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If you are not located in the United States, you -will have to check the laws of the country where you are located before -using this eBook. - -Title: Il giro del mondo in ottanta giorni - -Author: Jules Verne - -Release Date: June 30, 2021 [eBook #65736] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at - http://www.pgdp.net (This file was produced from images made - available by the HathiTrust Digital Library) - -*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK IL GIRO DEL MONDO IN OTTANTA -GIORNI *** - - IL - GIRO DEL MONDO - IN OTTANTA GIORNI - - - DI - - GIULIO VERNE - - - - MILANO - FRATELLI TREVES, EDITORI - — - =Quindicesimo migliaio.= - - - - - _La presente opera è messa dagli editori Fratelli Treves - sotto la tutela delle vigenti leggi di proprietà letteraria per - tutto il Regno d’Italia, Trieste, Trentino e Canton Ticino._ - - Milano. Tip. Treves — 1914. - - - - -IL GIRO DEL MONDO IN OTTANTA GIORNI - - - - -CAPITOLO PRIMO. - -Nel quale Phileas Fogg e Gambalesta si accettano reciprocamente l’uno -come padrone l’altro come servitore. - - -Nell’anno 1872, la casa recante il numero 7 di Saville-row, Burlington -Garden, — casa in cui morì Sheridan nel 1814, — era abitata da Phileas -Fogg, _esq._[1], uno dei membri più singolari e più segnalati del -Reform-Club di Londra, quantunque sembrasse studiarsi di non far nulla -che potesse attirare l’attenzione. - -Ad uno dei più grandi oratori che onorano l’Inghilterra, succedeva -dunque in quella casa codesto Phileas Fogg, personaggio enigmatico, di -cui nessuno sapeva niente, fuorchè essere un fior di galantuomo, ed uno -dei più bei gentlemen dell’alta società inglese. - -Si diceva che rassomigliasse a Byron, — nella testa, poichè era senza -difetti ai piedi — ma un Byron con mustacchi e favoriti, impassibile, -da poter vivere mille anni senza invecchiare. - -Inglese senz’alcun dubbio, Phileas Fogg non era forse Londinese. Non -lo si era mai visto nè alla Borsa nè alla Banca, nè in alcuno degli -ufficii della City. Nè i bacini nè i docks di Londra avevano mai -ricevuto una nave avente per armatore Phileas Fogg. Codesto gentleman -non figurava in alcun comitato d’amministrazione. Il suo nome non era -mai risuonato in un collegio d’avvocati, nè al tempio, nè a Lincoln’s -inn, nè a Gray’s inn. Non litigò mai nè alla Corte del Cancelliere, nè -al Banco della Regina, nè allo Scacchiere, nè in Corte ecclesiastica. -Non era industriale, nè negoziante, nè mercante, nè agricoltore. -Non faceva parte nè dell’_Istituto Reale della Gran Brettagna_, nè -dell’_Istituto di Londra_, nè dell’_Istituto degli Artigiani_, nè -dell’_Istituto Russel_, nè dell’_Istituto letterario dell’Ovest_, -nè dell’_Istituto del Diritto_, nè di quell’_Istituto delle Arti e -delle Scienze riunite_, che è posto sotto il patronato diretto di -Sua Graziosa Maestà. Insomma non apparteneva ad alcuna delle numerose -società che pullulano nella capitale dell’Inghilterra, dalla _Società -dell’Armonica_ sino alla _Società entomologica_, fondata principalmente -allo scopo di distruggere gli insetti nocivi. - -Phileas Fogg era membro del Reform-Club, ed ecco tutto. - -A chi si stupisse che un gentleman tanto misterioso si noverasse fra -i membri di questa onorevole associazione, sarà risposto che egli vi -fu ammesso dietro raccomandazione dei signori Fratelli Baring presso -i quali aveva un credito aperto. La regolarità posta da essi nel -pagamento a vista dei suoi mandati sul conto corrente, in cui egli era -invariabilmente creditore, gli aveva procacciato una certa stima. - -Codesto Phileas Fogg era egli ricco? Incontestabilmente. Ma in che modo -si fosse arricchito, ecco ciò che i meglio informati non potevano dire, -e il signor Fogg era l’ultimo cui convenisse rivolgersi per saperlo. -Comunque, egli non era prodigo di nulla, ma non avaro, giacchè ogni -volta fosse richiesto di danaro per un’opera nobile, utile e generosa, -egli lo portava silenziosamente ed anche anonimamente. Insomma, nulla -di meno comunicativo di quel gentleman. Parlava il meno possibile, -ed appariva perciò tanto più misterioso. Eppure, la sua vita era -palese; ma era tanto matematicamente uniforme, che l’immaginazione, -insoddisfatta, cercava al di là. - -Aveva viaggiato? Probabilmente, poichè nessuno conosceva meglio di -lui la carta del mondo. Non eravi luogo remoto ch’egli non mostrasse -averne cognizione speciale. Qualche volta, ma in poche parole, brevi -e chiare, rettificava le mille dicerie che circolavano nel club circa -i viaggiatori perduti o smarriti; indicava le vere probabilità, e le -sue parole erano parse di sovente quasi ispirate da una seconda vista, -tanto l’avvenimento finiva sempre per giustificarle. Era un uomo che -aveva dovuto viaggiare dappertutto, per lo meno in ispirito. - -Peraltro era sicuro che da lunghi anni Phileas Fogg non aveva lasciato -Londra. Le persone che avevano l’onore di conoscerlo più da vicino, -attestavano che nessuno poteva pretendere d’averlo mai visto altrove -che in quella strada diretta che egli percorreva ogni giorno per -recarsi da casa sua al club. Suo solo passatempo era leggere i giornali -e giocare al whist. A questo giuoco del silenzio, tanto adatto al suo -temperamento, egli vinceva spesso; ma i suoi guadagni non entravano mai -nella sua borsa e figuravano per una somma importante al suo bilancio -di carità. E poi, è bene notarlo, il signor Fogg giocava evidentemente -per giocare, non per vincere; il giuoco era per lui un combattimento, -una lotta contro una difficoltà, ma una lotta senza moto, senza -spostamento, senza fatica, e ciò si confaceva al suo carattere. - -Nessuno gli conosceva nè moglie, nè figli — ciò che può accadere -alle più brave persone, — nè parenti, nè amici, — cosa più rara in -verità. Phileas Fogg viveva solo nella sua casa di Saville-row, dove -nessuno penetrava. Del suo interno, non s’era parlato mai. Un solo -servo bastava a servirlo. Faceva colazione e desinava al club, ad -ore cronometricamente determinate, nella medesima sala, alla stessa -tavola, senza la compagnia di colleghi, senza invitar mai un estraneo. -Rincasava soltanto per coricarsi, a mezzanotte precisa, senza far -mai uso di quelle stanze ben addobbate che il Reform-Club tiene a -disposizione dei membri del Circolo. Su ventiquattr’ore, ne passava -dieci al suo domicilio, sia che dormisse, sia che s’occupasse della sua -teletta. - -Se passeggiava, lo faceva invariabilmente, con passo uguale, nella -sala d’accesso dal pavimento intarsiato, o sulla galleria circolare -del club, al disopra della quale sorge una cupola coi vetri azzurri, -sorretta da venti colonne ioniche di porfido rosso. A colazione e a -pranzo, erano le cucine, la dispensa, la pescheria, la latteria del -club che fornivano alla sua tavola le loro succolenti riserve; erano i -camerieri del club gravi personaggi in abito nero, calzati con scarpe -a suole di mollettone, che lo servivano in porcellana speciale e sopra -stupende tovaglie di tela di Sassonia; erano i bicchieri di purissimo -cristallo del club che contenevano il suo sherry, il suo porto od -il suo claretto corretto con cannella, capelvenere, cinnamomo; era -finalmente il ghiaccio del club — ghiaccio venuto con forti spese dai -laghi d’America — che manteneva le sue bevande in un soddisfacente -stato di freschezza. - -Se vivere in tali condizioni si chiama eccentricità, bisogna confessare -che la eccentricità ha del buono! - -La casa di Saville-row, senza essere sontuosa, si raccomandava per un -_comfort_ davvero superlativo. D’altronde, con le abitudini invariabili -del suo abitatore, il servizio si riduceva a ben poco. Però, Phileas -Fogg esigeva dal suo unico servo una puntualità, una regolarità -straordinarie. Quel giorno appunto — 2 ottobre — Phileas Fogg aveva -licenziato James Forster perchè codesto servitore erasi reso colpevole -di portargli per radere la barba dell’acqua ad ottanta quattro gradi -Farenheit invece che ad ottantasei ed aspettava il suo successore che -doveva presentarsi tra le undici e le undici e mezzo. - -Phileas Fogg, ben adagiato nel suo seggiolone coi piedi ravvicinati -come quelli di un soldato alla parata, le palme delle mani sulle -ginocchia, il corpo ritto, la testa alta, guardava camminare la sfera -della pendola — macchina complicata che indicava le ore, i minuti, i -secondi, i giorni, i mesi e l’anno. Allo scoccare delle undici e mezzo, -il signor Fogg doveva, secondo la sua abitudine quotidiana, lasciare la -casa e recarsi al Reform-Club. - -In quel punto, si udì picchiare all’uscio del salotto in cui se ne -stava Phileas Fogg. - -James Forster, il servo licenziato, apparve. - -“Il nuovo servo,„ diss’egli. - -Un giovinotto di una trentina d’anni si mostrò e salutò. - -“Siete francese e vi chiamate John? gli chiese Phileas Fogg. - -— Gianni, se così piace al signore, rispose il nuovo venuto, Gianni -Gambalesta, soprannome che mi è rimasto in grazia della mia attitudine -a trarmi d’impaccio. Credo di essere un onesto figliuolo, signore; -ma, per essere schietto, ho fatto parecchi mestieri. Sono stato -cantante ambulante, poi cavallerizzo in un circo, ho emulato Léotard -nei voli aerei, e Blondin danzando sulla corda; poi son diventato -professore di ginnastica, per utilizzare meglio i miei talenti; ed in -ultimo ero sergente dei pompieri, a Parigi. Ho anzi nel mio stato di -servizio diversi incendi notevoli. Ma ora son già cinque anni che ho -lasciato la Francia, e che, bramoso di gustare la vita di famiglia, -faccio il cameriere in Inghilterra. Trovandomi senza posto, e saputo -che il signor Phileas Fogg è l’uomo più esatto e più sedentario del -Regno-Unito, mi presento in casa del signore colla speranza di vivervi -tranquillo e di dimenticare persino questo nome di Gambalesta.... - -— Gambalesta mi conviene, rispose il gentleman. Mi siete stato -raccomandato. Ho buone informazioni sul vostro conto. Conoscete i miei -patti? - -— Sì, signore. - -— Bene. Che ora fate? - -— Le undici e ventidue minuti, rispose Gambalesta estraendo dalle -profondità del suo taschino un enorme oriuolo d’argento. - -— Voi tardate, disse il signor Fogg. - -— Chiedo perdono al signore, ma è impossibile. - -— Voi ritardate di quattro minuti. Non monta. Basta conoscere l’errore. -Dunque, da questo momento in avanti, undici ore e ventinove minuti del -mattino, mercoledì, 2 ottobre 1872, voi siete al mio servizio.„ - -Ciò detto, Phileas Fogg si alzò, prese il suo cappello con la mano -sinistra, se lo pose in testa con un movimento da automa e scomparve -senza aggiungere una parola. - -Gambalesta udì l’uscio di strada chiudersi una prima volta: era il -suo nuovo padrone che usciva; indi una seconda volta: era il suo -predecessore, James Forster, che se n’andava da parte sua. - -Gambalesta rimase solo nella casa di Saville-row. - - - - -CAPITOLO II. - -Nel quale Gambalesta è convinto d’aver finalmente trovato il suo ideale. - - -“Affè! disse in cuor suo Gambalesta, a tutta prima un po’ sbalordito, -ho conosciuto presso la signora Tussaud dei fantocci non meno vivi del -mio nuovo padrone!„ - -I “fantocci„ della signora Tussaud sono figure di cera, che tutti vanno -a visitare a Londra, e alle quali non manca davvero che la parola. - -Durante i pochi istanti del suo colloquio con Phileas Fogg, Gambalesta -aveva rapidamente ma diligentemente esaminato il suo futuro padrone. -Era un uomo sulla quarantina, di faccia nobile e bella, alto di -statura, cui non guastava una leggera pinguedine, biondo di capelli e -di favoriti, fronte piana senz’apparenza di rughe alle tempie, faccia -piuttosto pallida che colorita, denti magnifici. Egli dimostrava -possedere al più alto grado ciò che i fisionomisti chiamano “il -riposo nell’azione,„ facoltà comune a coloro che fanno più fatti -che rumore. Calmo, flemmatico, occhio puro, palpebra immobile, era -il tipo finito di quegl’Inglesi di sangue freddo che s’incontrano -di frequente nel Regno-Unito, e di cui Angelica Kauffmann ritrasse -meravigliosamente col suo pennello l’attitudine un po’ accademica. -Veduto nei diversi atti della sua esistenza, quel gentleman dava -l’idea di un essere ben equilibrato in tutte le sue parti, giustamente -ponderato, perfetto come un cronometro di Leroy o Earnshaw. E -difatti Phileas Fogg era l’esattezza personificata; il che appariva -chiaramente “nell’espressione dei suoi piedi e delle sue mani;„ poichè -presso l’uomo, come presso gli animali, le membra stesse sono organi -espressivi delle passioni. - -Phileas Fogg era di quegli uomini matematicamente esatti, che, mai -frettolosi e sempre pronti, sono economi dei loro passi e dei loro -movimenti. Battendo sempre la via più corta, egli non faceva un -passo soverchio. Non sciupava mai uno sguardo verso il soffitto. Non -si permetteva un gesto superfluo. Non lo si era mai visto commosso -o turbato. Era l’uomo meno frettoloso di questo mondo, ma giungeva -sempre in tempo. Perciò viveva solo e per così dire al di fuori di -qualunque cerchia sociale. Sapeva che nella vita bisogna far la parte -degli attriti, e siccome gli attriti fanno indugiare, egli evitava ogni -contatto. - -Quanto a Gianni, detto Gambalesta, — vero parigino di Parigi, da cinque -anni che abitava l’Inghilterra e vi faceva a Londra il mestiere di -cameriere, aveva cercato indarno un padrone cui affezionarsi. - -— Gambalesta, dell’età di trent’anni, non era uno di quei Frontini -o Mascarilli che, colle spalle alte, il naso al vento, lo sguardo -sicuro, l’occhio asciutto, non sono che impudenti cialtroni. No, -Gambalesta era un bravo giovine, di fisonomia amabile, dalle labbra -un po’ sporgenti, sempre pronte a gustare o ad accarezzare, un’indole -buona e servizievole, con una di quelle buone teste rotonde che piace -vedere sulle spalle di un amico. Aveva gli occhi azzurri, la carnagione -accesa, la faccia grassa al punto che poteva, abbassando gli occhi, -vedersi il pomello delle gote, il petto largo, la vita ampia, la -muscolatura vigorosa, e possedeva una forza erculea che gli esercizi -della giovinezza avevano ammirabilmente sviluppata. I suoi capelli -bruni erano un pochino arruffati. Se gli scultori dell’antichità -conoscevano diciotto modi di acconciare la capigliatura di Minerva, -Gambalesta non ne conosceva che uno per rassettare la sua; tre colpi di -pettine, ed era bell’e pettinato. - -Dire che il carattere espansivo di questo servo si accorderebbe con -quello di Phileas Fogg, gli è quanto la prudenza più elementare non -permette. Gambalesta sarebbe quel domestico impeccabilmente esatto che -occorreva al suo padrone? Lo si vedrà col tempo. - -Dopo aver avuto, come sappiamo a quest’ora, una giovinezza quasi -vagabonda, egli aspirava al riposo. Avendo udito lodare il metodismo -inglese e la freddezza proverbiale dei gentlemen, egli andò a cercar -fortuna in Inghilterra. Ma, fin allora, la sorte lo aveva mal servito. -Non aveva potuto piantare radici in nessun luogo. Era stato in dieci -case. In tutte c’era il bislacco, l’ineguale, il cacciatore d’avventure -o il curioso di veder paesi: ciò non poteva più convenire a Gambalesta. -Il suo ultimo padrone, il giovine lord Longsferry, membro del -Parlamento, dopo aver passato le sue notti nelle _oysters-rooms_[2] di -Hay-Market, tornava troppo spesso a casa sulle spalle dei policemen. -Gambalesta, volendo anzitutto poter rispettare il suo padrone, -arrischiò alcune rispettose osservazioni che furono mal accolte. Allora -la ruppe. Riseppe in quella che il signor Phileas Fogg, _esq._, cercava -un servo. Prese informazioni su questo gentleman. Un personaggio che -menava una esistenza tanto regolare, che non dormiva fuori di casa, -che non viaggiava, che non si assentava mai, neppure un giorno, doveva -convenirgli appuntino. Si presentò e fu ammesso nelle circostanze che -il lettore conosce. - -Gambalesta, — scoccate le undici e mezzo, — si trovava dunque solo -nella casa di Saville-row. Senz’altro ne incominciò l’ispezione. -La percorse dalla cantina al granaio. Quella casa pulita, ordinata, -severa, puritana, ben organizzata pel servizio, gli piacque. Gli fece -l’effetto di un bel guscio di lumaca, ma di un guscio rischiarato -e scaldato dal gas, poichè l’idrogeno carburato vi bastava a tutti -i bisogni di luce e di calore. Gambalesta trovò senza fatica, al -secondo piano, la camera che eragli destinata. Essa gli convenne. Dei -campanelli elettrici e dei tubi acustici la mettevano in comunicazione -con gli appartamenti dell’ammezzato e del primo piano. Sul caminetto, -una pendola elettrica corrispondeva con la pendola della camera da -letto di Phileas Fogg, e i due congegni segnavano in uno stesso istante -il medesimo minuto secondo. - -“La mi va, la mi va d’incanto!„ disse tra sè Gambalesta. - -Egli notò pure, nella sua camera, una tabellina affissa al muro, -al disopra della pendola. Era il programma del servizio quotidiano. -Comprendeva, — dalle otto del mattino, ora regolamentare in cui si -alzava il signor Phileas Fogg, sino alle undici e mezzo, ora in cui -egli usciva di casa per andar ad asciolvere al Reform-Club, — tutte le -particolarità del servizio: il thè e i crostini dalle otto e ventitrè, -l’acqua per la barba dalle nove e trentasette, la teletta dalle dieci -meno venti, ecc. Poi, dalle undici e mezzo del mattino fino alla -mezzanotte, — ora in cui si coricava il metodico gentleman, — tutto -era notato, previsto, regolarizzato. Gambalesta meditò con gioia quel -programma e se ne impresse nella mente i diversi articoli. - -Quanto alla guardaroba del signore, essa era assai ben fornita e -meravigliosamente ordinata. Ogni pantalone, abito o panciotto portava -un numero d’ordine riprodotto sopra un registro di entrata e di uscita -indicante la data in cui, secondo la stagione, i suoi vestiti dovevano -essere volta a volta portati. Stessa norma per le calzature. - -Insomma, in quella casa di Saville-row, — che doveva essere il tempio -del disordine all’epoca dell’illustre ma dissipatore Sherindan, — -arredamento, che annunziava una bella agiatezza. Nessuna biblioteca, -nessun libro: sarebbero stati senza utilità pel signor Fogg, giacchè il -Reform-Club metteva a sua disposizione due biblioteche, una consacrata -alle belle lettere, l’altra al diritto ed alla politica. - -Nella camera da letto stava una cassa-forte di mezzana grandezza, che -per la sua costruzione era guarentita dagl’incendi al pari che dai -ladri. Non c’erano armi in casa, e neppure utensili da caccia o da -guerra. Tutto vi dinotava le abitudini più pacifiche. - -Dopo aver esaminato minutamente quell’abitazione, Gambalesta si fregò -le mani; la sua larga faccia si spianò ed egli ripetè giocondamente: - -“La mi va d’incanto! ecco quel che cercavo! C’intenderemo -perfettamente, il signor Fogg ed io! un uomo casalingo e regolato! Una -vera macchina! Ebbene, sono felicissimo di servire una macchina!„ - - - - -CAPITOLO III. - -Nel quale s’impegna una conversazione che potrà costar caro a Phileas -Fogg. - - -Phileas Fogg aveva lasciato la sua casa di Saville-row alle undici -e mezzo; e dopo avere posto cinquecentosettantacinque volte il piede -destro innanzi al piede sinistro, e cinquecentosettantasei volte il -piede sinistro innanzi al piede destro, giunse al Reform-Club, vasto -edificio eretto in Pall-Mall, e la cui costruzione costò non meno di -tre milioni. - -Phileas Fogg si recò subito nella sala da pranzo le cui nove -finestre si aprivano sopra un bel giardino dagli alberi già indorati -dall’autunno. Lì egli prese posto alla tavola abituale dove già -l’aspettava la sua posata; la sua colazione si componeva di un -antipasto, di un pesce lessato condito con una _reading sauce_ di prima -qualità, di un rosbeef scarlatto acidulato da condimenti _muhseron_, -di un pasticcio farcito di cime di rapontico e di lamponi verdi, di -un pezzo di chester, il tutto inaffiato da qualche tazza di un thè -specialmente raccolto pel consumo del Reform-Club. - -A mezzodì e quarantasette, il nostro gentleman si alzò e si avviò -verso la gran sala, sontuoso _hall_, adorno di dipinti riccamente -incorniciati. Ivi un servo gli diede il _Times_ non tagliato, di cui -Phileas Fogg operò il laborioso spiegamento con sicurezza di mano che -dinotava una grande abitudine di sì difficile operazione. La lettura -di quel giornale occupò Phileas Fogg sino alle tre e quarantacinque, -e quella del _Standard_, — che gli succedette, — durò sino al pranzo. -Questo pasto si compì nelle stesse condizioni della colazione con -aggiunta di _royal british sauce_. - -Alle sei meno venti, il gentleman ricomparve nel gran salone e vi -rimase assorto nella lettura del _Morning-Chronicle_. - -Da lì a mezz’ora, diversi frequentatori del Reform Club facevano il -loro ingresso e si avvicinavano al camino in cui ardeva un fuoco di -carbon fossile. Erano i compagni abituali del signor Phileas Fogg, al -par di lui arrabbiati giocatori di whist: l’ingegnere Andrew Stuart, i -banchieri John Sullivan e Samuel Fallentin, il birraio Thomas Flanagan, -Gualtiero Ralph, uno degli amministratori della Banca d’Inghilterra, -personaggi ricchi e riputati, benanco in quel club che conta fra i suoi -membri le sommità dell’industria e della finanza. - -— Ebbene! Ralph, domandò Thomas Flanagan, avete notizie sul furto? - -— Ehi la Banca, rispose Andrew Stuart, ci rimetterà anche stavolta il -suo danaro. - -— Io spero invece, disse Gualtiero Ralph, che porremo le mani addosso -al ladro. Diversi ispettori di polizia, persone abilissime, sono state -mandate in America ed in Europa, in tutt’i principali porti d’imbarco e -di sbarco, e sarà difficile a quel galantuomo di sfuggir loro. - -— Si hanno dunque i connotati del ladro, chiese Andrew Stuart. - -— Anzitutto, non è un ladro, rispose seriamente Gualtiero Ralph. - -— Come? non è un ladro l’individuo che sottrasse per -cinquantacinquemila sterline di banconote (1 milione e 375 mila -franchi?) - -— No, rispose Ralph. - -— È dunque un industriale? disse John Sullivan. - -— Il _Morning Chronicle_ assicura che è un gentleman. - -Colui che diede questa risposta non era altri che Phileas Fogg, la cui -testa emergeva allora dall’onda di carta che erasi ammansata intorno -a lui. In pari tempo, Phileas Fogg salutò i suoi colleghi, che gli -restituirono il saluto. - -Il fatto in discorso, che i diversi giornali del Regno Unito -discutevano con ardore, era accaduto tre giorni prima, il 29 settembre. -Un fascio di banconote, formante l’enorme somma di cinquantacinquemila -sterline, era stato preso sul tavolino del cassiere principale della -Banca d’Inghilterra. - -A chi si stupiva che un tal furto avesse potuto effettuarsi tanto -facilmente, il vice-governatore Gualtiero Ralph si limitava a -rispondere che in quello stesso momento il cassiere era occupato a -registrare un incasso di tre scellini e sei pence, e che non si può -aver gli occhi dappertutto. - -Conviene far osservare qui, — lo che rende il fatto più spiegabile, -— che quell’ammirabile stabilimento della _Bank of England_ pare -affannarsi estremamente per la dignità del pubblico. Nessuna guardia, -nessun invalido, nessun cancello! L’oro, l’argento, i biglietti sono -esposti liberamente e per così dire in balìa del primo che capita. Non -si oserebbe porre in sospetto l’onorabilità di un passante qualunque. -Uno dei migliori osservatori degli usi inglesi narra perfino questo: -In una delle sale della Banca in cui egli si trovava un giorno, ebbe -la curiosità di vedere più da vicino una verga d’oro del peso di sette -ad otto libbre, che si trovava esposta sopra il tavolo del cassiere; -egli prese quella verga, l’esaminò, la porse al suo vicino, questi ad -un altro, dimodochè la verga, di mano in mano, se ne andò sino al fondo -di un corridoio oscuro, e non ritornò che mezz’ora dopo a ripigliare il -suo posto, senza che il cassiere avesse soltanto alzata la testa. - -Ma, il 29 settembre, le cose non andarono precisamente così; il fascio -di banconote non ritornò, e quando il magnifico orologio, collocato al -disopra del _drawing office_, suonò alle cinque ore la chiusura degli -uffici, la Banca d’Inghilterra doveva notare sul conto _profitti_ e -_perdite_ la bagattella di 55,000 sterline. - -Appena il furto fu debitamente constatato, degli agenti, dei -_detectives_[3] scelti fra i più abili, vennero inviati nei principali -porti, a Liverpool, a Glascow, all’Havre, a Suez, a Brindisi, a Nuova -York, ecc., con promessa, in caso di riuscita, di un premio di duemila -sterline (50,000 franchi) e il cinque per cento della somma che sarebbe -stata ricuperata. In aspettativa delle informazioni che doveva fornire -l’inchiesta immediatamente incominciata, quegl’ispettori avevano per -missione di osservare scrupolosamente tutti i viaggiatori in arrivo o -in partenza. - -Ora, appunto come diceva il _Morning Chronicle_, c’era motivo a -supporre che l’autore del furto non facesse parte di nessuna delle -associazioni di ladri dell’Inghilterra. Durante quella giornata del 29 -settembre, un gentleman ben vestito, di bei modi, di aspetto distinto, -era stato visto andare innanzi e indietro nella sala dei pagamenti, -teatro del furto. L’inchiesta era riuscita a raccogliere tutt’i -connotati di quel gentleman, connotati che furono subito comunicati -a tutt’i _detectives_ del Regno Unito e del Continente. Alcune anime -buone, — e Gualtiero Ralph era del bel numer’uno, — credevano di poter -sperare con fondamento che il ladro non la scapperebbe. - -Come ognuno può immaginarsi, questo fatto era all’ordine del giorno -a Londra ed in tutta Inghilterra. Si discuteva, si scommetteva pro -o contro le probabilità del successo della polizia metropolitana. -Nessuna meraviglia dunque che i membri del Reform-Club trattassero la -stessa questione, tanto più che uno dei vice governatori della Banca si -trovava fra loro. - -L’onorevole Gualtiero Ralph non voleva dubitare del risultato delle -indagini, opinando che il premio offerto dovesse aguzzare singolarmente -lo zelo o la intelligenza degli agenti. Ma il suo collega, Andrew -Stuart, era ben lungi dal dividere tanta fiducia. La discussione -continuò adunque fra i due gentlemen che eransi seduti alla tavola -del whist, Stuart dirimpetto a Flanagan, Fallentin di fronte a -Phileas Fogg. Durante il gioco, i giocatori non parlavano, ma tra i -_robbres_[4], la conversazione interrotta si riappiccava ognor più -animata. - -“Io sostengo, disse Andrew Stuart, che le probabilità sono in favore -del ladro, che dev’essere certamente un uomo molto abile! - -— Evvia! rispose Ralph, oramai non c’è più un paese in cui possa -rifugiarsi. - -— Questo poi.... - -— Dove volete che vada? - -— Non ne so nulla, rispose Andrew Stuart, ma, alla fin fine, il mondo è -grande. - -— Lo era una volta,„ disse a mezza bocca Phileas Fogg; indi: “sta a voi -ad alzare„ soggiunse presentando le carte a Thomas Flanagan. - -La discussione venne sospesa durante il _robbre_. Ma ben presto, Andrew -Stuard la riappiccava dicendo: - -“Come, una volta! È forse diminuita la terra? - -— Senza dubbio, rispose Gualtiero Ralph: io sono del parere del signor -Fogg. La terra è diminuita, giacchè ora la si percorre dieci volte più -presto che non la si percorresse cento anni fa. Ed ecco ciò che, nel -caso attuale, renderà le ricerche più rapide. - -— E renderà anche più facile la fuga del ladro! - -— Tocca a voi a giocare, signor Stuart„ disse Phileas Fogg. - -Ma l’incredulo Stuart non era convinto, e finita la partita: - -“Bisogna confessare, signor Ralph, ripigliò egli, che avete trovato un -modo curioso di dire che la terra è diminuita! Così, perchè adesso se -ne fa il giro in tre mesi.... - -— In ottanta giorni soltanto, disse Phileas Fogg. - -— Difatti, signori, soggiunse John Sullivan, ottanta giorni dopo che -la sezione fra Bothal e Allahabad venne aperta sul _Great Indian -peninsular railway_, ed ecco il calcolo stabilito dal _Morning -Chronicle:_ - - Da Londra a Suez pel Moncenisio e Brindisi, ferrovia - e battelli a vapore 7 giorni - Da Suez a Bombay, battello a vapore 13 „ - Da Bombay a Calcutta, ferrovia 3 „ - Da Calcutta a Hong-Kong (Cina), battello a vapore 13 „ - Da Hong-Kong a Yokohama (Giappone), battello a - vapore 8 „ - Da Yokohama a San Francisco, battello a vapore 22 „ - Da San Francisco a Nuova York, ferrovia 7 „ - Da Nuova York a Londra, battello a vapore e ferrovie 9 „ - ——— - Totale 80 giorni - -— Sì, ottanta giorni, esclamò Andrew Stuart che per disattenzione -tagliò una carta reale, ma non compreso il cattivo tempo, i venti -contrari, i naufragi, gli sviamenti, ecc. - -— Tutto compreso, rispose Phileas Fogg, continuando a giocare, perchè -stavolta la discussione non rispettava più il whist. - -— Anche se gl’Indù, e gl’Indiani, come li vorrete chiamare, portan via -le rotaie esclamò Andrew Stuart: se fermano i treni, saccheggiano i -forgoni e pelano il cranio ai viaggiatori! - -— Tutto compreso„ rispose Phileas Fogg, che scoprì le sue carte, avendo -vinto. - -Andrew Stuart, cui era venuto il turno di fare mazzo, raccolse le carte -dicendo: - -“Teoricamente, voi avete ragione, signor Fogg, ma nella pratica.... - -— Nella pratica pure, signor Stuart. - -— Vorrei proprio vedervici. - -— Non dipende che da voi. Partiamo insieme. - -— Il cielo me ne guardi! esclamò Stuart, ma scommetterei volentieri -quattromila sterline (100,000 franchi), che un tale viaggio, fatto in -tali condizioni, è impossibile. - -— Possibilissimo, invece, rispose il signor Fogg. - -— Ebbene, fatelo allora! - -— Il giro del mondo in ottanta giorni? - -— Sì. - -— Lo farò volentieri. - -— Quando! - -— Subito. Soltanto vi avverto che lo farò a vostre spese. - -— Che pazzia! esclamò Andrew Stuart, che incominciava a spazientirsi -dell’insistenza del suo compagno di giuoco. Via! è meglio giuocare. - -— Rimeschiate allora, rispose Phileas Fogg, giacchè avete dato male.„ - -Andrew Stuart ripigliò le carte con mano febbrile; indi, tutt’ad un -tratto, deponendole sulla tavola: - -“Ebbene, sì, signor Fogg, diss’egli, sì, scommetto quattromila -sterline!... - -— Mio caro Stuart, disse Fallentin, calmatevi. Ciò non è serio. - -— Quando io dico: scommetto, rispose Andrew Stuart, è sempre sul serio. - -— E sia!„ disse il signor Fogg. Indi volgendosi verso i suoi colleghi: - -“Ho ventimila sterline (500,000 franchi) depositati presso i Fratelli -Baring. Li rischierò volentieri.... - -— Ventimila sterline! esclamò John Sullivan. Ventimila sterline che un -ritardo impreveduto può farvi perdere! - -— L’impreveduto non esiste, rispose semplicemente Phileas Fogg. - -— Ma, signor Fogg, codesto lasso di 80 giorni è calcolato come un -_minimum_ di tempo! - -— Un _minimum_ ben impegnato basta a tutto. - -— Ma per non oltrepassarlo, bisogna saltare matematicamente dalle -ferrovie nei battelli a vapore, e dai battelli nelle ferrovie! - -— Salterò matematicamente. - -— È uno scherzo! - -— Un buon Inglese non scherza mai quando si tratta d’una cosa seria -qual’è una scommessa, rispose Phileas Fogg. Io scommetto ventimila -sterline contro chicchesia, che io farò il giro della terra in ottanta -giorni o meno, cioè in millenovecentoventi ore ossia centoquindicimila -e duecento minuti. Accettate? - -— Accettiamo, risposero i signori Stuart, Fallentin, Sullivan, Flanagan -e Ralph, dopo essersi posti d’accordo. - -— Bene, disse Fogg. Il treno di Douvres parte alle 8 e 45. Lo prenderò. - -— Stasera stessa? domandò Stuart. - -— Stasera stessa, rispose il signor Fogg. Dunque, soggiunse consultando -un calendario tascabile; giacchè è oggi mercoledì, 2 ottobre, dovrò -essere di ritorno a Londra in questo stesso salotto del Reform-Club, -il sabato 21 dicembre, alle ore 8 e 45 di sera; in mancanza di che le -ventimila lire sterline, depositate attualmente a mio credito presso -i Fratelli Baring, vi apparterranno di fatto e di diritto, o signori. -Ecco un bono per tale somma.„ - -Fu steso il processo verbale della scommessa, e venne sottoscritto -immediatamente dai sei cointeressati. Phileas Fogg era rimasto freddo. -Egli non aveva certamente scommesso per guadagnare ed aveva impegnato -soltanto quelle ventimila sterline, — metà della sua sostanza, — perchè -prevedeva che forse gli sarebbe necessario spendere l’altra metà per -condurre a buon termine quel difficile, per non dire ineseguibile -progetto. Quanto a’ suoi avversari, sembravano commossi, non già a -cagione del valore della posta, ma perchè avevano un certo scrupolo a -lottare in quelle condizioni. - -Nove ore suonavano in quel punto. Si offerse al signor Fogg di -sospendere il whist, affinchè potesse far i suoi preparativi di -partenza. - -“Io sono sempre pronto!„ rispose l’impassibile gentleman; e dando le -carte: - -“Volto quadri, diss’egli; tocca a voi il tratto, signor Stuart.„ - - - - -CAPITOLO IV. - -Nel quale Phileas Fogg sbalordisce Gambalesta, suo servo. - - -Alle sette e venticinque, Phileas Fogg, dopo aver guadagnato una -ventina di ghinee al whist, prese commiato dai suoi onorevoli colleghi -e lasciò il Reform-Club. Alle sette e cinquanta egli apriva la porta -della sua casa ed entrava nelle sue stanze. - -Gambalesta, che aveva coscienziosamente studiato il suo programma, fu -non poco sorpreso nel vedere il signor Fogg, colpevole d’inesattezza, -comparire a quell’ora insolita. Secondo la tabella, il pigionale di -Saville-row non doveva rincasare che alla mezzanotte precisa. - -Phileas Fogg era a tutta prima salito nella sua camera, poi chiamò: - -“Gambalesta.„ - -Gambalesta non rispose. Quella chiamata non poteva essere diretta a -lui. Non era l’ora. - -“Gambalesta„, riprese il signor Fogg, senz’alzare la voce. - -Gambalesta si presentò. - -“È la seconda volta che vi chiamo, disse il signor Fogg. - -— Ma non è mezzanotte, rispose Gambalesta col suo orologio in mano. - -— Lo so, riprese Phileas Fogg, e non vi faccio rimprovero. Noi partiamo -da qui a dieci minuti per Douvres e Calais.„ - -Una specie di smorfia si delineò sulla rotonda faccia del francese. Era -evidente che non aveva inteso bene. - -“Il signore cambia abitazione? domandò egli. - -— Sì, rispose Phileas Fogg. Noi andiamo a fare il giro del mondo.„ - -Gambalesta, l’occhio smisuratamente aperto, le palpebre e il -sopracciglio in alto, le braccia distese, il corpo accasciato, -presentava allora tutti i sintomi della maraviglia spinta fino allo -stupore. - -“Il giro del mondo! mormorò egli. - -— In ottanta giorni, rispose il signor Fogg. Dunque, non abbiamo un -solo istante da sciupare. - -— Ma le valigie?... disse Gambalesta che dondolava inconsciamente la -testa a destra e a sinistra. - -— Nessuna valigia, un sacco da viaggio soltanto. Dentro, due camicie -di lana, tre paia di calze. Altrettanto per voi. Compreremo strada -facendo. Prenderete il mio _makintosh_[5] e la mia coperta da viaggio. -Provvedetevi di buone scarpe. D’altronde cammineremo poco o punto. -Andate.„ - -Gambalesta avrebbe voluto rispondere. Non lo potè. Lasciò la camera del -signor Fogg, salì nella sua, cadde sopra una sedia, e valendosi di una -frase alquanto volgare del suo paese: - -“Affè, disse tra sè, questa è forte, questa! Io che volevo starmene -tranquillo!...„ - -E macchinalmente egli fece i suoi preparativi di viaggio. Il giro del -mondo in ottanta giorni! Che si fosse imbattuto in un pazzo? No.... Si -trattasse di uno scherzo? Si andava a Douvres, e sta bene. A Calais, -sia pure. In fin dei conti, tutto ciò non poteva porre di malumore -il buon figliuolo che già da cinque anni non aveva più calpestato il -suolo della patria. Si andrebbe fors’anco a Parigi, e senza ombra di -dubbio, egli rivedrebbe con piacere la gran capitale. Ma certamente, -un gentleman tanto economo de’ suoi passi, si fermerebbe colà.... -Sì, senza dubbio; pure non era meno vero ch’egli partiva, che si -traslocava, quel gentleman tanto casalingo sin’allora! - -Alle otto, Gambalesta aveva apparecchiato il modesto sacco che -conteneva la sua guardaroba e quella del suo padrone, e, con la mente -ancora scombuiata, lasciò la sua camera di cui chiuse accuratamente -l’uscio, e raggiunse il signor Fogg. - -Il signor Fogg era pronto. Portava sottobraccio il _Bradshaw’s -continental railway steam transit and general guide_[6], che doveva -fornirgli tutte le indicazioni necessarie al suo viaggio. Egli prese -il sacco dalle mani di Gambalesta, l’aprì e vi cacciò dentro un grosso -pacco di quelle belle banconote che hanno corso in tutt’i paesi. - -— Non avete dimenticato nulla? chiese egli. - -— Nulla, signore. - -— Il mio _makintosh_ e la mia coperta? - -— Eccoli. - -— Bene, prendete questo sacco. - -Il signor Fogg consegnò il suo sacco a Gambalesta. - -— E abbiatene cura, soggiunse. Ci son dentro ventimila sterline -(500.000 franchi). - -Mancò poco che il sacco sgusciasse dalle mani di Gambalesta, come se -ventimila sterline fossero state in oro e di un peso considerevole. - -Il padrone e il servo discesero allora, e la porta di strada fu chiusa -a doppio giro. - -Una stazione di carrozze si trovava all’estremità di Saville-row. Il -signor Phileas Fogg ed il suo servo salirono in un _cab_ (cittadina) -che si diresse rapidamente verso lo scalo di Charing-Cross, a cui -metteva capo una delle diramazioni del _South Eastern railway_. - -Alle otto e venti, il _cab_ si fermò al cancello della stazione. -Gambalesta balzò a terra. Il suo padrone lo seguì e pagò il cocchiere. - -In quel momento, una povera mendicante, che teneva un fanciullo per -mano a piedi nudi nel fango, coperta da un cappello svecchiato da cui -pendeva una piuma miserabile, uno sciallo a brandelli sui suoi cenci, -si avvicinò al signor Phileas Fogg e gli chiese l’elemosina. - -Phileas Fogg trasse di tasca le venti ghinee guadagnate poc’anzi al -whist, e presentandole alla mendicante: - -— Prendete, buona donna, diss’egli, io sono contento di avervi -incontrata! - -Indi tirò innanzi. - -Gambalesta ebbe come un senso d’umidità agli occhi. Il suo padrone -aveva fatto un passo nel suo cuore. - -Il signor Fogg e lui entrarono ben tosto nella gran sala della -stazione. Lì, Phileas Fogg diede a Gambalesta l’ordine di prendere due -biglietti di prima classe per Parigi. Indi, volgendosi indietro, egli -vide i suoi cinque colleghi del Reform-Club. - -— Signori, io parto, diss’egli, e le diverse vidimazioni apposte sopra -un passaporto che porto con me a questo scopo, vi permetteranno, al -ritorno, di verificare il mio itinerario. - -— Oh! signor Fogg, rispose garbatamente Gualtiero Ralph, era inutile. -Siamo garantiti dal vostro onore di gentiluomo! - -— Lo sarete meglio così, disse il signor Fogg. - -— Non dimenticate che dovrete essere di ritorno!... obbiettò Andrew -Stuart.... - -— Fra ottanta giorni, rispose il signor Fogg, il sabato, 21 dicembre -1872, a otto ore e quarantacinque minuti della sera. A rivederci, -signori. - -Alle otto e quaranta Phileas Fogg e il suo servo presero posto nello -stesso scompartimento. Alle otto e quarantacinque, si udì un fischio e -il treno si pose in cammino. - -La notte era nera. Cadeva una pioggia minuta. Phileas Fogg, -rannicchiato nel suo angolo, non parlava. Gambalesta, ancora -sbalordito, si stringeva macchinalmente al petto il sacco delle -banconote. - -Ma il treno non aveva oltrepassato Syden-ham, quando Gambalesta gettò -un grido di disperazione! - -— Che avete! domandò Phileas Fogg. - -— C’è che... nella mia precipitazione... nel mio turbamento... ho -dimenticato.... - -— Che cosa? - -— Di spegnere il becco a gas della mia camera! - -— Ebbene, caro mio, rispose freddamente il signor Fogg, esso arde per -conto vostro! - - - - -CAPITOLO V. - -Nel quale un nuovo valore comparisce sulla piazza di Londra. - - -Phileas Fogg, lasciando Londra, non supponeva certamente il gran -chiasso che susciterebbe la sua partenza. La notizia della scommessa -si sparse dapprima nel Reform-Club, e produsse una vera emozione tra -i membri dell’onorevole circolo. Indi, dal club, quell’emozione si -trasfuse nei giornali per mezzo dei _reporters_, e dai giornali al -pubblico di Londra e di tutto il Regno-Unito. - -La questione del giro del mondo fu commentata, discussa, anatomizzata, -con pari passione ed ardore, che se si fosse trattato di una nuova -questione dell’_Alabama_. Gli uni parteggiarono per Phileas Fogg, gli -altri, — che formarono in breve una maggioranza considerevole, — si -pronunciarono contro di lui. Il giro del mondo da compiere diversamente -che in teoria e sulla carta, in quel _minimum_ di tempo coi mezzi di -comunicazione attualmente in uso, non era solamente impossibile, era -insensato! - -Il _Times_, lo _Standard_, l’_Evening Star_, il _Morning Chronicle_ -e venti altri giornali di grande pubblicità, si dichiararono contro -il signor Fogg. Il solo _Daily Telegraph_ lo sostenne, limitatamente -però. Fogg fa trattato da maniaco, da pazzo, ed i suoi colleghi del -Reform-Club furono biasimati d’aver accettato quella scommessa, che -accusava un indebolimento nelle facoltà mentali del suo autore. - -Su questa questione, furono pubblicati articoli pieni di passione, ma -logici. Ognun sa l’interesse che desta in Inghilterra tutto ciò che -ha riguardo alla geografia. E però non c’era lettore, di qualsiasi -condizione, che non divorasse le colonne dedicate al caso di Phileas -Fogg. - -Durante i primi giorni, alcune menti audaci, le donne principalmente, -furono a lui favorevoli; sovratutto allorchè l’_Illustrated London -News_ ebbe pubblicato il suo ritratto, secondo la sua fotografia -deposta negli archivii del Reform-Club. Alcuni gentleman osavano dire: -“Ehi perchè no, alla fin fine? se ne son viste di più straordinarie!„ -Erano segnatamente i lettori del _Daily Telegraph_. Ma si sentì in -breve che anche questo giornale cominciava a cedere. - -Infatti, un lungo articolo comparve il 7 ottobre nel Bollettino della -Società Reale di geografia. Esso trattava la questione da tutti i -punti di vista, e dimostrava chiaramente la follia dell’impresa. -Secondo quell’articolo, tutto era contro il viaggiatore, ostacoli -dell’uomo, ostacoli della natura. Per riuscire in quel progetto, -bisognava ammettere una concordanza miracolosa delle ore di partenza -e di arrivo, concordanza che non esisteva, che non poteva esistere. A -tutto rigore, e in Europa, dove trattasi di tragitto di una lunghezza -relativamente mediocre, si può contare sull’arrivo dei treni ad ora -fissa; ma quando impiegano tre giorni ad attraversare l’India, sette -giorni ad attraversare gli Stati Uniti, come fondare sulla loro -esattezza gli elementi di un tal problema? E gli accidenti di macchina, -gli sviamenti, gli scontri, la cattiva stagione, l’accumulamento -delle nevi, non era forse tutto contro Phileas Fogg? Sui piroscafi, -non troverebbesi egli durante l’inverno, in balìa dei venti o delle -nebbie? È dunque così raro che i migliori camminatori delle linee -transoceaniche subiscano ritardi di due o tre giorni? Ora, bastava -un ritardo, uno solo, perchè la catena delle comunicazioni fosse -irreparabilmente spezzata. Se Phileas Fogg mancava, magari di poche -ore, la partenza di un piroscafo, sarebbe costretto ad aspettare il -piroscafo susseguente, e da ciò solo il suo viaggio era compromesso -irrevocabilmente. - -L’articolo fece gran rumore. Quasi tutti i giornali lo riprodussero, e -le azioni di Phileas Fogg ribassarono singolarmente. - -Durante i primi giorni che seguirono la partenza del gentleman, -importanti affari eransi intavolati sull’alea della sua intrapresa. -Ognun sa che v’è in Inghilterra tutto un mondo di scommettitori, mondo -più intelligente e più elevato di quello dei giocatori. Scommettere -è nel temperamento inglese. Così, non solo i diversi membri del -Reform-Club stabilirono scommesse considerevoli pro o contro Phileas -Fogg, ma la massa del pubblico entrò nel movimento. Phileas Fogg venne -inscritto, come un cavallo da corsa, in una specie di stud-book. Se ne -fece un valore di Borsa che fu immediatamente quotato sulla piazza di -Londra. Si domandava, si offriva del “Phileas Fogg„ fermo o con aggio, -e si fecero affari enormi. Ma cinque giorni dopo la sua partenza, -dopo l’articolo del Bollettino della Società di geografia, le offerte -incominciarono ad affluire. Il “Phileas Fogg„ ribassò. Lo si offerse a -pacchi. Preso dapprima a cinque, poi a dieci, non lo si prese più che a -venti, a cinquanta, a cento! - -Un solo partigiano gli rimase; fu il vecchio paralitico lord -Albermarle. L’onorevole gentiluomo, inchiodato sul suo seggiolone, -avrebbe dato la sua sostanza per poter fare il giro del mondo, fosse -pure in dieci anni! e scommise cinquemila sterline (125,000 franchi) in -favore di Phileas Fogg. E quando, in un con la stoltezza del progetto, -glien’era dimostrata l’inutilità, egli si contentava di rispondere: “Se -la cosa è fattibile, è bene che sia un Inglese che l’abbia fatta pel -primo!„ - -Le cose stavano dunque così: i partigiani di Phileas Fogg sminuivano -sempre più; tutti, e non senza ragione, si schieravano contro di lui; -non lo si prendeva più che a centocinquanta, a duecento contro uno, -allorchè sette giorni dopo la sua partenza, un incidente completamente -inaspettato, fe’ sì che non lo si prendesse addirittura più. - -Difatti, in quella giornata, a nove ore di sera, il direttore della -polizia metropolitana aveva ricevuto un dispaccio telegrafico così -concepito: - - “Suez a Londra (Inghilterra). - - _Rowan, direttore polizia, - amministrazione centrale, Scotland place._ - - “Seguo a vista ladro della Banca, Phileas Fogg. Spedite senza - indugio mandato d’arresto a Bombay. (India inglese). - - Fix, _detective_.„ - -L’effetto di questo dispaccio fu immediato. L’onorevole gentleman -scomparve per far luogo al ladro di banconote. La sua fotografia, -deposta al Reform-Club con quella di tutti i suoi colleghi, fu -esaminata. Essa riproduceva lineamento per lineamento l’uomo i cui -connotati erano stati forniti dall’inchiesta. Ognuno si richiamò alla -memoria ciò che l’esistenza di Phileas Fogg aveva di misterioso, il -suo isolamento, la subitanea sua partenza, e parve evidente che quel -personaggio, allegando come pretesto un viaggio intorno al mondo, ed -appoggiandolo sopra una scommessa insensata, non aveva avuto altro -scopo che quello di far perdere le sue tracce agli agenti della polizia -inglese. - - - - -CAPITOLO VI. - -Nel quale l’agente Fix mostra un’impazienza più che legittima. - - -Ecco in quali circostanze era stato spedito quel dispaccio, concernente -il signor Phileas Fogg. - -Il mercoledì, 9 ottobre, si aspettava per le undici del mattino, -a Suez, il _Mongolia_, della Compagnia peninsulare ed orientale, -piroscafo ad elice ed a falso ponte[7], della portata di duemila -ottocento tonnellate e della forza nominale di cinquecento cavalli. Il -_Mongolia_ faceva regolarmente i viaggi da Brindisi a Bombay pel canale -di Suez. Era uno dei più rapidi camminatori della compagnia, e le -celerità regolamentari, cioè 10 miglia all’ora tra Brindisi e Suez, e 9 -miglia e 53 cent. tra Suez e Bombay, le aveva sempre sorpassate. - -In attesa dell’arrivo del _Mongolia_, due uomini passeggiavano sul molo -d’imbarco in mezzo alla folla d’indigeni e di stranieri che affluiscono -in quella città, che non ha guari era appena una borgata, ed a cui oggi -la grande opera del signor Lesseps assicura un avvenire considerevole. - -Di quei due uomini, uno era l’agente consolare del Regno-Unito, -stabilito a Suez, il quale, — ad onta dei tristi pronostici del governo -britannico e delle sinistre predizioni dell’ingegnere Stephenson, — -vedeva ogni giorno navi inglesi attraversare quel canale, abbreviando -così di metà l’antica strada dall’Inghilterra alle Indie pel Capo di -Buona Speranza. - -L’altro era un ometto magro, dalla fisonomia abbastanza intelligente, -nervoso, che contraeva con notevole persistenza i suoi muscoli -sopraccigliari. Tramezzo alle sue lunghe ciglia brillava un occhio pien -di vita, ma di cui egli sapeva a volontà spegnere l’ardore. In quel -momento, egli manifestava dell’impazienza, andando innanzi e indietro, -non potendo star fermo un momento. - -Quell’uomo si chiamava Fix, ed era uno di quei detectives o agenti di -polizia inglesi, che erano stati mandati nei diversi porti, dopo il -furto commesso alla Banca d’Inghilterra. Codesto Fix doveva sorvegliare -con la massima cura tutti i viaggiatori che pigliavano la strada di -Suez, e se uno di essi gli pareva sospetto, porglisi alle calcagna -aspettando un mandato d’arresto. - -Precisamente, già da due giorni, Fix aveva ricevuto dal direttore della -polizia metropolitana i connotati del presunto autore del furto. Erano -quelli del personaggio distinto e ben vestito, che era stato osservato -nella sala dei pagamenti della Banca. - -Il _detective_, evidentemente più che allettato dal grosso premio -promesso in caso di buon esito, aspettava con impazienza facile a -comprendere l’arrivo del _Mongolia_. - -“E voi dite, signor console, chies’egli per la decima volta, che il -battello non può tardare? - -— No, signor Fix, rispose il console. È stato segnalato stamattina al -largo di Porto Said, e i centosessanta chilometri del canale sono un -nonnulla per un tal camminatore. Vi ripeto che il Mongolia ha sempre -vinto il premio di venticinque sterline che il governo conferisce per -ogni anticipazione di ventiquattr’ore sui tempi regolamentari. - -— Codesto piroscafo viene direttamente da Brindisi? domandò Fix. - -— Appunto da Brindisi, dove ha preso la valigia delle Indie: da -Brindisi che ha lasciato sabato alle 5 pom. Abbiate quindi pazienza, -non può tardare a giungere; ma non so veramente come, coi connotati -che avete ricevuti, potrete riconoscere il vostro uomo se è a bordo del -_Mongolia_. - -— Signor console, rispose Fix, tali persone si fiutano più che non -si riconoscano. Un buon naso bisogna avere, e il fiuto è quasi un -senso speciale al quale concorrono l’udito, la vista e l’odorato. Ho -arrestato nella mia vita più d’uno di codesti galantuomini, e purchè il -mio ladro sia a bordo, vi giuro che non mi sguscerà tra le mani. - -— Ve lo auguro, signor Fix, poichè si tratta di un furto importante. - -— Un furto magnifico, rispose l’agente entusiasmato. -Cinquantacinquemila lire sterline! Cuccagne che capitano di rado! I -ladri diventano meschini! la razza degli Sheppard si ecclissa! Ora si -fanno appiccare per pochi scellini! - -— Signor Fix, rispose il console, voi parlate in modo tale che io vi -auguro vivamente di riuscire; ma, ve lo ripeto, nelle condizioni in -cui siete, temo che sia difficile. Dai connotati che avete ricevuti, -codesto ladro si assomiglia assolutamente ad un onest’uomo, sapete? - -— Signor console, rispose dogmaticamente l’ispettore di polizia, i -grandi ladri rassomigliano sempre alle persone oneste. Capite bene -che coloro che hanno faccie da furfanti non possono far altro che -rimanere probi, altrimenti si farebbero arrestare. Le fisonomie oneste, -ecco quelle che bisogna specialmente indovinare. Lavoro difficile, ne -convengo, e che non è già un mestiere, ma arte. - -Si vede che il nostro Fix non mancava di una certa dose d’amor proprio. - -Frattanto, il molo andava mano mano animandosi. Marinai di diverse -nazionalità, commercianti, sensali, facchini, fellah, vi affluivano. -L’arrivo del piroscafo era dunque imminente. - -Il tempo era bellino, ma freddo, con quel vento di levante. Alcuni -minareti si delineavano al disopra della città, sotto i pallidi raggi -del sole. Verso il sud, una scogliera lunga duemila metri si allungava -come un braccio sulla rada di Suez. Alla superficie del Mar Rosso -scorrevano parecchi battelli da pesca o da navigazione costiera, non -pochi dei quali hanno serbato nelle loro forme l’elegante sesto della -galera antica. - -Pur circolando in mezzo a quella gente, Fix, per abitudine della sua -professione, scrutava i passanti con una rapida occhiata. - -Erano allora le dieci e mezzo. - -“Non arriverà mai questo piroscafo! esclamò egli udendo suonare -l’orologio del porto. - -— Non può esser lontano, rispose il console. - -— Quanto tempo si fermerà a Suez? chiese Fix. - -— Quattr’ore. Il tempo occorrente ad imbarcare il suo carbone. Da Suez -ad Aden, all’estremità del Mar Rosso, si contano milletrecentodieci -miglia, e bisogna far provvista di combustibile. - -— E da Suez, questo piroscafo va direttamente a Bombay? - -— Direttamente, senza interruzione alcuna. - -— Ebbene, disse Fix, se il ladro ha preso questa strada e questo -battello, dev’essere nel suo piano di sbarcare a Suez, affine di -portarsi per altra via nei possedimenti olandesi o francesi dell’Asia. -Egli deve ben sapere che non sarebbe al sicuro nell’India che è terra -Inglese. - -— Eccetto che non sia un uomo di prima forza rispose il console. Voi -lo sapete, un delinquente inglese è sempre meglio nascosto a Londra di -quel che potrebb’essere all’estero.„ - -Fatta questa riflessione, che diè molto da pensare all’agente, il -console tornò ne’ suoi uffici posti a poca distanza. Fix rimase solo, -colto da un’impazienza nervosa, col bizzarro presentimento che il suo -ladro dovesse trovarsi a bordo del Mongolia, — e in verità se quel -furfante aveva lasciato l’Inghilterra coll’intenzione di portarsi -al Nuovo Mondo, la via delle Indie, meno sorvegliata o più difficile -a sorvegliare di quella dell’Atlantico, doveva aver ottenuto la sua -preferenza. - -Fix non istette un pezzo immerso nelle sue riflessioni. Acuti fischi -annunziarono l’arrivo del piroscafo. Tutta l’orda di facchini e di -_fellah_ si precipitò allora verso il molo di sbarco, in un tumulto un -po’ inquietante per le membra e gli abiti dei passaggeri. - -In breve si scorge il gigantesco scafo del _Mongolia_, che passava tra -le rive del canale, e undici ore suonavano allorchè lo _steamer_ andò -ad ancorarsi in rada mentre il suo vapore si sprigionava con grande -strepito dai tubi di sfogo. - -I passaggieri erano in buon numero a bordo. Taluni rimasero sul falso -ponte a contemplare il panorama pittoresco della città: ma i più -sbarcarono nei cannotti che erano andati ad accostare il Mongolia. - -Fix esaminava scrupolosamente tutti quelli che mettevano piede a terra. - -In quel momento, uno di essi gli si accostò, dopo di aver vigorosamente -respinto i _fellah_ che l’assalivano con le loro offerte di servizio, -e gli chiese con tutta cortesia se poteva indicargli gli uffici -dell’agente consolare inglese. E in pari tempo quel passeggiero -presentava un passaporto, sul quale bramava senza dubbio far apporre il -visto britannico. - -Fix, istintivamente, prese il passaporto, e con rapida occhiata ne -lesse i connotati. - -Un movimento involontario stette per isfuggirgli. Il foglio tremò nella -sua mano; i connotati registrati nel passaporto erano identici a quelli -ch’egli aveva ricevuti dal direttore della polizia metropolitana. - -“Questo passaporto è vostro? diss’egli al passaggiero. - -— No, rispose questi, è il passaporto del mio padrone. - -— E il vostro padrone? - -— È a bordo. - -— Ma, replicò l’agente, è d’uopo ch’ei si presenti in persona agli -uffici del console, a fine di stabilire la sua identità. - -— Come, è proprio necessario? - -— Indispensabile. - -— E dove sono gli uffici? - -— Laggiù, all’angolo della piazza, rispose l’ispettore indicando una -casa discosta duecento passi. - -— Allora vado a cercare il mio padrone: al quale però garberà poco -d’incomodarsi.„ - -Ciò detto, il passaggiero salutò Fix e risalì a bordo dello _steamer_. - - - - -CAPITOLO VII. - -Che prova una volta di più l’inutilità dei passaporti in materia di -polizia. - - -L’ispettore ridiscese sul molo e si diresse rapidamente verso gli -uffici del console. Dietro sua urgente domanda, egli fu subito -introdotto presso quel funzionario. - -“Signor console, gli diss’egli senz’altro preambolo, ho gravi ragioni -per credere che il nostro uomo abbia preso passaggio a bordo del -Mongolia.„ - -E Fix narrò ciò ch’era avvenuto tra quel servo e lui circa il -passaporto. - -“Bene, signor Fix, rispose il console, non sarei malcontento di vedere -la faccia di quel furfante. Ma forse egli non si presenterà al mio -ufficio se è quegli che voi supponete. Un ladro non ama lasciar dietro -di sè le traccie del suo passaggio, e poi, la formalità dei passaporti -non è più obbligatoria. - -— Signor console, rispose l’agente, se è un uomo di prima forza come -convien supporre, verrà! - -— A far vidimare il suo passaporto? - -— Sì. I passaporti non servono mai ad altro che ad impacciare le -persone oneste ed a favorire la fuga dei bricconi. Vi assicuro che -questo sarà in regola; ma spero bene che voi non lo vidimerete.... - -— E perchè no? Se il passaporto è regolare, rispose il console, non ho -il diritto di rifiutare il mio visto. - -— Però, signor console, è pur necessario ch’io trattenga qui quest’uomo -finchè io abbia ricevuto da Londra un mandato di arresto. - -— Ah! questo poi, signor Fix, è affar vostro, rispose il console; ma -io, non posso....„ - -Il console non terminò la frase. In quel momento venne picchiato alla -porta del suo gabinetto, e il ragazzo dell’ufficio introdusse due -stranieri, dei quali uno non era precisamente quel servo che erasi -poc’anzi intrattenuto col detective. - -Erano infatti il padrone e il servitore. Il padrone presentò il suo -passaporto, pregando laconicamente il console di compiacersi ad apporvi -il suo visto. - -Questi prese il passaporto e lo lesse attentamente, mentre Fix, in -un canto del gabinetto, osservava o meglio divorava cogli occhi lo -straniero. - -Quando il console ebbe terminato la sua lettura: - -“Voi siete il signor Phileas Fogg, _esquire_? chiese egli. - -— Sì, signore, rispose il gentleman. - -— E quest’uomo è il vostro domestico? - -— Sì. Un francese di nome Gambalesta. - -— Venite da Londra? - -— Sì. - -— E andate? - -— A Bombay. - -— Bene, signore. Sapete che questa formalità del visto è inutile, e che -noi non esigiamo più la presentazione del passaporto. - -— Lo so, signore, rispose Phileas Fogg, ma desidero comprovare col -vostro visto il mio passaggio a Suez. - -— Son pronto a soddisfarvi, signore. - -E il console, avendo firmato e datato il passaporto, vi appose il -suo bollo. Il signor Fogg pagò i diritti di vidimazione, e, dopo aver -freddamente salutato, uscì seguito dal suo domestico. - -“Ebbene? chiese l’ispettore. - -— Ebbene, rispose il console, egli mi ha l’aria di un perfetto -galantuomo. - -— Possibile, rispose Fix; ma non si tratta di questo. Vi pare, signor -console, che quel flemmatico gentleman rassomigli lineamento per -lineamento al ladro di cui ho ricevuto i connotati? - -— Ne convengo; ma lo sapete, tutt’i connotati.... - -— Io ci voglio veder chiaro, rispose Fix, il servo mi sembra meno -indecifrabile che il padrone: inoltre è un francese che non potrà -frenarsi dal parlare. A rivederla, signor console.„ - -Ciò detto, l’agente uscì e si pose alla ricerca di Gambalesta. - -Intanto il signor Fogg, lasciando la casa consolare, erasi diretto -verso il molo d’imbarco. Lì, egli diede alcuni ordini al suo servo; -poi, s’imbarcò in una lancia, tornò a bordo del _Mongolia_ e si -ritrasse nel suo camerino! Prese allora il suo taccuino, che conteneva -le seguenti annotazioni: - -“Lasciato Londra, mercoledì 2 ottobre, ore 8 e 45 m., sera. - -“Giunto a Parigi, giovedì 3 ottobre, ore 7 e 20 m., mattina. - -“Lasciato Parigi, giovedì, ore 8 e 40 m., mattina. - -“Giunto pel Moncenisio a Torino, venerdì 4 ottobre, ore 6 e 35 m., -mattina. - -“Lasciato Torino, venerdì, ore 7 e 20 m., mattina. - -“Giunto a Brindisi, sabato 5 ottobre, ore 4, sera. - -“Imbarcato sul _Mongolia_, sabato, ore 5, sera. - -“Giunto a Suez, mercoledì 9 ottobre, ore 11, mattina. - -“Totale delle ore spese: 158-1/2, equivalenti a giorni 6 e 1/2.„ - -Il signor Fogg scrisse queste date sopra un itinerario disposto a -colonne che indicava, — dal 2 ottobre fino al 21 dicembre, — il mese, -il giorno, gli arrivi regolamentari e gli arrivi effettivi in ciascun -punto principale, Parigi, Brindisi, Suez, Bombay, Calcutta, Singapore, -Hong-Kong, Yokohama, San Francisco, Nuova York, Liverpool, Londra, -e che permetteva di calcolare con un’occhiata il guadagno di tempo -ottenuto o la perdita subita in ogni singola località del tratto -percorso. - -Questo metodico itinerario teneva per tal modo conto di tutto, ed il -signor Fogg sapeva sempre se era in anticipazione o in ritardo. - -Egli annotò dunque, quel giorno, mercoledì 9 ottobre, il suo arrivo a -Suez, che concordando coll’arrivo regolamentare, non lo costituiva nè -in guadagno nè in perdita. - -Indi si fece servire da colazione nel suo camerino. Quanto al vedere la -città, ei non ci pensava neppure, essendo di quella razza d’inglesi che -fanno visitare dal loro servo i paesi che attraversano. - - - - -CAPITOLO VIII. - -Nel quale Gambalesta parla forse un po’ più del bisogno. - - -Fix aveva in pochi istanti raggiunto sul molo Gambalesta, che gironzava -e guardava, non credendosi, lui, obbligato a non vedere. - -“Ebbene, mio bel giovinotto, gli disse Fix affrontandolo, è vidimato il -vostro passaporto? - -“Ah! siete voi, signore, rispose il francese, obbligatissimo. Siamo -perfettamente in regola. - -— Sicchè guardate il paese? - -— Sì, ma andiamo così presto che mi par di viaggiare in sogno. Si è -proprio a Suez? - -— A Suez. - -— In Egitto? - -— In Egitto, per l’appunto. - -— E in Africa? - -— In Africa! - -— In Africa? ripetè Gambalesta. Non ci posso credere. Figuratevi, -signore, che mi immaginava di non andar più in là di Parigi, e quella -famosa capitale l’ho riveduta precisamente dalle 7 e 20 alle 8 e 40 del -mattino, tra la stazione del Nord e la stazione di Lione, attraverso -i cristalli di una cittadina e con una pioggia diluviale! Quanto me ne -spiace! Avrei riveduto volentieri il cimitero del Père Lachaise ed il -Circo dei Campi Elisi. - -— Avete dunque molta fretta? chiese l’ispettore di polizia. - -— Io, no; bensì il mio padrone. A proposito, devo comperare delle calze -e delle camicie! Siamo partiti senza valigia, soltanto con un sacco da -viaggio. - -— Vi condurrò io da un bazar dove troverete tutto quel che v’occorre. - -— Signore, rispose Gambalesta, siete davvero di una compiacenza!....„ - -Ed amendue si posero in cammino. Gambalesta discorreva sempre. - -“Purchè, diss’egli, io non manchi alla partenza del battello! - -— Avete tempo, rispose Fix, è appena mezzogiorno! - -Gambalesta estrasse il suo grosso orologio. - -“Mezzogiorno, diss’egli. Evvia! sono le nove e cinquantadue minuti! - -— Il vostro orologio ritarda, rispose Fix. - -— Il mio orologio! Un orologio di famiglia che appartenne al mio -bisnonno. Esso non varia di cinque minuti all’anno. È un vero -cronometro! - -— Vedo come sta la cosa, rispose Fix. Voi avete mantenuta i ora di -Londra, che ritarda di circa due ore rispetto a Suez. Bisogna aver cura -di regolare il vostro orologio al mezzodì di ogni singolo paese. - -— Io! toccare il mio orologio? esclamò Gambalesta, mai! - -— Ebbene, esso non sarà più d’accordo col sole. - -— Tanto peggio pel sole, signore! Sarà lui che avrà torto!„ - -E il bravo giovane ripose l’orologio nel suo taschino con un gesto -solenne. - -Pochi minuti dopo Fix gli diceva: - -“Avete dunque lasciato Londra precipitosamente! - -— Altro che? Mercoledì scorso, alle otto di sera, contro tutte le sue -abitudini, il signor Fogg ritornò dal suo circolo, e tre quarti d’ora -dopo noi eravamo partiti. - -— Ma dove va dunque il vostro padrone? - -— Sempre innanzi! Egli fa il giro del mondo! - -— Il giro del mondo! esclamò Fix. - -— Sì, in ottanta giorni! Una scommessa, dice; ma, qui tra noi, io non -ne credo nulla. Non ci sarebbe senso comune. C’è altro. - -— Ah! è un originale codesto signor Fogg? - -— Lo credo. - -— È dunque ricco! - -— Evidentemente, e porta con sè una bella somma, in tante banconote -nuove fiammanti! E non risparmia il danaro per istrada. Per esempio, -egli ha promesso un premio magnifico al macchinista del _Mongolia_, se -arriviamo a Bombay con una considerevole anticipazione! - -— E lo conoscete da un pezzo, il vostro padrone? - -— Io! rispose Gambalesta, io sono entrato al suo servizio il giorno -stesso della nostra partenza.„ - -È facile immaginarsi l’effetto che queste risposte dovevano produrre -sulla mente già eccitata dell’ispettore di polizia. - -Quella partenza precipitosa da Londra, poco tempo dopo il furto, quella -ingente somma portata in viaggio, quella fretta di giungere in paesi -lontani, quel pretesto di una scommessa eccentrica, tutto confermava -e doveva confermare Fix nelle sue idee. Egli fece ancora parlare -il Francese ed acquistò la certezza che quel giovane non conosceva -menomamente il suo padrone, che questi viveva isolato a Londra, che -lo si diceva ricco senza che si sapesse l’origine della sua ricchezza, -che era un uomo impenetrabile, ecc. Ma in pari tempo Fix potè ritenere -per certo che il signor Phileas Fogg non isbarcava a Suez, e che andava -realmente a Bombay. - -“È lontano Bombay? chiese Gambalesta. - -— Sicuro che è lontano. Vi occorrono ancora una decina di giorni di -mare. - -— E dove mettete Bombay? - -— Nell’India. - -— In Asia? - -— Naturalmente. - -— Diamine! Gli è che vi dirò... c’è una cosa che mi turba... è il mio -becco! - -— Che becco? - -— Il mio becco a gas che dimenticai di spegnere e che arde per -conto mio. Ora, ho calcolato che mi costerebbe due scellini ogni -ventiquattr’ore, giusto sei _pence_ più di quanto guadagno, e capirete -che per poco che il viaggio si prolunghi.... - -Fix compres’egli l’affare del gas? È poco probabile; egli non ascoltava -più e prendeva una decisione. Il Francese e lui erano giunti al -bazar. Fix lasciò che il suo compagno vi facesse le sue compere, gli -raccomandò di non mancare alla partenza del _Mongolia_, e ritornò in -fretta e furia agli uffici dell’agente consolare. - -Fix, ora che la sua convinzione erasi assodata, aveva riacquistato -tutto il suo sangue freddo. - -“Signore, diss’egli al console, non mi rimane il menomo dubbio, ho in -mano il mio uomo. Egli si fa credere un eccentrico che vuol fare il -giro del mondo in ottanta giorni. - -— Allora è un volpone, rispose il console, un volpone che mira a -far ritorno a Londra dopo d’aver fuorviato tutte le polizie dei due -Continenti! - -— Oh! la vedremo! rispose Fix. - -— Ma non v’ingannate poi? chiese di bel nuovo il console. - -— Io non m’inganno. - -— Allora, perchè mai codesto ladro si è dato tanta premura a far -constatare con un visto il suo passaggio a Suez? - -— Perchè... non ne so nulla, signor console, rispose il detective, ma -ascoltatemi.„ - -In poche parole, egli riferì i punti salienti della sua conversazione -col domestico del detto Fogg. - -“Difatti, disse il console, tutte le presunzioni stanno contro -quest’uomo. E che pensate fare? - -— Mandare un dispaccio a Londra con richiesta urgente di dirigermi -un mandato d’arresto a Bombay, imbarcarmi sul Mongolia, pormi -alle calcagna del mio ladro sino alle Indie, e là, terra inglese, -avvicinarlo garbatamente, col mio mandato in mano e la mano sulla -spalla.„ - -Non appena ebbe pronunciate freddamente queste parole, l’agente Fix -prese commiato dal console e si recò all’ufficio telegrafico. Di là -spedì al direttore della polizia metropolitana il dispaccio che i -lettori conoscono. - -Di lì a un quarto d’ora, Fix, col suo leggero bagaglio per mano, ben -munito di danaro, s’intende, s’imbarcava a bordo del _Mongolia_, e il -rapido _steamer_ filava a tutto vapore sulle acque del Mar Rosso. - - - - -CAPITOLO IX. - -Dove il mar Rosso e il mar delle Indie si mostrano propizii ai disegni -di Phileas Fogg. - - -La distanza fra Suez e Aden è esattamente di milletrecentodieci miglia, -e il capitolato della Compagnia concede a’ suoi piroscafi un lasso di -tempo di centotrentotto ore per valicarla. Il _Mongolia_, i cui fuochi -erano attivamente alimentati, filava in modo da anticipare l’arrivo -regolamentare. - -I passeggieri imbarcati a Brindisi avevano quasi tutta l’India per -destinazione. Alcuni si recavano a Bombay, altri a Calcutta, ma via -Bombay, poichè da quando una ferrovia attraversa in tutta la sua -larghezza la penisola indiana, non è più necessario di girare il capo -di Ceylan. - -Fra questi passeggieri del _Mongolia_, si noveravano diversi funzionari -civili e ufficiali di ogni grado. Di questi, taluni appartenevano -all’esercito britannico propriamente detto, altri comandavano le truppe -indigene di _cipayes_, tutti lautamente stipendiati, anco adesso che -il governo si è sostituito ai diritti ed agli obblighi dell’antica -Compagnia delle Indie: sottotenenti a 7000 franchi, brigadieri a -60,000, generali a 100,000[8]. - -Si viveva dunque stupendamente a bordo del _Mongolia_, in quella -società di funzionarii, a’ quali frammischiavansi alcuni giovani -inglesi, che col milione in tasca andavano a fondare lontan lontano -delle case di commercio. Il _purser_, l’uomo di fiducia della -compagnia, l’eguale del capitano a bordo, faceva le cose sontuosamente. -All’asciolvere del mattino, al _lunch_ delle due, al pranzo delle -cinque e mezzo, alla cena delle otto, le tavole piegavano sotto -i piatti di carne fresca e le altre vivande fornite dal macello e -dalle dispense del piroscafo. Le passeggiere, — ce n’erano alcune, -— cangiavano teletta due volte al giorno. Si suonava, si cantava, si -ballava anche, quando il mare lo permetteva. - -Ma il mar Rosso è capricciosissimo, e molto di frequente cattivo, come -tutti i golfi stretti e lunghi. Quando il vento spirava sia dalla -costa d’Asia, sia dalla costa d’Africa, il _Mongolia_, lungo fuso -ad elice, preso di traverso, rollava spaventevolmente. Le signore -sparivano allora; i cembali tacevano; canti e danze cessavano insieme. -Eppure, ad onta della raffica, ad onta dei marosi, il piroscafo, spinto -dalla sua potente macchina, correva senza indugio verso lo stretto di -Babel-Mandeb. - -Che faceva Phileas Fogg frattanto? Si potrebbe credere che, sempre -inquieto, ansioso, egli si preoccupasse dei cangiamenti di vento nocivi -al cammino della nave, del moto scompigliato dei marosi che minacciava -di cagionare un accidente alla macchina, insomma di tutte le avarie -possibili che, obbligando il _Mongolia_ a poggiare in qualche porto, -avrebbero compromesso il suo viaggio? - -Niente affatto, o per lo meno, se il nostro gentleman pensava a queste -eventualità, non ne lasciava trasparir nulla. Era sempre l’uomo -impassibile, il membro imperturbabile del Reform-Club, cui nessun -incidente od accidente poteva recar sorpresa. Egli non sembrava più -commosso dei cronometri di bordo. Lo si vedeva di rado sul ponte. Non -badava gran fatto ad osservare quel mar Rosso, sì fecondo di ricordi, -quel teatro delle prime scene storiche dell’umanità. Egli non viaggiava -per osservare le curiose città disseminate sulle sue sponde, i cui -pittoreschi contorni si delineavano talvolta all’orizzonte. Egli non -pensava neanco ai pericoli di quel golfo arabico, del quale gli antichi -storici, Strabone, Ariano, Artemidoro, Edrisi, parlarono sempre con -ispavento, e sul quale i navigatori non si arrischiavano mai senza aver -consacrato il loro viaggio con sacrifizii propiziatorii. - -Che faceva dunque quell’originale, imprigionato nel _Mongolia_? -Anzitutto faceva i suoi quattro pasti al giorno, senza che mai -nè rollio nè beccheggio potessero sconcertare una macchina così -maravigliosamente organizzata. Indi, giuocava al _whist_. - -Sì! egli aveva incontrato dei compagni di giuoco ed appassionati -quanto lui: un esattore di tasse che si recava al suo posto a Goa, -un ministro, il reverendo Decimo Smith, di ritorno a Bombay, e un -brigadiere generale dell’esercito inglese, che raggiungeva il suo -corpo a Benares. Questi tre passeggieri avevano pel _whist_ la stessa -passione che il signor Fogg, e giocavano per ore ed ore, non meno -silenziosamente di lui. - -Quanto a Gambalesta, il mal di mare lo aveva fin allora risparmiato. -Egli occupava un camerino a prora e mangiava, egli pure, -coscienziosamente. Bisogna dire che, decisamente, quel viaggio, fatto -in quelle condizioni, non gli dispiaceva più. Egli vi si acconciava. -Ben nudrito, ben alloggiato, vedeva paese nuovo, e poi andava ripetendo -a sè stesso che tutto quel ghiribizzo finirebbe a Bombay. - -All’indomani della partenza da Suez, il 29 ottobre, non fu senza un -certo piacere che egli incontrò sul ponte il garbato personaggio, al -quale erasi rivolto sbarcando in Egitto. - -“Non m’inganno, diss’egli accostandolo col suo più amabile sorriso, -siete proprio voi, signore, che con tanta compiacenza mi avete servito -di guida a Suez? - -— Difatti, rispose il _detective_, vi riconosco! siete il servo di -quell’inglese originale.... - -— Precisamente, signor...? - -— Fix. - -— Signor Fix, rispose Gambalesta. Ben lieto di ritrovarvi a bordo. E -dove andate? - -— Ma al par di voi, a Bombay. - -— Benissimo! Avete già fatto questo viaggio? - -— Diverse volte, rispose Fix. Io sono un agente della Compagnia -peninsulare. - -— Allora conoscete l’India. - -— Ma.... sì...., rispose Fix, che non voleva compromettersi troppo. - -— Curiosa quest’India? - -— Curiosissima! moschee, minareti, templi, fakiri, pagode, tigri, -serpenti, bajadere! Ma è da sperarsi che avrete il tempo di visitare il -paese. - -— Lo spero, signor Fix. Capite bene che non è lecito ad un uomo sano -di mente di consumare la vita a saltare da un battello a vapore in una -ferrovia e da una ferrovia in battello, sotto pretesto di fare il giro -del mondo in ottanta giorni! No, tutta questa ginnastica cesserà a -Bombay, non ne dubitate. - -— E sta bene il signor Fogg? domandò Fix col tono più naturale. - -— Benone, signor Fix. Io pure, sapete. Mangio come un orco a digiuno. È -l’aria del mare. - -— E il vostro padrone, non lo vedo mai sul ponte. - -— Mai. Egli non è curioso. - -— Sapete, signor Gambalesta, che questo preteso viaggio in ottanta -giorni potrebbe benissimo celare qualche missione segreta.... una -missione diplomatica a mo’ d’esempio! - -— Affè, signor Fix, non ne so nulla, ve lo confesso, e, a dirla, non -darei neppur mezzo scudo per saperlo.„ - -Dopo quest’incontro, Gambalesta e Fix conversarono sovente assieme. -All’ispettore di polizia premeva di legarsi col servo del signor -Fogg. Ciò poteva giovargli all’occorrenza. E’ gli offriva dunque -spesso, al _barroom_ del _Mongolia_, qualche bicchiere di _whisky_ o -di _pale-ale_, che il buon figliuolo accettava senza cerimonie e del -pari restituiva, tanto per non rimaner addietro, — trovando proprio che -cotesto Fix era un onestissimo gentleman. - -Intanto, il piroscafo si avanzava rapidamente. Il 13, si scoperse -Moka, che apparve nella sua cinta di mura, in rovina, al disopra -delle quali spiccavano alcuni datteri verdeggianti. In lontananza, nei -monti, si stendevano vasti campi da caffè. Gambalesta rimase estatico -a contemplare quella celebre città, e parvegli anzi che con le sue mure -circolari ed un forte smantellato che si disegnava come un manico, essa -rassomigliasse ad un’enorme tazza da caffè. - -Durante la notte seguente, il _Mongolia_ oltrepassò lo stretto di -Babel-Mandeb, nome arabo che significa: La porta delle lacrime, e il -giorno appresso 14, si fermava a Steamer-Point, al nord-ovest della -rada di Aden. Qui doveva rifornirsi di combustibile. - -Serio ed importante affare codesta alimentazione del fornello dei -piroscafi a tali distanze dai centri di produzione. Per la sola -Compagnia peninsulare essa costituisce una spesa annua che ammonta ad -ottocentomila sterline (20 milioni di franchi). Fu necessario infatti -stabilire dei depositi in parecchi porti, ed in quei mari lontani il -carbone viene a costare ottanta franchi per tonnellata. - -Il _Mongolia_ doveva percorrere ancora milleseicentocinquanta -miglia prima di giungere a Bombay, e doveva rimanere quattro ore a -Steamer-Point, per ricolmare i suoi depositi. - -Questo ritardo non poteva nuocere in verun modo al programma di Phileas -Fogg. Era previsto. E poi, il _Mongolia_ invece d’arrivare ad Aden -soltanto al mattino del 15 ottobre vi entrava il 14 sera. Era dunque un -guadagno di quindici ore. - -Il signor Fogg ed il suo servo scesero a terra. Il gentiluomo voleva -far vidimare il suo passaporto. Fix lo seguì inosservato. Compiuta la -formalità del visto, Phileas Fogg ritornò a bordo a ripigliarvi la sua -partita interrotta. - -Gambalesta gironzò, al suo solito, in mezzo a quella popolazione di -Somanlì, di Baniani, di Parsì, di Ebrei, d’Arabi, d’Europei, componenti -i 25,000 abitanti di Aden. Egli ammirò le fortificazioni che fanno -di questa città la Gibilterra del mar delle Indie, e certe magnifiche -cisterne, alle quali lavoravano ancora gl’ingegneri del re Salomone. - -“Curiosissimo, curiosissimo! diceva tra sè Gambalesta, tornando a -bordo. Mi accorgo che non è inutile viaggiare, se si vuol vedere -qualcosa di nuovo.„ - -Alle sei di sera, il _Mongolia_ squarciava colle braccia della sua -elica le acque della rada di Aden e si avventava frettoloso sul mar -delle Indie. Gli erano concesse centosessantott’ore per compiere -il tragitto fra Aden e Bombay. Del resto, il mare indiano gli fu -favorevole. Il vento soffiava da nord-ovest. Le vele vennero in aiuto -al vapore. - -Il bastimento, meglio appoggiato, rollò meno. Le passaggiere, -in eleganti telette, comparvero sul ponte. I canti e le danze -ricominciarono. - -Il viaggio si compiè adunque nelle migliori condizioni. Gambalesta era -entusiasta dell’amabile compagno, che il caso aveagli procurato nella -persona di Fix. - -La domenica 20 ottobre, verso mezzodì, si giunse in vista della terra -indiana. Due ore più tardi, il pilota saliva a bordo del _Mongolia_. -All’orizzonte una catena di monti si profilava armoniosamente sul -fondo del cielo. Di lì a poco, le file di palmizî che coprono la città -spiccarono distintamente. Il piroscafo penetrò in quella rada formata -dalle isole Salcette, Colaba, Elephanta, Butcher, e alle quattro e -mezzo accostava i moli di Bombay. - -Phileas Fogg terminava allora il trentesimoterzo _robbre_ della -giornata; il suo compagno e lui, grazie ad un’audace manovra, avendo -fatto tutte le tredici manate, terminarono la traversata con un -ammirabile cappotto[9]. - -Il _Mongolia_ non doveva giungere che il 22 ottobre a Bombay; vi -giungeva il 20. Era dunque, dalla sua partenza da Londra, un guadagno -di due giorni, che Phileas Fogg inscrisse metodicamente sul suo -itinerario nella colonna dei profitti. - - - - -CAPITOLO X. - -Dove Gambalesta è felicissimo di non perdere che le scarpe. - - -Nessuno ignora che l’India, quel gran triangolo capovolto la cui -base è al nord e il vertice al sud, comprende una superficie di un -milione e quattrocentomila miglia quadrate, sulla quale è inegualmente -cosparsa una popolazione di centottanta milioni di abitanti. Il governo -britannico esercita un dominio effettivo sopra una certa parte di -quell’immenso paese; mantiene un governatore generale a Calcutta, altri -governatori a Madras, a Bombay, al Bengala, ed un sottogovernatore ad -Agra. - -Ma l’India inglese propriamente detta è compresa soltanto in una -superficie di settecentomila miglia quadrate, ed annovera una -popolazione da cento a centodieci milioni di abitanti. È quanto dire -che una notevole porzione del territorio sfugge tuttora all’autorità -della regina; e, difatti, presso alcuni rajà dell’interno, feroci e -terribili, l’indipendenza indù è ancora assoluta. - -Dal 1756, — anno in cui fu fondato il primo stabilimento inglese sulla -spianata oggidì occupata dalla città di Madras, — sino a quell’anno in -cui scoppiò la grande insurrezione dei _cipayes_, la celebre Compagnia -delle Indie fu onnipotente. Questa si annetteva a poco a poco le -diverse province, comperate ai rajà a prezzo delle rendite che essa -pagava poco o punto; nominava il suo governatore generale e tutti -i suoi impiegati civili e militari; ma ora essa non esiste più, e i -possedimenti inglesi dell’India dipendono direttamente dalla corona. - -Perciò l’aspetto, i costumi, le divisioni etnografiche della penisola -tendono a modificarsi di giorno in giorno. In passato, vi si viaggiava -con tutti gli antichi mezzi di trasporto, a piedi, a cavallo, sopra -carretti, in carriola, in palanchino, a dorso d’uomo, in carrozza, -ecc. Ora, dei battelli a vapore percorrono a grande velocità l’Indo, -il Gange, e una ferrovia, che attraversa l’India in tutta la sua -larghezza, con molte diramazioni, pone Bombay a tre soli giorni da -Calcutta. - -Il tracciato di questa ferrovia non segue la linea retta attraverso -l’India. La distanza a volo d’uccello non è che da mille a millecento -miglia, e treni che andassero a velocità media soltanto non -impiegherebbero che tre giorni a percorrerla tutta; ma questa distanza -è accresciuta d’un terzo, almeno, dalla corda che descrive la ferrata -salendo sino ad Allahabad nel nord della penisola. - -Ecco, insomma, il tracciato all’ingrosso del _Great Indian peninsular -railway_[10]. Lasciando l’Isola di Bombay, la ferrovia attraversa -Salcette, salta sul continente rimpetto a Tannah, valica la catena -dei Ghati occidentali, corre al nord-est sino a Burhampur, solca il -territorio quasi indipendente del Bundelkund, sale sino ad Allahabad, -piega verso l’est, incontra il Gange a Benares, se ne discosta -lievemente, e, ridiscendendo al sud-est per Burdivan e la città -francese di Chandernagor, fa testa di linea a Calcutta. - -I passaggieri del _Mongolia_ erano sbarcati a Bombay alle quattro e -mezzo pomeridiane, ed il treno di Calcutta partiva alle otto precise. - -Il signor Fogg prese dunque commiato dai suoi compagni di giuoco, -lasciò il piroscafo, diede al suo servo una noterella di alcune compere -da fare, gli raccomandò caldamente di trovarsi prima delle otto alla -stazione, e col suo passo regolare che batteva il secondo come il -pendolo di un orologio astronomico, si diresse verso l’ufficio dei -passaporti. - -Cosicchè, delle meraviglie di Bombay egli non intendeva veder nulla; -nè il palazzo di città, nè la magnifica biblioteca, nè i forti, nè -i _docks_, nè il mercato del cotone, nè i bazar, nè le sinagoghe, -nè le chiese armene, nè la splendida pagoda di Malebar-hill, adorna -di due torri poligonali. Egli non contemplerebbe nè i capolavori -di Elefanta, nè i suoi misteriosi ipogei, nascosti al sud-est della -rada, nè le grotte Kanherie dell’isola Salcette, ammirabili avanzi -dell’architettura buddista! - -No! nulla. Uscendo dall’ufficio dei passaporti, Phileas Fogg si recò -tranquillamente alla stazione, e colà si fe’ servire da pranzo. Tra -l’altre pietanze il trattore credette dovergli raccomandare una certa -fricassea di “coniglio del paese,„ di cui gli disse meraviglie. - -Phileas Fogg accettò la fricassea, l’assaggiò coscienziosamente; ma ad -onta della sua salsa piccante, la trovò pessima. Chiamò il trattore. - -“Signore, gli diss’egli guardandolo fiso, è coniglio questo? - -— Sì, mylord, rispose sfrontatamente il cialtrone, coniglio delle -_jungle_[11]. - -— E non ha miagolato quando è stato ucciso? - -— Miagolato! Oh! mylord! un coniglio! Vi giuro.... - -— Signor trattore, ripigliò freddamente il signor Fogg, non giurate e -ricordatevi questo: una volta, in India, i gatti erano considerati come -animali sacri. Quelli erano tempi! - -— Per i gatti, mylord? - -— Ed anche pei viaggiatori!„ - -Fatta quest’osservazione, il signor Fogg continuò tranquillamente a -desinare. - -Pochi momenti dopo il signor Fogg, l’agente Fix era egli pure sbarcato -dal _Mongolia_, ed era corso dal direttore della polizia di Bombay. -Egli fece riconoscere la sua qualità di _detective_, la missione -affidatagli, la sua situazione in faccia al presunto autore del furto. -Erasi ricevuto da Londra un mandato d’arresto?... Non si era ricevuto -nulla. Difatti il mandato, partito dopo Fogg, non poteva essere ancor -giunto. - -Fix rimase sconcertato. Voleva ottenere dal direttore un ordine -d’arresto contro il signor Fogg. Il direttore rifiutò. L’affare -risguardava l’amministrazione metropolitana, e questa sola poteva -spiccare legalmente un mandato. Questa severità di principii, -quest’osservanza rigorosa della legalità è perfettamente spiegabile coi -costumi inglesi, che, in materia di libertà individuale, non ammettono -nessun arbitrio. - -Fix non insistette e comprese che doveva rassegnarsi ad aspettare -il suo mandato. Ma egli risolse di non perder di vista il suo -impenetrabile furfante, durante tutto il tempo che questi si fermerebbe -a Bombay. Egli non sospettava che Phileas Fogg non vi soggiornasse, — -e, come sappiamo, tale era pure la convinzione di Gambalesta, — cosa -che doveva lasciare al mandato il tempo di giungere. - -Ma dopo gli ultimi ordini che avevagli dato il padrone lasciando il -_Mongolia_, Gambalesta aveva ben compreso che a Bombay sarebbe accaduto -lo stesso che a Suez ed a Parigi, che il viaggio non terminerebbe -lì, che proseguirebbe almeno sino a Calcutta, e forse più lontano. Ed -incominciava a chiedere a sè stesso se la scommessa del signor Fogg -non era proprio seria, e se egli, che voleva vivere in riposo, non -fosse trascinato dalla fatalità a compiere il giro del mondo in ottanta -giorni! - -Intanto, e dopo aver fatto acquisto di alcune camicie e calze, egli -erasi messo a passeggiare nelle vie di Bombay. C’era gran concorso -di popolo e, in mezzo ad Europei di ogni nazionalità, vedevi -Persiani dalle berrette a punta, Bunhyas dai turbanti rotondi, Sindi -dai berretti quadrati, Armeni avvolti in lunghe vesti, Parsi in -mitra nera. Era precisamente una festa celebrata da questi Parsi o -Ghebri, discendenti diretti dai settari di Zoroastro, che sono i più -industriosi, i più civili, i più intelligenti, i più austeri fra gli -Indù, stirpe cui appartengono attualmente i ricchi negozianti indigeni -di Bombay. Quel giorno essi celebravano una specie di carnevale -religioso, con processioni e divertimenti, nei quali figuravano -delle bajadere vestite di garze rosee trapunte d’oro e d’argento, -che al suono delle viole ed al rumore dei _tam-tam_, danzavano -meravigliosamente, e con una decenza perfetta. - -Se Gambalesta guardasse quelle curiose cerimonie, se i suoi occhi e -le sue orecchie si aprissero smisuratamente per vedere ed udire, se la -sua aria, la sua fisonomia fossero proprio quelle del _booby_[12] più -ingenuo che si potesse immaginare, è superfluo di insistervi qui. - -Sfortunatamente per lui e pel suo padrone, di cui arrischiò -compromettere il viaggio, la sua curiosità lo trascinò più lontano che -non convenisse. - -Dopo aver dato un’occhiata a quel carnevale Parsi, Gambalesta si -diresse verso la stazione; senonchè, passando dinanzi all’ammirabile -pagoda di Malebar-hill, egli ebbe la malaugurata idea di visitarne -l’interno. - -Egli ignorava due cose: prima, che l’ingresso di certe pagode indù è -formalmente vietato ai cristiani, e poi che gli stessi credenti non -possono penetrarvi senz’aver lasciato i calzari fuori dell’uscio. -Vuolsi avvertire qui che, per ragioni di sana politica, il governo -inglese, rispettando e facendo rispettare persino nelle sue più -insignificanti minuzie la religione del paese, punisce severamente -chiunque ne violi le pratiche. - -Gambalesta, quivi entrato, senza pensare a male da semplice torista, -ammirava nell’interno di Malebar-hill, quella smagliante canutiglia -dell’ornamentazione braminica, quando all’improvviso venne gettato sul -sacro lastrico. Tre preti, dallo sguardo furente gli si precipitarono -addosso, gli strapparono le scarpe e le calze, ed incominciarono a -caricarlo di busse, proferendo grida selvaggie. - -Il Francese, vigoroso ed agile, si rialzò lestamente; con un pugno -ed un calcio buttò a terra due de’ suoi avversarii, impacciatissimi -nelle loro lunghe vesti, e slanciandosi fuori della pagoda con tutta la -celerità delle sue gambe, si portò in breve ad una bella distanza dal -terzo Indù, che erasi lanciato sulle sue traccie, levando a tumulto la -folla. - -Alle otto meno cinque, soltanto pochi minuti prima della partenza del -treno, senza cappello, a piedi nudi, avendo perduto nel tafferuglio il -fardello contenente le sue compere, Gambalesta giungeva alla stazione -della ferrovia. - -Fix era là, sullo scalo di partenza. Egli aveva seguito il signor Fogg -alla stazione: aveva compreso che quel briccone si disponeva a lasciar -Bombay. Si decise subito di accompagnarlo sino a Calcutta, e, se -occorreva, anche più lontano. Gambalesta non vide Fix che se ne stava -in disparte; ma Fix udì il racconto delle sue avventure, che Gambalesta -fece in quattro parole al suo padrone. - -“Io spero che ciò non vi accadrà più,„ rispose semplicemente Phileas -Fogg, prendendo posto in una carrozza del treno. - -Il povero Gambalesta, scalzo e tutto ammaccato, tenne dietro al suo -padrone senza pronunciar verbo. - -Fix stava per salire in un vagone separato, allorchè un pensiero lo -trattenne e modificò d’un subito il suo progetto di partenza. - -“No, io rimango, disse tra sè. Un delitto commesso sul territorio -indiano.... Tengo il mio uomo. - -In quel momento, la locomotiva gettò un fischio acuto, e il treno -scomparve nella notte. - - - - -CAPITOLO XI. - -Dove Phileas Fogg compra a prezzo favoloso una cavalcatura. - - -Il treno era partito all’ora regolamentare. Menava via un certo numero -di viaggiatori, alcuni ufficiali, funzionari civili, negozianti di -oppio e di indaco, cui il loro commercio attirava nella parte orientale -della penisola. - -Gambalesta occupava lo stesso scompartimento del suo padrone. Un terzo -viaggiatore si trovava collocato nel canto opposto. - -Era il brigadiere generale, sir Francis Cromarty, uno dei compagni -di giuoco del signor Fogg durante il tragitto da Suez a Bombay, che -raggiungeva le sue truppe accantonate presso Benares. - -Sir Francis Cromarty, alto, biondo, dell’età di circa cinquant’anni -e che erasi molto distinto durante l’ultima ribellione dei _cipayes_, -avrebbe meritato davvero la qualifica d’indigeno. Fin dalla gioventù -egli abitava l’India ed era assai di rado ricomparso nel suo paese -natìo. Era un uomo istrutto, che avrebbe dato volentieri tutte le -notizie desiderabili sui costumi, la storia, il governo del paese indù, -se Phileas Fogg fosse stato uomo da desiderarne. Ma questo gentleman -non domandava nulla. Egli non viaggiava, descriveva soltanto una -circonferenza; era un corpo grave, che percorreva un’orbita intorno al -globo terrestre, secondo le leggi della meccanica razionale. In quel -momento egli rifaceva mentalmente il calcolo delle ore spese dalla sua -partenza da Londra, e si sarebbe fregato le mani dalla soddisfazione, -se fosse stato nella sua indole il fare un movimento inutile. - -Sir Francis Cromarty non aveva indugiato a riconoscere l’originalità -del suo compagno di viaggio, sebbene non lo avesse studiato che colle -carte in mano e tra due _robbres_. Esitava invece sopra una questione: -batteva un cuore umano sotto quel freddo involucro? Phileas Fogg aveva -egli un’anima sensibile alle bellezze della natura, alle aspirazioni -morali? Per lui, la cosa era dubbia. Di tutti gli originali che il -brigadiere generale aveva incontrati nella sua vita, nessuno era -paragonabile a cotesto prodotto delle scienze esatte. - -Phileas Fogg non aveva celato a sir Francis il suo piano di viaggio -intorno al mondo, nè in quali condizioni egli lo effettuava. Il -brigadiere generale non vide in quella scommessa che un’eccentricità -senza scopo utile, ed alla quale mancherebbe necessariamente il -_transire benefaciendo_ che deve guidare ogni uomo ragionevole. Con -quella flemma il bizzarro gentleman avrebbe evidentemente consumato la -vita senza “far nulla,„ nè per sè, nè per gli altri. - -Un’ora dopo aver lasciato Bombay, il treno, valicando i viadotti, aveva -attraversato l’isola Salcette e correva sul continente. Alla stazione -di Callyan, lasciò sulla destra il tronco che per Kandallah e Punah -scende verso il sud-est dell’India, e raggiunse la stazione di Pauwell. -A questo punto si internò nelle montagne diramatissime dei Ghati -occidentali, catene a base di trappo e di basalto, le cui più alte cime -sono coperte di folti boschi. - -Di quando in quando, sir Francis Cromarty e Phileas Fogg scambiavano -qualche parola, e in quel momento il brigadiere generale, riappiccando -una conversazione che languiva ad ogni poco, disse: - -“Or sono alcuni anni, signor Fogg, voi avreste subìto in questo luogo -un ritardo che avrebbe probabilmente compromesso il vostro itinerario. - -— Perchè, sir Francis? - -— Perchè la ferrovia si fermava a pie’ di questi monti, che era -giocoforza attraversare in palanchino o a dorso di _poney_[13] sino -alla stazione di Kandallah, situata sul versante opposto. - -— Questo ritardo non avrebbe per nulla sconcertato l’economia del mio -programma, rispose il signor Fogg. Io ho pur previsto l’eventualità di -certi ostacoli. - -— Tuttavia, signor Fogg, andavate a rischio di porvi in un brutto -impiccio coll’avventura di quel giovinotto.„ - -Gambalesta co’ piedi ravvolti nella sua coperta da viaggio, dormiva -profondamente e non si sognava neppure che si parlasse di lui. - -“Il governo inglese è estremamente severo, e con ragione, per questo -genere di delitti, ripigliò sir Francis Cromarty. Esso esige, innanzi -tutto, che si rispettino le usanze religiose degl’indù; e se il vostro -servo fosse stato preso.... - -— Ebbene, se fosse stato preso, sir Francis, rispose il signor Fogg, -egli sarebbe stato condannato, avrebbe subìta la sua pena, e poi -sarebbe tornato tranquillamente in Europa. Io non vedo in che questa -faccenda avrebbe potuto ritardare il suo padrone!„ - -E qui la conversazione tornò a morire. Durante la notte, il treno -valicò i Ghati, passò per Nassik, e la domane, 21 ottobre, si slanciava -attraverso un paese relativamente piano, formato dal territorio del -Khandeish. La campagna, ben coltivata, era seminata di borgate al -di sopra delle quali il minareto della pagoda teneva il posto del -campanile della chiesa europea. Buon numero di piccoli corsi d’acqua, -per la maggior parte affluenti o subaffluenti del Godavery, irrigavano -quella fertile contrada. - -Gambalesta, svegliatosi, guardava, e non poteva credere che -attraversava il paese degl’indù in un treno del _Great peninsular -railway_. Ciò gli pareva inverosimile. Eppure, nulla di più reale! La -locomotiva, diretta dal braccio di un macchinista inglese e riscaldata -da carbon fossile inglese, lanciava il suo fumo sulle piantagioni -di cotone, di caffè, di noce moscata, di garofano, di pepe rosso; il -suo vapore si avvolgeva a spirali intorno ai gruppi di palmizi, tra’ -quali apparivano pittoreschi _bungalows_, qualche _viharì_, specie -di monasteri abbandonati, ed alcuni tempii meravigliosi arricchiti -dall’inesauribile ornamentazione dell’architettura indiana. Poi, -immense distese di terreni si disegnavano a perdita di vista, delle -_jungle_, nelle quali non mancavano nè i serpenti, nè le tigri, cui -spaventavano i nitriti del treno, e infine delle foreste, tagliate dal -tracciato della via, ancora frequentate da elefanti, che, con occhio -pensieroso, guardavano passare il convoglio scapigliato. - -Durante quel mattino, al di là della stazione di Malligaum, i -viaggiatori attraversarono quel territorio funesto, che fu così di -sovente insanguinato dai settari della dea Kalì. Poco lunge si ergevano -Ellora e le sue pagode ammirabili, poco lunge la celebre Orungabad, -la capitale del feroce Orang-Zeb, ora semplice capoluogo d’una delle -provincie staccate dal regno di Nizam. Fu su quella contrada che -Feringhea, il capo dei Thugs, il re degli strangolatori, esercitava il -suo dominio; quegli assassini, uniti in un’associazione misteriosa, -strangolavano, in onore della dea della Morte, vittime di ogni età, -senza mai versar sangue, e fuvvi un tempo che non si poteva frugare un -luogo qualunque di quel suolo senza trovarvi un cadavere. Il governo -inglese ha potuto impedire quelle uccisioni in massima parte, ma la -spaventevole associazione esiste sempre e funziona ancora. - -Mezz’ora dopo mezzodì, il treno si fermò alla stazione di Burhampur, e -Gambalesta vi si potè procurare a prezzo d’oro un paio di pantofole, -adorne di perle false, che egli calzò con un sentimento evidente di -vanità. - -I viaggiatori fecero colazione rapidamente e ripartirono per la -stazione di Assurghur, dopo di avere per poco costeggiato la sponda -del Tapty, fiumicello che va a versarsi nel golfo di Cambaia, vicino a -Surate. - -È opportuno far conoscere quali pensieri occupavano allora la mente di -Gambalesta. Fino al suo arrivo a Bombay, egli aveva creduto e potuto -credere che le cose non andrebbero più in là. Ma ora, da quando correva -a tutto vapore attraverso l’India, un voltafaccia era avvenuto nella -sua mente. La sua indole gli ritornava al galoppo. Sentiva rinascere -idee fantastiche della sua giovinezza, pigliava sul serio i progetti -del padrone, credeva alla realtà della scommessa, e quindi a quel giro -del mondo ed a quel maximum di tempo che non bisognava oltrepassare. -Anzi egli era già inquieto dei ritardi possibili, degli accidenti che -potevano sopraggiungere strada facendo. Si sentiva come interessato in -quella scommessa, e tremava al pensiero di averla potuto compromettere -il giorno prima con la sua imperdonabile balordaggine. E però, molto -meno flemmatico del signor Fogg, egli era molto più inquieto. Contava -e ricontava i giorni trascorsi, malediceva le fermate del treno, lo -accusava di lentezza, e biasimava _in petto_ il signor Fogg di non aver -promesso un premio al macchinista. Ei non sapeva, il buon figliuolo, -che ciò ch’era possibile sopra un piroscafo non lo era più sopra una -ferrovia, la cui velocità è regolamentare. - -Verso sera, si entrò nelle gole dei monti di Sutpour che separano il -territorio di Khandeish da quello di Bundelkund. - -La domane, 22 ottobre, interrogato da sir Francis Cromarty, Gambalesta, -dopo aver consultato il suo orologio, rispose che erano le tre del -mattino. E difatti, quel famoso orologio, sempre regolato sul meridiano -di Greenwich, che si trovava a circa settantasette gradi ad ovest, -doveva ritardare e ritardava infatti di quattro ore. - -Sir Francis rettificò adunque l’ora data da Gambalesta, al quale fece -la medesima osservazione che questi aveva già ricevuta da Fix. Tentò -di fargli capire che doveva regolarsi sopra ogni nuovo meridiano, e -che camminando costantemente verso l’est, vale a dire dinanzi al sole, -i giorni erano più corti di tante volte quattro minuti, quanti gradi -eransi percorsi. Fu inutile. Avesse o no compresa l’osservazione del -brigadiere generale, fatto è che quel testardo si ostinò a non mettere -innanzi il suo orologio, e lo mantenne invariabilmente all’ora di -Londra. Innocente manìa, che non poteva nuocere a nessuno. - -Alle otto del mattino e a quindici miglia al di là della stazione di -Rothal, il treno si fermò in mezzo ad una vasta spianata, contornata -da alcuni _bungalows_ e da capanne di operai. Il conduttore del treno -passò dinanzi la linea delle carrozze dicendo: - -“I viaggiatori scendono qui.„ - -Phileas Fogg guardò sir Francis Cromarty, che parve sorpreso, d’altra -parte, di quell’alt in mezzo ad una foresta di tamarindi. - -Gambalesta, non meno sorpreso, si slanciò sulla strada e tornò quasi -subito, esclamando: - -“Signore, non più ferrovia! - -— Che volete dire? chiese sir Francis Cromarty. - -— Voglio dire che il treno non continua!„ - -Il brigadiere generale scese subito dal vagone, Phileas Fogg lo seguì -senza darsi fretta. Ambedue si rivolsero al conduttore: - -“Dove siamo? domandò sir Francis Cromarty. - -— Al borgo di Kholby, rispose il conduttore. - -— Ci fermiamo qui? - -— Senza dubbio. La ferrovia non è terminata.... - -— Come! non è terminata? - -— No! c’è ancora un tronco di una cinquantina di miglia da stabilire -tra questo punto e Allahabad, ove la via ricomincia. - -— I giornali hanno però annunziato la attivazione completa del -_railway!_ - -— Che volete, signor ufficiale, i giornali son caduti in errore. - -— Ma voi date i biglietti da Bombay a Calcutta! ripigliò sir Francis -Cromarty, che incominciava a scaldarsi. - -— Senza dubbio, rispose il conduttore; ma i viaggiatori sanno che -devono farsi trasportare da Kholby sino ad Allahabad.„ - -Sir Francis Cromarty era furente. Gambalesta avrebbe volontieri -accoppato il conduttore, che non ci avea colpa. Egli non osava guardare -il suo padrone. - -“Sir Francis, disse semplicemente il signor Fogg, pensiamo se vi piace, -a provvedere un mezzo per portarci ad Allahabad. - -— Signor Fogg, non si tratta qui di un ritardo assolutamente -pregiudizievole ai vostri interessi? - -— No, sir Francis, era previsto. - -— Che! sapete che la strada.... - -— Niente affatto; ma io sapeva che un ostacolo qualunque sorgerebbe -presto o tardi sulla mia strada. Ora nulla è compromesso. Io ho due -giorni di anticipazione da sacrificare. C’è un piroscafo che parte -da Calcutta per Hong-Kong, il 25 a mezzodì. Non siamo che ai 22, e -giungeremo in tempo a Calcutta.„ - -Non c’era nulla a dire ad una risposta fatta con sì completa sicurezza. - -Era pur troppo vero che i lavori della ferrovia si arrestavano in -quel punto. I giornali sono come certi orologi che hanno la smania -di anticipare; essi avevano prematuramente annunziato il compimento -della linea. I viaggiatori conoscevano per la maggior parte questa -interruzione della strada, e scendendo dal treno, si erano impadroniti -dei veicoli d’ogni sorta che possedeva la borgata, _palkigari_ a -quattro ruote, carrette tirate da _zebù_, specie di buoi a gobbe, carri -da viaggio somiglianti a pagode ambulanti, palanchini, cavallini, ecc. -Cosicchè il signor Fogg e sir Francis Cromarty, dopo aver cercato in -tutta la borgata, ritornarono senz’aver trovato nulla. - -“Andrò a piedi, disse Phileas Fogg.„ - -Gambalesta, che raggiungeva allora il padrone, fece una smorfia -significativa, considerando le sue magnifiche ma insufficienti -pantofole. Fortunatamente anch’egli era stato in giro, ed esitando un -po’: - -“Signore, disse, credo di aver trovato un mezzo di trasporto. - -— Quale? - -— Un elefante! Un elefante che appartiene ad un Indiano che abita a -cento passi da qui. - -— Andiamo a veder l’elefante,„ rispose il signor Fogg. - -Di lì a cinque minuti, Fogg, sir Francis Cromarty e Gambalesta -giungevano vicino ad una capanna attigua ad un recinto chiuso da alte -palizzate. Nella capanna c’era un Indiano, e nel recinto un elefante. -Dietro loro domanda, l’Indiano introdusse il signor Fogg ed i suoi due -compagni nel recinto. - -Ivi, eglino si trovarono alla presenza di un animale, mezzo -addomesticato, che il suo proprietario allevava per farne non una -bestia da soma, ma una bestia da combattimento. A questo fine, egli -aveva incominciato a modificare il carattere naturalmente dolce -dell’animale, in modo da condurlo gradatamente a quel parossismo di -furore chiamato _mutsh_ in lingua indù, e ciò nutrendolo durante tre -mesi di zucchero e di burro. Questo trattamento può parere inadatto -a dare tal risultato; pure è usato con successo dagli allevatori. -Per gran fortuna del signor Fogg, l’elefante in discorso era stato -assai di recente posto a quel regime, ed il _mutsh_ non si era ancora -dichiarato. - -Kiunì — tal era il nome della bestia — poteva, come tutti i suoi -congeneri, fornire per lungo tempo un’andatura rapida, ed in mancanza -di altra cavalcatura, Phileas Fogg risolse di adoperarlo. - -Ma gli elefanti costano cari nell’India, dove cominciano a diventar -rari. I maschi, che solo convengono alle lotte dei circhi, sono -grandemente ricercati. Questi animali non si riproducono che -raramente, quando sono ridotti allo stato di domesticità, dimodochè -per procurarsene non c’è altro mezzo che la caccia. Laonde essi sono -oggetti di grandi cure; e quando il signor Fogg chiese all’indiano se -voleva noleggiargli il suo elefante l’Indiano rifiutò recisamente. - -Fogg insistette ed offrì per la bestia un prezzo eccessivo, dieci -sterline (250 franchi) all’ora. Rifiuto. Venti sterline? Rifiuto -ancora. Quaranta sterline? Rifiuto sempre. Gambalesta trasaliva ad ogni -aumento d’offerta. Ma l’Indiano non si lasciava tentare. - -E sì che la era una bella somma. Ammettendo che l’elefante impiegasse -quindici ore per andare ad Allahabab, erano seicento sterline (15,000 -franchi) che dovea fruttare al suo proprietario. - -Phileas Fogg, senz’animarsi in nessun modo, propose allora all’Indiano -di comperargli la sua bestia e gliene offerse a tutta prima mille -sterline (25,000 franchi). - -L’Indiano non voleva vendere! Forse l’uomo fiutava un magnifico affare. - -Sir Francis Cromarty trasse il signor Fogg in disparte e l’esortò -a riflettere prima di andar più in là. Phileas Fogg rispose al suo -compagno ch’egli non aveva l’abitudine di agire senza riflessione, che -si trattava in fin dei conti di una scommessa di ventimila sterline, -che quell’elefante gli era necessario, e che, dovess’anco pagarlo venti -volte il suo valore, egli avrebbe quell’elefante. - -Il signor Fogg ritornò dall’Indiano, i cui occhietti, accesi dalla -cupidigia, lasciavano ben intendere che per lui non era che una -questione di prezzo. Phileas Fogg offrì successivamente milleduecento -sterline, poi millecinquecento, poi milleottocento, infine duemila -(50,000 franchi). Gambalesta, così rosso per solito, era pallido di -emozione. - -A duemila sterline, l’Indiano si arrese. - -— Per le mie pantofole, esclamò Gambalesta, questo si chiama far -incarire la carne d’elefante! - -Conchiuso l’affare, non si trattava d’altro che di trovare una guida. -Fu più facile. Un giovane Parsì, dalla faccia intelligente, offerse -i suoi servigi. Il signor Fogg accettò e gli promise una vistosa -rimunerazione, che non poteva a meno di duplicare la sua intelligenza. - -L’elefante venne tratto fuori ed allestito senza indugio. Il Parsì -conosceva perfettamente il mestiere di _mahut_, ossia conduttore -d’elefanti. Egli coprì con una specie di gualdrappa il dorso -dell’animale e dispose, da ciascun lato, sui suoi fianchi, due specie -di barelle ben poco comode. - -Phileas Fogg pagò l’Indiano in banconote, che furono estratte dal -famoso sacco. Pareva veramente che le si tirassero dalle viscere -di Gambalesta. Poscia il signor Fogg offrì a sir Francis Cromarty -di trasportarlo alla stazione di Allahabad. Il brigadiere generale -accettò. Un viaggiatore di più non poteva stancare il gigantesco -animale. - -Si comperarono dei viveri a Kholby. Sir Francis Cromarty prese posto -in una delle barelle, Phileas Fogg nell’altra. Gambalesta si pose -a cavalcioni sulla gualdrappa tra il suo padrone e il brigadiere -generale. Il Parsì si appollaiò sul collo dell’elefante, ed a nove ore -l’animale, lasciando la borgata, s’internava per la strada più corta -nella folta foresta di grandi latani. - - - - -CAPITOLO XII. - -Nel quale Phileas Fogg e i suoi compagni si avventurano attraverso le -foreste dell’India e se ne vedono le conseguenze. - - -La guida, affine di abbreviare la distanza da percorrere, abbandonò -la linea a destra, dove i lavori della ferrovia erano in corso -d’esecuzione. Questo tracciato, reso difficilissimo dalle capricciose -ramificazioni dei monti Vindhias, non seguiva la strada più breve, -che Phileas Fogg aveva interesse a pigliare. Il Parsì, espertissimo -delle strade e sentieri del paese, pretendeva guadagnare una ventina di -miglia attraversando la foresta, e si lasciò fare a lui. - -Phileas Fogg e sir Francis Cromarty, ficcati fin al collo nelle loro -barelle, ricevevano aspre scosse dal trotto stecchito dell’elefante, -posto dal suo _mahut_ ad un’andatura rapida. Ma essi subivano la -situazione con flemma britannica, conversando poco del resto, e -vedendosi appena l’un l’altro. - -Quanto a Gambalesta, postato sul dorso della bestia e direttamente -soggetto ai colpi e contraccolpi, badava bene, dietro raccomandazione -del suo padrone, di non tener la lingua fra i denti, che altrimenti la -gli sarebbe stata mozza di colpo. Il bravo giovane, ora lanciato sul -collo dell’elefante, ora rigettato sulla groppa, imparava a volteggiare -come un _clown_ sul trampolino. Ma egli scherzava, rideva in mezzo a’ -suoi salti da carpione, e di quando in quando estraeva dal suo sacco un -pezzo di zucchero, che l’intelligente Kiunì afferrava coll’estremità -della proboscide, senza interrompere un solo istante il suo trotto -regolare. - -Dopo due ore di cammino, la guida arrestò l’elefante e gli diede un’ora -di riposo. L’animale divorò un mucchio di ramoscelli e di arbusti e -si dissetò ad una pozza vicina. Sir Francis Cromarty non si lamentò -di quella sosta. Egli era affranto. Il signor Fogg pareva pieno di -vigoria, come se uscisse allora allora dal letto. - -“Ma è dunque di ferro costui! disse il brigadiere guardandolo con -ammirazione. - -— Di ferro fuso,„ rispose Gambalesta, che si diè ad allestire un po’ di -colazione. - -A mezzodì, la guida diede il segnale della partenza. Il paese prese -ben tosto un aspetto molto selvaggio. Alle grandi foreste succedettero -boschi cedui di tamarindi e di palmizii nani, poscia vaste pianure -aride, irte di magri arbusti e cosparse di grossi massi di sienite. -Tutta quella parte dell’alto Bundelkund, poco frequentata dai -viaggiatori, è abitata da una popolazione fanatica, indurita nelle -pratiche più terribili della religione indù. Il dominio degl’Inglesi -non potè stabilirsi regolarmente sopra un territorio soggetto -all’influenza dei rajà, cui è difficile raggiungere negli inaccessibili -covi dei Vindhias. - -Parecchie volte, i nostri viaggiatori scorsero qualche banda di Indiani -feroci, che faceva un gesto d’ira vedendo passare il rapido quadrupede. -Peraltro il Parsì li evitava quant’era possibile, riputandoli gente -di cattivo incontro. Si videro pochi animali durante quella giornata; -appena poche scimmie, che fuggivano con mille contorcimenti e smorfie -che divertivano molto Gambalesta. - -Un pensiero in mezzo a tanti altri conturbava il nostro giovinotto. -Che ne farebbe il signor Phileas Fogg di cotesto elefante, giunto che -fosse alla stazione di Allahabad? Lo condurrebbe con sè? Impossibile! -Il prezzo di trasporto aggiunto al prezzo di acquisto ne farebbe -un animale rovinoso. Lo si venderebbe, lo si riporrebbe in libertà? -Una sì stimabile bestia meritava pure dei riguardi. Se, per caso, il -signor Fogg gliene facesse regalo, a lui Gambalesta, e’ ne sarebbe -imbarazzatissimo. La cosa lo preoccupava molto. - -Alle otto di sera, la principale catena dei Vindhias era stata -valicata, ed i viaggiatori fecero sosta a’ piedi del versante -settentrionale, in un _bungalow_ in rovina. - -La distanza percorsa in quella giornata era di circa venticinque -miglia: ne rimanevano altrettante per giungere alla stazione di -Allahabad. - -La notte era fredda. All’interno del _bungalow_, il Parsì accese -un fuoco di rami secchi, il cui calore fu assai gradito. La cena si -compose delle provvigioni comperate a Kholby. I viaggiatori mangiarono -da gente stracca e pesta. La conversazione, che incominciò a frasi -spezzate, terminò in breve con un russare sonoro. La guida vegliò -presso Kiunì, che si addormentò in piedi, appoggiato al tronco di un -grosso albero. - -Nessun incidente segnalò quella notte. Qualche ruggito di ghepardi -e di pantere turbò a volte il silenzio, misto a ghigni acuti di -scimmie. Ma i carnivori si contentarono di gridare e non fecero -alcuna dimostrazione ostile contro gli ospiti del _bungalow_. Sir -Francis Cromarty dormì tutto un sonno, da bravo militare affranto -dalle fatiche. Gambalesta, in un sonno agitato, ricominciò in sogno i -capitomboli della giornata. Quanto al signor Fogg, egli riposò tanto -pacificamente come se fosse stato nella sua tranquilla abitazione di -Saville-row. - -Alle sei del mattino si riposero in cammino. La guida sperava giungere -alla stazione di Allahabad la sera stessa. In questo modo il signor -Fogg non perderebbe che una parte delle quarantott’ore economizzate dal -principio del viaggio. - -Si scesero le ultime chine dei Vhindias. Kiunì aveva ripigliato la -sua andatura rapida. Verso mezzogiorno la guida girò la borgata di -Kallenger, situata sul Cani, uno dei subaffluenti del Gange. Egli -evitava sempre i luoghi abitati, sentendosi più al sicuro nelle -campagne deserte, che segnano le prime depressioni del bacino del -gran fiume. La stazione di Allahabad non era a più di dodici miglia a -nord-est. Si fece alto sotto un fitto di banani, i cui frutti, sani -quanto il pane, “succulenti quanto la crema,„ dicono i viaggiatori, -furono superlativamente gustati. - -Alle due, la guida entrò sotto la vôlta di una folta foresta che -si doveva attraversare per delle miglia parecchie. Egli preferiva -viaggiare così sotto la protezione dei boschi. Tuttavia, non -aveva fatto sin allora nessun incontro cattivo, il viaggio pareva -doversi compiere senza accidenti, quando l’elefante, dando segni -d’inquietudine, si fermò di botto. - -Erano allora le quattro. - -“Che c’è, chiese sir Francis Cromarty, alzando la testa al disopra -della barella. - -— Non so, signor ufficiale, rispose il Parsì, tendendo l’orecchio ad un -mormorio confuso che usciva di sotto ai folti rami. - -Di lì a pochi minuti quel mormorio divenne più definibile. Lo si -sarebbe detto un concerto, ancora molto distante, di voci umane e -d’istrumenti di rame. - -Gambalesta era tutt’occhi, tutt’orecchi. Il signor Fogg aspettava -pazientemente, senza pronunciare mezza parola. - -Il Parsì saltò a terra, legò l’elefante ad un albero e s’internò nel -più fitto del bosco. Pochi minuti dopo, egli tornò, dicendo: - -“Una processione di bramini che si dirige a questa volta. Se è -possibile, evitiamo di esser visti.„ - -La guida slegò l’elefante e lo condusse in una macchia, raccomandando -ai viaggiatori di non metter piede a terra. Egli stesso si tenne pronto -ad inforcare rapidamente la sua cavalcatura, se la fuga divenisse -necessaria. Ma sperava che la turba dei fedeli passerebbe senza -scorgerlo, perocchè lo spessore del fogliame lo nascondeva interamente. - -Lo strepito discordante delle voci e degli strumenti si avvicinava. De’ -canti monotoni si confondevano col suono dei tamburi e dei cimballi. -Poco dopo, la testa della processione apparve sotto gli alberi, a una -cinquantina di passi dal posto occupato dal signor Fogg e dai suoi -compagni. Essi distinguevano facilmente attraverso i rami il curioso -personale di quella cerimonia religiosa. - -In prima linea si avanzavano dei preti con mitre in testa e lunghe -vesti gallonate. Erano circondati da uomini, da donne, da fanciulli, -che facevano udire una specie di salmodia funebre, interrotta ad -intervalli eguali da colpi di _tam-tam_ e di cimballi. Dietro a loro, -sopra un carro a larghe ruote, di cui i raggi e il quarto figuravano -un attorcigliamento di serpenti, apparve una statua orrida, tirata da -due coppie di zebù, riccamente bardati. Quella statua aveva quattro -braccia, il corpo colorato di un rosso cupo, gli occhi stralunati, i -capelli arruffati, la lingua penzolone, le labbra tinte di _hennê_ e -di _betel_. Al collo le si avvolgeva un collare di teste di morto, ai -fianchi una cintura di mani mozze. Ella se ne stava in piedi sopra un -gigante abbattuto al quale mancava la testa. - -Sir Francis Cromarty riconobbe quella statua. - -“È la dea Kalì, mormorò egli, la dea dell’amore e della morte. - -— Della morte, sia pure, ma dell’amore, no! disse Gambalesta. Che -brutta donnaccia!