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If you are not located in the United States, you -will have to check the laws of the country where you are located before -using this eBook. - -Title: L'Italia nel 1898 - (Tumulti e reazione) - -Author: Napoleone Colajanni - -Release Date: March 31, 2022 [eBook #67743] - -Language: Italian - -Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team - at http://www.pgdp.net (This file was produced from images - made available by The Internet Archive) - -*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ITALIA NEL 1898 *** - - - N. COLAJANNI - - - L’ITALIA NEL 1898 - - (TUMULTI E REAZIONE) - - - Il quarantotto italiano, compiuto poi nel - ’60, non fu neppure politico, fu strettamente - nazionale e meschinamente unitario e dinastico. - _L’Italia attende ancora il suo quarantotto - politico, che le dia le condizioni essenziali - della vita moderna, e permetta di studiare - il passo sulla via già percorsa dalle nazioni - sorelle._ - - FILIPPO TURATI - - - - MILANO - SOCIETÀ EDITRICE LOMBARDA - Corso Venezia, 13 - - - - -A CHI LEGGE - - -_Il lettore intelligente sa che non è cosa facile scrivere la storia -contemporanea e dire tutta quanta la verità, o quella, che, in buona -fede, tale si crede. Non si può dirla specialmente quando essa può -procurare molestie e persecuzioni agli attori o ai testimoni; quando si -può sospettare, che impedimenti verrebbero posti alla circolazione di -un libro, che si proponesse di farla nota tutta intera._ - -_Questa avvertenza serve per coloro, che mi hanno somministrati -elementi preziosi sui fatti di Milano e che non li vedranno in queste -pagine riprodotti, non ostante che essi si siano dichiarati pronti a -sostenere la esattezza delle loro informazioni anche nei Tribunali._ - -_La prudenza che mi ha suggerito di ometterli non ha spiegato la sua -azione nello interesse mio personale; ma in quello del libro, che potrà -compiere opera utile correggendo errori e pregiudizi, che hanno falsato -la pubblica opinione. Il libro mira sopratutto a far breccia in quella -che lo Zerboglio ha chiamato la _reazione onesta_ e che costituisce la -forza maggiore dei politici partigiani e disonesti._ - -_Così è: nella massa degli avversari del socialismo e della democrazia -in genere, in Italia e in questo quarto d’ora, per deficienza -di cultura e di conoscenza degli uomini e delle cose, la grande -maggioranza è composta di persone che, con tutta sincerità, credono che -la_ reazione _presente sia stata provocata dalle colpe e dagli errori -dei socialisti e dei democratici di ogni gradazione; e che essa sia -necessaria per salvare lo Stato e la società._ - -_Questo libro si rivolge alla _reazione onesta_ nella speranza -di richiamarla alla realtà e di ricondurla sopra la retta via. Vi -riuscirà? Lo ignoro; per riuscire, però, ho messo ogni studio — anzi -si dirà che sono stato esagerato in questo studio — per esporre i -_fatti_ quali li presentarono i giornali conservatori o reazionari -— _Corriere della Sera, Perseveranza_, ecc., di Milano; _Nazione_ di -Firenze, _Corriere_ e _Mattino_ di Napoli, ecc., ecc., e il periodico -_I Tribunali_ di Milano, che pubblicò i resoconti stenografici dei -processi svoltisi innanzi ai Tribunali di guerra della stessa Milano -col visto del Regio Commissario straordinario Generale Bava-Beccaris. -In quanto ai _giudizî_ sulle cause prossime, che generarono i fatti, -del pari, ho messo la massima cura nel presentarne una specie -di antologia ricavata da articoli e dai libri dei monarchici più -autorevoli, più colti e più onesti._ - -_Dai lettori invoco un benevolo compatimento per le deficienze dello -stile e della esposizione, che in questo mio libro sono maggiori che -nei miei precedenti. Per farmele perdonare dirò loro che scrissi in -gran fretta i singoli capitoli e li mandai a stampare uno per uno nella -speranza di poterli in ultimo rileggere in una volta per correggerli, -coordinarli e completarli. Per ragioni da me indipendenti non potei -compiere che assai incompletamente questo necessario lavoro di fusione -e di revisione. Ad ogni modo, tale quale esso è rimasto, spero che -verrà accolto come la espressione di chi non si è proposto che la -ricerca della verità e il bene del proprio paese._ - -_Castrogiovanni, 12 Dicembre 1898._ - - Dott. NAPOLEONE COLAJANNI - - - - -I. - -SIAMO IN RITARDO - - -Imprendendo a dire, con tutta la prudenza imposta dalla reazione -trionfante, dei casi che si svolsero in Italia nella primavera 1898 -e che, per colpa del governo, assunsero proporzioni minacciose ed -impronta speciale in Milano nelle giornate dal 6 al 9 Maggio, sento il -bisogno di riprodurre le pagine colle quali posi termine al libro sugli -_Avvenimenti di Sicilia_ del 1893-94, che agli ultimi intimamente si -connettono. - -Scrivevo adunque nell’autunno del 1894: «I segni precursori del -principio della demolizione di tutto ciò che esiste in politica in -Italia non mancano e presentano una grande analogia con quelli che -nel secolo scorso precedettero lo scoppio tremendo della rivoluzione -francese». - -«Si legga l’_Ancien régime_ di Tocqueville e di Taine e si vedrà che -in Francia prima del 1789, come a Napoli, nelle Puglie, in Sicilia -nel 1893 e nel 1894, si sente che c’è un popolo in rivoluzione -latente, che aspetta l’occasione per irrompere; che questo popolo -manca ancora di organizzazione e di capi, non avendo più fiducia in -quelli che hanno l’autorità legale. Anche allora si gridava: «_Pane, -non tasse, non cannoni_! ch’è il grido del bisogno, dice Taine, e il -bisogno esasperato irrompe e va avanti come un animale inferocito. E i -magazzini, i convogli di cereali arrestati, i mercati saccheggiati. E -si grida: _Abbasso l’ufficio del dazio!_ E le barriere sono infrante, -gl’impiegati vinti e scacciati... E si danno al fuoco i registri delle -imposte, i libri dei conti, gli archivî dei comuni e si fa tutto al -grido di: _Viva il Re!_» - -«La scena descritta dal Taine per Bignolles e per altri siti non -sembra la fotografia di ciò che è avvenuto a Valguanera, a Partinico, -a Monreale, a Castelvetrano, a Ruvo, a Corato? Eppure i contadini di -Sicilia e di Puglia non sanno o non conoscono cosa sia la rivoluzione -francese, i cui preludî imitano e ripetono!» - -«Non basta ancora; l’analogia continua più grande che mai sulle cause, -che accelerano la catastrofe in Francia e che potranno accelerarla -adesso in Italia. Si disse dei gravissimi imbarazzi finanziari in cui -si dibatte il nostro paese; e Gomel ha messo stupendamente in evidenza -le cause finanziarie della rivoluzione francese». - -«Qualche piccola inversione nell’ordine degli avvenimenti vi potrebbe -essere; quando Joly de Fleury si decise all’aumento delle imposte i -Parlamenti di Francia protestarono e invocarono la riunione degli -Stati Generali. Noi non abbiamo assemblee che per la loro storia -si rassomiglino ai Parlamenti francesi, ma abbiamo una Camera dei -Deputati, che dovrebbe equivalere agli Stati Generali, la quale sotto -l’incubo dello scioglimento ha approvato le imposte proposte dall’onor. -Sonnino e che potrà essere disciolta se non farà quell’_ultimo sforzo_, -che si chiama _ultimo_ per ischerzo, ma ch’è sempre seguito dalla -domanda di un _altro_». - -«Chi può garantire che in Italia non si cominci da uno scioglimento -mentre in Francia si cominciò da una convocazione? E qualche altra -differenza ci sarebbe ancora nei protagonisti del prologo. L’Italia da -alcuni anni ha visti i Maurepas, i Vergennes, i Calonne, i Brienne, -i Joly de Fleury ed anche i d’Ormesson; l’Italia potrà anche trovare -il suo Neker; ma in tanta decadenza indarno cerca un Turgot! Dov’è il -Ministro che dica coraggiosamente al Re ch’è impossibile ogni ulteriore -accrescimento delle imposte; che prestiti non se ne possono fare più; -che la salvezza è nelle economie e nelle riforme?» - -«E tutto ciò disse Turgot al buon Luigi XVI; ma non fu ascoltato!» - -«Lo sarebbe adesso in Italia?» - -«Nessuno può dirlo; ma tutti devono riconoscere che gli avvenimenti -incalzano e che la scintilla partita dalla Sicilia, che nell’arte, -nella coltura, nella organizzazione sociale, in tutto, si trova — -come direbbe Giuseppe Ferrari — in ritardo di fronte alle fasi di -sviluppo percorse dalla Francia e da altre regioni dell’Alta Italia, -che sentirono l’alito della rivoluzione francese: quella scintilla, -ove non si provveda in tempo, potrà, varcando lo stretto, far divampare -l’incendio nel resto d’Italia». - -«Comunque, se insipienza di uomini di governo o fatalità di cose -vorranno che gli avvenimenti non abbiano quel corso pacifico ed -evolutivo, che dev’essere vagheggiato da quanti conoscono i danni e gli -orrori delle cruenti rivoluzioni, io faccio voti ardenti pel bene del -mio paese che il grido: «_morte a li cappedda_» non possa acquistare -quella triste celebrità che al di là delle Alpi acquistò il grido: _Les -aristocrates à la lanterne!_»[1] - -Il riavvicinamento tra i prodromi della grande rivoluzione francese e -gli avvenimenti di Sicilia, che riporta il nostro paese ad un secolo -fa, può oggi essere completato con un altro riscontro storico che -somministra l’Inghilterra. - -Al di là della Manica l’evoluzione politico-sociale non fu tranquilla -e pacifica sempre, come, nelle sue grandi linee, si è andata svolgendo -nella seconda metà di questo secolo. - -Vi furono due grandi periodi di sommosse, di tumulti, di repressioni -sanguinose e di reazione, che ricordano la fase che attraversa l’Italia -dal 1893 in poi. Il primo va dal 1799 al 1824; il secondo dal 1837 al -1848. Tra i due periodi non mancarono le agitazioni, che terminarono -qualche volta in conflitti sanguinosi — specialmente nel 1819, nel -1831, nel 1832, nel 1839, ecc.; — e non fecero difetto completamente -dopo il 1848: astraendo dall’Irlanda — dove gli avvenimenti -presentarono sempre caratteri complessi non paragonabili mai con quelli -italiani — per tutti basta ricordare la _domenica sanguinosa_ — _the -bloody Sunday_ — 13 novembre del 1887. - -I due periodi storici inglesi, classici per le turbolenze, il secondo -dei quali comprende il movimento _cartista_, vanno rievocati oggi in -Italia per concludere dal confronto — da completarsi più tardi — che se -in Inghilterra fossero stati adottati i criteri di governo che formano -ormai la gloria non invidiabile della borghesia italiana, il boja -avrebbe dovuto lavorare in permanenza; gli anni di galera distribuiti -ai _ribelli_ e ai sovversivi avrebbero dovuto contarsi non più a -secoli, ma a migliaia di secoli; la costituzione anzichè svolgersi -sempre più e continuamente nel senso democratico avrebbe dovuto essere -soppressa; la reazione sfrenata, insomma, quale del resto la vagheggiò -e consigliò in Inghilterra il partito dell’_ultratorismo_, vi si -avrebbe dovuto insediare sovrana e incrollabile. - -Qualcuno potrà obbiettare, che accennando al lavoro del boia si vien -meno alle condizioni di una buona comparazione e che viene a mancare -ogni analogia, perchè condanne a morte ci furono in Inghilterra — -benchè non eseguite — ma non una — eccettuato il caso Barsanti, che -non entra nel periodo in discussione — ne inflissero i mal giudicati -Tribunali militari Italiani nel 1894 e nel 1898. - -All’obbiezione si trova risposta nelle differenze tra i due -paesi: nella natura degli avvenimenti, nella proporzione e durata -delle repressioni, nella giustizia delle altre pene, nella serena -imparzialità dei giudici ordinari — e non eccezionali — nella sapienza -e moderazione delle classi dirigenti e dei governanti. - -Le differenze ci sarà occasione di rilevarle, nella misura consentita -dall’indole di questo scritto, man mano che procederà la narrazione; e -le differenze eloquenti non potranno non richiamare alla realtà triste -della nostra enorme inferiorità politica e morale, quanti leggeranno -coll’animo intento alla ricerca del vero. - -Per ora basta fermare questo: che i tumulti, le sommosse, i tentativi -coscientemente insurrezionali che afflissero l’Inghilterra per -cinquant’anni circa spesso tolsero a pretesto le riforme politiche; ma -il fondo dei movimenti fu e rimase sempre economico. Non cade dubbio -sulla natura del movente nel primo periodo dei torbidi inglesi; invece -qualcuno vorrebbe negarla pel secondo. E in verità, guardando alla -superficie e alle dichiarazioni di alcuni capi del _cartismo_, si -potrebbe credere che questo movimento celebre, durato circa dieci anni, -sia stato essenzialmente politico. Erano, infatti, d’indole politica -i famosi sei articoli della _Charta del popolo_; ma nella intenzione -dei _cartisti_ delle due scuole, essi dovevano servire come _mezzo_ per -ottenere il miglioramento economico delle masse lavoratrici. - -I promotori ed organizzatori del movimento trovarono grande seguito -per lo appunto perchè tristissime erano le condizioni economiche degli -operai nella grandissima maggioranza. - -Ciò era a conoscenza dei capi del _cartismo_; tanto che il reverendo -Stephens, uno dei più audaci e dei più infervorati, predicava che il -_cartismo_ era sopratutto una _quistione di forchetta e di coltello_! - -Risalendo dal caso particolare all’indole generale dei movimenti -politici inglesi, il Rise, ch’è uno degli scrittori che ha iniziato -la illustrazione della cosidetta _Era Vittoriana_, ha scritto queste -parole significative non per i soli inglesi ma per tutti i popoli -che hanno coscienza delle proprie sofferenze: «John Bull al verde, -egli osserva, è il più persistente dei malcontenti e svolge principî -politici — ma sempre con un occhio volto agli affari futuri. Quando -è sazio di carne e di birra ha poche idee e la sua soddisfazione è -colossale». (_Rise of democracy._ London. Blackie et Son 1897 pag. -129). A provare l’esattezza del giudizio, un poco più oltre aggiunge: -«Appena R. Peel risolvette la quistione tributaria, la stabilità fu -assicurata alle industrie, alla società, alle istituzioni». (pag. -130).[2] - -Il 1848 trovò disarmato il _cartismo_ dalla precedente riforma; così -l’eco della proclamazione della repubblica in Francia, invece di -trascinarlo ad una rivoluzione trionfante, ne segnò la morte. La sua, -però, non fu opera inutile: destò dal letargo le classi dirigenti, -mise sotto i loro occhi i pericoli cui andavano incontro ostinandosi -nella resistenza e contando sulla repressione e le costrinse alle -trasformazioni economiche e politiche indicate dai tempi, reclamate dal -popolo. - -I sei articoli della _Charta_, dichiarati da principio irrealizzabili, -incontrarono la sorte di molte utopie e in gran parte oggi sono stati -tradotti in leggi; con questo in più: che ogni riforma politica fu -seguita — più raramente preceduta — da una riforma economica. Così da -questa lezione dei fatti svoltisi in Inghilterra emergono insegnamenti -non solo per le classi dirigenti italiane, ma anche per una parte -degli elementi avanzati, che — almeno sino a poco tempo fa — tenevano -in grande dispregio la politica. La tenne anche in dispregio Roberto -Owen, più di sessant’anni or sono, al di là della Manica e smarrì la -diritta via per conseguire quelle riforme economiche e morali di cui fu -apostolo geniale. - -Ma è per le classi dirigenti italiane, che sopratutto sono ricchi di -ammaestramento questi raffronti storici dell’Italia colla Francia da -una parte e coll’Inghilterra dall’altra. - -In Francia la cecità dei governanti nel secolo scorso condusse alla -grande rivoluzione con tutti i suoi eccessi e con tutti i suoi orrori, -che potranno ripetersi se la degenerata borghesia, che ha in mano -le sorti della terza repubblica, non si libera dalle strette del -militarismo. In Inghilterra le classi dirigenti, imitando gli esempi -dei buoni tempi di Roma, seppero sempre cedere a tempo. Se ricorsero -alla repressione, anche energica, non la resero sistematica, facendola -assurgere ad esclusivo metodo di governo e risposero ai tumulti da -disagio economico con riforme economiche; ai tumulti ed alle agitazioni -politiche fecero seguire le riforme politiche. Sinanco quando i -movimenti vi assunsero forme decisamente criminose le classi dirigenti -inglesi guardarono al fondo e alla sostanza e pensarono di eliminare il -delitto allontanandone le cause. Così la borghesia e l’aristocrazia, -e sopratutto gli industriali, allarmati ed indignati pei famosi -_delitti di Sheffield_, cominciano nel 1867 una grande inchiesta colla -intenzione di riuscire alla repressione severa del fenomeno criminoso; -ma appena constatatolo, anche per la confessione di qualche reo, si -cambia rotta e si riesce alla sapiente prevenzione colle leggi del -1870 e del 1875, che accordarono agli operai la più ampia libertà di -organizzazione, di sciopero e di quel _picketing_, che sembrerebbe -anche una enormità a molti democratici italiani[3]. - -Di fronte ai tumulti, alle sommosse, alle insurrezioni, adunque, alle -classi dirigenti italiane la storia addita due vie tracciate senza -incertezze e quasi senza alcuna di quelle oscillazioni e deviazioni -ordinarie nel corso degli avvenimenti sociali. Sull’una sta scritto -al termine: _rivoluzione_; è la via battuta dai governanti francesi. -Sull’altra, al principio risplende una insegna sulla quale si legge: -_riforme_. È l’insegna antica di casa nostra — l’insegna di Roma; ma -l’Inghilterra l’ha rimessa a nuovo e l’ha circondata di affascinante -forza di persuasione[4]. - -L’Italia è in ritardo nella sua evoluzione rispetto alla Francia -e all’Inghilterra; ma se questo ritardo sotto molti aspetti è -deplorevole, esso ha almeno un lato buono: consente al nostro paese di -trarre profitto dei risultati degli esperimenti politico-sociali che -furono fatti altrove. - - - - -II. - -LA MARCIA DELLA SOMMOSSA - - -La formula: _riforme o rivoluzione_, — formula adottata dal partito -repubblicano parlamentare nel manifesto indirizzato al paese -all’indomani della repressione dei tumulti di Aprile e Maggio 1898 -(_Rivista popolare._ Anno III, 21) — sembrerebbe adatta a chiudere -questo studio; invece la si è allogata nel proemio. Non a caso. Al lume -del dilemma che la storia pone ai governanti d’Italia si può esaminare -quali le tendenze che si possono constatare per prevedere, entro i -limiti delle previsioni sociologiche, se si otterranno le _riforme_ o -se si arriverà alla _rivoluzione_. - -Queste tendenze non si possono indurre dalla osservazione degli -avvenimenti svoltisi nel corso di pochi anni; nè si può assicurare che -le _riforme_ non verranno più tardi solo perchè esse non vengono fatte -immediatamente. Ogni _riforma_ la quale vuole raggiungere lo scopo -prefisso dev’essere preparata e maturata con intelletto e con amore, -con conoscenza piena delle condizioni da modificare e delle altre, che -alle medesime si spera sostituire. - -Il malessere economico, politico e morale in Italia non data da -pochi anni, perchè dal 1870 in poi è andato crescendo, quasi senza -interruzione; i segni ne furono manifesti e indussero allo studio delle -cause che lo generarono i privati e lo Stato. - -Questi studî sono notissimi e non occorre enumerarli; tra i tanti -basta ricordare l’_Inchiesta parlamentare agraria_, che se ha poco -valore in alcune parti, ne ha uno sommo nel Proemio e nella conclusione -magistralmente esposta da Stefano Jacini. - -Dal volume breve di mole e ricco di contenuto dell’illustre senatore -lombardo sono scorsi alcuni lustri e di rimedî adottati tra quelli -indicati come necessari ed urgenti si ha scarsa notizia e magrissimi -risultati. Sicchè da allora ad oggi i mali deplorati, anzicchè -diminuire, andarono crescendo in guisa da rendere facile a qualunque -osservatore mediocre la previsione di qualche catastrofe, per la -innegabile persistenza delle classi dirigenti nel sistema di governo -che era riuscito disastroso per tanti anni. - -Se il periodo dell’osservazione in Italia fosse soltanto durato da -Caltavuturo — 21 Gennaio 1893 — alla primavera del 1898, si potrebbe -dire che esso sarebbe stato insufficiente per indurre le tendenze? -Ciò potrebbe dirsi pel passato remoto; non più oggi. Nella esperienza -sociale c’è acceleramento rapidissimo ch’è in ragione diretta del tempo -trascorso e dell’esperienza aumentata in ragione composta dei mezzi di -studio sempre più copiosi e perfezionati e degli altri per divulgare i -risultati raccolti. - -Infatti in Inghilterra non si comprende la lentezza delle nostre -_Inchieste_ e l’oblìo cui vengono condannate dopo compiute — condizioni -tra noi divenute inseparabili e che destano un sorriso d’incredulità -quando qualcuna nuova ne viene annunziata. Il pubblico, anzi, l’accetta -come una indecente mistificazione; ed a giudicarne dalla ordinaria -inutilità, non sbaglia. - -Dell’Inghilterra, invece, si sa questo: che cominciato lo studio delle -condizioni delle _Trade-Unions_ nel 1867 in seguito ai _delitti di -Sheffield_, si venne ai primi provvedimenti nel 1871; che constatata -con una inchiesta nel 1868-69 la poca diffusione dell’istruzione, si -ebbe il primo _Education act_ nel 1870; che ripreso, con un’altra -inchiesta lo studio dell’Irlanda nel 1879-80 il Gladstone dette il -grande _land act_ per l’isola Verde nel 1881. Gli esempi potrebbero -continuare; e il significato di questa lodevole rapidità nel far -seguire il rimedio alla diagnosi non può essere infirmato dalla -relativa lentezza sui provvedimenti radicali per combattere la -_disoccupazione_; a riguardo della quale, del resto, alcune misure -parziali lenitive si sono prese. Ma qui conservatori, liberali, -radicali e socialisti, che hanno rivolto le loro cure al grande -problema, con pari ardore, si capisce che devono procedere coi piedi di -piombo, perchè si tratta di una delle manifestazioni più salienti della -questione sociale. - -Quanto diversa corre la bisogna in Italia! Quel capitolo degli -_Avvenimenti di Sicilia_ che intitolai dalla desolante inazione del -governo di fronte ai mali constatati — _Nulla è mutato!_ — potrei -ripeterlo oggi applicandolo all’Italia tutta, e potrebbesi rendere il -titolo più espressivo e corrispondente alla verità affermando che da -allora ad oggi: _Molto s’è peggiorato!_ Al lume dei fatti si vedrà che -questo pessimismo è giustificato. - -La necessità e l’urgenza di opportuni provvedimenti che dalla Sicilia -si estendessero a tutta la penisola ed alla infelicissima tra le -sue regioni, la Sardegna, emergevano evidenti dalle discussioni -parlamentari del 1894, continuate ed allargate successivamente. - -Furono gli ardenti unitari come Fortunato, Imbriani, ecc., che -insistettero nel dimostrare che il disagio che affliggeva le -popolazioni al di là dello Stretto, imperversava del pari in tutto -il resto del regno. Era vero; ed erravasi soltanto affermando che in -Sicilia il malessere non avesse caratteri particolari, che lo rendevano -più sensibile. - -Qualche cosa si fece per la Sicilia — utilissima l’abolizione -del dazio di uscita sui zolfi, che permise la costituzione -dell’_Anglo-Siciliana_; e ciò, in parte, spiega la tranquillità del -1898 di alcune provincie. Ma le condizioni peggiorarono nella penisola, -o almeno non furono sensibilmente alleviate. Era prevedibile quindi, e -fu previsto, che le manifestazioni del disagio, dovunque non ne erano -state rimosse o attenuate le cause, dovessero presentarsi o continuare. -La scintilla, perciò, che nel 1892-93, poco mancò non divenisse grande -incendio in Sicilia, varcò lo stretto negli anni successivi. - -Dal 1894 a tutto il 1897, in corrispondenza della varietà delle -condizioni economiche, politiche, morali e intellettuali, che è -propria delle diverse regioni d’Italia — fatta federale dalla natura -e dalla storia — i segni del malessere profondo sono differenti nel -mezzogiorno, nel centro e nel settentrione. - -Mentre in Sicilia, nel Napoletano, nel Lazio si tumultua, s’incendiano -le case comunali, gli uffici daziari al grido _Viva il Re_ e si -continua ad eleggere quei deputati e quei consiglieri provinciali e -comunali, cui si attribuiscono i malanni contro i quali si sollevano; -nel Piemonte, in Lombardia, nella Emilia, ecc., — regioni dalla -maggiore coltura intellettuale e politica e dall’industria maggiormente -sviluppata — la protesta assume forme e caratteri moderni e civili: -le sofferenze dei lavoratori si traducono in iscioperi, in elezioni di -consiglieri e deputati repubblicani, socialisti ed anche conservatori -nel senso buono — appartenenti, cioè, a quel gruppo, che fa capo -all’onor. Colombo e che da anni domanda un mutamento d’indirizzo nella -politica e nell’amministrazione dello Stato. - -La storia di questi scioperi — parzialmente illustrati con metodo -positivo dall’Einaudi — e di queste elezioni come prodotto del -malcontento e del disagio è ancora da farsi e deve mettersi in chiaro -l’anomalia del buon successo degli scioperi agricoli a preferenza di -quelli industriali. È certo, però, che i governanti, di fronte a queste -proteste civili e moderne, tennero un contegno incivile e disumano: -non seppero che applicare l’art. 247 ed altri analoghi articoli del -Codice penale — che in Italia stanno a fare le veci del _picketing_ -inglese! — ricorrere alla violenza ed organizzare la concorrenza nel -lavoro dei soldati a benefizio dei capitalisti. Questi esempi, che -venivano dall’alto dovevano consigliare i lavoratori dall’affidarsi ai -mezzi legali e convincerli, al contrario, che essi non potevano sperare -salvezza e miglioramento se non dall’uso della forza brutale.[5] - -Si accenna appena a queste manifestazioni legali del disagio -illegalmente represse dal governo che sotto Di Rudinì volle acquistare -fama non bella a Molinella, come altri se l’aveva assicurata -tristissima a Conselice; e si è anche costretti a sorvolare sulla -inattesa agitazione agraria delli Castelli Romani — inframescata di -violenze, di ferimenti, di arresti e di processi; ma tanto legittima -nelle sue cause da accapparrarsi le simpatie e la benevolenza degli -ufficiosi del tempo — l’està del 1897 — e di alcuni rappresentanti del -potere politico: Bonerba ispettore di Pubblica Sicurezza e Marchese -Cassis ispettore generale al ministero dell’interno. È tutto dire! Si -fa una semplice menzione della grande manifestazione di Roma contro la -ricchezza mobile, che ebbe il suo epilogo tragico in Piazza Navona; -e la si ricorda particolarmente: da un lato perchè sintomatica del -generale malcontento della borghesia; dall’altro perchè segna la sua -illogica e contradditoria condotta. Questa borghesia, infatti, che fa -le elezioni, che ha in mano le redini del governo e vuole la politica -dispendiosa, ha perduto il diritto di protestare contro la soverchia -gravezza delle imposte: se vuole gli obbiettivi dei megalomani deve -somministrare i mezzi per conseguirli. - -Si sorpassa su tutte queste manifestazioni che si svolsero dal -gennaio 1894 al maggio 1898 che rappresentano gli anelli della catena -interminabile del malcontento e che sono degnissime dello studio -dello psicologo politico, per venire a quella che rimarrà lugubremente -celebre negli annali nostri come la _protesta dello stomaco_. - -La protesta dello stomaco per un momento ridà all’Italia una unità di -sentimenti, che le mancava da anni parecchi; la protesta dello stomaco -assegna al nostro paese un posto speciale, perchè vide riprodurre -fenomeni che non si credevano più possibili nella civile Europa -occidentale in questo scorcio di secolo. Infatti solo da noi si ebbero -i tumulti per carestia, per fame, per cause che agirono egualmente -presso gli Stati del vecchio continente, ma senza produrre gli effetti -dolorosi, che rimangono propri ed esclusivi dell’Italia. - - - - -III. - -LA CRONACA SANGUINOSA - - -L’anno 1897 erasi chiuso per l’Italia sotto i più sinistri auspici. -Nelle Marche, nella Romagna, in vari altri punti del regno, durante -l’autunno, quasi per non interrompere la cronaca dei tumulti e delle -sommosse, c’erano state delle manifestazioni, ora lievi, ora gravi che -costituivano l’indice più eloquente del malessere generale. - -A Forlì si assaltano le botteghe nelle quali si vende il pane; la -sommossa dura alcuni giorni in Ancona dove si saccheggia la casa di -un negoziante di grano; a Macerata gli affamati s’impadroniscono del -frumento messo in vendita e si rompono i vetri della casa del Sindaco -e del Municipio; a Senigallia si saccheggiano i magazzini di frumento -del principe Ruspoli; a Chiaravalle vi sono colpi di revolver ed un -carabiniere viene ferito; a Gallipoli si dà fuoco alla casa di un ricco -cittadino; a Firenze — la mite e gentile Firenze — scene simili si -ripetono e molti agenti di polizia vengono feriti; a Milano, a Napoli, -a Palermo, a Ferrara, a Bologna, società operaie ed associazioni -politiche protestano contro il rincaro del prezzo del pane e si -moltiplicano le riunioni degl’infelici che domandano: _pane e lavoro!_ - -Non ci potevano essere e non ci furono equivoci sull’indole di siffatte -dimostrazioni; erano la protesta dello stomaco. Tali vennero giudicate -con singolare unanimità dalla stampa di ogni partito e dagli uomini -politici, che le segnalarono in Parlamento e fuori, ed il giudizio -non poteva essere modificato dal grido: _Viva la Repubblica! Viva il -Socialismo!_ echeggiato in quei giorni nella minuscola Subiaco. Era -evidente l’urgenza di misure che attenuassero almeno le più crudeli -sofferenze dei lavoratori e della borghesia magra. Qualche cosa fecero -i Municipi specialmente in Sicilia, dove era fresca la memoria dei -tumulti del 93-94: e con qualche sacrifizio ed anche con qualche -strappo alla legge tennero il prezzo del pane entro limiti normali. -Riuscirono con ciò a mantenere la calma. Nulla, o ben poco, fece -il governo, su cui pesarono le maggiori responsabilità e che poteva -prendere i più efficaci provvedimenti di sana prevenzione; esso non -credeva allo spettacolo doloroso delle inaudite miserie, non sentiva il -cupo muggito della tempesta che si avvicinava rapida e minacciosa. - -Il timore manifestato nel 1894 era già una realtà nell’autunno del -1897: la sommossa aveva valicato lo stretto e dalla Sicilia si era -propagata in tutto il continente. Sullo scorcio di quell’anno, però, -essa non aveva assunto i caratteri che l’avevano distinta nell’isola. -Il fenomeno si riprodusse in tutti i suoi dettagli nell’anno 1898, che -rimarrà celebre nei nostri annali per la cronaca sanguinosa della sua -primavera. - -Ed è la Sicilia, dove sono i centri del dolore, che suona la diana: -a Modica ed a Troina si tumultua per fame e rinnovansi le stragi del -1893-94. Sorpassano la decina gli affamati uccisi in Febbraio in quelle -due città, e centinaia di feriti cercano salvezza nella fuga, perchè -la polizia non contenta delle generose somministrazioni di piombo cerca -vittime nuove per le patrie galere. - -Passano due mesi in una calma relativa, che non inganna i veggenti, -e quando verso la fine di Aprile si esauriscono le provviste -locali di frumento e si eleva rapidamente il prezzo per la guerra -ispano-americana, che rese più scarsa l’importazione, l’incendio -divampa da un capo all’altro d’Italia con una rapidità prodigiosa -spiegabile colla facilità e rapidità dei mezzi di comunicazioni di ogni -genere; i tumulti e le sommosse assumono le proporzioni di una vera -epidemia alla cui diffusione, oltre le cause economiche, politiche -e morali persistenti, somministra un contributo considerevole il -mimetismo, il contagio psico-sociale. - -Ecco la cronaca sanguinosa fatta di date e di cifre; ed avverto che, -pur troppo, essa non è completa[6]. - -I tumulti, le sommosse cominciarono il 26 Aprile a Faenza ed a -Finale-Emilia. Si ripetono il 27 a Faenza e Bari; il 28 a Faenza, -Foggia, S. Giovanni a Teduccio, Arzano, Benevento, Secondigliano; il -30 a Modugno, Aversa, Palermo, Piove, Pesaro, Ferrara, Rutigliano, -Castelsanpietro, Forlì, Rimini, Camerino, Napoli; il 1.º Maggio a -Monopoli, Molfetta, Minervino-Murge, Benevento, Ferrara, Napoli, -Rimini, Bagnacavallo, Ascoli Piceno, Resina, Ponticello, Giuliano, -ecc.; il 2 a Bagnacavallo, Ascoli Piceno, Cesena, Piacenza, Parma, -Ferrara, Ariano di Puglia, Salerno, Palermo, Pesaro; il 3 a Pesaro, -Figline Valdarno, Avellino, Soresina; il 5 a Pavia, Livorno, Sesto -Fiorentino; il 6 ad Avellino, Livorno, Firenze, Pisa, Padova, Palermo, -Milano; il 7 a Livorno, Pistoia, Fermo, Porto Maurizio, Milano; l’8 a -Firenze, Monza, Como, Padova, Pescia, Genzano di Roma; il 9 a Milano, -Napoli, Pontedera, Monza, Saronno, Como, Brescia, Rovigo, Vicenza, -Reggio-Calabria, Siracusa, Bologna, Monsummano, Tropea, Castelvetrano, -Foggia, Matelica, Livorno, Pisa, Siena, Roccastrada, Bologna, Ferrara -e dintorni, Ancona, Velletri, Messina, ecc., ecc.; il 10 a Napoli, -Livorno, Genova, Porto-Maurizio, Chiavari, Ravenna, Castelferretti, -Tropea, Velletri; l’11 a Caserta, Aversa, Cimitile, Novara, Luino, -Messina, ecc. - -Col giorno 11 Maggio si può dire che cessa il periodo acuto delle -dimostrazioni. I governanti che per oltre quindici giorni sono stati in -preda del terrore — altrettanto grande quanto era stata grande la loro -precedente incosciente serenità — hanno compiuto la repressione, hanno -consolidato lo stato di assedio in tre grandi regioni, delle quali -due tra le più agiate e le più colte della penisola, la Toscana e la -Lombardia — e possono trionfalmente annunziare che: _l’ordine regna in -Italia_. - -La gravità dei fatti non fu da per tutto uguale; ma fu identica la -loro fisonomia da Messina a Luino. Per un momento le manifestazioni -politico-sociali di questo regno d’Italia malconnesso, lo ripeto, -assunsero impronta rigidamente unitaria: da Luino a Messina, unica fu -la causa che sollevò la protesta ed uguale dappertutto la forma di -questa protesta dello stomaco. Il primo grido che si sentì per ogni -dove fu quello di _pane e lavoro_, cui successivamente e in varia -misura si aggiunsero altri gridi sovversivi — altri _evviva!_ ed altri -_abbasso!_ secondo il diverso temperamento locale. Ai gridi più spesso -si aggiunsero minaccie contro le autorità, contro le persone invise; -alle minaccie seguirono i fatti: rotture di fanali, di vetri delle -case, devastazioni, incendi, saccheggi; ed a questi le repressioni ora -miti ora feroci; gli arresti a migliaia e i massacri. - -Una prima e necessaria constatazione: la ferocia della repressione -non sta menomamente in rapporto colle gravità ed un poco anche -coll’indole dei tumulti. A Bari ed a Foggia i fatti sono gravissimi -e stante la importanza delle due città possono riuscire pericolosi; -eppure non ci sono i morti di Molfetta e di Modugno. A Faenza, che -inizia il movimento e dove sin dal primo giorno si concede il pane a -30 centesimi, si arriva alla costruzione di vere barricate; ma non si -deplora un eccidio come a Bagnacavallo. Tra Prato e Sesto Fiorentino, -tra Parma e Piacenza da un lato, Monza, Luino e Soresina dall’altro, -in ambienti tanto diversi, intercedono le medesime differenze dianzi -accennate e che si verificarono anche in Sicilia nel 1893-94. Ciò prova -che dovunque le autorità furono longanimi e prudenti si evitò o si -ridusse a ben poca cosa il versamento del sangue. - -Se in questa diversità di risultati c’entrano le differenze individuali -delle autorità locali, c’entra in misura maggiore la mancanza di savia -ed uniforme direzione dal centro. - -Ho enumerato senza alcun ordine le città, i paesi, i villaggi che -somministrano elementi alla cronaca sanguinosa perchè l’apparente -disordine si presta a considerazioni d’indole apparentemente geografica -che assurgeranno più tardi ad importanza maggiore per giudicarne -l’indole. Anzitutto, se in generale si può affermare che i tumulti -cominciano nel mezzogiorno per propagarsi gradatamente al settentrione, -non è meno vero, però, che la prima scintilla si parte dal centro -e dal nord della penisola — Faenza e Finale Emilia — e divampa più -qua e più là, mostrando che le cause determinanti esistono in tutta -la penisola ed agiscono disordinatamente e contemporaneamente sui -grandi e sui piccoli centri, senza che possa affermarsi esservi -una prevalenza decisa dei primi o degli ultimi in guisa che possano -stabilirsi i primitivi centri d’irradiazione. Solo può rilevarsi che i -casi di Milano esercitarono maggiore influenza degli altri se si deve -giudicarne dal numero delle località che furono tumultuanti il giorno -nove Maggio. - -Il fenomeno è naturale ed ha la sua ragione di essere in quella specie -di egemonia, che la _capitale morale_ esercitava ed esercita in gran -parte d’Italia ed a cui si sottraggono l’estremo mezzogiorno e la -Sicilia. Si noti intanto che Firenze non ricordava forse da secoli -tumulti quali quelli del 1898; che Napoli abbandona la sua proverbiale -indifferenza apatica e memore delle prime prove dell’agosto 1893, -persiste per più giorni nei tumulti senza lasciarsi intimidire dagli -apparecchi micidiali di guerra teatralmente allineati nelle sue -piazze e vede le sue donne smunte, i suoi fanciulli laceri, le sue -larve di lavoratori sfidare la forza pubblica ed in qualche momento -affrontare serenamente la morte. Il contegno di queste due città da -solo somministra all’osservatore politico qualche indicazione, che -non dovrebbe andare perduta per valutare al giusto lo intervento delle -cause, che riuscirono ai tumulti. - -Un’ultima constatazione mercè la quale la geografia e la cronologia -alleate rivelano l’indole dei luttuosi avvenimenti in discorso. - -Il 1º Maggio, giorno sacro pei socialisti e che avrebbe potuto fornire -occasione a dimostrazioni facilmente degeneranti, passa tranquillo dove -i socialisti sono forti per numero e per organizzazione. Solo a Rimini, -a Bagnacavallo ed un poco a Ferrara, contrade pervase discretamente -dalla corrente delle nuove idee, nel giorno della festa del lavoro vi -furono tumulti; prevalsero questi nel mezzogiorno — Napoli, Monopoli, -Minervino Murge, Molfetta, Benevento, Resina, Ponticello, Giuliano, -ecc. — dove possono esservi socialisti, ma non esiste affatto un -partito socialista, nemmeno in embrione. - -E chiudo questa cronaca sanguinosa con cifre, che, per quanto -incomplete, riescono dolorose ed eloquentemente rivelatrici. - -Bisogna rinunziare ad enumerare gli arresti. In un giorno c’erano oltre -500 detenuti per causa dei tumulti nelle carceri giudiziarie della -sola Bari; 300 cittadini in una volta furono imprigionati a Livorno; -un migliaio circa in più volte in Napoli. In Italia gli arresti, senza -timore di esagerare, si può affermare, che nel periodo dei tumulti -dovettero contarsi a decine di migliaia. - -La statistica dei ferimenti tra i cittadini è ancora più incerta; -chi è ferito nei tumulti si presume che abbiavi preso parte. Non si -ammette che sul luogo ci si sia trovato accidentalmente o trascinato -dalla marea; perciò se fa noto il suo stato è sicuro che egli verrà -sottoposto a processo. In questo caso sarà fortuna se uscirà assolto; -ma nessuno lo risarcirà mai dai parecchi mesi di carcere preventivo -sofferto. Si comprende perciò che il numero dei feriti tra i cittadini -denunziati dai giornali dal 26 Aprile alli 11 Maggio debba essere molto -al disotto del vero; riuscii a raccoglierne circa duecento, ma con -molta probabilità avranno passato il migliaio. - -Più sicuro è il numero dei morti e ce ne furono cinquantuno oltre -quelli di Milano. La forza pubblica non ebbe che un morto e ventisette -feriti; e tra le ferite furono calcolate le leggere contusioni. Nella -forza pubblica le lesioni furono quasi tutte lacero-contuse. Il popolo -in armi, che movevasi in seguito a complotto preordinato da lunga mano, -non possedeva che sassi e bastoni! - - - - -IV. - -A MILANO - - -Le notizie delle sommosse e dei tumulti che il telegrafo comunicava -ai giornali e che questi diffondevano in ogni angolo d’Italia -avevano eccitato la opinione pubblica nella misura consentita dalla -inerzia morale e intellettuale, da cui è afflitto il nostro paese; -l’eccitamento raggiunse il colmo suo in tutte le classi sociali, -nelle sfere politiche, nei rappresentanti del governo, quando corse -la prima voce che la sommossa incomposta per fame del mezzogiorno si -era trasformata in rivolta a Milano e che la rivolta poteva divenire -rivoluzione. Un pubblicista, conservatore di merito in Napoli, non -esitò a ricordare la famosa risposta del Liancourt a Luigi XVI. -(_Corriere di Napoli_). - -Non poteva essere diversamente. L’importanza della città di Milano -e le sue condizioni, note ed in parte esagerate, facevano presumere -che i moti del resto d’Italia dovevano assumere carattere diverso -riproducendosi nella _capitale morale_; sicchè appena si seppe -delle prime dimostrazioni del giorno 6 maggio osservossi un notevole -mutamento nel linguaggio dei giornali conservatori e degli altri, che -rispecchiavano le opinioni delle sfere governative. - -Si cominciò a tacere delle cause economiche, che avevano determinato i -primi tumulti, e si segnalò con accenni vaghi e timidi da principio, -più recisi e chiari in appresso, l’azione dei partiti sovversivi — -repubblicani, clericali e socialisti, — il complotto, la preordinazione -voluta e cosciente di tutti quei movimenti che erano stati -considerati con singolare unanimità spontanei, improvvisi, e sottratti -all’influenza di qualsiasi partito politico. In questa guisa tutto -l’interesse e tutta l’attenzione della frazione della nazione che pensa -e partecipa alla vita politica concentrossi su Milano, da cui possono -prender nome tutti gli avvenimenti luttuosi della primavera del 1898. -E dal carattere reale o artificiosamente attribuito agli avvenimenti -di Milano presero l’intonazione tutti i provvedimenti politici, -che costituiscono uno dei periodi della più stolta e ingiustificata -reazione, che abbia attraversato l’Italia nuova. - -A Milano, perciò, si assomma la storia dei tumulti di cui -c’intratteniamo ed è indispensabile esporre colla maggiore esattezza -possibile quali furono i fatti che vi si svolsero dal 6 al 9 maggio, -onde assegnare le rispettive responsabilità agli attori del dramma e -riuscire al giudizio complessivo equanime sull’opera del governo. - -Non è facile fare la cronaca imparziale, obbiettiva, degli avvenimenti -ai quali si ha assistito o si ha preso parte diretta o indiretta; -l’impresa è più ardua quando chi scrive è uomo di parte. È bene, però, -che chiunque desidera che la luce si faccia intera, a tale impresa si -accinga, perchè su ciò che può esservi di errato nella narrazione, dai -viventi possa venire la rettifica o la smentita opportuna. - -Comincio, adunque, sereno la cronaca dei fatti di Milano; per la -quale si ha un documento importante nei resoconti stenografici dei -processi, che si svolsero innanzi ai Tribunali militari. A proposito -dei quali non si deplorerà abbastanza la condotta insana del Generale -Bava-Beccaris, che sottrasse elementi preziosi per la storia colla -censura esercitata sulla stampa e coi tagli fatti eseguire negli stessi -resoconti stenografici dei processi[7]. - -I tumulti di Milano prendono le mosse da un manifesto che i socialisti -indirizzarono il giorno 6 ai cittadini. In esso si domandava la -restaurazione della libertà e della giustizia, l’abolizione dei -privilegi, la guerra al militarismo, il suffragio universale e si -concludeva chiamando il paese a salvare se stesso per evitare nuove -stragi. - -Si può discutere sulle opportunità di questo appello; è indubitabile, -però, che il suo contenuto non era criminoso: ogni singolo punto del -medesimo era stato impunemente più volte e in vario modo discusso ed -affermato. Pensarono diversamente le guardie di Pubblica Sicurezza pel -malvezzo prevalso d’intervenire sempre e passarono all’arresto di un -distributore presso Ponte Seveso. - -L’arbitrio era reso pericoloso dall’eccitamento degli animi ed ebbe -quelle conseguenze dolorose che la più elementare prudenza doveva far -prevedere. Gli operai, in gran parte appartenenti allo stabilimento -Pirelli, in via Galilei, protestarono e chiesero la liberazione degli -arrestati accompagnando la richiesta con urli e fischi contro gli -agenti della forza, il cui contegno fu provocante oltre misura. I sassi -volarono contro la delegazione della questura in Via Napo Torriani; e -sassi furono lanciati contro lo stabilimento Stigler perchè gli operai -non vi lasciavano il lavoro. In questi episodi vennero operati altri -arresti. - -Una commissione di operai con a capo il socialista Dell’Avalle si portò -dalle autorità di pubblica sicurezza scongiurando che si lasciassero -in libertà gli arrestati per disarmare l’ira popolare. La preghiera fu -ascoltata per metà: due furono rilasciati ed un terzo, Amadio Angelo, -venne trattenuto col pretesto che era stato colto coi sassi in mano. -L’ottenuta parziale liberazione incoraggiava nella insistenza da un -lato, mentre la negata liberazione dell’altro esasperava gli animi -maggiormente. - -In questo primo tafferuglio non vi furono che delle contusioni, per -colpi di pietra; ma non doveva tardare l’intervento della truppa -invocato insistentemente dalla questura e che doveva riuscire -micidiale. Il primo picchetto, del 47 fanteria alle 15,30 fu schierato -verso la fronte dello stabilimento Pirelli, dove lavoravano 2400 -persone. Altra truppa arriva un poco più tardi e si dispone sempre -nei pressi dello stabilimento suddetto. Alle 16,30 un battaglione del -57 fanteria prese posto nell’Ippodromo del Trotter. Così si trovano -di fronte gli elementi dell’incendio e non occorre che una scintilla -perchè esso divampi. - -Quando più viva era la dimostrazione e gli operai evocano indignati -l’uccisione di Muzio Mussi, i deputati Turati e Rondani sovraggiungono -sul luogo e si rinnovano i consigli di calma dati prima dal -Dell’Avalle; il consiglio avvalorano colla promessa della liberazione -dell’Amadio, coll’annunzio dell’abolizione del dazio comunale sulle -farine e sui cereali. - -Alle ore 18 comincia per gruppi l’uscita degli operai dello -stabilimento Pirelli e la gente sulla via Galilei si sfoga gridando: -_Evviva Turati! Evviva Rondani! Abbasso il governo provocatore!_ -Parlano di nuovo i due deputati socialisti e pare che ogni pericolo di -conflitto sia scongiurato. - -Ma un gruppo di persone, da 200 a 300 — in gran parte donne e fanciulli -— si avviò, cantando l’Inno dei Lavoratori, verso via Ponte Seveso e -Andrea Doria e fischiando gli agenti di polizia, tra i quali un certo -Viola, _el calabres_, assai inviso perchè tra i più petulanti nelle -provocazioni. Si torna a domandare la liberazione dell’Amadio e si -scagliano di nuovo sassi contro l’ufficio della Questura in via Napo -Torriani. Alle 19 circa esce dal Trotter una compagnia di fanteria -che viene accolta anche essa a fischi ed a sassate. Una pietra, dice -il _Corriere della Sera_, colpì in fronte un soldato. «Questo fatto, -continua lo stesso giornale, le cui parole riproduco testualmente, -_parve l’ordine di reagire con la forza alla forza_; e dalla truppa -partirono otto o dieci colpi di moschetto, _pare_, sparati in aria. -Fu quello un momento di panico e di confusione. Molti dei dimostranti -_parevano_ disposti a resistere anche di fronte alle schioppettate -e seguitavano a lanciar sassi; ma i più spaventati fuggivano a -rompicollo, spingendo, rovesciando quelli che si trovavano di ostacolo -sui loro passi. Le guardie della sotto brigata uscivano con le -rivoltelle in pugno, sparando esse pure, mentre altri colpi partivano -dalla truppa. Il parapiglia durò pochi minuti, ma ebbe esito letale» -(N. 124). - -Infatti vi lasciarono la vita nello stesso giorno un certo Savoldi e -l’odiata guardia di Pubblica Sicurezza, il Viola, ch’era in borghese -e che per dare da vicino la caccia ai dimostranti trovossi insieme -a loro fatto bersaglio alle scariche dei soldati. Affermasi, anzi, -che fu proprio il Viola che uccise il Savoldi. All’indomani cessò di -vivere uno dei feriti più gravi, l’Abbiati. Numerosissimi i feriti. -La giornata lugubre ebbe uno di quegli epiloghi di una spontanea -teatralità, che impressionano le menti le meno eccitabili. Il Savoldi, -raccolto da pietosi operai, fu messo sul tram elettrico per essere -condotto all’ospedale dei Fatebenefratelli. Ma durante il tragitto -morì. Fu ricondotto, sempre in tram, ed accompagnato da operai -in Piazza del Duomo, dove formossi un assembramento di circa 500 -persone. La polizia voleva impossessarsene; ma i compagni di lavoro -non se lo lasciarono strappare dalle mani e lo condussero al Cimitero -Monumentale. - -La passeggiata di quel cadavere pareva invocasse vendetta; e vendetta -chiedevano gli operai. L’ucciso la meritava. Dalla testimonianza del -Commendator Pirelli innanzi al Tribunale Militare si seppe che il -Savoldi era un operaio che aveva lavorato tutto il giorno nel suo -stabilimento e che si trovava nella folla per curiosità. (_Udienza del -28 Luglio_). - -Qualche cosa di grave sarebbe avvenuto in Milano la sera del 6; ma un -provvidenziale acquazzone alle 20 sciolse l’assembramento di Piazza -del Duomo. Più tardi la Galleria, i Portici settentrionali e la Piazza -del Duomo furono affollatissimi e si cantò l’Inno dei Lavoratori; ma -riuscì agevolmente alla forza di fare sgombrare. Vi fu qualche arresto -e qualche spiacevole incidente; ma a mezzanotte tutto era finito. - -È necessario assodare la responsabilità di questa prima giornata; ciò -che avvenne dopo non fu che la conseguenza fatale. - -È innegabile l’illegalità dei primi arresti, che procurarono le -dimostrazioni e la sassaiuola per ottenere la liberazione degli -arrestati. A parte ogni altra considerazione di ordine politico e -sentimentale, è del pari innegabile che si continuò nella illegalità -nel momento in cui si arriva alla catastrofe. Mancarono infatti i tre -squilli di tromba voluti dalla legge per intimare lo scioglimento di -una dimostrazione. Il _Corriere della sera_, la cui narrazione dei -fatti pare tutta intesa ad attenuare la responsabilità della forza -pubblica e delle autorità, parla di _un solo_ squillo di tromba dato -dalle guardie di pubblica sicurezza; ma non fa menzione di alcun -squillo al momento in cui la truppa fa la sua scarica micidiale. - -I _tentativi di resistenza_ dei dimostranti sono una semplice ipotesi -non avvalorata da alcun elemento di fatto; le scariche sin dalle -prime dovettero mirare a colpire, perchè la fuga precipitosa cui si -dettero gli operai non consentiva, se non come espressione di ferocia, -la continuazione del fuoco; e i morti e i feriti caddero colla prima -scarica, tanto improvvisa, che non dette tempo alla guardia Viola di -ritirarsi. - -L’illegalità fu aggravata dalla mancanza assoluta di tatto politico. -Anche se l’Amodio fosse stato un pericoloso delinquente — ed era un -inerme ragazzo; anche se avesse confessato il _grave_ reato di avere -scagliato delle pietre, in quell’ora di grande eccitamento, dinanzi ad -una folla numerosa e tumultuante, sarebbe stato atto savio lasciarlo in -libertà — salvo a riprenderlo e processarlo più tardi, se di processo e -di pena, ritornata la calma, lo si fosse ritenuto meritevole. - -Che la prudenza consigliasse la liberazione lo riconobbe il comm. -Pirelli, uomo d’ordine per eccellenza e tanto alieno dalla sovversione -che non volle contaminato il balcone del proprio stabilimento -permettendo che l’on. Turati facesse opera di pace colla sua valida -ed ascoltata parola. Fu il Pirelli, che sin dal primo momento chiese -telefonicamente alla Questura la liberazione dell’Amodio; e fu il -Pirelli che da buon politico avvertiva il Questore dei pericoli cui -si andava incontro ostinandosi nel rifiuto, che poscia confessava al -Turati — che richiedevalo di notizie delle pratiche fatte inutilmente -presso la Questura per rimuovere la causa occasionale del disordine. -Quando le pratiche furono rinnovate con insistenza dai deputati Turati -e Rondani, il signor Questore all’imprudenza volle aggiungere il -mendacio; in un momento insolito di tenerezza per la legalità scusossi -di non potere liberare l’Amodio perchè non era più in sua facoltà il -farlo, avendolo deferito all’autorità giudiziaria. E non era vero; e -la falsità del pretesto venne subito dimostrata dalla risposta data -dal Procuratore del Re allo stesso Turati, che rapido era corso da lui -per ottenere dall’autorità giudiziaria ciò che era stato negato dalla -autorità di Pubblica Sicurezza[8]. - -Forma un contrasto stridente colla condotta inqualificabile della -Questura quella ammirevole e pacificatrice dei socialisti più noti. Il -Dell’Avalle sin dai primi momenti fu sul luogo e consigliò vivamente la -calma e s’intese col Pirelli nel consigliare a chiedere la liberazione -del detenuto. A lui si unirono tosto gli onorevoli Turati e Rondani per -tale intento. - -Due volte parlò nelle strade il Turati e parlò pure il Rondani e -fece pena il vedere innanzi al Tribunale Militare come si accanisse -l’Avvocato Fiscale nel contorcere il senso delle loro parole, astraendo -completamente dalla gravità del momento in cui furono pronunziate, -dalle intenzioni chiare univoche di coloro che le pronunziavano, -dall’effetto prodotto e dallo scopo raggiunto. - -Si ammetta pure la versione più rivoluzionaria dei discorsi dei -due deputati socialisti e si riconosca pure che essi abbiano voluto -scongiurare il pericolo _presente_ promettendo una _futura_ levata di -scudi: non è evidente che essi in tal modo soltanto potevano esercitare -un’azione moderatrice sulla folla esaltata? Ogni altro linguaggio -avrebbe fatto perdere la popolarità agli oratori senza ammansare gli -esaltati. - -L’intenzione del Turati era tanto retta e pacificatrice che ai -tumultuanti annunzia e promette anche ciò che non aveva ancora -ottenuto: la liberazione di Amodio; egli era tanto sicuro nel tentativo -di disarmare i tumultuanti che si affretta a dare la buona novella -della deliberazione della Giunta sul dazio comunale sulle farine e -sui cereali; e la opera sua fu così efficace, che dove essa spiegossi -raggiunse l’intento. Lo riconobbe il _Corriere della Sera_. - -Erano dunque ben strani rivoluzionari questi socialisti che nel momento -del massimo fermento, quando la loro parola può trasformare il tumulto -in rivolta, consigliano ed ottengono la calma! E non è una delle minori -enormità di questo periodo tristissimo di reazione l’insano tentativo -di attribuire a colpa degli accusati ciò che costituiva il loro -migliore titolo per ricevere azione di grazie anzichè punizione[9]. - - - - -V. - -DAL SACCHEGGIO DI CASA SAPORITI ALLA BRECCIA DEI CAPPUCCINI - - -Il sangue corso nelle vie di Milano nella sera del 6 maggio doveva -farne versare dell’altro nei giorni successivi. Era facile prevedere -che qualche cosa di più grave poteva avvenire e all’indomani le -autorità politiche, militari e amministrative avrebbero dovuto prendere -provvedimenti adatti per calmare gli animi e prevenire i disordini. - -Nulla di tutto ciò; le misure adottate, intese ad intimidire, non -potevano che sovreccitare gli animi ancora di più. Solo nel pomeriggio -del giorno 7 comparve un manifesto a firma del sindaco Vigoni, che -invitava alla calma! - -In quel manifesto mancava il calore sincero, che occorreva in quei -momenti; era scialbo e rispecchiava lo stato di animo di coloro -che lo avevano redatto — coscienti che non c’era corrispondenza di -sentimenti tra l’anima del popolo e quella dei suoi rappresentanti -legali; ed armonia d’intenti non poteva esservi tra un sindaco e i suoi -rappresentati, quando il primo potè proclamare la sua città travolta -da un’_onda di barbarie_ e potè invocare in nome della paura lo stato -d’assedio, che non avevano potuto ottenere prima i telegrammi del -Generale Bava e del prefetto Winspeare (_Secolo_, 8 Settembre 98). -Mai come in questa circostanza fu avvertito il danno e il pericolo di -questa dissonanza! - -In quanto alle parole di pace del Comandante del corpo di armata e del -Prefetto, si comprende che non potevano essere ascoltate, perchè erano -ritenuti — a torto o a ragione — responsabili dei fatti del giorno -precedente. A loro non restava che far sentire la voce della minaccia e -la fecero sentire nelle ore pomeridiane — poco dopo che avevano fatto -appello al patriottismo di Milano — colla proclamazione dello Stato -d’assedio. - -Intanto era dato l’impulso sin dalle prime ore del mattino al -movimento, che doveva più tardi terminare tragicamente. Gli operai, -addolorati e indignati pei fatti del giorno precedente, volevano -manifestare i loro sentimenti astenendosi dal lavoro. La decisione fu -presa in principio da quelli dello stabilimento Pirelli; gradatamente -venne comunicata ed accettata da quelli di quasi tutti gli altri -stabilimenti della città e dei sobborghi. - -Si è scritto e detto che gli operai in grandissima maggioranza erano -contrari alla cessazione del lavoro: ma la facilità colla quale venne -eseguita dapertutto, anche se chiesta da sole donne — come constatano -i rapporti ufficiali — prova che ciò non è esatto. Mancarono i segni di -un qualsiasi dissenso. - -In questa guisa la valanga dei dimostranti partita dallo stabilimento -Pirelli andava ingrossandosi e verso mezzogiorno era composta di -parecchie migliaia di persone. _Il Corriere della Sera_ osserva -che «all’avanzarsi di quella minacciosa marea si chiudevano -precipitosamente i portoni delle case ed i negozi; _e quanti ne -uscivano andavano ad aumentare la folla dei curiosi_.» (N. 125). E che -si trattasse di _curiosi_ lo stesso giornale ripete più esplicitamente -più oltre in un appello intitolato: _A casa, a casa!