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If you are not located in the United States, you -will have to check the laws of the country where you are located before -using this eBook. - -Title: Il giro del mondo in ottanta giorni - -Author: Jules Verne - -Release Date: June 30, 2021 [eBook #65736] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at - http://www.pgdp.net (This file was produced from images made - available by the HathiTrust Digital Library) - -*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK IL GIRO DEL MONDO IN OTTANTA -GIORNI *** - - IL - GIRO DEL MONDO - IN OTTANTA GIORNI - - - DI - - GIULIO VERNE - - - - MILANO - FRATELLI TREVES, EDITORI - — - =Quindicesimo migliaio.= - - - - - _La presente opera è messa dagli editori Fratelli Treves - sotto la tutela delle vigenti leggi di proprietà letteraria per - tutto il Regno d’Italia, Trieste, Trentino e Canton Ticino._ - - Milano. Tip. Treves — 1914. - - - - -IL GIRO DEL MONDO IN OTTANTA GIORNI - - - - -CAPITOLO PRIMO. - -Nel quale Phileas Fogg e Gambalesta si accettano reciprocamente l’uno -come padrone l’altro come servitore. - - -Nell’anno 1872, la casa recante il numero 7 di Saville-row, Burlington -Garden, — casa in cui morì Sheridan nel 1814, — era abitata da Phileas -Fogg, _esq._[1], uno dei membri più singolari e più segnalati del -Reform-Club di Londra, quantunque sembrasse studiarsi di non far nulla -che potesse attirare l’attenzione. - -Ad uno dei più grandi oratori che onorano l’Inghilterra, succedeva -dunque in quella casa codesto Phileas Fogg, personaggio enigmatico, di -cui nessuno sapeva niente, fuorchè essere un fior di galantuomo, ed uno -dei più bei gentlemen dell’alta società inglese. - -Si diceva che rassomigliasse a Byron, — nella testa, poichè era senza -difetti ai piedi — ma un Byron con mustacchi e favoriti, impassibile, -da poter vivere mille anni senza invecchiare. - -Inglese senz’alcun dubbio, Phileas Fogg non era forse Londinese. Non -lo si era mai visto nè alla Borsa nè alla Banca, nè in alcuno degli -ufficii della City. Nè i bacini nè i docks di Londra avevano mai -ricevuto una nave avente per armatore Phileas Fogg. Codesto gentleman -non figurava in alcun comitato d’amministrazione. Il suo nome non era -mai risuonato in un collegio d’avvocati, nè al tempio, nè a Lincoln’s -inn, nè a Gray’s inn. Non litigò mai nè alla Corte del Cancelliere, nè -al Banco della Regina, nè allo Scacchiere, nè in Corte ecclesiastica. -Non era industriale, nè negoziante, nè mercante, nè agricoltore. -Non faceva parte nè dell’_Istituto Reale della Gran Brettagna_, nè -dell’_Istituto di Londra_, nè dell’_Istituto degli Artigiani_, nè -dell’_Istituto Russel_, nè dell’_Istituto letterario dell’Ovest_, -nè dell’_Istituto del Diritto_, nè di quell’_Istituto delle Arti e -delle Scienze riunite_, che è posto sotto il patronato diretto di -Sua Graziosa Maestà. Insomma non apparteneva ad alcuna delle numerose -società che pullulano nella capitale dell’Inghilterra, dalla _Società -dell’Armonica_ sino alla _Società entomologica_, fondata principalmente -allo scopo di distruggere gli insetti nocivi. - -Phileas Fogg era membro del Reform-Club, ed ecco tutto. - -A chi si stupisse che un gentleman tanto misterioso si noverasse fra -i membri di questa onorevole associazione, sarà risposto che egli vi -fu ammesso dietro raccomandazione dei signori Fratelli Baring presso -i quali aveva un credito aperto. La regolarità posta da essi nel -pagamento a vista dei suoi mandati sul conto corrente, in cui egli era -invariabilmente creditore, gli aveva procacciato una certa stima. - -Codesto Phileas Fogg era egli ricco? Incontestabilmente. Ma in che modo -si fosse arricchito, ecco ciò che i meglio informati non potevano dire, -e il signor Fogg era l’ultimo cui convenisse rivolgersi per saperlo. -Comunque, egli non era prodigo di nulla, ma non avaro, giacchè ogni -volta fosse richiesto di danaro per un’opera nobile, utile e generosa, -egli lo portava silenziosamente ed anche anonimamente. Insomma, nulla -di meno comunicativo di quel gentleman. Parlava il meno possibile, -ed appariva perciò tanto più misterioso. Eppure, la sua vita era -palese; ma era tanto matematicamente uniforme, che l’immaginazione, -insoddisfatta, cercava al di là. - -Aveva viaggiato? Probabilmente, poichè nessuno conosceva meglio di -lui la carta del mondo. Non eravi luogo remoto ch’egli non mostrasse -averne cognizione speciale. Qualche volta, ma in poche parole, brevi -e chiare, rettificava le mille dicerie che circolavano nel club circa -i viaggiatori perduti o smarriti; indicava le vere probabilità, e le -sue parole erano parse di sovente quasi ispirate da una seconda vista, -tanto l’avvenimento finiva sempre per giustificarle. Era un uomo che -aveva dovuto viaggiare dappertutto, per lo meno in ispirito. - -Peraltro era sicuro che da lunghi anni Phileas Fogg non aveva lasciato -Londra. Le persone che avevano l’onore di conoscerlo più da vicino, -attestavano che nessuno poteva pretendere d’averlo mai visto altrove -che in quella strada diretta che egli percorreva ogni giorno per -recarsi da casa sua al club. Suo solo passatempo era leggere i giornali -e giocare al whist. A questo giuoco del silenzio, tanto adatto al suo -temperamento, egli vinceva spesso; ma i suoi guadagni non entravano mai -nella sua borsa e figuravano per una somma importante al suo bilancio -di carità. E poi, è bene notarlo, il signor Fogg giocava evidentemente -per giocare, non per vincere; il giuoco era per lui un combattimento, -una lotta contro una difficoltà, ma una lotta senza moto, senza -spostamento, senza fatica, e ciò si confaceva al suo carattere. - -Nessuno gli conosceva nè moglie, nè figli — ciò che può accadere -alle più brave persone, — nè parenti, nè amici, — cosa più rara in -verità. Phileas Fogg viveva solo nella sua casa di Saville-row, dove -nessuno penetrava. Del suo interno, non s’era parlato mai. Un solo -servo bastava a servirlo. Faceva colazione e desinava al club, ad -ore cronometricamente determinate, nella medesima sala, alla stessa -tavola, senza la compagnia di colleghi, senza invitar mai un estraneo. -Rincasava soltanto per coricarsi, a mezzanotte precisa, senza far -mai uso di quelle stanze ben addobbate che il Reform-Club tiene a -disposizione dei membri del Circolo. Su ventiquattr’ore, ne passava -dieci al suo domicilio, sia che dormisse, sia che s’occupasse della sua -teletta. - -Se passeggiava, lo faceva invariabilmente, con passo uguale, nella -sala d’accesso dal pavimento intarsiato, o sulla galleria circolare -del club, al disopra della quale sorge una cupola coi vetri azzurri, -sorretta da venti colonne ioniche di porfido rosso. A colazione e a -pranzo, erano le cucine, la dispensa, la pescheria, la latteria del -club che fornivano alla sua tavola le loro succolenti riserve; erano i -camerieri del club gravi personaggi in abito nero, calzati con scarpe -a suole di mollettone, che lo servivano in porcellana speciale e sopra -stupende tovaglie di tela di Sassonia; erano i bicchieri di purissimo -cristallo del club che contenevano il suo sherry, il suo porto od -il suo claretto corretto con cannella, capelvenere, cinnamomo; era -finalmente il ghiaccio del club — ghiaccio venuto con forti spese dai -laghi d’America — che manteneva le sue bevande in un soddisfacente -stato di freschezza. - -Se vivere in tali condizioni si chiama eccentricità, bisogna confessare -che la eccentricità ha del buono! - -La casa di Saville-row, senza essere sontuosa, si raccomandava per un -_comfort_ davvero superlativo. D’altronde, con le abitudini invariabili -del suo abitatore, il servizio si riduceva a ben poco. Però, Phileas -Fogg esigeva dal suo unico servo una puntualità, una regolarità -straordinarie. Quel giorno appunto — 2 ottobre — Phileas Fogg aveva -licenziato James Forster perchè codesto servitore erasi reso colpevole -di portargli per radere la barba dell’acqua ad ottanta quattro gradi -Farenheit invece che ad ottantasei ed aspettava il suo successore che -doveva presentarsi tra le undici e le undici e mezzo. - -Phileas Fogg, ben adagiato nel suo seggiolone coi piedi ravvicinati -come quelli di un soldato alla parata, le palme delle mani sulle -ginocchia, il corpo ritto, la testa alta, guardava camminare la sfera -della pendola — macchina complicata che indicava le ore, i minuti, i -secondi, i giorni, i mesi e l’anno. Allo scoccare delle undici e mezzo, -il signor Fogg doveva, secondo la sua abitudine quotidiana, lasciare la -casa e recarsi al Reform-Club. - -In quel punto, si udì picchiare all’uscio del salotto in cui se ne -stava Phileas Fogg. - -James Forster, il servo licenziato, apparve. - -“Il nuovo servo,„ diss’egli. - -Un giovinotto di una trentina d’anni si mostrò e salutò. - -“Siete francese e vi chiamate John? gli chiese Phileas Fogg. - -— Gianni, se così piace al signore, rispose il nuovo venuto, Gianni -Gambalesta, soprannome che mi è rimasto in grazia della mia attitudine -a trarmi d’impaccio. Credo di essere un onesto figliuolo, signore; -ma, per essere schietto, ho fatto parecchi mestieri. Sono stato -cantante ambulante, poi cavallerizzo in un circo, ho emulato Léotard -nei voli aerei, e Blondin danzando sulla corda; poi son diventato -professore di ginnastica, per utilizzare meglio i miei talenti; ed in -ultimo ero sergente dei pompieri, a Parigi. Ho anzi nel mio stato di -servizio diversi incendi notevoli. Ma ora son già cinque anni che ho -lasciato la Francia, e che, bramoso di gustare la vita di famiglia, -faccio il cameriere in Inghilterra. Trovandomi senza posto, e saputo -che il signor Phileas Fogg è l’uomo più esatto e più sedentario del -Regno-Unito, mi presento in casa del signore colla speranza di vivervi -tranquillo e di dimenticare persino questo nome di Gambalesta.... - -— Gambalesta mi conviene, rispose il gentleman. Mi siete stato -raccomandato. Ho buone informazioni sul vostro conto. Conoscete i miei -patti? - -— Sì, signore. - -— Bene. Che ora fate? - -— Le undici e ventidue minuti, rispose Gambalesta estraendo dalle -profondità del suo taschino un enorme oriuolo d’argento. - -— Voi tardate, disse il signor Fogg. - -— Chiedo perdono al signore, ma è impossibile. - -— Voi ritardate di quattro minuti. Non monta. Basta conoscere l’errore. -Dunque, da questo momento in avanti, undici ore e ventinove minuti del -mattino, mercoledì, 2 ottobre 1872, voi siete al mio servizio.„ - -Ciò detto, Phileas Fogg si alzò, prese il suo cappello con la mano -sinistra, se lo pose in testa con un movimento da automa e scomparve -senza aggiungere una parola. - -Gambalesta udì l’uscio di strada chiudersi una prima volta: era il -suo nuovo padrone che usciva; indi una seconda volta: era il suo -predecessore, James Forster, che se n’andava da parte sua. - -Gambalesta rimase solo nella casa di Saville-row. - - - - -CAPITOLO II. - -Nel quale Gambalesta è convinto d’aver finalmente trovato il suo ideale. - - -“Affè! disse in cuor suo Gambalesta, a tutta prima un po’ sbalordito, -ho conosciuto presso la signora Tussaud dei fantocci non meno vivi del -mio nuovo padrone!„ - -I “fantocci„ della signora Tussaud sono figure di cera, che tutti vanno -a visitare a Londra, e alle quali non manca davvero che la parola. - -Durante i pochi istanti del suo colloquio con Phileas Fogg, Gambalesta -aveva rapidamente ma diligentemente esaminato il suo futuro padrone. -Era un uomo sulla quarantina, di faccia nobile e bella, alto di -statura, cui non guastava una leggera pinguedine, biondo di capelli e -di favoriti, fronte piana senz’apparenza di rughe alle tempie, faccia -piuttosto pallida che colorita, denti magnifici. Egli dimostrava -possedere al più alto grado ciò che i fisionomisti chiamano “il -riposo nell’azione,„ facoltà comune a coloro che fanno più fatti -che rumore. Calmo, flemmatico, occhio puro, palpebra immobile, era -il tipo finito di quegl’Inglesi di sangue freddo che s’incontrano -di frequente nel Regno-Unito, e di cui Angelica Kauffmann ritrasse -meravigliosamente col suo pennello l’attitudine un po’ accademica. -Veduto nei diversi atti della sua esistenza, quel gentleman dava -l’idea di un essere ben equilibrato in tutte le sue parti, giustamente -ponderato, perfetto come un cronometro di Leroy o Earnshaw. E -difatti Phileas Fogg era l’esattezza personificata; il che appariva -chiaramente “nell’espressione dei suoi piedi e delle sue mani;„ poichè -presso l’uomo, come presso gli animali, le membra stesse sono organi -espressivi delle passioni. - -Phileas Fogg era di quegli uomini matematicamente esatti, che, mai -frettolosi e sempre pronti, sono economi dei loro passi e dei loro -movimenti. Battendo sempre la via più corta, egli non faceva un -passo soverchio. Non sciupava mai uno sguardo verso il soffitto. Non -si permetteva un gesto superfluo. Non lo si era mai visto commosso -o turbato. Era l’uomo meno frettoloso di questo mondo, ma giungeva -sempre in tempo. Perciò viveva solo e per così dire al di fuori di -qualunque cerchia sociale. Sapeva che nella vita bisogna far la parte -degli attriti, e siccome gli attriti fanno indugiare, egli evitava ogni -contatto. - -Quanto a Gianni, detto Gambalesta, — vero parigino di Parigi, da cinque -anni che abitava l’Inghilterra e vi faceva a Londra il mestiere di -cameriere, aveva cercato indarno un padrone cui affezionarsi. - -— Gambalesta, dell’età di trent’anni, non era uno di quei Frontini -o Mascarilli che, colle spalle alte, il naso al vento, lo sguardo -sicuro, l’occhio asciutto, non sono che impudenti cialtroni. No, -Gambalesta era un bravo giovine, di fisonomia amabile, dalle labbra -un po’ sporgenti, sempre pronte a gustare o ad accarezzare, un’indole -buona e servizievole, con una di quelle buone teste rotonde che piace -vedere sulle spalle di un amico. Aveva gli occhi azzurri, la carnagione -accesa, la faccia grassa al punto che poteva, abbassando gli occhi, -vedersi il pomello delle gote, il petto largo, la vita ampia, la -muscolatura vigorosa, e possedeva una forza erculea che gli esercizi -della giovinezza avevano ammirabilmente sviluppata. I suoi capelli -bruni erano un pochino arruffati. Se gli scultori dell’antichità -conoscevano diciotto modi di acconciare la capigliatura di Minerva, -Gambalesta non ne conosceva che uno per rassettare la sua; tre colpi di -pettine, ed era bell’e pettinato. - -Dire che il carattere espansivo di questo servo si accorderebbe con -quello di Phileas Fogg, gli è quanto la prudenza più elementare non -permette. Gambalesta sarebbe quel domestico impeccabilmente esatto che -occorreva al suo padrone? Lo si vedrà col tempo. - -Dopo aver avuto, come sappiamo a quest’ora, una giovinezza quasi -vagabonda, egli aspirava al riposo. Avendo udito lodare il metodismo -inglese e la freddezza proverbiale dei gentlemen, egli andò a cercar -fortuna in Inghilterra. Ma, fin allora, la sorte lo aveva mal servito. -Non aveva potuto piantare radici in nessun luogo. Era stato in dieci -case. In tutte c’era il bislacco, l’ineguale, il cacciatore d’avventure -o il curioso di veder paesi: ciò non poteva più convenire a Gambalesta. -Il suo ultimo padrone, il giovine lord Longsferry, membro del -Parlamento, dopo aver passato le sue notti nelle _oysters-rooms_[2] di -Hay-Market, tornava troppo spesso a casa sulle spalle dei policemen. -Gambalesta, volendo anzitutto poter rispettare il suo padrone, -arrischiò alcune rispettose osservazioni che furono mal accolte. Allora -la ruppe. Riseppe in quella che il signor Phileas Fogg, _esq._, cercava -un servo. Prese informazioni su questo gentleman. Un personaggio che -menava una esistenza tanto regolare, che non dormiva fuori di casa, -che non viaggiava, che non si assentava mai, neppure un giorno, doveva -convenirgli appuntino. Si presentò e fu ammesso nelle circostanze che -il lettore conosce. - -Gambalesta, — scoccate le undici e mezzo, — si trovava dunque solo -nella casa di Saville-row. Senz’altro ne incominciò l’ispezione. -La percorse dalla cantina al granaio. Quella casa pulita, ordinata, -severa, puritana, ben organizzata pel servizio, gli piacque. Gli fece -l’effetto di un bel guscio di lumaca, ma di un guscio rischiarato -e scaldato dal gas, poichè l’idrogeno carburato vi bastava a tutti -i bisogni di luce e di calore. Gambalesta trovò senza fatica, al -secondo piano, la camera che eragli destinata. Essa gli convenne. Dei -campanelli elettrici e dei tubi acustici la mettevano in comunicazione -con gli appartamenti dell’ammezzato e del primo piano. Sul caminetto, -una pendola elettrica corrispondeva con la pendola della camera da -letto di Phileas Fogg, e i due congegni segnavano in uno stesso istante -il medesimo minuto secondo. - -“La mi va, la mi va d’incanto!„ disse tra sè Gambalesta. - -Egli notò pure, nella sua camera, una tabellina affissa al muro, -al disopra della pendola. Era il programma del servizio quotidiano. -Comprendeva, — dalle otto del mattino, ora regolamentare in cui si -alzava il signor Phileas Fogg, sino alle undici e mezzo, ora in cui -egli usciva di casa per andar ad asciolvere al Reform-Club, — tutte le -particolarità del servizio: il thè e i crostini dalle otto e ventitrè, -l’acqua per la barba dalle nove e trentasette, la teletta dalle dieci -meno venti, ecc. Poi, dalle undici e mezzo del mattino fino alla -mezzanotte, — ora in cui si coricava il metodico gentleman, — tutto -era notato, previsto, regolarizzato. Gambalesta meditò con gioia quel -programma e se ne impresse nella mente i diversi articoli. - -Quanto alla guardaroba del signore, essa era assai ben fornita e -meravigliosamente ordinata. Ogni pantalone, abito o panciotto portava -un numero d’ordine riprodotto sopra un registro di entrata e di uscita -indicante la data in cui, secondo la stagione, i suoi vestiti dovevano -essere volta a volta portati. Stessa norma per le calzature. - -Insomma, in quella casa di Saville-row, — che doveva essere il tempio -del disordine all’epoca dell’illustre ma dissipatore Sherindan, — -arredamento, che annunziava una bella agiatezza. Nessuna biblioteca, -nessun libro: sarebbero stati senza utilità pel signor Fogg, giacchè il -Reform-Club metteva a sua disposizione due biblioteche, una consacrata -alle belle lettere, l’altra al diritto ed alla politica. - -Nella camera da letto stava una cassa-forte di mezzana grandezza, che -per la sua costruzione era guarentita dagl’incendi al pari che dai -ladri. Non c’erano armi in casa, e neppure utensili da caccia o da -guerra. Tutto vi dinotava le abitudini più pacifiche. - -Dopo aver esaminato minutamente quell’abitazione, Gambalesta si fregò -le mani; la sua larga faccia si spianò ed egli ripetè giocondamente: - -“La mi va d’incanto! ecco quel che cercavo! C’intenderemo -perfettamente, il signor Fogg ed io! un uomo casalingo e regolato! Una -vera macchina! Ebbene, sono felicissimo di servire una macchina!„ - - - - -CAPITOLO III. - -Nel quale s’impegna una conversazione che potrà costar caro a Phileas -Fogg. - - -Phileas Fogg aveva lasciato la sua casa di Saville-row alle undici -e mezzo; e dopo avere posto cinquecentosettantacinque volte il piede -destro innanzi al piede sinistro, e cinquecentosettantasei volte il -piede sinistro innanzi al piede destro, giunse al Reform-Club, vasto -edificio eretto in Pall-Mall, e la cui costruzione costò non meno di -tre milioni. - -Phileas Fogg si recò subito nella sala da pranzo le cui nove -finestre si aprivano sopra un bel giardino dagli alberi già indorati -dall’autunno. Lì egli prese posto alla tavola abituale dove già -l’aspettava la sua posata; la sua colazione si componeva di un -antipasto, di un pesce lessato condito con una _reading sauce_ di prima -qualità, di un rosbeef scarlatto acidulato da condimenti _muhseron_, -di un pasticcio farcito di cime di rapontico e di lamponi verdi, di -un pezzo di chester, il tutto inaffiato da qualche tazza di un thè -specialmente raccolto pel consumo del Reform-Club. - -A mezzodì e quarantasette, il nostro gentleman si alzò e si avviò -verso la gran sala, sontuoso _hall_, adorno di dipinti riccamente -incorniciati. Ivi un servo gli diede il _Times_ non tagliato, di cui -Phileas Fogg operò il laborioso spiegamento con sicurezza di mano che -dinotava una grande abitudine di sì difficile operazione. La lettura -di quel giornale occupò Phileas Fogg sino alle tre e quarantacinque, -e quella del _Standard_, — che gli succedette, — durò sino al pranzo. -Questo pasto si compì nelle stesse condizioni della colazione con -aggiunta di _royal british sauce_. - -Alle sei meno venti, il gentleman ricomparve nel gran salone e vi -rimase assorto nella lettura del _Morning-Chronicle_. - -Da lì a mezz’ora, diversi frequentatori del Reform Club facevano il -loro ingresso e si avvicinavano al camino in cui ardeva un fuoco di -carbon fossile. Erano i compagni abituali del signor Phileas Fogg, al -par di lui arrabbiati giocatori di whist: l’ingegnere Andrew Stuart, i -banchieri John Sullivan e Samuel Fallentin, il birraio Thomas Flanagan, -Gualtiero Ralph, uno degli amministratori della Banca d’Inghilterra, -personaggi ricchi e riputati, benanco in quel club che conta fra i suoi -membri le sommità dell’industria e della finanza. - -— Ebbene! Ralph, domandò Thomas Flanagan, avete notizie sul furto? - -— Ehi la Banca, rispose Andrew Stuart, ci rimetterà anche stavolta il -suo danaro. - -— Io spero invece, disse Gualtiero Ralph, che porremo le mani addosso -al ladro. Diversi ispettori di polizia, persone abilissime, sono state -mandate in America ed in Europa, in tutt’i principali porti d’imbarco e -di sbarco, e sarà difficile a quel galantuomo di sfuggir loro. - -— Si hanno dunque i connotati del ladro, chiese Andrew Stuart. - -— Anzitutto, non è un ladro, rispose seriamente Gualtiero Ralph. - -— Come? non è un ladro l’individuo che sottrasse per -cinquantacinquemila sterline di banconote (1 milione e 375 mila -franchi?) - -— No, rispose Ralph. - -— È dunque un industriale? disse John Sullivan. - -— Il _Morning Chronicle_ assicura che è un gentleman. - -Colui che diede questa risposta non era altri che Phileas Fogg, la cui -testa emergeva allora dall’onda di carta che erasi ammansata intorno -a lui. In pari tempo, Phileas Fogg salutò i suoi colleghi, che gli -restituirono il saluto. - -Il fatto in discorso, che i diversi giornali del Regno Unito -discutevano con ardore, era accaduto tre giorni prima, il 29 settembre. -Un fascio di banconote, formante l’enorme somma di cinquantacinquemila -sterline, era stato preso sul tavolino del cassiere principale della -Banca d’Inghilterra. - -A chi si stupiva che un tal furto avesse potuto effettuarsi tanto -facilmente, il vice-governatore Gualtiero Ralph si limitava a -rispondere che in quello stesso momento il cassiere era occupato a -registrare un incasso di tre scellini e sei pence, e che non si può -aver gli occhi dappertutto. - -Conviene far osservare qui, — lo che rende il fatto più spiegabile, -— che quell’ammirabile stabilimento della _Bank of England_ pare -affannarsi estremamente per la dignità del pubblico. Nessuna guardia, -nessun invalido, nessun cancello! L’oro, l’argento, i biglietti sono -esposti liberamente e per così dire in balìa del primo che capita. Non -si oserebbe porre in sospetto l’onorabilità di un passante qualunque. -Uno dei migliori osservatori degli usi inglesi narra perfino questo: -In una delle sale della Banca in cui egli si trovava un giorno, ebbe -la curiosità di vedere più da vicino una verga d’oro del peso di sette -ad otto libbre, che si trovava esposta sopra il tavolo del cassiere; -egli prese quella verga, l’esaminò, la porse al suo vicino, questi ad -un altro, dimodochè la verga, di mano in mano, se ne andò sino al fondo -di un corridoio oscuro, e non ritornò che mezz’ora dopo a ripigliare il -suo posto, senza che il cassiere avesse soltanto alzata la testa. - -Ma, il 29 settembre, le cose non andarono precisamente così; il fascio -di banconote non ritornò, e quando il magnifico orologio, collocato al -disopra del _drawing office_, suonò alle cinque ore la chiusura degli -uffici, la Banca d’Inghilterra doveva notare sul conto _profitti_ e -_perdite_ la bagattella di 55,000 sterline. - -Appena il furto fu debitamente constatato, degli agenti, dei -_detectives_[3] scelti fra i più abili, vennero inviati nei principali -porti, a Liverpool, a Glascow, all’Havre, a Suez, a Brindisi, a Nuova -York, ecc., con promessa, in caso di riuscita, di un premio di duemila -sterline (50,000 franchi) e il cinque per cento della somma che sarebbe -stata ricuperata. In aspettativa delle informazioni che doveva fornire -l’inchiesta immediatamente incominciata, quegl’ispettori avevano per -missione di osservare scrupolosamente tutti i viaggiatori in arrivo o -in partenza. - -Ora, appunto come diceva il _Morning Chronicle_, c’era motivo a -supporre che l’autore del furto non facesse parte di nessuna delle -associazioni di ladri dell’Inghilterra. Durante quella giornata del 29 -settembre, un gentleman ben vestito, di bei modi, di aspetto distinto, -era stato visto andare innanzi e indietro nella sala dei pagamenti, -teatro del furto. L’inchiesta era riuscita a raccogliere tutt’i -connotati di quel gentleman, connotati che furono subito comunicati -a tutt’i _detectives_ del Regno Unito e del Continente. Alcune anime -buone, — e Gualtiero Ralph era del bel numer’uno, — credevano di poter -sperare con fondamento che il ladro non la scapperebbe. - -Come ognuno può immaginarsi, questo fatto era all’ordine del giorno -a Londra ed in tutta Inghilterra. Si discuteva, si scommetteva pro -o contro le probabilità del successo della polizia metropolitana. -Nessuna meraviglia dunque che i membri del Reform-Club trattassero la -stessa questione, tanto più che uno dei vice governatori della Banca si -trovava fra loro. - -L’onorevole Gualtiero Ralph non voleva dubitare del risultato delle -indagini, opinando che il premio offerto dovesse aguzzare singolarmente -lo zelo o la intelligenza degli agenti. Ma il suo collega, Andrew -Stuart, era ben lungi dal dividere tanta fiducia. La discussione -continuò adunque fra i due gentlemen che eransi seduti alla tavola -del whist, Stuart dirimpetto a Flanagan, Fallentin di fronte a -Phileas Fogg. Durante il gioco, i giocatori non parlavano, ma tra i -_robbres_[4], la conversazione interrotta si riappiccava ognor più -animata. - -“Io sostengo, disse Andrew Stuart, che le probabilità sono in favore -del ladro, che dev’essere certamente un uomo molto abile! - -— Evvia! rispose Ralph, oramai non c’è più un paese in cui possa -rifugiarsi. - -— Questo poi.... - -— Dove volete che vada? - -— Non ne so nulla, rispose Andrew Stuart, ma, alla fin fine, il mondo è -grande. - -— Lo era una volta,„ disse a mezza bocca Phileas Fogg; indi: “sta a voi -ad alzare„ soggiunse presentando le carte a Thomas Flanagan. - -La discussione venne sospesa durante il _robbre_. Ma ben presto, Andrew -Stuard la riappiccava dicendo: - -“Come, una volta! È forse diminuita la terra? - -— Senza dubbio, rispose Gualtiero Ralph: io sono del parere del signor -Fogg. La terra è diminuita, giacchè ora la si percorre dieci volte più -presto che non la si percorresse cento anni fa. Ed ecco ciò che, nel -caso attuale, renderà le ricerche più rapide. - -— E renderà anche più facile la fuga del ladro! - -— Tocca a voi a giocare, signor Stuart„ disse Phileas Fogg. - -Ma l’incredulo Stuart non era convinto, e finita la partita: - -“Bisogna confessare, signor Ralph, ripigliò egli, che avete trovato un -modo curioso di dire che la terra è diminuita! Così, perchè adesso se -ne fa il giro in tre mesi.... - -— In ottanta giorni soltanto, disse Phileas Fogg. - -— Difatti, signori, soggiunse John Sullivan, ottanta giorni dopo che -la sezione fra Bothal e Allahabad venne aperta sul _Great Indian -peninsular railway_, ed ecco il calcolo stabilito dal _Morning -Chronicle:_ - - Da Londra a Suez pel Moncenisio e Brindisi, ferrovia - e battelli a vapore 7 giorni - Da Suez a Bombay, battello a vapore 13 „ - Da Bombay a Calcutta, ferrovia 3 „ - Da Calcutta a Hong-Kong (Cina), battello a vapore 13 „ - Da Hong-Kong a Yokohama (Giappone), battello a - vapore 8 „ - Da Yokohama a San Francisco, battello a vapore 22 „ - Da San Francisco a Nuova York, ferrovia 7 „ - Da Nuova York a Londra, battello a vapore e ferrovie 9 „ - ——— - Totale 80 giorni - -— Sì, ottanta giorni, esclamò Andrew Stuart che per disattenzione -tagliò una carta reale, ma non compreso il cattivo tempo, i venti -contrari, i naufragi, gli sviamenti, ecc. - -— Tutto compreso, rispose Phileas Fogg, continuando a giocare, perchè -stavolta la discussione non rispettava più il whist. - -— Anche se gl’Indù, e gl’Indiani, come li vorrete chiamare, portan via -le rotaie esclamò Andrew Stuart: se fermano i treni, saccheggiano i -forgoni e pelano il cranio ai viaggiatori! - -— Tutto compreso„ rispose Phileas Fogg, che scoprì le sue carte, avendo -vinto. - -Andrew Stuart, cui era venuto il turno di fare mazzo, raccolse le carte -dicendo: - -“Teoricamente, voi avete ragione, signor Fogg, ma nella pratica.... - -— Nella pratica pure, signor Stuart. - -— Vorrei proprio vedervici. - -— Non dipende che da voi. Partiamo insieme. - -— Il cielo me ne guardi! esclamò Stuart, ma scommetterei volentieri -quattromila sterline (100,000 franchi), che un tale viaggio, fatto in -tali condizioni, è impossibile. - -— Possibilissimo, invece, rispose il signor Fogg. - -— Ebbene, fatelo allora! - -— Il giro del mondo in ottanta giorni? - -— Sì. - -— Lo farò volentieri. - -— Quando! - -— Subito. Soltanto vi avverto che lo farò a vostre spese. - -— Che pazzia! esclamò Andrew Stuart, che incominciava a spazientirsi -dell’insistenza del suo compagno di giuoco. Via! è meglio giuocare. - -— Rimeschiate allora, rispose Phileas Fogg, giacchè avete dato male.„ - -Andrew Stuart ripigliò le carte con mano febbrile; indi, tutt’ad un -tratto, deponendole sulla tavola: - -“Ebbene, sì, signor Fogg, diss’egli, sì, scommetto quattromila -sterline!... - -— Mio caro Stuart, disse Fallentin, calmatevi. Ciò non è serio. - -— Quando io dico: scommetto, rispose Andrew Stuart, è sempre sul serio. - -— E sia!„ disse il signor Fogg. Indi volgendosi verso i suoi colleghi: - -“Ho ventimila sterline (500,000 franchi) depositati presso i Fratelli -Baring. Li rischierò volentieri.... - -— Ventimila sterline! esclamò John Sullivan. Ventimila sterline che un -ritardo impreveduto può farvi perdere! - -— L’impreveduto non esiste, rispose semplicemente Phileas Fogg. - -— Ma, signor Fogg, codesto lasso di 80 giorni è calcolato come un -_minimum_ di tempo! - -— Un _minimum_ ben impegnato basta a tutto. - -— Ma per non oltrepassarlo, bisogna saltare matematicamente dalle -ferrovie nei battelli a vapore, e dai battelli nelle ferrovie! - -— Salterò matematicamente. - -— È uno scherzo! - -— Un buon Inglese non scherza mai quando si tratta d’una cosa seria -qual’è una scommessa, rispose Phileas Fogg. Io scommetto ventimila -sterline contro chicchesia, che io farò il giro della terra in ottanta -giorni o meno, cioè in millenovecentoventi ore ossia centoquindicimila -e duecento minuti. Accettate? - -— Accettiamo, risposero i signori Stuart, Fallentin, Sullivan, Flanagan -e Ralph, dopo essersi posti d’accordo. - -— Bene, disse Fogg. Il treno di Douvres parte alle 8 e 45. Lo prenderò. - -— Stasera stessa? domandò Stuart. - -— Stasera stessa, rispose il signor Fogg. Dunque, soggiunse consultando -un calendario tascabile; giacchè è oggi mercoledì, 2 ottobre, dovrò -essere di ritorno a Londra in questo stesso salotto del Reform-Club, -il sabato 21 dicembre, alle ore 8 e 45 di sera; in mancanza di che le -ventimila lire sterline, depositate attualmente a mio credito presso -i Fratelli Baring, vi apparterranno di fatto e di diritto, o signori. -Ecco un bono per tale somma.„ - -Fu steso il processo verbale della scommessa, e venne sottoscritto -immediatamente dai sei cointeressati. Phileas Fogg era rimasto freddo. -Egli non aveva certamente scommesso per guadagnare ed aveva impegnato -soltanto quelle ventimila sterline, — metà della sua sostanza, — perchè -prevedeva che forse gli sarebbe necessario spendere l’altra metà per -condurre a buon termine quel difficile, per non dire ineseguibile -progetto. Quanto a’ suoi avversari, sembravano commossi, non già a -cagione del valore della posta, ma perchè avevano un certo scrupolo a -lottare in quelle condizioni. - -Nove ore suonavano in quel punto. Si offerse al signor Fogg di -sospendere il whist, affinchè potesse far i suoi preparativi di -partenza. - -“Io sono sempre pronto!„ rispose l’impassibile gentleman; e dando le -carte: - -“Volto quadri, diss’egli; tocca a voi il tratto, signor Stuart.„ - - - - -CAPITOLO IV. - -Nel quale Phileas Fogg sbalordisce Gambalesta, suo servo. - - -Alle sette e venticinque, Phileas Fogg, dopo aver guadagnato una -ventina di ghinee al whist, prese commiato dai suoi onorevoli colleghi -e lasciò il Reform-Club. Alle sette e cinquanta egli apriva la porta -della sua casa ed entrava nelle sue stanze. - -Gambalesta, che aveva coscienziosamente studiato il suo programma, fu -non poco sorpreso nel vedere il signor Fogg, colpevole d’inesattezza, -comparire a quell’ora insolita. Secondo la tabella, il pigionale di -Saville-row non doveva rincasare che alla mezzanotte precisa. - -Phileas Fogg era a tutta prima salito nella sua camera, poi chiamò: - -“Gambalesta.„ - -Gambalesta non rispose. Quella chiamata non poteva essere diretta a -lui. Non era l’ora. - -“Gambalesta„, riprese il signor Fogg, senz’alzare la voce. - -Gambalesta si presentò. - -“È la seconda volta che vi chiamo, disse il signor Fogg. - -— Ma non è mezzanotte, rispose Gambalesta col suo orologio in mano. - -— Lo so, riprese Phileas Fogg, e non vi faccio rimprovero. Noi partiamo -da qui a dieci minuti per Douvres e Calais.„ - -Una specie di smorfia si delineò sulla rotonda faccia del francese. Era -evidente che non aveva inteso bene. - -“Il signore cambia abitazione? domandò egli. - -— Sì, rispose Phileas Fogg. Noi andiamo a fare il giro del mondo.„ - -Gambalesta, l’occhio smisuratamente aperto, le palpebre e il -sopracciglio in alto, le braccia distese, il corpo accasciato, -presentava allora tutti i sintomi della maraviglia spinta fino allo -stupore. - -“Il giro del mondo! mormorò egli. - -— In ottanta giorni, rispose il signor Fogg. Dunque, non abbiamo un -solo istante da sciupare. - -— Ma le valigie?... disse Gambalesta che dondolava inconsciamente la -testa a destra e a sinistra. - -— Nessuna valigia, un sacco da viaggio soltanto. Dentro, due camicie -di lana, tre paia di calze. Altrettanto per voi. Compreremo strada -facendo. Prenderete il mio _makintosh_[5] e la mia coperta da viaggio. -Provvedetevi di buone scarpe. D’altronde cammineremo poco o punto. -Andate.„ - -Gambalesta avrebbe voluto rispondere. Non lo potè. Lasciò la camera del -signor Fogg, salì nella sua, cadde sopra una sedia, e valendosi di una -frase alquanto volgare del suo paese: - -“Affè, disse tra sè, questa è forte, questa! Io che volevo starmene -tranquillo!...„ - -E macchinalmente egli fece i suoi preparativi di viaggio. Il giro del -mondo in ottanta giorni! Che si fosse imbattuto in un pazzo? No.... Si -trattasse di uno scherzo? Si andava a Douvres, e sta bene. A Calais, -sia pure. In fin dei conti, tutto ciò non poteva porre di malumore -il buon figliuolo che già da cinque anni non aveva più calpestato il -suolo della patria. Si andrebbe fors’anco a Parigi, e senza ombra di -dubbio, egli rivedrebbe con piacere la gran capitale. Ma certamente, -un gentleman tanto economo de’ suoi passi, si fermerebbe colà.... -Sì, senza dubbio; pure non era meno vero ch’egli partiva, che si -traslocava, quel gentleman tanto casalingo sin’allora! - -Alle otto, Gambalesta aveva apparecchiato il modesto sacco che -conteneva la sua guardaroba e quella del suo padrone, e, con la mente -ancora scombuiata, lasciò la sua camera di cui chiuse accuratamente -l’uscio, e raggiunse il signor Fogg. - -Il signor Fogg era pronto. Portava sottobraccio il _Bradshaw’s -continental railway steam transit and general guide_[6], che doveva -fornirgli tutte le indicazioni necessarie al suo viaggio. Egli prese -il sacco dalle mani di Gambalesta, l’aprì e vi cacciò dentro un grosso -pacco di quelle belle banconote che hanno corso in tutt’i paesi. - -— Non avete dimenticato nulla? chiese egli. - -— Nulla, signore. - -— Il mio _makintosh_ e la mia coperta? - -— Eccoli. - -— Bene, prendete questo sacco. - -Il signor Fogg consegnò il suo sacco a Gambalesta. - -— E abbiatene cura, soggiunse. Ci son dentro ventimila sterline -(500.000 franchi). - -Mancò poco che il sacco sgusciasse dalle mani di Gambalesta, come se -ventimila sterline fossero state in oro e di un peso considerevole. - -Il padrone e il servo discesero allora, e la porta di strada fu chiusa -a doppio giro. - -Una stazione di carrozze si trovava all’estremità di Saville-row. Il -signor Phileas Fogg ed il suo servo salirono in un _cab_ (cittadina) -che si diresse rapidamente verso lo scalo di Charing-Cross, a cui -metteva capo una delle diramazioni del _South Eastern railway_. - -Alle otto e venti, il _cab_ si fermò al cancello della stazione. -Gambalesta balzò a terra. Il suo padrone lo seguì e pagò il cocchiere. - -In quel momento, una povera mendicante, che teneva un fanciullo per -mano a piedi nudi nel fango, coperta da un cappello svecchiato da cui -pendeva una piuma miserabile, uno sciallo a brandelli sui suoi cenci, -si avvicinò al signor Phileas Fogg e gli chiese l’elemosina. - -Phileas Fogg trasse di tasca le venti ghinee guadagnate poc’anzi al -whist, e presentandole alla mendicante: - -— Prendete, buona donna, diss’egli, io sono contento di avervi -incontrata! - -Indi tirò innanzi. - -Gambalesta ebbe come un senso d’umidità agli occhi. Il suo padrone -aveva fatto un passo nel suo cuore. - -Il signor Fogg e lui entrarono ben tosto nella gran sala della -stazione. Lì, Phileas Fogg diede a Gambalesta l’ordine di prendere due -biglietti di prima classe per Parigi. Indi, volgendosi indietro, egli -vide i suoi cinque colleghi del Reform-Club. - -— Signori, io parto, diss’egli, e le diverse vidimazioni apposte sopra -un passaporto che porto con me a questo scopo, vi permetteranno, al -ritorno, di verificare il mio itinerario. - -— Oh! signor Fogg, rispose garbatamente Gualtiero Ralph, era inutile. -Siamo garantiti dal vostro onore di gentiluomo! - -— Lo sarete meglio così, disse il signor Fogg. - -— Non dimenticate che dovrete essere di ritorno!... obbiettò Andrew -Stuart.... - -— Fra ottanta giorni, rispose il signor Fogg, il sabato, 21 dicembre -1872, a otto ore e quarantacinque minuti della sera. A rivederci, -signori. - -Alle otto e quaranta Phileas Fogg e il suo servo presero posto nello -stesso scompartimento. Alle otto e quarantacinque, si udì un fischio e -il treno si pose in cammino. - -La notte era nera. Cadeva una pioggia minuta. Phileas Fogg, -rannicchiato nel suo angolo, non parlava. Gambalesta, ancora -sbalordito, si stringeva macchinalmente al petto il sacco delle -banconote. - -Ma il treno non aveva oltrepassato Syden-ham, quando Gambalesta gettò -un grido di disperazione! - -— Che avete! domandò Phileas Fogg. - -— C’è che... nella mia precipitazione... nel mio turbamento... ho -dimenticato.... - -— Che cosa? - -— Di spegnere il becco a gas della mia camera! - -— Ebbene, caro mio, rispose freddamente il signor Fogg, esso arde per -conto vostro! - - - - -CAPITOLO V. - -Nel quale un nuovo valore comparisce sulla piazza di Londra. - - -Phileas Fogg, lasciando Londra, non supponeva certamente il gran -chiasso che susciterebbe la sua partenza. La notizia della scommessa -si sparse dapprima nel Reform-Club, e produsse una vera emozione tra -i membri dell’onorevole circolo. Indi, dal club, quell’emozione si -trasfuse nei giornali per mezzo dei _reporters_, e dai giornali al -pubblico di Londra e di tutto il Regno-Unito. - -La questione del giro del mondo fu commentata, discussa, anatomizzata, -con pari passione ed ardore, che se si fosse trattato di una nuova -questione dell’_Alabama_. Gli uni parteggiarono per Phileas Fogg, gli -altri, — che formarono in breve una maggioranza considerevole, — si -pronunciarono contro di lui. Il giro del mondo da compiere diversamente -che in teoria e sulla carta, in quel _minimum_ di tempo coi mezzi di -comunicazione attualmente in uso, non era solamente impossibile, era -insensato! - -Il _Times_, lo _Standard_, l’_Evening Star_, il _Morning Chronicle_ -e venti altri giornali di grande pubblicità, si dichiararono contro -il signor Fogg. Il solo _Daily Telegraph_ lo sostenne, limitatamente -però. Fogg fa trattato da maniaco, da pazzo, ed i suoi colleghi del -Reform-Club furono biasimati d’aver accettato quella scommessa, che -accusava un indebolimento nelle facoltà mentali del suo autore. - -Su questa questione, furono pubblicati articoli pieni di passione, ma -logici. Ognun sa l’interesse che desta in Inghilterra tutto ciò che -ha riguardo alla geografia. E però non c’era lettore, di qualsiasi -condizione, che non divorasse le colonne dedicate al caso di Phileas -Fogg. - -Durante i primi giorni, alcune menti audaci, le donne principalmente, -furono a lui favorevoli; sovratutto allorchè l’_Illustrated London -News_ ebbe pubblicato il suo ritratto, secondo la sua fotografia -deposta negli archivii del Reform-Club. Alcuni gentleman osavano dire: -“Ehi perchè no, alla fin fine? se ne son viste di più straordinarie!„ -Erano segnatamente i lettori del _Daily Telegraph_. Ma si sentì in -breve che anche questo giornale cominciava a cedere. - -Infatti, un lungo articolo comparve il 7 ottobre nel Bollettino della -Società Reale di geografia. Esso trattava la questione da tutti i -punti di vista, e dimostrava chiaramente la follia dell’impresa. -Secondo quell’articolo, tutto era contro il viaggiatore, ostacoli -dell’uomo, ostacoli della natura. Per riuscire in quel progetto, -bisognava ammettere una concordanza miracolosa delle ore di partenza -e di arrivo, concordanza che non esisteva, che non poteva esistere. A -tutto rigore, e in Europa, dove trattasi di tragitto di una lunghezza -relativamente mediocre, si può contare sull’arrivo dei treni ad ora -fissa; ma quando impiegano tre giorni ad attraversare l’India, sette -giorni ad attraversare gli Stati Uniti, come fondare sulla loro -esattezza gli elementi di un tal problema? E gli accidenti di macchina, -gli sviamenti, gli scontri, la cattiva stagione, l’accumulamento -delle nevi, non era forse tutto contro Phileas Fogg? Sui piroscafi, -non troverebbesi egli durante l’inverno, in balìa dei venti o delle -nebbie? È dunque così raro che i migliori camminatori delle linee -transoceaniche subiscano ritardi di due o tre giorni? Ora, bastava -un ritardo, uno solo, perchè la catena delle comunicazioni fosse -irreparabilmente spezzata. Se Phileas Fogg mancava, magari di poche -ore, la partenza di un piroscafo, sarebbe costretto ad aspettare il -piroscafo susseguente, e da ciò solo il suo viaggio era compromesso -irrevocabilmente. - -L’articolo fece gran rumore. Quasi tutti i giornali lo riprodussero, e -le azioni di Phileas Fogg ribassarono singolarmente. - -Durante i primi giorni che seguirono la partenza del gentleman, -importanti affari eransi intavolati sull’alea della sua intrapresa. -Ognun sa che v’è in Inghilterra tutto un mondo di scommettitori, mondo -più intelligente e più elevato di quello dei giocatori. Scommettere -è nel temperamento inglese. Così, non solo i diversi membri del -Reform-Club stabilirono scommesse considerevoli pro o contro Phileas -Fogg, ma la massa del pubblico entrò nel movimento. Phileas Fogg venne -inscritto, come un cavallo da corsa, in una specie di stud-book. Se ne -fece un valore di Borsa che fu immediatamente quotato sulla piazza di -Londra. Si domandava, si offriva del “Phileas Fogg„ fermo o con aggio, -e si fecero affari enormi. Ma cinque giorni dopo la sua partenza, -dopo l’articolo del Bollettino della Società di geografia, le offerte -incominciarono ad affluire. Il “Phileas Fogg„ ribassò. Lo si offerse a -pacchi. Preso dapprima a cinque, poi a dieci, non lo si prese più che a -venti, a cinquanta, a cento! - -Un solo partigiano gli rimase; fu il vecchio paralitico lord -Albermarle. L’onorevole gentiluomo, inchiodato sul suo seggiolone, -avrebbe dato la sua sostanza per poter fare il giro del mondo, fosse -pure in dieci anni! e scommise cinquemila sterline (125,000 franchi) in -favore di Phileas Fogg. E quando, in un con la stoltezza del progetto, -glien’era dimostrata l’inutilità, egli si contentava di rispondere: “Se -la cosa è fattibile, è bene che sia un Inglese che l’abbia fatta pel -primo!„ - -Le cose stavano dunque così: i partigiani di Phileas Fogg sminuivano -sempre più; tutti, e non senza ragione, si schieravano contro di lui; -non lo si prendeva più che a centocinquanta, a duecento contro uno, -allorchè sette giorni dopo la sua partenza, un incidente completamente -inaspettato, fe’ sì che non lo si prendesse addirittura più. - -Difatti, in quella giornata, a nove ore di sera, il direttore della -polizia metropolitana aveva ricevuto un dispaccio telegrafico così -concepito: - - “Suez a Londra (Inghilterra). - - _Rowan, direttore polizia, - amministrazione centrale, Scotland place._ - - “Seguo a vista ladro della Banca, Phileas Fogg. Spedite senza - indugio mandato d’arresto a Bombay. (India inglese). - - Fix, _detective_.„ - -L’effetto di questo dispaccio fu immediato. L’onorevole gentleman -scomparve per far luogo al ladro di banconote. La sua fotografia, -deposta al Reform-Club con quella di tutti i suoi colleghi, fu -esaminata. Essa riproduceva lineamento per lineamento l’uomo i cui -connotati erano stati forniti dall’inchiesta. Ognuno si richiamò alla -memoria ciò che l’esistenza di Phileas Fogg aveva di misterioso, il -suo isolamento, la subitanea sua partenza, e parve evidente che quel -personaggio, allegando come pretesto un viaggio intorno al mondo, ed -appoggiandolo sopra una scommessa insensata, non aveva avuto altro -scopo che quello di far perdere le sue tracce agli agenti della polizia -inglese. - - - - -CAPITOLO VI. - -Nel quale l’agente Fix mostra un’impazienza più che legittima. - - -Ecco in quali circostanze era stato spedito quel dispaccio, concernente -il signor Phileas Fogg. - -Il mercoledì, 9 ottobre, si aspettava per le undici del mattino, -a Suez, il _Mongolia_, della Compagnia peninsulare ed orientale, -piroscafo ad elice ed a falso ponte[7], della portata di duemila -ottocento tonnellate e della forza nominale di cinquecento cavalli. Il -_Mongolia_ faceva regolarmente i viaggi da Brindisi a Bombay pel canale -di Suez. Era uno dei più rapidi camminatori della compagnia, e le -celerità regolamentari, cioè 10 miglia all’ora tra Brindisi e Suez, e 9 -miglia e 53 cent. tra Suez e Bombay, le aveva sempre sorpassate. - -In attesa dell’arrivo del _Mongolia_, due uomini passeggiavano sul molo -d’imbarco in mezzo alla folla d’indigeni e di stranieri che affluiscono -in quella città, che non ha guari era appena una borgata, ed a cui oggi -la grande opera del signor Lesseps assicura un avvenire considerevole. - -Di quei due uomini, uno era l’agente consolare del Regno-Unito, -stabilito a Suez, il quale, — ad onta dei tristi pronostici del governo -britannico e delle sinistre predizioni dell’ingegnere Stephenson, — -vedeva ogni giorno navi inglesi attraversare quel canale, abbreviando -così di metà l’antica strada dall’Inghilterra alle Indie pel Capo di -Buona Speranza. - -L’altro era un ometto magro, dalla fisonomia abbastanza intelligente, -nervoso, che contraeva con notevole persistenza i suoi muscoli -sopraccigliari. Tramezzo alle sue lunghe ciglia brillava un occhio pien -di vita, ma di cui egli sapeva a volontà spegnere l’ardore. In quel -momento, egli manifestava dell’impazienza, andando innanzi e indietro, -non potendo star fermo un momento. - -Quell’uomo si chiamava Fix, ed era uno di quei detectives o agenti di -polizia inglesi, che erano stati mandati nei diversi porti, dopo il -furto commesso alla Banca d’Inghilterra. Codesto Fix doveva sorvegliare -con la massima cura tutti i viaggiatori che pigliavano la strada di -Suez, e se uno di essi gli pareva sospetto, porglisi alle calcagna -aspettando un mandato d’arresto. - -Precisamente, già da due giorni, Fix aveva ricevuto dal direttore della -polizia metropolitana i connotati del presunto autore del furto. Erano -quelli del personaggio distinto e ben vestito, che era stato osservato -nella sala dei pagamenti della Banca. - -Il _detective_, evidentemente più che allettato dal grosso premio -promesso in caso di buon esito, aspettava con impazienza facile a -comprendere l’arrivo del _Mongolia_. - -“E voi dite, signor console, chies’egli per la decima volta, che il -battello non può tardare? - -— No, signor Fix, rispose il console. È stato segnalato stamattina al -largo di Porto Said, e i centosessanta chilometri del canale sono un -nonnulla per un tal camminatore. Vi ripeto che il Mongolia ha sempre -vinto il premio di venticinque sterline che il governo conferisce per -ogni anticipazione di ventiquattr’ore sui tempi regolamentari. - -— Codesto piroscafo viene direttamente da Brindisi? domandò Fix. - -— Appunto da Brindisi, dove ha preso la valigia delle Indie: da -Brindisi che ha lasciato sabato alle 5 pom. Abbiate quindi pazienza, -non può tardare a giungere; ma non so veramente come, coi connotati -che avete ricevuti, potrete riconoscere il vostro uomo se è a bordo del -_Mongolia_. - -— Signor console, rispose Fix, tali persone si fiutano più che non -si riconoscano. Un buon naso bisogna avere, e il fiuto è quasi un -senso speciale al quale concorrono l’udito, la vista e l’odorato. Ho -arrestato nella mia vita più d’uno di codesti galantuomini, e purchè il -mio ladro sia a bordo, vi giuro che non mi sguscerà tra le mani. - -— Ve lo auguro, signor Fix, poichè si tratta di un furto importante. - -— Un furto magnifico, rispose l’agente entusiasmato. -Cinquantacinquemila lire sterline! Cuccagne che capitano di rado! I -ladri diventano meschini! la razza degli Sheppard si ecclissa! Ora si -fanno appiccare per pochi scellini! - -— Signor Fix, rispose il console, voi parlate in modo tale che io vi -auguro vivamente di riuscire; ma, ve lo ripeto, nelle condizioni in -cui siete, temo che sia difficile. Dai connotati che avete ricevuti, -codesto ladro si assomiglia assolutamente ad un onest’uomo, sapete? - -— Signor console, rispose dogmaticamente l’ispettore di polizia, i -grandi ladri rassomigliano sempre alle persone oneste. Capite bene -che coloro che hanno faccie da furfanti non possono far altro che -rimanere probi, altrimenti si farebbero arrestare. Le fisonomie oneste, -ecco quelle che bisogna specialmente indovinare. Lavoro difficile, ne -convengo, e che non è già un mestiere, ma arte. - -Si vede che il nostro Fix non mancava di una certa dose d’amor proprio. - -Frattanto, il molo andava mano mano animandosi. Marinai di diverse -nazionalità, commercianti, sensali, facchini, fellah, vi affluivano. -L’arrivo del piroscafo era dunque imminente. - -Il tempo era bellino, ma freddo, con quel vento di levante. Alcuni -minareti si delineavano al disopra della città, sotto i pallidi raggi -del sole. Verso il sud, una scogliera lunga duemila metri si allungava -come un braccio sulla rada di Suez. Alla superficie del Mar Rosso -scorrevano parecchi battelli da pesca o da navigazione costiera, non -pochi dei quali hanno serbato nelle loro forme l’elegante sesto della -galera antica. - -Pur circolando in mezzo a quella gente, Fix, per abitudine della sua -professione, scrutava i passanti con una rapida occhiata. - -Erano allora le dieci e mezzo. - -“Non arriverà mai questo piroscafo! esclamò egli udendo suonare -l’orologio del porto. - -— Non può esser lontano, rispose il console. - -— Quanto tempo si fermerà a Suez? chiese Fix. - -— Quattr’ore. Il tempo occorrente ad imbarcare il suo carbone. Da Suez -ad Aden, all’estremità del Mar Rosso, si contano milletrecentodieci -miglia, e bisogna far provvista di combustibile. - -— E da Suez, questo piroscafo va direttamente a Bombay? - -— Direttamente, senza interruzione alcuna. - -— Ebbene, disse Fix, se il ladro ha preso questa strada e questo -battello, dev’essere nel suo piano di sbarcare a Suez, affine di -portarsi per altra via nei possedimenti olandesi o francesi dell’Asia. -Egli deve ben sapere che non sarebbe al sicuro nell’India che è terra -Inglese. - -— Eccetto che non sia un uomo di prima forza rispose il console. Voi -lo sapete, un delinquente inglese è sempre meglio nascosto a Londra di -quel che potrebb’essere all’estero.„ - -Fatta questa riflessione, che diè molto da pensare all’agente, il -console tornò ne’ suoi uffici posti a poca distanza. Fix rimase solo, -colto da un’impazienza nervosa, col bizzarro presentimento che il suo -ladro dovesse trovarsi a bordo del Mongolia, — e in verità se quel -furfante aveva lasciato l’Inghilterra coll’intenzione di portarsi -al Nuovo Mondo, la via delle Indie, meno sorvegliata o più difficile -a sorvegliare di quella dell’Atlantico, doveva aver ottenuto la sua -preferenza. - -Fix non istette un pezzo immerso nelle sue riflessioni. Acuti fischi -annunziarono l’arrivo del piroscafo. Tutta l’orda di facchini e di -_fellah_ si precipitò allora verso il molo di sbarco, in un tumulto un -po’ inquietante per le membra e gli abiti dei passaggeri. - -In breve si scorge il gigantesco scafo del _Mongolia_, che passava tra -le rive del canale, e undici ore suonavano allorchè lo _steamer_ andò -ad ancorarsi in rada mentre il suo vapore si sprigionava con grande -strepito dai tubi di sfogo. - -I passaggieri erano in buon numero a bordo. Taluni rimasero sul falso -ponte a contemplare il panorama pittoresco della città: ma i più -sbarcarono nei cannotti che erano andati ad accostare il Mongolia. - -Fix esaminava scrupolosamente tutti quelli che mettevano piede a terra. - -In quel momento, uno di essi gli si accostò, dopo di aver vigorosamente -respinto i _fellah_ che l’assalivano con le loro offerte di servizio, -e gli chiese con tutta cortesia se poteva indicargli gli uffici -dell’agente consolare inglese. E in pari tempo quel passeggiero -presentava un passaporto, sul quale bramava senza dubbio far apporre il -visto britannico. - -Fix, istintivamente, prese il passaporto, e con rapida occhiata ne -lesse i connotati. - -Un movimento involontario stette per isfuggirgli. Il foglio tremò nella -sua mano; i connotati registrati nel passaporto erano identici a quelli -ch’egli aveva ricevuti dal direttore della polizia metropolitana. - -“Questo passaporto è vostro? diss’egli al passaggiero. - -— No, rispose questi, è il passaporto del mio padrone. - -— E il vostro padrone? - -— È a bordo. - -— Ma, replicò l’agente, è d’uopo ch’ei si presenti in persona agli -uffici del console, a fine di stabilire la sua identità. - -— Come, è proprio necessario? - -— Indispensabile. - -— E dove sono gli uffici? - -— Laggiù, all’angolo della piazza, rispose l’ispettore indicando una -casa discosta duecento passi. - -— Allora vado a cercare il mio padrone: al quale però garberà poco -d’incomodarsi.