„ - -Il Parsì gli fe’ cenno di tacere. - -Intorno alla statua si agitava, si dimenava, si contorceva un gruppo -di vecchi fakiri, rigati da strisce color ocra, coperti da incisioni -cruciali da cui perdevano il sangue a goccia a goccia, energumeni -stupidi, che nelle grandi cerimonie indù si precipitano ancora sotto le -ruote del carro di Jaggernaut. - -Dietro ad essi, alcuni bramini, in tutta la sontuosità del loro costume -orientale, trascinavano una donna che si reggeva appena. - -Questa donna era giovane, bianca come un’Europea. La sua testa, il -collo, le spalle, le orecchie, le braccia, le mani, i pollici de’ -piedi erano sopraccarichi di gioielli, collari, bracciali, orecchini -ed anelli. Una tunica a laminelle d’oro, ricoperta di una mussolina -leggera, disegnava i contorni del suo busto. Dietro questa giovine -donna, — contrasto violento per gli occhi, — alcune guardie armate -di sciabole nude fissate alla cintura e di lunghe pistole damascate, -portavano un cadavere sopra un palanchino. - -Era il corpo di un vecchio, rivestito dei suoi opulenti abiti di rajà, -che portava, come in vita, il turbante trapuntato di perle, la veste -tessuta di seta e d’oro, la cintura di cascemiro a diamanti, e le sue -magnifiche armi di principe indiano. - -Poi dei musicanti, ed una retroguardia di fanatici, le cui grida -superavano talvolta lo strepito assordante degli strumenti. Così finiva -il corteo. - -Sir Francis Cromarty guardava tutta questa pompa con aria singolarmente -attristata, e volgendosi verso la guida: - -“Un _sutty!_„ diss’egli. - -Il Parsì fece un segno affermativo e si pose un dito sulle labbra. La -lunga processione si distese lentamente sotto gli alberi, ed in breve -le sue ultime file scomparvero nella profondità della foresta. - -A poco a poco, i canti si spensero. Ci furono ancora degli scoppi di -grida lontane, ed infine a tutto quel tumulto succedette un profondo -silenzio. - -Phileas Fogg aveva udito la parola pronunciata da sir Francis Cromarty, -e subito che la processione fa scomparsa: - -“Che cos’è un _sutty?_ chiese egli. - -— Il _sutty_, signor Fogg, rispose il brigadiere generale, è un -sacrifizio umano; ma un sacrifizio volontario. Quella donna che avete -testè veduta sarà bruciata domani nelle prime ore del giorno. - -— Ah mascalzoni! esclamò Gambalesta, che non potè frenare questo grido -d’indignazione. - -— E il cadavere? domandò il signor Fogg. - -— È quello del principe, suo marito, rispose la guida, un rajà -indipendente del Bundelkund. - -— Come, ripigliò Phileas Fogg, senza che la sua voce tradisse la menoma -emozione, siffatti barbari costumi sussistono ancora nell’India, e -gl’Inglesi non hanno potuto distruggerli? - -— Nella maggior parte dell’India, rispose sir Francis Cromarty, cotesti -sacrifici non si compiono più. Ma noi non abbiamo alcuna influenza su -queste contrade selvaggie, e principalmente su questo territorio del -Bundelkund. Tutto il versante settentrionale dei Vindhias è il teatro -di continue uccisioni e saccheggi. - -— Oh, la infelice donna! mormorava Gambalesta, abbruciata viva! - -— Sì, ripigliò il brigadiere-generale, abbruciata, e se non lo fosse, -voi non potete immaginarvi a qual miserabile condizione la si vedrebbe -ridotta dai suoi congiunti. Le raderebbero i capelli, la si nutrirebbe -appena con qualche manata di riso, sarebbe respinta e considerata come -una creatura immonda, e morrebbe in un canto come un cane scabbioso. - -La prospettiva di sì orribile esistenza spinge di sovente quelle -disgraziate al supplizio, molto più che l’amore o il fanatismo -religioso. Alcune volte, però, il sacrificio è realmente volontario, -e ci vuole l’intervento energico del governo per impedirlo. Mi ricordo -che alcuni anni fa io era di guarnigione a Bombay, quando una giovane -vedova si recò a chiedere al governatore il permesso di abbruciarsi -col corpo di suo marito. Come potete immaginare, il governatore -rifiutò. Allora la vedova abbandonò la città, si rifugiò presso un rajà -indipendente, e colà ella consumò il suo sacrificio.„ - -Durante la narrazione del brigadiere generale, la guida scrollava la -testa, e quando la narrazione fu terminata: - -“Il sacrifizio che avrà luogo domani sul far del giorno non è -volontario, diss’egli. - -— Come lo sapete! - -— È una storia che tutti conoscono nel Bundelkund, rispose la guida. - -— Pure quella disgraziata non sembra fare alcuna resistenza, obbiettò -sir Francis. - -— Ciò dipende da questo, che l’hanno ubbriacata col fumo della canape e -dell’oppio. - -— Ma dove la traggono? chiese sir Francis. - -— Alla pagoda di Pillaji, a due miglia di qui; ivi ella passerà la -notte aspettando l’ora del sacrificio. - -— E questo sacrificio avrà luogo?... - -— Domani, al primo spuntar del giorno.„ - -Dopo questa risposta, la guida fe’ uscire l’elefante dalla folta -macchia e si arrampicò sul collo dell’animale. Ma al momento in cui -stava per eccitarlo con un fischio particolare, il signor Fogg lo -fermò, e rivolgendosi a sir Francis Cromarty: “Se noi salvassimo quella -donna? diss’egli. - -— Salvare quella donna! signor Fogg! esclamò il brigadiere generale. - -— Io ho ancora dodici ore di vantaggio. Posso consacrarle a ciò. - -— To’! Ma voi siete un uomo di cuore! disse Francis Cromarty. - -— Qualche volta, rispose semplicemente Phileas Fogg. Quando ho tempo.„ - - - - -CAPITOLO XIII. - -Nel quale Gambalesta prova una volta di più che la fortuna arride agli -audaci. - - -Il disegno era ardito, irto di difficoltà, inattuabile forse. Il signor -Fogg vi arrischiava la vita, o per lo meno la libertà, e quindi la -riuscita dei suoi progetti; ma non esitò. Egli trovò inoltre in sir -Francis Cromarty un ausiliario deciso. - -Quanto a Gambalesta, egli era pronto, si poteva disporre di lui. L’idea -del suo padrone lo esaltava. Egli era felice di sentire un cuore, -un’anima sotto quell’involuoro di ghiaccio. Cominciava ad amare Phileas -Fogg. - -Rimaneva la guida. Qual partito prenderebbe egli nell’affare? Che -s’avesse a intenerire per gl’indù? In mancanza del suo concorso, era -mestieri assicurarsi almeno della sua neutralità. - -Sir Francis Cromarty espose francamente la cosa. - -— Signor ufficiale, rispose la guida, io sono Parsì, e quella donna è -Parsì. Disponete di me. - -— Bene, guida, rispose il signor Fogg. - -— Però, sappiatelo bene, ripigliò il Parsì, non solo noi arrischiamo la -vita, ma ci esponiamo a supplizi orribili, se cadiamo nelle loro mani. -Dunque, vedete. - -— È bell’e visto, rispose il signor Fogg. Io credo che dovremo -aspettare la notte per agire. - -— Lo credo anch’io, rispose la guida. - -Quel bravo Indù diede allora alcune notizie sulla vittima. Era -un’Indiana, celebre per la sua bellezza, di razza Parsì, figlia -di ricchi negozianti di Bombay. Ella aveva ricevuto in quella -città un’educazione assolutamente inglese, e sia dai modi, sia -dall’istruzione la si sarebbe creduta Europea. Si chiamava Auda. - -Orfana, ella fu maritata contro la sua volontà a quel vecchio rajà -del Bundelkund. Tre mesi dopo, rimase vedova. Conoscendo la sorte -che l’aspettava, ella fuggì, venne ripresa prestamente, ed i parenti -del rajà, che avevano interesse alla di lei morte, la votarono a quel -supplizio cui non pareva ch’ella potesse sottrarsi. - -Questa narrazione non poteva che vieppiù radicare nel signor Fogg -e ne’ suoi compagni la loro generosa risoluzione. Fu deciso che la -guida dirigerebbe l’elefante verso la pagoda di Pillaji, e le si -avvicinerebbe il più che fosse possibile. - -Mezz’ora dopo, si fece sosta sotto un boschetto, a cinquecento passi -dalla pagoda, che non si poteva scorgere; ma gli urli dei fanatici si -udivano distintamente. - -I mezzi di giungere sino alla vittima furono allora discussi. La guida -conosceva la pagoda di Pillaji, entro la quale egli sosteneva che la -giovine donna era imprigionata. Vi si potrebbe penetrare da una delle -porte, quando tutta la banda fosse immersa nel sonno dall’ubbriachezza, -o bisognava praticare un buco in un muro? Ciò non poteva esser deciso -che sul momento, sul luogo stesso. Ma ciò che non ammise alcun dubbio, -fu che il ratto doveva effettuarsi quella stessa notte, e non quando, -a giorno fatto, la vittima sarebbe tratta al supplizio. In quest’ultimo -momento nessun intervento umano avrebbe potuto salvarla. - -Il signor Fogg e i suoi compagni aspettarono la notte. Appena buio, -verso le ore sei, essi risolvettero di operare una ricognizione intorno -alla pagoda. Gli ultimi gridi dei fakiri si spegnevano allora. Secondo -la loro abitudine, quegl’Indiani dovevano essere immersi nella fradicia -ubriachezza del _hang_, oppio liquido misto d’una infusione di canape, -e sarebbe forse possibile d’introdursi in mezzo ad essi sino al tempio. - -Il Parsì, guidando il signor Fogg, sir Francis Cromarty e Gambalesta, -si avanzò senza rumore attraverso la foresta. Dopo dieci minuti di -cammino sotto la verzura, giunsero alla sponda di un fiumicello, e lì, -alla luce di torcie di ferro sulla cui punta ardevano delle resine, -essi scorsero un mucchio di legna affastellata. Era il rogo, fatto di -prezioso sandalo, e già impregnato di un olio profumato. Nella sua -parte superiore giaceva imbalsamato il corpo del rajà, che doveva -essere abbruciato insieme colla vedova. A cento passi dal rogo si -ergeva la pagoda, i cui minareti traforavano nell’ombra la cima degli -alberi. - -— Venite, disse la guida a bassa voce. - -E raddoppiando di precauzione, seguito da’ suoi compagni, s’internò -silenziosamente attraverso le alte erbe. - -Il silenzio era interrotto soltanto dal susurro del vento nei rami. - -Da lì a poco, la guida si arrestò all’estremità di uno spiazzo. Alcune -resine rischiaravano il luogo. Il suolo era cosparso di gruppi di -dormienti abbrutiti dall’ubbriachezza. Pareva un campo di battaglia -coperto di morti. Uomini, donne, fanciulli, tutti alla rinfusa. Alcuni -ubbriachi gemevano ancora qua e là. - -In fondo, tra la massa degli alberi, il tempio di Pillaji si rizzava -confusamente. Ma con grande rammarico della guida, le guardie del rajà, -rischiarate da torcie fuliginose, vegliavano alle porte e passeggiavano -con la sciabola alla mano. Si poteva supporre che nell’interno anco i -preti vegliassero. - -Il Parsì non si avanzò più oltre. Egli aveva riconosciuto -l’impossibilità di forzare l’ingresso del tempio, e ricondusse indietro -i suoi compagni. - -Phileas Fogg e sir Francis Cromarty avevano compreso al par di lui che -non potevano tentar nulla da quella parte. - -Si fermarono e s’intrattennero a bassa voce: - -— Aspettiamo, disse il brigadiere generale, non sono che le otto, ed è -possibile che queste guardie soccombano anch’esse al sonno. - -— È possibile difatti, rispose il Parsì. - -Phileas Fogg e i suoi compagni si stesero dunque a piedi di un albero -ed aspettarono. - -Come parve loro lungo il tempo! La guida li lasciava a volte ed andava -ad osservare il limitare del bosco. Le guardie del rajà vegliavano -sempre alla luce delle torcie, ed un vago chiarore filtrava attraverso -le finestre della pagoda. - -Si aspettò così sino a mezzanotte. La situazione non cangiò. Uguale -sorveglianza al di fuori. Era evidente che non si poteva contare -sull’assopimento delle guardie. Esse eransi risparmiata la ubbriachezza -del _hang_. Bisognava dunque agire diversamente e penetrare per -un’apertura praticata nei muri della pagoda. Rimaneva a sapersi se i -preti vegliavano presso la loro vittima con tanta cura quanto i soldati -alla porta del tempio. - -Dopo un’ultima conversazione, la guida si disse pronta a partire. Il -signor Fogg, sir Francis e Gambalesta lo seguirono. Essi fecero un giro -alquanto lungo a fine di forare la pagoda alle spalle. - -Verso mezz’ora dopo mezzanotte, giunsero al piede dei muri, senz’aver -incontrato nessuno. Veruna sorveglianza era stata stabilita da quella -parte, forse perchè non vi esistevano nè porte, nè finestre. - -La notte era cupa. La luna, allora nel suo ultimo quarto, lasciava -appena l’orizzonte, ingombro da grosse nubi. L’altezza degli alberi -accresceva vieppiù l’oscurità. - -Ma non bastava l’aver raggiunto il piede delle muraglie: occorreva -praticarvi un’apertura. Per quest’operazione Phileas Fogg e i suoi -compagni non avevano assolutamente altro che i loro coltelli da tasca. -Fortunatamente, le pareti del tempio si componevano di un misto di -mattoni e di legno che non poteva essere difficile a forare. Tolto che -fosse il primo mattone, gli altri doveano smuoversi facilmente. - -Si posero all’opera, facendo il minor rumore possibile. Il Parsì da un -lato, Gambalesta dall’altro lavoravano a sconnettere i mattoni, in modo -da ottenere un’apertura larga due piedi. - -Il lavoro procedeva, quando si udì un grido nell’interno del tempio, e -quasi subito altri gridi gli risposero dal di fuori. - -Gambalesta e la guida interruppero il lavoro. Erano forse sorpresi? -si sarebbe dato l’allarme? La più volgare prudenza imponeva loro di -allontanarsi, — ciò che fecero assieme a Phileas ed a sir Francis -Cromarty. Si accovacciarono di bel nuovo sotto i rami del bosco -aspettando che l’allarme, se era tale, si fosse dissipato, e pronti in -questo caso a continuare la loro operazione. - -Ma, — contrattempo funesto, — alcune guardie si mostrarono alle -spalle della pagoda e vi si collocarono in modo da impedire qualunque -approccio. - -Sarebbe difficile descrivere il dispetto di quei quattro uomini, -fermati di botto nell’opera loro. Ora che non potevano più giungere -sino alla vittima, come la salverebbero? Sir Francis si rodeva i -pugni. Gambalesta era fuori di sè, e la guida aveva un gran da fare -per contenerlo. L’impassibile Fogg aspettava senza manifestare i suoi -sentimenti. - -— Non ci rimane altro che andarcene? domandò il brigadiere generale a -bassa voce. - -— Non altro che andarcene, rispose la guida. - -— Aspettate, disse Fogg. Basta ch’io sia domani ad Allahabad prima di -mezzodì. - -— Ma che sperate? rispose sir Francis Cromarty. Fra qualche ora -spunterà il giorno, e.... - -— Il destro che ci sfugge può ripresentarsi al momento supremo. - -Il brigadiere generale avrebbe voluto poter leggere negli occhi di -Phileas Fogg. Su di che contava mai quel freddo Inglese? - -Voleva forse, al momento del supplizio, precipitarsi verso la giovine -donna e strapparla palesemente ai suoi carnefici? - -Sarebbe stata una follia, e come ammettere che quell’uomo fosse pazzo -a questo punto? Nullameno sir Francis Cromarty acconsentì ad aspettare -sino alla fine di quella terribile scena. La guida non lasciò però i -suoi compagni nel luogo in cui si erano rifugiati, e li ricondusse -verso la parte anteriore del bosco. Colà, riparati da un fitto di -alberi, essi potevano osservare i gruppi addormentati. - -Frattanto Gambalesta, appollaiato sui primi rami, ruminava un’idea che -eragli balenata alla mente e che finì per incrostarsi nel suo cervello. - -Egli aveva incominciato per dire a sè stesso: “Quale pazzia!„ ed ora -ripeteva: “Perchè no, alla fin fine? È una probabilità, forse la sola, -e con questi animali!...„ - -Checchè ne fosse, Gambalesta non manifestò a nessuno il suo pensiero, -ma non tardò a portarsi con l’agilità di un serpente sui bassi rami, la -cui estremità si curvava verso il suolo. - -Le ore trascorrevano, e ben presto alcune tinte meno cupe annunciarono -l’avvicinarsi dell’alba. Però l’oscurità era profonda ancora. - -Era il momento. Accadde come una risurrezione in quella folla assopita. -I gruppi si animarono. Dei colpi di _tam-tam_ risuonarono. Canti e -grida scoppiarono di bel nuovo. Era giunta l’ora in cui l’infelice -doveva morire. - -Difatti le porte della pagoda si aprirono. Una luce più viva si -sprigionò dall’interno; il signor Fogg e sir Francis Cromarty poterono -scorgere la vittima, vivamente rischiarata, che due preti trascinavano -fuori. Loro parve anzi che, scuotendo l’irrigidimento dell’ubbriachezza -con un supremo istinto di conservazione, la infelice tentasse fuggire -a’ suoi carnefici. Il cuore di sir Francis balzò, e con un moto -convulso, afferrando la mano di Phileas Fogg, egli sentì che quella -mano teneva un coltello aperto. - -In quel momento la folla si scosse. La giovane donna era ricaduta nel -torpore provocato dai fumi del canape. Ella passò in mezzo ai fakiri -che la scortavano con le loro vociferazioni religiose. - -Phileas Fogg e i suoi compagni, confondendosi alle ultime file della -folla, la seguirono. - -Due minuti dopo essi giungevano sulla sponda del fiume e si fermavano -a meno di cinquanta passi dal rogo, sul quale era deposto il corpo del -rajà. Nella semi-oscurità essi videro la vittima assolutamente inerte, -stesa vicino al cadavere del suo sposo. - -Indi una torcia fu accostata, e la legna, satura d’olio, s’infiammò in -un baleno. - -In quel momento, sir Francis Cromarty e la guida trattennero Phileas -Fogg che, in un impeto di follia generosa, si slanciava verso il -rogo.... - -Ma Phileas Fogg li respingeva già, quando la scena cangiò d’improvviso. -Un grido di terrore sorse. Tutta quella folla si precipitò a terra -spaventata. - -Il vecchio rajà non era dunque morto, chè lo si vide rizzarsi ad un -tratto, sollevare la giovane donna nelle sue braccia come un fantasma, -e scendere dal rogo in mezzo ai turbini di vapori che gli davano -un’apparenza spettrale! - -I fakiri, le guardie, i preti, colti da subitaneo terrore, erano -là faccia a terra, non osando alzare gli occhi e guardare un tanto -prodigio! - -La vittima inanimata passò tra le braccia vigorose che la portavano, -e senza che essa sembrasse esser loro di peso. Il signor Fogg e sir -Francis Cromarty erano rimasti in piedi. Il Parsì aveva chinata la -testa, e Gambalesta, senza dubbio, non era meno stupefatto!... - -Quel risuscitato giunse così vicino al luogo in cui se ne stava il -signor Fogg e sir Francis Cromarty, e colà, con voce breve: - -“Gambe!„ diss’egli. - -Era Gambalesta in persona, che erasi accostato al rogo in mezzo al -denso fumo! Era Gambalesta che approfittando dell’oscurità ancora -profonda aveva strappato la giovine donna alla morte! Era Gambalesta -che, con audace fortuna, passava in mezzo allo spavento generale. - -Un istante dopo tutti e quattro sparivano nel bosco e l’elefante li -portava via di trotto. Ma delle grida, dei clamori ed anco una palla -che forò il cappello di Phileas Fogg diedero loro a conoscere che -l’astuzia era stata scoperta. - -Difatti, sul rogo infiammato spiccava allora il corpo del vecchio rajà. -I preti, riavutisi dal loro spavento, avevano compreso che un ratto era -stato commesso. - -Subito si erano precipitati nella foresta. Le guardie li avevano -seguiti. Una scarica aveva avuto luogo, ma i rapitori fuggivano veloci, -e in pochi minuti si trovavano fuori del tiro delle palle e delle -freccie. - - - - -CAPITOLO XIV. - -Nel quale Phileas Fogg scende tutta l’ammirabile vallata del Gange -senza nemmeno pensare a guardarla. - - -L’ardito ratto era riuscito. Un’ora dopo, Gambalesta rideva ancora del -suo successo. Sir Francis Cromarty aveva stretto la mano dell’intrepido -giovane. Il suo padrone aveagli detto: “Bene.„ Ciò che, in bocca a -quel gentleman, equivaleva ad un’alta approvazione. E Gambalesta aveva -risposto che tutto l’onore dell’affare apparteneva al suo padrone. A -sentir lui, non aveva avuto che un’idea burlesca, e rideva pensando -che, durante alcuni istanti, lui, Gambalesta, antico ginnasta, -ex-sergente dei pompieri, era stato il vedovo di una leggiadra donna, -un vecchio rajà imbalsamato. - -Quanto alla giovane Indiana, ella non aveva avuto coscienza di ciò che -era accaduto. Ravvolta nelle coperte da viaggio, ella riposava sopra -una delle barelle. - -Intanto, l’elefante, guidato con somma sicurezza dal Parsì, correva -rapidamente nella foresta ancora oscura. Un’ora dopo aver lasciato la -pagoda di Phillaji, esso si lanciava attraverso un’immensa pianura. -Alle sette si fece alto, e la giovane donna era sempre in ano stato di -prostrazione completa. La guida le fece bere alcune boccate di acqua e -di acquavite, ma quell’influenza stupefaciente che l’opprimeva doveva -prolungarsi qualche tempo ancora. - -Sir Francis Cromarty, che conosceva gli effetti dell’ubbriachezza -prodotta dall’inalazione dei vapori del canape, non aveva alcuna -inquietudine a di lei riguardo. - -Ma, se la guarigione della giovane Indiana non incontrò dubbio nella -mente del brigadiere generale, questi si mostrava meno rassicurato -riguardo all’avvenire. Egli non esitò a dire a Phileas Fogg che -se mistress Auda rimaneva nell’India, ella sarebbe inevitabilmente -ricaduta nelle mani dei suoi carnefici. Quegli energumeni occupavano -tutta la penisola, e certamente, in barba alla polizia inglese, -avrebbero saputo ripigliare la loro vittima, fosse pure a Madras, a -Bombay, a Calcutta. E sir Francis Cromarty citava, in appoggio alla sua -asserzione, un fatto di pari natura, recentemente avvenuto. A parer -suo, la giovane donna non sarebbe veramente al sicuro che dopo aver -abbandonato l’India. - -Phileas Fogg rispose che terrebbe conto delle sue osservazioni e che -provvederebbe. - -Verso le dieci, la guida annunziava la stazione di Allahabad. -Qui ricominciava la linea interrotta della ferrovia, i cui treni -percorrono, in meno di un giorno e una notte, la distanza che separa -Allahabad da Calcutta. - -Phileas Fogg doveva dunque giungere a tempo per pigliar posto su di -un battello a vapore che partiva la domane soltanto, 25 ottobre, a -mezzodì, per Hong-Kong. - -Deposta la giovane donna in una camera della stazione, Gambalesta fu -incaricato di andare a comprare per lei diversi oggetti di teletta, -vesta, sciallo, pelliccie, ecc., quel che troverebbe. Il padrone gli -apriva un credito illimitato. - -Gambalesta andò subito e percorse tutte le vie della città. Allahabad, -città di Dio, è una delle più venerate dell’India, essendo essa -fabbricata al confluente di due fiumi sacri, il Gange e il Jumna, le -cui acque attirano i pellegrini di tutta la penisola. Tutti sanno che, -secondo le leggende del Ramayanà, il Gange ha la sua sorgente in cielo, -da dove, grazie a Brahama, esso scende sulla terra. - -Pur facendo le sue compere, Gambalesta ebbe presto visto la città in -passato difesa da un forte magnifico, che è divenuto prigione di Stato. -Non più commercio, non più industria in quella città, già industriale -e commerciale. Gambalesta che cercava indarno un magazzino di novità -come se fosse stato in _Regent street_, a pochi passi da Farmer e C., -non trovò che presso un rivendugliolo, vecchio ebreo difficoltoso, gli -oggetti di cui aveva bisogno: una veste di stoffa scozzese, un ampio -mantello, e una magnifica pelliccia in pelli di lontre che non esitò a -pagare settantacinque sterline (1875 franchi). Indi, tutto trionfante, -ritornò alla stazione. - -Mistress Auda incominciava a riaversi. Quell’influenza alla quale i -preti di Pillaji l’avevano sottoposta, si dissipava a poco a poco, e i -suoi begli occhi riacquistavano tutta la loro dolcezza indiana. - -Allorchè il re-poeta Ussaf Uddol celebra le grazie della regina di -Ahmehnagara, si esprime così: - -“La sua lucente capigliatura, regolarmente divisa in due parti, -incornicia i contorni armoniosi delle sue gote delicate e bianche, -brillanti di candore e di freschezza. Le sue sopracciglia di ebano -hanno la forma e la potenza dell’arco di Kama, dio d’amore, e sotto -le sue lunghe ciglia morbide come la seta, nella pupilla nera de’ -suoi grandi occhi limpidi, nuotano come nei laghi sacri dell’Himalaya -i riflessi più puri della luce celeste. Fini, eguali e bianchi, i -suoi denti risplendono tramezzo alle sue labbra sorridenti, pari a -stille di rugiada nel seno socchiuso di un fiore di granato. Le sue -orecchie piccolette dalle curve simmetriche, le sue mani vermiglie, -i suoi piedini rotondetti e teneri come le gemme del loto, brillano -dello splendore delle più belle perle del Ceylan, dei più bei diamanti -di Golconda. La sua esile e pieghevole cintura che una mano basta ad -accerchiare, fa spiccare l’elegante arco de’ suoi omeri arrotondati e -la ricchezza del suo busto ove la sua giovinezza in fiore fa pompa dei -suoi più stupendi tesori, e sotto le morbide pieghe della sua tunica, -ella sembra essere stata modellata in argento puro dalla mano divina di -Vicvacarma, l’eterno statuario.„ - -Ma, senza tutta quest’amplificazione poetica, basta dire che mistress -Auda, la vedova del rajà del Bundelkund, era una bellissima donna -in tutto il senso europeo della parola. Parlava l’inglese con grande -purezza, e la guida non aveva per nulla esagerato affermando che quella -giovane Parsì era stata trasformata dall’educazione. - -Frattanto il treno era lì lì per lasciare la stazione di Allahabad. -Il Parsì aspettava. Il signor Phileas Fogg gli regolò il suo salario -al prezzo convenuto, senza oltrappassarlo di un centesimo. Ciò -sorprese un po’ Gambalesta, che sapeva tutto ciò che il padrone -doveva alla devozione della guida. Il Parsì aveva difatti arrischiato -volontariamente la vita nell’affare di Pillaji, e se in avvenire gli -Indù lo sapessero, egli sfuggirebbe difficilmente alla loro vendetta. - -Rimaneva anche la questione di Kiunì. Che fare di un elefante comperato -così caro? Ma Phileas Fogg aveva già preso una risoluzione a questo -riguardo. - -“Parsì, diss’egli alla guida, tu sei stato fedele e affettuoso. Ho -pagato il tuo servizio ma non la tua affezione. Vuoi quest’elefante? È -tuo.„ - -Gli occhi della guida brillarono. “È una fortuna che Vostro Onore mi -dà! esclamò egli. - -— Accetta, guida, rispose il signor Fogg, è sarò io ancora tuo debitore. - -— Così va bene! esclamò Gambalesta. Prendi, amico Parsì! Kiunì è un -bravo e coraggioso animale!„ - -E, avvicinandosi alla bestia, le presentò alcuni pezzetti di zuccaro, -dicendo: “To’, Kiunì, to’, to’!„ - -L’elefante mandò qualche grugnito di soddisfazione, indi prendendo -Gambalesta per la vita, ed avviluppandolo con la proboscide, lo alzò -sino all’altezza della sua testa. Gambalesta, punto spaventato, fece -una buona carezza all’animale che lo ripose adagino adagino a terra, -e, alla stretta di proboscide dell’onesto Kiunì rispose una vigorosa -stretta di mano dell’onesto giovane. - -Da lì a pochi minuti, Phileas Fogg, sir Francis Cromarty e Gambalesta, -adagiati in un comodo vagone, di cui mistress Auda occupava il miglior -posto, correvano a tutto vapore verso Benares. - -Ottanta miglia al più separano questa città da Allahabad, e furono -percorse in due ore. - -Durante questo tragitto, la giovane donna si riebbe completamente; i -vapori assopiti del hang si dissiparono. - -Quale fu mai la sua meraviglia nel trovarsi sulla ferrovia, in quel -compartimento, coperta da vestimenta europee, in mezzo a viaggiatori -che le erano assolutamente sconosciuti! - -Dapprima, i suoi compagni le prodigarono le loro cure e la rianimarono -con qualche goccia di liquore; quindi il brigadiere generale le -raccontò la di lei storia. Egli insistette sull’abnegazione di Phileas -Fogg, che non aveva esitato a porre in gioco la sua vita per salvarla, -e sul modo con cui l’avventura era stata risolta, mercè l’audace -immaginazione di Gambalesta. - -Il signor Fogg lasciò dire senza pronunciare una parola. Gambalesta, -tutto vergognoso, ripeteva che “non ne valeva la pena.„ - -Mistress Auda ringraziò i suoi salvatori con effusione, con le lagrime -più che con le parole. I suoi begli occhi, meglio che le sue labbra, -furono interpreti della sua riconoscenza. Indi ricondotta dal pensiero -alle scene del sutty, i suoi sguardi rividero quella terra indiana -dove tanti pericoli l’aspettavano ancora, e fu colta da un fremito di -terrore. - -Phileas Fogg comprese quel che accadeva nella mente di mistress Auda, -e per rassicurarla le offrì, molto freddamente peraltro, di condurla -a Hong-Kong, ove ella soggiornerebbe finchè quell’affare si fosse -assopito. - -Mistress Auda accettò l’offerta con riconoscenza. Precisamente a -Hong-Kong abitava uno de’ suoi parenti, Parsì come lei, ed uno dei -principali negozianti di quella città, che è assolutamente inglese, -benchè occupi un punto della costa cinese. - -Mezz’ora dopo mezzodì, il treno si fermava alla stazione di Benares. -Le leggende braminiche affermano che questa città occupa il terreno -dell’antica Casì, che era in passato sospesa nello spazio, tra lo -zenit e il nadir, come la tomba di Maometto. Ma, ai nostri tempi più -realisti, Benares, l’Atene dell’India al dire degli orientalisti, -riposa affatto prosaicamente sul suolo, e Gambalesta potè per un -istante travederne le case di mattone e le capanne a palafitta, che le -danno un aspetto assolutamente desolato, senz’alcun colore locale. - -Qui doveva fermarsi sir Francis Cromarty. Le truppe ch’egli raggiungeva -erano accampate a poche miglia al nord della città. Il brigadiere -generale fece dunque i suoi saluti a Phileas Fogg, augurandogli tutto -il successo possibile, ed esprimendo il voto ch’ei ricominciasse il -viaggio in modo meno originale, ma più profittevole. Il signor Fogg -premette lievemente le dita del suo compagno. I complimenti di mistress -Auda furono più affettuosi. Ella non dimenticherebbe mai più quel che -doveva a sir Francis Cromarty. Quanto a Gambalesta, fu onorato da una -vera stretta di mano da parte del brigadiere generale; tutto commosso, -egli chiese a sè stesso dove a quando potrebbe mai consacrarsi a lui. -Indi si separarono. - -A cominciare da Benares, la strada ferrata seguiva in parte la valle -del Gange. Attraverso i cristalli del vagone, con un tempo abbastanza -sereno, appariva il paesaggio variato del Behar, montagne coperte di -verzura, campi d’orzo, di granoturco e di frumento, rivi e stagni -popolati da alligatori verdastri, villaggi ben mantenuti, foreste -ancora verdeggianti. Qualche elefante, dei zebù a grossa gobba, -andavano a bagnarsi nelle acque del fiume sacro, ed anco, ad onta della -stagione inoltrata e la temperatura già fredda, bande d’indù, de’ due -sessi, che adempivano piamente le loro sante abluzioni. Quei fedeli, -nemici accaniti del buddismo, sono settari ferventi della religione -braminica, che s’incarna in questi tre personaggi: Visnù, la divinità -solare, Sciva, la personificazione divina delle forze naturali, e -Brahma, il padrone supremo dei sacerdoti e dei legislatori. Ma Brahma, -Sciva e Visnù, di che occhio dovevano considerare quest’India, ora -“britannizzata,„ allorchè qualche _steam boat_ (battello a vapore) -passava nitrendo e turbava le acque consacrate del Gange, spaventava -i gabbiani che volavano alla sua superficie, le testuggini che -pullulavano sulle sue sponde e i devoti stesi lungo le sue rive. - -Tutto quel panorama passò come un lampo, e spesso una nube di vapore -bianco ne ascose le particolarità. Appena se i viaggiatori poterono -travedere il forte di Sciunar, a venti miglia al sud-est di Benares, -antica fortezza dei rajà del Behar, Ghazepur e le sue importanti -fabbriche d’acqua di rose, la tomba di lord Cornwallis che si erge -sulla sponda sinistra del Gange, la città fortificata di Buxar, Patna, -grande città industriale e commerciale dove si tiene il principale -mercato d’oppio dell’India, Monghir, città più che europea, inglese -come Manchester o Birmingham, rinomata per le sue fonderie di ferro, le -sue fabbriche di oggetti in ferro e di armi bianche, e i cui fumaiuoli -alti lordavano con un fumo nero il cielo di Brahma, — vero pugno nel -paese del sogno! - -Indi la notte giunse, e, in mezzo agli ululati delle tigri, degli orsi, -dei lupi che fuggivano dinanzi alla locomotiva, il treno passò a gran -velocità, e non si vide più nulla delle meraviglie del Bengala, nè -Golconda nè Gur in rovina, nè Murshedabad, che fu in passato capitale, -nè Burdwan, nè Hugly, nè Shandernagor, questo punto francese del -territorio indiano, sul quale Gambalesta sarebbe stato orgoglioso di -veder sventolare la bandiera della sua patria! - -Infine, alle sette del mattino, Calcutta era raggiunta. Il piroscafo, -in partenza per Hong-Kong, non levava l’áncora che a mezzogiorno. -Phileas Fogg aveva dunque cinque ore disponibili. - -Giusta il suo itinerario, il nostro gentleman doveva giungere nella -capitale delle Indie il 25 ottobre, ventitrè giorni dopo aver lasciato -Londra, vi giungeva al giorno fissato. Nè ritardo nè anticipazione. -Sfortunatamente, i due giorni da lui guadagnati a Londra e Bombay -erano stati perduti, come i lettori sanno, in questa traversata -della penisola indiana, ma è da supporre che Phileas Fogg non li -rimpiangesse. - - - - -CAPITOLO XV. - -Nel quale il sacco delle banconote si alleggerisce ancora di alcune -migliaia di sterline. - - -Il treno si era fermato in stazione. Gambalesta scese pel primo dal -vagone, e fu seguito dal signor Fogg, che aiutò la sua giovine compagna -a por piede sullo scalo. Phileas Fogg intendeva recarsi direttamente al -piroscafo di Hong-Kong, a fine di collocarvi comodamente mistress Auda -cui non voleva abbandonare, finchè ella si trovasse in quel paese tanto -pericoloso per lei. - -Al momento in cui il signor Fogg stava per uscire dalla stazione, un -_policeman_ gli si avvicinò e disse: - -“Il signor Phileas Fogg? - -— Sono io. - -— Quest’uomo è il vostro servo? aggiunse il policeman, additando -Gambalesta. - -— Sì. - -— Compiacetevi di seguirmi entrambi.„ - -Il signor Fogg non fece un movimento che potesse dinotare in lui -una sorpresa qualunque. Quell’agente era un rappresentante della -legge, e, per ogni Inglese, la legge è sacra. Gambalesta con le sue -abitudini francesi volle discutere, ma il policeman lo toccò con la sua -bacchetta, e Phileas Fogg gli fe’ cenno d’obbedire. - -“Questa giovane signora può accompagnarci? chiese il signor Fogg. - -— Faccia pure,„ rispose il policeman. - -Il policeman condusse il signor Fogg, mistress Auda e Gambalesta verso -un _palki-ghari_, specie di carrozza a quattro ruote ed a quattro -posti, tirata da due cavalli. Si partì; nessuno parlò durante il -tragitto, che durò venti minuti circa. - -La carrozza percorse dapprima la “città nera,„ dalle vie strette, -fiancheggiate da casupole nelle quali brulicava una popolazione -cosmopolita, sucida e cenciosa; indi attraversò la città europea, -rallegrata da case di mattoni, ombreggiata da alberi di cocco, irta di -filari di alberi in mezzo ai quali trascorrevano già, ad onta dell’ora -mattutina, cavalieri eleganti e magnifici equipaggi. - -Il _palki-ghari_ si arrestò dinanzi ad una abitazione di apparenza -semplice, ma che non doveva essere destinata agli usi domestici. Il -policeman fece scendere i suoi prigionieri — si poteva davvero dar loro -questo nome — e li condusse in una camera dalle finestre ad inferriate, -dicendo loro: - -“Alle otto e mezzo voi comparirete dinanzi al signor giudice Obadiah.„ - -Indi egli si ritirò e chiuse la porta. - -“Ecco lì! siamo presi!„ esclamò Gambalesta abbandonandosi sopra una -sedia. - -Mistress Auda, volgendosi subito al signor Fogg, gli disse con voce di -cui cercava invano di mascherare l’emozione: - -“Signore, è forza abbandonarmi! È per me che siete inseguiti! Per -avermi salvata!„ - -Phileas Fogg si contentò di rispondere che ciò non era possibile. -Inseguito per quell’affare del _sutty_! Inammissibile! In che modo i -querelanti oserebbero presentarsi? Doveva esserci equivoco. Il signor -Fogg aggiunse che, in tutti i casi, egli non avrebbe abbandonata la -giovine donna e l’avrebbe condotta a Hong-Kong. - -“Ma il battello parte a mezzogiorno! fece osservare Gambalesta. - -— Prima di mezzogiorno saremo a bordo,„ rispose semplicemente -l’impassibile gentleman. - -Ciò fu affermato così ricisamente, che Gambalesta non potè a meno di -dire a sè stesso: - -Diamine! è certo! prima di mezzogiorno saremo a bordo!„ Ma non era -rassicurato niente affatto. - -Alle otto e mezzo la porta della camera si aprì. Il policeman riapparve -ed introdusse i suoi prigionieri nella sala vicina. Era una sala -d’udienza, ed un pubblico alquanto numeroso, composto di Europei e -d’indigeni, ne occupava già il pretorio. - -Il signor Fogg, mistress Auda e Gambalesta sedettero sopra un banco di -fronte ai seggi riservati al magistrato e al cancelliere. - -Quel magistrato, il signor Obadiah, entrò quasi subito, seguito dal -cancelliere. Era un uomo grosso e tondo tondo. Egli staccò una parrucca -sospesa ad un chiodo e se la mise in testa lestamente. - -“La prima causa, diss’egli. - -Ma, portandosi la mano alla testa: - -“Eh! non è la mia parrucca, diss’egli. - -— Difatti, signor Obadiah, è la mia, rispose il cancelliere. - -— Caro signor Oysterpuf! Come volete mai che un giudice possa -pronunciare una buona sentenza con la parrucca di un cancelliere? - -Lo scambio delle parrucche fu fatto. Durante questi preliminari, -Gambalesta bolliva d’impazienza, chè la lancetta gli sembrava camminare -terribilmente presto sul quadrante del grosso orologio del pretorio. - -“La prima causa, ripigliò allora il giudice Obadiah.„ - -— Phileas Fogg? disse il cancelliere Oysterpuf. - -— Eccomi, rispose il signor Fogg. - -— Gambalesta? - -— Presente! rispose Gambalesta. - -— Bene! disse il giudice Obadiah. Son già due giorni, accusati, che vi -si fa la posta a tutti i treni di Bombay. - -— Ma di che ci accusano? esclamò Gambalesta impazientito. - -— Ora lo saprete, rispose il giudice. - -— Signore, disse allora Phileas Fogg, io sono cittadino inglese, ed ho -il diritto.... - -— Vi venne forse mancato di riguardi? chiese il signor Obadiah. - -— Per nulla affatto. - -— Bene! fate entrare i querelanti.„ - -Dietro ordine del giudice, una porta si aprì, e tre sacerdoti indù -furono introdotti da un usciere. - -“Proprio così! mormorò Gambalesta, sono quei bricconi che volevano -abbruciare la nostra giovane signora!„ - -I sacerdoti si tennero in piedi dinanzi al giudice, e il cancelliere -lesse ad alta voce una querela per sacrilegio, formulata contro il -signor Phileas Fogg ed il suo servo, accusati di aver violato un luogo -consacrato dalla religione braminica. - -“Avete udito? chiese il giudice a Phileas Fogg. - -— Sì, signore, rispose il signor Fogg, consultando il suo orologio, e -confesso. - -— Ah! voi confessate?... - -— Io confesso, ed aspetto che quei tre sacerdoti confessino a loro -volta che volevano fare alla pagoda di Pillaij.„ - -I sacerdoti si guardarono in faccia. Pareva non intendessero nulla -delle parole dell’accusato. - -“Senza dubbio! esclamò impetuosamente Gambalesta, a quella pagoda di -Pillaji, dinanzi a cui stavano per abbruciare la loro vittima!„ - -Nuova stupefazione dei sacerdoti, e profonda sorpresa del giudice -Obadiah. - -“Quale vittima? chiese egli. Abbruciare chi? in piena città di Bombay? - -— Bombay! esclamò Gambalesta. - -— Senza dubbio. Non si tratta già della pagoda di Pillaji, ma della -pagoda di Malebar-hill, a Bombay. - -— E come corpo di reato, ecco le scarpe del profanatore, aggiunse il -cancelliere deponendo un paio di scarpe sulla sua scrivania. - -— Le mie scarpe!„ esclamò Gambalesta, che fuori di sè dalla sorpresa, -non potè rattenere quella involontaria esclamazione. - -Ognuno indovina la confusione che erasi operata nella mente del padrone -e del servo. Quell’incidente della pagoda di Bombay essi l’avevano -dimenticato, ed era proprio quello che li traeva dinanzi al magistrato -di Calcutta. - -Infatti, l’agente Fix aveva compreso tutto il vantaggio che poteva -trarre da quel malaugurato caso. Ritardando la sua partenza di dodici -ore, egli aveva tenuto consiglio coi sacerdoti di Malebar-hill; aveva -loro promesso un indennizzo considerevole, sapendo bene che il governo -inglese si mostrava severissimo per quel genere di delitti; indi col -treno successivo li aveva lanciati sulle tracce del sacrilego. Ma a -cagione del tempo impiegato alla liberazione della giovane vedova, Fix -e gli Indù giunsero a Calcutta prima del signor Fogg e del suo servo, -che i magistrati avvisati per dispaccio dovevano arrestare alla loro -discesa dal treno. Figuratevi il dispetto di Fix, allorchè seppe che -Phileas Fogg non era ancora giunto nella capitale dell’India! Egli -dovette credere che il suo ladro, fermandosi ad una delle stazioni del -_Peninsular railway_, si era rifugiato nelle provincie settentrionali. -Durante ventiquattr’ore, in mezzo a mortali inquietudini, Fix lo -appostò alla stazione. Quale fu dunque la sua gioia allorchè quella -mattina stessa lo vide scendere dal vagone in compagnia, vero è, di -una giovane donna, di cui non poteva spiegarsi la presenza. Subito gli -lanciò addosso il policeman, ed ecco come il signor Fogg, Gambalesta -e la vedova del rajà del Bundelkund furono tratti dinanzi al giudice -Obadiah. - -E se Gambalesta fosse stato meno preoccupato del fatto suo, avrebbe -scorto, nell’angolo del pretorio, il _detective_ che seguiva il -dibattimento con un interesse facile a comprendere, poichè a Calcutta, -come a Bombay, come a Suez, il mandato d’arresto gli mancava ancora. - -Però, il giudice Obadiah aveva preso atto della confessione di -Gambalesta, che avrebbe dato tutto quello che possedeva per ritirare le -sue imprudenti parole. - -“I fatti sono confessati? disse il giudice. - -— Confessati, rispose freddamente il signor Fogg. - -— Ritenuto, ripigliò il giudice, ritenuto che la legge inglese, intende -proteggere ugualmente tutte le religioni delle popolazioni dell’India, -il reato essendo confessato dal signor Gambalesta, convinto di aver -violato con piede sacrilego il lastrico della pagoda di Malebar-hill, -a Bombay, nella giornata del 20 ottobre, condanno il detto Gambalesta a -quindici giorni di carcere e ad una multa di trecento sterline (7,500). - -— Trecento sterline? esclamò Gambalesta, che non era veramente -sensibile che alla multa. - -— Silenzio! disse l’usciere con voce stridente. - -— E, soggiunse il giudice Obadiah, ritenuto che non è materialmente -provato che non ci sia stata connivenza tra il servo e il padrone, che -in ogni caso quest’ultimo deve essere tenuto responsabile dei fatti e -dei gesti di un servo a’ suoi stipendii, dichiara colpevole il detto -Phileas Fogg e lo condanna ad otto giorni di carcere e centocinquanta -sterline di ammenda. Cancelliere, chiamate un’altra causa!„ - -Fix, nel suo angolo, provava un’indicibile soddisfazione. Phileas Fogg, -trattenuto otto giorni a Calcutta, era più di quanto occorreva per dare -al mandato il tempo di giungergli. - -Gambalesta era stordito. Quella condanna rovinava il suo padrone. Una -scommessa di ventimila sterline perduta, e tutto ciò perchè, da vero -balordo, egli era entrato in quella maledetta pagoda! - -Phileas Fogg, tanto padrone di sè come se quella condanna non lo -concernesse, non aveva neppure corrugato il sopracciglio. Ma, al -momento in cui il cancelliere chiamava un’altra causa, si alzò e disse: - -“Offro cauzione. - -— È nel vostro diritto,„ rispose il giudice. - -Fix si sentì agghiadare, ma tirò il fiato quando udì il giudice, “vista -la qualità di stranieri di Phileas Fogg e del suo servo, fissare la -cauzione per ciascun d’essi alla somma enorme di mille sterline (25,000 -franchi). - -Sarebbe stata una spesa di duemila sterline per Phileas Fogg, se non -purgava la sua condanna. - -“Io pago,„ disse il nostro gentleman. - -E dal sacco che portava Gambalesta estrasse un pacco di banconote che -depose sulla scrivania del cancelliere. - -“Questa somma vi sarà restituita alla vostra uscita dal carcere, disse -il giudice. Frattanto, voi siete libero sotto cauzione. - -— Venite, disse Phileas Fogg al suo servo. - -— Ma almeno restituiscano le scarpe! esclamò Gambalesta con un -movimento d’ira. - -Gli restituirono le sue scarpe. - -“Queste sì che costano caro! mormorò egli. Più di mille sterline l’una! -Senza dire che mi calzano male!„ - -Gambalesta, mogio, mogio, come un cane bastonato, seguì Fogg, che aveva -offerto il suo braccio alla giovine donna. Fix sperava ancora che il -suo ladro non si deciderebbe mai ad abbandonare quella somma di duemila -sterline e che farebbe i suoi otto giorni di prigione. Si gettò dunque -sulle tracce di Fogg. - -Il signor Fogg prese una carrozza, nella quale salirono subito mistress -Auda, Gambalesta e lui. Fix corse dietro la carrozza che si fermò poco -dopo sopra uno dei moli della città. - -A mezzo miglio in rada il _Rangoon_ era ancorato con la bandiera di -partenza alzata in testa all’albero. Undici ore suonavano. Il signor -Fogg era in anticipazione di un’ora. Fix lo vide scendere dalla -carrozza ed imbarcarsi in una lancia con mistress Auda e il suo servo. -Il _detective_ battè il piede a terra. - -“Oh! il furfante! esclamò, ei parte! Duemila sterline sacrificate! -Prodigo come un ladro! Ah! gli terrò dietro sin in capo al mondo, se -occorre; ma di questo passo, egli darà fondo a tutto il denaro del -furto!„ - -La riflessione dell’ispettore di polizia era perfettamente ragionevole. -Infatti, da quando aveva lasciato Londra, tra spese di viaggio e in -premi, in compera d’elefante, in cauzioni e in multa, Phileas Fogg -aveva già seminato più di cinquemila sterline (125,000 franchi), sulla -sua strada; e il tanto per cento della somma ricuperata, destinato ai -_detectives_, andava diminuendo sempre! - - - - -CAPITOLO XVI. - -Nel quale Fix fa l’indiano. - - -Il _Rangoon_, uno dei piroscafi che la Compagnia peninsulare ed -orientale impiega al servizio dei mari della Cina e del Giappone, -era uno _steamer_ in ferro, ad elice, della portata lorda di -millesettecentosettanta tonnellate, e di una forza nominale di -quattrocento cavalli. Esso eguagliava il _Mongolia_ in celerità, ma -non nei comodi. Epperò mistress Auda non venne così ben alloggiata come -avrebbe desiderato Phileas Fogg. Ma non si trattava che di un tragitto -di tremilacinquecento miglia, cioè di undici o dodici giorni, e la -giovine donna non si mostrò di difficile contentatura. - -Durante i primi giorni di quel tragitto mistress Auda fece più ampia -conoscenza con Phileas Fogg. Ad ogni occasione, ella gli attestava -vivissima riconoscenza. Il flemmatico gentleman l’ascoltava, in -apparenza almeno, con la massima freddezza, senza che una intonazione, -un gesto svelasse in lui la più leggiera emozione. Egli vegliava a che -nulla mancasse alla giovine donna. In certe ore andava regolarmente, -se non a conversare, almeno ad ascoltarla. Adempiva verso di lei ai -doveri della cortesia più stretta, ma con la grazia e col meccanismo -d’un automa, cui i movimenti fossero stati combinati a questo uso. -Mistress Auda non sapeva proprio capacitarsene; ma Gambalesta le -aveva un tantino spiegato l’eccentrica personalità del suo padrone. -Le aveva narrato quale scommessa traeva quel gentleman al giro del -mondo. Mistress Auda aveva sorriso, ma alla fin fine essa gli doveva la -vita, ed il suo salvatore non poteva essere che abbellito dalla di lei -riconoscenza. - -Mistress Auda confermò il racconto che la guida indù aveva fatto -della sua commovente istoria. Ella era, infatti, di quella razza che -tiene il primo posto fra le razze indigene. Parecchi negozianti parsì -ammassarono grandi ricchezze alle Indie, nel commercio dei cotoni. Uno -di loro, sir James Jejeebhoy, venne fatto nobile dal governo inglese, -e mistress Auda era parente di questo ricco personaggio che abitava -Bombay. Era anzi un cugino di sir Jejeebhoy, l’onorevole Jejeeh, colui -presso il quale ella intendeva recarsi a Hong-Kong. Troverebbe in casa -sua ricetto ed assistenza? Non poteva affermarlo. Al che il signor Fogg -rispondeva ch’ella non avesse ad inquietarsi, che tutto s’aggiusterebbe -matematicamente! Fu la sua parola. - -La giovine signora comprendeva essa quell’orribile avverbio? Chi sa? -Tuttavia, i suoi grandi occhi si fissavano su quelli del signor Fogg, -i suoi grandi occhi “limpidi come i laghi sacri dell’Hymalaya!„ Ma -l’intrattabile Fogg, più che mai chiuso non pareva uomo da gettarsi in -quel lago! - -Questa prima parte del viaggio del _Rangoon_ si compì in eccellenti -condizioni. Il tempo era discreto. Tutta quella porzione dell’immensa -baja, chiamata dai marinai “le braccia del Bengala,„ si mostrò -favorevole al cammino del piroscafo. Il _Rangoon_ ebbe presto in -vista l’isola del Grand’Andaman, la principale del gruppo, che la sua -pittoresca montagna di Saddle-Peak, alta duemila e quattrocento piedi, -annunzia molto da lontano ai navigatori. - -La costa fu rasentata assai da vicino, ma i selvaggi Papuasi dell’isola -non si mostrarono affatto. Sono esseri posti all’ultimo gradino della -scala umana ma che a torto vennero ritenuti antropofagi. - -Lo sviluppo panoramico di quelle isole era magnifico. Immense -foreste di latani, di arecche, di bambù, di noci moscate, di teck, -di gigantesche mimose, di felci arborescenti, coprivano il paese sul -dinanzi e indietro si profilava l’elegante contorno delle montagne. -Sulla costa pullulavano a migliaia quelle preziose rondini salangane, i -cui nidi commestibili formano una vivanda ricercata nel Celeste Impero. -Ma tutto quello spettacolo variato, offerto agli sguardi dal gruppo -delle Andaman trascorse veloce, ed il _Rangoon_ si avviò rapidamente -verso lo stretto di Malacca che doveva dargli accesso nei mari della -Cina. - -Che faceva durante questo tragitto l’ispettore Fix, sì sventuratamente -trascinato in un viaggio di circumnavigazione? Alla partenza da -Calcutta, dopo aver lasciato istruzioni affinchè se finalmente -giungesse il mandato, gli venisse spedito a Hong-Kong, egli aveva -potuto imbarcarsi a bordo del _Rangoon_ senza essere visto da -Gambalesta, e sperava di poter celare la sua presenza sino all’arrivo -del piroscafo a Hong-Kong. Infatti, gli sarebbe stato difficile di -spiegare perchè si trovasse a bordo, senza destare i sospetti di -Gambalesta, che doveva crederlo a Bombay. Ma fu condotto a rinnovare -la conoscenza di quel buon diavolaccio dalla logica stessa delle -circostanze. In che modo? Ora si vedrà. - -Tutte le speranze, tutt’i desideri dell’ispettore di polizia erano -ormai concentrati sopra un unico punto del mondo: Hong-Kong, poichè -il piroscafo si fermava troppo poco a Singapore perchè egli potesse -operare in questa città. Era dunque ad Hong-Kong ch’egli doveva -arrestare il ladro; o il ladro gli sfuggiva, per così dire, senza -rimedio. - -Infatti, Hong-Kong era ancora terra inglese, ma l’ultima che -s’incontrasse sulla strada. Al di là, la Cina, il Giappone, l’America -offrivano un rifugio quasi sicuro al signor Fogg. A Hong-Kong, se vi -trovava finalmente il mandato d’arresto, che evidentemente gli correva -dietro, Fix arrestava Fogg e lo metteva nelle mani della polizia -locale. Nessuna difficoltà. Ma dopo Hong-Kong, un semplice mandato -d’arresto non basterebbe più. Occorrerebbe un atto d’estradizione. Da -qui, ritardi, lentezze, ostacoli di ogni specie, di cui il briccone -approfitterebbe per sfuggire definitivamente. Se l’operazione falliva -a Hong-Kong, sarebbe, se non impossibile, almeno difficilissimo, di -ripigliarla con qualche probabilità di buon successo. - -“Dunque, ruminava il signor Fix, durante quelle lunghe ore che passava -nella sua cabina, o il mandato sarà a Hong Kong, ed arresto il mio omo, -o non ci sarà, e questa volta bisogna ad ogni costo ch’io ritardi la -sua partenza! Ho fallito a Bombay, ho fallito a Calcutta! Se sbaglio -il colpo a Hong-Kong la mia riputazione è spacciata! A qualunque costo -bisogna riuscire. Ma qual mezzo usare per ritardare, se è necessario, -la partenza di questo maledetto Fogg?„ - -Per ultimo espediente, Fix era deciso a confidare tutto a Gambalesta, -e fargli conoscere quel padrone che serviva e di cui non era certamente -complice. Gambalesta, illuminato da questa rivelazione, e nella tema di -essere compromesso, farebbe causa comune con lui, Fix. Ma infine era un -mezzo rischiosissimo, che non poteva essere adoperato che all’ultima -estremità. Una parola di Gambalesta al suo padrone basterebbe a -compromettere irrevocabilmente l’affare. - -L’ispettore di polizia era dunque immensamente imbarazzato, allorchè -la presenza di mistress Auda a bordo del _Rangoon_, in compagnia di -Phileas Fogg, gli aprì nuovi orizzonti. - -Chi era quella donna? Quale concorso di circostanze ne aveva fatta -la compagna di Fogg? Era evidentemente tra Bombay e Calcutta che -l’incontro aveva avuto luogo. Ma in qual punto della penisola? Il caso -soltanto aveva unito Phileas Fogg e la giovane viaggiatrice? oppure -quel viaggio attraverso l’India, sarebb’egli stato intrapreso da quel -gentleman allo scopo di raggiungere quella leggiadra persona? Poichè -invero ella era leggiadra. Fix lo aveva ben visto nella sala d’udienza -del tribunale di Calcutta. - -Si comprende a qual punto l’agente dovesse trovarsi imbarazzato. Egli -chiese a sè stesso se non ci fosse in quella faccenda qualche colpevole -rapimento. Sì! doveva essere così! Quest’idea s’incastonò nel cervello -di Fix, ed ei riconobbe tutto il vantaggio che poteva trarre da tale -circostanza. Fosse maritata o no quella donna, c’era rapimento; a -Hong-Kong, si poteva suscitare al rapitore imbarazzi tali da non -potersene districare a forza di denaro. - -Ma non bisognava aspettare l’arrivo del _Rangoon_ a Hong-Kong. Quel -Fogg aveva la pessima abitudine di saltare da un battello all’altro, e, -prima che s’iniziasse la causa, egli poteva essere già lontano. - -L’importante era dunque di avvertire le autorità inglesi e di segnalare -il passaggio del _Rangoon_ prima del suo approdo. Ora, nulla di più -facile, giacchè il piroscafo si soffermava a Singapore, e Singapore è -congiunta alla terra cinese da un filo telegrafico. - -Tuttavia, prima di agire e per operare più sicuramente, Fix risolse -d’interrogare Gambalesta. Egli pensò che non sarebbe molto difficile -far cantare quel giovane, e si decise ad uscir dall’_incognito_ in cui -erasi sin allora tenuto. Ora, non c’era tempo da perdere. Si era al 31 -ottobre, e la domane stessa, il _Rangoon_ doveva poggiare a Singapore. - -Laonde, quel giorno, Fix, uscendo dal suo camerino, salì sul ponte, -nell’intenzione di accostare Gambalesta, dando pel primo segni di -grande sorpresa. Gambalesta passeggiava a prora, quando l’ispettore si -precipitò verso di lui, esclamando: - -“Voi! sul _Rangoon_? - -— Il signor Fix a bordo! rispose Gambalesta, tutto sorpreso, -riconoscendo il suo compagno di viaggio del _Mongolia_. Che! vi lascio -a Bombay, e vi ritrovo sulla strada di Hong-Kong! Ma dunque fate anche -voi il giro del mondo? - -— No, no, rispose Fix, e intendo fermarmi a Hong-Kong, almeno qualche -giorno. - -— Ah! disse Gambalesta, che parve un momento sorpreso. Ma come va che -non vi ho visto a bordo dalla nostra partenza da Calcutta in qua? - -— Ecco, un certo malessere... un po’ di mal di mare.... Sono rimasto -coricato nel mio camerino... il golfo di Bengala non mi si confà tanto -come l’oceano indiano. E il vostro padrone, il signor Phileas Fogg? - -— In ottima salute, e puntuale quanto il suo itinerario! Non un giorno -di ritardo! Ah! signor Fix, non ne sapete nulla, voi, ma abbiamo anche -una giovane signora con noi. - -— Una giovine signora?„ rispose l’agente, che aveva proprio l’aria di -non capire quello che il suo interlocutore voleva dire. - -Ma Gambalesta non istette un pezzo a raccontargli la storia di lei. Gli -narrò l’incidente della pagoda di Bombay, l’acquisto dell’elefante al -prezzo di duemila sterline, la faccenda del _sutty_, il rapimento di -Auda, la condanna del tribunale di Calcutta, la libertà sotto cauzione. -Fix, che conosceva l’ultima parte di questi incidenti, pareva ignorarli -tutti, e Gambalesta pigliava gusto a narrare le sue avventure dinanzi -ad un uditore che gli esternava tanto interesse. - -“Ma, in fin de’ fini, chiese Fix, il vostro padrone ha forse -l’intenzione di condurre quella giovane in Europa? - -— Mainò, signor Fix, mainò! Noi andiamo semplicemente ad affidarla alle -cure di un suo parente, ricco negoziante di Hong-Kong. - -— Nulla da fare! disse tra sè il _detective_, dissimulando il suo -dispetto. Un bicchiere di _gin_, signor Gambalesta? - -— Volentieri, signor Fix. E sia per bere alla salute del nostro -incontro a bordo del _Rangoon!_ - - - - -CAPITOLO XVII. - -Nel quale si tratta un po’ di tutto durante il tragitto da Singapore a -Hong-Kong. - - -Da quel giorno, Gambalesta e il _detective_ s’incontrarono di -frequente, ma l’agente si tenne in una rigorosa riserva di fronte al -suo compagno, e non tentò affatto di farlo parlare. Una o due volte -soltanto, egli intravide il signor Fogg che rimaneva volentieri nel -gran salone del _Rangoon_, sia che tenesse compagnia a mistress Auda, -sia che giuocasse al _whist_, secondo la sua invariabile abitudine. - -Quanto a Gambalesta, egli erasi dato a meditare più che seriamente -sul caso singolare che aveva posto, di bel nuovo, Fix sulla strada -del suo padrone. E, infatti, il caso era singolare. Cotesto gentleman, -amabilissimo, garbatissimo di sicuro, che s’incontra dapprima a Suez, -che s’imbarca sul _Mongolia_, che sbarca a Bombay ove dice di dover -soggiornare, che si ritrova sul _Rangoon_, in via per Hong-Kong, in -poche parole, che segue passo passo l’itinerario del signor Fogg, era -tal cosa che meritava proprio da rifletterci su. C’era una concordanza -per lo meno bizzarra. A chi mai teneva dietro quel Fix? Gambalesta -era pronto a scommettere le sue pantofole — le aveva preziosamente -conservate — che Fix lascerebbe Hong-Kong al pari di loro, e -probabilmente sullo stesso piroscafo. - -Avess’anco riflettuto per un secolo. Gambalesta non avrebbe mai -indovinato di quale missione l’agente era stato incaricato. Mai avrebbe -immaginato che Phileas Fogg fosse seguito a vista come ladro intorno -al globo terrestre. Ma, siccome è insito nella natura umana di dare -una spiegazione a tutto, ecco il nostro Gambalesta, improvvisamente -illuminato, interpretare la presenza permanente di Fix, ed in verità -la sua interpretazione era molto plausibile. Secondo lui, Fix non era -e non poteva essere che un agente lanciato sulle tracce del signor Fogg -da’ suoi colleghi del Reform-Club, affine di verificare se quel viaggio -si effettuava regolarmente intorno al mondo, giusta l’itinerario -convenuto. - -“È evidente! è evidente! ripeteva a sè stesso l’onesto giovane, tutto -inorgoglito della sua perspicacia. È una spia che quei gentleman ci -hanno posto alle calcagna! Ma non istà bene! Il signor Fogg così probo! -così onorevole! Farlo spiare da un agente! Ah! signori del Reform-Club, -ciò vi costerà caro.„ - -Gambalesta, esaltato dalla sua scoperta, risolse però di non dir -nulla al suo padrone, temendo che questi non fosse giustamente offeso -della diffidenza che gli mostravano i suoi avversarii. Ma si propose -di motteggiare Fix alla prima occasione, a parole velate e senza -compromettersi. - -Il mercoledì, 30 ottobre, nel pomeriggio, il _Rangoon_ imboccava -lo stretto di Malacca, che separa la penisola di questo nome dalle -terre di Sumatra. Alcuni isolotti montuosi, molto scoscesi, molto -pittoreschi, toglievano ai passeggieri la vista della grande isola. - -La domane, alle quattro del mattino, il _Rangoon_, che aveva guadagnato -mezza giornata sul suo tragitto regolamentare, poggiava a Singapore, a -fine di rinnovarvi la sua provvista di carbone. - -Phileas Fogg annotò questa anticipazione nella colonna dei guadagni, -e stavolta scese a terra, accompagnando mistress Auda, che aveva -manifestato il desiderio di passeggiare per qualche ora. - -Fix, al quale qualunque azione di Fogg sembrava sospetta, lo seguì -senza lasciarsi scorgere. - -Quanto a Gambalesta, che rideva _in petto_ a vedere la manovra di Fix, -egli andò a fare le sue solite compere. - -L’isola di Singapore non è nè grande nè di aspetto imponente. Mancando -di montagne, le mancano i profili; tuttavia è graziosa nella sua -magrezza: è un parco intersecato da belle strade. Un bell’equipaggio, -tirato da quei cavalli eleganti importati dalla nuova Olanda, trasportò -mistress Auda e Phileas Fogg in mezzo ai boschetti di palmizi, dallo -splendido fogliame, e di garofani le cui teste sono formate dal -bocciuolo stesso del fiore socchiuso. Là i cespugli di pepe surrogavano -le siepi spinose delle campagne europee; i sagù e le grandi felci -dai rami superbi variavano l’aspetto di quella regione tropicale; -moscati dal fogliame inverniciato impregnavano l’aria di un profumo -penetrante. Le scimmie, bande vigili e smorfiose, non mancavano nei -boschi, nè forse le tigri nelle _jungle_. Se alcuno si meravigliasse di -sentire che in quell’isola, sì piccola relativamente, questi terribili -carnivori non siano distrutti fino all’ultimo, risponderemo che essi ci -vanno da Malacca, attraversando lo stretto a nuoto. - -Dopo aver percorso la campagna durante due ore, mistress Auda e il -di lei compagno, che guardava un pochino senza vedere, rientrarono -nella città, vasta agglomerazione di case tozze e basse, circondate da -incantevoli giardini dove germogliano le manguste, gli ananas e tutti i -migliori frutti del mondo. - -A dieci ore facevano ritorno al piroscafo, dopo essere stati seguiti, -senza pur sospettarlo, dall’ispettore, che aveva dovuto anch’esso far -le spese di una carrozza. - -Gambalesta li aspettava sul ponte del _Rangoon_. Il bravo giovane -aveva comperato alcune dozzine di manguste, grosse come mele mezzane, -di un bruno scuro al difuori, di un rosso vivo al didentro, ed il cui -frutto bianco, liquefacendosi tra le labbra, procura ai buongustai -un godimento impareggiabile. Gambalesta fu ben felice di offrirle a -mistress Auda, che lo ringraziò con bel garbo. - -Alle undici, il _Rangoon_, rifornito di carbone, scioglieva i suoi -ormeggi, e da lì a poche ore i passeggieri perdevano di vista quelle -alte montagne di Malacca, le cui foreste albergano le più magnifiche -tigri della terra. - -Milletrecento miglia all’incirca separano Singapore dall’isola di Hong -Kong, piccolo territorio inglese staccato dalla costa cinese. Phileas -Fogg aveva interesse a percorrerla in sei giorni al più, affine di -pigliare a Hong-Kong il battello che doveva partire il 6 novembre per -Yokohama, uno dei principali porti del Giappone. - -Il _Rangoon_ era molto carico. Buon numero di passeggieri si era -imbarcato a Singapore: Indù, Cingalesi, Cinesi, Malesi, Portoghesi, che -per la maggior parte occupavano i secondi posti. - -Il tempo, bellino sin allora, cangiò con l’ultimo quarto di luna. Ci -fu mar grosso. Il vento soffiò a volte in gagliarda brezza, ma molto -fortunatamente da parte di sud-est, il che favoriva il cammino dello -_steamer_. Quando il vento era maneggevole, il capitano faceva spiegar -le vele. Il _Rangoon_, guarnito a brigantino, navigò sovente colle -sue due gabbie e il trinchetto, e la sua rapidità si accrebbe sotto -la duplice azione del vapore e del vento. In tal modo si rasentarono, -sopra onde corte e talvolta molto affaticanti, le coste di Annam e -della Cocincina. - -Ma la colpa era piuttosto del _Rangoon_ che del mare, e i passeggieri, -di cui la maggior parte furono ammalati, dovettero pigliarsela col -piroscafo per quello strapazzo. - -Infatti, le navi della compagnia peninsulare che fanno il servizio dei -mari della Cina hanno un serio difetto di costruzione. La proporzione -della loro immersione a nave carica con la loro altezza di puntale -è stata mal calcolata, e quindi essi non offrono che una debole -resistenza al mare. Il loro volume chiuso, impenetrabile all’acqua, è -insufficiente. Sono “annegati,„ per adoperare l’espressione marittima„ -e, per effetto di tale disposizione, non ci vogliono che pochi sbuffi -di mare gettati a bordo per modificare la loro andatura. Queste -navi sono dunque molto inferiori, se non pel motore e l’apparecchio -svaporatore, ai tipi delle Messaggerie francesi, quali l’_Impératrice_ -e il _Cambodge_. Mentre, secondo i calcoli degl’ingegneri, questi -possono imbarcare un peso d’acqua eguale al loro proprio peso prima di -sommergere, i battelli della compagnia peninsulare, il _Golconda_, il -_Corea_, ed infine il _Rangoon_, non potrebbero imbarcare il sesto del -loro peso senza colare in fondo. - -Laonde, col cattivo tempo, conveniva pigliare grandi precauzioni; -bisognava talvolta mettere alla cappa piccolo vapore. Era una perdita -di tempo che non sembrava turbare Phileas Fogg in nissun modo, ma di -cui Gambalesta si mostrava sommamente irritato. Egli accusava allora -il capitano, il macchinista, la Compagnia, e mandava al diavolo tutti -coloro che s’impicciano di trasportare viaggiatori. Fors’anco, il -pensiero di quel becco a gas che continuava a bruciare per conto suo -nella casa di Saville-row, entrava per molto nella sua impazienza. - -“Ma avete dunque gran fretta di giungere a Hong-Kong? gli chiese un -giorno il _detective_. - -— Altro che! rispose Gambalesta. - -— Credete che il signor Fogg abbia premura di prendere il piroscafo di -Yokohama? - -— Una premura spaventevole. - -— Voi dunque credete ora a questo singolare viaggio intorno al mondo? - -— Assolutamente. E voi, signor Fix? - -— Io? io non ci credo! - -— Burlone!„ rispose Gambalesta, strizzando l’occhio. - -Questa parola lasciò l’agente sopra pensiero. Quel qualificativo -lo inquietò, senza saperne proprio il perchè. Il Francese lo aveva -forse indovinato? Non sapeva proprio che pensare. Ma la sua qualità -di _detective_, di cui egli solo aveva segreto, come mai Gambalesta -avrebbe potuto riconoscerla? Eppure, parlandogli così, Gambalesta aveva -certamente avuto un sottinteso. - -Accadde anzi che il bravo giovane andò più in là, un altro giorno; ma -non vi seppe resistere. Egli non poteva tenersi la lingua. - -— Dite un po’, signor Fix, chiese egli al suo compagno in tono -malizioso, giunti a Hong-Kong, avremo forse la disgrazia di lasciarvi -colà? - -— Ma, rispose Fix non poco imbarazzato, non so!... Forse.... - -— Ah! disse Gambalesta, se ci accompagnaste, la sarebbe una vera -fortuna per me! Suvvia! un agente della Compagnia peninsulare non -potrebbe fermarsi per strada! voi non andavate che a Bombay, ed eccovi -fra poco in Cina! L’America non è lontana e dall’America all’Europa non -c’è che un passo! - -Fix guardava attentamente il suo interlocutore che gli mostrava -la faccia più amabile del mondo, e pensò bene di ridere con lui. -Ma questi, che era in vena, gli chiese “se gli fruttava molto quel -mestiere.„ - -— Sì e no, rispose Fix senza muover ciglio. Ci sono buoni e cattivi -affari. Ma capite bene che non viaggio a spese mie! - -— Oh! per questo ne sono certo! esclamò Gambalesta ridendo con maggior -forza. - -Finita la conversazione, Fix rientrò nel suo camerino e si pose a -riflettere. Egli era evidentemente scoperto. In un modo o nell’altro, -il Francese aveva riconosciuto la sua qualità di _detective_. Ma aveva -egli avvertito il suo padrone? Che parte faceva in tutto ciò? Era -complice o no? L’affare era venuto a sapersi, ed era quindi fallito? -L’agente passò alcune ore difficili, quando credendo tutto perduto, -quando sperando che Fogg ignorasse la situazione, infine non sapendo a -qual partito appigliarsi. - -Però la calma si ristabilì nel suo cervello, ed egli risolse di -agire francamente con Gambalesta. Se egli non si trovava nelle volute -condizioni per arrestare Fogg a Hong-Kong, e se Fogg si preparava a -lasciare definitivamente stavolta il territorio inglese, egli, Fix, -direbbe tutto a Gambalesta. O il servo era complice del suo padrone, — -e questi sapeva tutto, ed in questo caso l’affare era definitivamente -compromesso, — o il servo non c’entrava per nulla nel furto, ed allora -il suo interesse sarebbe di abbandonare il ladro. - -Tale era dunque la situazione rispettiva di quei due uomini, e, -al disopra di essi, Phileas Fogg troneggiava nella sua maestosa -indifferenza. Egli compiva razionalmente la sua orbita intorno al mondo -senza darsi pensiero degli asteroidi che gli gravitavano intorno. - -Eppure, nelle vicinanze, c’era, — giusta l’espressione degli astronomi, -— un astro turbatore che avrebbe dovuto produrre certe perturbazioni -sull’onore del nostro gentleman. Ma no! le grazie di mistress Auda non -agivano punto, con grande sorpresa di Gambalesta, e le perturbazioni, -se esistevano, sarebbero state più difficili a calcolare di quelle di -Urano che guidarono alla scoperta di Nettuno. - -Sì! era una meraviglia di tutt’i giorni per Gambalesta, che leggeva -tanta riconoscenza verso il suo padrone negli occhi della giovine -donna! Decisamente, Phileas Fogg aveva tanto onore quanto ne occorreva -per condursi eroicamente, ma amorosamente no! Riguardo poi alle -preoccupazioni che i rischi di quel viaggio potevano far nascere, non -ce n’era traccia. Ma Gambalesta viveva in ansie continue. Un giorno, -appoggiatosi alla balaustrata dell’_engine-room_[14], egli guardava -la potente macchina che andava a volte in sulle furie, allorchè, in un -violento movimento di beccheggio, l’elice si affannava fuor delle onde. -Il vapore sbuffava allora dalle valvole, il che provocava la collera -del degno figliuolo. - -— Non sono sufficientemente cariche queste valvole! esclamò egli. -Non si cammina. Ecco come sono questi Inglesi! Oh! se fosse una nave -americana, si salterebbe forse, ma si andrebbe più presto! - - - - -CAPITOLO XVIII. - -Nel quale i signori Fogg, Gambalesta e Fix vanno pei loro affari per -strade diverse. - - -Durante gli ultimi giorni del tragitto, il tempo fu cattivo anzi che -no. Il vento divenne gagliardissimo. Spirando dal nord-ovest, esso -inceppò il cammino del piroscafo. Il _Rangoon_, troppo instabile, rollò -considerevolmente, e i passeggieri furono in diritto di serbar rancore -a quei lunghi cavalloni che il vento sollevava dal largo. - -Durante la notte del 3 e del 4 novembre, vi fa una specie di tempesta. -La burrasca sferzò il mare con veemenza. Il _Rangoon_ dovette porre -alla cappa per una mezza giornata, mantenendosi con dieci giri d’elice -soltanto, in modo da pigliar le onde di sbieco. Tutte le vele erano -serrate, e ce n’era già di troppo degli attrezzi che fischiavano in -mezzo alle raffiche. - -La celerità del piroscafo, ben s’intende, fu notevolmente diminuita, e -si potè ritenere ch’esso giungerebbe a Hong-Kong con ventiquattro ore -almeno di ritardo dall’ora regolamentare, e forse più se la tempesta -non cessava. - -Phileas Fogg assisteva a quello spettacolo d’un mare furibondo, -che pareva lottasse direttamente contro di lui, con la sua abituale -impassibilità. La sua fronte non si oscurò neanco un istante, eppure -un ritardo di venti ore poteva compromettere il suo viaggio, facendolo -mancare alla partenza del piroscafo di Yokohama. Ma quell’uomo senza -nervi non risentiva nè impazienza nè noia. Pareva proprio che quella -tempesta fosse compresa nel suo programma, che fosse prevista. Mistress -Auda, che s’intratteneva col suo compagno di quel contrattempo, lo -trovò non meno calmo che pel passato. - -Fix, lui, non vedeva queste cose di pari occhio: tutt’altro. -Quella tempesta gli piaceva, la sua soddisfazione sarebbe anzi -stata sconfinata, se il _Rangoon_ fosse stato obbligato a fuggire -dinanzi alla procella. Tutti quei ritardi lo secondavano, poichè -obbligherebbero il signor Fogg a rimanere qualche giorno a Hong-Kong. -Infine, il cielo con le sue raffiche e le sue burrasche favoriva il -suo gioco. Egli era bensì un pochino ammalato, ma che monta! egli non -badava alle nausee, e, quando il corpo gli si torceva sotto il mal di -mare, la sua faccia traspirava una immensa soddisfazione. - -Quanto a Gambalesta, potete figurarvi in quale ira poco dissimulata -egli trascorresse quel cimento. Finora tutto era andato così bene! -La terra e l’acqua sembravano essere al comando del suo padrone; -battelli e ferrovie gli obbedivano; il vento ed il vapore si univano -per favorire il suo viaggio. L’ora della disdetta era dunque suonata. -Gambalesta, come se le ventimila sterline della scommessa avessero -dovuto uscire dalla sua borsa, non viveva più. Quella tempesta -lo esasperava, quella raffica lo metteva in furore, egli avrebbe -volentieri sferzato quel mare disobbediente! Povero giovane! Fix gli -celò accuratamente la sua soddisfazione personale, e fece bene, chè -se Gambalesta avesse indovinato il segreto giubilo di Fix, Fix avrebbe -passato un brutto quarto d’ora. - -Gambalesta, durante tutta la durata della burrasca, se ne stette -sul ponte del _Rangoon_. Egli non avrebbe potuto starsene abbasso; -s’arrampicava all’alberatura; maravigliava l’equipaggio ed aiutava -a tutto con un’agilità da scimmia. Cento volte egli interrogò il -capitano, gli ufficiali, i marinai, che non potevano far a meno di -ridere vedendo un giovanotto così disinvolto. Gambalesta voleva sapere -assolutamente quanto tempo sarebbe durata la tempesta. Lo si rimandava -allora al barometro, che non si decideva a risalire. Gambalesta scoteva -il barometro; ma a nulla servivano nè le scosse nè le ingiurie di cui -egli caricava l’irresponsabile strumento. - -Finalmente la procella si calmò. Lo stato del mare si modificò nella -giornata del 4 novembre. Il vento balzò di due quarti nel sud e -ridivenne favorevole. - -Gambalesta si rasserenò col tempo. Le gabbie e le vele basse poterono -essere sciolte, e il _Rangoon_ ripigliò il suo cammino con una -prodigiosa celerità. - -Ma non si poteva riacquistare tutto il tempo perduto. Era mestieri -rassegnarsi, e la terra non fu segnalata che il 6, alle cinque del -mattino. L’itinerario di Phileas Fogg recava l’arrivo del piroscafo al -5. Ora, esso non giungeva che il 6. Erano ventiquattr’ore di ritardo, e -la partenza per Yokohama sarebbe necessariamente perduta. - -Alle sei, il pilota salì a bordo del _Rangoon_ e prese posto sul palco, -affine di dirigere la nave nei passaggi sino al porto di Hong-Kong. - -Gambalesta moriva dalla voglia d’interrogare quell’uomo, e di -domandargli se il piroscafo di Yokohama aveva lasciato Hong-Kong. -Ma non osava, preferendo serbare un po’ di speranza sino all’ultimo -momento. Egli aveva confidato le sue inquietudini a Fix, il quale, — -volpe fina, — cercava di consolarlo, dicendogli che il signor Fogg -sarebbe giunto in tempo per imbarcarsi sul prossimo piroscafo. Ciò -poneva Gambalesta in una collera cieca. - -Ma se Gambalesta non si peritò di interrogare il pilota, il signor -Fogg, dopo aver consultato il suo _Bradshaw_, chiese con la sua aria -tranquilla, al detto pilota, se sapeva quando partirebbe un battello da -Hong-Kong per Yokohama. - -— Domani con la marea del mattino, rispose il piloto. - -— Ah! fece il signor Fogg, senza manifestare un’ombra di meraviglia. - -Gambalesta, che era presente, avrebbe volentieri abbracciato il piloto, -al quale Fix avrebbe voluto torcere il collo. - -— Qual è il nome di cotesto _steamer_? chiese il signor Fogg. - -— Il _Carnatic_, rispose il piloto. - -— Non doveva partir ieri? - -— Sì, signore, ma si è dovuto raddobbare una delle sue caldaie, e la -partenza venne rimandata a domani. - -— Vi ringrazio, rispose il signor Fogg, che col suo passo automatico -ridiscese nel salone del _Rangoon_. - -Quanto a Gambalesta, egli afferrò la mano del piloto e la strinse -vigorosamente dicendo; - -— Voi, piloto, siete un brav’uomo! - -Il piloto non venne mai a sapere perchè le sue risposte gli valsero una -sì amichevole espansione. Ad un colpo di fischietto, egli risalì sul -palco e diresse il piroscafo in mezzo a quella flottiglia di giunche, -tankas, battelli pescherecci, navi d’ogni specie, che ingombravano la -rada di Hong-Kong. - -A un’ora, il _Rangoon_ era al molo, e i passaggieri sbarcavano. - -In quella circostanza, il caso aveva singolarmente arriso a Phileas -Fogg, bisogna convenirne. Senza quella necessità di riparare le sue -caldaie, il _Carnatic_ sarebbe partito il 5 novembre, e i viaggiatori -del Giappone avrebbero dovuto aspettare per otto giorni la partenza -del piroscafo seguente. Il signor Fogg era bensì in ritardo di -ventiquattr’ore, ma quel ritardo non poteva aver conseguenza dannosa -pel resto del viaggio. - -Infatti, lo _steamer_, che fa da Yokohama a San Francisco la traversata -del Pacifico, era in corrispondenza diretta col piroscafo di Hong-Kong, -e non poteva partire prima che questo fosse giunto. Evidentemente, vi -sarebbero ventiquattr’ore di ritardo, ma, durante i ventidue giorni che -dura la traversata del Pacifico, sarebbe facile riacquistarli. Phileas -Fogg si trovava dunque, meno ventiquattr’ore, nelle condizioni del suo -programma, trentacinque giorni dopo aver lasciato Londra. - -Siccome il _Carnatic_ non partiva che il mattino seguente alle cinque, -il signor Fogg aveva innanzi a sè sedici ore per occuparsi de’ suoi -affari, cioè di quelli che concernevano mistress Auda. Sbarcando dal -battello, egli offrì il suo braccio alla giovine donna e la condusse -verso un palanchino. Chiese ai portatori di indicargli un albergo, -ed essi gli designarono l’_Hôtel du Club_. Il palanchino si pose -in cammino, seguito da Gambalesta, e venti minuti dopo giungeva a -destinazione. - -Un appartamento fu richiesto per la giovine donna, e Phileas Fogg -vegliò a che ella non mancasse di nulla. Indi, egli disse a mistress -Auda che andava immediatamente in cerca di quel parente alle cui cure -doveva lasciarla a Hong-Kong. In pari tempo, dava a Gambalesta l’ordine -di non moversi dall’albergo fino al suo ritorno, affinchè la giovine -signora non vi rimanesse sola. - -Il gentleman si fece condurre alla Borsa. Colà si conoscerebbe -immancabilmente un personaggio come l’onorevole Jejech, che si noverava -tra i più ricchi commercianti della città. - -Il sensale al quale il signor Fogg si rivolse conosceva infatti il -negoziante Parsì. Ma già da due anni costui non abitava più la Cina. -Raccolta una bella sostanza, egli erasi stabilito in Europa, in Olanda, -credevasi; il che si spiegava con le numerose relazioni ch’egli aveva -avute con questo paese durante la sua carriera commerciale. - -Phileas Fogg ritornò all’_Hôtel du Club_. Senz’altro fece chiedere a -mistress Auda il permesso di presentarsi a lei, e, senza preamboli, -la informò che l’onorevole Jejech non risiedeva più a Hong-Kong, e che -abitava verosimilmente l’Olanda. - -Mistress Auda non rispose nulla dapprima. Ella si passò la mano sulla -fronte e rimase alcuni istanti a riflettere. Indi, con la sua voce -dolce: - -“Che devo fare, signor Fogg? diss’ella. - -— Semplicissimo, mistress Auda, rispose il gentleman. Venirne in Europa. - -— Ma non posso abusare.... - -— Voi non abusate, e la vostra presenza non disturba in nulla il mio -programma. — Gambalesta? - -— Signore, rispose Gambalesta. - -— Andate al _Carnatic_ e fermate tre cabine.„ - -Gambalesta, giubilante di continuare il suo viaggio in compagnia della -giovane signora che era graziosissima con lui, lasciò subito l’_Hôtel -du Club_. - - - - -CAPITOLO XIX. - -Nel quale Gambalesta piglia un interesse troppo vivo pel suo padrone, e -quel che ne succede. - - -Hong-Kong non è che un isolotto, di cui il trattato di Nanking, dopo -la guerra del 1842, assicurò il possesso all’Inghilterra. In pochi -anni il genio colonizzatore della Gran Brettagna vi aveva fondato una -città importante e creato un porto, il porto Vittoria. Quest’isola -è situata alla foce del fiume Canton, e sessanta miglia soltanto -la separano dalla città portoghese di Macao, fabbricata sull’altra -riva. Hong-Kong doveva necessariamente vincere Macao in una lotta -commerciale, ed ora la maggior parte del transito cinese si fa per -la città inglese. _Docks_, ospedali, _wharfs_ (scali), magazzini di -deposito, una cattedrale gotica, un _government-house_ (palazzo del -governo), vie alla Macadam, tutto farebbe credere che una delle città -commerciali delle contee di Kent o di Surrey, attraversando lo sferoide -terrestre, sia venuta a sbucare in questo punto della Cina, quasi a’ -suoi antipodi. - -Gambalesta, con le mani in tasca, si recò dunque verso il porto -Vittoria, guardando i palanchini, le carriole a vela, ancora in uso -nel Celeste Impero, e tutta quella folla di Cinesi, di Giapponesi e -d’Europei, che si accalcava nelle vie. Suppergiù era ancora Bombay, -Calcutta o Singapore che il buon giovane ritrovava sulla sua strada. -Tutt’intorno al mondo c’è come una striscia di città inglesi. - -Gambalesta giunse al porto Vittoria. Lì, alla foce del fiume Canton, -era un formicolìo di navi di tutte le nazioni, inglesi, francesi, -americane, olandesi, navi da guerra e di commercio, barche giapponesi -o cinesi, giunche, _sempas, tankas_, e persino delle barchette a fiori -che formavano tanto aiuole galleggianti sulle acque. Passeggiando, -Gambalesta osservò un certo numero d’indigeni vestiti di giallo, tutti -avanzatissimi in età. Essendo entrato da un barbiere cinese per farsi -radere “alla cinese„ riseppe dal Figaro del luogo, il quale parlava un -discreto inglese, che quei vecchioni avevano tutti ottant’anni almeno, -e che a quell’età avevano il privilegio di portare il colore giallo, -che è il colore imperiale. Gambalesta trovò la cosa molto amena, senza -saperne bene il perchè. - -Rasa la barba, egli si recò al molo d’imbarco del _Carnatic_, e là -scorse Fix che passeggiava innanzi e indietro, il che non gli cagionò -alcuna sorpresa. Ma l’ispettore di polizia lasciava scorgere sulla sua -faccia i segni di un vivo dispetto. - -“Affè! disse tra sè Gambalesta, la va male per i gentlemen del -Reform-Club. Tutto ci riesce.„ - -E si avvicinò a Fix col suo giocondo sorriso, senza voler badare -all’aria di malumore del suo compagno. - -Ora, l’agente aveva fior di ragioni per indispettirsi contro la -sorte infernale che lo perseguitava. Niente mandato! Era evidente -che il mandato gli correva dietro, e non potrebbe raggiungerlo se non -soggiornasse qualche giorno in quella città. Ora, essendo Hong-Kong -l’ultima terra inglese dell’itinerario, il signor Fogg stava per -isfuggirgli, s’egli non riuscisse a rattenervelo. - -“Ebbene, signor Fix, siete deciso a venire con noi sino in America? -chiese Gambalesta. - -— Sì, rispose Fix, a denti stretti. - -— Evvia! esclamò Gambalesta prorompendo in una fragorosa risata. Lo -sapevo io che non potevate separarvi da noi. Venite a fermare il vostro -posto. Venite!„ - -Ed entrambi entrarono nell’ufficio dei trasporti marittimi e -noleggiarono dei camerini per quattro persone. Ma l’impiegato fece -loro osservare che siccome i raddobbi del _Carnatic_ erano terminati, -il piroscafo partirebbe la sera stessa alle otto, e non il mattino -seguente, com’era stato detto. - -“Benissimo! disse Gambalesta, meglio pel mio padrone. Vado ad -avvertirnelo.„ - -In quella. Fix prese una decisione estrema. Egli risolse di dir tutto -a Gambalesta. Era forse il solo mezzo che gli restasse per trattenere -Phileas Fogg durante qualche giorno a Hong-Kong. - -Lasciando l’ufficio. Fix offrì al suo compagno di prendere un rinfresco -in una tabagìa. Gambalesta aveva tempo, ed accettò l’invito di Fix. - -Sul molo c’era una tabagìa, che aveva un aspetto attraente. Entrambi -vi entrarono. Era una vasta sala, ben arredata, in fondo alla quale si -stendeva un letto da campo, guernito di guanciali. Su quel letto erano -adagiati parecchi dormenti. - -Una trentina di avventori occupava dei tavolini di giunco intrecciato -nella gran sala. Alcuni vuotavano pinte di birra inglese, _ale_ o -_porter_; altri, boccali di liquori alcoolici, _gin_ o _brandy_; -inoltre, quasi tutti fumavano lunghe pipe di creta rossa, cariche di -pallottoline di oppio misto ad essenza di rose. Indi, di quando in -quando, qualche snervato guizzava sotto la tavola, e i camerieri dello -stabilimento, pe’ piedi e per la testa, lo portavano sul letto da campo -vicino ad un confratello. Circa venti di questi ubbriachi erano così -disposti l’uno accosto all’altro, all’ultimo grado d’abbrutimento. - -Fix e Gambalesta s’avvidero di essere entrati in una tabagìa -frequentata da quei miserabili, inebetiti, macilenti, idioti, cui la -mercantile Inghilterra vende annualmente per duecentosessanta milioni -di franchi di quella droga funesta che si chiama oppio! Tristi milioni -cotesti, prelevati sopra uno dei più funesti vizi della natura umana. - -Il governo cinese ha pur tentato di rimediare a tale abuso con leggi -severe, ma indarno. Dalla classe ricca, cui l’uso dell’oppio era -dapprima formalmente riservato, quest’uso scese sino alle classi -inferiori, e il male non potè più essere arrestato. - -Si fuma l’oppio dovunque e sempre nell’impero di Mezzo. - -Uomini e donne si abbandonano a questa passione deplorabile, -ed allorchè sono abituati a questa inalazione, non possono più -astenersene, a meno di risentire orribili contrazioni di stomaco. - -Un gran fumatore può fumare sino ad otto pipe al giorno, ma muore in -cinque anni. - -Ora, appunto in una delle numerose tabagìe di questo genere, -che pullulano anco ad Hong-Kong, erano entrati Fix e Gambalesta, -coll’intenzione di prendere un rinfresco. Gambalesta non aveva danaro -addosso, ma accettò volentieri la “gentilezza„ del suo compagno, salvo -a restituirgliela a tempo e luogo. - -Si fecero portare due bottiglie di Porto, e il Francese vi fe’ -largamente onore, mentre Fix, più riserbato, lo osservava con -somma attenzione. Si ciarlò di questo e quello, e soprattutto -della eccellente idea che aveva avuto Fix di prender passaggio sul -_Carnatic_. E a proposito di questo _steamer_, la cui partenza era -stata anticipata di alcune ore, Gambalesta, poichè le bottiglie furono -vuotate, si alzò per andare ad avvertire il suo padrone. - -Fix lo trattenne. - -“Un istante, diss’egli. - -— Che volete, signor Fix? - -— Ho da parlarvi di cose serie. - -— Di cose serie! esclamò Gambalesta tracannando alcune goccie di vino -rimaste nel fondo del bicchiere. Ebbene, ne parleremo domani. Non ho -tempo oggi. - -— Rimanete, rispose Fix. Si tratta del vostro padrone!„ - -Gambalesta, a queste parole, guardò attentamente il suo interlocutore. - -L’espressione del volto di Fix gli parve singolare, ond’egli si ripose -a sedere. - -“Che avete a dirmi?„ chiese egli. - -Fix appoggiò la mano sul braccio del suo compagno, e abbassando la voce: - -“Voi avete indovinato chi ero? gli domandò. - -— Altro che! disse Gambalesta sorridendo. - -— Allora vi confesserò tutto.... - -— Adesso che so tutto, compare bello! Ah! che talentone! Basta, dite -su. Ma prima lasciate che vi dica che quei gentlemen spendono i loro -danari molto inutilmente! - -— Inutilmente! disse Fix. Avete un bel parlare. Si vede bene che non -conoscete l’importanza della somma. - -— Ma sì, rispose Gambalesta. Ventimila sterline! - -— Cinquantacinquemila! rispose Fix, stringendo la mano al Francese. - -— Che! esclamò Gambalesta. Il signor Fogg avrebbe osato! -Cinquantacinque mila sterline!... Ebbene! ragione di più per non -perdere un istante, aggiuns’egli rialzandosi di nuovo. - -— Cinquantacinque mila sterline! ripigliò Fix che lo sforzò a risedere, -dopo aver fatto portare una bottiglia di _brandy_. E se riesco, -guadagno un premio di duemila sterline. Ne volete cinquecento (12,500 -fr.) voi, a condizione di aiutarmi? - -— Aiutarvi! esclamò Gambalesta, i cui occhi erano smisuratamente aperti. - -— Sì, aiutarmi a trattenere il signor Fogg per qualche giorno a -Hong-Kong? - -— Eh! fece Gambalesta, cosa dite! Come! non contenti di far seguire il -mio padrone, di sospettare della sua lealtà, quei gentlemen vogliono -altresì suscitargli degli ostacoli! Arrossisco per loro! - -— Ma via! Che volete dire? domandò Fix. - -— Voglio dire che è una vera indelicatezza. Tanto vale spogliare il -signor Fogg, pigliargli i danari dalle tasche! - -— Ma a questo appunto vogliamo arrivare. - -— Ma è un tranello!„ esclamò Gambalesta, che si animava allora -sotto l’influenza del _brandy_ che gli mesceva Fix, e cui beveva -senz’accorgersene, un tranello in tutte le forme! Dei gentlemen! dei -colleghi! - -Fix incominciava a non raccapezzarsi più. - -“Dei colleghi! esclamò Gambalesta, dei membri del Reform-Club! -Sappiate, signor Fix, che il mio padrone è un onest’uomo, e che, quando -ha fatto una scommessa, gli è lealmente ch’ei pretende guadagnarla. - -— Ma chi credete dunque ch’io sia? domandò Fix fissando il suo sguardo -su Gambalesta. - -— Oh bella! un agente dei membri del Reform-Club, che ha la missione -di controllare l’itinerario del mio padrone, il che è singolarmente -umiliante! Laonde, sebbene io abbia indovinato la vostra qualità, mi -sono bene astenuto dal parlarne al signor Fogg. - -— Non sa nulla? chiese vivamente Fix. - -— Nulla, rispose Gambalesta, vuotando ancora una volta il suo -bicchiere.„ - -Fix si passò una mano sulla fronte. Egli esitava prima di ripigliare -la parola. Che doveva fare? L’errore di Gambalesta pareva sincero, ma -rendeva il suo progetto più difficile. Era evidente che quel giovane -parlava con assoluta buona fede, e che non era il complice del suo -padrone, — cosa che Fix avrebbe potuto temere. - -“Ebbene, disse tra sè, giacchè non è suo complice, egli mi aiuterà.„ - -Fix si decideva per la seconda volta. D’altra parte, egli non aveva -più il tempo di aspettare. A qualunque costo bisognava fermare Fogg a -Hong-Kong. - -“Ascoltate, disse Fix con voce breve. Ascoltatemi bene. Io non sono -quello che voi credete, cioè un agente dei membri del Reform-Club. - -— Che! disse Gambalesta, guardandolo con aria furbesca. - -— Io sono un ispettore di polizia, incaricato di una missione -dell’amministrazione metropolitana. - -— Voi!... ispettore di polizia!... - -— Sì, e lo provo, ripigliò Fix. Ecco il mio brevetto.„ - -E l’agente, traendo una carta dal suo portafogli, mostrò al compagno un -brevetto sottoscritto dal direttore della polizia centrale. Gambalesta, -sbalordito, guardava Fix, senza poter articolare una parola. - -“La scommessa del signor Fogg, ripigliò Fix, non è che un pretesto da -cui siete stati abbindolati voi e i suoi colleghi del Reform-Club, -giacchè egli aveva interesse ad assicurarsi la vostra inconsapevole -complicità. - -— Ma perchè?... esclamò Gambalesta. - -— Ascoltate. Il 28 settembre, ultimo scorso, un furto di -cinquantacinquemila sterline venne commesso alla Banca d’Inghilterra -da un individuo i cui connotati poterono essere raccolti. Ecco quei -connotati: lineamento per lineamento sono quelli del signor Fogg. - -— Evvia! esclamò Gambalesta battendo la tavola col suo robusto pugno. -Il mio padrone è il più onest’uomo del mondo! - -— Che ne sapete voi? rispose Fix. Non lo conoscete neppure! -Entraste al suo servizio il giorno della sua partenza, ed egli partì -precipitosamente con un pretesto insensato, senza valigia, portando -con sè una grossa somma in banconote! E voi osate sostenere che è un -onest’uomo! - -— Sì! sì! ripeteva macchinalmente il povero giovane. - -— Volete dunque essere arrestato come suo complice?„ - -Gambalesta si era posto ambo le mani in testa. Egli non era più -riconoscibile. Non osava più guardare l’ispettore di polizia. Phileas -Fogg un ladro! lui, il salvatore di Auda! l’uomo generoso e tutto -coraggio! Eppure quanti sospetti sorti contro di lui! Gambalesta -tentava di scacciare i sospetti che si ficcavano nella sua mente. Egli -non voleva credere alla colpabilità del suo padrone. - -“Insomma che volete da me? diss’egli all’agente di polizia, -contenendosi con un supremo sforzo. - -— Ecco, rispose Fix. Ho seguito il signor Fogg sin qui; ma non ho -ancora ricevuto il mandato d’arresto. È mestieri dunque che mi aiutiate -a trattenere a Hong-Kong.... - -— Io! aiutarvi a.... - -— Ed io divido con voi il premio di duemila sterline promesso dalla -Banca d’Inghilterra. - -— Mai!„ rispose Gambalesta, che volle rialzarsi e ricadde, sentendo che -la ragione e le forze lo abbandonavano insieme. - -“Signor Fix, diss’egli balbettando, quand’anco tutto ciò che mi -avete detto fosse vero.... quando il mio padrone fosse il ladro -che cercate.... cosa che io nego.... sono stato.... sono al suo -servizio.... l’ho visto buono e generoso.... Tradirlo.... mai.... -no, per tutto l’oro del mondo.... Io sono di un villaggio dove non si -mangia di codesto pane!... - -— Rifiutate? - -— Rifiuto. - -— Facciamo come se non avessi detto nulla, rispose Fix, e beviamo. - -— Sì, beviamo! - -Gambalesta si sentiva sempre più invadere dall’ubbriachezza. Fix, -comprendendo che bisognava ad ogni costo separarlo dal suo padrone, -volle finirla. Sulla tavola c’erano alcune pipe cariche d’oppio. Fix -ne pose destramente una nella mano di Gambalesta, che la prese, se -la portò alle labbra, la accese, ne trasse alcune boccate di fumo, e -ricadde, con la testa aggravata sotto l’influenza del narcotico. - -“Finalmente, disse Fix mirando Gambalesta annichilito, il signor Fogg -non sarà avvisato a tempo della partenza del _Carnatic_, e se parte, -almeno partirà senza questo maledetto Francese! - -Indi egli uscì, dopo aver pagato il conto. - - - - -CAPITOLO XX. - -Nel quale Fix entra direttamente in relazione con Phileas Fogg. - - -Durante quella scena che stava forse per compromettere sì grandemente -il suo avvenire, il signor Fogg, accompagnando mistress Auda, -passeggiava nelle vie della città inglese. Da quando mistress Auda -aveva accettato la sua offerta di condurla sino in Europa, egli aveva -dovuto pensare a tutte le spese che richiede un viaggio così lungo. Che -un inglese come lui facesse il giro del mondo con un sacco da viaggio -alla mano, passi; ma una donna non poteva intraprendere un tal tragitto -in pari condizioni. Bisognava comperare gli abiti e gli oggetti -necessarii al viaggio. Il signor Fogg se ne sbrigò colla calma che gli -era propria, ed a tutte le scuse ed obbiezioni della giovane vedova, -confusa da tante affabilità: - -“È nell’interesse del mio viaggio, è nel mio programma,„ rispondeva -egli invariabilmente. - -Fatti gli acquisti, il signor Fogg e la giovane donna ritornarono -all’albergo e desinarono alla tavola rotonda, che era sontuosamente -servita. Indi mistress Auda, un po’ stanca, risalì nel suo -appartamento, dopo di avere “all’inglese„ stretta la mano del suo -imperturbabile salvatore. - -L’onorevole gentleman, lui, se ne stette assorto per tutta la sera -nella lettura dal _Times_ e dell’_Illustrated London News_. - -Se fosse stato uomo da meravigliarsi di qualche cosa, lo sarebbe stato -di non veder comparire il suo servo all’ora di andare a letto. Ma -sapendo che il piroscafo di Yokohama non doveva lasciar Hong-Kong prima -dell’indomani, non se ne preoccupò affatto. La domane, Gambalesta non -accorse alla scampanellata del signor Fogg. - -Ciò che pensò l’onorevole gentleman risapendo che il suo servo non era -tornato all’albergo, nessuno avrebbe potuto dirlo. Il signor Fogg si -contentò di pigliare il sacco, fece avvertire mistress Auda, e mandò a -prendere un palanchino. - -Erano allora le otto, e l’alta marea di cui il _Carnatic_ doveva -approfittare per uscire dal porto, era indicata per le nove e mezzo. - -Allorchè il palanchino fu giunto alla porta dell’albergo, il signor -Fogg e mistress Auda salirono in quel comodo veicolo, e i bagagli li -seguirono sopra una carriola. - -Da lì a mezz’ora, i viaggiatori scendevano sul molo d’imbarco, e colà -il signor Fogg ebbe a sapere che il _Carnatic_ era partito fin dal -giorno prima. - -Il signor Fogg, che credeva trovare, al tempo stesso, e il piroscafo e -il suo servo, era ridotto a far a meno e dell’uno e dell’altro. Ma non -un segno di rammarico apparve sul suo volto, ed a mistress Auda che lo -guardava con inquietudine egli si contentò di rispondere: - -“È un incidente, signora, nulla di più.„ - -In quella, un personaggio che l’osservava con attenzione gli si -avvicinò. Era l’ispettore Fix, che lo salutò e gli disse: - -“Non siete al par di me, o signore, uno dei passaggieri del _Rangoon_, -giunto ieri? - -— Sì, signore, rispose freddamente il signor Fogg, ma non ho l’onore.... - -— Perdonate, ma credevo di trovar qui il vostro servo. - -— Sapete dov’è, signore? chiese con ansia la giovane donna. - -— Come! rispose il signor Fix fingendo di esser sorpreso, non è con voi? - -— No, rispose mistress Auda. Da ieri in qua egli non è ricomparso. -Sarebbesi mai imbarcato senza di noi a bordo del _Carnatic?_ - -— Senza di voi, signora?... rispose l’agente. Ma, scusate la mia -domanda, voi volevate dunque partire su quel piroscafo? - -— Sì, signore. - -— Anch’io, signora, ed eccomi qui tutto fuor di me. Il _Carnatic_, -terminati i suoi raddobbi, ha lasciato Hong-Kong dodici ore più presto -senz’avvisare nessuno, ed ora bisognerà aspettare otto giorni la -prossima partenza.„ - -Pronunciando queste parole “otto giorni,„ Fix sentiva il suo cuore -balzare di gioia. Otto giorni! Fogg trattenuto otto giorni a Hong-Kong! -Si avrebbe il tempo di ricevere il mandato d’arresto. Insomma la sorte -si dichiarava pel rappresentante della legge. - -Il lettore s’immagini che tegola gli piombasse sul capo quando udì -Phileas Fogg dire con la sua voce tranquilla: - -“Ci sono ben altre navi oltre il _Carnatic_, mi pare, nel porto di -Hong-Kong.„ - -Il signor Fogg, offrendo il suo braccio a mistress Auda, si diresse -verso i _docks_ in cerca di una nave in partenza. - -Fix, sbalordito, teneva dietro. Si sarebbe detto che un filo lo legava -a quest’uomo. - -Tuttavia, la sorte sembrò veramente abbandonare colui cui aveva tanto -favorito sin allora. Il signor Fogg percorse il porto in tutti i sensi, -durante tre ore, deciso, all’occorrenza, a noleggiare egli solo una -nave per trasportarlo a Yokohama; egli non vide che delle navi in -carico e in iscarico, e che, quindi, non potevano partire. Fix riprese -a sperare. - -Però il signor Fogg non si sconcertava, e stava per continuare le sue -ricerche, dovess’anco spingersi sino a Macao, quando fu avvicinato da -un marinaio. - -“Vostro Onore cerca un battello? gli disse il marinaio scappellandosi. - -— Avete un battello pronto a partire? chiese il signor Fogg. - -— Sì, Vostro Onore, un battello-pilota, N. 43, il migliore della -flottiglia. - -— Cammina bene? - -— Tra le otto o le nove miglia. Volete vederlo? - -— Sì. - -— Vostro Onore sarà soddisfatto. Si tratta di una gita in mare? - -— No. Di un viaggio. - -— Un viaggio? - -— Vi assumete di condurmi a Yokohama? - -Il marinaio, a queste parole, rimase con le braccia penzoloni e gli -occhi spalancati. - -— Vostro Onore vuol ridere? diss’egli. - -— No! ho perduto la partenza del _Carnatic_, e mi occorre di essere il -14 al più tardi a Yokohama per prendere il piroscafo di San Francisco. - -— Mi rincresce, rispose il piloto, ma è impossibile. - -— Vi offro cento sterline (2500 franchi) al giorno, e un premio di 200 -sterline, se giungo a tempo. - -— Dite sul serio? domandò il piloto. - -— Seriissimo,„ rispose il signor Fogg. - -Il piloto si era tratto in disparte. Egli guardava il mare, -evidentemente combattuto tra il desiderio di guadagnare una somma -enorme e la tema di avventurarsi così lontano. Fix era in angosce -mortali. - -In quel frattempo il signor Fogg erasi volto verso mistress Auda. - -“Non avrete paura, signora? le chiese egli. - -— Con voi, no, signor Fogg,„ rispose la giovine donna. - -Il piloto erasi di bel nuovo avanzato verso il gentleman, e si girava -il cappello tra le mani. - -“Ebbene, piloto? disse il signor Fogg. - -— Ebbene, Vostro Onore, rispose il piloto, non posso arrischiare nè -i miei uomini, nè me, nè voi stesso, in un sì lungo tragitto sopra -un battello di venti tonnellate appena, e in questa stagione. D’altra -parte, non giungeremmo a tempo, poichè ci sono milleseicento cinquanta -miglia da Hong-Kong a Yokohama. - -— Milleseicento sole, disse il signor Fogg. - -— Fa lo stesso.„ - -Fix sentì allargarsi i polmoni. - -“Ma, aggiunse il piloto, ci sarebbe forse mezzo di aggiustarsi -diversamente.„ - -Fix non respirò più. - -“Come? domandò Phileas Fogg. - -— Andando a Nagasaki, all’estremità sud del Giappone, mille e cento -miglia, o soltanto sino Shangai, ottocento miglia da Hong-Kong. In -quest’ultimo viaggio, non ci allontaneremmo dalla costa cinese, il che -sarebbe un gran vantaggio, tanto più che le correnti vi traggono al -nord. - -— Piloto, rispose Phileas Fogg, è a Yokohama che io devo salire sul -postale americano, e non a Shangai o a Nagasaki. - -— Perchè no? rispose il piloto. Il piroscafo di San Francisco non parte -da Yokohama. Fa scalo sì a Yokohama ed a Nagasaki, ma il suo porto di -partenza è Shangai. - -— Siete certo di quel che dite? - -— Certo. - -— E quando il piroscafo lascia Shangai? - -— L’11, alle sette di sera. Abbiamo dunque quattro giorni dinanzi -a noi. Quattro giorni, sono novantasei ore, e con una media di otto -miglia all’ora, se siamo ben serviti, se il vento spira da sud-est, se -il mare è calmo, possiamo fare le ottocento miglia che ci separano da -Shangai. - -— E potreste partire?... - -— Fra un’ora. Mi basta il tempo di comperare dei viveri e di spiegare -le vele. - -— Affare fatto.... Siete voi il padrone del battello? - -— Sì, John Bunsby, padrone della _Tankudera_. - -— Volete caparra? - -— Se non incomoda Vostro Onore.... - -— Ecco duecento sterline in acconto. Signore, aggiunse Phileas Fogg -voltandosi verso Fix, se volete approfittare.... - -— Signore, rispose risolutamente Fix, io stava appunto per chiedervi -questo favore. - -— Bene. Fra una mezz’ora saremo a bordo. - -— Ma quel povero giovane... disse mistress Auda. - -— Vado a fare per lui tutto quello che posso,„ rispose Phileas Fogg. - -E, mentre Fix, nervoso, febbrile, rodendosi le viscere, si recava al -battello-pilota, Fogg e la sua bella compagna di viaggio si diressero -verso gli ufficii della polizia di Hong-Kong. Colà Phileas Fogg diede -i connotati di Gambalesta, e lasciò una somma sufficiente a farlo -rimpatriare. Uguale formalità venne adempiuta presso l’agente consolare -francese, e il palanchino dopo essersi soffermato all’albergo dove -furono ripigliati i bagagli, ricondusse i viaggiatori al porto. - -Tre ore sonavano. Il battello-pilota N. 43, col suo equipaggio a bordo, -i viveri caricati, era pronto a far vela. La era una graziosa piccola -goletta di venti tonnellate, codesta _Tankadera_, smilza di prora, -molto snella di forme, distesa nelle sue linee d’acqua. La si sarebbe -detta un _yacht_ da corsa. I suoi ottoni brillanti, i suoi ferramenti -galvanizzati, il suo ponte bianco come l’avorio, indicavano che il -padrone John Bunsby se ne intendeva a tenerla in buono stato. I suoi -due alberi si chinavano alquanto verso poppa. Essa portava randa, -trinchetto, trinchettina, fiocchi, freccie, e poteva attrezzare una -vela di fortuna pel vento in poppa. Doveva camminare meravigliosamente, -e, difatti, aveva già guadagnato diversi premi nei _matches_ (regate) -di battelli-piloti. - -L’equipaggio della _Tankadera_ si componeva del padrone John Bunsby e -di quattro uomini. Erano di quegli arditi marinai che avventurandosi -con qualunque tempo alla ricerca delle navi, conoscono ammirabilmente -quei mari. John Bunsby, uomo sui quarantacinque anni, vigoroso, nero -dal sole, sguardo vivo, faccia energica, saldo in gambe, rotto al -mestiere, avrebbe ispirato fiducia ai più timidi. - -Phileas Fogg e mistress Auda salirono a bordo. Fix vi si trovava già. -Per la boccaporta di poppa della goletta, si scendeva in una stanza -quadrata le cui pareti s’incavavano, a forma di quadri, al disopra di -un divano circolare. Nel mezzo, una tavola rischiarata da una lampada -di rollio. Tutto piccolo, ma pulito. - -“Mi dispiace di non avere di meglio da offrirvi,„ disse il signor Fogg -a Fix, che s’inchinò senza rispondere. - -L’agente risentiva una specie d’umiliazione ad approfittare così delle -gentilezze del signor Fogg. - -“In verità, pensò egli, è un furfante molto gentile, — ma è un -furfante!„ - -Alle tre e dieci minuti le vele furono spiegate. La bandiera -d’Inghilterra sventolava al picco della goletta. I passeggieri erano -seduti sul ponte. Il signor Fogg e mistress Auda volgevano un ultimo -sguardo sul molo per vedere se caso mai comparisse Gambalesta. - -Fix non era scevro d’apprensione, poichè il caso avrebbe potuto -trarre in quel luogo stesso lo sfortunato giovane ch’egli aveva così -indegnamente trattato, ed allora una spiegazione ne sarebbe scaturita, -dalla quale il _detective_ non sarebbe uscito con vantaggio. Ma il -Francese non si mostrò, e senza dubbio l’abbrutente narcotico lo teneva -tuttora sotto la sua influenza. - -Finalmente, il padrone John Bunsby sciolse i suoi ormeggi, e la -_Tankadera_, pigliando il vento sotto la sua randa, il suo trinchetto -ed i suoi fiocchi, si lanciò balzellante sulle onde. - - - - -CAPITOLO XXI. - -Nel quale il padrone della “Tankadera„ corre pericolo di perdere un -premio di duecento sterline. - - -Era pure un’avventurosa spedizione quella navigazione di ottocento -miglia, sopra una imbarcazione di venti tonnellate, sovratutto in -quel tempo dell’anno. E’ sono generalmente cattivi quei mari della -Cina, esposti a colpi di vento terribili, principalmente durante gli -equinozii, e si era ancora a’ primi giorni di novembre. - -Sarebbe stato evidentemente un vantaggio pel piloto di condurre i -suoi passaggieri sino a Yokohama, giacchè era pagato a giornate. Ma -grande imprudenza sarebbe stato il tentare un simile tragitto in tali -condizioni, ed era già un bell’atto d’audacia, se non di temerità, -il risalire sino a Shangai. Ma John Bunsby aveva fiducia nella sua -_Tankadera_, che s’alzava sulle onde come un sughero, e forse non aveva -torto. - -Durante le ultime ore della prima giornata, la _Tankadera_ navigò nei -passi capricciosi di Hong-Kong, e in tutte le andature, con vento in -poppa o quasi: si condusse ammirabilmente. - -— Non ho bisogno, piloto, disse Phileas Fogg, al momento che la goletta -entrava in alto mare, di raccomandarvi tutta la diligenza possibile. - -— Vostro Onore riposi su di me, rispose John Bunsby. In fatto di vele, -noi portiamo tutto ciò che il vento permette di portare. Le nostre -freccie non vi aggiungerebbero nulla, e non sarebbe che sopraccaricare -l’imbarcazione nuocendo al suo cammino. - -— È il vostro mestiere, e non il mio, piloto; mi affido a voi.„ - -Phileas Fogg, col corpo ritto, le gambe aperte ed equilibrate come un -marinaio, guardava senza barcollare il mare agitato. La giovane donna, -seduta a poppa, si sentiva commossa a vedere l’Oceano, oscurato già dal -crepuscolo, ch’ella affrontava sopra una fragile barca. Al di sopra -della sua testa si spiegavano quelle vele bianche, che la traevano -nello spazio pari a grandi ali. La goletta, sollevata dal vento, pareva -volare in aria. - -Venne la notte. La luna entrava nel suo primo quarto, e la -sua insufficiente luce doveva spegnersi in breve nelle nebbie -dell’orizzonte. Delle nubi accorrevano dall’est e invadevano già una -parte del cielo. - -Il piloto aveva disposto i suoi fuochi di posizione, precauzione -indispensabile in quei mari molto frequentati in vicinanza agli -approdi. Gli scontri di navi non vi erano rari, e con la velocità da -cui era animata, la goletta si sarebbe sfracellata al menomo urto. - -Fix meditava a prua dell’imbarcazione. Egli se ne stava in disparte, -sapendo Fogg d’indole poco ciarliera. D’altra parte, gli ripugnava di -parlare a quell’uomo, da cui accettava i favori. Egli pensava altresì -all’avvenire. Cotesto gli pareva certo: che il signor Fogg non si -fermerebbe a Yokohama, che piglierebbe immediatamente il battello -di San Francisco affine di andar in America, la cui vasta estensione -gli assicurerebbe la impunità con la sicurezza. Il piano di Fogg gli -sembrava il più semplice del mondo. - -Invece d’imbarcarsi in Inghilterra per gli Stati Uniti, come un -briccone volgare, quel Fogg aveva fatto il gran giro e traversato i tre -quarti del globo, affine di portarsi più sicuramente sul continente -americano, ove si papperebbe tranquillamente il milione della Banca, -dopo aver fuorviato la polizia. Ma giunto che fosse sul territorio -dell’Unione, che cosa farebbe Fix? Abbandonerebbe quell’uomo? No, -cento volte no! e fintantochè egli non avesse ottenuto un atto -d’estradizione, non se ne scosterebbe d’una suola. Era il suo dovere -ed egli lo adempirebbe sino alla fine. Ad ogni modo una circostanza -fortunata erasi verificata: Gambalesta non era più vicino al suo -padrone, e principalmente dopo le confidenze di Fix, era importante che -padrone e servo non si rivedessero mai. - -Anco Phileas Fogg non poteva a meno di pensare al suo servo, scomparso -tanto singolarmente. - -Fatte tutte le riflessioni, non gli parve impossibile che, in seguito -ad un malinteso, il poveraccio si fosse imbarcato sul _Carnatic_ -all’ultimo momento. Così la pensava anche mistress Auda, che deplorava -profondamente la mancanza di quell’onesto servitore al quale ella -doveva tanto. Poteva dunque darsi che si lo ritrovasse a Yokohama, e, -se il Carnatic ve lo aveva trasportato, sarebbe facile saperlo. - -Verso le dieci la brezza incominciò a rinfrescare. Forse sarebbe stato -prudente prendere un terzaruolo; ma il pilota, dopo aver accuratamente -osservato lo stato del cielo, lasciò la velatura tal quale era -stabilita. D’altra parte, la _Tankadera_ reggeva ammirabilmente al -vento, pescando molto, e tutto era disposto per ammainare rapidamente, -in caso di groppo. - -A mezzanotte, Phileas Fogg e mistress Auda scesero nel camerino. Fix ve -li aveva preceduti e dormiva, steso sopra una branda. Quanto al piloto -ed a’ suoi uomini, essi rimasero tutta notte sul ponte. - -La domane, 8 novembre, al sorgere del sole, la goletta aveva fatto più -di cento miglia. Il _loch_[15], gettato di frequente, indicava che -la media della sua velocità andava tra le otto e le nove miglia. La -_Tankadera_ aveva buon vento nelle vele, che funzionavano tutte, ed -otteneva con tale andatura il suo _maximum_ di rapidità. Se il vento si -manteneva nelle stesse condizioni, le probabilità erano propizie. - -La _Tankadera_, durante tutta quella giornata, non si allontanò -sensibilmente dalla costa, le cui correnti le erano favorevoli. Essa -l’aveva a cinque miglia al più dalla sua anca di sinistra, e quella -costa, irregolarmente profilata, appariva talvolta nei momenti di -sereno. Il vento veniva da terra, e il mare era per ciò meno agitato: -circostanza fortunata per la goletta, poichè le imbarcazioni di piccola -portata patiscono soprattutto del mar grosso che inceppa la loro -velocità, che “le uccide,„ per osare l’espressione marittima. - -Verso mezzodì la brezza calmò un poco ed alò il sud-est. Il piloto fe’ -stabilire le freccie; ma in capo a due ore si dovette ammainarle, chè -il vento rinfrescò da capo. - -Il signor Fogg e la giovane donna, per buona fortuna refrattari al mal -di mare, mangiavano con appetito le conserve e il biscotto di bordo. -Fix fu invitato a dividere il loro pasto e dovette accettare, ben -sapendo che agli stomachi, come ai battelli, ci vuole la zavorra; ma -ciò lo molestava! Viaggiare a spese di quell’uomo, e nutrirsi con le -sue provvigioni, egli trovava in ciò qualcosa di poco leale. Mangiò -tuttavia — pochi bocconcini, è vero, — ma insomma mangiò. - -Per altro, terminato il pasto, egli credette dover prendere in disparte -il signor Fogg, e gli disse: - -“Signore....„ - -Quel “signore„ gli scorticava le labbra, e si frenava per non mettere -la mano al colletto di quel “signore!„ - -“Signore, voi siete stato molto gentile ad offrirmi passaggio al vostro -bordo. Ma, quantunque i miei mezzi non mi permettano di agire così -largamente come voi, intendo pagare la mia parte.... - -— Non parliamo di ciò, signore, rispose il signor Fogg. - -— Ma, sì, insisto. - -— No, signore, ripetè Fogg in tono che non ammetteva replica. È cosa -che entra nelle spese generali!„ - -Fix s’inchinò; egli si sentiva soffocare, e, andando a stendersi a -prora della goletta, non disse più una parola in tutto il giorno. - -Intanto si correva rapidamente, e John Bunsby aveva buona speranza. -Parecchie volte disse al signor Fogg che si giungerebbe a tempo -debito a Shangay. Il signor Fogg rispose semplicemente che vi faceva -assegnamento. D’altra parte tutto l’equipaggio della goletta ci metteva -molto zelo. Il premio allettava quella brava gente. Laonde non una -scotta che non fosse coscienziosamente tesa! Non una vela che non fosse -vigorosamente distesa! Non una guizzata che si potesse rimproverare al -timoniere. Non si sarebbe manovrato più severamente in una regata del -Royal-Yacht-Club. - -La sera, il pilota aveva rilevato col _loch_ un cammino percorso di -duecentoventi miglia da Hong-Kong, e Phileas Fogg poteva sperare che, -giungendo a Yokohama, egli non avrebbe nessun ritardo da inscrivere nel -suo programma. Cosicchè, il primo contrattempo serio che egli avesse -subìto dalla sua partenza da Londra non gli cagionerebbe probabilmente -alcun pregiudizio. - -Durante la notte, verso le prime ore del mattino, la _Tankadera_ -entrava francamente nello stretto di Fo-Kien, che separa la grande -isola Formosa dalla costa cinese, e tagliava il tropico del Cancro. Il -mare era scabrosissimo in quello stretto, pieno di remore formate dalla -controcorrente. La goletta si affaticò molto. Le onde corte rompevano -il suo cammino. Divenne difficilissimo di tenersi in piedi sul ponte. - -Col far del giorno il vento rinfrescò di nuovo. C’era nel cielo -l’apparenza di un colpo di vento. Del resto, il barometro annunciava -un cangiamento prossimo nell’atmosfera; il suo cammino diurno era -irregolare, ed il mercurio oscillava capricciosamente. Si vedeva -altresì il mare sollevarsi verso il sud-est in lunghi cavalloni “che -sentivano la tempesta.„ Il giorno prima il sole era tramontato in una -nebbia rossa, in mezzo agli scintillii fosforescenti dell’Oceano. - -Il piloto osservò lungamente quel brutto aspetto del cielo e mormorò -tra i denti delle cose poco intelligibili. A un dato momento, -trovandosi vicino al suo passeggiero: - -“Si può dir tutto a Vostro Onore? diss’egli a bassa voce. - -— Tutto, rispose Phileas Fogg. - -— Ebbene, fra poco avremo un colpo di vento. - -— Verrà da nord o da sud? - -— Da sud. Vedete. E un tifone che si prepara! - -— Venga pare il tifone del sud, giacchè ci spingerà dalla parte buona, -rispose il signor Fogg. - -— Se la pigliate così, replicò il pilota un po’ sorpreso, non ho più -nulla a dire! - -I presentimenti di John Bunsby non lo ingannavano. In un tempo meno -avanzato dell’anno, il tifone, giusta l’espressione di un celebre -meteorologo, si sarebbe dileguato come una cascata luminosa di fiamme -elettriche. Ma, in equinozio d’inverno, era a temersi che si scatenasse -con violenza. - -Il piloto prese le sue precauzioni in anticipazione. Egli fece serrare -tutte le vele della goletta ed ammainare i pennoni sul ponte. Gli -alberi di freccia furono dispassati, si rientrò l’asta di fiocco -e quartieri delle boccaporte furono condannati con cura. Non una -goccia poteva penetrare nello scafo dell’imbarcazione. Una sola vela -triangolare, una trinchettina di fortuna di tela fortissima, fu alzata -a guisa di trinchetto, in modo da mantenere alla goletta il vento in -poppa. E si aspettò. - -John Bunsby aveva invitato i suoi passaggieri a scendere. Ma, in uno -spazio stretto, quasi privo d’aria, e con le scosse del mare agitato, -quell’incarceramento non presentava nulla di piacevole. Nè il signor -Fogg, nè mistress Auda, nè Fix acconsentirono a lasciare il ponte. - -Verso le otto, la burrasca di pioggia e di vento cadde a bordo. -Senz’altro che il suo pezzetto di tela, la _Tankadera_ fu portata -via come una penna da quel vento di cui non si potrebbe dare un’idea -esatta, quando soffia in tempesta. Paragonate la sua velocità alla -quadruplice velocità di una locomotiva lanciata a tutto vapore, e -rimarrete al disotto del vero. - -Durante tutta la giornata, l’imbarcazione corse così verso il nord, -portata da onde mostruose, mantenendo fortunatamente una rapidità -uguale alla loro. Venti volte fu ad un pelo dall’essere sommersa da una -di quelle montagne d’acqua che si rizzavano a poppa: ma un abile colpo -di barra, dato dal pilota, cansava la catastrofe. I passaggieri erano -a volte coperti dalla testa ai piedi dalla schiuma, ch’essi ricevevano -filosoficamente. Fix bestemmiava senza dubbio. L’intrepida Auda, con -gli occhi fissi sul suo compagno, di cui doveva ammirare il sangue -freddo, si mostrava degna di lui, ed affrontava la procella al suo -fianco. Quanto a Phileas Fogg, pareva che quel tifone facesse parte del -suo programma. - -Fin allora la _Tankadera_ aveva fatto sempre via al nord, ma verso -sera, come era da temere, il vento girando di tre quarti, alò il -nord-ovest. La goletta, offrendo allora il fianco ai flutti, fu -spaventosamente sobbalzata. Il mare la percuoteva con una violenza tale -da spaventare chi non sappia con quale solidità tutte le parti di un -bastimento sono connesse tra loro. - -Con la notte, la tempesta crebbe vieppiù. Vedendo far scuro, e -con l’oscurità imperversare la procella, John Bunsby risentì vive -inquietudini. Egli chiese a sè stesso se non fosse tempo di poggiare in -porto, e consultò il suo equipaggio. - -Consultati i suoi uomini, John Bunsby si avvicinò al signor Fogg e gli -disse: - -“Credo, Vostro Onore, che faremo bene di ripararci in un porto della -costa. - -— Lo credo anch’io, rispose Phileas Fogg. - -— Ah! fece il pilota, ma quale? - -— Non ne conosco che uno, rispose il signor Fogg pacatamente. - -— Ed è?... - -— Shangai.