_ nel quale -deplorava che «quando più grave e penoso si fa il dovere dell’Autorità -militare, proprio nei punti ove il tumulto facilmente degenera in -tragedia, si affolla una moltitudine di _curiosi_, quasi fossero devoti -ad un nuovo genere di _sport_». - -In questa constatazione preziosa c’è tutto lo spirito che animava la -massa dei dimostranti; era composta di _curiosi_! E mi piace ripetere -il punto ammirativo dello stesso _Corriere_. Che fossero _curiosi_ -verrà confermato più in là. Era minacciosa la folla? È una gratuita -supposizione non corredata da alcuna prova. Se tra migliaia di persone -se ne trova una — dato che il fatto sia vero — che dice ad un grande -industriale, il Grondona: _È venuta l’ora per noi di non lavorare più -e di vedere sgobbare voi altri!_ ciò dimostra che non mancava qualche -esaltato. - -Mancò qualunque violenza, qualunque aggressione contro gl’industriali; -e se questi furono previdenti ed avveduti, specialmente il Pirelli, -gli operai, si potrebbe soggiungere — tenendo conto dei fatti — si -mostrarono pieni di benevolenza verso i padroni. Il grido: _Morte ai -signori!_ se realmente fu emesso da qualche pazzo, non rispecchiava le -intenzioni dei lavoratori. - -Ma delle intenzioni pacifiche della immensa massa si ha la -irrefragabile testimonianza nei fatti, che valgono più delle -insinuazioni. Non c’erano armi tra i dimostranti — e in buona parte -erano donne e fanciulli — e non commisero alcun atto che potesse far -fede delle loro intenzioni ostili. - -In quel giorno malaugurato sarebbe bastato che — come in Roma per la -dimostrazione Frezzi — la forza avesse brillato per la sua assenza e -Milano dopo poche ore avrebbe ripreso la fisonomia ordinaria di città -colta, tranquilla e industriosa. Invece chi stava a capo del governo -— invido degli allori raccolti da altri in Sicilia; forse spronato da -volontà diverse — volle mostrarsi forte e dette istruzioni conformi -ai propositi. Perciò, sin dalle prime ore del giorno, uno squadrone di -cavalleria fece una perlustrazione nelle adiacenze degli stabilimenti -industriali: _adiacenze che presentavano la tranquillità abituale_ -(_Corriere della Sera_). - -La piazza del Duomo venne occupata militarmente da fanteria, cavalleria -e artiglieria sotto il comando di Bava Beccaris. Chiuso dai bersaglieri -lo sbocco della Galleria verso la Piazza del Duomo; dalla cavalleria lo -sbocco della piazza verso il Corso; da alpini e fanteria via Mercanti, -via Torino, via Carlo Alberto, via Rastrelli: militarmente occupate -tutte le porte della città. Era evidente che l’autorità militare aveva -preso tutte le disposizioni strategiche contro una rivolta di là da -venire e di cui mancavano i segni precursori. Queste disposizioni, -intanto come avviene sempre in casi simili, non potevano esse stesse -che provocare la rivolta. - -I dimostranti, rei di cantare l’inno dei lavoratori, ebbero le prime -cariche della cavalleria nel Corso di Porta nuova e nelle vie adiacenti -e _fuggirono_. «L’intero reggimento di cavalleria, lascio la parola -al _Corriere della Sera_, percorreva di continuo al trotto in colonne -serrate e sparse, le vie Principe Umberto, i viali Venezia, Porta Nuova -e Garibaldi, via Moscova, corso Porta Nuova ed i bastioni. Tutti i -negozi erano chiusi; molte finestre sbarrate; i curiosi si ritiravano -spaventati. Ma un residuo del grosso della dimostrazione si ridusse -in via Melchiorre Gioia, presso la Dogana. Dinanzi alla cooperativa -ferroviaria tennero un conciliabolo, emettendo di quando in quando -grida ed agitando in alto i _bastoni_, i _cappelli_ ed i _fazzoletti_. -Arrivò, dopo poco, una compagnia di fanteria, che venne fermata a -_spall-arm_ di fronte ai dimostranti, colla cavalleria alle spalle. -_Venne ordinato il pied-arm e ciò contribuì alquanto a far allontanare -l’attruppamento, che si frazionò poi in gruppi e si disperse. Verso -mezzogiorno le vie sunnominate, percorse incessantemente dalla -cavalleria, erano quasi sgombre_». - -Dunque, nel _conciliabolo_ improvvisato su una strada, si scoprono le -armi dei rivoltosi: _bastoni_, _cappelli.... e fazzoletti_. I rivoltosi -erano tanto decisi alla lotta, che si disperdono al semplice comando di -_pied-arm...._ - -Testimoni oculari, invece, narrano di modi straordinariamente -provocatori adoperati da ufficiali e sott’ufficiali, da guardie di -pubblica sicurezza e da carabinieri e che contribuirono ad invelenire -gli animi. - -Si può ammettere che ci siano delle esagerazioni; comunque, i -fatti reali ed un certo cinismo mostrato da militari in via Carlo -Alberto e altrove, nulla prova contro l’insieme dell’esercito. Gli -esempi contrari e belli non mancarono; ed una nobile esortazione di -un ufficiale ai soldati perchè non facessero uso delle armi senza -l’esplicito comando, venne narrata dal Secolo; di soldati che spesso -sparavano in aria narrano gli stessi testimoni oculari più corrivi ad -accusare i militari. Il vero è che in questi casi, ponendo a contatto -truppe armate e dimostranti inermi, devono avvenire fatalmente dei -conflitti, che si risolvono in massacri; come una miccia accesa -accanto alla polvere deve determinare un’esplosione. L’esperimento -venne fatto in Sicilia su larga scala nel 1893; ed era stato fatto a -San Luri, a Calatabiano, a Ruvo, a Corato, ecc. Ed è istruttivo che -le stesse condizioni spesso riescirono agli stessi risultati anche in -Inghilterra. - -Queste condizioni fecero sì che il giorno 7 in più punti della città, -a Porta Venezia, a Porta Vittoria, a Porta Ticinese, a Porta Sempione, -in via Torino il fuoco della truppa sia stato più o meno vivo nelle ore -pomeridiane e che abbia tuonato anche il cannone. - -La narrazione di questi luttuosi avvenimenti che hanno dato i giornali -conservatori e reazionari di Milano, lascia intendere chiaramente che -mancarono i fatti provocatori degli eccidi da parte dei dimostranti, -e che le fucilate vennero sempre determinate dalle insolenze e dalle -sguaiataggini delle donne e dei monelli, che rappresentarono la parte -più ardita e più persistente dei tumultuanti: molte donne portavano in -collo i figlioletti. - -È chiaro dallo insieme delle testimonianze raccolte dai resoconti dei -giornali e dalle risultanze processuali, che la costruzione delle poco -serie barricate — che non ebbero in verun punto veri difensori — e le -deboli offese dei cittadini furono la conseguenza diretta ed immediata -delle fucilate dei soldati, che stesero sul terreno parecchi morti -e moltissimi feriti. E le offese non furono che quelle, che potevano -venire da sassi e da tegole lanciate da mani deboli — da donne e da -fanciulli — e da tetti dai quali non scorgevansi nemmeno coloro che -avrebbero dovuto essere presi di mira. Ma sulle barricate e sulle armi -dei rivoltosi avrò agio di ritornare. - -Un testimonio oculare, che assistette a molti incidenti e ad una -continuata serie di provocazioni da parte delle truppe, con maggiore -precisione accorda una importanza decisiva alla scarica micidiale -fatta da un plotone di bersaglieri in via Torino senza che ci fosse -stato alcun squillo di tromba. Questo stesso cittadino immediatamente, -in una a due altri, raccolsero un bambino di circa otto anni -colpito mortalmente e lo portarono davanti al generale Bava Beccaris -apostrofandolo vivacemente. Il generale dette ordine di arrestarli; -ma non fu ubbidito, perchè il caso pietoso s’imponeva anche ai -cervelli ubbriacati dal fumo della polvere. I tentativi di offesa che -erroneamente vengono chiamati tentativi di resistenza e le barricate -sarebbero stati la conseguenza del sangue versato in via Torino. Questo -eccidio non trova alcuna giustificazione: tale non può menomamente -considerarsi il fatto dei ragazzi arrampicati su di una scala Porta, -che costretti, con cattivi modi a discendere, lanciarono dei pezzi di -legno, che non offesero alcuno. - -In questa triste giornata, durante la quale fu commesso il cosidetto -saccheggio del Palazzo Saporiti, sul quale ritornerò, all’Ospedale -Maggiore e in quello dei Fate bene fratelli furono portati dodici morti -e quarantanove feriti gravemente. Ma queste cifre non danno che un’idea -lontana del sangue versato. - -Da ogni parte della Lombardia, dal Piemonte e da Piacenza, nelle varie -ore arrivarono rinforzi di truppe: fanteria, alpini e cavalleria; -e in ogni punto della città si procedette alle perquisizioni e -agli scioglimenti dei circoli, e delle associazioni repubblicane e -socialiste e della Camera del Lavoro, con sequestro di carte innocue e -di registri. - -Alle 17 e mezza tutta la redazione dell’_Italia del Popolo_, in una a -quanti si trovavano nel giornale di Via S. Pietro all’Orto per puro -accidente o per doveri professionali — come il moderato avvocato -Valentini — e in una all’on. De Andreis, che volle essere condotto -in questura per protesta o per atto di solidarietà, viene arrestata e -sospeso il giornale. - -Alle 22,30 al Comando si apprende che le numerose barricate sono state -tutte espugnate. - -La giornata si chiude con una grande vittoria del partito moderato -lombardo: alle 23 l’ispettore Latini comunica che viene anche sospeso -il _Secolo_. L’avv. Carlo Romussi suo direttore e il suo redattore -Emilio Girardi vengono trattenuti in questura. - -Il fatto culminante del giorno 7 Maggio fu il saccheggio annunziato e -strombazzato del Palazzo Saporiti; attorno al quale saccheggio figurano -gli annunziati conflitti in diversi punti della città, la resistenza -degli insorti e le facili espugnazioni delle barricate sorte qua e -là come segno di protesta e d’indignazione anzichè come vero mezzo di -organizzare una insurrezione. - -L’alba del giorno 8, in conseguenza, sorgeva in mezzo alla generale -preoccupazione ed un certo squallore poteva notarsi sin dalle prime ore -nella popolosa, ricca ed allegra città. - -La preoccupazione non era fuori proposito. Se realmente nella -popolazione ci fosse stata l’intenzione di venire ad una rivoluzione, -il giorno 8, perchè festivo, si prestava benissimo; ma la giornata non -fu delle più calde. - -In Piazza del Duomo, occupata da cavalleria, fanteria e artiglieria, -mantiene il suo quartier generale Bava Beccaris, quasi a dirigere le -operazioni di guerra; operazioni nelle quali non si potè ammirare -l’unità e la intelligenza della direzione, ma che spiccano per la -facile e disumana energia. - -In molti punti si assicura che sorgono barricate e da molte finestre si -afferma che partono colpi di fucile e di rivoltella contro le truppe. -Quanto valgano le prime e quanto veri i secondi si vedrà in appresso; -rimane certo che la ragazzaglia e molte donne ostentano la loro -antipatia all’esercito con qualche insolenza, con qualche innocuo sasso -e con molti fischi. - -Ufficiali e soldati ricambiano queste manifestazioni con fucilate -e puntate di baionetta, che ammazzano e feriscono; e la cavalleria -ce l’ha specialmente contro le donne, che contando sulla generosità -dei cavalieri, in qualche punto sperarono sbarrare la strada coi -loro corpi: furono calpestate inesorabilmente. A Porta Ticinese, in -Piazza Sant’Eustorgio, nel Corso e nel Sobborgo San Gottardo, a Porta -Ludovica, a Porta Tenaglia, a Porta Sempione, a Porta Romana, ecc., -vi furono i soliti incidenti luttuosi cominciati colle rincorse tra -soldati armati e ragazzi che urlano e fischiano e terminati colla -uccisione e col ferimento di molti cittadini. - -Il cannone tuonò lugubremente in diversi punti e in più volte, -specialmente al Corso San Gottardo e in Piazza S. Eustorgio. L’affare -dovette essere grave in Corso S. Gottardo, perchè c’era da fare -contro i _2000 studenti venuti da Pavia e armati di rivoltella_: tanto -risoluti che i pattuglioni di cavalleria non poterono disperderli e -n’ebbe ragione soltanto il cannone! (_Perseveranza_ 9 Maggio). - -Nell’insieme la giornata passò in modo migliore di quello temuto: -l’avvenimento più caratteristico fu l’arresto dell’on. Turati e della -dottoressa Koulichoff e degli on. Costa e Bissolati, ch’erano corsi a -Milano alla notizia divulgatasi in Italia della morte del primo. - -Tutti i prigionieri furono condotti al cellulare scortati dalla -cavalleria e dalla fanteria in piena disposizione di battaglia. - -Colla ripresa del lavoro il lunedì, giorno 9, avrebbe dovuto ritornare -completamente la calma; così non piacque allo zelo repressivo delle -autorità politiche e militari che il lavoro proibirono e che scovrirono -il maggior pericolo di rivoluzione che abbia corso Milano e lo -distrussero con l’usata energia. - -Lasciando da parte i minori incidenti, il pericolo in discorso fu -visto nella zona da Porta Vittoria a Porta Venezia che ebbe per -centro Porta Monforte. Qui, secondo la fervida immaginazione del -Generale Bava Beccaris e della stampa moderata, nel convento dei -Cappuccini si asserragliarono gl’insorti ed organizzarono vigorosa -resistenza, coadiuvati dalle fucilate delle case adiacenti; ma superata -valorosamente dai bersaglieri, che rinnovarono le prodezze della -Cernaia, prendendo di assalto la improvvisata fortezza, sulla quale il -cannone aveva aperta una breccia superiore nell’importanza a quella di -Porta Pia.... - -I soldati arrestarono gl’insorti, i cappuccini loro complici e gli -studenti travestiti da cappuccini e li condussero nell’atrio della -Prefettura prima, e al cellulare dopo.... - -Di questo movimento i giornali di Milano del 9 e 10 — compresa _La -Lombardia_ — dettero una narrazione paurosa; e fortunatamente fu -l’ultimo atto dell’insurrezione di cui ebbero ad occuparsi. - -Qui si pone termine alla sintetica esposizione dei tumulti della -capitale lombarda: cominciati per imprudenza e testardaggine -dell’autorità politica il giorno sei; continuati per la fretta -d’intervenire e di mettere in contatto truppe e cittadini eccitati -il giorno sette — quando si denunzia il preteso attentato contro la -civiltà coi saccheggi e colle devastazioni; — il giorno 8 — quando si -crede completare la eliminazione delle menti direttive coll’arresto -dei deputati socialisti; — e il 9 — quando si pensa di schiacciare la -testa all’idra insurrezionale colla espugnazione del convento di via -Monforte. - -In due successivi capitoli si troveranno dettagli e schiarimenti, che -metteranno il lettore in condizione di potere apprezzare equamente -l’entità dei fatti sin qui sommariamente enunziati. Ora mi limito a -notare con tristezza le voci corse e i fatti assodati, che possono in -modo complessivo fare giudicare il carattere dell’azione militare. - -Non raccoglierò le voci che narrano del cinismo di alcuni ufficiali di -cavalleria, che parlarono del poco numero dei morti come se si fosse -trattato di una battaglia contro nemici stranieri; nè le altre, di -ufficiali di fanteria e dei bersaglieri, che sciabolarono i soldati -che non volevano sparare o miravano male. Non le raccolgo, quantunque -corrano ancora in Milano dopo sei mesi, perchè le credo messe in giro -in momenti di eccitamento e di passione, che fanno travedere uomini -abitualmente calmi e che pur serbandosi in buona fede inventano o -esagerano. Mi piace, invece, insistere sulla condotta umana e prudente -di molti ufficiali, che raccomandavano ai soldati di non reagire contro -le provocazioni dei ragazzi e delle donne, mostrandosi longanimi e -pazienti. - -Per quanto si sia intenzionati di gettare un velo sul passato, pure -giustizia vuole che si rilevino alcune particolarità innegabili, che -indicano la via per trovare i veri responsabili del massacro di Milano. - -È innegabile, infatti, che la repressione assunse talvolta un carattere -individuale odioso: si sparava ai singoli individui che si affacciavano -alle finestre, che attraversavano una strada in fretta per condursi -alle loro abitazioni. - -Si fecero scariche in punti deserti — come in via Pioppette il giorno -7, dove rimase ucciso un cittadino che transitava. Si sparò quasi -sempre sulla folla, che fuggiva. Si sparò dai bastioni contro le -case le cui imposte delle finestre erano chiuse e vi furono freddati -individui che si portavano da una stanza all’altra[10]. Si dette -la caccia ai ragazzi che occupavano i tetti; caccia descritta dalla -_Perseveranza_ nei termini seguenti: «Allora i carabinieri salgono -colla consegna o di fermare i ragazzi sui tetti o di _sparare_.... -Avviene una caccia sui tetti. Qualcuno si ferma, altri non odono -ragione e vengono freddati a colpi di revolver. Sul tetto di casa -Saporiti in breve vi sono due morti e quattro feriti gravemente». -(Numero del giorno 8 Maggio). E tra quei ragazzi alcuni erano di dodici -e tredici anni; ed erano tutti inermi; e nella peggiore delle ipotesi -non potevano che scappare senza poter nuocere ad alcuno.... - -Questi fatti resero credibili alcuni altri insistentemente smentiti; -e fu smentito solennemente dall’Avvocato fiscale Bacci l’uccisione -di un fanciullo di dieci anni con un colpo di revolver per parte di -un carabiniere; alcuni non negano, ma rettificano affermando che la -vittima vi perdette soltanto un occhio. Furono riferiti dai giornali -e non smentiti questi casi pietosi e raccapriccianti — di cui qualcuno -olezzante poesia rivoluzionaria. - -Il giorno 7 un gruppo di giovani seguiva un operaio nel Corso -Garibaldi, che portava, mostrandolo ai passanti, un berretto contenente -materia molle biancastra; diceva che fosse il prodotto dei cervelli di -sette ragazzi. _La Perseveranza_ corregge sulla fede di un medico: Nel -berretto c’era il cervello di un solo uomo. (_N. del giorno 8 maggio_). -Nello stesso giorno 7, nei giardini pubblici, di fronte al Palazzo -Rocca-Saporiti e precisamente nel punto indicato da una pozza di -sangue, ove nella mattinata era rimasto ucciso da un colpo di revolver -un ragazzo undicenne, fu piantato un palo sormontato da una corona -intrecciata di foglie verdi e margherite, e da un cartello con frasi -di pietà per la vittima e di sdegno contro gli strumenti crudeli della -borghesia (_Lombardia_ N. 125). - -Non accordo realtà alla leggenda, che si forma in tutte le guerre -civili, del soldato che uccide la sorella che si trova nelle fila degli -insorti e che si è ripetuta per Milano; ma non si può negar fede a -questo episodio, che per ultimo narro. - -Nel settembre, alla redazione del _Secolo_ risorto, presentossi -un vecchio abbonato, che consegnò al cronista due lire perchè le -destinasse a qualcuno delle famiglie delle vittime dei tumulti di -Maggio e narrò: «Sono i risparmi della mia povera nipotina novenne, -anch’essa curiosa, ed uccisa nei moti dello scorso maggio». Il giorno -era uscita insieme a suo zio per impostare una lettera al padre -lontano; nella quale, dati i pericoli del momento, lo si pregava di -non ritornare subito in patria. Per via la scheggia di una cannonata — -la prima sparata — le squarciò lo stomaco. Fu portata a casa informe -cadavere «Oggi, continuò il vecchio, frugando tra i suoi abitini che -mi erano venuti tra le mani, in una borsa trovai due lire: erano i suoi -piccoli risparmi; a nessun miglior uso possono servire che a beneficare -l’orfanello di chi, come lei, cadde vittima della reazione». Il povero -vecchio andò via piangendo! - -Il dolore suscitato da questi incidenti caratteristicamente tristi -delle lotte civili non può essere lenito che dal ricordo degli atti -umanitari; e la stampa di quei giorni, con giusta ragione, dette -lodi al Senatore Negri, che affaticossi nel fare preparare bende e -barelle.... Egli — il capo incontestato degli uomini politici che -avevano voluto la reazione e che dalla reazione speravano trarne i -maggiori profitti — adempiva scrupolosamente al suo dovere di capo -della Croce Rossa!... - - - - -VI. - -LA MENZOGNA AL SERVIZIO DELLA REAZIONE - - -Il movimento politico sociale che in quest’ultimo quarto di secolo si -è svolto con meravigliosa rapidità ed intensità tra i popoli civili -era stato lento e stentato in Italia. Le cause di questo ritardo nella -sua evoluzione sono parecchie e degne tutte di uno studio speciale; -qui basta enumerarle: mancanza di uno sviluppo industriale e di -relativa concentrazione ed organizzazione delle classi lavoratrici, -analfabetismo, miseria, deficiente libertà ed educazione politica -rudimentale, esaurimento derivante da un lungo periodo di cospirazioni, -di rivolte e di guerre per conseguire l’unità e l’indipendenza dallo -straniero, servilismo infiltrato nelle ossa delle popolazioni per la -servitù per secoli durata, differenze ed antagonismi regionali che -paralizzano molte forze ed energie locali e che, abilmente sfruttate, -servono a comprimere le une per mezzo delle altre, ecc. - -Di questo ritardo nella evoluzione politico-sociale si risentono -tutte le classi: le dirigenti come le cosidette classi inferiori. -Ond’è che mentre nelle ultime manca la coscienza dei propri diritti -e l’aspirazione generale ad un tenore di vita più umano — mancanza -contrassegnata dalle alternative tra la rassegnazione ignominiosa e le -esplosioni selvagge — nelle classi dirigenti, invece, c’è l’avversione -verso le innovazioni e la credenza in diritti propri, che rappresentano -una sopravvivenza del tramontato regime feudale. Queste condizioni, -si sa che sono più vive nel mezzogiorno e nelle isole; il settentrione -è stato maggiormente penetrato dalla corrente della vita moderna. Non -tanto, però, da aver modificato sensibilmente la costituzione politica -e intellettuale della maggioranza delle classi dirigenti, rimaste più -reazionarie che sanamente conservatrici. Se n’ebbe la prova, con una -certa sorpresa in molti, in occasione dei moti di Maggio. - -Per quanto lento il movimento politico sociale elevante le classi -lavoratrici, esso allarmava già le classi dirigenti che da un pezzo -manifestavano il rammarico profondo e il pentimento per le meschine -riforme concesse — e specialmente per la riforma elettorale politica -del 1882 ed amministrativa del 1889. - -I moti di Sicilia del 1893-94 manifestarono lo stato d’animo delle -classi dirigenti, le quali perdonarono a Crispi le brutture di cui -era macchiato, in grazia della repressione pronta e severa. Tutto -perdonarono col proprio disdoro a chi aveva iniziato con fortunati -auspici la reazione. - -Venne Abba Garima e fatalmente produsse la Caduta di Crispi; ma caduto -il vessillifero, la reazione dava segni d’impazienza per riprendere la -marcia trionfale interrotta dal disastro africano, nel quale c’era la -complicità innegabile delle classi dirigenti. - -I moti del 1898, perfettamente analoghi, e solo più generali e più -vasti nelle proporzioni di quelli del 1893-94, somministrarono propizia -l’occasione per riprendere l’interrotto movimento reazionario. - -Questi moti da principio furono talmente violenti e si propagarono -con tanta rapidità, che le classi dirigenti ne provarono paura e -sbalordimento, ma rinfrancatesi man mano che il telegrafo dava -notizia delle repressioni riuscite e della buona prova fatta -dall’organizzazione dell’esercito — per la quale trepidarono fortemente -nel momento del richiamo delle classi in congedo — ripresero con -energia compensatrice della breve sosta l’opera malvagiamente -reazionaria interrotta nel 1896. - -Intanto nel mezzogiorno, dove queste classi dirigenti sono meno colte -ed hanno minore coscienza collettiva dei propri interessi e delle -proprie aspirazioni, si applaudiva al governo per la repressione ed -anche la s’invocava più feroce e più continuata, ma venne meno la loro -azione diretta; in Toscana e nella Lombardia, dove supponevasi che le -classi dirigenti dovessero essere più illuminate e più modernamente -conservatrici, invece furono esse gli elementi attivi che presero la -mano al governo centrale e quasi gli imposero la reazione. La loro -attività in tale senso fu in ragione diretta del pericolo da cui si -sentivano minacciate: la perdita del dominio e dell’influenza a causa -dei progressi rapidi della democrazia repubblicana e socialista. - -La reazione, per colorire i propri disegni, si servì della menzogna e -della esagerazione, che le avevano reso eccellenti servizi nel 1893-94. -Allora ai buoni italiani del continente si fece comprendere che in -Sicilia non erano i lavoratori che si movevano, stanchi di vessazioni e -di soprusi e di spogliazione, che non erano i contadini che reclamavano -la terra loro o patti agrari tollerabili se non equi del tutto; ma -che l’isola fosse in aperta insurrezione per attentare all’unità della -nazione ed erigersi a stato indipendente o porsi sotto la protezione -non si sa bene se della Francia, o della Russia: il _trattato di -Bisacquino_ non lo definiva chiaramente. - -Il giuoco riuscito allora fu ripetuto nel 1898; e sino ad un certo -punto con ugual fortuna. Si scrisse che a Napoli si gridava: _Vulimme -ò re nusto!_ cioè il Borbone. Si ripetè che in Lombardia si volesse -costituire lo _Stato di Milano_. - -Di vero c’era questo solo: che a Napoli, come à Milano, il malcontento -era generale e profondo e correvano per la bocca di tutti certi -confronti odiosi. Ma era una menzogna che a Napoli e a Milano il -tumulto avesse una bandiera politica qualsiasi. - -La menzogna poi divenne gigantesca nelle proporzioni date agli -avvenimenti dalle classi dirigenti che volevano sfruttarli -disonestamente; ciò specialmente in Toscana e in Lombardia. Nella mite -e gentile Toscana l’opera dei reazionari sorpassò tutto ciò che era da -attendersi dalla paura folle che imperava sovrana a Palazzo Braschi; -e i reazionari ottennero lo Stato di assedio, in tutte le provincie, -di cui non sentiva il bisogno il Prefetto di Firenze, ch’era pure un -avveduto uomo d’ordine e per soprammercato un generale — l’ex deputato -Sani. Ed a Pisa il Regio Commissario straordinario per la Toscana -arriva a scorgere pericoli dove non ne vedeva il Prefetto Minervini. -Sicchè si ebbe in quei momenti: un Prefetto dimissionario perchè seppe -proclamate misure non chieste dalla salute pubblica; ed un altro -Prefetto punito coll’aspettativa perchè non volle sciogliere delle -associazioni non pericolose e non sovversive! - -I disordini repressi facilmente e rapidamente nel mezzogiorno e -nel centro della penisola non potevano esercitare valida influenza -sull’indirizzo politico dello Stato; l’esercitarono invece e vigorosa -quelli di Milano, esagerati e falsati con impudenza pari alla -persistenza. - -E questi uomini non esitarono a spargere in Italia, per ottenere le -invocate misure, notizie tali, che fecero rinvigorire i tumulti e le -sommosse e crearono pericoli reali non sospettati dagli imprudenti -loro inventori e propalatori! Poco mancò che l’annunzio telegrafico: -_il cannone tuona da otto ore in Milano!_ non provocasse una vera -insurrezione altrove.... - -«I moti di Milano, si affermò nei giornali e nei corridoi allarmati di -Montecitorio, nelle sale di Palazzo Braschi, e in altre più auguste, -non solo mirano ad abbattere le istituzioni, a rompere l’unità -d’Italia; ma costituiscono un attentato contro la stessa civiltà». - -I singoli elementi dovevano essere adeguati al giudizio complessivo -e finale; perciò da un lato si ingigantirono tutti gli episodi che -facevano fede della forza e della organizzazione dell’insurrezione e -dei pericoli conseguenti per lo Stato; dall’altro si somministrarono -altri dettagli paurosi dai quali dovevasi argomentare di che cosa -fossero capaci i barbari moderni, padroni di una città civile e ricca. - -In tal guisa si sospingeva il governo ad una repressione pronta ed -energica sino alla ferocia; e non solo si mirava alla repressione, che -deve durare sintanto che c’è l’imminenza o l’immanenza del pericolo, -come espressione della legittima difesa dello Stato, ma si mirava a -giustificare la reazione permanente come mezzo adatto per distrurre le -cause, che avevano generato i barbari moderni. - -Così si diffusero con amorevole sollecitudine notizie sulle barricate, -sul complotto, sulla uccisione degli alpini, sulle bande svizzere, -sulla resistenza fiera — anche eroica — degli insorti, sulla impedita -partenza dei treni, sulla necessità del cannoneggiamento, sulle case -designate al saccheggio e alla distruzione, sul saccheggio avvenuto di -Palazzo Saporiti, della Cassa di Risparmio, sulla distruzione della -Villa reale di Monza; sui contadini di Corbetta che marciavano su -Milano per vendicare Muzio Mussi; sui contadini bolognesi concentrati -sulle sponde del Po, ecc., ecc. - -Di ciascuno di questi elementi giustificatori della repressione e -della reazione dirò qui rapidamente col vivo rammarico di non poterne -trattare più ampiamente e di non saperne dire in forma artistica, -mescolando il ridicolo colla rampogna, per flagellare gli eroi della -menzogna e della calunnia. - -Comincio cogli atti che dovevano far designare gl’insorti come i nuovi -vandali; e perciò come tanti salvatori della civiltà gli uomini della -reazione. - -L’invenzione più grottesca fu quella delle case designate al saccheggio -e alla devastazione nella nuova San Barthelemy anarchica e socialista -colle lettere rosse — il colore adatto! — _B_ e _F_ che indicavano: -_Bombe_ e _Fuoco_. La notizia corsa per la prima fu delle prime -smentite come un prodotto di una morbosa immaginazione e furono gli -stessi giornali conservatori a constatare l’esistenza delle famose -lettere, che, però, non erano state scritte dai rivoluzionari, ma -dagli agenti della autorità municipale; la _B_ indicava che lì presso -c’era una _bocca di presa_ dell’acqua potabile; la _F_ era un segno pei -lavori di _fognatura_! - -Ebbe sorte più prospera, dal punto di vista degli inventori, la notizia -sul saccheggio della Cassa di Risparmio e del Palazzo Saporiti; la -notizia fu accreditata a Roma e non fu delle minori nel determinare la -proclamazione dello Stato di assedio. Mancava ogni base al saccheggio -della Cassa di Risparmio e la notizia circolò per breve tempo; c’era -qualche lieve indizio per la seconda ed ebbe la sua discussione innanzi -al Tribunale Militare. - -E dal Tribunale Militare si seppe ciò che c’era di vero in questo -episodio disonorevole per gl’insorti di Milano. - -Nel terzo processo il Tribunale Militare si occupò del saccheggio del -Palazzo Saporiti. — Gli accusati erano nove: di due non fu indicata -l’età; sette erano minorenni tra i 14 e i 18 anni; di uno la polizia -dette cattive informazioni e non trova da dire sui precedenti degli -altri. Ben terribili questi saccheggiatori e ben grave dovette essere -la devastazione compiuta! Sentiamo dal processo. - -Un testimonio oculare, il cocchiere di Casa Saporiti, dice che avevano -preso della biancheria... per fare delle barricate. Ma se essi furono -arrestati sui tetti! Palazzo Saporiti è tra i più ricchi di Milano; -fu completamente in mano dei barbari devastatori per alcune ore; ma in -tutto non si accusa che un danno di circa ottomila lire. E fosse vero! -Ascoltiamo un testimonio che vale di più del cocchiere e dei portieri; -per un caso strano, questo testimone è il difensore di ufficio dei -vandali imberbi. Il Barone Di Loreto, capitano dei Lancieri di Firenze, -colla ingenuità di chi non apprese nelle Università il diritto e nelle -aule l’arte oratoria, dice: «Signori giudici! Basta guardare il fisico -e l’aspetto di Molteni e degli altri imputati per convincersi che -non potevano essere devastatori e saccheggiatori. _E poi, il corpo -del reato dov’è?_ L’atto d’accusa parla di gioielli e biancheria -trafugata per il valore di otto e più mila lire, _mentre gl’imputati -al momento del loro arresto non possedevano un oggetto d’oro, un -capo di biancheria, nè altro. Io presi parte alla repressione col mio -squadrone, e stetti fermo presso una barricata per dieci minuti, quando -fummo avvertiti che i tetti erano occupati dai dimostranti_. Dopo i -tre squilli molta gente si ritirò nei Giardini pubblici e molti altri -entrarono in casa Saporiti...» - -È chiaro, dunque, che i _saccheggiatori_ e i devastatori entrarono in -Casa Saporiti per paura; e vi rimasero in trappola. Tentarono fuggire -dal palazzo Richard, ma vennero arrestati. Se vi avessero avuto seco -la _res furtiva_ non avrebbero avuto modo di nasconderla: dal luogo -del saccheggio passarono al cellulare. Non importa: il Tribunale li -condannava; e dà 8 anni di reclusione al Sormani e 2 anni e 6 mesi ad -un Bianchi di quindici anni.... - -Il _saccheggio_ di Casa Saporiti somministra materia per un altro -processo. Si svolge il 26 Luglio e compariscono sullo sgabello.... -tre donne. Su di una concentrasi l’accusa: la Ferrari, che piange -e si dichiara innocente. Una compagna l’accusa di aver preso della -biancheria; l’avv. fiscale è più preciso e tremendo: assicura che prese -stoviglie, bicchieri ed altri oggetti che furono poi distrutti... -La Ferrari insiste, sempre piangendo, di non aver raccolto che dei -fiori.... - -La sventurata poteva essere creduta: fu proprio la _Perseveranza_ -del giorno 8 ad annunziare che le donne misero sossopra i giardini -_divellendo piante e fiori!_ - -Ad ogni modo non prestiamole fede ed ammettiamo ch’essa abbia rubate -tante stoviglie e bicchieri.... quanto ne poteva contenere il suo -grembiale. Anche qui manca la _res furtiva_; ma si conceda che siano -stati bene applicati i due anni e mezzo di reclusione appioppatile dal -Tribunale Militare. - -Si parlò, e ci fu il relativo processo, del saccheggio del gioielliere -Amodeo. Ma il _Corriere della Sera_ (N. 125) dà la spiegazione del -fatto. Corse voce che l’Amodeo avesse ucciso un popolano con un colpo -di revolver. Il colpo fu vero, e il _Corriere_ deplorò l’imprudenza; -ma non fu seguito da saccheggio a scopo di furto, sibbene da tentativo -di devastazione per indignazione. Dei sei accusati, quattro erano -_minorenni_, come risulta dal 56º processo. - -Ebbene: questi fatti e questi processi autorizzano chicchessia ad -atteggiarsi a salvatore della civiltà? In tutte le parti del mondo e -in tutti i tempi si legge di tumulti e di sommosse che non siano stati -accompagnati da reati più numerosi e più gravi? Vi sono operai, dice -Louis Blanc, che la miseria tiene continuamente a disposizione dei casi -imprevisti. - -Per un momento, durante il perturbamento, da paura o da altro men -lodevole motivo si arriva a comprendere che si creda alla menzogna -ed alla esagerazione senza che si metta in dubbio la buona fede di -chi la menzogna divulga; perciò si può essere disposti a perdonare la -_Perseveranza_ del giorno 8 che diceva essere quello degli insorti -programma di _rivoluzione_, di _saccheggio_, di _devastazione_. Ma -tornata la calma si può e si deve essere inesorabili verso chi continua -nel mendacio e nella calunnia. Ed è dopo una settimana circa da che -la repressione è compiuta e la verità si è fatta strada in tutti i -giornali d’Italia che la _Perseveranza_ scrive: «I nostri agitatori -non sdegnano l’appoggio di quegli abbietti per costumi, rotti al vizio -od al delitto, che continuamente escono e rientrano nelle carceri con -fatale intermittenza di delitti e di castighi, e che, mentre non si -mostrano nei momenti di calma, sbucano dall’ombra nei tempi di lotte -cittadine; come non sdegnano l’appoggio di quegli anarchici dallo -stampo francese qualificati per _démolisseurs, ravageurs, barberes de -la Société_» (15 Maggio). E dire che la _Perseveranza_ è l’organo del -filosofo Negri! - - - - -VII. - -LE ISTITUZIONI IN PERICOLO! - - -Il saccheggio e la devastazione di Milano ricca e colta furono -inventati per suscitare l’indignazione contro i barbari contemporanei; -ma queste menzogne forse non erano sufficienti per determinare l’azione -energica del governo. - -Chi poteva assicurare che al Ministero stessero proprio a cuore -gl’interessi delle civiltà! Bisognava creare il pericolo delle -istituzioni; inventare, perciò, o esagerare le forze e la resistenza -dei tumultuanti. Presto fatto: donne e bambini, uomini inermi furono -tramutati in combattenti, cui _onestamente_ accordossi anche l’eroismo, -che faceva comodo. - -Analizziamo le creazioni dei denunziatori della pericolosa insurrezione -di Milano. Ecco un primo gruppo di notizie assolutamente fantastiche: -gli alpini uccisi, una compagnia disarmata, gli studenti di Pavia in -marcia sopra Milano, ecc., ecc. - -Di alpini uccisi si seppe a Palazzo Braschi e nei corridoi di -Montecitorio; ma, malauguratamente per coloro cui faceva comodo il -grave fatto, nulla se ne seppe a Milano. I becchini non poterono -trovare, tra i cadaveri dei cittadini massacrati, alcun soldato alpino -ucciso dai tumultuanti, così del pari i superiori non poterono prender -conoscenza di alcuna compagnia disarmata; come la cavalleria mandata -in perlustrazione fuori Milano, le truppe appiattate nelle cascine non -poterono sorprendere in marcia i _duemila_ studenti armati di Pavia. -Sperossi di trovarne qualcuno travestito da cappuccino; ma le barbe dei -frati arrestati dopo la breccia erano barbe autentiche.... - -E si passi sopra ai diversi strombazzati assalti della stazione, alla -complicità dei ferrovieri per impedire la partenza dei treni: in grazia -della esagerazione della confusione, che doveva esservi in una stazione -di città cannoneggiata, si ha almeno la soddisfazione di cogliere -una preziosa confessione dalla bocca della _Perseveranza_. Eccola: -«Insistente era la voce della sommossa alla stazione, con demolizione -della tettoia, sciopero dei ferrovieri, arresti, fuoco, vittime. Quando -ieri — il 9 — ci recammo alla stazione per assumere informazioni, -trovammo l’ex onor. Zavattari che si affannava a persuadere gli -increduli — increduli anche sul posto! — che nulla, nulla era -succeduto. Tutti i treni andavano e venivano regolarmente, tranne, -come era noto dal giorno precedente, quelli della linea Alessandria -in seguito anche ai fatti di P. Genova e di P. Ticinese di ieri -l’altro. Però la stazione e il difuori erano garantiti dalla truppa. -_Dobbiamo una parola di elogio ai facchini della stazione — il seguito -dello Zavattari_ — che si prestarono coi migliori modi ad assistere i -forestieri in arrivo, specialmente alla sera, quando non c’erano più nè -vetture, nè omnibus. Non ostante l’ora tarda, parecchi accompagnarono i -forestieri agli alberghi». (_N. del 10 Maggio_). - -Pare, dunque, che Zavattari si sia adoperato efficacemente per il -mantenimento dell’ordine; per ciò, forse, fu arrestato e condotto -innanzi al Tribunale militare, che — _incredibile dictu!_ — lo -assolvette non ostante il suo riaffermato repubblicanesimo. - -Ma se fin qui siamo di fronte al fantastico, entriamo nel campo -della realtà colle _Bande svizzere_, colla complicità di Cipriani ed -un po’ anche — come nel _Trattato di Bisacquino_ — della Francia: -l’ingrediente necessario per fare effetto sulla immaginazione dei -_patrioti_. - -A tumulti finiti — si badi bene — scrivono da Torino alla diligente -e onesta _Perseveranza_. «_Voci dall’estero assai esplicite_. — Mi si -afferma da _persona autorevole_ che a Parigi si sapeva quanto doveva -succedere a Milano, dove la preparazione alla sommossa era stata ideata -e condotta abilmente da qualcuno di coloro i quali o vennero arrestati -in flagrante, oppure presero il largo. Pare che anche il Cipriani non -ignorasse ogni cosa, ma che egli abbia consigliato o sconsigliato, -ignoro perchè non mi si volle, o non mi si seppe dir di più. Certo -la miccia venne accesa a Bari e percorse tutta linea ascendente fino -a Milano, lasciando nello scoppio parecchi strascichi e numerosi -addentellati a nuovi incendi ovunque il malcontento, la miseria, la -corruzione, la malvagità trovavano buona presa davanti il sonno delle -cosidette Autorità di vigilanza e di tutela dell’ordine pubblico». (_N. -del 15 Maggio_)[11]. - -Tutto questo sarebbe stato grave... se fosse stato vero. Non lo era; -e a quali innocenti, anzi miserevoli proporzioni si riducesse la -partecipazione dell’indispensabile Cipriani lo si apprese dal processo -dei giornalisti: allo scambio di poche parole tra Carlo Romussi e il -valoroso di Domokos nel passare da Milano per ritornare in Francia. - -Ma chi può negare l’esistenza delle bande d’insorti italiani, che -dovevano calare dalla Svizzera sopra Milano? - -Le avevano organizzate l’on. Rondani e gli altri rifugiati in Lugano, -Lausanne ecc; l’on Morgari aveva valicato il confine per condurle -in Italia; l’_Agenzia Stefani_ le aveva annunziate; tutta la stampa -monarchica aveva protestato energicamente contro l’indegna repubblica -elvetica, che non sapeva esercitare i suoi doveri di buon vicinato. -È l’_Opinione_ di Roma — l’ufficiosa di tutti i ministeri — che dà il -monito alla Svizzera; e Visconti Venosta rincara la dose con una _nota_ -diplomatica. - -Quanti erano gl’italiani delle bande? dove erano indirizzati? La stampa -monarchica non esitò a valutarne le forze: da 500 a 5000; indicò la -direzione o meglio la meta precisa: Milano. Questo è certo: le bande -non penetrarono in Italia e non furono arrestate nemmeno dall’esercito, -che in forza discreta venne scaglionato al confine per impedire -l’entrata di questo pericoloso contrabbando. - -In questa creazione delle bande svizzere c’era un nocciolo di verità, -che fu ridotto alle sue giuste proporzioni sopratutto dalle risultanze -processuali e dalle testimonianze delle autorità federali e cantonali — -Camuzzi, Bernasconi, Primavesi e Rupa. — Le notizie false ed esagerate -sugli avvenimenti di Milano avevano messo il fermento nella numerosa -colonia italiana in Isvizzera; i primi esaltati socialisti — poco più -di un centinaio — mossero verso il confine; vi arrivarono in _dieci_; -non avevano nè armi nè denaro; mancavano di pane e di vestiti... -(_Deposizione del Consigliere di Appello Primavesi, giudice istruttore -in Lugano_. Udienza del 29 Luglio). Verso il confine potevano arrivare -più numerosi; ma ciò fu impedito dai telegrammi, dalle lettere, dai -consigli e dalle preghiere degli on. Morgari e Rondani e dell’avv. -Tanzi. Rondani e Tanzi rimasero in Isvizzera. Morgari rientra in -Italia, di nulla diffidando come chi ha coscienza di aver fatto -doverosa opera di pace; ma n’è punito col carcere preventivo e col -processo e dovette sentirsi ascrivere a colpa dal Tribunale Militare -l’influenza esercitata nello scongiurare un tentativo d’invasione. -Punito come Zavattari! - -E siamo alle barricate. L’Italia e l’Europa seppero che a Milano i -tumulti si erano trasformati in vera rivoluzione; tanto che vi erano -sorte le barricate come a Palermo nel 1860 e 1866; come a Vienna, a -Parigi, a Berlino, nella stessa Milano nel 1848 ecc. - -La notizia, se anche vera nella sua essenza, non doveva lasciarsi -circolare perchè non poteva non esercitare una influenza eccitatrice; e -il governo che sopprimeva giornali e telegrammi che dicevano la verità -poteva impedire la trasmissione dei dettagli di queste barricate; -doveva almeno ridurle a quello che erano in realtà. Che fosse -necessaria la riduzione è evidente. - -Si sa dalla breve cronaca che barricate erano sorte in vari punti -della città e nei tre giorni di conflitto. Stando al _Corriere della -Sera_ (N. 125) rinforzato dalla _Perseveranza_, queste barricate -dovevano essere una cosa molto seria la cui espugnazione avrebbe dovuto -costare molto sangue alla truppa, se fossero state il prodotto _di una -rivolta preparata con tutta la calma, mentre la truppa era impegnata -in altri punti della città_ e non l’episodio di un tumulto improvviso. -Queste barricate costituivano, secondo i giornali delle reazioni, una -_fortezza_ nel punto in cui s’incontrano corso Garibaldi, via Moscova e -via Statuto; e ne avevano altre di _rinforzo_ in altre vie collaterali. -E la _Perseveranza_ del giorno 8 scrisse che il giorno precedente -soltanto a Porta Garibaldi vi furono tredici barricate _sapientemente_ -costrutte e _tenacemente_ difese. - -Chi conosce la storia delle barricate vere nelle varie rivoluzioni di -Europa si attende uno svolgimento tragico. E ci fu la tragedia; molti -cittadini lasciarono la vita o furono feriti _presso_ le barricate; non -ve la lasciò alcun soldato o ufficiale. - -Un criterio veramente infallibile sulla entità di queste barricate -l’abbiamo nei processi e nelle condanne del Tribunale Militare. Il -31º processo, ad esempio, per le barricate, per così dire premeditate -— quelle del _Corriere_ — di Corso Garibaldi e Via Moscova avrebbe -dovuto presentare il maggiore interesse e i più gravi accusati. Invece -tra i quindici condannati la maggiore pena inflitta fu di un anno e -mezzo di reclusione. Una vera miseria per difensori di barricate, che -si suppongono presi colle armi in mano; ai preparatori ideali della -insurrezione si appiopparono sei, dieci, quindici anni di reclusione! - -Non a Milano soltanto, ma dapertutto le risultanze processuali sono -riuscite a smentire le menzogne della polizia sulla gravità dei fatti. -Così i _delitti_ dei cittadini di Sesto Fiorentino, che condussero ad -altro piccolo massacro, furono così terribili, che le pene inflitte -ai colpevoli dal Tribunale militare di Firenze non raggiunsero i _sei -mesi_ di carcere! - -La verità è diversa da quella che si vorrebbe dare ad intendere per il -decoro e per la serietà dei conservatori, dei generali e dei Ministri -del regno d’Italia. Queste famose barricate non rappresentano che -una specie di esercizio sportivo dei ragazzi e dei dimostranti; erano -poco consistenti e mancavano del requisito principale: mancavano di -difensori. Si espugnavano senza alcun pericolo, senza fucilate e senza -cannonate: a colpi di scudiscio. Erano una parata da teatro che non -meritava il sangue di cui furono bagnate. Se i processi e le pene non -bastassero per giustificare questo giudizio, ci sarebbe una prova -strana — in un certo senso anche umiliante: furono tranquillamente -fotografate e dalla parte, naturalmente, nella quale stavano gli -assalitori.... - -Veniamo all’ultima invenzione sbalorditoia: alla resistenza degli -insorti ed alla breccia aperta nel Convento dei Cappuccini. - -Per giustificare questo ignominioso episodio, s’inventarono rivoltosi -e combattenti all’Acquabella e altrove. Nello stesso intento la -_Perseveranza_ del giorno 10 Maggio narrò che uno squadrone del -reggimento cavalleria Milano, appena arrivato da Lodi, veniva lanciato -fuori Porta Monforte e riusciva a prendere alle spalle un _gruppo di -riottosi, intimando la resa, minacciando la carica colle lance_; e il -gruppo si arrese: i 150 circa, che lo componevano, erano la =più parte -armati di rivoltella e altri di coltello=; Falso, falso, falso! - -Affare grosso quello dei Cappuccini! Infatti, dice la _Perseveranza_, -gl’insorti, inseguiti lungo i bastioni, continuarono a sparare e -ripararono nel Convento dei Cappuccini invadendolo e _trincerandovisi -fortemente. La truppa dovette snidarli mediante un vigoroso fuoco -di fucileria. I soldati poterono accerchiare l’edifizio e la chiesa -attigua. Furono circuiti e_ =arrestati tutti i combattenti, che non -riuscirono a salvarsi=. - -Qui siamo in piena e vergognosa menzogna. Qui, come alle barricate, -mancarono gl’insorti e i difensori dell’improvvisata fortezza; in loro -vece c’erano frati caritatevoli, che vennero arrestati in vent’otto, -e vecchi e vecchie mendicanti che erano andati a prendere la loro -scodella di minestra e vi trovarono la morte. - -La menzogna vergognosa viene confessata a denti stretti dal _Corriere -della Sera_ (N. 128); più dettagliatamente dalla _Perseveranza_ (giorno -11) che sente il rimorso delle precedenti affermazioni e, forse, voleva -farsi perdonare dai suoi buoni amici di una volta, i clericali. _La -Perseveranza_ ci narra che la truppa _ignorava_ (_!?_) l’esistenza del -convento e che si allarmò del movimento attorno al cancello — ed erano -i poveri che atterriti dalle fucilate cercavano riparo in luogo, che, -scioccamente, ritenevano sacro — ed aprì la breccia a colpi di cannone; -è la _Perseveranza_ che ci narra che il Padre Isaia venne arrestato e -_ferito_ — avrà ricevuto una medaglia il valoroso che lo ferì? — mentre -lavava una ferita ad una vecchia....; è la _Perseveranza_ che riproduce -dalla _Lega Lombarda_ la notizia della sorpresa che fece allibire il -Prefetto Winspeare quando si trovò dinanzi quegli strani prigionieri: i -frati cappuccini e i vecchi mendicanti! - -Questo episodio dei Cappuccini di Monforte fu tanto enorme che -l’Autorità Militare ordinò un’inchiesta; la quale dovette _spiegare_ -l’errore di chi ordinò il fuoco e la breccia, ma non potè fare a meno -di condurre alla liberazione dei poveri frati — avvenuta il 15 Maggio — -che devono solo alle loro condizioni se non ricevettero i loro anni di -reclusione anzichè le scuse umilianti di tutte le autorità. In questa -liberazione sta, però, l’implicita condanna di autorità militari, -che si mostrarono deficienti di tutto — specialmente di prudenza, di -umanità e d’intelligenza — e che completarono i trofei raccolti nei -giorni precedenti raccogliendo larga messe d’infamia e di ridicolo: -infamia per avere ucciso dei poveri in cerca di pane; ridicolo per -avere aperto la breccia in un inerme e pacifico convento, con cannonate -che sono degne di essere messe alla pari con quelle contro i bovi del -pozzo di Tata nella _gloriosa_ campagna contro Re Giovanni nel 1887. - -Riassumo. La cronaca e le poche considerazioni esposte in questo -capitolo dimostrano che cosa fosse la pericolosa insurrezione di -Milano. Ci sono ancora altre prove schiaccianti contro coloro che -inventarono pericoli inesistenti o li centuplicarono. - -Queste prove vengono somministrate: dal numero dei morti e dei feriti -tra i combattenti; dalla natura della morte e delle ferite tra le -truppe; dalla condizione delle vittime tra i cittadini. - -Con insistenza meravigliosa, nella cronaca delle luttuose giornate -di Maggio, dai giornali si narra di fucilate e di colpi di revolver -partiti dalle barricate e dalle finestre delle case vicine. Ma da -tutti i processi non si potè apprendere che nelle case immediatamente -visitate dalla polizia e dai soldati si siano trovate armi da fuoco -e combattenti. Se combattenti colle armi in mano si fossero trovati -sarebbero stati certamente fucilati. E non mancava l’animo al generale -Bava Beccaris di farli fucilare — a lui che avrebbe già voluto far -passare per le armi l’onor. De Andreis, cui si trovò in tasca un -terribile esplodente: un progetto per la illuminazione elettrica. - -L’inchiesta sulla breccia dei Cappuccini avrebbe dovuto condurre alla -scoperta di queste case, che davano asilo agli insorti omicidi — di -queste case cui il Regio Commissario straordinario consacrò uno dei -tanti suoi balordi proclami. - -Ma guardate, fatalità: durante l’assalto dei Cappuccini si va ad -esplorare una casa dalla quale si supponeva che si fosse sparato; e in -quella stessa casa si conduce, per farlo curare, un ufficiale ferito -in via Moscova! Almeno a Napoli trovarono da condannare la disgraziata -complice di uno studente, che sparò da una casa, ma che fu assolto... -per non provato reato. A Milano nulla! - -Se gli insorti spararono per tre giorni di seguito in tanti punti, tra -i soldati avrebbero dovuto essere numerosi i morti e i feriti per arma -da fuoco. Ma la forza non ebbe che due morti; la guardia di Pubblica -Sicurezza Viola e il soldato Grazia Antonio Tommazzetti. Il primo -venne ucciso da una scarica della truppa; il secondo _non si sa_ (_?!