„ - -Ciò detto, il passaggiero salutò Fix e risalì a bordo dello _steamer_. - - - - -CAPITOLO VII. - -Che prova una volta di più l’inutilità dei passaporti in materia di -polizia. - - -L’ispettore ridiscese sul molo e si diresse rapidamente verso gli -uffici del console. Dietro sua urgente domanda, egli fu subito -introdotto presso quel funzionario. - -“Signor console, gli diss’egli senz’altro preambolo, ho gravi ragioni -per credere che il nostro uomo abbia preso passaggio a bordo del -Mongolia.„ - -E Fix narrò ciò ch’era avvenuto tra quel servo e lui circa il -passaporto. - -“Bene, signor Fix, rispose il console, non sarei malcontento di vedere -la faccia di quel furfante. Ma forse egli non si presenterà al mio -ufficio se è quegli che voi supponete. Un ladro non ama lasciar dietro -di sè le traccie del suo passaggio, e poi, la formalità dei passaporti -non è più obbligatoria. - -— Signor console, rispose l’agente, se è un uomo di prima forza come -convien supporre, verrà! - -— A far vidimare il suo passaporto? - -— Sì. I passaporti non servono mai ad altro che ad impacciare le -persone oneste ed a favorire la fuga dei bricconi. Vi assicuro che -questo sarà in regola; ma spero bene che voi non lo vidimerete.... - -— E perchè no? Se il passaporto è regolare, rispose il console, non ho -il diritto di rifiutare il mio visto. - -— Però, signor console, è pur necessario ch’io trattenga qui quest’uomo -finchè io abbia ricevuto da Londra un mandato di arresto. - -— Ah! questo poi, signor Fix, è affar vostro, rispose il console; ma -io, non posso....„ - -Il console non terminò la frase. In quel momento venne picchiato alla -porta del suo gabinetto, e il ragazzo dell’ufficio introdusse due -stranieri, dei quali uno non era precisamente quel servo che erasi -poc’anzi intrattenuto col detective. - -Erano infatti il padrone e il servitore. Il padrone presentò il suo -passaporto, pregando laconicamente il console di compiacersi ad apporvi -il suo visto. - -Questi prese il passaporto e lo lesse attentamente, mentre Fix, in -un canto del gabinetto, osservava o meglio divorava cogli occhi lo -straniero. - -Quando il console ebbe terminato la sua lettura: - -“Voi siete il signor Phileas Fogg, _esquire_? chiese egli. - -— Sì, signore, rispose il gentleman. - -— E quest’uomo è il vostro domestico? - -— Sì. Un francese di nome Gambalesta. - -— Venite da Londra? - -— Sì. - -— E andate? - -— A Bombay. - -— Bene, signore. Sapete che questa formalità del visto è inutile, e che -noi non esigiamo più la presentazione del passaporto. - -— Lo so, signore, rispose Phileas Fogg, ma desidero comprovare col -vostro visto il mio passaggio a Suez. - -— Son pronto a soddisfarvi, signore. - -E il console, avendo firmato e datato il passaporto, vi appose il -suo bollo. Il signor Fogg pagò i diritti di vidimazione, e, dopo aver -freddamente salutato, uscì seguito dal suo domestico. - -“Ebbene? chiese l’ispettore. - -— Ebbene, rispose il console, egli mi ha l’aria di un perfetto -galantuomo. - -— Possibile, rispose Fix; ma non si tratta di questo. Vi pare, signor -console, che quel flemmatico gentleman rassomigli lineamento per -lineamento al ladro di cui ho ricevuto i connotati? - -— Ne convengo; ma lo sapete, tutt’i connotati.... - -— Io ci voglio veder chiaro, rispose Fix, il servo mi sembra meno -indecifrabile che il padrone: inoltre è un francese che non potrà -frenarsi dal parlare. A rivederla, signor console.„ - -Ciò detto, l’agente uscì e si pose alla ricerca di Gambalesta. - -Intanto il signor Fogg, lasciando la casa consolare, erasi diretto -verso il molo d’imbarco. Lì, egli diede alcuni ordini al suo servo; -poi, s’imbarcò in una lancia, tornò a bordo del _Mongolia_ e si -ritrasse nel suo camerino! Prese allora il suo taccuino, che conteneva -le seguenti annotazioni: - -“Lasciato Londra, mercoledì 2 ottobre, ore 8 e 45 m., sera. - -“Giunto a Parigi, giovedì 3 ottobre, ore 7 e 20 m., mattina. - -“Lasciato Parigi, giovedì, ore 8 e 40 m., mattina. - -“Giunto pel Moncenisio a Torino, venerdì 4 ottobre, ore 6 e 35 m., -mattina. - -“Lasciato Torino, venerdì, ore 7 e 20 m., mattina. - -“Giunto a Brindisi, sabato 5 ottobre, ore 4, sera. - -“Imbarcato sul _Mongolia_, sabato, ore 5, sera. - -“Giunto a Suez, mercoledì 9 ottobre, ore 11, mattina. - -“Totale delle ore spese: 158-1/2, equivalenti a giorni 6 e 1/2.„ - -Il signor Fogg scrisse queste date sopra un itinerario disposto a -colonne che indicava, — dal 2 ottobre fino al 21 dicembre, — il mese, -il giorno, gli arrivi regolamentari e gli arrivi effettivi in ciascun -punto principale, Parigi, Brindisi, Suez, Bombay, Calcutta, Singapore, -Hong-Kong, Yokohama, San Francisco, Nuova York, Liverpool, Londra, -e che permetteva di calcolare con un’occhiata il guadagno di tempo -ottenuto o la perdita subita in ogni singola località del tratto -percorso. - -Questo metodico itinerario teneva per tal modo conto di tutto, ed il -signor Fogg sapeva sempre se era in anticipazione o in ritardo. - -Egli annotò dunque, quel giorno, mercoledì 9 ottobre, il suo arrivo a -Suez, che concordando coll’arrivo regolamentare, non lo costituiva nè -in guadagno nè in perdita. - -Indi si fece servire da colazione nel suo camerino. Quanto al vedere la -città, ei non ci pensava neppure, essendo di quella razza d’inglesi che -fanno visitare dal loro servo i paesi che attraversano. - - - - -CAPITOLO VIII. - -Nel quale Gambalesta parla forse un po’ più del bisogno. - - -Fix aveva in pochi istanti raggiunto sul molo Gambalesta, che gironzava -e guardava, non credendosi, lui, obbligato a non vedere. - -“Ebbene, mio bel giovinotto, gli disse Fix affrontandolo, è vidimato il -vostro passaporto? - -“Ah! siete voi, signore, rispose il francese, obbligatissimo. Siamo -perfettamente in regola. - -— Sicchè guardate il paese? - -— Sì, ma andiamo così presto che mi par di viaggiare in sogno. Si è -proprio a Suez? - -— A Suez. - -— In Egitto? - -— In Egitto, per l’appunto. - -— E in Africa? - -— In Africa! - -— In Africa? ripetè Gambalesta. Non ci posso credere. Figuratevi, -signore, che mi immaginava di non andar più in là di Parigi, e quella -famosa capitale l’ho riveduta precisamente dalle 7 e 20 alle 8 e 40 del -mattino, tra la stazione del Nord e la stazione di Lione, attraverso -i cristalli di una cittadina e con una pioggia diluviale! Quanto me ne -spiace! Avrei riveduto volentieri il cimitero del Père Lachaise ed il -Circo dei Campi Elisi. - -— Avete dunque molta fretta? chiese l’ispettore di polizia. - -— Io, no; bensì il mio padrone. A proposito, devo comperare delle calze -e delle camicie! Siamo partiti senza valigia, soltanto con un sacco da -viaggio. - -— Vi condurrò io da un bazar dove troverete tutto quel che v’occorre. - -— Signore, rispose Gambalesta, siete davvero di una compiacenza!....„ - -Ed amendue si posero in cammino. Gambalesta discorreva sempre. - -“Purchè, diss’egli, io non manchi alla partenza del battello! - -— Avete tempo, rispose Fix, è appena mezzogiorno! - -Gambalesta estrasse il suo grosso orologio. - -“Mezzogiorno, diss’egli. Evvia! sono le nove e cinquantadue minuti! - -— Il vostro orologio ritarda, rispose Fix. - -— Il mio orologio! Un orologio di famiglia che appartenne al mio -bisnonno. Esso non varia di cinque minuti all’anno. È un vero -cronometro! - -— Vedo come sta la cosa, rispose Fix. Voi avete mantenuta i ora di -Londra, che ritarda di circa due ore rispetto a Suez. Bisogna aver cura -di regolare il vostro orologio al mezzodì di ogni singolo paese. - -— Io! toccare il mio orologio? esclamò Gambalesta, mai! - -— Ebbene, esso non sarà più d’accordo col sole. - -— Tanto peggio pel sole, signore! Sarà lui che avrà torto!„ - -E il bravo giovane ripose l’orologio nel suo taschino con un gesto -solenne. - -Pochi minuti dopo Fix gli diceva: - -“Avete dunque lasciato Londra precipitosamente! - -— Altro che? Mercoledì scorso, alle otto di sera, contro tutte le sue -abitudini, il signor Fogg ritornò dal suo circolo, e tre quarti d’ora -dopo noi eravamo partiti. - -— Ma dove va dunque il vostro padrone? - -— Sempre innanzi! Egli fa il giro del mondo! - -— Il giro del mondo! esclamò Fix. - -— Sì, in ottanta giorni! Una scommessa, dice; ma, qui tra noi, io non -ne credo nulla. Non ci sarebbe senso comune. C’è altro. - -— Ah! è un originale codesto signor Fogg? - -— Lo credo. - -— È dunque ricco! - -— Evidentemente, e porta con sè una bella somma, in tante banconote -nuove fiammanti! E non risparmia il danaro per istrada. Per esempio, -egli ha promesso un premio magnifico al macchinista del _Mongolia_, se -arriviamo a Bombay con una considerevole anticipazione! - -— E lo conoscete da un pezzo, il vostro padrone? - -— Io! rispose Gambalesta, io sono entrato al suo servizio il giorno -stesso della nostra partenza.„ - -È facile immaginarsi l’effetto che queste risposte dovevano produrre -sulla mente già eccitata dell’ispettore di polizia. - -Quella partenza precipitosa da Londra, poco tempo dopo il furto, quella -ingente somma portata in viaggio, quella fretta di giungere in paesi -lontani, quel pretesto di una scommessa eccentrica, tutto confermava -e doveva confermare Fix nelle sue idee. Egli fece ancora parlare -il Francese ed acquistò la certezza che quel giovane non conosceva -menomamente il suo padrone, che questi viveva isolato a Londra, che -lo si diceva ricco senza che si sapesse l’origine della sua ricchezza, -che era un uomo impenetrabile, ecc. Ma in pari tempo Fix potè ritenere -per certo che il signor Phileas Fogg non isbarcava a Suez, e che andava -realmente a Bombay. - -“È lontano Bombay? chiese Gambalesta. - -— Sicuro che è lontano. Vi occorrono ancora una decina di giorni di -mare. - -— E dove mettete Bombay? - -— Nell’India. - -— In Asia? - -— Naturalmente. - -— Diamine! Gli è che vi dirò... c’è una cosa che mi turba... è il mio -becco! - -— Che becco? - -— Il mio becco a gas che dimenticai di spegnere e che arde per -conto mio. Ora, ho calcolato che mi costerebbe due scellini ogni -ventiquattr’ore, giusto sei _pence_ più di quanto guadagno, e capirete -che per poco che il viaggio si prolunghi.... - -Fix compres’egli l’affare del gas? È poco probabile; egli non ascoltava -più e prendeva una decisione. Il Francese e lui erano giunti al -bazar. Fix lasciò che il suo compagno vi facesse le sue compere, gli -raccomandò di non mancare alla partenza del _Mongolia_, e ritornò in -fretta e furia agli uffici dell’agente consolare. - -Fix, ora che la sua convinzione erasi assodata, aveva riacquistato -tutto il suo sangue freddo. - -“Signore, diss’egli al console, non mi rimane il menomo dubbio, ho in -mano il mio uomo. Egli si fa credere un eccentrico che vuol fare il -giro del mondo in ottanta giorni. - -— Allora è un volpone, rispose il console, un volpone che mira a -far ritorno a Londra dopo d’aver fuorviato tutte le polizie dei due -Continenti! - -— Oh! la vedremo! rispose Fix. - -— Ma non v’ingannate poi? chiese di bel nuovo il console. - -— Io non m’inganno. - -— Allora, perchè mai codesto ladro si è dato tanta premura a far -constatare con un visto il suo passaggio a Suez? - -— Perchè... non ne so nulla, signor console, rispose il detective, ma -ascoltatemi.„ - -In poche parole, egli riferì i punti salienti della sua conversazione -col domestico del detto Fogg. - -“Difatti, disse il console, tutte le presunzioni stanno contro -quest’uomo. E che pensate fare? - -— Mandare un dispaccio a Londra con richiesta urgente di dirigermi -un mandato d’arresto a Bombay, imbarcarmi sul Mongolia, pormi -alle calcagna del mio ladro sino alle Indie, e là, terra inglese, -avvicinarlo garbatamente, col mio mandato in mano e la mano sulla -spalla.„ - -Non appena ebbe pronunciate freddamente queste parole, l’agente Fix -prese commiato dal console e si recò all’ufficio telegrafico. Di là -spedì al direttore della polizia metropolitana il dispaccio che i -lettori conoscono. - -Di lì a un quarto d’ora, Fix, col suo leggero bagaglio per mano, ben -munito di danaro, s’intende, s’imbarcava a bordo del _Mongolia_, e il -rapido _steamer_ filava a tutto vapore sulle acque del Mar Rosso. - - - - -CAPITOLO IX. - -Dove il mar Rosso e il mar delle Indie si mostrano propizii ai disegni -di Phileas Fogg. - - -La distanza fra Suez e Aden è esattamente di milletrecentodieci miglia, -e il capitolato della Compagnia concede a’ suoi piroscafi un lasso di -tempo di centotrentotto ore per valicarla. Il _Mongolia_, i cui fuochi -erano attivamente alimentati, filava in modo da anticipare l’arrivo -regolamentare. - -I passeggieri imbarcati a Brindisi avevano quasi tutta l’India per -destinazione. Alcuni si recavano a Bombay, altri a Calcutta, ma via -Bombay, poichè da quando una ferrovia attraversa in tutta la sua -larghezza la penisola indiana, non è più necessario di girare il capo -di Ceylan. - -Fra questi passeggieri del _Mongolia_, si noveravano diversi funzionari -civili e ufficiali di ogni grado. Di questi, taluni appartenevano -all’esercito britannico propriamente detto, altri comandavano le truppe -indigene di _cipayes_, tutti lautamente stipendiati, anco adesso che -il governo si è sostituito ai diritti ed agli obblighi dell’antica -Compagnia delle Indie: sottotenenti a 7000 franchi, brigadieri a -60,000, generali a 100,000[8]. - -Si viveva dunque stupendamente a bordo del _Mongolia_, in quella -società di funzionarii, a’ quali frammischiavansi alcuni giovani -inglesi, che col milione in tasca andavano a fondare lontan lontano -delle case di commercio. Il _purser_, l’uomo di fiducia della -compagnia, l’eguale del capitano a bordo, faceva le cose sontuosamente. -All’asciolvere del mattino, al _lunch_ delle due, al pranzo delle -cinque e mezzo, alla cena delle otto, le tavole piegavano sotto -i piatti di carne fresca e le altre vivande fornite dal macello e -dalle dispense del piroscafo. Le passeggiere, — ce n’erano alcune, -— cangiavano teletta due volte al giorno. Si suonava, si cantava, si -ballava anche, quando il mare lo permetteva. - -Ma il mar Rosso è capricciosissimo, e molto di frequente cattivo, come -tutti i golfi stretti e lunghi. Quando il vento spirava sia dalla -costa d’Asia, sia dalla costa d’Africa, il _Mongolia_, lungo fuso -ad elice, preso di traverso, rollava spaventevolmente. Le signore -sparivano allora; i cembali tacevano; canti e danze cessavano insieme. -Eppure, ad onta della raffica, ad onta dei marosi, il piroscafo, spinto -dalla sua potente macchina, correva senza indugio verso lo stretto di -Babel-Mandeb. - -Che faceva Phileas Fogg frattanto? Si potrebbe credere che, sempre -inquieto, ansioso, egli si preoccupasse dei cangiamenti di vento nocivi -al cammino della nave, del moto scompigliato dei marosi che minacciava -di cagionare un accidente alla macchina, insomma di tutte le avarie -possibili che, obbligando il _Mongolia_ a poggiare in qualche porto, -avrebbero compromesso il suo viaggio? - -Niente affatto, o per lo meno, se il nostro gentleman pensava a queste -eventualità, non ne lasciava trasparir nulla. Era sempre l’uomo -impassibile, il membro imperturbabile del Reform-Club, cui nessun -incidente od accidente poteva recar sorpresa. Egli non sembrava più -commosso dei cronometri di bordo. Lo si vedeva di rado sul ponte. Non -badava gran fatto ad osservare quel mar Rosso, sì fecondo di ricordi, -quel teatro delle prime scene storiche dell’umanità. Egli non viaggiava -per osservare le curiose città disseminate sulle sue sponde, i cui -pittoreschi contorni si delineavano talvolta all’orizzonte. Egli non -pensava neanco ai pericoli di quel golfo arabico, del quale gli antichi -storici, Strabone, Ariano, Artemidoro, Edrisi, parlarono sempre con -ispavento, e sul quale i navigatori non si arrischiavano mai senza aver -consacrato il loro viaggio con sacrifizii propiziatorii. - -Che faceva dunque quell’originale, imprigionato nel _Mongolia_? -Anzitutto faceva i suoi quattro pasti al giorno, senza che mai -nè rollio nè beccheggio potessero sconcertare una macchina così -maravigliosamente organizzata. Indi, giuocava al _whist_. - -Sì! egli aveva incontrato dei compagni di giuoco ed appassionati -quanto lui: un esattore di tasse che si recava al suo posto a Goa, -un ministro, il reverendo Decimo Smith, di ritorno a Bombay, e un -brigadiere generale dell’esercito inglese, che raggiungeva il suo -corpo a Benares. Questi tre passeggieri avevano pel _whist_ la stessa -passione che il signor Fogg, e giocavano per ore ed ore, non meno -silenziosamente di lui. - -Quanto a Gambalesta, il mal di mare lo aveva fin allora risparmiato. -Egli occupava un camerino a prora e mangiava, egli pure, -coscienziosamente. Bisogna dire che, decisamente, quel viaggio, fatto -in quelle condizioni, non gli dispiaceva più. Egli vi si acconciava. -Ben nudrito, ben alloggiato, vedeva paese nuovo, e poi andava ripetendo -a sè stesso che tutto quel ghiribizzo finirebbe a Bombay. - -All’indomani della partenza da Suez, il 29 ottobre, non fu senza un -certo piacere che egli incontrò sul ponte il garbato personaggio, al -quale erasi rivolto sbarcando in Egitto. - -“Non m’inganno, diss’egli accostandolo col suo più amabile sorriso, -siete proprio voi, signore, che con tanta compiacenza mi avete servito -di guida a Suez? - -— Difatti, rispose il _detective_, vi riconosco! siete il servo di -quell’inglese originale.... - -— Precisamente, signor...? - -— Fix. - -— Signor Fix, rispose Gambalesta. Ben lieto di ritrovarvi a bordo. E -dove andate? - -— Ma al par di voi, a Bombay. - -— Benissimo! Avete già fatto questo viaggio? - -— Diverse volte, rispose Fix. Io sono un agente della Compagnia -peninsulare. - -— Allora conoscete l’India. - -— Ma.... sì...., rispose Fix, che non voleva compromettersi troppo. - -— Curiosa quest’India? - -— Curiosissima! moschee, minareti, templi, fakiri, pagode, tigri, -serpenti, bajadere! Ma è da sperarsi che avrete il tempo di visitare il -paese. - -— Lo spero, signor Fix. Capite bene che non è lecito ad un uomo sano -di mente di consumare la vita a saltare da un battello a vapore in una -ferrovia e da una ferrovia in battello, sotto pretesto di fare il giro -del mondo in ottanta giorni! No, tutta questa ginnastica cesserà a -Bombay, non ne dubitate. - -— E sta bene il signor Fogg? domandò Fix col tono più naturale. - -— Benone, signor Fix. Io pure, sapete. Mangio come un orco a digiuno. È -l’aria del mare. - -— E il vostro padrone, non lo vedo mai sul ponte. - -— Mai. Egli non è curioso. - -— Sapete, signor Gambalesta, che questo preteso viaggio in ottanta -giorni potrebbe benissimo celare qualche missione segreta.... una -missione diplomatica a mo’ d’esempio! - -— Affè, signor Fix, non ne so nulla, ve lo confesso, e, a dirla, non -darei neppur mezzo scudo per saperlo.„ - -Dopo quest’incontro, Gambalesta e Fix conversarono sovente assieme. -All’ispettore di polizia premeva di legarsi col servo del signor -Fogg. Ciò poteva giovargli all’occorrenza. E’ gli offriva dunque -spesso, al _barroom_ del _Mongolia_, qualche bicchiere di _whisky_ o -di _pale-ale_, che il buon figliuolo accettava senza cerimonie e del -pari restituiva, tanto per non rimaner addietro, — trovando proprio che -cotesto Fix era un onestissimo gentleman. - -Intanto, il piroscafo si avanzava rapidamente. Il 13, si scoperse -Moka, che apparve nella sua cinta di mura, in rovina, al disopra -delle quali spiccavano alcuni datteri verdeggianti. In lontananza, nei -monti, si stendevano vasti campi da caffè. Gambalesta rimase estatico -a contemplare quella celebre città, e parvegli anzi che con le sue mure -circolari ed un forte smantellato che si disegnava come un manico, essa -rassomigliasse ad un’enorme tazza da caffè. - -Durante la notte seguente, il _Mongolia_ oltrepassò lo stretto di -Babel-Mandeb, nome arabo che significa: La porta delle lacrime, e il -giorno appresso 14, si fermava a Steamer-Point, al nord-ovest della -rada di Aden. Qui doveva rifornirsi di combustibile. - -Serio ed importante affare codesta alimentazione del fornello dei -piroscafi a tali distanze dai centri di produzione. Per la sola -Compagnia peninsulare essa costituisce una spesa annua che ammonta ad -ottocentomila sterline (20 milioni di franchi). Fu necessario infatti -stabilire dei depositi in parecchi porti, ed in quei mari lontani il -carbone viene a costare ottanta franchi per tonnellata. - -Il _Mongolia_ doveva percorrere ancora milleseicentocinquanta -miglia prima di giungere a Bombay, e doveva rimanere quattro ore a -Steamer-Point, per ricolmare i suoi depositi. - -Questo ritardo non poteva nuocere in verun modo al programma di Phileas -Fogg. Era previsto. E poi, il _Mongolia_ invece d’arrivare ad Aden -soltanto al mattino del 15 ottobre vi entrava il 14 sera. Era dunque un -guadagno di quindici ore. - -Il signor Fogg ed il suo servo scesero a terra. Il gentiluomo voleva -far vidimare il suo passaporto. Fix lo seguì inosservato. Compiuta la -formalità del visto, Phileas Fogg ritornò a bordo a ripigliarvi la sua -partita interrotta. - -Gambalesta gironzò, al suo solito, in mezzo a quella popolazione di -Somanlì, di Baniani, di Parsì, di Ebrei, d’Arabi, d’Europei, componenti -i 25,000 abitanti di Aden. Egli ammirò le fortificazioni che fanno -di questa città la Gibilterra del mar delle Indie, e certe magnifiche -cisterne, alle quali lavoravano ancora gl’ingegneri del re Salomone. - -“Curiosissimo, curiosissimo! diceva tra sè Gambalesta, tornando a -bordo. Mi accorgo che non è inutile viaggiare, se si vuol vedere -qualcosa di nuovo.„ - -Alle sei di sera, il _Mongolia_ squarciava colle braccia della sua -elica le acque della rada di Aden e si avventava frettoloso sul mar -delle Indie. Gli erano concesse centosessantott’ore per compiere -il tragitto fra Aden e Bombay. Del resto, il mare indiano gli fu -favorevole. Il vento soffiava da nord-ovest. Le vele vennero in aiuto -al vapore. - -Il bastimento, meglio appoggiato, rollò meno. Le passaggiere, -in eleganti telette, comparvero sul ponte. I canti e le danze -ricominciarono. - -Il viaggio si compiè adunque nelle migliori condizioni. Gambalesta era -entusiasta dell’amabile compagno, che il caso aveagli procurato nella -persona di Fix. - -La domenica 20 ottobre, verso mezzodì, si giunse in vista della terra -indiana. Due ore più tardi, il pilota saliva a bordo del _Mongolia_. -All’orizzonte una catena di monti si profilava armoniosamente sul -fondo del cielo. Di lì a poco, le file di palmizî che coprono la città -spiccarono distintamente. Il piroscafo penetrò in quella rada formata -dalle isole Salcette, Colaba, Elephanta, Butcher, e alle quattro e -mezzo accostava i moli di Bombay. - -Phileas Fogg terminava allora il trentesimoterzo _robbre_ della -giornata; il suo compagno e lui, grazie ad un’audace manovra, avendo -fatto tutte le tredici manate, terminarono la traversata con un -ammirabile cappotto[9]. - -Il _Mongolia_ non doveva giungere che il 22 ottobre a Bombay; vi -giungeva il 20. Era dunque, dalla sua partenza da Londra, un guadagno -di due giorni, che Phileas Fogg inscrisse metodicamente sul suo -itinerario nella colonna dei profitti. - - - - -CAPITOLO X. - -Dove Gambalesta è felicissimo di non perdere che le scarpe. - - -Nessuno ignora che l’India, quel gran triangolo capovolto la cui -base è al nord e il vertice al sud, comprende una superficie di un -milione e quattrocentomila miglia quadrate, sulla quale è inegualmente -cosparsa una popolazione di centottanta milioni di abitanti. Il governo -britannico esercita un dominio effettivo sopra una certa parte di -quell’immenso paese; mantiene un governatore generale a Calcutta, altri -governatori a Madras, a Bombay, al Bengala, ed un sottogovernatore ad -Agra. - -Ma l’India inglese propriamente detta è compresa soltanto in una -superficie di settecentomila miglia quadrate, ed annovera una -popolazione da cento a centodieci milioni di abitanti. È quanto dire -che una notevole porzione del territorio sfugge tuttora all’autorità -della regina; e, difatti, presso alcuni rajà dell’interno, feroci e -terribili, l’indipendenza indù è ancora assoluta. - -Dal 1756, — anno in cui fu fondato il primo stabilimento inglese sulla -spianata oggidì occupata dalla città di Madras, — sino a quell’anno in -cui scoppiò la grande insurrezione dei _cipayes_, la celebre Compagnia -delle Indie fu onnipotente. Questa si annetteva a poco a poco le -diverse province, comperate ai rajà a prezzo delle rendite che essa -pagava poco o punto; nominava il suo governatore generale e tutti -i suoi impiegati civili e militari; ma ora essa non esiste più, e i -possedimenti inglesi dell’India dipendono direttamente dalla corona. - -Perciò l’aspetto, i costumi, le divisioni etnografiche della penisola -tendono a modificarsi di giorno in giorno. In passato, vi si viaggiava -con tutti gli antichi mezzi di trasporto, a piedi, a cavallo, sopra -carretti, in carriola, in palanchino, a dorso d’uomo, in carrozza, -ecc. Ora, dei battelli a vapore percorrono a grande velocità l’Indo, -il Gange, e una ferrovia, che attraversa l’India in tutta la sua -larghezza, con molte diramazioni, pone Bombay a tre soli giorni da -Calcutta. - -Il tracciato di questa ferrovia non segue la linea retta attraverso -l’India. La distanza a volo d’uccello non è che da mille a millecento -miglia, e treni che andassero a velocità media soltanto non -impiegherebbero che tre giorni a percorrerla tutta; ma questa distanza -è accresciuta d’un terzo, almeno, dalla corda che descrive la ferrata -salendo sino ad Allahabad nel nord della penisola. - -Ecco, insomma, il tracciato all’ingrosso del _Great Indian peninsular -railway_[10]. Lasciando l’Isola di Bombay, la ferrovia attraversa -Salcette, salta sul continente rimpetto a Tannah, valica la catena -dei Ghati occidentali, corre al nord-est sino a Burhampur, solca il -territorio quasi indipendente del Bundelkund, sale sino ad Allahabad, -piega verso l’est, incontra il Gange a Benares, se ne discosta -lievemente, e, ridiscendendo al sud-est per Burdivan e la città -francese di Chandernagor, fa testa di linea a Calcutta. - -I passaggieri del _Mongolia_ erano sbarcati a Bombay alle quattro e -mezzo pomeridiane, ed il treno di Calcutta partiva alle otto precise. - -Il signor Fogg prese dunque commiato dai suoi compagni di giuoco, -lasciò il piroscafo, diede al suo servo una noterella di alcune compere -da fare, gli raccomandò caldamente di trovarsi prima delle otto alla -stazione, e col suo passo regolare che batteva il secondo come il -pendolo di un orologio astronomico, si diresse verso l’ufficio dei -passaporti. - -Cosicchè, delle meraviglie di Bombay egli non intendeva veder nulla; -nè il palazzo di città, nè la magnifica biblioteca, nè i forti, nè -i _docks_, nè il mercato del cotone, nè i bazar, nè le sinagoghe, -nè le chiese armene, nè la splendida pagoda di Malebar-hill, adorna -di due torri poligonali. Egli non contemplerebbe nè i capolavori -di Elefanta, nè i suoi misteriosi ipogei, nascosti al sud-est della -rada, nè le grotte Kanherie dell’isola Salcette, ammirabili avanzi -dell’architettura buddista! - -No! nulla. Uscendo dall’ufficio dei passaporti, Phileas Fogg si recò -tranquillamente alla stazione, e colà si fe’ servire da pranzo. Tra -l’altre pietanze il trattore credette dovergli raccomandare una certa -fricassea di “coniglio del paese,„ di cui gli disse meraviglie. - -Phileas Fogg accettò la fricassea, l’assaggiò coscienziosamente; ma ad -onta della sua salsa piccante, la trovò pessima. Chiamò il trattore. - -“Signore, gli diss’egli guardandolo fiso, è coniglio questo? - -— Sì, mylord, rispose sfrontatamente il cialtrone, coniglio delle -_jungle_[11]. - -— E non ha miagolato quando è stato ucciso? - -— Miagolato! Oh! mylord! un coniglio! Vi giuro.... - -— Signor trattore, ripigliò freddamente il signor Fogg, non giurate e -ricordatevi questo: una volta, in India, i gatti erano considerati come -animali sacri. Quelli erano tempi! - -— Per i gatti, mylord? - -— Ed anche pei viaggiatori!„ - -Fatta quest’osservazione, il signor Fogg continuò tranquillamente a -desinare. - -Pochi momenti dopo il signor Fogg, l’agente Fix era egli pure sbarcato -dal _Mongolia_, ed era corso dal direttore della polizia di Bombay. -Egli fece riconoscere la sua qualità di _detective_, la missione -affidatagli, la sua situazione in faccia al presunto autore del furto. -Erasi ricevuto da Londra un mandato d’arresto?... Non si era ricevuto -nulla. Difatti il mandato, partito dopo Fogg, non poteva essere ancor -giunto. - -Fix rimase sconcertato. Voleva ottenere dal direttore un ordine -d’arresto contro il signor Fogg. Il direttore rifiutò. L’affare -risguardava l’amministrazione metropolitana, e questa sola poteva -spiccare legalmente un mandato. Questa severità di principii, -quest’osservanza rigorosa della legalità è perfettamente spiegabile coi -costumi inglesi, che, in materia di libertà individuale, non ammettono -nessun arbitrio. - -Fix non insistette e comprese che doveva rassegnarsi ad aspettare -il suo mandato. Ma egli risolse di non perder di vista il suo -impenetrabile furfante, durante tutto il tempo che questi si fermerebbe -a Bombay. Egli non sospettava che Phileas Fogg non vi soggiornasse, — -e, come sappiamo, tale era pure la convinzione di Gambalesta, — cosa -che doveva lasciare al mandato il tempo di giungere. - -Ma dopo gli ultimi ordini che avevagli dato il padrone lasciando il -_Mongolia_, Gambalesta aveva ben compreso che a Bombay sarebbe accaduto -lo stesso che a Suez ed a Parigi, che il viaggio non terminerebbe -lì, che proseguirebbe almeno sino a Calcutta, e forse più lontano. Ed -incominciava a chiedere a sè stesso se la scommessa del signor Fogg -non era proprio seria, e se egli, che voleva vivere in riposo, non -fosse trascinato dalla fatalità a compiere il giro del mondo in ottanta -giorni! - -Intanto, e dopo aver fatto acquisto di alcune camicie e calze, egli -erasi messo a passeggiare nelle vie di Bombay. C’era gran concorso -di popolo e, in mezzo ad Europei di ogni nazionalità, vedevi -Persiani dalle berrette a punta, Bunhyas dai turbanti rotondi, Sindi -dai berretti quadrati, Armeni avvolti in lunghe vesti, Parsi in -mitra nera. Era precisamente una festa celebrata da questi Parsi o -Ghebri, discendenti diretti dai settari di Zoroastro, che sono i più -industriosi, i più civili, i più intelligenti, i più austeri fra gli -Indù, stirpe cui appartengono attualmente i ricchi negozianti indigeni -di Bombay. Quel giorno essi celebravano una specie di carnevale -religioso, con processioni e divertimenti, nei quali figuravano -delle bajadere vestite di garze rosee trapunte d’oro e d’argento, -che al suono delle viole ed al rumore dei _tam-tam_, danzavano -meravigliosamente, e con una decenza perfetta. - -Se Gambalesta guardasse quelle curiose cerimonie, se i suoi occhi e -le sue orecchie si aprissero smisuratamente per vedere ed udire, se la -sua aria, la sua fisonomia fossero proprio quelle del _booby_[12] più -ingenuo che si potesse immaginare, è superfluo di insistervi qui. - -Sfortunatamente per lui e pel suo padrone, di cui arrischiò -compromettere il viaggio, la sua curiosità lo trascinò più lontano che -non convenisse. - -Dopo aver dato un’occhiata a quel carnevale Parsi, Gambalesta si -diresse verso la stazione; senonchè, passando dinanzi all’ammirabile -pagoda di Malebar-hill, egli ebbe la malaugurata idea di visitarne -l’interno. - -Egli ignorava due cose: prima, che l’ingresso di certe pagode indù è -formalmente vietato ai cristiani, e poi che gli stessi credenti non -possono penetrarvi senz’aver lasciato i calzari fuori dell’uscio. -Vuolsi avvertire qui che, per ragioni di sana politica, il governo -inglese, rispettando e facendo rispettare persino nelle sue più -insignificanti minuzie la religione del paese, punisce severamente -chiunque ne violi le pratiche. - -Gambalesta, quivi entrato, senza pensare a male da semplice torista, -ammirava nell’interno di Malebar-hill, quella smagliante canutiglia -dell’ornamentazione braminica, quando all’improvviso venne gettato sul -sacro lastrico. Tre preti, dallo sguardo furente gli si precipitarono -addosso, gli strapparono le scarpe e le calze, ed incominciarono a -caricarlo di busse, proferendo grida selvaggie. - -Il Francese, vigoroso ed agile, si rialzò lestamente; con un pugno -ed un calcio buttò a terra due de’ suoi avversarii, impacciatissimi -nelle loro lunghe vesti, e slanciandosi fuori della pagoda con tutta la -celerità delle sue gambe, si portò in breve ad una bella distanza dal -terzo Indù, che erasi lanciato sulle sue traccie, levando a tumulto la -folla. - -Alle otto meno cinque, soltanto pochi minuti prima della partenza del -treno, senza cappello, a piedi nudi, avendo perduto nel tafferuglio il -fardello contenente le sue compere, Gambalesta giungeva alla stazione -della ferrovia. - -Fix era là, sullo scalo di partenza. Egli aveva seguito il signor Fogg -alla stazione: aveva compreso che quel briccone si disponeva a lasciar -Bombay. Si decise subito di accompagnarlo sino a Calcutta, e, se -occorreva, anche più lontano. Gambalesta non vide Fix che se ne stava -in disparte; ma Fix udì il racconto delle sue avventure, che Gambalesta -fece in quattro parole al suo padrone. - -“Io spero che ciò non vi accadrà più,„ rispose semplicemente Phileas -Fogg, prendendo posto in una carrozza del treno. - -Il povero Gambalesta, scalzo e tutto ammaccato, tenne dietro al suo -padrone senza pronunciar verbo. - -Fix stava per salire in un vagone separato, allorchè un pensiero lo -trattenne e modificò d’un subito il suo progetto di partenza. - -“No, io rimango, disse tra sè. Un delitto commesso sul territorio -indiano.... Tengo il mio uomo. - -In quel momento, la locomotiva gettò un fischio acuto, e il treno -scomparve nella notte. - - - - -CAPITOLO XI. - -Dove Phileas Fogg compra a prezzo favoloso una cavalcatura. - - -Il treno era partito all’ora regolamentare. Menava via un certo numero -di viaggiatori, alcuni ufficiali, funzionari civili, negozianti di -oppio e di indaco, cui il loro commercio attirava nella parte orientale -della penisola. - -Gambalesta occupava lo stesso scompartimento del suo padrone. Un terzo -viaggiatore si trovava collocato nel canto opposto. - -Era il brigadiere generale, sir Francis Cromarty, uno dei compagni -di giuoco del signor Fogg durante il tragitto da Suez a Bombay, che -raggiungeva le sue truppe accantonate presso Benares. - -Sir Francis Cromarty, alto, biondo, dell’età di circa cinquant’anni -e che erasi molto distinto durante l’ultima ribellione dei _cipayes_, -avrebbe meritato davvero la qualifica d’indigeno. Fin dalla gioventù -egli abitava l’India ed era assai di rado ricomparso nel suo paese -natìo. Era un uomo istrutto, che avrebbe dato volentieri tutte le -notizie desiderabili sui costumi, la storia, il governo del paese indù, -se Phileas Fogg fosse stato uomo da desiderarne. Ma questo gentleman -non domandava nulla. Egli non viaggiava, descriveva soltanto una -circonferenza; era un corpo grave, che percorreva un’orbita intorno al -globo terrestre, secondo le leggi della meccanica razionale. In quel -momento egli rifaceva mentalmente il calcolo delle ore spese dalla sua -partenza da Londra, e si sarebbe fregato le mani dalla soddisfazione, -se fosse stato nella sua indole il fare un movimento inutile. - -Sir Francis Cromarty non aveva indugiato a riconoscere l’originalità -del suo compagno di viaggio, sebbene non lo avesse studiato che colle -carte in mano e tra due _robbres_. Esitava invece sopra una questione: -batteva un cuore umano sotto quel freddo involucro? Phileas Fogg aveva -egli un’anima sensibile alle bellezze della natura, alle aspirazioni -morali? Per lui, la cosa era dubbia. Di tutti gli originali che il -brigadiere generale aveva incontrati nella sua vita, nessuno era -paragonabile a cotesto prodotto delle scienze esatte. - -Phileas Fogg non aveva celato a sir Francis il suo piano di viaggio -intorno al mondo, nè in quali condizioni egli lo effettuava. Il -brigadiere generale non vide in quella scommessa che un’eccentricità -senza scopo utile, ed alla quale mancherebbe necessariamente il -_transire benefaciendo_ che deve guidare ogni uomo ragionevole. Con -quella flemma il bizzarro gentleman avrebbe evidentemente consumato la -vita senza “far nulla,„ nè per sè, nè per gli altri. - -Un’ora dopo aver lasciato Bombay, il treno, valicando i viadotti, aveva -attraversato l’isola Salcette e correva sul continente. Alla stazione -di Callyan, lasciò sulla destra il tronco che per Kandallah e Punah -scende verso il sud-est dell’India, e raggiunse la stazione di Pauwell. -A questo punto si internò nelle montagne diramatissime dei Ghati -occidentali, catene a base di trappo e di basalto, le cui più alte cime -sono coperte di folti boschi. - -Di quando in quando, sir Francis Cromarty e Phileas Fogg scambiavano -qualche parola, e in quel momento il brigadiere generale, riappiccando -una conversazione che languiva ad ogni poco, disse: - -“Or sono alcuni anni, signor Fogg, voi avreste subìto in questo luogo -un ritardo che avrebbe probabilmente compromesso il vostro itinerario. - -— Perchè, sir Francis? - -— Perchè la ferrovia si fermava a pie’ di questi monti, che era -giocoforza attraversare in palanchino o a dorso di _poney_[13] sino -alla stazione di Kandallah, situata sul versante opposto. - -— Questo ritardo non avrebbe per nulla sconcertato l’economia del mio -programma, rispose il signor Fogg. Io ho pur previsto l’eventualità di -certi ostacoli. - -— Tuttavia, signor Fogg, andavate a rischio di porvi in un brutto -impiccio coll’avventura di quel giovinotto.„ - -Gambalesta co’ piedi ravvolti nella sua coperta da viaggio, dormiva -profondamente e non si sognava neppure che si parlasse di lui. - -“Il governo inglese è estremamente severo, e con ragione, per questo -genere di delitti, ripigliò sir Francis Cromarty. Esso esige, innanzi -tutto, che si rispettino le usanze religiose degl’indù; e se il vostro -servo fosse stato preso.... - -— Ebbene, se fosse stato preso, sir Francis, rispose il signor Fogg, -egli sarebbe stato condannato, avrebbe subìta la sua pena, e poi -sarebbe tornato tranquillamente in Europa. Io non vedo in che questa -faccenda avrebbe potuto ritardare il suo padrone!„ - -E qui la conversazione tornò a morire. Durante la notte, il treno -valicò i Ghati, passò per Nassik, e la domane, 21 ottobre, si slanciava -attraverso un paese relativamente piano, formato dal territorio del -Khandeish. La campagna, ben coltivata, era seminata di borgate al -di sopra delle quali il minareto della pagoda teneva il posto del -campanile della chiesa europea. Buon numero di piccoli corsi d’acqua, -per la maggior parte affluenti o subaffluenti del Godavery, irrigavano -quella fertile contrada. - -Gambalesta, svegliatosi, guardava, e non poteva credere che -attraversava il paese degl’indù in un treno del _Great peninsular -railway_. Ciò gli pareva inverosimile. Eppure, nulla di più reale! La -locomotiva, diretta dal braccio di un macchinista inglese e riscaldata -da carbon fossile inglese, lanciava il suo fumo sulle piantagioni -di cotone, di caffè, di noce moscata, di garofano, di pepe rosso; il -suo vapore si avvolgeva a spirali intorno ai gruppi di palmizi, tra’ -quali apparivano pittoreschi _bungalows_, qualche _viharì_, specie -di monasteri abbandonati, ed alcuni tempii meravigliosi arricchiti -dall’inesauribile ornamentazione dell’architettura indiana. Poi, -immense distese di terreni si disegnavano a perdita di vista, delle -_jungle_, nelle quali non mancavano nè i serpenti, nè le tigri, cui -spaventavano i nitriti del treno, e infine delle foreste, tagliate dal -tracciato della via, ancora frequentate da elefanti, che, con occhio -pensieroso, guardavano passare il convoglio scapigliato. - -Durante quel mattino, al di là della stazione di Malligaum, i -viaggiatori attraversarono quel territorio funesto, che fu così di -sovente insanguinato dai settari della dea Kalì. Poco lunge si ergevano -Ellora e le sue pagode ammirabili, poco lunge la celebre Orungabad, -la capitale del feroce Orang-Zeb, ora semplice capoluogo d’una delle -provincie staccate dal regno di Nizam. Fu su quella contrada che -Feringhea, il capo dei Thugs, il re degli strangolatori, esercitava il -suo dominio; quegli assassini, uniti in un’associazione misteriosa, -strangolavano, in onore della dea della Morte, vittime di ogni età, -senza mai versar sangue, e fuvvi un tempo che non si poteva frugare un -luogo qualunque di quel suolo senza trovarvi un cadavere. Il governo -inglese ha potuto impedire quelle uccisioni in massima parte, ma la -spaventevole associazione esiste sempre e funziona ancora. - -Mezz’ora dopo mezzodì, il treno si fermò alla stazione di Burhampur, e -Gambalesta vi si potè procurare a prezzo d’oro un paio di pantofole, -adorne di perle false, che egli calzò con un sentimento evidente di -vanità. - -I viaggiatori fecero colazione rapidamente e ripartirono per la -stazione di Assurghur, dopo di avere per poco costeggiato la sponda -del Tapty, fiumicello che va a versarsi nel golfo di Cambaia, vicino a -Surate. - -È opportuno far conoscere quali pensieri occupavano allora la mente di -Gambalesta. Fino al suo arrivo a Bombay, egli aveva creduto e potuto -credere che le cose non andrebbero più in là. Ma ora, da quando correva -a tutto vapore attraverso l’India, un voltafaccia era avvenuto nella -sua mente. La sua indole gli ritornava al galoppo. Sentiva rinascere -idee fantastiche della sua giovinezza, pigliava sul serio i progetti -del padrone, credeva alla realtà della scommessa, e quindi a quel giro -del mondo ed a quel maximum di tempo che non bisognava oltrepassare. -Anzi egli era già inquieto dei ritardi possibili, degli accidenti che -potevano sopraggiungere strada facendo. Si sentiva come interessato in -quella scommessa, e tremava al pensiero di averla potuto compromettere -il giorno prima con la sua imperdonabile balordaggine. E però, molto -meno flemmatico del signor Fogg, egli era molto più inquieto. Contava -e ricontava i giorni trascorsi, malediceva le fermate del treno, lo -accusava di lentezza, e biasimava _in petto_ il signor Fogg di non aver -promesso un premio al macchinista. Ei non sapeva, il buon figliuolo, -che ciò ch’era possibile sopra un piroscafo non lo era più sopra una -ferrovia, la cui velocità è regolamentare. - -Verso sera, si entrò nelle gole dei monti di Sutpour che separano il -territorio di Khandeish da quello di Bundelkund. - -La domane, 22 ottobre, interrogato da sir Francis Cromarty, Gambalesta, -dopo aver consultato il suo orologio, rispose che erano le tre del -mattino. E difatti, quel famoso orologio, sempre regolato sul meridiano -di Greenwich, che si trovava a circa settantasette gradi ad ovest, -doveva ritardare e ritardava infatti di quattro ore. - -Sir Francis rettificò adunque l’ora data da Gambalesta, al quale fece -la medesima osservazione che questi aveva già ricevuta da Fix. Tentò -di fargli capire che doveva regolarsi sopra ogni nuovo meridiano, e -che camminando costantemente verso l’est, vale a dire dinanzi al sole, -i giorni erano più corti di tante volte quattro minuti, quanti gradi -eransi percorsi. Fu inutile. Avesse o no compresa l’osservazione del -brigadiere generale, fatto è che quel testardo si ostinò a non mettere -innanzi il suo orologio, e lo mantenne invariabilmente all’ora di -Londra. Innocente manìa, che non poteva nuocere a nessuno. - -Alle otto del mattino e a quindici miglia al di là della stazione di -Rothal, il treno si fermò in mezzo ad una vasta spianata, contornata -da alcuni _bungalows_ e da capanne di operai. Il conduttore del treno -passò dinanzi la linea delle carrozze dicendo: - -“I viaggiatori scendono qui.„ - -Phileas Fogg guardò sir Francis Cromarty, che parve sorpreso, d’altra -parte, di quell’alt in mezzo ad una foresta di tamarindi. - -Gambalesta, non meno sorpreso, si slanciò sulla strada e tornò quasi -subito, esclamando: - -“Signore, non più ferrovia! - -— Che volete dire? chiese sir Francis Cromarty. - -— Voglio dire che il treno non continua!„ - -Il brigadiere generale scese subito dal vagone, Phileas Fogg lo seguì -senza darsi fretta. Ambedue si rivolsero al conduttore: - -“Dove siamo? domandò sir Francis Cromarty. - -— Al borgo di Kholby, rispose il conduttore. - -— Ci fermiamo qui? - -— Senza dubbio. La ferrovia non è terminata.... - -— Come! non è terminata? - -— No! c’è ancora un tronco di una cinquantina di miglia da stabilire -tra questo punto e Allahabad, ove la via ricomincia. - -— I giornali hanno però annunziato la attivazione completa del -_railway!_ - -— Che volete, signor ufficiale, i giornali son caduti in errore. - -— Ma voi date i biglietti da Bombay a Calcutta! ripigliò sir Francis -Cromarty, che incominciava a scaldarsi. - -— Senza dubbio, rispose il conduttore; ma i viaggiatori sanno che -devono farsi trasportare da Kholby sino ad Allahabad.„ - -Sir Francis Cromarty era furente. Gambalesta avrebbe volontieri -accoppato il conduttore, che non ci avea colpa. Egli non osava guardare -il suo padrone. - -“Sir Francis, disse semplicemente il signor Fogg, pensiamo se vi piace, -a provvedere un mezzo per portarci ad Allahabad. - -— Signor Fogg, non si tratta qui di un ritardo assolutamente -pregiudizievole ai vostri interessi? - -— No, sir Francis, era previsto. - -— Che! sapete che la strada.... - -— Niente affatto; ma io sapeva che un ostacolo qualunque sorgerebbe -presto o tardi sulla mia strada. Ora nulla è compromesso. Io ho due -giorni di anticipazione da sacrificare. C’è un piroscafo che parte -da Calcutta per Hong-Kong, il 25 a mezzodì. Non siamo che ai 22, e -giungeremo in tempo a Calcutta.„ - -Non c’era nulla a dire ad una risposta fatta con sì completa sicurezza. - -Era pur troppo vero che i lavori della ferrovia si arrestavano in -quel punto. I giornali sono come certi orologi che hanno la smania -di anticipare; essi avevano prematuramente annunziato il compimento -della linea. I viaggiatori conoscevano per la maggior parte questa -interruzione della strada, e scendendo dal treno, si erano impadroniti -dei veicoli d’ogni sorta che possedeva la borgata, _palkigari_ a -quattro ruote, carrette tirate da _zebù_, specie di buoi a gobbe, carri -da viaggio somiglianti a pagode ambulanti, palanchini, cavallini, ecc. -Cosicchè il signor Fogg e sir Francis Cromarty, dopo aver cercato in -tutta la borgata, ritornarono senz’aver trovato nulla. - -“Andrò a piedi, disse Phileas Fogg.„ - -Gambalesta, che raggiungeva allora il padrone, fece una smorfia -significativa, considerando le sue magnifiche ma insufficienti -pantofole. Fortunatamente anch’egli era stato in giro, ed esitando un -po’: - -“Signore, disse, credo di aver trovato un mezzo di trasporto. - -— Quale? - -— Un elefante! Un elefante che appartiene ad un Indiano che abita a -cento passi da qui. - -— Andiamo a veder l’elefante,„ rispose il signor Fogg. - -Di lì a cinque minuti, Fogg, sir Francis Cromarty e Gambalesta -giungevano vicino ad una capanna attigua ad un recinto chiuso da alte -palizzate. Nella capanna c’era un Indiano, e nel recinto un elefante. -Dietro loro domanda, l’Indiano introdusse il signor Fogg ed i suoi due -compagni nel recinto. - -Ivi, eglino si trovarono alla presenza di un animale, mezzo -addomesticato, che il suo proprietario allevava per farne non una -bestia da soma, ma una bestia da combattimento. A questo fine, egli -aveva incominciato a modificare il carattere naturalmente dolce -dell’animale, in modo da condurlo gradatamente a quel parossismo di -furore chiamato _mutsh_ in lingua indù, e ciò nutrendolo durante tre -mesi di zucchero e di burro. Questo trattamento può parere inadatto -a dare tal risultato; pure è usato con successo dagli allevatori. -Per gran fortuna del signor Fogg, l’elefante in discorso era stato -assai di recente posto a quel regime, ed il _mutsh_ non si era ancora -dichiarato. - -Kiunì — tal era il nome della bestia — poteva, come tutti i suoi -congeneri, fornire per lungo tempo un’andatura rapida, ed in mancanza -di altra cavalcatura, Phileas Fogg risolse di adoperarlo. - -Ma gli elefanti costano cari nell’India, dove cominciano a diventar -rari. I maschi, che solo convengono alle lotte dei circhi, sono -grandemente ricercati. Questi animali non si riproducono che -raramente, quando sono ridotti allo stato di domesticità, dimodochè -per procurarsene non c’è altro mezzo che la caccia. Laonde essi sono -oggetti di grandi cure; e quando il signor Fogg chiese all’indiano se -voleva noleggiargli il suo elefante l’Indiano rifiutò recisamente. - -Fogg insistette ed offrì per la bestia un prezzo eccessivo, dieci -sterline (250 franchi) all’ora. Rifiuto. Venti sterline? Rifiuto -ancora. Quaranta sterline? Rifiuto sempre. Gambalesta trasaliva ad ogni -aumento d’offerta. Ma l’Indiano non si lasciava tentare. - -E sì che la era una bella somma. Ammettendo che l’elefante impiegasse -quindici ore per andare ad Allahabab, erano seicento sterline (15,000 -franchi) che dovea fruttare al suo proprietario. - -Phileas Fogg, senz’animarsi in nessun modo, propose allora all’Indiano -di comperargli la sua bestia e gliene offerse a tutta prima mille -sterline (25,000 franchi). - -L’Indiano non voleva vendere! Forse l’uomo fiutava un magnifico affare. - -Sir Francis Cromarty trasse il signor Fogg in disparte e l’esortò -a riflettere prima di andar più in là. Phileas Fogg rispose al suo -compagno ch’egli non aveva l’abitudine di agire senza riflessione, che -si trattava in fin dei conti di una scommessa di ventimila sterline, -che quell’elefante gli era necessario, e che, dovess’anco pagarlo venti -volte il suo valore, egli avrebbe quell’elefante. - -Il signor Fogg ritornò dall’Indiano, i cui occhietti, accesi dalla -cupidigia, lasciavano ben intendere che per lui non era che una -questione di prezzo. Phileas Fogg offrì successivamente milleduecento -sterline, poi millecinquecento, poi milleottocento, infine duemila -(50,000 franchi). Gambalesta, così rosso per solito, era pallido di -emozione. - -A duemila sterline, l’Indiano si arrese. - -— Per le mie pantofole, esclamò Gambalesta, questo si chiama far -incarire la carne d’elefante! - -Conchiuso l’affare, non si trattava d’altro che di trovare una guida. -Fu più facile. Un giovane Parsì, dalla faccia intelligente, offerse -i suoi servigi. Il signor Fogg accettò e gli promise una vistosa -rimunerazione, che non poteva a meno di duplicare la sua intelligenza. - -L’elefante venne tratto fuori ed allestito senza indugio. Il Parsì -conosceva perfettamente il mestiere di _mahut_, ossia conduttore -d’elefanti. Egli coprì con una specie di gualdrappa il dorso -dell’animale e dispose, da ciascun lato, sui suoi fianchi, due specie -di barelle ben poco comode. - -Phileas Fogg pagò l’Indiano in banconote, che furono estratte dal -famoso sacco. Pareva veramente che le si tirassero dalle viscere -di Gambalesta. Poscia il signor Fogg offrì a sir Francis Cromarty -di trasportarlo alla stazione di Allahabad. Il brigadiere generale -accettò. Un viaggiatore di più non poteva stancare il gigantesco -animale. - -Si comperarono dei viveri a Kholby. Sir Francis Cromarty prese posto -in una delle barelle, Phileas Fogg nell’altra. Gambalesta si pose -a cavalcioni sulla gualdrappa tra il suo padrone e il brigadiere -generale. Il Parsì si appollaiò sul collo dell’elefante, ed a nove ore -l’animale, lasciando la borgata, s’internava per la strada più corta -nella folta foresta di grandi latani. - - - - -CAPITOLO XII. - -Nel quale Phileas Fogg e i suoi compagni si avventurano attraverso le -foreste dell’India e se ne vedono le conseguenze. - - -La guida, affine di abbreviare la distanza da percorrere, abbandonò -la linea a destra, dove i lavori della ferrovia erano in corso -d’esecuzione. Questo tracciato, reso difficilissimo dalle capricciose -ramificazioni dei monti Vindhias, non seguiva la strada più breve, -che Phileas Fogg aveva interesse a pigliare. Il Parsì, espertissimo -delle strade e sentieri del paese, pretendeva guadagnare una ventina di -miglia attraversando la foresta, e si lasciò fare a lui. - -Phileas Fogg e sir Francis Cromarty, ficcati fin al collo nelle loro -barelle, ricevevano aspre scosse dal trotto stecchito dell’elefante, -posto dal suo _mahut_ ad un’andatura rapida. Ma essi subivano la -situazione con flemma britannica, conversando poco del resto, e -vedendosi appena l’un l’altro. - -Quanto a Gambalesta, postato sul dorso della bestia e direttamente -soggetto ai colpi e contraccolpi, badava bene, dietro raccomandazione -del suo padrone, di non tener la lingua fra i denti, che altrimenti la -gli sarebbe stata mozza di colpo. Il bravo giovane, ora lanciato sul -collo dell’elefante, ora rigettato sulla groppa, imparava a volteggiare -come un _clown_ sul trampolino. Ma egli scherzava, rideva in mezzo a’ -suoi salti da carpione, e di quando in quando estraeva dal suo sacco un -pezzo di zucchero, che l’intelligente Kiunì afferrava coll’estremità -della proboscide, senza interrompere un solo istante il suo trotto -regolare. - -Dopo due ore di cammino, la guida arrestò l’elefante e gli diede un’ora -di riposo. L’animale divorò un mucchio di ramoscelli e di arbusti e -si dissetò ad una pozza vicina. Sir Francis Cromarty non si lamentò -di quella sosta. Egli era affranto. Il signor Fogg pareva pieno di -vigoria, come se uscisse allora allora dal letto. - -“Ma è dunque di ferro costui! disse il brigadiere guardandolo con -ammirazione. - -— Di ferro fuso,„ rispose Gambalesta, che si diè ad allestire un po’ di -colazione. - -A mezzodì, la guida diede il segnale della partenza. Il paese prese -ben tosto un aspetto molto selvaggio. Alle grandi foreste succedettero -boschi cedui di tamarindi e di palmizii nani, poscia vaste pianure -aride, irte di magri arbusti e cosparse di grossi massi di sienite. -Tutta quella parte dell’alto Bundelkund, poco frequentata dai -viaggiatori, è abitata da una popolazione fanatica, indurita nelle -pratiche più terribili della religione indù. Il dominio degl’Inglesi -non potè stabilirsi regolarmente sopra un territorio soggetto -all’influenza dei rajà, cui è difficile raggiungere negli inaccessibili -covi dei Vindhias. - -Parecchie volte, i nostri viaggiatori scorsero qualche banda di Indiani -feroci, che faceva un gesto d’ira vedendo passare il rapido quadrupede. -Peraltro il Parsì li evitava quant’era possibile, riputandoli gente -di cattivo incontro. Si videro pochi animali durante quella giornata; -appena poche scimmie, che fuggivano con mille contorcimenti e smorfie -che divertivano molto Gambalesta. - -Un pensiero in mezzo a tanti altri conturbava il nostro giovinotto. -Che ne farebbe il signor Phileas Fogg di cotesto elefante, giunto che -fosse alla stazione di Allahabad? Lo condurrebbe con sè? Impossibile! -Il prezzo di trasporto aggiunto al prezzo di acquisto ne farebbe -un animale rovinoso. Lo si venderebbe, lo si riporrebbe in libertà? -Una sì stimabile bestia meritava pure dei riguardi. Se, per caso, il -signor Fogg gliene facesse regalo, a lui Gambalesta, e’ ne sarebbe -imbarazzatissimo. La cosa lo preoccupava molto. - -Alle otto di sera, la principale catena dei Vindhias era stata -valicata, ed i viaggiatori fecero sosta a’ piedi del versante -settentrionale, in un _bungalow_ in rovina. - -La distanza percorsa in quella giornata era di circa venticinque -miglia: ne rimanevano altrettante per giungere alla stazione di -Allahabad. - -La notte era fredda. All’interno del _bungalow_, il Parsì accese -un fuoco di rami secchi, il cui calore fu assai gradito. La cena si -compose delle provvigioni comperate a Kholby. I viaggiatori mangiarono -da gente stracca e pesta. La conversazione, che incominciò a frasi -spezzate, terminò in breve con un russare sonoro. La guida vegliò -presso Kiunì, che si addormentò in piedi, appoggiato al tronco di un -grosso albero. - -Nessun incidente segnalò quella notte. Qualche ruggito di ghepardi -e di pantere turbò a volte il silenzio, misto a ghigni acuti di -scimmie. Ma i carnivori si contentarono di gridare e non fecero -alcuna dimostrazione ostile contro gli ospiti del _bungalow_. Sir -Francis Cromarty dormì tutto un sonno, da bravo militare affranto -dalle fatiche. Gambalesta, in un sonno agitato, ricominciò in sogno i -capitomboli della giornata. Quanto al signor Fogg, egli riposò tanto -pacificamente come se fosse stato nella sua tranquilla abitazione di -Saville-row. - -Alle sei del mattino si riposero in cammino. La guida sperava giungere -alla stazione di Allahabad la sera stessa. In questo modo il signor -Fogg non perderebbe che una parte delle quarantott’ore economizzate dal -principio del viaggio. - -Si scesero le ultime chine dei Vhindias. Kiunì aveva ripigliato la -sua andatura rapida. Verso mezzogiorno la guida girò la borgata di -Kallenger, situata sul Cani, uno dei subaffluenti del Gange. Egli -evitava sempre i luoghi abitati, sentendosi più al sicuro nelle -campagne deserte, che segnano le prime depressioni del bacino del -gran fiume. La stazione di Allahabad non era a più di dodici miglia a -nord-est. Si fece alto sotto un fitto di banani, i cui frutti, sani -quanto il pane, “succulenti quanto la crema,„ dicono i viaggiatori, -furono superlativamente gustati. - -Alle due, la guida entrò sotto la vôlta di una folta foresta che -si doveva attraversare per delle miglia parecchie. Egli preferiva -viaggiare così sotto la protezione dei boschi. Tuttavia, non -aveva fatto sin allora nessun incontro cattivo, il viaggio pareva -doversi compiere senza accidenti, quando l’elefante, dando segni -d’inquietudine, si fermò di botto. - -Erano allora le quattro. - -“Che c’è, chiese sir Francis Cromarty, alzando la testa al disopra -della barella. - -— Non so, signor ufficiale, rispose il Parsì, tendendo l’orecchio ad un -mormorio confuso che usciva di sotto ai folti rami. - -Di lì a pochi minuti quel mormorio divenne più definibile. Lo si -sarebbe detto un concerto, ancora molto distante, di voci umane e -d’istrumenti di rame. - -Gambalesta era tutt’occhi, tutt’orecchi. Il signor Fogg aspettava -pazientemente, senza pronunciare mezza parola. - -Il Parsì saltò a terra, legò l’elefante ad un albero e s’internò nel -più fitto del bosco. Pochi minuti dopo, egli tornò, dicendo: - -“Una processione di bramini che si dirige a questa volta. Se è -possibile, evitiamo di esser visti.