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-The Project Gutenberg eBook of Il giro del mondo in ottanta giorni, by
-Jules Verne
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you
-will have to check the laws of the country where you are located before
-using this eBook.
-
-Title: Il giro del mondo in ottanta giorni
-
-Author: Jules Verne
-
-Release Date: June 30, 2021 [eBook #65736]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
- http://www.pgdp.net (This file was produced from images made
- available by the HathiTrust Digital Library)
-
-*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK IL GIRO DEL MONDO IN OTTANTA
-GIORNI ***
-
- IL
- GIRO DEL MONDO
- IN OTTANTA GIORNI
-
-
- DI
-
- GIULIO VERNE
-
-
-
- MILANO
- FRATELLI TREVES, EDITORI
- —
- =Quindicesimo migliaio.=
-
-
-
-
- _La presente opera è messa dagli editori Fratelli Treves
- sotto la tutela delle vigenti leggi di proprietà letteraria per
- tutto il Regno d’Italia, Trieste, Trentino e Canton Ticino._
-
- Milano. Tip. Treves — 1914.
-
-
-
-
-IL GIRO DEL MONDO IN OTTANTA GIORNI
-
-
-
-
-CAPITOLO PRIMO.
-
-Nel quale Phileas Fogg e Gambalesta si accettano reciprocamente l’uno
-come padrone l’altro come servitore.
-
-
-Nell’anno 1872, la casa recante il numero 7 di Saville-row, Burlington
-Garden, — casa in cui morì Sheridan nel 1814, — era abitata da Phileas
-Fogg, _esq._[1], uno dei membri più singolari e più segnalati del
-Reform-Club di Londra, quantunque sembrasse studiarsi di non far nulla
-che potesse attirare l’attenzione.
-
-Ad uno dei più grandi oratori che onorano l’Inghilterra, succedeva
-dunque in quella casa codesto Phileas Fogg, personaggio enigmatico, di
-cui nessuno sapeva niente, fuorchè essere un fior di galantuomo, ed uno
-dei più bei gentlemen dell’alta società inglese.
-
-Si diceva che rassomigliasse a Byron, — nella testa, poichè era senza
-difetti ai piedi — ma un Byron con mustacchi e favoriti, impassibile,
-da poter vivere mille anni senza invecchiare.
-
-Inglese senz’alcun dubbio, Phileas Fogg non era forse Londinese. Non
-lo si era mai visto nè alla Borsa nè alla Banca, nè in alcuno degli
-ufficii della City. Nè i bacini nè i docks di Londra avevano mai
-ricevuto una nave avente per armatore Phileas Fogg. Codesto gentleman
-non figurava in alcun comitato d’amministrazione. Il suo nome non era
-mai risuonato in un collegio d’avvocati, nè al tempio, nè a Lincoln’s
-inn, nè a Gray’s inn. Non litigò mai nè alla Corte del Cancelliere, nè
-al Banco della Regina, nè allo Scacchiere, nè in Corte ecclesiastica.
-Non era industriale, nè negoziante, nè mercante, nè agricoltore.
-Non faceva parte nè dell’_Istituto Reale della Gran Brettagna_, nè
-dell’_Istituto di Londra_, nè dell’_Istituto degli Artigiani_, nè
-dell’_Istituto Russel_, nè dell’_Istituto letterario dell’Ovest_,
-nè dell’_Istituto del Diritto_, nè di quell’_Istituto delle Arti e
-delle Scienze riunite_, che è posto sotto il patronato diretto di
-Sua Graziosa Maestà. Insomma non apparteneva ad alcuna delle numerose
-società che pullulano nella capitale dell’Inghilterra, dalla _Società
-dell’Armonica_ sino alla _Società entomologica_, fondata principalmente
-allo scopo di distruggere gli insetti nocivi.
-
-Phileas Fogg era membro del Reform-Club, ed ecco tutto.
-
-A chi si stupisse che un gentleman tanto misterioso si noverasse fra
-i membri di questa onorevole associazione, sarà risposto che egli vi
-fu ammesso dietro raccomandazione dei signori Fratelli Baring presso
-i quali aveva un credito aperto. La regolarità posta da essi nel
-pagamento a vista dei suoi mandati sul conto corrente, in cui egli era
-invariabilmente creditore, gli aveva procacciato una certa stima.
-
-Codesto Phileas Fogg era egli ricco? Incontestabilmente. Ma in che modo
-si fosse arricchito, ecco ciò che i meglio informati non potevano dire,
-e il signor Fogg era l’ultimo cui convenisse rivolgersi per saperlo.
-Comunque, egli non era prodigo di nulla, ma non avaro, giacchè ogni
-volta fosse richiesto di danaro per un’opera nobile, utile e generosa,
-egli lo portava silenziosamente ed anche anonimamente. Insomma, nulla
-di meno comunicativo di quel gentleman. Parlava il meno possibile,
-ed appariva perciò tanto più misterioso. Eppure, la sua vita era
-palese; ma era tanto matematicamente uniforme, che l’immaginazione,
-insoddisfatta, cercava al di là.
-
-Aveva viaggiato? Probabilmente, poichè nessuno conosceva meglio di
-lui la carta del mondo. Non eravi luogo remoto ch’egli non mostrasse
-averne cognizione speciale. Qualche volta, ma in poche parole, brevi
-e chiare, rettificava le mille dicerie che circolavano nel club circa
-i viaggiatori perduti o smarriti; indicava le vere probabilità, e le
-sue parole erano parse di sovente quasi ispirate da una seconda vista,
-tanto l’avvenimento finiva sempre per giustificarle. Era un uomo che
-aveva dovuto viaggiare dappertutto, per lo meno in ispirito.
-
-Peraltro era sicuro che da lunghi anni Phileas Fogg non aveva lasciato
-Londra. Le persone che avevano l’onore di conoscerlo più da vicino,
-attestavano che nessuno poteva pretendere d’averlo mai visto altrove
-che in quella strada diretta che egli percorreva ogni giorno per
-recarsi da casa sua al club. Suo solo passatempo era leggere i giornali
-e giocare al whist. A questo giuoco del silenzio, tanto adatto al suo
-temperamento, egli vinceva spesso; ma i suoi guadagni non entravano mai
-nella sua borsa e figuravano per una somma importante al suo bilancio
-di carità. E poi, è bene notarlo, il signor Fogg giocava evidentemente
-per giocare, non per vincere; il giuoco era per lui un combattimento,
-una lotta contro una difficoltà, ma una lotta senza moto, senza
-spostamento, senza fatica, e ciò si confaceva al suo carattere.
-
-Nessuno gli conosceva nè moglie, nè figli — ciò che può accadere
-alle più brave persone, — nè parenti, nè amici, — cosa più rara in
-verità. Phileas Fogg viveva solo nella sua casa di Saville-row, dove
-nessuno penetrava. Del suo interno, non s’era parlato mai. Un solo
-servo bastava a servirlo. Faceva colazione e desinava al club, ad
-ore cronometricamente determinate, nella medesima sala, alla stessa
-tavola, senza la compagnia di colleghi, senza invitar mai un estraneo.
-Rincasava soltanto per coricarsi, a mezzanotte precisa, senza far
-mai uso di quelle stanze ben addobbate che il Reform-Club tiene a
-disposizione dei membri del Circolo. Su ventiquattr’ore, ne passava
-dieci al suo domicilio, sia che dormisse, sia che s’occupasse della sua
-teletta.
-
-Se passeggiava, lo faceva invariabilmente, con passo uguale, nella
-sala d’accesso dal pavimento intarsiato, o sulla galleria circolare
-del club, al disopra della quale sorge una cupola coi vetri azzurri,
-sorretta da venti colonne ioniche di porfido rosso. A colazione e a
-pranzo, erano le cucine, la dispensa, la pescheria, la latteria del
-club che fornivano alla sua tavola le loro succolenti riserve; erano i
-camerieri del club gravi personaggi in abito nero, calzati con scarpe
-a suole di mollettone, che lo servivano in porcellana speciale e sopra
-stupende tovaglie di tela di Sassonia; erano i bicchieri di purissimo
-cristallo del club che contenevano il suo sherry, il suo porto od
-il suo claretto corretto con cannella, capelvenere, cinnamomo; era
-finalmente il ghiaccio del club — ghiaccio venuto con forti spese dai
-laghi d’America — che manteneva le sue bevande in un soddisfacente
-stato di freschezza.
-
-Se vivere in tali condizioni si chiama eccentricità, bisogna confessare
-che la eccentricità ha del buono!
-
-La casa di Saville-row, senza essere sontuosa, si raccomandava per un
-_comfort_ davvero superlativo. D’altronde, con le abitudini invariabili
-del suo abitatore, il servizio si riduceva a ben poco. Però, Phileas
-Fogg esigeva dal suo unico servo una puntualità, una regolarità
-straordinarie. Quel giorno appunto — 2 ottobre — Phileas Fogg aveva
-licenziato James Forster perchè codesto servitore erasi reso colpevole
-di portargli per radere la barba dell’acqua ad ottanta quattro gradi
-Farenheit invece che ad ottantasei ed aspettava il suo successore che
-doveva presentarsi tra le undici e le undici e mezzo.
-
-Phileas Fogg, ben adagiato nel suo seggiolone coi piedi ravvicinati
-come quelli di un soldato alla parata, le palme delle mani sulle
-ginocchia, il corpo ritto, la testa alta, guardava camminare la sfera
-della pendola — macchina complicata che indicava le ore, i minuti, i
-secondi, i giorni, i mesi e l’anno. Allo scoccare delle undici e mezzo,
-il signor Fogg doveva, secondo la sua abitudine quotidiana, lasciare la
-casa e recarsi al Reform-Club.
-
-In quel punto, si udì picchiare all’uscio del salotto in cui se ne
-stava Phileas Fogg.
-
-James Forster, il servo licenziato, apparve.
-
-“Il nuovo servo,„ diss’egli.
-
-Un giovinotto di una trentina d’anni si mostrò e salutò.
-
-“Siete francese e vi chiamate John? gli chiese Phileas Fogg.
-
-— Gianni, se così piace al signore, rispose il nuovo venuto, Gianni
-Gambalesta, soprannome che mi è rimasto in grazia della mia attitudine
-a trarmi d’impaccio. Credo di essere un onesto figliuolo, signore;
-ma, per essere schietto, ho fatto parecchi mestieri. Sono stato
-cantante ambulante, poi cavallerizzo in un circo, ho emulato Léotard
-nei voli aerei, e Blondin danzando sulla corda; poi son diventato
-professore di ginnastica, per utilizzare meglio i miei talenti; ed in
-ultimo ero sergente dei pompieri, a Parigi. Ho anzi nel mio stato di
-servizio diversi incendi notevoli. Ma ora son già cinque anni che ho
-lasciato la Francia, e che, bramoso di gustare la vita di famiglia,
-faccio il cameriere in Inghilterra. Trovandomi senza posto, e saputo
-che il signor Phileas Fogg è l’uomo più esatto e più sedentario del
-Regno-Unito, mi presento in casa del signore colla speranza di vivervi
-tranquillo e di dimenticare persino questo nome di Gambalesta....
-
-— Gambalesta mi conviene, rispose il gentleman. Mi siete stato
-raccomandato. Ho buone informazioni sul vostro conto. Conoscete i miei
-patti?
-
-— Sì, signore.
-
-— Bene. Che ora fate?
-
-— Le undici e ventidue minuti, rispose Gambalesta estraendo dalle
-profondità del suo taschino un enorme oriuolo d’argento.
-
-— Voi tardate, disse il signor Fogg.
-
-— Chiedo perdono al signore, ma è impossibile.
-
-— Voi ritardate di quattro minuti. Non monta. Basta conoscere l’errore.
-Dunque, da questo momento in avanti, undici ore e ventinove minuti del
-mattino, mercoledì, 2 ottobre 1872, voi siete al mio servizio.„
-
-Ciò detto, Phileas Fogg si alzò, prese il suo cappello con la mano
-sinistra, se lo pose in testa con un movimento da automa e scomparve
-senza aggiungere una parola.
-
-Gambalesta udì l’uscio di strada chiudersi una prima volta: era il
-suo nuovo padrone che usciva; indi una seconda volta: era il suo
-predecessore, James Forster, che se n’andava da parte sua.
-
-Gambalesta rimase solo nella casa di Saville-row.
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-Nel quale Gambalesta è convinto d’aver finalmente trovato il suo ideale.
-
-
-“Affè! disse in cuor suo Gambalesta, a tutta prima un po’ sbalordito,
-ho conosciuto presso la signora Tussaud dei fantocci non meno vivi del
-mio nuovo padrone!„
-
-I “fantocci„ della signora Tussaud sono figure di cera, che tutti vanno
-a visitare a Londra, e alle quali non manca davvero che la parola.
-
-Durante i pochi istanti del suo colloquio con Phileas Fogg, Gambalesta
-aveva rapidamente ma diligentemente esaminato il suo futuro padrone.
-Era un uomo sulla quarantina, di faccia nobile e bella, alto di
-statura, cui non guastava una leggera pinguedine, biondo di capelli e
-di favoriti, fronte piana senz’apparenza di rughe alle tempie, faccia
-piuttosto pallida che colorita, denti magnifici. Egli dimostrava
-possedere al più alto grado ciò che i fisionomisti chiamano “il
-riposo nell’azione,„ facoltà comune a coloro che fanno più fatti
-che rumore. Calmo, flemmatico, occhio puro, palpebra immobile, era
-il tipo finito di quegl’Inglesi di sangue freddo che s’incontrano
-di frequente nel Regno-Unito, e di cui Angelica Kauffmann ritrasse
-meravigliosamente col suo pennello l’attitudine un po’ accademica.
-Veduto nei diversi atti della sua esistenza, quel gentleman dava
-l’idea di un essere ben equilibrato in tutte le sue parti, giustamente
-ponderato, perfetto come un cronometro di Leroy o Earnshaw. E
-difatti Phileas Fogg era l’esattezza personificata; il che appariva
-chiaramente “nell’espressione dei suoi piedi e delle sue mani;„ poichè
-presso l’uomo, come presso gli animali, le membra stesse sono organi
-espressivi delle passioni.
-
-Phileas Fogg era di quegli uomini matematicamente esatti, che, mai
-frettolosi e sempre pronti, sono economi dei loro passi e dei loro
-movimenti. Battendo sempre la via più corta, egli non faceva un
-passo soverchio. Non sciupava mai uno sguardo verso il soffitto. Non
-si permetteva un gesto superfluo. Non lo si era mai visto commosso
-o turbato. Era l’uomo meno frettoloso di questo mondo, ma giungeva
-sempre in tempo. Perciò viveva solo e per così dire al di fuori di
-qualunque cerchia sociale. Sapeva che nella vita bisogna far la parte
-degli attriti, e siccome gli attriti fanno indugiare, egli evitava ogni
-contatto.
-
-Quanto a Gianni, detto Gambalesta, — vero parigino di Parigi, da cinque
-anni che abitava l’Inghilterra e vi faceva a Londra il mestiere di
-cameriere, aveva cercato indarno un padrone cui affezionarsi.
-
-— Gambalesta, dell’età di trent’anni, non era uno di quei Frontini
-o Mascarilli che, colle spalle alte, il naso al vento, lo sguardo
-sicuro, l’occhio asciutto, non sono che impudenti cialtroni. No,
-Gambalesta era un bravo giovine, di fisonomia amabile, dalle labbra
-un po’ sporgenti, sempre pronte a gustare o ad accarezzare, un’indole
-buona e servizievole, con una di quelle buone teste rotonde che piace
-vedere sulle spalle di un amico. Aveva gli occhi azzurri, la carnagione
-accesa, la faccia grassa al punto che poteva, abbassando gli occhi,
-vedersi il pomello delle gote, il petto largo, la vita ampia, la
-muscolatura vigorosa, e possedeva una forza erculea che gli esercizi
-della giovinezza avevano ammirabilmente sviluppata. I suoi capelli
-bruni erano un pochino arruffati. Se gli scultori dell’antichità
-conoscevano diciotto modi di acconciare la capigliatura di Minerva,
-Gambalesta non ne conosceva che uno per rassettare la sua; tre colpi di
-pettine, ed era bell’e pettinato.
-
-Dire che il carattere espansivo di questo servo si accorderebbe con
-quello di Phileas Fogg, gli è quanto la prudenza più elementare non
-permette. Gambalesta sarebbe quel domestico impeccabilmente esatto che
-occorreva al suo padrone? Lo si vedrà col tempo.
-
-Dopo aver avuto, come sappiamo a quest’ora, una giovinezza quasi
-vagabonda, egli aspirava al riposo. Avendo udito lodare il metodismo
-inglese e la freddezza proverbiale dei gentlemen, egli andò a cercar
-fortuna in Inghilterra. Ma, fin allora, la sorte lo aveva mal servito.
-Non aveva potuto piantare radici in nessun luogo. Era stato in dieci
-case. In tutte c’era il bislacco, l’ineguale, il cacciatore d’avventure
-o il curioso di veder paesi: ciò non poteva più convenire a Gambalesta.
-Il suo ultimo padrone, il giovine lord Longsferry, membro del
-Parlamento, dopo aver passato le sue notti nelle _oysters-rooms_[2] di
-Hay-Market, tornava troppo spesso a casa sulle spalle dei policemen.
-Gambalesta, volendo anzitutto poter rispettare il suo padrone,
-arrischiò alcune rispettose osservazioni che furono mal accolte. Allora
-la ruppe. Riseppe in quella che il signor Phileas Fogg, _esq._, cercava
-un servo. Prese informazioni su questo gentleman. Un personaggio che
-menava una esistenza tanto regolare, che non dormiva fuori di casa,
-che non viaggiava, che non si assentava mai, neppure un giorno, doveva
-convenirgli appuntino. Si presentò e fu ammesso nelle circostanze che
-il lettore conosce.
-
-Gambalesta, — scoccate le undici e mezzo, — si trovava dunque solo
-nella casa di Saville-row. Senz’altro ne incominciò l’ispezione.
-La percorse dalla cantina al granaio. Quella casa pulita, ordinata,
-severa, puritana, ben organizzata pel servizio, gli piacque. Gli fece
-l’effetto di un bel guscio di lumaca, ma di un guscio rischiarato
-e scaldato dal gas, poichè l’idrogeno carburato vi bastava a tutti
-i bisogni di luce e di calore. Gambalesta trovò senza fatica, al
-secondo piano, la camera che eragli destinata. Essa gli convenne. Dei
-campanelli elettrici e dei tubi acustici la mettevano in comunicazione
-con gli appartamenti dell’ammezzato e del primo piano. Sul caminetto,
-una pendola elettrica corrispondeva con la pendola della camera da
-letto di Phileas Fogg, e i due congegni segnavano in uno stesso istante
-il medesimo minuto secondo.
-
-“La mi va, la mi va d’incanto!„ disse tra sè Gambalesta.
-
-Egli notò pure, nella sua camera, una tabellina affissa al muro,
-al disopra della pendola. Era il programma del servizio quotidiano.
-Comprendeva, — dalle otto del mattino, ora regolamentare in cui si
-alzava il signor Phileas Fogg, sino alle undici e mezzo, ora in cui
-egli usciva di casa per andar ad asciolvere al Reform-Club, — tutte le
-particolarità del servizio: il thè e i crostini dalle otto e ventitrè,
-l’acqua per la barba dalle nove e trentasette, la teletta dalle dieci
-meno venti, ecc. Poi, dalle undici e mezzo del mattino fino alla
-mezzanotte, — ora in cui si coricava il metodico gentleman, — tutto
-era notato, previsto, regolarizzato. Gambalesta meditò con gioia quel
-programma e se ne impresse nella mente i diversi articoli.
-
-Quanto alla guardaroba del signore, essa era assai ben fornita e
-meravigliosamente ordinata. Ogni pantalone, abito o panciotto portava
-un numero d’ordine riprodotto sopra un registro di entrata e di uscita
-indicante la data in cui, secondo la stagione, i suoi vestiti dovevano
-essere volta a volta portati. Stessa norma per le calzature.
-
-Insomma, in quella casa di Saville-row, — che doveva essere il tempio
-del disordine all’epoca dell’illustre ma dissipatore Sherindan, —
-arredamento, che annunziava una bella agiatezza. Nessuna biblioteca,
-nessun libro: sarebbero stati senza utilità pel signor Fogg, giacchè il
-Reform-Club metteva a sua disposizione due biblioteche, una consacrata
-alle belle lettere, l’altra al diritto ed alla politica.
-
-Nella camera da letto stava una cassa-forte di mezzana grandezza, che
-per la sua costruzione era guarentita dagl’incendi al pari che dai
-ladri. Non c’erano armi in casa, e neppure utensili da caccia o da
-guerra. Tutto vi dinotava le abitudini più pacifiche.
-
-Dopo aver esaminato minutamente quell’abitazione, Gambalesta si fregò
-le mani; la sua larga faccia si spianò ed egli ripetè giocondamente:
-
-“La mi va d’incanto! ecco quel che cercavo! C’intenderemo
-perfettamente, il signor Fogg ed io! un uomo casalingo e regolato! Una
-vera macchina! Ebbene, sono felicissimo di servire una macchina!„
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-Nel quale s’impegna una conversazione che potrà costar caro a Phileas
-Fogg.
-
-
-Phileas Fogg aveva lasciato la sua casa di Saville-row alle undici
-e mezzo; e dopo avere posto cinquecentosettantacinque volte il piede
-destro innanzi al piede sinistro, e cinquecentosettantasei volte il
-piede sinistro innanzi al piede destro, giunse al Reform-Club, vasto
-edificio eretto in Pall-Mall, e la cui costruzione costò non meno di
-tre milioni.
-
-Phileas Fogg si recò subito nella sala da pranzo le cui nove
-finestre si aprivano sopra un bel giardino dagli alberi già indorati
-dall’autunno. Lì egli prese posto alla tavola abituale dove già
-l’aspettava la sua posata; la sua colazione si componeva di un
-antipasto, di un pesce lessato condito con una _reading sauce_ di prima
-qualità, di un rosbeef scarlatto acidulato da condimenti _muhseron_,
-di un pasticcio farcito di cime di rapontico e di lamponi verdi, di
-un pezzo di chester, il tutto inaffiato da qualche tazza di un thè
-specialmente raccolto pel consumo del Reform-Club.
-
-A mezzodì e quarantasette, il nostro gentleman si alzò e si avviò
-verso la gran sala, sontuoso _hall_, adorno di dipinti riccamente
-incorniciati. Ivi un servo gli diede il _Times_ non tagliato, di cui
-Phileas Fogg operò il laborioso spiegamento con sicurezza di mano che
-dinotava una grande abitudine di sì difficile operazione. La lettura
-di quel giornale occupò Phileas Fogg sino alle tre e quarantacinque,
-e quella del _Standard_, — che gli succedette, — durò sino al pranzo.
-Questo pasto si compì nelle stesse condizioni della colazione con
-aggiunta di _royal british sauce_.
-
-Alle sei meno venti, il gentleman ricomparve nel gran salone e vi
-rimase assorto nella lettura del _Morning-Chronicle_.
-
-Da lì a mezz’ora, diversi frequentatori del Reform Club facevano il
-loro ingresso e si avvicinavano al camino in cui ardeva un fuoco di
-carbon fossile. Erano i compagni abituali del signor Phileas Fogg, al
-par di lui arrabbiati giocatori di whist: l’ingegnere Andrew Stuart, i
-banchieri John Sullivan e Samuel Fallentin, il birraio Thomas Flanagan,
-Gualtiero Ralph, uno degli amministratori della Banca d’Inghilterra,
-personaggi ricchi e riputati, benanco in quel club che conta fra i suoi
-membri le sommità dell’industria e della finanza.
-
-— Ebbene! Ralph, domandò Thomas Flanagan, avete notizie sul furto?
-
-— Ehi la Banca, rispose Andrew Stuart, ci rimetterà anche stavolta il
-suo danaro.
-
-— Io spero invece, disse Gualtiero Ralph, che porremo le mani addosso
-al ladro. Diversi ispettori di polizia, persone abilissime, sono state
-mandate in America ed in Europa, in tutt’i principali porti d’imbarco e
-di sbarco, e sarà difficile a quel galantuomo di sfuggir loro.
-
-— Si hanno dunque i connotati del ladro, chiese Andrew Stuart.
-
-— Anzitutto, non è un ladro, rispose seriamente Gualtiero Ralph.
-
-— Come? non è un ladro l’individuo che sottrasse per
-cinquantacinquemila sterline di banconote (1 milione e 375 mila
-franchi?)
-
-— No, rispose Ralph.
-
-— È dunque un industriale? disse John Sullivan.
-
-— Il _Morning Chronicle_ assicura che è un gentleman.
-
-Colui che diede questa risposta non era altri che Phileas Fogg, la cui
-testa emergeva allora dall’onda di carta che erasi ammansata intorno
-a lui. In pari tempo, Phileas Fogg salutò i suoi colleghi, che gli
-restituirono il saluto.
-
-Il fatto in discorso, che i diversi giornali del Regno Unito
-discutevano con ardore, era accaduto tre giorni prima, il 29 settembre.
-Un fascio di banconote, formante l’enorme somma di cinquantacinquemila
-sterline, era stato preso sul tavolino del cassiere principale della
-Banca d’Inghilterra.
-
-A chi si stupiva che un tal furto avesse potuto effettuarsi tanto
-facilmente, il vice-governatore Gualtiero Ralph si limitava a
-rispondere che in quello stesso momento il cassiere era occupato a
-registrare un incasso di tre scellini e sei pence, e che non si può
-aver gli occhi dappertutto.
-
-Conviene far osservare qui, — lo che rende il fatto più spiegabile,
-— che quell’ammirabile stabilimento della _Bank of England_ pare
-affannarsi estremamente per la dignità del pubblico. Nessuna guardia,
-nessun invalido, nessun cancello! L’oro, l’argento, i biglietti sono
-esposti liberamente e per così dire in balìa del primo che capita. Non
-si oserebbe porre in sospetto l’onorabilità di un passante qualunque.
-Uno dei migliori osservatori degli usi inglesi narra perfino questo:
-In una delle sale della Banca in cui egli si trovava un giorno, ebbe
-la curiosità di vedere più da vicino una verga d’oro del peso di sette
-ad otto libbre, che si trovava esposta sopra il tavolo del cassiere;
-egli prese quella verga, l’esaminò, la porse al suo vicino, questi ad
-un altro, dimodochè la verga, di mano in mano, se ne andò sino al fondo
-di un corridoio oscuro, e non ritornò che mezz’ora dopo a ripigliare il
-suo posto, senza che il cassiere avesse soltanto alzata la testa.
-
-Ma, il 29 settembre, le cose non andarono precisamente così; il fascio
-di banconote non ritornò, e quando il magnifico orologio, collocato al
-disopra del _drawing office_, suonò alle cinque ore la chiusura degli
-uffici, la Banca d’Inghilterra doveva notare sul conto _profitti_ e
-_perdite_ la bagattella di 55,000 sterline.
-
-Appena il furto fu debitamente constatato, degli agenti, dei
-_detectives_[3] scelti fra i più abili, vennero inviati nei principali
-porti, a Liverpool, a Glascow, all’Havre, a Suez, a Brindisi, a Nuova
-York, ecc., con promessa, in caso di riuscita, di un premio di duemila
-sterline (50,000 franchi) e il cinque per cento della somma che sarebbe
-stata ricuperata. In aspettativa delle informazioni che doveva fornire
-l’inchiesta immediatamente incominciata, quegl’ispettori avevano per
-missione di osservare scrupolosamente tutti i viaggiatori in arrivo o
-in partenza.
-
-Ora, appunto come diceva il _Morning Chronicle_, c’era motivo a
-supporre che l’autore del furto non facesse parte di nessuna delle
-associazioni di ladri dell’Inghilterra. Durante quella giornata del 29
-settembre, un gentleman ben vestito, di bei modi, di aspetto distinto,
-era stato visto andare innanzi e indietro nella sala dei pagamenti,
-teatro del furto. L’inchiesta era riuscita a raccogliere tutt’i
-connotati di quel gentleman, connotati che furono subito comunicati
-a tutt’i _detectives_ del Regno Unito e del Continente. Alcune anime
-buone, — e Gualtiero Ralph era del bel numer’uno, — credevano di poter
-sperare con fondamento che il ladro non la scapperebbe.
-
-Come ognuno può immaginarsi, questo fatto era all’ordine del giorno
-a Londra ed in tutta Inghilterra. Si discuteva, si scommetteva pro
-o contro le probabilità del successo della polizia metropolitana.
-Nessuna meraviglia dunque che i membri del Reform-Club trattassero la
-stessa questione, tanto più che uno dei vice governatori della Banca si
-trovava fra loro.
-
-L’onorevole Gualtiero Ralph non voleva dubitare del risultato delle
-indagini, opinando che il premio offerto dovesse aguzzare singolarmente
-lo zelo o la intelligenza degli agenti. Ma il suo collega, Andrew
-Stuart, era ben lungi dal dividere tanta fiducia. La discussione
-continuò adunque fra i due gentlemen che eransi seduti alla tavola
-del whist, Stuart dirimpetto a Flanagan, Fallentin di fronte a
-Phileas Fogg. Durante il gioco, i giocatori non parlavano, ma tra i
-_robbres_[4], la conversazione interrotta si riappiccava ognor più
-animata.
-
-“Io sostengo, disse Andrew Stuart, che le probabilità sono in favore
-del ladro, che dev’essere certamente un uomo molto abile!
-
-— Evvia! rispose Ralph, oramai non c’è più un paese in cui possa
-rifugiarsi.
-
-— Questo poi....
-
-— Dove volete che vada?
-
-— Non ne so nulla, rispose Andrew Stuart, ma, alla fin fine, il mondo è
-grande.
-
-— Lo era una volta,„ disse a mezza bocca Phileas Fogg; indi: “sta a voi
-ad alzare„ soggiunse presentando le carte a Thomas Flanagan.
-
-La discussione venne sospesa durante il _robbre_. Ma ben presto, Andrew
-Stuard la riappiccava dicendo:
-
-“Come, una volta! È forse diminuita la terra?
-
-— Senza dubbio, rispose Gualtiero Ralph: io sono del parere del signor
-Fogg. La terra è diminuita, giacchè ora la si percorre dieci volte più
-presto che non la si percorresse cento anni fa. Ed ecco ciò che, nel
-caso attuale, renderà le ricerche più rapide.
-
-— E renderà anche più facile la fuga del ladro!
-
-— Tocca a voi a giocare, signor Stuart„ disse Phileas Fogg.
-
-Ma l’incredulo Stuart non era convinto, e finita la partita:
-
-“Bisogna confessare, signor Ralph, ripigliò egli, che avete trovato un
-modo curioso di dire che la terra è diminuita! Così, perchè adesso se
-ne fa il giro in tre mesi....
-
-— In ottanta giorni soltanto, disse Phileas Fogg.
-
-— Difatti, signori, soggiunse John Sullivan, ottanta giorni dopo che
-la sezione fra Bothal e Allahabad venne aperta sul _Great Indian
-peninsular railway_, ed ecco il calcolo stabilito dal _Morning
-Chronicle:_
-
- Da Londra a Suez pel Moncenisio e Brindisi, ferrovia
- e battelli a vapore 7 giorni
- Da Suez a Bombay, battello a vapore 13 „
- Da Bombay a Calcutta, ferrovia 3 „
- Da Calcutta a Hong-Kong (Cina), battello a vapore 13 „
- Da Hong-Kong a Yokohama (Giappone), battello a
- vapore 8 „
- Da Yokohama a San Francisco, battello a vapore 22 „
- Da San Francisco a Nuova York, ferrovia 7 „
- Da Nuova York a Londra, battello a vapore e ferrovie 9 „
- ———
- Totale 80 giorni
-
-— Sì, ottanta giorni, esclamò Andrew Stuart che per disattenzione
-tagliò una carta reale, ma non compreso il cattivo tempo, i venti
-contrari, i naufragi, gli sviamenti, ecc.
-
-— Tutto compreso, rispose Phileas Fogg, continuando a giocare, perchè
-stavolta la discussione non rispettava più il whist.
-
-— Anche se gl’Indù, e gl’Indiani, come li vorrete chiamare, portan via
-le rotaie esclamò Andrew Stuart: se fermano i treni, saccheggiano i
-forgoni e pelano il cranio ai viaggiatori!
-
-— Tutto compreso„ rispose Phileas Fogg, che scoprì le sue carte, avendo
-vinto.
-
-Andrew Stuart, cui era venuto il turno di fare mazzo, raccolse le carte
-dicendo:
-
-“Teoricamente, voi avete ragione, signor Fogg, ma nella pratica....
-
-— Nella pratica pure, signor Stuart.
-
-— Vorrei proprio vedervici.
-
-— Non dipende che da voi. Partiamo insieme.
-
-— Il cielo me ne guardi! esclamò Stuart, ma scommetterei volentieri
-quattromila sterline (100,000 franchi), che un tale viaggio, fatto in
-tali condizioni, è impossibile.
-
-— Possibilissimo, invece, rispose il signor Fogg.
-
-— Ebbene, fatelo allora!
-
-— Il giro del mondo in ottanta giorni?
-
-— Sì.
-
-— Lo farò volentieri.
-
-— Quando!
-
-— Subito. Soltanto vi avverto che lo farò a vostre spese.
-
-— Che pazzia! esclamò Andrew Stuart, che incominciava a spazientirsi
-dell’insistenza del suo compagno di giuoco. Via! è meglio giuocare.
-
-— Rimeschiate allora, rispose Phileas Fogg, giacchè avete dato male.„
-
-Andrew Stuart ripigliò le carte con mano febbrile; indi, tutt’ad un
-tratto, deponendole sulla tavola:
-
-“Ebbene, sì, signor Fogg, diss’egli, sì, scommetto quattromila
-sterline!...
-
-— Mio caro Stuart, disse Fallentin, calmatevi. Ciò non è serio.
-
-— Quando io dico: scommetto, rispose Andrew Stuart, è sempre sul serio.
-
-— E sia!„ disse il signor Fogg. Indi volgendosi verso i suoi colleghi:
-
-“Ho ventimila sterline (500,000 franchi) depositati presso i Fratelli
-Baring. Li rischierò volentieri....
-
-— Ventimila sterline! esclamò John Sullivan. Ventimila sterline che un
-ritardo impreveduto può farvi perdere!
-
-— L’impreveduto non esiste, rispose semplicemente Phileas Fogg.
-
-— Ma, signor Fogg, codesto lasso di 80 giorni è calcolato come un
-_minimum_ di tempo!
-
-— Un _minimum_ ben impegnato basta a tutto.
-
-— Ma per non oltrepassarlo, bisogna saltare matematicamente dalle
-ferrovie nei battelli a vapore, e dai battelli nelle ferrovie!
-
-— Salterò matematicamente.
-
-— È uno scherzo!
-
-— Un buon Inglese non scherza mai quando si tratta d’una cosa seria
-qual’è una scommessa, rispose Phileas Fogg. Io scommetto ventimila
-sterline contro chicchesia, che io farò il giro della terra in ottanta
-giorni o meno, cioè in millenovecentoventi ore ossia centoquindicimila
-e duecento minuti. Accettate?
-
-— Accettiamo, risposero i signori Stuart, Fallentin, Sullivan, Flanagan
-e Ralph, dopo essersi posti d’accordo.
-
-— Bene, disse Fogg. Il treno di Douvres parte alle 8 e 45. Lo prenderò.
-
-— Stasera stessa? domandò Stuart.
-
-— Stasera stessa, rispose il signor Fogg. Dunque, soggiunse consultando
-un calendario tascabile; giacchè è oggi mercoledì, 2 ottobre, dovrò
-essere di ritorno a Londra in questo stesso salotto del Reform-Club,
-il sabato 21 dicembre, alle ore 8 e 45 di sera; in mancanza di che le
-ventimila lire sterline, depositate attualmente a mio credito presso
-i Fratelli Baring, vi apparterranno di fatto e di diritto, o signori.
-Ecco un bono per tale somma.„
-
-Fu steso il processo verbale della scommessa, e venne sottoscritto
-immediatamente dai sei cointeressati. Phileas Fogg era rimasto freddo.
-Egli non aveva certamente scommesso per guadagnare ed aveva impegnato
-soltanto quelle ventimila sterline, — metà della sua sostanza, — perchè
-prevedeva che forse gli sarebbe necessario spendere l’altra metà per
-condurre a buon termine quel difficile, per non dire ineseguibile
-progetto. Quanto a’ suoi avversari, sembravano commossi, non già a
-cagione del valore della posta, ma perchè avevano un certo scrupolo a
-lottare in quelle condizioni.
-
-Nove ore suonavano in quel punto. Si offerse al signor Fogg di
-sospendere il whist, affinchè potesse far i suoi preparativi di
-partenza.
-
-“Io sono sempre pronto!„ rispose l’impassibile gentleman; e dando le
-carte:
-
-“Volto quadri, diss’egli; tocca a voi il tratto, signor Stuart.„
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-Nel quale Phileas Fogg sbalordisce Gambalesta, suo servo.
-
-
-Alle sette e venticinque, Phileas Fogg, dopo aver guadagnato una
-ventina di ghinee al whist, prese commiato dai suoi onorevoli colleghi
-e lasciò il Reform-Club. Alle sette e cinquanta egli apriva la porta
-della sua casa ed entrava nelle sue stanze.
-
-Gambalesta, che aveva coscienziosamente studiato il suo programma, fu
-non poco sorpreso nel vedere il signor Fogg, colpevole d’inesattezza,
-comparire a quell’ora insolita. Secondo la tabella, il pigionale di
-Saville-row non doveva rincasare che alla mezzanotte precisa.
-
-Phileas Fogg era a tutta prima salito nella sua camera, poi chiamò:
-
-“Gambalesta.„
-
-Gambalesta non rispose. Quella chiamata non poteva essere diretta a
-lui. Non era l’ora.
-
-“Gambalesta„, riprese il signor Fogg, senz’alzare la voce.
-
-Gambalesta si presentò.
-
-“È la seconda volta che vi chiamo, disse il signor Fogg.
-
-— Ma non è mezzanotte, rispose Gambalesta col suo orologio in mano.
-
-— Lo so, riprese Phileas Fogg, e non vi faccio rimprovero. Noi partiamo
-da qui a dieci minuti per Douvres e Calais.„
-
-Una specie di smorfia si delineò sulla rotonda faccia del francese. Era
-evidente che non aveva inteso bene.
-
-“Il signore cambia abitazione? domandò egli.
-
-— Sì, rispose Phileas Fogg. Noi andiamo a fare il giro del mondo.„
-
-Gambalesta, l’occhio smisuratamente aperto, le palpebre e il
-sopracciglio in alto, le braccia distese, il corpo accasciato,
-presentava allora tutti i sintomi della maraviglia spinta fino allo
-stupore.
-
-“Il giro del mondo! mormorò egli.
-
-— In ottanta giorni, rispose il signor Fogg. Dunque, non abbiamo un
-solo istante da sciupare.
-
-— Ma le valigie?... disse Gambalesta che dondolava inconsciamente la
-testa a destra e a sinistra.
-
-— Nessuna valigia, un sacco da viaggio soltanto. Dentro, due camicie
-di lana, tre paia di calze. Altrettanto per voi. Compreremo strada
-facendo. Prenderete il mio _makintosh_[5] e la mia coperta da viaggio.
-Provvedetevi di buone scarpe. D’altronde cammineremo poco o punto.
-Andate.„
-
-Gambalesta avrebbe voluto rispondere. Non lo potè. Lasciò la camera del
-signor Fogg, salì nella sua, cadde sopra una sedia, e valendosi di una
-frase alquanto volgare del suo paese:
-
-“Affè, disse tra sè, questa è forte, questa! Io che volevo starmene
-tranquillo!...„
-
-E macchinalmente egli fece i suoi preparativi di viaggio. Il giro del
-mondo in ottanta giorni! Che si fosse imbattuto in un pazzo? No.... Si
-trattasse di uno scherzo? Si andava a Douvres, e sta bene. A Calais,
-sia pure. In fin dei conti, tutto ciò non poteva porre di malumore
-il buon figliuolo che già da cinque anni non aveva più calpestato il
-suolo della patria. Si andrebbe fors’anco a Parigi, e senza ombra di
-dubbio, egli rivedrebbe con piacere la gran capitale. Ma certamente,
-un gentleman tanto economo de’ suoi passi, si fermerebbe colà....
-Sì, senza dubbio; pure non era meno vero ch’egli partiva, che si
-traslocava, quel gentleman tanto casalingo sin’allora!
-
-Alle otto, Gambalesta aveva apparecchiato il modesto sacco che
-conteneva la sua guardaroba e quella del suo padrone, e, con la mente
-ancora scombuiata, lasciò la sua camera di cui chiuse accuratamente
-l’uscio, e raggiunse il signor Fogg.
-
-Il signor Fogg era pronto. Portava sottobraccio il _Bradshaw’s
-continental railway steam transit and general guide_[6], che doveva
-fornirgli tutte le indicazioni necessarie al suo viaggio. Egli prese
-il sacco dalle mani di Gambalesta, l’aprì e vi cacciò dentro un grosso
-pacco di quelle belle banconote che hanno corso in tutt’i paesi.
-
-— Non avete dimenticato nulla? chiese egli.
-
-— Nulla, signore.
-
-— Il mio _makintosh_ e la mia coperta?
-
-— Eccoli.
-
-— Bene, prendete questo sacco.
-
-Il signor Fogg consegnò il suo sacco a Gambalesta.
-
-— E abbiatene cura, soggiunse. Ci son dentro ventimila sterline
-(500.000 franchi).
-
-Mancò poco che il sacco sgusciasse dalle mani di Gambalesta, come se
-ventimila sterline fossero state in oro e di un peso considerevole.
-
-Il padrone e il servo discesero allora, e la porta di strada fu chiusa
-a doppio giro.
-
-Una stazione di carrozze si trovava all’estremità di Saville-row. Il
-signor Phileas Fogg ed il suo servo salirono in un _cab_ (cittadina)
-che si diresse rapidamente verso lo scalo di Charing-Cross, a cui
-metteva capo una delle diramazioni del _South Eastern railway_.
-
-Alle otto e venti, il _cab_ si fermò al cancello della stazione.
-Gambalesta balzò a terra. Il suo padrone lo seguì e pagò il cocchiere.
-
-In quel momento, una povera mendicante, che teneva un fanciullo per
-mano a piedi nudi nel fango, coperta da un cappello svecchiato da cui
-pendeva una piuma miserabile, uno sciallo a brandelli sui suoi cenci,
-si avvicinò al signor Phileas Fogg e gli chiese l’elemosina.
-
-Phileas Fogg trasse di tasca le venti ghinee guadagnate poc’anzi al
-whist, e presentandole alla mendicante:
-
-— Prendete, buona donna, diss’egli, io sono contento di avervi
-incontrata!
-
-Indi tirò innanzi.
-
-Gambalesta ebbe come un senso d’umidità agli occhi. Il suo padrone
-aveva fatto un passo nel suo cuore.
-
-Il signor Fogg e lui entrarono ben tosto nella gran sala della
-stazione. Lì, Phileas Fogg diede a Gambalesta l’ordine di prendere due
-biglietti di prima classe per Parigi. Indi, volgendosi indietro, egli
-vide i suoi cinque colleghi del Reform-Club.
-
-— Signori, io parto, diss’egli, e le diverse vidimazioni apposte sopra
-un passaporto che porto con me a questo scopo, vi permetteranno, al
-ritorno, di verificare il mio itinerario.
-
-— Oh! signor Fogg, rispose garbatamente Gualtiero Ralph, era inutile.
-Siamo garantiti dal vostro onore di gentiluomo!
-
-— Lo sarete meglio così, disse il signor Fogg.
-
-— Non dimenticate che dovrete essere di ritorno!... obbiettò Andrew
-Stuart....
-
-— Fra ottanta giorni, rispose il signor Fogg, il sabato, 21 dicembre
-1872, a otto ore e quarantacinque minuti della sera. A rivederci,
-signori.
-
-Alle otto e quaranta Phileas Fogg e il suo servo presero posto nello
-stesso scompartimento. Alle otto e quarantacinque, si udì un fischio e
-il treno si pose in cammino.
-
-La notte era nera. Cadeva una pioggia minuta. Phileas Fogg,
-rannicchiato nel suo angolo, non parlava. Gambalesta, ancora
-sbalordito, si stringeva macchinalmente al petto il sacco delle
-banconote.
-
-Ma il treno non aveva oltrepassato Syden-ham, quando Gambalesta gettò
-un grido di disperazione!
-
-— Che avete! domandò Phileas Fogg.
-
-— C’è che... nella mia precipitazione... nel mio turbamento... ho
-dimenticato....
-
-— Che cosa?
-
-— Di spegnere il becco a gas della mia camera!
-
-— Ebbene, caro mio, rispose freddamente il signor Fogg, esso arde per
-conto vostro!
-
-
-
-
-CAPITOLO V.
-
-Nel quale un nuovo valore comparisce sulla piazza di Londra.
-
-
-Phileas Fogg, lasciando Londra, non supponeva certamente il gran
-chiasso che susciterebbe la sua partenza. La notizia della scommessa
-si sparse dapprima nel Reform-Club, e produsse una vera emozione tra
-i membri dell’onorevole circolo. Indi, dal club, quell’emozione si
-trasfuse nei giornali per mezzo dei _reporters_, e dai giornali al
-pubblico di Londra e di tutto il Regno-Unito.
-
-La questione del giro del mondo fu commentata, discussa, anatomizzata,
-con pari passione ed ardore, che se si fosse trattato di una nuova
-questione dell’_Alabama_. Gli uni parteggiarono per Phileas Fogg, gli
-altri, — che formarono in breve una maggioranza considerevole, — si
-pronunciarono contro di lui. Il giro del mondo da compiere diversamente
-che in teoria e sulla carta, in quel _minimum_ di tempo coi mezzi di
-comunicazione attualmente in uso, non era solamente impossibile, era
-insensato!
-
-Il _Times_, lo _Standard_, l’_Evening Star_, il _Morning Chronicle_
-e venti altri giornali di grande pubblicità, si dichiararono contro
-il signor Fogg. Il solo _Daily Telegraph_ lo sostenne, limitatamente
-però. Fogg fa trattato da maniaco, da pazzo, ed i suoi colleghi del
-Reform-Club furono biasimati d’aver accettato quella scommessa, che
-accusava un indebolimento nelle facoltà mentali del suo autore.
-
-Su questa questione, furono pubblicati articoli pieni di passione, ma
-logici. Ognun sa l’interesse che desta in Inghilterra tutto ciò che
-ha riguardo alla geografia. E però non c’era lettore, di qualsiasi
-condizione, che non divorasse le colonne dedicate al caso di Phileas
-Fogg.
-
-Durante i primi giorni, alcune menti audaci, le donne principalmente,
-furono a lui favorevoli; sovratutto allorchè l’_Illustrated London
-News_ ebbe pubblicato il suo ritratto, secondo la sua fotografia
-deposta negli archivii del Reform-Club. Alcuni gentleman osavano dire:
-“Ehi perchè no, alla fin fine? se ne son viste di più straordinarie!„
-Erano segnatamente i lettori del _Daily Telegraph_. Ma si sentì in
-breve che anche questo giornale cominciava a cedere.
-
-Infatti, un lungo articolo comparve il 7 ottobre nel Bollettino della
-Società Reale di geografia. Esso trattava la questione da tutti i
-punti di vista, e dimostrava chiaramente la follia dell’impresa.
-Secondo quell’articolo, tutto era contro il viaggiatore, ostacoli
-dell’uomo, ostacoli della natura. Per riuscire in quel progetto,
-bisognava ammettere una concordanza miracolosa delle ore di partenza
-e di arrivo, concordanza che non esisteva, che non poteva esistere. A
-tutto rigore, e in Europa, dove trattasi di tragitto di una lunghezza
-relativamente mediocre, si può contare sull’arrivo dei treni ad ora
-fissa; ma quando impiegano tre giorni ad attraversare l’India, sette
-giorni ad attraversare gli Stati Uniti, come fondare sulla loro
-esattezza gli elementi di un tal problema? E gli accidenti di macchina,
-gli sviamenti, gli scontri, la cattiva stagione, l’accumulamento
-delle nevi, non era forse tutto contro Phileas Fogg? Sui piroscafi,
-non troverebbesi egli durante l’inverno, in balìa dei venti o delle
-nebbie? È dunque così raro che i migliori camminatori delle linee
-transoceaniche subiscano ritardi di due o tre giorni? Ora, bastava
-un ritardo, uno solo, perchè la catena delle comunicazioni fosse
-irreparabilmente spezzata. Se Phileas Fogg mancava, magari di poche
-ore, la partenza di un piroscafo, sarebbe costretto ad aspettare il
-piroscafo susseguente, e da ciò solo il suo viaggio era compromesso
-irrevocabilmente.
-
-L’articolo fece gran rumore. Quasi tutti i giornali lo riprodussero, e
-le azioni di Phileas Fogg ribassarono singolarmente.
-
-Durante i primi giorni che seguirono la partenza del gentleman,
-importanti affari eransi intavolati sull’alea della sua intrapresa.
-Ognun sa che v’è in Inghilterra tutto un mondo di scommettitori, mondo
-più intelligente e più elevato di quello dei giocatori. Scommettere
-è nel temperamento inglese. Così, non solo i diversi membri del
-Reform-Club stabilirono scommesse considerevoli pro o contro Phileas
-Fogg, ma la massa del pubblico entrò nel movimento. Phileas Fogg venne
-inscritto, come un cavallo da corsa, in una specie di stud-book. Se ne
-fece un valore di Borsa che fu immediatamente quotato sulla piazza di
-Londra. Si domandava, si offriva del “Phileas Fogg„ fermo o con aggio,
-e si fecero affari enormi. Ma cinque giorni dopo la sua partenza,
-dopo l’articolo del Bollettino della Società di geografia, le offerte
-incominciarono ad affluire. Il “Phileas Fogg„ ribassò. Lo si offerse a
-pacchi. Preso dapprima a cinque, poi a dieci, non lo si prese più che a
-venti, a cinquanta, a cento!
-
-Un solo partigiano gli rimase; fu il vecchio paralitico lord
-Albermarle. L’onorevole gentiluomo, inchiodato sul suo seggiolone,
-avrebbe dato la sua sostanza per poter fare il giro del mondo, fosse
-pure in dieci anni! e scommise cinquemila sterline (125,000 franchi) in
-favore di Phileas Fogg. E quando, in un con la stoltezza del progetto,
-glien’era dimostrata l’inutilità, egli si contentava di rispondere: “Se
-la cosa è fattibile, è bene che sia un Inglese che l’abbia fatta pel
-primo!„
-
-Le cose stavano dunque così: i partigiani di Phileas Fogg sminuivano
-sempre più; tutti, e non senza ragione, si schieravano contro di lui;
-non lo si prendeva più che a centocinquanta, a duecento contro uno,
-allorchè sette giorni dopo la sua partenza, un incidente completamente
-inaspettato, fe’ sì che non lo si prendesse addirittura più.
-
-Difatti, in quella giornata, a nove ore di sera, il direttore della
-polizia metropolitana aveva ricevuto un dispaccio telegrafico così
-concepito:
-
- “Suez a Londra (Inghilterra).
-
- _Rowan, direttore polizia,
- amministrazione centrale, Scotland place._
-
- “Seguo a vista ladro della Banca, Phileas Fogg. Spedite senza
- indugio mandato d’arresto a Bombay. (India inglese).
-
- Fix, _detective_.„
-
-L’effetto di questo dispaccio fu immediato. L’onorevole gentleman
-scomparve per far luogo al ladro di banconote. La sua fotografia,
-deposta al Reform-Club con quella di tutti i suoi colleghi, fu
-esaminata. Essa riproduceva lineamento per lineamento l’uomo i cui
-connotati erano stati forniti dall’inchiesta. Ognuno si richiamò alla
-memoria ciò che l’esistenza di Phileas Fogg aveva di misterioso, il
-suo isolamento, la subitanea sua partenza, e parve evidente che quel
-personaggio, allegando come pretesto un viaggio intorno al mondo, ed
-appoggiandolo sopra una scommessa insensata, non aveva avuto altro
-scopo che quello di far perdere le sue tracce agli agenti della polizia
-inglese.
-
-
-
-
-CAPITOLO VI.
-
-Nel quale l’agente Fix mostra un’impazienza più che legittima.
-
-
-Ecco in quali circostanze era stato spedito quel dispaccio, concernente
-il signor Phileas Fogg.
-
-Il mercoledì, 9 ottobre, si aspettava per le undici del mattino,
-a Suez, il _Mongolia_, della Compagnia peninsulare ed orientale,
-piroscafo ad elice ed a falso ponte[7], della portata di duemila
-ottocento tonnellate e della forza nominale di cinquecento cavalli. Il
-_Mongolia_ faceva regolarmente i viaggi da Brindisi a Bombay pel canale
-di Suez. Era uno dei più rapidi camminatori della compagnia, e le
-celerità regolamentari, cioè 10 miglia all’ora tra Brindisi e Suez, e 9
-miglia e 53 cent. tra Suez e Bombay, le aveva sempre sorpassate.
-
-In attesa dell’arrivo del _Mongolia_, due uomini passeggiavano sul molo
-d’imbarco in mezzo alla folla d’indigeni e di stranieri che affluiscono
-in quella città, che non ha guari era appena una borgata, ed a cui oggi
-la grande opera del signor Lesseps assicura un avvenire considerevole.
-
-Di quei due uomini, uno era l’agente consolare del Regno-Unito,
-stabilito a Suez, il quale, — ad onta dei tristi pronostici del governo
-britannico e delle sinistre predizioni dell’ingegnere Stephenson, —
-vedeva ogni giorno navi inglesi attraversare quel canale, abbreviando
-così di metà l’antica strada dall’Inghilterra alle Indie pel Capo di
-Buona Speranza.
-
-L’altro era un ometto magro, dalla fisonomia abbastanza intelligente,
-nervoso, che contraeva con notevole persistenza i suoi muscoli
-sopraccigliari. Tramezzo alle sue lunghe ciglia brillava un occhio pien
-di vita, ma di cui egli sapeva a volontà spegnere l’ardore. In quel
-momento, egli manifestava dell’impazienza, andando innanzi e indietro,
-non potendo star fermo un momento.
-
-Quell’uomo si chiamava Fix, ed era uno di quei detectives o agenti di
-polizia inglesi, che erano stati mandati nei diversi porti, dopo il
-furto commesso alla Banca d’Inghilterra. Codesto Fix doveva sorvegliare
-con la massima cura tutti i viaggiatori che pigliavano la strada di
-Suez, e se uno di essi gli pareva sospetto, porglisi alle calcagna
-aspettando un mandato d’arresto.
-
-Precisamente, già da due giorni, Fix aveva ricevuto dal direttore della
-polizia metropolitana i connotati del presunto autore del furto. Erano
-quelli del personaggio distinto e ben vestito, che era stato osservato
-nella sala dei pagamenti della Banca.
-
-Il _detective_, evidentemente più che allettato dal grosso premio
-promesso in caso di buon esito, aspettava con impazienza facile a
-comprendere l’arrivo del _Mongolia_.
-
-“E voi dite, signor console, chies’egli per la decima volta, che il
-battello non può tardare?
-
-— No, signor Fix, rispose il console. È stato segnalato stamattina al
-largo di Porto Said, e i centosessanta chilometri del canale sono un
-nonnulla per un tal camminatore. Vi ripeto che il Mongolia ha sempre
-vinto il premio di venticinque sterline che il governo conferisce per
-ogni anticipazione di ventiquattr’ore sui tempi regolamentari.
-
-— Codesto piroscafo viene direttamente da Brindisi? domandò Fix.
-
-— Appunto da Brindisi, dove ha preso la valigia delle Indie: da
-Brindisi che ha lasciato sabato alle 5 pom. Abbiate quindi pazienza,
-non può tardare a giungere; ma non so veramente come, coi connotati
-che avete ricevuti, potrete riconoscere il vostro uomo se è a bordo del
-_Mongolia_.
-
-— Signor console, rispose Fix, tali persone si fiutano più che non
-si riconoscano. Un buon naso bisogna avere, e il fiuto è quasi un
-senso speciale al quale concorrono l’udito, la vista e l’odorato. Ho
-arrestato nella mia vita più d’uno di codesti galantuomini, e purchè il
-mio ladro sia a bordo, vi giuro che non mi sguscerà tra le mani.
-
-— Ve lo auguro, signor Fix, poichè si tratta di un furto importante.
-
-— Un furto magnifico, rispose l’agente entusiasmato.
-Cinquantacinquemila lire sterline! Cuccagne che capitano di rado! I
-ladri diventano meschini! la razza degli Sheppard si ecclissa! Ora si
-fanno appiccare per pochi scellini!
-
-— Signor Fix, rispose il console, voi parlate in modo tale che io vi
-auguro vivamente di riuscire; ma, ve lo ripeto, nelle condizioni in
-cui siete, temo che sia difficile. Dai connotati che avete ricevuti,
-codesto ladro si assomiglia assolutamente ad un onest’uomo, sapete?
-
-— Signor console, rispose dogmaticamente l’ispettore di polizia, i
-grandi ladri rassomigliano sempre alle persone oneste. Capite bene
-che coloro che hanno faccie da furfanti non possono far altro che
-rimanere probi, altrimenti si farebbero arrestare. Le fisonomie oneste,
-ecco quelle che bisogna specialmente indovinare. Lavoro difficile, ne
-convengo, e che non è già un mestiere, ma arte.
-
-Si vede che il nostro Fix non mancava di una certa dose d’amor proprio.
-
-Frattanto, il molo andava mano mano animandosi. Marinai di diverse
-nazionalità, commercianti, sensali, facchini, fellah, vi affluivano.
-L’arrivo del piroscafo era dunque imminente.
-
-Il tempo era bellino, ma freddo, con quel vento di levante. Alcuni
-minareti si delineavano al disopra della città, sotto i pallidi raggi
-del sole. Verso il sud, una scogliera lunga duemila metri si allungava
-come un braccio sulla rada di Suez. Alla superficie del Mar Rosso
-scorrevano parecchi battelli da pesca o da navigazione costiera, non
-pochi dei quali hanno serbato nelle loro forme l’elegante sesto della
-galera antica.
-
-Pur circolando in mezzo a quella gente, Fix, per abitudine della sua
-professione, scrutava i passanti con una rapida occhiata.
-
-Erano allora le dieci e mezzo.
-
-“Non arriverà mai questo piroscafo! esclamò egli udendo suonare
-l’orologio del porto.
-
-— Non può esser lontano, rispose il console.
-
-— Quanto tempo si fermerà a Suez? chiese Fix.
-
-— Quattr’ore. Il tempo occorrente ad imbarcare il suo carbone. Da Suez
-ad Aden, all’estremità del Mar Rosso, si contano milletrecentodieci
-miglia, e bisogna far provvista di combustibile.
-
-— E da Suez, questo piroscafo va direttamente a Bombay?
-
-— Direttamente, senza interruzione alcuna.
-
-— Ebbene, disse Fix, se il ladro ha preso questa strada e questo
-battello, dev’essere nel suo piano di sbarcare a Suez, affine di
-portarsi per altra via nei possedimenti olandesi o francesi dell’Asia.
-Egli deve ben sapere che non sarebbe al sicuro nell’India che è terra
-Inglese.
-
-— Eccetto che non sia un uomo di prima forza rispose il console. Voi
-lo sapete, un delinquente inglese è sempre meglio nascosto a Londra di
-quel che potrebb’essere all’estero.„
-
-Fatta questa riflessione, che diè molto da pensare all’agente, il
-console tornò ne’ suoi uffici posti a poca distanza. Fix rimase solo,
-colto da un’impazienza nervosa, col bizzarro presentimento che il suo
-ladro dovesse trovarsi a bordo del Mongolia, — e in verità se quel
-furfante aveva lasciato l’Inghilterra coll’intenzione di portarsi
-al Nuovo Mondo, la via delle Indie, meno sorvegliata o più difficile
-a sorvegliare di quella dell’Atlantico, doveva aver ottenuto la sua
-preferenza.
-
-Fix non istette un pezzo immerso nelle sue riflessioni. Acuti fischi
-annunziarono l’arrivo del piroscafo. Tutta l’orda di facchini e di
-_fellah_ si precipitò allora verso il molo di sbarco, in un tumulto un
-po’ inquietante per le membra e gli abiti dei passaggeri.
-
-In breve si scorge il gigantesco scafo del _Mongolia_, che passava tra
-le rive del canale, e undici ore suonavano allorchè lo _steamer_ andò
-ad ancorarsi in rada mentre il suo vapore si sprigionava con grande
-strepito dai tubi di sfogo.
-
-I passaggieri erano in buon numero a bordo. Taluni rimasero sul falso
-ponte a contemplare il panorama pittoresco della città: ma i più
-sbarcarono nei cannotti che erano andati ad accostare il Mongolia.
-
-Fix esaminava scrupolosamente tutti quelli che mettevano piede a terra.
-
-In quel momento, uno di essi gli si accostò, dopo di aver vigorosamente
-respinto i _fellah_ che l’assalivano con le loro offerte di servizio,
-e gli chiese con tutta cortesia se poteva indicargli gli uffici
-dell’agente consolare inglese. E in pari tempo quel passeggiero
-presentava un passaporto, sul quale bramava senza dubbio far apporre il
-visto britannico.
-
-Fix, istintivamente, prese il passaporto, e con rapida occhiata ne
-lesse i connotati.
-
-Un movimento involontario stette per isfuggirgli. Il foglio tremò nella
-sua mano; i connotati registrati nel passaporto erano identici a quelli
-ch’egli aveva ricevuti dal direttore della polizia metropolitana.
-
-“Questo passaporto è vostro? diss’egli al passaggiero.
-
-— No, rispose questi, è il passaporto del mio padrone.
-
-— E il vostro padrone?
-
-— È a bordo.
-
-— Ma, replicò l’agente, è d’uopo ch’ei si presenti in persona agli
-uffici del console, a fine di stabilire la sua identità.
-
-— Come, è proprio necessario?
-
-— Indispensabile.
-
-— E dove sono gli uffici?
-
-— Laggiù, all’angolo della piazza, rispose l’ispettore indicando una
-casa discosta duecento passi.
-
-— Allora vado a cercare il mio padrone: al quale però garberà poco
-d’incomodarsi.„
-
-Ciò detto, il passaggiero salutò Fix e risalì a bordo dello _steamer_.
-
-
-
-
-CAPITOLO VII.
-
-Che prova una volta di più l’inutilità dei passaporti in materia di
-polizia.
-
-
-L’ispettore ridiscese sul molo e si diresse rapidamente verso gli
-uffici del console. Dietro sua urgente domanda, egli fu subito
-introdotto presso quel funzionario.
-
-“Signor console, gli diss’egli senz’altro preambolo, ho gravi ragioni
-per credere che il nostro uomo abbia preso passaggio a bordo del
-Mongolia.„
-
-E Fix narrò ciò ch’era avvenuto tra quel servo e lui circa il
-passaporto.
-
-“Bene, signor Fix, rispose il console, non sarei malcontento di vedere
-la faccia di quel furfante. Ma forse egli non si presenterà al mio
-ufficio se è quegli che voi supponete. Un ladro non ama lasciar dietro
-di sè le traccie del suo passaggio, e poi, la formalità dei passaporti
-non è più obbligatoria.
-
-— Signor console, rispose l’agente, se è un uomo di prima forza come
-convien supporre, verrà!
-
-— A far vidimare il suo passaporto?
-
-— Sì. I passaporti non servono mai ad altro che ad impacciare le
-persone oneste ed a favorire la fuga dei bricconi. Vi assicuro che
-questo sarà in regola; ma spero bene che voi non lo vidimerete....
-
-— E perchè no? Se il passaporto è regolare, rispose il console, non ho
-il diritto di rifiutare il mio visto.
-
-— Però, signor console, è pur necessario ch’io trattenga qui quest’uomo
-finchè io abbia ricevuto da Londra un mandato di arresto.
-
-— Ah! questo poi, signor Fix, è affar vostro, rispose il console; ma
-io, non posso....„
-
-Il console non terminò la frase. In quel momento venne picchiato alla
-porta del suo gabinetto, e il ragazzo dell’ufficio introdusse due
-stranieri, dei quali uno non era precisamente quel servo che erasi
-poc’anzi intrattenuto col detective.
-
-Erano infatti il padrone e il servitore. Il padrone presentò il suo
-passaporto, pregando laconicamente il console di compiacersi ad apporvi
-il suo visto.
-
-Questi prese il passaporto e lo lesse attentamente, mentre Fix, in
-un canto del gabinetto, osservava o meglio divorava cogli occhi lo
-straniero.
-
-Quando il console ebbe terminato la sua lettura:
-
-“Voi siete il signor Phileas Fogg, _esquire_? chiese egli.
-
-— Sì, signore, rispose il gentleman.
-
-— E quest’uomo è il vostro domestico?
-
-— Sì. Un francese di nome Gambalesta.
-
-— Venite da Londra?
-
-— Sì.
-
-— E andate?
-
-— A Bombay.
-
-— Bene, signore. Sapete che questa formalità del visto è inutile, e che
-noi non esigiamo più la presentazione del passaporto.
-
-— Lo so, signore, rispose Phileas Fogg, ma desidero comprovare col
-vostro visto il mio passaggio a Suez.
-
-— Son pronto a soddisfarvi, signore.
-
-E il console, avendo firmato e datato il passaporto, vi appose il
-suo bollo. Il signor Fogg pagò i diritti di vidimazione, e, dopo aver
-freddamente salutato, uscì seguito dal suo domestico.
-
-“Ebbene? chiese l’ispettore.
-
-— Ebbene, rispose il console, egli mi ha l’aria di un perfetto
-galantuomo.
-
-— Possibile, rispose Fix; ma non si tratta di questo. Vi pare, signor
-console, che quel flemmatico gentleman rassomigli lineamento per
-lineamento al ladro di cui ho ricevuto i connotati?
-
-— Ne convengo; ma lo sapete, tutt’i connotati....
-
-— Io ci voglio veder chiaro, rispose Fix, il servo mi sembra meno
-indecifrabile che il padrone: inoltre è un francese che non potrà
-frenarsi dal parlare. A rivederla, signor console.„
-
-Ciò detto, l’agente uscì e si pose alla ricerca di Gambalesta.
-
-Intanto il signor Fogg, lasciando la casa consolare, erasi diretto
-verso il molo d’imbarco. Lì, egli diede alcuni ordini al suo servo;
-poi, s’imbarcò in una lancia, tornò a bordo del _Mongolia_ e si
-ritrasse nel suo camerino! Prese allora il suo taccuino, che conteneva
-le seguenti annotazioni:
-
-“Lasciato Londra, mercoledì 2 ottobre, ore 8 e 45 m., sera.
-
-“Giunto a Parigi, giovedì 3 ottobre, ore 7 e 20 m., mattina.
-
-“Lasciato Parigi, giovedì, ore 8 e 40 m., mattina.
-
-“Giunto pel Moncenisio a Torino, venerdì 4 ottobre, ore 6 e 35 m.,
-mattina.
-
-“Lasciato Torino, venerdì, ore 7 e 20 m., mattina.
-
-“Giunto a Brindisi, sabato 5 ottobre, ore 4, sera.
-
-“Imbarcato sul _Mongolia_, sabato, ore 5, sera.
-
-“Giunto a Suez, mercoledì 9 ottobre, ore 11, mattina.
-
-“Totale delle ore spese: 158-1/2, equivalenti a giorni 6 e 1/2.„
-
-Il signor Fogg scrisse queste date sopra un itinerario disposto a
-colonne che indicava, — dal 2 ottobre fino al 21 dicembre, — il mese,
-il giorno, gli arrivi regolamentari e gli arrivi effettivi in ciascun
-punto principale, Parigi, Brindisi, Suez, Bombay, Calcutta, Singapore,
-Hong-Kong, Yokohama, San Francisco, Nuova York, Liverpool, Londra,
-e che permetteva di calcolare con un’occhiata il guadagno di tempo
-ottenuto o la perdita subita in ogni singola località del tratto
-percorso.
-
-Questo metodico itinerario teneva per tal modo conto di tutto, ed il
-signor Fogg sapeva sempre se era in anticipazione o in ritardo.
-
-Egli annotò dunque, quel giorno, mercoledì 9 ottobre, il suo arrivo a
-Suez, che concordando coll’arrivo regolamentare, non lo costituiva nè
-in guadagno nè in perdita.
-
-Indi si fece servire da colazione nel suo camerino. Quanto al vedere la
-città, ei non ci pensava neppure, essendo di quella razza d’inglesi che
-fanno visitare dal loro servo i paesi che attraversano.
-
-
-
-
-CAPITOLO VIII.
-
-Nel quale Gambalesta parla forse un po’ più del bisogno.
-
-
-Fix aveva in pochi istanti raggiunto sul molo Gambalesta, che gironzava
-e guardava, non credendosi, lui, obbligato a non vedere.
-
-“Ebbene, mio bel giovinotto, gli disse Fix affrontandolo, è vidimato il
-vostro passaporto?
-
-“Ah! siete voi, signore, rispose il francese, obbligatissimo. Siamo
-perfettamente in regola.
-
-— Sicchè guardate il paese?
-
-— Sì, ma andiamo così presto che mi par di viaggiare in sogno. Si è
-proprio a Suez?
-
-— A Suez.
-
-— In Egitto?
-
-— In Egitto, per l’appunto.
-
-— E in Africa?
-
-— In Africa!
-
-— In Africa? ripetè Gambalesta. Non ci posso credere. Figuratevi,
-signore, che mi immaginava di non andar più in là di Parigi, e quella
-famosa capitale l’ho riveduta precisamente dalle 7 e 20 alle 8 e 40 del
-mattino, tra la stazione del Nord e la stazione di Lione, attraverso
-i cristalli di una cittadina e con una pioggia diluviale! Quanto me ne
-spiace! Avrei riveduto volentieri il cimitero del Père Lachaise ed il
-Circo dei Campi Elisi.
-
-— Avete dunque molta fretta? chiese l’ispettore di polizia.
-
-— Io, no; bensì il mio padrone. A proposito, devo comperare delle calze
-e delle camicie! Siamo partiti senza valigia, soltanto con un sacco da
-viaggio.
-
-— Vi condurrò io da un bazar dove troverete tutto quel che v’occorre.
-
-— Signore, rispose Gambalesta, siete davvero di una compiacenza!....„
-
-Ed amendue si posero in cammino. Gambalesta discorreva sempre.
-
-“Purchè, diss’egli, io non manchi alla partenza del battello!
-
-— Avete tempo, rispose Fix, è appena mezzogiorno!
-
-Gambalesta estrasse il suo grosso orologio.
-
-“Mezzogiorno, diss’egli. Evvia! sono le nove e cinquantadue minuti!
-
-— Il vostro orologio ritarda, rispose Fix.
-
-— Il mio orologio! Un orologio di famiglia che appartenne al mio
-bisnonno. Esso non varia di cinque minuti all’anno. È un vero
-cronometro!
-
-— Vedo come sta la cosa, rispose Fix. Voi avete mantenuta i ora di
-Londra, che ritarda di circa due ore rispetto a Suez. Bisogna aver cura
-di regolare il vostro orologio al mezzodì di ogni singolo paese.
-
-— Io! toccare il mio orologio? esclamò Gambalesta, mai!
-
-— Ebbene, esso non sarà più d’accordo col sole.
-
-— Tanto peggio pel sole, signore! Sarà lui che avrà torto!„
-
-E il bravo giovane ripose l’orologio nel suo taschino con un gesto
-solenne.
-
-Pochi minuti dopo Fix gli diceva:
-
-“Avete dunque lasciato Londra precipitosamente!
-
-— Altro che? Mercoledì scorso, alle otto di sera, contro tutte le sue
-abitudini, il signor Fogg ritornò dal suo circolo, e tre quarti d’ora
-dopo noi eravamo partiti.
-
-— Ma dove va dunque il vostro padrone?
-
-— Sempre innanzi! Egli fa il giro del mondo!
-
-— Il giro del mondo! esclamò Fix.
-
-— Sì, in ottanta giorni! Una scommessa, dice; ma, qui tra noi, io non
-ne credo nulla. Non ci sarebbe senso comune. C’è altro.
-
-— Ah! è un originale codesto signor Fogg?
-
-— Lo credo.
-
-— È dunque ricco!
-
-— Evidentemente, e porta con sè una bella somma, in tante banconote
-nuove fiammanti! E non risparmia il danaro per istrada. Per esempio,
-egli ha promesso un premio magnifico al macchinista del _Mongolia_, se
-arriviamo a Bombay con una considerevole anticipazione!
-
-— E lo conoscete da un pezzo, il vostro padrone?
-
-— Io! rispose Gambalesta, io sono entrato al suo servizio il giorno
-stesso della nostra partenza.„
-
-È facile immaginarsi l’effetto che queste risposte dovevano produrre
-sulla mente già eccitata dell’ispettore di polizia.
-
-Quella partenza precipitosa da Londra, poco tempo dopo il furto, quella
-ingente somma portata in viaggio, quella fretta di giungere in paesi
-lontani, quel pretesto di una scommessa eccentrica, tutto confermava
-e doveva confermare Fix nelle sue idee. Egli fece ancora parlare
-il Francese ed acquistò la certezza che quel giovane non conosceva
-menomamente il suo padrone, che questi viveva isolato a Londra, che
-lo si diceva ricco senza che si sapesse l’origine della sua ricchezza,
-che era un uomo impenetrabile, ecc. Ma in pari tempo Fix potè ritenere
-per certo che il signor Phileas Fogg non isbarcava a Suez, e che andava
-realmente a Bombay.
-
-“È lontano Bombay? chiese Gambalesta.
-
-— Sicuro che è lontano. Vi occorrono ancora una decina di giorni di
-mare.
-
-— E dove mettete Bombay?
-
-— Nell’India.
-
-— In Asia?
-
-— Naturalmente.
-
-— Diamine! Gli è che vi dirò... c’è una cosa che mi turba... è il mio
-becco!
-
-— Che becco?
-
-— Il mio becco a gas che dimenticai di spegnere e che arde per
-conto mio. Ora, ho calcolato che mi costerebbe due scellini ogni
-ventiquattr’ore, giusto sei _pence_ più di quanto guadagno, e capirete
-che per poco che il viaggio si prolunghi....
-
-Fix compres’egli l’affare del gas? È poco probabile; egli non ascoltava
-più e prendeva una decisione. Il Francese e lui erano giunti al
-bazar. Fix lasciò che il suo compagno vi facesse le sue compere, gli
-raccomandò di non mancare alla partenza del _Mongolia_, e ritornò in
-fretta e furia agli uffici dell’agente consolare.
-
-Fix, ora che la sua convinzione erasi assodata, aveva riacquistato
-tutto il suo sangue freddo.
-
-“Signore, diss’egli al console, non mi rimane il menomo dubbio, ho in
-mano il mio uomo. Egli si fa credere un eccentrico che vuol fare il
-giro del mondo in ottanta giorni.
-
-— Allora è un volpone, rispose il console, un volpone che mira a
-far ritorno a Londra dopo d’aver fuorviato tutte le polizie dei due
-Continenti!
-
-— Oh! la vedremo! rispose Fix.
-
-— Ma non v’ingannate poi? chiese di bel nuovo il console.
-
-— Io non m’inganno.
-
-— Allora, perchè mai codesto ladro si è dato tanta premura a far
-constatare con un visto il suo passaggio a Suez?
-
-— Perchè... non ne so nulla, signor console, rispose il detective, ma
-ascoltatemi.„
-
-In poche parole, egli riferì i punti salienti della sua conversazione
-col domestico del detto Fogg.
-
-“Difatti, disse il console, tutte le presunzioni stanno contro
-quest’uomo. E che pensate fare?
-
-— Mandare un dispaccio a Londra con richiesta urgente di dirigermi
-un mandato d’arresto a Bombay, imbarcarmi sul Mongolia, pormi
-alle calcagna del mio ladro sino alle Indie, e là, terra inglese,
-avvicinarlo garbatamente, col mio mandato in mano e la mano sulla
-spalla.„
-
-Non appena ebbe pronunciate freddamente queste parole, l’agente Fix
-prese commiato dal console e si recò all’ufficio telegrafico. Di là
-spedì al direttore della polizia metropolitana il dispaccio che i
-lettori conoscono.
-
-Di lì a un quarto d’ora, Fix, col suo leggero bagaglio per mano, ben
-munito di danaro, s’intende, s’imbarcava a bordo del _Mongolia_, e il
-rapido _steamer_ filava a tutto vapore sulle acque del Mar Rosso.
-
-
-
-
-CAPITOLO IX.
-
-Dove il mar Rosso e il mar delle Indie si mostrano propizii ai disegni
-di Phileas Fogg.
-
-
-La distanza fra Suez e Aden è esattamente di milletrecentodieci miglia,
-e il capitolato della Compagnia concede a’ suoi piroscafi un lasso di
-tempo di centotrentotto ore per valicarla. Il _Mongolia_, i cui fuochi
-erano attivamente alimentati, filava in modo da anticipare l’arrivo
-regolamentare.
-
-I passeggieri imbarcati a Brindisi avevano quasi tutta l’India per
-destinazione. Alcuni si recavano a Bombay, altri a Calcutta, ma via
-Bombay, poichè da quando una ferrovia attraversa in tutta la sua
-larghezza la penisola indiana, non è più necessario di girare il capo
-di Ceylan.
-
-Fra questi passeggieri del _Mongolia_, si noveravano diversi funzionari
-civili e ufficiali di ogni grado. Di questi, taluni appartenevano
-all’esercito britannico propriamente detto, altri comandavano le truppe
-indigene di _cipayes_, tutti lautamente stipendiati, anco adesso che
-il governo si è sostituito ai diritti ed agli obblighi dell’antica
-Compagnia delle Indie: sottotenenti a 7000 franchi, brigadieri a
-60,000, generali a 100,000[8].
-
-Si viveva dunque stupendamente a bordo del _Mongolia_, in quella
-società di funzionarii, a’ quali frammischiavansi alcuni giovani
-inglesi, che col milione in tasca andavano a fondare lontan lontano
-delle case di commercio. Il _purser_, l’uomo di fiducia della
-compagnia, l’eguale del capitano a bordo, faceva le cose sontuosamente.
-All’asciolvere del mattino, al _lunch_ delle due, al pranzo delle
-cinque e mezzo, alla cena delle otto, le tavole piegavano sotto
-i piatti di carne fresca e le altre vivande fornite dal macello e
-dalle dispense del piroscafo. Le passeggiere, — ce n’erano alcune,
-— cangiavano teletta due volte al giorno. Si suonava, si cantava, si
-ballava anche, quando il mare lo permetteva.
-
-Ma il mar Rosso è capricciosissimo, e molto di frequente cattivo, come
-tutti i golfi stretti e lunghi. Quando il vento spirava sia dalla
-costa d’Asia, sia dalla costa d’Africa, il _Mongolia_, lungo fuso
-ad elice, preso di traverso, rollava spaventevolmente. Le signore
-sparivano allora; i cembali tacevano; canti e danze cessavano insieme.
-Eppure, ad onta della raffica, ad onta dei marosi, il piroscafo, spinto
-dalla sua potente macchina, correva senza indugio verso lo stretto di
-Babel-Mandeb.
-
-Che faceva Phileas Fogg frattanto? Si potrebbe credere che, sempre
-inquieto, ansioso, egli si preoccupasse dei cangiamenti di vento nocivi
-al cammino della nave, del moto scompigliato dei marosi che minacciava
-di cagionare un accidente alla macchina, insomma di tutte le avarie
-possibili che, obbligando il _Mongolia_ a poggiare in qualche porto,
-avrebbero compromesso il suo viaggio?
-
-Niente affatto, o per lo meno, se il nostro gentleman pensava a queste
-eventualità, non ne lasciava trasparir nulla. Era sempre l’uomo
-impassibile, il membro imperturbabile del Reform-Club, cui nessun
-incidente od accidente poteva recar sorpresa. Egli non sembrava più
-commosso dei cronometri di bordo. Lo si vedeva di rado sul ponte. Non
-badava gran fatto ad osservare quel mar Rosso, sì fecondo di ricordi,
-quel teatro delle prime scene storiche dell’umanità. Egli non viaggiava
-per osservare le curiose città disseminate sulle sue sponde, i cui
-pittoreschi contorni si delineavano talvolta all’orizzonte. Egli non
-pensava neanco ai pericoli di quel golfo arabico, del quale gli antichi
-storici, Strabone, Ariano, Artemidoro, Edrisi, parlarono sempre con
-ispavento, e sul quale i navigatori non si arrischiavano mai senza aver
-consacrato il loro viaggio con sacrifizii propiziatorii.
-
-Che faceva dunque quell’originale, imprigionato nel _Mongolia_?
-Anzitutto faceva i suoi quattro pasti al giorno, senza che mai
-nè rollio nè beccheggio potessero sconcertare una macchina così
-maravigliosamente organizzata. Indi, giuocava al _whist_.
-
-Sì! egli aveva incontrato dei compagni di giuoco ed appassionati
-quanto lui: un esattore di tasse che si recava al suo posto a Goa,
-un ministro, il reverendo Decimo Smith, di ritorno a Bombay, e un
-brigadiere generale dell’esercito inglese, che raggiungeva il suo
-corpo a Benares. Questi tre passeggieri avevano pel _whist_ la stessa
-passione che il signor Fogg, e giocavano per ore ed ore, non meno
-silenziosamente di lui.
-
-Quanto a Gambalesta, il mal di mare lo aveva fin allora risparmiato.
-Egli occupava un camerino a prora e mangiava, egli pure,
-coscienziosamente. Bisogna dire che, decisamente, quel viaggio, fatto
-in quelle condizioni, non gli dispiaceva più. Egli vi si acconciava.
-Ben nudrito, ben alloggiato, vedeva paese nuovo, e poi andava ripetendo
-a sè stesso che tutto quel ghiribizzo finirebbe a Bombay.
-
-All’indomani della partenza da Suez, il 29 ottobre, non fu senza un
-certo piacere che egli incontrò sul ponte il garbato personaggio, al
-quale erasi rivolto sbarcando in Egitto.
-
-“Non m’inganno, diss’egli accostandolo col suo più amabile sorriso,
-siete proprio voi, signore, che con tanta compiacenza mi avete servito
-di guida a Suez?
-
-— Difatti, rispose il _detective_, vi riconosco! siete il servo di
-quell’inglese originale....
-
-— Precisamente, signor...?
-
-— Fix.
-
-— Signor Fix, rispose Gambalesta. Ben lieto di ritrovarvi a bordo. E
-dove andate?
-
-— Ma al par di voi, a Bombay.
-
-— Benissimo! Avete già fatto questo viaggio?
-
-— Diverse volte, rispose Fix. Io sono un agente della Compagnia
-peninsulare.
-
-— Allora conoscete l’India.
-
-— Ma.... sì...., rispose Fix, che non voleva compromettersi troppo.
-
-— Curiosa quest’India?
-
-— Curiosissima! moschee, minareti, templi, fakiri, pagode, tigri,
-serpenti, bajadere! Ma è da sperarsi che avrete il tempo di visitare il
-paese.
-
-— Lo spero, signor Fix. Capite bene che non è lecito ad un uomo sano
-di mente di consumare la vita a saltare da un battello a vapore in una
-ferrovia e da una ferrovia in battello, sotto pretesto di fare il giro
-del mondo in ottanta giorni! No, tutta questa ginnastica cesserà a
-Bombay, non ne dubitate.
-
-— E sta bene il signor Fogg? domandò Fix col tono più naturale.
-
-— Benone, signor Fix. Io pure, sapete. Mangio come un orco a digiuno. È
-l’aria del mare.
-
-— E il vostro padrone, non lo vedo mai sul ponte.
-
-— Mai. Egli non è curioso.
-
-— Sapete, signor Gambalesta, che questo preteso viaggio in ottanta
-giorni potrebbe benissimo celare qualche missione segreta.... una
-missione diplomatica a mo’ d’esempio!
-
-— Affè, signor Fix, non ne so nulla, ve lo confesso, e, a dirla, non
-darei neppur mezzo scudo per saperlo.„
-
-Dopo quest’incontro, Gambalesta e Fix conversarono sovente assieme.
-All’ispettore di polizia premeva di legarsi col servo del signor
-Fogg. Ciò poteva giovargli all’occorrenza. E’ gli offriva dunque
-spesso, al _barroom_ del _Mongolia_, qualche bicchiere di _whisky_ o
-di _pale-ale_, che il buon figliuolo accettava senza cerimonie e del
-pari restituiva, tanto per non rimaner addietro, — trovando proprio che
-cotesto Fix era un onestissimo gentleman.
-
-Intanto, il piroscafo si avanzava rapidamente. Il 13, si scoperse
-Moka, che apparve nella sua cinta di mura, in rovina, al disopra
-delle quali spiccavano alcuni datteri verdeggianti. In lontananza, nei
-monti, si stendevano vasti campi da caffè. Gambalesta rimase estatico
-a contemplare quella celebre città, e parvegli anzi che con le sue mure
-circolari ed un forte smantellato che si disegnava come un manico, essa
-rassomigliasse ad un’enorme tazza da caffè.
-
-Durante la notte seguente, il _Mongolia_ oltrepassò lo stretto di
-Babel-Mandeb, nome arabo che significa: La porta delle lacrime, e il
-giorno appresso 14, si fermava a Steamer-Point, al nord-ovest della
-rada di Aden. Qui doveva rifornirsi di combustibile.
-
-Serio ed importante affare codesta alimentazione del fornello dei
-piroscafi a tali distanze dai centri di produzione. Per la sola
-Compagnia peninsulare essa costituisce una spesa annua che ammonta ad
-ottocentomila sterline (20 milioni di franchi). Fu necessario infatti
-stabilire dei depositi in parecchi porti, ed in quei mari lontani il
-carbone viene a costare ottanta franchi per tonnellata.
-
-Il _Mongolia_ doveva percorrere ancora milleseicentocinquanta
-miglia prima di giungere a Bombay, e doveva rimanere quattro ore a
-Steamer-Point, per ricolmare i suoi depositi.
-
-Questo ritardo non poteva nuocere in verun modo al programma di Phileas
-Fogg. Era previsto. E poi, il _Mongolia_ invece d’arrivare ad Aden
-soltanto al mattino del 15 ottobre vi entrava il 14 sera. Era dunque un
-guadagno di quindici ore.
-
-Il signor Fogg ed il suo servo scesero a terra. Il gentiluomo voleva
-far vidimare il suo passaporto. Fix lo seguì inosservato. Compiuta la
-formalità del visto, Phileas Fogg ritornò a bordo a ripigliarvi la sua
-partita interrotta.
-
-Gambalesta gironzò, al suo solito, in mezzo a quella popolazione di
-Somanlì, di Baniani, di Parsì, di Ebrei, d’Arabi, d’Europei, componenti
-i 25,000 abitanti di Aden. Egli ammirò le fortificazioni che fanno
-di questa città la Gibilterra del mar delle Indie, e certe magnifiche
-cisterne, alle quali lavoravano ancora gl’ingegneri del re Salomone.
-
-“Curiosissimo, curiosissimo! diceva tra sè Gambalesta, tornando a
-bordo. Mi accorgo che non è inutile viaggiare, se si vuol vedere
-qualcosa di nuovo.„
-
-Alle sei di sera, il _Mongolia_ squarciava colle braccia della sua
-elica le acque della rada di Aden e si avventava frettoloso sul mar
-delle Indie. Gli erano concesse centosessantott’ore per compiere
-il tragitto fra Aden e Bombay. Del resto, il mare indiano gli fu
-favorevole. Il vento soffiava da nord-ovest. Le vele vennero in aiuto
-al vapore.
-
-Il bastimento, meglio appoggiato, rollò meno. Le passaggiere,
-in eleganti telette, comparvero sul ponte. I canti e le danze
-ricominciarono.
-
-Il viaggio si compiè adunque nelle migliori condizioni. Gambalesta era
-entusiasta dell’amabile compagno, che il caso aveagli procurato nella
-persona di Fix.
-
-La domenica 20 ottobre, verso mezzodì, si giunse in vista della terra
-indiana. Due ore più tardi, il pilota saliva a bordo del _Mongolia_.
-All’orizzonte una catena di monti si profilava armoniosamente sul
-fondo del cielo. Di lì a poco, le file di palmizî che coprono la città
-spiccarono distintamente. Il piroscafo penetrò in quella rada formata
-dalle isole Salcette, Colaba, Elephanta, Butcher, e alle quattro e
-mezzo accostava i moli di Bombay.
-
-Phileas Fogg terminava allora il trentesimoterzo _robbre_ della
-giornata; il suo compagno e lui, grazie ad un’audace manovra, avendo
-fatto tutte le tredici manate, terminarono la traversata con un
-ammirabile cappotto[9].
-
-Il _Mongolia_ non doveva giungere che il 22 ottobre a Bombay; vi
-giungeva il 20. Era dunque, dalla sua partenza da Londra, un guadagno
-di due giorni, che Phileas Fogg inscrisse metodicamente sul suo
-itinerario nella colonna dei profitti.
-
-
-
-
-CAPITOLO X.
-
-Dove Gambalesta è felicissimo di non perdere che le scarpe.
-
-
-Nessuno ignora che l’India, quel gran triangolo capovolto la cui
-base è al nord e il vertice al sud, comprende una superficie di un
-milione e quattrocentomila miglia quadrate, sulla quale è inegualmente
-cosparsa una popolazione di centottanta milioni di abitanti. Il governo
-britannico esercita un dominio effettivo sopra una certa parte di
-quell’immenso paese; mantiene un governatore generale a Calcutta, altri
-governatori a Madras, a Bombay, al Bengala, ed un sottogovernatore ad
-Agra.
-
-Ma l’India inglese propriamente detta è compresa soltanto in una
-superficie di settecentomila miglia quadrate, ed annovera una
-popolazione da cento a centodieci milioni di abitanti. È quanto dire
-che una notevole porzione del territorio sfugge tuttora all’autorità
-della regina; e, difatti, presso alcuni rajà dell’interno, feroci e
-terribili, l’indipendenza indù è ancora assoluta.
-
-Dal 1756, — anno in cui fu fondato il primo stabilimento inglese sulla
-spianata oggidì occupata dalla città di Madras, — sino a quell’anno in
-cui scoppiò la grande insurrezione dei _cipayes_, la celebre Compagnia
-delle Indie fu onnipotente. Questa si annetteva a poco a poco le
-diverse province, comperate ai rajà a prezzo delle rendite che essa
-pagava poco o punto; nominava il suo governatore generale e tutti
-i suoi impiegati civili e militari; ma ora essa non esiste più, e i
-possedimenti inglesi dell’India dipendono direttamente dalla corona.
-
-Perciò l’aspetto, i costumi, le divisioni etnografiche della penisola
-tendono a modificarsi di giorno in giorno. In passato, vi si viaggiava
-con tutti gli antichi mezzi di trasporto, a piedi, a cavallo, sopra
-carretti, in carriola, in palanchino, a dorso d’uomo, in carrozza,
-ecc. Ora, dei battelli a vapore percorrono a grande velocità l’Indo,
-il Gange, e una ferrovia, che attraversa l’India in tutta la sua
-larghezza, con molte diramazioni, pone Bombay a tre soli giorni da
-Calcutta.
-
-Il tracciato di questa ferrovia non segue la linea retta attraverso
-l’India. La distanza a volo d’uccello non è che da mille a millecento
-miglia, e treni che andassero a velocità media soltanto non
-impiegherebbero che tre giorni a percorrerla tutta; ma questa distanza
-è accresciuta d’un terzo, almeno, dalla corda che descrive la ferrata
-salendo sino ad Allahabad nel nord della penisola.
-
-Ecco, insomma, il tracciato all’ingrosso del _Great Indian peninsular
-railway_[10]. Lasciando l’Isola di Bombay, la ferrovia attraversa
-Salcette, salta sul continente rimpetto a Tannah, valica la catena
-dei Ghati occidentali, corre al nord-est sino a Burhampur, solca il
-territorio quasi indipendente del Bundelkund, sale sino ad Allahabad,
-piega verso l’est, incontra il Gange a Benares, se ne discosta
-lievemente, e, ridiscendendo al sud-est per Burdivan e la città
-francese di Chandernagor, fa testa di linea a Calcutta.
-
-I passaggieri del _Mongolia_ erano sbarcati a Bombay alle quattro e
-mezzo pomeridiane, ed il treno di Calcutta partiva alle otto precise.
-
-Il signor Fogg prese dunque commiato dai suoi compagni di giuoco,
-lasciò il piroscafo, diede al suo servo una noterella di alcune compere
-da fare, gli raccomandò caldamente di trovarsi prima delle otto alla
-stazione, e col suo passo regolare che batteva il secondo come il
-pendolo di un orologio astronomico, si diresse verso l’ufficio dei
-passaporti.
-
-Cosicchè, delle meraviglie di Bombay egli non intendeva veder nulla;
-nè il palazzo di città, nè la magnifica biblioteca, nè i forti, nè
-i _docks_, nè il mercato del cotone, nè i bazar, nè le sinagoghe,
-nè le chiese armene, nè la splendida pagoda di Malebar-hill, adorna
-di due torri poligonali. Egli non contemplerebbe nè i capolavori
-di Elefanta, nè i suoi misteriosi ipogei, nascosti al sud-est della
-rada, nè le grotte Kanherie dell’isola Salcette, ammirabili avanzi
-dell’architettura buddista!
-
-No! nulla. Uscendo dall’ufficio dei passaporti, Phileas Fogg si recò
-tranquillamente alla stazione, e colà si fe’ servire da pranzo. Tra
-l’altre pietanze il trattore credette dovergli raccomandare una certa
-fricassea di “coniglio del paese,„ di cui gli disse meraviglie.
-
-Phileas Fogg accettò la fricassea, l’assaggiò coscienziosamente; ma ad
-onta della sua salsa piccante, la trovò pessima. Chiamò il trattore.
-
-“Signore, gli diss’egli guardandolo fiso, è coniglio questo?
-
-— Sì, mylord, rispose sfrontatamente il cialtrone, coniglio delle
-_jungle_[11].
-
-— E non ha miagolato quando è stato ucciso?
-
-— Miagolato! Oh! mylord! un coniglio! Vi giuro....
-
-— Signor trattore, ripigliò freddamente il signor Fogg, non giurate e
-ricordatevi questo: una volta, in India, i gatti erano considerati come
-animali sacri. Quelli erano tempi!
-
-— Per i gatti, mylord?
-
-— Ed anche pei viaggiatori!„
-
-Fatta quest’osservazione, il signor Fogg continuò tranquillamente a
-desinare.
-
-Pochi momenti dopo il signor Fogg, l’agente Fix era egli pure sbarcato
-dal _Mongolia_, ed era corso dal direttore della polizia di Bombay.
-Egli fece riconoscere la sua qualità di _detective_, la missione
-affidatagli, la sua situazione in faccia al presunto autore del furto.
-Erasi ricevuto da Londra un mandato d’arresto?... Non si era ricevuto
-nulla. Difatti il mandato, partito dopo Fogg, non poteva essere ancor
-giunto.
-
-Fix rimase sconcertato. Voleva ottenere dal direttore un ordine
-d’arresto contro il signor Fogg. Il direttore rifiutò. L’affare
-risguardava l’amministrazione metropolitana, e questa sola poteva
-spiccare legalmente un mandato. Questa severità di principii,
-quest’osservanza rigorosa della legalità è perfettamente spiegabile coi
-costumi inglesi, che, in materia di libertà individuale, non ammettono
-nessun arbitrio.
-
-Fix non insistette e comprese che doveva rassegnarsi ad aspettare
-il suo mandato. Ma egli risolse di non perder di vista il suo
-impenetrabile furfante, durante tutto il tempo che questi si fermerebbe
-a Bombay. Egli non sospettava che Phileas Fogg non vi soggiornasse, —
-e, come sappiamo, tale era pure la convinzione di Gambalesta, — cosa
-che doveva lasciare al mandato il tempo di giungere.
-
-Ma dopo gli ultimi ordini che avevagli dato il padrone lasciando il
-_Mongolia_, Gambalesta aveva ben compreso che a Bombay sarebbe accaduto
-lo stesso che a Suez ed a Parigi, che il viaggio non terminerebbe
-lì, che proseguirebbe almeno sino a Calcutta, e forse più lontano. Ed
-incominciava a chiedere a sè stesso se la scommessa del signor Fogg
-non era proprio seria, e se egli, che voleva vivere in riposo, non
-fosse trascinato dalla fatalità a compiere il giro del mondo in ottanta
-giorni!
-
-Intanto, e dopo aver fatto acquisto di alcune camicie e calze, egli
-erasi messo a passeggiare nelle vie di Bombay. C’era gran concorso
-di popolo e, in mezzo ad Europei di ogni nazionalità, vedevi
-Persiani dalle berrette a punta, Bunhyas dai turbanti rotondi, Sindi
-dai berretti quadrati, Armeni avvolti in lunghe vesti, Parsi in
-mitra nera. Era precisamente una festa celebrata da questi Parsi o
-Ghebri, discendenti diretti dai settari di Zoroastro, che sono i più
-industriosi, i più civili, i più intelligenti, i più austeri fra gli
-Indù, stirpe cui appartengono attualmente i ricchi negozianti indigeni
-di Bombay. Quel giorno essi celebravano una specie di carnevale
-religioso, con processioni e divertimenti, nei quali figuravano
-delle bajadere vestite di garze rosee trapunte d’oro e d’argento,
-che al suono delle viole ed al rumore dei _tam-tam_, danzavano
-meravigliosamente, e con una decenza perfetta.
-
-Se Gambalesta guardasse quelle curiose cerimonie, se i suoi occhi e
-le sue orecchie si aprissero smisuratamente per vedere ed udire, se la
-sua aria, la sua fisonomia fossero proprio quelle del _booby_[12] più
-ingenuo che si potesse immaginare, è superfluo di insistervi qui.
-
-Sfortunatamente per lui e pel suo padrone, di cui arrischiò
-compromettere il viaggio, la sua curiosità lo trascinò più lontano che
-non convenisse.
-
-Dopo aver dato un’occhiata a quel carnevale Parsi, Gambalesta si
-diresse verso la stazione; senonchè, passando dinanzi all’ammirabile
-pagoda di Malebar-hill, egli ebbe la malaugurata idea di visitarne
-l’interno.
-
-Egli ignorava due cose: prima, che l’ingresso di certe pagode indù è
-formalmente vietato ai cristiani, e poi che gli stessi credenti non
-possono penetrarvi senz’aver lasciato i calzari fuori dell’uscio.
-Vuolsi avvertire qui che, per ragioni di sana politica, il governo
-inglese, rispettando e facendo rispettare persino nelle sue più
-insignificanti minuzie la religione del paese, punisce severamente
-chiunque ne violi le pratiche.
-
-Gambalesta, quivi entrato, senza pensare a male da semplice torista,
-ammirava nell’interno di Malebar-hill, quella smagliante canutiglia
-dell’ornamentazione braminica, quando all’improvviso venne gettato sul
-sacro lastrico. Tre preti, dallo sguardo furente gli si precipitarono
-addosso, gli strapparono le scarpe e le calze, ed incominciarono a
-caricarlo di busse, proferendo grida selvaggie.
-
-Il Francese, vigoroso ed agile, si rialzò lestamente; con un pugno
-ed un calcio buttò a terra due de’ suoi avversarii, impacciatissimi
-nelle loro lunghe vesti, e slanciandosi fuori della pagoda con tutta la
-celerità delle sue gambe, si portò in breve ad una bella distanza dal
-terzo Indù, che erasi lanciato sulle sue traccie, levando a tumulto la
-folla.
-
-Alle otto meno cinque, soltanto pochi minuti prima della partenza del
-treno, senza cappello, a piedi nudi, avendo perduto nel tafferuglio il
-fardello contenente le sue compere, Gambalesta giungeva alla stazione
-della ferrovia.
-
-Fix era là, sullo scalo di partenza. Egli aveva seguito il signor Fogg
-alla stazione: aveva compreso che quel briccone si disponeva a lasciar
-Bombay. Si decise subito di accompagnarlo sino a Calcutta, e, se
-occorreva, anche più lontano. Gambalesta non vide Fix che se ne stava
-in disparte; ma Fix udì il racconto delle sue avventure, che Gambalesta
-fece in quattro parole al suo padrone.
-
-“Io spero che ciò non vi accadrà più,„ rispose semplicemente Phileas
-Fogg, prendendo posto in una carrozza del treno.
-
-Il povero Gambalesta, scalzo e tutto ammaccato, tenne dietro al suo
-padrone senza pronunciar verbo.
-
-Fix stava per salire in un vagone separato, allorchè un pensiero lo
-trattenne e modificò d’un subito il suo progetto di partenza.
-
-“No, io rimango, disse tra sè. Un delitto commesso sul territorio
-indiano.... Tengo il mio uomo.
-
-In quel momento, la locomotiva gettò un fischio acuto, e il treno
-scomparve nella notte.
-
-
-
-
-CAPITOLO XI.
-
-Dove Phileas Fogg compra a prezzo favoloso una cavalcatura.
-
-
-Il treno era partito all’ora regolamentare. Menava via un certo numero
-di viaggiatori, alcuni ufficiali, funzionari civili, negozianti di
-oppio e di indaco, cui il loro commercio attirava nella parte orientale
-della penisola.
-
-Gambalesta occupava lo stesso scompartimento del suo padrone. Un terzo
-viaggiatore si trovava collocato nel canto opposto.
-
-Era il brigadiere generale, sir Francis Cromarty, uno dei compagni
-di giuoco del signor Fogg durante il tragitto da Suez a Bombay, che
-raggiungeva le sue truppe accantonate presso Benares.
-
-Sir Francis Cromarty, alto, biondo, dell’età di circa cinquant’anni
-e che erasi molto distinto durante l’ultima ribellione dei _cipayes_,
-avrebbe meritato davvero la qualifica d’indigeno. Fin dalla gioventù
-egli abitava l’India ed era assai di rado ricomparso nel suo paese
-natìo. Era un uomo istrutto, che avrebbe dato volentieri tutte le
-notizie desiderabili sui costumi, la storia, il governo del paese indù,
-se Phileas Fogg fosse stato uomo da desiderarne. Ma questo gentleman
-non domandava nulla. Egli non viaggiava, descriveva soltanto una
-circonferenza; era un corpo grave, che percorreva un’orbita intorno al
-globo terrestre, secondo le leggi della meccanica razionale. In quel
-momento egli rifaceva mentalmente il calcolo delle ore spese dalla sua
-partenza da Londra, e si sarebbe fregato le mani dalla soddisfazione,
-se fosse stato nella sua indole il fare un movimento inutile.
-
-Sir Francis Cromarty non aveva indugiato a riconoscere l’originalità
-del suo compagno di viaggio, sebbene non lo avesse studiato che colle
-carte in mano e tra due _robbres_. Esitava invece sopra una questione:
-batteva un cuore umano sotto quel freddo involucro? Phileas Fogg aveva
-egli un’anima sensibile alle bellezze della natura, alle aspirazioni
-morali? Per lui, la cosa era dubbia. Di tutti gli originali che il
-brigadiere generale aveva incontrati nella sua vita, nessuno era
-paragonabile a cotesto prodotto delle scienze esatte.
-
-Phileas Fogg non aveva celato a sir Francis il suo piano di viaggio
-intorno al mondo, nè in quali condizioni egli lo effettuava. Il
-brigadiere generale non vide in quella scommessa che un’eccentricità
-senza scopo utile, ed alla quale mancherebbe necessariamente il
-_transire benefaciendo_ che deve guidare ogni uomo ragionevole. Con
-quella flemma il bizzarro gentleman avrebbe evidentemente consumato la
-vita senza “far nulla,„ nè per sè, nè per gli altri.
-
-Un’ora dopo aver lasciato Bombay, il treno, valicando i viadotti, aveva
-attraversato l’isola Salcette e correva sul continente. Alla stazione
-di Callyan, lasciò sulla destra il tronco che per Kandallah e Punah
-scende verso il sud-est dell’India, e raggiunse la stazione di Pauwell.
-A questo punto si internò nelle montagne diramatissime dei Ghati
-occidentali, catene a base di trappo e di basalto, le cui più alte cime
-sono coperte di folti boschi.
-
-Di quando in quando, sir Francis Cromarty e Phileas Fogg scambiavano
-qualche parola, e in quel momento il brigadiere generale, riappiccando
-una conversazione che languiva ad ogni poco, disse:
-
-“Or sono alcuni anni, signor Fogg, voi avreste subìto in questo luogo
-un ritardo che avrebbe probabilmente compromesso il vostro itinerario.
-
-— Perchè, sir Francis?
-
-— Perchè la ferrovia si fermava a pie’ di questi monti, che era
-giocoforza attraversare in palanchino o a dorso di _poney_[13] sino
-alla stazione di Kandallah, situata sul versante opposto.
-
-— Questo ritardo non avrebbe per nulla sconcertato l’economia del mio
-programma, rispose il signor Fogg. Io ho pur previsto l’eventualità di
-certi ostacoli.
-
-— Tuttavia, signor Fogg, andavate a rischio di porvi in un brutto
-impiccio coll’avventura di quel giovinotto.„
-
-Gambalesta co’ piedi ravvolti nella sua coperta da viaggio, dormiva
-profondamente e non si sognava neppure che si parlasse di lui.
-
-“Il governo inglese è estremamente severo, e con ragione, per questo
-genere di delitti, ripigliò sir Francis Cromarty. Esso esige, innanzi
-tutto, che si rispettino le usanze religiose degl’indù; e se il vostro
-servo fosse stato preso....
-
-— Ebbene, se fosse stato preso, sir Francis, rispose il signor Fogg,
-egli sarebbe stato condannato, avrebbe subìta la sua pena, e poi
-sarebbe tornato tranquillamente in Europa. Io non vedo in che questa
-faccenda avrebbe potuto ritardare il suo padrone!„
-
-E qui la conversazione tornò a morire. Durante la notte, il treno
-valicò i Ghati, passò per Nassik, e la domane, 21 ottobre, si slanciava
-attraverso un paese relativamente piano, formato dal territorio del
-Khandeish. La campagna, ben coltivata, era seminata di borgate al
-di sopra delle quali il minareto della pagoda teneva il posto del
-campanile della chiesa europea. Buon numero di piccoli corsi d’acqua,
-per la maggior parte affluenti o subaffluenti del Godavery, irrigavano
-quella fertile contrada.
-
-Gambalesta, svegliatosi, guardava, e non poteva credere che
-attraversava il paese degl’indù in un treno del _Great peninsular
-railway_. Ciò gli pareva inverosimile. Eppure, nulla di più reale! La
-locomotiva, diretta dal braccio di un macchinista inglese e riscaldata
-da carbon fossile inglese, lanciava il suo fumo sulle piantagioni
-di cotone, di caffè, di noce moscata, di garofano, di pepe rosso; il
-suo vapore si avvolgeva a spirali intorno ai gruppi di palmizi, tra’
-quali apparivano pittoreschi _bungalows_, qualche _viharì_, specie
-di monasteri abbandonati, ed alcuni tempii meravigliosi arricchiti
-dall’inesauribile ornamentazione dell’architettura indiana. Poi,
-immense distese di terreni si disegnavano a perdita di vista, delle
-_jungle_, nelle quali non mancavano nè i serpenti, nè le tigri, cui
-spaventavano i nitriti del treno, e infine delle foreste, tagliate dal
-tracciato della via, ancora frequentate da elefanti, che, con occhio
-pensieroso, guardavano passare il convoglio scapigliato.