_) -_se venne ucciso per arma da fuoco o per una caduta di comignolo sul -capo_. Così il _Corriere della Sera_ (N. 130). C’è anche chi afferma, -che venne ucciso da un ufficiale perchè negavasi di far fuoco contro i -cittadini; ma la voce non è accreditata. - -Di più. Il _Corriere_ dà nello stesso numero l’elenco nominativo dei -soldati ed ufficiali raccolti negli ospedali militari; tra ventidue -feriti, _due_ soli lo furono per arma da fuoco; _tre_ da coltello; gli -altri presentano ferite lacero-contuse o semplici leggere contusioni. -Le lesioni più gravi sono per rottura dei malleoli per caduta dal -cavallo. E chi garantisce che i _cinque_ non feriti da arma contundente -non siano vittime dei colpi della forza, che sparava e caricava -all’impazzata? C’è da sospettarlo: il _Corriere_ (N. 132) infatti -constata che il soldato Malinverni ferito da arma da taglio _lo fu -dalla bajonetta di un commilitone_ contro il quale urtò accidentalmente -nel parapiglia! - -Non ci potevano essere, come non ci furono, feriti d’arma da fuoco e -da taglio tra i soldati perchè i terribili insorti di Milano — donne e -fanciulli in massima parte — possedevano ben curiose e allegre armi. -Il _Corriere_, la _Perseveranza_ e gli altri giornali non videro che -cappelli, fazzoletti, bastoni.... e sciabole di legno da bambini. -Contro la forza furono scagliati sassi e — inorridite! — un pajo di -scarpe. - -E che in Milano ci fossero armi più serie lo si vide dal numero dei -fucili che vennero portati al Comando Militare quando venne l’ordine -del disarmo. - -Ma siccome giornali ed autorità parlano con tanta insistenza di colpi -di arma da fuoco.... che per tre giorni di seguito in molti punti non -ammazzano nè feriscono, bisogna ricorrere ad una curiosa ipotesi: che -gl’insorti sparassero a polvere, per intimorire la forza e costringerla -a retrocedere amichevolmente. Ma non erano a polvere, però, i colpi di -fucili e di cannone sparati dalle truppe; se ne ha la prova dolorosa -nella loro micidialità. Intorno al numero dei morti corsero — anche -sulla _Tribuna_ — delle esagerazioni: si parlò di 800, di 300 morti. -Accettiamo la cifra officiale, benchè ancora discussa: circa 80 morti e -450 feriti. - -Se gli uccisi, se i feriti fossero stati insorti veri, anche se -armati di scarpe o di sciabole di legno, avrebbero meritato la -loro sorte; ma invece «alla statistica dei feriti e dei morti hanno -dato una straordinaria percentuale i _curiosi_, gl’_imprudenti_, i -_disgraziati_....» Questa la confessione del _Corriere della Sera_ (N. -127). La _Lombardia_ (N. 126) riferì il giudizio di un professionista -indignato che nel sobborgo S. Gottardo si fosse sparato non contro -bande di rivoltosi, ma contro casigliani _endimanchés_ =curiosi= e che -non sapevano stare in casa in un giorno di primavera. E le cannonate? -Non è vero, dice lo stesso professionista, che quelle a mitraglia -siano state precedute da quelle a polvere; o almeno l’intervallo di -pochi minuti tra le une e le altre toglieva qualunque significato -di avvertimento alle ultime. Che più? È la stessa _Perseveranza_ che -riconosce che sparasi contro le finestre dalle quali affacciavansi, -_curiosi_; e aggiunge che a Porta Garibaldi, a Porta Ticinese, a Porta -Genova, a Porta Vittoria, specialmente sul corso Loreto, tratto tratto -le truppe dovevano far fuoco _per disperdere i curiosi_! (Numero del -giorno 10 Maggio). La _ferocia_ dei combattenti di cui ci dettero -notizia gli organi del Regio Commissario era tale che.... _assistevano -i soldati caduti_. Ce lo fece sapere la _Perseveranza_ del giorno 8. In -Italia, in questo triste quarto d’ora, non è lecito commentare come si -dovrebbe l’insieme di queste note sull’_insurrezione_ di Milano; sarà -lecito almeno di rilevare che dalle medesime risulta non essere stato -mai in pericolo nel maggio 1898, nè la civiltà, nè le istituzioni; se -pericoli corsero, nella peggiore delle ipotesi, l’una e le altre lo -devono ai rappresentanti dell’ordine, i quali vollero ed eseguirono una -carneficina non necessaria; e in politica niente è così disastroso e -deplorevole quanto ciò che è inutile. - -In Parlamento e fuori, coloro che difesero l’uccisione di oltre -centocinquanta cittadini ed il ferimento di oltre un paio di migliaia, -dissero, per attenuare la responsabilità degli omicidi, che lo Stato -aveva agito per _legittima difesa_; ora, pur essendo generosi, non -si può accordare che l’_eccesso di difesa_, che va sempre punita. La -punizione verrà; ma dal Tribunale della Storia. - - - - -VIII. - -L’OPERA DELLA REAZIONE - - -Qualunque sia stata l’importanza dei tumulti della primavera del 1898 -e siano state anche semplicemente _sportive_ le barricate costruite -in Milano e tentate pure in Faenza, a nessuno verrà in mente di negare -al governo il diritto e il dovere di ristabilire l’ordine, che — bene -inteso — è condizione vera di progresso e di libertà ad un tempo. -S’intende perciò la repressione immediata, anche se riesca a ferire -interessi legittimi e sentimenti alti e rispettabili; ma se ne deve -discutere la misura. E nessuno dei pari vorrà negare la convenienza, -la necessità anzi, di questa discussione; poichè in politica l’assoluto -non esiste e la misura è tutto. - -Se la repressione si arresta appena cessata la sua urgente indicazione, -quella troverà poche censure e solleverà poche e fiacche proteste. -Se la repressione continua quando è cessato il pericolo che la impose -allo Stato, in nome del preteso diritto di legittima difesa, diviene -reazione, che toglie a pretesto le sommosse e non si propone soltanto -il ristabilimento dell’ordine. - -Ancora: Della misura, e perciò della legittimità della repressione, si -potrà opportunamente giudicare in seguito alla esatta valutazione dei -fatti che la determinarono e delle cause di ogni specie che suscitarono -i fatti stessi. - -Questa conoscenza è indispensabile non solo per assegnare le rispettive -responsabilità, ma anche per giudicare e prevedere quale sarà la -efficacia dei provvedimenti presi — se riusciranno a mantenere -lungamente quell’ordine che sta, almeno in apparenza, in cima dei -pensieri dei governanti; e ad impedire, a più o meno lunga scadenza, la -ripresentazione dei tumulti. - -La semplice cronaca ci ha fatto già conoscere quale sia stata la -loro entità; meglio e più completamente l’apprezzeremo al lume delle -risultanze dei processi. Le quali saranno tanto più significative -inquantochè i processi furono istruiti col minimo di regolarità -procedurale e di garanzia nella difesa dei presunti rei e col massimo -di severità nei giudici eccezionali, che conobbero e giudicarono dei -reati. Queste risultanze, quindi, potranno peccare per eccesso; ma non -si potrà sospettare che presentino attenuata la gravità dei fatti. Si -può presumere anche la esagerazione, perchè in questa sta il tentativo, -l’unica speranza di giustificazione della condotta del governo e -delle classi dirigenti che lo inspirarono e spronarono nell’azione -repressiva[12]. - -Senza anticipare le risultanze processuali e il giudizio che potrà -desumersi dalla conoscenza delle cause delle sommosse, per ora -continueremo la cronaca della repressione, mettendone in evidenza -alcuni dettagli che servono a gettare sprazzi di viva luce sull’indole -dell’azione del governo e delle classi dirigenti. - -Nelle Puglie, dove i tumulti assunsero gravi proporzioni e furono -accompagnati da episodi selvaggi, come quelli di Minervino-Murge, la -repressione fu breve e non uscì dai limiti del dovere e del diritto -di ogni governo di garantire a tutti l’ordine. Fu in parte merito del -Generale Pelloux di non avere trasmodato; in gran parte si deve alla -mancanza di stimolo da parte delle classi dirigenti che non sentono -alcun pericolo politico e si accontentano dell’ordine materiale. - -Mancavano le ragioni di provvedimenti che uscissero dall’ordinario -a Napoli e nella sua provincia; dove la repressione pronta ed -energica e non duratura al di là della durata degli insignificanti -tumulti sarebbe stata più che sufficiente. La proclamazione dello -stato d’assedio e la istituzione dei tribunali di guerra, quindi, -vennero giudicate intempestive, capricciose, suggerite da preconcetti -politici e da ricordi recenti — dal ricordo delle scene dolorose -dell’Agosto 1893. Il lusso di cannoni e di cavalleria nelle piazze e -nelle strade di Napoli, anche prima che venisse proclamato lo stato -d’assedio, venne interpretato come un espediente, pericoloso sempre, -per mascherare l’intrinseca e reale debolezza militare del governo. I -provvedimenti, infine, furono tanto sproporzionati al pericolo temuto, -che fu possibile sospettare che essi siano stati presi in odio ad una -persona e ad un giornale invisi all’onor. marchese Di Rudinì e che -non si potevano colpire sotto l’impero delle leggi ordinarie. Enunzio -l’ipotesi, perchè più volte e da più parti ripetuta, senza nascondere -che per quanto poca stima si abbia e per quanto poco stimabili -siano i governanti italiani, essa non sembra credibile. Comunque, mi -piace constatare che a Napoli, come nelle Puglie, mancò sul governo -la pressione delle classi dirigenti in favore di una repressione -trasmodante ed a suo onore ricordo, che il sindaco di Napoli, Marchese -di Campolattaro, insistette presso il Ministero affinchè lo stato -d’assedio, innocuo ed inavvertito per la cittadinanza, dannoso a -quanti vivono dei numerosi forestieri e pericoloso solo pei Tribunali -militari, venisse tolto al più presto possibile. - -Altrettanto ingiustificato fu lo stato d’assedio in Firenze e in tutta -la Toscana; odioso perchè fatto nell’interesse di una classe, o meglio -di una ristretta casta. - -Della assoluta mancanza di necessità dello stato dì assedio nella -Toscana si ha la prova nella narrazione e nei commenti ai fatti che -dette la _Nazione_, l’organo massimo dei conservatori toscani e che -combatteva il Ministero Di Rudinì, perchè fiacco verso i partiti -sovversivi; dei quali anzi lo diceva complice più o meno cosciente. La -prova irrefragabile sta poi in questo: l’autorità politica che doveva -giudicare sulla convenienza del provvedimento, il Prefetto di Firenze, -nulla ne seppe ed apprese il decreto che lo esautorava e gli sostituiva -un Regio Commissario straordinario, dal proclama che lesse uscendo da -Palazzo Riccardi. Ed il prefetto era un militare ed un accorto uomo -politico: il generale Sani. Questo episodio, che non ha precedenti, -viene completato dalla punizione inflitta al comm. Minervini, Prefetto -di Pisa, perchè si era rifiutato di sciogliere alcune società innocue -che mai erano uscite dall’orbita della legalità; scioglimento imposto -dal Generale Heusch in un momento di morboso furore reazionario. - -A Firenze e in Toscana lo stato d’assedio e i conseguenti Tribunali -militari, non giudicati necessari dalle autorità politiche locali, -le sole competenti sulle misure opportune e sconsigliati dagli onor. -Nicolini e Brunicardi, vennero chiesti ed ottenuti, dalle consorterie -politiche locali, verso le quali il Ministero Di Rudinì, nella folle -preoccupazione di superare in energia Francesco Crispi, ebbe il torto -imperdonabile di mostrarsi condiscendente[13]. - -Lo stesso avvenne a Milano ed in Lombardia; dove almeno il Prefetto -ed il generale comandante la direzione chiesero il provvedimento -eccezionale, ma non fu concesso se non in seguito a telegramma del -sindaco della capitale morale ed alle pressioni esercitate sul governo -da una frazione del partito conservatore lombardo. I fatti di via Napo -Torriani del giorno sei, cagionati più che altro dalla imprudenza -e dalla cocciutaggine della questura, non avrebbero mai potuto -giustificare la proclamazione dello stato d’assedio in una città come -Milano; e l’insieme degli avvenimenti autorizza a sospettare poscia -che la continuazione dei tumulti, sino alla breccia tragicocomica -aperta nel convento dei Cappuccini, furono se non voluti e provocati, -come qualcuno si arrischia a dire, certo comodi e ben venuti per dare -parvenza di opportunità a misure eccessive e deplorevoli. - -I mezzi adoperati dai conservatori toscani e da quelli Lombardi per -trascinare il governo, bendisposto a lasciarsi trascinare, furono -identici: la calunnia e l’esagerazione. Ma quest’ultima può trovare -scusa nella paura grande e nei minacciati interessi; non la prima. Nel -calunniare gli avversari e nell’esagerare i fatti, alcuni e qualche -giornale non conobbero limiti di decenza: si vide la _Perseveranza_ -farsi la denunziatrice sfacciata dei giornali democratici, -fraintendendo, sino a disonorarlo, l’ufficio della stampa[14]. - -Per singolare coincidenza, in due scritti — l’uno pubblicato a Firenze -ed attribuito al Generale Sani o per lo meno da lui inspirato; -e l’altro a Ginevra da un profugo — dei gruppi, delle caste, se -non delle classi che spinsero maggiormente il governo italiano ad -oltrepassare la repressione per abbandonarsi nelle braccia di una -reazione rabbiosa, si danno note psicologiche caratteristiche, che -si rassomigliano meravigliosamente. Della consorteria di Firenze, che -invocò ed ottenne lo stato di assedio, si dice: che manca d’ideale, che -accetta la dinastia sabauda come accetterebbe qualunque altra; e che -nella monarchia vede un _mezzo_ per mantenere a se stessa il primato -in tutte le faccende pubbliche, a scopo di lucro più che altro[15]. -Il profugo di Ginevra scrive che i conservatori lombardi, in fondo, -sono rimasti quello che erano gli aristocratici ai tempi di Parini -e che pochi — nella _Costituzionale_ di Milano non arrivarono che a -novanta in circostanze solenni — ma arditi, sotto la guida del Senatore -Negri, vollero non la repressione dei tumulti, ma la vera reazione per -mantenersi al potere. In Toscana, come in Lombardia, questi gruppi di -uomini, queste consorterie, agirono energicamente perchè si sentivano -vicini a perdere ogni influenza ed ogni supremazia: la democrazia -batteva alle porte e stava per entrare nelle loro cittadelle[16]. - -Si comprende perciò che questi interessati promotori della repressione -energica al di là delle esigenze di una savia politica, abbiamo visto -con favore i tumulti ed abbiano inventato essi stessi il _complotto_, -di cui si dirà in appresso. Per loro, come ingenuamente confessò un -giornale di Genova, la reazione non era temuta, ma _sospirata_[17]. - -Non spenderò parole per stigmatizzare gl’intenti e i mezzi adoperati -da queste consorterie per conseguirli e i pericoli che creano pei -popoli e pei governi; meglio delle parole servirà la esposizione dei -fatti. La loro opera, sommariamente, la farò giudicare da Carlo Luigi -Farini, che scrivendo delle _sette_ dei suoi tempi — specialmente -delle reazionarie — parve anticipare la fotografia e il giudizio sulle -contemporanee. «I governi che istituiscono _sette_ governative o ne -accettano gli aiuti, scrisse il celebre moderato romagnolo, vengono a -termine di quegli individui, i quali essendo istitutori o direttori -delle _sette_ di opposizione, invece di guidarle ne sono guidati, e -costretti ad operare, buono o mal grado a posta di quelle. Nessuna -idea è più autopetica all’idea di governo, quanto l’idea di _sette_. -Governare vale ed importa moderare l’umana associazione a vantaggio -dei più, secondo gli eterni principii della giustizia e della ragione: -far _setta_ vale ed importa imporre ai più le opinioni, le volontà, -le passioni dei meno, cioè sragionare, scapestrare sovente, sgovernare -sempre; le _sette_ governative hanno poi questo peggiore sconcio, che -trascinando il governo ad operare ingiustizia, attentano al principio -morale dell’autorità, e la rendono così esosa, che gli uomini non la -considerano altrimenti come una necessaria tutrice e moderatrice, -ma come una nemica da invigilare con istudio e guerreggiare con -perseveranza»[18]. - -È logico e naturale che dove più intensa fu l’opera delle _sette_ per -trascinare il governo alla reazione, ivi più clamorose siano state -le manifestazioni e gli atti di grazia perchè scongiurati i pretesi -pericoli corsi dalla patria e dalla civiltà — cioè dai loro interessi. - -A Milano, perciò, non appena cessato il primo periodo della reazione -— quello della repressione sanguinosa — si assiste ad un nauseante -scambio di ringraziamenti e di congratulazioni che ricorda lo -spettacolo vergognoso dei tempi peggiori del servilismo e della -tirannide. La deputazione provinciale, il consiglio comunale di Milano, -alcune associazioni politiche mandarono al generale Bava Beccaris -indirizzi traboccanti di riconoscenza, nei quali l’esagerazione e la -menzogna colle forme di rettorica sbilenca arrivano alle lodi smaccate -per la _energia_, per la _intelligenza, per gli elevati intendimenti -civili e patriottici_ spiegati nel salvare Milano dal _saccheggio_ e -dall’_anarchia_, e nel conservare all’Italia le _gloriose istituzioni -vigenti_[19]. - -Della sincerità e del valore delle manifestazioni di una parte delle -classi dirigenti lombarde molti dubitano ricordando che rettoricume -analogo venne adoperato sotto l’Austria e in favore dei generali che -salvarono le istituzioni di allora contro coloro che, complessivamente, -sono i governanti di oggi. La storia somministra parecchi esempi -degradanti di questo invertimento di parti e di questi trapassi -repentini dalla condanna all’apoteosi, e viceversa. Checchè ne sia -della sincerità della riconoscenza manifestata è, però, assai probabile -che un militare, ignorante le vicende della storia, l’abbia accettata -come oro di coppella e si sia lasciato suggestionare sino a dirigere -all’esercito quest’ordine del giorno, che costitusce l’esaltamento più -caloroso dell’opera propria: - - «_Ufficiali, sott’ufficiali e soldati, funzionari ed agenti di - Pubblica Sicurezza_. - - «In questi tristissimi giorni, non badando nè a fatiche nè a - disagi, voi avete reso un grande servizio al Re, alla Patria, alla - Civiltà. - - «Per opera vostra la pace è restituita a questa grande Metropoli, - la quale 50 anni or sono, per virtù, per valore e per concordia di - tutti i suoi cittadini, seppe risorgere a libera vita. - - «I malvagi di ogni partito, concordi nel folle intento di - sovvertire le Istituzioni e disfare l’Italia, l’avrebbero - ripiombata in una servitù peggiore della prima. - - «Voi l’avete impedito: nel nome del Re e della Patria vi ringrazio. - - «Milano, 11 Maggio 1898. - - «_Il regio Commissario Straordinario_ - - Tenente generale F. BAVA BECCARIS.» - -L’esagerazione interessata, la vera ubbriacatura locale, infine, spiega -come e perchè si abbia perduto l’esatta percezione degli avvenimenti a -Roma e fa anche supporre la buona fede nei Ministri, che distribuirono -medaglie ed onorificenze in numero sbalorditivo e suggerirono al Re -questo telegramma, di cui a loro resta tutta la responsabilità: - - «_Roma, addì 6 giugno 1898 — ore 21,20._ - - «Ho preso in esame la proposta delle ricompense presentatemi dal - ministro della guerra a favore delle truppe da lei dipendenti e - col darvi la mia approvazione fui lieto e orgoglioso di onorare la - virtù di disciplina, abnegazione e valore di cui esse offersero - mirabile esempio. A Lei poi personalmente volli conferire di - _motu proprio_ la Croce di Grand’ufficiale dell’ordine militare - di Savoia, per rimeritare il grande servizio che Ella rese alle - _istituzioni_ ed alla _civiltà_ e perchè Le attesti col mio affetto - la riconoscenza mia e della Patria. - - «UMBERTO». - -Dinanzi a questo lusso di ringraziamenti, di lodi e di ricompense, -saremmo curiosi di conoscere quali severe parole dovrebbe adoperare -l’onorevole Deputato Franchetti, che altra volta si scandalizzò -— consenziente l’on. Pelloux allora ministro della Guerra — delle -numerose ricompense accordate per la cosidetta battaglia di Coatit, -e nelle quali non esitò a scorgere «sintomi, nei gradi supremi -dell’esercito, di stanchezza, di rilassatezza nell’apprezzare l’ideale -militare, di disinteressamento da quegli interessi alti, il cui -complesso, costituisce appunto la forza militare della nazione»[20]. -E molti che amano la monarchia e l’esercito, con uno sconforto -indicibile, di fronte alla suprema onorificienza militare — il titolo -di _Grande uffiziale dell’ordine militare di Savoia_ — accordato al -Generale Bava Beccaris, si domandano quale altra si dovrebbe e potrebbe -concedere al fortunato soldato che salvasse l’Italia da un invasore -straniero![21] - -Se la vittoria ottenuta dall’esercito in Milano, dal punto di vista -militare, per denominarla benevolmente, si deve dirla lillipuziana, -dall’altro canto non si può dire che brillarono le doti politiche e -civili del Regio Commissario Straordinario in guisa da compensare -l’assoluta mancanza dei meriti guerreschi — mancanza aggravata da -questo ingenuo appello ai cittadini di Milano: - - _Cittadini!_ - - Da tre giorni la truppa del presidio, in continuo servizio di - pubblica sicurezza, si trova talvolta nella impossibilità di - provvedere alla confezione del rancio giornaliero. - - Questo disagio aggiunto agli altri di questi giorni riesce assai - penoso. - - Faccio quindi appello al cuore della cittadinanza, fiducioso - che essa vorrà concorrere volonterosamente ad eliminare questo - inconveniente. - - A tale scopo ho autorizzato i signori comandanti dei singoli - riparti di truppa a rivolgersi ai privati, ai proprietari delle - locande, dei ristoranti, degli alberghi per ottenere da essi la - concessione temporanea delle cucine e di quanto occorra per la - cottura del vitto. - - Dai signori comandanti militari saranno rilasciati, a richiesta, - buoni per ottenere, a suo tempo, il rimborso del prezzo delle - somministrazioni fatte. - - _Milano, 10 maggio 1898._ - - Il tenente generale - - R. Commissario Straordinario - - F. BAVA BECCARIS. - -Questo appello, fatto quando era cessato ogni simulacro di lotta, -dove non c’erano nemici da respingere, dove i quartieri, i depositi, -le vie di comunicazione erano in potere delle truppe, fa comprendere -che in una vera guerra guerreggiata, i soldati italiani, in mancanza -di cittadini che possano essere incitati a fornirli di rancio, devono -morire di fame o provvedere all’esistenza col saccheggio barbarico e -medioevale. - -Questo appello, non abbastanza notato da coloro che si occupano della -difesa dello Stato, dà la misura della organizzazione del servizio -delle sussistenze e commenta e completa eloquentemente la guerra -d’Africa coi pasti poco omerici forniti dalle cosce di muli morti per -esaurimento. - -La fantasia ariostesca trascinò il Generale Bava Beccaris, che -confidava nei cittadini pel fornimento dei viveri alle truppe, a -deplorare che gli stessi cittadini abbiano concesso ai rivoltosi -di salire sui tetti per gettare tegole sulla via e di sparare dalle -finestre sui soldati... (_Manifesto del 10 maggio_). - -L’opera politica e civile del Regio Commissario Straordinario, -infine, può desumersi dai consigli dati al clero, che non aveva preso -la menoma parte nei tumulti; dai rimproveri altezzosi rivolti al -cardinale-arcivescovo di Milano perchè era venuto meno ai suoi doveri; -e dalle ipocrite e stravaganti risposte date agli onorevoli Mussi e De -Cristoforis ed al signor Edoardo Sonzogno, che domandavano il permesso -— alla fine del mese di maggio — di potere ripubblicare il _Secolo_. Il -consiglio dato al Sonzogno di adibire gli operai, per dar loro lavoro, -_specialmente nelle pubblicazioni che hanno di mira l’istruzione e -l’educazione della gioventù_, venendo da un uomo di caserma, riesce -un capolavoro di ironia grottesca. (Lettera al sig. E. Sonzogno del 27 -Maggio 1898). - -Ma tutte queste opere militari, politiche e civili non possono -giustificare la dignità senatoria e il più alto grado nell’ordine -militare di Savoia, accordati al Generale Bava Beccaris; il quale -avrà creduto di ripagare il ministero di tanta generosità verso di lui -dimostrata, col famoso rapporto del 29 Maggio. - -In questo rapporto si fece strazio della verità con una impudenza -non mai riscontrata per lo passato nei documenti ufficiali e non -prevedibile neppure, forse, dallo stesso senatore Saracco quando -consigliò il Presidente del Consiglio a far conoscere agli italiani -una verità a scartamento ridotto. Fra le tante perle colate a getto -continuo dalla penna dello espugnatore dei Cappuccini, segnalo queste: -L’illustre generale vi afferma che in Borsa, durante le giornate -di Maggio, vi era allarme e che molti intendevano sbarazzarsi dei -titoli di rendita italiana; che l’Università di Pavia era un covo di -rivoluzionarî e i suoi studenti erano venuti a Milano per prendere -parte alla rivoluzione; che il legato Loria era divenuto il _tesoro -di guerra_ della rivoluzione; che tutte le precedenti autorità -politiche erano state _deboli, incostanti_ nella difesa contro i -partiti sovversivi; che c’era _apatia_ nel partito dell’ordine ed -_indifferenza_ nelle classi dirigenti ecc., ecc. - -C’è un metro preciso per apprezzare il valore di questo rapporto: i -giornali dell’_ordine_ e delle _classi dirigenti_, quando il _Secolo_ -ne cominciò la pubblicazione a brani staccati, lo fecero supporre -alterato o maliziosamente dimezzato. Il documento pubblicato nella sua -interezza provò che il giornale democratico non era colpevole dei reati -attribuitigli: il vero reo era il suo autore, ch’è stato ufficialmente -invitato dal Rettore dell’Università di Pavia, Prof. Bellio, a -rimangiarsi le menzogne spacciate — dopo oltre venti giorni dalla -data dell’invenzione! — sul conto degli studenti e che potrebbe essere -querelato per _false notizie_ dagli agenti e frequentatori della Borsa -di Milano! - -Non si sa di provvedimenti presi dal governo contro le autorità -denunziate come _fiacche ed incostanti_; ma al generale Bava Beccaris -si può tenere conto della verità detta sulle classi dirigenti e -della grande prudenza e della grande modestia dimostrata tacendo — -eloquentissimo silenzio! — sulla breccia _gloriosa_ dei Cappuccini.... - -Comunque, se poca gratitudine deve il governo al Regio Commissario -Bava Beccaris; se nessuna gliene devono l’Italia, le istituzioni e -la civiltà — molta, moltissima; gliene devono i moderati lombardi, o -meglio di Milano. - -Il Regio Commissario Straordinario consolidò il loro potere con -una serie di misure, che avrà potuto illuderli sulla durata delle -conseguenze, ma che pel momento, non frenò ma eliminò, soppresse, i -loro avversari. Sciolti i circoli repubblicani e socialisti, radicali -e clericali — quantunque gli ultimi li abbiano avuti alleati pel -passato in quasi tutte le lotte amministrative; sciolta l’_Umanitaria_, -fondata coi milioni lasciati da Mosè Loria, soppressi tutti i giornali -e le riviste che potevano dare fastidio — la _setta_ rimase padrona -incontrastata del Municipio, della Provincia, della Congregazione di -carità, di tutte le istituzioni, dalle quali si può esercitare una -qualsiasi influenza economica, politica e morale. - -Di tutti questi provvedimenti, i più mostruosi certamente rimarranno lo -scioglimento dell’_Umanitaria_ e la soppressione dei giornali, poichè -collo scioglimento della prima si arrecò un colpo al Codice Civile e -con la soppressione dei giornali si ferì a morte l’opinione pubblica. - -Con ciò l’eccesso dell’arbitrio si rese dannoso a coloro che dovevano -usufruirne; poichè, mentre si spera che l’indole dell’_Umanitaria_ si -sia permanentemente mutata, in guisa da farne strumento docilissimo -nelle mani della _Setta_[22]; mentre ci vorrà del tempo per la -ricostituzione dei Circoli disciolti; invece, appena cessato lo -stato d’assedio, risorse più gagliardo di prima il _Secolo_, che -rappresenta l’aculeo più doloroso confitto nelle carni dei conservatori -lombardi[23]. - -Gl’interessi e le ambizioni di una _setta_, più direttamente feriti in -Lombardia e in Toscana, dettero la spinta energica al governo verso lo -stato di assedio e verso la trasformazione delle repressione, anche -severa ma temporanea, in furiosa reazione duratura; ma la iniziativa -dei conservatori dì Milano e di Firenze trovò un terreno ben preparato -per attecchire in tutta Italia. Infatti la borghesia alta e gli avanzi -dell’aristocrazia dappertutto sentivano che avanzavasi la marea -democratica, che doveva sommergerli presto o tardi, quantunque del -pericolo non avessero coscienza piena, perchè non lo avevano provato -imminente come in Toscana e in Lombardia e in qualche altra regione -dell’Italia settentrionale ed un poco della centrale. La reazione -perciò, appena cominciata, perdette l’impronta locale e divenne -nazionale, senza trovare serie resistenze nella opinione pubblica e -molto meno nel Parlamento[24]. - -Degli uomini e degli organi della reazione bisogna esaminare le -dichiarazioni, le leggi, gli atti, tenendo di mira che le dichiarazioni -hanno preso il posto delle leggi ed hanno generato gli atti. Sotto -questo aspetto e contro la comune opinione, il ministro Pelloux ha -segnato un peggioramento su quello Di Rudinì; in quanto che l’ultimo -voleva legalizzare la reazione; l’altro la mette in pratica senza -sentire il bisogno di nuove leggi, anzi calpestando e consigliando -apertamente a tutti i subordinati di calpestare le leggi vigenti. - -Una reazione non tradotta in leggi potrebbe e dovrebbe considerarsi -come un male minore, perchè lascerebbe sperare la brevità della durata, -la limitazione al periodo eccezionale che la suscitò. Ma dove il -sentimento della legalità è scarsissimo, per non dire insussistente, -come in Italia, l’ostentata, continuata ed impunita violazione di ogni -legge, riesce esiziale nei rapporti pubblici e privati, aggrava sino a -renderli insanabili i mali esistenti e rappresenta l’inizio di una vera -dissoluzione dell’organismo politico-sociale. - -La presente reazione non data dalla primavera del 1898, ma rimonta -al gennaio 1894 con una sosta notevolissima — è doveroso rendere -giustizia ai caduti — dall’aprile 1896 all’aprile 1898. Agli estremi -di vita sua il ministero Di Rudinì — cui devesi imputare come colpa -grave l’abbandono del primitivo programma militare, — invaso dal demone -della paura e dall’ardente desiderio di mantenersi la fiducia delle -alte sfere, parve voler far dimenticare il bene fatto in senso legale e -liberale e si dette a sfrenata reazione. - -La sua caduta è un incidente personale, anzichè parlamentare, che -non esercita alcuna influenza sull’andamento della cosa pubblica: -la reazione continua pazza, furiosa e rincrudisce quando avviene -l’assassinio dell’Imperatrice d’Austria. La differenza sta in questo: -Di Rudinì, dopo aver militarizzato i ferrovieri, voleva ristabilire le -leggi sul domicilio coatto, modificare il diritto elettorale, infrenare -la libertà di stampa, di riunione e di associazione, disciplinare -lo stato d’assedio, ecc., mediante nuove leggi o modificazioni delle -antiche. Il successore onorevole Pelloux parve più liberale, oltre che -per la buona compagnia di ministri che dai loro precedenti dovevano -giudicarsi più o meno democratici, anche perchè buttò in mare gran -parte di quel bagaglio; e non era, perchè continuò risolutamente per la -via battuta dal predecessore. Ebbe il merito della sincerità — elemento -mancante ai nostri politici e non trascurabile nella vita pubblica — -perchè egli con franchezza davvero soldatesca dichiarò di voler _fare_ -senza preoccuparsi di _legiferare_. Quando non _fa_, lascia _fare_ -tranquillamente ai subordinati, che non solo eseguiscono con disciplina -militare, ma interpretano le intenzioni dei superiori con meravigliosa -intuizione, che sembrerebbe lettura del pensiero alla Pickmann se non -si sapesse ch’è l’effetto delle circolari segrete e delle reversioni -storiche. Egli è così che sotto Pelloux si formulano canoni nuovi di -governo e si compiono atti che fanno dire al conservatore dianzi citato -dell’_Idea liberale:_ «Siamo oggi più che mai in una paurosa condizione -di arresto di sviluppo intellettuale e morale, per cui tutto vacilla e -scricchiola, mentre ci sta sul capo la minaccia di una crisi orrenda -in cui tripudieranno le impulsività ataviche della bestia umana e le -_libidini feroci di Valentino in sessantaquattresimo che questi anni di -pseudo libertà hanno fecondato a legione_». - -Di questi canoni e di questi atti dell’on. Pelloux ne nunzio, per ora, -sette, che si potrebbero chiamare i sette peccati mortali di questo -ministero soldatesco, procedendo dal minimo al massimo in ordine -d’importanza e che comprendono tutte le principali norme direttive -della funzione parlamentare e governativa. - -L’on. Pelloux, spronato a dichiararsi di _Sinistra_, a chi lusingavasi -di vedere risorto l’antico partito liberale sotto la protezione di -parecchie sciabole, risponde che non ne sente il bisogno e che i -sostenitori li prende dove li trova. Spronato da Barzilai, non vuole -trovare nemmeno una frase equivoca contro la soluzione incostituzionale -delle crisi parlamentari. Telegrafa al Prefetto di Torino per lodarlo -di avere sciolto il comizio elettorale _pro_ De Amicis. Permette che -il Sottoprefetto Santini presieda una riunione elettorale _contro_ -Rondani. Raccomanda di sequestrare qualunque giornale, qualunque -rivista che appaia sovversiva, senza preoccuparsi dei processi e -degli esiti loro. Dichiara fuori della legge tutti i partiti che non -accettano incondizionatamente l’ordinamento politico-sociale vigente. -Proclama, infine, che vuol pacificare gli animi con tutti i mezzi, =non -esclusa la giustizia=: concetto cinico che fa il pajo coll’altro più -recente di voler dare col suo comodo l’amnistia per poter =sfollare le -prigioni=! - -Ciascuna di queste massime e ciascuno di questi atti o è una orrenda -bestemmia, o è un arbitrio da Valentino in sessantaquattresimo: la -frase che contiene il severo giudizio è di un monarchico liberale, come -s’è visto. In altri tempi e in altri paesi uno solo di tali elementi -sarebbe bastato a far cadere vituperato un Ministero; certo è che essi -non distruggono soltanto il regime parlamentare, ma sovvertono ogni -ordinamento civile. È del pari indiscutibile che il cinismo assurge -a proporzioni eroiche quando si proclama che nella pacificazione -degli animi la _giustizia_ non ci deve entrare che come un mezzo -eccezionale. Che razza di _pace_, con questi mezzi non informati a -giustizia si possa conseguire, un avvenire non remoto ci dirà. Per -ora basta ricordare che gli strumenti della volontà ministeriale sono -prefetti e magistrati provati a malfare e che non avevano bisogno degli -incoraggiamenti per continuare peggiorando. - -La enunciazione di questi canoni e la conoscenza degli uomini di -governo che devono metterli in pratica, dispenserebbero da qualunque -enumerazione dei fasti della reazione. Pure, ad eliminare qualunque -sospetto di esagerazione ed il dubbio che i fatti siano stati -migliori delle parole spavalde e ciniche, giova ricordare qualche data -dell’ultima fase della reazione cominciata in Aprile 1898 e che non -si sa quando possa aver termine: reazione criminosa che non infuria -soltanto dove additossi un pericolo, sia pure immaginario, ma in -tutta Italia, anche nelle regioni che non ne somministrarono il minimo -pretesto. - -Ecco l’elenco doloroso dei fasti della reazione, senza ordine -cronologico e senza disposizione ascendente o discendente per la loro -importanza. - -1. _Stato di assedio e Tribunali militari_. Vi accenno senza insistervi -ulteriormente perchè lo stato di assedio fu dimostrato non necessario, -perciò iniquo, dai fatti esposti e dai giudizi non sospetti riportati. -Ai giudizî ne aggiungo uno solo: quello dell’on. Pelloux! In un -momento di espansione intima — ci vanno soggetti anche i militari e -gli uomini politici! — confessò la non necessità del provvedimento -all’onor. De Cristoforis. Vennero le smentite dei giornali ufficiosi; -non quella diretta del Ministro. Potrà venire; ma se venisse, tra uno -che afferma e l’altro che nega, gli Italiani sceglierebbero a seconda -delle tendenze e della conoscenza che ciascuno ha degli individui in -contrasto. In politica, del resto, i provvedimenti raramente vanno -giudicati in sè, ma dai risultati che danno; e lo Stato di assedio, -oltre che per le conseguenze economiche e politiche, va misurato dal -figlio suo primogenito: il Tribunale militare. La sua opera verrà -esaminata a parte. - -2. _Arresto di deputati._ L’art. 45 dello Statuto non è un privilegio, -ma una garanzia, nell’interesse collettivo, della libertà e della -indipendenza del rappresentante del popolo. Secondo lo stesso Statuto, -può essere arrestato il deputato in flagranza di un reato. In forza -della sospensione delle leggi ordinarie, deputati vennero arrestati, ad -esempio, nel 1862 a Napoli, nel 1894 a Palermo. Si allargò per comodità -del governo il concetto della flagranza; ma non si era arrivati ad -arrestare nei luoghi non sottoposti allo stato di assedio e quando -nemmeno esistono gli elementi più fantastici della flagranza; ciò -avviene nel 1898 a danno di Quirino Nofri. Non solo: si arrestò per -lo passato, ma non si andò oltre senza l’autorizzazione a procedere -della Camera dei Deputati. Se ne fece a meno nel 1898 e si processò e -condannò Quirino Nofri prima che fosse chiesta tale autorizzazione. -Arriviamo ad un colmo: Quirino Nofri sente il bisogno di rinunziare -alle immunità, che accorda quel famoso ed umoristico art. 45 e vuole -essere trattato da semplice cittadino.... per paura, volendo godere -della immunità parlamentare, di rimanere più lungamente in carcere! - -3. _Punizioni di Prefetti._ Raramente occorse in Italia che un Prefetto -venisse punito per avere violato le leggi; non si era mai dato — e -forse non si darà mai per lo avvenire, perchè le Autorità sanno ormai a -che attenersi — che un Prefetto a punizione venisse sottoposto proprio -perchè.... non volle violare la legge. È il caso Minervini. - -4. _Inchiesta sui testimoni veridici._ Vedremo a che cosa sia stato -ridotto il sacro diritto della difesa nella discussione sui Tribunali -Militari; qui di volo sia menzionato uno stranissimo episodio che fa -capo ad un Tribunale civile. Sinora, anche iniquamente, s’incriminarono -i testimoni quando furono sospettati ed accusati di dire il falso. -Ora si apre un’inchiesta su di un maggiore, Mascilli, ed un capitano, -Minto, dell’esercito, che ebbero il torto di dire la verità nel -processo Barbato. Che abbiano detto il vero si deve tenere per cosa -giudicata, perchè il Tribunale di Palermo non li incriminò come falsi -testimoni... Avviso ai militari, che avessero un concetto _antiquato_ -sulle leggi dell’onore. - -5. _Spionaggio obbligatorio._ Lasciamo alle fisime della morale o alla -poesia dei senza cervello ogni considerazione sull’orrore che desta la -spia: limitiamoci ai confronti. Prima si corrompevano, si seducevano, -s’incoraggiavano i disgraziati per abbandonarsi al brutto mestiere. Si -progredisce colla nuova reazione; e non solo si ricorre alla denunzia -anonima come elemento per istruire i processi — come si vedrà più -innanzi — ma si arrestano gli onesti cittadini per costringerli a fare -la spia: premio la libertà. Caso Gatti in Milano. E dell’esportazione -in Isvizzera delle spie che a tempo perso esercitano il mestiere di -truffatore, o esercitarono quello di corruttore e di ladro? Informino i -casi Santoro, De Benedetti, Mantica, ecc. - -6. _Libertà del domicilio._ Tra i vantaggi attribuiti alla unificazione -d’Italia ci fu quella della libertà del domicilio: il cittadino di -qualunque regione acquistò il diritto di stabilirsi dovunque più -gli torna comodo, purchè vi viva onestamente e vi si procuri stabile -lavoro. Fisime. Si arresta l’avvocato Nino Verso Mendola, che da sette -anni esercita la professione a Bologna e lo si traduce ammanettato a -Riesi suo luogo di nascita. Non si potè imputare alcun reato, nè grande -nè piccolo; non si potè trascinarlo nè dinanzi ad un Tribunale militare -nè dinanzi ad un Tribunale civile. Non si potè neppure proporlo — -parrebbe impossibile, colla _larghezza_ dei criteri adottati — pel -domicilio coatto. Il caso Verso Mendola ha non pochi compagni; uno -recentissimo: ad uno studente s’impose lo sfratto da Bologna, perchè -meridionale; ma gli si consentì il domicilio a Modena. - -7. _Domicilio coatto._ È istituto posseduto esclusivamente dall’Italia. -Un consigliere della Corte di Cassazione e Professore illustre di -Diritto penale, il deputato Lucchini, assicurò che esso disonora la -terra classica del giure. Si credette di avere attenuato il disonore -disciplinandolo, facendo precedere l’assegnazione da una larva di -processo e da una difesa. Si torna all’antico, peggiorandolo: si -arrestano i cittadini durante lo stato d’assedio e si mantengono -nelle isole senza processo e senza condanna, anche quando venne -tolto lo stato di assedio. Casi Mocchi, Brambilla, Casilli, ecc. Il -Casilli, ex deputato al Parlamento, è tanto ricco quanto onesto. Al -domicilio coatto, perfezionato, si assegna altra funzione: quella -correttiva dei magistrati, che giudicano secondo coscienza, non -secondo l’ordine della polizia. Il Magistrato assolve? L’innocente -riconosciuto viene assegnato al domicilio, facendolo pentire, forse, -di non avere preferita pochi mesi di reclusione a parecchi anni nello -scoglio di Tremiti. Caso Podrecca. Il magistrato dà una pena giudicata -insufficiente dalla polizia? Si ricorre al domicilio coatto come -supplemento di pena. Caso Modigliani. Il domicilio coatto, infine, -diviene strumento comodissimo per eliminare i giornalisti non corrotti -ed ammazzare i giornali sovversivi. Caso Garzia Cassola. - -8. _Piccolo Stato di assedio._ Il nome e la cosa sono di origine -tedesca; li inventò Bismark per combattere il socialismo; ma li ebbe e -li adoperò per legge. Di legge, però, non c’è bisogno in Italia, dove -gli arresti arbitrarî e in massa, specie alla vigilia di elezioni e -di viaggi reali, sono nella tradizione mai smentita del governo. Anche -per questi arresti ora c’è la nota che indica il progresso: le retate -a centinaia prima si facevano per maggiore sicurezza delle _persone -reali_; ora si fanno a benefizio dei semplici ministri. Oltre duecento -cittadini vennero tradotti in _domo petri_ a Palermo per l’arrivo -degli on. Masi, Finocchiaro e Fortis. Questo per amore di verità. -Questi arresti — e gli arrestati è noto che possono essere _frezzati_ -o _suicidati_ — però, assunsero proporzioni gigantesche, al di fuori di -ogni legge e di ogni procedura, coll’ultima reazione. Sicchè alla cosa -che c’era _Don Chisciotte_ — giornale monarchico come tutti sanno dette -il nome. Casi: tutti i giorni e in tutta Italia. - -9. _Soppressione di giornali._ Si spiegava quello dell’_Italia del -Popolo_: era un giornale repubblicano e pubblicavasi in una città -dove c’era lo stato di assedio. Pareva enorme quella del _Secolo_, -semplicemente democratico; e vada pure pel _Secolo_, in grazia dei -poteri eccezionali del Regio Commissario! Ciò che si applica pure al -_Mattino_ di Napoli, quantunque monarchico — anzi entusiasticamente -dinastico. Ma come e perchè soppressi i giornali nel resto d’Italia -dove si viveva sotto l’impero della legge comune? La cosa fu tanto -bestiale, che la riprovò lo stesso _Corriere della Sera_, anche dopo -che la direzione era stata abbandonata da Torelli Viollier, divenuto -troppo liberale pei tempi che correvano. Casi a centinaia e per ogni -colore — dal monarchico al repubblicano, dal clericale al socialista. - -10. _Sequestri._ La morte violenta è la soppressione. Non è sempre -praticabile, ma quando, per un avanzo di pudore, che non voglio nemmeno -chiamare ipocrisia, un giornale inviso non viene ucciso di un colpo, -si cerca farlo morire lentamente coi sequestri. D’onde l’orrenda -bestemmia, cioè la nuova teoria giuridico costituzionale del Pelloux, -sui sequestri senza preoccupazione di processi. I Procuratori del -Re non sono stati sordi; e dove lo furono, i Procuratori generali -li hanno richiamati al dovere: caso Panighetti — quello del processo -Cavallini — e si sono avuti i tardivi sequestri per ordine dei Regi -Procuratori di Sondrio e di Como; i sequestri e le condanne per gli -articoli lasciati passare a Roma; i sequestri dei fregi o dei segni -di lutto che da 28 anni portava liberamente l’_Unità Cattolica_ in -Firenze; i sequestri degli scritti di Mazzini, che circolano con -altrettanta libertà da cinquant’anni; i sequestri in Milano di uno -scritto di Leone Tolstoi che ha sperimentato il regime della Russia del -mezzogiorno; i sequestri, infine, contro la prosa sovversiva dell’on. -Pelloux, purchè riprodotta sulle colonne dell’_Avanti_; i sequestri -delle sciarade dello stesso giornale; i sequestri dell’_Asino_ per -avere messo in burletta una cosa sacra ed inviolabile: gli speroni -del generale Pelloux: i sequestri di libri che circolano liberamente -nel rivoluzionario impero Germanico, come quello di Kantschy sul -_Capitale_ di Marx[25]. I fatti hanno avuto il commento più allegro -che si possa immaginare: B. Cirmeni ha fatto sapere al mondo che il -Generale Pelloux è pieno di buone intenzioni verso la stampa. E chi ne -poteva dubitare? Si sottintende che la benevolenza del Presidente del -consiglio si esplica a benefizio di quei giornali che interpretano i -suoi pensieri![26]. - -11. _Scioglimenti._ Furono sempre incerti i limiti del diritto di -associazione; perciò si ebbe un’alterna vicenda di scioglimenti e di -ricostituzione di Società dichiarate sovversive. La manìa di colpire -quelle esclusivamente economiche era cominciata in Sicilia nel 1894; ma -i casi sporadici di allora divennero epidemia spaventevole nel 1898. A -migliaia furono sciolte, non solo i circoli socialisti e repubblicani, -ma le casse rurali, le cooperative di consumo e di lavoro, generando -situazioni giuridicamente strane, a vantaggio di debitori che non -sanno più a chi pagare le cambiali; invertendo o sperperando capitali -che rappresentano i risparmi sudati dei lavoratori. Dicono che -arrivano a circa _quattromila_ questi scioglimenti: rimangono tipici -i casi delle _Lega dei Ferrovieri_, delle _Cooperative ferroviarie_, -dell’_Umanitaria_, delle _Casse rurali_. Il criterio dello -scioglimento viene esteso ai consigli comunali: sciolto quello di Bruno -(Alessandria) perchè sospettato socialista, e destituito il sindaco di -Sorso, il sig. Catta, perchè socialista. A quando il ristabilimento -del Tribunale della Santissima Inquisizione? Del resto siamo sulla -buona: Il Tribunale di Genova, nel processo Festa — il _macellaretto_ -— ha assodato che le _lettres de chachet_ e la tortura sono in uso in -Italia... - -12. _Militarizzazione ferroviaria._ È il caso dei casi; rappresenta -la novità assoluta nell’arbitrio; mercè la quale si prendono tre -piccioni con una fava: si privano del diritto di voto migliaia di -cittadini, che non avevano saputo esercitarlo votando pei socialisti; -si assicura l’ordine colla minaccia permanente del Tribunale di Guerra, -anche in tempo di pace — anche quando è cessato l’artificioso stato -di guerra creato collo stato di assedio; si consegnano mani e piedi -legati gli operai, che perdono qualunque mezzo per migliorare la -propria condizione ed a fare rispettare i propri diritti e si mette -a disposizione di una società di speculatori un corpo organizzato -militarmente dallo Stato. Vilfredo Pareto chiama questa geniale trovata -del Generale Afan de Rivera — che vi guadagnò il suo posto di ministro -— semplicemente il ristabilimento della schiavitù.[27] Il provvedimento -è tanto più iniquo in quanto che un’_inchiesta ufficiale_, quella -presieduta dal Senatore Gagliardo, ha constatato che il Governo e la -Magistratura non hanno saputo, voluto o potuto garantire ai ferrovieri -quel minimo di diritto, ch’era stato loro assicurato dalle _convenzioni -ferroviarie_ del 1885. - -13. _Concorrenza economica. Lo Stato contro i lavoratori._ Messo -sulla china di servire ai capitalisti privando i ferrovieri dei mezzi -di lottare legalmente colle società, che le sfruttano contro legge -— le tante vittorie ottenute dai primi nei Tribunali e nelle Corti -di appello, ed annullate spesso dalla Cassazione, ne fanno fede — lo -Stato si è sentito trascinato a favorire qualunque piccolo o grande -proprietario. C’erano già stati dei saggi di concorrenza nel lavoro, -fatto per ordine del governo contro i lavoratori in isciopero; ora -si rinunziò ad ogni avanzo di pudore e si disse agli operai, della -campagna in ispecie, che lo Stato non solo era pronto a sostituire -quelli in isciopero coi suoi soldati; ma che metteva la forza a -disposizione dei proprietari costringendo i lavoratori a contentarsi -dei salari che i primi _generosamente_ avrebbero voluto loro -concedere. Il contegno delle autorità negli scioperi era stato sempre -indecentemente ostile agli operai; ma a Molinella si mise da parte -ogni rimasuglio di decenza. Ora si minaccia il peggio stando a questo -brano di corrispondenza da Ferrara ad un giornale ufficioso: «Lunedì -prossimo comincerà la mietitura del frumento, _e perchè questa segua il -suo corso regolare_, il generale Mirri ha opportunamente dislocate le -truppe. La cavalleria visiterà con apparizioni improvvise e con marcie -notturne tutte le località........»[28]. Ogni commento è assolutamente -superfluo. Noto soltanto che c’è un progresso dal 1894 al 1898: allora -i latifondisti di Sicilia si limitarono a rompere i così detti _patti -di Corleone_ sui contratti agrari; ora la cavalleria _presiede_ alla -mietitura... - -14. _La volontà degli elettori._ Non è stata militarizzata perchè è -incoercibile; ma si è sulla buona via per neutralizzarla. I metodi -elettorali adoperati nel Collegio di Cossato e di Torino — dove il -Sottoprefetto presiede le riunioni in favore del candidato del governo -— lasciano intendere che da ora in poi le conferenze elettorali devono -farle i delegati di pubblica sicurezza, visto che non si lasciano -parlare i deputati che non vanno d’accordo col governo. Nè i deputati -possono tenersi in comunicazione cogli elettori, come vorrebbe il buon -regime parlamentare: si è impedito a De Cristoforis ed a Prampolini -di parlare ai loro elettori a Milano ed a Reggio-Emilia. Il disprezzo -verso gli elettori, poi, venne ufficialmente proclamato nella lettera -che il Generale Pelloux rivolse al Generale Tarditi, quando il collegio -di Fossano, non ostante le seduzioni e le violenze di ogni genere, non -volle scieglierlo a suo rappresentante. Sanno ormai gli elettori che -il capo del governo li considera come spregievoli quando non portano -i loro voti sui candidati ufficiali. Si stava meglio sotto il secondo -Impero. - -15. _La scuola._ I nostri governanti e le nostre classi dirigenti non -sono degli sciocchi, che per puntellare il loro dominio confidano -soltanto sulla forza brutale, sempre infida, e che a data ora si -esaurisce o si ritorce contro coloro che l’adoperano; essi tengono -conto anche della forza morale, perciò la loro attenzione si è rivolta -alla scuola da un duplice punto di vista. Da un lato vogliono limitare -la diffusione dell’istruzione: in questo senso la manifestazione -più caratteristica è venuta dal modesto comune di S. Marco in Lamis -(Foggia) il cui consiglio comunale ha fatto voti al Governo del Re -perchè venga abolita la legge sull’istruzione obbligatoria; però questa -esplosione di sincerità risponde al pensiero intimo dei conservatori -del resto d’Italia ed è una eco altrettanto sincera di quella voce che -si levò nella Sala Ragona di Palermo nel 94. - -Da un altro lato si bada con ogni cura alla qualità dell’istruzione -che s’impartisce; perciò in alto e in basso si sorveglia, si punisce, -si epura il personale insegnante. Si protestò, anche dai conservatori -settentrionali, quando nel 1894 corse voce che il Regio Commissario -militare per la Sicilia, Generale Morra di Lavriano, aveva fatto -ammonire privatamente qualche professore dell’Università di Palermo; -ma questi stessi conservatori non protestano più quando s’infligge la -censura ad un Professore Pantaleoni, quando si puniscono o si riprovano -apertamente Ettore Ciccotti, Fabio Luzzati, Ruggero Panebianco, Giorgio -Levi, addetti all’insegnamento in varie Università del Regno; rimossi -dall’insegnamento o ammoniti vengono alcuni insegnanti delle Scuole -Secondarie. A Milano e Torino, a Rovigo, a Mantova e in altri punti -ancora gl’insegnanti delle scuole comunali e delle scuole secondarie -vengono ammoniti, sospesi, e licenziati solo perchè professano -principii socialisti «benchè, come diceva la relazione del sindaco -della _capitale morale_, non si possedessero prove, che essi abbiano -profittato della cattedra per insegnare massime e principii contrari -all’attuale costituzione politica e sociale».[29] - -Questi insegnanti puniti sono tra i più diligenti, più onesti e più -colti; e quelli della provincia di Mantova e di Rovigo furono quasi -tutti discepoli di Ardigò. Una volta messi sulla via lubrica della -persecuzione del pensiero, non si sa più dove si può arrivare; e -mentre organizzasi la più degradante sorveglianza sugli studenti — come -risulta da documenti relativi alla provincia di Trapani — lo scandaloso -esempio dato dal governo e dai partiti politici che lo sorreggono è -stato seguito dai clericali, i quali a Brescia hanno licenziato dalla -Scuola commerciale il Prof. Tirale solo perchè è monarchico liberale. -Non è il caso di ripetere: _qui gladio feriit, gladio periit?_ - -Contro questo tentativo ignominioso di snidare la libertà di -pensiero dall’ultimo baluardo che le rimane in Italia, la scuola, -si ebbe la protesta alta e generosa di Cesare Lombroso, rimasta -sterile ed isolata. La reazione aspetta tranquilla il ritorno del -ministro-carabiniere alla Minerva per compiere la militarizzazione -della scuola; e allora essa crederà di avere infiltrato sino nel -midollo delle ossa degli italiani, servili per tanti secoli di -soggezione, i principii che la informano. - -E conchiudo queste osservazioni sull’opera compiuta sinora della -reazione con due constatazioni; una di origine italiana e l’altra -straniera. Il monarchico _Mattino_ di Napoli dall’esame degli -avvenimenti ultimi è indotto ad allarmarsi perchè «_tutte le ire -e tutti i rancori suscitati dalla politica bestiale del governo si -accumulano sull’esercito_»; e si domanda: «quale concetto deve, per -necessità, scaturire da tutte queste stravaganze — gli atti del governo -— e radicarsi nello spirito della plebe? Che i 240 milioni del bilancio -della guerra non servono già alla difesa del paese dai nemici esterni, -ma alla difesa delle istituzioni vigenti. Ora, quale insensatezza e -quale delitto maggiore potreste voi immaginare di questo far apparire -le istituzioni, emanate meno di mezzo secolo fa dai plebisciti, come -puntellate solamente dalla forza delle bajonette?» (N. del 2 Agosto -1898). - -Uno straniero alla sua volta esaminati i fatti recenti conchiude: -Lo Statuto costituisce un insieme di franchigie che la dinastia ha -concesso in blocco alla nazione e che il potere esecutivo ha ripreso in -dettaglio. - -E non ci può essere alcuno che vorrà ritenere eccessivo il giudizio -dello straniero quando, in ispreto delle leggi e dello Statuto: -si esigono le imposte non votate dal Parlamento; si abolisce la -libertà del domicilio, di stampa, di riunione e di associazione; si -ristabilisce la tortura e si rimettono in uso le _lettres de cachet_; -si uccidono impunemente i detenuti; si sottraggono i cittadini ai -giudici legittimi; si falsano sistematicamente le elezioni; si riduce -ad una farsa il regime parlamentare. - -Nella credenza che si allarga sulla nuova funzione dell’esercito e nel -trionfo della reazione che ha annientato lo Statuto, vi sono germi di -pericoli gravi ed ammonimenti per tutti: anche pei reazionari. - - - - -IX. - -LASCIAMO PASSARE LA GIUSTIZIA! - - -_Ella passa terribile per la notte_... canta il poeta. Chi passa? La -giustizia. Quale? Passa la giustizia italiana del 1898. - -Questa giustizia procede innanzi secura perchè non è alle sue prime -armi. Ha progredito dal 1860 in poi: si è provata in Sicilia e nel -mezzogiorno contro Garibaldi e i suoi, contro i renitenti, contro il -brigantaggio; ha ripetuto le prove a Palermo nel 1866; nell’Emilia — -quando il pane fu impastato col sangue — con Lobbia, con Barsanti, con -Tanlongo; si fortificò nel 1894 in Sicilia. Ora è adulta, è forte, è -vigorosa. - -_Ella passa terribile_..... ed è cieca affinchè la vista di colui che -dovrà essere colpito dalla sua spada non la conturbi e non la trascini -a parzialità; ed ha la bilancia in mano affinchè il pro ed il contro -venga equamente pesato. Si può sospettare che abbia falsi i pesi e -disuguali i piatti? Può anche temersi che, per essere troppo giusta, la -questura tolga di mano, alla Dea venerata, pesi e bilancia? - -Può sospettarlo un giornale maldicente e farlo sospettare coi suoi -pupazzetti (_Don Chisciotte_); ma per togliere ogni pericolo che -le venga arrecata offesa, la forza si è messa a disposizione della -giustizia; l’esercito l’ha messa sotto la sua protezione e la fa -amministrare nei tribunali militari. - -Dicono che questa giustizia italiana del 1898 non sia quella consentita -dallo Statuto e voluta dalle leggi; chi lo dice non è un malcontento, -un volgare brontolone: è un uomo d’ordine, che presiede la più alta e -importante Magistratura del Regno, la istituzione destinata controllare -tutta l’azione del governo. È il senatore Finali che nella Gran Corte -dei Conti si è rifiutato a registrare i decreti relativi allo Stato -d’Assedio, da cui contortamente si volle far derivare il diritto -di sottoporre i liberi cittadini a Tribunali eccezionali di Guerra -esplicitamente condannati dallo Statuto[30]. - -A che pro discutere delle legittimità dello Stato di Assedio e dei -Tribunali Militari quando essi sono un fatto che l’Italia ha subìto -e che il Parlamento ha approvato? La discussione teorica in questo -momento non conta; meglio esaminare se questa giustizia eccezionale ha -assolto bene il compito suo sanando anche i vizî possibili della sua -origine; più utile indagare se la giustizia, amministrata da questi -Tribunali eccezionali, abbia aumentato il prestigio dell’Esercito da -cui emanano, colla serietà dei reati puniti, colla correttezza nella -istruzione dei processi, colle garanzie indispensabili accordate alla -difesa, colla sapienza dei giudici, col tatto nella direzione dei -dibattimenti, colla equità nell’applicazione delle pene. - -Un uomo d’ordine per il primo nella Camera dei Deputati, l’on. -Galimberti, discutendosi l’autorizzazione a procedere contro i deputati -Bissolati, Costa, De Andreis, Morgari e Turati osservò: che nel modo -come si facevano funzionare i Tribunali di Guerra e colla competenza a -giudicare di frivolezze per le quali dovrebbe bastare un Vice-Pretore, -si toglie alla istituzione la solennità dei giudizî suoi e si attenta -all’autorità ed al prestigio dell’esercito. Fu più esplicito e più alto -chi meno era sospettabile di tenerezza per i rivoltosi, chi non può -non avere a cuore l’esercito di cui fa parte: il colonnello Siacci, -infatti, in Senato ebbe a pronunziare gravi parole sui Tribunali di -Guerra istituiti nel 1898 e che egli vide funzionare a Napoli. - -«I recenti bandi militari, disse l’illustre Senatore, hanno allargata -smisuratamente la cerchia delle attribuzioni dei Tribunali di Guerra, -chiamando questi Tribunali a conoscere anche delitti contemplati dal -Codice penale comune, delitti le cui figure non sempre si riesce -chiaramente a distinguere senza un certo acume, senza una certa -pratica di diritto penale. Per esempio, l’istigazione a delinquere. Un -articolo di giornale, quattro chiacchiere fatte al caffè, _il discorso -stesso che ho l’onore di fare in questo momento al Senato, diventano -facilmente istigazione a delinquere_.