„ - -La guida slegò l’elefante e lo condusse in una macchia, raccomandando -ai viaggiatori di non metter piede a terra. Egli stesso si tenne pronto -ad inforcare rapidamente la sua cavalcatura, se la fuga divenisse -necessaria. Ma sperava che la turba dei fedeli passerebbe senza -scorgerlo, perocchè lo spessore del fogliame lo nascondeva interamente. - -Lo strepito discordante delle voci e degli strumenti si avvicinava. De’ -canti monotoni si confondevano col suono dei tamburi e dei cimballi. -Poco dopo, la testa della processione apparve sotto gli alberi, a una -cinquantina di passi dal posto occupato dal signor Fogg e dai suoi -compagni. Essi distinguevano facilmente attraverso i rami il curioso -personale di quella cerimonia religiosa. - -In prima linea si avanzavano dei preti con mitre in testa e lunghe -vesti gallonate. Erano circondati da uomini, da donne, da fanciulli, -che facevano udire una specie di salmodia funebre, interrotta ad -intervalli eguali da colpi di _tam-tam_ e di cimballi. Dietro a loro, -sopra un carro a larghe ruote, di cui i raggi e il quarto figuravano -un attorcigliamento di serpenti, apparve una statua orrida, tirata da -due coppie di zebù, riccamente bardati. Quella statua aveva quattro -braccia, il corpo colorato di un rosso cupo, gli occhi stralunati, i -capelli arruffati, la lingua penzolone, le labbra tinte di _hennê_ e -di _betel_. Al collo le si avvolgeva un collare di teste di morto, ai -fianchi una cintura di mani mozze. Ella se ne stava in piedi sopra un -gigante abbattuto al quale mancava la testa. - -Sir Francis Cromarty riconobbe quella statua. - -“È la dea Kalì, mormorò egli, la dea dell’amore e della morte. - -— Della morte, sia pure, ma dell’amore, no! disse Gambalesta. Che -brutta donnaccia!„ - -Il Parsì gli fe’ cenno di tacere. - -Intorno alla statua si agitava, si dimenava, si contorceva un gruppo -di vecchi fakiri, rigati da strisce color ocra, coperti da incisioni -cruciali da cui perdevano il sangue a goccia a goccia, energumeni -stupidi, che nelle grandi cerimonie indù si precipitano ancora sotto le -ruote del carro di Jaggernaut. - -Dietro ad essi, alcuni bramini, in tutta la sontuosità del loro costume -orientale, trascinavano una donna che si reggeva appena. - -Questa donna era giovane, bianca come un’Europea. La sua testa, il -collo, le spalle, le orecchie, le braccia, le mani, i pollici de’ -piedi erano sopraccarichi di gioielli, collari, bracciali, orecchini -ed anelli. Una tunica a laminelle d’oro, ricoperta di una mussolina -leggera, disegnava i contorni del suo busto. Dietro questa giovine -donna, — contrasto violento per gli occhi, — alcune guardie armate -di sciabole nude fissate alla cintura e di lunghe pistole damascate, -portavano un cadavere sopra un palanchino. - -Era il corpo di un vecchio, rivestito dei suoi opulenti abiti di rajà, -che portava, come in vita, il turbante trapuntato di perle, la veste -tessuta di seta e d’oro, la cintura di cascemiro a diamanti, e le sue -magnifiche armi di principe indiano. - -Poi dei musicanti, ed una retroguardia di fanatici, le cui grida -superavano talvolta lo strepito assordante degli strumenti. Così finiva -il corteo. - -Sir Francis Cromarty guardava tutta questa pompa con aria singolarmente -attristata, e volgendosi verso la guida: - -“Un _sutty!_„ diss’egli. - -Il Parsì fece un segno affermativo e si pose un dito sulle labbra. La -lunga processione si distese lentamente sotto gli alberi, ed in breve -le sue ultime file scomparvero nella profondità della foresta. - -A poco a poco, i canti si spensero. Ci furono ancora degli scoppi di -grida lontane, ed infine a tutto quel tumulto succedette un profondo -silenzio. - -Phileas Fogg aveva udito la parola pronunciata da sir Francis Cromarty, -e subito che la processione fa scomparsa: - -“Che cos’è un _sutty?_ chiese egli. - -— Il _sutty_, signor Fogg, rispose il brigadiere generale, è un -sacrifizio umano; ma un sacrifizio volontario. Quella donna che avete -testè veduta sarà bruciata domani nelle prime ore del giorno. - -— Ah mascalzoni! esclamò Gambalesta, che non potè frenare questo grido -d’indignazione. - -— E il cadavere? domandò il signor Fogg. - -— È quello del principe, suo marito, rispose la guida, un rajà -indipendente del Bundelkund. - -— Come, ripigliò Phileas Fogg, senza che la sua voce tradisse la menoma -emozione, siffatti barbari costumi sussistono ancora nell’India, e -gl’Inglesi non hanno potuto distruggerli? - -— Nella maggior parte dell’India, rispose sir Francis Cromarty, cotesti -sacrifici non si compiono più. Ma noi non abbiamo alcuna influenza su -queste contrade selvaggie, e principalmente su questo territorio del -Bundelkund. Tutto il versante settentrionale dei Vindhias è il teatro -di continue uccisioni e saccheggi. - -— Oh, la infelice donna! mormorava Gambalesta, abbruciata viva! - -— Sì, ripigliò il brigadiere-generale, abbruciata, e se non lo fosse, -voi non potete immaginarvi a qual miserabile condizione la si vedrebbe -ridotta dai suoi congiunti. Le raderebbero i capelli, la si nutrirebbe -appena con qualche manata di riso, sarebbe respinta e considerata come -una creatura immonda, e morrebbe in un canto come un cane scabbioso. - -La prospettiva di sì orribile esistenza spinge di sovente quelle -disgraziate al supplizio, molto più che l’amore o il fanatismo -religioso. Alcune volte, però, il sacrificio è realmente volontario, -e ci vuole l’intervento energico del governo per impedirlo. Mi ricordo -che alcuni anni fa io era di guarnigione a Bombay, quando una giovane -vedova si recò a chiedere al governatore il permesso di abbruciarsi -col corpo di suo marito. Come potete immaginare, il governatore -rifiutò. Allora la vedova abbandonò la città, si rifugiò presso un rajà -indipendente, e colà ella consumò il suo sacrificio.„ - -Durante la narrazione del brigadiere generale, la guida scrollava la -testa, e quando la narrazione fu terminata: - -“Il sacrifizio che avrà luogo domani sul far del giorno non è -volontario, diss’egli. - -— Come lo sapete! - -— È una storia che tutti conoscono nel Bundelkund, rispose la guida. - -— Pure quella disgraziata non sembra fare alcuna resistenza, obbiettò -sir Francis. - -— Ciò dipende da questo, che l’hanno ubbriacata col fumo della canape e -dell’oppio. - -— Ma dove la traggono? chiese sir Francis. - -— Alla pagoda di Pillaji, a due miglia di qui; ivi ella passerà la -notte aspettando l’ora del sacrificio. - -— E questo sacrificio avrà luogo?... - -— Domani, al primo spuntar del giorno.„ - -Dopo questa risposta, la guida fe’ uscire l’elefante dalla folta -macchia e si arrampicò sul collo dell’animale. Ma al momento in cui -stava per eccitarlo con un fischio particolare, il signor Fogg lo -fermò, e rivolgendosi a sir Francis Cromarty: “Se noi salvassimo quella -donna? diss’egli. - -— Salvare quella donna! signor Fogg! esclamò il brigadiere generale. - -— Io ho ancora dodici ore di vantaggio. Posso consacrarle a ciò. - -— To’! Ma voi siete un uomo di cuore! disse Francis Cromarty. - -— Qualche volta, rispose semplicemente Phileas Fogg. Quando ho tempo.„ - - - - -CAPITOLO XIII. - -Nel quale Gambalesta prova una volta di più che la fortuna arride agli -audaci. - - -Il disegno era ardito, irto di difficoltà, inattuabile forse. Il signor -Fogg vi arrischiava la vita, o per lo meno la libertà, e quindi la -riuscita dei suoi progetti; ma non esitò. Egli trovò inoltre in sir -Francis Cromarty un ausiliario deciso. - -Quanto a Gambalesta, egli era pronto, si poteva disporre di lui. L’idea -del suo padrone lo esaltava. Egli era felice di sentire un cuore, -un’anima sotto quell’involuoro di ghiaccio. Cominciava ad amare Phileas -Fogg. - -Rimaneva la guida. Qual partito prenderebbe egli nell’affare? Che -s’avesse a intenerire per gl’indù? In mancanza del suo concorso, era -mestieri assicurarsi almeno della sua neutralità. - -Sir Francis Cromarty espose francamente la cosa. - -— Signor ufficiale, rispose la guida, io sono Parsì, e quella donna è -Parsì. Disponete di me. - -— Bene, guida, rispose il signor Fogg. - -— Però, sappiatelo bene, ripigliò il Parsì, non solo noi arrischiamo la -vita, ma ci esponiamo a supplizi orribili, se cadiamo nelle loro mani. -Dunque, vedete. - -— È bell’e visto, rispose il signor Fogg. Io credo che dovremo -aspettare la notte per agire. - -— Lo credo anch’io, rispose la guida. - -Quel bravo Indù diede allora alcune notizie sulla vittima. Era -un’Indiana, celebre per la sua bellezza, di razza Parsì, figlia -di ricchi negozianti di Bombay. Ella aveva ricevuto in quella -città un’educazione assolutamente inglese, e sia dai modi, sia -dall’istruzione la si sarebbe creduta Europea. Si chiamava Auda. - -Orfana, ella fu maritata contro la sua volontà a quel vecchio rajà -del Bundelkund. Tre mesi dopo, rimase vedova. Conoscendo la sorte -che l’aspettava, ella fuggì, venne ripresa prestamente, ed i parenti -del rajà, che avevano interesse alla di lei morte, la votarono a quel -supplizio cui non pareva ch’ella potesse sottrarsi. - -Questa narrazione non poteva che vieppiù radicare nel signor Fogg -e ne’ suoi compagni la loro generosa risoluzione. Fu deciso che la -guida dirigerebbe l’elefante verso la pagoda di Pillaji, e le si -avvicinerebbe il più che fosse possibile. - -Mezz’ora dopo, si fece sosta sotto un boschetto, a cinquecento passi -dalla pagoda, che non si poteva scorgere; ma gli urli dei fanatici si -udivano distintamente. - -I mezzi di giungere sino alla vittima furono allora discussi. La guida -conosceva la pagoda di Pillaji, entro la quale egli sosteneva che la -giovine donna era imprigionata. Vi si potrebbe penetrare da una delle -porte, quando tutta la banda fosse immersa nel sonno dall’ubbriachezza, -o bisognava praticare un buco in un muro? Ciò non poteva esser deciso -che sul momento, sul luogo stesso. Ma ciò che non ammise alcun dubbio, -fu che il ratto doveva effettuarsi quella stessa notte, e non quando, -a giorno fatto, la vittima sarebbe tratta al supplizio. In quest’ultimo -momento nessun intervento umano avrebbe potuto salvarla. - -Il signor Fogg e i suoi compagni aspettarono la notte. Appena buio, -verso le ore sei, essi risolvettero di operare una ricognizione intorno -alla pagoda. Gli ultimi gridi dei fakiri si spegnevano allora. Secondo -la loro abitudine, quegl’Indiani dovevano essere immersi nella fradicia -ubriachezza del _hang_, oppio liquido misto d’una infusione di canape, -e sarebbe forse possibile d’introdursi in mezzo ad essi sino al tempio. - -Il Parsì, guidando il signor Fogg, sir Francis Cromarty e Gambalesta, -si avanzò senza rumore attraverso la foresta. Dopo dieci minuti di -cammino sotto la verzura, giunsero alla sponda di un fiumicello, e lì, -alla luce di torcie di ferro sulla cui punta ardevano delle resine, -essi scorsero un mucchio di legna affastellata. Era il rogo, fatto di -prezioso sandalo, e già impregnato di un olio profumato. Nella sua -parte superiore giaceva imbalsamato il corpo del rajà, che doveva -essere abbruciato insieme colla vedova. A cento passi dal rogo si -ergeva la pagoda, i cui minareti traforavano nell’ombra la cima degli -alberi. - -— Venite, disse la guida a bassa voce. - -E raddoppiando di precauzione, seguito da’ suoi compagni, s’internò -silenziosamente attraverso le alte erbe. - -Il silenzio era interrotto soltanto dal susurro del vento nei rami. - -Da lì a poco, la guida si arrestò all’estremità di uno spiazzo. Alcune -resine rischiaravano il luogo. Il suolo era cosparso di gruppi di -dormienti abbrutiti dall’ubbriachezza. Pareva un campo di battaglia -coperto di morti. Uomini, donne, fanciulli, tutti alla rinfusa. Alcuni -ubbriachi gemevano ancora qua e là. - -In fondo, tra la massa degli alberi, il tempio di Pillaji si rizzava -confusamente. Ma con grande rammarico della guida, le guardie del rajà, -rischiarate da torcie fuliginose, vegliavano alle porte e passeggiavano -con la sciabola alla mano. Si poteva supporre che nell’interno anco i -preti vegliassero. - -Il Parsì non si avanzò più oltre. Egli aveva riconosciuto -l’impossibilità di forzare l’ingresso del tempio, e ricondusse indietro -i suoi compagni. - -Phileas Fogg e sir Francis Cromarty avevano compreso al par di lui che -non potevano tentar nulla da quella parte. - -Si fermarono e s’intrattennero a bassa voce: - -— Aspettiamo, disse il brigadiere generale, non sono che le otto, ed è -possibile che queste guardie soccombano anch’esse al sonno. - -— È possibile difatti, rispose il Parsì. - -Phileas Fogg e i suoi compagni si stesero dunque a piedi di un albero -ed aspettarono. - -Come parve loro lungo il tempo! La guida li lasciava a volte ed andava -ad osservare il limitare del bosco. Le guardie del rajà vegliavano -sempre alla luce delle torcie, ed un vago chiarore filtrava attraverso -le finestre della pagoda. - -Si aspettò così sino a mezzanotte. La situazione non cangiò. Uguale -sorveglianza al di fuori. Era evidente che non si poteva contare -sull’assopimento delle guardie. Esse eransi risparmiata la ubbriachezza -del _hang_. Bisognava dunque agire diversamente e penetrare per -un’apertura praticata nei muri della pagoda. Rimaneva a sapersi se i -preti vegliavano presso la loro vittima con tanta cura quanto i soldati -alla porta del tempio. - -Dopo un’ultima conversazione, la guida si disse pronta a partire. Il -signor Fogg, sir Francis e Gambalesta lo seguirono. Essi fecero un giro -alquanto lungo a fine di forare la pagoda alle spalle. - -Verso mezz’ora dopo mezzanotte, giunsero al piede dei muri, senz’aver -incontrato nessuno. Veruna sorveglianza era stata stabilita da quella -parte, forse perchè non vi esistevano nè porte, nè finestre. - -La notte era cupa. La luna, allora nel suo ultimo quarto, lasciava -appena l’orizzonte, ingombro da grosse nubi. L’altezza degli alberi -accresceva vieppiù l’oscurità. - -Ma non bastava l’aver raggiunto il piede delle muraglie: occorreva -praticarvi un’apertura. Per quest’operazione Phileas Fogg e i suoi -compagni non avevano assolutamente altro che i loro coltelli da tasca. -Fortunatamente, le pareti del tempio si componevano di un misto di -mattoni e di legno che non poteva essere difficile a forare. Tolto che -fosse il primo mattone, gli altri doveano smuoversi facilmente. - -Si posero all’opera, facendo il minor rumore possibile. Il Parsì da un -lato, Gambalesta dall’altro lavoravano a sconnettere i mattoni, in modo -da ottenere un’apertura larga due piedi. - -Il lavoro procedeva, quando si udì un grido nell’interno del tempio, e -quasi subito altri gridi gli risposero dal di fuori. - -Gambalesta e la guida interruppero il lavoro. Erano forse sorpresi? -si sarebbe dato l’allarme? La più volgare prudenza imponeva loro di -allontanarsi, — ciò che fecero assieme a Phileas ed a sir Francis -Cromarty. Si accovacciarono di bel nuovo sotto i rami del bosco -aspettando che l’allarme, se era tale, si fosse dissipato, e pronti in -questo caso a continuare la loro operazione. - -Ma, — contrattempo funesto, — alcune guardie si mostrarono alle -spalle della pagoda e vi si collocarono in modo da impedire qualunque -approccio. - -Sarebbe difficile descrivere il dispetto di quei quattro uomini, -fermati di botto nell’opera loro. Ora che non potevano più giungere -sino alla vittima, come la salverebbero? Sir Francis si rodeva i -pugni. Gambalesta era fuori di sè, e la guida aveva un gran da fare -per contenerlo. L’impassibile Fogg aspettava senza manifestare i suoi -sentimenti. - -— Non ci rimane altro che andarcene? domandò il brigadiere generale a -bassa voce. - -— Non altro che andarcene, rispose la guida. - -— Aspettate, disse Fogg. Basta ch’io sia domani ad Allahabad prima di -mezzodì. - -— Ma che sperate? rispose sir Francis Cromarty. Fra qualche ora -spunterà il giorno, e.... - -— Il destro che ci sfugge può ripresentarsi al momento supremo. - -Il brigadiere generale avrebbe voluto poter leggere negli occhi di -Phileas Fogg. Su di che contava mai quel freddo Inglese? - -Voleva forse, al momento del supplizio, precipitarsi verso la giovine -donna e strapparla palesemente ai suoi carnefici? - -Sarebbe stata una follia, e come ammettere che quell’uomo fosse pazzo -a questo punto? Nullameno sir Francis Cromarty acconsentì ad aspettare -sino alla fine di quella terribile scena. La guida non lasciò però i -suoi compagni nel luogo in cui si erano rifugiati, e li ricondusse -verso la parte anteriore del bosco. Colà, riparati da un fitto di -alberi, essi potevano osservare i gruppi addormentati. - -Frattanto Gambalesta, appollaiato sui primi rami, ruminava un’idea che -eragli balenata alla mente e che finì per incrostarsi nel suo cervello. - -Egli aveva incominciato per dire a sè stesso: “Quale pazzia!„ ed ora -ripeteva: “Perchè no, alla fin fine? È una probabilità, forse la sola, -e con questi animali!...„ - -Checchè ne fosse, Gambalesta non manifestò a nessuno il suo pensiero, -ma non tardò a portarsi con l’agilità di un serpente sui bassi rami, la -cui estremità si curvava verso il suolo. - -Le ore trascorrevano, e ben presto alcune tinte meno cupe annunciarono -l’avvicinarsi dell’alba. Però l’oscurità era profonda ancora. - -Era il momento. Accadde come una risurrezione in quella folla assopita. -I gruppi si animarono. Dei colpi di _tam-tam_ risuonarono. Canti e -grida scoppiarono di bel nuovo. Era giunta l’ora in cui l’infelice -doveva morire. - -Difatti le porte della pagoda si aprirono. Una luce più viva si -sprigionò dall’interno; il signor Fogg e sir Francis Cromarty poterono -scorgere la vittima, vivamente rischiarata, che due preti trascinavano -fuori. Loro parve anzi che, scuotendo l’irrigidimento dell’ubbriachezza -con un supremo istinto di conservazione, la infelice tentasse fuggire -a’ suoi carnefici. Il cuore di sir Francis balzò, e con un moto -convulso, afferrando la mano di Phileas Fogg, egli sentì che quella -mano teneva un coltello aperto. - -In quel momento la folla si scosse. La giovane donna era ricaduta nel -torpore provocato dai fumi del canape. Ella passò in mezzo ai fakiri -che la scortavano con le loro vociferazioni religiose. - -Phileas Fogg e i suoi compagni, confondendosi alle ultime file della -folla, la seguirono. - -Due minuti dopo essi giungevano sulla sponda del fiume e si fermavano -a meno di cinquanta passi dal rogo, sul quale era deposto il corpo del -rajà. Nella semi-oscurità essi videro la vittima assolutamente inerte, -stesa vicino al cadavere del suo sposo. - -Indi una torcia fu accostata, e la legna, satura d’olio, s’infiammò in -un baleno. - -In quel momento, sir Francis Cromarty e la guida trattennero Phileas -Fogg che, in un impeto di follia generosa, si slanciava verso il -rogo.... - -Ma Phileas Fogg li respingeva già, quando la scena cangiò d’improvviso. -Un grido di terrore sorse. Tutta quella folla si precipitò a terra -spaventata. - -Il vecchio rajà non era dunque morto, chè lo si vide rizzarsi ad un -tratto, sollevare la giovane donna nelle sue braccia come un fantasma, -e scendere dal rogo in mezzo ai turbini di vapori che gli davano -un’apparenza spettrale! - -I fakiri, le guardie, i preti, colti da subitaneo terrore, erano -là faccia a terra, non osando alzare gli occhi e guardare un tanto -prodigio! - -La vittima inanimata passò tra le braccia vigorose che la portavano, -e senza che essa sembrasse esser loro di peso. Il signor Fogg e sir -Francis Cromarty erano rimasti in piedi. Il Parsì aveva chinata la -testa, e Gambalesta, senza dubbio, non era meno stupefatto!... - -Quel risuscitato giunse così vicino al luogo in cui se ne stava il -signor Fogg e sir Francis Cromarty, e colà, con voce breve: - -“Gambe!„ diss’egli. - -Era Gambalesta in persona, che erasi accostato al rogo in mezzo al -denso fumo! Era Gambalesta che approfittando dell’oscurità ancora -profonda aveva strappato la giovine donna alla morte! Era Gambalesta -che, con audace fortuna, passava in mezzo allo spavento generale. - -Un istante dopo tutti e quattro sparivano nel bosco e l’elefante li -portava via di trotto. Ma delle grida, dei clamori ed anco una palla -che forò il cappello di Phileas Fogg diedero loro a conoscere che -l’astuzia era stata scoperta. - -Difatti, sul rogo infiammato spiccava allora il corpo del vecchio rajà. -I preti, riavutisi dal loro spavento, avevano compreso che un ratto era -stato commesso. - -Subito si erano precipitati nella foresta. Le guardie li avevano -seguiti. Una scarica aveva avuto luogo, ma i rapitori fuggivano veloci, -e in pochi minuti si trovavano fuori del tiro delle palle e delle -freccie. - - - - -CAPITOLO XIV. - -Nel quale Phileas Fogg scende tutta l’ammirabile vallata del Gange -senza nemmeno pensare a guardarla. - - -L’ardito ratto era riuscito. Un’ora dopo, Gambalesta rideva ancora del -suo successo. Sir Francis Cromarty aveva stretto la mano dell’intrepido -giovane. Il suo padrone aveagli detto: “Bene.„ Ciò che, in bocca a -quel gentleman, equivaleva ad un’alta approvazione. E Gambalesta aveva -risposto che tutto l’onore dell’affare apparteneva al suo padrone. A -sentir lui, non aveva avuto che un’idea burlesca, e rideva pensando -che, durante alcuni istanti, lui, Gambalesta, antico ginnasta, -ex-sergente dei pompieri, era stato il vedovo di una leggiadra donna, -un vecchio rajà imbalsamato. - -Quanto alla giovane Indiana, ella non aveva avuto coscienza di ciò che -era accaduto. Ravvolta nelle coperte da viaggio, ella riposava sopra -una delle barelle. - -Intanto, l’elefante, guidato con somma sicurezza dal Parsì, correva -rapidamente nella foresta ancora oscura. Un’ora dopo aver lasciato la -pagoda di Phillaji, esso si lanciava attraverso un’immensa pianura. -Alle sette si fece alto, e la giovane donna era sempre in ano stato di -prostrazione completa. La guida le fece bere alcune boccate di acqua e -di acquavite, ma quell’influenza stupefaciente che l’opprimeva doveva -prolungarsi qualche tempo ancora. - -Sir Francis Cromarty, che conosceva gli effetti dell’ubbriachezza -prodotta dall’inalazione dei vapori del canape, non aveva alcuna -inquietudine a di lei riguardo. - -Ma, se la guarigione della giovane Indiana non incontrò dubbio nella -mente del brigadiere generale, questi si mostrava meno rassicurato -riguardo all’avvenire. Egli non esitò a dire a Phileas Fogg che -se mistress Auda rimaneva nell’India, ella sarebbe inevitabilmente -ricaduta nelle mani dei suoi carnefici. Quegli energumeni occupavano -tutta la penisola, e certamente, in barba alla polizia inglese, -avrebbero saputo ripigliare la loro vittima, fosse pure a Madras, a -Bombay, a Calcutta. E sir Francis Cromarty citava, in appoggio alla sua -asserzione, un fatto di pari natura, recentemente avvenuto. A parer -suo, la giovane donna non sarebbe veramente al sicuro che dopo aver -abbandonato l’India. - -Phileas Fogg rispose che terrebbe conto delle sue osservazioni e che -provvederebbe. - -Verso le dieci, la guida annunziava la stazione di Allahabad. -Qui ricominciava la linea interrotta della ferrovia, i cui treni -percorrono, in meno di un giorno e una notte, la distanza che separa -Allahabad da Calcutta. - -Phileas Fogg doveva dunque giungere a tempo per pigliar posto su di -un battello a vapore che partiva la domane soltanto, 25 ottobre, a -mezzodì, per Hong-Kong. - -Deposta la giovane donna in una camera della stazione, Gambalesta fu -incaricato di andare a comprare per lei diversi oggetti di teletta, -vesta, sciallo, pelliccie, ecc., quel che troverebbe. Il padrone gli -apriva un credito illimitato. - -Gambalesta andò subito e percorse tutte le vie della città. Allahabad, -città di Dio, è una delle più venerate dell’India, essendo essa -fabbricata al confluente di due fiumi sacri, il Gange e il Jumna, le -cui acque attirano i pellegrini di tutta la penisola. Tutti sanno che, -secondo le leggende del Ramayanà, il Gange ha la sua sorgente in cielo, -da dove, grazie a Brahama, esso scende sulla terra. - -Pur facendo le sue compere, Gambalesta ebbe presto visto la città in -passato difesa da un forte magnifico, che è divenuto prigione di Stato. -Non più commercio, non più industria in quella città, già industriale -e commerciale. Gambalesta che cercava indarno un magazzino di novità -come se fosse stato in _Regent street_, a pochi passi da Farmer e C., -non trovò che presso un rivendugliolo, vecchio ebreo difficoltoso, gli -oggetti di cui aveva bisogno: una veste di stoffa scozzese, un ampio -mantello, e una magnifica pelliccia in pelli di lontre che non esitò a -pagare settantacinque sterline (1875 franchi). Indi, tutto trionfante, -ritornò alla stazione. - -Mistress Auda incominciava a riaversi. Quell’influenza alla quale i -preti di Pillaji l’avevano sottoposta, si dissipava a poco a poco, e i -suoi begli occhi riacquistavano tutta la loro dolcezza indiana. - -Allorchè il re-poeta Ussaf Uddol celebra le grazie della regina di -Ahmehnagara, si esprime così: - -“La sua lucente capigliatura, regolarmente divisa in due parti, -incornicia i contorni armoniosi delle sue gote delicate e bianche, -brillanti di candore e di freschezza. Le sue sopracciglia di ebano -hanno la forma e la potenza dell’arco di Kama, dio d’amore, e sotto -le sue lunghe ciglia morbide come la seta, nella pupilla nera de’ -suoi grandi occhi limpidi, nuotano come nei laghi sacri dell’Himalaya -i riflessi più puri della luce celeste. Fini, eguali e bianchi, i -suoi denti risplendono tramezzo alle sue labbra sorridenti, pari a -stille di rugiada nel seno socchiuso di un fiore di granato. Le sue -orecchie piccolette dalle curve simmetriche, le sue mani vermiglie, -i suoi piedini rotondetti e teneri come le gemme del loto, brillano -dello splendore delle più belle perle del Ceylan, dei più bei diamanti -di Golconda. La sua esile e pieghevole cintura che una mano basta ad -accerchiare, fa spiccare l’elegante arco de’ suoi omeri arrotondati e -la ricchezza del suo busto ove la sua giovinezza in fiore fa pompa dei -suoi più stupendi tesori, e sotto le morbide pieghe della sua tunica, -ella sembra essere stata modellata in argento puro dalla mano divina di -Vicvacarma, l’eterno statuario.„ - -Ma, senza tutta quest’amplificazione poetica, basta dire che mistress -Auda, la vedova del rajà del Bundelkund, era una bellissima donna -in tutto il senso europeo della parola. Parlava l’inglese con grande -purezza, e la guida non aveva per nulla esagerato affermando che quella -giovane Parsì era stata trasformata dall’educazione. - -Frattanto il treno era lì lì per lasciare la stazione di Allahabad. -Il Parsì aspettava. Il signor Phileas Fogg gli regolò il suo salario -al prezzo convenuto, senza oltrappassarlo di un centesimo. Ciò -sorprese un po’ Gambalesta, che sapeva tutto ciò che il padrone -doveva alla devozione della guida. Il Parsì aveva difatti arrischiato -volontariamente la vita nell’affare di Pillaji, e se in avvenire gli -Indù lo sapessero, egli sfuggirebbe difficilmente alla loro vendetta. - -Rimaneva anche la questione di Kiunì. Che fare di un elefante comperato -così caro? Ma Phileas Fogg aveva già preso una risoluzione a questo -riguardo. - -“Parsì, diss’egli alla guida, tu sei stato fedele e affettuoso. Ho -pagato il tuo servizio ma non la tua affezione. Vuoi quest’elefante? È -tuo.„ - -Gli occhi della guida brillarono. “È una fortuna che Vostro Onore mi -dà! esclamò egli. - -— Accetta, guida, rispose il signor Fogg, è sarò io ancora tuo debitore. - -— Così va bene! esclamò Gambalesta. Prendi, amico Parsì! Kiunì è un -bravo e coraggioso animale!„ - -E, avvicinandosi alla bestia, le presentò alcuni pezzetti di zuccaro, -dicendo: “To’, Kiunì, to’, to’!„ - -L’elefante mandò qualche grugnito di soddisfazione, indi prendendo -Gambalesta per la vita, ed avviluppandolo con la proboscide, lo alzò -sino all’altezza della sua testa. Gambalesta, punto spaventato, fece -una buona carezza all’animale che lo ripose adagino adagino a terra, -e, alla stretta di proboscide dell’onesto Kiunì rispose una vigorosa -stretta di mano dell’onesto giovane. - -Da lì a pochi minuti, Phileas Fogg, sir Francis Cromarty e Gambalesta, -adagiati in un comodo vagone, di cui mistress Auda occupava il miglior -posto, correvano a tutto vapore verso Benares. - -Ottanta miglia al più separano questa città da Allahabad, e furono -percorse in due ore. - -Durante questo tragitto, la giovane donna si riebbe completamente; i -vapori assopiti del hang si dissiparono. - -Quale fu mai la sua meraviglia nel trovarsi sulla ferrovia, in quel -compartimento, coperta da vestimenta europee, in mezzo a viaggiatori -che le erano assolutamente sconosciuti! - -Dapprima, i suoi compagni le prodigarono le loro cure e la rianimarono -con qualche goccia di liquore; quindi il brigadiere generale le -raccontò la di lei storia. Egli insistette sull’abnegazione di Phileas -Fogg, che non aveva esitato a porre in gioco la sua vita per salvarla, -e sul modo con cui l’avventura era stata risolta, mercè l’audace -immaginazione di Gambalesta. - -Il signor Fogg lasciò dire senza pronunciare una parola. Gambalesta, -tutto vergognoso, ripeteva che “non ne valeva la pena.„ - -Mistress Auda ringraziò i suoi salvatori con effusione, con le lagrime -più che con le parole. I suoi begli occhi, meglio che le sue labbra, -furono interpreti della sua riconoscenza. Indi ricondotta dal pensiero -alle scene del sutty, i suoi sguardi rividero quella terra indiana -dove tanti pericoli l’aspettavano ancora, e fu colta da un fremito di -terrore. - -Phileas Fogg comprese quel che accadeva nella mente di mistress Auda, -e per rassicurarla le offrì, molto freddamente peraltro, di condurla -a Hong-Kong, ove ella soggiornerebbe finchè quell’affare si fosse -assopito. - -Mistress Auda accettò l’offerta con riconoscenza. Precisamente a -Hong-Kong abitava uno de’ suoi parenti, Parsì come lei, ed uno dei -principali negozianti di quella città, che è assolutamente inglese, -benchè occupi un punto della costa cinese. - -Mezz’ora dopo mezzodì, il treno si fermava alla stazione di Benares. -Le leggende braminiche affermano che questa città occupa il terreno -dell’antica Casì, che era in passato sospesa nello spazio, tra lo -zenit e il nadir, come la tomba di Maometto. Ma, ai nostri tempi più -realisti, Benares, l’Atene dell’India al dire degli orientalisti, -riposa affatto prosaicamente sul suolo, e Gambalesta potè per un -istante travederne le case di mattone e le capanne a palafitta, che le -danno un aspetto assolutamente desolato, senz’alcun colore locale. - -Qui doveva fermarsi sir Francis Cromarty. Le truppe ch’egli raggiungeva -erano accampate a poche miglia al nord della città. Il brigadiere -generale fece dunque i suoi saluti a Phileas Fogg, augurandogli tutto -il successo possibile, ed esprimendo il voto ch’ei ricominciasse il -viaggio in modo meno originale, ma più profittevole. Il signor Fogg -premette lievemente le dita del suo compagno. I complimenti di mistress -Auda furono più affettuosi. Ella non dimenticherebbe mai più quel che -doveva a sir Francis Cromarty. Quanto a Gambalesta, fu onorato da una -vera stretta di mano da parte del brigadiere generale; tutto commosso, -egli chiese a sè stesso dove a quando potrebbe mai consacrarsi a lui. -Indi si separarono. - -A cominciare da Benares, la strada ferrata seguiva in parte la valle -del Gange. Attraverso i cristalli del vagone, con un tempo abbastanza -sereno, appariva il paesaggio variato del Behar, montagne coperte di -verzura, campi d’orzo, di granoturco e di frumento, rivi e stagni -popolati da alligatori verdastri, villaggi ben mantenuti, foreste -ancora verdeggianti. Qualche elefante, dei zebù a grossa gobba, -andavano a bagnarsi nelle acque del fiume sacro, ed anco, ad onta della -stagione inoltrata e la temperatura già fredda, bande d’indù, de’ due -sessi, che adempivano piamente le loro sante abluzioni. Quei fedeli, -nemici accaniti del buddismo, sono settari ferventi della religione -braminica, che s’incarna in questi tre personaggi: Visnù, la divinità -solare, Sciva, la personificazione divina delle forze naturali, e -Brahma, il padrone supremo dei sacerdoti e dei legislatori. Ma Brahma, -Sciva e Visnù, di che occhio dovevano considerare quest’India, ora -“britannizzata,„ allorchè qualche _steam boat_ (battello a vapore) -passava nitrendo e turbava le acque consacrate del Gange, spaventava -i gabbiani che volavano alla sua superficie, le testuggini che -pullulavano sulle sue sponde e i devoti stesi lungo le sue rive. - -Tutto quel panorama passò come un lampo, e spesso una nube di vapore -bianco ne ascose le particolarità. Appena se i viaggiatori poterono -travedere il forte di Sciunar, a venti miglia al sud-est di Benares, -antica fortezza dei rajà del Behar, Ghazepur e le sue importanti -fabbriche d’acqua di rose, la tomba di lord Cornwallis che si erge -sulla sponda sinistra del Gange, la città fortificata di Buxar, Patna, -grande città industriale e commerciale dove si tiene il principale -mercato d’oppio dell’India, Monghir, città più che europea, inglese -come Manchester o Birmingham, rinomata per le sue fonderie di ferro, le -sue fabbriche di oggetti in ferro e di armi bianche, e i cui fumaiuoli -alti lordavano con un fumo nero il cielo di Brahma, — vero pugno nel -paese del sogno! - -Indi la notte giunse, e, in mezzo agli ululati delle tigri, degli orsi, -dei lupi che fuggivano dinanzi alla locomotiva, il treno passò a gran -velocità, e non si vide più nulla delle meraviglie del Bengala, nè -Golconda nè Gur in rovina, nè Murshedabad, che fu in passato capitale, -nè Burdwan, nè Hugly, nè Shandernagor, questo punto francese del -territorio indiano, sul quale Gambalesta sarebbe stato orgoglioso di -veder sventolare la bandiera della sua patria! - -Infine, alle sette del mattino, Calcutta era raggiunta. Il piroscafo, -in partenza per Hong-Kong, non levava l’áncora che a mezzogiorno. -Phileas Fogg aveva dunque cinque ore disponibili. - -Giusta il suo itinerario, il nostro gentleman doveva giungere nella -capitale delle Indie il 25 ottobre, ventitrè giorni dopo aver lasciato -Londra, vi giungeva al giorno fissato. Nè ritardo nè anticipazione. -Sfortunatamente, i due giorni da lui guadagnati a Londra e Bombay -erano stati perduti, come i lettori sanno, in questa traversata -della penisola indiana, ma è da supporre che Phileas Fogg non li -rimpiangesse. - - - - -CAPITOLO XV. - -Nel quale il sacco delle banconote si alleggerisce ancora di alcune -migliaia di sterline. - - -Il treno si era fermato in stazione. Gambalesta scese pel primo dal -vagone, e fu seguito dal signor Fogg, che aiutò la sua giovine compagna -a por piede sullo scalo. Phileas Fogg intendeva recarsi direttamente al -piroscafo di Hong-Kong, a fine di collocarvi comodamente mistress Auda -cui non voleva abbandonare, finchè ella si trovasse in quel paese tanto -pericoloso per lei. - -Al momento in cui il signor Fogg stava per uscire dalla stazione, un -_policeman_ gli si avvicinò e disse: - -“Il signor Phileas Fogg? - -— Sono io. - -— Quest’uomo è il vostro servo? aggiunse il policeman, additando -Gambalesta. - -— Sì. - -— Compiacetevi di seguirmi entrambi.„ - -Il signor Fogg non fece un movimento che potesse dinotare in lui -una sorpresa qualunque. Quell’agente era un rappresentante della -legge, e, per ogni Inglese, la legge è sacra. Gambalesta con le sue -abitudini francesi volle discutere, ma il policeman lo toccò con la sua -bacchetta, e Phileas Fogg gli fe’ cenno d’obbedire. - -“Questa giovane signora può accompagnarci? chiese il signor Fogg. - -— Faccia pure,„ rispose il policeman. - -Il policeman condusse il signor Fogg, mistress Auda e Gambalesta verso -un _palki-ghari_, specie di carrozza a quattro ruote ed a quattro -posti, tirata da due cavalli. Si partì; nessuno parlò durante il -tragitto, che durò venti minuti circa. - -La carrozza percorse dapprima la “città nera,„ dalle vie strette, -fiancheggiate da casupole nelle quali brulicava una popolazione -cosmopolita, sucida e cenciosa; indi attraversò la città europea, -rallegrata da case di mattoni, ombreggiata da alberi di cocco, irta di -filari di alberi in mezzo ai quali trascorrevano già, ad onta dell’ora -mattutina, cavalieri eleganti e magnifici equipaggi. - -Il _palki-ghari_ si arrestò dinanzi ad una abitazione di apparenza -semplice, ma che non doveva essere destinata agli usi domestici. Il -policeman fece scendere i suoi prigionieri — si poteva davvero dar loro -questo nome — e li condusse in una camera dalle finestre ad inferriate, -dicendo loro: - -“Alle otto e mezzo voi comparirete dinanzi al signor giudice Obadiah.„ - -Indi egli si ritirò e chiuse la porta. - -“Ecco lì! siamo presi!„ esclamò Gambalesta abbandonandosi sopra una -sedia. - -Mistress Auda, volgendosi subito al signor Fogg, gli disse con voce di -cui cercava invano di mascherare l’emozione: - -“Signore, è forza abbandonarmi! È per me che siete inseguiti! Per -avermi salvata!„ - -Phileas Fogg si contentò di rispondere che ciò non era possibile. -Inseguito per quell’affare del _sutty_! Inammissibile! In che modo i -querelanti oserebbero presentarsi? Doveva esserci equivoco. Il signor -Fogg aggiunse che, in tutti i casi, egli non avrebbe abbandonata la -giovine donna e l’avrebbe condotta a Hong-Kong. - -“Ma il battello parte a mezzogiorno! fece osservare Gambalesta. - -— Prima di mezzogiorno saremo a bordo,„ rispose semplicemente -l’impassibile gentleman. - -Ciò fu affermato così ricisamente, che Gambalesta non potè a meno di -dire a sè stesso: - -Diamine! è certo! prima di mezzogiorno saremo a bordo!„ Ma non era -rassicurato niente affatto. - -Alle otto e mezzo la porta della camera si aprì. Il policeman riapparve -ed introdusse i suoi prigionieri nella sala vicina. Era una sala -d’udienza, ed un pubblico alquanto numeroso, composto di Europei e -d’indigeni, ne occupava già il pretorio. - -Il signor Fogg, mistress Auda e Gambalesta sedettero sopra un banco di -fronte ai seggi riservati al magistrato e al cancelliere. - -Quel magistrato, il signor Obadiah, entrò quasi subito, seguito dal -cancelliere. Era un uomo grosso e tondo tondo. Egli staccò una parrucca -sospesa ad un chiodo e se la mise in testa lestamente. - -“La prima causa, diss’egli. - -Ma, portandosi la mano alla testa: - -“Eh! non è la mia parrucca, diss’egli. - -— Difatti, signor Obadiah, è la mia, rispose il cancelliere. - -— Caro signor Oysterpuf! Come volete mai che un giudice possa -pronunciare una buona sentenza con la parrucca di un cancelliere? - -Lo scambio delle parrucche fu fatto. Durante questi preliminari, -Gambalesta bolliva d’impazienza, chè la lancetta gli sembrava camminare -terribilmente presto sul quadrante del grosso orologio del pretorio. - -“La prima causa, ripigliò allora il giudice Obadiah.„ - -— Phileas Fogg? disse il cancelliere Oysterpuf. - -— Eccomi, rispose il signor Fogg. - -— Gambalesta? - -— Presente! rispose Gambalesta. - -— Bene! disse il giudice Obadiah. Son già due giorni, accusati, che vi -si fa la posta a tutti i treni di Bombay. - -— Ma di che ci accusano? esclamò Gambalesta impazientito. - -— Ora lo saprete, rispose il giudice. - -— Signore, disse allora Phileas Fogg, io sono cittadino inglese, ed ho -il diritto.... - -— Vi venne forse mancato di riguardi? chiese il signor Obadiah. - -— Per nulla affatto. - -— Bene! fate entrare i querelanti.„ - -Dietro ordine del giudice, una porta si aprì, e tre sacerdoti indù -furono introdotti da un usciere. - -“Proprio così! mormorò Gambalesta, sono quei bricconi che volevano -abbruciare la nostra giovane signora!„ - -I sacerdoti si tennero in piedi dinanzi al giudice, e il cancelliere -lesse ad alta voce una querela per sacrilegio, formulata contro il -signor Phileas Fogg ed il suo servo, accusati di aver violato un luogo -consacrato dalla religione braminica. - -“Avete udito? chiese il giudice a Phileas Fogg. - -— Sì, signore, rispose il signor Fogg, consultando il suo orologio, e -confesso. - -— Ah! voi confessate?... - -— Io confesso, ed aspetto che quei tre sacerdoti confessino a loro -volta che volevano fare alla pagoda di Pillaij.„ - -I sacerdoti si guardarono in faccia. Pareva non intendessero nulla -delle parole dell’accusato. - -“Senza dubbio! esclamò impetuosamente Gambalesta, a quella pagoda di -Pillaji, dinanzi a cui stavano per abbruciare la loro vittima!„ - -Nuova stupefazione dei sacerdoti, e profonda sorpresa del giudice -Obadiah. - -“Quale vittima? chiese egli. Abbruciare chi? in piena città di Bombay? - -— Bombay! esclamò Gambalesta. - -— Senza dubbio. Non si tratta già della pagoda di Pillaji, ma della -pagoda di Malebar-hill, a Bombay. - -— E come corpo di reato, ecco le scarpe del profanatore, aggiunse il -cancelliere deponendo un paio di scarpe sulla sua scrivania. - -— Le mie scarpe!„ esclamò Gambalesta, che fuori di sè dalla sorpresa, -non potè rattenere quella involontaria esclamazione. - -Ognuno indovina la confusione che erasi operata nella mente del padrone -e del servo. Quell’incidente della pagoda di Bombay essi l’avevano -dimenticato, ed era proprio quello che li traeva dinanzi al magistrato -di Calcutta. - -Infatti, l’agente Fix aveva compreso tutto il vantaggio che poteva -trarre da quel malaugurato caso. Ritardando la sua partenza di dodici -ore, egli aveva tenuto consiglio coi sacerdoti di Malebar-hill; aveva -loro promesso un indennizzo considerevole, sapendo bene che il governo -inglese si mostrava severissimo per quel genere di delitti; indi col -treno successivo li aveva lanciati sulle tracce del sacrilego. Ma a -cagione del tempo impiegato alla liberazione della giovane vedova, Fix -e gli Indù giunsero a Calcutta prima del signor Fogg e del suo servo, -che i magistrati avvisati per dispaccio dovevano arrestare alla loro -discesa dal treno. Figuratevi il dispetto di Fix, allorchè seppe che -Phileas Fogg non era ancora giunto nella capitale dell’India! Egli -dovette credere che il suo ladro, fermandosi ad una delle stazioni del -_Peninsular railway_, si era rifugiato nelle provincie settentrionali. -Durante ventiquattr’ore, in mezzo a mortali inquietudini, Fix lo -appostò alla stazione. Quale fu dunque la sua gioia allorchè quella -mattina stessa lo vide scendere dal vagone in compagnia, vero è, di -una giovane donna, di cui non poteva spiegarsi la presenza. Subito gli -lanciò addosso il policeman, ed ecco come il signor Fogg, Gambalesta -e la vedova del rajà del Bundelkund furono tratti dinanzi al giudice -Obadiah. - -E se Gambalesta fosse stato meno preoccupato del fatto suo, avrebbe -scorto, nell’angolo del pretorio, il _detective_ che seguiva il -dibattimento con un interesse facile a comprendere, poichè a Calcutta, -come a Bombay, come a Suez, il mandato d’arresto gli mancava ancora. - -Però, il giudice Obadiah aveva preso atto della confessione di -Gambalesta, che avrebbe dato tutto quello che possedeva per ritirare le -sue imprudenti parole. - -“I fatti sono confessati? disse il giudice. - -— Confessati, rispose freddamente il signor Fogg. - -— Ritenuto, ripigliò il giudice, ritenuto che la legge inglese, intende -proteggere ugualmente tutte le religioni delle popolazioni dell’India, -il reato essendo confessato dal signor Gambalesta, convinto di aver -violato con piede sacrilego il lastrico della pagoda di Malebar-hill, -a Bombay, nella giornata del 20 ottobre, condanno il detto Gambalesta a -quindici giorni di carcere e ad una multa di trecento sterline (7,500). - -— Trecento sterline? esclamò Gambalesta, che non era veramente -sensibile che alla multa. - -— Silenzio! disse l’usciere con voce stridente. - -— E, soggiunse il giudice Obadiah, ritenuto che non è materialmente -provato che non ci sia stata connivenza tra il servo e il padrone, che -in ogni caso quest’ultimo deve essere tenuto responsabile dei fatti e -dei gesti di un servo a’ suoi stipendii, dichiara colpevole il detto -Phileas Fogg e lo condanna ad otto giorni di carcere e centocinquanta -sterline di ammenda. Cancelliere, chiamate un’altra causa!„ - -Fix, nel suo angolo, provava un’indicibile soddisfazione. Phileas Fogg, -trattenuto otto giorni a Calcutta, era più di quanto occorreva per dare -al mandato il tempo di giungergli. - -Gambalesta era stordito. Quella condanna rovinava il suo padrone. Una -scommessa di ventimila sterline perduta, e tutto ciò perchè, da vero -balordo, egli era entrato in quella maledetta pagoda! - -Phileas Fogg, tanto padrone di sè come se quella condanna non lo -concernesse, non aveva neppure corrugato il sopracciglio. Ma, al -momento in cui il cancelliere chiamava un’altra causa, si alzò e disse: - -“Offro cauzione. - -— È nel vostro diritto,„ rispose il giudice. - -Fix si sentì agghiadare, ma tirò il fiato quando udì il giudice, “vista -la qualità di stranieri di Phileas Fogg e del suo servo, fissare la -cauzione per ciascun d’essi alla somma enorme di mille sterline (25,000 -franchi). - -Sarebbe stata una spesa di duemila sterline per Phileas Fogg, se non -purgava la sua condanna. - -“Io pago,„ disse il nostro gentleman. - -E dal sacco che portava Gambalesta estrasse un pacco di banconote che -depose sulla scrivania del cancelliere. - -“Questa somma vi sarà restituita alla vostra uscita dal carcere, disse -il giudice. Frattanto, voi siete libero sotto cauzione. - -— Venite, disse Phileas Fogg al suo servo. - -— Ma almeno restituiscano le scarpe! esclamò Gambalesta con un -movimento d’ira. - -Gli restituirono le sue scarpe. - -“Queste sì che costano caro! mormorò egli. Più di mille sterline l’una! -Senza dire che mi calzano male!„ - -Gambalesta, mogio, mogio, come un cane bastonato, seguì Fogg, che aveva -offerto il suo braccio alla giovine donna. Fix sperava ancora che il -suo ladro non si deciderebbe mai ad abbandonare quella somma di duemila -sterline e che farebbe i suoi otto giorni di prigione. Si gettò dunque -sulle tracce di Fogg. - -Il signor Fogg prese una carrozza, nella quale salirono subito mistress -Auda, Gambalesta e lui. Fix corse dietro la carrozza che si fermò poco -dopo sopra uno dei moli della città. - -A mezzo miglio in rada il _Rangoon_ era ancorato con la bandiera di -partenza alzata in testa all’albero. Undici ore suonavano. Il signor -Fogg era in anticipazione di un’ora. Fix lo vide scendere dalla -carrozza ed imbarcarsi in una lancia con mistress Auda e il suo servo. -Il _detective_ battè il piede a terra. - -“Oh! il furfante! esclamò, ei parte! Duemila sterline sacrificate! -Prodigo come un ladro! Ah! gli terrò dietro sin in capo al mondo, se -occorre; ma di questo passo, egli darà fondo a tutto il denaro del -furto!„ - -La riflessione dell’ispettore di polizia era perfettamente ragionevole. -Infatti, da quando aveva lasciato Londra, tra spese di viaggio e in -premi, in compera d’elefante, in cauzioni e in multa, Phileas Fogg -aveva già seminato più di cinquemila sterline (125,000 franchi), sulla -sua strada; e il tanto per cento della somma ricuperata, destinato ai -_detectives_, andava diminuendo sempre! - - - - -CAPITOLO XVI. - -Nel quale Fix fa l’indiano. - - -Il _Rangoon_, uno dei piroscafi che la Compagnia peninsulare ed -orientale impiega al servizio dei mari della Cina e del Giappone, -era uno _steamer_ in ferro, ad elice, della portata lorda di -millesettecentosettanta tonnellate, e di una forza nominale di -quattrocento cavalli. Esso eguagliava il _Mongolia_ in celerità, ma -non nei comodi. Epperò mistress Auda non venne così ben alloggiata come -avrebbe desiderato Phileas Fogg. Ma non si trattava che di un tragitto -di tremilacinquecento miglia, cioè di undici o dodici giorni, e la -giovine donna non si mostrò di difficile contentatura. - -Durante i primi giorni di quel tragitto mistress Auda fece più ampia -conoscenza con Phileas Fogg. Ad ogni occasione, ella gli attestava -vivissima riconoscenza. Il flemmatico gentleman l’ascoltava, in -apparenza almeno, con la massima freddezza, senza che una intonazione, -un gesto svelasse in lui la più leggiera emozione. Egli vegliava a che -nulla mancasse alla giovine donna. In certe ore andava regolarmente, -se non a conversare, almeno ad ascoltarla. Adempiva verso di lei ai -doveri della cortesia più stretta, ma con la grazia e col meccanismo -d’un automa, cui i movimenti fossero stati combinati a questo uso. -Mistress Auda non sapeva proprio capacitarsene; ma Gambalesta le -aveva un tantino spiegato l’eccentrica personalità del suo padrone. -Le aveva narrato quale scommessa traeva quel gentleman al giro del -mondo. Mistress Auda aveva sorriso, ma alla fin fine essa gli doveva la -vita, ed il suo salvatore non poteva essere che abbellito dalla di lei -riconoscenza. - -Mistress Auda confermò il racconto che la guida indù aveva fatto -della sua commovente istoria. Ella era, infatti, di quella razza che -tiene il primo posto fra le razze indigene. Parecchi negozianti parsì -ammassarono grandi ricchezze alle Indie, nel commercio dei cotoni. Uno -di loro, sir James Jejeebhoy, venne fatto nobile dal governo inglese, -e mistress Auda era parente di questo ricco personaggio che abitava -Bombay. Era anzi un cugino di sir Jejeebhoy, l’onorevole Jejeeh, colui -presso il quale ella intendeva recarsi a Hong-Kong. Troverebbe in casa -sua ricetto ed assistenza? Non poteva affermarlo. Al che il signor Fogg -rispondeva ch’ella non avesse ad inquietarsi, che tutto s’aggiusterebbe -matematicamente! Fu la sua parola. - -La giovine signora comprendeva essa quell’orribile avverbio? Chi sa? -Tuttavia, i suoi grandi occhi si fissavano su quelli del signor Fogg, -i suoi grandi occhi “limpidi come i laghi sacri dell’Hymalaya!