-
-Durante quel mattino, al di là della stazione di Malligaum, i
-viaggiatori attraversarono quel territorio funesto, che fu così di
-sovente insanguinato dai settari della dea Kalì. Poco lunge si ergevano
-Ellora e le sue pagode ammirabili, poco lunge la celebre Orungabad,
-la capitale del feroce Orang-Zeb, ora semplice capoluogo d’una delle
-provincie staccate dal regno di Nizam. Fu su quella contrada che
-Feringhea, il capo dei Thugs, il re degli strangolatori, esercitava il
-suo dominio; quegli assassini, uniti in un’associazione misteriosa,
-strangolavano, in onore della dea della Morte, vittime di ogni età,
-senza mai versar sangue, e fuvvi un tempo che non si poteva frugare un
-luogo qualunque di quel suolo senza trovarvi un cadavere. Il governo
-inglese ha potuto impedire quelle uccisioni in massima parte, ma la
-spaventevole associazione esiste sempre e funziona ancora.
-
-Mezz’ora dopo mezzodì, il treno si fermò alla stazione di Burhampur, e
-Gambalesta vi si potè procurare a prezzo d’oro un paio di pantofole,
-adorne di perle false, che egli calzò con un sentimento evidente di
-vanità.
-
-I viaggiatori fecero colazione rapidamente e ripartirono per la
-stazione di Assurghur, dopo di avere per poco costeggiato la sponda
-del Tapty, fiumicello che va a versarsi nel golfo di Cambaia, vicino a
-Surate.
-
-È opportuno far conoscere quali pensieri occupavano allora la mente di
-Gambalesta. Fino al suo arrivo a Bombay, egli aveva creduto e potuto
-credere che le cose non andrebbero più in là. Ma ora, da quando correva
-a tutto vapore attraverso l’India, un voltafaccia era avvenuto nella
-sua mente. La sua indole gli ritornava al galoppo. Sentiva rinascere
-idee fantastiche della sua giovinezza, pigliava sul serio i progetti
-del padrone, credeva alla realtà della scommessa, e quindi a quel giro
-del mondo ed a quel maximum di tempo che non bisognava oltrepassare.
-Anzi egli era già inquieto dei ritardi possibili, degli accidenti che
-potevano sopraggiungere strada facendo. Si sentiva come interessato in
-quella scommessa, e tremava al pensiero di averla potuto compromettere
-il giorno prima con la sua imperdonabile balordaggine. E però, molto
-meno flemmatico del signor Fogg, egli era molto più inquieto. Contava
-e ricontava i giorni trascorsi, malediceva le fermate del treno, lo
-accusava di lentezza, e biasimava _in petto_ il signor Fogg di non aver
-promesso un premio al macchinista. Ei non sapeva, il buon figliuolo,
-che ciò ch’era possibile sopra un piroscafo non lo era più sopra una
-ferrovia, la cui velocità è regolamentare.
-
-Verso sera, si entrò nelle gole dei monti di Sutpour che separano il
-territorio di Khandeish da quello di Bundelkund.
-
-La domane, 22 ottobre, interrogato da sir Francis Cromarty, Gambalesta,
-dopo aver consultato il suo orologio, rispose che erano le tre del
-mattino. E difatti, quel famoso orologio, sempre regolato sul meridiano
-di Greenwich, che si trovava a circa settantasette gradi ad ovest,
-doveva ritardare e ritardava infatti di quattro ore.
-
-Sir Francis rettificò adunque l’ora data da Gambalesta, al quale fece
-la medesima osservazione che questi aveva già ricevuta da Fix. Tentò
-di fargli capire che doveva regolarsi sopra ogni nuovo meridiano, e
-che camminando costantemente verso l’est, vale a dire dinanzi al sole,
-i giorni erano più corti di tante volte quattro minuti, quanti gradi
-eransi percorsi. Fu inutile. Avesse o no compresa l’osservazione del
-brigadiere generale, fatto è che quel testardo si ostinò a non mettere
-innanzi il suo orologio, e lo mantenne invariabilmente all’ora di
-Londra. Innocente manìa, che non poteva nuocere a nessuno.
-
-Alle otto del mattino e a quindici miglia al di là della stazione di
-Rothal, il treno si fermò in mezzo ad una vasta spianata, contornata
-da alcuni _bungalows_ e da capanne di operai. Il conduttore del treno
-passò dinanzi la linea delle carrozze dicendo:
-
-“I viaggiatori scendono qui.„
-
-Phileas Fogg guardò sir Francis Cromarty, che parve sorpreso, d’altra
-parte, di quell’alt in mezzo ad una foresta di tamarindi.
-
-Gambalesta, non meno sorpreso, si slanciò sulla strada e tornò quasi
-subito, esclamando:
-
-“Signore, non più ferrovia!
-
-— Che volete dire? chiese sir Francis Cromarty.
-
-— Voglio dire che il treno non continua!„
-
-Il brigadiere generale scese subito dal vagone, Phileas Fogg lo seguì
-senza darsi fretta. Ambedue si rivolsero al conduttore:
-
-“Dove siamo? domandò sir Francis Cromarty.
-
-— Al borgo di Kholby, rispose il conduttore.
-
-— Ci fermiamo qui?
-
-— Senza dubbio. La ferrovia non è terminata....
-
-— Come! non è terminata?
-
-— No! c’è ancora un tronco di una cinquantina di miglia da stabilire
-tra questo punto e Allahabad, ove la via ricomincia.
-
-— I giornali hanno però annunziato la attivazione completa del
-_railway!_
-
-— Che volete, signor ufficiale, i giornali son caduti in errore.
-
-— Ma voi date i biglietti da Bombay a Calcutta! ripigliò sir Francis
-Cromarty, che incominciava a scaldarsi.
-
-— Senza dubbio, rispose il conduttore; ma i viaggiatori sanno che
-devono farsi trasportare da Kholby sino ad Allahabad.„
-
-Sir Francis Cromarty era furente. Gambalesta avrebbe volontieri
-accoppato il conduttore, che non ci avea colpa. Egli non osava guardare
-il suo padrone.
-
-“Sir Francis, disse semplicemente il signor Fogg, pensiamo se vi piace,
-a provvedere un mezzo per portarci ad Allahabad.
-
-— Signor Fogg, non si tratta qui di un ritardo assolutamente
-pregiudizievole ai vostri interessi?
-
-— No, sir Francis, era previsto.
-
-— Che! sapete che la strada....
-
-— Niente affatto; ma io sapeva che un ostacolo qualunque sorgerebbe
-presto o tardi sulla mia strada. Ora nulla è compromesso. Io ho due
-giorni di anticipazione da sacrificare. C’è un piroscafo che parte
-da Calcutta per Hong-Kong, il 25 a mezzodì. Non siamo che ai 22, e
-giungeremo in tempo a Calcutta.„
-
-Non c’era nulla a dire ad una risposta fatta con sì completa sicurezza.
-
-Era pur troppo vero che i lavori della ferrovia si arrestavano in
-quel punto. I giornali sono come certi orologi che hanno la smania
-di anticipare; essi avevano prematuramente annunziato il compimento
-della linea. I viaggiatori conoscevano per la maggior parte questa
-interruzione della strada, e scendendo dal treno, si erano impadroniti
-dei veicoli d’ogni sorta che possedeva la borgata, _palkigari_ a
-quattro ruote, carrette tirate da _zebù_, specie di buoi a gobbe, carri
-da viaggio somiglianti a pagode ambulanti, palanchini, cavallini, ecc.
-Cosicchè il signor Fogg e sir Francis Cromarty, dopo aver cercato in
-tutta la borgata, ritornarono senz’aver trovato nulla.
-
-“Andrò a piedi, disse Phileas Fogg.„
-
-Gambalesta, che raggiungeva allora il padrone, fece una smorfia
-significativa, considerando le sue magnifiche ma insufficienti
-pantofole. Fortunatamente anch’egli era stato in giro, ed esitando un
-po’:
-
-“Signore, disse, credo di aver trovato un mezzo di trasporto.
-
-— Quale?
-
-— Un elefante! Un elefante che appartiene ad un Indiano che abita a
-cento passi da qui.
-
-— Andiamo a veder l’elefante,„ rispose il signor Fogg.
-
-Di lì a cinque minuti, Fogg, sir Francis Cromarty e Gambalesta
-giungevano vicino ad una capanna attigua ad un recinto chiuso da alte
-palizzate. Nella capanna c’era un Indiano, e nel recinto un elefante.
-Dietro loro domanda, l’Indiano introdusse il signor Fogg ed i suoi due
-compagni nel recinto.
-
-Ivi, eglino si trovarono alla presenza di un animale, mezzo
-addomesticato, che il suo proprietario allevava per farne non una
-bestia da soma, ma una bestia da combattimento. A questo fine, egli
-aveva incominciato a modificare il carattere naturalmente dolce
-dell’animale, in modo da condurlo gradatamente a quel parossismo di
-furore chiamato _mutsh_ in lingua indù, e ciò nutrendolo durante tre
-mesi di zucchero e di burro. Questo trattamento può parere inadatto
-a dare tal risultato; pure è usato con successo dagli allevatori.
-Per gran fortuna del signor Fogg, l’elefante in discorso era stato
-assai di recente posto a quel regime, ed il _mutsh_ non si era ancora
-dichiarato.
-
-Kiunì — tal era il nome della bestia — poteva, come tutti i suoi
-congeneri, fornire per lungo tempo un’andatura rapida, ed in mancanza
-di altra cavalcatura, Phileas Fogg risolse di adoperarlo.
-
-Ma gli elefanti costano cari nell’India, dove cominciano a diventar
-rari. I maschi, che solo convengono alle lotte dei circhi, sono
-grandemente ricercati. Questi animali non si riproducono che
-raramente, quando sono ridotti allo stato di domesticità, dimodochè
-per procurarsene non c’è altro mezzo che la caccia. Laonde essi sono
-oggetti di grandi cure; e quando il signor Fogg chiese all’indiano se
-voleva noleggiargli il suo elefante l’Indiano rifiutò recisamente.
-
-Fogg insistette ed offrì per la bestia un prezzo eccessivo, dieci
-sterline (250 franchi) all’ora. Rifiuto. Venti sterline? Rifiuto
-ancora. Quaranta sterline? Rifiuto sempre. Gambalesta trasaliva ad ogni
-aumento d’offerta. Ma l’Indiano non si lasciava tentare.
-
-E sì che la era una bella somma. Ammettendo che l’elefante impiegasse
-quindici ore per andare ad Allahabab, erano seicento sterline (15,000
-franchi) che dovea fruttare al suo proprietario.
-
-Phileas Fogg, senz’animarsi in nessun modo, propose allora all’Indiano
-di comperargli la sua bestia e gliene offerse a tutta prima mille
-sterline (25,000 franchi).
-
-L’Indiano non voleva vendere! Forse l’uomo fiutava un magnifico affare.
-
-Sir Francis Cromarty trasse il signor Fogg in disparte e l’esortò
-a riflettere prima di andar più in là. Phileas Fogg rispose al suo
-compagno ch’egli non aveva l’abitudine di agire senza riflessione, che
-si trattava in fin dei conti di una scommessa di ventimila sterline,
-che quell’elefante gli era necessario, e che, dovess’anco pagarlo venti
-volte il suo valore, egli avrebbe quell’elefante.
-
-Il signor Fogg ritornò dall’Indiano, i cui occhietti, accesi dalla
-cupidigia, lasciavano ben intendere che per lui non era che una
-questione di prezzo. Phileas Fogg offrì successivamente milleduecento
-sterline, poi millecinquecento, poi milleottocento, infine duemila
-(50,000 franchi). Gambalesta, così rosso per solito, era pallido di
-emozione.
-
-A duemila sterline, l’Indiano si arrese.
-
-— Per le mie pantofole, esclamò Gambalesta, questo si chiama far
-incarire la carne d’elefante!
-
-Conchiuso l’affare, non si trattava d’altro che di trovare una guida.
-Fu più facile. Un giovane Parsì, dalla faccia intelligente, offerse
-i suoi servigi. Il signor Fogg accettò e gli promise una vistosa
-rimunerazione, che non poteva a meno di duplicare la sua intelligenza.
-
-L’elefante venne tratto fuori ed allestito senza indugio. Il Parsì
-conosceva perfettamente il mestiere di _mahut_, ossia conduttore
-d’elefanti. Egli coprì con una specie di gualdrappa il dorso
-dell’animale e dispose, da ciascun lato, sui suoi fianchi, due specie
-di barelle ben poco comode.
-
-Phileas Fogg pagò l’Indiano in banconote, che furono estratte dal
-famoso sacco. Pareva veramente che le si tirassero dalle viscere
-di Gambalesta. Poscia il signor Fogg offrì a sir Francis Cromarty
-di trasportarlo alla stazione di Allahabad. Il brigadiere generale
-accettò. Un viaggiatore di più non poteva stancare il gigantesco
-animale.
-
-Si comperarono dei viveri a Kholby. Sir Francis Cromarty prese posto
-in una delle barelle, Phileas Fogg nell’altra. Gambalesta si pose
-a cavalcioni sulla gualdrappa tra il suo padrone e il brigadiere
-generale. Il Parsì si appollaiò sul collo dell’elefante, ed a nove ore
-l’animale, lasciando la borgata, s’internava per la strada più corta
-nella folta foresta di grandi latani.
-
-
-
-
-CAPITOLO XII.
-
-Nel quale Phileas Fogg e i suoi compagni si avventurano attraverso le
-foreste dell’India e se ne vedono le conseguenze.
-
-
-La guida, affine di abbreviare la distanza da percorrere, abbandonò
-la linea a destra, dove i lavori della ferrovia erano in corso
-d’esecuzione. Questo tracciato, reso difficilissimo dalle capricciose
-ramificazioni dei monti Vindhias, non seguiva la strada più breve,
-che Phileas Fogg aveva interesse a pigliare. Il Parsì, espertissimo
-delle strade e sentieri del paese, pretendeva guadagnare una ventina di
-miglia attraversando la foresta, e si lasciò fare a lui.
-
-Phileas Fogg e sir Francis Cromarty, ficcati fin al collo nelle loro
-barelle, ricevevano aspre scosse dal trotto stecchito dell’elefante,
-posto dal suo _mahut_ ad un’andatura rapida. Ma essi subivano la
-situazione con flemma britannica, conversando poco del resto, e
-vedendosi appena l’un l’altro.
-
-Quanto a Gambalesta, postato sul dorso della bestia e direttamente
-soggetto ai colpi e contraccolpi, badava bene, dietro raccomandazione
-del suo padrone, di non tener la lingua fra i denti, che altrimenti la
-gli sarebbe stata mozza di colpo. Il bravo giovane, ora lanciato sul
-collo dell’elefante, ora rigettato sulla groppa, imparava a volteggiare
-come un _clown_ sul trampolino. Ma egli scherzava, rideva in mezzo a’
-suoi salti da carpione, e di quando in quando estraeva dal suo sacco un
-pezzo di zucchero, che l’intelligente Kiunì afferrava coll’estremità
-della proboscide, senza interrompere un solo istante il suo trotto
-regolare.
-
-Dopo due ore di cammino, la guida arrestò l’elefante e gli diede un’ora
-di riposo. L’animale divorò un mucchio di ramoscelli e di arbusti e
-si dissetò ad una pozza vicina. Sir Francis Cromarty non si lamentò
-di quella sosta. Egli era affranto. Il signor Fogg pareva pieno di
-vigoria, come se uscisse allora allora dal letto.
-
-“Ma è dunque di ferro costui! disse il brigadiere guardandolo con
-ammirazione.
-
-— Di ferro fuso,„ rispose Gambalesta, che si diè ad allestire un po’ di
-colazione.
-
-A mezzodì, la guida diede il segnale della partenza. Il paese prese
-ben tosto un aspetto molto selvaggio. Alle grandi foreste succedettero
-boschi cedui di tamarindi e di palmizii nani, poscia vaste pianure
-aride, irte di magri arbusti e cosparse di grossi massi di sienite.
-Tutta quella parte dell’alto Bundelkund, poco frequentata dai
-viaggiatori, è abitata da una popolazione fanatica, indurita nelle
-pratiche più terribili della religione indù. Il dominio degl’Inglesi
-non potè stabilirsi regolarmente sopra un territorio soggetto
-all’influenza dei rajà, cui è difficile raggiungere negli inaccessibili
-covi dei Vindhias.
-
-Parecchie volte, i nostri viaggiatori scorsero qualche banda di Indiani
-feroci, che faceva un gesto d’ira vedendo passare il rapido quadrupede.
-Peraltro il Parsì li evitava quant’era possibile, riputandoli gente
-di cattivo incontro. Si videro pochi animali durante quella giornata;
-appena poche scimmie, che fuggivano con mille contorcimenti e smorfie
-che divertivano molto Gambalesta.
-
-Un pensiero in mezzo a tanti altri conturbava il nostro giovinotto.
-Che ne farebbe il signor Phileas Fogg di cotesto elefante, giunto che
-fosse alla stazione di Allahabad? Lo condurrebbe con sè? Impossibile!
-Il prezzo di trasporto aggiunto al prezzo di acquisto ne farebbe
-un animale rovinoso. Lo si venderebbe, lo si riporrebbe in libertà?
-Una sì stimabile bestia meritava pure dei riguardi. Se, per caso, il
-signor Fogg gliene facesse regalo, a lui Gambalesta, e’ ne sarebbe
-imbarazzatissimo. La cosa lo preoccupava molto.
-
-Alle otto di sera, la principale catena dei Vindhias era stata
-valicata, ed i viaggiatori fecero sosta a’ piedi del versante
-settentrionale, in un _bungalow_ in rovina.
-
-La distanza percorsa in quella giornata era di circa venticinque
-miglia: ne rimanevano altrettante per giungere alla stazione di
-Allahabad.
-
-La notte era fredda. All’interno del _bungalow_, il Parsì accese
-un fuoco di rami secchi, il cui calore fu assai gradito. La cena si
-compose delle provvigioni comperate a Kholby. I viaggiatori mangiarono
-da gente stracca e pesta. La conversazione, che incominciò a frasi
-spezzate, terminò in breve con un russare sonoro. La guida vegliò
-presso Kiunì, che si addormentò in piedi, appoggiato al tronco di un
-grosso albero.
-
-Nessun incidente segnalò quella notte. Qualche ruggito di ghepardi
-e di pantere turbò a volte il silenzio, misto a ghigni acuti di
-scimmie. Ma i carnivori si contentarono di gridare e non fecero
-alcuna dimostrazione ostile contro gli ospiti del _bungalow_. Sir
-Francis Cromarty dormì tutto un sonno, da bravo militare affranto
-dalle fatiche. Gambalesta, in un sonno agitato, ricominciò in sogno i
-capitomboli della giornata. Quanto al signor Fogg, egli riposò tanto
-pacificamente come se fosse stato nella sua tranquilla abitazione di
-Saville-row.
-
-Alle sei del mattino si riposero in cammino. La guida sperava giungere
-alla stazione di Allahabad la sera stessa. In questo modo il signor
-Fogg non perderebbe che una parte delle quarantott’ore economizzate dal
-principio del viaggio.
-
-Si scesero le ultime chine dei Vhindias. Kiunì aveva ripigliato la
-sua andatura rapida. Verso mezzogiorno la guida girò la borgata di
-Kallenger, situata sul Cani, uno dei subaffluenti del Gange. Egli
-evitava sempre i luoghi abitati, sentendosi più al sicuro nelle
-campagne deserte, che segnano le prime depressioni del bacino del
-gran fiume. La stazione di Allahabad non era a più di dodici miglia a
-nord-est. Si fece alto sotto un fitto di banani, i cui frutti, sani
-quanto il pane, “succulenti quanto la crema,„ dicono i viaggiatori,
-furono superlativamente gustati.
-
-Alle due, la guida entrò sotto la vôlta di una folta foresta che
-si doveva attraversare per delle miglia parecchie. Egli preferiva
-viaggiare così sotto la protezione dei boschi. Tuttavia, non
-aveva fatto sin allora nessun incontro cattivo, il viaggio pareva
-doversi compiere senza accidenti, quando l’elefante, dando segni
-d’inquietudine, si fermò di botto.
-
-Erano allora le quattro.
-
-“Che c’è, chiese sir Francis Cromarty, alzando la testa al disopra
-della barella.
-
-— Non so, signor ufficiale, rispose il Parsì, tendendo l’orecchio ad un
-mormorio confuso che usciva di sotto ai folti rami.
-
-Di lì a pochi minuti quel mormorio divenne più definibile. Lo si
-sarebbe detto un concerto, ancora molto distante, di voci umane e
-d’istrumenti di rame.
-
-Gambalesta era tutt’occhi, tutt’orecchi. Il signor Fogg aspettava
-pazientemente, senza pronunciare mezza parola.
-
-Il Parsì saltò a terra, legò l’elefante ad un albero e s’internò nel
-più fitto del bosco. Pochi minuti dopo, egli tornò, dicendo:
-
-“Una processione di bramini che si dirige a questa volta. Se è
-possibile, evitiamo di esser visti.„
-
-La guida slegò l’elefante e lo condusse in una macchia, raccomandando
-ai viaggiatori di non metter piede a terra. Egli stesso si tenne pronto
-ad inforcare rapidamente la sua cavalcatura, se la fuga divenisse
-necessaria. Ma sperava che la turba dei fedeli passerebbe senza
-scorgerlo, perocchè lo spessore del fogliame lo nascondeva interamente.
-
-Lo strepito discordante delle voci e degli strumenti si avvicinava. De’
-canti monotoni si confondevano col suono dei tamburi e dei cimballi.
-Poco dopo, la testa della processione apparve sotto gli alberi, a una
-cinquantina di passi dal posto occupato dal signor Fogg e dai suoi
-compagni. Essi distinguevano facilmente attraverso i rami il curioso
-personale di quella cerimonia religiosa.
-
-In prima linea si avanzavano dei preti con mitre in testa e lunghe
-vesti gallonate. Erano circondati da uomini, da donne, da fanciulli,
-che facevano udire una specie di salmodia funebre, interrotta ad
-intervalli eguali da colpi di _tam-tam_ e di cimballi. Dietro a loro,
-sopra un carro a larghe ruote, di cui i raggi e il quarto figuravano
-un attorcigliamento di serpenti, apparve una statua orrida, tirata da
-due coppie di zebù, riccamente bardati. Quella statua aveva quattro
-braccia, il corpo colorato di un rosso cupo, gli occhi stralunati, i
-capelli arruffati, la lingua penzolone, le labbra tinte di _hennê_ e
-di _betel_. Al collo le si avvolgeva un collare di teste di morto, ai
-fianchi una cintura di mani mozze. Ella se ne stava in piedi sopra un
-gigante abbattuto al quale mancava la testa.
-
-Sir Francis Cromarty riconobbe quella statua.
-
-“È la dea Kalì, mormorò egli, la dea dell’amore e della morte.
-
-— Della morte, sia pure, ma dell’amore, no! disse Gambalesta. Che
-brutta donnaccia!„
-
-Il Parsì gli fe’ cenno di tacere.
-
-Intorno alla statua si agitava, si dimenava, si contorceva un gruppo
-di vecchi fakiri, rigati da strisce color ocra, coperti da incisioni
-cruciali da cui perdevano il sangue a goccia a goccia, energumeni
-stupidi, che nelle grandi cerimonie indù si precipitano ancora sotto le
-ruote del carro di Jaggernaut.
-
-Dietro ad essi, alcuni bramini, in tutta la sontuosità del loro costume
-orientale, trascinavano una donna che si reggeva appena.
-
-Questa donna era giovane, bianca come un’Europea. La sua testa, il
-collo, le spalle, le orecchie, le braccia, le mani, i pollici de’
-piedi erano sopraccarichi di gioielli, collari, bracciali, orecchini
-ed anelli. Una tunica a laminelle d’oro, ricoperta di una mussolina
-leggera, disegnava i contorni del suo busto. Dietro questa giovine
-donna, — contrasto violento per gli occhi, — alcune guardie armate
-di sciabole nude fissate alla cintura e di lunghe pistole damascate,
-portavano un cadavere sopra un palanchino.
-
-Era il corpo di un vecchio, rivestito dei suoi opulenti abiti di rajà,
-che portava, come in vita, il turbante trapuntato di perle, la veste
-tessuta di seta e d’oro, la cintura di cascemiro a diamanti, e le sue
-magnifiche armi di principe indiano.
-
-Poi dei musicanti, ed una retroguardia di fanatici, le cui grida
-superavano talvolta lo strepito assordante degli strumenti. Così finiva
-il corteo.
-
-Sir Francis Cromarty guardava tutta questa pompa con aria singolarmente
-attristata, e volgendosi verso la guida:
-
-“Un _sutty!_„ diss’egli.
-
-Il Parsì fece un segno affermativo e si pose un dito sulle labbra. La
-lunga processione si distese lentamente sotto gli alberi, ed in breve
-le sue ultime file scomparvero nella profondità della foresta.
-
-A poco a poco, i canti si spensero. Ci furono ancora degli scoppi di
-grida lontane, ed infine a tutto quel tumulto succedette un profondo
-silenzio.
-
-Phileas Fogg aveva udito la parola pronunciata da sir Francis Cromarty,
-e subito che la processione fa scomparsa:
-
-“Che cos’è un _sutty?_ chiese egli.
-
-— Il _sutty_, signor Fogg, rispose il brigadiere generale, è un
-sacrifizio umano; ma un sacrifizio volontario. Quella donna che avete
-testè veduta sarà bruciata domani nelle prime ore del giorno.
-
-— Ah mascalzoni! esclamò Gambalesta, che non potè frenare questo grido
-d’indignazione.
-
-— E il cadavere? domandò il signor Fogg.
-
-— È quello del principe, suo marito, rispose la guida, un rajà
-indipendente del Bundelkund.
-
-— Come, ripigliò Phileas Fogg, senza che la sua voce tradisse la menoma
-emozione, siffatti barbari costumi sussistono ancora nell’India, e
-gl’Inglesi non hanno potuto distruggerli?
-
-— Nella maggior parte dell’India, rispose sir Francis Cromarty, cotesti
-sacrifici non si compiono più. Ma noi non abbiamo alcuna influenza su
-queste contrade selvaggie, e principalmente su questo territorio del
-Bundelkund. Tutto il versante settentrionale dei Vindhias è il teatro
-di continue uccisioni e saccheggi.
-
-— Oh, la infelice donna! mormorava Gambalesta, abbruciata viva!
-
-— Sì, ripigliò il brigadiere-generale, abbruciata, e se non lo fosse,
-voi non potete immaginarvi a qual miserabile condizione la si vedrebbe
-ridotta dai suoi congiunti. Le raderebbero i capelli, la si nutrirebbe
-appena con qualche manata di riso, sarebbe respinta e considerata come
-una creatura immonda, e morrebbe in un canto come un cane scabbioso.
-
-La prospettiva di sì orribile esistenza spinge di sovente quelle
-disgraziate al supplizio, molto più che l’amore o il fanatismo
-religioso. Alcune volte, però, il sacrificio è realmente volontario,
-e ci vuole l’intervento energico del governo per impedirlo. Mi ricordo
-che alcuni anni fa io era di guarnigione a Bombay, quando una giovane
-vedova si recò a chiedere al governatore il permesso di abbruciarsi
-col corpo di suo marito. Come potete immaginare, il governatore
-rifiutò. Allora la vedova abbandonò la città, si rifugiò presso un rajà
-indipendente, e colà ella consumò il suo sacrificio.„
-
-Durante la narrazione del brigadiere generale, la guida scrollava la
-testa, e quando la narrazione fu terminata:
-
-“Il sacrifizio che avrà luogo domani sul far del giorno non è
-volontario, diss’egli.
-
-— Come lo sapete!
-
-— È una storia che tutti conoscono nel Bundelkund, rispose la guida.
-
-— Pure quella disgraziata non sembra fare alcuna resistenza, obbiettò
-sir Francis.
-
-— Ciò dipende da questo, che l’hanno ubbriacata col fumo della canape e
-dell’oppio.
-
-— Ma dove la traggono? chiese sir Francis.
-
-— Alla pagoda di Pillaji, a due miglia di qui; ivi ella passerà la
-notte aspettando l’ora del sacrificio.
-
-— E questo sacrificio avrà luogo?...
-
-— Domani, al primo spuntar del giorno.„
-
-Dopo questa risposta, la guida fe’ uscire l’elefante dalla folta
-macchia e si arrampicò sul collo dell’animale. Ma al momento in cui
-stava per eccitarlo con un fischio particolare, il signor Fogg lo
-fermò, e rivolgendosi a sir Francis Cromarty: “Se noi salvassimo quella
-donna? diss’egli.
-
-— Salvare quella donna! signor Fogg! esclamò il brigadiere generale.
-
-— Io ho ancora dodici ore di vantaggio. Posso consacrarle a ciò.
-
-— To’! Ma voi siete un uomo di cuore! disse Francis Cromarty.
-
-— Qualche volta, rispose semplicemente Phileas Fogg. Quando ho tempo.„
-
-
-
-
-CAPITOLO XIII.
-
-Nel quale Gambalesta prova una volta di più che la fortuna arride agli
-audaci.
-
-
-Il disegno era ardito, irto di difficoltà, inattuabile forse. Il signor
-Fogg vi arrischiava la vita, o per lo meno la libertà, e quindi la
-riuscita dei suoi progetti; ma non esitò. Egli trovò inoltre in sir
-Francis Cromarty un ausiliario deciso.
-
-Quanto a Gambalesta, egli era pronto, si poteva disporre di lui. L’idea
-del suo padrone lo esaltava. Egli era felice di sentire un cuore,
-un’anima sotto quell’involuoro di ghiaccio. Cominciava ad amare Phileas
-Fogg.
-
-Rimaneva la guida. Qual partito prenderebbe egli nell’affare? Che
-s’avesse a intenerire per gl’indù? In mancanza del suo concorso, era
-mestieri assicurarsi almeno della sua neutralità.
-
-Sir Francis Cromarty espose francamente la cosa.
-
-— Signor ufficiale, rispose la guida, io sono Parsì, e quella donna è
-Parsì. Disponete di me.
-
-— Bene, guida, rispose il signor Fogg.
-
-— Però, sappiatelo bene, ripigliò il Parsì, non solo noi arrischiamo la
-vita, ma ci esponiamo a supplizi orribili, se cadiamo nelle loro mani.
-Dunque, vedete.
-
-— È bell’e visto, rispose il signor Fogg. Io credo che dovremo
-aspettare la notte per agire.
-
-— Lo credo anch’io, rispose la guida.
-
-Quel bravo Indù diede allora alcune notizie sulla vittima. Era
-un’Indiana, celebre per la sua bellezza, di razza Parsì, figlia
-di ricchi negozianti di Bombay. Ella aveva ricevuto in quella
-città un’educazione assolutamente inglese, e sia dai modi, sia
-dall’istruzione la si sarebbe creduta Europea. Si chiamava Auda.
-
-Orfana, ella fu maritata contro la sua volontà a quel vecchio rajà
-del Bundelkund. Tre mesi dopo, rimase vedova. Conoscendo la sorte
-che l’aspettava, ella fuggì, venne ripresa prestamente, ed i parenti
-del rajà, che avevano interesse alla di lei morte, la votarono a quel
-supplizio cui non pareva ch’ella potesse sottrarsi.
-
-Questa narrazione non poteva che vieppiù radicare nel signor Fogg
-e ne’ suoi compagni la loro generosa risoluzione. Fu deciso che la
-guida dirigerebbe l’elefante verso la pagoda di Pillaji, e le si
-avvicinerebbe il più che fosse possibile.
-
-Mezz’ora dopo, si fece sosta sotto un boschetto, a cinquecento passi
-dalla pagoda, che non si poteva scorgere; ma gli urli dei fanatici si
-udivano distintamente.
-
-I mezzi di giungere sino alla vittima furono allora discussi. La guida
-conosceva la pagoda di Pillaji, entro la quale egli sosteneva che la
-giovine donna era imprigionata. Vi si potrebbe penetrare da una delle
-porte, quando tutta la banda fosse immersa nel sonno dall’ubbriachezza,
-o bisognava praticare un buco in un muro? Ciò non poteva esser deciso
-che sul momento, sul luogo stesso. Ma ciò che non ammise alcun dubbio,
-fu che il ratto doveva effettuarsi quella stessa notte, e non quando,
-a giorno fatto, la vittima sarebbe tratta al supplizio. In quest’ultimo
-momento nessun intervento umano avrebbe potuto salvarla.
-
-Il signor Fogg e i suoi compagni aspettarono la notte. Appena buio,
-verso le ore sei, essi risolvettero di operare una ricognizione intorno
-alla pagoda. Gli ultimi gridi dei fakiri si spegnevano allora. Secondo
-la loro abitudine, quegl’Indiani dovevano essere immersi nella fradicia
-ubriachezza del _hang_, oppio liquido misto d’una infusione di canape,
-e sarebbe forse possibile d’introdursi in mezzo ad essi sino al tempio.
-
-Il Parsì, guidando il signor Fogg, sir Francis Cromarty e Gambalesta,
-si avanzò senza rumore attraverso la foresta. Dopo dieci minuti di
-cammino sotto la verzura, giunsero alla sponda di un fiumicello, e lì,
-alla luce di torcie di ferro sulla cui punta ardevano delle resine,
-essi scorsero un mucchio di legna affastellata. Era il rogo, fatto di
-prezioso sandalo, e già impregnato di un olio profumato. Nella sua
-parte superiore giaceva imbalsamato il corpo del rajà, che doveva
-essere abbruciato insieme colla vedova. A cento passi dal rogo si
-ergeva la pagoda, i cui minareti traforavano nell’ombra la cima degli
-alberi.
-
-— Venite, disse la guida a bassa voce.
-
-E raddoppiando di precauzione, seguito da’ suoi compagni, s’internò
-silenziosamente attraverso le alte erbe.
-
-Il silenzio era interrotto soltanto dal susurro del vento nei rami.
-
-Da lì a poco, la guida si arrestò all’estremità di uno spiazzo. Alcune
-resine rischiaravano il luogo. Il suolo era cosparso di gruppi di
-dormienti abbrutiti dall’ubbriachezza. Pareva un campo di battaglia
-coperto di morti. Uomini, donne, fanciulli, tutti alla rinfusa. Alcuni
-ubbriachi gemevano ancora qua e là.
-
-In fondo, tra la massa degli alberi, il tempio di Pillaji si rizzava
-confusamente. Ma con grande rammarico della guida, le guardie del rajà,
-rischiarate da torcie fuliginose, vegliavano alle porte e passeggiavano
-con la sciabola alla mano. Si poteva supporre che nell’interno anco i
-preti vegliassero.
-
-Il Parsì non si avanzò più oltre. Egli aveva riconosciuto
-l’impossibilità di forzare l’ingresso del tempio, e ricondusse indietro
-i suoi compagni.
-
-Phileas Fogg e sir Francis Cromarty avevano compreso al par di lui che
-non potevano tentar nulla da quella parte.
-
-Si fermarono e s’intrattennero a bassa voce:
-
-— Aspettiamo, disse il brigadiere generale, non sono che le otto, ed è
-possibile che queste guardie soccombano anch’esse al sonno.
-
-— È possibile difatti, rispose il Parsì.
-
-Phileas Fogg e i suoi compagni si stesero dunque a piedi di un albero
-ed aspettarono.
-
-Come parve loro lungo il tempo! La guida li lasciava a volte ed andava
-ad osservare il limitare del bosco. Le guardie del rajà vegliavano
-sempre alla luce delle torcie, ed un vago chiarore filtrava attraverso
-le finestre della pagoda.
-
-Si aspettò così sino a mezzanotte. La situazione non cangiò. Uguale
-sorveglianza al di fuori. Era evidente che non si poteva contare
-sull’assopimento delle guardie. Esse eransi risparmiata la ubbriachezza
-del _hang_. Bisognava dunque agire diversamente e penetrare per
-un’apertura praticata nei muri della pagoda. Rimaneva a sapersi se i
-preti vegliavano presso la loro vittima con tanta cura quanto i soldati
-alla porta del tempio.
-
-Dopo un’ultima conversazione, la guida si disse pronta a partire. Il
-signor Fogg, sir Francis e Gambalesta lo seguirono. Essi fecero un giro
-alquanto lungo a fine di forare la pagoda alle spalle.
-
-Verso mezz’ora dopo mezzanotte, giunsero al piede dei muri, senz’aver
-incontrato nessuno. Veruna sorveglianza era stata stabilita da quella
-parte, forse perchè non vi esistevano nè porte, nè finestre.
-
-La notte era cupa. La luna, allora nel suo ultimo quarto, lasciava
-appena l’orizzonte, ingombro da grosse nubi. L’altezza degli alberi
-accresceva vieppiù l’oscurità.
-
-Ma non bastava l’aver raggiunto il piede delle muraglie: occorreva
-praticarvi un’apertura. Per quest’operazione Phileas Fogg e i suoi
-compagni non avevano assolutamente altro che i loro coltelli da tasca.
-Fortunatamente, le pareti del tempio si componevano di un misto di
-mattoni e di legno che non poteva essere difficile a forare. Tolto che
-fosse il primo mattone, gli altri doveano smuoversi facilmente.
-
-Si posero all’opera, facendo il minor rumore possibile. Il Parsì da un
-lato, Gambalesta dall’altro lavoravano a sconnettere i mattoni, in modo
-da ottenere un’apertura larga due piedi.
-
-Il lavoro procedeva, quando si udì un grido nell’interno del tempio, e
-quasi subito altri gridi gli risposero dal di fuori.
-
-Gambalesta e la guida interruppero il lavoro. Erano forse sorpresi?
-si sarebbe dato l’allarme? La più volgare prudenza imponeva loro di
-allontanarsi, — ciò che fecero assieme a Phileas ed a sir Francis
-Cromarty. Si accovacciarono di bel nuovo sotto i rami del bosco
-aspettando che l’allarme, se era tale, si fosse dissipato, e pronti in
-questo caso a continuare la loro operazione.
-
-Ma, — contrattempo funesto, — alcune guardie si mostrarono alle
-spalle della pagoda e vi si collocarono in modo da impedire qualunque
-approccio.
-
-Sarebbe difficile descrivere il dispetto di quei quattro uomini,
-fermati di botto nell’opera loro. Ora che non potevano più giungere
-sino alla vittima, come la salverebbero? Sir Francis si rodeva i
-pugni. Gambalesta era fuori di sè, e la guida aveva un gran da fare
-per contenerlo. L’impassibile Fogg aspettava senza manifestare i suoi
-sentimenti.
-
-— Non ci rimane altro che andarcene? domandò il brigadiere generale a
-bassa voce.
-
-— Non altro che andarcene, rispose la guida.
-
-— Aspettate, disse Fogg. Basta ch’io sia domani ad Allahabad prima di
-mezzodì.
-
-— Ma che sperate? rispose sir Francis Cromarty. Fra qualche ora
-spunterà il giorno, e....
-
-— Il destro che ci sfugge può ripresentarsi al momento supremo.
-
-Il brigadiere generale avrebbe voluto poter leggere negli occhi di
-Phileas Fogg. Su di che contava mai quel freddo Inglese?
-
-Voleva forse, al momento del supplizio, precipitarsi verso la giovine
-donna e strapparla palesemente ai suoi carnefici?
-
-Sarebbe stata una follia, e come ammettere che quell’uomo fosse pazzo
-a questo punto? Nullameno sir Francis Cromarty acconsentì ad aspettare
-sino alla fine di quella terribile scena. La guida non lasciò però i
-suoi compagni nel luogo in cui si erano rifugiati, e li ricondusse
-verso la parte anteriore del bosco. Colà, riparati da un fitto di
-alberi, essi potevano osservare i gruppi addormentati.
-
-Frattanto Gambalesta, appollaiato sui primi rami, ruminava un’idea che
-eragli balenata alla mente e che finì per incrostarsi nel suo cervello.
-
-Egli aveva incominciato per dire a sè stesso: “Quale pazzia!„ ed ora
-ripeteva: “Perchè no, alla fin fine? È una probabilità, forse la sola,
-e con questi animali!...„
-
-Checchè ne fosse, Gambalesta non manifestò a nessuno il suo pensiero,
-ma non tardò a portarsi con l’agilità di un serpente sui bassi rami, la
-cui estremità si curvava verso il suolo.
-
-Le ore trascorrevano, e ben presto alcune tinte meno cupe annunciarono
-l’avvicinarsi dell’alba. Però l’oscurità era profonda ancora.
-
-Era il momento. Accadde come una risurrezione in quella folla assopita.
-I gruppi si animarono. Dei colpi di _tam-tam_ risuonarono. Canti e
-grida scoppiarono di bel nuovo. Era giunta l’ora in cui l’infelice
-doveva morire.
-
-Difatti le porte della pagoda si aprirono. Una luce più viva si
-sprigionò dall’interno; il signor Fogg e sir Francis Cromarty poterono
-scorgere la vittima, vivamente rischiarata, che due preti trascinavano
-fuori. Loro parve anzi che, scuotendo l’irrigidimento dell’ubbriachezza
-con un supremo istinto di conservazione, la infelice tentasse fuggire
-a’ suoi carnefici. Il cuore di sir Francis balzò, e con un moto
-convulso, afferrando la mano di Phileas Fogg, egli sentì che quella
-mano teneva un coltello aperto.
-
-In quel momento la folla si scosse. La giovane donna era ricaduta nel
-torpore provocato dai fumi del canape. Ella passò in mezzo ai fakiri
-che la scortavano con le loro vociferazioni religiose.
-
-Phileas Fogg e i suoi compagni, confondendosi alle ultime file della
-folla, la seguirono.
-
-Due minuti dopo essi giungevano sulla sponda del fiume e si fermavano
-a meno di cinquanta passi dal rogo, sul quale era deposto il corpo del
-rajà. Nella semi-oscurità essi videro la vittima assolutamente inerte,
-stesa vicino al cadavere del suo sposo.
-
-Indi una torcia fu accostata, e la legna, satura d’olio, s’infiammò in
-un baleno.
-
-In quel momento, sir Francis Cromarty e la guida trattennero Phileas
-Fogg che, in un impeto di follia generosa, si slanciava verso il
-rogo....
-
-Ma Phileas Fogg li respingeva già, quando la scena cangiò d’improvviso.
-Un grido di terrore sorse. Tutta quella folla si precipitò a terra
-spaventata.
-
-Il vecchio rajà non era dunque morto, chè lo si vide rizzarsi ad un
-tratto, sollevare la giovane donna nelle sue braccia come un fantasma,
-e scendere dal rogo in mezzo ai turbini di vapori che gli davano
-un’apparenza spettrale!
-
-I fakiri, le guardie, i preti, colti da subitaneo terrore, erano
-là faccia a terra, non osando alzare gli occhi e guardare un tanto
-prodigio!
-
-La vittima inanimata passò tra le braccia vigorose che la portavano,
-e senza che essa sembrasse esser loro di peso. Il signor Fogg e sir
-Francis Cromarty erano rimasti in piedi. Il Parsì aveva chinata la
-testa, e Gambalesta, senza dubbio, non era meno stupefatto!...
-
-Quel risuscitato giunse così vicino al luogo in cui se ne stava il
-signor Fogg e sir Francis Cromarty, e colà, con voce breve:
-
-“Gambe!„ diss’egli.
-
-Era Gambalesta in persona, che erasi accostato al rogo in mezzo al
-denso fumo! Era Gambalesta che approfittando dell’oscurità ancora
-profonda aveva strappato la giovine donna alla morte! Era Gambalesta
-che, con audace fortuna, passava in mezzo allo spavento generale.
-
-Un istante dopo tutti e quattro sparivano nel bosco e l’elefante li
-portava via di trotto. Ma delle grida, dei clamori ed anco una palla
-che forò il cappello di Phileas Fogg diedero loro a conoscere che
-l’astuzia era stata scoperta.
-
-Difatti, sul rogo infiammato spiccava allora il corpo del vecchio rajà.
-I preti, riavutisi dal loro spavento, avevano compreso che un ratto era
-stato commesso.
-
-Subito si erano precipitati nella foresta. Le guardie li avevano
-seguiti. Una scarica aveva avuto luogo, ma i rapitori fuggivano veloci,
-e in pochi minuti si trovavano fuori del tiro delle palle e delle
-freccie.
-
-
-
-
-CAPITOLO XIV.
-
-Nel quale Phileas Fogg scende tutta l’ammirabile vallata del Gange
-senza nemmeno pensare a guardarla.
-
-
-L’ardito ratto era riuscito. Un’ora dopo, Gambalesta rideva ancora del
-suo successo. Sir Francis Cromarty aveva stretto la mano dell’intrepido
-giovane. Il suo padrone aveagli detto: “Bene.„ Ciò che, in bocca a
-quel gentleman, equivaleva ad un’alta approvazione. E Gambalesta aveva
-risposto che tutto l’onore dell’affare apparteneva al suo padrone. A
-sentir lui, non aveva avuto che un’idea burlesca, e rideva pensando
-che, durante alcuni istanti, lui, Gambalesta, antico ginnasta,
-ex-sergente dei pompieri, era stato il vedovo di una leggiadra donna,
-un vecchio rajà imbalsamato.
-
-Quanto alla giovane Indiana, ella non aveva avuto coscienza di ciò che
-era accaduto. Ravvolta nelle coperte da viaggio, ella riposava sopra
-una delle barelle.
-
-Intanto, l’elefante, guidato con somma sicurezza dal Parsì, correva
-rapidamente nella foresta ancora oscura. Un’ora dopo aver lasciato la
-pagoda di Phillaji, esso si lanciava attraverso un’immensa pianura.
-Alle sette si fece alto, e la giovane donna era sempre in ano stato di
-prostrazione completa. La guida le fece bere alcune boccate di acqua e
-di acquavite, ma quell’influenza stupefaciente che l’opprimeva doveva
-prolungarsi qualche tempo ancora.
-
-Sir Francis Cromarty, che conosceva gli effetti dell’ubbriachezza
-prodotta dall’inalazione dei vapori del canape, non aveva alcuna
-inquietudine a di lei riguardo.
-
-Ma, se la guarigione della giovane Indiana non incontrò dubbio nella
-mente del brigadiere generale, questi si mostrava meno rassicurato
-riguardo all’avvenire. Egli non esitò a dire a Phileas Fogg che
-se mistress Auda rimaneva nell’India, ella sarebbe inevitabilmente
-ricaduta nelle mani dei suoi carnefici. Quegli energumeni occupavano
-tutta la penisola, e certamente, in barba alla polizia inglese,
-avrebbero saputo ripigliare la loro vittima, fosse pure a Madras, a
-Bombay, a Calcutta. E sir Francis Cromarty citava, in appoggio alla sua
-asserzione, un fatto di pari natura, recentemente avvenuto. A parer
-suo, la giovane donna non sarebbe veramente al sicuro che dopo aver
-abbandonato l’India.
-
-Phileas Fogg rispose che terrebbe conto delle sue osservazioni e che
-provvederebbe.
-
-Verso le dieci, la guida annunziava la stazione di Allahabad.
-Qui ricominciava la linea interrotta della ferrovia, i cui treni
-percorrono, in meno di un giorno e una notte, la distanza che separa
-Allahabad da Calcutta.
-
-Phileas Fogg doveva dunque giungere a tempo per pigliar posto su di
-un battello a vapore che partiva la domane soltanto, 25 ottobre, a
-mezzodì, per Hong-Kong.
-
-Deposta la giovane donna in una camera della stazione, Gambalesta fu
-incaricato di andare a comprare per lei diversi oggetti di teletta,
-vesta, sciallo, pelliccie, ecc., quel che troverebbe. Il padrone gli
-apriva un credito illimitato.
-
-Gambalesta andò subito e percorse tutte le vie della città. Allahabad,
-città di Dio, è una delle più venerate dell’India, essendo essa
-fabbricata al confluente di due fiumi sacri, il Gange e il Jumna, le
-cui acque attirano i pellegrini di tutta la penisola. Tutti sanno che,
-secondo le leggende del Ramayanà, il Gange ha la sua sorgente in cielo,
-da dove, grazie a Brahama, esso scende sulla terra.
-
-Pur facendo le sue compere, Gambalesta ebbe presto visto la città in
-passato difesa da un forte magnifico, che è divenuto prigione di Stato.
-Non più commercio, non più industria in quella città, già industriale
-e commerciale. Gambalesta che cercava indarno un magazzino di novità
-come se fosse stato in _Regent street_, a pochi passi da Farmer e C.,
-non trovò che presso un rivendugliolo, vecchio ebreo difficoltoso, gli
-oggetti di cui aveva bisogno: una veste di stoffa scozzese, un ampio
-mantello, e una magnifica pelliccia in pelli di lontre che non esitò a
-pagare settantacinque sterline (1875 franchi). Indi, tutto trionfante,
-ritornò alla stazione.
-
-Mistress Auda incominciava a riaversi. Quell’influenza alla quale i
-preti di Pillaji l’avevano sottoposta, si dissipava a poco a poco, e i
-suoi begli occhi riacquistavano tutta la loro dolcezza indiana.
-
-Allorchè il re-poeta Ussaf Uddol celebra le grazie della regina di
-Ahmehnagara, si esprime così:
-
-“La sua lucente capigliatura, regolarmente divisa in due parti,
-incornicia i contorni armoniosi delle sue gote delicate e bianche,
-brillanti di candore e di freschezza. Le sue sopracciglia di ebano
-hanno la forma e la potenza dell’arco di Kama, dio d’amore, e sotto
-le sue lunghe ciglia morbide come la seta, nella pupilla nera de’
-suoi grandi occhi limpidi, nuotano come nei laghi sacri dell’Himalaya
-i riflessi più puri della luce celeste. Fini, eguali e bianchi, i
-suoi denti risplendono tramezzo alle sue labbra sorridenti, pari a
-stille di rugiada nel seno socchiuso di un fiore di granato. Le sue
-orecchie piccolette dalle curve simmetriche, le sue mani vermiglie,
-i suoi piedini rotondetti e teneri come le gemme del loto, brillano
-dello splendore delle più belle perle del Ceylan, dei più bei diamanti
-di Golconda. La sua esile e pieghevole cintura che una mano basta ad
-accerchiare, fa spiccare l’elegante arco de’ suoi omeri arrotondati e
-la ricchezza del suo busto ove la sua giovinezza in fiore fa pompa dei
-suoi più stupendi tesori, e sotto le morbide pieghe della sua tunica,
-ella sembra essere stata modellata in argento puro dalla mano divina di
-Vicvacarma, l’eterno statuario.„
-
-Ma, senza tutta quest’amplificazione poetica, basta dire che mistress
-Auda, la vedova del rajà del Bundelkund, era una bellissima donna
-in tutto il senso europeo della parola. Parlava l’inglese con grande
-purezza, e la guida non aveva per nulla esagerato affermando che quella
-giovane Parsì era stata trasformata dall’educazione.
-
-Frattanto il treno era lì lì per lasciare la stazione di Allahabad.
-Il Parsì aspettava. Il signor Phileas Fogg gli regolò il suo salario
-al prezzo convenuto, senza oltrappassarlo di un centesimo. Ciò
-sorprese un po’ Gambalesta, che sapeva tutto ciò che il padrone
-doveva alla devozione della guida. Il Parsì aveva difatti arrischiato
-volontariamente la vita nell’affare di Pillaji, e se in avvenire gli
-Indù lo sapessero, egli sfuggirebbe difficilmente alla loro vendetta.
-
-Rimaneva anche la questione di Kiunì. Che fare di un elefante comperato
-così caro? Ma Phileas Fogg aveva già preso una risoluzione a questo
-riguardo.
-
-“Parsì, diss’egli alla guida, tu sei stato fedele e affettuoso. Ho
-pagato il tuo servizio ma non la tua affezione. Vuoi quest’elefante? È
-tuo.„
-
-Gli occhi della guida brillarono. “È una fortuna che Vostro Onore mi
-dà! esclamò egli.
-
-— Accetta, guida, rispose il signor Fogg, è sarò io ancora tuo debitore.
-
-— Così va bene! esclamò Gambalesta. Prendi, amico Parsì! Kiunì è un
-bravo e coraggioso animale!„
-
-E, avvicinandosi alla bestia, le presentò alcuni pezzetti di zuccaro,
-dicendo: “To’, Kiunì, to’, to’!„
-
-L’elefante mandò qualche grugnito di soddisfazione, indi prendendo
-Gambalesta per la vita, ed avviluppandolo con la proboscide, lo alzò
-sino all’altezza della sua testa. Gambalesta, punto spaventato, fece
-una buona carezza all’animale che lo ripose adagino adagino a terra,
-e, alla stretta di proboscide dell’onesto Kiunì rispose una vigorosa
-stretta di mano dell’onesto giovane.
-
-Da lì a pochi minuti, Phileas Fogg, sir Francis Cromarty e Gambalesta,
-adagiati in un comodo vagone, di cui mistress Auda occupava il miglior
-posto, correvano a tutto vapore verso Benares.
-
-Ottanta miglia al più separano questa città da Allahabad, e furono
-percorse in due ore.
-
-Durante questo tragitto, la giovane donna si riebbe completamente; i
-vapori assopiti del hang si dissiparono.
-
-Quale fu mai la sua meraviglia nel trovarsi sulla ferrovia, in quel
-compartimento, coperta da vestimenta europee, in mezzo a viaggiatori
-che le erano assolutamente sconosciuti!
-
-Dapprima, i suoi compagni le prodigarono le loro cure e la rianimarono
-con qualche goccia di liquore; quindi il brigadiere generale le
-raccontò la di lei storia. Egli insistette sull’abnegazione di Phileas
-Fogg, che non aveva esitato a porre in gioco la sua vita per salvarla,
-e sul modo con cui l’avventura era stata risolta, mercè l’audace
-immaginazione di Gambalesta.
-
-Il signor Fogg lasciò dire senza pronunciare una parola. Gambalesta,
-tutto vergognoso, ripeteva che “non ne valeva la pena.„
-
-Mistress Auda ringraziò i suoi salvatori con effusione, con le lagrime
-più che con le parole. I suoi begli occhi, meglio che le sue labbra,
-furono interpreti della sua riconoscenza. Indi ricondotta dal pensiero
-alle scene del sutty, i suoi sguardi rividero quella terra indiana
-dove tanti pericoli l’aspettavano ancora, e fu colta da un fremito di
-terrore.
-
-Phileas Fogg comprese quel che accadeva nella mente di mistress Auda,
-e per rassicurarla le offrì, molto freddamente peraltro, di condurla
-a Hong-Kong, ove ella soggiornerebbe finchè quell’affare si fosse
-assopito.
-
-Mistress Auda accettò l’offerta con riconoscenza. Precisamente a
-Hong-Kong abitava uno de’ suoi parenti, Parsì come lei, ed uno dei
-principali negozianti di quella città, che è assolutamente inglese,
-benchè occupi un punto della costa cinese.
-
-Mezz’ora dopo mezzodì, il treno si fermava alla stazione di Benares.
-Le leggende braminiche affermano che questa città occupa il terreno
-dell’antica Casì, che era in passato sospesa nello spazio, tra lo
-zenit e il nadir, come la tomba di Maometto. Ma, ai nostri tempi più
-realisti, Benares, l’Atene dell’India al dire degli orientalisti,
-riposa affatto prosaicamente sul suolo, e Gambalesta potè per un
-istante travederne le case di mattone e le capanne a palafitta, che le
-danno un aspetto assolutamente desolato, senz’alcun colore locale.
-
-Qui doveva fermarsi sir Francis Cromarty. Le truppe ch’egli raggiungeva
-erano accampate a poche miglia al nord della città. Il brigadiere
-generale fece dunque i suoi saluti a Phileas Fogg, augurandogli tutto
-il successo possibile, ed esprimendo il voto ch’ei ricominciasse il
-viaggio in modo meno originale, ma più profittevole. Il signor Fogg
-premette lievemente le dita del suo compagno. I complimenti di mistress
-Auda furono più affettuosi. Ella non dimenticherebbe mai più quel che
-doveva a sir Francis Cromarty. Quanto a Gambalesta, fu onorato da una
-vera stretta di mano da parte del brigadiere generale; tutto commosso,
-egli chiese a sè stesso dove a quando potrebbe mai consacrarsi a lui.
-Indi si separarono.
-
-A cominciare da Benares, la strada ferrata seguiva in parte la valle
-del Gange. Attraverso i cristalli del vagone, con un tempo abbastanza
-sereno, appariva il paesaggio variato del Behar, montagne coperte di
-verzura, campi d’orzo, di granoturco e di frumento, rivi e stagni
-popolati da alligatori verdastri, villaggi ben mantenuti, foreste
-ancora verdeggianti. Qualche elefante, dei zebù a grossa gobba,
-andavano a bagnarsi nelle acque del fiume sacro, ed anco, ad onta della
-stagione inoltrata e la temperatura già fredda, bande d’indù, de’ due
-sessi, che adempivano piamente le loro sante abluzioni. Quei fedeli,
-nemici accaniti del buddismo, sono settari ferventi della religione
-braminica, che s’incarna in questi tre personaggi: Visnù, la divinità
-solare, Sciva, la personificazione divina delle forze naturali, e
-Brahma, il padrone supremo dei sacerdoti e dei legislatori. Ma Brahma,
-Sciva e Visnù, di che occhio dovevano considerare quest’India, ora
-“britannizzata,„ allorchè qualche _steam boat_ (battello a vapore)
-passava nitrendo e turbava le acque consacrate del Gange, spaventava
-i gabbiani che volavano alla sua superficie, le testuggini che
-pullulavano sulle sue sponde e i devoti stesi lungo le sue rive.
-
-Tutto quel panorama passò come un lampo, e spesso una nube di vapore
-bianco ne ascose le particolarità. Appena se i viaggiatori poterono
-travedere il forte di Sciunar, a venti miglia al sud-est di Benares,
-antica fortezza dei rajà del Behar, Ghazepur e le sue importanti
-fabbriche d’acqua di rose, la tomba di lord Cornwallis che si erge
-sulla sponda sinistra del Gange, la città fortificata di Buxar, Patna,
-grande città industriale e commerciale dove si tiene il principale
-mercato d’oppio dell’India, Monghir, città più che europea, inglese
-come Manchester o Birmingham, rinomata per le sue fonderie di ferro, le
-sue fabbriche di oggetti in ferro e di armi bianche, e i cui fumaiuoli
-alti lordavano con un fumo nero il cielo di Brahma, — vero pugno nel
-paese del sogno!
-
-Indi la notte giunse, e, in mezzo agli ululati delle tigri, degli orsi,
-dei lupi che fuggivano dinanzi alla locomotiva, il treno passò a gran
-velocità, e non si vide più nulla delle meraviglie del Bengala, nè
-Golconda nè Gur in rovina, nè Murshedabad, che fu in passato capitale,
-nè Burdwan, nè Hugly, nè Shandernagor, questo punto francese del
-territorio indiano, sul quale Gambalesta sarebbe stato orgoglioso di
-veder sventolare la bandiera della sua patria!
-
-Infine, alle sette del mattino, Calcutta era raggiunta. Il piroscafo,
-in partenza per Hong-Kong, non levava l’áncora che a mezzogiorno.
-Phileas Fogg aveva dunque cinque ore disponibili.
-
-Giusta il suo itinerario, il nostro gentleman doveva giungere nella
-capitale delle Indie il 25 ottobre, ventitrè giorni dopo aver lasciato
-Londra, vi giungeva al giorno fissato. Nè ritardo nè anticipazione.
-Sfortunatamente, i due giorni da lui guadagnati a Londra e Bombay
-erano stati perduti, come i lettori sanno, in questa traversata
-della penisola indiana, ma è da supporre che Phileas Fogg non li
-rimpiangesse.
-
-
-
-
-CAPITOLO XV.
-
-Nel quale il sacco delle banconote si alleggerisce ancora di alcune
-migliaia di sterline.
-
-
-Il treno si era fermato in stazione. Gambalesta scese pel primo dal
-vagone, e fu seguito dal signor Fogg, che aiutò la sua giovine compagna
-a por piede sullo scalo. Phileas Fogg intendeva recarsi direttamente al
-piroscafo di Hong-Kong, a fine di collocarvi comodamente mistress Auda
-cui non voleva abbandonare, finchè ella si trovasse in quel paese tanto
-pericoloso per lei.
-
-Al momento in cui il signor Fogg stava per uscire dalla stazione, un
-_policeman_ gli si avvicinò e disse:
-
-“Il signor Phileas Fogg?
-
-— Sono io.
-
-— Quest’uomo è il vostro servo? aggiunse il policeman, additando
-Gambalesta.
-
-— Sì.
-
-— Compiacetevi di seguirmi entrambi.„
-
-Il signor Fogg non fece un movimento che potesse dinotare in lui
-una sorpresa qualunque. Quell’agente era un rappresentante della
-legge, e, per ogni Inglese, la legge è sacra. Gambalesta con le sue
-abitudini francesi volle discutere, ma il policeman lo toccò con la sua
-bacchetta, e Phileas Fogg gli fe’ cenno d’obbedire.
-
-“Questa giovane signora può accompagnarci? chiese il signor Fogg.
-
-— Faccia pure,„ rispose il policeman.
-
-Il policeman condusse il signor Fogg, mistress Auda e Gambalesta verso
-un _palki-ghari_, specie di carrozza a quattro ruote ed a quattro
-posti, tirata da due cavalli. Si partì; nessuno parlò durante il
-tragitto, che durò venti minuti circa.
-
-La carrozza percorse dapprima la “città nera,„ dalle vie strette,
-fiancheggiate da casupole nelle quali brulicava una popolazione
-cosmopolita, sucida e cenciosa; indi attraversò la città europea,
-rallegrata da case di mattoni, ombreggiata da alberi di cocco, irta di
-filari di alberi in mezzo ai quali trascorrevano già, ad onta dell’ora
-mattutina, cavalieri eleganti e magnifici equipaggi.
-
-Il _palki-ghari_ si arrestò dinanzi ad una abitazione di apparenza
-semplice, ma che non doveva essere destinata agli usi domestici. Il
-policeman fece scendere i suoi prigionieri — si poteva davvero dar loro
-questo nome — e li condusse in una camera dalle finestre ad inferriate,
-dicendo loro:
-
-“Alle otto e mezzo voi comparirete dinanzi al signor giudice Obadiah.„
-
-Indi egli si ritirò e chiuse la porta.
-
-“Ecco lì! siamo presi!„ esclamò Gambalesta abbandonandosi sopra una
-sedia.
-
-Mistress Auda, volgendosi subito al signor Fogg, gli disse con voce di
-cui cercava invano di mascherare l’emozione:
-
-“Signore, è forza abbandonarmi! È per me che siete inseguiti! Per
-avermi salvata!„
-
-Phileas Fogg si contentò di rispondere che ciò non era possibile.
-Inseguito per quell’affare del _sutty_! Inammissibile! In che modo i
-querelanti oserebbero presentarsi? Doveva esserci equivoco. Il signor
-Fogg aggiunse che, in tutti i casi, egli non avrebbe abbandonata la
-giovine donna e l’avrebbe condotta a Hong-Kong.
-
-“Ma il battello parte a mezzogiorno! fece osservare Gambalesta.
-
-— Prima di mezzogiorno saremo a bordo,„ rispose semplicemente
-l’impassibile gentleman.
-
-Ciò fu affermato così ricisamente, che Gambalesta non potè a meno di
-dire a sè stesso:
-
-Diamine! è certo! prima di mezzogiorno saremo a bordo!„ Ma non era
-rassicurato niente affatto.
-
-Alle otto e mezzo la porta della camera si aprì. Il policeman riapparve
-ed introdusse i suoi prigionieri nella sala vicina. Era una sala
-d’udienza, ed un pubblico alquanto numeroso, composto di Europei e
-d’indigeni, ne occupava già il pretorio.
-
-Il signor Fogg, mistress Auda e Gambalesta sedettero sopra un banco di
-fronte ai seggi riservati al magistrato e al cancelliere.
-
-Quel magistrato, il signor Obadiah, entrò quasi subito, seguito dal
-cancelliere. Era un uomo grosso e tondo tondo. Egli staccò una parrucca
-sospesa ad un chiodo e se la mise in testa lestamente.
-
-“La prima causa, diss’egli.
-
-Ma, portandosi la mano alla testa:
-
-“Eh! non è la mia parrucca, diss’egli.
-
-— Difatti, signor Obadiah, è la mia, rispose il cancelliere.
-
-— Caro signor Oysterpuf! Come volete mai che un giudice possa
-pronunciare una buona sentenza con la parrucca di un cancelliere?
-
-Lo scambio delle parrucche fu fatto. Durante questi preliminari,
-Gambalesta bolliva d’impazienza, chè la lancetta gli sembrava camminare
-terribilmente presto sul quadrante del grosso orologio del pretorio.
-
-“La prima causa, ripigliò allora il giudice Obadiah.„
-
-— Phileas Fogg? disse il cancelliere Oysterpuf.
-
-— Eccomi, rispose il signor Fogg.
-
-— Gambalesta?
-
-— Presente! rispose Gambalesta.
-
-— Bene! disse il giudice Obadiah. Son già due giorni, accusati, che vi
-si fa la posta a tutti i treni di Bombay.
-
-— Ma di che ci accusano? esclamò Gambalesta impazientito.
-
-— Ora lo saprete, rispose il giudice.
-
-— Signore, disse allora Phileas Fogg, io sono cittadino inglese, ed ho
-il diritto....
-
-— Vi venne forse mancato di riguardi? chiese il signor Obadiah.
-
-— Per nulla affatto.
-
-— Bene! fate entrare i querelanti.„
-
-Dietro ordine del giudice, una porta si aprì, e tre sacerdoti indù
-furono introdotti da un usciere.
-
-“Proprio così! mormorò Gambalesta, sono quei bricconi che volevano
-abbruciare la nostra giovane signora!„
-
-I sacerdoti si tennero in piedi dinanzi al giudice, e il cancelliere
-lesse ad alta voce una querela per sacrilegio, formulata contro il
-signor Phileas Fogg ed il suo servo, accusati di aver violato un luogo
-consacrato dalla religione braminica.
-
-“Avete udito? chiese il giudice a Phileas Fogg.
-
-— Sì, signore, rispose il signor Fogg, consultando il suo orologio, e
-confesso.
-
-— Ah! voi confessate?...
-
-— Io confesso, ed aspetto che quei tre sacerdoti confessino a loro
-volta che volevano fare alla pagoda di Pillaij.„
-
-I sacerdoti si guardarono in faccia. Pareva non intendessero nulla
-delle parole dell’accusato.
-
-“Senza dubbio! esclamò impetuosamente Gambalesta, a quella pagoda di
-Pillaji, dinanzi a cui stavano per abbruciare la loro vittima!„
-
-Nuova stupefazione dei sacerdoti, e profonda sorpresa del giudice
-Obadiah.
-
-“Quale vittima? chiese egli. Abbruciare chi? in piena città di Bombay?
-
-— Bombay! esclamò Gambalesta.
-
-— Senza dubbio. Non si tratta già della pagoda di Pillaji, ma della
-pagoda di Malebar-hill, a Bombay.
-
-— E come corpo di reato, ecco le scarpe del profanatore, aggiunse il
-cancelliere deponendo un paio di scarpe sulla sua scrivania.
-
-— Le mie scarpe!„ esclamò Gambalesta, che fuori di sè dalla sorpresa,
-non potè rattenere quella involontaria esclamazione.
-
-Ognuno indovina la confusione che erasi operata nella mente del padrone
-e del servo. Quell’incidente della pagoda di Bombay essi l’avevano
-dimenticato, ed era proprio quello che li traeva dinanzi al magistrato
-di Calcutta.
-
-Infatti, l’agente Fix aveva compreso tutto il vantaggio che poteva
-trarre da quel malaugurato caso. Ritardando la sua partenza di dodici
-ore, egli aveva tenuto consiglio coi sacerdoti di Malebar-hill; aveva
-loro promesso un indennizzo considerevole, sapendo bene che il governo
-inglese si mostrava severissimo per quel genere di delitti; indi col
-treno successivo li aveva lanciati sulle tracce del sacrilego. Ma a
-cagione del tempo impiegato alla liberazione della giovane vedova, Fix
-e gli Indù giunsero a Calcutta prima del signor Fogg e del suo servo,
-che i magistrati avvisati per dispaccio dovevano arrestare alla loro
-discesa dal treno. Figuratevi il dispetto di Fix, allorchè seppe che
-Phileas Fogg non era ancora giunto nella capitale dell’India! Egli
-dovette credere che il suo ladro, fermandosi ad una delle stazioni del
-_Peninsular railway_, si era rifugiato nelle provincie settentrionali.
-Durante ventiquattr’ore, in mezzo a mortali inquietudini, Fix lo
-appostò alla stazione. Quale fu dunque la sua gioia allorchè quella
-mattina stessa lo vide scendere dal vagone in compagnia, vero è, di
-una giovane donna, di cui non poteva spiegarsi la presenza. Subito gli
-lanciò addosso il policeman, ed ecco come il signor Fogg, Gambalesta
-e la vedova del rajà del Bundelkund furono tratti dinanzi al giudice
-Obadiah.
-
-E se Gambalesta fosse stato meno preoccupato del fatto suo, avrebbe
-scorto, nell’angolo del pretorio, il _detective_ che seguiva il
-dibattimento con un interesse facile a comprendere, poichè a Calcutta,
-come a Bombay, come a Suez, il mandato d’arresto gli mancava ancora.
-
-Però, il giudice Obadiah aveva preso atto della confessione di
-Gambalesta, che avrebbe dato tutto quello che possedeva per ritirare le
-sue imprudenti parole.
-
-“I fatti sono confessati? disse il giudice.
-
-— Confessati, rispose freddamente il signor Fogg.
-
-— Ritenuto, ripigliò il giudice, ritenuto che la legge inglese, intende
-proteggere ugualmente tutte le religioni delle popolazioni dell’India,
-il reato essendo confessato dal signor Gambalesta, convinto di aver
-violato con piede sacrilego il lastrico della pagoda di Malebar-hill,
-a Bombay, nella giornata del 20 ottobre, condanno il detto Gambalesta a
-quindici giorni di carcere e ad una multa di trecento sterline (7,500).
-
-— Trecento sterline? esclamò Gambalesta, che non era veramente
-sensibile che alla multa.
-
-— Silenzio! disse l’usciere con voce stridente.
-
-— E, soggiunse il giudice Obadiah, ritenuto che non è materialmente
-provato che non ci sia stata connivenza tra il servo e il padrone, che
-in ogni caso quest’ultimo deve essere tenuto responsabile dei fatti e
-dei gesti di un servo a’ suoi stipendii, dichiara colpevole il detto
-Phileas Fogg e lo condanna ad otto giorni di carcere e centocinquanta
-sterline di ammenda. Cancelliere, chiamate un’altra causa!„
-
-Fix, nel suo angolo, provava un’indicibile soddisfazione. Phileas Fogg,
-trattenuto otto giorni a Calcutta, era più di quanto occorreva per dare
-al mandato il tempo di giungergli.
-
-Gambalesta era stordito. Quella condanna rovinava il suo padrone. Una
-scommessa di ventimila sterline perduta, e tutto ciò perchè, da vero
-balordo, egli era entrato in quella maledetta pagoda!
-
-Phileas Fogg, tanto padrone di sè come se quella condanna non lo
-concernesse, non aveva neppure corrugato il sopracciglio. Ma, al
-momento in cui il cancelliere chiamava un’altra causa, si alzò e disse:
-
-“Offro cauzione.
-
-— È nel vostro diritto,„ rispose il giudice.
-
-Fix si sentì agghiadare, ma tirò il fiato quando udì il giudice, “vista
-la qualità di stranieri di Phileas Fogg e del suo servo, fissare la
-cauzione per ciascun d’essi alla somma enorme di mille sterline (25,000
-franchi).
-
-Sarebbe stata una spesa di duemila sterline per Phileas Fogg, se non
-purgava la sua condanna.
-
-“Io pago,„ disse il nostro gentleman.
-
-E dal sacco che portava Gambalesta estrasse un pacco di banconote che
-depose sulla scrivania del cancelliere.
-
-“Questa somma vi sarà restituita alla vostra uscita dal carcere, disse
-il giudice. Frattanto, voi siete libero sotto cauzione.
-
-— Venite, disse Phileas Fogg al suo servo.
-
-— Ma almeno restituiscano le scarpe! esclamò Gambalesta con un
-movimento d’ira.
-
-Gli restituirono le sue scarpe.
-
-“Queste sì che costano caro! mormorò egli. Più di mille sterline l’una!
-Senza dire che mi calzano male!„
-
-Gambalesta, mogio, mogio, come un cane bastonato, seguì Fogg, che aveva
-offerto il suo braccio alla giovine donna. Fix sperava ancora che il
-suo ladro non si deciderebbe mai ad abbandonare quella somma di duemila
-sterline e che farebbe i suoi otto giorni di prigione. Si gettò dunque
-sulle tracce di Fogg.
-
-Il signor Fogg prese una carrozza, nella quale salirono subito mistress
-Auda, Gambalesta e lui. Fix corse dietro la carrozza che si fermò poco
-dopo sopra uno dei moli della città.
-
-A mezzo miglio in rada il _Rangoon_ era ancorato con la bandiera di
-partenza alzata in testa all’albero. Undici ore suonavano. Il signor
-Fogg era in anticipazione di un’ora. Fix lo vide scendere dalla
-carrozza ed imbarcarsi in una lancia con mistress Auda e il suo servo.
-Il _detective_ battè il piede a terra.
-
-“Oh! il furfante! esclamò, ei parte! Duemila sterline sacrificate!
-Prodigo come un ladro! Ah! gli terrò dietro sin in capo al mondo, se
-occorre; ma di questo passo, egli darà fondo a tutto il denaro del
-furto!„
-
-La riflessione dell’ispettore di polizia era perfettamente ragionevole.
-Infatti, da quando aveva lasciato Londra, tra spese di viaggio e in
-premi, in compera d’elefante, in cauzioni e in multa, Phileas Fogg
-aveva già seminato più di cinquemila sterline (125,000 franchi), sulla
-sua strada; e il tanto per cento della somma ricuperata, destinato ai
-_detectives_, andava diminuendo sempre!
-
-
-
-
-CAPITOLO XVI.
-
-Nel quale Fix fa l’indiano.
-
-
-Il _Rangoon_, uno dei piroscafi che la Compagnia peninsulare ed
-orientale impiega al servizio dei mari della Cina e del Giappone,
-era uno _steamer_ in ferro, ad elice, della portata lorda di
-millesettecentosettanta tonnellate, e di una forza nominale di
-quattrocento cavalli. Esso eguagliava il _Mongolia_ in celerità, ma
-non nei comodi. Epperò mistress Auda non venne così ben alloggiata come
-avrebbe desiderato Phileas Fogg. Ma non si trattava che di un tragitto
-di tremilacinquecento miglia, cioè di undici o dodici giorni, e la
-giovine donna non si mostrò di difficile contentatura.
-
-Durante i primi giorni di quel tragitto mistress Auda fece più ampia
-conoscenza con Phileas Fogg. Ad ogni occasione, ella gli attestava
-vivissima riconoscenza. Il flemmatico gentleman l’ascoltava, in
-apparenza almeno, con la massima freddezza, senza che una intonazione,
-un gesto svelasse in lui la più leggiera emozione. Egli vegliava a che
-nulla mancasse alla giovine donna. In certe ore andava regolarmente,
-se non a conversare, almeno ad ascoltarla. Adempiva verso di lei ai
-doveri della cortesia più stretta, ma con la grazia e col meccanismo
-d’un automa, cui i movimenti fossero stati combinati a questo uso.
-Mistress Auda non sapeva proprio capacitarsene; ma Gambalesta le
-aveva un tantino spiegato l’eccentrica personalità del suo padrone.
-Le aveva narrato quale scommessa traeva quel gentleman al giro del
-mondo. Mistress Auda aveva sorriso, ma alla fin fine essa gli doveva la
-vita, ed il suo salvatore non poteva essere che abbellito dalla di lei
-riconoscenza.
-
-Mistress Auda confermò il racconto che la guida indù aveva fatto
-della sua commovente istoria. Ella era, infatti, di quella razza che
-tiene il primo posto fra le razze indigene. Parecchi negozianti parsì
-ammassarono grandi ricchezze alle Indie, nel commercio dei cotoni. Uno
-di loro, sir James Jejeebhoy, venne fatto nobile dal governo inglese,
-e mistress Auda era parente di questo ricco personaggio che abitava
-Bombay. Era anzi un cugino di sir Jejeebhoy, l’onorevole Jejeeh, colui
-presso il quale ella intendeva recarsi a Hong-Kong. Troverebbe in casa
-sua ricetto ed assistenza? Non poteva affermarlo. Al che il signor Fogg
-rispondeva ch’ella non avesse ad inquietarsi, che tutto s’aggiusterebbe
-matematicamente! Fu la sua parola.
-
-La giovine signora comprendeva essa quell’orribile avverbio? Chi sa?
-Tuttavia, i suoi grandi occhi si fissavano su quelli del signor Fogg,
-i suoi grandi occhi “limpidi come i laghi sacri dell’Hymalaya!„ Ma
-l’intrattabile Fogg, più che mai chiuso non pareva uomo da gettarsi in
-quel lago!
-
-Questa prima parte del viaggio del _Rangoon_ si compì in eccellenti
-condizioni. Il tempo era discreto. Tutta quella porzione dell’immensa
-baja, chiamata dai marinai “le braccia del Bengala,„ si mostrò
-favorevole al cammino del piroscafo. Il _Rangoon_ ebbe presto in
-vista l’isola del Grand’Andaman, la principale del gruppo, che la sua
-pittoresca montagna di Saddle-Peak, alta duemila e quattrocento piedi,
-annunzia molto da lontano ai navigatori.
-
-La costa fu rasentata assai da vicino, ma i selvaggi Papuasi dell’isola
-non si mostrarono affatto. Sono esseri posti all’ultimo gradino della
-scala umana ma che a torto vennero ritenuti antropofagi.
-
-Lo sviluppo panoramico di quelle isole era magnifico. Immense
-foreste di latani, di arecche, di bambù, di noci moscate, di teck,
-di gigantesche mimose, di felci arborescenti, coprivano il paese sul
-dinanzi e indietro si profilava l’elegante contorno delle montagne.
-Sulla costa pullulavano a migliaia quelle preziose rondini salangane, i
-cui nidi commestibili formano una vivanda ricercata nel Celeste Impero.
-Ma tutto quello spettacolo variato, offerto agli sguardi dal gruppo
-delle Andaman trascorse veloce, ed il _Rangoon_ si avviò rapidamente
-verso lo stretto di Malacca che doveva dargli accesso nei mari della
-Cina.
-
-Che faceva durante questo tragitto l’ispettore Fix, sì sventuratamente
-trascinato in un viaggio di circumnavigazione? Alla partenza da
-Calcutta, dopo aver lasciato istruzioni affinchè se finalmente
-giungesse il mandato, gli venisse spedito a Hong-Kong, egli aveva
-potuto imbarcarsi a bordo del _Rangoon_ senza essere visto da
-Gambalesta, e sperava di poter celare la sua presenza sino all’arrivo
-del piroscafo a Hong-Kong. Infatti, gli sarebbe stato difficile di
-spiegare perchè si trovasse a bordo, senza destare i sospetti di
-Gambalesta, che doveva crederlo a Bombay. Ma fu condotto a rinnovare
-la conoscenza di quel buon diavolaccio dalla logica stessa delle
-circostanze. In che modo? Ora si vedrà.
-
-Tutte le speranze, tutt’i desideri dell’ispettore di polizia erano
-ormai concentrati sopra un unico punto del mondo: Hong-Kong, poichè
-il piroscafo si fermava troppo poco a Singapore perchè egli potesse
-operare in questa città. Era dunque ad Hong-Kong ch’egli doveva
-arrestare il ladro; o il ladro gli sfuggiva, per così dire, senza
-rimedio.
-
-Infatti, Hong-Kong era ancora terra inglese, ma l’ultima che
-s’incontrasse sulla strada. Al di là, la Cina, il Giappone, l’America
-offrivano un rifugio quasi sicuro al signor Fogg. A Hong-Kong, se vi
-trovava finalmente il mandato d’arresto, che evidentemente gli correva
-dietro, Fix arrestava Fogg e lo metteva nelle mani della polizia
-locale. Nessuna difficoltà. Ma dopo Hong-Kong, un semplice mandato
-d’arresto non basterebbe più. Occorrerebbe un atto d’estradizione. Da
-qui, ritardi, lentezze, ostacoli di ogni specie, di cui il briccone
-approfitterebbe per sfuggire definitivamente. Se l’operazione falliva
-a Hong-Kong, sarebbe, se non impossibile, almeno difficilissimo, di
-ripigliarla con qualche probabilità di buon successo.
-
-“Dunque, ruminava il signor Fix, durante quelle lunghe ore che passava
-nella sua cabina, o il mandato sarà a Hong Kong, ed arresto il mio omo,
-o non ci sarà, e questa volta bisogna ad ogni costo ch’io ritardi la
-sua partenza! Ho fallito a Bombay, ho fallito a Calcutta! Se sbaglio
-il colpo a Hong-Kong la mia riputazione è spacciata! A qualunque costo
-bisogna riuscire. Ma qual mezzo usare per ritardare, se è necessario,
-la partenza di questo maledetto Fogg?„
-
-Per ultimo espediente, Fix era deciso a confidare tutto a Gambalesta,
-e fargli conoscere quel padrone che serviva e di cui non era certamente
-complice. Gambalesta, illuminato da questa rivelazione, e nella tema di
-essere compromesso, farebbe causa comune con lui, Fix. Ma infine era un
-mezzo rischiosissimo, che non poteva essere adoperato che all’ultima
-estremità. Una parola di Gambalesta al suo padrone basterebbe a
-compromettere irrevocabilmente l’affare.
-
-L’ispettore di polizia era dunque immensamente imbarazzato, allorchè
-la presenza di mistress Auda a bordo del _Rangoon_, in compagnia di
-Phileas Fogg, gli aprì nuovi orizzonti.
-
-Chi era quella donna? Quale concorso di circostanze ne aveva fatta
-la compagna di Fogg? Era evidentemente tra Bombay e Calcutta che
-l’incontro aveva avuto luogo. Ma in qual punto della penisola? Il caso
-soltanto aveva unito Phileas Fogg e la giovane viaggiatrice? oppure
-quel viaggio attraverso l’India, sarebb’egli stato intrapreso da quel
-gentleman allo scopo di raggiungere quella leggiadra persona? Poichè
-invero ella era leggiadra. Fix lo aveva ben visto nella sala d’udienza
-del tribunale di Calcutta.
-
-Si comprende a qual punto l’agente dovesse trovarsi imbarazzato. Egli
-chiese a sè stesso se non ci fosse in quella faccenda qualche colpevole
-rapimento. Sì! doveva essere così! Quest’idea s’incastonò nel cervello
-di Fix, ed ei riconobbe tutto il vantaggio che poteva trarre da tale
-circostanza. Fosse maritata o no quella donna, c’era rapimento; a
-Hong-Kong, si poteva suscitare al rapitore imbarazzi tali da non
-potersene districare a forza di denaro.
-
-Ma non bisognava aspettare l’arrivo del _Rangoon_ a Hong-Kong. Quel
-Fogg aveva la pessima abitudine di saltare da un battello all’altro, e,
-prima che s’iniziasse la causa, egli poteva essere già lontano.
-
-L’importante era dunque di avvertire le autorità inglesi e di segnalare
-il passaggio del _Rangoon_ prima del suo approdo. Ora, nulla di più
-facile, giacchè il piroscafo si soffermava a Singapore, e Singapore è
-congiunta alla terra cinese da un filo telegrafico.
-
-Tuttavia, prima di agire e per operare più sicuramente, Fix risolse
-d’interrogare Gambalesta. Egli pensò che non sarebbe molto difficile
-far cantare quel giovane, e si decise ad uscir dall’_incognito_ in cui
-erasi sin allora tenuto. Ora, non c’era tempo da perdere. Si era al 31
-ottobre, e la domane stessa, il _Rangoon_ doveva poggiare a Singapore.
-
-Laonde, quel giorno, Fix, uscendo dal suo camerino, salì sul ponte,
-nell’intenzione di accostare Gambalesta, dando pel primo segni di
-grande sorpresa. Gambalesta passeggiava a prora, quando l’ispettore si
-precipitò verso di lui, esclamando:
-
-“Voi! sul _Rangoon_?
-
-— Il signor Fix a bordo! rispose Gambalesta, tutto sorpreso,
-riconoscendo il suo compagno di viaggio del _Mongolia_. Che! vi lascio
-a Bombay, e vi ritrovo sulla strada di Hong-Kong! Ma dunque fate anche
-voi il giro del mondo?
-
-— No, no, rispose Fix, e intendo fermarmi a Hong-Kong, almeno qualche
-giorno.
-
-— Ah! disse Gambalesta, che parve un momento sorpreso. Ma come va che
-non vi ho visto a bordo dalla nostra partenza da Calcutta in qua?
-
-— Ecco, un certo malessere... un po’ di mal di mare.... Sono rimasto
-coricato nel mio camerino... il golfo di Bengala non mi si confà tanto
-come l’oceano indiano. E il vostro padrone, il signor Phileas Fogg?
-
-— In ottima salute, e puntuale quanto il suo itinerario! Non un giorno
-di ritardo! Ah! signor Fix, non ne sapete nulla, voi, ma abbiamo anche
-una giovane signora con noi.
-
-— Una giovine signora?„ rispose l’agente, che aveva proprio l’aria di
-non capire quello che il suo interlocutore voleva dire.
-
-Ma Gambalesta non istette un pezzo a raccontargli la storia di lei. Gli
-narrò l’incidente della pagoda di Bombay, l’acquisto dell’elefante al
-prezzo di duemila sterline, la faccenda del _sutty_, il rapimento di
-Auda, la condanna del tribunale di Calcutta, la libertà sotto cauzione.
-Fix, che conosceva l’ultima parte di questi incidenti, pareva ignorarli
-tutti, e Gambalesta pigliava gusto a narrare le sue avventure dinanzi
-ad un uditore che gli esternava tanto interesse.
-
-“Ma, in fin de’ fini, chiese Fix, il vostro padrone ha forse
-l’intenzione di condurre quella giovane in Europa?
-
-— Mainò, signor Fix, mainò! Noi andiamo semplicemente ad affidarla alle
-cure di un suo parente, ricco negoziante di Hong-Kong.
-
-— Nulla da fare! disse tra sè il _detective_, dissimulando il suo
-dispetto. Un bicchiere di _gin_, signor Gambalesta?
-
-— Volentieri, signor Fix. E sia per bere alla salute del nostro
-incontro a bordo del _Rangoon!_
-
-
-
-
-CAPITOLO XVII.
-
-Nel quale si tratta un po’ di tutto durante il tragitto da Singapore a
-Hong-Kong.
-
-
-Da quel giorno, Gambalesta e il _detective_ s’incontrarono di
-frequente, ma l’agente si tenne in una rigorosa riserva di fronte al
-suo compagno, e non tentò affatto di farlo parlare. Una o due volte
-soltanto, egli intravide il signor Fogg che rimaneva volentieri nel
-gran salone del _Rangoon_, sia che tenesse compagnia a mistress Auda,
-sia che giuocasse al _whist_, secondo la sua invariabile abitudine.
-
-Quanto a Gambalesta, egli erasi dato a meditare più che seriamente
-sul caso singolare che aveva posto, di bel nuovo, Fix sulla strada
-del suo padrone. E, infatti, il caso era singolare. Cotesto gentleman,
-amabilissimo, garbatissimo di sicuro, che s’incontra dapprima a Suez,
-che s’imbarca sul _Mongolia_, che sbarca a Bombay ove dice di dover
-soggiornare, che si ritrova sul _Rangoon_, in via per Hong-Kong, in
-poche parole, che segue passo passo l’itinerario del signor Fogg, era
-tal cosa che meritava proprio da rifletterci su. C’era una concordanza
-per lo meno bizzarra. A chi mai teneva dietro quel Fix? Gambalesta
-era pronto a scommettere le sue pantofole — le aveva preziosamente
-conservate — che Fix lascerebbe Hong-Kong al pari di loro, e
-probabilmente sullo stesso piroscafo.
-
-Avess’anco riflettuto per un secolo. Gambalesta non avrebbe mai
-indovinato di quale missione l’agente era stato incaricato. Mai avrebbe
-immaginato che Phileas Fogg fosse seguito a vista come ladro intorno
-al globo terrestre. Ma, siccome è insito nella natura umana di dare
-una spiegazione a tutto, ecco il nostro Gambalesta, improvvisamente
-illuminato, interpretare la presenza permanente di Fix, ed in verità
-la sua interpretazione era molto plausibile. Secondo lui, Fix non era
-e non poteva essere che un agente lanciato sulle tracce del signor Fogg
-da’ suoi colleghi del Reform-Club, affine di verificare se quel viaggio
-si effettuava regolarmente intorno al mondo, giusta l’itinerario
-convenuto.
-
-“È evidente! è evidente! ripeteva a sè stesso l’onesto giovane, tutto
-inorgoglito della sua perspicacia. È una spia che quei gentleman ci
-hanno posto alle calcagna! Ma non istà bene! Il signor Fogg così probo!
-così onorevole! Farlo spiare da un agente! Ah! signori del Reform-Club,
-ciò vi costerà caro.„
-
-Gambalesta, esaltato dalla sua scoperta, risolse però di non dir
-nulla al suo padrone, temendo che questi non fosse giustamente offeso
-della diffidenza che gli mostravano i suoi avversarii. Ma si propose
-di motteggiare Fix alla prima occasione, a parole velate e senza
-compromettersi.
-
-Il mercoledì, 30 ottobre, nel pomeriggio, il _Rangoon_ imboccava
-lo stretto di Malacca, che separa la penisola di questo nome dalle
-terre di Sumatra. Alcuni isolotti montuosi, molto scoscesi, molto
-pittoreschi, toglievano ai passeggieri la vista della grande isola.
-
-La domane, alle quattro del mattino, il _Rangoon_, che aveva guadagnato
-mezza giornata sul suo tragitto regolamentare, poggiava a Singapore, a
-fine di rinnovarvi la sua provvista di carbone.
-
-Phileas Fogg annotò questa anticipazione nella colonna dei guadagni,
-e stavolta scese a terra, accompagnando mistress Auda, che aveva
-manifestato il desiderio di passeggiare per qualche ora.
-
-Fix, al quale qualunque azione di Fogg sembrava sospetta, lo seguì
-senza lasciarsi scorgere.
-
-Quanto a Gambalesta, che rideva _in petto_ a vedere la manovra di Fix,
-egli andò a fare le sue solite compere.
-
-L’isola di Singapore non è nè grande nè di aspetto imponente. Mancando
-di montagne, le mancano i profili; tuttavia è graziosa nella sua
-magrezza: è un parco intersecato da belle strade. Un bell’equipaggio,
-tirato da quei cavalli eleganti importati dalla nuova Olanda, trasportò
-mistress Auda e Phileas Fogg in mezzo ai boschetti di palmizi, dallo
-splendido fogliame, e di garofani le cui teste sono formate dal
-bocciuolo stesso del fiore socchiuso. Là i cespugli di pepe surrogavano
-le siepi spinose delle campagne europee; i sagù e le grandi felci
-dai rami superbi variavano l’aspetto di quella regione tropicale;
-moscati dal fogliame inverniciato impregnavano l’aria di un profumo
-penetrante. Le scimmie, bande vigili e smorfiose, non mancavano nei
-boschi, nè forse le tigri nelle _jungle_. Se alcuno si meravigliasse di
-sentire che in quell’isola, sì piccola relativamente, questi terribili
-carnivori non siano distrutti fino all’ultimo, risponderemo che essi ci
-vanno da Malacca, attraversando lo stretto a nuoto.
-
-Dopo aver percorso la campagna durante due ore, mistress Auda e il
-di lei compagno, che guardava un pochino senza vedere, rientrarono
-nella città, vasta agglomerazione di case tozze e basse, circondate da
-incantevoli giardini dove germogliano le manguste, gli ananas e tutti i
-migliori frutti del mondo.
-
-A dieci ore facevano ritorno al piroscafo, dopo essere stati seguiti,
-senza pur sospettarlo, dall’ispettore, che aveva dovuto anch’esso far
-le spese di una carrozza.
-
-Gambalesta li aspettava sul ponte del _Rangoon_. Il bravo giovane
-aveva comperato alcune dozzine di manguste, grosse come mele mezzane,
-di un bruno scuro al difuori, di un rosso vivo al didentro, ed il cui
-frutto bianco, liquefacendosi tra le labbra, procura ai buongustai
-un godimento impareggiabile. Gambalesta fu ben felice di offrirle a
-mistress Auda, che lo ringraziò con bel garbo.
-
-Alle undici, il _Rangoon_, rifornito di carbone, scioglieva i suoi
-ormeggi, e da lì a poche ore i passeggieri perdevano di vista quelle
-alte montagne di Malacca, le cui foreste albergano le più magnifiche
-tigri della terra.
-
-Milletrecento miglia all’incirca separano Singapore dall’isola di Hong
-Kong, piccolo territorio inglese staccato dalla costa cinese. Phileas
-Fogg aveva interesse a percorrerla in sei giorni al più, affine di
-pigliare a Hong-Kong il battello che doveva partire il 6 novembre per
-Yokohama, uno dei principali porti del Giappone.
-
-Il _Rangoon_ era molto carico. Buon numero di passeggieri si era
-imbarcato a Singapore: Indù, Cingalesi, Cinesi, Malesi, Portoghesi, che
-per la maggior parte occupavano i secondi posti.
-
-Il tempo, bellino sin allora, cangiò con l’ultimo quarto di luna. Ci
-fu mar grosso. Il vento soffiò a volte in gagliarda brezza, ma molto
-fortunatamente da parte di sud-est, il che favoriva il cammino dello
-_steamer_. Quando il vento era maneggevole, il capitano faceva spiegar
-le vele. Il _Rangoon_, guarnito a brigantino, navigò sovente colle
-sue due gabbie e il trinchetto, e la sua rapidità si accrebbe sotto
-la duplice azione del vapore e del vento. In tal modo si rasentarono,
-sopra onde corte e talvolta molto affaticanti, le coste di Annam e
-della Cocincina.
-
-Ma la colpa era piuttosto del _Rangoon_ che del mare, e i passeggieri,
-di cui la maggior parte furono ammalati, dovettero pigliarsela col
-piroscafo per quello strapazzo.
-
-Infatti, le navi della compagnia peninsulare che fanno il servizio dei
-mari della Cina hanno un serio difetto di costruzione. La proporzione
-della loro immersione a nave carica con la loro altezza di puntale
-è stata mal calcolata, e quindi essi non offrono che una debole
-resistenza al mare. Il loro volume chiuso, impenetrabile all’acqua, è
-insufficiente. Sono “annegati,„ per adoperare l’espressione marittima„
-e, per effetto di tale disposizione, non ci vogliono che pochi sbuffi
-di mare gettati a bordo per modificare la loro andatura. Queste
-navi sono dunque molto inferiori, se non pel motore e l’apparecchio
-svaporatore, ai tipi delle Messaggerie francesi, quali l’_Impératrice_
-e il _Cambodge_. Mentre, secondo i calcoli degl’ingegneri, questi
-possono imbarcare un peso d’acqua eguale al loro proprio peso prima di
-sommergere, i battelli della compagnia peninsulare, il _Golconda_, il
-_Corea_, ed infine il _Rangoon_, non potrebbero imbarcare il sesto del
-loro peso senza colare in fondo.
-
-Laonde, col cattivo tempo, conveniva pigliare grandi precauzioni;
-bisognava talvolta mettere alla cappa piccolo vapore. Era una perdita
-di tempo che non sembrava turbare Phileas Fogg in nissun modo, ma di
-cui Gambalesta si mostrava sommamente irritato. Egli accusava allora
-il capitano, il macchinista, la Compagnia, e mandava al diavolo tutti
-coloro che s’impicciano di trasportare viaggiatori. Fors’anco, il
-pensiero di quel becco a gas che continuava a bruciare per conto suo
-nella casa di Saville-row, entrava per molto nella sua impazienza.
-
-“Ma avete dunque gran fretta di giungere a Hong-Kong? gli chiese un
-giorno il _detective_.
-
-— Altro che! rispose Gambalesta.
-
-— Credete che il signor Fogg abbia premura di prendere il piroscafo di
-Yokohama?
-
-— Una premura spaventevole.
-
-— Voi dunque credete ora a questo singolare viaggio intorno al mondo?
-
-— Assolutamente. E voi, signor Fix?
-
-— Io? io non ci credo!
-
-— Burlone!„ rispose Gambalesta, strizzando l’occhio.
-
-Questa parola lasciò l’agente sopra pensiero. Quel qualificativo
-lo inquietò, senza saperne proprio il perchè. Il Francese lo aveva
-forse indovinato? Non sapeva proprio che pensare. Ma la sua qualità
-di _detective_, di cui egli solo aveva segreto, come mai Gambalesta
-avrebbe potuto riconoscerla? Eppure, parlandogli così, Gambalesta aveva
-certamente avuto un sottinteso.
-
-Accadde anzi che il bravo giovane andò più in là, un altro giorno; ma
-non vi seppe resistere. Egli non poteva tenersi la lingua.
-
-— Dite un po’, signor Fix, chiese egli al suo compagno in tono
-malizioso, giunti a Hong-Kong, avremo forse la disgrazia di lasciarvi
-colà?
-
-— Ma, rispose Fix non poco imbarazzato, non so!... Forse....
-
-— Ah! disse Gambalesta, se ci accompagnaste, la sarebbe una vera
-fortuna per me! Suvvia! un agente della Compagnia peninsulare non
-potrebbe fermarsi per strada! voi non andavate che a Bombay, ed eccovi
-fra poco in Cina! L’America non è lontana e dall’America all’Europa non
-c’è che un passo!
-
-Fix guardava attentamente il suo interlocutore che gli mostrava
-la faccia più amabile del mondo, e pensò bene di ridere con lui.
-Ma questi, che era in vena, gli chiese “se gli fruttava molto quel
-mestiere.„
-
-— Sì e no, rispose Fix senza muover ciglio. Ci sono buoni e cattivi
-affari. Ma capite bene che non viaggio a spese mie!
-
-— Oh! per questo ne sono certo! esclamò Gambalesta ridendo con maggior
-forza.
-
-Finita la conversazione, Fix rientrò nel suo camerino e si pose a
-riflettere. Egli era evidentemente scoperto. In un modo o nell’altro,
-il Francese aveva riconosciuto la sua qualità di _detective_. Ma aveva
-egli avvertito il suo padrone? Che parte faceva in tutto ciò? Era
-complice o no? L’affare era venuto a sapersi, ed era quindi fallito?
-L’agente passò alcune ore difficili, quando credendo tutto perduto,
-quando sperando che Fogg ignorasse la situazione, infine non sapendo a
-qual partito appigliarsi.
-
-Però la calma si ristabilì nel suo cervello, ed egli risolse di
-agire francamente con Gambalesta. Se egli non si trovava nelle volute
-condizioni per arrestare Fogg a Hong-Kong, e se Fogg si preparava a
-lasciare definitivamente stavolta il territorio inglese, egli, Fix,
-direbbe tutto a Gambalesta. O il servo era complice del suo padrone, —
-e questi sapeva tutto, ed in questo caso l’affare era definitivamente
-compromesso, — o il servo non c’entrava per nulla nel furto, ed allora
-il suo interesse sarebbe di abbandonare il ladro.
-
-Tale era dunque la situazione rispettiva di quei due uomini, e,
-al disopra di essi, Phileas Fogg troneggiava nella sua maestosa
-indifferenza. Egli compiva razionalmente la sua orbita intorno al mondo
-senza darsi pensiero degli asteroidi che gli gravitavano intorno.
-
-Eppure, nelle vicinanze, c’era, — giusta l’espressione degli astronomi,
-— un astro turbatore che avrebbe dovuto produrre certe perturbazioni
-sull’onore del nostro gentleman. Ma no! le grazie di mistress Auda non
-agivano punto, con grande sorpresa di Gambalesta, e le perturbazioni,
-se esistevano, sarebbero state più difficili a calcolare di quelle di
-Urano che guidarono alla scoperta di Nettuno.
-
-Sì! era una meraviglia di tutt’i giorni per Gambalesta, che leggeva
-tanta riconoscenza verso il suo padrone negli occhi della giovine
-donna! Decisamente, Phileas Fogg aveva tanto onore quanto ne occorreva
-per condursi eroicamente, ma amorosamente no! Riguardo poi alle
-preoccupazioni che i rischi di quel viaggio potevano far nascere, non
-ce n’era traccia. Ma Gambalesta viveva in ansie continue. Un giorno,
-appoggiatosi alla balaustrata dell’_engine-room_[14], egli guardava
-la potente macchina che andava a volte in sulle furie, allorchè, in un
-violento movimento di beccheggio, l’elice si affannava fuor delle onde.
-Il vapore sbuffava allora dalle valvole, il che provocava la collera
-del degno figliuolo.
-
-— Non sono sufficientemente cariche queste valvole! esclamò egli.
-Non si cammina. Ecco come sono questi Inglesi! Oh! se fosse una nave
-americana, si salterebbe forse, ma si andrebbe più presto!
-
-
-
-
-CAPITOLO XVIII.
-
-Nel quale i signori Fogg, Gambalesta e Fix vanno pei loro affari per
-strade diverse.
-
-
-Durante gli ultimi giorni del tragitto, il tempo fu cattivo anzi che
-no. Il vento divenne gagliardissimo. Spirando dal nord-ovest, esso
-inceppò il cammino del piroscafo. Il _Rangoon_, troppo instabile, rollò
-considerevolmente, e i passeggieri furono in diritto di serbar rancore
-a quei lunghi cavalloni che il vento sollevava dal largo.
-
-Durante la notte del 3 e del 4 novembre, vi fa una specie di tempesta.
-La burrasca sferzò il mare con veemenza. Il _Rangoon_ dovette porre
-alla cappa per una mezza giornata, mantenendosi con dieci giri d’elice
-soltanto, in modo da pigliar le onde di sbieco. Tutte le vele erano
-serrate, e ce n’era già di troppo degli attrezzi che fischiavano in
-mezzo alle raffiche.
-
-La celerità del piroscafo, ben s’intende, fu notevolmente diminuita, e
-si potè ritenere ch’esso giungerebbe a Hong-Kong con ventiquattro ore
-almeno di ritardo dall’ora regolamentare, e forse più se la tempesta
-non cessava.
-
-Phileas Fogg assisteva a quello spettacolo d’un mare furibondo,
-che pareva lottasse direttamente contro di lui, con la sua abituale
-impassibilità. La sua fronte non si oscurò neanco un istante, eppure
-un ritardo di venti ore poteva compromettere il suo viaggio, facendolo
-mancare alla partenza del piroscafo di Yokohama. Ma quell’uomo senza
-nervi non risentiva nè impazienza nè noia. Pareva proprio che quella
-tempesta fosse compresa nel suo programma, che fosse prevista. Mistress
-Auda, che s’intratteneva col suo compagno di quel contrattempo, lo
-trovò non meno calmo che pel passato.
-
-Fix, lui, non vedeva queste cose di pari occhio: tutt’altro.
-Quella tempesta gli piaceva, la sua soddisfazione sarebbe anzi
-stata sconfinata, se il _Rangoon_ fosse stato obbligato a fuggire
-dinanzi alla procella. Tutti quei ritardi lo secondavano, poichè
-obbligherebbero il signor Fogg a rimanere qualche giorno a Hong-Kong.
-Infine, il cielo con le sue raffiche e le sue burrasche favoriva il
-suo gioco. Egli era bensì un pochino ammalato, ma che monta! egli non
-badava alle nausee, e, quando il corpo gli si torceva sotto il mal di
-mare, la sua faccia traspirava una immensa soddisfazione.
-
-Quanto a Gambalesta, potete figurarvi in quale ira poco dissimulata
-egli trascorresse quel cimento. Finora tutto era andato così bene!
-La terra e l’acqua sembravano essere al comando del suo padrone;
-battelli e ferrovie gli obbedivano; il vento ed il vapore si univano
-per favorire il suo viaggio. L’ora della disdetta era dunque suonata.
-Gambalesta, come se le ventimila sterline della scommessa avessero
-dovuto uscire dalla sua borsa, non viveva più. Quella tempesta
-lo esasperava, quella raffica lo metteva in furore, egli avrebbe
-volentieri sferzato quel mare disobbediente! Povero giovane! Fix gli
-celò accuratamente la sua soddisfazione personale, e fece bene, chè
-se Gambalesta avesse indovinato il segreto giubilo di Fix, Fix avrebbe
-passato un brutto quarto d’ora.
-
-Gambalesta, durante tutta la durata della burrasca, se ne stette
-sul ponte del _Rangoon_. Egli non avrebbe potuto starsene abbasso;
-s’arrampicava all’alberatura; maravigliava l’equipaggio ed aiutava
-a tutto con un’agilità da scimmia. Cento volte egli interrogò il
-capitano, gli ufficiali, i marinai, che non potevano far a meno di
-ridere vedendo un giovanotto così disinvolto. Gambalesta voleva sapere
-assolutamente quanto tempo sarebbe durata la tempesta. Lo si rimandava
-allora al barometro, che non si decideva a risalire. Gambalesta scoteva
-il barometro; ma a nulla servivano nè le scosse nè le ingiurie di cui
-egli caricava l’irresponsabile strumento.
-
-Finalmente la procella si calmò. Lo stato del mare si modificò nella
-giornata del 4 novembre. Il vento balzò di due quarti nel sud e
-ridivenne favorevole.
-
-Gambalesta si rasserenò col tempo. Le gabbie e le vele basse poterono
-essere sciolte, e il _Rangoon_ ripigliò il suo cammino con una
-prodigiosa celerità.
-
-Ma non si poteva riacquistare tutto il tempo perduto. Era mestieri
-rassegnarsi, e la terra non fu segnalata che il 6, alle cinque del
-mattino. L’itinerario di Phileas Fogg recava l’arrivo del piroscafo al
-5. Ora, esso non giungeva che il 6. Erano ventiquattr’ore di ritardo, e
-la partenza per Yokohama sarebbe necessariamente perduta.
-
-Alle sei, il pilota salì a bordo del _Rangoon_ e prese posto sul palco,
-affine di dirigere la nave nei passaggi sino al porto di Hong-Kong.
-
-Gambalesta moriva dalla voglia d’interrogare quell’uomo, e di
-domandargli se il piroscafo di Yokohama aveva lasciato Hong-Kong.
-Ma non osava, preferendo serbare un po’ di speranza sino all’ultimo
-momento. Egli aveva confidato le sue inquietudini a Fix, il quale, —
-volpe fina, — cercava di consolarlo, dicendogli che il signor Fogg
-sarebbe giunto in tempo per imbarcarsi sul prossimo piroscafo. Ciò
-poneva Gambalesta in una collera cieca.
-
-Ma se Gambalesta non si peritò di interrogare il pilota, il signor
-Fogg, dopo aver consultato il suo _Bradshaw_, chiese con la sua aria
-tranquilla, al detto pilota, se sapeva quando partirebbe un battello da
-Hong-Kong per Yokohama.
-
-— Domani con la marea del mattino, rispose il piloto.
-
-— Ah! fece il signor Fogg, senza manifestare un’ombra di meraviglia.
-
-Gambalesta, che era presente, avrebbe volentieri abbracciato il piloto,
-al quale Fix avrebbe voluto torcere il collo.
-
-— Qual è il nome di cotesto _steamer_? chiese il signor Fogg.
-
-— Il _Carnatic_, rispose il piloto.
-
-— Non doveva partir ieri?
-
-— Sì, signore, ma si è dovuto raddobbare una delle sue caldaie, e la
-partenza venne rimandata a domani.
-
-— Vi ringrazio, rispose il signor Fogg, che col suo passo automatico
-ridiscese nel salone del _Rangoon_.
-
-Quanto a Gambalesta, egli afferrò la mano del piloto e la strinse
-vigorosamente dicendo;
-
-— Voi, piloto, siete un brav’uomo!