„ - -Questa risposta, il piloto stette dapprima alcuni minuti senza -comprendere quel che significasse, quel che racchiudesse di ostinazione -e di tenacità. Indi, esclamò: - -“Ebbene, sì! Vostro Onore ha ragione. A Shangai.„ - -E la direzione della _Tankadera_ fu imperturbabilmente mantenuta verso -il nord. - -Notte veramente terribile! Vero miracolo, se la piccola goletta non si -capovolse. Due volte essa fa investita, e tutto sarebbe stato strappato -da bordo, se le ritenute fossero mancate. Mistress Auda era affranta, -ma non mise un lamento. Parecchie volte il signor Fogg dovette -precipitarsi verso di lei per proteggerla dalla violenza dei marosi. - -Il giorno riapparve. La tempesta si scatenò ancora con sommo furore. -Tuttavia il vento ricadde nel sud-est. Era una modificazione -favorevole, e la _Tankadera_ fece di bel nuovo via su quel mare -irato, le cui onde cozzavano allora con quelle che provocava la nuova -direzione del vento. Da qui, un cozzo di contro-ondate che avrebbe -schiacciato un’imbarcazione meno solidamente costrutta. - -Di quando in quando si scorgeva la costa tramezzo alle nebbie -squarciate, ma non una nave in vista. La _Tankadera_ era sola a tenere -il mare. - -A mezzodì ci furono sintomi di calma, che, con l’abbassamento del sole -sull’orizzonte, si pronunciarono più distintamente. - -La poca durata della tempesta dipendeva dalla sua stessa violenza. I -passaggieri, completamente affranti, poterono mangiare un tantino e -prendere qualche riposo. - -La notte fu relativamente tranquilla. Il piloto fe’ ristabilire -le sue vele al basso terzaruolo. La celerità dell’imbarcazione fu -considerevole. La domane, 11, al sorgere del sole, fatta ricognizione -della costa, John Bunsby potè affermare che si era a circa cento miglia -da Shangai. - -Cento miglia, e non rimaneva che quella giornata per farle! La sera -stessa il signor Fogg doveva giungere a Shangai, se non voleva mancare -alla partenza del piroscafo di Yokohama. Senza la tempesta, durante -la quale egli perdette parecchie ore, sarebbe stato in quel momento a -trenta miglia dal porto. - -La brezza calmava sensibilmente, ma fortunatamente il mare si appianava -con lei. La goletta si coprì di tela. Freccie, vele di straglio, -controfiocco, tutto portava, e il mare spumeggiava sotto l’asta di -prora. - -A mezzodì, la _Tankadera_ non era a più di quarantacinque miglia da -Shangai. Le rimanevano sei ore per arrivare a questo porto, prima della -partenza del piroscafo di Yokohama. - -I timori furono vivi a bordo. Si voleva giungere a qualunque costo. -Tutti, — eccettuato senza dubbio Phileas Fogg, — sentivano il loro -cuore battere d’impazienza. Bisognava che la piccola goletta si -mantenesse in una media di nove miglia all’ora, e il vento calmava -sempre! Era una brezza irregolare, a cagione di certi soffi capricciosi -che venivano dalla costa. Passavano, e il mare si digrinzava subito -dopo il loro passaggio. - -Però l’imbarcazione era così leggiera, le sue vele alte, di fino -tessuto, raccoglievano così bene le pazze brezze, che, mercè l’aiuto -della corrente, a sei ore, John Bunsby non contava più che una distanza -di dieci miglia sino al fiume di Shangai, perchè la città stessa è -posta a dodici miglia almeno dalla foce. - -Alle sette si era ancora a tre miglia da Shangai. Una formidabile -bestemmia scappò dalle labbra del pilota.... Il suo premio di duecento -sterline stava per isfuggirgli. Egli guardò il signor Fogg. Il signor -Fogg era impassibile, eppure tutta la sua fortuna era in giuoco in quel -momento.... - -In quel momento dunque, un lungo tubo nero, coronato da un pennacchio -di fumo, apparve a fior d’acqua. Era il piroscafo americano che usciva -all’ora regolamentare. - -“Maledizione! esclamò John Bunsby, che respinse la barra con braccio -disperato. - -— Dei segnali,„ disse semplicemente Phileas Fogg. - -Un cannoncino di bronzo si protendeva a prora della _Tankadera_. -Serviva a far segnali nei tempi di nebbia. Lo si caricò sino alla -bocca: ma al momento in cui il pilota stava per applicare un carbone -ardente sul luminello: - -“La bandiera in derna,„ disse il signor Fogg. - -La bandiera fu ammainata a mezz’albero. Era un segnale di pericolo, -e si poteva sperare che il piroscafo americano scorgendolo, -modificherebbe la sua via per raggiungere l’imbarcazione. - -“Fuoco!„ disse il signor Fogg. - -E la detonazione del cannoncino di bronzo rintronò nell’aria. - - - - -CAPITOLO XXII. - -Nel quale Gambalesta impara che il danaro è necessario anco agli -antipodi. - - -Il _Carnatic_, avendo lasciato Hong-Kong il 7 novembre, alle sei e -mezzo di sera, si dirigeva a tutto vapore verso le terre del Giappone. -Esso portava un carico completo di mercanzie e di viaggiatori. Due -cabine di poppa rimanevano inoccupate. Erano quelle noleggiate per -conto del signor Phileas Fogg. - -La mattina seguente, gli uomini di prora potevano vedere, non senza -qualche sorpresa, un passaggiero dall’occhio istupidito, l’andatura -vacillante, la testa scarmigliata, che usciva dalla boccaporta dei -secondi posti ed andava titubando ad assidersi sopra una dara. - -Quel passeggiero era Gambalesta in persona. Ecco cos’era accaduto. - -Alcuni istanti dopo che Fix ebbe lasciato la tabagìa, due camerieri -avevano preso Gambalesta profondamente addormentato e l’avevano -coricato sul letto riservato ai fumatori. Ma tre ore dopo, Gambalesta, -perseguitato persino nei suoi incubi da un’idea fissa, si risvegliava -e lottava contro l’azione stupefacente del narcotico. Il pensiero -del dovere non adempiuto scuoteva il suo torpore. Egli lasciava quel -letto di ubbriachi, e traballando, appoggiandosi ai muri, cadendo -e rialzandosi, ma sempre e irresistibilmente spinto da una specie -d’istinto, egli usciva dalla tabagìa, gridando come in un sogno: il -_Carnatic!_ il _Carnatic!_ - -Il piroscafo era là, fumante, pronto a partire. Gambalesta non aveva -che pochi passi da fare. Egli si slanciò sul ponte volante, oltrepassò -la murata, e cadde privo di sensi a prora, al momento che il _Carnatic_ -scioglieva i suoi ormeggi. - -Alcuni marinai, da gente avvezza a simili scene, discesero il -poveraccio in una cabina dei secondi posti, e Gambalesta non si -risvegliò che la mattina dopo, a centocinquanta miglia dalle terre -della Cina. - -Ecco il perchè, quel mattino, Gambalesta si trovava sul ponte del -_Carnatic_, ove usciva ad aspirare con tutta la forza dei suoi polmoni -le fresche brezze del mare. L’aria pura finì di levargli tutti i fumi -dell’oppio. Egli cominciò a raccogliere le sue idee, e non ci riuscì -senza stento. Ma, finalmente, si ricordò la scena del giorno prima, le -confidenze di Fix, la tabagìa. - -— È evidente, disse tra sè, che sono stato abbominevolmente ubbriacato! -Che dirà mai il signor Fogg? Ad ogni modo, non ho perduto il battello: -quest’è il principale. - -Indi pensando a Fix: - -— Ah! colui! disse tra sè, spero bene che ne siamo sbarazzati: dopo -ciò che mi propose non avrà certo osato seguirci sul _Carnatic_. Un -ispetttore di polizia, un _detective_ alle calcagna del mio padrone, -accusato di quel furto commesso alla Banca d’Inghilterra! Baje! Il -signor Fogg è un ladro come io sono un assassino! - -Gambalesta doveva egli raccontare queste cose al suo padrone? Conveniva -informarlo della parte avuta da Fix in quell’affare? Non sarebbe forse -meglio aspettare il suo arrivo a Londra, per dirgli che un agente della -polizia metropolitana lo aveva seguito intorno al mondo, e per riderne -con lui? Sì, senza dubbio; ad ogni modo, era cosa da esaminare. Il più -urgente era di andare dal signor Fogg e fargli accettare le sue scuse -per quella inqualificabile condotta. - -Gambalesta si alzò dunque. Il buon ragazzo, dalle gambe tuttora poco -solide, arrivò alla bell’e meglio a poppa della nave. - -Sul ponte, egli non vide nessuno che rassomigliasse nè al suo padrone, -nè a mistress Auda. - -— Ho capito! pensò egli, mistress Auda è ancora coricata a quest’ora; -quanto al signor Fogg, egli avrà trovato qualche giuocatore di _whist_, -e secondo la sua abitudine.... - -In così dire, Gambalesta scese nel salone. Il signor Fogg non c’era. -Gambalesta non aveva che una cosa a fare: domandare al _purser_ -(contabile) quale camerino occupava il signor Fogg. Il _purser_ gli -rispose che non conosceva nessun passaggiero di questo nome. - -— Ma sì, disse Gambalesta. Un gentleman alto, freddo, poco -comunicativo, accompagnato da una giovane signora.... - -— Non abbiamo nessuna giovane signora a bordo, rispose il _purser_. E -poi, ecco qui l’elenco dei passaggieri. Potete consultarlo. - -Gambalesta consultò l’elenco.... Il nome del suo padrone non vi -figurava! - -Egli si sentì come un capogiro. Indi un’idea gli attraversò il cervello. - -— Oh che! sono o non sono sul _Carnatic?_ - -— Sì, rispose il _purser._ - -— In via per Yokohama? - -— Per l’appunto. - -Gambalesta aveva avuto per un istante il timore di essersi sbagliato di -nave! Ma se egli era sul _Carnatic_, era certo che il suo padrone non -vi si trovava. - -Gambalesta si abbandonò sopra un seggiolone. Era un colpo di fulmine. -E d’un subito la luce si fece in lui. Egli si ricordò che l’ora di -partenza del _Carnatic_ era stata anticipata, ch’egli doveva avvertirne -il suo padrone, che non lo aveva fatto, e che era colpa sua se il -signor Fogg e mistress Auda avevano mancato alla partenza! - -Colpa sua, sì, ma ancor più colpa di quel traditore che, per separarlo -dal suo padrone, per tener questi a Hong-Kong, lo aveva ubbriacato! -Giacchè egli capì finalmente la manovra dell’ispettore di polizia. Ed -ora il signor Fogg, certissimamente rovinato, la sua scommessa perduta, -arrestato, incarcerato forse!... Gambalesta a questo pensiero si -strappava i capelli. Ah! se Fix gli capitasse sotto la mano, che resa -di conti! - -Finalmente, Gambalesta dopo il primo momento di abbattimento ripigliò -il suo sangue freddo e studiò la situazione. Poco invidiabile, in -verità. Egli si trovava in via pel Giappone. Certo di giungervi, in che -modo ne tornerebbe via? Aveva le tasche vuote. Non uno scellino, non -un penny. Meno male che il suo passaggio e il suo vitto a bordo erano -pagati. Egli aveva cinque o sei giorni dinanzi a sè per riflettere e -pigliare una determinazione. Quel ch’ei mangiò e bevve in quel tragitto -non si potrebbe descrivere. Egli mangiò pel suo padrone, per mistress -Auda e per sè. Mangiò come se il Giappone, dove stava per approdare, -fosse un paese deserto, sprovvisto di qualunque sostanza commestibile. - -Il 13, con la marea del mattino, il _Carnatic_ entrava nel porto di -Yokohama. - -Questo punto è un approdo importante del Pacifico, dove poggiano -in porto tutti i piroscafi che fanno il servizio della posta e dei -viaggiatori tra l’America del Nord, la Cina, il Giappone e le isole -della Malesia. Yokohama è situata nella medesima baia di Yeddo, a -poca distanza da quell’immensa città, seconda capitale dell’impero -giapponese, già residenza del taikun, nel tempo in cui quell’imperatore -civile esisteva, e rivale di Meaka, la grande città che abita il -mikado, imperatore ecclesiastico e discendente degli dêi. - -Il _Carnatic_ andò a schierarsi al molo di Yokohama, vicino alle -gettate del porto ed ai magazzini della dogana, in mezzo a buon numero -di navi appartenenti a tutte le nazioni. - -Gambalesta pose il piede senz’alcun entusiasmo su quella terra tanto -curiosa dei Figli del Sole. Il meglio ch’ei potesse fare era di -pigliarsi il caso per guida, e andare alla ventura per le strade della -città. - -Gambalesta si trovò dapprima in una città assolutamente europea, con -case a facciate basse, ornate di verande sotto le quali si entrava -in eleganti peristilii, e che copriva con le sue strade, con le sue -piazze, co’ suoi _docks_, co’ suoi magazzini, lo spazio compreso dal -promontorio del Trattato sino al fiume. Colà, come a Hong-Kong, come -a Calcutta, formicolava un miscuglio di gente di tutte le razze. -Americani, Inglesi, Cinesi, Olandesi, mercanti pronti a vender tutto -ed a comperare di tutto, in mezzo a’ quali il Francese si trovava tanto -estraneo come se fosse stato gettato nel paese degli Ottentotti. - -Gambalesta aveva bensì un espediente; quello di raccomandarsi agli -agenti consolari francesi o inglesi stabiliti a Yokohama; ma gli -ripugnava il raccontare la sua storia, così intimamente commista a -quella del suo padrone, e prima di risolversi a ciò, egli voleva aver -esaurito tutti gli altri mezzi. - -Laonde, dopo aver percorso la parte europea della città, senza che la -sorte lo avesse in nulla aiutato, egli entrò nella parte giapponese, -deciso, all’occorrenza, di avanzarsi sino a Yeddo. - -Quella porzione indigena di Yokohama è chiamata Benten, dal nome di una -dea del mare, adorata sulle isole vicine. Ivi si vedevano ammirabili -viali di abeti e di cedri, porte sacre di un’architettura strana, ponti -nascosti in mezzo ai bambù ed alle canne, tempii riparati sotto la -vôlta immensa e malinconica dei cedri secolari, bonzerie in fondo alle -quali vegetavano i sacerdoti del buddismo e i settari della religione -di Confucio, vie interminabili in cui si poteva raccogliere una messe -di fanciulli dalla carnagione rosea e dalle guance rosse, piccoli -fantocci che parevano intagliati da qualche paravento indigeno, e che -si trastullavano in mezzo a cani barboni dalle gambe corte e a gatti -giallastri, senza coda, molto pigri e molto carezzevoli. - -Nelle vie, era tutt’un formicolìo, un andirivieni incessante: bonzi -che passavano processionalmente picchiando i loro tamburelli monotoni, -yakunini, ufficiali di dogana o di polizia, dai cappelli acuminati -incrostati di lacca, e che portavano due sciabole alla cintura, -soldati vestiti di cotonine azzurre a righe bianche e armati di fucili -a percussione, uomini d’armi del mikado, insaccati nella loro giubba -di seta, con giaco e saio di maglie, e un’infinità di altri militari -di ogni condizione, poichè al Giappone la professione del soldato è -altrettanto stimata quanto in Cina è sprezzata. Poi frati questuanti, -pellegrini in lunghe vesti, semplici borghesi dalla capigliatura liscia -e di un nero d’ebano, testa grossa, busto lungo, gambe gracili, statura -poco elevata, carnagione colorita dalle cupe tinte del rame sino al -bianco latteo, ma mai gialla come quella dei Cinesi da cui i Giapponesi -differiscono essenzialmente. Finalmente, tra le carrozze, i palanchini, -i cavalli, i portatori, le carriole a vela, i _norimon_ a pareti di -lacca, i _cango_ soffici, veri letti in bambù, si vedevano circolare a -piccoli passi col loro piedino calzato di scarpe di tela, di sandali di -paglia o di zoccoli in legno lavorato, alcune donne poco belle, dagli -occhi dipinti, dal petto depresso, dai denti anneriti secondo la moda -del giorno, ma portanti con eleganza l’abito nazionale, il _kirimon_, -specie di veste da camera incrociata da una ciarpa di seta, la cui -larga cintura si risolveva di dietro in un nodo stravagante, — che le -moderne Parigine sembrano aver tolto a prestito alle Giapponesi. - -Gambalesta passeggiò per alcune ore in mezzo a quella folla -variopinta, guardando anche le curiose ed opulente botteghe, i bazar -ove s’ammucchia tutta la canutiglia dell’oreficeria giapponese, le -_restaurations_ adorne di banderuole e di bandiere, nelle quali gli -era vietato d’entrare, e quelle case di thè dove si beve a tazza -colma l’acqua calda e odorosa, e il _saki_, bevanda estratta dal riso -in fermentazione, e quelle comode tabagìe dove si fuma un tabacco -finissimo e non già l’oppio, il cui uso è quasi sconosciuto al -Giappone. - -Indi, Gambalesta si trovò nei campi in mezzo alle immense risaie. Ivi, -si presentavano alla vista, con fiori che sfoggiavano i loro ultimi -colori e i loro ultimi profumi, delle camelie sfarzose, non già sopra -arboscelli, ma sopra veri alberi, e nei recinti i bambù, i ciliegi, i -susini, i meli, che i Giapponesi coltivano più pei loro fiori che pei -loro frutti, e che dei fantocci smorfiosi, degli arganelli striduli -difendono dal becco dei passeri, dei colombi, dei corvi, ed altri -volatili voraci. Non un cedro maestoso che non alberghi qualche grande -aquila, non un salice piangente che non nasconda nel suo fogliame -qualche airone, malinconicamente appollaiato sopra una zampa; insomma -dovunque cornacchie, anitre, sparvieri, oche selvatiche, e gran -numero di quelle grù che i Giapponesi trattano da Eccellenze, e che -simboleggiano per essi la longevità e la felicità. - -Errando così, alla ventura. Gambalesta scorse alcune violette tra -l’erbe: - -— To’! diss’egli, ecco la mia cena. - -Ma avendole odorate, non trovò in loro alcun profumo. - -— Fortuna avversa! pensò egli. - -Vero è che l’onesto giovane aveva, in previsione, fatta la colazione -più copiosa che avesse potuto, prima di lasciare il _Carnatic_; -ma dopo una giornata di passeggiata, si sentì lo stomaco molto -vuoto. Egli aveva pur notato che pecore, capre o maiali mancavano -assolutamente alle mostre dei macellai indigeni, e, siccome sapeva -che era un sacrilegio l’uccidere i buoi, unicamente riservati ai -bisogni dell’agricoltura, ne aveva concluso che la carne fosse rara -al Giappone. Non s’ingannava; ma in mancanza di carne da macello, il -suo stomaco si sarebbe volentieri rassegnato ai pezzi di cinghiali o -di daini, alle pernici od alle quaglie, al pollame od al pesce, di cui -i Giapponesi si nutrono quasi esclusivamente in un col prodotto delle -risaie. Ma dovette far buon viso a cattiva fortuna, e rimandò alla -domane la cura di provvedere al suo vitto. - -Venne la notte, Gambalesta rientrò nella città indigena, ed errò nelle -vie in mezzo alle lanterne multicolori, guardando i gruppi di funamboli -eseguire i loro prodigiosi esercizii, e gli astrologhi all’aria aperta -che addensavano la folla intorno al loro cannocchiale. Indi egli rivide -la rada, smaltata dai fianchi dei pescatori, che attiravano il pesce -alla luce di resine infiammate. - -Finalmente le strade si spopolarono. Alla folla succedettero -le ronde di yakunini (specie di guardie di pubblica sicurezza). -Quegli ufficiali, nei loro magnifici costumi e in mezzo al loro -seguito, parevano tanti ambasciatori, e Gambalesta ripeteva tra sè -piacevolmente, ogni volta che incontrava taluna di tali pattuglie -risplendenti: - -“Ci siamo! Ecco un’altra ambasciata giapponese che parte per l’Europa!„ - - - - -CAPITOLO XXIII. - -Nel quale il naso di Gambalesta si allunga smisuratamente. - - -La domane, Gambalesta, stanco, affamato, disse a sè stesso che -bisognava mangiare a qualunque costo, e che il più presto era il -meglio. Egli aveva bensì l’espediente di vendere l’orologio, ma sarebbe -piuttosto morto di fame. Era allora il caso pel poveraccio, o mai più, -di utilizzare la voce forte, se non melodica, cui la natura avevagli -concesso. Egli sapeva alcune canzoncine di Francia e d’Inghilterra, -e risolse di metterle a prova. I Giapponesi dovevano certamente -essere amanti di musica, poichè tutto si fa in casa loro al suono -dei cimballi, del _tam-tam_ e dei tamburi, ed essi non potevano che -apprezzare i talenti di un virtuoso europeo. - -Ma forse l’ora era troppo mattutina per organizzare un concerto, e -i dilettanti, inaspettatamente risvegliati, non avrebbero pagato il -cantore in moneta dall’effigie del mikado. - -Gambalesta si decise dunque di aspettare alcune ore; ma, cammin -facendo, fece la riflessione che sembrerebbe troppo ben vestito per -un artista ambulante, e gli venne l’idea di scambiare i suoi abiti -con altri più in armonia con la sua posizione. Questo scambio doveva, -d’altra parte, produrre un po’ di danaro, da applicarsi immediatamente -a soddisfare il suo appetito. - -Presa questa risoluzione, rimaneva di porla in esecuzione. Non fu che -dopo lunghe ricerche che Gambalesta scoprì un rigattiere indigeno, al -quale espose la sua domanda. L’abito europeo piacque al rigattiere, e -ben presto Gambalesta si trovò coperto con una vecchia veste giapponese -ed in testa una specie di turbante tutto scolorito dall’azione del -tempo. Ma in cambio alcune monetuccie d’argento gli risuonavano in -tasca. - -“Bene, pensò egli, mi figurerò di essere in carnevale.„ - -La prima cura di Gambalesta in tal modo “giapponizzato„ fu di entrare -in una _teahouse_ (bottega da thè) di modesta apparenza, e qui, -con un avanzo di pollo e delle manate di riso a discrezione, egli -fe’ colazione da uomo pel quale il pranzo sia ancora un problema da -risolvere. - -“Ora, disse tra sè allorchè fu copiosamente ristorato, si tratta di non -perdere la testa. Non ho più l’espediente di vendere queste spoglie per -delle altre ancor più giapponesi. È d’uopo dunque pensare al mezzo di -lasciare più prontamente possibile questo paese del Sole, di cui non -conserverò che un doloroso ricordo!„ - -Gambalesta pensò allora a visitare i piroscafi in partenza per -l’America. Egli intendeva offrirsi in qualità di cuoco o di domestico, -non chiedendo altra retribuzione che il passaggio e il vitto. A San -Francisco poi s’ingegnerebbe a trarsi d’impaccio. L’importante era di -percorrere quelle quattromila miglia del Pacifico, che intercedono tra -il Giappone e il Nuovo-Mondo. - -Gambalesta non essendo uomo da trascurare una buona idea, si diresse -verso il porto di Yokohama. Mano mano che si avvicinava ai _docks_, il -suo progetto, che gli era parso così semplice al momento che glien’era -venuta l’idea, gli pareva ognora più ineseguibile. Perchè mo’ si -avrebbe bisogno di un cuoco o di un cameriere a bordo di un piroscafo -americano, e quale fiducia inspirerebbe egli, vestito a quel modo? -Quali raccomandazioni far valere? Quali referenze indicare? - -Mentre rifletteva così, i suoi sguardi caddero sopra un immenso -cartellone che una specie di _clown_ portava su e giù per le vie di -Yokohama. Quel manifesto era così concepito in inglese: - - COMPAGNIA GIAPPONESE ACROBATICA - DELL’ONOREVOLE - WILLIAM BATULCAR - - _Ultime rappresentazioni prima della loro partenza_ - _per gli Stati Uniti d’America, dei_ - LUNGHI-NASI-LUNGHI-NASI - - _sotto l’invocazione diretta del Dio Tengù_ - GRANDE ENTUSIASMO. - -“Gli Stati Uniti d’America! esclamò Gambalesta, ecco il fatto mio!...„ - -Egli seguì l’uomo-cartellone, e, dietro a lui entrò ben presto nella -città giapponese. Da lì a un quarto d’ora egli si fermava dinanzi ad -una vasta baracca, coronata da parecchi trofei di banderuole, e le -cui pareti esterne rappresentavano senza prospettiva, ma in colori -sfacciati, un’intera compagnia di bagatellieri. - -Era lo stabilimento dell’onorevole Batulcar, specie di Barnum -americano, direttore di una compagnia di saltimbanchi, bagatellieri, -pagliacci, acrobati, equilibristi, ginnasti, che, secondo il manifesto, -dava le sue ultime rappresentazioni prima di lasciare l’impero del Sole -per gli Stati dell’Unione. - -Gambalesta entrò sotto un peristilio che precedeva la baracca, e chiese -del signor Batulcar. Comparì il signor Batulcar in persona. - -“Che volete? diss’egli a Gambalesta, cui prese a tutta prima per un -indigeno. - -— Avete bisogno di un servo? domandò Gambalesta. - -— Un servo, esclamò il Barnum, accarezzando il folto pizzo grigio che -assiepava il suo mento, io ne ho due, obbedienti, fedeli, che non mi -lasciarono mai, e che mi servono per niente, a patto ch’io li nutra. Ed -eccoli qua, aggiunse egli, mostrando le sue due braccia robuste, rigate -da vene grosse come corde di contrabbasso. - -— Sicchè, io non posso esservi utile a nulla? - -— A nulla. - -— Cospetto! pure mi sarebbe convenuto tanto di partir con voi. - -— O che! disse l’onorevole Batulcar, voi siete giapponese com’io sono -una scimmia! Perchè dunque siete vestito a codesto modo? - -— Eh! ognuno si veste come può! - -— Quest’è vero. Siete un Francese, voi? - -— Sì, Parigino di Parigi. - -— Allora dovete saper fare molte smorfie. - -— Affè, rispose Gambalesta, punto di vedere la sua nazionalità -provocare quella domanda, noi altri Francesi sappiamo fare delle -smorfie, è vero, ma non meglio degli Americani! - -— Giusto. Ebbene, se non vi piglio come servo, posso pigliarvi come -_clown_. Mi capite, giovinotto mio; in Francia si hanno pagliacci -stranieri, e all’estero pagliacci francesi! - -— Ah! - -— Siete robusto, poi! - -— Specialmente quando mi alzo da tavola. - -— E sapete cantare? - -— Sì, rispose Gambalesta, che in passato aveva fatto la sua parte in -certi concerti di strada. - -— Ma sapete cantare con la testa in giù, con una trottola che gira -sulla pianta del piede sinistro e una sciabola in equilibrio sulla -pianta del piede destro? - -— Altro che! rispose Gambalesta, che si ricordava i primi esercizi -della sua giovinezza. - -— Gli è che, vedete, tutto sta in questo! rispose l’onorevole Batulcar. - -Il contratto fu stipulato _hic et nunc_. - -Alla perfine Gambalesta aveva trovato una posizione. Egli era arruolato -per far di tutto nella celebre compagnia giapponese. Ciò non lusingava -molto il suo amor proprio, ma prima di otto giorni egli poteva essere -in viaggio per San Francisco. - -La rappresentazione, annunciata con gran fracasso dall’onorevole -Batulcar, doveva cominciare alle tre, e ben presto i formidabili -strumenti d’un’orchestra giapponese, tamburi e tam-tam, strepitarono -alla porta. Si capisce bene che Gambalesta non aveva potuto studiare -una parte, ma egli doveva prestare l’appoggio delle sue solide spalle -nel grande esercizio del “grappolo umano„ eseguito dai Lunghi-Nasi del -dio Tengù. Codesta _great attraction_ della rappresentazione doveva -chiudere la serie degli esercizii. - -Prima delle tre, gli spettatori avevano invaso la vasta baracca. -Europei ed indigeni, Cinesi e Giapponesi, uomini, donne e fanciulli, si -precipitavano sulle strette panchette e nei palchi che facevano fronte -alla scena. I musicanti eransi ritirati nell’interno, e l’orchestra, al -completo, _gong_, _tam-tam_, nacchere, flauti, tamburelli e gran casse, -suonava furiosamente. - -Questa rappresentazione fu ciò che sono tutti codesti spettacoli di -acrobati. Ma convien pure confessare che i Giapponesi sono i primi -equilibristi del mondo. Uno, munito del suo ventaglio e di pezzetti di -carta, eseguiva l’esercizio tanto grazioso delle farfalle e dei fiori. -Un altro, col fumo odoroso della sua pipa, tracciava rapidamente in -aria una serie di parole azzurrognole, che formavano un complimento -all’indirizzo dell’assemblea. Questi giuocava con delle candele -accese, che spense successivamente quando passarono dinanzi alle sue -labbra e ch’egli riaccese l’una all’altra senza interrompere un solo -istante il suo giuoco di prestigio. Quegli riproduceva col mezzo di -trottole giranti le più inverosimili combinazioni; sotto la sua mano -quegli arnesi susurroni parevano animarsi di vita propria nella loro -interminabile giravolta; correvano sopra cannuccie di pipa, sopra -tagli di sciabola, sopra fili di ferro, veri capelli tesi da una parte -all’altra della scena; facevano il giro di grandi vasi di cristallo, -salivano scale di bambù, si smarrivano in tutti i canti; producevano -effetti armonici dei più strani combinando le loro tonalità diverse. I -bagatellieri saltavano con le trottole, ed esse giravano in aria; le -lanciavano a guisa di volanti, con delle racchette di legno, ed esse -giravano sempre; se le cacciavano in tasca, e quando le estraevano -giravano ancora, — finchè allo scatto di una molla si convertivano in -fuochi di artificio! - -Inutile descrivere qui i prodigiosi esercizi degli acrobati e ginnasti -della Compagnia. I giuochi della scala, della pertica, della palla, -delle botti, ecc., furono eseguiti con una precisione sorprendente. Ma -la principale attrattiva della rappresentazione era la comparsa di quei -“Lunghi-Nasi,„ prodigiosi equilibristi che l’Europa non conosce ancora. - -Codesti Lunghi-Nasi formano una corporazione particolare posta sotto -l’invocazione diretta del dio Tengù. Erano vestiti come eroi del -medioevo e portavano uno splendido paio d’ali alle spalle. Ma ciò che -li distingueva in ispecial modo era il lungo naso che si protendeva -dalla loro faccia, e l’uso che ne facevano. Quei nasi non erano altro -che cannuccie di bambù, lunghe cinque, sei, dieci piedi, talune -diritte, altre ricurve, queste lisce, quelle bitorzolute. Orbene: -precisamente su queste appendici, fissate con solidità, si operavano -tutti gli esercizi di equilibrio. Una dozzina di quei settarii del dio -Tengù si coricarono supini, e i loro compagni andarono a sollazzarsi -sui loro nasi, ritti a guisa di parafulmini, saltando, balzando da -questo a quello, ed eseguendo le più straordinarie cose. - -Per terminare, era stata specialmente annunciata al pubblico la -piramide umana, nella quale una cinquantina di Lunghi-Nasi dovevano -figurare il Carro di Jaggernaut. Ma invece di formare questa -piramide pigliando le loro spalle per punto d’appoggio, gli artisti -dell’onorevole Batulcar non dovevano sorreggersi che sui loro nasi. -Ora, siccome uno di quelli che formavano la base del carro aveva -abbandonato la compagnia, e siccome bastava essere vigoroso e destro, -Gambalesta fu scelto per surrogarlo. - -Certo che il degno giovine si sentì tutto mortificato, quando — triste -ricordo della giovinezza — egli ebbe indossato il suo vestito del -medio evo, adorno di ali multicolori, e che un naso di sei piedi gli fu -applicato sulla faccia! Ma alla fin fine quel naso gli dava il pane, e -si fece animo. - -Gambalesta entrò in scena ed andò a schierarsi con que’ suoi colleghi -che dovevano formare la base del Carro di Jaggernaut. Tutti si stesero -a terra, col naso ritto al cielo. Una seconda squadra di equilibristi -andò a posarsi su quelle lunghe appendici, una terza le tenne dietro, -indi una quarta, e su quei nasi che si toccavano soltanto per la punta, -un monumento umano s’innalzò in brev’ora sino al soffitto del teatro. - -Ora, gli applausi raddoppiavano e gl’istrumenti dell’orchestra -rintronavano come tanti fulmini, quando la piramide vacillò, -l’equilibrio si ruppe, uno dei punti d’appoggio della base venne a -mancare, e il monumento crollò come un castello di carte.... - -Era Gambalesta che, abbandonando il suo posto, saltando la balaustra -senza il soccorso delle sue ali, ed arrampicandosi sulla galleria di -destra, cadeva ai piedi di uno spettatore, esclamando: - -“Ah! padron mio! padron mio! - -— Voi? - -— Io! - -— Ebbene, quand’è così, al piroscafo, ragazzo mio!...„ - -Il signor Fogg, mistress Auda che l’accompagnava, e Gambalesta si -erano precipitati pei corridoi al difuori della baracca. Ma ivi -essi trovarono l’onorevole Batulcar, furente, che reclamava danni e -interessi per il “crollo.„ Phileas Fogg placò il suo furore gettandogli -una manata di banconote. E alle sei e mezzo, al momento che stava per -partire, il signor Fogg e mistress Auda ponevano piede sul piroscafo -americano, seguiti da Gambalesta, che portava le ali sulla schiena, -e sulla faccia quel naso di sei piedi che non s’era ancora potuto -strappare dal volto. - - - - -CAPITOLO XXIV. - -Durante il quale si compie la traversata dell’Oceano Pacifico. - - -Ciò che era accaduto in vista di Shangai, il lettore lo avrà capito -a quest’ora. I segnali fatti dalla _Tankadera_ erano stati veduti dal -piroscafo di Yokohama. Il capitano, vedendo una bandiera in derna, si -era diretto verso la piccola goletta. Da lì a pochi istanti, Phileas -Fogg, saldando il suo passaggio al prezzo convenuto, metteva in -tasca del padrone John Bunsby cinquecentocinquanta sterline (14,750 -fr.). Indi, l’onorevole gentleman, mistress Auda e Fix erano saliti a -bordo dello _steamer_, che aveva fatto senz’altro via per Nagasaki e -Yokohama. - -Giunto il mattino stesso, 14 novembre, all’ora regolamentare, Phileas -Fogg, lasciando che Fix se n’andasse pe’ fatti suoi, erasi recato a -bordo del _Carnatic_, ed ivi egli risapeva, con gran gioia di mistress -Auda, — e fors’anco di lui, ma egli non ne lasciò trasparire nulla, -— che il francese Gambalesta era effettivamente giunto il dì prima a -Yokohama. - -Phileas Fogg, che doveva ripartire la sera stessa per San Francisco, -si pose immediatamente in traccia del suo servo. Egli si rivolse, -ma indarno, agli agenti consolari francesi e inglesi, e, dopo aver -inutilmente percorso le strade di Yokohama, disperava già di rinvenire -Gambalesta, quando il caso, o forse una specie di presentimento, lo -fe’ entrare nel baraccone dell’onorevole Batulcar. Egli non avrebbe -di certo riconosciuto il suo servo sotto quell’eccentrico arnese di -araldo, ma questi, nella sua posizione supina, scorse il suo padrone -nella galleria. Egli non potè frenare un movimento del suo naso. Da -qui, rottura dell’equilibrio, e il resto. - -Ecco quanto Gambalesta riseppe dalla bocca stessa di mistress Auda, -che gli narrò allora com’era stato fatto il tragitto da Hong-Kong a -Yokohama, in compagnia di un certo Fix, sulla goletta la _Tankadera_. - -Al nome di Fix, Gambalesta non mosse ciglio. Egli pensava non esser -ancora giunto il momento di dire al suo padrone ciò che era accaduto -tra l’ispettore di polizia e lui. Laonde, nel racconto che Gambalesta -fece delle sue avventure, egli si accusò e si scusò soltanto di essere -stato sorpreso dall’ubbriachezza dell’oppio in una tabagìa di Yokohama. - -Il signor Fogg ascoltò freddamente quella narrazione, senza rispondere; -indi egli aprì al suo servo un credito sufficiente a che questi potesse -procurarsi a bordo degli abiti convenienti. E infatti, prima che -fosse trascorsa un’ora, l’onesto giovane, essendosi tagliato il naso e -mozzato le ali, non aveva più nulla che ricordasse il settario del dio -Tengù. - -Il piroscafo che faceva il tragitto da Yokohama a San Francisco -apparteneva alla Compagnia del _Pacific Mail steam_, e si chiamava -_General Grant_. Era un ampio _steamer_ a ruote, della portata di -duemila cinquecento tonnellate, ben attrezzato e dotato di una -grande velocità. Un enorme bilanciere si alzava e si abbassava -successivamente al disopra del ponte; ad una delle sue estremità -s’inarticolava il fusto di uno stantuffo, ed all’altra quello di una -leva, che trasformando il movimento rettilineo in movimento circolare -si applicava direttamente all’albero delle ruote. Il _General Grant_ -era attrezzato come un tre alberi goletta, e possedeva una grande -superficie di velatura, che aiutava potentemente il vapore. Facendo le -sue dodici miglia all’ora, il piroscafo non ci doveva mettere più di -ventun giorno ad attraversare il Pacifico. Phileas Fogg era dunque in -diritto di credere che, deposto il 2 dicembre a San Francisco, egli -sarebbe l’11 a Nuova York e il 20 a Londra, — anticipando così di -qualche ora quella data fatale del 21 dicembre. - -I passeggieri erano in buon numero a bordo dello _steamer_: degli -Inglesi, molti Americani, una vera emigrazione di _coolies_ per -l’America, e un certo numero d’ufficiali dell’esercito delle Indie, che -profittavano del loro congedo facendo il giro del mondo. - -Durante il tragitto non accadde alcun incidente nautico. Il piroscafo, -sostenuto sulle sue larghe ruote, appoggiato dalla sua robusta -velatura, rollava poco. L’Oceano Pacifico giustificava a sufficienza -il suo nome. Il signor Fogg era calmo e poco comunicativo come -d’ordinario. La sua giovine compagna si sentiva sempre più avvinta -a quell’uomo con altri vincoli che quelli della riconoscenza. Quella -natura silenziosa, così generosa nel suo complesso, l’impressionava -più ch’ella nol credesse, e quasi inconsapevolmente ella si lasciava -invadere da sentimenti di cui l’enigmatico Fogg non pareva subire -menomamente l’influenza. - -Inoltre, mistress Auda s’interessava prodigiosamente ai progetti del -gentleman. Ella s’inquietava degli incagli che potevano compromettere -il successo del viaggio. Sovente ella discorreva con Gambalesta, -che leggeva nel cuore di mistress Auda. Il bravo giovane aveva ora, -rispetto al suo padrone, la fede del carbonaio; egli non rifiniva dagli -elogi sull’onestà, la generosità, la devozione di Phileas Fogg; indi -rassicurava mistress Auda sull’esito del viaggio, ripetendo che il -più difficile era fatto, che si era usciti da quei paesi fantastici -della Cina e del Giappone, che si ritornava alle contrade incivilite, -e finalmente che un treno da San Francisco a Nuova York ed uno -transatlantico da Nuova York a Londra basterebbero, senza dubbio, a -compiere quell’impossibile giro del mondo nei termini convenuti. - -Nove giorni dopo aver lasciato Yokohama, Phileas Fogg aveva esattamente -percorso la metà del globo terrestre. - -Infatti il _General Grant_, il 23 novembre, passava al 180º meridiano, -quello sul quale si trovano nell’emisfero australe gli antipodi di -Londra. Di ottanta giorni messi a sua disposizione, il signor Fogg, -vero è, ne aveva impiegati cinquantadue, e non gliene rimanevano -che ventotto da spendere. Ma bisogna notare che se il gentleman si -trovava a mezza strada soltanto “per la differenza dei meridiani,„ -egli aveva in realtà compiuto più di due terzi del tragitto totale. -Quali giravolte forzate, difatti, da Londra ad Aden, da Aden a -Bombay, da Calcutta a Singapore, da Singapore a Yokohama! A seguire -circolarmente il cinquantesimo parallelo, che è quello di Londra, -la distanza non sarebbe stata che di circa dodicimila miglia, mentre -Phileas Fogg era costretto, dai capricci dei mezzi di locomozione, di -percorrerne ventiseimila, delle quali aveva fatto circa diciassettemila -e cinquecento, a quella data del 23 novembre. Ma ora la strada era -diritta, e Fix non era più fra’ piedi ad accumularvi ostacoli! - -Accadde altresì che, quel 25 novembre, Gambalesta provasse una gran -gioia. I lettori ricordano che il nostro testardo erasi ostinato a -mantenere l’ora di Londra al suo famoso oriuolo di famiglia, ritenendo -false tutte le ore dei paesi ch’egli percorreva. Ora, quel giorno, -quantunque non l’avesse mai posto nè innanzi nè indietro, il suo -orologio si trovò d’accordo coi cronometri di bordo. - -Se Gambalesta ne menò vanto è cosa facile a capire. Egli avrebbe voluto -proprio sapere quello che Fix avrebbe potuto dire, se fosse stato -presente. - -“Quel briccone che mi spifferava tante fandonie sui meridiani, sul -sole, sulla luna! ripeteva Gambalesta. Guardate mo’ che gente! Se si -stesse ad ascoltarli, belli orologi si avrebbero allora! ero ben sicuro -io che un giorno o l’altro il sole si deciderebbe a regolarsi sul mio -orologio!...„ - -Gambalesta ignorava questo: che se il quadrante del suo orologio fosse -stato diviso in ventiquattr’ore come gli orologi italiani, egli non -avrebbe avuto motivo alcuno di vantarsi, perocchè le lancette del -suo strumento, quando sarebbero state le nove del mattino a bordo, -avrebbero indicato nove ore della sera, vale a dire la ventunesima ora -dalla mezzanotte — differenza precisamente eguale a quella che esiste -tra Londra e il centottantesimo parallelo. - -Ma se Fix fosse stato capace di spiegare quest’effetto puramente -fisico, Gambalesta, senza dubbio, sarebbe stato incapace, se non di -comprenderlo, per lo meno di ammetterlo. E ad ogni modo, se per un caso -impossibile l’ispettore di polizia si fosse inopinatamente mostrato a -bordo in quel momento, è probabile che Gambalesta, a buon diritto pien -di rancore, avrebbe tratto con lui un soggetto affatto differente ed in -tutt’altro modo. - -Ma dov’era Fix in quel momento?... - -Fix era precisamente a bordo del _General Grant_. - -Infatti giungendo a Yokohama, l’agente abbandonando il signor Fogg che -si proponeva di ritrovare nella giornata, erasi recato immediatamente -dal console inglese. Lì egli aveva finalmente trovato il mandato, -che correndogli dietro da Bombay, aveva già quaranta giorni di data -— mandato che eragli stato spedito da Hong-Kong con quello stesso -_Carnatic_ a bordo del quale lo si credeva. Immaginatevi il dispetto -del _detective_. Il mandato tornava inutile! Il signor Fogg aveva -lasciato i possedimenti inglesi! Un atto d’estradizione era ora -necessario per arrestarlo! - -“E sia! disse tra sè Fix dopo il primo momento di collera. Se il mio -mandato non è più valido qui, lo sarà in Inghilterra. Quel furfante -pare proprio che voglia ritornare in patria credendo di aver ingannato -la polizia. Bene. Io lo seguirò sin là. Quanto al danaro, Dio voglia -che ne rimanga! Ma in viaggi, in premi, in processi, in ammende, in -elefanti, in spese d’ogni specie, il mio omo ha già lasciato più di -cinquemila sterline sulla strada. Alla fin fine, la Banca è ricca!„ - -Essendosi così deciso, Fix s’imbarcò anch’esso sul _General Grant_. -Egli era a bordo, quando il signor Fogg e mistress Auda vi giunsero. -Con sua somma sorpresa, egli riconobbe Gambalesta sotto il suo vestito -di giocoliere. Si nascose prestamente nel suo camerino, affine di -cansare una spiegazione che poteva compromettere tutto, — e, mercè -la quantità dei viaggiatori, egli sperava di non essere visto dal suo -nemico, allorchè quel giorno appunto si trovò faccia a faccia con lui a -prora della nave. - -Gambalesta saltò alla gola di Fix senza altra spiegazione, e, con gran -piacere di certi americani che scommessero immediatamente per lui, egli -somministrò all’infelice ispettore una solenne grandinata di pugni, -che dimostrò l’alta superiorità del pugillato francese sul pugillato -inglese. - -Quando Gambalesta ebbe finito, si sentì più calmo e sollevato. Fix -si rialzò tutto ammaccato, e, guardando il suo avversario, gli disse -freddamente: - -“È finito? - -— Sì, pel momento. - -— Allora dobbiamo parlare insieme. - -— Io con voi?... - -— Nell’interesse del vostro padrone.„ - -Gambalesta, come soggiogato da quell’imperturbabilità, seguì -l’ispettore di polizia, e entrambi si assisero a prora dello _steamer_. - -“Voi mi avete picchiato, disse Fix. Bene. Me l’aspettava. Adesso -ascoltatemi. Fin qui io sono stato l’avversario del signor Fogg, ora -sono con lui. - -— Finalmente! esclamò Gambalesta, voi lo credete un onest’uomo? - -— No, rispose freddamente Fix, lo credo un briccone.... Zitto là! -non vi movete e lasciatemi dire. Fintantochè il signor Fogg stette -sui possedimenti inglesi, ebbi interesse a trattenerlo, aspettando -un mandato d’arresto. Tutto quanto feci fu per questo. Io lanciai -contro di lui i sacerdoti di Bombay, io vi ubbriacai a Hong-Kong, io -vi separai dal vostro padrone, io lo feci mancare alla partenza del -piroscafo di Yokohama....„ - -Gambalesta ascoltava coi pugni stretti. - -“Adesso, ripigliò Fix, il signor Fogg sembra tornare in Inghilterra? -Sta bene. Lo seguirò fin là. Ma d’ora innanzi, io metterò ad -allontanare gli ostacoli del suo cammino tanta cura e tanto zelo quanto -ne posi fin qui ad accumularveli. Lo vedete! il mio giuoco è cambiato, -ed è cambiato perchè il mio interesse lo impone. Aggiungo che il vostro -interesse è pari al mio, perchè in Inghilterra soltanto voi saprete se -siete al servizio di un delinquente o di un onest’uomo!„ - -Gambalesta aveva ascoltato attentissimamente Fix, e fu convinto che Fix -parlava in assoluta buona fede. - -“Siamo amici? domandò Fix. - -— Amici, no, rispose Gambalesta. Alleati, sì, e con le debite riserve, -poichè, alla minima apparenza di tradimento, io vi torco il collo. - -— Accettato, disse tranquillamente l’ispettore di polizia. - -Undici giorni dopo, il 3 dicembre, il _General Grant_ entrava nella -baia della Porta d’Oro, e approdava a San Francisco. - -Il signor Fogg non aveva ancora nè perduto nè guadagnato un sol giorno. - - - - -CAPITOLO XXV. - -Nel quale si dà un’occhiatina a San Francisco in un giorno di meeting. - - -Erano le sette del mattino, quando Phileas Fogg, mistress Auda e -Gambalesta posero piede sul continente americano, — se pure si può -dare questo nome al molo galleggiante sul quale sbarcarono. Codesti -moli, che si alzano e s’abbassano con la marea, facilitano il carico -e lo scarico delle navi. Là vanno ad imbozzarsi i _clippers_ di -ogni dimensione, gli _steamers_ di tutte le nazionalità, e quegli -_steamboats_ a diversi piani, che fanno il servizio del Sacramento e -de’ suoi affluenti. Là s’ammucchiano i prodotti di un commercio che -si estende al Messico, al Perù, al Chilì, al Brasile, all’Europa, -all’Asia, a tutte le isole dell’Oceano. - -Gambalesta, nella sua gioia di toccare alla perfine la terra americana, -aveva creduto dover operare il suo sbarco eseguendo un salto pericoloso -della più alta scuola. Ma quando ricadde sul molo il cui tavolato era -tarlato, mancò poco passasse da parte a parte. Tutto giubilante del -modo con cui aveva “preso piede„ sul nuovo continente, l’onesto giovane -cacciò un grido formidabile, che fece volar via un’innumerevole frotta -di cormorani e di pellicani, ospiti abituali dei moli mobili. - -Il signor Fogg, appena sbarcato, s’informò dell’ora in cui partiva -il primo treno per Nuova York. Partiva alle sei di sera. Il signor -Fogg aveva dunque un’intera giornata da spendere nella capitale -californiana. Fece venire una carrozza per mistress Auda e per sè. -Gambalesta montò in serpe, e il veicolo, a tre dollari la corsa, si -diresse verso _International-Hôtel_. - -Dal posto elevato che occupava, Gambalesta osservava con curiosità, -la grande città americana: strade larghe, case basse ben allineate, -chiese e templi di un gotico anglosassone, _docks_ immensi, magazzini -di deposito come tanti palazzi, taluni in legno, altri in mattoni; -nelle strade, molte carrozze, omnibus, _tramway_ (ferrovie a cavalli) -e sui marciapiedi ingombri, non solo Americani ed Europei, ma benanco -Cinesi e Indiani, — insomma di che comporre una popolazione di più di -duecentomila abitanti. - -Gambalesta fu non poco sorpreso di quello che vedeva. Egli supponeva di -trovare ancora la città leggendaria del 1849, la città dei masnadieri, -degli incendiari e degli assassini, accorsi alla conquista delle -pepite, quell’immenso cafarnao di tutti gli spostati, dove si giuocava -la polvere d’oro, con un revolver da una mano e un coltello dall’altra. -Ma il “bel tempo„ era passato. San Francisco presentava ora l’aspetto -di una grande città commerciale. L’alta torre del palazzo di città, -da cui vigilano le scolte, dominava tutto quell’insieme di vie e di -viali, che s’intersecano ad angoli retti in mezzo ai quali risaltano -degli _squares_ verdeggianti; indi, una città cinese che pare essere -stata importata dal Celeste Impero in una scatola da giocattoli. Non -più _sombreros_, non più camicie rosse alla maniera degli appaltatori -di _placers_, non più Indiani pennuti, ma cappelli di seta e abiti -neri, portati da gentlemen dotati di un’attività divorante. Certe -vie, tra l’altre Montgommery-street, — il Regent-street di Londra, il -_boulevard_ degl’Italiani di Parigi, il _Broadway_ di Nuova York, — -erano fiancheggiate da splendide botteghe, che offrivano nelle loro -vetrine i prodotti del mondo intero. - -Allorchè Gambalesta giunse a _International-Hôtel_, gli sembrava di non -aver mai lasciato l’Inghilterra. - -Il pianterreno dell’albergo era occupato da un immenso “bar,„ specie di -_buffet_ aperto _gratis_ a qualunque viandante. Carne disseccata, zuppa -con le ostriche, biscotto e cacio di Chester vi si smaltivano senza -che il consumatore avesse a slacciare la borsa. Egli non pagava che la -bevanda, birra, porto o xeres, se gli venisse voglia di rinfrescarsi la -bocca. La cosa parve “molto americana„ a Gambalesta. - -La trattoria dell’albergo era attraente. Il signor Fogg e mistress Auda -presero posto dinanzi ad una tavola e furono abbondantemente serviti in -certi piatti lilliputiani da moretti del più bel nero. - -Dopo colazione, Phileas Fogg, accompagnato da mistress Auda, lasciò -l’albergo per recarsi agli uffici del console inglese, onde far -vidimare il passaporto. Sul marciapiede egli trovò il suo servo, che -gli chiese prima di partire con la ferrovia del Pacifico, non sarebbe -prudente comperare qualche dozzina di carabine Enfield o revolver Colt. -Gambalesta aveva udito parlare di Siù e di Pawnies, che fermano i treni -come semplici ladri spagnuoli. Il signor Fogg rispose che la era una -precauzione inutile, ma lo lasciò libero d’agire a modo suo. Indi, egli -si diresse verso gli uffici dell’agente consolare. - -Phileas Fogg non aveva fatto duecento passi, che “per caso, casissimo,„ -egli incontrò Fix. L’ispettore si mostrò estremamente sorpreso. Come! -Il signor Fogg e lui avevano fatto insieme la traversata del Pacifico, -e non si erano incontrati a bordo! Ad ogni modo, Fix non poteva essere -che onorato di rivedere il gentleman al quale doveva tanto, e, qualora -gli affari lo richiamassero in Europa, sarebbe contentissimo di -proseguire il suo viaggio in così piacevole compagnia. - -Il signor Fogg rispose che l’onore sarebbe stato suo, e Fix — cui, -premeva di non perderlo di vista, — gli chiese il permesso di visitare -con lui quella curiosa città di San Francisco. Il che venne concesso. - -Ecco dunque mistress Auda, Phileas Fogg e Fix a gironzare per le -vie. Si trovarono in breve in Montgommery-street, ove l’affluenza -della popolazione era enorme. Sui marciapiedi, in mezzo alla strada, -sulle rotaie de’ _tram-ways_, ad onta del passaggio incessante -delle diligenze e degli omnibus, sulla soglia delle botteghe, alle -finestre di tutte le case, e persino sui tetti, folla innumerevole. -Alcuni uomini-cartelloni circolavano in mezzo ai crocchi. Bandiere e -banderuole si agitavano al vento. Grida erompevano da ogni parte. - -“Urrà per Kamerfield! - -— Urrà per Mandiboy!„ - -Era un _meeting_. Tale fu almeno la supposizione di Fix, ed egli la -comunicò al signor Fogg, soggiungendo: - -“Noi faremo forse bene, signore, di non frammischiarci a questa calca. -Ce ne può incoglier male. - -— Sicuramente, rispose Phileas Fogg, e i pugni, per essere politici, -non cessano di esser pugni!„ - -Fix si credette in dovere di sorridere udendo questa osservazione, -e, affine di vedere senza essere involti nel tafferuglio, mistress -Auda, Phileas Fogg e lui presero posto sul pianerottolo superiore -di una scalinata che metteva ad un terrazzo situato di prospetto a -Montgommery-street. Dinanzi a sè, dall’altro lato della via, tra la -mostra di un mercante di carbone e la bottega di un negoziante di -petrolio, spiccava una larga scrivania all’aria aperta, verso la quale -le diverse correnti della folla sembravano convergere. - -Ed ora, perchè mo’ questo _meeting_? In quale occasione lo si teneva? -Phileas Fogg lo ignorava assolutamente. Si trattava forse della -nomina di un alto funzionario militare o civile, di un governatore di -Stato, di un membro del Congresso? Era lecito congetturarlo, al vedere -l’animazione straordinaria che infervorava la città. - -In quel momento, un considerevole movimento si manifestò nella folla. -Tutte le mani erano in aria. Talune, solidamente chiuse, sembravano -alzarsi ed abbassarsi rapidamente in mezzo ai gridi, — modo energico, -senza dubbio, per formulare un voto. Una specie di flusso e riflusso -agitava la massa che rifluiva. Le bandiere oscillavano, sparivano un -istante e ricomparivano fatte a brani. Le ondulazioni della folla si -propagavano fino alla scalinata, mentre tutte le teste si dimenavano -alla superficie come il mare improvvisamente scosso da una tempesta. Il -numero dei cappelli neri diminuiva a vista d’occhio, e per la maggior -parte sembravano aver perduto la loro altezza normale. - -“È evidentemente un _meeting_, disse Fix, e la questione che lo provocò -dev’essere palpitante. Non sarei sorpreso se si trattasse ancora -dell’affare dell’_Alabama_, quantunque esso sia già risolto. - -— Può essere, rispose semplicemente il signor Fogg. - -— Ad ogni modo, ripigliò Fix, due campioni sono in campo, l’uno di -fronte all’altro; l’onorevole Kamerfield e l’onorevole Mandiboy.„ - -Mistress Auda, al braccio di Phileas Fogg, guardava con sorpresa -quella scena tumultuosa, e Fix stava per chiedere ad un vicino la -ragione di quell’effervescenza popolare, allorchè un movimento più -vivo si pronunciò. Gli urrà, conditi d’ingiurie, raddoppiarono. L’asta -delle bandiere si trasformò in arma offensiva. Non più mani: pugni -dappertutto. Dall’alto delle carrozze fermate, dagli omnibus arrestati -nella loro corsa, era un ricambio indiavolato di stramazzoni. Ogni -cosa serviva di proiettile. Stivali e scarpe descrivevano in aria -delle traiettorie molto tese, e parve altresì che qualche revolver -frammischiasse alle vociferazioni della folla le sue detonazioni -nazionali. - -La calca si avvicinò alla scalinata e rifluì sui primi gradini. Uno -dei partiti era evidentemente respinto senza che i semplici spettatori -potessero riconoscere se il vantaggio rimaneva a Mandiboy o a -Kamerfield. - -“Credo prudente di ritirarci, disse Fix, cui premeva che il “suo omo„ -non ricevesse qualche mala botta o si cacciasse in un brutto imbroglio. -Se in tutto questo ci entra per caso l’Inghilterra e che noi siamo -riconosciuti, saremo molto compromessi in una baruffa! - -— Un cittadino inglese...„ rispose Phileas Fogg. - -Ma il gentleman non potè terminare la sua frase. Dietro a lui, da quel -terrazzo che precedeva la scalinata, si udirono urli spaventosi. Si -gridava: “Urrà! Hip! Hip! per Mandiboy!„ Era una turba di elettori che -giungeva alla riscossa, pigliando di fianco i partigiani di Kamerfield. - -Il signor Fogg, mistress Auda e Fix si trovarono tra due fuochi. Era -troppo tardi per iscantonare. Quel torrente d’uomini, armati di bastoni -piombati e di _cassetéte_ era irresistibile. Il signor Phileas Fogg e -Fix, preservando la giovane donna, furono maledettamente scrollati. Il -signor Fogg, non meno flemmatico che di consueto, volle difendersi con -quelle armi naturali che la natura ha poste alla punta delle braccia -di qualunque inglese, ma inutilmente. Un enorme omaccione dalla barba -rossa e dalla carnagione colorita, largo di spalle, che pareva il capo -della turba, alzò il suo formidabile pugno sul signor Fogg, ed avrebbe -conciato in brutto modo il nostro gentleman, se Fix, per devozione, -non avesse ricevuto il colpo in vece sua. Un’enorme gobba si sviluppò -istantaneamente sotto il cappello di seta del _detective_, trasformato -in semplice berretta. - -“_Yankee!_ disse il signor Fogg, lanciando al suo avversario uno -sguardo di profondo disprezzo. - -— _English!_ rispose l’altro. - -— Ci ritroveremo! - -— Quando vi piacerà. - -— Il vostro nome? - -— Colonnello Stam Proctor. Il vostro? - -— Phileas Fogg.„ - -Indi, ciò detto, la marea passò oltre. Fix fu gettato a terra e -si rialzò con gli abiti laceri, ma senza ammaccature serie. Il suo -soprabito da viaggio si era diviso in due parti inuguali, ed i suoi -pantaloni rassomigliavano a quei calzoni di cui certi Indiani, — -questione di moda, — non si vestono se prima non ne hanno tolto via il -fondo. Ma insomma, mistress Auda era stata risparmiata, e, solo, Fix si -era buscato il suo pugno. - -“Grazie, disse il signor Fogg all’ispettore, appena furono fuori della -folla. - -— Non c’è di che, rispose Fix, ma venite via. - -— Dove? - -— Da un negoziante di abiti fatti.„ - -Infatti, codesta visita era opportuna. Gli abiti di Phileas Fogg e di -Fix erano a brandelli, come se quei due gentlemen si fossero battuti -per conto degli onorevoli Kamerfield e Mandiboy. - -Un’ora dopo essi erano convenientemente vestiti e riforniti di -cappello. Indi ritornarono a _International-Hôtel_. - -Ivi Gambalesta aspettava il suo padrone, armato di una mezza dozzina -di revolver-pugnali a sei colpi. Quand’egli scorse Fix in compagnia -del signor Fogg, la sua fronte si oscurò. Ma dappoichè mistress Auda -ebbe narrato in poche parole tutto quanto era accaduto, Gambalesta si -rasserenò. Evidentemente, Fix non era più un nemico, era un alleato. -Egli manteneva la sua parola. - -Terminato il pranzo, venne la carrozza che doveva trasportar alla -stazione i viaggiatori e i bagagli. Al momento di por piede sulla -predella, il signor Fogg disse a Fix: - -“Non avete più riveduto quel colonnello Proctor? - -— No, rispose Fix. - -— Io ritornerò in America per rintracciarlo, disse freddamente Phileas -Fogg. Non sarebbe conveniente che un cittadino inglese si lasciasse -trattare a quel modo.„ - -L’ispettore sorrise e non rispose. Ma si vede che il signor Fogg era di -quella razza d’Inglesi, che, se non tollerano il duello nel loro paese, -si battono all’estero, quando si tratta di sostenere il loro onore. - -Alle sei meno un quarto, i viaggiatori giungevano alla stazione e -trovavano il treno pronto a partire. - -Al momento in cui il signor Fogg stava per imbarcarsi, scorse un -impiegato, e raggiungendolo: - -“Amico, gli diss’egli, ci sono stati disordini oggi a San Francisco? - -— No, signore, rispose l’impiegato. Era un _meeting_ organizzato per -un’elezione. - -— L’elezione di un generale in capo, senza dubbio? domandò il signor -Fogg. - -— No, signore, di un giudice conciliatore.„ - -A questa risposta, Phileas Fogg salì nel vagone, e il treno partì a -tutto vapore. - - - - -CAPITOLO XXVI. - -Nel quale si piglia il treno espresso della ferrovia del Pacifico. - - -_Ocean to Ocean_, — così dicono gli Americani, — e queste tre parole -dovrebbero essere la denominazione generale del _grand trunk_, ossia -della ferrovia che attraversa gli Stati Uniti d’America nella loro -massima larghezza. Ma in realtà, il _Pacific-rail-road_ si divide -in due parti distinte: _Central Pacific_ tra San Francisco e Ogden, -e _Union Pacific_ tra Ogden e Omaha. Qui si riuniscono cinque linee -distinte che mettono Omaha in comunicazione frequente con Nuova York. - -Nuova York e San Francisco sono dunque presentemente riuniti da un -nastro di metallo ininterrotto che misura non meno di 3786 miglia. -Tra Omaha e il Pacifico la strada ferrata valica una contrada tuttora -frequentata dagl’Indiani e dalle bestie feroci, — vasta estensione di -territorio che i Mormoni incominciarono a colonizzare verso il 1845, -dopo che furono scacciati dall’Illinese. - -In passato, nelle circostanze più favorevoli, occorrevano sei mesi per -andare da Nuova York a San Francisco. Ora vi si mettono sette giorni. - -Fu nel 1862 che, ad onta dell’opposizione dei deputati del Sud, che -volevano una via più meridionale, il tracciato del _rail road_ fu -stabilito fra il quarantesimo e il quarantaduesimo parallelo. Il -presidente Lincoln, di sì compianta memoria, fissò egli medesimo, -nello Stato di Nebraska, alla città di Omaha, la testa di linea della -nuova rete. I lavori furono subito incominciati e proseguiti con quella -attività americana che non ama gli incartamenti nè la burocrazia. La -rapidità della mano d’opera non doveva nuocere per nulla affatto alla -buona esecuzione della strada. Nella prateria si procedeva in ragione -di un miglio e mezzo al giorno. Una locomotiva, correndo sui binarii -del dì prima, portava i binari del dì dopo, e correva sulla loro -superficie mano mano venivano collocati. - -Il _Pacific rail-road_ getta diverse diramazioni sul suo tracciato, -negli Stati di Jona, del Kansas, del Colorado e dell’Oregon. Lasciando -Omaha, esso fiancheggia la sponda sinistra del fiume Platte sino allo -sbocco del tronco del nord, segue il tronco del sud, attraversa i -terreni di Laramia e i monti Wahsath, gira intorno al Lago Salato, -giunge alla Città del Lago Salato, capitale dei Mormoni, s’interna -nella valle della Tuilla, rasenta il deserto americano, i monti -Cédar e Humboldt, il fiume Humboldt, la Sierra Nevada, e ridiscende -per Sacramento, sino al Pacifico, senza che tale tracciato superi in -pendenza centododici piedi per miglio, anco nel valico delle Montagne -Rocciose. - -Tale era quella lunga arteria che i treni percorrevano in sette giorni, -e che stava per permettere all’onorevole Phileas Fogg, — egli lo -sperava almeno, — d’imbarcarsi, l’11, a Nuova York, sul piroscafo di -Liverpool. - -Il vagone occupato da Phileas Fogg era una specie di lungo omnibus che -riposava sopra due treni a quattro ruote ciascuno, la cui mobilità -permette di affrontare delle curve di piccolo raggio. Nell’interno -punto scompartimenti: due filari di sedili, disposti dai lati, -perpendicolarmente all’asse, e tra i quali era riservato un passaggio -che conduceva in gabinetti di teletta ed altri, di cui ciascun vagone -era provvisto. Per tutta la lunghezza del treno i vagoni comunicavano -fra loro per mezzo di passatoi, e i viaggiatori potevano circolare da -un’estremità all’altra del convoglio, che offriva loro vagoni-saloni, -vagoni-terrazze, vagoni-ristoranti e vagoni-caffè. Non vi mancavano che -i vagoni-teatri; ma un giorno ci saranno anche quelli. - -Sui passatoi circolavano continuamente mercanti di libri e di giornali -spacciando la loro mercanzia, e venditori di liquori, di commestibili, -di sigari, che non mancavano di avventori. - -I viaggiatori erano partiti dalla stazione di Oakland alle sei di sera. -Faceva già notte, — una notte fredda, cupa, con un cielo ingombro da -nubi che minacciavano di risolversi in neve. Il treno non camminava -con grande rapidità. Tenendo conto delle fermate, esso non percorreva -più di venti miglia all’ora, celerità che doveva, però, bastargli per -correre gli Stati Uniti nei tempi regolamentari. - -Si ciarlava poco nel vagone. E poi i viaggiatori incominciavano -a sentire il bisogno di dormire. Gambalesta si trovava collocato -accanto all’ispettore di polizia, ma non gli parlava. Dopo gli ultimi -avvenimenti, le loro relazioni eransi notevolmente raffreddate. Non -più simpatie, non più intimità. Fix non si era cangiato in nulla, ma -Gambalesta si manteneva invece in un’assoluta riserva, pronto al menomo -sospetto a strangolare il suo antico amico. - -Un’ora dopo la partenza del treno la neve cadde, — neve sottile, che -non poteva, fortunatamente, ritardare il cammino del convoglio. Non si -scorgeva altro dalle finestre che un’immensa tovaglia bianca, sulla -quale, dipanando le sue volute, il vapore della locomotiva sembrava -grigiastro. - -Alle otto uno _steward_ (cameriere) entrò nel vagone ed annunciò ai -viaggiatori che l’ora di dormire era suonata. Quel vagone era uno -_sleeping-car_[16], che, in pochi minuti, fu trasformato in dormitorio; -le spalliere dei sedili vennero ripiegate, dei guanciali accuratamente -affardellati si srotolarono con un sistema ingegnoso, dei camerini -furono improvvisati in pochi istanti, e ciascun viaggiatore ebbe -in un baleno a sua disposizione un letto comodo, che fitte cortine -difendevano da qualunque sguardo indiscreto. Le lenzuola erano bianche, -i guanciali soffici. Non c’era che da coricarsi e dormire, — il -che ognuno fece, come se si fosse trovato nel comodo camerino di un -piroscafo, mentre che il treno correva a tutto vapore attraverso lo -Stato di California. - -In quella porzione del territorio che si estende tra San Francisco e -Sacramento, il suolo è un po’ accidentato. Quella parte della ferrovia, -sotto il nome di _Central Pacific road_, prese dapprima Sacramento -per punto di partenza, e si avanzò verso l’est incontro all’altro -tronco che partiva da Omaha. Da San Francisco alla capitale della -California, la linea correva direttamente al nord-est, fiancheggiando -l’American-River, fiume che si versa nella baia di San Pablo. - -Le centoventi miglia comprese fra queste due importanti città furono -percorse in sei ore, e verso mezzanotte, mentre dormivano il loro primo -sonno, i viaggiatori passarono per Sacramento. Essi non videro dunque -nulla di quella considerevole città, sede della legislatura dello Stato -di California, nè le sue belle piazze, nè le sue strade larghe, nè i -suoi alberghi splendidi, nè i suoi squares, nè i suoi tempii. - -Uscendo da Sacramento, il treno, dopo aver oltrepassato le stazioni -di Junction, di Roclin, d’Auburn e di Colfax, s’internò nelle roccie -della Sierra-Nevada. Erano le sette del mattino, allorchè si passò -per la stazione di Cisco. Un’ora dopo, il dormitorio era diventato un -vagone ordinario, e i viaggiatori potevano attraverso i cristalli, -scorgere i punti di vista pittoreschi di quel montagnoso paese. Il -tracciato del treno obbediva ai capricci della Sierra: qui aggrappato -ai fianchi della montagna, là sospeso sull’alto dei precipizii, -evitando gli angoli scabri con delle curve audaci, slanciandosi in -certe gole strette che si dovevano credere senza uscita. La locomotiva, -scintillante come un reliquario, col suo gran fanale che gettava -bagliori rossastri, la sua campana inargentata, il suo scaccia-vacche, -che si protendeva come uno sperone, confondeva i suoi sibili e i suoi -muggiti a quelli dei torrenti e delle cascate, e attorceva il suo fumo -ai negri rami degli abeti. - -Pochi o punto gallerie, nè ponti sulla strada. Il _rail-road_ girava -il fianco delle montagne, non cercando nella linea retta il più corto -cammino da un punto ad un altro, e senza far violenza alla natura. - -Verso le nove, per la valle di Carson, il treno penetrava nello Stato -di Nevada, seguendo sempre la direzione del nord-est. A mezzodì, -esso lasciava Reno, dove i viaggiatori ebbero venti minuti per far -colazione. - -Da quel punto in poi la strada ferrata, costeggiando Humboldt-River, si -alzò per alcune miglia verso il nord, seguendo il corso di quel fiume. -Indi ripiegò verso l’est, e non doveva più abbandonare il corso d’acqua -prima di giungere agli Humboldt-Ranges, da cui esso nasce, quasi -all’estremità orientale dello Stato di Nevada. - -Dopo aver fatto colazione, il signor Fogg, mistress Auda e i loro -compagni ripigliarono il loro posto nel vagone. Phileas Fogg, la -giovane donna, Fix e Gambalesta, comodamente seduti, guardavano il -paesaggio variato che passava innanzi ai loro occhi, — vaste praterie, -montagne che si profilavano all’orizzonte, _creeks_ dalle acque rapide -e spumose. Talvolta un gran armento di bisonti, che s’ammassava -in lontananza, appariva come una diga mobile. Quegl’innumerevoli -eserciti di ruminanti oppongono spesso un insormontabile ostacolo al -passaggio dei treni. Si son viste migliaia di questi animali sfilare -per parecchie ore in fitta schiera, attraverso il _rail-road_. La -locomotiva è allora costretta a fermarsi ed aspettare che la strada -ritorni sgombra. - -Ciò accadde appunto in questa circostanza. Verso le tre di sera, un -armento di dieci o dodicimila teste sbarrò il binario. La locomotiva -dopo aver moderato la sua celerità, tentò di avanzare il suo -sperone nel fianco dell’immensa colonna, ma dovette fermarsi dinanzi -all’impenetrabile massa. - -Si vedevano quei ruminanti, — quei “buffalos„ come li chiamano -impropriamente gli americani, — camminare così col loro passo -tranquillo, emettendo di tanto in tanto formidabili belati. Avevano -una corporatura superiore a quella dei tori d’Europa, le gambe e la -coda corte, il dorso emergente e formante una gobba muscolare, le -corna scostate alla base, la testa, il collo e le spalle coperte da -una criniera a lunghi peli. Non era neppur da pensare di fermare quella -emigrazione. Quando i bisonti hanno adottato una direzione, nulla giova -a farli deviare o modificare il loro cammino. È un torrente di carne -viva, che nessuna diga potrebbe contenere. - -I viaggiatori, sparsi sui passatoi, guardavano quel curioso spettacolo. -Ma colui che doveva avere maggior fretta di tutti, senza dubbio, -Phileas Fogg, era rimasto al suo posto ed aspettava filosoficamente -che piacesse ai bufali di sgombrargli il passo. Gambalesta era furente -pel ritardo che cagionava quell’agglomerazione di animali. Egli avrebbe -voluto scaricare contro di essi il suo arsenale di revolver. - -“Che paese! esclamò egli, semplici buoi che fermano i treni, e che -se ne vanno al passo di processione, senza neppur accorgersi che -imbarazzano la circolazione! Perdinci! Vorrei proprio sapere se il -signor Fogg aveva previsto questo contrattempo nel suo programma! E -quel macchinista che non osa lanciare la sua macchina in mezzo a quelle -bestie!„ - -Il macchinista non aveva tentato di abbattere l’ostacolo ed aveva agito -prudentemente. Egli avrebbe schiacciato senza dubbio i primi bufali -investiti dallo sperone della locomotiva; ma, per potente che ella -fosse, la macchina sarebbe stata fermata ben presto, un disguido si -sarebbe inevitabilmente verificato, e il treno sarebbe rimasto in asso. - -Il meglio era dunque aspettare pazientemente, salvo poscia a -riacquistare il tempo perduto con un acceleramento del treno. La -sfilata dei bisonti durò tre grandi ore, e la strada non ritornò libera -che al cader della notte. In quel momento le ultime file della mandra -attraversavano il binario, mentre le prime sparivano già al disotto -dell’orizzonte del sud. - -Erano dunque le otto quando il treno valicò le gole degli -Humboldt-Ranges, e le nove e mezzo allorchè penetrò nel territorio -dell’Utah, la regione del Gran Lago Salato, il curioso paese dei -Mormoni. - - - - -CAPITOLO XXVII. - -Nel quale Gambalesta segue, con una celerità di venti miglia all’ora, -un corso di Storia Mormona. - - -Durante la notte dal 5 al 6 dicembre, il treno corse al sud-est sopra -una estensione di circa cinquanta miglia; indi risalì di altrettanto -verso il nord-est, avvicinandosi al Gran Lago Salato. - -Gambalesta, verso le nove del mattino, andò a pigliar aria sui -passatoi. Il tempo era freddo, il cielo grigio, ma non nevicava più. -Il disco del sole, allargato dalle nebbie, appariva come un’enorme -moneta d’oro, e Gambalesta si occupava a calcolarne il valore in lire -sterline, quando fu distratto da quell’utile lavoro dall’apparizione di -un personaggio molto strano. - -Questo personaggio, che era salito nel treno alla stazione di Elko, -era un uomo di alta statura, molto bruno, mustacchi neri, calze -nere, cappello di seta nero, panciotto nero, pantaloni neri, cravatta -bianca, guanti di pelle di cane. Pareva un reverendo. Egli andava da -un’estremità del treno all’altra, e sullo sportello d’ogni vagone, -incollava con delle ostie un avviso scritto a mano. - -Gambalesta si avvicinò e lesse sopra una di quei manifesti che -l’onorevole _elder_ (seniore) William Hitch, missionario mormone, -approfittando della sua presenza sul treno N. 48, farebbe, dalle -undici a mezzogiorno, nel carro N. 117, una conferenza sul Mormonismo -— invitando ad udirla tutti i gentleman vogliosi d’istruirsi circa i -misteri della religione dei “Santi degli ultimi giorni.„ - -“Sicuro, vi andrò,„ disse tra sè Gambalesta, che altro non sapeva del -Mormonismo che i suoi usi poligami, base della società mormona. - -La nuova si sparse rapidamente nel treno, che trasportava un -centinaio di viaggiatori. Di questo numero, trenta al più, allettati -dall’originalità della conferenza, occupavano a undici ore i sedili del -carro N. 117, Gambalesta figurava in prima riga dei fedeli. Nè il suo -padrone, nè Fix avevano creduto doversi incomodare. - -All’ora stabilita, l’elder William Hitch, si alzò, e con voce alquanto -irritata e come se fosse stato contradetto in anticipazione, esclamò: - -“Io vi dico, io, che Joe Smyth è un martire, che suo fratello Hyram -è un martire, e che le persecuzioni del governo dell’Unione contro i -profeti, quanto prima faranno un martire anche di Brigham Young. Chi -oserebbe sostenere il contrario?„ - -Nessuno si peritò a contraddire il missionario, la cui esaltazione -contrastava colla sua fisionomia naturalmente calma. Ma, senza -dubbio, la sua collera si spiegava da questo fatto che il Mormonismo -era attualmente sottomesso a dure prove. Infatti il governo degli -Stati Uniti aveva di recente, e non senza fatica, posto al dovere -quei fanatici indipendenti; si era impadronito dell’Utah, e lo aveva -assoggettato alle leggi dell’Unione, dopo aver incarcerato Brigham -Young, accusato di ribellione e di poligamia. D’allora in poi i -discepoli del profeta raddoppiavano i loro sforzi, e in attesa degli -atti, resistevano con la parola alle pretese del Congresso. - -Come si vede, l’elder William Hitch faceva del proselitismo persino in -ferrovia. - -Ed allora egli raccontò, accalorando la sua narrazione con scoppi di -voce e violenza di gesti, la storia del Mormonismo, dai tempi biblici: -“come, in Israele, un profeta mormone della tribù di Giuseppe pubblicò -gli annali della religione nuova, e si legò a suo figlio Mormon; come -molti secoli più tardi, una traduzione di quel prezioso libro, scritto -in caratteri egiziani, fu fatta da Giuseppe Smith, juniore, colono -dello Stato di Vermont, che si rivelò profeta mistico nel 1825; come, -finalmente, un messaggiero celeste gli apparve in una foresta luminosa -e gli consegnò gli annali del Signore.„ - -In quel momento, alcuni ascoltanti, poco allettati dalla narrazione -retrospettiva del missionario, lasciarono il vagone; ma William Hitch, -continuando, raccontò “come Smith juniore, riunendo suo padre, i suoi -due fratelli e alcuni discepoli, fondò la religione dei Santi degli -ultimi giorni, — religione che, adottata non solo in America, ma in -Inghilterra, in Scandinavia, in Germania, annovera tra’ suoi fedeli -degli artigiani ed anco molte persone che esercitano professioni -liberali; come una colonia fu fondata nell’Ohio; come un tempio venne -innalzato al prezzo di duecentomila dollari e una città edificata a -Kirkland; come Smith diventò un audace banchiere e ricevette da un -semplice espositore di mummie un papiro contenente una narrazione -scritta dalla mano d’Abramo ed altri celebri Egiziani.„ - -Questa narrazione diventando lunghetta, le file dell’uditorio si -diradarono ancora, e il pubblico rimase composto di non più di una -ventina di persone. - -Ma l’elder, senz’affliggersi di questa diserzione, raccontò con molti -particolari “come qualmente Joe Smith fece bancarotta nel 1837; come -qualmente i suoi azionisti rovinati lo intonacarono di pece e lo -rotolarono nelle penne; come qualmente lo si ritrovò, più onorevole ed -onorato che mai, parecchi anni dopo, a Indipendenza, nel Missurì, e -capo di una comunità fiorente, che annoverava nientemeno che tremila -discepoli, e come allora perseguitato dall’odio dei gentili, dovette -fuggire nel Far-West (estremo occidente) americano.„ - -Dieci uditori erano ancora presenti, e tra essi l’onesto Gambalesta -che ascoltava tutt’orecchi. Per tal modo egli venne a sapere come, -dopo lunghe persecuzioni, Smith ricomparve nell’Illinese, e fondò nel -1839, sulle sponde del Mississippì, Nauvoo la-Bella, la cui popolazione -ascese sino a venticinquemila anime; come Smith ne divenne il sindaco, -il giudice supremo e il generale in capo; come nel 1843, egli propose -la sua candidatura alla presidenza degli Stati Uniti, e come infine, -attirato in un agguato, a Cartagine, egli fu gettato in prigione ed -assassinato da una banda di uomini mascherati. - -In questo momento Gambalesta era assolutamente solo nel vagone, e -l’elder guardandolo in faccia, affascinandolo con le sue parole, gli -ricordò che due anni dopo l’assassinio di Smyth, il suo successore, -il profeta inspirato, Brigham Young, abbandonando Nauvoo, andò a -stabilirsi sulle rive del Lago Salato, e che sopra quell’ammirabile -territorio, in mezzo a quella contrada fertile, sulla strada degli -emigranti che attraversavano l’Utah per recarsi in California, la nuova -colonia, mercè i principii poligami del Mormonismo, prese un’estensione -enorme. - -“Ed ecco, soggiunse William Hitch, ecco perchè la gelosia del Congresso -si è sfogata contro di noi! ecco perchè i soldati dell’Unione hanno -calpestato il suolo dell’Utah! ecco perchè il nostro capo, il profeta -Brigham Young, venne incarcerato contro ogni giustizia! Cederemo -noi alla forza? Mai! Scacciati dal Vermont, scacciati dall’Illinese, -scacciati dall’Ohio, scacciati dal Missuri, scacciati dall’Utah, noi -troveremo ancora qualche territorio indipendente nel quale pianteremo -le nostre tende. — E voi, mio fedele, soggiunse l’elder fissando sul -suo unico uditore degli sguardi corrucciati, pianterete voi la vostra -all’ombra della nostra bandiera? - -— No,„ rispose bravamente Gambalesta, che scappò via alla sua volta, -lasciando l’energumeno a predicare nel deserto. - -Ma, durante la conferenza, il treno aveva camminato rapidamente, -e verso mezz’ora dopo mezzodì, toccava il Gran Lago Salato, alla -sua punta nord-ovest. Da lì si poteva abbracciare, sopra un vasto -perimetro, l’aspetto di quel mare interno, che porta esso pure il -nome di Mar Morto, nel quale si gitta un Giordano d’America. Lago -ammirabile, incorniciato da belle roccie selvaggie, a larghe basi -incrostate di sale bianco, stupendo bacino d’acqua che copriva in -passato uno spazio più vasto, ma col tempo, le sue sponde, emergendo a -poco a poco, ridussero la sua superficie, accrescendone la profondità. - -Il Lago Salato, lungo circa settanta miglia e largo trentacinque, -è situato a tre miglia e ottocento piedi al disopra del livello del -mare. Affatto diverso dal Lago Asfaltide, la cui depressione accusa -milleduecento piedi al disotto, la sua salsedine è considerevole, e le -sue acque tengono in dissoluzione il quarto del loro peso di materia -solida. Il loro peso specifico è di 1170, quello dell’acqua distillata -essendo 1000. Perciò i pesci non vi possono vivere. Quelli che vi -sono gettati dal Giordano, dal Weber e da altri _creeks_, vi periscono -presto; ma non è vero che la densità delle acque del Lago Salato sia -tale che un uomo non vi si possa tuffare. - -Intorno al lago la campagna era ammirabilmente coltivata, perchè i -Mormoni se ne intendono nei lavori della terra; _ranchos_ o _corrals_ -(specie di recinti) per gli animali domestici, campi di frumento, -di granoturco, di sorgo, praterie lussureggianti, dovunque siepi di -rosai selvatici, gruppi di acacie e di euforbie, tale sarebbe stato -l’aspetto di quella contrada sei mesi più tardi, ma in quel momento -il suolo scompariva sotto un sottile strato di neve che lo incipriava -leggermente. - -Alle due i viaggiatori scendevano alla stazione di Ogden. Siccome il -treno non doveva ripartire che alle sei, il signor Fogg, mistress Auda -e i loro due compagni avevano il tempo di recarsi alla Città dei Santi -pel piccolo tronco che si stacca dalla stazione di Ogden. - -Due ore bastavano a visitare quella città affatto americana, e come -tale, edificata sul modello di tutte le città dell’Unione, — vaste -scacchiere a lunghe linee fredde, con “la tristezza lugubre degli -angoli retti,„ secondo l’espressione di Vittor Hugo. Il fondatore della -Città dei Santi non poteva sottrarsi a quel bisogno di simmetria che -distingue gli anglossassoni. In quel singolare paese, dove gli uomini -non sono certamente all’altezza delle istituzioni, tutto si fa con la -squadra alla mano, le città, le case e le stoltezze. - -Alle tre, i viaggiatori passeggiavano dunque per le strade della città, -edificata tra la riva del Giordano e le prime ondulazioni dei monti -Wahsatch. Essi vi notarono poco o punto chiese; ma come monumenti, -la casa del profeta, la _Court house_ (palazzo dei Tribunali) e -l’arsenale; indi, case di mattoni azzurrastri con verande e portici, -circondate da giardini, fiancheggiate da acacie, da palmizi e da -carrubbi. Un muro di argilla e di ciottoli, costruito nel 1853, cingeva -la città. Nella via principale, dove si tiene il mercato, si ergevano -alcuni palazzi adorni di bandiere, e fra gli altri, _Lake-Salt-house_ -(palazzo di città). - -Il signor Fogg e i suoi compagni non trovarono la città molto popolata. -Le strade erano quasi deserte, ad eccezione della parte del Tempio, -ove non giunsero se non dopo aver attraversato parecchi quartieri -circondati da palizzate. Le donne erano in buon numero, il che dipende -dalla composizione singolare delle famiglie mormone. Non bisogna -credere però che tutti i Mormoni siano poligami. Non c’è obbligo, ma -sono le cittadine di Utah che aspirano specialmente ad essere sposate, -poichè, secondo la religione del paese, il cielo mormone non ammette al -possedimento delle sue beatitudini i celibi del sesso femminile. Quelle -povere creature non parevano nè agiate nè felici. Talune, le più ricche -senza dubbio, portavano una giacchetta di seta nera aperta alla vita, -sotto un cappuccio od uno scialle molto modesto. Le altre erano vestite -semplicemente di tela. - -Gambalesta, lui, nella sua qualità di giovane di convinzioni, non -guardava senza un certo spavento quelle Mormone incaricate di fare, -in molte, la felicità di un solo Mormone. Nel suo buon senso, egli -compiangeva sopratutto il marito. Gli pareva terribile cosa avere a -guidare tante signore alla volta tramezzo alle vicissitudini della -vita, condurle così in frotta sino al paradiso mormone, con la -prospettiva di ritrovarvele per l’eternità in compagnia del glorioso -Smyth, che doveva formar l’ornamento di quel luogo di delizie. -Decisamente egli non si sentiva la vocazione, e trovava, — forse con un -po’ d’illusione — che le cittadine di Great-Lake-City lanciavano sulla -sua persona degli sguardi un po’ inquietanti. - -Fortunatamente il suo soggiorno nella Città dei Santi non doveva -prolungarsi. Alle quattro meno qualche minuto i viaggiatori si -ritrovavano alla stazione e ripigliavano posto nei loro vagoni. - -Il fischio si fece udire, ma al momento che le ruote motrici della -locomotiva, pattinando sulle rotaie, cominciavano ad imprimere al treno -una certa velocità, si udirono grida di “Fermate! fermate!„ - -Non si ferma un treno in cammino. Il gentleman, che proferiva queste -grida, era evidentemente un Mormone in ritardo. Egli correva a -precipizio. Fortunatamente per lui, la stazione non aveva nè porte -nè barriere. Egli si slanciò dunque sulla via, saltò sulla predella -dell’ultima carrozza, e cadde anelante sopra un sedile del vagone. - -Gambalesta, che aveva seguito con emozione gl’incidenti di quella -ginnastica, sen venne a contemplare il ritardatario, al quale -s’interessò vivamente, quando venne a sapere che quel cittadino -dell’Utah erasi così dato alla fuga per mettere fine ad una scenetta di -famiglia. - -Allorchè il Mormone ebbe ripreso fiato, Gambalesta si arrischiò a -chiedergli garbatamente quante mogli avesse, — al modo in cui aveva -preso il largo, gliene supponeva una ventina almeno. - -“Una, signore! rispose il Mormone alzando le braccia al cielo, una ed -era abbastanza!„ - - - - -CAPITOLO XXVIII. - -Nel quale Gambalesta non riesce a far intendere il linguaggio della -ragione. - - -Il treno, lasciando Great-Salt-Lake e la stazione di Ogden, salì -durante un’ora verso il nord, sino a Veber-River, avendo percorso -novecento miglia all’incirca da S. Francisco. Da quel punto in avanti, -esso ripigliò la direzione dell’est tramezzo ai massi accidentati -dei monti Wahsatch. Precisamente in questa parte del territorio -compresa tra le dette montagne e le Montagne Rocciose propriamente -dette, gl’ingegneri americani si trovarono alle prese con le più -serie difficoltà. Perciò in quel tratto la sovvenzione del governo -dell’Unione ascese a quarantottomila dollari per miglio, mentre non -era che di sedicimila dollari in pianura, ma gli ingegneri, come fu -già detto, non violentarono la natura, giuocarono con lei d’astuzia, -girando le difficoltà, e per arrivare al gran bacino, una sola -galleria, lunga quattordicimila piedi, venne scavata in tutta la -lunghezza del _rail-road_. - -Gli era appunto al Lago Salato che il tracciato aveva raggiunto il -sommo dell’altezza. Da questo punto, il suo profilo descriveva una -curva molto allungata, abbassandosi verso la valle del Bitter-Creek, -per risalire sino al punto di divisione delle acque tra l’Atlantico e -il Pacifico. I rii erano in buon numero in quell’alpestre regione. Fu -mestieri valicare sopra dei ponticelli il Muddy, il Green ed altri. -Gambalesta diveniva più impaziente mano mano che s’avvicinava alla -meta. Anche Fix, alla sua volta, avrebbe voluto essere già uscito -da quella difficile contrada; egli temeva i ritardi, paventava gli -accidenti, ed aveva più fretta dello stesso Phileas Fogg di porre il -piede sulla terra inglese. - -Alle dieci di sera il treno si fermava alla stazione di Fort-Bridger, -che lasciò quasi subito, e venti miglia più lontano, entrava nello -Stato di Wyming — l’antico Dakota, — seguendo tutta la valle di -Bitter-Creek, dove scorre una parte delle acque che formano il sistema -idrografico del Colorado. - -La domane, 7 dicembre, ci fu un quarto d’ora di fermata alla -stazione di Green-River. La neve era caduta durante la notte molto -abbondantemente, ma, mista alla pioggia, mezzo liquefatta, non poteva -impacciare il cammino del treno. Tuttavia quel cattivo tempo non -mancò d’inquietare Gambalesta, poichè l’accumulamento delle nevi, -impastoiando le ruote dei vagoni, avrebbe certamente compromesso il -viaggio. - -— Affè, che idea, diceva tra sè, ebbe mai il mio padrone di viaggiare -durante l’inverno! Non poteva mo’ aspettare la bella stagione per -aumentare le probabilità a suo favore? - -Ma in quella che l’onesto giovane non si preoccupava che dello -stato del cielo e dell’abbassamento della temperatura, mistress Auda -risentiva timori più vivi, che provenivano da un’altra causa. - -Infatti alcuni viaggiatori erano scesi dai loro vagoni, e passeggiavano -sulla spianata della stazione di Green-River, aspettando la partenza -del treno. Ora, attraverso il cristallo, la giovane signora riconobbe -in uno d’essi il colonnello Stamp Proctor, quell’americano che si -era condotto tanto villanamente rispetto a Phileas Fogg dorante il -_meeting_ di San Francisco. Mistress Auda, non volendo esser vista, si -ripiegò indietro. - -Questa circostanza impressionò vivamente la giovane donna. Essa -erasi affezionata all’uomo che le dava ogni giorno, per freddamente -che fosse, delle prove di assoluta devozione. Ella non comprendeva, -senza dubbio, tutta la profondità del sentimento che le ispirava il -suo salvatore, ed a questo sentimento ella non dava fin allora che -il nome di riconoscenza, ma a sua insaputa, c’era più di questo. -Cosicchè il suo cuore ebbe come una stretta quando ella riconobbe il -grossolano personaggio al quale il signor Fogg voleva presto o tardi -domandar ragione della sua condotta. Evidentemente era il puro caso -che aveva tratto in quel treno il colonnello Proctor, ma egli c’era, e -bisognava impedire a qualunque costo che Phileas Fogg scorgesse il suo -avversario. - -Mistress Auda, allorchè il treno si fu riposto in cammino, approfittò -d’un momento che il signor Fogg sonnecchiava, per porre Fix e -Gambalesta al corrente della situazione. - -— Quel Proctor nel treno! esclamò Fix. Ebbene rassicuratevi, signora, -prima d’aver a che fare col signor Fogg, egli avrà da farla con me! -E mi pare che in tutto ciò sono ancor io che ho ricevuto i più gravi -insulti. - -— E poi, aggiunse Gambalesta, m’incarico io di lui, per colonnello -ch’e’ sia. - -— Signor Fix, ripigliò mistress Auda, il signor Fogg non lascierà a -nessuno la cura di vendicarlo. Egli è uomo, l’ha detto, da ritornare -apposta in America per rintracciare quell’insultatore. Se dunque vede -il colonnello Proctor, noi non potremo impedire uno scontro, che può -produrre deplorevoli risultati. Quel che importa è che non lo veda. - -— Avete ragione, signora, rispose Fix, uno scontro potrebbe perder -tutto. Vincitore o vinto, il signor Fogg sarebbe posto in ritardo, -e.... - -— E, soggiunse Gambalesta, ciò là darebbe vinta ai gentleman del -Reform-Club. Fra quattro giorni noi saremo a Nuova York! Ebbene, se -durante quattro giorni il mio padrone non lascia il suo vagone, si può -sperare che il caso non lo metta faccia a faccia con quel maledetto -americano, che Dio confonda! Ora sapremo ben noi impedirlo.... - -La conversazione fu sospesa. Il signor Fogg si era risvegliato, e -guardava la campagna attraverso al cristallo macchiettato di neve. Ma, -più tardi, e senza essere udito dal suo padrone, nè da mistress Auda, -Gambalesta disse all’ispettore di polizia: - -— Vi battereste poi veramente per lui? - -— Farò tutto per ricondurlo vivo in Europa! rispose semplicemente Fix, -con un accento che dinotava una volontà implacabile. - -Gambalesta sentì come un fremito corrergli pel corpo, ma le sue -convinzioni a riguardo del suo padrone non cedettero. - -Ed ora eravi un mezzo qualunque per trattenere il signor Fogg in quello -scompartimento onde prevenire ogni incontro tra il colonnello e lui? -Ciò non poteva essere difficile, chè il gentleman era d’indole poco -irrequieta e poco curiosa. Ad ogni modo, Fix credette aver trovato -cotesto mezzo, poichè, da lì a pochi istanti, egli disse a Phileas -Fogg: - -— Come sono lunghe e lente, o signore, le ore che si passano in -ferrovia! - -— Infatti, rispose il gentleman, ma passano. - -— A bordo dei piroscafi, ripigliò l’ispettore, voi avevate l’abitudine -di fare il vostro _whist_? - -— Sì, rispose Phileas Fogg, ma qui sarebbe difficile. Non ho nè carte -nè compagni. - -— Oh! le carte troveremo certamente da comperarle. Si vende di tutto -nei vagoni americani. Quanto ai compagni, se per caso, signora.... - -— Certamente, signore, rispose vivamente la giovane donna, io conosco -il _whist_. Ciò fa parte dell’educazione inglese. - -— Ed io, ripigliò Fix, ho qualche pretesa a cotesto giuoco. Dunque -potremo giocare in tre col morto.... - -— Come volete, signore, rispose Phileas Fogg, contentissimo di tornare -al suo giuoco favorito, anco in ferrovia. - -Gambalesta fu spedito alla ricerca dello _steward_, e ritornò subito -con due mazzi completi, marche, gettoni e una tavoletta coperta di -panno. Non ci mancava nulla. Il giuoco incominciò. Mistress Auda -conosceva discretamente il whist e ricevette anzi dei complimenti dal -severo _Phileas_ Fogg. Quanto all’ispettore, egli era di primissima -forza, e degno di tener testa al gentleman. - -— Ora, disse tra sè Gambalesta, lo teniamo. Non si moverà più! - -Alle undici del mattino, il treno era giunto al punto di spartizione -delle acque dei due oceani. Era a Passe-Bridger, ad un’altezza di -settemila cinquecentoventiquattro piedi inglesi al disopra del livello -del mare, uno dei punti più alti toccati dal profilo del tracciato in -quel passaggio attraverso le Montagne Rocciose. Ancora duecento miglia -circa, e i viaggiatori si troverebbero finalmente su quelle lunghe -pianure che si estendono fino all’Atlantico, e che la natura rendeva -così propizie alla costruzione di una strada ferrata. - -Sul versante del bacino atlantico si vedevano già i primi rii affluenti -o subaffluenti del North-Platte-River. Tutto l’orizzonte del nord e -dell’est era coperto da un’immensa cortina semicircolare, che forma -la porzione settentrionale dei Rocky-Mountains, dominata dal picco -di Laramia. Tra quest’incurvatura e la linea di ferro si estendevano -vaste pianure, largamente irrigate. Sulla destra del _rail-road_ si -addossavano le prime salite del masso montagnoso che s’arrotonda al sud -sino alle sorgenti del fiume dell’Arkansas, uno dei grandi tributarii -del Missurì. - -Mezz’ora dopo mezzodì, i viaggiatori intravedevano per un istante -il forte Halleck che domina quella contrada. Ancora poche ore, e la -traversata delle Montagne Rocciose sarebbe compiuta. Si poteva dunque -sperare che nessun accidente segnalerebbe il passaggio del treno, -traverso quella difficile regione. La neve aveva cessato di cadere. Il -tempo si metteva al freddo asciutto. I grandi uccelli, spaventati dalla -locomotiva, fuggivano lontano. Nessuna belva, orso nè lupo, si mostrava -sul piano. Era il deserto nella sua immensa nudità. - -Dopo una buona colazione, servita sullo stesso vagone, il signor Fogg -e i suoi compagni si erano rimessi al loro interminabile _whist_, -allorchè violenti fischi colpirono il loro orecchio. Il treno si fermò. - -Gambalesta cacciò la testa dallo sportello, e non vide nulla che -motivasse quella fermata. Nessuna stazione era in vista. - -Mistress Auda e Fix poterono temere per un istante che il signor Fogg -pensasse di scendere sulla strada. Ma il gentleman si contentò di dire -al suo servo: - -— Guardate un po’ che c’è. - -Gambalesta si slanciò fuori del vagone. Una quarantina di viaggiatori -avevano già lasciato il loro vagone, e tra essi, il colonnello Stamp -Proctor. - -Il treno era giunto dinanzi ad un disco girato al rosso che chiudeva -la strada. Il macchinista e il conduttore essendo discesi, discutevano -con qualche vivacità con un cantoniere, che il capostazione di Medicine -Bow, la stazione vicina, aveva mandato incontro al treno. Alcuni -viaggiatori si erano accostati e pigliavano parte alla discussione, -— fra gli altri il suddetto colonnello Proctor, col suo linguaggio -altiero e i suoi gesti imperiosi. - -Gambalesta avendo raggiunto il crocchio, udì il cantoniere che diceva: - -— Non c’è mezzo di passare. Il ponte di Medicine-Bow è guasto, e non -sosterrebbe il peso del treno. - -Il ponte di cui si trattava, era un ponte sospeso, gettato sopra una -cascata, a un miglio dal luogo ove il convoglio si era fermato. Al -dire del cantoniere, essa minacciava rovina, parecchi dei fili erano -spezzati, ed era impossibile arrischiarne il passaggio. Il cantoniere -non esagerava dunque in alcun modo affermando che non si poteva -passare. E del rimanente, con le abitudini audaci degli Americani, si -può dire che quando si mettono essi ad essere prudenti, sarebbe una -vera pazzia il non esserlo. - -Gambalesta, non osando andare a prevenire il suo padrone, ascoltava a -denti stretti, immobile come una statua. - -— Oh che! esclamò il colonnello Proctor, non staremo qui, m’immagino, a -piantar radice nella neve? - -— Colonnello, rispose il conduttore, si è telegrafato alla stazione -di Omaha per chiedere un treno, ma non è probabile che giunga a -Medicine-Bow prima di sei ore. - -— Sei ore! esclamò Gambalesta. - -— Sicuramente, rispose il conduttore. Del resto, questo tempo ci sarà -necessario per portarci a piedi alla stazione. - -— Come! se non è che ad un miglio da noi, disse uno dei viaggiatori. - -— Un miglio, sì, ma dall’altro lato del fiume. - -— E questo fiume non lo si può traghettare in battello? chiese il -colonnello. - -— Impossibile. Il _creek_ è ingrossato dalle pioggie. È una rapida, e -saremo costretti di fare un giro di dieci miglia al nord per trovare un -guado. - -Il colonnello lanciò un bordata di bestemmie, pigliandosela con la -compagnia, pigliandosela col conduttore, e Gambalesta furente, non era -lontano dal fare coro con lui. C’era qui un ostacolo materiale contro -il quale fallirebbero, stavolta, tutte le banconote del suo padrone. - -Inoltre il rammarico era generale tra i viaggiatori, che, senza contare -il ritardo, si vedevano costretti a fare una quindicina di miglia -attraverso la pianura coperta di neve. Da qui un inferno di grida, di -esclamazioni che avrebbero certamente attirato l’attenzione di Phileas -Fogg, se questo gentleman non fosse stato assorto dal gioco. - -Però Gambalesta si trovava nella necessità di prevenirlo, ed a testa -bassa, egli si dirigeva verso il vagone, quando il macchinista del -treno, — un vero _yankee_, chiamato Forster, — alzando la voce disse: - -“Signori, ci sarebbe forse un mezzo di passare. - -— Sul ponte? chiese un viaggiatore. - -— Sul ponte. - -— Col nostro treno! domandò il colonnello. - -— Col nostro treno.„ - -Gambalesta si era fermato, e divorava con gli occhi le parole del -macchinista. - -“Ma il ponte minaccia rovina! ripigliò il conduttore. - -— Non monta, rispose Forster. Io credo che lanciando il treno col suo -_maximum_ di velocità, si avrebbero delle probabilità di passare. - -— Diavolo!„ fece Gambalesta. - -Ma un certo numero di viaggiatori era stato immediatamente sedotto -dalla proposta. La piaceva specialmente al colonnello Proctor. Questo -rompicollo trovava la cosa fattibilissima. Egli ricordò anzi che certi -ingegneri avevano avuto l’idea di passare i fiumi “senza ponte„ con -dei treni rigidi lanciati a tutta celerità, ecc. E, in fine dei nodi, -tutti gli interessati nella questione si schierarono col parere del -macchinista. - -“Abbiamo cinquanta probabilità di passare, diceva uno. - -— Sessanta, diceva l’altro. - -— Ottanta!... novanta su cento!„ - -Gambalesta era sbalordito, quantunque fosse pronto a tentar tutto per -operare il passaggio del Medicine-creek; ma il tentativo gli pareva un -po’ troppo “americano.„ - -“Sì, pensò egli, ma c’è un’altra cosa molto più semplice da fare, e -questa gente non se la sogna neppure!... Signore, diss’egli a uno -dei viaggiatori, il mezzo proposto dal macchinista mi pare un po’ -arrischiato, ma.... - -— Ottanta probabilità! rispose il viaggiatore, voltandogli le spalle. - -— So bene, rispose Gambalesta rivolgendosi ad un altro gentleman, ma -una semplice riflessione.... - -— Che riflessioni! è inutile! rispose l’Americano interpellato -scrollando le spalle, giacchè il macchinista assicura che si passerà! - -— Non c’è dubbio, ripigliò Gambalesta, si passerà, ma sarebbe forse più -prudente.... - -— Che! Che prudente! esclamò il colonnello Proctor, che questa parola, -udita a caso, fece scattare. A grande velocità! La capite? A grande -velocità! - -— So... capisco... ripeteva Gambalesta, cui nessuno lasciava terminare -la sua frase, ma pare sarebbe, se non più prudente, giacchè la parola -vi scotta, almeno più naturale.... - -— Chi? che? cosa? Vada a contarla ad altri col suo naturale!...„ si -gridava da tutte le parti. - -Il poveraccio non sapeva più da chi farsi ascoltare. - -“Avete forse paura? gli domandò il colonnello Proctor. - -— Io paura! esclamò Gambalesta. Ebbene, sia! Farò vedere a questi -signori che un Francese può essere tanto Americano quanto loro! - -— In vettura! in vettura! gridava il conduttore. - -— Sì! in vettura, ripeteva Gambalesta, in vettura! E subito! Ma io -crederò sempre che sarebbe stato più naturale di farci prima passare a -piedi su questo ponte, noi altri viaggiatori, e il treno poi!... - -Ma nessuno udì questa saggia riflessione, e nessuno avrebbe voluto -riconoscerne la giustezza. - -I viaggiatori erano ricollocati nel loro vagone. Gambalesta ripigliò il -suo posto, senza dir nulla di ciò che era accaduto. I giuocatori erano -tutti assorti nel _whist_. - -La locomotiva fischiò vigorosamente. Il macchinista, rovesciando -il vapore, ricondusse il suo treno indietro, per circa un miglio, — -rinculando come un saltatore che vuol prendere lo slancio. - -Indi, ad un secondo fischio, il cammino in avanti ricominciò, poi si -accelerò; in breve la velocità divenne spaventevole; non si sentiva -altro che un solo nitrito uscente dalla locomotiva; gli stantuffi -battevano venti colpi al secondo; le assi delle ruote fumavano nelle -scatole del grasso. Si sentiva, per così dire, che tutt’intero il -treno, camminando con una rapidità di cento miglia all’ora, non pesava -più sulle rotaie. La velocità mangiava la gravitazione. - -E si passò! E fu come un lampo. Non si vide nulla del ponte. Il -convoglio saltò, si può proprio dirlo, da una sponda all’altra, e il -macchinista non riescì a fermare la sua macchina furibonda che a cinque -miglia al di là della stazione. - -Ma appena il treno ebbe varcato il fiume, il ponte, definitivamente -rovinato, s’inabissava con fracasso nelle acque di Medicine-Bow. - - - - -CAPITOLO XXIX. - -Nel quale si narrano cose che capitano unicamente sulle ferrovie -americane. - - -La sera stessa, il treno proseguiva la sua strada senza ostacoli, -oltrepassava il forte Sanders, valicava il passo di Cheyenne e giungeva -al passo di Evans. In questo luogo, il _rail-road_ arrivava al più -alto punto della strada, cioè ottomila novantun piedi sopra il livello -dell’Oceano. I viaggiatori non avevano ora che a discendere sino -all’Atlantico su quelle pianure sconfinate, livellate dalla natura. - -Ivi si trovava sul _grand-trunk_, la diramazione di Denver-city, la -principale città del Colorado. Questo territorio è ricco in miniere -d’oro e d’argento, e più di cinquantamila abitanti vi hanno già fissato -la loro dimora. - -In quel momento, milletrecentottantadue miglia erano state fatte da San -Francisco, in tre giorni e tre notti. Quattro giorni e quattro notti, -secondo ogni previsione, dovevano bastare per arrivare a Nuova York. -Phileas Fogg si manteneva dunque nei termini regolamentari. - -Durante la notte si lasciò sulla sinistra il campo Walbah. Il -Lodge-pole-creek scorreva parallelamente alla strada, seguendo la -frontiera rettilinea comune agli Stati del Wyoming e del Colorado. Alle -undici, si entrava nel Nebraska, si passava presso al Sedgwick, e si -toccava Julesburgh, situato sul braccio sud del fiume Platte. - -Fu a questo punto che si fece l’inaugurazione -dell’_Union-Pacific-road_, il 23 ottobre 1867, e di cui ingegnere -in capo fu il generale J. M. Dodge. Qui si fermarono le due potenti -locomotive, rimorchianti i nove vagoni degl’invitati, nel numero dei -quali figurava il vice presidente, Thomas C. Durant; qui rintronarono -le acclamazioni; qui i Siù e i Pawnies diedero lo spettacolo di una -piccola guerra indiana; qui i fuochi d’artificio scoppiettarono; -qui infine si pubblicò, col mezzo di una stamperia portatile, il -primo numero del giornale _Railway-Pioneer_. Così venne celebrata -l’inaugurazione di questa grande ferrovia, strumento di progresso e di -civiltà, gettata attraverso al deserto e destinata a collegare fra loro -città e città che non esistevano ancora. Il fischio della locomotiva, -più potente della lira di Anfione, le avrebbe presto fatte sorgere dal -suolo americano. - -Alle otto del mattino il forte Mac-Person era lasciato indietro. -Trecentocinquantasette miglia separano questo punto da Omaha. La strada -ferrata seguiva, sulla sponda sinistra, le capricciose sinuosità del -braccio sud di Platte-river. Alle nove si giungeva all’importante -città di North-Platte, edificata tra questi due bracci del gran corso -d’acqua, che si ricongiungono intorno ad essa per non più formare che -una sola arteria, — affluente considerevole le cui acque si confondono -con quelle del Missurì, un po’ al disopra di Omaha. - -Il centesimoprimo meridiano era sorpassato. - -Il signor Fogg e i suoi compagni avevano ripreso il loro gioco. Nessun -di loro si lamentava della lunghezza della strada, — neanco il morto. -Fix aveva incominciato col guadagnare alcune ghinee, che era avviato -a riperdere, ma si mostrava non meno appassionato del signor Fogg. -Durante quella mattina, la fortuna arrise singolarmente al nostro -gentleman. I trionfi e gli onori piovevano nelle sue mani. A un certo -momento, dopo aver combinato un colpo audace, egli si preparava a -giuocar picche, quando, dietro al sedile si udì una voce che diceva: - -“Io giuocherei quadri....„ - -Il signor Fogg, mistress Auda, Fix, alzarono la testa. Il colonnello -Proctor era vicino a loro. - -Stamp Proctor e Phileas Fogg si riconobbero a prima vista. - -“Ah! siete voi, signor Inglese, esclamò il colonnello, siete voi che -volete giocar picche! - -— E che le gioco, rispose freddamente Phileas Fogg, gettando un dieci -di questo colore. - -— Ebbene a me piace che sia quadri,„ replicò il colonnello con voce -irritata. - -E fece un gesto per afferrare la carta giuocata, soggiungendo: - -“Voi non ci capite nulla a questo gioco. - -— Forse sarò più abile di un altro, disse Phileas Fogg alzandosi. - -— Dipende soltanto da voi di provarvici, figlio di John Bull!„ replicò -il rozzo personaggio. - -Mistress Auda era diventata pallida. Tutto il sangue le affluiva al -cuore. Ella aveva afferrato il braccio di Phileas Fogg, che la respinse -dolcemente. Gambalesta era pronto a scagliarsi contro l’Americano, che -guardava il suo avversario con aria più che mai insultante. Ma Fix si -era alzato e, affrontando il colonnello Proctor, gli disse: - -“Voi dimenticate che sono io con cui avete a che fare, signore, io che -avete non solo ingiurato, ma percosso! - -— Signor Fix, disse il signor Fogg, vi chiedo perdono, ma la faccenda -riguarda me solo. Pretendendo che avevo torto di giocar picche, il -colonnello mi ha fatto una nuova ingiuria, e me ne renderà ragione. - -— Quando vorrete e dove vorrete, rispose l’Americano, ed all’arma che -vi piacerà!„ - -Mistress Auda tentò invano di contenere il signor Fogg. L’ispettore -tentò inutilmente di riappiccare il diverbio per conto suo. Gambalesta -voleva gettare il colonnello dallo sportello, ma un cenno del suo -padrone lo fermò. Phileas Fogg lasciò il vagone, e l’Americano lo seguì -sul passatoio. - -“Signore, disse il signor Fogg al suo avversario, ho molta fretta -di tornare in Europa, e un ritardo qualunque pregiudicherebbe i miei -interessi. - -— E che importa a me? rispose il colonnello Proctor. - -— Signore, ripigliò con molta garbatezza il signor Fogg, dopo il nostro -incontro a San Francisco, io avevo formato il progetto di venirvi -a trovare in America, non appena avessi sbrigato gli affari che mi -chiamano sul continente antico. - -— Davvero? - -— Volete darmi convegno fra sei mesi? - -— Perchè non fra sei anni? - -— Io dico sei mesi, rispose garbatamente il signor Fogg, e sarò esatto -al convegno. - -— Scappatoie, signor mio! esclamò Stamp Proctor. Subito o non più. - -— Sia, rispose il signor Fogg. Andate a Nuova York? - -— No. - -— A Chicago? - -— No. - -— A Omaha? - -— Poco v’importa! Conoscete Plum-Creek? - -— No, rispose il signor Fogg. - -— È la stazione prossima. Il treno vi sarà fra un’ora. Vi si arresterà -dieci minuti. In dieci minuti si possono scambiare alcuni colpi di -revolver. - -— Sia, rispose il signor Fogg. Mi fermerò a Plum-Creek. - -— Io credo anzi che vi rimarrete! aggiunse l’Americano con insolenza -senza pari. - -— Chi sa, signore!„ rispose Fogg, e rientrò nel suo vagone freddo come -il solito. - -Qui, il gentleman incominciò col rassicurare mistress Auda, dicendo -che i fanfaroni non sono mai da temere. Indi pregò Fix di fargli da -testimonio nello scontro che stava per aver luogo. Fix non poteva -rifiutare, e Phileas Fogg ripigliò tranquillamente il suo giuoco -interrotto, giocando picche con calma perfetta. - -Alle undici, il fischio della locomotiva annunciò l’appressarsi della -stazione di Plum-Creek. Il signor Fogg si alzò, e, seguito da Fix, si -recò sul passatoio. Gambalesta lo accompagnava, portando un paio di -revolver. Mistress Auda era rimasta nel vagone, pallida come una morta. - -In quella, la porta dell’altro vagone si aprì, e il colonnello Proctor -apparve parimente sul passatoio seguito dal suo testimone, un Yankee -della sua tempra. Ma al momento che i due avversari stavano per -scendere sulla strada, il conduttore accorse e gridò: - -“Non si scende, signori. - -— E perchè? domandò il colonnello. - -— Abbiamo venti minuti di ritardo, e il treno non si ferma. - -— Ma io devo battermi col signore. - -— Me ne incresce, rispose l’impiegato; ma si parte immediatamente. Ecco -la campana che suona!„ - -La campana suonava difatti, e il treno si pose subito in cammino. - -“Sono veramente desolato, signori, disse allora il conduttore. In -qualunque altra circostanza vi avrei servito volentieri. — Ma, alla fin -fine, giacchè non avete avuto tempo di battervi qui, chi v’impedisce di -battervi strada facendo? - -— Ciò non garberà forse al signore! disse il colonnello con aria -beffarda. - -— Mi garba invece perfettamente, rispose Phileas Fogg. - -— Via, pensò Gambalesta, decisamente siamo in America! e il conduttore -del treno è un gentleman del fior fiore!„ - -E in così dire egli seguì il suo padrone. - -I due avversarii e i loro testimoni, preceduti dal conduttore, si -recarono, passando da un vagone all’altro, alla coda del treno. -L’ultimo vagone non era occupato che da una decina di viaggiatori. -Il conduttore chiese loro se volevano compiacersi, per pochi istanti, -di lasciar libero il passo ai due gentleman che avevano una questione -d’onore da sbrigare. - -Figurarsi! I viaggiatori erano troppo felici di poter essere gentili -verso i due gentlemen, e si ritirarono sui passatoi. - -Quel vagone, lungo una cinquantina di piedi, pareva fatto apposta per -la circostanza. I due avversari potevano camminare un contro l’altro -tra i sedili ed archibugiarsi a gusto loro. Non vi fu mai duello più -facile da regolare. Il signor Fogg ed il colonnello Proctor, muniti -ciascuno di due revolver a sei colpi, entrarono nel vagone. I due -testimonii, rimasti al di fuori, ve li rinchiusero. Al primo fischio -della locomotiva, essi dovevano cominciare il fuoco.... Indi, dopo un -lasso di dieci minuti, si ritirerebbe dal vagone ciò che resterebbe dei -due gentlemen. - -Nulla di più semplice, in verità. Era anzi così semplice, che Fix e -Gambalesta sentivano il loro cuore palpitare in modo da spezzarsi. - -Si aspettava dunque il fischio convenuto, quando a un tratto si udirono -grida selvagge; delle detonazioni le accompagnarono, ma non uscivano -dal vagone riservato ai duellanti. Quelle detonazioni si prolungavano, -per contrario, sino alla testa o su tutta la linea del treno. Grida di -spavento si facevano udire dall’interno del convoglio. - -Il colonnello Proctor ed il signor Fogg, coi revolver in pugno, -uscirono tosto dal vagone e si precipitarono verso la testa del -convoglio, ove rintronavano fragorosamente le detonazioni e i gridi. - -Essi avevano compreso che il treno era assalito da una banda di Siù. - -Questi arditi Indiani non facevano così le loro prime armi, chè già più -d’una volta essi avevano fermato i convogli. Secondo le loro abitudini, -senz’aspettare la fermata del treno, slanciandosi sui marciapiedi in -numero di un centinaio, essi avevano dato la scalata ai vagoni, come fa -un _clown_ con un cavallo al galoppo. - -Quei Siù erano muniti di fucili. Da qui le detonazioni, alle quali i -viaggiatori, quasi tutti armati, rispondevano con colpi di revolver. -A tutta prima, gli Indiani si erano precipitati sulla macchina. Il -macchinista e il fuochista erano stati mezzo accoppati a colpi di -mazza. Un capo Siù, volendo fermare il treno, ma non sapendo manovrare -il manubrio del regolatore, aveva aperto largamente l’introduzione del -vapore invece di chiuderla, e la locomotiva, mossa a furia, correva con -una celerità spaventevole. - -In pari tempo, i Siù avevan invaso i vagoni, correvano come tante -scimmie furibonde sulle imperiali, scassinavano gli sportelli, e -lottavano corpo a corpo coi viaggiatori. Dal convoglio-bagagli, forzato -e saccheggiato, si precipitavano tutti i colli sulla strada. Gridi e -spari proseguivano senza tregua. - -Intanto i viaggiatori si difendevano animosamente. Alcuni vagoni, -asserragliati, sostenevano un assedio come veri forti ambulanti -trasportati con una rapidità di cento miglia all’ora. - -Fin dal principio dell’attacco mistress Auda si era comportata -coraggiosamente. Col revolver alla mano, ella si era difesa con -eroismo, sparando tramezzo ai cristalli infranti, allorchè qualche -selvaggio le si presentava. Una ventina di Siù, colpiti a morte, erano -caduti sulla strada, e le ruote dei vagoni schiacciavano come vermi -quelli fra loro che sdrucciolavano sulle rotaie dall’alto dei passatoi. -Parecchi viaggiatori, gravemente colpiti dalle palle o dalle mazze, -giacevano sui sedili. - -Eppure si doveva finirla. Quella lotta durava già da dieci minuti, -e non poteva terminare che con vantaggio dei Siù, se il treno non si -fermava. Infatti la stazione del forte Kearney non era distante neanco -due miglia. Ivi trovavasi un posto americano, ma oltrepassato quel -posto, tra il forte Kearney e la stazione seguente, i Siù sarebbero i -padroni del treno. - -Il conduttore si batteva ai fianchi del signor Fogg, ma una palla lo -atterrò. Cadendo, quell’uomo esclamò: - -“Siamo perduti, se il treno non si ferma fra cinque minuti! - -— Si fermerà! disse Phileas Fogg, che volle slanciarsi fuori del treno. - -— Rimanete, signore, gli gridò Gambalesta. È affar mio!„ - -Il signor Fogg non ebbe il tempo di fermare quel coraggioso giovane, -che aprendo uno sportello senza esser visto dagl’Indiani, riescì -a cacciarsi sotto al vagone. Ed allora, frattanto che la lotta -continuava, mentre le palle s’incrociavano sulla sua testa, ritrovando -la sua agilità e la sua flessibilità di _clown_, avanzando sotto i -vagoni, aggrappandosi alle assi, aiutandosi con la leva dei freni e con -le stanghe delle impannate, inerpicandosi da una carrozza all’altra con -una destrezza maravigliosa, egli giunse così alla testa del treno. Non -era stato visto, non aveva potuto esserlo. - -Là, sospeso con una mano tra il vagone dei bagagli e il _tender_, con -l’altra staccò le catene di sicurezza; ma a causa dell’attrazione -operata egli non sarebbe mai riescito a svitare la sbarra di -congiunzione se una scossa che la macchina subì non l’avesse fatta -spezzare, ed allora il treno, staccato, rimase poco a poco indietro, -mentre la locomotiva se ne scappava con nuova velocità. - -Trascinato dalla forza acquisita, il treno camminò ancora per alcuni -minuti, ma i freni furono manovrati nell’interno dei vagoni, e il -convoglio si fermò finalmente a meno di cento passi dalla stazione di -Kearney. - -Qui, i soldati del forte, attirati dagli spari, accorsero in fretta. I -Siù non li avevano aspettati: prima della fermata completa del treno, -tutta la masnada aveva preso il largo. - -Ma quando i viaggiatori si contarono sulla piazza della stazione, -s’avvidero che parecchi mancavano all’appello, e tra gli altri il -coraggioso Francese la cui devozione aveali poc’anzi salvati. - - - - -CAPITOLO XXX. - -Nel quale Phileas Fogg fa semplicemente il suo dovere. - - -Tre viaggiatori, compreso Gambalesta, erano scomparsi. Erano stati -uccisi nella lotta, od erano prigionieri dei Siù? Non si poteva saperlo -ancora. - -I feriti erano in numero considerevole, ma nessuno era colpito -mortalmente. Uno dei più gravemente colpiti era il colonnello Proctor, -che si era valorosamente battuto, e che una palla all’inguinaia aveva -atterrato. Fu trasportato alla stazione con altri viaggiatori, il cui -stato richiedeva cure immediate. - -Mistress Auda era salva. Phileas Fogg, che non s’era certo risparmiato, -non aveva neppure una graffiatura. Fix era ferito al braccio, d’una -ferita senza importanza. Ma Gambalesta mancava, e calde lacrime -scorrevano dagli occhi della giovane signora. - -Intanto tutti i viaggiatori avevano lasciato il treno. Le ruote dei -vagoni erano macchiate di sangue. Dai mozzi e dai raggi pendevano -informi brandelli di carne. Si vedevano sulla bianca pianura, fin -dove l’occhio poteva giungere, delle lunghe strisce rosse. Gli ultimi -Indiani sparivano allora nel sud, dalla parte di Republican-River. - -Il signor Fogg, con le braccia incrociate, rimaneva immobile. Egli -aveva una grave decisione da prendere. Mistress Auda, vicino a lui, lo -guardava senza pronunciare una parola.... Egli comprese quello sguardo. -Se il suo servo fosse prigioniero, non doveva egli arrischiar tutto per -istrapparlo agl’Indiani? - -“Io lo ritroverò morto o vivo, diss’egli semplicemente a mistress Auda. - -— Ah! signor.... signor Fogg! esclamò la giovane donna, afferrando le -mani del suo compagno ch’ella coprì di lacrime. - -— E vivo! aggiunse il signor Fogg, se non indugiamo un minuto!