„ Ma -l’intrattabile Fogg, più che mai chiuso non pareva uomo da gettarsi in -quel lago! - -Questa prima parte del viaggio del _Rangoon_ si compì in eccellenti -condizioni. Il tempo era discreto. Tutta quella porzione dell’immensa -baja, chiamata dai marinai “le braccia del Bengala,„ si mostrò -favorevole al cammino del piroscafo. Il _Rangoon_ ebbe presto in -vista l’isola del Grand’Andaman, la principale del gruppo, che la sua -pittoresca montagna di Saddle-Peak, alta duemila e quattrocento piedi, -annunzia molto da lontano ai navigatori. - -La costa fu rasentata assai da vicino, ma i selvaggi Papuasi dell’isola -non si mostrarono affatto. Sono esseri posti all’ultimo gradino della -scala umana ma che a torto vennero ritenuti antropofagi. - -Lo sviluppo panoramico di quelle isole era magnifico. Immense -foreste di latani, di arecche, di bambù, di noci moscate, di teck, -di gigantesche mimose, di felci arborescenti, coprivano il paese sul -dinanzi e indietro si profilava l’elegante contorno delle montagne. -Sulla costa pullulavano a migliaia quelle preziose rondini salangane, i -cui nidi commestibili formano una vivanda ricercata nel Celeste Impero. -Ma tutto quello spettacolo variato, offerto agli sguardi dal gruppo -delle Andaman trascorse veloce, ed il _Rangoon_ si avviò rapidamente -verso lo stretto di Malacca che doveva dargli accesso nei mari della -Cina. - -Che faceva durante questo tragitto l’ispettore Fix, sì sventuratamente -trascinato in un viaggio di circumnavigazione? Alla partenza da -Calcutta, dopo aver lasciato istruzioni affinchè se finalmente -giungesse il mandato, gli venisse spedito a Hong-Kong, egli aveva -potuto imbarcarsi a bordo del _Rangoon_ senza essere visto da -Gambalesta, e sperava di poter celare la sua presenza sino all’arrivo -del piroscafo a Hong-Kong. Infatti, gli sarebbe stato difficile di -spiegare perchè si trovasse a bordo, senza destare i sospetti di -Gambalesta, che doveva crederlo a Bombay. Ma fu condotto a rinnovare -la conoscenza di quel buon diavolaccio dalla logica stessa delle -circostanze. In che modo? Ora si vedrà. - -Tutte le speranze, tutt’i desideri dell’ispettore di polizia erano -ormai concentrati sopra un unico punto del mondo: Hong-Kong, poichè -il piroscafo si fermava troppo poco a Singapore perchè egli potesse -operare in questa città. Era dunque ad Hong-Kong ch’egli doveva -arrestare il ladro; o il ladro gli sfuggiva, per così dire, senza -rimedio. - -Infatti, Hong-Kong era ancora terra inglese, ma l’ultima che -s’incontrasse sulla strada. Al di là, la Cina, il Giappone, l’America -offrivano un rifugio quasi sicuro al signor Fogg. A Hong-Kong, se vi -trovava finalmente il mandato d’arresto, che evidentemente gli correva -dietro, Fix arrestava Fogg e lo metteva nelle mani della polizia -locale. Nessuna difficoltà. Ma dopo Hong-Kong, un semplice mandato -d’arresto non basterebbe più. Occorrerebbe un atto d’estradizione. Da -qui, ritardi, lentezze, ostacoli di ogni specie, di cui il briccone -approfitterebbe per sfuggire definitivamente. Se l’operazione falliva -a Hong-Kong, sarebbe, se non impossibile, almeno difficilissimo, di -ripigliarla con qualche probabilità di buon successo. - -“Dunque, ruminava il signor Fix, durante quelle lunghe ore che passava -nella sua cabina, o il mandato sarà a Hong Kong, ed arresto il mio omo, -o non ci sarà, e questa volta bisogna ad ogni costo ch’io ritardi la -sua partenza! Ho fallito a Bombay, ho fallito a Calcutta! Se sbaglio -il colpo a Hong-Kong la mia riputazione è spacciata! A qualunque costo -bisogna riuscire. Ma qual mezzo usare per ritardare, se è necessario, -la partenza di questo maledetto Fogg?„ - -Per ultimo espediente, Fix era deciso a confidare tutto a Gambalesta, -e fargli conoscere quel padrone che serviva e di cui non era certamente -complice. Gambalesta, illuminato da questa rivelazione, e nella tema di -essere compromesso, farebbe causa comune con lui, Fix. Ma infine era un -mezzo rischiosissimo, che non poteva essere adoperato che all’ultima -estremità. Una parola di Gambalesta al suo padrone basterebbe a -compromettere irrevocabilmente l’affare. - -L’ispettore di polizia era dunque immensamente imbarazzato, allorchè -la presenza di mistress Auda a bordo del _Rangoon_, in compagnia di -Phileas Fogg, gli aprì nuovi orizzonti. - -Chi era quella donna? Quale concorso di circostanze ne aveva fatta -la compagna di Fogg? Era evidentemente tra Bombay e Calcutta che -l’incontro aveva avuto luogo. Ma in qual punto della penisola? Il caso -soltanto aveva unito Phileas Fogg e la giovane viaggiatrice? oppure -quel viaggio attraverso l’India, sarebb’egli stato intrapreso da quel -gentleman allo scopo di raggiungere quella leggiadra persona? Poichè -invero ella era leggiadra. Fix lo aveva ben visto nella sala d’udienza -del tribunale di Calcutta. - -Si comprende a qual punto l’agente dovesse trovarsi imbarazzato. Egli -chiese a sè stesso se non ci fosse in quella faccenda qualche colpevole -rapimento. Sì! doveva essere così! Quest’idea s’incastonò nel cervello -di Fix, ed ei riconobbe tutto il vantaggio che poteva trarre da tale -circostanza. Fosse maritata o no quella donna, c’era rapimento; a -Hong-Kong, si poteva suscitare al rapitore imbarazzi tali da non -potersene districare a forza di denaro. - -Ma non bisognava aspettare l’arrivo del _Rangoon_ a Hong-Kong. Quel -Fogg aveva la pessima abitudine di saltare da un battello all’altro, e, -prima che s’iniziasse la causa, egli poteva essere già lontano. - -L’importante era dunque di avvertire le autorità inglesi e di segnalare -il passaggio del _Rangoon_ prima del suo approdo. Ora, nulla di più -facile, giacchè il piroscafo si soffermava a Singapore, e Singapore è -congiunta alla terra cinese da un filo telegrafico. - -Tuttavia, prima di agire e per operare più sicuramente, Fix risolse -d’interrogare Gambalesta. Egli pensò che non sarebbe molto difficile -far cantare quel giovane, e si decise ad uscir dall’_incognito_ in cui -erasi sin allora tenuto. Ora, non c’era tempo da perdere. Si era al 31 -ottobre, e la domane stessa, il _Rangoon_ doveva poggiare a Singapore. - -Laonde, quel giorno, Fix, uscendo dal suo camerino, salì sul ponte, -nell’intenzione di accostare Gambalesta, dando pel primo segni di -grande sorpresa. Gambalesta passeggiava a prora, quando l’ispettore si -precipitò verso di lui, esclamando: - -“Voi! sul _Rangoon_? - -— Il signor Fix a bordo! rispose Gambalesta, tutto sorpreso, -riconoscendo il suo compagno di viaggio del _Mongolia_. Che! vi lascio -a Bombay, e vi ritrovo sulla strada di Hong-Kong! Ma dunque fate anche -voi il giro del mondo? - -— No, no, rispose Fix, e intendo fermarmi a Hong-Kong, almeno qualche -giorno. - -— Ah! disse Gambalesta, che parve un momento sorpreso. Ma come va che -non vi ho visto a bordo dalla nostra partenza da Calcutta in qua? - -— Ecco, un certo malessere... un po’ di mal di mare.... Sono rimasto -coricato nel mio camerino... il golfo di Bengala non mi si confà tanto -come l’oceano indiano. E il vostro padrone, il signor Phileas Fogg? - -— In ottima salute, e puntuale quanto il suo itinerario! Non un giorno -di ritardo! Ah! signor Fix, non ne sapete nulla, voi, ma abbiamo anche -una giovane signora con noi. - -— Una giovine signora?„ rispose l’agente, che aveva proprio l’aria di -non capire quello che il suo interlocutore voleva dire. - -Ma Gambalesta non istette un pezzo a raccontargli la storia di lei. Gli -narrò l’incidente della pagoda di Bombay, l’acquisto dell’elefante al -prezzo di duemila sterline, la faccenda del _sutty_, il rapimento di -Auda, la condanna del tribunale di Calcutta, la libertà sotto cauzione. -Fix, che conosceva l’ultima parte di questi incidenti, pareva ignorarli -tutti, e Gambalesta pigliava gusto a narrare le sue avventure dinanzi -ad un uditore che gli esternava tanto interesse. - -“Ma, in fin de’ fini, chiese Fix, il vostro padrone ha forse -l’intenzione di condurre quella giovane in Europa? - -— Mainò, signor Fix, mainò! Noi andiamo semplicemente ad affidarla alle -cure di un suo parente, ricco negoziante di Hong-Kong. - -— Nulla da fare! disse tra sè il _detective_, dissimulando il suo -dispetto. Un bicchiere di _gin_, signor Gambalesta? - -— Volentieri, signor Fix. E sia per bere alla salute del nostro -incontro a bordo del _Rangoon!_ - - - - -CAPITOLO XVII. - -Nel quale si tratta un po’ di tutto durante il tragitto da Singapore a -Hong-Kong. - - -Da quel giorno, Gambalesta e il _detective_ s’incontrarono di -frequente, ma l’agente si tenne in una rigorosa riserva di fronte al -suo compagno, e non tentò affatto di farlo parlare. Una o due volte -soltanto, egli intravide il signor Fogg che rimaneva volentieri nel -gran salone del _Rangoon_, sia che tenesse compagnia a mistress Auda, -sia che giuocasse al _whist_, secondo la sua invariabile abitudine. - -Quanto a Gambalesta, egli erasi dato a meditare più che seriamente -sul caso singolare che aveva posto, di bel nuovo, Fix sulla strada -del suo padrone. E, infatti, il caso era singolare. Cotesto gentleman, -amabilissimo, garbatissimo di sicuro, che s’incontra dapprima a Suez, -che s’imbarca sul _Mongolia_, che sbarca a Bombay ove dice di dover -soggiornare, che si ritrova sul _Rangoon_, in via per Hong-Kong, in -poche parole, che segue passo passo l’itinerario del signor Fogg, era -tal cosa che meritava proprio da rifletterci su. C’era una concordanza -per lo meno bizzarra. A chi mai teneva dietro quel Fix? Gambalesta -era pronto a scommettere le sue pantofole — le aveva preziosamente -conservate — che Fix lascerebbe Hong-Kong al pari di loro, e -probabilmente sullo stesso piroscafo. - -Avess’anco riflettuto per un secolo. Gambalesta non avrebbe mai -indovinato di quale missione l’agente era stato incaricato. Mai avrebbe -immaginato che Phileas Fogg fosse seguito a vista come ladro intorno -al globo terrestre. Ma, siccome è insito nella natura umana di dare -una spiegazione a tutto, ecco il nostro Gambalesta, improvvisamente -illuminato, interpretare la presenza permanente di Fix, ed in verità -la sua interpretazione era molto plausibile. Secondo lui, Fix non era -e non poteva essere che un agente lanciato sulle tracce del signor Fogg -da’ suoi colleghi del Reform-Club, affine di verificare se quel viaggio -si effettuava regolarmente intorno al mondo, giusta l’itinerario -convenuto. - -“È evidente! è evidente! ripeteva a sè stesso l’onesto giovane, tutto -inorgoglito della sua perspicacia. È una spia che quei gentleman ci -hanno posto alle calcagna! Ma non istà bene! Il signor Fogg così probo! -così onorevole! Farlo spiare da un agente! Ah! signori del Reform-Club, -ciò vi costerà caro.„ - -Gambalesta, esaltato dalla sua scoperta, risolse però di non dir -nulla al suo padrone, temendo che questi non fosse giustamente offeso -della diffidenza che gli mostravano i suoi avversarii. Ma si propose -di motteggiare Fix alla prima occasione, a parole velate e senza -compromettersi. - -Il mercoledì, 30 ottobre, nel pomeriggio, il _Rangoon_ imboccava -lo stretto di Malacca, che separa la penisola di questo nome dalle -terre di Sumatra. Alcuni isolotti montuosi, molto scoscesi, molto -pittoreschi, toglievano ai passeggieri la vista della grande isola. - -La domane, alle quattro del mattino, il _Rangoon_, che aveva guadagnato -mezza giornata sul suo tragitto regolamentare, poggiava a Singapore, a -fine di rinnovarvi la sua provvista di carbone. - -Phileas Fogg annotò questa anticipazione nella colonna dei guadagni, -e stavolta scese a terra, accompagnando mistress Auda, che aveva -manifestato il desiderio di passeggiare per qualche ora. - -Fix, al quale qualunque azione di Fogg sembrava sospetta, lo seguì -senza lasciarsi scorgere. - -Quanto a Gambalesta, che rideva _in petto_ a vedere la manovra di Fix, -egli andò a fare le sue solite compere. - -L’isola di Singapore non è nè grande nè di aspetto imponente. Mancando -di montagne, le mancano i profili; tuttavia è graziosa nella sua -magrezza: è un parco intersecato da belle strade. Un bell’equipaggio, -tirato da quei cavalli eleganti importati dalla nuova Olanda, trasportò -mistress Auda e Phileas Fogg in mezzo ai boschetti di palmizi, dallo -splendido fogliame, e di garofani le cui teste sono formate dal -bocciuolo stesso del fiore socchiuso. Là i cespugli di pepe surrogavano -le siepi spinose delle campagne europee; i sagù e le grandi felci -dai rami superbi variavano l’aspetto di quella regione tropicale; -moscati dal fogliame inverniciato impregnavano l’aria di un profumo -penetrante. Le scimmie, bande vigili e smorfiose, non mancavano nei -boschi, nè forse le tigri nelle _jungle_. Se alcuno si meravigliasse di -sentire che in quell’isola, sì piccola relativamente, questi terribili -carnivori non siano distrutti fino all’ultimo, risponderemo che essi ci -vanno da Malacca, attraversando lo stretto a nuoto. - -Dopo aver percorso la campagna durante due ore, mistress Auda e il -di lei compagno, che guardava un pochino senza vedere, rientrarono -nella città, vasta agglomerazione di case tozze e basse, circondate da -incantevoli giardini dove germogliano le manguste, gli ananas e tutti i -migliori frutti del mondo. - -A dieci ore facevano ritorno al piroscafo, dopo essere stati seguiti, -senza pur sospettarlo, dall’ispettore, che aveva dovuto anch’esso far -le spese di una carrozza. - -Gambalesta li aspettava sul ponte del _Rangoon_. Il bravo giovane -aveva comperato alcune dozzine di manguste, grosse come mele mezzane, -di un bruno scuro al difuori, di un rosso vivo al didentro, ed il cui -frutto bianco, liquefacendosi tra le labbra, procura ai buongustai -un godimento impareggiabile. Gambalesta fu ben felice di offrirle a -mistress Auda, che lo ringraziò con bel garbo. - -Alle undici, il _Rangoon_, rifornito di carbone, scioglieva i suoi -ormeggi, e da lì a poche ore i passeggieri perdevano di vista quelle -alte montagne di Malacca, le cui foreste albergano le più magnifiche -tigri della terra. - -Milletrecento miglia all’incirca separano Singapore dall’isola di Hong -Kong, piccolo territorio inglese staccato dalla costa cinese. Phileas -Fogg aveva interesse a percorrerla in sei giorni al più, affine di -pigliare a Hong-Kong il battello che doveva partire il 6 novembre per -Yokohama, uno dei principali porti del Giappone. - -Il _Rangoon_ era molto carico. Buon numero di passeggieri si era -imbarcato a Singapore: Indù, Cingalesi, Cinesi, Malesi, Portoghesi, che -per la maggior parte occupavano i secondi posti. - -Il tempo, bellino sin allora, cangiò con l’ultimo quarto di luna. Ci -fu mar grosso. Il vento soffiò a volte in gagliarda brezza, ma molto -fortunatamente da parte di sud-est, il che favoriva il cammino dello -_steamer_. Quando il vento era maneggevole, il capitano faceva spiegar -le vele. Il _Rangoon_, guarnito a brigantino, navigò sovente colle -sue due gabbie e il trinchetto, e la sua rapidità si accrebbe sotto -la duplice azione del vapore e del vento. In tal modo si rasentarono, -sopra onde corte e talvolta molto affaticanti, le coste di Annam e -della Cocincina. - -Ma la colpa era piuttosto del _Rangoon_ che del mare, e i passeggieri, -di cui la maggior parte furono ammalati, dovettero pigliarsela col -piroscafo per quello strapazzo. - -Infatti, le navi della compagnia peninsulare che fanno il servizio dei -mari della Cina hanno un serio difetto di costruzione. La proporzione -della loro immersione a nave carica con la loro altezza di puntale -è stata mal calcolata, e quindi essi non offrono che una debole -resistenza al mare. Il loro volume chiuso, impenetrabile all’acqua, è -insufficiente. Sono “annegati,„ per adoperare l’espressione marittima„ -e, per effetto di tale disposizione, non ci vogliono che pochi sbuffi -di mare gettati a bordo per modificare la loro andatura. Queste -navi sono dunque molto inferiori, se non pel motore e l’apparecchio -svaporatore, ai tipi delle Messaggerie francesi, quali l’_Impératrice_ -e il _Cambodge_. Mentre, secondo i calcoli degl’ingegneri, questi -possono imbarcare un peso d’acqua eguale al loro proprio peso prima di -sommergere, i battelli della compagnia peninsulare, il _Golconda_, il -_Corea_, ed infine il _Rangoon_, non potrebbero imbarcare il sesto del -loro peso senza colare in fondo. - -Laonde, col cattivo tempo, conveniva pigliare grandi precauzioni; -bisognava talvolta mettere alla cappa piccolo vapore. Era una perdita -di tempo che non sembrava turbare Phileas Fogg in nissun modo, ma di -cui Gambalesta si mostrava sommamente irritato. Egli accusava allora -il capitano, il macchinista, la Compagnia, e mandava al diavolo tutti -coloro che s’impicciano di trasportare viaggiatori. Fors’anco, il -pensiero di quel becco a gas che continuava a bruciare per conto suo -nella casa di Saville-row, entrava per molto nella sua impazienza. - -“Ma avete dunque gran fretta di giungere a Hong-Kong? gli chiese un -giorno il _detective_. - -— Altro che! rispose Gambalesta. - -— Credete che il signor Fogg abbia premura di prendere il piroscafo di -Yokohama? - -— Una premura spaventevole. - -— Voi dunque credete ora a questo singolare viaggio intorno al mondo? - -— Assolutamente. E voi, signor Fix? - -— Io? io non ci credo! - -— Burlone!„ rispose Gambalesta, strizzando l’occhio. - -Questa parola lasciò l’agente sopra pensiero. Quel qualificativo -lo inquietò, senza saperne proprio il perchè. Il Francese lo aveva -forse indovinato? Non sapeva proprio che pensare. Ma la sua qualità -di _detective_, di cui egli solo aveva segreto, come mai Gambalesta -avrebbe potuto riconoscerla? Eppure, parlandogli così, Gambalesta aveva -certamente avuto un sottinteso. - -Accadde anzi che il bravo giovane andò più in là, un altro giorno; ma -non vi seppe resistere. Egli non poteva tenersi la lingua. - -— Dite un po’, signor Fix, chiese egli al suo compagno in tono -malizioso, giunti a Hong-Kong, avremo forse la disgrazia di lasciarvi -colà? - -— Ma, rispose Fix non poco imbarazzato, non so!... Forse.... - -— Ah! disse Gambalesta, se ci accompagnaste, la sarebbe una vera -fortuna per me! Suvvia! un agente della Compagnia peninsulare non -potrebbe fermarsi per strada! voi non andavate che a Bombay, ed eccovi -fra poco in Cina! L’America non è lontana e dall’America all’Europa non -c’è che un passo! - -Fix guardava attentamente il suo interlocutore che gli mostrava -la faccia più amabile del mondo, e pensò bene di ridere con lui. -Ma questi, che era in vena, gli chiese “se gli fruttava molto quel -mestiere.„ - -— Sì e no, rispose Fix senza muover ciglio. Ci sono buoni e cattivi -affari. Ma capite bene che non viaggio a spese mie! - -— Oh! per questo ne sono certo! esclamò Gambalesta ridendo con maggior -forza. - -Finita la conversazione, Fix rientrò nel suo camerino e si pose a -riflettere. Egli era evidentemente scoperto. In un modo o nell’altro, -il Francese aveva riconosciuto la sua qualità di _detective_. Ma aveva -egli avvertito il suo padrone? Che parte faceva in tutto ciò? Era -complice o no? L’affare era venuto a sapersi, ed era quindi fallito? -L’agente passò alcune ore difficili, quando credendo tutto perduto, -quando sperando che Fogg ignorasse la situazione, infine non sapendo a -qual partito appigliarsi. - -Però la calma si ristabilì nel suo cervello, ed egli risolse di -agire francamente con Gambalesta. Se egli non si trovava nelle volute -condizioni per arrestare Fogg a Hong-Kong, e se Fogg si preparava a -lasciare definitivamente stavolta il territorio inglese, egli, Fix, -direbbe tutto a Gambalesta. O il servo era complice del suo padrone, — -e questi sapeva tutto, ed in questo caso l’affare era definitivamente -compromesso, — o il servo non c’entrava per nulla nel furto, ed allora -il suo interesse sarebbe di abbandonare il ladro. - -Tale era dunque la situazione rispettiva di quei due uomini, e, -al disopra di essi, Phileas Fogg troneggiava nella sua maestosa -indifferenza. Egli compiva razionalmente la sua orbita intorno al mondo -senza darsi pensiero degli asteroidi che gli gravitavano intorno. - -Eppure, nelle vicinanze, c’era, — giusta l’espressione degli astronomi, -— un astro turbatore che avrebbe dovuto produrre certe perturbazioni -sull’onore del nostro gentleman. Ma no! le grazie di mistress Auda non -agivano punto, con grande sorpresa di Gambalesta, e le perturbazioni, -se esistevano, sarebbero state più difficili a calcolare di quelle di -Urano che guidarono alla scoperta di Nettuno. - -Sì! era una meraviglia di tutt’i giorni per Gambalesta, che leggeva -tanta riconoscenza verso il suo padrone negli occhi della giovine -donna! Decisamente, Phileas Fogg aveva tanto onore quanto ne occorreva -per condursi eroicamente, ma amorosamente no! Riguardo poi alle -preoccupazioni che i rischi di quel viaggio potevano far nascere, non -ce n’era traccia. Ma Gambalesta viveva in ansie continue. Un giorno, -appoggiatosi alla balaustrata dell’_engine-room_[14], egli guardava -la potente macchina che andava a volte in sulle furie, allorchè, in un -violento movimento di beccheggio, l’elice si affannava fuor delle onde. -Il vapore sbuffava allora dalle valvole, il che provocava la collera -del degno figliuolo. - -— Non sono sufficientemente cariche queste valvole! esclamò egli. -Non si cammina. Ecco come sono questi Inglesi! Oh! se fosse una nave -americana, si salterebbe forse, ma si andrebbe più presto! - - - - -CAPITOLO XVIII. - -Nel quale i signori Fogg, Gambalesta e Fix vanno pei loro affari per -strade diverse. - - -Durante gli ultimi giorni del tragitto, il tempo fu cattivo anzi che -no. Il vento divenne gagliardissimo. Spirando dal nord-ovest, esso -inceppò il cammino del piroscafo. Il _Rangoon_, troppo instabile, rollò -considerevolmente, e i passeggieri furono in diritto di serbar rancore -a quei lunghi cavalloni che il vento sollevava dal largo. - -Durante la notte del 3 e del 4 novembre, vi fa una specie di tempesta. -La burrasca sferzò il mare con veemenza. Il _Rangoon_ dovette porre -alla cappa per una mezza giornata, mantenendosi con dieci giri d’elice -soltanto, in modo da pigliar le onde di sbieco. Tutte le vele erano -serrate, e ce n’era già di troppo degli attrezzi che fischiavano in -mezzo alle raffiche. - -La celerità del piroscafo, ben s’intende, fu notevolmente diminuita, e -si potè ritenere ch’esso giungerebbe a Hong-Kong con ventiquattro ore -almeno di ritardo dall’ora regolamentare, e forse più se la tempesta -non cessava. - -Phileas Fogg assisteva a quello spettacolo d’un mare furibondo, -che pareva lottasse direttamente contro di lui, con la sua abituale -impassibilità. La sua fronte non si oscurò neanco un istante, eppure -un ritardo di venti ore poteva compromettere il suo viaggio, facendolo -mancare alla partenza del piroscafo di Yokohama. Ma quell’uomo senza -nervi non risentiva nè impazienza nè noia. Pareva proprio che quella -tempesta fosse compresa nel suo programma, che fosse prevista. Mistress -Auda, che s’intratteneva col suo compagno di quel contrattempo, lo -trovò non meno calmo che pel passato. - -Fix, lui, non vedeva queste cose di pari occhio: tutt’altro. -Quella tempesta gli piaceva, la sua soddisfazione sarebbe anzi -stata sconfinata, se il _Rangoon_ fosse stato obbligato a fuggire -dinanzi alla procella. Tutti quei ritardi lo secondavano, poichè -obbligherebbero il signor Fogg a rimanere qualche giorno a Hong-Kong. -Infine, il cielo con le sue raffiche e le sue burrasche favoriva il -suo gioco. Egli era bensì un pochino ammalato, ma che monta! egli non -badava alle nausee, e, quando il corpo gli si torceva sotto il mal di -mare, la sua faccia traspirava una immensa soddisfazione. - -Quanto a Gambalesta, potete figurarvi in quale ira poco dissimulata -egli trascorresse quel cimento. Finora tutto era andato così bene! -La terra e l’acqua sembravano essere al comando del suo padrone; -battelli e ferrovie gli obbedivano; il vento ed il vapore si univano -per favorire il suo viaggio. L’ora della disdetta era dunque suonata. -Gambalesta, come se le ventimila sterline della scommessa avessero -dovuto uscire dalla sua borsa, non viveva più. Quella tempesta -lo esasperava, quella raffica lo metteva in furore, egli avrebbe -volentieri sferzato quel mare disobbediente! Povero giovane! Fix gli -celò accuratamente la sua soddisfazione personale, e fece bene, chè -se Gambalesta avesse indovinato il segreto giubilo di Fix, Fix avrebbe -passato un brutto quarto d’ora. - -Gambalesta, durante tutta la durata della burrasca, se ne stette -sul ponte del _Rangoon_. Egli non avrebbe potuto starsene abbasso; -s’arrampicava all’alberatura; maravigliava l’equipaggio ed aiutava -a tutto con un’agilità da scimmia. Cento volte egli interrogò il -capitano, gli ufficiali, i marinai, che non potevano far a meno di -ridere vedendo un giovanotto così disinvolto. Gambalesta voleva sapere -assolutamente quanto tempo sarebbe durata la tempesta. Lo si rimandava -allora al barometro, che non si decideva a risalire. Gambalesta scoteva -il barometro; ma a nulla servivano nè le scosse nè le ingiurie di cui -egli caricava l’irresponsabile strumento. - -Finalmente la procella si calmò. Lo stato del mare si modificò nella -giornata del 4 novembre. Il vento balzò di due quarti nel sud e -ridivenne favorevole. - -Gambalesta si rasserenò col tempo. Le gabbie e le vele basse poterono -essere sciolte, e il _Rangoon_ ripigliò il suo cammino con una -prodigiosa celerità. - -Ma non si poteva riacquistare tutto il tempo perduto. Era mestieri -rassegnarsi, e la terra non fu segnalata che il 6, alle cinque del -mattino. L’itinerario di Phileas Fogg recava l’arrivo del piroscafo al -5. Ora, esso non giungeva che il 6. Erano ventiquattr’ore di ritardo, e -la partenza per Yokohama sarebbe necessariamente perduta. - -Alle sei, il pilota salì a bordo del _Rangoon_ e prese posto sul palco, -affine di dirigere la nave nei passaggi sino al porto di Hong-Kong. - -Gambalesta moriva dalla voglia d’interrogare quell’uomo, e di -domandargli se il piroscafo di Yokohama aveva lasciato Hong-Kong. -Ma non osava, preferendo serbare un po’ di speranza sino all’ultimo -momento. Egli aveva confidato le sue inquietudini a Fix, il quale, — -volpe fina, — cercava di consolarlo, dicendogli che il signor Fogg -sarebbe giunto in tempo per imbarcarsi sul prossimo piroscafo. Ciò -poneva Gambalesta in una collera cieca. - -Ma se Gambalesta non si peritò di interrogare il pilota, il signor -Fogg, dopo aver consultato il suo _Bradshaw_, chiese con la sua aria -tranquilla, al detto pilota, se sapeva quando partirebbe un battello da -Hong-Kong per Yokohama. - -— Domani con la marea del mattino, rispose il piloto. - -— Ah! fece il signor Fogg, senza manifestare un’ombra di meraviglia. - -Gambalesta, che era presente, avrebbe volentieri abbracciato il piloto, -al quale Fix avrebbe voluto torcere il collo. - -— Qual è il nome di cotesto _steamer_? chiese il signor Fogg. - -— Il _Carnatic_, rispose il piloto. - -— Non doveva partir ieri? - -— Sì, signore, ma si è dovuto raddobbare una delle sue caldaie, e la -partenza venne rimandata a domani. - -— Vi ringrazio, rispose il signor Fogg, che col suo passo automatico -ridiscese nel salone del _Rangoon_. - -Quanto a Gambalesta, egli afferrò la mano del piloto e la strinse -vigorosamente dicendo; - -— Voi, piloto, siete un brav’uomo! - -Il piloto non venne mai a sapere perchè le sue risposte gli valsero una -sì amichevole espansione. Ad un colpo di fischietto, egli risalì sul -palco e diresse il piroscafo in mezzo a quella flottiglia di giunche, -tankas, battelli pescherecci, navi d’ogni specie, che ingombravano la -rada di Hong-Kong. - -A un’ora, il _Rangoon_ era al molo, e i passaggieri sbarcavano. - -In quella circostanza, il caso aveva singolarmente arriso a Phileas -Fogg, bisogna convenirne. Senza quella necessità di riparare le sue -caldaie, il _Carnatic_ sarebbe partito il 5 novembre, e i viaggiatori -del Giappone avrebbero dovuto aspettare per otto giorni la partenza -del piroscafo seguente. Il signor Fogg era bensì in ritardo di -ventiquattr’ore, ma quel ritardo non poteva aver conseguenza dannosa -pel resto del viaggio. - -Infatti, lo _steamer_, che fa da Yokohama a San Francisco la traversata -del Pacifico, era in corrispondenza diretta col piroscafo di Hong-Kong, -e non poteva partire prima che questo fosse giunto. Evidentemente, vi -sarebbero ventiquattr’ore di ritardo, ma, durante i ventidue giorni che -dura la traversata del Pacifico, sarebbe facile riacquistarli. Phileas -Fogg si trovava dunque, meno ventiquattr’ore, nelle condizioni del suo -programma, trentacinque giorni dopo aver lasciato Londra. - -Siccome il _Carnatic_ non partiva che il mattino seguente alle cinque, -il signor Fogg aveva innanzi a sè sedici ore per occuparsi de’ suoi -affari, cioè di quelli che concernevano mistress Auda. Sbarcando dal -battello, egli offrì il suo braccio alla giovine donna e la condusse -verso un palanchino. Chiese ai portatori di indicargli un albergo, -ed essi gli designarono l’_Hôtel du Club_. Il palanchino si pose -in cammino, seguito da Gambalesta, e venti minuti dopo giungeva a -destinazione. - -Un appartamento fu richiesto per la giovine donna, e Phileas Fogg -vegliò a che ella non mancasse di nulla. Indi, egli disse a mistress -Auda che andava immediatamente in cerca di quel parente alle cui cure -doveva lasciarla a Hong-Kong. In pari tempo, dava a Gambalesta l’ordine -di non moversi dall’albergo fino al suo ritorno, affinchè la giovine -signora non vi rimanesse sola. - -Il gentleman si fece condurre alla Borsa. Colà si conoscerebbe -immancabilmente un personaggio come l’onorevole Jejech, che si noverava -tra i più ricchi commercianti della città. - -Il sensale al quale il signor Fogg si rivolse conosceva infatti il -negoziante Parsì. Ma già da due anni costui non abitava più la Cina. -Raccolta una bella sostanza, egli erasi stabilito in Europa, in Olanda, -credevasi; il che si spiegava con le numerose relazioni ch’egli aveva -avute con questo paese durante la sua carriera commerciale. - -Phileas Fogg ritornò all’_Hôtel du Club_. Senz’altro fece chiedere a -mistress Auda il permesso di presentarsi a lei, e, senza preamboli, -la informò che l’onorevole Jejech non risiedeva più a Hong-Kong, e che -abitava verosimilmente l’Olanda. - -Mistress Auda non rispose nulla dapprima. Ella si passò la mano sulla -fronte e rimase alcuni istanti a riflettere. Indi, con la sua voce -dolce: - -“Che devo fare, signor Fogg? diss’ella. - -— Semplicissimo, mistress Auda, rispose il gentleman. Venirne in Europa. - -— Ma non posso abusare.... - -— Voi non abusate, e la vostra presenza non disturba in nulla il mio -programma. — Gambalesta? - -— Signore, rispose Gambalesta. - -— Andate al _Carnatic_ e fermate tre cabine.„ - -Gambalesta, giubilante di continuare il suo viaggio in compagnia della -giovane signora che era graziosissima con lui, lasciò subito l’_Hôtel -du Club_. - - - - -CAPITOLO XIX. - -Nel quale Gambalesta piglia un interesse troppo vivo pel suo padrone, e -quel che ne succede. - - -Hong-Kong non è che un isolotto, di cui il trattato di Nanking, dopo -la guerra del 1842, assicurò il possesso all’Inghilterra. In pochi -anni il genio colonizzatore della Gran Brettagna vi aveva fondato una -città importante e creato un porto, il porto Vittoria. Quest’isola -è situata alla foce del fiume Canton, e sessanta miglia soltanto -la separano dalla città portoghese di Macao, fabbricata sull’altra -riva. Hong-Kong doveva necessariamente vincere Macao in una lotta -commerciale, ed ora la maggior parte del transito cinese si fa per -la città inglese. _Docks_, ospedali, _wharfs_ (scali), magazzini di -deposito, una cattedrale gotica, un _government-house_ (palazzo del -governo), vie alla Macadam, tutto farebbe credere che una delle città -commerciali delle contee di Kent o di Surrey, attraversando lo sferoide -terrestre, sia venuta a sbucare in questo punto della Cina, quasi a’ -suoi antipodi. - -Gambalesta, con le mani in tasca, si recò dunque verso il porto -Vittoria, guardando i palanchini, le carriole a vela, ancora in uso -nel Celeste Impero, e tutta quella folla di Cinesi, di Giapponesi e -d’Europei, che si accalcava nelle vie. Suppergiù era ancora Bombay, -Calcutta o Singapore che il buon giovane ritrovava sulla sua strada. -Tutt’intorno al mondo c’è come una striscia di città inglesi. - -Gambalesta giunse al porto Vittoria. Lì, alla foce del fiume Canton, -era un formicolìo di navi di tutte le nazioni, inglesi, francesi, -americane, olandesi, navi da guerra e di commercio, barche giapponesi -o cinesi, giunche, _sempas, tankas_, e persino delle barchette a fiori -che formavano tanto aiuole galleggianti sulle acque. Passeggiando, -Gambalesta osservò un certo numero d’indigeni vestiti di giallo, tutti -avanzatissimi in età. Essendo entrato da un barbiere cinese per farsi -radere “alla cinese„ riseppe dal Figaro del luogo, il quale parlava un -discreto inglese, che quei vecchioni avevano tutti ottant’anni almeno, -e che a quell’età avevano il privilegio di portare il colore giallo, -che è il colore imperiale. Gambalesta trovò la cosa molto amena, senza -saperne bene il perchè. - -Rasa la barba, egli si recò al molo d’imbarco del _Carnatic_, e là -scorse Fix che passeggiava innanzi e indietro, il che non gli cagionò -alcuna sorpresa. Ma l’ispettore di polizia lasciava scorgere sulla sua -faccia i segni di un vivo dispetto. - -“Affè! disse tra sè Gambalesta, la va male per i gentlemen del -Reform-Club. Tutto ci riesce.„ - -E si avvicinò a Fix col suo giocondo sorriso, senza voler badare -all’aria di malumore del suo compagno. - -Ora, l’agente aveva fior di ragioni per indispettirsi contro la -sorte infernale che lo perseguitava. Niente mandato! Era evidente -che il mandato gli correva dietro, e non potrebbe raggiungerlo se non -soggiornasse qualche giorno in quella città. Ora, essendo Hong-Kong -l’ultima terra inglese dell’itinerario, il signor Fogg stava per -isfuggirgli, s’egli non riuscisse a rattenervelo. - -“Ebbene, signor Fix, siete deciso a venire con noi sino in America? -chiese Gambalesta. - -— Sì, rispose Fix, a denti stretti. - -— Evvia! esclamò Gambalesta prorompendo in una fragorosa risata. Lo -sapevo io che non potevate separarvi da noi. Venite a fermare il vostro -posto. Venite!„ - -Ed entrambi entrarono nell’ufficio dei trasporti marittimi e -noleggiarono dei camerini per quattro persone. Ma l’impiegato fece -loro osservare che siccome i raddobbi del _Carnatic_ erano terminati, -il piroscafo partirebbe la sera stessa alle otto, e non il mattino -seguente, com’era stato detto. - -“Benissimo! disse Gambalesta, meglio pel mio padrone. Vado ad -avvertirnelo.„ - -In quella. Fix prese una decisione estrema. Egli risolse di dir tutto -a Gambalesta. Era forse il solo mezzo che gli restasse per trattenere -Phileas Fogg durante qualche giorno a Hong-Kong. - -Lasciando l’ufficio. Fix offrì al suo compagno di prendere un rinfresco -in una tabagìa. Gambalesta aveva tempo, ed accettò l’invito di Fix. - -Sul molo c’era una tabagìa, che aveva un aspetto attraente. Entrambi -vi entrarono. Era una vasta sala, ben arredata, in fondo alla quale si -stendeva un letto da campo, guernito di guanciali. Su quel letto erano -adagiati parecchi dormenti. - -Una trentina di avventori occupava dei tavolini di giunco intrecciato -nella gran sala. Alcuni vuotavano pinte di birra inglese, _ale_ o -_porter_; altri, boccali di liquori alcoolici, _gin_ o _brandy_; -inoltre, quasi tutti fumavano lunghe pipe di creta rossa, cariche di -pallottoline di oppio misto ad essenza di rose. Indi, di quando in -quando, qualche snervato guizzava sotto la tavola, e i camerieri dello -stabilimento, pe’ piedi e per la testa, lo portavano sul letto da campo -vicino ad un confratello. Circa venti di questi ubbriachi erano così -disposti l’uno accosto all’altro, all’ultimo grado d’abbrutimento. - -Fix e Gambalesta s’avvidero di essere entrati in una tabagìa -frequentata da quei miserabili, inebetiti, macilenti, idioti, cui la -mercantile Inghilterra vende annualmente per duecentosessanta milioni -di franchi di quella droga funesta che si chiama oppio! Tristi milioni -cotesti, prelevati sopra uno dei più funesti vizi della natura umana. - -Il governo cinese ha pur tentato di rimediare a tale abuso con leggi -severe, ma indarno. Dalla classe ricca, cui l’uso dell’oppio era -dapprima formalmente riservato, quest’uso scese sino alle classi -inferiori, e il male non potè più essere arrestato. - -Si fuma l’oppio dovunque e sempre nell’impero di Mezzo. - -Uomini e donne si abbandonano a questa passione deplorabile, -ed allorchè sono abituati a questa inalazione, non possono più -astenersene, a meno di risentire orribili contrazioni di stomaco. - -Un gran fumatore può fumare sino ad otto pipe al giorno, ma muore in -cinque anni. - -Ora, appunto in una delle numerose tabagìe di questo genere, -che pullulano anco ad Hong-Kong, erano entrati Fix e Gambalesta, -coll’intenzione di prendere un rinfresco. Gambalesta non aveva danaro -addosso, ma accettò volentieri la “gentilezza„ del suo compagno, salvo -a restituirgliela a tempo e luogo. - -Si fecero portare due bottiglie di Porto, e il Francese vi fe’ -largamente onore, mentre Fix, più riserbato, lo osservava con -somma attenzione. Si ciarlò di questo e quello, e soprattutto -della eccellente idea che aveva avuto Fix di prender passaggio sul -_Carnatic_. E a proposito di questo _steamer_, la cui partenza era -stata anticipata di alcune ore, Gambalesta, poichè le bottiglie furono -vuotate, si alzò per andare ad avvertire il suo padrone. - -Fix lo trattenne. - -“Un istante, diss’egli. - -— Che volete, signor Fix? - -— Ho da parlarvi di cose serie. - -— Di cose serie! esclamò Gambalesta tracannando alcune goccie di vino -rimaste nel fondo del bicchiere. Ebbene, ne parleremo domani. Non ho -tempo oggi. - -— Rimanete, rispose Fix. Si tratta del vostro padrone!„ - -Gambalesta, a queste parole, guardò attentamente il suo interlocutore. - -L’espressione del volto di Fix gli parve singolare, ond’egli si ripose -a sedere. - -“Che avete a dirmi?„ chiese egli. - -Fix appoggiò la mano sul braccio del suo compagno, e abbassando la voce: - -“Voi avete indovinato chi ero? gli domandò. - -— Altro che! disse Gambalesta sorridendo. - -— Allora vi confesserò tutto.... - -— Adesso che so tutto, compare bello! Ah! che talentone! Basta, dite -su. Ma prima lasciate che vi dica che quei gentlemen spendono i loro -danari molto inutilmente! - -— Inutilmente! disse Fix. Avete un bel parlare. Si vede bene che non -conoscete l’importanza della somma. - -— Ma sì, rispose Gambalesta. Ventimila sterline! - -— Cinquantacinquemila! rispose Fix, stringendo la mano al Francese. - -— Che! esclamò Gambalesta. Il signor Fogg avrebbe osato! -Cinquantacinque mila sterline!... Ebbene! ragione di più per non -perdere un istante, aggiuns’egli rialzandosi di nuovo. - -— Cinquantacinque mila sterline! ripigliò Fix che lo sforzò a risedere, -dopo aver fatto portare una bottiglia di _brandy_. E se riesco, -guadagno un premio di duemila sterline. Ne volete cinquecento (12,500 -fr.) voi, a condizione di aiutarmi? - -— Aiutarvi! esclamò Gambalesta, i cui occhi erano smisuratamente aperti. - -— Sì, aiutarmi a trattenere il signor Fogg per qualche giorno a -Hong-Kong? - -— Eh! fece Gambalesta, cosa dite! Come! non contenti di far seguire il -mio padrone, di sospettare della sua lealtà, quei gentlemen vogliono -altresì suscitargli degli ostacoli! Arrossisco per loro! - -— Ma via! Che volete dire? domandò Fix. - -— Voglio dire che è una vera indelicatezza. Tanto vale spogliare il -signor Fogg, pigliargli i danari dalle tasche! - -— Ma a questo appunto vogliamo arrivare. - -— Ma è un tranello!„ esclamò Gambalesta, che si animava allora -sotto l’influenza del _brandy_ che gli mesceva Fix, e cui beveva -senz’accorgersene, un tranello in tutte le forme! Dei gentlemen! dei -colleghi! - -Fix incominciava a non raccapezzarsi più. - -“Dei colleghi! esclamò Gambalesta, dei membri del Reform-Club! -Sappiate, signor Fix, che il mio padrone è un onest’uomo, e che, quando -ha fatto una scommessa, gli è lealmente ch’ei pretende guadagnarla. - -— Ma chi credete dunque ch’io sia? domandò Fix fissando il suo sguardo -su Gambalesta. - -— Oh bella! un agente dei membri del Reform-Club, che ha la missione -di controllare l’itinerario del mio padrone, il che è singolarmente -umiliante! Laonde, sebbene io abbia indovinato la vostra qualità, mi -sono bene astenuto dal parlarne al signor Fogg. - -— Non sa nulla? chiese vivamente Fix. - -— Nulla, rispose Gambalesta, vuotando ancora una volta il suo -bicchiere.„ - -Fix si passò una mano sulla fronte. Egli esitava prima di ripigliare -la parola. Che doveva fare? L’errore di Gambalesta pareva sincero, ma -rendeva il suo progetto più difficile. Era evidente che quel giovane -parlava con assoluta buona fede, e che non era il complice del suo -padrone, — cosa che Fix avrebbe potuto temere. - -“Ebbene, disse tra sè, giacchè non è suo complice, egli mi aiuterà.„ - -Fix si decideva per la seconda volta. D’altra parte, egli non aveva -più il tempo di aspettare. A qualunque costo bisognava fermare Fogg a -Hong-Kong. - -“Ascoltate, disse Fix con voce breve. Ascoltatemi bene. Io non sono -quello che voi credete, cioè un agente dei membri del Reform-Club. - -— Che! disse Gambalesta, guardandolo con aria furbesca. - -— Io sono un ispettore di polizia, incaricato di una missione -dell’amministrazione metropolitana. - -— Voi!... ispettore di polizia!... - -— Sì, e lo provo, ripigliò Fix. Ecco il mio brevetto.„ - -E l’agente, traendo una carta dal suo portafogli, mostrò al compagno un -brevetto sottoscritto dal direttore della polizia centrale. Gambalesta, -sbalordito, guardava Fix, senza poter articolare una parola. - -“La scommessa del signor Fogg, ripigliò Fix, non è che un pretesto da -cui siete stati abbindolati voi e i suoi colleghi del Reform-Club, -giacchè egli aveva interesse ad assicurarsi la vostra inconsapevole -complicità. - -— Ma perchè?... esclamò Gambalesta. - -— Ascoltate. Il 28 settembre, ultimo scorso, un furto di -cinquantacinquemila sterline venne commesso alla Banca d’Inghilterra -da un individuo i cui connotati poterono essere raccolti. Ecco quei -connotati: lineamento per lineamento sono quelli del signor Fogg. - -— Evvia! esclamò Gambalesta battendo la tavola col suo robusto pugno. -Il mio padrone è il più onest’uomo del mondo! - -— Che ne sapete voi? rispose Fix. Non lo conoscete neppure! -Entraste al suo servizio il giorno della sua partenza, ed egli partì -precipitosamente con un pretesto insensato, senza valigia, portando -con sè una grossa somma in banconote! E voi osate sostenere che è un -onest’uomo! - -— Sì! sì! ripeteva macchinalmente il povero giovane. - -— Volete dunque essere arrestato come suo complice?„ - -Gambalesta si era posto ambo le mani in testa. Egli non era più -riconoscibile. Non osava più guardare l’ispettore di polizia. Phileas -Fogg un ladro! lui, il salvatore di Auda! l’uomo generoso e tutto -coraggio! Eppure quanti sospetti sorti contro di lui! Gambalesta -tentava di scacciare i sospetti che si ficcavano nella sua mente. Egli -non voleva credere alla colpabilità del suo padrone. - -“Insomma che volete da me? diss’egli all’agente di polizia, -contenendosi con un supremo sforzo. - -— Ecco, rispose Fix. Ho seguito il signor Fogg sin qui; ma non ho -ancora ricevuto il mandato d’arresto. È mestieri dunque che mi aiutiate -a trattenere a Hong-Kong.... - -— Io! aiutarvi a.... - -— Ed io divido con voi il premio di duemila sterline promesso dalla -Banca d’Inghilterra. - -— Mai!„ rispose Gambalesta, che volle rialzarsi e ricadde, sentendo che -la ragione e le forze lo abbandonavano insieme. - -“Signor Fix, diss’egli balbettando, quand’anco tutto ciò che mi -avete detto fosse vero.... quando il mio padrone fosse il ladro -che cercate.... cosa che io nego.... sono stato.... sono al suo -servizio.... l’ho visto buono e generoso.... Tradirlo.... mai.... -no, per tutto l’oro del mondo.... Io sono di un villaggio dove non si -mangia di codesto pane!... - -— Rifiutate? - -— Rifiuto. - -— Facciamo come se non avessi detto nulla, rispose Fix, e beviamo. - -— Sì, beviamo! - -Gambalesta si sentiva sempre più invadere dall’ubbriachezza. Fix, -comprendendo che bisognava ad ogni costo separarlo dal suo padrone, -volle finirla. Sulla tavola c’erano alcune pipe cariche d’oppio. Fix -ne pose destramente una nella mano di Gambalesta, che la prese, se -la portò alle labbra, la accese, ne trasse alcune boccate di fumo, e -ricadde, con la testa aggravata sotto l’influenza del narcotico. - -“Finalmente, disse Fix mirando Gambalesta annichilito, il signor Fogg -non sarà avvisato a tempo della partenza del _Carnatic_, e se parte, -almeno partirà senza questo maledetto Francese! - -Indi egli uscì, dopo aver pagato il conto. - - - - -CAPITOLO XX. - -Nel quale Fix entra direttamente in relazione con Phileas Fogg. - - -Durante quella scena che stava forse per compromettere sì grandemente -il suo avvenire, il signor Fogg, accompagnando mistress Auda, -passeggiava nelle vie della città inglese. Da quando mistress Auda -aveva accettato la sua offerta di condurla sino in Europa, egli aveva -dovuto pensare a tutte le spese che richiede un viaggio così lungo. Che -un inglese come lui facesse il giro del mondo con un sacco da viaggio -alla mano, passi; ma una donna non poteva intraprendere un tal tragitto -in pari condizioni. Bisognava comperare gli abiti e gli oggetti -necessarii al viaggio. Il signor Fogg se ne sbrigò colla calma che gli -era propria, ed a tutte le scuse ed obbiezioni della giovane vedova, -confusa da tante affabilità: - -“È nell’interesse del mio viaggio, è nel mio programma,„ rispondeva -egli invariabilmente. - -Fatti gli acquisti, il signor Fogg e la giovane donna ritornarono -all’albergo e desinarono alla tavola rotonda, che era sontuosamente -servita. Indi mistress Auda, un po’ stanca, risalì nel suo -appartamento, dopo di avere “all’inglese„ stretta la mano del suo -imperturbabile salvatore. - -L’onorevole gentleman, lui, se ne stette assorto per tutta la sera -nella lettura dal _Times_ e dell’_Illustrated London News_. - -Se fosse stato uomo da meravigliarsi di qualche cosa, lo sarebbe stato -di non veder comparire il suo servo all’ora di andare a letto. Ma -sapendo che il piroscafo di Yokohama non doveva lasciar Hong-Kong prima -dell’indomani, non se ne preoccupò affatto. La domane, Gambalesta non -accorse alla scampanellata del signor Fogg. - -Ciò che pensò l’onorevole gentleman risapendo che il suo servo non era -tornato all’albergo, nessuno avrebbe potuto dirlo. Il signor Fogg si -contentò di pigliare il sacco, fece avvertire mistress Auda, e mandò a -prendere un palanchino. - -Erano allora le otto, e l’alta marea di cui il _Carnatic_ doveva -approfittare per uscire dal porto, era indicata per le nove e mezzo. - -Allorchè il palanchino fu giunto alla porta dell’albergo, il signor -Fogg e mistress Auda salirono in quel comodo veicolo, e i bagagli li -seguirono sopra una carriola. - -Da lì a mezz’ora, i viaggiatori scendevano sul molo d’imbarco, e colà -il signor Fogg ebbe a sapere che il _Carnatic_ era partito fin dal -giorno prima. - -Il signor Fogg, che credeva trovare, al tempo stesso, e il piroscafo e -il suo servo, era ridotto a far a meno e dell’uno e dell’altro. Ma non -un segno di rammarico apparve sul suo volto, ed a mistress Auda che lo -guardava con inquietudine egli si contentò di rispondere: - -“È un incidente, signora, nulla di più.„ - -In quella, un personaggio che l’osservava con attenzione gli si -avvicinò. Era l’ispettore Fix, che lo salutò e gli disse: - -“Non siete al par di me, o signore, uno dei passaggieri del _Rangoon_, -giunto ieri? - -— Sì, signore, rispose freddamente il signor Fogg, ma non ho l’onore.... - -— Perdonate, ma credevo di trovar qui il vostro servo. - -— Sapete dov’è, signore? chiese con ansia la giovane donna. - -— Come! rispose il signor Fix fingendo di esser sorpreso, non è con voi? - -— No, rispose mistress Auda. Da ieri in qua egli non è ricomparso. -Sarebbesi mai imbarcato senza di noi a bordo del _Carnatic?_ - -— Senza di voi, signora?... rispose l’agente. Ma, scusate la mia -domanda, voi volevate dunque partire su quel piroscafo? - -— Sì, signore. - -— Anch’io, signora, ed eccomi qui tutto fuor di me. Il _Carnatic_, -terminati i suoi raddobbi, ha lasciato Hong-Kong dodici ore più presto -senz’avvisare nessuno, ed ora bisognerà aspettare otto giorni la -prossima partenza.„ - -Pronunciando queste parole “otto giorni,„ Fix sentiva il suo cuore -balzare di gioia. Otto giorni! Fogg trattenuto otto giorni a Hong-Kong! -Si avrebbe il tempo di ricevere il mandato d’arresto. Insomma la sorte -si dichiarava pel rappresentante della legge. - -Il lettore s’immagini che tegola gli piombasse sul capo quando udì -Phileas Fogg dire con la sua voce tranquilla: - -“Ci sono ben altre navi oltre il _Carnatic_, mi pare, nel porto di -Hong-Kong.„ - -Il signor Fogg, offrendo il suo braccio a mistress Auda, si diresse -verso i _docks_ in cerca di una nave in partenza. - -Fix, sbalordito, teneva dietro. Si sarebbe detto che un filo lo legava -a quest’uomo. - -Tuttavia, la sorte sembrò veramente abbandonare colui cui aveva tanto -favorito sin allora. Il signor Fogg percorse il porto in tutti i sensi, -durante tre ore, deciso, all’occorrenza, a noleggiare egli solo una -nave per trasportarlo a Yokohama; egli non vide che delle navi in -carico e in iscarico, e che, quindi, non potevano partire. Fix riprese -a sperare. - -Però il signor Fogg non si sconcertava, e stava per continuare le sue -ricerche, dovess’anco spingersi sino a Macao, quando fu avvicinato da -un marinaio. - -“Vostro Onore cerca un battello? gli disse il marinaio scappellandosi. - -— Avete un battello pronto a partire? chiese il signor Fogg. - -— Sì, Vostro Onore, un battello-pilota, N. 43, il migliore della -flottiglia. - -— Cammina bene? - -— Tra le otto o le nove miglia. Volete vederlo? - -— Sì. - -— Vostro Onore sarà soddisfatto. Si tratta di una gita in mare? - -— No. Di un viaggio. - -— Un viaggio? - -— Vi assumete di condurmi a Yokohama? - -Il marinaio, a queste parole, rimase con le braccia penzoloni e gli -occhi spalancati. - -— Vostro Onore vuol ridere? diss’egli. - -— No! ho perduto la partenza del _Carnatic_, e mi occorre di essere il -14 al più tardi a Yokohama per prendere il piroscafo di San Francisco. - -— Mi rincresce, rispose il piloto, ma è impossibile. - -— Vi offro cento sterline (2500 franchi) al giorno, e un premio di 200 -sterline, se giungo a tempo. - -— Dite sul serio? domandò il piloto. - -— Seriissimo,„ rispose il signor Fogg. - -Il piloto si era tratto in disparte. Egli guardava il mare, -evidentemente combattuto tra il desiderio di guadagnare una somma -enorme e la tema di avventurarsi così lontano. Fix era in angosce -mortali. - -In quel frattempo il signor Fogg erasi volto verso mistress Auda. - -“Non avrete paura, signora? le chiese egli. - -— Con voi, no, signor Fogg,„ rispose la giovine donna. - -Il piloto erasi di bel nuovo avanzato verso il gentleman, e si girava -il cappello tra le mani. - -“Ebbene, piloto? disse il signor Fogg. - -— Ebbene, Vostro Onore, rispose il piloto, non posso arrischiare nè -i miei uomini, nè me, nè voi stesso, in un sì lungo tragitto sopra -un battello di venti tonnellate appena, e in questa stagione. D’altra -parte, non giungeremmo a tempo, poichè ci sono milleseicento cinquanta -miglia da Hong-Kong a Yokohama. - -— Milleseicento sole, disse il signor Fogg. - -— Fa lo stesso.„ - -Fix sentì allargarsi i polmoni. - -“Ma, aggiunse il piloto, ci sarebbe forse mezzo di aggiustarsi -diversamente.„ - -Fix non respirò più. - -“Come? domandò Phileas Fogg. - -— Andando a Nagasaki, all’estremità sud del Giappone, mille e cento -miglia, o soltanto sino Shangai, ottocento miglia da Hong-Kong. In -quest’ultimo viaggio, non ci allontaneremmo dalla costa cinese, il che -sarebbe un gran vantaggio, tanto più che le correnti vi traggono al -nord. - -— Piloto, rispose Phileas Fogg, è a Yokohama che io devo salire sul -postale americano, e non a Shangai o a Nagasaki. - -— Perchè no? rispose il piloto. Il piroscafo di San Francisco non parte -da Yokohama. Fa scalo sì a Yokohama ed a Nagasaki, ma il suo porto di -partenza è Shangai. - -— Siete certo di quel che dite? - -— Certo. - -— E quando il piroscafo lascia Shangai? - -— L’11, alle sette di sera. Abbiamo dunque quattro giorni dinanzi -a noi. Quattro giorni, sono novantasei ore, e con una media di otto -miglia all’ora, se siamo ben serviti, se il vento spira da sud-est, se -il mare è calmo, possiamo fare le ottocento miglia che ci separano da -Shangai. - -— E potreste partire?... - -— Fra un’ora. Mi basta il tempo di comperare dei viveri e di spiegare -le vele. - -— Affare fatto.... Siete voi il padrone del battello? - -— Sì, John Bunsby, padrone della _Tankudera_. - -— Volete caparra? - -— Se non incomoda Vostro Onore.... - -— Ecco duecento sterline in acconto. Signore, aggiunse Phileas Fogg -voltandosi verso Fix, se volete approfittare.... - -— Signore, rispose risolutamente Fix, io stava appunto per chiedervi -questo favore. - -— Bene. Fra una mezz’ora saremo a bordo. - -— Ma quel povero giovane... disse mistress Auda. - -— Vado a fare per lui tutto quello che posso,„ rispose Phileas Fogg. - -E, mentre Fix, nervoso, febbrile, rodendosi le viscere, si recava al -battello-pilota, Fogg e la sua bella compagna di viaggio si diressero -verso gli ufficii della polizia di Hong-Kong. Colà Phileas Fogg diede -i connotati di Gambalesta, e lasciò una somma sufficiente a farlo -rimpatriare. Uguale formalità venne adempiuta presso l’agente consolare -francese, e il palanchino dopo essersi soffermato all’albergo dove -furono ripigliati i bagagli, ricondusse i viaggiatori al porto. - -Tre ore sonavano. Il battello-pilota N. 43, col suo equipaggio a bordo, -i viveri caricati, era pronto a far vela. La era una graziosa piccola -goletta di venti tonnellate, codesta _Tankadera_, smilza di prora, -molto snella di forme, distesa nelle sue linee d’acqua. La si sarebbe -detta un _yacht_ da corsa. I suoi ottoni brillanti, i suoi ferramenti -galvanizzati, il suo ponte bianco come l’avorio, indicavano che il -padrone John Bunsby se ne intendeva a tenerla in buono stato. I suoi -due alberi si chinavano alquanto verso poppa. Essa portava randa, -trinchetto, trinchettina, fiocchi, freccie, e poteva attrezzare una -vela di fortuna pel vento in poppa. Doveva camminare meravigliosamente, -e, difatti, aveva già guadagnato diversi premi nei _matches_ (regate) -di battelli-piloti. - -L’equipaggio della _Tankadera_ si componeva del padrone John Bunsby e -di quattro uomini. Erano di quegli arditi marinai che avventurandosi -con qualunque tempo alla ricerca delle navi, conoscono ammirabilmente -quei mari. John Bunsby, uomo sui quarantacinque anni, vigoroso, nero -dal sole, sguardo vivo, faccia energica, saldo in gambe, rotto al -mestiere, avrebbe ispirato fiducia ai più timidi. - -Phileas Fogg e mistress Auda salirono a bordo. Fix vi si trovava già. -Per la boccaporta di poppa della goletta, si scendeva in una stanza -quadrata le cui pareti s’incavavano, a forma di quadri, al disopra di -un divano circolare. Nel mezzo, una tavola rischiarata da una lampada -di rollio. Tutto piccolo, ma pulito. - -“Mi dispiace di non avere di meglio da offrirvi,„ disse il signor Fogg -a Fix, che s’inchinò senza rispondere. - -L’agente risentiva una specie d’umiliazione ad approfittare così delle -gentilezze del signor Fogg. - -“In verità, pensò egli, è un furfante molto gentile, — ma è un -furfante!