-
-Il piloto non venne mai a sapere perchè le sue risposte gli valsero una
-sì amichevole espansione. Ad un colpo di fischietto, egli risalì sul
-palco e diresse il piroscafo in mezzo a quella flottiglia di giunche,
-tankas, battelli pescherecci, navi d’ogni specie, che ingombravano la
-rada di Hong-Kong.
-
-A un’ora, il _Rangoon_ era al molo, e i passaggieri sbarcavano.
-
-In quella circostanza, il caso aveva singolarmente arriso a Phileas
-Fogg, bisogna convenirne. Senza quella necessità di riparare le sue
-caldaie, il _Carnatic_ sarebbe partito il 5 novembre, e i viaggiatori
-del Giappone avrebbero dovuto aspettare per otto giorni la partenza
-del piroscafo seguente. Il signor Fogg era bensì in ritardo di
-ventiquattr’ore, ma quel ritardo non poteva aver conseguenza dannosa
-pel resto del viaggio.
-
-Infatti, lo _steamer_, che fa da Yokohama a San Francisco la traversata
-del Pacifico, era in corrispondenza diretta col piroscafo di Hong-Kong,
-e non poteva partire prima che questo fosse giunto. Evidentemente, vi
-sarebbero ventiquattr’ore di ritardo, ma, durante i ventidue giorni che
-dura la traversata del Pacifico, sarebbe facile riacquistarli. Phileas
-Fogg si trovava dunque, meno ventiquattr’ore, nelle condizioni del suo
-programma, trentacinque giorni dopo aver lasciato Londra.
-
-Siccome il _Carnatic_ non partiva che il mattino seguente alle cinque,
-il signor Fogg aveva innanzi a sè sedici ore per occuparsi de’ suoi
-affari, cioè di quelli che concernevano mistress Auda. Sbarcando dal
-battello, egli offrì il suo braccio alla giovine donna e la condusse
-verso un palanchino. Chiese ai portatori di indicargli un albergo,
-ed essi gli designarono l’_Hôtel du Club_. Il palanchino si pose
-in cammino, seguito da Gambalesta, e venti minuti dopo giungeva a
-destinazione.
-
-Un appartamento fu richiesto per la giovine donna, e Phileas Fogg
-vegliò a che ella non mancasse di nulla. Indi, egli disse a mistress
-Auda che andava immediatamente in cerca di quel parente alle cui cure
-doveva lasciarla a Hong-Kong. In pari tempo, dava a Gambalesta l’ordine
-di non moversi dall’albergo fino al suo ritorno, affinchè la giovine
-signora non vi rimanesse sola.
-
-Il gentleman si fece condurre alla Borsa. Colà si conoscerebbe
-immancabilmente un personaggio come l’onorevole Jejech, che si noverava
-tra i più ricchi commercianti della città.
-
-Il sensale al quale il signor Fogg si rivolse conosceva infatti il
-negoziante Parsì. Ma già da due anni costui non abitava più la Cina.
-Raccolta una bella sostanza, egli erasi stabilito in Europa, in Olanda,
-credevasi; il che si spiegava con le numerose relazioni ch’egli aveva
-avute con questo paese durante la sua carriera commerciale.
-
-Phileas Fogg ritornò all’_Hôtel du Club_. Senz’altro fece chiedere a
-mistress Auda il permesso di presentarsi a lei, e, senza preamboli,
-la informò che l’onorevole Jejech non risiedeva più a Hong-Kong, e che
-abitava verosimilmente l’Olanda.
-
-Mistress Auda non rispose nulla dapprima. Ella si passò la mano sulla
-fronte e rimase alcuni istanti a riflettere. Indi, con la sua voce
-dolce:
-
-“Che devo fare, signor Fogg? diss’ella.
-
-— Semplicissimo, mistress Auda, rispose il gentleman. Venirne in Europa.
-
-— Ma non posso abusare....
-
-— Voi non abusate, e la vostra presenza non disturba in nulla il mio
-programma. — Gambalesta?
-
-— Signore, rispose Gambalesta.
-
-— Andate al _Carnatic_ e fermate tre cabine.„
-
-Gambalesta, giubilante di continuare il suo viaggio in compagnia della
-giovane signora che era graziosissima con lui, lasciò subito l’_Hôtel
-du Club_.
-
-
-
-
-CAPITOLO XIX.
-
-Nel quale Gambalesta piglia un interesse troppo vivo pel suo padrone, e
-quel che ne succede.
-
-
-Hong-Kong non è che un isolotto, di cui il trattato di Nanking, dopo
-la guerra del 1842, assicurò il possesso all’Inghilterra. In pochi
-anni il genio colonizzatore della Gran Brettagna vi aveva fondato una
-città importante e creato un porto, il porto Vittoria. Quest’isola
-è situata alla foce del fiume Canton, e sessanta miglia soltanto
-la separano dalla città portoghese di Macao, fabbricata sull’altra
-riva. Hong-Kong doveva necessariamente vincere Macao in una lotta
-commerciale, ed ora la maggior parte del transito cinese si fa per
-la città inglese. _Docks_, ospedali, _wharfs_ (scali), magazzini di
-deposito, una cattedrale gotica, un _government-house_ (palazzo del
-governo), vie alla Macadam, tutto farebbe credere che una delle città
-commerciali delle contee di Kent o di Surrey, attraversando lo sferoide
-terrestre, sia venuta a sbucare in questo punto della Cina, quasi a’
-suoi antipodi.
-
-Gambalesta, con le mani in tasca, si recò dunque verso il porto
-Vittoria, guardando i palanchini, le carriole a vela, ancora in uso
-nel Celeste Impero, e tutta quella folla di Cinesi, di Giapponesi e
-d’Europei, che si accalcava nelle vie. Suppergiù era ancora Bombay,
-Calcutta o Singapore che il buon giovane ritrovava sulla sua strada.
-Tutt’intorno al mondo c’è come una striscia di città inglesi.
-
-Gambalesta giunse al porto Vittoria. Lì, alla foce del fiume Canton,
-era un formicolìo di navi di tutte le nazioni, inglesi, francesi,
-americane, olandesi, navi da guerra e di commercio, barche giapponesi
-o cinesi, giunche, _sempas, tankas_, e persino delle barchette a fiori
-che formavano tanto aiuole galleggianti sulle acque. Passeggiando,
-Gambalesta osservò un certo numero d’indigeni vestiti di giallo, tutti
-avanzatissimi in età. Essendo entrato da un barbiere cinese per farsi
-radere “alla cinese„ riseppe dal Figaro del luogo, il quale parlava un
-discreto inglese, che quei vecchioni avevano tutti ottant’anni almeno,
-e che a quell’età avevano il privilegio di portare il colore giallo,
-che è il colore imperiale. Gambalesta trovò la cosa molto amena, senza
-saperne bene il perchè.
-
-Rasa la barba, egli si recò al molo d’imbarco del _Carnatic_, e là
-scorse Fix che passeggiava innanzi e indietro, il che non gli cagionò
-alcuna sorpresa. Ma l’ispettore di polizia lasciava scorgere sulla sua
-faccia i segni di un vivo dispetto.
-
-“Affè! disse tra sè Gambalesta, la va male per i gentlemen del
-Reform-Club. Tutto ci riesce.„
-
-E si avvicinò a Fix col suo giocondo sorriso, senza voler badare
-all’aria di malumore del suo compagno.
-
-Ora, l’agente aveva fior di ragioni per indispettirsi contro la
-sorte infernale che lo perseguitava. Niente mandato! Era evidente
-che il mandato gli correva dietro, e non potrebbe raggiungerlo se non
-soggiornasse qualche giorno in quella città. Ora, essendo Hong-Kong
-l’ultima terra inglese dell’itinerario, il signor Fogg stava per
-isfuggirgli, s’egli non riuscisse a rattenervelo.
-
-“Ebbene, signor Fix, siete deciso a venire con noi sino in America?
-chiese Gambalesta.
-
-— Sì, rispose Fix, a denti stretti.
-
-— Evvia! esclamò Gambalesta prorompendo in una fragorosa risata. Lo
-sapevo io che non potevate separarvi da noi. Venite a fermare il vostro
-posto. Venite!„
-
-Ed entrambi entrarono nell’ufficio dei trasporti marittimi e
-noleggiarono dei camerini per quattro persone. Ma l’impiegato fece
-loro osservare che siccome i raddobbi del _Carnatic_ erano terminati,
-il piroscafo partirebbe la sera stessa alle otto, e non il mattino
-seguente, com’era stato detto.
-
-“Benissimo! disse Gambalesta, meglio pel mio padrone. Vado ad
-avvertirnelo.„
-
-In quella. Fix prese una decisione estrema. Egli risolse di dir tutto
-a Gambalesta. Era forse il solo mezzo che gli restasse per trattenere
-Phileas Fogg durante qualche giorno a Hong-Kong.
-
-Lasciando l’ufficio. Fix offrì al suo compagno di prendere un rinfresco
-in una tabagìa. Gambalesta aveva tempo, ed accettò l’invito di Fix.
-
-Sul molo c’era una tabagìa, che aveva un aspetto attraente. Entrambi
-vi entrarono. Era una vasta sala, ben arredata, in fondo alla quale si
-stendeva un letto da campo, guernito di guanciali. Su quel letto erano
-adagiati parecchi dormenti.
-
-Una trentina di avventori occupava dei tavolini di giunco intrecciato
-nella gran sala. Alcuni vuotavano pinte di birra inglese, _ale_ o
-_porter_; altri, boccali di liquori alcoolici, _gin_ o _brandy_;
-inoltre, quasi tutti fumavano lunghe pipe di creta rossa, cariche di
-pallottoline di oppio misto ad essenza di rose. Indi, di quando in
-quando, qualche snervato guizzava sotto la tavola, e i camerieri dello
-stabilimento, pe’ piedi e per la testa, lo portavano sul letto da campo
-vicino ad un confratello. Circa venti di questi ubbriachi erano così
-disposti l’uno accosto all’altro, all’ultimo grado d’abbrutimento.
-
-Fix e Gambalesta s’avvidero di essere entrati in una tabagìa
-frequentata da quei miserabili, inebetiti, macilenti, idioti, cui la
-mercantile Inghilterra vende annualmente per duecentosessanta milioni
-di franchi di quella droga funesta che si chiama oppio! Tristi milioni
-cotesti, prelevati sopra uno dei più funesti vizi della natura umana.
-
-Il governo cinese ha pur tentato di rimediare a tale abuso con leggi
-severe, ma indarno. Dalla classe ricca, cui l’uso dell’oppio era
-dapprima formalmente riservato, quest’uso scese sino alle classi
-inferiori, e il male non potè più essere arrestato.
-
-Si fuma l’oppio dovunque e sempre nell’impero di Mezzo.
-
-Uomini e donne si abbandonano a questa passione deplorabile,
-ed allorchè sono abituati a questa inalazione, non possono più
-astenersene, a meno di risentire orribili contrazioni di stomaco.
-
-Un gran fumatore può fumare sino ad otto pipe al giorno, ma muore in
-cinque anni.
-
-Ora, appunto in una delle numerose tabagìe di questo genere,
-che pullulano anco ad Hong-Kong, erano entrati Fix e Gambalesta,
-coll’intenzione di prendere un rinfresco. Gambalesta non aveva danaro
-addosso, ma accettò volentieri la “gentilezza„ del suo compagno, salvo
-a restituirgliela a tempo e luogo.
-
-Si fecero portare due bottiglie di Porto, e il Francese vi fe’
-largamente onore, mentre Fix, più riserbato, lo osservava con
-somma attenzione. Si ciarlò di questo e quello, e soprattutto
-della eccellente idea che aveva avuto Fix di prender passaggio sul
-_Carnatic_. E a proposito di questo _steamer_, la cui partenza era
-stata anticipata di alcune ore, Gambalesta, poichè le bottiglie furono
-vuotate, si alzò per andare ad avvertire il suo padrone.
-
-Fix lo trattenne.
-
-“Un istante, diss’egli.
-
-— Che volete, signor Fix?
-
-— Ho da parlarvi di cose serie.
-
-— Di cose serie! esclamò Gambalesta tracannando alcune goccie di vino
-rimaste nel fondo del bicchiere. Ebbene, ne parleremo domani. Non ho
-tempo oggi.
-
-— Rimanete, rispose Fix. Si tratta del vostro padrone!„
-
-Gambalesta, a queste parole, guardò attentamente il suo interlocutore.
-
-L’espressione del volto di Fix gli parve singolare, ond’egli si ripose
-a sedere.
-
-“Che avete a dirmi?„ chiese egli.
-
-Fix appoggiò la mano sul braccio del suo compagno, e abbassando la voce:
-
-“Voi avete indovinato chi ero? gli domandò.
-
-— Altro che! disse Gambalesta sorridendo.
-
-— Allora vi confesserò tutto....
-
-— Adesso che so tutto, compare bello! Ah! che talentone! Basta, dite
-su. Ma prima lasciate che vi dica che quei gentlemen spendono i loro
-danari molto inutilmente!
-
-— Inutilmente! disse Fix. Avete un bel parlare. Si vede bene che non
-conoscete l’importanza della somma.
-
-— Ma sì, rispose Gambalesta. Ventimila sterline!
-
-— Cinquantacinquemila! rispose Fix, stringendo la mano al Francese.
-
-— Che! esclamò Gambalesta. Il signor Fogg avrebbe osato!
-Cinquantacinque mila sterline!... Ebbene! ragione di più per non
-perdere un istante, aggiuns’egli rialzandosi di nuovo.
-
-— Cinquantacinque mila sterline! ripigliò Fix che lo sforzò a risedere,
-dopo aver fatto portare una bottiglia di _brandy_. E se riesco,
-guadagno un premio di duemila sterline. Ne volete cinquecento (12,500
-fr.) voi, a condizione di aiutarmi?
-
-— Aiutarvi! esclamò Gambalesta, i cui occhi erano smisuratamente aperti.
-
-— Sì, aiutarmi a trattenere il signor Fogg per qualche giorno a
-Hong-Kong?
-
-— Eh! fece Gambalesta, cosa dite! Come! non contenti di far seguire il
-mio padrone, di sospettare della sua lealtà, quei gentlemen vogliono
-altresì suscitargli degli ostacoli! Arrossisco per loro!
-
-— Ma via! Che volete dire? domandò Fix.
-
-— Voglio dire che è una vera indelicatezza. Tanto vale spogliare il
-signor Fogg, pigliargli i danari dalle tasche!
-
-— Ma a questo appunto vogliamo arrivare.
-
-— Ma è un tranello!„ esclamò Gambalesta, che si animava allora
-sotto l’influenza del _brandy_ che gli mesceva Fix, e cui beveva
-senz’accorgersene, un tranello in tutte le forme! Dei gentlemen! dei
-colleghi!
-
-Fix incominciava a non raccapezzarsi più.
-
-“Dei colleghi! esclamò Gambalesta, dei membri del Reform-Club!
-Sappiate, signor Fix, che il mio padrone è un onest’uomo, e che, quando
-ha fatto una scommessa, gli è lealmente ch’ei pretende guadagnarla.
-
-— Ma chi credete dunque ch’io sia? domandò Fix fissando il suo sguardo
-su Gambalesta.
-
-— Oh bella! un agente dei membri del Reform-Club, che ha la missione
-di controllare l’itinerario del mio padrone, il che è singolarmente
-umiliante! Laonde, sebbene io abbia indovinato la vostra qualità, mi
-sono bene astenuto dal parlarne al signor Fogg.
-
-— Non sa nulla? chiese vivamente Fix.
-
-— Nulla, rispose Gambalesta, vuotando ancora una volta il suo
-bicchiere.„
-
-Fix si passò una mano sulla fronte. Egli esitava prima di ripigliare
-la parola. Che doveva fare? L’errore di Gambalesta pareva sincero, ma
-rendeva il suo progetto più difficile. Era evidente che quel giovane
-parlava con assoluta buona fede, e che non era il complice del suo
-padrone, — cosa che Fix avrebbe potuto temere.
-
-“Ebbene, disse tra sè, giacchè non è suo complice, egli mi aiuterà.„
-
-Fix si decideva per la seconda volta. D’altra parte, egli non aveva
-più il tempo di aspettare. A qualunque costo bisognava fermare Fogg a
-Hong-Kong.
-
-“Ascoltate, disse Fix con voce breve. Ascoltatemi bene. Io non sono
-quello che voi credete, cioè un agente dei membri del Reform-Club.
-
-— Che! disse Gambalesta, guardandolo con aria furbesca.
-
-— Io sono un ispettore di polizia, incaricato di una missione
-dell’amministrazione metropolitana.
-
-— Voi!... ispettore di polizia!...
-
-— Sì, e lo provo, ripigliò Fix. Ecco il mio brevetto.„
-
-E l’agente, traendo una carta dal suo portafogli, mostrò al compagno un
-brevetto sottoscritto dal direttore della polizia centrale. Gambalesta,
-sbalordito, guardava Fix, senza poter articolare una parola.
-
-“La scommessa del signor Fogg, ripigliò Fix, non è che un pretesto da
-cui siete stati abbindolati voi e i suoi colleghi del Reform-Club,
-giacchè egli aveva interesse ad assicurarsi la vostra inconsapevole
-complicità.
-
-— Ma perchè?... esclamò Gambalesta.
-
-— Ascoltate. Il 28 settembre, ultimo scorso, un furto di
-cinquantacinquemila sterline venne commesso alla Banca d’Inghilterra
-da un individuo i cui connotati poterono essere raccolti. Ecco quei
-connotati: lineamento per lineamento sono quelli del signor Fogg.
-
-— Evvia! esclamò Gambalesta battendo la tavola col suo robusto pugno.
-Il mio padrone è il più onest’uomo del mondo!
-
-— Che ne sapete voi? rispose Fix. Non lo conoscete neppure!
-Entraste al suo servizio il giorno della sua partenza, ed egli partì
-precipitosamente con un pretesto insensato, senza valigia, portando
-con sè una grossa somma in banconote! E voi osate sostenere che è un
-onest’uomo!
-
-— Sì! sì! ripeteva macchinalmente il povero giovane.
-
-— Volete dunque essere arrestato come suo complice?„
-
-Gambalesta si era posto ambo le mani in testa. Egli non era più
-riconoscibile. Non osava più guardare l’ispettore di polizia. Phileas
-Fogg un ladro! lui, il salvatore di Auda! l’uomo generoso e tutto
-coraggio! Eppure quanti sospetti sorti contro di lui! Gambalesta
-tentava di scacciare i sospetti che si ficcavano nella sua mente. Egli
-non voleva credere alla colpabilità del suo padrone.
-
-“Insomma che volete da me? diss’egli all’agente di polizia,
-contenendosi con un supremo sforzo.
-
-— Ecco, rispose Fix. Ho seguito il signor Fogg sin qui; ma non ho
-ancora ricevuto il mandato d’arresto. È mestieri dunque che mi aiutiate
-a trattenere a Hong-Kong....
-
-— Io! aiutarvi a....
-
-— Ed io divido con voi il premio di duemila sterline promesso dalla
-Banca d’Inghilterra.
-
-— Mai!„ rispose Gambalesta, che volle rialzarsi e ricadde, sentendo che
-la ragione e le forze lo abbandonavano insieme.
-
-“Signor Fix, diss’egli balbettando, quand’anco tutto ciò che mi
-avete detto fosse vero.... quando il mio padrone fosse il ladro
-che cercate.... cosa che io nego.... sono stato.... sono al suo
-servizio.... l’ho visto buono e generoso.... Tradirlo.... mai....
-no, per tutto l’oro del mondo.... Io sono di un villaggio dove non si
-mangia di codesto pane!...
-
-— Rifiutate?
-
-— Rifiuto.
-
-— Facciamo come se non avessi detto nulla, rispose Fix, e beviamo.
-
-— Sì, beviamo!
-
-Gambalesta si sentiva sempre più invadere dall’ubbriachezza. Fix,
-comprendendo che bisognava ad ogni costo separarlo dal suo padrone,
-volle finirla. Sulla tavola c’erano alcune pipe cariche d’oppio. Fix
-ne pose destramente una nella mano di Gambalesta, che la prese, se
-la portò alle labbra, la accese, ne trasse alcune boccate di fumo, e
-ricadde, con la testa aggravata sotto l’influenza del narcotico.
-
-“Finalmente, disse Fix mirando Gambalesta annichilito, il signor Fogg
-non sarà avvisato a tempo della partenza del _Carnatic_, e se parte,
-almeno partirà senza questo maledetto Francese!
-
-Indi egli uscì, dopo aver pagato il conto.
-
-
-
-
-CAPITOLO XX.
-
-Nel quale Fix entra direttamente in relazione con Phileas Fogg.
-
-
-Durante quella scena che stava forse per compromettere sì grandemente
-il suo avvenire, il signor Fogg, accompagnando mistress Auda,
-passeggiava nelle vie della città inglese. Da quando mistress Auda
-aveva accettato la sua offerta di condurla sino in Europa, egli aveva
-dovuto pensare a tutte le spese che richiede un viaggio così lungo. Che
-un inglese come lui facesse il giro del mondo con un sacco da viaggio
-alla mano, passi; ma una donna non poteva intraprendere un tal tragitto
-in pari condizioni. Bisognava comperare gli abiti e gli oggetti
-necessarii al viaggio. Il signor Fogg se ne sbrigò colla calma che gli
-era propria, ed a tutte le scuse ed obbiezioni della giovane vedova,
-confusa da tante affabilità:
-
-“È nell’interesse del mio viaggio, è nel mio programma,„ rispondeva
-egli invariabilmente.
-
-Fatti gli acquisti, il signor Fogg e la giovane donna ritornarono
-all’albergo e desinarono alla tavola rotonda, che era sontuosamente
-servita. Indi mistress Auda, un po’ stanca, risalì nel suo
-appartamento, dopo di avere “all’inglese„ stretta la mano del suo
-imperturbabile salvatore.
-
-L’onorevole gentleman, lui, se ne stette assorto per tutta la sera
-nella lettura dal _Times_ e dell’_Illustrated London News_.
-
-Se fosse stato uomo da meravigliarsi di qualche cosa, lo sarebbe stato
-di non veder comparire il suo servo all’ora di andare a letto. Ma
-sapendo che il piroscafo di Yokohama non doveva lasciar Hong-Kong prima
-dell’indomani, non se ne preoccupò affatto. La domane, Gambalesta non
-accorse alla scampanellata del signor Fogg.
-
-Ciò che pensò l’onorevole gentleman risapendo che il suo servo non era
-tornato all’albergo, nessuno avrebbe potuto dirlo. Il signor Fogg si
-contentò di pigliare il sacco, fece avvertire mistress Auda, e mandò a
-prendere un palanchino.
-
-Erano allora le otto, e l’alta marea di cui il _Carnatic_ doveva
-approfittare per uscire dal porto, era indicata per le nove e mezzo.
-
-Allorchè il palanchino fu giunto alla porta dell’albergo, il signor
-Fogg e mistress Auda salirono in quel comodo veicolo, e i bagagli li
-seguirono sopra una carriola.
-
-Da lì a mezz’ora, i viaggiatori scendevano sul molo d’imbarco, e colà
-il signor Fogg ebbe a sapere che il _Carnatic_ era partito fin dal
-giorno prima.
-
-Il signor Fogg, che credeva trovare, al tempo stesso, e il piroscafo e
-il suo servo, era ridotto a far a meno e dell’uno e dell’altro. Ma non
-un segno di rammarico apparve sul suo volto, ed a mistress Auda che lo
-guardava con inquietudine egli si contentò di rispondere:
-
-“È un incidente, signora, nulla di più.„
-
-In quella, un personaggio che l’osservava con attenzione gli si
-avvicinò. Era l’ispettore Fix, che lo salutò e gli disse:
-
-“Non siete al par di me, o signore, uno dei passaggieri del _Rangoon_,
-giunto ieri?
-
-— Sì, signore, rispose freddamente il signor Fogg, ma non ho l’onore....
-
-— Perdonate, ma credevo di trovar qui il vostro servo.
-
-— Sapete dov’è, signore? chiese con ansia la giovane donna.
-
-— Come! rispose il signor Fix fingendo di esser sorpreso, non è con voi?
-
-— No, rispose mistress Auda. Da ieri in qua egli non è ricomparso.
-Sarebbesi mai imbarcato senza di noi a bordo del _Carnatic?_
-
-— Senza di voi, signora?... rispose l’agente. Ma, scusate la mia
-domanda, voi volevate dunque partire su quel piroscafo?
-
-— Sì, signore.
-
-— Anch’io, signora, ed eccomi qui tutto fuor di me. Il _Carnatic_,
-terminati i suoi raddobbi, ha lasciato Hong-Kong dodici ore più presto
-senz’avvisare nessuno, ed ora bisognerà aspettare otto giorni la
-prossima partenza.„
-
-Pronunciando queste parole “otto giorni,„ Fix sentiva il suo cuore
-balzare di gioia. Otto giorni! Fogg trattenuto otto giorni a Hong-Kong!
-Si avrebbe il tempo di ricevere il mandato d’arresto. Insomma la sorte
-si dichiarava pel rappresentante della legge.
-
-Il lettore s’immagini che tegola gli piombasse sul capo quando udì
-Phileas Fogg dire con la sua voce tranquilla:
-
-“Ci sono ben altre navi oltre il _Carnatic_, mi pare, nel porto di
-Hong-Kong.„
-
-Il signor Fogg, offrendo il suo braccio a mistress Auda, si diresse
-verso i _docks_ in cerca di una nave in partenza.
-
-Fix, sbalordito, teneva dietro. Si sarebbe detto che un filo lo legava
-a quest’uomo.
-
-Tuttavia, la sorte sembrò veramente abbandonare colui cui aveva tanto
-favorito sin allora. Il signor Fogg percorse il porto in tutti i sensi,
-durante tre ore, deciso, all’occorrenza, a noleggiare egli solo una
-nave per trasportarlo a Yokohama; egli non vide che delle navi in
-carico e in iscarico, e che, quindi, non potevano partire. Fix riprese
-a sperare.
-
-Però il signor Fogg non si sconcertava, e stava per continuare le sue
-ricerche, dovess’anco spingersi sino a Macao, quando fu avvicinato da
-un marinaio.
-
-“Vostro Onore cerca un battello? gli disse il marinaio scappellandosi.
-
-— Avete un battello pronto a partire? chiese il signor Fogg.
-
-— Sì, Vostro Onore, un battello-pilota, N. 43, il migliore della
-flottiglia.
-
-— Cammina bene?
-
-— Tra le otto o le nove miglia. Volete vederlo?
-
-— Sì.
-
-— Vostro Onore sarà soddisfatto. Si tratta di una gita in mare?
-
-— No. Di un viaggio.
-
-— Un viaggio?
-
-— Vi assumete di condurmi a Yokohama?
-
-Il marinaio, a queste parole, rimase con le braccia penzoloni e gli
-occhi spalancati.
-
-— Vostro Onore vuol ridere? diss’egli.
-
-— No! ho perduto la partenza del _Carnatic_, e mi occorre di essere il
-14 al più tardi a Yokohama per prendere il piroscafo di San Francisco.
-
-— Mi rincresce, rispose il piloto, ma è impossibile.
-
-— Vi offro cento sterline (2500 franchi) al giorno, e un premio di 200
-sterline, se giungo a tempo.
-
-— Dite sul serio? domandò il piloto.
-
-— Seriissimo,„ rispose il signor Fogg.
-
-Il piloto si era tratto in disparte. Egli guardava il mare,
-evidentemente combattuto tra il desiderio di guadagnare una somma
-enorme e la tema di avventurarsi così lontano. Fix era in angosce
-mortali.
-
-In quel frattempo il signor Fogg erasi volto verso mistress Auda.
-
-“Non avrete paura, signora? le chiese egli.
-
-— Con voi, no, signor Fogg,„ rispose la giovine donna.
-
-Il piloto erasi di bel nuovo avanzato verso il gentleman, e si girava
-il cappello tra le mani.
-
-“Ebbene, piloto? disse il signor Fogg.
-
-— Ebbene, Vostro Onore, rispose il piloto, non posso arrischiare nè
-i miei uomini, nè me, nè voi stesso, in un sì lungo tragitto sopra
-un battello di venti tonnellate appena, e in questa stagione. D’altra
-parte, non giungeremmo a tempo, poichè ci sono milleseicento cinquanta
-miglia da Hong-Kong a Yokohama.
-
-— Milleseicento sole, disse il signor Fogg.
-
-— Fa lo stesso.„
-
-Fix sentì allargarsi i polmoni.
-
-“Ma, aggiunse il piloto, ci sarebbe forse mezzo di aggiustarsi
-diversamente.„
-
-Fix non respirò più.
-
-“Come? domandò Phileas Fogg.
-
-— Andando a Nagasaki, all’estremità sud del Giappone, mille e cento
-miglia, o soltanto sino Shangai, ottocento miglia da Hong-Kong. In
-quest’ultimo viaggio, non ci allontaneremmo dalla costa cinese, il che
-sarebbe un gran vantaggio, tanto più che le correnti vi traggono al
-nord.
-
-— Piloto, rispose Phileas Fogg, è a Yokohama che io devo salire sul
-postale americano, e non a Shangai o a Nagasaki.
-
-— Perchè no? rispose il piloto. Il piroscafo di San Francisco non parte
-da Yokohama. Fa scalo sì a Yokohama ed a Nagasaki, ma il suo porto di
-partenza è Shangai.
-
-— Siete certo di quel che dite?
-
-— Certo.
-
-— E quando il piroscafo lascia Shangai?
-
-— L’11, alle sette di sera. Abbiamo dunque quattro giorni dinanzi
-a noi. Quattro giorni, sono novantasei ore, e con una media di otto
-miglia all’ora, se siamo ben serviti, se il vento spira da sud-est, se
-il mare è calmo, possiamo fare le ottocento miglia che ci separano da
-Shangai.
-
-— E potreste partire?...
-
-— Fra un’ora. Mi basta il tempo di comperare dei viveri e di spiegare
-le vele.
-
-— Affare fatto.... Siete voi il padrone del battello?
-
-— Sì, John Bunsby, padrone della _Tankudera_.
-
-— Volete caparra?
-
-— Se non incomoda Vostro Onore....
-
-— Ecco duecento sterline in acconto. Signore, aggiunse Phileas Fogg
-voltandosi verso Fix, se volete approfittare....
-
-— Signore, rispose risolutamente Fix, io stava appunto per chiedervi
-questo favore.
-
-— Bene. Fra una mezz’ora saremo a bordo.
-
-— Ma quel povero giovane... disse mistress Auda.
-
-— Vado a fare per lui tutto quello che posso,„ rispose Phileas Fogg.
-
-E, mentre Fix, nervoso, febbrile, rodendosi le viscere, si recava al
-battello-pilota, Fogg e la sua bella compagna di viaggio si diressero
-verso gli ufficii della polizia di Hong-Kong. Colà Phileas Fogg diede
-i connotati di Gambalesta, e lasciò una somma sufficiente a farlo
-rimpatriare. Uguale formalità venne adempiuta presso l’agente consolare
-francese, e il palanchino dopo essersi soffermato all’albergo dove
-furono ripigliati i bagagli, ricondusse i viaggiatori al porto.
-
-Tre ore sonavano. Il battello-pilota N. 43, col suo equipaggio a bordo,
-i viveri caricati, era pronto a far vela. La era una graziosa piccola
-goletta di venti tonnellate, codesta _Tankadera_, smilza di prora,
-molto snella di forme, distesa nelle sue linee d’acqua. La si sarebbe
-detta un _yacht_ da corsa. I suoi ottoni brillanti, i suoi ferramenti
-galvanizzati, il suo ponte bianco come l’avorio, indicavano che il
-padrone John Bunsby se ne intendeva a tenerla in buono stato. I suoi
-due alberi si chinavano alquanto verso poppa. Essa portava randa,
-trinchetto, trinchettina, fiocchi, freccie, e poteva attrezzare una
-vela di fortuna pel vento in poppa. Doveva camminare meravigliosamente,
-e, difatti, aveva già guadagnato diversi premi nei _matches_ (regate)
-di battelli-piloti.
-
-L’equipaggio della _Tankadera_ si componeva del padrone John Bunsby e
-di quattro uomini. Erano di quegli arditi marinai che avventurandosi
-con qualunque tempo alla ricerca delle navi, conoscono ammirabilmente
-quei mari. John Bunsby, uomo sui quarantacinque anni, vigoroso, nero
-dal sole, sguardo vivo, faccia energica, saldo in gambe, rotto al
-mestiere, avrebbe ispirato fiducia ai più timidi.
-
-Phileas Fogg e mistress Auda salirono a bordo. Fix vi si trovava già.
-Per la boccaporta di poppa della goletta, si scendeva in una stanza
-quadrata le cui pareti s’incavavano, a forma di quadri, al disopra di
-un divano circolare. Nel mezzo, una tavola rischiarata da una lampada
-di rollio. Tutto piccolo, ma pulito.
-
-“Mi dispiace di non avere di meglio da offrirvi,„ disse il signor Fogg
-a Fix, che s’inchinò senza rispondere.
-
-L’agente risentiva una specie d’umiliazione ad approfittare così delle
-gentilezze del signor Fogg.
-
-“In verità, pensò egli, è un furfante molto gentile, — ma è un
-furfante!„
-
-Alle tre e dieci minuti le vele furono spiegate. La bandiera
-d’Inghilterra sventolava al picco della goletta. I passeggieri erano
-seduti sul ponte. Il signor Fogg e mistress Auda volgevano un ultimo
-sguardo sul molo per vedere se caso mai comparisse Gambalesta.
-
-Fix non era scevro d’apprensione, poichè il caso avrebbe potuto
-trarre in quel luogo stesso lo sfortunato giovane ch’egli aveva così
-indegnamente trattato, ed allora una spiegazione ne sarebbe scaturita,
-dalla quale il _detective_ non sarebbe uscito con vantaggio. Ma il
-Francese non si mostrò, e senza dubbio l’abbrutente narcotico lo teneva
-tuttora sotto la sua influenza.
-
-Finalmente, il padrone John Bunsby sciolse i suoi ormeggi, e la
-_Tankadera_, pigliando il vento sotto la sua randa, il suo trinchetto
-ed i suoi fiocchi, si lanciò balzellante sulle onde.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXI.
-
-Nel quale il padrone della “Tankadera„ corre pericolo di perdere un
-premio di duecento sterline.
-
-
-Era pure un’avventurosa spedizione quella navigazione di ottocento
-miglia, sopra una imbarcazione di venti tonnellate, sovratutto in
-quel tempo dell’anno. E’ sono generalmente cattivi quei mari della
-Cina, esposti a colpi di vento terribili, principalmente durante gli
-equinozii, e si era ancora a’ primi giorni di novembre.
-
-Sarebbe stato evidentemente un vantaggio pel piloto di condurre i
-suoi passaggieri sino a Yokohama, giacchè era pagato a giornate. Ma
-grande imprudenza sarebbe stato il tentare un simile tragitto in tali
-condizioni, ed era già un bell’atto d’audacia, se non di temerità,
-il risalire sino a Shangai. Ma John Bunsby aveva fiducia nella sua
-_Tankadera_, che s’alzava sulle onde come un sughero, e forse non aveva
-torto.
-
-Durante le ultime ore della prima giornata, la _Tankadera_ navigò nei
-passi capricciosi di Hong-Kong, e in tutte le andature, con vento in
-poppa o quasi: si condusse ammirabilmente.
-
-— Non ho bisogno, piloto, disse Phileas Fogg, al momento che la goletta
-entrava in alto mare, di raccomandarvi tutta la diligenza possibile.
-
-— Vostro Onore riposi su di me, rispose John Bunsby. In fatto di vele,
-noi portiamo tutto ciò che il vento permette di portare. Le nostre
-freccie non vi aggiungerebbero nulla, e non sarebbe che sopraccaricare
-l’imbarcazione nuocendo al suo cammino.
-
-— È il vostro mestiere, e non il mio, piloto; mi affido a voi.„
-
-Phileas Fogg, col corpo ritto, le gambe aperte ed equilibrate come un
-marinaio, guardava senza barcollare il mare agitato. La giovane donna,
-seduta a poppa, si sentiva commossa a vedere l’Oceano, oscurato già dal
-crepuscolo, ch’ella affrontava sopra una fragile barca. Al di sopra
-della sua testa si spiegavano quelle vele bianche, che la traevano
-nello spazio pari a grandi ali. La goletta, sollevata dal vento, pareva
-volare in aria.
-
-Venne la notte. La luna entrava nel suo primo quarto, e la
-sua insufficiente luce doveva spegnersi in breve nelle nebbie
-dell’orizzonte. Delle nubi accorrevano dall’est e invadevano già una
-parte del cielo.
-
-Il piloto aveva disposto i suoi fuochi di posizione, precauzione
-indispensabile in quei mari molto frequentati in vicinanza agli
-approdi. Gli scontri di navi non vi erano rari, e con la velocità da
-cui era animata, la goletta si sarebbe sfracellata al menomo urto.
-
-Fix meditava a prua dell’imbarcazione. Egli se ne stava in disparte,
-sapendo Fogg d’indole poco ciarliera. D’altra parte, gli ripugnava di
-parlare a quell’uomo, da cui accettava i favori. Egli pensava altresì
-all’avvenire. Cotesto gli pareva certo: che il signor Fogg non si
-fermerebbe a Yokohama, che piglierebbe immediatamente il battello
-di San Francisco affine di andar in America, la cui vasta estensione
-gli assicurerebbe la impunità con la sicurezza. Il piano di Fogg gli
-sembrava il più semplice del mondo.
-
-Invece d’imbarcarsi in Inghilterra per gli Stati Uniti, come un
-briccone volgare, quel Fogg aveva fatto il gran giro e traversato i tre
-quarti del globo, affine di portarsi più sicuramente sul continente
-americano, ove si papperebbe tranquillamente il milione della Banca,
-dopo aver fuorviato la polizia. Ma giunto che fosse sul territorio
-dell’Unione, che cosa farebbe Fix? Abbandonerebbe quell’uomo? No,
-cento volte no! e fintantochè egli non avesse ottenuto un atto
-d’estradizione, non se ne scosterebbe d’una suola. Era il suo dovere
-ed egli lo adempirebbe sino alla fine. Ad ogni modo una circostanza
-fortunata erasi verificata: Gambalesta non era più vicino al suo
-padrone, e principalmente dopo le confidenze di Fix, era importante che
-padrone e servo non si rivedessero mai.
-
-Anco Phileas Fogg non poteva a meno di pensare al suo servo, scomparso
-tanto singolarmente.
-
-Fatte tutte le riflessioni, non gli parve impossibile che, in seguito
-ad un malinteso, il poveraccio si fosse imbarcato sul _Carnatic_
-all’ultimo momento. Così la pensava anche mistress Auda, che deplorava
-profondamente la mancanza di quell’onesto servitore al quale ella
-doveva tanto. Poteva dunque darsi che si lo ritrovasse a Yokohama, e,
-se il Carnatic ve lo aveva trasportato, sarebbe facile saperlo.
-
-Verso le dieci la brezza incominciò a rinfrescare. Forse sarebbe stato
-prudente prendere un terzaruolo; ma il pilota, dopo aver accuratamente
-osservato lo stato del cielo, lasciò la velatura tal quale era
-stabilita. D’altra parte, la _Tankadera_ reggeva ammirabilmente al
-vento, pescando molto, e tutto era disposto per ammainare rapidamente,
-in caso di groppo.
-
-A mezzanotte, Phileas Fogg e mistress Auda scesero nel camerino. Fix ve
-li aveva preceduti e dormiva, steso sopra una branda. Quanto al piloto
-ed a’ suoi uomini, essi rimasero tutta notte sul ponte.
-
-La domane, 8 novembre, al sorgere del sole, la goletta aveva fatto più
-di cento miglia. Il _loch_[15], gettato di frequente, indicava che
-la media della sua velocità andava tra le otto e le nove miglia. La
-_Tankadera_ aveva buon vento nelle vele, che funzionavano tutte, ed
-otteneva con tale andatura il suo _maximum_ di rapidità. Se il vento si
-manteneva nelle stesse condizioni, le probabilità erano propizie.
-
-La _Tankadera_, durante tutta quella giornata, non si allontanò
-sensibilmente dalla costa, le cui correnti le erano favorevoli. Essa
-l’aveva a cinque miglia al più dalla sua anca di sinistra, e quella
-costa, irregolarmente profilata, appariva talvolta nei momenti di
-sereno. Il vento veniva da terra, e il mare era per ciò meno agitato:
-circostanza fortunata per la goletta, poichè le imbarcazioni di piccola
-portata patiscono soprattutto del mar grosso che inceppa la loro
-velocità, che “le uccide,„ per osare l’espressione marittima.
-
-Verso mezzodì la brezza calmò un poco ed alò il sud-est. Il piloto fe’
-stabilire le freccie; ma in capo a due ore si dovette ammainarle, chè
-il vento rinfrescò da capo.
-
-Il signor Fogg e la giovane donna, per buona fortuna refrattari al mal
-di mare, mangiavano con appetito le conserve e il biscotto di bordo.
-Fix fu invitato a dividere il loro pasto e dovette accettare, ben
-sapendo che agli stomachi, come ai battelli, ci vuole la zavorra; ma
-ciò lo molestava! Viaggiare a spese di quell’uomo, e nutrirsi con le
-sue provvigioni, egli trovava in ciò qualcosa di poco leale. Mangiò
-tuttavia — pochi bocconcini, è vero, — ma insomma mangiò.
-
-Per altro, terminato il pasto, egli credette dover prendere in disparte
-il signor Fogg, e gli disse:
-
-“Signore....„
-
-Quel “signore„ gli scorticava le labbra, e si frenava per non mettere
-la mano al colletto di quel “signore!„
-
-“Signore, voi siete stato molto gentile ad offrirmi passaggio al vostro
-bordo. Ma, quantunque i miei mezzi non mi permettano di agire così
-largamente come voi, intendo pagare la mia parte....
-
-— Non parliamo di ciò, signore, rispose il signor Fogg.
-
-— Ma, sì, insisto.
-
-— No, signore, ripetè Fogg in tono che non ammetteva replica. È cosa
-che entra nelle spese generali!„
-
-Fix s’inchinò; egli si sentiva soffocare, e, andando a stendersi a
-prora della goletta, non disse più una parola in tutto il giorno.
-
-Intanto si correva rapidamente, e John Bunsby aveva buona speranza.
-Parecchie volte disse al signor Fogg che si giungerebbe a tempo
-debito a Shangay. Il signor Fogg rispose semplicemente che vi faceva
-assegnamento. D’altra parte tutto l’equipaggio della goletta ci metteva
-molto zelo. Il premio allettava quella brava gente. Laonde non una
-scotta che non fosse coscienziosamente tesa! Non una vela che non fosse
-vigorosamente distesa! Non una guizzata che si potesse rimproverare al
-timoniere. Non si sarebbe manovrato più severamente in una regata del
-Royal-Yacht-Club.
-
-La sera, il pilota aveva rilevato col _loch_ un cammino percorso di
-duecentoventi miglia da Hong-Kong, e Phileas Fogg poteva sperare che,
-giungendo a Yokohama, egli non avrebbe nessun ritardo da inscrivere nel
-suo programma. Cosicchè, il primo contrattempo serio che egli avesse
-subìto dalla sua partenza da Londra non gli cagionerebbe probabilmente
-alcun pregiudizio.
-
-Durante la notte, verso le prime ore del mattino, la _Tankadera_
-entrava francamente nello stretto di Fo-Kien, che separa la grande
-isola Formosa dalla costa cinese, e tagliava il tropico del Cancro. Il
-mare era scabrosissimo in quello stretto, pieno di remore formate dalla
-controcorrente. La goletta si affaticò molto. Le onde corte rompevano
-il suo cammino. Divenne difficilissimo di tenersi in piedi sul ponte.
-
-Col far del giorno il vento rinfrescò di nuovo. C’era nel cielo
-l’apparenza di un colpo di vento. Del resto, il barometro annunciava
-un cangiamento prossimo nell’atmosfera; il suo cammino diurno era
-irregolare, ed il mercurio oscillava capricciosamente. Si vedeva
-altresì il mare sollevarsi verso il sud-est in lunghi cavalloni “che
-sentivano la tempesta.„ Il giorno prima il sole era tramontato in una
-nebbia rossa, in mezzo agli scintillii fosforescenti dell’Oceano.
-
-Il piloto osservò lungamente quel brutto aspetto del cielo e mormorò
-tra i denti delle cose poco intelligibili. A un dato momento,
-trovandosi vicino al suo passeggiero:
-
-“Si può dir tutto a Vostro Onore? diss’egli a bassa voce.
-
-— Tutto, rispose Phileas Fogg.
-
-— Ebbene, fra poco avremo un colpo di vento.
-
-— Verrà da nord o da sud?
-
-— Da sud. Vedete. E un tifone che si prepara!
-
-— Venga pare il tifone del sud, giacchè ci spingerà dalla parte buona,
-rispose il signor Fogg.
-
-— Se la pigliate così, replicò il pilota un po’ sorpreso, non ho più
-nulla a dire!
-
-I presentimenti di John Bunsby non lo ingannavano. In un tempo meno
-avanzato dell’anno, il tifone, giusta l’espressione di un celebre
-meteorologo, si sarebbe dileguato come una cascata luminosa di fiamme
-elettriche. Ma, in equinozio d’inverno, era a temersi che si scatenasse
-con violenza.
-
-Il piloto prese le sue precauzioni in anticipazione. Egli fece serrare
-tutte le vele della goletta ed ammainare i pennoni sul ponte. Gli
-alberi di freccia furono dispassati, si rientrò l’asta di fiocco
-e quartieri delle boccaporte furono condannati con cura. Non una
-goccia poteva penetrare nello scafo dell’imbarcazione. Una sola vela
-triangolare, una trinchettina di fortuna di tela fortissima, fu alzata
-a guisa di trinchetto, in modo da mantenere alla goletta il vento in
-poppa. E si aspettò.
-
-John Bunsby aveva invitato i suoi passaggieri a scendere. Ma, in uno
-spazio stretto, quasi privo d’aria, e con le scosse del mare agitato,
-quell’incarceramento non presentava nulla di piacevole. Nè il signor
-Fogg, nè mistress Auda, nè Fix acconsentirono a lasciare il ponte.
-
-Verso le otto, la burrasca di pioggia e di vento cadde a bordo.
-Senz’altro che il suo pezzetto di tela, la _Tankadera_ fu portata
-via come una penna da quel vento di cui non si potrebbe dare un’idea
-esatta, quando soffia in tempesta. Paragonate la sua velocità alla
-quadruplice velocità di una locomotiva lanciata a tutto vapore, e
-rimarrete al disotto del vero.
-
-Durante tutta la giornata, l’imbarcazione corse così verso il nord,
-portata da onde mostruose, mantenendo fortunatamente una rapidità
-uguale alla loro. Venti volte fu ad un pelo dall’essere sommersa da una
-di quelle montagne d’acqua che si rizzavano a poppa: ma un abile colpo
-di barra, dato dal pilota, cansava la catastrofe. I passaggieri erano
-a volte coperti dalla testa ai piedi dalla schiuma, ch’essi ricevevano
-filosoficamente. Fix bestemmiava senza dubbio. L’intrepida Auda, con
-gli occhi fissi sul suo compagno, di cui doveva ammirare il sangue
-freddo, si mostrava degna di lui, ed affrontava la procella al suo
-fianco. Quanto a Phileas Fogg, pareva che quel tifone facesse parte del
-suo programma.
-
-Fin allora la _Tankadera_ aveva fatto sempre via al nord, ma verso
-sera, come era da temere, il vento girando di tre quarti, alò il
-nord-ovest. La goletta, offrendo allora il fianco ai flutti, fu
-spaventosamente sobbalzata. Il mare la percuoteva con una violenza tale
-da spaventare chi non sappia con quale solidità tutte le parti di un
-bastimento sono connesse tra loro.
-
-Con la notte, la tempesta crebbe vieppiù. Vedendo far scuro, e
-con l’oscurità imperversare la procella, John Bunsby risentì vive
-inquietudini. Egli chiese a sè stesso se non fosse tempo di poggiare in
-porto, e consultò il suo equipaggio.
-
-Consultati i suoi uomini, John Bunsby si avvicinò al signor Fogg e gli
-disse:
-
-“Credo, Vostro Onore, che faremo bene di ripararci in un porto della
-costa.
-
-— Lo credo anch’io, rispose Phileas Fogg.
-
-— Ah! fece il pilota, ma quale?
-
-— Non ne conosco che uno, rispose il signor Fogg pacatamente.
-
-— Ed è?...
-
-— Shangai.„
-
-Questa risposta, il piloto stette dapprima alcuni minuti senza
-comprendere quel che significasse, quel che racchiudesse di ostinazione
-e di tenacità. Indi, esclamò:
-
-“Ebbene, sì! Vostro Onore ha ragione. A Shangai.„
-
-E la direzione della _Tankadera_ fu imperturbabilmente mantenuta verso
-il nord.
-
-Notte veramente terribile! Vero miracolo, se la piccola goletta non si
-capovolse. Due volte essa fa investita, e tutto sarebbe stato strappato
-da bordo, se le ritenute fossero mancate. Mistress Auda era affranta,
-ma non mise un lamento. Parecchie volte il signor Fogg dovette
-precipitarsi verso di lei per proteggerla dalla violenza dei marosi.
-
-Il giorno riapparve. La tempesta si scatenò ancora con sommo furore.
-Tuttavia il vento ricadde nel sud-est. Era una modificazione
-favorevole, e la _Tankadera_ fece di bel nuovo via su quel mare
-irato, le cui onde cozzavano allora con quelle che provocava la nuova
-direzione del vento. Da qui, un cozzo di contro-ondate che avrebbe
-schiacciato un’imbarcazione meno solidamente costrutta.
-
-Di quando in quando si scorgeva la costa tramezzo alle nebbie
-squarciate, ma non una nave in vista. La _Tankadera_ era sola a tenere
-il mare.
-
-A mezzodì ci furono sintomi di calma, che, con l’abbassamento del sole
-sull’orizzonte, si pronunciarono più distintamente.
-
-La poca durata della tempesta dipendeva dalla sua stessa violenza. I
-passaggieri, completamente affranti, poterono mangiare un tantino e
-prendere qualche riposo.
-
-La notte fu relativamente tranquilla. Il piloto fe’ ristabilire
-le sue vele al basso terzaruolo. La celerità dell’imbarcazione fu
-considerevole. La domane, 11, al sorgere del sole, fatta ricognizione
-della costa, John Bunsby potè affermare che si era a circa cento miglia
-da Shangai.
-
-Cento miglia, e non rimaneva che quella giornata per farle! La sera
-stessa il signor Fogg doveva giungere a Shangai, se non voleva mancare
-alla partenza del piroscafo di Yokohama. Senza la tempesta, durante
-la quale egli perdette parecchie ore, sarebbe stato in quel momento a
-trenta miglia dal porto.
-
-La brezza calmava sensibilmente, ma fortunatamente il mare si appianava
-con lei. La goletta si coprì di tela. Freccie, vele di straglio,
-controfiocco, tutto portava, e il mare spumeggiava sotto l’asta di
-prora.
-
-A mezzodì, la _Tankadera_ non era a più di quarantacinque miglia da
-Shangai. Le rimanevano sei ore per arrivare a questo porto, prima della
-partenza del piroscafo di Yokohama.
-
-I timori furono vivi a bordo. Si voleva giungere a qualunque costo.
-Tutti, — eccettuato senza dubbio Phileas Fogg, — sentivano il loro
-cuore battere d’impazienza. Bisognava che la piccola goletta si
-mantenesse in una media di nove miglia all’ora, e il vento calmava
-sempre! Era una brezza irregolare, a cagione di certi soffi capricciosi
-che venivano dalla costa. Passavano, e il mare si digrinzava subito
-dopo il loro passaggio.
-
-Però l’imbarcazione era così leggiera, le sue vele alte, di fino
-tessuto, raccoglievano così bene le pazze brezze, che, mercè l’aiuto
-della corrente, a sei ore, John Bunsby non contava più che una distanza
-di dieci miglia sino al fiume di Shangai, perchè la città stessa è
-posta a dodici miglia almeno dalla foce.
-
-Alle sette si era ancora a tre miglia da Shangai. Una formidabile
-bestemmia scappò dalle labbra del pilota.... Il suo premio di duecento
-sterline stava per isfuggirgli. Egli guardò il signor Fogg. Il signor
-Fogg era impassibile, eppure tutta la sua fortuna era in giuoco in quel
-momento....
-
-In quel momento dunque, un lungo tubo nero, coronato da un pennacchio
-di fumo, apparve a fior d’acqua. Era il piroscafo americano che usciva
-all’ora regolamentare.
-
-“Maledizione! esclamò John Bunsby, che respinse la barra con braccio
-disperato.
-
-— Dei segnali,„ disse semplicemente Phileas Fogg.
-
-Un cannoncino di bronzo si protendeva a prora della _Tankadera_.
-Serviva a far segnali nei tempi di nebbia. Lo si caricò sino alla
-bocca: ma al momento in cui il pilota stava per applicare un carbone
-ardente sul luminello:
-
-“La bandiera in derna,„ disse il signor Fogg.
-
-La bandiera fu ammainata a mezz’albero. Era un segnale di pericolo,
-e si poteva sperare che il piroscafo americano scorgendolo,
-modificherebbe la sua via per raggiungere l’imbarcazione.
-
-“Fuoco!„ disse il signor Fogg.
-
-E la detonazione del cannoncino di bronzo rintronò nell’aria.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXII.
-
-Nel quale Gambalesta impara che il danaro è necessario anco agli
-antipodi.
-
-
-Il _Carnatic_, avendo lasciato Hong-Kong il 7 novembre, alle sei e
-mezzo di sera, si dirigeva a tutto vapore verso le terre del Giappone.
-Esso portava un carico completo di mercanzie e di viaggiatori. Due
-cabine di poppa rimanevano inoccupate. Erano quelle noleggiate per
-conto del signor Phileas Fogg.
-
-La mattina seguente, gli uomini di prora potevano vedere, non senza
-qualche sorpresa, un passaggiero dall’occhio istupidito, l’andatura
-vacillante, la testa scarmigliata, che usciva dalla boccaporta dei
-secondi posti ed andava titubando ad assidersi sopra una dara.
-
-Quel passeggiero era Gambalesta in persona. Ecco cos’era accaduto.
-
-Alcuni istanti dopo che Fix ebbe lasciato la tabagìa, due camerieri
-avevano preso Gambalesta profondamente addormentato e l’avevano
-coricato sul letto riservato ai fumatori. Ma tre ore dopo, Gambalesta,
-perseguitato persino nei suoi incubi da un’idea fissa, si risvegliava
-e lottava contro l’azione stupefacente del narcotico. Il pensiero
-del dovere non adempiuto scuoteva il suo torpore. Egli lasciava quel
-letto di ubbriachi, e traballando, appoggiandosi ai muri, cadendo
-e rialzandosi, ma sempre e irresistibilmente spinto da una specie
-d’istinto, egli usciva dalla tabagìa, gridando come in un sogno: il
-_Carnatic!_ il _Carnatic!_
-
-Il piroscafo era là, fumante, pronto a partire. Gambalesta non aveva
-che pochi passi da fare. Egli si slanciò sul ponte volante, oltrepassò
-la murata, e cadde privo di sensi a prora, al momento che il _Carnatic_
-scioglieva i suoi ormeggi.
-
-Alcuni marinai, da gente avvezza a simili scene, discesero il
-poveraccio in una cabina dei secondi posti, e Gambalesta non si
-risvegliò che la mattina dopo, a centocinquanta miglia dalle terre
-della Cina.
-
-Ecco il perchè, quel mattino, Gambalesta si trovava sul ponte del
-_Carnatic_, ove usciva ad aspirare con tutta la forza dei suoi polmoni
-le fresche brezze del mare. L’aria pura finì di levargli tutti i fumi
-dell’oppio. Egli cominciò a raccogliere le sue idee, e non ci riuscì
-senza stento. Ma, finalmente, si ricordò la scena del giorno prima, le
-confidenze di Fix, la tabagìa.
-
-— È evidente, disse tra sè, che sono stato abbominevolmente ubbriacato!
-Che dirà mai il signor Fogg? Ad ogni modo, non ho perduto il battello:
-quest’è il principale.
-
-Indi pensando a Fix:
-
-— Ah! colui! disse tra sè, spero bene che ne siamo sbarazzati: dopo
-ciò che mi propose non avrà certo osato seguirci sul _Carnatic_. Un
-ispetttore di polizia, un _detective_ alle calcagna del mio padrone,
-accusato di quel furto commesso alla Banca d’Inghilterra! Baje! Il
-signor Fogg è un ladro come io sono un assassino!
-
-Gambalesta doveva egli raccontare queste cose al suo padrone? Conveniva
-informarlo della parte avuta da Fix in quell’affare? Non sarebbe forse
-meglio aspettare il suo arrivo a Londra, per dirgli che un agente della
-polizia metropolitana lo aveva seguito intorno al mondo, e per riderne
-con lui? Sì, senza dubbio; ad ogni modo, era cosa da esaminare. Il più
-urgente era di andare dal signor Fogg e fargli accettare le sue scuse
-per quella inqualificabile condotta.
-
-Gambalesta si alzò dunque. Il buon ragazzo, dalle gambe tuttora poco
-solide, arrivò alla bell’e meglio a poppa della nave.
-
-Sul ponte, egli non vide nessuno che rassomigliasse nè al suo padrone,
-nè a mistress Auda.
-
-— Ho capito! pensò egli, mistress Auda è ancora coricata a quest’ora;
-quanto al signor Fogg, egli avrà trovato qualche giuocatore di _whist_,
-e secondo la sua abitudine....
-
-In così dire, Gambalesta scese nel salone. Il signor Fogg non c’era.
-Gambalesta non aveva che una cosa a fare: domandare al _purser_
-(contabile) quale camerino occupava il signor Fogg. Il _purser_ gli
-rispose che non conosceva nessun passaggiero di questo nome.
-
-— Ma sì, disse Gambalesta. Un gentleman alto, freddo, poco
-comunicativo, accompagnato da una giovane signora....
-
-— Non abbiamo nessuna giovane signora a bordo, rispose il _purser_. E
-poi, ecco qui l’elenco dei passaggieri. Potete consultarlo.
-
-Gambalesta consultò l’elenco.... Il nome del suo padrone non vi
-figurava!
-
-Egli si sentì come un capogiro. Indi un’idea gli attraversò il cervello.
-
-— Oh che! sono o non sono sul _Carnatic?_
-
-— Sì, rispose il _purser._
-
-— In via per Yokohama?
-
-— Per l’appunto.
-
-Gambalesta aveva avuto per un istante il timore di essersi sbagliato di
-nave! Ma se egli era sul _Carnatic_, era certo che il suo padrone non
-vi si trovava.
-
-Gambalesta si abbandonò sopra un seggiolone. Era un colpo di fulmine.
-E d’un subito la luce si fece in lui. Egli si ricordò che l’ora di
-partenza del _Carnatic_ era stata anticipata, ch’egli doveva avvertirne
-il suo padrone, che non lo aveva fatto, e che era colpa sua se il
-signor Fogg e mistress Auda avevano mancato alla partenza!
-
-Colpa sua, sì, ma ancor più colpa di quel traditore che, per separarlo
-dal suo padrone, per tener questi a Hong-Kong, lo aveva ubbriacato!
-Giacchè egli capì finalmente la manovra dell’ispettore di polizia. Ed
-ora il signor Fogg, certissimamente rovinato, la sua scommessa perduta,
-arrestato, incarcerato forse!... Gambalesta a questo pensiero si
-strappava i capelli. Ah! se Fix gli capitasse sotto la mano, che resa
-di conti!
-
-Finalmente, Gambalesta dopo il primo momento di abbattimento ripigliò
-il suo sangue freddo e studiò la situazione. Poco invidiabile, in
-verità. Egli si trovava in via pel Giappone. Certo di giungervi, in che
-modo ne tornerebbe via? Aveva le tasche vuote. Non uno scellino, non
-un penny. Meno male che il suo passaggio e il suo vitto a bordo erano
-pagati. Egli aveva cinque o sei giorni dinanzi a sè per riflettere e
-pigliare una determinazione. Quel ch’ei mangiò e bevve in quel tragitto
-non si potrebbe descrivere. Egli mangiò pel suo padrone, per mistress
-Auda e per sè. Mangiò come se il Giappone, dove stava per approdare,
-fosse un paese deserto, sprovvisto di qualunque sostanza commestibile.
-
-Il 13, con la marea del mattino, il _Carnatic_ entrava nel porto di
-Yokohama.
-
-Questo punto è un approdo importante del Pacifico, dove poggiano
-in porto tutti i piroscafi che fanno il servizio della posta e dei
-viaggiatori tra l’America del Nord, la Cina, il Giappone e le isole
-della Malesia. Yokohama è situata nella medesima baia di Yeddo, a
-poca distanza da quell’immensa città, seconda capitale dell’impero
-giapponese, già residenza del taikun, nel tempo in cui quell’imperatore
-civile esisteva, e rivale di Meaka, la grande città che abita il
-mikado, imperatore ecclesiastico e discendente degli dêi.
-
-Il _Carnatic_ andò a schierarsi al molo di Yokohama, vicino alle
-gettate del porto ed ai magazzini della dogana, in mezzo a buon numero
-di navi appartenenti a tutte le nazioni.
-
-Gambalesta pose il piede senz’alcun entusiasmo su quella terra tanto
-curiosa dei Figli del Sole. Il meglio ch’ei potesse fare era di
-pigliarsi il caso per guida, e andare alla ventura per le strade della
-città.
-
-Gambalesta si trovò dapprima in una città assolutamente europea, con
-case a facciate basse, ornate di verande sotto le quali si entrava
-in eleganti peristilii, e che copriva con le sue strade, con le sue
-piazze, co’ suoi _docks_, co’ suoi magazzini, lo spazio compreso dal
-promontorio del Trattato sino al fiume. Colà, come a Hong-Kong, come
-a Calcutta, formicolava un miscuglio di gente di tutte le razze.
-Americani, Inglesi, Cinesi, Olandesi, mercanti pronti a vender tutto
-ed a comperare di tutto, in mezzo a’ quali il Francese si trovava tanto
-estraneo come se fosse stato gettato nel paese degli Ottentotti.
-
-Gambalesta aveva bensì un espediente; quello di raccomandarsi agli
-agenti consolari francesi o inglesi stabiliti a Yokohama; ma gli
-ripugnava il raccontare la sua storia, così intimamente commista a
-quella del suo padrone, e prima di risolversi a ciò, egli voleva aver
-esaurito tutti gli altri mezzi.
-
-Laonde, dopo aver percorso la parte europea della città, senza che la
-sorte lo avesse in nulla aiutato, egli entrò nella parte giapponese,
-deciso, all’occorrenza, di avanzarsi sino a Yeddo.
-
-Quella porzione indigena di Yokohama è chiamata Benten, dal nome di una
-dea del mare, adorata sulle isole vicine. Ivi si vedevano ammirabili
-viali di abeti e di cedri, porte sacre di un’architettura strana, ponti
-nascosti in mezzo ai bambù ed alle canne, tempii riparati sotto la
-vôlta immensa e malinconica dei cedri secolari, bonzerie in fondo alle
-quali vegetavano i sacerdoti del buddismo e i settari della religione
-di Confucio, vie interminabili in cui si poteva raccogliere una messe
-di fanciulli dalla carnagione rosea e dalle guance rosse, piccoli
-fantocci che parevano intagliati da qualche paravento indigeno, e che
-si trastullavano in mezzo a cani barboni dalle gambe corte e a gatti
-giallastri, senza coda, molto pigri e molto carezzevoli.
-
-Nelle vie, era tutt’un formicolìo, un andirivieni incessante: bonzi
-che passavano processionalmente picchiando i loro tamburelli monotoni,
-yakunini, ufficiali di dogana o di polizia, dai cappelli acuminati
-incrostati di lacca, e che portavano due sciabole alla cintura,
-soldati vestiti di cotonine azzurre a righe bianche e armati di fucili
-a percussione, uomini d’armi del mikado, insaccati nella loro giubba
-di seta, con giaco e saio di maglie, e un’infinità di altri militari
-di ogni condizione, poichè al Giappone la professione del soldato è
-altrettanto stimata quanto in Cina è sprezzata. Poi frati questuanti,
-pellegrini in lunghe vesti, semplici borghesi dalla capigliatura liscia
-e di un nero d’ebano, testa grossa, busto lungo, gambe gracili, statura
-poco elevata, carnagione colorita dalle cupe tinte del rame sino al
-bianco latteo, ma mai gialla come quella dei Cinesi da cui i Giapponesi
-differiscono essenzialmente. Finalmente, tra le carrozze, i palanchini,
-i cavalli, i portatori, le carriole a vela, i _norimon_ a pareti di
-lacca, i _cango_ soffici, veri letti in bambù, si vedevano circolare a
-piccoli passi col loro piedino calzato di scarpe di tela, di sandali di
-paglia o di zoccoli in legno lavorato, alcune donne poco belle, dagli
-occhi dipinti, dal petto depresso, dai denti anneriti secondo la moda
-del giorno, ma portanti con eleganza l’abito nazionale, il _kirimon_,
-specie di veste da camera incrociata da una ciarpa di seta, la cui
-larga cintura si risolveva di dietro in un nodo stravagante, — che le
-moderne Parigine sembrano aver tolto a prestito alle Giapponesi.
-
-Gambalesta passeggiò per alcune ore in mezzo a quella folla
-variopinta, guardando anche le curiose ed opulente botteghe, i bazar
-ove s’ammucchia tutta la canutiglia dell’oreficeria giapponese, le
-_restaurations_ adorne di banderuole e di bandiere, nelle quali gli
-era vietato d’entrare, e quelle case di thè dove si beve a tazza
-colma l’acqua calda e odorosa, e il _saki_, bevanda estratta dal riso
-in fermentazione, e quelle comode tabagìe dove si fuma un tabacco
-finissimo e non già l’oppio, il cui uso è quasi sconosciuto al
-Giappone.
-
-Indi, Gambalesta si trovò nei campi in mezzo alle immense risaie. Ivi,
-si presentavano alla vista, con fiori che sfoggiavano i loro ultimi
-colori e i loro ultimi profumi, delle camelie sfarzose, non già sopra
-arboscelli, ma sopra veri alberi, e nei recinti i bambù, i ciliegi, i
-susini, i meli, che i Giapponesi coltivano più pei loro fiori che pei
-loro frutti, e che dei fantocci smorfiosi, degli arganelli striduli
-difendono dal becco dei passeri, dei colombi, dei corvi, ed altri
-volatili voraci. Non un cedro maestoso che non alberghi qualche grande
-aquila, non un salice piangente che non nasconda nel suo fogliame
-qualche airone, malinconicamente appollaiato sopra una zampa; insomma
-dovunque cornacchie, anitre, sparvieri, oche selvatiche, e gran
-numero di quelle grù che i Giapponesi trattano da Eccellenze, e che
-simboleggiano per essi la longevità e la felicità.
-
-Errando così, alla ventura. Gambalesta scorse alcune violette tra
-l’erbe:
-
-— To’! diss’egli, ecco la mia cena.
-
-Ma avendole odorate, non trovò in loro alcun profumo.
-
-— Fortuna avversa! pensò egli.
-
-Vero è che l’onesto giovane aveva, in previsione, fatta la colazione
-più copiosa che avesse potuto, prima di lasciare il _Carnatic_;
-ma dopo una giornata di passeggiata, si sentì lo stomaco molto
-vuoto. Egli aveva pur notato che pecore, capre o maiali mancavano
-assolutamente alle mostre dei macellai indigeni, e, siccome sapeva
-che era un sacrilegio l’uccidere i buoi, unicamente riservati ai
-bisogni dell’agricoltura, ne aveva concluso che la carne fosse rara
-al Giappone. Non s’ingannava; ma in mancanza di carne da macello, il
-suo stomaco si sarebbe volentieri rassegnato ai pezzi di cinghiali o
-di daini, alle pernici od alle quaglie, al pollame od al pesce, di cui
-i Giapponesi si nutrono quasi esclusivamente in un col prodotto delle
-risaie. Ma dovette far buon viso a cattiva fortuna, e rimandò alla
-domane la cura di provvedere al suo vitto.
-
-Venne la notte, Gambalesta rientrò nella città indigena, ed errò nelle
-vie in mezzo alle lanterne multicolori, guardando i gruppi di funamboli
-eseguire i loro prodigiosi esercizii, e gli astrologhi all’aria aperta
-che addensavano la folla intorno al loro cannocchiale. Indi egli rivide
-la rada, smaltata dai fianchi dei pescatori, che attiravano il pesce
-alla luce di resine infiammate.
-
-Finalmente le strade si spopolarono. Alla folla succedettero
-le ronde di yakunini (specie di guardie di pubblica sicurezza).
-Quegli ufficiali, nei loro magnifici costumi e in mezzo al loro
-seguito, parevano tanti ambasciatori, e Gambalesta ripeteva tra sè
-piacevolmente, ogni volta che incontrava taluna di tali pattuglie
-risplendenti:
-
-“Ci siamo! Ecco un’altra ambasciata giapponese che parte per l’Europa!„
-
-
-
-
-CAPITOLO XXIII.
-
-Nel quale il naso di Gambalesta si allunga smisuratamente.
-
-
-La domane, Gambalesta, stanco, affamato, disse a sè stesso che
-bisognava mangiare a qualunque costo, e che il più presto era il
-meglio. Egli aveva bensì l’espediente di vendere l’orologio, ma sarebbe
-piuttosto morto di fame. Era allora il caso pel poveraccio, o mai più,
-di utilizzare la voce forte, se non melodica, cui la natura avevagli
-concesso. Egli sapeva alcune canzoncine di Francia e d’Inghilterra,
-e risolse di metterle a prova. I Giapponesi dovevano certamente
-essere amanti di musica, poichè tutto si fa in casa loro al suono
-dei cimballi, del _tam-tam_ e dei tamburi, ed essi non potevano che
-apprezzare i talenti di un virtuoso europeo.
-
-Ma forse l’ora era troppo mattutina per organizzare un concerto, e
-i dilettanti, inaspettatamente risvegliati, non avrebbero pagato il
-cantore in moneta dall’effigie del mikado.
-
-Gambalesta si decise dunque di aspettare alcune ore; ma, cammin
-facendo, fece la riflessione che sembrerebbe troppo ben vestito per
-un artista ambulante, e gli venne l’idea di scambiare i suoi abiti
-con altri più in armonia con la sua posizione. Questo scambio doveva,
-d’altra parte, produrre un po’ di danaro, da applicarsi immediatamente
-a soddisfare il suo appetito.
-
-Presa questa risoluzione, rimaneva di porla in esecuzione. Non fu che
-dopo lunghe ricerche che Gambalesta scoprì un rigattiere indigeno, al
-quale espose la sua domanda. L’abito europeo piacque al rigattiere, e
-ben presto Gambalesta si trovò coperto con una vecchia veste giapponese
-ed in testa una specie di turbante tutto scolorito dall’azione del
-tempo. Ma in cambio alcune monetuccie d’argento gli risuonavano in
-tasca.
-
-“Bene, pensò egli, mi figurerò di essere in carnevale.„
-
-La prima cura di Gambalesta in tal modo “giapponizzato„ fu di entrare
-in una _teahouse_ (bottega da thè) di modesta apparenza, e qui,
-con un avanzo di pollo e delle manate di riso a discrezione, egli
-fe’ colazione da uomo pel quale il pranzo sia ancora un problema da
-risolvere.
-
-“Ora, disse tra sè allorchè fu copiosamente ristorato, si tratta di non
-perdere la testa. Non ho più l’espediente di vendere queste spoglie per
-delle altre ancor più giapponesi. È d’uopo dunque pensare al mezzo di
-lasciare più prontamente possibile questo paese del Sole, di cui non
-conserverò che un doloroso ricordo!„
-
-Gambalesta pensò allora a visitare i piroscafi in partenza per
-l’America. Egli intendeva offrirsi in qualità di cuoco o di domestico,
-non chiedendo altra retribuzione che il passaggio e il vitto. A San
-Francisco poi s’ingegnerebbe a trarsi d’impaccio. L’importante era di
-percorrere quelle quattromila miglia del Pacifico, che intercedono tra
-il Giappone e il Nuovo-Mondo.
-
-Gambalesta non essendo uomo da trascurare una buona idea, si diresse
-verso il porto di Yokohama. Mano mano che si avvicinava ai _docks_, il
-suo progetto, che gli era parso così semplice al momento che glien’era
-venuta l’idea, gli pareva ognora più ineseguibile. Perchè mo’ si
-avrebbe bisogno di un cuoco o di un cameriere a bordo di un piroscafo
-americano, e quale fiducia inspirerebbe egli, vestito a quel modo?
-Quali raccomandazioni far valere? Quali referenze indicare?
-
-Mentre rifletteva così, i suoi sguardi caddero sopra un immenso
-cartellone che una specie di _clown_ portava su e giù per le vie di
-Yokohama. Quel manifesto era così concepito in inglese:
-
- COMPAGNIA GIAPPONESE ACROBATICA
- DELL’ONOREVOLE
- WILLIAM BATULCAR
-
- _Ultime rappresentazioni prima della loro partenza_
- _per gli Stati Uniti d’America, dei_
- LUNGHI-NASI-LUNGHI-NASI
-
- _sotto l’invocazione diretta del Dio Tengù_
- GRANDE ENTUSIASMO.
-
-“Gli Stati Uniti d’America! esclamò Gambalesta, ecco il fatto mio!...„
-
-Egli seguì l’uomo-cartellone, e, dietro a lui entrò ben presto nella
-città giapponese. Da lì a un quarto d’ora egli si fermava dinanzi ad
-una vasta baracca, coronata da parecchi trofei di banderuole, e le
-cui pareti esterne rappresentavano senza prospettiva, ma in colori
-sfacciati, un’intera compagnia di bagatellieri.
-
-Era lo stabilimento dell’onorevole Batulcar, specie di Barnum
-americano, direttore di una compagnia di saltimbanchi, bagatellieri,
-pagliacci, acrobati, equilibristi, ginnasti, che, secondo il manifesto,
-dava le sue ultime rappresentazioni prima di lasciare l’impero del Sole
-per gli Stati dell’Unione.
-
-Gambalesta entrò sotto un peristilio che precedeva la baracca, e chiese
-del signor Batulcar. Comparì il signor Batulcar in persona.
-
-“Che volete? diss’egli a Gambalesta, cui prese a tutta prima per un
-indigeno.
-
-— Avete bisogno di un servo? domandò Gambalesta.
-
-— Un servo, esclamò il Barnum, accarezzando il folto pizzo grigio che
-assiepava il suo mento, io ne ho due, obbedienti, fedeli, che non mi
-lasciarono mai, e che mi servono per niente, a patto ch’io li nutra. Ed
-eccoli qua, aggiunse egli, mostrando le sue due braccia robuste, rigate
-da vene grosse come corde di contrabbasso.
-
-— Sicchè, io non posso esservi utile a nulla?
-
-— A nulla.
-
-— Cospetto! pure mi sarebbe convenuto tanto di partir con voi.
-
-— O che! disse l’onorevole Batulcar, voi siete giapponese com’io sono
-una scimmia! Perchè dunque siete vestito a codesto modo?
-
-— Eh! ognuno si veste come può!
-
-— Quest’è vero. Siete un Francese, voi?
-
-— Sì, Parigino di Parigi.
-
-— Allora dovete saper fare molte smorfie.
-
-— Affè, rispose Gambalesta, punto di vedere la sua nazionalità
-provocare quella domanda, noi altri Francesi sappiamo fare delle
-smorfie, è vero, ma non meglio degli Americani!
-
-— Giusto. Ebbene, se non vi piglio come servo, posso pigliarvi come
-_clown_. Mi capite, giovinotto mio; in Francia si hanno pagliacci
-stranieri, e all’estero pagliacci francesi!
-
-— Ah!
-
-— Siete robusto, poi!
-
-— Specialmente quando mi alzo da tavola.
-
-— E sapete cantare?
-
-— Sì, rispose Gambalesta, che in passato aveva fatto la sua parte in
-certi concerti di strada.
-
-— Ma sapete cantare con la testa in giù, con una trottola che gira
-sulla pianta del piede sinistro e una sciabola in equilibrio sulla
-pianta del piede destro?
-
-— Altro che! rispose Gambalesta, che si ricordava i primi esercizi
-della sua giovinezza.
-
-— Gli è che, vedete, tutto sta in questo! rispose l’onorevole Batulcar.
-
-Il contratto fu stipulato _hic et nunc_.
-
-Alla perfine Gambalesta aveva trovato una posizione. Egli era arruolato
-per far di tutto nella celebre compagnia giapponese. Ciò non lusingava
-molto il suo amor proprio, ma prima di otto giorni egli poteva essere
-in viaggio per San Francisco.
-
-La rappresentazione, annunciata con gran fracasso dall’onorevole
-Batulcar, doveva cominciare alle tre, e ben presto i formidabili
-strumenti d’un’orchestra giapponese, tamburi e tam-tam, strepitarono
-alla porta. Si capisce bene che Gambalesta non aveva potuto studiare
-una parte, ma egli doveva prestare l’appoggio delle sue solide spalle
-nel grande esercizio del “grappolo umano„ eseguito dai Lunghi-Nasi del
-dio Tengù. Codesta _great attraction_ della rappresentazione doveva
-chiudere la serie degli esercizii.
-
-Prima delle tre, gli spettatori avevano invaso la vasta baracca.
-Europei ed indigeni, Cinesi e Giapponesi, uomini, donne e fanciulli, si
-precipitavano sulle strette panchette e nei palchi che facevano fronte
-alla scena. I musicanti eransi ritirati nell’interno, e l’orchestra, al
-completo, _gong_, _tam-tam_, nacchere, flauti, tamburelli e gran casse,
-suonava furiosamente.
-
-Questa rappresentazione fu ciò che sono tutti codesti spettacoli di
-acrobati. Ma convien pure confessare che i Giapponesi sono i primi
-equilibristi del mondo. Uno, munito del suo ventaglio e di pezzetti di
-carta, eseguiva l’esercizio tanto grazioso delle farfalle e dei fiori.
-Un altro, col fumo odoroso della sua pipa, tracciava rapidamente in
-aria una serie di parole azzurrognole, che formavano un complimento
-all’indirizzo dell’assemblea. Questi giuocava con delle candele
-accese, che spense successivamente quando passarono dinanzi alle sue
-labbra e ch’egli riaccese l’una all’altra senza interrompere un solo
-istante il suo giuoco di prestigio. Quegli riproduceva col mezzo di
-trottole giranti le più inverosimili combinazioni; sotto la sua mano
-quegli arnesi susurroni parevano animarsi di vita propria nella loro
-interminabile giravolta; correvano sopra cannuccie di pipa, sopra
-tagli di sciabola, sopra fili di ferro, veri capelli tesi da una parte
-all’altra della scena; facevano il giro di grandi vasi di cristallo,
-salivano scale di bambù, si smarrivano in tutti i canti; producevano
-effetti armonici dei più strani combinando le loro tonalità diverse. I
-bagatellieri saltavano con le trottole, ed esse giravano in aria; le
-lanciavano a guisa di volanti, con delle racchette di legno, ed esse
-giravano sempre; se le cacciavano in tasca, e quando le estraevano
-giravano ancora, — finchè allo scatto di una molla si convertivano in
-fuochi di artificio!
-
-Inutile descrivere qui i prodigiosi esercizi degli acrobati e ginnasti
-della Compagnia. I giuochi della scala, della pertica, della palla,
-delle botti, ecc., furono eseguiti con una precisione sorprendente. Ma
-la principale attrattiva della rappresentazione era la comparsa di quei
-“Lunghi-Nasi,„ prodigiosi equilibristi che l’Europa non conosce ancora.
-
-Codesti Lunghi-Nasi formano una corporazione particolare posta sotto
-l’invocazione diretta del dio Tengù. Erano vestiti come eroi del
-medioevo e portavano uno splendido paio d’ali alle spalle. Ma ciò che
-li distingueva in ispecial modo era il lungo naso che si protendeva
-dalla loro faccia, e l’uso che ne facevano. Quei nasi non erano altro
-che cannuccie di bambù, lunghe cinque, sei, dieci piedi, talune
-diritte, altre ricurve, queste lisce, quelle bitorzolute. Orbene:
-precisamente su queste appendici, fissate con solidità, si operavano
-tutti gli esercizi di equilibrio. Una dozzina di quei settarii del dio
-Tengù si coricarono supini, e i loro compagni andarono a sollazzarsi
-sui loro nasi, ritti a guisa di parafulmini, saltando, balzando da
-questo a quello, ed eseguendo le più straordinarie cose.
-
-Per terminare, era stata specialmente annunciata al pubblico la
-piramide umana, nella quale una cinquantina di Lunghi-Nasi dovevano
-figurare il Carro di Jaggernaut. Ma invece di formare questa
-piramide pigliando le loro spalle per punto d’appoggio, gli artisti
-dell’onorevole Batulcar non dovevano sorreggersi che sui loro nasi.
-Ora, siccome uno di quelli che formavano la base del carro aveva
-abbandonato la compagnia, e siccome bastava essere vigoroso e destro,
-Gambalesta fu scelto per surrogarlo.
-
-Certo che il degno giovine si sentì tutto mortificato, quando — triste
-ricordo della giovinezza — egli ebbe indossato il suo vestito del
-medio evo, adorno di ali multicolori, e che un naso di sei piedi gli fu
-applicato sulla faccia! Ma alla fin fine quel naso gli dava il pane, e
-si fece animo.
-
-Gambalesta entrò in scena ed andò a schierarsi con que’ suoi colleghi
-che dovevano formare la base del Carro di Jaggernaut. Tutti si stesero
-a terra, col naso ritto al cielo. Una seconda squadra di equilibristi
-andò a posarsi su quelle lunghe appendici, una terza le tenne dietro,
-indi una quarta, e su quei nasi che si toccavano soltanto per la punta,
-un monumento umano s’innalzò in brev’ora sino al soffitto del teatro.
-
-Ora, gli applausi raddoppiavano e gl’istrumenti dell’orchestra
-rintronavano come tanti fulmini, quando la piramide vacillò,
-l’equilibrio si ruppe, uno dei punti d’appoggio della base venne a
-mancare, e il monumento crollò come un castello di carte....
-
-Era Gambalesta che, abbandonando il suo posto, saltando la balaustra
-senza il soccorso delle sue ali, ed arrampicandosi sulla galleria di
-destra, cadeva ai piedi di uno spettatore, esclamando:
-
-“Ah! padron mio! padron mio!
-
-— Voi?
-
-— Io!
-
-— Ebbene, quand’è così, al piroscafo, ragazzo mio!...„
-
-Il signor Fogg, mistress Auda che l’accompagnava, e Gambalesta si
-erano precipitati pei corridoi al difuori della baracca. Ma ivi
-essi trovarono l’onorevole Batulcar, furente, che reclamava danni e
-interessi per il “crollo.„ Phileas Fogg placò il suo furore gettandogli
-una manata di banconote. E alle sei e mezzo, al momento che stava per
-partire, il signor Fogg e mistress Auda ponevano piede sul piroscafo
-americano, seguiti da Gambalesta, che portava le ali sulla schiena,
-e sulla faccia quel naso di sei piedi che non s’era ancora potuto
-strappare dal volto.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXIV.
-
-Durante il quale si compie la traversata dell’Oceano Pacifico.
-
-
-Ciò che era accaduto in vista di Shangai, il lettore lo avrà capito
-a quest’ora. I segnali fatti dalla _Tankadera_ erano stati veduti dal
-piroscafo di Yokohama. Il capitano, vedendo una bandiera in derna, si
-era diretto verso la piccola goletta. Da lì a pochi istanti, Phileas
-Fogg, saldando il suo passaggio al prezzo convenuto, metteva in
-tasca del padrone John Bunsby cinquecentocinquanta sterline (14,750
-fr.). Indi, l’onorevole gentleman, mistress Auda e Fix erano saliti a
-bordo dello _steamer_, che aveva fatto senz’altro via per Nagasaki e
-Yokohama.
-
-Giunto il mattino stesso, 14 novembre, all’ora regolamentare, Phileas
-Fogg, lasciando che Fix se n’andasse pe’ fatti suoi, erasi recato a
-bordo del _Carnatic_, ed ivi egli risapeva, con gran gioia di mistress
-Auda, — e fors’anco di lui, ma egli non ne lasciò trasparire nulla,
-— che il francese Gambalesta era effettivamente giunto il dì prima a
-Yokohama.
-
-Phileas Fogg, che doveva ripartire la sera stessa per San Francisco,
-si pose immediatamente in traccia del suo servo. Egli si rivolse,
-ma indarno, agli agenti consolari francesi e inglesi, e, dopo aver
-inutilmente percorso le strade di Yokohama, disperava già di rinvenire
-Gambalesta, quando il caso, o forse una specie di presentimento, lo
-fe’ entrare nel baraccone dell’onorevole Batulcar. Egli non avrebbe
-di certo riconosciuto il suo servo sotto quell’eccentrico arnese di
-araldo, ma questi, nella sua posizione supina, scorse il suo padrone
-nella galleria. Egli non potè frenare un movimento del suo naso. Da
-qui, rottura dell’equilibrio, e il resto.
-
-Ecco quanto Gambalesta riseppe dalla bocca stessa di mistress Auda,
-che gli narrò allora com’era stato fatto il tragitto da Hong-Kong a
-Yokohama, in compagnia di un certo Fix, sulla goletta la _Tankadera_.
-
-Al nome di Fix, Gambalesta non mosse ciglio. Egli pensava non esser
-ancora giunto il momento di dire al suo padrone ciò che era accaduto
-tra l’ispettore di polizia e lui. Laonde, nel racconto che Gambalesta
-fece delle sue avventure, egli si accusò e si scusò soltanto di essere
-stato sorpreso dall’ubbriachezza dell’oppio in una tabagìa di Yokohama.
-
-Il signor Fogg ascoltò freddamente quella narrazione, senza rispondere;
-indi egli aprì al suo servo un credito sufficiente a che questi potesse
-procurarsi a bordo degli abiti convenienti. E infatti, prima che
-fosse trascorsa un’ora, l’onesto giovane, essendosi tagliato il naso e
-mozzato le ali, non aveva più nulla che ricordasse il settario del dio
-Tengù.
-
-Il piroscafo che faceva il tragitto da Yokohama a San Francisco
-apparteneva alla Compagnia del _Pacific Mail steam_, e si chiamava
-_General Grant_. Era un ampio _steamer_ a ruote, della portata di
-duemila cinquecento tonnellate, ben attrezzato e dotato di una
-grande velocità. Un enorme bilanciere si alzava e si abbassava
-successivamente al disopra del ponte; ad una delle sue estremità
-s’inarticolava il fusto di uno stantuffo, ed all’altra quello di una
-leva, che trasformando il movimento rettilineo in movimento circolare
-si applicava direttamente all’albero delle ruote. Il _General Grant_
-era attrezzato come un tre alberi goletta, e possedeva una grande
-superficie di velatura, che aiutava potentemente il vapore. Facendo le
-sue dodici miglia all’ora, il piroscafo non ci doveva mettere più di
-ventun giorno ad attraversare il Pacifico. Phileas Fogg era dunque in
-diritto di credere che, deposto il 2 dicembre a San Francisco, egli
-sarebbe l’11 a Nuova York e il 20 a Londra, — anticipando così di
-qualche ora quella data fatale del 21 dicembre.
-
-I passeggieri erano in buon numero a bordo dello _steamer_: degli
-Inglesi, molti Americani, una vera emigrazione di _coolies_ per
-l’America, e un certo numero d’ufficiali dell’esercito delle Indie, che
-profittavano del loro congedo facendo il giro del mondo.
-
-Durante il tragitto non accadde alcun incidente nautico. Il piroscafo,
-sostenuto sulle sue larghe ruote, appoggiato dalla sua robusta
-velatura, rollava poco. L’Oceano Pacifico giustificava a sufficienza
-il suo nome. Il signor Fogg era calmo e poco comunicativo come
-d’ordinario. La sua giovine compagna si sentiva sempre più avvinta
-a quell’uomo con altri vincoli che quelli della riconoscenza. Quella
-natura silenziosa, così generosa nel suo complesso, l’impressionava
-più ch’ella nol credesse, e quasi inconsapevolmente ella si lasciava
-invadere da sentimenti di cui l’enigmatico Fogg non pareva subire
-menomamente l’influenza.
-
-Inoltre, mistress Auda s’interessava prodigiosamente ai progetti del
-gentleman. Ella s’inquietava degli incagli che potevano compromettere
-il successo del viaggio. Sovente ella discorreva con Gambalesta,
-che leggeva nel cuore di mistress Auda. Il bravo giovane aveva ora,
-rispetto al suo padrone, la fede del carbonaio; egli non rifiniva dagli
-elogi sull’onestà, la generosità, la devozione di Phileas Fogg; indi
-rassicurava mistress Auda sull’esito del viaggio, ripetendo che il
-più difficile era fatto, che si era usciti da quei paesi fantastici
-della Cina e del Giappone, che si ritornava alle contrade incivilite,
-e finalmente che un treno da San Francisco a Nuova York ed uno
-transatlantico da Nuova York a Londra basterebbero, senza dubbio, a
-compiere quell’impossibile giro del mondo nei termini convenuti.
-
-Nove giorni dopo aver lasciato Yokohama, Phileas Fogg aveva esattamente
-percorso la metà del globo terrestre.
-
-Infatti il _General Grant_, il 23 novembre, passava al 180º meridiano,
-quello sul quale si trovano nell’emisfero australe gli antipodi di
-Londra. Di ottanta giorni messi a sua disposizione, il signor Fogg,
-vero è, ne aveva impiegati cinquantadue, e non gliene rimanevano
-che ventotto da spendere. Ma bisogna notare che se il gentleman si
-trovava a mezza strada soltanto “per la differenza dei meridiani,„
-egli aveva in realtà compiuto più di due terzi del tragitto totale.
-Quali giravolte forzate, difatti, da Londra ad Aden, da Aden a
-Bombay, da Calcutta a Singapore, da Singapore a Yokohama! A seguire
-circolarmente il cinquantesimo parallelo, che è quello di Londra,
-la distanza non sarebbe stata che di circa dodicimila miglia, mentre
-Phileas Fogg era costretto, dai capricci dei mezzi di locomozione, di
-percorrerne ventiseimila, delle quali aveva fatto circa diciassettemila
-e cinquecento, a quella data del 23 novembre. Ma ora la strada era
-diritta, e Fix non era più fra’ piedi ad accumularvi ostacoli!
-
-Accadde altresì che, quel 25 novembre, Gambalesta provasse una gran
-gioia. I lettori ricordano che il nostro testardo erasi ostinato a
-mantenere l’ora di Londra al suo famoso oriuolo di famiglia, ritenendo
-false tutte le ore dei paesi ch’egli percorreva. Ora, quel giorno,
-quantunque non l’avesse mai posto nè innanzi nè indietro, il suo
-orologio si trovò d’accordo coi cronometri di bordo.
-
-Se Gambalesta ne menò vanto è cosa facile a capire. Egli avrebbe voluto
-proprio sapere quello che Fix avrebbe potuto dire, se fosse stato
-presente.
-
-“Quel briccone che mi spifferava tante fandonie sui meridiani, sul
-sole, sulla luna! ripeteva Gambalesta. Guardate mo’ che gente! Se si
-stesse ad ascoltarli, belli orologi si avrebbero allora! ero ben sicuro
-io che un giorno o l’altro il sole si deciderebbe a regolarsi sul mio
-orologio!...„
-
-Gambalesta ignorava questo: che se il quadrante del suo orologio fosse
-stato diviso in ventiquattr’ore come gli orologi italiani, egli non
-avrebbe avuto motivo alcuno di vantarsi, perocchè le lancette del
-suo strumento, quando sarebbero state le nove del mattino a bordo,
-avrebbero indicato nove ore della sera, vale a dire la ventunesima ora
-dalla mezzanotte — differenza precisamente eguale a quella che esiste
-tra Londra e il centottantesimo parallelo.
-
-Ma se Fix fosse stato capace di spiegare quest’effetto puramente
-fisico, Gambalesta, senza dubbio, sarebbe stato incapace, se non di
-comprenderlo, per lo meno di ammetterlo. E ad ogni modo, se per un caso
-impossibile l’ispettore di polizia si fosse inopinatamente mostrato a
-bordo in quel momento, è probabile che Gambalesta, a buon diritto pien
-di rancore, avrebbe tratto con lui un soggetto affatto differente ed in
-tutt’altro modo.
-
-Ma dov’era Fix in quel momento?...
-
-Fix era precisamente a bordo del _General Grant_.
-
-Infatti giungendo a Yokohama, l’agente abbandonando il signor Fogg che
-si proponeva di ritrovare nella giornata, erasi recato immediatamente
-dal console inglese. Lì egli aveva finalmente trovato il mandato,
-che correndogli dietro da Bombay, aveva già quaranta giorni di data
-— mandato che eragli stato spedito da Hong-Kong con quello stesso
-_Carnatic_ a bordo del quale lo si credeva. Immaginatevi il dispetto
-del _detective_. Il mandato tornava inutile! Il signor Fogg aveva
-lasciato i possedimenti inglesi! Un atto d’estradizione era ora
-necessario per arrestarlo!
-
-“E sia! disse tra sè Fix dopo il primo momento di collera. Se il mio
-mandato non è più valido qui, lo sarà in Inghilterra. Quel furfante
-pare proprio che voglia ritornare in patria credendo di aver ingannato
-la polizia. Bene. Io lo seguirò sin là. Quanto al danaro, Dio voglia
-che ne rimanga! Ma in viaggi, in premi, in processi, in ammende, in
-elefanti, in spese d’ogni specie, il mio omo ha già lasciato più di
-cinquemila sterline sulla strada. Alla fin fine, la Banca è ricca!„
-
-Essendosi così deciso, Fix s’imbarcò anch’esso sul _General Grant_.
-Egli era a bordo, quando il signor Fogg e mistress Auda vi giunsero.
-Con sua somma sorpresa, egli riconobbe Gambalesta sotto il suo vestito
-di giocoliere. Si nascose prestamente nel suo camerino, affine di
-cansare una spiegazione che poteva compromettere tutto, — e, mercè
-la quantità dei viaggiatori, egli sperava di non essere visto dal suo
-nemico, allorchè quel giorno appunto si trovò faccia a faccia con lui a
-prora della nave.
-
-Gambalesta saltò alla gola di Fix senza altra spiegazione, e, con gran
-piacere di certi americani che scommessero immediatamente per lui, egli
-somministrò all’infelice ispettore una solenne grandinata di pugni,
-che dimostrò l’alta superiorità del pugillato francese sul pugillato
-inglese.
-
-Quando Gambalesta ebbe finito, si sentì più calmo e sollevato. Fix
-si rialzò tutto ammaccato, e, guardando il suo avversario, gli disse
-freddamente:
-
-“È finito?
-
-— Sì, pel momento.
-
-— Allora dobbiamo parlare insieme.
-
-— Io con voi?...
-
-— Nell’interesse del vostro padrone.„
-
-Gambalesta, come soggiogato da quell’imperturbabilità, seguì
-l’ispettore di polizia, e entrambi si assisero a prora dello _steamer_.
-
-“Voi mi avete picchiato, disse Fix. Bene. Me l’aspettava. Adesso
-ascoltatemi. Fin qui io sono stato l’avversario del signor Fogg, ora
-sono con lui.
-
-— Finalmente! esclamò Gambalesta, voi lo credete un onest’uomo?
-
-— No, rispose freddamente Fix, lo credo un briccone.... Zitto là!
-non vi movete e lasciatemi dire. Fintantochè il signor Fogg stette
-sui possedimenti inglesi, ebbi interesse a trattenerlo, aspettando
-un mandato d’arresto. Tutto quanto feci fu per questo. Io lanciai
-contro di lui i sacerdoti di Bombay, io vi ubbriacai a Hong-Kong, io
-vi separai dal vostro padrone, io lo feci mancare alla partenza del
-piroscafo di Yokohama....„
-
-Gambalesta ascoltava coi pugni stretti.
-
-“Adesso, ripigliò Fix, il signor Fogg sembra tornare in Inghilterra?
-Sta bene. Lo seguirò fin là. Ma d’ora innanzi, io metterò ad
-allontanare gli ostacoli del suo cammino tanta cura e tanto zelo quanto
-ne posi fin qui ad accumularveli. Lo vedete! il mio giuoco è cambiato,
-ed è cambiato perchè il mio interesse lo impone. Aggiungo che il vostro
-interesse è pari al mio, perchè in Inghilterra soltanto voi saprete se
-siete al servizio di un delinquente o di un onest’uomo!„
-
-Gambalesta aveva ascoltato attentissimamente Fix, e fu convinto che Fix
-parlava in assoluta buona fede.
-
-“Siamo amici? domandò Fix.
-
-— Amici, no, rispose Gambalesta. Alleati, sì, e con le debite riserve,
-poichè, alla minima apparenza di tradimento, io vi torco il collo.
-
-— Accettato, disse tranquillamente l’ispettore di polizia.
-
-Undici giorni dopo, il 3 dicembre, il _General Grant_ entrava nella
-baia della Porta d’Oro, e approdava a San Francisco.
-
-Il signor Fogg non aveva ancora nè perduto nè guadagnato un sol giorno.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXV.
-
-Nel quale si dà un’occhiatina a San Francisco in un giorno di meeting.
-
-
-Erano le sette del mattino, quando Phileas Fogg, mistress Auda e
-Gambalesta posero piede sul continente americano, — se pure si può
-dare questo nome al molo galleggiante sul quale sbarcarono. Codesti
-moli, che si alzano e s’abbassano con la marea, facilitano il carico
-e lo scarico delle navi. Là vanno ad imbozzarsi i _clippers_ di
-ogni dimensione, gli _steamers_ di tutte le nazionalità, e quegli
-_steamboats_ a diversi piani, che fanno il servizio del Sacramento e
-de’ suoi affluenti. Là s’ammucchiano i prodotti di un commercio che
-si estende al Messico, al Perù, al Chilì, al Brasile, all’Europa,
-all’Asia, a tutte le isole dell’Oceano.
-
-Gambalesta, nella sua gioia di toccare alla perfine la terra americana,
-aveva creduto dover operare il suo sbarco eseguendo un salto pericoloso
-della più alta scuola. Ma quando ricadde sul molo il cui tavolato era
-tarlato, mancò poco passasse da parte a parte. Tutto giubilante del
-modo con cui aveva “preso piede„ sul nuovo continente, l’onesto giovane
-cacciò un grido formidabile, che fece volar via un’innumerevole frotta
-di cormorani e di pellicani, ospiti abituali dei moli mobili.
-
-Il signor Fogg, appena sbarcato, s’informò dell’ora in cui partiva
-il primo treno per Nuova York. Partiva alle sei di sera. Il signor
-Fogg aveva dunque un’intera giornata da spendere nella capitale
-californiana. Fece venire una carrozza per mistress Auda e per sè.
-Gambalesta montò in serpe, e il veicolo, a tre dollari la corsa, si
-diresse verso _International-Hôtel_.
-
-Dal posto elevato che occupava, Gambalesta osservava con curiosità,
-la grande città americana: strade larghe, case basse ben allineate,
-chiese e templi di un gotico anglosassone, _docks_ immensi, magazzini
-di deposito come tanti palazzi, taluni in legno, altri in mattoni;
-nelle strade, molte carrozze, omnibus, _tramway_ (ferrovie a cavalli)
-e sui marciapiedi ingombri, non solo Americani ed Europei, ma benanco
-Cinesi e Indiani, — insomma di che comporre una popolazione di più di
-duecentomila abitanti.
-
-Gambalesta fu non poco sorpreso di quello che vedeva. Egli supponeva di
-trovare ancora la città leggendaria del 1849, la città dei masnadieri,
-degli incendiari e degli assassini, accorsi alla conquista delle
-pepite, quell’immenso cafarnao di tutti gli spostati, dove si giuocava
-la polvere d’oro, con un revolver da una mano e un coltello dall’altra.
-Ma il “bel tempo„ era passato. San Francisco presentava ora l’aspetto
-di una grande città commerciale. L’alta torre del palazzo di città,
-da cui vigilano le scolte, dominava tutto quell’insieme di vie e di
-viali, che s’intersecano ad angoli retti in mezzo ai quali risaltano
-degli _squares_ verdeggianti; indi, una città cinese che pare essere
-stata importata dal Celeste Impero in una scatola da giocattoli. Non
-più _sombreros_, non più camicie rosse alla maniera degli appaltatori
-di _placers_, non più Indiani pennuti, ma cappelli di seta e abiti
-neri, portati da gentlemen dotati di un’attività divorante. Certe
-vie, tra l’altre Montgommery-street, — il Regent-street di Londra, il
-_boulevard_ degl’Italiani di Parigi, il _Broadway_ di Nuova York, —
-erano fiancheggiate da splendide botteghe, che offrivano nelle loro
-vetrine i prodotti del mondo intero.
-
-Allorchè Gambalesta giunse a _International-Hôtel_, gli sembrava di non
-aver mai lasciato l’Inghilterra.
-
-Il pianterreno dell’albergo era occupato da un immenso “bar,„ specie di
-_buffet_ aperto _gratis_ a qualunque viandante. Carne disseccata, zuppa
-con le ostriche, biscotto e cacio di Chester vi si smaltivano senza
-che il consumatore avesse a slacciare la borsa. Egli non pagava che la
-bevanda, birra, porto o xeres, se gli venisse voglia di rinfrescarsi la
-bocca. La cosa parve “molto americana„ a Gambalesta.
-
-La trattoria dell’albergo era attraente. Il signor Fogg e mistress Auda
-presero posto dinanzi ad una tavola e furono abbondantemente serviti in
-certi piatti lilliputiani da moretti del più bel nero.
-
-Dopo colazione, Phileas Fogg, accompagnato da mistress Auda, lasciò
-l’albergo per recarsi agli uffici del console inglese, onde far
-vidimare il passaporto. Sul marciapiede egli trovò il suo servo, che
-gli chiese prima di partire con la ferrovia del Pacifico, non sarebbe
-prudente comperare qualche dozzina di carabine Enfield o revolver Colt.
-Gambalesta aveva udito parlare di Siù e di Pawnies, che fermano i treni
-come semplici ladri spagnuoli. Il signor Fogg rispose che la era una
-precauzione inutile, ma lo lasciò libero d’agire a modo suo. Indi, egli
-si diresse verso gli uffici dell’agente consolare.
-
-Phileas Fogg non aveva fatto duecento passi, che “per caso, casissimo,„
-egli incontrò Fix. L’ispettore si mostrò estremamente sorpreso. Come!
-Il signor Fogg e lui avevano fatto insieme la traversata del Pacifico,
-e non si erano incontrati a bordo! Ad ogni modo, Fix non poteva essere
-che onorato di rivedere il gentleman al quale doveva tanto, e, qualora
-gli affari lo richiamassero in Europa, sarebbe contentissimo di
-proseguire il suo viaggio in così piacevole compagnia.
-
-Il signor Fogg rispose che l’onore sarebbe stato suo, e Fix — cui,
-premeva di non perderlo di vista, — gli chiese il permesso di visitare
-con lui quella curiosa città di San Francisco. Il che venne concesso.
-
-Ecco dunque mistress Auda, Phileas Fogg e Fix a gironzare per le
-vie. Si trovarono in breve in Montgommery-street, ove l’affluenza
-della popolazione era enorme. Sui marciapiedi, in mezzo alla strada,
-sulle rotaie de’ _tram-ways_, ad onta del passaggio incessante
-delle diligenze e degli omnibus, sulla soglia delle botteghe, alle
-finestre di tutte le case, e persino sui tetti, folla innumerevole.
-Alcuni uomini-cartelloni circolavano in mezzo ai crocchi. Bandiere e
-banderuole si agitavano al vento. Grida erompevano da ogni parte.
-
-“Urrà per Kamerfield!
-
-— Urrà per Mandiboy!„
-
-Era un _meeting_. Tale fu almeno la supposizione di Fix, ed egli la
-comunicò al signor Fogg, soggiungendo:
-
-“Noi faremo forse bene, signore, di non frammischiarci a questa calca.
-Ce ne può incoglier male.
-
-— Sicuramente, rispose Phileas Fogg, e i pugni, per essere politici,
-non cessano di esser pugni!„
-
-Fix si credette in dovere di sorridere udendo questa osservazione,
-e, affine di vedere senza essere involti nel tafferuglio, mistress
-Auda, Phileas Fogg e lui presero posto sul pianerottolo superiore
-di una scalinata che metteva ad un terrazzo situato di prospetto a
-Montgommery-street. Dinanzi a sè, dall’altro lato della via, tra la
-mostra di un mercante di carbone e la bottega di un negoziante di
-petrolio, spiccava una larga scrivania all’aria aperta, verso la quale
-le diverse correnti della folla sembravano convergere.
-
-Ed ora, perchè mo’ questo _meeting_? In quale occasione lo si teneva?
-Phileas Fogg lo ignorava assolutamente. Si trattava forse della
-nomina di un alto funzionario militare o civile, di un governatore di
-Stato, di un membro del Congresso? Era lecito congetturarlo, al vedere
-l’animazione straordinaria che infervorava la città.
-
-In quel momento, un considerevole movimento si manifestò nella folla.
-Tutte le mani erano in aria. Talune, solidamente chiuse, sembravano
-alzarsi ed abbassarsi rapidamente in mezzo ai gridi, — modo energico,
-senza dubbio, per formulare un voto. Una specie di flusso e riflusso
-agitava la massa che rifluiva. Le bandiere oscillavano, sparivano un
-istante e ricomparivano fatte a brani. Le ondulazioni della folla si
-propagavano fino alla scalinata, mentre tutte le teste si dimenavano
-alla superficie come il mare improvvisamente scosso da una tempesta. Il
-numero dei cappelli neri diminuiva a vista d’occhio, e per la maggior
-parte sembravano aver perduto la loro altezza normale.
-
-“È evidentemente un _meeting_, disse Fix, e la questione che lo provocò
-dev’essere palpitante. Non sarei sorpreso se si trattasse ancora
-dell’affare dell’_Alabama_, quantunque esso sia già risolto.
-
-— Può essere, rispose semplicemente il signor Fogg.
-
-— Ad ogni modo, ripigliò Fix, due campioni sono in campo, l’uno di
-fronte all’altro; l’onorevole Kamerfield e l’onorevole Mandiboy.„
-
-Mistress Auda, al braccio di Phileas Fogg, guardava con sorpresa
-quella scena tumultuosa, e Fix stava per chiedere ad un vicino la
-ragione di quell’effervescenza popolare, allorchè un movimento più
-vivo si pronunciò. Gli urrà, conditi d’ingiurie, raddoppiarono. L’asta
-delle bandiere si trasformò in arma offensiva. Non più mani: pugni
-dappertutto. Dall’alto delle carrozze fermate, dagli omnibus arrestati
-nella loro corsa, era un ricambio indiavolato di stramazzoni. Ogni
-cosa serviva di proiettile. Stivali e scarpe descrivevano in aria
-delle traiettorie molto tese, e parve altresì che qualche revolver
-frammischiasse alle vociferazioni della folla le sue detonazioni
-nazionali.
-
-La calca si avvicinò alla scalinata e rifluì sui primi gradini. Uno
-dei partiti era evidentemente respinto senza che i semplici spettatori
-potessero riconoscere se il vantaggio rimaneva a Mandiboy o a
-Kamerfield.
-
-“Credo prudente di ritirarci, disse Fix, cui premeva che il “suo omo„
-non ricevesse qualche mala botta o si cacciasse in un brutto imbroglio.
-Se in tutto questo ci entra per caso l’Inghilterra e che noi siamo
-riconosciuti, saremo molto compromessi in una baruffa!
-
-— Un cittadino inglese...„ rispose Phileas Fogg.