[31] Dal Ministro guardasigilli, -perciò, invoco che si provveda ad una revisione sollecita, sia pur -sommaria, di tutti i processi, e ad una _pronta riparazione di molte -condanne eccessive, per non dire ingiuste_. Egli è ministro di grazia -e di giustizia, ma in questo caso la grazia e la giustizia fanno una -cosa sola.... Io questo invoco, non solo per amore della giustizia, -_ma anche nell’interesse del prestigio dell’esercito. Fanno più -male all’esercito certe ingiustizie a freddo che venti uomini caduti -sotto una scarica provocata da una folla che insulta la truppa; e mal -provvede al suo prestigio tanto chi l’obbliga a subire impassibile -coll’armi al braccio le replicate offese della piazza, quanto chi -gl’impone funzioni odiose, contrarie alla sua stessa natura_»[32]. - -Ma il deputato e il senatore forse avevano le traveggiole scorgendo -certi pericoli dove non c’erano? Così pare. - -I Tribunali di guerra, invece, si occuparono di certi reati gravi, che -avevano davvero bisogno di una punizione esemplare, solenne! Vediamo. - -Un Caimi prende due anni di reclusione e 500 lire di multa per rottura -di lampioni; un Majocchi viene condannato perchè dà dello _stupit_, del -_macaco_ ad una sentinella. Non è ben sicuro che quelle parole fossero -indirizzate alla sentinella; ad ogni modo il capitano De Caroli che -tradusse l’accusato in Tribunale, riconobbe che il Majocchi pronunziò -quelle parole per fare lo spiritoso! Un Bianchi compare innanzi al -Tribunale di guerra perchè chiama _cappellone_ un brigadiere dei -carabinieri; Pedotti e Brusa, alla loro volta, vengono condannati -perchè chiamano _mangiapagnotta_ un tenente di cavalleria che passava -in carrozza. A Firenze si danno otto mesi di reclusione al Cassi perchè -chiamò _pagliacciate_ gli arresti. Nella stessa Firenze si procede -contro Melani perchè ha chiamato mangiapatate un sott’ufficiale _che -non può mentire_, dice il Presidente. E questa perla di Presidente, -ad un accusato che dice di aver deplorato i tumulti, dà una lezione di -fierezza esclamando: _Come!... voi socialista, deplorate le gesta dei -vostri compagni?_... - -Questi ed altri casi simili a Milano. C’è di meglio — ossia di peggio -— a Napoli. Filosa, un ragazzo, prende tre mesi di detenzione per -avere gridato: _E billoco!_ (Eccoli!) — una frase trovata nell’agosto -1893 per avvisare l’arrivo di dimostrazioni e degli agenti di polizia. -Verniero, il famoso gobbetto il cui caso fu portato in Senato dal -colonnello Siacci, ebbe due anni di reclusione perchè leggeva i -giornali al caffè e li commentava, manifestando delle simpatie pel -socialismo; si badi: lettura e commento precedettero la proclamazione -dello stato di assedio. Un ragazzetto si buscò quattro mesi per avere -abbattuto(?) un albero; tre donne rispettivamente ebbero un anno, -9 mesi e 7 mesi di reclusione, per aver preso parte ad una pacifica -dimostrazione; 2 anni ciascuno ebbero Del Giudice e Carozza per avere -presentato al Prefetto, la mattina del 30 aprile, una commissione di -donne: erano stati arrestati la stessa sera, ma vennero rilasciati -spontaneamente l’indomani perchè non si era trovata alcuna ragione -per processarli. Altri tre, nello stesso processo e per gli stessi -reati(?) ebbero un anno, due anni e mezzo e tre anni; 18 mesi per -uno altri tre ragazzi per avere abbattuto un palo. Bavarese e Fiore -di Torre Annunziata, due donne, ebbero tre anni per una, con 6 mesi -di segregazione cellulare per avere detto che sarebbe avvenuta la -rivoluzione come nel 1848. De Cicco ebbe 8 mesi per avere eccitato -all’odio di classe in Pomegliano d’Arco cogli articoli pubblicati a -Gallipoli. Alcuni soldati delle compagnie di disciplina ebbero 3, 4 e -5 anni di reclusione come accusati d’insubordinazione e di anarchismo, -per avere detto, vedendo maltrattare un compagno: _queste sono boiate!_ -Il soldato Muscari fu condannato a 7 anni e mezzo di reclusione per -avere sfidato un tale in borghese, che lo aveva insultato perchè gli -chiese un cerino per accendere un sigaro. E sì che il Tribunale gli -accordò le circostanze attenuanti... Sotto gli abiti di un borghese -si nascondeva un ufficiale e il disgraziato ebbe il torto di non -accorgersene! - -I processi e le condanne per contravvenzioni di ogni genere ai bandi -non si contano; e furono tanti che i maligni dissero che si processava -e si condannava per giustificare la continuazione dello stato di -assedio; mentre si manteneva lo stato di assedio perchè i Tribunali -Militari avevano ancora della carne al fuoco... Strano circolo vizioso! - -Alla qualità dei processi svoltisi innanzi ai Tribunali Militari -naturalmente doveva corrispondere e corrispose la quantità. Si vedrà -dal riassunto statistico. Del pari è facile supporre che si sia -proceduto con soverchia leggerezza — quale parola più mite potrebbe -adoperarsi? — nello imbastire i suddetti processi. - -Se la supposizione risponda alla realtà si può argomentarlo facilmente -da quanto appresso. Base generale ai processi furono: le confidenze, -le denunzie anonime, le asserzioni gratuite... ed umoristiche, altri -elementi che se pur avessero avuto un valore intrinseco, c’erano -passati sopra tanti anni a farglielo perdere completamente. - -Mi sbarazzo alla lesta di questi ultimi e ne cito uno tipico; la -lettera di Andrea Costa ad un Bordigiago di Padova... del 1881. Ma -questo singolarissimo documento non potè essere valutato dai giudici -militari, perchè la Camera dei deputati non gli accordò alcuna -importanza, quantunque gliene abbia data una schiacciante l’on. Tommaso -Villa! In compenso l’_Inno dei lavoratori_ pubblicati nel 1884, mai -sequestrato per lo passato, servì a fare aggravare la pena contro -Filippo Turati. - -In quanto alle _confidenze_ e alle denunzie anonime, furono il prodotto -dello spionaggio rimesso in onore come ai tempi dei passati regimi. -A Milano, come a Firenze, come a Napoli, gli amici si guardavano -sospettosi e non si comunicavano le impressioni che con straordinaria -circospezione. Per Milano il fenomeno fu constatato da parecchi -giornali; per Napoli posso aggiungere, per personale esperienza, che -in qualche caffè dove riunivansi deputati e senatori, i più prudenti -consigliavano spesso di parlare a bassa voce. E la prudenza non era -superflua: al gobbetto dell’on. Siacci si appiopparono due anni di -reclusione per avere chiacchierato in un caffè. - -Lo spionaggio assunse tali proporzioni che ben cinquemila lettere -anonime furono indirizzate alla polizia nella sola Milano (_Secolo_). -E la libertà, l’onore, la posizione dei cittadini furono lasciati -in balìa dei miserabili che per invidia, per rancore, per bassa -speculazione si abbandonarono all’infame mestiere di spia. - -Era tanto iniqua la base di questi processi, che la _Nazione_ di -Firenze, benchè tardivamente — in Settembre — a proposito della -perquisizione in casa del Prof. Pullè, protestò energicamente contro la -_perfidia dell’anonimo e delle denunzie false_. - -Quale influenza abbiano esercitata non solo sui processi, ma anche -sulle condanne le _confidenze_ delle spie si apprenderà da questo -dato: la pretesa prova più importante contro Gustavo Chiesi fu quella -di essere stato visto in carrozza in luogo dove vennero erette delle -barricate. Negava l’accusato; affermava il questore Minozzi, che -l’aveva saputo da persona che non volle nominare. Meno male se una -semplice guardia, un carabiniere, a viso aperto, avesse deposto di -averlo visto! - -L’insieme delle deposizioni degli agenti della forza pubblica, delle -confidenze, delle denunzie portava seco l’impronta evidente della -falsità. E per falsi bollò i rapporti alla Questura il tenente -difensore Forzano nella udienza del Tribunale di Milano del 18 -Giugno. E lo stesso avvocato fiscale in Firenze rimprovera aspramente -una guardia di pubblica sicurezza a nome Ghezzi per le sue palmari -contraddizioni nell’accusa contro Teschi; ma Teschi viene condannato! - -Poteva ammettersi per vero, ad esempio, un rapporto della questura -di Milano su certa riunione notturna in casa di un Dottor Ceretti? I -convenuti furono designati come anarchici, repubblicani e socialisti. -Chiesti i nomi, si rispose dalla questura che non li sapeva! Si -designa il colore politico di individui che.... non si conoscono. -Siamo in piena amenità — i tempi non consentono adoperare altra parola -— a Napoli nel processo pei fatti di Resina. Le guardie barricate -in caserma riconobbero i tumultuanti attraverso.... il buco della -serratura. - -Meno male se i rei riconosciuti in tale strana guisa fossero stati -pochi: trattavasi di una vera folla; a ben sessantaquattro individui si -distribuirono _centoventun’anni e nove mesi_ di reclusione. - -La falsità dei rapporti talora è umiliante.... anche per un poliziotto -italiano. Egli è così che la Questura di Milano scrive essere stato -visto Angiolo Cabrini insieme ad altri a parlare con la Kulichoff -in via dell’Unione il 6 Maggio. L’accusa — se il parlate con amici -è un reato — è precisa; ma l’_alibi_ di Cabrini è irrefragabile. -Egli insegna nel Ginnasio di Mendrisio e il direttore Borella manda -certificato sulla presenza del Cabrini nella scuola per tutto il giorno -6 a fare, come di dovere, le sue lezioni. Cabrini venne condannato in -contumacia a tre anni di detenzione ed a 1000 lire di multa. Tal altra -la falsità apparisce lampante all’udienza. Nel processo pei tumulti -di Resina un brigadiere accusò un imputato di avergli afferrato la -sciabola: _tanto vero, soggiungeva, che l’accusato ha ancora le mani -tagliate_. L’accusato leva le mani e le mostra vergini di qualunque -ferita; e davvero, in questo caso, potevano essere levate verso il -cielo invocando giustizia. - -Il record tra i documenti di questi processi viene vinto dalla -famosa cartolina-fantasma partita da Firenze. È la cartolina firmata: -_Speranza 333_, il cui sequestro, come quello del cifrario dell’onor. -Bissolati, fece annunziare trionfanti agli organi della reazione che -si era scoperto e documentato il complotto con tutto il suo seguito. -La gioia loro però fu di breve durata, perchè il Generale Heusch — il -regio Commissario straordinario per la Toscana: nientemeno! — appena ne -fu annunziata là scoperta gloriosa, dichiarò esplicitamente: _trattarsi -di un artifizio allo scopo di fuorviare il sereno corso della giustizia -e di danneggiare le persone nella lettera nominata_. - -Per credere alla serietà e realtà di una cospirazione i cui segreti -comunicavansi per mezzo delle _cartoline postali_, ci voleva tutta -la imbecillità e la malvagità della polizia italiana che aveva -prestato fede al proclama _firmatissimo_ di Petralia ed al _Trattato -di Bisacquino_. Ad onore del vero, però, deve avvertirsi subito, che -l’avvocato fiscale, a richiesta della difesa, nel processo Chiesi, -Romussi e Compagni, dichiarò di non volersi avvalere di un siffatto -documento: tanto, era sicuro della condanna degli accusati![33] - -Il Tribunale militare di Firenze chiuse bene la sua vita condannando -l’autore della cartolina _Speranza 333_ e di altri quattro analoghi -documenti, lo sciagurato Sciascia-Sicurelli. Ma di questo atto di -giustizia finale sentì rammarico la magistratura cosidetta civile; -ed a Piacenza, nel processo Verrazzani-Marchesi, condannò in base -ad una cartolina rassomigliante al documento _Speranza 333_ che _fu -letta e veduta_ da testimoni di accusa che l’ebbero in mano.... e non -la conservarono! La circostanza va notata perchè dà la misura della -illusione nutrita da coloro che credono tuttavia che la giustizia -sarebbe stata amministrata meglio dai magistrati ordinarî. - -Questi mezzi edificanti, presentati come prove contro le migliaia -di accusati che passarono dinanzi ai Tribunali militari, lasciano -l’adito a pensare che alla difesa in ogni caso sarà riuscito facile -la demolizione degli edifizi artificiosi dell’accusa. Il senatore -colonnello Siacci che aveva constatato la deficiente coltura giuridica -degli avvocati fiscali, causa prima di errori e di esagerazioni, con -rara opportunità aveva deplorato vivamente che tale deficienza sia -stata maggiore tra gli improvvisati difensori; di talchè il duello -tra l’accusa e la difesa avveniva quasi sempre ad armi disuguali -— cioè sleale.[34] Quando uno di questi difensori di ufficio, -onestamente, confessa la propria ignoranza e domanda un breve rinvio -per farsi chiarire, da persone competenti, un punto di diritto per lui -indecifrabile, i superiori non mancano di infliggergli una punizione -disciplinare[35]. I difensori intelligenti e coscienziosi, del resto, -venivano continuamente beffeggiati dall’avv. fiscale e redarguiti -in nome della disciplina dal Presidente in piena udienza. Così nel -Tribunale di Firenze pel processo pei tumulti di Riglione il tenente -Ercolani si azzardò a dire, che quel processo era stato ordito dai -preti. Il presidente si alza infuriato e lo redarguisce: «Così non -si va! Cotesti apprezzamenti se li tenga per sè. _Osserviamo la -disciplina_, se no rinvio il dibattimento; e allora guai a chi tocca!». - -_Incredibile dictu_: finiti i processi, fu punito coll’allontanamento -da Firenze l’avvocato fiscale Gavino Ricci perchè non era stato -abbastanza feroce! La misura era tanto punitiva che l’avvocato -fiscale Bargalossi, chiamato a sostituirlo, alla prima udienza si -disse _addolorato pel suo ingiusto allontanamento..._ (_Nazione_ del -5-6 ottobre). Del resto siamo arrivati a questo: che agli ufficiali -s’impone di _difendere_ gli accusati; ma non si lascia loro libertà di -difesa; e pare che agli stessi ufficiali le autorità politiche vogliano -proibire di dire la verità se chiamati come testimoni in un processo. -Parrebbe inverosimile se non fosse vero; ciò si rileva dal processo -Barbato e dall’inchiesta fatta contro il maggiore e il capitano di -fanteria, che deposero in favore dell’accusato! - -Meno male se davanti ai Tribunali militari, come presso tutti i -popoli civili, fosse stata sacra la difesa! Ma a questa furono imposti -limiti davvero inqualificabili e la si fece svolgere in condizioni, -che dovevano renderla assolutamente inefficace, inadeguata. Tale, a -mo’ d’esempio, doveva riescire quando ad un solo ufficialetto ignaro -del diritto e delle schermaglie procedurali, affidavasi la difesa -di dieci, di venti accusati; e per di più, si presentavano in blocco -requisitoria e difesa di molti processi in una volta. Così a Milano, si -raggrupparono sei processi — dal 41º al 46º in un giorno; ed altri sei -— dal 47º al 52º — se ne raggrupparono in un altro. - -Il povero ufficiale difensore quasi sempre si rimetteva in questi casi -alla clemenza del Tribunale segnalando la buona condotta e i buoni -precedenti dei suoi poveri clienti. Oh, se si correva nell’accusare e -nel condannare! si correva tanto, che l’avvocato fiscale in Milano, -sicuro del fatto suo, dichiarava inutile provare l’accusa.... Era -inutile l’accusa perchè era impossibile la difesa. - -Gli ostacoli, spesso insormontabili, si sollevano al punto di origine -dei documenti della difesa: il Prefetto di Ravenna, ad esempio, negasi, -contro legge, a legalizzarne uno che doveva servire alla difesa di -De Andreis. Del resto tutti i documenti possibili e immaginabili non -pesano nella bilancia dei Tribunali militari. - -Della libertà di difesa consentita agli accusati si avrà un idea da -questo breve dialogo avvenuto nel processo pei fatti di Pomigliano -d’Arco (Tribunale di Napoli): _Imputato_: Debbo dire mezza parola. -_Presidente_: Dite pure. _Imputato_: Domandate al Signor Brigadiere.... -_Presidente_: Oh! ne avete già dette cinque di parole... Basta! — E lo -fa sedere. Ancora. Nel processo dei ferrovieri di Napoli: _Imputato -Fortina_: Vorrei s’inscrivesse nel verbale questa circostanza.... -_Presidente_: Qui non state nella vostra _lega_, ma innanzi al -Tribunale di Guerra e basta che noi sentiamo; non occorre inserire nel -verbale. In quanto a verbali — afferma Walter Mocchi in un giornale di -Roma — gl’istruttori non si curano di fare firmare gl’interrogatori; ed -a domanda rispondevano: «Non importa; tanto ve la vedrete col Tribunale -il giorno dell’udienza!» - -L’ottimo colonnello Mondino, Presidente di uno dei due Tribunali di -Napoli, aveva dichiarato non occorrere verbale: _bastare che egli -sentisse_. Avrebbe potuto bastare realmente se egli e i giudici suoi -colleghi avessero sentito da tutte e due le orecchie. Disgraziatamente -per la giustizia e ancora di più per gl’imputati, i Presidenti dei -Tribunali di Guerra non sentivano che da una sola; sicchè la bilancia -non poteva che essere falsa perchè la lancia non poteva pendere -fatalmente che dal solo lato del piatto esistente, ch’era quello -dell’accusa. - -Lo dichiarano più volte ed esplicitamente i signori Presidenti dei -Tribunali di Guerra, con grave scandalo di coloro che dai medesimi -attendevansi giustizia spiccia e sollecita, perchè liberata dalle -formalità curialesche, ma giusta. Detti illustrissimi Presidenti -dichiarano che non volevano testimoni a difesa, o ne volevano pochi; -pochi o molti, del resto, soggiungevano che non avrebbero loro prestato -fede. - -Queste dichiarazioni fatte caso per caso, improvvise, nel calore -del dibattimento — se dibattimenti possono chiamarsi i monologhi -dell’accusa — senza consultare i membri del Tribunale, costituivano in -sè un’offesa alla dignità di questi ultimi ed erano contro la legge. Il -Presidente, come argutamente osservò il Mocchi[36], anticipava la legge -sul Giudice unico, e parafrasando il motto del Re Sole esclamava: _Il -Tribunale sono io!_ - -Non c’è dubbio su questa che sembrerebbe una enormità incredibile -se non fosse rigorosamente vera: il partito preso di impedire la -presentazione dei testimoni della difesa. Chi percorre i resoconti -dei Tribunali di Milano se ne può convincere; ed a Milano occorse il -caso più clamoroso della condanna iniqua di un imputato, che aveva -un omonimo, di cui non si vollero ascoltare i testimoni a difesa. -L’iniquità è stata documentata dallo stesso Avvocato fiscale, che sotto -l’aculeo del rimorso ha avanzato egli stesso la domanda di grazia al Re -in favore del povero condannato. - -Si capisce, però, la renitenza dei Presidenti a sentire i testimoni a -difesa: li credevano perfettamente inutili, perchè non degni di fede. - -Lasciamo apprendere al lettore la grave circostanza dal drammatico -resoconto dei dibattimenti. Siamo a Firenze nel processo pei tumulti di -Figline. Il tenente Thermes, a difesa del colono Nocentini, presenta -una lista di otto testimoni; non se ne ammette che uno. Il difensore -ci tiene al numero: _Presidente_: al numero e a qualche cos’altro.... -_Tenente Thermes_: Sta bene: ma se otto testimoni deponessero che il -Nocentini non si mosse del lavoro... _Presidente_: =Anche se fossero -cinquanta sarebbe lo stesso= (Mormorio). I carabinieri e le guardie -hanno deposto in modo da non lasciar dubbio, dando prova di possedere -una memoria assai lucida. _Tenente Thermes_: Eccezionalmente lucida... -_Presidente_: Qui non si tratta di far discussione. L’incidente -è esaurito. — E Nocentini è condannato. Lo stesso Presidente del -Tribunale di Firenze dichiara: _Si citano solamente i testimoni che -possono deporre su cose importanti!_ (Processo Guiducci e Teschi). - -A Napoli. Processo di Resina. _Presidente_: D’Antonio Maria, alzatevi. -Negate pure se volete: ma vi avverto che non crederò una parola di -quanto direte. — Processo di Giuliano. _Tenente Susanna_: Il mio difeso -ha citato quattro testimoni, che non sono presenti. _Presidente_: -oh! se lei lascia fare a quelli lì, faranno venire a testimoniare -tutta Giuliano! E fa comprendere che se tutta Giuliano venisse, non -servirebbe a scuotere l’edifizio dell’accusa.=Nello stesso processo. -_Un imputato_: Ma io tengo i testimoni... _Presidente_: Oh! per me -i vostri testimoni valgono zero. =Per me i testimoni buoni sono i -carabinieri e le guardie=. - -In quanto a Milano, i dialoghi hanno forma più garbata; ma il succo -è lo stesso ed è questo: il Presidente non accorda valore al numero -e alle qualità dei testimoni a difesa. Ne accorda tanto poco a tutta -la difesa, che a Filippo Turati preannunzia la condanna. E su questa -_inezia_ giuridica l’on. Barzilai ha presentato una interpellanza alla -Camera dei Deputati. I criterî del magistrato sulla utilità della -difesa appaiono nella loro ributtante nudità nella risposta che lo -stesso Presidente dette all’onorevole De Andreis: _Ma crede lei che il -tribunale sia disposto a prestar fede alle sue difese?_... - -Fermiamoci un istante sulla questione dei testimoni. Il difensore -tenente Ponti, nel 36º processo di Milano, con amarezza, che gli fa -onore, diceva: «Prima di terminare, noto che le risultanze dei vari -processi m’inducono a credere che è assai più facile il venir qui ad -accusare che a difendere. È noto: 1º che si ha tendenza a prestare -maggior fede a chi accusa che a chi difende; 2º che le classi meno -elevate dimostrano di possedere in misura ben ristretta quella qualità -che si chiama coraggio civile e che fa ritenere fra i più sacri doveri -quello di saper difendere a tempo e luogo il proprio simile, lasciando -a parte il timore di conseguenze spiacevoli». - -No, tenente Ponti! Non è il _coraggio civile_ che mancò alle classi -meno elevate. Egli è che i rappresentanti delle classi più elevate -resero assai pericoloso l’adempimento del proprio dovere. I testimoni -della difesa andavano incontro al pericolo di essere incriminati, — -e si arrestò il Sartori a Firenze perchè l’Avvocato Fiscale dichiarò -_essersi formato il convincimento ch’esso mentiva_ — mentre non -s’incriminarono mai i testimoni dell’accusa anche quando il mendacio -loro era lampante. E poi, a che pro’ esporsi a questi pericoli? -Anche quando in favore degli accusati vanno a deporre gli uomini che -occupano le più elevate e delicate posizioni sociali, il risultato -non muta: si nega a loro la fede, che si accorda intera alle guardie -di P. S., ai carabinieri, agli anonimi, alle spie reclutate nei più -bassi fondi sociali. Un’enorme quantità di testimoni appartenenti -alle classi dirigenti depone in Firenze in favore dell’Avv. Crosti; -e Crosti è condannato; il Comm. Pirelli depone in favore di Turati: -Turati è condannato. L’on. Colombo depone in favore di De Andreis: -De Andreis è condannato. Il capo del gabinetto del Questore di Napoli -depone in favore di Lamberto Sbarra: Sbarra è condannato. Il capitano -dei carabinieri che ha il servizio politico in Napoli depone in favore -di De Cicco: De Cicco è condannato. Il tenente colonnello comandante -l’arsenale di Castellammare di Stabia depone in favore di Scognamiglio: -e Scognamiglio viene condannato. Il Senatore colonnello Siani depone in -favore di Verniero: e Verniero viene condannato.... - -A che cosa possono servire i testimoni più degni di fede quando un -sostituto avvocato fiscale Ricci (processo dei socialisti di Monza, 30 -Giugno e 1 Luglio) dichiara che non sono attendibili i testimoni tutti, -tra i quali il =Sottoprefetto di Monza?= c’è di meglio: nell’udienza -del 1 Giugno a Firenze, un maresciallo dei carabinieri afferma e il -fornaio Beccani nega. E il Presidente: _non esito a credere piuttosto -al valoroso maresciallo, che al Beccani, ch’è un pusillanime!_ - -Non è tutto. Se mancano i testimoni della stessa accusa, non si -manda in libertà l’imputato, ma si rinvia il processo per supplemento -d’istruttoria sino a tanto che si riesce a condannarlo per un qualsiasi -plausibile motivo. Ciò accadde ad un Raffaele Esposito in Napoli. - -Con processi istruiti con metodi assolutamente incivili e nella -mancanza completa di una vera difesa, le probabilità in favore di -giudizi giusti rimanevano attaccate al filo sottilissimo delle qualità -personali dei giudici: dovevano supporsi in loro eccezionalmente -sviluppate l’intelligenza e l’equanimità. - -In generale, dello sviluppo intellettuale di un individuo si ha un -primo ed importante indizio nel tatto, nella garbatezza, nel sapere -rispettare quelle che sono le regole del galateo. Questo rispetto -imponevasi specialmente di fronte agli accusati, che presentavansi -innanzi ai Tribunali militari in così straziante inferiorità. - -Usare modi cortesi verso questi poveri inermi costretti a combattere -contro uomini ferrati, era un dovere più che una generosità; ma anche -ogni residuo di gentilezza venne meno nelle pubbliche udienze e la -brutalità della caserma si mise in evidenza in tutta la sua bruttura. -Si dice che delle invettive, dei sarcasmi inopportuni, ingenerosi, -adoperati dal colonnello Parvopassu nei primi dibattimenti davanti -il Tribunale militare, si scandalizzarono anche in alto e gli furono -rivolti consigli di temperanza. Ammansato egli arrivò al processo -De-Andreis-Turati, nel quale volle dar mostra di gentilezza col -rivolgere a Turati qualche complimento — _senza sarcasmo_ — egli stesso -fu costretto ad aggiungere — sapendo che non sarebbe stato creduto -sincero. Chi alla brutalità ed alle ingenerosità aggiunse i tratti -del buffone, fu il colonnello Mondino che credette poter passare alla -storia provocando indecentemente l’ilarità del pubblico nel distribuire -secoli di galera. - -Di lui ricostruì la ributtante _silhouette_ il Mocchi nell’articolo -cennato e credo doveroso non insistervi oltre; aggiungo soltanto, che -suscitò la nausea il Presidente del Tribunale di Milano quando tentò -vilipendere villanamente l’on. Maffi. E che dire di quel tenente -colonnello Giacosa che alla fine della udienza del 9 agosto, in -Firenze, consiglia gli accusati: _se vi vengono tra i piedi socialisti -e anarchici, mettete una mano nell’orologio e l’altra nel portamonete?_ - -In questi processi pei tumulti di Aprile e Maggio 1898 non occorreva -soltanto l’ordinaria sapienza giuridica; ma era indispensabile pure una -discreta conoscenza delle scienze politiche e sociali, senza la quale -non potevansi valutare al giusto i fatti e si dovevano scorgere dei -reati dove tra i popoli civili non se ne scorge traccia alcuna. Ora, -l’ignoranza dei giudici militari su questo si chiarì sbalorditoria ed -indusse il colonnello Parvopassu a chiedere all’Ing. Valsecchi cosa -s’intendesse dai socialisti per _conquista dei poteri pubblici_; a -Maffi imputava a delitto — eccitamento all’odio di classe — il parlare -di _sane e pratiche rivendicazioni del proletariato_; a Gustavo Chiesi -rimproverasi il discredito gettato sull’esercito colle sue critiche -della campagna d’Africa del 1887; e sempre si videro terribili reati -nelle frasi: _lotta di classe, leghe di resistenza_, ecc., ecc. - -Nel campo giuridico, l’ignoranza non era minore; e preferisco -attribuire ad ignoranza certi errori e certe contraddizioni, che -altrimenti si dovrebbero ascrivere a brutale malvagità. - -Egli è così che Romussi, Chiesi e altri giornalisti vengono condannati -come _complici_ nei fatti che procurarono devastazione e saccheggio, -mentre la stessa sentenza dichiara quei fatti essere avvenuti -indipendentemente dalla loro volontà. Per Valera, Koulichoff, ecc., -manca l’estremo delle pubblicità necessarie perchè ci sia il reato -imputato. Al gruppo dei giornalisti contumaci, che dovevano rispondere -dei reati contemplati negli art. 246 e 247 si regalarono sei mesi di -più di quelli che loro spettavano. A Pescetti si danno 10 anni, mentre -a Turati e De-Andreis, per un reato minore, se ne danno dodici. Rilevo -infine, che si distribuirono pene enormi per reati insussistenti ed -anzichè rilevarlo colla parola calda e dotta dei valorosi avvocati che -difesero i condannati in Cassazione mi piace farlo con quelle di un -modesto difensore militare. - -Il tenente Mazza, nell’udienza del 21 Giugno, in difesa di Valera -innanzi al Tribunale militare di Milano osserva: - -«Trovo scritto in un libro, compilato da una delle menti più eccelse -che onorano l’Italia (parlo dell’illustre Zanardelli e del suo Codice -Penale, che segnò il trionfo del senso morale e della sociologia) come: -«_Nessuno possa essere punito per un fatto che secondo la legge del -tempo in cui fu commesso, non costituiva reato_». (Articolo 2) - -«Ora, lo stato di assedio coi Tribunali di guerra, per quanto possa -modificare la procedura penale, per quanto accordi competenza a reati -anteriormente commessi, non potrà mai annullare il dispositivo di un -articolo di legge, facendo considerare reato un fatto che, secondo la -legge del tempo in cui fu commesso, reato non costituiva. - -«E che fatti ora incriminati, sia per articoli di giornali o discorsi -o conferenze pubbliche, non costituissero reato, lo prova con evidenza -l’aver liberamente concesso ai giornali di circolare senza sequestro, -il non aver mai spiccato contro i direttori, collaboratori, gerenti e -conferenzieri alcun mandato di arresto o di semplice comparizione. - -«Se i miei difesi avessero, come sostiene l’accusa, commesso delitti -contro i poteri dello Stato, o eccitato a commettere tali delitti, se -avessero pubblicamente istigato a delinquere, o fatto l’apologia d’un -reato, o incitato all’odio fra le classi sociali, certamente il potere -giudiziario sarebbe intervenuto per reprimere il reato coll’azione -penale. - -«Ora invece il Regio Procuratore mai intervenne contro i nostri difesi -e la stessa autorità di P. S., che con i suoi rapporti ha scoperto ora -tanto materiale di accusa, non ha mai provocato dal potere giudiziario -alcun provvedimento. - -«Cosa dice adunque codesto non intervento, se non che discorsi, -conferenze, sermoni ed articoli di giornali, che ora si vogliono -incriminare, non raggiunsero mai gli estremi del reato, e quindi non si -agì a termine di legge, perchè il fatto nel suo assieme non costituiva -reato?» - -E non basta condannare per i reati insussistenti; ma si condanna per -i reati che avrebbero potuto avvenire, nel processo dei socialisti del -Circolo di Chiusi — Firenze, udienza del 13 Giugno — si accusa l’Avv. -Crosti pei _disordini che si sarebbero verificati se il circolo non -fosse stato sciolto...._ - -Questo è di una evidenza sorprendente e si applica alle numerosa -categoria dei condannati giornalisti — da Chiesi, Romussi e Valera a -Menzione e De Cicco. - -La stessa sapienza giuridica fa condannare la povera Maria Marone -di Napoli a 12 anni di reclusione come _complice_ dello studente -Cupola, suo amante, che si seppe difendere da sè e che perciò venne -assolto![37] - -Questa ignoranza crassa può spiegare certe sentenze davvero draconiane: -7 anni ad una donna per essersi trovata a capo di una innocua -dimostrazione di donne; 100 anni di reclusione a 60 persone accusate -di avere incendiato un carrozzone di tram in Milano; 2 anni a chi -affrettossi a portare nei casotti i fucili abbandonati dalle guardie -daziarie di Resina — ebbe pure le lodi del Presidente! — 20, 22, 25 -e 30 mesi di reclusione a _quattro_ imputati di avere dato _una_ sola -bastonata ad un agente della forza pubblica in Casoria... - -Quattro anni di reclusione ebbe il Trinci per avere scagliato dei sassi -innocui in Firenze.... - -È chiaro: i Tribunali di guerra, in quanto a somministrazione di pene, -adottarono questa savia massima: _melius est abundare quam deficere!_ - -Ed abbondano anche contro il parere dell’accusa: a Firenze l’Avv. -Fiscale Gavino Ricci domandò sei mesi di detenzione contro Del Buono ed -un anno contro Ciotti; il Tribunale ne dette quattro anni e due mesi a -quest’ultimo, otto mesi al primo. - -Tanta severità viene compensata dalle imparzialità!.. Imparziali sempre -i giudici militari passano sopra alla parola del Re e condannano -gli amnistiati, i contumaci, i pazzi, gli ubbriachi. Sui reati del -borbonico Menzione passano sopra due amnistie e la pena scontata, ma -il Tribunale di guerra cancella tutto e condanna. I contumaci erano -stati risparmiati sotto Francesco Crispi, che non si lasciò smuovere -dallo scrupolo insolito pel rispetto alla legge da chi avvertivalo che -sfuggiva alla lontana una grossa preda: Cipriani (_Don Chisciotte_, -N. 208 del 1898); ma furono inesorabilmente condannati nell’anno di -grazia 1898. I pazzi furono ritenuti sempre irresponsabili; ma il -Tribunale militare di Milano scrive un nuovo capitolo di psichiatrica, -e pei fatti di Seregno condanna un Confalonieri il cui solo testimone -di accusa — il maresciallo dei carabinieri — lo dichiara pazzo; e -condanna Zoppini per avere gridato il _19 Maggio_ nel corso Vercelli: -_Viva il socialismo! Viva l’anarchia!_ La sola data del reato bastava -ad assodare lo squilibrio mentale; lo dichiararono irresponsabile -tre periti medici; ma Zoppini viene condannato, benchè sia stato -_diciannove volte_ al manicomio! - -Si può immaginare se trovarono grazia gli ubbriachi: un De Ambrogi -venne condannato per avere emesso non so qual grido sovversivo dopo -essere stato per sette ore continuo all’osteria... e per avere gridato: -_vorrei avere tanta..._ _carta_ _da dare fuoco a tutto il mondo!_ - -Pietà non si ha se non per coloro che nei processi del mezzogiorno -risultarono all’evidenza istigatori e promotori dei disordini per -gare municipali: nessuno di loro fu condannato. Erano cavalieri, -commendatori, uomini _d’ordine_, che a data ora davano la caccia ai -sovversivi e meritarono tutti i riguardi. Nessuno sospettò in questa -pietà l’influenza del pregiudizio o dell’interesse di classe! - -E se a Milano si condanna Don Albertario, trovano pietà i preti in -Firenze, dove vengono assolti tutti quelli del 25 giugno per accuse che -avrebbero procurato anni ed anni di reclusione ai socialisti. - -Con processi istruiti nel modo che abbiamo visto, senza difesa, coi -criteri, colla sapienza e colla imparzialità dei giudici che ci sono -noti: i Tribunali di Milano distribuirono anni 1390, mesi 3 e giorni -2 di reclusione; anni 90, mesi 1 e giorni 6 di detenzione; anni 307 -di sorveglianza e L. 33,952 di multa a 688 imputati — dei quali 17 -donne e molti minorenni. A Napoli vennero condannati 812 individui — -tra i quali molte donne e molti minorenni — a 624 anni, 11 mesi e 21 -giorni di reclusione e detenzione; 80 anni e 6 mesi di sorveglianza e -L. 50,927 di multa. Le condanne più gravi furono quelle del Tribunale -di Firenze pei fatti di Figline: un Pampoloni ebbe 27 anni di galera; -Fabbricanti e Giani 25, Musuai 24, Laperini, Borghesi e Gabrielli -22, Coloni 20, ecc., ecc.[38] Questa statistica è veramente paurosa e -fa temere che i Tribunali di guerra abbiano sparso copiosamente seme -di odio; ed è un giornale conservatore, cui non sfugge la realtà, a -pensare che le condanne degli uomini politici e dei giornalisti di -Milano ha avuto tutto il carattere di una _vendetta_, più che di un -severo atto di giustizia. (_Mattino_ 19 Agosto 1898). - -Se la vendetta e l’odio seminati possano produrre la pace o l’amore -non so; auguriamoci che l’avvenire sia migliore di quello intravvisto -e temuto. Per ora concludiamo col senatore e colonnello Siani: coi -Tribunali di guerra si sono avute condanne feroci; _feroci sino al -ridicolo!_ - -L’illegittimità dei Tribunali militari, le basi delle accuse, la -mancanza della difesa, l’ignoranza dei giudici — il tutto coronato da -questa _ferocia sino al ridicolo_ nelle pene, spiegano come e perchè -il movimento in favore dell’amnistia si accentui e divenga una valanga -irresistibile che schiaccierà coloro che vogliono arrestarla: valanga a -cui hanno portato il loro contributo tutti i partiti e tutte le classi -sociali. E si vuole l’amnistia, nel senso di giustizia riparatrice, -perchè nei condannati si riconoscono delle vittime, non dei delinquenti -— nè politici, nè comuni. Di grazia, di perdono hanno bisogno soltanto -i giudici. - - - - -X. - -LA CONDANNA DELLE IDEE - - -Avvenne dei processi svoltisi innanzi ai Tribunali Militari ciò ch’era -avvenuto pei tumulti: l’attenzione del pubblico concentrossi a Milano. - -Quasi tutte le udienze del Tribunale di guerra consacrate ai -tumultuanti di Maggio ebbero la loro speciale importanza in quanto che -somministrarono gli elementi migliori pel retto giudizio sull’indole -vera dei moti; la sintesi sui vari elementi, poi, si desume chiara -e completa dei due processi dei _giornalisti_ e dei _deputati_, come -vennero denominati. - -La qualità degli accusati e la natura dei reati che vennero loro -imputati spiegano il fenomeno e danno ragione del vivo interesse -col quale gl’italiani ne seguirono lo svolgimento. Allora venne in -discussione esplicitamente il _complotto_. - -È chiaro: se si fosse provato che le sommosse della primavera del -1898 furono la conseguenza della preesistente organizzazione e della -decisa determinazione di un partito per provocarli e riuscire ad una -rivoluzione, la gravità delle prime sarebbe stata enorme ed avrebbe -potuto giustificare sino ad un certo punto l’allarme delle classi -dirigenti e dei conservatori e l’azione spiegata dai governo. Ma la -dimostrazione mancò completamente. - -Nei moti del mezzogiorno non si tentò neppure di accennare alla -esistenza di un complotto, tanto essi furono improvvisi, disordinati, -apolitici. Se ne parla in Toscana. Ma a Firenze dove avrebbe dovuto -farsi più palese, il complotto fu escluso quando più la paura spingeva -alle esagerazioni, anche sincere, dall’organo massimo dei conservatori: -dalla Nazione. L’importanza e la natura reale dei tumulti, quando -più viva era l’impressione dai medesimi suscitata, può dedursi dai -seguenti brani, che tolgo da quel giornale: «Dopo il giorno 6 Maggio, -non una mosca venne molestata; nessun disordine fu segnalato dentro -le mura cittadine; _e nemmeno nel giorno sei nessun disordine sarebbe -accaduto... se si fosse operato in altro modo... Questi fatti dolorosi -non si sarebbero certo prodotti se, mentre si era esagerato l’allarme -con la ingiunzione di chiudere le botteghe e dopo aver fatto uscire -la truppa, quando meno ve n’era bisogno, non si fosse abbandonata la -Piazza Vittorio Emanuele, lasciando rinchiusi, poco lontani, interi -battaglioni di truppa_». - -Così la _Nazione_ del giorno 7 Maggio, che rincalzava il 9: «_Il -panico fu superiore ai fatti avvenuti_. Giornali esteri e, sopratutto -i giornali di certe regioni, che hanno interesse a far concorrenza a -Firenze, diffondono le notizie più esagerate. — _Ed è obbligo delle -autorità il farle smentire_». - -Ci fu tanto il complotto, che l’avvocato Fiscale, per i caporioni -arrestati a Firenze, chiese il massimo di un anno[39]. - -E nel processo di Figline, che fu seguito, come sappiamo, dalle -più severe condanne, la stessa sentenza ammette l’influenza della -propaganda dei partiti sovversivi, ma esclude l’associazione a -delinquere ed il complotto. - -Per Milano, siccome nei tumulti escludevasi l’azione determinante del -disagio economico, così potè sorgere spontaneo e sincero il sospetto -della cospirazione e dei motivi politici tanto nella stampa locale -quanto in quella del resto del regno. Il sospetto divenne certezza per -gli organi conservatori e reazionari. - -Il _Corriere della Sera_, in prima pagina, all’indomani dei fatti del -7 scriveva: «La questione del pane è passata in seconda linea, anzi -qui non vi fu mai. Essa servì di pretesto agli _organizzatori dei -disordini_ per ispingere giovani incoscienti, operai mal consigliati, -donne, ragazzi ad eccessi che a Milano non si sarebbero mai creduti -possibili». Meglio informato e più equanime, il cronista in seconda -pagina spiega e corregge, ed augurandosi che i rivoltosi dalle misure -prese vengano distolti da nuovi pazzi tentativi, soggiunge: «Ce lo fa -sperare _la mancanza di direzione e di organizzazione nella sommossa_. -I conflitti avvenuti ieri non indicano da parte dei tumultuanti, -_nessun disegno prestabilito. Le barricate furono improvvisate senza -un concetto tattico e furono abbandonate_ =senza essere difese=. Salvo -pochi revolvers, =non si videro armi da fuoco= _in possesso degli -assalitori_(?). _Nè si videro materie esplosive. Le colluttazioni -avvennero alla spicciolata.... Non si nominano capi che dirigono la -sommossa. Non si vedono proclami che diano una direttiva al movimento._ -=Non si ode un grido che abbia un significato qualunque e che accenni -ad una meta=». (N. 125). - -Questa la verità che non teme smentita. C’è voluto tutto l’accecamento -partigiano della _Perseveranza_ per affermare: «Il movimento del 7 ebbe -un carattere rivoluzionario spiccato. La sommossa scoppiò in varî punti -della città simultaneamente. _I fatti si svolsero facendo credere_ -=ad un grandioso piano prestabilito di rivoluzione, di saccheggio, di -devastazione=». (Numero del giorno 8 Maggio). E il giorno 9 insiste -accusando i repubblicani come autori principali, che trascinarono -i socialisti. E la stolta accusa ripete il giorno 12 — quando erano -noti tutti i dettagli, quando essa stessa sentivasi umiliata della -_breccia dei Cappuccini_! — parlando dell’accordo dei repubblicani -cogli anarchici, coll’imbeccata che i rivoltosi ricevevano dalla vicina -Svizzera, in cui _risiedeva la mente direttrice_(?), _lo stato maggiore -del partito_(?), del complotto ordito dai repubblicani e secondato dai -socialisti senza entusiasmo, della distribuzione di rivoltelle fatta -dai repubblicani, ecc., ecc. E tutte queste menzogne le dava come -=notizie precise= _ricevute da fonte attendibile circa la preparazione -e l’organizzazione della rivolta_, =che troveranno la conferma nelle -risultanze del procedimento penale....=[40]. - -In questa criminosa aberrazione, la _Perseveranza_ ebbe complici la -Questura e l’accusa. L’identità assoluta del linguaggio autorizza -ad ammettere che gli articoli del giornale conservatore, i rapporti -del Questore Minozzi e degli altri delegati, gli atti di accusa le -requisitorie degli Avvocati fiscali e il rapporto Bava Beccaris abbiano -la stessa origine. A tutti le risultanze del procedimento penale -inflissero la più clamorosa smentita, la più vergognosa umiliazione. -Il Tribunale di guerra, infatti, escluse esplicitamente il complotto in -entrambi i processi. - -E per quanto quei giudici si siano mostrati sempre ingiustificatamente -severi, il complotto non avrebbero potuto ammetterlo senza coprirsi di -disonore. Non potevano e non dovevano prestar fede al complotto di casa -Ceretti; non a quello presso la redazione dell’_Italia del Popolo_ — -dove sedeva il Comitato _pro-repubblica_ che comprendeva il monarchico -Valentini; — non all’antico accordo tra repubblicani, socialisti e -anarchici, smentito da una serie interminabile di lotte e il cui solo -sospetto avrebbe fatto ritornare anti-socialista Edmondo De Amicis. Nè -potevano prendere sul serio la bandiera... di _carta_ dell’_anarchico_ -Callegari sulla quale era scritto... _Evviva la repubblica!_ - -Meno ancora le contraddizioni di un disgraziato Avvocato fiscale -Torre, che pei fatti del 6 Maggio, mentre afferma l’_organizzazione di -un vero e proprio moto rivoluzionario_, negli accusati non trova che -_fannulloni, i quali si sono messi nella dimostrazione per fare del -chiasso_: fannulloni ai quali fa regalare sette anni di reclusione! - -È innegabile: il Tribunale di guerra, escludendo il complotto, più che -fare atto di giustizia, provvide alla propria dignità[41]. - -Sfumato questo umoristico complotto, che non ebbe capi, armi, -programma, nè bandiera, e mancata completamente la dimostrazione della -partecipazione ai tumulti dei giornalisti e dei deputati, non si riesce -assolutamente a comprendere per quale titolo essi vennero condannati. - -I motivi della condanna sfuggono ad ogni ricerca; ond’è che l’onor. -Barzilai afferma essere entrato nell’aula dei Tribunali di guerra -il simbolismo ibseniano, che fa scorgere in Turati, in De Andreis, -negli altri accusati, dei simboli, delle personificazioni dei partiti -ribelli. Altri chiama _metaforici_ i reati attribuiti agli accusati e -_allegorici_ i processi; nei quali, con fantasia ariostesca, ai verbi -_parlare, dire, scrivere, professare_... accompagnati ora da una ed ora -da un’altra espressione avverbiale, _come parlare con sarcasmo, parlare -in modo sospetto, professare apertamente delle idee, scrivere articoli -sui giornali_ — si attribuisce una speciale efficienza criminosa, quasi -che le parole si possano tramutare in _bombe_, i discorsi in _tumulti_, -le idee e gli articoli in _corpi armati_, ecc.! - -Si sa, però, che non furono allegoriche o metaforiche le condanne! - -È bene aggiungere — e lo rilevò l’Impallomeni nel ricorso in Cassazione -— che per Turati, oltre la _capacità a delinquere_ — non quella di -Chauvet — riconosciuta in tutti e tramutata con un giuoco di bussolotti -in _reato commesso_, come notò il Barzilai, c’era qualche cosa di più -concreto, che accennava ad un fatto: egli il giorno sei _raccomandò la -calma_ in modo non giudicato ortodosso; e parlò coll’avvocato Cavalla -in modo da _potere_ essere sentito dai rivoltosi.... - -Ben gli stia la condanna! Perchè andare ad esporre la vita per -raccomandare la calma? Se qualche parola non fu ortodossa però, -il Tribunale riconobbe che le intenzioni erano corrette: disse -esplicitamente, infatti, _che i capi socialisti e repubblicani, i -tumulti non li volevano_. - -Non insistendo più oltre su queste sentenze del Tribunale di Milano, i -cui considerando Barzilai li chiama degni della Papuasia, e smettendo -ogni ironia, si può riassumere l’opera tutta di questa magistratura -eccezionale, non consentita dallo Statuto, in questo giudizio: essa non -ebbe che uno scopo: la persecuzione e la condanna del pensiero, delle -idee, della legittima e pacifica propaganda. - -Che sia stato questo il fermissimo proponimento dei Tribunali Militari -appare chiaro, lampante dalla motivazione della sentenza contro i -giornalisti: «l’opera di Chiesi e di Romussi, repubblicano il primo e -radicale il secondo, _nella quale si mantennero sino alla soppressione -dei loro giornali_, costituisce il fatto =materiale=(?) diretto a -suscitare la guerra civile, _sebbene ciò non fosse in quel momenti -da essi desiderato e sia avvenuto per causa indipendente dalla loro -volontà_».[42] - -I motivi generici e specifici di responsabilità di Turati e di De -Andreis sono identici: s’imputano all’uno gli articoli del 1896, -l’_Inno dei lavoratori_, ecc.; e all’altro le opinioni repubblicane, -la costituzione di circoli e i discorsi repubblicani... La prova -delle prove, infine, la ritrovano nelle parole, _interpretate_ -loiolescamente, che Turati e De Andreis pronunziarono imprudentemente, -— quando il loro animo era abbeverato di amarezza, quando -l’indignazione avrebbe eccitato gli uomini più miti e più teneri delle -istituzioni! — alla presenza di un ufficiale e di un avvocato Cavalla, -che si fece un merito nel denunziarle. - -Questa persecuzione e condanna del pensiero, delle idee, della -propaganda pacifica ch’era negli intendimenti dei Tribunali di guerra, -armonizza perfettamente colla corrente psicologica degli avvocati -fiscali e delle Regie questure. Queste ultime trovarono un’aggravante -nella stessa temperanza del _Secolo_; perchè con questa temperanza, -disse un testimonio poliziotto, riusciva meglio a fare breccia negli -animi[43] mentre il Tribunale non può menar buona a Don Albertario la -_fine ironia_ adoperata nei suoi articoli.... - -In una _nota_ precedente e in altre pagine furono rilevate le accuse -sbalorditone scagliate dalle questure del regno agli imputati, nelle -quali si parla sempre di _opuscoli_, di _discorsi_ sovversivi — mai -incriminati per lo passato — più specificatamente si rimprovera al De -Cicco in Napoli di ricevere e leggere riviste e giornali repubblicani -e socialisti; nei certificati rilasciati dalle autorità si rileva -spesso la morale buona, ma _cattiva la condotta politica_; l’avvocato -fiscale recede dell’accusa contro Zavattari _benchè_ repubblicano; il -rapporto della questura per Valera confessa che non fu _possibile aver -dati positivi per credere che esso abbia preso parte attiva ai tumulti_ -(pag. 217) ma viene condannato lo stesso per le sue opinioni. Ma perchè -cercare elementi ed indizi per assodare questa determinata e voluta -persecuzione contro il pensiero? - -È il colonnello Parvopassu, che — sapendo di non avere _fatti_ a -disposizione per condannare — in uno scatto imprudente, volto a Turati -esclama; _le vostre idee sono criminose!_ - -Tanto criminose, che non gli consente quella libertà di esporle che -il Tribunale Militare di Palermo concesse nel 1894 a De Felice e -Barbato... - -Chi può negare il progresso compiuto in quattro anni? In Italia non si -cammina, si galoppa sulla via della reazione... - -Dichiarare criminose le idee; processare il pensiero; condannare -la pacifica e legittima propaganda...! Ma per impedire tutto ciò -che ritenevasi mostruoso, per acquistare la libertà delle idee, del -pensiero, della propaganda, migliaia di martiri lasciarono la testa -sul patibolo o gemettero per anni ed anni nelle galere del Piemonte, -dell’Austria, del Papa, del Borbone: per conquistare tanta libertà, -l’Italia fece cento insurrezioni e parecchie sanguinose rivoluzioni che -costarono la vita a migliaia dei suoi figli! - -Il gretto e prosaico materialismo contemporaneo risponde a queste -evocazioni liriche con una sdegnosa scrollatina di spalle indicante -il nessun conto in cui devono tenersi questi ricordi oramai troppo -antichi, stantii. - -Ebbene, questa incoercibilità del pensiero, questa legittimità della -propaganda delle idee hanno in favore la parola indiscutibilmente -autorevole di un contemporaneo: di Giuseppe Zanardelli, in nome del cui -Codice Penale si processa e si condanna[44]. - -Se Zanardelli appare un dottrinario liberale, si rievochi la memoria di -un conservatore autoritario, quella di Silvio Spaventa, che non solo la -libertà delle idee voleva piena ed intera, ma anche quella di riunione -e di associazione[45]. - -Ad ogni modo confortiamoci. Contro le aberrazioni di Tribunali, i -cui giudici educati nella caserma ignorano il diritto, la storia, la -politica, la scienza sociale, c’è il correttivo: c’è la suprema Corte -di Cassazione di Roma — la cittadella del diritto, la magistratura -_istituita per mantenere la esatta osservanza delle leggi_[46]. - -Vero è che il supremo magistrato nel 1894 dette uno strappo allo -articolo dell’ordinamento giudiziario, che assegnavale l’altissima -funzione di mantenere la esatta osservanza delle leggi, rinunziando -a conoscere delle illegalità dello Stato di assedio e dei Tribunali -Militari; ma si poteva vivere sicuri che le sentenze dei Tribunali -militari, che colpirono le idee, le opinioni, la propaganda pacifica -sarebbero state annullate e avrebbero condotto alla liberazione dei -cittadini ingiustamente condannati. Ci si poteva contare, perchè -la Cassazione nel 1894 — nelle cause Fiorenza e Molinari — aveva -proclamato costituire violazione di competenza, sindacabile in -Cassazione: - -I. il qualificare _eccitamento alla guerra civile_ un semplice -danneggiamento, un tumulto, ecc. - -II. il qualificare come _fatti diretti ad eccitare la guerra civile_ le -semplici conferenze, le lettere, gli articoli di giornali, ecc. - -III. il ritenere in _rapporto immediato di causalità_ con gli -avvenimenti, che provocarono lo stato di assedio, le conferenze -(tenute anteriormente ad essi) nelle quali non si uscì dal campo -degli incitamenti a semplici parole ed in cui non si presero accordi o -determinazioni per compiere i fatti criminosi poi consumati. - -Non è chiaro che colle massime riconosciute dalla Cassazione nel 1894 -la condanna dei giornalisti e dei deputati nel 1898 è ingiusta e sarà -cassata? È chiaro come la luce del sole; ma non è utile nel momento -storico che attraversiamo e la Cassazione mettendosi in armonia coi -tempi e cogli uomini che ci governano, ripudia le massime solennemente -promulgate e conferma la sentenza contro la libertà del pensiero e -contro la legittimità della propaganda[47]. Da questa minima _capitis -diminutio_ alla massima che si ebbe nel 1894, la decollazione della -giustizia è compiuta![48] - -Commentando quest’ultima sentenza della Suprema Corte di Cassazione di -Roma, un giornale amaramente conclude: - -«A noi pare che i giudici della Corte abbiano fatto opera meritevole di -elogio per parte d’ogni buon patriota. Essi hanno conferito valore al -concetto unitario». - -«L’unità politica fu conseguita nel 70. - -«L’unità morale è posteriore; è dovuta a uomini di grande pregio, non -ultimi il Depretis, il Crispi e il Rudinì; i settentrionali passarono -ai meridionali il contagio delle speculazioni; questi insegnarono a -quelli il modo di reprimere con energia (_vulgo_ violenza) i tumulti -delle folle: per questa via si ebbe l’unità. Ora si aggiunge, terza, -l’unità della giustizia. - -«Alcuni (i sobillatori non mancano mai) andavano bucinando che, oltre -la giustizia militare, una ve ne fosse, detta, non si sa perchè, -civile. Tentavano portare una divisione nel campo della giustizia: una -specie di lotta di classe con annesso eccitamento, ecc., ecc. - -«Ma i giudici della Corte suprema, con pensiero altamente patriottico, -han voluto significare con la sentenza d’oggi che la giustizia in -Italia è unica ed uniforme. Gli antichi dettaron la massima: _cedant -arma togae_; massima da baggei; noi siam gente moderna, e noi non ci -sappiam figurare la giustizia se non armata di spada. - -«Concludendo, l’Italia ora può dirsi compiuta. Ha l’unità politica, -l’unità morale e l’unità giuridico-militare. Non è ancor perfetta -l’unità tributaria, troppe essendo le disuguaglianze tra cittadino -e cittadino: ma per la perequazione della miseria sta provvedendo -alacremente l’agente delle tasse». - -In questa conclusione sull’unità giuridico-militare raggiunta, c’è da -fare una correzione: essa non data dal 1898; pur troppo e più antica! - -Le pietre miliari della decadenza della Magistratura cosidetta civile -sono innumerevoli: dal processo Lobbia al processo Tanlongo; dalla -impunità assicurata ai grandi ladri delle ferrovie a quella accordata -agli assassini di Frezzi, di Donati, di Castellano, di Siculiana. -Questa magistratura _civile_, che non ebbe viscere per trovare un -responsabile della catastrofe della miniera Virdilio-Mintinella e per -assegnare un misero compenso alle desolate famiglie degli ottanta -minatori che vi lasciarono la vita; questa magistratura, che non -trova modo di colpire i ministri delinquenti; questa magistratura -che _delicatamente_ avverte prima delle perquisizioni da fare se -i presunti rei.... sono monarchici[49] — oh! questa magistratura -_civile_, e sopratutto umana, trova tutta la sua energia e tutta la sua -severità per processare e punire i disgraziati, che rubarono per fame: -essa processa e condanna in Torino Margherita Giustetto per essersi -_impossessata, per trarne profitto, di un chilogramma di frumento del -valore di_ =centesimi venti...= processa e condanna in Roma _un ragazzo -a quattro mesi di reclusione per avere rubato quattro grappoli di -uva!