„ - -Alle tre e dieci minuti le vele furono spiegate. La bandiera -d’Inghilterra sventolava al picco della goletta. I passeggieri erano -seduti sul ponte. Il signor Fogg e mistress Auda volgevano un ultimo -sguardo sul molo per vedere se caso mai comparisse Gambalesta. - -Fix non era scevro d’apprensione, poichè il caso avrebbe potuto -trarre in quel luogo stesso lo sfortunato giovane ch’egli aveva così -indegnamente trattato, ed allora una spiegazione ne sarebbe scaturita, -dalla quale il _detective_ non sarebbe uscito con vantaggio. Ma il -Francese non si mostrò, e senza dubbio l’abbrutente narcotico lo teneva -tuttora sotto la sua influenza. - -Finalmente, il padrone John Bunsby sciolse i suoi ormeggi, e la -_Tankadera_, pigliando il vento sotto la sua randa, il suo trinchetto -ed i suoi fiocchi, si lanciò balzellante sulle onde. - - - - -CAPITOLO XXI. - -Nel quale il padrone della “Tankadera„ corre pericolo di perdere un -premio di duecento sterline. - - -Era pure un’avventurosa spedizione quella navigazione di ottocento -miglia, sopra una imbarcazione di venti tonnellate, sovratutto in -quel tempo dell’anno. E’ sono generalmente cattivi quei mari della -Cina, esposti a colpi di vento terribili, principalmente durante gli -equinozii, e si era ancora a’ primi giorni di novembre. - -Sarebbe stato evidentemente un vantaggio pel piloto di condurre i -suoi passaggieri sino a Yokohama, giacchè era pagato a giornate. Ma -grande imprudenza sarebbe stato il tentare un simile tragitto in tali -condizioni, ed era già un bell’atto d’audacia, se non di temerità, -il risalire sino a Shangai. Ma John Bunsby aveva fiducia nella sua -_Tankadera_, che s’alzava sulle onde come un sughero, e forse non aveva -torto. - -Durante le ultime ore della prima giornata, la _Tankadera_ navigò nei -passi capricciosi di Hong-Kong, e in tutte le andature, con vento in -poppa o quasi: si condusse ammirabilmente. - -— Non ho bisogno, piloto, disse Phileas Fogg, al momento che la goletta -entrava in alto mare, di raccomandarvi tutta la diligenza possibile. - -— Vostro Onore riposi su di me, rispose John Bunsby. In fatto di vele, -noi portiamo tutto ciò che il vento permette di portare. Le nostre -freccie non vi aggiungerebbero nulla, e non sarebbe che sopraccaricare -l’imbarcazione nuocendo al suo cammino. - -— È il vostro mestiere, e non il mio, piloto; mi affido a voi.„ - -Phileas Fogg, col corpo ritto, le gambe aperte ed equilibrate come un -marinaio, guardava senza barcollare il mare agitato. La giovane donna, -seduta a poppa, si sentiva commossa a vedere l’Oceano, oscurato già dal -crepuscolo, ch’ella affrontava sopra una fragile barca. Al di sopra -della sua testa si spiegavano quelle vele bianche, che la traevano -nello spazio pari a grandi ali. La goletta, sollevata dal vento, pareva -volare in aria. - -Venne la notte. La luna entrava nel suo primo quarto, e la -sua insufficiente luce doveva spegnersi in breve nelle nebbie -dell’orizzonte. Delle nubi accorrevano dall’est e invadevano già una -parte del cielo. - -Il piloto aveva disposto i suoi fuochi di posizione, precauzione -indispensabile in quei mari molto frequentati in vicinanza agli -approdi. Gli scontri di navi non vi erano rari, e con la velocità da -cui era animata, la goletta si sarebbe sfracellata al menomo urto. - -Fix meditava a prua dell’imbarcazione. Egli se ne stava in disparte, -sapendo Fogg d’indole poco ciarliera. D’altra parte, gli ripugnava di -parlare a quell’uomo, da cui accettava i favori. Egli pensava altresì -all’avvenire. Cotesto gli pareva certo: che il signor Fogg non si -fermerebbe a Yokohama, che piglierebbe immediatamente il battello -di San Francisco affine di andar in America, la cui vasta estensione -gli assicurerebbe la impunità con la sicurezza. Il piano di Fogg gli -sembrava il più semplice del mondo. - -Invece d’imbarcarsi in Inghilterra per gli Stati Uniti, come un -briccone volgare, quel Fogg aveva fatto il gran giro e traversato i tre -quarti del globo, affine di portarsi più sicuramente sul continente -americano, ove si papperebbe tranquillamente il milione della Banca, -dopo aver fuorviato la polizia. Ma giunto che fosse sul territorio -dell’Unione, che cosa farebbe Fix? Abbandonerebbe quell’uomo? No, -cento volte no! e fintantochè egli non avesse ottenuto un atto -d’estradizione, non se ne scosterebbe d’una suola. Era il suo dovere -ed egli lo adempirebbe sino alla fine. Ad ogni modo una circostanza -fortunata erasi verificata: Gambalesta non era più vicino al suo -padrone, e principalmente dopo le confidenze di Fix, era importante che -padrone e servo non si rivedessero mai. - -Anco Phileas Fogg non poteva a meno di pensare al suo servo, scomparso -tanto singolarmente. - -Fatte tutte le riflessioni, non gli parve impossibile che, in seguito -ad un malinteso, il poveraccio si fosse imbarcato sul _Carnatic_ -all’ultimo momento. Così la pensava anche mistress Auda, che deplorava -profondamente la mancanza di quell’onesto servitore al quale ella -doveva tanto. Poteva dunque darsi che si lo ritrovasse a Yokohama, e, -se il Carnatic ve lo aveva trasportato, sarebbe facile saperlo. - -Verso le dieci la brezza incominciò a rinfrescare. Forse sarebbe stato -prudente prendere un terzaruolo; ma il pilota, dopo aver accuratamente -osservato lo stato del cielo, lasciò la velatura tal quale era -stabilita. D’altra parte, la _Tankadera_ reggeva ammirabilmente al -vento, pescando molto, e tutto era disposto per ammainare rapidamente, -in caso di groppo. - -A mezzanotte, Phileas Fogg e mistress Auda scesero nel camerino. Fix ve -li aveva preceduti e dormiva, steso sopra una branda. Quanto al piloto -ed a’ suoi uomini, essi rimasero tutta notte sul ponte. - -La domane, 8 novembre, al sorgere del sole, la goletta aveva fatto più -di cento miglia. Il _loch_[15], gettato di frequente, indicava che -la media della sua velocità andava tra le otto e le nove miglia. La -_Tankadera_ aveva buon vento nelle vele, che funzionavano tutte, ed -otteneva con tale andatura il suo _maximum_ di rapidità. Se il vento si -manteneva nelle stesse condizioni, le probabilità erano propizie. - -La _Tankadera_, durante tutta quella giornata, non si allontanò -sensibilmente dalla costa, le cui correnti le erano favorevoli. Essa -l’aveva a cinque miglia al più dalla sua anca di sinistra, e quella -costa, irregolarmente profilata, appariva talvolta nei momenti di -sereno. Il vento veniva da terra, e il mare era per ciò meno agitato: -circostanza fortunata per la goletta, poichè le imbarcazioni di piccola -portata patiscono soprattutto del mar grosso che inceppa la loro -velocità, che “le uccide,„ per osare l’espressione marittima. - -Verso mezzodì la brezza calmò un poco ed alò il sud-est. Il piloto fe’ -stabilire le freccie; ma in capo a due ore si dovette ammainarle, chè -il vento rinfrescò da capo. - -Il signor Fogg e la giovane donna, per buona fortuna refrattari al mal -di mare, mangiavano con appetito le conserve e il biscotto di bordo. -Fix fu invitato a dividere il loro pasto e dovette accettare, ben -sapendo che agli stomachi, come ai battelli, ci vuole la zavorra; ma -ciò lo molestava! Viaggiare a spese di quell’uomo, e nutrirsi con le -sue provvigioni, egli trovava in ciò qualcosa di poco leale. Mangiò -tuttavia — pochi bocconcini, è vero, — ma insomma mangiò. - -Per altro, terminato il pasto, egli credette dover prendere in disparte -il signor Fogg, e gli disse: - -“Signore....„ - -Quel “signore„ gli scorticava le labbra, e si frenava per non mettere -la mano al colletto di quel “signore!„ - -“Signore, voi siete stato molto gentile ad offrirmi passaggio al vostro -bordo. Ma, quantunque i miei mezzi non mi permettano di agire così -largamente come voi, intendo pagare la mia parte.... - -— Non parliamo di ciò, signore, rispose il signor Fogg. - -— Ma, sì, insisto. - -— No, signore, ripetè Fogg in tono che non ammetteva replica. È cosa -che entra nelle spese generali!„ - -Fix s’inchinò; egli si sentiva soffocare, e, andando a stendersi a -prora della goletta, non disse più una parola in tutto il giorno. - -Intanto si correva rapidamente, e John Bunsby aveva buona speranza. -Parecchie volte disse al signor Fogg che si giungerebbe a tempo -debito a Shangay. Il signor Fogg rispose semplicemente che vi faceva -assegnamento. D’altra parte tutto l’equipaggio della goletta ci metteva -molto zelo. Il premio allettava quella brava gente. Laonde non una -scotta che non fosse coscienziosamente tesa! Non una vela che non fosse -vigorosamente distesa! Non una guizzata che si potesse rimproverare al -timoniere. Non si sarebbe manovrato più severamente in una regata del -Royal-Yacht-Club. - -La sera, il pilota aveva rilevato col _loch_ un cammino percorso di -duecentoventi miglia da Hong-Kong, e Phileas Fogg poteva sperare che, -giungendo a Yokohama, egli non avrebbe nessun ritardo da inscrivere nel -suo programma. Cosicchè, il primo contrattempo serio che egli avesse -subìto dalla sua partenza da Londra non gli cagionerebbe probabilmente -alcun pregiudizio. - -Durante la notte, verso le prime ore del mattino, la _Tankadera_ -entrava francamente nello stretto di Fo-Kien, che separa la grande -isola Formosa dalla costa cinese, e tagliava il tropico del Cancro. Il -mare era scabrosissimo in quello stretto, pieno di remore formate dalla -controcorrente. La goletta si affaticò molto. Le onde corte rompevano -il suo cammino. Divenne difficilissimo di tenersi in piedi sul ponte. - -Col far del giorno il vento rinfrescò di nuovo. C’era nel cielo -l’apparenza di un colpo di vento. Del resto, il barometro annunciava -un cangiamento prossimo nell’atmosfera; il suo cammino diurno era -irregolare, ed il mercurio oscillava capricciosamente. Si vedeva -altresì il mare sollevarsi verso il sud-est in lunghi cavalloni “che -sentivano la tempesta.„ Il giorno prima il sole era tramontato in una -nebbia rossa, in mezzo agli scintillii fosforescenti dell’Oceano. - -Il piloto osservò lungamente quel brutto aspetto del cielo e mormorò -tra i denti delle cose poco intelligibili. A un dato momento, -trovandosi vicino al suo passeggiero: - -“Si può dir tutto a Vostro Onore? diss’egli a bassa voce. - -— Tutto, rispose Phileas Fogg. - -— Ebbene, fra poco avremo un colpo di vento. - -— Verrà da nord o da sud? - -— Da sud. Vedete. E un tifone che si prepara! - -— Venga pare il tifone del sud, giacchè ci spingerà dalla parte buona, -rispose il signor Fogg. - -— Se la pigliate così, replicò il pilota un po’ sorpreso, non ho più -nulla a dire! - -I presentimenti di John Bunsby non lo ingannavano. In un tempo meno -avanzato dell’anno, il tifone, giusta l’espressione di un celebre -meteorologo, si sarebbe dileguato come una cascata luminosa di fiamme -elettriche. Ma, in equinozio d’inverno, era a temersi che si scatenasse -con violenza. - -Il piloto prese le sue precauzioni in anticipazione. Egli fece serrare -tutte le vele della goletta ed ammainare i pennoni sul ponte. Gli -alberi di freccia furono dispassati, si rientrò l’asta di fiocco -e quartieri delle boccaporte furono condannati con cura. Non una -goccia poteva penetrare nello scafo dell’imbarcazione. Una sola vela -triangolare, una trinchettina di fortuna di tela fortissima, fu alzata -a guisa di trinchetto, in modo da mantenere alla goletta il vento in -poppa. E si aspettò. - -John Bunsby aveva invitato i suoi passaggieri a scendere. Ma, in uno -spazio stretto, quasi privo d’aria, e con le scosse del mare agitato, -quell’incarceramento non presentava nulla di piacevole. Nè il signor -Fogg, nè mistress Auda, nè Fix acconsentirono a lasciare il ponte. - -Verso le otto, la burrasca di pioggia e di vento cadde a bordo. -Senz’altro che il suo pezzetto di tela, la _Tankadera_ fu portata -via come una penna da quel vento di cui non si potrebbe dare un’idea -esatta, quando soffia in tempesta. Paragonate la sua velocità alla -quadruplice velocità di una locomotiva lanciata a tutto vapore, e -rimarrete al disotto del vero. - -Durante tutta la giornata, l’imbarcazione corse così verso il nord, -portata da onde mostruose, mantenendo fortunatamente una rapidità -uguale alla loro. Venti volte fu ad un pelo dall’essere sommersa da una -di quelle montagne d’acqua che si rizzavano a poppa: ma un abile colpo -di barra, dato dal pilota, cansava la catastrofe. I passaggieri erano -a volte coperti dalla testa ai piedi dalla schiuma, ch’essi ricevevano -filosoficamente. Fix bestemmiava senza dubbio. L’intrepida Auda, con -gli occhi fissi sul suo compagno, di cui doveva ammirare il sangue -freddo, si mostrava degna di lui, ed affrontava la procella al suo -fianco. Quanto a Phileas Fogg, pareva che quel tifone facesse parte del -suo programma. - -Fin allora la _Tankadera_ aveva fatto sempre via al nord, ma verso -sera, come era da temere, il vento girando di tre quarti, alò il -nord-ovest. La goletta, offrendo allora il fianco ai flutti, fu -spaventosamente sobbalzata. Il mare la percuoteva con una violenza tale -da spaventare chi non sappia con quale solidità tutte le parti di un -bastimento sono connesse tra loro. - -Con la notte, la tempesta crebbe vieppiù. Vedendo far scuro, e -con l’oscurità imperversare la procella, John Bunsby risentì vive -inquietudini. Egli chiese a sè stesso se non fosse tempo di poggiare in -porto, e consultò il suo equipaggio. - -Consultati i suoi uomini, John Bunsby si avvicinò al signor Fogg e gli -disse: - -“Credo, Vostro Onore, che faremo bene di ripararci in un porto della -costa. - -— Lo credo anch’io, rispose Phileas Fogg. - -— Ah! fece il pilota, ma quale? - -— Non ne conosco che uno, rispose il signor Fogg pacatamente. - -— Ed è?... - -— Shangai.„ - -Questa risposta, il piloto stette dapprima alcuni minuti senza -comprendere quel che significasse, quel che racchiudesse di ostinazione -e di tenacità. Indi, esclamò: - -“Ebbene, sì! Vostro Onore ha ragione. A Shangai.„ - -E la direzione della _Tankadera_ fu imperturbabilmente mantenuta verso -il nord. - -Notte veramente terribile! Vero miracolo, se la piccola goletta non si -capovolse. Due volte essa fa investita, e tutto sarebbe stato strappato -da bordo, se le ritenute fossero mancate. Mistress Auda era affranta, -ma non mise un lamento. Parecchie volte il signor Fogg dovette -precipitarsi verso di lei per proteggerla dalla violenza dei marosi. - -Il giorno riapparve. La tempesta si scatenò ancora con sommo furore. -Tuttavia il vento ricadde nel sud-est. Era una modificazione -favorevole, e la _Tankadera_ fece di bel nuovo via su quel mare -irato, le cui onde cozzavano allora con quelle che provocava la nuova -direzione del vento. Da qui, un cozzo di contro-ondate che avrebbe -schiacciato un’imbarcazione meno solidamente costrutta. - -Di quando in quando si scorgeva la costa tramezzo alle nebbie -squarciate, ma non una nave in vista. La _Tankadera_ era sola a tenere -il mare. - -A mezzodì ci furono sintomi di calma, che, con l’abbassamento del sole -sull’orizzonte, si pronunciarono più distintamente. - -La poca durata della tempesta dipendeva dalla sua stessa violenza. I -passaggieri, completamente affranti, poterono mangiare un tantino e -prendere qualche riposo. - -La notte fu relativamente tranquilla. Il piloto fe’ ristabilire -le sue vele al basso terzaruolo. La celerità dell’imbarcazione fu -considerevole. La domane, 11, al sorgere del sole, fatta ricognizione -della costa, John Bunsby potè affermare che si era a circa cento miglia -da Shangai. - -Cento miglia, e non rimaneva che quella giornata per farle! La sera -stessa il signor Fogg doveva giungere a Shangai, se non voleva mancare -alla partenza del piroscafo di Yokohama. Senza la tempesta, durante -la quale egli perdette parecchie ore, sarebbe stato in quel momento a -trenta miglia dal porto. - -La brezza calmava sensibilmente, ma fortunatamente il mare si appianava -con lei. La goletta si coprì di tela. Freccie, vele di straglio, -controfiocco, tutto portava, e il mare spumeggiava sotto l’asta di -prora. - -A mezzodì, la _Tankadera_ non era a più di quarantacinque miglia da -Shangai. Le rimanevano sei ore per arrivare a questo porto, prima della -partenza del piroscafo di Yokohama. - -I timori furono vivi a bordo. Si voleva giungere a qualunque costo. -Tutti, — eccettuato senza dubbio Phileas Fogg, — sentivano il loro -cuore battere d’impazienza. Bisognava che la piccola goletta si -mantenesse in una media di nove miglia all’ora, e il vento calmava -sempre! Era una brezza irregolare, a cagione di certi soffi capricciosi -che venivano dalla costa. Passavano, e il mare si digrinzava subito -dopo il loro passaggio. - -Però l’imbarcazione era così leggiera, le sue vele alte, di fino -tessuto, raccoglievano così bene le pazze brezze, che, mercè l’aiuto -della corrente, a sei ore, John Bunsby non contava più che una distanza -di dieci miglia sino al fiume di Shangai, perchè la città stessa è -posta a dodici miglia almeno dalla foce. - -Alle sette si era ancora a tre miglia da Shangai. Una formidabile -bestemmia scappò dalle labbra del pilota.... Il suo premio di duecento -sterline stava per isfuggirgli. Egli guardò il signor Fogg. Il signor -Fogg era impassibile, eppure tutta la sua fortuna era in giuoco in quel -momento.... - -In quel momento dunque, un lungo tubo nero, coronato da un pennacchio -di fumo, apparve a fior d’acqua. Era il piroscafo americano che usciva -all’ora regolamentare. - -“Maledizione! esclamò John Bunsby, che respinse la barra con braccio -disperato. - -— Dei segnali,„ disse semplicemente Phileas Fogg. - -Un cannoncino di bronzo si protendeva a prora della _Tankadera_. -Serviva a far segnali nei tempi di nebbia. Lo si caricò sino alla -bocca: ma al momento in cui il pilota stava per applicare un carbone -ardente sul luminello: - -“La bandiera in derna,„ disse il signor Fogg. - -La bandiera fu ammainata a mezz’albero. Era un segnale di pericolo, -e si poteva sperare che il piroscafo americano scorgendolo, -modificherebbe la sua via per raggiungere l’imbarcazione. - -“Fuoco!„ disse il signor Fogg. - -E la detonazione del cannoncino di bronzo rintronò nell’aria. - - - - -CAPITOLO XXII. - -Nel quale Gambalesta impara che il danaro è necessario anco agli -antipodi. - - -Il _Carnatic_, avendo lasciato Hong-Kong il 7 novembre, alle sei e -mezzo di sera, si dirigeva a tutto vapore verso le terre del Giappone. -Esso portava un carico completo di mercanzie e di viaggiatori. Due -cabine di poppa rimanevano inoccupate. Erano quelle noleggiate per -conto del signor Phileas Fogg. - -La mattina seguente, gli uomini di prora potevano vedere, non senza -qualche sorpresa, un passaggiero dall’occhio istupidito, l’andatura -vacillante, la testa scarmigliata, che usciva dalla boccaporta dei -secondi posti ed andava titubando ad assidersi sopra una dara. - -Quel passeggiero era Gambalesta in persona. Ecco cos’era accaduto. - -Alcuni istanti dopo che Fix ebbe lasciato la tabagìa, due camerieri -avevano preso Gambalesta profondamente addormentato e l’avevano -coricato sul letto riservato ai fumatori. Ma tre ore dopo, Gambalesta, -perseguitato persino nei suoi incubi da un’idea fissa, si risvegliava -e lottava contro l’azione stupefacente del narcotico. Il pensiero -del dovere non adempiuto scuoteva il suo torpore. Egli lasciava quel -letto di ubbriachi, e traballando, appoggiandosi ai muri, cadendo -e rialzandosi, ma sempre e irresistibilmente spinto da una specie -d’istinto, egli usciva dalla tabagìa, gridando come in un sogno: il -_Carnatic!_ il _Carnatic!_ - -Il piroscafo era là, fumante, pronto a partire. Gambalesta non aveva -che pochi passi da fare. Egli si slanciò sul ponte volante, oltrepassò -la murata, e cadde privo di sensi a prora, al momento che il _Carnatic_ -scioglieva i suoi ormeggi. - -Alcuni marinai, da gente avvezza a simili scene, discesero il -poveraccio in una cabina dei secondi posti, e Gambalesta non si -risvegliò che la mattina dopo, a centocinquanta miglia dalle terre -della Cina. - -Ecco il perchè, quel mattino, Gambalesta si trovava sul ponte del -_Carnatic_, ove usciva ad aspirare con tutta la forza dei suoi polmoni -le fresche brezze del mare. L’aria pura finì di levargli tutti i fumi -dell’oppio. Egli cominciò a raccogliere le sue idee, e non ci riuscì -senza stento. Ma, finalmente, si ricordò la scena del giorno prima, le -confidenze di Fix, la tabagìa. - -— È evidente, disse tra sè, che sono stato abbominevolmente ubbriacato! -Che dirà mai il signor Fogg? Ad ogni modo, non ho perduto il battello: -quest’è il principale. - -Indi pensando a Fix: - -— Ah! colui! disse tra sè, spero bene che ne siamo sbarazzati: dopo -ciò che mi propose non avrà certo osato seguirci sul _Carnatic_. Un -ispetttore di polizia, un _detective_ alle calcagna del mio padrone, -accusato di quel furto commesso alla Banca d’Inghilterra! Baje! Il -signor Fogg è un ladro come io sono un assassino! - -Gambalesta doveva egli raccontare queste cose al suo padrone? Conveniva -informarlo della parte avuta da Fix in quell’affare? Non sarebbe forse -meglio aspettare il suo arrivo a Londra, per dirgli che un agente della -polizia metropolitana lo aveva seguito intorno al mondo, e per riderne -con lui? Sì, senza dubbio; ad ogni modo, era cosa da esaminare. Il più -urgente era di andare dal signor Fogg e fargli accettare le sue scuse -per quella inqualificabile condotta. - -Gambalesta si alzò dunque. Il buon ragazzo, dalle gambe tuttora poco -solide, arrivò alla bell’e meglio a poppa della nave. - -Sul ponte, egli non vide nessuno che rassomigliasse nè al suo padrone, -nè a mistress Auda. - -— Ho capito! pensò egli, mistress Auda è ancora coricata a quest’ora; -quanto al signor Fogg, egli avrà trovato qualche giuocatore di _whist_, -e secondo la sua abitudine.... - -In così dire, Gambalesta scese nel salone. Il signor Fogg non c’era. -Gambalesta non aveva che una cosa a fare: domandare al _purser_ -(contabile) quale camerino occupava il signor Fogg. Il _purser_ gli -rispose che non conosceva nessun passaggiero di questo nome. - -— Ma sì, disse Gambalesta. Un gentleman alto, freddo, poco -comunicativo, accompagnato da una giovane signora.... - -— Non abbiamo nessuna giovane signora a bordo, rispose il _purser_. E -poi, ecco qui l’elenco dei passaggieri. Potete consultarlo. - -Gambalesta consultò l’elenco.... Il nome del suo padrone non vi -figurava! - -Egli si sentì come un capogiro. Indi un’idea gli attraversò il cervello. - -— Oh che! sono o non sono sul _Carnatic?_ - -— Sì, rispose il _purser._ - -— In via per Yokohama? - -— Per l’appunto. - -Gambalesta aveva avuto per un istante il timore di essersi sbagliato di -nave! Ma se egli era sul _Carnatic_, era certo che il suo padrone non -vi si trovava. - -Gambalesta si abbandonò sopra un seggiolone. Era un colpo di fulmine. -E d’un subito la luce si fece in lui. Egli si ricordò che l’ora di -partenza del _Carnatic_ era stata anticipata, ch’egli doveva avvertirne -il suo padrone, che non lo aveva fatto, e che era colpa sua se il -signor Fogg e mistress Auda avevano mancato alla partenza! - -Colpa sua, sì, ma ancor più colpa di quel traditore che, per separarlo -dal suo padrone, per tener questi a Hong-Kong, lo aveva ubbriacato! -Giacchè egli capì finalmente la manovra dell’ispettore di polizia. Ed -ora il signor Fogg, certissimamente rovinato, la sua scommessa perduta, -arrestato, incarcerato forse!... Gambalesta a questo pensiero si -strappava i capelli. Ah! se Fix gli capitasse sotto la mano, che resa -di conti! - -Finalmente, Gambalesta dopo il primo momento di abbattimento ripigliò -il suo sangue freddo e studiò la situazione. Poco invidiabile, in -verità. Egli si trovava in via pel Giappone. Certo di giungervi, in che -modo ne tornerebbe via? Aveva le tasche vuote. Non uno scellino, non -un penny. Meno male che il suo passaggio e il suo vitto a bordo erano -pagati. Egli aveva cinque o sei giorni dinanzi a sè per riflettere e -pigliare una determinazione. Quel ch’ei mangiò e bevve in quel tragitto -non si potrebbe descrivere. Egli mangiò pel suo padrone, per mistress -Auda e per sè. Mangiò come se il Giappone, dove stava per approdare, -fosse un paese deserto, sprovvisto di qualunque sostanza commestibile. - -Il 13, con la marea del mattino, il _Carnatic_ entrava nel porto di -Yokohama. - -Questo punto è un approdo importante del Pacifico, dove poggiano -in porto tutti i piroscafi che fanno il servizio della posta e dei -viaggiatori tra l’America del Nord, la Cina, il Giappone e le isole -della Malesia. Yokohama è situata nella medesima baia di Yeddo, a -poca distanza da quell’immensa città, seconda capitale dell’impero -giapponese, già residenza del taikun, nel tempo in cui quell’imperatore -civile esisteva, e rivale di Meaka, la grande città che abita il -mikado, imperatore ecclesiastico e discendente degli dêi. - -Il _Carnatic_ andò a schierarsi al molo di Yokohama, vicino alle -gettate del porto ed ai magazzini della dogana, in mezzo a buon numero -di navi appartenenti a tutte le nazioni. - -Gambalesta pose il piede senz’alcun entusiasmo su quella terra tanto -curiosa dei Figli del Sole. Il meglio ch’ei potesse fare era di -pigliarsi il caso per guida, e andare alla ventura per le strade della -città. - -Gambalesta si trovò dapprima in una città assolutamente europea, con -case a facciate basse, ornate di verande sotto le quali si entrava -in eleganti peristilii, e che copriva con le sue strade, con le sue -piazze, co’ suoi _docks_, co’ suoi magazzini, lo spazio compreso dal -promontorio del Trattato sino al fiume. Colà, come a Hong-Kong, come -a Calcutta, formicolava un miscuglio di gente di tutte le razze. -Americani, Inglesi, Cinesi, Olandesi, mercanti pronti a vender tutto -ed a comperare di tutto, in mezzo a’ quali il Francese si trovava tanto -estraneo come se fosse stato gettato nel paese degli Ottentotti. - -Gambalesta aveva bensì un espediente; quello di raccomandarsi agli -agenti consolari francesi o inglesi stabiliti a Yokohama; ma gli -ripugnava il raccontare la sua storia, così intimamente commista a -quella del suo padrone, e prima di risolversi a ciò, egli voleva aver -esaurito tutti gli altri mezzi. - -Laonde, dopo aver percorso la parte europea della città, senza che la -sorte lo avesse in nulla aiutato, egli entrò nella parte giapponese, -deciso, all’occorrenza, di avanzarsi sino a Yeddo. - -Quella porzione indigena di Yokohama è chiamata Benten, dal nome di una -dea del mare, adorata sulle isole vicine. Ivi si vedevano ammirabili -viali di abeti e di cedri, porte sacre di un’architettura strana, ponti -nascosti in mezzo ai bambù ed alle canne, tempii riparati sotto la -vôlta immensa e malinconica dei cedri secolari, bonzerie in fondo alle -quali vegetavano i sacerdoti del buddismo e i settari della religione -di Confucio, vie interminabili in cui si poteva raccogliere una messe -di fanciulli dalla carnagione rosea e dalle guance rosse, piccoli -fantocci che parevano intagliati da qualche paravento indigeno, e che -si trastullavano in mezzo a cani barboni dalle gambe corte e a gatti -giallastri, senza coda, molto pigri e molto carezzevoli. - -Nelle vie, era tutt’un formicolìo, un andirivieni incessante: bonzi -che passavano processionalmente picchiando i loro tamburelli monotoni, -yakunini, ufficiali di dogana o di polizia, dai cappelli acuminati -incrostati di lacca, e che portavano due sciabole alla cintura, -soldati vestiti di cotonine azzurre a righe bianche e armati di fucili -a percussione, uomini d’armi del mikado, insaccati nella loro giubba -di seta, con giaco e saio di maglie, e un’infinità di altri militari -di ogni condizione, poichè al Giappone la professione del soldato è -altrettanto stimata quanto in Cina è sprezzata. Poi frati questuanti, -pellegrini in lunghe vesti, semplici borghesi dalla capigliatura liscia -e di un nero d’ebano, testa grossa, busto lungo, gambe gracili, statura -poco elevata, carnagione colorita dalle cupe tinte del rame sino al -bianco latteo, ma mai gialla come quella dei Cinesi da cui i Giapponesi -differiscono essenzialmente. Finalmente, tra le carrozze, i palanchini, -i cavalli, i portatori, le carriole a vela, i _norimon_ a pareti di -lacca, i _cango_ soffici, veri letti in bambù, si vedevano circolare a -piccoli passi col loro piedino calzato di scarpe di tela, di sandali di -paglia o di zoccoli in legno lavorato, alcune donne poco belle, dagli -occhi dipinti, dal petto depresso, dai denti anneriti secondo la moda -del giorno, ma portanti con eleganza l’abito nazionale, il _kirimon_, -specie di veste da camera incrociata da una ciarpa di seta, la cui -larga cintura si risolveva di dietro in un nodo stravagante, — che le -moderne Parigine sembrano aver tolto a prestito alle Giapponesi. - -Gambalesta passeggiò per alcune ore in mezzo a quella folla -variopinta, guardando anche le curiose ed opulente botteghe, i bazar -ove s’ammucchia tutta la canutiglia dell’oreficeria giapponese, le -_restaurations_ adorne di banderuole e di bandiere, nelle quali gli -era vietato d’entrare, e quelle case di thè dove si beve a tazza -colma l’acqua calda e odorosa, e il _saki_, bevanda estratta dal riso -in fermentazione, e quelle comode tabagìe dove si fuma un tabacco -finissimo e non già l’oppio, il cui uso è quasi sconosciuto al -Giappone. - -Indi, Gambalesta si trovò nei campi in mezzo alle immense risaie. Ivi, -si presentavano alla vista, con fiori che sfoggiavano i loro ultimi -colori e i loro ultimi profumi, delle camelie sfarzose, non già sopra -arboscelli, ma sopra veri alberi, e nei recinti i bambù, i ciliegi, i -susini, i meli, che i Giapponesi coltivano più pei loro fiori che pei -loro frutti, e che dei fantocci smorfiosi, degli arganelli striduli -difendono dal becco dei passeri, dei colombi, dei corvi, ed altri -volatili voraci. Non un cedro maestoso che non alberghi qualche grande -aquila, non un salice piangente che non nasconda nel suo fogliame -qualche airone, malinconicamente appollaiato sopra una zampa; insomma -dovunque cornacchie, anitre, sparvieri, oche selvatiche, e gran -numero di quelle grù che i Giapponesi trattano da Eccellenze, e che -simboleggiano per essi la longevità e la felicità. - -Errando così, alla ventura. Gambalesta scorse alcune violette tra -l’erbe: - -— To’! diss’egli, ecco la mia cena. - -Ma avendole odorate, non trovò in loro alcun profumo. - -— Fortuna avversa! pensò egli. - -Vero è che l’onesto giovane aveva, in previsione, fatta la colazione -più copiosa che avesse potuto, prima di lasciare il _Carnatic_; -ma dopo una giornata di passeggiata, si sentì lo stomaco molto -vuoto. Egli aveva pur notato che pecore, capre o maiali mancavano -assolutamente alle mostre dei macellai indigeni, e, siccome sapeva -che era un sacrilegio l’uccidere i buoi, unicamente riservati ai -bisogni dell’agricoltura, ne aveva concluso che la carne fosse rara -al Giappone. Non s’ingannava; ma in mancanza di carne da macello, il -suo stomaco si sarebbe volentieri rassegnato ai pezzi di cinghiali o -di daini, alle pernici od alle quaglie, al pollame od al pesce, di cui -i Giapponesi si nutrono quasi esclusivamente in un col prodotto delle -risaie. Ma dovette far buon viso a cattiva fortuna, e rimandò alla -domane la cura di provvedere al suo vitto. - -Venne la notte, Gambalesta rientrò nella città indigena, ed errò nelle -vie in mezzo alle lanterne multicolori, guardando i gruppi di funamboli -eseguire i loro prodigiosi esercizii, e gli astrologhi all’aria aperta -che addensavano la folla intorno al loro cannocchiale. Indi egli rivide -la rada, smaltata dai fianchi dei pescatori, che attiravano il pesce -alla luce di resine infiammate. - -Finalmente le strade si spopolarono. Alla folla succedettero -le ronde di yakunini (specie di guardie di pubblica sicurezza). -Quegli ufficiali, nei loro magnifici costumi e in mezzo al loro -seguito, parevano tanti ambasciatori, e Gambalesta ripeteva tra sè -piacevolmente, ogni volta che incontrava taluna di tali pattuglie -risplendenti: - -“Ci siamo! Ecco un’altra ambasciata giapponese che parte per l’Europa!„ - - - - -CAPITOLO XXIII. - -Nel quale il naso di Gambalesta si allunga smisuratamente. - - -La domane, Gambalesta, stanco, affamato, disse a sè stesso che -bisognava mangiare a qualunque costo, e che il più presto era il -meglio. Egli aveva bensì l’espediente di vendere l’orologio, ma sarebbe -piuttosto morto di fame. Era allora il caso pel poveraccio, o mai più, -di utilizzare la voce forte, se non melodica, cui la natura avevagli -concesso. Egli sapeva alcune canzoncine di Francia e d’Inghilterra, -e risolse di metterle a prova. I Giapponesi dovevano certamente -essere amanti di musica, poichè tutto si fa in casa loro al suono -dei cimballi, del _tam-tam_ e dei tamburi, ed essi non potevano che -apprezzare i talenti di un virtuoso europeo. - -Ma forse l’ora era troppo mattutina per organizzare un concerto, e -i dilettanti, inaspettatamente risvegliati, non avrebbero pagato il -cantore in moneta dall’effigie del mikado. - -Gambalesta si decise dunque di aspettare alcune ore; ma, cammin -facendo, fece la riflessione che sembrerebbe troppo ben vestito per -un artista ambulante, e gli venne l’idea di scambiare i suoi abiti -con altri più in armonia con la sua posizione. Questo scambio doveva, -d’altra parte, produrre un po’ di danaro, da applicarsi immediatamente -a soddisfare il suo appetito. - -Presa questa risoluzione, rimaneva di porla in esecuzione. Non fu che -dopo lunghe ricerche che Gambalesta scoprì un rigattiere indigeno, al -quale espose la sua domanda. L’abito europeo piacque al rigattiere, e -ben presto Gambalesta si trovò coperto con una vecchia veste giapponese -ed in testa una specie di turbante tutto scolorito dall’azione del -tempo. Ma in cambio alcune monetuccie d’argento gli risuonavano in -tasca. - -“Bene, pensò egli, mi figurerò di essere in carnevale.„ - -La prima cura di Gambalesta in tal modo “giapponizzato„ fu di entrare -in una _teahouse_ (bottega da thè) di modesta apparenza, e qui, -con un avanzo di pollo e delle manate di riso a discrezione, egli -fe’ colazione da uomo pel quale il pranzo sia ancora un problema da -risolvere. - -“Ora, disse tra sè allorchè fu copiosamente ristorato, si tratta di non -perdere la testa. Non ho più l’espediente di vendere queste spoglie per -delle altre ancor più giapponesi. È d’uopo dunque pensare al mezzo di -lasciare più prontamente possibile questo paese del Sole, di cui non -conserverò che un doloroso ricordo!„ - -Gambalesta pensò allora a visitare i piroscafi in partenza per -l’America. Egli intendeva offrirsi in qualità di cuoco o di domestico, -non chiedendo altra retribuzione che il passaggio e il vitto. A San -Francisco poi s’ingegnerebbe a trarsi d’impaccio. L’importante era di -percorrere quelle quattromila miglia del Pacifico, che intercedono tra -il Giappone e il Nuovo-Mondo. - -Gambalesta non essendo uomo da trascurare una buona idea, si diresse -verso il porto di Yokohama. Mano mano che si avvicinava ai _docks_, il -suo progetto, che gli era parso così semplice al momento che glien’era -venuta l’idea, gli pareva ognora più ineseguibile. Perchè mo’ si -avrebbe bisogno di un cuoco o di un cameriere a bordo di un piroscafo -americano, e quale fiducia inspirerebbe egli, vestito a quel modo? -Quali raccomandazioni far valere? Quali referenze indicare? - -Mentre rifletteva così, i suoi sguardi caddero sopra un immenso -cartellone che una specie di _clown_ portava su e giù per le vie di -Yokohama. Quel manifesto era così concepito in inglese: - - COMPAGNIA GIAPPONESE ACROBATICA - DELL’ONOREVOLE - WILLIAM BATULCAR - - _Ultime rappresentazioni prima della loro partenza_ - _per gli Stati Uniti d’America, dei_ - LUNGHI-NASI-LUNGHI-NASI - - _sotto l’invocazione diretta del Dio Tengù_ - GRANDE ENTUSIASMO. - -“Gli Stati Uniti d’America! esclamò Gambalesta, ecco il fatto mio!...„ - -Egli seguì l’uomo-cartellone, e, dietro a lui entrò ben presto nella -città giapponese. Da lì a un quarto d’ora egli si fermava dinanzi ad -una vasta baracca, coronata da parecchi trofei di banderuole, e le -cui pareti esterne rappresentavano senza prospettiva, ma in colori -sfacciati, un’intera compagnia di bagatellieri. - -Era lo stabilimento dell’onorevole Batulcar, specie di Barnum -americano, direttore di una compagnia di saltimbanchi, bagatellieri, -pagliacci, acrobati, equilibristi, ginnasti, che, secondo il manifesto, -dava le sue ultime rappresentazioni prima di lasciare l’impero del Sole -per gli Stati dell’Unione. - -Gambalesta entrò sotto un peristilio che precedeva la baracca, e chiese -del signor Batulcar. Comparì il signor Batulcar in persona. - -“Che volete? diss’egli a Gambalesta, cui prese a tutta prima per un -indigeno. - -— Avete bisogno di un servo? domandò Gambalesta. - -— Un servo, esclamò il Barnum, accarezzando il folto pizzo grigio che -assiepava il suo mento, io ne ho due, obbedienti, fedeli, che non mi -lasciarono mai, e che mi servono per niente, a patto ch’io li nutra. Ed -eccoli qua, aggiunse egli, mostrando le sue due braccia robuste, rigate -da vene grosse come corde di contrabbasso. - -— Sicchè, io non posso esservi utile a nulla? - -— A nulla. - -— Cospetto! pure mi sarebbe convenuto tanto di partir con voi. - -— O che! disse l’onorevole Batulcar, voi siete giapponese com’io sono -una scimmia! Perchè dunque siete vestito a codesto modo? - -— Eh! ognuno si veste come può! - -— Quest’è vero. Siete un Francese, voi? - -— Sì, Parigino di Parigi. - -— Allora dovete saper fare molte smorfie. - -— Affè, rispose Gambalesta, punto di vedere la sua nazionalità -provocare quella domanda, noi altri Francesi sappiamo fare delle -smorfie, è vero, ma non meglio degli Americani! - -— Giusto. Ebbene, se non vi piglio come servo, posso pigliarvi come -_clown_. Mi capite, giovinotto mio; in Francia si hanno pagliacci -stranieri, e all’estero pagliacci francesi! - -— Ah! - -— Siete robusto, poi! - -— Specialmente quando mi alzo da tavola. - -— E sapete cantare? - -— Sì, rispose Gambalesta, che in passato aveva fatto la sua parte in -certi concerti di strada. - -— Ma sapete cantare con la testa in giù, con una trottola che gira -sulla pianta del piede sinistro e una sciabola in equilibrio sulla -pianta del piede destro? - -— Altro che! rispose Gambalesta, che si ricordava i primi esercizi -della sua giovinezza. - -— Gli è che, vedete, tutto sta in questo! rispose l’onorevole Batulcar. - -Il contratto fu stipulato _hic et nunc_. - -Alla perfine Gambalesta aveva trovato una posizione. Egli era arruolato -per far di tutto nella celebre compagnia giapponese. Ciò non lusingava -molto il suo amor proprio, ma prima di otto giorni egli poteva essere -in viaggio per San Francisco. - -La rappresentazione, annunciata con gran fracasso dall’onorevole -Batulcar, doveva cominciare alle tre, e ben presto i formidabili -strumenti d’un’orchestra giapponese, tamburi e tam-tam, strepitarono -alla porta. Si capisce bene che Gambalesta non aveva potuto studiare -una parte, ma egli doveva prestare l’appoggio delle sue solide spalle -nel grande esercizio del “grappolo umano„ eseguito dai Lunghi-Nasi del -dio Tengù. Codesta _great attraction_ della rappresentazione doveva -chiudere la serie degli esercizii. - -Prima delle tre, gli spettatori avevano invaso la vasta baracca. -Europei ed indigeni, Cinesi e Giapponesi, uomini, donne e fanciulli, si -precipitavano sulle strette panchette e nei palchi che facevano fronte -alla scena. I musicanti eransi ritirati nell’interno, e l’orchestra, al -completo, _gong_, _tam-tam_, nacchere, flauti, tamburelli e gran casse, -suonava furiosamente. - -Questa rappresentazione fu ciò che sono tutti codesti spettacoli di -acrobati. Ma convien pure confessare che i Giapponesi sono i primi -equilibristi del mondo. Uno, munito del suo ventaglio e di pezzetti di -carta, eseguiva l’esercizio tanto grazioso delle farfalle e dei fiori. -Un altro, col fumo odoroso della sua pipa, tracciava rapidamente in -aria una serie di parole azzurrognole, che formavano un complimento -all’indirizzo dell’assemblea. Questi giuocava con delle candele -accese, che spense successivamente quando passarono dinanzi alle sue -labbra e ch’egli riaccese l’una all’altra senza interrompere un solo -istante il suo giuoco di prestigio. Quegli riproduceva col mezzo di -trottole giranti le più inverosimili combinazioni; sotto la sua mano -quegli arnesi susurroni parevano animarsi di vita propria nella loro -interminabile giravolta; correvano sopra cannuccie di pipa, sopra -tagli di sciabola, sopra fili di ferro, veri capelli tesi da una parte -all’altra della scena; facevano il giro di grandi vasi di cristallo, -salivano scale di bambù, si smarrivano in tutti i canti; producevano -effetti armonici dei più strani combinando le loro tonalità diverse. I -bagatellieri saltavano con le trottole, ed esse giravano in aria; le -lanciavano a guisa di volanti, con delle racchette di legno, ed esse -giravano sempre; se le cacciavano in tasca, e quando le estraevano -giravano ancora, — finchè allo scatto di una molla si convertivano in -fuochi di artificio! - -Inutile descrivere qui i prodigiosi esercizi degli acrobati e ginnasti -della Compagnia. I giuochi della scala, della pertica, della palla, -delle botti, ecc., furono eseguiti con una precisione sorprendente. Ma -la principale attrattiva della rappresentazione era la comparsa di quei -“Lunghi-Nasi,„ prodigiosi equilibristi che l’Europa non conosce ancora. - -Codesti Lunghi-Nasi formano una corporazione particolare posta sotto -l’invocazione diretta del dio Tengù. Erano vestiti come eroi del -medioevo e portavano uno splendido paio d’ali alle spalle. Ma ciò che -li distingueva in ispecial modo era il lungo naso che si protendeva -dalla loro faccia, e l’uso che ne facevano. Quei nasi non erano altro -che cannuccie di bambù, lunghe cinque, sei, dieci piedi, talune -diritte, altre ricurve, queste lisce, quelle bitorzolute. Orbene: -precisamente su queste appendici, fissate con solidità, si operavano -tutti gli esercizi di equilibrio. Una dozzina di quei settarii del dio -Tengù si coricarono supini, e i loro compagni andarono a sollazzarsi -sui loro nasi, ritti a guisa di parafulmini, saltando, balzando da -questo a quello, ed eseguendo le più straordinarie cose. - -Per terminare, era stata specialmente annunciata al pubblico la -piramide umana, nella quale una cinquantina di Lunghi-Nasi dovevano -figurare il Carro di Jaggernaut. Ma invece di formare questa -piramide pigliando le loro spalle per punto d’appoggio, gli artisti -dell’onorevole Batulcar non dovevano sorreggersi che sui loro nasi. -Ora, siccome uno di quelli che formavano la base del carro aveva -abbandonato la compagnia, e siccome bastava essere vigoroso e destro, -Gambalesta fu scelto per surrogarlo. - -Certo che il degno giovine si sentì tutto mortificato, quando — triste -ricordo della giovinezza — egli ebbe indossato il suo vestito del -medio evo, adorno di ali multicolori, e che un naso di sei piedi gli fu -applicato sulla faccia! Ma alla fin fine quel naso gli dava il pane, e -si fece animo. - -Gambalesta entrò in scena ed andò a schierarsi con que’ suoi colleghi -che dovevano formare la base del Carro di Jaggernaut. Tutti si stesero -a terra, col naso ritto al cielo. Una seconda squadra di equilibristi -andò a posarsi su quelle lunghe appendici, una terza le tenne dietro, -indi una quarta, e su quei nasi che si toccavano soltanto per la punta, -un monumento umano s’innalzò in brev’ora sino al soffitto del teatro. - -Ora, gli applausi raddoppiavano e gl’istrumenti dell’orchestra -rintronavano come tanti fulmini, quando la piramide vacillò, -l’equilibrio si ruppe, uno dei punti d’appoggio della base venne a -mancare, e il monumento crollò come un castello di carte.... - -Era Gambalesta che, abbandonando il suo posto, saltando la balaustra -senza il soccorso delle sue ali, ed arrampicandosi sulla galleria di -destra, cadeva ai piedi di uno spettatore, esclamando: - -“Ah! padron mio! padron mio! - -— Voi? - -— Io! - -— Ebbene, quand’è così, al piroscafo, ragazzo mio!...„ - -Il signor Fogg, mistress Auda che l’accompagnava, e Gambalesta si -erano precipitati pei corridoi al difuori della baracca. Ma ivi -essi trovarono l’onorevole Batulcar, furente, che reclamava danni e -interessi per il “crollo.„ Phileas Fogg placò il suo furore gettandogli -una manata di banconote. E alle sei e mezzo, al momento che stava per -partire, il signor Fogg e mistress Auda ponevano piede sul piroscafo -americano, seguiti da Gambalesta, che portava le ali sulla schiena, -e sulla faccia quel naso di sei piedi che non s’era ancora potuto -strappare dal volto. - - - - -CAPITOLO XXIV. - -Durante il quale si compie la traversata dell’Oceano Pacifico. - - -Ciò che era accaduto in vista di Shangai, il lettore lo avrà capito -a quest’ora. I segnali fatti dalla _Tankadera_ erano stati veduti dal -piroscafo di Yokohama. Il capitano, vedendo una bandiera in derna, si -era diretto verso la piccola goletta. Da lì a pochi istanti, Phileas -Fogg, saldando il suo passaggio al prezzo convenuto, metteva in -tasca del padrone John Bunsby cinquecentocinquanta sterline (14,750 -fr.). Indi, l’onorevole gentleman, mistress Auda e Fix erano saliti a -bordo dello _steamer_, che aveva fatto senz’altro via per Nagasaki e -Yokohama. - -Giunto il mattino stesso, 14 novembre, all’ora regolamentare, Phileas -Fogg, lasciando che Fix se n’andasse pe’ fatti suoi, erasi recato a -bordo del _Carnatic_, ed ivi egli risapeva, con gran gioia di mistress -Auda, — e fors’anco di lui, ma egli non ne lasciò trasparire nulla, -— che il francese Gambalesta era effettivamente giunto il dì prima a -Yokohama. - -Phileas Fogg, che doveva ripartire la sera stessa per San Francisco, -si pose immediatamente in traccia del suo servo. Egli si rivolse, -ma indarno, agli agenti consolari francesi e inglesi, e, dopo aver -inutilmente percorso le strade di Yokohama, disperava già di rinvenire -Gambalesta, quando il caso, o forse una specie di presentimento, lo -fe’ entrare nel baraccone dell’onorevole Batulcar. Egli non avrebbe -di certo riconosciuto il suo servo sotto quell’eccentrico arnese di -araldo, ma questi, nella sua posizione supina, scorse il suo padrone -nella galleria. Egli non potè frenare un movimento del suo naso. Da -qui, rottura dell’equilibrio, e il resto. - -Ecco quanto Gambalesta riseppe dalla bocca stessa di mistress Auda, -che gli narrò allora com’era stato fatto il tragitto da Hong-Kong a -Yokohama, in compagnia di un certo Fix, sulla goletta la _Tankadera_. - -Al nome di Fix, Gambalesta non mosse ciglio. Egli pensava non esser -ancora giunto il momento di dire al suo padrone ciò che era accaduto -tra l’ispettore di polizia e lui. Laonde, nel racconto che Gambalesta -fece delle sue avventure, egli si accusò e si scusò soltanto di essere -stato sorpreso dall’ubbriachezza dell’oppio in una tabagìa di Yokohama. - -Il signor Fogg ascoltò freddamente quella narrazione, senza rispondere; -indi egli aprì al suo servo un credito sufficiente a che questi potesse -procurarsi a bordo degli abiti convenienti. E infatti, prima che -fosse trascorsa un’ora, l’onesto giovane, essendosi tagliato il naso e -mozzato le ali, non aveva più nulla che ricordasse il settario del dio -Tengù. - -Il piroscafo che faceva il tragitto da Yokohama a San Francisco -apparteneva alla Compagnia del _Pacific Mail steam_, e si chiamava -_General Grant_. Era un ampio _steamer_ a ruote, della portata di -duemila cinquecento tonnellate, ben attrezzato e dotato di una -grande velocità. Un enorme bilanciere si alzava e si abbassava -successivamente al disopra del ponte; ad una delle sue estremità -s’inarticolava il fusto di uno stantuffo, ed all’altra quello di una -leva, che trasformando il movimento rettilineo in movimento circolare -si applicava direttamente all’albero delle ruote. Il _General Grant_ -era attrezzato come un tre alberi goletta, e possedeva una grande -superficie di velatura, che aiutava potentemente il vapore. Facendo le -sue dodici miglia all’ora, il piroscafo non ci doveva mettere più di -ventun giorno ad attraversare il Pacifico. Phileas Fogg era dunque in -diritto di credere che, deposto il 2 dicembre a San Francisco, egli -sarebbe l’11 a Nuova York e il 20 a Londra, — anticipando così di -qualche ora quella data fatale del 21 dicembre. - -I passeggieri erano in buon numero a bordo dello _steamer_: degli -Inglesi, molti Americani, una vera emigrazione di _coolies_ per -l’America, e un certo numero d’ufficiali dell’esercito delle Indie, che -profittavano del loro congedo facendo il giro del mondo. - -Durante il tragitto non accadde alcun incidente nautico. Il piroscafo, -sostenuto sulle sue larghe ruote, appoggiato dalla sua robusta -velatura, rollava poco. L’Oceano Pacifico giustificava a sufficienza -il suo nome. Il signor Fogg era calmo e poco comunicativo come -d’ordinario. La sua giovine compagna si sentiva sempre più avvinta -a quell’uomo con altri vincoli che quelli della riconoscenza. Quella -natura silenziosa, così generosa nel suo complesso, l’impressionava -più ch’ella nol credesse, e quasi inconsapevolmente ella si lasciava -invadere da sentimenti di cui l’enigmatico Fogg non pareva subire -menomamente l’influenza. - -Inoltre, mistress Auda s’interessava prodigiosamente ai progetti del -gentleman. Ella s’inquietava degli incagli che potevano compromettere -il successo del viaggio. Sovente ella discorreva con Gambalesta, -che leggeva nel cuore di mistress Auda. Il bravo giovane aveva ora, -rispetto al suo padrone, la fede del carbonaio; egli non rifiniva dagli -elogi sull’onestà, la generosità, la devozione di Phileas Fogg; indi -rassicurava mistress Auda sull’esito del viaggio, ripetendo che il -più difficile era fatto, che si era usciti da quei paesi fantastici -della Cina e del Giappone, che si ritornava alle contrade incivilite, -e finalmente che un treno da San Francisco a Nuova York ed uno -transatlantico da Nuova York a Londra basterebbero, senza dubbio, a -compiere quell’impossibile giro del mondo nei termini convenuti. - -Nove giorni dopo aver lasciato Yokohama, Phileas Fogg aveva esattamente -percorso la metà del globo terrestre. - -Infatti il _General Grant_, il 23 novembre, passava al 180º meridiano, -quello sul quale si trovano nell’emisfero australe gli antipodi di -Londra. Di ottanta giorni messi a sua disposizione, il signor Fogg, -vero è, ne aveva impiegati cinquantadue, e non gliene rimanevano -che ventotto da spendere. Ma bisogna notare che se il gentleman si -trovava a mezza strada soltanto “per la differenza dei meridiani,„ -egli aveva in realtà compiuto più di due terzi del tragitto totale. -Quali giravolte forzate, difatti, da Londra ad Aden, da Aden a -Bombay, da Calcutta a Singapore, da Singapore a Yokohama! A seguire -circolarmente il cinquantesimo parallelo, che è quello di Londra, -la distanza non sarebbe stata che di circa dodicimila miglia, mentre -Phileas Fogg era costretto, dai capricci dei mezzi di locomozione, di -percorrerne ventiseimila, delle quali aveva fatto circa diciassettemila -e cinquecento, a quella data del 23 novembre. Ma ora la strada era -diritta, e Fix non era più fra’ piedi ad accumularvi ostacoli! - -Accadde altresì che, quel 25 novembre, Gambalesta provasse una gran -gioia. I lettori ricordano che il nostro testardo erasi ostinato a -mantenere l’ora di Londra al suo famoso oriuolo di famiglia, ritenendo -false tutte le ore dei paesi ch’egli percorreva. Ora, quel giorno, -quantunque non l’avesse mai posto nè innanzi nè indietro, il suo -orologio si trovò d’accordo coi cronometri di bordo. - -Se Gambalesta ne menò vanto è cosa facile a capire. Egli avrebbe voluto -proprio sapere quello che Fix avrebbe potuto dire, se fosse stato -presente. - -“Quel briccone che mi spifferava tante fandonie sui meridiani, sul -sole, sulla luna! ripeteva Gambalesta. Guardate mo’ che gente! Se si -stesse ad ascoltarli, belli orologi si avrebbero allora! ero ben sicuro -io che un giorno o l’altro il sole si deciderebbe a regolarsi sul mio -orologio!...