatti avrebbero avuto diritto di parlare -così. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>guardandolo fissamente</i>). S’io fossi -stata quella che avrei dovuto essere, avrei -detto segretamente ad Osvaldo: Ascoltami, figlio -mio, tuo padre era un uomo perduto.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Misericordia!... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Gli avrei narrato tutto quello che -narrai a voi; nè più nè meno. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Signora, finirò coll’andarmene in collera -con voi. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Lo so, lo so. Io stessa sono in collera -con me stessa (<i>allontanandosi dalla finestra</i>) -tanto sono vile. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> E voi chiamate viltà l’adempiere al vostro -dovere? Avete dimenticato che un figlio -deve amore e rispetto ai suoi genitori? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Non facciamo teorie. Una sola domanda: -Osvaldo deve amare e rispettare il -ciambellano Alving? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Non c’è un sentimento di madre in voi -che vi proibisca di spezzare l’ideale di vostro -figlio? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> E la verità, dunque? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> E l’ideale, dunque? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ah! L’ideale, l’ideale! Se fossi un -po’ più coraggiosa di quanto lo sono! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Non gittate le pietre contro l’ideale, signora, -poichè questo si vendica crudelmente. -Qui si tratta d’Osvaldo, e Osvaldo, ahimè, non -è troppo ricco d’ideali: ma da quanto potei vedere, -ne esiste uno per lui: suo padre! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> In ciò non v’ingannate. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> E tale sentimento voi stessa l’avete risvegliato -e nutrito colle vostre lettere. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, io fui la schiava del dovere e -dei riguardi: e così per anni interi ho mentito -innanzi a mio figlio. Oh! Vigliacca, vigliacca -che fui! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Voi avete creata un’illusione salutare -nell’animo di vostro figlio, signora Alving, e -certamente questo non è un bene di poco valore. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Hum! Chissà s’è un bene? In quanto -ad una relazione con Regina, io non ne voglio -sapere, egli non deve trastullarsi col cuore -di questa povera ragazza.... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ah! Buon Dio! No, sarebbe orribile. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> S’io sapessi ch’egli ha delle intenzioni -serie, e che ci va della sua felicità.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Di che?... Non capisco. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ma questo non è il caso, perchè -purtroppo Regina non ci si presta. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Come?... Che volete dire?... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> S’io non fossi così vile, mi sarebbe -dolce potergli dire: Sposala o fate come volete; -badate però che non ci sia inganno. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Misericordia! Un matrimonio regolare -in tali condizioni! Una cosa così orribile.... così -inaudita!... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Inaudita?... Mettetevi la mano sul -cuore, Pastore, non credete che a noi d’intorno, -nel nostro paese, non ci sia più d’un’unione -di simil genere?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Non vi capisco più. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ma sì.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Suvvia! Voi pensate a dei casi eccezionali, -in cui.... ahimè, la vita di famiglia non -è purtroppo sempre così pura come dovrebbe -essere. Ma un fatto come quello a cui alludete, -non si sa mai.... almeno con certezza. Qui invece.... -potreste volere, voi, una madre, che.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ma io non lo voglio affatto; a nessun -costo vorrei acconsentirci; è precisamente -quello che dico. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Perchè siete vile, come dite voi stessa. -Se non foste vile.... Bontà divina! Un’unione -simile! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Eh! Sembra che noi tutti discendiamo -da unioni di questo genere. E chi ha istituito -queste cose, Pastore? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Con voi, signora, io non tratto di simili -argomenti. Siete ben lungi dall’essere nella disposizione -necessaria. Però quando osate dire -che c’è viltà da parte vostra a.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ascoltatemi, e sappiate com’io la -pensi. Io sono timida, ho paura, perchè c’è in -me qualche cosa.... qualche cosa che mi opprime, -dei ricordi terribili che mi afferrano come -spettri da cui non posso liberarmi. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Come avete detto, signora Alving? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Quando intesi là, Regina ed Osvaldo, -mi parve ad un tratto che tutto il passato -mi si rizzasse innanzi. Ma io sto quasi per credere, -Pastore, che noi siamo tutti spettri. Non -è soltanto il sangue dei nostri genitori che corre -in noi, ma c’è inoltre una specie d’idea distrutta, -una credenza morta, e tutto ciò che ne -risulta, e questo non è vitale, è vero, ma ciò -nullameno se ne sta in fondo a noi stessi, e mai -non riusciamo a liberarcene. S’io prendo un -giornale e mi metto a leggere, ecco sorgermi -dei fantasmi tra linea e linea. Mi sembra quasi -che tutto il paese sia popolato di fantasmi, -e che questi siano numerosi come le arene del -mare. Eppoi tutti noi, quanti siamo, abbiamo -tanta paura della luce! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ecco il frutto delle vostre letture. Bel -frutto, davvero! Ah! Quei libri abbominevoli, -scritti rivoltanti di liberi pensatori! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> V’ingannate, Pastore. Colui che -mi spinse a riflettere, foste voi, e ve ne sono -riconoscentissima. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Io? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì. Allorchè m’avete piegata al dovere, -come lo chiamavate voi, allorchè avete -vantato come giusto, ciò contro cui tutto il -mio essere si ribellava, cominciai ad esaminare -la stoffa dei vostri insegnamenti. Non volevo -toccare che un sol punto; ma disfatto questo, -tutto il resto si scucì, e vidi allora che le -vostre cuciture erano fatte a macchina. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>lentamente, con emozione</i>). Sarebbe -questo il premio della lotta più aspra della mia -vita? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Dite piuttosto della più deplorevole -delle vostre sconfitte. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Elena, quella fu la mia più grande vittoria: -un trionfo su me stesso. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Un delitto verso noi due. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Che? Allorchè vi supplicai, allorchè vi -dissi: «Donna, ritornate presso colui ch’è vostro -sposo innanzi alla legge», mentre voi tutta -smarrita eravate venuta in mia casa gridando: -«Eccomi, prendetemi!» è questo che voi chiamate -un delitto? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> A parer mio, sì. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Noi due non siamo destinati a comprenderci -mai. -</p> - -<p> -Sig.ª. <span class="smcap">Alving.</span> Ad ogni modo, non ci comprendiamo -più!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Mai.... mai: nei miei pensieri i più reconditi, -io non v’ho considerata che come la -moglie d’un altro. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ne siete ben sicuro? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Elena! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> È così facile dimenticare ciò che -riguarda sè stessi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Non tanto. Io sono quello che sono sempre -stato. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>mutando tono</i>). Bene, bene, non -parliamo più dei tempi passati. Ora voi siete -immerso sin alla gola nei comitati e nelle direzioni, -e io sono qui a lottare cogli spettri, -dentro e fuori. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Quanto a quelli fuori, potrò aiutarvi a -vincerli. Dopo tutto ciò ch’ebbi a udire oggi, -non posso in coscienza lasciare dippiù in vostra -casa una giovanetta inesperta. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Non vi pare che sarebbe bene trovarle -una posizione? Intendo dire.... qualche -buon partito. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Senz’alcun dubbio. Ciò sarebbe desiderabile -per lei sotto ogni riguardo. Regina raggiunse -l’età, in cui.... buon Dio! non so come -spiegarmi, allorchè si trattano argomenti simili, -ma.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Regina si sviluppò presto. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Nevvero? Mi pare infatti ch’essa fosse -già molto bene sviluppata allorchè la preparai -alla comunione. Ma intanto è necessario -ch’essa se ne ritorni a casa sua. Sotto gli occhi -del padre.... Ma no.... Engstrand non è... Ma -come potè egli nascondermi siffattamente la -verità? (<i>si picchia alla porta del vestibolo</i>) -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Chi può essere? Avanti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -</p> - -<h3>SCENA II. -<span class="smaller"><span class="smcap">Detti, Engstrand.</span></span></h3> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> (<i>vestito da festa sull’ingresso</i>). Perdonate, -scusate, ma.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ah! ah! Hm.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Siete voi, Engstrand? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Le ragazze non c’erano, sicchè dovetti prendermi -l’estrema libertà di picchiare alla porta. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Bene, bene, entrate. Avete a dirmi -qualche cosa? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> No, grazie: è col signor Pastore che vorrei -scambiare una parola. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>misurando a gran passi la scena</i>). Con -me? È con me che volete parlare? Con me, -nevvero? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Sì, vorrei.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>arrestandosi innanzi a lui</i>). Ebbene, -posso saper di che si tratta? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Mio Dio, ecco tutto, signor Pastore: ora -laggiù è il momento della paga. Mille grazie, -signora. Ed ecco tutto pronto. Allora pensai -che sarebbe conveniente per noi che lavorammo -uniti per tanto tempo.... pensai.... che si -potrebbe, mi pare, finire con una piccola riunione -religiosa. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Una riunione, laggiù nell’asilo? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Sì, a meno che il signor Pastore non ci trovasse -qualche cosa a ridire, chè allora.... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Non posso trovarvi nulla a ridire, io.... -ma.... Hm.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Era mia abitudine di formare la sera di -simili riunioni.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Davvero? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Sì, di tanto in tanto, un breve esercizio -pio, ma io non sono che un essere umile e -grossolano, e non ho i doni necessarii.... che -Dio vi aiuti.... Allora pensai: poichè il signor -Pastore era qui.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> È che, vedete, maestro Engstrand, avrei -prima una domanda da farvi. Siete voi -nelle necessarie disposizioni richieste per simile -riunione? Avete voi la coscienza pura e tranquilla? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Oh! Che Dio mi perdoni.... non vale la pena -di occuparsi della mia coscienza, signor -Pastore. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Al contrario, è precisamente di questa -ch’io voglio trattare. Vediamo che avete a rispondere? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Eh, la coscienza può talora trovarsi in difetto. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Meno male che ne convenite. Ma vorreste -dirmi, francamente, che significa tutta quella -storia di Regina? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>vivamente</i>). Pastore Manders! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>facendo un gesto per calmarla</i>). Lasciatemi -fare. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Regina?... Signore! Mi fate paura! (<i>guarda -la signora Alving</i>) Non è accaduto nulla di male -a Regina? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Giova sperarlo. Ma io intendo parlarvi -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -della vostra situazione verso Regina. Vi si ritiene -suo padre, nevvero? Ebbene? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> (<i>esitando</i>). Hm! Il signor Pastore conosce -benissimo ciò che avvenne tra me e la povera -Giovanna. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> È inutile nascondere più oltre la verità. -La vostra defunta moglie rivelò tutto alla signora -Alving, prima di lasciare il suo servizio. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Oh! Che il.... Davvero fece ciò? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Eccovi adunque smascherato, Engstrand. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Ed essa che aveva giurato e scongiurato.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> E voi per tanti anni mi avete celata la -verità! L’avete celata a me che vi avevo dimostrato -tanta fiducia in tutto e sempre! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Ahimè! Pur troppo feci tutto ciò. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ho io meritato che m’ingannaste Engstrand? -Non m’avete trovato sempre pronto ad -assistervi e colle parole e coi fatti, sinchè era -in mio potere farlo? Rispondete, non è forse -vero? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Infatti, quante volte mi sarei trovato nel -massimo imbarazzo senza il vostro aiuto!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ed è così che mi compensate! M’avete -fatto fare una falsa iscrizione nella parrocchia, -e per tanti anni non m’avete dato alcun schiarimento, -come avreste dovuto fare per amore del -vero. La vostra condotta, Engstrand, non è scusabile, -e, da oggi in poi, tutto dev’essere finito -tra noi due! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Purtroppo, avete ragione. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Sì, perchè in qual modo potreste giustificarvi? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Ma come potè essa confessarvi la sua vergogna? -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -Vediamo, signor Pastore, mettetevi nei -panni della povera Giovanna.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Io!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Mio Dio! Non è poi che una semplice supposizione. -Voglio dire, supponiamo che il signor -Pastore avesse da nascondere qualche cosa di -vergognoso, agli occhi del mondo, come si suol -dire. Noialtri uomini non dobbiamo troppo affrettarci -a condannare una povera donna, signor -Pastore. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Non accuso vostra moglie, io. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Mi permette il signor Pastore di fargli una -sola domanda? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Dite pure. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Il dovere di un uomo non è forse di rialzare -ogni povera creatura che cade? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Evidentemente. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Ed un uomo non è tenuto a fare onore alla -sua parola? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Sì, ma.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Dopo la sua sventura, dopo il fatto di quell’inglese -che forse era un americano o un russo, -Giovanna venne in città. La povera ragazza mi -aveva già respinto parecchie volte, perchè essa -non aveva occhi per le cose belle, e io avevo la -mia infermità alla gamba. Eh! Sicuro! Il signor -Pastore rammenta l’accidente toccatomi: un -giorno m’ero avventurato in un ballo ove i marinai -si compiacevano nell’ebbrezza e nel delirio. -Avendo io voluto persuadere quella gente -a percorrere un’altra via.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>alla finestra</i>). Hm.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Lo so, me l’avete già raccontato: quella -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -gente grossolana vi fece precipitare da tutta la -scala. La vostra infermità vi fa onore. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Non ne vado altero per questo, signor Pastore. -Volevo dunque raccontarvi come Giovanna -venne a confidarsi a me; piangeva, si lamentava.... -Posso dirlo, signor Pastore, simili -lamenti mi straziavano l’animo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Dite davvero? Continuate. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Allora io le dissi: «il tuo americano è già -in alto mare da lungo tempo, e tu, Giovanna, -hai commesso un fallo, sei una creatura perduta. -Per fortuna c’è Giacomo Engstrand solido -sulle sue gambe.» Questo non era che un -modo di dire, si capisce. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Vi capisco benissimo; però continuate. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Ebbene, io la rialzai e la sposai perchè nessuno -potesse supporre il suo fallo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> In ciò agiste nobilmente. Però quello che -non so approvare si è che vi siate abbassato -ad accettare quel danaro.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Del denaro, io?... Neppur un soldo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>interrogando con lo sguardo la signora -Alving</i>). Ma!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Ah! Sì!... Aspettate un momento, mi ricordo: -Giovanna aveva qualche soldo è vero, però -io non ne volli mai sentir parlare... Puh! dicevo, -Mammone è il prezzo del peccato; quest’oro -miserabile.... forse delle banconote? Non ne so -nulla.... Lo getteremo in faccia all’americano. -Ma egli, signor Pastore, era scomparso al di là -dei mari o tra le nuvole. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Davvero, mio bravo Engstrand? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Sicuro. Allora Giovanna ed io decidemmo -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -che tale denaro doveva servire per la creatura; -e così fu, ed io posso ora renderne conto sino -all’ultimo quattrino. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ma allora la cosa cangia d’aspetto. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> La cosa fu proprio così, signor Pastore, ed -ora posso dirlo, io son stato un vero padre per -Regina, per quanto stava in me, giacchè io non -sono pur troppo che un povero storpio. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Via, via, mio caro Engstrand.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Però devo dirlo, io ho allevato la bambina, -ho vissuto d’amore e d’accordo colla defunta -Giovanna, ed ho esercitato l’autorità in casa -mia, come sta scritto. Giammai non m’è saltato -in capo d’andar a trovare il pastore Manders, -per vantarmi d’aver fatto anch’io una volta una -buona azione. No, quando una cosa simile avviene -a Giacomo Engstrand, egli sa tacere e custodire -il segreto; sventuratamente, ciò non avviene -troppo spesso, come capirete bene, e quando -mi trovo col pastore Manders devo invece -parlargli d’errori e di mancanze. Giacchè, lo -ripeto, la coscienza può di quando in quando -traviare. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Datemi la vostra mano, Engstrand. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Oh! Gesù mio! Il signor Pastore.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Bando alle cerimonie. (<i>gli stringe la mano</i>) -Ecco! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> E se ora potessi chieder perdono al signor -Pastore.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Voi?... Sono io invece che vi devo delle -scuse. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Oh! In quanto a ciò, giammai! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ma sì, e ve le porgo di tutto cuore. Perdonatemi -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -d’aver sospettato di voi; e se potessi -mostrarvi in qualche modo tutta la fiducia, -la benevolenza.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Voi vorreste far ciò, signor Pastore? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Col massimo piacere. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Si è che.... ne avreste l’occasione in questo -stesso istante. Col denaro che ho potuto metter -da parte, voglio fondare in città un rifugio pei -marinai. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Davvero? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Sì; dovrebbe essere come una specie d’asilo. -Quando l’uomo di mare tocca terra, è assalito -da tutte le tentazioni possibili! Ma presso -di me, nella casa di cui vi parlo, egli si troverebbe -come sotto gli occhi d’un padre. Quest’è -la mia idea. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Che ne dite, signora Alving? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Io non dispongo di molto, che Dio mi aiuti, -e se trovassi una mano benefica.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Benissimo, benissimo, prenderemo ciò in -considerazione. Il vostro progetto mi sorride assai; -ora andatevene a fare i preparativi e fate -anche accendere dei lumi perchè tutto abbia -un’aria di festa; dopo di che, ci occuperemo della -nostra edificante riunione, mio caro Engstrand, -poichè ora credo davvero alle vostre buone disposizioni. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Lo spero. Allora addio, signora, e grazie -della vostra bontà; e abbiate cura della mia Regina -(<i>asciugandosi una lagrima</i>), la figlia della -mia povera Giovanna.... hm è strano.... ma è -come se essa avesse messo radice nel mio cuore. -Proprio, sì!... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -</p> - -<p class="center"> -(<i>Saluta ed esce dalla porta del vestibolo</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ebbene! Che ne dite di quest’uomo, signora -mia? La spiegazione ch’egli ci dette, differisce -alquanto dalla vostra.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Infatti. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Vedete come bisogna badare prima di -giudicare il prossimo. Ma quanta gioia in compenso -allorchè si riconosce d’aver avuto torto! -Non vi pare? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Voi siete e rimarrete sempre un -gran fanciullone, Manders. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Io?... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>posando le sue mani sulle spalle -del Pastore</i>). E aggiungerò che ho una volontà -matta di gettarvi le braccia al collo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>retrocedendo vivamente</i>). No, no, che -Dio vi benedica! Simili volontà!... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>sorridendo</i>) Andiamo, non abbiate -paura di me. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>dopo essersi avvicinato al tavolo</i>). Avete -talora un certo modo d’esprimervi.... Ora rinchiudo -nel mio portafoglio i documenti. (<i>eseguisce</i>) -Ecco. Arrivederci. Tenete d’occhio Osvaldo -allorchè rientrerà. Ritornerò qui subito. -</p> - -<p> -(<i>Prende il cappello ed esce dalla porta del vestibolo</i>). -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -</p> - -<h3>SCENA III. -<span class="smaller">Signora <span class="smcap">Alving, Osvaldo.