„ - -Con questa risoluzione, Phileas Fogg si sacrificava tutto intero. Egli -pronunziava la sua rovina. Un sol giorno di ritardo gli faceva mancare -il piroscafo a Nuova-York, e la scommessa era irrevocabilmente perduta. -Ma davanti a questo pensiero: “È il mio dovere!„ egli non esitava. - -Il capitano comandante il forte Kearney era presente. I suoi soldati — -circa un centinaio d’uomini — si erano posti sulla difensiva pel caso -che i Siù movessero un attacco diretto contro la stazione. - -“Signore, disse il signor Fogg al capitano, tre viaggiatori sono -scomparsi. - -— Morti? domandò il capitano. - -— Morti o prigionieri, rispose Phileas Fogg. Ecco un’incertezza che -urge di far cessare. È vostra intenzione d’inseguire i Siù.? - -— Faccenda seria, signore, disse il capitano. Gli Indiani possono -fuggire fino al di là dell’Arkansas! Io non posso abbandonare il posto -che mi è affidato. - -— Signore, ripigliò Phileas Fogg, si tratta della vita di tre uomini. - -— Senza dubbio.... ma posso io arrischiare la vita di cinquanta per -salvarne tre? - -— Io non so se lo potete, signore, ma lo dovete. - -— Signore, rispose il capitano, nessuno qui m’insegna qual sia il mio -dovere. - -— Sia, disse freddamente Phileas Fogg. Andrò solo. - -— Voi, signore! esclamò Fix che erasi avvicinato, andar solo ad -inseguir gl’Indiani! - -— Volete dunque che lasci morire quel disgraziato, a cui quanti vivono -qui devono tutti la vita? Io andrò. - -— Ebbene no, non andrete solo! esclamò il capitano, commosso suo -malgrado. No! Voi siete un intrepido cuore. Trenta uomini di buona -volontà! aggiuns’egli, voltandosi verso i suoi soldati. - -Tutta la compagnia si avanzò in massa. Il capitano non ebbe che a -scegliere fra quella brava gente. Trenta soldati vennero designati, e -un vecchio sergente si pose alla loro testa. - -— Grazie, capitano! disse il signor Fogg. - -— Mi permetterete di accompagnarvi? domandò Fix al gentleman. - -— Farete come vi piacerà, signore, gli rispose Phileas Fogg. Ma se -volete rendermi un servigio, rimarrete presso mistress Auda. Nel caso -m’incogliesse disgrazia.... - -Un pallore subitaneo coprì il volto dell’agente di polizia. Separarsi -dall’uomo che aveva seguito passo a passo e con tanta persistenza! -Lasciarlo avventurare in quel deserto! Fix guardò attentamente -il gentleman, e quantunque pertinacemente combattuto dalle sue -prevenzioni, egli abbassò gli occhi dinanzi a quello sguardo calmo e -franco. - -— Rimarrò, diss’egli. - -Da lì a pochi istanti, il signor Fogg aveva stretto la mano della -giovine donna; indi, dopo averle consegnato il suo prezioso sacco da -viaggio, partiva col sergente e la sua piccola brigata. - -Ma prima di partire, aveva detto ai soldati: - -— Amici, vi sono mille sterline per voi, se salviamo i prigionieri! - -Era allora mezzodì e qualche minuto. - -Mistress Auda si era ritirata in una camera della stazione, e là, sola, -ella aspettava, pensando a Phileas Fogg, a quella generosità semplice e -grande, a quel tranquillo coraggio. Il signor Fogg aveva sacrificato la -sua sostanza, ed ora giocava la vita, tutto ciò senza esitazione, per -dovere, senza frasi. Phileas Fogg era un eroe agli occhi di lei. - -L’ispettore Fix non la pensava così, e non poteva contenere la sua -agitazione. Passeggiava con passo febbrile sulla piazza della stazione. -Soggiogato per un momento, egli ridiventava quel di prima. Partito -Fogg, comprendeva la stoltezza che aveva fatto di lasciarlo partire. -Che! quell’uomo che aveva fin allora seguito intorno al mondo, egli -aveva consentito a separarsene! La sua indole ripigliava il disopra, -egli s’incriminava, s’accusava, faceva tutta la parte del direttore -della polizia metropolitana, quando strapazza un agente colto in -flagrante delitto d’ingenuità. - -— Sono stato uno stolido! pensava egli. L’altro gli avrà detto chi ero! -È partito, non ritornerà! Dove ripescarlo adesso? Ma come mai ho potuto -lasciarmi affascinare a questo modo, io, Fix, io che ho in tasca il suo -ordine d’arresto! Decisamente non sono che una bestia! - -Così ragionava l’ispettore di polizia, mentre le ore trascorrevano -lente per lui. Egli non sapeva che fare. A volte, gli veniva voglia di -dir tutto a mistress Auda. Ma comprendeva come sarebbe stato ricevuto -dalla giovine donna. Qual decisione pigliare? Egli era tentato di porsi -a scorrazzare le lunghe pianure bianche, alla caccia di quel Fogg! -Non gli pareva impossibile di rintracciarlo. I passi del distaccamento -erano ancora impressi sulla neve!... Ma da lì a poco, sotto un nuovo -strato, ogni impronta fu scancellata. - -Allora lo scoraggiamento invase Fix. Egli risentì come un’infrenabile -voglia di abbandonare la partita. Ora, precisamente, l’occasione di -lasciare la stazione di Kearney e di proseguire quel viaggio sì fecondo -di fiaschi, gli venne offerta. - -Infatti, verso le due dopo mezzodì, mentre la neve cadeva a larghi -fiocchi, si udirono lunghi fischi che venivano da est. Un’enorme -ombra preceduta da una luce rossastra si avanzava lentamente, -considerevolmente ingrandita dalle nebbie che le davano un aspetto -fantastico. - -Eppure non si aspettava nessun treno che dovesse arrivare dall’est. I -soccorsi, richiesti per telegrafo, non potevano giungere così presto, e -il treno da Omaha a San Francisco non doveva passare che la domane. - -Presto si ebbe a capire la cosa. - -La locomotiva, che camminava a piccolo vapore gettando grandi -fischi, era quella che dopo essere stata disgiunta dal treno, aveva -continuato la sua strada con spaventevolissima celerità, portando -seco il fuochista e il macchinista svenuti. Essa aveva corso sulle -rotaie per parecchie miglia; indi il fuoco era scemato per mancanza di -combustibile; il vapore si era allentato, e un’ora dopo la macchina si -fermava finalmente a dieci miglia al di là della stazione di Kearney. - -Nè il macchinista nè il fuochista erano morti, e, dopo uno svenimento -alquanto prolungato, essi avevano ripreso i sensi. - -La macchina era allora fermata. Quando si vide nel deserto, con la -sola locomotiva, non avente più vagoni al suo seguito, il macchinista -comprese quel che era accaduto. In che modo la macchina fosse stata -disgiunta dal treno, egli non potè indovinare, ma era fuor di dubbio -per lui che il treno, rimasto indietro, si trovasse in pericolo. - -Il macchinista non esitò su ciò che doveva fare. Continuare la strada -nella direzione di Omaha era prudente; ritornare verso il treno che -gli Indiani saccheggiavano forse ancora, era pericoloso.... Non monta! -Palate di carbone e di legna furono affastellate nel fornello della -caldaia, il fuoco si rianimò, la pressione salì di bel nuovo, e verso -le due dopo mezzodì la macchina ritornava indietro verso la stazione di -Kearney. Era dessa che fischiava nella nebbia. - -Fu una grande soddisfazione pei viaggiatori, quando videro la -locomotiva porsi in testa al treno. Essi potevano dunque continuare -quel viaggio tanto disgraziatamente interrotto. - -All’arrivo della macchina, mistress Auda aveva lasciata la stazione, e -rivolgendosi al conduttore: - -— Ripartite subito? gli chiese ella. - -— All’istante, signora. - -— Ma quei prigionieri... i nostri disgraziati compagni... non potete -proprio aspettare? - -— Io non posso interrompere il servizio, rispose il conduttore. Abbiamo -già tre ore di ritardo. - -— E quando passerà l’altro treno proveniente da San Francisco? - -— Domani sera, signora. - -— Domani sera! ma sarà troppo tardi. Bisogna aspettare. - -— È impossibile, rispose il conduttore. Se volete partire, salite in -vagone. - -— Non partirò, rispose la giovane donna. - -Fix aveva udito quel dialogo. Pochi minuti prima, quando ogni mezzo di -locomozione gli faceva difetto, egli era deciso a lasciare Kearney, -ed ora che il treno era là, pronto a slanciarsi, che egli non doveva -far altro che rioccupare il suo posto nel vagone, una irresistibile -forza lo incatenava al suolo. Quello scalo della stazione gli scottava -i piedi, eppure non poteva staccarsene! La lotta ricominciava in lui. -La collera dell’insuccesso lo soffocava. Egli voleva lottare sino -all’estremo. - -Frattanto, i viaggiatori ed alcuni feriti, — fra gli altri il -colonnello Proctor, il cui stato era grave, — avevano preso posto nei -vagoni. Si udiva il ronzìo della caldaia soprariscaldata, e il vapore -si sprigionava dalle valvole. Il macchinista fischiò, il treno si pose -in cammino, e disparve in brev’ora, frammischiando il suo fumo bianco -al turbinìo della neve. - -L’ispettore Fix era rimasto. - -Alcune ore trascorsero. Il tempo era pessimo, il freddo vivissimo. -Fix, seduto sopra una panca, nella stazione, rimaneva immobile. Pareva -che dormisse. Mistress Auda, ad onta della raffica, lasciava ad ogni -poco la camera che era stata posta a sua disposizione. Ella andava -all’estremità dello scalo, cercando vedere attraverso la tempesta di -neve, volendo squarciare quella nebbia che le restringeva intorno -l’orizzonte, tendendo l’orecchio al menomo rumore. Ma nulla. Ella -rientrava allora, tutta irrigidita, per ritornare da lì a pochi -momenti, e sempre inutilmente. - -Venne la sera. Il piccolo distaccamento non era di ritorno. Dove -trovavasi in quel momento? Aveva esso potuto raggiungere gli Indiani? -C’era stata lotta, o quei soldati, smarriti nella nebbia, erravano a -casaccio? Il capitano del forte Kearney era molto inquieto, quantunque -non volesse far trasparir nulla della sua inquietudine. - -E venne la notte, e la neve cadde meno abbondantemente, ma l’intensità -del freddo si accrebbe. Lo sguardo più intrepido non avrebbe -considerato senza spavento quella buia immensità. Un assoluto silenzio -regnava sulla pianura. Nè il volo di un uccello, nè il passaggio di una -belva, ne turbava la calma infinita. - -Durante tutta quella notte mistress Auda, con la mente piena di -presentimenti sinistri, il cuore colmo d’angosce, errò sul limitare -della prateria. La sua immaginazione la traeva lontano, e le mostrava -mille pericoli. Ciò ch’ella sofferse durante quelle lunghe ore non si -può esprimere. - -Fix era sempre immobile allo stesso posto, ma neppur lui dormiva. Ad -un certo momento un uomo erasi avvicinato e gli aveva parlato anzi; ma -l’agente lo aveva rimandato, dopo di aver risposto alle sue parole con -un segno negativo. - -La notte trascorse così. All’alba, il disco mezzo spento del sole si -alzò sopra un orizzonte nebbioso; però lo sguardo poteva estendersi -ad una distanza di due miglia. Era verso sud che Phileas Fogg e il -distaccamento si erano diretti.... Il sud era assolutamente deserto. -Suonavano allora le sette del mattino. - -Il capitano, sommamente impensierito, non sapeva qual partito -pigliare. Doveva egli mandare un secondo distaccamento in soccorso -del primo? Doveva sacrificare altri uomini con sì poche probabilità -di salvare quelli che forse a quell’ora erano già sacrificati? Ma -la sua esitazione non durò a lungo; chiamando con un gesto uno dei -suoi luogotenenti, gli dava l’ordine di spingere una ricognizione nel -sud, — allorchè si udirono alcuni spari. Era un segnale? I soldati si -precipitarono fuori del forte, e ad un mezzo miglio scorsero un piccolo -drappello che ritornava in buon ordine. - -Il signor Fogg camminava in testa, e vicino a lui Gambalesta e i due -altri viaggiatori, strappati dalle mani dei Siù. - -C’era stato combattimento a dieci miglia al sud di Kearney. Pochi -momenti prima dell’arrivo del distaccamento, Gambalesta e i suoi due -compagni lottavano già contro i loro guardiani, e il Francese ne aveva -accoppati due a furia di pugni, allorchè il suo padrone e i soldati si -precipitarono al loro soccorso. - -Tutti, i salvatori e i salvati, furono accolti con grida di gioia, e -Phileas Fogg distribuì ai soldati il premio che aveva loro promesso, -mentre Gambalesta andava ripetendo a sè stesso, non senza qualche -ragione: - -— Bisogna confessare che io costo caro al mio padrone! - -Fix, senza pronunciare mezza parola, guardava il signor Fogg, e sarebbe -stato difficile l’analizzare le impressioni che lottavano allora in -lui. Quanto a mistress Auda, ella aveva preso la mano del gentleman, e -la stringeva nelle sue, senza poter pronunciare una parola! - -Intanto Gambalesta, appena giunto, aveva cercato il treno nella -stazione. Egli credeva trovarlo lì, pronto a partire, e sperava che si -potrebbe ancora riguadagnare il tempo perduto. - -— Il treno, il treno! esclamò egli. - -— Partito, rispose Fix. - -— E il treno successivo, quando passerà? domandò Phileas Fogg. - -— Non prima di stasera. - -— Ah! rispose semplicemente l’impassibile gentleman. - - - - -CAPITOLO XXXI. - -Nel quale l’ispettore Fix piglia molto sul serio gl’interessi di -Phileas Fogg. - - -Phileas Fogg si trovava in ritardo di venti ore. Gambalesta, causa -involontaria di tale ritardo, era disperato. Egli aveva decisamente -rovinato il suo padrone! - -In quel momento l’ispettore si avvicinò al signor Fogg, e, guardandolo -bene in faccia: - -“Proprio sul serio, signore, gli domandò, avete fretta? - -— Proprio sul serio, rispose Phileas Fogg. - -— Insisto, ripigliò Fix. Avete proprio interesse ad essere a Nuova -York l’11, prima delle 9 di sera, ora della partenza del piroscafo di -Liverpool? - -— Sì, un interesse massimo. - -— E se il vostro viaggio non fosse stato interrotto da questo attacco -di Indiani, sareste voi giunto a Nuova York l’11 al mattino? - -— Sì, con dodici ore di anticipazione sul piroscafo. - -— Bene, voi avete dunque venti ore di ritardo. Fra venti e dodici la -differenza è di otto. Sono otto ore da riguadagnare. Volete tentare di -farlo? - -— A piedi? domandò il signor Fogg. - -— No, in slitta, rispose Fix, in slitta a vela. Un tale mi ha proposto -questo mezzo di trasporto.„ - -Era l’uomo che aveva parlato all’ispettore di polizia durante la notte, -e di cui Fix aveva rifiutato l’offerta. - -Phileas Fogg non rispose a Fix, ma, avendogli Fix mostrato l’uomo in -discorso che passeggiava dinanzi alla stazione, il gentleman mosse -verso di lui. Da lì ad un istante, Phileas Fogg e quell’Americano, -chiamato Mudge, entravano in una capanna costruita ai piedi del forte -Kearney. - -Ivi il signor Fogg esaminò un certo singolare veicolo, specie -d’impannata, fissata sopra due lunghe travi, un po’ rialzate sul -dinanzi come le suole di una slitta, e sulla quale cinque o sei -persone potevano pigliar posto. Al terzo dell’impannata, a prora, si -rizzava un albero altissimo, sul quale s’infioriva un’immensa randa. -Questo albero, solidamente sostenuto da sartie metalliche, tendeva -uno straglio di ferro che serviva da ghindare un fiocco di grande -dimensione. A poppa, una specie di timone permetteva di dirigere il -congegno. - -Era, come si vede, una slitta attrezzata a _sloop_. Durante l’inverno, -sulla pianura gelata, quando i treni sono fermati dalle nevi, questi -veicoli fanno dei tragitti sommamente rapidi da una stazione all’altra. -Essi sono per altro prodigiosamente invelati, — ancor più di quanto può -esserlo un cutter di corsa esposto a capovolgersi, — e, vento a poppa, -sdrucciolano alla superficie delle praterie, con una rapidità uguale, -se non superiore, a quella dei treni diretti. - -In pochi minuti un contratto fu stipulato tra il signor Fogg e il -padrone di quell’imbarcazione di terra. Il vento era buono e soffiava -dall’ovest in gagliarda brezza. La neve si era indurita, e Mudge si -vantava di condurre il signor Fogg in poche ore alla stazione d’Omaha. -Colà sono frequenti i treni e numerose le vie che conducono a Chicago -e a Nuova York. Non era impossibile che il ritardo fosse riguadagnato. -Non c’era dunque da esitare. Bisognava tentare l’avventura. - -Il signor Fogg, non volendo esporre mistress Auda alle torture di un -tragitto all’aria aperta, con quel freddo reso ancor più insopportabile -dalla celerità, le propose di rimanere sotto la custodia di Gambalesta -alla stazione di Kearney. L’onesto giovane sarebbe incaricato di -ricondurla in Europa per una strada migliore ed in condizioni più -accettabili. - -Mistress Auda rifiatò di separarsi dal signor Fogg, e Gambalesta si -sentì felicissimo di questa determinazione. Infatti, per nulla al -mondo egli avrebbe voluto lasciare il suo padrone, dacchè Fix doveva -accompagnarlo. - -Se poi si volesse sapere ciò che pensasse allora l’ispettore di -polizia, sarebbe difficile il dirlo. La sua convinzione era alla -scossa dal ritorno di Phileas Fogg, e lo riputava egli un mariuolo di -primissima forza, che, compiuto il giro del mondo, doveva credere che -sarebbe affatto sicuro in Inghilterra? Forse l’opinione di Fix rispetto -a Phileas Fogg era infatti modificata; ma egli era sempre deciso a fare -il suo dovere, e il più impaziente di tutti a sollecitare il ritorno in -Inghilterra. - -Alle otto, la slitta era pronta a partire. I viaggiatori, — si -potrebbe dire i passeggieri, — vi pigliavano posto e si avviluppavano -strettamente nelle loro coperte da viaggio. Le due immense vele erano -alzate, e sotto l’impulso del vento il veicolo filava sulla neve -indurita, con una rapidità di quaranta miglia all’ora. - -La distanza che separa il Forte Kearney da Omaha è in linea retta, — -a volo d’ape, come dicono gli Americani, — di duecento miglia al più. -Mantenendosi il vento, questa distanza poteva essere percorsa in cinque -ore. - -Se non sopravveniva alcun accidente, ad un’ora dopo mezzodì la slitta -avrebbe raggiunto Omaha. - -Che tragitto! I viaggiatori, stretti l’uno contro l’altro, non potevano -parlarsi. Il freddo, accresciuto dalla velocità, tagliava la parola. -La slitta sdrucciolava così leggermente sulla superficie della pianura -come una barca sulla superficie delle acque, — con le onde di meno. -Quando la brezza giungeva a fior di terra, pareva che la slitta fosse -sollevata dalle sue vele, vaste ali d’immensa apertura. Mudge, al -timone, si manteneva nella linea retta, e, con un colpo di barra, -rettificava le guizzate che il congegno tendeva a fare. Tutta la tela -portava. Il fiocco era stato alzato, e non era più riparato dalla -randa. Un albero di coffa fu ghindato, ed una freccia, tesa al vento, -aggiunse la sua potenza d’impulso a quella delle altre vele. Non si -poteva stimarla matematicamente, ma certo la velocità della slitta non -doveva essere minore di quaranta miglia all’ora. - -“Se non si rompe nulla, disse Mudge, arriveremo!„ - -E Mudge aveva interesse a giungere nel termine convenuto, poichè il -signor Fogg, fedele al suo sistema, lo aveva adescato con un vistoso -premio. - -La prateria che la slitta tagliava in linea retta era piatta come -un mare e pareva un immenso stagno ghiacciato. Il _rail-road_ che -provvedeva al servizio di questa parte del territorio, risaliva, dal -sud-ovest al nord-ovest, per Grand-Island, Columbus, città importante -del Nebraska, Schuyler, Fremont, indi Omaha. Esso seguiva in tutto -il suo corso la sponda destra di Platte-River. La slitta, accorciando -questa strada, percorreva la corda dell’arco descritto dalla ferrovia. -Mudge non poteva temere di essere fermato dal Platte-River, a quel -piccolo gomito che fa dinanzi a Fremont, giacchè le acque del fiume -erano gelate. La strada era dunque interamente sgombra di ostacoli, e -Phileas Fogg non aveva che due circostanze da temere: una avaria del -congegno, un cambiamento o una caduta del vento. - -Ma la brezza non calmò. Al contrario, essa soffiava tanto da curvare -l’albero, che le sartie di ferro mantenevano solidamente. Quei fili -metallici, simili alle corde di uno strumento, risuonavano, come se -un archetto avesse provocato le loro vibrazioni. La slitta correva in -mezzo ad un’armonia lamentosa, di una intensità affatto particolare. - -“Queste corde danno la quinta e l’ottava,„ disse il signor Fogg. - -E furono queste le sole parole ch’egli pronunziò durante il tragitto. -Mistress Auda, bene imbaccucata nelle pellicce e nelle coperte da -viaggio, era, per quanto possibile, preservata dall’azione del freddo. - -Quanto a Gambalesta, con la faccia rossa come il disco solare quando -tramonta nelle nebbie, egli aspirava quell’aria frizzante. Col fondo -d’imperturbabile fiducia che possedeva, egli ripigliava le speranze. -Invece di giungere al mattino a Nuova York, vi si giungerebbe alla -sera, ma c’era ancora qualche probabilità che ciò accadesse prima della -partenza del piroscafo di Liverpool. - -Gambalesta aveva anzi sentito una gran voglia di stringere la mano -del suo alleato Fix. Egli non dimenticava che era l’ispettore quegli -che aveva procurato la slitta a vele, e, quindi, il solo mezzo che -vi fosse di portarsi ad Omaha in tempo utile. Ma, chi sa per quale -presentimento, egli si tenne nella sua riserva abituale. - -Ad ogni modo, una cosa che Gambalesta non dimenticherebbe mai, -era il sacrificio che il signor Fogg aveva fatto, senza esitare, -per strapparlo dalle mani dei Siù. Con ciò, il signor Fogg aveva -arrischiato sostanza e vita... No! il suo servo non lo dimenticherebbe! - -Mentre ciascuno dei viaggiatori era assorto in riflessioni tanto -diverse, la slitta volava sull’immenso tappeto di neve. Se passava -qualche _creek_, affluente o sub-affluente del Little-blue-river, -nessuno se n’accorgeva. I campi e i corsi d’acqua sparivano sotto una -bianchezza uniforme. La pianura era assolutamente deserta. Compresa -tra l’_Union-Pacific-road_ e il tronco che deve congiungere Kearney a -San Giuseppe, essa formava come una grande isola disabitata. Non un -villaggio, non una stazione, neppure un forte. Di tanto in tanto si -vedeva passare come un lampo qualche albero smorfioso, il cui scheletro -bianco si torceva sotto la brezza. A volte, stormi di uccelli selvatici -si alzavano a volo. A volte anco, de’ lupi di praterie, a frotte -numerose, magri, affamati, spinti da un bisogno feroce, lottavano in -velocità con la slitta. Allora Gambalesta, col revolver in mano, si -teneva pronto a far fuoco sui più vicini. Se qualche accidente avesse -allora fermato la slitta, i viaggiatori, assaliti da quei feroci -carnivori, avrebbero corso i maggiori pericoli. Ma la slitta tirava -via, non tardava a spingersi innanzi, e in breve tutta la torma urlante -rimaneva indietro. - -A mezzodì, Mudge riconobbe da certi segni ch’egli passava il corso -gelato del Platte-river. Non disse nulla, ma era già certo che, venti -miglia più innanzi, sarebbe giunto alla stazione di Omaha. - -E difatti, non era ancora trascorsa un’ora, che quest’abile guida, -abbandonando la barra, si precipitò alle drizze delle vele e le -ammainava in bando, mentre la slitta, trascinata dal suo irresistibile -slancio, percorreva ancora un mezzo miglio priva affatto di tela. -Finalmente si fermò, e Mudge, additando un ammasso di tetti bianchi di -neve, diceva: - -“Siamo giunti.„ - -Giunti! Giunti, infatti, a quella stazione che, a mezzo di tanti treni, -è quotidianamente in comunicazione con l’est degli Stati Uniti. - -Gambalesta e Fix erano saltati a terra e scrollavano le loro membra -irrigidite. Essi aiutarono il signor Fogg e la giovine signora a -scendere dalla slitta. Phileas Fogg regolò generosamente il conto con -Mudge, al quale Gambalesta strinse la mano come ad un amico, e tutti si -precipitarono verso la stazione di Omaha. - -A questa importante città del Nebraska si arresta appunto la strada -ferrata del Pacifico propriamente detta, che mette il bacino del -Mississipì in comunicazione col Grande-Oceano. Per andare da Omaha a -Chicago, il _rail-road_, sotto il nome di “Chicago-Rock-Island-road,„ -corre direttamente nell’est facendo il servizio di cinquanta stazioni. - -Un treno diretto era pronto a partire. Phileas Fogg e i suoi compagni -ebbero appena il tempo di precipitarsi in un vagone. Non avevano visto -nulla di Omaha, ma Gambalesta confessò a sè stesso che non c’era da -affliggersene, e che non si trattava di vedere. - -Con somma rapidità, quel treno passò nello Stato di Iowa, per -Council-Bluffs, Des Moines, Iowa-City. Durante la notte attraversò il -Mississipì a Davenport, e per Rock-Island entrava nell’Illinese. La -domane, 10, alla quattro di sera, giungeva a Chicago, già risorta dalle -sue rovine, e adagiata più fieramente che mai sulle rive del suo bel -lago Michigan. - -Novecento miglia separano Chicago da Nuova York. I treni -non facevan difetto a Chicago. Il signor Fogg passò -immediatamente dall’uno all’altro. L’azzimata locomotiva del -“Pittsburgh-Fort-Wayne-Chicago-rail-road„ partì a gran velocità, come -se avesse capito che l’onorevole gentleman non aveva tempo da perdere. -Essa attraversò come un lampo l’Indiana, l’Ohio, la Pensilvania, il -Nuovo-Jersey, passando per città di nomi antichi, alcune delle quali -avevano strade e _tramways_, ma non ancora case. Finalmente apparve -l’Hudson, e, l’11 dicembre, alle undici e un quarto di sera, il treno -si fermava nella stazione, sulla sponda destra del fiume, proprio -davanti al molo riservato alla società di piroscafi della linea Cunard, -altrimenti detta “British and nord American royal mail steam packet -Co,„ - -Il _China_, a destinazione di Liverpool, era partito da quarantacinque -minuti! - - - - -CAPITOLO XXXII. - -Nel quale Phileas Fogg lotta a corpo a corpo con la mala sorte. - - -Partendo, il _China_ pareva aver menato via l’ultima speranza di -Phileas Fogg. - -Infatti nessuno degli altri piroscafi che fanno il servizio diretto -tra l’America e l’Europa, nè i Transatlantici francesi, nè le navi del -_White-Star-line_, nè gli _steamers_ della Compagnia Imman, nè quelli -della linea amburghese, nè altri non potevano secondare i progetti del -nostro gentleman. - -Infatti, il _Pereiere_, della Compagnia transatlantica francese, — i -cui ammirabili battelli uguagliano in celerità e superano in comodità -tutti quelli delle altre linee, senza eccezione, — non partiva che -da lì a due giorni, il 14 dicembre. E poi, al pari di quelli della -Compagnia amburghese, non andava direttamente a Liverpool o a Londra, -ma all’Havre a Southampton, mettendo il signor Fogg in ritardo, ed -annullando con ciò i suoi ultimi sforzi. - -Quanto ai piroscafi Imman, uno dei quali, il _City-of-Paris_, partiva -la domane, non era da pensarci. Queste navi sono particolarmente -destinate al trasporto degli emigranti, le loro macchine sono deboli, -navigano tanto a vela che a vapore, e la loro velocità è mediocre. -Essi impiegavano al tragitto da Nuova York all’Inghilterra più tempo di -quanto ne rimanesse al signor Fogg per guadagnar la sua scommessa. - -Di tutto ciò il nostro gentleman si chiarì completamente consultando il -suo _Bradshaw_, che gli indicava, giorno per giorno, i movimenti della -navigazione transoceanica. - -Gambalesta era annichilito. Aver mancato il piroscafo di quarantacinque -minuti, ciò lo uccideva. Era colpa sua, tutta sua, che, invece di -aiutare il suo padrone, non aveva cessato di seminare ostacoli sulla -sua strada! E quando riandava con la mente tutti gli incidenti del -viaggio, quando addizionava le somme spese senza il menomo guadagno -e nel suo solo interesse, quando pensava che quell’enorme scommessa, -aggiungendovi le spese enormi di quel viaggio divenuto inutile, -rovinava completamente il signor Fogg, egli si colmava d’improperii. - -Il signor Fogg non gli fece però alcun rimprovero, e lasciando il molo -dei piroscafi transatlantici, egli non disse che queste parole: - -“Domani provvederemo. Venite.„ - -Il signor Fogg, mistress Auda, Fix, Gambalesta attraversarono l’Hudson -nel Jersey-city-ferry-boat, e salirono in una cittadina, che li -condusse all’albergo S. Nicola in Broadway (via larga). Delle camere -furono poste a loro disposizione, e la notte trascorse, corta per -Phileas Fogg che dormì un sonno perfetto, ma lunga assai per mistress -Auda ed i suoi compagni, ai quali l’agitazione non permise di riposare. - -La domane era il 12 dicembre. Dal 12, ore sette del mattino, al 21, -ore otto e quarantacinque minuti della sera, rimanevano nove giorni, -tredici ore e 45 minuti. Se dunque Phileas Fogg fosse partito il dì -prima col _China_, uno dei migliori camminatori della linea Cunard, -sarebbe giunto a Liverpool, indi a Londra, nei termini voluti! - -Il signor Fogg lasciò l’albergo, solo, dopo aver raccomandato al suo -servo di aspettarlo e di avvertire mistress Auda di tenersi pronta a -qualunque momento. - -Il signor Fogg si recò in riva all’Hudson, e tra le navi ormeggiate -al molo od ancorate nel fiume, egli cercò con cura quelle che erano -in partenza. Diversi battelli avevano la loro fiamma di partenza e -si apparecchiavano a pigliar il mare con la marea del mattino, poichè -in quell’immenso ed ammirabile porto di Nuova York, non c’è giorno in -cui cento navi non facciano via per tutt’i punti del mondo; ma per la -maggior parte erano navigli a vela, e non potevano convenire a Phileas -Fogg. - -Il nostro gentleman pareva dover fallir nel suo ultimo tentativo, -quando scorse, ancorato dinanzi la Batteria, ad una gomena al più, una -nave di commercio ad elice, di forme smilze, il cui camino, cacciando -grossi fiocchi di fumo, indicava che si preparava a prendere il largo. - -Phileas Fogg chiamò una lancia, s’imbarcò, e con poche remate egli si -trovava alla scaletta dell’_Henrietta_, _steamer_ a scafo di ferro, di -cui tutte le sommità erano in legno. - -Il capitano dell’_Henrietta_ era a bordo. Phileas Fogg salì sul ponte e -fe’ chiedere del capitano. Questi si presentò subito. - -Era un uomo di cinquant’anni, una specie di lupo di mare, un brontolone -che non doveva esser molto comodo. Grossi occhi, carnagione di rame -ossidato, capelli rossi, forte corporatura, — nulla nell’aspetto -dell’uomo di buona società. - -“Il capitano? chiese il signor Fogg. - -— Son io. - -— Io sono Phileas Fogg di Londra. - -— Ed io Andrew Speedy di Cardiffe. - -— State per partire?... - -— Fra un’ora. - -— Siete carico per...? - -— Bordò. - -— E il vostro carico? - -— Ciottoli nella pancia. Punto nolo. Parto sopra zavorra. - -— Avete passaggieri? - -— Nessun passaggiero. Mai passaggieri. Mercanzia ingombrante e -ragionante. - -— La vostra nave cammina bene? - -— Tra undici e dodici nodi. L’_Henrietta_, conosciuta da tutti. - -— Volete trasportarmi a Liverpool, me e tre persone? - -— A Liverpool? Perchè non in Cina? - -— Io dico Liverpool. - -— No! - -— No? - -— No. Sono in partenza per Bordò e vado a Bordò. - -— Senza badare al prezzo? - -— Senza badare al prezzo.„ - -Il capitano aveva parlato con un tono che non ammetteva replica. - -“Ma gli armatori dell’_Henrietta_... ripigliò Phileas Fogg. - -— Gli armatori, sono io, rispose il capitano. Il battello m’appartiene. - -— Io ve lo noleggio. - -— No. - -— Io ve lo compro. - -No.„ - -Phileas Fogg non mosse palpebra. Pure la situazione era grave. Nuova -York non era come Hong-Kong, nè il capitano dell’_Henrietta_ come il -padrone della _Tankadera_. Fin qui il denaro del gentleman aveva sempre -superato gli ostacoli. Stavolta il danaro non valeva. - -Pure, bisognava trovare il mezzo di attraversare l’Atlantico in -battello, — a meno di attraversarlo in pallone, — il che sarebbe stato -molto avventuroso, e poi non realizzabile. - -Sembra però che Phileas Fogg avesse un’idea, perchè disse al capitano: - -“Ebbene, volete condurmi a Bordò? - -— No, quand’anche mi pagaste duecento dollari!... - -— Ve ne offro duemila (10,000 fr.). - -— A testa? - -— A testa. - -— E siete quattro? - -— Quattro.„ - -Il capitano Speedy cominciò a grattarsi la fronte, in modo da -strapparsi l’epidermide. Ottomila dollari da guadagnare, senza -modificare il suo viaggio, ciò meritava proprio ch’egli mettesse da -parte la sua antipatia pronunciata per ogni sorta di viaggiatori. -Passeggieri a duemila dollari, non sono più passeggieri: sono una merce -preziosa. - -“Parto alle nove, disse semplicemente il capitano Speedy, e se voi e i -vostri, siete pronti... - -— Alle nove saremo a bordo,„ rispose con la stessa semplicità il signor -Fogg. - -Erano le otto e mezzo. Sbarcare dall’_Henrietta_, salire in una -carrozza, recarsi all’albergo San Nicola, menarne via mistress Auda, -Gambalesta, ed anco l’inseparabile Fix, al quale offriva graziosamente -il passaggio, ciò fu fatto dal gentleman con quella calma che non -l’abbandonava in nessuna circostanza. - -Al momento che l’_Henrietta_ levava l’áncora, tutti e quattro erano a -bordo. - -Quando Gambalesta seppe il prezzo di quest’ultimo tragitto, cacciò uno -di quegli “Oh!„ prolungati, che percorrono tutti gl’intervalli della -gamma cromatica discendente! - -Quanto all’ispettore Fix, egli pensò che decisamente la Banca -d’Inghilterra non se la caverebbe troppo bene da quest’affare. Infatti, -giungendo a Liverpool, ed ammettendo che il signor Fogg non gettasse -qualche manata d’oro in mare, più di settemila sterline (175,000 -franchi) mancherebbero dal sacco delle banconote! - - - - -CAPITOLO XXXIII. - -Nel quale Phileas Fogg si mostra all’altezza delle circostanze. - - -Un’ora dopo, il battello a vapore _Henrietta_ oltrepassava il _light -boat_ (battello-faro) che segna l’entrata dell’Hudson, girava la punta -di Sandy-Hook ed entrava in mare. Durante la giornata, esso costeggiò -Long-Island, al largo dal fuoco di Fire-Island e corse rapidamente -verso l’est. - -La domane, 13 dicembre, a mezzodì, un uomo salì sul passatoio per fare -il punto. Voi credete che quell’uomo fosse il capitano Speedy? Niente -affatto. Era Phileas Fogg, _esq_. - -Quanto al capitano Speedy, egli era nientemeno che chiuso a chiave nel -suo camerino, e cacciava urli che dinotavano un’ira, perdonabilissima, -spinta fino al parossismo. - -Era accaduto questo. Phileas Fogg voleva andare a Liverpool, e il -capitano non ve lo voleva condurre. Allora Phileas Fogg aveva accettato -di pigliar passaggio per Bordò, e, da trenta ore che era a bordo, -egli aveva così ben manovrato a colpi di banconote, che l’equipaggio, -marinai e fochisti, — equipaggio un po’ equivoco, che non andava niente -d’accordo col capitano, — gli apparteneva. Ed ecco perchè Phileas Fogg -comandava in vece e luogo del capitano Speedy, perchè il capitano era -rinchiuso nel suo camerino, e perchè infine l’_Henrietta_ si dirigeva -verso Liverpool. Ed era chiarissimo, a veder manovrare il signor Fogg, -che il signor Fogg era stato marinaio. - -Ora, come dovesse finire l’avventura, lo si saprebbe più tardi. Ma -intanto, mistress Auda non poteva far a meno d’essere inquieta, senza -dirne nulla. Fix, lui, era stato sbalordito a tutta prima. Quanto a -Gambalesta, egli trovava la cosa semplicemente adorabile. - -“Tra undici e dodici nodi!„ aveva detto il capitano Speedy, e infatti -l’_Henrietta_ si manteneva in questa media di velocità. - -Se dunque — quanti “se„ ancora! — se dunque il mare non diventava -troppo cattivo, se il vento non balzava nell’est, se non sopraggiungeva -nessuna avaria al battello, nessun accidente alla macchina, -l’_Henrietta_ nei nove giorni contati dal 12 dicembre al 21, poteva -percorrere le tremila miglia che separano Nuova York da Liverpool. -Vero è che una volta giunti, l’affare dell’_Henrietta_ annodandosi -all’affare della Banca, era tal cosa da poter trarre il nostro -gentleman un pochino più lontano dei suoi desiderii. - -Durante i primi giorni, la navigazione si fece in eccellenti -condizioni. Il mare non era troppo scabro: il vento pareva fissato -al nord-ovest; le vele furono stabilite, e, sotto le sue golette, -l’_Henrietta_ camminò come un vero transatlantico. - -Gambalesta era contentone. L’ultimo atto del suo padrone, di cui non -voleva vedere le conseguenze, lo entusiasmava. Mai l’equipaggio aveva -visto un giovane più gaio, più agile. Egli faceva mille carezze ai -marinai, e li maravigliava co’ suoi giuochi d’agilità. Prodigava loro -i nomi più teneri e le bevande più gradite. Per lui, essi manovravano -come tanti gentlemen, e i fochisti riscaldavano come tanti eroi. Il suo -buon umore, molto comunicativo, invadeva tutti. Egli aveva dimenticato -il passato, le noie, i pericoli. Egli non pensava che alla meta, sì -vicina ad essere raggiunta, e talvolta bolliva d’impazienza, come se -fosse riscaldato dai fornelli dell’_Henrietta_. Spesso altresì il degno -giovane girava intorno a Fix, lo guardava con occhio “che la diceva -lunga!„ ma non gli parlava, perchè non esisteva più alcuna intimità fra -i due antichi amici. - -Peraltro Fix, diciamolo pure, non ci capiva più nulla! La conquista -dell’_Henrietta_, la compra del suo equipaggio, quel Fogg che -manovrava come un vecchio marinaio, tutto codesto complesso di cose -lo sbalordiva. Egli non sapeva più che pensare! Ma, pensandoci su, un -gentleman che incominciava col rubare cinquantacinquemila sterline -poteva ben finire col rubare un bastimento. E Fix fu naturalmente -tratto a credere che l’_Henrietta_, diretta da Fogg, non andasse -niente affatto a Liverpool, ma in qualche punto del mondo in cui -il ladro, divenuto pirata, si porrebbe tranquillamente al sicuro! -Questa ipotesi, bisognava confessarlo, era più che plausibile, e il -_detective_ incominciava a pentirsi seriamente di essersi imbarcato in -quest’affare. - -Quanto al capitano Speedy, egli continuava ad urlare nel suo camerino, -e Gambalesta, incaricato di provvedere al suo vitto, non lo faceva se -non pigliando le più grandi precauzioni, per vigoroso ch’ei fosse. Il -signor Fogg, invece, non aveva neanche l’aria di sognarsi che ci fosse -un capitano a bordo. - -Il 13, passa sulla coda del banco di Terranova. Sono cattivi paraggi. -Durante l’inverno, specialmente, le nebbie vi sono frequenti, i colpi -di vento formidabili. Fin dal dì prima, il barometro, improvvisamente -abbassato, faceva presentire un cangiamento prossimo nell’atmosfera. -Infatti, durante la notte la temperatura si modificò, il freddo divenne -più vivo, e in pari tempo il vento saltò nel sud-est. - -Era un contrattempo. Il signor Fogg, affine di non iscostarsi dalla -sua via, dovette ripiegare le vele e far forza col vapore. Contuttociò, -il cammino della nave fu rallentato, a cagione dello stato del mare, i -cui lunghi cavalloni s’infrangevano contro la sua asta di prora. Essa -subì dei movimenti di beccheggio violentissimi, e ciò a detrimento -della sua celerità. La brezza volgeva a poco a poco ad uragano, e si -prevedeva già il caso in cui l’_Henrietta_ non potrebbe più tener testa -alle onde. Ora, se si doveva fuggire, si andava incontro all’ignoto con -tutti i suoi brutti rischi. - -La faccia di Gambalesta si rabbuiò insieme al cielo, e durante due -giorni l’onesto figliuolo provò angoscie mortali. Ma Phileas Fogg -era un marinaio ardito, che sapeva tener testa al mare, e continuò -imperterrito la sua via, senza neppur mettersi a piccolo vapore. - -La _Henrietta_, quando non poteva innalzarsi sulle onde, le passava -parte a parte; il suo ponte era spazzato da un capo all’altro, ma -passava. Qualche volta altresì l’elice emergeva, battendo l’aria con le -sue braccia affannate, quando una montagna d’acqua sollevava la poppa -fuor dei flutti, ma il maraviglioso battello si spingeva sempre innanzi -con la prua. - -Tuttavia, il vento non frescò tanto come avrebbesi potuto temere. Non -fu uno di quegli uragani che passano con una velocità di novanta miglia -all’ora. Esso si mantenne freschissimo, ma sfortunatamente soffiò -ostinatamente dalla parte del sud-est e non permise di far tela. Eppure -sarebbe stato utile, come si vedrà fra poco, di andar in aiuto al -vapore! - -Il 16 dicembre era il settantesimoquinto giorno trascorso dalla -partenza da Londra. Insomma, l’_Henrietta_ non aveva ancora un ritardo -inquietante. La metà del tragitto era press’a poco fatta, e i peggiori -paraggi erano sorpassati. In estate si poteva garantire il successo. -D’inverno si era in balìa della cattiva stagione. Gambalesta non -si pronunciava. In fondo, egli aveva speranza, e se il vento faceva -difetto, si contava sul vapore. - -Ora, quel giorno, il macchinista essendo salito sul ponte, incontrò il -signor Fogg, e s’intrattenne vivamente con lui. - -Senza sapere perchè, — per un presentimento senza dubbio, — Gambalesta -risentì come una vaga inquietudine. Egli avrebbe dato una delle sue -orecchie per udire con l’altra ciò che si diceva. Egli potè appena -afferrare queste parole dette dal suo padrone: - -“Siete certo di ciò che asserite? - -— Certo, signore, rispose il macchinista. Non dimenticate che fin -dalla nostra partenza noi riscaldiamo con tutti i fornelli accesi, e se -avevamo sufficiente carbone per andare a piccolo vapore da Nuova-York -a Bordò, non ne abbiamo a sufficienza per andare a tutto vapore da -Nuova-York a Liverpool! - -— Ci penserò,„ rispose il signor Fogg. - -Gambalesta aveva capito. Egli fu colto da un’inquietudine mortale. - -Il carbone stava per mancare! - -“Ah! se il mio padrone rimedia a questa, disse tra sè, decisamente sarà -una cima d’uomo!„ - -Ed avendo incontrato Fix, egli non potè trattenersi dal renderlo -informato della situazione. - -“Allora, gli rispose l’agente a denti stretti, voi credete che andiamo -a Liverpool! - -— Diamine! - -— Imbecille!„ rispose l’ispettore, che se n’andò scrollando le spalle. - -Gambalesta fu sul punto di ribattere seccamente il qualificativo, di -cui non poteva per altro comprendere il vero significato; ma pensò che -lo sfortunato Fix doveva essere rammaricatissimo, umiliatissimo nel suo -amor proprio, dopo di avere così scioccamente seguito una falsa traccia -intorno al mondo, e gli perdonò. - -Ed ora che decisione stava per pigliare Phileas Fogg? Era difficile -ad immaginare. Pure pare che il flemmatico gentleman ne pigliasse una, -poichè la sera stessa fe’ chiamare il macchinista e gli disse: - -“Alimentate i fuochi e fate via sino al completo esaurimento del -combustibile.„ - -Da lì a pochi istanti, il camino dell’_Henrietta_ vomitava torrenti di -forno. - -Il bastimento continuò dunque a camminare a tutto vapore; ma appunto -come lo aveva annunziato, due giorni dopo, il 18, il macchinista fece -sapere che il carbone mancherebbe nella giornata. - -“Non si lascino smorire i fuochi, rispose il signor Fogg. Al contrario -si carichino le valvole.„ - -Quel giorno, verso mezzodì, dopo d’aver preso altezza e calcolato la -posizione della nave, Phileas Fogg chiamò a sè Gambalesta, e gli diede -l’ordine d’andare a cercare il capitano Speedy. Era come se avessero -comandato a quel buon figliuolo d’andare a scatenare un tigre. Egli -scese nel cassero, dicendo fra sè: - -“È certo che sarà arrabbiato!„ - -Infatti, da lì a pochi minuti, in mezzo a gridi e bestemmie, una bomba -giungeva sul cassero. Questa bomba era il capitano Speedy. Era evidente -che stava per iscoppiare. - -“Dove siamo?„ tali furono le prime parole ch’egli pronunciò in mezzo -alle soffocazioni dell’ira, e certamente, per poco che il degno uomo -fosse stato apoplettico, se ne sarebbe risentito per tutta la vita. - -“Dove siamo? ripetè col sangue agli occhi. - -— A settecentosettanta miglia da Liverpool, rispose il signor Fogg con -una calma imperturbabile. - -— Pirata! esclamò Andrew Speedy. - -— Vi ho fatto venire, signore.... - -— Schiumatore di mare! - -— .... signore, ripigliò Phileas Fogg, per pregarvi di vendermi il -vostro battello. - -— No per tutt’i diavoli. - -— Gli è che fra poco sarò costretto ad abbruciarlo. - -— Abbruciare la mia nave! - -— Sì, almeno nella sua parte superiore, poichè manchiamo di -combustibile. - -— Bruciare la mia nave! esclamò il capitano Speedy, che non poteva -più pronunciare le sillabe. Una nave che vale cinquantamila dollari -(250,000 fr.!) - -— Eccone sessantamila (300,000 fr.)„ rispose Phileas Fogg, offrendo al -capitano un fascio di banconote. - -Ciò fece un effetto prodigioso su Andrew Speedy. Non si è Americani, -senza che la vista di sessantamila dollari vi cagioni una certa -emozione. Il capitano dimenticò in un istante la sua ira, la sua -incarcerazione, tutt’i suoi risentimenti contro il suo passeggiero. La -sua nave aveva venti anni. Si trattava d’un affare d’oro!... La bomba -non poteva più scoppiare. Il signor Fogg ne aveva strappato via la -miccia. - -“E lo scafo in ferro mi rimarrà? diss’egli con un tono singolarmente -raddolcito. - -— Lo scafo in ferro e la macchina, signore. È conchiuso? - -— Conchiuso.„ - -E Andrew Speedy, ghermendo il fascio di banconote, le contò e le fece -sparire nella sua tasca. - -Durante quella scena Gambalesta era bianco. Quanto a Fix, mancò poco -gli venisse un accidente. Quasi ventimila sterline spese, e per di -più quel Fogg che abbandonava al suo venditore lo scafo e la macchina, -cioè quasi il valore totale della nave! Vero è che la somma rubata alla -banca ascendeva a cinquantacinque mila sterline! - -Quando Andrew Speedy ebbe intascato il danaro: - -“Signore, gli disse il signor Fogg, tutto ciò non deve sorprendervi. -Sappiate ch’io perdo ventimila sterline, se non son di ritorno a Londra -il 21 dicembre, a otto ore e quarantacinque minuti della sera. Ora -avendo mancato il piroscafo di Nuova York, e siccome rifiutavate di -condurmi a Liverpool.... - -— Ed ho fatto bene, per i cinquantamila diavoli dell’inferno, esclamò -Andrew Speedy, poichè ci guadagno almeno quarantamila dollari.„ - -Indi, più pacatamente: - -“Sapete una cosa, capitano?... - -— Fogg. - -— Capitano Fogg. Ebbene, c’è del Yankee in voi.„ - -E dopo aver fatto al suo passaggiero ciò che credeva essere un -complimento, ei se n’andava, quando Phileas Fogg gli disse: - -“Ed ora, questo battello mi appartiene? - -— Certamente! Dalla chiglia al pomo degli alberi.... per tutto ciò che -è legno, s’intende. - -— Fate demolire tutte le parti interne della nave e riscaldate coi -rottami. - -Immagini il lettore quel che si dovette consumare di legname secco -per mantenere il vapore in sufficiente pressione. Quel giorno, il -cassaretto, le cabine, gli alloggi, il falso ponte, tutto fu ridotto in -cenere. - -La domane, 19 dicembre, si abbruciò l’alberatura, le dare, le -pennole. Gli alberi furono atterrati, sbocconcellati a colpi d’ascia. -L’equipaggio ci metteva uno zelo incredibile. Gambalesta, tagliando, -spaccando, segando, faceva il lavoro di dieci uomini. Era un furore di -demolizione. - -La domane, 20, le impavesate, le gale di bandiere, le opere morte, la -maggior parte del ponte, furono divorati. L’_Henrietta_ non era più che -una nave rasa come un pontone. - -Ma quel giorno si era giunti in vista della costa d’Irlanda e del faro -di Fastenet. - -Tuttavia, alle dieci di sera, la nave non era che dinanzi a Queenstown, -cui volgeva il traverso. Phileas Fogg non aveva più che ventiquattr’ore -per portarsi a Londra! Ora, era il tempo che occorreva all’_Henrietta_ -per arrivare a Liverpool, — anche camminando a tutto vapore. E il -vapore stava per mancare in fine all’audace gentleman! - -“Signore, gli disse allora il capitano Speedy che aveva finito per -interessarsi ai suoi progetti: io vi compiango davvero; tutto è contro -di voi! Siamo appena dinanzi a Queenstown. - -— Ah! disse Fogg. È Queenstown quella città di cui scorgiamo i fuochi? - -— Sì. - -— Possiamo entrare nel porto? - -— Non prima di tre ore, — a pieno mare soltanto. - -— Aspettiamo!„ rispose tranquillamente Phileas Fogg, senza lasciar -travedere sulla sua faccia che, con una suprema ispirazione, egli era -in procinto di vincere ancora una volta la fortuna avversa! - -Infatti, Queenstown è un porto della costa d’Irlanda, nel quale i -transatlantici che vengono dagli Stati Uniti, gettano passando la loro -valigia delle lettere. Queste lettere sono portate a Dublino da treni -espressi sempre pronti a partire. Da Dublino esse giungono a Liverpool -con degli _steamers_ di grande velocità, — sopravanzando così di dodici -ore i più rapidi camminatori delle compagnie marittime. - -Queste dodici ore che guadagnava così il corriere d’America, -Phileas Fogg pretendeva guadagnarle egli pure. Invece di giungere -sull’_Henrietta_, l’indomani sera, a Liverpool, egli vi sarebbe a -mezzodì, e quindi, avrebbe il tempo di essere a Londra prima delle otto -e quarantacinque della sera. - -Verso un’ora del mattino, l’_Henrietta_ entrava a mare alto nel porto -di Queenstown, e Phileas Fogg, dopo aver ricevuto una vigorosa stretta -di mano dal capitano Speedy, lo lasciava sullo scafo raso della sua -nave, che valeva ancora la metà di quanto egli l’aveva venduta! - -I passaggieri sbarcarono subito. - -Fix, in quel momento, ebbe una voglia feroce di arrestare il nominato -Fogg. Non lo fece! Perchè? Qual lotta avveniva entro di lui? Erasi -forse ricreduto sul conto di Fogg! Capiva finalmente di essersi -ingannato?... Checchè ne fosse, Fix non abbandonò il signor Fogg. Con -lui, con mistress Auda, con Gambalesta, che non trovava più il tempo -di respirare, egli saliva nel treno di Queenstown ad un’ora e mezzo -del mattino, giungeva a Dublino sul far del giorno, e s’imbarcava -senz’altro sopra uno di quegli _steamers_ — veri fusi d’acciaio, -tutti macchina — che sdegnando di alzarsi sulle onde, le passavano -invariabilmente parte a parte. - -A mezzodì meno venti minuti, il 21 dicembre, Phileas Fogg sbarcava -alla perfine sul molo di Liverpool. Egli non era più che a sei ore da -Londra. - -Ma in quel momento Fix si accostò, gli pose la mano salta spalla, e, -presentando il suo mandato: - -— Siete voi il signor Phileas Fogg? diss’egli. - -— Sì, signore. - -— In nome della regina, io vi arresto! - - - - -CAPITOLO XXXIV. - -Nel quale Phileas Fogg va fuor dei gangheri. - - -Phileas Fogg era in prigione. Era stato rinchiuso nel posto di _Custom -House_, la dogana di Liverpool, e doveva passarvi la notte aspettando -il suo trasferimento a Londra. - -Al momento dell’arresto, Gambalesta aveva voluto precipitarsi sul -_detective_. Alcuni _policemen_ lo trattennero. Mistress Auda, -spaventata dalla brutalità del fatto, non sapendo nulla, non poteva -capir nulla. Gambalesta le spiegò tutto. Il signor Fogg, l’onesto e -coraggioso gentleman al quale ella doveva la vita, era arrestato come -ladro! La giovane donna protestò contro tale allegazione, il suo cuore -s’indignò, e delle lagrime sgorgarono dai suoi occhi, quando vide che -non poteva far niente, tentar niente, per salvare il suo salvatore. - -Quanto a Fix egli aveva arrestato il nostro gentleman, perchè il suo -dovere gl’imponeva di arrestarlo, fosse o no colpevole. La giustizia -deciderebbe. - -Ma allora un pensiero venne a Gambalesta, il pensiero terribile che -egli era decisamente la causa di tutta quella disgrazia! Infatti, -perchè mai aveva celato quell’avventura al signor Fogg? Quando Fix -avea rivelato e la sua qualità d’ispettore di polizia e la missione -di cui era incaricato, perchè s’era egli pigliata la responsabilità di -non avvertire il suo padrone? Questi, avvertito, avrebbe senza dubbio -dato a Fix le prove della sua innocenza; gli avrebbe dimostrato il -suo errore; ad ogni modo, non avrebbe scarrozzato a sue spese ed alle -sue calcagna quel malaugurato agente, la cui prima cura era stata -di arrestarlo al momento in cui metteva il piede sul suolo del Regno -Unito. Pensando alle sue colpe, alle sue imprudenze, il povero giovine -era colto da irresistibili rimorsi. Egli piangeva, faceva pena a -vedere. Voleva spaccarsi la testa! - -Mistress Auda e lui erano rimasti, ad onta del freddo, sotto il -peristilio della dogana. Non volevano nè l’uno nè l’altro muoversi di -là. Volevano rivedere ancora una volta il signor Fogg. - -Quanto al nostro gentleman, egli era irremissibilmente rovinato, e -ciò al momento che stava per toccare la meta. Quell’arresto lo perdeva -senza rimedio. Giunto a mezzodì meno venti a Liverpool, il 21 dicembre, -egli aveva tempo sino alle otto e quarantacinque minuti per presentarsi -al Reform-Club, cioè nove ore e quindici minuti, — e non gliene -occorrevano che sei per andare a Londra. - -In quel momento, chi fosse penetrato nel posto della dogana, avrebbe -trovato il signor Fogg, immobile, seduto sopra una panca di legno, -senza ira, ed ancora impassibile. Rassegnato, veramente no; ma -quest’ultimo colpo non aveva potuto commoverlo, almeno in apparenza. -Che si fosse addensato in lui uno di quei furori segreti, terribili, -perchè contenuti, e che scoppiano in un dato momento con forza -irresistibile! Chi sa! Ma Phileas era lì, calmo, aspettando... che -cosa? Serbava forse qualche speranza? Credeva ancora al successo, -quando udì chiudersi l’uscio della prigione? - -Checchè ne sia, il signor Fogg aveva accuratamente deposto il suo -oriuolo sopra una tavola, e ne guardava camminare le sfere. Non una -parola gli sfuggiva dalle labbra, ma il suo sguardo aveva una fissità -singolare. - -In ogni caso, la situazione era terribile, e per chi non poteva leggere -in quella coscienza, la si riassumeva così: - -Onest’uomo, Phileas Fogg era rovinato. - -Briccone, egli era preso. - -Ebbe egli allora il pensiero di salvarsi? Pensò a cercare se quel posto -presentava un’uscita praticabile? Pensò a fuggire? Si sarebbe tentati -a crederlo, poichè ad un dato momento egli fece il giro della stanza. -Ma la porta era solidamente chiusa e la finestra munita di sbarre -di ferro. Egli tornò dunque a sedere, ed estrasse dal suo portafogli -l’itinerario del viaggio. Sulla linea che conteneva queste parole: - -“21 dicembre, sabato. Liverpool,„ egli aggiunse: - -“80º giorno, ore 11 e 40 min. ant.,„ ed aspettò. - -Un’ora suonò all’orologio di _Custom House_. Il signor Fogg verificò -che il suo orologio avanzava di due minuti su quell’orologio. - -Le due! Ammettendo che salisse in quel momento in un treno espresso, -egli poteva ancora giungere a Londra ed al Reform-Club prima delle otto -e quarantacinque della sera. La sua fronte si corrugò lievemente.... - -Alle due e tredici minuti un romore risuonò al difuori, uno strepito di -porte che s’aprivano. Si udiva la voce di Gambalesta, si udiva la voce -di Fix. - -Lo sguardo di Phileas Fogg brillò un istante. - -La porta del posto si aprì, ed egli vide mistress Auda, Gambalesta, Fix -che gli si precipitarono incontro. - -Fix era trafelato, i capelli in iscompiglio... non poteva parlare. - -— Signore, balbettò, signore... perdonatemi... una rassomiglianza -deplorabile.... Ladro arrestato da tre giorni... voi libero! - -Phileas Fogg era libero! Egli andò incontro al _detective_. Lo guardò -bene in faccia, e, facendo il solo movimento rapido che avesse fatto -e dovesse mai fare in vita sua, egli trasse indietro le due braccia, e -con la precisione di un automa, percosse coi suoi due pugni l’infelice -ispettore. - -— Ben dati! esclamò Gambalesta. - -Fix, gettato a terra, non pronunziò neanco una parola. Egli non aveva -che quello che si meritava. Ma, senz’altro, il signor Fogg, mistress -Auda e Gambalesta lasciarono la dogana. Si gettarono in una carrozza, e -in pochi momenti giunsero alla stazione di Liverpool. - -Phileas Fogg domandò se c’era un treno espresso pronto a partire per -Londra.... - -Erano le due e quaranta minuti.... L’espresso era partito da -trentacinque minuti. - -Phileas Fogg ordinò allora un treno speciale. - -C’erano parecchie locomotive di grande velocità in pressione; ma -stante le esigenze del servizio, il treno speciale non potè lasciare la -stazione prima delle tre! - -Alle tre, Phileas Fogg, dopo aver detto quattro paroline al -macchinista, di un certo premio da guadagnare, filava nella direzione -di Londra in compagnia della giovine signora e del suo fedel servitore. - -Bisognava percorrere in cinque ore e mezzo la distanza che separa -Liverpool da Londra, — cosa fattibilissima, quando la strada è libera -su tutta la linea. Ma ci furono dei ritardi forzati, — e, quando il -gentleman giunse alla stazione, le nove meno dieci scoccavano alla -stazione di Londra. - -Phileas Fogg, dopo aver compiuto questo viaggio intorno al mondo, -giungeva con un ritardo di cinque minuti!... - -Egli aveva perduto. - - - - -CAPITOLO XXXV. - -Nel quale Gambalesta non si fa ripetere due volte l’ordine del suo -padrone. - - -La domane, gli abitanti di Saville-row sarebbero stati molto sorpresi -se qualcuno avesse asserito che il signor Fogg erasi restituito al suo -domicilio. Porte e finestre, tutto era chiuso. Nessun cangiamento era -avvenuto all’esterno. - -Infatti, lasciata la stazione, Phileas Fogg aveva dato a Gambalesta -l’ordine di comperare alcune provvigioni, ed era rientrato nella sua -casa. - -Il nostro gentleman aveva ricevuto con la sua impassibilità abituale -il colpo che lo atterrava. Rovinato! e per colpa di quel balordo -ispettore di polizia! Dopo aver camminato con passo sicuro durante -un sì lungo tragitto, dopo aver abbattuto mille ostacoli, affrontato -mille pericoli, avendo anco trovato il tempo di fare un po’ di bene -strada facendo, naufragare al porto dinanzi ad un fatto brutale, che -non poteva prevedere, e contro il quale egli era disarmato: terribil -cosa davvero! Della somma considerevole che aveva portata con sè -alla sua partenza, non gli rimaneva che un residuo insignificante. -La sua sostanza ormai non si componeva più che di ventimila sterline -depositate presso i fratelli Baring, e queste ventimila sterline, egli -le doveva ai suoi colleghi del Reform-Club. Dopo tante spese fatte, -quella scommessa guadagnata non lo avrebbe arricchito, — ed è probabile -che egli non avesse mai pensato di arricchirsi, com’uno di quegli -uomini che “scommettono per l’onore,„ — ma quella scommessa perduta lo -rovinava totalmente. Epperò, egli si era deciso. Sapeva quello che gli -rimaneva a fare. - -Una camera della casa di Savill-row fu riservata a mistress Auda. La -giovane signora era disperata. Da certe parole pronunciate dal signor -Fogg, ella aveva capito che il signor Fogg meditava qualche progetto -funesto. - -Tutti sanno a quali deplorevoli estremità si spingono alle volte -quest’Inglesi monomani sotto la pressione di un’idea fissa. Laonde -Gambalesta, senza darlo a dividere, teneva d’occhio il suo padrone. - -Ma, a primo arrivare, l’onesto ragazzo era salito nella sua camera ed -aveva spento il becco a gas che ardeva da ottanta giorni. Egli aveva -trovato nella cassetta delle lettere una nota della compagnia del gas, -e pensò che era più che tempo di metter fine a quelle spese di cui era -responsabile. - -La notte trascorse. Il signor Fogg si era coricato, ma aveva egli -dormito? Quanto a mistress Auda, ella non aveva potuto prendere un solo -istante di riposo. Gambalesta, lui, aveva vegliato come un cane alla -porta del suo padrone. - -La domane, il signor Fogg lo chiamò a sè e gli raccomandò, in termini -molto asciutti, d’occuparsi della colazione di mistress Auda. Per sè si -contenterebbe di una tazza di thè e di una fetta di pane abbrustolita. -Mistress Auda avrebbe la bontà di dargli licenza per la colazione e -pel pranzo, perocchè tutto il suo tempo doveva essere consacrato a -rassettare i suoi affari. Egli non scenderebbe. La sera soltanto, -chiederebbe a mistress Auda il permesso d’intrattenerla per pochi -minuti. - -Gambalesta, avendo comunicazione del programma della giornata, non -doveva far altro che conformarvisi. Eppure egli non si moveva di là, -guardava il suo padrone sempre impassibile, non poteva decidersi a -lasciare la sua stanza. Il suo cuore era angosciato, la sua coscienza -crucciata dai rimorsi, perocchè egli accusava più che mai sè stesso di -quell’immenso disastro. Sì! s’egli avesse avvertito il signor Fogg, -se gli avesse svelato i progetti dell’agente Fix, il signor Fogg -non avrebbe certamente condotto l’agente Fix sino a Liverpool, ed -allora.... - -Gambalesta non potè più contenersi. - -— Padron mio! signor Fogg! esclamò egli, maleditemi. È stato per colpa -mia che.... - -— Io non accuso nessuno, rispose Phileas Fogg con accento perfettamente -calmo. Andate. - -Gambalesta lasciò la camera ed andò a trovar la giovine signora, alla -quale fece conoscere le intenzioni del signor Fogg. - -— Signora, aggiuns’egli, io non posso nulla dal canto mio, nulla! Non -ho alcuna influenza sul mio padrone. Voi, forse.... - -— Quale influenza potrei io mai avere! rispose mistress Auda. Il -signor Fogg non ne subisce nessuna! Non ha neanco mai capito che la mia -riconoscenza per lui era pronta a straripare! Non ha manco mai letto -nel mio cuore! — Amico mio, non bisognerà lasciarlo un solo istante. -Voi dite ch’egli manifestò l’intenzione di parlarmi stasera?... - -— Sì, signora. Si tratta senza dubbio di tutelare la vostra situazione -in Inghilterra. - -— Aspettiamo! rispose la giovane donna, che rimase tutta pensierosa. - -Così, durante quella giornata di domenica, la casa di Saville-row fu -come se fosse stata disabitata, e, per la prima volta da che dimorava -in quella casa, Phileas Fogg non andò al suo Club, allorchè le undici e -mezzo suonarono alla torre del Parlamento. - -E perchè il nostro gentleman si sarebb’egli presentato al Reform-Club? -I suoi colleghi non lo aspettavano più. Se la sera del giorno prima, in -quella data fatale del sabato 21 dicembre alle otto e quarantacinque, -Phileas Fogg non era comparso nel salone del Reform-Club, la sua -scommessa era perduta. Non era neppur necessaria ch’egli andasse dal -suo banchiere per pigliarvi quella somma di ventimila sterline. I suoi -avversarii avevano in mano un bono firmato da lui, e bastava passarlo -ai fratelli Baring, perchè le ventimila sterline fossero portate a loro -credito. - -Il signor Fogg non aveva dunque bisogno d’uscire, e non uscì. Egli -rimase nella sua camera e diè assetto a’ suoi affari. Gambalesta non -cessò di salire e scendere le scale della casa di Saville-row. Le ore -non trascorrevano per quel poveraccio. Egli ascoltava all’uscio della -camera del suo padrone, ed in ciò fare egli non credeva di commettere -la menoma indiscrezione! Guardava dal buco della toppa, e si immaginava -di avere questo diritto! Gambalesta paventava ad ogni istante qualche -catastrofe. A volte altresì pensava a Fix, ma un cangiamento erasi -operato nella sua mente. Egli non se la pigliava più con l’ispettore -di polizia. Fix erasi ingannato in buona fede, e, tenendogli dietro, -arrestandolo, egli non aveva fatto altro che il suo dovere, mentre -lui.... Questo pensiero l’opprimeva, ed ei si riputava l’ultimo dei -miserabili. - -Quando Gambalesta si sentiva troppo infelice ad esser solo, bussava -all’uscio di mistress Auda, entrava nella sua camera, si sedeva in un -canto senz’aprir bocca, e guardava la giovane donna, sempre pensierosa. - -Verso le sette e mezzo della sera, il signor Fogg fece chiedere a -mistress Auda, se poteva riceverlo, e, da lì a pochi minuti, la giovane -signora e lui erano soli in quella camera. - -Phileas Fogg prese una sedia e sedette presso al caminetto, dirimpetto -a mistress Auda. La sua faccia non rifletteva alcuna emozione. Il -Fogg del ritorno era esattamente il Fogg della partenza. Stessa calma, -stessa impassibilità. - -Egli rimase senza parlare durante cinque minuti. Indi, alzando gli -occhi verso mistress Auda: - -“Signora, diss’egli, mi perdonerete di avervi condotta in Inghilterra? - -— Io, signor Fogg!... rispose mistress Auda, comprimendo i battiti del -suo cuore. - -— Vogliate permettermi di finire, ripigliò il signor Fogg. Allorchè io -ebbi il pensiero di trarvi lontano da quella contrada diventata così -pericolosa per voi, io ero ricco, e contava di porre una parte della -mia sostanza a vostra disposizione. La vostra esistenza sarebbe stata -felice e libera. Ora io sono rovinato. - -— Lo so, signor Fogg, rispose la giovine donna, e vi chiederò a mia -volta: Mi perdonerete di avervi seguito, e — chi sa? — d’aver forse, -mettendovi in ritardo, contribuito alla vostra rovina? - -— Signora, voi non potevate rimanere nell’India, e la vostra salvezza -non era assicurata che se voi vi allontanavate tanto che quei fanatici -non potessero riprendervi. - -— Così, signor Fogg, ripigliò mistress Auda, non contento di avermi -strappato ad una morte orribile, voi vi credevate ancora obbligato di -assicurare la mia posizione in Europa? - -— Sì, signora, rispose Phileas Fogg, ma gli avvenimenti si volsero -contro di me. Però, del poco che mi rimane io vi chiedo il permesso di -disporre a vostro favore. - -— Ma voi, signor Fogg, come farete? chiese mistress Auda. - -— Io, signora, rispose freddamente il gentleman, io non ho bisogno di -nulla. - -— Come, signore! avete riflettuto alla sorte che vi aspetta? - -— Ho fatto le mie riflessioni, rispose lentamente il signor Fogg. - -— In ogni caso ripigliò mistress Auda, la miseria non potrebbe colpire -un uomo pari vostro. I vostri amici.... - -— Io non ho amici, signora. - -— I vostri parenti.... - -— Non ho più parenti. - -— Vi compiango allora, signor Fogg, perocchè l’isolamento è una triste -cosa. Che! neppure un cuore amico per deporvi le vostre pene? Si dice -che in due la miseria stessa è ancora sopportabile! - -— Lo dicono, signora. - -— Signor Fogg, disse allora mistress Auda, che si alzò e porse la mano -al gentleman, volete accettare al tempo stesso una parente ed un’amica? -Volete voi accettarmi per vostra moglie?„ - -Il signor Fogg, a questa parola, erasi alzato a sua volta. C’era come -un riflesso insolito ne’ suoi occhi, come un tremito sulle sue labbra. -Mistress Auda lo guardava. La sincerità, la rettitudine, la fermezza -e la soavità di quel bello sguardo di una nobile donna che osa tutto -per salvare colui al quale deve tutto, lo sorprese dapprima, indi lo -penetrò. Egli chiuse gli occhi un istante, come per evitare che quello -sguardo s’avanzasse dippiù.... Quando li riaprì: - -“Io vi amo! diss’egli semplicemente. Sì, in verità, per tutto quanto -c’è di più sacro al mondo, io vi amo e sono tutto vostro! - -Ah!...„ esclamò mistress Auda, portandosi la mano al cuore. - -Gambalesta fu chiamato. Venne subito. Il signor Fogg teneva ancora la -mano di mistress Auda nella sua. Gambalesta capì, e la sua larga faccia -brillò come il sole allo zenit delle regioni tropicali. - -Il signor Fogg gli chiese se non sarebbe troppo tardi per andar -ad avvertire il reverendo Samuele Wilson, della parrocchia di -Mary-le-Bone. - -Gambalesta sorrise del suo miglior sorriso. - -“Mai troppo tardi„ diss’egli. - -Non erano che le otto e cinque minuti. - -“Sarà per domani, lunedì! diss’egli. - -— Per domani, lunedì? chiese il signor Fogg guardando la giovane donna. - -— Per domani, lunedì!„ rispose mistress Auda. - -Gambalesta uscì a gambe levate. - - - - -CAPITOLO XXXVI. - -Nel quale Phileas Fogg fa di nuovo aggio sulla piazza di Londra. - - -È tempo di dire quale mutamento della opinione pubblica era avvenuto -nel Regno Unito, quando si seppe l’arresto del vero ladro della Banca, -— un certo James Strand, che aveva avuto luogo il 17 dicembre, a -Edimburgo. - -Tre giorni prima, Phileas Fogg era ancora un deliquente cui la polizia -dava la caccia ad oltranza, ed ora era il più onesto gentleman del -mondo, che compiva matematicamente il suo eccentrico viaggio intorno -alla terra. - -Quale effetto, che chiasso nei giornali! Tutti gli scommettitori pro -e contro, che avevano già dimenticato quell’affare, risuscitarono -come per incanto. Tutte le transazioni ridiventavano valide. Tutti -gl’impegni rivivevano, e, bisogna dirlo, le scommesse ricominciarono -con nuova energia. Il nome di Phileas Fogg fece di bel nuovo aggio -sulla piazza di Londra. - -I cinque colleghi del gentleman, al Reform-Club, passarono quei tre -giorni in grande inquietudine. Quel Phileas Fogg che essi avevano -dimenticato, ricompariva inopinatamente ai loro occhi! Dov’era in quel -momento? Il 17 dicembre, — giorno in cui James Strand fu arrestato, -— faceano settantasei giorni che Phileas Fogg era partito, e non una -notizia di lui! Che fosse morto? Avesse mai rinunciato alla lotta, -oppure continuava il suo cammino giusta l’itinerario convenuto? E il -sabato, 21 dicembre, alle 8 e 45 di sera, avesse egli mai a comparire -come il dio dell’esattezza sulla soglia del salone dei Reform-Club? - -Dobbiamo rinunciare a dipingere l’ansietà nella quale, durante tre -giorni, visse tutta quella classe della società inglese. Si lanciarono -dispacci in America, in Asia, per avere notizie di Phileas Fogg. Si -mandò mattina e sera ad osservare la casa di Saville-row.... Nulla. La -polizia stessa non sapeva più che n’era stato del _detective_ Fix, che -si era tanto sgraziatamente gettato sopra una falsa traccia. Il che non -impedì alle scommesse di impegnarsi su più vasta scala. Phileas Fogg, -come un cavallo di corsa, giungeva all’ultimo giro. Non lo si dava più -a cento, ma a venti, ma a dieci, ma a cinque, e il vecchio paralitico, -lord Albermale, lo pigliava, lui, alla pari. - -Laonde, il sabato sera, c’era folla in Pall Mall e nelle strade vicine. -Sembrava un immenso attruppamento di sensali di borsa, stabiliti in -permanenza nei paraggi del Reform-Club. La circolazione era impedita. -Si discuteva, si disputava, si gridavano i corsi “del Phileas Fogg,„ -come quelli dei fondi inglesi. I policeman avevano un gran da fare a -contenere la calca, e mano mano si avanzava l’ora alla quale doveva -giungere Phileas Fogg, l’emozione pigliava proporzioni inverosimili. - -Quella sera, i cinque colleghi del gentleman erano radunati fin dalle -nove nel gran salone del Reform-Club. I due banchieri, John Sullivan -e Samuele Fallentin, l’ingegnere Andrew Stuard, Gualtiero Ralph, -amministratore della Banca d’Inghilterra, il birraio Tommaso Flanagan, -tutti aspettavano con ansietà. - -Al momento in cui l’orologio del gran salone segnò le otto e -venticinque, Andrew Stuart, alzandosi, disse: - -“Signori, fra venti minuti, il termine convenuto fra il signor Phileas -Fogg e noi sarà spirato. - -— A che ora è giunto l’ultimo treno di Liverpool? domandò Tommaso -Flanagan. - -— Alle sette e ventitrè, rispose Gualtiero Ralph, e il treno successivo -non giunge che a mezzanotte e dieci. - -— Ebbene signori, ripigliò Andrew Stuart, se Phileas Fogg fosse giunto -col treno delle sette e ventitrè, egli sarebbe già qui. Possiamo dunque -considerare la scommessa come guadagnata. - -— Aspettiamo, non ci pronunciamo, rispose Samuele Fallentin. Voi sapete -che il nostro collega è un eccentrico di prim’ordine. La sua esattezza -in tutto è ben conosciuta. Egli non giunge mai nè troppo tardi nè -troppo presto, e se comparisse qui all’ultimo minuto, io non ne sarei -punto sorpreso. - -— Ed io, disse Andrew Stuart, che era come sempre nervosissimo, -quand’anco lo vedessi non ci crederei. - -— Infatti, ripigliò Tommaso Flanagan, il progetto del signor Fogg era -insensato. Qual si fosse la sua esattezza, egli non poteva impedire dei -ritardi inevitabili, e un ritardo di due o tre giorni soltanto bastava -a compromettere il suo viaggio. - -— Voi noterete peraltro, aggiunse John Sullivan, che non abbiamo -ricevuto nessuna notizia del nostro collega, e sì che i fili -telegrafici non mancavano sul suo itinerario. - -— Egli ha perduto, signori, ripigliò Andrew Stuart, ha cento volte -perduto! Voi sapete pure che il _China_ — il solo piroscafo di -Nuova-York che egli avesse potuto pigliare per venire a Liverpool in -tempo utile, — è giunto ieri. Ora, ecco qui la lista dei passaggieri, -pubblicata dalla _Shipping-Gazette (Gazzetta navale)_ e il nome -di Phileas Fogg non vi figura. Ammettendo tutte le più favorevoli -combinazioni, il nostro collega è appena in America, a quest’ora! Io -calcolo a venti giorni per lo meno il ritardo ch’egli subirà dalla data -convenuta, e il vecchio lord Albermale ci rimetterà lui pure le sue -cinquemila sterline! - -— È evidente, rispose Gualtiero Ralph, e domani non avremo che da -presentare presso i fratelli Baring il bono del signor Fogg. - -In quella, l’orologio del salone suonò le otto e quaranta. - -“Ancora cinque minuti,„ disse Andrew Stuart. - -I cinque colleghi si guardavano tra loro. È lecito credere che i -battiti del loro cuore avessero subito un lieve acceleramento, poichè -infine, anche per giocatori intrepidi, la partita era forte! Ma non -volevano lasciarne trasparir nulla; epperò dietro proposta di Samuele -Fallentin, essi presero posto ad una tavola da giuoco. - -“Non darei la mia parte di quattromila sterline sulla -scommessa, disse Andrew Stuart sedendosi, a chi me ne offrisse -tremilanovecentonovantanove!„ - -La sfera segnava, in quel momento, otto ore e quarantadue minuti. - -I giocatori avevano preso le carte, ma, ad ogni poco, il loro sguardo -ricorreva all’orologio. Si può affermare che, per grande che fosse la -loro sicurezza, mai minuti erano sembrati così lunghi! - -“Le otto e quarantatrè,„ disse Tommaso Flanagan, tagliando il mazzo di -carte che gli presentava Gualtiero Ralph. - -Indi seguì un momento di silenzio. Il vasto salone del Club era -tranquillo. Ma al difuori si udiva il chiasso della folla, dominato -di tanto in tanto da gridi acuti. Il pendolo dell’orologio batteva -il secondo con regolarità matematica. Ogni giocatore contava -involontariamente le divisioni sessagesimali, che ferivano il suo -orecchio. - -“Le otto e quarantaquattro!„ disse John Sullivan con voce in cui si -sentiva una certa emozione. - -Un minuto solo e la scommessa era guadagnata. Andrew Stuart e i suoi -colleghi non giocavano più. Avevano abbandonato le carte. - -Al quarantesimo minuto secondo, nulla. Al cinquantesimo, nulla ancora! - -Al cinquantesimoquinto, si udì come un fulmine al difuori: applausi, -urrà, persino imprecazioni, che si propagarono come un rullo continuo. - -I cinque giocatori si alzarono.... - -Al cinquantasettesimo minuto secondo, la porta del salone si aprì, e -il pendolo non aveva battuto il sessantesimo secondo, che Phileas Fogg -comparve, seguito da una folla delirante che aveva forzato l’ingresso -del Club, e con la sua voce calma: - -“Eccomi, o signori,„ diss’egli. - - - - -CAPITOLO XXXVII. - -Nel quale si calcola quel che Phileas Fogg ha guadagnato a fare il giro -del mondo. - - -Sì! Phileas Fogg in persona. - -I lettori ricordano che alle otto e cinque della sera, — venticinque -ore circa dopo l’arrivo dei viaggiatori a Londra, — Gambalesta era -stato incaricato dal suo padrone di avvisare il reverendo Samuele -Wilson per certo matrimonio che doveva celebrarsi la domane senz’altro. - -Gambalesta era dunque partito, contento come una pasqua. Egli si recò a -passo rapido all’abitazione del reverendo Samuele Wilson, che non era -ancora rincasato. Naturalmente, Gambalesta aspettò, ma aspettò almeno -venti buoni minuti. - -Insomma, erano le otto e trentacinque, quand’egli uscì dalla casa del -reverendo. Ma in quale stato! I capelli in iscompiglio, senza cappello, -correndo, correndo, come non si è mai visto correre a memoria d’uomo, -atterrando i passanti, precipitandosi come una tromba sui marciapiedi! - -In tre minuti egli era di ritorno alla casa di Saville-row, e cadeva -senza fiato nella camera del signor Fogg. - -Egli non poteva parlare. - -“Che c’è? chiese il signor Fogg. - -— Padron mio... balbettò Gambalesta... matrimonio... impossibile. - -— Impossibile? - -— Impossibile... per domani... - -— Perchè? - -— Perchè domani... è domenica!... - -— Lunedì, rispose il signor Fogg. - -— No... oggi... sabato.... - -— Sabato? impossibile! - -— Sì, sì, sì! esclamò Gambalesta. Vi siete sbagliato di un giorno!... -Siamo giunti ventiquattr’ore prima... ma non ci rimangon che dieci soli -minuti!...„ - -Gambalesta aveva afferrato il suo padrone pel colletto, e lo trascinava -con una forza irresistibile. - -Phileas Fogg, preso così d’assalto, senza aver il tempo di riflettere, -lasciò la casa, saltò in un _cab_ (cittadina), promise cento sterline -al cocchiere e dopo avere schiacchiato due cani e investito cinque -carrozze, giunse al Reform-Club. - -L’orologio segnava lo otto e quarantacinque quando egli apparve nel -gran salone.... - -Phileas Fogg aveva compiuto il giro del mondo in ottanta giorni! - -Phileas Fogg aveva guadagnato la sua scommessa di ventimila sterline! - -Ed ora, come mai un uomo così esatto, così meticoloso, aveva egli -potuto commettere quell’errore di giorno? Come si credeva egli al -sabato sera, 21 dicembre, quando sbarcò a Londra, mentre non era che -il venerdì, 20 dicembre, settantanove giorni soltanto dopo la sua -partenza? - -Ecco la ragione di quell’errore. È semplicissima. - -Phileas Fogg aveva, senza neanco sognarselo, guadagnato un giorno sul -suo itinerario, — e ciò unicamente perchè egli aveva fatto il giro del -mondo, andando verso l’_est_, ed avrebbe invece perduto quel giorno -andando in senso inverso, cioè verso l’_ovest_. - -Infatti, camminando verso l’est, Phileas Fogg andava incontro al -sole, e, per conseguenza, i giorni diminuivano per lui di tante volte -quattro minuti quanti erano i gradi ch’egli percorreva in quella -direzione. Ora si contano trecentosessanta gradi sulla circonferenza -terrestre, e questi trecentosessanta gradi, moltiplicati per quattro -minuti, danno precisamente ventiquattr’ore — vale a dire quel giorno -inconsapevolmente guadagnato. In altri termini, mentre Phileas Fogg, -camminando verso l’est, vedeva il sole passare _ottanta volte_ al -meridiano, i suoi colleghi rimasti a Londra non lo vedevano passare che -_settantanove volte_. Ecco perchè quel giorno stesso, che era il sabato -e non la domenica, come credeva il signor Fogg, questi lo aspettavano -nel salone del Reform-Club. - -Ed ecco ciò che il famoso oriuolo di Gambalesta, — che aveva sempre -conservato l’ora di Londra, — avrebbe dimostrato, se insieme ai minuti -ed alle ore, esso avesse segnato i giorni! - -Phileas Fogg aveva dunque guadagnato le ventimila sterline. Ma, siccome -ne aveva spese strada facendo circa diciannovemila, il risultato -pecuniario era mediocre. Però, già si sa, l’eccentrico gentleman non -aveva in quella scommessa cercato altro che la lotta, non la ricchezza. -Ed anzi quelle mille sterline rimanenti, egli le divise tra l’onesto -Gambalesta e l’infelice Fix, al quale era incapace di serbar rancore. -Ma, solo per regolarità, egli fece ritenuta al suo servo del prezzo -delle millenovecentoventi ore di gas spese per colpa sua. - -Quella stessa sera, il signor Fogg, sempre impassibile, flemmatico, -diceva a mistress Auda: - -“Questo matrimonio vi conviene ancora, signora? - -— Signor Fogg, rispose mistress Auda, tocca a me a farvi questa -domanda. Voi eravate rovinato, ora eccovi ricco.... - -— Scusatemi, signora, questa ricchezza vi appartiene. Se non aveste -avuto il pensiero di questo matrimonio, il mio servo non sarebbe andato -dal reverendo Samuele Wilson, io non sarei stato avvertito del mio -errore, e.... - -— Caro signor Fogg!... disse la giovine donna. - -— Cara Auda!...„ rispose Phileas Fogg. - -Non occorre aggiungere che il matrimonio si celebrò quarant’otto ore -dopo. Gambalesta, superbo, raggiante, abbagliante, vi figurò come -testimone della giovane signora. Non l’aveva salvata lui? questo onore -gli era ben dovuto. - -La domane, fin dall’alba, Gambalesta picchiava con fracasso alla porta -del suo padrone. - -“Che c’è, Gambalesta? - -— Che c’è, signore! C’è che son venuto a sapere or ora.... - -— Che cosa? - -— Che potevamo fare il giro del mondo in settantotto giorni soltanto. - -— Senza dubbio, rispose il signor Fogg, non attraversando l’India. Ma -se io non avessi attraversato l’India, io non avrei guadagnato mistress -Auda, ella non sarebbe mia moglie, e....„ - -E il signor Fogg richiuse tranquillamente la porta. - -Così Phileas Fogg aveva guadagnato la sua scommessa. Egli aveva -compiuto in ottanta giorni il viaggio intorno al mondo! Egli aveva -adoperato, a ciò fare, tutti i mezzi di trasporto: piroscafi, ferrovie, -carrozze, yachts, navi di commercio, slitte, elefanti. L’eccentrico -gentleman aveva spiegato in questo negozio le sue maravigliose -qualità di sangue freddo e d’esattezza. Ma al postutto? Che aveva egli -guadagnato con quell’incomodo? Che gli era fruttato quel viaggio? - -Nulla, si dirà? Nulla, sia pure, all’infuori di una leggiadra moglie -che lo rese il più felice degli uomini! - -In verità, chi non farebbe, anche per meno di questo, il Giro del Mondo? - - - FINE. - - - - -INDICE. - - - I. Nel quale Phileas Fogg e Gambalesta si accettano - reciprocamente l’uno come padrone, l’altro come - servitore Pag. 1 - II. Nel quale Gambalesta è convinto d’aver finalmente - trovato il suo ideale 8 - III. Nel quale s’impegna una conversazione che potrà - costar caro a Phileas Fogg 14 - IV. Nel quale Phileas Fogg sbalordisce Gambalesta, suo - servo 24 - V. Nel quale un nuovo valore comparisce sulla piazza - di Londra 30 - VI. Nel quale l’agente Fix mostra un’impazienza più - che legittima 35 - VII. Che prova una volta di più l’inutilità dei passaporti - in materia di polizia 42 - VIII. Nel quale Gambalesta parla forse un po’ più del - bisogno 47 - IX. Dove il mar Rosso e il mar delle Indie si mostrano - propizii ai disegni di Phileas Fogg 53 - X. Dove Gambalesta è felicissimo di non perdere che - le scarpe 61 - XI. Dove Phileas Fogg compra a prezzo favoloso una - cavalcatura 69 - XII. Nel quale Phileas Fogg e i suoi compagni si - avventurano attraverso le foreste dell’India, - e se ne vedono le conseguenze 81 - XIII. Nel quale Gambalesta prova una volta di più - che la fortuna arride agli audaci 91 - XIV. Nel quale Phileas Fogg scende tutta l’ammirabile - vallata del Gange senza pensare a guardarla 101 - XV. Nel quale il sacco delle banconote si alleggerisce - ancora di alcune migliaia di sterline 111 - XVI. Nel quale Fix fa l’indiano 120 - XVII. Nel quale si tratta un po’ di tutto durante il - tragitto da Singapore a Hong-Kong 128 - XVIII. Nel quale i signori Fogg, Gambalesta e Fix - vanno pei loro affari per strade diverse 137 - XIX. Nel quale Gambalesta piglia un interesse troppo - vivo pel suo padrone, e quel che ne succede 144 - XX. Nel quale Fix entra direttamente in relazione - con Phileas Fogg 154 - XXI. Nel quale si teme che il padrone della _Tankadera_ - perda un premio di duecento sterline 163 - XXII. Nel quale Gambalesta impara che il danaro è - necessario anco agli antipodi 175 - XXIII. Nel quale il naso di Gambalesta si allunga - smisuratamente 185 - XXIV. Durante il quale si compie la traversata dell’Oceano - Pacifico 194 - XXV. Nel quale si dà un’occhiatina a San Francisco - in un giorno di meeting 203 - XXVI. Nel quale si piglia il treno espresso della ferrovia - del Pacifico 213 - XXVII. Nel quale Gambalesta segue, con una celerità - di venti miglia all’ora, un corso di storia - mormona 221 - XXVIII. Nel quale Gambalesta non riesce a far intendere - il linguaggio della ragione 230 - XXIX. Nel quale si narrano cose che capitano unicamente - sulle ferrovie americane 242 - XXX. Nel quale Phileas Fogg fa semplicemente il suo - dovere 252 - XXXI. Nel quale l’ispettore Fix piglia molto sul serio - gl’interessi di Phileas Fogg 262 - XXXII. Nel quale Phileas Fogg lotta corpo a corpo con - la mala sorte 271 - XXXIII. Nel quale Phileas Fogg si mostra all’altezza - delle circostanze 277 - XXXIV. Nel quale Phileas Fogg va fuor dei gangheri 289 - XXXV. Nel quale Gambalesta non si fa ripetere due - volte l’ordine del suo padrone 294 - XXXVI. Nel quale Phileas Fogg fa di nuovo aggio sulla - piazza di Londra 302 - XXXVII. Nel quale si calcola quel che Phileas Fogg ha - guadagnato a fare il giro del mondo 308 - - - - -DEL MEDESIMO AUTORE: - - _Dalla terra alla luna e Intorno alla luna_ (5.ª ed.) L. 1 — - _Cinque settimane in pallone_ (3.ª ed.) 1 — - _Una città galleggiante_ (3.ª ed.) 1 — - _Ventimila leghe sotto i mari_ (9.ª ed.) 1 — - _Novelle fantastiche_ (3.ª ed.) 1 — - _I figli del capitano Grant e Una città galleggiante._ - 2 vol. (8.ª ed.) 2 — - _Avventure del capitano Hatteras_ (6.ª ed.) 1 — - _Viaggio al centro della terra_ (3.ª ed.) 1 — - _Un episodio del terrore o il conte di Chanteleine_ 1 — - _Poe e le sue opere_ (3.ª ed.) 1 — - _Un nipote d’America_ 1 — - - -EDIZIONI ILLUSTRATE IN-8. - - _Il giro del mondo in 80 giorni_ 2 50 - _Novelle fantastiche_ 3 — - _Storia dei grandi viaggi e dei grandi viaggiatori._ - (3.ª edizione) 2 — - _Il faro in capo al mondo_ 3 50 - _Il dottor Oss: I violatori di blocco_ 1 — - - - - -NOTE: - - -[1] Abbreviazione di _Esquire_, titolo equivalente a _signore_. - -[2] Specie di bettole, dove si vendono le ostriche. - -[3] Con questo nome vengono distinti, in Inghilterra, gli agenti della -polizia che hanno lo speciale incarico di scoprire gli autori di un -misfatto. - -[4] Il _whist_ si giuoca fra quattro persone, a due a due. Il _robbre_ -è una serie di due partite, dopo la quale i compagni si mutano. -Talvolta si gioca il _whist_ in tre col _morto_. - -[5] Specie di soprabitone da viaggio per solito di color nocciuola ed -usato specialmente dagli inglesi. - -[6] Orario e guida generale delle ferrovie continentali e dei battelli -a vapore. Ne è redatore, Bradshaw, che è una vera celebrità in questo -genere. - -[7] Il falso ponte di una nave (in inglese _spardeck_), detto anche -pagliuolo di mezza stiva e che si suol fare di abete, è stabilito ad -alcuni piedi sotto il primo ponte: serve a dare maggior comodo per lo -stabilimento di varie stanze di alloggio e di provvigioni. - -[8] Lo stipendio dei funzionari civili è ancor più alto: i semplici -assistenti al primo grado della gerarchia hanno 12,000 franchi, i -giudici 60,000, i presidenti di Corte 250,000, i governatori 300,000, e -il governatore generale più di 600,000. - -[9] Nel _whist_ si dice _shilem_ ciò che nei giuochi italiani chiamasi -_cappotto_: cioè il prendere tutte le mani. - -[10] Grande ferrovia della penisola indiana. - -[11] La _jungla_ che s’incontra di sovente nelle Indie, è un embrione -di foresta vergine, come il _maquis_ ossia le macchie della Corsica; -è un disordine di arbusti che non arrivano mai all’altezza di alberi e -che copre di solito vaste estensioni di terreno. - -[12] _Booby_, voce inglese che equivale al nostro bietolone, balordo, -minchione. - -[13] Il _poney_, al plurale _ponies_, è un cavallo di razza molto -piccola, eccellente nei luoghi alpestri, come i nostri cavallini della -Sardegna. - -[14] Scompartimento della nave in cui è situata la macchina. - -[15] Il _loch_ è quel settore circolare di legno, che, attaccato ad una -funicella divisa in parti eguali, serve a misurare la velocità della -nave ossia il cammino percorso. Il Fincati, nel suo ottimo dizionario -di marina, propone di tradurre _loch_ con barchetta; ma a noi par -meglio conservare la voce straniera, ma evidente; tanto più quando la -voce nostra da surrogarvi si presterebbe ad equivoci. - -[16] Vagone da dormire. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - -*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK IL GIRO DEL MONDO IN OTTANTA -GIORNI *** - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the -United States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the trademark -license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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Hart was the originator of the Project -Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of -volunteer support. - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. - -Most people start at our website which has the main PG search -facility: www.gutenberg.org - -This website includes information about Project Gutenberg-tm, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. diff --git a/old/65736-0.zip b/old/65736-0.zip Binary files differdeleted file mode 100644 index 368cbc8..0000000 --- a/old/65736-0.zip +++ /dev/null diff --git a/old/65736-h.zip b/old/65736-h.zip Binary files differdeleted file mode 100644 index ff833ea..0000000 --- a/old/65736-h.zip +++ /dev/null diff --git a/old/65736-h/65736-h.htm b/old/65736-h/65736-h.htm deleted file mode 100644 index 0762242..0000000 --- a/old/65736-h/65736-h.htm +++ /dev/null @@ -1,17091 +0,0 @@ -<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.1//EN" -"http://www.w3.org/TR/xhtml11/DTD/xhtml11.dtd"> - -<html xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml" xml:lang="it"> -<head> - <meta http-equiv="content-type" content="text/html; 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margin:1em 0'> -This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and -most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions -whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms -of the Project Gutenberg License included with this eBook or online -at <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>. 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Tip. Treves — 1914. -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> -</p> - -<p class="titf"> -IL GIRO DEL MONDO IN OTTANTA GIORNI -</p> - -<h2 id="cap1">CAPITOLO PRIMO. -<span class="smaller">Nel quale Phileas Fogg e Gambalesta -si accettano reciprocamente -l’uno come padrone l’altro come servitore.</span></h2> -</div> - -<p> -Nell’anno 1872, la casa recante il numero 7 di -Saville-row, Burlington Garden, — casa in cui -morì Sheridan nel 1814, — era abitata da Phileas -Fogg, <i>esq.</i><a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>, uno dei membri più singolari -e più segnalati del Reform-Club di Londra, quantunque -sembrasse studiarsi di non far nulla che -potesse attirare l’attenzione. -</p> - -<p> -Ad uno dei più grandi oratori che onorano -l’Inghilterra, succedeva dunque in quella casa -codesto Phileas Fogg, personaggio enigmatico, di -cui nessuno sapeva niente, fuorchè essere un fior -di galantuomo, ed uno dei più bei gentlemen dell’alta -società inglese. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span> -</p> - -<p> -Si diceva che rassomigliasse a Byron, — nella -testa, poichè era senza difetti ai piedi — ma un -Byron con mustacchi e favoriti, impassibile, da -poter vivere mille anni senza invecchiare. -</p> - -<p> -Inglese senz’alcun dubbio, Phileas Fogg non era -forse Londinese. Non lo si era mai visto nè -alla Borsa nè alla Banca, nè in alcuno degli ufficii -della City. Nè i bacini nè i docks di Londra -avevano mai ricevuto una nave avente per armatore -Phileas Fogg. Codesto gentleman non figurava -in alcun comitato d’amministrazione. Il suo -nome non era mai risuonato in un collegio d’avvocati, -nè al tempio, nè a Lincoln’s inn, nè a -Gray’s inn. Non litigò mai nè alla Corte del Cancelliere, -nè al Banco della Regina, nè allo Scacchiere, -nè in Corte ecclesiastica. Non era industriale, -nè negoziante, nè mercante, nè agricoltore. -Non faceva parte nè dell’<i>Istituto Reale della -Gran Brettagna</i>, nè dell’<i>Istituto di Londra</i>, nè dell’<i>Istituto -degli Artigiani</i>, nè dell’<i>Istituto Russel</i>, -nè dell’<i>Istituto letterario dell’Ovest</i>, nè dell’<i>Istituto -del Diritto</i>, nè di quell’<i>Istituto delle Arti e delle -Scienze riunite</i>, che è posto sotto il patronato diretto -di Sua Graziosa Maestà. Insomma non apparteneva -ad alcuna delle numerose società che -pullulano nella capitale dell’Inghilterra, dalla -<i>Società dell’Armonica</i> sino alla <i>Società entomologica</i>, -fondata principalmente allo scopo di distruggere -gli insetti nocivi. -</p> - -<p> -Phileas Fogg era membro del Reform-Club, ed -ecco tutto. -</p> - -<p> -A chi si stupisse che un gentleman tanto misterioso -si noverasse fra i membri di questa onorevole -associazione, sarà risposto che egli vi fu -<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> -ammesso dietro raccomandazione dei signori Fratelli -Baring presso i quali aveva un credito aperto. -La regolarità posta da essi nel pagamento a vista -dei suoi mandati sul conto corrente, in cui egli -era invariabilmente creditore, gli aveva procacciato -una certa stima. -</p> - -<p> -Codesto Phileas Fogg era egli ricco? Incontestabilmente. -Ma in che modo si fosse arricchito, -ecco ciò che i meglio informati non potevano dire, -e il signor Fogg era l’ultimo cui convenisse rivolgersi -per saperlo. Comunque, egli non era prodigo -di nulla, ma non avaro, giacchè ogni volta -fosse richiesto di danaro per un’opera nobile, -utile e generosa, egli lo portava silenziosamente -ed anche anonimamente. Insomma, nulla di meno -comunicativo di quel gentleman. Parlava il meno -possibile, ed appariva perciò tanto più misterioso. -Eppure, la sua vita era palese; ma era tanto -matematicamente uniforme, che l’immaginazione, -insoddisfatta, cercava al di là. -</p> - -<p> -Aveva viaggiato? Probabilmente, poichè nessuno -conosceva meglio di lui la carta del mondo. Non -eravi luogo remoto ch’egli non mostrasse averne -cognizione speciale. Qualche volta, ma in poche -parole, brevi e chiare, rettificava le mille dicerie -che circolavano nel club circa i viaggiatori perduti -o smarriti; indicava le vere probabilità, e -le sue parole erano parse di sovente quasi ispirate -da una seconda vista, tanto l’avvenimento -finiva sempre per giustificarle. Era un uomo che -aveva dovuto viaggiare dappertutto, per lo meno -in ispirito. -</p> - -<p> -Peraltro era sicuro che da lunghi anni Phileas -Fogg non aveva lasciato Londra. Le persone che -<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> -avevano l’onore di conoscerlo più da vicino, attestavano -che nessuno poteva pretendere d’averlo -mai visto altrove che in quella strada diretta che -egli percorreva ogni giorno per recarsi da casa -sua al club. Suo solo passatempo era leggere i -giornali e giocare al whist. A questo giuoco del -silenzio, tanto adatto al suo temperamento, egli -vinceva spesso; ma i suoi guadagni non entravano -mai nella sua borsa e figuravano per una somma -importante al suo bilancio di carità. E poi, è bene -notarlo, il signor Fogg giocava evidentemente -per giocare, non per vincere; il giuoco era per -lui un combattimento, una lotta contro una difficoltà, -ma una lotta senza moto, senza spostamento, -senza fatica, e ciò si confaceva al suo carattere. -</p> - -<p> -Nessuno gli conosceva nè moglie, nè figli — ciò -che può accadere alle più brave persone, — nè -parenti, nè amici, — cosa più rara in verità. -Phileas Fogg viveva solo nella sua casa di Saville-row, -dove nessuno penetrava. Del suo interno, -non s’era parlato mai. Un solo servo bastava -a servirlo. Faceva colazione e desinava al -club, ad ore cronometricamente determinate, nella -medesima sala, alla stessa tavola, senza la compagnia -di colleghi, senza invitar mai un estraneo. -Rincasava soltanto per coricarsi, a mezzanotte -precisa, senza far mai uso di quelle stanze ben -addobbate che il Reform-Club tiene a disposizione -dei membri del Circolo. Su ventiquattr’ore, -ne passava dieci al suo domicilio, sia che dormisse, -sia che s’occupasse della sua teletta. -</p> - -<p> -Se passeggiava, lo faceva invariabilmente, con -passo uguale, nella sala d’accesso dal pavimento -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -intarsiato, o sulla galleria circolare del club, al -disopra della quale sorge una cupola coi vetri -azzurri, sorretta da venti colonne ioniche di porfido -rosso. A colazione e a pranzo, erano le cucine, -la dispensa, la pescheria, la latteria del club -che fornivano alla sua tavola le loro succolenti -riserve; erano i camerieri del club gravi personaggi -in abito nero, calzati con scarpe a suole -di mollettone, che lo servivano in porcellana speciale -e sopra stupende tovaglie di tela di Sassonia; -erano i bicchieri di purissimo cristallo del -club che contenevano il suo sherry, il suo porto -od il suo claretto corretto con cannella, capelvenere, -cinnamomo; era finalmente il ghiaccio del -club — ghiaccio venuto con forti spese dai laghi -d’America — che manteneva le sue bevande in -un soddisfacente stato di freschezza. -</p> - -<p> -Se vivere in tali condizioni si chiama eccentricità, -bisogna confessare che la eccentricità ha -del buono! -</p> - -<p> -La casa di Saville-row, senza essere sontuosa, -si raccomandava per un <i>comfort</i> davvero superlativo. -D’altronde, con le abitudini invariabili del -suo abitatore, il servizio si riduceva a ben poco. -Però, Phileas Fogg esigeva dal suo unico servo -una puntualità, una regolarità straordinarie. Quel -giorno appunto — 2 ottobre — Phileas Fogg aveva -licenziato James Forster perchè codesto servitore -erasi reso colpevole di portargli per radere la -barba dell’acqua ad ottanta quattro gradi Farenheit -invece che ad ottantasei ed aspettava il suo successore -che doveva presentarsi tra le undici e le -undici e mezzo. -</p> - -<p> -Phileas Fogg, ben adagiato nel suo seggiolone -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -coi piedi ravvicinati come quelli di un soldato -alla parata, le palme delle mani sulle ginocchia, -il corpo ritto, la testa alta, guardava camminare -la sfera della pendola — macchina complicata -che indicava le ore, i minuti, i secondi, i giorni, -i mesi e l’anno. Allo scoccare delle undici e mezzo, -il signor Fogg doveva, secondo la sua abitudine -quotidiana, lasciare la casa e recarsi al Reform-Club. -</p> - -<p> -In quel punto, si udì picchiare all’uscio del -salotto in cui se ne stava Phileas Fogg. -</p> - -<p> -James Forster, il servo licenziato, apparve. -</p> - -<p> -“Il nuovo servo,„ diss’egli. -</p> - -<p> -Un giovinotto di una trentina d’anni si mostrò -e salutò. -</p> - -<p> -“Siete francese e vi chiamate John? gli chiese -Phileas Fogg. -</p> - -<p> -— Gianni, se così piace al signore, rispose il -nuovo venuto, Gianni Gambalesta, soprannome -che mi è rimasto in grazia della mia attitudine -a trarmi d’impaccio. Credo di essere un onesto -figliuolo, signore; ma, per essere schietto, ho fatto -parecchi mestieri. Sono stato cantante ambulante, -poi cavallerizzo in un circo, ho emulato Léotard -nei voli aerei, e Blondin danzando sulla corda; -poi son diventato professore di ginnastica, per -utilizzare meglio i miei talenti; ed in ultimo ero -sergente dei pompieri, a Parigi. Ho anzi nel mio -stato di servizio diversi incendi notevoli. Ma ora -son già cinque anni che ho lasciato la Francia, -e che, bramoso di gustare la vita di famiglia, faccio -il cameriere in Inghilterra. Trovandomi senza -posto, e saputo che il signor Phileas Fogg è l’uomo -più esatto e più sedentario del Regno-Unito, mi -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -presento in casa del signore colla speranza di -vivervi tranquillo e di dimenticare persino questo -nome di Gambalesta.... -</p> - -<p> -— Gambalesta mi conviene, rispose il gentleman. -Mi siete stato raccomandato. Ho buone -informazioni sul vostro conto. Conoscete i miei -patti? -</p> - -<p> -— Sì, signore. -</p> - -<p> -— Bene. Che ora fate? -</p> - -<p> -— Le undici e ventidue minuti, rispose Gambalesta -estraendo dalle profondità del suo taschino -un enorme oriuolo d’argento. -</p> - -<p> -— Voi tardate, disse il signor Fogg. -</p> - -<p> -— Chiedo perdono al signore, ma è impossibile. -</p> - -<p> -— Voi ritardate di quattro minuti. Non monta. -Basta conoscere l’errore. Dunque, da questo momento -in avanti, undici ore e ventinove minuti -del mattino, mercoledì, 2 ottobre 1872, voi siete -al mio servizio.„ -</p> - -<p> -Ciò detto, Phileas Fogg si alzò, prese il suo -cappello con la mano sinistra, se lo pose in testa -con un movimento da automa e scomparve -senza aggiungere una parola. -</p> - -<p> -Gambalesta udì l’uscio di strada chiudersi una -prima volta: era il suo nuovo padrone che usciva; -indi una seconda volta: era il suo predecessore, -James Forster, che se n’andava da parte sua. -</p> - -<p> -Gambalesta rimase solo nella casa di Saville-row. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span></p> - -<h2 id="cap2">CAPITOLO II. -<span class="smaller">Nel quale Gambalesta è convinto -d’aver finalmente trovato il suo ideale.</span></h2> -</div> - -<p> -“Affè! disse in cuor suo Gambalesta, a tutta -prima un po’ sbalordito, ho conosciuto presso la -signora Tussaud dei fantocci non meno vivi del -mio nuovo padrone!„ -</p> - -<p> -I “fantocci„ della signora Tussaud sono figure -di cera, che tutti vanno a visitare a Londra, e -alle quali non manca davvero che la parola. -</p> - -<p> -Durante i pochi istanti del suo colloquio con -Phileas Fogg, Gambalesta aveva rapidamente ma -diligentemente esaminato il suo futuro padrone. -Era un uomo sulla quarantina, di faccia nobile -e bella, alto di statura, cui non guastava una -leggera pinguedine, biondo di capelli e di favoriti, -fronte piana senz’apparenza di rughe alle -tempie, faccia piuttosto pallida che colorita, denti -magnifici. Egli dimostrava possedere al più alto -grado ciò che i fisionomisti chiamano “il riposo -nell’azione,„ facoltà comune a coloro che fanno -più fatti che rumore. Calmo, flemmatico, occhio -puro, palpebra immobile, era il tipo finito di quegl’Inglesi -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -di sangue freddo che s’incontrano di -frequente nel Regno-Unito, e di cui Angelica -Kauffmann ritrasse meravigliosamente col suo -pennello l’attitudine un po’ accademica. Veduto -nei diversi atti della sua esistenza, quel gentleman -dava l’idea di un essere ben equilibrato in -tutte le sue parti, giustamente ponderato, perfetto -come un cronometro di Leroy o Earnshaw. E difatti -Phileas Fogg era l’esattezza personificata; il -che appariva chiaramente “nell’espressione dei -suoi piedi e delle sue mani;„ poichè presso -l’uomo, come presso gli animali, le membra stesse -sono organi espressivi delle passioni. -</p> - -<p> -Phileas Fogg era di quegli uomini matematicamente -esatti, che, mai frettolosi e sempre pronti, -sono economi dei loro passi e dei loro movimenti. -Battendo sempre la via più corta, egli non faceva -un passo soverchio. Non sciupava mai uno sguardo -verso il soffitto. Non si permetteva un gesto superfluo. -Non lo si era mai visto commosso o turbato. -Era l’uomo meno frettoloso di questo mondo, ma -giungeva sempre in tempo. Perciò viveva solo e -per così dire al di fuori di qualunque cerchia sociale. -Sapeva che nella vita bisogna far la parte -degli attriti, e siccome gli attriti fanno indugiare, -egli evitava ogni contatto. -</p> - -<p> -Quanto a Gianni, detto Gambalesta, — vero parigino -di Parigi, da cinque anni che abitava l’Inghilterra -e vi faceva a Londra il mestiere di cameriere, -aveva cercato indarno un padrone cui affezionarsi. -</p> - -<p> -— Gambalesta, dell’età di trent’anni, non era -uno di quei Frontini o Mascarilli che, colle spalle -alte, il naso al vento, lo sguardo sicuro, l’occhio -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -asciutto, non sono che impudenti cialtroni. No, -Gambalesta era un bravo giovine, di fisonomia -amabile, dalle labbra un po’ sporgenti, sempre -pronte a gustare o ad accarezzare, un’indole buona -e servizievole, con una di quelle buone teste rotonde -che piace vedere sulle spalle di un amico. -Aveva gli occhi azzurri, la carnagione accesa, -la faccia grassa al punto che poteva, abbassando -gli occhi, vedersi il pomello delle gote, il petto -largo, la vita ampia, la muscolatura vigorosa, e -possedeva una forza erculea che gli esercizi della -giovinezza avevano ammirabilmente sviluppata. -I suoi capelli bruni erano un pochino arruffati. -Se gli scultori dell’antichità conoscevano diciotto -modi di acconciare la capigliatura di Minerva, -Gambalesta non ne conosceva che uno per rassettare -la sua; tre colpi di pettine, ed era bell’e -pettinato. -</p> - -<p> -Dire che il carattere espansivo di questo servo si -accorderebbe con quello di Phileas Fogg, gli è -quanto la prudenza più elementare non permette. -Gambalesta sarebbe quel domestico impeccabilmente -esatto che occorreva al suo padrone? Lo -si vedrà col tempo. -</p> - -<p> -Dopo aver avuto, come sappiamo a quest’ora, -una giovinezza quasi vagabonda, egli aspirava al -riposo. Avendo udito lodare il metodismo inglese -e la freddezza proverbiale dei gentlemen, egli andò -a cercar fortuna in Inghilterra. Ma, fin allora, la -sorte lo aveva mal servito. Non aveva potuto piantare -radici in nessun luogo. Era stato in dieci -case. In tutte c’era il bislacco, l’ineguale, il cacciatore -d’avventure o il curioso di veder paesi: -ciò non poteva più convenire a Gambalesta. Il -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -suo ultimo padrone, il giovine lord Longsferry, -membro del Parlamento, dopo aver passato le sue -notti nelle <i>oysters-rooms</i><a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a> di Hay-Market, tornava -troppo spesso a casa sulle spalle dei policemen. -Gambalesta, volendo anzitutto poter rispettare il -suo padrone, arrischiò alcune rispettose osservazioni -che furono mal accolte. Allora la ruppe. Riseppe -in quella che il signor Phileas Fogg, <i>esq.</i>, cercava -un servo. Prese informazioni su questo gentleman. -Un personaggio che menava una esistenza -tanto regolare, che non dormiva fuori di casa, -che non viaggiava, che non si assentava mai, neppure -un giorno, doveva convenirgli appuntino. Si -presentò e fu ammesso nelle circostanze che il lettore -conosce. -</p> - -<p> -Gambalesta, — scoccate le undici e mezzo, — si -trovava dunque solo nella casa di Saville-row. -Senz’altro ne incominciò l’ispezione. La percorse -dalla cantina al granaio. Quella casa pulita, ordinata, -severa, puritana, ben organizzata pel servizio, -gli piacque. Gli fece l’effetto di un bel guscio di -lumaca, ma di un guscio rischiarato e scaldato -dal gas, poichè l’idrogeno carburato vi bastava -a tutti i bisogni di luce e di calore. Gambalesta -trovò senza fatica, al secondo piano, la camera -che eragli destinata. Essa gli convenne. Dei campanelli -elettrici e dei tubi acustici la mettevano -in comunicazione con gli appartamenti dell’ammezzato -e del primo piano. Sul caminetto, una -pendola elettrica corrispondeva con la pendola -della camera da letto di Phileas Fogg, e i due -congegni segnavano in uno stesso istante il medesimo -minuto secondo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -</p> - -<p> -“La mi va, la mi va d’incanto!„ disse tra sè -Gambalesta. -</p> - -<p> -Egli notò pure, nella sua camera, una tabellina -affissa al muro, al disopra della pendola. Era il -programma del servizio quotidiano. Comprendeva, — dalle -otto del mattino, ora regolamentare in cui -si alzava il signor Phileas Fogg, sino alle undici -e mezzo, ora in cui egli usciva di casa per andar -ad asciolvere al Reform-Club, — tutte le particolarità -del servizio: il thè e i crostini dalle otto -e ventitrè, l’acqua per la barba dalle nove e trentasette, -la teletta dalle dieci meno venti, ecc. Poi, -dalle undici e mezzo del mattino fino alla mezzanotte, — ora -in cui si coricava il metodico gentleman, — tutto -era notato, previsto, regolarizzato. -Gambalesta meditò con gioia quel programma e -se ne impresse nella mente i diversi articoli. -</p> - -<p> -Quanto alla guardaroba del signore, essa era -assai ben fornita e meravigliosamente ordinata. -Ogni pantalone, abito o panciotto portava un -numero d’ordine riprodotto sopra un registro di -entrata e di uscita indicante la data in cui, secondo -la stagione, i suoi vestiti dovevano essere -volta a volta portati. Stessa norma per le calzature. -</p> - -<p> -Insomma, in quella casa di Saville-row, — che -doveva essere il tempio del disordine all’epoca -dell’illustre ma dissipatore Sherindan, — arredamento, -che annunziava una bella agiatezza. Nessuna -biblioteca, nessun libro: sarebbero stati -senza utilità pel signor Fogg, giacchè il Reform-Club -metteva a sua disposizione due biblioteche, -una consacrata alle belle lettere, l’altra al diritto -ed alla politica. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -</p> - -<p> -Nella camera da letto stava una cassa-forte di -mezzana grandezza, che per la sua costruzione -era guarentita dagl’incendi al pari che dai ladri. -Non c’erano armi in casa, e neppure utensili da -caccia o da guerra. Tutto vi dinotava le abitudini -più pacifiche. -</p> - -<p> -Dopo aver esaminato minutamente quell’abitazione, -Gambalesta si fregò le mani; la sua larga -faccia si spianò ed egli ripetè giocondamente: -</p> - -<p> -“La mi va d’incanto! ecco quel che cercavo! -C’intenderemo perfettamente, il signor Fogg ed -io! un uomo casalingo e regolato! Una vera macchina! -Ebbene, sono felicissimo di servire una -macchina!„ -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span></p> - -<h2 id="cap3">CAPITOLO III. -<span class="smaller">Nel quale s’impegna una conversazione -che potrà costar caro a Phileas Fogg.</span></h2> -</div> - -<p> -Phileas Fogg aveva lasciato la sua casa di -Saville-row alle undici e mezzo; e dopo avere -posto cinquecentosettantacinque volte il piede -destro innanzi al piede sinistro, e cinquecentosettantasei -volte il piede sinistro innanzi al piede -destro, giunse al Reform-Club, vasto edificio eretto -in Pall-Mall, e la cui costruzione costò non meno -di tre milioni. -</p> - -<p> -Phileas Fogg si recò subito nella sala da pranzo -le cui nove finestre si aprivano sopra un bel giardino -dagli alberi già indorati dall’autunno. Lì egli -prese posto alla tavola abituale dove già l’aspettava -la sua posata; la sua colazione si componeva -di un antipasto, di un pesce lessato condito -con una <i>reading sauce</i> di prima qualità, di un -rosbeef scarlatto acidulato da condimenti <i>muhseron</i>, -di un pasticcio farcito di cime di rapontico -e di lamponi verdi, di un pezzo di chester, il -tutto inaffiato da qualche tazza di un thè specialmente -raccolto pel consumo del Reform-Club. -</p> - -<p> -A mezzodì e quarantasette, il nostro gentleman -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -si alzò e si avviò verso la gran sala, sontuoso -<i>hall</i>, adorno di dipinti riccamente incorniciati. -Ivi un servo gli diede il <i>Times</i> non tagliato, di cui -Phileas Fogg operò il laborioso spiegamento con -sicurezza di mano che dinotava una grande abitudine -di sì difficile operazione. La lettura di -quel giornale occupò Phileas Fogg sino alle tre -e quarantacinque, e quella del <i>Standard</i>, — che -gli succedette, — durò sino al pranzo. Questo -pasto si compì nelle stesse condizioni della colazione -con aggiunta di <i>royal british sauce</i>. -</p> - -<p> -Alle sei meno venti, il gentleman ricomparve -nel gran salone e vi rimase assorto nella lettura -del <i>Morning-Chronicle</i>. -</p> - -<p> -Da lì a mezz’ora, diversi frequentatori del -Reform Club facevano il loro ingresso e si avvicinavano -al camino in cui ardeva un fuoco di -carbon fossile. Erano i compagni abituali del -signor Phileas Fogg, al par di lui arrabbiati giocatori -di whist: l’ingegnere Andrew Stuart, i -banchieri John Sullivan e Samuel Fallentin, il -birraio Thomas Flanagan, Gualtiero Ralph, uno -degli amministratori della Banca d’Inghilterra, -personaggi ricchi e riputati, benanco in quel club -che conta fra i suoi membri le sommità dell’industria -e della finanza. -</p> - -<p> -— Ebbene! Ralph, domandò Thomas Flanagan, -avete notizie sul furto? -</p> - -<p> -— Ehi la Banca, rispose Andrew Stuart, ci rimetterà -anche stavolta il suo danaro. -</p> - -<p> -— Io spero invece, disse Gualtiero Ralph, che -porremo le mani addosso al ladro. Diversi ispettori -di polizia, persone abilissime, sono state -mandate in America ed in Europa, in tutt’i principali -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -porti d’imbarco e di sbarco, e sarà difficile -a quel galantuomo di sfuggir loro. -</p> - -<p> -— Si hanno dunque i connotati del ladro, chiese -Andrew Stuart. -</p> - -<p> -— Anzitutto, non è un ladro, rispose seriamente -Gualtiero Ralph. -</p> - -<p> -— Come? non è un ladro l’individuo che sottrasse -per cinquantacinquemila sterline di banconote -(1 milione e 375 mila franchi?) -</p> - -<p> -— No, rispose Ralph. -</p> - -<p> -— È dunque un industriale? disse John Sullivan. -</p> - -<p> -— Il <i>Morning Chronicle</i> assicura che è un gentleman. -</p> - -<p> -Colui che diede questa risposta non era altri che -Phileas Fogg, la cui testa emergeva allora dall’onda -di carta che erasi ammansata intorno a -lui. In pari tempo, Phileas Fogg salutò i suoi -colleghi, che gli restituirono il saluto. -</p> - -<p> -Il fatto in discorso, che i diversi giornali del -Regno Unito discutevano con ardore, era accaduto -tre giorni prima, il 29 settembre. Un fascio -di banconote, formante l’enorme somma di cinquantacinquemila -sterline, era stato preso sul -tavolino del cassiere principale della Banca d’Inghilterra. -</p> - -<p> -A chi si stupiva che un tal furto avesse potuto -effettuarsi tanto facilmente, il vice-governatore -Gualtiero Ralph si limitava a rispondere che in -quello stesso momento il cassiere era occupato a -registrare un incasso di tre scellini e sei pence, -e che non si può aver gli occhi dappertutto. -</p> - -<p> -Conviene far osservare qui, — lo che rende il -fatto più spiegabile, — che quell’ammirabile stabilimento -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -della <i>Bank of England</i> pare affannarsi -estremamente per la dignità del pubblico. Nessuna -guardia, nessun invalido, nessun cancello! -L’oro, l’argento, i biglietti sono esposti liberamente -e per così dire in balìa del primo che capita. -Non si oserebbe porre in sospetto l’onorabilità di -un passante qualunque. Uno dei migliori osservatori -degli usi inglesi narra perfino questo: In -una delle sale della Banca in cui egli si trovava -un giorno, ebbe la curiosità di vedere più da -vicino una verga d’oro del peso di sette ad otto -libbre, che si trovava esposta sopra il tavolo del -cassiere; egli prese quella verga, l’esaminò, la -porse al suo vicino, questi ad un altro, dimodochè -la verga, di mano in mano, se ne andò sino al -fondo di un corridoio oscuro, e non ritornò che -mezz’ora dopo a ripigliare il suo posto, senza che -il cassiere avesse soltanto alzata la testa. -</p> - -<p> -Ma, il 29 settembre, le cose non andarono precisamente -così; il fascio di banconote non ritornò, -e quando il magnifico orologio, collocato al disopra -del <i>drawing office</i>, suonò alle cinque ore la -chiusura degli uffici, la Banca d’Inghilterra doveva -notare sul conto <i>profitti</i> e <i>perdite</i> la bagattella -di 55,000 sterline. -</p> - -<p> -Appena il furto fu debitamente constatato, degli -agenti, dei <i>detectives</i><a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> scelti fra i più abili, -vennero inviati nei principali porti, a Liverpool, -a Glascow, all’Havre, a Suez, a Brindisi, a Nuova -York, ecc., con promessa, in caso di riuscita, di -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -un premio di duemila sterline (50,000 franchi) e -il cinque per cento della somma che sarebbe stata -ricuperata. In aspettativa delle informazioni che -doveva fornire l’inchiesta immediatamente incominciata, -quegl’ispettori avevano per missione di -osservare scrupolosamente tutti i viaggiatori in -arrivo o in partenza. -</p> - -<p> -Ora, appunto come diceva il <i>Morning Chronicle</i>, -c’era motivo a supporre che l’autore del furto non -facesse parte di nessuna delle associazioni di -ladri dell’Inghilterra. Durante quella giornata -del 29 settembre, un gentleman ben vestito, di bei -modi, di aspetto distinto, era stato visto andare -innanzi e indietro nella sala dei pagamenti, teatro -del furto. L’inchiesta era riuscita a raccogliere -tutt’i connotati di quel gentleman, connotati che -furono subito comunicati a tutt’i <i>detectives</i> del -Regno Unito e del Continente. Alcune anime -buone, — e Gualtiero Ralph era del bel numer’uno, — credevano -di poter sperare con fondamento -che il ladro non la scapperebbe. -</p> - -<p> -Come ognuno può immaginarsi, questo fatto era -all’ordine del giorno a Londra ed in tutta Inghilterra. -Si discuteva, si scommetteva pro o contro le -probabilità del successo della polizia metropolitana. -Nessuna meraviglia dunque che i membri del -Reform-Club trattassero la stessa questione, tanto -più che uno dei vice governatori della Banca si -trovava fra loro. -</p> - -<p> -L’onorevole Gualtiero Ralph non voleva dubitare -del risultato delle indagini, opinando che il premio -offerto dovesse aguzzare singolarmente lo -zelo o la intelligenza degli agenti. Ma il suo collega, -Andrew Stuart, era ben lungi dal dividere -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -tanta fiducia. La discussione continuò adunque fra -i due gentlemen che eransi seduti alla tavola del -whist, Stuart dirimpetto a Flanagan, Fallentin di -fronte a Phileas Fogg. Durante il gioco, i giocatori -non parlavano, ma tra i <i>robbres</i><a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>, la conversazione -interrotta si riappiccava ognor più -animata. -</p> - -<p> -“Io sostengo, disse Andrew Stuart, che le probabilità -sono in favore del ladro, che dev’essere -certamente un uomo molto abile! -</p> - -<p> -— Evvia! rispose Ralph, oramai non c’è più un -paese in cui possa rifugiarsi. -</p> - -<p> -— Questo poi.... -</p> - -<p> -— Dove volete che vada? -</p> - -<p> -— Non ne so nulla, rispose Andrew Stuart, ma, -alla fin fine, il mondo è grande. -</p> - -<p> -— Lo era una volta,„ disse a mezza bocca Phileas -Fogg; indi: “sta a voi ad alzare„ soggiunse -presentando le carte a Thomas Flanagan. -</p> - -<p> -La discussione venne sospesa durante il <i>robbre</i>. -Ma ben presto, Andrew Stuard la riappiccava dicendo: -</p> - -<p> -“Come, una volta! È forse diminuita la terra? -</p> - -<p> -— Senza dubbio, rispose Gualtiero Ralph: io -sono del parere del signor Fogg. La terra è diminuita, -giacchè ora la si percorre dieci volte più -presto che non la si percorresse cento anni fa. Ed -ecco ciò che, nel caso attuale, renderà le ricerche -più rapide. -</p> - -<p> -— E renderà anche più facile la fuga del ladro! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -</p> - -<p> -— Tocca a voi a giocare, signor Stuart„ disse -Phileas Fogg. -</p> - -<p> -Ma l’incredulo Stuart non era convinto, e finita -la partita: -</p> - -<p> -“Bisogna confessare, signor Ralph, ripigliò egli, -che avete trovato un modo curioso di dire che la -terra è diminuita! Così, perchè adesso se ne fa il -giro in tre mesi.... -</p> - -<p> -— In ottanta giorni soltanto, disse Phileas Fogg. -</p> - -<p> -— Difatti, signori, soggiunse John Sullivan, ottanta -giorni dopo che la sezione fra Bothal e Allahabad -venne aperta sul <i>Great Indian peninsular -railway</i>, ed ecco il calcolo stabilito dal <i>Morning -Chronicle:</i> -</p> - -<table class="sched" summary=""> - <tr> - <td>Da Londra a Suez pel Moncenisio e Brindisi, ferrovia e battelli a vapore</td> <td class="num">7</td> <td class="cen">giorni</td> - </tr> - <tr> - <td>Da Suez a Bombay, battello a vapore</td> <td class="num">13</td> <td class="cen">„</td> - </tr> - <tr> - <td>Da Bombay a Calcutta, ferrovia</td> <td class="num">3</td> <td class="cen">„</td> - </tr> - <tr> - <td>Da Calcutta a Hong-Kong (Cina), battello a vapore</td> <td class="num">13</td> <td class="cen">„</td> - </tr> - <tr> - <td>Da Hong-Kong a Yokohama (Giappone), battello a vapore</td> <td class="num">8</td> <td class="cen">„</td> - </tr> - <tr> - <td>Da Yokohama a San Francisco, battello a vapore</td> <td class="num">22</td> <td class="cen">„</td> - </tr> - <tr> - <td>Da San Francisco a Nuova York, ferrovia</td> <td class="num">7</td> <td class="cen">„</td> - </tr> - <tr> - <td>Da Nuova York a Londra, battello a vapore e ferrovie</td> <td class="num">9</td> <td class="cen">„</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="num">—</td> - </tr> - <tr> - <td class="num">Totale</td> <td class="num">80</td> <td class="cen">giorni</td> - </tr> -</table> - -<p> -— Sì, ottanta giorni, esclamò Andrew Stuart -che per disattenzione tagliò una carta reale, ma -non compreso il cattivo tempo, i venti contrari, -i naufragi, gli sviamenti, ecc. -</p> - -<p> -— Tutto compreso, rispose Phileas Fogg, continuando -a giocare, perchè stavolta la discussione -non rispettava più il whist. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -</p> - -<p> -— Anche se gl’Indù, e gl’Indiani, come li vorrete -chiamare, portan via le rotaie esclamò Andrew -Stuart: se fermano i treni, saccheggiano i -forgoni e pelano il cranio ai viaggiatori! -</p> - -<p> -— Tutto compreso„ rispose Phileas Fogg, che -scoprì le sue carte, avendo vinto. -</p> - -<p> -Andrew Stuart, cui era venuto il turno di fare -mazzo, raccolse le carte dicendo: -</p> - -<p> -“Teoricamente, voi avete ragione, signor Fogg, -ma nella pratica.... -</p> - -<p> -— Nella pratica pure, signor Stuart. -</p> - -<p> -— Vorrei proprio vedervici. -</p> - -<p> -— Non dipende che da voi. Partiamo insieme. -</p> - -<p> -— Il cielo me ne guardi! esclamò Stuart, -ma scommetterei volentieri quattromila sterline -(100,000 franchi), che un tale viaggio, fatto in tali -condizioni, è impossibile. -</p> - -<p> -— Possibilissimo, invece, rispose il signor Fogg. -</p> - -<p> -— Ebbene, fatelo allora! -</p> - -<p> -— Il giro del mondo in ottanta giorni? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Lo farò volentieri. -</p> - -<p> -— Quando! -</p> - -<p> -— Subito. Soltanto vi avverto che lo farò a vostre -spese. -</p> - -<p> -— Che pazzia! esclamò Andrew Stuart, che incominciava -a spazientirsi dell’insistenza del suo -compagno di giuoco. Via! è meglio giuocare. -</p> - -<p> -— Rimeschiate allora, rispose Phileas Fogg, -giacchè avete dato male.„ -</p> - -<p> -Andrew Stuart ripigliò le carte con mano febbrile; -indi, tutt’ad un tratto, deponendole sulla -tavola: -</p> - -<p> -“Ebbene, sì, signor Fogg, diss’egli, sì, scommetto -quattromila sterline!... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -</p> - -<p> -— Mio caro Stuart, disse Fallentin, calmatevi. -Ciò non è serio. -</p> - -<p> -— Quando io dico: scommetto, rispose Andrew -Stuart, è sempre sul serio. -</p> - -<p> -— E sia!„ disse il signor Fogg. Indi volgendosi -verso i suoi colleghi: -</p> - -<p> -“Ho ventimila sterline (500,000 franchi) depositati -presso i Fratelli Baring. Li rischierò volentieri.... -</p> - -<p> -— Ventimila sterline! esclamò John Sullivan. -Ventimila sterline che un ritardo impreveduto può -farvi perdere! -</p> - -<p> -— L’impreveduto non esiste, rispose semplicemente -Phileas Fogg. -</p> - -<p> -— Ma, signor Fogg, codesto lasso di 80 giorni -è calcolato come un <i>minimum</i> di tempo! -</p> - -<p> -— Un <i>minimum</i> ben impegnato basta a tutto. -</p> - -<p> -— Ma per non oltrepassarlo, bisogna saltare -matematicamente dalle ferrovie nei battelli a vapore, -e dai battelli nelle ferrovie! -</p> - -<p> -— Salterò matematicamente. -</p> - -<p> -— È uno scherzo! -</p> - -<p> -— Un buon Inglese non scherza mai quando si -tratta d’una cosa seria qual’è una scommessa, rispose -Phileas Fogg. Io scommetto ventimila sterline -contro chicchesia, che io farò il giro della -terra in ottanta giorni o meno, cioè in millenovecentoventi -ore ossia centoquindicimila e duecento -minuti. Accettate? -</p> - -<p> -— Accettiamo, risposero i signori Stuart, Fallentin, -Sullivan, Flanagan e Ralph, dopo essersi -posti d’accordo. -</p> - -<p> -— Bene, disse Fogg. Il treno di Douvres parte -alle 8 e 45. Lo prenderò. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -</p> - -<p> -— Stasera stessa? domandò Stuart. -</p> - -<p> -— Stasera stessa, rispose il signor Fogg. Dunque, -soggiunse consultando un calendario tascabile; -giacchè è oggi mercoledì, 2 ottobre, dovrò -essere di ritorno a Londra in questo stesso salotto -del Reform-Club, il sabato 21 dicembre, alle -ore 8 e 45 di sera; in mancanza di che le ventimila -lire sterline, depositate attualmente a mio -credito presso i Fratelli Baring, vi apparterranno -di fatto e di diritto, o signori. Ecco un bono per -tale somma.„ -</p> - -<p> -Fu steso il processo verbale della scommessa, -e venne sottoscritto immediatamente dai sei cointeressati. -Phileas Fogg era rimasto freddo. Egli -non aveva certamente scommesso per guadagnare -ed aveva impegnato soltanto quelle ventimila -sterline, — metà della sua sostanza, — perchè -prevedeva che forse gli sarebbe necessario spendere -l’altra metà per condurre a buon termine -quel difficile, per non dire ineseguibile progetto. -Quanto a’ suoi avversari, sembravano commossi, -non già a cagione del valore della posta, ma perchè -avevano un certo scrupolo a lottare in quelle -condizioni. -</p> - -<p> -Nove ore suonavano in quel punto. Si offerse -al signor Fogg di sospendere il whist, affinchè -potesse far i suoi preparativi di partenza. -</p> - -<p> -“Io sono sempre pronto!„ rispose l’impassibile -gentleman; e dando le carte: -</p> - -<p> -“Volto quadri, diss’egli; tocca a voi il tratto, -signor Stuart.„ -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span></p> - -<h2 id="cap4">CAPITOLO IV. -<span class="smaller">Nel quale Phileas Fogg -sbalordisce Gambalesta, suo servo.</span></h2> -</div> - -<p> -Alle sette e venticinque, Phileas Fogg, dopo -aver guadagnato una ventina di ghinee al whist, -prese commiato dai suoi onorevoli colleghi e lasciò -il Reform-Club. Alle sette e cinquanta egli -apriva la porta della sua casa ed entrava nelle -sue stanze. -</p> - -<p> -Gambalesta, che aveva coscienziosamente studiato -il suo programma, fu non poco sorpreso nel -vedere il signor Fogg, colpevole d’inesattezza, -comparire a quell’ora insolita. Secondo la tabella, -il pigionale di Saville-row non doveva rincasare -che alla mezzanotte precisa. -</p> - -<p> -Phileas Fogg era a tutta prima salito nella sua -camera, poi chiamò: -</p> - -<p> -“Gambalesta.„ -</p> - -<p> -Gambalesta non rispose. Quella chiamata non -poteva essere diretta a lui. Non era l’ora. -</p> - -<p> -“Gambalesta„, riprese il signor Fogg, senz’alzare -la voce. -</p> - -<p> -Gambalesta si presentò. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -</p> - -<p> -“È la seconda volta che vi chiamo, disse il signor -Fogg. -</p> - -<p> -— Ma non è mezzanotte, rispose Gambalesta -col suo orologio in mano. -</p> - -<p> -— Lo so, riprese Phileas Fogg, e non vi faccio -rimprovero. Noi partiamo da qui a dieci minuti -per Douvres e Calais.„ -</p> - -<p> -Una specie di smorfia si delineò sulla rotonda -faccia del francese. Era evidente che non aveva -inteso bene. -</p> - -<p> -“Il signore cambia abitazione? domandò egli. -</p> - -<p> -— Sì, rispose Phileas Fogg. Noi andiamo a fare -il giro del mondo.„ -</p> - -<p> -Gambalesta, l’occhio smisuratamente aperto, le -palpebre e il sopracciglio in alto, le braccia distese, -il corpo accasciato, presentava allora tutti i -sintomi della maraviglia spinta fino allo stupore. -</p> - -<p> -“Il giro del mondo! mormorò egli. -</p> - -<p> -— In ottanta giorni, rispose il signor Fogg. -Dunque, non abbiamo un solo istante da sciupare. -</p> - -<p> -— Ma le valigie?... disse Gambalesta che dondolava -inconsciamente la testa a destra e a sinistra. -</p> - -<p> -— Nessuna valigia, un sacco da viaggio soltanto. -Dentro, due camicie di lana, tre paia di -calze. Altrettanto per voi. Compreremo strada facendo. -Prenderete il mio <i>makintosh</i><a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> e la mia -coperta da viaggio. Provvedetevi di buone scarpe. -D’altronde cammineremo poco o punto. Andate.„ -</p> - -<p> -Gambalesta avrebbe voluto rispondere. Non lo -potè. Lasciò la camera del signor Fogg, salì nella -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -sua, cadde sopra una sedia, e valendosi di una -frase alquanto volgare del suo paese: -</p> - -<p> -“Affè, disse tra sè, questa è forte, questa! Io -che volevo starmene tranquillo!...„ -</p> - -<p> -E macchinalmente egli fece i suoi preparativi -di viaggio. Il giro del mondo in ottanta giorni! -Che si fosse imbattuto in un pazzo? No.... Si trattasse -di uno scherzo? Si andava a Douvres, e sta -bene. A Calais, sia pure. In fin dei conti, tutto -ciò non poteva porre di malumore il buon figliuolo -che già da cinque anni non aveva più calpestato -il suolo della patria. Si andrebbe fors’anco a -Parigi, e senza ombra di dubbio, egli rivedrebbe -con piacere la gran capitale. Ma certamente, un -gentleman tanto economo de’ suoi passi, si fermerebbe -colà.... Sì, senza dubbio; pure non era -meno vero ch’egli partiva, che si traslocava, quel -gentleman tanto casalingo sin’allora! -</p> - -<p> -Alle otto, Gambalesta aveva apparecchiato il -modesto sacco che conteneva la sua guardaroba -e quella del suo padrone, e, con la mente ancora -scombuiata, lasciò la sua camera di cui chiuse accuratamente -l’uscio, e raggiunse il signor Fogg. -</p> - -<p> -Il signor Fogg era pronto. Portava sottobraccio -il <i>Bradshaw’s continental railway steam transit and -general guide</i><a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>, che doveva fornirgli tutte le -indicazioni necessarie al suo viaggio. Egli prese -il sacco dalle mani di Gambalesta, l’aprì e vi -cacciò dentro un grosso pacco di quelle belle banconote -che hanno corso in tutt’i paesi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -</p> - -<p> -— Non avete dimenticato nulla? chiese egli. -</p> - -<p> -— Nulla, signore. -</p> - -<p> -— Il mio <i>makintosh</i> e la mia coperta? -</p> - -<p> -— Eccoli. -</p> - -<p> -— Bene, prendete questo sacco. -</p> - -<p> -Il signor Fogg consegnò il suo sacco a Gambalesta. -</p> - -<p> -— E abbiatene cura, soggiunse. Ci son dentro -ventimila sterline (500.000 franchi). -</p> - -<p> -Mancò poco che il sacco sgusciasse dalle mani -di Gambalesta, come se ventimila sterline fossero -state in oro e di un peso considerevole. -</p> - -<p> -Il padrone e il servo discesero allora, e la porta -di strada fu chiusa a doppio giro. -</p> - -<p> -Una stazione di carrozze si trovava all’estremità -di Saville-row. Il signor Phileas Fogg ed il suo -servo salirono in un <i>cab</i> (cittadina) che si diresse -rapidamente verso lo scalo di Charing-Cross, a -cui metteva capo una delle diramazioni del <i>South -Eastern railway</i>. -</p> - -<p> -Alle otto e venti, il <i>cab</i> si fermò al cancello -della stazione. Gambalesta balzò a terra. Il suo -padrone lo seguì e pagò il cocchiere. -</p> - -<p> -In quel momento, una povera mendicante, che -teneva un fanciullo per mano a piedi nudi nel -fango, coperta da un cappello svecchiato da cui -pendeva una piuma miserabile, uno sciallo a brandelli -sui suoi cenci, si avvicinò al signor Phileas -Fogg e gli chiese l’elemosina. -</p> - -<p> -Phileas Fogg trasse di tasca le venti ghinee -guadagnate poc’anzi al whist, e presentandole -alla mendicante: -</p> - -<p> -— Prendete, buona donna, diss’egli, io sono -contento di avervi incontrata! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -</p> - -<p> -Indi tirò innanzi. -</p> - -<p> -Gambalesta ebbe come un senso d’umidità agli -occhi. Il suo padrone aveva fatto un passo nel -suo cuore. -</p> - -<p> -Il signor Fogg e lui entrarono ben tosto nella -gran sala della stazione. Lì, Phileas Fogg diede -a Gambalesta l’ordine di prendere due biglietti di -prima classe per Parigi. Indi, volgendosi indietro, -egli vide i suoi cinque colleghi del Reform-Club. -</p> - -<p> -— Signori, io parto, diss’egli, e le diverse vidimazioni -apposte sopra un passaporto che porto -con me a questo scopo, vi permetteranno, al -ritorno, di verificare il mio itinerario. -</p> - -<p> -— Oh! signor Fogg, rispose garbatamente Gualtiero -Ralph, era inutile. Siamo garantiti dal vostro -onore di gentiluomo! -</p> - -<p> -— Lo sarete meglio così, disse il signor Fogg. -</p> - -<p> -— Non dimenticate che dovrete essere di ritorno!... obbiettò -Andrew Stuart.... -</p> - -<p> -— Fra ottanta giorni, rispose il signor Fogg, -il sabato, 21 dicembre 1872, a otto ore e quarantacinque -minuti della sera. A rivederci, signori. -</p> - -<p> -Alle otto e quaranta Phileas Fogg e il suo -servo presero posto nello stesso scompartimento. -Alle otto e quarantacinque, si udì un fischio e il -treno si pose in cammino. -</p> - -<p> -La notte era nera. Cadeva una pioggia minuta. -Phileas Fogg, rannicchiato nel suo angolo, non -parlava. Gambalesta, ancora sbalordito, si stringeva -macchinalmente al petto il sacco delle banconote. -</p> - -<p> -Ma il treno non aveva oltrepassato Syden-ham, -quando Gambalesta gettò un grido di disperazione! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -</p> - -<p> -— Che avete! domandò Phileas Fogg. -</p> - -<p> -— C’è che... nella mia precipitazione... nel mio -turbamento... ho dimenticato.... -</p> - -<p> -— Che cosa? -</p> - -<p> -— Di spegnere il becco a gas della mia camera! -</p> - -<p> -— Ebbene, caro mio, rispose freddamente il -signor Fogg, esso arde per conto vostro! -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span></p> - -<h2 id="cap5">CAPITOLO V. -<span class="smaller">Nel quale un nuovo valore -comparisce sulla piazza di Londra.</span></h2> -</div> - -<p> -Phileas Fogg, lasciando Londra, non supponeva -certamente il gran chiasso che susciterebbe la -sua partenza. La notizia della scommessa si sparse -dapprima nel Reform-Club, e produsse una vera -emozione tra i membri dell’onorevole circolo. -Indi, dal club, quell’emozione si trasfuse nei giornali -per mezzo dei <i>reporters</i>, e dai giornali al -pubblico di Londra e di tutto il Regno-Unito. -</p> - -<p> -La questione del giro del mondo fu commentata, -discussa, anatomizzata, con pari passione ed -ardore, che se si fosse trattato di una nuova questione -dell’<i>Alabama</i>. Gli uni parteggiarono per -Phileas Fogg, gli altri, — che formarono in breve -una maggioranza considerevole, — si pronunciarono -contro di lui. Il giro del mondo da compiere -diversamente che in teoria e sulla carta, in quel -<i>minimum</i> di tempo coi mezzi di comunicazione -attualmente in uso, non era solamente impossibile, -era insensato! -</p> - -<p> -Il <i>Times</i>, lo <i>Standard</i>, l’<i>Evening Star</i>, il <i>Morning -Chronicle</i> e venti altri giornali di grande pubblicità, -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -si dichiararono contro il signor Fogg. Il -solo <i>Daily Telegraph</i> lo sostenne, limitatamente -però. Fogg fa trattato da maniaco, da pazzo, ed -i suoi colleghi del Reform-Club furono biasimati -d’aver accettato quella scommessa, che accusava -un indebolimento nelle facoltà mentali del suo -autore. -</p> - -<p> -Su questa questione, furono pubblicati articoli -pieni di passione, ma logici. Ognun sa l’interesse -che desta in Inghilterra tutto ciò che ha riguardo -alla geografia. E però non c’era lettore, di qualsiasi -condizione, che non divorasse le colonne -dedicate al caso di Phileas Fogg. -</p> - -<p> -Durante i primi giorni, alcune menti audaci, -le donne principalmente, furono a lui favorevoli; -sovratutto allorchè l’<i>Illustrated London News</i> ebbe -pubblicato il suo ritratto, secondo la sua fotografia -deposta negli archivii del Reform-Club. -Alcuni gentleman osavano dire: “Ehi perchè no, -alla fin fine? se ne son viste di più straordinarie!„ -Erano segnatamente i lettori del <i>Daily -Telegraph</i>. Ma si sentì in breve che anche questo -giornale cominciava a cedere. -</p> - -<p> -Infatti, un lungo articolo comparve il 7 ottobre -nel Bollettino della Società Reale di geografia. -Esso trattava la questione da tutti i punti di -vista, e dimostrava chiaramente la follia dell’impresa. -Secondo quell’articolo, tutto era contro il -viaggiatore, ostacoli dell’uomo, ostacoli della natura. -Per riuscire in quel progetto, bisognava -ammettere una concordanza miracolosa delle ore -di partenza e di arrivo, concordanza che non esisteva, -che non poteva esistere. A tutto rigore, e -in Europa, dove trattasi di tragitto di una lunghezza -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -relativamente mediocre, si può contare -sull’arrivo dei treni ad ora fissa; ma quando -impiegano tre giorni ad attraversare l’India, sette -giorni ad attraversare gli Stati Uniti, come fondare -sulla loro esattezza gli elementi di un tal -problema? E gli accidenti di macchina, gli sviamenti, -gli scontri, la cattiva stagione, l’accumulamento -delle nevi, non era forse tutto contro -Phileas Fogg? Sui piroscafi, non troverebbesi egli -durante l’inverno, in balìa dei venti o delle nebbie? -È dunque così raro che i migliori camminatori -delle linee transoceaniche subiscano ritardi di -due o tre giorni? Ora, bastava un ritardo, uno -solo, perchè la catena delle comunicazioni fosse -irreparabilmente spezzata. Se Phileas Fogg mancava, -magari di poche ore, la partenza di un piroscafo, -sarebbe costretto ad aspettare il piroscafo -susseguente, e da ciò solo il suo viaggio era compromesso -irrevocabilmente. -</p> - -<p> -L’articolo fece gran rumore. Quasi tutti i giornali -lo riprodussero, e le azioni di Phileas Fogg -ribassarono singolarmente. -</p> - -<p> -Durante i primi giorni che seguirono la partenza -del gentleman, importanti affari eransi intavolati -sull’alea della sua intrapresa. Ognun sa -che v’è in Inghilterra tutto un mondo di scommettitori, -mondo più intelligente e più elevato -di quello dei giocatori. Scommettere è nel temperamento -inglese. Così, non solo i diversi membri -del Reform-Club stabilirono scommesse considerevoli -pro o contro Phileas Fogg, ma la massa -del pubblico entrò nel movimento. Phileas Fogg -venne inscritto, come un cavallo da corsa, in una -specie di stud-book. Se ne fece un valore di Borsa -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -che fu immediatamente quotato sulla piazza di -Londra. Si domandava, si offriva del “Phileas -Fogg„ fermo o con aggio, e si fecero affari enormi. -Ma cinque giorni dopo la sua partenza, dopo l’articolo -del Bollettino della Società di geografia, -le offerte incominciarono ad affluire. Il “Phileas -Fogg„ ribassò. Lo si offerse a pacchi. Preso dapprima -a cinque, poi a dieci, non lo si prese più -che a venti, a cinquanta, a cento! -</p> - -<p> -Un solo partigiano gli rimase; fu il vecchio -paralitico lord Albermarle. L’onorevole gentiluomo, -inchiodato sul suo seggiolone, avrebbe dato -la sua sostanza per poter fare il giro del mondo, -fosse pure in dieci anni! e scommise cinquemila -sterline (125,000 franchi) in favore di Phileas Fogg. -E quando, in un con la stoltezza del progetto, glien’era -dimostrata l’inutilità, egli si contentava di -rispondere: “Se la cosa è fattibile, è bene che -sia un Inglese che l’abbia fatta pel primo!„ -</p> - -<p> -Le cose stavano dunque così: i partigiani di -Phileas Fogg sminuivano sempre più; tutti, e non -senza ragione, si schieravano contro di lui; non lo -si prendeva più che a centocinquanta, a duecento -contro uno, allorchè sette giorni dopo la sua partenza, -un incidente completamente inaspettato, -fe’ sì che non lo si prendesse addirittura più. -</p> - -<p> -Difatti, in quella giornata, a nove ore di sera, -il direttore della polizia metropolitana aveva ricevuto -un dispaccio telegrafico così concepito: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p class="indr"> -“Suez a Londra (Inghilterra). -</p> - -<p class="indl"> -<i>Rowan, direttore polizia,<br /> -amministrazione centrale, Scotland place.</i> -</p> - -<p> -“Seguo a vista ladro della Banca, Phileas Fogg. -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -Spedite senza indugio mandato d’arresto a Bombay. -(India inglese). -</p> - -<p class="indr"> -Fix, <i>detective</i>.„ -</p> -</div> - -<p> -L’effetto di questo dispaccio fu immediato. -L’onorevole gentleman scomparve per far luogo -al ladro di banconote. La sua fotografia, deposta -al Reform-Club con quella di tutti i suoi colleghi, -fu esaminata. Essa riproduceva lineamento -per lineamento l’uomo i cui connotati erano stati -forniti dall’inchiesta. Ognuno si richiamò alla -memoria ciò che l’esistenza di Phileas Fogg aveva -di misterioso, il suo isolamento, la subitanea sua -partenza, e parve evidente che quel personaggio, -allegando come pretesto un viaggio intorno al -mondo, ed appoggiandolo sopra una scommessa -insensata, non aveva avuto altro scopo che quello -di far perdere le sue tracce agli agenti della polizia -inglese. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span></p> - -<h2 id="cap6">CAPITOLO VI. -<span class="smaller">Nel quale l’agente Fix -mostra un’impazienza più che legittima.</span></h2> -</div> - -<p> -Ecco in quali circostanze era stato spedito quel -dispaccio, concernente il signor Phileas Fogg. -</p> - -<p> -Il mercoledì, 9 ottobre, si aspettava per le undici -del mattino, a Suez, il <i>Mongolia</i>, della Compagnia -peninsulare ed orientale, piroscafo ad elice -ed a falso ponte<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>, della portata di duemila ottocento -tonnellate e della forza nominale di cinquecento -cavalli. Il <i>Mongolia</i> faceva regolarmente i -viaggi da Brindisi a Bombay pel canale di Suez. -Era uno dei più rapidi camminatori della compagnia, -e le celerità regolamentari, cioè 10 miglia -all’ora tra Brindisi e Suez, e 9 miglia e -53 cent. tra Suez e Bombay, le aveva sempre sorpassate. -</p> - -<p> -In attesa dell’arrivo del <i>Mongolia</i>, due uomini -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -passeggiavano sul molo d’imbarco in mezzo alla -folla d’indigeni e di stranieri che affluiscono in -quella città, che non ha guari era appena una -borgata, ed a cui oggi la grande opera del signor -Lesseps assicura un avvenire considerevole. -</p> - -<p> -Di quei due uomini, uno era l’agente consolare -del Regno-Unito, stabilito a Suez, il quale, — ad -onta dei tristi pronostici del governo britannico -e delle sinistre predizioni dell’ingegnere Stephenson, — vedeva -ogni giorno navi inglesi attraversare -quel canale, abbreviando così di metà l’antica -strada dall’Inghilterra alle Indie pel Capo -di Buona Speranza. -</p> - -<p> -L’altro era un ometto magro, dalla fisonomia -abbastanza intelligente, nervoso, che contraeva -con notevole persistenza i suoi muscoli sopraccigliari. -Tramezzo alle sue lunghe ciglia brillava -un occhio pien di vita, ma di cui egli sapeva a -volontà spegnere l’ardore. In quel momento, egli -manifestava dell’impazienza, andando innanzi e -indietro, non potendo star fermo un momento. -</p> - -<p> -Quell’uomo si chiamava Fix, ed era uno di quei -detectives o agenti di polizia inglesi, che erano -stati mandati nei diversi porti, dopo il furto -commesso alla Banca d’Inghilterra. Codesto Fix -doveva sorvegliare con la massima cura tutti i -viaggiatori che pigliavano la strada di Suez, e se -uno di essi gli pareva sospetto, porglisi alle calcagna -aspettando un mandato d’arresto. -</p> - -<p> -Precisamente, già da due giorni, Fix aveva ricevuto -dal direttore della polizia metropolitana -i connotati del presunto autore del furto. Erano -quelli del personaggio distinto e ben vestito, che -era stato osservato nella sala dei pagamenti della -Banca. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -</p> - -<p> -Il <i>detective</i>, evidentemente più che allettato dal -grosso premio promesso in caso di buon esito, -aspettava con impazienza facile a comprendere -l’arrivo del <i>Mongolia</i>. -</p> - -<p> -“E voi dite, signor console, chies’egli per la -decima volta, che il battello non può tardare? -</p> - -<p> -— No, signor Fix, rispose il console. È stato -segnalato stamattina al largo di Porto Said, e i -centosessanta chilometri del canale sono un nonnulla -per un tal camminatore. Vi ripeto che il -Mongolia ha sempre vinto il premio di venticinque -sterline che il governo conferisce per ogni -anticipazione di ventiquattr’ore sui tempi regolamentari. -</p> - -<p> -— Codesto piroscafo viene direttamente da Brindisi? -domandò Fix. -</p> - -<p> -— Appunto da Brindisi, dove ha preso la valigia -delle Indie: da Brindisi che ha lasciato sabato -alle 5 pom. Abbiate quindi pazienza, non -può tardare a giungere; ma non so veramente -come, coi connotati che avete ricevuti, potrete riconoscere -il vostro uomo se è a bordo del <i>Mongolia</i>. -</p> - -<p> -— Signor console, rispose Fix, tali persone si -fiutano più che non si riconoscano. Un buon naso -bisogna avere, e il fiuto è quasi un senso speciale -al quale concorrono l’udito, la vista e l’odorato. -Ho arrestato nella mia vita più d’uno di -codesti galantuomini, e purchè il mio ladro sia -a bordo, vi giuro che non mi sguscerà tra le -mani. -</p> - -<p> -— Ve lo auguro, signor Fix, poichè si tratta di -un furto importante. -</p> - -<p> -— Un furto magnifico, rispose l’agente entusiasmato. -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -Cinquantacinquemila lire sterline! Cuccagne -che capitano di rado! I ladri diventano -meschini! la razza degli Sheppard si ecclissa! -Ora si fanno appiccare per pochi scellini! -</p> - -<p> -— Signor Fix, rispose il console, voi parlate in -modo tale che io vi auguro vivamente di riuscire; -ma, ve lo ripeto, nelle condizioni in cui -siete, temo che sia difficile. Dai connotati che -avete ricevuti, codesto ladro si assomiglia assolutamente -ad un onest’uomo, sapete? -</p> - -<p> -— Signor console, rispose dogmaticamente l’ispettore -di polizia, i grandi ladri rassomigliano -sempre alle persone oneste. Capite bene che coloro -che hanno faccie da furfanti non possono -far altro che rimanere probi, altrimenti si farebbero -arrestare. Le fisonomie oneste, ecco quelle -che bisogna specialmente indovinare. Lavoro difficile, -ne convengo, e che non è già un mestiere, -ma arte. -</p> - -<p> -Si vede che il nostro Fix non mancava di una -certa dose d’amor proprio. -</p> - -<p> -Frattanto, il molo andava mano mano animandosi. -Marinai di diverse nazionalità, commercianti, -sensali, facchini, fellah, vi affluivano. L’arrivo -del piroscafo era dunque imminente. -</p> - -<p> -Il tempo era bellino, ma freddo, con quel vento -di levante. Alcuni minareti si delineavano al disopra -della città, sotto i pallidi raggi del sole. -Verso il sud, una scogliera lunga duemila metri -si allungava come un braccio sulla rada di Suez. -Alla superficie del Mar Rosso scorrevano parecchi -battelli da pesca o da navigazione costiera, -non pochi dei quali hanno serbato nelle loro forme -l’elegante sesto della galera antica. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -</p> - -<p> -Pur circolando in mezzo a quella gente, Fix, -per abitudine della sua professione, scrutava i -passanti con una rapida occhiata. -</p> - -<p> -Erano allora le dieci e mezzo. -</p> - -<p> -“Non arriverà mai questo piroscafo! esclamò -egli udendo suonare l’orologio del porto. -</p> - -<p> -— Non può esser lontano, rispose il console. -</p> - -<p> -— Quanto tempo si fermerà a Suez? chiese -Fix. -</p> - -<p> -— Quattr’ore. Il tempo occorrente ad imbarcare -il suo carbone. Da Suez ad Aden, all’estremità -del Mar Rosso, si contano milletrecentodieci -miglia, e bisogna far provvista di combustibile. -</p> - -<p> -— E da Suez, questo piroscafo va direttamente -a Bombay? -</p> - -<p> -— Direttamente, senza interruzione alcuna. -</p> - -<p> -— Ebbene, disse Fix, se il ladro ha preso questa -strada e questo battello, dev’essere nel suo -piano di sbarcare a Suez, affine di portarsi per -altra via nei possedimenti olandesi o francesi -dell’Asia. Egli deve ben sapere che non sarebbe -al sicuro nell’India che è terra Inglese. -</p> - -<p> -— Eccetto che non sia un uomo di prima forza -rispose il console. Voi lo sapete, un delinquente -inglese è sempre meglio nascosto a Londra di -quel che potrebb’essere all’estero.„ -</p> - -<p> -Fatta questa riflessione, che diè molto da pensare -all’agente, il console tornò ne’ suoi uffici posti -a poca distanza. Fix rimase solo, colto da -un’impazienza nervosa, col bizzarro presentimento -che il suo ladro dovesse trovarsi a bordo del -Mongolia, — e in verità se quel furfante aveva -lasciato l’Inghilterra coll’intenzione di portarsi -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -al Nuovo Mondo, la via delle Indie, meno sorvegliata -o più difficile a sorvegliare di quella dell’Atlantico, -doveva aver ottenuto la sua preferenza. -</p> - -<p> -Fix non istette un pezzo immerso nelle sue riflessioni. -Acuti fischi annunziarono l’arrivo del -piroscafo. Tutta l’orda di facchini e di <i>fellah</i> si -precipitò allora verso il molo di sbarco, in un -tumulto un po’ inquietante per le membra e gli -abiti dei passaggeri. -</p> - -<p> -In breve si scorge il gigantesco scafo del <i>Mongolia</i>, -che passava tra le rive del canale, e undici -ore suonavano allorchè lo <i>steamer</i> andò ad -ancorarsi in rada mentre il suo vapore si sprigionava -con grande strepito dai tubi di sfogo. -</p> - -<p> -I passaggieri erano in buon numero a bordo. -Taluni rimasero sul falso ponte a contemplare il -panorama pittoresco della città: ma i più sbarcarono -nei cannotti che erano andati ad accostare -il Mongolia. -</p> - -<p> -Fix esaminava scrupolosamente tutti quelli che -mettevano piede a terra. -</p> - -<p> -In quel momento, uno di essi gli si accostò, -dopo di aver vigorosamente respinto i <i>fellah</i> che -l’assalivano con le loro offerte di servizio, e gli -chiese con tutta cortesia se poteva indicargli gli -uffici dell’agente consolare inglese. E in pari tempo -quel passeggiero presentava un passaporto, sul -quale bramava senza dubbio far apporre il visto -britannico. -</p> - -<p> -Fix, istintivamente, prese il passaporto, e con -rapida occhiata ne lesse i connotati. -</p> - -<p> -Un movimento involontario stette per isfuggirgli. -Il foglio tremò nella sua mano; i connotati -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -registrati nel passaporto erano identici a quelli -ch’egli aveva ricevuti dal direttore della polizia -metropolitana. -</p> - -<p> -“Questo passaporto è vostro? diss’egli al passaggiero. -</p> - -<p> -— No, rispose questi, è il passaporto del mio -padrone. -</p> - -<p> -— E il vostro padrone? -</p> - -<p> -— È a bordo. -</p> - -<p> -— Ma, replicò l’agente, è d’uopo ch’ei si presenti -in persona agli uffici del console, a fine di -stabilire la sua identità. -</p> - -<p> -— Come, è proprio necessario? -</p> - -<p> -— Indispensabile. -</p> - -<p> -— E dove sono gli uffici? -</p> - -<p> -— Laggiù, all’angolo della piazza, rispose l’ispettore -indicando una casa discosta duecento -passi. -</p> - -<p> -— Allora vado a cercare il mio padrone: al -quale però garberà poco d’incomodarsi.„ -</p> - -<p> -Ciò detto, il passaggiero salutò Fix e risalì a -bordo dello <i>steamer</i>. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span></p> - -<h2 id="cap7">CAPITOLO VII. -<span class="smaller">Che prova una volta di più l’inutilità -dei passaporti in materia di polizia.</span></h2> -</div> - -<p> -L’ispettore ridiscese sul molo e si diresse rapidamente -verso gli uffici del console. Dietro sua -urgente domanda, egli fu subito introdotto presso -quel funzionario. -</p> - -<p> -“Signor console, gli diss’egli senz’altro preambolo, -ho gravi ragioni per credere che il nostro -uomo abbia preso passaggio a bordo del Mongolia.„ -</p> - -<p> -E Fix narrò ciò ch’era avvenuto tra quel servo -e lui circa il passaporto. -</p> - -<p> -“Bene, signor Fix, rispose il console, non sarei -malcontento di vedere la faccia di quel furfante. -Ma forse egli non si presenterà al mio ufficio se -è quegli che voi supponete. Un ladro non ama -lasciar dietro di sè le traccie del suo passaggio, -e poi, la formalità dei passaporti non è più obbligatoria. -</p> - -<p> -— Signor console, rispose l’agente, se è un uomo -di prima forza come convien supporre, verrà! -</p> - -<p> -— A far vidimare il suo passaporto? -</p> - -<p> -— Sì. I passaporti non servono mai ad altro -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -che ad impacciare le persone oneste ed a favorire -la fuga dei bricconi. Vi assicuro che questo sarà -in regola; ma spero bene che voi non lo vidimerete.... -</p> - -<p> -— E perchè no? Se il passaporto è regolare, -rispose il console, non ho il diritto di rifiutare -il mio visto. -</p> - -<p> -— Però, signor console, è pur necessario ch’io -trattenga qui quest’uomo finchè io abbia ricevuto -da Londra un mandato di arresto. -</p> - -<p> -— Ah! questo poi, signor Fix, è affar vostro, -rispose il console; ma io, non posso....„ -</p> - -<p> -Il console non terminò la frase. In quel momento -venne picchiato alla porta del suo gabinetto, -e il ragazzo dell’ufficio introdusse due -stranieri, dei quali uno non era precisamente quel -servo che erasi poc’anzi intrattenuto col detective. -</p> - -<p> -Erano infatti il padrone e il servitore. Il padrone -presentò il suo passaporto, pregando laconicamente -il console di compiacersi ad apporvi -il suo visto. -</p> - -<p> -Questi prese il passaporto e lo lesse attentamente, -mentre Fix, in un canto del gabinetto, -osservava o meglio divorava cogli occhi lo straniero. -</p> - -<p> -Quando il console ebbe terminato la sua lettura: -</p> - -<p> -“Voi siete il signor Phileas Fogg, <i>esquire</i>? -chiese egli. -</p> - -<p> -— Sì, signore, rispose il gentleman. -</p> - -<p> -— E quest’uomo è il vostro domestico? -</p> - -<p> -— Sì. Un francese di nome Gambalesta. -</p> - -<p> -— Venite da Londra? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -</p> - -<p> -— E andate? -</p> - -<p> -— A Bombay. -</p> - -<p> -— Bene, signore. Sapete che questa formalità -del visto è inutile, e che noi non esigiamo più -la presentazione del passaporto. -</p> - -<p> -— Lo so, signore, rispose Phileas Fogg, ma -desidero comprovare col vostro visto il mio passaggio -a Suez. -</p> - -<p> -— Son pronto a soddisfarvi, signore. -</p> - -<p> -E il console, avendo firmato e datato il passaporto, -vi appose il suo bollo. Il signor Fogg pagò -i diritti di vidimazione, e, dopo aver freddamente -salutato, uscì seguito dal suo domestico. -</p> - -<p> -“Ebbene? chiese l’ispettore. -</p> - -<p> -— Ebbene, rispose il console, egli mi ha l’aria -di un perfetto galantuomo. -</p> - -<p> -— Possibile, rispose Fix; ma non si tratta di -questo. Vi pare, signor console, che quel flemmatico -gentleman rassomigli lineamento per lineamento -al ladro di cui ho ricevuto i connotati? -</p> - -<p> -— Ne convengo; ma lo sapete, tutt’i connotati.... -</p> - -<p> -— Io ci voglio veder chiaro, rispose Fix, il servo -mi sembra meno indecifrabile che il padrone: inoltre -è un francese che non potrà frenarsi dal parlare. -A rivederla, signor console.„ -</p> - -<p> -Ciò detto, l’agente uscì e si pose alla ricerca -di Gambalesta. -</p> - -<p> -Intanto il signor Fogg, lasciando la casa consolare, -erasi diretto verso il molo d’imbarco. Lì, -egli diede alcuni ordini al suo servo; poi, s’imbarcò -in una lancia, tornò a bordo del <i>Mongolia</i> -e si ritrasse nel suo camerino! Prese allora il -suo taccuino, che conteneva le seguenti annotazioni: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -</p> - -<p> -“Lasciato Londra, mercoledì 2 ottobre, ore 8 -e 45 m., sera. -</p> - -<p> -“Giunto a Parigi, giovedì 3 ottobre, ore 7 e -20 m., mattina. -</p> - -<p> -“Lasciato Parigi, giovedì, ore 8 e 40 m., mattina. -</p> - -<p> -“Giunto pel Moncenisio a Torino, venerdì 4 -ottobre, ore 6 e 35 m., mattina. -</p> - -<p> -“Lasciato Torino, venerdì, ore 7 e 20 m., mattina. -</p> - -<p> -“Giunto a Brindisi, sabato 5 ottobre, ore 4, sera. -</p> - -<p> -“Imbarcato sul <i>Mongolia</i>, sabato, ore 5, sera. -</p> - -<p> -“Giunto a Suez, mercoledì 9 ottobre, ore 11, -mattina. -</p> - -<p> -“Totale delle ore spese: 158 <span class="above">1</span>⁄<span class="below">2</span>, equivalenti a -giorni 6 e <span class="above">1</span>⁄<span class="below">2</span>.„ -</p> - -<p> -Il signor Fogg scrisse queste date sopra un -itinerario disposto a colonne che indicava, — dal -2 ottobre fino al 21 dicembre, — il mese, il giorno, -gli arrivi regolamentari e gli arrivi effettivi in -ciascun punto principale, Parigi, Brindisi, Suez, -Bombay, Calcutta, Singapore, Hong-Kong, Yokohama, -San Francisco, Nuova York, Liverpool, -Londra, e che permetteva di calcolare con un’occhiata -il guadagno di tempo ottenuto o la perdita -subita in ogni singola località del tratto -percorso. -</p> - -<p> -Questo metodico itinerario teneva per tal modo -conto di tutto, ed il signor Fogg sapeva sempre -se era in anticipazione o in ritardo. -</p> - -<p> -Egli annotò dunque, quel giorno, mercoledì 9 -ottobre, il suo arrivo a Suez, che concordando -coll’arrivo regolamentare, non lo costituiva nè -in guadagno nè in perdita. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -</p> - -<p> -Indi si fece servire da colazione nel suo camerino. -Quanto al vedere la città, ei non ci pensava -neppure, essendo di quella razza d’inglesi -che fanno visitare dal loro servo i paesi che attraversano. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span></p> - -<h2 id="cap8">CAPITOLO VIII. -<span class="smaller">Nel quale Gambalesta -parla forse un po’ più del bisogno.</span></h2> -</div> - -<p> -Fix aveva in pochi istanti raggiunto sul molo -Gambalesta, che gironzava e guardava, non credendosi, -lui, obbligato a non vedere. -</p> - -<p> -“Ebbene, mio bel giovinotto, gli disse Fix affrontandolo, -è vidimato il vostro passaporto? -</p> - -<p> -“Ah! siete voi, signore, rispose il francese, obbligatissimo. -Siamo perfettamente in regola. -</p> - -<p> -— Sicchè guardate il paese? -</p> - -<p> -— Sì, ma andiamo così presto che mi par di -viaggiare in sogno. Si è proprio a Suez? -</p> - -<p> -— A Suez. -</p> - -<p> -— In Egitto? -</p> - -<p> -— In Egitto, per l’appunto. -</p> - -<p> -— E in Africa? -</p> - -<p> -— In Africa! -</p> - -<p> -— In Africa? ripetè Gambalesta. Non ci posso -credere. Figuratevi, signore, che mi immaginava -di non andar più in là di Parigi, e quella famosa -capitale l’ho riveduta precisamente dalle 7 e 20 -alle 8 e 40 del mattino, tra la stazione del Nord -e la stazione di Lione, attraverso i cristalli di -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -una cittadina e con una pioggia diluviale! Quanto -me ne spiace! Avrei riveduto volentieri il cimitero -del Père Lachaise ed il Circo dei Campi -Elisi. -</p> - -<p> -— Avete dunque molta fretta? chiese l’ispettore -di polizia. -</p> - -<p> -— Io, no; bensì il mio padrone. A proposito, -devo comperare delle calze e delle camicie! Siamo -partiti senza valigia, soltanto con un sacco da -viaggio. -</p> - -<p> -— Vi condurrò io da un bazar dove troverete -tutto quel che v’occorre. -</p> - -<p> -— Signore, rispose Gambalesta, siete davvero -di una compiacenza!....„ -</p> - -<p> -Ed amendue si posero in cammino. Gambalesta -discorreva sempre. -</p> - -<p> -“Purchè, diss’egli, io non manchi alla partenza -del battello! -</p> - -<p> -— Avete tempo, rispose Fix, è appena mezzogiorno! -</p> - -<p> -Gambalesta estrasse il suo grosso orologio. -</p> - -<p> -“Mezzogiorno, diss’egli. Evvia! sono le nove e -cinquantadue minuti! -</p> - -<p> -— Il vostro orologio ritarda, rispose Fix. -</p> - -<p> -— Il mio orologio! Un orologio di famiglia -che appartenne al mio bisnonno. Esso non varia -di cinque minuti all’anno. È un vero cronometro! -</p> - -<p> -— Vedo come sta la cosa, rispose Fix. Voi -avete mantenuta i ora di Londra, che ritarda di -circa due ore rispetto a Suez. Bisogna aver cura -di regolare il vostro orologio al mezzodì di ogni -singolo paese. -</p> - -<p> -— Io! toccare il mio orologio? esclamò Gambalesta, -mai! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -</p> - -<p> -— Ebbene, esso non sarà più d’accordo col sole. -</p> - -<p> -— Tanto peggio pel sole, signore! Sarà lui che -avrà torto!„ -</p> - -<p> -E il bravo giovane ripose l’orologio nel suo -taschino con un gesto solenne. -</p> - -<p> -Pochi minuti dopo Fix gli diceva: -</p> - -<p> -“Avete dunque lasciato Londra precipitosamente! -</p> - -<p> -— Altro che? Mercoledì scorso, alle otto di -sera, contro tutte le sue abitudini, il signor Fogg -ritornò dal suo circolo, e tre quarti d’ora dopo -noi eravamo partiti. -</p> - -<p> -— Ma dove va dunque il vostro padrone? -</p> - -<p> -— Sempre innanzi! Egli fa il giro del mondo! -</p> - -<p> -— Il giro del mondo! esclamò Fix. -</p> - -<p> -— Sì, in ottanta giorni! Una scommessa, dice; -ma, qui tra noi, io non ne credo nulla. Non ci -sarebbe senso comune. C’è altro. -</p> - -<p> -— Ah! è un originale codesto signor Fogg? -</p> - -<p> -— Lo credo. -</p> - -<p> -— È dunque ricco! -</p> - -<p> -— Evidentemente, e porta con sè una bella -somma, in tante banconote nuove fiammanti! E -non risparmia il danaro per istrada. Per esempio, -egli ha promesso un premio magnifico al -macchinista del <i>Mongolia</i>, se arriviamo a Bombay -con una considerevole anticipazione! -</p> - -<p> -— E lo conoscete da un pezzo, il vostro padrone? -</p> - -<p> -— Io! rispose Gambalesta, io sono entrato al -suo servizio il giorno stesso della nostra partenza.„ -</p> - -<p> -È facile immaginarsi l’effetto che queste risposte -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -dovevano produrre sulla mente già eccitata -dell’ispettore di polizia. -</p> - -<p> -Quella partenza precipitosa da Londra, poco -tempo dopo il furto, quella ingente somma portata -in viaggio, quella fretta di giungere in paesi -lontani, quel pretesto di una scommessa eccentrica, -tutto confermava e doveva confermare Fix -nelle sue idee. Egli fece ancora parlare il Francese -ed acquistò la certezza che quel giovane non -conosceva menomamente il suo padrone, che questi -viveva isolato a Londra, che lo si diceva ricco -senza che si sapesse l’origine della sua ricchezza, -che era un uomo impenetrabile, ecc. Ma in pari -tempo Fix potè ritenere per certo che il signor -Phileas Fogg non isbarcava a Suez, e che andava -realmente a Bombay. -</p> - -<p> -“È lontano Bombay? chiese Gambalesta. -</p> - -<p> -— Sicuro che è lontano. Vi occorrono ancora -una decina di giorni di mare. -</p> - -<p> -— E dove mettete Bombay? -</p> - -<p> -— Nell’India. -</p> - -<p> -— In Asia? -</p> - -<p> -— Naturalmente. -</p> - -<p> -— Diamine! Gli è che vi dirò... c’è una cosa -che mi turba... è il mio becco! -</p> - -<p> -— Che becco? -</p> - -<p> -— Il mio becco a gas che dimenticai di spegnere -e che arde per conto mio. Ora, ho calcolato -che mi costerebbe due scellini ogni ventiquattr’ore, -giusto sei <i>pence</i> più di quanto guadagno, -e capirete che per poco che il viaggio si -prolunghi.... -</p> - -<p> -Fix compres’egli l’affare del gas? È poco probabile; -egli non ascoltava più e prendeva una -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -decisione. Il Francese e lui erano giunti al bazar. -Fix lasciò che il suo compagno vi facesse le -sue compere, gli raccomandò di non mancare -alla partenza del <i>Mongolia</i>, e ritornò in fretta e -furia agli uffici dell’agente consolare. -</p> - -<p> -Fix, ora che la sua convinzione erasi assodata, -aveva riacquistato tutto il suo sangue freddo. -</p> - -<p> -“Signore, diss’egli al console, non mi rimane -il menomo dubbio, ho in mano il mio uomo. Egli -si fa credere un eccentrico che vuol fare il giro -del mondo in ottanta giorni. -</p> - -<p> -— Allora è un volpone, rispose il console, un -volpone che mira a far ritorno a Londra dopo -d’aver fuorviato tutte le polizie dei due Continenti! -</p> - -<p> -— Oh! la vedremo! rispose Fix. -</p> - -<p> -— Ma non v’ingannate poi? chiese di bel nuovo -il console. -</p> - -<p> -— Io non m’inganno. -</p> - -<p> -— Allora, perchè mai codesto ladro si è dato -tanta premura a far constatare con un visto il -suo passaggio a Suez? -</p> - -<p> -— Perchè... non ne so nulla, signor console, -rispose il detective, ma ascoltatemi.„ -</p> - -<p> -In poche parole, egli riferì i punti salienti della -sua conversazione col domestico del detto Fogg. -</p> - -<p> -“Difatti, disse il console, tutte le presunzioni -stanno contro quest’uomo. E che pensate fare? -</p> - -<p> -— Mandare un dispaccio a Londra con richiesta -urgente di dirigermi un mandato d’arresto a -Bombay, imbarcarmi sul Mongolia, pormi alle -calcagna del mio ladro sino alle Indie, e là, terra -inglese, avvicinarlo garbatamente, col mio mandato -in mano e la mano sulla spalla.„ -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -</p> - -<p> -Non appena ebbe pronunciate freddamente queste -parole, l’agente Fix prese commiato dal console -e si recò all’ufficio telegrafico. Di là spedì -al direttore della polizia metropolitana il dispaccio -che i lettori conoscono. -</p> - -<p> -Di lì a un quarto d’ora, Fix, col suo leggero -bagaglio per mano, ben munito di danaro, s’intende, -s’imbarcava a bordo del <i>Mongolia</i>, e il rapido -<i>steamer</i> filava a tutto vapore sulle acque del -Mar Rosso. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span></p> - -<h2 id="cap9">CAPITOLO IX. -<span class="smaller">Dove il mar Rosso e il mar delle Indie -si mostrano propizii ai disegni di Phileas Fogg.</span></h2> -</div> - -<p> -La distanza fra Suez e Aden è esattamente di -milletrecentodieci miglia, e il capitolato della -Compagnia concede a’ suoi piroscafi un lasso di -tempo di centotrentotto ore per valicarla. Il <i>Mongolia</i>, -i cui fuochi erano attivamente alimentati, -filava in modo da anticipare l’arrivo regolamentare. -</p> - -<p> -I passeggieri imbarcati a Brindisi avevano quasi -tutta l’India per destinazione. Alcuni si recavano -a Bombay, altri a Calcutta, ma via Bombay, poichè -da quando una ferrovia attraversa in tutta la -sua larghezza la penisola indiana, non è più necessario -di girare il capo di Ceylan. -</p> - -<p> -Fra questi passeggieri del <i>Mongolia</i>, si noveravano -diversi funzionari civili e ufficiali di ogni -grado. Di questi, taluni appartenevano all’esercito -britannico propriamente detto, altri comandavano -le truppe indigene di <i>cipayes</i>, tutti lautamente stipendiati, -anco adesso che il governo si è sostituito -ai diritti ed agli obblighi dell’antica Compagnia -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -delle Indie: sottotenenti a 7000 franchi, brigadieri a -60,000, generali a 100,000<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>. -</p> - -<p> -Si viveva dunque stupendamente a bordo del -<i>Mongolia</i>, in quella società di funzionarii, a’ quali -frammischiavansi alcuni giovani inglesi, che col -milione in tasca andavano a fondare lontan lontano -delle case di commercio. Il <i>purser</i>, l’uomo di -fiducia della compagnia, l’eguale del capitano a -bordo, faceva le cose sontuosamente. All’asciolvere -del mattino, al <i>lunch</i> delle due, al pranzo delle -cinque e mezzo, alla cena delle otto, le tavole -piegavano sotto i piatti di carne fresca e le altre -vivande fornite dal macello e dalle dispense del -piroscafo. Le passeggiere, — ce n’erano alcune, — cangiavano -teletta due volte al giorno. Si suonava, -si cantava, si ballava anche, quando il mare -lo permetteva. -</p> - -<p> -Ma il mar Rosso è capricciosissimo, e molto di -frequente cattivo, come tutti i golfi stretti e lunghi. -Quando il vento spirava sia dalla costa d’Asia, -sia dalla costa d’Africa, il <i>Mongolia</i>, lungo -fuso ad elice, preso di traverso, rollava spaventevolmente. -Le signore sparivano allora; i cembali -tacevano; canti e danze cessavano insieme. -Eppure, ad onta della raffica, ad onta dei marosi, -il piroscafo, spinto dalla sua potente macchina, -correva senza indugio verso lo stretto di Babel-Mandeb. -</p> - -<p> -Che faceva Phileas Fogg frattanto? Si potrebbe -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -credere che, sempre inquieto, ansioso, egli si preoccupasse -dei cangiamenti di vento nocivi al cammino -della nave, del moto scompigliato dei marosi -che minacciava di cagionare un accidente -alla macchina, insomma di tutte le avarie possibili -che, obbligando il <i>Mongolia</i> a poggiare in qualche -porto, avrebbero compromesso il suo viaggio? -</p> - -<p> -Niente affatto, o per lo meno, se il nostro gentleman -pensava a queste eventualità, non ne lasciava -trasparir nulla. Era sempre l’uomo impassibile, -il membro imperturbabile del Reform-Club, -cui nessun incidente od accidente poteva recar sorpresa. -Egli non sembrava più commosso dei cronometri -di bordo. Lo si vedeva di rado sul ponte. -Non badava gran fatto ad osservare quel mar Rosso, -sì fecondo di ricordi, quel teatro delle prime scene -storiche dell’umanità. Egli non viaggiava per osservare -le curiose città disseminate sulle sue -sponde, i cui pittoreschi contorni si delineavano -talvolta all’orizzonte. Egli non pensava neanco ai -pericoli di quel golfo arabico, del quale gli antichi -storici, Strabone, Ariano, Artemidoro, Edrisi, -parlarono sempre con ispavento, e sul quale i navigatori -non si arrischiavano mai senza aver consacrato -il loro viaggio con sacrifizii propiziatorii. -</p> - -<p> -Che faceva dunque quell’originale, imprigionato -nel <i>Mongolia</i>? Anzitutto faceva i suoi quattro pasti -al giorno, senza che mai nè rollio nè beccheggio -potessero sconcertare una macchina così maravigliosamente -organizzata. Indi, giuocava al <i>whist</i>. -</p> - -<p> -Sì! egli aveva incontrato dei compagni di giuoco -ed appassionati quanto lui: un esattore di tasse -che si recava al suo posto a Goa, un ministro, il -reverendo Decimo Smith, di ritorno a Bombay, e -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -un brigadiere generale dell’esercito inglese, che -raggiungeva il suo corpo a Benares. Questi tre -passeggieri avevano pel <i>whist</i> la stessa passione -che il signor Fogg, e giocavano per ore ed ore, -non meno silenziosamente di lui. -</p> - -<p> -Quanto a Gambalesta, il mal di mare lo aveva -fin allora risparmiato. Egli occupava un camerino -a prora e mangiava, egli pure, coscienziosamente. -Bisogna dire che, decisamente, quel viaggio, fatto -in quelle condizioni, non gli dispiaceva più. Egli -vi si acconciava. Ben nudrito, ben alloggiato, vedeva -paese nuovo, e poi andava ripetendo a sè -stesso che tutto quel ghiribizzo finirebbe a Bombay. -</p> - -<p> -All’indomani della partenza da Suez, il 29 ottobre, -non fu senza un certo piacere che egli incontrò -sul ponte il garbato personaggio, al quale erasi -rivolto sbarcando in Egitto. -</p> - -<p> -“Non m’inganno, diss’egli accostandolo col suo -più amabile sorriso, siete proprio voi, signore, -che con tanta compiacenza mi avete servito di -guida a Suez? -</p> - -<p> -— Difatti, rispose il <i>detective</i>, vi riconosco! siete -il servo di quell’inglese originale.... -</p> - -<p> -— Precisamente, signor...? -</p> - -<p> -— Fix. -</p> - -<p> -— Signor Fix, rispose Gambalesta. Ben lieto di -ritrovarvi a bordo. E dove andate? -</p> - -<p> -— Ma al par di voi, a Bombay. -</p> - -<p> -— Benissimo! Avete già fatto questo viaggio? -</p> - -<p> -— Diverse volte, rispose Fix. Io sono un agente -della Compagnia peninsulare. -</p> - -<p> -— Allora conoscete l’India. -</p> - -<p> -— Ma.... sì...., rispose Fix, che non voleva compromettersi -troppo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -</p> - -<p> -— Curiosa quest’India? -</p> - -<p> -— Curiosissima! moschee, minareti, templi, fakiri, -pagode, tigri, serpenti, bajadere! Ma è da -sperarsi che avrete il tempo di visitare il paese. -</p> - -<p> -— Lo spero, signor Fix. Capite bene che non è -lecito ad un uomo sano di mente di consumare -la vita a saltare da un battello a vapore in una -ferrovia e da una ferrovia in battello, sotto pretesto -di fare il giro del mondo in ottanta giorni! -No, tutta questa ginnastica cesserà a Bombay, non -ne dubitate. -</p> - -<p> -— E sta bene il signor Fogg? domandò Fix col -tono più naturale. -</p> - -<p> -— Benone, signor Fix. Io pure, sapete. Mangio -come un orco a digiuno. È l’aria del mare. -</p> - -<p> -— E il vostro padrone, non lo vedo mai sul -ponte. -</p> - -<p> -— Mai. Egli non è curioso. -</p> - -<p> -— Sapete, signor Gambalesta, che questo preteso -viaggio in ottanta giorni potrebbe benissimo -celare qualche missione segreta.... una missione -diplomatica a mo’ d’esempio! -</p> - -<p> -— Affè, signor Fix, non ne so nulla, ve lo confesso, -e, a dirla, non darei neppur mezzo scudo -per saperlo.„ -</p> - -<p> -Dopo quest’incontro, Gambalesta e Fix conversarono -sovente assieme. All’ispettore di polizia -premeva di legarsi col servo del signor Fogg. Ciò -poteva giovargli all’occorrenza. E’ gli offriva dunque -spesso, al <i>barroom</i> del <i>Mongolia</i>, qualche bicchiere -di <i>whisky</i> o di <i>pale-ale</i>, che il buon figliuolo -accettava senza cerimonie e del pari restituiva, -tanto per non rimaner addietro, — trovando proprio -che cotesto Fix era un onestissimo gentleman. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -</p> - -<p> -Intanto, il piroscafo si avanzava rapidamente. -Il 13, si scoperse Moka, che apparve nella sua -cinta di mura, in rovina, al disopra delle quali -spiccavano alcuni datteri verdeggianti. In lontananza, -nei monti, si stendevano vasti campi da -caffè. Gambalesta rimase estatico a contemplare -quella celebre città, e parvegli anzi che con le -sue mure circolari ed un forte smantellato che si -disegnava come un manico, essa rassomigliasse -ad un’enorme tazza da caffè. -</p> - -<p> -Durante la notte seguente, il <i>Mongolia</i> oltrepassò -lo stretto di Babel-Mandeb, nome arabo che significa: -La porta delle lacrime, e il giorno appresso -14, si fermava a Steamer-Point, al nord-ovest -della rada di Aden. Qui doveva rifornirsi -di combustibile. -</p> - -<p> -Serio ed importante affare codesta alimentazione -del fornello dei piroscafi a tali distanze dai centri -di produzione. Per la sola Compagnia peninsulare -essa costituisce una spesa annua che ammonta -ad ottocentomila sterline (20 milioni di franchi). -Fu necessario infatti stabilire dei depositi -in parecchi porti, ed in quei mari lontani il carbone -viene a costare ottanta franchi per tonnellata. -</p> - -<p> -Il <i>Mongolia</i> doveva percorrere ancora milleseicentocinquanta -miglia prima di giungere a Bombay, -e doveva rimanere quattro ore a Steamer-Point, -per ricolmare i suoi depositi. -</p> - -<p> -Questo ritardo non poteva nuocere in verun -modo al programma di Phileas Fogg. Era previsto. -E poi, il <i>Mongolia</i> invece d’arrivare ad Aden soltanto -al mattino del 15 ottobre vi entrava il 14 -sera. Era dunque un guadagno di quindici ore. -</p> - -<p> -Il signor Fogg ed il suo servo scesero a terra. -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -Il gentiluomo voleva far vidimare il suo passaporto. -Fix lo seguì inosservato. Compiuta la formalità -del visto, Phileas Fogg ritornò a bordo a -ripigliarvi la sua partita interrotta. -</p> - -<p> -Gambalesta gironzò, al suo solito, in mezzo a -quella popolazione di Somanlì, di Baniani, di Parsì, -di Ebrei, d’Arabi, d’Europei, componenti i 25,000 -abitanti di Aden. Egli ammirò le fortificazioni che -fanno di questa città la Gibilterra del mar delle -Indie, e certe magnifiche cisterne, alle quali lavoravano -ancora gl’ingegneri del re Salomone. -</p> - -<p> -“Curiosissimo, curiosissimo! diceva tra sè Gambalesta, -tornando a bordo. Mi accorgo che non è -inutile viaggiare, se si vuol vedere qualcosa di -nuovo.„ -</p> - -<p> -Alle sei di sera, il <i>Mongolia</i> squarciava colle -braccia della sua elica le acque della rada di Aden -e si avventava frettoloso sul mar delle Indie. Gli -erano concesse centosessantott’ore per compiere -il tragitto fra Aden e Bombay. Del resto, il mare -indiano gli fu favorevole. Il vento soffiava da -nord-ovest. Le vele vennero in aiuto al vapore. -</p> - -<p> -Il bastimento, meglio appoggiato, rollò meno. -Le passaggiere, in eleganti telette, comparvero -sul ponte. I canti e le danze ricominciarono. -</p> - -<p> -Il viaggio si compiè adunque nelle migliori condizioni. -Gambalesta era entusiasta dell’amabile -compagno, che il caso aveagli procurato nella persona -di Fix. -</p> - -<p> -La domenica 20 ottobre, verso mezzodì, si giunse -in vista della terra indiana. Due ore più tardi, il -pilota saliva a bordo del <i>Mongolia</i>. All’orizzonte -una catena di monti si profilava armoniosamente -sul fondo del cielo. Di lì a poco, le file di palmizî -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -che coprono la città spiccarono distintamente. -Il piroscafo penetrò in quella rada formata dalle -isole Salcette, Colaba, Elephanta, Butcher, e alle -quattro e mezzo accostava i moli di Bombay. -</p> - -<p> -Phileas Fogg terminava allora il trentesimoterzo -<i>robbre</i> della giornata; il suo compagno e lui, grazie -ad un’audace manovra, avendo fatto tutte le -tredici manate, terminarono la traversata con un -ammirabile cappotto<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>. -</p> - -<p> -Il <i>Mongolia</i> non doveva giungere che il 22 ottobre -a Bombay; vi giungeva il 20. Era dunque, -dalla sua partenza da Londra, un guadagno di -due giorni, che Phileas Fogg inscrisse metodicamente -sul suo itinerario nella colonna dei profitti. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span></p> - -<h2 id="cap10">CAPITOLO X. -<span class="smaller">Dove Gambalesta è felicissimo di -non perdere che le scarpe.</span></h2> -</div> - -<p> -Nessuno ignora che l’India, quel gran triangolo -capovolto la cui base è al nord e il vertice -al sud, comprende una superficie di un milione e -quattrocentomila miglia quadrate, sulla quale è -inegualmente cosparsa una popolazione di centottanta -milioni di abitanti. Il governo britannico -esercita un dominio effettivo sopra una certa -parte di quell’immenso paese; mantiene un governatore -generale a Calcutta, altri governatori -a Madras, a Bombay, al Bengala, ed un sottogovernatore -ad Agra. -</p> - -<p> -Ma l’India inglese propriamente detta è compresa -soltanto in una superficie di settecentomila -miglia quadrate, ed annovera una popolazione da -cento a centodieci milioni di abitanti. È quanto -dire che una notevole porzione del territorio -sfugge tuttora all’autorità della regina; e, difatti, -presso alcuni rajà dell’interno, feroci e terribili, -l’indipendenza indù è ancora assoluta. -</p> - -<p> -Dal 1756, — anno in cui fu fondato il primo -stabilimento inglese sulla spianata oggidì occupata -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -dalla città di Madras, — sino a quell’anno -in cui scoppiò la grande insurrezione dei <i>cipayes</i>, -la celebre Compagnia delle Indie fu onnipotente. -Questa si annetteva a poco a poco le diverse province, -comperate ai rajà a prezzo delle rendite -che essa pagava poco o punto; nominava il suo -governatore generale e tutti i suoi impiegati civili -e militari; ma ora essa non esiste più, e i -possedimenti inglesi dell’India dipendono direttamente -dalla corona. -</p> - -<p> -Perciò l’aspetto, i costumi, le divisioni etnografiche -della penisola tendono a modificarsi di -giorno in giorno. In passato, vi si viaggiava con -tutti gli antichi mezzi di trasporto, a piedi, a cavallo, -sopra carretti, in carriola, in palanchino, -a dorso d’uomo, in carrozza, ecc. Ora, dei battelli -a vapore percorrono a grande velocità l’Indo, -il Gange, e una ferrovia, che attraversa l’India -in tutta la sua larghezza, con molte diramazioni, -pone Bombay a tre soli giorni da Calcutta. -</p> - -<p> -Il tracciato di questa ferrovia non segue la -linea retta attraverso l’India. La distanza a volo -d’uccello non è che da mille a millecento miglia, -e treni che andassero a velocità media soltanto -non impiegherebbero che tre giorni a percorrerla -tutta; ma questa distanza è accresciuta d’un -terzo, almeno, dalla corda che descrive la ferrata -salendo sino ad Allahabad nel nord della penisola. -</p> - -<p> -Ecco, insomma, il tracciato all’ingrosso del <i>Great -Indian peninsular railway</i><a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. Lasciando l’Isola di -Bombay, la ferrovia attraversa Salcette, salta -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -sul continente rimpetto a Tannah, valica la catena -dei Ghati occidentali, corre al nord-est sino -a Burhampur, solca il territorio quasi indipendente -del Bundelkund, sale sino ad Allahabad, -piega verso l’est, incontra il Gange a Benares, -se ne discosta lievemente, e, ridiscendendo al -sud-est per Burdivan e la città francese di Chandernagor, -fa testa di linea a Calcutta. -</p> - -<p> -I passaggieri del <i>Mongolia</i> erano sbarcati a -Bombay alle quattro e mezzo pomeridiane, ed il -treno di Calcutta partiva alle otto precise. -</p> - -<p> -Il signor Fogg prese dunque commiato dai suoi -compagni di giuoco, lasciò il piroscafo, diede al -suo servo una noterella di alcune compere da -fare, gli raccomandò caldamente di trovarsi prima -delle otto alla stazione, e col suo passo regolare -che batteva il secondo come il pendolo di un -orologio astronomico, si diresse verso l’ufficio dei -passaporti. -</p> - -<p> -Cosicchè, delle meraviglie di Bombay egli non -intendeva veder nulla; nè il palazzo di città, nè -la magnifica biblioteca, nè i forti, nè i <i>docks</i>, nè -il mercato del cotone, nè i bazar, nè le sinagoghe, -nè le chiese armene, nè la splendida pagoda -di Malebar-hill, adorna di due torri poligonali. -Egli non contemplerebbe nè i capolavori di Elefanta, -nè i suoi misteriosi ipogei, nascosti al -sud-est della rada, nè le grotte Kanherie dell’isola -Salcette, ammirabili avanzi dell’architettura -buddista! -</p> - -<p> -No! nulla. Uscendo dall’ufficio dei passaporti, -Phileas Fogg si recò tranquillamente alla stazione, -e colà si fe’ servire da pranzo. Tra l’altre -pietanze il trattore credette dovergli raccomandare -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -una certa fricassea di “coniglio del paese,„ -di cui gli disse meraviglie. -</p> - -<p> -Phileas Fogg accettò la fricassea, l’assaggiò coscienziosamente; -ma ad onta della sua salsa piccante, -la trovò pessima. Chiamò il trattore. -</p> - -<p> -“Signore, gli diss’egli guardandolo fiso, è coniglio -questo? -</p> - -<p> -— Sì, mylord, rispose sfrontatamente il cialtrone, -coniglio delle <i>jungle</i><a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>. -</p> - -<p> -— E non ha miagolato quando è stato ucciso? -</p> - -<p> -— Miagolato! Oh! mylord! un coniglio! Vi -giuro.... -</p> - -<p> -— Signor trattore, ripigliò freddamente il signor -Fogg, non giurate e ricordatevi questo: una -volta, in India, i gatti erano considerati come -animali sacri. Quelli erano tempi! -</p> - -<p> -— Per i gatti, mylord? -</p> - -<p> -— Ed anche pei viaggiatori!„ -</p> - -<p> -Fatta quest’osservazione, il signor Fogg continuò -tranquillamente a desinare. -</p> - -<p> -Pochi momenti dopo il signor Fogg, l’agente -Fix era egli pure sbarcato dal <i>Mongolia</i>, ed era -corso dal direttore della polizia di Bombay. Egli -fece riconoscere la sua qualità di <i>detective</i>, la -missione affidatagli, la sua situazione in faccia al -presunto autore del furto. Erasi ricevuto da Londra -un mandato d’arresto?... Non si era ricevuto -nulla. Difatti il mandato, partito dopo Fogg, non -poteva essere ancor giunto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -</p> - -<p> -Fix rimase sconcertato. Voleva ottenere dal direttore -un ordine d’arresto contro il signor Fogg. -Il direttore rifiutò. L’affare risguardava l’amministrazione -metropolitana, e questa sola poteva -spiccare legalmente un mandato. Questa severità -di principii, quest’osservanza rigorosa della legalità -è perfettamente spiegabile coi costumi inglesi, -che, in materia di libertà individuale, non -ammettono nessun arbitrio. -</p> - -<p> -Fix non insistette e comprese che doveva rassegnarsi -ad aspettare il suo mandato. Ma egli risolse -di non perder di vista il suo impenetrabile -furfante, durante tutto il tempo che questi si fermerebbe -a Bombay. Egli non sospettava che Phileas -Fogg non vi soggiornasse, — e, come sappiamo, -tale era pure la convinzione di Gambalesta, — cosa -che doveva lasciare al mandato il -tempo di giungere. -</p> - -<p> -Ma dopo gli ultimi ordini che avevagli dato il -padrone lasciando il <i>Mongolia</i>, Gambalesta aveva -ben compreso che a Bombay sarebbe accaduto -lo stesso che a Suez ed a Parigi, che il viaggio -non terminerebbe lì, che proseguirebbe almeno -sino a Calcutta, e forse più lontano. Ed incominciava -a chiedere a sè stesso se la scommessa del -signor Fogg non era proprio seria, e se egli, che -voleva vivere in riposo, non fosse trascinato -dalla fatalità a compiere il giro del mondo in -ottanta giorni! -</p> - -<p> -Intanto, e dopo aver fatto acquisto di alcune -camicie e calze, egli erasi messo a passeggiare -nelle vie di Bombay. C’era gran concorso di popolo -e, in mezzo ad Europei di ogni nazionalità, -vedevi Persiani dalle berrette a punta, Bunhyas -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -dai turbanti rotondi, Sindi dai berretti quadrati, -Armeni avvolti in lunghe vesti, Parsi in mitra -nera. Era precisamente una festa celebrata da -questi Parsi o Ghebri, discendenti diretti dai -settari di Zoroastro, che sono i più industriosi, -i più civili, i più intelligenti, i più austeri fra -gli Indù, stirpe cui appartengono attualmente i -ricchi negozianti indigeni di Bombay. Quel giorno -essi celebravano una specie di carnevale religioso, -con processioni e divertimenti, nei quali -figuravano delle bajadere vestite di garze rosee -trapunte d’oro e d’argento, che al suono delle -viole ed al rumore dei <i>tam-tam</i>, danzavano meravigliosamente, -e con una decenza perfetta. -</p> - -<p> -Se Gambalesta guardasse quelle curiose cerimonie, -se i suoi occhi e le sue orecchie si aprissero -smisuratamente per vedere ed udire, se la -sua aria, la sua fisonomia fossero proprio quelle -del <i>booby</i><a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a> più ingenuo che si potesse immaginare, -è superfluo di insistervi qui. -</p> - -<p> -Sfortunatamente per lui e pel suo padrone, di -cui arrischiò compromettere il viaggio, la sua -curiosità lo trascinò più lontano che non convenisse. -</p> - -<p> -Dopo aver dato un’occhiata a quel carnevale -Parsi, Gambalesta si diresse verso la stazione; -senonchè, passando dinanzi all’ammirabile pagoda -di Malebar-hill, egli ebbe la malaugurata idea di -visitarne l’interno. -</p> - -<p> -Egli ignorava due cose: prima, che l’ingresso -di certe pagode indù è formalmente vietato ai -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -cristiani, e poi che gli stessi credenti non possono -penetrarvi senz’aver lasciato i calzari fuori -dell’uscio. Vuolsi avvertire qui che, per ragioni -di sana politica, il governo inglese, rispettando -e facendo rispettare persino nelle sue più insignificanti -minuzie la religione del paese, punisce -severamente chiunque ne violi le pratiche. -</p> - -<p> -Gambalesta, quivi entrato, senza pensare a male -da semplice torista, ammirava nell’interno di -Malebar-hill, quella smagliante canutiglia dell’ornamentazione -braminica, quando all’improvviso -venne gettato sul sacro lastrico. Tre preti, dallo -sguardo furente gli si precipitarono addosso, gli -strapparono le scarpe e le calze, ed incominciarono -a caricarlo di busse, proferendo grida -selvaggie. -</p> - -<p> -Il Francese, vigoroso ed agile, si rialzò lestamente; -con un pugno ed un calcio buttò a terra -due de’ suoi avversarii, impacciatissimi nelle loro -lunghe vesti, e slanciandosi fuori della pagoda -con tutta la celerità delle sue gambe, si portò in -breve ad una bella distanza dal terzo Indù, che -erasi lanciato sulle sue traccie, levando a tumulto -la folla. -</p> - -<p> -Alle otto meno cinque, soltanto pochi minuti -prima della partenza del treno, senza cappello, -a piedi nudi, avendo perduto nel tafferuglio il -fardello contenente le sue compere, Gambalesta -giungeva alla stazione della ferrovia. -</p> - -<p> -Fix era là, sullo scalo di partenza. Egli aveva -seguito il signor Fogg alla stazione: aveva compreso -che quel briccone si disponeva a lasciar -Bombay. Si decise subito di accompagnarlo sino -a Calcutta, e, se occorreva, anche più lontano. -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -Gambalesta non vide Fix che se ne stava in disparte; -ma Fix udì il racconto delle sue avventure, -che Gambalesta fece in quattro parole al suo -padrone. -</p> - -<p> -“Io spero che ciò non vi accadrà più,„ rispose -semplicemente Phileas Fogg, prendendo posto in -una carrozza del treno. -</p> - -<p> -Il povero Gambalesta, scalzo e tutto ammaccato, -tenne dietro al suo padrone senza pronunciar -verbo. -</p> - -<p> -Fix stava per salire in un vagone separato, -allorchè un pensiero lo trattenne e modificò d’un -subito il suo progetto di partenza. -</p> - -<p> -“No, io rimango, disse tra sè. Un delitto commesso -sul territorio indiano.... Tengo il mio uomo. -</p> - -<p> -In quel momento, la locomotiva gettò un fischio -acuto, e il treno scomparve nella notte. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span></p> - -<h2 id="cap11">CAPITOLO XI. -<span class="smaller">Dove Phileas Fogg compra a prezzo favoloso -una cavalcatura.</span></h2> -</div> - -<p> -Il treno era partito all’ora regolamentare. Menava -via un certo numero di viaggiatori, alcuni -ufficiali, funzionari civili, negozianti di oppio e -di indaco, cui il loro commercio attirava nella -parte orientale della penisola. -</p> - -<p> -Gambalesta occupava lo stesso scompartimento -del suo padrone. Un terzo viaggiatore si trovava -collocato nel canto opposto. -</p> - -<p> -Era il brigadiere generale, sir Francis Cromarty, -uno dei compagni di giuoco del signor -Fogg durante il tragitto da Suez a Bombay, che -raggiungeva le sue truppe accantonate presso -Benares. -</p> - -<p> -Sir Francis Cromarty, alto, biondo, dell’età di -circa cinquant’anni e che erasi molto distinto durante -l’ultima ribellione dei <i>cipayes</i>, avrebbe meritato -davvero la qualifica d’indigeno. Fin dalla -gioventù egli abitava l’India ed era assai di rado -ricomparso nel suo paese natìo. Era un uomo -istrutto, che avrebbe dato volentieri tutte le notizie -desiderabili sui costumi, la storia, il governo -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -del paese indù, se Phileas Fogg fosse stato -uomo da desiderarne. Ma questo gentleman non -domandava nulla. Egli non viaggiava, descriveva -soltanto una circonferenza; era un corpo grave, -che percorreva un’orbita intorno al globo terrestre, -secondo le leggi della meccanica razionale. -In quel momento egli rifaceva mentalmente il -calcolo delle ore spese dalla sua partenza da Londra, -e si sarebbe fregato le mani dalla soddisfazione, -se fosse stato nella sua indole il fare un -movimento inutile. -</p> - -<p> -Sir Francis Cromarty non aveva indugiato a -riconoscere l’originalità del suo compagno di -viaggio, sebbene non lo avesse studiato che colle -carte in mano e tra due <i>robbres</i>. Esitava invece -sopra una questione: batteva un cuore umano -sotto quel freddo involucro? Phileas Fogg aveva -egli un’anima sensibile alle bellezze della natura, -alle aspirazioni morali? Per lui, la cosa era dubbia. -Di tutti gli originali che il brigadiere generale -aveva incontrati nella sua vita, nessuno -era paragonabile a cotesto prodotto delle scienze -esatte. -</p> - -<p> -Phileas Fogg non aveva celato a sir Francis il -suo piano di viaggio intorno al mondo, nè in -quali condizioni egli lo effettuava. Il brigadiere -generale non vide in quella scommessa che un’eccentricità -senza scopo utile, ed alla quale mancherebbe -necessariamente il <i>transire benefaciendo</i> -che deve guidare ogni uomo ragionevole. Con -quella flemma il bizzarro gentleman avrebbe evidentemente -consumato la vita senza “far nulla,„ -nè per sè, nè per gli altri. -</p> - -<p> -Un’ora dopo aver lasciato Bombay, il treno, -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -valicando i viadotti, aveva attraversato l’isola -Salcette e correva sul continente. Alla stazione -di Callyan, lasciò sulla destra il tronco che per -Kandallah e Punah scende verso il sud-est dell’India, -e raggiunse la stazione di Pauwell. A -questo punto si internò nelle montagne diramatissime -dei Ghati occidentali, catene a base di -trappo e di basalto, le cui più alte cime sono -coperte di folti boschi. -</p> - -<p> -Di quando in quando, sir Francis Cromarty e -Phileas Fogg scambiavano qualche parola, e in -quel momento il brigadiere generale, riappiccando -una conversazione che languiva ad ogni -poco, disse: -</p> - -<p> -“Or sono alcuni anni, signor Fogg, voi avreste -subìto in questo luogo un ritardo che avrebbe -probabilmente compromesso il vostro itinerario. -</p> - -<p> -— Perchè, sir Francis? -</p> - -<p> -— Perchè la ferrovia si fermava a pie’ di questi -monti, che era giocoforza attraversare in palanchino -o a dorso di <i>poney</i><a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a> sino alla stazione -di Kandallah, situata sul versante opposto. -</p> - -<p> -— Questo ritardo non avrebbe per nulla sconcertato -l’economia del mio programma, rispose -il signor Fogg. Io ho pur previsto l’eventualità -di certi ostacoli. -</p> - -<p> -— Tuttavia, signor Fogg, andavate a rischio -di porvi in un brutto impiccio coll’avventura di -quel giovinotto.„ -</p> - -<p> -Gambalesta co’ piedi ravvolti nella sua coperta -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -da viaggio, dormiva profondamente e non si sognava -neppure che si parlasse di lui. -</p> - -<p> -“Il governo inglese è estremamente severo, e -con ragione, per questo genere di delitti, ripigliò -sir Francis Cromarty. Esso esige, innanzi -tutto, che si rispettino le usanze religiose degl’indù; -e se il vostro servo fosse stato preso.... -</p> - -<p> -— Ebbene, se fosse stato preso, sir Francis, -rispose il signor Fogg, egli sarebbe stato condannato, -avrebbe subìta la sua pena, e poi sarebbe -tornato tranquillamente in Europa. Io non -vedo in che questa faccenda avrebbe potuto ritardare -il suo padrone!„ -</p> - -<p> -E qui la conversazione tornò a morire. Durante -la notte, il treno valicò i Ghati, passò per -Nassik, e la domane, 21 ottobre, si slanciava attraverso -un paese relativamente piano, formato -dal territorio del Khandeish. La campagna, ben -coltivata, era seminata di borgate al di sopra -delle quali il minareto della pagoda teneva il -posto del campanile della chiesa europea. Buon -numero di piccoli corsi d’acqua, per la maggior -parte affluenti o subaffluenti del Godavery, irrigavano -quella fertile contrada. -</p> - -<p> -Gambalesta, svegliatosi, guardava, e non poteva -credere che attraversava il paese degl’indù -in un treno del <i>Great peninsular railway</i>. Ciò gli -pareva inverosimile. Eppure, nulla di più reale! -La locomotiva, diretta dal braccio di un macchinista -inglese e riscaldata da carbon fossile -inglese, lanciava il suo fumo sulle piantagioni -di cotone, di caffè, di noce moscata, di garofano, -di pepe rosso; il suo vapore si avvolgeva a spirali -intorno ai gruppi di palmizi, tra’ quali apparivano -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -pittoreschi <i>bungalows</i>, qualche <i>viharì</i>, -specie di monasteri abbandonati, ed alcuni tempii -meravigliosi arricchiti dall’inesauribile ornamentazione -dell’architettura indiana. Poi, immense -distese di terreni si disegnavano a perdita di -vista, delle <i>jungle</i>, nelle quali non mancavano nè -i serpenti, nè le tigri, cui spaventavano i nitriti -del treno, e infine delle foreste, tagliate dal tracciato -della via, ancora frequentate da elefanti, -che, con occhio pensieroso, guardavano passare -il convoglio scapigliato. -</p> - -<p> -Durante quel mattino, al di là della stazione -di Malligaum, i viaggiatori attraversarono quel -territorio funesto, che fu così di sovente insanguinato -dai settari della dea Kalì. Poco lunge si -ergevano Ellora e le sue pagode ammirabili, poco -lunge la celebre Orungabad, la capitale del feroce -Orang-Zeb, ora semplice capoluogo d’una delle provincie -staccate dal regno di Nizam. Fu su quella -contrada che Feringhea, il capo dei Thugs, il re -degli strangolatori, esercitava il suo dominio; quegli -assassini, uniti in un’associazione misteriosa, -strangolavano, in onore della dea della Morte, vittime -di ogni età, senza mai versar sangue, e fuvvi -un tempo che non si poteva frugare un luogo qualunque -di quel suolo senza trovarvi un cadavere. -Il governo inglese ha potuto impedire quelle uccisioni -in massima parte, ma la spaventevole associazione -esiste sempre e funziona ancora. -</p> - -<p> -Mezz’ora dopo mezzodì, il treno si fermò alla -stazione di Burhampur, e Gambalesta vi si potè -procurare a prezzo d’oro un paio di pantofole, -adorne di perle false, che egli calzò con un sentimento -evidente di vanità. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -</p> - -<p> -I viaggiatori fecero colazione rapidamente e -ripartirono per la stazione di Assurghur, dopo -di avere per poco costeggiato la sponda del Tapty, -fiumicello che va a versarsi nel golfo di Cambaia, -vicino a Surate. -</p> - -<p> -È opportuno far conoscere quali pensieri occupavano -allora la mente di Gambalesta. Fino -al suo arrivo a Bombay, egli aveva creduto e -potuto credere che le cose non andrebbero più -in là. Ma ora, da quando correva a tutto vapore -attraverso l’India, un voltafaccia era avvenuto -nella sua mente. La sua indole gli ritornava al -galoppo. Sentiva rinascere idee fantastiche della -sua giovinezza, pigliava sul serio i progetti del -padrone, credeva alla realtà della scommessa, e -quindi a quel giro del mondo ed a quel maximum -di tempo che non bisognava oltrepassare. Anzi -egli era già inquieto dei ritardi possibili, degli -accidenti che potevano sopraggiungere strada facendo. -Si sentiva come interessato in quella scommessa, -e tremava al pensiero di averla potuto -compromettere il giorno prima con la sua imperdonabile -balordaggine. E però, molto meno flemmatico -del signor Fogg, egli era molto più inquieto. -Contava e ricontava i giorni trascorsi, malediceva -le fermate del treno, lo accusava di lentezza, -e biasimava <i>in petto</i> il signor Fogg di non -aver promesso un premio al macchinista. Ei non -sapeva, il buon figliuolo, che ciò ch’era possibile -sopra un piroscafo non lo era più sopra una ferrovia, -la cui velocità è regolamentare. -</p> - -<p> -Verso sera, si entrò nelle gole dei monti di -Sutpour che separano il territorio di Khandeish -da quello di Bundelkund. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -</p> - -<p> -La domane, 22 ottobre, interrogato da sir Francis -Cromarty, Gambalesta, dopo aver consultato -il suo orologio, rispose che erano le tre del mattino. -E difatti, quel famoso orologio, sempre regolato -sul meridiano di Greenwich, che si trovava -a circa settantasette gradi ad ovest, doveva -ritardare e ritardava infatti di quattro ore. -</p> - -<p> -Sir Francis rettificò adunque l’ora data da -Gambalesta, al quale fece la medesima osservazione -che questi aveva già ricevuta da Fix. Tentò -di fargli capire che doveva regolarsi sopra ogni -nuovo meridiano, e che camminando costantemente -verso l’est, vale a dire dinanzi al sole, i -giorni erano più corti di tante volte quattro -minuti, quanti gradi eransi percorsi. Fu inutile. -Avesse o no compresa l’osservazione del brigadiere -generale, fatto è che quel testardo si ostinò -a non mettere innanzi il suo orologio, e lo mantenne -invariabilmente all’ora di Londra. Innocente -manìa, che non poteva nuocere a nessuno. -</p> - -<p> -Alle otto del mattino e a quindici miglia al -di là della stazione di Rothal, il treno si fermò -in mezzo ad una vasta spianata, contornata da -alcuni <i>bungalows</i> e da capanne di operai. Il conduttore -del treno passò dinanzi la linea delle -carrozze dicendo: -</p> - -<p> -“I viaggiatori scendono qui.„ -</p> - -<p> -Phileas Fogg guardò sir Francis Cromarty, che -parve sorpreso, d’altra parte, di quell’alt in mezzo -ad una foresta di tamarindi. -</p> - -<p> -Gambalesta, non meno sorpreso, si slanciò sulla -strada e tornò quasi subito, esclamando: -</p> - -<p> -“Signore, non più ferrovia! -</p> - -<p> -— Che volete dire? chiese sir Francis Cromarty. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -</p> - -<p> -— Voglio dire che il treno non continua!„ -</p> - -<p> -Il brigadiere generale scese subito dal vagone, -Phileas Fogg lo seguì senza darsi fretta. Ambedue -si rivolsero al conduttore: -</p> - -<p> -“Dove siamo? domandò sir Francis Cromarty. -</p> - -<p> -— Al borgo di Kholby, rispose il conduttore. -</p> - -<p> -— Ci fermiamo qui? -</p> - -<p> -— Senza dubbio. La ferrovia non è terminata.... -</p> - -<p> -— Come! non è terminata? -</p> - -<p> -— No! c’è ancora un tronco di una cinquantina -di miglia da stabilire tra questo punto e -Allahabad, ove la via ricomincia. -</p> - -<p> -— I giornali hanno però annunziato la attivazione -completa del <i>railway!</i> -</p> - -<p> -— Che volete, signor ufficiale, i giornali son -caduti in errore. -</p> - -<p> -— Ma voi date i biglietti da Bombay a Calcutta! -ripigliò sir Francis Cromarty, che incominciava -a scaldarsi. -</p> - -<p> -— Senza dubbio, rispose il conduttore; ma i -viaggiatori sanno che devono farsi trasportare -da Kholby sino ad Allahabad.„ -</p> - -<p> -Sir Francis Cromarty era furente. Gambalesta -avrebbe volontieri accoppato il conduttore, che -non ci avea colpa. Egli non osava guardare il -suo padrone. -</p> - -<p> -“Sir Francis, disse semplicemente il signor -Fogg, pensiamo se vi piace, a provvedere un -mezzo per portarci ad Allahabad. -</p> - -<p> -— Signor Fogg, non si tratta qui di un ritardo -assolutamente pregiudizievole ai vostri interessi? -</p> - -<p> -— No, sir Francis, era previsto. -</p> - -<p> -— Che! sapete che la strada.... -</p> - -<p> -— Niente affatto; ma io sapeva che un ostacolo -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -qualunque sorgerebbe presto o tardi sulla -mia strada. Ora nulla è compromesso. Io ho due -giorni di anticipazione da sacrificare. C’è un piroscafo -che parte da Calcutta per Hong-Kong, -il 25 a mezzodì. Non siamo che ai 22, e giungeremo -in tempo a Calcutta.„ -</p> - -<p> -Non c’era nulla a dire ad una risposta fatta -con sì completa sicurezza. -</p> - -<p> -Era pur troppo vero che i lavori della ferrovia -si arrestavano in quel punto. I giornali sono -come certi orologi che hanno la smania di anticipare; -essi avevano prematuramente annunziato -il compimento della linea. I viaggiatori conoscevano -per la maggior parte questa interruzione -della strada, e scendendo dal treno, si -erano impadroniti dei veicoli d’ogni sorta che -possedeva la borgata, <i>palkigari</i> a quattro ruote, -carrette tirate da <i>zebù</i>, specie di buoi a gobbe, -carri da viaggio somiglianti a pagode ambulanti, -palanchini, cavallini, ecc. Cosicchè il signor Fogg -e sir Francis Cromarty, dopo aver cercato in -tutta la borgata, ritornarono senz’aver trovato -nulla. -</p> - -<p> -“Andrò a piedi, disse Phileas Fogg.„ -</p> - -<p> -Gambalesta, che raggiungeva allora il padrone, -fece una smorfia significativa, considerando le -sue magnifiche ma insufficienti pantofole. Fortunatamente -anch’egli era stato in giro, ed esitando -un po’: -</p> - -<p> -“Signore, disse, credo di aver trovato un mezzo -di trasporto. -</p> - -<p> -— Quale? -</p> - -<p> -— Un elefante! Un elefante che appartiene -ad un Indiano che abita a cento passi da qui. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -</p> - -<p> -— Andiamo a veder l’elefante,„ rispose il signor -Fogg. -</p> - -<p> -Di lì a cinque minuti, Fogg, sir Francis Cromarty -e Gambalesta giungevano vicino ad una -capanna attigua ad un recinto chiuso da alte -palizzate. Nella capanna c’era un Indiano, e nel -recinto un elefante. Dietro loro domanda, l’Indiano -introdusse il signor Fogg ed i suoi due -compagni nel recinto. -</p> - -<p> -Ivi, eglino si trovarono alla presenza di un -animale, mezzo addomesticato, che il suo proprietario -allevava per farne non una bestia da -soma, ma una bestia da combattimento. A questo -fine, egli aveva incominciato a modificare il -carattere naturalmente dolce dell’animale, in modo -da condurlo gradatamente a quel parossismo di -furore chiamato <i>mutsh</i> in lingua indù, e ciò nutrendolo -durante tre mesi di zucchero e di burro. -Questo trattamento può parere inadatto a dare -tal risultato; pure è usato con successo dagli allevatori. -Per gran fortuna del signor Fogg, l’elefante -in discorso era stato assai di recente posto -a quel regime, ed il <i>mutsh</i> non si era ancora -dichiarato. -</p> - -<p> -Kiunì — tal era il nome della bestia — poteva, -come tutti i suoi congeneri, fornire per lungo -tempo un’andatura rapida, ed in mancanza di -altra cavalcatura, Phileas Fogg risolse di adoperarlo. -</p> - -<p> -Ma gli elefanti costano cari nell’India, dove -cominciano a diventar rari. I maschi, che solo -convengono alle lotte dei circhi, sono grandemente -ricercati. Questi animali non si riproducono che -raramente, quando sono ridotti allo stato di domesticità, -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -dimodochè per procurarsene non c’è -altro mezzo che la caccia. Laonde essi sono oggetti -di grandi cure; e quando il signor Fogg chiese -all’indiano se voleva noleggiargli il suo elefante -l’Indiano rifiutò recisamente. -</p> - -<p> -Fogg insistette ed offrì per la bestia un prezzo -eccessivo, dieci sterline (250 franchi) all’ora. -Rifiuto. Venti sterline? Rifiuto ancora. Quaranta -sterline? Rifiuto sempre. Gambalesta trasaliva ad -ogni aumento d’offerta. Ma l’Indiano non si lasciava -tentare. -</p> - -<p> -E sì che la era una bella somma. Ammettendo -che l’elefante impiegasse quindici ore per andare -ad Allahabab, erano seicento sterline (15,000 -franchi) che dovea fruttare al suo proprietario. -</p> - -<p> -Phileas Fogg, senz’animarsi in nessun modo, -propose allora all’Indiano di comperargli la sua -bestia e gliene offerse a tutta prima mille sterline -(25,000 franchi). -</p> - -<p> -L’Indiano non voleva vendere! Forse l’uomo fiutava -un magnifico affare. -</p> - -<p> -Sir Francis Cromarty trasse il signor Fogg in -disparte e l’esortò a riflettere prima di andar più -in là. Phileas Fogg rispose al suo compagno -ch’egli non aveva l’abitudine di agire senza riflessione, -che si trattava in fin dei conti di una -scommessa di ventimila sterline, che quell’elefante -gli era necessario, e che, dovess’anco pagarlo -venti volte il suo valore, egli avrebbe quell’elefante. -</p> - -<p> -Il signor Fogg ritornò dall’Indiano, i cui occhietti, -accesi dalla cupidigia, lasciavano ben intendere -che per lui non era che una questione -di prezzo. Phileas Fogg offrì successivamente -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -milleduecento sterline, poi millecinquecento, poi -milleottocento, infine duemila (50,000 franchi). -Gambalesta, così rosso per solito, era pallido di -emozione. -</p> - -<p> -A duemila sterline, l’Indiano si arrese. -</p> - -<p> -— Per le mie pantofole, esclamò Gambalesta, -questo si chiama far incarire la carne d’elefante! -</p> - -<p> -Conchiuso l’affare, non si trattava d’altro che -di trovare una guida. Fu più facile. Un giovane -Parsì, dalla faccia intelligente, offerse i suoi servigi. -Il signor Fogg accettò e gli promise una -vistosa rimunerazione, che non poteva a meno di -duplicare la sua intelligenza. -</p> - -<p> -L’elefante venne tratto fuori ed allestito senza -indugio. Il Parsì conosceva perfettamente il mestiere -di <i>mahut</i>, ossia conduttore d’elefanti. Egli -coprì con una specie di gualdrappa il dorso dell’animale -e dispose, da ciascun lato, sui suoi fianchi, -due specie di barelle ben poco comode. -</p> - -<p> -Phileas Fogg pagò l’Indiano in banconote, che -furono estratte dal famoso sacco. Pareva veramente -che le si tirassero dalle viscere di Gambalesta. -Poscia il signor Fogg offrì a sir Francis -Cromarty di trasportarlo alla stazione di Allahabad. -Il brigadiere generale accettò. Un viaggiatore -di più non poteva stancare il gigantesco animale. -</p> - -<p> -Si comperarono dei viveri a Kholby. Sir Francis -Cromarty prese posto in una delle barelle, Phileas -Fogg nell’altra. Gambalesta si pose a cavalcioni -sulla gualdrappa tra il suo padrone e il brigadiere -generale. Il Parsì si appollaiò sul collo -dell’elefante, ed a nove ore l’animale, lasciando -la borgata, s’internava per la strada più corta -nella folta foresta di grandi latani. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span></p> - -<h2 id="cap12">CAPITOLO XII. -<span class="smaller">Nel quale Phileas Fogg e i suoi compagni -si avventurano attraverso le foreste dell’India -e se ne vedono le conseguenze.</span></h2> -</div> - -<p> -La guida, affine di abbreviare la distanza da -percorrere, abbandonò la linea a destra, dove i -lavori della ferrovia erano in corso d’esecuzione. -Questo tracciato, reso difficilissimo dalle capricciose -ramificazioni dei monti Vindhias, non seguiva -la strada più breve, che Phileas Fogg aveva interesse -a pigliare. Il Parsì, espertissimo delle -strade e sentieri del paese, pretendeva guadagnare -una ventina di miglia attraversando la foresta, e -si lasciò fare a lui. -</p> - -<p> -Phileas Fogg e sir Francis Cromarty, ficcati -fin al collo nelle loro barelle, ricevevano aspre -scosse dal trotto stecchito dell’elefante, posto dal -suo <i>mahut</i> ad un’andatura rapida. Ma essi subivano -la situazione con flemma britannica, conversando -poco del resto, e vedendosi appena l’un -l’altro. -</p> - -<p> -Quanto a Gambalesta, postato sul dorso della -bestia e direttamente soggetto ai colpi e contraccolpi, -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -badava bene, dietro raccomandazione del -suo padrone, di non tener la lingua fra i denti, -che altrimenti la gli sarebbe stata mozza di -colpo. Il bravo giovane, ora lanciato sul collo -dell’elefante, ora rigettato sulla groppa, imparava -a volteggiare come un <i>clown</i> sul trampolino. -Ma egli scherzava, rideva in mezzo a’ suoi salti -da carpione, e di quando in quando estraeva dal -suo sacco un pezzo di zucchero, che l’intelligente -Kiunì afferrava coll’estremità della proboscide, -senza interrompere un solo istante il suo trotto -regolare. -</p> - -<p> -Dopo due ore di cammino, la guida arrestò l’elefante -e gli diede un’ora di riposo. L’animale divorò -un mucchio di ramoscelli e di arbusti e si -dissetò ad una pozza vicina. Sir Francis Cromarty -non si lamentò di quella sosta. Egli era affranto. -Il signor Fogg pareva pieno di vigoria, come se -uscisse allora allora dal letto. -</p> - -<p> -“Ma è dunque di ferro costui! disse il brigadiere -guardandolo con ammirazione. -</p> - -<p> -— Di ferro fuso,„ rispose Gambalesta, che si -diè ad allestire un po’ di colazione. -</p> - -<p> -A mezzodì, la guida diede il segnale della partenza. -Il paese prese ben tosto un aspetto molto -selvaggio. Alle grandi foreste succedettero boschi -cedui di tamarindi e di palmizii nani, poscia vaste -pianure aride, irte di magri arbusti e cosparse -di grossi massi di sienite. Tutta quella parte dell’alto -Bundelkund, poco frequentata dai viaggiatori, -è abitata da una popolazione fanatica, indurita -nelle pratiche più terribili della religione -indù. Il dominio degl’Inglesi non potè stabilirsi -regolarmente sopra un territorio soggetto all’influenza -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -dei rajà, cui è difficile raggiungere negli -inaccessibili covi dei Vindhias. -</p> - -<p> -Parecchie volte, i nostri viaggiatori scorsero -qualche banda di Indiani feroci, che faceva un -gesto d’ira vedendo passare il rapido quadrupede. -Peraltro il Parsì li evitava quant’era possibile, riputandoli -gente di cattivo incontro. Si videro pochi -animali durante quella giornata; appena poche -scimmie, che fuggivano con mille contorcimenti -e smorfie che divertivano molto Gambalesta. -</p> - -<p> -Un pensiero in mezzo a tanti altri conturbava -il nostro giovinotto. Che ne farebbe il signor Phileas -Fogg di cotesto elefante, giunto che fosse alla -stazione di Allahabad? Lo condurrebbe con sè? -Impossibile! Il prezzo di trasporto aggiunto al -prezzo di acquisto ne farebbe un animale rovinoso. -Lo si venderebbe, lo si riporrebbe in libertà? -Una sì stimabile bestia meritava pure dei riguardi. -Se, per caso, il signor Fogg gliene facesse regalo, -a lui Gambalesta, e’ ne sarebbe imbarazzatissimo. -La cosa lo preoccupava molto. -</p> - -<p> -Alle otto di sera, la principale catena dei Vindhias -era stata valicata, ed i viaggiatori fecero -sosta a’ piedi del versante settentrionale, in un -<i>bungalow</i> in rovina. -</p> - -<p> -La distanza percorsa in quella giornata era di -circa venticinque miglia: ne rimanevano altrettante -per giungere alla stazione di Allahabad. -</p> - -<p> -La notte era fredda. All’interno del <i>bungalow</i>, -il Parsì accese un fuoco di rami secchi, il cui calore -fu assai gradito. La cena si compose delle -provvigioni comperate a Kholby. I viaggiatori -mangiarono da gente stracca e pesta. La conversazione, -che incominciò a frasi spezzate, terminò -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -in breve con un russare sonoro. La guida vegliò -presso Kiunì, che si addormentò in piedi, appoggiato -al tronco di un grosso albero. -</p> - -<p> -Nessun incidente segnalò quella notte. Qualche -ruggito di ghepardi e di pantere turbò a volte il -silenzio, misto a ghigni acuti di scimmie. Ma i -carnivori si contentarono di gridare e non fecero -alcuna dimostrazione ostile contro gli ospiti del -<i>bungalow</i>. Sir Francis Cromarty dormì tutto un -sonno, da bravo militare affranto dalle fatiche. -Gambalesta, in un sonno agitato, ricominciò in -sogno i capitomboli della giornata. Quanto al signor -Fogg, egli riposò tanto pacificamente come -se fosse stato nella sua tranquilla abitazione di -Saville-row. -</p> - -<p> -Alle sei del mattino si riposero in cammino. La -guida sperava giungere alla stazione di Allahabad -la sera stessa. In questo modo il signor Fogg -non perderebbe che una parte delle quarantott’ore -economizzate dal principio del viaggio. -</p> - -<p> -Si scesero le ultime chine dei Vhindias. Kiunì -aveva ripigliato la sua andatura rapida. Verso -mezzogiorno la guida girò la borgata di Kallenger, -situata sul Cani, uno dei subaffluenti del -Gange. Egli evitava sempre i luoghi abitati, sentendosi -più al sicuro nelle campagne deserte, che -segnano le prime depressioni del bacino del gran -fiume. La stazione di Allahabad non era a più di -dodici miglia a nord-est. Si fece alto sotto un fitto -di banani, i cui frutti, sani quanto il pane, “succulenti -quanto la crema,„ dicono i viaggiatori, -furono superlativamente gustati. -</p> - -<p> -Alle due, la guida entrò sotto la vôlta di una -folta foresta che si doveva attraversare per delle -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -miglia parecchie. Egli preferiva viaggiare così -sotto la protezione dei boschi. Tuttavia, non aveva -fatto sin allora nessun incontro cattivo, il viaggio -pareva doversi compiere senza accidenti, quando -l’elefante, dando segni d’inquietudine, si fermò di -botto. -</p> - -<p> -Erano allora le quattro. -</p> - -<p> -“Che c’è, chiese sir Francis Cromarty, alzando -la testa al disopra della barella. -</p> - -<p> -— Non so, signor ufficiale, rispose il Parsì, tendendo -l’orecchio ad un mormorio confuso che -usciva di sotto ai folti rami. -</p> - -<p> -Di lì a pochi minuti quel mormorio divenne -più definibile. Lo si sarebbe detto un concerto, -ancora molto distante, di voci umane e d’istrumenti -di rame. -</p> - -<p> -Gambalesta era tutt’occhi, tutt’orecchi. Il signor -Fogg aspettava pazientemente, senza pronunciare -mezza parola. -</p> - -<p> -Il Parsì saltò a terra, legò l’elefante ad un albero -e s’internò nel più fitto del bosco. Pochi minuti -dopo, egli tornò, dicendo: -</p> - -<p> -“Una processione di bramini che si dirige a -questa volta. Se è possibile, evitiamo di esser -visti.„ -</p> - -<p> -La guida slegò l’elefante e lo condusse in una -macchia, raccomandando ai viaggiatori di non -metter piede a terra. Egli stesso si tenne pronto -ad inforcare rapidamente la sua cavalcatura, se -la fuga divenisse necessaria. Ma sperava che la -turba dei fedeli passerebbe senza scorgerlo, perocchè -lo spessore del fogliame lo nascondeva interamente. -</p> - -<p> -Lo strepito discordante delle voci e degli strumenti -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -si avvicinava. De’ canti monotoni si confondevano -col suono dei tamburi e dei cimballi. Poco -dopo, la testa della processione apparve sotto gli -alberi, a una cinquantina di passi dal posto occupato -dal signor Fogg e dai suoi compagni. Essi -distinguevano facilmente attraverso i rami il curioso -personale di quella cerimonia religiosa. -</p> - -<p> -In prima linea si avanzavano dei preti con mitre -in testa e lunghe vesti gallonate. Erano circondati -da uomini, da donne, da fanciulli, che facevano -udire una specie di salmodia funebre, interrotta -ad intervalli eguali da colpi di <i>tam-tam</i> -e di cimballi. Dietro a loro, sopra un carro a larghe -ruote, di cui i raggi e il quarto figuravano un -attorcigliamento di serpenti, apparve una statua -orrida, tirata da due coppie di zebù, riccamente -bardati. Quella statua aveva quattro braccia, il -corpo colorato di un rosso cupo, gli occhi stralunati, -i capelli arruffati, la lingua penzolone, le -labbra tinte di <i>hennê</i> e di <i>betel</i>. Al collo le si avvolgeva -un collare di teste di morto, ai fianchi una -cintura di mani mozze. Ella se ne stava in piedi -sopra un gigante abbattuto al quale mancava la -testa. -</p> - -<p> -Sir Francis Cromarty riconobbe quella statua. -</p> - -<p> -“È la dea Kalì, mormorò egli, la dea dell’amore -e della morte. -</p> - -<p> -— Della morte, sia pure, ma dell’amore, no! -disse Gambalesta. Che brutta donnaccia!„ -</p> - -<p> -Il Parsì gli fe’ cenno di tacere. -</p> - -<p> -Intorno alla statua si agitava, si dimenava, si -contorceva un gruppo di vecchi fakiri, rigati da -strisce color ocra, coperti da incisioni cruciali da -cui perdevano il sangue a goccia a goccia, energumeni -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -stupidi, che nelle grandi cerimonie indù -si precipitano ancora sotto le ruote del carro di -Jaggernaut. -</p> - -<p> -Dietro ad essi, alcuni bramini, in tutta la sontuosità -del loro costume orientale, trascinavano -una donna che si reggeva appena. -</p> - -<p> -Questa donna era giovane, bianca come un’Europea. -La sua testa, il collo, le spalle, le orecchie, -le braccia, le mani, i pollici de’ piedi erano sopraccarichi -di gioielli, collari, bracciali, orecchini ed -anelli. Una tunica a laminelle d’oro, ricoperta di -una mussolina leggera, disegnava i contorni del -suo busto. Dietro questa giovine donna, — contrasto -violento per gli occhi, — alcune guardie -armate di sciabole nude fissate alla cintura e di -lunghe pistole damascate, portavano un cadavere -sopra un palanchino. -</p> - -<p> -Era il corpo di un vecchio, rivestito dei suoi -opulenti abiti di rajà, che portava, come in vita, -il turbante trapuntato di perle, la veste tessuta -di seta e d’oro, la cintura di cascemiro a diamanti, -e le sue magnifiche armi di principe indiano. -</p> - -<p> -Poi dei musicanti, ed una retroguardia di fanatici, -le cui grida superavano talvolta lo strepito -assordante degli strumenti. Così finiva il corteo. -</p> - -<p> -Sir Francis Cromarty guardava tutta questa -pompa con aria singolarmente attristata, e volgendosi -verso la guida: -</p> - -<p> -“Un <i>sutty!</i>„ diss’egli. -</p> - -<p> -Il Parsì fece un segno affermativo e si pose un -dito sulle labbra. La lunga processione si distese -lentamente sotto gli alberi, ed in breve le sue ultime -file scomparvero nella profondità della foresta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -</p> - -<p> -A poco a poco, i canti si spensero. Ci furono ancora -degli scoppi di grida lontane, ed infine a tutto -quel tumulto succedette un profondo silenzio. -</p> - -<p> -Phileas Fogg aveva udito la parola pronunciata -da sir Francis Cromarty, e subito che la processione -fa scomparsa: -</p> - -<p> -“Che cos’è un <i>sutty?</i> chiese egli. -</p> - -<p> -— Il <i>sutty</i>, signor Fogg, rispose il brigadiere -generale, è un sacrifizio umano; ma un sacrifizio -volontario. Quella donna che avete testè veduta -sarà bruciata domani nelle prime ore del giorno. -</p> - -<p> -— Ah mascalzoni! esclamò Gambalesta, che non -potè frenare questo grido d’indignazione. -</p> - -<p> -— E il cadavere? domandò il signor Fogg. -</p> - -<p> -— È quello del principe, suo marito, rispose la -guida, un rajà indipendente del Bundelkund. -</p> - -<p> -— Come, ripigliò Phileas Fogg, senza che la -sua voce tradisse la menoma emozione, siffatti -barbari costumi sussistono ancora nell’India, e -gl’Inglesi non hanno potuto distruggerli? -</p> - -<p> -— Nella maggior parte dell’India, rispose sir -Francis Cromarty, cotesti sacrifici non si compiono -più. Ma noi non abbiamo alcuna influenza -su queste contrade selvaggie, e principalmente su -questo territorio del Bundelkund. Tutto il versante -settentrionale dei Vindhias è il teatro di -continue uccisioni e saccheggi. -</p> - -<p> -— Oh, la infelice donna! mormorava Gambalesta, -abbruciata viva! -</p> - -<p> -— Sì, ripigliò il brigadiere-generale, abbruciata, -e se non lo fosse, voi non potete immaginarvi a qual -miserabile condizione la si vedrebbe ridotta dai -suoi congiunti. Le raderebbero i capelli, la si nutrirebbe -appena con qualche manata di riso, sarebbe -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -respinta e considerata come una creatura -immonda, e morrebbe in un canto come un cane -scabbioso. -</p> - -<p> -La prospettiva di sì orribile esistenza spinge -di sovente quelle disgraziate al supplizio, molto -più che l’amore o il fanatismo religioso. Alcune -volte, però, il sacrificio è realmente volontario, e -ci vuole l’intervento energico del governo per impedirlo. -Mi ricordo che alcuni anni fa io era di -guarnigione a Bombay, quando una giovane vedova -si recò a chiedere al governatore il permesso -di abbruciarsi col corpo di suo marito. -Come potete immaginare, il governatore rifiutò. -Allora la vedova abbandonò la città, si rifugiò -presso un rajà indipendente, e colà ella consumò -il suo sacrificio.„ -</p> - -<p> -Durante la narrazione del brigadiere generale, -la guida scrollava la testa, e quando la narrazione -fu terminata: -</p> - -<p> -“Il sacrifizio che avrà luogo domani sul far del -giorno non è volontario, diss’egli. -</p> - -<p> -— Come lo sapete! -</p> - -<p> -— È una storia che tutti conoscono nel Bundelkund, -rispose la guida. -</p> - -<p> -— Pure quella disgraziata non sembra fare alcuna -resistenza, obbiettò sir Francis. -</p> - -<p> -— Ciò dipende da questo, che l’hanno ubbriacata -col fumo della canape e dell’oppio. -</p> - -<p> -— Ma dove la traggono? chiese sir Francis. -</p> - -<p> -— Alla pagoda di Pillaji, a due miglia di qui; -ivi ella passerà la notte aspettando l’ora del sacrificio. -</p> - -<p> -— E questo sacrificio avrà luogo?... -</p> - -<p> -— Domani, al primo spuntar del giorno.„ -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -</p> - -<p> -Dopo questa risposta, la guida fe’ uscire l’elefante -dalla folta macchia e si arrampicò sul collo -dell’animale. Ma al momento in cui stava per eccitarlo -con un fischio particolare, il signor Fogg -lo fermò, e rivolgendosi a sir Francis Cromarty: -“Se noi salvassimo quella donna? diss’egli. -</p> - -<p> -— Salvare quella donna! signor Fogg! esclamò -il brigadiere generale. -</p> - -<p> -— Io ho ancora dodici ore di vantaggio. Posso -consacrarle a ciò. -</p> - -<p> -— To’! Ma voi siete un uomo di cuore! disse -Francis Cromarty. -</p> - -<p> -— Qualche volta, rispose semplicemente Phileas -Fogg. Quando ho tempo.„ -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span></p> - -<h2 id="cap13">CAPITOLO XIII. -<span class="smaller">Nel quale Gambalesta prova una volta di più -che la fortuna arride agli audaci.</span></h2> -</div> - -<p> -Il disegno era ardito, irto di difficoltà, inattuabile -forse. Il signor Fogg vi arrischiava la vita, -o per lo meno la libertà, e quindi la riuscita dei -suoi progetti; ma non esitò. Egli trovò inoltre in -sir Francis Cromarty un ausiliario deciso. -</p> - -<p> -Quanto a Gambalesta, egli era pronto, si poteva -disporre di lui. L’idea del suo padrone lo esaltava. -Egli era felice di sentire un cuore, un’anima -sotto quell’involuoro di ghiaccio. Cominciava ad -amare Phileas Fogg. -</p> - -<p> -Rimaneva la guida. Qual partito prenderebbe -egli nell’affare? Che s’avesse a intenerire per -gl’indù? In mancanza del suo concorso, era mestieri -assicurarsi almeno della sua neutralità. -</p> - -<p> -Sir Francis Cromarty espose francamente la -cosa. -</p> - -<p> -— Signor ufficiale, rispose la guida, io sono -Parsì, e quella donna è Parsì. Disponete di me. -</p> - -<p> -— Bene, guida, rispose il signor Fogg. -</p> - -<p> -— Però, sappiatelo bene, ripigliò il Parsì, non -solo noi arrischiamo la vita, ma ci esponiamo a -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -supplizi orribili, se cadiamo nelle loro mani. -Dunque, vedete. -</p> - -<p> -— È bell’e visto, rispose il signor Fogg. Io -credo che dovremo aspettare la notte per agire. -</p> - -<p> -— Lo credo anch’io, rispose la guida. -</p> - -<p> -Quel bravo Indù diede allora alcune notizie -sulla vittima. Era un’Indiana, celebre per la sua -bellezza, di razza Parsì, figlia di ricchi negozianti -di Bombay. Ella aveva ricevuto in quella città -un’educazione assolutamente inglese, e sia dai -modi, sia dall’istruzione la si sarebbe creduta -Europea. Si chiamava Auda. -</p> - -<p> -Orfana, ella fu maritata contro la sua volontà -a quel vecchio rajà del Bundelkund. Tre mesi -dopo, rimase vedova. Conoscendo la sorte che -l’aspettava, ella fuggì, venne ripresa prestamente, -ed i parenti del rajà, che avevano interesse alla -di lei morte, la votarono a quel supplizio cui non -pareva ch’ella potesse sottrarsi. -</p> - -<p> -Questa narrazione non poteva che vieppiù radicare -nel signor Fogg e ne’ suoi compagni la loro -generosa risoluzione. Fu deciso che la guida dirigerebbe -l’elefante verso la pagoda di Pillaji, e le -si avvicinerebbe il più che fosse possibile. -</p> - -<p> -Mezz’ora dopo, si fece sosta sotto un boschetto, -a cinquecento passi dalla pagoda, che non si -poteva scorgere; ma gli urli dei fanatici si udivano -distintamente. -</p> - -<p> -I mezzi di giungere sino alla vittima furono -allora discussi. La guida conosceva la pagoda di -Pillaji, entro la quale egli sosteneva che la giovine -donna era imprigionata. Vi si potrebbe penetrare -da una delle porte, quando tutta la banda -fosse immersa nel sonno dall’ubbriachezza, o bisognava -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -praticare un buco in un muro? Ciò non -poteva esser deciso che sul momento, sul luogo -stesso. Ma ciò che non ammise alcun dubbio, fu -che il ratto doveva effettuarsi quella stessa notte, -e non quando, a giorno fatto, la vittima sarebbe -tratta al supplizio. In quest’ultimo momento -nessun intervento umano avrebbe potuto -salvarla. -</p> - -<p> -Il signor Fogg e i suoi compagni aspettarono -la notte. Appena buio, verso le ore sei, essi risolvettero -di operare una ricognizione intorno alla -pagoda. Gli ultimi gridi dei fakiri si spegnevano -allora. Secondo la loro abitudine, quegl’Indiani -dovevano essere immersi nella fradicia ubriachezza -del <i>hang</i>, oppio liquido misto d’una infusione -di canape, e sarebbe forse possibile d’introdursi -in mezzo ad essi sino al tempio. -</p> - -<p> -Il Parsì, guidando il signor Fogg, sir Francis -Cromarty e Gambalesta, si avanzò senza rumore -attraverso la foresta. Dopo dieci minuti di cammino -sotto la verzura, giunsero alla sponda di un -fiumicello, e lì, alla luce di torcie di ferro sulla -cui punta ardevano delle resine, essi scorsero un -mucchio di legna affastellata. Era il rogo, fatto -di prezioso sandalo, e già impregnato di un olio -profumato. Nella sua parte superiore giaceva -imbalsamato il corpo del rajà, che doveva essere -abbruciato insieme colla vedova. A cento passi -dal rogo si ergeva la pagoda, i cui minareti traforavano -nell’ombra la cima degli alberi. -</p> - -<p> -— Venite, disse la guida a bassa voce. -</p> - -<p> -E raddoppiando di precauzione, seguito da’ suoi -compagni, s’internò silenziosamente attraverso le -alte erbe. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -</p> - -<p> -Il silenzio era interrotto soltanto dal susurro -del vento nei rami. -</p> - -<p> -Da lì a poco, la guida si arrestò all’estremità -di uno spiazzo. Alcune resine rischiaravano il -luogo. Il suolo era cosparso di gruppi di dormienti -abbrutiti dall’ubbriachezza. Pareva un -campo di battaglia coperto di morti. Uomini, -donne, fanciulli, tutti alla rinfusa. Alcuni ubbriachi -gemevano ancora qua e là. -</p> - -<p> -In fondo, tra la massa degli alberi, il tempio -di Pillaji si rizzava confusamente. Ma con grande -rammarico della guida, le guardie del rajà, rischiarate -da torcie fuliginose, vegliavano alle porte e -passeggiavano con la sciabola alla mano. Si poteva -supporre che nell’interno anco i preti vegliassero. -</p> - -<p> -Il Parsì non si avanzò più oltre. Egli aveva -riconosciuto l’impossibilità di forzare l’ingresso -del tempio, e ricondusse indietro i suoi compagni. -</p> - -<p> -Phileas Fogg e sir Francis Cromarty avevano -compreso al par di lui che non potevano tentar -nulla da quella parte. -</p> - -<p> -Si fermarono e s’intrattennero a bassa voce: -</p> - -<p> -— Aspettiamo, disse il brigadiere generale, non -sono che le otto, ed è possibile che queste guardie -soccombano anch’esse al sonno. -</p> - -<p> -— È possibile difatti, rispose il Parsì. -</p> - -<p> -Phileas Fogg e i suoi compagni si stesero dunque -a piedi di un albero ed aspettarono. -</p> - -<p> -Come parve loro lungo il tempo! La guida li -lasciava a volte ed andava ad osservare il limitare -del bosco. Le guardie del rajà vegliavano -sempre alla luce delle torcie, ed un vago chiarore -filtrava attraverso le finestre della pagoda. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -</p> - -<p> -Si aspettò così sino a mezzanotte. La situazione -non cangiò. Uguale sorveglianza al di fuori. Era -evidente che non si poteva contare sull’assopimento -delle guardie. Esse eransi risparmiata la -ubbriachezza del <i>hang</i>. Bisognava dunque agire -diversamente e penetrare per un’apertura praticata -nei muri della pagoda. Rimaneva a sapersi -se i preti vegliavano presso la loro vittima con -tanta cura quanto i soldati alla porta del tempio. -</p> - -<p> -Dopo un’ultima conversazione, la guida si disse -pronta a partire. Il signor Fogg, sir Francis e -Gambalesta lo seguirono. Essi fecero un giro -alquanto lungo a fine di forare la pagoda alle -spalle. -</p> - -<p> -Verso mezz’ora dopo mezzanotte, giunsero al -piede dei muri, senz’aver incontrato nessuno. -Veruna sorveglianza era stata stabilita da quella -parte, forse perchè non vi esistevano nè porte, -nè finestre. -</p> - -<p> -La notte era cupa. La luna, allora nel suo ultimo -quarto, lasciava appena l’orizzonte, ingombro da -grosse nubi. L’altezza degli alberi accresceva -vieppiù l’oscurità. -</p> - -<p> -Ma non bastava l’aver raggiunto il piede delle -muraglie: occorreva praticarvi un’apertura. Per -quest’operazione Phileas Fogg e i suoi compagni -non avevano assolutamente altro che i loro coltelli -da tasca. Fortunatamente, le pareti del tempio si -componevano di un misto di mattoni e di legno -che non poteva essere difficile a forare. Tolto che -fosse il primo mattone, gli altri doveano smuoversi -facilmente. -</p> - -<p> -Si posero all’opera, facendo il minor rumore -possibile. Il Parsì da un lato, Gambalesta dall’altro -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -lavoravano a sconnettere i mattoni, in modo -da ottenere un’apertura larga due piedi. -</p> - -<p> -Il lavoro procedeva, quando si udì un grido -nell’interno del tempio, e quasi subito altri gridi -gli risposero dal di fuori. -</p> - -<p> -Gambalesta e la guida interruppero il lavoro. -Erano forse sorpresi? si sarebbe dato l’allarme? -La più volgare prudenza imponeva loro di allontanarsi, — ciò -che fecero assieme a Phileas ed a -sir Francis Cromarty. Si accovacciarono di bel -nuovo sotto i rami del bosco aspettando che -l’allarme, se era tale, si fosse dissipato, e pronti -in questo caso a continuare la loro operazione. -</p> - -<p> -Ma, — contrattempo funesto, — alcune guardie -si mostrarono alle spalle della pagoda e vi -si collocarono in modo da impedire qualunque -approccio. -</p> - -<p> -Sarebbe difficile descrivere il dispetto di quei -quattro uomini, fermati di botto nell’opera loro. -Ora che non potevano più giungere sino alla vittima, -come la salverebbero? Sir Francis si rodeva -i pugni. Gambalesta era fuori di sè, e la guida -aveva un gran da fare per contenerlo. L’impassibile -Fogg aspettava senza manifestare i suoi -sentimenti. -</p> - -<p> -— Non ci rimane altro che andarcene? domandò -il brigadiere generale a bassa voce. -</p> - -<p> -— Non altro che andarcene, rispose la guida. -</p> - -<p> -— Aspettate, disse Fogg. Basta ch’io sia domani -ad Allahabad prima di mezzodì. -</p> - -<p> -— Ma che sperate? rispose sir Francis Cromarty. -Fra qualche ora spunterà il giorno, e.... -</p> - -<p> -— Il destro che ci sfugge può ripresentarsi al -momento supremo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -</p> - -<p> -Il brigadiere generale avrebbe voluto poter leggere -negli occhi di Phileas Fogg. Su di che contava -mai quel freddo Inglese? -</p> - -<p> -Voleva forse, al momento del supplizio, precipitarsi -verso la giovine donna e strapparla palesemente -ai suoi carnefici? -</p> - -<p> -Sarebbe stata una follia, e come ammettere che -quell’uomo fosse pazzo a questo punto? Nullameno -sir Francis Cromarty acconsentì ad aspettare sino -alla fine di quella terribile scena. La guida non -lasciò però i suoi compagni nel luogo in cui si -erano rifugiati, e li ricondusse verso la parte -anteriore del bosco. Colà, riparati da un fitto di -alberi, essi potevano osservare i gruppi addormentati. -</p> - -<p> -Frattanto Gambalesta, appollaiato sui primi -rami, ruminava un’idea che eragli balenata alla -mente e che finì per incrostarsi nel suo cervello. -</p> - -<p> -Egli aveva incominciato per dire a sè stesso: -“Quale pazzia!„ ed ora ripeteva: “Perchè no, -alla fin fine? È una probabilità, forse la sola, e -con questi animali!...„ -</p> - -<p> -Checchè ne fosse, Gambalesta non manifestò a -nessuno il suo pensiero, ma non tardò a portarsi -con l’agilità di un serpente sui bassi rami, la cui -estremità si curvava verso il suolo. -</p> - -<p> -Le ore trascorrevano, e ben presto alcune tinte -meno cupe annunciarono l’avvicinarsi dell’alba. -Però l’oscurità era profonda ancora. -</p> - -<p> -Era il momento. Accadde come una risurrezione -in quella folla assopita. I gruppi si animarono. -Dei colpi di <i>tam-tam</i> risuonarono. Canti e -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -grida scoppiarono di bel nuovo. Era giunta l’ora -in cui l’infelice doveva morire. -</p> - -<p> -Difatti le porte della pagoda si aprirono. Una -luce più viva si sprigionò dall’interno; il signor -Fogg e sir Francis Cromarty poterono scorgere -la vittima, vivamente rischiarata, che due preti -trascinavano fuori. Loro parve anzi che, scuotendo -l’irrigidimento dell’ubbriachezza con un supremo -istinto di conservazione, la infelice tentasse fuggire -a’ suoi carnefici. Il cuore di sir Francis balzò, -e con un moto convulso, afferrando la mano di -Phileas Fogg, egli sentì che quella mano teneva -un coltello aperto. -</p> - -<p> -In quel momento la folla si scosse. La giovane -donna era ricaduta nel torpore provocato -dai fumi del canape. Ella passò in mezzo ai fakiri -che la scortavano con le loro vociferazioni religiose. -</p> - -<p> -Phileas Fogg e i suoi compagni, confondendosi -alle ultime file della folla, la seguirono. -</p> - -<p> -Due minuti dopo essi giungevano sulla sponda -del fiume e si fermavano a meno di cinquanta -passi dal rogo, sul quale era deposto il corpo del -rajà. Nella semi-oscurità essi videro la vittima -assolutamente inerte, stesa vicino al cadavere del -suo sposo. -</p> - -<p> -Indi una torcia fu accostata, e la legna, satura -d’olio, s’infiammò in un baleno. -</p> - -<p> -In quel momento, sir Francis Cromarty e la -guida trattennero Phileas Fogg che, in un impeto -di follia generosa, si slanciava verso il -rogo.... -</p> - -<p> -Ma Phileas Fogg li respingeva già, quando la -scena cangiò d’improvviso. Un grido di terrore -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -sorse. Tutta quella folla si precipitò a terra spaventata. -</p> - -<p> -Il vecchio rajà non era dunque morto, chè lo -si vide rizzarsi ad un tratto, sollevare la giovane -donna nelle sue braccia come un fantasma, e scendere -dal rogo in mezzo ai turbini di vapori che -gli davano un’apparenza spettrale! -</p> - -<p> -I fakiri, le guardie, i preti, colti da subitaneo -terrore, erano là faccia a terra, non osando alzare -gli occhi e guardare un tanto prodigio! -</p> - -<p> -La vittima inanimata passò tra le braccia vigorose -che la portavano, e senza che essa sembrasse -esser loro di peso. Il signor Fogg e sir Francis -Cromarty erano rimasti in piedi. Il Parsì aveva -chinata la testa, e Gambalesta, senza dubbio, non -era meno stupefatto!... -</p> - -<p> -Quel risuscitato giunse così vicino al luogo in -cui se ne stava il signor Fogg e sir Francis Cromarty, -e colà, con voce breve: -</p> - -<p> -“Gambe!„ diss’egli. -</p> - -<p> -Era Gambalesta in persona, che erasi accostato -al rogo in mezzo al denso fumo! Era Gambalesta -che approfittando dell’oscurità ancora profonda -aveva strappato la giovine donna alla morte! -Era Gambalesta che, con audace fortuna, passava -in mezzo allo spavento generale. -</p> - -<p> -Un istante dopo tutti e quattro sparivano nel -bosco e l’elefante li portava via di trotto. Ma -delle grida, dei clamori ed anco una palla che -forò il cappello di Phileas Fogg diedero loro a -conoscere che l’astuzia era stata scoperta. -</p> - -<p> -Difatti, sul rogo infiammato spiccava allora il -corpo del vecchio rajà. I preti, riavutisi dal loro -spavento, avevano compreso che un ratto era -stato commesso. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -</p> - -<p> -Subito si erano precipitati nella foresta. Le -guardie li avevano seguiti. Una scarica aveva -avuto luogo, ma i rapitori fuggivano veloci, e in -pochi minuti si trovavano fuori del tiro delle -palle e delle freccie. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span></p> - -<h2 id="cap14">CAPITOLO XIV. -<span class="smaller">Nel quale Phileas Fogg -scende tutta l’ammirabile vallata del Gange -senza nemmeno pensare a guardarla.</span></h2> -</div> - -<p> -L’ardito ratto era riuscito. Un’ora dopo, Gambalesta -rideva ancora del suo successo. Sir Francis -Cromarty aveva stretto la mano dell’intrepido -giovane. Il suo padrone aveagli detto: “Bene.„ -Ciò che, in bocca a quel gentleman, equivaleva -ad un’alta approvazione. E Gambalesta aveva risposto -che tutto l’onore dell’affare apparteneva -al suo padrone. A sentir lui, non aveva avuto -che un’idea burlesca, e rideva pensando che, durante -alcuni istanti, lui, Gambalesta, antico ginnasta, -ex-sergente dei pompieri, era stato il vedovo -di una leggiadra donna, un vecchio rajà imbalsamato. -</p> - -<p> -Quanto alla giovane Indiana, ella non aveva -avuto coscienza di ciò che era accaduto. Ravvolta -nelle coperte da viaggio, ella riposava sopra una -delle barelle. -</p> - -<p> -Intanto, l’elefante, guidato con somma sicurezza -dal Parsì, correva rapidamente nella foresta ancora -oscura. Un’ora dopo aver lasciato la pagoda -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -di Phillaji, esso si lanciava attraverso un’immensa -pianura. Alle sette si fece alto, e la giovane donna -era sempre in ano stato di prostrazione completa. -La guida le fece bere alcune boccate di acqua e -di acquavite, ma quell’influenza stupefaciente -che l’opprimeva doveva prolungarsi qualche tempo -ancora. -</p> - -<p> -Sir Francis Cromarty, che conosceva gli effetti -dell’ubbriachezza prodotta dall’inalazione dei vapori -del canape, non aveva alcuna inquietudine -a di lei riguardo. -</p> - -<p> -Ma, se la guarigione della giovane Indiana non -incontrò dubbio nella mente del brigadiere generale, -questi si mostrava meno rassicurato riguardo -all’avvenire. Egli non esitò a dire a Phileas Fogg -che se mistress Auda rimaneva nell’India, ella -sarebbe inevitabilmente ricaduta nelle mani dei -suoi carnefici. Quegli energumeni occupavano tutta -la penisola, e certamente, in barba alla polizia -inglese, avrebbero saputo ripigliare la loro vittima, -fosse pure a Madras, a Bombay, a Calcutta. -E sir Francis Cromarty citava, in appoggio alla -sua asserzione, un fatto di pari natura, recentemente -avvenuto. A parer suo, la giovane donna -non sarebbe veramente al sicuro che dopo aver -abbandonato l’India. -</p> - -<p> -Phileas Fogg rispose che terrebbe conto delle -sue osservazioni e che provvederebbe. -</p> - -<p> -Verso le dieci, la guida annunziava la stazione -di Allahabad. Qui ricominciava la linea interrotta -della ferrovia, i cui treni percorrono, in meno di -un giorno e una notte, la distanza che separa -Allahabad da Calcutta. -</p> - -<p> -Phileas Fogg doveva dunque giungere a tempo -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -per pigliar posto su di un battello a vapore che -partiva la domane soltanto, 25 ottobre, a mezzodì, -per Hong-Kong. -</p> - -<p> -Deposta la giovane donna in una camera della -stazione, Gambalesta fu incaricato di andare a -comprare per lei diversi oggetti di teletta, vesta, -sciallo, pelliccie, ecc., quel che troverebbe. Il padrone -gli apriva un credito illimitato. -</p> - -<p> -Gambalesta andò subito e percorse tutte le vie -della città. Allahabad, città di Dio, è una delle -più venerate dell’India, essendo essa fabbricata -al confluente di due fiumi sacri, il Gange e il -Jumna, le cui acque attirano i pellegrini di tutta -la penisola. Tutti sanno che, secondo le leggende -del Ramayanà, il Gange ha la sua sorgente in -cielo, da dove, grazie a Brahama, esso scende -sulla terra. -</p> - -<p> -Pur facendo le sue compere, Gambalesta ebbe -presto visto la città in passato difesa da un forte -magnifico, che è divenuto prigione di Stato. Non -più commercio, non più industria in quella città, -già industriale e commerciale. Gambalesta che -cercava indarno un magazzino di novità come se -fosse stato in <i>Regent street</i>, a pochi passi da Farmer -e C., non trovò che presso un rivendugliolo, -vecchio ebreo difficoltoso, gli oggetti di cui aveva -bisogno: una veste di stoffa scozzese, un ampio -mantello, e una magnifica pelliccia in pelli di -lontre che non esitò a pagare settantacinque sterline -(1875 franchi). Indi, tutto trionfante, ritornò -alla stazione. -</p> - -<p> -Mistress Auda incominciava a riaversi. Quell’influenza -alla quale i preti di Pillaji l’avevano -sottoposta, si dissipava a poco a poco, e i suoi -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -begli occhi riacquistavano tutta la loro dolcezza -indiana. -</p> - -<p> -Allorchè il re-poeta Ussaf Uddol celebra le -grazie della regina di Ahmehnagara, si esprime -così: -</p> - -<p> -“La sua lucente capigliatura, regolarmente divisa -in due parti, incornicia i contorni armoniosi -delle sue gote delicate e bianche, brillanti -di candore e di freschezza. Le sue sopracciglia -di ebano hanno la forma e la potenza dell’arco -di Kama, dio d’amore, e sotto le sue lunghe -ciglia morbide come la seta, nella pupilla nera -de’ suoi grandi occhi limpidi, nuotano come nei -laghi sacri dell’Himalaya i riflessi più puri -della luce celeste. Fini, eguali e bianchi, i suoi -denti risplendono tramezzo alle sue labbra sorridenti, -pari a stille di rugiada nel seno socchiuso -di un fiore di granato. Le sue orecchie piccolette -dalle curve simmetriche, le sue mani vermiglie, -i suoi piedini rotondetti e teneri come -le gemme del loto, brillano dello splendore delle -più belle perle del Ceylan, dei più bei diamanti -di Golconda. La sua esile e pieghevole cintura -che una mano basta ad accerchiare, fa spiccare -l’elegante arco de’ suoi omeri arrotondati e la -ricchezza del suo busto ove la sua giovinezza -in fiore fa pompa dei suoi più stupendi tesori, -e sotto le morbide pieghe della sua tunica, ella -sembra essere stata modellata in argento puro -dalla mano divina di Vicvacarma, l’eterno statuario.„ -</p> - -<p> -Ma, senza tutta quest’amplificazione poetica, -basta dire che mistress Auda, la vedova del rajà -del Bundelkund, era una bellissima donna in tutto -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -il senso europeo della parola. Parlava l’inglese -con grande purezza, e la guida non aveva per -nulla esagerato affermando che quella giovane -Parsì era stata trasformata dall’educazione. -</p> - -<p> -Frattanto il treno era lì lì per lasciare la stazione -di Allahabad. Il Parsì aspettava. Il signor -Phileas Fogg gli regolò il suo salario al prezzo -convenuto, senza oltrappassarlo di un centesimo. -Ciò sorprese un po’ Gambalesta, che sapeva tutto -ciò che il padrone doveva alla devozione della -guida. Il Parsì aveva difatti arrischiato volontariamente -la vita nell’affare di Pillaji, e se in -avvenire gli Indù lo sapessero, egli sfuggirebbe -difficilmente alla loro vendetta. -</p> - -<p> -Rimaneva anche la questione di Kiunì. Che fare -di un elefante comperato così caro? -Ma Phileas Fogg aveva già preso una risoluzione -a questo riguardo. -</p> - -<p> -“Parsì, diss’egli alla guida, tu sei stato fedele -e affettuoso. Ho pagato il tuo servizio ma non -la tua affezione. Vuoi quest’elefante? È tuo.„ -</p> - -<p> -Gli occhi della guida brillarono. -“È una fortuna che Vostro Onore mi dà! esclamò -egli. -</p> - -<p> -— Accetta, guida, rispose il signor Fogg, è -sarò io ancora tuo debitore. -</p> - -<p> -— Così va bene! esclamò Gambalesta. Prendi, -amico Parsì! Kiunì è un bravo e coraggioso animale!„ -</p> - -<p> -E, avvicinandosi alla bestia, le presentò alcuni -pezzetti di zuccaro, dicendo: -“To’, Kiunì, to’, to’!„ -</p> - -<p> -L’elefante mandò qualche grugnito di soddisfazione, -indi prendendo Gambalesta per la vita, -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -ed avviluppandolo con la proboscide, lo alzò sino -all’altezza della sua testa. Gambalesta, punto spaventato, -fece una buona carezza all’animale che -lo ripose adagino adagino a terra, e, alla stretta -di proboscide dell’onesto Kiunì rispose una vigorosa -stretta di mano dell’onesto giovane. -</p> - -<p> -Da lì a pochi minuti, Phileas Fogg, sir Francis -Cromarty e Gambalesta, adagiati in un comodo -vagone, di cui mistress Auda occupava il -miglior posto, correvano a tutto vapore verso -Benares. -</p> - -<p> -Ottanta miglia al più separano questa città da -Allahabad, e furono percorse in due ore. -</p> - -<p> -Durante questo tragitto, la giovane donna si -riebbe completamente; i vapori assopiti del hang -si dissiparono. -</p> - -<p> -Quale fu mai la sua meraviglia nel trovarsi sulla -ferrovia, in quel compartimento, coperta da vestimenta -europee, in mezzo a viaggiatori che le -erano assolutamente sconosciuti! -</p> - -<p> -Dapprima, i suoi compagni le prodigarono le -loro cure e la rianimarono con qualche goccia di -liquore; quindi il brigadiere generale le raccontò -la di lei storia. Egli insistette sull’abnegazione -di Phileas Fogg, che non aveva esitato -a porre in gioco la sua vita per salvarla, e sul -modo con cui l’avventura era stata risolta, mercè -l’audace immaginazione di Gambalesta. -</p> - -<p> -Il signor Fogg lasciò dire senza pronunciare -una parola. Gambalesta, tutto vergognoso, ripeteva -che “non ne valeva la pena.„ -</p> - -<p> -Mistress Auda ringraziò i suoi salvatori con -effusione, con le lagrime più che con le parole. -I suoi begli occhi, meglio che le sue labbra, -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -furono interpreti della sua riconoscenza. Indi ricondotta -dal pensiero alle scene del sutty, i suoi -sguardi rividero quella terra indiana dove tanti -pericoli l’aspettavano ancora, e fu colta da un -fremito di terrore. -</p> - -<p> -Phileas Fogg comprese quel che accadeva nella -mente di mistress Auda, e per rassicurarla le -offrì, molto freddamente peraltro, di condurla a -Hong-Kong, ove ella soggiornerebbe finchè quell’affare -si fosse assopito. -</p> - -<p> -Mistress Auda accettò l’offerta con riconoscenza. -Precisamente a Hong-Kong abitava uno de’ suoi -parenti, Parsì come lei, ed uno dei principali negozianti -di quella città, che è assolutamente inglese, -benchè occupi un punto della costa cinese. -</p> - -<p> -Mezz’ora dopo mezzodì, il treno si fermava alla -stazione di Benares. Le leggende braminiche affermano -che questa città occupa il terreno dell’antica -Casì, che era in passato sospesa nello -spazio, tra lo zenit e il nadir, come la tomba di -Maometto. Ma, ai nostri tempi più realisti, Benares, -l’Atene dell’India al dire degli orientalisti, -riposa affatto prosaicamente sul suolo, e Gambalesta -potè per un istante travederne le case di -mattone e le capanne a palafitta, che le danno un -aspetto assolutamente desolato, senz’alcun colore -locale. -</p> - -<p> -Qui doveva fermarsi sir Francis Cromarty. Le -truppe ch’egli raggiungeva erano accampate a -poche miglia al nord della città. Il brigadiere -generale fece dunque i suoi saluti a Phileas Fogg, -augurandogli tutto il successo possibile, ed esprimendo -il voto ch’ei ricominciasse il viaggio in -modo meno originale, ma più profittevole. Il signor -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -Fogg premette lievemente le dita del suo -compagno. I complimenti di mistress Auda furono -più affettuosi. Ella non dimenticherebbe -mai più quel che doveva a sir Francis Cromarty. -Quanto a Gambalesta, fu onorato da una vera -stretta di mano da parte del brigadiere generale; -tutto commosso, egli chiese a sè stesso dove a -quando potrebbe mai consacrarsi a lui. Indi si -separarono. -</p> - -<p> -A cominciare da Benares, la strada ferrata seguiva -in parte la valle del Gange. Attraverso i -cristalli del vagone, con un tempo abbastanza -sereno, appariva il paesaggio variato del Behar, -montagne coperte di verzura, campi d’orzo, di -granoturco e di frumento, rivi e stagni popolati -da alligatori verdastri, villaggi ben mantenuti, -foreste ancora verdeggianti. Qualche elefante, dei -zebù a grossa gobba, andavano a bagnarsi nelle -acque del fiume sacro, ed anco, ad onta della -stagione inoltrata e la temperatura già fredda, -bande d’indù, de’ due sessi, che adempivano piamente -le loro sante abluzioni. Quei fedeli, nemici -accaniti del buddismo, sono settari ferventi della -religione braminica, che s’incarna in questi tre -personaggi: Visnù, la divinità solare, Sciva, la -personificazione divina delle forze naturali, e -Brahma, il padrone supremo dei sacerdoti e dei -legislatori. Ma Brahma, Sciva e Visnù, di che -occhio dovevano considerare quest’India, ora -“britannizzata,„ allorchè qualche <i>steam boat</i> (battello -a vapore) passava nitrendo e turbava le acque -consacrate del Gange, spaventava i gabbiani -che volavano alla sua superficie, le testuggini che -pullulavano sulle sue sponde e i devoti stesi -lungo le sue rive. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -</p> - -<p> -Tutto quel panorama passò come un lampo, e -spesso una nube di vapore bianco ne ascose le particolarità. -Appena se i viaggiatori poterono travedere -il forte di Sciunar, a venti miglia al sud-est -di Benares, antica fortezza dei rajà del Behar, Ghazepur -e le sue importanti fabbriche d’acqua di -rose, la tomba di lord Cornwallis che si erge sulla -sponda sinistra del Gange, la città fortificata di -Buxar, Patna, grande città industriale e commerciale -dove si tiene il principale mercato d’oppio -dell’India, Monghir, città più che europea, inglese -come Manchester o Birmingham, rinomata per le -sue fonderie di ferro, le sue fabbriche di oggetti -in ferro e di armi bianche, e i cui fumaiuoli alti -lordavano con un fumo nero il cielo di Brahma, — vero -pugno nel paese del sogno! -</p> - -<p> -Indi la notte giunse, e, in mezzo agli ululati -delle tigri, degli orsi, dei lupi che fuggivano dinanzi -alla locomotiva, il treno passò a gran velocità, e -non si vide più nulla delle meraviglie del Bengala, -nè Golconda nè Gur in rovina, nè Murshedabad, -che fu in passato capitale, nè Burdwan, nè Hugly, -nè Shandernagor, questo punto francese del territorio -indiano, sul quale Gambalesta sarebbe stato -orgoglioso di veder sventolare la bandiera della -sua patria! -</p> - -<p> -Infine, alle sette del mattino, Calcutta era raggiunta. -Il piroscafo, in partenza per Hong-Kong, -non levava l’áncora che a mezzogiorno. Phileas -Fogg aveva dunque cinque ore disponibili. -</p> - -<p> -Giusta il suo itinerario, il nostro gentleman doveva -giungere nella capitale delle Indie il 25 ottobre, -ventitrè giorni dopo aver lasciato Londra, -vi giungeva al giorno fissato. Nè ritardo nè anticipazione. -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -Sfortunatamente, i due giorni da lui -guadagnati a Londra e Bombay erano stati perduti, -come i lettori sanno, in questa traversata della -penisola indiana, ma è da supporre che Phileas -Fogg non li rimpiangesse. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span></p> - -<h2 id="cap15">CAPITOLO XV. -<span class="smaller">Nel quale il sacco delle banconote si alleggerisce -ancora di alcune migliaia di sterline.</span></h2> -</div> - -<p> -Il treno si era fermato in stazione. Gambalesta -scese pel primo dal vagone, e fu seguito dal signor -Fogg, che aiutò la sua giovine compagna a por -piede sullo scalo. Phileas Fogg intendeva recarsi -direttamente al piroscafo di Hong-Kong, a fine -di collocarvi comodamente mistress Auda cui non -voleva abbandonare, finchè ella si trovasse in -quel paese tanto pericoloso per lei. -</p> - -<p> -Al momento in cui il signor Fogg stava per -uscire dalla stazione, un <i>policeman</i> gli si avvicinò -e disse: -</p> - -<p> -“Il signor Phileas Fogg? -</p> - -<p> -— Sono io. -</p> - -<p> -— Quest’uomo è il vostro servo? aggiunse il policeman, -additando Gambalesta. -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Compiacetevi di seguirmi entrambi.„ -</p> - -<p> -Il signor Fogg non fece un movimento che -potesse dinotare in lui una sorpresa qualunque. -Quell’agente era un rappresentante della legge, -e, per ogni Inglese, la legge è sacra. Gambalesta -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -con le sue abitudini francesi volle discutere, ma -il policeman lo toccò con la sua bacchetta, e -Phileas Fogg gli fe’ cenno d’obbedire. -</p> - -<p> -“Questa giovane signora può accompagnarci? -chiese il signor Fogg. -</p> - -<p> -— Faccia pure,„ rispose il policeman. -</p> - -<p> -Il policeman condusse il signor Fogg, mistress -Auda e Gambalesta verso un <i>palki-ghari</i>, specie -di carrozza a quattro ruote ed a quattro posti, -tirata da due cavalli. Si partì; nessuno parlò durante -il tragitto, che durò venti minuti circa. -</p> - -<p> -La carrozza percorse dapprima la “città nera,„ -dalle vie strette, fiancheggiate da casupole nelle -quali brulicava una popolazione cosmopolita, sucida -e cenciosa; indi attraversò la città europea, -rallegrata da case di mattoni, ombreggiata da -alberi di cocco, irta di filari di alberi in mezzo -ai quali trascorrevano già, ad onta dell’ora mattutina, -cavalieri eleganti e magnifici equipaggi. -</p> - -<p> -Il <i>palki-ghari</i> si arrestò dinanzi ad una abitazione -di apparenza semplice, ma che non doveva -essere destinata agli usi domestici. Il policeman -fece scendere i suoi prigionieri — si poteva davvero -dar loro questo nome — e li condusse in -una camera dalle finestre ad inferriate, dicendo -loro: -</p> - -<p> -“Alle otto e mezzo voi comparirete dinanzi al -signor giudice Obadiah.„ -</p> - -<p> -Indi egli si ritirò e chiuse la porta. -</p> - -<p> -“Ecco lì! siamo presi!„ esclamò Gambalesta -abbandonandosi sopra una sedia. -</p> - -<p> -Mistress Auda, volgendosi subito al signor Fogg, -gli disse con voce di cui cercava invano di mascherare -l’emozione: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -</p> - -<p> -“Signore, è forza abbandonarmi! È per me che -siete inseguiti! Per avermi salvata!„ -</p> - -<p> -Phileas Fogg si contentò di rispondere che -ciò non era possibile. Inseguito per quell’affare -del <i>sutty</i>! Inammissibile! In che modo i querelanti -oserebbero presentarsi? Doveva esserci equivoco. -Il signor Fogg aggiunse che, in tutti i casi, egli -non avrebbe abbandonata la giovine donna e l’avrebbe -condotta a Hong-Kong. -</p> - -<p> -“Ma il battello parte a mezzogiorno! fece osservare -Gambalesta. -</p> - -<p> -— Prima di mezzogiorno saremo a bordo,„ rispose -semplicemente l’impassibile gentleman. -</p> - -<p> -Ciò fu affermato così ricisamente, che Gambalesta -non potè a meno di dire a sè stesso: -</p> - -<p> -Diamine! è certo! prima di mezzogiorno saremo -a bordo!„ Ma non era rassicurato niente -affatto. -</p> - -<p> -Alle otto e mezzo la porta della camera si -aprì. Il policeman riapparve ed introdusse i suoi -prigionieri nella sala vicina. Era una sala d’udienza, -ed un pubblico alquanto numeroso, composto di -Europei e d’indigeni, ne occupava già il pretorio. -</p> - -<p> -Il signor Fogg, mistress Auda e Gambalesta -sedettero sopra un banco di fronte ai seggi riservati -al magistrato e al cancelliere. -</p> - -<p> -Quel magistrato, il signor Obadiah, entrò quasi -subito, seguito dal cancelliere. Era un uomo grosso -e tondo tondo. Egli staccò una parrucca sospesa -ad un chiodo e se la mise in testa lestamente. -</p> - -<p> -“La prima causa, diss’egli. -</p> - -<p> -Ma, portandosi la mano alla testa: -</p> - -<p> -“Eh! non è la mia parrucca, diss’egli. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -</p> - -<p> -— Difatti, signor Obadiah, è la mia, rispose il -cancelliere. -</p> - -<p> -— Caro signor Oysterpuf! Come volete mai che -un giudice possa pronunciare una buona sentenza -con la parrucca di un cancelliere? -</p> - -<p> -Lo scambio delle parrucche fu fatto. Durante -questi preliminari, Gambalesta bolliva d’impazienza, -chè la lancetta gli sembrava camminare -terribilmente presto sul quadrante del grosso orologio -del pretorio. -</p> - -<p> -“La prima causa, ripigliò allora il giudice -Obadiah.„ -</p> - -<p> -— Phileas Fogg? disse il cancelliere Oysterpuf. -</p> - -<p> -— Eccomi, rispose il signor Fogg. -</p> - -<p> -— Gambalesta? -</p> - -<p> -— Presente! rispose Gambalesta. -</p> - -<p> -— Bene! disse il giudice Obadiah. Son già due -giorni, accusati, che vi si fa la posta a tutti i treni -di Bombay. -</p> - -<p> -— Ma di che ci accusano? esclamò Gambalesta -impazientito. -</p> - -<p> -— Ora lo saprete, rispose il giudice. -</p> - -<p> -— Signore, disse allora Phileas Fogg, io sono -cittadino inglese, ed ho il diritto.... -</p> - -<p> -— Vi venne forse mancato di riguardi? chiese -il signor Obadiah. -</p> - -<p> -— Per nulla affatto. -</p> - -<p> -— Bene! fate entrare i querelanti.„ -</p> - -<p> -Dietro ordine del giudice, una porta si aprì, e -tre sacerdoti indù furono introdotti da un usciere. -</p> - -<p> -“Proprio così! mormorò Gambalesta, sono quei -bricconi che volevano abbruciare la nostra giovane -signora!„ -</p> - -<p> -I sacerdoti si tennero in piedi dinanzi al giudice, -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -e il cancelliere lesse ad alta voce una querela -per sacrilegio, formulata contro il signor -Phileas Fogg ed il suo servo, accusati di aver -violato un luogo consacrato dalla religione braminica. -</p> - -<p> -“Avete udito? chiese il giudice a Phileas Fogg. -</p> - -<p> -— Sì, signore, rispose il signor Fogg, consultando -il suo orologio, e confesso. -</p> - -<p> -— Ah! voi confessate?... -</p> - -<p> -— Io confesso, ed aspetto che quei tre sacerdoti -confessino a loro volta che volevano fare alla pagoda -di Pillaij.„ -</p> - -<p> -I sacerdoti si guardarono in faccia. Pareva non -intendessero nulla delle parole dell’accusato. -</p> - -<p> -“Senza dubbio! esclamò impetuosamente Gambalesta, -a quella pagoda di Pillaji, dinanzi a cui -stavano per abbruciare la loro vittima!„ -</p> - -<p> -Nuova stupefazione dei sacerdoti, e profonda -sorpresa del giudice Obadiah. -</p> - -<p> -“Quale vittima? chiese egli. Abbruciare chi? -in piena città di Bombay? -</p> - -<p> -— Bombay! esclamò Gambalesta. -</p> - -<p> -— Senza dubbio. Non si tratta già della pagoda -di Pillaji, ma della pagoda di Malebar-hill, a -Bombay. -</p> - -<p> -— E come corpo di reato, ecco le scarpe del -profanatore, aggiunse il cancelliere deponendo un -paio di scarpe sulla sua scrivania. -</p> - -<p> -— Le mie scarpe!„ esclamò Gambalesta, che -fuori di sè dalla sorpresa, non potè rattenere -quella involontaria esclamazione. -</p> - -<p> -Ognuno indovina la confusione che erasi operata -nella mente del padrone e del servo. Quell’incidente -della pagoda di Bombay essi l’avevano -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -dimenticato, ed era proprio quello che li traeva -dinanzi al magistrato di Calcutta. -</p> - -<p> -Infatti, l’agente Fix aveva compreso tutto il -vantaggio che poteva trarre da quel malaugurato -caso. Ritardando la sua partenza di dodici ore, -egli aveva tenuto consiglio coi sacerdoti di Malebar-hill; -aveva loro promesso un indennizzo considerevole, -sapendo bene che il governo inglese si -mostrava severissimo per quel genere di delitti; -indi col treno successivo li aveva lanciati sulle -tracce del sacrilego. Ma a cagione del tempo impiegato -alla liberazione della giovane vedova, -Fix e gli Indù giunsero a Calcutta prima del signor -Fogg e del suo servo, che i magistrati avvisati -per dispaccio dovevano arrestare alla loro discesa -dal treno. Figuratevi il dispetto di Fix, allorchè -seppe che Phileas Fogg non era ancora giunto -nella capitale dell’India! Egli dovette credere -che il suo ladro, fermandosi ad una delle stazioni -del <i>Peninsular railway</i>, si era rifugiato nelle provincie -settentrionali. Durante ventiquattr’ore, -in mezzo a mortali inquietudini, Fix lo appostò -alla stazione. Quale fu dunque la sua gioia allorchè -quella mattina stessa lo vide scendere dal vagone -in compagnia, vero è, di una giovane donna, di -cui non poteva spiegarsi la presenza. Subito gli -lanciò addosso il policeman, ed ecco come il -signor Fogg, Gambalesta e la vedova del rajà -del Bundelkund furono tratti dinanzi al giudice -Obadiah. -</p> - -<p> -E se Gambalesta fosse stato meno preoccupato -del fatto suo, avrebbe scorto, nell’angolo del pretorio, -il <i>detective</i> che seguiva il dibattimento con -un interesse facile a comprendere, poichè a Calcutta, -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -come a Bombay, come a Suez, il mandato -d’arresto gli mancava ancora. -</p> - -<p> -Però, il giudice Obadiah aveva preso atto della -confessione di Gambalesta, che avrebbe dato tutto -quello che possedeva per ritirare le sue imprudenti -parole. -</p> - -<p> -“I fatti sono confessati? disse il giudice. -</p> - -<p> -— Confessati, rispose freddamente il signor -Fogg. -</p> - -<p> -— Ritenuto, ripigliò il giudice, ritenuto che -la legge inglese, intende proteggere ugualmente -tutte le religioni delle popolazioni dell’India, il -reato essendo confessato dal signor Gambalesta, -convinto di aver violato con piede sacrilego il -lastrico della pagoda di Malebar-hill, a Bombay, -nella giornata del 20 ottobre, condanno il detto -Gambalesta a quindici giorni di carcere e ad una -multa di trecento sterline (7,500). -</p> - -<p> -— Trecento sterline? esclamò Gambalesta, che -non era veramente sensibile che alla multa. -</p> - -<p> -— Silenzio! disse l’usciere con voce stridente. -</p> - -<p> -— E, soggiunse il giudice Obadiah, ritenuto -che non è materialmente provato che non ci sia -stata connivenza tra il servo e il padrone, che in -ogni caso quest’ultimo deve essere tenuto responsabile -dei fatti e dei gesti di un servo a’ suoi -stipendii, dichiara colpevole il detto Phileas Fogg -e lo condanna ad otto giorni di carcere e centocinquanta -sterline di ammenda. Cancelliere, chiamate -un’altra causa!„ -</p> - -<p> -Fix, nel suo angolo, provava un’indicibile soddisfazione. -Phileas Fogg, trattenuto otto giorni a -Calcutta, era più di quanto occorreva per dare al -mandato il tempo di giungergli. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -</p> - -<p> -Gambalesta era stordito. Quella condanna rovinava -il suo padrone. Una scommessa di ventimila -sterline perduta, e tutto ciò perchè, da vero -balordo, egli era entrato in quella maledetta pagoda! -</p> - -<p> -Phileas Fogg, tanto padrone di sè come se quella -condanna non lo concernesse, non aveva neppure -corrugato il sopracciglio. Ma, al momento in cui -il cancelliere chiamava un’altra causa, si alzò e -disse: -</p> - -<p> -“Offro cauzione. -</p> - -<p> -— È nel vostro diritto,„ rispose il giudice. -</p> - -<p> -Fix si sentì agghiadare, ma tirò il fiato quando -udì il giudice, “vista la qualità di stranieri di -Phileas Fogg e del suo servo, fissare la cauzione -per ciascun d’essi alla somma enorme di mille sterline -(25,000 franchi). -</p> - -<p> -Sarebbe stata una spesa di duemila sterline per -Phileas Fogg, se non purgava la sua condanna. -</p> - -<p> -“Io pago,„ disse il nostro gentleman. -</p> - -<p> -E dal sacco che portava Gambalesta estrasse -un pacco di banconote che depose sulla scrivania -del cancelliere. -</p> - -<p> -“Questa somma vi sarà restituita alla vostra -uscita dal carcere, disse il giudice. Frattanto, voi -siete libero sotto cauzione. -</p> - -<p> -— Venite, disse Phileas Fogg al suo servo. -</p> - -<p> -— Ma almeno restituiscano le scarpe! esclamò -Gambalesta con un movimento d’ira. -</p> - -<p> -Gli restituirono le sue scarpe. -</p> - -<p> -“Queste sì che costano caro! mormorò egli. Più -di mille sterline l’una! Senza dire che mi calzano -male!„ -</p> - -<p> -Gambalesta, mogio, mogio, come un cane bastonato, -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -seguì Fogg, che aveva offerto il suo braccio -alla giovine donna. Fix sperava ancora che il suo -ladro non si deciderebbe mai ad abbandonare -quella somma di duemila sterline e che farebbe -i suoi otto giorni di prigione. Si gettò dunque -sulle tracce di Fogg. -</p> - -<p> -Il signor Fogg prese una carrozza, nella quale -salirono subito mistress Auda, Gambalesta e lui. -Fix corse dietro la carrozza che si fermò poco -dopo sopra uno dei moli della città. -</p> - -<p> -A mezzo miglio in rada il <i>Rangoon</i> era ancorato -con la bandiera di partenza alzata in testa -all’albero. Undici ore suonavano. Il signor Fogg -era in anticipazione di un’ora. Fix lo vide scendere -dalla carrozza ed imbarcarsi in una lancia -con mistress Auda e il suo servo. Il <i>detective</i> battè -il piede a terra. -</p> - -<p> -“Oh! il furfante! esclamò, ei parte! Duemila -sterline sacrificate! Prodigo come un ladro! Ah! -gli terrò dietro sin in capo al mondo, se occorre; -ma di questo passo, egli darà fondo a tutto il denaro -del furto!„ -</p> - -<p> -La riflessione dell’ispettore di polizia era perfettamente -ragionevole. Infatti, da quando aveva -lasciato Londra, tra spese di viaggio e in premi, -in compera d’elefante, in cauzioni e in multa, -Phileas Fogg aveva già seminato più di cinquemila -sterline (125,000 franchi), sulla sua strada; e il -tanto per cento della somma ricuperata, destinato -ai <i>detectives</i>, andava diminuendo sempre! -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span></p> - -<h2 id="cap16">CAPITOLO XVI. -<span class="smaller">Nel quale Fix fa l’indiano.</span></h2> -</div> - -<p> -Il <i>Rangoon</i>, uno dei piroscafi che la Compagnia -peninsulare ed orientale impiega al servizio dei -mari della Cina e del Giappone, era uno <i>steamer</i> -in ferro, ad elice, della portata lorda di millesettecentosettanta -tonnellate, e di una forza nominale -di quattrocento cavalli. Esso eguagliava il <i>Mongolia</i> -in celerità, ma non nei comodi. Epperò mistress -Auda non venne così ben alloggiata come -avrebbe desiderato Phileas Fogg. Ma non si trattava -che di un tragitto di tremilacinquecento miglia, -cioè di undici o dodici giorni, e la giovine -donna non si mostrò di difficile contentatura. -</p> - -<p> -Durante i primi giorni di quel tragitto mistress -Auda fece più ampia conoscenza con Phileas Fogg. -Ad ogni occasione, ella gli attestava vivissima -riconoscenza. Il flemmatico gentleman l’ascoltava, -in apparenza almeno, con la massima freddezza, -senza che una intonazione, un gesto svelasse in -lui la più leggiera emozione. Egli vegliava a che -nulla mancasse alla giovine donna. In certe ore -andava regolarmente, se non a conversare, almeno -ad ascoltarla. Adempiva verso di lei ai doveri -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -della cortesia più stretta, ma con la grazia e col -meccanismo d’un automa, cui i movimenti fossero -stati combinati a questo uso. Mistress Auda non -sapeva proprio capacitarsene; ma Gambalesta le -aveva un tantino spiegato l’eccentrica personalità -del suo padrone. Le aveva narrato quale scommessa -traeva quel gentleman al giro del mondo. Mistress -Auda aveva sorriso, ma alla fin fine essa -gli doveva la vita, ed il suo salvatore non poteva -essere che abbellito dalla di lei riconoscenza. -</p> - -<p> -Mistress Auda confermò il racconto che la guida -indù aveva fatto della sua commovente istoria. -Ella era, infatti, di quella razza che tiene il primo -posto fra le razze indigene. Parecchi negozianti -parsì ammassarono grandi ricchezze alle Indie, -nel commercio dei cotoni. Uno di loro, sir James -Jejeebhoy, venne fatto nobile dal governo inglese, -e mistress Auda era parente di questo ricco personaggio -che abitava Bombay. Era anzi un cugino -di sir Jejeebhoy, l’onorevole Jejeeh, colui -presso il quale ella intendeva recarsi a Hong-Kong. -Troverebbe in casa sua ricetto ed assistenza? Non -poteva affermarlo. Al che il signor Fogg rispondeva -ch’ella non avesse ad inquietarsi, che tutto -s’aggiusterebbe matematicamente! Fu la sua parola. -</p> - -<p> -La giovine signora comprendeva essa quell’orribile -avverbio? Chi sa? Tuttavia, i suoi grandi -occhi si fissavano su quelli del signor Fogg, i -suoi grandi occhi “limpidi come i laghi sacri dell’Hymalaya!„ -Ma l’intrattabile Fogg, più che mai -chiuso non pareva uomo da gettarsi in quel lago! -</p> - -<p> -Questa prima parte del viaggio del <i>Rangoon</i> si -compì in eccellenti condizioni. Il tempo era discreto. -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -Tutta quella porzione dell’immensa baja, -chiamata dai marinai “le braccia del Bengala,„ -si mostrò favorevole al cammino del piroscafo. -Il <i>Rangoon</i> ebbe presto in vista l’isola del Grand’Andaman, -la principale del gruppo, che la sua -pittoresca montagna di Saddle-Peak, alta duemila -e quattrocento piedi, annunzia molto da lontano -ai navigatori. -</p> - -<p> -La costa fu rasentata assai da vicino, ma i selvaggi -Papuasi dell’isola non si mostrarono affatto. -Sono esseri posti all’ultimo gradino della -scala umana ma che a torto vennero ritenuti antropofagi. -</p> - -<p> -Lo sviluppo panoramico di quelle isole era magnifico. -Immense foreste di latani, di arecche, di -bambù, di noci moscate, di teck, di gigantesche -mimose, di felci arborescenti, coprivano il paese -sul dinanzi e indietro si profilava l’elegante contorno -delle montagne. Sulla costa pullulavano a -migliaia quelle preziose rondini salangane, i cui -nidi commestibili formano una vivanda ricercata -nel Celeste Impero. Ma tutto quello spettacolo -variato, offerto agli sguardi dal gruppo delle Andaman -trascorse veloce, ed il <i>Rangoon</i> si avviò -rapidamente verso lo stretto di Malacca che doveva -dargli accesso nei mari della Cina. -</p> - -<p> -Che faceva durante questo tragitto l’ispettore -Fix, sì sventuratamente trascinato in un viaggio -di circumnavigazione? Alla partenza da Calcutta, -dopo aver lasciato istruzioni affinchè se finalmente -giungesse il mandato, gli venisse spedito a Hong-Kong, -egli aveva potuto imbarcarsi a bordo del -<i>Rangoon</i> senza essere visto da Gambalesta, e sperava -di poter celare la sua presenza sino all’arrivo -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -del piroscafo a Hong-Kong. Infatti, gli sarebbe -stato difficile di spiegare perchè si trovasse -a bordo, senza destare i sospetti di Gambalesta, -che doveva crederlo a Bombay. Ma fu condotto -a rinnovare la conoscenza di quel buon diavolaccio -dalla logica stessa delle circostanze. In che -modo? Ora si vedrà. -</p> - -<p> -Tutte le speranze, tutt’i desideri dell’ispettore -di polizia erano ormai concentrati sopra un unico -punto del mondo: Hong-Kong, poichè il piroscafo -si fermava troppo poco a Singapore perchè egli -potesse operare in questa città. Era dunque ad -Hong-Kong ch’egli doveva arrestare il ladro; o -il ladro gli sfuggiva, per così dire, senza rimedio. -</p> - -<p> -Infatti, Hong-Kong era ancora terra inglese, ma -l’ultima che s’incontrasse sulla strada. Al di là, -la Cina, il Giappone, l’America offrivano un rifugio -quasi sicuro al signor Fogg. A Hong-Kong, -se vi trovava finalmente il mandato d’arresto, che -evidentemente gli correva dietro, Fix arrestava -Fogg e lo metteva nelle mani della polizia locale. -Nessuna difficoltà. Ma dopo Hong-Kong, un semplice -mandato d’arresto non basterebbe più. Occorrerebbe -un atto d’estradizione. Da qui, ritardi, -lentezze, ostacoli di ogni specie, di cui il briccone -approfitterebbe per sfuggire definitivamente. Se -l’operazione falliva a Hong-Kong, sarebbe, se non -impossibile, almeno difficilissimo, di ripigliarla -con qualche probabilità di buon successo. -</p> - -<p> -“Dunque, ruminava il signor Fix, durante quelle -lunghe ore che passava nella sua cabina, o il -mandato sarà a Hong Kong, ed arresto il mio omo, -o non ci sarà, e questa volta bisogna ad ogni costo -ch’io ritardi la sua partenza! Ho fallito a Bombay, -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -ho fallito a Calcutta! Se sbaglio il colpo a -Hong-Kong la mia riputazione è spacciata! A -qualunque costo bisogna riuscire. Ma qual mezzo -usare per ritardare, se è necessario, la partenza di -questo maledetto Fogg?„ -</p> - -<p> -Per ultimo espediente, Fix era deciso a confidare -tutto a Gambalesta, e fargli conoscere quel -padrone che serviva e di cui non era certamente -complice. Gambalesta, illuminato da questa rivelazione, -e nella tema di essere compromesso, farebbe -causa comune con lui, Fix. Ma infine era -un mezzo rischiosissimo, che non poteva essere -adoperato che all’ultima estremità. Una parola di -Gambalesta al suo padrone basterebbe a compromettere -irrevocabilmente l’affare. -</p> - -<p> -L’ispettore di polizia era dunque immensamente -imbarazzato, allorchè la presenza di mistress Auda -a bordo del <i>Rangoon</i>, in compagnia di Phileas -Fogg, gli aprì nuovi orizzonti. -</p> - -<p> -Chi era quella donna? Quale concorso di circostanze -ne aveva fatta la compagna di Fogg? -Era evidentemente tra Bombay e Calcutta che -l’incontro aveva avuto luogo. Ma in qual punto -della penisola? Il caso soltanto aveva unito Phileas -Fogg e la giovane viaggiatrice? oppure quel -viaggio attraverso l’India, sarebb’egli stato intrapreso -da quel gentleman allo scopo di raggiungere -quella leggiadra persona? Poichè invero ella -era leggiadra. Fix lo aveva ben visto nella sala -d’udienza del tribunale di Calcutta. -</p> - -<p> -Si comprende a qual punto l’agente dovesse trovarsi -imbarazzato. Egli chiese a sè stesso se non -ci fosse in quella faccenda qualche colpevole rapimento. -Sì! doveva essere così! Quest’idea s’incastonò -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -nel cervello di Fix, ed ei riconobbe tutto -il vantaggio che poteva trarre da tale circostanza. -Fosse maritata o no quella donna, c’era rapimento; -a Hong-Kong, si poteva suscitare al rapitore imbarazzi -tali da non potersene districare a forza -di denaro. -</p> - -<p> -Ma non bisognava aspettare l’arrivo del <i>Rangoon</i> -a Hong-Kong. Quel Fogg aveva la pessima -abitudine di saltare da un battello all’altro, e, -prima che s’iniziasse la causa, egli poteva essere -già lontano. -</p> - -<p> -L’importante era dunque di avvertire le autorità -inglesi e di segnalare il passaggio del <i>Rangoon</i> -prima del suo approdo. Ora, nulla di più -facile, giacchè il piroscafo si soffermava a Singapore, -e Singapore è congiunta alla terra cinese -da un filo telegrafico. -</p> - -<p> -Tuttavia, prima di agire e per operare più sicuramente, -Fix risolse d’interrogare Gambalesta. -Egli pensò che non sarebbe molto difficile far -cantare quel giovane, e si decise ad uscir dall’<i>incognito</i> -in cui erasi sin allora tenuto. Ora, non -c’era tempo da perdere. Si era al 31 ottobre, e -la domane stessa, il <i>Rangoon</i> doveva poggiare a -Singapore. -</p> - -<p> -Laonde, quel giorno, Fix, uscendo dal suo camerino, -salì sul ponte, nell’intenzione di accostare -Gambalesta, dando pel primo segni di grande -sorpresa. Gambalesta passeggiava a prora, quando -l’ispettore si precipitò verso di lui, esclamando: -</p> - -<p> -“Voi! sul <i>Rangoon</i>? -</p> - -<p> -— Il signor Fix a bordo! rispose Gambalesta, -tutto sorpreso, riconoscendo il suo compagno di -viaggio del <i>Mongolia</i>. Che! vi lascio a Bombay, -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -e vi ritrovo sulla strada di Hong-Kong! Ma dunque -fate anche voi il giro del mondo? -</p> - -<p> -— No, no, rispose Fix, e intendo fermarmi a -Hong-Kong, almeno qualche giorno. -</p> - -<p> -— Ah! disse Gambalesta, che parve un momento -sorpreso. Ma come va che non vi ho visto -a bordo dalla nostra partenza da Calcutta -in qua? -</p> - -<p> -— Ecco, un certo malessere... un po’ di mal di -mare.... Sono rimasto coricato nel mio camerino... -il golfo di Bengala non mi si confà tanto come -l’oceano indiano. E il vostro padrone, il signor -Phileas Fogg? -</p> - -<p> -— In ottima salute, e puntuale quanto il suo -itinerario! Non un giorno di ritardo! Ah! signor -Fix, non ne sapete nulla, voi, ma abbiamo anche -una giovane signora con noi. -</p> - -<p> -— Una giovine signora?„ rispose l’agente, -che aveva proprio l’aria di non capire quello che -il suo interlocutore voleva dire. -</p> - -<p> -Ma Gambalesta non istette un pezzo a raccontargli -la storia di lei. Gli narrò l’incidente della -pagoda di Bombay, l’acquisto dell’elefante al -prezzo di duemila sterline, la faccenda del <i>sutty</i>, -il rapimento di Auda, la condanna del tribunale -di Calcutta, la libertà sotto cauzione. Fix, che -conosceva l’ultima parte di questi incidenti, pareva -ignorarli tutti, e Gambalesta pigliava gusto -a narrare le sue avventure dinanzi ad un uditore -che gli esternava tanto interesse. -</p> - -<p> -“Ma, in fin de’ fini, chiese Fix, il vostro padrone -ha forse l’intenzione di condurre quella -giovane in Europa? -</p> - -<p> -— Mainò, signor Fix, mainò! Noi andiamo -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -semplicemente ad affidarla alle cure di un suo -parente, ricco negoziante di Hong-Kong. -</p> - -<p> -— Nulla da fare! disse tra sè il <i>detective</i>, dissimulando -il suo dispetto. Un bicchiere di <i>gin</i>, -signor Gambalesta? -</p> - -<p> -— Volentieri, signor Fix. E sia per bere alla -salute del nostro incontro a bordo del <i>Rangoon!</i> -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span></p> - -<h2 id="cap17">CAPITOLO XVII. -<span class="smaller">Nel quale si tratta un po’ di tutto -durante il tragitto da Singapore a Hong-Kong.</span></h2> -</div> - -<p> -Da quel giorno, Gambalesta e il <i>detective</i> s’incontrarono -di frequente, ma l’agente si tenne in -una rigorosa riserva di fronte al suo compagno, -e non tentò affatto di farlo parlare. Una o due -volte soltanto, egli intravide il signor Fogg che -rimaneva volentieri nel gran salone del <i>Rangoon</i>, -sia che tenesse compagnia a mistress Auda, sia -che giuocasse al <i>whist</i>, secondo la sua invariabile -abitudine. -</p> - -<p> -Quanto a Gambalesta, egli erasi dato a meditare -più che seriamente sul caso singolare che -aveva posto, di bel nuovo, Fix sulla strada del -suo padrone. E, infatti, il caso era singolare. -Cotesto gentleman, amabilissimo, garbatissimo -di sicuro, che s’incontra dapprima a Suez, che -s’imbarca sul <i>Mongolia</i>, che sbarca a Bombay ove -dice di dover soggiornare, che si ritrova sul -<i>Rangoon</i>, in via per Hong-Kong, in poche parole, -che segue passo passo l’itinerario del signor Fogg, -era tal cosa che meritava proprio da rifletterci -su. C’era una concordanza per lo meno bizzarra. -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -A chi mai teneva dietro quel Fix? Gambalesta -era pronto a scommettere le sue pantofole — le -aveva preziosamente conservate — che Fix lascerebbe -Hong-Kong al pari di loro, e probabilmente -sullo stesso piroscafo. -</p> - -<p> -Avess’anco riflettuto per un secolo. Gambalesta -non avrebbe mai indovinato di quale missione -l’agente era stato incaricato. Mai avrebbe -immaginato che Phileas Fogg fosse seguito a vista -come ladro intorno al globo terrestre. Ma, -siccome è insito nella natura umana di dare una -spiegazione a tutto, ecco il nostro Gambalesta, -improvvisamente illuminato, interpretare la presenza -permanente di Fix, ed in verità la sua interpretazione -era molto plausibile. Secondo lui, -Fix non era e non poteva essere che un agente -lanciato sulle tracce del signor Fogg da’ suoi -colleghi del Reform-Club, affine di verificare se -quel viaggio si effettuava regolarmente intorno -al mondo, giusta l’itinerario convenuto. -</p> - -<p> -“È evidente! è evidente! ripeteva a sè stesso -l’onesto giovane, tutto inorgoglito della sua perspicacia. -È una spia che quei gentleman ci hanno -posto alle calcagna! Ma non istà bene! Il signor -Fogg così probo! così onorevole! Farlo spiare -da un agente! Ah! signori del Reform-Club, ciò -vi costerà caro.„ -</p> - -<p> -Gambalesta, esaltato dalla sua scoperta, risolse -però di non dir nulla al suo padrone, temendo -che questi non fosse giustamente offeso -della diffidenza che gli mostravano i suoi avversarii. -Ma si propose di motteggiare Fix alla -prima occasione, a parole velate e senza compromettersi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -</p> - -<p> -Il mercoledì, 30 ottobre, nel pomeriggio, il <i>Rangoon</i> -imboccava lo stretto di Malacca, che separa -la penisola di questo nome dalle terre di Sumatra. -Alcuni isolotti montuosi, molto scoscesi, -molto pittoreschi, toglievano ai passeggieri la -vista della grande isola. -</p> - -<p> -La domane, alle quattro del mattino, il <i>Rangoon</i>, -che aveva guadagnato mezza giornata sul -suo tragitto regolamentare, poggiava a Singapore, -a fine di rinnovarvi la sua provvista di carbone. -</p> - -<p> -Phileas Fogg annotò questa anticipazione nella -colonna dei guadagni, e stavolta scese a terra, -accompagnando mistress Auda, che aveva manifestato -il desiderio di passeggiare per qualche ora. -</p> - -<p> -Fix, al quale qualunque azione di Fogg sembrava -sospetta, lo seguì senza lasciarsi scorgere. -</p> - -<p> -Quanto a Gambalesta, che rideva <i>in petto</i> a -vedere la manovra di Fix, egli andò a fare le -sue solite compere. -</p> - -<p> -L’isola di Singapore non è nè grande nè di -aspetto imponente. Mancando di montagne, le -mancano i profili; tuttavia è graziosa nella sua -magrezza: è un parco intersecato da belle strade. -Un bell’equipaggio, tirato da quei cavalli eleganti -importati dalla nuova Olanda, trasportò -mistress Auda e Phileas Fogg in mezzo ai boschetti -di palmizi, dallo splendido fogliame, e di -garofani le cui teste sono formate dal bocciuolo -stesso del fiore socchiuso. Là i cespugli di pepe -surrogavano le siepi spinose delle campagne europee; -i sagù e le grandi felci dai rami superbi -variavano l’aspetto di quella regione tropicale; -moscati dal fogliame inverniciato impregnavano -l’aria di un profumo penetrante. Le scimmie, -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -bande vigili e smorfiose, non mancavano nei boschi, -nè forse le tigri nelle <i>jungle</i>. Se alcuno si -meravigliasse di sentire che in quell’isola, sì piccola -relativamente, questi terribili carnivori non -siano distrutti fino all’ultimo, risponderemo che -essi ci vanno da Malacca, attraversando lo stretto -a nuoto. -</p> - -<p> -Dopo aver percorso la campagna durante due -ore, mistress Auda e il di lei compagno, che -guardava un pochino senza vedere, rientrarono -nella città, vasta agglomerazione di case tozze e -basse, circondate da incantevoli giardini dove -germogliano le manguste, gli ananas e tutti i migliori -frutti del mondo. -</p> - -<p> -A dieci ore facevano ritorno al piroscafo, dopo -essere stati seguiti, senza pur sospettarlo, dall’ispettore, -che aveva dovuto anch’esso far le spese -di una carrozza. -</p> - -<p> -Gambalesta li aspettava sul ponte del <i>Rangoon</i>. -Il bravo giovane aveva comperato alcune dozzine -di manguste, grosse come mele mezzane, di -un bruno scuro al difuori, di un rosso vivo al -didentro, ed il cui frutto bianco, liquefacendosi -tra le labbra, procura ai buongustai un godimento -impareggiabile. Gambalesta fu ben felice -di offrirle a mistress Auda, che lo ringraziò con -bel garbo. -</p> - -<p> -Alle undici, il <i>Rangoon</i>, rifornito di carbone, -scioglieva i suoi ormeggi, e da lì a poche ore i -passeggieri perdevano di vista quelle alte montagne -di Malacca, le cui foreste albergano le più -magnifiche tigri della terra. -</p> - -<p> -Milletrecento miglia all’incirca separano Singapore -dall’isola di Hong Kong, piccolo territorio -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -inglese staccato dalla costa cinese. Phileas -Fogg aveva interesse a percorrerla in sei giorni -al più, affine di pigliare a Hong-Kong il battello -che doveva partire il 6 novembre per Yokohama, -uno dei principali porti del Giappone. -</p> - -<p> -Il <i>Rangoon</i> era molto carico. Buon numero di -passeggieri si era imbarcato a Singapore: Indù, -Cingalesi, Cinesi, Malesi, Portoghesi, che per la -maggior parte occupavano i secondi posti. -</p> - -<p> -Il tempo, bellino sin allora, cangiò con l’ultimo -quarto di luna. Ci fu mar grosso. Il vento -soffiò a volte in gagliarda brezza, ma molto fortunatamente -da parte di sud-est, il che favoriva -il cammino dello <i>steamer</i>. Quando il vento era -maneggevole, il capitano faceva spiegar le vele. -Il <i>Rangoon</i>, guarnito a brigantino, navigò sovente -colle sue due gabbie e il trinchetto, e la -sua rapidità si accrebbe sotto la duplice azione -del vapore e del vento. In tal modo si rasentarono, -sopra onde corte e talvolta molto affaticanti, -le coste di Annam e della Cocincina. -</p> - -<p> -Ma la colpa era piuttosto del <i>Rangoon</i> che del -mare, e i passeggieri, di cui la maggior parte -furono ammalati, dovettero pigliarsela col piroscafo -per quello strapazzo. -</p> - -<p> -Infatti, le navi della compagnia peninsulare -che fanno il servizio dei mari della Cina hanno -un serio difetto di costruzione. La proporzione -della loro immersione a nave carica con la loro -altezza di puntale è stata mal calcolata, e quindi -essi non offrono che una debole resistenza al -mare. Il loro volume chiuso, impenetrabile all’acqua, -è insufficiente. Sono “annegati,„ per -adoperare l’espressione marittima„ e, per effetto -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -di tale disposizione, non ci vogliono che pochi -sbuffi di mare gettati a bordo per modificare la -loro andatura. Queste navi sono dunque molto -inferiori, se non pel motore e l’apparecchio svaporatore, -ai tipi delle Messaggerie francesi, quali -l’<i>Impératrice</i> e il <i>Cambodge</i>. Mentre, secondo i -calcoli degl’ingegneri, questi possono imbarcare -un peso d’acqua eguale al loro proprio peso -prima di sommergere, i battelli della compagnia -peninsulare, il <i>Golconda</i>, il <i>Corea</i>, ed infine il -<i>Rangoon</i>, non potrebbero imbarcare il sesto del -loro peso senza colare in fondo. -</p> - -<p> -Laonde, col cattivo tempo, conveniva pigliare -grandi precauzioni; bisognava talvolta mettere -alla cappa piccolo vapore. Era una perdita di -tempo che non sembrava turbare Phileas Fogg -in nissun modo, ma di cui Gambalesta si mostrava -sommamente irritato. Egli accusava allora il capitano, -il macchinista, la Compagnia, e mandava -al diavolo tutti coloro che s’impicciano di trasportare -viaggiatori. Fors’anco, il pensiero di quel -becco a gas che continuava a bruciare per conto -suo nella casa di Saville-row, entrava per molto -nella sua impazienza. -</p> - -<p> -“Ma avete dunque gran fretta di giungere a -Hong-Kong? gli chiese un giorno il <i>detective</i>. -</p> - -<p> -— Altro che! rispose Gambalesta. -</p> - -<p> -— Credete che il signor Fogg abbia premura -di prendere il piroscafo di Yokohama? -</p> - -<p> -— Una premura spaventevole. -</p> - -<p> -— Voi dunque credete ora a questo singolare -viaggio intorno al mondo? -</p> - -<p> -— Assolutamente. E voi, signor Fix? -</p> - -<p> -— Io? io non ci credo! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -</p> - -<p> -— Burlone!„ rispose Gambalesta, strizzando -l’occhio. -</p> - -<p> -Questa parola lasciò l’agente sopra pensiero. -Quel qualificativo lo inquietò, senza saperne proprio -il perchè. Il Francese lo aveva forse indovinato? -Non sapeva proprio che pensare. Ma la -sua qualità di <i>detective</i>, di cui egli solo aveva -segreto, come mai Gambalesta avrebbe potuto riconoscerla? -Eppure, parlandogli così, Gambalesta -aveva certamente avuto un sottinteso. -</p> - -<p> -Accadde anzi che il bravo giovane andò più in -là, un altro giorno; ma non vi seppe resistere. -Egli non poteva tenersi la lingua. -</p> - -<p> -— Dite un po’, signor Fix, chiese egli al suo -compagno in tono malizioso, giunti a Hong-Kong, -avremo forse la disgrazia di lasciarvi colà? -</p> - -<p> -— Ma, rispose Fix non poco imbarazzato, non -so!... Forse.... -</p> - -<p> -— Ah! disse Gambalesta, se ci accompagnaste, -la sarebbe una vera fortuna per me! Suvvia! un -agente della Compagnia peninsulare non potrebbe -fermarsi per strada! voi non andavate che a Bombay, -ed eccovi fra poco in Cina! L’America non -è lontana e dall’America all’Europa non c’è che -un passo! -</p> - -<p> -Fix guardava attentamente il suo interlocutore -che gli mostrava la faccia più amabile del mondo, -e pensò bene di ridere con lui. Ma questi, che -era in vena, gli chiese “se gli fruttava molto quel -mestiere.„ -</p> - -<p> -— Sì e no, rispose Fix senza muover ciglio. Ci -sono buoni e cattivi affari. Ma capite bene che -non viaggio a spese mie! -</p> - -<p> -— Oh! per questo ne sono certo! esclamò Gambalesta -ridendo con maggior forza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -</p> - -<p> -Finita la conversazione, Fix rientrò nel suo -camerino e si pose a riflettere. Egli era evidentemente -scoperto. In un modo o nell’altro, il -Francese aveva riconosciuto la sua qualità di -<i>detective</i>. Ma aveva egli avvertito il suo padrone? -Che parte faceva in tutto ciò? Era complice o no? -L’affare era venuto a sapersi, ed era quindi fallito? -L’agente passò alcune ore difficili, quando -credendo tutto perduto, quando sperando che -Fogg ignorasse la situazione, infine non sapendo -a qual partito appigliarsi. -</p> - -<p> -Però la calma si ristabilì nel suo cervello, ed -egli risolse di agire francamente con Gambalesta. -Se egli non si trovava nelle volute condizioni -per arrestare Fogg a Hong-Kong, e se Fogg si -preparava a lasciare definitivamente stavolta il -territorio inglese, egli, Fix, direbbe tutto a Gambalesta. -O il servo era complice del suo padrone, — e -questi sapeva tutto, ed in questo caso l’affare -era definitivamente compromesso, — o il servo -non c’entrava per nulla nel furto, ed allora il -suo interesse sarebbe di abbandonare il ladro. -</p> - -<p> -Tale era dunque la situazione rispettiva di quei -due uomini, e, al disopra di essi, Phileas Fogg -troneggiava nella sua maestosa indifferenza. Egli -compiva razionalmente la sua orbita intorno al -mondo senza darsi pensiero degli asteroidi che -gli gravitavano intorno. -</p> - -<p> -Eppure, nelle vicinanze, c’era, — giusta l’espressione -degli astronomi, — un astro turbatore che -avrebbe dovuto produrre certe perturbazioni sull’onore -del nostro gentleman. Ma no! le grazie di -mistress Auda non agivano punto, con grande -sorpresa di Gambalesta, e le perturbazioni, se -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -esistevano, sarebbero state più difficili a calcolare -di quelle di Urano che guidarono alla scoperta -di Nettuno. -</p> - -<p> -Sì! era una meraviglia di tutt’i giorni per Gambalesta, -che leggeva tanta riconoscenza verso il -suo padrone negli occhi della giovine donna! -Decisamente, Phileas Fogg aveva tanto onore -quanto ne occorreva per condursi eroicamente, -ma amorosamente no! Riguardo poi alle preoccupazioni -che i rischi di quel viaggio potevano -far nascere, non ce n’era traccia. Ma Gambalesta -viveva in ansie continue. Un giorno, appoggiatosi -alla balaustrata dell’<i>engine-room</i><a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>, egli guardava -la potente macchina che andava a volte in sulle -furie, allorchè, in un violento movimento di beccheggio, -l’elice si affannava fuor delle onde. Il -vapore sbuffava allora dalle valvole, il che provocava -la collera del degno figliuolo. -</p> - -<p> -— Non sono sufficientemente cariche queste -valvole! esclamò egli. Non si cammina. Ecco come -sono questi Inglesi! Oh! se fosse una nave americana, -si salterebbe forse, ma si andrebbe più -presto! -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span></p> - -<h2 id="cap18">CAPITOLO XVIII. -<span class="smaller">Nel quale i signori Fogg, Gambalesta e Fix -vanno pei loro affari per strade diverse.</span></h2> -</div> - -<p> -Durante gli ultimi giorni del tragitto, il tempo -fu cattivo anzi che no. Il vento divenne gagliardissimo. -Spirando dal nord-ovest, esso inceppò il -cammino del piroscafo. Il <i>Rangoon</i>, troppo instabile, -rollò considerevolmente, e i passeggieri furono -in diritto di serbar rancore a quei lunghi -cavalloni che il vento sollevava dal largo. -</p> - -<p> -Durante la notte del 3 e del 4 novembre, vi -fa una specie di tempesta. La burrasca sferzò il -mare con veemenza. Il <i>Rangoon</i> dovette porre alla -cappa per una mezza giornata, mantenendosi con -dieci giri d’elice soltanto, in modo da pigliar le -onde di sbieco. Tutte le vele erano serrate, e ce -n’era già di troppo degli attrezzi che fischiavano -in mezzo alle raffiche. -</p> - -<p> -La celerità del piroscafo, ben s’intende, fu notevolmente -diminuita, e si potè ritenere ch’esso -giungerebbe a Hong-Kong con ventiquattro ore -almeno di ritardo dall’ora regolamentare, e forse -più se la tempesta non cessava. -</p> - -<p> -Phileas Fogg assisteva a quello spettacolo d’un -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -mare furibondo, che pareva lottasse direttamente -contro di lui, con la sua abituale impassibilità. -La sua fronte non si oscurò neanco un istante, -eppure un ritardo di venti ore poteva compromettere -il suo viaggio, facendolo mancare alla -partenza del piroscafo di Yokohama. Ma quell’uomo -senza nervi non risentiva nè impazienza -nè noia. Pareva proprio che quella tempesta fosse -compresa nel suo programma, che fosse prevista. -Mistress Auda, che s’intratteneva col suo compagno -di quel contrattempo, lo trovò non meno -calmo che pel passato. -</p> - -<p> -Fix, lui, non vedeva queste cose di pari occhio: -tutt’altro. Quella tempesta gli piaceva, la sua -soddisfazione sarebbe anzi stata sconfinata, se il -<i>Rangoon</i> fosse stato obbligato a fuggire dinanzi -alla procella. Tutti quei ritardi lo secondavano, -poichè obbligherebbero il signor Fogg a rimanere -qualche giorno a Hong-Kong. Infine, il cielo -con le sue raffiche e le sue burrasche favoriva il -suo gioco. Egli era bensì un pochino ammalato, -ma che monta! egli non badava alle nausee, e, -quando il corpo gli si torceva sotto il mal di -mare, la sua faccia traspirava una immensa soddisfazione. -</p> - -<p> -Quanto a Gambalesta, potete figurarvi in quale -ira poco dissimulata egli trascorresse quel cimento. -Finora tutto era andato così bene! La terra e -l’acqua sembravano essere al comando del suo -padrone; battelli e ferrovie gli obbedivano; il -vento ed il vapore si univano per favorire il suo -viaggio. L’ora della disdetta era dunque suonata. -Gambalesta, come se le ventimila sterline della -scommessa avessero dovuto uscire dalla sua borsa, -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -non viveva più. Quella tempesta lo esasperava, -quella raffica lo metteva in furore, egli avrebbe -volentieri sferzato quel mare disobbediente! Povero -giovane! Fix gli celò accuratamente la sua -soddisfazione personale, e fece bene, chè se Gambalesta -avesse indovinato il segreto giubilo di Fix, -Fix avrebbe passato un brutto quarto d’ora. -</p> - -<p> -Gambalesta, durante tutta la durata della burrasca, -se ne stette sul ponte del <i>Rangoon</i>. Egli -non avrebbe potuto starsene abbasso; s’arrampicava -all’alberatura; maravigliava l’equipaggio ed -aiutava a tutto con un’agilità da scimmia. Cento -volte egli interrogò il capitano, gli ufficiali, i -marinai, che non potevano far a meno di ridere -vedendo un giovanotto così disinvolto. Gambalesta -voleva sapere assolutamente quanto tempo -sarebbe durata la tempesta. Lo si rimandava allora -al barometro, che non si decideva a risalire. -Gambalesta scoteva il barometro; ma a nulla servivano -nè le scosse nè le ingiurie di cui egli caricava -l’irresponsabile strumento. -</p> - -<p> -Finalmente la procella si calmò. Lo stato del -mare si modificò nella giornata del 4 novembre. -Il vento balzò di due quarti nel sud e ridivenne -favorevole. -</p> - -<p> -Gambalesta si rasserenò col tempo. Le gabbie -e le vele basse poterono essere sciolte, e il <i>Rangoon</i> -ripigliò il suo cammino con una prodigiosa -celerità. -</p> - -<p> -Ma non si poteva riacquistare tutto il tempo -perduto. Era mestieri rassegnarsi, e la terra non -fu segnalata che il 6, alle cinque del mattino. -L’itinerario di Phileas Fogg recava l’arrivo del -piroscafo al 5. Ora, esso non giungeva che il 6. -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -Erano ventiquattr’ore di ritardo, e la partenza -per Yokohama sarebbe necessariamente perduta. -</p> - -<p> -Alle sei, il pilota salì a bordo del <i>Rangoon</i> e -prese posto sul palco, affine di dirigere la nave -nei passaggi sino al porto di Hong-Kong. -</p> - -<p> -Gambalesta moriva dalla voglia d’interrogare -quell’uomo, e di domandargli se il piroscafo di -Yokohama aveva lasciato Hong-Kong. Ma non -osava, preferendo serbare un po’ di speranza sino -all’ultimo momento. Egli aveva confidato le sue -inquietudini a Fix, il quale, — volpe fina, — cercava -di consolarlo, dicendogli che il signor -Fogg sarebbe giunto in tempo per imbarcarsi sul -prossimo piroscafo. Ciò poneva Gambalesta in una -collera cieca. -</p> - -<p> -Ma se Gambalesta non si peritò di interrogare -il pilota, il signor Fogg, dopo aver consultato il -suo <i>Bradshaw</i>, chiese con la sua aria tranquilla, -al detto pilota, se sapeva quando partirebbe un -battello da Hong-Kong per Yokohama. -</p> - -<p> -— Domani con la marea del mattino, rispose -il piloto. -</p> - -<p> -— Ah! fece il signor Fogg, senza manifestare -un’ombra di meraviglia. -</p> - -<p> -Gambalesta, che era presente, avrebbe volentieri -abbracciato il piloto, al quale Fix avrebbe -voluto torcere il collo. -</p> - -<p> -— Qual è il nome di cotesto <i>steamer</i>? chiese il -signor Fogg. -</p> - -<p> -— Il <i>Carnatic</i>, rispose il piloto. -</p> - -<p> -— Non doveva partir ieri? -</p> - -<p> -— Sì, signore, ma si è dovuto raddobbare una -delle sue caldaie, e la partenza venne rimandata -a domani. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -</p> - -<p> -— Vi ringrazio, rispose il signor Fogg, che col -suo passo automatico ridiscese nel salone del -<i>Rangoon</i>. -</p> - -<p> -Quanto a Gambalesta, egli afferrò la mano del -piloto e la strinse vigorosamente dicendo; -</p> - -<p> -— Voi, piloto, siete un brav’uomo! -</p> - -<p> -Il piloto non venne mai a sapere perchè le sue -risposte gli valsero una sì amichevole espansione. -Ad un colpo di fischietto, egli risalì sul palco -e diresse il piroscafo in mezzo a quella flottiglia -di giunche, tankas, battelli pescherecci, navi d’ogni -specie, che ingombravano la rada di Hong-Kong. -</p> - -<p> -A un’ora, il <i>Rangoon</i> era al molo, e i passaggieri -sbarcavano. -</p> - -<p> -In quella circostanza, il caso aveva singolarmente -arriso a Phileas Fogg, bisogna convenirne. -Senza quella necessità di riparare le sue caldaie, -il <i>Carnatic</i> sarebbe partito il 5 novembre, e i -viaggiatori del Giappone avrebbero dovuto aspettare -per otto giorni la partenza del piroscafo -seguente. Il signor Fogg era bensì in ritardo di -ventiquattr’ore, ma quel ritardo non poteva aver -conseguenza dannosa pel resto del viaggio. -</p> - -<p> -Infatti, lo <i>steamer</i>, che fa da Yokohama a San -Francisco la traversata del Pacifico, era in corrispondenza -diretta col piroscafo di Hong-Kong, e -non poteva partire prima che questo fosse giunto. -Evidentemente, vi sarebbero ventiquattr’ore di -ritardo, ma, durante i ventidue giorni che dura -la traversata del Pacifico, sarebbe facile riacquistarli. -Phileas Fogg si trovava dunque, meno -ventiquattr’ore, nelle condizioni del suo programma, -trentacinque giorni dopo aver lasciato -Londra. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -</p> - -<p> -Siccome il <i>Carnatic</i> non partiva che il mattino -seguente alle cinque, il signor Fogg aveva innanzi -a sè sedici ore per occuparsi de’ suoi affari, cioè -di quelli che concernevano mistress Auda. Sbarcando -dal battello, egli offrì il suo braccio alla -giovine donna e la condusse verso un palanchino. -Chiese ai portatori di indicargli un albergo, ed -essi gli designarono l’<i>Hôtel du Club</i>. Il palanchino -si pose in cammino, seguito da Gambalesta, e -venti minuti dopo giungeva a destinazione. -</p> - -<p> -Un appartamento fu richiesto per la giovine -donna, e Phileas Fogg vegliò a che ella non mancasse -di nulla. Indi, egli disse a mistress Auda -che andava immediatamente in cerca di quel parente -alle cui cure doveva lasciarla a Hong-Kong. -In pari tempo, dava a Gambalesta l’ordine di non -moversi dall’albergo fino al suo ritorno, affinchè -la giovine signora non vi rimanesse sola. -</p> - -<p> -Il gentleman si fece condurre alla Borsa. Colà -si conoscerebbe immancabilmente un personaggio -come l’onorevole Jejech, che si noverava tra i più -ricchi commercianti della città. -</p> - -<p> -Il sensale al quale il signor Fogg si rivolse -conosceva infatti il negoziante Parsì. Ma già da -due anni costui non abitava più la Cina. Raccolta -una bella sostanza, egli erasi stabilito in Europa, -in Olanda, credevasi; il che si spiegava con le -numerose relazioni ch’egli aveva avute con questo -paese durante la sua carriera commerciale. -</p> - -<p> -Phileas Fogg ritornò all’<i>Hôtel du Club</i>. Senz’altro -fece chiedere a mistress Auda il permesso di -presentarsi a lei, e, senza preamboli, la informò -che l’onorevole Jejech non risiedeva più a Hong-Kong, -e che abitava verosimilmente l’Olanda. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -</p> - -<p> -Mistress Auda non rispose nulla dapprima. Ella -si passò la mano sulla fronte e rimase alcuni -istanti a riflettere. Indi, con la sua voce dolce: -</p> - -<p> -“Che devo fare, signor Fogg? diss’ella. -</p> - -<p> -— Semplicissimo, mistress Auda, rispose il gentleman. -Venirne in Europa. -</p> - -<p> -— Ma non posso abusare.... -</p> - -<p> -— Voi non abusate, e la vostra presenza non -disturba in nulla il mio programma. — Gambalesta? -</p> - -<p> -— Signore, rispose Gambalesta. -</p> - -<p> -— Andate al <i>Carnatic</i> e fermate tre cabine.„ -</p> - -<p> -Gambalesta, giubilante di continuare il suo -viaggio in compagnia della giovane signora che -era graziosissima con lui, lasciò subito l’<i>Hôtel -du Club</i>. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span></p> - -<h2 id="cap19">CAPITOLO XIX. -<span class="smaller">Nel quale Gambalesta piglia un interesse troppo -vivo pel suo padrone, e quel che ne succede.</span></h2> -</div> - -<p> -Hong-Kong non è che un isolotto, di cui il trattato -di Nanking, dopo la guerra del 1842, assicurò -il possesso all’Inghilterra. In pochi anni il genio -colonizzatore della Gran Brettagna vi aveva fondato -una città importante e creato un porto, il -porto Vittoria. Quest’isola è situata alla foce del -fiume Canton, e sessanta miglia soltanto la separano -dalla città portoghese di Macao, fabbricata -sull’altra riva. Hong-Kong doveva necessariamente -vincere Macao in una lotta commerciale, -ed ora la maggior parte del transito cinese si fa -per la città inglese. <i>Docks</i>, ospedali, <i>wharfs</i> (scali), -magazzini di deposito, una cattedrale gotica, un -<i>government-house</i> (palazzo del governo), vie alla -Macadam, tutto farebbe credere che una delle -città commerciali delle contee di Kent o di Surrey, -attraversando lo sferoide terrestre, sia venuta a -sbucare in questo punto della Cina, quasi a’ suoi -antipodi. -</p> - -<p> -Gambalesta, con le mani in tasca, si recò dunque -verso il porto Vittoria, guardando i palanchini, -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -le carriole a vela, ancora in uso nel Celeste Impero, -e tutta quella folla di Cinesi, di Giapponesi -e d’Europei, che si accalcava nelle vie. Suppergiù -era ancora Bombay, Calcutta o Singapore che il -buon giovane ritrovava sulla sua strada. Tutt’intorno -al mondo c’è come una striscia di città -inglesi. -</p> - -<p> -Gambalesta giunse al porto Vittoria. Lì, alla -foce del fiume Canton, era un formicolìo di navi -di tutte le nazioni, inglesi, francesi, americane, -olandesi, navi da guerra e di commercio, barche -giapponesi o cinesi, giunche, <i>sempas, tankas</i>, e persino -delle barchette a fiori che formavano tanto -aiuole galleggianti sulle acque. Passeggiando, -Gambalesta osservò un certo numero d’indigeni -vestiti di giallo, tutti avanzatissimi in età. Essendo -entrato da un barbiere cinese per farsi radere -“alla cinese„ riseppe dal Figaro del luogo, il -quale parlava un discreto inglese, che quei vecchioni -avevano tutti ottant’anni almeno, e che a -quell’età avevano il privilegio di portare il colore -giallo, che è il colore imperiale. Gambalesta -trovò la cosa molto amena, senza saperne bene -il perchè. -</p> - -<p> -Rasa la barba, egli si recò al molo d’imbarco -del <i>Carnatic</i>, e là scorse Fix che passeggiava innanzi -e indietro, il che non gli cagionò alcuna -sorpresa. Ma l’ispettore di polizia lasciava scorgere -sulla sua faccia i segni di un vivo dispetto. -</p> - -<p> -“Affè! disse tra sè Gambalesta, la va male per -i gentlemen del Reform-Club. Tutto ci riesce.„ -</p> - -<p> -E si avvicinò a Fix col suo giocondo sorriso, -senza voler badare all’aria di malumore del suo -compagno. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -</p> - -<p> -Ora, l’agente aveva fior di ragioni per indispettirsi -contro la sorte infernale che lo perseguitava. -Niente mandato! Era evidente che il mandato gli -correva dietro, e non potrebbe raggiungerlo se -non soggiornasse qualche giorno in quella città. -Ora, essendo Hong-Kong l’ultima terra inglese -dell’itinerario, il signor Fogg stava per isfuggirgli, -s’egli non riuscisse a rattenervelo. -</p> - -<p> -“Ebbene, signor Fix, siete deciso a venire con -noi sino in America? chiese Gambalesta. -</p> - -<p> -— Sì, rispose Fix, a denti stretti. -</p> - -<p> -— Evvia! esclamò Gambalesta prorompendo in -una fragorosa risata. Lo sapevo io che non potevate -separarvi da noi. Venite a fermare il vostro -posto. Venite!„ -</p> - -<p> -Ed entrambi entrarono nell’ufficio dei trasporti -marittimi e noleggiarono dei camerini per quattro -persone. Ma l’impiegato fece loro osservare che -siccome i raddobbi del <i>Carnatic</i> erano terminati, -il piroscafo partirebbe la sera stessa alle otto, -e non il mattino seguente, com’era stato detto. -</p> - -<p> -“Benissimo! disse Gambalesta, meglio pel mio -padrone. Vado ad avvertirnelo.„ -</p> - -<p> -In quella. Fix prese una decisione estrema. Egli -risolse di dir tutto a Gambalesta. Era forse il -solo mezzo che gli restasse per trattenere Phileas -Fogg durante qualche giorno a Hong-Kong. -</p> - -<p> -Lasciando l’ufficio. Fix offrì al suo compagno -di prendere un rinfresco in una tabagìa. Gambalesta -aveva tempo, ed accettò l’invito di Fix. -</p> - -<p> -Sul molo c’era una tabagìa, che aveva un -aspetto attraente. Entrambi vi entrarono. Era una -vasta sala, ben arredata, in fondo alla quale si -stendeva un letto da campo, guernito di guanciali. -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -Su quel letto erano adagiati parecchi dormenti. -</p> - -<p> -Una trentina di avventori occupava dei tavolini -di giunco intrecciato nella gran sala. Alcuni -vuotavano pinte di birra inglese, <i>ale</i> o <i>porter</i>; -altri, boccali di liquori alcoolici, <i>gin</i> o <i>brandy</i>; -inoltre, quasi tutti fumavano lunghe pipe di creta -rossa, cariche di pallottoline di oppio misto ad -essenza di rose. Indi, di quando in quando, -qualche snervato guizzava sotto la tavola, e i camerieri -dello stabilimento, pe’ piedi e per la testa, -lo portavano sul letto da campo vicino ad un confratello. -Circa venti di questi ubbriachi erano -così disposti l’uno accosto all’altro, all’ultimo -grado d’abbrutimento. -</p> - -<p> -Fix e Gambalesta s’avvidero di essere entrati -in una tabagìa frequentata da quei miserabili, -inebetiti, macilenti, idioti, cui la mercantile Inghilterra -vende annualmente per duecentosessanta -milioni di franchi di quella droga funesta -che si chiama oppio! Tristi milioni cotesti, prelevati -sopra uno dei più funesti vizi della natura -umana. -</p> - -<p> -Il governo cinese ha pur tentato di rimediare -a tale abuso con leggi severe, ma indarno. Dalla -classe ricca, cui l’uso dell’oppio era dapprima -formalmente riservato, quest’uso scese sino alle -classi inferiori, e il male non potè più essere -arrestato. -</p> - -<p> -Si fuma l’oppio dovunque e sempre nell’impero -di Mezzo. -</p> - -<p> -Uomini e donne si abbandonano a questa passione -deplorabile, ed allorchè sono abituati a -questa inalazione, non possono più astenersene, -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -a meno di risentire orribili contrazioni di stomaco. -</p> - -<p> -Un gran fumatore può fumare sino ad otto pipe -al giorno, ma muore in cinque anni. -</p> - -<p> -Ora, appunto in una delle numerose tabagìe -di questo genere, che pullulano anco ad Hong-Kong, -erano entrati Fix e Gambalesta, coll’intenzione -di prendere un rinfresco. Gambalesta non -aveva danaro addosso, ma accettò volentieri la -“gentilezza„ del suo compagno, salvo a restituirgliela -a tempo e luogo. -</p> - -<p> -Si fecero portare due bottiglie di Porto, e il -Francese vi fe’ largamente onore, mentre Fix, più -riserbato, lo osservava con somma attenzione. Si -ciarlò di questo e quello, e soprattutto della eccellente -idea che aveva avuto Fix di prender passaggio -sul <i>Carnatic</i>. E a proposito di questo <i>steamer</i>, -la cui partenza era stata anticipata di alcune ore, -Gambalesta, poichè le bottiglie furono vuotate, si -alzò per andare ad avvertire il suo padrone. -</p> - -<p> -Fix lo trattenne. -</p> - -<p> -“Un istante, diss’egli. -</p> - -<p> -— Che volete, signor Fix? -</p> - -<p> -— Ho da parlarvi di cose serie. -</p> - -<p> -— Di cose serie! esclamò Gambalesta tracannando -alcune goccie di vino rimaste nel fondo -del bicchiere. Ebbene, ne parleremo domani. Non -ho tempo oggi. -</p> - -<p> -— Rimanete, rispose Fix. Si tratta del vostro -padrone!„ -</p> - -<p> -Gambalesta, a queste parole, guardò attentamente -il suo interlocutore. -</p> - -<p> -L’espressione del volto di Fix gli parve singolare, -ond’egli si ripose a sedere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -</p> - -<p> -“Che avete a dirmi?„ chiese egli. -</p> - -<p> -Fix appoggiò la mano sul braccio del suo compagno, -e abbassando la voce: -</p> - -<p> -“Voi avete indovinato chi ero? gli domandò. -</p> - -<p> -— Altro che! disse Gambalesta sorridendo. -</p> - -<p> -— Allora vi confesserò tutto.... -</p> - -<p> -— Adesso che so tutto, compare bello! Ah! che -talentone! Basta, dite su. Ma prima lasciate che -vi dica che quei gentlemen spendono i loro danari -molto inutilmente! -</p> - -<p> -— Inutilmente! disse Fix. Avete un bel parlare. -Si vede bene che non conoscete l’importanza -della somma. -</p> - -<p> -— Ma sì, rispose Gambalesta. Ventimila sterline! -</p> - -<p> -— Cinquantacinquemila! rispose Fix, stringendo -la mano al Francese. -</p> - -<p> -— Che! esclamò Gambalesta. Il signor Fogg -avrebbe osato! Cinquantacinque mila sterline!... -Ebbene! ragione di più per non perdere un istante, -aggiuns’egli rialzandosi di nuovo. -</p> - -<p> -— Cinquantacinque mila sterline! ripigliò Fix -che lo sforzò a risedere, dopo aver fatto portare -una bottiglia di <i>brandy</i>. E se riesco, guadagno un -premio di duemila sterline. Ne volete cinquecento -(12,500 fr.) voi, a condizione di aiutarmi? -</p> - -<p> -— Aiutarvi! esclamò Gambalesta, i cui occhi -erano smisuratamente aperti. -</p> - -<p> -— Sì, aiutarmi a trattenere il signor Fogg per -qualche giorno a Hong-Kong? -</p> - -<p> -— Eh! fece Gambalesta, cosa dite! Come! non -contenti di far seguire il mio padrone, di sospettare -della sua lealtà, quei gentlemen vogliono altresì -suscitargli degli ostacoli! Arrossisco per -loro! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -</p> - -<p> -— Ma via! Che volete dire? domandò Fix. -</p> - -<p> -— Voglio dire che è una vera indelicatezza. -Tanto vale spogliare il signor Fogg, pigliargli i -danari dalle tasche! -</p> - -<p> -— Ma a questo appunto vogliamo arrivare. -</p> - -<p> -— Ma è un tranello!„ esclamò Gambalesta, che -si animava allora sotto l’influenza del <i>brandy</i> che -gli mesceva Fix, e cui beveva senz’accorgersene, -un tranello in tutte le forme! Dei gentlemen! dei -colleghi! -</p> - -<p> -Fix incominciava a non raccapezzarsi più. -</p> - -<p> -“Dei colleghi! esclamò Gambalesta, dei membri -del Reform-Club! Sappiate, signor Fix, che -il mio padrone è un onest’uomo, e che, quando -ha fatto una scommessa, gli è lealmente ch’ei -pretende guadagnarla. -</p> - -<p> -— Ma chi credete dunque ch’io sia? domandò -Fix fissando il suo sguardo su Gambalesta. -</p> - -<p> -— Oh bella! un agente dei membri del Reform-Club, -che ha la missione di controllare l’itinerario -del mio padrone, il che è singolarmente -umiliante! Laonde, sebbene io abbia indovinato -la vostra qualità, mi sono bene astenuto dal parlarne -al signor Fogg. -</p> - -<p> -— Non sa nulla? chiese vivamente Fix. -</p> - -<p> -— Nulla, rispose Gambalesta, vuotando ancora -una volta il suo bicchiere.„ -</p> - -<p> -Fix si passò una mano sulla fronte. Egli esitava -prima di ripigliare la parola. Che doveva -fare? L’errore di Gambalesta pareva sincero, ma -rendeva il suo progetto più difficile. Era evidente -che quel giovane parlava con assoluta buona -fede, e che non era il complice del suo padrone, — cosa -che Fix avrebbe potuto temere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -</p> - -<p> -“Ebbene, disse tra sè, giacchè non è suo complice, -egli mi aiuterà.„ -</p> - -<p> -Fix si decideva per la seconda volta. D’altra -parte, egli non aveva più il tempo di aspettare. -A qualunque costo bisognava fermare Fogg a -Hong-Kong. -</p> - -<p> -“Ascoltate, disse Fix con voce breve. Ascoltatemi -bene. Io non sono quello che voi credete, -cioè un agente dei membri del Reform-Club. -</p> - -<p> -— Che! disse Gambalesta, guardandolo con aria -furbesca. -</p> - -<p> -— Io sono un ispettore di polizia, incaricato -di una missione dell’amministrazione metropolitana. -</p> - -<p> -— Voi!... ispettore di polizia!... -</p> - -<p> -— Sì, e lo provo, ripigliò Fix. Ecco il mio -brevetto.„ -</p> - -<p> -E l’agente, traendo una carta dal suo portafogli, -mostrò al compagno un brevetto sottoscritto -dal direttore della polizia centrale. Gambalesta, -sbalordito, guardava Fix, senza poter articolare -una parola. -</p> - -<p> -“La scommessa del signor Fogg, ripigliò Fix, -non è che un pretesto da cui siete stati abbindolati -voi e i suoi colleghi del Reform-Club, giacchè -egli aveva interesse ad assicurarsi la vostra -inconsapevole complicità. -</p> - -<p> -— Ma perchè?... esclamò Gambalesta. -</p> - -<p> -— Ascoltate. Il 28 settembre, ultimo scorso, un -furto di cinquantacinquemila sterline venne commesso -alla Banca d’Inghilterra da un individuo -i cui connotati poterono essere raccolti. Ecco -quei connotati: lineamento per lineamento sono -quelli del signor Fogg. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -</p> - -<p> -— Evvia! esclamò Gambalesta battendo la tavola -col suo robusto pugno. Il mio padrone è il -più onest’uomo del mondo! -</p> - -<p> -— Che ne sapete voi? rispose Fix. Non lo conoscete -neppure! Entraste al suo servizio il giorno -della sua partenza, ed egli partì precipitosamente -con un pretesto insensato, senza valigia, portando -con sè una grossa somma in banconote! E voi -osate sostenere che è un onest’uomo! -</p> - -<p> -— Sì! sì! ripeteva macchinalmente il povero -giovane. -</p> - -<p> -— Volete dunque essere arrestato come suo -complice?„ -</p> - -<p> -Gambalesta si era posto ambo le mani in testa. -Egli non era più riconoscibile. Non osava più -guardare l’ispettore di polizia. Phileas Fogg un -ladro! lui, il salvatore di Auda! l’uomo generoso -e tutto coraggio! Eppure quanti sospetti -sorti contro di lui! Gambalesta tentava di scacciare -i sospetti che si ficcavano nella sua mente. -Egli non voleva credere alla colpabilità del suo -padrone. -</p> - -<p> -“Insomma che volete da me? diss’egli all’agente -di polizia, contenendosi con un supremo sforzo. -</p> - -<p> -— Ecco, rispose Fix. Ho seguito il signor Fogg -sin qui; ma non ho ancora ricevuto il mandato -d’arresto. È mestieri dunque che mi aiutiate a -trattenere a Hong-Kong.... -</p> - -<p> -— Io! aiutarvi a.... -</p> - -<p> -— Ed io divido con voi il premio di duemila -sterline promesso dalla Banca d’Inghilterra. -</p> - -<p> -— Mai!„ rispose Gambalesta, che volle rialzarsi -e ricadde, sentendo che la ragione e le forze -lo abbandonavano insieme. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -</p> - -<p> -“Signor Fix, diss’egli balbettando, quand’anco -tutto ciò che mi avete detto fosse vero.... quando -il mio padrone fosse il ladro che cercate.... cosa -che io nego.... sono stato.... sono al suo servizio.... -l’ho visto buono e generoso.... Tradirlo.... mai.... -no, per tutto l’oro del mondo.... Io sono di un -villaggio dove non si mangia di codesto pane!... -</p> - -<p> -— Rifiutate? -</p> - -<p> -— Rifiuto. -</p> - -<p> -— Facciamo come se non avessi detto nulla, -rispose Fix, e beviamo. -</p> - -<p> -— Sì, beviamo! -</p> - -<p> -Gambalesta si sentiva sempre più invadere dall’ubbriachezza. -Fix, comprendendo che bisognava -ad ogni costo separarlo dal suo padrone, volle -finirla. Sulla tavola c’erano alcune pipe cariche -d’oppio. Fix ne pose destramente una nella mano -di Gambalesta, che la prese, se la portò alle -labbra, la accese, ne trasse alcune boccate di fumo, -e ricadde, con la testa aggravata sotto l’influenza -del narcotico. -</p> - -<p> -“Finalmente, disse Fix mirando Gambalesta -annichilito, il signor Fogg non sarà avvisato a -tempo della partenza del <i>Carnatic</i>, e se parte, -almeno partirà senza questo maledetto Francese! -</p> - -<p> -Indi egli uscì, dopo aver pagato il conto. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span></p> - -<h2 id="cap20">CAPITOLO XX. -<span class="smaller">Nel quale Fix entra direttamente in -relazione con Phileas Fogg.</span></h2> -</div> - -<p> -Durante quella scena che stava forse per compromettere -sì grandemente il suo avvenire, il signor -Fogg, accompagnando mistress Auda, passeggiava -nelle vie della città inglese. Da quando -mistress Auda aveva accettato la sua offerta di -condurla sino in Europa, egli aveva dovuto pensare -a tutte le spese che richiede un viaggio -così lungo. Che un inglese come lui facesse il -giro del mondo con un sacco da viaggio alla mano, -passi; ma una donna non poteva intraprendere un -tal tragitto in pari condizioni. Bisognava comperare -gli abiti e gli oggetti necessarii al viaggio. Il signor -Fogg se ne sbrigò colla calma che gli era -propria, ed a tutte le scuse ed obbiezioni della -giovane vedova, confusa da tante affabilità: -</p> - -<p> -“È nell’interesse del mio viaggio, è nel mio -programma,„ rispondeva egli invariabilmente. -</p> - -<p> -Fatti gli acquisti, il signor Fogg e la giovane -donna ritornarono all’albergo e desinarono alla -tavola rotonda, che era sontuosamente servita. -Indi mistress Auda, un po’ stanca, risalì nel suo -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -appartamento, dopo di avere “all’inglese„ stretta -la mano del suo imperturbabile salvatore. -</p> - -<p> -L’onorevole gentleman, lui, se ne stette assorto -per tutta la sera nella lettura dal <i>Times</i> e dell’<i>Illustrated -London News</i>. -</p> - -<p> -Se fosse stato uomo da meravigliarsi di qualche -cosa, lo sarebbe stato di non veder comparire -il suo servo all’ora di andare a letto. Ma sapendo -che il piroscafo di Yokohama non doveva -lasciar Hong-Kong prima dell’indomani, non se -ne preoccupò affatto. La domane, Gambalesta non -accorse alla scampanellata del signor Fogg. -</p> - -<p> -Ciò che pensò l’onorevole gentleman risapendo -che il suo servo non era tornato all’albergo, nessuno -avrebbe potuto dirlo. Il signor Fogg si contentò -di pigliare il sacco, fece avvertire mistress -Auda, e mandò a prendere un palanchino. -</p> - -<p> -Erano allora le otto, e l’alta marea di cui il -<i>Carnatic</i> doveva approfittare per uscire dal porto, -era indicata per le nove e mezzo. -</p> - -<p> -Allorchè il palanchino fu giunto alla porta -dell’albergo, il signor Fogg e mistress Auda salirono -in quel comodo veicolo, e i bagagli li seguirono -sopra una carriola. -</p> - -<p> -Da lì a mezz’ora, i viaggiatori scendevano sul -molo d’imbarco, e colà il signor Fogg ebbe a -sapere che il <i>Carnatic</i> era partito fin dal giorno -prima. -</p> - -<p> -Il signor Fogg, che credeva trovare, al tempo -stesso, e il piroscafo e il suo servo, era ridotto -a far a meno e dell’uno e dell’altro. Ma non un -segno di rammarico apparve sul suo volto, ed a -mistress Auda che lo guardava con inquietudine -egli si contentò di rispondere: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -</p> - -<p> -“È un incidente, signora, nulla di più.„ -</p> - -<p> -In quella, un personaggio che l’osservava con -attenzione gli si avvicinò. Era l’ispettore Fix, -che lo salutò e gli disse: -</p> - -<p> -“Non siete al par di me, o signore, uno dei -passaggieri del <i>Rangoon</i>, giunto ieri? -</p> - -<p> -— Sì, signore, rispose freddamente il signor -Fogg, ma non ho l’onore.... -</p> - -<p> -— Perdonate, ma credevo di trovar qui il vostro -servo. -</p> - -<p> -— Sapete dov’è, signore? chiese con ansia la -giovane donna. -</p> - -<p> -— Come! rispose il signor Fix fingendo di esser -sorpreso, non è con voi? -</p> - -<p> -— No, rispose mistress Auda. Da ieri in qua -egli non è ricomparso. Sarebbesi mai imbarcato -senza di noi a bordo del <i>Carnatic?</i> -</p> - -<p> -— Senza di voi, signora?... rispose l’agente. -Ma, scusate la mia domanda, voi volevate dunque -partire su quel piroscafo? -</p> - -<p> -— Sì, signore. -</p> - -<p> -— Anch’io, signora, ed eccomi qui tutto fuor -di me. Il <i>Carnatic</i>, terminati i suoi raddobbi, ha -lasciato Hong-Kong dodici ore più presto senz’avvisare -nessuno, ed ora bisognerà aspettare -otto giorni la prossima partenza.„ -</p> - -<p> -Pronunciando queste parole “otto giorni,„ Fix -sentiva il suo cuore balzare di gioia. Otto giorni! -Fogg trattenuto otto giorni a Hong-Kong! Si -avrebbe il tempo di ricevere il mandato d’arresto. -Insomma la sorte si dichiarava pel rappresentante -della legge. -</p> - -<p> -Il lettore s’immagini che tegola gli piombasse -sul capo quando udì Phileas Fogg dire con la sua -voce tranquilla: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -</p> - -<p> -“Ci sono ben altre navi oltre il <i>Carnatic</i>, mi -pare, nel porto di Hong-Kong.„ -</p> - -<p> -Il signor Fogg, offrendo il suo braccio a mistress -Auda, si diresse verso i <i>docks</i> in cerca di -una nave in partenza. -</p> - -<p> -Fix, sbalordito, teneva dietro. Si sarebbe detto -che un filo lo legava a quest’uomo. -</p> - -<p> -Tuttavia, la sorte sembrò veramente abbandonare -colui cui aveva tanto favorito sin allora. Il -signor Fogg percorse il porto in tutti i sensi, -durante tre ore, deciso, all’occorrenza, a noleggiare -egli solo una nave per trasportarlo a Yokohama; -egli non vide che delle navi in carico -e in iscarico, e che, quindi, non potevano partire. -Fix riprese a sperare. -</p> - -<p> -Però il signor Fogg non si sconcertava, e stava -per continuare le sue ricerche, dovess’anco spingersi -sino a Macao, quando fu avvicinato da un -marinaio. -</p> - -<p> -“Vostro Onore cerca un battello? gli disse il -marinaio scappellandosi. -</p> - -<p> -— Avete un battello pronto a partire? chiese -il signor Fogg. -</p> - -<p> -— Sì, Vostro Onore, un battello-pilota, N. 43, -il migliore della flottiglia. -</p> - -<p> -— Cammina bene? -</p> - -<p> -— Tra le otto o le nove miglia. Volete vederlo? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Vostro Onore sarà soddisfatto. Si tratta di -una gita in mare? -</p> - -<p> -— No. Di un viaggio. -</p> - -<p> -— Un viaggio? -</p> - -<p> -— Vi assumete di condurmi a Yokohama? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -</p> - -<p> -Il marinaio, a queste parole, rimase con le -braccia penzoloni e gli occhi spalancati. -</p> - -<p> -— Vostro Onore vuol ridere? diss’egli. -</p> - -<p> -— No! ho perduto la partenza del <i>Carnatic</i>, -e mi occorre di essere il 14 al più tardi a Yokohama -per prendere il piroscafo di San Francisco. -</p> - -<p> -— Mi rincresce, rispose il piloto, ma è impossibile. -</p> - -<p> -— Vi offro cento sterline (2500 franchi) al -giorno, e un premio di 200 sterline, se giungo a -tempo. -</p> - -<p> -— Dite sul serio? domandò il piloto. -</p> - -<p> -— Seriissimo,„ rispose il signor Fogg. -</p> - -<p> -Il piloto si era tratto in disparte. Egli guardava -il mare, evidentemente combattuto tra il desiderio -di guadagnare una somma enorme e la tema -di avventurarsi così lontano. Fix era in angosce -mortali. -</p> - -<p> -In quel frattempo il signor Fogg erasi volto -verso mistress Auda. -</p> - -<p> -“Non avrete paura, signora? le chiese egli. -</p> - -<p> -— Con voi, no, signor Fogg,„ rispose la giovine -donna. -</p> - -<p> -Il piloto erasi di bel nuovo avanzato verso il -gentleman, e si girava il cappello tra le mani. -</p> - -<p> -“Ebbene, piloto? disse il signor Fogg. -</p> - -<p> -— Ebbene, Vostro Onore, rispose il piloto, non -posso arrischiare nè i miei uomini, nè me, nè voi -stesso, in un sì lungo tragitto sopra un battello -di venti tonnellate appena, e in questa stagione. -D’altra parte, non giungeremmo a tempo, poichè -ci sono milleseicento cinquanta miglia da Hong-Kong -a Yokohama. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -</p> - -<p> -— Milleseicento sole, disse il signor Fogg. -</p> - -<p> -— Fa lo stesso.„ -</p> - -<p> -Fix sentì allargarsi i polmoni. -</p> - -<p> -“Ma, aggiunse il piloto, ci sarebbe forse mezzo -di aggiustarsi diversamente.„ -</p> - -<p> -Fix non respirò più. -</p> - -<p> -“Come? domandò Phileas Fogg. -</p> - -<p> -— Andando a Nagasaki, all’estremità sud del -Giappone, mille e cento miglia, o soltanto sino -Shangai, ottocento miglia da Hong-Kong. In quest’ultimo -viaggio, non ci allontaneremmo dalla -costa cinese, il che sarebbe un gran vantaggio, -tanto più che le correnti vi traggono al nord. -</p> - -<p> -— Piloto, rispose Phileas Fogg, è a Yokohama -che io devo salire sul postale americano, e non a -Shangai o a Nagasaki. -</p> - -<p> -— Perchè no? rispose il piloto. Il piroscafo di -San Francisco non parte da Yokohama. Fa scalo -sì a Yokohama ed a Nagasaki, ma il suo porto -di partenza è Shangai. -</p> - -<p> -— Siete certo di quel che dite? -</p> - -<p> -— Certo. -</p> - -<p> -— E quando il piroscafo lascia Shangai? -</p> - -<p> -— L’11, alle sette di sera. Abbiamo dunque -quattro giorni dinanzi a noi. Quattro giorni, sono -novantasei ore, e con una media di otto miglia -all’ora, se siamo ben serviti, se il vento spira da -sud-est, se il mare è calmo, possiamo fare le ottocento -miglia che ci separano da Shangai. -</p> - -<p> -— E potreste partire?... -</p> - -<p> -— Fra un’ora. Mi basta il tempo di comperare -dei viveri e di spiegare le vele. -</p> - -<p> -— Affare fatto.... Siete voi il padrone del battello? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -</p> - -<p> -— Sì, John Bunsby, padrone della <i>Tankudera</i>. -</p> - -<p> -— Volete caparra? -</p> - -<p> -— Se non incomoda Vostro Onore.... -</p> - -<p> -— Ecco duecento sterline in acconto. Signore, -aggiunse Phileas Fogg voltandosi verso Fix, se -volete approfittare.... -</p> - -<p> -— Signore, rispose risolutamente Fix, io stava -appunto per chiedervi questo favore. -</p> - -<p> -— Bene. Fra una mezz’ora saremo a bordo. -</p> - -<p> -— Ma quel povero giovane... disse mistress -Auda. -</p> - -<p> -— Vado a fare per lui tutto quello che posso,„ -rispose Phileas Fogg. -</p> - -<p> -E, mentre Fix, nervoso, febbrile, rodendosi le -viscere, si recava al battello-pilota, Fogg e la sua -bella compagna di viaggio si diressero verso gli -ufficii della polizia di Hong-Kong. Colà Phileas -Fogg diede i connotati di Gambalesta, e lasciò -una somma sufficiente a farlo rimpatriare. Uguale -formalità venne adempiuta presso l’agente consolare -francese, e il palanchino dopo essersi soffermato -all’albergo dove furono ripigliati i bagagli, -ricondusse i viaggiatori al porto. -</p> - -<p> -Tre ore sonavano. Il battello-pilota N. 43, col -suo equipaggio a bordo, i viveri caricati, era pronto -a far vela. La era una graziosa piccola goletta di -venti tonnellate, codesta <i>Tankadera</i>, smilza di prora, -molto snella di forme, distesa nelle sue linee d’acqua. -La si sarebbe detta un <i>yacht</i> da corsa. I suoi -ottoni brillanti, i suoi ferramenti galvanizzati, il -suo ponte bianco come l’avorio, indicavano che -il padrone John Bunsby se ne intendeva a tenerla -in buono stato. I suoi due alberi si chinavano alquanto -verso poppa. Essa portava randa, trinchetto, -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -trinchettina, fiocchi, freccie, e poteva attrezzare -una vela di fortuna pel vento in poppa. -Doveva camminare meravigliosamente, e, difatti, -aveva già guadagnato diversi premi nei <i>matches</i> -(regate) di battelli-piloti. -</p> - -<p> -L’equipaggio della <i>Tankadera</i> si componeva del -padrone John Bunsby e di quattro uomini. Erano -di quegli arditi marinai che avventurandosi con -qualunque tempo alla ricerca delle navi, conoscono -ammirabilmente quei mari. John Bunsby, -uomo sui quarantacinque anni, vigoroso, nero dal -sole, sguardo vivo, faccia energica, saldo in gambe, -rotto al mestiere, avrebbe ispirato fiducia ai più -timidi. -</p> - -<p> -Phileas Fogg e mistress Auda salirono a bordo. -Fix vi si trovava già. Per la boccaporta di poppa -della goletta, si scendeva in una stanza quadrata -le cui pareti s’incavavano, a forma di quadri, al -disopra di un divano circolare. Nel mezzo, una -tavola rischiarata da una lampada di rollio. Tutto -piccolo, ma pulito. -</p> - -<p> -“Mi dispiace di non avere di meglio da offrirvi,„ -disse il signor Fogg a Fix, che s’inchinò senza -rispondere. -</p> - -<p> -L’agente risentiva una specie d’umiliazione ad -approfittare così delle gentilezze del signor Fogg. -</p> - -<p> -“In verità, pensò egli, è un furfante molto gentile, — ma -è un furfante!„ -</p> - -<p> -Alle tre e dieci minuti le vele furono spiegate. -La bandiera d’Inghilterra sventolava al picco della -goletta. I passeggieri erano seduti sul ponte. Il -signor Fogg e mistress Auda volgevano un ultimo -sguardo sul molo per vedere se caso mai -comparisse Gambalesta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -</p> - -<p> -Fix non era scevro d’apprensione, poichè il -caso avrebbe potuto trarre in quel luogo stesso lo -sfortunato giovane ch’egli aveva così indegnamente -trattato, ed allora una spiegazione ne sarebbe -scaturita, dalla quale il <i>detective</i> non sarebbe -uscito con vantaggio. Ma il Francese non si mostrò, -e senza dubbio l’abbrutente narcotico lo teneva -tuttora sotto la sua influenza. -</p> - -<p> -Finalmente, il padrone John Bunsby sciolse i -suoi ormeggi, e la <i>Tankadera</i>, pigliando il vento -sotto la sua randa, il suo trinchetto ed i suoi fiocchi, -si lanciò balzellante sulle onde. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span></p> - -<h2 id="cap21">CAPITOLO XXI. -<span class="smaller">Nel quale il padrone della “Tankadera„ -corre pericolo -di perdere un premio di duecento sterline.</span></h2> -</div> - -<p> -Era pure un’avventurosa spedizione quella navigazione -di ottocento miglia, sopra una imbarcazione -di venti tonnellate, sovratutto in quel tempo -dell’anno. E’ sono generalmente cattivi quei mari -della Cina, esposti a colpi di vento terribili, principalmente -durante gli equinozii, e si era ancora -a’ primi giorni di novembre. -</p> - -<p> -Sarebbe stato evidentemente un vantaggio pel -piloto di condurre i suoi passaggieri sino a Yokohama, -giacchè era pagato a giornate. Ma grande -imprudenza sarebbe stato il tentare un simile tragitto -in tali condizioni, ed era già un bell’atto -d’audacia, se non di temerità, il risalire sino a -Shangai. Ma John Bunsby aveva fiducia nella sua -<i>Tankadera</i>, che s’alzava sulle onde come un sughero, -e forse non aveva torto. -</p> - -<p> -Durante le ultime ore della prima giornata, la -<i>Tankadera</i> navigò nei passi capricciosi di Hong-Kong, -e in tutte le andature, con vento in poppa -o quasi: si condusse ammirabilmente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -</p> - -<p> -— Non ho bisogno, piloto, disse Phileas Fogg, -al momento che la goletta entrava in alto mare, -di raccomandarvi tutta la diligenza possibile. -</p> - -<p> -— Vostro Onore riposi su di me, rispose John -Bunsby. In fatto di vele, noi portiamo tutto ciò -che il vento permette di portare. Le nostre freccie -non vi aggiungerebbero nulla, e non sarebbe che -sopraccaricare l’imbarcazione nuocendo al suo -cammino. -</p> - -<p> -— È il vostro mestiere, e non il mio, piloto; mi -affido a voi.„ -</p> - -<p> -Phileas Fogg, col corpo ritto, le gambe aperte -ed equilibrate come un marinaio, guardava senza -barcollare il mare agitato. La giovane donna, seduta -a poppa, si sentiva commossa a vedere l’Oceano, -oscurato già dal crepuscolo, ch’ella affrontava -sopra una fragile barca. Al di sopra della -sua testa si spiegavano quelle vele bianche, che -la traevano nello spazio pari a grandi ali. La goletta, -sollevata dal vento, pareva volare in aria. -</p> - -<p> -Venne la notte. La luna entrava nel suo primo -quarto, e la sua insufficiente luce doveva spegnersi -in breve nelle nebbie dell’orizzonte. Delle -nubi accorrevano dall’est e invadevano già una -parte del cielo. -</p> - -<p> -Il piloto aveva disposto i suoi fuochi di posizione, -precauzione indispensabile in quei mari -molto frequentati in vicinanza agli approdi. Gli -scontri di navi non vi erano rari, e con la velocità -da cui era animata, la goletta si sarebbe sfracellata -al menomo urto. -</p> - -<p> -Fix meditava a prua dell’imbarcazione. Egli se -ne stava in disparte, sapendo Fogg d’indole poco -ciarliera. D’altra parte, gli ripugnava di parlare -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -a quell’uomo, da cui accettava i favori. Egli pensava -altresì all’avvenire. Cotesto gli pareva certo: -che il signor Fogg non si fermerebbe a Yokohama, -che piglierebbe immediatamente il battello di San -Francisco affine di andar in America, la cui vasta -estensione gli assicurerebbe la impunità con -la sicurezza. Il piano di Fogg gli sembrava il più -semplice del mondo. -</p> - -<p> -Invece d’imbarcarsi in Inghilterra per gli Stati -Uniti, come un briccone volgare, quel Fogg aveva -fatto il gran giro e traversato i tre quarti del -globo, affine di portarsi più sicuramente sul continente -americano, ove si papperebbe tranquillamente -il milione della Banca, dopo aver fuorviato la polizia. -Ma giunto che fosse sul territorio dell’Unione, -che cosa farebbe Fix? Abbandonerebbe quell’uomo? -No, cento volte no! e fintantochè egli -non avesse ottenuto un atto d’estradizione, non se -ne scosterebbe d’una suola. Era il suo dovere ed -egli lo adempirebbe sino alla fine. Ad ogni modo -una circostanza fortunata erasi verificata: Gambalesta -non era più vicino al suo padrone, e principalmente -dopo le confidenze di Fix, era importante -che padrone e servo non si rivedessero -mai. -</p> - -<p> -Anco Phileas Fogg non poteva a meno di pensare -al suo servo, scomparso tanto singolarmente. -</p> - -<p> -Fatte tutte le riflessioni, non gli parve impossibile -che, in seguito ad un malinteso, il poveraccio -si fosse imbarcato sul <i>Carnatic</i> all’ultimo momento. -Così la pensava anche mistress Auda, che deplorava -profondamente la mancanza di quell’onesto -servitore al quale ella doveva tanto. Poteva dunque -darsi che si lo ritrovasse a Yokohama, e, se -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -il Carnatic ve lo aveva trasportato, sarebbe facile -saperlo. -</p> - -<p> -Verso le dieci la brezza incominciò a rinfrescare. -Forse sarebbe stato prudente prendere un -terzaruolo; ma il pilota, dopo aver accuratamente -osservato lo stato del cielo, lasciò la velatura tal -quale era stabilita. D’altra parte, la <i>Tankadera</i> -reggeva ammirabilmente al vento, pescando molto, -e tutto era disposto per ammainare rapidamente, -in caso di groppo. -</p> - -<p> -A mezzanotte, Phileas Fogg e mistress Auda -scesero nel camerino. Fix ve li aveva preceduti -e dormiva, steso sopra una branda. Quanto al piloto -ed a’ suoi uomini, essi rimasero tutta notte -sul ponte. -</p> - -<p> -La domane, 8 novembre, al sorgere del sole, la -goletta aveva fatto più di cento miglia. Il <i>loch</i><a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>, -gettato di frequente, indicava che la media della -sua velocità andava tra le otto e le nove miglia. -La <i>Tankadera</i> aveva buon vento nelle vele, che funzionavano -tutte, ed otteneva con tale andatura il -suo <i>maximum</i> di rapidità. Se il vento si manteneva -nelle stesse condizioni, le probabilità erano -propizie. -</p> - -<p> -La <i>Tankadera</i>, durante tutta quella giornata, -non si allontanò sensibilmente dalla costa, le cui -correnti le erano favorevoli. Essa l’aveva a cinque -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -miglia al più dalla sua anca di sinistra, e -quella costa, irregolarmente profilata, appariva -talvolta nei momenti di sereno. Il vento veniva -da terra, e il mare era per ciò meno agitato: circostanza -fortunata per la goletta, poichè le imbarcazioni -di piccola portata patiscono soprattutto -del mar grosso che inceppa la loro velocità, che -“le uccide,„ per osare l’espressione marittima. -</p> - -<p> -Verso mezzodì la brezza calmò un poco ed alò -il sud-est. Il piloto fe’ stabilire le freccie; ma in -capo a due ore si dovette ammainarle, chè il vento -rinfrescò da capo. -</p> - -<p> -Il signor Fogg e la giovane donna, per buona -fortuna refrattari al mal di mare, mangiavano -con appetito le conserve e il biscotto di bordo. -Fix fu invitato a dividere il loro pasto e dovette -accettare, ben sapendo che agli stomachi, come -ai battelli, ci vuole la zavorra; ma ciò lo molestava! -Viaggiare a spese di quell’uomo, e nutrirsi -con le sue provvigioni, egli trovava in ciò -qualcosa di poco leale. Mangiò tuttavia — pochi -bocconcini, è vero, — ma insomma mangiò. -</p> - -<p> -Per altro, terminato il pasto, egli credette dover -prendere in disparte il signor Fogg, e gli -disse: -</p> - -<p> -“Signore....„ -</p> - -<p> -Quel “signore„ gli scorticava le labbra, e si -frenava per non mettere la mano al colletto di -quel “signore!„ -</p> - -<p> -“Signore, voi siete stato molto gentile ad offrirmi -passaggio al vostro bordo. Ma, quantunque -i miei mezzi non mi permettano di agire -così largamente come voi, intendo pagare la mia -parte.... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -</p> - -<p> -— Non parliamo di ciò, signore, rispose il signor -Fogg. -</p> - -<p> -— Ma, sì, insisto. -</p> - -<p> -— No, signore, ripetè Fogg in tono che non -ammetteva replica. È cosa che entra nelle spese -generali!„ -</p> - -<p> -Fix s’inchinò; egli si sentiva soffocare, e, andando -a stendersi a prora della goletta, non -disse più una parola in tutto il giorno. -</p> - -<p> -Intanto si correva rapidamente, e John Bunsby -aveva buona speranza. Parecchie volte disse al -signor Fogg che si giungerebbe a tempo debito -a Shangay. Il signor Fogg rispose semplicemente -che vi faceva assegnamento. D’altra parte tutto -l’equipaggio della goletta ci metteva molto zelo. -Il premio allettava quella brava gente. Laonde -non una scotta che non fosse coscienziosamente -tesa! Non una vela che non fosse vigorosamente -distesa! Non una guizzata che si potesse rimproverare -al timoniere. Non si sarebbe manovrato -più severamente in una regata del Royal-Yacht-Club. -</p> - -<p> -La sera, il pilota aveva rilevato col <i>loch</i> un -cammino percorso di duecentoventi miglia da -Hong-Kong, e Phileas Fogg poteva sperare che, -giungendo a Yokohama, egli non avrebbe nessun -ritardo da inscrivere nel suo programma. Cosicchè, -il primo contrattempo serio che egli avesse -subìto dalla sua partenza da Londra non gli cagionerebbe -probabilmente alcun pregiudizio. -</p> - -<p> -Durante la notte, verso le prime ore del mattino, -la <i>Tankadera</i> entrava francamente nello -stretto di Fo-Kien, che separa la grande isola -Formosa dalla costa cinese, e tagliava il tropico -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -del Cancro. Il mare era scabrosissimo in quello -stretto, pieno di remore formate dalla controcorrente. -La goletta si affaticò molto. Le onde -corte rompevano il suo cammino. Divenne difficilissimo -di tenersi in piedi sul ponte. -</p> - -<p> -Col far del giorno il vento rinfrescò di nuovo. -C’era nel cielo l’apparenza di un colpo di vento. -Del resto, il barometro annunciava un cangiamento -prossimo nell’atmosfera; il suo cammino -diurno era irregolare, ed il mercurio oscillava -capricciosamente. Si vedeva altresì il mare sollevarsi -verso il sud-est in lunghi cavalloni “che -sentivano la tempesta.„ Il giorno prima il sole -era tramontato in una nebbia rossa, in mezzo -agli scintillii fosforescenti dell’Oceano. -</p> - -<p> -Il piloto osservò lungamente quel brutto aspetto -del cielo e mormorò tra i denti delle cose poco -intelligibili. A un dato momento, trovandosi vicino -al suo passeggiero: -</p> - -<p> -“Si può dir tutto a Vostro Onore? diss’egli a -bassa voce. -</p> - -<p> -— Tutto, rispose Phileas Fogg. -</p> - -<p> -— Ebbene, fra poco avremo un colpo di vento. -</p> - -<p> -— Verrà da nord o da sud? -</p> - -<p> -— Da sud. Vedete. E un tifone che si prepara! -</p> - -<p> -— Venga pare il tifone del sud, giacchè ci -spingerà dalla parte buona, rispose il signor -Fogg. -</p> - -<p> -— Se la pigliate così, replicò il pilota un po’ -sorpreso, non ho più nulla a dire! -</p> - -<p> -I presentimenti di John Bunsby non lo ingannavano. -In un tempo meno avanzato dell’anno, -il tifone, giusta l’espressione di un celebre meteorologo, -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -si sarebbe dileguato come una cascata -luminosa di fiamme elettriche. Ma, in equinozio -d’inverno, era a temersi che si scatenasse con -violenza. -</p> - -<p> -Il piloto prese le sue precauzioni in anticipazione. -Egli fece serrare tutte le vele della goletta -ed ammainare i pennoni sul ponte. Gli alberi -di freccia furono dispassati, si rientrò l’asta -di fiocco e quartieri delle boccaporte furono -condannati con cura. Non una goccia poteva penetrare -nello scafo dell’imbarcazione. Una sola -vela triangolare, una trinchettina di fortuna di -tela fortissima, fu alzata a guisa di trinchetto, -in modo da mantenere alla goletta il vento in -poppa. E si aspettò. -</p> - -<p> -John Bunsby aveva invitato i suoi passaggieri -a scendere. Ma, in uno spazio stretto, quasi privo -d’aria, e con le scosse del mare agitato, quell’incarceramento -non presentava nulla di piacevole. -Nè il signor Fogg, nè mistress Auda, nè Fix acconsentirono -a lasciare il ponte. -</p> - -<p> -Verso le otto, la burrasca di pioggia e di vento -cadde a bordo. Senz’altro che il suo pezzetto di -tela, la <i>Tankadera</i> fu portata via come una penna -da quel vento di cui non si potrebbe dare un’idea -esatta, quando soffia in tempesta. Paragonate -la sua velocità alla quadruplice velocità di una -locomotiva lanciata a tutto vapore, e rimarrete -al disotto del vero. -</p> - -<p> -Durante tutta la giornata, l’imbarcazione corse -così verso il nord, portata da onde mostruose, -mantenendo fortunatamente una rapidità uguale -alla loro. Venti volte fu ad un pelo dall’essere -sommersa da una di quelle montagne d’acqua -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -che si rizzavano a poppa: ma un abile colpo di -barra, dato dal pilota, cansava la catastrofe. I -passaggieri erano a volte coperti dalla testa ai -piedi dalla schiuma, ch’essi ricevevano filosoficamente. -Fix bestemmiava senza dubbio. L’intrepida -Auda, con gli occhi fissi sul suo compagno, -di cui doveva ammirare il sangue freddo, si mostrava -degna di lui, ed affrontava la procella al -suo fianco. Quanto a Phileas Fogg, pareva che -quel tifone facesse parte del suo programma. -</p> - -<p> -Fin allora la <i>Tankadera</i> aveva fatto sempre via -al nord, ma verso sera, come era da temere, il -vento girando di tre quarti, alò il nord-ovest. La -goletta, offrendo allora il fianco ai flutti, fu spaventosamente -sobbalzata. Il mare la percuoteva -con una violenza tale da spaventare chi non sappia -con quale solidità tutte le parti di un bastimento -sono connesse tra loro. -</p> - -<p> -Con la notte, la tempesta crebbe vieppiù. Vedendo -far scuro, e con l’oscurità imperversare la -procella, John Bunsby risentì vive inquietudini. -Egli chiese a sè stesso se non fosse tempo di -poggiare in porto, e consultò il suo equipaggio. -</p> - -<p> -Consultati i suoi uomini, John Bunsby si avvicinò -al signor Fogg e gli disse: -</p> - -<p> -“Credo, Vostro Onore, che faremo bene di ripararci -in un porto della costa. -</p> - -<p> -— Lo credo anch’io, rispose Phileas Fogg. -</p> - -<p> -— Ah! fece il pilota, ma quale? -</p> - -<p> -— Non ne conosco che uno, rispose il signor -Fogg pacatamente. -</p> - -<p> -— Ed è?... -</p> - -<p> -— Shangai.