„ - -Gambalesta ignorava questo: che se il quadrante del suo orologio fosse -stato diviso in ventiquattr’ore come gli orologi italiani, egli non -avrebbe avuto motivo alcuno di vantarsi, perocchè le lancette del -suo strumento, quando sarebbero state le nove del mattino a bordo, -avrebbero indicato nove ore della sera, vale a dire la ventunesima ora -dalla mezzanotte — differenza precisamente eguale a quella che esiste -tra Londra e il centottantesimo parallelo. - -Ma se Fix fosse stato capace di spiegare quest’effetto puramente -fisico, Gambalesta, senza dubbio, sarebbe stato incapace, se non di -comprenderlo, per lo meno di ammetterlo. E ad ogni modo, se per un caso -impossibile l’ispettore di polizia si fosse inopinatamente mostrato a -bordo in quel momento, è probabile che Gambalesta, a buon diritto pien -di rancore, avrebbe tratto con lui un soggetto affatto differente ed in -tutt’altro modo. - -Ma dov’era Fix in quel momento?... - -Fix era precisamente a bordo del _General Grant_. - -Infatti giungendo a Yokohama, l’agente abbandonando il signor Fogg che -si proponeva di ritrovare nella giornata, erasi recato immediatamente -dal console inglese. Lì egli aveva finalmente trovato il mandato, -che correndogli dietro da Bombay, aveva già quaranta giorni di data -— mandato che eragli stato spedito da Hong-Kong con quello stesso -_Carnatic_ a bordo del quale lo si credeva. Immaginatevi il dispetto -del _detective_. Il mandato tornava inutile! Il signor Fogg aveva -lasciato i possedimenti inglesi! Un atto d’estradizione era ora -necessario per arrestarlo! - -“E sia! disse tra sè Fix dopo il primo momento di collera. Se il mio -mandato non è più valido qui, lo sarà in Inghilterra. Quel furfante -pare proprio che voglia ritornare in patria credendo di aver ingannato -la polizia. Bene. Io lo seguirò sin là. Quanto al danaro, Dio voglia -che ne rimanga! Ma in viaggi, in premi, in processi, in ammende, in -elefanti, in spese d’ogni specie, il mio omo ha già lasciato più di -cinquemila sterline sulla strada. Alla fin fine, la Banca è ricca!„ - -Essendosi così deciso, Fix s’imbarcò anch’esso sul _General Grant_. -Egli era a bordo, quando il signor Fogg e mistress Auda vi giunsero. -Con sua somma sorpresa, egli riconobbe Gambalesta sotto il suo vestito -di giocoliere. Si nascose prestamente nel suo camerino, affine di -cansare una spiegazione che poteva compromettere tutto, — e, mercè -la quantità dei viaggiatori, egli sperava di non essere visto dal suo -nemico, allorchè quel giorno appunto si trovò faccia a faccia con lui a -prora della nave. - -Gambalesta saltò alla gola di Fix senza altra spiegazione, e, con gran -piacere di certi americani che scommessero immediatamente per lui, egli -somministrò all’infelice ispettore una solenne grandinata di pugni, -che dimostrò l’alta superiorità del pugillato francese sul pugillato -inglese. - -Quando Gambalesta ebbe finito, si sentì più calmo e sollevato. Fix -si rialzò tutto ammaccato, e, guardando il suo avversario, gli disse -freddamente: - -“È finito? - -— Sì, pel momento. - -— Allora dobbiamo parlare insieme. - -— Io con voi?... - -— Nell’interesse del vostro padrone.„ - -Gambalesta, come soggiogato da quell’imperturbabilità, seguì -l’ispettore di polizia, e entrambi si assisero a prora dello _steamer_. - -“Voi mi avete picchiato, disse Fix. Bene. Me l’aspettava. Adesso -ascoltatemi. Fin qui io sono stato l’avversario del signor Fogg, ora -sono con lui. - -— Finalmente! esclamò Gambalesta, voi lo credete un onest’uomo? - -— No, rispose freddamente Fix, lo credo un briccone.... Zitto là! -non vi movete e lasciatemi dire. Fintantochè il signor Fogg stette -sui possedimenti inglesi, ebbi interesse a trattenerlo, aspettando -un mandato d’arresto. Tutto quanto feci fu per questo. Io lanciai -contro di lui i sacerdoti di Bombay, io vi ubbriacai a Hong-Kong, io -vi separai dal vostro padrone, io lo feci mancare alla partenza del -piroscafo di Yokohama....„ - -Gambalesta ascoltava coi pugni stretti. - -“Adesso, ripigliò Fix, il signor Fogg sembra tornare in Inghilterra? -Sta bene. Lo seguirò fin là. Ma d’ora innanzi, io metterò ad -allontanare gli ostacoli del suo cammino tanta cura e tanto zelo quanto -ne posi fin qui ad accumularveli. Lo vedete! il mio giuoco è cambiato, -ed è cambiato perchè il mio interesse lo impone. Aggiungo che il vostro -interesse è pari al mio, perchè in Inghilterra soltanto voi saprete se -siete al servizio di un delinquente o di un onest’uomo!„ - -Gambalesta aveva ascoltato attentissimamente Fix, e fu convinto che Fix -parlava in assoluta buona fede. - -“Siamo amici? domandò Fix. - -— Amici, no, rispose Gambalesta. Alleati, sì, e con le debite riserve, -poichè, alla minima apparenza di tradimento, io vi torco il collo. - -— Accettato, disse tranquillamente l’ispettore di polizia. - -Undici giorni dopo, il 3 dicembre, il _General Grant_ entrava nella -baia della Porta d’Oro, e approdava a San Francisco. - -Il signor Fogg non aveva ancora nè perduto nè guadagnato un sol giorno. - - - - -CAPITOLO XXV. - -Nel quale si dà un’occhiatina a San Francisco in un giorno di meeting. - - -Erano le sette del mattino, quando Phileas Fogg, mistress Auda e -Gambalesta posero piede sul continente americano, — se pure si può -dare questo nome al molo galleggiante sul quale sbarcarono. Codesti -moli, che si alzano e s’abbassano con la marea, facilitano il carico -e lo scarico delle navi. Là vanno ad imbozzarsi i _clippers_ di -ogni dimensione, gli _steamers_ di tutte le nazionalità, e quegli -_steamboats_ a diversi piani, che fanno il servizio del Sacramento e -de’ suoi affluenti. Là s’ammucchiano i prodotti di un commercio che -si estende al Messico, al Perù, al Chilì, al Brasile, all’Europa, -all’Asia, a tutte le isole dell’Oceano. - -Gambalesta, nella sua gioia di toccare alla perfine la terra americana, -aveva creduto dover operare il suo sbarco eseguendo un salto pericoloso -della più alta scuola. Ma quando ricadde sul molo il cui tavolato era -tarlato, mancò poco passasse da parte a parte. Tutto giubilante del -modo con cui aveva “preso piede„ sul nuovo continente, l’onesto giovane -cacciò un grido formidabile, che fece volar via un’innumerevole frotta -di cormorani e di pellicani, ospiti abituali dei moli mobili. - -Il signor Fogg, appena sbarcato, s’informò dell’ora in cui partiva -il primo treno per Nuova York. Partiva alle sei di sera. Il signor -Fogg aveva dunque un’intera giornata da spendere nella capitale -californiana. Fece venire una carrozza per mistress Auda e per sè. -Gambalesta montò in serpe, e il veicolo, a tre dollari la corsa, si -diresse verso _International-Hôtel_. - -Dal posto elevato che occupava, Gambalesta osservava con curiosità, -la grande città americana: strade larghe, case basse ben allineate, -chiese e templi di un gotico anglosassone, _docks_ immensi, magazzini -di deposito come tanti palazzi, taluni in legno, altri in mattoni; -nelle strade, molte carrozze, omnibus, _tramway_ (ferrovie a cavalli) -e sui marciapiedi ingombri, non solo Americani ed Europei, ma benanco -Cinesi e Indiani, — insomma di che comporre una popolazione di più di -duecentomila abitanti. - -Gambalesta fu non poco sorpreso di quello che vedeva. Egli supponeva di -trovare ancora la città leggendaria del 1849, la città dei masnadieri, -degli incendiari e degli assassini, accorsi alla conquista delle -pepite, quell’immenso cafarnao di tutti gli spostati, dove si giuocava -la polvere d’oro, con un revolver da una mano e un coltello dall’altra. -Ma il “bel tempo„ era passato. San Francisco presentava ora l’aspetto -di una grande città commerciale. L’alta torre del palazzo di città, -da cui vigilano le scolte, dominava tutto quell’insieme di vie e di -viali, che s’intersecano ad angoli retti in mezzo ai quali risaltano -degli _squares_ verdeggianti; indi, una città cinese che pare essere -stata importata dal Celeste Impero in una scatola da giocattoli. Non -più _sombreros_, non più camicie rosse alla maniera degli appaltatori -di _placers_, non più Indiani pennuti, ma cappelli di seta e abiti -neri, portati da gentlemen dotati di un’attività divorante. Certe -vie, tra l’altre Montgommery-street, — il Regent-street di Londra, il -_boulevard_ degl’Italiani di Parigi, il _Broadway_ di Nuova York, — -erano fiancheggiate da splendide botteghe, che offrivano nelle loro -vetrine i prodotti del mondo intero. - -Allorchè Gambalesta giunse a _International-Hôtel_, gli sembrava di non -aver mai lasciato l’Inghilterra. - -Il pianterreno dell’albergo era occupato da un immenso “bar,„ specie di -_buffet_ aperto _gratis_ a qualunque viandante. Carne disseccata, zuppa -con le ostriche, biscotto e cacio di Chester vi si smaltivano senza -che il consumatore avesse a slacciare la borsa. Egli non pagava che la -bevanda, birra, porto o xeres, se gli venisse voglia di rinfrescarsi la -bocca. La cosa parve “molto americana„ a Gambalesta. - -La trattoria dell’albergo era attraente. Il signor Fogg e mistress Auda -presero posto dinanzi ad una tavola e furono abbondantemente serviti in -certi piatti lilliputiani da moretti del più bel nero. - -Dopo colazione, Phileas Fogg, accompagnato da mistress Auda, lasciò -l’albergo per recarsi agli uffici del console inglese, onde far -vidimare il passaporto. Sul marciapiede egli trovò il suo servo, che -gli chiese prima di partire con la ferrovia del Pacifico, non sarebbe -prudente comperare qualche dozzina di carabine Enfield o revolver Colt. -Gambalesta aveva udito parlare di Siù e di Pawnies, che fermano i treni -come semplici ladri spagnuoli. Il signor Fogg rispose che la era una -precauzione inutile, ma lo lasciò libero d’agire a modo suo. Indi, egli -si diresse verso gli uffici dell’agente consolare. - -Phileas Fogg non aveva fatto duecento passi, che “per caso, casissimo,„ -egli incontrò Fix. L’ispettore si mostrò estremamente sorpreso. Come! -Il signor Fogg e lui avevano fatto insieme la traversata del Pacifico, -e non si erano incontrati a bordo! Ad ogni modo, Fix non poteva essere -che onorato di rivedere il gentleman al quale doveva tanto, e, qualora -gli affari lo richiamassero in Europa, sarebbe contentissimo di -proseguire il suo viaggio in così piacevole compagnia. - -Il signor Fogg rispose che l’onore sarebbe stato suo, e Fix — cui, -premeva di non perderlo di vista, — gli chiese il permesso di visitare -con lui quella curiosa città di San Francisco. Il che venne concesso. - -Ecco dunque mistress Auda, Phileas Fogg e Fix a gironzare per le -vie. Si trovarono in breve in Montgommery-street, ove l’affluenza -della popolazione era enorme. Sui marciapiedi, in mezzo alla strada, -sulle rotaie de’ _tram-ways_, ad onta del passaggio incessante -delle diligenze e degli omnibus, sulla soglia delle botteghe, alle -finestre di tutte le case, e persino sui tetti, folla innumerevole. -Alcuni uomini-cartelloni circolavano in mezzo ai crocchi. Bandiere e -banderuole si agitavano al vento. Grida erompevano da ogni parte. - -“Urrà per Kamerfield! - -— Urrà per Mandiboy!„ - -Era un _meeting_. Tale fu almeno la supposizione di Fix, ed egli la -comunicò al signor Fogg, soggiungendo: - -“Noi faremo forse bene, signore, di non frammischiarci a questa calca. -Ce ne può incoglier male. - -— Sicuramente, rispose Phileas Fogg, e i pugni, per essere politici, -non cessano di esser pugni!„ - -Fix si credette in dovere di sorridere udendo questa osservazione, -e, affine di vedere senza essere involti nel tafferuglio, mistress -Auda, Phileas Fogg e lui presero posto sul pianerottolo superiore -di una scalinata che metteva ad un terrazzo situato di prospetto a -Montgommery-street. Dinanzi a sè, dall’altro lato della via, tra la -mostra di un mercante di carbone e la bottega di un negoziante di -petrolio, spiccava una larga scrivania all’aria aperta, verso la quale -le diverse correnti della folla sembravano convergere. - -Ed ora, perchè mo’ questo _meeting_? In quale occasione lo si teneva? -Phileas Fogg lo ignorava assolutamente. Si trattava forse della -nomina di un alto funzionario militare o civile, di un governatore di -Stato, di un membro del Congresso? Era lecito congetturarlo, al vedere -l’animazione straordinaria che infervorava la città. - -In quel momento, un considerevole movimento si manifestò nella folla. -Tutte le mani erano in aria. Talune, solidamente chiuse, sembravano -alzarsi ed abbassarsi rapidamente in mezzo ai gridi, — modo energico, -senza dubbio, per formulare un voto. Una specie di flusso e riflusso -agitava la massa che rifluiva. Le bandiere oscillavano, sparivano un -istante e ricomparivano fatte a brani. Le ondulazioni della folla si -propagavano fino alla scalinata, mentre tutte le teste si dimenavano -alla superficie come il mare improvvisamente scosso da una tempesta. Il -numero dei cappelli neri diminuiva a vista d’occhio, e per la maggior -parte sembravano aver perduto la loro altezza normale. - -“È evidentemente un _meeting_, disse Fix, e la questione che lo provocò -dev’essere palpitante. Non sarei sorpreso se si trattasse ancora -dell’affare dell’_Alabama_, quantunque esso sia già risolto. - -— Può essere, rispose semplicemente il signor Fogg. - -— Ad ogni modo, ripigliò Fix, due campioni sono in campo, l’uno di -fronte all’altro; l’onorevole Kamerfield e l’onorevole Mandiboy.„ - -Mistress Auda, al braccio di Phileas Fogg, guardava con sorpresa -quella scena tumultuosa, e Fix stava per chiedere ad un vicino la -ragione di quell’effervescenza popolare, allorchè un movimento più -vivo si pronunciò. Gli urrà, conditi d’ingiurie, raddoppiarono. L’asta -delle bandiere si trasformò in arma offensiva. Non più mani: pugni -dappertutto. Dall’alto delle carrozze fermate, dagli omnibus arrestati -nella loro corsa, era un ricambio indiavolato di stramazzoni. Ogni -cosa serviva di proiettile. Stivali e scarpe descrivevano in aria -delle traiettorie molto tese, e parve altresì che qualche revolver -frammischiasse alle vociferazioni della folla le sue detonazioni -nazionali. - -La calca si avvicinò alla scalinata e rifluì sui primi gradini. Uno -dei partiti era evidentemente respinto senza che i semplici spettatori -potessero riconoscere se il vantaggio rimaneva a Mandiboy o a -Kamerfield. - -“Credo prudente di ritirarci, disse Fix, cui premeva che il “suo omo„ -non ricevesse qualche mala botta o si cacciasse in un brutto imbroglio. -Se in tutto questo ci entra per caso l’Inghilterra e che noi siamo -riconosciuti, saremo molto compromessi in una baruffa! - -— Un cittadino inglese...„ rispose Phileas Fogg. - -Ma il gentleman non potè terminare la sua frase. Dietro a lui, da quel -terrazzo che precedeva la scalinata, si udirono urli spaventosi. Si -gridava: “Urrà! Hip! Hip! per Mandiboy!„ Era una turba di elettori che -giungeva alla riscossa, pigliando di fianco i partigiani di Kamerfield. - -Il signor Fogg, mistress Auda e Fix si trovarono tra due fuochi. Era -troppo tardi per iscantonare. Quel torrente d’uomini, armati di bastoni -piombati e di _cassetéte_ era irresistibile. Il signor Phileas Fogg e -Fix, preservando la giovane donna, furono maledettamente scrollati. Il -signor Fogg, non meno flemmatico che di consueto, volle difendersi con -quelle armi naturali che la natura ha poste alla punta delle braccia -di qualunque inglese, ma inutilmente. Un enorme omaccione dalla barba -rossa e dalla carnagione colorita, largo di spalle, che pareva il capo -della turba, alzò il suo formidabile pugno sul signor Fogg, ed avrebbe -conciato in brutto modo il nostro gentleman, se Fix, per devozione, -non avesse ricevuto il colpo in vece sua. Un’enorme gobba si sviluppò -istantaneamente sotto il cappello di seta del _detective_, trasformato -in semplice berretta. - -“_Yankee!_ disse il signor Fogg, lanciando al suo avversario uno -sguardo di profondo disprezzo. - -— _English!_ rispose l’altro. - -— Ci ritroveremo! - -— Quando vi piacerà. - -— Il vostro nome? - -— Colonnello Stam Proctor. Il vostro? - -— Phileas Fogg.„ - -Indi, ciò detto, la marea passò oltre. Fix fu gettato a terra e -si rialzò con gli abiti laceri, ma senza ammaccature serie. Il suo -soprabito da viaggio si era diviso in due parti inuguali, ed i suoi -pantaloni rassomigliavano a quei calzoni di cui certi Indiani, — -questione di moda, — non si vestono se prima non ne hanno tolto via il -fondo. Ma insomma, mistress Auda era stata risparmiata, e, solo, Fix si -era buscato il suo pugno. - -“Grazie, disse il signor Fogg all’ispettore, appena furono fuori della -folla. - -— Non c’è di che, rispose Fix, ma venite via. - -— Dove? - -— Da un negoziante di abiti fatti.„ - -Infatti, codesta visita era opportuna. Gli abiti di Phileas Fogg e di -Fix erano a brandelli, come se quei due gentlemen si fossero battuti -per conto degli onorevoli Kamerfield e Mandiboy. - -Un’ora dopo essi erano convenientemente vestiti e riforniti di -cappello. Indi ritornarono a _International-Hôtel_. - -Ivi Gambalesta aspettava il suo padrone, armato di una mezza dozzina -di revolver-pugnali a sei colpi. Quand’egli scorse Fix in compagnia -del signor Fogg, la sua fronte si oscurò. Ma dappoichè mistress Auda -ebbe narrato in poche parole tutto quanto era accaduto, Gambalesta si -rasserenò. Evidentemente, Fix non era più un nemico, era un alleato. -Egli manteneva la sua parola. - -Terminato il pranzo, venne la carrozza che doveva trasportar alla -stazione i viaggiatori e i bagagli. Al momento di por piede sulla -predella, il signor Fogg disse a Fix: - -“Non avete più riveduto quel colonnello Proctor? - -— No, rispose Fix. - -— Io ritornerò in America per rintracciarlo, disse freddamente Phileas -Fogg. Non sarebbe conveniente che un cittadino inglese si lasciasse -trattare a quel modo.„ - -L’ispettore sorrise e non rispose. Ma si vede che il signor Fogg era di -quella razza d’Inglesi, che, se non tollerano il duello nel loro paese, -si battono all’estero, quando si tratta di sostenere il loro onore. - -Alle sei meno un quarto, i viaggiatori giungevano alla stazione e -trovavano il treno pronto a partire. - -Al momento in cui il signor Fogg stava per imbarcarsi, scorse un -impiegato, e raggiungendolo: - -“Amico, gli diss’egli, ci sono stati disordini oggi a San Francisco? - -— No, signore, rispose l’impiegato. Era un _meeting_ organizzato per -un’elezione. - -— L’elezione di un generale in capo, senza dubbio? domandò il signor -Fogg. - -— No, signore, di un giudice conciliatore.„ - -A questa risposta, Phileas Fogg salì nel vagone, e il treno partì a -tutto vapore. - - - - -CAPITOLO XXVI. - -Nel quale si piglia il treno espresso della ferrovia del Pacifico. - - -_Ocean to Ocean_, — così dicono gli Americani, — e queste tre parole -dovrebbero essere la denominazione generale del _grand trunk_, ossia -della ferrovia che attraversa gli Stati Uniti d’America nella loro -massima larghezza. Ma in realtà, il _Pacific-rail-road_ si divide -in due parti distinte: _Central Pacific_ tra San Francisco e Ogden, -e _Union Pacific_ tra Ogden e Omaha. Qui si riuniscono cinque linee -distinte che mettono Omaha in comunicazione frequente con Nuova York. - -Nuova York e San Francisco sono dunque presentemente riuniti da un -nastro di metallo ininterrotto che misura non meno di 3786 miglia. -Tra Omaha e il Pacifico la strada ferrata valica una contrada tuttora -frequentata dagl’Indiani e dalle bestie feroci, — vasta estensione di -territorio che i Mormoni incominciarono a colonizzare verso il 1845, -dopo che furono scacciati dall’Illinese. - -In passato, nelle circostanze più favorevoli, occorrevano sei mesi per -andare da Nuova York a San Francisco. Ora vi si mettono sette giorni. - -Fu nel 1862 che, ad onta dell’opposizione dei deputati del Sud, che -volevano una via più meridionale, il tracciato del _rail road_ fu -stabilito fra il quarantesimo e il quarantaduesimo parallelo. Il -presidente Lincoln, di sì compianta memoria, fissò egli medesimo, -nello Stato di Nebraska, alla città di Omaha, la testa di linea della -nuova rete. I lavori furono subito incominciati e proseguiti con quella -attività americana che non ama gli incartamenti nè la burocrazia. La -rapidità della mano d’opera non doveva nuocere per nulla affatto alla -buona esecuzione della strada. Nella prateria si procedeva in ragione -di un miglio e mezzo al giorno. Una locomotiva, correndo sui binarii -del dì prima, portava i binari del dì dopo, e correva sulla loro -superficie mano mano venivano collocati. - -Il _Pacific rail-road_ getta diverse diramazioni sul suo tracciato, -negli Stati di Jona, del Kansas, del Colorado e dell’Oregon. Lasciando -Omaha, esso fiancheggia la sponda sinistra del fiume Platte sino allo -sbocco del tronco del nord, segue il tronco del sud, attraversa i -terreni di Laramia e i monti Wahsath, gira intorno al Lago Salato, -giunge alla Città del Lago Salato, capitale dei Mormoni, s’interna -nella valle della Tuilla, rasenta il deserto americano, i monti -Cédar e Humboldt, il fiume Humboldt, la Sierra Nevada, e ridiscende -per Sacramento, sino al Pacifico, senza che tale tracciato superi in -pendenza centododici piedi per miglio, anco nel valico delle Montagne -Rocciose. - -Tale era quella lunga arteria che i treni percorrevano in sette giorni, -e che stava per permettere all’onorevole Phileas Fogg, — egli lo -sperava almeno, — d’imbarcarsi, l’11, a Nuova York, sul piroscafo di -Liverpool. - -Il vagone occupato da Phileas Fogg era una specie di lungo omnibus che -riposava sopra due treni a quattro ruote ciascuno, la cui mobilità -permette di affrontare delle curve di piccolo raggio. Nell’interno -punto scompartimenti: due filari di sedili, disposti dai lati, -perpendicolarmente all’asse, e tra i quali era riservato un passaggio -che conduceva in gabinetti di teletta ed altri, di cui ciascun vagone -era provvisto. Per tutta la lunghezza del treno i vagoni comunicavano -fra loro per mezzo di passatoi, e i viaggiatori potevano circolare da -un’estremità all’altra del convoglio, che offriva loro vagoni-saloni, -vagoni-terrazze, vagoni-ristoranti e vagoni-caffè. Non vi mancavano che -i vagoni-teatri; ma un giorno ci saranno anche quelli. - -Sui passatoi circolavano continuamente mercanti di libri e di giornali -spacciando la loro mercanzia, e venditori di liquori, di commestibili, -di sigari, che non mancavano di avventori. - -I viaggiatori erano partiti dalla stazione di Oakland alle sei di sera. -Faceva già notte, — una notte fredda, cupa, con un cielo ingombro da -nubi che minacciavano di risolversi in neve. Il treno non camminava -con grande rapidità. Tenendo conto delle fermate, esso non percorreva -più di venti miglia all’ora, celerità che doveva, però, bastargli per -correre gli Stati Uniti nei tempi regolamentari. - -Si ciarlava poco nel vagone. E poi i viaggiatori incominciavano -a sentire il bisogno di dormire. Gambalesta si trovava collocato -accanto all’ispettore di polizia, ma non gli parlava. Dopo gli ultimi -avvenimenti, le loro relazioni eransi notevolmente raffreddate. Non -più simpatie, non più intimità. Fix non si era cangiato in nulla, ma -Gambalesta si manteneva invece in un’assoluta riserva, pronto al menomo -sospetto a strangolare il suo antico amico. - -Un’ora dopo la partenza del treno la neve cadde, — neve sottile, che -non poteva, fortunatamente, ritardare il cammino del convoglio. Non si -scorgeva altro dalle finestre che un’immensa tovaglia bianca, sulla -quale, dipanando le sue volute, il vapore della locomotiva sembrava -grigiastro. - -Alle otto uno _steward_ (cameriere) entrò nel vagone ed annunciò ai -viaggiatori che l’ora di dormire era suonata. Quel vagone era uno -_sleeping-car_[16], che, in pochi minuti, fu trasformato in dormitorio; -le spalliere dei sedili vennero ripiegate, dei guanciali accuratamente -affardellati si srotolarono con un sistema ingegnoso, dei camerini -furono improvvisati in pochi istanti, e ciascun viaggiatore ebbe -in un baleno a sua disposizione un letto comodo, che fitte cortine -difendevano da qualunque sguardo indiscreto. Le lenzuola erano bianche, -i guanciali soffici. Non c’era che da coricarsi e dormire, — il -che ognuno fece, come se si fosse trovato nel comodo camerino di un -piroscafo, mentre che il treno correva a tutto vapore attraverso lo -Stato di California. - -In quella porzione del territorio che si estende tra San Francisco e -Sacramento, il suolo è un po’ accidentato. Quella parte della ferrovia, -sotto il nome di _Central Pacific road_, prese dapprima Sacramento -per punto di partenza, e si avanzò verso l’est incontro all’altro -tronco che partiva da Omaha. Da San Francisco alla capitale della -California, la linea correva direttamente al nord-est, fiancheggiando -l’American-River, fiume che si versa nella baia di San Pablo. - -Le centoventi miglia comprese fra queste due importanti città furono -percorse in sei ore, e verso mezzanotte, mentre dormivano il loro primo -sonno, i viaggiatori passarono per Sacramento. Essi non videro dunque -nulla di quella considerevole città, sede della legislatura dello Stato -di California, nè le sue belle piazze, nè le sue strade larghe, nè i -suoi alberghi splendidi, nè i suoi squares, nè i suoi tempii. - -Uscendo da Sacramento, il treno, dopo aver oltrepassato le stazioni -di Junction, di Roclin, d’Auburn e di Colfax, s’internò nelle roccie -della Sierra-Nevada. Erano le sette del mattino, allorchè si passò -per la stazione di Cisco. Un’ora dopo, il dormitorio era diventato un -vagone ordinario, e i viaggiatori potevano attraverso i cristalli, -scorgere i punti di vista pittoreschi di quel montagnoso paese. Il -tracciato del treno obbediva ai capricci della Sierra: qui aggrappato -ai fianchi della montagna, là sospeso sull’alto dei precipizii, -evitando gli angoli scabri con delle curve audaci, slanciandosi in -certe gole strette che si dovevano credere senza uscita. La locomotiva, -scintillante come un reliquario, col suo gran fanale che gettava -bagliori rossastri, la sua campana inargentata, il suo scaccia-vacche, -che si protendeva come uno sperone, confondeva i suoi sibili e i suoi -muggiti a quelli dei torrenti e delle cascate, e attorceva il suo fumo -ai negri rami degli abeti. - -Pochi o punto gallerie, nè ponti sulla strada. Il _rail-road_ girava -il fianco delle montagne, non cercando nella linea retta il più corto -cammino da un punto ad un altro, e senza far violenza alla natura. - -Verso le nove, per la valle di Carson, il treno penetrava nello Stato -di Nevada, seguendo sempre la direzione del nord-est. A mezzodì, -esso lasciava Reno, dove i viaggiatori ebbero venti minuti per far -colazione. - -Da quel punto in poi la strada ferrata, costeggiando Humboldt-River, si -alzò per alcune miglia verso il nord, seguendo il corso di quel fiume. -Indi ripiegò verso l’est, e non doveva più abbandonare il corso d’acqua -prima di giungere agli Humboldt-Ranges, da cui esso nasce, quasi -all’estremità orientale dello Stato di Nevada. - -Dopo aver fatto colazione, il signor Fogg, mistress Auda e i loro -compagni ripigliarono il loro posto nel vagone. Phileas Fogg, la -giovane donna, Fix e Gambalesta, comodamente seduti, guardavano il -paesaggio variato che passava innanzi ai loro occhi, — vaste praterie, -montagne che si profilavano all’orizzonte, _creeks_ dalle acque rapide -e spumose. Talvolta un gran armento di bisonti, che s’ammassava -in lontananza, appariva come una diga mobile. Quegl’innumerevoli -eserciti di ruminanti oppongono spesso un insormontabile ostacolo al -passaggio dei treni. Si son viste migliaia di questi animali sfilare -per parecchie ore in fitta schiera, attraverso il _rail-road_. La -locomotiva è allora costretta a fermarsi ed aspettare che la strada -ritorni sgombra. - -Ciò accadde appunto in questa circostanza. Verso le tre di sera, un -armento di dieci o dodicimila teste sbarrò il binario. La locomotiva -dopo aver moderato la sua celerità, tentò di avanzare il suo -sperone nel fianco dell’immensa colonna, ma dovette fermarsi dinanzi -all’impenetrabile massa. - -Si vedevano quei ruminanti, — quei “buffalos„ come li chiamano -impropriamente gli americani, — camminare così col loro passo -tranquillo, emettendo di tanto in tanto formidabili belati. Avevano -una corporatura superiore a quella dei tori d’Europa, le gambe e la -coda corte, il dorso emergente e formante una gobba muscolare, le -corna scostate alla base, la testa, il collo e le spalle coperte da -una criniera a lunghi peli. Non era neppur da pensare di fermare quella -emigrazione. Quando i bisonti hanno adottato una direzione, nulla giova -a farli deviare o modificare il loro cammino. È un torrente di carne -viva, che nessuna diga potrebbe contenere. - -I viaggiatori, sparsi sui passatoi, guardavano quel curioso spettacolo. -Ma colui che doveva avere maggior fretta di tutti, senza dubbio, -Phileas Fogg, era rimasto al suo posto ed aspettava filosoficamente -che piacesse ai bufali di sgombrargli il passo. Gambalesta era furente -pel ritardo che cagionava quell’agglomerazione di animali. Egli avrebbe -voluto scaricare contro di essi il suo arsenale di revolver. - -“Che paese! esclamò egli, semplici buoi che fermano i treni, e che -se ne vanno al passo di processione, senza neppur accorgersi che -imbarazzano la circolazione! Perdinci! Vorrei proprio sapere se il -signor Fogg aveva previsto questo contrattempo nel suo programma! E -quel macchinista che non osa lanciare la sua macchina in mezzo a quelle -bestie!„ - -Il macchinista non aveva tentato di abbattere l’ostacolo ed aveva agito -prudentemente. Egli avrebbe schiacciato senza dubbio i primi bufali -investiti dallo sperone della locomotiva; ma, per potente che ella -fosse, la macchina sarebbe stata fermata ben presto, un disguido si -sarebbe inevitabilmente verificato, e il treno sarebbe rimasto in asso. - -Il meglio era dunque aspettare pazientemente, salvo poscia a -riacquistare il tempo perduto con un acceleramento del treno. La -sfilata dei bisonti durò tre grandi ore, e la strada non ritornò libera -che al cader della notte. In quel momento le ultime file della mandra -attraversavano il binario, mentre le prime sparivano già al disotto -dell’orizzonte del sud. - -Erano dunque le otto quando il treno valicò le gole degli -Humboldt-Ranges, e le nove e mezzo allorchè penetrò nel territorio -dell’Utah, la regione del Gran Lago Salato, il curioso paese dei -Mormoni. - - - - -CAPITOLO XXVII. - -Nel quale Gambalesta segue, con una celerità di venti miglia all’ora, -un corso di Storia Mormona. - - -Durante la notte dal 5 al 6 dicembre, il treno corse al sud-est sopra -una estensione di circa cinquanta miglia; indi risalì di altrettanto -verso il nord-est, avvicinandosi al Gran Lago Salato. - -Gambalesta, verso le nove del mattino, andò a pigliar aria sui -passatoi. Il tempo era freddo, il cielo grigio, ma non nevicava più. -Il disco del sole, allargato dalle nebbie, appariva come un’enorme -moneta d’oro, e Gambalesta si occupava a calcolarne il valore in lire -sterline, quando fu distratto da quell’utile lavoro dall’apparizione di -un personaggio molto strano. - -Questo personaggio, che era salito nel treno alla stazione di Elko, -era un uomo di alta statura, molto bruno, mustacchi neri, calze -nere, cappello di seta nero, panciotto nero, pantaloni neri, cravatta -bianca, guanti di pelle di cane. Pareva un reverendo. Egli andava da -un’estremità del treno all’altra, e sullo sportello d’ogni vagone, -incollava con delle ostie un avviso scritto a mano. - -Gambalesta si avvicinò e lesse sopra una di quei manifesti che -l’onorevole _elder_ (seniore) William Hitch, missionario mormone, -approfittando della sua presenza sul treno N. 48, farebbe, dalle -undici a mezzogiorno, nel carro N. 117, una conferenza sul Mormonismo -— invitando ad udirla tutti i gentleman vogliosi d’istruirsi circa i -misteri della religione dei “Santi degli ultimi giorni.„ - -“Sicuro, vi andrò,„ disse tra sè Gambalesta, che altro non sapeva del -Mormonismo che i suoi usi poligami, base della società mormona. - -La nuova si sparse rapidamente nel treno, che trasportava un -centinaio di viaggiatori. Di questo numero, trenta al più, allettati -dall’originalità della conferenza, occupavano a undici ore i sedili del -carro N. 117, Gambalesta figurava in prima riga dei fedeli. Nè il suo -padrone, nè Fix avevano creduto doversi incomodare. - -All’ora stabilita, l’elder William Hitch, si alzò, e con voce alquanto -irritata e come se fosse stato contradetto in anticipazione, esclamò: - -“Io vi dico, io, che Joe Smyth è un martire, che suo fratello Hyram -è un martire, e che le persecuzioni del governo dell’Unione contro i -profeti, quanto prima faranno un martire anche di Brigham Young. Chi -oserebbe sostenere il contrario?„ - -Nessuno si peritò a contraddire il missionario, la cui esaltazione -contrastava colla sua fisionomia naturalmente calma. Ma, senza -dubbio, la sua collera si spiegava da questo fatto che il Mormonismo -era attualmente sottomesso a dure prove. Infatti il governo degli -Stati Uniti aveva di recente, e non senza fatica, posto al dovere -quei fanatici indipendenti; si era impadronito dell’Utah, e lo aveva -assoggettato alle leggi dell’Unione, dopo aver incarcerato Brigham -Young, accusato di ribellione e di poligamia. D’allora in poi i -discepoli del profeta raddoppiavano i loro sforzi, e in attesa degli -atti, resistevano con la parola alle pretese del Congresso. - -Come si vede, l’elder William Hitch faceva del proselitismo persino in -ferrovia. - -Ed allora egli raccontò, accalorando la sua narrazione con scoppi di -voce e violenza di gesti, la storia del Mormonismo, dai tempi biblici: -“come, in Israele, un profeta mormone della tribù di Giuseppe pubblicò -gli annali della religione nuova, e si legò a suo figlio Mormon; come -molti secoli più tardi, una traduzione di quel prezioso libro, scritto -in caratteri egiziani, fu fatta da Giuseppe Smith, juniore, colono -dello Stato di Vermont, che si rivelò profeta mistico nel 1825; come, -finalmente, un messaggiero celeste gli apparve in una foresta luminosa -e gli consegnò gli annali del Signore.„ - -In quel momento, alcuni ascoltanti, poco allettati dalla narrazione -retrospettiva del missionario, lasciarono il vagone; ma William Hitch, -continuando, raccontò “come Smith juniore, riunendo suo padre, i suoi -due fratelli e alcuni discepoli, fondò la religione dei Santi degli -ultimi giorni, — religione che, adottata non solo in America, ma in -Inghilterra, in Scandinavia, in Germania, annovera tra’ suoi fedeli -degli artigiani ed anco molte persone che esercitano professioni -liberali; come una colonia fu fondata nell’Ohio; come un tempio venne -innalzato al prezzo di duecentomila dollari e una città edificata a -Kirkland; come Smith diventò un audace banchiere e ricevette da un -semplice espositore di mummie un papiro contenente una narrazione -scritta dalla mano d’Abramo ed altri celebri Egiziani.„ - -Questa narrazione diventando lunghetta, le file dell’uditorio si -diradarono ancora, e il pubblico rimase composto di non più di una -ventina di persone. - -Ma l’elder, senz’affliggersi di questa diserzione, raccontò con molti -particolari “come qualmente Joe Smith fece bancarotta nel 1837; come -qualmente i suoi azionisti rovinati lo intonacarono di pece e lo -rotolarono nelle penne; come qualmente lo si ritrovò, più onorevole ed -onorato che mai, parecchi anni dopo, a Indipendenza, nel Missurì, e -capo di una comunità fiorente, che annoverava nientemeno che tremila -discepoli, e come allora perseguitato dall’odio dei gentili, dovette -fuggire nel Far-West (estremo occidente) americano.„ - -Dieci uditori erano ancora presenti, e tra essi l’onesto Gambalesta -che ascoltava tutt’orecchi. Per tal modo egli venne a sapere come, -dopo lunghe persecuzioni, Smith ricomparve nell’Illinese, e fondò nel -1839, sulle sponde del Mississippì, Nauvoo la-Bella, la cui popolazione -ascese sino a venticinquemila anime; come Smith ne divenne il sindaco, -il giudice supremo e il generale in capo; come nel 1843, egli propose -la sua candidatura alla presidenza degli Stati Uniti, e come infine, -attirato in un agguato, a Cartagine, egli fu gettato in prigione ed -assassinato da una banda di uomini mascherati. - -In questo momento Gambalesta era assolutamente solo nel vagone, e -l’elder guardandolo in faccia, affascinandolo con le sue parole, gli -ricordò che due anni dopo l’assassinio di Smyth, il suo successore, -il profeta inspirato, Brigham Young, abbandonando Nauvoo, andò a -stabilirsi sulle rive del Lago Salato, e che sopra quell’ammirabile -territorio, in mezzo a quella contrada fertile, sulla strada degli -emigranti che attraversavano l’Utah per recarsi in California, la nuova -colonia, mercè i principii poligami del Mormonismo, prese un’estensione -enorme. - -“Ed ecco, soggiunse William Hitch, ecco perchè la gelosia del Congresso -si è sfogata contro di noi! ecco perchè i soldati dell’Unione hanno -calpestato il suolo dell’Utah! ecco perchè il nostro capo, il profeta -Brigham Young, venne incarcerato contro ogni giustizia! Cederemo -noi alla forza? Mai! Scacciati dal Vermont, scacciati dall’Illinese, -scacciati dall’Ohio, scacciati dal Missuri, scacciati dall’Utah, noi -troveremo ancora qualche territorio indipendente nel quale pianteremo -le nostre tende. — E voi, mio fedele, soggiunse l’elder fissando sul -suo unico uditore degli sguardi corrucciati, pianterete voi la vostra -all’ombra della nostra bandiera? - -— No,„ rispose bravamente Gambalesta, che scappò via alla sua volta, -lasciando l’energumeno a predicare nel deserto. - -Ma, durante la conferenza, il treno aveva camminato rapidamente, -e verso mezz’ora dopo mezzodì, toccava il Gran Lago Salato, alla -sua punta nord-ovest. Da lì si poteva abbracciare, sopra un vasto -perimetro, l’aspetto di quel mare interno, che porta esso pure il -nome di Mar Morto, nel quale si gitta un Giordano d’America. Lago -ammirabile, incorniciato da belle roccie selvaggie, a larghe basi -incrostate di sale bianco, stupendo bacino d’acqua che copriva in -passato uno spazio più vasto, ma col tempo, le sue sponde, emergendo a -poco a poco, ridussero la sua superficie, accrescendone la profondità. - -Il Lago Salato, lungo circa settanta miglia e largo trentacinque, -è situato a tre miglia e ottocento piedi al disopra del livello del -mare. Affatto diverso dal Lago Asfaltide, la cui depressione accusa -milleduecento piedi al disotto, la sua salsedine è considerevole, e le -sue acque tengono in dissoluzione il quarto del loro peso di materia -solida. Il loro peso specifico è di 1170, quello dell’acqua distillata -essendo 1000. Perciò i pesci non vi possono vivere. Quelli che vi -sono gettati dal Giordano, dal Weber e da altri _creeks_, vi periscono -presto; ma non è vero che la densità delle acque del Lago Salato sia -tale che un uomo non vi si possa tuffare. - -Intorno al lago la campagna era ammirabilmente coltivata, perchè i -Mormoni se ne intendono nei lavori della terra; _ranchos_ o _corrals_ -(specie di recinti) per gli animali domestici, campi di frumento, -di granoturco, di sorgo, praterie lussureggianti, dovunque siepi di -rosai selvatici, gruppi di acacie e di euforbie, tale sarebbe stato -l’aspetto di quella contrada sei mesi più tardi, ma in quel momento -il suolo scompariva sotto un sottile strato di neve che lo incipriava -leggermente. - -Alle due i viaggiatori scendevano alla stazione di Ogden. Siccome il -treno non doveva ripartire che alle sei, il signor Fogg, mistress Auda -e i loro due compagni avevano il tempo di recarsi alla Città dei Santi -pel piccolo tronco che si stacca dalla stazione di Ogden. - -Due ore bastavano a visitare quella città affatto americana, e come -tale, edificata sul modello di tutte le città dell’Unione, — vaste -scacchiere a lunghe linee fredde, con “la tristezza lugubre degli -angoli retti,„ secondo l’espressione di Vittor Hugo. Il fondatore della -Città dei Santi non poteva sottrarsi a quel bisogno di simmetria che -distingue gli anglossassoni. In quel singolare paese, dove gli uomini -non sono certamente all’altezza delle istituzioni, tutto si fa con la -squadra alla mano, le città, le case e le stoltezze. - -Alle tre, i viaggiatori passeggiavano dunque per le strade della città, -edificata tra la riva del Giordano e le prime ondulazioni dei monti -Wahsatch. Essi vi notarono poco o punto chiese; ma come monumenti, -la casa del profeta, la _Court house_ (palazzo dei Tribunali) e -l’arsenale; indi, case di mattoni azzurrastri con verande e portici, -circondate da giardini, fiancheggiate da acacie, da palmizi e da -carrubbi. Un muro di argilla e di ciottoli, costruito nel 1853, cingeva -la città. Nella via principale, dove si tiene il mercato, si ergevano -alcuni palazzi adorni di bandiere, e fra gli altri, _Lake-Salt-house_ -(palazzo di città). - -Il signor Fogg e i suoi compagni non trovarono la città molto popolata. -Le strade erano quasi deserte, ad eccezione della parte del Tempio, -ove non giunsero se non dopo aver attraversato parecchi quartieri -circondati da palizzate. Le donne erano in buon numero, il che dipende -dalla composizione singolare delle famiglie mormone. Non bisogna -credere però che tutti i Mormoni siano poligami. Non c’è obbligo, ma -sono le cittadine di Utah che aspirano specialmente ad essere sposate, -poichè, secondo la religione del paese, il cielo mormone non ammette al -possedimento delle sue beatitudini i celibi del sesso femminile. Quelle -povere creature non parevano nè agiate nè felici. Talune, le più ricche -senza dubbio, portavano una giacchetta di seta nera aperta alla vita, -sotto un cappuccio od uno scialle molto modesto. Le altre erano vestite -semplicemente di tela. - -Gambalesta, lui, nella sua qualità di giovane di convinzioni, non -guardava senza un certo spavento quelle Mormone incaricate di fare, -in molte, la felicità di un solo Mormone. Nel suo buon senso, egli -compiangeva sopratutto il marito. Gli pareva terribile cosa avere a -guidare tante signore alla volta tramezzo alle vicissitudini della -vita, condurle così in frotta sino al paradiso mormone, con la -prospettiva di ritrovarvele per l’eternità in compagnia del glorioso -Smyth, che doveva formar l’ornamento di quel luogo di delizie. -Decisamente egli non si sentiva la vocazione, e trovava, — forse con un -po’ d’illusione — che le cittadine di Great-Lake-City lanciavano sulla -sua persona degli sguardi un po’ inquietanti. - -Fortunatamente il suo soggiorno nella Città dei Santi non doveva -prolungarsi. Alle quattro meno qualche minuto i viaggiatori si -ritrovavano alla stazione e ripigliavano posto nei loro vagoni. - -Il fischio si fece udire, ma al momento che le ruote motrici della -locomotiva, pattinando sulle rotaie, cominciavano ad imprimere al treno -una certa velocità, si udirono grida di “Fermate! fermate!„ - -Non si ferma un treno in cammino. Il gentleman, che proferiva queste -grida, era evidentemente un Mormone in ritardo. Egli correva a -precipizio. Fortunatamente per lui, la stazione non aveva nè porte -nè barriere. Egli si slanciò dunque sulla via, saltò sulla predella -dell’ultima carrozza, e cadde anelante sopra un sedile del vagone. - -Gambalesta, che aveva seguito con emozione gl’incidenti di quella -ginnastica, sen venne a contemplare il ritardatario, al quale -s’interessò vivamente, quando venne a sapere che quel cittadino -dell’Utah erasi così dato alla fuga per mettere fine ad una scenetta di -famiglia. - -Allorchè il Mormone ebbe ripreso fiato, Gambalesta si arrischiò a -chiedergli garbatamente quante mogli avesse, — al modo in cui aveva -preso il largo, gliene supponeva una ventina almeno. - -“Una, signore! rispose il Mormone alzando le braccia al cielo, una ed -era abbastanza!„ - - - - -CAPITOLO XXVIII. - -Nel quale Gambalesta non riesce a far intendere il linguaggio della -ragione. - - -Il treno, lasciando Great-Salt-Lake e la stazione di Ogden, salì -durante un’ora verso il nord, sino a Veber-River, avendo percorso -novecento miglia all’incirca da S. Francisco. Da quel punto in avanti, -esso ripigliò la direzione dell’est tramezzo ai massi accidentati -dei monti Wahsatch. Precisamente in questa parte del territorio -compresa tra le dette montagne e le Montagne Rocciose propriamente -dette, gl’ingegneri americani si trovarono alle prese con le più -serie difficoltà. Perciò in quel tratto la sovvenzione del governo -dell’Unione ascese a quarantottomila dollari per miglio, mentre non -era che di sedicimila dollari in pianura, ma gli ingegneri, come fu -già detto, non violentarono la natura, giuocarono con lei d’astuzia, -girando le difficoltà, e per arrivare al gran bacino, una sola -galleria, lunga quattordicimila piedi, venne scavata in tutta la -lunghezza del _rail-road_. - -Gli era appunto al Lago Salato che il tracciato aveva raggiunto il -sommo dell’altezza. Da questo punto, il suo profilo descriveva una -curva molto allungata, abbassandosi verso la valle del Bitter-Creek, -per risalire sino al punto di divisione delle acque tra l’Atlantico e -il Pacifico. I rii erano in buon numero in quell’alpestre regione. Fu -mestieri valicare sopra dei ponticelli il Muddy, il Green ed altri. -Gambalesta diveniva più impaziente mano mano che s’avvicinava alla -meta. Anche Fix, alla sua volta, avrebbe voluto essere già uscito -da quella difficile contrada; egli temeva i ritardi, paventava gli -accidenti, ed aveva più fretta dello stesso Phileas Fogg di porre il -piede sulla terra inglese. - -Alle dieci di sera il treno si fermava alla stazione di Fort-Bridger, -che lasciò quasi subito, e venti miglia più lontano, entrava nello -Stato di Wyming — l’antico Dakota, — seguendo tutta la valle di -Bitter-Creek, dove scorre una parte delle acque che formano il sistema -idrografico del Colorado. - -La domane, 7 dicembre, ci fu un quarto d’ora di fermata alla -stazione di Green-River. La neve era caduta durante la notte molto -abbondantemente, ma, mista alla pioggia, mezzo liquefatta, non poteva -impacciare il cammino del treno. Tuttavia quel cattivo tempo non -mancò d’inquietare Gambalesta, poichè l’accumulamento delle nevi, -impastoiando le ruote dei vagoni, avrebbe certamente compromesso il -viaggio. - -— Affè, che idea, diceva tra sè, ebbe mai il mio padrone di viaggiare -durante l’inverno! Non poteva mo’ aspettare la bella stagione per -aumentare le probabilità a suo favore? - -Ma in quella che l’onesto giovane non si preoccupava che dello -stato del cielo e dell’abbassamento della temperatura, mistress Auda -risentiva timori più vivi, che provenivano da un’altra causa. - -Infatti alcuni viaggiatori erano scesi dai loro vagoni, e passeggiavano -sulla spianata della stazione di Green-River, aspettando la partenza -del treno. Ora, attraverso il cristallo, la giovane signora riconobbe -in uno d’essi il colonnello Stamp Proctor, quell’americano che si -era condotto tanto villanamente rispetto a Phileas Fogg dorante il -_meeting_ di San Francisco. Mistress Auda, non volendo esser vista, si -ripiegò indietro. - -Questa circostanza impressionò vivamente la giovane donna. Essa -erasi affezionata all’uomo che le dava ogni giorno, per freddamente -che fosse, delle prove di assoluta devozione. Ella non comprendeva, -senza dubbio, tutta la profondità del sentimento che le ispirava il -suo salvatore, ed a questo sentimento ella non dava fin allora che -il nome di riconoscenza, ma a sua insaputa, c’era più di questo. -Cosicchè il suo cuore ebbe come una stretta quando ella riconobbe il -grossolano personaggio al quale il signor Fogg voleva presto o tardi -domandar ragione della sua condotta. Evidentemente era il puro caso -che aveva tratto in quel treno il colonnello Proctor, ma egli c’era, e -bisognava impedire a qualunque costo che Phileas Fogg scorgesse il suo -avversario. - -Mistress Auda, allorchè il treno si fu riposto in cammino, approfittò -d’un momento che il signor Fogg sonnecchiava, per porre Fix e -Gambalesta al corrente della situazione. - -— Quel Proctor nel treno! esclamò Fix. Ebbene rassicuratevi, signora, -prima d’aver a che fare col signor Fogg, egli avrà da farla con me! -E mi pare che in tutto ciò sono ancor io che ho ricevuto i più gravi -insulti. - -— E poi, aggiunse Gambalesta, m’incarico io di lui, per colonnello -ch’e’ sia. - -— Signor Fix, ripigliò mistress Auda, il signor Fogg non lascierà a -nessuno la cura di vendicarlo. Egli è uomo, l’ha detto, da ritornare -apposta in America per rintracciare quell’insultatore. Se dunque vede -il colonnello Proctor, noi non potremo impedire uno scontro, che può -produrre deplorevoli risultati. Quel che importa è che non lo veda. - -— Avete ragione, signora, rispose Fix, uno scontro potrebbe perder -tutto. Vincitore o vinto, il signor Fogg sarebbe posto in ritardo, -e.... - -— E, soggiunse Gambalesta, ciò là darebbe vinta ai gentleman del -Reform-Club. Fra quattro giorni noi saremo a Nuova York! Ebbene, se -durante quattro giorni il mio padrone non lascia il suo vagone, si può -sperare che il caso non lo metta faccia a faccia con quel maledetto -americano, che Dio confonda! Ora sapremo ben noi impedirlo.... - -La conversazione fu sospesa. Il signor Fogg si era risvegliato, e -guardava la campagna attraverso al cristallo macchiettato di neve. Ma, -più tardi, e senza essere udito dal suo padrone, nè da mistress Auda, -Gambalesta disse all’ispettore di polizia: - -— Vi battereste poi veramente per lui? - -— Farò tutto per ricondurlo vivo in Europa! rispose semplicemente Fix, -con un accento che dinotava una volontà implacabile. - -Gambalesta sentì come un fremito corrergli pel corpo, ma le sue -convinzioni a riguardo del suo padrone non cedettero. - -Ed ora eravi un mezzo qualunque per trattenere il signor Fogg in quello -scompartimento onde prevenire ogni incontro tra il colonnello e lui? -Ciò non poteva essere difficile, chè il gentleman era d’indole poco -irrequieta e poco curiosa. Ad ogni modo, Fix credette aver trovato -cotesto mezzo, poichè, da lì a pochi istanti, egli disse a Phileas -Fogg: - -— Come sono lunghe e lente, o signore, le ore che si passano in -ferrovia! - -— Infatti, rispose il gentleman, ma passano. - -— A bordo dei piroscafi, ripigliò l’ispettore, voi avevate l’abitudine -di fare il vostro _whist_? - -— Sì, rispose Phileas Fogg, ma qui sarebbe difficile. Non ho nè carte -nè compagni. - -— Oh! le carte troveremo certamente da comperarle. Si vende di tutto -nei vagoni americani. Quanto ai compagni, se per caso, signora.... - -— Certamente, signore, rispose vivamente la giovane donna, io conosco -il _whist_. Ciò fa parte dell’educazione inglese. - -— Ed io, ripigliò Fix, ho qualche pretesa a cotesto giuoco. Dunque -potremo giocare in tre col morto.... - -— Come volete, signore, rispose Phileas Fogg, contentissimo di tornare -al suo giuoco favorito, anco in ferrovia. - -Gambalesta fu spedito alla ricerca dello _steward_, e ritornò subito -con due mazzi completi, marche, gettoni e una tavoletta coperta di -panno. Non ci mancava nulla. Il giuoco incominciò. Mistress Auda -conosceva discretamente il whist e ricevette anzi dei complimenti dal -severo _Phileas_ Fogg. Quanto all’ispettore, egli era di primissima -forza, e degno di tener testa al gentleman. - -— Ora, disse tra sè Gambalesta, lo teniamo. Non si moverà più! - -Alle undici del mattino, il treno era giunto al punto di spartizione -delle acque dei due oceani. Era a Passe-Bridger, ad un’altezza di -settemila cinquecentoventiquattro piedi inglesi al disopra del livello -del mare, uno dei punti più alti toccati dal profilo del tracciato in -quel passaggio attraverso le Montagne Rocciose. Ancora duecento miglia -circa, e i viaggiatori si troverebbero finalmente su quelle lunghe -pianure che si estendono fino all’Atlantico, e che la natura rendeva -così propizie alla costruzione di una strada ferrata. - -Sul versante del bacino atlantico si vedevano già i primi rii affluenti -o subaffluenti del North-Platte-River. Tutto l’orizzonte del nord e -dell’est era coperto da un’immensa cortina semicircolare, che forma -la porzione settentrionale dei Rocky-Mountains, dominata dal picco -di Laramia. Tra quest’incurvatura e la linea di ferro si estendevano -vaste pianure, largamente irrigate. Sulla destra del _rail-road_ si -addossavano le prime salite del masso montagnoso che s’arrotonda al sud -sino alle sorgenti del fiume dell’Arkansas, uno dei grandi tributarii -del Missurì. - -Mezz’ora dopo mezzodì, i viaggiatori intravedevano per un istante -il forte Halleck che domina quella contrada. Ancora poche ore, e la -traversata delle Montagne Rocciose sarebbe compiuta. Si poteva dunque -sperare che nessun accidente segnalerebbe il passaggio del treno, -traverso quella difficile regione. La neve aveva cessato di cadere. Il -tempo si metteva al freddo asciutto. I grandi uccelli, spaventati dalla -locomotiva, fuggivano lontano. Nessuna belva, orso nè lupo, si mostrava -sul piano. Era il deserto nella sua immensa nudità. - -Dopo una buona colazione, servita sullo stesso vagone, il signor Fogg -e i suoi compagni si erano rimessi al loro interminabile _whist_, -allorchè violenti fischi colpirono il loro orecchio. Il treno si fermò. - -Gambalesta cacciò la testa dallo sportello, e non vide nulla che -motivasse quella fermata. Nessuna stazione era in vista. - -Mistress Auda e Fix poterono temere per un istante che il signor Fogg -pensasse di scendere sulla strada. Ma il gentleman si contentò di dire -al suo servo: - -— Guardate un po’ che c’è. - -Gambalesta si slanciò fuori del vagone. Una quarantina di viaggiatori -avevano già lasciato il loro vagone, e tra essi, il colonnello Stamp -Proctor. - -Il treno era giunto dinanzi ad un disco girato al rosso che chiudeva -la strada. Il macchinista e il conduttore essendo discesi, discutevano -con qualche vivacità con un cantoniere, che il capostazione di Medicine -Bow, la stazione vicina, aveva mandato incontro al treno. Alcuni -viaggiatori si erano accostati e pigliavano parte alla discussione, -— fra gli altri il suddetto colonnello Proctor, col suo linguaggio -altiero e i suoi gesti imperiosi. - -Gambalesta avendo raggiunto il crocchio, udì il cantoniere che diceva: - -— Non c’è mezzo di passare. Il ponte di Medicine-Bow è guasto, e non -sosterrebbe il peso del treno. - -Il ponte di cui si trattava, era un ponte sospeso, gettato sopra una -cascata, a un miglio dal luogo ove il convoglio si era fermato. Al -dire del cantoniere, essa minacciava rovina, parecchi dei fili erano -spezzati, ed era impossibile arrischiarne il passaggio. Il cantoniere -non esagerava dunque in alcun modo affermando che non si poteva -passare. E del rimanente, con le abitudini audaci degli Americani, si -può dire che quando si mettono essi ad essere prudenti, sarebbe una -vera pazzia il non esserlo. - -Gambalesta, non osando andare a prevenire il suo padrone, ascoltava a -denti stretti, immobile come una statua. - -— Oh che! esclamò il colonnello Proctor, non staremo qui, m’immagino, a -piantar radice nella neve? - -— Colonnello, rispose il conduttore, si è telegrafato alla stazione -di Omaha per chiedere un treno, ma non è probabile che giunga a -Medicine-Bow prima di sei ore. - -— Sei ore! esclamò Gambalesta. - -— Sicuramente, rispose il conduttore. Del resto, questo tempo ci sarà -necessario per portarci a piedi alla stazione. - -— Come! se non è che ad un miglio da noi, disse uno dei viaggiatori. - -— Un miglio, sì, ma dall’altro lato del fiume. - -— E questo fiume non lo si può traghettare in battello? chiese il -colonnello. - -— Impossibile. Il _creek_ è ingrossato dalle pioggie. È una rapida, e -saremo costretti di fare un giro di dieci miglia al nord per trovare un -guado. - -Il colonnello lanciò un bordata di bestemmie, pigliandosela con la -compagnia, pigliandosela col conduttore, e Gambalesta furente, non era -lontano dal fare coro con lui. C’era qui un ostacolo materiale contro -il quale fallirebbero, stavolta, tutte le banconote del suo padrone. - -Inoltre il rammarico era generale tra i viaggiatori, che, senza contare -il ritardo, si vedevano costretti a fare una quindicina di miglia -attraverso la pianura coperta di neve. Da qui un inferno di grida, di -esclamazioni che avrebbero certamente attirato l’attenzione di Phileas -Fogg, se questo gentleman non fosse stato assorto dal gioco. - -Però Gambalesta si trovava nella necessità di prevenirlo, ed a testa -bassa, egli si dirigeva verso il vagone, quando il macchinista del -treno, — un vero _yankee_, chiamato Forster, — alzando la voce disse: - -“Signori, ci sarebbe forse un mezzo di passare. - -— Sul ponte? chiese un viaggiatore. - -— Sul ponte. - -— Col nostro treno! domandò il colonnello. - -— Col nostro treno.