summaryrefslogtreecommitdiff
path: root/old/65798-0.txt
diff options
context:
space:
mode:
authornfenwick <nfenwick@pglaf.org>2025-01-22 21:18:19 -0800
committernfenwick <nfenwick@pglaf.org>2025-01-22 21:18:19 -0800
commitdf2b293447b04635b004c5ca425dbd3edef8013b (patch)
tree1d9592ff3af30e0380735c9e66d7c396fa6b117e /old/65798-0.txt
parent7c2144c44092e0b9a6eb2d52fcf10b6a6a5dc7bd (diff)
NormalizeHEADmain
Diffstat (limited to 'old/65798-0.txt')
-rw-r--r--old/65798-0.txt6813
1 files changed, 0 insertions, 6813 deletions
diff --git a/old/65798-0.txt b/old/65798-0.txt
deleted file mode 100644
index b3cc7d2..0000000
--- a/old/65798-0.txt
+++ /dev/null
@@ -1,6813 +0,0 @@
-The Project Gutenberg eBook of La signora Morli una e due, by Luigi
-Pirandello
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you
-will have to check the laws of the country where you are located before
-using this eBook.
-
-Title: La signora Morli una e due
- Commedia in tre atti
-
-Author: Luigi Pirandello
-
-Release Date: July 8, 2021 [eBook #65798]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
- http://www.pgdp.net (This file was produced from images made
- available by The Internet Archive)
-
-*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA SIGNORA MORLI UNA E DUE ***
-
- MASCHERE NUDE
-
- TEATRO DI LUIGI PIRANDELLO
-
-
- LA SIGNORA MORLI
- UNA E DUE
-
- COMMEDIA IN TRE ATTI
-
-
-
- FIRENZE
- R. BEMPORAD & FIGLIO — EDITORI
- Via Cavour, 20
-
-
-
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA
- DEGLI EDITORI R. BEMPORAD & FIGLIO
-
- _I diritti di riproduzione e di traduzione sono
- riservati per tutti i paesi,
- compresi la Svezia, la Norvegia e l’Olanda._
-
- Copyright 1922 by R. Bemporad & F.
-
- 1922. — Prato, Tip. Giachetti, Figlio e C.
-
-
-
-
-PERSONAGGI
-
-
- EVELINA MORLI.
- FERRANTE MORLI, _suo marito_.
- LELLO CARPANI, _avvocato_.
- ALDO MORLI, _figlio di Evelina e di Ferrante_.
- TITTI CARPANI, _figlia di Evelina e di Lello_.
- DECIO, _amico di Aldo_.
- L’avvocato GIORGIO ARMELLI, _socio del Carpani_.
- LUCIA ARMELLI, _sua moglie_.
- La signora TUZZI _amica di Evelina_.
- LISA, _vecchia cameriera_.
- FERDINANDO, _cameriere_.
- TOTO.
- Una giovane.
- La signora vedova.
- Una vecchia zia.
- La nipote.
- Miss Write.
-
-Il primo e il terzo atto si svolgono a Firenze, il secondo a Roma. —
-Oggi.
-
-
-
-
-ATTO PRIMO
-
-
-SCENA
-
- Ricco salotto in casa dell’avvocato Carpani. La comune è nella
- parete di fondo, verso sinistra. Due usci laterali. Quello a
- destra dà nello studio del Carpani.
-
- Al levarsi della tela, la scena è vuota. Entrano dalla comune
- LISA, vecchia domestica con la cuffia e gli occhiali, stupida e
- pedante, e FERRANTE MORLI, bell’uomo, forte, sui quarantacinque
- anni, sbarbato, con folti e ricci capelli, già tutti grigi,
- vestito con eleganza un po’ abbondante, all’americana. È in
- preda a una viva ansietà, ma si sforza di dominarla. Questo
- sforzo lo fa apparire più d’un po’ strano e distratto.
-
-
-LISA
-
-(_dando passo sulla soglia a Ferrante_)
-
-Ecco, entri qua. Chi debbo annunziare?
-
-FERRANTE
-
-Ah, sì.... Pedretti, l’ingegner Pedretti. Sono tutti in casa?
-
-LISA
-
-Dice anche la signora?
-
-FERRANTE
-
-(_con foga_)
-
-La signora, già! (_contenendosi_) Anche.... anche la signora.
-
-LISA
-
-Sissignore. Credo che sia in casa. Ma lei, scusi, con chi vuol parlare
-propriamente?
-
-FERRANTE
-
-(_in fretta_)
-
-Con l’avvocato, con l’avvocato.
-
-LISA
-
-Va bene. S’accomodi. Vado ad annunziarla. — Ha detto, mi pare....
-
-FERRANTE
-
-Che cosa? — Niente.
-
-LISA
-
-No. Il nome, scusi. L’ingegnere, come ha detto?
-
-FERRANTE
-
-(_senz’imbarazzo, cercando di ricordare_)
-
-Ah, Pe.... Pedretti mi pare d’aver detto.
-
-LISA
-
-(_lo guarda stupita, come se domandasse: «Ma come! Non ne è sicuro?»_)
-
-FERRANTE
-
-(_notando lo stupore, con stizza_)
-
-Non si confonda, per carità! Sono un po’ distratto.
-
-LISA
-
-Ingegnere?
-
-FERRANTE
-
-(_sbuffando_)
-
-Dio mio, l’avvocato non mi conosce! (_Poi, di scatto, come per darle
-una lezione_) Lei, scusi, come si chiama?
-
-LISA
-
-Io? Lisa.
-
-FERRANTE
-
-E che vuole che importi a me che non la conosco, che lei si chiami
-Lisa, o che si chiami, poniamo, Beatrice? — Dica che c’è un signore che
-vuol parlargli, e basta così!
-
-LISA
-
-Eh, lo so; ma è che il signor avvocato mi rimprovera quando non so
-ripetergli con precisione i nomi dei signori clienti. — Pedretti....
-l’ingegner Pedretti....
-
- Così dicendo quasi tra sè, s’avvia verso l’uscio a destra; fa
- per picchiare con le nocche delle dita, ma se ne trattiene,
- perchè dall’uscio a sinistra irrompono gridando e ridendo, ALDO
- e DECIO, entrambi sui diciott’anni, elegantissimi; in maniche
- di camicia, con le racchette in mano.
-
-ALDO
-
-(_tenendo in una mano dietro la schiena una palla di tennis, che Decio
-vorrebbe strappargli_)
-
-No, no! Non te la do! non te la do!
-
-DECIO
-
-Ma tocca a me ora, scusa!
-
-ALDO
-
-No! Tu non l’hai ripresa! Non te la do!
-
-DECIO
-
-Sfido, me l’hai buttata male! Dammela! dammela!
-
-LISA
-
-(_che s’è turate le orecchie allo schiamazzo, alzando ora le braccia e
-facendosi avanti_)
-
-Per favore, non mi fanno sentire se il signor avvocato risponde!
-
-FERRANTE
-
-(_non riuscendo più a dominarsi fin dall’irruzione dei due giovanotti,
-facendosi avanti anche lui e dicendo quasi a sè stesso, sospeso e
-sorridente, con gli occhi ora all’uno ora all’altro_)
-
-Vorrei indovinare.... vorrei indovinare....
-
-DECIO
-
-(_con sorpresa, scorgendo ora soltanto il visitatore e rivolgendosi ad
-Aldo_)
-
-Oh! E chi è il signore?
-
-FERRANTE
-
-(_c. s._)
-
-Vorrei indovinare.
-
-ALDO
-
-(_stordito_)
-
-Che cosa?
-
- Lisa approfitta di questa pausa per picchiare all’uscio a
- destra. Poco dopo lo aprirà e andrà via, richiudendolo.
-
-FERRANTE
-
-(_ponendosi davanti l’uno e l’altro giovanotto e seguitando a guardarli
-con ansietà sempre più viva e commossa_)
-
-Ecco.... mi permettano.... così accanto.... (_Poi, dopo aver guardato
-ancora, bene, l’uno e l’altro negli occhi, posando una mano sulla
-spalla di Decio, gli domanda:_) Aldo? sei tu?
-
-ALDO
-
-No, scusi: sono io.
-
-FERRANTE
-
-(_deluso, che la così detta «voce del sangue» lo abbia tradito_)
-
-Ah — lei?
-
-ALDO
-
-(_ridendo_)
-
-Oh bella! E perchè, se Aldo era lui (_indica Decio_), gli dava del tu,
-e, sapendo che sono io, mi dà del lei?
-
- Ma Decio all’improvviso, approfittando della distrazione
- di Aldo, gli strappa la palla di mano. Tutt’e due, allora,
- gridando, prendono a inseguirsi, girando attorno a Ferrante.
-
-DECIO
-
-Ah! Eccola, me la riprendo!
-
-ALDO
-
-No! Questo è un tradimento!
-
-DECIO
-
-Te l’ho fatta! Te l’ho fatta!
-
-ALDO
-
-No! Ridammela! Ridammela!
-
-FERRANTE
-
-(_sorridendo tra i due, sballottato_)
-
-Signori miei.... signori miei....
-
- A questo punto, l’uscio a destra si spalanca e ne vien fuori
- l’avvocato LELLO CARPANI, irritatissimo. È anch’egli sui
- quarant’anni, molto posato, avvocato di grido, che sa come
- bisogna comportarsi per farsi valere. Sarebbe, o vorrebbe
- essere ben altro, se non stimasse pericoloso abbandonarsi
- alle velleità letterarie della sua prima giovinezza piuttosto
- romantica. La quale s’intravede ancora da certi mezzi sorrisi,
- e da come si passa la mano sui capelli, ch’eran tanti e che
- sono pochini ormai, ma ben rassettati, con la scriminatura da
- un lato e un ciuffetto sulla fronte. La posizione. Tutte le
- apparenze da sostenere e da rispettare. E come si fa, Dio mio!
- È pur necessaria questa grande serietà, che contiene tanta
- segreta malinconia.
-
-LELLO
-
-Ma Aldo, vergogna! A un signore in visita....
-
-ALDO
-
-(_a Ferrante_)
-
-Oh, già! Scusi. — M’ha strappato la palla, ha visto?
-
-FERRANTE
-
-Ma io godo moltissimo....
-
-LELLO
-
-No, la prego: non dica così, perchè è una vera indecenza....
-
-ALDO
-
-Hai ragione, papà. Torno a chiedere scusa al signore.
-
-LELLO
-
-Ti prego di tacere. Basta a denunziare la tua sconvenienza il fatto che
-mi giuochi a tennis in camera!
-
-ALDO
-
-No, permetti?
-
-LELLO
-
-Basta così!
-
-ALDO
-
-M’accusi di sconvenienza.... Ti prego di guardare! (_S’accosta d’un
-balzo a Decio e gli strappa di mano la racchetta per mostrarla a Lello
-insieme con la sua_). Di chi sono queste racchette?
-
-LELLO
-
-Che vuoi che sappia di chi sono!
-
-ALDO
-
-Questa, della mamma; e questa di Muci.
-
-LELLO
-
-(_scattando_)
-
-Ma che Muci! Si chiama Titti!
-
-ALDO
-
-Titti, sì: _muci-muci_ — Me le ha lasciate in camera; con la palla.
-Non c’è caso che a me sarebbe venuto in mente di giocarci, senza questo
-disordine. E di’ tu, Decio, dov’erano posate?
-
-DECIO
-
-(_ipocrita_)
-
-Ma.... non so se debba dirlo....
-
-ALDO
-
-No, dillo! dillo!
-
-DECIO
-
-Eh.... veramente.... sul letto....
-
-ALDO
-
-Hai capito? Con la palla! Cose che non dovrebbero essere ammissibili
-in una ragazza governata da Miss Write. Signore, la ossequio. — Vieni
-Decio!
-
- Via tutti e due dall’uscio a sinistra. Lello resta male.
-
-FERRANTE
-
-Eh, la gioventù!
-
-LELLO
-
-(_pigiando sulla parola_)
-
-D’oggi! Che vale quanto dire arroganza, impudenza, petulanza!
-
-FERRANTE
-
-Anche quella di jeri, là!
-
-LELLO
-
-No, prego! Sono stato anch’io giovane, e mi sentirei, creda, d’esser
-tuttora giovanissimo; ma gli eccessi, proprii della gioventù, erano,
-almeno per me, di ben altro genere.
-
-FERRANTE
-
-Secondo nature. Mi sa che quel giovanotto debba tener molto da suo
-padre.
-
-LELLO
-
-(_impuntandosi_)
-
-Ah, lei è a conoscenza che non è mio figlio?
-
-FERRANTE
-
-Sì. So che....
-
-LELLO
-
-Ha conosciuto forse il padre?
-
-FERRANTE
-
-Sissignore. E vengo anzi, se permette, a nome di lui....
-
-LELLO
-
-(_tirandosi indietro e quasi parando con la mano la notizia inattesa_)
-
-Di lui? Che dice? Di Ferrante Morli?
-
-FERRANTE
-
-Non s’allarmi, prego!
-
-LELLO
-
-È ritornato?
-
-FERRANTE
-
-Sissignore.
-
-LELLO
-
-Ferrante Morli è ritornato? Ma come? dove? quando è ritornato?
-
-FERRANTE
-
-Da sei giorni.
-
-LELLO
-
-Da sei giorni? E dove? Qua?
-
-FERRANTE
-
-Non qua. Ha mandato me. Si calmi, per carità; mi lasci dire.
-
-LELLO
-
-(_senza dargli ascolto, indietreggiando e squadrandolo_)
-
-Manda lei? E che vuole? Che cosa può pretendere dopo quattordici anni?
-
-FERRANTE
-
-Ecco: niente! Vorrei che mi lasciasse dire....
-
-LELLO
-
-Ma che mi vuol dire! che mi vuol dire! È uno scompiglio! Uno
-sconquasso, ora.... (_casca a sedere_). Uno ch’era sparito, lei lo
-capisce? cancellato dalla memoria, come se fosse morto....
-
-FERRANTE
-
-(_con strana espressione_)
-
-Ecco, precisamente.
-
-LELLO
-
-(_stordito, voltandosi a guardarlo_)
-
-Che, precisamente?
-
-FERRANTE
-
-Quand’uno parte (_come partì lui_) e ritorna dopo quattordici anni....
-
-LELLO
-
-(_balzando di nuovo in piedi_)
-
-Si ha tutto il diritto di considerarlo come morto!
-
-FERRANTE
-
-(_con l’espressione di prima_)
-
-Ecco, precisamente.
-
-LELLO
-
-Lei sa come se ne partì? Saprà anche, allora, che fui io a cavarlo dal
-carcere!
-
-FERRANTE
-
-Ah no, questo, scusi....
-
-LELLO
-
-Sissignore! Minacciato d’arresto....
-
-FERRANTE
-
-Se ne partì....
-
-LELLO
-
-(_con forza_)
-
-Se ne fuggì! E allora lo cavai io, qua, da tutto quel groviglio
-d’imprese spallate, per cui non aveva veduto altro scampo, che nella
-fuga.
-
-FERRANTE
-
-(_turbato, ritenuto, come sospeso in una costernata meraviglia_)
-
-Ah, lei.... lei riuscì a chiarire la.... la situazione del Morli?
-
-LELLO
-
-Io! sissignore!
-
-FERRANTE
-
-Ma.... so che c’era anche un forte ammanco — distorsione d’altri, lei
-lo saprà — ma di cui purtroppo il responsabile era lui.
-
-LELLO
-
-(_mostrando di non volersi indugiare nella discussione risponde,
-seccato, come se per lui la cosa non avesse importanza_)
-
-Per quell’ammanco intervenne la moglie.
-
-FERRANTE
-
-(_facendo un violentissimo sforzo su se stesso per dominare lo stupore
-e la commozione_)
-
-La moglie? Come?
-
-LELLO
-
-(_c. s._)
-
-Con la dote. Contro il mio parere, badiamo. Non avrei voluto a nessun
-costo.
-
-FERRANTE
-
-(_non riuscendo a nascondere il dolore e la commozione_)
-
-Ma sì! Fu male! Non doveva mai! (_Con ansia_): E allora.... allora la
-signora perdette la dote?
-
-LELLO
-
-(_dopo averlo osservato un po’; con freddezza_)
-
-No, non la perdette.... Ma lei forse ha da comunicarmi qualche cosa,
-per cui questa notizia la turba tanto?
-
-FERRANTE
-
-(_cercando di riprendersi per rimediare_)
-
-No.... è.... è che lui ignora, ignora affatto, che la moglie.... Mi
-disse anzi, ch’era sicuro, allontanandosi forse per sempre, ch’ella —
-almeno materialmente — mercè la dote che le restava intatta e cospicua,
-non avrebbe patito di quella sua rovina. (_Di nuovo con ansia_) Ma lei
-mi dice che non la perdette?
-
-LELLO
-
-Grazie a me, non la perdette, caro signore. Se si fosse rivolta a un
-avvocato di meno scrupoli....
-
-FERRANTE
-
-(_con fervore di gratitudine_)
-
-Ne sono convinto! ne sono convinto!
-
-LELLO
-
-(_interpretando male quel fervore_)
-
-Oh, sa? tanto per prevenire qualche sottintesa ironia....
-
-FERRANTE
-
-(_subito_)
-
-Ma no! Per carità!
-
-LELLO
-
-No, dico, se mai! posso dichiararle senz’ambagi che m’interessai tanto
-alla sorte della signora, abbandonata a ventitre anni, con un bambino
-di quattro, sola, bella, inesperta....
-
-FERRANTE
-
-(_con uno scatto inconsulto_)
-
-Inesperta, no! (_poi subito, per rimediare_) Per quanto io ne sappia!
-
-LELLO
-
-Basta a dimostrarlo il fatto che voleva dar via, così senz’altro, la
-sua dote....
-
-FERRANTE
-
-Ma potè anche essere per amore del marito....
-
-LELLO
-
-Ah, sì.... questo sì.... difatti....
-
-FERRANTE
-
-Mi duole — badi! — doverlo riconoscere, perchè il Morli.... — eh, lo
-conosco bene! «La vita, a chi resta; la morte, a chi tocca!» — era
-questo il suo motto; per significare che non dobbiamo più impacciarci
-di chi se ne va.
-
-LELLO
-
-Precisamente! Ma non fu così per lui! E so io quel che dovetti penare
-per far valere — prima su quell’intenzione di sacrifizio; poi, a poco
-a poco, sui sentimenti della signora — quell’interesse che, come le
-dicevo, presi subito alla sua sorte (_reciso, con forza_), per amore,
-sì — non esito affatto, ripeto, a dichiararlo — per l’amore che mi
-nacque improvviso allora per lei — giovane anch’io.... (_Subito_);
-Badi però; poteva essermi di vantaggio ch’ella sacrificasse al marito
-scomparso la sua dote, e si riducesse povera e bisognosa d’ajuto e di
-sostegno. — Non volli! La difesi contro me stesso!
-
-FERRANTE
-
-Ah, bello!
-
-LELLO
-
-Le feci costituire la dote a garanzia dei creditori; domandai una
-dilazione per dipanare tutta quella matassa arruffata d’affari; mettere
-in chiaro le spese, coprir quell’ammanco.... — Un anno d’inferno! — Non
-certo — lei capirà — per salvare il signor Morli!
-
-FERRANTE
-
-Ma giustissimo! Per salvare la dote!
-
-LELLO
-
-La dote, sì, ma perchè lei potesse disporre di sè, non solo liberata da
-ogni difficoltà materiale, ma anche secondo la sua elezione, senza più
-nessun ostacolo a ricongiungersi, se voleva, col marito, richiamandolo
-a sè, in patria, senza più pericolo che fosse arrestato.
-
-FERRANTE
-
-Bello! Ah bello! Bello!
-
-LELLO
-
-No — ecco.... onesto; e — creda — non facile!
-
-FERRANTE
-
-Se permette, io dico bello. — Onesto, mi scusi, se lei non avesse amato
-la signora.
-
-LELLO
-
-Anzi perchè l’amavo!
-
-FERRANTE
-
-Lei, sì; ma la signora? la signora, è chiaro che doveva ancora amar
-molto, molto suo marito!
-
-LELLO
-
-(_con stizza, subito_)
-
-Gliel’ho già detto io stesso, mi pare!
-
-FERRANTE
-
-Appunto. E perciò bello! Lei, mi perdoni, forse non sentì tanto il
-bisogno dell’onestà, quanto _di farsene bello_ di fronte a quell’amore
-di lei, quasi per sfidarlo col paragone tra la viltà del marito che se
-n’era scappato e codesta sua abnegazione che glielo ridava libero di
-ritornare a un suo richiamo.
-
-LELLO
-
-Ebbene? Quand’anche fosse così?
-
-FERRANTE
-
-Ah no, niente! Per chiarire la mia idea....
-
-LELLO
-
-Ma nient’affatto! Perchè non m’arrestai qui, io, caro signore! Dopo
-averlo cavato dagli imbrogli, fui ancora io ad avviar tutte le ricerche
-possibili e immaginabili presso i nostri consolati per rintracciarlo
-all’estero e fargli sapere che poteva ritornare tranquillo a casa
-sua! Le ho detto perciò che io, io più di tutti, ho il diritto di
-considerarlo come morto!
-
-FERRANTE
-
-Già! Ma veda, non era possibile, ch’egli avesse notizia di codeste
-ricerche....
-
-LELLO
-
-Voglio essere franco in tutto. Contai su questa.... non dirò
-impossibilità....
-
-FERRANTE
-
-Ma sì, impossibile! E del resto, quand’anche codeste ricerche lo
-avessero raggiunto, egli non sarebbe ritornato lo stesso. Perduto ogni
-credito, rovinato per colpa d’altri più che sua, non si sarebbe mai
-acconciato a vivere qua sulla dote della moglie.
-
-LELLO
-
-Ma se ora è ritornato, scusi, prima della prescrizione di quella
-condanna che s’aspettava e per cui era fuggito?
-
-FERRANTE
-
-È segno, lei dice, che deve aver saputo che nessuna condanna più
-pendeva su lui?
-
-LELLO
-
-Mi pare!
-
-FERRANTE
-
-Lo seppe, difatti, pochi mesi or sono; e s’affrettò a liquidare i suoi
-affari per il ritorno.
-
-LELLO
-
-Ma sperando che cosa? Dopo....
-
-FERRANTE
-
-(_interrompendolo subito_)
-
-Ecco.... mi lasci dire! Dopo quattordici anni, lei vuol farmi
-osservare; spezzato ogni vincolo....
-
-LELLO
-
-(_con impeto_)
-
-Non si sarà mica aspettato che la moglie stesse ancora in attesa di
-lui! Da pazzo — una simile speranza! Perchè morta tutt’al più — ecco,
-morta — avrebbe potuto trovarla, se contava ch’ella fosse innamorata
-di lui fino al punto di poterlo aspettare per quattordici anni, così,
-senza saperne più nulla!
-
-FERRANTE
-
-(_dopo aver tentato parecchie volte d’interromperlo, invano_)
-
-Quel che dico io! Quel che dico io!