„ -</p> - -<p> -Questa risposta, il piloto stette dapprima alcuni -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -minuti senza comprendere quel che significasse, -quel che racchiudesse di ostinazione e di -tenacità. Indi, esclamò: -</p> - -<p> -“Ebbene, sì! Vostro Onore ha ragione. A -Shangai.„ -</p> - -<p> -E la direzione della <i>Tankadera</i> fu imperturbabilmente -mantenuta verso il nord. -</p> - -<p> -Notte veramente terribile! Vero miracolo, se -la piccola goletta non si capovolse. Due volte -essa fa investita, e tutto sarebbe stato strappato -da bordo, se le ritenute fossero mancate. Mistress -Auda era affranta, ma non mise un lamento. Parecchie -volte il signor Fogg dovette precipitarsi -verso di lei per proteggerla dalla violenza dei -marosi. -</p> - -<p> -Il giorno riapparve. La tempesta si scatenò -ancora con sommo furore. Tuttavia il vento ricadde -nel sud-est. Era una modificazione favorevole, -e la <i>Tankadera</i> fece di bel nuovo via su -quel mare irato, le cui onde cozzavano allora -con quelle che provocava la nuova direzione del -vento. Da qui, un cozzo di contro-ondate che -avrebbe schiacciato un’imbarcazione meno solidamente -costrutta. -</p> - -<p> -Di quando in quando si scorgeva la costa tramezzo -alle nebbie squarciate, ma non una nave -in vista. La <i>Tankadera</i> era sola a tenere il mare. -</p> - -<p> -A mezzodì ci furono sintomi di calma, che, -con l’abbassamento del sole sull’orizzonte, si pronunciarono -più distintamente. -</p> - -<p> -La poca durata della tempesta dipendeva dalla -sua stessa violenza. I passaggieri, completamente -affranti, poterono mangiare un tantino e prendere -qualche riposo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -</p> - -<p> -La notte fu relativamente tranquilla. Il piloto -fe’ ristabilire le sue vele al basso terzaruolo. La -celerità dell’imbarcazione fu considerevole. La -domane, 11, al sorgere del sole, fatta ricognizione -della costa, John Bunsby potè affermare che si -era a circa cento miglia da Shangai. -</p> - -<p> -Cento miglia, e non rimaneva che quella giornata -per farle! La sera stessa il signor Fogg -doveva giungere a Shangai, se non voleva mancare -alla partenza del piroscafo di Yokohama. -Senza la tempesta, durante la quale egli perdette -parecchie ore, sarebbe stato in quel momento a -trenta miglia dal porto. -</p> - -<p> -La brezza calmava sensibilmente, ma fortunatamente -il mare si appianava con lei. La goletta -si coprì di tela. Freccie, vele di straglio, controfiocco, -tutto portava, e il mare spumeggiava sotto -l’asta di prora. -</p> - -<p> -A mezzodì, la <i>Tankadera</i> non era a più di quarantacinque -miglia da Shangai. Le rimanevano -sei ore per arrivare a questo porto, prima della -partenza del piroscafo di Yokohama. -</p> - -<p> -I timori furono vivi a bordo. Si voleva giungere -a qualunque costo. Tutti, — eccettuato senza -dubbio Phileas Fogg, — sentivano il loro cuore -battere d’impazienza. Bisognava che la piccola -goletta si mantenesse in una media di nove miglia -all’ora, e il vento calmava sempre! Era una -brezza irregolare, a cagione di certi soffi capricciosi -che venivano dalla costa. Passavano, e il -mare si digrinzava subito dopo il loro passaggio. -</p> - -<p> -Però l’imbarcazione era così leggiera, le sue -vele alte, di fino tessuto, raccoglievano così bene -le pazze brezze, che, mercè l’aiuto della corrente, -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -a sei ore, John Bunsby non contava più che una -distanza di dieci miglia sino al fiume di Shangai, -perchè la città stessa è posta a dodici miglia -almeno dalla foce. -</p> - -<p> -Alle sette si era ancora a tre miglia da Shangai. -Una formidabile bestemmia scappò dalle labbra -del pilota.... Il suo premio di duecento sterline -stava per isfuggirgli. Egli guardò il signor -Fogg. Il signor Fogg era impassibile, eppure -tutta la sua fortuna era in giuoco in quel momento.... -</p> - -<p> -In quel momento dunque, un lungo tubo nero, -coronato da un pennacchio di fumo, apparve a -fior d’acqua. Era il piroscafo americano che usciva -all’ora regolamentare. -</p> - -<p> -“Maledizione! esclamò John Bunsby, che respinse -la barra con braccio disperato. -</p> - -<p> -— Dei segnali,„ disse semplicemente Phileas -Fogg. -</p> - -<p> -Un cannoncino di bronzo si protendeva a prora -della <i>Tankadera</i>. Serviva a far segnali nei tempi -di nebbia. Lo si caricò sino alla bocca: ma al -momento in cui il pilota stava per applicare un -carbone ardente sul luminello: -</p> - -<p> -“La bandiera in derna,„ disse il signor Fogg. -</p> - -<p> -La bandiera fu ammainata a mezz’albero. Era -un segnale di pericolo, e si poteva sperare che -il piroscafo americano scorgendolo, modificherebbe -la sua via per raggiungere l’imbarcazione. -</p> - -<p> -“Fuoco!„ disse il signor Fogg. -</p> - -<p> -E la detonazione del cannoncino di bronzo -rintronò nell’aria. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span></p> - -<h2 id="cap22">CAPITOLO XXII. -<span class="smaller">Nel quale Gambalesta impara che il danaro -è necessario anco agli antipodi.</span></h2> -</div> - -<p> -Il <i>Carnatic</i>, avendo lasciato Hong-Kong il 7 -novembre, alle sei e mezzo di sera, si dirigeva a -tutto vapore verso le terre del Giappone. Esso -portava un carico completo di mercanzie e di -viaggiatori. Due cabine di poppa rimanevano -inoccupate. Erano quelle noleggiate per conto del -signor Phileas Fogg. -</p> - -<p> -La mattina seguente, gli uomini di prora potevano -vedere, non senza qualche sorpresa, un passaggiero -dall’occhio istupidito, l’andatura vacillante, -la testa scarmigliata, che usciva dalla -boccaporta dei secondi posti ed andava titubando -ad assidersi sopra una dara. -</p> - -<p> -Quel passeggiero era Gambalesta in persona. -Ecco cos’era accaduto. -</p> - -<p> -Alcuni istanti dopo che Fix ebbe lasciato la -tabagìa, due camerieri avevano preso Gambalesta -profondamente addormentato e l’avevano coricato -sul letto riservato ai fumatori. Ma tre ore dopo, -Gambalesta, perseguitato persino nei suoi incubi -da un’idea fissa, si risvegliava e lottava contro -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -l’azione stupefacente del narcotico. Il pensiero -del dovere non adempiuto scuoteva il suo torpore. -Egli lasciava quel letto di ubbriachi, e traballando, -appoggiandosi ai muri, cadendo e rialzandosi, -ma sempre e irresistibilmente spinto da -una specie d’istinto, egli usciva dalla tabagìa, -gridando come in un sogno: il <i>Carnatic!</i> il <i>Carnatic!</i> -</p> - -<p> -Il piroscafo era là, fumante, pronto a partire. -Gambalesta non aveva che pochi passi da fare. -Egli si slanciò sul ponte volante, oltrepassò la -murata, e cadde privo di sensi a prora, al momento -che il <i>Carnatic</i> scioglieva i suoi ormeggi. -</p> - -<p> -Alcuni marinai, da gente avvezza a simili scene, -discesero il poveraccio in una cabina dei secondi -posti, e Gambalesta non si risvegliò che la mattina -dopo, a centocinquanta miglia dalle terre -della Cina. -</p> - -<p> -Ecco il perchè, quel mattino, Gambalesta si -trovava sul ponte del <i>Carnatic</i>, ove usciva ad -aspirare con tutta la forza dei suoi polmoni le -fresche brezze del mare. L’aria pura finì di levargli -tutti i fumi dell’oppio. Egli cominciò a raccogliere -le sue idee, e non ci riuscì senza stento. Ma, finalmente, -si ricordò la scena del giorno prima, le -confidenze di Fix, la tabagìa. -</p> - -<p> -— È evidente, disse tra sè, che sono stato abbominevolmente -ubbriacato! Che dirà mai il signor -Fogg? Ad ogni modo, non ho perduto il battello: -quest’è il principale. -</p> - -<p> -Indi pensando a Fix: -</p> - -<p> -— Ah! colui! disse tra sè, spero bene che ne -siamo sbarazzati: dopo ciò che mi propose non -avrà certo osato seguirci sul <i>Carnatic</i>. Un ispetttore -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -di polizia, un <i>detective</i> alle calcagna del mio -padrone, accusato di quel furto commesso alla -Banca d’Inghilterra! Baje! Il signor Fogg è un -ladro come io sono un assassino! -</p> - -<p> -Gambalesta doveva egli raccontare queste cose -al suo padrone? Conveniva informarlo della parte -avuta da Fix in quell’affare? Non sarebbe forse -meglio aspettare il suo arrivo a Londra, per dirgli -che un agente della polizia metropolitana lo aveva -seguito intorno al mondo, e per riderne con lui? -Sì, senza dubbio; ad ogni modo, era cosa da esaminare. -Il più urgente era di andare dal signor -Fogg e fargli accettare le sue scuse per quella -inqualificabile condotta. -</p> - -<p> -Gambalesta si alzò dunque. Il buon ragazzo, -dalle gambe tuttora poco solide, arrivò alla bell’e -meglio a poppa della nave. -</p> - -<p> -Sul ponte, egli non vide nessuno che rassomigliasse -nè al suo padrone, nè a mistress Auda. -</p> - -<p> -— Ho capito! pensò egli, mistress Auda è -ancora coricata a quest’ora; quanto al signor -Fogg, egli avrà trovato qualche giuocatore di -<i>whist</i>, e secondo la sua abitudine.... -</p> - -<p> -In così dire, Gambalesta scese nel salone. Il -signor Fogg non c’era. Gambalesta non aveva -che una cosa a fare: domandare al <i>purser</i> (contabile) -quale camerino occupava il signor Fogg. -Il <i>purser</i> gli rispose che non conosceva nessun -passaggiero di questo nome. -</p> - -<p> -— Ma sì, disse Gambalesta. Un gentleman alto, -freddo, poco comunicativo, accompagnato da una -giovane signora.... -</p> - -<p> -— Non abbiamo nessuna giovane signora a -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -bordo, rispose il <i>purser</i>. E poi, ecco qui l’elenco -dei passaggieri. Potete consultarlo. -</p> - -<p> -Gambalesta consultò l’elenco.... Il nome del suo -padrone non vi figurava! -</p> - -<p> -Egli si sentì come un capogiro. Indi un’idea gli -attraversò il cervello. -</p> - -<p> -— Oh che! sono o non sono sul <i>Carnatic?</i> -</p> - -<p> -— Sì, rispose il <i>purser.</i> -</p> - -<p> -— In via per Yokohama? -</p> - -<p> -— Per l’appunto. -</p> - -<p> -Gambalesta aveva avuto per un istante il timore -di essersi sbagliato di nave! Ma se egli era -sul <i>Carnatic</i>, era certo che il suo padrone non vi -si trovava. -</p> - -<p> -Gambalesta si abbandonò sopra un seggiolone. -Era un colpo di fulmine. E d’un subito la luce -si fece in lui. Egli si ricordò che l’ora di partenza -del <i>Carnatic</i> era stata anticipata, ch’egli -doveva avvertirne il suo padrone, che non lo -aveva fatto, e che era colpa sua se il signor Fogg -e mistress Auda avevano mancato alla partenza! -</p> - -<p> -Colpa sua, sì, ma ancor più colpa di quel traditore -che, per separarlo dal suo padrone, per -tener questi a Hong-Kong, lo aveva ubbriacato! -Giacchè egli capì finalmente la manovra dell’ispettore -di polizia. Ed ora il signor Fogg, certissimamente -rovinato, la sua scommessa perduta, arrestato, -incarcerato forse!... Gambalesta a questo -pensiero si strappava i capelli. Ah! se Fix gli -capitasse sotto la mano, che resa di conti! -</p> - -<p> -Finalmente, Gambalesta dopo il primo momento -di abbattimento ripigliò il suo sangue freddo e -studiò la situazione. Poco invidiabile, in verità. -Egli si trovava in via pel Giappone. Certo di -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -giungervi, in che modo ne tornerebbe via? Aveva -le tasche vuote. Non uno scellino, non un penny. -Meno male che il suo passaggio e il suo vitto a -bordo erano pagati. Egli aveva cinque o sei giorni -dinanzi a sè per riflettere e pigliare una determinazione. -Quel ch’ei mangiò e bevve in quel -tragitto non si potrebbe descrivere. Egli mangiò -pel suo padrone, per mistress Auda e per sè. -Mangiò come se il Giappone, dove stava per -approdare, fosse un paese deserto, sprovvisto di -qualunque sostanza commestibile. -</p> - -<p> -Il 13, con la marea del mattino, il <i>Carnatic</i> -entrava nel porto di Yokohama. -</p> - -<p> -Questo punto è un approdo importante del -Pacifico, dove poggiano in porto tutti i piroscafi -che fanno il servizio della posta e dei viaggiatori -tra l’America del Nord, la Cina, il Giappone e le -isole della Malesia. Yokohama è situata nella -medesima baia di Yeddo, a poca distanza da -quell’immensa città, seconda capitale dell’impero -giapponese, già residenza del taikun, nel tempo -in cui quell’imperatore civile esisteva, e rivale di -Meaka, la grande città che abita il mikado, imperatore -ecclesiastico e discendente degli dêi. -</p> - -<p> -Il <i>Carnatic</i> andò a schierarsi al molo di Yokohama, -vicino alle gettate del porto ed ai magazzini -della dogana, in mezzo a buon numero di -navi appartenenti a tutte le nazioni. -</p> - -<p> -Gambalesta pose il piede senz’alcun entusiasmo -su quella terra tanto curiosa dei Figli del Sole. -Il meglio ch’ei potesse fare era di pigliarsi il -caso per guida, e andare alla ventura per le -strade della città. -</p> - -<p> -Gambalesta si trovò dapprima in una città assolutamente -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -europea, con case a facciate basse, -ornate di verande sotto le quali si entrava in -eleganti peristilii, e che copriva con le sue strade, -con le sue piazze, co’ suoi <i>docks</i>, co’ suoi magazzini, -lo spazio compreso dal promontorio del -Trattato sino al fiume. Colà, come a Hong-Kong, -come a Calcutta, formicolava un miscuglio di -gente di tutte le razze. Americani, Inglesi, Cinesi, -Olandesi, mercanti pronti a vender tutto ed a -comperare di tutto, in mezzo a’ quali il Francese -si trovava tanto estraneo come se fosse stato gettato -nel paese degli Ottentotti. -</p> - -<p> -Gambalesta aveva bensì un espediente; quello -di raccomandarsi agli agenti consolari francesi -o inglesi stabiliti a Yokohama; ma gli ripugnava -il raccontare la sua storia, così intimamente commista -a quella del suo padrone, e prima di risolversi -a ciò, egli voleva aver esaurito tutti gli -altri mezzi. -</p> - -<p> -Laonde, dopo aver percorso la parte europea -della città, senza che la sorte lo avesse in nulla -aiutato, egli entrò nella parte giapponese, deciso, -all’occorrenza, di avanzarsi sino a Yeddo. -</p> - -<p> -Quella porzione indigena di Yokohama è chiamata -Benten, dal nome di una dea del mare, -adorata sulle isole vicine. Ivi si vedevano ammirabili -viali di abeti e di cedri, porte sacre di -un’architettura strana, ponti nascosti in mezzo ai -bambù ed alle canne, tempii riparati sotto la vôlta -immensa e malinconica dei cedri secolari, bonzerie -in fondo alle quali vegetavano i sacerdoti -del buddismo e i settari della religione di Confucio, -vie interminabili in cui si poteva raccogliere -una messe di fanciulli dalla carnagione -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -rosea e dalle guance rosse, piccoli fantocci che -parevano intagliati da qualche paravento indigeno, -e che si trastullavano in mezzo a cani barboni -dalle gambe corte e a gatti giallastri, senza -coda, molto pigri e molto carezzevoli. -</p> - -<p> -Nelle vie, era tutt’un formicolìo, un andirivieni -incessante: bonzi che passavano processionalmente -picchiando i loro tamburelli monotoni, -yakunini, ufficiali di dogana o di polizia, dai cappelli -acuminati incrostati di lacca, e che portavano -due sciabole alla cintura, soldati vestiti di -cotonine azzurre a righe bianche e armati di fucili -a percussione, uomini d’armi del mikado, -insaccati nella loro giubba di seta, con giaco e -saio di maglie, e un’infinità di altri militari di -ogni condizione, poichè al Giappone la professione -del soldato è altrettanto stimata quanto in -Cina è sprezzata. Poi frati questuanti, pellegrini -in lunghe vesti, semplici borghesi dalla capigliatura -liscia e di un nero d’ebano, testa grossa, -busto lungo, gambe gracili, statura poco elevata, -carnagione colorita dalle cupe tinte del rame sino -al bianco latteo, ma mai gialla come quella dei -Cinesi da cui i Giapponesi differiscono essenzialmente. -Finalmente, tra le carrozze, i palanchini, -i cavalli, i portatori, le carriole a vela, i -<i>norimon</i> a pareti di lacca, i <i>cango</i> soffici, veri -letti in bambù, si vedevano circolare a piccoli -passi col loro piedino calzato di scarpe di tela, -di sandali di paglia o di zoccoli in legno lavorato, -alcune donne poco belle, dagli occhi dipinti, -dal petto depresso, dai denti anneriti secondo la -moda del giorno, ma portanti con eleganza l’abito -nazionale, il <i>kirimon</i>, specie di veste da camera -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -incrociata da una ciarpa di seta, la cui larga -cintura si risolveva di dietro in un nodo stravagante, — che -le moderne Parigine sembrano -aver tolto a prestito alle Giapponesi. -</p> - -<p> -Gambalesta passeggiò per alcune ore in mezzo -a quella folla variopinta, guardando anche le -curiose ed opulente botteghe, i bazar ove s’ammucchia -tutta la canutiglia dell’oreficeria giapponese, -le <i>restaurations</i> adorne di banderuole e di -bandiere, nelle quali gli era vietato d’entrare, e -quelle case di thè dove si beve a tazza colma l’acqua -calda e odorosa, e il <i>saki</i>, bevanda estratta dal -riso in fermentazione, e quelle comode tabagìe -dove si fuma un tabacco finissimo e non già l’oppio, -il cui uso è quasi sconosciuto al Giappone. -</p> - -<p> -Indi, Gambalesta si trovò nei campi in mezzo -alle immense risaie. Ivi, si presentavano alla -vista, con fiori che sfoggiavano i loro ultimi colori -e i loro ultimi profumi, delle camelie sfarzose, -non già sopra arboscelli, ma sopra veri alberi, -e nei recinti i bambù, i ciliegi, i susini, i -meli, che i Giapponesi coltivano più pei loro -fiori che pei loro frutti, e che dei fantocci smorfiosi, -degli arganelli striduli difendono dal becco -dei passeri, dei colombi, dei corvi, ed altri volatili -voraci. Non un cedro maestoso che non alberghi -qualche grande aquila, non un salice piangente -che non nasconda nel suo fogliame qualche -airone, malinconicamente appollaiato sopra -una zampa; insomma dovunque cornacchie, anitre, -sparvieri, oche selvatiche, e gran numero di -quelle grù che i Giapponesi trattano da Eccellenze, -e che simboleggiano per essi la longevità e -la felicità. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -</p> - -<p> -Errando così, alla ventura. Gambalesta scorse -alcune violette tra l’erbe: -</p> - -<p> -— To’! diss’egli, ecco la mia cena. -</p> - -<p> -Ma avendole odorate, non trovò in loro alcun -profumo. -</p> - -<p> -— Fortuna avversa! pensò egli. -</p> - -<p> -Vero è che l’onesto giovane aveva, in previsione, -fatta la colazione più copiosa che avesse -potuto, prima di lasciare il <i>Carnatic</i>; ma dopo -una giornata di passeggiata, si sentì lo stomaco -molto vuoto. Egli aveva pur notato che pecore, -capre o maiali mancavano assolutamente alle -mostre dei macellai indigeni, e, siccome sapeva che -era un sacrilegio l’uccidere i buoi, unicamente -riservati ai bisogni dell’agricoltura, ne aveva concluso -che la carne fosse rara al Giappone. Non -s’ingannava; ma in mancanza di carne da macello, -il suo stomaco si sarebbe volentieri rassegnato -ai pezzi di cinghiali o di daini, alle pernici od -alle quaglie, al pollame od al pesce, di cui i -Giapponesi si nutrono quasi esclusivamente in un -col prodotto delle risaie. Ma dovette far buon -viso a cattiva fortuna, e rimandò alla domane la -cura di provvedere al suo vitto. -</p> - -<p> -Venne la notte, Gambalesta rientrò nella città -indigena, ed errò nelle vie in mezzo alle lanterne -multicolori, guardando i gruppi di funamboli eseguire -i loro prodigiosi esercizii, e gli astrologhi -all’aria aperta che addensavano la folla intorno al -loro cannocchiale. Indi egli rivide la rada, smaltata -dai fianchi dei pescatori, che attiravano il -pesce alla luce di resine infiammate. -</p> - -<p> -Finalmente le strade si spopolarono. Alla folla -succedettero le ronde di yakunini (specie di guardie -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -di pubblica sicurezza). Quegli ufficiali, nei -loro magnifici costumi e in mezzo al loro seguito, -parevano tanti ambasciatori, e Gambalesta ripeteva -tra sè piacevolmente, ogni volta che incontrava -taluna di tali pattuglie risplendenti: -</p> - -<p> -“Ci siamo! Ecco un’altra ambasciata giapponese -che parte per l’Europa!„ -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span></p> - -<h2 id="cap23">CAPITOLO XXIII. -<span class="smaller">Nel quale il naso di Gambalesta -si allunga smisuratamente.</span></h2> -</div> - -<p> -La domane, Gambalesta, stanco, affamato, disse -a sè stesso che bisognava mangiare a qualunque -costo, e che il più presto era il meglio. Egli -aveva bensì l’espediente di vendere l’orologio, -ma sarebbe piuttosto morto di fame. Era allora -il caso pel poveraccio, o mai più, di utilizzare -la voce forte, se non melodica, cui la natura avevagli -concesso. Egli sapeva alcune canzoncine di -Francia e d’Inghilterra, e risolse di metterle a -prova. I Giapponesi dovevano certamente essere -amanti di musica, poichè tutto si fa in casa loro -al suono dei cimballi, del <i>tam-tam</i> e dei tamburi, -ed essi non potevano che apprezzare i talenti di -un virtuoso europeo. -</p> - -<p> -Ma forse l’ora era troppo mattutina per organizzare -un concerto, e i dilettanti, inaspettatamente -risvegliati, non avrebbero pagato il cantore -in moneta dall’effigie del mikado. -</p> - -<p> -Gambalesta si decise dunque di aspettare alcune -ore; ma, cammin facendo, fece la riflessione -che sembrerebbe troppo ben vestito per un artista -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -ambulante, e gli venne l’idea di scambiare i -suoi abiti con altri più in armonia con la sua -posizione. Questo scambio doveva, d’altra parte, -produrre un po’ di danaro, da applicarsi immediatamente -a soddisfare il suo appetito. -</p> - -<p> -Presa questa risoluzione, rimaneva di porla in -esecuzione. Non fu che dopo lunghe ricerche che -Gambalesta scoprì un rigattiere indigeno, al quale -espose la sua domanda. L’abito europeo piacque -al rigattiere, e ben presto Gambalesta si trovò -coperto con una vecchia veste giapponese ed in -testa una specie di turbante tutto scolorito dall’azione -del tempo. Ma in cambio alcune monetuccie -d’argento gli risuonavano in tasca. -</p> - -<p> -“Bene, pensò egli, mi figurerò di essere in carnevale.„ -</p> - -<p> -La prima cura di Gambalesta in tal modo -“giapponizzato„ fu di entrare in una <i>teahouse</i> -(bottega da thè) di modesta apparenza, e qui, con -un avanzo di pollo e delle manate di riso a discrezione, -egli fe’ colazione da uomo pel quale il -pranzo sia ancora un problema da risolvere. -</p> - -<p> -“Ora, disse tra sè allorchè fu copiosamente -ristorato, si tratta di non perdere la testa. Non -ho più l’espediente di vendere queste spoglie per -delle altre ancor più giapponesi. È d’uopo dunque -pensare al mezzo di lasciare più prontamente -possibile questo paese del Sole, di cui non conserverò -che un doloroso ricordo!„ -</p> - -<p> -Gambalesta pensò allora a visitare i piroscafi -in partenza per l’America. Egli intendeva offrirsi -in qualità di cuoco o di domestico, non chiedendo -altra retribuzione che il passaggio e il vitto. A -San Francisco poi s’ingegnerebbe a trarsi d’impaccio. -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -L’importante era di percorrere quelle -quattromila miglia del Pacifico, che intercedono -tra il Giappone e il Nuovo-Mondo. -</p> - -<p> -Gambalesta non essendo uomo da trascurare -una buona idea, si diresse verso il porto di Yokohama. -Mano mano che si avvicinava ai <i>docks</i>, -il suo progetto, che gli era parso così semplice -al momento che glien’era venuta l’idea, gli pareva -ognora più ineseguibile. Perchè mo’ si avrebbe -bisogno di un cuoco o di un cameriere a bordo -di un piroscafo americano, e quale fiducia inspirerebbe -egli, vestito a quel modo? Quali raccomandazioni -far valere? Quali referenze indicare? -</p> - -<p> -Mentre rifletteva così, i suoi sguardi caddero -sopra un immenso cartellone che una specie di -<i>clown</i> portava su e giù per le vie di Yokohama. -Quel manifesto era così concepito in inglese: -</p> - -<p class="center"> -COMPAGNIA GIAPPONESE ACROBATICA<br /> -DELL’ONOREVOLE<br /> -WILLIAM BATULCAR -</p> - -<p class="center"> -<i>Ultime rappresentazioni prima della loro partenza</i><br /> -<i>per gli Stati Uniti d’America, dei</i><br /> -LUNGHI-NASI-LUNGHI-NASI -</p> - -<p class="center"> -<i>sotto l’invocazione diretta del Dio Tengù</i><br /> -GRANDE ENTUSIASMO. -</p> - -<p> -“Gli Stati Uniti d’America! esclamò Gambalesta, -ecco il fatto mio!...„ -</p> - -<p> -Egli seguì l’uomo-cartellone, e, dietro a lui -entrò ben presto nella città giapponese. Da lì a -un quarto d’ora egli si fermava dinanzi ad una -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -vasta baracca, coronata da parecchi trofei di -banderuole, e le cui pareti esterne rappresentavano -senza prospettiva, ma in colori sfacciati, -un’intera compagnia di bagatellieri. -</p> - -<p> -Era lo stabilimento dell’onorevole Batulcar, -specie di Barnum americano, direttore di una -compagnia di saltimbanchi, bagatellieri, pagliacci, -acrobati, equilibristi, ginnasti, che, secondo il -manifesto, dava le sue ultime rappresentazioni -prima di lasciare l’impero del Sole per gli Stati -dell’Unione. -</p> - -<p> -Gambalesta entrò sotto un peristilio che precedeva -la baracca, e chiese del signor Batulcar. -Comparì il signor Batulcar in persona. -</p> - -<p> -“Che volete? diss’egli a Gambalesta, cui prese -a tutta prima per un indigeno. -</p> - -<p> -— Avete bisogno di un servo? domandò Gambalesta. -</p> - -<p> -— Un servo, esclamò il Barnum, accarezzando -il folto pizzo grigio che assiepava il suo mento, -io ne ho due, obbedienti, fedeli, che non mi lasciarono -mai, e che mi servono per niente, a patto -ch’io li nutra. Ed eccoli qua, aggiunse egli, mostrando -le sue due braccia robuste, rigate da vene -grosse come corde di contrabbasso. -</p> - -<p> -— Sicchè, io non posso esservi utile a nulla? -</p> - -<p> -— A nulla. -</p> - -<p> -— Cospetto! pure mi sarebbe convenuto tanto -di partir con voi. -</p> - -<p> -— O che! disse l’onorevole Batulcar, voi siete -giapponese com’io sono una scimmia! Perchè dunque -siete vestito a codesto modo? -</p> - -<p> -— Eh! ognuno si veste come può! -</p> - -<p> -— Quest’è vero. Siete un Francese, voi? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -</p> - -<p> -— Sì, Parigino di Parigi. -</p> - -<p> -— Allora dovete saper fare molte smorfie. -</p> - -<p> -— Affè, rispose Gambalesta, punto di vedere -la sua nazionalità provocare quella domanda, noi -altri Francesi sappiamo fare delle smorfie, è vero, -ma non meglio degli Americani! -</p> - -<p> -— Giusto. Ebbene, se non vi piglio come servo, -posso pigliarvi come <i>clown</i>. Mi capite, giovinotto -mio; in Francia si hanno pagliacci stranieri, e -all’estero pagliacci francesi! -</p> - -<p> -— Ah! -</p> - -<p> -— Siete robusto, poi! -</p> - -<p> -— Specialmente quando mi alzo da tavola. -</p> - -<p> -— E sapete cantare? -</p> - -<p> -— Sì, rispose Gambalesta, che in passato aveva -fatto la sua parte in certi concerti di strada. -</p> - -<p> -— Ma sapete cantare con la testa in giù, con -una trottola che gira sulla pianta del piede sinistro -e una sciabola in equilibrio sulla pianta -del piede destro? -</p> - -<p> -— Altro che! rispose Gambalesta, che si ricordava -i primi esercizi della sua giovinezza. -</p> - -<p> -— Gli è che, vedete, tutto sta in questo! rispose -l’onorevole Batulcar. -</p> - -<p> -Il contratto fu stipulato <i>hic et nunc</i>. -</p> - -<p> -Alla perfine Gambalesta aveva trovato una posizione. -Egli era arruolato per far di tutto nella -celebre compagnia giapponese. Ciò non lusingava -molto il suo amor proprio, ma prima di otto -giorni egli poteva essere in viaggio per San Francisco. -</p> - -<p> -La rappresentazione, annunciata con gran fracasso -dall’onorevole Batulcar, doveva cominciare -alle tre, e ben presto i formidabili strumenti -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -d’un’orchestra giapponese, tamburi e tam-tam, -strepitarono alla porta. Si capisce bene che Gambalesta -non aveva potuto studiare una parte, ma -egli doveva prestare l’appoggio delle sue solide -spalle nel grande esercizio del “grappolo umano„ -eseguito dai Lunghi-Nasi del dio Tengù. Codesta -<i>great attraction</i> della rappresentazione doveva chiudere -la serie degli esercizii. -</p> - -<p> -Prima delle tre, gli spettatori avevano invaso -la vasta baracca. Europei ed indigeni, Cinesi e -Giapponesi, uomini, donne e fanciulli, si precipitavano -sulle strette panchette e nei palchi che -facevano fronte alla scena. I musicanti eransi ritirati -nell’interno, e l’orchestra, al completo, <i>gong</i>, -<i>tam-tam</i>, nacchere, flauti, tamburelli e gran casse, -suonava furiosamente. -</p> - -<p> -Questa rappresentazione fu ciò che sono tutti -codesti spettacoli di acrobati. Ma convien pure -confessare che i Giapponesi sono i primi equilibristi -del mondo. Uno, munito del suo ventaglio -e di pezzetti di carta, eseguiva l’esercizio tanto -grazioso delle farfalle e dei fiori. Un altro, col -fumo odoroso della sua pipa, tracciava rapidamente -in aria una serie di parole azzurrognole, -che formavano un complimento all’indirizzo dell’assemblea. -Questi giuocava con delle candele -accese, che spense successivamente quando passarono -dinanzi alle sue labbra e ch’egli riaccese -l’una all’altra senza interrompere un solo istante -il suo giuoco di prestigio. Quegli riproduceva col -mezzo di trottole giranti le più inverosimili combinazioni; -sotto la sua mano quegli arnesi susurroni -parevano animarsi di vita propria nella loro -interminabile giravolta; correvano sopra cannuccie -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -di pipa, sopra tagli di sciabola, sopra fili di -ferro, veri capelli tesi da una parte all’altra della -scena; facevano il giro di grandi vasi di cristallo, -salivano scale di bambù, si smarrivano in tutti -i canti; producevano effetti armonici dei più strani -combinando le loro tonalità diverse. I bagatellieri -saltavano con le trottole, ed esse giravano in -aria; le lanciavano a guisa di volanti, con delle -racchette di legno, ed esse giravano sempre; se -le cacciavano in tasca, e quando le estraevano -giravano ancora, — finchè allo scatto di una -molla si convertivano in fuochi di artificio! -</p> - -<p> -Inutile descrivere qui i prodigiosi esercizi degli -acrobati e ginnasti della Compagnia. I giuochi -della scala, della pertica, della palla, delle botti, -ecc., furono eseguiti con una precisione sorprendente. -Ma la principale attrattiva della rappresentazione -era la comparsa di quei “Lunghi-Nasi,„ -prodigiosi equilibristi che l’Europa non -conosce ancora. -</p> - -<p> -Codesti Lunghi-Nasi formano una corporazione -particolare posta sotto l’invocazione diretta del -dio Tengù. Erano vestiti come eroi del medioevo -e portavano uno splendido paio d’ali alle -spalle. Ma ciò che li distingueva in ispecial modo -era il lungo naso che si protendeva dalla loro -faccia, e l’uso che ne facevano. Quei nasi non -erano altro che cannuccie di bambù, lunghe cinque, -sei, dieci piedi, talune diritte, altre ricurve, -queste lisce, quelle bitorzolute. Orbene: precisamente -su queste appendici, fissate con solidità, -si operavano tutti gli esercizi di equilibrio. Una -dozzina di quei settarii del dio Tengù si coricarono -supini, e i loro compagni andarono a sollazzarsi -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -sui loro nasi, ritti a guisa di parafulmini, -saltando, balzando da questo a quello, ed eseguendo -le più straordinarie cose. -</p> - -<p> -Per terminare, era stata specialmente annunciata -al pubblico la piramide umana, nella quale -una cinquantina di Lunghi-Nasi dovevano figurare -il Carro di Jaggernaut. Ma invece di formare -questa piramide pigliando le loro spalle per punto -d’appoggio, gli artisti dell’onorevole Batulcar non -dovevano sorreggersi che sui loro nasi. Ora, siccome -uno di quelli che formavano la base del -carro aveva abbandonato la compagnia, e siccome -bastava essere vigoroso e destro, Gambalesta fu -scelto per surrogarlo. -</p> - -<p> -Certo che il degno giovine si sentì tutto mortificato, -quando — triste ricordo della giovinezza — egli -ebbe indossato il suo vestito del medio -evo, adorno di ali multicolori, e che un naso -di sei piedi gli fu applicato sulla faccia! Ma -alla fin fine quel naso gli dava il pane, e si fece -animo. -</p> - -<p> -Gambalesta entrò in scena ed andò a schierarsi -con que’ suoi colleghi che dovevano formare la -base del Carro di Jaggernaut. Tutti si stesero a -terra, col naso ritto al cielo. Una seconda squadra -di equilibristi andò a posarsi su quelle lunghe -appendici, una terza le tenne dietro, indi una -quarta, e su quei nasi che si toccavano soltanto -per la punta, un monumento umano s’innalzò in -brev’ora sino al soffitto del teatro. -</p> - -<p> -Ora, gli applausi raddoppiavano e gl’istrumenti -dell’orchestra rintronavano come tanti fulmini, -quando la piramide vacillò, l’equilibrio si ruppe, -uno dei punti d’appoggio della base venne a -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -mancare, e il monumento crollò come un castello -di carte.... -</p> - -<p> -Era Gambalesta che, abbandonando il suo posto, -saltando la balaustra senza il soccorso delle -sue ali, ed arrampicandosi sulla galleria di destra, -cadeva ai piedi di uno spettatore, esclamando: -</p> - -<p> -“Ah! padron mio! padron mio! -</p> - -<p> -— Voi? -</p> - -<p> -— Io! -</p> - -<p> -— Ebbene, quand’è così, al piroscafo, ragazzo -mio!...„ -</p> - -<p> -Il signor Fogg, mistress Auda che l’accompagnava, -e Gambalesta si erano precipitati pei corridoi -al difuori della baracca. Ma ivi essi trovarono -l’onorevole Batulcar, furente, che reclamava -danni e interessi per il “crollo.„ Phileas Fogg -placò il suo furore gettandogli una manata di -banconote. E alle sei e mezzo, al momento che -stava per partire, il signor Fogg e mistress Auda -ponevano piede sul piroscafo americano, seguiti -da Gambalesta, che portava le ali sulla schiena, -e sulla faccia quel naso di sei piedi che non s’era -ancora potuto strappare dal volto. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span></p> - -<h2 id="cap24">CAPITOLO XXIV. -<span class="smaller">Durante il quale si compie la traversata -dell’Oceano Pacifico.</span></h2> -</div> - -<p> -Ciò che era accaduto in vista di Shangai, il -lettore lo avrà capito a quest’ora. I segnali fatti -dalla <i>Tankadera</i> erano stati veduti dal piroscafo -di Yokohama. Il capitano, vedendo una bandiera -in derna, si era diretto verso la piccola goletta. -Da lì a pochi istanti, Phileas Fogg, saldando il -suo passaggio al prezzo convenuto, metteva in -tasca del padrone John Bunsby cinquecentocinquanta -sterline (14,750 fr.). Indi, l’onorevole gentleman, -mistress Auda e Fix erano saliti a bordo -dello <i>steamer</i>, che aveva fatto senz’altro via per -Nagasaki e Yokohama. -</p> - -<p> -Giunto il mattino stesso, 14 novembre, all’ora -regolamentare, Phileas Fogg, lasciando che Fix -se n’andasse pe’ fatti suoi, erasi recato a bordo -del <i>Carnatic</i>, ed ivi egli risapeva, con gran gioia -di mistress Auda, — e fors’anco di lui, ma egli -non ne lasciò trasparire nulla, — che il francese -Gambalesta era effettivamente giunto il dì prima -a Yokohama. -</p> - -<p> -Phileas Fogg, che doveva ripartire la sera stessa -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -per San Francisco, si pose immediatamente in -traccia del suo servo. Egli si rivolse, ma indarno, -agli agenti consolari francesi e inglesi, e, dopo -aver inutilmente percorso le strade di Yokohama, -disperava già di rinvenire Gambalesta, quando -il caso, o forse una specie di presentimento, lo -fe’ entrare nel baraccone dell’onorevole Batulcar. -Egli non avrebbe di certo riconosciuto il suo -servo sotto quell’eccentrico arnese di araldo, ma -questi, nella sua posizione supina, scorse il suo -padrone nella galleria. Egli non potè frenare un -movimento del suo naso. Da qui, rottura dell’equilibrio, -e il resto. -</p> - -<p> -Ecco quanto Gambalesta riseppe dalla bocca -stessa di mistress Auda, che gli narrò allora -com’era stato fatto il tragitto da Hong-Kong a -Yokohama, in compagnia di un certo Fix, sulla -goletta la <i>Tankadera</i>. -</p> - -<p> -Al nome di Fix, Gambalesta non mosse ciglio. -Egli pensava non esser ancora giunto il momento -di dire al suo padrone ciò che era accaduto tra -l’ispettore di polizia e lui. Laonde, nel racconto -che Gambalesta fece delle sue avventure, egli si -accusò e si scusò soltanto di essere stato sorpreso -dall’ubbriachezza dell’oppio in una tabagìa di -Yokohama. -</p> - -<p> -Il signor Fogg ascoltò freddamente quella narrazione, -senza rispondere; indi egli aprì al suo -servo un credito sufficiente a che questi potesse -procurarsi a bordo degli abiti convenienti. E infatti, -prima che fosse trascorsa un’ora, l’onesto -giovane, essendosi tagliato il naso e mozzato le -ali, non aveva più nulla che ricordasse il settario -del dio Tengù. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -</p> - -<p> -Il piroscafo che faceva il tragitto da Yokohama -a San Francisco apparteneva alla Compagnia del -<i>Pacific Mail steam</i>, e si chiamava <i>General Grant</i>. Era -un ampio <i>steamer</i> a ruote, della portata di duemila -cinquecento tonnellate, ben attrezzato e dotato -di una grande velocità. Un enorme bilanciere si -alzava e si abbassava successivamente al disopra -del ponte; ad una delle sue estremità s’inarticolava -il fusto di uno stantuffo, ed all’altra quello -di una leva, che trasformando il movimento rettilineo -in movimento circolare si applicava direttamente -all’albero delle ruote. Il <i>General Grant</i> -era attrezzato come un tre alberi goletta, e possedeva -una grande superficie di velatura, che -aiutava potentemente il vapore. Facendo le sue -dodici miglia all’ora, il piroscafo non ci doveva -mettere più di ventun giorno ad attraversare -il Pacifico. Phileas Fogg era dunque in diritto -di credere che, deposto il 2 dicembre a -San Francisco, egli sarebbe l’11 a Nuova York e -il 20 a Londra, — anticipando così di qualche -ora quella data fatale del 21 dicembre. -</p> - -<p> -I passeggieri erano in buon numero a bordo -dello <i>steamer</i>: degli Inglesi, molti Americani, una -vera emigrazione di <i>coolies</i> per l’America, e un -certo numero d’ufficiali dell’esercito delle Indie, -che profittavano del loro congedo facendo il giro -del mondo. -</p> - -<p> -Durante il tragitto non accadde alcun incidente -nautico. Il piroscafo, sostenuto sulle sue larghe -ruote, appoggiato dalla sua robusta velatura, rollava -poco. L’Oceano Pacifico giustificava a sufficienza -il suo nome. Il signor Fogg era calmo e -poco comunicativo come d’ordinario. La sua giovine -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -compagna si sentiva sempre più avvinta a -quell’uomo con altri vincoli che quelli della riconoscenza. -Quella natura silenziosa, così generosa -nel suo complesso, l’impressionava più ch’ella nol -credesse, e quasi inconsapevolmente ella si lasciava -invadere da sentimenti di cui l’enigmatico Fogg -non pareva subire menomamente l’influenza. -</p> - -<p> -Inoltre, mistress Auda s’interessava prodigiosamente -ai progetti del gentleman. Ella s’inquietava -degli incagli che potevano compromettere il successo -del viaggio. Sovente ella discorreva con -Gambalesta, che leggeva nel cuore di mistress -Auda. Il bravo giovane aveva ora, rispetto al suo -padrone, la fede del carbonaio; egli non rifiniva -dagli elogi sull’onestà, la generosità, la devozione -di Phileas Fogg; indi rassicurava mistress Auda -sull’esito del viaggio, ripetendo che il più difficile -era fatto, che si era usciti da quei paesi fantastici -della Cina e del Giappone, che si ritornava -alle contrade incivilite, e finalmente che un treno -da San Francisco a Nuova York ed uno transatlantico -da Nuova York a Londra basterebbero, -senza dubbio, a compiere quell’impossibile giro -del mondo nei termini convenuti. -</p> - -<p> -Nove giorni dopo aver lasciato Yokohama, Phileas -Fogg aveva esattamente percorso la metà -del globo terrestre. -</p> - -<p> -Infatti il <i>General Grant</i>, il 23 novembre, passava -al 180º meridiano, quello sul quale si trovano nell’emisfero -australe gli antipodi di Londra. Di ottanta -giorni messi a sua disposizione, il signor -Fogg, vero è, ne aveva impiegati cinquantadue, e -non gliene rimanevano che ventotto da spendere. -Ma bisogna notare che se il gentleman si trovava -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -a mezza strada soltanto “per la differenza dei meridiani,„ -egli aveva in realtà compiuto più di due -terzi del tragitto totale. Quali giravolte forzate, difatti, -da Londra ad Aden, da Aden a Bombay, da -Calcutta a Singapore, da Singapore a Yokohama! A -seguire circolarmente il cinquantesimo parallelo, -che è quello di Londra, la distanza non sarebbe stata -che di circa dodicimila miglia, mentre Phileas -Fogg era costretto, dai capricci dei mezzi di locomozione, -di percorrerne ventiseimila, delle quali -aveva fatto circa diciassettemila e cinquecento, -a quella data del 23 novembre. Ma ora la strada -era diritta, e Fix non era più fra’ piedi ad accumularvi -ostacoli! -</p> - -<p> -Accadde altresì che, quel 25 novembre, Gambalesta -provasse una gran gioia. I lettori ricordano -che il nostro testardo erasi ostinato a mantenere -l’ora di Londra al suo famoso oriuolo di famiglia, -ritenendo false tutte le ore dei paesi ch’egli percorreva. -Ora, quel giorno, quantunque non l’avesse -mai posto nè innanzi nè indietro, il suo orologio -si trovò d’accordo coi cronometri di bordo. -</p> - -<p> -Se Gambalesta ne menò vanto è cosa facile a -capire. Egli avrebbe voluto proprio sapere quello -che Fix avrebbe potuto dire, se fosse stato presente. -</p> - -<p> -“Quel briccone che mi spifferava tante fandonie -sui meridiani, sul sole, sulla luna! ripeteva -Gambalesta. Guardate mo’ che gente! Se si stesse -ad ascoltarli, belli orologi si avrebbero allora! -ero ben sicuro io che un giorno o l’altro il sole -si deciderebbe a regolarsi sul mio orologio!...„ -</p> - -<p> -Gambalesta ignorava questo: che se il quadrante -del suo orologio fosse stato diviso in ventiquattr’ore -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -come gli orologi italiani, egli non avrebbe -avuto motivo alcuno di vantarsi, perocchè le lancette -del suo strumento, quando sarebbero state -le nove del mattino a bordo, avrebbero indicato -nove ore della sera, vale a dire la ventunesima -ora dalla mezzanotte — differenza precisamente -eguale a quella che esiste tra Londra e il centottantesimo -parallelo. -</p> - -<p> -Ma se Fix fosse stato capace di spiegare quest’effetto -puramente fisico, Gambalesta, senza dubbio, -sarebbe stato incapace, se non di comprenderlo, -per lo meno di ammetterlo. E ad ogni modo, -se per un caso impossibile l’ispettore di polizia -si fosse inopinatamente mostrato a bordo in quel -momento, è probabile che Gambalesta, a buon diritto -pien di rancore, avrebbe tratto con lui un -soggetto affatto differente ed in tutt’altro modo. -</p> - -<p> -Ma dov’era Fix in quel momento?... -</p> - -<p> -Fix era precisamente a bordo del <i>General Grant</i>. -</p> - -<p> -Infatti giungendo a Yokohama, l’agente abbandonando -il signor Fogg che si proponeva di ritrovare -nella giornata, erasi recato immediatamente -dal console inglese. Lì egli aveva finalmente trovato -il mandato, che correndogli dietro da Bombay, -aveva già quaranta giorni di data — mandato -che eragli stato spedito da Hong-Kong con -quello stesso <i>Carnatic</i> a bordo del quale lo si credeva. -Immaginatevi il dispetto del <i>detective</i>. Il -mandato tornava inutile! Il signor Fogg aveva -lasciato i possedimenti inglesi! Un atto d’estradizione -era ora necessario per arrestarlo! -</p> - -<p> -“E sia! disse tra sè Fix dopo il primo momento -di collera. Se il mio mandato non è più valido -qui, lo sarà in Inghilterra. Quel furfante pare -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -proprio che voglia ritornare in patria credendo -di aver ingannato la polizia. Bene. Io lo seguirò sin -là. Quanto al danaro, Dio voglia che ne rimanga! -Ma in viaggi, in premi, in processi, in ammende, -in elefanti, in spese d’ogni specie, il mio omo ha -già lasciato più di cinquemila sterline sulla strada. -Alla fin fine, la Banca è ricca!„ -</p> - -<p> -Essendosi così deciso, Fix s’imbarcò anch’esso -sul <i>General Grant</i>. Egli era a bordo, quando il signor -Fogg e mistress Auda vi giunsero. Con sua -somma sorpresa, egli riconobbe Gambalesta sotto -il suo vestito di giocoliere. Si nascose prestamente -nel suo camerino, affine di cansare una spiegazione -che poteva compromettere tutto, — e, -mercè la quantità dei viaggiatori, egli sperava di -non essere visto dal suo nemico, allorchè quel -giorno appunto si trovò faccia a faccia con lui a -prora della nave. -</p> - -<p> -Gambalesta saltò alla gola di Fix senza altra -spiegazione, e, con gran piacere di certi americani -che scommessero immediatamente per lui, -egli somministrò all’infelice ispettore una solenne -grandinata di pugni, che dimostrò l’alta superiorità -del pugillato francese sul pugillato inglese. -</p> - -<p> -Quando Gambalesta ebbe finito, si sentì più -calmo e sollevato. Fix si rialzò tutto ammaccato, -e, guardando il suo avversario, gli disse freddamente: -</p> - -<p> -“È finito? -</p> - -<p> -— Sì, pel momento. -</p> - -<p> -— Allora dobbiamo parlare insieme. -</p> - -<p> -— Io con voi?... -</p> - -<p> -— Nell’interesse del vostro padrone.„ -</p> - -<p> -Gambalesta, come soggiogato da quell’imperturbabilità, -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -seguì l’ispettore di polizia, e entrambi si -assisero a prora dello <i>steamer</i>. -</p> - -<p> -“Voi mi avete picchiato, disse Fix. Bene. Me -l’aspettava. Adesso ascoltatemi. Fin qui io sono -stato l’avversario del signor Fogg, ora sono con lui. -</p> - -<p> -— Finalmente! esclamò Gambalesta, voi lo credete -un onest’uomo? -</p> - -<p> -— No, rispose freddamente Fix, lo credo un -briccone.... Zitto là! non vi movete e lasciatemi -dire. Fintantochè il signor Fogg stette sui possedimenti -inglesi, ebbi interesse a trattenerlo, aspettando -un mandato d’arresto. Tutto quanto feci fu -per questo. Io lanciai contro di lui i sacerdoti di -Bombay, io vi ubbriacai a Hong-Kong, io vi separai -dal vostro padrone, io lo feci mancare alla -partenza del piroscafo di Yokohama....„ -</p> - -<p> -Gambalesta ascoltava coi pugni stretti. -</p> - -<p> -“Adesso, ripigliò Fix, il signor Fogg sembra -tornare in Inghilterra? Sta bene. Lo seguirò fin -là. Ma d’ora innanzi, io metterò ad allontanare -gli ostacoli del suo cammino tanta cura e tanto -zelo quanto ne posi fin qui ad accumularveli. Lo -vedete! il mio giuoco è cambiato, ed è cambiato -perchè il mio interesse lo impone. Aggiungo che -il vostro interesse è pari al mio, perchè in Inghilterra -soltanto voi saprete se siete al servizio -di un delinquente o di un onest’uomo!„ -</p> - -<p> -Gambalesta aveva ascoltato attentissimamente -Fix, e fu convinto che Fix parlava in assoluta -buona fede. -</p> - -<p> -“Siamo amici? domandò Fix. -</p> - -<p> -— Amici, no, rispose Gambalesta. Alleati, sì, e -con le debite riserve, poichè, alla minima apparenza -di tradimento, io vi torco il collo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -</p> - -<p> -— Accettato, disse tranquillamente l’ispettore -di polizia. -</p> - -<p> -Undici giorni dopo, il 3 dicembre, il <i>General -Grant</i> entrava nella baia della Porta d’Oro, e approdava -a San Francisco. -</p> - -<p> -Il signor Fogg non aveva ancora nè perduto nè -guadagnato un sol giorno. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span></p> - -<h2 id="cap25">CAPITOLO XXV. -<span class="smaller">Nel quale si dà un’occhiatina a San Francisco -in un giorno di meeting.</span></h2> -</div> - -<p> -Erano le sette del mattino, quando Phileas Fogg, -mistress Auda e Gambalesta posero piede sul continente -americano, — se pure si può dare questo -nome al molo galleggiante sul quale sbarcarono. -Codesti moli, che si alzano e s’abbassano con la -marea, facilitano il carico e lo scarico delle navi. -Là vanno ad imbozzarsi i <i>clippers</i> di ogni dimensione, -gli <i>steamers</i> di tutte le nazionalità, e quegli -<i>steamboats</i> a diversi piani, che fanno il servizio -del Sacramento e de’ suoi affluenti. Là s’ammucchiano -i prodotti di un commercio che si -estende al Messico, al Perù, al Chilì, al Brasile, -all’Europa, all’Asia, a tutte le isole dell’Oceano. -</p> - -<p> -Gambalesta, nella sua gioia di toccare alla perfine -la terra americana, aveva creduto dover operare -il suo sbarco eseguendo un salto pericoloso -della più alta scuola. Ma quando ricadde sul molo -il cui tavolato era tarlato, mancò poco passasse -da parte a parte. Tutto giubilante del modo con -cui aveva “preso piede„ sul nuovo continente, -l’onesto giovane cacciò un grido formidabile, che -<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> -fece volar via un’innumerevole frotta di cormorani -e di pellicani, ospiti abituali dei moli mobili. -</p> - -<p> -Il signor Fogg, appena sbarcato, s’informò dell’ora -in cui partiva il primo treno per Nuova -York. Partiva alle sei di sera. Il signor Fogg -aveva dunque un’intera giornata da spendere nella -capitale californiana. Fece venire una carrozza -per mistress Auda e per sè. Gambalesta montò -in serpe, e il veicolo, a tre dollari la corsa, si -diresse verso <i>International-Hôtel</i>. -</p> - -<p> -Dal posto elevato che occupava, Gambalesta osservava -con curiosità, la grande città americana: -strade larghe, case basse ben allineate, chiese e -templi di un gotico anglosassone, <i>docks</i> immensi, -magazzini di deposito come tanti palazzi, taluni -in legno, altri in mattoni; nelle strade, molte carrozze, -omnibus, <i>tramway</i> (ferrovie a cavalli) e sui -marciapiedi ingombri, non solo Americani ed Europei, -ma benanco Cinesi e Indiani, — insomma -di che comporre una popolazione di più di duecentomila -abitanti. -</p> - -<p> -Gambalesta fu non poco sorpreso di quello che -vedeva. Egli supponeva di trovare ancora la città -leggendaria del 1849, la città dei masnadieri, degli -incendiari e degli assassini, accorsi alla conquista -delle pepite, quell’immenso cafarnao di tutti -gli spostati, dove si giuocava la polvere d’oro, -con un revolver da una mano e un coltello dall’altra. -Ma il “bel tempo„ era passato. San Francisco -presentava ora l’aspetto di una grande città -commerciale. L’alta torre del palazzo di città, da -cui vigilano le scolte, dominava tutto quell’insieme -di vie e di viali, che s’intersecano ad angoli retti -in mezzo ai quali risaltano degli <i>squares</i> verdeggianti; -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -indi, una città cinese che pare essere -stata importata dal Celeste Impero in una scatola -da giocattoli. Non più <i>sombreros</i>, non più camicie -rosse alla maniera degli appaltatori di <i>placers</i>, -non più Indiani pennuti, ma cappelli di seta e -abiti neri, portati da gentlemen dotati di un’attività -divorante. Certe vie, tra l’altre Montgommery-street, — il -Regent-street di Londra, il <i>boulevard</i> -degl’Italiani di Parigi, il <i>Broadway</i> di Nuova -York, — erano fiancheggiate da splendide botteghe, -che offrivano nelle loro vetrine i prodotti -del mondo intero. -</p> - -<p> -Allorchè Gambalesta giunse a <i>International-Hôtel</i>, -gli sembrava di non aver mai lasciato l’Inghilterra. -</p> - -<p> -Il pianterreno dell’albergo era occupato da un -immenso “bar,„ specie di <i>buffet</i> aperto <i>gratis</i> a -qualunque viandante. Carne disseccata, zuppa con -le ostriche, biscotto e cacio di Chester vi si smaltivano -senza che il consumatore avesse a slacciare -la borsa. Egli non pagava che la bevanda, -birra, porto o xeres, se gli venisse voglia di rinfrescarsi -la bocca. La cosa parve “molto americana„ -a Gambalesta. -</p> - -<p> -La trattoria dell’albergo era attraente. Il signor -Fogg e mistress Auda presero posto dinanzi -ad una tavola e furono abbondantemente -serviti in certi piatti lilliputiani da moretti del -più bel nero. -</p> - -<p> -Dopo colazione, Phileas Fogg, accompagnato -da mistress Auda, lasciò l’albergo per recarsi -agli uffici del console inglese, onde far vidimare -il passaporto. Sul marciapiede egli trovò il suo -servo, che gli chiese prima di partire con la -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -ferrovia del Pacifico, non sarebbe prudente comperare -qualche dozzina di carabine Enfield o revolver -Colt. Gambalesta aveva udito parlare di -Siù e di Pawnies, che fermano i treni come semplici -ladri spagnuoli. Il signor Fogg rispose che -la era una precauzione inutile, ma lo lasciò libero -d’agire a modo suo. Indi, egli si diresse -verso gli uffici dell’agente consolare. -</p> - -<p> -Phileas Fogg non aveva fatto duecento passi, che -“per caso, casissimo,„ egli incontrò Fix. L’ispettore -si mostrò estremamente sorpreso. Come! Il -signor Fogg e lui avevano fatto insieme la traversata -del Pacifico, e non si erano incontrati a -bordo! Ad ogni modo, Fix non poteva essere -che onorato di rivedere il gentleman al quale -doveva tanto, e, qualora gli affari lo richiamassero -in Europa, sarebbe contentissimo di proseguire -il suo viaggio in così piacevole compagnia. -</p> - -<p> -Il signor Fogg rispose che l’onore sarebbe -stato suo, e Fix — cui, premeva di non perderlo -di vista, — gli chiese il permesso di visitare con -lui quella curiosa città di San Francisco. Il che -venne concesso. -</p> - -<p> -Ecco dunque mistress Auda, Phileas Fogg e -Fix a gironzare per le vie. Si trovarono in breve -in Montgommery-street, ove l’affluenza della popolazione -era enorme. Sui marciapiedi, in mezzo -alla strada, sulle rotaie de’ <i>tram-ways</i>, ad onta del -passaggio incessante delle diligenze e degli omnibus, -sulla soglia delle botteghe, alle finestre di -tutte le case, e persino sui tetti, folla innumerevole. -Alcuni uomini-cartelloni circolavano in mezzo -ai crocchi. Bandiere e banderuole si agitavano al -vento. Grida erompevano da ogni parte. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -</p> - -<p> -“Urrà per Kamerfield! -</p> - -<p> -— Urrà per Mandiboy!„ -</p> - -<p> -Era un <i>meeting</i>. Tale fu almeno la supposizione -di Fix, ed egli la comunicò al signor Fogg, soggiungendo: -</p> - -<p> -“Noi faremo forse bene, signore, di non frammischiarci -a questa calca. Ce ne può incoglier -male. -</p> - -<p> -— Sicuramente, rispose Phileas Fogg, e i pugni, -per essere politici, non cessano di esser -pugni!„ -</p> - -<p> -Fix si credette in dovere di sorridere udendo -questa osservazione, e, affine di vedere senza essere -involti nel tafferuglio, mistress Auda, Phileas -Fogg e lui presero posto sul pianerottolo -superiore di una scalinata che metteva ad un -terrazzo situato di prospetto a Montgommery-street. -Dinanzi a sè, dall’altro lato della via, tra -la mostra di un mercante di carbone e la bottega -di un negoziante di petrolio, spiccava una -larga scrivania all’aria aperta, verso la quale -le diverse correnti della folla sembravano convergere. -</p> - -<p> -Ed ora, perchè mo’ questo <i>meeting</i>? In quale -occasione lo si teneva? Phileas Fogg lo ignorava -assolutamente. Si trattava forse della nomina -di un alto funzionario militare o civile, di -un governatore di Stato, di un membro del Congresso? -Era lecito congetturarlo, al vedere l’animazione -straordinaria che infervorava la città. -</p> - -<p> -In quel momento, un considerevole movimento -si manifestò nella folla. Tutte le mani erano in -aria. Talune, solidamente chiuse, sembravano alzarsi -ed abbassarsi rapidamente in mezzo ai gridi, — modo -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -energico, senza dubbio, per formulare -un voto. Una specie di flusso e riflusso agitava -la massa che rifluiva. Le bandiere oscillavano, -sparivano un istante e ricomparivano fatte a -brani. Le ondulazioni della folla si propagavano -fino alla scalinata, mentre tutte le teste si dimenavano -alla superficie come il mare improvvisamente -scosso da una tempesta. Il numero dei -cappelli neri diminuiva a vista d’occhio, e per -la maggior parte sembravano aver perduto la -loro altezza normale. -</p> - -<p> -“È evidentemente un <i>meeting</i>, disse Fix, e la -questione che lo provocò dev’essere palpitante. -Non sarei sorpreso se si trattasse ancora dell’affare -dell’<i>Alabama</i>, quantunque esso sia già risolto. -</p> - -<p> -— Può essere, rispose semplicemente il signor -Fogg. -</p> - -<p> -— Ad ogni modo, ripigliò Fix, due campioni -sono in campo, l’uno di fronte all’altro; l’onorevole -Kamerfield e l’onorevole Mandiboy.„ -</p> - -<p> -Mistress Auda, al braccio di Phileas Fogg, -guardava con sorpresa quella scena tumultuosa, -e Fix stava per chiedere ad un vicino la ragione -di quell’effervescenza popolare, allorchè un movimento -più vivo si pronunciò. Gli urrà, conditi -d’ingiurie, raddoppiarono. L’asta delle bandiere -si trasformò in arma offensiva. Non più -mani: pugni dappertutto. Dall’alto delle carrozze -fermate, dagli omnibus arrestati nella loro corsa, -era un ricambio indiavolato di stramazzoni. Ogni -cosa serviva di proiettile. Stivali e scarpe descrivevano -in aria delle traiettorie molto tese, e -parve altresì che qualche revolver frammischiasse -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -alle vociferazioni della folla le sue detonazioni -nazionali. -</p> - -<p> -La calca si avvicinò alla scalinata e rifluì sui -primi gradini. Uno dei partiti era evidentemente -respinto senza che i semplici spettatori potessero -riconoscere se il vantaggio rimaneva a Mandiboy -o a Kamerfield. -</p> - -<p> -“Credo prudente di ritirarci, disse Fix, cui -premeva che il “suo omo„ non ricevesse qualche -mala botta o si cacciasse in un brutto imbroglio. -Se in tutto questo ci entra per caso -l’Inghilterra e che noi siamo riconosciuti, saremo -molto compromessi in una baruffa! -</p> - -<p> -— Un cittadino inglese...„ rispose Phileas Fogg. -</p> - -<p> -Ma il gentleman non potè terminare la sua -frase. Dietro a lui, da quel terrazzo che precedeva -la scalinata, si udirono urli spaventosi. Si -gridava: “Urrà! Hip! Hip! per Mandiboy!„ Era -una turba di elettori che giungeva alla riscossa, -pigliando di fianco i partigiani di Kamerfield. -</p> - -<p> -Il signor Fogg, mistress Auda e Fix si trovarono -tra due fuochi. Era troppo tardi per iscantonare. -Quel torrente d’uomini, armati di bastoni -piombati e di <i>cassetéte</i> era irresistibile. Il -signor Phileas Fogg e Fix, preservando la giovane -donna, furono maledettamente scrollati. Il -signor Fogg, non meno flemmatico che di consueto, -volle difendersi con quelle armi naturali -che la natura ha poste alla punta delle braccia -di qualunque inglese, ma inutilmente. Un enorme -omaccione dalla barba rossa e dalla carnagione -colorita, largo di spalle, che pareva il capo della -turba, alzò il suo formidabile pugno sul signor -Fogg, ed avrebbe conciato in brutto modo il nostro -<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> -gentleman, se Fix, per devozione, non avesse -ricevuto il colpo in vece sua. Un’enorme gobba -si sviluppò istantaneamente sotto il cappello di -seta del <i>detective</i>, trasformato in semplice berretta. -</p> - -<p> -“<i>Yankee!</i> disse il signor Fogg, lanciando al -suo avversario uno sguardo di profondo disprezzo. -</p> - -<p> -— <i>English!</i> rispose l’altro. -</p> - -<p> -— Ci ritroveremo! -</p> - -<p> -— Quando vi piacerà. -</p> - -<p> -— Il vostro nome? -</p> - -<p> -— Colonnello Stam Proctor. Il vostro? -</p> - -<p> -— Phileas Fogg.„ -</p> - -<p> -Indi, ciò detto, la marea passò oltre. Fix fu -gettato a terra e si rialzò con gli abiti laceri, -ma senza ammaccature serie. Il suo soprabito da -viaggio si era diviso in due parti inuguali, ed i -suoi pantaloni rassomigliavano a quei calzoni di -cui certi Indiani, — questione di moda, — non -si vestono se prima non ne hanno tolto via il -fondo. Ma insomma, mistress Auda era stata risparmiata, -e, solo, Fix si era buscato il suo pugno. -</p> - -<p> -“Grazie, disse il signor Fogg all’ispettore, appena -furono fuori della folla. -</p> - -<p> -— Non c’è di che, rispose Fix, ma venite via. -</p> - -<p> -— Dove? -</p> - -<p> -— Da un negoziante di abiti fatti.„ -</p> - -<p> -Infatti, codesta visita era opportuna. Gli abiti -di Phileas Fogg e di Fix erano a brandelli, come -se quei due gentlemen si fossero battuti per conto -degli onorevoli Kamerfield e Mandiboy. -</p> - -<p> -Un’ora dopo essi erano convenientemente vestiti -e riforniti di cappello. Indi ritornarono a -<i>International-Hôtel</i>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> -</p> - -<p> -Ivi Gambalesta aspettava il suo padrone, armato -di una mezza dozzina di revolver-pugnali -a sei colpi. Quand’egli scorse Fix in compagnia -del signor Fogg, la sua fronte si oscurò. Ma -dappoichè mistress Auda ebbe narrato in poche -parole tutto quanto era accaduto, Gambalesta si -rasserenò. Evidentemente, Fix non era più un -nemico, era un alleato. Egli manteneva la sua -parola. -</p> - -<p> -Terminato il pranzo, venne la carrozza che doveva -trasportar alla stazione i viaggiatori e i -bagagli. Al momento di por piede sulla predella, -il signor Fogg disse a Fix: -</p> - -<p> -“Non avete più riveduto quel colonnello Proctor? -</p> - -<p> -— No, rispose Fix. -</p> - -<p> -— Io ritornerò in America per rintracciarlo, -disse freddamente Phileas Fogg. Non sarebbe -conveniente che un cittadino inglese si lasciasse -trattare a quel modo.„ -</p> - -<p> -L’ispettore sorrise e non rispose. Ma si vede -che il signor Fogg era di quella razza d’Inglesi, -che, se non tollerano il duello nel loro paese, si -battono all’estero, quando si tratta di sostenere -il loro onore. -</p> - -<p> -Alle sei meno un quarto, i viaggiatori giungevano -alla stazione e trovavano il treno pronto -a partire. -</p> - -<p> -Al momento in cui il signor Fogg stava per -imbarcarsi, scorse un impiegato, e raggiungendolo: -</p> - -<p> -“Amico, gli diss’egli, ci sono stati disordini -oggi a San Francisco? -</p> - -<p> -— No, signore, rispose l’impiegato. Era un -<i>meeting</i> organizzato per un’elezione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> -</p> - -<p> -— L’elezione di un generale in capo, senza -dubbio? domandò il signor Fogg. -</p> - -<p> -— No, signore, di un giudice conciliatore.„ -</p> - -<p> -A questa risposta, Phileas Fogg salì nel vagone, -e il treno partì a tutto vapore. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span></p> - -<h2 id="cap26">CAPITOLO XXVI. -<span class="smaller">Nel quale si piglia il treno espresso -della ferrovia del Pacifico.</span></h2> -</div> - -<p> -<i>Ocean to Ocean</i>, — così dicono gli Americani, — e -queste tre parole dovrebbero essere la denominazione -generale del <i>grand trunk</i>, ossia della -ferrovia che attraversa gli Stati Uniti d’America -nella loro massima larghezza. Ma in realtà, -il <i>Pacific-rail-road</i> si divide in due parti distinte: -<i>Central Pacific</i> tra San Francisco e Ogden, e -<i>Union Pacific</i> tra Ogden e Omaha. Qui si riuniscono -cinque linee distinte che mettono Omaha -in comunicazione frequente con Nuova York. -</p> - -<p> -Nuova York e San Francisco sono dunque presentemente -riuniti da un nastro di metallo ininterrotto -che misura non meno di 3786 miglia. -Tra Omaha e il Pacifico la strada ferrata valica -una contrada tuttora frequentata dagl’Indiani e -dalle bestie feroci, — vasta estensione di territorio -che i Mormoni incominciarono a colonizzare -verso il 1845, dopo che furono scacciati -dall’Illinese. -</p> - -<p> -In passato, nelle circostanze più favorevoli, -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -occorrevano sei mesi per andare da Nuova York -a San Francisco. Ora vi si mettono sette giorni. -</p> - -<p> -Fu nel 1862 che, ad onta dell’opposizione dei -deputati del Sud, che volevano una via più meridionale, -il tracciato del <i>rail road</i> fu stabilito -fra il quarantesimo e il quarantaduesimo parallelo. -Il presidente Lincoln, di sì compianta memoria, -fissò egli medesimo, nello Stato di Nebraska, -alla città di Omaha, la testa di linea della -nuova rete. I lavori furono subito incominciati -e proseguiti con quella attività americana che -non ama gli incartamenti nè la burocrazia. La -rapidità della mano d’opera non doveva nuocere -per nulla affatto alla buona esecuzione della -strada. Nella prateria si procedeva in ragione -di un miglio e mezzo al giorno. Una locomotiva, -correndo sui binarii del dì prima, portava i binari -del dì dopo, e correva sulla loro superficie -mano mano venivano collocati. -</p> - -<p> -Il <i>Pacific rail-road</i> getta diverse diramazioni -sul suo tracciato, negli Stati di Jona, del Kansas, -del Colorado e dell’Oregon. Lasciando Omaha, -esso fiancheggia la sponda sinistra del fiume Platte -sino allo sbocco del tronco del nord, segue il -tronco del sud, attraversa i terreni di Laramia e -i monti Wahsath, gira intorno al Lago Salato, -giunge alla Città del Lago Salato, capitale dei -Mormoni, s’interna nella valle della Tuilla, rasenta -il deserto americano, i monti Cédar e Humboldt, -il fiume Humboldt, la Sierra Nevada, e ridiscende -per Sacramento, sino al Pacifico, senza -che tale tracciato superi in pendenza centododici -piedi per miglio, anco nel valico delle Montagne -Rocciose. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> -</p> - -<p> -Tale era quella lunga arteria che i treni percorrevano -in sette giorni, e che stava per permettere -all’onorevole Phileas Fogg, — egli lo -sperava almeno, — d’imbarcarsi, l’11, a Nuova -York, sul piroscafo di Liverpool. -</p> - -<p> -Il vagone occupato da Phileas Fogg era una -specie di lungo omnibus che riposava sopra due -treni a quattro ruote ciascuno, la cui mobilità -permette di affrontare delle curve di piccolo -raggio. Nell’interno punto scompartimenti: due -filari di sedili, disposti dai lati, perpendicolarmente -all’asse, e tra i quali era riservato un passaggio -che conduceva in gabinetti di teletta ed -altri, di cui ciascun vagone era provvisto. Per -tutta la lunghezza del treno i vagoni comunicavano -fra loro per mezzo di passatoi, e i viaggiatori -potevano circolare da un’estremità all’altra -del convoglio, che offriva loro vagoni-saloni, -vagoni-terrazze, vagoni-ristoranti e vagoni-caffè. -Non vi mancavano che i vagoni-teatri; ma un -giorno ci saranno anche quelli. -</p> - -<p> -Sui passatoi circolavano continuamente mercanti -di libri e di giornali spacciando la loro -mercanzia, e venditori di liquori, di commestibili, -di sigari, che non mancavano di avventori. -</p> - -<p> -I viaggiatori erano partiti dalla stazione di -Oakland alle sei di sera. Faceva già notte, — una -notte fredda, cupa, con un cielo ingombro -da nubi che minacciavano di risolversi in neve. -Il treno non camminava con grande rapidità. -Tenendo conto delle fermate, esso non percorreva -più di venti miglia all’ora, celerità che doveva, -però, bastargli per correre gli Stati Uniti nei -tempi regolamentari. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> -</p> - -<p> -Si ciarlava poco nel vagone. E poi i viaggiatori -incominciavano a sentire il bisogno di dormire. -Gambalesta si trovava collocato accanto all’ispettore -di polizia, ma non gli parlava. Dopo -gli ultimi avvenimenti, le loro relazioni eransi -notevolmente raffreddate. Non più simpatie, non -più intimità. Fix non si era cangiato in nulla, -ma Gambalesta si manteneva invece in un’assoluta -riserva, pronto al menomo sospetto a strangolare -il suo antico amico. -</p> - -<p> -Un’ora dopo la partenza del treno la neve -cadde, — neve sottile, che non poteva, fortunatamente, -ritardare il cammino del convoglio. Non si -scorgeva altro dalle finestre che un’immensa tovaglia -bianca, sulla quale, dipanando le sue volute, -il vapore della locomotiva sembrava grigiastro. -</p> - -<p> -Alle otto uno <i>steward</i> (cameriere) entrò nel -vagone ed annunciò ai viaggiatori che l’ora di -dormire era suonata. Quel vagone era uno <i>sleeping-car</i><a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>, -che, in pochi minuti, fu trasformato in -dormitorio; le spalliere dei sedili vennero ripiegate, -dei guanciali accuratamente affardellati si -srotolarono con un sistema ingegnoso, dei camerini -furono improvvisati in pochi istanti, e ciascun -viaggiatore ebbe in un baleno a sua disposizione -un letto comodo, che fitte cortine difendevano -da qualunque sguardo indiscreto. Le lenzuola -erano bianche, i guanciali soffici. Non c’era -che da coricarsi e dormire, — il che ognuno fece, -come se si fosse trovato nel comodo camerino di -un piroscafo, mentre che il treno correva a tutto -vapore attraverso lo Stato di California. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> -</p> - -<p> -In quella porzione del territorio che si estende -tra San Francisco e Sacramento, il suolo è un -po’ accidentato. Quella parte della ferrovia, sotto -il nome di <i>Central Pacific road</i>, prese dapprima -Sacramento per punto di partenza, e si avanzò -verso l’est incontro all’altro tronco che partiva -da Omaha. Da San Francisco alla capitale della -California, la linea correva direttamente al nord-est, -fiancheggiando l’American-River, fiume che -si versa nella baia di San Pablo. -</p> - -<p> -Le centoventi miglia comprese fra queste due -importanti città furono percorse in sei ore, e -verso mezzanotte, mentre dormivano il loro primo -sonno, i viaggiatori passarono per Sacramento. -Essi non videro dunque nulla di quella considerevole -città, sede della legislatura dello Stato di -California, nè le sue belle piazze, nè le sue strade -larghe, nè i suoi alberghi splendidi, nè i suoi -squares, nè i suoi tempii. -</p> - -<p> -Uscendo da Sacramento, il treno, dopo aver -oltrepassato le stazioni di Junction, di Roclin, -d’Auburn e di Colfax, s’internò nelle roccie della -Sierra-Nevada. Erano le sette del mattino, allorchè -si passò per la stazione di Cisco. Un’ora -dopo, il dormitorio era diventato un vagone ordinario, -e i viaggiatori potevano attraverso i -cristalli, scorgere i punti di vista pittoreschi di -quel montagnoso paese. Il tracciato del treno obbediva -ai capricci della Sierra: qui aggrappato -ai fianchi della montagna, là sospeso sull’alto -dei precipizii, evitando gli angoli scabri con delle -curve audaci, slanciandosi in certe gole strette -che si dovevano credere senza uscita. La locomotiva, -scintillante come un reliquario, col suo gran -<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> -fanale che gettava bagliori rossastri, la sua campana -inargentata, il suo scaccia-vacche, che si -protendeva come uno sperone, confondeva i suoi -sibili e i suoi muggiti a quelli dei torrenti e delle -cascate, e attorceva il suo fumo ai negri rami -degli abeti. -</p> - -<p> -Pochi o punto gallerie, nè ponti sulla strada. -Il <i>rail-road</i> girava il fianco delle montagne, non -cercando nella linea retta il più corto cammino -da un punto ad un altro, e senza far violenza alla -natura. -</p> - -<p> -Verso le nove, per la valle di Carson, il treno -penetrava nello Stato di Nevada, seguendo sempre -la direzione del nord-est. A mezzodì, esso -lasciava Reno, dove i viaggiatori ebbero venti -minuti per far colazione. -</p> - -<p> -Da quel punto in poi la strada ferrata, costeggiando -Humboldt-River, si alzò per alcune miglia -verso il nord, seguendo il corso di quel -fiume. Indi ripiegò verso l’est, e non doveva più -abbandonare il corso d’acqua prima di giungere -agli Humboldt-Ranges, da cui esso nasce, quasi -all’estremità orientale dello Stato di Nevada. -</p> - -<p> -Dopo aver fatto colazione, il signor Fogg, mistress -Auda e i loro compagni ripigliarono il loro -posto nel vagone. Phileas Fogg, la giovane donna, -Fix e Gambalesta, comodamente seduti, guardavano -il paesaggio variato che passava innanzi ai -loro occhi, — vaste praterie, montagne che si profilavano -all’orizzonte, <i>creeks</i> dalle acque rapide e -spumose. Talvolta un gran armento di bisonti, -che s’ammassava in lontananza, appariva come -una diga mobile. Quegl’innumerevoli eserciti di -ruminanti oppongono spesso un insormontabile -<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> -ostacolo al passaggio dei treni. Si son viste migliaia -di questi animali sfilare per parecchie ore -in fitta schiera, attraverso il <i>rail-road</i>. La locomotiva -è allora costretta a fermarsi ed aspettare -che la strada ritorni sgombra. -</p> - -<p> -Ciò accadde appunto in questa circostanza. -Verso le tre di sera, un armento di dieci o dodicimila -teste sbarrò il binario. La locomotiva -dopo aver moderato la sua celerità, tentò di avanzare -il suo sperone nel fianco dell’immensa colonna, -ma dovette fermarsi dinanzi all’impenetrabile -massa. -</p> - -<p> -Si vedevano quei ruminanti, — quei “buffalos„ -come li chiamano impropriamente gli americani, — camminare -così col loro passo tranquillo, emettendo -di tanto in tanto formidabili belati. Avevano -una corporatura superiore a quella dei tori -d’Europa, le gambe e la coda corte, il dorso emergente -e formante una gobba muscolare, le corna -scostate alla base, la testa, il collo e le spalle -coperte da una criniera a lunghi peli. Non era -neppur da pensare di fermare quella emigrazione. -Quando i bisonti hanno adottato una direzione, -nulla giova a farli deviare o modificare il loro -cammino. È un torrente di carne viva, che nessuna -diga potrebbe contenere. -</p> - -<p> -I viaggiatori, sparsi sui passatoi, guardavano -quel curioso spettacolo. Ma colui che doveva -avere maggior fretta di tutti, senza dubbio, Phileas -Fogg, era rimasto al suo posto ed aspettava -filosoficamente che piacesse ai bufali di sgombrargli -il passo. Gambalesta era furente pel ritardo -che cagionava quell’agglomerazione di animali. -Egli avrebbe voluto scaricare contro di essi il -suo arsenale di revolver. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> -</p> - -<p> -“Che paese! esclamò egli, semplici buoi che -fermano i treni, e che se ne vanno al passo di -processione, senza neppur accorgersi che imbarazzano -la circolazione! Perdinci! Vorrei proprio -sapere se il signor Fogg aveva previsto questo -contrattempo nel suo programma! E quel macchinista -che non osa lanciare la sua macchina -in mezzo a quelle bestie!„ -</p> - -<p> -Il macchinista non aveva tentato di abbattere -l’ostacolo ed aveva agito prudentemente. Egli -avrebbe schiacciato senza dubbio i primi bufali -investiti dallo sperone della locomotiva; ma, per -potente che ella fosse, la macchina sarebbe stata -fermata ben presto, un disguido si sarebbe inevitabilmente -verificato, e il treno sarebbe rimasto -in asso. -</p> - -<p> -Il meglio era dunque aspettare pazientemente, -salvo poscia a riacquistare il tempo perduto con -un acceleramento del treno. La sfilata dei bisonti -durò tre grandi ore, e la strada non ritornò libera -che al cader della notte. In quel momento -le ultime file della mandra attraversavano il binario, -mentre le prime sparivano già al disotto -dell’orizzonte del sud. -</p> - -<p> -Erano dunque le otto quando il treno valicò -le gole degli Humboldt-Ranges, e le nove e mezzo -allorchè penetrò nel territorio dell’Utah, la regione -del Gran Lago Salato, il curioso paese dei -Mormoni. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span></p> - -<h2 id="cap27">CAPITOLO XXVII. -<span class="smaller">Nel quale Gambalesta segue, -con una celerità di venti miglia all’ora, -un corso di Storia Mormona.</span></h2> -</div> - -<p> -Durante la notte dal 5 al 6 dicembre, il treno -corse al sud-est sopra una estensione di circa -cinquanta miglia; indi risalì di altrettanto verso -il nord-est, avvicinandosi al Gran Lago Salato. -</p> - -<p> -Gambalesta, verso le nove del mattino, andò -a pigliar aria sui passatoi. Il tempo era freddo, -il cielo grigio, ma non nevicava più. Il disco del -sole, allargato dalle nebbie, appariva come un’enorme -moneta d’oro, e Gambalesta si occupava -a calcolarne il valore in lire sterline, quando fu -distratto da quell’utile lavoro dall’apparizione di -un personaggio molto strano. -</p> - -<p> -Questo personaggio, che era salito nel treno -alla stazione di Elko, era un uomo di alta statura, -molto bruno, mustacchi neri, calze nere, -cappello di seta nero, panciotto nero, pantaloni -neri, cravatta bianca, guanti di pelle di cane. -Pareva un reverendo. Egli andava da un’estremità -del treno all’altra, e sullo sportello d’ogni -<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> -vagone, incollava con delle ostie un avviso scritto -a mano. -</p> - -<p> -Gambalesta si avvicinò e lesse sopra una di -quei manifesti che l’onorevole <i>elder</i> (seniore) William -Hitch, missionario mormone, approfittando -della sua presenza sul treno N. 48, farebbe, dalle -undici a mezzogiorno, nel carro N. 117, una conferenza -sul Mormonismo — invitando ad udirla -tutti i gentleman vogliosi d’istruirsi circa i misteri -della religione dei “Santi degli ultimi giorni.„ -</p> - -<p> -“Sicuro, vi andrò,„ disse tra sè Gambalesta, -che altro non sapeva del Mormonismo che i suoi -usi poligami, base della società mormona. -</p> - -<p> -La nuova si sparse rapidamente nel treno, che -trasportava un centinaio di viaggiatori. Di questo -numero, trenta al più, allettati dall’originalità -della conferenza, occupavano a undici ore i sedili -del carro N. 117, Gambalesta figurava in prima -riga dei fedeli. Nè il suo padrone, nè Fix avevano -creduto doversi incomodare. -</p> - -<p> -All’ora stabilita, l’elder William Hitch, si alzò, -e con voce alquanto irritata e come se fosse stato -contradetto in anticipazione, esclamò: -</p> - -<p> -“Io vi dico, io, che Joe Smyth è un martire, -che suo fratello Hyram è un martire, e che le -persecuzioni del governo dell’Unione contro i -profeti, quanto prima faranno un martire anche -di Brigham Young. Chi oserebbe sostenere il contrario?„ -</p> - -<p> -Nessuno si peritò a contraddire il missionario, -la cui esaltazione contrastava colla sua fisionomia -naturalmente calma. Ma, senza dubbio, la sua -collera si spiegava da questo fatto che il Mormonismo -era attualmente sottomesso a dure prove. -<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> -Infatti il governo degli Stati Uniti aveva di recente, -e non senza fatica, posto al dovere quei fanatici -indipendenti; si era impadronito dell’Utah, -e lo aveva assoggettato alle leggi dell’Unione, -dopo aver incarcerato Brigham Young, accusato -di ribellione e di poligamia. D’allora in poi i -discepoli del profeta raddoppiavano i loro sforzi, -e in attesa degli atti, resistevano con la parola -alle pretese del Congresso. -</p> - -<p> -Come si vede, l’elder William Hitch faceva del -proselitismo persino in ferrovia. -</p> - -<p> -Ed allora egli raccontò, accalorando la sua -narrazione con scoppi di voce e violenza di gesti, -la storia del Mormonismo, dai tempi biblici: -“come, in Israele, un profeta mormone della -tribù di Giuseppe pubblicò gli annali della religione -nuova, e si legò a suo figlio Mormon; come -molti secoli più tardi, una traduzione di quel prezioso -libro, scritto in caratteri egiziani, fu fatta -da Giuseppe Smith, juniore, colono dello Stato -di Vermont, che si rivelò profeta mistico nel 1825; -come, finalmente, un messaggiero celeste gli apparve -in una foresta luminosa e gli consegnò gli -annali del Signore.„ -</p> - -<p> -In quel momento, alcuni ascoltanti, poco allettati -dalla narrazione retrospettiva del missionario, -lasciarono il vagone; ma William Hitch, continuando, -raccontò “come Smith juniore, riunendo -suo padre, i suoi due fratelli e alcuni discepoli, -fondò la religione dei Santi degli ultimi giorni, — religione -che, adottata non solo in America, -ma in Inghilterra, in Scandinavia, in Germania, -annovera tra’ suoi fedeli degli artigiani ed anco -molte persone che esercitano professioni liberali; -<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> -come una colonia fu fondata nell’Ohio; come un -tempio venne innalzato al prezzo di duecentomila -dollari e una città edificata a Kirkland; come -Smith diventò un audace banchiere e ricevette -da un semplice espositore di mummie un papiro -contenente una narrazione scritta dalla mano -d’Abramo ed altri celebri Egiziani.„ -</p> - -<p> -Questa narrazione diventando lunghetta, le -file dell’uditorio si diradarono ancora, e il pubblico -rimase composto di non più di una ventina -di persone. -</p> - -<p> -Ma l’elder, senz’affliggersi di questa diserzione, -raccontò con molti particolari “come qualmente -Joe Smith fece bancarotta nel 1837; come qualmente -i suoi azionisti rovinati lo intonacarono -di pece e lo rotolarono nelle penne; come qualmente -lo si ritrovò, più onorevole ed onorato che -mai, parecchi anni dopo, a Indipendenza, nel Missurì, -e capo di una comunità fiorente, che annoverava -nientemeno che tremila discepoli, e come -allora perseguitato dall’odio dei gentili, dovette -fuggire nel Far-West (estremo occidente) americano.„ -</p> - -<p> -Dieci uditori erano ancora presenti, e tra essi -l’onesto Gambalesta che ascoltava tutt’orecchi. -Per tal modo egli venne a sapere come, dopo -lunghe persecuzioni, Smith ricomparve nell’Illinese, -e fondò nel 1839, sulle sponde del Mississippì, -Nauvoo la-Bella, la cui popolazione ascese -sino a venticinquemila anime; come Smith ne -divenne il sindaco, il giudice supremo e il generale -in capo; come nel 1843, egli propose la sua -candidatura alla presidenza degli Stati Uniti, e -come infine, attirato in un agguato, a Cartagine, -<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> -egli fu gettato in prigione ed assassinato da una -banda di uomini mascherati. -</p> - -<p> -In questo momento Gambalesta era assolutamente -solo nel vagone, e l’elder guardandolo in -faccia, affascinandolo con le sue parole, gli ricordò -che due anni dopo l’assassinio di Smyth, -il suo successore, il profeta inspirato, Brigham -Young, abbandonando Nauvoo, andò a stabilirsi -sulle rive del Lago Salato, e che sopra quell’ammirabile -territorio, in mezzo a quella contrada -fertile, sulla strada degli emigranti che attraversavano -l’Utah per recarsi in California, la nuova -colonia, mercè i principii poligami del Mormonismo, -prese un’estensione enorme. -</p> - -<p> -“Ed ecco, soggiunse William Hitch, ecco perchè -la gelosia del Congresso si è sfogata contro di -noi! ecco perchè i soldati dell’Unione hanno calpestato -il suolo dell’Utah! ecco perchè il nostro -capo, il profeta Brigham Young, venne incarcerato -contro ogni giustizia! Cederemo noi alla -forza? Mai! Scacciati dal Vermont, scacciati dall’Illinese, -scacciati dall’Ohio, scacciati dal Missuri, -scacciati dall’Utah, noi troveremo ancora -qualche territorio indipendente nel quale pianteremo -le nostre tende. — E voi, mio fedele, soggiunse -l’elder fissando sul suo unico uditore degli -sguardi corrucciati, pianterete voi la vostra all’ombra -della nostra bandiera? -</p> - -<p> -— No,„ rispose bravamente Gambalesta, che -scappò via alla sua volta, lasciando l’energumeno -a predicare nel deserto. -</p> - -<p> -Ma, durante la conferenza, il treno aveva camminato -rapidamente, e verso mezz’ora dopo mezzodì, -toccava il Gran Lago Salato, alla sua punta -<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> -nord-ovest. Da lì si poteva abbracciare, sopra -un vasto perimetro, l’aspetto di quel mare interno, -che porta esso pure il nome di Mar Morto, nel -quale si gitta un Giordano d’America. Lago ammirabile, -incorniciato da belle roccie selvaggie, -a larghe basi incrostate di sale bianco, stupendo -bacino d’acqua che copriva in passato uno spazio -più vasto, ma col tempo, le sue sponde, emergendo -a poco a poco, ridussero la sua superficie, accrescendone -la profondità. -</p> - -<p> -Il Lago Salato, lungo circa settanta miglia e -largo trentacinque, è situato a tre miglia e ottocento -piedi al disopra del livello del mare. Affatto -diverso dal Lago Asfaltide, la cui depressione -accusa milleduecento piedi al disotto, la sua salsedine -è considerevole, e le sue acque tengono -in dissoluzione il quarto del loro peso di materia -solida. Il loro peso specifico è di 1170, quello dell’acqua -distillata essendo 1000. Perciò i pesci non -vi possono vivere. Quelli che vi sono gettati dal -Giordano, dal Weber e da altri <i>creeks</i>, vi periscono -presto; ma non è vero che la densità -delle acque del Lago Salato sia tale che un uomo -non vi si possa tuffare. -</p> - -<p> -Intorno al lago la campagna era ammirabilmente -coltivata, perchè i Mormoni se ne intendono -nei lavori della terra; <i>ranchos</i> o <i>corrals</i> (specie di -recinti) per gli animali domestici, campi di frumento, -di granoturco, di sorgo, praterie lussureggianti, -dovunque siepi di rosai selvatici, gruppi -di acacie e di euforbie, tale sarebbe stato l’aspetto -di quella contrada sei mesi più tardi, ma in quel -momento il suolo scompariva sotto un sottile strato -di neve che lo incipriava leggermente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> -</p> - -<p> -Alle due i viaggiatori scendevano alla stazione -di Ogden. Siccome il treno non doveva ripartire -che alle sei, il signor Fogg, mistress Auda e i -loro due compagni avevano il tempo di recarsi -alla Città dei Santi pel piccolo tronco che si stacca -dalla stazione di Ogden. -</p> - -<p> -Due ore bastavano a visitare quella città affatto -americana, e come tale, edificata sul modello di -tutte le città dell’Unione, — vaste scacchiere a -lunghe linee fredde, con “la tristezza lugubre -degli angoli retti,„ secondo l’espressione di Vittor -Hugo. Il fondatore della Città dei Santi non poteva -sottrarsi a quel bisogno di simmetria che -distingue gli anglossassoni. In quel singolare paese, -dove gli uomini non sono certamente all’altezza -delle istituzioni, tutto si fa con la squadra alla -mano, le città, le case e le stoltezze. -</p> - -<p> -Alle tre, i viaggiatori passeggiavano dunque -per le strade della città, edificata tra la riva del -Giordano e le prime ondulazioni dei monti Wahsatch. -Essi vi notarono poco o punto chiese; ma -come monumenti, la casa del profeta, la <i>Court house</i> -(palazzo dei Tribunali) e l’arsenale; indi, case di -mattoni azzurrastri con verande e portici, circondate -da giardini, fiancheggiate da acacie, da palmizi -e da carrubbi. Un muro di argilla e di -ciottoli, costruito nel 1853, cingeva la città. Nella -via principale, dove si tiene il mercato, si ergevano -alcuni palazzi adorni di bandiere, e fra gli -altri, <i>Lake-Salt-house</i> (palazzo di città). -</p> - -<p> -Il signor Fogg e i suoi compagni non trovarono -la città molto popolata. Le strade erano quasi -deserte, ad eccezione della parte del Tempio, ove -non giunsero se non dopo aver attraversato parecchi -<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> -quartieri circondati da palizzate. Le donne -erano in buon numero, il che dipende dalla composizione -singolare delle famiglie mormone. Non -bisogna credere però che tutti i Mormoni siano poligami. -Non c’è obbligo, ma sono le cittadine di -Utah che aspirano specialmente ad essere sposate, -poichè, secondo la religione del paese, il cielo mormone -non ammette al possedimento delle sue beatitudini -i celibi del sesso femminile. Quelle povere -creature non parevano nè agiate nè felici. Talune, -le più ricche senza dubbio, portavano una giacchetta -di seta nera aperta alla vita, sotto un -cappuccio od uno scialle molto modesto. Le altre -erano vestite semplicemente di tela. -</p> - -<p> -Gambalesta, lui, nella sua qualità di giovane di -convinzioni, non guardava senza un certo spavento -quelle Mormone incaricate di fare, in molte, la -felicità di un solo Mormone. Nel suo buon senso, -egli compiangeva sopratutto il marito. Gli pareva -terribile cosa avere a guidare tante signore alla -volta tramezzo alle vicissitudini della vita, condurle -così in frotta sino al paradiso mormone, -con la prospettiva di ritrovarvele per l’eternità -in compagnia del glorioso Smyth, che doveva -formar l’ornamento di quel luogo di delizie. Decisamente -egli non si sentiva la vocazione, e -trovava, — forse con un po’ d’illusione — che -le cittadine di Great-Lake-City lanciavano sulla -sua persona degli sguardi un po’ inquietanti. -</p> - -<p> -Fortunatamente il suo soggiorno nella Città -dei Santi non doveva prolungarsi. Alle quattro -meno qualche minuto i viaggiatori si ritrovavano -alla stazione e ripigliavano posto nei loro vagoni. -</p> - -<p> -Il fischio si fece udire, ma al momento che le -<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> -ruote motrici della locomotiva, pattinando sulle -rotaie, cominciavano ad imprimere al treno una -certa velocità, si udirono grida di “Fermate! -fermate!„ -</p> - -<p> -Non si ferma un treno in cammino. Il gentleman, -che proferiva queste grida, era evidentemente un -Mormone in ritardo. Egli correva a precipizio. -Fortunatamente per lui, la stazione non aveva -nè porte nè barriere. Egli si slanciò dunque sulla -via, saltò sulla predella dell’ultima carrozza, e -cadde anelante sopra un sedile del vagone. -</p> - -<p> -Gambalesta, che aveva seguito con emozione -gl’incidenti di quella ginnastica, sen venne a -contemplare il ritardatario, al quale s’interessò -vivamente, quando venne a sapere che quel cittadino -dell’Utah erasi così dato alla fuga per mettere -fine ad una scenetta di famiglia. -</p> - -<p> -Allorchè il Mormone ebbe ripreso fiato, Gambalesta -si arrischiò a chiedergli garbatamente -quante mogli avesse, — al modo in cui aveva -preso il largo, gliene supponeva una ventina -almeno. -</p> - -<p> -“Una, signore! rispose il Mormone alzando le -braccia al cielo, una ed era abbastanza!„ -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span></p> - -<h2 id="cap28">CAPITOLO XXVIII. -<span class="smaller">Nel quale Gambalesta non riesce a far intendere -il linguaggio della ragione.</span></h2> -</div> - -<p> -Il treno, lasciando Great-Salt-Lake e la stazione -di Ogden, salì durante un’ora verso il nord, -sino a Veber-River, avendo percorso novecento -miglia all’incirca da S. Francisco. Da quel punto -in avanti, esso ripigliò la direzione dell’est tramezzo -ai massi accidentati dei monti Wahsatch. -Precisamente in questa parte del territorio compresa -tra le dette montagne e le Montagne -Rocciose propriamente dette, gl’ingegneri americani -si trovarono alle prese con le più serie difficoltà. -Perciò in quel tratto la sovvenzione del -governo dell’Unione ascese a quarantottomila dollari -per miglio, mentre non era che di sedicimila -dollari in pianura, ma gli ingegneri, come fu già -detto, non violentarono la natura, giuocarono con -lei d’astuzia, girando le difficoltà, e per arrivare -al gran bacino, una sola galleria, lunga quattordicimila -piedi, venne scavata in tutta la lunghezza -del <i>rail-road</i>. -</p> - -<p> -Gli era appunto al Lago Salato che il tracciato -aveva raggiunto il sommo dell’altezza. Da questo -<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> -punto, il suo profilo descriveva una curva molto -allungata, abbassandosi verso la valle del Bitter-Creek, -per risalire sino al punto di divisione -delle acque tra l’Atlantico e il Pacifico. I rii -erano in buon numero in quell’alpestre regione. -Fu mestieri valicare sopra dei ponticelli il Muddy, -il Green ed altri. Gambalesta diveniva più impaziente -mano mano che s’avvicinava alla meta. -Anche Fix, alla sua volta, avrebbe voluto essere -già uscito da quella difficile contrada; egli temeva -i ritardi, paventava gli accidenti, ed aveva più -fretta dello stesso Phileas Fogg di porre il piede -sulla terra inglese. -</p> - -<p> -Alle dieci di sera il treno si fermava alla stazione -di Fort-Bridger, che lasciò quasi subito, e -venti miglia più lontano, entrava nello Stato di -Wyming — l’antico Dakota, — seguendo tutta la -valle di Bitter-Creek, dove scorre una parte delle -acque che formano il sistema idrografico del -Colorado. -</p> - -<p> -La domane, 7 dicembre, ci fu un quarto d’ora -di fermata alla stazione di Green-River. La neve -era caduta durante la notte molto abbondantemente, -ma, mista alla pioggia, mezzo liquefatta, -non poteva impacciare il cammino del treno. -Tuttavia quel cattivo tempo non mancò d’inquietare -Gambalesta, poichè l’accumulamento delle -nevi, impastoiando le ruote dei vagoni, avrebbe -certamente compromesso il viaggio. -</p> - -<p> -— Affè, che idea, diceva tra sè, ebbe mai il -mio padrone di viaggiare durante l’inverno! Non -poteva mo’ aspettare la bella stagione per aumentare -le probabilità a suo favore? -</p> - -<p> -Ma in quella che l’onesto giovane non si preoccupava -<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> -che dello stato del cielo e dell’abbassamento -della temperatura, mistress Auda risentiva -timori più vivi, che provenivano da un’altra -causa. -</p> - -<p> -Infatti alcuni viaggiatori erano scesi dai loro -vagoni, e passeggiavano sulla spianata della stazione -di Green-River, aspettando la partenza -del treno. Ora, attraverso il cristallo, la giovane -signora riconobbe in uno d’essi il colonnello -Stamp Proctor, quell’americano che si era condotto -tanto villanamente rispetto a Phileas Fogg -dorante il <i>meeting</i> di San Francisco. Mistress -Auda, non volendo esser vista, si ripiegò indietro. -</p> - -<p> -Questa circostanza impressionò vivamente la -giovane donna. Essa erasi affezionata all’uomo -che le dava ogni giorno, per freddamente che -fosse, delle prove di assoluta devozione. Ella non -comprendeva, senza dubbio, tutta la profondità -del sentimento che le ispirava il suo salvatore, -ed a questo sentimento ella non dava fin allora -che il nome di riconoscenza, ma a sua insaputa, -c’era più di questo. Cosicchè il suo cuore ebbe -come una stretta quando ella riconobbe il grossolano -personaggio al quale il signor Fogg voleva -presto o tardi domandar ragione della sua condotta. -Evidentemente era il puro caso che aveva -tratto in quel treno il colonnello Proctor, ma egli -c’era, e bisognava impedire a qualunque costo -che Phileas Fogg scorgesse il suo avversario. -</p> - -<p> -Mistress Auda, allorchè il treno si fu riposto -in cammino, approfittò d’un momento che il signor -Fogg sonnecchiava, per porre Fix e Gambalesta -al corrente della situazione. -</p> - -<p> -— Quel Proctor nel treno! esclamò Fix. Ebbene -<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> -rassicuratevi, signora, prima d’aver a che fare -col signor Fogg, egli avrà da farla con me! E mi -pare che in tutto ciò sono ancor io che ho ricevuto -i più gravi insulti. -</p> - -<p> -— E poi, aggiunse Gambalesta, m’incarico io di -lui, per colonnello ch’e’ sia. -</p> - -<p> -— Signor Fix, ripigliò mistress Auda, il signor -Fogg non lascierà a nessuno la cura di vendicarlo. -Egli è uomo, l’ha detto, da ritornare apposta in -America per rintracciare quell’insultatore. Se dunque -vede il colonnello Proctor, noi non potremo -impedire uno scontro, che può produrre deplorevoli -risultati. Quel che importa è che non lo veda. -</p> - -<p> -— Avete ragione, signora, rispose Fix, uno -scontro potrebbe perder tutto. Vincitore o vinto, -il signor Fogg sarebbe posto in ritardo, e.... -</p> - -<p> -— E, soggiunse Gambalesta, ciò là darebbe -vinta ai gentleman del Reform-Club. Fra quattro -giorni noi saremo a Nuova York! Ebbene, se -durante quattro giorni il mio padrone non lascia -il suo vagone, si può sperare che il caso non lo -metta faccia a faccia con quel maledetto americano, -che Dio confonda! Ora sapremo ben noi -impedirlo.... -</p> - -<p> -La conversazione fu sospesa. Il signor Fogg -si era risvegliato, e guardava la campagna attraverso -al cristallo macchiettato di neve. Ma, più -tardi, e senza essere udito dal suo padrone, nè -da mistress Auda, Gambalesta disse all’ispettore -di polizia: -</p> - -<p> -— Vi battereste poi veramente per lui? -</p> - -<p> -— Farò tutto per ricondurlo vivo in Europa! -rispose semplicemente Fix, con un accento che -dinotava una volontà implacabile. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> -</p> - -<p> -Gambalesta sentì come un fremito corrergli pel -corpo, ma le sue convinzioni a riguardo del suo -padrone non cedettero. -</p> - -<p> -Ed ora eravi un mezzo qualunque per trattenere -il signor Fogg in quello scompartimento -onde prevenire ogni incontro tra il colonnello e -lui? Ciò non poteva essere difficile, chè il gentleman -era d’indole poco irrequieta e poco curiosa. -Ad ogni modo, Fix credette aver trovato cotesto -mezzo, poichè, da lì a pochi istanti, egli disse a -Phileas Fogg: -</p> - -<p> -— Come sono lunghe e lente, o signore, le ore -che si passano in ferrovia! -</p> - -<p> -— Infatti, rispose il gentleman, ma passano. -</p> - -<p> -— A bordo dei piroscafi, ripigliò l’ispettore, voi -avevate l’abitudine di fare il vostro <i>whist</i>? -</p> - -<p> -— Sì, rispose Phileas Fogg, ma qui sarebbe -difficile. Non ho nè carte nè compagni. -</p> - -<p> -— Oh! le carte troveremo certamente da comperarle. -Si vende di tutto nei vagoni americani. -Quanto ai compagni, se per caso, signora.... -</p> - -<p> -— Certamente, signore, rispose vivamente la -giovane donna, io conosco il <i>whist</i>. Ciò fa parte -dell’educazione inglese. -</p> - -<p> -— Ed io, ripigliò Fix, ho qualche pretesa a -cotesto giuoco. Dunque potremo giocare in tre -col morto.... -</p> - -<p> -— Come volete, signore, rispose Phileas Fogg, -contentissimo di tornare al suo giuoco favorito, -anco in ferrovia. -</p> - -<p> -Gambalesta fu spedito alla ricerca dello <i>steward</i>, -e ritornò subito con due mazzi completi, marche, -gettoni e una tavoletta coperta di panno. Non ci -mancava nulla. Il giuoco incominciò. Mistress -<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> -Auda conosceva discretamente il whist e ricevette -anzi dei complimenti dal severo <i>Phileas</i> Fogg. -Quanto all’ispettore, egli era di primissima forza, -e degno di tener testa al gentleman. -</p> - -<p> -— Ora, disse tra sè Gambalesta, lo teniamo. -Non si moverà più! -</p> - -<p> -Alle undici del mattino, il treno era giunto al -punto di spartizione delle acque dei due oceani. -Era a Passe-Bridger, ad un’altezza di settemila -cinquecentoventiquattro piedi inglesi al disopra -del livello del mare, uno dei punti più alti toccati -dal profilo del tracciato in quel passaggio -attraverso le Montagne Rocciose. Ancora duecento -miglia circa, e i viaggiatori si troverebbero finalmente -su quelle lunghe pianure che si estendono -fino all’Atlantico, e che la natura rendeva così -propizie alla costruzione di una strada ferrata. -</p> - -<p> -Sul versante del bacino atlantico si vedevano -già i primi rii affluenti o subaffluenti del North-Platte-River. -Tutto l’orizzonte del nord e dell’est -era coperto da un’immensa cortina semicircolare, -che forma la porzione settentrionale dei Rocky-Mountains, -dominata dal picco di Laramia. Tra -quest’incurvatura e la linea di ferro si estendevano -vaste pianure, largamente irrigate. Sulla -destra del <i>rail-road</i> si addossavano le prime salite -del masso montagnoso che s’arrotonda al sud sino -alle sorgenti del fiume dell’Arkansas, uno dei -grandi tributarii del Missurì. -</p> - -<p> -Mezz’ora dopo mezzodì, i viaggiatori intravedevano -per un istante il forte Halleck che domina -quella contrada. Ancora poche ore, e la traversata -delle Montagne Rocciose sarebbe compiuta. -Si poteva dunque sperare che nessun accidente -<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> -segnalerebbe il passaggio del treno, traverso -quella difficile regione. La neve aveva cessato di -cadere. Il tempo si metteva al freddo asciutto. I -grandi uccelli, spaventati dalla locomotiva, fuggivano -lontano. Nessuna belva, orso nè lupo, si -mostrava sul piano. Era il deserto nella sua -immensa nudità. -</p> - -<p> -Dopo una buona colazione, servita sullo stesso -vagone, il signor Fogg e i suoi compagni si erano -rimessi al loro interminabile <i>whist</i>, allorchè violenti -fischi colpirono il loro orecchio. Il treno si -fermò. -</p> - -<p> -Gambalesta cacciò la testa dallo sportello, e -non vide nulla che motivasse quella fermata. Nessuna -stazione era in vista. -</p> - -<p> -Mistress Auda e Fix poterono temere per un -istante che il signor Fogg pensasse di scendere -sulla strada. Ma il gentleman si contentò di dire -al suo servo: -</p> - -<p> -— Guardate un po’ che c’è. -</p> - -<p> -Gambalesta si slanciò fuori del vagone. Una -quarantina di viaggiatori avevano già lasciato -il loro vagone, e tra essi, il colonnello Stamp -Proctor. -</p> - -<p> -Il treno era giunto dinanzi ad un disco girato -al rosso che chiudeva la strada. Il macchinista e -il conduttore essendo discesi, discutevano con -qualche vivacità con un cantoniere, che il capostazione -di Medicine Bow, la stazione vicina, aveva -mandato incontro al treno. Alcuni viaggiatori -si erano accostati e pigliavano parte alla discussione, — fra -gli altri il suddetto colonnello Proctor, -col suo linguaggio altiero e i suoi gesti -imperiosi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> -</p> - -<p> -Gambalesta avendo raggiunto il crocchio, udì -il cantoniere che diceva: -</p> - -<p> -— Non c’è mezzo di passare. Il ponte di Medicine-Bow -è guasto, e non sosterrebbe il peso del treno. -</p> - -<p> -Il ponte di cui si trattava, era un ponte sospeso, -gettato sopra una cascata, a un miglio dal luogo -ove il convoglio si era fermato. Al dire del cantoniere, -essa minacciava rovina, parecchi dei fili -erano spezzati, ed era impossibile arrischiarne -il passaggio. Il cantoniere non esagerava dunque -in alcun modo affermando che non si poteva passare. -E del rimanente, con le abitudini audaci -degli Americani, si può dire che quando si mettono -essi ad essere prudenti, sarebbe una vera -pazzia il non esserlo. -</p> - -<p> -Gambalesta, non osando andare a prevenire il -suo padrone, ascoltava a denti stretti, immobile -come una statua. -</p> - -<p> -— Oh che! esclamò il colonnello Proctor, non -staremo qui, m’immagino, a piantar radice nella -neve? -</p> - -<p> -— Colonnello, rispose il conduttore, si è telegrafato -alla stazione di Omaha per chiedere un -treno, ma non è probabile che giunga a Medicine-Bow -prima di sei ore. -</p> - -<p> -— Sei ore! esclamò Gambalesta. -</p> - -<p> -— Sicuramente, rispose il conduttore. Del resto, -questo tempo ci sarà necessario per portarci a -piedi alla stazione. -</p> - -<p> -— Come! se non è che ad un miglio da noi, -disse uno dei viaggiatori. -</p> - -<p> -— Un miglio, sì, ma dall’altro lato del fiume. -</p> - -<p> -— E questo fiume non lo si può traghettare in -battello? chiese il colonnello. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> -</p> - -<p> -— Impossibile. Il <i>creek</i> è ingrossato dalle pioggie. -È una rapida, e saremo costretti di fare un -giro di dieci miglia al nord per trovare un -guado. -</p> - -<p> -Il colonnello lanciò un bordata di bestemmie, -pigliandosela con la compagnia, pigliandosela col -conduttore, e Gambalesta furente, non era lontano -dal fare coro con lui. C’era qui un ostacolo -materiale contro il quale fallirebbero, stavolta, -tutte le banconote del suo padrone. -</p> - -<p> -Inoltre il rammarico era generale tra i viaggiatori, -che, senza contare il ritardo, si vedevano -costretti a fare una quindicina di miglia attraverso -la pianura coperta di neve. Da qui un inferno -di grida, di esclamazioni che avrebbero certamente -attirato l’attenzione di Phileas Fogg, se -questo gentleman non fosse stato assorto dal gioco. -</p> - -<p> -Però Gambalesta si trovava nella necessità di -prevenirlo, ed a testa bassa, egli si dirigeva verso -il vagone, quando il macchinista del treno, — un -vero <i>yankee</i>, chiamato Forster, — alzando la voce -disse: -</p> - -<p> -“Signori, ci sarebbe forse un mezzo di passare. -</p> - -<p> -— Sul ponte? chiese un viaggiatore. -</p> - -<p> -— Sul ponte. -</p> - -<p> -— Col nostro treno! domandò il colonnello. -</p> - -<p> -— Col nostro treno.„ -</p> - -<p> -Gambalesta si era fermato, e divorava con gli -occhi le parole del macchinista. -</p> - -<p> -“Ma il ponte minaccia rovina! ripigliò il conduttore. -</p> - -<p> -— Non monta, rispose Forster. Io credo che lanciando -il treno col suo <i>maximum</i> di velocità, si -avrebbero delle probabilità di passare. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> -</p> - -<p> -— Diavolo!„ fece Gambalesta. -</p> - -<p> -Ma un certo numero di viaggiatori era stato -immediatamente sedotto dalla proposta. La piaceva -specialmente al colonnello Proctor. Questo -rompicollo trovava la cosa fattibilissima. Egli ricordò -anzi che certi ingegneri avevano avuto l’idea -di passare i fiumi “senza ponte„ con dei treni -rigidi lanciati a tutta celerità, ecc. E, in fine dei -nodi, tutti gli interessati nella questione si schierarono -col parere del macchinista. -</p> - -<p> -“Abbiamo cinquanta probabilità di passare, diceva -uno. -</p> - -<p> -— Sessanta, diceva l’altro. -</p> - -<p> -— Ottanta!... novanta su cento!„ -</p> - -<p> -Gambalesta era sbalordito, quantunque fosse -pronto a tentar tutto per operare il passaggio del -Medicine-creek; ma il tentativo gli pareva un -po’ troppo “americano.„ -</p> - -<p> -“Sì, pensò egli, ma c’è un’altra cosa molto più -semplice da fare, e questa gente non se la sogna -neppure!... Signore, diss’egli a uno dei viaggiatori, -il mezzo proposto dal macchinista mi pare un -po’ arrischiato, ma.... -</p> - -<p> -— Ottanta probabilità! rispose il viaggiatore, -voltandogli le spalle. -</p> - -<p> -— So bene, rispose Gambalesta rivolgendosi ad -un altro gentleman, ma una semplice riflessione.... -</p> - -<p> -— Che riflessioni! è inutile! rispose l’Americano -interpellato scrollando le spalle, giacchè il macchinista -assicura che si passerà! -</p> - -<p> -— Non c’è dubbio, ripigliò Gambalesta, si passerà, -ma sarebbe forse più prudente.... -</p> - -<p> -— Che! Che prudente! esclamò il colonnello -Proctor, che questa parola, udita a caso, fece scattare. -<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> -A grande velocità! La capite? A grande velocità! -</p> - -<p> -— So... capisco... ripeteva Gambalesta, cui nessuno -lasciava terminare la sua frase, ma pare sarebbe, -se non più prudente, giacchè la parola vi -scotta, almeno più naturale.... -</p> - -<p> -— Chi? che? cosa? Vada a contarla ad altri -col suo naturale!...„ si gridava da tutte le parti. -</p> - -<p> -Il poveraccio non sapeva più da chi farsi ascoltare. -</p> - -<p> -“Avete forse paura? gli domandò il colonnello -Proctor. -</p> - -<p> -— Io paura! esclamò Gambalesta. Ebbene, sia! -Farò vedere a questi signori che un Francese può -essere tanto Americano quanto loro! -</p> - -<p> -— In vettura! in vettura! gridava il conduttore. -</p> - -<p> -— Sì! in vettura, ripeteva Gambalesta, in vettura! -E subito! Ma io crederò sempre che sarebbe -stato più naturale di farci prima passare a piedi -su questo ponte, noi altri viaggiatori, e il treno -poi!... -</p> - -<p> -Ma nessuno udì questa saggia riflessione, e nessuno -avrebbe voluto riconoscerne la giustezza. -</p> - -<p> -I viaggiatori erano ricollocati nel loro vagone. -Gambalesta ripigliò il suo posto, senza dir nulla -di ciò che era accaduto. I giuocatori erano tutti -assorti nel <i>whist</i>. -</p> - -<p> -La locomotiva fischiò vigorosamente. Il macchinista, -rovesciando il vapore, ricondusse il suo treno -indietro, per circa un miglio, — rinculando come -un saltatore che vuol prendere lo slancio. -</p> - -<p> -Indi, ad un secondo fischio, il cammino in avanti -ricominciò, poi si accelerò; in breve la velocità -divenne spaventevole; non si sentiva altro che un -<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> -solo nitrito uscente dalla locomotiva; gli stantuffi -battevano venti colpi al secondo; le assi delle -ruote fumavano nelle scatole del grasso. Si sentiva, -per così dire, che tutt’intero il treno, camminando -con una rapidità di cento miglia all’ora, -non pesava più sulle rotaie. La velocità mangiava -la gravitazione. -</p> - -<p> -E si passò! E fu come un lampo. Non si vide -nulla del ponte. Il convoglio saltò, si può proprio -dirlo, da una sponda all’altra, e il macchinista -non riescì a fermare la sua macchina furibonda -che a cinque miglia al di là della stazione. -</p> - -<p> -Ma appena il treno ebbe varcato il fiume, il -ponte, definitivamente rovinato, s’inabissava con -fracasso nelle acque di Medicine-Bow. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span></p> - -<h2 id="cap29">CAPITOLO XXIX. -<span class="smaller">Nel quale si narrano cose che capitano -unicamente sulle ferrovie americane.</span></h2> -</div> - -<p> -La sera stessa, il treno proseguiva la sua strada -senza ostacoli, oltrepassava il forte Sanders, valicava -il passo di Cheyenne e giungeva al passo -di Evans. In questo luogo, il <i>rail-road</i> arrivava al -più alto punto della strada, cioè ottomila novantun -piedi sopra il livello dell’Oceano. I viaggiatori -non avevano ora che a discendere sino all’Atlantico -su quelle pianure sconfinate, livellate -dalla natura. -</p> - -<p> -Ivi si trovava sul <i>grand-trunk</i>, la diramazione -di Denver-city, la principale città del Colorado. -Questo territorio è ricco in miniere d’oro e d’argento, -e più di cinquantamila abitanti vi hanno -già fissato la loro dimora. -</p> - -<p> -In quel momento, milletrecentottantadue miglia -erano state fatte da San Francisco, in tre giorni -e tre notti. Quattro giorni e quattro notti, secondo -ogni previsione, dovevano bastare per arrivare a -Nuova York. Phileas Fogg si manteneva dunque -nei termini regolamentari. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> -</p> - -<p> -Durante la notte si lasciò sulla sinistra il campo -Walbah. Il Lodge-pole-creek scorreva parallelamente -alla strada, seguendo la frontiera rettilinea -comune agli Stati del Wyoming e del Colorado. -Alle undici, si entrava nel Nebraska, si passava -presso al Sedgwick, e si toccava Julesburgh, situato -sul braccio sud del fiume Platte. -</p> - -<p> -Fu a questo punto che si fece l’inaugurazione -dell’<i>Union-Pacific-road</i>, il 23 ottobre 1867, e di cui -ingegnere in capo fu il generale J. M. Dodge. -Qui si fermarono le due potenti locomotive, rimorchianti -i nove vagoni degl’invitati, nel numero -dei quali figurava il vice presidente, Thomas C. Durant; -qui rintronarono le acclamazioni; qui i Siù -e i Pawnies diedero lo spettacolo di una piccola -guerra indiana; qui i fuochi d’artificio scoppiettarono; -qui infine si pubblicò, col mezzo di -una stamperia portatile, il primo numero del giornale -<i>Railway-Pioneer</i>. Così venne celebrata l’inaugurazione -di questa grande ferrovia, strumento di -progresso e di civiltà, gettata attraverso al deserto -e destinata a collegare fra loro città e città -che non esistevano ancora. Il fischio della locomotiva, -più potente della lira di Anfione, le avrebbe -presto fatte sorgere dal suolo americano. -</p> - -<p> -Alle otto del mattino il forte Mac-Person era -lasciato indietro. Trecentocinquantasette miglia -separano questo punto da Omaha. La strada ferrata -seguiva, sulla sponda sinistra, le capricciose -sinuosità del braccio sud di Platte-river. Alle nove -si giungeva all’importante città di North-Platte, -edificata tra questi due bracci del gran corso d’acqua, -che si ricongiungono intorno ad essa per non -più formare che una sola arteria, — affluente considerevole -<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> -le cui acque si confondono con quelle -del Missurì, un po’ al disopra di Omaha. -</p> - -<p> -Il centesimoprimo meridiano era sorpassato. -</p> - -<p> -Il signor Fogg e i suoi compagni avevano ripreso -il loro gioco. Nessun di loro si lamentava -della lunghezza della strada, — neanco il morto. -Fix aveva incominciato col guadagnare alcune -ghinee, che era avviato a riperdere, ma si mostrava -non meno appassionato del signor Fogg. -Durante quella mattina, la fortuna arrise singolarmente -al nostro gentleman. I trionfi e gli onori -piovevano nelle sue mani. A un certo momento, -dopo aver combinato un colpo audace, egli si preparava -a giuocar picche, quando, dietro al sedile -si udì una voce che diceva: -</p> - -<p> -“Io giuocherei quadri....„ -</p> - -<p> -Il signor Fogg, mistress Auda, Fix, alzarono la -testa. Il colonnello Proctor era vicino a loro. -</p> - -<p> -Stamp Proctor e Phileas Fogg si riconobbero a -prima vista. -</p> - -<p> -“Ah! siete voi, signor Inglese, esclamò il colonnello, -siete voi che volete giocar picche! -</p> - -<p> -— E che le gioco, rispose freddamente Phileas -Fogg, gettando un dieci di questo colore. -</p> - -<p> -— Ebbene a me piace che sia quadri,„ replicò -il colonnello con voce irritata. -</p> - -<p> -E fece un gesto per afferrare la carta giuocata, -soggiungendo: -</p> - -<p> -“Voi non ci capite nulla a questo gioco. -</p> - -<p> -— Forse sarò più abile di un altro, disse Phileas -Fogg alzandosi. -</p> - -<p> -— Dipende soltanto da voi di provarvici, figlio -di John Bull!„ replicò il rozzo personaggio. -</p> - -<p> -Mistress Auda era diventata pallida. Tutto il -<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> -sangue le affluiva al cuore. Ella aveva afferrato -il braccio di Phileas Fogg, che la respinse dolcemente. -Gambalesta era pronto a scagliarsi contro -l’Americano, che guardava il suo avversario con -aria più che mai insultante. Ma Fix si era alzato -e, affrontando il colonnello Proctor, gli disse: -</p> - -<p> -“Voi dimenticate che sono io con cui avete a -che fare, signore, io che avete non solo ingiurato, -ma percosso! -</p> - -<p> -— Signor Fix, disse il signor Fogg, vi chiedo -perdono, ma la faccenda riguarda me solo. Pretendendo -che avevo torto di giocar picche, il colonnello -mi ha fatto una nuova ingiuria, e me ne -renderà ragione. -</p> - -<p> -— Quando vorrete e dove vorrete, rispose l’Americano, -ed all’arma che vi piacerà!„ -</p> - -<p> -Mistress Auda tentò invano di contenere il signor -Fogg. L’ispettore tentò inutilmente di riappiccare -il diverbio per conto suo. Gambalesta voleva -gettare il colonnello dallo sportello, ma un -cenno del suo padrone lo fermò. Phileas Fogg -lasciò il vagone, e l’Americano lo seguì sul passatoio. -</p> - -<p> -“Signore, disse il signor Fogg al suo avversario, -ho molta fretta di tornare in Europa, e un -ritardo qualunque pregiudicherebbe i miei interessi. -</p> - -<p> -— E che importa a me? rispose il colonnello -Proctor. -</p> - -<p> -— Signore, ripigliò con molta garbatezza il signor -Fogg, dopo il nostro incontro a San Francisco, -io avevo formato il progetto di venirvi a -trovare in America, non appena avessi sbrigato -gli affari che mi chiamano sul continente antico. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> -</p> - -<p> -— Davvero? -</p> - -<p> -— Volete darmi convegno fra sei mesi? -</p> - -<p> -— Perchè non fra sei anni? -</p> - -<p> -— Io dico sei mesi, rispose garbatamente il signor -Fogg, e sarò esatto al convegno. -</p> - -<p> -— Scappatoie, signor mio! esclamò Stamp Proctor. -Subito o non più. -</p> - -<p> -— Sia, rispose il signor Fogg. Andate a Nuova -York? -</p> - -<p> -— No. -</p> - -<p> -— A Chicago? -</p> - -<p> -— No. -</p> - -<p> -— A Omaha? -</p> - -<p> -— Poco v’importa! Conoscete Plum-Creek? -</p> - -<p> -— No, rispose il signor Fogg. -</p> - -<p> -— È la stazione prossima. Il treno vi sarà -fra un’ora. Vi si arresterà dieci minuti. In dieci -minuti si possono scambiare alcuni colpi di revolver. -</p> - -<p> -— Sia, rispose il signor Fogg. Mi fermerò a -Plum-Creek. -</p> - -<p> -— Io credo anzi che vi rimarrete! aggiunse -l’Americano con insolenza senza pari. -</p> - -<p> -— Chi sa, signore!