_[50] - -Questa magistratura _civile_ ha voluto mostrarsi all’_altezza_ della -giustizia militare; perciò essa, che in un momento di _aberrazione_ -aveva assolto in Tribunale Barbato, lo condanna nella Corte di Appello -di Palermo. E perchè da un estremo all’altro del Regno l’_unità_ -sia completa e incrollabile, la Corte di Appello di Milano respinge -il ricorso dei contumaci facendo fare un passo tanto gigantesco al -giure, da espellerlo dalle aule sacre alla giustizia affermando «che -le sentenze essendo state pronunziate per =esempio= non possono venire -modificate!» - -E dicano gl’italiani se non è santa l’indignazione del deputato -Lucchini, =membro della Cassazione di Roma=, che vede la magistratura -compromessa in _uffici più o meno politici e_ =polizieschi= e che nei -giudizi in discorso scorge _la rovina della legge, delle istituzioni e -dei principî di ordine e di autorità_. Della libertà non parla perchè, -egli dice, non conta più nulla![51] - -Non pel desiderio di chiudere questa dolorosa narrazione con delle -frasi sensazionali, per amore di rettoricume da cui rifuggo, adunque, -ma perchè le parole del poeta corrispondono rigorosamente alla realtà -dei fatti, torno a ripetere con Rapisardi che «passa terribile per la -notte» la giustizia, di cui sghignazza la turba; e passa la giustizia - - «C’ha il cervel nella borsa e l’anima nell’epa, - Che al boia dice: salve; ed al povero: crepa; - Ch’erto sul banco traffica l’opra, le forze, il sangue, - L’onor d’una cenciosa plebe che stenta e langue, - E scannando se stessa i suoi tiranni impolpa, - D’un formicaio umano, cui la miseria è colpa. - La sventura destino, il lamento delitto, - Un patibol la vita ove Dio l’ha conflitto, - L’error pane dell’anima, un tranello l’inferno - La speranza una frode, la giustizia uno scorno...» - -Il poeta si rinfranca perchè sente imminente l’arrivo di un’altra -giustizia che vince, passa, impugnando la scure di acciaio, squassando -la face - - «E dal sommo d’un monte, dritta in faccia all’aurora - Grida con bronzea voce di mille tuoni: È l’ora![52] - -È l’ora? Lo pensa, lo spera forse, il vate; e bisogna lasciargli questa -illusione. - - - - -XI. - -LE CAUSE ECONOMICHE DEI TUMULTI - - -I giudici più benevoli dei governanti italiani, i cittadini che non -sono complici o comunque interessati nella repressione, riconoscono -che nell’ultima, ancor prima che si tramutasse in confessata reazione, -vi fu eccesso di difesa. Pochi hanno formulato questa colpa del -governo italiano con tanta precisione quanto l’on. Galimberti, la cui -opinione non è sospetta perchè anche lui è uomo di ordine come vogliono -essere chiamati i nostri monarchici. Egli, trattando della _vera -responsabilità_, riconosce che essa sta nell’eccesso della repressione -— specialmente a Milano, dove fu adoperato il cannone contro gli -inermi. «Contro gl’inermi il cannone! egli continua. Ecco la colpa -di tutti i governi deboli, francesi e spagnuoli, da che si dettero le -costituzioni: aver adoperato le armi da fuoco contro gl’inermi... Chi -si è assimilato la vita inglese, sa molto bene che le dimostrazioni -in Inghilterra assumono proporzioni maggiori che da noi. Si dicono e -rimangono infatti dimostrazioni pacifiche solo perchè il governo si -guarda bene dal provocare la rivoluzione adoperando le armi da fuoco. -Esagerare i movimenti popolari, cambiare le dimostrazioni in tumulti, -per mezzo di agenti provocatori, e i tumulti in rivoluzioni per mezzo -di cannonate contro castelli in aria, è anche rivelazione d’insipienza -politica». - -Così scrive saviamente e onestamente un ex sottosegretario di Stato e -non c’è da aggiungere che questo corollario: chi commette un eccesso -di difesa è colpevole in diritto privato e merita una condanna — anche -lieve. Non può essere diversamente in politica, dove dal diritto -privato, male a proposito, è stato trasportato il principio della -legittima difesa[53]. In Italia, nell’anno 1898 — in altri tempi le -cose procedevano diversamente: lo vedremo — ai colpevoli anzichè pena -toccò in sorte l’apoteosi: l’abbiamo visto. Di più: gli strumenti -principali dell’eccesso di difesa, i militari, furono chiamati a -giudicare le vittime! - -Era possibile, era umano supporre, che essi sarebbero stati imparziali -nella causa propria? - -Intanto, per assurda ipotesi, si conceda che non ci sia stata -sproporzione tra i tumulti e la repressione; che non ci sia stato -l’eccesso di difesa esplicitamente ammesso dal Galimberti. Accettata -questa ipotesi, sorge il dovere di un’altra disanima: perchè -gl’italiani si abbandonarono alla sommossa? - -In nome del diritto della difesa dello Stato si può ammettere che i -rivoltosi, i tumultuanti siano anche impiccati; ma più che nel nome -della giustizia, in quello della sapienza politica e della vera ragione -di Stato, bisogna ricercare quali furono le cause che spinsero i -cittadini al tumulto, o alla rivolta. - -Questa indispensabile ricerca causale ha doppio interesse: 1.º assegna -la vera responsabilità — massime in coloro, che col loro mal governo -resero fatale la ribellione; 2.º provvede per lo avvenire: uomini -veramente di Stato, infatti, non si contenteranno del ristabilimento -momentaneo dell’ordine materiale, ma penseranno ad eliminare le -cause che provocarono i tumulti, affinchè questi non si riproducano -a scadenza più o meno lontana. Poichè, come ha riconosciuto un -pubblicista dei più devoti alle istituzioni, «le cause delle ribellioni -non sono mai negli uomini, ma nelle _cose_; e ogni provvedimento, -giudiziario o di polizia, contro gli uomini, non serve a nulla, finchè -le cose restino dopo, quali erano prima degli avvenimenti» (RASTIGNAC). - -La causa occasionale degli ultimi dolorosi avvenimenti è nota: il -rincaro fortissimo del prezzo del pane. Questo fenomeno, però, non fu -che la scintilla, la quale dette fuoco alle mine preparate e pronte. - -La causa occasionale, del resto, in sè e da per sè era bastevole a -produrre i più gravi perturbamenti; poichè il caro del pane fu davvero -straordinario: arrivò a 54 centesimi il chilogramma a Soresina; da 50 a -60 in Napoli. L’efficienza di questo prezzo elevatissimo del principale -alimento degli italiani — alimento quasi esclusivo nelle masse -del mezzogiorno — potrà valutarsi al giusto ponendo mente a queste -circostanze: 1.º salari bassi; 2.º disoccupazione prevalente; 3.º -consumo del pane scarsissimo, anche prima del suo rincaro. Nel 1895 il -consumo giornaliero del grano era in Italia di grammi 330 per abitante, -mentre elevavasi a grammi 533 in Francia[54]. Figuriamoci se non si -doveva trattare di vera fame nel 1898 quando il prezzo del pane venne -raddoppiato! - -Ma se il pane divenne carissimo in Italia, perchè prendersela col -governo e coi municipi? Le folle furono guidate dall’intuito, che non -le ingannò: le imposte dirette ed indirette di ogni genere che governo -e municipi fanno gravare su di un quintale di pane, rappresentano il -42,85% del suo prezzo totale. (FIORETTI). - -Nè si dica che questo abbandonarsi ai tumulti ed alle sommosse per -il prezzo e per la scarsezza del pane, cui si riduce nella sua più -semplice e genuina espressione il disagio economico, sia propria -caratteristica degli italiani: i famosi anglo-sassoni subiscono la -stessa influenza ed agiscono alla stessa guisa degli italiani quando -stanno male economicamente. Uno dei protagonisti del _cartismo_, -lo Stephens, diceva che il movimento non fu solo politico, ma fu -sopratutto una _quistione di forchetta e coltello_. E più di recente, -celebrandosi il 60.º anniversario del regno di Vittoria, un altro -scrittore constatava: «John Bull al verde è il più persistente dei -malcontenti e svolge principi politici — ma sempre con un occhio volto -agli affari futuri. Ma quando è sazio di carne e di birra, ha poche -idee e la sua soddisfazione è completa.»[55]. - -Altri, riferendosi a questi avvenimenti del 1898 esclusivi dell’Italia, -giustamente osserva: il nostro paese è assai sciagurato, è il solo in -cui fenomeni economici comuni a tutta Europa abbiano una ripercussione -così terribile; altrove, mali come questi si sopportano e si tollerano: -da noi divengono insopportabili e intollerabili e provocano alla -disperazione. Una crisi economica genera subito qui una grande miseria -e la miseria genera un movimento tumultuario e folle che lungi dal -diminuire il male, lo fa più acuto e lo aggrava di mille doppi; quale -speranza di posare, di respirare, di risorgere possono nutrire regioni -intere in cui la vita normale, il lavoro, i commerci sono sospesi?» - -Così il Deputato Oliva nel _Corriere della Sera_ (1898 N. 122). -Poteva aggiungere che tumulti per il pane non ce ne furono — almeno -nelle proporzioni dell’Italia — nemmeno nei paesi, nei quali, sotto -la pressione del forte rincarimento del prezzo dei cereali, i governi -rifiutaronsi ad abolire, anche temporaneamente, il dazio doganale sui -medesimi. - -La ragione per cui una crisi economica comune a tutta l’Europa produce -soltanto in Italia effetti che non produce altrove, è chiara, evidente -e nota da alcuni anni: da noi questa crisi rappresenta la goccia, -che fa traboccare il liquido dal vaso; non è una vera crisi, ma la -fortissima riacutizzazione di una grave malattia cronica preesistente. - -Di una condizione economica morbosa della Italia veramente eccezionale -si conoscono da tempo gl’indici diretti ed indiretti — analfabetismo, -delinquenza, contrazione di consumi, espropriazioni per inadempiuto -pagamento d’imposte, emigrazione, ecc., ecc. — e fu cecità dei nostri -uomini di governo e delle nostre classi dirigenti il non avere tenuto -conto degli ammonimenti severi ed inesorabili, che venivano fuori da -tutte le pubblicazioni statistiche ufficiali del Comm. Bodio e dei loro -illustratori. - -Non c’era bisogno di attendere i tumulti di Sicilia del 1893-94, -nè quelli del resto d’Italia, per prevedere che ogni ulteriore -aggravamento del disagio economico esistente — ogni altro accidente -che presso popoli in condizioni normali sarebbe passato inosservato, -fra noi avrebbe prodotto conseguenze gravi, che all’osservatore -superficiale sarebbero sembrate sproporzionate alle cause[56]. - -I fatti recenti — tumulti di Sicilia, dei Castelli romani, ecc. — -aprivano gli occhi anche ai ciechi; figuriamoci a coloro che avevano -scienza e coscienza delle vere condizioni economiche dell’Italia! - -Egli è così che un conservatore liberale vero e sincero, quale -il Marchese De Viti De Marco, nell’Ottobre 1897 spiegava col -generale malessere economico quei fenomeni. E l’eminente professore -dell’Università di Roma soggiungeva: «La politica del governo va in -cerca dei _sobillatori_; invece è dessa che crea i pericoli.»[57] - -La miseria dei lavoratori era trovata eccessiva e tale da non trovare -riscontro in Europa se non in Irlanda, sin da quando Stefano Iacini -— quale sobillatore! — scriveva il prezioso _Proemio all’Inchiesta -agraria_. D’allora ad oggi la situazione, specialmente pei contadini, è -peggiorata. - -Quale si era ridotta la situazione giova conoscerlo dalla confessione -consacrata in un documento ufficiale ancora più prezioso del _Proemio_ -di Iacini. Eccolo: «Il progressivo e costante aumento dell’emigrazione -che in un decennio ascende all’altissima cifra di 2,391,139, come si -rileva dal prospetto qui unito desunto dall’annuario statistico del -1895, la permanenza delle cause che ingenerano le manifestazioni di -questo fenomeno sociale, e cioè il malessere profondo che affligge -l’economia nazionale, la depressione generale dell’agricoltura e -dell’industria, dovuta a ragioni di concorrenza mondiale e alla -mancanza di capitali disponibili a miti condizioni per l’insufficienza -del risparmio nazionale, la miseria dolorosa di alcune popolazioni -agricole, la sovrabbondanza di lavoratori avventizi ognor crescente -di fronte allo estendersi dei latifondi, alla soppressione dei grandi -lavori pubblici, l’aumento stesso troppo rapido della popolazione -povera, sono fatti di così grave importanza etico-sociale, che esigono -la più alta e profonda considerazione da parte del governo.» - -Chi è dunque quest’altro pericoloso anarchico, meritevole del domicilio -coatto, che denigra l’Italia in faccia al mondo? L’on. Di Rudinì! -Col brano sopra riportato, comincia, infatti, la relazione al disegno -di legge: _Costituzione dei Comuni rurali e delle borgate autonome_, -presentato alla Camera dei Deputati nella seduta del 13 Aprile 1897.... - -Potrei centuplicare le citazioni delle previsioni e dei giudizî -analoghi al precedente, se non temessi di annoiare; ma non so -resistere alla tentazione di riprodurre un brano di un discorso -ispirato pronunziato da Giustino Fortunato in mezzo alla religiosa -attenzione della Camera: «Io sono stato lungamente l’autunno scorso, -diceva il rappresentante della Basilicata, in un angolo remoto del -nostro Appennino, ove ho molto guardato intorno, molto osservato, -molto ascoltato in tutte le classi sociali; ci sono tornato durante il -periodo elettorale, e a me corre l’obbligo di dirvi _che noi dormiamo -sopra un vulcano!_ I lavoratori della terra nell’Italia meridionale, -_che nulla sanno di repubblica, nè di socialismo_ non hanno bisogno -di essere agitati dalla propaganda dei partiti estremi _perchè essi -sono già abbastanza agitati e sospinti alla disperazione per conto -loro_; i lavoratori della terra tacciono laggiù, perchè credono di -essere ancora deboli, ancora impotenti contro un ordine politico, la -cui funzione principale è quella dell’esattore, la cui organizzazione -tributaria rasenta il regime della confisca. _Ma c’è nell’aria qualche -cosa di quell’afa che annunzia e precede gli uragani, qualcosa, non -so, come una tempesta sorda di odii e di rancori, che non può, a quanti -aborrono, come io ne abborro, dalla violenza e dalla lotta di classe, -non farci paventare e prevenire il pericolo. Il_ =disagio economico=; -_questa è la vera debolezza d’Italia; questa la sola forza dei suoi -nemici_. E la scienza politica non è così miseramente superba, che -debba, io credo, non solo rifiutare gli avvertimenti, ma sdegnare -financo gli avvisi»[58]. - -Nelle parole di Giustino Fortunato che furono materialmente ascoltate -con attenzione ed anche con emozione, c’è qualche cosa di fatidico; -ma le parole non si tradussero in quella forza affettiva, che conduce -all’azione; ed ebbero egual sorte di quelle pronunziate da me il 31 -Gennaio 1893 all’indomani della strage di Caltavuturo. - -Il discorso del Deputato di Melfi è del Maggio 1897, quando non era -sopraggiunta e non era prevedibile la crisi eccezionale del pane, -quando non erano scoppiati i moti dei Castelli Romani e meno ancora -erano alle viste quelli delle Marche (Ancona, Sinigaglia, Macerata, -ecc.); ma non c’era bisogno di questi ultimi svegliarini per sentire -ch’era tempo ed era dovere di cittadino e di politico il dare il grido -di allarme, perchè la condizione generale, che andavasi maturando da un -pezzo era evidentemente disastrosa. - -La visione chiara di tale situazione non l’avevano soltanto gli -studiosi solitari, che hanno agio di ricercare i dettagli e l’insieme -ad una volta, ma s’imponeva anche agli uomini di governo ai quali -spesso, per voler guardare lontano e nel complesso, sfugge la -percezione esatta della realtà e non si accorgono delle piccole -magagne, che, talora all’improvviso, fanno scoppiare una caldaia e con -essa tutta la macchina dello Stato. - -Per citarne pochi ed autorevoli, ricorderò che ebbe questa percezione -esatta della realtà Ruggero Bonghi — un ex ministro di _destra_ — -che nel monito famoso dato al _principe_ avvertiva: «Il pericolo -di offendere le istituzioni attuali in Italia è maggiore che in -Inghilterra perchè l’Italia è messa insieme appena da un terzo di -secolo, malamente cementata, vanamente inquieta, conquassata da -dolori di ogni sorta, ma tutti pungenti, economicamente disagiata, -finanziariamente squilibrata, incerta in tutte le istituzioni sue -civili e sociali, incalzata dal disavanzo, ed esitante o divisa tra -il mantenere alleanze che le pesano o scioglierle con pericolo di -essere minacciata da altre parti. E questo forse è peggio: _che ciò -che altrove è effetto di ricchezza mal distribuita_, =qui è effetto di -miseria ugualmente distribuita=.»[59]. - -Da Bonghi a Saracco, dalla _destra_ alla _sinistra_, da un temperamento -e da una origine tanto diversa nell’uno e nell’altro, il salto è -grande; ma a quattro anni di distanza, il secondo riesce alla esplicita -conferma del giudizio del primo; e vi riesce con una dimostrazione che -si può risparmiare ai lettori, perchè viene magnificamente riassunta -nel titolo dell’articolo: _Siamo poveri o non siamo?_[60] - -Lo stesso Saracco, immemore di essere stato compagno al governo di -Francesco Crispi che colle sue follie militari era stato causa precipua -del dissesto finanziario dello Stato ed economico della nazione, in -una critica mordace delle illusioni e dell’ottimismo di Luigi Luzzati -sul _fondo di sgravio_, dopo aver detto che le _leggi in Italia si -fanno per ingannare il prossimo_, riesciva a questa conclusione ultra -sobillatrice: «Che dire della serietà di queste promesse, innanzi ad -un programma che le mette tutte bravamente a dormire? Non sarà ancora -il _protesto_, ma sarà per lo meno la _moratoria_, che precede il -_fallimento_. Ora i popoli sono pazienti, ma non sopportano a lungo di -essere ingannati»[61]. - -Certamente questo è un linguaggio che se fosse venuto da un -repubblicano o da un socialista, sarebbe stato ritenuto un eccitamento, -una preparazione alla ribellione; ma, ripeto, esso corrisponde -alle verità. Va notato altresì, che la condizione del bilancio, se -direttamente riguarda lo Stato, rimane un indice eloquente della -condizione economica della nazione: l’instabilità o il _deficit_ -dell’uno rispecchia la corrispondente situazione dell’altra[62]. - -Alle illusioni sul bilancio dello Stato fanno riscontro quelle del -risparmio nazionale, che dà luogo a tante volate liriche, basate -esclusivamente sull’aumento dei depositi delle Casse di risparmio -ordinarie e postali. Su questi aumenti in generale deve osservarsi, -che sono un fenomeno naturale derivante dall’aumento parallelo della -popolazione e dello spirito di previdenza che comincia a penetrare da -per tutto e induce molti a collocare a tenui interessi quel peculietto -che prima tenevano nascosto nel fondo di una cassetta; nonchè della -sfiducia crescente in altri istituti ed in altri impieghi. Infatti -l’aumento nelle casse di risparmio ordinarie in lire 277 milioni dal -1886 al 1896 e di lire 205 milioni in quelle postali dal 1886 al 1894 -ha la sua dolorosa contro partita nella diminuzione di lire 514 milioni -di altre Banche e società di credito dall’anno 1886 al 1894 per alcune -e 1895 per altre[63]. - -I calcoli e le previsioni degli uomini di governo, colla piccineria -reale o immaginaria della nostra vita politica, si possono supporre -suggeriti da quel pessimismo che viene dalla nostalgia del potere, -quando se ne è lontani. Se così fosse, potremmo contentarcene; ma pur -troppo ci sono i dati statistici obbiettivi che vengano dal Bodio o -dal Mulhall, riescono alla stessa conclusione: alla miseria nostra -assoluta, umiliante, messa al confronto colla ricchezza di altre -nazioni. Egli è così che il Prof. Federico Flora — un avversario deciso -del socialismo — poggiandosi sui dati del Bodio e capitalizzando i 54 -miliardi di ricchezza totale della Italia al 5% assegna un reddito -medio per ogni famiglia di lire 350 all’anno: _reddito buono a -lasciarci morire di fame_, egli soggiunge[64]. - -Questa dolorosa condizione economica si connette intimamente — in -gran parte sta con essa in relazione di causa ed effetto — col regime -tributario italiano, che pare fatto apposta per assottigliare lo scarso -reddito, per impedire la formazione di capitale riproduttivo, per -iscoraggiare le industrie nuove. Un rapido sguardo al nostro meccanismo -finanziario ed alla sua funzione, tradotti in poche cifre, vale più di -molti lunghi discorsi e di qualunque elegante dimostrazione[65]. - - =Ricchezza privata= =Per capo= - - Quinquennio 1873-77 Miliardi 42,2 L. 1507 - » 1888-92 » 54 » 1768 - Aumento 28% 17% - - =Spese pubbliche= =Per capo= - - Quinquennio 1873-77 Milioni 1133 L. 40 - » 1888-92 » 1626 » 52 - Aumento 40% 30% - -In Inghilterra il rapporto tra la spesa e la ricchezza è di 1/77; in -Francia di 1/68; in Italia di =1/32=. E più chiaramente: supponendo una -ricchezza di L. 10,000 sulla medesima un inglese pagherebbe L. 130, un -francese L. 147, un italiano L. =307=. (FLORA). - -A più amare riflessioni dà luogo la ripartizione del prodotto delle -imposte: la spesa. - -Nel bilancio del 1895-96 figuravano: - - Spese per debito pubblico Milioni 685 il 42,5 % - » militari » 443 » 27,5 % - » di riscossione » 160 » 10 % - » per servizi civili » 318 » 20 % - -Si apprende in questa guisa che le spese improduttive rappresentano -l’80%; mentre per le produttive non resta che il 20% (FLORA). Se si -pensa che nelle spese dei servizi civili ci sono quelli che rendono -— ad esempio poste e telegrafi — si scorgerà che la quota reale -della spesa pei servizi civili è inferiore a quella sopra indicata; -che era del 33% nel 1862. Evidente dunque il continuo peggioramento -sotto questo aspetto: la contrazione delle spese pei servizi civili — -specialmente nei lavori pubblici — spiega il crescente fenomeno della -disoccupazione. (CONIGLIANI). - -Ma su chi pesano maggiormente le imposte che alimentano le spese -pubbliche così malamente ripartite? Ecco il lato più doloroso della -questione. Le cifre confermano la sintesi esposta altra volta dall’on. -Giolitti, e cioè: che in Italia c’è una progressione tributaria al -rovescio. Infatti sui 1361 milioni, che rendono i tributi — imposte sui -terreni, sui fabbricati, sugli affari, consumi e lotto — 731 milioni -pesano sui meno abbienti e sulle classi lavoratrici (FLORA) ond’è che -rimangono completamente giustificati questi giudizii manifestati da due -eminenti economisti appartenenti a due scuole diverse: «È cominciato -un moto di reazione generale contro un _sistema tributario selvaggio_. -Tutti gli interessi antagonistici delle classi dirigenti si rimettono -di accordo quando si tratta di scaricare sulla massa dei consumatori -una valanga di balzelli incivili e per affidare ai _pezzenti_ il -patriottico compito di tenere in pareggio il bilancio». (DE VITI DE -MARCO). La disonestà, pari soltanto alla impreveggenza delle classi -dirigenti, rese addirittura intollerabile la condizione delle classi -lavoratrici. «Nei Comuni si può, sotto l’egida delle leggi, col -beneplacito dell’autorità tutoria, dare ascolto alle clientele locali, -alle coalizioni di vergognosi interessi aggravando la mano sui più -deboli contribuenti,» (CONIGLIANI)[66]. L’iniquità tributaria così è -completa: comincia per conto dei Comuni e si completa per conto dello -Stato. - -Ma vi sono sofferenze e sofferenze; variano per la intensità da una -classe all’altra, dall’una all’altra regione. - -Dove sono stabilite delle industrie importanti e che rivestono il -carattere della moderna grande industria, non si può negare una -relativa prosperità non ostante la _intransigenza_ e la _pedanteria -del fisco_, stigmatizzata fieramente da un ex ministro del Tesoro, -che spesse volte la costringe ad emigrare[67]. Ma le miserie -incommensurabili si riscontrano nelle regioni agricole; perchè il fisco -italiano pare che abbia preso di mira specialmente l’agricoltura: con -questa c’è la morte. I dettagli di questa persecuzione del fisco contro -l’agricoltura sono scandolosi; ma qui basta ricordare i termini estremi -di questo esoso e pazzesco fiscalismo. Mentre la terra tra tributi -erariali e locali, paga il 16 per cento in Francia, il 15 in Germania, -dal 13 al 20 in Inghilterra, in Italia le imposte assorbono dal =30= al -=50= per cento del reddito prediale (FLORA). In conseguenza di questo -brutale sistema l’Italia vince il _record_ nelle espropriazioni per -causa d’imposta: ci furono _sessantaquattromila_ vendite d’immobili -rustici ed urbani dal 1 gennaio 1884 al 31 dicembre 1895, cioè 567 -espropriazioni per ogni 100 mila abitanti e per ogni 3000 proprietari. -Il 18,90% dei proprietari è stato espropriato! Queste cifre divengono -più imponenti quando si considera: 1.º che nel 1895 il 76 per cento -dei beni espropriati rimase aggiudicato al demanio, perchè non -trovò acquirenti; 2.º che nel 62,49 per cento dei casi il prezzo di -aggiudicazione dello immobile espropriato fu inferiore a 50 lire. Sono -cose orribili e vergognose, esclama il Fioretti[68]. - -E lo stesso Fioretti saviamente osserva che più iniqua dell’imposta -fondiaria riesce l’imposta agraria di ricchezza mobile sopratutto, -perchè nelle campagne e nei piccoli centri nulla sfugge all’occhio -linceo del Fisco, mentre nelle grandi città si può fortunatamente -calcolare che almeno il 50 per cento del reddito tassabile sfugge -all’imposta. È questa una fortuna singolare, egli soggiunge; se -fosse altrimenti, la vita economica dell’Italia sarebbe materialmente -strozzata da un giorno all’altro[69]. - -Con ciò rimane dimostrato che l’antica affermazione del De Laveleye -sul collettivismo fiscale non è una immagine rettorica, ma una -rigorosa realtà, che induce il Flora e il Fioretti a riconoscere che -il vero nemico della proprietà privata in Italia è lo Stato e non il -collettivismo; il primo fa fatti; il secondo semina idee; il Fisco -rappresenta un pericolo presente; il collettivismo un pericolo futuro e -assai remoto[70]. - -Le maggiori sofferenze dell’agricoltura e delle classi agricole dicono -di primo acchito che il disagio economico dev’essere di gran lunga -superiore nel mezzogiorno d’Italia e nelle sue due maggiori isole. -Questo disagio maggiore vi è sottolineato: 1.º dalla più numerosa -emigrazione delle classi agricole; 2.º dai minori consumi; 3.º dal -maggiore numero di espropriazioni; 4.º dalla enorme sproporzione -nello accumolo dei risparmi. E mi fermo a questi soli quattro indici -diretti della condizione economica[71]. Essi bastano ad assodare -irrefragabilmente la miseria squallida del mezzogiorno prevalentemente -agricolo e la relativa agiatezza del settentrione prevalentemente -industriale; o dove, almeno l’industria è tanto prospera che rimargina -le ferite sanguinanti dell’agricoltura[72]. - -Queste diversità di condizioni economiche spiega tutta la fenomenologia -sociale diversa tra il settentrione e il mezzogiorno e dà la ragione -dei tumulti più frequenti, che si deplorano nella bassa Italia, sebbene -non vi esistano nè socialisti almeno organizzati come partito — nè -propagande socialiste e meno ancora repubblicane[73]. - -È la miseria maggiore, che spinge per fame ai tumulti; e la miseria -è determinata da un sistema tributario la cui rapacità supera quella -deplorata da Salviano; quella descritta da Vauban nella sua _Dime -Royal_ sotto l’_Ancien régime._ Nessuno si meraviglia più che siffatte -cause in Francia abbiano dato come risultato la grande rivoluzione -dell’89; c’è da meravigliarsi come non lo abbiano dato altrove. Lo -daranno in Italia, se non si muterà strada. Di ciò cominciano ad essere -convinti anche i conservatori. - -Un conservatore dei più convinti qual’è il Fioretti, nel mezzogiorno -riconosce che gli ultimi moti sono stati l’espressione della profonda -crisi economica che travaglia la patria nostra; e la crisi alla sua -volta è determinata unicamente dalla enormità del nostro sistema -tributario. Di che, in teoria, pare che siano anche convinti i -conservatori lombardi. - -La _Costituzionale_ di Milano, il 7 giugno 1898, votò un ordine -del giorno in cui invocava la _sollecita restaurazione degli ordini -economici ed amministrativi del paese affine di scemare il disagio che -lo affligge_. - -L’on. Colombo in altra riunione della stessa associazione (17 maggio) -disse _disastrosissime le nostre condizioni economiche_. Non fu meno -severo l’onorevole Prinetti, parlando al _Circolo Popolare_ (20 -Maggio), verso il Fisco e verso il nostro sistema tributario; ivi -e allora un Socio dello stesso circolo, l’Albasini Scrosati, disse -_profonda la miseria del paese_. Si commossero anche i giovincelli -dell’Associazione monarchica fra gli studenti che trovarono non solo -soverchiamente fiscale il nostro sistema tributario, ma anche gravante -in modo sproporzionato sulle classi meno abbienti[74]. - -Mi sono fermato sui giudizi dei conservatori lombardi con particolarità -perchè essi sono stati e sono i più rabbiosi nell’invocare ferro, fuoco -e galera contro i _sovversivi_; essi, perciò, erano i più interessati -nel diminuire l’importanza delle cause vere dei tumulti. Pure -l’evidenza si è imposta anche a loro e li ha costretti a confessioni -che suonano condanna severa dei loro metodi di governo; metodi di -governo che si riassumono nella esclamazione brutale, ma vera di Don -Albertario. «Ah! canaglie, voi date piombo ai miseri che avete affamato -e poi vi lanciate contro i clericali!»[75]. - -Concludo. Ci furono altri e veri responsabili degli ultimi tumulti; -coloro che li prepararono e li resero fatali: i governanti e le classi -dirigenti[76]. Chi pensa che quei tumulti potevano essere evitati; -chi pensa che non si ripeteranno se si continuerà nei vecchi metodi -di governo ignora la storia. La grande sobillatrice è stata e sarà la -fame; e in Italia il padre premuroso delle sobillatrice è il Fisco. - -Ma i tumultuanti, si domanda, colla violenza migliorarono forse -la loro sorte? A questa domanda si può rispondere colla esperienza -politico-sociale; tutte le grande riforme economico-sociali, anche -nella stessa Inghilterra, furono precedute e provocate da tumulti -e da violenze. Il poco che si è ottenuto in Sicilia si deve alla -insurrezione del 1866 e ai tumulti del 1893; il poco che si è ottenuto -in Italia — alleviamento prima, ora abolizione del dazio comunale sulle -farine, la sospensione del dazio governativo sui cereali — si deve -ai tumulti del 1898! Così non dovrebbe essere; ma così è! I tumulti, -perciò, nuociono alle vittime; giovano alle collettività. - -A chi biasima e condanna la violenza, che anche io biasimo e condanno, -ritorcendo l’argomento si può chiedere: forse furono permesse le -dimostrazioni pacifiche? forse i ministri non dissero ricca l’Italia e -capace di sopportare nuove imposte? forse la dimostrata irrefragabile -miseria indusse il governo a far senno? - -E poi: sotto gli stimoli della fame si pretende che gli uomini -ragionino! Ma ragionarono mai le folle impulsive? e perchè avrebbero -dovuto ragionare in Italia, dove in quarant’anni nulla si fece per -elevarne la cultura intellettuale e morale? - - - - -XII. - -LE CAUSE POLITICHE E MORALI - - -Ebbi occasione di avvertirlo: i tumulti, appena risalgono dal -mezzogiorno verso il nord e si ripetono a Milano, avviene un -perturbamento profondo nell’animo e nella mente dei monarchici tutti. -Essi non sanno o non vogliono rendersene ragione e mutano linguaggio -e dopo essersi confessati rei, perchè autori del malgoverno fatto -dall’Italia per quarant’anni, si fanno accusatori degli avversari -politici, alla cui propaganda sovversiva attribuiscono in Milano ciò -che in tutto il resto della penisola avevano attribuito all’azione -della collettività governante. - -Spiegano e giustificano — spesso in buona fede — il mutamento -dell’attitudine colle condizioni economiche di Milano: non intendono -che Milano ricca e prospera possa abbandonarsi a quelle sommosse, che -altrove scoppiarono improvvisamente per fame. - -Questo mutamento, che — è bene ripeterlo — non sempre è suggerito -dalla mala fede, più che ignoranza della storia e della scienza -politica, indica l’accecamento, cui tutti andiamo soggetti di fronte -a certi avvenimenti che ci scuotono profondamente e ci producono un -risveglio doloroso. La paura, il dispetto, la sorpresa, allora riescono -all’amnesia più o meno completa; pare che subiamo un improvviso tuffo -nel fiume Lete e così dimentichiamo ciò che la storia di tutti i tempi -e di tutti i paesi, a qualunque grado di civiltà, ci ha insegnato; e -il suo insegnamento chiaro e costante è questo: tumulti, sommosse, -insurrezioni, rivoluzioni spesso non traggono origine immediata -da cause economiche; e tumulti sommosse e risurrezioni precedono -e preparano quasi sempre le rivoluzioni. Sicchè governi e classi -dirigenti, che hanno interesse ad impedire le rivoluzioni, nei tumulti -dovrebbero scorgere degli avvertimenti salutari. - -Riguardo all’etiologia di questi perturbamenti politico-sociali, -senza voler fare dell’ecletismo comodo, ma per semplice ossequio -alle realtà, ci si deve tener lontani tanto dalle esagerazioni del -Loria, che nei medesimi sempre scorge il _substratum_ economico se -non l’azione diretta ed immediata delle cause economiche; quanto delle -altre di Lombroso, che soverchiamente riduce l’influenza del fattore -economico contraddicendo alle teorie del determinismo economico.[77] -La verità è che i vari fattori sociali — economici, politici, morali, -intellettuali, ecc. — alternano la loro azione nella determinazione dei -perturbamenti politici di vario grado; e che tutti, poi, essendo tra -loro intimamente connessi, non riesce agevole scinderli ed assegnare a -ciascuno di essi l’efficienza precisa ed esclusiva. - -Queste considerazioni si applicano a rigore di termini ai tumulti -di Milano; i quali inducono a ricercare se nella _capitale morale_ -d’Italia, in mancanza delle cause economiche, non avessero potuto agire -le cause politiche e morali. - -La ricerca sulle condizioni politiche e morali del regno va preceduta -da qualche osservazione che ha speciale importanza tra noi. - -L’influenza delle condizioni politiche e morali, alcuni, a torto, -vorrebbero deriderla e metterla in cattiva luce sotto il nome -d’idealismo politico; certo è che tutti, anche i derisori, s’inchinano -riverenti verso le manifestazioni di questo idealismo, quando si -constatano in casa altrui o si riferiscono a tempi remoti. Così tutti -leggono ammirando ciò che Louis Blanc scrisse nella sua magnifica -_Storia dei dieci anni_ sulle cause essenzialmente politiche e morali, -che determinarono in Francia le due rivoluzioni del 1830 e del 1848. -Giuseppe Zanardelli, con parola elevata ed opportuna, nella Camera dei -Deputati, onde stigmatizzare le violazioni dello Statuto perpretate -da Crispi nel 1895 ricordò, per lodarla, la resistenza del Parlamento -e del popolo francese agli arbitri di Carlo X e del suo ministro -Polignac, resistenza che doveva fatalmente condurre alle barricate -di Luglio. Ed è caratteristico, che le barricate di Febbraio 1848 in -Parigi ebbero a pretesto la proibizione dei banchetti elettorali, in -risposta sdegnosa al materialismo volgare di Guizot, che da Lisieux -aveva gridato ai francesi: _arricchitevi!_ quasi a distorli da ogni -preoccupazione di ordine politico e morale. - -Non basta. Quanto più le rivoluzioni sembrano sottrarsi alla -influenza delle cause economiche, dei disprezzati impulsi partiti -dalle contrazioni dello stomaco, tanto più esse vennero esaltate e -glorificate da poeti e da storici, da romanzieri e da politici come la -espressione ideale dei più nobili sentimenti umani. Questa esaltazione -per oltre cinquant’anni formò specialmente tutta la educazione politica -e intellettuale degli italiani; e ad essa consacrarono le forze i -migliori ingegni del paese, che fecero fiere campagne contro coloro -che, immemori delle origini e delle vicende dello Stato italiano, i -precedenti rivoluzionarî, con tutti gli annessi martiri ed eroismi, -non tennero abbastanza in onore. Chi lo crederebbe? Anche oggi alcuni -contro i socialisti non sanno scagliare altra accusa se non quella di -sacrificare tutto al culto della materia! - -«Se una suggestione più vicina ha potuto favorire l’irreparabile -esplosione di malcontento, scrive il Ciccotti, lo si può e deve cercare -altrove che non nella propaganda socialista. - -«I fasti della rivoluzione borghese italiana rigurgitano di congiure, -di rivolte, di resistenze continue e violente: e il trionfo di quel -movimento rivoluzionario ha portato all’apoteosi di tutti questi -episodi. - -«In ogni città d’Italia si trovano lapidi e monumenti eretti per -glorificare quei fatti. Lo stesso regicidio è glorificato nella persona -di Agesilao Milano, e una forma di attentato, che in altri casi destò -tanta indignazione, ha avuto anch’esso il battesimo della gloria -nei nomi di Monti e Tognetti, cantati da poeti di grido (Carducci), -raccomandati all’ammirazione dei venturi perfino su mura di pubblici -edifici. - -Il cinquantesimo anniversario del 1848 ha riportato quest’anno, in -folla, la rievocazione e il riconoscimento ufficiale del diritto di -rivolta. - -«Già, parecchi anni addietro, il re aveva contribuito all’erezione di -un monumento a Giuseppe Mazzini, condannato a morte un tempo sotto la -monarchia[78]. - -«Quest’anno le barricate del quarantotto sono state commemorate, -festeggiate, ribenedette, in adunanze ufficiali da senatori e -conservatori di ogni calibro. - -«Un senatore, già ministro e vice presidente del Consiglio superiore -dell’istruzione, ha pubblicato con accompagnamento di parole laudative -e pietose in una rivista le memorie dell’ex deputato Polti dei Bianchi, -che organizzò il moto abortito del 6 febbraio 1853: e quella congiura -segreta si proponeva — come lo stesso Polti dice — di pugnalare -all’impensata sulle vie i soldati austriaci, di sterminarli con bombe, -di fomentare la diserzione e i tradimenti nella loro fila»[79]. - -Nulla c’è adunque di più illogico in Italia quanto il biasimo inflitto -dalle attuali classi dirigenti a coloro che cercano nella violenza la -soluzione dei problemi politico-sociali, la via per porre termine ai -tormenti che subiscono. Si risponde dai rivoluzionari antichi, chiamati -volgarmente _quarantottisti_, che bisogna sempre saper distinguere; -ed è giusto infatti, che respingendo l’assoluto, si esamini se le -condizioni che giustificarono la rivoluzione contro gli antichi regimi -sussistano ancora per ispiegare i moti contro l’attuale. È l’esame cui -si procederà ora. - -Ci è nota la condizione economica degli italiani odierni; la quale -certamente non è peggiore di quella di cinquant’anni or sono, ma è -più avvertita e resa più penosa dai cresciuti bisogni da soddisfare, -dai contatti più frequenti tra classi e classi, tra popoli e popoli -che suscitano maggior numero di desideri e che accrescono l’invidia e -l’aspirazione al meglio, che sono le grandi molle di ogni progresso. -L’istruzione maggiormente diffusa dà più chiara coscienza dei torti -che si subiscono e delle iniquità sociali esistenti e lo stesso senso -morale più evoluto spinge a proteste ed a tentativi per eliminare le -più stridenti ingiustizie. - -Il criterio relativo, adunque, che s’invoca per le opportune -descriminazioni tra rivoluzioni e rivoluzioni, induce a ritenere che -psicologicamente oggi la rivoluzione dovrebbe essere più facile e più -giustificata. - -Ciò dal lato economico. Il risultato non è diverso procedendo alle -constatazioni delle condizioni politiche e morali. - -C’è un punto in cui la condizione economica stessa è il prodotto della -vita e delle condizioni politiche. La pressione tributaria schiacciante -ch’è tanta parte della miseria italiana è filiata dalla pessima -politica e dall’amministrazione ora pazza, ora disonesta. Le inchieste, -che rimontano se non erro, al 1865, assodarono tale sperpero del -pubblico denaro, che sarebbe stato sufficiente a gettare il discredito -e la diffidenza sullo Stato, che lo permise o meglio che ne fu l’autore -principale. - -Il carattere generale precipuo della politica italiana nei suoi -rapporti colla finanza fu il difetto assoluto di coordinazione della -politica all’economia, della spesa alla ricchezza razionale; sul quale -non è uopo insistere perchè venne lumeggiato dai teorici dell’economia -— ultimi Pareto Flora e Conigliani — e dai politici non sospetti per -idee sovversive da Carmine e Colombo risalendo al marchese Alfieri -di Sostegno, a Stefano Iacini, che primo tale politica combattè come -megalomaniaca. - -Questa politica disastrosa ha i suoi capisaldi: le pensioni, le -ferrovie, le spese militari. Le pensioni sono divenute un cancro -roditore; rappresentano oltre ottanta milioni all’anno nel bilancio; -e crescono dando luogo a scandali grossi e piccini — sia che si -riferiscono a cittadini che se la pappano nel fiore degli anni; sia che -si accumulino indebitamente su di una stessa persona. - -Conseguenze più gravi sul bilancio ebbero le costruzioni ferroviarie. -I molti miliardi che costarono furono causa d’ira e di sdegno, più -che di critica obbiettivamente economica, tra gli economisti della -scuola ortodossa — e sopratutto da parte del Pareto e del De Viti; -spesso si dimenticò, però, che le spese ferroviarie che gravano sul -bilancio dello Stato, furono causa di risveglio e di prosperità per -la nazione. Il compenso vale la pena di essere messo in evidenza; -nè può dimenticarsi che la configurazione geografica dell’Italia -è tale che necessariamente rende poco remunerative alcune linee — -sempre indispensabili per debito di giustizia distributiva — le quali -però danno il loro contributo per rendere proficue le altre. Dove -la critica si appunta bene e mai abbastanza severa è nella quantità -della spesa e nei modi per procurarsi i mezzi per farla. Fra tanti, un -discorso parlamentare dell’on. Rava, dimostrò che coi metodi adoperati -dai finanzieri italiani per ferrovie e per altre spese si assunsero -prestiti che ci fanno pagare l’interesse su 100 mentre s’incassò poco -più di 50! - -Come si siano spesi i quattrini che lo Stato ottenne a condizioni di -minorenne che fa cambiali a _babbo morto_, si apprenderà da queste -poche cifre: il preventivo della Novara-Pino da 20 milioni salì a -44: della succursale dei Giovi dai 21 ai 78: della Cuneo-Ventimiglia -da 38 a 91; della Faenza-Firenze da 40 a 77; della Parma Spezia da -46 a 119... La litania potrebbe continuare e i commenti potrebbero -essere più pepati ricordando che alcune di queste linee non sono -ancora complete. Queste cifre dicono che le nostre ferrovie avrebbero -potuto costare un terzo di meno se _onestamente_ costruite; e che la -spesa avrebbe potuto ridursi ulteriormente, se alla medesima si fosse -provveduto con intelligenza e prudenza. Non la spesa ferroviaria in -sè, dunque, va condannata — perchè se anche sproporzionata produsse e -produce del bene — ma il modo dello spendere. - -La spesa militare sorpassa di gran lungo quella ferroviaria e con -minori risultati: gli _otto_ e più _miliardi_ assorbiti dall’esercito -e dalla marina dal 1871 al 1897 hanno lasciato indifeso lo Stato e -non gli hanno procurato nemmeno il conforto illusorio della gloria: -esercito e marina non possono ricordare che Custoza, Lissa e Abba -Carima — tre date, che rendono acutissimo il dolore della miseria -economica prodotta dalla loro preparazione; dolore che non può essere -lenito in alcun modo dalle _vittorie_ ottenute contro i contadini -inermi di Sicilia e di Molinella, contro gli operai del pari inermi di -Molinella o di Milano![80] - -Era il Generale La Marmora, poi, che raccomandava di respingere i -consigli di coloro che credono o fanno credere che all’Italia non deve -bastare la sua indipendenza e la sua libertà e vanno predicando ch’essa -ha bisogno di _gloria militare_, perchè essi sono _scellerati_ e più -che scellerati, _assurdi_.... (_De Viti De Marco_). - -Questa enorme sproporzione tra la potenzialità economica della Nazione, -la spesa militare e i risultati suoi fu messa in evidenza centinaia -di volte da scrittori ed oratori d’ogni colore; ma per ragioni facili -ad intendersi mi piace soltanto di far menzione del Jacini, del -Carmine, del Colombo — autentici ed eminenti conservatori lombardi; -l’ultimo, con coerenza che altamente l’onora, due volte abbandonò il -ministero del tesoro perchè si volle continuare nelle follie militari -connesse alla _triplice alleanza_, aggravate dalle follie coloniali. -Affinchè, poi, non si dica che la grettezza e la micromania del Colombo -non possono essere adottate a criteri direttivi della politica di -una grande nazione — stigmatizzata a varie riprese da sinceri amici -dell’Italia nuova, quali Gladstone, De-Laceluy, Castelar, soccorre -opportuno il giudizio di chi fu compagno di ministero del megalomane -tipico: Crispi. - -Nel cennato articolo — _Siamo poveri o non siamo?_ — l’on. Saracco -scriveva: «non possiamo sovra tutto non dobbiamo dimenticare questo -vero, che _qualunque svolgimento di militare potenza che uno Stato -intende fare per il mantenimento della sua preponderanza politica, -affinchè non risulti precario ed artificiale, deve essere in armonia -colle forze economiche della nazione_». - -La citazione non potrebbe essere più opportuna nel momento in cui si -parla _di 500 milioni_ da spendere per la marina! - -Il popolo italiano, benchè incolto, avvertì le conseguenze economiche -delle spese militari: d’onde germogliarono sentimenti politici, ch’è -bene, a scanso di equivoci e di allarmi del Fisco, esporre colle parole -d’un monarchico convinto. «Si pensa che la monarchia costituzionale -da noi o diventa civile sul modello della inglese _o manca alla sua -missione nella terza Italia_; la monarchia civile sarebbe all’unissono -con l’interesse della gran massa dei contribuenti e porrebbe radici -profonde nel sentimento del popolo ch’è sempre monarchico; _la -monarchia militare si mette contro l’interesse della nazione_. Due -crisi extra parlamentari, che hanno eliminato dal governo, prima -uno e poi due ministri lombardi favorevoli alla riduzione delle -spese militari, hanno personificato e drammatizzato nella fantasia -popolare il contrasto tra la Corona e il Popolo. _Così il sentimento -antimilitare è divenuto poco alla volta_ =antimonarchico=». (_De Viti -De Marco_). - -Pensioni, spese ferroviarie, spese militari, che ballano sinistramente -sullo sfondo cupo dello sperpero abituale e della malversazione -generale, hanno generato rapidamente l’enorme debito pubblico — i cui -_quattordici miliardi_ assorbono per interessi gran parte del bilancio -italiano, togliendogli ogni elasticità — sino ad impedirgli per molti -mesi la sospensione del dazio sul grano, reso inevitabile dalla fame, -— circoscrivendolo entro un cerchio di ferro, che costituisce la -corona di spine della nazione, la pompa perennemente aspirante delle -sue risorse. Così queste condizioni economiche generate dalla politica -hanno rigenerato il più profondo e giustificato malcontento politico. - -Meno male se l’azione dello Stato avesse trovato un correttivo in -quella delle amministrazioni locali; ma queste hanno creduto bene -di modellarsi sul primo e ne hanno anche esagerato i difetti e gli -errori in tutto e per tutto, aggravando, rispetto ai Contribuenti, le -disastrose condizioni create dallo Stato[81]. Con questo in più: che le -malversazioni locali più note hanno suscitato maggiore risentimento; -che i balzelli si sono resi odiosi; che le passioni locali hanno -inasprito tutte le ferite antiche e recenti. - -Che cosa fossero e quanto contribuissero a generare il generale -malessere economico, politico e morale, le amministrazioni locali -fu detto ripetutamente in Parlamento; e più di recente in occasione -dei moti di Sicilia del 1893-94 e della legge pel Regio Commissario -straordinario civile per la stessa isola in Luglio 1896[82]. Ma nessuno -con sintesi mirabile poteva e con maggiore autorità ne scrisse meglio -dell’attuale ministro dell’Interno. Proprio il Generale Pelloux in -una circolare ai Prefetti del Settem. 1898, rubando il mestiere ai -sobillatori, dice: - -«Ho potuto nel mio breve soggiorno nelle Puglie nella scorsa primavera -e nei pochi mesi dacchè mi trovo alla direzione del ministero -dell’interno, rilevare che, in parecchie località, lo stato delle -cose lascia a desiderare.... La disonestà nella amministrazione -va colpita subito, senza misericordia, con tutta la severità delle -leggi.... E la disonestà nelle amministrazioni, bisogna pur dirlo, si -può manifestare e si manifesta sotto le forme più svariate: con ogni -sorta di abusi, a cominciare talvolta col colpevole favorire gli amici -e i congiunti mediante la creazione per essi d’impieghi non necessari; -colle destinazioni abusive di essi a posti che non potrebbero coprire; -col fare eseguire lavori, e permettere spese non necessarie, a solo -scopo partigiano, andando fino alle alterazioni delle liste elettorali -comunali; alle falsificazioni dei ruoli d’imposte a danno degli altri -(pur troppo anche talvolta a danno dai meno abbienti); al non esigere i -pagamenti dovuti alla amministrazione dai proprii amici; al creare così -contabilità artificiali che diventano presto indecifrabili e permettono -poi ogni specie d’inganni e di frodi; rasentando o toccando persino -talvolta l’appropriazione indebita collo storno dei mezzi destinati -al servizio pubblico, impiegandoli invece a scopo ben diverso. Se -ciò non si frena con tutto il rigore, con tutta l’energia che è del -caso, _invano si può tentare di sperare di fare argine alle dottrine -sovversive alle propagande ostili, le quali diventano tanto più facili -in quanto che trovano un terreno preparato a far germogliare le loro -idee_». - -Meglio e più onestamente non si potrebbe dire; in quanto al fare è un -altra cosa. Si sa che tra il dire e il fare c’è il mare! - -Ma rimane d’importanza capitale l’esplicita confessione del ministro -che sta a capo della feroce reazione contro i partiti avanzati: che i -veri e diretti responsabili dei tumulti non sono le vittime colpite. - -Sta pure in fatto che i più volgari appetiti, le ambizioni più -sfrenate, i rancori più profondi in tutto il mezzogiorno soffiarono -e soffiano nel fuoco per fare divampare incendi dai quali tutti, -disonestamente sperano trarre profitto. E questi sciagurati provocatori -di tumulti sono stati quasi sempre i più insistenti nell’invocare -misure di rigore contro i _sovversivi_, che spesso furono soltanto -imprudenti e ciechi perchè non si avvidero che servirono di strumento -ai biechi fini altrui[83]. - -Intanto i veri colpevoli rimasero impuniti — talora premiati colla -conquista del municipio; le masse incoscienti furono massacrate; i -repubblicani, e i socialisti innocenti condannati alla reclusione -per discorsi o scritti di data remota e che non potevano esercitare -influenza diretta sugli avvenimenti. - -Questa vita comunale e provinciale, che da se stessa — dati gli stretti -rapporti col potere centrale — deve reagire sulla vita nazionale, -per la grande ignoranza delle masse ha fatto accumulare odî contro -il governo; poichè tali masse per lo appunto tutte le sofferenze, -che loro vengono da cause locali, per la impossibilità in cui si -trovano di discernere con esattezza, le hanno addossate allo Stato. -Nell’errore sono state dolorosamente confermate dalle repressioni -largamente ordinate ed eseguite dalle autorità che lo rappresentano; e -in questa guisa, anche tutte le anomalie più o meno criminose di indole -locale sono andate ad accrescere il torrente impetuoso del malcontento -politico. - -A frenarlo, ad inalvearlo per renderlo meno rovinoso, sarebbero occorsi -uomini di Stato di grande levatura al centro ed alla periferia; ma -certamente se l’Italia li avesse avuti, non sarebbe stata ridotta -così a mal partito come si trova oggi. I politici italiani, senza -distinzione di partiti — e sarei disposto ad aggravare la mano più su -quelli di _sinistra_ che di _destra_ — si sono chiariti impulsivi, -impreveggenti, preoccupati degli interessi individuali o di un -minuscolo gruppetto — che non diviene partito — senza alcuna grande -direttiva d’interesse collettivo, nazionale. Quando hanno sacrificato -se stessi ed hanno compiuto qualche atto di abnegazione — caso, del -resto, assai raro — il sacrifizio avvenne a beneficio della dinastia; -giammai della patria. Gli interessi veri dello Stato, quelli superiori -delle Società quasi mai ebbero il sopravvento nelle determinazioni dei -politici nelle cui mani rimase il governo per circa quarant’anni; e -quando gli interessi individuali furono posposti, giova ripeterlo, non -prevalsero che quelli dinastici[84]. - -Non faccio entrare nel novero dei fattori politici del malcontento -le violazioni ripetute, sistematiche dello statuto, l’adulterazione -sfacciata del regime rappresentativo e la riduzione al minimo delle -pubbliche libertà: sono notissimi, qui stesso vi si è accennato -più volte e basta a proposito di esse rammentare che _da soli_ -determinarono in Italia e fuori rivoluzioni, che furono lodate ed -esaltate. Giova invece chiudere questa serie di considerazioni con un -cenno fugacissimo sulla politica ecclesiastica. - -In quasi tutti gli Stati c’è un clero e c’è una religione, che -servono di cemento e che quasi sempre funzionano come strumenti di -conservazione. Ben diversa è la situazione in Italia; nè c’è duopo -rammentare per quali cause lo Stato si trovi in conflitto colla Chiesa -dominante. Ora è precisamente in questo conflitto, che si è mostrata -— fatta eccezione, è notevolissima, della sapiente _legge delle -guarentigie_ del 1871 — tutta l’insipienza e la bestiale indiscrezione -della politica italiana, che ha oscillato continuamente tra principî -cari a Zanardelli a quelli sottolineati da Prinetti colla sua visita -al cardinale Ferrari; contraddizione impersonata talora ed esplicatesi -clamorosamente a piccoli intervalli in uno stesso individuo, che ora -invoca Dio colla formula del più schietto legittimismo clericale ed -ora si affida a Crisostomo per dare consigli al Papato dopo avere -inneggiato alla Dea Ragione. Egli è così che clero e religione, che -altrove sono fattori di stabilità e di conservazione sui quali lo Stato -può contare, tra noi sono divenuti massimi elementi di perturbamento. E -meno male che in Italia è fiacco il sentimento religioso, e sono timidi -i clericali![85]. - -Il disagio economico, che arriva alla miseria vera, il dispotismo e -l’insipienza dei governanti talora si tollerano e si subiscono in pace -quando un soffio di moralità lambisce gli uomini e le istituzioni -e in qualche guisa li vivifica e li sorregge. Invece tra noi un -fermento putrido virulentissimo s’infiltra dappertutto e spinge alla -dissoluzione. - -Il fermento putrido nulla ha risparmiato; dalla vita privata -si è riversato nella vita pubblica — che per comodità di molti -lojolescamente si vollero staccare; e quando nella seconda la sua -azione virulenta ha raggiunto il massimo d’intensificazione, è tornata -a devastare la compagine sociale. - -Egli è così che nella delinquenza abbiamo il tristissimo primato che -in Europa nessun altro popolo ci può contendere[86]; e che questa -delinquenza, sotto forma larvata talora e tal altra più imprudente e -sovvertitrice perchè sicura dell’impunità, ha conquistato i municipi, -le provincie, gli uffici pubblici, tutto il complesso organismo dello -Stato. Le cifre delle statistiche penali documentano il primato della -criminalità; la storia di ogni giorno dei cassieri che scappano; degli -istituti che falliscono fraudolentemente; dei commendatori tratti in -arresto.... la storia della inchiesta sulle ferrovie meridionali nel -1864 — inchiesta misteriosamente scomparsa —, delle inchieste sulla -Regia interessata dei tabacchi e del relativo processo Lobbia.... -delle inchieste sulla Banca Romana con relativi amminicoli; la _storia -meravigliosa_ sulla influenza che può esercitare un Costanzo Chauvet; -i discorsi da ministri e le relazioni parlamentari — per citare i più -recenti — di Saracco, di Prinetti, di Brunicardi sui lavori pubblici, -ecc., ecc., costituiscono il più doloroso pendant della delinquenza -privata e completano il quadro cupo della pubblica moralità che a -larghe pennellate, per quanto in forma solennemente ufficiale, ci -fece conoscere la circolare del Generale Pelloux sulle amministrazioni -locali[87]. - -Chi vuole avere un quadro rassomigliante al vero, ma sempre più bello -del vero, legga sulla degenerazione politica in Italia ciò che scrisse -Ruggero Bonghi per commemorare la breccia di Porta Pia[88]. E vorrei -possedere tutta l’autorità di cui godeva Ruggero Bonghi e vorrei -che in Italia si godesse