-
-Ma il gentleman non potè terminare la sua frase. Dietro a lui, da quel
-terrazzo che precedeva la scalinata, si udirono urli spaventosi. Si
-gridava: “Urrà! Hip! Hip! per Mandiboy!„ Era una turba di elettori che
-giungeva alla riscossa, pigliando di fianco i partigiani di Kamerfield.
-
-Il signor Fogg, mistress Auda e Fix si trovarono tra due fuochi. Era
-troppo tardi per iscantonare. Quel torrente d’uomini, armati di bastoni
-piombati e di _cassetéte_ era irresistibile. Il signor Phileas Fogg e
-Fix, preservando la giovane donna, furono maledettamente scrollati. Il
-signor Fogg, non meno flemmatico che di consueto, volle difendersi con
-quelle armi naturali che la natura ha poste alla punta delle braccia
-di qualunque inglese, ma inutilmente. Un enorme omaccione dalla barba
-rossa e dalla carnagione colorita, largo di spalle, che pareva il capo
-della turba, alzò il suo formidabile pugno sul signor Fogg, ed avrebbe
-conciato in brutto modo il nostro gentleman, se Fix, per devozione,
-non avesse ricevuto il colpo in vece sua. Un’enorme gobba si sviluppò
-istantaneamente sotto il cappello di seta del _detective_, trasformato
-in semplice berretta.
-
-“_Yankee!_ disse il signor Fogg, lanciando al suo avversario uno
-sguardo di profondo disprezzo.
-
-— _English!_ rispose l’altro.
-
-— Ci ritroveremo!
-
-— Quando vi piacerà.
-
-— Il vostro nome?
-
-— Colonnello Stam Proctor. Il vostro?
-
-— Phileas Fogg.„
-
-Indi, ciò detto, la marea passò oltre. Fix fu gettato a terra e
-si rialzò con gli abiti laceri, ma senza ammaccature serie. Il suo
-soprabito da viaggio si era diviso in due parti inuguali, ed i suoi
-pantaloni rassomigliavano a quei calzoni di cui certi Indiani, —
-questione di moda, — non si vestono se prima non ne hanno tolto via il
-fondo. Ma insomma, mistress Auda era stata risparmiata, e, solo, Fix si
-era buscato il suo pugno.
-
-“Grazie, disse il signor Fogg all’ispettore, appena furono fuori della
-folla.
-
-— Non c’è di che, rispose Fix, ma venite via.
-
-— Dove?
-
-— Da un negoziante di abiti fatti.„
-
-Infatti, codesta visita era opportuna. Gli abiti di Phileas Fogg e di
-Fix erano a brandelli, come se quei due gentlemen si fossero battuti
-per conto degli onorevoli Kamerfield e Mandiboy.
-
-Un’ora dopo essi erano convenientemente vestiti e riforniti di
-cappello. Indi ritornarono a _International-Hôtel_.
-
-Ivi Gambalesta aspettava il suo padrone, armato di una mezza dozzina
-di revolver-pugnali a sei colpi. Quand’egli scorse Fix in compagnia
-del signor Fogg, la sua fronte si oscurò. Ma dappoichè mistress Auda
-ebbe narrato in poche parole tutto quanto era accaduto, Gambalesta si
-rasserenò. Evidentemente, Fix non era più un nemico, era un alleato.
-Egli manteneva la sua parola.
-
-Terminato il pranzo, venne la carrozza che doveva trasportar alla
-stazione i viaggiatori e i bagagli. Al momento di por piede sulla
-predella, il signor Fogg disse a Fix:
-
-“Non avete più riveduto quel colonnello Proctor?
-
-— No, rispose Fix.
-
-— Io ritornerò in America per rintracciarlo, disse freddamente Phileas
-Fogg. Non sarebbe conveniente che un cittadino inglese si lasciasse
-trattare a quel modo.„
-
-L’ispettore sorrise e non rispose. Ma si vede che il signor Fogg era di
-quella razza d’Inglesi, che, se non tollerano il duello nel loro paese,
-si battono all’estero, quando si tratta di sostenere il loro onore.
-
-Alle sei meno un quarto, i viaggiatori giungevano alla stazione e
-trovavano il treno pronto a partire.
-
-Al momento in cui il signor Fogg stava per imbarcarsi, scorse un
-impiegato, e raggiungendolo:
-
-“Amico, gli diss’egli, ci sono stati disordini oggi a San Francisco?
-
-— No, signore, rispose l’impiegato. Era un _meeting_ organizzato per
-un’elezione.
-
-— L’elezione di un generale in capo, senza dubbio? domandò il signor
-Fogg.
-
-— No, signore, di un giudice conciliatore.„
-
-A questa risposta, Phileas Fogg salì nel vagone, e il treno partì a
-tutto vapore.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXVI.
-
-Nel quale si piglia il treno espresso della ferrovia del Pacifico.
-
-
-_Ocean to Ocean_, — così dicono gli Americani, — e queste tre parole
-dovrebbero essere la denominazione generale del _grand trunk_, ossia
-della ferrovia che attraversa gli Stati Uniti d’America nella loro
-massima larghezza. Ma in realtà, il _Pacific-rail-road_ si divide
-in due parti distinte: _Central Pacific_ tra San Francisco e Ogden,
-e _Union Pacific_ tra Ogden e Omaha. Qui si riuniscono cinque linee
-distinte che mettono Omaha in comunicazione frequente con Nuova York.
-
-Nuova York e San Francisco sono dunque presentemente riuniti da un
-nastro di metallo ininterrotto che misura non meno di 3786 miglia.
-Tra Omaha e il Pacifico la strada ferrata valica una contrada tuttora
-frequentata dagl’Indiani e dalle bestie feroci, — vasta estensione di
-territorio che i Mormoni incominciarono a colonizzare verso il 1845,
-dopo che furono scacciati dall’Illinese.
-
-In passato, nelle circostanze più favorevoli, occorrevano sei mesi per
-andare da Nuova York a San Francisco. Ora vi si mettono sette giorni.
-
-Fu nel 1862 che, ad onta dell’opposizione dei deputati del Sud, che
-volevano una via più meridionale, il tracciato del _rail road_ fu
-stabilito fra il quarantesimo e il quarantaduesimo parallelo. Il
-presidente Lincoln, di sì compianta memoria, fissò egli medesimo,
-nello Stato di Nebraska, alla città di Omaha, la testa di linea della
-nuova rete. I lavori furono subito incominciati e proseguiti con quella
-attività americana che non ama gli incartamenti nè la burocrazia. La
-rapidità della mano d’opera non doveva nuocere per nulla affatto alla
-buona esecuzione della strada. Nella prateria si procedeva in ragione
-di un miglio e mezzo al giorno. Una locomotiva, correndo sui binarii
-del dì prima, portava i binari del dì dopo, e correva sulla loro
-superficie mano mano venivano collocati.
-
-Il _Pacific rail-road_ getta diverse diramazioni sul suo tracciato,
-negli Stati di Jona, del Kansas, del Colorado e dell’Oregon. Lasciando
-Omaha, esso fiancheggia la sponda sinistra del fiume Platte sino allo
-sbocco del tronco del nord, segue il tronco del sud, attraversa i
-terreni di Laramia e i monti Wahsath, gira intorno al Lago Salato,
-giunge alla Città del Lago Salato, capitale dei Mormoni, s’interna
-nella valle della Tuilla, rasenta il deserto americano, i monti
-Cédar e Humboldt, il fiume Humboldt, la Sierra Nevada, e ridiscende
-per Sacramento, sino al Pacifico, senza che tale tracciato superi in
-pendenza centododici piedi per miglio, anco nel valico delle Montagne
-Rocciose.
-
-Tale era quella lunga arteria che i treni percorrevano in sette giorni,
-e che stava per permettere all’onorevole Phileas Fogg, — egli lo
-sperava almeno, — d’imbarcarsi, l’11, a Nuova York, sul piroscafo di
-Liverpool.
-
-Il vagone occupato da Phileas Fogg era una specie di lungo omnibus che
-riposava sopra due treni a quattro ruote ciascuno, la cui mobilità
-permette di affrontare delle curve di piccolo raggio. Nell’interno
-punto scompartimenti: due filari di sedili, disposti dai lati,
-perpendicolarmente all’asse, e tra i quali era riservato un passaggio
-che conduceva in gabinetti di teletta ed altri, di cui ciascun vagone
-era provvisto. Per tutta la lunghezza del treno i vagoni comunicavano
-fra loro per mezzo di passatoi, e i viaggiatori potevano circolare da
-un’estremità all’altra del convoglio, che offriva loro vagoni-saloni,
-vagoni-terrazze, vagoni-ristoranti e vagoni-caffè. Non vi mancavano che
-i vagoni-teatri; ma un giorno ci saranno anche quelli.
-
-Sui passatoi circolavano continuamente mercanti di libri e di giornali
-spacciando la loro mercanzia, e venditori di liquori, di commestibili,
-di sigari, che non mancavano di avventori.
-
-I viaggiatori erano partiti dalla stazione di Oakland alle sei di sera.
-Faceva già notte, — una notte fredda, cupa, con un cielo ingombro da
-nubi che minacciavano di risolversi in neve. Il treno non camminava
-con grande rapidità. Tenendo conto delle fermate, esso non percorreva
-più di venti miglia all’ora, celerità che doveva, però, bastargli per
-correre gli Stati Uniti nei tempi regolamentari.
-
-Si ciarlava poco nel vagone. E poi i viaggiatori incominciavano
-a sentire il bisogno di dormire. Gambalesta si trovava collocato
-accanto all’ispettore di polizia, ma non gli parlava. Dopo gli ultimi
-avvenimenti, le loro relazioni eransi notevolmente raffreddate. Non
-più simpatie, non più intimità. Fix non si era cangiato in nulla, ma
-Gambalesta si manteneva invece in un’assoluta riserva, pronto al menomo
-sospetto a strangolare il suo antico amico.
-
-Un’ora dopo la partenza del treno la neve cadde, — neve sottile, che
-non poteva, fortunatamente, ritardare il cammino del convoglio. Non si
-scorgeva altro dalle finestre che un’immensa tovaglia bianca, sulla
-quale, dipanando le sue volute, il vapore della locomotiva sembrava
-grigiastro.
-
-Alle otto uno _steward_ (cameriere) entrò nel vagone ed annunciò ai
-viaggiatori che l’ora di dormire era suonata. Quel vagone era uno
-_sleeping-car_[16], che, in pochi minuti, fu trasformato in dormitorio;
-le spalliere dei sedili vennero ripiegate, dei guanciali accuratamente
-affardellati si srotolarono con un sistema ingegnoso, dei camerini
-furono improvvisati in pochi istanti, e ciascun viaggiatore ebbe
-in un baleno a sua disposizione un letto comodo, che fitte cortine
-difendevano da qualunque sguardo indiscreto. Le lenzuola erano bianche,
-i guanciali soffici. Non c’era che da coricarsi e dormire, — il
-che ognuno fece, come se si fosse trovato nel comodo camerino di un
-piroscafo, mentre che il treno correva a tutto vapore attraverso lo
-Stato di California.
-
-In quella porzione del territorio che si estende tra San Francisco e
-Sacramento, il suolo è un po’ accidentato. Quella parte della ferrovia,
-sotto il nome di _Central Pacific road_, prese dapprima Sacramento
-per punto di partenza, e si avanzò verso l’est incontro all’altro
-tronco che partiva da Omaha. Da San Francisco alla capitale della
-California, la linea correva direttamente al nord-est, fiancheggiando
-l’American-River, fiume che si versa nella baia di San Pablo.
-
-Le centoventi miglia comprese fra queste due importanti città furono
-percorse in sei ore, e verso mezzanotte, mentre dormivano il loro primo
-sonno, i viaggiatori passarono per Sacramento. Essi non videro dunque
-nulla di quella considerevole città, sede della legislatura dello Stato
-di California, nè le sue belle piazze, nè le sue strade larghe, nè i
-suoi alberghi splendidi, nè i suoi squares, nè i suoi tempii.
-
-Uscendo da Sacramento, il treno, dopo aver oltrepassato le stazioni
-di Junction, di Roclin, d’Auburn e di Colfax, s’internò nelle roccie
-della Sierra-Nevada. Erano le sette del mattino, allorchè si passò
-per la stazione di Cisco. Un’ora dopo, il dormitorio era diventato un
-vagone ordinario, e i viaggiatori potevano attraverso i cristalli,
-scorgere i punti di vista pittoreschi di quel montagnoso paese. Il
-tracciato del treno obbediva ai capricci della Sierra: qui aggrappato
-ai fianchi della montagna, là sospeso sull’alto dei precipizii,
-evitando gli angoli scabri con delle curve audaci, slanciandosi in
-certe gole strette che si dovevano credere senza uscita. La locomotiva,
-scintillante come un reliquario, col suo gran fanale che gettava
-bagliori rossastri, la sua campana inargentata, il suo scaccia-vacche,
-che si protendeva come uno sperone, confondeva i suoi sibili e i suoi
-muggiti a quelli dei torrenti e delle cascate, e attorceva il suo fumo
-ai negri rami degli abeti.
-
-Pochi o punto gallerie, nè ponti sulla strada. Il _rail-road_ girava
-il fianco delle montagne, non cercando nella linea retta il più corto
-cammino da un punto ad un altro, e senza far violenza alla natura.
-
-Verso le nove, per la valle di Carson, il treno penetrava nello Stato
-di Nevada, seguendo sempre la direzione del nord-est. A mezzodì,
-esso lasciava Reno, dove i viaggiatori ebbero venti minuti per far
-colazione.
-
-Da quel punto in poi la strada ferrata, costeggiando Humboldt-River, si
-alzò per alcune miglia verso il nord, seguendo il corso di quel fiume.
-Indi ripiegò verso l’est, e non doveva più abbandonare il corso d’acqua
-prima di giungere agli Humboldt-Ranges, da cui esso nasce, quasi
-all’estremità orientale dello Stato di Nevada.
-
-Dopo aver fatto colazione, il signor Fogg, mistress Auda e i loro
-compagni ripigliarono il loro posto nel vagone. Phileas Fogg, la
-giovane donna, Fix e Gambalesta, comodamente seduti, guardavano il
-paesaggio variato che passava innanzi ai loro occhi, — vaste praterie,
-montagne che si profilavano all’orizzonte, _creeks_ dalle acque rapide
-e spumose. Talvolta un gran armento di bisonti, che s’ammassava
-in lontananza, appariva come una diga mobile. Quegl’innumerevoli
-eserciti di ruminanti oppongono spesso un insormontabile ostacolo al
-passaggio dei treni. Si son viste migliaia di questi animali sfilare
-per parecchie ore in fitta schiera, attraverso il _rail-road_. La
-locomotiva è allora costretta a fermarsi ed aspettare che la strada
-ritorni sgombra.
-
-Ciò accadde appunto in questa circostanza. Verso le tre di sera, un
-armento di dieci o dodicimila teste sbarrò il binario. La locomotiva
-dopo aver moderato la sua celerità, tentò di avanzare il suo
-sperone nel fianco dell’immensa colonna, ma dovette fermarsi dinanzi
-all’impenetrabile massa.
-
-Si vedevano quei ruminanti, — quei “buffalos„ come li chiamano
-impropriamente gli americani, — camminare così col loro passo
-tranquillo, emettendo di tanto in tanto formidabili belati. Avevano
-una corporatura superiore a quella dei tori d’Europa, le gambe e la
-coda corte, il dorso emergente e formante una gobba muscolare, le
-corna scostate alla base, la testa, il collo e le spalle coperte da
-una criniera a lunghi peli. Non era neppur da pensare di fermare quella
-emigrazione. Quando i bisonti hanno adottato una direzione, nulla giova
-a farli deviare o modificare il loro cammino. È un torrente di carne
-viva, che nessuna diga potrebbe contenere.
-
-I viaggiatori, sparsi sui passatoi, guardavano quel curioso spettacolo.
-Ma colui che doveva avere maggior fretta di tutti, senza dubbio,
-Phileas Fogg, era rimasto al suo posto ed aspettava filosoficamente
-che piacesse ai bufali di sgombrargli il passo. Gambalesta era furente
-pel ritardo che cagionava quell’agglomerazione di animali. Egli avrebbe
-voluto scaricare contro di essi il suo arsenale di revolver.
-
-“Che paese! esclamò egli, semplici buoi che fermano i treni, e che
-se ne vanno al passo di processione, senza neppur accorgersi che
-imbarazzano la circolazione! Perdinci! Vorrei proprio sapere se il
-signor Fogg aveva previsto questo contrattempo nel suo programma! E
-quel macchinista che non osa lanciare la sua macchina in mezzo a quelle
-bestie!„
-
-Il macchinista non aveva tentato di abbattere l’ostacolo ed aveva agito
-prudentemente. Egli avrebbe schiacciato senza dubbio i primi bufali
-investiti dallo sperone della locomotiva; ma, per potente che ella
-fosse, la macchina sarebbe stata fermata ben presto, un disguido si
-sarebbe inevitabilmente verificato, e il treno sarebbe rimasto in asso.
-
-Il meglio era dunque aspettare pazientemente, salvo poscia a
-riacquistare il tempo perduto con un acceleramento del treno. La
-sfilata dei bisonti durò tre grandi ore, e la strada non ritornò libera
-che al cader della notte. In quel momento le ultime file della mandra
-attraversavano il binario, mentre le prime sparivano già al disotto
-dell’orizzonte del sud.
-
-Erano dunque le otto quando il treno valicò le gole degli
-Humboldt-Ranges, e le nove e mezzo allorchè penetrò nel territorio
-dell’Utah, la regione del Gran Lago Salato, il curioso paese dei
-Mormoni.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXVII.
-
-Nel quale Gambalesta segue, con una celerità di venti miglia all’ora,
-un corso di Storia Mormona.
-
-
-Durante la notte dal 5 al 6 dicembre, il treno corse al sud-est sopra
-una estensione di circa cinquanta miglia; indi risalì di altrettanto
-verso il nord-est, avvicinandosi al Gran Lago Salato.
-
-Gambalesta, verso le nove del mattino, andò a pigliar aria sui
-passatoi. Il tempo era freddo, il cielo grigio, ma non nevicava più.
-Il disco del sole, allargato dalle nebbie, appariva come un’enorme
-moneta d’oro, e Gambalesta si occupava a calcolarne il valore in lire
-sterline, quando fu distratto da quell’utile lavoro dall’apparizione di
-un personaggio molto strano.
-
-Questo personaggio, che era salito nel treno alla stazione di Elko,
-era un uomo di alta statura, molto bruno, mustacchi neri, calze
-nere, cappello di seta nero, panciotto nero, pantaloni neri, cravatta
-bianca, guanti di pelle di cane. Pareva un reverendo. Egli andava da
-un’estremità del treno all’altra, e sullo sportello d’ogni vagone,
-incollava con delle ostie un avviso scritto a mano.
-
-Gambalesta si avvicinò e lesse sopra una di quei manifesti che
-l’onorevole _elder_ (seniore) William Hitch, missionario mormone,
-approfittando della sua presenza sul treno N. 48, farebbe, dalle
-undici a mezzogiorno, nel carro N. 117, una conferenza sul Mormonismo
-— invitando ad udirla tutti i gentleman vogliosi d’istruirsi circa i
-misteri della religione dei “Santi degli ultimi giorni.„
-
-“Sicuro, vi andrò,„ disse tra sè Gambalesta, che altro non sapeva del
-Mormonismo che i suoi usi poligami, base della società mormona.
-
-La nuova si sparse rapidamente nel treno, che trasportava un
-centinaio di viaggiatori. Di questo numero, trenta al più, allettati
-dall’originalità della conferenza, occupavano a undici ore i sedili del
-carro N. 117, Gambalesta figurava in prima riga dei fedeli. Nè il suo
-padrone, nè Fix avevano creduto doversi incomodare.
-
-All’ora stabilita, l’elder William Hitch, si alzò, e con voce alquanto
-irritata e come se fosse stato contradetto in anticipazione, esclamò:
-
-“Io vi dico, io, che Joe Smyth è un martire, che suo fratello Hyram
-è un martire, e che le persecuzioni del governo dell’Unione contro i
-profeti, quanto prima faranno un martire anche di Brigham Young. Chi
-oserebbe sostenere il contrario?„
-
-Nessuno si peritò a contraddire il missionario, la cui esaltazione
-contrastava colla sua fisionomia naturalmente calma. Ma, senza
-dubbio, la sua collera si spiegava da questo fatto che il Mormonismo
-era attualmente sottomesso a dure prove. Infatti il governo degli
-Stati Uniti aveva di recente, e non senza fatica, posto al dovere
-quei fanatici indipendenti; si era impadronito dell’Utah, e lo aveva
-assoggettato alle leggi dell’Unione, dopo aver incarcerato Brigham
-Young, accusato di ribellione e di poligamia. D’allora in poi i
-discepoli del profeta raddoppiavano i loro sforzi, e in attesa degli
-atti, resistevano con la parola alle pretese del Congresso.
-
-Come si vede, l’elder William Hitch faceva del proselitismo persino in
-ferrovia.
-
-Ed allora egli raccontò, accalorando la sua narrazione con scoppi di
-voce e violenza di gesti, la storia del Mormonismo, dai tempi biblici:
-“come, in Israele, un profeta mormone della tribù di Giuseppe pubblicò
-gli annali della religione nuova, e si legò a suo figlio Mormon; come
-molti secoli più tardi, una traduzione di quel prezioso libro, scritto
-in caratteri egiziani, fu fatta da Giuseppe Smith, juniore, colono
-dello Stato di Vermont, che si rivelò profeta mistico nel 1825; come,
-finalmente, un messaggiero celeste gli apparve in una foresta luminosa
-e gli consegnò gli annali del Signore.„
-
-In quel momento, alcuni ascoltanti, poco allettati dalla narrazione
-retrospettiva del missionario, lasciarono il vagone; ma William Hitch,
-continuando, raccontò “come Smith juniore, riunendo suo padre, i suoi
-due fratelli e alcuni discepoli, fondò la religione dei Santi degli
-ultimi giorni, — religione che, adottata non solo in America, ma in
-Inghilterra, in Scandinavia, in Germania, annovera tra’ suoi fedeli
-degli artigiani ed anco molte persone che esercitano professioni
-liberali; come una colonia fu fondata nell’Ohio; come un tempio venne
-innalzato al prezzo di duecentomila dollari e una città edificata a
-Kirkland; come Smith diventò un audace banchiere e ricevette da un
-semplice espositore di mummie un papiro contenente una narrazione
-scritta dalla mano d’Abramo ed altri celebri Egiziani.„
-
-Questa narrazione diventando lunghetta, le file dell’uditorio si
-diradarono ancora, e il pubblico rimase composto di non più di una
-ventina di persone.
-
-Ma l’elder, senz’affliggersi di questa diserzione, raccontò con molti
-particolari “come qualmente Joe Smith fece bancarotta nel 1837; come
-qualmente i suoi azionisti rovinati lo intonacarono di pece e lo
-rotolarono nelle penne; come qualmente lo si ritrovò, più onorevole ed
-onorato che mai, parecchi anni dopo, a Indipendenza, nel Missurì, e
-capo di una comunità fiorente, che annoverava nientemeno che tremila
-discepoli, e come allora perseguitato dall’odio dei gentili, dovette
-fuggire nel Far-West (estremo occidente) americano.„
-
-Dieci uditori erano ancora presenti, e tra essi l’onesto Gambalesta
-che ascoltava tutt’orecchi. Per tal modo egli venne a sapere come,
-dopo lunghe persecuzioni, Smith ricomparve nell’Illinese, e fondò nel
-1839, sulle sponde del Mississippì, Nauvoo la-Bella, la cui popolazione
-ascese sino a venticinquemila anime; come Smith ne divenne il sindaco,
-il giudice supremo e il generale in capo; come nel 1843, egli propose
-la sua candidatura alla presidenza degli Stati Uniti, e come infine,
-attirato in un agguato, a Cartagine, egli fu gettato in prigione ed
-assassinato da una banda di uomini mascherati.
-
-In questo momento Gambalesta era assolutamente solo nel vagone, e
-l’elder guardandolo in faccia, affascinandolo con le sue parole, gli
-ricordò che due anni dopo l’assassinio di Smyth, il suo successore,
-il profeta inspirato, Brigham Young, abbandonando Nauvoo, andò a
-stabilirsi sulle rive del Lago Salato, e che sopra quell’ammirabile
-territorio, in mezzo a quella contrada fertile, sulla strada degli
-emigranti che attraversavano l’Utah per recarsi in California, la nuova
-colonia, mercè i principii poligami del Mormonismo, prese un’estensione
-enorme.
-
-“Ed ecco, soggiunse William Hitch, ecco perchè la gelosia del Congresso
-si è sfogata contro di noi! ecco perchè i soldati dell’Unione hanno
-calpestato il suolo dell’Utah! ecco perchè il nostro capo, il profeta
-Brigham Young, venne incarcerato contro ogni giustizia! Cederemo
-noi alla forza? Mai! Scacciati dal Vermont, scacciati dall’Illinese,
-scacciati dall’Ohio, scacciati dal Missuri, scacciati dall’Utah, noi
-troveremo ancora qualche territorio indipendente nel quale pianteremo
-le nostre tende. — E voi, mio fedele, soggiunse l’elder fissando sul
-suo unico uditore degli sguardi corrucciati, pianterete voi la vostra
-all’ombra della nostra bandiera?
-
-— No,„ rispose bravamente Gambalesta, che scappò via alla sua volta,
-lasciando l’energumeno a predicare nel deserto.
-
-Ma, durante la conferenza, il treno aveva camminato rapidamente,
-e verso mezz’ora dopo mezzodì, toccava il Gran Lago Salato, alla
-sua punta nord-ovest. Da lì si poteva abbracciare, sopra un vasto
-perimetro, l’aspetto di quel mare interno, che porta esso pure il
-nome di Mar Morto, nel quale si gitta un Giordano d’America. Lago
-ammirabile, incorniciato da belle roccie selvaggie, a larghe basi
-incrostate di sale bianco, stupendo bacino d’acqua che copriva in
-passato uno spazio più vasto, ma col tempo, le sue sponde, emergendo a
-poco a poco, ridussero la sua superficie, accrescendone la profondità.
-
-Il Lago Salato, lungo circa settanta miglia e largo trentacinque,
-è situato a tre miglia e ottocento piedi al disopra del livello del
-mare. Affatto diverso dal Lago Asfaltide, la cui depressione accusa
-milleduecento piedi al disotto, la sua salsedine è considerevole, e le
-sue acque tengono in dissoluzione il quarto del loro peso di materia
-solida. Il loro peso specifico è di 1170, quello dell’acqua distillata
-essendo 1000. Perciò i pesci non vi possono vivere. Quelli che vi
-sono gettati dal Giordano, dal Weber e da altri _creeks_, vi periscono
-presto; ma non è vero che la densità delle acque del Lago Salato sia
-tale che un uomo non vi si possa tuffare.
-
-Intorno al lago la campagna era ammirabilmente coltivata, perchè i
-Mormoni se ne intendono nei lavori della terra; _ranchos_ o _corrals_
-(specie di recinti) per gli animali domestici, campi di frumento,
-di granoturco, di sorgo, praterie lussureggianti, dovunque siepi di
-rosai selvatici, gruppi di acacie e di euforbie, tale sarebbe stato
-l’aspetto di quella contrada sei mesi più tardi, ma in quel momento
-il suolo scompariva sotto un sottile strato di neve che lo incipriava
-leggermente.
-
-Alle due i viaggiatori scendevano alla stazione di Ogden. Siccome il
-treno non doveva ripartire che alle sei, il signor Fogg, mistress Auda
-e i loro due compagni avevano il tempo di recarsi alla Città dei Santi
-pel piccolo tronco che si stacca dalla stazione di Ogden.
-
-Due ore bastavano a visitare quella città affatto americana, e come
-tale, edificata sul modello di tutte le città dell’Unione, — vaste
-scacchiere a lunghe linee fredde, con “la tristezza lugubre degli
-angoli retti,„ secondo l’espressione di Vittor Hugo. Il fondatore della
-Città dei Santi non poteva sottrarsi a quel bisogno di simmetria che
-distingue gli anglossassoni. In quel singolare paese, dove gli uomini
-non sono certamente all’altezza delle istituzioni, tutto si fa con la
-squadra alla mano, le città, le case e le stoltezze.
-
-Alle tre, i viaggiatori passeggiavano dunque per le strade della città,
-edificata tra la riva del Giordano e le prime ondulazioni dei monti
-Wahsatch. Essi vi notarono poco o punto chiese; ma come monumenti,
-la casa del profeta, la _Court house_ (palazzo dei Tribunali) e
-l’arsenale; indi, case di mattoni azzurrastri con verande e portici,
-circondate da giardini, fiancheggiate da acacie, da palmizi e da
-carrubbi. Un muro di argilla e di ciottoli, costruito nel 1853, cingeva
-la città. Nella via principale, dove si tiene il mercato, si ergevano
-alcuni palazzi adorni di bandiere, e fra gli altri, _Lake-Salt-house_
-(palazzo di città).
-
-Il signor Fogg e i suoi compagni non trovarono la città molto popolata.
-Le strade erano quasi deserte, ad eccezione della parte del Tempio,
-ove non giunsero se non dopo aver attraversato parecchi quartieri
-circondati da palizzate. Le donne erano in buon numero, il che dipende
-dalla composizione singolare delle famiglie mormone. Non bisogna
-credere però che tutti i Mormoni siano poligami. Non c’è obbligo, ma
-sono le cittadine di Utah che aspirano specialmente ad essere sposate,
-poichè, secondo la religione del paese, il cielo mormone non ammette al
-possedimento delle sue beatitudini i celibi del sesso femminile. Quelle
-povere creature non parevano nè agiate nè felici. Talune, le più ricche
-senza dubbio, portavano una giacchetta di seta nera aperta alla vita,
-sotto un cappuccio od uno scialle molto modesto. Le altre erano vestite
-semplicemente di tela.
-
-Gambalesta, lui, nella sua qualità di giovane di convinzioni, non
-guardava senza un certo spavento quelle Mormone incaricate di fare,
-in molte, la felicità di un solo Mormone. Nel suo buon senso, egli
-compiangeva sopratutto il marito. Gli pareva terribile cosa avere a
-guidare tante signore alla volta tramezzo alle vicissitudini della
-vita, condurle così in frotta sino al paradiso mormone, con la
-prospettiva di ritrovarvele per l’eternità in compagnia del glorioso
-Smyth, che doveva formar l’ornamento di quel luogo di delizie.
-Decisamente egli non si sentiva la vocazione, e trovava, — forse con un
-po’ d’illusione — che le cittadine di Great-Lake-City lanciavano sulla
-sua persona degli sguardi un po’ inquietanti.
-
-Fortunatamente il suo soggiorno nella Città dei Santi non doveva
-prolungarsi. Alle quattro meno qualche minuto i viaggiatori si
-ritrovavano alla stazione e ripigliavano posto nei loro vagoni.
-
-Il fischio si fece udire, ma al momento che le ruote motrici della
-locomotiva, pattinando sulle rotaie, cominciavano ad imprimere al treno
-una certa velocità, si udirono grida di “Fermate! fermate!„
-
-Non si ferma un treno in cammino. Il gentleman, che proferiva queste
-grida, era evidentemente un Mormone in ritardo. Egli correva a
-precipizio. Fortunatamente per lui, la stazione non aveva nè porte
-nè barriere. Egli si slanciò dunque sulla via, saltò sulla predella
-dell’ultima carrozza, e cadde anelante sopra un sedile del vagone.
-
-Gambalesta, che aveva seguito con emozione gl’incidenti di quella
-ginnastica, sen venne a contemplare il ritardatario, al quale
-s’interessò vivamente, quando venne a sapere che quel cittadino
-dell’Utah erasi così dato alla fuga per mettere fine ad una scenetta di
-famiglia.
-
-Allorchè il Mormone ebbe ripreso fiato, Gambalesta si arrischiò a
-chiedergli garbatamente quante mogli avesse, — al modo in cui aveva
-preso il largo, gliene supponeva una ventina almeno.
-
-“Una, signore! rispose il Mormone alzando le braccia al cielo, una ed
-era abbastanza!„
-
-
-
-
-CAPITOLO XXVIII.
-
-Nel quale Gambalesta non riesce a far intendere il linguaggio della
-ragione.
-
-
-Il treno, lasciando Great-Salt-Lake e la stazione di Ogden, salì
-durante un’ora verso il nord, sino a Veber-River, avendo percorso
-novecento miglia all’incirca da S. Francisco. Da quel punto in avanti,
-esso ripigliò la direzione dell’est tramezzo ai massi accidentati
-dei monti Wahsatch. Precisamente in questa parte del territorio
-compresa tra le dette montagne e le Montagne Rocciose propriamente
-dette, gl’ingegneri americani si trovarono alle prese con le più
-serie difficoltà. Perciò in quel tratto la sovvenzione del governo
-dell’Unione ascese a quarantottomila dollari per miglio, mentre non
-era che di sedicimila dollari in pianura, ma gli ingegneri, come fu
-già detto, non violentarono la natura, giuocarono con lei d’astuzia,
-girando le difficoltà, e per arrivare al gran bacino, una sola
-galleria, lunga quattordicimila piedi, venne scavata in tutta la
-lunghezza del _rail-road_.
-
-Gli era appunto al Lago Salato che il tracciato aveva raggiunto il
-sommo dell’altezza. Da questo punto, il suo profilo descriveva una
-curva molto allungata, abbassandosi verso la valle del Bitter-Creek,
-per risalire sino al punto di divisione delle acque tra l’Atlantico e
-il Pacifico. I rii erano in buon numero in quell’alpestre regione. Fu
-mestieri valicare sopra dei ponticelli il Muddy, il Green ed altri.
-Gambalesta diveniva più impaziente mano mano che s’avvicinava alla
-meta. Anche Fix, alla sua volta, avrebbe voluto essere già uscito
-da quella difficile contrada; egli temeva i ritardi, paventava gli
-accidenti, ed aveva più fretta dello stesso Phileas Fogg di porre il
-piede sulla terra inglese.
-
-Alle dieci di sera il treno si fermava alla stazione di Fort-Bridger,
-che lasciò quasi subito, e venti miglia più lontano, entrava nello
-Stato di Wyming — l’antico Dakota, — seguendo tutta la valle di
-Bitter-Creek, dove scorre una parte delle acque che formano il sistema
-idrografico del Colorado.
-
-La domane, 7 dicembre, ci fu un quarto d’ora di fermata alla
-stazione di Green-River. La neve era caduta durante la notte molto
-abbondantemente, ma, mista alla pioggia, mezzo liquefatta, non poteva
-impacciare il cammino del treno. Tuttavia quel cattivo tempo non
-mancò d’inquietare Gambalesta, poichè l’accumulamento delle nevi,
-impastoiando le ruote dei vagoni, avrebbe certamente compromesso il
-viaggio.
-
-— Affè, che idea, diceva tra sè, ebbe mai il mio padrone di viaggiare
-durante l’inverno! Non poteva mo’ aspettare la bella stagione per
-aumentare le probabilità a suo favore?
-
-Ma in quella che l’onesto giovane non si preoccupava che dello
-stato del cielo e dell’abbassamento della temperatura, mistress Auda
-risentiva timori più vivi, che provenivano da un’altra causa.
-
-Infatti alcuni viaggiatori erano scesi dai loro vagoni, e passeggiavano
-sulla spianata della stazione di Green-River, aspettando la partenza
-del treno. Ora, attraverso il cristallo, la giovane signora riconobbe
-in uno d’essi il colonnello Stamp Proctor, quell’americano che si
-era condotto tanto villanamente rispetto a Phileas Fogg dorante il
-_meeting_ di San Francisco. Mistress Auda, non volendo esser vista, si
-ripiegò indietro.
-
-Questa circostanza impressionò vivamente la giovane donna. Essa
-erasi affezionata all’uomo che le dava ogni giorno, per freddamente
-che fosse, delle prove di assoluta devozione. Ella non comprendeva,
-senza dubbio, tutta la profondità del sentimento che le ispirava il
-suo salvatore, ed a questo sentimento ella non dava fin allora che
-il nome di riconoscenza, ma a sua insaputa, c’era più di questo.
-Cosicchè il suo cuore ebbe come una stretta quando ella riconobbe il
-grossolano personaggio al quale il signor Fogg voleva presto o tardi
-domandar ragione della sua condotta. Evidentemente era il puro caso
-che aveva tratto in quel treno il colonnello Proctor, ma egli c’era, e
-bisognava impedire a qualunque costo che Phileas Fogg scorgesse il suo
-avversario.
-
-Mistress Auda, allorchè il treno si fu riposto in cammino, approfittò
-d’un momento che il signor Fogg sonnecchiava, per porre Fix e
-Gambalesta al corrente della situazione.
-
-— Quel Proctor nel treno! esclamò Fix. Ebbene rassicuratevi, signora,
-prima d’aver a che fare col signor Fogg, egli avrà da farla con me!
-E mi pare che in tutto ciò sono ancor io che ho ricevuto i più gravi
-insulti.
-
-— E poi, aggiunse Gambalesta, m’incarico io di lui, per colonnello
-ch’e’ sia.
-
-— Signor Fix, ripigliò mistress Auda, il signor Fogg non lascierà a
-nessuno la cura di vendicarlo. Egli è uomo, l’ha detto, da ritornare
-apposta in America per rintracciare quell’insultatore. Se dunque vede
-il colonnello Proctor, noi non potremo impedire uno scontro, che può
-produrre deplorevoli risultati. Quel che importa è che non lo veda.
-
-— Avete ragione, signora, rispose Fix, uno scontro potrebbe perder
-tutto. Vincitore o vinto, il signor Fogg sarebbe posto in ritardo,
-e....
-
-— E, soggiunse Gambalesta, ciò là darebbe vinta ai gentleman del
-Reform-Club. Fra quattro giorni noi saremo a Nuova York! Ebbene, se
-durante quattro giorni il mio padrone non lascia il suo vagone, si può
-sperare che il caso non lo metta faccia a faccia con quel maledetto
-americano, che Dio confonda! Ora sapremo ben noi impedirlo....
-
-La conversazione fu sospesa. Il signor Fogg si era risvegliato, e
-guardava la campagna attraverso al cristallo macchiettato di neve. Ma,
-più tardi, e senza essere udito dal suo padrone, nè da mistress Auda,
-Gambalesta disse all’ispettore di polizia:
-
-— Vi battereste poi veramente per lui?
-
-— Farò tutto per ricondurlo vivo in Europa! rispose semplicemente Fix,
-con un accento che dinotava una volontà implacabile.
-
-Gambalesta sentì come un fremito corrergli pel corpo, ma le sue
-convinzioni a riguardo del suo padrone non cedettero.
-
-Ed ora eravi un mezzo qualunque per trattenere il signor Fogg in quello
-scompartimento onde prevenire ogni incontro tra il colonnello e lui?
-Ciò non poteva essere difficile, chè il gentleman era d’indole poco
-irrequieta e poco curiosa. Ad ogni modo, Fix credette aver trovato
-cotesto mezzo, poichè, da lì a pochi istanti, egli disse a Phileas
-Fogg:
-
-— Come sono lunghe e lente, o signore, le ore che si passano in
-ferrovia!
-
-— Infatti, rispose il gentleman, ma passano.
-
-— A bordo dei piroscafi, ripigliò l’ispettore, voi avevate l’abitudine
-di fare il vostro _whist_?
-
-— Sì, rispose Phileas Fogg, ma qui sarebbe difficile. Non ho nè carte
-nè compagni.
-
-— Oh! le carte troveremo certamente da comperarle. Si vende di tutto
-nei vagoni americani. Quanto ai compagni, se per caso, signora....
-
-— Certamente, signore, rispose vivamente la giovane donna, io conosco
-il _whist_. Ciò fa parte dell’educazione inglese.
-
-— Ed io, ripigliò Fix, ho qualche pretesa a cotesto giuoco. Dunque
-potremo giocare in tre col morto....
-
-— Come volete, signore, rispose Phileas Fogg, contentissimo di tornare
-al suo giuoco favorito, anco in ferrovia.
-
-Gambalesta fu spedito alla ricerca dello _steward_, e ritornò subito
-con due mazzi completi, marche, gettoni e una tavoletta coperta di
-panno. Non ci mancava nulla. Il giuoco incominciò. Mistress Auda
-conosceva discretamente il whist e ricevette anzi dei complimenti dal
-severo _Phileas_ Fogg. Quanto all’ispettore, egli era di primissima
-forza, e degno di tener testa al gentleman.
-
-— Ora, disse tra sè Gambalesta, lo teniamo. Non si moverà più!
-
-Alle undici del mattino, il treno era giunto al punto di spartizione
-delle acque dei due oceani. Era a Passe-Bridger, ad un’altezza di
-settemila cinquecentoventiquattro piedi inglesi al disopra del livello
-del mare, uno dei punti più alti toccati dal profilo del tracciato in
-quel passaggio attraverso le Montagne Rocciose. Ancora duecento miglia
-circa, e i viaggiatori si troverebbero finalmente su quelle lunghe
-pianure che si estendono fino all’Atlantico, e che la natura rendeva
-così propizie alla costruzione di una strada ferrata.
-
-Sul versante del bacino atlantico si vedevano già i primi rii affluenti
-o subaffluenti del North-Platte-River. Tutto l’orizzonte del nord e
-dell’est era coperto da un’immensa cortina semicircolare, che forma
-la porzione settentrionale dei Rocky-Mountains, dominata dal picco
-di Laramia. Tra quest’incurvatura e la linea di ferro si estendevano
-vaste pianure, largamente irrigate. Sulla destra del _rail-road_ si
-addossavano le prime salite del masso montagnoso che s’arrotonda al sud
-sino alle sorgenti del fiume dell’Arkansas, uno dei grandi tributarii
-del Missurì.
-
-Mezz’ora dopo mezzodì, i viaggiatori intravedevano per un istante
-il forte Halleck che domina quella contrada. Ancora poche ore, e la
-traversata delle Montagne Rocciose sarebbe compiuta. Si poteva dunque
-sperare che nessun accidente segnalerebbe il passaggio del treno,
-traverso quella difficile regione. La neve aveva cessato di cadere. Il
-tempo si metteva al freddo asciutto. I grandi uccelli, spaventati dalla
-locomotiva, fuggivano lontano. Nessuna belva, orso nè lupo, si mostrava
-sul piano. Era il deserto nella sua immensa nudità.
-
-Dopo una buona colazione, servita sullo stesso vagone, il signor Fogg
-e i suoi compagni si erano rimessi al loro interminabile _whist_,
-allorchè violenti fischi colpirono il loro orecchio. Il treno si fermò.
-
-Gambalesta cacciò la testa dallo sportello, e non vide nulla che
-motivasse quella fermata. Nessuna stazione era in vista.
-
-Mistress Auda e Fix poterono temere per un istante che il signor Fogg
-pensasse di scendere sulla strada. Ma il gentleman si contentò di dire
-al suo servo:
-
-— Guardate un po’ che c’è.
-
-Gambalesta si slanciò fuori del vagone. Una quarantina di viaggiatori
-avevano già lasciato il loro vagone, e tra essi, il colonnello Stamp
-Proctor.
-
-Il treno era giunto dinanzi ad un disco girato al rosso che chiudeva
-la strada. Il macchinista e il conduttore essendo discesi, discutevano
-con qualche vivacità con un cantoniere, che il capostazione di Medicine
-Bow, la stazione vicina, aveva mandato incontro al treno. Alcuni
-viaggiatori si erano accostati e pigliavano parte alla discussione,
-— fra gli altri il suddetto colonnello Proctor, col suo linguaggio
-altiero e i suoi gesti imperiosi.
-
-Gambalesta avendo raggiunto il crocchio, udì il cantoniere che diceva:
-
-— Non c’è mezzo di passare. Il ponte di Medicine-Bow è guasto, e non
-sosterrebbe il peso del treno.
-
-Il ponte di cui si trattava, era un ponte sospeso, gettato sopra una
-cascata, a un miglio dal luogo ove il convoglio si era fermato. Al
-dire del cantoniere, essa minacciava rovina, parecchi dei fili erano
-spezzati, ed era impossibile arrischiarne il passaggio. Il cantoniere
-non esagerava dunque in alcun modo affermando che non si poteva
-passare. E del rimanente, con le abitudini audaci degli Americani, si
-può dire che quando si mettono essi ad essere prudenti, sarebbe una
-vera pazzia il non esserlo.
-
-Gambalesta, non osando andare a prevenire il suo padrone, ascoltava a
-denti stretti, immobile come una statua.
-
-— Oh che! esclamò il colonnello Proctor, non staremo qui, m’immagino, a
-piantar radice nella neve?
-
-— Colonnello, rispose il conduttore, si è telegrafato alla stazione
-di Omaha per chiedere un treno, ma non è probabile che giunga a
-Medicine-Bow prima di sei ore.
-
-— Sei ore! esclamò Gambalesta.
-
-— Sicuramente, rispose il conduttore. Del resto, questo tempo ci sarà
-necessario per portarci a piedi alla stazione.
-
-— Come! se non è che ad un miglio da noi, disse uno dei viaggiatori.
-
-— Un miglio, sì, ma dall’altro lato del fiume.
-
-— E questo fiume non lo si può traghettare in battello? chiese il
-colonnello.
-
-— Impossibile. Il _creek_ è ingrossato dalle pioggie. È una rapida, e
-saremo costretti di fare un giro di dieci miglia al nord per trovare un
-guado.
-
-Il colonnello lanciò un bordata di bestemmie, pigliandosela con la
-compagnia, pigliandosela col conduttore, e Gambalesta furente, non era
-lontano dal fare coro con lui. C’era qui un ostacolo materiale contro
-il quale fallirebbero, stavolta, tutte le banconote del suo padrone.
-
-Inoltre il rammarico era generale tra i viaggiatori, che, senza contare
-il ritardo, si vedevano costretti a fare una quindicina di miglia
-attraverso la pianura coperta di neve. Da qui un inferno di grida, di
-esclamazioni che avrebbero certamente attirato l’attenzione di Phileas
-Fogg, se questo gentleman non fosse stato assorto dal gioco.
-
-Però Gambalesta si trovava nella necessità di prevenirlo, ed a testa
-bassa, egli si dirigeva verso il vagone, quando il macchinista del
-treno, — un vero _yankee_, chiamato Forster, — alzando la voce disse:
-
-“Signori, ci sarebbe forse un mezzo di passare.
-
-— Sul ponte? chiese un viaggiatore.
-
-— Sul ponte.
-
-— Col nostro treno! domandò il colonnello.
-
-— Col nostro treno.„
-
-Gambalesta si era fermato, e divorava con gli occhi le parole del
-macchinista.
-
-“Ma il ponte minaccia rovina! ripigliò il conduttore.
-
-— Non monta, rispose Forster. Io credo che lanciando il treno col suo
-_maximum_ di velocità, si avrebbero delle probabilità di passare.
-
-— Diavolo!„ fece Gambalesta.
-
-Ma un certo numero di viaggiatori era stato immediatamente sedotto
-dalla proposta. La piaceva specialmente al colonnello Proctor. Questo
-rompicollo trovava la cosa fattibilissima. Egli ricordò anzi che certi
-ingegneri avevano avuto l’idea di passare i fiumi “senza ponte„ con
-dei treni rigidi lanciati a tutta celerità, ecc. E, in fine dei nodi,
-tutti gli interessati nella questione si schierarono col parere del
-macchinista.
-
-“Abbiamo cinquanta probabilità di passare, diceva uno.
-
-— Sessanta, diceva l’altro.
-
-— Ottanta!... novanta su cento!„
-
-Gambalesta era sbalordito, quantunque fosse pronto a tentar tutto per
-operare il passaggio del Medicine-creek; ma il tentativo gli pareva un
-po’ troppo “americano.„
-
-“Sì, pensò egli, ma c’è un’altra cosa molto più semplice da fare, e
-questa gente non se la sogna neppure!... Signore, diss’egli a uno
-dei viaggiatori, il mezzo proposto dal macchinista mi pare un po’
-arrischiato, ma....
-
-— Ottanta probabilità! rispose il viaggiatore, voltandogli le spalle.
-
-— So bene, rispose Gambalesta rivolgendosi ad un altro gentleman, ma
-una semplice riflessione....
-
-— Che riflessioni! è inutile! rispose l’Americano interpellato
-scrollando le spalle, giacchè il macchinista assicura che si passerà!
-
-— Non c’è dubbio, ripigliò Gambalesta, si passerà, ma sarebbe forse più
-prudente....
-
-— Che! Che prudente! esclamò il colonnello Proctor, che questa parola,
-udita a caso, fece scattare. A grande velocità! La capite? A grande
-velocità!
-
-— So... capisco... ripeteva Gambalesta, cui nessuno lasciava terminare
-la sua frase, ma pare sarebbe, se non più prudente, giacchè la parola
-vi scotta, almeno più naturale....
-
-— Chi? che? cosa? Vada a contarla ad altri col suo naturale!...„ si
-gridava da tutte le parti.
-
-Il poveraccio non sapeva più da chi farsi ascoltare.
-
-“Avete forse paura? gli domandò il colonnello Proctor.
-
-— Io paura! esclamò Gambalesta. Ebbene, sia! Farò vedere a questi
-signori che un Francese può essere tanto Americano quanto loro!
-
-— In vettura! in vettura! gridava il conduttore.
-
-— Sì! in vettura, ripeteva Gambalesta, in vettura! E subito! Ma io
-crederò sempre che sarebbe stato più naturale di farci prima passare a
-piedi su questo ponte, noi altri viaggiatori, e il treno poi!...
-
-Ma nessuno udì questa saggia riflessione, e nessuno avrebbe voluto
-riconoscerne la giustezza.
-
-I viaggiatori erano ricollocati nel loro vagone. Gambalesta ripigliò il
-suo posto, senza dir nulla di ciò che era accaduto. I giuocatori erano
-tutti assorti nel _whist_.
-
-La locomotiva fischiò vigorosamente. Il macchinista, rovesciando
-il vapore, ricondusse il suo treno indietro, per circa un miglio, —
-rinculando come un saltatore che vuol prendere lo slancio.
-
-Indi, ad un secondo fischio, il cammino in avanti ricominciò, poi si
-accelerò; in breve la velocità divenne spaventevole; non si sentiva
-altro che un solo nitrito uscente dalla locomotiva; gli stantuffi
-battevano venti colpi al secondo; le assi delle ruote fumavano nelle
-scatole del grasso. Si sentiva, per così dire, che tutt’intero il
-treno, camminando con una rapidità di cento miglia all’ora, non pesava
-più sulle rotaie. La velocità mangiava la gravitazione.
-
-E si passò! E fu come un lampo. Non si vide nulla del ponte. Il
-convoglio saltò, si può proprio dirlo, da una sponda all’altra, e il
-macchinista non riescì a fermare la sua macchina furibonda che a cinque
-miglia al di là della stazione.
-
-Ma appena il treno ebbe varcato il fiume, il ponte, definitivamente
-rovinato, s’inabissava con fracasso nelle acque di Medicine-Bow.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXIX.
-
-Nel quale si narrano cose che capitano unicamente sulle ferrovie
-americane.
-
-
-La sera stessa, il treno proseguiva la sua strada senza ostacoli,
-oltrepassava il forte Sanders, valicava il passo di Cheyenne e giungeva
-al passo di Evans. In questo luogo, il _rail-road_ arrivava al più
-alto punto della strada, cioè ottomila novantun piedi sopra il livello
-dell’Oceano. I viaggiatori non avevano ora che a discendere sino
-all’Atlantico su quelle pianure sconfinate, livellate dalla natura.
-
-Ivi si trovava sul _grand-trunk_, la diramazione di Denver-city, la
-principale città del Colorado. Questo territorio è ricco in miniere
-d’oro e d’argento, e più di cinquantamila abitanti vi hanno già fissato
-la loro dimora.
-
-In quel momento, milletrecentottantadue miglia erano state fatte da San
-Francisco, in tre giorni e tre notti. Quattro giorni e quattro notti,
-secondo ogni previsione, dovevano bastare per arrivare a Nuova York.
-Phileas Fogg si manteneva dunque nei termini regolamentari.
-
-Durante la notte si lasciò sulla sinistra il campo Walbah. Il
-Lodge-pole-creek scorreva parallelamente alla strada, seguendo la
-frontiera rettilinea comune agli Stati del Wyoming e del Colorado. Alle
-undici, si entrava nel Nebraska, si passava presso al Sedgwick, e si
-toccava Julesburgh, situato sul braccio sud del fiume Platte.
-
-Fu a questo punto che si fece l’inaugurazione
-dell’_Union-Pacific-road_, il 23 ottobre 1867, e di cui ingegnere
-in capo fu il generale J. M. Dodge. Qui si fermarono le due potenti
-locomotive, rimorchianti i nove vagoni degl’invitati, nel numero dei
-quali figurava il vice presidente, Thomas C. Durant; qui rintronarono
-le acclamazioni; qui i Siù e i Pawnies diedero lo spettacolo di una
-piccola guerra indiana; qui i fuochi d’artificio scoppiettarono;
-qui infine si pubblicò, col mezzo di una stamperia portatile, il
-primo numero del giornale _Railway-Pioneer_. Così venne celebrata
-l’inaugurazione di questa grande ferrovia, strumento di progresso e di
-civiltà, gettata attraverso al deserto e destinata a collegare fra loro
-città e città che non esistevano ancora. Il fischio della locomotiva,
-più potente della lira di Anfione, le avrebbe presto fatte sorgere dal
-suolo americano.
-
-Alle otto del mattino il forte Mac-Person era lasciato indietro.
-Trecentocinquantasette miglia separano questo punto da Omaha. La strada
-ferrata seguiva, sulla sponda sinistra, le capricciose sinuosità del
-braccio sud di Platte-river. Alle nove si giungeva all’importante
-città di North-Platte, edificata tra questi due bracci del gran corso
-d’acqua, che si ricongiungono intorno ad essa per non più formare che
-una sola arteria, — affluente considerevole le cui acque si confondono
-con quelle del Missurì, un po’ al disopra di Omaha.
-
-Il centesimoprimo meridiano era sorpassato.
-
-Il signor Fogg e i suoi compagni avevano ripreso il loro gioco. Nessun
-di loro si lamentava della lunghezza della strada, — neanco il morto.
-Fix aveva incominciato col guadagnare alcune ghinee, che era avviato
-a riperdere, ma si mostrava non meno appassionato del signor Fogg.
-Durante quella mattina, la fortuna arrise singolarmente al nostro
-gentleman. I trionfi e gli onori piovevano nelle sue mani. A un certo
-momento, dopo aver combinato un colpo audace, egli si preparava a
-giuocar picche, quando, dietro al sedile si udì una voce che diceva:
-
-“Io giuocherei quadri....„
-
-Il signor Fogg, mistress Auda, Fix, alzarono la testa. Il colonnello
-Proctor era vicino a loro.
-
-Stamp Proctor e Phileas Fogg si riconobbero a prima vista.
-
-“Ah! siete voi, signor Inglese, esclamò il colonnello, siete voi che
-volete giocar picche!
-
-— E che le gioco, rispose freddamente Phileas Fogg, gettando un dieci
-di questo colore.
-
-— Ebbene a me piace che sia quadri,„ replicò il colonnello con voce
-irritata.
-
-E fece un gesto per afferrare la carta giuocata, soggiungendo:
-
-“Voi non ci capite nulla a questo gioco.
-
-— Forse sarò più abile di un altro, disse Phileas Fogg alzandosi.
-
-— Dipende soltanto da voi di provarvici, figlio di John Bull!„ replicò
-il rozzo personaggio.
-
-Mistress Auda era diventata pallida. Tutto il sangue le affluiva al
-cuore. Ella aveva afferrato il braccio di Phileas Fogg, che la respinse
-dolcemente. Gambalesta era pronto a scagliarsi contro l’Americano, che
-guardava il suo avversario con aria più che mai insultante. Ma Fix si
-era alzato e, affrontando il colonnello Proctor, gli disse:
-
-“Voi dimenticate che sono io con cui avete a che fare, signore, io che
-avete non solo ingiurato, ma percosso!
-
-— Signor Fix, disse il signor Fogg, vi chiedo perdono, ma la faccenda
-riguarda me solo. Pretendendo che avevo torto di giocar picche, il
-colonnello mi ha fatto una nuova ingiuria, e me ne renderà ragione.
-
-— Quando vorrete e dove vorrete, rispose l’Americano, ed all’arma che
-vi piacerà!„
-
-Mistress Auda tentò invano di contenere il signor Fogg. L’ispettore
-tentò inutilmente di riappiccare il diverbio per conto suo. Gambalesta
-voleva gettare il colonnello dallo sportello, ma un cenno del suo
-padrone lo fermò. Phileas Fogg lasciò il vagone, e l’Americano lo seguì
-sul passatoio.
-
-“Signore, disse il signor Fogg al suo avversario, ho molta fretta
-di tornare in Europa, e un ritardo qualunque pregiudicherebbe i miei
-interessi.
-
-— E che importa a me? rispose il colonnello Proctor.
-
-— Signore, ripigliò con molta garbatezza il signor Fogg, dopo il nostro
-incontro a San Francisco, io avevo formato il progetto di venirvi
-a trovare in America, non appena avessi sbrigato gli affari che mi
-chiamano sul continente antico.
-
-— Davvero?
-
-— Volete darmi convegno fra sei mesi?
-
-— Perchè non fra sei anni?
-
-— Io dico sei mesi, rispose garbatamente il signor Fogg, e sarò esatto
-al convegno.
-
-— Scappatoie, signor mio! esclamò Stamp Proctor. Subito o non più.
-
-— Sia, rispose il signor Fogg. Andate a Nuova York?
-
-— No.
-
-— A Chicago?
-
-— No.
-
-— A Omaha?
-
-— Poco v’importa! Conoscete Plum-Creek?
-
-— No, rispose il signor Fogg.
-
-— È la stazione prossima. Il treno vi sarà fra un’ora. Vi si arresterà
-dieci minuti. In dieci minuti si possono scambiare alcuni colpi di
-revolver.
-
-— Sia, rispose il signor Fogg. Mi fermerò a Plum-Creek.
-
-— Io credo anzi che vi rimarrete! aggiunse l’Americano con insolenza
-senza pari.
-
-— Chi sa, signore!„ rispose Fogg, e rientrò nel suo vagone freddo come
-il solito.
-
-Qui, il gentleman incominciò col rassicurare mistress Auda, dicendo
-che i fanfaroni non sono mai da temere. Indi pregò Fix di fargli da
-testimonio nello scontro che stava per aver luogo. Fix non poteva
-rifiutare, e Phileas Fogg ripigliò tranquillamente il suo giuoco
-interrotto, giocando picche con calma perfetta.
-
-Alle undici, il fischio della locomotiva annunciò l’appressarsi della
-stazione di Plum-Creek. Il signor Fogg si alzò, e, seguito da Fix, si
-recò sul passatoio. Gambalesta lo accompagnava, portando un paio di
-revolver. Mistress Auda era rimasta nel vagone, pallida come una morta.
-
-In quella, la porta dell’altro vagone si aprì, e il colonnello Proctor
-apparve parimente sul passatoio seguito dal suo testimone, un Yankee
-della sua tempra. Ma al momento che i due avversari stavano per
-scendere sulla strada, il conduttore accorse e gridò:
-
-“Non si scende, signori.
-
-— E perchè? domandò il colonnello.
-
-— Abbiamo venti minuti di ritardo, e il treno non si ferma.
-
-— Ma io devo battermi col signore.
-
-— Me ne incresce, rispose l’impiegato; ma si parte immediatamente. Ecco
-la campana che suona!„
-
-La campana suonava difatti, e il treno si pose subito in cammino.
-
-“Sono veramente desolato, signori, disse allora il conduttore. In
-qualunque altra circostanza vi avrei servito volentieri. — Ma, alla fin
-fine, giacchè non avete avuto tempo di battervi qui, chi v’impedisce di
-battervi strada facendo?
-
-— Ciò non garberà forse al signore! disse il colonnello con aria
-beffarda.
-
-— Mi garba invece perfettamente, rispose Phileas Fogg.
-
-— Via, pensò Gambalesta, decisamente siamo in America! e il conduttore
-del treno è un gentleman del fior fiore!„
-
-E in così dire egli seguì il suo padrone.
-
-I due avversarii e i loro testimoni, preceduti dal conduttore, si
-recarono, passando da un vagone all’altro, alla coda del treno.
-L’ultimo vagone non era occupato che da una decina di viaggiatori.
-Il conduttore chiese loro se volevano compiacersi, per pochi istanti,
-di lasciar libero il passo ai due gentleman che avevano una questione
-d’onore da sbrigare.
-
-Figurarsi! I viaggiatori erano troppo felici di poter essere gentili
-verso i due gentlemen, e si ritirarono sui passatoi.
-
-Quel vagone, lungo una cinquantina di piedi, pareva fatto apposta per
-la circostanza. I due avversari potevano camminare un contro l’altro
-tra i sedili ed archibugiarsi a gusto loro. Non vi fu mai duello più
-facile da regolare. Il signor Fogg ed il colonnello Proctor, muniti
-ciascuno di due revolver a sei colpi, entrarono nel vagone. I due
-testimonii, rimasti al di fuori, ve li rinchiusero. Al primo fischio
-della locomotiva, essi dovevano cominciare il fuoco.... Indi, dopo un
-lasso di dieci minuti, si ritirerebbe dal vagone ciò che resterebbe dei
-due gentlemen.
-
-Nulla di più semplice, in verità. Era anzi così semplice, che Fix e
-Gambalesta sentivano il loro cuore palpitare in modo da spezzarsi.
-
-Si aspettava dunque il fischio convenuto, quando a un tratto si udirono
-grida selvagge; delle detonazioni le accompagnarono, ma non uscivano
-dal vagone riservato ai duellanti. Quelle detonazioni si prolungavano,
-per contrario, sino alla testa o su tutta la linea del treno. Grida di
-spavento si facevano udire dall’interno del convoglio.
-
-Il colonnello Proctor ed il signor Fogg, coi revolver in pugno,
-uscirono tosto dal vagone e si precipitarono verso la testa del
-convoglio, ove rintronavano fragorosamente le detonazioni e i gridi.
-
-Essi avevano compreso che il treno era assalito da una banda di Siù.
-
-Questi arditi Indiani non facevano così le loro prime armi, chè già più
-d’una volta essi avevano fermato i convogli. Secondo le loro abitudini,
-senz’aspettare la fermata del treno, slanciandosi sui marciapiedi in
-numero di un centinaio, essi avevano dato la scalata ai vagoni, come fa
-un _clown_ con un cavallo al galoppo.
-
-Quei Siù erano muniti di fucili. Da qui le detonazioni, alle quali i
-viaggiatori, quasi tutti armati, rispondevano con colpi di revolver.
-A tutta prima, gli Indiani si erano precipitati sulla macchina. Il
-macchinista e il fuochista erano stati mezzo accoppati a colpi di
-mazza. Un capo Siù, volendo fermare il treno, ma non sapendo manovrare
-il manubrio del regolatore, aveva aperto largamente l’introduzione del
-vapore invece di chiuderla, e la locomotiva, mossa a furia, correva con
-una celerità spaventevole.
-
-In pari tempo, i Siù avevan invaso i vagoni, correvano come tante
-scimmie furibonde sulle imperiali, scassinavano gli sportelli, e
-lottavano corpo a corpo coi viaggiatori. Dal convoglio-bagagli, forzato
-e saccheggiato, si precipitavano tutti i colli sulla strada. Gridi e
-spari proseguivano senza tregua.
-
-Intanto i viaggiatori si difendevano animosamente. Alcuni vagoni,
-asserragliati, sostenevano un assedio come veri forti ambulanti
-trasportati con una rapidità di cento miglia all’ora.
-
-Fin dal principio dell’attacco mistress Auda si era comportata
-coraggiosamente. Col revolver alla mano, ella si era difesa con
-eroismo, sparando tramezzo ai cristalli infranti, allorchè qualche
-selvaggio le si presentava. Una ventina di Siù, colpiti a morte, erano
-caduti sulla strada, e le ruote dei vagoni schiacciavano come vermi
-quelli fra loro che sdrucciolavano sulle rotaie dall’alto dei passatoi.
-Parecchi viaggiatori, gravemente colpiti dalle palle o dalle mazze,
-giacevano sui sedili.
-
-Eppure si doveva finirla. Quella lotta durava già da dieci minuti,
-e non poteva terminare che con vantaggio dei Siù, se il treno non si
-fermava. Infatti la stazione del forte Kearney non era distante neanco
-due miglia. Ivi trovavasi un posto americano, ma oltrepassato quel
-posto, tra il forte Kearney e la stazione seguente, i Siù sarebbero i
-padroni del treno.
-
-Il conduttore si batteva ai fianchi del signor Fogg, ma una palla lo
-atterrò. Cadendo, quell’uomo esclamò:
-
-“Siamo perduti, se il treno non si ferma fra cinque minuti!
-
-— Si fermerà! disse Phileas Fogg, che volle slanciarsi fuori del treno.
-
-— Rimanete, signore, gli gridò Gambalesta. È affar mio!„
-
-Il signor Fogg non ebbe il tempo di fermare quel coraggioso giovane,
-che aprendo uno sportello senza esser visto dagl’Indiani, riescì
-a cacciarsi sotto al vagone. Ed allora, frattanto che la lotta
-continuava, mentre le palle s’incrociavano sulla sua testa, ritrovando
-la sua agilità e la sua flessibilità di _clown_, avanzando sotto i
-vagoni, aggrappandosi alle assi, aiutandosi con la leva dei freni e con
-le stanghe delle impannate, inerpicandosi da una carrozza all’altra con
-una destrezza maravigliosa, egli giunse così alla testa del treno. Non
-era stato visto, non aveva potuto esserlo.
-
-Là, sospeso con una mano tra il vagone dei bagagli e il _tender_, con
-l’altra staccò le catene di sicurezza; ma a causa dell’attrazione
-operata egli non sarebbe mai riescito a svitare la sbarra di
-congiunzione se una scossa che la macchina subì non l’avesse fatta
-spezzare, ed allora il treno, staccato, rimase poco a poco indietro,
-mentre la locomotiva se ne scappava con nuova velocità.
-
-Trascinato dalla forza acquisita, il treno camminò ancora per alcuni
-minuti, ma i freni furono manovrati nell’interno dei vagoni, e il
-convoglio si fermò finalmente a meno di cento passi dalla stazione di
-Kearney.
-
-Qui, i soldati del forte, attirati dagli spari, accorsero in fretta. I
-Siù non li avevano aspettati: prima della fermata completa del treno,
-tutta la masnada aveva preso il largo.
-
-Ma quando i viaggiatori si contarono sulla piazza della stazione,
-s’avvidero che parecchi mancavano all’appello, e tra gli altri il
-coraggioso Francese la cui devozione aveali poc’anzi salvati.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXX.
-
-Nel quale Phileas Fogg fa semplicemente il suo dovere.
-
-
-Tre viaggiatori, compreso Gambalesta, erano scomparsi. Erano stati
-uccisi nella lotta, od erano prigionieri dei Siù? Non si poteva saperlo
-ancora.
-
-I feriti erano in numero considerevole, ma nessuno era colpito
-mortalmente. Uno dei più gravemente colpiti era il colonnello Proctor,
-che si era valorosamente battuto, e che una palla all’inguinaia aveva
-atterrato. Fu trasportato alla stazione con altri viaggiatori, il cui
-stato richiedeva cure immediate.
-
-Mistress Auda era salva. Phileas Fogg, che non s’era certo risparmiato,
-non aveva neppure una graffiatura. Fix era ferito al braccio, d’una
-ferita senza importanza. Ma Gambalesta mancava, e calde lacrime
-scorrevano dagli occhi della giovane signora.
-
-Intanto tutti i viaggiatori avevano lasciato il treno. Le ruote dei
-vagoni erano macchiate di sangue. Dai mozzi e dai raggi pendevano
-informi brandelli di carne. Si vedevano sulla bianca pianura, fin
-dove l’occhio poteva giungere, delle lunghe strisce rosse. Gli ultimi
-Indiani sparivano allora nel sud, dalla parte di Republican-River.
-
-Il signor Fogg, con le braccia incrociate, rimaneva immobile. Egli
-aveva una grave decisione da prendere. Mistress Auda, vicino a lui, lo
-guardava senza pronunciare una parola.... Egli comprese quello sguardo.
-Se il suo servo fosse prigioniero, non doveva egli arrischiar tutto per
-istrapparlo agl’Indiani?
-
-“Io lo ritroverò morto o vivo, diss’egli semplicemente a mistress Auda.
-
-— Ah! signor.... signor Fogg! esclamò la giovane donna, afferrando le
-mani del suo compagno ch’ella coprì di lacrime.
-
-— E vivo! aggiunse il signor Fogg, se non indugiamo un minuto!„
-
-Con questa risoluzione, Phileas Fogg si sacrificava tutto intero. Egli
-pronunziava la sua rovina. Un sol giorno di ritardo gli faceva mancare
-il piroscafo a Nuova-York, e la scommessa era irrevocabilmente perduta.
-Ma davanti a questo pensiero: “È il mio dovere!„ egli non esitava.
-
-Il capitano comandante il forte Kearney era presente. I suoi soldati —
-circa un centinaio d’uomini — si erano posti sulla difensiva pel caso
-che i Siù movessero un attacco diretto contro la stazione.
-
-“Signore, disse il signor Fogg al capitano, tre viaggiatori sono
-scomparsi.
-
-— Morti? domandò il capitano.
-
-— Morti o prigionieri, rispose Phileas Fogg. Ecco un’incertezza che
-urge di far cessare. È vostra intenzione d’inseguire i Siù.?
-
-— Faccenda seria, signore, disse il capitano. Gli Indiani possono
-fuggire fino al di là dell’Arkansas! Io non posso abbandonare il posto
-che mi è affidato.
-
-— Signore, ripigliò Phileas Fogg, si tratta della vita di tre uomini.
-
-— Senza dubbio.... ma posso io arrischiare la vita di cinquanta per
-salvarne tre?
-
-— Io non so se lo potete, signore, ma lo dovete.
-
-— Signore, rispose il capitano, nessuno qui m’insegna qual sia il mio
-dovere.
-
-— Sia, disse freddamente Phileas Fogg. Andrò solo.
-
-— Voi, signore! esclamò Fix che erasi avvicinato, andar solo ad
-inseguir gl’Indiani!
-
-— Volete dunque che lasci morire quel disgraziato, a cui quanti vivono
-qui devono tutti la vita? Io andrò.
-
-— Ebbene no, non andrete solo! esclamò il capitano, commosso suo
-malgrado. No! Voi siete un intrepido cuore. Trenta uomini di buona
-volontà! aggiuns’egli, voltandosi verso i suoi soldati.
-
-Tutta la compagnia si avanzò in massa. Il capitano non ebbe che a
-scegliere fra quella brava gente. Trenta soldati vennero designati, e
-un vecchio sergente si pose alla loro testa.
-
-— Grazie, capitano! disse il signor Fogg.
-
-— Mi permetterete di accompagnarvi? domandò Fix al gentleman.
-
-— Farete come vi piacerà, signore, gli rispose Phileas Fogg. Ma se
-volete rendermi un servigio, rimarrete presso mistress Auda. Nel caso
-m’incogliesse disgrazia....
-
-Un pallore subitaneo coprì il volto dell’agente di polizia. Separarsi
-dall’uomo che aveva seguito passo a passo e con tanta persistenza!
-Lasciarlo avventurare in quel deserto! Fix guardò attentamente
-il gentleman, e quantunque pertinacemente combattuto dalle sue
-prevenzioni, egli abbassò gli occhi dinanzi a quello sguardo calmo e
-franco.
-
-— Rimarrò, diss’egli.
-
-Da lì a pochi istanti, il signor Fogg aveva stretto la mano della
-giovine donna; indi, dopo averle consegnato il suo prezioso sacco da
-viaggio, partiva col sergente e la sua piccola brigata.
-
-Ma prima di partire, aveva detto ai soldati:
-
-— Amici, vi sono mille sterline per voi, se salviamo i prigionieri!
-
-Era allora mezzodì e qualche minuto.
-
-Mistress Auda si era ritirata in una camera della stazione, e là, sola,
-ella aspettava, pensando a Phileas Fogg, a quella generosità semplice e
-grande, a quel tranquillo coraggio. Il signor Fogg aveva sacrificato la
-sua sostanza, ed ora giocava la vita, tutto ciò senza esitazione, per
-dovere, senza frasi. Phileas Fogg era un eroe agli occhi di lei.
-
-L’ispettore Fix non la pensava così, e non poteva contenere la sua
-agitazione. Passeggiava con passo febbrile sulla piazza della stazione.
-Soggiogato per un momento, egli ridiventava quel di prima. Partito
-Fogg, comprendeva la stoltezza che aveva fatto di lasciarlo partire.
-Che! quell’uomo che aveva fin allora seguito intorno al mondo, egli
-aveva consentito a separarsene! La sua indole ripigliava il disopra,
-egli s’incriminava, s’accusava, faceva tutta la parte del direttore
-della polizia metropolitana, quando strapazza un agente colto in
-flagrante delitto d’ingenuità.
-
-— Sono stato uno stolido! pensava egli. L’altro gli avrà detto chi ero!
-È partito, non ritornerà! Dove ripescarlo adesso? Ma come mai ho potuto
-lasciarmi affascinare a questo modo, io, Fix, io che ho in tasca il suo
-ordine d’arresto! Decisamente non sono che una bestia!
-
-Così ragionava l’ispettore di polizia, mentre le ore trascorrevano
-lente per lui. Egli non sapeva che fare. A volte, gli veniva voglia di
-dir tutto a mistress Auda. Ma comprendeva come sarebbe stato ricevuto
-dalla giovine donna. Qual decisione pigliare? Egli era tentato di porsi
-a scorrazzare le lunghe pianure bianche, alla caccia di quel Fogg!
-Non gli pareva impossibile di rintracciarlo. I passi del distaccamento
-erano ancora impressi sulla neve!... Ma da lì a poco, sotto un nuovo
-strato, ogni impronta fu scancellata.
-
-Allora lo scoraggiamento invase Fix. Egli risentì come un’infrenabile
-voglia di abbandonare la partita. Ora, precisamente, l’occasione di
-lasciare la stazione di Kearney e di proseguire quel viaggio sì fecondo
-di fiaschi, gli venne offerta.
-
-Infatti, verso le due dopo mezzodì, mentre la neve cadeva a larghi
-fiocchi, si udirono lunghi fischi che venivano da est. Un’enorme
-ombra preceduta da una luce rossastra si avanzava lentamente,
-considerevolmente ingrandita dalle nebbie che le davano un aspetto
-fantastico.
-
-Eppure non si aspettava nessun treno che dovesse arrivare dall’est. I
-soccorsi, richiesti per telegrafo, non potevano giungere così presto, e
-il treno da Omaha a San Francisco non doveva passare che la domane.
-
-Presto si ebbe a capire la cosa.
-
-La locomotiva, che camminava a piccolo vapore gettando grandi
-fischi, era quella che dopo essere stata disgiunta dal treno, aveva
-continuato la sua strada con spaventevolissima celerità, portando
-seco il fuochista e il macchinista svenuti. Essa aveva corso sulle
-rotaie per parecchie miglia; indi il fuoco era scemato per mancanza di
-combustibile; il vapore si era allentato, e un’ora dopo la macchina si
-fermava finalmente a dieci miglia al di là della stazione di Kearney.
-
-Nè il macchinista nè il fuochista erano morti, e, dopo uno svenimento
-alquanto prolungato, essi avevano ripreso i sensi.
-
-La macchina era allora fermata. Quando si vide nel deserto, con la
-sola locomotiva, non avente più vagoni al suo seguito, il macchinista
-comprese quel che era accaduto. In che modo la macchina fosse stata
-disgiunta dal treno, egli non potè indovinare, ma era fuor di dubbio
-per lui che il treno, rimasto indietro, si trovasse in pericolo.
-
-Il macchinista non esitò su ciò che doveva fare. Continuare la strada
-nella direzione di Omaha era prudente; ritornare verso il treno che
-gli Indiani saccheggiavano forse ancora, era pericoloso.... Non monta!
-Palate di carbone e di legna furono affastellate nel fornello della
-caldaia, il fuoco si rianimò, la pressione salì di bel nuovo, e verso
-le due dopo mezzodì la macchina ritornava indietro verso la stazione di
-Kearney. Era dessa che fischiava nella nebbia.
-
-Fu una grande soddisfazione pei viaggiatori, quando videro la
-locomotiva porsi in testa al treno. Essi potevano dunque continuare
-quel viaggio tanto disgraziatamente interrotto.
-
-All’arrivo della macchina, mistress Auda aveva lasciata la stazione, e
-rivolgendosi al conduttore:
-
-— Ripartite subito? gli chiese ella.
-
-— All’istante, signora.
-
-— Ma quei prigionieri... i nostri disgraziati compagni... non potete
-proprio aspettare?
-
-— Io non posso interrompere il servizio, rispose il conduttore. Abbiamo
-già tre ore di ritardo.
-
-— E quando passerà l’altro treno proveniente da San Francisco?
-
-— Domani sera, signora.
-
-— Domani sera! ma sarà troppo tardi. Bisogna aspettare.
-
-— È impossibile, rispose il conduttore. Se volete partire, salite in
-vagone.
-
-— Non partirò, rispose la giovane donna.
-
-Fix aveva udito quel dialogo. Pochi minuti prima, quando ogni mezzo di
-locomozione gli faceva difetto, egli era deciso a lasciare Kearney,
-ed ora che il treno era là, pronto a slanciarsi, che egli non doveva
-far altro che rioccupare il suo posto nel vagone, una irresistibile
-forza lo incatenava al suolo. Quello scalo della stazione gli scottava
-i piedi, eppure non poteva staccarsene! La lotta ricominciava in lui.
-La collera dell’insuccesso lo soffocava. Egli voleva lottare sino
-all’estremo.
-
-Frattanto, i viaggiatori ed alcuni feriti, — fra gli altri il
-colonnello Proctor, il cui stato era grave, — avevano preso posto nei
-vagoni. Si udiva il ronzìo della caldaia soprariscaldata, e il vapore
-si sprigionava dalle valvole. Il macchinista fischiò, il treno si pose
-in cammino, e disparve in brev’ora, frammischiando il suo fumo bianco
-al turbinìo della neve.
-
-L’ispettore Fix era rimasto.
-
-Alcune ore trascorsero. Il tempo era pessimo, il freddo vivissimo.
-Fix, seduto sopra una panca, nella stazione, rimaneva immobile. Pareva
-che dormisse. Mistress Auda, ad onta della raffica, lasciava ad ogni
-poco la camera che era stata posta a sua disposizione. Ella andava
-all’estremità dello scalo, cercando vedere attraverso la tempesta di
-neve, volendo squarciare quella nebbia che le restringeva intorno
-l’orizzonte, tendendo l’orecchio al menomo rumore. Ma nulla. Ella
-rientrava allora, tutta irrigidita, per ritornare da lì a pochi
-momenti, e sempre inutilmente.
-
-Venne la sera. Il piccolo distaccamento non era di ritorno. Dove
-trovavasi in quel momento? Aveva esso potuto raggiungere gli Indiani?
-C’era stata lotta, o quei soldati, smarriti nella nebbia, erravano a
-casaccio? Il capitano del forte Kearney era molto inquieto, quantunque
-non volesse far trasparir nulla della sua inquietudine.
-
-E venne la notte, e la neve cadde meno abbondantemente, ma l’intensità
-del freddo si accrebbe. Lo sguardo più intrepido non avrebbe
-considerato senza spavento quella buia immensità. Un assoluto silenzio
-regnava sulla pianura. Nè il volo di un uccello, nè il passaggio di una
-belva, ne turbava la calma infinita.
-
-Durante tutta quella notte mistress Auda, con la mente piena di
-presentimenti sinistri, il cuore colmo d’angosce, errò sul limitare
-della prateria. La sua immaginazione la traeva lontano, e le mostrava
-mille pericoli. Ciò ch’ella sofferse durante quelle lunghe ore non si
-può esprimere.
-
-Fix era sempre immobile allo stesso posto, ma neppur lui dormiva. Ad
-un certo momento un uomo erasi avvicinato e gli aveva parlato anzi; ma
-l’agente lo aveva rimandato, dopo di aver risposto alle sue parole con
-un segno negativo.
-
-La notte trascorse così. All’alba, il disco mezzo spento del sole si
-alzò sopra un orizzonte nebbioso; però lo sguardo poteva estendersi
-ad una distanza di due miglia. Era verso sud che Phileas Fogg e il
-distaccamento si erano diretti.... Il sud era assolutamente deserto.
-Suonavano allora le sette del mattino.
-
-Il capitano, sommamente impensierito, non sapeva qual partito
-pigliare. Doveva egli mandare un secondo distaccamento in soccorso
-del primo? Doveva sacrificare altri uomini con sì poche probabilità
-di salvare quelli che forse a quell’ora erano già sacrificati? Ma
-la sua esitazione non durò a lungo; chiamando con un gesto uno dei
-suoi luogotenenti, gli dava l’ordine di spingere una ricognizione nel
-sud, — allorchè si udirono alcuni spari. Era un segnale? I soldati si
-precipitarono fuori del forte, e ad un mezzo miglio scorsero un piccolo
-drappello che ritornava in buon ordine.
-
-Il signor Fogg camminava in testa, e vicino a lui Gambalesta e i due
-altri viaggiatori, strappati dalle mani dei Siù.
-
-C’era stato combattimento a dieci miglia al sud di Kearney. Pochi
-momenti prima dell’arrivo del distaccamento, Gambalesta e i suoi due
-compagni lottavano già contro i loro guardiani, e il Francese ne aveva
-accoppati due a furia di pugni, allorchè il suo padrone e i soldati si
-precipitarono al loro soccorso.
-
-Tutti, i salvatori e i salvati, furono accolti con grida di gioia, e
-Phileas Fogg distribuì ai soldati il premio che aveva loro promesso,
-mentre Gambalesta andava ripetendo a sè stesso, non senza qualche
-ragione:
-
-— Bisogna confessare che io costo caro al mio padrone!
-
-Fix, senza pronunciare mezza parola, guardava il signor Fogg, e sarebbe
-stato difficile l’analizzare le impressioni che lottavano allora in
-lui. Quanto a mistress Auda, ella aveva preso la mano del gentleman, e
-la stringeva nelle sue, senza poter pronunciare una parola!
-
-Intanto Gambalesta, appena giunto, aveva cercato il treno nella
-stazione. Egli credeva trovarlo lì, pronto a partire, e sperava che si
-potrebbe ancora riguadagnare il tempo perduto.
-
-— Il treno, il treno! esclamò egli.
-
-— Partito, rispose Fix.
-
-— E il treno successivo, quando passerà? domandò Phileas Fogg.
-
-— Non prima di stasera.
-
-— Ah! rispose semplicemente l’impassibile gentleman.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXXI.
-
-Nel quale l’ispettore Fix piglia molto sul serio gl’interessi di
-Phileas Fogg.
-
-
-Phileas Fogg si trovava in ritardo di venti ore. Gambalesta, causa
-involontaria di tale ritardo, era disperato. Egli aveva decisamente
-rovinato il suo padrone!
-
-In quel momento l’ispettore si avvicinò al signor Fogg, e, guardandolo
-bene in faccia:
-
-“Proprio sul serio, signore, gli domandò, avete fretta?
-
-— Proprio sul serio, rispose Phileas Fogg.
-
-— Insisto, ripigliò Fix. Avete proprio interesse ad essere a Nuova
-York l’11, prima delle 9 di sera, ora della partenza del piroscafo di
-Liverpool?
-
-— Sì, un interesse massimo.
-
-— E se il vostro viaggio non fosse stato interrotto da questo attacco
-di Indiani, sareste voi giunto a Nuova York l’11 al mattino?
-
-— Sì, con dodici ore di anticipazione sul piroscafo.
-
-— Bene, voi avete dunque venti ore di ritardo. Fra venti e dodici la
-differenza è di otto. Sono otto ore da riguadagnare. Volete tentare di
-farlo?
-
-— A piedi? domandò il signor Fogg.
-
-— No, in slitta, rispose Fix, in slitta a vela. Un tale mi ha proposto
-questo mezzo di trasporto.„
-
-Era l’uomo che aveva parlato all’ispettore di polizia durante la notte,
-e di cui Fix aveva rifiutato l’offerta.
-
-Phileas Fogg non rispose a Fix, ma, avendogli Fix mostrato l’uomo in
-discorso che passeggiava dinanzi alla stazione, il gentleman mosse
-verso di lui. Da lì ad un istante, Phileas Fogg e quell’Americano,
-chiamato Mudge, entravano in una capanna costruita ai piedi del forte
-Kearney.
-
-Ivi il signor Fogg esaminò un certo singolare veicolo, specie
-d’impannata, fissata sopra due lunghe travi, un po’ rialzate sul
-dinanzi come le suole di una slitta, e sulla quale cinque o sei
-persone potevano pigliar posto. Al terzo dell’impannata, a prora, si
-rizzava un albero altissimo, sul quale s’infioriva un’immensa randa.
-Questo albero, solidamente sostenuto da sartie metalliche, tendeva
-uno straglio di ferro che serviva da ghindare un fiocco di grande
-dimensione. A poppa, una specie di timone permetteva di dirigere il
-congegno.
-
-Era, come si vede, una slitta attrezzata a _sloop_. Durante l’inverno,
-sulla pianura gelata, quando i treni sono fermati dalle nevi, questi
-veicoli fanno dei tragitti sommamente rapidi da una stazione all’altra.
-Essi sono per altro prodigiosamente invelati, — ancor più di quanto può
-esserlo un cutter di corsa esposto a capovolgersi, — e, vento a poppa,
-sdrucciolano alla superficie delle praterie, con una rapidità uguale,
-se non superiore, a quella dei treni diretti.
-
-In pochi minuti un contratto fu stipulato tra il signor Fogg e il
-padrone di quell’imbarcazione di terra. Il vento era buono e soffiava
-dall’ovest in gagliarda brezza. La neve si era indurita, e Mudge si
-vantava di condurre il signor Fogg in poche ore alla stazione d’Omaha.
-Colà sono frequenti i treni e numerose le vie che conducono a Chicago
-e a Nuova York. Non era impossibile che il ritardo fosse riguadagnato.
-Non c’era dunque da esitare. Bisognava tentare l’avventura.
-
-Il signor Fogg, non volendo esporre mistress Auda alle torture di un
-tragitto all’aria aperta, con quel freddo reso ancor più insopportabile
-dalla celerità, le propose di rimanere sotto la custodia di Gambalesta
-alla stazione di Kearney. L’onesto giovane sarebbe incaricato di
-ricondurla in Europa per una strada migliore ed in condizioni più
-accettabili.
-
-Mistress Auda rifiatò di separarsi dal signor Fogg, e Gambalesta si
-sentì felicissimo di questa determinazione. Infatti, per nulla al
-mondo egli avrebbe voluto lasciare il suo padrone, dacchè Fix doveva
-accompagnarlo.
-
-Se poi si volesse sapere ciò che pensasse allora l’ispettore di
-polizia, sarebbe difficile il dirlo. La sua convinzione era alla
-scossa dal ritorno di Phileas Fogg, e lo riputava egli un mariuolo di
-primissima forza, che, compiuto il giro del mondo, doveva credere che
-sarebbe affatto sicuro in Inghilterra? Forse l’opinione di Fix rispetto
-a Phileas Fogg era infatti modificata; ma egli era sempre deciso a fare
-il suo dovere, e il più impaziente di tutti a sollecitare il ritorno in
-Inghilterra.
-
-Alle otto, la slitta era pronta a partire. I viaggiatori, — si
-potrebbe dire i passeggieri, — vi pigliavano posto e si avviluppavano
-strettamente nelle loro coperte da viaggio. Le due immense vele erano
-alzate, e sotto l’impulso del vento il veicolo filava sulla neve
-indurita, con una rapidità di quaranta miglia all’ora.
-
-La distanza che separa il Forte Kearney da Omaha è in linea retta, —
-a volo d’ape, come dicono gli Americani, — di duecento miglia al più.
-Mantenendosi il vento, questa distanza poteva essere percorsa in cinque
-ore.
-
-Se non sopravveniva alcun accidente, ad un’ora dopo mezzodì la slitta
-avrebbe raggiunto Omaha.
-
-Che tragitto! I viaggiatori, stretti l’uno contro l’altro, non potevano
-parlarsi. Il freddo, accresciuto dalla velocità, tagliava la parola.
-La slitta sdrucciolava così leggermente sulla superficie della pianura
-come una barca sulla superficie delle acque, — con le onde di meno.
-Quando la brezza giungeva a fior di terra, pareva che la slitta fosse
-sollevata dalle sue vele, vaste ali d’immensa apertura. Mudge, al
-timone, si manteneva nella linea retta, e, con un colpo di barra,
-rettificava le guizzate che il congegno tendeva a fare. Tutta la tela
-portava. Il fiocco era stato alzato, e non era più riparato dalla
-randa. Un albero di coffa fu ghindato, ed una freccia, tesa al vento,
-aggiunse la sua potenza d’impulso a quella delle altre vele. Non si
-poteva stimarla matematicamente, ma certo la velocità della slitta non
-doveva essere minore di quaranta miglia all’ora.
-
-“Se non si rompe nulla, disse Mudge, arriveremo!„
-
-E Mudge aveva interesse a giungere nel termine convenuto, poichè il
-signor Fogg, fedele al suo sistema, lo aveva adescato con un vistoso
-premio.
-
-La prateria che la slitta tagliava in linea retta era piatta come
-un mare e pareva un immenso stagno ghiacciato. Il _rail-road_ che
-provvedeva al servizio di questa parte del territorio, risaliva, dal
-sud-ovest al nord-ovest, per Grand-Island, Columbus, città importante
-del Nebraska, Schuyler, Fremont, indi Omaha. Esso seguiva in tutto
-il suo corso la sponda destra di Platte-River. La slitta, accorciando
-questa strada, percorreva la corda dell’arco descritto dalla ferrovia.
-Mudge non poteva temere di essere fermato dal Platte-River, a quel
-piccolo gomito che fa dinanzi a Fremont, giacchè le acque del fiume
-erano gelate. La strada era dunque interamente sgombra di ostacoli, e
-Phileas Fogg non aveva che due circostanze da temere: una avaria del
-congegno, un cambiamento o una caduta del vento.
-
-Ma la brezza non calmò. Al contrario, essa soffiava tanto da curvare
-l’albero, che le sartie di ferro mantenevano solidamente. Quei fili
-metallici, simili alle corde di uno strumento, risuonavano, come se
-un archetto avesse provocato le loro vibrazioni. La slitta correva in
-mezzo ad un’armonia lamentosa, di una intensità affatto particolare.
-
-“Queste corde danno la quinta e l’ottava,„ disse il signor Fogg.
-
-E furono queste le sole parole ch’egli pronunziò durante il tragitto.
-Mistress Auda, bene imbaccucata nelle pellicce e nelle coperte da
-viaggio, era, per quanto possibile, preservata dall’azione del freddo.
-
-Quanto a Gambalesta, con la faccia rossa come il disco solare quando
-tramonta nelle nebbie, egli aspirava quell’aria frizzante. Col fondo
-d’imperturbabile fiducia che possedeva, egli ripigliava le speranze.
-Invece di giungere al mattino a Nuova York, vi si giungerebbe alla
-sera, ma c’era ancora qualche probabilità che ciò accadesse prima della
-partenza del piroscafo di Liverpool.
-
-Gambalesta aveva anzi sentito una gran voglia di stringere la mano
-del suo alleato Fix. Egli non dimenticava che era l’ispettore quegli
-che aveva procurato la slitta a vele, e, quindi, il solo mezzo che
-vi fosse di portarsi ad Omaha in tempo utile. Ma, chi sa per quale
-presentimento, egli si tenne nella sua riserva abituale.
-
-Ad ogni modo, una cosa che Gambalesta non dimenticherebbe mai,
-era il sacrificio che il signor Fogg aveva fatto, senza esitare,
-per strapparlo dalle mani dei Siù. Con ciò, il signor Fogg aveva
-arrischiato sostanza e vita... No! il suo servo non lo dimenticherebbe!
-
-Mentre ciascuno dei viaggiatori era assorto in riflessioni tanto
-diverse, la slitta volava sull’immenso tappeto di neve. Se passava
-qualche _creek_, affluente o sub-affluente del Little-blue-river,
-nessuno se n’accorgeva. I campi e i corsi d’acqua sparivano sotto una
-bianchezza uniforme. La pianura era assolutamente deserta. Compresa
-tra l’_Union-Pacific-road_ e il tronco che deve congiungere Kearney a
-San Giuseppe, essa formava come una grande isola disabitata. Non un
-villaggio, non una stazione, neppure un forte. Di tanto in tanto si
-vedeva passare come un lampo qualche albero smorfioso, il cui scheletro
-bianco si torceva sotto la brezza. A volte, stormi di uccelli selvatici
-si alzavano a volo. A volte anco, de’ lupi di praterie, a frotte
-numerose, magri, affamati, spinti da un bisogno feroce, lottavano in
-velocità con la slitta. Allora Gambalesta, col revolver in mano, si
-teneva pronto a far fuoco sui più vicini. Se qualche accidente avesse
-allora fermato la slitta, i viaggiatori, assaliti da quei feroci
-carnivori, avrebbero corso i maggiori pericoli. Ma la slitta tirava
-via, non tardava a spingersi innanzi, e in breve tutta la torma urlante
-rimaneva indietro.
-
-A mezzodì, Mudge riconobbe da certi segni ch’egli passava il corso
-gelato del Platte-river. Non disse nulla, ma era già certo che, venti
-miglia più innanzi, sarebbe giunto alla stazione di Omaha.
-
-E difatti, non era ancora trascorsa un’ora, che quest’abile guida,
-abbandonando la barra, si precipitò alle drizze delle vele e le
-ammainava in bando, mentre la slitta, trascinata dal suo irresistibile
-slancio, percorreva ancora un mezzo miglio priva affatto di tela.
-Finalmente si fermò, e Mudge, additando un ammasso di tetti bianchi di
-neve, diceva:
-
-“Siamo giunti.„
-
-Giunti! Giunti, infatti, a quella stazione che, a mezzo di tanti treni,
-è quotidianamente in comunicazione con l’est degli Stati Uniti.
-
-Gambalesta e Fix erano saltati a terra e scrollavano le loro membra
-irrigidite. Essi aiutarono il signor Fogg e la giovine signora a
-scendere dalla slitta. Phileas Fogg regolò generosamente il conto con
-Mudge, al quale Gambalesta strinse la mano come ad un amico, e tutti si
-precipitarono verso la stazione di Omaha.
-
-A questa importante città del Nebraska si arresta appunto la strada
-ferrata del Pacifico propriamente detta, che mette il bacino del
-Mississipì in comunicazione col Grande-Oceano. Per andare da Omaha a
-Chicago, il _rail-road_, sotto il nome di “Chicago-Rock-Island-road,„
-corre direttamente nell’est facendo il servizio di cinquanta stazioni.
-
-Un treno diretto era pronto a partire. Phileas Fogg e i suoi compagni
-ebbero appena il tempo di precipitarsi in un vagone. Non avevano visto
-nulla di Omaha, ma Gambalesta confessò a sè stesso che non c’era da
-affliggersene, e che non si trattava di vedere.
-
-Con somma rapidità, quel treno passò nello Stato di Iowa, per
-Council-Bluffs, Des Moines, Iowa-City. Durante la notte attraversò il
-Mississipì a Davenport, e per Rock-Island entrava nell’Illinese. La
-domane, 10, alla quattro di sera, giungeva a Chicago, già risorta dalle
-sue rovine, e adagiata più fieramente che mai sulle rive del suo bel
-lago Michigan.
-
-Novecento miglia separano Chicago da Nuova York. I treni
-non facevan difetto a Chicago. Il signor Fogg passò
-immediatamente dall’uno all’altro. L’azzimata locomotiva del
-“Pittsburgh-Fort-Wayne-Chicago-rail-road„ partì a gran velocità, come
-se avesse capito che l’onorevole gentleman non aveva tempo da perdere.
-Essa attraversò come un lampo l’Indiana, l’Ohio, la Pensilvania, il
-Nuovo-Jersey, passando per città di nomi antichi, alcune delle quali
-avevano strade e _tramways_, ma non ancora case. Finalmente apparve
-l’Hudson, e, l’11 dicembre, alle undici e un quarto di sera, il treno
-si fermava nella stazione, sulla sponda destra del fiume, proprio
-davanti al molo riservato alla società di piroscafi della linea Cunard,
-altrimenti detta “British and nord American royal mail steam packet
-Co,„
-
-Il _China_, a destinazione di Liverpool, era partito da quarantacinque
-minuti!
-
-
-
-
-CAPITOLO XXXII.
-
-Nel quale Phileas Fogg lotta a corpo a corpo con la mala sorte.
-
-
-Partendo, il _China_ pareva aver menato via l’ultima speranza di
-Phileas Fogg.
-
-Infatti nessuno degli altri piroscafi che fanno il servizio diretto
-tra l’America e l’Europa, nè i Transatlantici francesi, nè le navi del
-_White-Star-line_, nè gli _steamers_ della Compagnia Imman, nè quelli
-della linea amburghese, nè altri non potevano secondare i progetti del
-nostro gentleman.
-
-Infatti, il _Pereiere_, della Compagnia transatlantica francese, — i
-cui ammirabili battelli uguagliano in celerità e superano in comodità
-tutti quelli delle altre linee, senza eccezione, — non partiva che
-da lì a due giorni, il 14 dicembre. E poi, al pari di quelli della
-Compagnia amburghese, non andava direttamente a Liverpool o a Londra,
-ma all’Havre a Southampton, mettendo il signor Fogg in ritardo, ed
-annullando con ciò i suoi ultimi sforzi.
-
-Quanto ai piroscafi Imman, uno dei quali, il _City-of-Paris_, partiva
-la domane, non era da pensarci. Queste navi sono particolarmente
-destinate al trasporto degli emigranti, le loro macchine sono deboli,
-navigano tanto a vela che a vapore, e la loro velocità è mediocre.
-Essi impiegavano al tragitto da Nuova York all’Inghilterra più tempo di
-quanto ne rimanesse al signor Fogg per guadagnar la sua scommessa.
-
-Di tutto ciò il nostro gentleman si chiarì completamente consultando il
-suo _Bradshaw_, che gli indicava, giorno per giorno, i movimenti della
-navigazione transoceanica.
-
-Gambalesta era annichilito. Aver mancato il piroscafo di quarantacinque
-minuti, ciò lo uccideva. Era colpa sua, tutta sua, che, invece di
-aiutare il suo padrone, non aveva cessato di seminare ostacoli sulla
-sua strada! E quando riandava con la mente tutti gli incidenti del
-viaggio, quando addizionava le somme spese senza il menomo guadagno
-e nel suo solo interesse, quando pensava che quell’enorme scommessa,
-aggiungendovi le spese enormi di quel viaggio divenuto inutile,
-rovinava completamente il signor Fogg, egli si colmava d’improperii.
-
-Il signor Fogg non gli fece però alcun rimprovero, e lasciando il molo
-dei piroscafi transatlantici, egli non disse che queste parole:
-
-“Domani provvederemo. Venite.„
-
-Il signor Fogg, mistress Auda, Fix, Gambalesta attraversarono l’Hudson
-nel Jersey-city-ferry-boat, e salirono in una cittadina, che li
-condusse all’albergo S. Nicola in Broadway (via larga). Delle camere
-furono poste a loro disposizione, e la notte trascorse, corta per
-Phileas Fogg che dormì un sonno perfetto, ma lunga assai per mistress
-Auda ed i suoi compagni, ai quali l’agitazione non permise di riposare.
-
-La domane era il 12 dicembre. Dal 12, ore sette del mattino, al 21,
-ore otto e quarantacinque minuti della sera, rimanevano nove giorni,
-tredici ore e 45 minuti. Se dunque Phileas Fogg fosse partito il dì
-prima col _China_, uno dei migliori camminatori della linea Cunard,
-sarebbe giunto a Liverpool, indi a Londra, nei termini voluti!
-
-Il signor Fogg lasciò l’albergo, solo, dopo aver raccomandato al suo
-servo di aspettarlo e di avvertire mistress Auda di tenersi pronta a
-qualunque momento.
-
-Il signor Fogg si recò in riva all’Hudson, e tra le navi ormeggiate
-al molo od ancorate nel fiume, egli cercò con cura quelle che erano
-in partenza. Diversi battelli avevano la loro fiamma di partenza e
-si apparecchiavano a pigliar il mare con la marea del mattino, poichè
-in quell’immenso ed ammirabile porto di Nuova York, non c’è giorno in
-cui cento navi non facciano via per tutt’i punti del mondo; ma per la
-maggior parte erano navigli a vela, e non potevano convenire a Phileas
-Fogg.
-
-Il nostro gentleman pareva dover fallir nel suo ultimo tentativo,
-quando scorse, ancorato dinanzi la Batteria, ad una gomena al più, una
-nave di commercio ad elice, di forme smilze, il cui camino, cacciando
-grossi fiocchi di fumo, indicava che si preparava a prendere il largo.
-
-Phileas Fogg chiamò una lancia, s’imbarcò, e con poche remate egli si
-trovava alla scaletta dell’_Henrietta_, _steamer_ a scafo di ferro, di
-cui tutte le sommità erano in legno.
-
-Il capitano dell’_Henrietta_ era a bordo. Phileas Fogg salì sul ponte e
-fe’ chiedere del capitano. Questi si presentò subito.
-
-Era un uomo di cinquant’anni, una specie di lupo di mare, un brontolone
-che non doveva esser molto comodo. Grossi occhi, carnagione di rame
-ossidato, capelli rossi, forte corporatura, — nulla nell’aspetto
-dell’uomo di buona società.
-
-“Il capitano? chiese il signor Fogg.
-
-— Son io.
-
-— Io sono Phileas Fogg di Londra.
-
-— Ed io Andrew Speedy di Cardiffe.
-
-— State per partire?...
-
-— Fra un’ora.
-
-— Siete carico per...?
-
-— Bordò.
-
-— E il vostro carico?
-
-— Ciottoli nella pancia. Punto nolo. Parto sopra zavorra.
-
-— Avete passaggieri?
-
-— Nessun passaggiero. Mai passaggieri. Mercanzia ingombrante e
-ragionante.
-
-— La vostra nave cammina bene?
-
-— Tra undici e dodici nodi. L’_Henrietta_, conosciuta da tutti.
-
-— Volete trasportarmi a Liverpool, me e tre persone?
-
-— A Liverpool? Perchè non in Cina?
-
-— Io dico Liverpool.
-
-— No!
-
-— No?
-
-— No. Sono in partenza per Bordò e vado a Bordò.
-
-— Senza badare al prezzo?
-
-— Senza badare al prezzo.„
-
-Il capitano aveva parlato con un tono che non ammetteva replica.
-
-“Ma gli armatori dell’_Henrietta_... ripigliò Phileas Fogg.
-
-— Gli armatori, sono io, rispose il capitano. Il battello m’appartiene.
-
-— Io ve lo noleggio.
-
-— No.
-
-— Io ve lo compro.
-
-No.„
-
-Phileas Fogg non mosse palpebra. Pure la situazione era grave. Nuova
-York non era come Hong-Kong, nè il capitano dell’_Henrietta_ come il
-padrone della _Tankadera_. Fin qui il denaro del gentleman aveva sempre
-superato gli ostacoli. Stavolta il danaro non valeva.
-
-Pure, bisognava trovare il mezzo di attraversare l’Atlantico in
-battello, — a meno di attraversarlo in pallone, — il che sarebbe stato
-molto avventuroso, e poi non realizzabile.
-
-Sembra però che Phileas Fogg avesse un’idea, perchè disse al capitano:
-
-“Ebbene, volete condurmi a Bordò?
-
-— No, quand’anche mi pagaste duecento dollari!...
-
-— Ve ne offro duemila (10,000 fr.).
-
-— A testa?
-
-— A testa.
-
-— E siete quattro?
-
-— Quattro.„
-
-Il capitano Speedy cominciò a grattarsi la fronte, in modo da
-strapparsi l’epidermide. Ottomila dollari da guadagnare, senza
-modificare il suo viaggio, ciò meritava proprio ch’egli mettesse da
-parte la sua antipatia pronunciata per ogni sorta di viaggiatori.
-Passeggieri a duemila dollari, non sono più passeggieri: sono una merce
-preziosa.
-
-“Parto alle nove, disse semplicemente il capitano Speedy, e se voi e i
-vostri, siete pronti...
-
-— Alle nove saremo a bordo,„ rispose con la stessa semplicità il signor
-Fogg.
-
-Erano le otto e mezzo. Sbarcare dall’_Henrietta_, salire in una
-carrozza, recarsi all’albergo San Nicola, menarne via mistress Auda,
-Gambalesta, ed anco l’inseparabile Fix, al quale offriva graziosamente
-il passaggio, ciò fu fatto dal gentleman con quella calma che non
-l’abbandonava in nessuna circostanza.
-
-Al momento che l’_Henrietta_ levava l’áncora, tutti e quattro erano a
-bordo.
-
-Quando Gambalesta seppe il prezzo di quest’ultimo tragitto, cacciò uno
-di quegli “Oh!„ prolungati, che percorrono tutti gl’intervalli della
-gamma cromatica discendente!
-
-Quanto all’ispettore Fix, egli pensò che decisamente la Banca
-d’Inghilterra non se la caverebbe troppo bene da quest’affare. Infatti,
-giungendo a Liverpool, ed ammettendo che il signor Fogg non gettasse
-qualche manata d’oro in mare, più di settemila sterline (175,000
-franchi) mancherebbero dal sacco delle banconote!
-
-
-
-
-CAPITOLO XXXIII.
-
-Nel quale Phileas Fogg si mostra all’altezza delle circostanze.
-
-
-Un’ora dopo, il battello a vapore _Henrietta_ oltrepassava il _light
-boat_ (battello-faro) che segna l’entrata dell’Hudson, girava la punta
-di Sandy-Hook ed entrava in mare. Durante la giornata, esso costeggiò
-Long-Island, al largo dal fuoco di Fire-Island e corse rapidamente
-verso l’est.
-
-La domane, 13 dicembre, a mezzodì, un uomo salì sul passatoio per fare
-il punto. Voi credete che quell’uomo fosse il capitano Speedy? Niente
-affatto. Era Phileas Fogg, _esq_.
-
-Quanto al capitano Speedy, egli era nientemeno che chiuso a chiave nel
-suo camerino, e cacciava urli che dinotavano un’ira, perdonabilissima,
-spinta fino al parossismo.
-
-Era accaduto questo. Phileas Fogg voleva andare a Liverpool, e il
-capitano non ve lo voleva condurre. Allora Phileas Fogg aveva accettato
-di pigliar passaggio per Bordò, e, da trenta ore che era a bordo,
-egli aveva così ben manovrato a colpi di banconote, che l’equipaggio,
-marinai e fochisti, — equipaggio un po’ equivoco, che non andava niente
-d’accordo col capitano, — gli apparteneva. Ed ecco perchè Phileas Fogg
-comandava in vece e luogo del capitano Speedy, perchè il capitano era
-rinchiuso nel suo camerino, e perchè infine l’_Henrietta_ si dirigeva
-verso Liverpool. Ed era chiarissimo, a veder manovrare il signor Fogg,
-che il signor Fogg era stato marinaio.
-
-Ora, come dovesse finire l’avventura, lo si saprebbe più tardi. Ma
-intanto, mistress Auda non poteva far a meno d’essere inquieta, senza
-dirne nulla. Fix, lui, era stato sbalordito a tutta prima. Quanto a
-Gambalesta, egli trovava la cosa semplicemente adorabile.
-
-“Tra undici e dodici nodi!„ aveva detto il capitano Speedy, e infatti
-l’_Henrietta_ si manteneva in questa media di velocità.