</span></span></h3> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>sospira, getta un’occhiata fuori -della finestra, riordina un po’ la camera e si dispone -ad entrare in sala da pranzo: ma sulla -soglia si ferma attonita, e manda un’esclamazione -sorda</i>). Osvaldo! Ancora a tavola sei! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>dalla sala da pranzo</i>). Volevo soltanto -finire il mio sigaro. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Credevo che tu fossi andato un po’ -a passeggiare! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Con questo tempo! -</p> - -<p> -(<i>Si sente un rumore di bicchieri. La signora Alving -lascia la porta aperta e siede sul sofà presso -la finestra, col ricamo in mano</i>.) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>dallo stesso posto</i>). Non è il pastore -Manders quello che se n’è andato? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, se n’è andato all’asilo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Hm!... -</p> - -<p> -(<i>Si sente l’urtare d’un bicchiere contro la bottiglia</i>) -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>con un’occhiata inquieta</i>). Caro -Osvaldo, guardatene da quel liquore, è un po’ -forte. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Buono contro l’umidità. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Non preferisci venir un po’ qui? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Non potrei fumare. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sai bene che un sigaro lo puoi fumare. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Bene, bene, vengo. Ancora una sola goccia.... -Ecco. -</p> - -<p> -(<i>Egli entra col sigaro in bocca, e chiude la porta -dietro di lui. Breve silenzio</i>) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Dov’è andato il Pastore? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ti dissi or ora che se n’è andato -all’asilo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> È vero. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Osvaldo, non dovresti rimanertene -tanto a tavola. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>passando dietro la schiena la mano in -cui tiene il sigaro</i>). Ma io trovo ciò squisito, -mamma. (<i>egli la carezza e gli dà dei buffettini</i>) -Pensa, per me che me ne ritorno ora a casa -mia, essere seduto alla tavola della mia mammina, -e mangiare le pietanze eccellenti che fa -la mia mammina.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Caro, caro ragazzo! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>si alza, cammina e fuma con qualche -impazienza</i>). E d’altronde che farei qui? Al lavoro -non potrei mettermi. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Davvero? Non lo potresti? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Con questo tempo grigio? Senza un raggio -di sole in tutto il giorno? (<i>misura a gran -passi la scena</i>) Oh! Qual supplizio, il non poter -lavorare!... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Forse hai fatto male a ritornare? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> No, mamma, era necessario. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Perchè, vedi, preferirei le mille -volte esser priva della felicità di averti qui con -me piuttosto che vederti.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>fermandosi presso alla tavola</i>). Ma, -dimmi mamma, è davvero una sì grande felicità -per te l’avermi qui? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> S’è una felicità? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>spiegazzando un giornale</i>). Mi pare che -dovrebbe riuscirti più o meno indifferente, ch’io -esista o no. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> E tu hai il coraggio di dire a tua -madre una cosa simile, Osvaldo? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Ma hai saputo vivere benissimo sinora -senza di me.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, è vero, ho vissuto senza di te.... -</p> - -<p> -(<i>Silenzio. Il giorno cade lentamente. Osvaldo misura -a gran passi la scena. Ha deposto il suo -sigaro</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>fermandosi innanzi alla signora Alving</i>). -Mamma, mi permetti di sedermi sul sofà vicino -a te? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>facendogli posto</i>). Sì, vieni, vieni, -figlio mio. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>sedendo</i>). Ora devo dirti una cosa, -mamma. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>l’orecchio teso</i>). Che? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>guardando fissamente innanzi a sè</i>). -Non posso tenermela più a lungo sul cuore. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Tenere che? che c’è? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>come prima</i>). Non ho potuto decidermi -a scriverti su questo proposito, e dopo il mio -ritorno.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>afferrandogli il braccio</i>). Osvaldo! -Che c’è dunque? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Ieri ed oggi tentai di liberarmi dai miei -pensieri.... di scuoterli. Ma non c’è rimedio. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>alzandosi bruscamente</i>). Devi dirmi -tutto, Osvaldo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>facendola sedere di nuovo</i>). Resta qui. -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -Mi proverò. Io mi sono lamentato d’una stanchezza -causata dal viaggio.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì! Ebbene? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Ebbene, non è ciò.... ovvero non è una -stanchezza solita.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>tentando nuovamente d’alzarsi</i>). -Non ti senti male, nevvero, Osvaldo? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>costringendola a rimanere seduta</i>). Resta, -resta là, mamma. Ascoltami tranquillamente. -Non ho già una malattia.... quello che comunemente -chiamano malattia. (<i>incrociando le mani -sul capo</i>). Mamma! sento lo spirito affranto, -sono un uomo finito.... Non potrò lavorare, mai -più! (<i>col volto nascosto tra le mani, cade alle -ginocchia della madre e scoppia in singhiozzi</i>). -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>pallida e tremante</i>). Osvaldo! Guardami! -No, no, non è vero! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>guardandola con occhio disperato</i>). Non -lavorare mai più! Mai più! Essere già morto, -mentre ancora si vive! Mamma, puoi tu figurartelo -un orrore simile? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Povero figlio mio! Ma.... donde tale -orrore? Come ne fosti assalito? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Mah! Ecco ciò di cui non so rendermi -ragione! Io non condussi mai una vita agitata, -sotto nessun rapporto: tu, mamma, me lo puoi -credere. Son sincero. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ma, Osvaldo, non ne dubito! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Eppure ne fui assalito!... Che orribile -sventura! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Oh! tutto sparirà, figlio mio benedetto. -Credimelo pure, non è che un eccesso di -lavoro. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>tristemente</i>). Anch’io sul principio, lo -credetti, ma purtroppo la cosa è diversa. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Narrami tutto, da capo a fondo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> È appunto ciò che intendo di fare. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Quando te ne accorgesti la prima -volta? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Dal mio arrivo a Parigi, dopo la mia ultima -dimora in questa casa. Ho sentito dapprincipio -dei violentissimi dolori alla testa, specialmente -all’occipite; mi pareva di avere il cranio -in un cerchio di ferro, dalla nuca in su. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Eppoi? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Credevo che fosse sempre quel mal di -capo di cui ho tanto sofferto all’epoca della mia -adolescenza. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì... sì.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Ma non era lo stesso. Non tardai a -convincermene. Mi fu impossibile di lavorare. -Volli accingermi ad un quadro grande, ma mi -pareva che le facoltà mi mancassero. Tutta la -mia forza era come paralizzata, non riuscivo a -concentrarmi, e ad arrivare a delle immagini -fisse. Tutto mi girava d’intorno, come se avessi -avuto le vertigini. Che stato orribile! Finalmente -mi rivolsi ad un medico, e da lui seppi tutto! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Che vuoi tu dire? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Era uno dei principali medici. Dovetti -descrivergli ciò che provavo; dopo di che, egli -mi rivolse una quantità di domande, che, secondo -me, non avevano nulla a che fare col -mio stato; non comprendevo dove voleva arrivare. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap"> Alving.</span> Continua -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Terminò col dire: C’è in voi, sin dalla -vostra nascita, qualche cosa di «tarlato» ecco -l’espressione di cui egli s’è servito. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>ascoltando con un’attenzione concentrata</i>). -Che intendeva dire? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Io pure non lo compresi, e perciò lo -pregai di spiegarsi più chiaramente. E allora -quel vecchio cinico disse.... (<i>stringendo il pugno</i>) -Oh! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Disse? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Disse: I peccati dei padri ricadono sui -figli. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>alzandosi lentamente</i>). I peccati dei -padri!.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Mi sarei sentito la volontà di schiaffeggiarlo. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>attraversando la scena</i>). I peccati -dei padri.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>con triste sorriso</i>). Sì, che te ne sembra? -Naturalmente io lo convinsi che nel mio caso -non poteva trattarsi di ciò. Credi tu ch’egli si -sia corretto? Nepur per sogno; sostenne le sue -parole; e non fu che dopo avergli letta qualche -frase delle tue lettere, in cui parli del babbo.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Che... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Che fu costretto a riconoscere d’aver -sbagliato strada. E così, io appresi la verità, la -incomprensibile verità! Quella felice esistenza di -gioventù, quella piacevole compagnia.... Avrei -dovuto astenermene. Avevo sorpassato le mie -forze. Per mia colpa, adunque! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Osvaldo! No, non creder ciò! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Egli disse non esservi altra spiegazione -possibile. Questo è orribile davvero! Irremissibilmente -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -perduto, per tutta la vita, in causa della -mia storditaggine. Quante belle cose avrei -potuto fare a questo mondo, e invece non poterci -neppur pensare, neppur pensare! Ah! perchè -non posso ricominciare la vita! far sì che -nulla sia ancora accaduto! (<i>cade sul divano nascondendosi -il volto sui cuscini</i>). -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>si torce le mani e misura a gran -passi la scena, in una muta lotta con sè stessa</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>dopo un istante, sollevandosi a metà, -ma rimanendo appoggialo al gomito</i>). Se fosse -stata un’eredità, una cosa contro cui non avessi -potuto lottare.... ma così! Aver dilapidato vergognosamente, -leggermente, scioccamente, la -propria felicità, la propria salute.... tutto al -mondo.... l’avvenire, la vita!... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> No, no, figlio mio benedetto; è impossibile! -(<i>si china su di lui</i>) Il caso non sarà -così disperato come tu lo credi. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Ah! tu non sai.... (<i>si alza di scatto</i>) È -tanto dolore, mamma, tanto dolore, ch’io ti procuro! -Quante volte ho desiderato che tu pensassi -un po’ meno a me; quasi quasi l’ho sperato! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Io, Osvaldo! figlio mio, ciò che ho -di più caro a questo mondo, mio solo pensiero! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>afferrando le mani di sua madre, e -coprendole di baci</i>). Sì, sì, lo veggo, mamma, lo -veggo quando sono a casa. E questa è appunto -una delle cose che più mi torturano.... Ma ora, -tu sai tutto, e per oggi non ne parleremo più. -Non posso pensarvi troppo a lungo.... in una -sol volta.... (<i>risale la scena</i>) Mamma, fammi -portare qualche cosa da bere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Da bere? Che vuoi tu bere a questa -ora? -</p> - -<p> -<i>Osvaldo.</i> Oh, qualunque cosa. In casa c’è del -punch freddo? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, ma mio caro Osvaldo.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Non opporti, mamma. Sii buona. Ho bisogno -di qualche cosa per annegare tutti i pensieri -che mi tormentano. (<i>entra nella serra</i>) E -poi tutta questa oscurità! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>tira un cordone di campanello a -destra</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> E questa continua pioggia! Una settimana -dopo l’altra, dei mesi interi.... senza interruzione. -Mai un raggio di sole! Non mi ricordo -infatti d’aver mai visto qui da noi un po’ di -sole. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Osvaldo, tu pensi d’abbandonarmi. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Hem.... (<i>sospirando profondamente</i>) Non -penso a nulla, io; non posso pensar a nulla. (<i>abbassando -la voce</i>) Me ne guardo bene. -</p> - -<h3>SCENA IV. -<span class="smaller"><span class="smcap">Detti</span> e <span class="smcap">Regina.</span></span></h3> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>venendo dalla sala da pranzo</i>). La signora -ha suonato? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, portate la lampada. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Subito, signora, è già accesa. (<i>se ne va</i>) -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>avvicinandosi ad Osvaldo</i>). Osvaldo, -non dissimulare con me. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Non ti nascondo nulla, mamma. (<i>avvicinandosi -al tavolo</i>) Mi pare d’averti fatte già -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -parecchie confessioni.... (<i>Regina porta la lampada -e la pone sul tavolo</i>) -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ascolta, Regina; va a prenderci una -mezza bottiglia di champagne. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Sissignora. (<i>esce</i>) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>prendendo fra le sue mani la testa della -signora Alving</i>). Così va bene! Lo sapevo io, -che la mia mammina non avrebbe permesso che -il suo figliolo morisse di sete. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Mio povero Osvaldo! Come potrei -ora ricusarti qualche cosa? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>vivamente</i>). Davvero, mamma? Sul serio? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Che intendi? Cosa? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Che non vuoi ricusarmi nulla? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ma, mio caro Osvaldo.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Ssz! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>porta un vassoio con sopra una mezza -bottiglia di champagne, che pone sulla tavola</i>). -Devo sturare? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Grazie, faccio io! -</p> - -<p class="center"> -(<i>Regina esce</i>). -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>sedendosi presso la tavola</i>). Cos’è -che non dovrei ricusarti? A che pensavi tu mai? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>occupato a sturare la bottiglia</i>). Prima -di tutto un bicchiere.... o due. (<i>fa saltare il turacciolo, -riempie un bicchiere, e vuole riempirne -un secondo</i>) -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>fermandogli la mano</i>). Grazie.... -non ne prendo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Ebbene, sarà per me (<i>egli vuota il bicchiere, -lo riempie una seconda volta e lo vuota -nuovamente, dopo che, si siede presso la tavola</i>) -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>aspettando ch’egli parli</i>). Ebbene? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>senza guardarla</i>). Ascolta. Tu ed il pastore -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -Manders mi sembravate molto singolari.... -hm.... molto taciturni a tavola. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> L’hai osservato? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sì, Hm! (<i>dopo un istante di silenzio</i>) -Dimmi che ne pensi tu di Regina? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ciò che ne penso? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sì, non è perfetta? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Mio caro Osvaldo, tu non la conosci, -come la conosco io. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Cosa vuoi dire? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sventuratamente, Regina è rimasta -troppo a lungo a casa sua; avrei dovuto raccoglierla -prima. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sì, ma non è splendida a vedersi, mamma? -(<i>riempie il suo bicchiere</i>) -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Regina ha parecchi difetti, abbastanza -grossi.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Ebbene, che vuol dir questo? (<i>beve ancora</i>) -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Non le voglio per questo meno bene; -sono responsabile di lei e per cosa alcuna al -mondo non vorrei che le venisse torto un capello. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>alzandosi di scatto</i>). Mamma, Regina è -la mia unica salvezza. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Cosa vuoi dire? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Non posso continuare a sopportare solo -questo tormento. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Non c’è tua madre per sopportarlo -con te? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sì, l’ho creduto; ed è perciò che ritornai. -Ma così non la potrà durare, lo veggo, non -la potrà durare. Io non potrò starmene qui tutta -la vita. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Osvaldo! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Mamma, io ho bisogno d’una vita diversa! -Ecco perchè debbo lasciarti. Io non voglio -che tu abbia per sempre, sotto gli occhi, tale -spettacolo. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Mio povero figlio! Ma finchè sarai -malato, Osvaldo.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Se non fosse che per la malattia, io resterei -presso di te, mamma, perchè tu sei il migliore -amico che abbia su questa terra. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, non è vero, Osvaldo? Dillo! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>cangiando posti con inquietudine</i>). Ma -sono tutti questi tormenti, tutti questi rimproveri -interni.... eppoi quest’angoscia grande, -quest’angoscia mortale. Oh.... quest’orrenda angoscia! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>camminando dietro a lui</i>). Angoscia? -Quale angoscia? Che vuoi tu dire? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Ah! non farmi altre domande su tale -soggetto. Non so. Non te la posso descrivere! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>passa a destra e tira il cordone del -campanello</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Che vuoi? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Voglio che mio figlio sia allegro. -Ecco tutto! Non voglio che abbia pensieri tristi. -(<i>a Regina che si presenta all’uscio</i>) Dell’altro -champagne! Ma questa volta una bottiglia intera. -(<i>Regina esce</i>) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Mamma! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Credi tu che qui noi, non si sappia -vivere? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Non è splendida a vedersi? Robusta!... -sana! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>sedendosi al tavolo</i>). Mettiti là, Osvaldo, -e chiacchieriamo tranquillamente. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>sedendo</i>). Tu non lo sai, mamma, ch’io -ho un torto da riparare verso Regina. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Tu? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> O piuttosto, se ti piace di più, una piccola -imprudenza, innocentissima del resto. L’ultima -volta che venni qui.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ebbene? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Essa mi fece una quantità di domande -su Parigi, e io le ho raccontato.... forse più di -quanto avrei dovuto. Eppoi un giorno, me ne -ricordo, mi accadde di dirle: «Avreste volontà -di venirci voi stessa?» -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> E allora? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Si fece rossa e mi disse: «Sì, ne avrei -molta volontà!» — «Bene, risposi, ci sarà forse -la maniera d’accontentarvi». -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> E poi? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Naturalmente, avevo dimenticato ogni -cosa, quando, l’altro ieri, le chiesi se era contenta -del mio lungo soggiorno in questa casa.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ebbene? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Mi guardò in una maniera molto strana, -e mi rispose: «E il mio viaggio a Parigi?» -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Il suo viaggio? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Compresi allora, ch’essa aveva presa la -cosa sul serio, che durante tutto il tempo della -mia assenza aveva pensato a me, e s’era messa -a studiare il francese. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Questo adunque è.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Mamma! Quando vidi innanzi a me questa -splendida ragazza, bella, sana, — prima non -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -lo avevo mai osservato, — quando la vidi, posso -dire, colle braccia aperte, pronta a ricevermi... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Osvaldo! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> .... m’ebbi la rivelazione che in essa stava -la salvezza. Innanzi a me scorgevo il piacere.... -la vita. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>colpita</i>). Il piacere.... la vita? Là c’è -dunque la salvezza? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>compare sulla soglia, con una bottiglia in -mano</i>). Domando scusa d’essermi trattenuta tanto -tempo, ma dovetti discendere in cantina. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Dateci un altro bicchiere. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>guardandolo con sorpresa</i>). Ecco il bicchiere -della signora, signor Alving. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sì, ma un bicchiere per te, Regina. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>trasalisce e guarda timidamente la signora -Alving</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Ebbene? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>con esitazione, abbassando la voce</i>). La -signora permette? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Va a pigliarti il bicchiere, Regina. -(<i>Regina passa nella sala da pranzo</i>) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>seguendola cogli occhi</i>). Hai osservato -il suo incedere? Così franco, così ardito! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ma questo non va, Osvaldo! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> È deciso. Lo vedi; inutile contraddirmi. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>ritorna con un bicchiere, che non depone</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Siedi, Regina. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>interroga collo sguardo la signora Alving</i>). -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Siedi pure. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>prende posto sur una sedia, presso l’uscio -della sala da pranzo, e continua a tenere in -mano il bicchiere vuoto</i>). -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Osvaldo.... che mi dicevi tu del piacere -della vita? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sì, mamma, il piacere di vivere! in paese -non lo si conosce! Qui, io non lo sento mai. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Neppure quando sei presso di me? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Quando sono a casa, no. Ma tu non mi -capisci. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ma sì, ora mi pare d’afferrare la -tua idea.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Il piacere di vivere.... eppoi il piacere -di lavorare.... Eh! In fondo è la stessa cosa. Ma -entrambi vi sono sconosciuti! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Forse hai ragione. Parlami ancora -di ciò, Osvaldo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Ecco, io penso semplicemente, che qui -si impara a considerare il lavoro come un flagello -di Dio, una punizione dei nostri peccati, e la -vita come una cosa miserabile, di cui mai abbastanza -presto potremo esser liberati. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, una valle di lagrime. E infatti -noi ci applichiamo coscienziosamente a renderla -tale. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Ma laggiù non si vuole saper nulla di -tutto ciò! Laggiù tali dogmi non trovano più credenti. -Laggiù il solo fatto di esistere, basta per -colmare di gioia e di felicità. Mamma, non hai -osservato che tutto ciò che dipingo, s’aggira intorno -al piacere di vivere? Il piacere di vivere! -Ovunque e sempre! Ivi tutto è luce, raggi di sole -e festa.... e le figure umane sono raggianti -di felicità.... Ecco perchè ho paura di restarmene -qua! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Paura? Di che hai tu paura presso -di me? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Ho paura che tutto ciò che fermenta in -me, non possa qui trasformarsi in male. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>guardandolo fissamente</i>). E tu credi -possibile questo? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Ne sono sicurissimo. Potrei tentare di -condurre qui, la stessa vita di laggiù: eppure.... -la cosa non sarebbe uguale! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>che ha ascoltato con crescente attenzione, -si alza e fissa su lui uno sguardo profondo -e pensieroso</i>). Ora, comprendo tutto! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Cosa? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> È la prima volta ch’io scorgo la verità, -adesso posso parlare. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>alzandosi</i>). Mamma, non ti capisco. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>che pure si è alzata</i>). Devo andarmene? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> No, resta. Ora posso parlare. Ora, -figlio mio, saprai tutto esattamente; poscia prenderai -una determinazione. Osvaldo! Regina! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Silenzio. Il Pastore.... -</p> - -<h3>SCENA V. -<span class="smaller"><span class="smcap">Detti</span>, <i>il</i> <span class="smcap">Pastore Manders.</span></span></h3> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>entrando dall’uscio del vestibolo</i>). Eccomi! -Abbiamo avuto una di quelle piccole riunioni -che fanno bene al cuore. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Noi pure. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Bisogna venir in aiuto ad Engstrand, a -proposito di quel rifugio pei marinai. Regina -deve andare a raggiungerlo, e rendersegli utile.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> No, grazie, signor Pastore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>che ancora non l’aveva osservata</i>). Che?... -Qua! con un bicchiere in mano? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>affrettandosi a deporre il bicchiere</i>). Domando -scusa! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Regina parte con me, signor Pastore. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Parte! Con voi! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sì, come sposa.... se essa lo vuole. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Misericordia!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Io non ne ho colpa.... signor Pastore. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Oppure resta qua, se io resto. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>involontariamente</i>). Qua! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Signora Alving, io non ci capisco più -nulla. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Nulla avverrà, perchè adesso posso -dire ogni cosa. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ma voi non lo farete! No, no, no! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Lo posso e lo voglio. E, tranquillizzatevi, -non ci saranno ideali distrutti. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Che cosa mi si nasconde qui? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>ascoltando</i>). Signora! Ascoltate! Fuori c’è -gente! Gridano. (<i>passa nella serra e di là guarda -in istrada</i>) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>alla finestra di sinistra</i>). Che avviene? -Donde tutta questa luce? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>con un grido</i>). È l’asilo che brucia! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>alla finestra</i>). Che brucia? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Che brucia? Impossibile; ne esco io in -questo momento! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Dov’è il mio cappello? Ah, non importa.... -L’asilo di mio padre!... (<i>esce correndo dall’uscio -che mette al mare</i>) -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Il mio scialle, Regina, tutto è in -fiamme! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> È orribile! Signora Alving, è il castigo -che piomba su questo luogo di perdizione. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Certo, certo. Vieni, Regina. (<i>esce -precipitosamente dall’uscio del vestibolo, seguita -da Regina</i>) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>giungendo le mani</i>). E non è assicurato!... -(<i>esce dietro gli altri</i>) -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE DELL’ATTO SECONDO. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -</p> - -<h2>ATTO TERZO.</h2> -</div> - -<p> -<i>La stessa scena. Tutti gli usci sono aperti. La -lampada continua ad ardere sulla tavola. Di fuori -è buio: solo un debole bagliore al fondo del paesaggio -a sinistra</i>. -</p> - -<h3>SCENA I. -<span class="smaller">La Signora <span class="smcap">Alving, Regina.</span></span></h3> - -<p> -(<i>La signora Alving con un grande scialle in testa -guarda fuori, attraverso la serra. Regina avviluppata -in uno scialle, sta pochi passi dietro a lei</i>). -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Tutto è bruciato. Tutto è distrutto. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> C’è ancora del fuoco nelle cantine. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> E Osvaldo che non ritorna! Eppure -non c’è più nulla da salvare. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Devo forse scendere a portargli il cappello? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Non ha neppure il cappello? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>indicando col dito il vestibolo</i>). No, eccolo -là, sull’attaccapanni. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Lascialo là. Dovrebbe esser qua subito; -vado a vedere io stessa. (<i>esce dalla porta -che dà sul mare</i>) -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -</p> - -<h3>SCENA II. -<span class="smaller"><span class="smcap">Il Pastore Manders, Regina.</span></span></h3> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>entrando dall’uscio del vestibolo</i>). La -signora Alving non c’è? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> È discesa in questo punto alla spiaggia. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> È la notte più terribile ch’io abbia mai -passata. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> È vero! Che sventura tremenda, signor -Pastore. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Oh, non me ne parlate. Mi fa male il solo -pensarci. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Ma come si appiccò il fuoco? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Non chiedetemi nulla, signorina Engstrand! -Del resto, come lo potrei sapere? Voi pure -volete!... Non basta che vostro padre.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Che fece? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Oh! mi farà impazzire. -</p> - -<h3>SCENA III. -<span class="smaller"><span class="smcap">Detti, Engstrand.</span></span></h3> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> (<i>entrando dall’uscio del vestibolo</i>). Signor -Pastore!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>volgendosi con spavento</i>). Come? Mi -perseguitate sino qua? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Sì, che il cielo mi annienti!... Ah! Gesù -santo! Ma tutte le vostre lamentele non servono -a nulla, signor Pastore. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Che c’è? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Ah! vedi, tutto ciò, causa la pia riunione. -(<i>piano a Regina</i>) L’abbiamo in pugno, figlia -mia! (<i>forte</i>) Così, è in grazia mia, che il signor -Pastore divenne fallibile.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ma vi assicuro Engstrand.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Il solo signor Pastore si è occupato delle -lampade.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>fermandosi</i>). Sì, voi lo dite, ma io non -mi ricordo d’aver toccata una sola lampada. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Io invece vidi chiaramente il signor Pastore -smoccolare una candela colle dita, e gettarne -lo stoppino nelle segature. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Avete visto tutto ciò? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Perfettamente. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Non ci capisco nulla; tanto più perchè -so di non aver mai avuta l’abitudine di smoccolare -le candele colle dita. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Infatti, non è punto pulito. Ma, signor, Pastore, -è proprio un’abitudine pericolosa? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>camminando inquieto</i>). Oh, basta interrogazioni. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> (<i>seguendolo</i>). E.... poi, signor Pastore, l’edificio -non era assicurato? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>continuando a camminare</i>). No, no, no, -lo sapete benissimo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> (<i>seguendolo</i>). Non era assicurato! E.... così.... -appiccare il fuoco.... Gesù, Gesù, che sventura! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>asciugandosi la fronte</i>). Ah! potete ben -dirlo, Engstrand. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Eppoi, che una cosa simile accada ad un -istituto di beneficenza, utile nello stesso tempo -alle città ed ai villaggi, come si suol dire! Temo -che i giornali non tratteranno come si conviene -il signor Pastore. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ecco, appunto ciò che pensavo io stesso. -Questo forse è il peggio.... Tutti questi odiosi -attacchi, tutte queste accuse! Ah! guai a pensarci! -</p> - -<h3>SCENA IV. -<span class="smaller"><span class="smcap">Detti,</span> <i>Signora</i> <span class="smcap">Alving.</span></span></h3> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>entrando dall’uscio che mette alla -spiaggia</i>). Non c’è caso di fargli abbandonare il -luogo del disastro! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Ah! eccovi, signora. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Almeno avete evitato il discorso -inaugurale, pastore Manders. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Oh! avrei voluto così volentieri.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>con voce strozzata</i>). Meglio così! -A nulla di bene poteva riuscire questo asilo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Credete? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ne dubitate? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> In ogni modo fu una sventura immensa. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Spieghiamoci con poche parole, su -questo punto, come sur una questione d’interesse.... -Aspettate il Pastore, Engstrand? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> (<i>presso alla porta del vestibolo</i>). Sì, l’aspetto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Allora sedete. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Grazie, sto benissimo in piedi. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>al Pastore</i>). Probabilmente prenderete -il battello a vapore? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Sì, fra un’ora. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> In tal caso, abbiate la compiacenza -di portare con voi tutte le carte. Non voglio più -sentir pronunciare una sola parola su tale faccenda. -Ora, ho altre preoccupazioni.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Signora Alving. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Più tardi vi invierò i pieni poteri, -per definire tutto come vorrete voi. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Me ne incaricherò molto volentieri. La -prima disposizione del testamento, diventa purtroppo -affatto inapplicabile. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Si capisce. -</p> - -<p> -Il Past. Ecco dunque come io intendo accomodare -la faccenda per adesso: il recinto di Solvik -apparterrà al comune. La terra non è senza -valore; potrà sempre servire a qualche cosa. In -quanto alla rendita del capitale che resta alla -Cassa di Risparmio, potrò forse impiegarla convenientemente -pel bene della città. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Come vorrete. Oggi tutto mi riesce -affatto indifferente. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Signor pastore, pensate al mio rifugio per -i marinai. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> E perchè no? è una buona idea. Vedremo; -bisogna riflettere. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> No, diavolo, punto riflessione.... (<i>correggendosi</i>) -Ah! buon Gesù!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>con un sospiro</i>). E poi, purtroppo, non -so sin quando potrò occuparmi di tali affari, e -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -se l’opinione pubblica non mi costringerà a ritirarmi. -Tutto dipende dal risultato dell’inchiesta. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Che state dicendo? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> E tale risultato, non si può prevedere anticipatamente. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> (<i>avvicinandosi a lui</i>). Scusate, si può prevederlo. -Guardate soltanto Giacomo Engstrand. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Sì, sì, ma.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> (<i>più piano</i>). Giacomo Engstrand non è l’uomo -capace d’abbandonare un generoso benefattore -nell’ora del pericolo, come si suol dire. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Sì, mio caro, ma come?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Giacomo Engstrand è quasi l’angelo della -salvezza, signor Pastore. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> No, no, non potrei accettar certamente... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> Eppure lo dovrete. Io conosco uno, che altra -volta s’addossò una colpa altrui! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Giacomo! (<i>gli stringe la mano</i>) Siete un -uomo raro. Suvvia! Tutto quanto abbisogna -per il vostro asilo sarà fatto, potete calcolarci. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> (<i>vorrebbe ringraziare, ma la sua voce è -soffocata dall’emozione</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>mettendo a tracolla la sua borsa da -viaggio</i>). Ed ora avanti! Noi due partiremo assieme. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> (<i>piano a Regina che sta presso all’uscio -della sala da pranzo</i>). Vieni con me, piccina; -tu ti troverai come sur un letto di piume. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>scotendo il capo</i>). Grazie! -</p> - -<p> -(<i>Passa nel vestibolo ed offre la valigia al Pastore</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> Addio, signora Alving! Possa lo spirito -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -d’ordine e di regolarità, penetrare ben presto in -questa casa! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Addio Manders! -</p> - -<p> -(<i>Si reca nella serra, vedendo Osvaldo entrare dall’uscio -esterno</i>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Engs.</span> (<i>assecondato da Regina, aiuta il Pastore ad -indossare il suo soprabito</i>). Addio, figliuola, se -qualche cosa t’accadesse, tu sai benissimo dove -trovare Giacomo Engstrand. (<i>piano</i>) Viottolo del -Porto, hm! (<i>alla signora Alving e ad Osvaldo</i>) -E la casa dei marinai si chiamerà: «Asilo del -ciambellano Alving».... ecco. E se mi sarà concesso -di dirigere questa casa, come l’intendo io, -son sicuro ch’essa riuscirà degna del defunto -ciambellano. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Il Past.</span> (<i>uscendo</i>). Hm!... Venite, mio caro Engstrand. -Addio, addio! -</p> - -<p class="center"> -(<i>Entrambi escono dal vestibolo</i>). -</p> - -<h3>SCENA V. -<span class="smaller">Signora <span class="smcap">Alving, Regina, Osvaldo.</span></span></h3> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>avvicinandosi alla tavola</i>). Di qual casa -parlava? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Una specie d’asilo che vogliono fondare -lui ed il pastore Manders. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Brucierà anche quello. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Perchè tale idea? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Tutto deve bruciare, non rimarrà nulla -per ricordare mio padre. Io pure brucio! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>lo guarda colpita</i>). -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Osvaldo! Non avresti dovuto restartene -così a lungo laggiù, mio povero ragazzo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>sedendo presso alla tavola</i>). Credo che -tu abbia ragione. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Lascia ch’io asciughi il tuo volto, -Osvaldo. (<i>lo asciuga col proprio fazzoletto</i>) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>guardando innanzi a sè con indifferenza</i>). -Grazie, mamma. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Non sei stanco, Osvaldo? vorresti -dormire un pochino? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>con angoscia</i>). No, no.... non voglio dormire! -Non dormo mai, io; fingo soltanto! (<i>con -voce sorda</i>) Ciò avverrà anche troppo presto! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>guardandolo con inquietudine</i>). Ah! -è vero dunque che tu sei malato, figlio mio benedetto? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>tendendo l’orecchio</i>). Il signor Alving è -malato? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>con impazienza</i>). E poi.... chiudete tutti -gli usci! Quest’angoscia mortale.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Chiudi, Regina. -</p> - -<p> -(<i>Regina chiude e rimane presso l’uscio del vestibolo. -La Alving leva il suo scialle; Regina fa -altrettanto</i>). -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>avvicinando una seggiola ad Osvaldo, -e sedendo accanto a lui</i>). Vedi, mi metto vicino -a te. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sì, va bene! Regina non deve abbandonare -la stanza. Regina deve restarsene sempre -accanto a me. Tu verrai in mio soccorso, nevvero -Regina? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Non capisco.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> In tuo soccorso? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sì.... quando ce ne sarà bisogno? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Osvaldo, e tua madre non è sempre -pronta a volare in tuo soccorso? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Tu? (<i>sorridendo</i>) No, mamma, quel soccorso -tu non puoi offrirmelo. (<i>sorride amaramente</i>) -Tu! ah! ah! (<i>la guarda con serietà</i>) Eppure.... -era bene il tuo ufficio! (<i>con violenza</i>) -Regina, perchè non mi dai del tu? Perchè non -mi chiami Osvaldo? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>piano</i>). Non credo che ciò piacerebbe alla -signora. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Fra poco, ne avrai il diritto; adesso, -vieni tu pure a metterti vicino a noi. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>siede in silenzio e con qualche esitazione -dall’altra parte della tavola</i>). -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ed ora, mio povero figlio tanto torturato, -voglio toglierti il peso che grava sul tuo -spirito. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Tu, mamma? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì: tutto ciò che tu chiami rimpianti, -rimorsi, pentimenti.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> E tu credi che il tuo potere arriverà -sino.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, Osvaldo, ne sono sicura. Poco -fa, quando parlasti del piacere di vivere, qualche -cosa s’è rischiarato nel mio spirito, e vidi -l’intera mia vita sotto una luce novella. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>scotendo il capo</i>). Non ci capisco niente! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ah! se tu avessi conosciuto tuo padre -quando non era che un giovane tenente. Il -piacere di vivere! Pareva proprio che lo personificasse.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sì, lo so. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Comunicava l’allegria, spargeva intorno -a sè un’aria continua di festa! E quella forza -indomabile, quella pienezza di vita che possedeva! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Ebbene? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ad un tratto quell’allegro fanciullone — in -quei tempi era proprio come un fanciullo, — si -trova sbalestrato in una meschina -cittaduzza, che non poteva offrirgli distrazioni -di sorta, null’altro che dei piaceri! Non una meta -da raggiungere: non aveva che un impiego. -Non un lavoro in cui tutto il suo spirito potesse -trovare una soddisfazione: null’altro che affari. -Non un solo amico capace di comprendere -il piacere della vita: semplicemente dei compagni -d’ozio e di orgie. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Mamma!... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Avvenne.... ciò che doveva avvenire. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Cosa mai doveva avvenire? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Lo dicesti tu stesso un momento fa, -prevedendo ciò che avverrebbe di te, se tu restassi -a casa. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Vorresti intendere con ciò, che mio padre.