quella poca libertà di cui si godeva ancora -nel 1893, per esporre altre considerazioni importantissime che egli -allora espose, rivolgendosi a chi di dovere, in quei famosi articoli -sull’_Ufficio e sul diritto del Principe in uno Stato libero_ e che gli -valsero la punizione per lui più dolorosa: l’ostracismo dal Palazzo del -Quirinale[89]. - -Ma se certi tasti oggi non è più lecito toccare senza riportare -gravi scottature, sarà lecito, però, ripetere ciò che opportunamente -disse testè Giulio Prinetti, togliendolo a prestito da Guizot: _nelle -monarchie moderne, che non discendono da Dio, la sovranità risiede -nella_ =giustizia=[90]. Or bene, ciò che manca assolutamente tra noi è -la giustizia! - -Questa mancanza cominciò ad essere avvertita più di venti anni or -sono da Marco Minghetti in un libro, che rimase classico; ora non è -più da alcuno negata o attenuata e se ne discorre come del fenomeno -più pericoloso e meglio constatato. Sin dal principio della XIV -legislatura, il Re, nel discorso inaugurale dei lavori parlamentari, -promise provvedimenti per ristaurare il regno della giustizia; ma -ancora non c’è stato il tempo di prenderli. E senza la giustizia non si -sorregge alcuna società civile![91]. - -Il popolo, che conosce queste condizioni deplorevoli, diffida sempre -della giustizia legale e crede spesso di esercitare un sacrosanto -diritto facendosela da sè ed a modo suo: _more barbarico_. - -È questo l’ultimo fattore di ordine politico-morale del presente -perturbamento italiano su cui ho creduto di dovermi fermare; ed esso -solo è tale da rendere possibile qualunque movimento violento inteso a -provvedere. Ed il popolo da gran tempo avrebbe provveduto, se in esso -la coscienza dei mali e del loro esatto rapporto colle cause vere che -li hanno generati non fosse ottenebrata dalla ignoranza crassa e dalla -deficentissima educazione politica; avrebbe provveduto, se ogni energia -non fosse stata fiaccata dalla lunga servitù ed esaurita da oltre -settant’anni di lotta per conquistare l’unità e la indipendenza della -nazione. - -L’insieme di queste condizioni economiche, politiche, intellettuali -e morali quale è stato riconosciuto ed esposto dagli scrittori di -ogni colore politico in occasione degli ultimi tumulti,[92] spiega -esaurientemente la genesi di questi fenomeni, che mi piace segnalare -colla parola di tre uomini, dei quali nessuno metterà in dubbio la -devozione all’Italia, alla dinastia, alle presenti istituzioni. - -1. Coloro che amano le istituzioni e vogliono conservarle in Italia -hanno poca fiducia in se stessi; e questa poca fiducia ne turba le -menti. La confessione amara è dell’on. Di Rudinì in una circolare del -Maggio 1898 a tutte le Autorità del Regno, in cui deplorava il malvezzo -delle continue richieste di truppa, nella quale soltanto scorgevasi la -salute. - -2. Nel disagio pubblico, nel disordine delle istituzioni liberali -e nello aumento della immoralità si trovano le propizie condizioni -della cresciuta forza del brigantaggio e del clericalismo e della -_diminuzione_ del _sentimento unitario_. Ciò riconobbe Ruggiero -Bonghi[93]. - -3. «Le nostre popolazioni sono _malcontente e sentono disgusto di -un regime_, che le condanna ad una vita di privazioni e di stenti, -che possono talvolta apparire incomportabili». Questo è il giudizio -del Senatore Giuseppe Saracco, che viene ribadito da cento altri -pareri, altrettanto espliciti, e tutti di monarchici che constatano -con infinito dolore la diminuzione o la scomparsa della fede nelle -istituzioni[94]. - -Per dire come e perchè gli errori e le colpe degli uomini possano far -perdere la fede nelle istituzioni buone — le nostre sono eccellenti! -— occorrerebbe lungo discorso. Dal quale mi dispensa il parere -autorevole.... di Vittorio Emmanuele II. Fu il _gran re_ per lo appunto -che in uno dei discorsi della Corona saviamente ammonì: _I popoli -apprezzano le istituzioni in ragione dei risultati che danno_. - -Che cosa abbiano dato le istituzioni sinora in Italia abbiamo visto: -i loro prodotti si assommano nel tumulto e nel delitto anarchico. -Questi risultati si devono all’opera costantemente sovvertitrice -degli uomini che ebbero in mano la cosa pubblica da quarant’anni in -qua;[95] e questi uomini meritevoli di gogna o di galera si sono eretti -a giustizieri ed hanno punito negli altri le colpe proprie: hanno -mandato alla reclusione coloro che altro reato non commisero se non -quello di denunziare e di stigmatizzare l’opera di sovvertimento delle -istituzioni da loro compiuta! - - - - -XIII. - -LA CAPITALE MORALE - - -La ricerca sommaria sinora eseguita sarebbe bastevole per provare -che in Italia esistono tutte le condizioni politiche per rendere -intelligibile qualunque moto — anche improvviso, impulsivo e senza -scopo preciso — inteso a modificare uno stato di cose dichiarato -addirittura intollerabile dagli uomini eminenti che contribuirono a -crearlo. È chiaro, del pari, che se in Italia c’è una città o una -regione che per le condizioni politiche, morali, intellettuali ed -economiche si differenzia dal resto del regno — in questa città o in -questa regione più vivo e più intenso deve sentirsi il desiderio o -meglio il bisogno di un mutamento radicale. E deve sentirsi urgente -questo bisogno, se avvertite le disastrose condizioni delle altre -regioni, perchè deve sorgere spontaneo il timore che a lungo andare il -male comune intacchi anche le parti sane o meno ammalate. La differenza -constatata e la paura del male prossimo danno pure ragione di una -tendenza vaga ed indeterminata al separatismo o al rimpianto di una -riunione che si crede verificata a proprio danno. - -Questa città, che riflette nelle linee generali le condizioni di tutta -la regione di cui geograficamente e storicamente è il centro, c’è: -Milano; Milano, da tempo chiamata la _capitale morale_ d’Italia, ora -con senso di ammirazione e d’invidia — ora con una ironia che nasconde -male la poca sincerità di chi la manifesta. - -Ho avuto agio di deplorare che Milano soverchiamente si sia inorgoglita -della sua prosperità e che abbia misconosciuto quanto essa deve -alle altre regioni d’Italia, che apportano il loro contingente per -crearla[96]. Mentirei a me stesso se non riconoscessi che _Milano_ -merita sul serio la fama buona di cui gode e il titolo di _capitale -morale_. - -Le sue condizioni forse saranno inferiori a quelle di parecchie altre -grandi città del mondo civile; per lo insieme sono di gran lunga -superiori a quelle del resto d’Italia — non esclusa Torino che in -qualche cosa la supera. - -Gli elementi giustificatori del buon nome di Milano sono numerosi; -ma prima di esporli sommariamente giova fermarsi sulla condizione -economica sua ed esaminare se cause d’indole strettamente economica, -quali furono quelle che determinarono i tumulti nel resto d’Italia, -potevano commuoverla. - -La miseria generale ed intensa della penisola ha fatto comparire -maggiore la prosperità economica di Milano. Epperò di fronte agli -ultimi dolorosi avvenimenti parecchie cose sono da osservare: - -1. Non è esatto che il benessere nella capitale lombarda sia così -grande e diffuso come si vuole far credere; la miseria vi è soltanto -minore, meno estesa che altrove. I salari degli operai della Ditta -Pirelli esposti dal cav. Calcagno innanzi al Tribunale militare -(udienza del 18 Giugno) provano che per la massa essi sono di gran -lunga inferiori a quelli delle grandi industrie europee, mentre gli -operai della Ditta Pirelli sono tra i meglio pagati d’Italia[97]. - -2. A Milano, per la minore miseria e per la fama di grassa e ricca -di cui gode e per le ristrettezze delle altre parti d’Italia, è -supponibile che in ogni tempo siano accorsi operai e spostati dalle -altre parti d’Italia a costituirvi l’armata di riserva degli affamati e -dei disoccupati. Non si dimentichi che la condizione dei contadini dei -dintorni è miserissima. Sicchè si deve prestar fede alla _Perseveranza_ -(9 Maggio) quando dei tumultuanti scrive: «Le campagne dettero un -contingente di contadini laceri, scalzi, senza cappelli, dalle facce -stravolte...» - -Che tra i tumultuanti il massimo contingente sia stato fornito da -elementi senza lavoro e residenza stabile, ce lo prova all’evidenza -una nota di cronaca del _Corriere della Sera_ che all’indomani della -breccia di Porta Monforte constatò che negli stabilimenti industriali -_quasi tutti_ gli operai il giorno 10 Maggio erano tornati al -lavoro[98]. Sarebbe stata impossibile questa generale ripresa del -lavoro cogli 80 morti, col migliaio di feriti e coi 2000 arresti -praticati, se ai morti, ai feriti e agli arrestati avessero dato -il loro contingente gli operai che stanno relativamente bene e che -lavorano regolarmente. - -3. Infine si dimentica un canone di psicologia popolare, indiscutibile -oramai, ch’è questo: le influenze dei perturbamenti economici -regressivi si risentono più rapidamente e più intensamente dove -maggiore è il benessere; invece l’adattamento all’ambiente sociale -è tale tra i popoli caduti nell’abbiezione della miseria e della -ignoranza, ch’essi divengono insensibili a qualunque male nuovo e a -qualunque peggioramento di quelli esistenti. Inversamente cresce il -desiderio di benessere, di coltura e di libertà, in ragione diretta dei -miglioramenti conseguiti. L’osservazione è di Buckle e fu ripetuta da -Spencer e da Lombroso[99]. - -Perciò si mossero la Sicilia nel 1893 e la Puglia nel 1898 e rimasero -tranquille la Calabria e la Sardegna. Qui la miseria dura ininterrotta -da anni ed anni e le popolazioni che le abitano si sono adattate ad un -regime inferiore. Il passaggio rapido da un relativo benessere ad un -certo grado di miseria spingea a ribellione le prime. Questi principî -di psicologia collettiva, che trovarono la loro applicazione ripetute -volte, poterono agire a Milano come in varie altre contrade[100]. -Milano, che aveva tumultuato il 1 Aprile 1886 per il dazio sul pane e -per le angherie degli agenti daziari, non poteva rimanere insensibile -quando il prezzo del pane subì nel 1898 un aumento di quasi il -50%[101]. - -A Milano, inoltre, come si disse, dovettero intensamente agire altre -cause, perchè Milano è la _capitale morale_. Che lo sia lo dicono le -cifre, che bisogna lasciar parlare. Cominciamo da quelle relative alla -base biologica, che con qualche confronto con quelle della maggiore -città del mezzogiorno, Napoli, serviranno a fare apprezzare più al -giusto la costituzione bio-sociologica della metropoli del Nord e di -quella del Sud[102]. - -L’aumento della popolazione nella capitale della Lombardia, se -non è vertiginoso come quello di alcune grandi città dell’Europa -settentrionale o degli Stati Uniti, è assai considerevole. Contava -351,941 abitanti nel 1885 ed arrivò a 441 nel 1895. L’aumento fu più -rapido tra il 1881 e il 1891 — da 314 a 414 mila abitanti; mentre -Napoli nello stesso tempo da 493 salì a 527 mila. In media a Milano -l’aumento fu di circa 10,000 abitanti all’anno, mentre a Napoli non -arrivò a 3000. - -Questa prima ed enorme differenza acquista un significato economico -sociale interessantissimo quando si saprà che la natalità di Milano nel -1895 era molto ai disotto di quella media del regno: rispettivamente di -28,21 e di 38,67 per mille abitanti. - -Questa natalità arriva alla cifra dei popoli orientali meno avanzati -in civiltà in Napoli: nel 1891 di 41,4 nel quartiere S. Lorenzo, dove -nel 1881 mantenevasi a 49,8. Questi altri dati, oltre l’influenza -esercitata dalla diversità delle condizioni economiche degli abitanti -delle due città, danno ragione in parte della differente mortalità: -a Milano, per l’igiene, la pulizia e il rinnovamento edilizio, si -spendono Lire 1318,80 per 100 abitanti; a Napoli si arriva a poco più -della metà, a L. 693.85. - -L’aumento della popolazione, dunque, a Milano, come nelle altre città -civili, non è determinato da forte natalità, ma dalla sua minore -mortalità ridotta a 24,52 nel 1895 colla media del regno di circa 26 -e di Napoli, che mantenevasi a 30,6 nel 1893. L’aumento dovuto alla -minore mortalità viene accresciuto dalla immigrazione, che fu di -10,511 nel 1885 e discese a 9545 nel 1895; inversamente l’emigrazione -tra gli stessi anni salì da 2944 a 3194. Queste ultime cifre sono -interessantissime, perchè dimostrano: 1º la quantità considerevole di -persone nate fuori di Milano, che nella ricca città vanno a prendere -dimora; 2º che il movimento ascenzionale della prosperità, a giudicarne -dalla diminuita immigrazione e dall’aumentata emigrazione, aveva già -cominciato a subire un arresto nel 1895. - -Occorrerebbe una speciale monografia per illustrare la vita economica -industriale di Milano, che non è uguagliata da quella di verun’altra -città italiana; vi sarà agio di accennarvi un poco più in là, e qui -basta ricordare che la _Cassa di Risparmio_ costituisce l’indice -migliore della ricchezza della Lombardia. Gli ottocento milioni -all’incirca di depositi e risparmi della Lombardia rappresentano oltre -due terzi del totale spettante alle provincie meridionali come si è -visto in uno dei capitoli precedenti. - -La superiorità di Milano è indiscutibile e considerevole dal punto di -vista intellettuale e morale. Milano spende L. 655,20 per istruzione -e L. 1,23 per culto ogni 100 abitanti; Napoli invece presenta queste -cifre: L. 354 e L. 19,67. Alle due spese corrispondono rigorosamente -i dati dell’analfabetismo e quei della superstizione, dimostrabili -colla statistica per la prima parte e riconoscibili soltanto dalla -cronaca per la seconda. A Milano, infatti, su 100 sposi, un poco -più di 16 non sanno sottoscrivere; più di 50 a Napoli. Quasi tutti i -ragazzi che hanno l’obbligo della scuola — 96 su 100 — la frequentarono -in Lombardia negli anni 1894-95; arrivarono a 63 nella Campania. -Aggiungasi che mancarono qui tutte, o quasi, le scuole e le istituzioni -complementari, che rendono meno illusoria l’istruzione obbligatoria. - -In perfetta armonia coi dati economici e morali sono quelli morali -come si può rilevare da questo specchietto che si riferisce al triennio -1893-95. Per 100,000 abitanti: - - Milano Napoli - - Reati d’ogni specie denunziati 1316 3984 - Contro il buon costume 10,48 40,54 - Omicidi 3,02 28,35 - Lesioni violente 101,61 511,30 - Reati contro proprietà 352,97 498,25 - -Milano supera tutto il mezzogiorno nel numero delle nascite -illegittime (10,2 per 100 nascite); ma si sa che questo è l’indice -meno significante della moralità pubblica; tanto che Torino, la quale -nell’insieme sta innanzi a Milano per la istruzione e pei reati, la -supera nelle quote degli illegittimi, con 14,1. Milano anche in uno -degli elementi più dolorosi, si rivela a livello delle regioni più -colte di Europa: nel 1895 ebbe 90 suicidi; non furono che 53 a Napoli, -con circa 90 mila abitanti in più. - -Se dal lato negativo della statistica morale si passa a quello -positivo, in qualche modo rappresentato dalla beneficenza e dalla -previdenza, riscontriamo dati che armonizzano coi precedenti e -li spiegano. A Napoli si spendono L. 118,72 per 100 abitanti per -beneficenza pubblica ed a Milano 185,15. Ma queste cifre non danno che -una pallidissima idea dello spirito filantropico di Milano, in tutte le -sue classi sociali. Chi volesse rendersene conto, legga in _Appendice_ -ciò che brevemente ci scrisse persona che conosce la _capitale morale_ -e non potrà fare a meno di sentire per essa una viva ammirazione. - -Accanto alla beneficenza sta la previdenza. Oltre il Monte di Pietà -e la Cassa di Risparmio, a Milano vivono o meglio vivevano, prima che -la raffica reazionaria le devastasse, oltre 160 associazioni di mutuo -soccorso tra professionisti ed operai di ogni specie. Si può assicurare -che i più umili mestieri e i più vari hanno la loro associazione di -mutuo soccorso; prima fra tutte l’_Associazione generale_, che ha un -capitale di oltre 600,000 lire e che per potenza economica e numero di -soci gareggia con quella di Torino; entrambi sono tra le pochissime in -Italia che reggono al paragone delle inglesi. Milano, colle sue diverse -opere di beneficenza e di previdenza, spende la bella somma di circa -otto milioni e duecento mila lire all’anno. - -Floridissima e bene organizzata era la Camera del Lavoro, cui il -municipio aveva accordato un sussidio annuo di L. 10,000 e la sede -gratuita in via Crocefisso ed a cui facevano capo circa 120 sodalizi -che rappresentavano tutto il lavoro manuale e parte di quello -intellettuale — associazioni tra insegnanti, ecc. — Serviva come -intermediaria tra capitale e lavoro, tra l’offerta e la domanda di -lavoro e patrocinava gli interessi dei lavoratori. - -L’opera sua fu sempre efficacissima e spesso compose degli scioperi o -li evitò; lo stesso Municipio in qualche occasione si rivolse ad essa. -L’ultima sua buona opera compiuta fu nello sciopero dei tramvieri, -che durò un sol giorno e terminò colla vittoria dei lavoratori contro -il Municipio e contro la società Edison. L’ira della reazione non la -risparmiò, non ostante che non avesse carattere politico. - -E colla Camera del Lavoro possiamo passare alle associazioni -schiettamente politiche. Quelle di mutuo soccorso hanno ciascuna -una prevalente tendenza politica; l’_Associazione generale_, ad -esempio, è nelle mani dei monarchici moderati che se ne avvalgono ed -acquistano una influenza superiore alla loro forza reale. La norma -delle associazioni monarchiche è la _Costituzionale_ presieduta dal -nobile G. Visconti Venosta e dove si raccolgono i reazionari più -feroci, reclutati nell’aristocrazia e nella grassa borghesia: le sue -idee vengono rappresentate nella stampa della _Perseveranza_. Sono -monarchiche varie società fra militari ed alcuni circoli elettorali — -tra i quali un Comitato elettorale permanente nel terzo collegio, che -tra i principali capi di accusa contro i suoi avversari enumera quello -di essere appartenenti alla massoneria. Merita menzione speciale il -_Circolo popolare_, che vorrebbe un partito conservatore moderno ben -distinto dal reazionario, a cui appartengono Prinetti e Ambrosoli, -tra gli altri deputati; ma che sinora non è riuscito ad avere molta -fortuna; non ne ha avuto una maggiore l’_Associazione monarchica fra -gli studenti milanesi_. - -Un tempo era potentissimo il Consolato Operaio schiettamente -democratico e che fu lo strumento della vittoria clamorosa della -lista democratica e repubblicana alla prima elezione generale a -suffragio allargato nel 1882. Fu battuto in breccia dai socialisti, -che gradatamente gli sottrassero molti importanti sodalizi e gli era -stato sostituito il _Tribunato dei lavoratori_, ch’era schiettamente -repubblicano[103]; e repubblicani erano molti circoli elettorali ed -altre società — compresa una d’irredenti ed altre fra gli studenti -raccolti nel _Fascio Carlo Cattaneo_. Repubblicani e democratici -potevano contare su di alcune società di mutuo soccorso, sulla _Società -democratica tra i Reduci dalle Patrie battaglie_ e sulle _Società -Reduci volontari garibaldini_. - -Erano oltre venticinque le società e trenta gli oratorii cattolici, -nei quali stava la forza disciplinata del partito clericale. Alcune -organizzazioni avevano scopo esclusivamente elettorale e riuscirono -utilissime ai moderati nelle elezioni amministrative. - -I sodalizi socialisti sembravano scarsi di numero; ma erano -mirabilmente organizzati e di una sorprendente attività. Alla -_Federazione socialista_, all’_Associazione elettorale socialista_, -al _Circolo di studi sociali_ facevano capo molti circoli — alcuni -prevalentemente elettorali — ed altre utili istituzioni, come il -Ristorante cooperativo di Ponte Seveso che riusciva efficacissimo per -la propaganda. L’organizzazione socialista era la più disciplinata e la -più forte: la sola che poteva competere col partito clericale. Nè la -disciplina veniva rotta dalle diversità della corrente che cominciava -a designarsi tra i moderati guidati da Turati e dalla Koulischoff, che -volevano accordi coi partiti affini, e gli intransigenti che di accordi -non volevano sapere in alcun modo. Gli uni e gli altri — moderati -e intransigenti — erano decisamente avversi a qualunque tentativo -rivoluzionario, almeno tra gli elementi direttivi e tra gli oratori -delle frequenti e frequentate conferenze. - -Con un cenno alla _Massoneria_ — scissa durante il governo Crispi, -perchè a lui si riteneva troppo ligio il Gran Maestro del tempo — alla -_Società internazionale per la pace_, dove trovano posto uomini di -tutti i colori — dal conservatore Albasini-Scrosati ai repubblicani -Maffi e Premoli — e al _Circolo per la solidarietà internazionale_, -ch’è una emanazione della precedente, con intendimenti più larghi e più -pratici, pongo termine alla rapidissima rassegna delle associazioni -di Milano, che possono già dare un adeguato concetto della sua -vivace attività politica, che meglio risalterebbe dalla storia dei -suoi singoli collegi fatta al lume dei risultati elettorali. Le -ultime elezioni, ad esempio, insegnano che nel solo VI collegio, tra -socialisti e repubblicani, gli antidinastici sono oltre 3000. - -Questi dati politici e intellettuali vengono completati dalle seguenti -notizie sulla stampa. Milano ha i giornali più diffusi in Italia, se -non i meglio compilati. - -Comincio dall’_Italia del Popolo_ che non risorgerà più nella _capitale -morale_ e che rivivrà a Roma sotto il semplice titolo: _Italia_. -Benchè intransigentemente repubblicana — talvolta bigotta — e non ben -fatta dal lato tecnico e deficientissima pel servizio telegrafico, era -riuscita ad avere quattromila abbonati. Era grande il valore morale dei -suoi collaboratori — oggi quasi tutti in carcere — ma era maggiore la -diffusione delle idee repubblicane; tale da consentirle una tiratura -di oltre 15 mila copie, quale non l’ebbero mai _L’Unità Italiana, Il -Dovere, La Lega della democrazia_, non ostante la direzione di uomini -che si chiamavano Maurizio Quadrio, F. Campanella, Alberto Mario. E -l’_Italia del Popolo_, per le deficienze indicate, non oltrepassava i -confini dell’Emilia. - -Tra i quotidiani, il primo posto per la diffusione lo tiene a Milano -e in tutta Italia _Il Secolo_, la cui tiratura oscilla attorno alle -100 mila copie e che esercita una grande e benefica influenza in senso -democratico in tutto il regno. E per questa sua azione venne soppresso -dal generale Bava Beccaris. Viene dopo _Il Corriere della sera_, -che col volteggiare accorto del Torelli-Viollier, che sapeva a tempo -debito secondare l’opinione pubblica e colla grande cura posta nella -compilazione, aveva ottenuto una considerevole diffusione. Coll’uscita -dell’antico direttore, cui parvero enormi i fasti reazionari dello -stato di assedio, si è avvicinato politicamente alla _Perseveranza_ -— l’organo più sfacciato della reazione, ma che per fortuna esercita -scarsissima influenza, per la sua scarsa diffusione. Non arrivò -a guadagnare neppure durante lo stato di assedio, quando ridusse -democraticamente il prezzo di vendita da 10 a 5 centesimi. - -La _Lombardia_ era un giornale alquanto democratico, non bene -definito, ma che per le sue imparzialità godeva di molte simpatie -tra la borghesia che non vuole arrivare al _Secolo_, ma che non può -acconciarsi agli organi della reazione; ora ha mutato indirizzo, come è -pure mutato tutto il personale di redazione, volontariamente dimessosi -per atto di solidarietà con il suo direttore, non avendo voluto il -direttore Gianderini acconciarsi a fare un giornale reazionario. -Invece è discretamente diffusa _La Sera_, sempre — almeno sinora — -ministeriale, per l’ora tarda in cui si pubblica e che la fa ricercare -per le notizie ultime. L’_Osservatore Cattolico_ di Don Albertario e la -_Lega Lombarda_ sono i due quotidiani cattolici: la seconda fornica coi -moderati e qualche volta assume intonazione conciliazionista. - -_La Lotta di Classe_ — risorta sotto il titolo di: _Lotta_ con un -valoroso direttore — Claudio Treves — _Il Socialista, L’elettore -cattolico milanese, il Popolo cattolico, Il lavoratore italiano_, -clericale, e _L’Idea liberale_ sono settimanali: sarebbe fortuna per -tutti se le idee temperate dell’ultima prevalessero tra i monarchici -milanesi. - -Milano ha inoltre: 23 pubblicazioni commerciali e industriali — tra -i quali _Il Sole_ e il _Commercio_ quotidiano; 22 di medicina; 5 -giornali giuridici — _I Tribunali_ divennero quotidiani durante i -processi politici ultimi; 16 agricole; 22 di moda; 14 strettamente -religiose; 29 letterarie, educative, scolastiche, ecc.; 13 per le -famiglie ed umoristiche — argutissimo _Il Guerrino Meschino_ e assai -popolare _L’Uomo di Pietra_; 13 teatrali; 3 di viaggi; 5 di pubblicità; -9 di sport, caccia e scherma; 15 di genere diverso; 12 scientifiche — -tra le quali _Il Pensiero italiano_ di Pirro Aporti. E chiudo questa -eloquentissima enumerazione con un cenno speciale alla soppressa -_Critica Sociale_, che mercè l’opera assidua, intelligente ed amorevole -di Filippo Turati aveva acquistato fama grande e meritata in Italia e -fuori e che tutti si augurano di vedere risorgere presto e rigogliosa e -battagliera, non appena il suo valoroso direttore avrà riacquistata la -libertà. - -Da tutto ciò si può già concludere che Milano è città essenzialmente -politica e intellettuale; e chi conosce la vivacità delle discussioni -nei caffè, nei ritrovi familiari, nelle piazze; la frequenza e varietà -delle conferenze pubbliche — molte delle quali, naturalmente con -diversità d’intenti, organizzate dal florido _Circolo Filologico_ -e dalla _Società internazionale per la pace_ — tutte affollate e -parecchie tenute nella stessa ora, potrà ancora più agevolmente -ricostruire mentalmente l’ambiente psichico di Milano. - -Questo ambiente, è naturale, non si formò in un giorno, nè in un anno. -Degli anni ce ne vollero perchè quello descritto da Parini si mutasse -radicalmente. - -Non è qui il luogo per dimostrare quali fattori naturali e sociali -abbiano contribuito a preparare e maturare il mutamento facendone -un centro attivissimo di vita economica e intellettuale; certamente -l’Austria colla sua cura di forche, di piombo e di galera ne ricostituì -sano e vigoroso il carattere politico; ne formò la tradizione fiera, -indipendente, indomita. - -In un solo anno — dall’agosto 1848 all’agosto 1849 — furono eseguite -non meno di novecento sessanta sentenze di morte sopra individui -accusati o semplicemente sospettati autori di reati politici, compresi -taluni pei quali non esisteva neppure il sospetto, ma che vennero -giustiziati sol perchè tratti accidentalmente in arresto. Alcune -esecuzioni acquistarono celebrità per alcuni episodi eccezionali. - -È così che i milanesi vanno orgogliosi del: _Tiremm innanz!_ di Sciesa -(1850). - -«Il trattamento dei bruti a cittadini che insultati risentono -l’insulto, dice il Senatore Piolti de’ Bianchi, segnò tra Milano e -l’Austria una macchia indelebile, una pagina d’odio, che nessuno mai -straccerà». - -E quest’odio spiega come, perchè Milano _pacifica_ e umana fra le -città italiane, abbia manifestato un entusiasmo come per una vittoria -nazionale all’annunzio dell’assassinio del D.r Vandoni (1851) reo di -aver denunziato alla polizia il suo amico Dottor Ciceri[104]. - -Il moto del 6 Febbraio 1853 — nel quale ebbero parte Visconti Venosta -e Depretis — e tutte le successive cospirazioni e impiccagioni -consecutive, sino alla liberazione del 1859, non fecero che rinvigorire -e rendere adamantino questo carattere politico della Lombardia e della -sua capitale. - -Una nuova vita avrebbe dovuto cominciare colla cacciata degli -Austriaci; e lombardi e milanesi vi credettero tanto a questa nuova -vita, che essi, nei primi anni della costituzione del regno, sembrarono -tra i più devoti alla dinastia sabauda; tanto devoti, che Enrico -Cernuschi, indignato, preferì alla cittadinanza italiana la francese. -— Le elezioni politiche erano l’indice migliore dei sentimenti della -massa che godeva del diritto di voto. C’erano già dei brontoloni, -disgustati che Vittorio Emmanuele non avesse mantenuto l’antico -impegno di convocare la Costituente; ma i più erano soddisfatti della -liberazione dal giogo austriaco e preoccupati e distolti da altre -aspirazioni, dal desiderio ardente di compiere l’unità e l’indipendenza -della nazione, sino a tanto che lo odiato e antico oppressore rimaneva -accampato nel Veneto. Qualche elezione — quelle di Giuseppe Ferrari, di -G. Mussi, e più tardi di Carlo Cattaneo — più che alla influenza della -corrente politica che rappresentavano gli eletti — era un omaggio alla -eminenza della persona o l’effetto di condizioni locali. - -La reazione contro il sentimento monarchico-moderato andavasi maturando -man mano che i governanti discreditavansi per errori politici e per -immoralità delle quali non potevansi vittoriosamente difendere. - -Era divenuta vigorosa all’epoca del _Gazzettino Rosa_ — che potè -fare di più per la demolizione delle istituzioni coi duelli de’ -suoi redattori viventi _en bohemiens_, che non gli articoli logici e -serrati dell’_Unità Italiana_ — ed esplose colle infamie del processo -Lobbia[105]. - -Passò inosservata, o quasi, la cospirazione repubblicana del 1869 -— per la quale venne arrestato sulla Piazza del Duomo il Dott. -Pantano, tradito da un ufficiale; ma suscitò maggiore interessamento -il tentativo insurrezionale della Caserma di Pavia colla conseguente -fucilazione di Barsanti. - -I sotterfugi miserevoli di Lanza per negare la grazia del povero -caporale, chiesta in nome delle donne italiane da una Pallavicini, al -cui consorte grazia non era stata negata dall’Imperatore d’Austria, -produsse la più penosa impressione nella pubblica opinione. E la -Lombardia cominciò a divenire un semenzaio di deputati schiettamente -repubblicani — Sonzogno, Billia, Ghinosi, Mussi, Cavallotti — molti -dei quali forniti dal _Gazzettino Rosa_, divenuto popolare perchè -battagliero ed anticesareo. 1 fatti di Via Moscova — 23 Marzo 1879[106] -— e tanti altri fasti della polizia, che non lasciava passare occasione -per agire austriacamente, accelerarono l’evoluzione di Milano e della -Lombardia in senso democratico e repubblicano: evoluzione che trovava -il suo terreno ben preparato nella tradizione storica e nella influenza -che dovevano esercitare legittimamente, sopra tutti gli elementi -intellettuali e sani, un gigante come Carlo Cattaneo, uomini come -Giuseppe Ferrari e Gabriele Rosa; evoluzione che divenne ufficialmente -palese colle elezioni generali del 1882. - -In tal modo si andò preparando in Milano e in Lombardia un ambiente non -solo repubblicano, ma schiettamente federalista, con questo in più: che -la tendenza federalista non era esclusiva dei repubblicani, ma invadeva -più o meno apertamente su tutti gli altri partiti e su tutte le classi -sociali, percorrendo una gamma al cui centro stava l’_Italia del -Popolo_ coll’indimenticabile Dario Papa, e, agli estremi, da un lato -Filippo Turati e dall’altro Giuseppe Colombo. - -Date le condizioni tristi del resto d’Italia e data la coscienza -della superiorità economica, intellettuale e morale di Milano -e della Lombardia, coloro che si sapevano superiori e vedevansi -legalmente accoppati da una forte maggioranza avversa, non potevano -che riconfermarsi nel sentimento e nell’aspirazione federalista nella -quale vedevano una nuova liberazione dai _barbari_ del mezzogiorno. -Così formossi la leggenda dello _Stato di Milano_, in fondo della quale -c’era e c’è un assieme di verità, che non dovette rimanere del tutto -estranea negli ultimi moti di Maggio[107]. - -Milano e la Lombardia si credettero addirittura sottoposti ad un -dominio odioso sotto il secondo ministero Crispi: il quale ricambiava -i lombardi di cordialissima antipatia e designavali come _Galli -cisalpini_. Antipatia scambievole, sottolineata dai solenni fischi di -Milano al Presidente del Consiglio, tanto più significante in quanto -che la rottura colla Francia accentuata da Crispi, più che alle altre, -economicamente, riusciva profittevole alle industrie lombarde. - -Lo spirito lombardo, in ultimo, parve impersonato in Cavallotti che -alla sua tenace e meravigliosa opposizione dette il profumo che veniva -dalla _questione morale_; sicchè le manifestazioni violente di Milano e -di Pavia dopo Abba Carima e la successiva caduta di Crispi parvero una -vittoria, una rivincita del bardo glorioso della democrazia e dei suoi -rappresentati. - -Questo l’ambiente politico-morale di Milano; che a buon diritto può -essere chiamata la _capitale morale_ d’Italia per lo insieme armonico -delle sue condizioni. Torino che l’uguaglia, le sta dappresso o -la supera nella vita economica, nell’alfabetismo e nella minore -delinquenza, non ha la vivacità e l’energia politica di Milano. E -si spiega la calma di Torino durante gli ultimi moti non solo col -desiderio di non nuocere al successo della sua Esposizione e colla -forte organizzazione del suo socialismo intransigente, ma anche col -suo temperamento e colla influenza della tradizione dinastica ancora -tanto viva su di un Edmondo De Amicis che manifesta un sacro orrore -per l’idea repubblicana innanzi al Tribunale militare, che doveva -condannare a dodici anni di reclusione il suo amico e compagno di fede -Filippo Turati! - -L’ambiente politico-morale di Milano, sovraccitato già in modo -straordinario dalla morte e dai funerali di Cavallotti e dalla rassegna -delle forze repubblicane e socialiste fatte nella commemorazione -solenne del cinquantesimo anniversario delle Cinque Giornate — era tale -che sarebbe stato miracolo se i moti per la fame del resto d’Italia -non vi avessero ottenuto una forte ripercussione. Sarebbe bastato -il contagio psichico, tanto più facile dove il terreno è adatto, a -determinarla[108]; l’uccisione di Mussi doveva renderla inevitabile. -L’imprudenza — altri forse dirà il calcolo, se la reazione era -realmente _sospirata_ — delle autorità politiche e militari dovevano -necessariamente riuscire agli episodi sanguinosi di Maggio 1898. Nei -quali, per quante ricerche abbia fatte, non sono riuscito a convincermi -che vi abbia avuto parte principale la teppa, come da qualcuno, che -ha voluto erroneamente scagionare Milano dei tumulti avvenuti, è stato -asserito[109]. - -La manifestazione primitiva del 6 Maggio fu essenzialmente politica -e tali rimasero le successive. Così doveva essere. Se le condizioni -d’Italia sono tali che a giudizio di Saracco destano il _disgusto del -presente regime_ — e testè gli fecero dire che per salvare l’Italia -si dovrebbe _ricondurre il senso chiaro, esatto della moralità nella -coscienza pubblica, in basso e in alto_[110] — non era evidente, non -era logico, che questo disgusto prorompesse in pubbliche manifestazioni -nella _capitale morale,_ dove identiche esplosioni, per cause minori, -c’erano state altre volte? Se questa volta si arriva alle barricate, -che nessuno, però, difende, la colpa è tutta delle autorità politiche e -militari, che agirono in guisa da far sospettare che abbiano voluto le -barricate per arrivare alla reazione. - -Per parte mia non esito ad aggiungere che se le barricate rimasero -indifese, se i moti non furono più gravi ciò si deve al fatto che -mancò assolutamente ogni preparazione ed ogni direzione e sopratutto -al dissidio tra i socialisti e una borghesia colta e repubblicana, -che ha un obbiettivo determinato, ma che ebbe tagliati i garretti -dal socialismo, che le sottrasse le masse. In queste poi poterono -più la tradizione, il temperamento, che non poteva essere modificato -in pochi anni, anzichè la propaganda sinceramente e costantemente -antirivoluzionaria dei socialisti; ed esplosero[111]. - -La protesta di Milano fu essenzialmente politica e morale; ma credo -di avere dimostrato ad esuberanza che non ebbe il menomo carattere di -un vero tentativo insurrezionale. Se a Milano, come alcuni, a torto, -pretendono, mancò l’influenza economica nella determinazione della -protesta, ciò tornerebbe sempre a suo grandissimo onore. I socialisti -non deridono a sangue ogni giorno la quistione sociale perchè alcuni -socialisti la riducono a semplice _quistione di stomaco?_ Ebbene, diano -tutta la loro ammirazione a Milano che si leva in nome delle più sante -ed alte idealità! - -In quanto alle sozze calunnie di chi disse i moti di Milano e del resto -d’Italia voluti e preparati dai socialisti e repubblicani agli _ordini -ed agli stipendi_ del Papa e della Francia, esse non meritano che il -più profondo disprezzo[112]. - -Quattro mesi di reazione non poterono modificare l’ambiente politico e -morale di Milano. - -La _capitale morale_ rimane uno scandalo per alcune parti d’Italia ed -un pericolo — se non si vorrà trarre ammaestramento dagli avvenimenti -— per le istituzioni; si capisce perciò che ci sia qualche nuovo -Barbarossa, come venne chiamato chi ebbe la triste ventura di spegnere -Cavallotti, che la vorrebbe annientata; si capisce ancora che ci sia -chi vorrebbe metterla sotto la _tutela affettuosa_ dell’Italia. - -Oh! il momento per togliere di mezzo questa minaccia permanente alla -tranquillità dello Stato, di porre sotto tutela.... la _capitale -morale_ è veramente opportuno! Quando all’estero, per nostra -incancellabile vergogna, si discute sulla convenienza di porre l’Italia -sotto la tutela dell’Europa perchè non sa guarirsi dalla miseria e -dall’analfabetismo, che generarono il pericolo anarchico[113], è giusto -che ci sia all’interno chi voglia spento il focolaio di benessere, di -sana energia, di vera civiltà che risiede in Milano! - -Se i nuovi Barbarossa esprimessero il sentimento della maggioranza -degli italiani sarebbe segno che l’Italia non potrebbe tollerare che -una sua grande città venisse chiamata la _capitale morale_.... - - - - -XIV. - -CONFRONTI - - -Si afferma di ordinario dalle persone che non vogliono darsi la pena di -comparare per riflettere ed agire in conformità dei risultati ottenuti -dalla comparazione: i confronti sono odiosi. Dovrebbe dirsi invece: -i confronti sono dolorosi e vergognosi per coloro che sono costretti -a constatare la propria inferiorità e per quanti furono e sono causa -della inferiorità stessa. - -La comparazione che s’impone quando si è dato il bando all’assoluto -è di una indiscutibile utilità nella politica, che vuole essere -sperimentale perchè, trovando termini di confronto con dati -avvenimenti, si acquistano elementi per una specie di giudizio di -appello, ammaestramenti ed indicazioni sulle conseguenze non remote -degli avvenimenti comparati a seconda della diversità delle misure -adottate di fronte ai medesimi. - -Non si deve tacere che nella comparazione e nelle induzioni si deve -andare guardinghi, perchè la diversità delle condizioni tra popolo e -popolo ed anche tra periodi diversi nella vita di una stessa nazione, -può indurre in errore e far formulare previsioni che non si realizzano -generando meraviglia e disillusioni; ma, oltrecchè nella fase presente -di evoluzione la diversità delle condizioni è in continua attenuazione -tra i popoli europei, è innegabile che la comparazione rimane come -il metodo migliore per fare della politica sperimentale, pur facendo -riserve sulle indicazioni che somministra e ricorrendo a tutti i -temperamenti nell’applicazione, che possono essere suggeriti dalla -conoscenza delle più salienti diversità di condizioni. - -Convinto della eccellenza di questo metodo, mi pare che non si -potrebbe conchiudere più opportunamente questo studio sui tumulti della -primavera del 1898 e sulla conseguente reazione se non coi confronti -sul rispetto delle leggi e delle costituzioni, sulla libertà lasciata -ai cittadini, sulle misure adottate dai vari Stati d’Europa in casi -analoghi a quelli italiani. - -Se si dovesse prestar fede ai grotteschi apologisti del vigente regime -italiano, i quali non esitano ad affermare che in fatto di libertà e -di osservanza della costituzione il nostro paese nulla ha da invidiare -agli Stati più liberi del mondo, e che arrivano all’impudenza di -dire che ne gode una maggiore della Francia, si potrebbe stabilire -un contrasto stridente ed umiliante per noi, ponendo il paragone tra -l’Italia e la Svizzera, tra l’Italia e gli Stati Uniti d’America; -ma queste vanterie si devono prendere per quello che sono: per -ridicolaggini divulgate con serietà o per ignoranza compassionevole -o per insigne e interessata malafede. Perciò rinunzio a qualunque -paragone non solo con detti Stati retti a repubblica, ma anche colle -monarchie scandinave, dove da anni i tumulti per cause economiche e -politiche sono sconosciuti è dove è illimitata la libertà e tutto vi si -discute: dal Re alla organizzazione sociale; da questa alle compagine -nazionale[114]. - -I nostri millantatori si avrebbero a male il paragone tra l’Italia, -paese a regime rappresentativo, con la Germania o con l’Austria, stati -semplicemente costituzionali. Invece sono le due nostre alleate che -avrebbero giusto motivo di offendersi del paragone. Il Cancelliere di -Ferro, quando volle darsi nelle braccia della reazione, prima contro -i cattolici e poscia contro i socialisti, si armò di leggi. Tra noi -invece vige da anni, intendiamoci, e non da ieri soltanto, il cosidetto -_piccolo stato d’assedio_, senza che leggi, e nemmeno i famosi -decreti-leggi lo abbiano autorizzato. Le leggi talora sono applicate -severamente in Germania; ma quando esistono queste leggi, almeno -ogni cittadino sa a che cosa attenersi e a quali rischi si espone -violandole. Tra noi l’arbitrio sostituito sistematicamente alla legge -produce in tutti una incertezza ed un perturbamento, che sono tra le -cause maggiori della nostra decadenza politica. - -In quanto a libertà di stampa e di riunione, chi legge il _Worwärts_ -e gli altri giornali e riviste dei socialisti, chi ha conoscenza delle -conferenze innumerevoli che si tengono in tutte le birrerie di Berlino -e della Germania, chi ha seguito l’ultimo congresso socialista di -Stuttgart, in cui si affermò la dottrina collettivista da un lato e -dall’altro si manifestarono voti aperti per la repubblica e si lanciò -una sfida solenne all’Imperatore sulla famosa questione degli scioperi -— si convincerà che il confronto non regge. - -Non regge neppure coll’Austria, che siamo abituati a considerare come -sinonimo di dispotismo. Ha certi freni la stampa e i sequestri qualche -volta colpiscono anche le riviste — ad esempio, Die Zeit di Vienna; — -ma c’è una misura, vi sono criteri stabili. Non parliamo del diritto -di riunione; quando i socialisti austriaci promossero l’agitazione -pel suffragio universale a Vienna, si fecero dimostrazioni di venti e -quarantamila persone, che procedettero ordinate per lo più. - -Qualche volta ci furono colluttazioni, anche gravi, colla forza; -avvennero arresti e condanne severe — conformi alle leggi; ma il -governo austriaco non pensò di sopprimere il diritto di riunione. - -Gravi tumulti in Austria sono avvenuti negli ultimi anni e qualche -volta fu proclamato lo Stato di assedio, consentito dalle leggi. Ma nè -per la durata, nè per gli episodi che lo contrassegnarono in Boemia per -la questione recentissima delle lingue, nè nell’Istria alcuni anni or -sono, per l’altra analoga delle tabelle bilingui, si rese odioso come -in Italia dal 1894 in poi. Nemmeno il più lontano paragone è possibile -per le condanne dei tumultuanti, che furono mitissime anche quando -andavano a colpire i cittadini rei di manifestazioni anti-nazionali, -come fu il caso nei tumulti per le tabelle bilingui nell’Istria. Chi -avrebbe potuto immaginare che l’Austria ci avrebbe dato lezioni di -liberalismo e di costituzionalismo? - -Il paragone prediletto ai nostri monarchici costituzionali è quello -coll’Inghilterra. Essi ci tengono, o meglio ci tenevano[115], a dire -che in Italia, in grazia della _lealtà_ di Casa Savoja e dell’affetto -popolare da cui è circondata, è stato possibile il godimento -della massima libertà e del più perfetto svolgimento del regime -rappresentativo. Nulla, intanto, di più grottescamente falso. - -Il paragone, sotto tutti i punti di vista, non regge ora; e non reggeva -neppure pei tempi migliori della libertà italiana. - -Rimontando a sessant’anni or sono per la libertà di stampa ed a più di -settant’anni per il diritto di riunione, per i criteri repressivi, per -le condizioni lavoratori, deisi potrebbe trovare qualche somiglianza -tra l’Inghilterra di allora e l’Italia odierna. Non più oggi. - -Due parole sulla libertà della stampa, che è divenuta la libertà -fondamentale: essa sola vale quanto gli articoli più larghi di una -carta costituzionale, che possono rimanere lettera morta dove c’è un -esercito stanziale numeroso e disciplinato[116]; essa sola sostituisce -efficacemente ogni più severo controllo sull’opera politica e morale -del governo. - -Per dare la misura di questa libertà di stampa in Inghilterra, bisogna -leggere la collezione del _Truth_, del _Reynold’s News paper_, della -_Modern Society_, dell’_Irish Weekly Independent_, del _Labour Leader_, -di altre riviste o giornali socialisti, repubblicani, radicali e -irlandesi. Indarno si cerca nella storia dei processi da anni ed -anni qualche cosa che rassomigli all’applicazione dell’articolo -247 del Codice penale e di altri articoli consimili. Le istituzioni -politico-sociali vi sono discusse e attaccate con una violenza di -linguaggio inaudita; la Camera dei lords, nell’anno di grazia 1898, -dal _Reynold’s Newspaper_ viene considerata come un’assemblea di -speculatori, di usurai, di ladri.... E non sono meglio trattati -la Regina e tutti i membri della famiglia reale. Su i Re tutti -d’Inghilterra, da Guglielmo il conquistatore a Vittoria, circola -liberamente il libro di I. Morrison Davidson — _The New Book of Kings_: -Il nuovo libro dei Re — di cui si sono fatte parecchie edizioni, e -che riporta tutti gli aneddoti più feroci e più scostumati che possano -discreditare le persone reali e le istituzioni monarchiche. - -Questa non è la libertà che si esercita su coloro che già appartengono -alla storia — e che in Italia sono sempre _sacre ed inviolabili_; — ma -si esercita piena, illimitata, sui contemporanei. Nel numero del 17 -aprile 1898, _Gracchus_ scrive una lettera al _Reynold’s News paper_ -nella quale dimostra il nessun valore politico, intellettuale e morale -degli illustri parenti della Regina e della regina dice: «_Vittoria -ha schivato l’adulterio_. E sta bene: l’ammiriamo. E l’ammiriamo -in quanto, convinti del dogma della ereditarietà, chiunque avrebbe -giurato, che essa avrebbe seguito la grossolana immoralità, che -caratterizza i suoi zii particolarmente....». - -Ma se la Regina viene risparmiata da _Gracchus_ — nessuno risparmia -il Principe di Galles, ch’è stato messo alla gogna nei Tribunali, nei -giornali, nei _meetings_ — non la è da altri. Così l’_Irish Weekly -Independent_ nel febbraio 1898 pubblicò un articolo: _Is the Queen -mad?_ — La Regina è pazza? — dove si facevano allusioni agli amorazzi -antichi della Regina con un suo prediletto e notissimo servitore, che -— si assicura — la confortò dopo la morte del Principe-sposo Alberto. -Nel numero del 1º maggio, lo stesso giornale, ch’è illustrato, in -prima pagina, sotto il titolo: _A Jubilea Idyll_ si vedeva la Regina -Vittoria, volante come una furia orrida, con la face in mano, portar -la guerra dapertutto, mentre intorno e sotto di lei i cannoni che -scoppiano producono incendii, rovina e desolazione... In Italia, un -giornale fu sequestrato perchè mise in caricatura... gli speroni del -generale Pelloux! - -Gli emblemi, i motti allegorici, che si portano in processione, i -discorsi che si pronunziano nei _meetings_ sono dello stesso genere; e -questo genere violento non è escluso dal Parlamento; dove, ad esempio, -il Wakley, direttore del _Lancet_ e deputato di Londra, domandando -l’amnistia pei condannati cartisti di Monmouthshire, chiama _traditori_ -i Re e parla di _royal miscreants_, di _royal ruffians_ — canaglie -reali, banditi reali... - -Questi saggi di massima libertà di linguaggio, che si potrebbero -moltiplicare a piacere, rispondono alla sciocca obbiezione che si -sente spesso ripetere in Italia: in Inghilterra si può concederla -perchè non se ne abusa. Ed a questa obbiezione rispose qualche anno -fa Pasquale Villari, senatore, conservatore ed ex ministro del regno, -col seguente giudizio: «La stampa più moderata usa in Inghilterra un -linguaggio che a noi parrebbe sovversivo, ma che colà è giudicato prova -di un vero spirito conservatore. _Da noi si direbbe, che questo è un -eccitare i tumulti colà si crede che questo sia un conoscere i propri -tempi...._[117]». - -E parliamo di tumulti e di sommosse, ch’è quello che maggiormente -importa. - -La storia dell’Inghilterra — proprio per ismentire anche su questo quei -capi ameni i quali vogliono stabilire certe differenze di trattamento -politico in ragione delle differenze di temperamento tra gli italiani e -gl’inglesi — è piena di tumulti e di sommosse assai più gravi di quelli -che abbiamo deplorato in Italia nella primavera del 1898. - -Se ci rifacciamo alla storia del primo quarto di questo secolo, anche -al di là della Manica riscontriamo un periodo agitatissimo di fame, di -prepotenze, di tumulti, di repressioni, di reazione, che nulla o ben -poco ha da invidiare al nostro presente. - -È il periodo dell’_ultratorismo_ contrassegnato dal sistema iniquo -delle imposte, dalla niuna protezione sociale ai lavoratori, dalla -prevalenza megalomaniaca e militaresca, dalla mancanza di libertà -politica e di giustizia penale. Fu la vergogna dell’Inghilterra e -scomparve più di settant’anni or sono. - -Sorpasso sui tumulti del 1829 e accenno appena a quelli che si -riferiscono alla prima riforma, per fare comprendere a coloro che -non conoscono gli inglesi quale sia la _flemma_ e il _rispetto_ delle -persone e delle leggi di questi famosi anglo-sassoni. - -Nel 1831, appena Lord Russell presentò il _bill_ di riforma, vi furono -luminarie e dimostrazioni di gioia. In Italia gli amici delle riforme -si sarebbero contentati di manifestare la propria soddisfazione con -degli evviva! In Inghilterra si sentì il bisogno di una vigorosa -sassaiuola contro i nemici del _bill_; e la sassaiuola degenera in -gravi tumulti dopo il rigetto da parte dei lords (18 ottobre 1831). Si -fanno le elezioni generali sulla questione della riforma e riescono -favorevoli al _bill_; e allora, in previsione della opposizione -della Seconda Camera, i lords vengono minacciati e scoppiano -dappertutto tumulti sanguinosi. Viene bastonato il duca di Newcastle; -schiaffeggiato il marchese di Londonderry; gettato da cavallo il duca -di Cumberland — un membro della famiglia reale! - -Si riesce ad immaginare che cosa avverrebbe in Italia se casi simili -si verificassero? Un milione almeno di cittadini sarebbe gettato -in galera; della costituzione non rimarrebbe traccia; meno ancora -del disegno di legge. Cedere in Italia alla pressione della piazza: -vergogna! orrore! Nulla di tutto ciò in Inghilterra. Il _bill_ ebbe il -suo corso e i _lords_, ammoniti a scongiurare bufera più tremenda, non -osarono più respingerlo. Non solo: il Re — oh scandalo! — favorevole al -_bill_, annunziò che avrebbe licenziato le persone di casa reale, che -non si adoperassero pel suo trionfo. - -Ancora un dato interessante. Scoppia un altro tumulto in Londra il 13 -maggio 1833; un policeman viene ucciso, altri feriti. Ebbene, i giurati -mandarono assolto l’uccisore per _omicidio giustificato...._ In Italia, -per Decreto reale, sarebbe stata soppressa la giuria. Fermiamoci ai -tumulti più caratteristici: a quelli che si riferiscono al movimento -_cartista_ durato dieci anni e più — dal 1837 al 1848. Ci dobbiamo -fermare a questi tumulti perchè hanno qualche analogia coi nostri e per -questo aneddoto di dolorosa attualità. - -Paolo Valera — oggi in carcere e ch’era vissuto parecchi anni in -Inghilterra — impressionato degli avvenimenti italiani del 1893-94, -volle fare conoscere il movimento cartista in una serie di articoli -della _Critica sociale_ raccolti in opuscolo con una prefazione di -Filippo Turati, nella quale si leggono queste parole: - -«Collo studio sul movimento chartista, noi squaderniamo al lettore -un brano di storia inglese vecchio di mezzo secolo che varcando la -Manica e il Gottardo, si ringiovanisce, diventa quasi dell’attualità. -Più ancora: _diventa forse ad un dipresso, la storia nostra di -domani_»[118]. - -Filippo Turati fu profeta. La storia di 60 anni fa è divenuta la storia -di oggi.... peggiorata. Niuno lo sa meglio di lui, che soffre nella -tetra cella di Pallanza! - -Peggiorata? Vediamo. - -In Inghilterra ci furono condanne severissime durante il movimento -chartista; Iohn Frost ed alcuni altri furono condannati a morte: la -pena fu commutata. Ma queste condanne furono conforme alla legge; non -stati di assedio; non Tribunali militari; non processi senza difesa e -senza garanzia. Si vide anzi questo caso strano: scambi di cortesia, di -parole di stima, di ringraziamenti tra.... giudici e condannati. Cose -dell’altro mondo! - -Non solo questo; ma le condanne, dal punto di vista della legalità, -furono meritate e corrispondevano esattamente ai reati commessi. È -facile dimostrarlo perchè i fatti abbondano. - -In Inghilterra i tumulti non avvennero improvvisi come in Italia; ma -furono voluti e preparati. Quando la _carta_ chiesta dai riformatori -venne seppellita legalmente, cominciarono a prevalere i così detti -_cartisti della forza fisica_, la cui denominazione dice chiaramente, -che la violenza era l’ingrediente principale del loro programma. - -Non si trattava di chiacchiere. In quasi tutte le officine -d’Inghilterra si lavorava giorno e notte a preparare picche a tre -scellini e mezzo per una per la rivoluzione di domani; e i capi -volevano che tutti preparassero armi e alle armi si addestrassero. Il -reverendo Stephens invitò le moltitudini ad andare ai _meetings_ con -un pugnale nella destra e una face nella sinistra; al _meetings_ in -Ashton-Under Lyne, dopo una furiosa requisitoria contro il Ministero -Whig, domandò alla folla: _siete armati?_ Parecchi gli risposero con -delle scariche in aria. — _Va bene_, disse il ministro di Dio. _Buona -notte!_ - -Questi comizi notturni e con gli intervenuti armati; dovevano allarmare -naturalmente il governo, che li proibì. In questa proibizione di -_meetings_ con esercizi militari illuminati dalle torce si vide un -insulto al popolo oppresso e una violazione della costituzione; perciò -anche alcuni, che deplorarono le violenze dei _cartisti della forza -fisica_, come Feargus O’ Connor, si resero solidali con Stephens. - -I motti sulle insegne e i discorsi che si tenevano in questi -comizi erano la prova lampante delle intenzioni dei promotori -ed organizzatori: erano schiettamente rivoluzionari. Stephens si -proclamava rivoluzionario _fino al coltello_ ed alla morte ed insegnava -che «riprendere le ricchezze male acquistate» «non è altro che atto -di giustizia». Parlando dei padroni delle fabbriche, incitò la folla -a coprire di pece e di penne Iones (un padrone) ed a dargli fuoco. -Insegnò ai presenti come prendersi del pane: «colla picca sul petto -dite ai prestinai che alla prossima volta vi prenderete la pagnotta -colla sua punta».... Il farmacista Pott — un altro fanatico _cartista_ -— appendeva alle sue finestre palle di piombo dorate con questa -scritta: _pillole pei tories!