-
-LELLO
-
-(_c. s._)
-
-Ma no, caro signore! Bisogna non aver niente qua (_si picchia sul
-petto_) per non immaginare che il cuore d’una donna innamorata, d’una
-moglie giovane, che si vede abbandonata da un momento all’altro, col
-suo bambino, avrebbe potuto schiantarsi, schiantarsi — come difatti
-rischiò di schiantarsi! — Questo lei non lo sa, caro signore, e che io
-mi dibattei nella disperazione per più di tre anni, a vedermela morire
-per un altro, che — spassi, estri, follie; uh! cinque anni di vita in
-comune, tutt’un giuoco d’artifizio: pim! pam! — Si fa presto così a
-prendersi tutta l’anima d’una donna! E ora lei viene a dirmi, calmo
-calmo, che quest’uomo non vuol niente!
-
-FERRANTE
-
-Ha ragione! ha ragione, avvocato! Ma scusi, quando uno dice niente!
-Meno di così?
-
-LELLO
-
-No, io rispondo a ciò che m’ha detto lei: che il signor Morli s’è
-affrettato a ritornare. — Ricco di nuovo, eh?
-
-FERRANTE
-
-Sì, ricco....
-
-LELLO
-
-E pronto, è vero, a riprendersi, come se non fosse avvenuto nulla, la
-moglie, il figliuolo....
-
-FERRANTE
-
-Ma no, santo Dio! Pronto ad accettare, ritornando, tutto ciò che la
-sorte, i casi della vita gli avrebbero fatto trovare.
-
-LELLO
-
-Glielo dico io che cosa gli hanno fatto trovare!
-
-FERRANTE
-
-Ne è già informato....
-
- Si presenta a questo punto sulla soglia della comune LISA.
-
-LISA
-
-Permesso, signor avvocato?
-
-LELLO
-
-(_voltandosi di scatto_)
-
-Che cos’è?
-
-LISA
-
-C’è un signore....
-
-LELLO
-
-Non posso, non posso dare ascolto a nessuno in questo momento. Chi è?
-
-LISA
-
-(_smarrita_)
-
-Il signor Filo.... Filoni....
-
-LELLO
-
-Finali! Finali! Ditegli che torni più tardi. Via! (_Lisa si ritira. —
-A Ferrante, con forza, riattaccando_) Da undici anni la signora convive
-con me!
-
-FERRANTE
-
-Sì sì, va bene.
-
-LELLO
-
-No, aspetti! Trattata, considerata, rispettata da tutti come una
-legittima moglie!
-
-FERRANTE
-
-E madre anche....
-
-LELLO
-
-Sissignore, d’una ragazza che ha ora sette anni: mia figlia!
-
-FERRANTE
-
-Va benissimo. Dunque....
-
-LELLO
-
-No. Aspetti. Ho fatto da padre in tutto questo tempo al suo figliuolo
-— quel giovinotto che lei ha veduto e riconosciuto anche....
-eccessivamente vivace come il padre — sì, purtroppo!
-
-FERRANTE
-
-Tutte queste cose, le dico....
-
-LELLO
-
-Aggiungo, no, aggiungo che profittando delle ricerche riuscite vane,
-trascorso il tempo che la legge prescrive per la ricomparsa del
-coniuge, avrei potuto anche regolare legalmente col matrimonio la
-situazione mia e della signora....
-
-FERRANTE
-
-Ecco, già. E sarebbe stato bene, io credo, che lei lo avesse fatto.
-
-LELLO
-
-Perchè? Per dare al signor Morli adesso la soddisfazione di farlo
-annullare?
-
-FERRANTE
-
-Ma no, scusi, avvocato. Se sono qui per farle sapere che il signor
-Morli, informato di tutto al suo arrivo, vuole che tanto lei quanto la
-signora stiano tranquilli e sicuri ch’egli non darà la minima ombra e
-non farà nulla, da parte sua, per alterare le condizioni di vita che si
-sono stabilite durante la sua assenza....
-
-LELLO
-
-Ah, per questo vorrebbe che io avessi anche legalizzato la mia unione?
-Le dico che per il solo fatto del suo ritorno il mio matrimonio,
-adesso, sarebbe annullato.
-
-FERRANTE
-
-Già, ma io dico, veda, per la sua figliuola, avvocato. Non m’intendo
-di legge; ma ritengo che, annullato il secondo matrimonio contratto in
-buona fede per la scomparsa, come lei dice, del primo coniuge, i figli
-di questo secondo matrimonio, non perdono, è vero? il diritto della
-loro legittimità.
-
-LELLO
-
-No, no!
-
-FERRANTE
-
-Sarebbe iniquo! Ora, non avendolo lei fatto, la sua figliuola....
-
-LELLO
-
-(_prevenendo, dopo avere stentato a comprendere_)
-
-Già! È naturale.... Ora non potrei più farlo.... Ma questo importa
-fino a un certo punto. La mia figliuola è riconosciuta, e basta così.
-È donna; troverà marito.... Se fosse stato un maschio, forse, non mi
-sarei fatto scrupolo di richiamar la madre a considerare una condizione
-di fatto, su cui, capirà, per mia delicatezza, ho rifuggito sempre dal
-richiamarla.... — Non perchè non fossi sicuro di lei! Ma perchè....
-fare il nome di quell’uomo.... venire a un atto che importava, da
-parte di lei, così nell’incertezza, doversi considerare come vedova di
-colui.... — m’era odioso.
-
-FERRANTE
-
-Ah, ecco....
-
-LELLO
-
-Tanto più che non ne abbiamo sentito proprio bisogno per la stima
-ch’ella, grazie a Dio, gode intera, accanto a me, presso tutti. —
-(_Riscaldandosi_) È questo, è questo ora lo scompiglio vero, che mi
-porta il signor Morli col suo ritorno! Mi manda a dire che non vuol
-niente; che non darà la minima ombra! Ma come vuole che non ne dia
-ombra? — Col suo ritorno cangia tutto!
-
-FERRANTE
-
-Ma no, perchè? Non cangia nulla.
-
-LELLO
-
-Cangia tutto! Per forza! Finchè lui non c’era — passati ormai tanti
-anni — sparito — forse morto — la situazione della signora qua con me
-era diventata agli occhi di tutti quasi normale.
-
-FERRANTE
-
-Già! Ma non vedo....
-
-LELLO
-
-Come non vede? Ora diventa falsa, col marito di nuovo qua!
-
-FERRANTE
-
-No, dico, scusi, non vedo che cosa possa farci lui.... il Morli....
-
-LELLO
-
-E non la mette lui, adesso, in questa falsa situazione?
-
-FERRANTE
-
-Non lui, scusi....
-
-LELLO
-
-Lui, lui! Perchè avrebbe potuto ritornar subito! Questa situazione è
-stata determinata, provocata dal suo abbandono!
-
-FERRANTE
-
-Già.... ma per impedirlo non credo che lei possa pretendere ch’egli
-arrivi fino al punto di sopprimersi!
-
-LELLO
-
-Non pretendo questo! Penso alla reputazione della signora!
-
-FERRANTE
-
-Capisco! capisco!
-
-LELLO
-
-Non negherà che ora ella si troverà a convivere, davanti a tutti, con
-un uomo che, legalmente, non è suo marito.
-
-FERRANTE
-
-Ma questo è di fatto, scusi!
-
-LELLO
-
-Nossignore! Di fatto, finora, questo marito non esisteva; nessuno ci
-pensava più! Ero io, per tutti, di fatto il marito! Ora invece, con lui
-di nuovo qua....
-
-FERRANTE
-
-(_stringendosi nelle spalle_)
-
-Che vuole che le dica.... Mi dispiace....
-
-LELLO
-
-(_non riuscendo a darsi pace_)
-
-È stata da anni, da anni, la mia cura più assidua.... Tutta la mia
-passione per questa donna.... (_andando innanzi a Ferrante, quasi
-aggredendolo_). Sa! avrei saputo farle anch’io, le follie, quelle che
-forse a lei un tempo piacevano, nel marito! — Nossignori: frenarla,
-comporla, questa passione, per guadagnarle con la correttezza di tutte
-le forme, il rispetto della società. — Ora viene lui, e addio! — Io
-divento l’amante. — Questa donna, ha il marito, e convive con l’amante!
-
-FERRANTE
-
-Lei se n’ha per male, scusi, come se l’amante, intanto, non fosse lei!
-
-LELLO
-
-Nossignori! Perchè per me, ormai è come una moglie!
-
-FERRANTE
-
-Appunto.... Ma mi pare che tra lei e il marito, questo fatto dovrebbe
-più dispiacere al marito, che a lei.
-
-LELLO
-
-Ma che vuole che dispiaccia a lui, se mi manda qua uno a dirmi che non
-glien’importa nulla!
-
-FERRANTE
-
-Ah no! no! che non glien’importi nulla, signore, io non gliel’ho detto!
-Il Morli è disposto....
-
-LELLO
-
-A ripartirsene?
-
-FERRANTE
-
-No! Ah, no! Basta! Quanto a ripartirsene, stia sicuro che non se ne
-riparte più!
-
-LELLO
-
-E allora? — Disposto a che cosa? — Ma dunque vede che è vero, lei che
-mi diceva di no?
-
-FERRANTE
-
-Io? Che cosa?
-
-LELLO
-
-È pazzo! È pazzo! Ah, è venuto anche sul serio con l’intenzione di
-riprendersi la moglie?
-
-FERRANTE
-
-Ma no!
-
-LELLO
-
-(_senza dargli tempo_)
-
-Aspetti! aspetti! Abbia pazienza un momento, caro signore!
-
- Esce concitatamente per l’uscio a sinistra. Ferrante Morli
- resta interdetto e sospeso su quello che ora avverrà. — Poco
- dopo, dalla comune, si precipita la TITTI — bella ragazzetta
- di sette anni — vestita di bianco come una farfalla — seguita
- dalla sua governante inglese MISS WRITE, giovane e bella, ma
- assiderata in una dolente rigidezza.
-
-TITTI
-
-(_accorrendo e abbracciando per di dietro Ferrante_)
-
-Buon giorno, papà, buon giorno! (_Poi, tirandosi indietro, e
-irrigidendosi anche lei, come la sua governante, appena Ferrante le si
-mostra_) Oh, prego, scusi!
-
-MISS WRITE
-
-Ma Titti!
-
-FERRANTE
-
-Niente — bella bambina! (_Ammirandola_) Ah, deliziosa... — Ma guarda!
-Sai che somigli molto — molto — (_volgendosi a Miss Write_) — è
-curioso! — (_riguardando la ragazza_) — ma sì, a quel birbante che ti
-chiama _muci-muci_?
-
-TITTI
-
-(_alzando una mano come una bambola inorridita_)
-
-Ah!
-
-MISS WRITE
-
-Shocking. Non retto dire così, signore! (_Rivolgendosi alla Titti_)
-Make your compliments and let us retire.
-
-FERRANTE
-
-(_comprendendo molte cose sulle condizioni del figlio in quella casa,
-dice con ironia_)
-
-Ah, bene.... — Non credevo, scusi....
-
- Rientra dall’uscio a destra LELLO, seguito da EVELINA. La
- signora Morli ha circa trentasette anni. È quale i casi della
- vita e la compagnia d’un uomo malinconico, posato e scrupoloso
- come Lello Carpani l’hanno ridotta: vale a dire seria,
- contegnosa, compresa del rispetto che una donna e una madre
- cosciente dei suoi doveri verso la società e la famiglia, deve
- ispirare con la sua dignità inappuntabile, temperata però da
- un misurato languore nello sguardo, nella voce, nei sorrisi,
- di nobile compatimento, ispirato da non si sa quale soave
- rimpianto lontano. Tutto questo, si badi, senza la minima
- ombra di affettazione, come una necessità naturale della sua
- convivenza col Carpani, la quale, senza concorso di volontà
- o di studio, abbia determinato istintivamente in lei questo
- suo modo d’essere, quasi che, volendo piacere all’uomo con cui
- convive, ella non abbia mai pensato di poter essere altrimenti.
- Penerà molto, però, in questo momento, a serbare questo suo
- naturale contegno, agitata com’è dalla notizia del ritorno del
- marito, ch’ella del resto riconosce subito nella persona di
- quel sedicente amico.
-
-TITTI
-
-(_accorrendo per abbracciare Lello_)
-
-Oh, eccoti finalmente!
-
-LELLO
-
-(_arrestandola_)
-
-No, Titti; vai, vai.... (_Poi, mostrando la ragazza a Ferrante, con
-intenzione:_) Ecco la mia (_indica Evelina_), la nostra figliuola.
-
-FERRANTE
-
-(_turbatissimo, guardando invece Evelina_)
-
-Ho avuto.... ho avuto il piacere d’ammirarla.
-
-TITTI
-
-(_accorrendo verso la madre_)
-
-Mamma sai? ho visto la signora Armelli. Ha detto che verrà con
-l’avvocato. Senti, mamma?
-
-LELLO
-
-(_a Titti_)
-
-Vai, vai, cara! (_Ma vedendo che Titti, andata verso la madre, resta
-smarrita di fronte al turbamento di lei, esclama sorpreso, guardando
-Evelina_). Che cos’è?
-
-EVELINA
-
-(_quasi per venir meno; tra sè, guardando e non volendo guardare
-Ferrante, dice, convulsa_)
-
-Ma.... la voce.... gli occhi.... (_Poi, risolutamente arrossendo,
-impallidendo, quasi con un grido:_) Ferrante?
-
-FERRANTE
-
-(_in un sussulto_)
-
-Eva!
-
-EVELINA
-
-(_con la smania di chi non vorrebbe smarrirsi, e si smarrisce;
-portandosi le mani alla faccia_)
-
-Oh Dio.... Dio mio.... (_casca a sedere_).
-
-LELLO
-
-(_a Ferrante_)
-
-Ah, come! È lei? Ferrante Morli?
-
-FERRANTE
-
-Chiedo scusa.... (_accostandosi a Evelina_) No, Eva.... Su! su! Me ne
-vado subito.... Non ho saputo resistere alla tentazione di venire a
-vedere....
-
-EVELINA
-
-(_levandosi con franca fierezza_)
-
-Venire a vedere che cosa?
-
-FERRANTE
-
-(_quasi sorridendo, nel vederla così_)
-
-Ma no! Niente, Eva....
-
-LELLO
-
-Qua bisogna venir subito, Lina, a una spiegazione!
-
-EVELINA
-
-(_combattuta, fremente, vedendo il marito così placido_)
-
-No! Basta! Che spiegazione? Non.... non c’è bisogno di nessuna
-spiegazione! (_Accorgendosi che Titti è ancora lì, stupita, smarrita_)
-Ma vai, vai, figliuola mia.... — (_Volgendosi a Miss Write_) Mi pare
-che lei, signorina, avrebbe potuto portarsela anche di là!
-
- Titti e Miss Write si ritirano per la comune.
-
-EVELINA
-
-(_a Lello_)
-
-Nessuno ha diritto di chiedere a me spiegazioni.
-
-FERRANTE
-
-Ma io non ne ho chieste. È stato lui, Eva....
-
-EVELINA
-
-Non so con quale ardire tu abbia potuto così.... all’improvviso, dopo
-tanti anni, presentarti qua....
-
-LELLO
-
-Sotto veste d’un amico, sai!
-
-FERRANTE
-
-(_ancor sorridente, ma già cominciando a seccarsi sul serio_)
-
-Ma per non fare scene, Dio mio, come questa a cui tutt’a un tratto,
-senza ch’io potessi impedirglielo, ha voluto trarre qua te, Eva, e
-me.... — Ho rifuggito sempre dal farne! Tu lo sai!
-
-EVELINA
-
-E perchè allora.... perchè allora sei venuto?
-
-FERRANTE
-
-Ma l’ho detto a lui.... gliel’avevo già detto....
-
-LELLO
-
-No, no, scusi, lei ha manifestato anche l’intenzione....
-
-FERRANTE
-
-Nessuna intenzione, no! (_Con scatto d’impazienza_) Maledetto il
-momento che a uno viene l’ispirazione di fare un piacere agli altri!
-
-LELLO
-
-Ah per lei è un piacere questo?
-
-FERRANTE
-
-Ma sì, perchè mi sono preoccupato che v’arrivasse di sorpresa la
-notizia del mio ritorno, senza sapere con quali intenzioni fossi
-ritornato!
-
-EVELINA
-
-Ma io ancora non le so, le tue intenzioni!
-
-FERRANTE
-
-Nessuna! Eva! Nessuna, ti dico!
-
-EVELINA
-
-Sarebbe inconcepibile, difatti, che tu potessi averne ancora qualcuna!
-
-FERRANTE
-
-Avrei voluto, veramente, o scriverti, o mandare qualcuno. Decisi
-all’ultimo di venire io stesso, fidandomi che tu — anche se mi avessi
-visto — ormai, dopo tant’anni, così.... tutto grigio, senza barba....
-Mi hai invece riconosciuto subito!
-
-LELLO
-
-(_seccato di questo tentativo d’approccio familiare_)
-
-Aspetti, aspetti, scusi! Non è possibile! Se è venuto di persona....
-qualche speranza, per lo meno....
-
-FERRANTE
-
-Ma no, le dico! Nessuna speranza! Un desiderio, al massimo, di
-vedere.... Oh, perdio! mi sembra naturale infine....
-
-EVELINA
-
-(_subito, intuendo, con uno scatto quasi ferino_)
-
-Aldo tu dici?
-
-FERRANTE
-
-Mio figlio!
-
-EVELINA
-
-(_c. s. tutta vibrante d’ira e di sdegno_)
-
-Ma che tuo figlio! Tuo figlio? Tu lo abbandonasti, lo lasciasti a me
-bambino, senza più curarti di lui....
-
-FERRANTE
-
-(_gridando più di lei, per interrompere la scena che lo secca
-enormemente_)
-
-Ma sì! ma sì! Va bene! Basta! Ora l’ho visto e me ne vado!
-
-EVELINA
-
-(_restando_)
-
-L’hai visto? Dove? Qua?
-
-FERRANTE
-
-Poco fa; ma non temere! Non sa d’aver parlato con suo padre!
-
-LELLO
-
-Ma lo saprà; verrà a saperlo! Non sarà possibile tenerglielo nascosto!
-— Ah, eccolo qua....
-
- Entrano dall’uscio a sinistra ALDO e DECIO. Aldo ha il cappello
- in capo, per uscire; Decio lo tiene in mano. Subito Evelina si
- lancia incontro al figlio, come per ripararlo.
-
-EVELINA
-
-(_frenetica_)
-
-No, no, Aldo! no! mio! mio soltanto! (_Volgendosi come una belva a
-Ferrante_). Se sei ritornato per questo, puoi andartene perchè non hai,
-non hai più nessun diritto su lui!
-
-ALDO
-
-(_sbalordito_)
-
-Mamma, ma che cos’è? che dici?
-
-EVELINA
-
-(_seguitando, con foga crescente_)
-
-No! Nessuno! nessuno! perchè tu sei rimasto a me; t’ho cresciuto io,
-Aldo; io soltanto ho sofferto per te, e soltanto la tua mamma tu ti sei
-trovata accanto!
-
-ALDO
-
-(_comprendendo e guardando l’estraneo_)
-
-Ma che.... che forse.... lui?
-
-EVELINA
-
-(_abbracciandolo, riparandolo_)
-
-No! Tu non devi neanche guardarlo!
-
-FERRANTE
-
-(_ad Aldo; impaziente e imperioso, vedendo ch’egli accenna di
-sciogliersi dal cieco abbraccio della madre_)
-
-Stai, stai lì!
-
-EVELINA
-
-(_voltandosi di nuovo contro di lui, senza lasciare il figlio_)
-
-Non c’è bisogno che glielo dica tu di stare qui!
-
-ALDO
-
-Ma no, mamma, aspetta! Non sono un bambino!
-
-EVELINA
-
-(_atterrita_)
-
-Come!... Che dici, Aldo?...
-
-ALDO
-
-Dico che.... preso così, scusami.... — Ho diritto anch’io di sapere....
-
-EVELINA
-
-(_subito_)
-
-No, niente, Aldo! niente! Perchè lo riconosce lui stesso di non avere
-nessun diritto su te! Ha detto che non vuole niente, e che se ne va! È
-vero?
-
-FERRANTE
-
-(_ridendo dell’agitazione di lei e della fretta di mandarlo via_)
-
-Ma sì! Calmati! Calmati! Non voglio niente!
-
-EVELINA
-
-(_subito_)
-
-Te ne puoi dunque andare!
-
-FERRANTE
-
-Ecco, me ne vado....
-
-ALDO
-
-(_risolutamente staccandosi_)
-
-Aspetta, mamma! Ti dico che io voglio sapere!
-
-LELLO
-
-(_a Ferrante_)
-
-Ecco, vede? vede? lei che non vuol niente!
-
-FERRANTE
-
-(_a Lello_)
-
-Io? Ma no! È lui! (_indica Aldo_).
-
-EVELINA
-
-(_al figlio_)
-
-Che vuoi sapere? Non ti basta quello che sai?
-
-ALDO
-
-Sì: quello che m’hai detto tu. Ma forse egli avrà ora esposto qua le
-ragioni per cui, per tanti anni, non s’è fatto vivo!
-
-FERRANTE
-
-Ah no, caro, nessuna ragione! nessuna!
-
-ALDO
-
-Ne avrai avute!
-
-FERRANTE
-
-Nessuna, davanti a tua madre che grida, giustamente, perchè
-l’abbandonai con te, bambino.
-
-EVELINA
-
-(_interrompendolo_)
-
-E non è forse vero?
-
-FERRANTE
-
-Sì, e dico infatti «giustamente!»
-
-ALDO
-
-Ma davanti a me?
-
-EVELINA
-
-Ah no, nient’affatto! Ci devo esser io!
-
-FERRANTE
-
-(_ridendo_)
-
-Temi che inventi? — Ma no! Perchè tu stia tranquilla, eccole qua a mio
-figlio spicce spicce, le mie ragioni. Volli abbandonarvi tutt’e due. Te
-e lei! Per andare a divertirmi! Va bene così?
-
-EVELINA
-
-Ah no! Perchè così tu vuoi fargli supporre....
-
-FERRANTE
-
-(_con scatto d’impazienza_)
-
-Ma se non voglio averne per lui! non lo capisci? Prima di tutto perchè
-credo con te, che per lui debbano valere soltanto le tue; e poi perchè
-non ammetto che debba giudicarmi mio figlio!
-
-LELLO
-
-Ma egli ha pure tutto il diritto di sapere....
-
-FERRANTE
-
-(_subito, interrompendo_)
-
-Nossignore! Perchè io non gl’impongo, nè gli chiedo di venirsene con
-me! — Potrei dirle a lei (_indica Evelina_), se mai, le mie ragioni; ma
-me ne guardo bene! — Io posso riconoscere le sue e accettarle in pace,
-— lei, le mie, no — per forza! (_Volgendosi subito a Evelina_) Perchè
-tu, Eva, hai ora — qua, lui (_indica Lello_) — e di là, tua figlia! —
-Due fatti, contro cui non potrebbero mai valere le mie ragioni, fossero
-pure le più giuste e le più vere! — Dunque, basta! — Me ne vado.