„ - -Gambalesta si era fermato, e divorava con gli occhi le parole del -macchinista. - -“Ma il ponte minaccia rovina! ripigliò il conduttore. - -— Non monta, rispose Forster. Io credo che lanciando il treno col suo -_maximum_ di velocità, si avrebbero delle probabilità di passare. - -— Diavolo!„ fece Gambalesta. - -Ma un certo numero di viaggiatori era stato immediatamente sedotto -dalla proposta. La piaceva specialmente al colonnello Proctor. Questo -rompicollo trovava la cosa fattibilissima. Egli ricordò anzi che certi -ingegneri avevano avuto l’idea di passare i fiumi “senza ponte„ con -dei treni rigidi lanciati a tutta celerità, ecc. E, in fine dei nodi, -tutti gli interessati nella questione si schierarono col parere del -macchinista. - -“Abbiamo cinquanta probabilità di passare, diceva uno. - -— Sessanta, diceva l’altro. - -— Ottanta!... novanta su cento!„ - -Gambalesta era sbalordito, quantunque fosse pronto a tentar tutto per -operare il passaggio del Medicine-creek; ma il tentativo gli pareva un -po’ troppo “americano.„ - -“Sì, pensò egli, ma c’è un’altra cosa molto più semplice da fare, e -questa gente non se la sogna neppure!... Signore, diss’egli a uno -dei viaggiatori, il mezzo proposto dal macchinista mi pare un po’ -arrischiato, ma.... - -— Ottanta probabilità! rispose il viaggiatore, voltandogli le spalle. - -— So bene, rispose Gambalesta rivolgendosi ad un altro gentleman, ma -una semplice riflessione.... - -— Che riflessioni! è inutile! rispose l’Americano interpellato -scrollando le spalle, giacchè il macchinista assicura che si passerà! - -— Non c’è dubbio, ripigliò Gambalesta, si passerà, ma sarebbe forse più -prudente.... - -— Che! Che prudente! esclamò il colonnello Proctor, che questa parola, -udita a caso, fece scattare. A grande velocità! La capite? A grande -velocità! - -— So... capisco... ripeteva Gambalesta, cui nessuno lasciava terminare -la sua frase, ma pare sarebbe, se non più prudente, giacchè la parola -vi scotta, almeno più naturale.... - -— Chi? che? cosa? Vada a contarla ad altri col suo naturale!...„ si -gridava da tutte le parti. - -Il poveraccio non sapeva più da chi farsi ascoltare. - -“Avete forse paura? gli domandò il colonnello Proctor. - -— Io paura! esclamò Gambalesta. Ebbene, sia! Farò vedere a questi -signori che un Francese può essere tanto Americano quanto loro! - -— In vettura! in vettura! gridava il conduttore. - -— Sì! in vettura, ripeteva Gambalesta, in vettura! E subito! Ma io -crederò sempre che sarebbe stato più naturale di farci prima passare a -piedi su questo ponte, noi altri viaggiatori, e il treno poi!... - -Ma nessuno udì questa saggia riflessione, e nessuno avrebbe voluto -riconoscerne la giustezza. - -I viaggiatori erano ricollocati nel loro vagone. Gambalesta ripigliò il -suo posto, senza dir nulla di ciò che era accaduto. I giuocatori erano -tutti assorti nel _whist_. - -La locomotiva fischiò vigorosamente. Il macchinista, rovesciando -il vapore, ricondusse il suo treno indietro, per circa un miglio, — -rinculando come un saltatore che vuol prendere lo slancio. - -Indi, ad un secondo fischio, il cammino in avanti ricominciò, poi si -accelerò; in breve la velocità divenne spaventevole; non si sentiva -altro che un solo nitrito uscente dalla locomotiva; gli stantuffi -battevano venti colpi al secondo; le assi delle ruote fumavano nelle -scatole del grasso. Si sentiva, per così dire, che tutt’intero il -treno, camminando con una rapidità di cento miglia all’ora, non pesava -più sulle rotaie. La velocità mangiava la gravitazione. - -E si passò! E fu come un lampo. Non si vide nulla del ponte. Il -convoglio saltò, si può proprio dirlo, da una sponda all’altra, e il -macchinista non riescì a fermare la sua macchina furibonda che a cinque -miglia al di là della stazione. - -Ma appena il treno ebbe varcato il fiume, il ponte, definitivamente -rovinato, s’inabissava con fracasso nelle acque di Medicine-Bow. - - - - -CAPITOLO XXIX. - -Nel quale si narrano cose che capitano unicamente sulle ferrovie -americane. - - -La sera stessa, il treno proseguiva la sua strada senza ostacoli, -oltrepassava il forte Sanders, valicava il passo di Cheyenne e giungeva -al passo di Evans. In questo luogo, il _rail-road_ arrivava al più -alto punto della strada, cioè ottomila novantun piedi sopra il livello -dell’Oceano. I viaggiatori non avevano ora che a discendere sino -all’Atlantico su quelle pianure sconfinate, livellate dalla natura. - -Ivi si trovava sul _grand-trunk_, la diramazione di Denver-city, la -principale città del Colorado. Questo territorio è ricco in miniere -d’oro e d’argento, e più di cinquantamila abitanti vi hanno già fissato -la loro dimora. - -In quel momento, milletrecentottantadue miglia erano state fatte da San -Francisco, in tre giorni e tre notti. Quattro giorni e quattro notti, -secondo ogni previsione, dovevano bastare per arrivare a Nuova York. -Phileas Fogg si manteneva dunque nei termini regolamentari. - -Durante la notte si lasciò sulla sinistra il campo Walbah. Il -Lodge-pole-creek scorreva parallelamente alla strada, seguendo la -frontiera rettilinea comune agli Stati del Wyoming e del Colorado. Alle -undici, si entrava nel Nebraska, si passava presso al Sedgwick, e si -toccava Julesburgh, situato sul braccio sud del fiume Platte. - -Fu a questo punto che si fece l’inaugurazione -dell’_Union-Pacific-road_, il 23 ottobre 1867, e di cui ingegnere -in capo fu il generale J. M. Dodge. Qui si fermarono le due potenti -locomotive, rimorchianti i nove vagoni degl’invitati, nel numero dei -quali figurava il vice presidente, Thomas C. Durant; qui rintronarono -le acclamazioni; qui i Siù e i Pawnies diedero lo spettacolo di una -piccola guerra indiana; qui i fuochi d’artificio scoppiettarono; -qui infine si pubblicò, col mezzo di una stamperia portatile, il -primo numero del giornale _Railway-Pioneer_. Così venne celebrata -l’inaugurazione di questa grande ferrovia, strumento di progresso e di -civiltà, gettata attraverso al deserto e destinata a collegare fra loro -città e città che non esistevano ancora. Il fischio della locomotiva, -più potente della lira di Anfione, le avrebbe presto fatte sorgere dal -suolo americano. - -Alle otto del mattino il forte Mac-Person era lasciato indietro. -Trecentocinquantasette miglia separano questo punto da Omaha. La strada -ferrata seguiva, sulla sponda sinistra, le capricciose sinuosità del -braccio sud di Platte-river. Alle nove si giungeva all’importante -città di North-Platte, edificata tra questi due bracci del gran corso -d’acqua, che si ricongiungono intorno ad essa per non più formare che -una sola arteria, — affluente considerevole le cui acque si confondono -con quelle del Missurì, un po’ al disopra di Omaha. - -Il centesimoprimo meridiano era sorpassato. - -Il signor Fogg e i suoi compagni avevano ripreso il loro gioco. Nessun -di loro si lamentava della lunghezza della strada, — neanco il morto. -Fix aveva incominciato col guadagnare alcune ghinee, che era avviato -a riperdere, ma si mostrava non meno appassionato del signor Fogg. -Durante quella mattina, la fortuna arrise singolarmente al nostro -gentleman. I trionfi e gli onori piovevano nelle sue mani. A un certo -momento, dopo aver combinato un colpo audace, egli si preparava a -giuocar picche, quando, dietro al sedile si udì una voce che diceva: - -“Io giuocherei quadri....„ - -Il signor Fogg, mistress Auda, Fix, alzarono la testa. Il colonnello -Proctor era vicino a loro. - -Stamp Proctor e Phileas Fogg si riconobbero a prima vista. - -“Ah! siete voi, signor Inglese, esclamò il colonnello, siete voi che -volete giocar picche! - -— E che le gioco, rispose freddamente Phileas Fogg, gettando un dieci -di questo colore. - -— Ebbene a me piace che sia quadri,„ replicò il colonnello con voce -irritata. - -E fece un gesto per afferrare la carta giuocata, soggiungendo: - -“Voi non ci capite nulla a questo gioco. - -— Forse sarò più abile di un altro, disse Phileas Fogg alzandosi. - -— Dipende soltanto da voi di provarvici, figlio di John Bull!„ replicò -il rozzo personaggio. - -Mistress Auda era diventata pallida. Tutto il sangue le affluiva al -cuore. Ella aveva afferrato il braccio di Phileas Fogg, che la respinse -dolcemente. Gambalesta era pronto a scagliarsi contro l’Americano, che -guardava il suo avversario con aria più che mai insultante. Ma Fix si -era alzato e, affrontando il colonnello Proctor, gli disse: - -“Voi dimenticate che sono io con cui avete a che fare, signore, io che -avete non solo ingiurato, ma percosso! - -— Signor Fix, disse il signor Fogg, vi chiedo perdono, ma la faccenda -riguarda me solo. Pretendendo che avevo torto di giocar picche, il -colonnello mi ha fatto una nuova ingiuria, e me ne renderà ragione. - -— Quando vorrete e dove vorrete, rispose l’Americano, ed all’arma che -vi piacerà!„ - -Mistress Auda tentò invano di contenere il signor Fogg. L’ispettore -tentò inutilmente di riappiccare il diverbio per conto suo. Gambalesta -voleva gettare il colonnello dallo sportello, ma un cenno del suo -padrone lo fermò. Phileas Fogg lasciò il vagone, e l’Americano lo seguì -sul passatoio. - -“Signore, disse il signor Fogg al suo avversario, ho molta fretta -di tornare in Europa, e un ritardo qualunque pregiudicherebbe i miei -interessi. - -— E che importa a me? rispose il colonnello Proctor. - -— Signore, ripigliò con molta garbatezza il signor Fogg, dopo il nostro -incontro a San Francisco, io avevo formato il progetto di venirvi -a trovare in America, non appena avessi sbrigato gli affari che mi -chiamano sul continente antico. - -— Davvero? - -— Volete darmi convegno fra sei mesi? - -— Perchè non fra sei anni? - -— Io dico sei mesi, rispose garbatamente il signor Fogg, e sarò esatto -al convegno. - -— Scappatoie, signor mio! esclamò Stamp Proctor. Subito o non più. - -— Sia, rispose il signor Fogg. Andate a Nuova York? - -— No. - -— A Chicago? - -— No. - -— A Omaha? - -— Poco v’importa! Conoscete Plum-Creek? - -— No, rispose il signor Fogg. - -— È la stazione prossima. Il treno vi sarà fra un’ora. Vi si arresterà -dieci minuti. In dieci minuti si possono scambiare alcuni colpi di -revolver. - -— Sia, rispose il signor Fogg. Mi fermerò a Plum-Creek. - -— Io credo anzi che vi rimarrete! aggiunse l’Americano con insolenza -senza pari. - -— Chi sa, signore!„ rispose Fogg, e rientrò nel suo vagone freddo come -il solito. - -Qui, il gentleman incominciò col rassicurare mistress Auda, dicendo -che i fanfaroni non sono mai da temere. Indi pregò Fix di fargli da -testimonio nello scontro che stava per aver luogo. Fix non poteva -rifiutare, e Phileas Fogg ripigliò tranquillamente il suo giuoco -interrotto, giocando picche con calma perfetta. - -Alle undici, il fischio della locomotiva annunciò l’appressarsi della -stazione di Plum-Creek. Il signor Fogg si alzò, e, seguito da Fix, si -recò sul passatoio. Gambalesta lo accompagnava, portando un paio di -revolver. Mistress Auda era rimasta nel vagone, pallida come una morta. - -In quella, la porta dell’altro vagone si aprì, e il colonnello Proctor -apparve parimente sul passatoio seguito dal suo testimone, un Yankee -della sua tempra. Ma al momento che i due avversari stavano per -scendere sulla strada, il conduttore accorse e gridò: - -“Non si scende, signori. - -— E perchè? domandò il colonnello. - -— Abbiamo venti minuti di ritardo, e il treno non si ferma. - -— Ma io devo battermi col signore. - -— Me ne incresce, rispose l’impiegato; ma si parte immediatamente. Ecco -la campana che suona!„ - -La campana suonava difatti, e il treno si pose subito in cammino. - -“Sono veramente desolato, signori, disse allora il conduttore. In -qualunque altra circostanza vi avrei servito volentieri. — Ma, alla fin -fine, giacchè non avete avuto tempo di battervi qui, chi v’impedisce di -battervi strada facendo? - -— Ciò non garberà forse al signore! disse il colonnello con aria -beffarda. - -— Mi garba invece perfettamente, rispose Phileas Fogg. - -— Via, pensò Gambalesta, decisamente siamo in America! e il conduttore -del treno è un gentleman del fior fiore!„ - -E in così dire egli seguì il suo padrone. - -I due avversarii e i loro testimoni, preceduti dal conduttore, si -recarono, passando da un vagone all’altro, alla coda del treno. -L’ultimo vagone non era occupato che da una decina di viaggiatori. -Il conduttore chiese loro se volevano compiacersi, per pochi istanti, -di lasciar libero il passo ai due gentleman che avevano una questione -d’onore da sbrigare. - -Figurarsi! I viaggiatori erano troppo felici di poter essere gentili -verso i due gentlemen, e si ritirarono sui passatoi. - -Quel vagone, lungo una cinquantina di piedi, pareva fatto apposta per -la circostanza. I due avversari potevano camminare un contro l’altro -tra i sedili ed archibugiarsi a gusto loro. Non vi fu mai duello più -facile da regolare. Il signor Fogg ed il colonnello Proctor, muniti -ciascuno di due revolver a sei colpi, entrarono nel vagone. I due -testimonii, rimasti al di fuori, ve li rinchiusero. Al primo fischio -della locomotiva, essi dovevano cominciare il fuoco.... Indi, dopo un -lasso di dieci minuti, si ritirerebbe dal vagone ciò che resterebbe dei -due gentlemen. - -Nulla di più semplice, in verità. Era anzi così semplice, che Fix e -Gambalesta sentivano il loro cuore palpitare in modo da spezzarsi. - -Si aspettava dunque il fischio convenuto, quando a un tratto si udirono -grida selvagge; delle detonazioni le accompagnarono, ma non uscivano -dal vagone riservato ai duellanti. Quelle detonazioni si prolungavano, -per contrario, sino alla testa o su tutta la linea del treno. Grida di -spavento si facevano udire dall’interno del convoglio. - -Il colonnello Proctor ed il signor Fogg, coi revolver in pugno, -uscirono tosto dal vagone e si precipitarono verso la testa del -convoglio, ove rintronavano fragorosamente le detonazioni e i gridi. - -Essi avevano compreso che il treno era assalito da una banda di Siù. - -Questi arditi Indiani non facevano così le loro prime armi, chè già più -d’una volta essi avevano fermato i convogli. Secondo le loro abitudini, -senz’aspettare la fermata del treno, slanciandosi sui marciapiedi in -numero di un centinaio, essi avevano dato la scalata ai vagoni, come fa -un _clown_ con un cavallo al galoppo. - -Quei Siù erano muniti di fucili. Da qui le detonazioni, alle quali i -viaggiatori, quasi tutti armati, rispondevano con colpi di revolver. -A tutta prima, gli Indiani si erano precipitati sulla macchina. Il -macchinista e il fuochista erano stati mezzo accoppati a colpi di -mazza. Un capo Siù, volendo fermare il treno, ma non sapendo manovrare -il manubrio del regolatore, aveva aperto largamente l’introduzione del -vapore invece di chiuderla, e la locomotiva, mossa a furia, correva con -una celerità spaventevole. - -In pari tempo, i Siù avevan invaso i vagoni, correvano come tante -scimmie furibonde sulle imperiali, scassinavano gli sportelli, e -lottavano corpo a corpo coi viaggiatori. Dal convoglio-bagagli, forzato -e saccheggiato, si precipitavano tutti i colli sulla strada. Gridi e -spari proseguivano senza tregua. - -Intanto i viaggiatori si difendevano animosamente. Alcuni vagoni, -asserragliati, sostenevano un assedio come veri forti ambulanti -trasportati con una rapidità di cento miglia all’ora. - -Fin dal principio dell’attacco mistress Auda si era comportata -coraggiosamente. Col revolver alla mano, ella si era difesa con -eroismo, sparando tramezzo ai cristalli infranti, allorchè qualche -selvaggio le si presentava. Una ventina di Siù, colpiti a morte, erano -caduti sulla strada, e le ruote dei vagoni schiacciavano come vermi -quelli fra loro che sdrucciolavano sulle rotaie dall’alto dei passatoi. -Parecchi viaggiatori, gravemente colpiti dalle palle o dalle mazze, -giacevano sui sedili. - -Eppure si doveva finirla. Quella lotta durava già da dieci minuti, -e non poteva terminare che con vantaggio dei Siù, se il treno non si -fermava. Infatti la stazione del forte Kearney non era distante neanco -due miglia. Ivi trovavasi un posto americano, ma oltrepassato quel -posto, tra il forte Kearney e la stazione seguente, i Siù sarebbero i -padroni del treno. - -Il conduttore si batteva ai fianchi del signor Fogg, ma una palla lo -atterrò. Cadendo, quell’uomo esclamò: - -“Siamo perduti, se il treno non si ferma fra cinque minuti! - -— Si fermerà! disse Phileas Fogg, che volle slanciarsi fuori del treno. - -— Rimanete, signore, gli gridò Gambalesta. È affar mio!„ - -Il signor Fogg non ebbe il tempo di fermare quel coraggioso giovane, -che aprendo uno sportello senza esser visto dagl’Indiani, riescì -a cacciarsi sotto al vagone. Ed allora, frattanto che la lotta -continuava, mentre le palle s’incrociavano sulla sua testa, ritrovando -la sua agilità e la sua flessibilità di _clown_, avanzando sotto i -vagoni, aggrappandosi alle assi, aiutandosi con la leva dei freni e con -le stanghe delle impannate, inerpicandosi da una carrozza all’altra con -una destrezza maravigliosa, egli giunse così alla testa del treno. Non -era stato visto, non aveva potuto esserlo. - -Là, sospeso con una mano tra il vagone dei bagagli e il _tender_, con -l’altra staccò le catene di sicurezza; ma a causa dell’attrazione -operata egli non sarebbe mai riescito a svitare la sbarra di -congiunzione se una scossa che la macchina subì non l’avesse fatta -spezzare, ed allora il treno, staccato, rimase poco a poco indietro, -mentre la locomotiva se ne scappava con nuova velocità. - -Trascinato dalla forza acquisita, il treno camminò ancora per alcuni -minuti, ma i freni furono manovrati nell’interno dei vagoni, e il -convoglio si fermò finalmente a meno di cento passi dalla stazione di -Kearney. - -Qui, i soldati del forte, attirati dagli spari, accorsero in fretta. I -Siù non li avevano aspettati: prima della fermata completa del treno, -tutta la masnada aveva preso il largo. - -Ma quando i viaggiatori si contarono sulla piazza della stazione, -s’avvidero che parecchi mancavano all’appello, e tra gli altri il -coraggioso Francese la cui devozione aveali poc’anzi salvati. - - - - -CAPITOLO XXX. - -Nel quale Phileas Fogg fa semplicemente il suo dovere. - - -Tre viaggiatori, compreso Gambalesta, erano scomparsi. Erano stati -uccisi nella lotta, od erano prigionieri dei Siù? Non si poteva saperlo -ancora. - -I feriti erano in numero considerevole, ma nessuno era colpito -mortalmente. Uno dei più gravemente colpiti era il colonnello Proctor, -che si era valorosamente battuto, e che una palla all’inguinaia aveva -atterrato. Fu trasportato alla stazione con altri viaggiatori, il cui -stato richiedeva cure immediate. - -Mistress Auda era salva. Phileas Fogg, che non s’era certo risparmiato, -non aveva neppure una graffiatura. Fix era ferito al braccio, d’una -ferita senza importanza. Ma Gambalesta mancava, e calde lacrime -scorrevano dagli occhi della giovane signora. - -Intanto tutti i viaggiatori avevano lasciato il treno. Le ruote dei -vagoni erano macchiate di sangue. Dai mozzi e dai raggi pendevano -informi brandelli di carne. Si vedevano sulla bianca pianura, fin -dove l’occhio poteva giungere, delle lunghe strisce rosse. Gli ultimi -Indiani sparivano allora nel sud, dalla parte di Republican-River. - -Il signor Fogg, con le braccia incrociate, rimaneva immobile. Egli -aveva una grave decisione da prendere. Mistress Auda, vicino a lui, lo -guardava senza pronunciare una parola.... Egli comprese quello sguardo. -Se il suo servo fosse prigioniero, non doveva egli arrischiar tutto per -istrapparlo agl’Indiani? - -“Io lo ritroverò morto o vivo, diss’egli semplicemente a mistress Auda. - -— Ah! signor.... signor Fogg! esclamò la giovane donna, afferrando le -mani del suo compagno ch’ella coprì di lacrime. - -— E vivo! aggiunse il signor Fogg, se non indugiamo un minuto!„ - -Con questa risoluzione, Phileas Fogg si sacrificava tutto intero. Egli -pronunziava la sua rovina. Un sol giorno di ritardo gli faceva mancare -il piroscafo a Nuova-York, e la scommessa era irrevocabilmente perduta. -Ma davanti a questo pensiero: “È il mio dovere!„ egli non esitava. - -Il capitano comandante il forte Kearney era presente. I suoi soldati — -circa un centinaio d’uomini — si erano posti sulla difensiva pel caso -che i Siù movessero un attacco diretto contro la stazione. - -“Signore, disse il signor Fogg al capitano, tre viaggiatori sono -scomparsi. - -— Morti? domandò il capitano. - -— Morti o prigionieri, rispose Phileas Fogg. Ecco un’incertezza che -urge di far cessare. È vostra intenzione d’inseguire i Siù.? - -— Faccenda seria, signore, disse il capitano. Gli Indiani possono -fuggire fino al di là dell’Arkansas! Io non posso abbandonare il posto -che mi è affidato. - -— Signore, ripigliò Phileas Fogg, si tratta della vita di tre uomini. - -— Senza dubbio.... ma posso io arrischiare la vita di cinquanta per -salvarne tre? - -— Io non so se lo potete, signore, ma lo dovete. - -— Signore, rispose il capitano, nessuno qui m’insegna qual sia il mio -dovere. - -— Sia, disse freddamente Phileas Fogg. Andrò solo. - -— Voi, signore! esclamò Fix che erasi avvicinato, andar solo ad -inseguir gl’Indiani! - -— Volete dunque che lasci morire quel disgraziato, a cui quanti vivono -qui devono tutti la vita? Io andrò. - -— Ebbene no, non andrete solo! esclamò il capitano, commosso suo -malgrado. No! Voi siete un intrepido cuore. Trenta uomini di buona -volontà! aggiuns’egli, voltandosi verso i suoi soldati. - -Tutta la compagnia si avanzò in massa. Il capitano non ebbe che a -scegliere fra quella brava gente. Trenta soldati vennero designati, e -un vecchio sergente si pose alla loro testa. - -— Grazie, capitano! disse il signor Fogg. - -— Mi permetterete di accompagnarvi? domandò Fix al gentleman. - -— Farete come vi piacerà, signore, gli rispose Phileas Fogg. Ma se -volete rendermi un servigio, rimarrete presso mistress Auda. Nel caso -m’incogliesse disgrazia.... - -Un pallore subitaneo coprì il volto dell’agente di polizia. Separarsi -dall’uomo che aveva seguito passo a passo e con tanta persistenza! -Lasciarlo avventurare in quel deserto! Fix guardò attentamente -il gentleman, e quantunque pertinacemente combattuto dalle sue -prevenzioni, egli abbassò gli occhi dinanzi a quello sguardo calmo e -franco. - -— Rimarrò, diss’egli. - -Da lì a pochi istanti, il signor Fogg aveva stretto la mano della -giovine donna; indi, dopo averle consegnato il suo prezioso sacco da -viaggio, partiva col sergente e la sua piccola brigata. - -Ma prima di partire, aveva detto ai soldati: - -— Amici, vi sono mille sterline per voi, se salviamo i prigionieri! - -Era allora mezzodì e qualche minuto. - -Mistress Auda si era ritirata in una camera della stazione, e là, sola, -ella aspettava, pensando a Phileas Fogg, a quella generosità semplice e -grande, a quel tranquillo coraggio. Il signor Fogg aveva sacrificato la -sua sostanza, ed ora giocava la vita, tutto ciò senza esitazione, per -dovere, senza frasi. Phileas Fogg era un eroe agli occhi di lei. - -L’ispettore Fix non la pensava così, e non poteva contenere la sua -agitazione. Passeggiava con passo febbrile sulla piazza della stazione. -Soggiogato per un momento, egli ridiventava quel di prima. Partito -Fogg, comprendeva la stoltezza che aveva fatto di lasciarlo partire. -Che! quell’uomo che aveva fin allora seguito intorno al mondo, egli -aveva consentito a separarsene! La sua indole ripigliava il disopra, -egli s’incriminava, s’accusava, faceva tutta la parte del direttore -della polizia metropolitana, quando strapazza un agente colto in -flagrante delitto d’ingenuità. - -— Sono stato uno stolido! pensava egli. L’altro gli avrà detto chi ero! -È partito, non ritornerà! Dove ripescarlo adesso? Ma come mai ho potuto -lasciarmi affascinare a questo modo, io, Fix, io che ho in tasca il suo -ordine d’arresto! Decisamente non sono che una bestia! - -Così ragionava l’ispettore di polizia, mentre le ore trascorrevano -lente per lui. Egli non sapeva che fare. A volte, gli veniva voglia di -dir tutto a mistress Auda. Ma comprendeva come sarebbe stato ricevuto -dalla giovine donna. Qual decisione pigliare? Egli era tentato di porsi -a scorrazzare le lunghe pianure bianche, alla caccia di quel Fogg! -Non gli pareva impossibile di rintracciarlo. I passi del distaccamento -erano ancora impressi sulla neve!... Ma da lì a poco, sotto un nuovo -strato, ogni impronta fu scancellata. - -Allora lo scoraggiamento invase Fix. Egli risentì come un’infrenabile -voglia di abbandonare la partita. Ora, precisamente, l’occasione di -lasciare la stazione di Kearney e di proseguire quel viaggio sì fecondo -di fiaschi, gli venne offerta. - -Infatti, verso le due dopo mezzodì, mentre la neve cadeva a larghi -fiocchi, si udirono lunghi fischi che venivano da est. Un’enorme -ombra preceduta da una luce rossastra si avanzava lentamente, -considerevolmente ingrandita dalle nebbie che le davano un aspetto -fantastico. - -Eppure non si aspettava nessun treno che dovesse arrivare dall’est. I -soccorsi, richiesti per telegrafo, non potevano giungere così presto, e -il treno da Omaha a San Francisco non doveva passare che la domane. - -Presto si ebbe a capire la cosa. - -La locomotiva, che camminava a piccolo vapore gettando grandi -fischi, era quella che dopo essere stata disgiunta dal treno, aveva -continuato la sua strada con spaventevolissima celerità, portando -seco il fuochista e il macchinista svenuti. Essa aveva corso sulle -rotaie per parecchie miglia; indi il fuoco era scemato per mancanza di -combustibile; il vapore si era allentato, e un’ora dopo la macchina si -fermava finalmente a dieci miglia al di là della stazione di Kearney. - -Nè il macchinista nè il fuochista erano morti, e, dopo uno svenimento -alquanto prolungato, essi avevano ripreso i sensi. - -La macchina era allora fermata. Quando si vide nel deserto, con la -sola locomotiva, non avente più vagoni al suo seguito, il macchinista -comprese quel che era accaduto. In che modo la macchina fosse stata -disgiunta dal treno, egli non potè indovinare, ma era fuor di dubbio -per lui che il treno, rimasto indietro, si trovasse in pericolo. - -Il macchinista non esitò su ciò che doveva fare. Continuare la strada -nella direzione di Omaha era prudente; ritornare verso il treno che -gli Indiani saccheggiavano forse ancora, era pericoloso.... Non monta! -Palate di carbone e di legna furono affastellate nel fornello della -caldaia, il fuoco si rianimò, la pressione salì di bel nuovo, e verso -le due dopo mezzodì la macchina ritornava indietro verso la stazione di -Kearney. Era dessa che fischiava nella nebbia. - -Fu una grande soddisfazione pei viaggiatori, quando videro la -locomotiva porsi in testa al treno. Essi potevano dunque continuare -quel viaggio tanto disgraziatamente interrotto. - -All’arrivo della macchina, mistress Auda aveva lasciata la stazione, e -rivolgendosi al conduttore: - -— Ripartite subito? gli chiese ella. - -— All’istante, signora. - -— Ma quei prigionieri... i nostri disgraziati compagni... non potete -proprio aspettare? - -— Io non posso interrompere il servizio, rispose il conduttore. Abbiamo -già tre ore di ritardo. - -— E quando passerà l’altro treno proveniente da San Francisco? - -— Domani sera, signora. - -— Domani sera! ma sarà troppo tardi. Bisogna aspettare. - -— È impossibile, rispose il conduttore. Se volete partire, salite in -vagone. - -— Non partirò, rispose la giovane donna. - -Fix aveva udito quel dialogo. Pochi minuti prima, quando ogni mezzo di -locomozione gli faceva difetto, egli era deciso a lasciare Kearney, -ed ora che il treno era là, pronto a slanciarsi, che egli non doveva -far altro che rioccupare il suo posto nel vagone, una irresistibile -forza lo incatenava al suolo. Quello scalo della stazione gli scottava -i piedi, eppure non poteva staccarsene! La lotta ricominciava in lui. -La collera dell’insuccesso lo soffocava. Egli voleva lottare sino -all’estremo. - -Frattanto, i viaggiatori ed alcuni feriti, — fra gli altri il -colonnello Proctor, il cui stato era grave, — avevano preso posto nei -vagoni. Si udiva il ronzìo della caldaia soprariscaldata, e il vapore -si sprigionava dalle valvole. Il macchinista fischiò, il treno si pose -in cammino, e disparve in brev’ora, frammischiando il suo fumo bianco -al turbinìo della neve. - -L’ispettore Fix era rimasto. - -Alcune ore trascorsero. Il tempo era pessimo, il freddo vivissimo. -Fix, seduto sopra una panca, nella stazione, rimaneva immobile. Pareva -che dormisse. Mistress Auda, ad onta della raffica, lasciava ad ogni -poco la camera che era stata posta a sua disposizione. Ella andava -all’estremità dello scalo, cercando vedere attraverso la tempesta di -neve, volendo squarciare quella nebbia che le restringeva intorno -l’orizzonte, tendendo l’orecchio al menomo rumore. Ma nulla. Ella -rientrava allora, tutta irrigidita, per ritornare da lì a pochi -momenti, e sempre inutilmente. - -Venne la sera. Il piccolo distaccamento non era di ritorno. Dove -trovavasi in quel momento? Aveva esso potuto raggiungere gli Indiani? -C’era stata lotta, o quei soldati, smarriti nella nebbia, erravano a -casaccio? Il capitano del forte Kearney era molto inquieto, quantunque -non volesse far trasparir nulla della sua inquietudine. - -E venne la notte, e la neve cadde meno abbondantemente, ma l’intensità -del freddo si accrebbe. Lo sguardo più intrepido non avrebbe -considerato senza spavento quella buia immensità. Un assoluto silenzio -regnava sulla pianura. Nè il volo di un uccello, nè il passaggio di una -belva, ne turbava la calma infinita. - -Durante tutta quella notte mistress Auda, con la mente piena di -presentimenti sinistri, il cuore colmo d’angosce, errò sul limitare -della prateria. La sua immaginazione la traeva lontano, e le mostrava -mille pericoli. Ciò ch’ella sofferse durante quelle lunghe ore non si -può esprimere. - -Fix era sempre immobile allo stesso posto, ma neppur lui dormiva. Ad -un certo momento un uomo erasi avvicinato e gli aveva parlato anzi; ma -l’agente lo aveva rimandato, dopo di aver risposto alle sue parole con -un segno negativo. - -La notte trascorse così. All’alba, il disco mezzo spento del sole si -alzò sopra un orizzonte nebbioso; però lo sguardo poteva estendersi -ad una distanza di due miglia. Era verso sud che Phileas Fogg e il -distaccamento si erano diretti.... Il sud era assolutamente deserto. -Suonavano allora le sette del mattino. - -Il capitano, sommamente impensierito, non sapeva qual partito -pigliare. Doveva egli mandare un secondo distaccamento in soccorso -del primo? Doveva sacrificare altri uomini con sì poche probabilità -di salvare quelli che forse a quell’ora erano già sacrificati? Ma -la sua esitazione non durò a lungo; chiamando con un gesto uno dei -suoi luogotenenti, gli dava l’ordine di spingere una ricognizione nel -sud, — allorchè si udirono alcuni spari. Era un segnale? I soldati si -precipitarono fuori del forte, e ad un mezzo miglio scorsero un piccolo -drappello che ritornava in buon ordine. - -Il signor Fogg camminava in testa, e vicino a lui Gambalesta e i due -altri viaggiatori, strappati dalle mani dei Siù. - -C’era stato combattimento a dieci miglia al sud di Kearney. Pochi -momenti prima dell’arrivo del distaccamento, Gambalesta e i suoi due -compagni lottavano già contro i loro guardiani, e il Francese ne aveva -accoppati due a furia di pugni, allorchè il suo padrone e i soldati si -precipitarono al loro soccorso. - -Tutti, i salvatori e i salvati, furono accolti con grida di gioia, e -Phileas Fogg distribuì ai soldati il premio che aveva loro promesso, -mentre Gambalesta andava ripetendo a sè stesso, non senza qualche -ragione: - -— Bisogna confessare che io costo caro al mio padrone! - -Fix, senza pronunciare mezza parola, guardava il signor Fogg, e sarebbe -stato difficile l’analizzare le impressioni che lottavano allora in -lui. Quanto a mistress Auda, ella aveva preso la mano del gentleman, e -la stringeva nelle sue, senza poter pronunciare una parola! - -Intanto Gambalesta, appena giunto, aveva cercato il treno nella -stazione. Egli credeva trovarlo lì, pronto a partire, e sperava che si -potrebbe ancora riguadagnare il tempo perduto. - -— Il treno, il treno! esclamò egli. - -— Partito, rispose Fix. - -— E il treno successivo, quando passerà? domandò Phileas Fogg. - -— Non prima di stasera. - -— Ah! rispose semplicemente l’impassibile gentleman. - - - - -CAPITOLO XXXI. - -Nel quale l’ispettore Fix piglia molto sul serio gl’interessi di -Phileas Fogg. - - -Phileas Fogg si trovava in ritardo di venti ore. Gambalesta, causa -involontaria di tale ritardo, era disperato. Egli aveva decisamente -rovinato il suo padrone! - -In quel momento l’ispettore si avvicinò al signor Fogg, e, guardandolo -bene in faccia: - -“Proprio sul serio, signore, gli domandò, avete fretta? - -— Proprio sul serio, rispose Phileas Fogg. - -— Insisto, ripigliò Fix. Avete proprio interesse ad essere a Nuova -York l’11, prima delle 9 di sera, ora della partenza del piroscafo di -Liverpool? - -— Sì, un interesse massimo. - -— E se il vostro viaggio non fosse stato interrotto da questo attacco -di Indiani, sareste voi giunto a Nuova York l’11 al mattino? - -— Sì, con dodici ore di anticipazione sul piroscafo. - -— Bene, voi avete dunque venti ore di ritardo. Fra venti e dodici la -differenza è di otto. Sono otto ore da riguadagnare. Volete tentare di -farlo? - -— A piedi? domandò il signor Fogg. - -— No, in slitta, rispose Fix, in slitta a vela. Un tale mi ha proposto -questo mezzo di trasporto.„ - -Era l’uomo che aveva parlato all’ispettore di polizia durante la notte, -e di cui Fix aveva rifiutato l’offerta. - -Phileas Fogg non rispose a Fix, ma, avendogli Fix mostrato l’uomo in -discorso che passeggiava dinanzi alla stazione, il gentleman mosse -verso di lui. Da lì ad un istante, Phileas Fogg e quell’Americano, -chiamato Mudge, entravano in una capanna costruita ai piedi del forte -Kearney. - -Ivi il signor Fogg esaminò un certo singolare veicolo, specie -d’impannata, fissata sopra due lunghe travi, un po’ rialzate sul -dinanzi come le suole di una slitta, e sulla quale cinque o sei -persone potevano pigliar posto. Al terzo dell’impannata, a prora, si -rizzava un albero altissimo, sul quale s’infioriva un’immensa randa. -Questo albero, solidamente sostenuto da sartie metalliche, tendeva -uno straglio di ferro che serviva da ghindare un fiocco di grande -dimensione. A poppa, una specie di timone permetteva di dirigere il -congegno. - -Era, come si vede, una slitta attrezzata a _sloop_. Durante l’inverno, -sulla pianura gelata, quando i treni sono fermati dalle nevi, questi -veicoli fanno dei tragitti sommamente rapidi da una stazione all’altra. -Essi sono per altro prodigiosamente invelati, — ancor più di quanto può -esserlo un cutter di corsa esposto a capovolgersi, — e, vento a poppa, -sdrucciolano alla superficie delle praterie, con una rapidità uguale, -se non superiore, a quella dei treni diretti. - -In pochi minuti un contratto fu stipulato tra il signor Fogg e il -padrone di quell’imbarcazione di terra. Il vento era buono e soffiava -dall’ovest in gagliarda brezza. La neve si era indurita, e Mudge si -vantava di condurre il signor Fogg in poche ore alla stazione d’Omaha. -Colà sono frequenti i treni e numerose le vie che conducono a Chicago -e a Nuova York. Non era impossibile che il ritardo fosse riguadagnato. -Non c’era dunque da esitare. Bisognava tentare l’avventura. - -Il signor Fogg, non volendo esporre mistress Auda alle torture di un -tragitto all’aria aperta, con quel freddo reso ancor più insopportabile -dalla celerità, le propose di rimanere sotto la custodia di Gambalesta -alla stazione di Kearney. L’onesto giovane sarebbe incaricato di -ricondurla in Europa per una strada migliore ed in condizioni più -accettabili. - -Mistress Auda rifiatò di separarsi dal signor Fogg, e Gambalesta si -sentì felicissimo di questa determinazione. Infatti, per nulla al -mondo egli avrebbe voluto lasciare il suo padrone, dacchè Fix doveva -accompagnarlo. - -Se poi si volesse sapere ciò che pensasse allora l’ispettore di -polizia, sarebbe difficile il dirlo. La sua convinzione era alla -scossa dal ritorno di Phileas Fogg, e lo riputava egli un mariuolo di -primissima forza, che, compiuto il giro del mondo, doveva credere che -sarebbe affatto sicuro in Inghilterra? Forse l’opinione di Fix rispetto -a Phileas Fogg era infatti modificata; ma egli era sempre deciso a fare -il suo dovere, e il più impaziente di tutti a sollecitare il ritorno in -Inghilterra. - -Alle otto, la slitta era pronta a partire. I viaggiatori, — si -potrebbe dire i passeggieri, — vi pigliavano posto e si avviluppavano -strettamente nelle loro coperte da viaggio. Le due immense vele erano -alzate, e sotto l’impulso del vento il veicolo filava sulla neve -indurita, con una rapidità di quaranta miglia all’ora. - -La distanza che separa il Forte Kearney da Omaha è in linea retta, — -a volo d’ape, come dicono gli Americani, — di duecento miglia al più. -Mantenendosi il vento, questa distanza poteva essere percorsa in cinque -ore. - -Se non sopravveniva alcun accidente, ad un’ora dopo mezzodì la slitta -avrebbe raggiunto Omaha. - -Che tragitto! I viaggiatori, stretti l’uno contro l’altro, non potevano -parlarsi. Il freddo, accresciuto dalla velocità, tagliava la parola. -La slitta sdrucciolava così leggermente sulla superficie della pianura -come una barca sulla superficie delle acque, — con le onde di meno. -Quando la brezza giungeva a fior di terra, pareva che la slitta fosse -sollevata dalle sue vele, vaste ali d’immensa apertura. Mudge, al -timone, si manteneva nella linea retta, e, con un colpo di barra, -rettificava le guizzate che il congegno tendeva a fare. Tutta la tela -portava. Il fiocco era stato alzato, e non era più riparato dalla -randa. Un albero di coffa fu ghindato, ed una freccia, tesa al vento, -aggiunse la sua potenza d’impulso a quella delle altre vele. Non si -poteva stimarla matematicamente, ma certo la velocità della slitta non -doveva essere minore di quaranta miglia all’ora. - -“Se non si rompe nulla, disse Mudge, arriveremo!„ - -E Mudge aveva interesse a giungere nel termine convenuto, poichè il -signor Fogg, fedele al suo sistema, lo aveva adescato con un vistoso -premio. - -La prateria che la slitta tagliava in linea retta era piatta come -un mare e pareva un immenso stagno ghiacciato. Il _rail-road_ che -provvedeva al servizio di questa parte del territorio, risaliva, dal -sud-ovest al nord-ovest, per Grand-Island, Columbus, città importante -del Nebraska, Schuyler, Fremont, indi Omaha. Esso seguiva in tutto -il suo corso la sponda destra di Platte-River. La slitta, accorciando -questa strada, percorreva la corda dell’arco descritto dalla ferrovia. -Mudge non poteva temere di essere fermato dal Platte-River, a quel -piccolo gomito che fa dinanzi a Fremont, giacchè le acque del fiume -erano gelate. La strada era dunque interamente sgombra di ostacoli, e -Phileas Fogg non aveva che due circostanze da temere: una avaria del -congegno, un cambiamento o una caduta del vento. - -Ma la brezza non calmò. Al contrario, essa soffiava tanto da curvare -l’albero, che le sartie di ferro mantenevano solidamente. Quei fili -metallici, simili alle corde di uno strumento, risuonavano, come se -un archetto avesse provocato le loro vibrazioni. La slitta correva in -mezzo ad un’armonia lamentosa, di una intensità affatto particolare. - -“Queste corde danno la quinta e l’ottava,„ disse il signor Fogg. - -E furono queste le sole parole ch’egli pronunziò durante il tragitto. -Mistress Auda, bene imbaccucata nelle pellicce e nelle coperte da -viaggio, era, per quanto possibile, preservata dall’azione del freddo. - -Quanto a Gambalesta, con la faccia rossa come il disco solare quando -tramonta nelle nebbie, egli aspirava quell’aria frizzante. Col fondo -d’imperturbabile fiducia che possedeva, egli ripigliava le speranze. -Invece di giungere al mattino a Nuova York, vi si giungerebbe alla -sera, ma c’era ancora qualche probabilità che ciò accadesse prima della -partenza del piroscafo di Liverpool. - -Gambalesta aveva anzi sentito una gran voglia di stringere la mano -del suo alleato Fix. Egli non dimenticava che era l’ispettore quegli -che aveva procurato la slitta a vele, e, quindi, il solo mezzo che -vi fosse di portarsi ad Omaha in tempo utile. Ma, chi sa per quale -presentimento, egli si tenne nella sua riserva abituale. - -Ad ogni modo, una cosa che Gambalesta non dimenticherebbe mai, -era il sacrificio che il signor Fogg aveva fatto, senza esitare, -per strapparlo dalle mani dei Siù. Con ciò, il signor Fogg aveva -arrischiato sostanza e vita... No! il suo servo non lo dimenticherebbe! - -Mentre ciascuno dei viaggiatori era assorto in riflessioni tanto -diverse, la slitta volava sull’immenso tappeto di neve. Se passava -qualche _creek_, affluente o sub-affluente del Little-blue-river, -nessuno se n’accorgeva. I campi e i corsi d’acqua sparivano sotto una -bianchezza uniforme. La pianura era assolutamente deserta. Compresa -tra l’_Union-Pacific-road_ e il tronco che deve congiungere Kearney a -San Giuseppe, essa formava come una grande isola disabitata. Non un -villaggio, non una stazione, neppure un forte. Di tanto in tanto si -vedeva passare come un lampo qualche albero smorfioso, il cui scheletro -bianco si torceva sotto la brezza. A volte, stormi di uccelli selvatici -si alzavano a volo. A volte anco, de’ lupi di praterie, a frotte -numerose, magri, affamati, spinti da un bisogno feroce, lottavano in -velocità con la slitta. Allora Gambalesta, col revolver in mano, si -teneva pronto a far fuoco sui più vicini. Se qualche accidente avesse -allora fermato la slitta, i viaggiatori, assaliti da quei feroci -carnivori, avrebbero corso i maggiori pericoli. Ma la slitta tirava -via, non tardava a spingersi innanzi, e in breve tutta la torma urlante -rimaneva indietro. - -A mezzodì, Mudge riconobbe da certi segni ch’egli passava il corso -gelato del Platte-river. Non disse nulla, ma era già certo che, venti -miglia più innanzi, sarebbe giunto alla stazione di Omaha. - -E difatti, non era ancora trascorsa un’ora, che quest’abile guida, -abbandonando la barra, si precipitò alle drizze delle vele e le -ammainava in bando, mentre la slitta, trascinata dal suo irresistibile -slancio, percorreva ancora un mezzo miglio priva affatto di tela. -Finalmente si fermò, e Mudge, additando un ammasso di tetti bianchi di -neve, diceva: - -“Siamo giunti.„ - -Giunti! Giunti, infatti, a quella stazione che, a mezzo di tanti treni, -è quotidianamente in comunicazione con l’est degli Stati Uniti. - -Gambalesta e Fix erano saltati a terra e scrollavano le loro membra -irrigidite. Essi aiutarono il signor Fogg e la giovine signora a -scendere dalla slitta. Phileas Fogg regolò generosamente il conto con -Mudge, al quale Gambalesta strinse la mano come ad un amico, e tutti si -precipitarono verso la stazione di Omaha. - -A questa importante città del Nebraska si arresta appunto la strada -ferrata del Pacifico propriamente detta, che mette il bacino del -Mississipì in comunicazione col Grande-Oceano. Per andare da Omaha a -Chicago, il _rail-road_, sotto il nome di “Chicago-Rock-Island-road,„ -corre direttamente nell’est facendo il servizio di cinquanta stazioni. - -Un treno diretto era pronto a partire. Phileas Fogg e i suoi compagni -ebbero appena il tempo di precipitarsi in un vagone. Non avevano visto -nulla di Omaha, ma Gambalesta confessò a sè stesso che non c’era da -affliggersene, e che non si trattava di vedere. - -Con somma rapidità, quel treno passò nello Stato di Iowa, per -Council-Bluffs, Des Moines, Iowa-City. Durante la notte attraversò il -Mississipì a Davenport, e per Rock-Island entrava nell’Illinese. La -domane, 10, alla quattro di sera, giungeva a Chicago, già risorta dalle -sue rovine, e adagiata più fieramente che mai sulle rive del suo bel -lago Michigan. - -Novecento miglia separano Chicago da Nuova York. I treni -non facevan difetto a Chicago. Il signor Fogg passò -immediatamente dall’uno all’altro. L’azzimata locomotiva del -“Pittsburgh-Fort-Wayne-Chicago-rail-road„ partì a gran velocità, come -se avesse capito che l’onorevole gentleman non aveva tempo da perdere. -Essa attraversò come un lampo l’Indiana, l’Ohio, la Pensilvania, il -Nuovo-Jersey, passando per città di nomi antichi, alcune delle quali -avevano strade e _tramways_, ma non ancora case. Finalmente apparve -l’Hudson, e, l’11 dicembre, alle undici e un quarto di sera, il treno -si fermava nella stazione, sulla sponda destra del fiume, proprio -davanti al molo riservato alla società di piroscafi della linea Cunard, -altrimenti detta “British and nord American royal mail steam packet -Co,„ - -Il _China_, a destinazione di Liverpool, era partito da quarantacinque -minuti! - - - - -CAPITOLO XXXII. - -Nel quale Phileas Fogg lotta a corpo a corpo con la mala sorte. - - -Partendo, il _China_ pareva aver menato via l’ultima speranza di -Phileas Fogg. - -Infatti nessuno degli altri piroscafi che fanno il servizio diretto -tra l’America e l’Europa, nè i Transatlantici francesi, nè le navi del -_White-Star-line_, nè gli _steamers_ della Compagnia Imman, nè quelli -della linea amburghese, nè altri non potevano secondare i progetti del -nostro gentleman. - -Infatti, il _Pereiere_, della Compagnia transatlantica francese, — i -cui ammirabili battelli uguagliano in celerità e superano in comodità -tutti quelli delle altre linee, senza eccezione, — non partiva che -da lì a due giorni, il 14 dicembre. E poi, al pari di quelli della -Compagnia amburghese, non andava direttamente a Liverpool o a Londra, -ma all’Havre a Southampton, mettendo il signor Fogg in ritardo, ed -annullando con ciò i suoi ultimi sforzi. - -Quanto ai piroscafi Imman, uno dei quali, il _City-of-Paris_, partiva -la domane, non era da pensarci. Queste navi sono particolarmente -destinate al trasporto degli emigranti, le loro macchine sono deboli, -navigano tanto a vela che a vapore, e la loro velocità è mediocre. -Essi impiegavano al tragitto da Nuova York all’Inghilterra più tempo di -quanto ne rimanesse al signor Fogg per guadagnar la sua scommessa. - -Di tutto ciò il nostro gentleman si chiarì completamente consultando il -suo _Bradshaw_, che gli indicava, giorno per giorno, i movimenti della -navigazione transoceanica. - -Gambalesta era annichilito. Aver mancato il piroscafo di quarantacinque -minuti, ciò lo uccideva. Era colpa sua, tutta sua, che, invece di -aiutare il suo padrone, non aveva cessato di seminare ostacoli sulla -sua strada! E quando riandava con la mente tutti gli incidenti del -viaggio, quando addizionava le somme spese senza il menomo guadagno -e nel suo solo interesse, quando pensava che quell’enorme scommessa, -aggiungendovi le spese enormi di quel viaggio divenuto inutile, -rovinava completamente il signor Fogg, egli si colmava d’improperii. - -Il signor Fogg non gli fece però alcun rimprovero, e lasciando il molo -dei piroscafi transatlantici, egli non disse che queste parole: - -“Domani provvederemo. Venite.„ - -Il signor Fogg, mistress Auda, Fix, Gambalesta attraversarono l’Hudson -nel Jersey-city-ferry-boat, e salirono in una cittadina, che li -condusse all’albergo S. Nicola in Broadway (via larga). Delle camere -furono poste a loro disposizione, e la notte trascorse, corta per -Phileas Fogg che dormì un sonno perfetto, ma lunga assai per mistress -Auda ed i suoi compagni, ai quali l’agitazione non permise di riposare. - -La domane era il 12 dicembre. Dal 12, ore sette del mattino, al 21, -ore otto e quarantacinque minuti della sera, rimanevano nove giorni, -tredici ore e 45 minuti. Se dunque Phileas Fogg fosse partito il dì -prima col _China_, uno dei migliori camminatori della linea Cunard, -sarebbe giunto a Liverpool, indi a Londra, nei termini voluti! - -Il signor Fogg lasciò l’albergo, solo, dopo aver raccomandato al suo -servo di aspettarlo e di avvertire mistress Auda di tenersi pronta a -qualunque momento. - -Il signor Fogg si recò in riva all’Hudson, e tra le navi ormeggiate -al molo od ancorate nel fiume, egli cercò con cura quelle che erano -in partenza. Diversi battelli avevano la loro fiamma di partenza e -si apparecchiavano a pigliar il mare con la marea del mattino, poichè -in quell’immenso ed ammirabile porto di Nuova York, non c’è giorno in -cui cento navi non facciano via per tutt’i punti del mondo; ma per la -maggior parte erano navigli a vela, e non potevano convenire a Phileas -Fogg. - -Il nostro gentleman pareva dover fallir nel suo ultimo tentativo, -quando scorse, ancorato dinanzi la Batteria, ad una gomena al più, una -nave di commercio ad elice, di forme smilze, il cui camino, cacciando -grossi fiocchi di fumo, indicava che si preparava a prendere il largo. - -Phileas Fogg chiamò una lancia, s’imbarcò, e con poche remate egli si -trovava alla scaletta dell’_Henrietta_, _steamer_ a scafo di ferro, di -cui tutte le sommità erano in legno. - -Il capitano dell’_Henrietta_ era a bordo. Phileas Fogg salì sul ponte e -fe’ chiedere del capitano. Questi si presentò subito. - -Era un uomo di cinquant’anni, una specie di lupo di mare, un brontolone -che non doveva esser molto comodo. Grossi occhi, carnagione di rame -ossidato, capelli rossi, forte corporatura, — nulla nell’aspetto -dell’uomo di buona società. - -“Il capitano? chiese il signor Fogg. - -— Son io. - -— Io sono Phileas Fogg di Londra. - -— Ed io Andrew Speedy di Cardiffe. - -— State per partire?... - -— Fra un’ora. - -— Siete carico per...? - -— Bordò. - -— E il vostro carico? - -— Ciottoli nella pancia. Punto nolo. Parto sopra zavorra. - -— Avete passaggieri? - -— Nessun passaggiero. Mai passaggieri. Mercanzia ingombrante e -ragionante. - -— La vostra nave cammina bene? - -— Tra undici e dodici nodi. L’_Henrietta_, conosciuta da tutti. - -— Volete trasportarmi a Liverpool, me e tre persone? - -— A Liverpool? Perchè non in Cina? - -— Io dico Liverpool. - -— No! - -— No? - -— No. Sono in partenza per Bordò e vado a Bordò. - -— Senza badare al prezzo? - -— Senza badare al prezzo.„ - -Il capitano aveva parlato con un tono che non ammetteva replica. - -“Ma gli armatori dell’_Henrietta_... ripigliò Phileas Fogg. - -— Gli armatori, sono io, rispose il capitano. Il battello m’appartiene. - -— Io ve lo noleggio. - -— No. - -— Io ve lo compro. - -No.„ - -Phileas Fogg non mosse palpebra. Pure la situazione era grave. Nuova -York non era come Hong-Kong, nè il capitano dell’_Henrietta_ come il -padrone della _Tankadera_. Fin qui il denaro del gentleman aveva sempre -superato gli ostacoli. Stavolta il danaro non valeva. - -Pure, bisognava trovare il mezzo di attraversare l’Atlantico in -battello, — a meno di attraversarlo in pallone, — il che sarebbe stato -molto avventuroso, e poi non realizzabile. - -Sembra però che Phileas Fogg avesse un’idea, perchè disse al capitano: - -“Ebbene, volete condurmi a Bordò? - -— No, quand’anche mi pagaste duecento dollari!... - -— Ve ne offro duemila (10,000 fr.). - -— A testa? - -— A testa. - -— E siete quattro? - -— Quattro.„ - -Il capitano Speedy cominciò a grattarsi la fronte, in modo da -strapparsi l’epidermide. Ottomila dollari da guadagnare, senza -modificare il suo viaggio, ciò meritava proprio ch’egli mettesse da -parte la sua antipatia pronunciata per ogni sorta di viaggiatori. -Passeggieri a duemila dollari, non sono più passeggieri: sono una merce -preziosa. - -“Parto alle nove, disse semplicemente il capitano Speedy, e se voi e i -vostri, siete pronti... - -— Alle nove saremo a bordo,„ rispose con la stessa semplicità il signor -Fogg. - -Erano le otto e mezzo. Sbarcare dall’_Henrietta_, salire in una -carrozza, recarsi all’albergo San Nicola, menarne via mistress Auda, -Gambalesta, ed anco l’inseparabile Fix, al quale offriva graziosamente -il passaggio, ciò fu fatto dal gentleman con quella calma che non -l’abbandonava in nessuna circostanza. - -Al momento che l’_Henrietta_ levava l’áncora, tutti e quattro erano a -bordo. - -Quando Gambalesta seppe il prezzo di quest’ultimo tragitto, cacciò uno -di quegli “Oh!