_ - -Dalla preparazione si passò all’azione; e bande armate, con un capo -— Iohn Frost — con un programma preciso, il 4 Novembre 1839 dettero -l’assalto a Newport. Vi fu conflitto con undici morti e molti feriti; -e fu questo l’avvenimento che dette luogo nel 1840 alle severe condanne -emanate dalla giuria, di cui si fece precedente menzione. - -In Italia non si può trovare un solo fatto, che si possa paragonare -a questo assalto di Newport; eppure, data la diversità dei Codici, -le condanne pei tumulti di Sesto Fiorentino furono infinitamente -più severe. Volendo essere generosissimi coi nostri giudici militari -e col governo che li mise a funzionare, i reati maggiori avrebbero -qualche lontana, stentata, artificiosa analogia con quelli attribuiti a -Stephens. Ebbene, mentre i Rondani, i Turati, i De-Andreis, i Chiesi, -i Romussi, per articoli o discorsi scritti e pronunziati alcuni anni -prima e che erano infinitamente meno eccitanti di quelli del prete -inglese, ebbero dai sedici ai sei anni di reclusione, lo Stephens fu -processato a piede libero e non ebbe che _diciotto_ mesi di carcere! -In Italia, in mancanza della pena di morte, lo avrebbero condannato -al massimo della reclusione o della galera e i giudici sarebbero -rimasti dolenti di non potergli dare gli anni di vita di Matusalem per -appioppargliene novecento... - -I tumulti del periodo _cartista_ non durarono un mese o un anno, ma -con maggiore o minore intensità si riprodussero per dieci anni: la -fame li rese acuti nel 1842, quando si assaltarono e saccheggiarono -anche le _Workhouses_. Dettero luogo al cosidetto processo _mostruoso_ -dei 59, durante il quale ci fu il discorso lunghissimo, commovente -e convincente di O’ Connor, che indusse i giudici a dichiarazioni -pubbliche di stima e di simpatia verso gli accusati. Si ebbe la -sentenza; ma ne venne sospesa l’esecuzione per un errore di forma: -l’Inghilterra non ha una Cassazione disciplinata! Il processo non -venne ripreso perchè il governo non se ne occupò più. «I Ministri, -dice Valera, avevano fiutata l’opinione del paese contraria a questi -processi contro le manifestazioni del pensiero». - -La diversità dei criteri di governo, del rispetto per la libertà, per -le leggi e per la costituzione tra l’Inghilterra e l’Italia, in questi -dolorosi casi risulta all’evidenza dalla differenza tra i generali -preposti alla repressione. Conosciamo i nostri Bava Beccaris, gloriosi -vincitori all’interno; il Valera, e fece bene, ci presentò il generale -Napier, che fu mandato a schiacciare il _cartismo_ in undici contee -settentrionali. Il generale Napier fece il suo dovere di soldato; ma -quale uomo fosse, si può scorgere dal modo come pensava. Dei tumulti -riteneva responsabili i governanti e malediceva coloro ch’erano causa -delle guerre civili. Le insurrezioni, egli diceva, non sono provocate -dai capi del _cartismo_, ma dal debito nazionale, dalle leggi sui -cereali, dalle nuove leggi sulla carità pubblica. Il _cartismo_ è il -prodotto della ingiustizia dei Tories e della imbecillità dei whigs. -Sferzava i magistrati pusillanimi che divenivano leoni dietro le -baionette dei soldati. Deplorava che il Parlamento avesse votato 12,000 -sterline per le scuderie reali, mentre altrove si moriva di fame. -Sconsigliava l’arresto di O’ Connor e voleva che si dasse la _Carta_. -E concludeva: _È crudele ed inutile sopprimere la vita per delle -idee. Non è giustizia, è barbarie, è vendetta di partito dominante. -Magistrati, lords, duchi_ =sono tutti assetati di sangue=. - -Ecco in bocca ad un generale la frase, che doveva procurare sei anni di -reclusione a Gustavo Chiesi... - -Tutto questo sfata l’umoristica ed accreditata leggenda sul carattere -inglese e prova a luce meridiana che gli inglesi abusano più dei latini -della libertà di parola; che gl’inglesi tumultuano tanto frequentemente -quanto gl’italiani quando soffrono ed hanno fame. - -Se le cose procedono diversamente, in ultimo, in Inghilterra e in -Italia, egli è che le moltitudini inglesi sanno farsi rispettare -e difendono la libertà. Pare che essi abbiano letti i commentarî -di Blackstone e vi abbiano imparato che il popolo ha il diritto -di manifestare la sua volontà primo colla petizione, secondo colla -rimostranza, terzo colle armi. Così il Valera. - -Se le moltitudini sono impregnate dallo spirito di Blackstone, i -governanti, in generale, da oltre cinquant’anni in qua, sono del -pari convinti che il loro dovere è quello di rispettare i diritti del -popolo. E rispettandoli, sanno di fare un buon affare nello interesse -sociale e delle classi che rappresentano. Se ne dimenticano qualche -volta ed avvengono allora perturbamenti gravissimi. Tale quello della -_domenica sanguinosa_ (13 Novembre 1887), quando la polizia volle -impedire, la riunione di un _meeting_ in Trafalgar-Square e il popolo -scatenossi come una furia su Londra, provocando conflitti sanguinosi, -devastazioni di ogni genere. Così avviene sempre, ogni volta che la -polizia interviene per impedire una manifestazione; il suo intervento -in Italia come in Inghilterra genera la sommossa. La sua assenza è -la migliore garanzia dell’ordine, sia in Italia come in Inghilterra. -Roma vide trentamila cittadini protestare pacificamente per -l’assassinio _Frezzi_ con tanto ordine e con tanta compostezza, quanta -se ne può riscontrare a Londra durante le più ordinate e pacifiche -manifestazioni. Mancava la polizia[119]. E ci fu in Parlamento chi -trovò da rimproverare all’on. Di Rudinì questo atto politico e questo -rispetto alla legge e ai diritti dei cittadini! - -I nostri monarchici — distinzione, onestamente, non si potrebbe fare -fra la _destra_ e la _sinistra_ — messi colle spalle al muro dalla -eloquenza dei fatti, non si danno per vinti e dopo aver blaterato per -tanto tempo sulla solidità delle nostre istituzioni e sulla popolarità -della nostra monarchia, confessano umiliati che ciò che riesce -innocuo in Inghilterra, dove la monarchia ha secolari radici, non si -può consentire in Italia, dove le istituzioni vigono appena da mezzo -secolo. - -L’obbiezione, mentre li umilia, perchè sfronda molte aureole, si -mostrerà che è infondata da un altro punto di vista. Ma prima di venire -a questa dimostrazione, ce n’è un’altra da fare, ricorrendo alla storia -e alla vita politica del Belgio. - -La dinastia che regna nel Belgio non vanta la durata della Sabauda: è -nata ieri — nel 1830; le istituzioni presenti non godono del benefizio -della tradizione come le inglesi. Le condizioni, adunque, vi sono molto -rassomiglianti a quelle dell’Italia. Ed ecco che cosa ci apprende la -storia e la vita politica del Belgio. - -Non discutiamo sul diritto di associazione e di riunione; una -sola parola lo qualifica: è illimitato per tutto e per tutti — pei -socialisti e pei clericali, pei monarchici e pei repubblicani. Bandiere -rosse, fiori e nastri rossi, _marsigliese, carmagnola_, ecc., sono -ingredienti immancabili d’ogni comizio republicano o socialista e nel -quale la polizia brilla per la sua assenza: perciò vi mancano del pari -i disordini. E si grida _Viva la repubblica!_ nei comizi, come lo si -grida alla Camera dei Deputati, dopo che vi entrarono i socialisti. - -Altrettanto illimitata è la libertà di stampa. Giornali e riviste -pubblicano continuamente articoli contro il Re, contro la famiglia -reale, contro l’esercito, contro tutte le istituzioni e contro tutti -gli individui dichiarati in Italia sacri, inviolabili, intangibili e -che sarebbero tra noi severamente puniti come _sovversivi_. Là passano -inosservati in tempi ordinari; ed anche all’indomani dei gravissimi -tumulti del 1886, il De Fuisseaux — un _sovversivo_ per eccellenza -— potè pubblicare un giornale, il cui semplice titolo tra noi -costituirebbe un reato: _La repubblique belge_. - -La misura vera di questa illimitata libertà di stampa viene data da -ciò che si scrive sulla vita pubblica e privata del Re e della famiglia -reale. - -Non esiste l’ipocrito rispetto alla formola menzognera: _il re regna -e non governa_, e al Re si fanno rimontare le responsabilità tutte che -tra noi si preferisce addossare ai ministri responsabili. Ci vorrebbe -un volume, per riassumere soltanto ciò che si è scritto nella forma -più violenta contro Leopoldo II a proposito del Congo; a lui si fa -colpa anche di qualche inezia: De Fuisseaux lo attaccò vivacemente nel -celebre _Catechismo del popolo_ perchè venne annullata la decisione del -Comune di Lacken, che lo sottoponeva all’imposta come qualunque altro -cittadino[120]. Questi attacchi sono divenuti violenti nell’està del -1898 per il progettato porto militare di Bruges, combattuto aspramente -alla Camera dei Deputati da Anseele come una impresa di Re Leopoldo. -Su questo porto militare un giornale di Bruxelles pubblica un articolo -dal titolo caratteristico: _Un roi encombrant_ nel quale riassumeva i -pareri assai violenti contro il Re di altri giornali — tra i quali _La -Patrie_ e _Le bien public_, monarchici e clericali. - -Meno male se il Re lo si attaccasse soltanto come capo dello Stato; -ma lo si tratta peggio nella sua vita privata. Così nel _Peuple_ (15 -Settembre 98) leggevasi un articolo sul _Pericolo congolese_ nel quale -lo si consigliava di andarsene nel Congo e costatava con rammarico che -egli _preferiva di andare a Parigi per trovarvi Emilia d’Alençon e Cleo -de Merode_. Il Bertrand aveva già accennato alle relazioni scandalose -di Leopoldo II con Madame Ieffries. Al Re non si rinfacciarono soltanto -le debolezze per le _cocottes_ parigine, ma gli si rimproverò di essere -associato negli utili di una _bisca_ ad Anderme e che stava fondando -ad Ostenda un gran Casino da giuoco — uso Montecarlo — insieme al suo -amico e protetto Colonnello North. - -Ebbene: Leopoldo II non richiese la punizione degli autori di questi -scritti pubblicati nel Belgio e vendicossi domandandone il sequestro -quando vennero riprodotti in Germania dal _Proletario_ e dall’_Eco_ di -Amburge[121]. Chi vuol sapere come vengono trattati i suoi congiunti, -legga l’opuscolo di Bertrand: _Leopoldo II e la sua famiglia_. Vi -è detto, ad esempio, che il Conte di Fiandra è un vero _tipo di -degenerato_, che gode di un appannaggio di L. 200,000 per la sola -ragione ch’è fratello del re; e _ancora ciò non è provato, perchè nel -Belgio la ricerca della paternità è interdetta_. - -Non mi permetto di riprodurre ciò che si scrive nei manifesti e nei -giornali del movimento antimilitarista, perchè, trattandosi di una -istituzione che vive e funziona anche tra noi, darebbe occasione al -Fisco d’infierire; potrà aversene un’idea leggendo tutta la collezione -della _Caserne_ e del _Peuple_ di Bruxelles. - -L’eccitamento all’odio di classe e il discredito delle istituzioni vi -sono versati a piene mani. Preferisco arrivare ai tumulti, ai processi -ed alle condanne, che hanno analogia con quelli ultimi d’Italia. - -Non rievocherò la lotta per il suffragio universale, strappato al -governo ed al Parlamento clericale per mezzo di un atto veramente -rivoluzionario: lo sciopero generale. Gli animi erano eccitati, la -situazione molto tesa: a Bruxelles e nelle altre città del Belgio -migliaia e migliaia di operai in isciopero domandavano minacciosamente -il diritto al voto e gridavasi a perdifiato: _Viva la repubblica!_ Non -stati di assedio, non arresti, non processo. Fu arrestato uno dei capi -ed organizzatori dello sciopero, Emilio Vandervalde; ma per una sola -notte! - -Mancarono i tumulti, perchè mancò la provocazione e mancò l’intervento -della polizia. Ci furono altra volta i tumulti e furono tremendi -e dettero occasione a condanne severe: furono quelle dell’_Année -terrible_ del Belgio, l’anno 1886. - -In quest’_année terrible_, ripeto, ci furono condanne severe: a vita, a -15 anni di lavori forzati, ecc., per i fatti dei dintorni di Charleroi. -Ma tutto per le vie ordinarie, per mezzo dei giurati, senza stato di -assedio e senza tribunali militari, non ostante che nel momento della -repressione tutti i poteri fossero stati accentrati nelle mani del -generale Vandersmissen. - -Non ostante queste condanne severe, che suscitarono la generale -indignazione, nessuno oserebbe paragonarle a quelle italiane dell’anno -1898, di fronte alle quali risulterebbero assai più miti; e soprattutto -giuste. - -I tumulti furono cagionati dallo sciopero tra i minatori, cominciato il -25 Marzo a Fleurus. - -Si riproducono al vero le scene di _Germinal_ e di _Happe-Chaire_ e -divengono persone vive i tipi dei capolavori di Zola e di Lemonnier. -Le bande degli operai gridando: _Viva la repubblica!_ cantando la -marsigliese, seguendo le bandiere rosse, percorrono eccitatissime il -paese; pregano, minacciano, impongono lo sciopero e dalle miniere di -carbone lo comunicano alle vetriere. - -Da principio il governo non interviene; ma il suo intervento diviene -una vera necessità di ordine sociale. Sono gli scioperanti armati -di revolver, i primi a far fuoco a Gilly sulla guardia civica il 27 -Marzo. A Roux, poco dopo, la truppa fa fuoco, ma per difendere uno -stabilimento, che gli scioperanti si ostinavano a voler prendere per -distrurlo. - -Di che cosa fossero capaci i tumultuanti, si vide in diversi punti. -Vi furono scene dì orrore vero e se ci si attenesse alle descrizioni -che ne dettero i monarchici e i clericali, si potrebbe credere alla -calunnia suggerita dalla passione di parte; invece sono gli scrittori -socialisti che confessano i saccheggi, i ricatti, le distruzioni, -gl’incendi vandalici degli scioperanti di Marzo[122]. Ciò che fecero -da Baudoux, un industriale odiato per i perfezionamenti introdotti -nell’industria vetraria, fu incredibile. Una banda ubbriacata di -saccheggio e di distruzione, dicono Vandervelde e Destrèe, incendiò -tutto lo stabilimento, e saccheggiò l’abitazione del Baudoux, mentre -una folla immensa assisteva indifferente, senza prestare soccorso ed -aiuto di sorta. Al seguito degli scioperanti, aggiungono gli stessi -scrittori socialisti, sbucarono dalle loro tane oscure tutte le bestie -immonde, i vagabondi, i pregiudicati, i malfattori, che si fanno -innanzi in ogni movimento sociale (pag. 69 e 70). - -Scene analoghe non si videro in Italia; ma ciò che rende veramente -caratteristica la differenza fra i tumulti del Belgio e quelli italiani -fu sopratutto la causa. - -Si sa che la fame fu la grande sobillatrice fra noi. Nel Belgio i -minatori soffrivano alquanto; ma non in modo eccezionale da spiegare i -barbarici eccessi menzionati. Destrèe e Vandervelde confessano: _questo -sciopero sembrava che non avesse alcuna ragione particolare; era -diretto contro gli speculatori, contro il Governo, contro la Società, -contro chiunque..._ Era una solenne protesta sociale! C’era ignoranza -profonda nel popolo sollevato, che non sapeva ciò che voleva.... _C’era -nella sommossa un desiderio brutale, feroce, incosciente di godimento e -di ricchezza._ - -Da particolare a particolare, questo si chiama furto. Ma da classe a -classe, da nazione a nazione, ciò cambia carattere e costituisce il -preludio delle grandi rivoluzioni sociali (pag. 65 e 66). - -E meno male se gli scioperanti fossero stati i soli minatori; ma i -vetrai, continuano i due scrittori socialisti, non erano miserabili -e non avevano alcuna seria ragione per porsi in isciopero. Forse si -sono esagerate le loro buone condizioni; ma ciò non pertanto esse -erano soddisfacenti: _la maggior parte avevano una casa, dei risparmi, -godevano di un certo comfort, erano una specie di aristocrazia nelle -classi operaie e avrebbero dovuto rimanere estranei allo sciopero_ -(pag. 67). - -A Milano, a Napoli, a Firenze, nessuno dei condannati si trovò nelle -condizioni dei saccheggiatori e degli incendiari del Belgio; ma le -condanne non furono inferiori. Nel Belgio sembrarono enormi le condanne -di Charleroi, da sei mesi di prigione al disotto, per oggetti rubati -negli scioperi e ci fu uno scoppio d’indignazione perchè un Gillet fu -condannato ad _otto giorni_ di carcere perchè trovato possessore di -un pugnale e perchè minacciò un maggiore dell’esercito. In Italia gli -_otto giorni_ sarebbero divenuti _otto anni_ di reclusione; e nessuno -se ne sarebbe sorpreso! - -Ma la iniquità delle condanne italiane diventa spaventevole quando si -paragonano a quelle inflitte nel Belgio agli elementi intellettuali, -ritenuti inspiratori e promotori diretti o indiretti dei tumulti. -Alfredo De-Fuisseaux, che col suo _Catechismo del Popolo_, vendutosi -a molte decine di migliaia di copie, aveva certo eccitato moltissimo -gli animi, venne condannato a _sei mesi_ di prigione dalla Corte di -Assise di Bruxelles. Il 4 Giugno, innanzi al giurì di Gand, comparve -E. Anseele sotto l’accusa di avere attaccato la forza delle leggi e di -avere oltraggiato il Re per un articolo pubblicato nel _Vooruit_ nel -quale si scongiurarono le madri di scrivere ai loro figli dell’esercito -perchè non tirassero sugli operai in isciopero e per un discorso -pronunziato in un comizio nel quale, volto agli operai, consigliando la -calma, aveva detto: se voi vi esaltate, il governo non domanderebbe di -meglio che massacrare; _e in questo giorno vi sarebbe festa al palazzo -dell’arcivescovo di Malines ed al castello di Leopoldo II,_ =assassino -I....= Anseele confessò di avere pronunziato queste parole a fine di -bene e nel momento dell’eccitamento; venne assolto e condannato a _sei -mesi_ di prigione per la prima accusa! - -_Sei mesi_ di prigione nel Belgio a chi afferma che il capo dello -Stato avrebbe fatto festa per il massacro del popolo, a chi chiama -_assassino_ il Re! li hai ben meritati i tuoi _dodici anni_ di -reclusione, tu, Filippo Turati, che non pensasti mai d’insultare -atrocemente il sovrano d’Italia e che profferisti parole di pace, tali -riconosciute dai tuoi avversari! - -Non basta. Si assicura già che il governo prenderà l’iniziativa di una -legge che dichiarerà nulli i voti dati ai condannati politici. - -E nel Belgio? Anseele, proclamato candidato in Bruxelles nell’ottobre -1886, viene messo in libertà, affinchè possa sostenere la campagna -elettorale..... Rientra in prigione, perchè non eletto. - -Le origini dello sciopero e dei successivi tumulti e gli episodi che -li accompagnarono, i processi — tutto contribuisce a stabilire la -maggiore gravità dei fatti del Belgio. Eppure non venne proclamato -lo stato d’assedio, non sottratti gli accusati ai giudici legittimi, -non proposta alcuna misura restrittiva delle libertà di stampa, di -associazione, di riunione, non pensata alcuna diminuzione del diritto -elettorale. - -Appena un mese dopo i tumulti, il 25 e il 26 Aprile, il partito -socialista belga potè riunirsi liberamente a congresso a Gand ed una -colossale manifestazione in favore dei condannati potè farsi in Agosto -a Bruxelles, dove già si era esasperati perchè il borgomastro Buls — -senza ingerenza del governo — l’aveva proibita in Giugno; e solenni -manifestazioni, punite in Italia, come apologia di reati, si svolsero -pacificamente in tutte le città del regno. - -Questo avviene nel Belgio, dove la dinastia dei Coburgo regna da -sessant’anni appena ed è straniera e non crede di avere speciali -benemerenze per la liberazione e per l’unificazione del paese... - -In Italia... in Italia, — ricordiamolo, per attenuare l’amarezza che -suscita la reazione e l’abbiezione presente, in altri tempi non si -procedeva come si procede al giorno d’oggi. Era maggiore il rispetto -delle leggi, lo Statuto pareva cosa viva, vi si godeva di un _minimum_ -di libertà indispensabile in uno stato civile contemporaneo. Le radici -delle istituzioni non erano e non potevano essere più profonde che oggi -non siano e le scosse erano forti; ma la reazione, dopo Aspromonte, -dopo il massacro di Torino — allora il Re licenziò il ministro che -l’aveva consumato — dopo Mentana, dopo i tentativi insurrezionali e le -cospirazioni del periodo 1869-71, non raggiunse mai l’intensità e la -sfacciataggine di quella odierna. - -Non rievocheremo i ricordi dei tempi delle lune di miele del popolo -collo Statuto, quando Didaco Pellegrini, eletto mentre era in prigione -per reato politico — 2 Dicembre 1848 — venne convalidato e liberato; -ma è bene ricordare questo episodio, che si riferisce al periodo più -burrascoso della nostra storia. Si era nel 1867 ed a Firenze, appena -conosciuto l’arresto di Garibaldi a Sinalunga, una dimostrazione -imponente protesta; e protesta con intendimenti, che non ebbero mai -i tumultuanti del 1898 nè a Milano, nè altrove; infatti si disarma il -picchetto di Guardia nazionale a Palazzo vecchio e si saccheggiano due -botteghe di armaiuoli; un brigadiere di P. S. viene ucciso e diciotto -agenti feriti. Nulla seguì che possa paragonarsi alla reazione odierna. - -Ma il guasto odierno è immenso e nella speranza di suscitare un -salutare risveglio, è necessario che si tracanni sino all’ultima stilla -il fiele dei confronti storici. - -Faremo l’ultimo, che riuscirà amarissimo ai bigotti della monarchia -sabauda e che farà rinnovare l’accusa sciocca di leso patriottismo -contro chi lo pone: quello col governo borbonico — col _governo -negazione di Dio_. - -Nel mezzogiorno, il popolo ha posto già il confronto; e quando certi -movimenti della pubblica opinione esistono, il dissimularseli non -sarebbe che una ipocrisia, una menzogna pericolosa. Il popolo ha posto -tanto il paragone, che deve riuscire la più degradante condanna della -presente reazione, che il poeta dialettale notissimo, Ferdinando Russo, -la sua canzone per Piedigrotta — per la festa più popolare di Napoli, -la festa nella quale si espande l’anima del popolo, la fa seguire dal -ritornello: _Franceschiello, Franceschiè_.... - -C’è chi s’indigna ed approva il sequestro di una canzonetta, che -per bocca di un _tipo di plebeo sordidamente ignorante si aggira su -questo ignobile tema:_ =Si stava meglio sotto il Borbone=[123]. Questa -indignazione è del tutto inopportuna o va riserbata tutta, intera, -contro i governanti, che hanno fatto strazio dell’Italia ed hanno reso -possibile il paragone[124]. - -Ma è proprio possibile questo confronto? - -Chi non tiene conto delle mutate condizioni psicologiche, dei -progressi politici e intellettuali, dapertutto compiutisi, nega la -possibilità di questi confronti, soprattutto perchè non trova oggi in -Italia notizia di fucilazioni, che furono tanto frequenti nel regno -delle due Sicilie. Costoro non hanno senso storico e dimenticano che -Ferdinando II, se oggi governasse ancora a Napoli, non sarebbe quello -di sessanta anni fa, anche senza essere stato costretto a trasformarsi -da alcuna rivoluzione. I Borboni di Francia, rimessi sul trono dalla -Santa Alleanza, non si sognarono mai di potere cancellare la storia -— questa stolta idea non albergò che nella mente del Re di Sardegna -— e non ostante gli orrori del _terrore bianco_, nei primi momenti -della restaurazione, non credettero mai più di potere riprendere quei -diritti assoluti che con Luigi XIV confusero lo Stato colla persona -del Re. Dopo l’assassinio del Duca di Berry, i reazionari rovesciarono -il Decazes chiamandolo complice di Louvel: _il principe_, dicevano, -_è stato pugnalato da una idea liberale_. Ma fu cosa transitoria; e -durò meno di quella stessa reazione che in termini identici accusò -Zanardelli e Cairoli di avere armato il pugnale di Passanante. La -ragione dei tempi s’impose, sotto la restaurazione, in guisa che -i più convinti monarchici, che altra volta non si scandalizzarono -delle Saint Barthelemy e delle Dragonnades, per bocca di Demarcay e -di Casimir Perier protestarono fieramente per avere visto i dragoni -caricare la folla inoffensiva; questa ragione dei tempi indusse anche -i legittimisti a protestare contro la soppressione di un giornale e -l’arresto del suo direttore Robert, rese gigante Manuel in Parlamento -sotto la restaurazione e mentre assicura la popolarità al mordace Paul -Louis Courier, induce i De Remusat, i Thiers a protestare in difesa -della libertà della stampa contro le ordinanze di Luglio. - -Questa stessa ragione dei tempi, che comincia ad imporsi alla Russia -e s’imporrà alla Turchia, non ostante la protezione dell’Imperatore -di Germania, avrebbe trasformato Ferdinando II, che si sapeva Re per -diritto divino e che nulla credeva dovesse al popolo. Che cosa avrebbe -fatto Re Bombase il popolo, colle sue battaglie e coi suoi sacrifizî, -lo avesse creato Re d’Italia? - -Un parallelo tra le condizioni odierne e quelle del regime borbonico -non si può porre in Sicilia, nè prima del 1848. Non in Sicilia, per lo -stesso motivo per cui delle istituzioni e della educazione politica -inglese non se ne può giudicare vedendole alla prova in Irlanda. -Non prima del 1848, perchè il reame di Napoli era vissuto al difuori -delle correnti innovatrici europee e della ferocia politica era meno -responsabile di quella identica che il governo del Regno di Sardegna -spiegò sino a quell’epoca verso la _Giovine Italia_ o verso i liberali -del 1821. - -Non possono sorprendere anche dopo il 1848 le fucilazioni ch’erano -nei codici non solo, ma nella coscienza pubblica. Sarebbero uno -spaventevole anacronismo oggi in Italia pei reati politici, quando la -pena di morte è stata abolita per gli assassini comuni efferati e pei -parricidi. - -Comunque, tale quale la consentivano i tempi e le istituzioni -politiche, l’azione del governo borbonico dopo il 1848 nel continente -napoletano non perde nel paragone con quello del governo italiano nel -1898. Questo insegnano i fatti, che desumo dalle sorgenti più ortodosse -per patriottismo o per italianità[125]. - -Ricordiamo e confrontiamo. L’avvenimento più clamoroso contro i -Borboni fu il sangue versato in Napoli il 15 Maggio 1848. Si disse -che Ferdinando II per fare sorgere le barricate ed avere pretesto -alla repressione, si sia servito di agenti provocatori. L’accusa trova -oggi smentita nella _Nuova Antologia_ per bocca del Masi, e la si deve -considerare come una calunniosa fandonia. - -Più interessanti sono gli episodi che si svolsero nella triste giornata -e che la seguirono. - -Il 15 Maggio, in Napoli, si contavano 79 barricate vere — e non uso -Milano — con difensori armati, che sparavano ed ammazzavano — difensori -che nessuno potè vedere a Milano: la forza non potè acchiapparne uno -solo! - -Verso le 11 e mezza i primi colpi erano tirati; alla caduta di un -granatiere e di un capitano della guardia, il fuoco si accende ben -nutrito. Michelangelo Ruberti fa tirare da Sant’Elmo sulla città; ma -a polvere — i cannoni sparavano a mitraglia nelle strade di Milano. -Un maggiore, sei ufficiali e ventuno soldati vennero uccisi; due -colonnelli, undici ufficiali, centottantuno soldati feriti con arma da -fuoco. Queste sono, del resto, le perdite dei soli _Svizzeri_; non vi -sono comprese quelle della guardia reale e degli altri corpi militari. -A Milano un solo soldato fu ucciso; e nessuno può assicurare che lo sia -stato dai tumultuanti. - -Dalle perdite delle truppe si dovrebbe argomentare che a Napoli -gl’insorti — insorti veri — abbiano dovuto avere perdite enormi; -e Nisco calcola che i morti siano stati 500, tra cui 19 donne; ma -l’esagerazione è evidente. Più ragionevole pare quindi la cifra che -altri dà di 132 morti e 600 feriti tra l’una e l’altra parte. Di poco -quindi, in una vera battaglia, sarebbero stati superati i caduti di -Milano. - -D’Hervey Saint-Denis — un borbonico — afferma che durante la lotta -nessun cittadino inoffensivo fu colpito se non a caso. A Milano quasi -tutti gli uccisi erano cittadini inoffensivi: non ne fu trovato uno -solo armato. Mac Farlane scriveva a lord Aberdeen che il Re avesse -detto ad un generale che chiedeva istruzioni: _risparmiate i miei -sudditi, fate prigionieri, non uccidete!_ Mettiamo in quarantena questa -pietà di Re Bomba, perchè affermata da uno straniero — uno scultore — -stipendiato dal governo borbonico; mettiamola in quarantena, quantunque -siano numerose le prove della sincerità della pietà di Ferdinando II, -ma c’è un atto che fa onore al tatto politico di Ferdinando II e che -da nessuno è messo in dubbio: _800 prigionieri furono lasciati liberi -all’indomani del 15 Maggio!_ Quest’atto non compensa la fucilazione -dei 27 prigionieri presi coll’arma alla mano, fatta eseguire dal Conte -d’Aquila?[126] Qui manca il termine di paragone per l’Italia... Allora -come oggi venne proclamato lo stato di assedio; ma quanta differenza, a -disdoro dell’Italia una, libera! - -Ecco il decreto del Maresciallo Labrano — il Bava Beccaris del tempo — -se si può insultare la memoria di un uomo con questo paragone. - -L’art. 1 istituiva una Commissione inquirente. - -L’art. 2 diceva: «La Commissione ha l’incarico d’inquisire su tutti -i reati contro la sicurezza interna dello Stato e contro l’interesse -pubblico _che sono stati commessi dal 1º Maggio_ in poi e che si -potranno commettere fin che dura lo stato d’assedio. - -Art. 3. Dopo l’inquisizione, la Commissione rimetterà gli atti alle -_autorità ordinarie competenti a norma delle leggi di Procedura -Penale_. - -Art. 4. La Commissione avrà facoltà di fare incarcerare le persone per -misura preventiva e ritenerle in carcere _per un periodo non maggiore -di 15 giorni,_ dopo i quali dovrà rimandarli all’autorità competente -per farli giudicare». - -Dedichiamo questo decreto a coloro che commemorarono in Napoli il -15 Maggio. In questo decreto, la retroattività era stabilita con -data certa e non si aveva, almeno, un processo per reati commessi -quattordici anni prima... come in Italia. - -Lo stato di assedio in Napoli non durò un mese: venne tolto il 14 -Giugno 1848. Ma un mese di stato di assedio intensamente applicato in -Napoli avrebbe potuto valere ai servizi della reazione quanto i quattro -mesi di Milano. Adagio, non calunniamo... i borboni. - -Si potrebbe pensare che durante lo stato di assedio siano stati -arrestati e processati tutti i liberali — almeno i capi più noti — -punita qualunque manifestazione sovversiva; — così almeno si è fatto -in Italia. Nulla di tutto ciò. A Napoli avvennero cose addirittura -sbalorditive. - -A Napoli la _Gazzetta Ufficiale_ pubblicava la lista di sottoscrizione -in favore... dei liberati dal carcere politico. A Napoli il tenente -De Sauget — morto generale del Regno d’Italia — e il tenente di -artiglieria Bellelli rifiutarono le onorificenze date loro per la -repessione dei moti rivoluzionarï... e non furono molestati[127]. A -Napoli si trovò un Procuratore del Re, De Horatiis, che rifiutossi di -sottoscrivere l’ordine di arresto per Silvio Spaventa. Mancano i fatti -analoghi nell’Italia nuova e libera. - -A Napoli — caso ancora più sbalorditivo — furono imputate 321 persone -immediatamente dopo il 15 Maggio; ma solo contro 59 arrestati e 11 -contumaci continuò il processo. I capi, i veri promotori del movimento, -liberali del resto, non vennero arrestati durante lo stato di assedio — -pare impossibile a chi ricorda i recentissimi casi nostri. Ferdinando -II, l’odiato e odioso _Re Bomba_, non voleva abusare della vittoria; -non ne abusò sino a quando non ricominciarono le manifestazioni -rivoluzionarie e le cospirazioni. Occhio alle date. Il primo arresto -pel processo cosidetto dell’_unità italiana_, nella persona di Nicola -Nisco, avveniva in Novembre del 1848; Silvio Spaventa venne arrestato -il 13 Marzo, Settembrini il 23 Giugno, Poerio il 19 luglio, Scialoia -il 26 Settembre 1849... Un anno e più mesi dopo le barricate di Maggio! -Forse il processo non sarebbe continuato se altri gravi avvenimenti non -avessero allarmato il Re; il 16 Settembre 1849 un gruppo di liberali -volle turbare la benedizione data dal Papa dalla terrazza del Palazzo -Reale, gettando delle vipere; e Faucitano veniva arrestato colle vesti -abbruciate e le mani annerite per una bomba, che gli scoppiava in -tasca. - -E come condotti i processi sotto i borboni! Durò otto mesi il processo -cosidetto dei 42; si svolse innanzi ai magistrati ordinari; i migliori -avvocati difesero gl’imputati[128]. Gli storici liberali deplorano -che si sia prestata fede alle deposizioni dei birri del tempo e che si -siano istruiti i processi in base a denunzie anonime.... Sappiamo ciò -ch’è avvenuto in Italia![129]. - -Le condanne? Severe: tra le quali sette di morte, tutte commutate, nel -solo processo dei 59. - -C’è ancora una statistica più eloquente: quella delle condanne. Mariano -D’Ayola, vittima dei borboni, assicura che dal 1815 al 1856, sotto -il _governo negazione di Dio_, ci furono 2067 condanne politiche — in -_quarant’uno anni!_[130] In Italia, in _pochi mesi_, i soli Tribunali -militari di Napoli, Firenze e Milano ne condannarono circa 2500!! E -non si aggiungono le condanne dei Tribunali ordinari in tutto il resto -d’Italia. - -Un ultimo confronto: Il trattamento dei detenuti politici. Il governo -borbonico si disonorò trattandoli come i detenuti comuni; questo -trattamento suscitò l’indignazione di Gladstone. Ma che cosa fa di -diverso il governo italiano? Fa qualche cosa di peggio: non concede -ai socialisti e ai repubblicani — anche deputati — quella libertà -di studio concessa da Ferdinando IIº alle sue vittime: Settembrini -traduceva in carcere le opere di Luciano ed a Spaventa si permettevano -libri che per quei tempi erano rivoluzionari[131]. - -Tivaroni, sdegnoso, protesta perchè si rasero barba e capelli ai -detenuti politici e fossero stati condannati come rei comuni sotto il -borbone; e dice che a quarant’anni di distanza, certe cose sembrano -impossibili. Che diranno i posteri, per lo stesso trattamento fatto -subire a Barbato, a De Andreis, a De Felice, a Turati, a Romussi, a -Chiesi? - -Non lo sappiamo. Sappiamo ciò che pensano i contemporanei — tra i -popoli civili e liberi. E sappiamo che l’associazione dei giornalisti -inglesi si è rivolta al Re, invocando un trattamento umano; e -che questo intervento degli stessi giornalisti inglesi, cui sono -associati quelli del Belgio, fa discendere l’Italia a livello della -Turchia; sappiamo che _Ouida_ in Inghilterra, Mead negli Stati Uniti -hanno rievocato il giudizio di Gladstone e lo proclamano a maggior -ragione meritato dal governo italiano. Il Mead, anzi, vorrebbe che -l’ambasciatore degli Stati Uniti protestasse ufficialmente in nome -della lesa umanità. Sappiamo, dunque, che _il libero_ regime italiano -viene giudicato alla pari del _dispotico_ regime dei Borboni[132]. - -Tutto questo è grave e pericoloso sia per l’Italia che per le sue -istituzioni. Credono alcuni, stoltamente, che a garanzia delle medesime -stia l’esercito; ma anche i Borboni pensavano lo stesso: fu proprio -Silvio Spaventa a constatare, che tutte le cure del governo _negazione -di Dio_ erano state rivolte all’esercito e che la reazione che li aveva -separati dalla parte morale e intelligente della popolazione, li aveva -gettati nelle braccia dei militari. Ma l’esercito non li salvò. - -Il Tivaroni, chiudendo il suo studio sul regime borbonico, ricordati -i processi, le condanne e i mali trattamenti fatti subire ai detenuti -politici, osserva: «con tali mezzi la dinastia borbonica scavava con le -sue mani la propria tomba». - -Che la dinastia savoiarda possa finire in ugual modo nessuno crede; -— _honny soit qui mal y pense!_ — ma è innegabile che alcuni suoi -consiglieri mettono dell’impegno per rovinarla. Dopo tutto, se la -reazione durerà, sarà la prima volta nella storia, che essa avrà -salvato una istituzione ed una dinastia. - -Le lezioni della storia, però, non devono essere rammentate soltanto -ai conservatori ed agli uomini dell’ordine. La storia insegna pure: -«che il quarantotto italiano, compiuto poi nel sessanta, non fu -neppure politico, fu strettamente nazionale e meschinamente unitario -e dinastico. L’Italia attende ancora il suo quarantotto politico, che -le dia le condizioni essenziali della vita moderna e le permetta di -studiare il passo sulla via già percorsa dalle nazioni sorelle». - -Questo insegnamento dovrebbero ricordare tutti i democratici italiani; -e non dovrebbero dimenticare un solo istante soprattutto i socialisti -italiani, che la pacifica ed onesta voluzione economica da loro -vagheggiata non sarà possibile senza la preliminare conquista della -libertà politica. L’ammonimento viene a loro da Filippo Turati; ma se -la voce eloquente del recluso di Pallanza non potesse essere ascoltata, -dovrebbe essere inesorabilmente ascoltata quella che vien fuori dagli -ultimi tumulti, che somministrarono il pretesto alla presente reazione. - - - - -DELLO STESSO AUTORE - - - =La libertà e la quistione sociale=. Milano 1879 (_Esaurito_). - =La repubblica e le guerre civili=. Firenze 1882 (_Esaurito_). - =Le Istituzioni Municipali=. Catania 1883 L. 3,00 - =La delinquenza della Sicilia=. Palermo 1885. - (_In preparazione la seconda edizione_). - =L’alcoolismo: sue conseguenze morali e sue - cause=. Catania 1887 » 3,00 - =Oscillations thermometriques et delicts contre les - personnes=. Lyon 1887 » 1,00 - =Corruzione politica=. Catania 1888 (_Esaurita - la prima e seconda edizione_). - =La Sociologia Criminale=. 2 grossi vol. - Catania 1889 » 13,00 - =Ire e spropositi di Cesare Lombroso=. Catania 1890 » 1,25 - =La politica coloniale=. Seconda ediz. Palermo 1892 » 3,50 - =La difesa nazionale e le economie militari=. - Catania » 1,00 - =Banche e Parlamento=. Milano 1893 » 2,00 - =In Sicilia=. Roma 1894 » 1,00 - =Gli avvenimenti di Sicilia e le loro cause=. - Palermo » 2,00 - =Consule Crispi=. Palermo 1895 » 1,25 - - - - -PUBBLICAZIONI - -DELLA SOCIETÀ EDITRICE LOMBARDA - - - =Felice Cavallotti nella vita e nelle opere= IX ediz. L. 2,50 - BJÖRNSON =Il Re= (traduzione di F. Fontana) » 2, — - M. MAZZOLANI =Via Trita= — Versi — » 3, — - FR. CHIESA =Preludio= — Versi — (_con 19 illustr._) » 5, — - T. PEYRANI =Verità e ignoranza= (_studio critico sulle - credenze religiose_) » 2, — - DARIO PAPA =Viaggi= (III edizione 500 pag.) » 3, — - F. FONTANA =Poesie Vecchie e nuove= (III edizione - 500 pagine) » 2,50 - » =Viaggi in Europa, in America, in - Africa= (III edizione 500 pagine) » 3, — - » =La Polpetta del Re= (_illustrazioni di - L. Conconi_) » —,50 - G. VENANZIO =Giovani= (Goliardica) » 3, — - - L’ITALIA FEMMINILE - GIORNALE SETTIMANALE - _Mode, Lavori femminili, Letteratura_ - _Questioni del giorno, Attualità, Varietà_ - Abbonamento annuo L. 5. - Un numero separato Centesimi 10 - - Lodi. — Tip. E. Wilmant, 1898 - - - - -NOTE: - - -[1] (_Gli avvenimenti di Sicilia._ R. Sandron. Palermo 1894, pag. 505 a -808). - -[2] La riforma tributaria fu iniziata nel 1842. Fece un passo -gigantesco, mercè l’efficacissima cooperazione di Gladstone, nel -1845-46. Fu, si può dire, condotta a termine dal solo Gladstone nel -1853 e nel 1860. Sulla riforma tributaria inglese sono da leggere vari -eccellenti articoli pubblicati dal Prof. Ricca Salerno nella _Nuova -Antologia_ ed uno del Conigliani (_Gladstone e la finanza inglese_) -nella _Riforma Sociale_ del 15 Luglio 1898. Sul movimento _cartista_, -coloro che vogliono averne piena conoscenza, potranno leggere le opere -di Henriet Martineau, di Molesworth, di Justin M’Carthy. Un’idea chiara -l’avranno dallo scritto vivace, quasi drammatico, di Paolo Valera: -_L’insurrezione Chartista in Inghilterra_, con Proemio di Filippo -Turati. (Milano 1895, presso la _Critica Sociale_). Paolo Valera, nella -cella del reclusorio di Finalborgo, potrà meditare sulla differenza -tra l’Italia e l’Inghilterra, ch’egli aveva studiata ed esposta -senza sospettare, che doveva poco tempo dopo averne la dolorosa prova -personale. - -[3] Sul _Picketing_ si riscontrino gli accenni del mio opuscolo: _La -grande battaglia del lavoro_. Per più ampie notizie sulla importanza -delle leggi del 1870 e 1875 e sulla riconosciuta consuetudine del -_Picketing_ che ne risultò, si leggano: Howell: _Le passé et l’avenir -des Trades Unions_; Coniugi Webb: _Histoire du Trade Unionisme_; K. -Lavolléc: _Les classes ouvrières d’Europe_, Vol. III, _Angleterre_. - -[4] Mi sia permesso ricordare che queste idee svolsi sommariamente nel -1879 in un opuscolo: _La questione sociale e la libertà._ (Milano; -Tipografia Gattinoni) Lo ricordo non per vanità, ma per convincere -il lettore che non per comodità polemica suggeritami dagli altri -avvenimenti ricorro a certi confronti; sibbene perchè gl’insegnamenti -che ne scaturiscono formano parte integrale del mio patrimonio -intellettuale senza alcuna subordinazione od opportunismo politico di -sorta. - -[5] La diversità di queste manifestazioni ho illustrato in: _Mouvements -sociaux en Italie._ Parigi 1898. Presso la _Rivista Popolare._ L. 1. - -[6] Ho raccolto molte date e molte cifre da vari giornali d’Italia e -con particolarità dal _Secolo_ di Milano e dalla _Tribuna_ di Roma che -ebbero il più largo servizio telegrafico ed epistolare dalle provincie. - -[7] Il _Corriere della Sera_ annunziò che ciò che stampava -_naturalmente_ era sottoposto alla revisione del Regio Commissario -Straordinario. _I Tribunali, Giornale di cronaca e di critica -giudiziaria_, non poche volte negli appositi _supplementi_ ha degli -spazi bianchi, che rappresentavano i brani soppressi del resoconto -stenografico. C’è una soppressione nel dodicesimo processo pei fatti -di Sesto S. Giovanni; ma sono quattro nel tredicesimo per le barricate -di Porta Venezia. In questo processo venne soppresso anche un brano -della requisitoria dell’avvocato fiscale.... Per la narrazione mi sono -servito dei giornali locali — con particolarità del _Corriere della -Sera_ — e di memorie fattemi pervenire da testimoni oculari. - -[8] Un caso identico a quello del 6 Maggio si ripetè a Milano nella -stessa via Napo Torriani quattro mesi dopo; ma non si venne alle -fucilate perchè la polizia fu più prudente. - -[9] La figura del Questore Minozzi si avrà intera da questa risposta -data da lui nell’Udienza del 28 Luglio innanzi al Tribunale militare. -_Presidente:_ È vero che disse al Turati «_quando c’è lei non succedono -disordini_»? - -_Questore Minozzi:_ Sì, perchè egli sa contenersi molto bene nei -discorsi, è padrone delle parole, ha molta influenza sulle masse -operaie e _quando vuole non succede niente; ma se non vuole sa -incitare, per il che, se avvengono tumulti_, =è perchè egli li ha -voluti=. - -Superflui i commenti alla insinuazione loiolesca. - -[10] Ho l’elenco nominativo di questi casi. Non lo pubblico per motivi -facili ad immaginare. - -[11] Il sig. Stillman — l’uomo nefasto che per venti anni ha falsato -l’opinione pubblica d’Inghilterra sulle cose d’Italia, per mezzo delle -sue corrispondenze al _Times_ — ritiratosi in America ha avuto il -coraggio di scrivere al _Transcript_ di Boston che i moti d’Italia non -furono determinati dalla fame, ma da una cospirazione repubblicana, -i cui capi erano al servizio del Papa e della Francia.... La buona -e gentile vedova di Dario Papa, Fidelia Dinsmore, ha smascherato -l’indegno calunniatore. - -[12] La _Perseveranza_ ed altri giornali reazionari sperano di poter -giustificare le eccessive misure repressive e la reazione bestiale -colle relazioni, che ha promesso di pubblicare il governo. È bene si -sappia che tali documenti, come tutti i documenti ufficiali, saranno -compilati _ad usum delphini_: conterranno tutto, meno la verità e lo -ha confessato coll’abituale franchezza il generale Pelloux. Egli in -Senato, rispondendo al senatore Cannizzaro, dichiarò che pubblicherà -una relazione sugli ultimi fatti, ma soggiunse che _non si può -tutto dire al pubblico perchè certe cose è bene che il pubblico non -le sappia_. Il soldato così prometteva lealmente... di non dire la -verità... Per la Storia è bene aggiungere che in questa condotta venne -incoraggiato dall’onor. Saracco con le seguenti dichiarazioni che gli -fruttarono la Presidenza del Senato: - -«Il ministero dell’Interno vedrà quello che si può dire e quello che -non si può dire sui moti di Milano e di altri paesi dove fu mestieri -ricorrere alla repressione. - -«Egli farà, probabilmente, come fanno i ministri degli affari esteri, -preparerà cioè il suo libro verde, giallo o nero, ma dirà solo quanto -conviene si dica, e nulla più. - -«Se domani il ministro degli interni, d’accordo coi suoi colleghi, -presentasse una relazione dalla quale risultasse che i moti dello -scorso maggio si spiegano in molta parte col disagio economico, pare -a me che farebbe opera non solamente vana, ma insana, se non sapesse -di poter presentare contemporaneamente i provvedimenti più acconci -per migliorare questa disgraziata situazione che fu cagione o pretesto -delle sommosse». - -Se abbia accettati i consigli e come li abbia messi in esecuzione, -vedrassi, dal rapporto del Generale Bava di cui si farà parola più -innanzi. - -[13] Per completare le notizie sulla natura dei fatti che determinarono -la proclamazione dello Stato di assedio in Toscana, aggiungo -che la _Gioventù monarchica_ portò una vivace protesta contro il -contegno provocante della questura di Firenze il giorno 7 maggio al -_Fieramosca_. Questo — giornale monarchico e temperato — scrisse che -_sarebbe bastata una buona annaffiata per spazzar via la ragazzaglia -che si abbandonò ai tumulti_. - -[14] La _Perseveranza_, del giorno 9 Maggio, ad esempio, denunzia -formalmente _La Brianza lavoratrice_; dice cosa iniqua il non -sequestrarla. Dopo avere dato precise indicazioni al Procuratore del -Re, si compiacque in un numero successivo che fossero stati esauditi -i suoi desideri. Dei singoli privati la stessa _Perseveranza_ scrisse -in guisa che la _Lega Lombarda_ ebbe a parlare di _delazioni_. Il -giornale milanese prese gusto al mestiere e denunziò pel sequestro -_L’Italia Nuova_ di Lugano, il _Dovere_ e la _Rivista popolare_ -di Roma. Un trafiletto della cronaca del _Corriere della Sera_ sul -linguaggio dell’_Italia del Popolo_ del giorno 6 Maggio, parve una -denunzia per la soppressione avvenuta immediatamente dopo. Parecchi -giornali accolsero e commentarono quel trafiletto come vera denuncia. -Quando il commento venne riprodotto nella _Rivista popolare_, il -_Corriere della Sera_ protestò energicamente. In quella protesta sta -la più severa condanna dell’atto in sè e della _Perseveranza_ che -l’ha ripetuto. Sento il dovere altresì di scindere le responsabilità -nel parlare dei conservatori lombardi. Una parte di essi inflisse il -biasimo più severo alla condotta dei reazionari. La lettera aperta di -Torelli-Viollier a Luigi Roux (_Stampa_ di Torino 1898, N. 163) rimane -un documento schiacciante contro gli ubbriachi reazionari di Milano. -La parte giovane e sinceramente conservatrice della Lombardia fece -sentire più volte la sua voce anche durante lo stato di assedio, per -mezzo dell’_Idea liberale_ di Milano. Ma tutta l’amarezza dell’animo -per lo strazio dello Statuto, della legge e della libertà, detta -rivista la manifestò appena potè sentirsi liberata dalla cappa di -piombo del generale Bava Beccaris, con una lettera aperta del direttore -G. Borelli indirizzata a me (N. del 15 Settembre 1897). Anche tale -lettera suona condanna severissima dello stato di assedio e dell’opera -compiuta dai reazionari. La voce del Torelli-Viollier e del Borelli -hanno eccezionale importanza perchè è quella di due monarchici e per -soprassello moderati, che conoscono gli uomini e gli avvenimenti del -loro paese. Il Borelli e l’_Idea liberale_ si possono considerare come -la espressione dei sentimenti del _Circolo Popolare_ di cui il profugo, -che citerò più innanzi, scrive che è un gruppo _quasi repubblicano per -la monarchia e troppo monarchico ancora per la repubblica_ e che perciò -non potè fare molta strada. - -[15] _Per la verità_. Appunti sullo stato di assedio a Firenze del -Comm. *** — Firenze, Settembre 1898. pag. 6 e 7. - -[16] _La sommossa di Milano_ — Note di un profugo — Ginevra 1898, pag. -13 a 29. - -[17] _Note di un profugo_, pag. 29. Il _profugo_ è il Professore Ettore -Ciocotti. - -[18] _Lo stato romano dall’anno 1815 al 1850_ — Firenze — Le Monnier, -1853 — Vol. I, pag. 11. - -[19] L’ordine del giorno votato dal Consiglio Comunale di Milano su -proposta del Senatore Negri venne votato per alzata e seduta. Tutti si -alzarono ad eccezione dei consiglieri Majno, Angiolini e Carabelli. - -[20] Discorso pronunciato alla Camera dai Deputati sul Disegno di legge -per l’ordinamento dell’esercito nella tornata del 5 maggio 1897. A -proposito di onorificenze si ricordi la polemica sollevata da Massuero -— convintissimo monarchico — colla notizia pubblicata sulla punizione -grave — la messa in disponibilità — inflitta al colonnello Crotti -per avere rifiutato qualsiasi onorificenza agli ufficiali del proprio -reggimento. La motivazione del rifiuto era elevata: da soldato che ama -il proprio paese. L’_Esercito_ smentì fiaccamente; ma seguitando la -polemica potè anche sapersi che chi propose la punizione sia stato il -Generale Pallavicini, forse quello che diresse il fuoco ad Aspromonte -contro Garibaldi. Se è lui, si vede che invecchiando non ha mutato -natura. - -[21] Molti monarchici protestarono contro le pazzesche manifestazioni -di riconoscenza all’esercito; nobilmente il prof. Nitti nella _Riforma -Sociale._ L’aberrazione dei civili fa comprendere perchè, ubriacatisi -di lodi, abbiano perduto la testa i militari. Un capitano Ranzi, -nei servizi resi dall’esercito nel 1898 trovò la giustificazione -del militarismo e l’occasione per attaccare aspramente Guglielmo -Ferrero per le sue brillanti conferenze contro la guerra e contro il -militarismo — riunite in volume e pubblicate da Treves — alle quali, -quasi, si attribuivano i tumulti. Ferrero rispose con un magistrale -articolo nella _Vita Internazionale_ di Milano (Novembre 1898) mettendo -in evidenza la poca consistenza delle virtù dei nostri ufficiali. - -[22] Nella seduta del Consiglio Comunale di Milano del 22 agosto -1898, venuta in discussione la trasformazione dello Statuto -dell’_Umanitaria_, il consigliere De Herra adoperò frasi scottanti -contro il colpo di mano dei moderati, che trassero profitto dello stato -di assedio per impadronirsene. L’amministrazione, anche sotto lo stato -di assedio, impose la nuova cinta daziaria. Ci fu chi volle assicurare -il _maximum_ della impopolarità alla setta, proponendo il collocamento -sulla piazza all’uopo destinata della statua di Napoleone III, nascosta -da tanti anni nell’atrio del palazzo del Senato dove la confinò la -volontà dei cittadini. - -[23] Basta leggere l’ultimo numero del _Secolo_ (7-8 maggio) -pubblicatosi sotto il regime della sciabola per convincersi della -brutalità della misura presa dal Regio Commissario in odio non dei -repubblicani e dei socialisti, ma dei semplici democratici. In quel -numero, in prima pagina, si parla, è vero, con parole severe del -cinquantenario dello Statuto, che doveva celebrarsi l’indomani in -Torino; ma le sue parole erano più moderate di quelle di molti altri -giornali che non furono neppure sequestrati. In terza pagina poi, -a proposito dei tumulti del giorno precedente, c’era un appello -che incitava i cittadini alla calma che avrebbe potuto scrivere e -sottoscrivere qualunque uomo d’ordine. Nè si dica che la paura od il -senso dell’opportunità abbiano suggerito tale linguaggio: in parecchie -altre occasioni — e particolarmente nel 1886 all’epoca dei tumulti -provocati dai moderati pel dazio municipale sul pane — il _Secolo_ non -usò termini diversi. - -[24] Sino a pochi giorni dopo i tumulti di Milano, faceva pena ad -ascoltare i discorsi reazionari fierissimi che tenevano nei corridoi -di Montecitorio alcuni deputati ritenuti veramente liberali. La verità -sui pericoli corsi dalle _istituzioni_ e dalla _civiltà_ non era -ancora conosciuta. Uno studio particolare meriterebbe l’attitudine -dei vari giornali liberali, in generale disenzienti dai deputati delle -rispettive regioni, dal quale risulterebbe la poca influenza esercitata -dalla stampa nel creare le correnti della opinione pubblica. I giornali -più ferocemente reazionari si sono affermati in Lombardia, nell’Emilia, -nel Veneto, ecc., mentre si può dire che mancano in Sicilia e nel -mezzogiorno: ivi manca il pericolo democratico. - -[25] Un giornale pubblicò una notizia degna di fare la compagnia, se -vera, con questo sequestro: alla Biblioteca Marucelliana non si danno -più in lettura per ordine superiore i libri socialisti; ad un prete fu -negato il _Capitale_ di Marx. - -[26] In fatto di sequestri va rilevata la vera anarchia nei criteri -dei magistrati. Si sequestra in una città ciò che venne liberamente -pubblicato altrove. Si sequestra a Varese un articolo di _Vamba_ non -sequestrato in Roma. Più tipico il caso mio e della _Rivista popolare_. -Si sequestrò _la Valtellina_ di Sondrio perchè aveva riprodotto un -articolo mio non sequestrato in Roma quando comparve sulla _Rivista -popolare_. Si fa il processo; vengo regolarmente interrogato dal -giudice istruttore come autore dell’articolo; ma all’ultima ora si -lascia in pace me e si condanna dal Tribunale di Sondrio il povero -gerente della _Valtellina_.... Nell’articolo si faceva l’apologia.... -della monarchia inglese! Quegli ottimi magistrati nel parallelo che -ogni lettore poteva fare videro una offesa alla monarchia italiana. - -[27] _La liberté economiques et les evenements d’Italie._ Lausanne -1898. p. 5. Il Pareto narra questo edificante episodio accaduto a -Sulmona. Un meccanico ferroviere va dal barbiere e si fa radere -quando viene il suo turno. Aveva dimenticato che in forza della -militarizzazione dei ferrovieri egli non era che un sergente. Un -capitano di fanteria arrivato dopo di lui lo mise agli arresti perchè -non aveva ceduto il posto al superiore. Numerosi altri casi consimili -si sono verificati in ogni parte del regno. - -[28] PARETO, pag. 8. Nella _Grande battaglia del lavoro_ (Roma 1898) -ha stigmatizzato questa sleale concorrenza che il governo fa fare -dai soldati ai lavoratori a vantaggio dei proprietari. In Lombardia i -soldati furono anche adibiti per mungere le vacche. - -[29] Il reato massimo che somministrò il pretesto per la destituzione -del Prof. Gottardi fu il suo opuscolo: _La boie_ scritto in dialetto -e nel quale così riassume il catechismo socialista: «Amé i vostri -bambini, le vostre done, i vostri veci. Per esser socialisti bisogna -esser boni. Bisogna sentirse capaci de amar tuti, de no odiar -nessuno, altro che el mal». I tre maestri di Milano puniti avevano -rispettivamente 19, 23 e 29 anni di servizio. Lina Malnati, una delle -punite, mandò al Secolo questa nobile lettera. - - «Agli onesti giornali che han difesa la causa dei maestri - socialisti, il mio ringraziamento speciale. - - «Ventitrè anni e mezzo di onorato servizio — la scrupolosa cura - di non portare le mie idee politico-sociali nel sereno ambiente - della scuola, non valsero a salvarmi dalla condanna pel delitto - di pensare a modo mio, fuori di scuola. Chino la testa innanzi - all’ingiusto provvedimento, ma rialzo l’anima nella quale mi riposa - tanta altarezza e tanta dignità, da soffocarvi ogni sentimento di - rancore o di rivolta. Mi vien tal luce dalla coscienza, che basta - essa sola a confortarmi nell’immenso dolore di dover dare un addio - alla mia scuola. - - _Dev._ LINDA MALNATI. - -[30] Ho esaminato la questione della legalità dello Stato d’assedio e -dei Tribunali militari altrove (_Gli avvenimenti di Sicilia e le loro -cause_. Palermo, Remo Sandron 1895, Cap. XXI). La grave controversia -più volte si è dibattuta in Parlamento e venne esaminata con rara -perspicuità dalla Commissione per l’Esame delle questioni legali -riguardanti la difesa davanti ai Tribunali di Guerra (Agrati, Alberti, -Ferrari, Majno e Valdata) nominata dall’_Associazione Lombarda dei -Giornalisti_ (Milano Tipografia Nazionale di V. Romperti 1898). -L’onor. Avv. Carlo Altobelli riassunse brillantemente le ragioni -giuridiche costituzionali, che stanno contro lo Stato di Assedio e -contro i Tribunali di Guerra iniziando la difesa dei giornalisti e dei -deputati condannati in Milano davanti alla Suprema Corte di Cassazione -del Regno. L’indole di questo lavoro non si presta a svolgere questo -argomento, ripetendo del resto scuse e difese notissime. Qui mi limito -ad esporre qual’è stata l’opera dei Tribunali militari in occasione dei -tumulti di Aprile e Maggio 1898. - -[31] _Don Chisciotte_ (15 Luglio 1898) infatti ironicamente denunziò il -colonnello Siacci come un _nuovo pericoloso_ pel discorso _sovversivo_ -pronunziato in Senato. A quando l’ammonizione? - -[32] Resoconto ufficiale della Seduta del Senato del 13 Luglio 1898. - -[33] Essendo passati alla storia il documento _firmatissimo_ e -il _trattato di Bisacquino_, non si può sottrarre alla storia il -documento _Speranza 333_ che fu spedito da Firenze a Turati il 7 Maggio -coll’ambulante Firenze-Milano. Eccolo nella sua integrità: - -V. V. è stato impossibile spedire. = (per 000) si è tentato farlo -Rifredi, Sesto inutilmente. Bicchi non ricevendo 000 combinato -Romussi (=|=) tornossene a Livorno dove aveva trattato V per 000 poco -fino Genova dove Zandrino avrebbe provveduto per Alessandria dove -di qui partito per Villavecchia avrebbe condotto Milano aggiungendo -racimolato locale. Avverto che 17 sono stati consegnati solo 270 -non essendo pronti gli altri 329. Però Bicchi assicurami che entro -domani radunerà 000 manderà li Ciotti Blasi i quali hanno precise -istruzioni farmi recapitare non per = ma per (= =). Appena effettuata -||| da Genova Zandrino spediravvi bolletta dichiarata 10 sottosuolo -rimanenti 17 complemento. Bicchi operato miracoli. Sesto, Figline, -Prato hanno corrisposto ultimo momento Δ messi sospetto non mandarono -più rinforzi, modo Firenze rimasero molti 17. Però non dubitate 237-471 -alacremente provvedete 000 anche da Pavia. Doveva andare Bicchi = senza -spesa; stima però prudente non muoversi aspettando notizie. Blasi non -corrisponde.... - -[34] In diritto romano si scusa l’_ignorantia juris_ ai minorenni, alle -donne, ai rustici.... ed ai soldati. Ah, quei romani!.... - -[35] Non raccolgo la voce corsa di ufficiali puniti per avere fatto -delle difese troppo buone, sebbene la trovi riprodotta da vari -giornali. Mi sembra inverosimile la cosa. Tale voce corse pure pei -processi di Palermo nel 1894; ed era insussistente. - -[36] Walter Mocchi: _La cosa giudicata_. Nella _Rivista popolare_. -Anno IV, N. 8. Francesco Giarelli nel Caffaro di Genova ha confermato -la narrazione di Mocchi. L’uno e l’altro assistettero alle udienze del -Tribunale di Napoli. - -[37] Il caso della Marone ha sollevato un grido d’indignazione nella -stampa di ogni colore, anche devota alle istituzioni (_Tribuna, Don -Chisciotte, Mattino, Roma, Corriere de Napoli,_ ecc.). Ma quanti altri -più enormi non ve ne sono? - -[38] Il _Corriere della Sera_ (N. 127 del 1898) con profetica -incoscienza scriveva, prima che incominciassero i processi: - -«Alessandro Manzoni, dall’alto del suo piedestallo a San Fedele, pareva -guardasse tutto quel tramestìo con aria mesta e dicesse: È in questo -modo che i Milanesi hanno pensato di commemorare il venticinquesimo -anniversario della mia morte?» - -E chi guardava il Manzoni, pensava che il mondo più cambia e più è -la stessa cosa; perchè i subbugli di questi giorni egli li aveva già -descritti nel suo romanzo, sino nelle più minute circostanze; perchè di -ogni arrestato un po’ conosciuto dice quello che il mercante bergamasco -diceva di Renzo: «_Si sa di sicuro che le lettere son rimaste in mano -della giustizia, e che c’è descritta tutta la cabala; e si dice che vi -anderà di mezzo molta gente_». - -Oh! se c’è andata di mezzo _molta gente!