-
-ALDO
-
-E non pensi, che queste che sono ragioni per lei....
-
-EVELINA
-
-(_cercando d’interromperlo_)
-
-Ma che dici?
-
-ALDO
-
-(_forte, reciso_)
-
-Lasciami dire, ti prego, mamma! Tra te e lui, ci sono anch’io! — Dovete
-pure tener conto di me! — (_A Ferrante_) Tu non dovevi più ritornare,
-se volevi riconoscere e tener ferme soltanto queste ragioni di lei,
-nelle quali io non entro affatto!
-
-EVELINA
-
-(_con un grido_)
-
-Come non entri? Che dici?
-
-ALDO
-
-(_pronto, con forza_)
-
-Ma sì, mamma, scusa! Se son lui (_indica Lello_) e la Titti le tue
-ragioni, quelle ch’egli accetta, — io non c’entro; io ne son fuori!
-
-EVELINA
-
-(_subito, con forza_)
-
-E che forse la Titti m’ha impedito d’esser mamma anche per te?
-
-ALDO
-
-(_tentando d’arginar quella foga, dolcemente_)
-
-No, no, mamma!
-
-EVELINA
-
-(_c. s._)
-
-Quando? quando mai? Sono stata tutta per te; tutte per te le mie cure!
-
-ALDO
-
-(_c. s._)
-
-Sì, sì....
-
-LELLO
-
-Questa è ingratitudine!
-
-EVELINA
-
-E anche lui (_indica Lello_) è stato per te un padre affettuoso!
-
-ALDO
-
-Ma sì! va benissimo! E gliene sono grato! — Ma considera la mia
-situazione, ora, con lui qua! (_indica Ferrante_).
-
-LELLO
-
-Ah, questo sì, è giusto. Gliel’ho detto anch’io! Giustissimo!
-
-EVELINA
-
-(_stordita, non aspettandosi quest’approvazione da parte di Lello_)
-
-Come? Che dici, giustissimo?
-
-ALDO
-
-Ma sì, mamma: se mio padre è tornato, ti par giusto ch’io stia qua
-ancora con lui? (_indica Lello; poi, scorgendo per caso Decio di cui
-s’era scordato_) È vero, Decio? Non ti pare? Su, su, di’! tu puoi
-giudicarne meglio d’ogni altro, da estraneo....
-
-DECIO
-
-Ma no.... io.... chiedo scusa....
-
-ALDO
-
-No, no. — Di’, di’ francamente.
-
-DECIO
-
-Ma io non so....
-
-LELLO
-
-È inutile! è inutile! Perchè è proprio così, Lina tuo figlio ha ragione!
-
-ALDO
-
-Finchè mio padre non c’era....
-
-LELLO
-
-Anche la nostra situazione, adesso, gliel’ho fatto notare (_indica
-Ferrante_) diventa falsa, con lui qua, agli occhi di tutti. — E tuo
-figlio naturalmente....
-
-EVELINA
-
-Ma se finora c’è stato, qua con noi!
-
-LELLO
-
-Sì; finchè non si sapeva nulla di lui, neppure se fosse in vita!
-
-EVELINA
-
-(_ad Aldo_)
-
-Ma se lui, Dio mio, lui stesso te lo dice, di rimanere con me!
-
-FERRANTE
-
-O se no, me ne riparto....
-
-LELLO
-
-(_con uno scatto di sincerità_)
-
-Ecco! Bene! Dovrebbe far questo, lei!
-
-ALDO
-
-(_subito_)
-
-Sarebbe inutile! (_Voltandosi a Ferrante_) Te ne riparti? Vengo con te;
-e sarà peggio per lei!
-
-EVELINA
-
-Ma allora sei tu, Aldo?
-
-ALDO
-
-No, mamma! Dio mio, non so come tu non te ne persuada! Tu te ne stai
-con lui (_indica Lello_) e con la Titti — com’è giusto. Ma è giusto
-allora che anch’io me ne vada con mio padre....
-
-FERRANTE
-
-Volete lasciarmi dire due parole?
-
-EVELINA
-
-Ecco che parla lui, adesso!
-
-FERRANTE
-
-No, Eva, — con calma! con calma!
-
-EVELINA
-
-Lo so che cosa vuoi dire! Che non essendomi bastato lui bambino, è
-vero? e avendo io ora un’altra figlia e lui (_indica Lello_)....
-
-FERRANTE
-
-Ma non te ne fo un rimprovero!
-
-EVELINA
-
-E intanto mi porti via il figlio, senz’aver mai fatto nulla per lui!
-(_Voltandosi verso Aldo e abbracciandolo e stringendolo a sè con furia
-di disperazione_) Non è possibile! Non è possibile, Aldo! Io non ti
-lascio andar via! Io non potrei più vivere; non potrei più vivere senza
-di te, figlio mio! Come puoi pensare d’abbandonarmi, d’abbandonar la
-tua mamma?
-
-ALDO
-
-Ma no.... vedi....
-
-EVELINA
-
-Che vedo? Non capisci che viene a essere una condanna per me se tu
-te ne vai con lui, se mi lasci qua senza di te? E ti pare ch’io me la
-meriti, se lui stesso ti dice di no?
-
-ALDO
-
-Ma perchè condanna, mamma?
-
-EVELINA
-
-Condanna! condanna!
-
-ALDO
-
-Ma nient’affatto! T’ho detto che è giusto! E se tu non pensassi
-soltanto alla tua situazione....
-
-LELLO
-
-È certo che tu la renderai più falsa, andandotene.
-
-EVELINA
-
-(_con subitaneo contrasto, rivoltandosi contro Lello_)
-
-No, no! — Ha ragione! — Dice che io non penso alla sua! — Che penso
-alla mia, e non penso alla sua! — Ha ragione! — (_Ad Aldo_) No, non me
-n’importa, della mia — è che io non voglio perderti, Aldo!
-
-ALDO
-
-Ma perchè perdermi? Chi ti dice che mi perderai?
-
-EVELINA
-
-Non starai più con me!
-
-ALDO
-
-Ma ci vedremo sempre....
-
-EVELINA
-
-Come? dove? sei stato con me sempre, da piccino; e non lo sai, non lo
-sai tutto quello che ho sofferto; tutto quello che io feci anche per
-lui (_indica Ferrante_)....
-
-LELLO
-
-(_con fermezza, turbandosi_)
-
-Gliel’ho già detto, Lina!
-
-EVELINA
-
-(_subito_)
-
-Io non lo dico per lui; lo dico per mio figlio!
-
-FERRANTE
-
-Ma Eva, scusa....
-
-EVELINA
-
-(_di scatto, dura, aggrottata_)
-
-Che vuoi tu?
-
-FERRANTE
-
-Non per mio figlio; ma per te....
-
-EVELINA
-
-Non voglio saper più nulla, io!
-
-FERRANTE
-
-Ma non intendo parlare di te, come sei ora!
-
-EVELINA
-
-Di quello che fui, in me, non c’è più traccia!
-
-FERRANTE
-
-Non è vero! Ah! non è vero! Lo so per prova! Lo credetti anch’io,
-quando volli troncar tutto, di netto, fuggendo come un pazzo, senza
-lasciare più, apposta, nessuna traccia di me! — Scusa, tant’è vero, che
-t’è bastato risentir la mia voce, e sei cascata lì a sedere....
-
-EVELINA
-
-Ma sfido!
-
-LELLO
-
-Mi sembra perfettamente inutile....
-
-FERRANTE
-
-Inutilissimo! inutilissimo! Ma per mandare così una voce — a
-quattordici anni di distanza — a una certa piccola Eva folle....
-
-EVELINA
-
-Folle, sì! folle! folle!
-
-FERRANTE
-
-Non rimpiangere, saresti ingrata!
-
-EVELINA
-
-Ma lo scontai!
-
-FERRANTE
-
-Questo sì! Ma anch’io! E peggio di te! Non rimpiangere! Per questo,
-capisci? volli sparire. Quando una vita, come quella che vivemmo tu
-e io, per cinque anni, crolla — è tale il crollo, che: basta! serrare
-i denti! sparire! — So quello che volesti fare per me! Una pazzia....
-Se il mio unico pensiero era stato quello di salvare almeno te e lui
-(_indica Aldo_) — così, proprio così come ho fatto — sparendo! — Vedi
-che, sì — avrai sofferto — ma non t’è finita male.... Con me, se fossi
-ritornato, sapendo a tempo dell’opera sua (_indica Lello_) — immagina
-che vita sarebbe stata.... Diversi, non si può essere se non con gli
-altri. — Tu, con lui.... (_indica di nuovo Lello_) — ma diversi noi
-due, Eva — dopo essere stati com’eravamo — no, ah! sarebbe stato per me
-una cosa impossibile! meglio niente!
-
-ALDO
-
-Avresti potuto pensare che c’ero io, anche.
-
-FERRANTE
-
-No! Anche per te, anche per te — meglio! Dopo quanto avvenne, per colpa
-d’altri, ma certo anche per il disordine mio — t’avrei fatto male e
-non bene, restando! (_Subito cangiando tono, calmo, arguto, sorridente,
-per richiamare ai fatti_) — Signori miei, insomma, io v’ho trovati qua
-in perfettissima pace. Mi pare che voi adesso rimpiangiate, non la mia
-fuga di tanti anni fa, ma ch’io sia ritornato!
-
-LELLO
-
-Appunto! appunto! — guastando tutto, con questo ritorno!
-
-FERRANTE
-
-Vediamo di guastare il meno possibile! Sono qua per questo.
-
-EVELINA
-
-(_ad Aldo_)
-
-Dunque, tu vuoi andartene con tuo padre? Bada che io non so.... non so
-come farò.... quello che farò, se tu te ne vai....
-
-ALDO
-
-Ma se ti dico che ci vedremo sempre....
-
-EVELINA
-
-Voglio sapere dove!
-
-LELLO
-
-Già, perchè.... (_rivolgendosi a Ferrante_) spero che lei non penserà
-di domiciliarsi qua, nella stessa città....
-
-FERRANTE
-
-Ah, no.... certo....
-
-LELLO
-
-Sarebbe una condizione per me, per lei (_indica Evelina_) intollerabile!
-
-FERRANTE
-
-Stia tranquillo. Non mi domicilierò qua certamente.
-
-EVELINA
-
-E dunque, come sarà questo sempre?
-
-ALDO
-
-Ma si vedrà, mamma.... Combineremo....
-
-EVELINA
-
-No, no! — Ora! — Lo voglio sapere ora! lo voglio sapere prima! — Non
-verrà fuori che tu non potrai più venire qua perchè io sto con lui!
-(_indica Lello, guardando come a sfida, Ferrante_).
-
-FERRANTE
-
-(_sorridendo_)
-
-Ma non ti rivolgere a me. Io non dico niente! Fate voi! Fate voi!
-
-LELLO
-
-(_schizzando stizza; irritato, non si sa se dalla gelosia o dal
-dispetto di vedersi tutto scombinato_)
-
-Comoda, ah, comoda, la sua parte!
-
-FERRANTE
-
-E dalli! Ma non me lo dica lei, almeno, scusi!
-
-LELLO
-
-Glielo dico io, sissignori, glielo dico io!
-
-FERRANTE
-
-Oh bella! Ma abbia pazienza, si rende un po’ conto perchè la cosa le
-sembra così?
-
-LELLO
-
-Ma perchè è così! Non crede che sia comodo lasciar fare agli altri dopo
-aver messo tutto sossopra?
-
-FERRANTE
-
-Nient’affatto. Guardi. Le sembra così, perchè io proprio non voglio
-nulla, neanche mio figlio; di fronte a lei che invece vorrebbe tutto.
-
-LELLO
-
-Io?
-
-FERRANTE
-
-Sissignore. Tutto. Come se io non solo non ci fossi, ma non fossi
-mai stato nessuno nè per questa donna, nè per questo ragazzo. Bene.
-Io faccio come vuol lei, cioè appunto come se non ci fossi; ed ecco
-che lei se n’irrita e se la piglia con me. — Se la pigliasse almeno
-con lui! (_indica Aldo_) — Quantunque per esser logico, lei, dovrebbe
-riconoscere che mio figlio, qua, non dovrebbe metter più piede.
-
-LELLO
-
-(_stordito_)
-
-Come per esser logico?
-
-FERRANTE
-
-Ma sissignore! Perchè lei si dà pensiero delle false situazioni e della
-buona reputazione, solo quando fanno comodo a lei. Bene. Voglio darmene
-pensiero anch’io. E posso pretendere — poichè il marito sono io,
-infine, io e non lei — posso pretendere che mio figlio, qua, non metta
-più piede!
-
-EVELINA
-
-(_subito, costernatissima_)
-
-Ah, vedi? vedi?
-
-FERRANTE
-
-(_scoppiando a ridere_)
-
-Ma no! ma no! Stai tranquilla, cara! Non pretendo nulla, io! — Non
-posso soffrire la pedanteria, lo sai! — Povera piccola Eva, sei
-diventata accanto a lui una brava saggia mammina feroce. Ti ricordi?
-Iviù! (_farà questo grido, che evidentemente era il modo con cui un
-tempo la chiamava, con una strana luce negli occhi e alzando tutte e
-due le braccia_) E tu mi saltavi al collo.
-
- Evelina, che durante tutta la scena ha cercato di nascondere
- il vivo e profondo turbamento richiamandosi di continuo alla
- sua malinconica e austera dignità, tanto più soffusa d’una
- cert’aria di comicità, quanto più in lei vuol essere sincera,
- e che nella difesa del figlio ha messo tanta aggressività
- contro la sorridente remissione del marito, perchè in questa
- aggressività trovava anche una difesa contro il suo proprio
- turbamento, ora a quel grido di lui, per nascondere ancora una
- volta questo turbamento, ricorre a un fiero atto di sdegno.
-
-FERRANTE
-
-(_subito, notando quest’atto_)
-
-No! Basta.... Scusami.... Mi pare impossibile che, pur essendo
-all’aspetto quasi la stessa, tu sii divenuta un’altra, così....
-
-EVELINA
-
-(_non potendone più_)
-
-Ma insomma!...
-
-FERRANTE
-
-Basta, basta, sì.... Me ne vado. Non c’è da far tragedie, come vedete,
-disposto come sono alla massima condiscendenza. Tuo figlio se ne starà
-con te, con me, come vorrà. E standosene con me non soffrirà, perchè
-ho pensato per lui, credi, più che non paja. Da questo bel giovanotto
-(_posa una mano sulla spalla di Decio_) mi farete sapere quello che
-stabilirete fra voi due: dove, come e quando vi volete vedere; e non ne
-parliamo più....
-
- Fa per avviarsi, con Decio, quando sulla comune si presenta
- la SIGNORA ARMELLI, sui trent’anni, molto ritinta e riccamente
- abbigliata.
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Permesso?
-
-EVELINA
-
-Oh, Lucia. Vieni, vieni.
-
-FERRANTE
-
-(_piano a Decio_)
-
-Su, su, andiamo, andiamocene, noi due! (_Saluta con la mano Aldo, e
-inosservato dagli altri esce con Decio, approfittando della visita
-sopravvenuta_).
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-(_a Lello_)
-
-C’è mio marito in automobile che la aspetta giù, avvocato, per
-andare.... non so, al convegno per la causa....
-
-LELLO
-
-(_imbarazzatissimo_)
-
-Già! Ma non è possibile, vede? (_Voltandosi a cercar nella stanza
-Ferrante_) Dov’è? Se n’è andato?
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-(_stordita_)
-
-Chi?
-
-LELLO
-
-Niente niente. Scenderò io stesso giù a portare a Giorgio le carte e a
-dirgli che faccia lui, perchè per oggi io non posso.... non posso....
-(_Esce di fretta per l’uscio a destra_).
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Oh Dio, ma che cos’è accaduto?
-
-EVELINA
-
-Ah Lucia, che cosa! che cosa!... Vedi questo ingrato? (_indica Aldo. —
-Poi volgendosi a lui_) Perchè non te ne sei andato via subito con lui?
-
-ALDO
-
-Ma per carità, mamma.
-
-EVELINA
-
-(_alla signora Armelli_)
-
-Lo abbiamo cresciuto insieme, è vero, Lucia? E ora....
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-E ora?
-
-EVELINA
-
-Hai veduto quel signore che si disponeva a uscire quando tu sei entrata?
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Sì, col signor Decio....
-
-EVELINA
-
-È mio marito!
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-(_sbalordita_)
-
-Tuo marito?... tuo marito?
-
-EVELINA
-
-Sì, che si porterà via con sè Aldo!
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-(_con un grido subito represso_)
-
-Ah!
-
-EVELINA
-
-E lui è felicissimo d’andarsene!
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-(_sentendosi vacillare e accennando di portarsi le mani al volto,
-esclama quasi sotto voce_)
-
-Oh Dio.... Oh Dio.... (_E mentre Evelina e Aldo accorrono a
-sorreggerla, casca su una sedia, svenuta_)
-
-EVELINA
-
-(_guardando quasi impaurita il figlio_)
-
-Che cos’è?
-
-ALDO
-
-(_confuso, premuroso chinandosi sulla svenuta_)
-
-Signora Armelli.... Dio mio.... signora Lucia.... (_Poi, alla madre
-con un gesto espressivo delle mani_) Mamma.... mamma.... va’, corri pei
-sali....
-
-EVELINA
-
-(_trasecolata_)
-
-Ma come, tu.... con lei? (_E si porta le mani alle tempie, come a
-reggersi la testa che le va via davanti alla rivelazione d’una cosa
-così enorme e incredibile_).
-
-ALDO
-
-(_piano, con una certa stizza_)
-
-Anche per questo, vedi? è bene che io me ne vada.... — Su, corri,
-corri....
-
- Evelina, con la bocca aperta, le mani per aria, fa per
- avvicinarsi, ma come se non sapesse più dove andare; poi si
- volta accora una volta verso il figlio come impaurita, ma Aldo
- con le mani le fa un atto iroso d’andare.
-
-
- TELA
-
-
-
-
-ATTO SECONDO
-
-
-SCENA
-
- Giardino della villa di Ferrante Morli a Roma. La villa è
- a sinistra; se ne scorge tra gli alberi la facciata, col
- portone aperto, a cui si sale per alcuni scalini d’invito, non
- più di cinque, che man mano si restringono fino alla soglia
- del portone. A destra è prima il cancello con un magnifico
- eucaliptus presso uno dei pilastri; poi, fino in fondo, la
- ringhiera che s’intravede di tra gli alberi, tutta coperta
- d’edera e di roselline rampicanti. Alberato è anche il fondo
- della scena, in parte sul davanti praticabile. Tra due alberi,
- un’altalena. In mezzo qualche tavolino e sedie e sedili da
- giardino.
-
- Sono passati circa due mesi dal primo atto. È un dolcissimo
- pomeriggio d’aprile.
-
- Sono in iscena il cameriere FERDINANDO, sui cinquanta anni, in
- marsina, TOTO, giovinastro equivoco, che accompagna una GIOVANE
- non meno equivoca, in cappellino, la quale viene a profferirsi
- per governante.
-
-
-FERDINANDO
-
-Per me, se volete, entrate pure (_indica il portone della villa_). Ce
-n’è di là altre due che aspettano. (_Osserva la giovane_) Ma per dir la
-verità, non mi pare il genere...
-
-TOTO
-
-(_aggressivo e provocante, facendosi avanti_)
-
-Come sarebbe a dire, che non ti pare il genere?
-
-LA GIOVANE
-
-(_tirandolo indietro, non tanto per metter pace, quanto per far vedere
-che basta lei sola_)
-
-Lascia, Toto; andiamocene. L’avviso del giornale diceva: «Donna
-eccepibile».
-
-FERDINANDO
-
-(_correggendo_)
-
-Ineccepibile! ineccepibile!
-
-LA GIOVANE
-
-E va bene! «Governo casa signore solo».
-
-FERDINANDO
-
-Già, ma vedete, qua, propriamente, questa donna non la vorrebbero nè il
-signore nè il signorino....
-
-LA GIOVANE
-
-(_interrompendo_)
-
-Ah, come? c’è pure il signorino?
-
-FERDINANDO
-
-Sì; ma questo per voi non vorrebbe dire, perchè «solo» anche lui.
-Meglio anzi!
-
-TOTO
-
-(_c. s._)
-
-Oh! Che discorsi fai? Bada come parli!
-
-FERDINANDO
-
-No; faccio per dire adesso!
-
-TOTO
-
-(_interrompendo, agitando un giornale che tiene in mano aperto_)
-
-Ma allora perchè mettono l’avviso sul giornale e fanno incomodare le
-persone a venire fin qua?
-
-FERDINANDO
-
-Abbiate pazienza. Lasciatemi finire. La governante la vorrebbe la
-signora.
-
-TOTO
-
-(_subito, scattando_)
-
-Che? La signora?
-
-LA GIOVANE
-
-(_c. s., quasi contemporaneamente_)
-
-Senti senti, che scappa fuori adesso anche la signora!
-
- Si sente sonare il campanello del cancello.
-
-TOTO
-
-(_alla donna, tirandola via con sè_)
-
-Vieni via! vieni via!
-
-FERDINANDO
-
-(_accorrendo verso il cancello_)
-
-Un momento.... aspettate un momento....
-
- Ferdinando apre il cancello. Entrano la VECCHIA ZIA, grassa,
- ciabattona, e la NIPOTE, sui trent’anni, molto formosa ma finta
- modesta.
-
-LA VECCHIA ZIA
-
-È qua che cercano la donna per un signore solo?
-
-FERDINANDO
-
-Qua, entrate.
-
-TOTO
-
-(_subito, alle due nuove arrivate_)
-
-Ma non date retta!
-
-LA GIOVANE
-
-(_sulle mosse d’andar via con Toto_)
-
-Questo si chiama ingannare la gente. Dicono «signore solo», e poi viene
-fuori che c’è pure la signora!
-
-FERDINANDO
-
-Ma no!
-
-LA VECCHIA ZIA
-
-Come? La signora?
-
-LA GIOVANE
-
-(_rispondendo a Ferdinando_)
-
-L’avete detto voi!
-
-FERDINANDO
-
-Se non mi lasciate spiegare! — La signora c’è e non c’è.
-
-TOTO
-
-E che «solo e solo» allora, me lo dici? se ci ha l’amante che va e
-viene?
-
-FERDINANDO
-
-Ma non è l’amante, è la moglie!
-
-LA GIOVANE
-
-La moglie che va e viene?
-
-FERDINANDO
-
-È venuta per qualche giorno, e ora se ne riparte.
-
-LA VECCHIA ZIA
-
-Perchè non sta con lui?
-
-FERDINANDO
-
-Sta fuori.
-
-LA GIOVANE
-
-(_con un riso sguajato_)
-
-Ho capito! Ce l’avrà lei allora, l’amante.
-
-LA VECCHIA ZIA
-
-E come? e lui, il marito?...
-
-FERDINANDO
-
-Io non so niente. So che la Signora, prima di partire, vorrebbe lasciar
-qua per il governo della casa una donna.... ma....