„ rispose Fogg, e rientrò -nel suo vagone freddo come il solito. -</p> - -<p> -Qui, il gentleman incominciò col rassicurare -mistress Auda, dicendo che i fanfaroni non sono -mai da temere. Indi pregò Fix di fargli da testimonio -nello scontro che stava per aver luogo. -Fix non poteva rifiutare, e Phileas Fogg ripigliò -tranquillamente il suo giuoco interrotto, giocando -picche con calma perfetta. -</p> - -<p> -Alle undici, il fischio della locomotiva annunciò -l’appressarsi della stazione di Plum-Creek. Il -<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> -signor Fogg si alzò, e, seguito da Fix, si recò -sul passatoio. Gambalesta lo accompagnava, portando -un paio di revolver. Mistress Auda era -rimasta nel vagone, pallida come una morta. -</p> - -<p> -In quella, la porta dell’altro vagone si aprì, e -il colonnello Proctor apparve parimente sul passatoio -seguito dal suo testimone, un Yankee della -sua tempra. Ma al momento che i due avversari -stavano per scendere sulla strada, il conduttore -accorse e gridò: -</p> - -<p> -“Non si scende, signori. -</p> - -<p> -— E perchè? domandò il colonnello. -</p> - -<p> -— Abbiamo venti minuti di ritardo, e il treno -non si ferma. -</p> - -<p> -— Ma io devo battermi col signore. -</p> - -<p> -— Me ne incresce, rispose l’impiegato; ma si -parte immediatamente. Ecco la campana che -suona!„ -</p> - -<p> -La campana suonava difatti, e il treno si pose -subito in cammino. -</p> - -<p> -“Sono veramente desolato, signori, disse allora -il conduttore. In qualunque altra circostanza vi -avrei servito volentieri. — Ma, alla fin fine, giacchè -non avete avuto tempo di battervi qui, chi v’impedisce -di battervi strada facendo? -</p> - -<p> -— Ciò non garberà forse al signore! disse il -colonnello con aria beffarda. -</p> - -<p> -— Mi garba invece perfettamente, rispose Phileas -Fogg. -</p> - -<p> -— Via, pensò Gambalesta, decisamente siamo -in America! e il conduttore del treno è un gentleman -del fior fiore!„ -</p> - -<p> -E in così dire egli seguì il suo padrone. -</p> - -<p> -I due avversarii e i loro testimoni, preceduti dal -<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> -conduttore, si recarono, passando da un vagone -all’altro, alla coda del treno. L’ultimo vagone -non era occupato che da una decina di viaggiatori. -Il conduttore chiese loro se volevano compiacersi, -per pochi istanti, di lasciar libero il -passo ai due gentleman che avevano una questione -d’onore da sbrigare. -</p> - -<p> -Figurarsi! I viaggiatori erano troppo felici di -poter essere gentili verso i due gentlemen, e si -ritirarono sui passatoi. -</p> - -<p> -Quel vagone, lungo una cinquantina di piedi, -pareva fatto apposta per la circostanza. I due -avversari potevano camminare un contro l’altro -tra i sedili ed archibugiarsi a gusto loro. Non -vi fu mai duello più facile da regolare. Il signor -Fogg ed il colonnello Proctor, muniti ciascuno -di due revolver a sei colpi, entrarono nel vagone. -I due testimonii, rimasti al di fuori, ve li rinchiusero. -Al primo fischio della locomotiva, essi -dovevano cominciare il fuoco.... Indi, dopo un -lasso di dieci minuti, si ritirerebbe dal vagone -ciò che resterebbe dei due gentlemen. -</p> - -<p> -Nulla di più semplice, in verità. Era anzi così -semplice, che Fix e Gambalesta sentivano il loro -cuore palpitare in modo da spezzarsi. -</p> - -<p> -Si aspettava dunque il fischio convenuto, quando -a un tratto si udirono grida selvagge; delle detonazioni -le accompagnarono, ma non uscivano dal -vagone riservato ai duellanti. Quelle detonazioni -si prolungavano, per contrario, sino alla testa o -su tutta la linea del treno. Grida di spavento si -facevano udire dall’interno del convoglio. -</p> - -<p> -Il colonnello Proctor ed il signor Fogg, coi -revolver in pugno, uscirono tosto dal vagone e -<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> -si precipitarono verso la testa del convoglio, ove -rintronavano fragorosamente le detonazioni e i -gridi. -</p> - -<p> -Essi avevano compreso che il treno era assalito -da una banda di Siù. -</p> - -<p> -Questi arditi Indiani non facevano così le loro -prime armi, chè già più d’una volta essi avevano -fermato i convogli. Secondo le loro abitudini, -senz’aspettare la fermata del treno, slanciandosi -sui marciapiedi in numero di un centinaio, essi -avevano dato la scalata ai vagoni, come fa un -<i>clown</i> con un cavallo al galoppo. -</p> - -<p> -Quei Siù erano muniti di fucili. Da qui le detonazioni, -alle quali i viaggiatori, quasi tutti -armati, rispondevano con colpi di revolver. A -tutta prima, gli Indiani si erano precipitati sulla -macchina. Il macchinista e il fuochista erano stati -mezzo accoppati a colpi di mazza. Un capo Siù, -volendo fermare il treno, ma non sapendo manovrare -il manubrio del regolatore, aveva aperto -largamente l’introduzione del vapore invece di -chiuderla, e la locomotiva, mossa a furia, correva -con una celerità spaventevole. -</p> - -<p> -In pari tempo, i Siù avevan invaso i vagoni, -correvano come tante scimmie furibonde sulle -imperiali, scassinavano gli sportelli, e lottavano -corpo a corpo coi viaggiatori. Dal convoglio-bagagli, -forzato e saccheggiato, si precipitavano -tutti i colli sulla strada. Gridi e spari proseguivano -senza tregua. -</p> - -<p> -Intanto i viaggiatori si difendevano animosamente. -Alcuni vagoni, asserragliati, sostenevano -un assedio come veri forti ambulanti trasportati -con una rapidità di cento miglia all’ora. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span> -</p> - -<p> -Fin dal principio dell’attacco mistress Auda -si era comportata coraggiosamente. Col revolver -alla mano, ella si era difesa con eroismo, sparando -tramezzo ai cristalli infranti, allorchè qualche -selvaggio le si presentava. Una ventina di Siù, -colpiti a morte, erano caduti sulla strada, e le -ruote dei vagoni schiacciavano come vermi quelli -fra loro che sdrucciolavano sulle rotaie dall’alto -dei passatoi. Parecchi viaggiatori, gravemente -colpiti dalle palle o dalle mazze, giacevano sui -sedili. -</p> - -<p> -Eppure si doveva finirla. Quella lotta durava -già da dieci minuti, e non poteva terminare che -con vantaggio dei Siù, se il treno non si fermava. -Infatti la stazione del forte Kearney non era -distante neanco due miglia. Ivi trovavasi un -posto americano, ma oltrepassato quel posto, tra -il forte Kearney e la stazione seguente, i Siù sarebbero -i padroni del treno. -</p> - -<p> -Il conduttore si batteva ai fianchi del signor -Fogg, ma una palla lo atterrò. Cadendo, quell’uomo -esclamò: -</p> - -<p> -“Siamo perduti, se il treno non si ferma fra -cinque minuti! -</p> - -<p> -— Si fermerà! disse Phileas Fogg, che volle -slanciarsi fuori del treno. -</p> - -<p> -— Rimanete, signore, gli gridò Gambalesta. È -affar mio!„ -</p> - -<p> -Il signor Fogg non ebbe il tempo di fermare -quel coraggioso giovane, che aprendo uno sportello -senza esser visto dagl’Indiani, riescì a cacciarsi -sotto al vagone. Ed allora, frattanto che -la lotta continuava, mentre le palle s’incrociavano -sulla sua testa, ritrovando la sua agilità e -<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> -la sua flessibilità di <i>clown</i>, avanzando sotto i vagoni, -aggrappandosi alle assi, aiutandosi con la -leva dei freni e con le stanghe delle impannate, -inerpicandosi da una carrozza all’altra con una -destrezza maravigliosa, egli giunse così alla testa -del treno. Non era stato visto, non aveva potuto -esserlo. -</p> - -<p> -Là, sospeso con una mano tra il vagone dei -bagagli e il <i>tender</i>, con l’altra staccò le catene -di sicurezza; ma a causa dell’attrazione operata -egli non sarebbe mai riescito a svitare la sbarra -di congiunzione se una scossa che la macchina -subì non l’avesse fatta spezzare, ed allora il treno, -staccato, rimase poco a poco indietro, mentre la -locomotiva se ne scappava con nuova velocità. -</p> - -<p> -Trascinato dalla forza acquisita, il treno camminò -ancora per alcuni minuti, ma i freni furono -manovrati nell’interno dei vagoni, e il convoglio -si fermò finalmente a meno di cento passi dalla -stazione di Kearney. -</p> - -<p> -Qui, i soldati del forte, attirati dagli spari, -accorsero in fretta. I Siù non li avevano aspettati: -prima della fermata completa del treno, tutta la -masnada aveva preso il largo. -</p> - -<p> -Ma quando i viaggiatori si contarono sulla -piazza della stazione, s’avvidero che parecchi -mancavano all’appello, e tra gli altri il coraggioso -Francese la cui devozione aveali poc’anzi -salvati. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span></p> - -<h2 id="cap30">CAPITOLO XXX. -<span class="smaller">Nel quale Phileas Fogg fa semplicemente -il suo dovere.</span></h2> -</div> - -<p> -Tre viaggiatori, compreso Gambalesta, erano -scomparsi. Erano stati uccisi nella lotta, od erano -prigionieri dei Siù? Non si poteva saperlo ancora. -</p> - -<p> -I feriti erano in numero considerevole, ma -nessuno era colpito mortalmente. Uno dei più -gravemente colpiti era il colonnello Proctor, che -si era valorosamente battuto, e che una palla all’inguinaia -aveva atterrato. Fu trasportato alla -stazione con altri viaggiatori, il cui stato richiedeva -cure immediate. -</p> - -<p> -Mistress Auda era salva. Phileas Fogg, che -non s’era certo risparmiato, non aveva neppure -una graffiatura. Fix era ferito al braccio, d’una -ferita senza importanza. Ma Gambalesta mancava, -e calde lacrime scorrevano dagli occhi della giovane -signora. -</p> - -<p> -Intanto tutti i viaggiatori avevano lasciato il -treno. Le ruote dei vagoni erano macchiate di -sangue. Dai mozzi e dai raggi pendevano informi -brandelli di carne. Si vedevano sulla bianca pianura, -fin dove l’occhio poteva giungere, delle -<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> -lunghe strisce rosse. Gli ultimi Indiani sparivano -allora nel sud, dalla parte di Republican-River. -</p> - -<p> -Il signor Fogg, con le braccia incrociate, rimaneva -immobile. Egli aveva una grave decisione -da prendere. Mistress Auda, vicino a lui, lo guardava -senza pronunciare una parola.... Egli comprese -quello sguardo. Se il suo servo fosse prigioniero, -non doveva egli arrischiar tutto per -istrapparlo agl’Indiani? -</p> - -<p> -“Io lo ritroverò morto o vivo, diss’egli semplicemente -a mistress Auda. -</p> - -<p> -— Ah! signor.... signor Fogg! esclamò la giovane -donna, afferrando le mani del suo compagno -ch’ella coprì di lacrime. -</p> - -<p> -— E vivo! aggiunse il signor Fogg, se non -indugiamo un minuto!„ -</p> - -<p> -Con questa risoluzione, Phileas Fogg si sacrificava -tutto intero. Egli pronunziava la sua rovina. -Un sol giorno di ritardo gli faceva mancare il -piroscafo a Nuova-York, e la scommessa era irrevocabilmente -perduta. Ma davanti a questo pensiero: -“È il mio dovere!„ egli non esitava. -</p> - -<p> -Il capitano comandante il forte Kearney era -presente. I suoi soldati — circa un centinaio -d’uomini — si erano posti sulla difensiva pel caso -che i Siù movessero un attacco diretto contro la -stazione. -</p> - -<p> -“Signore, disse il signor Fogg al capitano, -tre viaggiatori sono scomparsi. -</p> - -<p> -— Morti? domandò il capitano. -</p> - -<p> -— Morti o prigionieri, rispose Phileas Fogg. -Ecco un’incertezza che urge di far cessare. È -vostra intenzione d’inseguire i Siù.? -</p> - -<p> -— Faccenda seria, signore, disse il capitano. Gli -<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> -Indiani possono fuggire fino al di là dell’Arkansas! -Io non posso abbandonare il posto che mi è affidato. -</p> - -<p> -— Signore, ripigliò Phileas Fogg, si tratta della -vita di tre uomini. -</p> - -<p> -— Senza dubbio.... ma posso io arrischiare la -vita di cinquanta per salvarne tre? -</p> - -<p> -— Io non so se lo potete, signore, ma lo dovete. -</p> - -<p> -— Signore, rispose il capitano, nessuno qui -m’insegna qual sia il mio dovere. -</p> - -<p> -— Sia, disse freddamente Phileas Fogg. Andrò -solo. -</p> - -<p> -— Voi, signore! esclamò Fix che erasi avvicinato, -andar solo ad inseguir gl’Indiani! -</p> - -<p> -— Volete dunque che lasci morire quel disgraziato, -a cui quanti vivono qui devono tutti la -vita? Io andrò. -</p> - -<p> -— Ebbene no, non andrete solo! esclamò il -capitano, commosso suo malgrado. No! Voi siete -un intrepido cuore. Trenta uomini di buona -volontà! aggiuns’egli, voltandosi verso i suoi -soldati. -</p> - -<p> -Tutta la compagnia si avanzò in massa. Il capitano -non ebbe che a scegliere fra quella brava -gente. Trenta soldati vennero designati, e un -vecchio sergente si pose alla loro testa. -</p> - -<p> -— Grazie, capitano! disse il signor Fogg. -</p> - -<p> -— Mi permetterete di accompagnarvi? domandò -Fix al gentleman. -</p> - -<p> -— Farete come vi piacerà, signore, gli rispose -Phileas Fogg. Ma se volete rendermi un servigio, -rimarrete presso mistress Auda. Nel caso m’incogliesse -disgrazia.... -</p> - -<p> -Un pallore subitaneo coprì il volto dell’agente -di polizia. Separarsi dall’uomo che aveva seguito -<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span> -passo a passo e con tanta persistenza! Lasciarlo -avventurare in quel deserto! Fix guardò attentamente -il gentleman, e quantunque pertinacemente -combattuto dalle sue prevenzioni, egli -abbassò gli occhi dinanzi a quello sguardo calmo -e franco. -</p> - -<p> -— Rimarrò, diss’egli. -</p> - -<p> -Da lì a pochi istanti, il signor Fogg aveva -stretto la mano della giovine donna; indi, dopo -averle consegnato il suo prezioso sacco da viaggio, -partiva col sergente e la sua piccola brigata. -</p> - -<p> -Ma prima di partire, aveva detto ai soldati: -</p> - -<p> -— Amici, vi sono mille sterline per voi, se salviamo -i prigionieri! -</p> - -<p> -Era allora mezzodì e qualche minuto. -</p> - -<p> -Mistress Auda si era ritirata in una camera -della stazione, e là, sola, ella aspettava, pensando -a Phileas Fogg, a quella generosità semplice e -grande, a quel tranquillo coraggio. Il signor -Fogg aveva sacrificato la sua sostanza, ed ora -giocava la vita, tutto ciò senza esitazione, per -dovere, senza frasi. Phileas Fogg era un eroe agli -occhi di lei. -</p> - -<p> -L’ispettore Fix non la pensava così, e non -poteva contenere la sua agitazione. Passeggiava -con passo febbrile sulla piazza della stazione. -Soggiogato per un momento, egli ridiventava quel -di prima. Partito Fogg, comprendeva la stoltezza -che aveva fatto di lasciarlo partire. Che! quell’uomo -che aveva fin allora seguito intorno al -mondo, egli aveva consentito a separarsene! La -sua indole ripigliava il disopra, egli s’incriminava, -s’accusava, faceva tutta la parte del direttore della -polizia metropolitana, quando strapazza un agente -colto in flagrante delitto d’ingenuità. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span> -</p> - -<p> -— Sono stato uno stolido! pensava egli. L’altro -gli avrà detto chi ero! È partito, non ritornerà! -Dove ripescarlo adesso? Ma come mai ho potuto -lasciarmi affascinare a questo modo, io, Fix, io -che ho in tasca il suo ordine d’arresto! Decisamente -non sono che una bestia! -</p> - -<p> -Così ragionava l’ispettore di polizia, mentre le -ore trascorrevano lente per lui. Egli non sapeva -che fare. A volte, gli veniva voglia di dir tutto -a mistress Auda. Ma comprendeva come sarebbe -stato ricevuto dalla giovine donna. Qual decisione -pigliare? Egli era tentato di porsi a scorrazzare -le lunghe pianure bianche, alla caccia di quel -Fogg! Non gli pareva impossibile di rintracciarlo. -I passi del distaccamento erano ancora impressi -sulla neve!... Ma da lì a poco, sotto un nuovo -strato, ogni impronta fu scancellata. -</p> - -<p> -Allora lo scoraggiamento invase Fix. Egli risentì -come un’infrenabile voglia di abbandonare -la partita. Ora, precisamente, l’occasione di lasciare -la stazione di Kearney e di proseguire quel -viaggio sì fecondo di fiaschi, gli venne offerta. -</p> - -<p> -Infatti, verso le due dopo mezzodì, mentre la -neve cadeva a larghi fiocchi, si udirono lunghi -fischi che venivano da est. Un’enorme ombra -preceduta da una luce rossastra si avanzava lentamente, -considerevolmente ingrandita dalle nebbie -che le davano un aspetto fantastico. -</p> - -<p> -Eppure non si aspettava nessun treno che dovesse -arrivare dall’est. I soccorsi, richiesti per -telegrafo, non potevano giungere così presto, e il -treno da Omaha a San Francisco non doveva passare -che la domane. -</p> - -<p> -Presto si ebbe a capire la cosa. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> -</p> - -<p> -La locomotiva, che camminava a piccolo vapore -gettando grandi fischi, era quella che dopo essere -stata disgiunta dal treno, aveva continuato la sua -strada con spaventevolissima celerità, portando -seco il fuochista e il macchinista svenuti. Essa -aveva corso sulle rotaie per parecchie miglia; -indi il fuoco era scemato per mancanza di combustibile; -il vapore si era allentato, e un’ora dopo -la macchina si fermava finalmente a dieci miglia -al di là della stazione di Kearney. -</p> - -<p> -Nè il macchinista nè il fuochista erano morti, -e, dopo uno svenimento alquanto prolungato, essi -avevano ripreso i sensi. -</p> - -<p> -La macchina era allora fermata. Quando si vide -nel deserto, con la sola locomotiva, non avente -più vagoni al suo seguito, il macchinista comprese -quel che era accaduto. In che modo la macchina -fosse stata disgiunta dal treno, egli non -potè indovinare, ma era fuor di dubbio per lui che -il treno, rimasto indietro, si trovasse in pericolo. -</p> - -<p> -Il macchinista non esitò su ciò che doveva -fare. Continuare la strada nella direzione di Omaha -era prudente; ritornare verso il treno che gli -Indiani saccheggiavano forse ancora, era pericoloso.... -Non monta! Palate di carbone e di legna -furono affastellate nel fornello della caldaia, il -fuoco si rianimò, la pressione salì di bel nuovo, -e verso le due dopo mezzodì la macchina ritornava -indietro verso la stazione di Kearney. Era -dessa che fischiava nella nebbia. -</p> - -<p> -Fu una grande soddisfazione pei viaggiatori, -quando videro la locomotiva porsi in testa al -treno. Essi potevano dunque continuare quel -viaggio tanto disgraziatamente interrotto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> -</p> - -<p> -All’arrivo della macchina, mistress Auda aveva -lasciata la stazione, e rivolgendosi al conduttore: -</p> - -<p> -— Ripartite subito? gli chiese ella. -</p> - -<p> -— All’istante, signora. -</p> - -<p> -— Ma quei prigionieri... i nostri disgraziati -compagni... non potete proprio aspettare? -</p> - -<p> -— Io non posso interrompere il servizio, rispose -il conduttore. Abbiamo già tre ore di ritardo. -</p> - -<p> -— E quando passerà l’altro treno proveniente -da San Francisco? -</p> - -<p> -— Domani sera, signora. -</p> - -<p> -— Domani sera! ma sarà troppo tardi. Bisogna -aspettare. -</p> - -<p> -— È impossibile, rispose il conduttore. Se volete -partire, salite in vagone. -</p> - -<p> -— Non partirò, rispose la giovane donna. -</p> - -<p> -Fix aveva udito quel dialogo. Pochi minuti -prima, quando ogni mezzo di locomozione gli -faceva difetto, egli era deciso a lasciare Kearney, -ed ora che il treno era là, pronto a slanciarsi, -che egli non doveva far altro che rioccupare il -suo posto nel vagone, una irresistibile forza lo -incatenava al suolo. Quello scalo della stazione -gli scottava i piedi, eppure non poteva staccarsene! -La lotta ricominciava in lui. La collera -dell’insuccesso lo soffocava. Egli voleva lottare -sino all’estremo. -</p> - -<p> -Frattanto, i viaggiatori ed alcuni feriti, — fra -gli altri il colonnello Proctor, il cui stato era -grave, — avevano preso posto nei vagoni. Si -udiva il ronzìo della caldaia soprariscaldata, e il -vapore si sprigionava dalle valvole. Il macchinista -fischiò, il treno si pose in cammino, e -<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> -disparve in brev’ora, frammischiando il suo fumo -bianco al turbinìo della neve. -</p> - -<p> -L’ispettore Fix era rimasto. -</p> - -<p> -Alcune ore trascorsero. Il tempo era pessimo, -il freddo vivissimo. Fix, seduto sopra una panca, -nella stazione, rimaneva immobile. Pareva che -dormisse. Mistress Auda, ad onta della raffica, -lasciava ad ogni poco la camera che era stata -posta a sua disposizione. Ella andava all’estremità -dello scalo, cercando vedere attraverso la -tempesta di neve, volendo squarciare quella nebbia -che le restringeva intorno l’orizzonte, tendendo -l’orecchio al menomo rumore. Ma nulla. Ella rientrava -allora, tutta irrigidita, per ritornare da lì -a pochi momenti, e sempre inutilmente. -</p> - -<p> -Venne la sera. Il piccolo distaccamento non -era di ritorno. Dove trovavasi in quel momento? -Aveva esso potuto raggiungere gli Indiani? C’era -stata lotta, o quei soldati, smarriti nella nebbia, -erravano a casaccio? Il capitano del forte Kearney -era molto inquieto, quantunque non volesse -far trasparir nulla della sua inquietudine. -</p> - -<p> -E venne la notte, e la neve cadde meno abbondantemente, -ma l’intensità del freddo si accrebbe. -Lo sguardo più intrepido non avrebbe considerato -senza spavento quella buia immensità. Un -assoluto silenzio regnava sulla pianura. Nè il volo -di un uccello, nè il passaggio di una belva, ne -turbava la calma infinita. -</p> - -<p> -Durante tutta quella notte mistress Auda, con -la mente piena di presentimenti sinistri, il cuore -colmo d’angosce, errò sul limitare della prateria. -La sua immaginazione la traeva lontano, -e le mostrava mille pericoli. Ciò ch’ella sofferse -<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> -durante quelle lunghe ore non si può esprimere. -</p> - -<p> -Fix era sempre immobile allo stesso posto, ma -neppur lui dormiva. Ad un certo momento un -uomo erasi avvicinato e gli aveva parlato anzi; -ma l’agente lo aveva rimandato, dopo di aver risposto -alle sue parole con un segno negativo. -</p> - -<p> -La notte trascorse così. All’alba, il disco mezzo -spento del sole si alzò sopra un orizzonte nebbioso; -però lo sguardo poteva estendersi ad una -distanza di due miglia. Era verso sud che Phileas -Fogg e il distaccamento si erano diretti.... Il sud -era assolutamente deserto. Suonavano allora le -sette del mattino. -</p> - -<p> -Il capitano, sommamente impensierito, non sapeva -qual partito pigliare. Doveva egli mandare -un secondo distaccamento in soccorso del primo? -Doveva sacrificare altri uomini con sì poche probabilità -di salvare quelli che forse a quell’ora -erano già sacrificati? Ma la sua esitazione non -durò a lungo; chiamando con un gesto uno dei -suoi luogotenenti, gli dava l’ordine di spingere -una ricognizione nel sud, — allorchè si udirono -alcuni spari. Era un segnale? I soldati si precipitarono -fuori del forte, e ad un mezzo miglio -scorsero un piccolo drappello che ritornava in -buon ordine. -</p> - -<p> -Il signor Fogg camminava in testa, e vicino a -lui Gambalesta e i due altri viaggiatori, strappati -dalle mani dei Siù. -</p> - -<p> -C’era stato combattimento a dieci miglia al sud -di Kearney. Pochi momenti prima dell’arrivo del -distaccamento, Gambalesta e i suoi due compagni -lottavano già contro i loro guardiani, e il Francese -<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> -ne aveva accoppati due a furia di pugni, -allorchè il suo padrone e i soldati si precipitarono -al loro soccorso. -</p> - -<p> -Tutti, i salvatori e i salvati, furono accolti con -grida di gioia, e Phileas Fogg distribuì ai soldati -il premio che aveva loro promesso, mentre Gambalesta -andava ripetendo a sè stesso, non senza -qualche ragione: -</p> - -<p> -— Bisogna confessare che io costo caro al mio -padrone! -</p> - -<p> -Fix, senza pronunciare mezza parola, guardava -il signor Fogg, e sarebbe stato difficile l’analizzare -le impressioni che lottavano allora in lui. -Quanto a mistress Auda, ella aveva preso la -mano del gentleman, e la stringeva nelle sue, -senza poter pronunciare una parola! -</p> - -<p> -Intanto Gambalesta, appena giunto, aveva cercato -il treno nella stazione. Egli credeva trovarlo -lì, pronto a partire, e sperava che si potrebbe -ancora riguadagnare il tempo perduto. -</p> - -<p> -— Il treno, il treno! esclamò egli. -</p> - -<p> -— Partito, rispose Fix. -</p> - -<p> -— E il treno successivo, quando passerà? domandò -Phileas Fogg. -</p> - -<p> -— Non prima di stasera. -</p> - -<p> -— Ah! rispose semplicemente l’impassibile gentleman. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span></p> - -<h2 id="cap31">CAPITOLO XXXI. -<span class="smaller">Nel quale l’ispettore Fix piglia molto sul serio -gl’interessi di Phileas Fogg.</span></h2> -</div> - -<p> -Phileas Fogg si trovava in ritardo di venti -ore. Gambalesta, causa involontaria di tale ritardo, -era disperato. Egli aveva decisamente rovinato -il suo padrone! -</p> - -<p> -In quel momento l’ispettore si avvicinò al signor -Fogg, e, guardandolo bene in faccia: -</p> - -<p> -“Proprio sul serio, signore, gli domandò, avete -fretta? -</p> - -<p> -— Proprio sul serio, rispose Phileas Fogg. -</p> - -<p> -— Insisto, ripigliò Fix. Avete proprio interesse -ad essere a Nuova York l’11, prima delle -9 di sera, ora della partenza del piroscafo di Liverpool? -</p> - -<p> -— Sì, un interesse massimo. -</p> - -<p> -— E se il vostro viaggio non fosse stato interrotto -da questo attacco di Indiani, sareste voi -giunto a Nuova York l’11 al mattino? -</p> - -<p> -— Sì, con dodici ore di anticipazione sul piroscafo. -</p> - -<p> -— Bene, voi avete dunque venti ore di ritardo. -Fra venti e dodici la differenza è di otto. -<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> -Sono otto ore da riguadagnare. Volete tentare -di farlo? -</p> - -<p> -— A piedi? domandò il signor Fogg. -</p> - -<p> -— No, in slitta, rispose Fix, in slitta a vela. -Un tale mi ha proposto questo mezzo di trasporto.„ -</p> - -<p> -Era l’uomo che aveva parlato all’ispettore di -polizia durante la notte, e di cui Fix aveva rifiutato -l’offerta. -</p> - -<p> -Phileas Fogg non rispose a Fix, ma, avendogli -Fix mostrato l’uomo in discorso che passeggiava -dinanzi alla stazione, il gentleman mosse -verso di lui. Da lì ad un istante, Phileas Fogg -e quell’Americano, chiamato Mudge, entravano -in una capanna costruita ai piedi del forte Kearney. -</p> - -<p> -Ivi il signor Fogg esaminò un certo singolare -veicolo, specie d’impannata, fissata sopra due -lunghe travi, un po’ rialzate sul dinanzi come le -suole di una slitta, e sulla quale cinque o sei -persone potevano pigliar posto. Al terzo dell’impannata, -a prora, si rizzava un albero altissimo, -sul quale s’infioriva un’immensa randa. Questo -albero, solidamente sostenuto da sartie metalliche, -tendeva uno straglio di ferro che serviva da -ghindare un fiocco di grande dimensione. A poppa, -una specie di timone permetteva di dirigere il -congegno. -</p> - -<p> -Era, come si vede, una slitta attrezzata a <i>sloop</i>. -Durante l’inverno, sulla pianura gelata, quando -i treni sono fermati dalle nevi, questi veicoli -fanno dei tragitti sommamente rapidi da una stazione -all’altra. Essi sono per altro prodigiosamente -invelati, — ancor più di quanto può esserlo -un cutter di corsa esposto a capovolgersi, — e, -<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> -vento a poppa, sdrucciolano alla superficie -delle praterie, con una rapidità uguale, se non -superiore, a quella dei treni diretti. -</p> - -<p> -In pochi minuti un contratto fu stipulato tra -il signor Fogg e il padrone di quell’imbarcazione -di terra. Il vento era buono e soffiava dall’ovest -in gagliarda brezza. La neve si era indurita, e -Mudge si vantava di condurre il signor Fogg in -poche ore alla stazione d’Omaha. Colà sono frequenti -i treni e numerose le vie che conducono -a Chicago e a Nuova York. Non era impossibile -che il ritardo fosse riguadagnato. Non c’era dunque -da esitare. Bisognava tentare l’avventura. -</p> - -<p> -Il signor Fogg, non volendo esporre mistress -Auda alle torture di un tragitto all’aria aperta, -con quel freddo reso ancor più insopportabile -dalla celerità, le propose di rimanere sotto la -custodia di Gambalesta alla stazione di Kearney. -L’onesto giovane sarebbe incaricato di ricondurla -in Europa per una strada migliore ed in -condizioni più accettabili. -</p> - -<p> -Mistress Auda rifiatò di separarsi dal signor -Fogg, e Gambalesta si sentì felicissimo di questa -determinazione. Infatti, per nulla al mondo -egli avrebbe voluto lasciare il suo padrone, dacchè -Fix doveva accompagnarlo. -</p> - -<p> -Se poi si volesse sapere ciò che pensasse allora -l’ispettore di polizia, sarebbe difficile il dirlo. -La sua convinzione era alla scossa dal ritorno -di Phileas Fogg, e lo riputava egli un mariuolo -di primissima forza, che, compiuto il giro del -mondo, doveva credere che sarebbe affatto sicuro -in Inghilterra? Forse l’opinione di Fix rispetto -a Phileas Fogg era infatti modificata; ma -<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> -egli era sempre deciso a fare il suo dovere, e il -più impaziente di tutti a sollecitare il ritorno in -Inghilterra. -</p> - -<p> -Alle otto, la slitta era pronta a partire. I viaggiatori, — si -potrebbe dire i passeggieri, — vi -pigliavano posto e si avviluppavano strettamente -nelle loro coperte da viaggio. Le due immense -vele erano alzate, e sotto l’impulso del vento il -veicolo filava sulla neve indurita, con una rapidità -di quaranta miglia all’ora. -</p> - -<p> -La distanza che separa il Forte Kearney da -Omaha è in linea retta, — a volo d’ape, come -dicono gli Americani, — di duecento miglia al -più. Mantenendosi il vento, questa distanza poteva -essere percorsa in cinque ore. -</p> - -<p> -Se non sopravveniva alcun accidente, ad un’ora -dopo mezzodì la slitta avrebbe raggiunto Omaha. -</p> - -<p> -Che tragitto! I viaggiatori, stretti l’uno contro -l’altro, non potevano parlarsi. Il freddo, accresciuto -dalla velocità, tagliava la parola. La slitta -sdrucciolava così leggermente sulla superficie -della pianura come una barca sulla superficie -delle acque, — con le onde di meno. Quando la -brezza giungeva a fior di terra, pareva che la -slitta fosse sollevata dalle sue vele, vaste ali -d’immensa apertura. Mudge, al timone, si manteneva -nella linea retta, e, con un colpo di -barra, rettificava le guizzate che il congegno -tendeva a fare. Tutta la tela portava. Il fiocco -era stato alzato, e non era più riparato dalla -randa. Un albero di coffa fu ghindato, ed una -freccia, tesa al vento, aggiunse la sua potenza -d’impulso a quella delle altre vele. Non si poteva -stimarla matematicamente, ma certo la velocità -<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> -della slitta non doveva essere minore di -quaranta miglia all’ora. -</p> - -<p> -“Se non si rompe nulla, disse Mudge, arriveremo!„ -</p> - -<p> -E Mudge aveva interesse a giungere nel termine -convenuto, poichè il signor Fogg, fedele al -suo sistema, lo aveva adescato con un vistoso -premio. -</p> - -<p> -La prateria che la slitta tagliava in linea -retta era piatta come un mare e pareva un immenso -stagno ghiacciato. Il <i>rail-road</i> che provvedeva -al servizio di questa parte del territorio, -risaliva, dal sud-ovest al nord-ovest, per Grand-Island, -Columbus, città importante del Nebraska, -Schuyler, Fremont, indi Omaha. Esso seguiva in -tutto il suo corso la sponda destra di Platte-River. -La slitta, accorciando questa strada, percorreva -la corda dell’arco descritto dalla ferrovia. -Mudge non poteva temere di essere fermato dal -Platte-River, a quel piccolo gomito che fa dinanzi -a Fremont, giacchè le acque del fiume -erano gelate. La strada era dunque interamente -sgombra di ostacoli, e Phileas Fogg non aveva -che due circostanze da temere: una avaria del -congegno, un cambiamento o una caduta del -vento. -</p> - -<p> -Ma la brezza non calmò. Al contrario, essa -soffiava tanto da curvare l’albero, che le sartie -di ferro mantenevano solidamente. Quei fili metallici, -simili alle corde di uno strumento, risuonavano, -come se un archetto avesse provocato -le loro vibrazioni. La slitta correva in mezzo ad -un’armonia lamentosa, di una intensità affatto -particolare. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> -</p> - -<p> -“Queste corde danno la quinta e l’ottava,„ -disse il signor Fogg. -</p> - -<p> -E furono queste le sole parole ch’egli pronunziò -durante il tragitto. Mistress Auda, bene imbaccucata -nelle pellicce e nelle coperte da viaggio, -era, per quanto possibile, preservata dall’azione -del freddo. -</p> - -<p> -Quanto a Gambalesta, con la faccia rossa come -il disco solare quando tramonta nelle nebbie, -egli aspirava quell’aria frizzante. Col fondo d’imperturbabile -fiducia che possedeva, egli ripigliava -le speranze. Invece di giungere al mattino a -Nuova York, vi si giungerebbe alla sera, ma c’era -ancora qualche probabilità che ciò accadesse prima -della partenza del piroscafo di Liverpool. -</p> - -<p> -Gambalesta aveva anzi sentito una gran voglia -di stringere la mano del suo alleato Fix. Egli -non dimenticava che era l’ispettore quegli che -aveva procurato la slitta a vele, e, quindi, il solo -mezzo che vi fosse di portarsi ad Omaha in tempo -utile. Ma, chi sa per quale presentimento, egli -si tenne nella sua riserva abituale. -</p> - -<p> -Ad ogni modo, una cosa che Gambalesta non -dimenticherebbe mai, era il sacrificio che il signor -Fogg aveva fatto, senza esitare, per strapparlo -dalle mani dei Siù. Con ciò, il signor Fogg -aveva arrischiato sostanza e vita... No! il suo -servo non lo dimenticherebbe! -</p> - -<p> -Mentre ciascuno dei viaggiatori era assorto in -riflessioni tanto diverse, la slitta volava sull’immenso -tappeto di neve. Se passava qualche -<i>creek</i>, affluente o sub-affluente del Little-blue-river, -nessuno se n’accorgeva. I campi e i corsi d’acqua -sparivano sotto una bianchezza uniforme. La -<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> -pianura era assolutamente deserta. Compresa tra -l’<i>Union-Pacific-road</i> e il tronco che deve congiungere -Kearney a San Giuseppe, essa formava come -una grande isola disabitata. Non un villaggio, -non una stazione, neppure un forte. Di tanto in -tanto si vedeva passare come un lampo qualche -albero smorfioso, il cui scheletro bianco si torceva -sotto la brezza. A volte, stormi di uccelli -selvatici si alzavano a volo. A volte anco, de’ -lupi di praterie, a frotte numerose, magri, affamati, -spinti da un bisogno feroce, lottavano in -velocità con la slitta. Allora Gambalesta, col revolver -in mano, si teneva pronto a far fuoco sui -più vicini. Se qualche accidente avesse allora -fermato la slitta, i viaggiatori, assaliti da quei -feroci carnivori, avrebbero corso i maggiori pericoli. -Ma la slitta tirava via, non tardava a -spingersi innanzi, e in breve tutta la torma urlante -rimaneva indietro. -</p> - -<p> -A mezzodì, Mudge riconobbe da certi segni -ch’egli passava il corso gelato del Platte-river. -Non disse nulla, ma era già certo che, venti miglia -più innanzi, sarebbe giunto alla stazione di -Omaha. -</p> - -<p> -E difatti, non era ancora trascorsa un’ora, che -quest’abile guida, abbandonando la barra, si precipitò -alle drizze delle vele e le ammainava in -bando, mentre la slitta, trascinata dal suo irresistibile -slancio, percorreva ancora un mezzo miglio -priva affatto di tela. Finalmente si fermò, e -Mudge, additando un ammasso di tetti bianchi -di neve, diceva: -</p> - -<p> -“Siamo giunti.„ -</p> - -<p> -Giunti! Giunti, infatti, a quella stazione che, -<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> -a mezzo di tanti treni, è quotidianamente in comunicazione -con l’est degli Stati Uniti. -</p> - -<p> -Gambalesta e Fix erano saltati a terra e scrollavano -le loro membra irrigidite. Essi aiutarono -il signor Fogg e la giovine signora a scendere -dalla slitta. Phileas Fogg regolò generosamente -il conto con Mudge, al quale Gambalesta strinse -la mano come ad un amico, e tutti si precipitarono -verso la stazione di Omaha. -</p> - -<p> -A questa importante città del Nebraska si arresta -appunto la strada ferrata del Pacifico propriamente -detta, che mette il bacino del Mississipì -in comunicazione col Grande-Oceano. Per -andare da Omaha a Chicago, il <i>rail-road</i>, sotto -il nome di “Chicago-Rock-Island-road,„ corre -direttamente nell’est facendo il servizio di cinquanta -stazioni. -</p> - -<p> -Un treno diretto era pronto a partire. Phileas -Fogg e i suoi compagni ebbero appena il tempo -di precipitarsi in un vagone. Non avevano visto -nulla di Omaha, ma Gambalesta confessò a sè -stesso che non c’era da affliggersene, e che non -si trattava di vedere. -</p> - -<p> -Con somma rapidità, quel treno passò nello -Stato di Iowa, per Council-Bluffs, Des Moines, -Iowa-City. Durante la notte attraversò il Mississipì -a Davenport, e per Rock-Island entrava -nell’Illinese. La domane, 10, alla quattro di sera, -giungeva a Chicago, già risorta dalle sue rovine, -e adagiata più fieramente che mai sulle rive del -suo bel lago Michigan. -</p> - -<p> -Novecento miglia separano Chicago da Nuova -York. I treni non facevan difetto a Chicago. Il -signor Fogg passò immediatamente dall’uno all’altro. -<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> -L’azzimata locomotiva del “Pittsburgh-Fort-Wayne-Chicago-rail-road„ -partì a gran velocità, -come se avesse capito che l’onorevole -gentleman non aveva tempo da perdere. Essa -attraversò come un lampo l’Indiana, l’Ohio, la -Pensilvania, il Nuovo-Jersey, passando per città -di nomi antichi, alcune delle quali avevano strade -e <i>tramways</i>, ma non ancora case. Finalmente apparve -l’Hudson, e, l’11 dicembre, alle undici e -un quarto di sera, il treno si fermava nella stazione, -sulla sponda destra del fiume, proprio davanti -al molo riservato alla società di piroscafi -della linea Cunard, altrimenti detta “British and -nord American royal mail steam packet Co,„ -</p> - -<p> -Il <i>China</i>, a destinazione di Liverpool, era partito -da quarantacinque minuti! -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span></p> - -<h2 id="cap32">CAPITOLO XXXII. -<span class="smaller">Nel quale Phileas Fogg -lotta a corpo a corpo con la mala sorte.</span></h2> -</div> - -<p> -Partendo, il <i>China</i> pareva aver menato via l’ultima -speranza di Phileas Fogg. -</p> - -<p> -Infatti nessuno degli altri piroscafi che fanno -il servizio diretto tra l’America e l’Europa, nè i -Transatlantici francesi, nè le navi del <i>White-Star-line</i>, -nè gli <i>steamers</i> della Compagnia Imman, nè -quelli della linea amburghese, nè altri non potevano -secondare i progetti del nostro gentleman. -</p> - -<p> -Infatti, il <i>Pereiere</i>, della Compagnia transatlantica -francese, — i cui ammirabili battelli uguagliano -in celerità e superano in comodità tutti -quelli delle altre linee, senza eccezione, — non -partiva che da lì a due giorni, il 14 dicembre. E -poi, al pari di quelli della Compagnia amburghese, -non andava direttamente a Liverpool o a Londra, -ma all’Havre a Southampton, mettendo il signor -Fogg in ritardo, ed annullando con ciò i suoi ultimi -sforzi. -</p> - -<p> -Quanto ai piroscafi Imman, uno dei quali, il -<i>City-of-Paris</i>, partiva la domane, non era da pensarci. -Queste navi sono particolarmente destinate -<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span> -al trasporto degli emigranti, le loro macchine sono -deboli, navigano tanto a vela che a vapore, e la -loro velocità è mediocre. Essi impiegavano al -tragitto da Nuova York all’Inghilterra più tempo -di quanto ne rimanesse al signor Fogg per guadagnar -la sua scommessa. -</p> - -<p> -Di tutto ciò il nostro gentleman si chiarì completamente -consultando il suo <i>Bradshaw</i>, che gli -indicava, giorno per giorno, i movimenti della navigazione -transoceanica. -</p> - -<p> -Gambalesta era annichilito. Aver mancato il -piroscafo di quarantacinque minuti, ciò lo uccideva. -Era colpa sua, tutta sua, che, invece di aiutare -il suo padrone, non aveva cessato di seminare -ostacoli sulla sua strada! E quando riandava -con la mente tutti gli incidenti del viaggio, quando -addizionava le somme spese senza il menomo guadagno -e nel suo solo interesse, quando pensava -che quell’enorme scommessa, aggiungendovi le -spese enormi di quel viaggio divenuto inutile, -rovinava completamente il signor Fogg, egli si colmava -d’improperii. -</p> - -<p> -Il signor Fogg non gli fece però alcun rimprovero, -e lasciando il molo dei piroscafi transatlantici, -egli non disse che queste parole: -</p> - -<p> -“Domani provvederemo. Venite.„ -</p> - -<p> -Il signor Fogg, mistress Auda, Fix, Gambalesta -attraversarono l’Hudson nel Jersey-city-ferry-boat, -e salirono in una cittadina, che li condusse -all’albergo S. Nicola in Broadway (via larga). Delle -camere furono poste a loro disposizione, e la notte -trascorse, corta per Phileas Fogg che dormì un -sonno perfetto, ma lunga assai per mistress Auda -ed i suoi compagni, ai quali l’agitazione non permise -di riposare. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> -</p> - -<p> -La domane era il 12 dicembre. Dal 12, ore sette -del mattino, al 21, ore otto e quarantacinque minuti -della sera, rimanevano nove giorni, tredici -ore e 45 minuti. Se dunque Phileas Fogg fosse -partito il dì prima col <i>China</i>, uno dei migliori -camminatori della linea Cunard, sarebbe giunto -a Liverpool, indi a Londra, nei termini voluti! -</p> - -<p> -Il signor Fogg lasciò l’albergo, solo, dopo aver -raccomandato al suo servo di aspettarlo e di avvertire -mistress Auda di tenersi pronta a qualunque -momento. -</p> - -<p> -Il signor Fogg si recò in riva all’Hudson, e tra -le navi ormeggiate al molo od ancorate nel fiume, -egli cercò con cura quelle che erano in partenza. -Diversi battelli avevano la loro fiamma di partenza -e si apparecchiavano a pigliar il mare con -la marea del mattino, poichè in quell’immenso ed -ammirabile porto di Nuova York, non c’è giorno in -cui cento navi non facciano via per tutt’i punti -del mondo; ma per la maggior parte erano navigli -a vela, e non potevano convenire a Phileas Fogg. -</p> - -<p> -Il nostro gentleman pareva dover fallir nel suo -ultimo tentativo, quando scorse, ancorato dinanzi -la Batteria, ad una gomena al più, una nave di -commercio ad elice, di forme smilze, il cui camino, -cacciando grossi fiocchi di fumo, indicava che si -preparava a prendere il largo. -</p> - -<p> -Phileas Fogg chiamò una lancia, s’imbarcò, e -con poche remate egli si trovava alla scaletta -dell’<i>Henrietta</i>, <i>steamer</i> a scafo di ferro, di cui tutte -le sommità erano in legno. -</p> - -<p> -Il capitano dell’<i>Henrietta</i> era a bordo. Phileas -Fogg salì sul ponte e fe’ chiedere del capitano. -Questi si presentò subito. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span> -</p> - -<p> -Era un uomo di cinquant’anni, una specie di -lupo di mare, un brontolone che non doveva esser -molto comodo. Grossi occhi, carnagione di rame -ossidato, capelli rossi, forte corporatura, — nulla -nell’aspetto dell’uomo di buona società. -</p> - -<p> -“Il capitano? chiese il signor Fogg. -</p> - -<p> -— Son io. -</p> - -<p> -— Io sono Phileas Fogg di Londra. -</p> - -<p> -— Ed io Andrew Speedy di Cardiffe. -</p> - -<p> -— State per partire?... -</p> - -<p> -— Fra un’ora. -</p> - -<p> -— Siete carico per...? -</p> - -<p> -— Bordò. -</p> - -<p> -— E il vostro carico? -</p> - -<p> -— Ciottoli nella pancia. Punto nolo. Parto sopra -zavorra. -</p> - -<p> -— Avete passaggieri? -</p> - -<p> -— Nessun passaggiero. Mai passaggieri. Mercanzia -ingombrante e ragionante. -</p> - -<p> -— La vostra nave cammina bene? -</p> - -<p> -— Tra undici e dodici nodi. L’<i>Henrietta</i>, conosciuta -da tutti. -</p> - -<p> -— Volete trasportarmi a Liverpool, me e tre -persone? -</p> - -<p> -— A Liverpool? Perchè non in Cina? -</p> - -<p> -— Io dico Liverpool. -</p> - -<p> -— No! -</p> - -<p> -— No? -</p> - -<p> -— No. Sono in partenza per Bordò e vado a -Bordò. -</p> - -<p> -— Senza badare al prezzo? -</p> - -<p> -— Senza badare al prezzo.„ -</p> - -<p> -Il capitano aveva parlato con un tono che non -ammetteva replica. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> -</p> - -<p> -“Ma gli armatori dell’<i>Henrietta</i>... ripigliò Phileas -Fogg. -</p> - -<p> -— Gli armatori, sono io, rispose il capitano. Il -battello m’appartiene. -</p> - -<p> -— Io ve lo noleggio. -</p> - -<p> -— No. -</p> - -<p> -— Io ve lo compro. -</p> - -<p> -No.„ -</p> - -<p> -Phileas Fogg non mosse palpebra. Pure la situazione -era grave. Nuova York non era come Hong-Kong, -nè il capitano dell’<i>Henrietta</i> come il padrone -della <i>Tankadera</i>. Fin qui il denaro del gentleman -aveva sempre superato gli ostacoli. Stavolta -il danaro non valeva. -</p> - -<p> -Pure, bisognava trovare il mezzo di attraversare -l’Atlantico in battello, — a meno di attraversarlo -in pallone, — il che sarebbe stato molto avventuroso, -e poi non realizzabile. -</p> - -<p> -Sembra però che Phileas Fogg avesse un’idea, -perchè disse al capitano: -</p> - -<p> -“Ebbene, volete condurmi a Bordò? -</p> - -<p> -— No, quand’anche mi pagaste duecento dollari!... -</p> - -<p> -— Ve ne offro duemila (10,000 fr.). -</p> - -<p> -— A testa? -</p> - -<p> -— A testa. -</p> - -<p> -— E siete quattro? -</p> - -<p> -— Quattro.„ -</p> - -<p> -Il capitano Speedy cominciò a grattarsi la fronte, -in modo da strapparsi l’epidermide. Ottomila dollari -da guadagnare, senza modificare il suo viaggio, -ciò meritava proprio ch’egli mettesse da parte -la sua antipatia pronunciata per ogni sorta di viaggiatori. -Passeggieri a duemila dollari, non sono -più passeggieri: sono una merce preziosa. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> -</p> - -<p> -“Parto alle nove, disse semplicemente il capitano -Speedy, e se voi e i vostri, siete pronti... -</p> - -<p> -— Alle nove saremo a bordo,„ rispose con la -stessa semplicità il signor Fogg. -</p> - -<p> -Erano le otto e mezzo. Sbarcare dall’<i>Henrietta</i>, -salire in una carrozza, recarsi all’albergo San Nicola, -menarne via mistress Auda, Gambalesta, ed -anco l’inseparabile Fix, al quale offriva graziosamente -il passaggio, ciò fu fatto dal gentleman -con quella calma che non l’abbandonava in nessuna -circostanza. -</p> - -<p> -Al momento che l’<i>Henrietta</i> levava l’áncora, -tutti e quattro erano a bordo. -</p> - -<p> -Quando Gambalesta seppe il prezzo di quest’ultimo -tragitto, cacciò uno di quegli “Oh!„ prolungati, -che percorrono tutti gl’intervalli della -gamma cromatica discendente! -</p> - -<p> -Quanto all’ispettore Fix, egli pensò che decisamente -la Banca d’Inghilterra non se la caverebbe -troppo bene da quest’affare. Infatti, giungendo a -Liverpool, ed ammettendo che il signor Fogg non -gettasse qualche manata d’oro in mare, più di -settemila sterline (175,000 franchi) mancherebbero -dal sacco delle banconote! -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span></p> - -<h2 id="cap33">CAPITOLO XXXIII. -<span class="smaller">Nel quale Phileas Fogg -si mostra all’altezza delle circostanze.</span></h2> -</div> - -<p> -Un’ora dopo, il battello a vapore <i>Henrietta</i> oltrepassava -il <i>light boat</i> (battello-faro) che segna -l’entrata dell’Hudson, girava la punta di Sandy-Hook -ed entrava in mare. Durante la giornata, -esso costeggiò Long-Island, al largo dal fuoco di -Fire-Island e corse rapidamente verso l’est. -</p> - -<p> -La domane, 13 dicembre, a mezzodì, un uomo -salì sul passatoio per fare il punto. Voi credete -che quell’uomo fosse il capitano Speedy? Niente -affatto. Era Phileas Fogg, <i>esq</i>. -</p> - -<p> -Quanto al capitano Speedy, egli era nientemeno -che chiuso a chiave nel suo camerino, e cacciava -urli che dinotavano un’ira, perdonabilissima, spinta -fino al parossismo. -</p> - -<p> -Era accaduto questo. Phileas Fogg voleva andare -a Liverpool, e il capitano non ve lo voleva -condurre. Allora Phileas Fogg aveva accettato di -pigliar passaggio per Bordò, e, da trenta ore che -era a bordo, egli aveva così ben manovrato a -colpi di banconote, che l’equipaggio, marinai e fochisti, — equipaggio -un po’ equivoco, che non andava -<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> -niente d’accordo col capitano, — gli apparteneva. -Ed ecco perchè Phileas Fogg comandava -in vece e luogo del capitano Speedy, perchè il capitano -era rinchiuso nel suo camerino, e perchè -infine l’<i>Henrietta</i> si dirigeva verso Liverpool. Ed -era chiarissimo, a veder manovrare il signor Fogg, -che il signor Fogg era stato marinaio. -</p> - -<p> -Ora, come dovesse finire l’avventura, lo si saprebbe -più tardi. Ma intanto, mistress Auda non -poteva far a meno d’essere inquieta, senza dirne -nulla. Fix, lui, era stato sbalordito a tutta prima. -Quanto a Gambalesta, egli trovava la cosa semplicemente -adorabile. -</p> - -<p> -“Tra undici e dodici nodi!„ aveva detto il capitano -Speedy, e infatti l’<i>Henrietta</i> si manteneva -in questa media di velocità. -</p> - -<p> -Se dunque — quanti “se„ ancora! — se dunque -il mare non diventava troppo cattivo, se il -vento non balzava nell’est, se non sopraggiungeva -nessuna avaria al battello, nessun accidente alla -macchina, l’<i>Henrietta</i> nei nove giorni contati dal -12 dicembre al 21, poteva percorrere le tremila -miglia che separano Nuova York da Liverpool. -Vero è che una volta giunti, l’affare dell’<i>Henrietta</i> -annodandosi all’affare della Banca, era tal cosa -da poter trarre il nostro gentleman un pochino -più lontano dei suoi desiderii. -</p> - -<p> -Durante i primi giorni, la navigazione si fece -in eccellenti condizioni. Il mare non era troppo -scabro: il vento pareva fissato al nord-ovest; le -vele furono stabilite, e, sotto le sue golette, l’<i>Henrietta</i> -camminò come un vero transatlantico. -</p> - -<p> -Gambalesta era contentone. L’ultimo atto del -suo padrone, di cui non voleva vedere le conseguenze, -<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> -lo entusiasmava. Mai l’equipaggio aveva -visto un giovane più gaio, più agile. Egli faceva -mille carezze ai marinai, e li maravigliava co’ suoi -giuochi d’agilità. Prodigava loro i nomi più teneri -e le bevande più gradite. Per lui, essi manovravano -come tanti gentlemen, e i fochisti riscaldavano -come tanti eroi. Il suo buon umore, molto comunicativo, -invadeva tutti. Egli aveva dimenticato -il passato, le noie, i pericoli. Egli non pensava -che alla meta, sì vicina ad essere raggiunta, e talvolta -bolliva d’impazienza, come se fosse riscaldato -dai fornelli dell’<i>Henrietta</i>. Spesso altresì il -degno giovane girava intorno a Fix, lo guardava -con occhio “che la diceva lunga!„ ma non gli -parlava, perchè non esisteva più alcuna intimità -fra i due antichi amici. -</p> - -<p> -Peraltro Fix, diciamolo pure, non ci capiva più -nulla! La conquista dell’<i>Henrietta</i>, la compra del -suo equipaggio, quel Fogg che manovrava come -un vecchio marinaio, tutto codesto complesso di -cose lo sbalordiva. Egli non sapeva più che pensare! -Ma, pensandoci su, un gentleman che incominciava -col rubare cinquantacinquemila sterline -poteva ben finire col rubare un bastimento. -E Fix fu naturalmente tratto a credere che l’<i>Henrietta</i>, -diretta da Fogg, non andasse niente affatto -a Liverpool, ma in qualche punto del mondo -in cui il ladro, divenuto pirata, si porrebbe tranquillamente -al sicuro! Questa ipotesi, bisognava -confessarlo, era più che plausibile, e il <i>detective</i> -incominciava a pentirsi seriamente di essersi imbarcato -in quest’affare. -</p> - -<p> -Quanto al capitano Speedy, egli continuava ad -urlare nel suo camerino, e Gambalesta, incaricato -<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> -di provvedere al suo vitto, non lo faceva se non -pigliando le più grandi precauzioni, per vigoroso -ch’ei fosse. Il signor Fogg, invece, non aveva -neanche l’aria di sognarsi che ci fosse un capitano -a bordo. -</p> - -<p> -Il 13, passa sulla coda del banco di Terranova. -Sono cattivi paraggi. Durante l’inverno, specialmente, -le nebbie vi sono frequenti, i colpi di vento -formidabili. Fin dal dì prima, il barometro, improvvisamente -abbassato, faceva presentire un -cangiamento prossimo nell’atmosfera. Infatti, durante -la notte la temperatura si modificò, il -freddo divenne più vivo, e in pari tempo il vento -saltò nel sud-est. -</p> - -<p> -Era un contrattempo. Il signor Fogg, affine di -non iscostarsi dalla sua via, dovette ripiegare le -vele e far forza col vapore. Contuttociò, il cammino -della nave fu rallentato, a cagione dello -stato del mare, i cui lunghi cavalloni s’infrangevano -contro la sua asta di prora. Essa subì dei -movimenti di beccheggio violentissimi, e ciò a -detrimento della sua celerità. La brezza volgeva -a poco a poco ad uragano, e si prevedeva già -il caso in cui l’<i>Henrietta</i> non potrebbe più tener -testa alle onde. Ora, se si doveva fuggire, si andava -incontro all’ignoto con tutti i suoi brutti -rischi. -</p> - -<p> -La faccia di Gambalesta si rabbuiò insieme al -cielo, e durante due giorni l’onesto figliuolo provò -angoscie mortali. Ma Phileas Fogg era un marinaio -ardito, che sapeva tener testa al mare, e continuò -imperterrito la sua via, senza neppur mettersi -a piccolo vapore. -</p> - -<p> -La <i>Henrietta</i>, quando non poteva innalzarsi -<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> -sulle onde, le passava parte a parte; il suo ponte -era spazzato da un capo all’altro, ma passava. -Qualche volta altresì l’elice emergeva, battendo -l’aria con le sue braccia affannate, quando una -montagna d’acqua sollevava la poppa fuor dei -flutti, ma il maraviglioso battello si spingeva -sempre innanzi con la prua. -</p> - -<p> -Tuttavia, il vento non frescò tanto come avrebbesi -potuto temere. Non fu uno di quegli uragani -che passano con una velocità di novanta -miglia all’ora. Esso si mantenne freschissimo, ma -sfortunatamente soffiò ostinatamente dalla parte -del sud-est e non permise di far tela. Eppure -sarebbe stato utile, come si vedrà fra poco, di -andar in aiuto al vapore! -</p> - -<p> -Il 16 dicembre era il settantesimoquinto giorno -trascorso dalla partenza da Londra. Insomma, -l’<i>Henrietta</i> non aveva ancora un ritardo inquietante. -La metà del tragitto era press’a poco fatta, -e i peggiori paraggi erano sorpassati. In estate -si poteva garantire il successo. D’inverno si era -in balìa della cattiva stagione. Gambalesta non -si pronunciava. In fondo, egli aveva speranza, e -se il vento faceva difetto, si contava sul vapore. -</p> - -<p> -Ora, quel giorno, il macchinista essendo salito -sul ponte, incontrò il signor Fogg, e s’intrattenne -vivamente con lui. -</p> - -<p> -Senza sapere perchè, — per un presentimento -senza dubbio, — Gambalesta risentì come una -vaga inquietudine. Egli avrebbe dato una delle -sue orecchie per udire con l’altra ciò che si diceva. -Egli potè appena afferrare queste parole -dette dal suo padrone: -</p> - -<p> -“Siete certo di ciò che asserite? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span> -</p> - -<p> -— Certo, signore, rispose il macchinista. Non -dimenticate che fin dalla nostra partenza noi -riscaldiamo con tutti i fornelli accesi, e se avevamo -sufficiente carbone per andare a piccolo -vapore da Nuova-York a Bordò, non ne abbiamo -a sufficienza per andare a tutto vapore da Nuova-York -a Liverpool! -</p> - -<p> -— Ci penserò,„ rispose il signor Fogg. -</p> - -<p> -Gambalesta aveva capito. Egli fu colto da un’inquietudine -mortale. -</p> - -<p> -Il carbone stava per mancare! -</p> - -<p> -“Ah! se il mio padrone rimedia a questa, -disse tra sè, decisamente sarà una cima d’uomo!„ -</p> - -<p> -Ed avendo incontrato Fix, egli non potè trattenersi -dal renderlo informato della situazione. -</p> - -<p> -“Allora, gli rispose l’agente a denti stretti, voi -credete che andiamo a Liverpool! -</p> - -<p> -— Diamine! -</p> - -<p> -— Imbecille!„ rispose l’ispettore, che se n’andò -scrollando le spalle. -</p> - -<p> -Gambalesta fu sul punto di ribattere seccamente -il qualificativo, di cui non poteva per altro -comprendere il vero significato; ma pensò -che lo sfortunato Fix doveva essere rammaricatissimo, -umiliatissimo nel suo amor proprio, dopo -di avere così scioccamente seguito una falsa traccia -intorno al mondo, e gli perdonò. -</p> - -<p> -Ed ora che decisione stava per pigliare Phileas -Fogg? Era difficile ad immaginare. Pure pare -che il flemmatico gentleman ne pigliasse una, -poichè la sera stessa fe’ chiamare il macchinista -e gli disse: -</p> - -<p> -“Alimentate i fuochi e fate via sino al completo -esaurimento del combustibile.„ -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> -</p> - -<p> -Da lì a pochi istanti, il camino dell’<i>Henrietta</i> -vomitava torrenti di forno. -</p> - -<p> -Il bastimento continuò dunque a camminare a -tutto vapore; ma appunto come lo aveva annunziato, -due giorni dopo, il 18, il macchinista fece -sapere che il carbone mancherebbe nella giornata. -</p> - -<p> -“Non si lascino smorire i fuochi, rispose il signor -Fogg. Al contrario si carichino le valvole.„ -</p> - -<p> -Quel giorno, verso mezzodì, dopo d’aver preso -altezza e calcolato la posizione della nave, Phileas -Fogg chiamò a sè Gambalesta, e gli diede -l’ordine d’andare a cercare il capitano Speedy. -Era come se avessero comandato a quel buon figliuolo -d’andare a scatenare un tigre. Egli scese -nel cassero, dicendo fra sè: -</p> - -<p> -“È certo che sarà arrabbiato!„ -</p> - -<p> -Infatti, da lì a pochi minuti, in mezzo a gridi -e bestemmie, una bomba giungeva sul cassero. -Questa bomba era il capitano Speedy. Era evidente -che stava per iscoppiare. -</p> - -<p> -“Dove siamo?„ tali furono le prime parole -ch’egli pronunciò in mezzo alle soffocazioni dell’ira, -e certamente, per poco che il degno uomo -fosse stato apoplettico, se ne sarebbe risentito per -tutta la vita. -</p> - -<p> -“Dove siamo? ripetè col sangue agli occhi. -</p> - -<p> -— A settecentosettanta miglia da Liverpool, -rispose il signor Fogg con una calma imperturbabile. -</p> - -<p> -— Pirata! esclamò Andrew Speedy. -</p> - -<p> -— Vi ho fatto venire, signore.... -</p> - -<p> -— Schiumatore di mare! -</p> - -<p> -— .... signore, ripigliò Phileas Fogg, per pregarvi -di vendermi il vostro battello. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> -</p> - -<p> -— No per tutt’i diavoli. -</p> - -<p> -— Gli è che fra poco sarò costretto ad abbruciarlo. -</p> - -<p> -— Abbruciare la mia nave! -</p> - -<p> -— Sì, almeno nella sua parte superiore, poichè -manchiamo di combustibile. -</p> - -<p> -— Bruciare la mia nave! esclamò il capitano -Speedy, che non poteva più pronunciare le sillabe. -Una nave che vale cinquantamila dollari -(250,000 fr.!) -</p> - -<p> -— Eccone sessantamila (300,000 fr.)„ rispose -Phileas Fogg, offrendo al capitano un fascio di -banconote. -</p> - -<p> -Ciò fece un effetto prodigioso su Andrew Speedy. -Non si è Americani, senza che la vista di sessantamila -dollari vi cagioni una certa emozione. -Il capitano dimenticò in un istante la sua ira, -la sua incarcerazione, tutt’i suoi risentimenti -contro il suo passeggiero. La sua nave aveva -venti anni. Si trattava d’un affare d’oro!... La -bomba non poteva più scoppiare. Il signor Fogg ne -aveva strappato via la miccia. -</p> - -<p> -“E lo scafo in ferro mi rimarrà? diss’egli con -un tono singolarmente raddolcito. -</p> - -<p> -— Lo scafo in ferro e la macchina, signore. È -conchiuso? -</p> - -<p> -— Conchiuso.„ -</p> - -<p> -E Andrew Speedy, ghermendo il fascio di banconote, -le contò e le fece sparire nella sua tasca. -</p> - -<p> -Durante quella scena Gambalesta era bianco. -Quanto a Fix, mancò poco gli venisse un accidente. -Quasi ventimila sterline spese, e per di -più quel Fogg che abbandonava al suo venditore -lo scafo e la macchina, cioè quasi il valore totale -<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> -della nave! Vero è che la somma rubata -alla banca ascendeva a cinquantacinque mila -sterline! -</p> - -<p> -Quando Andrew Speedy ebbe intascato il danaro: -</p> - -<p> -“Signore, gli disse il signor Fogg, tutto ciò -non deve sorprendervi. Sappiate ch’io perdo ventimila -sterline, se non son di ritorno a Londra -il 21 dicembre, a otto ore e quarantacinque minuti -della sera. Ora avendo mancato il piroscafo -di Nuova York, e siccome rifiutavate di condurmi -a Liverpool.... -</p> - -<p> -— Ed ho fatto bene, per i cinquantamila diavoli -dell’inferno, esclamò Andrew Speedy, poichè -ci guadagno almeno quarantamila dollari.„ -</p> - -<p> -Indi, più pacatamente: -</p> - -<p> -“Sapete una cosa, capitano?... -</p> - -<p> -— Fogg. -</p> - -<p> -— Capitano Fogg. Ebbene, c’è del Yankee in -voi.„ -</p> - -<p> -E dopo aver fatto al suo passaggiero ciò che -credeva essere un complimento, ei se n’andava, -quando Phileas Fogg gli disse: -</p> - -<p> -“Ed ora, questo battello mi appartiene? -</p> - -<p> -— Certamente! Dalla chiglia al pomo degli -alberi.... per tutto ciò che è legno, s’intende. -</p> - -<p> -— Fate demolire tutte le parti interne della -nave e riscaldate coi rottami. -</p> - -<p> -Immagini il lettore quel che si dovette consumare -di legname secco per mantenere il vapore -in sufficiente pressione. Quel giorno, il cassaretto, -le cabine, gli alloggi, il falso ponte, tutto fu ridotto -in cenere. -</p> - -<p> -La domane, 19 dicembre, si abbruciò l’alberatura, -<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> -le dare, le pennole. Gli alberi furono atterrati, -sbocconcellati a colpi d’ascia. L’equipaggio -ci metteva uno zelo incredibile. Gambalesta, -tagliando, spaccando, segando, faceva il lavoro -di dieci uomini. Era un furore di demolizione. -</p> - -<p> -La domane, 20, le impavesate, le gale di bandiere, -le opere morte, la maggior parte del ponte, -furono divorati. L’<i>Henrietta</i> non era più che una -nave rasa come un pontone. -</p> - -<p> -Ma quel giorno si era giunti in vista della -costa d’Irlanda e del faro di Fastenet. -</p> - -<p> -Tuttavia, alle dieci di sera, la nave non era -che dinanzi a Queenstown, cui volgeva il traverso. -Phileas Fogg non aveva più che ventiquattr’ore -per portarsi a Londra! Ora, era il -tempo che occorreva all’<i>Henrietta</i> per arrivare a -Liverpool, — anche camminando a tutto vapore. -E il vapore stava per mancare in fine all’audace -gentleman! -</p> - -<p> -“Signore, gli disse allora il capitano Speedy -che aveva finito per interessarsi ai suoi progetti: -io vi compiango davvero; tutto è contro di voi! -Siamo appena dinanzi a Queenstown. -</p> - -<p> -— Ah! disse Fogg. È Queenstown quella città -di cui scorgiamo i fuochi? -</p> - -<p> -— Sì. -</p> - -<p> -— Possiamo entrare nel porto? -</p> - -<p> -— Non prima di tre ore, — a pieno mare soltanto. -</p> - -<p> -— Aspettiamo!„ rispose tranquillamente Phileas -Fogg, senza lasciar travedere sulla sua faccia -che, con una suprema ispirazione, egli era -in procinto di vincere ancora una volta la fortuna -avversa! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> -</p> - -<p> -Infatti, Queenstown è un porto della costa d’Irlanda, -nel quale i transatlantici che vengono dagli -Stati Uniti, gettano passando la loro valigia -delle lettere. Queste lettere sono portate a Dublino -da treni espressi sempre pronti a partire. -Da Dublino esse giungono a Liverpool con degli -<i>steamers</i> di grande velocità, — sopravanzando -così di dodici ore i più rapidi camminatori delle -compagnie marittime. -</p> - -<p> -Queste dodici ore che guadagnava così il corriere -d’America, Phileas Fogg pretendeva guadagnarle -egli pure. Invece di giungere sull’<i>Henrietta</i>, -l’indomani sera, a Liverpool, egli vi sarebbe -a mezzodì, e quindi, avrebbe il tempo di -essere a Londra prima delle otto e quarantacinque -della sera. -</p> - -<p> -Verso un’ora del mattino, l’<i>Henrietta</i> entrava a -mare alto nel porto di Queenstown, e Phileas -Fogg, dopo aver ricevuto una vigorosa stretta di -mano dal capitano Speedy, lo lasciava sullo scafo -raso della sua nave, che valeva ancora la metà -di quanto egli l’aveva venduta! -</p> - -<p> -I passaggieri sbarcarono subito. -</p> - -<p> -Fix, in quel momento, ebbe una voglia feroce -di arrestare il nominato Fogg. Non lo fece! Perchè? -Qual lotta avveniva entro di lui? Erasi -forse ricreduto sul conto di Fogg! Capiva finalmente -di essersi ingannato?... Checchè ne fosse, -Fix non abbandonò il signor Fogg. Con lui, con -mistress Auda, con Gambalesta, che non trovava -più il tempo di respirare, egli saliva nel treno -di Queenstown ad un’ora e mezzo del mattino, -giungeva a Dublino sul far del giorno, e s’imbarcava -senz’altro sopra uno di quegli <i>steamers</i> — veri -<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span> -fusi d’acciaio, tutti macchina — che sdegnando -di alzarsi sulle onde, le passavano invariabilmente -parte a parte. -</p> - -<p> -A mezzodì meno venti minuti, il 21 dicembre, -Phileas Fogg sbarcava alla perfine sul molo di -Liverpool. Egli non era più che a sei ore da -Londra. -</p> - -<p> -Ma in quel momento Fix si accostò, gli pose -la mano salta spalla, e, presentando il suo mandato: -</p> - -<p> -— Siete voi il signor Phileas Fogg? diss’egli. -</p> - -<p> -— Sì, signore. -</p> - -<p> -— In nome della regina, io vi arresto! -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span></p> - -<h2 id="cap34">CAPITOLO XXXIV. -<span class="smaller">Nel quale Phileas Fogg va fuor dei gangheri.</span></h2> -</div> - -<p> -Phileas Fogg era in prigione. Era stato rinchiuso -nel posto di <i>Custom House</i>, la dogana di -Liverpool, e doveva passarvi la notte aspettando -il suo trasferimento a Londra. -</p> - -<p> -Al momento dell’arresto, Gambalesta aveva -voluto precipitarsi sul <i>detective</i>. Alcuni <i>policemen</i> -lo trattennero. Mistress Auda, spaventata dalla -brutalità del fatto, non sapendo nulla, non poteva -capir nulla. Gambalesta le spiegò tutto. Il signor -Fogg, l’onesto e coraggioso gentleman al quale -ella doveva la vita, era arrestato come ladro! La -giovane donna protestò contro tale allegazione, -il suo cuore s’indignò, e delle lagrime sgorgarono -dai suoi occhi, quando vide che non poteva far -niente, tentar niente, per salvare il suo salvatore. -</p> - -<p> -Quanto a Fix egli aveva arrestato il nostro -gentleman, perchè il suo dovere gl’imponeva di -arrestarlo, fosse o no colpevole. La giustizia deciderebbe. -</p> - -<p> -Ma allora un pensiero venne a Gambalesta, il -pensiero terribile che egli era decisamente la -causa di tutta quella disgrazia! Infatti, perchè mai -<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span> -aveva celato quell’avventura al signor Fogg? -Quando Fix avea rivelato e la sua qualità d’ispettore -di polizia e la missione di cui era incaricato, -perchè s’era egli pigliata la responsabilità -di non avvertire il suo padrone? Questi, avvertito, -avrebbe senza dubbio dato a Fix le prove -della sua innocenza; gli avrebbe dimostrato il -suo errore; ad ogni modo, non avrebbe scarrozzato -a sue spese ed alle sue calcagna quel malaugurato -agente, la cui prima cura era stata di -arrestarlo al momento in cui metteva il piede sul -suolo del Regno Unito. Pensando alle sue colpe, -alle sue imprudenze, il povero giovine era colto -da irresistibili rimorsi. Egli piangeva, faceva pena -a vedere. Voleva spaccarsi la testa! -</p> - -<p> -Mistress Auda e lui erano rimasti, ad onta del -freddo, sotto il peristilio della dogana. Non volevano -nè l’uno nè l’altro muoversi di là. Volevano -rivedere ancora una volta il signor Fogg. -</p> - -<p> -Quanto al nostro gentleman, egli era irremissibilmente -rovinato, e ciò al momento che stava -per toccare la meta. Quell’arresto lo perdeva senza -rimedio. Giunto a mezzodì meno venti a Liverpool, -il 21 dicembre, egli aveva tempo sino alle -otto e quarantacinque minuti per presentarsi al -Reform-Club, cioè nove ore e quindici minuti, — e -non gliene occorrevano che sei per andare -a Londra. -</p> - -<p> -In quel momento, chi fosse penetrato nel posto -della dogana, avrebbe trovato il signor Fogg, -immobile, seduto sopra una panca di legno, senza -ira, ed ancora impassibile. Rassegnato, veramente -no; ma quest’ultimo colpo non aveva potuto commoverlo, -almeno in apparenza. Che si fosse addensato -<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span> -in lui uno di quei furori segreti, terribili, -perchè contenuti, e che scoppiano in un dato -momento con forza irresistibile! Chi sa! Ma Phileas -era lì, calmo, aspettando... che cosa? Serbava -forse qualche speranza? Credeva ancora al successo, -quando udì chiudersi l’uscio della prigione? -</p> - -<p> -Checchè ne sia, il signor Fogg aveva accuratamente -deposto il suo oriuolo sopra una tavola, -e ne guardava camminare le sfere. Non una parola -gli sfuggiva dalle labbra, ma il suo sguardo -aveva una fissità singolare. -</p> - -<p> -In ogni caso, la situazione era terribile, e per -chi non poteva leggere in quella coscienza, la si -riassumeva così: -</p> - -<p> -Onest’uomo, Phileas Fogg era rovinato. -</p> - -<p> -Briccone, egli era preso. -</p> - -<p> -Ebbe egli allora il pensiero di salvarsi? Pensò -a cercare se quel posto presentava un’uscita praticabile? -Pensò a fuggire? Si sarebbe tentati a -crederlo, poichè ad un dato momento egli fece -il giro della stanza. Ma la porta era solidamente -chiusa e la finestra munita di sbarre di ferro. Egli -tornò dunque a sedere, ed estrasse dal suo portafogli -l’itinerario del viaggio. Sulla linea che -conteneva queste parole: -</p> - -<p> -“21 dicembre, sabato. Liverpool,„ -egli aggiunse: -</p> - -<p> -“80º giorno, ore 11 e 40 min. ant.,„ -ed aspettò. -</p> - -<p> -Un’ora suonò all’orologio di <i>Custom House</i>. Il -signor Fogg verificò che il suo orologio avanzava -di due minuti su quell’orologio. -</p> - -<p> -Le due! Ammettendo che salisse in quel momento -in un treno espresso, egli poteva ancora -<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span> -giungere a Londra ed al Reform-Club prima delle -otto e quarantacinque della sera. La sua fronte si -corrugò lievemente.... -</p> - -<p> -Alle due e tredici minuti un romore risuonò -al difuori, uno strepito di porte che s’aprivano. -Si udiva la voce di Gambalesta, si udiva la voce -di Fix. -</p> - -<p> -Lo sguardo di Phileas Fogg brillò un istante. -</p> - -<p> -La porta del posto si aprì, ed egli vide mistress -Auda, Gambalesta, Fix che gli si precipitarono -incontro. -</p> - -<p> -Fix era trafelato, i capelli in iscompiglio... non -poteva parlare. -</p> - -<p> -— Signore, balbettò, signore... perdonatemi... -una rassomiglianza deplorabile.... Ladro arrestato -da tre giorni... voi libero! -</p> - -<p> -Phileas Fogg era libero! Egli andò incontro al -<i>detective</i>. Lo guardò bene in faccia, e, facendo il -solo movimento rapido che avesse fatto e dovesse -mai fare in vita sua, egli trasse indietro le due -braccia, e con la precisione di un automa, percosse -coi suoi due pugni l’infelice ispettore. -</p> - -<p> -— Ben dati! esclamò Gambalesta. -</p> - -<p> -Fix, gettato a terra, non pronunziò neanco una -parola. Egli non aveva che quello che si meritava. -Ma, senz’altro, il signor Fogg, mistress Auda -e Gambalesta lasciarono la dogana. Si gettarono -in una carrozza, e in pochi momenti giunsero -alla stazione di Liverpool. -</p> - -<p> -Phileas Fogg domandò se c’era un treno espresso -pronto a partire per Londra.... -</p> - -<p> -Erano le due e quaranta minuti.... L’espresso -era partito da trentacinque minuti. -</p> - -<p> -Phileas Fogg ordinò allora un treno speciale. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span> -</p> - -<p> -C’erano parecchie locomotive di grande velocità -in pressione; ma stante le esigenze del servizio, -il treno speciale non potè lasciare la stazione -prima delle tre! -</p> - -<p> -Alle tre, Phileas Fogg, dopo aver detto quattro -paroline al macchinista, di un certo premio da -guadagnare, filava nella direzione di Londra in -compagnia della giovine signora e del suo fedel -servitore. -</p> - -<p> -Bisognava percorrere in cinque ore e mezzo la -distanza che separa Liverpool da Londra, — cosa -fattibilissima, quando la strada è libera su tutta -la linea. Ma ci furono dei ritardi forzati, — e, -quando il gentleman giunse alla stazione, le nove -meno dieci scoccavano alla stazione di Londra. -</p> - -<p> -Phileas Fogg, dopo aver compiuto questo viaggio -intorno al mondo, giungeva con un ritardo -di cinque minuti!... -</p> - -<p> -Egli aveva perduto. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span></p> - -<h2 id="cap35">CAPITOLO XXXV. -<span class="smaller">Nel quale Gambalesta non si fa ripetere due volte -l’ordine del suo padrone.</span></h2> -</div> - -<p> -La domane, gli abitanti di Saville-row sarebbero -stati molto sorpresi se qualcuno avesse asserito -che il signor Fogg erasi restituito al suo -domicilio. Porte e finestre, tutto era chiuso. Nessun -cangiamento era avvenuto all’esterno. -</p> - -<p> -Infatti, lasciata la stazione, Phileas Fogg aveva -dato a Gambalesta l’ordine di comperare alcune -provvigioni, ed era rientrato nella sua casa. -</p> - -<p> -Il nostro gentleman aveva ricevuto con la sua -impassibilità abituale il colpo che lo atterrava. -Rovinato! e per colpa di quel balordo ispettore -di polizia! Dopo aver camminato con passo sicuro -durante un sì lungo tragitto, dopo aver abbattuto -mille ostacoli, affrontato mille pericoli, avendo -anco trovato il tempo di fare un po’ di bene strada -facendo, naufragare al porto dinanzi ad un fatto -brutale, che non poteva prevedere, e contro il -quale egli era disarmato: terribil cosa davvero! -Della somma considerevole che aveva portata con -sè alla sua partenza, non gli rimaneva che un -residuo insignificante. La sua sostanza ormai non -<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span> -si componeva più che di ventimila sterline depositate -presso i fratelli Baring, e queste ventimila -sterline, egli le doveva ai suoi colleghi del Reform-Club. -Dopo tante spese fatte, quella scommessa -guadagnata non lo avrebbe arricchito, — ed è -probabile che egli non avesse mai pensato di arricchirsi, -com’uno di quegli uomini che “scommettono -per l’onore,„ — ma quella scommessa perduta -lo rovinava totalmente. Epperò, egli si era -deciso. Sapeva quello che gli rimaneva a fare. -</p> - -<p> -Una camera della casa di Savill-row fu riservata -a mistress Auda. La giovane signora era -disperata. Da certe parole pronunciate dal signor -Fogg, ella aveva capito che il signor Fogg meditava -qualche progetto funesto. -</p> - -<p> -Tutti sanno a quali deplorevoli estremità si -spingono alle volte quest’Inglesi monomani sotto -la pressione di un’idea fissa. Laonde Gambalesta, -senza darlo a dividere, teneva d’occhio il suo -padrone. -</p> - -<p> -Ma, a primo arrivare, l’onesto ragazzo era salito -nella sua camera ed aveva spento il becco a gas -che ardeva da ottanta giorni. Egli aveva trovato -nella cassetta delle lettere una nota della compagnia -del gas, e pensò che era più che tempo -di metter fine a quelle spese di cui era responsabile. -</p> - -<p> -La notte trascorse. Il signor Fogg si era coricato, -ma aveva egli dormito? Quanto a mistress -Auda, ella non aveva potuto prendere un solo -istante di riposo. Gambalesta, lui, aveva vegliato -come un cane alla porta del suo padrone. -</p> - -<p> -La domane, il signor Fogg lo chiamò a sè e -gli raccomandò, in termini molto asciutti, d’occuparsi -<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span> -della colazione di mistress Auda. Per sè -si contenterebbe di una tazza di thè e di una -fetta di pane abbrustolita. Mistress Auda avrebbe -la bontà di dargli licenza per la colazione e pel -pranzo, perocchè tutto il suo tempo doveva essere -consacrato a rassettare i suoi affari. Egli non -scenderebbe. La sera soltanto, chiederebbe a -mistress Auda il permesso d’intrattenerla per -pochi minuti. -</p> - -<p> -Gambalesta, avendo comunicazione del programma -della giornata, non doveva far altro che -conformarvisi. Eppure egli non si moveva di là, -guardava il suo padrone sempre impassibile, non -poteva decidersi a lasciare la sua stanza. Il suo -cuore era angosciato, la sua coscienza crucciata -dai rimorsi, perocchè egli accusava più che mai -sè stesso di quell’immenso disastro. Sì! s’egli -avesse avvertito il signor Fogg, se gli avesse -svelato i progetti dell’agente Fix, il signor Fogg -non avrebbe certamente condotto l’agente Fix sino -a Liverpool, ed allora.... -</p> - -<p> -Gambalesta non potè più contenersi. -</p> - -<p> -— Padron mio! signor Fogg! esclamò egli, maleditemi. -È stato per colpa mia che.... -</p> - -<p> -— Io non accuso nessuno, rispose Phileas Fogg -con accento perfettamente calmo. Andate. -</p> - -<p> -Gambalesta lasciò la camera ed andò a trovar -la giovine signora, alla quale fece conoscere le -intenzioni del signor Fogg. -</p> - -<p> -— Signora, aggiuns’egli, io non posso nulla dal -canto mio, nulla! Non ho alcuna influenza sul -mio padrone. Voi, forse.... -</p> - -<p> -— Quale influenza potrei io mai avere! rispose -mistress Auda. Il signor Fogg non ne subisce -<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span> -nessuna! Non ha neanco mai capito che la mia -riconoscenza per lui era pronta a straripare! -Non ha manco mai letto nel mio cuore! — Amico -mio, non bisognerà lasciarlo un solo istante. Voi -dite ch’egli manifestò l’intenzione di parlarmi -stasera?... -</p> - -<p> -— Sì, signora. Si tratta senza dubbio di tutelare -la vostra situazione in Inghilterra. -</p> - -<p> -— Aspettiamo! rispose la giovane donna, che -rimase tutta pensierosa. -</p> - -<p> -Così, durante quella giornata di domenica, la -casa di Saville-row fu come se fosse stata disabitata, -e, per la prima volta da che dimorava in -quella casa, Phileas Fogg non andò al suo Club, -allorchè le undici e mezzo suonarono alla torre -del Parlamento. -</p> - -<p> -E perchè il nostro gentleman si sarebb’egli -presentato al Reform-Club? I suoi colleghi non -lo aspettavano più. Se la sera del giorno prima, -in quella data fatale del sabato 21 dicembre alle -otto e quarantacinque, Phileas Fogg non era comparso -nel salone del Reform-Club, la sua scommessa -era perduta. Non era neppur necessaria -ch’egli andasse dal suo banchiere per pigliarvi -quella somma di ventimila sterline. I suoi avversarii -avevano in mano un bono firmato da lui, -e bastava passarlo ai fratelli Baring, perchè le -ventimila sterline fossero portate a loro credito. -</p> - -<p> -Il signor Fogg non aveva dunque bisogno -d’uscire, e non uscì. Egli rimase nella sua camera -e diè assetto a’ suoi affari. Gambalesta non cessò -di salire e scendere le scale della casa di Saville-row. -Le ore non trascorrevano per quel poveraccio. -Egli ascoltava all’uscio della camera del -<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span> -suo padrone, ed in ciò fare egli non credeva di -commettere la menoma indiscrezione! Guardava -dal buco della toppa, e si immaginava di avere -questo diritto! Gambalesta paventava ad ogni -istante qualche catastrofe. A volte altresì pensava -a Fix, ma un cangiamento erasi operato -nella sua mente. Egli non se la pigliava più con -l’ispettore di polizia. Fix erasi ingannato in buona -fede, e, tenendogli dietro, arrestandolo, egli non -aveva fatto altro che il suo dovere, mentre lui.... -Questo pensiero l’opprimeva, ed ei si riputava -l’ultimo dei miserabili. -</p> - -<p> -Quando Gambalesta si sentiva troppo infelice -ad esser solo, bussava all’uscio di mistress Auda, -entrava nella sua camera, si sedeva in un canto -senz’aprir bocca, e guardava la giovane donna, -sempre pensierosa. -</p> - -<p> -Verso le sette e mezzo della sera, il signor -Fogg fece chiedere a mistress Auda, se poteva -riceverlo, e, da lì a pochi minuti, la giovane signora -e lui erano soli in quella camera. -</p> - -<p> -Phileas Fogg prese una sedia e sedette presso -al caminetto, dirimpetto a mistress Auda. La sua -faccia non rifletteva alcuna emozione. Il Fogg -del ritorno era esattamente il Fogg della partenza. -Stessa calma, stessa impassibilità. -</p> - -<p> -Egli rimase senza parlare durante cinque minuti. -Indi, alzando gli occhi verso mistress Auda: -</p> - -<p> -“Signora, diss’egli, mi perdonerete di avervi -condotta in Inghilterra? -</p> - -<p> -— Io, signor Fogg!... rispose mistress Auda, -comprimendo i battiti del suo cuore. -</p> - -<p> -— Vogliate permettermi di finire, ripigliò il -signor Fogg. Allorchè io ebbi il pensiero di trarvi -<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span> -lontano da quella contrada diventata così pericolosa -per voi, io ero ricco, e contava di porre -una parte della mia sostanza a vostra disposizione. -La vostra esistenza sarebbe stata felice e libera. -Ora io sono rovinato. -</p> - -<p> -— Lo so, signor Fogg, rispose la giovine donna, -e vi chiederò a mia volta: Mi perdonerete di -avervi seguito, e — chi sa? — d’aver forse, mettendovi -in ritardo, contribuito alla vostra rovina? -</p> - -<p> -— Signora, voi non potevate rimanere nell’India, -e la vostra salvezza non era assicurata -che se voi vi allontanavate tanto che quei fanatici -non potessero riprendervi. -</p> - -<p> -— Così, signor Fogg, ripigliò mistress Auda, -non contento di avermi strappato ad una morte -orribile, voi vi credevate ancora obbligato di assicurare -la mia posizione in Europa? -</p> - -<p> -— Sì, signora, rispose Phileas Fogg, ma gli -avvenimenti si volsero contro di me. Però, del -poco che mi rimane io vi chiedo il permesso di -disporre a vostro favore. -</p> - -<p> -— Ma voi, signor Fogg, come farete? chiese -mistress Auda. -</p> - -<p> -— Io, signora, rispose freddamente il gentleman, -io non ho bisogno di nulla. -</p> - -<p> -— Come, signore! avete riflettuto alla sorte -che vi aspetta? -</p> - -<p> -— Ho fatto le mie riflessioni, rispose lentamente -il signor Fogg. -</p> - -<p> -— In ogni caso ripigliò mistress Auda, la miseria -non potrebbe colpire un uomo pari vostro. -I vostri amici.... -</p> - -<p> -— Io non ho amici, signora. -</p> - -<p> -— I vostri parenti.... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span> -</p> - -<p> -— Non ho più parenti. -</p> - -<p> -— Vi compiango allora, signor Fogg, perocchè -l’isolamento è una triste cosa. Che! neppure un -cuore amico per deporvi le vostre pene? Si dice -che in due la miseria stessa è ancora sopportabile! -</p> - -<p> -— Lo dicono, signora. -</p> - -<p> -— Signor Fogg, disse allora mistress Auda, che -si alzò e porse la mano al gentleman, volete accettare -al tempo stesso una parente ed un’amica? Volete -voi accettarmi per vostra moglie?„ -</p> - -<p> -Il signor Fogg, a questa parola, erasi alzato a -sua volta. C’era come un riflesso insolito ne’ suoi -occhi, come un tremito sulle sue labbra. Mistress -Auda lo guardava. La sincerità, la rettitudine, -la fermezza e la soavità di quel bello sguardo -di una nobile donna che osa tutto per salvare -colui al quale deve tutto, lo sorprese dapprima, -indi lo penetrò. Egli chiuse gli occhi un istante, -come per evitare che quello sguardo s’avanzasse -dippiù.... Quando li riaprì: -</p> - -<p> -“Io vi amo! diss’egli semplicemente. Sì, in verità, -per tutto quanto c’è di più sacro al mondo, io vi -amo e sono tutto vostro! -</p> - -<p> -Ah!...„ esclamò mistress Auda, portandosi la -mano al cuore. -</p> - -<p> -Gambalesta fu chiamato. Venne subito. Il signor -Fogg teneva ancora la mano di mistress Auda -nella sua. Gambalesta capì, e la sua larga faccia -brillò come il sole allo zenit delle regioni tropicali. -</p> - -<p> -Il signor Fogg gli chiese se non sarebbe troppo -tardi per andar ad avvertire il reverendo Samuele -Wilson, della parrocchia di Mary-le-Bone. -</p> - -<p> -Gambalesta sorrise del suo miglior sorriso. -</p> - -<p> -“Mai troppo tardi„ diss’egli. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span> -</p> - -<p> -Non erano che le otto e cinque minuti. -</p> - -<p> -“Sarà per domani, lunedì! diss’egli. -</p> - -<p> -— Per domani, lunedì? chiese il signor Fogg -guardando la giovane donna. -</p> - -<p> -— Per domani, lunedì!„ rispose mistress Auda. -</p> - -<p> -Gambalesta uscì a gambe levate. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span></p> - -<h2 id="cap36">CAPITOLO XXXVI. -<span class="smaller">Nel quale Phileas Fogg fa di nuovo aggio -sulla piazza di Londra.</span></h2> -</div> - -<p> -È tempo di dire quale mutamento della opinione -pubblica era avvenuto nel Regno Unito, quando -si seppe l’arresto del vero ladro della Banca, — un -certo James Strand, che aveva avuto luogo -il 17 dicembre, a Edimburgo. -</p> - -<p> -Tre giorni prima, Phileas Fogg era ancora -un deliquente cui la polizia dava la caccia ad -oltranza, ed ora era il più onesto gentleman del -mondo, che compiva matematicamente il suo eccentrico -viaggio intorno alla terra. -</p> - -<p> -Quale effetto, che chiasso nei giornali! Tutti -gli scommettitori pro e contro, che avevano già -dimenticato quell’affare, risuscitarono come per -incanto. Tutte le transazioni ridiventavano valide. -Tutti gl’impegni rivivevano, e, bisogna dirlo, le -scommesse ricominciarono con nuova energia. Il -nome di Phileas Fogg fece di bel nuovo aggio -sulla piazza di Londra. -</p> - -<p> -I cinque colleghi del gentleman, al Reform-Club, -passarono quei tre giorni in grande inquietudine. -Quel Phileas Fogg che essi avevano dimenticato, -<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span> -ricompariva inopinatamente ai loro -occhi! Dov’era in quel momento? Il 17 dicembre, — giorno -in cui James Strand fu arrestato, — faceano -settantasei giorni che Phileas Fogg era -partito, e non una notizia di lui! Che fosse -morto? Avesse mai rinunciato alla lotta, oppure -continuava il suo cammino giusta l’itinerario convenuto? -E il sabato, 21 dicembre, alle 8 e 45 di -sera, avesse egli mai a comparire come il dio dell’esattezza -sulla soglia del salone dei Reform-Club? -</p> - -<p> -Dobbiamo rinunciare a dipingere l’ansietà nella -quale, durante tre giorni, visse tutta quella classe -della società inglese. Si lanciarono dispacci in -America, in Asia, per avere notizie di Phileas -Fogg. Si mandò mattina e sera ad osservare la -casa di Saville-row.... Nulla. La polizia stessa non -sapeva più che n’era stato del <i>detective</i> Fix, che -si era tanto sgraziatamente gettato sopra una -falsa traccia. Il che non impedì alle scommesse -di impegnarsi su più vasta scala. Phileas Fogg, -come un cavallo di corsa, giungeva all’ultimo -giro. Non lo si dava più a cento, ma a venti, ma -a dieci, ma a cinque, e il vecchio paralitico, lord -Albermale, lo pigliava, lui, alla pari. -</p> - -<p> -Laonde, il sabato sera, c’era folla in Pall Mall -e nelle strade vicine. Sembrava un immenso attruppamento -di sensali di borsa, stabiliti in permanenza -nei paraggi del Reform-Club. La circolazione -era impedita. Si discuteva, si disputava, si -gridavano i corsi “del Phileas Fogg,„ come quelli -dei fondi inglesi. I policeman avevano un gran da -fare a contenere la calca, e mano mano si avanzava -l’ora alla quale doveva giungere Phileas Fogg, -l’emozione pigliava proporzioni inverosimili. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span> -</p> - -<p> -Quella sera, i cinque colleghi del gentleman -erano radunati fin dalle nove nel gran salone del -Reform-Club. I due banchieri, John Sullivan e -Samuele Fallentin, l’ingegnere Andrew Stuard, -Gualtiero Ralph, amministratore della Banca d’Inghilterra, -il birraio Tommaso Flanagan, tutti -aspettavano con ansietà. -</p> - -<p> -Al momento in cui l’orologio del gran salone -segnò le otto e venticinque, Andrew Stuart, alzandosi, -disse: -</p> - -<p> -“Signori, fra venti minuti, il termine convenuto -fra il signor Phileas Fogg e noi sarà spirato. -</p> - -<p> -— A che ora è giunto l’ultimo treno di Liverpool? -domandò Tommaso Flanagan. -</p> - -<p> -— Alle sette e ventitrè, rispose Gualtiero Ralph, -e il treno successivo non giunge che a mezzanotte -e dieci. -</p> - -<p> -— Ebbene signori, ripigliò Andrew Stuart, se -Phileas Fogg fosse giunto col treno delle sette e -ventitrè, egli sarebbe già qui. Possiamo dunque -considerare la scommessa come guadagnata. -</p> - -<p> -— Aspettiamo, non ci pronunciamo, rispose -Samuele Fallentin. Voi sapete che il nostro collega -è un eccentrico di prim’ordine. La sua esattezza -in tutto è ben conosciuta. Egli non giunge -mai nè troppo tardi nè troppo presto, e se comparisse -qui all’ultimo minuto, io non ne sarei -punto sorpreso. -</p> - -<p> -— Ed io, disse Andrew Stuart, che era come -sempre nervosissimo, quand’anco lo vedessi non -ci crederei. -</p> - -<p> -— Infatti, ripigliò Tommaso Flanagan, il progetto -del signor Fogg era insensato. Qual si fosse -la sua esattezza, egli non poteva impedire dei -<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span> -ritardi inevitabili, e un ritardo di due o tre -giorni soltanto bastava a compromettere il suo -viaggio. -</p> - -<p> -— Voi noterete peraltro, aggiunse John Sullivan, -che non abbiamo ricevuto nessuna notizia -del nostro collega, e sì che i fili telegrafici non -mancavano sul suo itinerario. -</p> - -<p> -— Egli ha perduto, signori, ripigliò Andrew -Stuart, ha cento volte perduto! Voi sapete pure -che il <i>China</i> — il solo piroscafo di Nuova-York che -egli avesse potuto pigliare per venire a Liverpool -in tempo utile, — è giunto ieri. Ora, ecco -qui la lista dei passaggieri, pubblicata dalla <i>Shipping-Gazette -(Gazzetta navale)</i> e il nome di Phileas -Fogg non vi figura. Ammettendo tutte le più favorevoli -combinazioni, il nostro collega è appena in -America, a quest’ora! Io calcolo a venti giorni per -lo meno il ritardo ch’egli subirà dalla data convenuta, -e il vecchio lord Albermale ci rimetterà -lui pure le sue cinquemila sterline! -</p> - -<p> -— È evidente, rispose Gualtiero Ralph, e domani -non avremo che da presentare presso i fratelli -Baring il bono del signor Fogg. -</p> - -<p> -In quella, l’orologio del salone suonò le otto e -quaranta. -</p> - -<p> -“Ancora cinque minuti,„ disse Andrew Stuart. -</p> - -<p> -I cinque colleghi si guardavano tra loro. È lecito -credere che i battiti del loro cuore avessero -subito un lieve acceleramento, poichè infine, anche -per giocatori intrepidi, la partita era forte! -Ma non volevano lasciarne trasparir nulla; epperò -dietro proposta di Samuele Fallentin, essi presero -posto ad una tavola da giuoco. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span> -</p> - -<p> -“Non darei la mia parte di quattromila sterline -sulla scommessa, disse Andrew Stuart sedendosi, -a chi me ne offrisse tremilanovecentonovantanove!„ -</p> - -<p> -La sfera segnava, in quel momento, otto ore e -quarantadue minuti. -</p> - -<p> -I giocatori avevano preso le carte, ma, ad ogni -poco, il loro sguardo ricorreva all’orologio. Si può -affermare che, per grande che fosse la loro sicurezza, -mai minuti erano sembrati così lunghi! -</p> - -<p> -“Le otto e quarantatrè,„ disse Tommaso Flanagan, -tagliando il mazzo di carte che gli presentava -Gualtiero Ralph. -</p> - -<p> -Indi seguì un momento di silenzio. Il vasto salone -del Club era tranquillo. Ma al difuori si udiva -il chiasso della folla, dominato di tanto in tanto -da gridi acuti. Il pendolo dell’orologio batteva il -secondo con regolarità matematica. Ogni giocatore -contava involontariamente le divisioni sessagesimali, -che ferivano il suo orecchio. -</p> - -<p> -“Le otto e quarantaquattro!„ disse John Sullivan -con voce in cui si sentiva una certa emozione. -</p> - -<p> -Un minuto solo e la scommessa era guadagnata. -Andrew Stuart e i suoi colleghi non giocavano -più. Avevano abbandonato le carte. -</p> - -<p> -Al quarantesimo minuto secondo, nulla. Al cinquantesimo, -nulla ancora! -</p> - -<p> -Al cinquantesimoquinto, si udì come un fulmine -al difuori: applausi, urrà, persino imprecazioni, -che si propagarono come un rullo continuo. -</p> - -<p> -I cinque giocatori si alzarono.... -</p> - -<p> -Al cinquantasettesimo minuto secondo, la porta -<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span> -del salone si aprì, e il pendolo non aveva battuto -il sessantesimo secondo, che Phileas Fogg comparve, -seguito da una folla delirante che aveva -forzato l’ingresso del Club, e con la sua voce -calma: -</p> - -<p> -“Eccomi, o signori,„ diss’egli. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span></p> - -<h2 id="cap37">CAPITOLO XXXVII. -<span class="smaller">Nel quale si calcola quel che Phileas Fogg -ha guadagnato a fare il giro del mondo.</span></h2> -</div> - -<p> -Sì! Phileas Fogg in persona. -</p> - -<p> -I lettori ricordano che alle otto e cinque della -sera, — venticinque ore circa dopo l’arrivo dei viaggiatori -a Londra, — Gambalesta era stato incaricato -dal suo padrone di avvisare il reverendo -Samuele Wilson per certo matrimonio che doveva -celebrarsi la domane senz’altro. -</p> - -<p> -Gambalesta era dunque partito, contento come -una pasqua. Egli si recò a passo rapido all’abitazione -del reverendo Samuele Wilson, che non -era ancora rincasato. Naturalmente, Gambalesta -aspettò, ma aspettò almeno venti buoni minuti. -</p> - -<p> -Insomma, erano le otto e trentacinque, quand’egli -uscì dalla casa del reverendo. Ma in quale -stato! I capelli in iscompiglio, senza cappello, correndo, -correndo, come non si è mai visto correre -a memoria d’uomo, atterrando i passanti, precipitandosi -come una tromba sui marciapiedi! -</p> - -<p> -In tre minuti egli era di ritorno alla casa di -Saville-row, e cadeva senza fiato nella camera -del signor Fogg. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span> -</p> - -<p> -Egli non poteva parlare. -</p> - -<p> -“Che c’è? chiese il signor Fogg. -</p> - -<p> -— Padron mio... balbettò Gambalesta... matrimonio... -impossibile. -</p> - -<p> -— Impossibile? -</p> - -<p> -— Impossibile... per domani... -</p> - -<p> -— Perchè? -</p> - -<p> -— Perchè domani... è domenica!... -</p> - -<p> -— Lunedì, rispose il signor Fogg. -</p> - -<p> -— No... oggi... sabato.... -</p> - -<p> -— Sabato? impossibile! -</p> - -<p> -— Sì, sì, sì! esclamò Gambalesta. Vi siete sbagliato -di un giorno!... Siamo giunti ventiquattr’ore -prima... ma non ci rimangon che dieci soli -minuti!...„ -</p> - -<p> -Gambalesta aveva afferrato il suo padrone pel -colletto, e lo trascinava con una forza irresistibile. -</p> - -<p> -Phileas Fogg, preso così d’assalto, senza aver -il tempo di riflettere, lasciò la casa, saltò in un -<i>cab</i> (cittadina), promise cento sterline al cocchiere -e dopo avere schiacchiato due cani e investito -cinque carrozze, giunse al Reform-Club. -</p> - -<p> -L’orologio segnava lo otto e quarantacinque -quando egli apparve nel gran salone.... -</p> - -<p> -Phileas Fogg aveva compiuto il giro del mondo -in ottanta giorni! -</p> - -<p> -Phileas Fogg aveva guadagnato la sua scommessa -di ventimila sterline! -</p> - -<p> -Ed ora, come mai un uomo così esatto, così meticoloso, -aveva egli potuto commettere quell’errore -di giorno? Come si credeva egli al sabato -sera, 21 dicembre, quando sbarcò a Londra, mentre -non era che il venerdì, 20 dicembre, settantanove -giorni soltanto dopo la sua partenza? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span> -</p> - -<p> -Ecco la ragione di quell’errore. È semplicissima. -</p> - -<p> -Phileas Fogg aveva, senza neanco sognarselo, -guadagnato un giorno sul suo itinerario, — e ciò -unicamente perchè egli aveva fatto il giro del -mondo, andando verso l’<i>est</i>, ed avrebbe invece -perduto quel giorno andando in senso inverso, cioè -verso l’<i>ovest</i>. -</p> - -<p> -Infatti, camminando verso l’est, Phileas Fogg -andava incontro al sole, e, per conseguenza, i -giorni diminuivano per lui di tante volte quattro -minuti quanti erano i gradi ch’egli percorreva -in quella direzione. Ora si contano trecentosessanta -gradi sulla circonferenza terrestre, e questi -trecentosessanta gradi, moltiplicati per quattro -minuti, danno precisamente ventiquattr’ore — vale -a dire quel giorno inconsapevolmente guadagnato. -In altri termini, mentre Phileas Fogg, camminando -verso l’est, vedeva il sole passare <i>ottanta -volte</i> al meridiano, i suoi colleghi rimasti a Londra -non lo vedevano passare che <i>settantanove volte</i>. -Ecco perchè quel giorno stesso, che era il sabato -e non la domenica, come credeva il signor -Fogg, questi lo aspettavano nel salone del Reform-Club. -</p> - -<p> -Ed ecco ciò che il famoso oriuolo di Gambalesta, — che -aveva sempre conservato l’ora di -Londra, — avrebbe dimostrato, se insieme ai minuti -ed alle ore, esso avesse segnato i giorni! -</p> - -<p> -Phileas Fogg aveva dunque guadagnato le ventimila -sterline. Ma, siccome ne aveva spese strada -facendo circa diciannovemila, il risultato pecuniario -era mediocre. Però, già si sa, l’eccentrico -gentleman non aveva in quella scommessa cercato -altro che la lotta, non la ricchezza. Ed anzi -<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span> -quelle mille sterline rimanenti, egli le divise tra -l’onesto Gambalesta e l’infelice Fix, al quale era -incapace di serbar rancore. Ma, solo per regolarità, -egli fece ritenuta al suo servo del prezzo -delle millenovecentoventi ore di gas spese per -colpa sua. -</p> - -<p> -Quella stessa sera, il signor Fogg, sempre impassibile, -flemmatico, diceva a mistress Auda: -</p> - -<p> -“Questo matrimonio vi conviene ancora, signora? -</p> - -<p> -— Signor Fogg, rispose mistress Auda, tocca a -me a farvi questa domanda. Voi eravate rovinato, -ora eccovi ricco.... -</p> - -<p> -— Scusatemi, signora, questa ricchezza vi appartiene. -Se non aveste avuto il pensiero di questo -matrimonio, il mio servo non sarebbe andato dal -reverendo Samuele Wilson, io non sarei stato -avvertito del mio errore, e.... -</p> - -<p> -— Caro signor Fogg!... disse la giovine donna. -</p> - -<p> -— Cara Auda!...„ rispose Phileas Fogg. -</p> - -<p> -Non occorre aggiungere che il matrimonio si -celebrò quarant’otto ore dopo. Gambalesta, superbo, -raggiante, abbagliante, vi figurò come testimone -della giovane signora. Non l’aveva salvata -lui? questo onore gli era ben dovuto. -</p> - -<p> -La domane, fin dall’alba, Gambalesta picchiava -con fracasso alla porta del suo padrone. -</p> - -<p> -“Che c’è, Gambalesta? -</p> - -<p> -— Che c’è, signore! C’è che son venuto a sapere -or ora.... -</p> - -<p> -— Che cosa? -</p> - -<p> -— Che potevamo fare il giro del mondo in settantotto -giorni soltanto. -</p> - -<p> -— Senza dubbio, rispose il signor Fogg, non -<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span> -attraversando l’India. Ma se io non avessi attraversato -l’India, io non avrei guadagnato mistress -Auda, ella non sarebbe mia moglie, e....„ -</p> - -<p> -E il signor Fogg richiuse tranquillamente la -porta. -</p> - -<p> -Così Phileas Fogg aveva guadagnato la sua -scommessa. Egli aveva compiuto in ottanta giorni -il viaggio intorno al mondo! Egli aveva adoperato, -a ciò fare, tutti i mezzi di trasporto: piroscafi, -ferrovie, carrozze, yachts, navi di commercio, -slitte, elefanti. L’eccentrico gentleman aveva spiegato -in questo negozio le sue maravigliose qualità -di sangue freddo e d’esattezza. Ma al postutto? -Che aveva egli guadagnato con quell’incomodo? -Che gli era fruttato quel viaggio? -</p> - -<p> -Nulla, si dirà? Nulla, sia pure, all’infuori di -una leggiadra moglie che lo rese il più felice -degli uomini! -</p> - -<p> -In verità, chi non farebbe, anche per meno di -questo, il Giro del Mondo? -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE. -</p> - -<div class="somm"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span> -</p> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE.</a></h2> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td class="cap">I.</td> <td>Nel quale Phileas Fogg e Gambalesta si accettano reciprocamente l’uno come padrone, l’altro come servitore</td> <td class="pag"><a href="#cap1">Pag. 1</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">II.</td> <td>Nel quale Gambalesta è convinto d’aver finalmente trovato il suo ideale</td> <td class="pag"><a href="#cap2">8</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">III.</td> <td>Nel quale s’impegna una conversazione che potrà costar caro a Phileas Fogg</td> <td class="pag"><a href="#cap3">14</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">IV.</td> <td>Nel quale Phileas Fogg sbalordisce Gambalesta, suo servo</td> <td class="pag"><a href="#cap4">24</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">V.</td> <td>Nel quale un nuovo valore comparisce sulla piazza di Londra</td> <td class="pag"><a href="#cap5">30</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">VI.</td> <td>Nel quale l’agente Fix mostra un’impazienza più che legittima</td> <td class="pag"><a href="#cap6">35</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">VII.</td> <td>Che prova una volta di più l’inutilità dei passaporti in materia di polizia</td> <td class="pag"><a href="#cap7">42</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">VIII.</td> <td>Nel quale Gambalesta parla forse un po’ più del bisogno</td> <td class="pag"><a href="#cap8">47</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">IX.</td> <td>Dove il mar Rosso e il mar delle Indie si mostrano propizii ai disegni di Phileas Fogg</td> <td class="pag"><a href="#cap9">53</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">X.</td> <td>Dove Gambalesta è felicissimo di non perdere che le scarpe</td> <td class="pag"><a href="#cap10">61</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XI.</td> <td>Dove Phileas Fogg compra a prezzo favoloso una cavalcatura</td> <td class="pag"><a href="#cap11">69</a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XII.</td> <td>Nel quale Phileas Fogg e i suoi compagni si avventurano attraverso le foreste dell’India, e se ne vedono le conseguenze</td> <td class="pag"><a href="#cap12">81</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XIII.</td> <td>Nel quale Gambalesta prova una volta di più che la fortuna arride agli audaci</td> <td class="pag"><a href="#cap13">91</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XIV.</td> <td>Nel quale Phileas Fogg scende tutta l’ammirabile vallata del Gange senza pensare a guardarla</td> <td class="pag"><a href="#cap14">101</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XV.</td> <td>Nel quale il sacco delle banconote si alleggerisce ancora di alcune migliaia di sterline</td> <td class="pag"><a href="#cap15">111</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XVI.</td> <td>Nel quale Fix fa l’indiano</td> <td class="pag"><a href="#cap16">120</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XVII.</td> <td>Nel quale si tratta un po’ di tutto durante il tragitto da Singapore a Hong-Kong</td> <td class="pag"><a href="#cap17">128</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XVIII.</td> <td>Nel quale i signori Fogg, Gambalesta e Fix vanno pei loro affari per strade diverse</td> <td class="pag"><a href="#cap18">137</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XIX.</td> <td>Nel quale Gambalesta piglia un interesse troppo vivo pel suo padrone, e quel che ne succede</td> <td class="pag"><a href="#cap19">144</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XX.</td> <td>Nel quale Fix entra direttamente in relazione con Phileas Fogg</td> <td class="pag"><a href="#cap20">154</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XXI.</td> <td>Nel quale si teme che il padrone della <i>Tankadera</i> perda un premio di duecento sterline</td> <td class="pag"><a href="#cap21">163</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XXII.</td> <td>Nel quale Gambalesta impara che il danaro è necessario anco agli antipodi</td> <td class="pag"><a href="#cap22">175</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XXIII.</td> <td>Nel quale il naso di Gambalesta si allunga smisuratamente</td> <td class="pag"><a href="#cap23">185</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XXIV.</td> <td>Durante il quale si compie la traversata dell’Oceano Pacifico</td> <td class="pag"><a href="#cap24">194</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XXV.</td> <td>Nel quale si dà un’occhiatina a San Francisco in un giorno di meeting</td> <td class="pag"><a href="#cap25">203</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XXVI.</td> <td>Nel quale si piglia il treno espresso della ferrovia del Pacifico</td> <td class="pag"><a href="#cap26">213</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XXVII.</td> <td>Nel quale Gambalesta segue, con una celerità di venti miglia all’ora, un corso di storia mormona</td> <td class="pag"><a href="#cap27">221</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XXVIII.</td> <td>Nel quale Gambalesta non riesce a far intendere il linguaggio della ragione</td> <td class="pag"><a href="#cap28">230</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XXIX.</td> <td>Nel quale si narrano cose che capitano unicamente sulle ferrovie americane</td> <td class="pag"><a href="#cap29">242</a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XXX.</td> <td>Nel quale Phileas Fogg fa semplicemente il suo dovere</td> <td class="pag"><a href="#cap30">252</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XXXI.</td> <td>Nel quale l’ispettore Fix piglia molto sul serio gl’interessi di Phileas Fogg</td> <td class="pag"><a href="#cap31">262</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XXXII.</td> <td>Nel quale Phileas Fogg lotta corpo a corpo con la mala sorte</td> <td class="pag"><a href="#cap32">271</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XXXIII.</td> <td>Nel quale Phileas Fogg si mostra all’altezza delle circostanze</td> <td class="pag"><a href="#cap33">277</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XXXIV.</td> <td>Nel quale Phileas Fogg va fuor dei gangheri</td> <td class="pag"><a href="#cap34">289</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XXXV.</td> <td>Nel quale Gambalesta non si fa ripetere due volte l’ordine del suo padrone</td> <td class="pag"><a href="#cap35">294</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XXXVI.</td> <td>Nel quale Phileas Fogg fa di nuovo aggio sulla piazza di Londra</td> <td class="pag"><a href="#cap36">302</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XXXVII.</td> <td>Nel quale si calcola quel che Phileas Fogg ha guadagnato a fare il giro del mondo</td> <td class="pag"><a href="#cap37">308</a></td> - </tr> -</table> -<hr /> - -</div> - -<div class="opere"> -<p class="title"> -DEL MEDESIMO AUTORE: -</p> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td><i>Dalla terra alla luna e Intorno alla luna</i> (5.ª ed.)</td> <td class="pag">L. 1 —</td> - </tr> - <tr> - <td><i>Cinque settimane in pallone</i> (3.ª ed.)</td> <td class="pag">1 —</td> - </tr> - <tr> - <td><i>Una città galleggiante</i> (3.ª ed.)</td> <td class="pag">1 —</td> - </tr> - <tr> - <td><i>Ventimila leghe sotto i mari</i> (9.ª ed.)</td> <td class="pag">1 —</td> - </tr> - <tr> - <td><i>Novelle fantastiche</i> (3.ª ed.)</td> <td class="pag">1 —</td> - </tr> - <tr> - <td><i>I figli del capitano Grant e Una città galleggiante.</i> 2 vol. (8.ª ed.)</td> <td class="pag">2 —</td> - </tr> - <tr> - <td><i>Avventure del capitano Hatteras</i> (6.ª ed.)</td> <td class="pag">1 —</td> - </tr> - <tr> - <td><i>Viaggio al centro della terra</i> (3.ª ed.)</td> <td class="pag">1 —</td> - </tr> - <tr> - <td><i>Un episodio del terrore o il conte di Chanteleine</i></td> <td class="pag">1 —</td> - </tr> - <tr> - <td><i>Poe e le sue opere</i> (3.ª ed.)</td> <td class="pag">1 —</td> - </tr> - <tr> - <td><i>Un nipote d’America</i></td> <td class="pag">1 —</td> - </tr> -</table> - -<p class="title"> -EDIZIONI ILLUSTRATE IN-8. -</p> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td><i>Il giro del mondo in 80 giorni</i></td> <td class="pag">2 50</td> - </tr> - <tr> - <td><i>Novelle fantastiche</i></td> <td class="pag">3 —</td> - </tr> - <tr> - <td><i>Storia dei grandi viaggi e dei grandi viaggiatori.</i> (3.ª edizione)</td> <td class="pag">2 —</td> - </tr> - <tr> - <td><i>Il faro in capo al mondo</i></td> <td class="pag">3 50</td> - </tr> - <tr> - <td><i>Il dottor Oss: I violatori di blocco</i></td> <td class="pag">1 —</td> - </tr> -</table> - -</div> - -<div class="footnotes"> - -<h2> -NOTE: -</h2> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span>Abbreviazione di <i>Esquire</i>, titolo equivalente a <i>signore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note2"> -<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>. </span>Specie di bettole, dove si vendono le ostriche.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note3"> -<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>. </span>Con questo nome vengono distinti, in Inghilterra, gli -agenti della polizia che hanno lo speciale incarico di scoprire -gli autori di un misfatto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note4"> -<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>. </span>Il <i>whist</i> si giuoca fra quattro persone, a due a due. Il -<i>robbre</i> è una serie di due partite, dopo la quale i compagni -si mutano. Talvolta si gioca il <i>whist</i> in tre col <i>morto</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note5"> -<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>. </span>Specie di soprabitone da viaggio per solito di color nocciuola -ed usato specialmente dagli inglesi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note6"> -<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>. </span>Orario e guida generale delle ferrovie continentali e -dei battelli a vapore. Ne è redatore, Bradshaw, che è una -vera celebrità in questo genere.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note7"> -<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>. </span>Il falso ponte di una nave (in inglese <i>spardeck</i>), detto -anche pagliuolo di mezza stiva e che si suol fare di abete, -è stabilito ad alcuni piedi sotto il primo ponte: serve a dare -maggior comodo per lo stabilimento di varie stanze di alloggio -e di provvigioni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note8"> -<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>. </span>Lo stipendio dei funzionari civili è ancor più alto: i semplici -assistenti al primo grado della gerarchia hanno 12,000 franchi, -i giudici 60,000, i presidenti di Corte 250,000, i governatori -300,000, e il governatore generale più di 600,000.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note9"> -<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>. </span>Nel <i>whist</i> si dice <i>shilem</i> ciò che nei giuochi italiani -chiamasi <i>cappotto</i>: cioè il prendere tutte le mani.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note10"> -<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>. </span>Grande ferrovia della penisola indiana.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note11"> -<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>. </span>La <i>jungla</i> che s’incontra di sovente nelle Indie, è un -embrione di foresta vergine, come il <i>maquis</i> ossia le macchie -della Corsica; è un disordine di arbusti che non arrivano -mai all’altezza di alberi e che copre di solito vaste estensioni -di terreno.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note12"> -<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>. </span><i>Booby</i>, voce inglese che equivale al nostro bietolone, -balordo, minchione.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note13"> -<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>. </span>Il <i>poney</i>, al plurale <i>ponies</i>, è un cavallo di razza molto -piccola, eccellente nei luoghi alpestri, come i nostri cavallini -della Sardegna.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note14"> -<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>. </span>Scompartimento della nave in cui è situata la macchina.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note15"> -<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>. </span>Il <i>loch</i> è quel settore circolare di legno, che, attaccato -ad una funicella divisa in parti eguali, serve a misurare la -velocità della nave ossia il cammino percorso. Il Fincati, nel -suo ottimo dizionario di marina, propone di tradurre <i>loch</i> con -barchetta; ma a noi par meglio conservare la voce straniera, -ma evidente; tanto più quando la voce nostra da surrogarvi -si presterebbe ad equivoci.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note16"> -<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>. </span>Vagone da dormire.</p> -</div> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - -<div style='display:block; margin-top:4em'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK IL GIRO DEL MONDO IN OTTANTA GIORNI ***</div> -<div style='text-align:left'> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Updated editions will replace the previous one—the old editions will -be renamed. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the trademark -license, especially commercial redistribution. -</div> - -<div style='margin:0.83em 0; font-size:1.1em; text-align:center'>START: FULL LICENSE<br /> -<span style='font-size:smaller'>THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE<br /> -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK</span> -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -To protect the Project Gutenberg™ mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase “Project -Gutenberg”), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg™ License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg™ electronic works -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.A. 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If any disclaimer or limitation set forth in this agreement -violates the law of the state applicable to this agreement, the -agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or -limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or -unenforceability of any provision of this agreement shall not void the -remaining provisions. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.F.6. 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Information about the Mission of Project Gutenberg™ -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg™’s -goals and ensuring that the Project Gutenberg™ collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg™ and future -generations. 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Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state’s laws. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Foundation’s business office is located at 809 North 1500 West, -Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up -to date contact information can be found at the Foundation’s website -and official page at www.gutenberg.org/contact -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ depends upon and cannot survive without widespread -public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine-readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. 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