-
-Se dunque — quanti “se„ ancora! — se dunque il mare non diventava
-troppo cattivo, se il vento non balzava nell’est, se non sopraggiungeva
-nessuna avaria al battello, nessun accidente alla macchina,
-l’_Henrietta_ nei nove giorni contati dal 12 dicembre al 21, poteva
-percorrere le tremila miglia che separano Nuova York da Liverpool.
-Vero è che una volta giunti, l’affare dell’_Henrietta_ annodandosi
-all’affare della Banca, era tal cosa da poter trarre il nostro
-gentleman un pochino più lontano dei suoi desiderii.
-
-Durante i primi giorni, la navigazione si fece in eccellenti
-condizioni. Il mare non era troppo scabro: il vento pareva fissato
-al nord-ovest; le vele furono stabilite, e, sotto le sue golette,
-l’_Henrietta_ camminò come un vero transatlantico.
-
-Gambalesta era contentone. L’ultimo atto del suo padrone, di cui non
-voleva vedere le conseguenze, lo entusiasmava. Mai l’equipaggio aveva
-visto un giovane più gaio, più agile. Egli faceva mille carezze ai
-marinai, e li maravigliava co’ suoi giuochi d’agilità. Prodigava loro
-i nomi più teneri e le bevande più gradite. Per lui, essi manovravano
-come tanti gentlemen, e i fochisti riscaldavano come tanti eroi. Il suo
-buon umore, molto comunicativo, invadeva tutti. Egli aveva dimenticato
-il passato, le noie, i pericoli. Egli non pensava che alla meta, sì
-vicina ad essere raggiunta, e talvolta bolliva d’impazienza, come se
-fosse riscaldato dai fornelli dell’_Henrietta_. Spesso altresì il degno
-giovane girava intorno a Fix, lo guardava con occhio “che la diceva
-lunga!„ ma non gli parlava, perchè non esisteva più alcuna intimità fra
-i due antichi amici.
-
-Peraltro Fix, diciamolo pure, non ci capiva più nulla! La conquista
-dell’_Henrietta_, la compra del suo equipaggio, quel Fogg che
-manovrava come un vecchio marinaio, tutto codesto complesso di cose
-lo sbalordiva. Egli non sapeva più che pensare! Ma, pensandoci su, un
-gentleman che incominciava col rubare cinquantacinquemila sterline
-poteva ben finire col rubare un bastimento. E Fix fu naturalmente
-tratto a credere che l’_Henrietta_, diretta da Fogg, non andasse
-niente affatto a Liverpool, ma in qualche punto del mondo in cui
-il ladro, divenuto pirata, si porrebbe tranquillamente al sicuro!
-Questa ipotesi, bisognava confessarlo, era più che plausibile, e il
-_detective_ incominciava a pentirsi seriamente di essersi imbarcato in
-quest’affare.
-
-Quanto al capitano Speedy, egli continuava ad urlare nel suo camerino,
-e Gambalesta, incaricato di provvedere al suo vitto, non lo faceva se
-non pigliando le più grandi precauzioni, per vigoroso ch’ei fosse. Il
-signor Fogg, invece, non aveva neanche l’aria di sognarsi che ci fosse
-un capitano a bordo.
-
-Il 13, passa sulla coda del banco di Terranova. Sono cattivi paraggi.
-Durante l’inverno, specialmente, le nebbie vi sono frequenti, i colpi
-di vento formidabili. Fin dal dì prima, il barometro, improvvisamente
-abbassato, faceva presentire un cangiamento prossimo nell’atmosfera.
-Infatti, durante la notte la temperatura si modificò, il freddo divenne
-più vivo, e in pari tempo il vento saltò nel sud-est.
-
-Era un contrattempo. Il signor Fogg, affine di non iscostarsi dalla
-sua via, dovette ripiegare le vele e far forza col vapore. Contuttociò,
-il cammino della nave fu rallentato, a cagione dello stato del mare, i
-cui lunghi cavalloni s’infrangevano contro la sua asta di prora. Essa
-subì dei movimenti di beccheggio violentissimi, e ciò a detrimento
-della sua celerità. La brezza volgeva a poco a poco ad uragano, e si
-prevedeva già il caso in cui l’_Henrietta_ non potrebbe più tener testa
-alle onde. Ora, se si doveva fuggire, si andava incontro all’ignoto con
-tutti i suoi brutti rischi.
-
-La faccia di Gambalesta si rabbuiò insieme al cielo, e durante due
-giorni l’onesto figliuolo provò angoscie mortali. Ma Phileas Fogg
-era un marinaio ardito, che sapeva tener testa al mare, e continuò
-imperterrito la sua via, senza neppur mettersi a piccolo vapore.
-
-La _Henrietta_, quando non poteva innalzarsi sulle onde, le passava
-parte a parte; il suo ponte era spazzato da un capo all’altro, ma
-passava. Qualche volta altresì l’elice emergeva, battendo l’aria con le
-sue braccia affannate, quando una montagna d’acqua sollevava la poppa
-fuor dei flutti, ma il maraviglioso battello si spingeva sempre innanzi
-con la prua.
-
-Tuttavia, il vento non frescò tanto come avrebbesi potuto temere. Non
-fu uno di quegli uragani che passano con una velocità di novanta miglia
-all’ora. Esso si mantenne freschissimo, ma sfortunatamente soffiò
-ostinatamente dalla parte del sud-est e non permise di far tela. Eppure
-sarebbe stato utile, come si vedrà fra poco, di andar in aiuto al
-vapore!
-
-Il 16 dicembre era il settantesimoquinto giorno trascorso dalla
-partenza da Londra. Insomma, l’_Henrietta_ non aveva ancora un ritardo
-inquietante. La metà del tragitto era press’a poco fatta, e i peggiori
-paraggi erano sorpassati. In estate si poteva garantire il successo.
-D’inverno si era in balìa della cattiva stagione. Gambalesta non
-si pronunciava. In fondo, egli aveva speranza, e se il vento faceva
-difetto, si contava sul vapore.
-
-Ora, quel giorno, il macchinista essendo salito sul ponte, incontrò il
-signor Fogg, e s’intrattenne vivamente con lui.
-
-Senza sapere perchè, — per un presentimento senza dubbio, — Gambalesta
-risentì come una vaga inquietudine. Egli avrebbe dato una delle sue
-orecchie per udire con l’altra ciò che si diceva. Egli potè appena
-afferrare queste parole dette dal suo padrone:
-
-“Siete certo di ciò che asserite?
-
-— Certo, signore, rispose il macchinista. Non dimenticate che fin
-dalla nostra partenza noi riscaldiamo con tutti i fornelli accesi, e se
-avevamo sufficiente carbone per andare a piccolo vapore da Nuova-York
-a Bordò, non ne abbiamo a sufficienza per andare a tutto vapore da
-Nuova-York a Liverpool!
-
-— Ci penserò,„ rispose il signor Fogg.
-
-Gambalesta aveva capito. Egli fu colto da un’inquietudine mortale.
-
-Il carbone stava per mancare!
-
-“Ah! se il mio padrone rimedia a questa, disse tra sè, decisamente sarà
-una cima d’uomo!„
-
-Ed avendo incontrato Fix, egli non potè trattenersi dal renderlo
-informato della situazione.
-
-“Allora, gli rispose l’agente a denti stretti, voi credete che andiamo
-a Liverpool!
-
-— Diamine!
-
-— Imbecille!„ rispose l’ispettore, che se n’andò scrollando le spalle.
-
-Gambalesta fu sul punto di ribattere seccamente il qualificativo, di
-cui non poteva per altro comprendere il vero significato; ma pensò che
-lo sfortunato Fix doveva essere rammaricatissimo, umiliatissimo nel suo
-amor proprio, dopo di avere così scioccamente seguito una falsa traccia
-intorno al mondo, e gli perdonò.
-
-Ed ora che decisione stava per pigliare Phileas Fogg? Era difficile
-ad immaginare. Pure pare che il flemmatico gentleman ne pigliasse una,
-poichè la sera stessa fe’ chiamare il macchinista e gli disse:
-
-“Alimentate i fuochi e fate via sino al completo esaurimento del
-combustibile.„
-
-Da lì a pochi istanti, il camino dell’_Henrietta_ vomitava torrenti di
-forno.
-
-Il bastimento continuò dunque a camminare a tutto vapore; ma appunto
-come lo aveva annunziato, due giorni dopo, il 18, il macchinista fece
-sapere che il carbone mancherebbe nella giornata.
-
-“Non si lascino smorire i fuochi, rispose il signor Fogg. Al contrario
-si carichino le valvole.„
-
-Quel giorno, verso mezzodì, dopo d’aver preso altezza e calcolato la
-posizione della nave, Phileas Fogg chiamò a sè Gambalesta, e gli diede
-l’ordine d’andare a cercare il capitano Speedy. Era come se avessero
-comandato a quel buon figliuolo d’andare a scatenare un tigre. Egli
-scese nel cassero, dicendo fra sè:
-
-“È certo che sarà arrabbiato!„
-
-Infatti, da lì a pochi minuti, in mezzo a gridi e bestemmie, una bomba
-giungeva sul cassero. Questa bomba era il capitano Speedy. Era evidente
-che stava per iscoppiare.
-
-“Dove siamo?„ tali furono le prime parole ch’egli pronunciò in mezzo
-alle soffocazioni dell’ira, e certamente, per poco che il degno uomo
-fosse stato apoplettico, se ne sarebbe risentito per tutta la vita.
-
-“Dove siamo? ripetè col sangue agli occhi.
-
-— A settecentosettanta miglia da Liverpool, rispose il signor Fogg con
-una calma imperturbabile.
-
-— Pirata! esclamò Andrew Speedy.
-
-— Vi ho fatto venire, signore....
-
-— Schiumatore di mare!
-
-— .... signore, ripigliò Phileas Fogg, per pregarvi di vendermi il
-vostro battello.
-
-— No per tutt’i diavoli.
-
-— Gli è che fra poco sarò costretto ad abbruciarlo.
-
-— Abbruciare la mia nave!
-
-— Sì, almeno nella sua parte superiore, poichè manchiamo di
-combustibile.
-
-— Bruciare la mia nave! esclamò il capitano Speedy, che non poteva
-più pronunciare le sillabe. Una nave che vale cinquantamila dollari
-(250,000 fr.!)
-
-— Eccone sessantamila (300,000 fr.)„ rispose Phileas Fogg, offrendo al
-capitano un fascio di banconote.
-
-Ciò fece un effetto prodigioso su Andrew Speedy. Non si è Americani,
-senza che la vista di sessantamila dollari vi cagioni una certa
-emozione. Il capitano dimenticò in un istante la sua ira, la sua
-incarcerazione, tutt’i suoi risentimenti contro il suo passeggiero. La
-sua nave aveva venti anni. Si trattava d’un affare d’oro!... La bomba
-non poteva più scoppiare. Il signor Fogg ne aveva strappato via la
-miccia.
-
-“E lo scafo in ferro mi rimarrà? diss’egli con un tono singolarmente
-raddolcito.
-
-— Lo scafo in ferro e la macchina, signore. È conchiuso?
-
-— Conchiuso.„
-
-E Andrew Speedy, ghermendo il fascio di banconote, le contò e le fece
-sparire nella sua tasca.
-
-Durante quella scena Gambalesta era bianco. Quanto a Fix, mancò poco
-gli venisse un accidente. Quasi ventimila sterline spese, e per di
-più quel Fogg che abbandonava al suo venditore lo scafo e la macchina,
-cioè quasi il valore totale della nave! Vero è che la somma rubata alla
-banca ascendeva a cinquantacinque mila sterline!
-
-Quando Andrew Speedy ebbe intascato il danaro:
-
-“Signore, gli disse il signor Fogg, tutto ciò non deve sorprendervi.
-Sappiate ch’io perdo ventimila sterline, se non son di ritorno a Londra
-il 21 dicembre, a otto ore e quarantacinque minuti della sera. Ora
-avendo mancato il piroscafo di Nuova York, e siccome rifiutavate di
-condurmi a Liverpool....
-
-— Ed ho fatto bene, per i cinquantamila diavoli dell’inferno, esclamò
-Andrew Speedy, poichè ci guadagno almeno quarantamila dollari.„
-
-Indi, più pacatamente:
-
-“Sapete una cosa, capitano?...
-
-— Fogg.
-
-— Capitano Fogg. Ebbene, c’è del Yankee in voi.„
-
-E dopo aver fatto al suo passaggiero ciò che credeva essere un
-complimento, ei se n’andava, quando Phileas Fogg gli disse:
-
-“Ed ora, questo battello mi appartiene?
-
-— Certamente! Dalla chiglia al pomo degli alberi.... per tutto ciò che
-è legno, s’intende.
-
-— Fate demolire tutte le parti interne della nave e riscaldate coi
-rottami.
-
-Immagini il lettore quel che si dovette consumare di legname secco
-per mantenere il vapore in sufficiente pressione. Quel giorno, il
-cassaretto, le cabine, gli alloggi, il falso ponte, tutto fu ridotto in
-cenere.
-
-La domane, 19 dicembre, si abbruciò l’alberatura, le dare, le
-pennole. Gli alberi furono atterrati, sbocconcellati a colpi d’ascia.
-L’equipaggio ci metteva uno zelo incredibile. Gambalesta, tagliando,
-spaccando, segando, faceva il lavoro di dieci uomini. Era un furore di
-demolizione.
-
-La domane, 20, le impavesate, le gale di bandiere, le opere morte, la
-maggior parte del ponte, furono divorati. L’_Henrietta_ non era più che
-una nave rasa come un pontone.
-
-Ma quel giorno si era giunti in vista della costa d’Irlanda e del faro
-di Fastenet.
-
-Tuttavia, alle dieci di sera, la nave non era che dinanzi a Queenstown,
-cui volgeva il traverso. Phileas Fogg non aveva più che ventiquattr’ore
-per portarsi a Londra! Ora, era il tempo che occorreva all’_Henrietta_
-per arrivare a Liverpool, — anche camminando a tutto vapore. E il
-vapore stava per mancare in fine all’audace gentleman!
-
-“Signore, gli disse allora il capitano Speedy che aveva finito per
-interessarsi ai suoi progetti: io vi compiango davvero; tutto è contro
-di voi! Siamo appena dinanzi a Queenstown.
-
-— Ah! disse Fogg. È Queenstown quella città di cui scorgiamo i fuochi?
-
-— Sì.
-
-— Possiamo entrare nel porto?
-
-— Non prima di tre ore, — a pieno mare soltanto.
-
-— Aspettiamo!„ rispose tranquillamente Phileas Fogg, senza lasciar
-travedere sulla sua faccia che, con una suprema ispirazione, egli era
-in procinto di vincere ancora una volta la fortuna avversa!
-
-Infatti, Queenstown è un porto della costa d’Irlanda, nel quale i
-transatlantici che vengono dagli Stati Uniti, gettano passando la loro
-valigia delle lettere. Queste lettere sono portate a Dublino da treni
-espressi sempre pronti a partire. Da Dublino esse giungono a Liverpool
-con degli _steamers_ di grande velocità, — sopravanzando così di dodici
-ore i più rapidi camminatori delle compagnie marittime.
-
-Queste dodici ore che guadagnava così il corriere d’America,
-Phileas Fogg pretendeva guadagnarle egli pure. Invece di giungere
-sull’_Henrietta_, l’indomani sera, a Liverpool, egli vi sarebbe a
-mezzodì, e quindi, avrebbe il tempo di essere a Londra prima delle otto
-e quarantacinque della sera.
-
-Verso un’ora del mattino, l’_Henrietta_ entrava a mare alto nel porto
-di Queenstown, e Phileas Fogg, dopo aver ricevuto una vigorosa stretta
-di mano dal capitano Speedy, lo lasciava sullo scafo raso della sua
-nave, che valeva ancora la metà di quanto egli l’aveva venduta!
-
-I passaggieri sbarcarono subito.
-
-Fix, in quel momento, ebbe una voglia feroce di arrestare il nominato
-Fogg. Non lo fece! Perchè? Qual lotta avveniva entro di lui? Erasi
-forse ricreduto sul conto di Fogg! Capiva finalmente di essersi
-ingannato?... Checchè ne fosse, Fix non abbandonò il signor Fogg. Con
-lui, con mistress Auda, con Gambalesta, che non trovava più il tempo
-di respirare, egli saliva nel treno di Queenstown ad un’ora e mezzo
-del mattino, giungeva a Dublino sul far del giorno, e s’imbarcava
-senz’altro sopra uno di quegli _steamers_ — veri fusi d’acciaio,
-tutti macchina — che sdegnando di alzarsi sulle onde, le passavano
-invariabilmente parte a parte.
-
-A mezzodì meno venti minuti, il 21 dicembre, Phileas Fogg sbarcava
-alla perfine sul molo di Liverpool. Egli non era più che a sei ore da
-Londra.
-
-Ma in quel momento Fix si accostò, gli pose la mano salta spalla, e,
-presentando il suo mandato:
-
-— Siete voi il signor Phileas Fogg? diss’egli.
-
-— Sì, signore.
-
-— In nome della regina, io vi arresto!
-
-
-
-
-CAPITOLO XXXIV.
-
-Nel quale Phileas Fogg va fuor dei gangheri.
-
-
-Phileas Fogg era in prigione. Era stato rinchiuso nel posto di _Custom
-House_, la dogana di Liverpool, e doveva passarvi la notte aspettando
-il suo trasferimento a Londra.
-
-Al momento dell’arresto, Gambalesta aveva voluto precipitarsi sul
-_detective_. Alcuni _policemen_ lo trattennero. Mistress Auda,
-spaventata dalla brutalità del fatto, non sapendo nulla, non poteva
-capir nulla. Gambalesta le spiegò tutto. Il signor Fogg, l’onesto e
-coraggioso gentleman al quale ella doveva la vita, era arrestato come
-ladro! La giovane donna protestò contro tale allegazione, il suo cuore
-s’indignò, e delle lagrime sgorgarono dai suoi occhi, quando vide che
-non poteva far niente, tentar niente, per salvare il suo salvatore.
-
-Quanto a Fix egli aveva arrestato il nostro gentleman, perchè il suo
-dovere gl’imponeva di arrestarlo, fosse o no colpevole. La giustizia
-deciderebbe.
-
-Ma allora un pensiero venne a Gambalesta, il pensiero terribile che
-egli era decisamente la causa di tutta quella disgrazia! Infatti,
-perchè mai aveva celato quell’avventura al signor Fogg? Quando Fix
-avea rivelato e la sua qualità d’ispettore di polizia e la missione
-di cui era incaricato, perchè s’era egli pigliata la responsabilità di
-non avvertire il suo padrone? Questi, avvertito, avrebbe senza dubbio
-dato a Fix le prove della sua innocenza; gli avrebbe dimostrato il
-suo errore; ad ogni modo, non avrebbe scarrozzato a sue spese ed alle
-sue calcagna quel malaugurato agente, la cui prima cura era stata
-di arrestarlo al momento in cui metteva il piede sul suolo del Regno
-Unito. Pensando alle sue colpe, alle sue imprudenze, il povero giovine
-era colto da irresistibili rimorsi. Egli piangeva, faceva pena a
-vedere. Voleva spaccarsi la testa!
-
-Mistress Auda e lui erano rimasti, ad onta del freddo, sotto il
-peristilio della dogana. Non volevano nè l’uno nè l’altro muoversi di
-là. Volevano rivedere ancora una volta il signor Fogg.
-
-Quanto al nostro gentleman, egli era irremissibilmente rovinato, e
-ciò al momento che stava per toccare la meta. Quell’arresto lo perdeva
-senza rimedio. Giunto a mezzodì meno venti a Liverpool, il 21 dicembre,
-egli aveva tempo sino alle otto e quarantacinque minuti per presentarsi
-al Reform-Club, cioè nove ore e quindici minuti, — e non gliene
-occorrevano che sei per andare a Londra.
-
-In quel momento, chi fosse penetrato nel posto della dogana, avrebbe
-trovato il signor Fogg, immobile, seduto sopra una panca di legno,
-senza ira, ed ancora impassibile. Rassegnato, veramente no; ma
-quest’ultimo colpo non aveva potuto commoverlo, almeno in apparenza.
-Che si fosse addensato in lui uno di quei furori segreti, terribili,
-perchè contenuti, e che scoppiano in un dato momento con forza
-irresistibile! Chi sa! Ma Phileas era lì, calmo, aspettando... che
-cosa? Serbava forse qualche speranza? Credeva ancora al successo,
-quando udì chiudersi l’uscio della prigione?
-
-Checchè ne sia, il signor Fogg aveva accuratamente deposto il suo
-oriuolo sopra una tavola, e ne guardava camminare le sfere. Non una
-parola gli sfuggiva dalle labbra, ma il suo sguardo aveva una fissità
-singolare.
-
-In ogni caso, la situazione era terribile, e per chi non poteva leggere
-in quella coscienza, la si riassumeva così:
-
-Onest’uomo, Phileas Fogg era rovinato.
-
-Briccone, egli era preso.
-
-Ebbe egli allora il pensiero di salvarsi? Pensò a cercare se quel posto
-presentava un’uscita praticabile? Pensò a fuggire? Si sarebbe tentati
-a crederlo, poichè ad un dato momento egli fece il giro della stanza.
-Ma la porta era solidamente chiusa e la finestra munita di sbarre
-di ferro. Egli tornò dunque a sedere, ed estrasse dal suo portafogli
-l’itinerario del viaggio. Sulla linea che conteneva queste parole:
-
-“21 dicembre, sabato. Liverpool,„ egli aggiunse:
-
-“80º giorno, ore 11 e 40 min. ant.,„ ed aspettò.
-
-Un’ora suonò all’orologio di _Custom House_. Il signor Fogg verificò
-che il suo orologio avanzava di due minuti su quell’orologio.
-
-Le due! Ammettendo che salisse in quel momento in un treno espresso,
-egli poteva ancora giungere a Londra ed al Reform-Club prima delle otto
-e quarantacinque della sera. La sua fronte si corrugò lievemente....
-
-Alle due e tredici minuti un romore risuonò al difuori, uno strepito di
-porte che s’aprivano. Si udiva la voce di Gambalesta, si udiva la voce
-di Fix.
-
-Lo sguardo di Phileas Fogg brillò un istante.
-
-La porta del posto si aprì, ed egli vide mistress Auda, Gambalesta, Fix
-che gli si precipitarono incontro.
-
-Fix era trafelato, i capelli in iscompiglio... non poteva parlare.
-
-— Signore, balbettò, signore... perdonatemi... una rassomiglianza
-deplorabile.... Ladro arrestato da tre giorni... voi libero!
-
-Phileas Fogg era libero! Egli andò incontro al _detective_. Lo guardò
-bene in faccia, e, facendo il solo movimento rapido che avesse fatto
-e dovesse mai fare in vita sua, egli trasse indietro le due braccia, e
-con la precisione di un automa, percosse coi suoi due pugni l’infelice
-ispettore.
-
-— Ben dati! esclamò Gambalesta.
-
-Fix, gettato a terra, non pronunziò neanco una parola. Egli non aveva
-che quello che si meritava. Ma, senz’altro, il signor Fogg, mistress
-Auda e Gambalesta lasciarono la dogana. Si gettarono in una carrozza, e
-in pochi momenti giunsero alla stazione di Liverpool.
-
-Phileas Fogg domandò se c’era un treno espresso pronto a partire per
-Londra....
-
-Erano le due e quaranta minuti.... L’espresso era partito da
-trentacinque minuti.
-
-Phileas Fogg ordinò allora un treno speciale.
-
-C’erano parecchie locomotive di grande velocità in pressione; ma
-stante le esigenze del servizio, il treno speciale non potè lasciare la
-stazione prima delle tre!
-
-Alle tre, Phileas Fogg, dopo aver detto quattro paroline al
-macchinista, di un certo premio da guadagnare, filava nella direzione
-di Londra in compagnia della giovine signora e del suo fedel servitore.
-
-Bisognava percorrere in cinque ore e mezzo la distanza che separa
-Liverpool da Londra, — cosa fattibilissima, quando la strada è libera
-su tutta la linea. Ma ci furono dei ritardi forzati, — e, quando il
-gentleman giunse alla stazione, le nove meno dieci scoccavano alla
-stazione di Londra.
-
-Phileas Fogg, dopo aver compiuto questo viaggio intorno al mondo,
-giungeva con un ritardo di cinque minuti!...
-
-Egli aveva perduto.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXXV.
-
-Nel quale Gambalesta non si fa ripetere due volte l’ordine del suo
-padrone.
-
-
-La domane, gli abitanti di Saville-row sarebbero stati molto sorpresi
-se qualcuno avesse asserito che il signor Fogg erasi restituito al suo
-domicilio. Porte e finestre, tutto era chiuso. Nessun cangiamento era
-avvenuto all’esterno.
-
-Infatti, lasciata la stazione, Phileas Fogg aveva dato a Gambalesta
-l’ordine di comperare alcune provvigioni, ed era rientrato nella sua
-casa.
-
-Il nostro gentleman aveva ricevuto con la sua impassibilità abituale
-il colpo che lo atterrava. Rovinato! e per colpa di quel balordo
-ispettore di polizia! Dopo aver camminato con passo sicuro durante
-un sì lungo tragitto, dopo aver abbattuto mille ostacoli, affrontato
-mille pericoli, avendo anco trovato il tempo di fare un po’ di bene
-strada facendo, naufragare al porto dinanzi ad un fatto brutale, che
-non poteva prevedere, e contro il quale egli era disarmato: terribil
-cosa davvero! Della somma considerevole che aveva portata con sè
-alla sua partenza, non gli rimaneva che un residuo insignificante.
-La sua sostanza ormai non si componeva più che di ventimila sterline
-depositate presso i fratelli Baring, e queste ventimila sterline, egli
-le doveva ai suoi colleghi del Reform-Club. Dopo tante spese fatte,
-quella scommessa guadagnata non lo avrebbe arricchito, — ed è probabile
-che egli non avesse mai pensato di arricchirsi, com’uno di quegli
-uomini che “scommettono per l’onore,„ — ma quella scommessa perduta lo
-rovinava totalmente. Epperò, egli si era deciso. Sapeva quello che gli
-rimaneva a fare.
-
-Una camera della casa di Savill-row fu riservata a mistress Auda. La
-giovane signora era disperata. Da certe parole pronunciate dal signor
-Fogg, ella aveva capito che il signor Fogg meditava qualche progetto
-funesto.
-
-Tutti sanno a quali deplorevoli estremità si spingono alle volte
-quest’Inglesi monomani sotto la pressione di un’idea fissa. Laonde
-Gambalesta, senza darlo a dividere, teneva d’occhio il suo padrone.
-
-Ma, a primo arrivare, l’onesto ragazzo era salito nella sua camera ed
-aveva spento il becco a gas che ardeva da ottanta giorni. Egli aveva
-trovato nella cassetta delle lettere una nota della compagnia del gas,
-e pensò che era più che tempo di metter fine a quelle spese di cui era
-responsabile.
-
-La notte trascorse. Il signor Fogg si era coricato, ma aveva egli
-dormito? Quanto a mistress Auda, ella non aveva potuto prendere un solo
-istante di riposo. Gambalesta, lui, aveva vegliato come un cane alla
-porta del suo padrone.
-
-La domane, il signor Fogg lo chiamò a sè e gli raccomandò, in termini
-molto asciutti, d’occuparsi della colazione di mistress Auda. Per sè si
-contenterebbe di una tazza di thè e di una fetta di pane abbrustolita.
-Mistress Auda avrebbe la bontà di dargli licenza per la colazione e
-pel pranzo, perocchè tutto il suo tempo doveva essere consacrato a
-rassettare i suoi affari. Egli non scenderebbe. La sera soltanto,
-chiederebbe a mistress Auda il permesso d’intrattenerla per pochi
-minuti.
-
-Gambalesta, avendo comunicazione del programma della giornata, non
-doveva far altro che conformarvisi. Eppure egli non si moveva di là,
-guardava il suo padrone sempre impassibile, non poteva decidersi a
-lasciare la sua stanza. Il suo cuore era angosciato, la sua coscienza
-crucciata dai rimorsi, perocchè egli accusava più che mai sè stesso di
-quell’immenso disastro. Sì! s’egli avesse avvertito il signor Fogg,
-se gli avesse svelato i progetti dell’agente Fix, il signor Fogg
-non avrebbe certamente condotto l’agente Fix sino a Liverpool, ed
-allora....
-
-Gambalesta non potè più contenersi.
-
-— Padron mio! signor Fogg! esclamò egli, maleditemi. È stato per colpa
-mia che....
-
-— Io non accuso nessuno, rispose Phileas Fogg con accento perfettamente
-calmo. Andate.
-
-Gambalesta lasciò la camera ed andò a trovar la giovine signora, alla
-quale fece conoscere le intenzioni del signor Fogg.
-
-— Signora, aggiuns’egli, io non posso nulla dal canto mio, nulla! Non
-ho alcuna influenza sul mio padrone. Voi, forse....
-
-— Quale influenza potrei io mai avere! rispose mistress Auda. Il
-signor Fogg non ne subisce nessuna! Non ha neanco mai capito che la mia
-riconoscenza per lui era pronta a straripare! Non ha manco mai letto
-nel mio cuore! — Amico mio, non bisognerà lasciarlo un solo istante.
-Voi dite ch’egli manifestò l’intenzione di parlarmi stasera?...
-
-— Sì, signora. Si tratta senza dubbio di tutelare la vostra situazione
-in Inghilterra.
-
-— Aspettiamo! rispose la giovane donna, che rimase tutta pensierosa.
-
-Così, durante quella giornata di domenica, la casa di Saville-row fu
-come se fosse stata disabitata, e, per la prima volta da che dimorava
-in quella casa, Phileas Fogg non andò al suo Club, allorchè le undici e
-mezzo suonarono alla torre del Parlamento.
-
-E perchè il nostro gentleman si sarebb’egli presentato al Reform-Club?
-I suoi colleghi non lo aspettavano più. Se la sera del giorno prima, in
-quella data fatale del sabato 21 dicembre alle otto e quarantacinque,
-Phileas Fogg non era comparso nel salone del Reform-Club, la sua
-scommessa era perduta. Non era neppur necessaria ch’egli andasse dal
-suo banchiere per pigliarvi quella somma di ventimila sterline. I suoi
-avversarii avevano in mano un bono firmato da lui, e bastava passarlo
-ai fratelli Baring, perchè le ventimila sterline fossero portate a loro
-credito.
-
-Il signor Fogg non aveva dunque bisogno d’uscire, e non uscì. Egli
-rimase nella sua camera e diè assetto a’ suoi affari. Gambalesta non
-cessò di salire e scendere le scale della casa di Saville-row. Le ore
-non trascorrevano per quel poveraccio. Egli ascoltava all’uscio della
-camera del suo padrone, ed in ciò fare egli non credeva di commettere
-la menoma indiscrezione! Guardava dal buco della toppa, e si immaginava
-di avere questo diritto! Gambalesta paventava ad ogni istante qualche
-catastrofe. A volte altresì pensava a Fix, ma un cangiamento erasi
-operato nella sua mente. Egli non se la pigliava più con l’ispettore
-di polizia. Fix erasi ingannato in buona fede, e, tenendogli dietro,
-arrestandolo, egli non aveva fatto altro che il suo dovere, mentre
-lui.... Questo pensiero l’opprimeva, ed ei si riputava l’ultimo dei
-miserabili.
-
-Quando Gambalesta si sentiva troppo infelice ad esser solo, bussava
-all’uscio di mistress Auda, entrava nella sua camera, si sedeva in un
-canto senz’aprir bocca, e guardava la giovane donna, sempre pensierosa.
-
-Verso le sette e mezzo della sera, il signor Fogg fece chiedere a
-mistress Auda, se poteva riceverlo, e, da lì a pochi minuti, la giovane
-signora e lui erano soli in quella camera.
-
-Phileas Fogg prese una sedia e sedette presso al caminetto, dirimpetto
-a mistress Auda. La sua faccia non rifletteva alcuna emozione. Il
-Fogg del ritorno era esattamente il Fogg della partenza. Stessa calma,
-stessa impassibilità.
-
-Egli rimase senza parlare durante cinque minuti. Indi, alzando gli
-occhi verso mistress Auda:
-
-“Signora, diss’egli, mi perdonerete di avervi condotta in Inghilterra?
-
-— Io, signor Fogg!... rispose mistress Auda, comprimendo i battiti del
-suo cuore.
-
-— Vogliate permettermi di finire, ripigliò il signor Fogg. Allorchè io
-ebbi il pensiero di trarvi lontano da quella contrada diventata così
-pericolosa per voi, io ero ricco, e contava di porre una parte della
-mia sostanza a vostra disposizione. La vostra esistenza sarebbe stata
-felice e libera. Ora io sono rovinato.
-
-— Lo so, signor Fogg, rispose la giovine donna, e vi chiederò a mia
-volta: Mi perdonerete di avervi seguito, e — chi sa? — d’aver forse,
-mettendovi in ritardo, contribuito alla vostra rovina?
-
-— Signora, voi non potevate rimanere nell’India, e la vostra salvezza
-non era assicurata che se voi vi allontanavate tanto che quei fanatici
-non potessero riprendervi.
-
-— Così, signor Fogg, ripigliò mistress Auda, non contento di avermi
-strappato ad una morte orribile, voi vi credevate ancora obbligato di
-assicurare la mia posizione in Europa?
-
-— Sì, signora, rispose Phileas Fogg, ma gli avvenimenti si volsero
-contro di me. Però, del poco che mi rimane io vi chiedo il permesso di
-disporre a vostro favore.
-
-— Ma voi, signor Fogg, come farete? chiese mistress Auda.
-
-— Io, signora, rispose freddamente il gentleman, io non ho bisogno di
-nulla.
-
-— Come, signore! avete riflettuto alla sorte che vi aspetta?
-
-— Ho fatto le mie riflessioni, rispose lentamente il signor Fogg.
-
-— In ogni caso ripigliò mistress Auda, la miseria non potrebbe colpire
-un uomo pari vostro. I vostri amici....
-
-— Io non ho amici, signora.
-
-— I vostri parenti....
-
-— Non ho più parenti.
-
-— Vi compiango allora, signor Fogg, perocchè l’isolamento è una triste
-cosa. Che! neppure un cuore amico per deporvi le vostre pene? Si dice
-che in due la miseria stessa è ancora sopportabile!
-
-— Lo dicono, signora.
-
-— Signor Fogg, disse allora mistress Auda, che si alzò e porse la mano
-al gentleman, volete accettare al tempo stesso una parente ed un’amica?
-Volete voi accettarmi per vostra moglie?„
-
-Il signor Fogg, a questa parola, erasi alzato a sua volta. C’era come
-un riflesso insolito ne’ suoi occhi, come un tremito sulle sue labbra.
-Mistress Auda lo guardava. La sincerità, la rettitudine, la fermezza
-e la soavità di quel bello sguardo di una nobile donna che osa tutto
-per salvare colui al quale deve tutto, lo sorprese dapprima, indi lo
-penetrò. Egli chiuse gli occhi un istante, come per evitare che quello
-sguardo s’avanzasse dippiù.... Quando li riaprì:
-
-“Io vi amo! diss’egli semplicemente. Sì, in verità, per tutto quanto
-c’è di più sacro al mondo, io vi amo e sono tutto vostro!
-
-Ah!...„ esclamò mistress Auda, portandosi la mano al cuore.
-
-Gambalesta fu chiamato. Venne subito. Il signor Fogg teneva ancora la
-mano di mistress Auda nella sua. Gambalesta capì, e la sua larga faccia
-brillò come il sole allo zenit delle regioni tropicali.
-
-Il signor Fogg gli chiese se non sarebbe troppo tardi per andar
-ad avvertire il reverendo Samuele Wilson, della parrocchia di
-Mary-le-Bone.
-
-Gambalesta sorrise del suo miglior sorriso.
-
-“Mai troppo tardi„ diss’egli.
-
-Non erano che le otto e cinque minuti.
-
-“Sarà per domani, lunedì! diss’egli.
-
-— Per domani, lunedì? chiese il signor Fogg guardando la giovane donna.
-
-— Per domani, lunedì!„ rispose mistress Auda.
-
-Gambalesta uscì a gambe levate.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXXVI.
-
-Nel quale Phileas Fogg fa di nuovo aggio sulla piazza di Londra.
-
-
-È tempo di dire quale mutamento della opinione pubblica era avvenuto
-nel Regno Unito, quando si seppe l’arresto del vero ladro della Banca,
-— un certo James Strand, che aveva avuto luogo il 17 dicembre, a
-Edimburgo.
-
-Tre giorni prima, Phileas Fogg era ancora un deliquente cui la polizia
-dava la caccia ad oltranza, ed ora era il più onesto gentleman del
-mondo, che compiva matematicamente il suo eccentrico viaggio intorno
-alla terra.
-
-Quale effetto, che chiasso nei giornali! Tutti gli scommettitori pro
-e contro, che avevano già dimenticato quell’affare, risuscitarono
-come per incanto. Tutte le transazioni ridiventavano valide. Tutti
-gl’impegni rivivevano, e, bisogna dirlo, le scommesse ricominciarono
-con nuova energia. Il nome di Phileas Fogg fece di bel nuovo aggio
-sulla piazza di Londra.
-
-I cinque colleghi del gentleman, al Reform-Club, passarono quei tre
-giorni in grande inquietudine. Quel Phileas Fogg che essi avevano
-dimenticato, ricompariva inopinatamente ai loro occhi! Dov’era in quel
-momento? Il 17 dicembre, — giorno in cui James Strand fu arrestato,
-— faceano settantasei giorni che Phileas Fogg era partito, e non una
-notizia di lui! Che fosse morto? Avesse mai rinunciato alla lotta,
-oppure continuava il suo cammino giusta l’itinerario convenuto? E il
-sabato, 21 dicembre, alle 8 e 45 di sera, avesse egli mai a comparire
-come il dio dell’esattezza sulla soglia del salone dei Reform-Club?
-
-Dobbiamo rinunciare a dipingere l’ansietà nella quale, durante tre
-giorni, visse tutta quella classe della società inglese. Si lanciarono
-dispacci in America, in Asia, per avere notizie di Phileas Fogg. Si
-mandò mattina e sera ad osservare la casa di Saville-row.... Nulla. La
-polizia stessa non sapeva più che n’era stato del _detective_ Fix, che
-si era tanto sgraziatamente gettato sopra una falsa traccia. Il che non
-impedì alle scommesse di impegnarsi su più vasta scala. Phileas Fogg,
-come un cavallo di corsa, giungeva all’ultimo giro. Non lo si dava più
-a cento, ma a venti, ma a dieci, ma a cinque, e il vecchio paralitico,
-lord Albermale, lo pigliava, lui, alla pari.
-
-Laonde, il sabato sera, c’era folla in Pall Mall e nelle strade vicine.
-Sembrava un immenso attruppamento di sensali di borsa, stabiliti in
-permanenza nei paraggi del Reform-Club. La circolazione era impedita.
-Si discuteva, si disputava, si gridavano i corsi “del Phileas Fogg,„
-come quelli dei fondi inglesi. I policeman avevano un gran da fare a
-contenere la calca, e mano mano si avanzava l’ora alla quale doveva
-giungere Phileas Fogg, l’emozione pigliava proporzioni inverosimili.
-
-Quella sera, i cinque colleghi del gentleman erano radunati fin dalle
-nove nel gran salone del Reform-Club. I due banchieri, John Sullivan
-e Samuele Fallentin, l’ingegnere Andrew Stuard, Gualtiero Ralph,
-amministratore della Banca d’Inghilterra, il birraio Tommaso Flanagan,
-tutti aspettavano con ansietà.
-
-Al momento in cui l’orologio del gran salone segnò le otto e
-venticinque, Andrew Stuart, alzandosi, disse:
-
-“Signori, fra venti minuti, il termine convenuto fra il signor Phileas
-Fogg e noi sarà spirato.
-
-— A che ora è giunto l’ultimo treno di Liverpool? domandò Tommaso
-Flanagan.
-
-— Alle sette e ventitrè, rispose Gualtiero Ralph, e il treno successivo
-non giunge che a mezzanotte e dieci.
-
-— Ebbene signori, ripigliò Andrew Stuart, se Phileas Fogg fosse giunto
-col treno delle sette e ventitrè, egli sarebbe già qui. Possiamo dunque
-considerare la scommessa come guadagnata.
-
-— Aspettiamo, non ci pronunciamo, rispose Samuele Fallentin. Voi sapete
-che il nostro collega è un eccentrico di prim’ordine. La sua esattezza
-in tutto è ben conosciuta. Egli non giunge mai nè troppo tardi nè
-troppo presto, e se comparisse qui all’ultimo minuto, io non ne sarei
-punto sorpreso.
-
-— Ed io, disse Andrew Stuart, che era come sempre nervosissimo,
-quand’anco lo vedessi non ci crederei.
-
-— Infatti, ripigliò Tommaso Flanagan, il progetto del signor Fogg era
-insensato. Qual si fosse la sua esattezza, egli non poteva impedire dei
-ritardi inevitabili, e un ritardo di due o tre giorni soltanto bastava
-a compromettere il suo viaggio.
-
-— Voi noterete peraltro, aggiunse John Sullivan, che non abbiamo
-ricevuto nessuna notizia del nostro collega, e sì che i fili
-telegrafici non mancavano sul suo itinerario.
-
-— Egli ha perduto, signori, ripigliò Andrew Stuart, ha cento volte
-perduto! Voi sapete pure che il _China_ — il solo piroscafo di
-Nuova-York che egli avesse potuto pigliare per venire a Liverpool in
-tempo utile, — è giunto ieri. Ora, ecco qui la lista dei passaggieri,
-pubblicata dalla _Shipping-Gazette (Gazzetta navale)_ e il nome
-di Phileas Fogg non vi figura. Ammettendo tutte le più favorevoli
-combinazioni, il nostro collega è appena in America, a quest’ora! Io
-calcolo a venti giorni per lo meno il ritardo ch’egli subirà dalla data
-convenuta, e il vecchio lord Albermale ci rimetterà lui pure le sue
-cinquemila sterline!
-
-— È evidente, rispose Gualtiero Ralph, e domani non avremo che da
-presentare presso i fratelli Baring il bono del signor Fogg.
-
-In quella, l’orologio del salone suonò le otto e quaranta.
-
-“Ancora cinque minuti,„ disse Andrew Stuart.
-
-I cinque colleghi si guardavano tra loro. È lecito credere che i
-battiti del loro cuore avessero subito un lieve acceleramento, poichè
-infine, anche per giocatori intrepidi, la partita era forte! Ma non
-volevano lasciarne trasparir nulla; epperò dietro proposta di Samuele
-Fallentin, essi presero posto ad una tavola da giuoco.
-
-“Non darei la mia parte di quattromila sterline sulla
-scommessa, disse Andrew Stuart sedendosi, a chi me ne offrisse
-tremilanovecentonovantanove!„
-
-La sfera segnava, in quel momento, otto ore e quarantadue minuti.
-
-I giocatori avevano preso le carte, ma, ad ogni poco, il loro sguardo
-ricorreva all’orologio. Si può affermare che, per grande che fosse la
-loro sicurezza, mai minuti erano sembrati così lunghi!
-
-“Le otto e quarantatrè,„ disse Tommaso Flanagan, tagliando il mazzo di
-carte che gli presentava Gualtiero Ralph.
-
-Indi seguì un momento di silenzio. Il vasto salone del Club era
-tranquillo. Ma al difuori si udiva il chiasso della folla, dominato
-di tanto in tanto da gridi acuti. Il pendolo dell’orologio batteva
-il secondo con regolarità matematica. Ogni giocatore contava
-involontariamente le divisioni sessagesimali, che ferivano il suo
-orecchio.
-
-“Le otto e quarantaquattro!„ disse John Sullivan con voce in cui si
-sentiva una certa emozione.
-
-Un minuto solo e la scommessa era guadagnata. Andrew Stuart e i suoi
-colleghi non giocavano più. Avevano abbandonato le carte.
-
-Al quarantesimo minuto secondo, nulla. Al cinquantesimo, nulla ancora!
-
-Al cinquantesimoquinto, si udì come un fulmine al difuori: applausi,
-urrà, persino imprecazioni, che si propagarono come un rullo continuo.
-
-I cinque giocatori si alzarono....
-
-Al cinquantasettesimo minuto secondo, la porta del salone si aprì, e
-il pendolo non aveva battuto il sessantesimo secondo, che Phileas Fogg
-comparve, seguito da una folla delirante che aveva forzato l’ingresso
-del Club, e con la sua voce calma:
-
-“Eccomi, o signori,„ diss’egli.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXXVII.
-
-Nel quale si calcola quel che Phileas Fogg ha guadagnato a fare il giro
-del mondo.
-
-
-Sì! Phileas Fogg in persona.
-
-I lettori ricordano che alle otto e cinque della sera, — venticinque
-ore circa dopo l’arrivo dei viaggiatori a Londra, — Gambalesta era
-stato incaricato dal suo padrone di avvisare il reverendo Samuele
-Wilson per certo matrimonio che doveva celebrarsi la domane senz’altro.
-
-Gambalesta era dunque partito, contento come una pasqua. Egli si recò a
-passo rapido all’abitazione del reverendo Samuele Wilson, che non era
-ancora rincasato. Naturalmente, Gambalesta aspettò, ma aspettò almeno
-venti buoni minuti.
-
-Insomma, erano le otto e trentacinque, quand’egli uscì dalla casa del
-reverendo. Ma in quale stato! I capelli in iscompiglio, senza cappello,
-correndo, correndo, come non si è mai visto correre a memoria d’uomo,
-atterrando i passanti, precipitandosi come una tromba sui marciapiedi!
-
-In tre minuti egli era di ritorno alla casa di Saville-row, e cadeva
-senza fiato nella camera del signor Fogg.
-
-Egli non poteva parlare.
-
-“Che c’è? chiese il signor Fogg.
-
-— Padron mio... balbettò Gambalesta... matrimonio... impossibile.
-
-— Impossibile?
-
-— Impossibile... per domani...
-
-— Perchè?
-
-— Perchè domani... è domenica!...
-
-— Lunedì, rispose il signor Fogg.
-
-— No... oggi... sabato....
-
-— Sabato? impossibile!
-
-— Sì, sì, sì! esclamò Gambalesta. Vi siete sbagliato di un giorno!...
-Siamo giunti ventiquattr’ore prima... ma non ci rimangon che dieci soli
-minuti!...„
-
-Gambalesta aveva afferrato il suo padrone pel colletto, e lo trascinava
-con una forza irresistibile.
-
-Phileas Fogg, preso così d’assalto, senza aver il tempo di riflettere,
-lasciò la casa, saltò in un _cab_ (cittadina), promise cento sterline
-al cocchiere e dopo avere schiacchiato due cani e investito cinque
-carrozze, giunse al Reform-Club.
-
-L’orologio segnava lo otto e quarantacinque quando egli apparve nel
-gran salone....
-
-Phileas Fogg aveva compiuto il giro del mondo in ottanta giorni!
-
-Phileas Fogg aveva guadagnato la sua scommessa di ventimila sterline!
-
-Ed ora, come mai un uomo così esatto, così meticoloso, aveva egli
-potuto commettere quell’errore di giorno? Come si credeva egli al
-sabato sera, 21 dicembre, quando sbarcò a Londra, mentre non era che
-il venerdì, 20 dicembre, settantanove giorni soltanto dopo la sua
-partenza?
-
-Ecco la ragione di quell’errore. È semplicissima.
-
-Phileas Fogg aveva, senza neanco sognarselo, guadagnato un giorno sul
-suo itinerario, — e ciò unicamente perchè egli aveva fatto il giro del
-mondo, andando verso l’_est_, ed avrebbe invece perduto quel giorno
-andando in senso inverso, cioè verso l’_ovest_.
-
-Infatti, camminando verso l’est, Phileas Fogg andava incontro al
-sole, e, per conseguenza, i giorni diminuivano per lui di tante volte
-quattro minuti quanti erano i gradi ch’egli percorreva in quella
-direzione. Ora si contano trecentosessanta gradi sulla circonferenza
-terrestre, e questi trecentosessanta gradi, moltiplicati per quattro
-minuti, danno precisamente ventiquattr’ore — vale a dire quel giorno
-inconsapevolmente guadagnato. In altri termini, mentre Phileas Fogg,
-camminando verso l’est, vedeva il sole passare _ottanta volte_ al
-meridiano, i suoi colleghi rimasti a Londra non lo vedevano passare che
-_settantanove volte_. Ecco perchè quel giorno stesso, che era il sabato
-e non la domenica, come credeva il signor Fogg, questi lo aspettavano
-nel salone del Reform-Club.
-
-Ed ecco ciò che il famoso oriuolo di Gambalesta, — che aveva sempre
-conservato l’ora di Londra, — avrebbe dimostrato, se insieme ai minuti
-ed alle ore, esso avesse segnato i giorni!
-
-Phileas Fogg aveva dunque guadagnato le ventimila sterline. Ma, siccome
-ne aveva spese strada facendo circa diciannovemila, il risultato
-pecuniario era mediocre. Però, già si sa, l’eccentrico gentleman non
-aveva in quella scommessa cercato altro che la lotta, non la ricchezza.
-Ed anzi quelle mille sterline rimanenti, egli le divise tra l’onesto
-Gambalesta e l’infelice Fix, al quale era incapace di serbar rancore.
-Ma, solo per regolarità, egli fece ritenuta al suo servo del prezzo
-delle millenovecentoventi ore di gas spese per colpa sua.
-
-Quella stessa sera, il signor Fogg, sempre impassibile, flemmatico,
-diceva a mistress Auda:
-
-“Questo matrimonio vi conviene ancora, signora?
-
-— Signor Fogg, rispose mistress Auda, tocca a me a farvi questa
-domanda. Voi eravate rovinato, ora eccovi ricco....
-
-— Scusatemi, signora, questa ricchezza vi appartiene. Se non aveste
-avuto il pensiero di questo matrimonio, il mio servo non sarebbe andato
-dal reverendo Samuele Wilson, io non sarei stato avvertito del mio
-errore, e....
-
-— Caro signor Fogg!... disse la giovine donna.
-
-— Cara Auda!...„ rispose Phileas Fogg.
-
-Non occorre aggiungere che il matrimonio si celebrò quarant’otto ore
-dopo. Gambalesta, superbo, raggiante, abbagliante, vi figurò come
-testimone della giovane signora. Non l’aveva salvata lui? questo onore
-gli era ben dovuto.
-
-La domane, fin dall’alba, Gambalesta picchiava con fracasso alla porta
-del suo padrone.
-
-“Che c’è, Gambalesta?
-
-— Che c’è, signore! C’è che son venuto a sapere or ora....
-
-— Che cosa?
-
-— Che potevamo fare il giro del mondo in settantotto giorni soltanto.
-
-— Senza dubbio, rispose il signor Fogg, non attraversando l’India. Ma
-se io non avessi attraversato l’India, io non avrei guadagnato mistress
-Auda, ella non sarebbe mia moglie, e....„
-
-E il signor Fogg richiuse tranquillamente la porta.
-
-Così Phileas Fogg aveva guadagnato la sua scommessa. Egli aveva
-compiuto in ottanta giorni il viaggio intorno al mondo! Egli aveva
-adoperato, a ciò fare, tutti i mezzi di trasporto: piroscafi, ferrovie,
-carrozze, yachts, navi di commercio, slitte, elefanti. L’eccentrico
-gentleman aveva spiegato in questo negozio le sue maravigliose
-qualità di sangue freddo e d’esattezza. Ma al postutto? Che aveva egli
-guadagnato con quell’incomodo? Che gli era fruttato quel viaggio?
-
-Nulla, si dirà? Nulla, sia pure, all’infuori di una leggiadra moglie
-che lo rese il più felice degli uomini!
-
-In verità, chi non farebbe, anche per meno di questo, il Giro del Mondo?
-
-
- FINE.
-
-
-
-
-INDICE.
-
-
- I. Nel quale Phileas Fogg e Gambalesta si accettano
- reciprocamente l’uno come padrone, l’altro come
- servitore Pag. 1
- II. Nel quale Gambalesta è convinto d’aver finalmente
- trovato il suo ideale 8
- III. Nel quale s’impegna una conversazione che potrà
- costar caro a Phileas Fogg 14
- IV. Nel quale Phileas Fogg sbalordisce Gambalesta, suo
- servo 24
- V. Nel quale un nuovo valore comparisce sulla piazza
- di Londra 30
- VI. Nel quale l’agente Fix mostra un’impazienza più
- che legittima 35
- VII. Che prova una volta di più l’inutilità dei passaporti
- in materia di polizia 42
- VIII. Nel quale Gambalesta parla forse un po’ più del
- bisogno 47
- IX. Dove il mar Rosso e il mar delle Indie si mostrano
- propizii ai disegni di Phileas Fogg 53
- X. Dove Gambalesta è felicissimo di non perdere che
- le scarpe 61
- XI. Dove Phileas Fogg compra a prezzo favoloso una
- cavalcatura 69
- XII. Nel quale Phileas Fogg e i suoi compagni si
- avventurano attraverso le foreste dell’India,
- e se ne vedono le conseguenze 81
- XIII. Nel quale Gambalesta prova una volta di più
- che la fortuna arride agli audaci 91
- XIV. Nel quale Phileas Fogg scende tutta l’ammirabile
- vallata del Gange senza pensare a guardarla 101
- XV. Nel quale il sacco delle banconote si alleggerisce
- ancora di alcune migliaia di sterline 111
- XVI. Nel quale Fix fa l’indiano 120
- XVII. Nel quale si tratta un po’ di tutto durante il
- tragitto da Singapore a Hong-Kong 128
- XVIII. Nel quale i signori Fogg, Gambalesta e Fix
- vanno pei loro affari per strade diverse 137
- XIX. Nel quale Gambalesta piglia un interesse troppo
- vivo pel suo padrone, e quel che ne succede 144
- XX. Nel quale Fix entra direttamente in relazione
- con Phileas Fogg 154
- XXI. Nel quale si teme che il padrone della _Tankadera_
- perda un premio di duecento sterline 163
- XXII. Nel quale Gambalesta impara che il danaro è
- necessario anco agli antipodi 175
- XXIII. Nel quale il naso di Gambalesta si allunga
- smisuratamente 185
- XXIV. Durante il quale si compie la traversata dell’Oceano
- Pacifico 194
- XXV. Nel quale si dà un’occhiatina a San Francisco
- in un giorno di meeting 203
- XXVI. Nel quale si piglia il treno espresso della ferrovia
- del Pacifico 213
- XXVII. Nel quale Gambalesta segue, con una celerità
- di venti miglia all’ora, un corso di storia
- mormona 221
- XXVIII. Nel quale Gambalesta non riesce a far intendere
- il linguaggio della ragione 230
- XXIX. Nel quale si narrano cose che capitano unicamente
- sulle ferrovie americane 242
- XXX. Nel quale Phileas Fogg fa semplicemente il suo
- dovere 252
- XXXI. Nel quale l’ispettore Fix piglia molto sul serio
- gl’interessi di Phileas Fogg 262
- XXXII. Nel quale Phileas Fogg lotta corpo a corpo con
- la mala sorte 271
- XXXIII. Nel quale Phileas Fogg si mostra all’altezza
- delle circostanze 277
- XXXIV. Nel quale Phileas Fogg va fuor dei gangheri 289
- XXXV. Nel quale Gambalesta non si fa ripetere due
- volte l’ordine del suo padrone 294
- XXXVI. Nel quale Phileas Fogg fa di nuovo aggio sulla
- piazza di Londra 302
- XXXVII. Nel quale si calcola quel che Phileas Fogg ha
- guadagnato a fare il giro del mondo 308
-
-
-
-
-DEL MEDESIMO AUTORE:
-
- _Dalla terra alla luna e Intorno alla luna_ (5.ª ed.) L. 1 —
- _Cinque settimane in pallone_ (3.ª ed.) 1 —
- _Una città galleggiante_ (3.ª ed.) 1 —
- _Ventimila leghe sotto i mari_ (9.ª ed.) 1 —
- _Novelle fantastiche_ (3.ª ed.) 1 —
- _I figli del capitano Grant e Una città galleggiante._
- 2 vol. (8.ª ed.) 2 —
- _Avventure del capitano Hatteras_ (6.ª ed.) 1 —
- _Viaggio al centro della terra_ (3.ª ed.) 1 —
- _Un episodio del terrore o il conte di Chanteleine_ 1 —
- _Poe e le sue opere_ (3.ª ed.) 1 —
- _Un nipote d’America_ 1 —
-
-
-EDIZIONI ILLUSTRATE IN-8.
-
- _Il giro del mondo in 80 giorni_ 2 50
- _Novelle fantastiche_ 3 —
- _Storia dei grandi viaggi e dei grandi viaggiatori._
- (3.ª edizione) 2 —
- _Il faro in capo al mondo_ 3 50
- _Il dottor Oss: I violatori di blocco_ 1 —
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] Abbreviazione di _Esquire_, titolo equivalente a _signore_.
-
-[2] Specie di bettole, dove si vendono le ostriche.
-
-[3] Con questo nome vengono distinti, in Inghilterra, gli agenti della
-polizia che hanno lo speciale incarico di scoprire gli autori di un
-misfatto.
-
-[4] Il _whist_ si giuoca fra quattro persone, a due a due. Il _robbre_
-è una serie di due partite, dopo la quale i compagni si mutano.
-Talvolta si gioca il _whist_ in tre col _morto_.
-
-[5] Specie di soprabitone da viaggio per solito di color nocciuola ed
-usato specialmente dagli inglesi.
-
-[6] Orario e guida generale delle ferrovie continentali e dei battelli
-a vapore. Ne è redatore, Bradshaw, che è una vera celebrità in questo
-genere.
-
-[7] Il falso ponte di una nave (in inglese _spardeck_), detto anche
-pagliuolo di mezza stiva e che si suol fare di abete, è stabilito ad
-alcuni piedi sotto il primo ponte: serve a dare maggior comodo per lo
-stabilimento di varie stanze di alloggio e di provvigioni.
-
-[8] Lo stipendio dei funzionari civili è ancor più alto: i semplici
-assistenti al primo grado della gerarchia hanno 12,000 franchi, i
-giudici 60,000, i presidenti di Corte 250,000, i governatori 300,000, e
-il governatore generale più di 600,000.
-
-[9] Nel _whist_ si dice _shilem_ ciò che nei giuochi italiani chiamasi
-_cappotto_: cioè il prendere tutte le mani.
-
-[10] Grande ferrovia della penisola indiana.
-
-[11] La _jungla_ che s’incontra di sovente nelle Indie, è un embrione
-di foresta vergine, come il _maquis_ ossia le macchie della Corsica;
-è un disordine di arbusti che non arrivano mai all’altezza di alberi e
-che copre di solito vaste estensioni di terreno.
-
-[12] _Booby_, voce inglese che equivale al nostro bietolone, balordo,
-minchione.
-
-[13] Il _poney_, al plurale _ponies_, è un cavallo di razza molto
-piccola, eccellente nei luoghi alpestri, come i nostri cavallini della
-Sardegna.
-
-[14] Scompartimento della nave in cui è situata la macchina.
-
-[15] Il _loch_ è quel settore circolare di legno, che, attaccato ad una
-funicella divisa in parti eguali, serve a misurare la velocità della
-nave ossia il cammino percorso. Il Fincati, nel suo ottimo dizionario
-di marina, propone di tradurre _loch_ con barchetta; ma a noi par
-meglio conservare la voce straniera, ma evidente; tanto più quando la
-voce nostra da surrogarvi si presterebbe ad equivoci.
-
-[16] Vagone da dormire.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK IL GIRO DEL MONDO IN OTTANTA
-GIORNI ***
-
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- Il giro del mondo in ottanta giorni, di Jules Verne
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- </head>
-<body>
-
-<div style='text-align:center; font-size:1.2em; font-weight:bold'>The Project Gutenberg eBook of Il giro del mondo in ottanta giorni, by Jules Verne</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online
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-country where you are located before using this eBook.
-</div>
-
-<p style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Title: Il giro del mondo in ottanta giorni</p>
-
-<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Author: Jules Verne</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>Release Date: June 30, 2021 [eBook #65736]</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>Language: Italian</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>Character set encoding: UTF-8</div>
-
-<div style='display:block; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images made available by the HathiTrust Digital Library)</div>
-
-<div style='margin-top:2em; margin-bottom:4em'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK IL GIRO DEL MONDO IN OTTANTA GIORNI ***</div>
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-IL GIRO DEL MONDO IN OTTANTA GIORNI.
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="main-t">
-<span class="x-small">IL</span><br />
-GIRO DEL MONDO<br />
-<span class="small">IN OTTANTA GIORNI</span>
-</p>
-
-<p class="pad2 small">
-DI
-</p>
-
-<p class="pad1 x-large">
-GIULIO VERNE
-</p>
-
-<p class="pad4">
-MILANO<br />
-<span class="smcap">Fratelli Treves, Editori</span><br />
-—<br />
-<span class="small"><b>Quindicesimo migliaio.</b></span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-<i>La presente opera è messa dagli editori Fratelli Treves
-sotto la tutela delle vigenti leggi di proprietà letteraria per
-tutto il Regno d’Italia, Trieste, Trentino e Canton Ticino.</i>
-</p>
-
-<p>
-Milano. Tip. Treves — 1914.
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
-</p>
-
-<p class="titf">
-IL GIRO DEL MONDO IN OTTANTA GIORNI
-</p>
-
-<h2 id="cap1">CAPITOLO PRIMO.
-<span class="smaller">Nel quale Phileas Fogg e Gambalesta
-si accettano reciprocamente
-l’uno come padrone l’altro come servitore.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Nell’anno 1872, la casa recante il numero 7 di
-Saville-row, Burlington Garden, — casa in cui
-morì Sheridan nel 1814, — era abitata da Phileas
-Fogg, <i>esq.</i><a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>, uno dei membri più singolari
-e più segnalati del Reform-Club di Londra, quantunque
-sembrasse studiarsi di non far nulla che
-potesse attirare l’attenzione.
-</p>
-
-<p>
-Ad uno dei più grandi oratori che onorano
-l’Inghilterra, succedeva dunque in quella casa
-codesto Phileas Fogg, personaggio enigmatico, di
-cui nessuno sapeva niente, fuorchè essere un fior
-di galantuomo, ed uno dei più bei gentlemen dell’alta
-società inglese.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span>
-</p>
-
-<p>
-Si diceva che rassomigliasse a Byron, — nella
-testa, poichè era senza difetti ai piedi — ma un
-Byron con mustacchi e favoriti, impassibile, da
-poter vivere mille anni senza invecchiare.
-</p>
-
-<p>
-Inglese senz’alcun dubbio, Phileas Fogg non era
-forse Londinese. Non lo si era mai visto nè
-alla Borsa nè alla Banca, nè in alcuno degli ufficii
-della City. Nè i bacini nè i docks di Londra
-avevano mai ricevuto una nave avente per armatore
-Phileas Fogg. Codesto gentleman non figurava
-in alcun comitato d’amministrazione. Il suo
-nome non era mai risuonato in un collegio d’avvocati,
-nè al tempio, nè a Lincoln’s inn, nè a
-Gray’s inn. Non litigò mai nè alla Corte del Cancelliere,
-nè al Banco della Regina, nè allo Scacchiere,
-nè in Corte ecclesiastica. Non era industriale,
-nè negoziante, nè mercante, nè agricoltore.
-Non faceva parte nè dell’<i>Istituto Reale della
-Gran Brettagna</i>, nè dell’<i>Istituto di Londra</i>, nè dell’<i>Istituto
-degli Artigiani</i>, nè dell’<i>Istituto Russel</i>,
-nè dell’<i>Istituto letterario dell’Ovest</i>, nè dell’<i>Istituto
-del Diritto</i>, nè di quell’<i>Istituto delle Arti e delle
-Scienze riunite</i>, che è posto sotto il patronato diretto
-di Sua Graziosa Maestà. Insomma non apparteneva
-ad alcuna delle numerose società che
-pullulano nella capitale dell’Inghilterra, dalla
-<i>Società dell’Armonica</i> sino alla <i>Società entomologica</i>,
-fondata principalmente allo scopo di distruggere
-gli insetti nocivi.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg era membro del Reform-Club, ed
-ecco tutto.
-</p>
-
-<p>
-A chi si stupisse che un gentleman tanto misterioso
-si noverasse fra i membri di questa onorevole
-associazione, sarà risposto che egli vi fu
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-ammesso dietro raccomandazione dei signori Fratelli
-Baring presso i quali aveva un credito aperto.
-La regolarità posta da essi nel pagamento a vista
-dei suoi mandati sul conto corrente, in cui egli
-era invariabilmente creditore, gli aveva procacciato
-una certa stima.
-</p>
-
-<p>
-Codesto Phileas Fogg era egli ricco? Incontestabilmente.
-Ma in che modo si fosse arricchito,
-ecco ciò che i meglio informati non potevano dire,
-e il signor Fogg era l’ultimo cui convenisse rivolgersi
-per saperlo. Comunque, egli non era prodigo
-di nulla, ma non avaro, giacchè ogni volta
-fosse richiesto di danaro per un’opera nobile,
-utile e generosa, egli lo portava silenziosamente
-ed anche anonimamente. Insomma, nulla di meno
-comunicativo di quel gentleman. Parlava il meno
-possibile, ed appariva perciò tanto più misterioso.
-Eppure, la sua vita era palese; ma era tanto
-matematicamente uniforme, che l’immaginazione,
-insoddisfatta, cercava al di là.
-</p>
-
-<p>
-Aveva viaggiato? Probabilmente, poichè nessuno
-conosceva meglio di lui la carta del mondo. Non
-eravi luogo remoto ch’egli non mostrasse averne
-cognizione speciale. Qualche volta, ma in poche
-parole, brevi e chiare, rettificava le mille dicerie
-che circolavano nel club circa i viaggiatori perduti
-o smarriti; indicava le vere probabilità, e
-le sue parole erano parse di sovente quasi ispirate
-da una seconda vista, tanto l’avvenimento
-finiva sempre per giustificarle. Era un uomo che
-aveva dovuto viaggiare dappertutto, per lo meno
-in ispirito.
-</p>
-
-<p>
-Peraltro era sicuro che da lunghi anni Phileas
-Fogg non aveva lasciato Londra. Le persone che
-<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
-avevano l’onore di conoscerlo più da vicino, attestavano
-che nessuno poteva pretendere d’averlo
-mai visto altrove che in quella strada diretta che
-egli percorreva ogni giorno per recarsi da casa
-sua al club. Suo solo passatempo era leggere i
-giornali e giocare al whist. A questo giuoco del
-silenzio, tanto adatto al suo temperamento, egli
-vinceva spesso; ma i suoi guadagni non entravano
-mai nella sua borsa e figuravano per una somma
-importante al suo bilancio di carità. E poi, è bene
-notarlo, il signor Fogg giocava evidentemente
-per giocare, non per vincere; il giuoco era per
-lui un combattimento, una lotta contro una difficoltà,
-ma una lotta senza moto, senza spostamento,
-senza fatica, e ciò si confaceva al suo carattere.
-</p>
-
-<p>
-Nessuno gli conosceva nè moglie, nè figli — ciò
-che può accadere alle più brave persone, — nè
-parenti, nè amici, — cosa più rara in verità.
-Phileas Fogg viveva solo nella sua casa di Saville-row,
-dove nessuno penetrava. Del suo interno,
-non s’era parlato mai. Un solo servo bastava
-a servirlo. Faceva colazione e desinava al
-club, ad ore cronometricamente determinate, nella
-medesima sala, alla stessa tavola, senza la compagnia
-di colleghi, senza invitar mai un estraneo.
-Rincasava soltanto per coricarsi, a mezzanotte
-precisa, senza far mai uso di quelle stanze ben
-addobbate che il Reform-Club tiene a disposizione
-dei membri del Circolo. Su ventiquattr’ore,
-ne passava dieci al suo domicilio, sia che dormisse,
-sia che s’occupasse della sua teletta.
-</p>
-
-<p>
-Se passeggiava, lo faceva invariabilmente, con
-passo uguale, nella sala d’accesso dal pavimento
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-intarsiato, o sulla galleria circolare del club, al
-disopra della quale sorge una cupola coi vetri
-azzurri, sorretta da venti colonne ioniche di porfido
-rosso. A colazione e a pranzo, erano le cucine,
-la dispensa, la pescheria, la latteria del club
-che fornivano alla sua tavola le loro succolenti
-riserve; erano i camerieri del club gravi personaggi
-in abito nero, calzati con scarpe a suole
-di mollettone, che lo servivano in porcellana speciale
-e sopra stupende tovaglie di tela di Sassonia;
-erano i bicchieri di purissimo cristallo del
-club che contenevano il suo sherry, il suo porto
-od il suo claretto corretto con cannella, capelvenere,
-cinnamomo; era finalmente il ghiaccio del
-club — ghiaccio venuto con forti spese dai laghi
-d’America — che manteneva le sue bevande in
-un soddisfacente stato di freschezza.
-</p>
-
-<p>
-Se vivere in tali condizioni si chiama eccentricità,
-bisogna confessare che la eccentricità ha
-del buono!
-</p>
-
-<p>
-La casa di Saville-row, senza essere sontuosa,
-si raccomandava per un <i>comfort</i> davvero superlativo.
-D’altronde, con le abitudini invariabili del
-suo abitatore, il servizio si riduceva a ben poco.
-Però, Phileas Fogg esigeva dal suo unico servo
-una puntualità, una regolarità straordinarie. Quel
-giorno appunto — 2 ottobre — Phileas Fogg aveva
-licenziato James Forster perchè codesto servitore
-erasi reso colpevole di portargli per radere la
-barba dell’acqua ad ottanta quattro gradi Farenheit
-invece che ad ottantasei ed aspettava il suo successore
-che doveva presentarsi tra le undici e le
-undici e mezzo.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg, ben adagiato nel suo seggiolone
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-coi piedi ravvicinati come quelli di un soldato
-alla parata, le palme delle mani sulle ginocchia,
-il corpo ritto, la testa alta, guardava camminare
-la sfera della pendola — macchina complicata
-che indicava le ore, i minuti, i secondi, i giorni,
-i mesi e l’anno. Allo scoccare delle undici e mezzo,
-il signor Fogg doveva, secondo la sua abitudine
-quotidiana, lasciare la casa e recarsi al Reform-Club.
-</p>
-
-<p>
-In quel punto, si udì picchiare all’uscio del
-salotto in cui se ne stava Phileas Fogg.
-</p>
-
-<p>
-James Forster, il servo licenziato, apparve.
-</p>
-
-<p>
-“Il nuovo servo,„ diss’egli.
-</p>
-
-<p>
-Un giovinotto di una trentina d’anni si mostrò
-e salutò.
-</p>
-
-<p>
-“Siete francese e vi chiamate John? gli chiese
-Phileas Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Gianni, se così piace al signore, rispose il
-nuovo venuto, Gianni Gambalesta, soprannome
-che mi è rimasto in grazia della mia attitudine
-a trarmi d’impaccio. Credo di essere un onesto
-figliuolo, signore; ma, per essere schietto, ho fatto
-parecchi mestieri. Sono stato cantante ambulante,
-poi cavallerizzo in un circo, ho emulato Léotard
-nei voli aerei, e Blondin danzando sulla corda;
-poi son diventato professore di ginnastica, per
-utilizzare meglio i miei talenti; ed in ultimo ero
-sergente dei pompieri, a Parigi. Ho anzi nel mio
-stato di servizio diversi incendi notevoli. Ma ora
-son già cinque anni che ho lasciato la Francia,
-e che, bramoso di gustare la vita di famiglia, faccio
-il cameriere in Inghilterra. Trovandomi senza
-posto, e saputo che il signor Phileas Fogg è l’uomo
-più esatto e più sedentario del Regno-Unito, mi
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-presento in casa del signore colla speranza di
-vivervi tranquillo e di dimenticare persino questo
-nome di Gambalesta....
-</p>
-
-<p>
-— Gambalesta mi conviene, rispose il gentleman.
-Mi siete stato raccomandato. Ho buone
-informazioni sul vostro conto. Conoscete i miei
-patti?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signore.
-</p>
-
-<p>
-— Bene. Che ora fate?
-</p>
-
-<p>
-— Le undici e ventidue minuti, rispose Gambalesta
-estraendo dalle profondità del suo taschino
-un enorme oriuolo d’argento.
-</p>
-
-<p>
-— Voi tardate, disse il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Chiedo perdono al signore, ma è impossibile.
-</p>
-
-<p>
-— Voi ritardate di quattro minuti. Non monta.
-Basta conoscere l’errore. Dunque, da questo momento
-in avanti, undici ore e ventinove minuti
-del mattino, mercoledì, 2 ottobre 1872, voi siete
-al mio servizio.„
-</p>
-
-<p>
-Ciò detto, Phileas Fogg si alzò, prese il suo
-cappello con la mano sinistra, se lo pose in testa
-con un movimento da automa e scomparve
-senza aggiungere una parola.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta udì l’uscio di strada chiudersi una
-prima volta: era il suo nuovo padrone che usciva;
-indi una seconda volta: era il suo predecessore,
-James Forster, che se n’andava da parte sua.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta rimase solo nella casa di Saville-row.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span></p>
-
-<h2 id="cap2">CAPITOLO II.
-<span class="smaller">Nel quale Gambalesta è convinto
-d’aver finalmente trovato il suo ideale.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-“Affè! disse in cuor suo Gambalesta, a tutta
-prima un po’ sbalordito, ho conosciuto presso la
-signora Tussaud dei fantocci non meno vivi del
-mio nuovo padrone!„
-</p>
-
-<p>
-I “fantocci„ della signora Tussaud sono figure
-di cera, che tutti vanno a visitare a Londra, e
-alle quali non manca davvero che la parola.
-</p>
-
-<p>
-Durante i pochi istanti del suo colloquio con
-Phileas Fogg, Gambalesta aveva rapidamente ma
-diligentemente esaminato il suo futuro padrone.
-Era un uomo sulla quarantina, di faccia nobile
-e bella, alto di statura, cui non guastava una
-leggera pinguedine, biondo di capelli e di favoriti,
-fronte piana senz’apparenza di rughe alle
-tempie, faccia piuttosto pallida che colorita, denti
-magnifici. Egli dimostrava possedere al più alto
-grado ciò che i fisionomisti chiamano “il riposo
-nell’azione,„ facoltà comune a coloro che fanno
-più fatti che rumore. Calmo, flemmatico, occhio
-puro, palpebra immobile, era il tipo finito di quegl’Inglesi
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-di sangue freddo che s’incontrano di
-frequente nel Regno-Unito, e di cui Angelica
-Kauffmann ritrasse meravigliosamente col suo
-pennello l’attitudine un po’ accademica. Veduto
-nei diversi atti della sua esistenza, quel gentleman
-dava l’idea di un essere ben equilibrato in
-tutte le sue parti, giustamente ponderato, perfetto
-come un cronometro di Leroy o Earnshaw. E difatti
-Phileas Fogg era l’esattezza personificata; il
-che appariva chiaramente “nell’espressione dei
-suoi piedi e delle sue mani;„ poichè presso
-l’uomo, come presso gli animali, le membra stesse
-sono organi espressivi delle passioni.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg era di quegli uomini matematicamente
-esatti, che, mai frettolosi e sempre pronti,
-sono economi dei loro passi e dei loro movimenti.
-Battendo sempre la via più corta, egli non faceva
-un passo soverchio. Non sciupava mai uno sguardo
-verso il soffitto. Non si permetteva un gesto superfluo.
-Non lo si era mai visto commosso o turbato.
-Era l’uomo meno frettoloso di questo mondo, ma
-giungeva sempre in tempo. Perciò viveva solo e
-per così dire al di fuori di qualunque cerchia sociale.
-Sapeva che nella vita bisogna far la parte
-degli attriti, e siccome gli attriti fanno indugiare,
-egli evitava ogni contatto.
-</p>
-
-<p>
-Quanto a Gianni, detto Gambalesta, — vero parigino
-di Parigi, da cinque anni che abitava l’Inghilterra
-e vi faceva a Londra il mestiere di cameriere,
-aveva cercato indarno un padrone cui affezionarsi.
-</p>
-
-<p>
-— Gambalesta, dell’età di trent’anni, non era
-uno di quei Frontini o Mascarilli che, colle spalle
-alte, il naso al vento, lo sguardo sicuro, l’occhio
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-asciutto, non sono che impudenti cialtroni. No,
-Gambalesta era un bravo giovine, di fisonomia
-amabile, dalle labbra un po’ sporgenti, sempre
-pronte a gustare o ad accarezzare, un’indole buona
-e servizievole, con una di quelle buone teste rotonde
-che piace vedere sulle spalle di un amico.
-Aveva gli occhi azzurri, la carnagione accesa,
-la faccia grassa al punto che poteva, abbassando
-gli occhi, vedersi il pomello delle gote, il petto
-largo, la vita ampia, la muscolatura vigorosa, e
-possedeva una forza erculea che gli esercizi della
-giovinezza avevano ammirabilmente sviluppata.
-I suoi capelli bruni erano un pochino arruffati.
-Se gli scultori dell’antichità conoscevano diciotto
-modi di acconciare la capigliatura di Minerva,
-Gambalesta non ne conosceva che uno per rassettare
-la sua; tre colpi di pettine, ed era bell’e
-pettinato.
-</p>
-
-<p>
-Dire che il carattere espansivo di questo servo si
-accorderebbe con quello di Phileas Fogg, gli è
-quanto la prudenza più elementare non permette.
-Gambalesta sarebbe quel domestico impeccabilmente
-esatto che occorreva al suo padrone? Lo
-si vedrà col tempo.
-</p>
-
-<p>
-Dopo aver avuto, come sappiamo a quest’ora,
-una giovinezza quasi vagabonda, egli aspirava al
-riposo. Avendo udito lodare il metodismo inglese
-e la freddezza proverbiale dei gentlemen, egli andò
-a cercar fortuna in Inghilterra. Ma, fin allora, la
-sorte lo aveva mal servito. Non aveva potuto piantare
-radici in nessun luogo. Era stato in dieci
-case. In tutte c’era il bislacco, l’ineguale, il cacciatore
-d’avventure o il curioso di veder paesi:
-ciò non poteva più convenire a Gambalesta. Il
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-suo ultimo padrone, il giovine lord Longsferry,
-membro del Parlamento, dopo aver passato le sue
-notti nelle <i>oysters-rooms</i><a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a> di Hay-Market, tornava
-troppo spesso a casa sulle spalle dei policemen.
-Gambalesta, volendo anzitutto poter rispettare il
-suo padrone, arrischiò alcune rispettose osservazioni
-che furono mal accolte. Allora la ruppe. Riseppe
-in quella che il signor Phileas Fogg, <i>esq.</i>, cercava
-un servo. Prese informazioni su questo gentleman.
-Un personaggio che menava una esistenza
-tanto regolare, che non dormiva fuori di casa,
-che non viaggiava, che non si assentava mai, neppure
-un giorno, doveva convenirgli appuntino. Si
-presentò e fu ammesso nelle circostanze che il lettore
-conosce.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta, — scoccate le undici e mezzo, — si
-trovava dunque solo nella casa di Saville-row.
-Senz’altro ne incominciò l’ispezione. La percorse
-dalla cantina al granaio. Quella casa pulita, ordinata,
-severa, puritana, ben organizzata pel servizio,
-gli piacque. Gli fece l’effetto di un bel guscio di
-lumaca, ma di un guscio rischiarato e scaldato
-dal gas, poichè l’idrogeno carburato vi bastava
-a tutti i bisogni di luce e di calore. Gambalesta
-trovò senza fatica, al secondo piano, la camera
-che eragli destinata. Essa gli convenne. Dei campanelli
-elettrici e dei tubi acustici la mettevano
-in comunicazione con gli appartamenti dell’ammezzato
-e del primo piano. Sul caminetto, una
-pendola elettrica corrispondeva con la pendola
-della camera da letto di Phileas Fogg, e i due
-congegni segnavano in uno stesso istante il medesimo
-minuto secondo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-</p>
-
-<p>
-“La mi va, la mi va d’incanto!„ disse tra sè
-Gambalesta.
-</p>
-
-<p>
-Egli notò pure, nella sua camera, una tabellina
-affissa al muro, al disopra della pendola. Era il
-programma del servizio quotidiano. Comprendeva, — dalle
-otto del mattino, ora regolamentare in cui
-si alzava il signor Phileas Fogg, sino alle undici
-e mezzo, ora in cui egli usciva di casa per andar
-ad asciolvere al Reform-Club, — tutte le particolarità
-del servizio: il thè e i crostini dalle otto
-e ventitrè, l’acqua per la barba dalle nove e trentasette,
-la teletta dalle dieci meno venti, ecc. Poi,
-dalle undici e mezzo del mattino fino alla mezzanotte, — ora
-in cui si coricava il metodico gentleman, — tutto
-era notato, previsto, regolarizzato.
-Gambalesta meditò con gioia quel programma e
-se ne impresse nella mente i diversi articoli.
-</p>
-
-<p>
-Quanto alla guardaroba del signore, essa era
-assai ben fornita e meravigliosamente ordinata.
-Ogni pantalone, abito o panciotto portava un
-numero d’ordine riprodotto sopra un registro di
-entrata e di uscita indicante la data in cui, secondo
-la stagione, i suoi vestiti dovevano essere
-volta a volta portati. Stessa norma per le calzature.
-</p>
-
-<p>
-Insomma, in quella casa di Saville-row, — che
-doveva essere il tempio del disordine all’epoca
-dell’illustre ma dissipatore Sherindan, — arredamento,
-che annunziava una bella agiatezza. Nessuna
-biblioteca, nessun libro: sarebbero stati
-senza utilità pel signor Fogg, giacchè il Reform-Club
-metteva a sua disposizione due biblioteche,
-una consacrata alle belle lettere, l’altra al diritto
-ed alla politica.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nella camera da letto stava una cassa-forte di
-mezzana grandezza, che per la sua costruzione
-era guarentita dagl’incendi al pari che dai ladri.
-Non c’erano armi in casa, e neppure utensili da
-caccia o da guerra. Tutto vi dinotava le abitudini
-più pacifiche.
-</p>
-
-<p>
-Dopo aver esaminato minutamente quell’abitazione,
-Gambalesta si fregò le mani; la sua larga
-faccia si spianò ed egli ripetè giocondamente:
-</p>
-
-<p>
-“La mi va d’incanto! ecco quel che cercavo!
-C’intenderemo perfettamente, il signor Fogg ed
-io! un uomo casalingo e regolato! Una vera macchina!
-Ebbene, sono felicissimo di servire una
-macchina!„
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span></p>
-
-<h2 id="cap3">CAPITOLO III.
-<span class="smaller">Nel quale s’impegna una conversazione
-che potrà costar caro a Phileas Fogg.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Phileas Fogg aveva lasciato la sua casa di
-Saville-row alle undici e mezzo; e dopo avere
-posto cinquecentosettantacinque volte il piede
-destro innanzi al piede sinistro, e cinquecentosettantasei
-volte il piede sinistro innanzi al piede
-destro, giunse al Reform-Club, vasto edificio eretto
-in Pall-Mall, e la cui costruzione costò non meno
-di tre milioni.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg si recò subito nella sala da pranzo
-le cui nove finestre si aprivano sopra un bel giardino
-dagli alberi già indorati dall’autunno. Lì egli
-prese posto alla tavola abituale dove già l’aspettava
-la sua posata; la sua colazione si componeva
-di un antipasto, di un pesce lessato condito
-con una <i>reading sauce</i> di prima qualità, di un
-rosbeef scarlatto acidulato da condimenti <i>muhseron</i>,
-di un pasticcio farcito di cime di rapontico
-e di lamponi verdi, di un pezzo di chester, il
-tutto inaffiato da qualche tazza di un thè specialmente
-raccolto pel consumo del Reform-Club.
-</p>
-
-<p>
-A mezzodì e quarantasette, il nostro gentleman
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-si alzò e si avviò verso la gran sala, sontuoso
-<i>hall</i>, adorno di dipinti riccamente incorniciati.
-Ivi un servo gli diede il <i>Times</i> non tagliato, di cui
-Phileas Fogg operò il laborioso spiegamento con
-sicurezza di mano che dinotava una grande abitudine
-di sì difficile operazione. La lettura di
-quel giornale occupò Phileas Fogg sino alle tre
-e quarantacinque, e quella del <i>Standard</i>, — che
-gli succedette, — durò sino al pranzo. Questo
-pasto si compì nelle stesse condizioni della colazione
-con aggiunta di <i>royal british sauce</i>.
-</p>
-
-<p>
-Alle sei meno venti, il gentleman ricomparve
-nel gran salone e vi rimase assorto nella lettura
-del <i>Morning-Chronicle</i>.
-</p>
-
-<p>
-Da lì a mezz’ora, diversi frequentatori del
-Reform Club facevano il loro ingresso e si avvicinavano
-al camino in cui ardeva un fuoco di
-carbon fossile. Erano i compagni abituali del
-signor Phileas Fogg, al par di lui arrabbiati giocatori
-di whist: l’ingegnere Andrew Stuart, i
-banchieri John Sullivan e Samuel Fallentin, il
-birraio Thomas Flanagan, Gualtiero Ralph, uno
-degli amministratori della Banca d’Inghilterra,
-personaggi ricchi e riputati, benanco in quel club
-che conta fra i suoi membri le sommità dell’industria
-e della finanza.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene! Ralph, domandò Thomas Flanagan,
-avete notizie sul furto?
-</p>
-
-<p>
-— Ehi la Banca, rispose Andrew Stuart, ci rimetterà
-anche stavolta il suo danaro.
-</p>
-
-<p>
-— Io spero invece, disse Gualtiero Ralph, che
-porremo le mani addosso al ladro. Diversi ispettori
-di polizia, persone abilissime, sono state
-mandate in America ed in Europa, in tutt’i principali
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-porti d’imbarco e di sbarco, e sarà difficile
-a quel galantuomo di sfuggir loro.
-</p>
-
-<p>
-— Si hanno dunque i connotati del ladro, chiese
-Andrew Stuart.
-</p>
-
-<p>
-— Anzitutto, non è un ladro, rispose seriamente
-Gualtiero Ralph.
-</p>
-
-<p>
-— Come? non è un ladro l’individuo che sottrasse
-per cinquantacinquemila sterline di banconote
-(1 milione e 375 mila franchi?)
-</p>
-
-<p>
-— No, rispose Ralph.
-</p>
-
-<p>
-— È dunque un industriale? disse John Sullivan.
-</p>
-
-<p>
-— Il <i>Morning Chronicle</i> assicura che è un gentleman.
-</p>
-
-<p>
-Colui che diede questa risposta non era altri che
-Phileas Fogg, la cui testa emergeva allora dall’onda
-di carta che erasi ammansata intorno a
-lui. In pari tempo, Phileas Fogg salutò i suoi
-colleghi, che gli restituirono il saluto.
-</p>
-
-<p>
-Il fatto in discorso, che i diversi giornali del
-Regno Unito discutevano con ardore, era accaduto
-tre giorni prima, il 29 settembre. Un fascio
-di banconote, formante l’enorme somma di cinquantacinquemila
-sterline, era stato preso sul
-tavolino del cassiere principale della Banca d’Inghilterra.
-</p>
-
-<p>
-A chi si stupiva che un tal furto avesse potuto
-effettuarsi tanto facilmente, il vice-governatore
-Gualtiero Ralph si limitava a rispondere che in
-quello stesso momento il cassiere era occupato a
-registrare un incasso di tre scellini e sei pence,
-e che non si può aver gli occhi dappertutto.
-</p>
-
-<p>
-Conviene far osservare qui, — lo che rende il
-fatto più spiegabile, — che quell’ammirabile stabilimento
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-della <i>Bank of England</i> pare affannarsi
-estremamente per la dignità del pubblico. Nessuna
-guardia, nessun invalido, nessun cancello!
-L’oro, l’argento, i biglietti sono esposti liberamente
-e per così dire in balìa del primo che capita.
-Non si oserebbe porre in sospetto l’onorabilità di
-un passante qualunque. Uno dei migliori osservatori
-degli usi inglesi narra perfino questo: In
-una delle sale della Banca in cui egli si trovava
-un giorno, ebbe la curiosità di vedere più da
-vicino una verga d’oro del peso di sette ad otto
-libbre, che si trovava esposta sopra il tavolo del
-cassiere; egli prese quella verga, l’esaminò, la
-porse al suo vicino, questi ad un altro, dimodochè
-la verga, di mano in mano, se ne andò sino al
-fondo di un corridoio oscuro, e non ritornò che
-mezz’ora dopo a ripigliare il suo posto, senza che
-il cassiere avesse soltanto alzata la testa.
-</p>
-
-<p>
-Ma, il 29 settembre, le cose non andarono precisamente
-così; il fascio di banconote non ritornò,
-e quando il magnifico orologio, collocato al disopra
-del <i>drawing office</i>, suonò alle cinque ore la
-chiusura degli uffici, la Banca d’Inghilterra doveva
-notare sul conto <i>profitti</i> e <i>perdite</i> la bagattella
-di 55,000 sterline.
-</p>
-
-<p>
-Appena il furto fu debitamente constatato, degli
-agenti, dei <i>detectives</i><a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> scelti fra i più abili,
-vennero inviati nei principali porti, a Liverpool,
-a Glascow, all’Havre, a Suez, a Brindisi, a Nuova
-York, ecc., con promessa, in caso di riuscita, di
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-un premio di duemila sterline (50,000 franchi) e
-il cinque per cento della somma che sarebbe stata
-ricuperata. In aspettativa delle informazioni che
-doveva fornire l’inchiesta immediatamente incominciata,
-quegl’ispettori avevano per missione di
-osservare scrupolosamente tutti i viaggiatori in
-arrivo o in partenza.
-</p>
-
-<p>
-Ora, appunto come diceva il <i>Morning Chronicle</i>,
-c’era motivo a supporre che l’autore del furto non
-facesse parte di nessuna delle associazioni di
-ladri dell’Inghilterra. Durante quella giornata
-del 29 settembre, un gentleman ben vestito, di bei
-modi, di aspetto distinto, era stato visto andare
-innanzi e indietro nella sala dei pagamenti, teatro
-del furto. L’inchiesta era riuscita a raccogliere
-tutt’i connotati di quel gentleman, connotati che
-furono subito comunicati a tutt’i <i>detectives</i> del
-Regno Unito e del Continente. Alcune anime
-buone, — e Gualtiero Ralph era del bel numer’uno, — credevano
-di poter sperare con fondamento
-che il ladro non la scapperebbe.
-</p>
-
-<p>
-Come ognuno può immaginarsi, questo fatto era
-all’ordine del giorno a Londra ed in tutta Inghilterra.
-Si discuteva, si scommetteva pro o contro le
-probabilità del successo della polizia metropolitana.
-Nessuna meraviglia dunque che i membri del
-Reform-Club trattassero la stessa questione, tanto
-più che uno dei vice governatori della Banca si
-trovava fra loro.
-</p>
-
-<p>
-L’onorevole Gualtiero Ralph non voleva dubitare
-del risultato delle indagini, opinando che il premio
-offerto dovesse aguzzare singolarmente lo
-zelo o la intelligenza degli agenti. Ma il suo collega,
-Andrew Stuart, era ben lungi dal dividere
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-tanta fiducia. La discussione continuò adunque fra
-i due gentlemen che eransi seduti alla tavola del
-whist, Stuart dirimpetto a Flanagan, Fallentin di
-fronte a Phileas Fogg. Durante il gioco, i giocatori
-non parlavano, ma tra i <i>robbres</i><a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>, la conversazione
-interrotta si riappiccava ognor più
-animata.
-</p>
-
-<p>
-“Io sostengo, disse Andrew Stuart, che le probabilità
-sono in favore del ladro, che dev’essere
-certamente un uomo molto abile!
-</p>
-
-<p>
-— Evvia! rispose Ralph, oramai non c’è più un
-paese in cui possa rifugiarsi.
-</p>
-
-<p>
-— Questo poi....
-</p>
-
-<p>
-— Dove volete che vada?
-</p>
-
-<p>
-— Non ne so nulla, rispose Andrew Stuart, ma,
-alla fin fine, il mondo è grande.
-</p>
-
-<p>
-— Lo era una volta,„ disse a mezza bocca Phileas
-Fogg; indi: “sta a voi ad alzare„ soggiunse
-presentando le carte a Thomas Flanagan.
-</p>
-
-<p>
-La discussione venne sospesa durante il <i>robbre</i>.
-Ma ben presto, Andrew Stuard la riappiccava dicendo:
-</p>
-
-<p>
-“Come, una volta! È forse diminuita la terra?
-</p>
-
-<p>
-— Senza dubbio, rispose Gualtiero Ralph: io
-sono del parere del signor Fogg. La terra è diminuita,
-giacchè ora la si percorre dieci volte più
-presto che non la si percorresse cento anni fa. Ed
-ecco ciò che, nel caso attuale, renderà le ricerche
-più rapide.
-</p>
-
-<p>
-— E renderà anche più facile la fuga del ladro!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Tocca a voi a giocare, signor Stuart„ disse
-Phileas Fogg.
-</p>
-
-<p>
-Ma l’incredulo Stuart non era convinto, e finita
-la partita:
-</p>
-
-<p>
-“Bisogna confessare, signor Ralph, ripigliò egli,
-che avete trovato un modo curioso di dire che la
-terra è diminuita! Così, perchè adesso se ne fa il
-giro in tre mesi....
-</p>
-
-<p>
-— In ottanta giorni soltanto, disse Phileas Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Difatti, signori, soggiunse John Sullivan, ottanta
-giorni dopo che la sezione fra Bothal e Allahabad
-venne aperta sul <i>Great Indian peninsular
-railway</i>, ed ecco il calcolo stabilito dal <i>Morning
-Chronicle:</i>
-</p>
-
-<table class="sched" summary="">
- <tr>
- <td>Da Londra a Suez pel Moncenisio e Brindisi, ferrovia e battelli a vapore</td> <td class="num">7</td> <td class="cen">giorni</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Da Suez a Bombay, battello a vapore</td> <td class="num">13</td> <td class="cen">„</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Da Bombay a Calcutta, ferrovia</td> <td class="num">3</td> <td class="cen">„</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Da Calcutta a Hong-Kong (Cina), battello a vapore</td> <td class="num">13</td> <td class="cen">„</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Da Hong-Kong a Yokohama (Giappone), battello a vapore</td> <td class="num">8</td> <td class="cen">„</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Da Yokohama a San Francisco, battello a vapore</td> <td class="num">22</td> <td class="cen">„</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Da San Francisco a Nuova York, ferrovia</td> <td class="num">7</td> <td class="cen">„</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Da Nuova York a Londra, battello a vapore e ferrovie</td> <td class="num">9</td> <td class="cen">„</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td class="num">—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="num">Totale</td> <td class="num">80</td> <td class="cen">giorni</td>
- </tr>
-</table>
-
-<p>
-— Sì, ottanta giorni, esclamò Andrew Stuart
-che per disattenzione tagliò una carta reale, ma
-non compreso il cattivo tempo, i venti contrari,
-i naufragi, gli sviamenti, ecc.
-</p>
-
-<p>
-— Tutto compreso, rispose Phileas Fogg, continuando
-a giocare, perchè stavolta la discussione
-non rispettava più il whist.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Anche se gl’Indù, e gl’Indiani, come li vorrete
-chiamare, portan via le rotaie esclamò Andrew
-Stuart: se fermano i treni, saccheggiano i
-forgoni e pelano il cranio ai viaggiatori!
-</p>
-
-<p>
-— Tutto compreso„ rispose Phileas Fogg, che
-scoprì le sue carte, avendo vinto.
-</p>
-
-<p>
-Andrew Stuart, cui era venuto il turno di fare
-mazzo, raccolse le carte dicendo:
-</p>
-
-<p>
-“Teoricamente, voi avete ragione, signor Fogg,
-ma nella pratica....
-</p>
-
-<p>
-— Nella pratica pure, signor Stuart.
-</p>
-
-<p>
-— Vorrei proprio vedervici.
-</p>
-
-<p>
-— Non dipende che da voi. Partiamo insieme.
-</p>
-
-<p>
-— Il cielo me ne guardi! esclamò Stuart,
-ma scommetterei volentieri quattromila sterline
-(100,000 franchi), che un tale viaggio, fatto in tali
-condizioni, è impossibile.
-</p>
-
-<p>
-— Possibilissimo, invece, rispose il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, fatelo allora!
-</p>
-
-<p>
-— Il giro del mondo in ottanta giorni?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— Lo farò volentieri.
-</p>
-
-<p>
-— Quando!
-</p>
-
-<p>
-— Subito. Soltanto vi avverto che lo farò a vostre
-spese.
-</p>
-
-<p>
-— Che pazzia! esclamò Andrew Stuart, che incominciava
-a spazientirsi dell’insistenza del suo
-compagno di giuoco. Via! è meglio giuocare.
-</p>
-
-<p>
-— Rimeschiate allora, rispose Phileas Fogg,
-giacchè avete dato male.„
-</p>
-
-<p>
-Andrew Stuart ripigliò le carte con mano febbrile;
-indi, tutt’ad un tratto, deponendole sulla
-tavola:
-</p>
-
-<p>
-“Ebbene, sì, signor Fogg, diss’egli, sì, scommetto
-quattromila sterline!...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Mio caro Stuart, disse Fallentin, calmatevi.
-Ciò non è serio.
-</p>
-
-<p>
-— Quando io dico: scommetto, rispose Andrew
-Stuart, è sempre sul serio.
-</p>
-
-<p>
-— E sia!„ disse il signor Fogg. Indi volgendosi
-verso i suoi colleghi:
-</p>
-
-<p>
-“Ho ventimila sterline (500,000 franchi) depositati
-presso i Fratelli Baring. Li rischierò volentieri....
-</p>
-
-<p>
-— Ventimila sterline! esclamò John Sullivan.
-Ventimila sterline che un ritardo impreveduto può
-farvi perdere!
-</p>
-
-<p>
-— L’impreveduto non esiste, rispose semplicemente
-Phileas Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Ma, signor Fogg, codesto lasso di 80 giorni
-è calcolato come un <i>minimum</i> di tempo!
-</p>
-
-<p>
-— Un <i>minimum</i> ben impegnato basta a tutto.
-</p>
-
-<p>
-— Ma per non oltrepassarlo, bisogna saltare
-matematicamente dalle ferrovie nei battelli a vapore,
-e dai battelli nelle ferrovie!
-</p>
-
-<p>
-— Salterò matematicamente.
-</p>
-
-<p>
-— È uno scherzo!
-</p>
-
-<p>
-— Un buon Inglese non scherza mai quando si
-tratta d’una cosa seria qual’è una scommessa, rispose
-Phileas Fogg. Io scommetto ventimila sterline
-contro chicchesia, che io farò il giro della
-terra in ottanta giorni o meno, cioè in millenovecentoventi
-ore ossia centoquindicimila e duecento
-minuti. Accettate?
-</p>
-
-<p>
-— Accettiamo, risposero i signori Stuart, Fallentin,
-Sullivan, Flanagan e Ralph, dopo essersi
-posti d’accordo.
-</p>
-
-<p>
-— Bene, disse Fogg. Il treno di Douvres parte
-alle 8 e 45. Lo prenderò.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Stasera stessa? domandò Stuart.
-</p>
-
-<p>
-— Stasera stessa, rispose il signor Fogg. Dunque,
-soggiunse consultando un calendario tascabile;
-giacchè è oggi mercoledì, 2 ottobre, dovrò
-essere di ritorno a Londra in questo stesso salotto
-del Reform-Club, il sabato 21 dicembre, alle
-ore 8 e 45 di sera; in mancanza di che le ventimila
-lire sterline, depositate attualmente a mio
-credito presso i Fratelli Baring, vi apparterranno
-di fatto e di diritto, o signori. Ecco un bono per
-tale somma.„
-</p>
-
-<p>
-Fu steso il processo verbale della scommessa,
-e venne sottoscritto immediatamente dai sei cointeressati.
-Phileas Fogg era rimasto freddo. Egli
-non aveva certamente scommesso per guadagnare
-ed aveva impegnato soltanto quelle ventimila
-sterline, — metà della sua sostanza, — perchè
-prevedeva che forse gli sarebbe necessario spendere
-l’altra metà per condurre a buon termine
-quel difficile, per non dire ineseguibile progetto.
-Quanto a’ suoi avversari, sembravano commossi,
-non già a cagione del valore della posta, ma perchè
-avevano un certo scrupolo a lottare in quelle
-condizioni.
-</p>
-
-<p>
-Nove ore suonavano in quel punto. Si offerse
-al signor Fogg di sospendere il whist, affinchè
-potesse far i suoi preparativi di partenza.
-</p>
-
-<p>
-“Io sono sempre pronto!„ rispose l’impassibile
-gentleman; e dando le carte:
-</p>
-
-<p>
-“Volto quadri, diss’egli; tocca a voi il tratto,
-signor Stuart.„
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span></p>
-
-<h2 id="cap4">CAPITOLO IV.
-<span class="smaller">Nel quale Phileas Fogg
-sbalordisce Gambalesta, suo servo.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Alle sette e venticinque, Phileas Fogg, dopo
-aver guadagnato una ventina di ghinee al whist,
-prese commiato dai suoi onorevoli colleghi e lasciò
-il Reform-Club. Alle sette e cinquanta egli
-apriva la porta della sua casa ed entrava nelle
-sue stanze.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta, che aveva coscienziosamente studiato
-il suo programma, fu non poco sorpreso nel
-vedere il signor Fogg, colpevole d’inesattezza,
-comparire a quell’ora insolita. Secondo la tabella,
-il pigionale di Saville-row non doveva rincasare
-che alla mezzanotte precisa.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg era a tutta prima salito nella sua
-camera, poi chiamò:
-</p>
-
-<p>
-“Gambalesta.„
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta non rispose. Quella chiamata non
-poteva essere diretta a lui. Non era l’ora.
-</p>
-
-<p>
-“Gambalesta„, riprese il signor Fogg, senz’alzare
-la voce.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta si presentò.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-</p>
-
-<p>
-“È la seconda volta che vi chiamo, disse il signor
-Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Ma non è mezzanotte, rispose Gambalesta
-col suo orologio in mano.
-</p>
-
-<p>
-— Lo so, riprese Phileas Fogg, e non vi faccio
-rimprovero. Noi partiamo da qui a dieci minuti
-per Douvres e Calais.„
-</p>
-
-<p>
-Una specie di smorfia si delineò sulla rotonda
-faccia del francese. Era evidente che non aveva
-inteso bene.
-</p>
-
-<p>
-“Il signore cambia abitazione? domandò egli.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, rispose Phileas Fogg. Noi andiamo a fare
-il giro del mondo.„
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta, l’occhio smisuratamente aperto, le
-palpebre e il sopracciglio in alto, le braccia distese,
-il corpo accasciato, presentava allora tutti i
-sintomi della maraviglia spinta fino allo stupore.
-</p>
-
-<p>
-“Il giro del mondo! mormorò egli.
-</p>
-
-<p>
-— In ottanta giorni, rispose il signor Fogg.
-Dunque, non abbiamo un solo istante da sciupare.
-</p>
-
-<p>
-— Ma le valigie?... disse Gambalesta che dondolava
-inconsciamente la testa a destra e a sinistra.
-</p>
-
-<p>
-— Nessuna valigia, un sacco da viaggio soltanto.
-Dentro, due camicie di lana, tre paia di
-calze. Altrettanto per voi. Compreremo strada facendo.
-Prenderete il mio <i>makintosh</i><a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> e la mia
-coperta da viaggio. Provvedetevi di buone scarpe.
-D’altronde cammineremo poco o punto. Andate.„
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta avrebbe voluto rispondere. Non lo
-potè. Lasciò la camera del signor Fogg, salì nella
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-sua, cadde sopra una sedia, e valendosi di una
-frase alquanto volgare del suo paese:
-</p>
-
-<p>
-“Affè, disse tra sè, questa è forte, questa! Io
-che volevo starmene tranquillo!...„
-</p>
-
-<p>
-E macchinalmente egli fece i suoi preparativi
-di viaggio. Il giro del mondo in ottanta giorni!
-Che si fosse imbattuto in un pazzo? No.... Si trattasse
-di uno scherzo? Si andava a Douvres, e sta
-bene. A Calais, sia pure. In fin dei conti, tutto
-ciò non poteva porre di malumore il buon figliuolo
-che già da cinque anni non aveva più calpestato
-il suolo della patria. Si andrebbe fors’anco a
-Parigi, e senza ombra di dubbio, egli rivedrebbe
-con piacere la gran capitale. Ma certamente, un
-gentleman tanto economo de’ suoi passi, si fermerebbe
-colà.... Sì, senza dubbio; pure non era
-meno vero ch’egli partiva, che si traslocava, quel
-gentleman tanto casalingo sin’allora!
-</p>
-
-<p>
-Alle otto, Gambalesta aveva apparecchiato il
-modesto sacco che conteneva la sua guardaroba
-e quella del suo padrone, e, con la mente ancora
-scombuiata, lasciò la sua camera di cui chiuse accuratamente
-l’uscio, e raggiunse il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg era pronto. Portava sottobraccio
-il <i>Bradshaw’s continental railway steam transit and
-general guide</i><a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>, che doveva fornirgli tutte le
-indicazioni necessarie al suo viaggio. Egli prese
-il sacco dalle mani di Gambalesta, l’aprì e vi
-cacciò dentro un grosso pacco di quelle belle banconote
-che hanno corso in tutt’i paesi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Non avete dimenticato nulla? chiese egli.
-</p>
-
-<p>
-— Nulla, signore.
-</p>
-
-<p>
-— Il mio <i>makintosh</i> e la mia coperta?
-</p>
-
-<p>
-— Eccoli.
-</p>
-
-<p>
-— Bene, prendete questo sacco.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg consegnò il suo sacco a Gambalesta.
-</p>
-
-<p>
-— E abbiatene cura, soggiunse. Ci son dentro
-ventimila sterline (500.000 franchi).
-</p>
-
-<p>
-Mancò poco che il sacco sgusciasse dalle mani
-di Gambalesta, come se ventimila sterline fossero
-state in oro e di un peso considerevole.
-</p>
-
-<p>
-Il padrone e il servo discesero allora, e la porta
-di strada fu chiusa a doppio giro.
-</p>
-
-<p>
-Una stazione di carrozze si trovava all’estremità
-di Saville-row. Il signor Phileas Fogg ed il suo
-servo salirono in un <i>cab</i> (cittadina) che si diresse
-rapidamente verso lo scalo di Charing-Cross, a
-cui metteva capo una delle diramazioni del <i>South
-Eastern railway</i>.
-</p>
-
-<p>
-Alle otto e venti, il <i>cab</i> si fermò al cancello
-della stazione. Gambalesta balzò a terra. Il suo
-padrone lo seguì e pagò il cocchiere.
-</p>
-
-<p>
-In quel momento, una povera mendicante, che
-teneva un fanciullo per mano a piedi nudi nel
-fango, coperta da un cappello svecchiato da cui
-pendeva una piuma miserabile, uno sciallo a brandelli
-sui suoi cenci, si avvicinò al signor Phileas
-Fogg e gli chiese l’elemosina.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg trasse di tasca le venti ghinee
-guadagnate poc’anzi al whist, e presentandole
-alla mendicante:
-</p>
-
-<p>
-— Prendete, buona donna, diss’egli, io sono
-contento di avervi incontrata!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-</p>
-
-<p>
-Indi tirò innanzi.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta ebbe come un senso d’umidità agli
-occhi. Il suo padrone aveva fatto un passo nel
-suo cuore.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg e lui entrarono ben tosto nella
-gran sala della stazione. Lì, Phileas Fogg diede
-a Gambalesta l’ordine di prendere due biglietti di
-prima classe per Parigi. Indi, volgendosi indietro,
-egli vide i suoi cinque colleghi del Reform-Club.