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Il tuo povero padre non ha mai trovato -uno sfogo a quel piacere di vivere che traboccava -in lui. Io, dal canto mio, non ero in -grado di arrecare molta allegria al suo focolare. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Neppure tu? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Avevo ricevuto delle lezioni, in cui -non si trattava che di doveri e di obblighi.... e -per molto tempo, non potei dimenticarli. Tutta -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -l’esistenza si riassumeva in doveri.... i doveri -miei, i doveri suoi, ecc.... temo d’aver resa la -casa insopportabile al tuo povero padre, Osvaldo -mio. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Perchè nelle tue lettere non mi trattenesti -mai di tutto ciò? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Mai, prima d’oggi, avrei creduto -possibile di poter confessare tutto a te, suo figlio. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Ed oggi hai compreso? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>lentamente</i>). Non vidi che una cosa -soltanto, cioè, che tuo padre era un uomo finito, -prima della tua nascita. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>con voce strozzata</i>). Ah!... (<i>si alza e s’avvicina -alla finestra</i>). -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Eppoi ho riflettuto che Regina apparteneva -a questa casa.... allo stesso titolo di -mio figlio. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>volgendosi vivamente</i>). Regina!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>trasalendo e con voce malferma</i>). Io!... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ora; entrambi sapete tutto! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Regina! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>parlando fra sè stessa</i>). Sicchè mia madre -era una.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Tua madre aveva molte buone qualità, -Regina. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Sì, questo però non toglie che non fosse.... -Oh! mi pareva qualche volta; ma.... Sì, signora! -Così è! Mi permettete di partire immediatamente? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Davvero Regina, vorresti partire? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Lo voglio! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Naturalmente sei libera, ma.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>avvicinandosi a Regina</i>). Ora che qui sei -a casa tua, vorresti partire? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> <i>Merci</i>, signor Alving.... è vero, adesso -posso dire Osvaldo, ma non proprio come l’avrei -pensato. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Regina, io non sono stata franca -con te. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Ma no, si avrebbe torto a crederlo! Se avessi -saputo che Osvaldo era malato.... e che -fra noi non poteva esserci nulla di serio.... No, -non posso restarmene qui, e sciuparmi a vantaggio -di gente malata. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Come? Neppure per un uomo, che ti è -così legato? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> No, non lo posso. Una ragazza povera deve -impiegare la sua gioventù; altrimenti un bel -giorno potrebbe trovarsi senza casa nè tetto. Ed -io pure, signora, aspiro.... al piacere di vivere. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ahimè, sì! Ma bada di non perderti -Regina. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Eh! Se mi perderò, vuol dire che non avrò -potuto fare altrimenti. Se Osvaldo rassomiglia -a suo padre, io devo rassomigliare a mia -madre, suppongo.... Posso ardire di chiedere alla -signora se il pastore Manders è informato di -ciò che mi concerne? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Il pastore Manders sa tutto. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>avviluppandosi nel suo scialle</i>). In tal caso -devo spicciarmi per prendere il battello. È -così facile intendersi col Pastore, e mi sembra -d’aver altrettanto diritto su quel denaro, che -lui.... quello zoppo d’un falegname. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Io non domando di meglio, Regina. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina</span> (<i>guardandola freddamente</i>). La signora avrebbe -potuto educarmi quale figlia d’una persona -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -distinta; sarebbe stato più conveniente. -(<i>con un movimento delle spalle</i>). Dopo tutto, -non me ne importa! (<i>guardando da un lato la -bottiglia chiusa, con amarezza</i>) Per Dio, potrò -bere lo stesso dello champagne con persone a -modo! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Se un giorno, Regina, sentirai desiderio -d’un focolare tranquillo, vieni da me. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> No, grazie, signora. Il pastore Manders -si incaricherà di me. E se.... dovessi finir male, -conosco un luogo, dove sarei a casa mia. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Quale? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> L’asilo del ciambellano Alving. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Regina, lo veggo, tu corri alla tua -perdita.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Regina.</span> Mah! Addio! (<i>saluta ed esce dalla porta -del vestibolo</i>) -</p> - -<h3>SCENA VI. -<span class="smaller">Signora <span class="smcap">Alving, Osvaldo.</span></span></h3> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>guardando dalla finestra</i>). È partita? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>tra i denti</i>). Tanto peggio! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>dietro a lui, mettendogli le mani -sulle spalle</i>). Osvaldo, figlio mio, sei eccitato? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>volgendo il capo verso di lei</i>). Per ciò -che riguarda mio padre, vuoi dire? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, il tuo sciagurato padre! Temo -che l’impressione sia stata troppo forte per te. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Cosa te lo fa supporre? Naturalmente ne -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -fui sorpreso, e molto, ma in fondo, per me è -lo stesso. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>ritirando le mani</i>). Lo stesso? Che -tuo padre sia stato tanto sventurato, è lo stesso -per te? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Posso sentire della compassione per lui, -come per ogni altro, ma.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Null’altro? Per tuo padre? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>con impazienza</i>). Mio padre.... mio padre. -Non ho mai saputo nulla di mio padre. -Non ho ricordi di lui, cioè.... rammento che una -volta mi fece vomitare! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> È orribile! Guai a pensarci! E malgrado -tutto, un figlio non deve amare il proprio -padre? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> E quando questo padre non ha alcun titolo -alla sua riconoscenza? Quando il figlio non -l’ha mai conosciuto? E tu, così saggia, così ragionevole -in tutto il resto, ubbidiresti a questo -vecchio pregiudizio? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Non sarebbe che un pregiudizio?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sì, mamma, puoi convenirne. È una di -quelle idee correnti, che il mondo ammette senza -controllare, e.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>colpita</i>). Degli spettri! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>attraversando la scena</i>). Sì, puoi ben -chiamarli così! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>con calore</i>). Osvaldo!... Allora.... tu -non ami più neppure me? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> In ogni caso tu.... io ti conosco. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Mi conosci; ma.... sta qui tutto? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> E so quanto tu mi ami; devo pure essertene -riconoscente! Eppoi.... ora che son malato -tu mi puoi essere d’immensa utilità. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, nevvero, Osvaldo? Oh, sono pronta -a benedire la tua malattia, che ti ricondusse -presso di me! Poichè, lo capisco benissimo, io -non ti posseggo, ma.... devo conquistarti. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>con impazienza</i>). Sì, sì, sì, tutte parole -belle e buone. Non devi dimenticare, mamma, -ch’io sono un uomo malato. Non posso occuparmi -degli altri, ho tanto da pensare per me -stesso! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>con dolcezza</i>). Saprò esser paziente. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> E allegra, mamma! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, figlio mio, hai ragione. Dimmi, -ci son finalmente riuscita a toglierti tutto ciò -che ti tormentava, rimpianti e rimorsi? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sì, ci sei riuscita. Ma adesso chi mi libererà -dall’angoscia? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Dall’angoscia? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>attraversando la scena</i>). Regina, con una -buona parola l’avrebbe ottenuto! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Perchè parli d’angoscia e di Regina? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> È molto inoltrata la notte, mamma? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sta per spuntare il giorno, (va a -guardare attraverso le invetriate della serra) -Ecco l’alba che imporpora le cime delle montagne. -Avremo bel tempo, Osvaldo! Fra pochi momenti -potrai vedere il sole. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Come ne godo! Ci sono tante cose che -possono rallegrarmi e che mi invitano a vivere.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Eh! lo credo bene! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Anche se non posso lavorare.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Presto presto, figlio mio, potrai rimetterti -al lavoro, poichè ora non sei tormentato -più da pensieri tristi e scoraggianti.... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Che fortuna, che tu abbia dissipate tutte -quelle fosche imagini. Ed ora che potei varcare.... -quel passo.... (<i>si siede sul divano</i>) chiacchiereremo -un po’ assieme, mamma. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Benissimo. (<i>essa avvicina una seggiola -al divano, e gli siede accanto</i>) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> E poi spunta il sole.... e poi tu sai tutto.... -e poi.... l’angoscia è finita. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Io so tutto? Che vuoi tu dire? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>senz’ascoltarla</i>). Mamma, non dicevi -questa sera, che non c’è al mondo cosa alcuna -che tu non faresti per me, s’io te ne pregassi? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, è vero. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> E lo dici ancora, mamma? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Puoi calcolarci, figlio mio adorato. -Che cosa ho io su questa terra, tranne te? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sì, sì. Allora ascoltami. Mamma, tu hai -l’anima forte, lo so; ebbene, devi restartene -quieta quieta ed ascoltarmi senza interrompermi.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Che c’è di tanto solenne?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Ricordati che non devi dare in esclamazioni; -me lo prometti? Vogliamo discorrere tranquillamente -e pian piano. Me lo prometti? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, sì, te lo prometto. Ma parla! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Ebbene, allora bisogna che tu sappia che -questa stanchezza.... eppoi questo stato in cui il -pensiero del lavoro mi è insopportabile, non costituisce -la malattia stessa.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> E questa malattia?... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Questa malattia che mi è toccata per eredità, -è.... (p<i>osa il dito sulla fronte, ed aggiunge -a bassa voce:</i>) È qui dentro. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>quasi afona</i>). Osvaldo!... No.... no! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Non gridare! Non posso tollerarlo!... Sì, -mamma, essa è là, alla vedetta, e può scoppiare -in qualunque istante. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ah! è orribile!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sta tranquilla, ti prego. Ecco dunque a -che ne sono.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>scattando</i>). Tutto ciò è falso, Osvaldo! -È impossibile, non può essere! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Laggiù n’ebbi un accesso, è passato presto; -ma poi fui seguito, tormentato, torturato -dall’angoscia; e sono corso qui.... presso di te, -più presto che mi fu possibile. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Per ciò adunque l’angoscia!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sì, è un orrore indicibile, sai. Ah! se -non si trattasse che d’una malattia mortale qualunque! -Perchè io non ho una gran paura di -morire.... eppure.... mi piacerebbe vivere il più -a lungo possibile. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Sì, sì, Osvaldo, e così sarà! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Ma in questa malattia, c’è qualche cosa -di così tremendo! Ritornare quasi allo stato di -bimbo; aver bisogno d’esser nutrito.... aver bisogno.... -Non ci sono parole per esprimere quanto -soffro. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Il bimbo ha la madre che lo cura. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>scattando</i>). No, mai! È appunto ciò che -non voglio! Non ci tengo all’idea di restare in -tale stato per degli anni.... forse invecchiare, incanutire.... -In questo frattempo tu potresti morire -e lasciarmi solo. (<i>si siede sulla seggiola della -signora Alving</i>) Poichè.... tale malattia non -produce necessariamente una morte immediata, -disse il medico. Pretende che è il cervello che -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -si rammollisce.... una specie di rammollimento -cerebrale, o qualche cosa di simile (<i>con un -sorriso amaro</i>) Mi pare che l’espressione suoni -armoniosamente. E sono spinto ognora a rappresentarmi -alla mente dei drappeggi di velluto di -seta, delle tinte rosse.... qualche cosa di delicato -da accarezzare.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>gridando</i>). Osvaldo! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>alzandosi di scatto ed attraversando la -scena</i>). E tu m’hai tolto Regina! Perchè non è -qua? Se ci fosse, sarebbe già accorsa in mio -aiuto. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>avvicinandoglisi</i>). Che intendi dire, -mio diletto? C’è qualche soccorso ch’io non sia -disposta ad offrirti a costo della mia vita? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Quando dopo l’accesso di laggiù, io ebbi -ripreso il senno, il medico mi disse, che se tale -caso dovesse ripetersi — e sento che si ripeterà — non -ci sarebbe più speranza. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Ebbe il coraggio di dirti questo! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Io l’ho costretto! Gli dissi, che dovevo -pigliare certe disposizioni.... (<i>con un sorriso -maligno</i>) Ed era vero! (<i>dalla saccoccia interna -del suo vestito egli leva una scatoletta</i>) Mamma, -vedi tu ciò? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Che cos’è? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Delle polveri di morfina. -</p> - -<p> -Sig. <span class="smcap">Alving</span> (<i>guardandolo spaventata</i>). Osvaldo!.. -figlio mio! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sono riuscito a raccoglierne dodici cartine. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>tentando di afferrare la scatola</i>). -Dammi quella scatola Osvaldo! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Non ancora, mamma. (<i>rimette la scatola -in saccoccia</i>) -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Io non sopravviverò a questo colpo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Vi si può sopravvivere. Se avessi qui -Regina, le manifesterei la mia decisione.... e -reclamerei da essa quest’ultimo servigio. Ella, -ne son certo, non mi ricuserebbe il suo aiuto. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Mai! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Se l’accesso mi avesse colpito in sua -presenza, e mi avesse visto soffrire, più debole -d’un bambino, impotente, miserabile, senza -speranza... senza una salvezza possibile... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Regina non avrebbe mai acconsentito.... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Regina non avrebbe esitato a lungo. Regina -aveva il cuore così adorabilmente leggero. -Si sarebbe stancata ben presto di curare un -malato come son io. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> In tal caso, Dio sia lodato, che Regina -è partita. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sì, mamma, così ora spetta a te di soccorrermi. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>mandando un grido</i>). Io? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> E chi dunque se non te? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Io, tua madre? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Appunto. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Io che t’ho data la vita? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Che non ti avevo domandata. E quale -vita mi desti tu? Non la voglio! Riprenditela! -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Aiuto, aiuto! (<i>fugge nel vestibolo</i>) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>correndole dietro</i>). Non lasciarmi! Dove -vai? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>nel vestibolo</i>). A chiamare il medico, -Osvaldo! Lasciami uscire! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>raggiungendola</i>). Tu non escirai, e nessuno -deve entrare qui dentro! (<i>chiude a chiave</i>) -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>rientrando</i>). Osvaldo, Osvaldo.... -figlio mio!... -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>seguendola</i>). È un cuore di madre il -tuo.... puoi resistere alla mia angoscia senza -nome? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>dopo un istante di silenzio, con voce -strozzata</i>). Ecco la mia mano! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Dunque, sì? -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> Se ciò è necessario. Ma no, questo -non accadrà. È impossibile, impossibilissimo! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Speriamolo; e cerchiamo di vivere assieme -finchè lo potremo. Grazie, mamma. (<i>Si -siede sulla seggiola che la signora Alving avvicinò -al divano. Spunta il giorno; sulla tavola -la lampada continua ad ardere</i>). -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>avvicinandosi dolcemente</i>). Ti senti -più calmo ora? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo.</span> Sì. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>china su lui</i>). Non fu che un brutto -scherzo della tua immaginazione, pura immaginazione. -Tutte queste scosse ti hanno eccitato. -Ora, mio diletto figlio, bisogna che tu ti riposi -qui, presso tua madre! Avrai tutto quello -che desideri, come quando eri piccino, piccino.... -Vedi, l’accesso è finito. Ah! lo sapevo.... -Guarda, guarda Osvaldo, che bella giornata, che -sole brillante! Così ti sentirai bene anche a casa -tua! -</p> - -<p> -(<i>S’avvicina alla tavola e spegne la lampada. Sorge -il sole. Al fondo del paesaggio le montagne -e le pianure risplendono illuminate dai raggi -del mattino</i>). -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>immobile nel suo seggiolone, volge le -spalle al fondo della scena; ad un tratto pronuncia -queste parole:</i>) Mamma, dammi il sole. -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving.</span> (<i>presso la tavola, lo guarda spaventata</i>). -Che dici? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>ripetendo con voce sorda ed afona:</i>) Il -sole.... il sole.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>avvicinandoglisi</i>). Osvaldo, che hai? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>si abbandona nel seggiolone, tutti i suoi -muscoli si tendono; il volto è senza espressione; -gli occhi, spenti, fissano il vuoto</i>). -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>tremante per lo spavento</i>). Cosa -vuol dire? (<i>gridando</i>) Osvaldo, che hai? (<i>si precipita -in ginocchio innanzi a lui, e lo scuote</i>) -Osvaldo! Osvaldo! Guardami! Non mi conosci? -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>colla medesima voce afona</i>). Il sole.... -il sole.... -</p> - -<p> -Sig.ª <span class="smcap">Alving</span> (<i>si alza di scatto, disperata, colle -mani nei capelli, gridando:</i>) Non ci resisto! (<i>a -voce bassa, come irrigidita</i>) Non ci resisto, no, -no! Mai! (<i>ad un tratto</i>) Ma dove sono quelli...? -(<i>cerca rapidamente nella saccoccia d’Osvaldo</i>) -Ecco! (<i>indietreggia di qualche passo e grida:</i>) -No, no, no! Sì! No! No! (<i>colle mani nei capelli, -si ferma a qualche passo di distanza da suo figlio, -e lo fissa con uno spavento muto</i>) -</p> - -<p> -<span class="smcap">Osvaldo</span> (<i>sempre immobile nel suo seggiolone</i>). -Il sole.... il sole.... -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE. -</p> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - -<div lang='en' xml:lang='en'> -<div style='display:block; margin-top:4em'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK <span lang='it' xml:lang='it'>SPETTRI</span> ***</div> -<div style='text-align:left'> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Updated editions will replace the previous one—the old editions will -be renamed. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the trademark -license, especially commercial redistribution. -</div> - -<div style='margin-top:1em; font-size:1.1em; text-align:center'>START: FULL LICENSE</div> -<div style='text-align:center;font-size:0.9em'>THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE</div> -<div style='text-align:center;font-size:0.9em'>PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -To protect the Project Gutenberg™ mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase “Project -Gutenberg”), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg™ License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg™ electronic works -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg™ -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all -the terms of this agreement, you must cease using and return or -destroy all copies of Project Gutenberg™ electronic works in your -possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a -Project Gutenberg™ electronic work and you do not agree to be bound -by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the person -or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.B. “Project Gutenberg” is a registered trademark. It may only be -used on or associated in any way with an electronic work by people who -agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few -things that you can do with most Project Gutenberg™ electronic works -even without complying with the full terms of this agreement. See -paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project -Gutenberg™ electronic works if you follow the terms of this -agreement and help preserve free future access to Project Gutenberg™ -electronic works. See paragraph 1.E below. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation (“the -Foundation” or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection -of Project Gutenberg™ electronic works. Nearly all the individual -works in the collection are in the public domain in the United -States. 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