-
-LA GIOVANE
-
-(_subito, facendogli il verso_)
-
-Incepibile! (_E scoppia di nuovo a ridere, c. s._)
-
-FERDINANDO
-
-Posata.... anziana....
-
-TOTO
-
-(_afferrando con una mano e tirando a Ferdinando il bavero della
-marsina_)
-
-Per tua regola, quando sull’avviso si mette come ci sta scritto qua....
-(_s’interrompe e lo guarda negli occhi_) Ci siamo intesi! (_Poi,
-subito, rivolgendosi alla giovane e tirandosela via con sè_) Andiamo
-via!
-
- Escono tutt’e due per il cancello.
-
-LA VECCHIA ZIA
-
-Eh già. Se prima mettono una cosa, e poi ne vien fuori un’altra....
-
-FERDINANDO
-
-Ma no! (_Piano, con uno sguardo d’intelligenza_) Si capisce che cosa
-cercavano quei due là, lei per un verso e lui per l’altro. Ma voi
-entrate. La signora starà poco a venire. Voi mi sembrate adatta.
-
-LA VECCHIA ZIA
-
-Io? Ma che! Non mi metto mica a servizio io....
-
-FERDINANDO
-
-(_squadrando la nipote_)
-
-Ah, è allora per....
-
-LA VECCHIA ZIA
-
-Per questa mia nipote qua, buona come il pane.
-
-LA NIPOTE
-
-(_con gli occhi bassi_)
-
-Già.... ma se c’è la signora....
-
-FERDINANDO
-
-(_spazientito_)
-
-Oh, insomma, entrate, se volete, e come verrà la signora, ve
-l’intenderete con lei.
-
- Suona di nuovo il campanello del cancello.
-
-FERDINANDO
-
-(_accorrendo ad aprire e indicando l’entrata della villa alle due
-donne_)
-
-Di là, di là....
-
-LA VECCHIA ZIA
-
-(_alla nipote_)
-
-Vediamo prima che signora è.... (_Si dirigono verso il portone aperto
-della villa, a sinistra, ed escono_)
-
- Ferdinando intanto apre il cancello, ed entra l’avvocato
- GIORGIO ARMELLI: media statura, piuttosto grasso; sessant’anni;
- capelli bianchi, corti, tagliati rigorosamente a spazzola;
- viso acceso, occhietti acuti, baffi neri, insegati e ritinti,
- ritinte anche le sopracciglia; tiene sempre rigida la nuca,
- come per un torcicollo fisso; è compitissimo, elegantissimo,
- parla piano, spiccando tutte le sillabe e porgendo quasi a una
- a una le parole con l’accompagnamento d’un gesto delle dita a
- chiocciolino.
-
-FERDINANDO
-
-Scusi, il signore?
-
-ARMELLI
-
-Sono l’avvocato Giorgio Armelli. Vengo da Firenze. Vorrei parlare con
-la signora Lina.
-
-FERDINANDO
-
-La signora Lina? Non sta mica qui....
-
-ARMELLI
-
-Come non sta qui?
-
-FERDINANDO
-
-Qui non ci sta nessuna signora Lina.
-
-ARMELLI
-
-Ma come? Non è la casa del signor Morli, questa?
-
-FERDINANDO
-
-Sissignore.
-
-ARMELLI
-
-E dunque! La signora si chiama Lina.
-
-FERDINANDO
-
-No, sa. La signora qua si chiama Eva.
-
-ARMELLI
-
-Lina! Lina! Volete insegnarlo a me?
-
-FERDINANDO
-
-Potrei giurare, signore, d’averla sentita chiamare sempre Eva dal
-marito.
-
-ARMELLI
-
-Ah! Ho capito. Perchè veramente.... sì sì.... Evelina, ecco, si chiama
-Evelina.... Si vede che il marito ne avrà presa la prima parte, e la
-chiama Eva. Noi a Firenze la chiamiamo signora Lina.
-
-FERDINANDO
-
-Scusi; io non sapevo....
-
-ARMELLI
-
-Chiarito l’equivoco — basta! — E così, dunque?
-
-FERDINANDO
-
-Per il momento la signora non è in casa.
-
-ARMELLI
-
-(_meravigliato_)
-
-Ah no? E come? Col figlio.... (_Rimane in sospeso e costernato_)
-
-FERDINANDO
-
-(_interpretando a suo modo la sospensione_)
-
-Sissignore, col figlio e il marito; sono usciti per una passeggiata a
-cavallo.
-
-ARMELLI
-
-(_strabiliando, a due riprese_)
-
-Una passeggiata?... A cavallo?...
-
-FERDINANDO
-
-Sissignore.
-
-ARMELLI
-
-(_c. s., a tre riprese_)
-
-La signora Lina? A cavallo? E col figlio?
-
-FERDINANDO
-
-(_col viso di chi non capisce il perchè di tanto stupore risponde
-naturalmente_)
-
-E il marito, sissignore.
-
-ARMELLI
-
-Ma dunque, perfettamente guarito?
-
-FERDINANDO
-
-Scusi, chi, guarito?
-
-ARMELLI
-
-Come, chi? Il figlio!
-
-FERDINANDO
-
-Ma non è stato mai malato, ch’io sappia.
-
-ARMELLI
-
-(_cascando dalle nuvole_)
-
-Come come? Non è stato mai malato, il figlio? anzi, gravissimo? quasi
-per morire?
-
-FERDINANDO
-
-Da che ci sto io, no, signore; e sono a momenti due mesi. Vispo come un
-grillo.
-
-ARMELLI
-
-Ah, ma dunque?... Dio mio.... Arrivò, otto giorni or sono, a Firenze
-un telegramma che dava il figlio quasi per ispacciato dai medici;
-per cui la madre è accorsa qua.... — E noi che s’è stati in tanta
-costernazione, senza nessuna risposta ai nostri telegrammi....
-
-FERDINANDO
-
-Ah, ecco, per questo! Sissignore: ne sono arrivati tanti, di questi
-giorni! Un diluvio!
-
-ARMELLI
-
-Ma sì, Dio mio, costernatissimi! Vi dico che voleva venir con me
-perfino mia moglie! — Ma allora.... allora hanno fatto finta.... per
-attirare qui la madre? Non so.... non capisco però, come la signora
-Lina....
-
-FERDINANDO
-
-Eh, caro signore....
-
-ARMELLI
-
-Indignatissima, mi figuro! Sfido! Se sono scherzi da fare a una madre!
-(_Voltandosi di scatto, come se Ferdinando avesse parlato_) Che?
-
-FERDINANDO
-
-Mah! Ne combinano! Ne combinano!
-
-ARMELLI
-
-Padre e figlio?
-
-FERDINANDO
-
-Mai fermi un momento!
-
-ARMELLI
-
-E la signora?
-
-FERDINANDO
-
-Eh.... sa, direi che.... anche lei....
-
-ARMELLI
-
-Ah sì?... Sbalordisco.... Perchè.... (_E resta tutt’a un tratto in
-tronco_)
-
-FERDINANDO
-
-(_per rimediare_)
-
-Ma fa piacere, sa, vederli così, sempre allegri....
-
-ARMELLI
-
-Ah; lo credo, lo credo. — E allora.... allora non dite niente, mi
-raccomando, di questa mia visita: per non guastar la loro allegria.
-Corro io, adesso, a spedire un telegramma d’urgenza per tranquillar
-tutti a Firenze; e ritornerò più tardi per parlare con la signora.
-
-FERDINANDO
-
-(_esitante_)
-
-Non debbo avvertire?...
-
-ARMELLI
-
-No, no. Anche nel vostro interesse, perchè forse la signora non voleva
-si sapesse che il figlio non è stato mai malato, essendosi trattenuta
-qui una settimana....
-
-FERDINANDO
-
-Già; ma io non sapevo....
-
-ARMELLI
-
-(_per troncare, accomodante_)
-
-Lasciamo le cose come sono; come se io non fossi venuto. Ritornerò più
-tardi, nuovo di tutto. Fidatevi.
-
- Entra a questo punto dal cancello rimasto aperto la SIGNORA
- VEDOVA, sui trentacinque anni, in gramaglie.
-
-SIGNORA VEDOVA
-
-Permesso?
-
-ARMELLI
-
-(_avviandosi, a Ferdinando_)
-
-Siamo intesi, eh? Addio.
-
- E l’avvocato Giorgio Armelli, salutando Ferdinando con la mano,
- esce dal cancello.
-
-FERDINANDO
-
-(_seccatissimo, quasi sgarbato_)
-
-Viene per l’avviso del giornale, signora?
-
-SIGNORA VEDOVA
-
-Sono una povera vedova....
-
-FERDINANDO
-
-Va bene, scusi. Favorisca dentro (_indica il portone della villa_). Ce
-n’è altre quattro che aspettano. Creda che io non ne posso più!
-
-SIGNORA VEDOVA
-
-Ma è solo, veda, per la mia sventura che io....
-
-FERDINANDO
-
-(_sbrigativo_)
-
-Lo credo, lo credo. Parlerà con la signora. S’accomodi di là.
-
-SIGNORA VEDOVA
-
-(_si porta invece il fazzoletto listato di nero agli occhi e si mette a
-piangere con impeto, ma silenziosamente; poi dice_)
-
-Da appena un mese....
-
-FERDINANDO
-
-(_un po’ pentito dello sgarbo usatole_)
-
-Il marito?
-
-SIGNORA VEDOVA
-
-Che mi voleva tanto bene!
-
-FERDINANDO
-
-Eh, disgrazie.... — Sa però, se lei piange così, signora, non credo che
-questa sia una casa per lei. Gliel’avverto.
-
-SIGNORA VEDOVA
-
-Ecco, volevo appunto qualche notizia. Il signore è forse vedovo anche
-lui?
-
-FERDINANDO
-
-Che! Ha moglie. Moglie e un figliuolo. Ma la moglie sta a Firenze.
-(_Piano, in confidenza_) Sa.... pasticci!
-
-SIGNORA VEDOVA
-
-E che età ha?
-
-FERDINANDO
-
-La signora?
-
-SIGNORA VEDOVA
-
-No, lui.
-
-FERDINANDO
-
-Mah.... tra i quaranta e i cinquanta....
-
-SIGNORA VEDOVA
-
-Ah, dunque.... ancora....
-
-FERDINANDO
-
-Che cosa?
-
-SIGNORA VEDOVA
-
-Non tanto vecchio....
-
-FERDINANDO
-
-(_che ha capito l’antifona_)
-
-Signora, io debbo apparecchiare qua per il thè. (_Vengono dal fondo a
-sinistra le voci e le risate di Ferrante Morli, d’Evelina e di Aldo che
-ritornano dalla passeggiata a cavallo e sono entrati nel giardino dalla
-parte della rimessa_) Vada, vada. Ecco che giungono. — (_Indicando la
-villa_) Di là, dove aspettano le altre....
-
- FERRANTE MORLI e ALDO, che hanno intrecciato le mani a
- seggiolino per sorreggervi su EVELINA, entrano rumorosamente
- dal fondo a sinistra, tutti e tre in costume da cavalcare. A
- Evelina, da tanti anni non più abituata a montare a cavallo,
- s’è intorpidita una gamba. Ella ha una amazzone nuova, con
- _redingote_ di panno marrone molto sciallata a un sol bottone,
- alta fin sopra il ginocchio, calzoncini aderenti di stoffa
- scozzese, abbottonati da un lato e gambali. Durante la scena
- seguente FERDINANDO uscirà parecchie volte dalla scena e vi
- rientrerà, sempre attraverso il portone della villa, intento ad
- apparecchiare in giardino il tavolino per il thè.
-
-EVELINA
-
-(_sorretta a sedere sulle mani di Ferrante e di Aldo, tenendosi con le
-braccia appoggiata a entrambi_)
-
-Ma no! Giù! Che fate! Giù! giù!
-
-ALDO
-
-No! così, così!
-
-FERRANTE
-
-In trionfo! in trionfo!
-
-EVELINA
-
-Qua! qua! basta! giù! Fatemi scendere! (_Scende e si prova a poggiare
-in terra il piede_)
-
-FERRANTE
-
-È passato?
-
-EVELINA
-
-(_subito_)
-
-Ah! (_E solleva il piede_) No.... Dio! mi formicola.... mi formicola....
-
-ALDO
-
-Siedi; siedi....
-
-FERRANTE
-
-No, meglio in piedi.... Così, guarda: alzati, alzati e premi sulla
-punta dei piedi!
-
-EVELINA
-
-Ma no, non posso! non me lo sento più, il piede!
-
-FERRANTE
-
-Da’ ascolto a me! Ti reggo io.... (_La regge. Evelina prova a rizzarsi
-sulla punta dei piedi_) Così.... così....
-
-ALDO
-
-Ti passa?... ti passa?...
-
-EVELINA
-
-(_ridendo nervosamente_)
-
-Sì.... sì....
-
-FERRANTE
-
-Vedi? — Ah, il mio _cau-bòi_! A che siamo ridotti!
-
-EVELINA
-
-Sfido! dopo tant’anni che non monto più a cavallo!
-
-FERRANTE
-
-(_ad Aldo_)
-
-L’avessi vista sul suo «iumper» (pronunziare giùmpeur) Tutt’una con
-esso! Che salti!
-
-EVELINA
-
-Basta, basta! Per carità, basta, Dio mio! Sono come ubriaca.... Basta,
-di pazzie, ora!
-
-ALDO
-
-Ma che basta!
-
-EVELINA
-
-No, no, basta! basta!
-
-FERRANTE
-
-Lasciamola dire! Diceva così anche prima! E sai in che modo buffo,
-venendomi avanti con certi occhi da bambina spaventata e scotendo il
-dito.... Come dicevi?
-
-EVELINA
-
-(_ripetendo con grazia fuggevole l’antico modo, quasi bambinesco, ma
-con l’aria di volerne subito profittare richiamandosi a un proposito
-serio_)
-
-«Non ci faccio più!» — Ah, ma davvero, sai! Ora basta, ora basta: «non
-ci faccio più» davvero! — E prima di tutto, via quest’abito! (_accenna
-d’avviarsi_)
-
-ALDO
-
-(_subito, trattenendola_)
-
-No, no! Resta così, mammina!
-
-EVELINA
-
-(_cercando di svincolarsi_)
-
-Ma no — via — lasciami!
-
-ALDO
-
-(_c. s._)
-
-No, così.... come un maschietto in mezzo a noi....
-
-EVELINA
-
-(_impostandosi severamente_)
-
-Aldo! Impertinente! (_Ma come Ferrante scoppia a ridere forte,
-vedendole assumer quell’aria di severità, subito smettendola e fingendo
-d’esser seccata_) Sì, bravo, ridi....
-
-FERRANTE
-
-(_seguitando a ridere_)
-
-Ma sì, abbi pazienza, Iviù! T’ho visto far con la testa.... (_le rifà
-il gesto con cui ha accompagnato il rimprovero al figlio, come se
-questo gesto gli ricordasse le mossette di lei per i rimproveri che un
-tempo soleva rivolgere a lui, ed esclama_) Tu non sai come sei tutta,
-sempre, la stessa!
-
-EVELINA
-
-Sfido!
-
-FERRANTE
-
-(_subito, rifacendole anche il modo con cui ha detto «Sfido!»_)
-
-Ecco: «Sfido!» — E l’hai ripetuto già due volte! (_Ad Aldo_) — Non
-sapeva far altro che dirmi «Sfido!»
-
-EVELINA
-
-(_involontariamente, tirata dal discorso, ripete_)
-
-Sfido! (_ma subito l’avverte e s’arresta: basta questo, per far
-prorompere naturalmente quei due in una gran risata; e allora subito
-ella, per ripigliarsi_) Sì, sì, perchè prima era lui a farmi commettere
-tutte le pazzie, e poi aveva il coraggio di farmele notare, sissignori:
-che erano pazzie! Io allora, mortificata, gli dicevo: — Non lo faremo
-più! — E lui: — Che? Queste sono niente! Vedrai quelle che faremo
-domani! — (_Abbassa gli occhi e aggiunge_) E le facevamo davvero.
-
-ALDO
-
-(_dopo averla contemplata un pezzo, beato_)
-
-Ma sai che per me sei tutta, tutta nuova, mammina? Io ti sto conoscendo
-adesso! Non t’ho mai veduta così!
-
-EVELINA
-
-(_con comico dispetto, facendo gli occhiacci_)
-
-Me l’immagino bene, conciata poi in questo modo.... — No, via, lasciate
-che vada a levarmi di così.... Peccato! Per una volta sola, una spesa
-così forte.... (_Sale i cinque gradini d’invito davanti al portone
-della villa_)
-
-ALDO
-
-(_con un sobbalzo_)
-
-Che!
-
-FERRANTE
-
-(_c. s._)
-
-Per una volta sola?
-
-EVELINA
-
-Ah sì! Se aspettate di riprendermici un’altra volta!
-
-FERRANTE
-
-E il bajo che resta di là?
-
-EVELINA
-
-Potete cominciare a rivenderlo.... (_Poi con tono d’ammonimento
-a Ferrante, per richiamarlo alle spese pazze d’una volta, che
-determinarono la sua rovina_) E ti prego.... e ti prego.... (_fa per
-ritirarsi_)
-
-FERDINANDO
-
-(_dal giardino_)
-
-Ci sono di là, signora, parecchie donne venute a profferirsi per
-governanti....
-
-ALDO
-
-(_a precipizio, protestando_)
-
-Nononononò! Niente, mammina, governanti!
-
-FERRANTE
-
-Abbasso le governanti!
-
-ALDO
-
-Non vogliamo saperne!
-
-FERRANTE
-
-Muffa! Muffa da signora Lina!
-
-ALDO
-
-Pensieri da mamma Lina! Via! via! via!
-
-EVELINA
-
-Ohè, ragazzo! Ma sai che tu m’hai conosciuta sempre da mamma Lina?
-
-ALDO
-
-Eh, scusa, l’ho detto io stesso, or ora.... Ma a Firenze, non qua,
-mammina! Qua non ci sta mica, di casa, mamma Lina, nè presumerai
-d’esser quella, ora — vestita così....
-
-EVELINA
-
-E perciò vado subito a spogliarmi, e me ne riparto stasera, cari miei!
-(_Scappa via per il portone della villa_)
-
-FERRANTE
-
-(_a Ferdinando, seccato e risoluto_)
-
-Vai, vai a cacciar via tutte quelle donne, e senza farle uscire di qua:
-non voglio neanche vederle!
-
-FERDINANDO
-
-Sapesse che roba! (_Fa per avviarsi a eseguire l’ordine_)
-
-FERRANTE
-
-Via! via! (_E come Ferdinando esce_) Senti, Aldo. Seriamente. Bisogna
-ch’ella rimanga qui, con noi!
-
-ALDO
-
-(_angustiato di quell’aria risoluta del padre, con un sospiro_)
-
-Eh....
-
-FERRANTE
-
-(_con forza_)
-
-No. Bisogna! bisogna!
-
-ALDO
-
-Figurati se lo vorrei anch’io! Ma capirai....
-
-FERRANTE
-
-(_subito, fosco e duro_)
-
-Capisco solo una cosa io, adesso: che non posso più tollerare,
-assolutamente, ch’ella ritorni là. Bisogna impedirglielo a ogni costo!
-
-ALDO
-
-Ammalandomi di colpo per davvero?
-
-FERRANTE
-
-(_con pronta e aspra severità_)
-
-Aldo, t’ho detto «seriamente»!
-
-ALDO
-
-Ma, papà, se dici seriamente....
-
-FERRANTE
-
-Seriissimamente!
-
-ALDO
-
-E allora temo, purtroppo, che non verrai a capo di nulla.
-
-FERRANTE
-
-Perchè ti sembro fatto soltanto per scherzare, io?
-
-ALDO
-
-No, papà! — Perchè vedo che ti rivolgi a me.
-
-FERRANTE
-
-Come a dire, a uno che sa soltanto scherzare?
-
-ALDO
-
-Ma no, Dio mio! Ti parlo anch’io adesso seriamente. Vedo.... vedo con
-tanta pena, che tu....
-
-FERRANTE
-
-(_interrompendolo, smaniando_)
-
-Non dovevo, non dovevo farla venire! — Ma sei stato anche tu! «Per
-farle prendere una boccata d’aria!»
-
-ALDO
-
-Eh già.... Per questo soltanto! Credendo che tu, ormai....
-
-FERRANTE
-
-Ma non vedi, con l’aria che ha preso, con l’aria che ha respirato
-subito, di nuovo accanto a me....
-
-ALDO
-
-Già, sì, è un’altra!
-
-FERRANTE
-
-Ma che un’altra! L’ho ritrovata, s’è ritrovata lei stessa, subito,
-tutta, qua — lei, lei — quella che era prima! Pare a te un’altra! Come
-era parsa a me là, quando la rividi come una mummia.... Fosse venuta
-quella, mi sarei anch’io divertito «a farle prendere un po’ d’aria!»
-Ma che! S’è avuta per male, lì per lì, di trovarti qua sano; ha fatto
-un po’ l’indignata per la crudeltà dello scherzo; se n’è voluta andare
-prima all’albergo, ma poi, nel vederci andar via mogi mogi, s’è messa a
-ridere....
-
-ALDO
-
-E io, quando ha riso....
-
-FERRANTE
-
-Tu, sì; ma io mi son sentito lacerare tutto, subito, dentro, a quel
-riso! — Tu non lo sai, come ha riso!
-
-ALDO
-
-Ha riso.... e poi.... ce la siamo portata via.
-
-FERRANTE
-
-Ah, caro mio.... Ho riso anch’io, guardandoti, come ti ha guardato
-lei. Ma poi i nostri occhi si sono incontrati; ed è stato uno sgomento
-(un attimo!) — Sono sicuro, guarda, che tu come sei ora, cresciuto,
-un giovanotto, non sei stato più niente per lei; come per me — niente;
-perchè, per noi, piccolo, così soltanto, potevi essere in quell’attimo,
-e non questo che sei. Ho visto nel suo sorriso, dopo che mi guardò,
-quella stessa momentanea freddezza ch’era nel mio, impacciata, come se
-tu, così grande, non fossi.... non fossi nostro (oh, per un momento,
-bada!) e noi due, io e lei.... — non so dirtelo — divisi — presenti e
-divisi — come divisi, sì, in due vite distanti e contemporanee, vere
-tutt’e due, e vane tutt’e due nello stesso tempo! — Ora, in questi otto
-giorni, tu l’hai vista: quella che è stata per tant’anni la tua mamma
-là, è sparita. Qua è vera quella che conosco io. E questa è mia, è mia;
-dev’esser mia; non può più ritornare là!
-
-ALDO
-
-(_quasi sgomento_)
-
-Ma papà, tu così....
-
-FERRANTE
-
-(_forte, non ammettendo repliche_)
-
-Non posso più tollerarlo!
-
-ALDO
-
-Già; ma vuoi....
-
-FERRANTE
-
-(_pronto, interrompendo c. s._)
-
-Che rimanga qui assolutamente!
-
-ALDO
-
-E l’altra?
-
-FERRANTE
-
-(_stordito dalla subita e placida domanda del figlio, che lo arresta_)
-
-Che altra?