-</p>
-
-<p>
-— Signori, io parto, diss’egli, e le diverse vidimazioni
-apposte sopra un passaporto che porto
-con me a questo scopo, vi permetteranno, al
-ritorno, di verificare il mio itinerario.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! signor Fogg, rispose garbatamente Gualtiero
-Ralph, era inutile. Siamo garantiti dal vostro
-onore di gentiluomo!
-</p>
-
-<p>
-— Lo sarete meglio così, disse il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Non dimenticate che dovrete essere di ritorno!... obbiettò
-Andrew Stuart....
-</p>
-
-<p>
-— Fra ottanta giorni, rispose il signor Fogg,
-il sabato, 21 dicembre 1872, a otto ore e quarantacinque
-minuti della sera. A rivederci, signori.
-</p>
-
-<p>
-Alle otto e quaranta Phileas Fogg e il suo
-servo presero posto nello stesso scompartimento.
-Alle otto e quarantacinque, si udì un fischio e il
-treno si pose in cammino.
-</p>
-
-<p>
-La notte era nera. Cadeva una pioggia minuta.
-Phileas Fogg, rannicchiato nel suo angolo, non
-parlava. Gambalesta, ancora sbalordito, si stringeva
-macchinalmente al petto il sacco delle banconote.
-</p>
-
-<p>
-Ma il treno non aveva oltrepassato Syden-ham,
-quando Gambalesta gettò un grido di disperazione!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Che avete! domandò Phileas Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— C’è che... nella mia precipitazione... nel mio
-turbamento... ho dimenticato....
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa?
-</p>
-
-<p>
-— Di spegnere il becco a gas della mia camera!
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, caro mio, rispose freddamente il
-signor Fogg, esso arde per conto vostro!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span></p>
-
-<h2 id="cap5">CAPITOLO V.
-<span class="smaller">Nel quale un nuovo valore
-comparisce sulla piazza di Londra.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Phileas Fogg, lasciando Londra, non supponeva
-certamente il gran chiasso che susciterebbe la
-sua partenza. La notizia della scommessa si sparse
-dapprima nel Reform-Club, e produsse una vera
-emozione tra i membri dell’onorevole circolo.
-Indi, dal club, quell’emozione si trasfuse nei giornali
-per mezzo dei <i>reporters</i>, e dai giornali al
-pubblico di Londra e di tutto il Regno-Unito.
-</p>
-
-<p>
-La questione del giro del mondo fu commentata,
-discussa, anatomizzata, con pari passione ed
-ardore, che se si fosse trattato di una nuova questione
-dell’<i>Alabama</i>. Gli uni parteggiarono per
-Phileas Fogg, gli altri, — che formarono in breve
-una maggioranza considerevole, — si pronunciarono
-contro di lui. Il giro del mondo da compiere
-diversamente che in teoria e sulla carta, in quel
-<i>minimum</i> di tempo coi mezzi di comunicazione
-attualmente in uso, non era solamente impossibile,
-era insensato!
-</p>
-
-<p>
-Il <i>Times</i>, lo <i>Standard</i>, l’<i>Evening Star</i>, il <i>Morning
-Chronicle</i> e venti altri giornali di grande pubblicità,
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-si dichiararono contro il signor Fogg. Il
-solo <i>Daily Telegraph</i> lo sostenne, limitatamente
-però. Fogg fa trattato da maniaco, da pazzo, ed
-i suoi colleghi del Reform-Club furono biasimati
-d’aver accettato quella scommessa, che accusava
-un indebolimento nelle facoltà mentali del suo
-autore.
-</p>
-
-<p>
-Su questa questione, furono pubblicati articoli
-pieni di passione, ma logici. Ognun sa l’interesse
-che desta in Inghilterra tutto ciò che ha riguardo
-alla geografia. E però non c’era lettore, di qualsiasi
-condizione, che non divorasse le colonne
-dedicate al caso di Phileas Fogg.
-</p>
-
-<p>
-Durante i primi giorni, alcune menti audaci,
-le donne principalmente, furono a lui favorevoli;
-sovratutto allorchè l’<i>Illustrated London News</i> ebbe
-pubblicato il suo ritratto, secondo la sua fotografia
-deposta negli archivii del Reform-Club.
-Alcuni gentleman osavano dire: “Ehi perchè no,
-alla fin fine? se ne son viste di più straordinarie!„
-Erano segnatamente i lettori del <i>Daily
-Telegraph</i>. Ma si sentì in breve che anche questo
-giornale cominciava a cedere.
-</p>
-
-<p>
-Infatti, un lungo articolo comparve il 7 ottobre
-nel Bollettino della Società Reale di geografia.
-Esso trattava la questione da tutti i punti di
-vista, e dimostrava chiaramente la follia dell’impresa.
-Secondo quell’articolo, tutto era contro il
-viaggiatore, ostacoli dell’uomo, ostacoli della natura.
-Per riuscire in quel progetto, bisognava
-ammettere una concordanza miracolosa delle ore
-di partenza e di arrivo, concordanza che non esisteva,
-che non poteva esistere. A tutto rigore, e
-in Europa, dove trattasi di tragitto di una lunghezza
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-relativamente mediocre, si può contare
-sull’arrivo dei treni ad ora fissa; ma quando
-impiegano tre giorni ad attraversare l’India, sette
-giorni ad attraversare gli Stati Uniti, come fondare
-sulla loro esattezza gli elementi di un tal
-problema? E gli accidenti di macchina, gli sviamenti,
-gli scontri, la cattiva stagione, l’accumulamento
-delle nevi, non era forse tutto contro
-Phileas Fogg? Sui piroscafi, non troverebbesi egli
-durante l’inverno, in balìa dei venti o delle nebbie?
-È dunque così raro che i migliori camminatori
-delle linee transoceaniche subiscano ritardi di
-due o tre giorni? Ora, bastava un ritardo, uno
-solo, perchè la catena delle comunicazioni fosse
-irreparabilmente spezzata. Se Phileas Fogg mancava,
-magari di poche ore, la partenza di un piroscafo,
-sarebbe costretto ad aspettare il piroscafo
-susseguente, e da ciò solo il suo viaggio era compromesso
-irrevocabilmente.
-</p>
-
-<p>
-L’articolo fece gran rumore. Quasi tutti i giornali
-lo riprodussero, e le azioni di Phileas Fogg
-ribassarono singolarmente.
-</p>
-
-<p>
-Durante i primi giorni che seguirono la partenza
-del gentleman, importanti affari eransi intavolati
-sull’alea della sua intrapresa. Ognun sa
-che v’è in Inghilterra tutto un mondo di scommettitori,
-mondo più intelligente e più elevato
-di quello dei giocatori. Scommettere è nel temperamento
-inglese. Così, non solo i diversi membri
-del Reform-Club stabilirono scommesse considerevoli
-pro o contro Phileas Fogg, ma la massa
-del pubblico entrò nel movimento. Phileas Fogg
-venne inscritto, come un cavallo da corsa, in una
-specie di stud-book. Se ne fece un valore di Borsa
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-che fu immediatamente quotato sulla piazza di
-Londra. Si domandava, si offriva del “Phileas
-Fogg„ fermo o con aggio, e si fecero affari enormi.
-Ma cinque giorni dopo la sua partenza, dopo l’articolo
-del Bollettino della Società di geografia,
-le offerte incominciarono ad affluire. Il “Phileas
-Fogg„ ribassò. Lo si offerse a pacchi. Preso dapprima
-a cinque, poi a dieci, non lo si prese più
-che a venti, a cinquanta, a cento!
-</p>
-
-<p>
-Un solo partigiano gli rimase; fu il vecchio
-paralitico lord Albermarle. L’onorevole gentiluomo,
-inchiodato sul suo seggiolone, avrebbe dato
-la sua sostanza per poter fare il giro del mondo,
-fosse pure in dieci anni! e scommise cinquemila
-sterline (125,000 franchi) in favore di Phileas Fogg.
-E quando, in un con la stoltezza del progetto, glien’era
-dimostrata l’inutilità, egli si contentava di
-rispondere: “Se la cosa è fattibile, è bene che
-sia un Inglese che l’abbia fatta pel primo!„
-</p>
-
-<p>
-Le cose stavano dunque così: i partigiani di
-Phileas Fogg sminuivano sempre più; tutti, e non
-senza ragione, si schieravano contro di lui; non lo
-si prendeva più che a centocinquanta, a duecento
-contro uno, allorchè sette giorni dopo la sua partenza,
-un incidente completamente inaspettato,
-fe’ sì che non lo si prendesse addirittura più.
-</p>
-
-<p>
-Difatti, in quella giornata, a nove ore di sera,
-il direttore della polizia metropolitana aveva ricevuto
-un dispaccio telegrafico così concepito:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p class="indr">
-“Suez a Londra (Inghilterra).
-</p>
-
-<p class="indl">
-<i>Rowan, direttore polizia,<br />
-amministrazione centrale, Scotland place.</i>
-</p>
-
-<p>
-“Seguo a vista ladro della Banca, Phileas Fogg.
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-Spedite senza indugio mandato d’arresto a Bombay.
-(India inglese).
-</p>
-
-<p class="indr">
-Fix, <i>detective</i>.„
-</p>
-</div>
-
-<p>
-L’effetto di questo dispaccio fu immediato.
-L’onorevole gentleman scomparve per far luogo
-al ladro di banconote. La sua fotografia, deposta
-al Reform-Club con quella di tutti i suoi colleghi,
-fu esaminata. Essa riproduceva lineamento
-per lineamento l’uomo i cui connotati erano stati
-forniti dall’inchiesta. Ognuno si richiamò alla
-memoria ciò che l’esistenza di Phileas Fogg aveva
-di misterioso, il suo isolamento, la subitanea sua
-partenza, e parve evidente che quel personaggio,
-allegando come pretesto un viaggio intorno al
-mondo, ed appoggiandolo sopra una scommessa
-insensata, non aveva avuto altro scopo che quello
-di far perdere le sue tracce agli agenti della polizia
-inglese.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span></p>
-
-<h2 id="cap6">CAPITOLO VI.
-<span class="smaller">Nel quale l’agente Fix
-mostra un’impazienza più che legittima.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Ecco in quali circostanze era stato spedito quel
-dispaccio, concernente il signor Phileas Fogg.
-</p>
-
-<p>
-Il mercoledì, 9 ottobre, si aspettava per le undici
-del mattino, a Suez, il <i>Mongolia</i>, della Compagnia
-peninsulare ed orientale, piroscafo ad elice
-ed a falso ponte<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>, della portata di duemila ottocento
-tonnellate e della forza nominale di cinquecento
-cavalli. Il <i>Mongolia</i> faceva regolarmente i
-viaggi da Brindisi a Bombay pel canale di Suez.
-Era uno dei più rapidi camminatori della compagnia,
-e le celerità regolamentari, cioè 10 miglia
-all’ora tra Brindisi e Suez, e 9 miglia e
-53 cent. tra Suez e Bombay, le aveva sempre sorpassate.
-</p>
-
-<p>
-In attesa dell’arrivo del <i>Mongolia</i>, due uomini
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-passeggiavano sul molo d’imbarco in mezzo alla
-folla d’indigeni e di stranieri che affluiscono in
-quella città, che non ha guari era appena una
-borgata, ed a cui oggi la grande opera del signor
-Lesseps assicura un avvenire considerevole.
-</p>
-
-<p>
-Di quei due uomini, uno era l’agente consolare
-del Regno-Unito, stabilito a Suez, il quale, — ad
-onta dei tristi pronostici del governo britannico
-e delle sinistre predizioni dell’ingegnere Stephenson, — vedeva
-ogni giorno navi inglesi attraversare
-quel canale, abbreviando così di metà l’antica
-strada dall’Inghilterra alle Indie pel Capo
-di Buona Speranza.
-</p>
-
-<p>
-L’altro era un ometto magro, dalla fisonomia
-abbastanza intelligente, nervoso, che contraeva
-con notevole persistenza i suoi muscoli sopraccigliari.
-Tramezzo alle sue lunghe ciglia brillava
-un occhio pien di vita, ma di cui egli sapeva a
-volontà spegnere l’ardore. In quel momento, egli
-manifestava dell’impazienza, andando innanzi e
-indietro, non potendo star fermo un momento.
-</p>
-
-<p>
-Quell’uomo si chiamava Fix, ed era uno di quei
-detectives o agenti di polizia inglesi, che erano
-stati mandati nei diversi porti, dopo il furto
-commesso alla Banca d’Inghilterra. Codesto Fix
-doveva sorvegliare con la massima cura tutti i
-viaggiatori che pigliavano la strada di Suez, e se
-uno di essi gli pareva sospetto, porglisi alle calcagna
-aspettando un mandato d’arresto.
-</p>
-
-<p>
-Precisamente, già da due giorni, Fix aveva ricevuto
-dal direttore della polizia metropolitana
-i connotati del presunto autore del furto. Erano
-quelli del personaggio distinto e ben vestito, che
-era stato osservato nella sala dei pagamenti della
-Banca.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il <i>detective</i>, evidentemente più che allettato dal
-grosso premio promesso in caso di buon esito,
-aspettava con impazienza facile a comprendere
-l’arrivo del <i>Mongolia</i>.
-</p>
-
-<p>
-“E voi dite, signor console, chies’egli per la
-decima volta, che il battello non può tardare?
-</p>
-
-<p>
-— No, signor Fix, rispose il console. È stato
-segnalato stamattina al largo di Porto Said, e i
-centosessanta chilometri del canale sono un nonnulla
-per un tal camminatore. Vi ripeto che il
-Mongolia ha sempre vinto il premio di venticinque
-sterline che il governo conferisce per ogni
-anticipazione di ventiquattr’ore sui tempi regolamentari.
-</p>
-
-<p>
-— Codesto piroscafo viene direttamente da Brindisi?
-domandò Fix.
-</p>
-
-<p>
-— Appunto da Brindisi, dove ha preso la valigia
-delle Indie: da Brindisi che ha lasciato sabato
-alle 5 pom. Abbiate quindi pazienza, non
-può tardare a giungere; ma non so veramente
-come, coi connotati che avete ricevuti, potrete riconoscere
-il vostro uomo se è a bordo del <i>Mongolia</i>.
-</p>
-
-<p>
-— Signor console, rispose Fix, tali persone si
-fiutano più che non si riconoscano. Un buon naso
-bisogna avere, e il fiuto è quasi un senso speciale
-al quale concorrono l’udito, la vista e l’odorato.
-Ho arrestato nella mia vita più d’uno di
-codesti galantuomini, e purchè il mio ladro sia
-a bordo, vi giuro che non mi sguscerà tra le
-mani.
-</p>
-
-<p>
-— Ve lo auguro, signor Fix, poichè si tratta di
-un furto importante.
-</p>
-
-<p>
-— Un furto magnifico, rispose l’agente entusiasmato.
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-Cinquantacinquemila lire sterline! Cuccagne
-che capitano di rado! I ladri diventano
-meschini! la razza degli Sheppard si ecclissa!
-Ora si fanno appiccare per pochi scellini!
-</p>
-
-<p>
-— Signor Fix, rispose il console, voi parlate in
-modo tale che io vi auguro vivamente di riuscire;
-ma, ve lo ripeto, nelle condizioni in cui
-siete, temo che sia difficile. Dai connotati che
-avete ricevuti, codesto ladro si assomiglia assolutamente
-ad un onest’uomo, sapete?
-</p>
-
-<p>
-— Signor console, rispose dogmaticamente l’ispettore
-di polizia, i grandi ladri rassomigliano
-sempre alle persone oneste. Capite bene che coloro
-che hanno faccie da furfanti non possono
-far altro che rimanere probi, altrimenti si farebbero
-arrestare. Le fisonomie oneste, ecco quelle
-che bisogna specialmente indovinare. Lavoro difficile,
-ne convengo, e che non è già un mestiere,
-ma arte.
-</p>
-
-<p>
-Si vede che il nostro Fix non mancava di una
-certa dose d’amor proprio.
-</p>
-
-<p>
-Frattanto, il molo andava mano mano animandosi.
-Marinai di diverse nazionalità, commercianti,
-sensali, facchini, fellah, vi affluivano. L’arrivo
-del piroscafo era dunque imminente.
-</p>
-
-<p>
-Il tempo era bellino, ma freddo, con quel vento
-di levante. Alcuni minareti si delineavano al disopra
-della città, sotto i pallidi raggi del sole.
-Verso il sud, una scogliera lunga duemila metri
-si allungava come un braccio sulla rada di Suez.
-Alla superficie del Mar Rosso scorrevano parecchi
-battelli da pesca o da navigazione costiera,
-non pochi dei quali hanno serbato nelle loro forme
-l’elegante sesto della galera antica.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-</p>
-
-<p>
-Pur circolando in mezzo a quella gente, Fix,
-per abitudine della sua professione, scrutava i
-passanti con una rapida occhiata.
-</p>
-
-<p>
-Erano allora le dieci e mezzo.
-</p>
-
-<p>
-“Non arriverà mai questo piroscafo! esclamò
-egli udendo suonare l’orologio del porto.
-</p>
-
-<p>
-— Non può esser lontano, rispose il console.
-</p>
-
-<p>
-— Quanto tempo si fermerà a Suez? chiese
-Fix.
-</p>
-
-<p>
-— Quattr’ore. Il tempo occorrente ad imbarcare
-il suo carbone. Da Suez ad Aden, all’estremità
-del Mar Rosso, si contano milletrecentodieci
-miglia, e bisogna far provvista di combustibile.
-</p>
-
-<p>
-— E da Suez, questo piroscafo va direttamente
-a Bombay?
-</p>
-
-<p>
-— Direttamente, senza interruzione alcuna.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, disse Fix, se il ladro ha preso questa
-strada e questo battello, dev’essere nel suo
-piano di sbarcare a Suez, affine di portarsi per
-altra via nei possedimenti olandesi o francesi
-dell’Asia. Egli deve ben sapere che non sarebbe
-al sicuro nell’India che è terra Inglese.
-</p>
-
-<p>
-— Eccetto che non sia un uomo di prima forza
-rispose il console. Voi lo sapete, un delinquente
-inglese è sempre meglio nascosto a Londra di
-quel che potrebb’essere all’estero.„
-</p>
-
-<p>
-Fatta questa riflessione, che diè molto da pensare
-all’agente, il console tornò ne’ suoi uffici posti
-a poca distanza. Fix rimase solo, colto da
-un’impazienza nervosa, col bizzarro presentimento
-che il suo ladro dovesse trovarsi a bordo del
-Mongolia, — e in verità se quel furfante aveva
-lasciato l’Inghilterra coll’intenzione di portarsi
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-al Nuovo Mondo, la via delle Indie, meno sorvegliata
-o più difficile a sorvegliare di quella dell’Atlantico,
-doveva aver ottenuto la sua preferenza.
-</p>
-
-<p>
-Fix non istette un pezzo immerso nelle sue riflessioni.
-Acuti fischi annunziarono l’arrivo del
-piroscafo. Tutta l’orda di facchini e di <i>fellah</i> si
-precipitò allora verso il molo di sbarco, in un
-tumulto un po’ inquietante per le membra e gli
-abiti dei passaggeri.
-</p>
-
-<p>
-In breve si scorge il gigantesco scafo del <i>Mongolia</i>,
-che passava tra le rive del canale, e undici
-ore suonavano allorchè lo <i>steamer</i> andò ad
-ancorarsi in rada mentre il suo vapore si sprigionava
-con grande strepito dai tubi di sfogo.
-</p>
-
-<p>
-I passaggieri erano in buon numero a bordo.
-Taluni rimasero sul falso ponte a contemplare il
-panorama pittoresco della città: ma i più sbarcarono
-nei cannotti che erano andati ad accostare
-il Mongolia.
-</p>
-
-<p>
-Fix esaminava scrupolosamente tutti quelli che
-mettevano piede a terra.
-</p>
-
-<p>
-In quel momento, uno di essi gli si accostò,
-dopo di aver vigorosamente respinto i <i>fellah</i> che
-l’assalivano con le loro offerte di servizio, e gli
-chiese con tutta cortesia se poteva indicargli gli
-uffici dell’agente consolare inglese. E in pari tempo
-quel passeggiero presentava un passaporto, sul
-quale bramava senza dubbio far apporre il visto
-britannico.
-</p>
-
-<p>
-Fix, istintivamente, prese il passaporto, e con
-rapida occhiata ne lesse i connotati.
-</p>
-
-<p>
-Un movimento involontario stette per isfuggirgli.
-Il foglio tremò nella sua mano; i connotati
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-registrati nel passaporto erano identici a quelli
-ch’egli aveva ricevuti dal direttore della polizia
-metropolitana.
-</p>
-
-<p>
-“Questo passaporto è vostro? diss’egli al passaggiero.
-</p>
-
-<p>
-— No, rispose questi, è il passaporto del mio
-padrone.
-</p>
-
-<p>
-— E il vostro padrone?
-</p>
-
-<p>
-— È a bordo.
-</p>
-
-<p>
-— Ma, replicò l’agente, è d’uopo ch’ei si presenti
-in persona agli uffici del console, a fine di
-stabilire la sua identità.
-</p>
-
-<p>
-— Come, è proprio necessario?
-</p>
-
-<p>
-— Indispensabile.
-</p>
-
-<p>
-— E dove sono gli uffici?
-</p>
-
-<p>
-— Laggiù, all’angolo della piazza, rispose l’ispettore
-indicando una casa discosta duecento
-passi.
-</p>
-
-<p>
-— Allora vado a cercare il mio padrone: al
-quale però garberà poco d’incomodarsi.„
-</p>
-
-<p>
-Ciò detto, il passaggiero salutò Fix e risalì a
-bordo dello <i>steamer</i>.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span></p>
-
-<h2 id="cap7">CAPITOLO VII.
-<span class="smaller">Che prova una volta di più l’inutilità
-dei passaporti in materia di polizia.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-L’ispettore ridiscese sul molo e si diresse rapidamente
-verso gli uffici del console. Dietro sua
-urgente domanda, egli fu subito introdotto presso
-quel funzionario.
-</p>
-
-<p>
-“Signor console, gli diss’egli senz’altro preambolo,
-ho gravi ragioni per credere che il nostro
-uomo abbia preso passaggio a bordo del Mongolia.„
-</p>
-
-<p>
-E Fix narrò ciò ch’era avvenuto tra quel servo
-e lui circa il passaporto.
-</p>
-
-<p>
-“Bene, signor Fix, rispose il console, non sarei
-malcontento di vedere la faccia di quel furfante.
-Ma forse egli non si presenterà al mio ufficio se
-è quegli che voi supponete. Un ladro non ama
-lasciar dietro di sè le traccie del suo passaggio,
-e poi, la formalità dei passaporti non è più obbligatoria.
-</p>
-
-<p>
-— Signor console, rispose l’agente, se è un uomo
-di prima forza come convien supporre, verrà!
-</p>
-
-<p>
-— A far vidimare il suo passaporto?
-</p>
-
-<p>
-— Sì. I passaporti non servono mai ad altro
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-che ad impacciare le persone oneste ed a favorire
-la fuga dei bricconi. Vi assicuro che questo sarà
-in regola; ma spero bene che voi non lo vidimerete....
-</p>
-
-<p>
-— E perchè no? Se il passaporto è regolare,
-rispose il console, non ho il diritto di rifiutare
-il mio visto.
-</p>
-
-<p>
-— Però, signor console, è pur necessario ch’io
-trattenga qui quest’uomo finchè io abbia ricevuto
-da Londra un mandato di arresto.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! questo poi, signor Fix, è affar vostro,
-rispose il console; ma io, non posso....„
-</p>
-
-<p>
-Il console non terminò la frase. In quel momento
-venne picchiato alla porta del suo gabinetto,
-e il ragazzo dell’ufficio introdusse due
-stranieri, dei quali uno non era precisamente quel
-servo che erasi poc’anzi intrattenuto col detective.
-</p>
-
-<p>
-Erano infatti il padrone e il servitore. Il padrone
-presentò il suo passaporto, pregando laconicamente
-il console di compiacersi ad apporvi
-il suo visto.
-</p>
-
-<p>
-Questi prese il passaporto e lo lesse attentamente,
-mentre Fix, in un canto del gabinetto,
-osservava o meglio divorava cogli occhi lo straniero.
-</p>
-
-<p>
-Quando il console ebbe terminato la sua lettura:
-</p>
-
-<p>
-“Voi siete il signor Phileas Fogg, <i>esquire</i>?
-chiese egli.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signore, rispose il gentleman.
-</p>
-
-<p>
-— E quest’uomo è il vostro domestico?
-</p>
-
-<p>
-— Sì. Un francese di nome Gambalesta.
-</p>
-
-<p>
-— Venite da Londra?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-</p>
-
-<p>
-— E andate?
-</p>
-
-<p>
-— A Bombay.
-</p>
-
-<p>
-— Bene, signore. Sapete che questa formalità
-del visto è inutile, e che noi non esigiamo più
-la presentazione del passaporto.
-</p>
-
-<p>
-— Lo so, signore, rispose Phileas Fogg, ma
-desidero comprovare col vostro visto il mio passaggio
-a Suez.
-</p>
-
-<p>
-— Son pronto a soddisfarvi, signore.
-</p>
-
-<p>
-E il console, avendo firmato e datato il passaporto,
-vi appose il suo bollo. Il signor Fogg pagò
-i diritti di vidimazione, e, dopo aver freddamente
-salutato, uscì seguito dal suo domestico.
-</p>
-
-<p>
-“Ebbene? chiese l’ispettore.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, rispose il console, egli mi ha l’aria
-di un perfetto galantuomo.
-</p>
-
-<p>
-— Possibile, rispose Fix; ma non si tratta di
-questo. Vi pare, signor console, che quel flemmatico
-gentleman rassomigli lineamento per lineamento
-al ladro di cui ho ricevuto i connotati?
-</p>
-
-<p>
-— Ne convengo; ma lo sapete, tutt’i connotati....
-</p>
-
-<p>
-— Io ci voglio veder chiaro, rispose Fix, il servo
-mi sembra meno indecifrabile che il padrone: inoltre
-è un francese che non potrà frenarsi dal parlare.
-A rivederla, signor console.„
-</p>
-
-<p>
-Ciò detto, l’agente uscì e si pose alla ricerca
-di Gambalesta.
-</p>
-
-<p>
-Intanto il signor Fogg, lasciando la casa consolare,
-erasi diretto verso il molo d’imbarco. Lì,
-egli diede alcuni ordini al suo servo; poi, s’imbarcò
-in una lancia, tornò a bordo del <i>Mongolia</i>
-e si ritrasse nel suo camerino! Prese allora il
-suo taccuino, che conteneva le seguenti annotazioni:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-</p>
-
-<p>
-“Lasciato Londra, mercoledì 2 ottobre, ore 8
-e 45 m., sera.
-</p>
-
-<p>
-“Giunto a Parigi, giovedì 3 ottobre, ore 7 e
-20 m., mattina.
-</p>
-
-<p>
-“Lasciato Parigi, giovedì, ore 8 e 40 m., mattina.
-</p>
-
-<p>
-“Giunto pel Moncenisio a Torino, venerdì 4
-ottobre, ore 6 e 35 m., mattina.
-</p>
-
-<p>
-“Lasciato Torino, venerdì, ore 7 e 20 m., mattina.
-</p>
-
-<p>
-“Giunto a Brindisi, sabato 5 ottobre, ore 4, sera.
-</p>
-
-<p>
-“Imbarcato sul <i>Mongolia</i>, sabato, ore 5, sera.
-</p>
-
-<p>
-“Giunto a Suez, mercoledì 9 ottobre, ore 11,
-mattina.
-</p>
-
-<p>
-“Totale delle ore spese: 158&nbsp;<span class="above">1</span>&#xfeff;&#8260;&#xfeff;<span class="below">2</span>, equivalenti a
-giorni 6 e <span class="above">1</span>&#xfeff;&#8260;&#xfeff;<span class="below">2</span>.„
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg scrisse queste date sopra un
-itinerario disposto a colonne che indicava, — dal
-2 ottobre fino al 21 dicembre, — il mese, il giorno,
-gli arrivi regolamentari e gli arrivi effettivi in
-ciascun punto principale, Parigi, Brindisi, Suez,
-Bombay, Calcutta, Singapore, Hong-Kong, Yokohama,
-San Francisco, Nuova York, Liverpool,
-Londra, e che permetteva di calcolare con un’occhiata
-il guadagno di tempo ottenuto o la perdita
-subita in ogni singola località del tratto
-percorso.
-</p>
-
-<p>
-Questo metodico itinerario teneva per tal modo
-conto di tutto, ed il signor Fogg sapeva sempre
-se era in anticipazione o in ritardo.
-</p>
-
-<p>
-Egli annotò dunque, quel giorno, mercoledì 9
-ottobre, il suo arrivo a Suez, che concordando
-coll’arrivo regolamentare, non lo costituiva nè
-in guadagno nè in perdita.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-</p>
-
-<p>
-Indi si fece servire da colazione nel suo camerino.
-Quanto al vedere la città, ei non ci pensava
-neppure, essendo di quella razza d’inglesi
-che fanno visitare dal loro servo i paesi che attraversano.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span></p>
-
-<h2 id="cap8">CAPITOLO VIII.
-<span class="smaller">Nel quale Gambalesta
-parla forse un po’ più del bisogno.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Fix aveva in pochi istanti raggiunto sul molo
-Gambalesta, che gironzava e guardava, non credendosi,
-lui, obbligato a non vedere.
-</p>
-
-<p>
-“Ebbene, mio bel giovinotto, gli disse Fix affrontandolo,
-è vidimato il vostro passaporto?
-</p>
-
-<p>
-“Ah! siete voi, signore, rispose il francese, obbligatissimo.
-Siamo perfettamente in regola.
-</p>
-
-<p>
-— Sicchè guardate il paese?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, ma andiamo così presto che mi par di
-viaggiare in sogno. Si è proprio a Suez?
-</p>
-
-<p>
-— A Suez.
-</p>
-
-<p>
-— In Egitto?
-</p>
-
-<p>
-— In Egitto, per l’appunto.
-</p>
-
-<p>
-— E in Africa?
-</p>
-
-<p>
-— In Africa!
-</p>
-
-<p>
-— In Africa? ripetè Gambalesta. Non ci posso
-credere. Figuratevi, signore, che mi immaginava
-di non andar più in là di Parigi, e quella famosa
-capitale l’ho riveduta precisamente dalle 7 e 20
-alle 8 e 40 del mattino, tra la stazione del Nord
-e la stazione di Lione, attraverso i cristalli di
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-una cittadina e con una pioggia diluviale! Quanto
-me ne spiace! Avrei riveduto volentieri il cimitero
-del Père Lachaise ed il Circo dei Campi
-Elisi.
-</p>
-
-<p>
-— Avete dunque molta fretta? chiese l’ispettore
-di polizia.
-</p>
-
-<p>
-— Io, no; bensì il mio padrone. A proposito,
-devo comperare delle calze e delle camicie! Siamo
-partiti senza valigia, soltanto con un sacco da
-viaggio.
-</p>
-
-<p>
-— Vi condurrò io da un bazar dove troverete
-tutto quel che v’occorre.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, rispose Gambalesta, siete davvero
-di una compiacenza!....„
-</p>
-
-<p>
-Ed amendue si posero in cammino. Gambalesta
-discorreva sempre.
-</p>
-
-<p>
-“Purchè, diss’egli, io non manchi alla partenza
-del battello!
-</p>
-
-<p>
-— Avete tempo, rispose Fix, è appena mezzogiorno!
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta estrasse il suo grosso orologio.
-</p>
-
-<p>
-“Mezzogiorno, diss’egli. Evvia! sono le nove e
-cinquantadue minuti!
-</p>
-
-<p>
-— Il vostro orologio ritarda, rispose Fix.
-</p>
-
-<p>
-— Il mio orologio! Un orologio di famiglia
-che appartenne al mio bisnonno. Esso non varia
-di cinque minuti all’anno. È un vero cronometro!
-</p>
-
-<p>
-— Vedo come sta la cosa, rispose Fix. Voi
-avete mantenuta i ora di Londra, che ritarda di
-circa due ore rispetto a Suez. Bisogna aver cura
-di regolare il vostro orologio al mezzodì di ogni
-singolo paese.
-</p>
-
-<p>
-— Io! toccare il mio orologio? esclamò Gambalesta,
-mai!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, esso non sarà più d’accordo col sole.
-</p>
-
-<p>
-— Tanto peggio pel sole, signore! Sarà lui che
-avrà torto!„
-</p>
-
-<p>
-E il bravo giovane ripose l’orologio nel suo
-taschino con un gesto solenne.
-</p>
-
-<p>
-Pochi minuti dopo Fix gli diceva:
-</p>
-
-<p>
-“Avete dunque lasciato Londra precipitosamente!
-</p>
-
-<p>
-— Altro che? Mercoledì scorso, alle otto di
-sera, contro tutte le sue abitudini, il signor Fogg
-ritornò dal suo circolo, e tre quarti d’ora dopo
-noi eravamo partiti.
-</p>
-
-<p>
-— Ma dove va dunque il vostro padrone?
-</p>
-
-<p>
-— Sempre innanzi! Egli fa il giro del mondo!
-</p>
-
-<p>
-— Il giro del mondo! esclamò Fix.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, in ottanta giorni! Una scommessa, dice;
-ma, qui tra noi, io non ne credo nulla. Non ci
-sarebbe senso comune. C’è altro.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! è un originale codesto signor Fogg?
-</p>
-
-<p>
-— Lo credo.
-</p>
-
-<p>
-— È dunque ricco!
-</p>
-
-<p>
-— Evidentemente, e porta con sè una bella
-somma, in tante banconote nuove fiammanti! E
-non risparmia il danaro per istrada. Per esempio,
-egli ha promesso un premio magnifico al
-macchinista del <i>Mongolia</i>, se arriviamo a Bombay
-con una considerevole anticipazione!
-</p>
-
-<p>
-— E lo conoscete da un pezzo, il vostro padrone?
-</p>
-
-<p>
-— Io! rispose Gambalesta, io sono entrato al
-suo servizio il giorno stesso della nostra partenza.„
-</p>
-
-<p>
-È facile immaginarsi l’effetto che queste risposte
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-dovevano produrre sulla mente già eccitata
-dell’ispettore di polizia.
-</p>
-
-<p>
-Quella partenza precipitosa da Londra, poco
-tempo dopo il furto, quella ingente somma portata
-in viaggio, quella fretta di giungere in paesi
-lontani, quel pretesto di una scommessa eccentrica,
-tutto confermava e doveva confermare Fix
-nelle sue idee. Egli fece ancora parlare il Francese
-ed acquistò la certezza che quel giovane non
-conosceva menomamente il suo padrone, che questi
-viveva isolato a Londra, che lo si diceva ricco
-senza che si sapesse l’origine della sua ricchezza,
-che era un uomo impenetrabile, ecc. Ma in pari
-tempo Fix potè ritenere per certo che il signor
-Phileas Fogg non isbarcava a Suez, e che andava
-realmente a Bombay.
-</p>
-
-<p>
-“È lontano Bombay? chiese Gambalesta.
-</p>
-
-<p>
-— Sicuro che è lontano. Vi occorrono ancora
-una decina di giorni di mare.
-</p>
-
-<p>
-— E dove mettete Bombay?
-</p>
-
-<p>
-— Nell’India.
-</p>
-
-<p>
-— In Asia?
-</p>
-
-<p>
-— Naturalmente.
-</p>
-
-<p>
-— Diamine! Gli è che vi dirò... c’è una cosa
-che mi turba... è il mio becco!
-</p>
-
-<p>
-— Che becco?
-</p>
-
-<p>
-— Il mio becco a gas che dimenticai di spegnere
-e che arde per conto mio. Ora, ho calcolato
-che mi costerebbe due scellini ogni ventiquattr’ore,
-giusto sei <i>pence</i> più di quanto guadagno,
-e capirete che per poco che il viaggio si
-prolunghi....
-</p>
-
-<p>
-Fix compres’egli l’affare del gas? È poco probabile;
-egli non ascoltava più e prendeva una
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-decisione. Il Francese e lui erano giunti al bazar.
-Fix lasciò che il suo compagno vi facesse le
-sue compere, gli raccomandò di non mancare
-alla partenza del <i>Mongolia</i>, e ritornò in fretta e
-furia agli uffici dell’agente consolare.
-</p>
-
-<p>
-Fix, ora che la sua convinzione erasi assodata,
-aveva riacquistato tutto il suo sangue freddo.
-</p>
-
-<p>
-“Signore, diss’egli al console, non mi rimane
-il menomo dubbio, ho in mano il mio uomo. Egli
-si fa credere un eccentrico che vuol fare il giro
-del mondo in ottanta giorni.
-</p>
-
-<p>
-— Allora è un volpone, rispose il console, un
-volpone che mira a far ritorno a Londra dopo
-d’aver fuorviato tutte le polizie dei due Continenti!
-</p>
-
-<p>
-— Oh! la vedremo! rispose Fix.
-</p>
-
-<p>
-— Ma non v’ingannate poi? chiese di bel nuovo
-il console.
-</p>
-
-<p>
-— Io non m’inganno.
-</p>
-
-<p>
-— Allora, perchè mai codesto ladro si è dato
-tanta premura a far constatare con un visto il
-suo passaggio a Suez?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè... non ne so nulla, signor console,
-rispose il detective, ma ascoltatemi.„
-</p>
-
-<p>
-In poche parole, egli riferì i punti salienti della
-sua conversazione col domestico del detto Fogg.
-</p>
-
-<p>
-“Difatti, disse il console, tutte le presunzioni
-stanno contro quest’uomo. E che pensate fare?
-</p>
-
-<p>
-— Mandare un dispaccio a Londra con richiesta
-urgente di dirigermi un mandato d’arresto a
-Bombay, imbarcarmi sul Mongolia, pormi alle
-calcagna del mio ladro sino alle Indie, e là, terra
-inglese, avvicinarlo garbatamente, col mio mandato
-in mano e la mano sulla spalla.„
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non appena ebbe pronunciate freddamente queste
-parole, l’agente Fix prese commiato dal console
-e si recò all’ufficio telegrafico. Di là spedì
-al direttore della polizia metropolitana il dispaccio
-che i lettori conoscono.
-</p>
-
-<p>
-Di lì a un quarto d’ora, Fix, col suo leggero
-bagaglio per mano, ben munito di danaro, s’intende,
-s’imbarcava a bordo del <i>Mongolia</i>, e il rapido
-<i>steamer</i> filava a tutto vapore sulle acque del
-Mar Rosso.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span></p>
-
-<h2 id="cap9">CAPITOLO IX.
-<span class="smaller">Dove il mar Rosso e il mar delle Indie
-si mostrano propizii ai disegni di Phileas Fogg.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-La distanza fra Suez e Aden è esattamente di
-milletrecentodieci miglia, e il capitolato della
-Compagnia concede a’ suoi piroscafi un lasso di
-tempo di centotrentotto ore per valicarla. Il <i>Mongolia</i>,
-i cui fuochi erano attivamente alimentati,
-filava in modo da anticipare l’arrivo regolamentare.
-</p>
-
-<p>
-I passeggieri imbarcati a Brindisi avevano quasi
-tutta l’India per destinazione. Alcuni si recavano
-a Bombay, altri a Calcutta, ma via Bombay, poichè
-da quando una ferrovia attraversa in tutta la
-sua larghezza la penisola indiana, non è più necessario
-di girare il capo di Ceylan.
-</p>
-
-<p>
-Fra questi passeggieri del <i>Mongolia</i>, si noveravano
-diversi funzionari civili e ufficiali di ogni
-grado. Di questi, taluni appartenevano all’esercito
-britannico propriamente detto, altri comandavano
-le truppe indigene di <i>cipayes</i>, tutti lautamente stipendiati,
-anco adesso che il governo si è sostituito
-ai diritti ed agli obblighi dell’antica Compagnia
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-delle Indie: sottotenenti a 7000 franchi, brigadieri a
-60,000, generali a 100,000<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Si viveva dunque stupendamente a bordo del
-<i>Mongolia</i>, in quella società di funzionarii, a’ quali
-frammischiavansi alcuni giovani inglesi, che col
-milione in tasca andavano a fondare lontan lontano
-delle case di commercio. Il <i>purser</i>, l’uomo di
-fiducia della compagnia, l’eguale del capitano a
-bordo, faceva le cose sontuosamente. All’asciolvere
-del mattino, al <i>lunch</i> delle due, al pranzo delle
-cinque e mezzo, alla cena delle otto, le tavole
-piegavano sotto i piatti di carne fresca e le altre
-vivande fornite dal macello e dalle dispense del
-piroscafo. Le passeggiere, — ce n’erano alcune, — cangiavano
-teletta due volte al giorno. Si suonava,
-si cantava, si ballava anche, quando il mare
-lo permetteva.
-</p>
-
-<p>
-Ma il mar Rosso è capricciosissimo, e molto di
-frequente cattivo, come tutti i golfi stretti e lunghi.
-Quando il vento spirava sia dalla costa d’Asia,
-sia dalla costa d’Africa, il <i>Mongolia</i>, lungo
-fuso ad elice, preso di traverso, rollava spaventevolmente.
-Le signore sparivano allora; i cembali
-tacevano; canti e danze cessavano insieme.
-Eppure, ad onta della raffica, ad onta dei marosi,
-il piroscafo, spinto dalla sua potente macchina,
-correva senza indugio verso lo stretto di Babel-Mandeb.
-</p>
-
-<p>
-Che faceva Phileas Fogg frattanto? Si potrebbe
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-credere che, sempre inquieto, ansioso, egli si preoccupasse
-dei cangiamenti di vento nocivi al cammino
-della nave, del moto scompigliato dei marosi
-che minacciava di cagionare un accidente
-alla macchina, insomma di tutte le avarie possibili
-che, obbligando il <i>Mongolia</i> a poggiare in qualche
-porto, avrebbero compromesso il suo viaggio?
-</p>
-
-<p>
-Niente affatto, o per lo meno, se il nostro gentleman
-pensava a queste eventualità, non ne lasciava
-trasparir nulla. Era sempre l’uomo impassibile,
-il membro imperturbabile del Reform-Club,
-cui nessun incidente od accidente poteva recar sorpresa.
-Egli non sembrava più commosso dei cronometri
-di bordo. Lo si vedeva di rado sul ponte.
-Non badava gran fatto ad osservare quel mar Rosso,
-sì fecondo di ricordi, quel teatro delle prime scene
-storiche dell’umanità. Egli non viaggiava per osservare
-le curiose città disseminate sulle sue
-sponde, i cui pittoreschi contorni si delineavano
-talvolta all’orizzonte. Egli non pensava neanco ai
-pericoli di quel golfo arabico, del quale gli antichi
-storici, Strabone, Ariano, Artemidoro, Edrisi,
-parlarono sempre con ispavento, e sul quale i navigatori
-non si arrischiavano mai senza aver consacrato
-il loro viaggio con sacrifizii propiziatorii.
-</p>
-
-<p>
-Che faceva dunque quell’originale, imprigionato
-nel <i>Mongolia</i>? Anzitutto faceva i suoi quattro pasti
-al giorno, senza che mai nè rollio nè beccheggio
-potessero sconcertare una macchina così maravigliosamente
-organizzata. Indi, giuocava al <i>whist</i>.
-</p>
-
-<p>
-Sì! egli aveva incontrato dei compagni di giuoco
-ed appassionati quanto lui: un esattore di tasse
-che si recava al suo posto a Goa, un ministro, il
-reverendo Decimo Smith, di ritorno a Bombay, e
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-un brigadiere generale dell’esercito inglese, che
-raggiungeva il suo corpo a Benares. Questi tre
-passeggieri avevano pel <i>whist</i> la stessa passione
-che il signor Fogg, e giocavano per ore ed ore,
-non meno silenziosamente di lui.
-</p>
-
-<p>
-Quanto a Gambalesta, il mal di mare lo aveva
-fin allora risparmiato. Egli occupava un camerino
-a prora e mangiava, egli pure, coscienziosamente.
-Bisogna dire che, decisamente, quel viaggio, fatto
-in quelle condizioni, non gli dispiaceva più. Egli
-vi si acconciava. Ben nudrito, ben alloggiato, vedeva
-paese nuovo, e poi andava ripetendo a sè
-stesso che tutto quel ghiribizzo finirebbe a Bombay.
-</p>
-
-<p>
-All’indomani della partenza da Suez, il 29 ottobre,
-non fu senza un certo piacere che egli incontrò
-sul ponte il garbato personaggio, al quale erasi
-rivolto sbarcando in Egitto.
-</p>
-
-<p>
-“Non m’inganno, diss’egli accostandolo col suo
-più amabile sorriso, siete proprio voi, signore,
-che con tanta compiacenza mi avete servito di
-guida a Suez?
-</p>
-
-<p>
-— Difatti, rispose il <i>detective</i>, vi riconosco! siete
-il servo di quell’inglese originale....
-</p>
-
-<p>
-— Precisamente, signor...?
-</p>
-
-<p>
-— Fix.
-</p>
-
-<p>
-— Signor Fix, rispose Gambalesta. Ben lieto di
-ritrovarvi a bordo. E dove andate?
-</p>
-
-<p>
-— Ma al par di voi, a Bombay.
-</p>
-
-<p>
-— Benissimo! Avete già fatto questo viaggio?
-</p>
-
-<p>
-— Diverse volte, rispose Fix. Io sono un agente
-della Compagnia peninsulare.
-</p>
-
-<p>
-— Allora conoscete l’India.
-</p>
-
-<p>
-— Ma.... sì...., rispose Fix, che non voleva compromettersi
-troppo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Curiosa quest’India?
-</p>
-
-<p>
-— Curiosissima! moschee, minareti, templi, fakiri,
-pagode, tigri, serpenti, bajadere! Ma è da
-sperarsi che avrete il tempo di visitare il paese.
-</p>
-
-<p>
-— Lo spero, signor Fix. Capite bene che non è
-lecito ad un uomo sano di mente di consumare
-la vita a saltare da un battello a vapore in una
-ferrovia e da una ferrovia in battello, sotto pretesto
-di fare il giro del mondo in ottanta giorni!
-No, tutta questa ginnastica cesserà a Bombay, non
-ne dubitate.
-</p>
-
-<p>
-— E sta bene il signor Fogg? domandò Fix col
-tono più naturale.
-</p>
-
-<p>
-— Benone, signor Fix. Io pure, sapete. Mangio
-come un orco a digiuno. È l’aria del mare.
-</p>
-
-<p>
-— E il vostro padrone, non lo vedo mai sul
-ponte.
-</p>
-
-<p>
-— Mai. Egli non è curioso.
-</p>
-
-<p>
-— Sapete, signor Gambalesta, che questo preteso
-viaggio in ottanta giorni potrebbe benissimo
-celare qualche missione segreta.... una missione
-diplomatica a mo’ d’esempio!
-</p>
-
-<p>
-— Affè, signor Fix, non ne so nulla, ve lo confesso,
-e, a dirla, non darei neppur mezzo scudo
-per saperlo.„
-</p>
-
-<p>
-Dopo quest’incontro, Gambalesta e Fix conversarono
-sovente assieme. All’ispettore di polizia
-premeva di legarsi col servo del signor Fogg. Ciò
-poteva giovargli all’occorrenza. E’ gli offriva dunque
-spesso, al <i>barroom</i> del <i>Mongolia</i>, qualche bicchiere
-di <i>whisky</i> o di <i>pale-ale</i>, che il buon figliuolo
-accettava senza cerimonie e del pari restituiva,
-tanto per non rimaner addietro, — trovando proprio
-che cotesto Fix era un onestissimo gentleman.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-</p>
-
-<p>
-Intanto, il piroscafo si avanzava rapidamente.
-Il 13, si scoperse Moka, che apparve nella sua
-cinta di mura, in rovina, al disopra delle quali
-spiccavano alcuni datteri verdeggianti. In lontananza,
-nei monti, si stendevano vasti campi da
-caffè. Gambalesta rimase estatico a contemplare
-quella celebre città, e parvegli anzi che con le
-sue mure circolari ed un forte smantellato che si
-disegnava come un manico, essa rassomigliasse
-ad un’enorme tazza da caffè.
-</p>
-
-<p>
-Durante la notte seguente, il <i>Mongolia</i> oltrepassò
-lo stretto di Babel-Mandeb, nome arabo che significa:
-La porta delle lacrime, e il giorno appresso
-14, si fermava a Steamer-Point, al nord-ovest
-della rada di Aden. Qui doveva rifornirsi
-di combustibile.
-</p>
-
-<p>
-Serio ed importante affare codesta alimentazione
-del fornello dei piroscafi a tali distanze dai centri
-di produzione. Per la sola Compagnia peninsulare
-essa costituisce una spesa annua che ammonta
-ad ottocentomila sterline (20 milioni di franchi).
-Fu necessario infatti stabilire dei depositi
-in parecchi porti, ed in quei mari lontani il carbone
-viene a costare ottanta franchi per tonnellata.
-</p>
-
-<p>
-Il <i>Mongolia</i> doveva percorrere ancora milleseicentocinquanta
-miglia prima di giungere a Bombay,
-e doveva rimanere quattro ore a Steamer-Point,
-per ricolmare i suoi depositi.
-</p>
-
-<p>
-Questo ritardo non poteva nuocere in verun
-modo al programma di Phileas Fogg. Era previsto.
-E poi, il <i>Mongolia</i> invece d’arrivare ad Aden soltanto
-al mattino del 15 ottobre vi entrava il 14
-sera. Era dunque un guadagno di quindici ore.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg ed il suo servo scesero a terra.
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-Il gentiluomo voleva far vidimare il suo passaporto.
-Fix lo seguì inosservato. Compiuta la formalità
-del visto, Phileas Fogg ritornò a bordo a
-ripigliarvi la sua partita interrotta.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta gironzò, al suo solito, in mezzo a
-quella popolazione di Somanlì, di Baniani, di Parsì,
-di Ebrei, d’Arabi, d’Europei, componenti i 25,000
-abitanti di Aden. Egli ammirò le fortificazioni che
-fanno di questa città la Gibilterra del mar delle
-Indie, e certe magnifiche cisterne, alle quali lavoravano
-ancora gl’ingegneri del re Salomone.
-</p>
-
-<p>
-“Curiosissimo, curiosissimo! diceva tra sè Gambalesta,
-tornando a bordo. Mi accorgo che non è
-inutile viaggiare, se si vuol vedere qualcosa di
-nuovo.„
-</p>
-
-<p>
-Alle sei di sera, il <i>Mongolia</i> squarciava colle
-braccia della sua elica le acque della rada di Aden
-e si avventava frettoloso sul mar delle Indie. Gli
-erano concesse centosessantott’ore per compiere
-il tragitto fra Aden e Bombay. Del resto, il mare
-indiano gli fu favorevole. Il vento soffiava da
-nord-ovest. Le vele vennero in aiuto al vapore.
-</p>
-
-<p>
-Il bastimento, meglio appoggiato, rollò meno.
-Le passaggiere, in eleganti telette, comparvero
-sul ponte. I canti e le danze ricominciarono.
-</p>
-
-<p>
-Il viaggio si compiè adunque nelle migliori condizioni.
-Gambalesta era entusiasta dell’amabile
-compagno, che il caso aveagli procurato nella persona
-di Fix.
-</p>
-
-<p>
-La domenica 20 ottobre, verso mezzodì, si giunse
-in vista della terra indiana. Due ore più tardi, il
-pilota saliva a bordo del <i>Mongolia</i>. All’orizzonte
-una catena di monti si profilava armoniosamente
-sul fondo del cielo. Di lì a poco, le file di palmizî
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-che coprono la città spiccarono distintamente.
-Il piroscafo penetrò in quella rada formata dalle
-isole Salcette, Colaba, Elephanta, Butcher, e alle
-quattro e mezzo accostava i moli di Bombay.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg terminava allora il trentesimoterzo
-<i>robbre</i> della giornata; il suo compagno e lui, grazie
-ad un’audace manovra, avendo fatto tutte le
-tredici manate, terminarono la traversata con un
-ammirabile cappotto<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Il <i>Mongolia</i> non doveva giungere che il 22 ottobre
-a Bombay; vi giungeva il 20. Era dunque,
-dalla sua partenza da Londra, un guadagno di
-due giorni, che Phileas Fogg inscrisse metodicamente
-sul suo itinerario nella colonna dei profitti.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span></p>
-
-<h2 id="cap10">CAPITOLO X.
-<span class="smaller">Dove Gambalesta è felicissimo di
-non perdere che le scarpe.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Nessuno ignora che l’India, quel gran triangolo
-capovolto la cui base è al nord e il vertice
-al sud, comprende una superficie di un milione e
-quattrocentomila miglia quadrate, sulla quale è
-inegualmente cosparsa una popolazione di centottanta
-milioni di abitanti. Il governo britannico
-esercita un dominio effettivo sopra una certa
-parte di quell’immenso paese; mantiene un governatore
-generale a Calcutta, altri governatori
-a Madras, a Bombay, al Bengala, ed un sottogovernatore
-ad Agra.
-</p>
-
-<p>
-Ma l’India inglese propriamente detta è compresa
-soltanto in una superficie di settecentomila
-miglia quadrate, ed annovera una popolazione da
-cento a centodieci milioni di abitanti. È quanto
-dire che una notevole porzione del territorio
-sfugge tuttora all’autorità della regina; e, difatti,
-presso alcuni rajà dell’interno, feroci e terribili,
-l’indipendenza indù è ancora assoluta.
-</p>
-
-<p>
-Dal 1756, — anno in cui fu fondato il primo
-stabilimento inglese sulla spianata oggidì occupata
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-dalla città di Madras, — sino a quell’anno
-in cui scoppiò la grande insurrezione dei <i>cipayes</i>,
-la celebre Compagnia delle Indie fu onnipotente.
-Questa si annetteva a poco a poco le diverse province,
-comperate ai rajà a prezzo delle rendite
-che essa pagava poco o punto; nominava il suo
-governatore generale e tutti i suoi impiegati civili
-e militari; ma ora essa non esiste più, e i
-possedimenti inglesi dell’India dipendono direttamente
-dalla corona.
-</p>
-
-<p>
-Perciò l’aspetto, i costumi, le divisioni etnografiche
-della penisola tendono a modificarsi di
-giorno in giorno. In passato, vi si viaggiava con
-tutti gli antichi mezzi di trasporto, a piedi, a cavallo,
-sopra carretti, in carriola, in palanchino,
-a dorso d’uomo, in carrozza, ecc. Ora, dei battelli
-a vapore percorrono a grande velocità l’Indo,
-il Gange, e una ferrovia, che attraversa l’India
-in tutta la sua larghezza, con molte diramazioni,
-pone Bombay a tre soli giorni da Calcutta.
-</p>
-
-<p>
-Il tracciato di questa ferrovia non segue la
-linea retta attraverso l’India. La distanza a volo
-d’uccello non è che da mille a millecento miglia,
-e treni che andassero a velocità media soltanto
-non impiegherebbero che tre giorni a percorrerla
-tutta; ma questa distanza è accresciuta d’un
-terzo, almeno, dalla corda che descrive la ferrata
-salendo sino ad Allahabad nel nord della penisola.
-</p>
-
-<p>
-Ecco, insomma, il tracciato all’ingrosso del <i>Great
-Indian peninsular railway</i><a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. Lasciando l’Isola di
-Bombay, la ferrovia attraversa Salcette, salta
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-sul continente rimpetto a Tannah, valica la catena
-dei Ghati occidentali, corre al nord-est sino
-a Burhampur, solca il territorio quasi indipendente
-del Bundelkund, sale sino ad Allahabad,
-piega verso l’est, incontra il Gange a Benares,
-se ne discosta lievemente, e, ridiscendendo al
-sud-est per Burdivan e la città francese di Chandernagor,
-fa testa di linea a Calcutta.
-</p>
-
-<p>
-I passaggieri del <i>Mongolia</i> erano sbarcati a
-Bombay alle quattro e mezzo pomeridiane, ed il
-treno di Calcutta partiva alle otto precise.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg prese dunque commiato dai suoi
-compagni di giuoco, lasciò il piroscafo, diede al
-suo servo una noterella di alcune compere da
-fare, gli raccomandò caldamente di trovarsi prima
-delle otto alla stazione, e col suo passo regolare
-che batteva il secondo come il pendolo di un
-orologio astronomico, si diresse verso l’ufficio dei
-passaporti.
-</p>
-
-<p>
-Cosicchè, delle meraviglie di Bombay egli non
-intendeva veder nulla; nè il palazzo di città, nè
-la magnifica biblioteca, nè i forti, nè i <i>docks</i>, nè
-il mercato del cotone, nè i bazar, nè le sinagoghe,
-nè le chiese armene, nè la splendida pagoda
-di Malebar-hill, adorna di due torri poligonali.
-Egli non contemplerebbe nè i capolavori di Elefanta,
-nè i suoi misteriosi ipogei, nascosti al
-sud-est della rada, nè le grotte Kanherie dell’isola
-Salcette, ammirabili avanzi dell’architettura
-buddista!
-</p>
-
-<p>
-No! nulla. Uscendo dall’ufficio dei passaporti,
-Phileas Fogg si recò tranquillamente alla stazione,
-e colà si fe’ servire da pranzo. Tra l’altre
-pietanze il trattore credette dovergli raccomandare
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-una certa fricassea di “coniglio del paese,„
-di cui gli disse meraviglie.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg accettò la fricassea, l’assaggiò coscienziosamente;
-ma ad onta della sua salsa piccante,
-la trovò pessima. Chiamò il trattore.
-</p>
-
-<p>
-“Signore, gli diss’egli guardandolo fiso, è coniglio
-questo?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, mylord, rispose sfrontatamente il cialtrone,
-coniglio delle <i>jungle</i><a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>.
-</p>
-
-<p>
-— E non ha miagolato quando è stato ucciso?
-</p>
-
-<p>
-— Miagolato! Oh! mylord! un coniglio! Vi
-giuro....
-</p>
-
-<p>
-— Signor trattore, ripigliò freddamente il signor
-Fogg, non giurate e ricordatevi questo: una
-volta, in India, i gatti erano considerati come
-animali sacri. Quelli erano tempi!
-</p>
-
-<p>
-— Per i gatti, mylord?
-</p>
-
-<p>
-— Ed anche pei viaggiatori!„
-</p>
-
-<p>
-Fatta quest’osservazione, il signor Fogg continuò
-tranquillamente a desinare.
-</p>
-
-<p>
-Pochi momenti dopo il signor Fogg, l’agente
-Fix era egli pure sbarcato dal <i>Mongolia</i>, ed era
-corso dal direttore della polizia di Bombay. Egli
-fece riconoscere la sua qualità di <i>detective</i>, la
-missione affidatagli, la sua situazione in faccia al
-presunto autore del furto. Erasi ricevuto da Londra
-un mandato d’arresto?... Non si era ricevuto
-nulla. Difatti il mandato, partito dopo Fogg, non
-poteva essere ancor giunto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-</p>
-
-<p>
-Fix rimase sconcertato. Voleva ottenere dal direttore
-un ordine d’arresto contro il signor Fogg.
-Il direttore rifiutò. L’affare risguardava l’amministrazione
-metropolitana, e questa sola poteva
-spiccare legalmente un mandato. Questa severità
-di principii, quest’osservanza rigorosa della legalità
-è perfettamente spiegabile coi costumi inglesi,
-che, in materia di libertà individuale, non
-ammettono nessun arbitrio.
-</p>
-
-<p>
-Fix non insistette e comprese che doveva rassegnarsi
-ad aspettare il suo mandato. Ma egli risolse
-di non perder di vista il suo impenetrabile
-furfante, durante tutto il tempo che questi si fermerebbe
-a Bombay. Egli non sospettava che Phileas
-Fogg non vi soggiornasse, — e, come sappiamo,
-tale era pure la convinzione di Gambalesta, — cosa
-che doveva lasciare al mandato il
-tempo di giungere.
-</p>
-
-<p>
-Ma dopo gli ultimi ordini che avevagli dato il
-padrone lasciando il <i>Mongolia</i>, Gambalesta aveva
-ben compreso che a Bombay sarebbe accaduto
-lo stesso che a Suez ed a Parigi, che il viaggio
-non terminerebbe lì, che proseguirebbe almeno
-sino a Calcutta, e forse più lontano. Ed incominciava
-a chiedere a sè stesso se la scommessa del
-signor Fogg non era proprio seria, e se egli, che
-voleva vivere in riposo, non fosse trascinato
-dalla fatalità a compiere il giro del mondo in
-ottanta giorni!
-</p>
-
-<p>
-Intanto, e dopo aver fatto acquisto di alcune
-camicie e calze, egli erasi messo a passeggiare
-nelle vie di Bombay. C’era gran concorso di popolo
-e, in mezzo ad Europei di ogni nazionalità,
-vedevi Persiani dalle berrette a punta, Bunhyas
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-dai turbanti rotondi, Sindi dai berretti quadrati,
-Armeni avvolti in lunghe vesti, Parsi in mitra
-nera. Era precisamente una festa celebrata da
-questi Parsi o Ghebri, discendenti diretti dai
-settari di Zoroastro, che sono i più industriosi,
-i più civili, i più intelligenti, i più austeri fra
-gli Indù, stirpe cui appartengono attualmente i
-ricchi negozianti indigeni di Bombay. Quel giorno
-essi celebravano una specie di carnevale religioso,
-con processioni e divertimenti, nei quali
-figuravano delle bajadere vestite di garze rosee
-trapunte d’oro e d’argento, che al suono delle
-viole ed al rumore dei <i>tam-tam</i>, danzavano meravigliosamente,
-e con una decenza perfetta.
-</p>
-
-<p>
-Se Gambalesta guardasse quelle curiose cerimonie,
-se i suoi occhi e le sue orecchie si aprissero
-smisuratamente per vedere ed udire, se la
-sua aria, la sua fisonomia fossero proprio quelle
-del <i>booby</i><a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a> più ingenuo che si potesse immaginare,
-è superfluo di insistervi qui.
-</p>
-
-<p>
-Sfortunatamente per lui e pel suo padrone, di
-cui arrischiò compromettere il viaggio, la sua
-curiosità lo trascinò più lontano che non convenisse.
-</p>
-
-<p>
-Dopo aver dato un’occhiata a quel carnevale
-Parsi, Gambalesta si diresse verso la stazione;
-senonchè, passando dinanzi all’ammirabile pagoda
-di Malebar-hill, egli ebbe la malaugurata idea di
-visitarne l’interno.
-</p>
-
-<p>
-Egli ignorava due cose: prima, che l’ingresso
-di certe pagode indù è formalmente vietato ai
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-cristiani, e poi che gli stessi credenti non possono
-penetrarvi senz’aver lasciato i calzari fuori
-dell’uscio. Vuolsi avvertire qui che, per ragioni
-di sana politica, il governo inglese, rispettando
-e facendo rispettare persino nelle sue più insignificanti
-minuzie la religione del paese, punisce
-severamente chiunque ne violi le pratiche.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta, quivi entrato, senza pensare a male
-da semplice torista, ammirava nell’interno di
-Malebar-hill, quella smagliante canutiglia dell’ornamentazione
-braminica, quando all’improvviso
-venne gettato sul sacro lastrico. Tre preti, dallo
-sguardo furente gli si precipitarono addosso, gli
-strapparono le scarpe e le calze, ed incominciarono
-a caricarlo di busse, proferendo grida
-selvaggie.
-</p>
-
-<p>
-Il Francese, vigoroso ed agile, si rialzò lestamente;
-con un pugno ed un calcio buttò a terra
-due de’ suoi avversarii, impacciatissimi nelle loro
-lunghe vesti, e slanciandosi fuori della pagoda
-con tutta la celerità delle sue gambe, si portò in
-breve ad una bella distanza dal terzo Indù, che
-erasi lanciato sulle sue traccie, levando a tumulto
-la folla.
-</p>
-
-<p>
-Alle otto meno cinque, soltanto pochi minuti
-prima della partenza del treno, senza cappello,
-a piedi nudi, avendo perduto nel tafferuglio il
-fardello contenente le sue compere, Gambalesta
-giungeva alla stazione della ferrovia.
-</p>
-
-<p>
-Fix era là, sullo scalo di partenza. Egli aveva
-seguito il signor Fogg alla stazione: aveva compreso
-che quel briccone si disponeva a lasciar
-Bombay. Si decise subito di accompagnarlo sino
-a Calcutta, e, se occorreva, anche più lontano.
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-Gambalesta non vide Fix che se ne stava in disparte;
-ma Fix udì il racconto delle sue avventure,
-che Gambalesta fece in quattro parole al suo
-padrone.
-</p>
-
-<p>
-“Io spero che ciò non vi accadrà più,„ rispose
-semplicemente Phileas Fogg, prendendo posto in
-una carrozza del treno.
-</p>
-
-<p>
-Il povero Gambalesta, scalzo e tutto ammaccato,
-tenne dietro al suo padrone senza pronunciar
-verbo.
-</p>
-
-<p>
-Fix stava per salire in un vagone separato,
-allorchè un pensiero lo trattenne e modificò d’un
-subito il suo progetto di partenza.
-</p>
-
-<p>
-“No, io rimango, disse tra sè. Un delitto commesso
-sul territorio indiano.... Tengo il mio uomo.
-</p>
-
-<p>
-In quel momento, la locomotiva gettò un fischio
-acuto, e il treno scomparve nella notte.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span></p>
-
-<h2 id="cap11">CAPITOLO XI.
-<span class="smaller">Dove Phileas Fogg compra a prezzo favoloso
-una cavalcatura.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Il treno era partito all’ora regolamentare. Menava
-via un certo numero di viaggiatori, alcuni
-ufficiali, funzionari civili, negozianti di oppio e
-di indaco, cui il loro commercio attirava nella
-parte orientale della penisola.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta occupava lo stesso scompartimento
-del suo padrone. Un terzo viaggiatore si trovava
-collocato nel canto opposto.
-</p>
-
-<p>
-Era il brigadiere generale, sir Francis Cromarty,
-uno dei compagni di giuoco del signor
-Fogg durante il tragitto da Suez a Bombay, che
-raggiungeva le sue truppe accantonate presso
-Benares.
-</p>
-
-<p>
-Sir Francis Cromarty, alto, biondo, dell’età di
-circa cinquant’anni e che erasi molto distinto durante
-l’ultima ribellione dei <i>cipayes</i>, avrebbe meritato
-davvero la qualifica d’indigeno. Fin dalla
-gioventù egli abitava l’India ed era assai di rado
-ricomparso nel suo paese natìo. Era un uomo
-istrutto, che avrebbe dato volentieri tutte le notizie
-desiderabili sui costumi, la storia, il governo
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-del paese indù, se Phileas Fogg fosse stato
-uomo da desiderarne. Ma questo gentleman non
-domandava nulla. Egli non viaggiava, descriveva
-soltanto una circonferenza; era un corpo grave,
-che percorreva un’orbita intorno al globo terrestre,
-secondo le leggi della meccanica razionale.
-In quel momento egli rifaceva mentalmente il
-calcolo delle ore spese dalla sua partenza da Londra,
-e si sarebbe fregato le mani dalla soddisfazione,
-se fosse stato nella sua indole il fare un
-movimento inutile.
-</p>
-
-<p>
-Sir Francis Cromarty non aveva indugiato a
-riconoscere l’originalità del suo compagno di
-viaggio, sebbene non lo avesse studiato che colle
-carte in mano e tra due <i>robbres</i>. Esitava invece
-sopra una questione: batteva un cuore umano
-sotto quel freddo involucro? Phileas Fogg aveva
-egli un’anima sensibile alle bellezze della natura,
-alle aspirazioni morali? Per lui, la cosa era dubbia.
-Di tutti gli originali che il brigadiere generale
-aveva incontrati nella sua vita, nessuno
-era paragonabile a cotesto prodotto delle scienze
-esatte.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg non aveva celato a sir Francis il
-suo piano di viaggio intorno al mondo, nè in
-quali condizioni egli lo effettuava. Il brigadiere
-generale non vide in quella scommessa che un’eccentricità
-senza scopo utile, ed alla quale mancherebbe
-necessariamente il <i>transire benefaciendo</i>
-che deve guidare ogni uomo ragionevole. Con
-quella flemma il bizzarro gentleman avrebbe evidentemente
-consumato la vita senza “far nulla,„
-nè per sè, nè per gli altri.
-</p>
-
-<p>
-Un’ora dopo aver lasciato Bombay, il treno,
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-valicando i viadotti, aveva attraversato l’isola
-Salcette e correva sul continente. Alla stazione
-di Callyan, lasciò sulla destra il tronco che per
-Kandallah e Punah scende verso il sud-est dell’India,
-e raggiunse la stazione di Pauwell. A
-questo punto si internò nelle montagne diramatissime
-dei Ghati occidentali, catene a base di
-trappo e di basalto, le cui più alte cime sono
-coperte di folti boschi.
-</p>
-
-<p>
-Di quando in quando, sir Francis Cromarty e
-Phileas Fogg scambiavano qualche parola, e in
-quel momento il brigadiere generale, riappiccando
-una conversazione che languiva ad ogni
-poco, disse:
-</p>
-
-<p>
-“Or sono alcuni anni, signor Fogg, voi avreste
-subìto in questo luogo un ritardo che avrebbe
-probabilmente compromesso il vostro itinerario.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè, sir Francis?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè la ferrovia si fermava a pie’ di questi
-monti, che era giocoforza attraversare in palanchino
-o a dorso di <i>poney</i><a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a> sino alla stazione
-di Kandallah, situata sul versante opposto.
-</p>
-
-<p>
-— Questo ritardo non avrebbe per nulla sconcertato
-l’economia del mio programma, rispose
-il signor Fogg. Io ho pur previsto l’eventualità
-di certi ostacoli.
-</p>
-
-<p>
-— Tuttavia, signor Fogg, andavate a rischio
-di porvi in un brutto impiccio coll’avventura di
-quel giovinotto.„
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta co’ piedi ravvolti nella sua coperta
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-da viaggio, dormiva profondamente e non si sognava
-neppure che si parlasse di lui.
-</p>
-
-<p>
-“Il governo inglese è estremamente severo, e
-con ragione, per questo genere di delitti, ripigliò
-sir Francis Cromarty. Esso esige, innanzi
-tutto, che si rispettino le usanze religiose degl’indù;
-e se il vostro servo fosse stato preso....
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, se fosse stato preso, sir Francis,
-rispose il signor Fogg, egli sarebbe stato condannato,
-avrebbe subìta la sua pena, e poi sarebbe
-tornato tranquillamente in Europa. Io non
-vedo in che questa faccenda avrebbe potuto ritardare
-il suo padrone!„
-</p>
-
-<p>
-E qui la conversazione tornò a morire. Durante
-la notte, il treno valicò i Ghati, passò per
-Nassik, e la domane, 21 ottobre, si slanciava attraverso
-un paese relativamente piano, formato
-dal territorio del Khandeish. La campagna, ben
-coltivata, era seminata di borgate al di sopra
-delle quali il minareto della pagoda teneva il
-posto del campanile della chiesa europea. Buon
-numero di piccoli corsi d’acqua, per la maggior
-parte affluenti o subaffluenti del Godavery, irrigavano
-quella fertile contrada.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta, svegliatosi, guardava, e non poteva
-credere che attraversava il paese degl’indù
-in un treno del <i>Great peninsular railway</i>. Ciò gli
-pareva inverosimile. Eppure, nulla di più reale!
-La locomotiva, diretta dal braccio di un macchinista
-inglese e riscaldata da carbon fossile
-inglese, lanciava il suo fumo sulle piantagioni
-di cotone, di caffè, di noce moscata, di garofano,
-di pepe rosso; il suo vapore si avvolgeva a spirali
-intorno ai gruppi di palmizi, tra’ quali apparivano
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-pittoreschi <i>bungalows</i>, qualche <i>viharì</i>,
-specie di monasteri abbandonati, ed alcuni tempii
-meravigliosi arricchiti dall’inesauribile ornamentazione
-dell’architettura indiana. Poi, immense
-distese di terreni si disegnavano a perdita di
-vista, delle <i>jungle</i>, nelle quali non mancavano nè
-i serpenti, nè le tigri, cui spaventavano i nitriti
-del treno, e infine delle foreste, tagliate dal tracciato
-della via, ancora frequentate da elefanti,
-che, con occhio pensieroso, guardavano passare
-il convoglio scapigliato.
-</p>
-
-<p>
-Durante quel mattino, al di là della stazione
-di Malligaum, i viaggiatori attraversarono quel
-territorio funesto, che fu così di sovente insanguinato
-dai settari della dea Kalì. Poco lunge si
-ergevano Ellora e le sue pagode ammirabili, poco
-lunge la celebre Orungabad, la capitale del feroce
-Orang-Zeb, ora semplice capoluogo d’una delle provincie
-staccate dal regno di Nizam. Fu su quella
-contrada che Feringhea, il capo dei Thugs, il re
-degli strangolatori, esercitava il suo dominio; quegli
-assassini, uniti in un’associazione misteriosa,
-strangolavano, in onore della dea della Morte, vittime
-di ogni età, senza mai versar sangue, e fuvvi
-un tempo che non si poteva frugare un luogo qualunque
-di quel suolo senza trovarvi un cadavere.
-Il governo inglese ha potuto impedire quelle uccisioni
-in massima parte, ma la spaventevole associazione
-esiste sempre e funziona ancora.
-</p>
-
-<p>
-Mezz’ora dopo mezzodì, il treno si fermò alla
-stazione di Burhampur, e Gambalesta vi si potè
-procurare a prezzo d’oro un paio di pantofole,
-adorne di perle false, che egli calzò con un sentimento
-evidente di vanità.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-</p>
-
-<p>
-I viaggiatori fecero colazione rapidamente e
-ripartirono per la stazione di Assurghur, dopo
-di avere per poco costeggiato la sponda del Tapty,
-fiumicello che va a versarsi nel golfo di Cambaia,
-vicino a Surate.
-</p>
-
-<p>
-È opportuno far conoscere quali pensieri occupavano
-allora la mente di Gambalesta. Fino
-al suo arrivo a Bombay, egli aveva creduto e
-potuto credere che le cose non andrebbero più
-in là. Ma ora, da quando correva a tutto vapore
-attraverso l’India, un voltafaccia era avvenuto
-nella sua mente. La sua indole gli ritornava al
-galoppo. Sentiva rinascere idee fantastiche della
-sua giovinezza, pigliava sul serio i progetti del
-padrone, credeva alla realtà della scommessa, e
-quindi a quel giro del mondo ed a quel maximum
-di tempo che non bisognava oltrepassare. Anzi
-egli era già inquieto dei ritardi possibili, degli
-accidenti che potevano sopraggiungere strada facendo.
-Si sentiva come interessato in quella scommessa,
-e tremava al pensiero di averla potuto
-compromettere il giorno prima con la sua imperdonabile
-balordaggine. E però, molto meno flemmatico
-del signor Fogg, egli era molto più inquieto.
-Contava e ricontava i giorni trascorsi, malediceva
-le fermate del treno, lo accusava di lentezza,
-e biasimava <i>in petto</i> il signor Fogg di non
-aver promesso un premio al macchinista. Ei non
-sapeva, il buon figliuolo, che ciò ch’era possibile
-sopra un piroscafo non lo era più sopra una ferrovia,
-la cui velocità è regolamentare.
-</p>
-
-<p>
-Verso sera, si entrò nelle gole dei monti di
-Sutpour che separano il territorio di Khandeish
-da quello di Bundelkund.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-</p>
-
-<p>
-La domane, 22 ottobre, interrogato da sir Francis
-Cromarty, Gambalesta, dopo aver consultato
-il suo orologio, rispose che erano le tre del mattino.
-E difatti, quel famoso orologio, sempre regolato
-sul meridiano di Greenwich, che si trovava
-a circa settantasette gradi ad ovest, doveva
-ritardare e ritardava infatti di quattro ore.
-</p>
-
-<p>
-Sir Francis rettificò adunque l’ora data da
-Gambalesta, al quale fece la medesima osservazione
-che questi aveva già ricevuta da Fix. Tentò
-di fargli capire che doveva regolarsi sopra ogni
-nuovo meridiano, e che camminando costantemente
-verso l’est, vale a dire dinanzi al sole, i
-giorni erano più corti di tante volte quattro
-minuti, quanti gradi eransi percorsi. Fu inutile.
-Avesse o no compresa l’osservazione del brigadiere
-generale, fatto è che quel testardo si ostinò
-a non mettere innanzi il suo orologio, e lo mantenne
-invariabilmente all’ora di Londra. Innocente
-manìa, che non poteva nuocere a nessuno.
-</p>
-
-<p>
-Alle otto del mattino e a quindici miglia al
-di là della stazione di Rothal, il treno si fermò
-in mezzo ad una vasta spianata, contornata da
-alcuni <i>bungalows</i> e da capanne di operai. Il conduttore
-del treno passò dinanzi la linea delle
-carrozze dicendo:
-</p>
-
-<p>
-“I viaggiatori scendono qui.„
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg guardò sir Francis Cromarty, che
-parve sorpreso, d’altra parte, di quell’alt in mezzo
-ad una foresta di tamarindi.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta, non meno sorpreso, si slanciò sulla
-strada e tornò quasi subito, esclamando:
-</p>
-
-<p>
-“Signore, non più ferrovia!
-</p>
-
-<p>
-— Che volete dire? chiese sir Francis Cromarty.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Voglio dire che il treno non continua!„
-</p>
-
-<p>
-Il brigadiere generale scese subito dal vagone,
-Phileas Fogg lo seguì senza darsi fretta. Ambedue
-si rivolsero al conduttore:
-</p>
-
-<p>
-“Dove siamo? domandò sir Francis Cromarty.
-</p>
-
-<p>
-— Al borgo di Kholby, rispose il conduttore.
-</p>
-
-<p>
-— Ci fermiamo qui?
-</p>
-
-<p>
-— Senza dubbio. La ferrovia non è terminata....
-</p>
-
-<p>
-— Come! non è terminata?
-</p>
-
-<p>
-— No! c’è ancora un tronco di una cinquantina
-di miglia da stabilire tra questo punto e
-Allahabad, ove la via ricomincia.
-</p>
-
-<p>
-— I giornali hanno però annunziato la attivazione
-completa del <i>railway!</i>
-</p>
-
-<p>
-— Che volete, signor ufficiale, i giornali son
-caduti in errore.
-</p>
-
-<p>
-— Ma voi date i biglietti da Bombay a Calcutta!
-ripigliò sir Francis Cromarty, che incominciava
-a scaldarsi.
-</p>
-
-<p>
-— Senza dubbio, rispose il conduttore; ma i
-viaggiatori sanno che devono farsi trasportare
-da Kholby sino ad Allahabad.„
-</p>
-
-<p>
-Sir Francis Cromarty era furente. Gambalesta
-avrebbe volontieri accoppato il conduttore, che
-non ci avea colpa. Egli non osava guardare il
-suo padrone.
-</p>
-
-<p>
-“Sir Francis, disse semplicemente il signor
-Fogg, pensiamo se vi piace, a provvedere un
-mezzo per portarci ad Allahabad.
-</p>
-
-<p>
-— Signor Fogg, non si tratta qui di un ritardo
-assolutamente pregiudizievole ai vostri interessi?
-</p>
-
-<p>
-— No, sir Francis, era previsto.
-</p>
-
-<p>
-— Che! sapete che la strada....
-</p>
-
-<p>
-— Niente affatto; ma io sapeva che un ostacolo
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-qualunque sorgerebbe presto o tardi sulla
-mia strada. Ora nulla è compromesso. Io ho due
-giorni di anticipazione da sacrificare. C’è un piroscafo
-che parte da Calcutta per Hong-Kong,
-il 25 a mezzodì. Non siamo che ai 22, e giungeremo
-in tempo a Calcutta.„
-</p>
-
-<p>
-Non c’era nulla a dire ad una risposta fatta
-con sì completa sicurezza.
-</p>
-
-<p>
-Era pur troppo vero che i lavori della ferrovia
-si arrestavano in quel punto. I giornali sono
-come certi orologi che hanno la smania di anticipare;
-essi avevano prematuramente annunziato
-il compimento della linea. I viaggiatori conoscevano
-per la maggior parte questa interruzione
-della strada, e scendendo dal treno, si
-erano impadroniti dei veicoli d’ogni sorta che
-possedeva la borgata, <i>palkigari</i> a quattro ruote,
-carrette tirate da <i>zebù</i>, specie di buoi a gobbe,
-carri da viaggio somiglianti a pagode ambulanti,
-palanchini, cavallini, ecc. Cosicchè il signor Fogg
-e sir Francis Cromarty, dopo aver cercato in
-tutta la borgata, ritornarono senz’aver trovato
-nulla.
-</p>
-
-<p>
-“Andrò a piedi, disse Phileas Fogg.„
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta, che raggiungeva allora il padrone,
-fece una smorfia significativa, considerando le
-sue magnifiche ma insufficienti pantofole. Fortunatamente
-anch’egli era stato in giro, ed esitando
-un po’:
-</p>
-
-<p>
-“Signore, disse, credo di aver trovato un mezzo
-di trasporto.
-</p>
-
-<p>
-— Quale?
-</p>
-
-<p>
-— Un elefante! Un elefante che appartiene
-ad un Indiano che abita a cento passi da qui.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Andiamo a veder l’elefante,„ rispose il signor
-Fogg.
-</p>
-
-<p>
-Di lì a cinque minuti, Fogg, sir Francis Cromarty
-e Gambalesta giungevano vicino ad una
-capanna attigua ad un recinto chiuso da alte
-palizzate. Nella capanna c’era un Indiano, e nel
-recinto un elefante. Dietro loro domanda, l’Indiano
-introdusse il signor Fogg ed i suoi due
-compagni nel recinto.
-</p>
-
-<p>
-Ivi, eglino si trovarono alla presenza di un
-animale, mezzo addomesticato, che il suo proprietario
-allevava per farne non una bestia da
-soma, ma una bestia da combattimento. A questo
-fine, egli aveva incominciato a modificare il
-carattere naturalmente dolce dell’animale, in modo
-da condurlo gradatamente a quel parossismo di
-furore chiamato <i>mutsh</i> in lingua indù, e ciò nutrendolo
-durante tre mesi di zucchero e di burro.
-Questo trattamento può parere inadatto a dare
-tal risultato; pure è usato con successo dagli allevatori.
-Per gran fortuna del signor Fogg, l’elefante
-in discorso era stato assai di recente posto
-a quel regime, ed il <i>mutsh</i> non si era ancora
-dichiarato.
-</p>
-
-<p>
-Kiunì — tal era il nome della bestia — poteva,
-come tutti i suoi congeneri, fornire per lungo
-tempo un’andatura rapida, ed in mancanza di
-altra cavalcatura, Phileas Fogg risolse di adoperarlo.
-</p>
-
-<p>
-Ma gli elefanti costano cari nell’India, dove
-cominciano a diventar rari. I maschi, che solo
-convengono alle lotte dei circhi, sono grandemente
-ricercati. Questi animali non si riproducono che
-raramente, quando sono ridotti allo stato di domesticità,
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-dimodochè per procurarsene non c’è
-altro mezzo che la caccia. Laonde essi sono oggetti
-di grandi cure; e quando il signor Fogg chiese
-all’indiano se voleva noleggiargli il suo elefante
-l’Indiano rifiutò recisamente.
-</p>
-
-<p>
-Fogg insistette ed offrì per la bestia un prezzo
-eccessivo, dieci sterline (250 franchi) all’ora.
-Rifiuto. Venti sterline? Rifiuto ancora. Quaranta
-sterline? Rifiuto sempre. Gambalesta trasaliva ad
-ogni aumento d’offerta. Ma l’Indiano non si lasciava
-tentare.
-</p>
-
-<p>
-E sì che la era una bella somma. Ammettendo
-che l’elefante impiegasse quindici ore per andare
-ad Allahabab, erano seicento sterline (15,000
-franchi) che dovea fruttare al suo proprietario.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg, senz’animarsi in nessun modo,
-propose allora all’Indiano di comperargli la sua
-bestia e gliene offerse a tutta prima mille sterline
-(25,000 franchi).
-</p>
-
-<p>
-L’Indiano non voleva vendere! Forse l’uomo fiutava
-un magnifico affare.
-</p>
-
-<p>
-Sir Francis Cromarty trasse il signor Fogg in
-disparte e l’esortò a riflettere prima di andar più
-in là. Phileas Fogg rispose al suo compagno
-ch’egli non aveva l’abitudine di agire senza riflessione,
-che si trattava in fin dei conti di una
-scommessa di ventimila sterline, che quell’elefante
-gli era necessario, e che, dovess’anco pagarlo
-venti volte il suo valore, egli avrebbe quell’elefante.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg ritornò dall’Indiano, i cui occhietti,
-accesi dalla cupidigia, lasciavano ben intendere
-che per lui non era che una questione
-di prezzo. Phileas Fogg offrì successivamente
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-milleduecento sterline, poi millecinquecento, poi
-milleottocento, infine duemila (50,000 franchi).
-Gambalesta, così rosso per solito, era pallido di
-emozione.
-</p>
-
-<p>
-A duemila sterline, l’Indiano si arrese.
-</p>
-
-<p>
-— Per le mie pantofole, esclamò Gambalesta,
-questo si chiama far incarire la carne d’elefante!
-</p>
-
-<p>
-Conchiuso l’affare, non si trattava d’altro che
-di trovare una guida. Fu più facile. Un giovane
-Parsì, dalla faccia intelligente, offerse i suoi servigi.
-Il signor Fogg accettò e gli promise una
-vistosa rimunerazione, che non poteva a meno di
-duplicare la sua intelligenza.
-</p>
-
-<p>
-L’elefante venne tratto fuori ed allestito senza
-indugio. Il Parsì conosceva perfettamente il mestiere
-di <i>mahut</i>, ossia conduttore d’elefanti. Egli
-coprì con una specie di gualdrappa il dorso dell’animale
-e dispose, da ciascun lato, sui suoi fianchi,
-due specie di barelle ben poco comode.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg pagò l’Indiano in banconote, che
-furono estratte dal famoso sacco. Pareva veramente
-che le si tirassero dalle viscere di Gambalesta.
-Poscia il signor Fogg offrì a sir Francis
-Cromarty di trasportarlo alla stazione di Allahabad.
-Il brigadiere generale accettò. Un viaggiatore
-di più non poteva stancare il gigantesco animale.
-</p>
-
-<p>
-Si comperarono dei viveri a Kholby. Sir Francis
-Cromarty prese posto in una delle barelle, Phileas
-Fogg nell’altra. Gambalesta si pose a cavalcioni
-sulla gualdrappa tra il suo padrone e il brigadiere
-generale. Il Parsì si appollaiò sul collo
-dell’elefante, ed a nove ore l’animale, lasciando
-la borgata, s’internava per la strada più corta
-nella folta foresta di grandi latani.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span></p>
-
-<h2 id="cap12">CAPITOLO XII.
-<span class="smaller">Nel quale Phileas Fogg e i suoi compagni
-si avventurano attraverso le foreste dell’India
-e se ne vedono le conseguenze.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-La guida, affine di abbreviare la distanza da
-percorrere, abbandonò la linea a destra, dove i
-lavori della ferrovia erano in corso d’esecuzione.
-Questo tracciato, reso difficilissimo dalle capricciose
-ramificazioni dei monti Vindhias, non seguiva
-la strada più breve, che Phileas Fogg aveva interesse
-a pigliare. Il Parsì, espertissimo delle
-strade e sentieri del paese, pretendeva guadagnare
-una ventina di miglia attraversando la foresta, e
-si lasciò fare a lui.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg e sir Francis Cromarty, ficcati
-fin al collo nelle loro barelle, ricevevano aspre
-scosse dal trotto stecchito dell’elefante, posto dal
-suo <i>mahut</i> ad un’andatura rapida. Ma essi subivano
-la situazione con flemma britannica, conversando
-poco del resto, e vedendosi appena l’un
-l’altro.
-</p>
-
-<p>
-Quanto a Gambalesta, postato sul dorso della
-bestia e direttamente soggetto ai colpi e contraccolpi,
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-badava bene, dietro raccomandazione del
-suo padrone, di non tener la lingua fra i denti,
-che altrimenti la gli sarebbe stata mozza di
-colpo. Il bravo giovane, ora lanciato sul collo
-dell’elefante, ora rigettato sulla groppa, imparava
-a volteggiare come un <i>clown</i> sul trampolino.
-Ma egli scherzava, rideva in mezzo a’ suoi salti
-da carpione, e di quando in quando estraeva dal
-suo sacco un pezzo di zucchero, che l’intelligente
-Kiunì afferrava coll’estremità della proboscide,
-senza interrompere un solo istante il suo trotto
-regolare.
-</p>
-
-<p>
-Dopo due ore di cammino, la guida arrestò l’elefante
-e gli diede un’ora di riposo. L’animale divorò
-un mucchio di ramoscelli e di arbusti e si
-dissetò ad una pozza vicina. Sir Francis Cromarty
-non si lamentò di quella sosta. Egli era affranto.
-Il signor Fogg pareva pieno di vigoria, come se
-uscisse allora allora dal letto.
-</p>
-
-<p>
-“Ma è dunque di ferro costui! disse il brigadiere
-guardandolo con ammirazione.
-</p>
-
-<p>
-— Di ferro fuso,„ rispose Gambalesta, che si
-diè ad allestire un po’ di colazione.
-</p>
-
-<p>
-A mezzodì, la guida diede il segnale della partenza.
-Il paese prese ben tosto un aspetto molto
-selvaggio. Alle grandi foreste succedettero boschi
-cedui di tamarindi e di palmizii nani, poscia vaste
-pianure aride, irte di magri arbusti e cosparse
-di grossi massi di sienite. Tutta quella parte dell’alto
-Bundelkund, poco frequentata dai viaggiatori,
-è abitata da una popolazione fanatica, indurita
-nelle pratiche più terribili della religione
-indù. Il dominio degl’Inglesi non potè stabilirsi
-regolarmente sopra un territorio soggetto all’influenza
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-dei rajà, cui è difficile raggiungere negli
-inaccessibili covi dei Vindhias.
-</p>
-
-<p>
-Parecchie volte, i nostri viaggiatori scorsero
-qualche banda di Indiani feroci, che faceva un
-gesto d’ira vedendo passare il rapido quadrupede.
-Peraltro il Parsì li evitava quant’era possibile, riputandoli
-gente di cattivo incontro. Si videro pochi
-animali durante quella giornata; appena poche
-scimmie, che fuggivano con mille contorcimenti
-e smorfie che divertivano molto Gambalesta.
-</p>
-
-<p>
-Un pensiero in mezzo a tanti altri conturbava
-il nostro giovinotto. Che ne farebbe il signor Phileas
-Fogg di cotesto elefante, giunto che fosse alla
-stazione di Allahabad? Lo condurrebbe con sè?
-Impossibile! Il prezzo di trasporto aggiunto al
-prezzo di acquisto ne farebbe un animale rovinoso.
-Lo si venderebbe, lo si riporrebbe in libertà?
-Una sì stimabile bestia meritava pure dei riguardi.
-Se, per caso, il signor Fogg gliene facesse regalo,
-a lui Gambalesta, e’ ne sarebbe imbarazzatissimo.
-La cosa lo preoccupava molto.
-</p>
-
-<p>
-Alle otto di sera, la principale catena dei Vindhias
-era stata valicata, ed i viaggiatori fecero
-sosta a’ piedi del versante settentrionale, in un
-<i>bungalow</i> in rovina.
-</p>
-
-<p>
-La distanza percorsa in quella giornata era di
-circa venticinque miglia: ne rimanevano altrettante
-per giungere alla stazione di Allahabad.
-</p>
-
-<p>
-La notte era fredda. All’interno del <i>bungalow</i>,
-il Parsì accese un fuoco di rami secchi, il cui calore
-fu assai gradito. La cena si compose delle
-provvigioni comperate a Kholby. I viaggiatori
-mangiarono da gente stracca e pesta. La conversazione,
-che incominciò a frasi spezzate, terminò
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-in breve con un russare sonoro. La guida vegliò
-presso Kiunì, che si addormentò in piedi, appoggiato
-al tronco di un grosso albero.
-</p>
-
-<p>
-Nessun incidente segnalò quella notte. Qualche
-ruggito di ghepardi e di pantere turbò a volte il
-silenzio, misto a ghigni acuti di scimmie. Ma i
-carnivori si contentarono di gridare e non fecero
-alcuna dimostrazione ostile contro gli ospiti del
-<i>bungalow</i>. Sir Francis Cromarty dormì tutto un
-sonno, da bravo militare affranto dalle fatiche.
-Gambalesta, in un sonno agitato, ricominciò in
-sogno i capitomboli della giornata. Quanto al signor
-Fogg, egli riposò tanto pacificamente come
-se fosse stato nella sua tranquilla abitazione di
-Saville-row.
-</p>
-
-<p>
-Alle sei del mattino si riposero in cammino. La
-guida sperava giungere alla stazione di Allahabad
-la sera stessa. In questo modo il signor Fogg
-non perderebbe che una parte delle quarantott’ore
-economizzate dal principio del viaggio.
-</p>
-
-<p>
-Si scesero le ultime chine dei Vhindias. Kiunì
-aveva ripigliato la sua andatura rapida. Verso
-mezzogiorno la guida girò la borgata di Kallenger,
-situata sul Cani, uno dei subaffluenti del
-Gange. Egli evitava sempre i luoghi abitati, sentendosi
-più al sicuro nelle campagne deserte, che
-segnano le prime depressioni del bacino del gran
-fiume. La stazione di Allahabad non era a più di
-dodici miglia a nord-est. Si fece alto sotto un fitto
-di banani, i cui frutti, sani quanto il pane, “succulenti
-quanto la crema,„ dicono i viaggiatori,
-furono superlativamente gustati.
-</p>
-
-<p>
-Alle due, la guida entrò sotto la vôlta di una
-folta foresta che si doveva attraversare per delle
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-miglia parecchie. Egli preferiva viaggiare così
-sotto la protezione dei boschi. Tuttavia, non aveva
-fatto sin allora nessun incontro cattivo, il viaggio
-pareva doversi compiere senza accidenti, quando
-l’elefante, dando segni d’inquietudine, si fermò di
-botto.
-</p>
-
-<p>
-Erano allora le quattro.
-</p>
-
-<p>
-“Che c’è, chiese sir Francis Cromarty, alzando
-la testa al disopra della barella.
-</p>
-
-<p>
-— Non so, signor ufficiale, rispose il Parsì, tendendo
-l’orecchio ad un mormorio confuso che
-usciva di sotto ai folti rami.
-</p>
-
-<p>
-Di lì a pochi minuti quel mormorio divenne
-più definibile. Lo si sarebbe detto un concerto,
-ancora molto distante, di voci umane e d’istrumenti
-di rame.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta era tutt’occhi, tutt’orecchi. Il signor
-Fogg aspettava pazientemente, senza pronunciare
-mezza parola.
-</p>
-
-<p>
-Il Parsì saltò a terra, legò l’elefante ad un albero
-e s’internò nel più fitto del bosco. Pochi minuti
-dopo, egli tornò, dicendo:
-</p>
-
-<p>
-“Una processione di bramini che si dirige a
-questa volta. Se è possibile, evitiamo di esser
-visti.„
-</p>
-
-<p>
-La guida slegò l’elefante e lo condusse in una
-macchia, raccomandando ai viaggiatori di non
-metter piede a terra. Egli stesso si tenne pronto
-ad inforcare rapidamente la sua cavalcatura, se
-la fuga divenisse necessaria. Ma sperava che la
-turba dei fedeli passerebbe senza scorgerlo, perocchè
-lo spessore del fogliame lo nascondeva interamente.
-</p>
-
-<p>
-Lo strepito discordante delle voci e degli strumenti
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-si avvicinava. De’ canti monotoni si confondevano
-col suono dei tamburi e dei cimballi. Poco
-dopo, la testa della processione apparve sotto gli
-alberi, a una cinquantina di passi dal posto occupato
-dal signor Fogg e dai suoi compagni. Essi
-distinguevano facilmente attraverso i rami il curioso
-personale di quella cerimonia religiosa.
-</p>
-
-<p>
-In prima linea si avanzavano dei preti con mitre
-in testa e lunghe vesti gallonate. Erano circondati
-da uomini, da donne, da fanciulli, che facevano
-udire una specie di salmodia funebre, interrotta
-ad intervalli eguali da colpi di <i>tam-tam</i>
-e di cimballi. Dietro a loro, sopra un carro a larghe
-ruote, di cui i raggi e il quarto figuravano un
-attorcigliamento di serpenti, apparve una statua
-orrida, tirata da due coppie di zebù, riccamente
-bardati. Quella statua aveva quattro braccia, il
-corpo colorato di un rosso cupo, gli occhi stralunati,
-i capelli arruffati, la lingua penzolone, le
-labbra tinte di <i>hennê</i> e di <i>betel</i>. Al collo le si avvolgeva
-un collare di teste di morto, ai fianchi una
-cintura di mani mozze. Ella se ne stava in piedi
-sopra un gigante abbattuto al quale mancava la
-testa.
-</p>
-
-<p>
-Sir Francis Cromarty riconobbe quella statua.
-</p>
-
-<p>
-“È la dea Kalì, mormorò egli, la dea dell’amore
-e della morte.
-</p>
-
-<p>
-— Della morte, sia pure, ma dell’amore, no!
-disse Gambalesta. Che brutta donnaccia!„
-</p>
-
-<p>
-Il Parsì gli fe’ cenno di tacere.
-</p>
-
-<p>
-Intorno alla statua si agitava, si dimenava, si
-contorceva un gruppo di vecchi fakiri, rigati da
-strisce color ocra, coperti da incisioni cruciali da
-cui perdevano il sangue a goccia a goccia, energumeni
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-stupidi, che nelle grandi cerimonie indù
-si precipitano ancora sotto le ruote del carro di
-Jaggernaut.
-</p>
-
-<p>
-Dietro ad essi, alcuni bramini, in tutta la sontuosità
-del loro costume orientale, trascinavano
-una donna che si reggeva appena.
-</p>
-
-<p>
-Questa donna era giovane, bianca come un’Europea.
-La sua testa, il collo, le spalle, le orecchie,
-le braccia, le mani, i pollici de’ piedi erano sopraccarichi
-di gioielli, collari, bracciali, orecchini ed
-anelli. Una tunica a laminelle d’oro, ricoperta di
-una mussolina leggera, disegnava i contorni del
-suo busto. Dietro questa giovine donna, — contrasto
-violento per gli occhi, — alcune guardie
-armate di sciabole nude fissate alla cintura e di
-lunghe pistole damascate, portavano un cadavere
-sopra un palanchino.
-</p>
-
-<p>
-Era il corpo di un vecchio, rivestito dei suoi
-opulenti abiti di rajà, che portava, come in vita,
-il turbante trapuntato di perle, la veste tessuta
-di seta e d’oro, la cintura di cascemiro a diamanti,
-e le sue magnifiche armi di principe indiano.
-</p>
-
-<p>
-Poi dei musicanti, ed una retroguardia di fanatici,
-le cui grida superavano talvolta lo strepito
-assordante degli strumenti. Così finiva il corteo.
-</p>
-
-<p>
-Sir Francis Cromarty guardava tutta questa
-pompa con aria singolarmente attristata, e volgendosi
-verso la guida:
-</p>
-
-<p>
-“Un <i>sutty!</i>„ diss’egli.
-</p>
-
-<p>
-Il Parsì fece un segno affermativo e si pose un
-dito sulle labbra. La lunga processione si distese
-lentamente sotto gli alberi, ed in breve le sue ultime
-file scomparvero nella profondità della foresta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-</p>
-
-<p>
-A poco a poco, i canti si spensero. Ci furono ancora
-degli scoppi di grida lontane, ed infine a tutto
-quel tumulto succedette un profondo silenzio.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg aveva udito la parola pronunciata
-da sir Francis Cromarty, e subito che la processione
-fa scomparsa:
-</p>
-
-<p>
-“Che cos’è un <i>sutty?</i> chiese egli.
-</p>
-
-<p>
-— Il <i>sutty</i>, signor Fogg, rispose il brigadiere
-generale, è un sacrifizio umano; ma un sacrifizio
-volontario. Quella donna che avete testè veduta
-sarà bruciata domani nelle prime ore del giorno.
-</p>
-
-<p>
-— Ah mascalzoni! esclamò Gambalesta, che non
-potè frenare questo grido d’indignazione.
-</p>
-
-<p>
-— E il cadavere? domandò il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— È quello del principe, suo marito, rispose la
-guida, un rajà indipendente del Bundelkund.
-</p>
-
-<p>
-— Come, ripigliò Phileas Fogg, senza che la
-sua voce tradisse la menoma emozione, siffatti
-barbari costumi sussistono ancora nell’India, e
-gl’Inglesi non hanno potuto distruggerli?
-</p>
-
-<p>
-— Nella maggior parte dell’India, rispose sir
-Francis Cromarty, cotesti sacrifici non si compiono
-più. Ma noi non abbiamo alcuna influenza
-su queste contrade selvaggie, e principalmente su
-questo territorio del Bundelkund. Tutto il versante
-settentrionale dei Vindhias è il teatro di
-continue uccisioni e saccheggi.
-</p>
-
-<p>
-— Oh, la infelice donna! mormorava Gambalesta,
-abbruciata viva!
-</p>
-
-<p>
-— Sì, ripigliò il brigadiere-generale, abbruciata,
-e se non lo fosse, voi non potete immaginarvi a qual
-miserabile condizione la si vedrebbe ridotta dai
-suoi congiunti. Le raderebbero i capelli, la si nutrirebbe
-appena con qualche manata di riso, sarebbe
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-respinta e considerata come una creatura
-immonda, e morrebbe in un canto come un cane
-scabbioso.
-</p>
-
-<p>
-La prospettiva di sì orribile esistenza spinge
-di sovente quelle disgraziate al supplizio, molto
-più che l’amore o il fanatismo religioso. Alcune
-volte, però, il sacrificio è realmente volontario, e
-ci vuole l’intervento energico del governo per impedirlo.
-Mi ricordo che alcuni anni fa io era di
-guarnigione a Bombay, quando una giovane vedova
-si recò a chiedere al governatore il permesso
-di abbruciarsi col corpo di suo marito.
-Come potete immaginare, il governatore rifiutò.
-Allora la vedova abbandonò la città, si rifugiò
-presso un rajà indipendente, e colà ella consumò
-il suo sacrificio.„
-</p>
-
-<p>
-Durante la narrazione del brigadiere generale,
-la guida scrollava la testa, e quando la narrazione
-fu terminata:
-</p>
-
-<p>
-“Il sacrifizio che avrà luogo domani sul far del
-giorno non è volontario, diss’egli.
-</p>
-
-<p>
-— Come lo sapete!
-</p>
-
-<p>
-— È una storia che tutti conoscono nel Bundelkund,
-rispose la guida.
-</p>
-
-<p>
-— Pure quella disgraziata non sembra fare alcuna
-resistenza, obbiettò sir Francis.
-</p>
-
-<p>
-— Ciò dipende da questo, che l’hanno ubbriacata
-col fumo della canape e dell’oppio.
-</p>
-
-<p>
-— Ma dove la traggono? chiese sir Francis.
-</p>
-
-<p>
-— Alla pagoda di Pillaji, a due miglia di qui;
-ivi ella passerà la notte aspettando l’ora del sacrificio.
-</p>
-
-<p>
-— E questo sacrificio avrà luogo?...
-</p>
-
-<p>
-— Domani, al primo spuntar del giorno.„
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-</p>
-
-<p>
-Dopo questa risposta, la guida fe’ uscire l’elefante
-dalla folta macchia e si arrampicò sul collo
-dell’animale. Ma al momento in cui stava per eccitarlo
-con un fischio particolare, il signor Fogg
-lo fermò, e rivolgendosi a sir Francis Cromarty:
-“Se noi salvassimo quella donna? diss’egli.
-</p>
-
-<p>
-— Salvare quella donna! signor Fogg! esclamò
-il brigadiere generale.
-</p>
-
-<p>
-— Io ho ancora dodici ore di vantaggio. Posso
-consacrarle a ciò.
-</p>
-
-<p>
-— To’! Ma voi siete un uomo di cuore! disse
-Francis Cromarty.
-</p>
-
-<p>
-— Qualche volta, rispose semplicemente Phileas
-Fogg. Quando ho tempo.„
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span></p>
-
-<h2 id="cap13">CAPITOLO XIII.
-<span class="smaller">Nel quale Gambalesta prova una volta di più
-che la fortuna arride agli audaci.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Il disegno era ardito, irto di difficoltà, inattuabile
-forse. Il signor Fogg vi arrischiava la vita,
-o per lo meno la libertà, e quindi la riuscita dei
-suoi progetti; ma non esitò. Egli trovò inoltre in
-sir Francis Cromarty un ausiliario deciso.
-</p>
-
-<p>
-Quanto a Gambalesta, egli era pronto, si poteva
-disporre di lui. L’idea del suo padrone lo esaltava.
-Egli era felice di sentire un cuore, un’anima
-sotto quell’involuoro di ghiaccio. Cominciava ad
-amare Phileas Fogg.
-</p>
-
-<p>
-Rimaneva la guida. Qual partito prenderebbe
-egli nell’affare? Che s’avesse a intenerire per
-gl’indù? In mancanza del suo concorso, era mestieri
-assicurarsi almeno della sua neutralità.
-</p>
-
-<p>
-Sir Francis Cromarty espose francamente la
-cosa.
-</p>
-
-<p>
-— Signor ufficiale, rispose la guida, io sono
-Parsì, e quella donna è Parsì. Disponete di me.
-</p>
-
-<p>
-— Bene, guida, rispose il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Però, sappiatelo bene, ripigliò il Parsì, non
-solo noi arrischiamo la vita, ma ci esponiamo a
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-supplizi orribili, se cadiamo nelle loro mani.
-Dunque, vedete.
-</p>
-
-<p>
-— È bell’e visto, rispose il signor Fogg. Io
-credo che dovremo aspettare la notte per agire.
-</p>
-
-<p>
-— Lo credo anch’io, rispose la guida.
-</p>
-
-<p>
-Quel bravo Indù diede allora alcune notizie
-sulla vittima. Era un’Indiana, celebre per la sua
-bellezza, di razza Parsì, figlia di ricchi negozianti
-di Bombay. Ella aveva ricevuto in quella città
-un’educazione assolutamente inglese, e sia dai
-modi, sia dall’istruzione la si sarebbe creduta
-Europea. Si chiamava Auda.
-</p>
-
-<p>
-Orfana, ella fu maritata contro la sua volontà
-a quel vecchio rajà del Bundelkund. Tre mesi
-dopo, rimase vedova. Conoscendo la sorte che
-l’aspettava, ella fuggì, venne ripresa prestamente,
-ed i parenti del rajà, che avevano interesse alla
-di lei morte, la votarono a quel supplizio cui non
-pareva ch’ella potesse sottrarsi.
-</p>
-
-<p>
-Questa narrazione non poteva che vieppiù radicare
-nel signor Fogg e ne’ suoi compagni la loro
-generosa risoluzione. Fu deciso che la guida dirigerebbe
-l’elefante verso la pagoda di Pillaji, e le
-si avvicinerebbe il più che fosse possibile.
-</p>
-
-<p>
-Mezz’ora dopo, si fece sosta sotto un boschetto,
-a cinquecento passi dalla pagoda, che non si
-poteva scorgere; ma gli urli dei fanatici si udivano
-distintamente.