„ prolungati, che percorrono tutti gl’intervalli della -gamma cromatica discendente! - -Quanto all’ispettore Fix, egli pensò che decisamente la Banca -d’Inghilterra non se la caverebbe troppo bene da quest’affare. Infatti, -giungendo a Liverpool, ed ammettendo che il signor Fogg non gettasse -qualche manata d’oro in mare, più di settemila sterline (175,000 -franchi) mancherebbero dal sacco delle banconote! - - - - -CAPITOLO XXXIII. - -Nel quale Phileas Fogg si mostra all’altezza delle circostanze. - - -Un’ora dopo, il battello a vapore _Henrietta_ oltrepassava il _light -boat_ (battello-faro) che segna l’entrata dell’Hudson, girava la punta -di Sandy-Hook ed entrava in mare. Durante la giornata, esso costeggiò -Long-Island, al largo dal fuoco di Fire-Island e corse rapidamente -verso l’est. - -La domane, 13 dicembre, a mezzodì, un uomo salì sul passatoio per fare -il punto. Voi credete che quell’uomo fosse il capitano Speedy? Niente -affatto. Era Phileas Fogg, _esq_. - -Quanto al capitano Speedy, egli era nientemeno che chiuso a chiave nel -suo camerino, e cacciava urli che dinotavano un’ira, perdonabilissima, -spinta fino al parossismo. - -Era accaduto questo. Phileas Fogg voleva andare a Liverpool, e il -capitano non ve lo voleva condurre. Allora Phileas Fogg aveva accettato -di pigliar passaggio per Bordò, e, da trenta ore che era a bordo, -egli aveva così ben manovrato a colpi di banconote, che l’equipaggio, -marinai e fochisti, — equipaggio un po’ equivoco, che non andava niente -d’accordo col capitano, — gli apparteneva. Ed ecco perchè Phileas Fogg -comandava in vece e luogo del capitano Speedy, perchè il capitano era -rinchiuso nel suo camerino, e perchè infine l’_Henrietta_ si dirigeva -verso Liverpool. Ed era chiarissimo, a veder manovrare il signor Fogg, -che il signor Fogg era stato marinaio. - -Ora, come dovesse finire l’avventura, lo si saprebbe più tardi. Ma -intanto, mistress Auda non poteva far a meno d’essere inquieta, senza -dirne nulla. Fix, lui, era stato sbalordito a tutta prima. Quanto a -Gambalesta, egli trovava la cosa semplicemente adorabile. - -“Tra undici e dodici nodi!„ aveva detto il capitano Speedy, e infatti -l’_Henrietta_ si manteneva in questa media di velocità. - -Se dunque — quanti “se„ ancora! — se dunque il mare non diventava -troppo cattivo, se il vento non balzava nell’est, se non sopraggiungeva -nessuna avaria al battello, nessun accidente alla macchina, -l’_Henrietta_ nei nove giorni contati dal 12 dicembre al 21, poteva -percorrere le tremila miglia che separano Nuova York da Liverpool. -Vero è che una volta giunti, l’affare dell’_Henrietta_ annodandosi -all’affare della Banca, era tal cosa da poter trarre il nostro -gentleman un pochino più lontano dei suoi desiderii. - -Durante i primi giorni, la navigazione si fece in eccellenti -condizioni. Il mare non era troppo scabro: il vento pareva fissato -al nord-ovest; le vele furono stabilite, e, sotto le sue golette, -l’_Henrietta_ camminò come un vero transatlantico. - -Gambalesta era contentone. L’ultimo atto del suo padrone, di cui non -voleva vedere le conseguenze, lo entusiasmava. Mai l’equipaggio aveva -visto un giovane più gaio, più agile. Egli faceva mille carezze ai -marinai, e li maravigliava co’ suoi giuochi d’agilità. Prodigava loro -i nomi più teneri e le bevande più gradite. Per lui, essi manovravano -come tanti gentlemen, e i fochisti riscaldavano come tanti eroi. Il suo -buon umore, molto comunicativo, invadeva tutti. Egli aveva dimenticato -il passato, le noie, i pericoli. Egli non pensava che alla meta, sì -vicina ad essere raggiunta, e talvolta bolliva d’impazienza, come se -fosse riscaldato dai fornelli dell’_Henrietta_. Spesso altresì il degno -giovane girava intorno a Fix, lo guardava con occhio “che la diceva -lunga!„ ma non gli parlava, perchè non esisteva più alcuna intimità fra -i due antichi amici. - -Peraltro Fix, diciamolo pure, non ci capiva più nulla! La conquista -dell’_Henrietta_, la compra del suo equipaggio, quel Fogg che -manovrava come un vecchio marinaio, tutto codesto complesso di cose -lo sbalordiva. Egli non sapeva più che pensare! Ma, pensandoci su, un -gentleman che incominciava col rubare cinquantacinquemila sterline -poteva ben finire col rubare un bastimento. E Fix fu naturalmente -tratto a credere che l’_Henrietta_, diretta da Fogg, non andasse -niente affatto a Liverpool, ma in qualche punto del mondo in cui -il ladro, divenuto pirata, si porrebbe tranquillamente al sicuro! -Questa ipotesi, bisognava confessarlo, era più che plausibile, e il -_detective_ incominciava a pentirsi seriamente di essersi imbarcato in -quest’affare. - -Quanto al capitano Speedy, egli continuava ad urlare nel suo camerino, -e Gambalesta, incaricato di provvedere al suo vitto, non lo faceva se -non pigliando le più grandi precauzioni, per vigoroso ch’ei fosse. Il -signor Fogg, invece, non aveva neanche l’aria di sognarsi che ci fosse -un capitano a bordo. - -Il 13, passa sulla coda del banco di Terranova. Sono cattivi paraggi. -Durante l’inverno, specialmente, le nebbie vi sono frequenti, i colpi -di vento formidabili. Fin dal dì prima, il barometro, improvvisamente -abbassato, faceva presentire un cangiamento prossimo nell’atmosfera. -Infatti, durante la notte la temperatura si modificò, il freddo divenne -più vivo, e in pari tempo il vento saltò nel sud-est. - -Era un contrattempo. Il signor Fogg, affine di non iscostarsi dalla -sua via, dovette ripiegare le vele e far forza col vapore. Contuttociò, -il cammino della nave fu rallentato, a cagione dello stato del mare, i -cui lunghi cavalloni s’infrangevano contro la sua asta di prora. Essa -subì dei movimenti di beccheggio violentissimi, e ciò a detrimento -della sua celerità. La brezza volgeva a poco a poco ad uragano, e si -prevedeva già il caso in cui l’_Henrietta_ non potrebbe più tener testa -alle onde. Ora, se si doveva fuggire, si andava incontro all’ignoto con -tutti i suoi brutti rischi. - -La faccia di Gambalesta si rabbuiò insieme al cielo, e durante due -giorni l’onesto figliuolo provò angoscie mortali. Ma Phileas Fogg -era un marinaio ardito, che sapeva tener testa al mare, e continuò -imperterrito la sua via, senza neppur mettersi a piccolo vapore. - -La _Henrietta_, quando non poteva innalzarsi sulle onde, le passava -parte a parte; il suo ponte era spazzato da un capo all’altro, ma -passava. Qualche volta altresì l’elice emergeva, battendo l’aria con le -sue braccia affannate, quando una montagna d’acqua sollevava la poppa -fuor dei flutti, ma il maraviglioso battello si spingeva sempre innanzi -con la prua. - -Tuttavia, il vento non frescò tanto come avrebbesi potuto temere. Non -fu uno di quegli uragani che passano con una velocità di novanta miglia -all’ora. Esso si mantenne freschissimo, ma sfortunatamente soffiò -ostinatamente dalla parte del sud-est e non permise di far tela. Eppure -sarebbe stato utile, come si vedrà fra poco, di andar in aiuto al -vapore! - -Il 16 dicembre era il settantesimoquinto giorno trascorso dalla -partenza da Londra. Insomma, l’_Henrietta_ non aveva ancora un ritardo -inquietante. La metà del tragitto era press’a poco fatta, e i peggiori -paraggi erano sorpassati. In estate si poteva garantire il successo. -D’inverno si era in balìa della cattiva stagione. Gambalesta non -si pronunciava. In fondo, egli aveva speranza, e se il vento faceva -difetto, si contava sul vapore. - -Ora, quel giorno, il macchinista essendo salito sul ponte, incontrò il -signor Fogg, e s’intrattenne vivamente con lui. - -Senza sapere perchè, — per un presentimento senza dubbio, — Gambalesta -risentì come una vaga inquietudine. Egli avrebbe dato una delle sue -orecchie per udire con l’altra ciò che si diceva. Egli potè appena -afferrare queste parole dette dal suo padrone: - -“Siete certo di ciò che asserite? - -— Certo, signore, rispose il macchinista. Non dimenticate che fin -dalla nostra partenza noi riscaldiamo con tutti i fornelli accesi, e se -avevamo sufficiente carbone per andare a piccolo vapore da Nuova-York -a Bordò, non ne abbiamo a sufficienza per andare a tutto vapore da -Nuova-York a Liverpool! - -— Ci penserò,„ rispose il signor Fogg. - -Gambalesta aveva capito. Egli fu colto da un’inquietudine mortale. - -Il carbone stava per mancare! - -“Ah! se il mio padrone rimedia a questa, disse tra sè, decisamente sarà -una cima d’uomo!„ - -Ed avendo incontrato Fix, egli non potè trattenersi dal renderlo -informato della situazione. - -“Allora, gli rispose l’agente a denti stretti, voi credete che andiamo -a Liverpool! - -— Diamine! - -— Imbecille!„ rispose l’ispettore, che se n’andò scrollando le spalle. - -Gambalesta fu sul punto di ribattere seccamente il qualificativo, di -cui non poteva per altro comprendere il vero significato; ma pensò che -lo sfortunato Fix doveva essere rammaricatissimo, umiliatissimo nel suo -amor proprio, dopo di avere così scioccamente seguito una falsa traccia -intorno al mondo, e gli perdonò. - -Ed ora che decisione stava per pigliare Phileas Fogg? Era difficile -ad immaginare. Pure pare che il flemmatico gentleman ne pigliasse una, -poichè la sera stessa fe’ chiamare il macchinista e gli disse: - -“Alimentate i fuochi e fate via sino al completo esaurimento del -combustibile.„ - -Da lì a pochi istanti, il camino dell’_Henrietta_ vomitava torrenti di -forno. - -Il bastimento continuò dunque a camminare a tutto vapore; ma appunto -come lo aveva annunziato, due giorni dopo, il 18, il macchinista fece -sapere che il carbone mancherebbe nella giornata. - -“Non si lascino smorire i fuochi, rispose il signor Fogg. Al contrario -si carichino le valvole.„ - -Quel giorno, verso mezzodì, dopo d’aver preso altezza e calcolato la -posizione della nave, Phileas Fogg chiamò a sè Gambalesta, e gli diede -l’ordine d’andare a cercare il capitano Speedy. Era come se avessero -comandato a quel buon figliuolo d’andare a scatenare un tigre. Egli -scese nel cassero, dicendo fra sè: - -“È certo che sarà arrabbiato!„ - -Infatti, da lì a pochi minuti, in mezzo a gridi e bestemmie, una bomba -giungeva sul cassero. Questa bomba era il capitano Speedy. Era evidente -che stava per iscoppiare. - -“Dove siamo?„ tali furono le prime parole ch’egli pronunciò in mezzo -alle soffocazioni dell’ira, e certamente, per poco che il degno uomo -fosse stato apoplettico, se ne sarebbe risentito per tutta la vita. - -“Dove siamo? ripetè col sangue agli occhi. - -— A settecentosettanta miglia da Liverpool, rispose il signor Fogg con -una calma imperturbabile. - -— Pirata! esclamò Andrew Speedy. - -— Vi ho fatto venire, signore.... - -— Schiumatore di mare! - -— .... signore, ripigliò Phileas Fogg, per pregarvi di vendermi il -vostro battello. - -— No per tutt’i diavoli. - -— Gli è che fra poco sarò costretto ad abbruciarlo. - -— Abbruciare la mia nave! - -— Sì, almeno nella sua parte superiore, poichè manchiamo di -combustibile. - -— Bruciare la mia nave! esclamò il capitano Speedy, che non poteva -più pronunciare le sillabe. Una nave che vale cinquantamila dollari -(250,000 fr.!) - -— Eccone sessantamila (300,000 fr.)„ rispose Phileas Fogg, offrendo al -capitano un fascio di banconote. - -Ciò fece un effetto prodigioso su Andrew Speedy. Non si è Americani, -senza che la vista di sessantamila dollari vi cagioni una certa -emozione. Il capitano dimenticò in un istante la sua ira, la sua -incarcerazione, tutt’i suoi risentimenti contro il suo passeggiero. La -sua nave aveva venti anni. Si trattava d’un affare d’oro!... La bomba -non poteva più scoppiare. Il signor Fogg ne aveva strappato via la -miccia. - -“E lo scafo in ferro mi rimarrà? diss’egli con un tono singolarmente -raddolcito. - -— Lo scafo in ferro e la macchina, signore. È conchiuso? - -— Conchiuso.„ - -E Andrew Speedy, ghermendo il fascio di banconote, le contò e le fece -sparire nella sua tasca. - -Durante quella scena Gambalesta era bianco. Quanto a Fix, mancò poco -gli venisse un accidente. Quasi ventimila sterline spese, e per di -più quel Fogg che abbandonava al suo venditore lo scafo e la macchina, -cioè quasi il valore totale della nave! Vero è che la somma rubata alla -banca ascendeva a cinquantacinque mila sterline! - -Quando Andrew Speedy ebbe intascato il danaro: - -“Signore, gli disse il signor Fogg, tutto ciò non deve sorprendervi. -Sappiate ch’io perdo ventimila sterline, se non son di ritorno a Londra -il 21 dicembre, a otto ore e quarantacinque minuti della sera. Ora -avendo mancato il piroscafo di Nuova York, e siccome rifiutavate di -condurmi a Liverpool.... - -— Ed ho fatto bene, per i cinquantamila diavoli dell’inferno, esclamò -Andrew Speedy, poichè ci guadagno almeno quarantamila dollari.„ - -Indi, più pacatamente: - -“Sapete una cosa, capitano?... - -— Fogg. - -— Capitano Fogg. Ebbene, c’è del Yankee in voi.„ - -E dopo aver fatto al suo passaggiero ciò che credeva essere un -complimento, ei se n’andava, quando Phileas Fogg gli disse: - -“Ed ora, questo battello mi appartiene? - -— Certamente! Dalla chiglia al pomo degli alberi.... per tutto ciò che -è legno, s’intende. - -— Fate demolire tutte le parti interne della nave e riscaldate coi -rottami. - -Immagini il lettore quel che si dovette consumare di legname secco -per mantenere il vapore in sufficiente pressione. Quel giorno, il -cassaretto, le cabine, gli alloggi, il falso ponte, tutto fu ridotto in -cenere. - -La domane, 19 dicembre, si abbruciò l’alberatura, le dare, le -pennole. Gli alberi furono atterrati, sbocconcellati a colpi d’ascia. -L’equipaggio ci metteva uno zelo incredibile. Gambalesta, tagliando, -spaccando, segando, faceva il lavoro di dieci uomini. Era un furore di -demolizione. - -La domane, 20, le impavesate, le gale di bandiere, le opere morte, la -maggior parte del ponte, furono divorati. L’_Henrietta_ non era più che -una nave rasa come un pontone. - -Ma quel giorno si era giunti in vista della costa d’Irlanda e del faro -di Fastenet. - -Tuttavia, alle dieci di sera, la nave non era che dinanzi a Queenstown, -cui volgeva il traverso. Phileas Fogg non aveva più che ventiquattr’ore -per portarsi a Londra! Ora, era il tempo che occorreva all’_Henrietta_ -per arrivare a Liverpool, — anche camminando a tutto vapore. E il -vapore stava per mancare in fine all’audace gentleman! - -“Signore, gli disse allora il capitano Speedy che aveva finito per -interessarsi ai suoi progetti: io vi compiango davvero; tutto è contro -di voi! Siamo appena dinanzi a Queenstown. - -— Ah! disse Fogg. È Queenstown quella città di cui scorgiamo i fuochi? - -— Sì. - -— Possiamo entrare nel porto? - -— Non prima di tre ore, — a pieno mare soltanto. - -— Aspettiamo!„ rispose tranquillamente Phileas Fogg, senza lasciar -travedere sulla sua faccia che, con una suprema ispirazione, egli era -in procinto di vincere ancora una volta la fortuna avversa! - -Infatti, Queenstown è un porto della costa d’Irlanda, nel quale i -transatlantici che vengono dagli Stati Uniti, gettano passando la loro -valigia delle lettere. Queste lettere sono portate a Dublino da treni -espressi sempre pronti a partire. Da Dublino esse giungono a Liverpool -con degli _steamers_ di grande velocità, — sopravanzando così di dodici -ore i più rapidi camminatori delle compagnie marittime. - -Queste dodici ore che guadagnava così il corriere d’America, -Phileas Fogg pretendeva guadagnarle egli pure. Invece di giungere -sull’_Henrietta_, l’indomani sera, a Liverpool, egli vi sarebbe a -mezzodì, e quindi, avrebbe il tempo di essere a Londra prima delle otto -e quarantacinque della sera. - -Verso un’ora del mattino, l’_Henrietta_ entrava a mare alto nel porto -di Queenstown, e Phileas Fogg, dopo aver ricevuto una vigorosa stretta -di mano dal capitano Speedy, lo lasciava sullo scafo raso della sua -nave, che valeva ancora la metà di quanto egli l’aveva venduta! - -I passaggieri sbarcarono subito. - -Fix, in quel momento, ebbe una voglia feroce di arrestare il nominato -Fogg. Non lo fece! Perchè? Qual lotta avveniva entro di lui? Erasi -forse ricreduto sul conto di Fogg! Capiva finalmente di essersi -ingannato?... Checchè ne fosse, Fix non abbandonò il signor Fogg. Con -lui, con mistress Auda, con Gambalesta, che non trovava più il tempo -di respirare, egli saliva nel treno di Queenstown ad un’ora e mezzo -del mattino, giungeva a Dublino sul far del giorno, e s’imbarcava -senz’altro sopra uno di quegli _steamers_ — veri fusi d’acciaio, -tutti macchina — che sdegnando di alzarsi sulle onde, le passavano -invariabilmente parte a parte. - -A mezzodì meno venti minuti, il 21 dicembre, Phileas Fogg sbarcava -alla perfine sul molo di Liverpool. Egli non era più che a sei ore da -Londra. - -Ma in quel momento Fix si accostò, gli pose la mano salta spalla, e, -presentando il suo mandato: - -— Siete voi il signor Phileas Fogg? diss’egli. - -— Sì, signore. - -— In nome della regina, io vi arresto! - - - - -CAPITOLO XXXIV. - -Nel quale Phileas Fogg va fuor dei gangheri. - - -Phileas Fogg era in prigione. Era stato rinchiuso nel posto di _Custom -House_, la dogana di Liverpool, e doveva passarvi la notte aspettando -il suo trasferimento a Londra. - -Al momento dell’arresto, Gambalesta aveva voluto precipitarsi sul -_detective_. Alcuni _policemen_ lo trattennero. Mistress Auda, -spaventata dalla brutalità del fatto, non sapendo nulla, non poteva -capir nulla. Gambalesta le spiegò tutto. Il signor Fogg, l’onesto e -coraggioso gentleman al quale ella doveva la vita, era arrestato come -ladro! La giovane donna protestò contro tale allegazione, il suo cuore -s’indignò, e delle lagrime sgorgarono dai suoi occhi, quando vide che -non poteva far niente, tentar niente, per salvare il suo salvatore. - -Quanto a Fix egli aveva arrestato il nostro gentleman, perchè il suo -dovere gl’imponeva di arrestarlo, fosse o no colpevole. La giustizia -deciderebbe. - -Ma allora un pensiero venne a Gambalesta, il pensiero terribile che -egli era decisamente la causa di tutta quella disgrazia! Infatti, -perchè mai aveva celato quell’avventura al signor Fogg? Quando Fix -avea rivelato e la sua qualità d’ispettore di polizia e la missione -di cui era incaricato, perchè s’era egli pigliata la responsabilità di -non avvertire il suo padrone? Questi, avvertito, avrebbe senza dubbio -dato a Fix le prove della sua innocenza; gli avrebbe dimostrato il -suo errore; ad ogni modo, non avrebbe scarrozzato a sue spese ed alle -sue calcagna quel malaugurato agente, la cui prima cura era stata -di arrestarlo al momento in cui metteva il piede sul suolo del Regno -Unito. Pensando alle sue colpe, alle sue imprudenze, il povero giovine -era colto da irresistibili rimorsi. Egli piangeva, faceva pena a -vedere. Voleva spaccarsi la testa! - -Mistress Auda e lui erano rimasti, ad onta del freddo, sotto il -peristilio della dogana. Non volevano nè l’uno nè l’altro muoversi di -là. Volevano rivedere ancora una volta il signor Fogg. - -Quanto al nostro gentleman, egli era irremissibilmente rovinato, e -ciò al momento che stava per toccare la meta. Quell’arresto lo perdeva -senza rimedio. Giunto a mezzodì meno venti a Liverpool, il 21 dicembre, -egli aveva tempo sino alle otto e quarantacinque minuti per presentarsi -al Reform-Club, cioè nove ore e quindici minuti, — e non gliene -occorrevano che sei per andare a Londra. - -In quel momento, chi fosse penetrato nel posto della dogana, avrebbe -trovato il signor Fogg, immobile, seduto sopra una panca di legno, -senza ira, ed ancora impassibile. Rassegnato, veramente no; ma -quest’ultimo colpo non aveva potuto commoverlo, almeno in apparenza. -Che si fosse addensato in lui uno di quei furori segreti, terribili, -perchè contenuti, e che scoppiano in un dato momento con forza -irresistibile! Chi sa! Ma Phileas era lì, calmo, aspettando... che -cosa? Serbava forse qualche speranza? Credeva ancora al successo, -quando udì chiudersi l’uscio della prigione? - -Checchè ne sia, il signor Fogg aveva accuratamente deposto il suo -oriuolo sopra una tavola, e ne guardava camminare le sfere. Non una -parola gli sfuggiva dalle labbra, ma il suo sguardo aveva una fissità -singolare. - -In ogni caso, la situazione era terribile, e per chi non poteva leggere -in quella coscienza, la si riassumeva così: - -Onest’uomo, Phileas Fogg era rovinato. - -Briccone, egli era preso. - -Ebbe egli allora il pensiero di salvarsi? Pensò a cercare se quel posto -presentava un’uscita praticabile? Pensò a fuggire? Si sarebbe tentati -a crederlo, poichè ad un dato momento egli fece il giro della stanza. -Ma la porta era solidamente chiusa e la finestra munita di sbarre -di ferro. Egli tornò dunque a sedere, ed estrasse dal suo portafogli -l’itinerario del viaggio. Sulla linea che conteneva queste parole: - -“21 dicembre, sabato. Liverpool,„ egli aggiunse: - -“80º giorno, ore 11 e 40 min. ant.,„ ed aspettò. - -Un’ora suonò all’orologio di _Custom House_. Il signor Fogg verificò -che il suo orologio avanzava di due minuti su quell’orologio. - -Le due! Ammettendo che salisse in quel momento in un treno espresso, -egli poteva ancora giungere a Londra ed al Reform-Club prima delle otto -e quarantacinque della sera. La sua fronte si corrugò lievemente.... - -Alle due e tredici minuti un romore risuonò al difuori, uno strepito di -porte che s’aprivano. Si udiva la voce di Gambalesta, si udiva la voce -di Fix. - -Lo sguardo di Phileas Fogg brillò un istante. - -La porta del posto si aprì, ed egli vide mistress Auda, Gambalesta, Fix -che gli si precipitarono incontro. - -Fix era trafelato, i capelli in iscompiglio... non poteva parlare. - -— Signore, balbettò, signore... perdonatemi... una rassomiglianza -deplorabile.... Ladro arrestato da tre giorni... voi libero! - -Phileas Fogg era libero! Egli andò incontro al _detective_. Lo guardò -bene in faccia, e, facendo il solo movimento rapido che avesse fatto -e dovesse mai fare in vita sua, egli trasse indietro le due braccia, e -con la precisione di un automa, percosse coi suoi due pugni l’infelice -ispettore. - -— Ben dati! esclamò Gambalesta. - -Fix, gettato a terra, non pronunziò neanco una parola. Egli non aveva -che quello che si meritava. Ma, senz’altro, il signor Fogg, mistress -Auda e Gambalesta lasciarono la dogana. Si gettarono in una carrozza, e -in pochi momenti giunsero alla stazione di Liverpool. - -Phileas Fogg domandò se c’era un treno espresso pronto a partire per -Londra.... - -Erano le due e quaranta minuti.... L’espresso era partito da -trentacinque minuti. - -Phileas Fogg ordinò allora un treno speciale. - -C’erano parecchie locomotive di grande velocità in pressione; ma -stante le esigenze del servizio, il treno speciale non potè lasciare la -stazione prima delle tre! - -Alle tre, Phileas Fogg, dopo aver detto quattro paroline al -macchinista, di un certo premio da guadagnare, filava nella direzione -di Londra in compagnia della giovine signora e del suo fedel servitore. - -Bisognava percorrere in cinque ore e mezzo la distanza che separa -Liverpool da Londra, — cosa fattibilissima, quando la strada è libera -su tutta la linea. Ma ci furono dei ritardi forzati, — e, quando il -gentleman giunse alla stazione, le nove meno dieci scoccavano alla -stazione di Londra. - -Phileas Fogg, dopo aver compiuto questo viaggio intorno al mondo, -giungeva con un ritardo di cinque minuti!... - -Egli aveva perduto. - - - - -CAPITOLO XXXV. - -Nel quale Gambalesta non si fa ripetere due volte l’ordine del suo -padrone. - - -La domane, gli abitanti di Saville-row sarebbero stati molto sorpresi -se qualcuno avesse asserito che il signor Fogg erasi restituito al suo -domicilio. Porte e finestre, tutto era chiuso. Nessun cangiamento era -avvenuto all’esterno. - -Infatti, lasciata la stazione, Phileas Fogg aveva dato a Gambalesta -l’ordine di comperare alcune provvigioni, ed era rientrato nella sua -casa. - -Il nostro gentleman aveva ricevuto con la sua impassibilità abituale -il colpo che lo atterrava. Rovinato! e per colpa di quel balordo -ispettore di polizia! Dopo aver camminato con passo sicuro durante -un sì lungo tragitto, dopo aver abbattuto mille ostacoli, affrontato -mille pericoli, avendo anco trovato il tempo di fare un po’ di bene -strada facendo, naufragare al porto dinanzi ad un fatto brutale, che -non poteva prevedere, e contro il quale egli era disarmato: terribil -cosa davvero! Della somma considerevole che aveva portata con sè -alla sua partenza, non gli rimaneva che un residuo insignificante. -La sua sostanza ormai non si componeva più che di ventimila sterline -depositate presso i fratelli Baring, e queste ventimila sterline, egli -le doveva ai suoi colleghi del Reform-Club. Dopo tante spese fatte, -quella scommessa guadagnata non lo avrebbe arricchito, — ed è probabile -che egli non avesse mai pensato di arricchirsi, com’uno di quegli -uomini che “scommettono per l’onore,„ — ma quella scommessa perduta lo -rovinava totalmente. Epperò, egli si era deciso. Sapeva quello che gli -rimaneva a fare. - -Una camera della casa di Savill-row fu riservata a mistress Auda. La -giovane signora era disperata. Da certe parole pronunciate dal signor -Fogg, ella aveva capito che il signor Fogg meditava qualche progetto -funesto. - -Tutti sanno a quali deplorevoli estremità si spingono alle volte -quest’Inglesi monomani sotto la pressione di un’idea fissa. Laonde -Gambalesta, senza darlo a dividere, teneva d’occhio il suo padrone. - -Ma, a primo arrivare, l’onesto ragazzo era salito nella sua camera ed -aveva spento il becco a gas che ardeva da ottanta giorni. Egli aveva -trovato nella cassetta delle lettere una nota della compagnia del gas, -e pensò che era più che tempo di metter fine a quelle spese di cui era -responsabile. - -La notte trascorse. Il signor Fogg si era coricato, ma aveva egli -dormito? Quanto a mistress Auda, ella non aveva potuto prendere un solo -istante di riposo. Gambalesta, lui, aveva vegliato come un cane alla -porta del suo padrone. - -La domane, il signor Fogg lo chiamò a sè e gli raccomandò, in termini -molto asciutti, d’occuparsi della colazione di mistress Auda. Per sè si -contenterebbe di una tazza di thè e di una fetta di pane abbrustolita. -Mistress Auda avrebbe la bontà di dargli licenza per la colazione e -pel pranzo, perocchè tutto il suo tempo doveva essere consacrato a -rassettare i suoi affari. Egli non scenderebbe. La sera soltanto, -chiederebbe a mistress Auda il permesso d’intrattenerla per pochi -minuti. - -Gambalesta, avendo comunicazione del programma della giornata, non -doveva far altro che conformarvisi. Eppure egli non si moveva di là, -guardava il suo padrone sempre impassibile, non poteva decidersi a -lasciare la sua stanza. Il suo cuore era angosciato, la sua coscienza -crucciata dai rimorsi, perocchè egli accusava più che mai sè stesso di -quell’immenso disastro. Sì! s’egli avesse avvertito il signor Fogg, -se gli avesse svelato i progetti dell’agente Fix, il signor Fogg -non avrebbe certamente condotto l’agente Fix sino a Liverpool, ed -allora.... - -Gambalesta non potè più contenersi. - -— Padron mio! signor Fogg! esclamò egli, maleditemi. È stato per colpa -mia che.... - -— Io non accuso nessuno, rispose Phileas Fogg con accento perfettamente -calmo. Andate. - -Gambalesta lasciò la camera ed andò a trovar la giovine signora, alla -quale fece conoscere le intenzioni del signor Fogg. - -— Signora, aggiuns’egli, io non posso nulla dal canto mio, nulla! Non -ho alcuna influenza sul mio padrone. Voi, forse.... - -— Quale influenza potrei io mai avere! rispose mistress Auda. Il -signor Fogg non ne subisce nessuna! Non ha neanco mai capito che la mia -riconoscenza per lui era pronta a straripare! Non ha manco mai letto -nel mio cuore! — Amico mio, non bisognerà lasciarlo un solo istante. -Voi dite ch’egli manifestò l’intenzione di parlarmi stasera?... - -— Sì, signora. Si tratta senza dubbio di tutelare la vostra situazione -in Inghilterra. - -— Aspettiamo! rispose la giovane donna, che rimase tutta pensierosa. - -Così, durante quella giornata di domenica, la casa di Saville-row fu -come se fosse stata disabitata, e, per la prima volta da che dimorava -in quella casa, Phileas Fogg non andò al suo Club, allorchè le undici e -mezzo suonarono alla torre del Parlamento. - -E perchè il nostro gentleman si sarebb’egli presentato al Reform-Club? -I suoi colleghi non lo aspettavano più. Se la sera del giorno prima, in -quella data fatale del sabato 21 dicembre alle otto e quarantacinque, -Phileas Fogg non era comparso nel salone del Reform-Club, la sua -scommessa era perduta. Non era neppur necessaria ch’egli andasse dal -suo banchiere per pigliarvi quella somma di ventimila sterline. I suoi -avversarii avevano in mano un bono firmato da lui, e bastava passarlo -ai fratelli Baring, perchè le ventimila sterline fossero portate a loro -credito. - -Il signor Fogg non aveva dunque bisogno d’uscire, e non uscì. Egli -rimase nella sua camera e diè assetto a’ suoi affari. Gambalesta non -cessò di salire e scendere le scale della casa di Saville-row. Le ore -non trascorrevano per quel poveraccio. Egli ascoltava all’uscio della -camera del suo padrone, ed in ciò fare egli non credeva di commettere -la menoma indiscrezione! Guardava dal buco della toppa, e si immaginava -di avere questo diritto! Gambalesta paventava ad ogni istante qualche -catastrofe. A volte altresì pensava a Fix, ma un cangiamento erasi -operato nella sua mente. Egli non se la pigliava più con l’ispettore -di polizia. Fix erasi ingannato in buona fede, e, tenendogli dietro, -arrestandolo, egli non aveva fatto altro che il suo dovere, mentre -lui.... Questo pensiero l’opprimeva, ed ei si riputava l’ultimo dei -miserabili. - -Quando Gambalesta si sentiva troppo infelice ad esser solo, bussava -all’uscio di mistress Auda, entrava nella sua camera, si sedeva in un -canto senz’aprir bocca, e guardava la giovane donna, sempre pensierosa. - -Verso le sette e mezzo della sera, il signor Fogg fece chiedere a -mistress Auda, se poteva riceverlo, e, da lì a pochi minuti, la giovane -signora e lui erano soli in quella camera. - -Phileas Fogg prese una sedia e sedette presso al caminetto, dirimpetto -a mistress Auda. La sua faccia non rifletteva alcuna emozione. Il -Fogg del ritorno era esattamente il Fogg della partenza. Stessa calma, -stessa impassibilità. - -Egli rimase senza parlare durante cinque minuti. Indi, alzando gli -occhi verso mistress Auda: - -“Signora, diss’egli, mi perdonerete di avervi condotta in Inghilterra? - -— Io, signor Fogg!... rispose mistress Auda, comprimendo i battiti del -suo cuore. - -— Vogliate permettermi di finire, ripigliò il signor Fogg. Allorchè io -ebbi il pensiero di trarvi lontano da quella contrada diventata così -pericolosa per voi, io ero ricco, e contava di porre una parte della -mia sostanza a vostra disposizione. La vostra esistenza sarebbe stata -felice e libera. Ora io sono rovinato. - -— Lo so, signor Fogg, rispose la giovine donna, e vi chiederò a mia -volta: Mi perdonerete di avervi seguito, e — chi sa? — d’aver forse, -mettendovi in ritardo, contribuito alla vostra rovina? - -— Signora, voi non potevate rimanere nell’India, e la vostra salvezza -non era assicurata che se voi vi allontanavate tanto che quei fanatici -non potessero riprendervi. - -— Così, signor Fogg, ripigliò mistress Auda, non contento di avermi -strappato ad una morte orribile, voi vi credevate ancora obbligato di -assicurare la mia posizione in Europa? - -— Sì, signora, rispose Phileas Fogg, ma gli avvenimenti si volsero -contro di me. Però, del poco che mi rimane io vi chiedo il permesso di -disporre a vostro favore. - -— Ma voi, signor Fogg, come farete? chiese mistress Auda. - -— Io, signora, rispose freddamente il gentleman, io non ho bisogno di -nulla. - -— Come, signore! avete riflettuto alla sorte che vi aspetta? - -— Ho fatto le mie riflessioni, rispose lentamente il signor Fogg. - -— In ogni caso ripigliò mistress Auda, la miseria non potrebbe colpire -un uomo pari vostro. I vostri amici.... - -— Io non ho amici, signora. - -— I vostri parenti.... - -— Non ho più parenti. - -— Vi compiango allora, signor Fogg, perocchè l’isolamento è una triste -cosa. Che! neppure un cuore amico per deporvi le vostre pene? Si dice -che in due la miseria stessa è ancora sopportabile! - -— Lo dicono, signora. - -— Signor Fogg, disse allora mistress Auda, che si alzò e porse la mano -al gentleman, volete accettare al tempo stesso una parente ed un’amica? -Volete voi accettarmi per vostra moglie?„ - -Il signor Fogg, a questa parola, erasi alzato a sua volta. C’era come -un riflesso insolito ne’ suoi occhi, come un tremito sulle sue labbra. -Mistress Auda lo guardava. La sincerità, la rettitudine, la fermezza -e la soavità di quel bello sguardo di una nobile donna che osa tutto -per salvare colui al quale deve tutto, lo sorprese dapprima, indi lo -penetrò. Egli chiuse gli occhi un istante, come per evitare che quello -sguardo s’avanzasse dippiù.... Quando li riaprì: - -“Io vi amo! diss’egli semplicemente. Sì, in verità, per tutto quanto -c’è di più sacro al mondo, io vi amo e sono tutto vostro! - -Ah!...„ esclamò mistress Auda, portandosi la mano al cuore. - -Gambalesta fu chiamato. Venne subito. Il signor Fogg teneva ancora la -mano di mistress Auda nella sua. Gambalesta capì, e la sua larga faccia -brillò come il sole allo zenit delle regioni tropicali. - -Il signor Fogg gli chiese se non sarebbe troppo tardi per andar -ad avvertire il reverendo Samuele Wilson, della parrocchia di -Mary-le-Bone. - -Gambalesta sorrise del suo miglior sorriso. - -“Mai troppo tardi„ diss’egli. - -Non erano che le otto e cinque minuti. - -“Sarà per domani, lunedì! diss’egli. - -— Per domani, lunedì? chiese il signor Fogg guardando la giovane donna. - -— Per domani, lunedì!„ rispose mistress Auda. - -Gambalesta uscì a gambe levate. - - - - -CAPITOLO XXXVI. - -Nel quale Phileas Fogg fa di nuovo aggio sulla piazza di Londra. - - -È tempo di dire quale mutamento della opinione pubblica era avvenuto -nel Regno Unito, quando si seppe l’arresto del vero ladro della Banca, -— un certo James Strand, che aveva avuto luogo il 17 dicembre, a -Edimburgo. - -Tre giorni prima, Phileas Fogg era ancora un deliquente cui la polizia -dava la caccia ad oltranza, ed ora era il più onesto gentleman del -mondo, che compiva matematicamente il suo eccentrico viaggio intorno -alla terra. - -Quale effetto, che chiasso nei giornali! Tutti gli scommettitori pro -e contro, che avevano già dimenticato quell’affare, risuscitarono -come per incanto. Tutte le transazioni ridiventavano valide. Tutti -gl’impegni rivivevano, e, bisogna dirlo, le scommesse ricominciarono -con nuova energia. Il nome di Phileas Fogg fece di bel nuovo aggio -sulla piazza di Londra. - -I cinque colleghi del gentleman, al Reform-Club, passarono quei tre -giorni in grande inquietudine. Quel Phileas Fogg che essi avevano -dimenticato, ricompariva inopinatamente ai loro occhi! Dov’era in quel -momento? Il 17 dicembre, — giorno in cui James Strand fu arrestato, -— faceano settantasei giorni che Phileas Fogg era partito, e non una -notizia di lui! Che fosse morto? Avesse mai rinunciato alla lotta, -oppure continuava il suo cammino giusta l’itinerario convenuto? E il -sabato, 21 dicembre, alle 8 e 45 di sera, avesse egli mai a comparire -come il dio dell’esattezza sulla soglia del salone dei Reform-Club? - -Dobbiamo rinunciare a dipingere l’ansietà nella quale, durante tre -giorni, visse tutta quella classe della società inglese. Si lanciarono -dispacci in America, in Asia, per avere notizie di Phileas Fogg. Si -mandò mattina e sera ad osservare la casa di Saville-row.... Nulla. La -polizia stessa non sapeva più che n’era stato del _detective_ Fix, che -si era tanto sgraziatamente gettato sopra una falsa traccia. Il che non -impedì alle scommesse di impegnarsi su più vasta scala. Phileas Fogg, -come un cavallo di corsa, giungeva all’ultimo giro. Non lo si dava più -a cento, ma a venti, ma a dieci, ma a cinque, e il vecchio paralitico, -lord Albermale, lo pigliava, lui, alla pari. - -Laonde, il sabato sera, c’era folla in Pall Mall e nelle strade vicine. -Sembrava un immenso attruppamento di sensali di borsa, stabiliti in -permanenza nei paraggi del Reform-Club. La circolazione era impedita. -Si discuteva, si disputava, si gridavano i corsi “del Phileas Fogg,„ -come quelli dei fondi inglesi. I policeman avevano un gran da fare a -contenere la calca, e mano mano si avanzava l’ora alla quale doveva -giungere Phileas Fogg, l’emozione pigliava proporzioni inverosimili. - -Quella sera, i cinque colleghi del gentleman erano radunati fin dalle -nove nel gran salone del Reform-Club. I due banchieri, John Sullivan -e Samuele Fallentin, l’ingegnere Andrew Stuard, Gualtiero Ralph, -amministratore della Banca d’Inghilterra, il birraio Tommaso Flanagan, -tutti aspettavano con ansietà. - -Al momento in cui l’orologio del gran salone segnò le otto e -venticinque, Andrew Stuart, alzandosi, disse: - -“Signori, fra venti minuti, il termine convenuto fra il signor Phileas -Fogg e noi sarà spirato. - -— A che ora è giunto l’ultimo treno di Liverpool? domandò Tommaso -Flanagan. - -— Alle sette e ventitrè, rispose Gualtiero Ralph, e il treno successivo -non giunge che a mezzanotte e dieci. - -— Ebbene signori, ripigliò Andrew Stuart, se Phileas Fogg fosse giunto -col treno delle sette e ventitrè, egli sarebbe già qui. Possiamo dunque -considerare la scommessa come guadagnata. - -— Aspettiamo, non ci pronunciamo, rispose Samuele Fallentin. Voi sapete -che il nostro collega è un eccentrico di prim’ordine. La sua esattezza -in tutto è ben conosciuta. Egli non giunge mai nè troppo tardi nè -troppo presto, e se comparisse qui all’ultimo minuto, io non ne sarei -punto sorpreso. - -— Ed io, disse Andrew Stuart, che era come sempre nervosissimo, -quand’anco lo vedessi non ci crederei. - -— Infatti, ripigliò Tommaso Flanagan, il progetto del signor Fogg era -insensato. Qual si fosse la sua esattezza, egli non poteva impedire dei -ritardi inevitabili, e un ritardo di due o tre giorni soltanto bastava -a compromettere il suo viaggio. - -— Voi noterete peraltro, aggiunse John Sullivan, che non abbiamo -ricevuto nessuna notizia del nostro collega, e sì che i fili -telegrafici non mancavano sul suo itinerario. - -— Egli ha perduto, signori, ripigliò Andrew Stuart, ha cento volte -perduto! Voi sapete pure che il _China_ — il solo piroscafo di -Nuova-York che egli avesse potuto pigliare per venire a Liverpool in -tempo utile, — è giunto ieri. Ora, ecco qui la lista dei passaggieri, -pubblicata dalla _Shipping-Gazette (Gazzetta navale)_ e il nome -di Phileas Fogg non vi figura. Ammettendo tutte le più favorevoli -combinazioni, il nostro collega è appena in America, a quest’ora! Io -calcolo a venti giorni per lo meno il ritardo ch’egli subirà dalla data -convenuta, e il vecchio lord Albermale ci rimetterà lui pure le sue -cinquemila sterline! - -— È evidente, rispose Gualtiero Ralph, e domani non avremo che da -presentare presso i fratelli Baring il bono del signor Fogg. - -In quella, l’orologio del salone suonò le otto e quaranta. - -“Ancora cinque minuti,„ disse Andrew Stuart. - -I cinque colleghi si guardavano tra loro. È lecito credere che i -battiti del loro cuore avessero subito un lieve acceleramento, poichè -infine, anche per giocatori intrepidi, la partita era forte! Ma non -volevano lasciarne trasparir nulla; epperò dietro proposta di Samuele -Fallentin, essi presero posto ad una tavola da giuoco. - -“Non darei la mia parte di quattromila sterline sulla -scommessa, disse Andrew Stuart sedendosi, a chi me ne offrisse -tremilanovecentonovantanove!„ - -La sfera segnava, in quel momento, otto ore e quarantadue minuti. - -I giocatori avevano preso le carte, ma, ad ogni poco, il loro sguardo -ricorreva all’orologio. Si può affermare che, per grande che fosse la -loro sicurezza, mai minuti erano sembrati così lunghi! - -“Le otto e quarantatrè,„ disse Tommaso Flanagan, tagliando il mazzo di -carte che gli presentava Gualtiero Ralph. - -Indi seguì un momento di silenzio. Il vasto salone del Club era -tranquillo. Ma al difuori si udiva il chiasso della folla, dominato -di tanto in tanto da gridi acuti. Il pendolo dell’orologio batteva -il secondo con regolarità matematica. Ogni giocatore contava -involontariamente le divisioni sessagesimali, che ferivano il suo -orecchio. - -“Le otto e quarantaquattro!„ disse John Sullivan con voce in cui si -sentiva una certa emozione. - -Un minuto solo e la scommessa era guadagnata. Andrew Stuart e i suoi -colleghi non giocavano più. Avevano abbandonato le carte. - -Al quarantesimo minuto secondo, nulla. Al cinquantesimo, nulla ancora! - -Al cinquantesimoquinto, si udì come un fulmine al difuori: applausi, -urrà, persino imprecazioni, che si propagarono come un rullo continuo. - -I cinque giocatori si alzarono.... - -Al cinquantasettesimo minuto secondo, la porta del salone si aprì, e -il pendolo non aveva battuto il sessantesimo secondo, che Phileas Fogg -comparve, seguito da una folla delirante che aveva forzato l’ingresso -del Club, e con la sua voce calma: - -“Eccomi, o signori,„ diss’egli. - - - - -CAPITOLO XXXVII. - -Nel quale si calcola quel che Phileas Fogg ha guadagnato a fare il giro -del mondo. - - -Sì! Phileas Fogg in persona. - -I lettori ricordano che alle otto e cinque della sera, — venticinque -ore circa dopo l’arrivo dei viaggiatori a Londra, — Gambalesta era -stato incaricato dal suo padrone di avvisare il reverendo Samuele -Wilson per certo matrimonio che doveva celebrarsi la domane senz’altro. - -Gambalesta era dunque partito, contento come una pasqua. Egli si recò a -passo rapido all’abitazione del reverendo Samuele Wilson, che non era -ancora rincasato. Naturalmente, Gambalesta aspettò, ma aspettò almeno -venti buoni minuti. - -Insomma, erano le otto e trentacinque, quand’egli uscì dalla casa del -reverendo. Ma in quale stato! I capelli in iscompiglio, senza cappello, -correndo, correndo, come non si è mai visto correre a memoria d’uomo, -atterrando i passanti, precipitandosi come una tromba sui marciapiedi! - -In tre minuti egli era di ritorno alla casa di Saville-row, e cadeva -senza fiato nella camera del signor Fogg. - -Egli non poteva parlare. - -“Che c’è? chiese il signor Fogg. - -— Padron mio... balbettò Gambalesta... matrimonio... impossibile. - -— Impossibile? - -— Impossibile... per domani... - -— Perchè? - -— Perchè domani... è domenica!... - -— Lunedì, rispose il signor Fogg. - -— No... oggi... sabato.... - -— Sabato? impossibile! - -— Sì, sì, sì! esclamò Gambalesta. Vi siete sbagliato di un giorno!... -Siamo giunti ventiquattr’ore prima... ma non ci rimangon che dieci soli -minuti!...„ - -Gambalesta aveva afferrato il suo padrone pel colletto, e lo trascinava -con una forza irresistibile. - -Phileas Fogg, preso così d’assalto, senza aver il tempo di riflettere, -lasciò la casa, saltò in un _cab_ (cittadina), promise cento sterline -al cocchiere e dopo avere schiacchiato due cani e investito cinque -carrozze, giunse al Reform-Club. - -L’orologio segnava lo otto e quarantacinque quando egli apparve nel -gran salone.... - -Phileas Fogg aveva compiuto il giro del mondo in ottanta giorni! - -Phileas Fogg aveva guadagnato la sua scommessa di ventimila sterline! - -Ed ora, come mai un uomo così esatto, così meticoloso, aveva egli -potuto commettere quell’errore di giorno? Come si credeva egli al -sabato sera, 21 dicembre, quando sbarcò a Londra, mentre non era che -il venerdì, 20 dicembre, settantanove giorni soltanto dopo la sua -partenza? - -Ecco la ragione di quell’errore. È semplicissima. - -Phileas Fogg aveva, senza neanco sognarselo, guadagnato un giorno sul -suo itinerario, — e ciò unicamente perchè egli aveva fatto il giro del -mondo, andando verso l’_est_, ed avrebbe invece perduto quel giorno -andando in senso inverso, cioè verso l’_ovest_. - -Infatti, camminando verso l’est, Phileas Fogg andava incontro al -sole, e, per conseguenza, i giorni diminuivano per lui di tante volte -quattro minuti quanti erano i gradi ch’egli percorreva in quella -direzione. Ora si contano trecentosessanta gradi sulla circonferenza -terrestre, e questi trecentosessanta gradi, moltiplicati per quattro -minuti, danno precisamente ventiquattr’ore — vale a dire quel giorno -inconsapevolmente guadagnato. In altri termini, mentre Phileas Fogg, -camminando verso l’est, vedeva il sole passare _ottanta volte_ al -meridiano, i suoi colleghi rimasti a Londra non lo vedevano passare che -_settantanove volte_. Ecco perchè quel giorno stesso, che era il sabato -e non la domenica, come credeva il signor Fogg, questi lo aspettavano -nel salone del Reform-Club. - -Ed ecco ciò che il famoso oriuolo di Gambalesta, — che aveva sempre -conservato l’ora di Londra, — avrebbe dimostrato, se insieme ai minuti -ed alle ore, esso avesse segnato i giorni! - -Phileas Fogg aveva dunque guadagnato le ventimila sterline. Ma, siccome -ne aveva spese strada facendo circa diciannovemila, il risultato -pecuniario era mediocre. Però, già si sa, l’eccentrico gentleman non -aveva in quella scommessa cercato altro che la lotta, non la ricchezza. -Ed anzi quelle mille sterline rimanenti, egli le divise tra l’onesto -Gambalesta e l’infelice Fix, al quale era incapace di serbar rancore. -Ma, solo per regolarità, egli fece ritenuta al suo servo del prezzo -delle millenovecentoventi ore di gas spese per colpa sua. - -Quella stessa sera, il signor Fogg, sempre impassibile, flemmatico, -diceva a mistress Auda: - -“Questo matrimonio vi conviene ancora, signora? - -— Signor Fogg, rispose mistress Auda, tocca a me a farvi questa -domanda. Voi eravate rovinato, ora eccovi ricco.... - -— Scusatemi, signora, questa ricchezza vi appartiene. Se non aveste -avuto il pensiero di questo matrimonio, il mio servo non sarebbe andato -dal reverendo Samuele Wilson, io non sarei stato avvertito del mio -errore, e.... - -— Caro signor Fogg!... disse la giovine donna. - -— Cara Auda!...„ rispose Phileas Fogg. - -Non occorre aggiungere che il matrimonio si celebrò quarant’otto ore -dopo. Gambalesta, superbo, raggiante, abbagliante, vi figurò come -testimone della giovane signora. Non l’aveva salvata lui? questo onore -gli era ben dovuto. - -La domane, fin dall’alba, Gambalesta picchiava con fracasso alla porta -del suo padrone. - -“Che c’è, Gambalesta? - -— Che c’è, signore! C’è che son venuto a sapere or ora.... - -— Che cosa? - -— Che potevamo fare il giro del mondo in settantotto giorni soltanto. - -— Senza dubbio, rispose il signor Fogg, non attraversando l’India. Ma -se io non avessi attraversato l’India, io non avrei guadagnato mistress -Auda, ella non sarebbe mia moglie, e....„ - -E il signor Fogg richiuse tranquillamente la porta. - -Così Phileas Fogg aveva guadagnato la sua scommessa. Egli aveva -compiuto in ottanta giorni il viaggio intorno al mondo! Egli aveva -adoperato, a ciò fare, tutti i mezzi di trasporto: piroscafi, ferrovie, -carrozze, yachts, navi di commercio, slitte, elefanti. L’eccentrico -gentleman aveva spiegato in questo negozio le sue maravigliose -qualità di sangue freddo e d’esattezza. Ma al postutto? Che aveva egli -guadagnato con quell’incomodo? Che gli era fruttato quel viaggio? - -Nulla, si dirà? Nulla, sia pure, all’infuori di una leggiadra moglie -che lo rese il più felice degli uomini! - -In verità, chi non farebbe, anche per meno di questo, il Giro del Mondo? - - - FINE. - - - - -INDICE. - - - I. Nel quale Phileas Fogg e Gambalesta si accettano - reciprocamente l’uno come padrone, l’altro come - servitore Pag. 1 - II. Nel quale Gambalesta è convinto d’aver finalmente - trovato il suo ideale 8 - III. Nel quale s’impegna una conversazione che potrà - costar caro a Phileas Fogg 14 - IV. Nel quale Phileas Fogg sbalordisce Gambalesta, suo - servo 24 - V. Nel quale un nuovo valore comparisce sulla piazza - di Londra 30 - VI. Nel quale l’agente Fix mostra un’impazienza più - che legittima 35 - VII. Che prova una volta di più l’inutilità dei passaporti - in materia di polizia 42 - VIII. Nel quale Gambalesta parla forse un po’ più del - bisogno 47 - IX. Dove il mar Rosso e il mar delle Indie si mostrano - propizii ai disegni di Phileas Fogg 53 - X. Dove Gambalesta è felicissimo di non perdere che - le scarpe 61 - XI. Dove Phileas Fogg compra a prezzo favoloso una - cavalcatura 69 - XII. Nel quale Phileas Fogg e i suoi compagni si - avventurano attraverso le foreste dell’India, - e se ne vedono le conseguenze 81 - XIII. Nel quale Gambalesta prova una volta di più - che la fortuna arride agli audaci 91 - XIV. Nel quale Phileas Fogg scende tutta l’ammirabile - vallata del Gange senza pensare a guardarla 101 - XV. Nel quale il sacco delle banconote si alleggerisce - ancora di alcune migliaia di sterline 111 - XVI. Nel quale Fix fa l’indiano 120 - XVII. Nel quale si tratta un po’ di tutto durante il - tragitto da Singapore a Hong-Kong 128 - XVIII. Nel quale i signori Fogg, Gambalesta e Fix - vanno pei loro affari per strade diverse 137 - XIX. Nel quale Gambalesta piglia un interesse troppo - vivo pel suo padrone, e quel che ne succede 144 - XX. Nel quale Fix entra direttamente in relazione - con Phileas Fogg 154 - XXI. Nel quale si teme che il padrone della _Tankadera_ - perda un premio di duecento sterline 163 - XXII. Nel quale Gambalesta impara che il danaro è - necessario anco agli antipodi 175 - XXIII. Nel quale il naso di Gambalesta si allunga - smisuratamente 185 - XXIV. Durante il quale si compie la traversata dell’Oceano - Pacifico 194 - XXV. Nel quale si dà un’occhiatina a San Francisco - in un giorno di meeting 203 - XXVI. Nel quale si piglia il treno espresso della ferrovia - del Pacifico 213 - XXVII. Nel quale Gambalesta segue, con una celerità - di venti miglia all’ora, un corso di storia - mormona 221 - XXVIII. Nel quale Gambalesta non riesce a far intendere - il linguaggio della ragione 230 - XXIX. Nel quale si narrano cose che capitano unicamente - sulle ferrovie americane 242 - XXX. Nel quale Phileas Fogg fa semplicemente il suo - dovere 252 - XXXI. Nel quale l’ispettore Fix piglia molto sul serio - gl’interessi di Phileas Fogg 262 - XXXII. Nel quale Phileas Fogg lotta corpo a corpo con - la mala sorte 271 - XXXIII. Nel quale Phileas Fogg si mostra all’altezza - delle circostanze 277 - XXXIV. Nel quale Phileas Fogg va fuor dei gangheri 289 - XXXV. Nel quale Gambalesta non si fa ripetere due - volte l’ordine del suo padrone 294 - XXXVI. Nel quale Phileas Fogg fa di nuovo aggio sulla - piazza di Londra 302 - XXXVII. Nel quale si calcola quel che Phileas Fogg ha - guadagnato a fare il giro del mondo 308 - - - - -DEL MEDESIMO AUTORE: - - _Dalla terra alla luna e Intorno alla luna_ (5.ª ed.) L. 1 — - _Cinque settimane in pallone_ (3.ª ed.) 1 — - _Una città galleggiante_ (3.ª ed.) 1 — - _Ventimila leghe sotto i mari_ (9.ª ed.) 1 — - _Novelle fantastiche_ (3.ª ed.) 1 — - _I figli del capitano Grant e Una città galleggiante._ - 2 vol. (8.ª ed.) 2 — - _Avventure del capitano Hatteras_ (6.ª ed.) 1 — - _Viaggio al centro della terra_ (3.ª ed.) 1 — - _Un episodio del terrore o il conte di Chanteleine_ 1 — - _Poe e le sue opere_ (3.ª ed.) 1 — - _Un nipote d’America_ 1 — - - -EDIZIONI ILLUSTRATE IN-8. - - _Il giro del mondo in 80 giorni_ 2 50 - _Novelle fantastiche_ 3 — - _Storia dei grandi viaggi e dei grandi viaggiatori._ - (3.ª edizione) 2 — - _Il faro in capo al mondo_ 3 50 - _Il dottor Oss: I violatori di blocco_ 1 — - - - - -NOTE: - - -[1] Abbreviazione di _Esquire_, titolo equivalente a _signore_. - -[2] Specie di bettole, dove si vendono le ostriche. - -[3] Con questo nome vengono distinti, in Inghilterra, gli agenti della -polizia che hanno lo speciale incarico di scoprire gli autori di un -misfatto. - -[4] Il _whist_ si giuoca fra quattro persone, a due a due. Il _robbre_ -è una serie di due partite, dopo la quale i compagni si mutano. -Talvolta si gioca il _whist_ in tre col _morto_. - -[5] Specie di soprabitone da viaggio per solito di color nocciuola ed -usato specialmente dagli inglesi. - -[6] Orario e guida generale delle ferrovie continentali e dei battelli -a vapore. Ne è redatore, Bradshaw, che è una vera celebrità in questo -genere. - -[7] Il falso ponte di una nave (in inglese _spardeck_), detto anche -pagliuolo di mezza stiva e che si suol fare di abete, è stabilito ad -alcuni piedi sotto il primo ponte: serve a dare maggior comodo per lo -stabilimento di varie stanze di alloggio e di provvigioni. - -[8] Lo stipendio dei funzionari civili è ancor più alto: i semplici -assistenti al primo grado della gerarchia hanno 12,000 franchi, i -giudici 60,000, i presidenti di Corte 250,000, i governatori 300,000, e -il governatore generale più di 600,000. - -[9] Nel _whist_ si dice _shilem_ ciò che nei giuochi italiani chiamasi -_cappotto_: cioè il prendere tutte le mani. - -[10] Grande ferrovia della penisola indiana. - -[11] La _jungla_ che s’incontra di sovente nelle Indie, è un embrione -di foresta vergine, come il _maquis_ ossia le macchie della Corsica; -è un disordine di arbusti che non arrivano mai all’altezza di alberi e -che copre di solito vaste estensioni di terreno. - -[12] _Booby_, voce inglese che equivale al nostro bietolone, balordo, -minchione. - -[13] Il _poney_, al plurale _ponies_, è un cavallo di razza molto -piccola, eccellente nei luoghi alpestri, come i nostri cavallini della -Sardegna. - -[14] Scompartimento della nave in cui è situata la macchina. - -[15] Il _loch_ è quel settore circolare di legno, che, attaccato ad una -funicella divisa in parti eguali, serve a misurare la velocità della -nave ossia il cammino percorso. Il Fincati, nel suo ottimo dizionario -di marina, propone di tradurre _loch_ con barchetta; ma a noi par -meglio conservare la voce straniera, ma evidente; tanto più quando la -voce nostra da surrogarvi si presterebbe ad equivoci. - -[16] Vagone da dormire. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - -*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK IL GIRO DEL MONDO IN OTTANTA -GIORNI *** - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the -United States without permission and without paying copyright -royalties. 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