-
-ALDO
-
-Quella di là! Come la conoscevo io; come la conoscono tutti gli altri,
-là.... È vera anche quella, sai, papà!
-
-FERRANTE
-
-(_c. s._)
-
-Come, vera? No! Ormai no! Non può, non deve più esser quella!
-
-ALDO
-
-E come, papà, se ha pure quell’altra sua vita, là, che tu non puoi
-cancellare?
-
-FERRANTE
-
-(_scrollando furiosamente le spalle_)
-
-Ma che vita! che vita!
-
-ALDO
-
-Bene o male. Quella che è. Come ha potuto fargliela quel....
-
-FERRANTE
-
-(_subito, voltandosi di scatto, furibondo_)
-
-Non me lo nominare!
-
-ALDO
-
-Oh, papà: un uomo che s’è fumato tutto da sè, piano piano, come un
-sigaro dolce. È rimasto intero, ma di cenere; che guaj se lo scrolli un
-po’ o se ci soffi sopra, appena appena!
-
-FERRANTE
-
-Ah, se lo scrollo! Lo scrollo! lo scrollo! — Ci soffio! ci soffio! (_E
-si mette a passeggiare sulle furie_)
-
-ALDO
-
-(_quasi tra sè_)
-
-Sarà un bel guajo....
-
-FERRANTE
-
-(_vedendolo, si ferma un po’, per poi riprendere a passeggiare_)
-
-Sì; contentati di dire così, tu, e basta....
-
-ALDO
-
-Ma che vuoi che ci faccia io?... Non ci ho mica colpa io, papà....
-
-FERRANTE
-
-Lo so! Ma è tempo, sai, che lei su, la signora, cominci, cominci a
-riconoscere che la colpa fu anche sua, sua, allora!
-
-ALDO
-
-Ma no, papà, io dico colpa, se lei se ne vuol ripartire. Ti rivolgi
-a me. Io ho potuto farla venire, e avrò fatto male; ho fatto male
-certamente. Non posso mica trattenerla....
-
- Si ode a questo punto dall’interno del portone la voce di
- Evelina.
-
-VOCE DI EVELINA
-
-Ferdinando, il thè.
-
-FERRANTE
-
-Eccola! Non posso farmi vedere da lei così agitato.
-
- S’avvia concitatamente verso il fondo e scompare tra gli
- alberi.
-
- Rientra in iscena poco dopo EVELINA, in abito grigio, da
- viaggio.
-
-EVELINA
-
-(_vedendo Aldo ancora in abito da cavalcare_)
-
-Come, e tu ancora così?
-
-ALDO
-
-(_confuso, guardandosi l’abito addosso_)
-
-Ah, sì.... Mi sono trattenuto a parlare con papà.
-
-EVELINA
-
-E dove.... dov’è andato?
-
-ALDO
-
-Mah.... non so, di là....
-
-EVELINA
-
-E non viene a prendere il thè?
-
-ALDO
-
-Credo che.... che ne abbia poca voglia, oggi, papà.
-
- Pausa. Evelina lascia cadere, apposta, il discorso. Entra
- FERDINANDO con la tejera e con le paste.
-
-EVELINA
-
-Oh, bravo Ferdinando. Posa qua, posa qua (_indica il tavolino
-apparecchiato_).
-
-FERDINANDO
-
-Comanda altro?
-
-EVELINA
-
-Nient’altro, grazie. (_E come Ferdinando va via, si mette a versare
-il thè e il latte, prima per Aldo, poi per sè. Dura ancora un po’ la
-pausa. Poi, rivolgendosi ad Aldo, domanda_) Non sarà cambiato, è vero,
-l’orario delle ferrovie?
-
-ALDO
-
-Te ne vuoi dunque, proprio, ripartire stasera? No, mammina!
-
-EVELINA
-
-Sì, sì, sì!
-
-ALDO
-
-No; almeno stasera, no!
-
-EVELINA
-
-Stasera, stasera....
-
-ALDO
-
-Domani, senti....
-
-EVELINA
-
-Stasera. Basta!
-
-ALDO
-
-Tutto domani, qui; e poi, doman l’altro mattina....
-
-EVELINA
-
-Basta, basta ti dico! È ormai deciso.... Ma come sono buone queste
-paste! Prendine una.
-
-ALDO
-
-(_rifiutando, ingrugnato_)
-
-Grazie. (_Poi_) Qui, per tua regola, è tutto buono.
-
-EVELINA
-
-Sì. Tranne te.
-
-ALDO
-
-No. Tranne te. Sono appena otto giorni, e....
-
-EVELINA
-
-Avrei dovuto ripartirmene il giorno stesso dell’arrivo, appena scoperta
-la vostra bella birbonata!
-
-ALDO
-
-(_con le mani congiunte e aria e voce di preghiera bambinesca e
-birichina_)
-
-Mammina!
-
-EVELINA
-
-Smettila, Aldo!
-
-ALDO
-
-Mi sono tanto strapazzato, oggi, a cavallo.
-
-EVELINA
-
-Peggio per te!
-
-ALDO
-
-Mi fa tanto male il capo!
-
-EVELINA
-
-Smettila, ti dico!
-
-ALDO
-
-E va bene, vattene! Se poi, appena montata in treno, io mi metto a
-letto per davvero con la febbre....
-
-EVELINA
-
-Oh sai, impostore, ricordati la favola di quello che gridava al lupo!
-Io non vengo più, bada, neanche se sei davvero ammalato. Ci hai fatto
-questo bel guadagno!
-
-ALDO
-
-(_con la più tranquilla impudenza_)
-
-Eh sì.... Tu scherzi....
-
-EVELINA
-
-(_voltandosi sbalordita_)
-
-Io scherzo? Io dico sul serio!
-
-ALDO
-
-E intanto questo accadrà sicuramente prestissimo, con la vitaccia
-_americana_ che facciamo qua, io e papà. Io non ci sono abituato....
-Senza le cure di nessuno....
-
-EVELINA
-
-Ma va’ là, commediante, che non sei stato mai così bene come adesso!
-
-ALDO
-
-Sì; ma anche tu, sai, mammina! Vedessi come stai bene, tu!
-
-EVELINA
-
-Via, basta ti dico, Aldo....
-
-ALDO
-
-No, via, confessa, confessa, mammina, che tu ti sentiresti
-maledettamente più felice, qua, con papà!
-
-EVELINA
-
-(_balzando in piedi_)
-
-Insomma, vuoi che me ne risalga su?
-
-ALDO
-
-Ma non devi neanche credere, sai, come quando sei arrivata, che io
-abbia ancora quattro anni, oh!
-
-EVELINA
-
-(_lo guarda come se cascasse dalle nuvole_)
-
-Ma che dici? io? io ho creduto che?... (_Siede di nuovo e si mette a
-ridere_).
-
-ALDO
-
-Tu, tu, sì, me l’ha detto papà! — Lo sgomento! Un attimo!
-
-EVELINA
-
-Io? Ma che dici? Sei impazzito?
-
-ALDO
-
-(_caricando burlescamente l’espressione_)
-
-Vi siete guardati e — niente! come se io, così cresciuto, un bel
-giovanotto, non fossi più vostro. Più niente per te; come per lui — più
-niente!
-
-EVELINA
-
-(_un po’ smorendo, stupita ma pur sorridente, riconoscendo la verità di
-quel che realmente, al suo arrivo, guardando il marito, aveva anche lei
-avvertito in confuso, nel turbamento_)
-
-Ma che pazzie....
-
-ALDO
-
-(_subito, intuendo_)
-
-Mammina, come lo dici! Deve essere stato vero!
-
-EVELINA
-
-(_reagendo al suo sentimento_)
-
-Follie, follie di tuo padre! — Non è stato vero nient’affatto!
-
-ALDO
-
-(_sognante, dopo una breve pausa_)
-
-Potessi andare a nascondermi là, dietro quell’albero, e ricomparirvi
-davanti un cosino.... così, col cerchio e la bacchetta....
-
-EVELINA
-
-(_profondamente turbata, sconvolta; non potendone più_)
-
-Aldo, Aldo, per carità, basta! basta! Non posso più sentirti parlare!
-(_E si mette a piangere, nascondendosi il volto_).
-
- Pausa. Rientra dal fondo FERRANTE. Fa segno ad Aldo d’andar
- via in silenzio: Aldo va via. E allora egli, piano, s’accosta
- a Evelina. A poco a poco, lentissimamente, a cominciar da
- questa scena, la luce andrà scemando per modo che, alla fine
- dell’atto, resti soltanto come un ultimo barlume di crepuscolo.
-
-EVELINA
-
-(_rialzando il capo, e credendo di parlare ancora a Aldo_)
-
-Tu dovresti piuttosto.... (_vedendo Ferrante, e arrestandosi_) — Ah —
-dov’è andato?
-
-FERRANTE
-
-(_in apparenza calmo, sorridente_)
-
-T’ha visto piangere, e se n’è andato.
-
-EVELINA
-
-(_confusa, imbarazzata dalla presenza di lui, perchè non più sicura di
-sè_)
-
-E tu?... Di dove sei venuto?
-
-FERRANTE
-
-Se volevi darmi un po’ di thè....
-
-EVELINA
-
-Ah.... il thè.... ma sarà freddo.... (_E si volta a chiamar verso il
-portone della villa_) Aldo!
-
-FERRANTE
-
-Lo prendo anche freddo.... — lascia!
-
-EVELINA
-
-(_nell’imbarazzo, volendo dare a intendere che ha chiamato il figlio
-per un’altra ragione_)
-
-No.... È, perchè.... Sono un po’ nervosa.... Diceva tante
-sciocchezze.... Ma tu dov’eri?
-
-FERRANTE
-
-(_freddo, senza dar la minima importanza alla cosa_)
-
-Di là. Ho sentito....
-
-EVELINA
-
-(_che ha versato il thè nella tazza, porgendolo senza guardarlo_)
-
-È proprio freddo, sai....
-
-FERRANTE
-
-Non importa.... (_All’atto di Evelina di prendere il bricco del latte_)
-No, senza, senza latte.... (_E dal taschino in alto del panciotto
-trae una fialetta oblunga e versa alcune gocce del liquido che vi è
-contenuto premendo col pollice la piccola leva del turacciolo d’argento
-automatico_)
-
-EVELINA
-
-(_che è stata a guardare_)
-
-E che è?
-
-FERRANTE
-
-Gin.
-
-EVELINA
-
-Lo porti con te?
-
-FERRANTE
-
-L’America! (_E accompagna l’esclamazione con un gesto vago della mano_)
-
-EVELINA
-
-No.... È brutto.... — ti.... ti.... (_Vorrebbe esprimere il suo
-dispiacere, ma si trattiene_)
-
-FERRANTE
-
-Non mi fa niente.... Un sorso ogni tanto....
-
-EVELINA
-
-Ma.... Dio mio, ad Aldo.... ad Aldo no, non lasciar prendere codesto
-vizio!
-
-FERRANTE
-
-Stai tranquilla. Del resto, non è neanche vizio per me, perchè, se
-voglio....
-
-EVELINA
-
-(_con impeto di premura, subito di nuovo trattenuto_)
-
-Ecco sì.... non.... non lo fare....
-
-FERRANTE
-
-Davanti ad Aldo?
-
-EVELINA
-
-No, per te stesso....
-
-FERRANTE
-
-E allora, non perchè non voglia più io, ma perchè non vuoi tu?
-
-EVELINA
-
-(_sempre più imbarazzata_)
-
-Dico per te.... È proprio un brutto vizio.... E ad Aldo, anzi, volevo
-raccomandare appunto....
-
-FERRANTE
-
-Che invece di dir «quelle sciocchezze», pensasse a farmi un po’ da papà?
-
-EVELINA
-
-Ma sì, perchè tu spendi, tu spendi enormemente, all’impazzata di nuovo!
-
-FERRANTE
-
-(_sorridendo_)
-
-No, no.
-
-EVELINA
-
-Come no! T’ho visto buttar via il danaro.... come prima, Dio mio!
-
-FERRANTE
-
-No. Un po’ in questi giorni, perchè ci sei stata tu. — «Come prima»,
-dici? — Ma tu, prima, non te ne accorgevi!
-
-EVELINA
-
-È vero, sì! cieca! cieca! — Ma pensa che tu hai ora Aldo con te!
-
-FERRANTE
-
-Oh, se fosse per questo, no! Non pensai che avevo accanto te, allora!
-Figurati, se potrebbe trattenermi Aldo adesso! — Ma non dubitare che
-ora ci penso....
-
-EVELINA
-
-Sul serio?
-
-FERRANTE
-
-Sì, ci penso.... — ci penserò, via, se non oggi, domani — ma sai
-perchè? perchè sono di nuovo qua; e mi ci sento, qua, di nuovo....
-non so, come.... — come dovresti sentire anche tu! — come se non fossi
-mai partito, ecco — e lo avessi, ah perdio, ancora e senza fine, quel
-danaro — non questo d’ora! — quello, quello! — quello che, per non
-averlo allora calcolato, mi distrusse, spezzò la nostra vita.... — Ah,
-ma ora l’ho di nuovo e lo tengo, lo terrò perchè mi par di riaverla in
-pugno con esso, la mia vita — quella, quella di prima! L’ho sentito in
-questi otto giorni, con te qua.... — Stai sicura che non me lo lascerò
-più sfuggire.
-
-EVELINA
-
-(_timida, dolente_)
-
-Già; ma io.... io....
-
-FERRANTE
-
-(_scartando, fosco, estroso_)
-
-Te ne vai? E allora che vuoi che me ne importi più?
-
-EVELINA
-
-No! Come? E Aldo?
-
-FERRANTE
-
-(_con un riso cattivo, e finto sdegno e finta indifferenza_)
-
-Aldo?... Aldo, se mai.... — In America!
-
-EVELINA
-
-Ah, no! Mai! Mai! Questo non devi neanche pensarlo!
-
-FERRANTE
-
-Ma no, via, non temere!
-
-EVELINA
-
-Me lo dici per spaventarmi?
-
-FERRANTE
-
-No, cara. Sarebbe un ricatto. Io non ne faccio. Sai bene che volevo
-lasciartelo là.... Ha voluto venir via lui. — Ripigliarti, trattenerti
-qua per mezzo del figlio, non lo farò mai: — Sei stata qua otto giorni.
-Sei venuta per lui. Hai visto come (_a bassa voce per la delicatezza
-del sottinteso_) come ho mantenuto la promessa.
-
-EVELINA
-
-(_piano anche lei, senz’ombra di ribellione, come per obbedienza a una
-necessità_)
-
-Me ne sarei ripartita subito!
-
-FERRANTE
-
-Sì, e per farti rimanere, dopo questa minaccia, mi sono trattenuto
-con tutte le forze dell’anima e del corpo! Ma non è possibile, non è
-possibile, Eva, che tu....
-
-EVELINA
-
-(_interrompe, di nuovo timida, su le spine_)
-
-No, no.... basta.... Che dici, ora?... basta....
-
-FERRANTE
-
-Dico che, dopo questi otto giorni di festa, di.... di quella nostra,
-antica festa, non è possibile che tu, chiudendoti la notte, nella tua
-stanza, sola.... (_Pigia su la parola «sola» e le battute seguenti
-saranno intercalate da tutti e due nel discorso, rapidamente; come tra
-parentesi_)
-
-EVELINA
-
-(_subito a occhi bassi_)
-
-Ma certo!
-
-FERRANTE
-
-(_pigiando_)
-
-E a chiave!
-
-EVELINA
-
-(_c. s._)
-
-A chiave, sì....
-
-FERRANTE
-
-(_riattaccando_)
-
-Non abbia pensato, che ti era accanto....
-
-EVELINA
-
-No, no....
-
-FERRANTE
-
-Eh via, sii sincera! — Fui tuo marito! — E tu tremi tutta....
-
-EVELINA
-
-(_subito_)
-
-No!
-
-FERRANTE
-
-Come no?
-
-EVELINA
-
-No.... scòstati.... smetti, Dio mio! non mi tormentare!
-
-FERRANTE
-
-Ma dunque vedi che è vero?
-
-EVELINA
-
-E che pretendi, se è vero? Ragione di più per ripartirmene, se mai —
-per me e per te!
-
-FERRANTE
-
-Per me? No! Come?
-
-EVELINA
-
-Ma sì! Anche per te.... Perchè io.... (_e non sa più come proseguire_)
-
-FERRANTE
-
-(_incalzandola_)
-
-Perchè tu? Che vuoi dire?
-
-EVELINA
-
-(_con grazia da innamorata, ma un po’ ambigua, da potersi anche
-interpretare come un espediente di estrema difesa_)
-
-Vorrei poter venire ancora qua....
-
-FERRANTE
-
-E come? Così?
-
-EVELINA
-
-(_subito_)
-
-Ah, per Aldo!
-
-FERRANTE
-
-Per Aldo! — Grazie! — Non per me!
-
-EVELINA
-
-(_con la grazia di prima_)
-
-Anche per te; ma.... così....
-
-FERRANTE
-
-Grazie tante! Ah, grazie tante, così! Che vuoi che mi importi di mio
-figlio, se vieni per lui? Verrà lui da te! — Così non voglio più io
-allora!
-
-EVELINA
-
-(_sempre con quel suo giuoco di grazia_)
-
-Dovresti capire, che non sarebbe possibile altrimenti.
-
-FERRANTE
-
-Ma perchè? Se è vero che tu mi vuoi ancora bene?
-
-EVELINA
-
-(_pronta, interrompendo_)
-
-Appunto perchè è vero!
-
-FERRANTE
-
-E vuoi che ti lasci ripartire, che ti lasci ritornare là, se mi dici
-che è vero? No! no! (_fa per abbracciarla_)
-
-EVELINA
-
-No, lasciami.... lasciami.... Qua con te potrei esser di nuovo soltanto
-una folle!
-
-FERRANTE
-
-Ma sì! ma sì! Com’io ti voglio! La mia piccola folle d’allora!
-
-EVELINA
-
-E ti pare possibile?
-
-FERRANTE
-
-Perchè no?
-
-EVELINA
-
-Perchè non sono più quella, da tanti anni....
-
-FERRANTE
-
-E in questi otto giorni qua, come sei stata?
-
-EVELINA
-
-Ah così.... per otto giorni.... Può sempre, in qualche momento, a una
-donna non brutta capitare.... (_e lascia il discorso in sospeso_)
-
-FERRANTE
-
-(_spingendola a dire_)
-
-Capitare, che cosa?
-
-EVELINA
-
-Che so!... Di vedersi guardata da qualcuno con una strana
-insistenza.... e colta all’improvviso, turbarsene; sentendosi ancora
-bella, compiacersene.... Si può, senza che paja di commettere una
-colpa, in quell’istante di turbamento o di compiacenza, carezzar col
-pensiero dentro di sè quel desiderio suscitato; immaginare.... così,
-come in sogno, un’altra vita, un altro amore.... Ma poi.... basta! La
-vista delle cose attorno, un minimo richiamo della realtà....
-
-FERRANTE
-
-Ma non è anche questa, non è anche questa una realtà per te?
-
-EVELINA
-
-No.... sono come.... non so....
-
-FERRANTE
-
-Perchè non vuoi toccarlo qua, in me, in te stessa, il tuo sentimento....
-
-EVELINA
-
-Sono come lontana.... lontana....
-
-FERRANTE
-
-No! Tu devi essere qua!
-
-EVELINA
-
-Non posso.... non posso....
-
-FERRANTE
-
-Mia! Mia! Mia!
-
-EVELINA
-
-No, Ferrante: — via! Basta.... Ajutami, Dio mio! Intendendo che io
-debbo pure — debbo — poter tornare là!
-
-FERRANTE
-
-E perchè, là, sì? — Tu hai pure qua tuo figlio! E io sono tuo marito!
-
-EVELINA
-
-Ah, ma non è la stessa cosa....
-
-FERRANTE
-
-Come non è?
-
-EVELINA
-
-Non è! Prima di tutto perchè.... guarda! — se io restassi qua con te
-— (e dovrei per forza restare, perchè certo non potrei più, allora,
-ritornare là — tu lo intendi!) — ebbene, perderei per sempre ogni
-diritto di rivedere mia figlia. E sarebbe per me impossibile! — Poi,
-per me stessa....
-
-FERRANTE
-
-Per lui, vuoi dire!
-
-EVELINA
-
-(_subito, con forza_)
-
-Ma non per lui! — Per te, anzi!...
-
-FERRANTE
-
-(_scrollando le spalle_)
-
-Ma via.... ma via....
-
-EVELINA
-
-(_c. s._)
-
-Sì, sì, per te! per te e per me! Perchè non potrei più dire — lo
-capisci — che vengo qua per Aldo, perchè verrei, invece, realmente,
-per te! Mentre tu puoi esser sicuro che là vado solo perchè c’è mia
-figlia....
-
-FERRANTE
-
-Bello! Ah, un bellissimo ragionamento, codesto! Grazie! Là, dove
-andresti soltanto per poter rivedere tua figlia, là, sì! E qua, invece,
-dove verresti....
-
-EVELINA
-
-(_subito, ostinata_)
-
-Per te....
-
-FERRANTE
-
-(_compiendo la frase_)
-
-No!
-
-EVELINA
-
-(_c. s._)
-
-No! — precisamente: — no!... E non deve sembrarti soltanto un
-ragionamento, perchè credi che è anche il mio sentimento, ed è sincero!
-Pensa che c’è pure mia figlia là!
-
-FERRANTE
-
-Va bene; e Aldo, qua?
-
-EVELINA
-
-Aldo.... — Tu non puoi intenderlo, non puoi intenderlo, perchè soltanto
-una donna — questo — lo può intendere! — Io sento che ci sei tu, in
-lui, nel mio amore per lui; mentre mia figlia, là, la sento sola! Ecco.
-
-FERRANTE
-
-E perchè è così, vuoi ora ritornare da lui?
-
-EVELINA
-
-Ma non che voglia! debbo! — È una necessità, che non è dipesa solo
-da me. L’hai riconosciuta tu stesso, santo Dio, ritornando; e anche
-accettata.
-
-FERRANTE
-
-Finchè non sapevo....
-
-EVELINA
-
-(_subito troncando_)
-
-Che cosa? Non mi forzare a dire.... Non posso mica dirti che cosa io
-sento là.... Io debbo più, più che la gratitudine a chi m’ha difesa,
-protetta, salvata dalla disperazione in cui ero caduta per te, senza
-mai approfittare del mio stato, con una devozione....
-
-FERRANTE
-
-Basta! basta! basta!
-
-EVELINA
-
-No! È bene che tu lo sappia!
-
-FERRANTE
-
-Ma me le ha dette lui, non dubitare, tutte le sue benemerenze! — Non
-capisco però, come avendo tanta.... tanta vita, quanta in questi giorni
-hai saputo ritrovarne in te — ti sii potuta acconciare a vivere là....
-con quello....
-
-EVELINA
-
-Ma no, che c’entra! — Qua, con te.... con questa vita senza nè capo
-nè coda.... sfido! — Là.... una vita tranquilla.... Non ho mai neppur
-pensato di doverne esser contenta.... Ho tanto da fare, da badare....