-</p>
-
-<p>
-I mezzi di giungere sino alla vittima furono
-allora discussi. La guida conosceva la pagoda di
-Pillaji, entro la quale egli sosteneva che la giovine
-donna era imprigionata. Vi si potrebbe penetrare
-da una delle porte, quando tutta la banda
-fosse immersa nel sonno dall’ubbriachezza, o bisognava
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-praticare un buco in un muro? Ciò non
-poteva esser deciso che sul momento, sul luogo
-stesso. Ma ciò che non ammise alcun dubbio, fu
-che il ratto doveva effettuarsi quella stessa notte,
-e non quando, a giorno fatto, la vittima sarebbe
-tratta al supplizio. In quest’ultimo momento
-nessun intervento umano avrebbe potuto
-salvarla.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg e i suoi compagni aspettarono
-la notte. Appena buio, verso le ore sei, essi risolvettero
-di operare una ricognizione intorno alla
-pagoda. Gli ultimi gridi dei fakiri si spegnevano
-allora. Secondo la loro abitudine, quegl’Indiani
-dovevano essere immersi nella fradicia ubriachezza
-del <i>hang</i>, oppio liquido misto d’una infusione
-di canape, e sarebbe forse possibile d’introdursi
-in mezzo ad essi sino al tempio.
-</p>
-
-<p>
-Il Parsì, guidando il signor Fogg, sir Francis
-Cromarty e Gambalesta, si avanzò senza rumore
-attraverso la foresta. Dopo dieci minuti di cammino
-sotto la verzura, giunsero alla sponda di un
-fiumicello, e lì, alla luce di torcie di ferro sulla
-cui punta ardevano delle resine, essi scorsero un
-mucchio di legna affastellata. Era il rogo, fatto
-di prezioso sandalo, e già impregnato di un olio
-profumato. Nella sua parte superiore giaceva
-imbalsamato il corpo del rajà, che doveva essere
-abbruciato insieme colla vedova. A cento passi
-dal rogo si ergeva la pagoda, i cui minareti traforavano
-nell’ombra la cima degli alberi.
-</p>
-
-<p>
-— Venite, disse la guida a bassa voce.
-</p>
-
-<p>
-E raddoppiando di precauzione, seguito da’ suoi
-compagni, s’internò silenziosamente attraverso le
-alte erbe.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il silenzio era interrotto soltanto dal susurro
-del vento nei rami.
-</p>
-
-<p>
-Da lì a poco, la guida si arrestò all’estremità
-di uno spiazzo. Alcune resine rischiaravano il
-luogo. Il suolo era cosparso di gruppi di dormienti
-abbrutiti dall’ubbriachezza. Pareva un
-campo di battaglia coperto di morti. Uomini,
-donne, fanciulli, tutti alla rinfusa. Alcuni ubbriachi
-gemevano ancora qua e là.
-</p>
-
-<p>
-In fondo, tra la massa degli alberi, il tempio
-di Pillaji si rizzava confusamente. Ma con grande
-rammarico della guida, le guardie del rajà, rischiarate
-da torcie fuliginose, vegliavano alle porte e
-passeggiavano con la sciabola alla mano. Si poteva
-supporre che nell’interno anco i preti vegliassero.
-</p>
-
-<p>
-Il Parsì non si avanzò più oltre. Egli aveva
-riconosciuto l’impossibilità di forzare l’ingresso
-del tempio, e ricondusse indietro i suoi compagni.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg e sir Francis Cromarty avevano
-compreso al par di lui che non potevano tentar
-nulla da quella parte.
-</p>
-
-<p>
-Si fermarono e s’intrattennero a bassa voce:
-</p>
-
-<p>
-— Aspettiamo, disse il brigadiere generale, non
-sono che le otto, ed è possibile che queste guardie
-soccombano anch’esse al sonno.
-</p>
-
-<p>
-— È possibile difatti, rispose il Parsì.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg e i suoi compagni si stesero dunque
-a piedi di un albero ed aspettarono.
-</p>
-
-<p>
-Come parve loro lungo il tempo! La guida li
-lasciava a volte ed andava ad osservare il limitare
-del bosco. Le guardie del rajà vegliavano
-sempre alla luce delle torcie, ed un vago chiarore
-filtrava attraverso le finestre della pagoda.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-</p>
-
-<p>
-Si aspettò così sino a mezzanotte. La situazione
-non cangiò. Uguale sorveglianza al di fuori. Era
-evidente che non si poteva contare sull’assopimento
-delle guardie. Esse eransi risparmiata la
-ubbriachezza del <i>hang</i>. Bisognava dunque agire
-diversamente e penetrare per un’apertura praticata
-nei muri della pagoda. Rimaneva a sapersi
-se i preti vegliavano presso la loro vittima con
-tanta cura quanto i soldati alla porta del tempio.
-</p>
-
-<p>
-Dopo un’ultima conversazione, la guida si disse
-pronta a partire. Il signor Fogg, sir Francis e
-Gambalesta lo seguirono. Essi fecero un giro
-alquanto lungo a fine di forare la pagoda alle
-spalle.
-</p>
-
-<p>
-Verso mezz’ora dopo mezzanotte, giunsero al
-piede dei muri, senz’aver incontrato nessuno.
-Veruna sorveglianza era stata stabilita da quella
-parte, forse perchè non vi esistevano nè porte,
-nè finestre.
-</p>
-
-<p>
-La notte era cupa. La luna, allora nel suo ultimo
-quarto, lasciava appena l’orizzonte, ingombro da
-grosse nubi. L’altezza degli alberi accresceva
-vieppiù l’oscurità.
-</p>
-
-<p>
-Ma non bastava l’aver raggiunto il piede delle
-muraglie: occorreva praticarvi un’apertura. Per
-quest’operazione Phileas Fogg e i suoi compagni
-non avevano assolutamente altro che i loro coltelli
-da tasca. Fortunatamente, le pareti del tempio si
-componevano di un misto di mattoni e di legno
-che non poteva essere difficile a forare. Tolto che
-fosse il primo mattone, gli altri doveano smuoversi
-facilmente.
-</p>
-
-<p>
-Si posero all’opera, facendo il minor rumore
-possibile. Il Parsì da un lato, Gambalesta dall’altro
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-lavoravano a sconnettere i mattoni, in modo
-da ottenere un’apertura larga due piedi.
-</p>
-
-<p>
-Il lavoro procedeva, quando si udì un grido
-nell’interno del tempio, e quasi subito altri gridi
-gli risposero dal di fuori.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta e la guida interruppero il lavoro.
-Erano forse sorpresi? si sarebbe dato l’allarme?
-La più volgare prudenza imponeva loro di allontanarsi, — ciò
-che fecero assieme a Phileas ed a
-sir Francis Cromarty. Si accovacciarono di bel
-nuovo sotto i rami del bosco aspettando che
-l’allarme, se era tale, si fosse dissipato, e pronti
-in questo caso a continuare la loro operazione.
-</p>
-
-<p>
-Ma, — contrattempo funesto, — alcune guardie
-si mostrarono alle spalle della pagoda e vi
-si collocarono in modo da impedire qualunque
-approccio.
-</p>
-
-<p>
-Sarebbe difficile descrivere il dispetto di quei
-quattro uomini, fermati di botto nell’opera loro.
-Ora che non potevano più giungere sino alla vittima,
-come la salverebbero? Sir Francis si rodeva
-i pugni. Gambalesta era fuori di sè, e la guida
-aveva un gran da fare per contenerlo. L’impassibile
-Fogg aspettava senza manifestare i suoi
-sentimenti.
-</p>
-
-<p>
-— Non ci rimane altro che andarcene? domandò
-il brigadiere generale a bassa voce.
-</p>
-
-<p>
-— Non altro che andarcene, rispose la guida.
-</p>
-
-<p>
-— Aspettate, disse Fogg. Basta ch’io sia domani
-ad Allahabad prima di mezzodì.
-</p>
-
-<p>
-— Ma che sperate? rispose sir Francis Cromarty.
-Fra qualche ora spunterà il giorno, e....
-</p>
-
-<p>
-— Il destro che ci sfugge può ripresentarsi al
-momento supremo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il brigadiere generale avrebbe voluto poter leggere
-negli occhi di Phileas Fogg. Su di che contava
-mai quel freddo Inglese?
-</p>
-
-<p>
-Voleva forse, al momento del supplizio, precipitarsi
-verso la giovine donna e strapparla palesemente
-ai suoi carnefici?
-</p>
-
-<p>
-Sarebbe stata una follia, e come ammettere che
-quell’uomo fosse pazzo a questo punto? Nullameno
-sir Francis Cromarty acconsentì ad aspettare sino
-alla fine di quella terribile scena. La guida non
-lasciò però i suoi compagni nel luogo in cui si
-erano rifugiati, e li ricondusse verso la parte
-anteriore del bosco. Colà, riparati da un fitto di
-alberi, essi potevano osservare i gruppi addormentati.
-</p>
-
-<p>
-Frattanto Gambalesta, appollaiato sui primi
-rami, ruminava un’idea che eragli balenata alla
-mente e che finì per incrostarsi nel suo cervello.
-</p>
-
-<p>
-Egli aveva incominciato per dire a sè stesso:
-“Quale pazzia!„ ed ora ripeteva: “Perchè no,
-alla fin fine? È una probabilità, forse la sola, e
-con questi animali!...„
-</p>
-
-<p>
-Checchè ne fosse, Gambalesta non manifestò a
-nessuno il suo pensiero, ma non tardò a portarsi
-con l’agilità di un serpente sui bassi rami, la cui
-estremità si curvava verso il suolo.
-</p>
-
-<p>
-Le ore trascorrevano, e ben presto alcune tinte
-meno cupe annunciarono l’avvicinarsi dell’alba.
-Però l’oscurità era profonda ancora.
-</p>
-
-<p>
-Era il momento. Accadde come una risurrezione
-in quella folla assopita. I gruppi si animarono.
-Dei colpi di <i>tam-tam</i> risuonarono. Canti e
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-grida scoppiarono di bel nuovo. Era giunta l’ora
-in cui l’infelice doveva morire.
-</p>
-
-<p>
-Difatti le porte della pagoda si aprirono. Una
-luce più viva si sprigionò dall’interno; il signor
-Fogg e sir Francis Cromarty poterono scorgere
-la vittima, vivamente rischiarata, che due preti
-trascinavano fuori. Loro parve anzi che, scuotendo
-l’irrigidimento dell’ubbriachezza con un supremo
-istinto di conservazione, la infelice tentasse fuggire
-a’ suoi carnefici. Il cuore di sir Francis balzò,
-e con un moto convulso, afferrando la mano di
-Phileas Fogg, egli sentì che quella mano teneva
-un coltello aperto.
-</p>
-
-<p>
-In quel momento la folla si scosse. La giovane
-donna era ricaduta nel torpore provocato
-dai fumi del canape. Ella passò in mezzo ai fakiri
-che la scortavano con le loro vociferazioni religiose.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg e i suoi compagni, confondendosi
-alle ultime file della folla, la seguirono.
-</p>
-
-<p>
-Due minuti dopo essi giungevano sulla sponda
-del fiume e si fermavano a meno di cinquanta
-passi dal rogo, sul quale era deposto il corpo del
-rajà. Nella semi-oscurità essi videro la vittima
-assolutamente inerte, stesa vicino al cadavere del
-suo sposo.
-</p>
-
-<p>
-Indi una torcia fu accostata, e la legna, satura
-d’olio, s’infiammò in un baleno.
-</p>
-
-<p>
-In quel momento, sir Francis Cromarty e la
-guida trattennero Phileas Fogg che, in un impeto
-di follia generosa, si slanciava verso il
-rogo....
-</p>
-
-<p>
-Ma Phileas Fogg li respingeva già, quando la
-scena cangiò d’improvviso. Un grido di terrore
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-sorse. Tutta quella folla si precipitò a terra spaventata.
-</p>
-
-<p>
-Il vecchio rajà non era dunque morto, chè lo
-si vide rizzarsi ad un tratto, sollevare la giovane
-donna nelle sue braccia come un fantasma, e scendere
-dal rogo in mezzo ai turbini di vapori che
-gli davano un’apparenza spettrale!
-</p>
-
-<p>
-I fakiri, le guardie, i preti, colti da subitaneo
-terrore, erano là faccia a terra, non osando alzare
-gli occhi e guardare un tanto prodigio!
-</p>
-
-<p>
-La vittima inanimata passò tra le braccia vigorose
-che la portavano, e senza che essa sembrasse
-esser loro di peso. Il signor Fogg e sir Francis
-Cromarty erano rimasti in piedi. Il Parsì aveva
-chinata la testa, e Gambalesta, senza dubbio, non
-era meno stupefatto!...
-</p>
-
-<p>
-Quel risuscitato giunse così vicino al luogo in
-cui se ne stava il signor Fogg e sir Francis Cromarty,
-e colà, con voce breve:
-</p>
-
-<p>
-“Gambe!„ diss’egli.
-</p>
-
-<p>
-Era Gambalesta in persona, che erasi accostato
-al rogo in mezzo al denso fumo! Era Gambalesta
-che approfittando dell’oscurità ancora profonda
-aveva strappato la giovine donna alla morte!
-Era Gambalesta che, con audace fortuna, passava
-in mezzo allo spavento generale.
-</p>
-
-<p>
-Un istante dopo tutti e quattro sparivano nel
-bosco e l’elefante li portava via di trotto. Ma
-delle grida, dei clamori ed anco una palla che
-forò il cappello di Phileas Fogg diedero loro a
-conoscere che l’astuzia era stata scoperta.
-</p>
-
-<p>
-Difatti, sul rogo infiammato spiccava allora il
-corpo del vecchio rajà. I preti, riavutisi dal loro
-spavento, avevano compreso che un ratto era
-stato commesso.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-</p>
-
-<p>
-Subito si erano precipitati nella foresta. Le
-guardie li avevano seguiti. Una scarica aveva
-avuto luogo, ma i rapitori fuggivano veloci, e in
-pochi minuti si trovavano fuori del tiro delle
-palle e delle freccie.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span></p>
-
-<h2 id="cap14">CAPITOLO XIV.
-<span class="smaller">Nel quale Phileas Fogg
-scende tutta l’ammirabile vallata del Gange
-senza nemmeno pensare a guardarla.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-L’ardito ratto era riuscito. Un’ora dopo, Gambalesta
-rideva ancora del suo successo. Sir Francis
-Cromarty aveva stretto la mano dell’intrepido
-giovane. Il suo padrone aveagli detto: “Bene.„
-Ciò che, in bocca a quel gentleman, equivaleva
-ad un’alta approvazione. E Gambalesta aveva risposto
-che tutto l’onore dell’affare apparteneva
-al suo padrone. A sentir lui, non aveva avuto
-che un’idea burlesca, e rideva pensando che, durante
-alcuni istanti, lui, Gambalesta, antico ginnasta,
-ex-sergente dei pompieri, era stato il vedovo
-di una leggiadra donna, un vecchio rajà imbalsamato.
-</p>
-
-<p>
-Quanto alla giovane Indiana, ella non aveva
-avuto coscienza di ciò che era accaduto. Ravvolta
-nelle coperte da viaggio, ella riposava sopra una
-delle barelle.
-</p>
-
-<p>
-Intanto, l’elefante, guidato con somma sicurezza
-dal Parsì, correva rapidamente nella foresta ancora
-oscura. Un’ora dopo aver lasciato la pagoda
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-di Phillaji, esso si lanciava attraverso un’immensa
-pianura. Alle sette si fece alto, e la giovane donna
-era sempre in ano stato di prostrazione completa.
-La guida le fece bere alcune boccate di acqua e
-di acquavite, ma quell’influenza stupefaciente
-che l’opprimeva doveva prolungarsi qualche tempo
-ancora.
-</p>
-
-<p>
-Sir Francis Cromarty, che conosceva gli effetti
-dell’ubbriachezza prodotta dall’inalazione dei vapori
-del canape, non aveva alcuna inquietudine
-a di lei riguardo.
-</p>
-
-<p>
-Ma, se la guarigione della giovane Indiana non
-incontrò dubbio nella mente del brigadiere generale,
-questi si mostrava meno rassicurato riguardo
-all’avvenire. Egli non esitò a dire a Phileas Fogg
-che se mistress Auda rimaneva nell’India, ella
-sarebbe inevitabilmente ricaduta nelle mani dei
-suoi carnefici. Quegli energumeni occupavano tutta
-la penisola, e certamente, in barba alla polizia
-inglese, avrebbero saputo ripigliare la loro vittima,
-fosse pure a Madras, a Bombay, a Calcutta.
-E sir Francis Cromarty citava, in appoggio alla
-sua asserzione, un fatto di pari natura, recentemente
-avvenuto. A parer suo, la giovane donna
-non sarebbe veramente al sicuro che dopo aver
-abbandonato l’India.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg rispose che terrebbe conto delle
-sue osservazioni e che provvederebbe.
-</p>
-
-<p>
-Verso le dieci, la guida annunziava la stazione
-di Allahabad. Qui ricominciava la linea interrotta
-della ferrovia, i cui treni percorrono, in meno di
-un giorno e una notte, la distanza che separa
-Allahabad da Calcutta.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg doveva dunque giungere a tempo
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-per pigliar posto su di un battello a vapore che
-partiva la domane soltanto, 25 ottobre, a mezzodì,
-per Hong-Kong.
-</p>
-
-<p>
-Deposta la giovane donna in una camera della
-stazione, Gambalesta fu incaricato di andare a
-comprare per lei diversi oggetti di teletta, vesta,
-sciallo, pelliccie, ecc., quel che troverebbe. Il padrone
-gli apriva un credito illimitato.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta andò subito e percorse tutte le vie
-della città. Allahabad, città di Dio, è una delle
-più venerate dell’India, essendo essa fabbricata
-al confluente di due fiumi sacri, il Gange e il
-Jumna, le cui acque attirano i pellegrini di tutta
-la penisola. Tutti sanno che, secondo le leggende
-del Ramayanà, il Gange ha la sua sorgente in
-cielo, da dove, grazie a Brahama, esso scende
-sulla terra.
-</p>
-
-<p>
-Pur facendo le sue compere, Gambalesta ebbe
-presto visto la città in passato difesa da un forte
-magnifico, che è divenuto prigione di Stato. Non
-più commercio, non più industria in quella città,
-già industriale e commerciale. Gambalesta che
-cercava indarno un magazzino di novità come se
-fosse stato in <i>Regent street</i>, a pochi passi da Farmer
-e C., non trovò che presso un rivendugliolo,
-vecchio ebreo difficoltoso, gli oggetti di cui aveva
-bisogno: una veste di stoffa scozzese, un ampio
-mantello, e una magnifica pelliccia in pelli di
-lontre che non esitò a pagare settantacinque sterline
-(1875 franchi). Indi, tutto trionfante, ritornò
-alla stazione.
-</p>
-
-<p>
-Mistress Auda incominciava a riaversi. Quell’influenza
-alla quale i preti di Pillaji l’avevano
-sottoposta, si dissipava a poco a poco, e i suoi
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-begli occhi riacquistavano tutta la loro dolcezza
-indiana.
-</p>
-
-<p>
-Allorchè il re-poeta Ussaf Uddol celebra le
-grazie della regina di Ahmehnagara, si esprime
-così:
-</p>
-
-<p>
-“La sua lucente capigliatura, regolarmente divisa
-in due parti, incornicia i contorni armoniosi
-delle sue gote delicate e bianche, brillanti
-di candore e di freschezza. Le sue sopracciglia
-di ebano hanno la forma e la potenza dell’arco
-di Kama, dio d’amore, e sotto le sue lunghe
-ciglia morbide come la seta, nella pupilla nera
-de’ suoi grandi occhi limpidi, nuotano come nei
-laghi sacri dell’Himalaya i riflessi più puri
-della luce celeste. Fini, eguali e bianchi, i suoi
-denti risplendono tramezzo alle sue labbra sorridenti,
-pari a stille di rugiada nel seno socchiuso
-di un fiore di granato. Le sue orecchie piccolette
-dalle curve simmetriche, le sue mani vermiglie,
-i suoi piedini rotondetti e teneri come
-le gemme del loto, brillano dello splendore delle
-più belle perle del Ceylan, dei più bei diamanti
-di Golconda. La sua esile e pieghevole cintura
-che una mano basta ad accerchiare, fa spiccare
-l’elegante arco de’ suoi omeri arrotondati e la
-ricchezza del suo busto ove la sua giovinezza
-in fiore fa pompa dei suoi più stupendi tesori,
-e sotto le morbide pieghe della sua tunica, ella
-sembra essere stata modellata in argento puro
-dalla mano divina di Vicvacarma, l’eterno statuario.„
-</p>
-
-<p>
-Ma, senza tutta quest’amplificazione poetica,
-basta dire che mistress Auda, la vedova del rajà
-del Bundelkund, era una bellissima donna in tutto
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-il senso europeo della parola. Parlava l’inglese
-con grande purezza, e la guida non aveva per
-nulla esagerato affermando che quella giovane
-Parsì era stata trasformata dall’educazione.
-</p>
-
-<p>
-Frattanto il treno era lì lì per lasciare la stazione
-di Allahabad. Il Parsì aspettava. Il signor
-Phileas Fogg gli regolò il suo salario al prezzo
-convenuto, senza oltrappassarlo di un centesimo.
-Ciò sorprese un po’ Gambalesta, che sapeva tutto
-ciò che il padrone doveva alla devozione della
-guida. Il Parsì aveva difatti arrischiato volontariamente
-la vita nell’affare di Pillaji, e se in
-avvenire gli Indù lo sapessero, egli sfuggirebbe
-difficilmente alla loro vendetta.
-</p>
-
-<p>
-Rimaneva anche la questione di Kiunì. Che fare
-di un elefante comperato così caro?
-Ma Phileas Fogg aveva già preso una risoluzione
-a questo riguardo.
-</p>
-
-<p>
-“Parsì, diss’egli alla guida, tu sei stato fedele
-e affettuoso. Ho pagato il tuo servizio ma non
-la tua affezione. Vuoi quest’elefante? È tuo.„
-</p>
-
-<p>
-Gli occhi della guida brillarono.
-“È una fortuna che Vostro Onore mi dà! esclamò
-egli.
-</p>
-
-<p>
-— Accetta, guida, rispose il signor Fogg, è
-sarò io ancora tuo debitore.
-</p>
-
-<p>
-— Così va bene! esclamò Gambalesta. Prendi,
-amico Parsì! Kiunì è un bravo e coraggioso animale!„
-</p>
-
-<p>
-E, avvicinandosi alla bestia, le presentò alcuni
-pezzetti di zuccaro, dicendo:
-“To’, Kiunì, to’, to’!„
-</p>
-
-<p>
-L’elefante mandò qualche grugnito di soddisfazione,
-indi prendendo Gambalesta per la vita,
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-ed avviluppandolo con la proboscide, lo alzò sino
-all’altezza della sua testa. Gambalesta, punto spaventato,
-fece una buona carezza all’animale che
-lo ripose adagino adagino a terra, e, alla stretta
-di proboscide dell’onesto Kiunì rispose una vigorosa
-stretta di mano dell’onesto giovane.
-</p>
-
-<p>
-Da lì a pochi minuti, Phileas Fogg, sir Francis
-Cromarty e Gambalesta, adagiati in un comodo
-vagone, di cui mistress Auda occupava il
-miglior posto, correvano a tutto vapore verso
-Benares.
-</p>
-
-<p>
-Ottanta miglia al più separano questa città da
-Allahabad, e furono percorse in due ore.
-</p>
-
-<p>
-Durante questo tragitto, la giovane donna si
-riebbe completamente; i vapori assopiti del hang
-si dissiparono.
-</p>
-
-<p>
-Quale fu mai la sua meraviglia nel trovarsi sulla
-ferrovia, in quel compartimento, coperta da vestimenta
-europee, in mezzo a viaggiatori che le
-erano assolutamente sconosciuti!
-</p>
-
-<p>
-Dapprima, i suoi compagni le prodigarono le
-loro cure e la rianimarono con qualche goccia di
-liquore; quindi il brigadiere generale le raccontò
-la di lei storia. Egli insistette sull’abnegazione
-di Phileas Fogg, che non aveva esitato
-a porre in gioco la sua vita per salvarla, e sul
-modo con cui l’avventura era stata risolta, mercè
-l’audace immaginazione di Gambalesta.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg lasciò dire senza pronunciare
-una parola. Gambalesta, tutto vergognoso, ripeteva
-che “non ne valeva la pena.„
-</p>
-
-<p>
-Mistress Auda ringraziò i suoi salvatori con
-effusione, con le lagrime più che con le parole.
-I suoi begli occhi, meglio che le sue labbra,
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-furono interpreti della sua riconoscenza. Indi ricondotta
-dal pensiero alle scene del sutty, i suoi
-sguardi rividero quella terra indiana dove tanti
-pericoli l’aspettavano ancora, e fu colta da un
-fremito di terrore.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg comprese quel che accadeva nella
-mente di mistress Auda, e per rassicurarla le
-offrì, molto freddamente peraltro, di condurla a
-Hong-Kong, ove ella soggiornerebbe finchè quell’affare
-si fosse assopito.
-</p>
-
-<p>
-Mistress Auda accettò l’offerta con riconoscenza.
-Precisamente a Hong-Kong abitava uno de’ suoi
-parenti, Parsì come lei, ed uno dei principali negozianti
-di quella città, che è assolutamente inglese,
-benchè occupi un punto della costa cinese.
-</p>
-
-<p>
-Mezz’ora dopo mezzodì, il treno si fermava alla
-stazione di Benares. Le leggende braminiche affermano
-che questa città occupa il terreno dell’antica
-Casì, che era in passato sospesa nello
-spazio, tra lo zenit e il nadir, come la tomba di
-Maometto. Ma, ai nostri tempi più realisti, Benares,
-l’Atene dell’India al dire degli orientalisti,
-riposa affatto prosaicamente sul suolo, e Gambalesta
-potè per un istante travederne le case di
-mattone e le capanne a palafitta, che le danno un
-aspetto assolutamente desolato, senz’alcun colore
-locale.
-</p>
-
-<p>
-Qui doveva fermarsi sir Francis Cromarty. Le
-truppe ch’egli raggiungeva erano accampate a
-poche miglia al nord della città. Il brigadiere
-generale fece dunque i suoi saluti a Phileas Fogg,
-augurandogli tutto il successo possibile, ed esprimendo
-il voto ch’ei ricominciasse il viaggio in
-modo meno originale, ma più profittevole. Il signor
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-Fogg premette lievemente le dita del suo
-compagno. I complimenti di mistress Auda furono
-più affettuosi. Ella non dimenticherebbe
-mai più quel che doveva a sir Francis Cromarty.
-Quanto a Gambalesta, fu onorato da una vera
-stretta di mano da parte del brigadiere generale;
-tutto commosso, egli chiese a sè stesso dove a
-quando potrebbe mai consacrarsi a lui. Indi si
-separarono.
-</p>
-
-<p>
-A cominciare da Benares, la strada ferrata seguiva
-in parte la valle del Gange. Attraverso i
-cristalli del vagone, con un tempo abbastanza
-sereno, appariva il paesaggio variato del Behar,
-montagne coperte di verzura, campi d’orzo, di
-granoturco e di frumento, rivi e stagni popolati
-da alligatori verdastri, villaggi ben mantenuti,
-foreste ancora verdeggianti. Qualche elefante, dei
-zebù a grossa gobba, andavano a bagnarsi nelle
-acque del fiume sacro, ed anco, ad onta della
-stagione inoltrata e la temperatura già fredda,
-bande d’indù, de’ due sessi, che adempivano piamente
-le loro sante abluzioni. Quei fedeli, nemici
-accaniti del buddismo, sono settari ferventi della
-religione braminica, che s’incarna in questi tre
-personaggi: Visnù, la divinità solare, Sciva, la
-personificazione divina delle forze naturali, e
-Brahma, il padrone supremo dei sacerdoti e dei
-legislatori. Ma Brahma, Sciva e Visnù, di che
-occhio dovevano considerare quest’India, ora
-“britannizzata,„ allorchè qualche <i>steam boat</i> (battello
-a vapore) passava nitrendo e turbava le acque
-consacrate del Gange, spaventava i gabbiani
-che volavano alla sua superficie, le testuggini che
-pullulavano sulle sue sponde e i devoti stesi
-lungo le sue rive.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-</p>
-
-<p>
-Tutto quel panorama passò come un lampo, e
-spesso una nube di vapore bianco ne ascose le particolarità.
-Appena se i viaggiatori poterono travedere
-il forte di Sciunar, a venti miglia al sud-est
-di Benares, antica fortezza dei rajà del Behar, Ghazepur
-e le sue importanti fabbriche d’acqua di
-rose, la tomba di lord Cornwallis che si erge sulla
-sponda sinistra del Gange, la città fortificata di
-Buxar, Patna, grande città industriale e commerciale
-dove si tiene il principale mercato d’oppio
-dell’India, Monghir, città più che europea, inglese
-come Manchester o Birmingham, rinomata per le
-sue fonderie di ferro, le sue fabbriche di oggetti
-in ferro e di armi bianche, e i cui fumaiuoli alti
-lordavano con un fumo nero il cielo di Brahma, — vero
-pugno nel paese del sogno!
-</p>
-
-<p>
-Indi la notte giunse, e, in mezzo agli ululati
-delle tigri, degli orsi, dei lupi che fuggivano dinanzi
-alla locomotiva, il treno passò a gran velocità, e
-non si vide più nulla delle meraviglie del Bengala,
-nè Golconda nè Gur in rovina, nè Murshedabad,
-che fu in passato capitale, nè Burdwan, nè Hugly,
-nè Shandernagor, questo punto francese del territorio
-indiano, sul quale Gambalesta sarebbe stato
-orgoglioso di veder sventolare la bandiera della
-sua patria!
-</p>
-
-<p>
-Infine, alle sette del mattino, Calcutta era raggiunta.
-Il piroscafo, in partenza per Hong-Kong,
-non levava l’áncora che a mezzogiorno. Phileas
-Fogg aveva dunque cinque ore disponibili.
-</p>
-
-<p>
-Giusta il suo itinerario, il nostro gentleman doveva
-giungere nella capitale delle Indie il 25 ottobre,
-ventitrè giorni dopo aver lasciato Londra,
-vi giungeva al giorno fissato. Nè ritardo nè anticipazione.
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-Sfortunatamente, i due giorni da lui
-guadagnati a Londra e Bombay erano stati perduti,
-come i lettori sanno, in questa traversata della
-penisola indiana, ma è da supporre che Phileas
-Fogg non li rimpiangesse.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span></p>
-
-<h2 id="cap15">CAPITOLO XV.
-<span class="smaller">Nel quale il sacco delle banconote si alleggerisce
-ancora di alcune migliaia di sterline.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Il treno si era fermato in stazione. Gambalesta
-scese pel primo dal vagone, e fu seguito dal signor
-Fogg, che aiutò la sua giovine compagna a por
-piede sullo scalo. Phileas Fogg intendeva recarsi
-direttamente al piroscafo di Hong-Kong, a fine
-di collocarvi comodamente mistress Auda cui non
-voleva abbandonare, finchè ella si trovasse in
-quel paese tanto pericoloso per lei.
-</p>
-
-<p>
-Al momento in cui il signor Fogg stava per
-uscire dalla stazione, un <i>policeman</i> gli si avvicinò
-e disse:
-</p>
-
-<p>
-“Il signor Phileas Fogg?
-</p>
-
-<p>
-— Sono io.
-</p>
-
-<p>
-— Quest’uomo è il vostro servo? aggiunse il policeman,
-additando Gambalesta.
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— Compiacetevi di seguirmi entrambi.„
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg non fece un movimento che
-potesse dinotare in lui una sorpresa qualunque.
-Quell’agente era un rappresentante della legge,
-e, per ogni Inglese, la legge è sacra. Gambalesta
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-con le sue abitudini francesi volle discutere, ma
-il policeman lo toccò con la sua bacchetta, e
-Phileas Fogg gli fe’ cenno d’obbedire.
-</p>
-
-<p>
-“Questa giovane signora può accompagnarci?
-chiese il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Faccia pure,„ rispose il policeman.
-</p>
-
-<p>
-Il policeman condusse il signor Fogg, mistress
-Auda e Gambalesta verso un <i>palki-ghari</i>, specie
-di carrozza a quattro ruote ed a quattro posti,
-tirata da due cavalli. Si partì; nessuno parlò durante
-il tragitto, che durò venti minuti circa.
-</p>
-
-<p>
-La carrozza percorse dapprima la “città nera,„
-dalle vie strette, fiancheggiate da casupole nelle
-quali brulicava una popolazione cosmopolita, sucida
-e cenciosa; indi attraversò la città europea,
-rallegrata da case di mattoni, ombreggiata da
-alberi di cocco, irta di filari di alberi in mezzo
-ai quali trascorrevano già, ad onta dell’ora mattutina,
-cavalieri eleganti e magnifici equipaggi.
-</p>
-
-<p>
-Il <i>palki-ghari</i> si arrestò dinanzi ad una abitazione
-di apparenza semplice, ma che non doveva
-essere destinata agli usi domestici. Il policeman
-fece scendere i suoi prigionieri — si poteva davvero
-dar loro questo nome — e li condusse in
-una camera dalle finestre ad inferriate, dicendo
-loro:
-</p>
-
-<p>
-“Alle otto e mezzo voi comparirete dinanzi al
-signor giudice Obadiah.„
-</p>
-
-<p>
-Indi egli si ritirò e chiuse la porta.
-</p>
-
-<p>
-“Ecco lì! siamo presi!„ esclamò Gambalesta
-abbandonandosi sopra una sedia.
-</p>
-
-<p>
-Mistress Auda, volgendosi subito al signor Fogg,
-gli disse con voce di cui cercava invano di mascherare
-l’emozione:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-</p>
-
-<p>
-“Signore, è forza abbandonarmi! È per me che
-siete inseguiti! Per avermi salvata!„
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg si contentò di rispondere che
-ciò non era possibile. Inseguito per quell’affare
-del <i>sutty</i>! Inammissibile! In che modo i querelanti
-oserebbero presentarsi? Doveva esserci equivoco.
-Il signor Fogg aggiunse che, in tutti i casi, egli
-non avrebbe abbandonata la giovine donna e l’avrebbe
-condotta a Hong-Kong.
-</p>
-
-<p>
-“Ma il battello parte a mezzogiorno! fece osservare
-Gambalesta.
-</p>
-
-<p>
-— Prima di mezzogiorno saremo a bordo,„ rispose
-semplicemente l’impassibile gentleman.
-</p>
-
-<p>
-Ciò fu affermato così ricisamente, che Gambalesta
-non potè a meno di dire a sè stesso:
-</p>
-
-<p>
-Diamine! è certo! prima di mezzogiorno saremo
-a bordo!„ Ma non era rassicurato niente
-affatto.
-</p>
-
-<p>
-Alle otto e mezzo la porta della camera si
-aprì. Il policeman riapparve ed introdusse i suoi
-prigionieri nella sala vicina. Era una sala d’udienza,
-ed un pubblico alquanto numeroso, composto di
-Europei e d’indigeni, ne occupava già il pretorio.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg, mistress Auda e Gambalesta
-sedettero sopra un banco di fronte ai seggi riservati
-al magistrato e al cancelliere.
-</p>
-
-<p>
-Quel magistrato, il signor Obadiah, entrò quasi
-subito, seguito dal cancelliere. Era un uomo grosso
-e tondo tondo. Egli staccò una parrucca sospesa
-ad un chiodo e se la mise in testa lestamente.
-</p>
-
-<p>
-“La prima causa, diss’egli.
-</p>
-
-<p>
-Ma, portandosi la mano alla testa:
-</p>
-
-<p>
-“Eh! non è la mia parrucca, diss’egli.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Difatti, signor Obadiah, è la mia, rispose il
-cancelliere.
-</p>
-
-<p>
-— Caro signor Oysterpuf! Come volete mai che
-un giudice possa pronunciare una buona sentenza
-con la parrucca di un cancelliere?
-</p>
-
-<p>
-Lo scambio delle parrucche fu fatto. Durante
-questi preliminari, Gambalesta bolliva d’impazienza,
-chè la lancetta gli sembrava camminare
-terribilmente presto sul quadrante del grosso orologio
-del pretorio.
-</p>
-
-<p>
-“La prima causa, ripigliò allora il giudice
-Obadiah.„
-</p>
-
-<p>
-— Phileas Fogg? disse il cancelliere Oysterpuf.
-</p>
-
-<p>
-— Eccomi, rispose il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Gambalesta?
-</p>
-
-<p>
-— Presente! rispose Gambalesta.
-</p>
-
-<p>
-— Bene! disse il giudice Obadiah. Son già due
-giorni, accusati, che vi si fa la posta a tutti i treni
-di Bombay.
-</p>
-
-<p>
-— Ma di che ci accusano? esclamò Gambalesta
-impazientito.
-</p>
-
-<p>
-— Ora lo saprete, rispose il giudice.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, disse allora Phileas Fogg, io sono
-cittadino inglese, ed ho il diritto....
-</p>
-
-<p>
-— Vi venne forse mancato di riguardi? chiese
-il signor Obadiah.
-</p>
-
-<p>
-— Per nulla affatto.
-</p>
-
-<p>
-— Bene! fate entrare i querelanti.„
-</p>
-
-<p>
-Dietro ordine del giudice, una porta si aprì, e
-tre sacerdoti indù furono introdotti da un usciere.
-</p>
-
-<p>
-“Proprio così! mormorò Gambalesta, sono quei
-bricconi che volevano abbruciare la nostra giovane
-signora!„
-</p>
-
-<p>
-I sacerdoti si tennero in piedi dinanzi al giudice,
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-e il cancelliere lesse ad alta voce una querela
-per sacrilegio, formulata contro il signor
-Phileas Fogg ed il suo servo, accusati di aver
-violato un luogo consacrato dalla religione braminica.
-</p>
-
-<p>
-“Avete udito? chiese il giudice a Phileas Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signore, rispose il signor Fogg, consultando
-il suo orologio, e confesso.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! voi confessate?...
-</p>
-
-<p>
-— Io confesso, ed aspetto che quei tre sacerdoti
-confessino a loro volta che volevano fare alla pagoda
-di Pillaij.„
-</p>
-
-<p>
-I sacerdoti si guardarono in faccia. Pareva non
-intendessero nulla delle parole dell’accusato.
-</p>
-
-<p>
-“Senza dubbio! esclamò impetuosamente Gambalesta,
-a quella pagoda di Pillaji, dinanzi a cui
-stavano per abbruciare la loro vittima!„
-</p>
-
-<p>
-Nuova stupefazione dei sacerdoti, e profonda
-sorpresa del giudice Obadiah.
-</p>
-
-<p>
-“Quale vittima? chiese egli. Abbruciare chi?
-in piena città di Bombay?
-</p>
-
-<p>
-— Bombay! esclamò Gambalesta.
-</p>
-
-<p>
-— Senza dubbio. Non si tratta già della pagoda
-di Pillaji, ma della pagoda di Malebar-hill, a
-Bombay.
-</p>
-
-<p>
-— E come corpo di reato, ecco le scarpe del
-profanatore, aggiunse il cancelliere deponendo un
-paio di scarpe sulla sua scrivania.
-</p>
-
-<p>
-— Le mie scarpe!„ esclamò Gambalesta, che
-fuori di sè dalla sorpresa, non potè rattenere
-quella involontaria esclamazione.
-</p>
-
-<p>
-Ognuno indovina la confusione che erasi operata
-nella mente del padrone e del servo. Quell’incidente
-della pagoda di Bombay essi l’avevano
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-dimenticato, ed era proprio quello che li traeva
-dinanzi al magistrato di Calcutta.
-</p>
-
-<p>
-Infatti, l’agente Fix aveva compreso tutto il
-vantaggio che poteva trarre da quel malaugurato
-caso. Ritardando la sua partenza di dodici ore,
-egli aveva tenuto consiglio coi sacerdoti di Malebar-hill;
-aveva loro promesso un indennizzo considerevole,
-sapendo bene che il governo inglese si
-mostrava severissimo per quel genere di delitti;
-indi col treno successivo li aveva lanciati sulle
-tracce del sacrilego. Ma a cagione del tempo impiegato
-alla liberazione della giovane vedova,
-Fix e gli Indù giunsero a Calcutta prima del signor
-Fogg e del suo servo, che i magistrati avvisati
-per dispaccio dovevano arrestare alla loro discesa
-dal treno. Figuratevi il dispetto di Fix, allorchè
-seppe che Phileas Fogg non era ancora giunto
-nella capitale dell’India! Egli dovette credere
-che il suo ladro, fermandosi ad una delle stazioni
-del <i>Peninsular railway</i>, si era rifugiato nelle provincie
-settentrionali. Durante ventiquattr’ore,
-in mezzo a mortali inquietudini, Fix lo appostò
-alla stazione. Quale fu dunque la sua gioia allorchè
-quella mattina stessa lo vide scendere dal vagone
-in compagnia, vero è, di una giovane donna, di
-cui non poteva spiegarsi la presenza. Subito gli
-lanciò addosso il policeman, ed ecco come il
-signor Fogg, Gambalesta e la vedova del rajà
-del Bundelkund furono tratti dinanzi al giudice
-Obadiah.
-</p>
-
-<p>
-E se Gambalesta fosse stato meno preoccupato
-del fatto suo, avrebbe scorto, nell’angolo del pretorio,
-il <i>detective</i> che seguiva il dibattimento con
-un interesse facile a comprendere, poichè a Calcutta,
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-come a Bombay, come a Suez, il mandato
-d’arresto gli mancava ancora.
-</p>
-
-<p>
-Però, il giudice Obadiah aveva preso atto della
-confessione di Gambalesta, che avrebbe dato tutto
-quello che possedeva per ritirare le sue imprudenti
-parole.
-</p>
-
-<p>
-“I fatti sono confessati? disse il giudice.
-</p>
-
-<p>
-— Confessati, rispose freddamente il signor
-Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Ritenuto, ripigliò il giudice, ritenuto che
-la legge inglese, intende proteggere ugualmente
-tutte le religioni delle popolazioni dell’India, il
-reato essendo confessato dal signor Gambalesta,
-convinto di aver violato con piede sacrilego il
-lastrico della pagoda di Malebar-hill, a Bombay,
-nella giornata del 20 ottobre, condanno il detto
-Gambalesta a quindici giorni di carcere e ad una
-multa di trecento sterline (7,500).
-</p>
-
-<p>
-— Trecento sterline? esclamò Gambalesta, che
-non era veramente sensibile che alla multa.
-</p>
-
-<p>
-— Silenzio! disse l’usciere con voce stridente.
-</p>
-
-<p>
-— E, soggiunse il giudice Obadiah, ritenuto
-che non è materialmente provato che non ci sia
-stata connivenza tra il servo e il padrone, che in
-ogni caso quest’ultimo deve essere tenuto responsabile
-dei fatti e dei gesti di un servo a’ suoi
-stipendii, dichiara colpevole il detto Phileas Fogg
-e lo condanna ad otto giorni di carcere e centocinquanta
-sterline di ammenda. Cancelliere, chiamate
-un’altra causa!„
-</p>
-
-<p>
-Fix, nel suo angolo, provava un’indicibile soddisfazione.
-Phileas Fogg, trattenuto otto giorni a
-Calcutta, era più di quanto occorreva per dare al
-mandato il tempo di giungergli.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta era stordito. Quella condanna rovinava
-il suo padrone. Una scommessa di ventimila
-sterline perduta, e tutto ciò perchè, da vero
-balordo, egli era entrato in quella maledetta pagoda!
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg, tanto padrone di sè come se quella
-condanna non lo concernesse, non aveva neppure
-corrugato il sopracciglio. Ma, al momento in cui
-il cancelliere chiamava un’altra causa, si alzò e
-disse:
-</p>
-
-<p>
-“Offro cauzione.
-</p>
-
-<p>
-— È nel vostro diritto,„ rispose il giudice.
-</p>
-
-<p>
-Fix si sentì agghiadare, ma tirò il fiato quando
-udì il giudice, “vista la qualità di stranieri di
-Phileas Fogg e del suo servo, fissare la cauzione
-per ciascun d’essi alla somma enorme di mille sterline
-(25,000 franchi).
-</p>
-
-<p>
-Sarebbe stata una spesa di duemila sterline per
-Phileas Fogg, se non purgava la sua condanna.
-</p>
-
-<p>
-“Io pago,„ disse il nostro gentleman.
-</p>
-
-<p>
-E dal sacco che portava Gambalesta estrasse
-un pacco di banconote che depose sulla scrivania
-del cancelliere.
-</p>
-
-<p>
-“Questa somma vi sarà restituita alla vostra
-uscita dal carcere, disse il giudice. Frattanto, voi
-siete libero sotto cauzione.
-</p>
-
-<p>
-— Venite, disse Phileas Fogg al suo servo.
-</p>
-
-<p>
-— Ma almeno restituiscano le scarpe! esclamò
-Gambalesta con un movimento d’ira.
-</p>
-
-<p>
-Gli restituirono le sue scarpe.
-</p>
-
-<p>
-“Queste sì che costano caro! mormorò egli. Più
-di mille sterline l’una! Senza dire che mi calzano
-male!„
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta, mogio, mogio, come un cane bastonato,
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-seguì Fogg, che aveva offerto il suo braccio
-alla giovine donna. Fix sperava ancora che il suo
-ladro non si deciderebbe mai ad abbandonare
-quella somma di duemila sterline e che farebbe
-i suoi otto giorni di prigione. Si gettò dunque
-sulle tracce di Fogg.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg prese una carrozza, nella quale
-salirono subito mistress Auda, Gambalesta e lui.
-Fix corse dietro la carrozza che si fermò poco
-dopo sopra uno dei moli della città.
-</p>
-
-<p>
-A mezzo miglio in rada il <i>Rangoon</i> era ancorato
-con la bandiera di partenza alzata in testa
-all’albero. Undici ore suonavano. Il signor Fogg
-era in anticipazione di un’ora. Fix lo vide scendere
-dalla carrozza ed imbarcarsi in una lancia
-con mistress Auda e il suo servo. Il <i>detective</i> battè
-il piede a terra.
-</p>
-
-<p>
-“Oh! il furfante! esclamò, ei parte! Duemila
-sterline sacrificate! Prodigo come un ladro! Ah!
-gli terrò dietro sin in capo al mondo, se occorre;
-ma di questo passo, egli darà fondo a tutto il denaro
-del furto!„
-</p>
-
-<p>
-La riflessione dell’ispettore di polizia era perfettamente
-ragionevole. Infatti, da quando aveva
-lasciato Londra, tra spese di viaggio e in premi,
-in compera d’elefante, in cauzioni e in multa,
-Phileas Fogg aveva già seminato più di cinquemila
-sterline (125,000 franchi), sulla sua strada; e il
-tanto per cento della somma ricuperata, destinato
-ai <i>detectives</i>, andava diminuendo sempre!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span></p>
-
-<h2 id="cap16">CAPITOLO XVI.
-<span class="smaller">Nel quale Fix fa l’indiano.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Il <i>Rangoon</i>, uno dei piroscafi che la Compagnia
-peninsulare ed orientale impiega al servizio dei
-mari della Cina e del Giappone, era uno <i>steamer</i>
-in ferro, ad elice, della portata lorda di millesettecentosettanta
-tonnellate, e di una forza nominale
-di quattrocento cavalli. Esso eguagliava il <i>Mongolia</i>
-in celerità, ma non nei comodi. Epperò mistress
-Auda non venne così ben alloggiata come
-avrebbe desiderato Phileas Fogg. Ma non si trattava
-che di un tragitto di tremilacinquecento miglia,
-cioè di undici o dodici giorni, e la giovine
-donna non si mostrò di difficile contentatura.
-</p>
-
-<p>
-Durante i primi giorni di quel tragitto mistress
-Auda fece più ampia conoscenza con Phileas Fogg.
-Ad ogni occasione, ella gli attestava vivissima
-riconoscenza. Il flemmatico gentleman l’ascoltava,
-in apparenza almeno, con la massima freddezza,
-senza che una intonazione, un gesto svelasse in
-lui la più leggiera emozione. Egli vegliava a che
-nulla mancasse alla giovine donna. In certe ore
-andava regolarmente, se non a conversare, almeno
-ad ascoltarla. Adempiva verso di lei ai doveri
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-della cortesia più stretta, ma con la grazia e col
-meccanismo d’un automa, cui i movimenti fossero
-stati combinati a questo uso. Mistress Auda non
-sapeva proprio capacitarsene; ma Gambalesta le
-aveva un tantino spiegato l’eccentrica personalità
-del suo padrone. Le aveva narrato quale scommessa
-traeva quel gentleman al giro del mondo. Mistress
-Auda aveva sorriso, ma alla fin fine essa
-gli doveva la vita, ed il suo salvatore non poteva
-essere che abbellito dalla di lei riconoscenza.
-</p>
-
-<p>
-Mistress Auda confermò il racconto che la guida
-indù aveva fatto della sua commovente istoria.
-Ella era, infatti, di quella razza che tiene il primo
-posto fra le razze indigene. Parecchi negozianti
-parsì ammassarono grandi ricchezze alle Indie,
-nel commercio dei cotoni. Uno di loro, sir James
-Jejeebhoy, venne fatto nobile dal governo inglese,
-e mistress Auda era parente di questo ricco personaggio
-che abitava Bombay. Era anzi un cugino
-di sir Jejeebhoy, l’onorevole Jejeeh, colui
-presso il quale ella intendeva recarsi a Hong-Kong.
-Troverebbe in casa sua ricetto ed assistenza? Non
-poteva affermarlo. Al che il signor Fogg rispondeva
-ch’ella non avesse ad inquietarsi, che tutto
-s’aggiusterebbe matematicamente! Fu la sua parola.
-</p>
-
-<p>
-La giovine signora comprendeva essa quell’orribile
-avverbio? Chi sa? Tuttavia, i suoi grandi
-occhi si fissavano su quelli del signor Fogg, i
-suoi grandi occhi “limpidi come i laghi sacri dell’Hymalaya!„
-Ma l’intrattabile Fogg, più che mai
-chiuso non pareva uomo da gettarsi in quel lago!
-</p>
-
-<p>
-Questa prima parte del viaggio del <i>Rangoon</i> si
-compì in eccellenti condizioni. Il tempo era discreto.
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-Tutta quella porzione dell’immensa baja,
-chiamata dai marinai “le braccia del Bengala,„
-si mostrò favorevole al cammino del piroscafo.
-Il <i>Rangoon</i> ebbe presto in vista l’isola del Grand’Andaman,
-la principale del gruppo, che la sua
-pittoresca montagna di Saddle-Peak, alta duemila
-e quattrocento piedi, annunzia molto da lontano
-ai navigatori.
-</p>
-
-<p>
-La costa fu rasentata assai da vicino, ma i selvaggi
-Papuasi dell’isola non si mostrarono affatto.
-Sono esseri posti all’ultimo gradino della
-scala umana ma che a torto vennero ritenuti antropofagi.
-</p>
-
-<p>
-Lo sviluppo panoramico di quelle isole era magnifico.
-Immense foreste di latani, di arecche, di
-bambù, di noci moscate, di teck, di gigantesche
-mimose, di felci arborescenti, coprivano il paese
-sul dinanzi e indietro si profilava l’elegante contorno
-delle montagne. Sulla costa pullulavano a
-migliaia quelle preziose rondini salangane, i cui
-nidi commestibili formano una vivanda ricercata
-nel Celeste Impero. Ma tutto quello spettacolo
-variato, offerto agli sguardi dal gruppo delle Andaman
-trascorse veloce, ed il <i>Rangoon</i> si avviò
-rapidamente verso lo stretto di Malacca che doveva
-dargli accesso nei mari della Cina.
-</p>
-
-<p>
-Che faceva durante questo tragitto l’ispettore
-Fix, sì sventuratamente trascinato in un viaggio
-di circumnavigazione? Alla partenza da Calcutta,
-dopo aver lasciato istruzioni affinchè se finalmente
-giungesse il mandato, gli venisse spedito a Hong-Kong,
-egli aveva potuto imbarcarsi a bordo del
-<i>Rangoon</i> senza essere visto da Gambalesta, e sperava
-di poter celare la sua presenza sino all’arrivo
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-del piroscafo a Hong-Kong. Infatti, gli sarebbe
-stato difficile di spiegare perchè si trovasse
-a bordo, senza destare i sospetti di Gambalesta,
-che doveva crederlo a Bombay. Ma fu condotto
-a rinnovare la conoscenza di quel buon diavolaccio
-dalla logica stessa delle circostanze. In che
-modo? Ora si vedrà.
-</p>
-
-<p>
-Tutte le speranze, tutt’i desideri dell’ispettore
-di polizia erano ormai concentrati sopra un unico
-punto del mondo: Hong-Kong, poichè il piroscafo
-si fermava troppo poco a Singapore perchè egli
-potesse operare in questa città. Era dunque ad
-Hong-Kong ch’egli doveva arrestare il ladro; o
-il ladro gli sfuggiva, per così dire, senza rimedio.
-</p>
-
-<p>
-Infatti, Hong-Kong era ancora terra inglese, ma
-l’ultima che s’incontrasse sulla strada. Al di là,
-la Cina, il Giappone, l’America offrivano un rifugio
-quasi sicuro al signor Fogg. A Hong-Kong,
-se vi trovava finalmente il mandato d’arresto, che
-evidentemente gli correva dietro, Fix arrestava
-Fogg e lo metteva nelle mani della polizia locale.
-Nessuna difficoltà. Ma dopo Hong-Kong, un semplice
-mandato d’arresto non basterebbe più. Occorrerebbe
-un atto d’estradizione. Da qui, ritardi,
-lentezze, ostacoli di ogni specie, di cui il briccone
-approfitterebbe per sfuggire definitivamente. Se
-l’operazione falliva a Hong-Kong, sarebbe, se non
-impossibile, almeno difficilissimo, di ripigliarla
-con qualche probabilità di buon successo.
-</p>
-
-<p>
-“Dunque, ruminava il signor Fix, durante quelle
-lunghe ore che passava nella sua cabina, o il
-mandato sarà a Hong Kong, ed arresto il mio omo,
-o non ci sarà, e questa volta bisogna ad ogni costo
-ch’io ritardi la sua partenza! Ho fallito a Bombay,
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-ho fallito a Calcutta! Se sbaglio il colpo a
-Hong-Kong la mia riputazione è spacciata! A
-qualunque costo bisogna riuscire. Ma qual mezzo
-usare per ritardare, se è necessario, la partenza di
-questo maledetto Fogg?„
-</p>
-
-<p>
-Per ultimo espediente, Fix era deciso a confidare
-tutto a Gambalesta, e fargli conoscere quel
-padrone che serviva e di cui non era certamente
-complice. Gambalesta, illuminato da questa rivelazione,
-e nella tema di essere compromesso, farebbe
-causa comune con lui, Fix. Ma infine era
-un mezzo rischiosissimo, che non poteva essere
-adoperato che all’ultima estremità. Una parola di
-Gambalesta al suo padrone basterebbe a compromettere
-irrevocabilmente l’affare.
-</p>
-
-<p>
-L’ispettore di polizia era dunque immensamente
-imbarazzato, allorchè la presenza di mistress Auda
-a bordo del <i>Rangoon</i>, in compagnia di Phileas
-Fogg, gli aprì nuovi orizzonti.
-</p>
-
-<p>
-Chi era quella donna? Quale concorso di circostanze
-ne aveva fatta la compagna di Fogg?
-Era evidentemente tra Bombay e Calcutta che
-l’incontro aveva avuto luogo. Ma in qual punto
-della penisola? Il caso soltanto aveva unito Phileas
-Fogg e la giovane viaggiatrice? oppure quel
-viaggio attraverso l’India, sarebb’egli stato intrapreso
-da quel gentleman allo scopo di raggiungere
-quella leggiadra persona? Poichè invero ella
-era leggiadra. Fix lo aveva ben visto nella sala
-d’udienza del tribunale di Calcutta.
-</p>
-
-<p>
-Si comprende a qual punto l’agente dovesse trovarsi
-imbarazzato. Egli chiese a sè stesso se non
-ci fosse in quella faccenda qualche colpevole rapimento.
-Sì! doveva essere così! Quest’idea s’incastonò
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-nel cervello di Fix, ed ei riconobbe tutto
-il vantaggio che poteva trarre da tale circostanza.
-Fosse maritata o no quella donna, c’era rapimento;
-a Hong-Kong, si poteva suscitare al rapitore imbarazzi
-tali da non potersene districare a forza
-di denaro.
-</p>
-
-<p>
-Ma non bisognava aspettare l’arrivo del <i>Rangoon</i>
-a Hong-Kong. Quel Fogg aveva la pessima
-abitudine di saltare da un battello all’altro, e,
-prima che s’iniziasse la causa, egli poteva essere
-già lontano.
-</p>
-
-<p>
-L’importante era dunque di avvertire le autorità
-inglesi e di segnalare il passaggio del <i>Rangoon</i>
-prima del suo approdo. Ora, nulla di più
-facile, giacchè il piroscafo si soffermava a Singapore,
-e Singapore è congiunta alla terra cinese
-da un filo telegrafico.
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia, prima di agire e per operare più sicuramente,
-Fix risolse d’interrogare Gambalesta.
-Egli pensò che non sarebbe molto difficile far
-cantare quel giovane, e si decise ad uscir dall’<i>incognito</i>
-in cui erasi sin allora tenuto. Ora, non
-c’era tempo da perdere. Si era al 31 ottobre, e
-la domane stessa, il <i>Rangoon</i> doveva poggiare a
-Singapore.
-</p>
-
-<p>
-Laonde, quel giorno, Fix, uscendo dal suo camerino,
-salì sul ponte, nell’intenzione di accostare
-Gambalesta, dando pel primo segni di grande
-sorpresa. Gambalesta passeggiava a prora, quando
-l’ispettore si precipitò verso di lui, esclamando:
-</p>
-
-<p>
-“Voi! sul <i>Rangoon</i>?
-</p>
-
-<p>
-— Il signor Fix a bordo! rispose Gambalesta,
-tutto sorpreso, riconoscendo il suo compagno di
-viaggio del <i>Mongolia</i>. Che! vi lascio a Bombay,
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-e vi ritrovo sulla strada di Hong-Kong! Ma dunque
-fate anche voi il giro del mondo?
-</p>
-
-<p>
-— No, no, rispose Fix, e intendo fermarmi a
-Hong-Kong, almeno qualche giorno.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! disse Gambalesta, che parve un momento
-sorpreso. Ma come va che non vi ho visto
-a bordo dalla nostra partenza da Calcutta
-in qua?
-</p>
-
-<p>
-— Ecco, un certo malessere... un po’ di mal di
-mare.... Sono rimasto coricato nel mio camerino...
-il golfo di Bengala non mi si confà tanto come
-l’oceano indiano. E il vostro padrone, il signor
-Phileas Fogg?
-</p>
-
-<p>
-— In ottima salute, e puntuale quanto il suo
-itinerario! Non un giorno di ritardo! Ah! signor
-Fix, non ne sapete nulla, voi, ma abbiamo anche
-una giovane signora con noi.
-</p>
-
-<p>
-— Una giovine signora?„ rispose l’agente,
-che aveva proprio l’aria di non capire quello che
-il suo interlocutore voleva dire.
-</p>
-
-<p>
-Ma Gambalesta non istette un pezzo a raccontargli
-la storia di lei. Gli narrò l’incidente della
-pagoda di Bombay, l’acquisto dell’elefante al
-prezzo di duemila sterline, la faccenda del <i>sutty</i>,
-il rapimento di Auda, la condanna del tribunale
-di Calcutta, la libertà sotto cauzione. Fix, che
-conosceva l’ultima parte di questi incidenti, pareva
-ignorarli tutti, e Gambalesta pigliava gusto
-a narrare le sue avventure dinanzi ad un uditore
-che gli esternava tanto interesse.
-</p>
-
-<p>
-“Ma, in fin de’ fini, chiese Fix, il vostro padrone
-ha forse l’intenzione di condurre quella
-giovane in Europa?
-</p>
-
-<p>
-— Mainò, signor Fix, mainò! Noi andiamo
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-semplicemente ad affidarla alle cure di un suo
-parente, ricco negoziante di Hong-Kong.
-</p>
-
-<p>
-— Nulla da fare! disse tra sè il <i>detective</i>, dissimulando
-il suo dispetto. Un bicchiere di <i>gin</i>,
-signor Gambalesta?
-</p>
-
-<p>
-— Volentieri, signor Fix. E sia per bere alla
-salute del nostro incontro a bordo del <i>Rangoon!</i>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span></p>
-
-<h2 id="cap17">CAPITOLO XVII.
-<span class="smaller">Nel quale si tratta un po’ di tutto
-durante il tragitto da Singapore a Hong-Kong.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Da quel giorno, Gambalesta e il <i>detective</i> s’incontrarono
-di frequente, ma l’agente si tenne in
-una rigorosa riserva di fronte al suo compagno,
-e non tentò affatto di farlo parlare. Una o due
-volte soltanto, egli intravide il signor Fogg che
-rimaneva volentieri nel gran salone del <i>Rangoon</i>,
-sia che tenesse compagnia a mistress Auda, sia
-che giuocasse al <i>whist</i>, secondo la sua invariabile
-abitudine.
-</p>
-
-<p>
-Quanto a Gambalesta, egli erasi dato a meditare
-più che seriamente sul caso singolare che
-aveva posto, di bel nuovo, Fix sulla strada del
-suo padrone. E, infatti, il caso era singolare.
-Cotesto gentleman, amabilissimo, garbatissimo
-di sicuro, che s’incontra dapprima a Suez, che
-s’imbarca sul <i>Mongolia</i>, che sbarca a Bombay ove
-dice di dover soggiornare, che si ritrova sul
-<i>Rangoon</i>, in via per Hong-Kong, in poche parole,
-che segue passo passo l’itinerario del signor Fogg,
-era tal cosa che meritava proprio da rifletterci
-su. C’era una concordanza per lo meno bizzarra.
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-A chi mai teneva dietro quel Fix? Gambalesta
-era pronto a scommettere le sue pantofole — le
-aveva preziosamente conservate — che Fix lascerebbe
-Hong-Kong al pari di loro, e probabilmente
-sullo stesso piroscafo.
-</p>
-
-<p>
-Avess’anco riflettuto per un secolo. Gambalesta
-non avrebbe mai indovinato di quale missione
-l’agente era stato incaricato. Mai avrebbe
-immaginato che Phileas Fogg fosse seguito a vista
-come ladro intorno al globo terrestre. Ma,
-siccome è insito nella natura umana di dare una
-spiegazione a tutto, ecco il nostro Gambalesta,
-improvvisamente illuminato, interpretare la presenza
-permanente di Fix, ed in verità la sua interpretazione
-era molto plausibile. Secondo lui,
-Fix non era e non poteva essere che un agente
-lanciato sulle tracce del signor Fogg da’ suoi
-colleghi del Reform-Club, affine di verificare se
-quel viaggio si effettuava regolarmente intorno
-al mondo, giusta l’itinerario convenuto.
-</p>
-
-<p>
-“È evidente! è evidente! ripeteva a sè stesso
-l’onesto giovane, tutto inorgoglito della sua perspicacia.
-È una spia che quei gentleman ci hanno
-posto alle calcagna! Ma non istà bene! Il signor
-Fogg così probo! così onorevole! Farlo spiare
-da un agente! Ah! signori del Reform-Club, ciò
-vi costerà caro.„
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta, esaltato dalla sua scoperta, risolse
-però di non dir nulla al suo padrone, temendo
-che questi non fosse giustamente offeso
-della diffidenza che gli mostravano i suoi avversarii.
-Ma si propose di motteggiare Fix alla
-prima occasione, a parole velate e senza compromettersi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il mercoledì, 30 ottobre, nel pomeriggio, il <i>Rangoon</i>
-imboccava lo stretto di Malacca, che separa
-la penisola di questo nome dalle terre di Sumatra.
-Alcuni isolotti montuosi, molto scoscesi,
-molto pittoreschi, toglievano ai passeggieri la
-vista della grande isola.
-</p>
-
-<p>
-La domane, alle quattro del mattino, il <i>Rangoon</i>,
-che aveva guadagnato mezza giornata sul
-suo tragitto regolamentare, poggiava a Singapore,
-a fine di rinnovarvi la sua provvista di carbone.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg annotò questa anticipazione nella
-colonna dei guadagni, e stavolta scese a terra,
-accompagnando mistress Auda, che aveva manifestato
-il desiderio di passeggiare per qualche ora.
-</p>
-
-<p>
-Fix, al quale qualunque azione di Fogg sembrava
-sospetta, lo seguì senza lasciarsi scorgere.
-</p>
-
-<p>
-Quanto a Gambalesta, che rideva <i>in petto</i> a
-vedere la manovra di Fix, egli andò a fare le
-sue solite compere.
-</p>
-
-<p>
-L’isola di Singapore non è nè grande nè di
-aspetto imponente. Mancando di montagne, le
-mancano i profili; tuttavia è graziosa nella sua
-magrezza: è un parco intersecato da belle strade.
-Un bell’equipaggio, tirato da quei cavalli eleganti
-importati dalla nuova Olanda, trasportò
-mistress Auda e Phileas Fogg in mezzo ai boschetti
-di palmizi, dallo splendido fogliame, e di
-garofani le cui teste sono formate dal bocciuolo
-stesso del fiore socchiuso. Là i cespugli di pepe
-surrogavano le siepi spinose delle campagne europee;
-i sagù e le grandi felci dai rami superbi
-variavano l’aspetto di quella regione tropicale;
-moscati dal fogliame inverniciato impregnavano
-l’aria di un profumo penetrante. Le scimmie,
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-bande vigili e smorfiose, non mancavano nei boschi,
-nè forse le tigri nelle <i>jungle</i>. Se alcuno si
-meravigliasse di sentire che in quell’isola, sì piccola
-relativamente, questi terribili carnivori non
-siano distrutti fino all’ultimo, risponderemo che
-essi ci vanno da Malacca, attraversando lo stretto
-a nuoto.
-</p>
-
-<p>
-Dopo aver percorso la campagna durante due
-ore, mistress Auda e il di lei compagno, che
-guardava un pochino senza vedere, rientrarono
-nella città, vasta agglomerazione di case tozze e
-basse, circondate da incantevoli giardini dove
-germogliano le manguste, gli ananas e tutti i migliori
-frutti del mondo.
-</p>
-
-<p>
-A dieci ore facevano ritorno al piroscafo, dopo
-essere stati seguiti, senza pur sospettarlo, dall’ispettore,
-che aveva dovuto anch’esso far le spese
-di una carrozza.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta li aspettava sul ponte del <i>Rangoon</i>.
-Il bravo giovane aveva comperato alcune dozzine
-di manguste, grosse come mele mezzane, di
-un bruno scuro al difuori, di un rosso vivo al
-didentro, ed il cui frutto bianco, liquefacendosi
-tra le labbra, procura ai buongustai un godimento
-impareggiabile. Gambalesta fu ben felice
-di offrirle a mistress Auda, che lo ringraziò con
-bel garbo.
-</p>
-
-<p>
-Alle undici, il <i>Rangoon</i>, rifornito di carbone,
-scioglieva i suoi ormeggi, e da lì a poche ore i
-passeggieri perdevano di vista quelle alte montagne
-di Malacca, le cui foreste albergano le più
-magnifiche tigri della terra.
-</p>
-
-<p>
-Milletrecento miglia all’incirca separano Singapore
-dall’isola di Hong Kong, piccolo territorio
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-inglese staccato dalla costa cinese. Phileas
-Fogg aveva interesse a percorrerla in sei giorni
-al più, affine di pigliare a Hong-Kong il battello
-che doveva partire il 6 novembre per Yokohama,
-uno dei principali porti del Giappone.
-</p>
-
-<p>
-Il <i>Rangoon</i> era molto carico. Buon numero di
-passeggieri si era imbarcato a Singapore: Indù,
-Cingalesi, Cinesi, Malesi, Portoghesi, che per la
-maggior parte occupavano i secondi posti.
-</p>
-
-<p>
-Il tempo, bellino sin allora, cangiò con l’ultimo
-quarto di luna. Ci fu mar grosso. Il vento
-soffiò a volte in gagliarda brezza, ma molto fortunatamente
-da parte di sud-est, il che favoriva
-il cammino dello <i>steamer</i>. Quando il vento era
-maneggevole, il capitano faceva spiegar le vele.
-Il <i>Rangoon</i>, guarnito a brigantino, navigò sovente
-colle sue due gabbie e il trinchetto, e la
-sua rapidità si accrebbe sotto la duplice azione
-del vapore e del vento. In tal modo si rasentarono,
-sopra onde corte e talvolta molto affaticanti,
-le coste di Annam e della Cocincina.
-</p>
-
-<p>
-Ma la colpa era piuttosto del <i>Rangoon</i> che del
-mare, e i passeggieri, di cui la maggior parte
-furono ammalati, dovettero pigliarsela col piroscafo
-per quello strapazzo.
-</p>
-
-<p>
-Infatti, le navi della compagnia peninsulare
-che fanno il servizio dei mari della Cina hanno
-un serio difetto di costruzione. La proporzione
-della loro immersione a nave carica con la loro
-altezza di puntale è stata mal calcolata, e quindi
-essi non offrono che una debole resistenza al
-mare. Il loro volume chiuso, impenetrabile all’acqua,
-è insufficiente. Sono “annegati,„ per
-adoperare l’espressione marittima„ e, per effetto
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-di tale disposizione, non ci vogliono che pochi
-sbuffi di mare gettati a bordo per modificare la
-loro andatura. Queste navi sono dunque molto
-inferiori, se non pel motore e l’apparecchio svaporatore,
-ai tipi delle Messaggerie francesi, quali
-l’<i>Impératrice</i> e il <i>Cambodge</i>. Mentre, secondo i
-calcoli degl’ingegneri, questi possono imbarcare
-un peso d’acqua eguale al loro proprio peso
-prima di sommergere, i battelli della compagnia
-peninsulare, il <i>Golconda</i>, il <i>Corea</i>, ed infine il
-<i>Rangoon</i>, non potrebbero imbarcare il sesto del
-loro peso senza colare in fondo.
-</p>
-
-<p>
-Laonde, col cattivo tempo, conveniva pigliare
-grandi precauzioni; bisognava talvolta mettere
-alla cappa piccolo vapore. Era una perdita di
-tempo che non sembrava turbare Phileas Fogg
-in nissun modo, ma di cui Gambalesta si mostrava
-sommamente irritato. Egli accusava allora il capitano,
-il macchinista, la Compagnia, e mandava
-al diavolo tutti coloro che s’impicciano di trasportare
-viaggiatori. Fors’anco, il pensiero di quel
-becco a gas che continuava a bruciare per conto
-suo nella casa di Saville-row, entrava per molto
-nella sua impazienza.
-</p>
-
-<p>
-“Ma avete dunque gran fretta di giungere a
-Hong-Kong? gli chiese un giorno il <i>detective</i>.
-</p>
-
-<p>
-— Altro che! rispose Gambalesta.
-</p>
-
-<p>
-— Credete che il signor Fogg abbia premura
-di prendere il piroscafo di Yokohama?
-</p>
-
-<p>
-— Una premura spaventevole.
-</p>
-
-<p>
-— Voi dunque credete ora a questo singolare
-viaggio intorno al mondo?
-</p>
-
-<p>
-— Assolutamente. E voi, signor Fix?
-</p>
-
-<p>
-— Io? io non ci credo!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Burlone!„ rispose Gambalesta, strizzando
-l’occhio.
-</p>
-
-<p>
-Questa parola lasciò l’agente sopra pensiero.
-Quel qualificativo lo inquietò, senza saperne proprio
-il perchè. Il Francese lo aveva forse indovinato?
-Non sapeva proprio che pensare. Ma la
-sua qualità di <i>detective</i>, di cui egli solo aveva
-segreto, come mai Gambalesta avrebbe potuto riconoscerla?
-Eppure, parlandogli così, Gambalesta
-aveva certamente avuto un sottinteso.
-</p>
-
-<p>
-Accadde anzi che il bravo giovane andò più in
-là, un altro giorno; ma non vi seppe resistere.
-Egli non poteva tenersi la lingua.
-</p>
-
-<p>
-— Dite un po’, signor Fix, chiese egli al suo
-compagno in tono malizioso, giunti a Hong-Kong,
-avremo forse la disgrazia di lasciarvi colà?
-</p>
-
-<p>
-— Ma, rispose Fix non poco imbarazzato, non
-so!... Forse....
-</p>
-
-<p>
-— Ah! disse Gambalesta, se ci accompagnaste,
-la sarebbe una vera fortuna per me! Suvvia! un
-agente della Compagnia peninsulare non potrebbe
-fermarsi per strada! voi non andavate che a Bombay,
-ed eccovi fra poco in Cina! L’America non
-è lontana e dall’America all’Europa non c’è che
-un passo!
-</p>
-
-<p>
-Fix guardava attentamente il suo interlocutore
-che gli mostrava la faccia più amabile del mondo,
-e pensò bene di ridere con lui. Ma questi, che
-era in vena, gli chiese “se gli fruttava molto quel
-mestiere.„
-</p>
-
-<p>
-— Sì e no, rispose Fix senza muover ciglio. Ci
-sono buoni e cattivi affari. Ma capite bene che
-non viaggio a spese mie!
-</p>
-
-<p>
-— Oh! per questo ne sono certo! esclamò Gambalesta
-ridendo con maggior forza.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-</p>
-
-<p>
-Finita la conversazione, Fix rientrò nel suo
-camerino e si pose a riflettere. Egli era evidentemente
-scoperto. In un modo o nell’altro, il
-Francese aveva riconosciuto la sua qualità di
-<i>detective</i>. Ma aveva egli avvertito il suo padrone?
-Che parte faceva in tutto ciò? Era complice o no?
-L’affare era venuto a sapersi, ed era quindi fallito?
-L’agente passò alcune ore difficili, quando
-credendo tutto perduto, quando sperando che
-Fogg ignorasse la situazione, infine non sapendo
-a qual partito appigliarsi.
-</p>
-
-<p>
-Però la calma si ristabilì nel suo cervello, ed
-egli risolse di agire francamente con Gambalesta.
-Se egli non si trovava nelle volute condizioni
-per arrestare Fogg a Hong-Kong, e se Fogg si
-preparava a lasciare definitivamente stavolta il
-territorio inglese, egli, Fix, direbbe tutto a Gambalesta.
-O il servo era complice del suo padrone, — e
-questi sapeva tutto, ed in questo caso l’affare
-era definitivamente compromesso, — o il servo
-non c’entrava per nulla nel furto, ed allora il
-suo interesse sarebbe di abbandonare il ladro.
-</p>
-
-<p>
-Tale era dunque la situazione rispettiva di quei
-due uomini, e, al disopra di essi, Phileas Fogg
-troneggiava nella sua maestosa indifferenza. Egli
-compiva razionalmente la sua orbita intorno al
-mondo senza darsi pensiero degli asteroidi che
-gli gravitavano intorno.
-</p>
-
-<p>
-Eppure, nelle vicinanze, c’era, — giusta l’espressione
-degli astronomi, — un astro turbatore che
-avrebbe dovuto produrre certe perturbazioni sull’onore
-del nostro gentleman. Ma no! le grazie di
-mistress Auda non agivano punto, con grande
-sorpresa di Gambalesta, e le perturbazioni, se
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-esistevano, sarebbero state più difficili a calcolare
-di quelle di Urano che guidarono alla scoperta
-di Nettuno.
-</p>
-
-<p>
-Sì! era una meraviglia di tutt’i giorni per Gambalesta,
-che leggeva tanta riconoscenza verso il
-suo padrone negli occhi della giovine donna!
-Decisamente, Phileas Fogg aveva tanto onore
-quanto ne occorreva per condursi eroicamente,
-ma amorosamente no! Riguardo poi alle preoccupazioni
-che i rischi di quel viaggio potevano
-far nascere, non ce n’era traccia. Ma Gambalesta
-viveva in ansie continue. Un giorno, appoggiatosi
-alla balaustrata dell’<i>engine-room</i><a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>, egli guardava
-la potente macchina che andava a volte in sulle
-furie, allorchè, in un violento movimento di beccheggio,
-l’elice si affannava fuor delle onde. Il
-vapore sbuffava allora dalle valvole, il che provocava
-la collera del degno figliuolo.
-</p>
-
-<p>
-— Non sono sufficientemente cariche queste
-valvole! esclamò egli. Non si cammina. Ecco come
-sono questi Inglesi! Oh! se fosse una nave americana,
-si salterebbe forse, ma si andrebbe più
-presto!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span></p>
-
-<h2 id="cap18">CAPITOLO XVIII.
-<span class="smaller">Nel quale i signori Fogg, Gambalesta e Fix
-vanno pei loro affari per strade diverse.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Durante gli ultimi giorni del tragitto, il tempo
-fu cattivo anzi che no. Il vento divenne gagliardissimo.
-Spirando dal nord-ovest, esso inceppò il
-cammino del piroscafo. Il <i>Rangoon</i>, troppo instabile,
-rollò considerevolmente, e i passeggieri furono
-in diritto di serbar rancore a quei lunghi
-cavalloni che il vento sollevava dal largo.
-</p>
-
-<p>
-Durante la notte del 3 e del 4 novembre, vi
-fa una specie di tempesta. La burrasca sferzò il
-mare con veemenza. Il <i>Rangoon</i> dovette porre alla
-cappa per una mezza giornata, mantenendosi con
-dieci giri d’elice soltanto, in modo da pigliar le
-onde di sbieco. Tutte le vele erano serrate, e ce
-n’era già di troppo degli attrezzi che fischiavano
-in mezzo alle raffiche.
-</p>
-
-<p>
-La celerità del piroscafo, ben s’intende, fu notevolmente
-diminuita, e si potè ritenere ch’esso
-giungerebbe a Hong-Kong con ventiquattro ore
-almeno di ritardo dall’ora regolamentare, e forse
-più se la tempesta non cessava.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg assisteva a quello spettacolo d’un
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-mare furibondo, che pareva lottasse direttamente
-contro di lui, con la sua abituale impassibilità.
-La sua fronte non si oscurò neanco un istante,
-eppure un ritardo di venti ore poteva compromettere
-il suo viaggio, facendolo mancare alla
-partenza del piroscafo di Yokohama. Ma quell’uomo
-senza nervi non risentiva nè impazienza
-nè noia. Pareva proprio che quella tempesta fosse
-compresa nel suo programma, che fosse prevista.
-Mistress Auda, che s’intratteneva col suo compagno
-di quel contrattempo, lo trovò non meno
-calmo che pel passato.
-</p>
-
-<p>
-Fix, lui, non vedeva queste cose di pari occhio:
-tutt’altro. Quella tempesta gli piaceva, la sua
-soddisfazione sarebbe anzi stata sconfinata, se il
-<i>Rangoon</i> fosse stato obbligato a fuggire dinanzi
-alla procella. Tutti quei ritardi lo secondavano,
-poichè obbligherebbero il signor Fogg a rimanere
-qualche giorno a Hong-Kong. Infine, il cielo
-con le sue raffiche e le sue burrasche favoriva il
-suo gioco. Egli era bensì un pochino ammalato,
-ma che monta! egli non badava alle nausee, e,
-quando il corpo gli si torceva sotto il mal di
-mare, la sua faccia traspirava una immensa soddisfazione.
-</p>
-
-<p>
-Quanto a Gambalesta, potete figurarvi in quale
-ira poco dissimulata egli trascorresse quel cimento.
-Finora tutto era andato così bene! La terra e
-l’acqua sembravano essere al comando del suo
-padrone; battelli e ferrovie gli obbedivano; il
-vento ed il vapore si univano per favorire il suo
-viaggio. L’ora della disdetta era dunque suonata.
-Gambalesta, come se le ventimila sterline della
-scommessa avessero dovuto uscire dalla sua borsa,
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-non viveva più. Quella tempesta lo esasperava,
-quella raffica lo metteva in furore, egli avrebbe
-volentieri sferzato quel mare disobbediente! Povero
-giovane! Fix gli celò accuratamente la sua
-soddisfazione personale, e fece bene, chè se Gambalesta
-avesse indovinato il segreto giubilo di Fix,
-Fix avrebbe passato un brutto quarto d’ora.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta, durante tutta la durata della burrasca,
-se ne stette sul ponte del <i>Rangoon</i>. Egli
-non avrebbe potuto starsene abbasso; s’arrampicava
-all’alberatura; maravigliava l’equipaggio ed
-aiutava a tutto con un’agilità da scimmia. Cento
-volte egli interrogò il capitano, gli ufficiali, i
-marinai, che non potevano far a meno di ridere
-vedendo un giovanotto così disinvolto. Gambalesta
-voleva sapere assolutamente quanto tempo
-sarebbe durata la tempesta. Lo si rimandava allora
-al barometro, che non si decideva a risalire.
-Gambalesta scoteva il barometro; ma a nulla servivano
-nè le scosse nè le ingiurie di cui egli caricava
-l’irresponsabile strumento.
-</p>
-
-<p>
-Finalmente la procella si calmò. Lo stato del
-mare si modificò nella giornata del 4 novembre.
-Il vento balzò di due quarti nel sud e ridivenne
-favorevole.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta si rasserenò col tempo. Le gabbie
-e le vele basse poterono essere sciolte, e il <i>Rangoon</i>
-ripigliò il suo cammino con una prodigiosa
-celerità.
-</p>
-
-<p>
-Ma non si poteva riacquistare tutto il tempo
-perduto. Era mestieri rassegnarsi, e la terra non
-fu segnalata che il 6, alle cinque del mattino.
-L’itinerario di Phileas Fogg recava l’arrivo del
-piroscafo al 5. Ora, esso non giungeva che il 6.
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-Erano ventiquattr’ore di ritardo, e la partenza
-per Yokohama sarebbe necessariamente perduta.
-</p>
-
-<p>
-Alle sei, il pilota salì a bordo del <i>Rangoon</i> e
-prese posto sul palco, affine di dirigere la nave
-nei passaggi sino al porto di Hong-Kong.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta moriva dalla voglia d’interrogare
-quell’uomo, e di domandargli se il piroscafo di
-Yokohama aveva lasciato Hong-Kong. Ma non
-osava, preferendo serbare un po’ di speranza sino
-all’ultimo momento. Egli aveva confidato le sue
-inquietudini a Fix, il quale, — volpe fina, — cercava
-di consolarlo, dicendogli che il signor
-Fogg sarebbe giunto in tempo per imbarcarsi sul
-prossimo piroscafo. Ciò poneva Gambalesta in una
-collera cieca.
-</p>
-
-<p>
-Ma se Gambalesta non si peritò di interrogare
-il pilota, il signor Fogg, dopo aver consultato il
-suo <i>Bradshaw</i>, chiese con la sua aria tranquilla,
-al detto pilota, se sapeva quando partirebbe un
-battello da Hong-Kong per Yokohama.
-</p>
-
-<p>
-— Domani con la marea del mattino, rispose
-il piloto.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! fece il signor Fogg, senza manifestare
-un’ombra di meraviglia.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta, che era presente, avrebbe volentieri
-abbracciato il piloto, al quale Fix avrebbe
-voluto torcere il collo.
-</p>
-
-<p>
-— Qual è il nome di cotesto <i>steamer</i>? chiese il
-signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Il <i>Carnatic</i>, rispose il piloto.
-</p>
-
-<p>
-— Non doveva partir ieri?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signore, ma si è dovuto raddobbare una
-delle sue caldaie, e la partenza venne rimandata
-a domani.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Vi ringrazio, rispose il signor Fogg, che col
-suo passo automatico ridiscese nel salone del
-<i>Rangoon</i>.
-</p>
-
-<p>
-Quanto a Gambalesta, egli afferrò la mano del
-piloto e la strinse vigorosamente dicendo;
-</p>
-
-<p>
-— Voi, piloto, siete un brav’uomo!
-</p>
-
-<p>
-Il piloto non venne mai a sapere perchè le sue
-risposte gli valsero una sì amichevole espansione.
-Ad un colpo di fischietto, egli risalì sul palco
-e diresse il piroscafo in mezzo a quella flottiglia
-di giunche, tankas, battelli pescherecci, navi d’ogni
-specie, che ingombravano la rada di Hong-Kong.
-</p>
-
-<p>
-A un’ora, il <i>Rangoon</i> era al molo, e i passaggieri
-sbarcavano.
-</p>
-
-<p>
-In quella circostanza, il caso aveva singolarmente
-arriso a Phileas Fogg, bisogna convenirne.
-Senza quella necessità di riparare le sue caldaie,
-il <i>Carnatic</i> sarebbe partito il 5 novembre, e i
-viaggiatori del Giappone avrebbero dovuto aspettare
-per otto giorni la partenza del piroscafo
-seguente. Il signor Fogg era bensì in ritardo di
-ventiquattr’ore, ma quel ritardo non poteva aver
-conseguenza dannosa pel resto del viaggio.
-</p>
-
-<p>
-Infatti, lo <i>steamer</i>, che fa da Yokohama a San
-Francisco la traversata del Pacifico, era in corrispondenza
-diretta col piroscafo di Hong-Kong, e
-non poteva partire prima che questo fosse giunto.
-Evidentemente, vi sarebbero ventiquattr’ore di
-ritardo, ma, durante i ventidue giorni che dura
-la traversata del Pacifico, sarebbe facile riacquistarli.
-Phileas Fogg si trovava dunque, meno
-ventiquattr’ore, nelle condizioni del suo programma,
-trentacinque giorni dopo aver lasciato
-Londra.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-</p>
-
-<p>
-Siccome il <i>Carnatic</i> non partiva che il mattino
-seguente alle cinque, il signor Fogg aveva innanzi
-a sè sedici ore per occuparsi de’ suoi affari, cioè
-di quelli che concernevano mistress Auda. Sbarcando
-dal battello, egli offrì il suo braccio alla
-giovine donna e la condusse verso un palanchino.
-Chiese ai portatori di indicargli un albergo, ed
-essi gli designarono l’<i>Hôtel du Club</i>. Il palanchino
-si pose in cammino, seguito da Gambalesta, e
-venti minuti dopo giungeva a destinazione.
-</p>
-
-<p>
-Un appartamento fu richiesto per la giovine
-donna, e Phileas Fogg vegliò a che ella non mancasse
-di nulla. Indi, egli disse a mistress Auda
-che andava immediatamente in cerca di quel parente
-alle cui cure doveva lasciarla a Hong-Kong.
-In pari tempo, dava a Gambalesta l’ordine di non
-moversi dall’albergo fino al suo ritorno, affinchè
-la giovine signora non vi rimanesse sola.
-</p>
-
-<p>
-Il gentleman si fece condurre alla Borsa. Colà
-si conoscerebbe immancabilmente un personaggio
-come l’onorevole Jejech, che si noverava tra i più
-ricchi commercianti della città.
-</p>
-
-<p>
-Il sensale al quale il signor Fogg si rivolse
-conosceva infatti il negoziante Parsì. Ma già da
-due anni costui non abitava più la Cina. Raccolta
-una bella sostanza, egli erasi stabilito in Europa,
-in Olanda, credevasi; il che si spiegava con le
-numerose relazioni ch’egli aveva avute con questo
-paese durante la sua carriera commerciale.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg ritornò all’<i>Hôtel du Club</i>. Senz’altro
-fece chiedere a mistress Auda il permesso di
-presentarsi a lei, e, senza preamboli, la informò
-che l’onorevole Jejech non risiedeva più a Hong-Kong,
-e che abitava verosimilmente l’Olanda.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-</p>
-
-<p>
-Mistress Auda non rispose nulla dapprima. Ella
-si passò la mano sulla fronte e rimase alcuni
-istanti a riflettere. Indi, con la sua voce dolce:
-</p>
-
-<p>
-“Che devo fare, signor Fogg? diss’ella.
-</p>
-
-<p>
-— Semplicissimo, mistress Auda, rispose il gentleman.
-Venirne in Europa.
-</p>
-
-<p>
-— Ma non posso abusare....
-</p>
-
-<p>
-— Voi non abusate, e la vostra presenza non
-disturba in nulla il mio programma. — Gambalesta?
-</p>
-
-<p>
-— Signore, rispose Gambalesta.
-</p>
-
-<p>
-— Andate al <i>Carnatic</i> e fermate tre cabine.„
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta, giubilante di continuare il suo
-viaggio in compagnia della giovane signora che
-era graziosissima con lui, lasciò subito l’<i>Hôtel
-du Club</i>.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span></p>
-
-<h2 id="cap19">CAPITOLO XIX.
-<span class="smaller">Nel quale Gambalesta piglia un interesse troppo
-vivo pel suo padrone, e quel che ne succede.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Hong-Kong non è che un isolotto, di cui il trattato
-di Nanking, dopo la guerra del 1842, assicurò
-il possesso all’Inghilterra. In pochi anni il genio
-colonizzatore della Gran Brettagna vi aveva fondato
-una città importante e creato un porto, il
-porto Vittoria. Quest’isola è situata alla foce del
-fiume Canton, e sessanta miglia soltanto la separano
-dalla città portoghese di Macao, fabbricata
-sull’altra riva. Hong-Kong doveva necessariamente
-vincere Macao in una lotta commerciale,
-ed ora la maggior parte del transito cinese si fa
-per la città inglese. <i>Docks</i>, ospedali, <i>wharfs</i> (scali),
-magazzini di deposito, una cattedrale gotica, un
-<i>government-house</i> (palazzo del governo), vie alla
-Macadam, tutto farebbe credere che una delle
-città commerciali delle contee di Kent o di Surrey,
-attraversando lo sferoide terrestre, sia venuta a
-sbucare in questo punto della Cina, quasi a’ suoi
-antipodi.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta, con le mani in tasca, si recò dunque
-verso il porto Vittoria, guardando i palanchini,
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-le carriole a vela, ancora in uso nel Celeste Impero,
-e tutta quella folla di Cinesi, di Giapponesi
-e d’Europei, che si accalcava nelle vie. Suppergiù
-era ancora Bombay, Calcutta o Singapore che il
-buon giovane ritrovava sulla sua strada. Tutt’intorno
-al mondo c’è come una striscia di città
-inglesi.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta giunse al porto Vittoria. Lì, alla
-foce del fiume Canton, era un formicolìo di navi
-di tutte le nazioni, inglesi, francesi, americane,
-olandesi, navi da guerra e di commercio, barche
-giapponesi o cinesi, giunche, <i>sempas, tankas</i>, e persino
-delle barchette a fiori che formavano tanto
-aiuole galleggianti sulle acque. Passeggiando,
-Gambalesta osservò un certo numero d’indigeni
-vestiti di giallo, tutti avanzatissimi in età. Essendo
-entrato da un barbiere cinese per farsi radere
-“alla cinese„ riseppe dal Figaro del luogo, il
-quale parlava un discreto inglese, che quei vecchioni
-avevano tutti ottant’anni almeno, e che a
-quell’età avevano il privilegio di portare il colore
-giallo, che è il colore imperiale. Gambalesta
-trovò la cosa molto amena, senza saperne bene
-il perchè.
-</p>
-
-<p>
-Rasa la barba, egli si recò al molo d’imbarco
-del <i>Carnatic</i>, e là scorse Fix che passeggiava innanzi
-e indietro, il che non gli cagionò alcuna
-sorpresa. Ma l’ispettore di polizia lasciava scorgere
-sulla sua faccia i segni di un vivo dispetto.
-</p>
-
-<p>
-“Affè! disse tra sè Gambalesta, la va male per
-i gentlemen del Reform-Club. Tutto ci riesce.„
-</p>
-
-<p>
-E si avvicinò a Fix col suo giocondo sorriso,
-senza voler badare all’aria di malumore del suo
-compagno.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ora, l’agente aveva fior di ragioni per indispettirsi
-contro la sorte infernale che lo perseguitava.
-Niente mandato! Era evidente che il mandato gli
-correva dietro, e non potrebbe raggiungerlo se
-non soggiornasse qualche giorno in quella città.
-Ora, essendo Hong-Kong l’ultima terra inglese
-dell’itinerario, il signor Fogg stava per isfuggirgli,
-s’egli non riuscisse a rattenervelo.
-</p>
-
-<p>
-“Ebbene, signor Fix, siete deciso a venire con
-noi sino in America? chiese Gambalesta.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, rispose Fix, a denti stretti.
-</p>
-
-<p>
-— Evvia! esclamò Gambalesta prorompendo in
-una fragorosa risata. Lo sapevo io che non potevate
-separarvi da noi. Venite a fermare il vostro
-posto. Venite!„
-</p>
-
-<p>
-Ed entrambi entrarono nell’ufficio dei trasporti
-marittimi e noleggiarono dei camerini per quattro
-persone. Ma l’impiegato fece loro osservare che
-siccome i raddobbi del <i>Carnatic</i> erano terminati,
-il piroscafo partirebbe la sera stessa alle otto,
-e non il mattino seguente, com’era stato detto.
-</p>
-
-<p>
-“Benissimo! disse Gambalesta, meglio pel mio
-padrone. Vado ad avvertirnelo.„
-</p>
-
-<p>
-In quella. Fix prese una decisione estrema. Egli
-risolse di dir tutto a Gambalesta. Era forse il
-solo mezzo che gli restasse per trattenere Phileas
-Fogg durante qualche giorno a Hong-Kong.
-</p>
-
-<p>
-Lasciando l’ufficio. Fix offrì al suo compagno
-di prendere un rinfresco in una tabagìa. Gambalesta
-aveva tempo, ed accettò l’invito di Fix.
-</p>
-
-<p>
-Sul molo c’era una tabagìa, che aveva un
-aspetto attraente. Entrambi vi entrarono. Era una
-vasta sala, ben arredata, in fondo alla quale si
-stendeva un letto da campo, guernito di guanciali.
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-Su quel letto erano adagiati parecchi dormenti.
-</p>
-
-<p>
-Una trentina di avventori occupava dei tavolini
-di giunco intrecciato nella gran sala. Alcuni
-vuotavano pinte di birra inglese, <i>ale</i> o <i>porter</i>;
-altri, boccali di liquori alcoolici, <i>gin</i> o <i>brandy</i>;
-inoltre, quasi tutti fumavano lunghe pipe di creta
-rossa, cariche di pallottoline di oppio misto ad
-essenza di rose. Indi, di quando in quando,
-qualche snervato guizzava sotto la tavola, e i camerieri
-dello stabilimento, pe’ piedi e per la testa,
-lo portavano sul letto da campo vicino ad un confratello.
-Circa venti di questi ubbriachi erano
-così disposti l’uno accosto all’altro, all’ultimo
-grado d’abbrutimento.
-</p>
-
-<p>
-Fix e Gambalesta s’avvidero di essere entrati
-in una tabagìa frequentata da quei miserabili,
-inebetiti, macilenti, idioti, cui la mercantile Inghilterra
-vende annualmente per duecentosessanta
-milioni di franchi di quella droga funesta
-che si chiama oppio! Tristi milioni cotesti, prelevati
-sopra uno dei più funesti vizi della natura
-umana.
-</p>
-
-<p>
-Il governo cinese ha pur tentato di rimediare
-a tale abuso con leggi severe, ma indarno. Dalla
-classe ricca, cui l’uso dell’oppio era dapprima
-formalmente riservato, quest’uso scese sino alle
-classi inferiori, e il male non potè più essere
-arrestato.
-</p>
-
-<p>
-Si fuma l’oppio dovunque e sempre nell’impero
-di Mezzo.
-</p>
-
-<p>
-Uomini e donne si abbandonano a questa passione
-deplorabile, ed allorchè sono abituati a
-questa inalazione, non possono più astenersene,
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-a meno di risentire orribili contrazioni di stomaco.
-</p>
-
-<p>
-Un gran fumatore può fumare sino ad otto pipe
-al giorno, ma muore in cinque anni.
-</p>
-
-<p>
-Ora, appunto in una delle numerose tabagìe
-di questo genere, che pullulano anco ad Hong-Kong,
-erano entrati Fix e Gambalesta, coll’intenzione
-di prendere un rinfresco. Gambalesta non
-aveva danaro addosso, ma accettò volentieri la
-“gentilezza„ del suo compagno, salvo a restituirgliela
-a tempo e luogo.
-</p>
-
-<p>
-Si fecero portare due bottiglie di Porto, e il
-Francese vi fe’ largamente onore, mentre Fix, più
-riserbato, lo osservava con somma attenzione. Si
-ciarlò di questo e quello, e soprattutto della eccellente
-idea che aveva avuto Fix di prender passaggio
-sul <i>Carnatic</i>. E a proposito di questo <i>steamer</i>,
-la cui partenza era stata anticipata di alcune ore,
-Gambalesta, poichè le bottiglie furono vuotate, si
-alzò per andare ad avvertire il suo padrone.
-</p>
-
-<p>
-Fix lo trattenne.
-</p>
-
-<p>
-“Un istante, diss’egli.
-</p>
-
-<p>
-— Che volete, signor Fix?
-</p>
-
-<p>
-— Ho da parlarvi di cose serie.
-</p>
-
-<p>
-— Di cose serie! esclamò Gambalesta tracannando
-alcune goccie di vino rimaste nel fondo
-del bicchiere. Ebbene, ne parleremo domani. Non
-ho tempo oggi.
-</p>
-
-<p>
-— Rimanete, rispose Fix. Si tratta del vostro
-padrone!„
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta, a queste parole, guardò attentamente
-il suo interlocutore.
-</p>
-
-<p>
-L’espressione del volto di Fix gli parve singolare,
-ond’egli si ripose a sedere.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-</p>
-
-<p>
-“Che avete a dirmi?„ chiese egli.
-</p>
-
-<p>
-Fix appoggiò la mano sul braccio del suo compagno,
-e abbassando la voce:
-</p>
-
-<p>
-“Voi avete indovinato chi ero? gli domandò.
-</p>
-
-<p>
-— Altro che! disse Gambalesta sorridendo.
-</p>
-
-<p>
-— Allora vi confesserò tutto....
-</p>
-
-<p>
-— Adesso che so tutto, compare bello! Ah! che
-talentone! Basta, dite su. Ma prima lasciate che
-vi dica che quei gentlemen spendono i loro danari
-molto inutilmente!
-</p>
-
-<p>
-— Inutilmente! disse Fix. Avete un bel parlare.
-Si vede bene che non conoscete l’importanza
-della somma.
-</p>
-
-<p>
-— Ma sì, rispose Gambalesta. Ventimila sterline!
-</p>
-
-<p>
-— Cinquantacinquemila! rispose Fix, stringendo
-la mano al Francese.
-</p>
-
-<p>
-— Che! esclamò Gambalesta. Il signor Fogg
-avrebbe osato! Cinquantacinque mila sterline!...
-Ebbene! ragione di più per non perdere un istante,
-aggiuns’egli rialzandosi di nuovo.
-</p>
-
-<p>
-— Cinquantacinque mila sterline! ripigliò Fix
-che lo sforzò a risedere, dopo aver fatto portare
-una bottiglia di <i>brandy</i>. E se riesco, guadagno un
-premio di duemila sterline. Ne volete cinquecento
-(12,500 fr.) voi, a condizione di aiutarmi?
-</p>
-
-<p>
-— Aiutarvi! esclamò Gambalesta, i cui occhi
-erano smisuratamente aperti.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, aiutarmi a trattenere il signor Fogg per
-qualche giorno a Hong-Kong?
-</p>
-
-<p>
-— Eh! fece Gambalesta, cosa dite! Come! non
-contenti di far seguire il mio padrone, di sospettare
-della sua lealtà, quei gentlemen vogliono altresì
-suscitargli degli ostacoli! Arrossisco per
-loro!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ma via! Che volete dire? domandò Fix.
-</p>
-
-<p>
-— Voglio dire che è una vera indelicatezza.
-Tanto vale spogliare il signor Fogg, pigliargli i
-danari dalle tasche!
-</p>
-
-<p>
-— Ma a questo appunto vogliamo arrivare.
-</p>
-
-<p>
-— Ma è un tranello!„ esclamò Gambalesta, che
-si animava allora sotto l’influenza del <i>brandy</i> che
-gli mesceva Fix, e cui beveva senz’accorgersene,
-un tranello in tutte le forme! Dei gentlemen! dei
-colleghi!
-</p>
-
-<p>
-Fix incominciava a non raccapezzarsi più.
-</p>
-
-<p>
-“Dei colleghi! esclamò Gambalesta, dei membri
-del Reform-Club! Sappiate, signor Fix, che
-il mio padrone è un onest’uomo, e che, quando
-ha fatto una scommessa, gli è lealmente ch’ei
-pretende guadagnarla.
-</p>
-
-<p>
-— Ma chi credete dunque ch’io sia? domandò
-Fix fissando il suo sguardo su Gambalesta.
-</p>
-
-<p>
-— Oh bella! un agente dei membri del Reform-Club,
-che ha la missione di controllare l’itinerario
-del mio padrone, il che è singolarmente
-umiliante! Laonde, sebbene io abbia indovinato
-la vostra qualità, mi sono bene astenuto dal parlarne
-al signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Non sa nulla? chiese vivamente Fix.
-</p>
-
-<p>
-— Nulla, rispose Gambalesta, vuotando ancora
-una volta il suo bicchiere.„
-</p>
-
-<p>
-Fix si passò una mano sulla fronte. Egli esitava
-prima di ripigliare la parola. Che doveva
-fare? L’errore di Gambalesta pareva sincero, ma
-rendeva il suo progetto più difficile. Era evidente
-che quel giovane parlava con assoluta buona
-fede, e che non era il complice del suo padrone, — cosa
-che Fix avrebbe potuto temere.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-</p>
-
-<p>
-“Ebbene, disse tra sè, giacchè non è suo complice,
-egli mi aiuterà.„
-</p>
-
-<p>
-Fix si decideva per la seconda volta. D’altra
-parte, egli non aveva più il tempo di aspettare.
-A qualunque costo bisognava fermare Fogg a
-Hong-Kong.
-</p>
-
-<p>
-“Ascoltate, disse Fix con voce breve. Ascoltatemi
-bene. Io non sono quello che voi credete,
-cioè un agente dei membri del Reform-Club.
-</p>
-
-<p>
-— Che! disse Gambalesta, guardandolo con aria
-furbesca.
-</p>
-
-<p>
-— Io sono un ispettore di polizia, incaricato
-di una missione dell’amministrazione metropolitana.
-</p>
-
-<p>
-— Voi!... ispettore di polizia!...
-</p>
-
-<p>
-— Sì, e lo provo, ripigliò Fix. Ecco il mio
-brevetto.„
-</p>
-
-<p>
-E l’agente, traendo una carta dal suo portafogli,
-mostrò al compagno un brevetto sottoscritto
-dal direttore della polizia centrale. Gambalesta,
-sbalordito, guardava Fix, senza poter articolare
-una parola.
-</p>
-
-<p>
-“La scommessa del signor Fogg, ripigliò Fix,
-non è che un pretesto da cui siete stati abbindolati
-voi e i suoi colleghi del Reform-Club, giacchè
-egli aveva interesse ad assicurarsi la vostra
-inconsapevole complicità.
-</p>
-
-<p>
-— Ma perchè?... esclamò Gambalesta.
-</p>
-
-<p>
-— Ascoltate. Il 28 settembre, ultimo scorso, un
-furto di cinquantacinquemila sterline venne commesso
-alla Banca d’Inghilterra da un individuo
-i cui connotati poterono essere raccolti. Ecco
-quei connotati: lineamento per lineamento sono
-quelli del signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Evvia! esclamò Gambalesta battendo la tavola
-col suo robusto pugno. Il mio padrone è il
-più onest’uomo del mondo!
-</p>
-
-<p>
-— Che ne sapete voi? rispose Fix. Non lo conoscete
-neppure! Entraste al suo servizio il giorno
-della sua partenza, ed egli partì precipitosamente
-con un pretesto insensato, senza valigia, portando
-con sè una grossa somma in banconote! E voi
-osate sostenere che è un onest’uomo!
-</p>
-
-<p>
-— Sì! sì! ripeteva macchinalmente il povero
-giovane.
-</p>
-
-<p>
-— Volete dunque essere arrestato come suo
-complice?„
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta si era posto ambo le mani in testa.
-Egli non era più riconoscibile. Non osava più
-guardare l’ispettore di polizia. Phileas Fogg un
-ladro! lui, il salvatore di Auda! l’uomo generoso
-e tutto coraggio! Eppure quanti sospetti
-sorti contro di lui! Gambalesta tentava di scacciare
-i sospetti che si ficcavano nella sua mente.
-Egli non voleva credere alla colpabilità del suo
-padrone.
-</p>
-
-<p>
-“Insomma che volete da me? diss’egli all’agente
-di polizia, contenendosi con un supremo sforzo.
-</p>
-
-<p>
-— Ecco, rispose Fix. Ho seguito il signor Fogg
-sin qui; ma non ho ancora ricevuto il mandato
-d’arresto. È mestieri dunque che mi aiutiate a
-trattenere a Hong-Kong....
-</p>
-
-<p>
-— Io! aiutarvi a....
-</p>
-
-<p>
-— Ed io divido con voi il premio di duemila
-sterline promesso dalla Banca d’Inghilterra.
-</p>
-
-<p>
-— Mai!„ rispose Gambalesta, che volle rialzarsi
-e ricadde, sentendo che la ragione e le forze
-lo abbandonavano insieme.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-</p>
-
-<p>
-“Signor Fix, diss’egli balbettando, quand’anco
-tutto ciò che mi avete detto fosse vero.... quando
-il mio padrone fosse il ladro che cercate.... cosa
-che io nego.... sono stato.... sono al suo servizio....
-l’ho visto buono e generoso.... Tradirlo.... mai....
-no, per tutto l’oro del mondo.... Io sono di un
-villaggio dove non si mangia di codesto pane!...
-</p>
-
-<p>
-— Rifiutate?
-</p>
-
-<p>
-— Rifiuto.
-</p>
-
-<p>
-— Facciamo come se non avessi detto nulla,
-rispose Fix, e beviamo.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, beviamo!
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta si sentiva sempre più invadere dall’ubbriachezza.
-Fix, comprendendo che bisognava
-ad ogni costo separarlo dal suo padrone, volle
-finirla. Sulla tavola c’erano alcune pipe cariche
-d’oppio. Fix ne pose destramente una nella mano
-di Gambalesta, che la prese, se la portò alle
-labbra, la accese, ne trasse alcune boccate di fumo,
-e ricadde, con la testa aggravata sotto l’influenza
-del narcotico.
-</p>
-
-<p>
-“Finalmente, disse Fix mirando Gambalesta
-annichilito, il signor Fogg non sarà avvisato a
-tempo della partenza del <i>Carnatic</i>, e se parte,
-almeno partirà senza questo maledetto Francese!
-</p>
-
-<p>
-Indi egli uscì, dopo aver pagato il conto.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span></p>
-
-<h2 id="cap20">CAPITOLO XX.
-<span class="smaller">Nel quale Fix entra direttamente in
-relazione con Phileas Fogg.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Durante quella scena che stava forse per compromettere
-sì grandemente il suo avvenire, il signor
-Fogg, accompagnando mistress Auda, passeggiava
-nelle vie della città inglese. Da quando
-mistress Auda aveva accettato la sua offerta di
-condurla sino in Europa, egli aveva dovuto pensare
-a tutte le spese che richiede un viaggio
-così lungo. Che un inglese come lui facesse il
-giro del mondo con un sacco da viaggio alla mano,
-passi; ma una donna non poteva intraprendere un
-tal tragitto in pari condizioni. Bisognava comperare
-gli abiti e gli oggetti necessarii al viaggio. Il signor
-Fogg se ne sbrigò colla calma che gli era
-propria, ed a tutte le scuse ed obbiezioni della
-giovane vedova, confusa da tante affabilità:
-</p>
-
-<p>
-“È nell’interesse del mio viaggio, è nel mio
-programma,„ rispondeva egli invariabilmente.
-</p>
-
-<p>
-Fatti gli acquisti, il signor Fogg e la giovane
-donna ritornarono all’albergo e desinarono alla
-tavola rotonda, che era sontuosamente servita.
-Indi mistress Auda, un po’ stanca, risalì nel suo
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-appartamento, dopo di avere “all’inglese„ stretta
-la mano del suo imperturbabile salvatore.