_ I tempi di Renzo Tramaglino -impallidiscono rispetto a quelli nostri. - -[39] _Per la verità._ Appunti sullo Stato di assedio a Firenze del -Comm. *** Firenze — Settembre 1898, pag. 75. - -[40] Va rilevato con particolarità il linguaggio della _Perseveranza_, -perchè esso rispecchia il pensiero della frazione del partito -conservatore lombardo, che ha in mano il Municipio di Milano ed altre -importanti istituzioni locali e che, pur troppo! esercitò poderosa -influenza sulle dissennate misure del governo centrale. - -[41] È bene che si abbia un’idea dei reati attribuiti dalla questura -nei suoi rapporti e nelle deposizioni dei suoi rappresentanti e -delle prove addotte contro i repubblicani e contro i socialisti. Nel -rapporto della Questura si ascrive a colpa del partito repubblicano -la _chiesta abolizione del dazio sulle farine e la diminuzione -delle spese militari_... (Povero Czar se capiti tra le unghie del -Questore Minozzi!) Sempre secondo la Questura il partito socialista -commise queste scelleratezze: _fece propaganda, ricevette aiuto -dallo straniero... negli scioperi organizzò associazioni... di arti e -mestieri e leghe di resistenza, portò suoi candidati anche nei collegi -nei quali non avevano probabilità di riuscire_.... Alla Koulicioff -— questa iniqua che volle sfuggire la galera russa per assaporare le -delizie della reclusione italiana — si rimproverarono le conferenze sul -miglioramento igienico ed economico delle donne. Tutti questi reati e -queste prove furono trasportati di sana pianta negli atti di accusa e -nelle requisitorie dell’avvocato fiscale che il 21 Giugno affermava -_avere raggiunta la prova di una organizzazione solida e completa_. -Nell’atto di accusa contro i giornalisti, il Bacci, che non trovò modo -di far condannare il Barattieri, affermò che Milano era stata scelta -come centro della rivoluzione poichè per la sua _posizione geografica_ -poteva più facilmente isolarsi dal rimanente del regno onde impedire -l’arrivo di altra truppa.... perchè quivi più sollecito sarebbe stato -il soccorso già _preparato ed organizzato_ dei fuorusciti italiani -residenti in Isvizzera. Disse che i tumulti furono fatti sorgere nei -piccoli centri allo scopo di attrarvi le truppe, sguarnire le città e -tentarvi un colpo di mano. Concludeva che _tutti_ i moti d’Italia non -furono che la conseguenza di una lunga preparazione diretta all’unico -scopo di mutare gli ordini politico-sociali.... Queste temerarie -affermazioni che fruttarono secoli di galera, non meritano l’onore -della discussione. Fanno fede della ignoranza fenomenale degli avvocati -fiscali. Oh! se aveva ragione il senatore Siacci ad invocare la riforma -dei Tribunali militari! Ciò s’impone nell’interesse dello stesso -esercito. - -[42] Carlo Romussi, dal cellulare di Milano, il 22 Agosto 1898 diresse -una nobile lettera all’_Associazione fra i giornalisti lombardi_ e -ponevale questi tre quesiti: - -1. — Se si può chiamare responsabile un giornale ed il suo direttore -di fatti che accadono nella città dove il giornale si stampa e che il -giornale stesso sconsiglia e biasima. - -2. — Se giuridicamente si possa prendere il complesso di una serie di -articoli rappresentanti l’opera giornalistica di un uomo, e portarlo -contro di lui come titolo di accusa, dato l’ordinamento nostro per il -quale funziona un procuratore generale, incaricato di controllare volta -per volta ogni singola pubblicazione. - -3. — Se non sia da chiedere al Parlamento che le accuse di reati -commessi per mezzo della stampa siano in ogni tempo sottratte ai -tribunali militari e sottoposte al giurì. - -L’_Associazione lombarda_ e tutti i giornalisti onesti hanno risposto -conformemente ai dettami dello Statuto e della giustizia, delle leggi -e del buon senso; ma le Sentenze restano e le vittime nei reclusori -d’Italia! - -[43] Il _Secolo_ in =dodici= anni ebbe in tutto dodici sequestri; e -furono gli anni della reazione. - -[44] Gli Italiani immemori leggano i discorsi di Zanardelli in risposta -alla interpellanza Nicotera in maggio 1878 sul permesso congresso -repubblicano riunito al Teatro Argentina. - -[45] Discorso letto la sera del 7 Maggio 1880 nella sala -dell’Associazione costituzionale di Bergamo. - -[46] Sulla interpretazione ed applicazione dell’art. 122 -dell’ordinamento giudiziario, che contiene le parole su riportate, -si discusse in occasione delle sentenze dei Tribunali militari di -Sicilia e di Lunigiana nel 1894. Gli avvocati Marcora e Majno ripresero -splendidamente la discussione nel ricorso presentato alla Corte di -Cassazione di Roma in difesa di Chiesi, Romussi, Valera, Koulichoff, -ecc. La ripresero per dimostrare — e vi riuscirono luminosamente — che -la Cassazione aveva il diritto o meglio il dovere d’interloquire sulla -legalità dello Stato di assedio e dei Tribunali militari; su questa -questione e sulle altre innumerevoli mostruosità e contraddizioni -delle sentenze di cui qui si discute si possono leggere con grande -profitto oltre la cennata memoria a firma Marcora e Majno, le altre -d’Impallomeni, Escobedo, Orzi, Sacchi in difesa di molti condannati dai -Tribunali militari del 1898. - -[47] La stampa liberale a suo tempo (Settembre 1898) si scandalizzò -della promozione accordata al consigliere Nazzari che era stato -relatore in Cassazione contro i condannati di Milano. La stampa ebbe -torto; c’erano i buoni precedenti nella brillante carriera del Tondi, -uno dei giudici che condannarono Lobbia. - -[48] L’indole e la mole di questo scritto non mi permettono di entrare -in considerazioni giuridiche sulla sentenza della Cassazione che -respinse i ricorsi dei condannati dai Tribunali militari. Ne fece una -critica dotta, seria, elevata il Prof. Luigi Majno (_Rivista popolare_, -Anno IV, N. 7). Rilevo qui soltanto che la Cassazione di Roma ha osato -completare _in fatto_ le sentenze del Tribunale di guerra, dicendo essa -ciò che il Tribunale di guerra ebbe la onestà di non dire — e cioè che -Chiesi, Romussi e gli altri _vollero i tumulti_. Il Tribunale disse -esplicitamente che _non li vollero!_ I commenti su questa enormità -sarebbero superflui. - -[49] Leggo nel _Don Chisciotte_ del 5 ottobre e riproduco integralmente: - -«Trascrivo dal _Messaggero_ la notizia seguente mandata da Livorno: - -«Ieri il sostituto procuratore del re cav. Bertoli, il giudice -d’istruzione avv. Sighieri e alcuni agenti di pubblica sicurezza si -recarono alla sede dell’Associazione liberale monarchica e fecero una -perquisizione che durò più di tre ore. - -«Nessun documento fu sequestrato. - -«_Notate bene che da tre giorni il Consiglio della Monarchica era stato -avvisato dalla autorità che i locali della società dovevano essere -perquisiti._ - -«Per conto mio non aggiungo nulla, neppure la conferma della notizia, -che non posso dare. Ma è certo che così essa si presta a curiose -osservazioni. E prima, anzi principale di tutte: — È vero che una -perquisizione si è compiuta previo avviso di tre giorni? - -«Poi non posso a meno di notare: quell’associazione così stranamente -perquisita era la fucina del crispismo per la provincia livornese». - -[50] Questi due fatti di cronaca vengono riferiti da _Vamba_ nel -_Don Chisciotte_ (1898 N. 248). Casi simili e più dolorosi sono a mia -conoscenza personale. Della decadenza e corruzione della Magistratura -italiana mi sono occupato in: _Corruzione politica_. Catania 1888; -_Banche e Parlamento_. Milano 1898; _Gli avvenimenti di Sicilia_ -Palermo 1895. Ho riportato fatti numerosi e giudizi autorevoli -di uomini appartenenti alle classi più elevate e più colte, che -vivono al difuori della politica. I giudizî degli ex ministri Eula -e Santa Maria Nicolini, gli articoli di Daneo e del prof. Mortara -eliminarono il sospetto che il mio pessimismo, possa essere suggerito -da passione di parte. Se qualche dubbio rimanesse ancora, si legga la -relazione dell’ex ministro Costa sul processo Tanlongo e le _ingenue_ -dichiarazioni dell’ex ministro Calenda dei Tavani nella Camera -dei Deputati a proposito del processo Giolitti: suscitarono tale -indignazione, che Villa, Presidente della Camera, gli tolse la parola e -sospese la seduta. - -[51] MARIO RAPISARDI: _Giustizia_. Versi. Catania 1892. N. Giannetti p. -5. - -[52] _Rivista penale_, Settembre 1898, p. 300. - -[53] Questa giustificazione della legittima difesa fu accampata in -Parlamento — pare impossibile! — da un giurista: dall’on. Villa. -Ora l’_omnes leges omniaque jura permittunt vim vi repellere_, non -può invocarsi che contro la aggressione presente, per respingere la -_violenza attuale_, così com’è detto nella parte generale del Codice -penale. Ma con qual diritto la scusa della legittima difesa si può -invocarla quando giudici militari e ministri hanno riconosciuto, -che s’intendevano punire i pretesi colpevoli di violenze passate? La -_legittima difesa_ può sinanco giustificare le cannonate; giammai i -Tribunali di guerra! - -[54] GIULIO FIORETTI: _Pane, governo e tasse in Italia_. Napoli, L. -Pierro, 1898. L. 2,50, pag. 67. Il Fioretti è uno dei più colti e -battaglieri conservatori del mezzogiorno. Mi riferirò spesso al suo -pregevole libro limitandomi ad indicare l’autore. - -[55] ROSE: _Rise of democracy_. London 1898, p. 129. - -[56] Feci questa osservazione sin dal 1892 attenendomi agli studi ed ai -dati del Bodio, del Pantaleoni, del Delivet. Vedi: _La difesa nazionale -e le economie nelle spese militari_, Catania, N. Giannotta, 1892, p. 10 -e 11. - -[57] _Giornale degli Economisti_, Ottobre 1797. - -[58] Discorso sull’_Ordinamento dell’esercito_ del 4 maggio 1897. -Da parte mia ripetute volte, sino alla noia, ripetei prima e dopo -di Giustino Fortunato le stesse cose nel Parlamento e fuori; più -esplicitamente — ed era facilissimo farlo — in Die Zeit del 12 Febbraio -1898 e nella _Revue Socialiste_ dell’Aprile 1898. Era tanto facile fare -da profeta, che i tumulti predissero — pare impossibile! — i prefetti -del regno d’Italia. Così almeno telegrafava al _Corriere della Sera_ il -deputato Torraca nel Gennaio del 1898. - -[59] _Il diritto del Principe in uno Stato libero_. Nuova Antologia, 15 -Dicembre 1893. - -[60] _Nuova Antologia,_ 30 Novembre 1897. - -[61] _Nuova Antologia_, 15 Gennaio 1898. Il corsivo nel brano riportato -ce l’ha messo lo stesso onor. Saracco. - -[62] Questa corrispondenza viene bellamente illustrata dalle condizioni -del bilancio e della prosperità economica dell’Inghilterra. - -[63] Queste cifre _Il Commercio italiano_ di Roma (14 Agosto 1898) le -ha tolte dall’ultimo _Annuario statistico_. - -[64] _La finanza e la questione sociale_. Torino, Fratelli Bocca 1897, -p. 93, Nota 1. Pel Delivet il reddito annuo sarebbe maggiore di L. -223,11 per ogni abitante dedotte le spese militari, mentre sarebbe di -L. 802 per un inglese. Calcolando che pel mantenimento normale occorre -la metà del reddito dell’Inglese, l’Italiano per avere un mantenimento -normale si trova con un _deficit_ di L. 97,75: _deficit_ superato -soltanto da quello dello Spagnuolo e del Russo. - -[65] Cifre e confronti sono tolti dal libro di Fioretti: _Pane_, ecc.; -dall’altro pregievolissimo di C. A. Conigliani: _La riforma delle leggi -sui tributi locali_. Modena 1898; dalla prolusione al corso di Scienza -della finanza sul _Nostro sistema tributario_ letta nell’Università di -Genova il 6 Dicembre 1897 e dall’articolo del De Viti De Marco: _Le -recenti sommosse in Italia — Cause e riforme_ (Nel _Giornale degli -Economisti_, Giugno 1898). - -[66] DE VITI DE MARCO: _Cronaca del Giornale degli Economisti_. Maggio -1898. CONIGLIANI: Op. cit., p. 7 e 72. - -[67] G. Colombo: _Le industrie meccaniche italiane all’Esposizione -di Torino_, Nuova Antologia; 1.º Ottobre 1898. I fasti nefasti del -fiscalismo italiano sono noti e superano quelli della decadenza -dell’Impero Romano. Il deputato Farinet — un conservatore di quattro -cotte — ne ha narrato alcuni edificanti nella _Stampa_ di Torino. Come -deputato ho avuto conoscenza di molti altri inauditi, e devo aggiungere -che spesso una correzione totale o parziale di certe enormità la trovai -nell’amministrazione centrale, che s’inspira ad una certa equità. La -correzione non si ha, però, che coll’intervento di qualche deputato; -ma si sa che i più miseri e i più sacrificati non sempre riescono ad -ottenere l’appoggio di un deputato. - -[68] I dati su queste espropriazioni fanno lagrimare in Sardegna. -Quelli sopra Fonni, Bolotana, Lei, Orani, Oniferi, Orotelli, Ottana, -Sarulea (provincia di Sassari) fanno spavento. Si leggano nella _Nuova -Sardegna_ di Sassari del 2 Luglio e 17 Agosto. Negli _Avvenimenti -di Sicilia_ dimostrai che dove era stato minore il numero delle -espropriazioni era stato mantenuto l’ordine nel 1893. - -[69] La _rivista popolare_ (30 ottobre 1897) nell’articolo: _Le -proteste dei contribuenti_ a proposito dei precedenti fatti di Piazza -Navona in Roma, rilevò pure che i piccoli centri erano più gravati -della ricchezza mobile che le grandi città; aggiunse che i piccoli -centri non contano nella vita politica e subiscono le conseguenze delle -follie dei _politicians_ delle grandi città. - -[70] Il Fioretti afferma che il sistema tributario italiano s’inspira -alle teorie di George; e tra queste e quelle di Sella trova molta -analogia anche dal punto di vista teorico. - -[71] Le espropriazioni per cause d’imposta nel periodo 1884-1895 -furono: 48, 47 per 100,000 abitanti nel mezzogiorno; 11,78 nell’Italia -centrale; 6,90 nella settentrionale. Inversamente e logicamente al 31 -Dicembre 1893 nell’Italia settentrionale con 13.630,904 abitanti c’era -ora _un miliardo quattrocento novantotto milioni di risparmio_; nella -meridionale con 11,668,273 abit. non arrivava che a L. 284,172,606! La -Sicilia con 3,444,394 abitanti aveva risparmi per Lire 62,752,241; la -Lombardia con 4,007,561 abitanti ne aveva per _settecento settantuno -milioni_. - -[72] L’on. Colombo, nel citato articolo, riconosce questa maggiore -prosperità del settentrione. Come non si avvede dunque, ch’è ingiusta -la legge sulla perequazione fondiaria, che aggraverà ancora la mano -sulle provincie del mezzogiorno? - -[73] In pochi anni nella sola Basilicata dove i socialisti e i -repubblicani si contano sulla punta delle dita vi furono cinque gravi -sommosse con morti e feriti numerosi, con assalti in regola alla -Caserma dei Carabinieri e alle case Municipali: a Bernalda nel 1888, -a Forenza nel 1890, a Palazzo nel 1892, a Montescaglioso nel 1897 e a -Picerno in Novembre 1898. Altre sommosse avvennero in giugno e luglio -1898 in alcuni comuni del Napoletano, non ostante la recentissima -sanguinosa repressione generale. - -[74] Una buona osservazione del Fioretti: L’antico motto _dividi ed -impera_ dalla fiscalità italiana si è tradotto nel principio: _dividi -e tassa_. Si fanno approvare le tasse aristocratiche (le dirette) -col concorso dei democratici; e si grava la mano sui poveri (imposte -indirette) colla influenza degli aristocratici. Il Fisco accetta con -uguale compiacimento le imposte aristocratiche e le democratiche -e infin dei conti socialisti e conservatori restano ugualmente -beffati.... e tassati (op. cit. p. 18). Il libro di Conigliani è tutta -una tremenda requisitoria contro il nostro sistema tributario dal punto -di vista economico, politico e morale. - -[75] _Osservatore Cattolico_ del 6-7 Maggio 1898. - -[76] Il _Corriere della Sera_ di Milano nel Numero del 19 Maggio -1898 commentando i discorsi e i voti cennati così li riassume: «In -complesso gli oratori della _Costituzionale_ hanno riconosciuto che i -partiti dominanti, le classi dirigenti, hanno molta responsabilità ne’ -disordini avvenuti in tante parti d’Italia. Nè fucili, nè cannoni, per -quanto numerosi e pronti a sparare, potrebbero garantire l’ordine in -avvenire, se quei partiti o quelle classi non avessero la coscienza di -questa verità». - -[77] Loria: _Les bases economiques de la costitution social_. Paris; -Lombroso e Laschi: _Il delitto politico e le rivoluzioni_. Torino. -Fratelli Bocca 1890. Questi ultimi considerano le sommosse, le rivolte, -ecc., come fenomeni patologici; la rivoluzione sarebbe una esplosione -fisiologica. Ma siccome le prime prepararono sempre le rivoluzioni -con queste analogie tra la storia e la biologia — si riesce a questa -strana conclusione: le condizioni patologiche preparano la condizione -fisiologica! - -[78] Un busto è stato inaugurato testè in Genova alla memoria dei -fratelli Ruffini; lapidi e busti ricordano Vochieri ed altre vittime -delle insurrezioni contro la dinastia dei Savoia. È tutta un’apoteosi -della lotta contro Casa Savoja, la storia dettagliata e documentata che -Giovanni Faldella, oggi senatore del Regno, ha consacrato alla _Giovine -Italia_ e ai fratelli Ruffini. - -[79] _La sommossa di Milano_, pag. 26 e 27. L’apologia della -rivoluzione fatta da Crispi tante volte, fu rifatta in modo più solenne -il 12 Gennaio 1898 in Palermo. L’on. Rosano, ex sottosegretario agli -interni, glorificò nello stesso anno l’insurrezione del 15 Maggio 1848 -in Napoli. - -[80] Un temperato e coltissimo scrittore, il Nitti, accennando alle -lodi prodigate all’esercito in occasione delle ultime repressioni, -esce in questa sanguinosa ed amara considerazione a proposito della -circolare diramata dal Generale Afan de Rivera assumendo il portafoglio -della guerra: «Adottare leggi di eccezione può essere una necessità -che s’imponga a noi tutti in momenti dolorosi; ma non mai causa -di allegrezza; nè i provvedimenti di rigore chiameremo mai atti di -genialità. In altri tempi, quando l’onor. Afan de Rivera imparava -nell’esercito borbonico i principî che ora esplica, un generale -italiano, glorioso per battaglie vere, Enrico Cialdini, all’indomani -di una vittoria contro le truppe del Borbone, invitava gli ufficiali -ad una messa solenne: non già per rallegrarsi, egli diceva, poichè la -vittoria era stata ottenuta contro altri italiani, ma per commemorare -insieme i defunti d’ambo le parti». (_Le sommosse dell’ieri e le -repressioni dell’oggi_. Nella _Riforma Sociale_ di Torino. Giugno -1898). - -[81] Sin dal 1883 nel libro sulle _Istituzioni municipali_ dimostrai -il grande marcio e i pericoli che si annidarono nei Comuni e nella -Provincia; da allora ad oggi chi sa dire di quanto si siano aggravati i -mali? - -[82] Per la parte che in Sicilia nel 1893-94 rappresentarono i partiti -locali — _apolitici_ benchè mascherantisi da socialisti o altro — si -legga il mio libro: _Gli avvenimenti di Sicilia_, ecc., e gli scritti -del Deputato Di San Giuliano e del Senatore Pasquale Villari. - -[83] Anche il _Corriere della Sera_ in una corrispondenza da Foggia -(1898 — N. 121) lascia intendere chi furono i responsabili dei tumulti -di Bari e di Foggia. Dettagli più sinistri, anche sulla complicità -della autorità politica, pei gravissimi fatti di Minervino Murge si -possono leggere in un opuscolo di A. Panarelli: _Il primo Maggio 1898 a -Minervino Murge_. Canosa di Puglia 1898. - -[84] Il citato corrispondente da Foggia al _Corriere della Sera_ -scriveva: «Un tumulto, quando è solo un tumulto, è cosa dolorosa, -ma passeggera; la gravità di quanto è avvenuto sta più che altro nel -contegno delle autorità: _il quale dimostra qual misera cosa sia presso -di noi l’organizzazione governativa_». - -[85] Enrico Panzacchi, che ci tiene ad essere considerato conservatore, -scrisse sulla politica ecclesiastica queste parole: - -«Dall’ambigua formula cavouriana abbiamo stillato tutto il succo -deleterio che poteva contenere e ce ne siamo fatto un sonnifero. -Davanti al problema — così singolarmente grave per il nuovo regno -che ha Roma capitale — noi abbiamo riposta tutta la nostra gloria -nell’essere astensionisti, reticenti, evadenti; ossia nell’essere -nulla. - -«Non uno Stato confessionale — co’ suoi doveri, ma anche co’ suoi -diritti; non uno Stato laico — nel senso veramente logico e moderno -della parola. Con un po’ di buon volere avremmo potuto avere amico e -pacifico il basso clero cattolico; e con la incuria, le tirchierie, -i mali garbi e le ingiustizie palesi, ce lo siamo inimicato per modo -che il meglio che possiamo aspettarci da lui è d’averlo neutrale. La -storia racconterà poi, a edificazione dei posteri, le incertezze, le -incongruenze d’ogni genere, le provocazioni e le remissioni infelici -nelle quali cademmo, abbozzando trattative e _modus vivendi_ che l’alta -gerarchia ecclesiastica non volle accettare. - -«Intanto tutte le nostre leggi sono riuscite a vuoto. Abolimmo i -conventi e l’Italia è piena di frati; incamerammo l’asse ecclesiastico -e lo vedemmo sfumare, non si sa bene il come e il dove, tranne -l’arricchimento dei pubblicani benemeriti; volemmo comprimere con -la libertà il clericalismo, ed esso, con l’aiuto della libertà, -risorse d’ogni lato e minaccia di montarci sul capo, ricco, prospero, -provocante». — _Corriere della Sera_, 1898, N. 133. - -[86] Un tempo passavano per nemici della patria coloro che colla -cifra in mano ciò affermavano. L’indignazione sollevata in Europa -dall’assassinio dell’Imperatrice d’Europa costrinse anche i _patrioti_ -a confessare la verità. Si legga, ad esempio, l’articolo di Scarfoglio: -_Il nostro primato!_ — _Mattino_ di Napoli, 1898, N. 177. - -[87] Per tutto ciò che riguarda molte manifestazioni della nostra -degenerazione morale si leggano i due miei scritti: _Corruzione -politica_ — Catania 1888, II ediz. — e _Banche e Parlamento_ — -Milano 1893. — La documentazione di ciò che ho scritto esige non una -breve pagina, ma qualche volume in folio. Tutte le riviste e tutti i -giornali negli ultimi tempi ne hanno dato saggi edificanti. I fenomeni -morbosi sono stati anche ufficialmente constatati nelle associazioni -costituzionali del regno. Tipica la dichiarazione del Senatore Negri. -Questi, nella riunione della Costituzionale di Milano, tra le cose -erronee, dimostrate tali dai processi, disse questa preziosa verità: -_I tumulti avvennero perchè in tutta l’azione del governo e del paese, -mancò la coscienza del dovere.... Ciò che avvenne si deve al difetto_ -=di una politica morale=. E cercano i sobillatori! Un altro tratto: -Giulio Prinetti, nel Parlamento e nel paese vi godeva di grandissime -antipatie — che per parte mia non divisi mai. Bastò che egli mostrasse -alquanta energia — non tutta quella ch’era necessaria — verso alcuni -grandi ladri, perchè le antipatie si tramutassero in una corrente di -calda simpatia e di sincera ammirazione. Tanto sentito è il bisogno di -moralità, e tanto eccezionale è il caso di un ministro che se ne faccia -paladino! - -[88] _XX Settembre_ — Nuova Antologia. 15 Settembre 1895. - -[89] Sono due articoli pubblicati ad un anno di distanza nella _Nuova -Antologia_ del 15 Gennaio e del 15 Dicem. 1893. - -[90] Discorso nel _Circolo popolare_ di Milano nella seduta del 20 -Maggio 1898. - -[91] Sulla denegata giustizia abituale in Italia e sulle disastrose -conseguenze sue, ha parole roventi la scrittrice inglese _Ouida_ -(_An impeachement of modern Italy._ Nella _Review of Reviews_ — 15 -Settembre). - -[92] Avevo intenzione di riprodurre i più caratteristici giudizi -sintetici emessi da uomini politici, da riviste e da giornali di parte -monarchica in occasione degli ultimi tumulti. Vi sono confessioni -preziosissime sulle cause vere di detti tumulti e sulla enorme, se -non esclusiva, responsabilità degli uomini succedentisi al governo da -quarant’anni e sulle classi dirigenti italiane. Ho dovuto rinunziare -a questa riproduzione perchè sarebbe stato necessario ad essa sola -consacrare un lunghissimo capitolo. Se qualche lettore volesse prendere -il lavoro separatamente, farebbe opera utilissima. Io gli vengo sin -da ora in aiuto con una lista — incompletissima, badiamo — di riviste -e di giornali che enumero senza rispettare nè l’ordine cronologico, -nè quello della loro importanza. Eccola qua. _Perseveranza, Corriere -della Sera, Lombardia_, ecc., di Milano coi discorsi dei membri della -Costituzionale e del Circolo popolare dei giorni 17 e 20 Maggio, e 7 -Giugno 1898; _Mattino_ di Napoli; _Corriere della Sera_, con articolo -di Panzacchi (N. 133), dei giorni 25, 26 e 27, 28 Luglio con articoli -di Torraca e della Direzione; _La Lombardia_ con articoli del Prof. -Ercole Vidari; _Rivista penale_ del Giugno colla cronaca del Deputato -Lucchini, Consigliere della Cassazione; _Corriere di Napoli_ del 4 e -8 Maggio; intera collezione del settimanale _Economista_ di Firenze -da Maggio 1898 in poi; _Don Chisciotte_ del 4, 5 e 6 Maggio; _Don -Marzio_ del 5 Maggio; _Tribuna_ con articolo di _Rastignac_ del 7 -Maggio; _Nuova Antologia_ del 1 Maggio, del 15 Giugno, del 15 Agosto -con articolo di Maggiorino Ferraris, di Ugo Pisa, di Ercole Vidari; -_Giornale degli Economisti_ di Maggio, Giugno, Luglio e Agosto con -articoli di De Viti De Marco; di Racioppi, ecc.; _Riforma Sociale_ -di Maggio e Giugno con articoli di Nitti; _Idea liberale_ del 15 e 30 -Giugno e del 15 Settembre con articoli di Borelli, Massuero, Vidari; -_Vita internazionale_ del 20 Giugno con articolo di Massara; _Rivista -politica e letteraria_ di Luglio con articolo di Beroaldo. Tutto il -libro del Fioretti è anche da leggere per la parte politica. - -[93] _XX Settembre._ In Nuova Antologia del 15 Settembre 1895. I -bigotti dell’unità e della monarchia quando affermai alla Camera -che il sentimento unitario era in ribasso urlarono. Ora il fatto è -riconosciuto da tutti coloro cui la passione e l’ignoranza non fa velo -alla mente. Coloro che vogliono saperne di più leggano: Colajanni e -Ciccotti: _Settentrionali e Meridionali_, Biblioteca della _Rivista -popolare_ Roma. Remo Sandron. Palermo-Milano 1898. - -[94] G. Saracco: _Siamo poveri o non siamo?_ Il Borelli sotto il -muso del Regio Commissario Bava Beccaris, nell’_Idea liberale_ del -15 Giugno, constatava che «nella massa che mormora sottovoce e pare -prostrata mentre osserva ed aspetta _non c’è quasi più un barlume di -fede_; =ove fede è, non rassomiglia più certamente alla nostra=....» - -[95] «_Le istituzioni sono sovvertite e coloro che le sovvertono sono -precisamente coloro che governano e amministrano; cioè, per dir meglio, -che dovrebbero governare e amministrare_». Ho raccolto questa gemma -preziosa nel Corriere della Sera del 25-26 Luglio 1898. - -[96] D. Napoleone Colajanni: _Settentrionali e meridionali. Agli -italiani del mezzogiorno._ Prof. Ettore Ciccotti: _Mezzogiorno e -settentrione._ Roma-Palermo-Milano, 1898, Prezzo L. 1. Presso la -_Rivista Popolare_ e presso Remo Sandron. - -[97] I capisala hanno L. 4,20 al giorno; i garzoni L. 1; gli operai -dalle L. 2 alle 3. Per operai intellettuali e che aspirano ad un -elevato tenore di vita sono abbastanza meschini. - -[98] Vale la pena di riferire testualmente le sue parole togliendole -dal N. 127: - -«Abbiamo stamani interpellato i principali stabilimenti sulla ripresa -del lavoro ed ecco le risposte che ne abbiamo avute: - - Banfi: amido e ciprie. Quasi tutti gli operai, meno alcune - donne dimoranti fuor di Milano. - Bassolini: vernici. Tutti. - Fratelli Branca; liquori. Quasi tutti. - Binda: bottoni. Su quattrocento operai ne mancano ottanta, - per lo più del contado. - Binda: carta. Tutti. - Bertarelli Giov. P. G.: arredi sacri. Tutti. - Besana: stabilimento meccanico. Tutti. - Buselli: candele. Tutti. - Bertelli: medicinali. Tutti. - Breda ing. Ernesto: stabilimento meccanico. Su 1200 - mancavano 200. - Union des Gaz. Tutti. - Fonderia milanese acciaio. Tutti. - Carlo Erba: medicinali. Tutti. - Blumenthal: conceria. Tutti. - Brunt: apparecchi a gas. Tutti. - Stabilimento De Angeli: Quasi tutti: mancano alcuni - operai del contado. - Manifattura dei tabacchi: Tutti. - Stabilimento Pirelli: Tutti. - Camona e C. Quasi tutti. - Richard-Ginori: Tutti. - -Tutti gli stabilimenti ci assicurano che regna perfetta calma nel ceto -operaio. Alcuni stabilimenti, quali il Centenari e Zinelli e altri che -impiegano specialmente donne, hanno rimandata l’apertura a domattina. -Altri come il Suffert e lo Stigler, non aprirono perchè ignoravano -l’ordine del Comando generale. Gli operai però si presentarono -ugualmente al lavoro, ma dovettero esser rimandati. - -[99] Per l’aumentato desiderio di miglioramenti già conseguiti vedi -lo Spencer: _Problèmes de morale et de sociologie._ Guillaumin et C. -Paris 1894 _De la liberté à la servitude_ (pagina 80 a 82). Lombroso -scultoriamente sempre: «È stato osservato che, perchè un popolo si -sollevi, è necessario che si trovi in uno stato relativo di benessere, -perchè nell’eccesso di prostrazione, il popolo come l’uomo non ha -abbastanza energia per reagire; sicchè il massimo della sventura umana, -almeno quanto alle rivolte, ha quasi un’influenza inibitrice che non il -massimo della felicità. È perciò che nel medio evo scoppiarono sommosse -in numero maggiore nelle città rette a comuni che nei paesi dove -vigeva il sistema feudale, nei quali la plebe era stretta dalla più -dura miseria..... Quando le forze del popolo sono consunte dalla fame, -esso è men disposto ad usare dell’energia che gli rimane in tumulti -sanguinosi, che d’altronde non farebbero che aggravare il suo stato, -diminuendogli ancora il lavoro e quindi le fonti della sussistenza. -Noi ne abbiamo un esempio sott’occhio in Italia in cui le condizioni -del contadino, miserabilissime, non diedero luogo a nessuna sommossa -neppure in Lombardia, dove migliaia vivono di una sostanza putrefatta, -che li avvelena.» (_Il delitto politico_, ecc., p. 84 e 85). Forse il -Lombroso generalizza troppo la rassegnazione sotto il regime feudale. -Il Puviani questi principi di psicologia collettiva li ha applicati -al limite di tolleranza delle imposte (_Illusione finanziaria mediante -associazione delle pene delle imposte fra loro e con altre pene._ Nel -_Giornale degli Economisti_ Agosto 1898). - -[100] Avverto il lettore che ho sostenuto e documentato l’influenza -del passaggio rapido dal benessere al malessere economico nella -manifestazione individuale nella _Sociologia Criminale_. Catania, 1889. -Volumi due, L. 13. - -[101] Il frumento nostrano ebbe un prezzo massimo di L. 23.75 dal -29 Aprile al 1 Maggio 1897, raggiunse quello di 34,25 dal 28 al 30 -Aprile 1898. Il prezzo della farina e del frumento risentirono meno -l’aumento. Ringrazio vivamente la Camera di Commercio e il Dott. -Clerici segretario del Comune di Milano, che pregati mi fornirono tutte -le notizie, che furono in condizione di darmi. - -[102] Qualche confronto tra Napoli e Milano feci nel _Secolo_ nel -luglio 1897. Li ampliai in due articoli — _Paralleli igienici e -sociali_ — nel _Medico delle famiglie_ di Boston. (Gennaio e Febbraio -1898). - -[103] Il Consolato operaio fa fondato dai moderati nel 1860 per -avere il monopolio delle dimostrazioni patriottiche. A poco a -poco si trasformò in senso radicale per opera di Romussi, Prada e -Valera. Vi fu un tempo in cui era il centro di tutto il lavoro utile -per la redenzione politica e sociale delle classi lavoratrici. Le -elezioni del 1882 e del 1886 segnarono il suo apogeo. Penetratavi la -corrente socialista, nacquero nel suo seno vivaci discussioni che lo -indebolirono. Il 21 Ottobre 1892 il Consolato — 16 Società contro 11 -— decretò la fusione col partito dei lavoratori e accettò la lotta di -classe. Le altre 11 società fondarono il _Tribunato_. - -[104] Per conoscere meglio la formazione dell’ambiente politico di -Milano mi sembra opportunissimo questo brano della relazione del -Senatore Piolti de’ Bianchi sul tentativo insurrezionale del 6 Febbraio -1853 che si riferisce per lo appunto all’assassinio del Vandoni: -«Milano, città pacifica e umana fra tutte, Milano che il suo poeta -sferzava perchè troppo tollerante e troppo molle, Milano che aveva -tenuto per mesi fra l’ugne l’aborrito Bolza senza torcergli un capello, -Milano in quel dì, ad un ignaro, sarebbe parsa una città di cannibali, -tanto gongolava di gioia per un assassinio. Ma il bastone e la verga e -la forca avevano trovato degna risposta nel pugnale; ma la ferocia del -tiranno muta la natura dei popoli più miti, quando sentono la dignità -di sè stessi». - -[105] In queste dimostrazioni per Lobbia la polizia agì, come sempre, -austriacamente; suscitarono indignazione i maltrattamenti fatti subire -al maggiore garibaldino Liborio Chiesa, mutilato di una gamba. - -[106] In occasione della commemorazione delle cinque giornate, la -polizia, per sequestrare la bandiera della _Fratellanza repubblicana_, -eseguì una vera feroce agressione contro la popolazione inerme, che -venne paragonata a quella dell’8 Settembre 1847 ed organizzata dal -Bolza all’arrivo dell’arcivescovo Romelli. Nel processo, il Generale -Fumel — quello del brigantaggio — ebbe parole asprissime contro le -autorità politiche e militari, che la prepararono ed eseguirono. Era -prefetto il Gravina, questore Amour, comandante dei soldati il Maggiore -Chiala. - -[107] L’influenza della tendenza federalista constatata dal _Daily -Chronicle_ e da altri giornali viene esplicitamente ammessa da un -conservatore lombardo, il Siliprandi ex deputato. Questi, da avversario -leale, fa buona testimonianza delle qualità della parte repubblicana e -scrive: - -«Una parte notevolissima della borghesia lombarda è repubblicana e, -mi affretto a dirlo, e con piacere lo affermo, trattandosi dei nostri -immediati avversari politici, essa è tanto moralmente rispettabile, -intellettualmente colta, e socialmente elevata quanto la borghesia -monarchica. Essa vanta tradizioni patriottiche indiscutibili, tenacia -di opinioni, attività costante di propaganda, abilità grandissima -di procedimenti. La utopia mazziniana è quasi spenta nelle nostre -provincie, ma il positivo pensiero di Carlo Cattaneo vive robusto e -spontaneo tanto che molti lo nutrono inconsciamente. Esso è magnifica -pianta che facilmente obliqua e cresce rigogliosa sul campo lombardo». -— «Tradizione monarchica razionale in queste provincie non vi fu mai; -sede recente di una repubblica rivoluzionaria e guerriera; vissuta -poi per cinquant’anni in ribellione perenne; fornitrici di presocchè -intieri i repubblicaneggianti eserciti volontari, durante la guerra -del risorgimento italiano, lo spirito di resistenza è cosa facilissima -a destarsi in esse». Dott. SILIPRANDI: _Capitoli Teorico-Pratici di -politica sperimentale._ Mantova 1898. Vol. III, p. 224, nota e seg. - -[108] Si sa che le epidemie vengono favorite dalle tristi condizioni -igieniche e biologiche di una popolazione; ma, una volta sviluppate, -non risparmiano gli organismi sani e vigorosi che vivono anche nelle -migliori condizioni. Ciò che si dice delle malattie trova riscontro -esatto nelle epidemie psichiche. - -[109] I malviventi nella sommossa di Milano ebbero parte molto minore -di quella che in casi analoghi sogliono avere come risulta dalla -lettura degli stessi processi. Mancarono i reati comuni caratteristici, -che sogliono accompagnare tutti gli sconvolgimenti politici. Con più -ragione potrebbe darsi che le dimostrazioni di Napoli furono suscitate -dalla _camorra_: ivi l’obbiettivo principale dei dimostranti per molte -ore fu la liberazione dei delinquenti comuni rinchiusi nelle carceri -di S. Francesco. Tra i pochissimi giornali d’Italia che hanno visto -giusto nei movimenti di Milano, va segnalato il _Don Chisciotte._ «Che -cosa era quello strano, inaudito fenomeno, il quale certo non poteva -chiamarsi nè una rivoluzione, nè una sommossa? Adesso si dice: era -un movimento teppistico. Ed è una sciocchezza: perchè i teppisti non -sfidano le fucilate senza una ragione qualsiasi e una città intera non -tollera che per colpa loro, essa sia trasformata in uno spettacolo -sanguinoso». Così Luigi Lodi nell’articolo sulla _Liberazione di -Milano_,(1893 — N. 244) - -[110] Intervista con un redattore della _Gazzetta del Popolo_ di Torino. - -[111] Il Ciccotti fa eccellenti considerazioni sull’azione della -propaganda antirivoluzionaria socialista, e dimostra, che non -poteva essere completa. Si contraddice, però, manifestando il -proprio rammarico per la dimostrata _impotenza ed inettitudine_ del -partito repubblicano (pag. 23). Non è chiaro che l’_impotenza e la -inettitudine_ sono dovute per lo appunto alla efficace propaganda -socialista? Con leggerezza poi afferma che i socialisti non ebbero -parte nei tumulti. Tutti i processi lo smentiscono. Nè questo torna a -loro disdoro; anzi! - -[112] Quel miserabile Stillman, ex corrispondente del _Times_, che fu -sempre agli _ordini_ se non agli _stipendi_ di Crispi, così scrisse in -una lettera al direttore del _Boston Evening Transcript_ del 13 Ottobre -1898. Gli rispose onestamente e fieramente Fidelia Dinsmore, la buona e -gentile compagna di Dario Papa. - -[113] In risposta alla conferenza antianarchica promossa dall’Italia, -la _Frankfurter Zeitung_ fece tale formale proposta ch’era venuta -già da alcuni giornali della Svizzera. Il _Journal de Généve_, -l’_Independence Belge_ e altri autorevoli giornali francesi, svizzeri -e tedeschi furono di accordo colla _Frankfurter Zeitung_. Sulla -produzione anarchica poi, l’_Economist_ di Londra (22 Ottobre 1898) -scrisse a nostra vergogna: - -«Abbiamo detto che l’anarchico è, a nostro giudizio, ordinariamente -un criminale o un pazzo, ma nella produzione sia del criminale che -del pazzo non devesi ignorare la parte esercitata dallo Stato e dalla -società. Lo Stato è, senza dubbio, oggi responsabile di usare mezzi -immorali e _macchiavellici_, educando così i proprii cittadini in idee -immorali. Esso è responsabile, in tutti i grandi Stati continentali, -di impedire quella libertà di parlare, di scrivere e di associarsi che -forma una valvola di sicurezza nel malcontento popolare. - -«Il paese, nel quale la politica è nelle mani di.... e le prigioni -sono piene di..... è un paese che merita di avere degli anarchici, -perchè fa del suo meglio per produrli. Il paese, che sperpera il suo -danaro in armamenti oltre i suoi mezzi, nel mentre lascia i suoi poveri -morire di fame e porta il peso di una imposta schiacciante, soffrirà -dell’anarchismo, e nessuna misura di polizia, per perfetta che sia, ne -lo potrà liberare. - -«La società, la quale cerca di far moneta in qualsiasi modo, senza -riguardo alle leggi della moralità, coltiverà gli anarchici così -sicuramente, come lo stagno coltiva i bacilli. - -«Non vi è scampo da questa legge, ed è bene per la società umana che -nessun scampo vi sia. Se, adunque, le Potenze continentali pensano che -riuscirà loro di abbattere l’anarchismo e di eliminarlo con qualche -provvedimento di polizia, esse si illudono. - -«Si faccia energicamente giustizia contro i criminali, con tutti i -mezzi, ma non si dimentichi che l’ingiustizia sociale ed il sistema -vizioso di spese pubbliche aiutano a creare l’anarchismo, e che è di -gran lunga meglio prendersi un po’ di pena per colpire alle sue cause, -che usare tutti i nostri sforzi nell’agire contro i suoi sciagurati -effetti». - -[114] Si sa che nella Norvegia il partito radicale discute e propone in -parlamento il distacco della Svezia; la necessità di una separazione -completa della Norvegia dalla Svezia venne affermata testè dal -Congresso dei socialisti norvegesi. Björnson ha messo sulle scene -=Il Re=, di cui Ferdinando Fontana fece una bellissima traduzione -edita dalla _Società Editrice Lombarda_ di Milano, per dimostrarne -il danno o l’inutilità. In uno dei tanti processi svolti innanzi -al Tribunale militare di Firenze, il Presidente Colonnello Roggero -apostrofò l’ufficiale difensore, che ricordò il _caso Dreyfus_ per -dimostrare ch’era possibile un errore da parte dei giudici militari, e -gli ricordò con burlesco orgoglio che in Italia il _caso Dreyfus_ non -era possibile! Ciò che non è possibile in Italia è che si trovi una -Cassazione, che al pari della francese faccia giustizia, come nei _casi -Dreyfus e Picquart_, e non renda servizi.... - -[115] A questi chiari di luna, in Italia oggi nessuno ripete che il -nostro paese ha poco da invidiare all’Inghilterra. Queste sciocchezze, -però, si ha il coraggio di affermarle ancora da qualche italiano che -vive al di là della Manica. Un signor Dalla Vecchia, rispondendo ad un -articolo onesto e coraggioso di _Ouida_, ha osato scrivere che l’Italia -è ancora il paese che viene immediatamente dopo dell’Inghilterra in -quanto alla influenza della pubblica opinione, (_It is not to describe -Italy as a land where liberty is banished and tiranny rules. All -adverse criticism notwithstanding, Italy, as a nation where public -opinion rules supreme, comes next only to England_). Review of Reviews. -Ottobre 1898. pag. 362. - -[116] Ferdinando Lassalle, in uno dei suoi più arguti _pamphlets — -Uber Verfassungwesena_ — a dimostrare che tutti gli articoli delle -costituzioni liberali sono una lustra inutile quando c’è un forte -esercito permanente agli ordini del capo dello Stato, domandava: se nel -vostro giardino avete un melo e vi appendete una tavoletta sulla quale -scrivete ch’esso è un fico, per questo l’albero è divenuto davvero -un fico? No; e quando voi assicurerete a tutti che quello è un fico, -l’albero resterà quello che era e pel prossimo anno produrrà mele e non -fichi. - -[117] Citato dall’onor. Mirabelli in un magnifico discorso parlamentare -sulla libertà della stampa. - -[118] Proemio di F. Turati all’_Insurrezione cartista in Inghilterra_ -di Paolo Valera. Milano 1895, p. 5. Ne raccomandiamo la lettura a tutti -gl’Italiani fiacchi e smemorati. - -[119] La longanimità notissima della polizia e il rarissimo intervento -delle truppe sono la precipua ragione per cui oggi le dimostrazioni -non terminano più in massacri nella Gran Brettagna, nemmeno in Irlanda, -che per tanti anni fa trattata da vero paese di conquista e sottoposta -spesso alle leggi eccezionali. Ultimamente, in Belfast, in un conflitto -colla popolazione, la polizia ebbe 106 feriti. In Italia, per punire -i rivoltosi armati, si sarebbe proclamato lo stato di assedio e -mobilizzato un corpo di esercito; niente di tutto ciò oltre la Manica! - -[120] _La Belgique en 1886_, Bruxelles, Vol. 1. - -[121] Vedi in _Rivista popolare_ (Anno 3, N. 3) l’articolo: _Le roi -s’amuse_. È bene avvertire che di questa estrema libertà possono godere -i cittadini belgi. Si è severi contro gli stranieri. Così fu soppresso -il giornale _Le national_ per un articolo intitolato _Saligand II_ -in cui si parlava di certi fatti scandalosi avvenuti in Londra. Il -direttore del giornale era francese e venne espulso. - -[122] L. Bertrand: _La Belgique en 1886_; I. Destrèe et E. Vandervelde: -_Le socialisque en Belgique_. Paris. Giard et Briere 1893. - -[123] _Don Chisciotte_. N. 239 del 1898. - -[124] Lo ha compreso benissimo chi dirige lo stesso _Don Chisciotte_, -che col suo fine intuito politico ha ricordato in numeri immediatamente -successivi l’umiliazione che dovremmo provare nel vedere ricordato -ed applicato in Inghilterra al governo italiano il giudizio dato da -Gladstone sul governo borbonico. (_Dal tempo di Gladstone_. N. 240 _Pei -condannati politici_. N. 246). Ai bigotti sabaudi che si scandalizzano -di questi confronti, Giustino Fortunato — onore del mezzogiorno e -della Camera italiana, di sentimenti, purtroppo! fanaticamente unitari -e monarchici — inaugurando il 20 Settembre 1898 in Potenza una lapide -alle vittime del governo borbonico, ha risposto in questi termini: - -«Abbiamo tanto patito, atteso, sperato, e dover poi confessare alle -nuove generazioni, che valeva meglio non farne nulla! Abbiamo tanto -magnificata l’opera nostra, e date assicurazioni al mondo di costanza e -di virtù, perchè poi il mondo meravigliasse nell’udire da noi stessi, -che lo scopo è fallito, che le aspettative sono deluse! Abbiamo, -insomma, offerto per tanti anni tanta decima di sangue e di danaro, ed -essere costretti a conchiudere, che ci siamo solennemente ingannati, -perchè la patria è una astrazione e la libertà una menzogna! E questa -l’Italia che apparve già meritevole della aspettazione della storia?» - -Più tardi lo stesso Fortunato, parlando ai suoi elettori di Palazzo San -Gervasio, completava il proprio pensiero con quest’altro periodo, che -si raccomanda ai suddetti bigotti sabaudi: - -«Il cinquantesimo anniversario dello Statuto non ha significato, in -sostanza, se non una cosa: un immenso lutto, l’ora più tragica, il -maggior pericolo che l’Italia abbia corso dacchè è surta a dignità -di nazione. L’unità, l’indipendenza, il regime libero, il passaggio, -insomma da una semplice espressione geografica ad una grande potenza, -tutto non era stato se non un miracolo di un pugno di uomini e -della buona fortuna. La immane opera affannatamente, affrettatamente -compiuta, poteva aver chiesto un dispendio eccessivo, forse anche -deprimente, di energie economiche. Nel fatto, la misura era colma -e traboccò. La scuola del dolore dovrebbe quindi ammonirci, che un -qualsiasi altro disperdimento di forze sarebbe, ormai, criminoso, -perchè l’incendio, che cova sotto le ceneri, potrebbe, nuovamente, -divampare. E invece...» - -[125] Gli _atti di accusa_ e la _Gazzetta Ufficiale_ del tempo sono -preziosi. Si riscontrino il: _Ferdinando II_ di Mariano D’Ayala; _Gli -ultimi trentasei anni del Regime di Napoli_ di Nisco; e sopratutto -per lo insieme la _Storia critica del risorgimento italiano_ di Carlo -Tivaroni, opera di lunga lena, di grande pregio e molto imparziale. -Editori Roux di Torino. - -[126] Ho dato la cifra dei fucilati e la versione su quel fatto, che -corre tra i nemici più fieri del governo borbonico. - -Molti negano che il Conte d’Aquila ordinasse la fucilazione; altri -affermano che si trovasse soltanto presente. Ciò che il Conte d’Aquila -smentì sempre. Gli storici borbonici assicurano che i fucilati in -Castelnuovo nel primo furono soltanto 5 o 6 e che le fucilazioni -cessarono appena sopraggiunse il generale Luigi Cosenz. - -[127] Il Generale Pelloux, rispondendo all’on. Bissolati nella Camera -dei Deputati in Dicembre 1898, smentì recisamente sul suo onore che il -Colonnello Crotti di Costigliole fosse stato punito per aver rifiutato -la medaglia al valore militare per la repressione di Milano. Benchè -questa circostanza venga riconfermata dalla monarchica _Provincia di -Como_, che per la prima la dette, sono disposto a credere al Generale -Pelloux. Sarebbe doloroso, però, il constatare che nell’esercito -italiano non ci siano stati ufficiali, che abbiano imitato De Sanget e -Bellelli. - -[128] Sotto il Papa, nel processo innanzi ad un Tribunale militare, -l’avv. Palomba difese gli accusati. - -[129] Benedetto Croce, nipote a Silvio Spaventa, di cui ha cominciato -ad illustrare l’opera, così scrive a Vilfredo Pareto: «Lasciando -ai competenti il confronto fra i sistemi penitenziarii applicati -ora ai condannati politici con quello dei Borboni, e lasciando agli -incompetenti che hanno un po’ di cuore e di sentimento giudicare il -triste spettacolo che offre ora l’Italia libera, a me pare che il -punto sul quale il confronto s’impone irresistibile è sull’indole e sul -modo con cui sono stati condotti i processi politici. Perchè si sono -spese tante parole e tanti colori rettorici per proclamare _iniquo_ -il processo, per esempio, fatto dopo il 1848 a Silvio Spaventa? Cito -questo che ho avuto occasione di studiare da vicino. Non certo perchè -lo Spaventa non fosse liberale, nazionalista, anzi unitario: in ciò -i giudici borbonici non sbagliavano, come non sbagliano quelli di -Milano nel giudicare socialisti il Turati e compagni. Ma fu un processo -iniquo, perchè, mancando la prova di reati determinati, si volle -tuttavia condannare nello Spaventa il liberale e l’unitario, ossia -le convinzioni e le opinioni che apparivano certe e non sconfessate. -È vero — si potrebbe dire — che i Borboni provvidero a fornire delle -prove di reato, stipendiando dei falsi testimoni. Ma ciò prova che il -senso giuridico non si era del tutto smarrito! Si riconosceva almeno -la necessità delle prove di fatto e dei reati di azione. I giudici di -Milano non hanno sentito questo bisogno.... — Vilfredo Pareto — _La -Liberté Économique_ — pag. 99-100. _Rastignac_ nel _Mattino_ di Napoli -ha esplicitamente riconosciuto che in Italia, _come sotto i borboni_, i -processi si fanno alle idee. - -[130] Gladstone, nelle famose lettere a lord Aberdeen nel 1851, affermò -che i detenuti politici erano nelle provincie napoletane da _15_ a -_30 mila_. Il governo borbonico, in risposta, fece pubblicare una -statistica dalla quale risulterebbe che nel 1851 gl’imputati politici, -in giudizio, in carcere e in custodia erano in tutto _2024_. - -[131] _L’associazione Lombarda dei Giornalisti_ ha pubblicato -un’eloquente memoria nella quale è esposto il trattamento cui sono -sottoposti _Giornalisti e condannati politici in Italia e all’estero_. -Il paragone riesce, come sempre, disonorevole per l’Italia! Non -parliamo dei modi civili adoperati dal governo del Granduca di Toscana, -che permetteva a La Cecilia, ed a Guerrazzi di scrivere le _Memorie_ e -_L’Asino_ nelle sue prigioni di Stato. Ma è caratteristica la lettera -che il dott. Giuseppe Canella indirizzò al giornale _Il Secolo_ sul -trattamento dei detenuti politici in _Austria_. Eccola: - -«Italiano e non altro che italiano, dal 1848 in poi il mio pensiero -e la mia opera furono sempre per l’Italia. Ho provato le prigioni -politiche dell’Austria, dalla Torre Wanga di Trento a quelle -d’Innsbruck, al Castello di Kufstein, a Rattemberg, Capodistria, -Gradisca, Lubiana e Gratz. - -«Non appartenni, nè voglio appartenere a niun altro partito se non -a quello che tende a «fare l’Italia». Qui soffersi molti disinganni -ed amarezze, e non ultima quella di vedere, sotto molti riguardi, -fatti paragoni tutt’altro che lusinghieri per l’Italia in confronto -dell’Austria. - -«Leggendo ora sui giornali come sono trattati i prigionieri, -severamente condannati dai tribunali militari, ad onta della mia -ripugnanza, devo convenire che l’Austria, più avveduta nel reprimere e -nel prevenire, si è fatta più ragionevole e più umana nel castigare». - -Il podestà di Riva di Trento riassume poscia il regolamento 28 ottobre -1849, firmato dal ministro della Giustizia, Schmerling, che disciplina, -anche attualmente, il trattamento dei condannati politici. - -Risulta da esso che, per i crimini politici, i condannati sono -_custoditi_ in un riparto particolare della prigione, e devesi avere -riguardo tanto _al loro grado di coltura_ quanto alla loro età ed al -_loro anteriore metodo di vita_. - -Ai condannati è concesso l’uso del proprio letto; possono leggere, -scrivere e ricevere visite di parenti, previo il permesso del preposto -dello stabilimento. - -La spesa per il vitto, che lo Stato sopporta per ogni condannato -politico è di 28 soldi al giorno, compresa la razione di pane. Ma -i detenuti politici possono però provvedersi una maggior quantità -di vitto, spendendo del proprio sino ad un fiorino al giorno, e -quindi complessivamente hanno alimenti giornalieri per una somma -corrispondente a circa due lire e mezza italiane. - -L’onor. Ettore Sacchi, infine, in una importante lettera allo stesso -_Secolo_ (N. 11643), dimostra che nè dal punto di vista giuridico -nè da quello militare, si possono trattare come delinquenti comuni i -condannati italiani dei Tribunali di guerra. Ma il governo italiano, -in questo come in tutto il resto, continua nella _nobile_ missione di -riabilitare il Papa, l’Austria e i Borboni. Tutte le premure, tutte le -gentilezze il governo italiano le riserba pei delinquenti comuni, si -chiamino Tanlongo o Costella. - -[132] Georg Brandes, che ama e conosce l’Italia e che è uno dei più -illustri scrittori scandinavi, visitando nella primavera del 1898 il -nostro paese, rimase scandalizzato dalla cieca e furiosa reazione cui -si abbandonavano i nostri governanti. - - - - -INDICE - - - A chi legge Pag. 1 - - I. Siamo in ritardo 5 - II. La marcia della sommossa 15 - III. La cronaca sanguinosa 23 - IV. A Milano 31 - V. Dal saccheggio di casa Saporiti alla breccia - dei Cappuccini 43 - VI. La menzogna al servizio della reazione 59 - VII. Le istituzioni in pericolo! 69 - VIII. L’opera della reazione 83 - IX. Lasciamo passare la giustizia! 123 - X. La condanna delle idee 151 - XI. Le cause economiche dei tumulti 171 - XII. Le cause politiche e morali 195 - XIII. La capitale morale 221 - XIV. Confronti 249 - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. Per comodità di lettura è -stato aggiunto un indice a fine volume. - -*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ITALIA NEL 1898 *** - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the -United States without permission and without paying copyright -royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part -of this license, apply to copying and distributing Project -Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm -concept and trademark. 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