-Qua dài tu, tutto. Là do io; e ho la soddisfazione di farla io, agli
-altri, la vita....
-
-FERRANTE
-
-Negandola a me! Perchè a chi la darò più, io, la vita, se tu te ne vai?
-
-EVELINA
-
-(_con slancio, posandogli le mani sulle spalle_)
-
-Ma a me, a me, come l’hai data sempre, anche quando non c’eri! — Sì....
-Tutta la vita — tutta la vita, che mi veniva da Aldo, perchè era tuo
-— la tua vita! — Seguita a darla a lui, qua, e sarà come se la dessi
-anche a me! (_Troncando, perchè vede Aldo sulla soglia del portone
-della villa_)
-
- Dalla soglia della villa ALDO, sporgendo il capo, domanda:
-
-ALDO
-
-Pace?
-
-EVELINA
-
-Pace, pace.... sì.
-
-ALDO
-
-(_balzando sulla scena e correndo a Evelina_)
-
-Ah! Dunque resti? Viva la mammina!
-
-EVELINA
-
-No.... Parto....
-
-ALDO
-
-Ma che partire più! Come parti, se hai fatto pace?
-
-EVELINA
-
-Ma parto anzi per questo; perchè ci siamo intesi!
-
-ALDO
-
-No, no, senti, almeno fino a domani!
-
-EVELINA
-
-Ma se ho tutto pronto su per la partenza!
-
-ALDO
-
-E tu lascialo pronto! — Via, sì — concesso! concesso!
-
-FERRANTE
-
-Non ci siamo affatto intesi. — Parte. E se vuoi partire anche tu con
-lei.... Sono stato un pazzo, un pazzo a ritornare. Ero riuscito così
-bene a strapparmelo dal petto il cuore e a calpestarlo, così, sotto
-il piede.... Nossignori! Sono ritornato.... (_Con esasperazione, quasi
-gridando_) Non posso vedervi insieme! Ecco — eravate voi due.... C’ero
-anch’io con voi, quando tu eri così piccino.... Ora voi potete stare
-insieme — e io no, ne sono fuori! Perchè lei deve poter ritornare là!
-Ebbene, ritorni là! ritorni là! (_Silenzio — lunga pausa. — Ma a questo
-scatto di disperata passione, Evelina, sentendosi tutta sconvolgere,
-reclina il capo e si mette a piangere. — Aldo le si accosta, le pone
-una mano sulla spalla, si china verso lei e non osa dir nulla. Ferrante
-— che s’è allontanato un po’ in fondo al giardino passeggiando — riesce
-a riprendersi, a dominarsi, s’accosta anche lui ad Evelina e le dice:_)
-No, Eva.... su, non voglio che tu pianga qua.... Basta.... Io, capisco,
-capisco.... Ma alla vita che puoi avere qua, che hai ancora in te — e
-l’hai dimostrato, l’hai dimostrato in questi giorni, — bada che io non
-voglio rinunziare.
-
-EVELINA
-
-Ah no! Non più! non più, adesso!
-
-FERRANTE
-
-Come non più? io voglio!
-
-EVELINA
-
-Ma io lo dico per te.
-
-FERRANTE
-
-Non pensare a me. Ci stordiremo!
-
-EVELINA
-
-No.... no.
-
-FERRANTE
-
-Sono gli unici istanti di vita che posso ancora darti.... Figurati se
-ci rinunzio! Su via, su Aldo, a noi! (_Prendono l’uno e l’altro Evelina
-per le braccia_).
-
-EVELINA
-
-No, lasciatemi....
-
-FERRANTE
-
-Qua, Eva non deve pensare. E quando tu sarai stanca là, d’essere
-mamma Lina: voglio, voglio, intendi, che ritorni ad essere qua la mia
-piccola, la mia piccola Eva folle. — Non per me, per te sola.... —
-Basta.... su.... su....
-
-EVELINA
-
-Ma no.... dove?
-
-FERRANTE
-
-Ma al solito....
-
-ALDO
-
-Già! La volata, mammina! (_Indica l’altalena_) Non abbiamo fatto oggi
-la volata. Ma resta inteso che tu non parti più per stasera — almeno
-questo sì! concesso.... concesso!... Tutto domani e poi basta!
-
-EVELINA
-
-E poi basta! Badate!
-
-ALDO
-
-Sì, sì, grazie, grazie, mammina: tutto domani, e poi basta! —
-Concertiamo subito subito una bella pazzia per stasera? — Su, mammina,
-vieni, vieni! (_La tira col padre per la mano verso l’altalena in
-fondo_)
-
-EVELINA
-
-Ma no! ma no....
-
-ALDO
-
-Qua, sull’altalena....
-
-EVELINA
-
-Ma no....
-
-ALDO
-
-Sì, sì.... (_La fa montare_) Perchè ti venga una bella idea volante,
-mammina! (_La spinge_) Su.... opla.... là....
-
- Suona il campanello al cancello. Ferrante, rimasto fosco e
- taciturno sul davanti della scena, si volta al suono, e poichè
- è lì presso, e vede davanti al cancello un signore, si reca ad
- aprire. Si fa avanti l’avvocato GIORGIO ARMELLI.
-
-FERRANTE
-
-Desidera?
-
-ARMELLI
-
-Sono l’avvocato Giorgio Armelli.... Vengo da Firenze.
-
-EVELINA
-
-(_voltandosi dall’altalena e scorgendolo_)
-
-Ah, Dio.... Ferma, ferma, Aldo.... — C’è l’avvocato!
-
-ARMELLI
-
-(_vedendola andare sull’altalena_)
-
-Uh.... Dio mio.... Signora Lina!
-
-ALDO
-
-Oh guarda, l’avvocato!
-
-EVELINA
-
-Ma, Aldo, ti dico ferma!
-
-ALDO
-
-Ecco, mamma.... Tieni conto che m’alzo adesso dal letto....
-(_Fingendosi convalescente, debolissimo, riesce a fermar l’altalena_)
-Ecco, scendi....
-
-EVELINA
-
-(_riassumendo, come può, tutta la sua aria di dignitosa signora_)
-
-Mi scusi tanto, avvocato!
-
-ARMELLI
-
-Ma no.... di che?
-
-EVELINA
-
-(_indicando Aldo_)
-
-Lei sa com’è matto.... Ha voluto farmi provare.... (_indica l’altalena_)
-
-ALDO
-
-E metta che sono ancora debolissimo! Posso ben dire d’averla scampata
-bella, caro avvocato!
-
-ARMELLI
-
-Mi.... mi congratulo....
-
-EVELINA
-
-Segga, segga, avvocato.
-
-ARMELLI
-
-No, grazie. Ho di là la carrozza (_indica fuori del cancello_). Me ne
-riparto tra un’ora per Firenze. (_Poi imbarazzato, perchè non è stato
-ancora presentato a Ferrante_) Ma io.... veramente....
-
-EVELINA
-
-Ah, già, scusi.... (_Presentando_) L’avvocato Giorgio Armelli — mio....
-mio marito, Ferrante Morli.
-
-FERRANTE
-
-(_con un riso poco invitante_)
-
-Il socio?
-
-ARMELLI
-
-Sissignore.... Da tanti anni.... — Fortunatissimo!
-
-EVELINA
-
-E sarà venuto per affari professionali, m’immagino, avvocato....
-
-ARMELLI
-
-No, ecco.... No, e sì — veramente.... Avevo un affaruccio da sbrigare e
-l’ho sbrigato. Venivo per prendere notizie e anche per darne, perchè —
-lei può immaginarsi — siamo stati tutti, là, in gran pensiero.
-
-FERRANTE
-
-E si figuri noi qua, caro signore!
-
-ARMELLI
-
-Ah, lo credo, lo credo.... Ma vedo che, grazie a Dio, Aldino, adesso....
-
-ALDO
-
-Ah no, sa! Non sto mica ancora bene, io....
-
-ARMELLI
-
-Eh, ma, via — puoi contentarti.... Mentre.... ecco, a Firenze.... a
-Firenze, corrono anche là per i ragazzi certe malattie....
-
-ALDO
-
-(_scoppia in una gran risata_)
-
-EVELINA
-
-(_in tono di rimprovero_)
-
-Ma, Aldo!
-
-ALDO
-
-(_ridendo sempre_)
-
-E non capisci, mamma, che cosa viene a dirti? Che s’è ammalata la
-Titti, adesso, a Firenze! (_E seguita a ridere, a ridere, comunicando
-il riso a Ferrante e poi anche ad Evelina, per quanto ella forse non
-voglia_)
-
-EVELINA
-
-(_mentre la risata involontaria le muore sulle labbra_)
-
-Anche la Titti là adesso?
-
-ARMELLI
-
-(_rimasto imbarazzato, mortificato, tentando di sostenersi_)
-
-No, ecco.... veramente....
-
-EVELINA
-
-(_per scusare il figlio_)
-
-Lei vede bene, avvocato, che questo briccone qua.... (_indica Aldo,
-sottintendendo «Non è stato mai malato»_)
-
-ARMELLI
-
-Già, ma io, ecco.... posso assicurare....
-
-ALDO
-
-(_subito sopraffacendolo con voce goffa_)
-
-Ma sì! Ma sì! Malattiacce, malattiacce, caro avvocato, che sogliono
-venire ai figli lontani!
-
-ARMELLI
-
-Già, sì....
-
-ALDO
-
-E sa come si chiamano? «Mammanconìe».
-
-EVELINA
-
-Vede che bel tipo, avvocato?
-
-ALDO
-
-No, scusa! Un bel tipo anche lui, allora, se serve dello stesso mezzo!
-
-FERRANTE
-
-Eh, mi pare!
-
-ARMELLI
-
-Ma no, scusi.... È che propriamente....
-
-EVELINA
-
-(_subito_)
-
-Dio mio, avvocato, lei non mi vuol dire che la Titti è ammalata davvero?
-
-ARMELLI
-
-No, no.... È che chiede, chiede molto di lei, ecco! Si sa, la mamma....
-
-ALDO
-
-Ecco, dunque, vede? «Mammanconìa» Dica così.
-
-EVELINA
-
-Sì, Aldo, ma per concludere allora, ch’io me ne debbo ripartire subito
-— ora stesso!
-
-ALDO
-
-No!
-
-EVELINA
-
-Sì!
-
-ALDO
-
-Se la Titti non ha niente....
-
-EVELINA
-
-(_rivolgendosi recisamente all’Armelli_)
-
-Ha detto che ha fuori la vettura, avvocato?
-
-ALDO
-
-Avevi promesso....
-
-EVELINA
-
-Basta, Aldo. (_Ad Armelli_) Vengo subito con lei. Avevo già deciso di
-partire questa sera. Ho tutto pronto su. M’aspetti un momento (_via di
-fretta per il portone della villa_).
-
-ARMELLI
-
-Ecco.... veramente la ragazza....
-
-ALDO
-
-Ammalata?
-
-ARMELLI
-
-Ha avuto una febbretta due giorni fa.
-
-ALDO
-
-Ma passata adesso?
-
-ARMELLI
-
-Sì, passata.... Ma mia moglie la tiene a letto per precauzione.
-
-FERRANTE
-
-Per carità, non la turbino senza ragione.... Non le dica nulla durante
-il viaggio, la prego, di questa febbretta già passata....
-
-ARMELLI
-
-No no, stia sicuro.... nulla!
-
-ALDO
-
-Scommetto, avvocato, che non è neanche vero che la Titti la chiede così
-molto, come ha detto lei.
-
-ARMELLI
-
-Ah, no! per questo ti posso assicurare....
-
-ALDO
-
-Ma non fino al punto che la mamma non possa star qui neanche per un
-altro giorno.... Guardi, avvocato, andremo tutti e quattro a cena
-questa sera. Venga, venga con noi!
-
-ARMELLI
-
-Ma che! No, non è possibile!
-
- Sopravviene EVELINA pronta per partire seguita da FERDINANDO
- che attraversando la scena recherà la borsa da viaggio alla
- carrozza che si suppone fuori del cancello.
-
-EVELINA
-
-Che cos’è?
-
-ALDO
-
-Senti, mamma, l’avvocato dice che non c’è da avere tanta fretta, e che
-vorrebbe venire, dice, a cena con noi, fuori, questa sera....
-
-ARMELLI
-
-Ma no! io?...
-
-ALDO
-
-Come no! Lei....
-
-ARMELLI
-
-Ma se ho preso finanche il biglietto per partire, figliuolo mio!
-Impossibile!
-
-EVELINA
-
-Non gli dia retta. Non dia retta a questo matto, avvocato. Andiamo,
-andiamo.... (_A un pensiero che le sovviene improvviso_) Ah senti,
-Aldo.... Un momento, scusi, avvocato. (_E tirandosi Aldo in disparte_)
-Ho visto nella valigia una gran confusione.... certe.... sì, pazzie....
-che tuo padre ha voluto comperare per forza.... Non posso portarmele
-là.... A levarle non facevo a tempo. Lascio tutto. Le leverai tu, e mi
-spedirai la valigia domani. Mi porto solo la borsa da viaggio.
-
-ALDO
-
-Sì, sì. Brava! Così resta qua la roba ad aspettarti, mammina!
-
-EVELINA
-
-Ah, no, caro! Adesso t’aspetto io a Firenze.
-
-ALDO
-
-Che! Non finisce il mese che sono di nuovo ammalato.
-
-EVELINA
-
-Eh, no — basta.... Con questo gancio non mi tiri più, sai!
-
-ALDO
-
-Eh, ma ne abbiamo tanti altri! Guarda! (_rivolgendosi a Ferrante_)
-Papà, tu quando hai detto che partirai?
-
-FERRANTE
-
-Io?
-
-ALDO
-
-Ma sì, per quel viaggio che mi hai detto che devi fare in Spagna....
-per le piriti.... non so....
-
-FERRANTE
-
-Ah sì! Ai primi del mese venturo forse....
-
-ALDO
-
-Capisci, mamma? Resterò solo per una ventina di giorni. E tu verrai a
-tenermi compagnia almeno per una settimana! Ecco fatto!
-
-EVELINA
-
-Sì, sì.... va bene, va bene. Dammi un bacio per ora e lasciami andare,
-chè l’avvocato ha fretta (_lo abbraccia e bacia_).
-
-ALDO
-
-L’avrei fatto divertire tanto io stasera, avvocato!
-
-ARMELLI
-
-Eh, caro.... Tu sei giovane. Addio, addio.
-
-EVELINA
-
-(_accostandosi a Ferrante_)
-
-Addio, anche a te....
-
-FERRANTE
-
-(_piano_)
-
-No, a rivederci!
-
-EVELINA
-
-Andiamo, avvocato! Addio, Aldo.
-
-ALDO
-
-T’accompagno fino alla carrozza.
-
-ARMELLI
-
-(_saluta Ferrante che inclina appena il capo_)
-
-Tanti ossequi. (_Via con Aldo ed Evelina_)
-
- Ferrante resta solo nel giardino. Si ode fuori del cancello
- una cara allegra risata di Evelina, certo per qualche cosa che
- le avrà detto Aldo. Nel giardino è già quasi sera. Rientra dal
- cancello prima Ferdinando, che attraversa la scena per riuscire
- dal portone della villa, poi Aldo.
-
-ALDO
-
-Partita....
-
- I due uomini, soli, non sanno più nè che cosa dirsi, nè che
- cosa fare. Nella tristezza del barlume crepuscolare, come una
- bolla che assommi silenziosamente, s’accende il globo di luce
- elettrica in cima al portone.
-
-
- TELA
-
-
-
-
-ATTO TERZO
-
-
-SCENA
-
- Stanza di passaggio in casa dell’avvocato Carpani. La comune
- in fondo. L’uscio laterale a destra dà nella camera del
- Carpani; quello a sinistra, nella camera di Titti. Quanto
- all’arredamento, è necessario soltanto un ampio letto a
- sedere. Gli altri mobili, armadio, cassettone, ecc., diano
- l’impressione di un interno intimo, agiato.
-
- Prime ore del mattino. (Dal secondo al terzo Atto passa
- soltanto una notte).
-
- Al levarsi della tela sono in iscena LELLO, la SIGNORA ARMELLI
- e la SIGNORA TUZZI. Lello passeggia fosco per la stanza. La
- signora Armelli sulla soglia dell’uscio a sinistra parla,
- rivolta verso l’interno, a Titti ancora a letto. La signora
- Tuzzi seduta, quasi sdrajata; sul letto a sedere tiene la testa
- reclinata sulla spalliera, come una che, avendo vegliato tutta
- la notte, abbia ora inavvertitamente ceduto al sonno.
-
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-(_parlando verso l’interno_)
-
-Ma no, ma no, figliuola mia! se mai, più tardi.
-
-LELLO
-
-Ps! Piano, piano, signora Lucia....
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-(_voltandosi_)
-
-Perchè? (_E come Lello le accenna che la signora Tuzzi s’è
-addormentata_) Ah, poverina, dorme? (_Ma poi, come a una minaccia
-di Titti d’alzarsi dal letto, grida facendo qualche passo verso
-l’interno_) Insomma, no, Titti! Io non te lo permetto! (_E rientra in
-iscena, richiudendo l’uscio_)
-
-LELLO
-
-Ma che cosa vuole, si può sapere?
-
-SIGNORA TUZZI
-
-(_svegliandosi al rumore, infastidita_)
-
-Dio mio, che cos’è?
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-(_rispondendo a Lello_)
-
-Che? Vorrebbe alzarsi a quest’ora!
-
-LELLO
-
-Ma non c’è Miss Write di là?
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Ma sì! Dice che s’è sognata che arrivava (_sta per dire la mamma; si
-trattiene, dice:_) lei; e vorrebbe alzarsi.... (_Alla signora Tuzzi_)
-Mi dispiace cara, d’averti svegliata....
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Ma no.... non dormivo.... M’ero un po’ appoggiata.... così.... (_Si
-stropiccia con le mani le braccia, come per freddo_).
-
-LELLO
-
-Povera signora, si sarà infreddolita....
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Sì.... un po’. Fa ancora freddo di notte.
-
-LELLO
-
-Passare una nottata così!
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Ma non lo dica nemmeno, caro avvocato! Ho tenuto compagnia a lei, a
-Lucia....
-
-LELLO
-
-E io le sono proprio grato. Ma ora, guardi, mando giù la Lisa a
-prendere una vettura, e lei se n’andrà a riposare.
-
-SIGNORA TUZZI
-
-No, no, no....
-
-LELLO
-
-Ma sì — comodamente a casa!
-
-SIGNORA TUZZI
-
-No, guardi: prenderò un caffè, e sarò perfettamente a posto. — Lei,
-piuttosto, avvocato....
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Ma gliel’ho già detto tre volte!
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Vada, vada a riposarsi un momento!
-
-LELLO
-
-Ma che! Non posso.... non posso....
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Come non può! — Col da fare che ha avuto jeri, per giunta: — solo
-— capisci? nell’assenza di mio marito. — Tutto il peso dello Studio
-addosso....
-
-SIGNORA TUZZI
-
-(_scotendo amaramente il capo_)
-
-E un simile colpo a tradimento! — Via, via, faccia questo piacere a
-noi, avvocato!
-
-LELLO
-
-Vi assicuro, signore mie, che non potrei.
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Si stenda almeno sul letto per un pajo d’ore!
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Ecco, anche senza dormire....
-
-LELLO
-
-Sarebbe peggio, credano! Non posso neanche star seduto. — Ho bisogno di
-muovermi.... Una smania!
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Eh, ha ragione....
-
-LELLO
-
-Vadano, vadano loro, piuttosto.
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-(_alla signora Tuzzi_)
-
-Tu; se vuoi....
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Ma no; quando andrai via tu....
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Io ho lasciato detto a casa jersera di mandar questa mattina il
-cameriere alla stazione per avvertire Giorgio, appena arriva, che venga
-a prendermi qua....
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Ecco, brava! Così sapremo. Porterà certo qualche notizia.... se l’ha
-veduta....
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-(_sospirando_)
-
-Speriamo!
-
-SIGNORA TUZZI
-
-(_a Lello_)
-
-E forse — chi sa! — le darà, avvocato, una spiegazione plausibile....
-
-LELLO
-
-(_fosco, agitato_)
-
-Oh, una spiegazione ci sarà.... ci sarà.... (_E all’improvviso, colto da
-un capogiro, si porta una mano su gli occhi_) Dio mio....
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-(_subito, premurosa_)
-
-Che cos’è?
-
-SIGNORA TUZZI
-
-(_c. s._)
-
-Si sente male?
-
-LELLO
-
-Niente.... niente.... un piccolo capogiro....
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Ma vede? ma vede? — Su! su! su! Non le permettiamo più di stare in
-piedi....
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Sia buono, via!
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Obbedisca, obbedisca — a letto!
-
-LELLO
-
-(_lasciandosi portare dalle due signore fino all’uscio a destra_)
-
-Sì, grazie.... sì; un po’ di stanchezza.... La notte perduta.... (_via_)
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Mi fa una pena! mi fa una pena!
-
-SIGNORA TUZZI
-
-(_scotendo il capo con sdegno, con l’aria di dire: «Che cosa è il
-mondo!»_)
-
-Mah! dopo essere stato così esemplare....
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Esemplare? Eroico!
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Col suo valore, con la sua posizione, avrebbe potuto costituirsi
-attorno....
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Ma sì, una famiglia, tersa come uno specchio! — Invece, è andato a
-confondersi con una donna compromessa in.... in chi sa che pasticci!
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Già. Dicono tra l’altro, che il marito....
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Sì, se ne dovette scappare! E l’abbandonò col figlio. Capitò qua, in
-cerca d’un avvocato; scelse lui; egli la vide; se ne innamorò.... —
-Lottare, come ha lottato, pover uomo, per farla entrare in relazione
-con la gente per bene — ed essere alla fine compensato così!...
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Io non so! C’era parsa a tutte così.... seria, tranquilla....
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Oh, senti: lei sostiene che il figlio se n’è voluto andar lui col
-padre, con la scusa che qua ormai non poteva più stare.... — Figurati
-che scusa! Noi tutte, amiche, la migliore società, avevamo reso
-normalissima la situazione e nessuno più, nessuno, trattando con Aldo,
-stava a pensare che la madre e l’avvocato non fossero marito è moglie;
-egli lo chiamava papà.... — Per me non c’è dubbio: dev’essere stata
-lei! è stata lei!
-
-SIGNORA TUZZI
-
-A indurre il figlio ad andarsene col padre?
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Nessuno me lo leva dalla testa!
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Per avere il pretesto di.... di fare la spola tra Roma e Firenze?
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Precisamente! — Io non credo, non credo che Aldo.... (_si corregge_) il
-figlio, altrimenti, se ne sarebbe andato!
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Ma allora può darsi che anche....
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-La malattia del figlio, dici?
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Sia una commedia concertata.
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Ma sì! Tutti d’accordo, là! — È chiaro, ormai! Scusa, più chiaro di
-così?
-
-SIGNORA TUZZI
-
-(_nauseata_)
-
-Ah! mettere avanti il figlio.... — la malattia del figlio, per.... —
-ah! È ributtante!
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Ributtante! ributtante! (_Poi, risoluta_) Io non so che decisione
-prenderà qua lui (_allude a Lello_).
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Oh, ma credo che, se è così....
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-No, sai — è tanto.... troppo debole.... troppo debole.... — per
-bontà....
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Supponi che....
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Ah, ma io, no! — io, basta! — Io, per me, qua, se lui se la tiene, non
-rimetterò più piede!
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Ma figurati — neanch’io!
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Ma tutte, credo!
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Che sciocca, infine! Aver fatto accettare una simile situazione, e
-perderla, rovinarsi, così, in un momento!
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Mi dispiace sinceramente per questo poverino (_allude a Lello_) che
-poi, capisci? è anche socio di mio marito. Ma non transigo! Avrà un bel
-persuadermi Giorgio: — non transigo, non transigo!...
-
- Si schiude cautamente l’uscio a sinistra, ed entra Miss WRITE
- col suo cappello a cuffia annodato sotto il mento, pronta per
- andar via.
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-(_alludendo a Titti_)
-
-S’è addormentata?
-
-MISS WRITE
-
-Sì, signora.
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Ah, finalmente!
-
-MISS WRITE
-
-Io, signora, adesso — ho pensato, ho pensato — desidero andare via.
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Ma no, per carità; adesso, no....
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Aspetti almeno, prima, che ritorni lei.... la signora!
-
-MISS WRITE
-
-Ah no, ah no — desidero andare via prima, prima. Adesso.
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Dio mio, ma parli almeno con l’avvocato! Adesso è impossibile.... È
-andato a riposare un po’... Abbia pazienza ancora per qualche ora.
-
-MISS WRITE
-
-Per qualche ora, sì — bene.
-
-SIGNORA TUZZI
-
-E intanto, se non le dispiace, ci faccia portare....
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Ah già.... sì, da Lisa, la prego.... un po’ di caffè....
-
-MISS WRITE
-
-Caffè. Bene. Farò portare.
-
- Miss Write, via per la comune.
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-(_subito, in tono di grazioso rimprovero_)
-
-Hai avuto troppa fretta, troppa fretta!
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Io? Ma no.... È stata lei! M’assicurò che qua non sarebbe più rimasta,
-assolutamente!
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-(_con ammirazione, alludendo alla moralità della governante inglese_)
-
-Ma come sono!
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Proprio assolutamente, ti dico! E allora, vista questa risoluzione
-irremovibile di licenziarsi, sapendo che la Nori cercava una
-governante....
-
- Entra dalla comune LISA con un vassojo e l’occorrente per il
- caffè.
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Oh, ecco — brava, Lisa!
-
-LISA
-
-Aspettavo che venissero a prenderlo di là.... Avevo apparecchiato anzi
-per la colazione....
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-No no, basta una tazza di caffè.... Grazie.
-
- Si sente sonare il campanello, lontano.
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Suonano, mi pare....
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-(_guardando l’orologio da polso_)
-
-Ah, ma forse.... — son già le sette e mezzo — può darsi che sia lui,
-Giorgio....
-
- La Lisa va ad aprire. La signora Armelli verserà intanto il
- caffè per la signora Tuzzi e per sè.
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Sentiremo, sentiremo....
-
- Si ode dall’interno la voce di EVELINA, ansiosa.
-
-VOCE DI EVELINA
-
-Titti! Titti mia! Dov’è la Titti?
-
- Subito la signora Armelli e la signora Tuzzi si turbano, posano
- le tazze e si irrigidiscono.
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Ah, eccola!
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-È arrivata con mio marito! Io allora vado subito via!
-
- Entra EVELINA, seguita dall’avvocato GIORGIO ARMELLI.
-
-EVELINA
-
-Ah, tu qua, Lucia? Anche lei, signora? (_Si spaventa_) Ma dunque? Dio
-mio! (_E si precipita verso la camera di Titti_)
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-(_cercando d’impedirle l’entrata_)
-
-No — guarda, è tranquillissima.
-
-EVELINA
-
-Lasciami, voglio vederla!
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Già, ma dorme....
-
-EVELINA
-
-Farò piano.... Non la sveglierò....
-
- Evelina entra nella camera di Titti. Subito le due signore
- corrono a prendere sul cassettone i loro cappelli e se li
- calcano in capo, chinandosi per guardarsi allo specchio
- dell’alzata, con movimenti sincroni e uguali.
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Andiamo via!
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Andiamo via!
-
-GIORGIO
-
-Non così subito, per carità!
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Subito!
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Subito!
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Ci dirai, via facendo....
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Ci dirà.... ci dirà....
-
-GIORGIO
-
-Uh.... cose!... cose!...
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Ah sì?
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Ah sì?
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-E hai il coraggio di dire «non così subito»?
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Cose indecenti?
-
-GIORGIO
-
-Follie.... Cavalli.... altalena....
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Circo equestre! — Andiamo via!...
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Andiamo via!
-
- Le due signore stanno per andar via con Giorgio, quando s’apre
- l’uscio da destra ed entra LELLO CARPANI, il quale, vedendoli
- andar via, chiama, meravigliato, dolente:
-
-LELLO
-
-Giorgio!
-
-GIORGIO
-
-(_voltandosi_)
-
-Oh, Lello.... Buon giorno, caro....
-
-LELLO
-
-Ma come! Ve ne andate?...
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Sì, sì, avvocato!
-
-SIGNORA TUZZI
-
-È arrivata!
-
-LELLO
-
-Arrivata?
-
-GIORGIO
-
-Sì, con me.... È corsa di là!
-
-LELLO
-
-(_alle signore_)
-
-E loro.... se ne vanno?
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Ah sì, mi dispiace, avvocato.... ma....
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Ormai....
-
-LELLO
-
-(_a Giorgio_)
-
-E anche tu?
-
-GIORGIO
-
-Ma io ritorno subito! È.... per.... sì, per lasciarti in libertà
-adesso....
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Ma certamente! certamente!
-
- Rientra dall’uscio a sinistra EVELINA. Si sarà liberata del
- cappello e del velo da viaggio. Lieta d’aver trovato la figlia
- già guarita, non s’accorge in prima del contegno freddo,
- ostile, impacciato di tutti e quattro.
-
-EVELINA
-
-Ah, niente! M’ero spaventata, vedendovi qua.... (_Guarda le amiche; le
-vede col cappello in capo_) Ma come?... State per andar via?
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Sì. E tengo a dichiarare, che siamo state qua questa notte, non per
-la bambina già guarita, che non aveva più bisogno di noi — ma per lui!
-(_Indica Lello_)
-
-EVELINA
-
-(_stordita, volgendosi a Lello_)
-
-Per te? (_Non capisce e balbetta_) Come.... perchè?
-
-LELLO
-
-(_indispettito nel vederla così, come ignara di tutto_)
-
-Ma dopo il suo telegramma, Lina! (_Indica Giorgio_)
-
-EVELINA
-
-(_più che mai stordita, volgendosi a Giorgio_)
-
-Telegramma? Che telegramma?
-
-LELLO
-
-(_c. s._)
-
-Che m’annunziava che Aldo non è stato mai malato!
-
-EVELINA
-
-(_che non sa di questo telegramma, rivolgendosi di nuovo a Giorgio_)
-
-Ah, come! Lei? (_Sottintende: «Ha spedito a tradimento questo
-telegramma?»_)
-
-GIORGIO
-
-(_subito, imbarazzato_)
-
-Per tranquillare, veda.... per tranquillare....
-
-EVELINA
-
-Ma io le ho pur spiegato in viaggio.... (_Dirà questo, sospettando
-ch’egli abbia perpetrato il tradimento di quel telegramma durante il
-viaggio_)
-
-GIORGIO
-
-(_intuendo_)
-
-Ma è stato prima! è stato prima!
-
-EVELINA
-
-E quando, prima?
-
-GIORGIO
-
-Sì.... perchè, veda.... ero venuto jeri alla villa, prima che lei
-ritornasse dalla sua passeggiata a cavallo (_movimento di sorpresa
-delle due signore e di Lello_) e, saputo dal cameriere che Aldo, grazie
-a Dio....
-
-EVELINA
-
-Ah, ecco.... — per tranquillare....
-
-LELLO
-
-(_con forza, insorgendo a difesa di Giorgio_)
-
-Per tranquillare, sì! Perchè noi tutti qua, per otto giorni....
-
-EVELINA
-
-(_subito, dolente, affettuosa_)
-
-Ma l’ho già detto a lui in treno, Lello! Ti giuro che io non ho visto
-nessuno, nessuno dei tanti telegrammi spediti da voi, di cui lui mi ha
-parlato! Vi avrei tranquillato subito io stessa!
-
-LELLO
-
-Te li hanno dunque nascosti?
-
-EVELINA
-
-Certo per trattenermi là con loro, temendo che, se avessi saputo della
-vostra inquietudine, mi sarei affrettata a ripartire! Ah, ma son sicura
-che in nessuno di quei telegrammi tu avrai accennato alla disperazione
-di Titti, perchè non posso credere che Aldo mi avrebbe tenuto nascosto
-anche questo! Ti prego di dirmelo! È vero?
-
-LELLO
-
-È vero, sì! Ma perchè abbiamo creduto che lui, là, stesse, a dir
-poco, per morire! Darti l’annunzio che qua la Titti piangeva per te —
-metterti come tra due fuochi — c’è parso troppo.... Tanto più che qua,
-per lei (_allude alla Titti_) c’erano queste buone amiche, che non si
-son mica divertite, sai?...
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Basta, la prego, avvocato....
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Queste son cose....
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Sì, ecco — che vi direte tra voi. Noi non dobbiamo, nè vogliamo
-più entrarci. (_Ostentatamente, rivolgendosi soltanto a Lello_) A
-rivederla, avvocato!
-
-EVELINA
-
-Ma io sono stata, infine, in compagnia di mio figlio, che non vedevo
-più da circa due mesi!
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-(_con uno scatto d’indignazione_)
-
-Ah, via.... (_Rivolgendosi alla signora Tuzzi_) Andiamocene,
-andiamocene!
-
-SIGNORA TUZZI
-
-Sì, ecco è troppo....
-
-EVELINA
-
-Ve ne indignate? Anche tu, Lucia?
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-(_fremente, contenendosi a stento_)
-
-Ma sì, cara! Il figlio.... (_atto di nausea_) — ah! Avrei almeno il
-pudore di non nominarlo, ecco!
-
-EVELINA
-
-(_con scatto spontaneo, sbalordita_)
-
-Tu?... Mio figlio? E dici il pudore?... Ma Lucia!
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-(_facendosi torbida_)
-
-Che?
-
-EVELINA
-
-(_subito, sorridente, calma, arguta_)
-
-No, niente, cara! — Ti faccio soltanto osservare che, anche per tutto
-il peggio che tu possa sospettare, io — dopo tutto — sto tornando, mi
-pare, dalla casa di mio marito.
-
-SIGNORA ARMELLI
-
-Ah, basta, basta, via! andiamo! Via, via, Giorgio! Andiamo!
-
- La signora Armelli, via, con la signora Tuzzi e con Giorgio.
-
-EVELINA
-
-(_piano, quasi più stupita che sdegnata_)
-
-Oh guarda. Sono proprio indignate.
-
-LELLO
-
-(_macerato dalla bile_)
-
-E te ne meravigli? Ma ti pare davvero una scusa che ritorni dalla casa
-di tuo marito?
-
-EVELINA
-
-(_di scatto_)
-
-Ah sì! Per loro, sì! Perchè la signora Lucia Armelli (_l’altra, non lo
-so_), ma la signora Lucia Armelli, quando ritorna in casa, non lo può
-mica dire, sai? a suo marito, dove è stata.
-
-LELLO
-
-Ma lascia star quella! Voglio sapere che cosa puoi dire tu, ora, a me!
-
-EVELINA
-
-(_offesa, ma fors’anche più addolorata che offesa, lo guarda un po’;
-poi si passa una mano sulla fronte e dice, stanca_)
-
-No, per carità. Così, no, Lello.
-
-LELLO
-
-(_investendola_)
-
-No? Come no? — Chiaro! chiaro! — Voglio che tu mi risponda! — E chiaro!
-
-EVELINA
-
-(_c. s. ma con più recisione_)
-
-Oh Dio, ti prego! Lello, per te stesso!
-
-LELLO
-
-(_c. s. più violento_)
-
-Ma io voglio sapere! Ho diritto di sapere! Lo sai quello che hai fatto?
-
-EVELINA
-
-Lo so. Mi sono trattenuta là otto giorni.
-
-LELLO
-
-(_la guarda, e vedendola così placida e semplice, quasi si sente
-mancare il fiato per proseguire_)
-
-E.... e ti par poco? Lasciando credere a tutti, qua....
-
-EVELINA
-
-Io? Che ho lasciato credere? Senza codesta tua aggressione, t’avrei
-detto tutto io stessa, ritornando; perchè non ho proprio nulla da
-nascondere, io.
-
-LELLO
-
-Nulla, eh? nulla! — Otto giorni là con lui, e....
-
-EVELINA
-
-(_profondamente avvilita per lui, più che per sè, troncando_)
-
-Ma no, caro!
-
-LELLO
-
-Come no?
-
-EVELINA
-
-Non «con lui» — «in casa di lui», se mai.
-
-LELLO
-
-Ah, brava! «In casa» — così, innocentemente? E non «con lui»; con tuo
-figlio soltanto, eh?
-
-EVELINA
-
-(_c. s._)
-
-Ma sì, anche con lui.
-
-LELLO
-
-Ah, ecco! Ammetti. Ma come con un fratello, è vero? Un fratello che ti
-chiama Eva, no? che ti chiama.... come ti chiama?... non so.... «Iù!»,
-come una cavalla!
-
-EVELINA
-
-(_turbata da questo richiamo a quell’altra sua vita là, col marito;
-offesa per la crudezza del richiamo e, nello stesso tempo, più che mai
-addolorata, si nasconde il volto con le mani mormorando_)
-
-Oh Dio mio.... oh Dio mio....
-
- Pausa. Lello passeggia concitato. Si ferma. La guarda.
-
-LELLO
-
-Ma non la trovi intanto una scusa, d’esserti trattenuta là otto giorni,
-senza che tuo figlio fosse malato; non la trovi! non la trovi! Stai con
-la faccia nascosta.... Parla! Di’ almeno qualche cosa.... (_Stupito,
-come davanti a un vuoto che gli s’apra sempre più davanti, per quel
-silenzio nascosto che sempre più gli s’appalesa come una confessione
-tacita della colpa_) Non hai nulla da dire? E allora? Ah, dunque,
-allora....
-
-EVELINA
-
-(_levandosi, piano, con tristezza grave e quasi sorda, avendo intuito
-il sospetto di lui, ma sentendo altresì che, pur potendo subito
-distruggerlo, le resterà sempre da dire una cosa di maggior peso per
-lei_)
-
-Ma no, caro, non è questo.
-
-LELLO
-
-Non.... non è questo? E che cos’è? che cos’è? che intendi dire? Parla,
-perdio!
-
-EVELINA
-
-Parla.... sì, parla.... Che vuoi che ti dica, così? Dico che m’hai
-fatto sentire, con la crudezza delle tue parole.... non so, vedere che
-là.... (_resta sospesa: vorrebbe aggiungere: «che là ho pure una mia
-vita, a cui tu hai il torto di richiamarmi così crudamente, mentre
-già a me par quasi un sogno, trovandomi adesso qua, in quest’altra
-mia vita, da cui mi frastorni e m’allontani, con questa scena che
-m’offende»_)
-
-LELLO
-
-(_rimasto in attesa angosciosa, premendola a dire, con sgarbo_)
-
-Che là? Che cosa?
-
-EVELINA
-
-No.... niente.... niente di male.... Sono stata con Aldo e con lui, ma
-sempre, ogni giorno, col pensiero di dovere ritornare a casa mia.
-
-LELLO
-
-Vivendo, intanto, e sollazzandoti là?
-
-EVELINA
-
-(_non sopportando più la naturale, scusabilissima volgarità dei
-sospetti di lui_)
-
-Per carità, taci! Non finire di rompere ora, così, il sogno che mi
-tenne là, di questa casa, di te, di mia figlia, e che sentii subito —
-subito, appena vi ho rimesso il piede — come la mia vera vita! — Sì,
-qua.... te.... tutto.... — E un sogno adesso, là.... quella che fui là,
-quello che feci....
-
-LELLO
-
-(_dapprima quasi sbalordito di sentirle dire così; poi, subito,
-accendendosi di nuovo_)
-
-Ma io.... io ancora non lo so, non lo so che cosa fosti là, che
-facesti! Sei rimasta otto giorni — questo solo so — quando l’obbligo
-tuo, trovando che lì ti avevano (_con un violento scatto di nausea_)
-oh, vigliaccamente, vigliaccamente, sai? brutalmente ingannata —
-l’obbligo tuo era di ritornartene subito qua!
-
-EVELINA
-
-Sì, sì, è vero, è vero! — Ma Aldo....
-
-LELLO
-
-Che Aldo! Dici Aldo? Senti: ci vuole una bella sfrontatezza! Come se
-non sapessi che fu «lui», «lui!» E il figlio, d’accordo! Un inganno
-da mascalzone, sì, sì, una trappola per riprenderti «americanamente»,
-servendosi del figlio! E tu ti sei lasciata riprendere!
-
-EVELINA
-
-(_con forza_)
-
-Ma no!
-
-LELLO
-
-Come no? Non sei rimasta, invece di ripartirtene subito?
-
-EVELINA
-
-Ti giuro che volevo ripartirmene subito, appena alla stazione mi vidi
-davanti Aldo, sano, che rideva.... E glielo dissi, sai? glielo dissi.
-(_Con l’aria grave della signora Lina, ma sincerissima_) Manifestai
-tutto lo sdegno. — Ma sai Aldo com’è.... quello che cominciò a dire, a
-fare....
-
-LELLO
-
-(_sempre convinto che non sia stato Aldo soltanto_)
-
-Aldo, eh?
-
-EVELINA
-
-(_non comprendendo l’ironia della domanda_)
-
-Sì, al suo solito, tante pazzie....
-
-LELLO
-
-(_c. s._)
-
-Aldo! — Non mi dici quello che cominciò a far lui!...
-
-EVELINA
-
-(_ingenuissima_)
-
-Eh, lui no, non venne alla stazione.
-
-LELLO
-
-Ah, non venne? Consentisti però ad andare con tuo figlio in casa di
-lui....
-
-EVELINA
-
-(_c. s._)
-
-No, prima no; prima andai all’albergo. E non mi sarei mai arresa ad
-andare in casa di lui, se....
-
-LELLO
-
-(_troncando con sdegno_)
-
-Ma via! Poi ci andasti! E allora, sotto lo stesso tetto, con tuo
-marito.... tutti i ricordi antichi, eh? (_Sghignazzando_) Ma niente di
-male, niente di male, si sa! Era, dopo tutto, tuo marito!
-
-EVELINA
-
-(_irrigidendosi, con alterezza dolente_)
-
-Ti prego di credere che, se sono ritornata, vuol dire che puoi essere
-sicuro che «ho sentito» di poter ritornare.
-
-LELLO
-
-Grazie, grazie di codesto sentimento! Ah, mi piace tanto! «Hai sentito»
-di potere ritornare?
-
-EVELINA
-
-Sì. E ti dico che non merito affatto codesto tuo dileggio. (_Cangiando
-aria e tono_) Sbagli, sbagli, Lello, a mostrarti, a parlare ancora così
-con me. Perchè mi costringi allora a una sincerità di cui nessuna donna
-avrebbe l’obbligo — guarda! — neppure con sè stessa; figurati poi col
-proprio marito! E tu non sei neanche mio marito.
-
-LELLO
-
-(_subito, quasi trionfante nell’ira_)
-
-Ah, eccola, eccola la confessione che ti sfugge senza volerlo!
-
-EVELINA
-
-(_stordita, quasi tra sè_)
-
-La confessione?
-
-LELLO
-
-Ma sì, ecco, lo dici tu stessa che è quello adesso tuo marito!
-
-EVELINA
-
-(_di nuovo, altera, recisa, contenendosi_)
-
-Non è «quello!» — Io lo dicevo a te. — Ma dunque davvero puoi credere
-che sia «quello» come intendi tu, e farmi poi capace di ritornare a
-te, a mia figlia? (_Pausa. Lello resta come interdetto. E allora con
-sdegnoso rammarico, come per un’imposizione della coscienza a cui non
-può più opporsi, aggiunge_) Ah, ma vedi? vedi? io mi sento costretta
-ora a dirti una cosa, che avrei potuto risparmiare a te e a me; che
-avevo sentito, venendo, di non doverti più dire. Ma ora debbo dirtela!
-debbo dirtela!
-
-LELLO
-
-Che cosa?
-
-EVELINA
-
-Questa. Che se sono ritornata, non devi credere che non mi sia costato
-nulla il ritorno.
-
-LELLO
-
-Ah, confessi.... confessi anche che t’è costato molto?
-
-EVELINA
-
-Sì. Là, sì. Ma appena mi sono staccata di là, no. Ho sentito soltanto
-il desiderio di ritornare al più presto.
-
-LELLO
-
-E vuoi, di’, vuoi che ti ringrazii anche di codesta sincerità?
-
-EVELINA
-
-L’hai voluta tu, mostrandoti così diverso, nemico, a me che ritornavo
-alla mia casa perfettamente rimessa nel sentimento che ho di tutta
-questa mia vita qua e con l’unico pensiero della mia bambina malata....
-
-LELLO
-
-Ah, ecco — per lei! Sei dunque ritornata unicamente per lei?
-
-EVELINA
-
-Ma no — anche per te.
-
-LELLO
-
-Grazie di nuovo, cara! Ma come vuoi che ci creda più, se m’hai detto
-che t’è costato molto staccarti di là? È segno che tu là con lui....
-
-EVELINA
-
-(_subito, arrestandolo_)
-
-No! Ah, no! Tu mi costringi prima a ferirti con la mia sincerità,
-strappata così, per forza, e vuoi fartene poi un’arma contro di me? —
-No! Perchè, se pure essa m’ha costretto a dirti che m’è costato molto,
-questo — se mai — farebbe più grave il sacrifizio con cui avrei pagato
-il diritto di poter ritornare a te e a mia figlia!
-
-LELLO
-
-Ah, di bene in meglio! Il sacrifizio! Altro che molto, dunque, t’è
-costato! Dici sacrifizio, ora!
-
-EVELINA
-
-(_pigiando sulle parole_)
-
-Ho detto «se pure»; ho detto «se mai». Non l’ho più sentito, venendo.
-La mia vita è qua — questa. — Sono stordita ancora.... (_Con la
-meravigliosa ingenuità di una che non può fare a meno di dire, quasi
-senza pensare che cosa dice a chi la dice_) È così strano, è così
-strano quello che sento, che.... — tu forse avrai ragione — ma sono ora
-qua così tranquilla, che non capisco più — ti giuro — di che cosa ti
-lamenti ancora....
-
-LELLO
-
-Sei diventata incosciente? Come, di che mi lamento? Ti par poco adesso
-lo scandalo? Ne hai pure avuto una prova tu stessa, or ora!
-
-EVELINA
-
-Dici di quelle due pettegole?
-
-LELLO
-
-Ma puoi esser certa che tutti, adesso.... È la rovina, la rovina della
-tua reputazione, lo vuoi capire? È finita!
-
-EVELINA
-
-(_come se parlasse d’un’altra_)
-
-Finita.... la signora Lina? (_E aggiunge sotto voce, come se lo dicesse
-Aldo_) Muffa della signora Lina! (_E ride_)
-
-LELLO
-
-(_più che mai trasecolato, mirandola_)
-
-Ma che dici? sei impazzita?
-
-EVELINA
-
-(_riprendendosi, ma sempre un po’ stordita_)
-
-No.... È che.... (_E si butta a ragionare con ambigua serietà_) — dico
-che, se quelle due pettegole non fossero accecate dall’invidia o dal
-dispetto....
-
-LELLO
-
-E dàlli! Lasciale stare, quelle due! Non saranno quelle due sole, ti
-dico! Ma tutti! tutti!
-
-EVELINA
-
-(_seguitando come sopra: Eva e Lina; la voce di Eva, l’aria di Lina_)
-
-Aspetta, scusa. Tutti sanno, mi pare, perchè sono andata da mio figlio.
-
-LELLO
-
-Già! Ma sanno anche, ora, che non era vero niente, che tuo figlio fosse
-malato, e che, non ostante questo....
-
-EVELINA
-
-(_subito dice per lui_)
-
-Sono rimasta là otto giorni con mio marito. (_E non potendone più,
-sbuffa_) Auff!
-
-LELLO
-
-Sotto lo stesso tetto!
-
-EVELINA
-
-Questo lo dicono loro.
-
-LELLO
-
-No, questa è la verità!
-
-EVELINA
-
-Sì, ma per quello che ne pensano loro, intendo. (_Si ferma un po’ a
-guardarlo, come per confermare un patto_) Oh, non più per te, ora!
-Almeno spero.
-
-LELLO
-
-(_approvando ironicamente, con un inchino rabbioso_)
-
-Benissimo! Ma bisognerebbe che lo credessero anche gli altri! Non
-basta, cara, che lo creda io! E vai, vai tu adesso a farlo credere agli
-altri!
-
-EVELINA
-
-Scusa, se sono ritornata a te....
-
-LELLO
-
-(_con un grido_)
-
-Peggio! Dopo essere stata là!
-
-EVELINA
-
-(_stanca_)
-
-Oh, insomma, senti, Lello, a me basta la mia coscienza, e che mi creda
-tu. Non m’importa degli altri. Pensino quello che vogliono.... come
-vogliono....
-
-LELLO
-
-Ma importa a me, se permetti! A me! a me! Per la tua reputazione! E
-anche per me stesso!
-
-EVELINA
-
-Per te stesso, no, scusa; perchè tu, comunque pensino gli altri, non ti
-dovresti lamentare.
-
-LELLO
-
-Ah, nemmeno?
-
-EVELINA
-
-Nemmeno. Perchè, se è peggio per me, è meglio per te: che io sia
-ritornata, dopo essere stata là — l’hai detto tu stesso. Suppongo,
-perchè la gente, mio marito adesso — almeno legalmente — sa che è
-quello là....
-
-LELLO
-
-(_gridando_)
-
-Ma no! Nient’affatto! Perchè io non mi sono mai considerato come il tuo
-amante! Il mio studio è stato sempre questo!
-
-EVELINA
-
-Lo so. E infatti non mi viene di dirlo, credi, neanche a me, che sei il
-mio amante. Io forse non capisco ancora bene: scusa, ti lamenti per gli
-altri o per te?
-
-LELLO
-
-Per me e per gli altri mi lamento!
-
-EVELINA
-
-E allora hai torto doppiamente. (_Pigiando sulle parole_) Ho lasciato
-là mio marito, per ritornare a te. Per la gente, come amante,
-puoi esserne contento, mi pare. Ma siccome poi non hai voluto mai
-considerarti, mai essere il mio amante, ma mio marito, è vero?
-
-LELLO
-
-Mi pare!
-
-EVELINA
-
-Ecco, dunque: marito, con tutto il diritto di pretendere alla fedeltà
-della propria moglie, è vero?
-
-LELLO
-
-Mi pare!
-
-EVELINA
-
-Oh, e allora come marito puoi anche essere contento e soddisfatto,
-perchè t’assicuro che ho osservato per te tutto il mio dovere di
-moglie, ed eccomi qua! — Che vuoi di più?
-
-LELLO
-
-(_scattando_)
-
-Ah, bello! Ah, grazie così! Là l’amore, e qua il dovere? Grazie, cara,
-no! Io preferisco allora il contrario!
-
-EVELINA
-
-Ah, ora, il contrario?
-
-LELLO
-
-Il contrario! il contrario, sicuro! Che fosse stato lui, là, tuo
-marito, un sacrifizio per te, e non il tuo ritorno qua — così!
-
-EVELINA
-
-Ma se non è stato....
-
-LELLO
-
-L’hai detto tu stessa! tu! E viene a essere per me un insulto —
-guarda!; — così, la tua fedeltà!
-
-EVELINA
-
-Anche un insulto?
-
-LELLO
-
-Sì, cara, un insulto! un insulto! E non so che farmene!
-
-EVELINA
-
-Ma sai? credetti che bisognasse a me — se tu non sai che fartene — per
-potermi riaccostare, senza arrossire, a «tua» figlia. — Se mi dici che
-non sai che fartene....
-
-LELLO
-
-(_accecato dall’ira_)
-
-Ma che vuoi che m’importi, in questo caso, di mia figlia!
-
-EVELINA
-
-(_ironica e con forza_)
-
-Ah, ecco! Benissimo! Anche lui là mi disse: — «Che vuoi che m’importi
-di mio figlio, se vieni qua per lui?»
-
-LELLO
-
-(_impressionato_)
-
-Ti disse così?
-
-EVELINA
-
-(_con foga appassionata_)
-
-Così! così! Ed è tempo che la finiate tutti e due! Perchè importa a me,
-se non importa a voi! — Oh, insomma! Tu hai qua la Titti; lui s’è preso
-Aldo là. Ciascuno di voi può stare per sè, con tutta la sua vita. Ma io
-no, perchè Aldo là è mio e suo; la Titti qua è mia e tua. Lui mi vuole
-per sè; tu mi vuoi per te! Non posso mica dividermi, io, metà qua, metà
-là! Sono là e qua! Una e una!
-
-LELLO
-
-Là e qua? Ah no! Là e qua, no! Là e qua, no! — O qua o là, cara! o qua
-o là!
-
-EVELINA
-
-E non capisci che non toccherebbe di dirlo a te, questo?
-
-LELLO
-
-No no: te lo dico io! te lo dico io! Qua e là, no!...
-
-EVELINA
-
-(_sdegnata, fiera_)
-
-Ma come intendi ch’io dica qua e là? Dico per i miei figli; non per te
-e per lui! E perciò potevo farti osservare che non conveniva a te di
-ribellarti e di fare lo sdegnoso! — Se con qualcuno io avrei l’obbligo
-di stare, non l’avrei con te!
-
-LELLO
-
-Come?
-
-EVELINA
-
-No! Perchè se sono qua con te, nessuno può credere che sia per
-«obbligo», nè per convenienza; tanto più ora, se è vero che per questa
-mia andata là la mia reputazione è irrimediabilmente compromessa!
-Starei con te perchè voglio starci, ad onta della mia reputazione.
-
-LELLO
-
-Ma se ora so che non vorresti....
-
-EVELINA
-
-Come non vorrei, se sono ritornata, se ho difeso là, contro me stessa,
-il mio diritto di ritornare! (_Minacciosa, recisa_) Vuoi che vada là?
-Mi respingi tu, allora! E allora il diritto di rivedere qua mia figlia
-io non lo perdo, bada! Me ne starò là, e faremo, come tu preferisci, al
-contrario!
-
-LELLO
-
-(_stretto dall’argomentazione, con un viso molto inebetito_)
-
-Io, preferisco? io, preferisco?
-
-EVELINA
-
-Eh, mi pare....
-
-LELLO
-
-(_irritato di non potersi in alcun modo riprendere; con violenza_)
-
-Io non preferisco niente! non preferisco niente!
-
-EVELINA
-
-(_prima placida, sicura; poi, man mano, con foga crescente_)
-
-Oh, e neanche io, vedi? Niente. M’impongo di non preferire niente,
-perchè non voglio perderlo il diritto di rivedere i miei figli. Se
-pretendi che non veda più Aldo, rompo con te. Sì, sì, caro mio!
-Proprio come là ho respinto lui, per ritornare a vedere qua mia
-figlia. Siete uomini, voi — e basta! Io sono madre! Messa in una
-situazione impossibile! Una là con quello che mi fa essere.... come
-qua con te, Dio mio, non mi passa, non mi passa neppure per il capo
-di poter essere! Un’altra — un’altra. — Ma non rimpiango, oh, non
-credere che rimpianga nulla per questo! Perchè io.... non so.... sono
-pure «questa», qua. Non soffro, non soffro, ti giuro, Lello, d’essere
-qua, questa, come per tanti anni sono stata! Non mi costa nulla
-volermi anche per me, come tu mi vuoi, placida, sennata, ordinata;
-tutt’al contrario di come.... io non so perchè.... divento subito per
-quell’altro, appena.... appena mi guarda dentro gli occhi.
-
-LELLO
-
-E ti grida: «Iviù!»
-
-EVELINA
-
-Già, così.... Vedi, m’è corso come un brivido per tutte le carni....
-
-LELLO
-
-(_furioso, sprezzante_)
-
-E vai dunque là, vai dunque là, dove c’è chi ti fa correre di codesti
-brividi per le carni!...
-
-EVELINA
-
-(_forte, gridando, quasi piangendo dalla rabbia di non esser compresa_)
-
-Ma no! Sei sciocco! Non farmi impazzire, ora! Sento che impazzisco,
-io, così! E non voglio impazzire! Non sono mica impazzita, io, là,
-ti prego di credere! Ho tenuto a posto me e lui! Mi è parso piuttosto
-d’impazzire durante il viaggio, pensando.... pensando... (_Parandoglisi
-davanti improvvisamente_) Tu non sei mica lo stesso, scusa, con me e
-con un’altra donna!
-
-LELLO
-
-(_stordito_)
-
-Come? io? che c’entro io ora? Quale donna?
-
-EVELINA
-
-Dico una qualunque; una donna che per caso.... (_non dico che sia
-vero_), una donna che ti facesse essere diverso da quello che sei per
-me....
-
-LELLO
-
-(_scrollandosi, non comprendendo_)
-
-Come, diverso? Ma che dici?
-
-EVELINA
-
-No, senti, senti quante cose ho pensato! — Tu, per me, lo sai perchè
-sei così? Pare facile; una sciocchezza. Sei così, perchè naturalmente
-il sentimento che io t’ispiro, il sentimento che tu hai per me ti fa
-essere così.
-
-LELLO
-
-Naturalmente.
-
-EVELINA
-
-Ma se t’ispirassi domani un altro sentimento? Se tu non sentissi per me
-quello che ora senti? Tu diventeresti un altro.
-
-LELLO
-
-Perchè non t’amerei più, sfido! Un altro, per te. Ma sarei sempre io.
-
-EVELINA
-
-No! no! Ecco, è questo! Non è vero! Perchè tu, anche adesso, anche
-adesso, potresti avere un diverso sentimento per un’altra donna; e
-basterebbe questo perchè tu fossi _uno_ con quella, e _uno_ con me:
-diverso! — Vedi? è questo! L’ho provato io, con tutto l’orrore di
-vedere in me _un’altra_ — quell’altra — oltre questa che sono qua per
-te e per me stessa: — _due_, in una persona sola! In un solo corpo,
-ma che potrebbe essere di «questa» e di «quella», se non dovesse
-parere mostruoso e assurdo che allora, per se stesso, questo corpo,
-non sarebbe più nulla, fuori di quel sentimento che lo fa essere ora
-di «questa» e ora di «quella»; e con la memoria intanto dell’una e
-dell’altra — vedi? questo è il terribile! — terribile perchè rompe
-quell’illusione che ciascuno si fa, ricordando, di essere «uno», sempre
-lo stesso. Non è vero! L’ho veduto, l’ho provato io! Se tu m’avessi
-vista là, a cavallo....
-
-LELLO
-
-Sei andata a cavallo?
-
-EVELINA
-
-Sì; come prima! una cavallerizza! e Giorgio Armelli m’ha sorpreso
-sull’altalena.... Se m’avesse visto la Titti! Dio, Dio.... Non
-m’avrebbe più riconosciuta; avrebbe esclamato: «Ma come! Quella, la mia
-mamma?» Eppure per me, là, allora, era naturale, naturalissimo.... E
-io stessa, ora, guardandomi di qua.... mi pare un sogno.... vedendomi
-poi anche «questa», qua.... un’altra; irriconoscibile.... Una qua, una
-là.... E l’una che non ha nulla da vedere con l’altra, se non questo
-tormento di scoprirsi, di sentirsi «due» veramente, fino a respingere
-là — com’ho fatto — mio marito, non già perchè non mi sentissi viva di
-tutta quell’altra mia vita là; ma perchè qua c’era quest’altra, che
-sentii, sentii ugualmente viva di tutt’intera quest’altra mia vita —
-così diversa — capisci?
-
-LELLO
-
-E vorresti, dopo questo, ritornare ancora là, «a quell’altra tua vita?»
-
-EVELINA
-
-(_precipitosamente_)
-
-Nonononononò! Basta! basta! Impazzirei! Verrà lui, Aldo, qua, d’ora in
-poi! Per me, basta; puoi esserne sicuro! Mai più! — Vedersi un’altra?
-È la pazzia. Sono anche quell’altra, sai? È certo! Ma non debbo più
-vedermi così, qua e là, questa e quella. Basta! basta!
-
- Si schiude l’uscio a sinistra e compare la TITTI, palliduccia,
- spettinata, non ben sicura sulle lunghe gambette. Da questo
- punto, con stacco netto, dia la scena la sensazione della vita
- che si riassetta tranquilla su le sue basi naturali.
-
-TITTI
-
-Mamma!
-
-EVELINA
-
-(_subito voltandosi e accorrendo a sorreggerla e abbracciandola_)
-
-Titti! Titti mia! Come? Oh Dio! Ti sei levata da te?
-
-TITTI
-
-(_fremente_)
-
-Sì, sì....
-
-EVELINA
-
-Hai ragione, la mia Titti! Tanti discorsi inutili, sciocchi,
-inconcludenti qua, e ho lasciato sola di là la mia Titti! (_Se la
-guarda; se la carezza; le ravvia i capellucci_) Come sei pallidina!
-come sei magrolina! (_Mostrandola a Lello_) Ma guarda: più alta.... sì,
-guarda! non ti pare che si sia fatta più alta?
-
-LELLO
-
-(_tranquillissimo ora anche lui, chinandosi a guardare la figlia_)
-
-Eh sì, eh sì.... oh guarda: t’arriva quasi alla spalla....
-
-EVELINA
-
-(_serrandosi di nuovo al seno la figlia_)
-
-Quasi alla spalla.... quasi alla spalla, la mia piccina bella! la mia
-piccina! (_E prende a dondolarla, a dondolarla piano, così dicendo,
-mentre Lello le guarda tutt’e due, rasserenato e sorridente_) Ma
-non voglio, non voglio, sai? che tu mi diventi presto una donnina,
-piccolina mia, piccolina mia, non voglio, non voglio....
-
-
- TELA
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA SIGNORA MORLI UNA E DUE ***
-
-Updated editions will replace the previous one--the old editions will
-be renamed.
-
-Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright
-law means that no one owns a United States copyright in these works,
-so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the
-United States without permission and without paying copyright
-royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part
-of this license, apply to copying and distributing Project
-Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm
-concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark,
-and may not be used if you charge for an eBook, except by following
-the terms of the trademark license, including paying royalties for use
-of the Project Gutenberg trademark. If you do not charge anything for
-copies of this eBook, complying with the trademark license is very
-easy. You may use this eBook for nearly any purpose such as creation
-of derivative works, reports, performances and research. Project
-Gutenberg eBooks may be modified and printed and given away--you may
-do practically ANYTHING in the United States with eBooks not protected
-by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the trademark
-license, especially commercial redistribution.
-
-START: FULL LICENSE
-
-THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
-PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
-
-To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
-distribution of electronic works, by using or distributing this work
-(or any other work associated in any way with the phrase "Project
-Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full
-Project Gutenberg-tm License available with this file or online at
-www.gutenberg.org/license.
-
-Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project
-Gutenberg-tm electronic works
-
-1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
-electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
-and accept all the terms of this license and intellectual property
-(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
-the terms of this agreement, you must cease using and return or
-destroy all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your
-possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a
-Project Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound
-by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the
-person or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph
-1.E.8.
-
-1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
-used on or associated in any way with an electronic work by people who
-agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
-things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
-even without complying with the full terms of this agreement. See
-paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
-Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this
-agreement and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm
-electronic works. See paragraph 1.E below.
-
-1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the
-Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection
-of Project Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual
-works in the collection are in the public domain in the United
-States. If an individual work is unprotected by copyright law in the
-United States and you are located in the United States, we do not
-claim a right to prevent you from copying, distributing, performing,
-displaying or creating derivative works based on the work as long as
-all references to Project Gutenberg are removed. Of course, we hope
-that you will support the Project Gutenberg-tm mission of promoting
-free access to electronic works by freely sharing Project Gutenberg-tm
-works in compliance with the terms of this agreement for keeping the
-Project Gutenberg-tm name associated with the work. You can easily
-comply with the terms of this agreement by keeping this work in the
-same format with its attached full Project Gutenberg-tm License when
-you share it without charge with others.
-
-1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
-what you can do with this work. Copyright laws in most countries are
-in a constant state of change. If you are outside the United States,
-check the laws of your country in addition to the terms of this
-agreement before downloading, copying, displaying, performing,
-distributing or creating derivative works based on this work or any
-other Project Gutenberg-tm work. The Foundation makes no
-representations concerning the copyright status of any work in any
-country other than the United States.
-
-1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
-
-1.E.1. The following sentence, with active links to, or other
-immediate access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear
-prominently whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work
-on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the
-phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed,
-performed, viewed, copied or distributed:
-
- This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
- most other parts of the world at no cost and with almost no
- restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
- under the terms of the Project Gutenberg License included with this
- eBook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the
- United States, you will have to check the laws of the country where
- you are located before using this eBook.
-
-1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is
-derived from texts not protected by U.S. copyright law (does not
-contain a notice indicating that it is posted with permission of the
-copyright holder), the work can be copied and distributed to anyone in
-the United States without paying any fees or charges. If you are
-redistributing or providing access to a work with the phrase "Project
-Gutenberg" associated with or appearing on the work, you must comply
-either with the requirements of paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 or
-obtain permission for the use of the work and the Project Gutenberg-tm
-trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
-with the permission of the copyright holder, your use and distribution
-must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any
-additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms
-will be linked to the Project Gutenberg-tm License for all works
-posted with the permission of the copyright holder found at the
-beginning of this work.
-
-1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
-License terms from this work, or any files containing a part of this
-work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
-
-1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
-electronic work, or any part of this electronic work, without
-prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
-active links or immediate access to the full terms of the Project
-Gutenberg-tm License.
-
-1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
-compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including
-any word processing or hypertext form. However, if you provide access
-to or distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format
-other than "Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official
-version posted on the official Project Gutenberg-tm website
-(www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or expense
-to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a means
-of obtaining a copy upon request, of the work in its original "Plain
-Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include the
-full Project Gutenberg-tm License as specified in paragraph 1.E.1.
-
-1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
-performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
-unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
-
-1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
-access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works
-provided that:
-
-* You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
- the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
- you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed
- to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he has
- agreed to donate royalties under this paragraph to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid
- within 60 days following each date on which you prepare (or are
- legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty
- payments should be clearly marked as such and sent to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in
- Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg
- Literary Archive Foundation."
-
-* You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
- you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
- does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
- License. You must require such a user to return or destroy all
- copies of the works possessed in a physical medium and discontinue
- all use of and all access to other copies of Project Gutenberg-tm
- works.
-
-* You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of
- any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
- electronic work is discovered and reported to you within 90 days of
- receipt of the work.
-
-* You comply with all other terms of this agreement for free
- distribution of Project Gutenberg-tm works.
-
-1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project
-Gutenberg-tm electronic work or group of works on different terms than
-are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing
-from the Project Gutenberg Literary Archive Foundation, the manager of
-the Project Gutenberg-tm trademark. Contact the Foundation as set
-forth in Section 3 below.
-
-1.F.
-
-1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
-effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
-works not protected by U.S. copyright law in creating the Project
-Gutenberg-tm collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm
-electronic works, and the medium on which they may be stored, may
-contain "Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate
-or corrupt data, transcription errors, a copyright or other
-intellectual property infringement, a defective or damaged disk or
-other medium, a computer virus, or computer codes that damage or
-cannot be read by your equipment.
-
-1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
-of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
-Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
-Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
-liability to you for damages, costs and expenses, including legal
-fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
-LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
-PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
-TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
-LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
-INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
-DAMAGE.
-
-1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
-defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
-receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
-written explanation to the person you received the work from. If you
-received the work on a physical medium, you must return the medium
-with your written explanation. The person or entity that provided you
-with the defective work may elect to provide a replacement copy in
-lieu of a refund. If you received the work electronically, the person
-or entity providing it to you may choose to give you a second
-opportunity to receive the work electronically in lieu of a refund. If
-the second copy is also defective, you may demand a refund in writing
-without further opportunities to fix the problem.
-
-1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
-in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO
-OTHER WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT
-LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
-
-1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
-warranties or the exclusion or limitation of certain types of
-damages. If any disclaimer or limitation set forth in this agreement
-violates the law of the state applicable to this agreement, the
-agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or
-limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or
-unenforceability of any provision of this agreement shall not void the
-remaining provisions.
-
-1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
-trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
-providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in
-accordance with this agreement, and any volunteers associated with the
-production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm
-electronic works, harmless from all liability, costs and expenses,
-including legal fees, that arise directly or indirectly from any of
-the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this
-or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or
-additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any
-Defect you cause.
-
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
-
-Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of
-computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
-exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
-from people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
-goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg-tm and future
-generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
-Sections 3 and 4 and the Foundation information page at
-www.gutenberg.org
-
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
-U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's business office is located at 809 North 1500 West,
-Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up
-to date contact information can be found at the Foundation's website
-and official page at www.gutenberg.org/contact
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without
-widespread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine-readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular
-state visit www.gutenberg.org/donate
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-
-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works
-
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-
-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
-
-Most people start at our website which has the main PG search
-facility: www.gutenberg.org
-
-This website includes information about Project Gutenberg-tm,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.