-</p>
-
-<p>
-L’onorevole gentleman, lui, se ne stette assorto
-per tutta la sera nella lettura dal <i>Times</i> e dell’<i>Illustrated
-London News</i>.
-</p>
-
-<p>
-Se fosse stato uomo da meravigliarsi di qualche
-cosa, lo sarebbe stato di non veder comparire
-il suo servo all’ora di andare a letto. Ma sapendo
-che il piroscafo di Yokohama non doveva
-lasciar Hong-Kong prima dell’indomani, non se
-ne preoccupò affatto. La domane, Gambalesta non
-accorse alla scampanellata del signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-Ciò che pensò l’onorevole gentleman risapendo
-che il suo servo non era tornato all’albergo, nessuno
-avrebbe potuto dirlo. Il signor Fogg si contentò
-di pigliare il sacco, fece avvertire mistress
-Auda, e mandò a prendere un palanchino.
-</p>
-
-<p>
-Erano allora le otto, e l’alta marea di cui il
-<i>Carnatic</i> doveva approfittare per uscire dal porto,
-era indicata per le nove e mezzo.
-</p>
-
-<p>
-Allorchè il palanchino fu giunto alla porta
-dell’albergo, il signor Fogg e mistress Auda salirono
-in quel comodo veicolo, e i bagagli li seguirono
-sopra una carriola.
-</p>
-
-<p>
-Da lì a mezz’ora, i viaggiatori scendevano sul
-molo d’imbarco, e colà il signor Fogg ebbe a
-sapere che il <i>Carnatic</i> era partito fin dal giorno
-prima.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg, che credeva trovare, al tempo
-stesso, e il piroscafo e il suo servo, era ridotto
-a far a meno e dell’uno e dell’altro. Ma non un
-segno di rammarico apparve sul suo volto, ed a
-mistress Auda che lo guardava con inquietudine
-egli si contentò di rispondere:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-</p>
-
-<p>
-“È un incidente, signora, nulla di più.„
-</p>
-
-<p>
-In quella, un personaggio che l’osservava con
-attenzione gli si avvicinò. Era l’ispettore Fix,
-che lo salutò e gli disse:
-</p>
-
-<p>
-“Non siete al par di me, o signore, uno dei
-passaggieri del <i>Rangoon</i>, giunto ieri?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signore, rispose freddamente il signor
-Fogg, ma non ho l’onore....
-</p>
-
-<p>
-— Perdonate, ma credevo di trovar qui il vostro
-servo.
-</p>
-
-<p>
-— Sapete dov’è, signore? chiese con ansia la
-giovane donna.
-</p>
-
-<p>
-— Come! rispose il signor Fix fingendo di esser
-sorpreso, non è con voi?
-</p>
-
-<p>
-— No, rispose mistress Auda. Da ieri in qua
-egli non è ricomparso. Sarebbesi mai imbarcato
-senza di noi a bordo del <i>Carnatic?</i>
-</p>
-
-<p>
-— Senza di voi, signora?... rispose l’agente.
-Ma, scusate la mia domanda, voi volevate dunque
-partire su quel piroscafo?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signore.
-</p>
-
-<p>
-— Anch’io, signora, ed eccomi qui tutto fuor
-di me. Il <i>Carnatic</i>, terminati i suoi raddobbi, ha
-lasciato Hong-Kong dodici ore più presto senz’avvisare
-nessuno, ed ora bisognerà aspettare
-otto giorni la prossima partenza.„
-</p>
-
-<p>
-Pronunciando queste parole “otto giorni,„ Fix
-sentiva il suo cuore balzare di gioia. Otto giorni!
-Fogg trattenuto otto giorni a Hong-Kong! Si
-avrebbe il tempo di ricevere il mandato d’arresto.
-Insomma la sorte si dichiarava pel rappresentante
-della legge.
-</p>
-
-<p>
-Il lettore s’immagini che tegola gli piombasse
-sul capo quando udì Phileas Fogg dire con la sua
-voce tranquilla:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-</p>
-
-<p>
-“Ci sono ben altre navi oltre il <i>Carnatic</i>, mi
-pare, nel porto di Hong-Kong.„
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg, offrendo il suo braccio a mistress
-Auda, si diresse verso i <i>docks</i> in cerca di
-una nave in partenza.
-</p>
-
-<p>
-Fix, sbalordito, teneva dietro. Si sarebbe detto
-che un filo lo legava a quest’uomo.
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia, la sorte sembrò veramente abbandonare
-colui cui aveva tanto favorito sin allora. Il
-signor Fogg percorse il porto in tutti i sensi,
-durante tre ore, deciso, all’occorrenza, a noleggiare
-egli solo una nave per trasportarlo a Yokohama;
-egli non vide che delle navi in carico
-e in iscarico, e che, quindi, non potevano partire.
-Fix riprese a sperare.
-</p>
-
-<p>
-Però il signor Fogg non si sconcertava, e stava
-per continuare le sue ricerche, dovess’anco spingersi
-sino a Macao, quando fu avvicinato da un
-marinaio.
-</p>
-
-<p>
-“Vostro Onore cerca un battello? gli disse il
-marinaio scappellandosi.
-</p>
-
-<p>
-— Avete un battello pronto a partire? chiese
-il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, Vostro Onore, un battello-pilota, N. 43,
-il migliore della flottiglia.
-</p>
-
-<p>
-— Cammina bene?
-</p>
-
-<p>
-— Tra le otto o le nove miglia. Volete vederlo?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— Vostro Onore sarà soddisfatto. Si tratta di
-una gita in mare?
-</p>
-
-<p>
-— No. Di un viaggio.
-</p>
-
-<p>
-— Un viaggio?
-</p>
-
-<p>
-— Vi assumete di condurmi a Yokohama?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il marinaio, a queste parole, rimase con le
-braccia penzoloni e gli occhi spalancati.
-</p>
-
-<p>
-— Vostro Onore vuol ridere? diss’egli.
-</p>
-
-<p>
-— No! ho perduto la partenza del <i>Carnatic</i>,
-e mi occorre di essere il 14 al più tardi a Yokohama
-per prendere il piroscafo di San Francisco.
-</p>
-
-<p>
-— Mi rincresce, rispose il piloto, ma è impossibile.
-</p>
-
-<p>
-— Vi offro cento sterline (2500 franchi) al
-giorno, e un premio di 200 sterline, se giungo a
-tempo.
-</p>
-
-<p>
-— Dite sul serio? domandò il piloto.
-</p>
-
-<p>
-— Seriissimo,„ rispose il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-Il piloto si era tratto in disparte. Egli guardava
-il mare, evidentemente combattuto tra il desiderio
-di guadagnare una somma enorme e la tema
-di avventurarsi così lontano. Fix era in angosce
-mortali.
-</p>
-
-<p>
-In quel frattempo il signor Fogg erasi volto
-verso mistress Auda.
-</p>
-
-<p>
-“Non avrete paura, signora? le chiese egli.
-</p>
-
-<p>
-— Con voi, no, signor Fogg,„ rispose la giovine
-donna.
-</p>
-
-<p>
-Il piloto erasi di bel nuovo avanzato verso il
-gentleman, e si girava il cappello tra le mani.
-</p>
-
-<p>
-“Ebbene, piloto? disse il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, Vostro Onore, rispose il piloto, non
-posso arrischiare nè i miei uomini, nè me, nè voi
-stesso, in un sì lungo tragitto sopra un battello
-di venti tonnellate appena, e in questa stagione.
-D’altra parte, non giungeremmo a tempo, poichè
-ci sono milleseicento cinquanta miglia da Hong-Kong
-a Yokohama.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Milleseicento sole, disse il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Fa lo stesso.„
-</p>
-
-<p>
-Fix sentì allargarsi i polmoni.
-</p>
-
-<p>
-“Ma, aggiunse il piloto, ci sarebbe forse mezzo
-di aggiustarsi diversamente.„
-</p>
-
-<p>
-Fix non respirò più.
-</p>
-
-<p>
-“Come? domandò Phileas Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Andando a Nagasaki, all’estremità sud del
-Giappone, mille e cento miglia, o soltanto sino
-Shangai, ottocento miglia da Hong-Kong. In quest’ultimo
-viaggio, non ci allontaneremmo dalla
-costa cinese, il che sarebbe un gran vantaggio,
-tanto più che le correnti vi traggono al nord.
-</p>
-
-<p>
-— Piloto, rispose Phileas Fogg, è a Yokohama
-che io devo salire sul postale americano, e non a
-Shangai o a Nagasaki.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè no? rispose il piloto. Il piroscafo di
-San Francisco non parte da Yokohama. Fa scalo
-sì a Yokohama ed a Nagasaki, ma il suo porto
-di partenza è Shangai.
-</p>
-
-<p>
-— Siete certo di quel che dite?
-</p>
-
-<p>
-— Certo.
-</p>
-
-<p>
-— E quando il piroscafo lascia Shangai?
-</p>
-
-<p>
-— L’11, alle sette di sera. Abbiamo dunque
-quattro giorni dinanzi a noi. Quattro giorni, sono
-novantasei ore, e con una media di otto miglia
-all’ora, se siamo ben serviti, se il vento spira da
-sud-est, se il mare è calmo, possiamo fare le ottocento
-miglia che ci separano da Shangai.
-</p>
-
-<p>
-— E potreste partire?...
-</p>
-
-<p>
-— Fra un’ora. Mi basta il tempo di comperare
-dei viveri e di spiegare le vele.
-</p>
-
-<p>
-— Affare fatto.... Siete voi il padrone del battello?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Sì, John Bunsby, padrone della <i>Tankudera</i>.
-</p>
-
-<p>
-— Volete caparra?
-</p>
-
-<p>
-— Se non incomoda Vostro Onore....
-</p>
-
-<p>
-— Ecco duecento sterline in acconto. Signore,
-aggiunse Phileas Fogg voltandosi verso Fix, se
-volete approfittare....
-</p>
-
-<p>
-— Signore, rispose risolutamente Fix, io stava
-appunto per chiedervi questo favore.
-</p>
-
-<p>
-— Bene. Fra una mezz’ora saremo a bordo.
-</p>
-
-<p>
-— Ma quel povero giovane... disse mistress
-Auda.
-</p>
-
-<p>
-— Vado a fare per lui tutto quello che posso,„
-rispose Phileas Fogg.
-</p>
-
-<p>
-E, mentre Fix, nervoso, febbrile, rodendosi le
-viscere, si recava al battello-pilota, Fogg e la sua
-bella compagna di viaggio si diressero verso gli
-ufficii della polizia di Hong-Kong. Colà Phileas
-Fogg diede i connotati di Gambalesta, e lasciò
-una somma sufficiente a farlo rimpatriare. Uguale
-formalità venne adempiuta presso l’agente consolare
-francese, e il palanchino dopo essersi soffermato
-all’albergo dove furono ripigliati i bagagli,
-ricondusse i viaggiatori al porto.
-</p>
-
-<p>
-Tre ore sonavano. Il battello-pilota N. 43, col
-suo equipaggio a bordo, i viveri caricati, era pronto
-a far vela. La era una graziosa piccola goletta di
-venti tonnellate, codesta <i>Tankadera</i>, smilza di prora,
-molto snella di forme, distesa nelle sue linee d’acqua.
-La si sarebbe detta un <i>yacht</i> da corsa. I suoi
-ottoni brillanti, i suoi ferramenti galvanizzati, il
-suo ponte bianco come l’avorio, indicavano che
-il padrone John Bunsby se ne intendeva a tenerla
-in buono stato. I suoi due alberi si chinavano alquanto
-verso poppa. Essa portava randa, trinchetto,
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-trinchettina, fiocchi, freccie, e poteva attrezzare
-una vela di fortuna pel vento in poppa.
-Doveva camminare meravigliosamente, e, difatti,
-aveva già guadagnato diversi premi nei <i>matches</i>
-(regate) di battelli-piloti.
-</p>
-
-<p>
-L’equipaggio della <i>Tankadera</i> si componeva del
-padrone John Bunsby e di quattro uomini. Erano
-di quegli arditi marinai che avventurandosi con
-qualunque tempo alla ricerca delle navi, conoscono
-ammirabilmente quei mari. John Bunsby,
-uomo sui quarantacinque anni, vigoroso, nero dal
-sole, sguardo vivo, faccia energica, saldo in gambe,
-rotto al mestiere, avrebbe ispirato fiducia ai più
-timidi.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg e mistress Auda salirono a bordo.
-Fix vi si trovava già. Per la boccaporta di poppa
-della goletta, si scendeva in una stanza quadrata
-le cui pareti s’incavavano, a forma di quadri, al
-disopra di un divano circolare. Nel mezzo, una
-tavola rischiarata da una lampada di rollio. Tutto
-piccolo, ma pulito.
-</p>
-
-<p>
-“Mi dispiace di non avere di meglio da offrirvi,„
-disse il signor Fogg a Fix, che s’inchinò senza
-rispondere.
-</p>
-
-<p>
-L’agente risentiva una specie d’umiliazione ad
-approfittare così delle gentilezze del signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-“In verità, pensò egli, è un furfante molto gentile, — ma
-è un furfante!„
-</p>
-
-<p>
-Alle tre e dieci minuti le vele furono spiegate.
-La bandiera d’Inghilterra sventolava al picco della
-goletta. I passeggieri erano seduti sul ponte. Il
-signor Fogg e mistress Auda volgevano un ultimo
-sguardo sul molo per vedere se caso mai
-comparisse Gambalesta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-</p>
-
-<p>
-Fix non era scevro d’apprensione, poichè il
-caso avrebbe potuto trarre in quel luogo stesso lo
-sfortunato giovane ch’egli aveva così indegnamente
-trattato, ed allora una spiegazione ne sarebbe
-scaturita, dalla quale il <i>detective</i> non sarebbe
-uscito con vantaggio. Ma il Francese non si mostrò,
-e senza dubbio l’abbrutente narcotico lo teneva
-tuttora sotto la sua influenza.
-</p>
-
-<p>
-Finalmente, il padrone John Bunsby sciolse i
-suoi ormeggi, e la <i>Tankadera</i>, pigliando il vento
-sotto la sua randa, il suo trinchetto ed i suoi fiocchi,
-si lanciò balzellante sulle onde.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span></p>
-
-<h2 id="cap21">CAPITOLO XXI.
-<span class="smaller">Nel quale il padrone della “Tankadera„
-corre pericolo
-di perdere un premio di duecento sterline.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Era pure un’avventurosa spedizione quella navigazione
-di ottocento miglia, sopra una imbarcazione
-di venti tonnellate, sovratutto in quel tempo
-dell’anno. E’ sono generalmente cattivi quei mari
-della Cina, esposti a colpi di vento terribili, principalmente
-durante gli equinozii, e si era ancora
-a’ primi giorni di novembre.
-</p>
-
-<p>
-Sarebbe stato evidentemente un vantaggio pel
-piloto di condurre i suoi passaggieri sino a Yokohama,
-giacchè era pagato a giornate. Ma grande
-imprudenza sarebbe stato il tentare un simile tragitto
-in tali condizioni, ed era già un bell’atto
-d’audacia, se non di temerità, il risalire sino a
-Shangai. Ma John Bunsby aveva fiducia nella sua
-<i>Tankadera</i>, che s’alzava sulle onde come un sughero,
-e forse non aveva torto.
-</p>
-
-<p>
-Durante le ultime ore della prima giornata, la
-<i>Tankadera</i> navigò nei passi capricciosi di Hong-Kong,
-e in tutte le andature, con vento in poppa
-o quasi: si condusse ammirabilmente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Non ho bisogno, piloto, disse Phileas Fogg,
-al momento che la goletta entrava in alto mare,
-di raccomandarvi tutta la diligenza possibile.
-</p>
-
-<p>
-— Vostro Onore riposi su di me, rispose John
-Bunsby. In fatto di vele, noi portiamo tutto ciò
-che il vento permette di portare. Le nostre freccie
-non vi aggiungerebbero nulla, e non sarebbe che
-sopraccaricare l’imbarcazione nuocendo al suo
-cammino.
-</p>
-
-<p>
-— È il vostro mestiere, e non il mio, piloto; mi
-affido a voi.„
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg, col corpo ritto, le gambe aperte
-ed equilibrate come un marinaio, guardava senza
-barcollare il mare agitato. La giovane donna, seduta
-a poppa, si sentiva commossa a vedere l’Oceano,
-oscurato già dal crepuscolo, ch’ella affrontava
-sopra una fragile barca. Al di sopra della
-sua testa si spiegavano quelle vele bianche, che
-la traevano nello spazio pari a grandi ali. La goletta,
-sollevata dal vento, pareva volare in aria.
-</p>
-
-<p>
-Venne la notte. La luna entrava nel suo primo
-quarto, e la sua insufficiente luce doveva spegnersi
-in breve nelle nebbie dell’orizzonte. Delle
-nubi accorrevano dall’est e invadevano già una
-parte del cielo.
-</p>
-
-<p>
-Il piloto aveva disposto i suoi fuochi di posizione,
-precauzione indispensabile in quei mari
-molto frequentati in vicinanza agli approdi. Gli
-scontri di navi non vi erano rari, e con la velocità
-da cui era animata, la goletta si sarebbe sfracellata
-al menomo urto.
-</p>
-
-<p>
-Fix meditava a prua dell’imbarcazione. Egli se
-ne stava in disparte, sapendo Fogg d’indole poco
-ciarliera. D’altra parte, gli ripugnava di parlare
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-a quell’uomo, da cui accettava i favori. Egli pensava
-altresì all’avvenire. Cotesto gli pareva certo:
-che il signor Fogg non si fermerebbe a Yokohama,
-che piglierebbe immediatamente il battello di San
-Francisco affine di andar in America, la cui vasta
-estensione gli assicurerebbe la impunità con
-la sicurezza. Il piano di Fogg gli sembrava il più
-semplice del mondo.
-</p>
-
-<p>
-Invece d’imbarcarsi in Inghilterra per gli Stati
-Uniti, come un briccone volgare, quel Fogg aveva
-fatto il gran giro e traversato i tre quarti del
-globo, affine di portarsi più sicuramente sul continente
-americano, ove si papperebbe tranquillamente
-il milione della Banca, dopo aver fuorviato la polizia.
-Ma giunto che fosse sul territorio dell’Unione,
-che cosa farebbe Fix? Abbandonerebbe quell’uomo?
-No, cento volte no! e fintantochè egli
-non avesse ottenuto un atto d’estradizione, non se
-ne scosterebbe d’una suola. Era il suo dovere ed
-egli lo adempirebbe sino alla fine. Ad ogni modo
-una circostanza fortunata erasi verificata: Gambalesta
-non era più vicino al suo padrone, e principalmente
-dopo le confidenze di Fix, era importante
-che padrone e servo non si rivedessero
-mai.
-</p>
-
-<p>
-Anco Phileas Fogg non poteva a meno di pensare
-al suo servo, scomparso tanto singolarmente.
-</p>
-
-<p>
-Fatte tutte le riflessioni, non gli parve impossibile
-che, in seguito ad un malinteso, il poveraccio
-si fosse imbarcato sul <i>Carnatic</i> all’ultimo momento.
-Così la pensava anche mistress Auda, che deplorava
-profondamente la mancanza di quell’onesto
-servitore al quale ella doveva tanto. Poteva dunque
-darsi che si lo ritrovasse a Yokohama, e, se
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-il Carnatic ve lo aveva trasportato, sarebbe facile
-saperlo.
-</p>
-
-<p>
-Verso le dieci la brezza incominciò a rinfrescare.
-Forse sarebbe stato prudente prendere un
-terzaruolo; ma il pilota, dopo aver accuratamente
-osservato lo stato del cielo, lasciò la velatura tal
-quale era stabilita. D’altra parte, la <i>Tankadera</i>
-reggeva ammirabilmente al vento, pescando molto,
-e tutto era disposto per ammainare rapidamente,
-in caso di groppo.
-</p>
-
-<p>
-A mezzanotte, Phileas Fogg e mistress Auda
-scesero nel camerino. Fix ve li aveva preceduti
-e dormiva, steso sopra una branda. Quanto al piloto
-ed a’ suoi uomini, essi rimasero tutta notte
-sul ponte.
-</p>
-
-<p>
-La domane, 8 novembre, al sorgere del sole, la
-goletta aveva fatto più di cento miglia. Il <i>loch</i><a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>,
-gettato di frequente, indicava che la media della
-sua velocità andava tra le otto e le nove miglia.
-La <i>Tankadera</i> aveva buon vento nelle vele, che funzionavano
-tutte, ed otteneva con tale andatura il
-suo <i>maximum</i> di rapidità. Se il vento si manteneva
-nelle stesse condizioni, le probabilità erano
-propizie.
-</p>
-
-<p>
-La <i>Tankadera</i>, durante tutta quella giornata,
-non si allontanò sensibilmente dalla costa, le cui
-correnti le erano favorevoli. Essa l’aveva a cinque
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-miglia al più dalla sua anca di sinistra, e
-quella costa, irregolarmente profilata, appariva
-talvolta nei momenti di sereno. Il vento veniva
-da terra, e il mare era per ciò meno agitato: circostanza
-fortunata per la goletta, poichè le imbarcazioni
-di piccola portata patiscono soprattutto
-del mar grosso che inceppa la loro velocità, che
-“le uccide,„ per osare l’espressione marittima.
-</p>
-
-<p>
-Verso mezzodì la brezza calmò un poco ed alò
-il sud-est. Il piloto fe’ stabilire le freccie; ma in
-capo a due ore si dovette ammainarle, chè il vento
-rinfrescò da capo.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg e la giovane donna, per buona
-fortuna refrattari al mal di mare, mangiavano
-con appetito le conserve e il biscotto di bordo.
-Fix fu invitato a dividere il loro pasto e dovette
-accettare, ben sapendo che agli stomachi, come
-ai battelli, ci vuole la zavorra; ma ciò lo molestava!
-Viaggiare a spese di quell’uomo, e nutrirsi
-con le sue provvigioni, egli trovava in ciò
-qualcosa di poco leale. Mangiò tuttavia — pochi
-bocconcini, è vero, — ma insomma mangiò.
-</p>
-
-<p>
-Per altro, terminato il pasto, egli credette dover
-prendere in disparte il signor Fogg, e gli
-disse:
-</p>
-
-<p>
-“Signore....„
-</p>
-
-<p>
-Quel “signore„ gli scorticava le labbra, e si
-frenava per non mettere la mano al colletto di
-quel “signore!„
-</p>
-
-<p>
-“Signore, voi siete stato molto gentile ad offrirmi
-passaggio al vostro bordo. Ma, quantunque
-i miei mezzi non mi permettano di agire
-così largamente come voi, intendo pagare la mia
-parte....
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Non parliamo di ciò, signore, rispose il signor
-Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Ma, sì, insisto.
-</p>
-
-<p>
-— No, signore, ripetè Fogg in tono che non
-ammetteva replica. È cosa che entra nelle spese
-generali!„
-</p>
-
-<p>
-Fix s’inchinò; egli si sentiva soffocare, e, andando
-a stendersi a prora della goletta, non
-disse più una parola in tutto il giorno.
-</p>
-
-<p>
-Intanto si correva rapidamente, e John Bunsby
-aveva buona speranza. Parecchie volte disse al
-signor Fogg che si giungerebbe a tempo debito
-a Shangay. Il signor Fogg rispose semplicemente
-che vi faceva assegnamento. D’altra parte tutto
-l’equipaggio della goletta ci metteva molto zelo.
-Il premio allettava quella brava gente. Laonde
-non una scotta che non fosse coscienziosamente
-tesa! Non una vela che non fosse vigorosamente
-distesa! Non una guizzata che si potesse rimproverare
-al timoniere. Non si sarebbe manovrato
-più severamente in una regata del Royal-Yacht-Club.
-</p>
-
-<p>
-La sera, il pilota aveva rilevato col <i>loch</i> un
-cammino percorso di duecentoventi miglia da
-Hong-Kong, e Phileas Fogg poteva sperare che,
-giungendo a Yokohama, egli non avrebbe nessun
-ritardo da inscrivere nel suo programma. Cosicchè,
-il primo contrattempo serio che egli avesse
-subìto dalla sua partenza da Londra non gli cagionerebbe
-probabilmente alcun pregiudizio.
-</p>
-
-<p>
-Durante la notte, verso le prime ore del mattino,
-la <i>Tankadera</i> entrava francamente nello
-stretto di Fo-Kien, che separa la grande isola
-Formosa dalla costa cinese, e tagliava il tropico
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-del Cancro. Il mare era scabrosissimo in quello
-stretto, pieno di remore formate dalla controcorrente.
-La goletta si affaticò molto. Le onde
-corte rompevano il suo cammino. Divenne difficilissimo
-di tenersi in piedi sul ponte.
-</p>
-
-<p>
-Col far del giorno il vento rinfrescò di nuovo.
-C’era nel cielo l’apparenza di un colpo di vento.
-Del resto, il barometro annunciava un cangiamento
-prossimo nell’atmosfera; il suo cammino
-diurno era irregolare, ed il mercurio oscillava
-capricciosamente. Si vedeva altresì il mare sollevarsi
-verso il sud-est in lunghi cavalloni “che
-sentivano la tempesta.„ Il giorno prima il sole
-era tramontato in una nebbia rossa, in mezzo
-agli scintillii fosforescenti dell’Oceano.
-</p>
-
-<p>
-Il piloto osservò lungamente quel brutto aspetto
-del cielo e mormorò tra i denti delle cose poco
-intelligibili. A un dato momento, trovandosi vicino
-al suo passeggiero:
-</p>
-
-<p>
-“Si può dir tutto a Vostro Onore? diss’egli a
-bassa voce.
-</p>
-
-<p>
-— Tutto, rispose Phileas Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, fra poco avremo un colpo di vento.
-</p>
-
-<p>
-— Verrà da nord o da sud?
-</p>
-
-<p>
-— Da sud. Vedete. E un tifone che si prepara!
-</p>
-
-<p>
-— Venga pare il tifone del sud, giacchè ci
-spingerà dalla parte buona, rispose il signor
-Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Se la pigliate così, replicò il pilota un po’
-sorpreso, non ho più nulla a dire!
-</p>
-
-<p>
-I presentimenti di John Bunsby non lo ingannavano.
-In un tempo meno avanzato dell’anno,
-il tifone, giusta l’espressione di un celebre meteorologo,
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-si sarebbe dileguato come una cascata
-luminosa di fiamme elettriche. Ma, in equinozio
-d’inverno, era a temersi che si scatenasse con
-violenza.
-</p>
-
-<p>
-Il piloto prese le sue precauzioni in anticipazione.
-Egli fece serrare tutte le vele della goletta
-ed ammainare i pennoni sul ponte. Gli alberi
-di freccia furono dispassati, si rientrò l’asta
-di fiocco e quartieri delle boccaporte furono
-condannati con cura. Non una goccia poteva penetrare
-nello scafo dell’imbarcazione. Una sola
-vela triangolare, una trinchettina di fortuna di
-tela fortissima, fu alzata a guisa di trinchetto,
-in modo da mantenere alla goletta il vento in
-poppa. E si aspettò.
-</p>
-
-<p>
-John Bunsby aveva invitato i suoi passaggieri
-a scendere. Ma, in uno spazio stretto, quasi privo
-d’aria, e con le scosse del mare agitato, quell’incarceramento
-non presentava nulla di piacevole.
-Nè il signor Fogg, nè mistress Auda, nè Fix acconsentirono
-a lasciare il ponte.
-</p>
-
-<p>
-Verso le otto, la burrasca di pioggia e di vento
-cadde a bordo. Senz’altro che il suo pezzetto di
-tela, la <i>Tankadera</i> fu portata via come una penna
-da quel vento di cui non si potrebbe dare un’idea
-esatta, quando soffia in tempesta. Paragonate
-la sua velocità alla quadruplice velocità di una
-locomotiva lanciata a tutto vapore, e rimarrete
-al disotto del vero.
-</p>
-
-<p>
-Durante tutta la giornata, l’imbarcazione corse
-così verso il nord, portata da onde mostruose,
-mantenendo fortunatamente una rapidità uguale
-alla loro. Venti volte fu ad un pelo dall’essere
-sommersa da una di quelle montagne d’acqua
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-che si rizzavano a poppa: ma un abile colpo di
-barra, dato dal pilota, cansava la catastrofe. I
-passaggieri erano a volte coperti dalla testa ai
-piedi dalla schiuma, ch’essi ricevevano filosoficamente.
-Fix bestemmiava senza dubbio. L’intrepida
-Auda, con gli occhi fissi sul suo compagno,
-di cui doveva ammirare il sangue freddo, si mostrava
-degna di lui, ed affrontava la procella al
-suo fianco. Quanto a Phileas Fogg, pareva che
-quel tifone facesse parte del suo programma.
-</p>
-
-<p>
-Fin allora la <i>Tankadera</i> aveva fatto sempre via
-al nord, ma verso sera, come era da temere, il
-vento girando di tre quarti, alò il nord-ovest. La
-goletta, offrendo allora il fianco ai flutti, fu spaventosamente
-sobbalzata. Il mare la percuoteva
-con una violenza tale da spaventare chi non sappia
-con quale solidità tutte le parti di un bastimento
-sono connesse tra loro.
-</p>
-
-<p>
-Con la notte, la tempesta crebbe vieppiù. Vedendo
-far scuro, e con l’oscurità imperversare la
-procella, John Bunsby risentì vive inquietudini.
-Egli chiese a sè stesso se non fosse tempo di
-poggiare in porto, e consultò il suo equipaggio.
-</p>
-
-<p>
-Consultati i suoi uomini, John Bunsby si avvicinò
-al signor Fogg e gli disse:
-</p>
-
-<p>
-“Credo, Vostro Onore, che faremo bene di ripararci
-in un porto della costa.
-</p>
-
-<p>
-— Lo credo anch’io, rispose Phileas Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! fece il pilota, ma quale?
-</p>
-
-<p>
-— Non ne conosco che uno, rispose il signor
-Fogg pacatamente.
-</p>
-
-<p>
-— Ed è?...
-</p>
-
-<p>
-— Shangai.„
-</p>
-
-<p>
-Questa risposta, il piloto stette dapprima alcuni
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-minuti senza comprendere quel che significasse,
-quel che racchiudesse di ostinazione e di
-tenacità. Indi, esclamò:
-</p>
-
-<p>
-“Ebbene, sì! Vostro Onore ha ragione. A
-Shangai.„
-</p>
-
-<p>
-E la direzione della <i>Tankadera</i> fu imperturbabilmente
-mantenuta verso il nord.
-</p>
-
-<p>
-Notte veramente terribile! Vero miracolo, se
-la piccola goletta non si capovolse. Due volte
-essa fa investita, e tutto sarebbe stato strappato
-da bordo, se le ritenute fossero mancate. Mistress
-Auda era affranta, ma non mise un lamento. Parecchie
-volte il signor Fogg dovette precipitarsi
-verso di lei per proteggerla dalla violenza dei
-marosi.
-</p>
-
-<p>
-Il giorno riapparve. La tempesta si scatenò
-ancora con sommo furore. Tuttavia il vento ricadde
-nel sud-est. Era una modificazione favorevole,
-e la <i>Tankadera</i> fece di bel nuovo via su
-quel mare irato, le cui onde cozzavano allora
-con quelle che provocava la nuova direzione del
-vento. Da qui, un cozzo di contro-ondate che
-avrebbe schiacciato un’imbarcazione meno solidamente
-costrutta.
-</p>
-
-<p>
-Di quando in quando si scorgeva la costa tramezzo
-alle nebbie squarciate, ma non una nave
-in vista. La <i>Tankadera</i> era sola a tenere il mare.
-</p>
-
-<p>
-A mezzodì ci furono sintomi di calma, che,
-con l’abbassamento del sole sull’orizzonte, si pronunciarono
-più distintamente.
-</p>
-
-<p>
-La poca durata della tempesta dipendeva dalla
-sua stessa violenza. I passaggieri, completamente
-affranti, poterono mangiare un tantino e prendere
-qualche riposo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-</p>
-
-<p>
-La notte fu relativamente tranquilla. Il piloto
-fe’ ristabilire le sue vele al basso terzaruolo. La
-celerità dell’imbarcazione fu considerevole. La
-domane, 11, al sorgere del sole, fatta ricognizione
-della costa, John Bunsby potè affermare che si
-era a circa cento miglia da Shangai.
-</p>
-
-<p>
-Cento miglia, e non rimaneva che quella giornata
-per farle! La sera stessa il signor Fogg
-doveva giungere a Shangai, se non voleva mancare
-alla partenza del piroscafo di Yokohama.
-Senza la tempesta, durante la quale egli perdette
-parecchie ore, sarebbe stato in quel momento a
-trenta miglia dal porto.
-</p>
-
-<p>
-La brezza calmava sensibilmente, ma fortunatamente
-il mare si appianava con lei. La goletta
-si coprì di tela. Freccie, vele di straglio, controfiocco,
-tutto portava, e il mare spumeggiava sotto
-l’asta di prora.
-</p>
-
-<p>
-A mezzodì, la <i>Tankadera</i> non era a più di quarantacinque
-miglia da Shangai. Le rimanevano
-sei ore per arrivare a questo porto, prima della
-partenza del piroscafo di Yokohama.
-</p>
-
-<p>
-I timori furono vivi a bordo. Si voleva giungere
-a qualunque costo. Tutti, — eccettuato senza
-dubbio Phileas Fogg, — sentivano il loro cuore
-battere d’impazienza. Bisognava che la piccola
-goletta si mantenesse in una media di nove miglia
-all’ora, e il vento calmava sempre! Era una
-brezza irregolare, a cagione di certi soffi capricciosi
-che venivano dalla costa. Passavano, e il
-mare si digrinzava subito dopo il loro passaggio.
-</p>
-
-<p>
-Però l’imbarcazione era così leggiera, le sue
-vele alte, di fino tessuto, raccoglievano così bene
-le pazze brezze, che, mercè l’aiuto della corrente,
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-a sei ore, John Bunsby non contava più che una
-distanza di dieci miglia sino al fiume di Shangai,
-perchè la città stessa è posta a dodici miglia
-almeno dalla foce.
-</p>
-
-<p>
-Alle sette si era ancora a tre miglia da Shangai.
-Una formidabile bestemmia scappò dalle labbra
-del pilota.... Il suo premio di duecento sterline
-stava per isfuggirgli. Egli guardò il signor
-Fogg. Il signor Fogg era impassibile, eppure
-tutta la sua fortuna era in giuoco in quel momento....
-</p>
-
-<p>
-In quel momento dunque, un lungo tubo nero,
-coronato da un pennacchio di fumo, apparve a
-fior d’acqua. Era il piroscafo americano che usciva
-all’ora regolamentare.
-</p>
-
-<p>
-“Maledizione! esclamò John Bunsby, che respinse
-la barra con braccio disperato.
-</p>
-
-<p>
-— Dei segnali,„ disse semplicemente Phileas
-Fogg.
-</p>
-
-<p>
-Un cannoncino di bronzo si protendeva a prora
-della <i>Tankadera</i>. Serviva a far segnali nei tempi
-di nebbia. Lo si caricò sino alla bocca: ma al
-momento in cui il pilota stava per applicare un
-carbone ardente sul luminello:
-</p>
-
-<p>
-“La bandiera in derna,„ disse il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-La bandiera fu ammainata a mezz’albero. Era
-un segnale di pericolo, e si poteva sperare che
-il piroscafo americano scorgendolo, modificherebbe
-la sua via per raggiungere l’imbarcazione.
-</p>
-
-<p>
-“Fuoco!„ disse il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-E la detonazione del cannoncino di bronzo
-rintronò nell’aria.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span></p>
-
-<h2 id="cap22">CAPITOLO XXII.
-<span class="smaller">Nel quale Gambalesta impara che il danaro
-è necessario anco agli antipodi.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Il <i>Carnatic</i>, avendo lasciato Hong-Kong il 7
-novembre, alle sei e mezzo di sera, si dirigeva a
-tutto vapore verso le terre del Giappone. Esso
-portava un carico completo di mercanzie e di
-viaggiatori. Due cabine di poppa rimanevano
-inoccupate. Erano quelle noleggiate per conto del
-signor Phileas Fogg.
-</p>
-
-<p>
-La mattina seguente, gli uomini di prora potevano
-vedere, non senza qualche sorpresa, un passaggiero
-dall’occhio istupidito, l’andatura vacillante,
-la testa scarmigliata, che usciva dalla
-boccaporta dei secondi posti ed andava titubando
-ad assidersi sopra una dara.
-</p>
-
-<p>
-Quel passeggiero era Gambalesta in persona.
-Ecco cos’era accaduto.
-</p>
-
-<p>
-Alcuni istanti dopo che Fix ebbe lasciato la
-tabagìa, due camerieri avevano preso Gambalesta
-profondamente addormentato e l’avevano coricato
-sul letto riservato ai fumatori. Ma tre ore dopo,
-Gambalesta, perseguitato persino nei suoi incubi
-da un’idea fissa, si risvegliava e lottava contro
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-l’azione stupefacente del narcotico. Il pensiero
-del dovere non adempiuto scuoteva il suo torpore.
-Egli lasciava quel letto di ubbriachi, e traballando,
-appoggiandosi ai muri, cadendo e rialzandosi,
-ma sempre e irresistibilmente spinto da
-una specie d’istinto, egli usciva dalla tabagìa,
-gridando come in un sogno: il <i>Carnatic!</i> il <i>Carnatic!</i>
-</p>
-
-<p>
-Il piroscafo era là, fumante, pronto a partire.
-Gambalesta non aveva che pochi passi da fare.
-Egli si slanciò sul ponte volante, oltrepassò la
-murata, e cadde privo di sensi a prora, al momento
-che il <i>Carnatic</i> scioglieva i suoi ormeggi.
-</p>
-
-<p>
-Alcuni marinai, da gente avvezza a simili scene,
-discesero il poveraccio in una cabina dei secondi
-posti, e Gambalesta non si risvegliò che la mattina
-dopo, a centocinquanta miglia dalle terre
-della Cina.
-</p>
-
-<p>
-Ecco il perchè, quel mattino, Gambalesta si
-trovava sul ponte del <i>Carnatic</i>, ove usciva ad
-aspirare con tutta la forza dei suoi polmoni le
-fresche brezze del mare. L’aria pura finì di levargli
-tutti i fumi dell’oppio. Egli cominciò a raccogliere
-le sue idee, e non ci riuscì senza stento. Ma, finalmente,
-si ricordò la scena del giorno prima, le
-confidenze di Fix, la tabagìa.
-</p>
-
-<p>
-— È evidente, disse tra sè, che sono stato abbominevolmente
-ubbriacato! Che dirà mai il signor
-Fogg? Ad ogni modo, non ho perduto il battello:
-quest’è il principale.
-</p>
-
-<p>
-Indi pensando a Fix:
-</p>
-
-<p>
-— Ah! colui! disse tra sè, spero bene che ne
-siamo sbarazzati: dopo ciò che mi propose non
-avrà certo osato seguirci sul <i>Carnatic</i>. Un ispetttore
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-di polizia, un <i>detective</i> alle calcagna del mio
-padrone, accusato di quel furto commesso alla
-Banca d’Inghilterra! Baje! Il signor Fogg è un
-ladro come io sono un assassino!
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta doveva egli raccontare queste cose
-al suo padrone? Conveniva informarlo della parte
-avuta da Fix in quell’affare? Non sarebbe forse
-meglio aspettare il suo arrivo a Londra, per dirgli
-che un agente della polizia metropolitana lo aveva
-seguito intorno al mondo, e per riderne con lui?
-Sì, senza dubbio; ad ogni modo, era cosa da esaminare.
-Il più urgente era di andare dal signor
-Fogg e fargli accettare le sue scuse per quella
-inqualificabile condotta.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta si alzò dunque. Il buon ragazzo,
-dalle gambe tuttora poco solide, arrivò alla bell’e
-meglio a poppa della nave.
-</p>
-
-<p>
-Sul ponte, egli non vide nessuno che rassomigliasse
-nè al suo padrone, nè a mistress Auda.
-</p>
-
-<p>
-— Ho capito! pensò egli, mistress Auda è
-ancora coricata a quest’ora; quanto al signor
-Fogg, egli avrà trovato qualche giuocatore di
-<i>whist</i>, e secondo la sua abitudine....
-</p>
-
-<p>
-In così dire, Gambalesta scese nel salone. Il
-signor Fogg non c’era. Gambalesta non aveva
-che una cosa a fare: domandare al <i>purser</i> (contabile)
-quale camerino occupava il signor Fogg.
-Il <i>purser</i> gli rispose che non conosceva nessun
-passaggiero di questo nome.
-</p>
-
-<p>
-— Ma sì, disse Gambalesta. Un gentleman alto,
-freddo, poco comunicativo, accompagnato da una
-giovane signora....
-</p>
-
-<p>
-— Non abbiamo nessuna giovane signora a
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-bordo, rispose il <i>purser</i>. E poi, ecco qui l’elenco
-dei passaggieri. Potete consultarlo.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta consultò l’elenco.... Il nome del suo
-padrone non vi figurava!
-</p>
-
-<p>
-Egli si sentì come un capogiro. Indi un’idea gli
-attraversò il cervello.
-</p>
-
-<p>
-— Oh che! sono o non sono sul <i>Carnatic?</i>
-</p>
-
-<p>
-— Sì, rispose il <i>purser.</i>
-</p>
-
-<p>
-— In via per Yokohama?
-</p>
-
-<p>
-— Per l’appunto.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta aveva avuto per un istante il timore
-di essersi sbagliato di nave! Ma se egli era
-sul <i>Carnatic</i>, era certo che il suo padrone non vi
-si trovava.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta si abbandonò sopra un seggiolone.
-Era un colpo di fulmine. E d’un subito la luce
-si fece in lui. Egli si ricordò che l’ora di partenza
-del <i>Carnatic</i> era stata anticipata, ch’egli
-doveva avvertirne il suo padrone, che non lo
-aveva fatto, e che era colpa sua se il signor Fogg
-e mistress Auda avevano mancato alla partenza!
-</p>
-
-<p>
-Colpa sua, sì, ma ancor più colpa di quel traditore
-che, per separarlo dal suo padrone, per
-tener questi a Hong-Kong, lo aveva ubbriacato!
-Giacchè egli capì finalmente la manovra dell’ispettore
-di polizia. Ed ora il signor Fogg, certissimamente
-rovinato, la sua scommessa perduta, arrestato,
-incarcerato forse!... Gambalesta a questo
-pensiero si strappava i capelli. Ah! se Fix gli
-capitasse sotto la mano, che resa di conti!
-</p>
-
-<p>
-Finalmente, Gambalesta dopo il primo momento
-di abbattimento ripigliò il suo sangue freddo e
-studiò la situazione. Poco invidiabile, in verità.
-Egli si trovava in via pel Giappone. Certo di
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-giungervi, in che modo ne tornerebbe via? Aveva
-le tasche vuote. Non uno scellino, non un penny.
-Meno male che il suo passaggio e il suo vitto a
-bordo erano pagati. Egli aveva cinque o sei giorni
-dinanzi a sè per riflettere e pigliare una determinazione.
-Quel ch’ei mangiò e bevve in quel
-tragitto non si potrebbe descrivere. Egli mangiò
-pel suo padrone, per mistress Auda e per sè.
-Mangiò come se il Giappone, dove stava per
-approdare, fosse un paese deserto, sprovvisto di
-qualunque sostanza commestibile.
-</p>
-
-<p>
-Il 13, con la marea del mattino, il <i>Carnatic</i>
-entrava nel porto di Yokohama.
-</p>
-
-<p>
-Questo punto è un approdo importante del
-Pacifico, dove poggiano in porto tutti i piroscafi
-che fanno il servizio della posta e dei viaggiatori
-tra l’America del Nord, la Cina, il Giappone e le
-isole della Malesia. Yokohama è situata nella
-medesima baia di Yeddo, a poca distanza da
-quell’immensa città, seconda capitale dell’impero
-giapponese, già residenza del taikun, nel tempo
-in cui quell’imperatore civile esisteva, e rivale di
-Meaka, la grande città che abita il mikado, imperatore
-ecclesiastico e discendente degli dêi.
-</p>
-
-<p>
-Il <i>Carnatic</i> andò a schierarsi al molo di Yokohama,
-vicino alle gettate del porto ed ai magazzini
-della dogana, in mezzo a buon numero di
-navi appartenenti a tutte le nazioni.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta pose il piede senz’alcun entusiasmo
-su quella terra tanto curiosa dei Figli del Sole.
-Il meglio ch’ei potesse fare era di pigliarsi il
-caso per guida, e andare alla ventura per le
-strade della città.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta si trovò dapprima in una città assolutamente
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-europea, con case a facciate basse,
-ornate di verande sotto le quali si entrava in
-eleganti peristilii, e che copriva con le sue strade,
-con le sue piazze, co’ suoi <i>docks</i>, co’ suoi magazzini,
-lo spazio compreso dal promontorio del
-Trattato sino al fiume. Colà, come a Hong-Kong,
-come a Calcutta, formicolava un miscuglio di
-gente di tutte le razze. Americani, Inglesi, Cinesi,
-Olandesi, mercanti pronti a vender tutto ed a
-comperare di tutto, in mezzo a’ quali il Francese
-si trovava tanto estraneo come se fosse stato gettato
-nel paese degli Ottentotti.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta aveva bensì un espediente; quello
-di raccomandarsi agli agenti consolari francesi
-o inglesi stabiliti a Yokohama; ma gli ripugnava
-il raccontare la sua storia, così intimamente commista
-a quella del suo padrone, e prima di risolversi
-a ciò, egli voleva aver esaurito tutti gli
-altri mezzi.
-</p>
-
-<p>
-Laonde, dopo aver percorso la parte europea
-della città, senza che la sorte lo avesse in nulla
-aiutato, egli entrò nella parte giapponese, deciso,
-all’occorrenza, di avanzarsi sino a Yeddo.
-</p>
-
-<p>
-Quella porzione indigena di Yokohama è chiamata
-Benten, dal nome di una dea del mare,
-adorata sulle isole vicine. Ivi si vedevano ammirabili
-viali di abeti e di cedri, porte sacre di
-un’architettura strana, ponti nascosti in mezzo ai
-bambù ed alle canne, tempii riparati sotto la vôlta
-immensa e malinconica dei cedri secolari, bonzerie
-in fondo alle quali vegetavano i sacerdoti
-del buddismo e i settari della religione di Confucio,
-vie interminabili in cui si poteva raccogliere
-una messe di fanciulli dalla carnagione
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-rosea e dalle guance rosse, piccoli fantocci che
-parevano intagliati da qualche paravento indigeno,
-e che si trastullavano in mezzo a cani barboni
-dalle gambe corte e a gatti giallastri, senza
-coda, molto pigri e molto carezzevoli.
-</p>
-
-<p>
-Nelle vie, era tutt’un formicolìo, un andirivieni
-incessante: bonzi che passavano processionalmente
-picchiando i loro tamburelli monotoni,
-yakunini, ufficiali di dogana o di polizia, dai cappelli
-acuminati incrostati di lacca, e che portavano
-due sciabole alla cintura, soldati vestiti di
-cotonine azzurre a righe bianche e armati di fucili
-a percussione, uomini d’armi del mikado,
-insaccati nella loro giubba di seta, con giaco e
-saio di maglie, e un’infinità di altri militari di
-ogni condizione, poichè al Giappone la professione
-del soldato è altrettanto stimata quanto in
-Cina è sprezzata. Poi frati questuanti, pellegrini
-in lunghe vesti, semplici borghesi dalla capigliatura
-liscia e di un nero d’ebano, testa grossa,
-busto lungo, gambe gracili, statura poco elevata,
-carnagione colorita dalle cupe tinte del rame sino
-al bianco latteo, ma mai gialla come quella dei
-Cinesi da cui i Giapponesi differiscono essenzialmente.
-Finalmente, tra le carrozze, i palanchini,
-i cavalli, i portatori, le carriole a vela, i
-<i>norimon</i> a pareti di lacca, i <i>cango</i> soffici, veri
-letti in bambù, si vedevano circolare a piccoli
-passi col loro piedino calzato di scarpe di tela,
-di sandali di paglia o di zoccoli in legno lavorato,
-alcune donne poco belle, dagli occhi dipinti,
-dal petto depresso, dai denti anneriti secondo la
-moda del giorno, ma portanti con eleganza l’abito
-nazionale, il <i>kirimon</i>, specie di veste da camera
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-incrociata da una ciarpa di seta, la cui larga
-cintura si risolveva di dietro in un nodo stravagante, — che
-le moderne Parigine sembrano
-aver tolto a prestito alle Giapponesi.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta passeggiò per alcune ore in mezzo
-a quella folla variopinta, guardando anche le
-curiose ed opulente botteghe, i bazar ove s’ammucchia
-tutta la canutiglia dell’oreficeria giapponese,
-le <i>restaurations</i> adorne di banderuole e di
-bandiere, nelle quali gli era vietato d’entrare, e
-quelle case di thè dove si beve a tazza colma l’acqua
-calda e odorosa, e il <i>saki</i>, bevanda estratta dal
-riso in fermentazione, e quelle comode tabagìe
-dove si fuma un tabacco finissimo e non già l’oppio,
-il cui uso è quasi sconosciuto al Giappone.
-</p>
-
-<p>
-Indi, Gambalesta si trovò nei campi in mezzo
-alle immense risaie. Ivi, si presentavano alla
-vista, con fiori che sfoggiavano i loro ultimi colori
-e i loro ultimi profumi, delle camelie sfarzose,
-non già sopra arboscelli, ma sopra veri alberi,
-e nei recinti i bambù, i ciliegi, i susini, i
-meli, che i Giapponesi coltivano più pei loro
-fiori che pei loro frutti, e che dei fantocci smorfiosi,
-degli arganelli striduli difendono dal becco
-dei passeri, dei colombi, dei corvi, ed altri volatili
-voraci. Non un cedro maestoso che non alberghi
-qualche grande aquila, non un salice piangente
-che non nasconda nel suo fogliame qualche
-airone, malinconicamente appollaiato sopra
-una zampa; insomma dovunque cornacchie, anitre,
-sparvieri, oche selvatiche, e gran numero di
-quelle grù che i Giapponesi trattano da Eccellenze,
-e che simboleggiano per essi la longevità e
-la felicità.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-</p>
-
-<p>
-Errando così, alla ventura. Gambalesta scorse
-alcune violette tra l’erbe:
-</p>
-
-<p>
-— To’! diss’egli, ecco la mia cena.
-</p>
-
-<p>
-Ma avendole odorate, non trovò in loro alcun
-profumo.
-</p>
-
-<p>
-— Fortuna avversa! pensò egli.
-</p>
-
-<p>
-Vero è che l’onesto giovane aveva, in previsione,
-fatta la colazione più copiosa che avesse
-potuto, prima di lasciare il <i>Carnatic</i>; ma dopo
-una giornata di passeggiata, si sentì lo stomaco
-molto vuoto. Egli aveva pur notato che pecore,
-capre o maiali mancavano assolutamente alle
-mostre dei macellai indigeni, e, siccome sapeva che
-era un sacrilegio l’uccidere i buoi, unicamente
-riservati ai bisogni dell’agricoltura, ne aveva concluso
-che la carne fosse rara al Giappone. Non
-s’ingannava; ma in mancanza di carne da macello,
-il suo stomaco si sarebbe volentieri rassegnato
-ai pezzi di cinghiali o di daini, alle pernici od
-alle quaglie, al pollame od al pesce, di cui i
-Giapponesi si nutrono quasi esclusivamente in un
-col prodotto delle risaie. Ma dovette far buon
-viso a cattiva fortuna, e rimandò alla domane la
-cura di provvedere al suo vitto.
-</p>
-
-<p>
-Venne la notte, Gambalesta rientrò nella città
-indigena, ed errò nelle vie in mezzo alle lanterne
-multicolori, guardando i gruppi di funamboli eseguire
-i loro prodigiosi esercizii, e gli astrologhi
-all’aria aperta che addensavano la folla intorno al
-loro cannocchiale. Indi egli rivide la rada, smaltata
-dai fianchi dei pescatori, che attiravano il
-pesce alla luce di resine infiammate.
-</p>
-
-<p>
-Finalmente le strade si spopolarono. Alla folla
-succedettero le ronde di yakunini (specie di guardie
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-di pubblica sicurezza). Quegli ufficiali, nei
-loro magnifici costumi e in mezzo al loro seguito,
-parevano tanti ambasciatori, e Gambalesta ripeteva
-tra sè piacevolmente, ogni volta che incontrava
-taluna di tali pattuglie risplendenti:
-</p>
-
-<p>
-“Ci siamo! Ecco un’altra ambasciata giapponese
-che parte per l’Europa!„
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span></p>
-
-<h2 id="cap23">CAPITOLO XXIII.
-<span class="smaller">Nel quale il naso di Gambalesta
-si allunga smisuratamente.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-La domane, Gambalesta, stanco, affamato, disse
-a sè stesso che bisognava mangiare a qualunque
-costo, e che il più presto era il meglio. Egli
-aveva bensì l’espediente di vendere l’orologio,
-ma sarebbe piuttosto morto di fame. Era allora
-il caso pel poveraccio, o mai più, di utilizzare
-la voce forte, se non melodica, cui la natura avevagli
-concesso. Egli sapeva alcune canzoncine di
-Francia e d’Inghilterra, e risolse di metterle a
-prova. I Giapponesi dovevano certamente essere
-amanti di musica, poichè tutto si fa in casa loro
-al suono dei cimballi, del <i>tam-tam</i> e dei tamburi,
-ed essi non potevano che apprezzare i talenti di
-un virtuoso europeo.
-</p>
-
-<p>
-Ma forse l’ora era troppo mattutina per organizzare
-un concerto, e i dilettanti, inaspettatamente
-risvegliati, non avrebbero pagato il cantore
-in moneta dall’effigie del mikado.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta si decise dunque di aspettare alcune
-ore; ma, cammin facendo, fece la riflessione
-che sembrerebbe troppo ben vestito per un artista
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-ambulante, e gli venne l’idea di scambiare i
-suoi abiti con altri più in armonia con la sua
-posizione. Questo scambio doveva, d’altra parte,
-produrre un po’ di danaro, da applicarsi immediatamente
-a soddisfare il suo appetito.
-</p>
-
-<p>
-Presa questa risoluzione, rimaneva di porla in
-esecuzione. Non fu che dopo lunghe ricerche che
-Gambalesta scoprì un rigattiere indigeno, al quale
-espose la sua domanda. L’abito europeo piacque
-al rigattiere, e ben presto Gambalesta si trovò
-coperto con una vecchia veste giapponese ed in
-testa una specie di turbante tutto scolorito dall’azione
-del tempo. Ma in cambio alcune monetuccie
-d’argento gli risuonavano in tasca.
-</p>
-
-<p>
-“Bene, pensò egli, mi figurerò di essere in carnevale.„
-</p>
-
-<p>
-La prima cura di Gambalesta in tal modo
-“giapponizzato„ fu di entrare in una <i>teahouse</i>
-(bottega da thè) di modesta apparenza, e qui, con
-un avanzo di pollo e delle manate di riso a discrezione,
-egli fe’ colazione da uomo pel quale il
-pranzo sia ancora un problema da risolvere.
-</p>
-
-<p>
-“Ora, disse tra sè allorchè fu copiosamente
-ristorato, si tratta di non perdere la testa. Non
-ho più l’espediente di vendere queste spoglie per
-delle altre ancor più giapponesi. È d’uopo dunque
-pensare al mezzo di lasciare più prontamente
-possibile questo paese del Sole, di cui non conserverò
-che un doloroso ricordo!„
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta pensò allora a visitare i piroscafi
-in partenza per l’America. Egli intendeva offrirsi
-in qualità di cuoco o di domestico, non chiedendo
-altra retribuzione che il passaggio e il vitto. A
-San Francisco poi s’ingegnerebbe a trarsi d’impaccio.
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-L’importante era di percorrere quelle
-quattromila miglia del Pacifico, che intercedono
-tra il Giappone e il Nuovo-Mondo.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta non essendo uomo da trascurare
-una buona idea, si diresse verso il porto di Yokohama.
-Mano mano che si avvicinava ai <i>docks</i>,
-il suo progetto, che gli era parso così semplice
-al momento che glien’era venuta l’idea, gli pareva
-ognora più ineseguibile. Perchè mo’ si avrebbe
-bisogno di un cuoco o di un cameriere a bordo
-di un piroscafo americano, e quale fiducia inspirerebbe
-egli, vestito a quel modo? Quali raccomandazioni
-far valere? Quali referenze indicare?
-</p>
-
-<p>
-Mentre rifletteva così, i suoi sguardi caddero
-sopra un immenso cartellone che una specie di
-<i>clown</i> portava su e giù per le vie di Yokohama.
-Quel manifesto era così concepito in inglese:
-</p>
-
-<p class="center">
-COMPAGNIA GIAPPONESE ACROBATICA<br />
-DELL’ONOREVOLE<br />
-WILLIAM BATULCAR
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>Ultime rappresentazioni prima della loro partenza</i><br />
-<i>per gli Stati Uniti d’America, dei</i><br />
-LUNGHI-NASI-LUNGHI-NASI
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>sotto l’invocazione diretta del Dio Tengù</i><br />
-GRANDE ENTUSIASMO.
-</p>
-
-<p>
-“Gli Stati Uniti d’America! esclamò Gambalesta,
-ecco il fatto mio!...„
-</p>
-
-<p>
-Egli seguì l’uomo-cartellone, e, dietro a lui
-entrò ben presto nella città giapponese. Da lì a
-un quarto d’ora egli si fermava dinanzi ad una
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-vasta baracca, coronata da parecchi trofei di
-banderuole, e le cui pareti esterne rappresentavano
-senza prospettiva, ma in colori sfacciati,
-un’intera compagnia di bagatellieri.
-</p>
-
-<p>
-Era lo stabilimento dell’onorevole Batulcar,
-specie di Barnum americano, direttore di una
-compagnia di saltimbanchi, bagatellieri, pagliacci,
-acrobati, equilibristi, ginnasti, che, secondo il
-manifesto, dava le sue ultime rappresentazioni
-prima di lasciare l’impero del Sole per gli Stati
-dell’Unione.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta entrò sotto un peristilio che precedeva
-la baracca, e chiese del signor Batulcar.
-Comparì il signor Batulcar in persona.
-</p>
-
-<p>
-“Che volete? diss’egli a Gambalesta, cui prese
-a tutta prima per un indigeno.
-</p>
-
-<p>
-— Avete bisogno di un servo? domandò Gambalesta.
-</p>
-
-<p>
-— Un servo, esclamò il Barnum, accarezzando
-il folto pizzo grigio che assiepava il suo mento,
-io ne ho due, obbedienti, fedeli, che non mi lasciarono
-mai, e che mi servono per niente, a patto
-ch’io li nutra. Ed eccoli qua, aggiunse egli, mostrando
-le sue due braccia robuste, rigate da vene
-grosse come corde di contrabbasso.
-</p>
-
-<p>
-— Sicchè, io non posso esservi utile a nulla?
-</p>
-
-<p>
-— A nulla.
-</p>
-
-<p>
-— Cospetto! pure mi sarebbe convenuto tanto
-di partir con voi.
-</p>
-
-<p>
-— O che! disse l’onorevole Batulcar, voi siete
-giapponese com’io sono una scimmia! Perchè dunque
-siete vestito a codesto modo?
-</p>
-
-<p>
-— Eh! ognuno si veste come può!
-</p>
-
-<p>
-— Quest’è vero. Siete un Francese, voi?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Sì, Parigino di Parigi.
-</p>
-
-<p>
-— Allora dovete saper fare molte smorfie.
-</p>
-
-<p>
-— Affè, rispose Gambalesta, punto di vedere
-la sua nazionalità provocare quella domanda, noi
-altri Francesi sappiamo fare delle smorfie, è vero,
-ma non meglio degli Americani!
-</p>
-
-<p>
-— Giusto. Ebbene, se non vi piglio come servo,
-posso pigliarvi come <i>clown</i>. Mi capite, giovinotto
-mio; in Francia si hanno pagliacci stranieri, e
-all’estero pagliacci francesi!
-</p>
-
-<p>
-— Ah!
-</p>
-
-<p>
-— Siete robusto, poi!
-</p>
-
-<p>
-— Specialmente quando mi alzo da tavola.
-</p>
-
-<p>
-— E sapete cantare?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, rispose Gambalesta, che in passato aveva
-fatto la sua parte in certi concerti di strada.
-</p>
-
-<p>
-— Ma sapete cantare con la testa in giù, con
-una trottola che gira sulla pianta del piede sinistro
-e una sciabola in equilibrio sulla pianta
-del piede destro?
-</p>
-
-<p>
-— Altro che! rispose Gambalesta, che si ricordava
-i primi esercizi della sua giovinezza.
-</p>
-
-<p>
-— Gli è che, vedete, tutto sta in questo! rispose
-l’onorevole Batulcar.
-</p>
-
-<p>
-Il contratto fu stipulato <i>hic et nunc</i>.
-</p>
-
-<p>
-Alla perfine Gambalesta aveva trovato una posizione.
-Egli era arruolato per far di tutto nella
-celebre compagnia giapponese. Ciò non lusingava
-molto il suo amor proprio, ma prima di otto
-giorni egli poteva essere in viaggio per San Francisco.
-</p>
-
-<p>
-La rappresentazione, annunciata con gran fracasso
-dall’onorevole Batulcar, doveva cominciare
-alle tre, e ben presto i formidabili strumenti
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-d’un’orchestra giapponese, tamburi e tam-tam,
-strepitarono alla porta. Si capisce bene che Gambalesta
-non aveva potuto studiare una parte, ma
-egli doveva prestare l’appoggio delle sue solide
-spalle nel grande esercizio del “grappolo umano„
-eseguito dai Lunghi-Nasi del dio Tengù. Codesta
-<i>great attraction</i> della rappresentazione doveva chiudere
-la serie degli esercizii.
-</p>
-
-<p>
-Prima delle tre, gli spettatori avevano invaso
-la vasta baracca. Europei ed indigeni, Cinesi e
-Giapponesi, uomini, donne e fanciulli, si precipitavano
-sulle strette panchette e nei palchi che
-facevano fronte alla scena. I musicanti eransi ritirati
-nell’interno, e l’orchestra, al completo, <i>gong</i>,
-<i>tam-tam</i>, nacchere, flauti, tamburelli e gran casse,
-suonava furiosamente.
-</p>
-
-<p>
-Questa rappresentazione fu ciò che sono tutti
-codesti spettacoli di acrobati. Ma convien pure
-confessare che i Giapponesi sono i primi equilibristi
-del mondo. Uno, munito del suo ventaglio
-e di pezzetti di carta, eseguiva l’esercizio tanto
-grazioso delle farfalle e dei fiori. Un altro, col
-fumo odoroso della sua pipa, tracciava rapidamente
-in aria una serie di parole azzurrognole,
-che formavano un complimento all’indirizzo dell’assemblea.
-Questi giuocava con delle candele
-accese, che spense successivamente quando passarono
-dinanzi alle sue labbra e ch’egli riaccese
-l’una all’altra senza interrompere un solo istante
-il suo giuoco di prestigio. Quegli riproduceva col
-mezzo di trottole giranti le più inverosimili combinazioni;
-sotto la sua mano quegli arnesi susurroni
-parevano animarsi di vita propria nella loro
-interminabile giravolta; correvano sopra cannuccie
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-di pipa, sopra tagli di sciabola, sopra fili di
-ferro, veri capelli tesi da una parte all’altra della
-scena; facevano il giro di grandi vasi di cristallo,
-salivano scale di bambù, si smarrivano in tutti
-i canti; producevano effetti armonici dei più strani
-combinando le loro tonalità diverse. I bagatellieri
-saltavano con le trottole, ed esse giravano in
-aria; le lanciavano a guisa di volanti, con delle
-racchette di legno, ed esse giravano sempre; se
-le cacciavano in tasca, e quando le estraevano
-giravano ancora, — finchè allo scatto di una
-molla si convertivano in fuochi di artificio!
-</p>
-
-<p>
-Inutile descrivere qui i prodigiosi esercizi degli
-acrobati e ginnasti della Compagnia. I giuochi
-della scala, della pertica, della palla, delle botti,
-ecc., furono eseguiti con una precisione sorprendente.
-Ma la principale attrattiva della rappresentazione
-era la comparsa di quei “Lunghi-Nasi,„
-prodigiosi equilibristi che l’Europa non
-conosce ancora.
-</p>
-
-<p>
-Codesti Lunghi-Nasi formano una corporazione
-particolare posta sotto l’invocazione diretta del
-dio Tengù. Erano vestiti come eroi del medioevo
-e portavano uno splendido paio d’ali alle
-spalle. Ma ciò che li distingueva in ispecial modo
-era il lungo naso che si protendeva dalla loro
-faccia, e l’uso che ne facevano. Quei nasi non
-erano altro che cannuccie di bambù, lunghe cinque,
-sei, dieci piedi, talune diritte, altre ricurve,
-queste lisce, quelle bitorzolute. Orbene: precisamente
-su queste appendici, fissate con solidità,
-si operavano tutti gli esercizi di equilibrio. Una
-dozzina di quei settarii del dio Tengù si coricarono
-supini, e i loro compagni andarono a sollazzarsi
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-sui loro nasi, ritti a guisa di parafulmini,
-saltando, balzando da questo a quello, ed eseguendo
-le più straordinarie cose.
-</p>
-
-<p>
-Per terminare, era stata specialmente annunciata
-al pubblico la piramide umana, nella quale
-una cinquantina di Lunghi-Nasi dovevano figurare
-il Carro di Jaggernaut. Ma invece di formare
-questa piramide pigliando le loro spalle per punto
-d’appoggio, gli artisti dell’onorevole Batulcar non
-dovevano sorreggersi che sui loro nasi. Ora, siccome
-uno di quelli che formavano la base del
-carro aveva abbandonato la compagnia, e siccome
-bastava essere vigoroso e destro, Gambalesta fu
-scelto per surrogarlo.
-</p>
-
-<p>
-Certo che il degno giovine si sentì tutto mortificato,
-quando — triste ricordo della giovinezza — egli
-ebbe indossato il suo vestito del medio
-evo, adorno di ali multicolori, e che un naso
-di sei piedi gli fu applicato sulla faccia! Ma
-alla fin fine quel naso gli dava il pane, e si fece
-animo.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta entrò in scena ed andò a schierarsi
-con que’ suoi colleghi che dovevano formare la
-base del Carro di Jaggernaut. Tutti si stesero a
-terra, col naso ritto al cielo. Una seconda squadra
-di equilibristi andò a posarsi su quelle lunghe
-appendici, una terza le tenne dietro, indi una
-quarta, e su quei nasi che si toccavano soltanto
-per la punta, un monumento umano s’innalzò in
-brev’ora sino al soffitto del teatro.
-</p>
-
-<p>
-Ora, gli applausi raddoppiavano e gl’istrumenti
-dell’orchestra rintronavano come tanti fulmini,
-quando la piramide vacillò, l’equilibrio si ruppe,
-uno dei punti d’appoggio della base venne a
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-mancare, e il monumento crollò come un castello
-di carte....
-</p>
-
-<p>
-Era Gambalesta che, abbandonando il suo posto,
-saltando la balaustra senza il soccorso delle
-sue ali, ed arrampicandosi sulla galleria di destra,
-cadeva ai piedi di uno spettatore, esclamando:
-</p>
-
-<p>
-“Ah! padron mio! padron mio!
-</p>
-
-<p>
-— Voi?
-</p>
-
-<p>
-— Io!
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, quand’è così, al piroscafo, ragazzo
-mio!...„
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg, mistress Auda che l’accompagnava,
-e Gambalesta si erano precipitati pei corridoi
-al difuori della baracca. Ma ivi essi trovarono
-l’onorevole Batulcar, furente, che reclamava
-danni e interessi per il “crollo.„ Phileas Fogg
-placò il suo furore gettandogli una manata di
-banconote. E alle sei e mezzo, al momento che
-stava per partire, il signor Fogg e mistress Auda
-ponevano piede sul piroscafo americano, seguiti
-da Gambalesta, che portava le ali sulla schiena,
-e sulla faccia quel naso di sei piedi che non s’era
-ancora potuto strappare dal volto.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span></p>
-
-<h2 id="cap24">CAPITOLO XXIV.
-<span class="smaller">Durante il quale si compie la traversata
-dell’Oceano Pacifico.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Ciò che era accaduto in vista di Shangai, il
-lettore lo avrà capito a quest’ora. I segnali fatti
-dalla <i>Tankadera</i> erano stati veduti dal piroscafo
-di Yokohama. Il capitano, vedendo una bandiera
-in derna, si era diretto verso la piccola goletta.
-Da lì a pochi istanti, Phileas Fogg, saldando il
-suo passaggio al prezzo convenuto, metteva in
-tasca del padrone John Bunsby cinquecentocinquanta
-sterline (14,750 fr.). Indi, l’onorevole gentleman,
-mistress Auda e Fix erano saliti a bordo
-dello <i>steamer</i>, che aveva fatto senz’altro via per
-Nagasaki e Yokohama.
-</p>
-
-<p>
-Giunto il mattino stesso, 14 novembre, all’ora
-regolamentare, Phileas Fogg, lasciando che Fix
-se n’andasse pe’ fatti suoi, erasi recato a bordo
-del <i>Carnatic</i>, ed ivi egli risapeva, con gran gioia
-di mistress Auda, — e fors’anco di lui, ma egli
-non ne lasciò trasparire nulla, — che il francese
-Gambalesta era effettivamente giunto il dì prima
-a Yokohama.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg, che doveva ripartire la sera stessa
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-per San Francisco, si pose immediatamente in
-traccia del suo servo. Egli si rivolse, ma indarno,
-agli agenti consolari francesi e inglesi, e, dopo
-aver inutilmente percorso le strade di Yokohama,
-disperava già di rinvenire Gambalesta, quando
-il caso, o forse una specie di presentimento, lo
-fe’ entrare nel baraccone dell’onorevole Batulcar.
-Egli non avrebbe di certo riconosciuto il suo
-servo sotto quell’eccentrico arnese di araldo, ma
-questi, nella sua posizione supina, scorse il suo
-padrone nella galleria. Egli non potè frenare un
-movimento del suo naso. Da qui, rottura dell’equilibrio,
-e il resto.
-</p>
-
-<p>
-Ecco quanto Gambalesta riseppe dalla bocca
-stessa di mistress Auda, che gli narrò allora
-com’era stato fatto il tragitto da Hong-Kong a
-Yokohama, in compagnia di un certo Fix, sulla
-goletta la <i>Tankadera</i>.
-</p>
-
-<p>
-Al nome di Fix, Gambalesta non mosse ciglio.
-Egli pensava non esser ancora giunto il momento
-di dire al suo padrone ciò che era accaduto tra
-l’ispettore di polizia e lui. Laonde, nel racconto
-che Gambalesta fece delle sue avventure, egli si
-accusò e si scusò soltanto di essere stato sorpreso
-dall’ubbriachezza dell’oppio in una tabagìa di
-Yokohama.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg ascoltò freddamente quella narrazione,
-senza rispondere; indi egli aprì al suo
-servo un credito sufficiente a che questi potesse
-procurarsi a bordo degli abiti convenienti. E infatti,
-prima che fosse trascorsa un’ora, l’onesto
-giovane, essendosi tagliato il naso e mozzato le
-ali, non aveva più nulla che ricordasse il settario
-del dio Tengù.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il piroscafo che faceva il tragitto da Yokohama
-a San Francisco apparteneva alla Compagnia del
-<i>Pacific Mail steam</i>, e si chiamava <i>General Grant</i>. Era
-un ampio <i>steamer</i> a ruote, della portata di duemila
-cinquecento tonnellate, ben attrezzato e dotato
-di una grande velocità. Un enorme bilanciere si
-alzava e si abbassava successivamente al disopra
-del ponte; ad una delle sue estremità s’inarticolava
-il fusto di uno stantuffo, ed all’altra quello
-di una leva, che trasformando il movimento rettilineo
-in movimento circolare si applicava direttamente
-all’albero delle ruote. Il <i>General Grant</i>
-era attrezzato come un tre alberi goletta, e possedeva
-una grande superficie di velatura, che
-aiutava potentemente il vapore. Facendo le sue
-dodici miglia all’ora, il piroscafo non ci doveva
-mettere più di ventun giorno ad attraversare
-il Pacifico. Phileas Fogg era dunque in diritto
-di credere che, deposto il 2 dicembre a
-San Francisco, egli sarebbe l’11 a Nuova York e
-il 20 a Londra, — anticipando così di qualche
-ora quella data fatale del 21 dicembre.
-</p>
-
-<p>
-I passeggieri erano in buon numero a bordo
-dello <i>steamer</i>: degli Inglesi, molti Americani, una
-vera emigrazione di <i>coolies</i> per l’America, e un
-certo numero d’ufficiali dell’esercito delle Indie,
-che profittavano del loro congedo facendo il giro
-del mondo.
-</p>
-
-<p>
-Durante il tragitto non accadde alcun incidente
-nautico. Il piroscafo, sostenuto sulle sue larghe
-ruote, appoggiato dalla sua robusta velatura, rollava
-poco. L’Oceano Pacifico giustificava a sufficienza
-il suo nome. Il signor Fogg era calmo e
-poco comunicativo come d’ordinario. La sua giovine
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-compagna si sentiva sempre più avvinta a
-quell’uomo con altri vincoli che quelli della riconoscenza.
-Quella natura silenziosa, così generosa
-nel suo complesso, l’impressionava più ch’ella nol
-credesse, e quasi inconsapevolmente ella si lasciava
-invadere da sentimenti di cui l’enigmatico Fogg
-non pareva subire menomamente l’influenza.
-</p>
-
-<p>
-Inoltre, mistress Auda s’interessava prodigiosamente
-ai progetti del gentleman. Ella s’inquietava
-degli incagli che potevano compromettere il successo
-del viaggio. Sovente ella discorreva con
-Gambalesta, che leggeva nel cuore di mistress
-Auda. Il bravo giovane aveva ora, rispetto al suo
-padrone, la fede del carbonaio; egli non rifiniva
-dagli elogi sull’onestà, la generosità, la devozione
-di Phileas Fogg; indi rassicurava mistress Auda
-sull’esito del viaggio, ripetendo che il più difficile
-era fatto, che si era usciti da quei paesi fantastici
-della Cina e del Giappone, che si ritornava
-alle contrade incivilite, e finalmente che un treno
-da San Francisco a Nuova York ed uno transatlantico
-da Nuova York a Londra basterebbero,
-senza dubbio, a compiere quell’impossibile giro
-del mondo nei termini convenuti.
-</p>
-
-<p>
-Nove giorni dopo aver lasciato Yokohama, Phileas
-Fogg aveva esattamente percorso la metà
-del globo terrestre.
-</p>
-
-<p>
-Infatti il <i>General Grant</i>, il 23 novembre, passava
-al 180º meridiano, quello sul quale si trovano nell’emisfero
-australe gli antipodi di Londra. Di ottanta
-giorni messi a sua disposizione, il signor
-Fogg, vero è, ne aveva impiegati cinquantadue, e
-non gliene rimanevano che ventotto da spendere.
-Ma bisogna notare che se il gentleman si trovava
-<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
-a mezza strada soltanto “per la differenza dei meridiani,„
-egli aveva in realtà compiuto più di due
-terzi del tragitto totale. Quali giravolte forzate, difatti,
-da Londra ad Aden, da Aden a Bombay, da
-Calcutta a Singapore, da Singapore a Yokohama! A
-seguire circolarmente il cinquantesimo parallelo,
-che è quello di Londra, la distanza non sarebbe stata
-che di circa dodicimila miglia, mentre Phileas
-Fogg era costretto, dai capricci dei mezzi di locomozione,
-di percorrerne ventiseimila, delle quali
-aveva fatto circa diciassettemila e cinquecento,
-a quella data del 23 novembre. Ma ora la strada
-era diritta, e Fix non era più fra’ piedi ad accumularvi
-ostacoli!
-</p>
-
-<p>
-Accadde altresì che, quel 25 novembre, Gambalesta
-provasse una gran gioia. I lettori ricordano
-che il nostro testardo erasi ostinato a mantenere
-l’ora di Londra al suo famoso oriuolo di famiglia,
-ritenendo false tutte le ore dei paesi ch’egli percorreva.
-Ora, quel giorno, quantunque non l’avesse
-mai posto nè innanzi nè indietro, il suo orologio
-si trovò d’accordo coi cronometri di bordo.
-</p>
-
-<p>
-Se Gambalesta ne menò vanto è cosa facile a
-capire. Egli avrebbe voluto proprio sapere quello
-che Fix avrebbe potuto dire, se fosse stato presente.
-</p>
-
-<p>
-“Quel briccone che mi spifferava tante fandonie
-sui meridiani, sul sole, sulla luna! ripeteva
-Gambalesta. Guardate mo’ che gente! Se si stesse
-ad ascoltarli, belli orologi si avrebbero allora!
-ero ben sicuro io che un giorno o l’altro il sole
-si deciderebbe a regolarsi sul mio orologio!...„
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta ignorava questo: che se il quadrante
-del suo orologio fosse stato diviso in ventiquattr’ore
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-come gli orologi italiani, egli non avrebbe
-avuto motivo alcuno di vantarsi, perocchè le lancette
-del suo strumento, quando sarebbero state
-le nove del mattino a bordo, avrebbero indicato
-nove ore della sera, vale a dire la ventunesima
-ora dalla mezzanotte — differenza precisamente
-eguale a quella che esiste tra Londra e il centottantesimo
-parallelo.
-</p>
-
-<p>
-Ma se Fix fosse stato capace di spiegare quest’effetto
-puramente fisico, Gambalesta, senza dubbio,
-sarebbe stato incapace, se non di comprenderlo,
-per lo meno di ammetterlo. E ad ogni modo,
-se per un caso impossibile l’ispettore di polizia
-si fosse inopinatamente mostrato a bordo in quel
-momento, è probabile che Gambalesta, a buon diritto
-pien di rancore, avrebbe tratto con lui un
-soggetto affatto differente ed in tutt’altro modo.
-</p>
-
-<p>
-Ma dov’era Fix in quel momento?...
-</p>
-
-<p>
-Fix era precisamente a bordo del <i>General Grant</i>.
-</p>
-
-<p>
-Infatti giungendo a Yokohama, l’agente abbandonando
-il signor Fogg che si proponeva di ritrovare
-nella giornata, erasi recato immediatamente
-dal console inglese. Lì egli aveva finalmente trovato
-il mandato, che correndogli dietro da Bombay,
-aveva già quaranta giorni di data — mandato
-che eragli stato spedito da Hong-Kong con
-quello stesso <i>Carnatic</i> a bordo del quale lo si credeva.
-Immaginatevi il dispetto del <i>detective</i>. Il
-mandato tornava inutile! Il signor Fogg aveva
-lasciato i possedimenti inglesi! Un atto d’estradizione
-era ora necessario per arrestarlo!
-</p>
-
-<p>
-“E sia! disse tra sè Fix dopo il primo momento
-di collera. Se il mio mandato non è più valido
-qui, lo sarà in Inghilterra. Quel furfante pare
-<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
-proprio che voglia ritornare in patria credendo
-di aver ingannato la polizia. Bene. Io lo seguirò sin
-là. Quanto al danaro, Dio voglia che ne rimanga!
-Ma in viaggi, in premi, in processi, in ammende,
-in elefanti, in spese d’ogni specie, il mio omo ha
-già lasciato più di cinquemila sterline sulla strada.
-Alla fin fine, la Banca è ricca!„
-</p>
-
-<p>
-Essendosi così deciso, Fix s’imbarcò anch’esso
-sul <i>General Grant</i>. Egli era a bordo, quando il signor
-Fogg e mistress Auda vi giunsero. Con sua
-somma sorpresa, egli riconobbe Gambalesta sotto
-il suo vestito di giocoliere. Si nascose prestamente
-nel suo camerino, affine di cansare una spiegazione
-che poteva compromettere tutto, — e,
-mercè la quantità dei viaggiatori, egli sperava di
-non essere visto dal suo nemico, allorchè quel
-giorno appunto si trovò faccia a faccia con lui a
-prora della nave.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta saltò alla gola di Fix senza altra
-spiegazione, e, con gran piacere di certi americani
-che scommessero immediatamente per lui,
-egli somministrò all’infelice ispettore una solenne
-grandinata di pugni, che dimostrò l’alta superiorità
-del pugillato francese sul pugillato inglese.
-</p>
-
-<p>
-Quando Gambalesta ebbe finito, si sentì più
-calmo e sollevato. Fix si rialzò tutto ammaccato,
-e, guardando il suo avversario, gli disse freddamente:
-</p>
-
-<p>
-“È finito?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, pel momento.
-</p>
-
-<p>
-— Allora dobbiamo parlare insieme.
-</p>
-
-<p>
-— Io con voi?...
-</p>
-
-<p>
-— Nell’interesse del vostro padrone.„
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta, come soggiogato da quell’imperturbabilità,
-<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
-seguì l’ispettore di polizia, e entrambi si
-assisero a prora dello <i>steamer</i>.
-</p>
-
-<p>
-“Voi mi avete picchiato, disse Fix. Bene. Me
-l’aspettava. Adesso ascoltatemi. Fin qui io sono
-stato l’avversario del signor Fogg, ora sono con lui.
-</p>
-
-<p>
-— Finalmente! esclamò Gambalesta, voi lo credete
-un onest’uomo?
-</p>
-
-<p>
-— No, rispose freddamente Fix, lo credo un
-briccone.... Zitto là! non vi movete e lasciatemi
-dire. Fintantochè il signor Fogg stette sui possedimenti
-inglesi, ebbi interesse a trattenerlo, aspettando
-un mandato d’arresto. Tutto quanto feci fu
-per questo. Io lanciai contro di lui i sacerdoti di
-Bombay, io vi ubbriacai a Hong-Kong, io vi separai
-dal vostro padrone, io lo feci mancare alla
-partenza del piroscafo di Yokohama....„
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta ascoltava coi pugni stretti.
-</p>
-
-<p>
-“Adesso, ripigliò Fix, il signor Fogg sembra
-tornare in Inghilterra? Sta bene. Lo seguirò fin
-là. Ma d’ora innanzi, io metterò ad allontanare
-gli ostacoli del suo cammino tanta cura e tanto
-zelo quanto ne posi fin qui ad accumularveli. Lo
-vedete! il mio giuoco è cambiato, ed è cambiato
-perchè il mio interesse lo impone. Aggiungo che
-il vostro interesse è pari al mio, perchè in Inghilterra
-soltanto voi saprete se siete al servizio
-di un delinquente o di un onest’uomo!„
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta aveva ascoltato attentissimamente
-Fix, e fu convinto che Fix parlava in assoluta
-buona fede.
-</p>
-
-<p>
-“Siamo amici? domandò Fix.
-</p>
-
-<p>
-— Amici, no, rispose Gambalesta. Alleati, sì, e
-con le debite riserve, poichè, alla minima apparenza
-di tradimento, io vi torco il collo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Accettato, disse tranquillamente l’ispettore
-di polizia.
-</p>
-
-<p>
-Undici giorni dopo, il 3 dicembre, il <i>General
-Grant</i> entrava nella baia della Porta d’Oro, e approdava
-a San Francisco.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg non aveva ancora nè perduto nè
-guadagnato un sol giorno.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span></p>
-
-<h2 id="cap25">CAPITOLO XXV.
-<span class="smaller">Nel quale si dà un’occhiatina a San Francisco
-in un giorno di meeting.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Erano le sette del mattino, quando Phileas Fogg,
-mistress Auda e Gambalesta posero piede sul continente
-americano, — se pure si può dare questo
-nome al molo galleggiante sul quale sbarcarono.
-Codesti moli, che si alzano e s’abbassano con la
-marea, facilitano il carico e lo scarico delle navi.
-Là vanno ad imbozzarsi i <i>clippers</i> di ogni dimensione,
-gli <i>steamers</i> di tutte le nazionalità, e quegli
-<i>steamboats</i> a diversi piani, che fanno il servizio
-del Sacramento e de’ suoi affluenti. Là s’ammucchiano
-i prodotti di un commercio che si
-estende al Messico, al Perù, al Chilì, al Brasile,
-all’Europa, all’Asia, a tutte le isole dell’Oceano.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta, nella sua gioia di toccare alla perfine
-la terra americana, aveva creduto dover operare
-il suo sbarco eseguendo un salto pericoloso
-della più alta scuola. Ma quando ricadde sul molo
-il cui tavolato era tarlato, mancò poco passasse
-da parte a parte. Tutto giubilante del modo con
-cui aveva “preso piede„ sul nuovo continente,
-l’onesto giovane cacciò un grido formidabile, che
-<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
-fece volar via un’innumerevole frotta di cormorani
-e di pellicani, ospiti abituali dei moli mobili.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg, appena sbarcato, s’informò dell’ora
-in cui partiva il primo treno per Nuova
-York. Partiva alle sei di sera. Il signor Fogg
-aveva dunque un’intera giornata da spendere nella
-capitale californiana. Fece venire una carrozza
-per mistress Auda e per sè. Gambalesta montò
-in serpe, e il veicolo, a tre dollari la corsa, si
-diresse verso <i>International-Hôtel</i>.
-</p>
-
-<p>
-Dal posto elevato che occupava, Gambalesta osservava
-con curiosità, la grande città americana:
-strade larghe, case basse ben allineate, chiese e
-templi di un gotico anglosassone, <i>docks</i> immensi,
-magazzini di deposito come tanti palazzi, taluni
-in legno, altri in mattoni; nelle strade, molte carrozze,
-omnibus, <i>tramway</i> (ferrovie a cavalli) e sui
-marciapiedi ingombri, non solo Americani ed Europei,
-ma benanco Cinesi e Indiani, — insomma
-di che comporre una popolazione di più di duecentomila
-abitanti.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta fu non poco sorpreso di quello che
-vedeva. Egli supponeva di trovare ancora la città
-leggendaria del 1849, la città dei masnadieri, degli
-incendiari e degli assassini, accorsi alla conquista
-delle pepite, quell’immenso cafarnao di tutti
-gli spostati, dove si giuocava la polvere d’oro,
-con un revolver da una mano e un coltello dall’altra.
-Ma il “bel tempo„ era passato. San Francisco
-presentava ora l’aspetto di una grande città
-commerciale. L’alta torre del palazzo di città, da
-cui vigilano le scolte, dominava tutto quell’insieme
-di vie e di viali, che s’intersecano ad angoli retti
-in mezzo ai quali risaltano degli <i>squares</i> verdeggianti;
-<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
-indi, una città cinese che pare essere
-stata importata dal Celeste Impero in una scatola
-da giocattoli. Non più <i>sombreros</i>, non più camicie
-rosse alla maniera degli appaltatori di <i>placers</i>,
-non più Indiani pennuti, ma cappelli di seta e
-abiti neri, portati da gentlemen dotati di un’attività
-divorante. Certe vie, tra l’altre Montgommery-street, — il
-Regent-street di Londra, il <i>boulevard</i>
-degl’Italiani di Parigi, il <i>Broadway</i> di Nuova
-York, — erano fiancheggiate da splendide botteghe,
-che offrivano nelle loro vetrine i prodotti
-del mondo intero.
-</p>
-
-<p>
-Allorchè Gambalesta giunse a <i>International-Hôtel</i>,
-gli sembrava di non aver mai lasciato l’Inghilterra.
-</p>
-
-<p>
-Il pianterreno dell’albergo era occupato da un
-immenso “bar,„ specie di <i>buffet</i> aperto <i>gratis</i> a
-qualunque viandante. Carne disseccata, zuppa con
-le ostriche, biscotto e cacio di Chester vi si smaltivano
-senza che il consumatore avesse a slacciare
-la borsa. Egli non pagava che la bevanda,
-birra, porto o xeres, se gli venisse voglia di rinfrescarsi
-la bocca. La cosa parve “molto americana„
-a Gambalesta.
-</p>
-
-<p>
-La trattoria dell’albergo era attraente. Il signor
-Fogg e mistress Auda presero posto dinanzi
-ad una tavola e furono abbondantemente
-serviti in certi piatti lilliputiani da moretti del
-più bel nero.
-</p>
-
-<p>
-Dopo colazione, Phileas Fogg, accompagnato
-da mistress Auda, lasciò l’albergo per recarsi
-agli uffici del console inglese, onde far vidimare
-il passaporto. Sul marciapiede egli trovò il suo
-servo, che gli chiese prima di partire con la
-<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
-ferrovia del Pacifico, non sarebbe prudente comperare
-qualche dozzina di carabine Enfield o revolver
-Colt. Gambalesta aveva udito parlare di
-Siù e di Pawnies, che fermano i treni come semplici
-ladri spagnuoli. Il signor Fogg rispose che
-la era una precauzione inutile, ma lo lasciò libero
-d’agire a modo suo. Indi, egli si diresse
-verso gli uffici dell’agente consolare.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg non aveva fatto duecento passi, che
-“per caso, casissimo,„ egli incontrò Fix. L’ispettore
-si mostrò estremamente sorpreso. Come! Il
-signor Fogg e lui avevano fatto insieme la traversata
-del Pacifico, e non si erano incontrati a
-bordo! Ad ogni modo, Fix non poteva essere
-che onorato di rivedere il gentleman al quale
-doveva tanto, e, qualora gli affari lo richiamassero
-in Europa, sarebbe contentissimo di proseguire
-il suo viaggio in così piacevole compagnia.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg rispose che l’onore sarebbe
-stato suo, e Fix — cui, premeva di non perderlo
-di vista, — gli chiese il permesso di visitare con
-lui quella curiosa città di San Francisco. Il che
-venne concesso.
-</p>
-
-<p>
-Ecco dunque mistress Auda, Phileas Fogg e
-Fix a gironzare per le vie. Si trovarono in breve
-in Montgommery-street, ove l’affluenza della popolazione
-era enorme. Sui marciapiedi, in mezzo
-alla strada, sulle rotaie de’ <i>tram-ways</i>, ad onta del
-passaggio incessante delle diligenze e degli omnibus,
-sulla soglia delle botteghe, alle finestre di
-tutte le case, e persino sui tetti, folla innumerevole.
-Alcuni uomini-cartelloni circolavano in mezzo
-ai crocchi. Bandiere e banderuole si agitavano al
-vento. Grida erompevano da ogni parte.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-</p>
-
-<p>
-“Urrà per Kamerfield!
-</p>
-
-<p>
-— Urrà per Mandiboy!„
-</p>
-
-<p>
-Era un <i>meeting</i>. Tale fu almeno la supposizione
-di Fix, ed egli la comunicò al signor Fogg, soggiungendo:
-</p>
-
-<p>
-“Noi faremo forse bene, signore, di non frammischiarci
-a questa calca. Ce ne può incoglier
-male.
-</p>
-
-<p>
-— Sicuramente, rispose Phileas Fogg, e i pugni,
-per essere politici, non cessano di esser
-pugni!„
-</p>
-
-<p>
-Fix si credette in dovere di sorridere udendo
-questa osservazione, e, affine di vedere senza essere
-involti nel tafferuglio, mistress Auda, Phileas
-Fogg e lui presero posto sul pianerottolo
-superiore di una scalinata che metteva ad un
-terrazzo situato di prospetto a Montgommery-street.
-Dinanzi a sè, dall’altro lato della via, tra
-la mostra di un mercante di carbone e la bottega
-di un negoziante di petrolio, spiccava una
-larga scrivania all’aria aperta, verso la quale
-le diverse correnti della folla sembravano convergere.
-</p>
-
-<p>
-Ed ora, perchè mo’ questo <i>meeting</i>? In quale
-occasione lo si teneva? Phileas Fogg lo ignorava
-assolutamente. Si trattava forse della nomina
-di un alto funzionario militare o civile, di
-un governatore di Stato, di un membro del Congresso?
-Era lecito congetturarlo, al vedere l’animazione
-straordinaria che infervorava la città.
-</p>
-
-<p>
-In quel momento, un considerevole movimento
-si manifestò nella folla. Tutte le mani erano in
-aria. Talune, solidamente chiuse, sembravano alzarsi
-ed abbassarsi rapidamente in mezzo ai gridi, — modo
-<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
-energico, senza dubbio, per formulare
-un voto. Una specie di flusso e riflusso agitava
-la massa che rifluiva. Le bandiere oscillavano,
-sparivano un istante e ricomparivano fatte a
-brani. Le ondulazioni della folla si propagavano
-fino alla scalinata, mentre tutte le teste si dimenavano
-alla superficie come il mare improvvisamente
-scosso da una tempesta. Il numero dei
-cappelli neri diminuiva a vista d’occhio, e per
-la maggior parte sembravano aver perduto la
-loro altezza normale.
-</p>
-
-<p>
-“È evidentemente un <i>meeting</i>, disse Fix, e la
-questione che lo provocò dev’essere palpitante.
-Non sarei sorpreso se si trattasse ancora dell’affare
-dell’<i>Alabama</i>, quantunque esso sia già risolto.
-</p>
-
-<p>
-— Può essere, rispose semplicemente il signor
-Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Ad ogni modo, ripigliò Fix, due campioni
-sono in campo, l’uno di fronte all’altro; l’onorevole
-Kamerfield e l’onorevole Mandiboy.„
-</p>
-
-<p>
-Mistress Auda, al braccio di Phileas Fogg,
-guardava con sorpresa quella scena tumultuosa,
-e Fix stava per chiedere ad un vicino la ragione
-di quell’effervescenza popolare, allorchè un movimento
-più vivo si pronunciò. Gli urrà, conditi
-d’ingiurie, raddoppiarono. L’asta delle bandiere
-si trasformò in arma offensiva. Non più
-mani: pugni dappertutto. Dall’alto delle carrozze
-fermate, dagli omnibus arrestati nella loro corsa,
-era un ricambio indiavolato di stramazzoni. Ogni
-cosa serviva di proiettile. Stivali e scarpe descrivevano
-in aria delle traiettorie molto tese, e
-parve altresì che qualche revolver frammischiasse
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-alle vociferazioni della folla le sue detonazioni
-nazionali.
-</p>
-
-<p>
-La calca si avvicinò alla scalinata e rifluì sui
-primi gradini. Uno dei partiti era evidentemente
-respinto senza che i semplici spettatori potessero
-riconoscere se il vantaggio rimaneva a Mandiboy
-o a Kamerfield.
-</p>
-
-<p>
-“Credo prudente di ritirarci, disse Fix, cui
-premeva che il “suo omo„ non ricevesse qualche
-mala botta o si cacciasse in un brutto imbroglio.
-Se in tutto questo ci entra per caso
-l’Inghilterra e che noi siamo riconosciuti, saremo
-molto compromessi in una baruffa!
-</p>
-
-<p>
-— Un cittadino inglese...„ rispose Phileas Fogg.
-</p>
-
-<p>
-Ma il gentleman non potè terminare la sua
-frase. Dietro a lui, da quel terrazzo che precedeva
-la scalinata, si udirono urli spaventosi. Si
-gridava: “Urrà! Hip! Hip! per Mandiboy!„ Era
-una turba di elettori che giungeva alla riscossa,
-pigliando di fianco i partigiani di Kamerfield.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg, mistress Auda e Fix si trovarono
-tra due fuochi. Era troppo tardi per iscantonare.
-Quel torrente d’uomini, armati di bastoni
-piombati e di <i>cassetéte</i> era irresistibile. Il
-signor Phileas Fogg e Fix, preservando la giovane
-donna, furono maledettamente scrollati. Il
-signor Fogg, non meno flemmatico che di consueto,
-volle difendersi con quelle armi naturali
-che la natura ha poste alla punta delle braccia
-di qualunque inglese, ma inutilmente. Un enorme
-omaccione dalla barba rossa e dalla carnagione
-colorita, largo di spalle, che pareva il capo della
-turba, alzò il suo formidabile pugno sul signor
-Fogg, ed avrebbe conciato in brutto modo il nostro
-<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
-gentleman, se Fix, per devozione, non avesse
-ricevuto il colpo in vece sua. Un’enorme gobba
-si sviluppò istantaneamente sotto il cappello di
-seta del <i>detective</i>, trasformato in semplice berretta.
-</p>
-
-<p>
-“<i>Yankee!</i> disse il signor Fogg, lanciando al
-suo avversario uno sguardo di profondo disprezzo.
-</p>
-
-<p>
-— <i>English!</i> rispose l’altro.
-</p>
-
-<p>
-— Ci ritroveremo!
-</p>
-
-<p>
-— Quando vi piacerà.
-</p>
-
-<p>
-— Il vostro nome?
-</p>
-
-<p>
-— Colonnello Stam Proctor. Il vostro?
-</p>
-
-<p>
-— Phileas Fogg.„
-</p>
-
-<p>
-Indi, ciò detto, la marea passò oltre. Fix fu
-gettato a terra e si rialzò con gli abiti laceri,
-ma senza ammaccature serie. Il suo soprabito da
-viaggio si era diviso in due parti inuguali, ed i
-suoi pantaloni rassomigliavano a quei calzoni di
-cui certi Indiani, — questione di moda, — non
-si vestono se prima non ne hanno tolto via il
-fondo. Ma insomma, mistress Auda era stata risparmiata,
-e, solo, Fix si era buscato il suo pugno.
-</p>
-
-<p>
-“Grazie, disse il signor Fogg all’ispettore, appena
-furono fuori della folla.
-</p>
-
-<p>
-— Non c’è di che, rispose Fix, ma venite via.
-</p>
-
-<p>
-— Dove?
-</p>
-
-<p>
-— Da un negoziante di abiti fatti.„
-</p>
-
-<p>
-Infatti, codesta visita era opportuna. Gli abiti
-di Phileas Fogg e di Fix erano a brandelli, come
-se quei due gentlemen si fossero battuti per conto
-degli onorevoli Kamerfield e Mandiboy.
-</p>
-
-<p>
-Un’ora dopo essi erano convenientemente vestiti
-e riforniti di cappello. Indi ritornarono a
-<i>International-Hôtel</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ivi Gambalesta aspettava il suo padrone, armato
-di una mezza dozzina di revolver-pugnali
-a sei colpi. Quand’egli scorse Fix in compagnia
-del signor Fogg, la sua fronte si oscurò. Ma
-dappoichè mistress Auda ebbe narrato in poche
-parole tutto quanto era accaduto, Gambalesta si
-rasserenò. Evidentemente, Fix non era più un
-nemico, era un alleato. Egli manteneva la sua
-parola.
-</p>
-
-<p>
-Terminato il pranzo, venne la carrozza che doveva
-trasportar alla stazione i viaggiatori e i
-bagagli. Al momento di por piede sulla predella,
-il signor Fogg disse a Fix:
-</p>
-
-<p>
-“Non avete più riveduto quel colonnello Proctor?
-</p>
-
-<p>
-— No, rispose Fix.
-</p>
-
-<p>
-— Io ritornerò in America per rintracciarlo,
-disse freddamente Phileas Fogg. Non sarebbe
-conveniente che un cittadino inglese si lasciasse
-trattare a quel modo.„
-</p>
-
-<p>
-L’ispettore sorrise e non rispose. Ma si vede
-che il signor Fogg era di quella razza d’Inglesi,
-che, se non tollerano il duello nel loro paese, si
-battono all’estero, quando si tratta di sostenere
-il loro onore.
-</p>
-
-<p>
-Alle sei meno un quarto, i viaggiatori giungevano
-alla stazione e trovavano il treno pronto
-a partire.
-</p>
-
-<p>
-Al momento in cui il signor Fogg stava per
-imbarcarsi, scorse un impiegato, e raggiungendolo:
-</p>
-
-<p>
-“Amico, gli diss’egli, ci sono stati disordini
-oggi a San Francisco?
-</p>
-
-<p>
-— No, signore, rispose l’impiegato. Era un
-<i>meeting</i> organizzato per un’elezione.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
-</p>
-
-<p>
-— L’elezione di un generale in capo, senza
-dubbio? domandò il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— No, signore, di un giudice conciliatore.„
-</p>
-
-<p>
-A questa risposta, Phileas Fogg salì nel vagone,
-e il treno partì a tutto vapore.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span></p>
-
-<h2 id="cap26">CAPITOLO XXVI.
-<span class="smaller">Nel quale si piglia il treno espresso
-della ferrovia del Pacifico.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<i>Ocean to Ocean</i>, — così dicono gli Americani, — e
-queste tre parole dovrebbero essere la denominazione
-generale del <i>grand trunk</i>, ossia della
-ferrovia che attraversa gli Stati Uniti d’America
-nella loro massima larghezza. Ma in realtà,
-il <i>Pacific-rail-road</i> si divide in due parti distinte:
-<i>Central Pacific</i> tra San Francisco e Ogden, e
-<i>Union Pacific</i> tra Ogden e Omaha. Qui si riuniscono
-cinque linee distinte che mettono Omaha
-in comunicazione frequente con Nuova York.
-</p>
-
-<p>
-Nuova York e San Francisco sono dunque presentemente
-riuniti da un nastro di metallo ininterrotto
-che misura non meno di 3786 miglia.
-Tra Omaha e il Pacifico la strada ferrata valica
-una contrada tuttora frequentata dagl’Indiani e
-dalle bestie feroci, — vasta estensione di territorio
-che i Mormoni incominciarono a colonizzare
-verso il 1845, dopo che furono scacciati
-dall’Illinese.
-</p>
-
-<p>
-In passato, nelle circostanze più favorevoli,
-<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
-occorrevano sei mesi per andare da Nuova York
-a San Francisco. Ora vi si mettono sette giorni.
-</p>
-
-<p>
-Fu nel 1862 che, ad onta dell’opposizione dei
-deputati del Sud, che volevano una via più meridionale,
-il tracciato del <i>rail road</i> fu stabilito
-fra il quarantesimo e il quarantaduesimo parallelo.
-Il presidente Lincoln, di sì compianta memoria,
-fissò egli medesimo, nello Stato di Nebraska,
-alla città di Omaha, la testa di linea della
-nuova rete. I lavori furono subito incominciati
-e proseguiti con quella attività americana che
-non ama gli incartamenti nè la burocrazia. La
-rapidità della mano d’opera non doveva nuocere
-per nulla affatto alla buona esecuzione della
-strada. Nella prateria si procedeva in ragione
-di un miglio e mezzo al giorno. Una locomotiva,
-correndo sui binarii del dì prima, portava i binari
-del dì dopo, e correva sulla loro superficie
-mano mano venivano collocati.
-</p>
-
-<p>
-Il <i>Pacific rail-road</i> getta diverse diramazioni
-sul suo tracciato, negli Stati di Jona, del Kansas,
-del Colorado e dell’Oregon. Lasciando Omaha,
-esso fiancheggia la sponda sinistra del fiume Platte
-sino allo sbocco del tronco del nord, segue il
-tronco del sud, attraversa i terreni di Laramia e
-i monti Wahsath, gira intorno al Lago Salato,
-giunge alla Città del Lago Salato, capitale dei
-Mormoni, s’interna nella valle della Tuilla, rasenta
-il deserto americano, i monti Cédar e Humboldt,
-il fiume Humboldt, la Sierra Nevada, e ridiscende
-per Sacramento, sino al Pacifico, senza
-che tale tracciato superi in pendenza centododici
-piedi per miglio, anco nel valico delle Montagne
-Rocciose.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
-</p>
-
-<p>
-Tale era quella lunga arteria che i treni percorrevano
-in sette giorni, e che stava per permettere
-all’onorevole Phileas Fogg, — egli lo
-sperava almeno, — d’imbarcarsi, l’11, a Nuova
-York, sul piroscafo di Liverpool.
-</p>
-
-<p>
-Il vagone occupato da Phileas Fogg era una
-specie di lungo omnibus che riposava sopra due
-treni a quattro ruote ciascuno, la cui mobilità
-permette di affrontare delle curve di piccolo
-raggio. Nell’interno punto scompartimenti: due
-filari di sedili, disposti dai lati, perpendicolarmente
-all’asse, e tra i quali era riservato un passaggio
-che conduceva in gabinetti di teletta ed
-altri, di cui ciascun vagone era provvisto. Per
-tutta la lunghezza del treno i vagoni comunicavano
-fra loro per mezzo di passatoi, e i viaggiatori
-potevano circolare da un’estremità all’altra
-del convoglio, che offriva loro vagoni-saloni,
-vagoni-terrazze, vagoni-ristoranti e vagoni-caffè.
-Non vi mancavano che i vagoni-teatri; ma un
-giorno ci saranno anche quelli.
-</p>
-
-<p>
-Sui passatoi circolavano continuamente mercanti
-di libri e di giornali spacciando la loro
-mercanzia, e venditori di liquori, di commestibili,
-di sigari, che non mancavano di avventori.
-</p>
-
-<p>
-I viaggiatori erano partiti dalla stazione di
-Oakland alle sei di sera. Faceva già notte, — una
-notte fredda, cupa, con un cielo ingombro
-da nubi che minacciavano di risolversi in neve.
-Il treno non camminava con grande rapidità.
-Tenendo conto delle fermate, esso non percorreva
-più di venti miglia all’ora, celerità che doveva,
-però, bastargli per correre gli Stati Uniti nei
-tempi regolamentari.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
-</p>
-
-<p>
-Si ciarlava poco nel vagone. E poi i viaggiatori
-incominciavano a sentire il bisogno di dormire.
-Gambalesta si trovava collocato accanto all’ispettore
-di polizia, ma non gli parlava. Dopo
-gli ultimi avvenimenti, le loro relazioni eransi
-notevolmente raffreddate. Non più simpatie, non
-più intimità. Fix non si era cangiato in nulla,
-ma Gambalesta si manteneva invece in un’assoluta
-riserva, pronto al menomo sospetto a strangolare
-il suo antico amico.
-</p>
-
-<p>
-Un’ora dopo la partenza del treno la neve
-cadde, — neve sottile, che non poteva, fortunatamente,
-ritardare il cammino del convoglio. Non si
-scorgeva altro dalle finestre che un’immensa tovaglia
-bianca, sulla quale, dipanando le sue volute,
-il vapore della locomotiva sembrava grigiastro.
-</p>
-
-<p>
-Alle otto uno <i>steward</i> (cameriere) entrò nel
-vagone ed annunciò ai viaggiatori che l’ora di
-dormire era suonata. Quel vagone era uno <i>sleeping-car</i><a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>,
-che, in pochi minuti, fu trasformato in
-dormitorio; le spalliere dei sedili vennero ripiegate,
-dei guanciali accuratamente affardellati si
-srotolarono con un sistema ingegnoso, dei camerini
-furono improvvisati in pochi istanti, e ciascun
-viaggiatore ebbe in un baleno a sua disposizione
-un letto comodo, che fitte cortine difendevano
-da qualunque sguardo indiscreto. Le lenzuola
-erano bianche, i guanciali soffici. Non c’era
-che da coricarsi e dormire, — il che ognuno fece,
-come se si fosse trovato nel comodo camerino di
-un piroscafo, mentre che il treno correva a tutto
-vapore attraverso lo Stato di California.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
-</p>
-
-<p>
-In quella porzione del territorio che si estende
-tra San Francisco e Sacramento, il suolo è un
-po’ accidentato. Quella parte della ferrovia, sotto
-il nome di <i>Central Pacific road</i>, prese dapprima
-Sacramento per punto di partenza, e si avanzò
-verso l’est incontro all’altro tronco che partiva
-da Omaha. Da San Francisco alla capitale della
-California, la linea correva direttamente al nord-est,
-fiancheggiando l’American-River, fiume che
-si versa nella baia di San Pablo.
-</p>
-
-<p>
-Le centoventi miglia comprese fra queste due
-importanti città furono percorse in sei ore, e
-verso mezzanotte, mentre dormivano il loro primo
-sonno, i viaggiatori passarono per Sacramento.
-Essi non videro dunque nulla di quella considerevole
-città, sede della legislatura dello Stato di
-California, nè le sue belle piazze, nè le sue strade
-larghe, nè i suoi alberghi splendidi, nè i suoi
-squares, nè i suoi tempii.
-</p>
-
-<p>
-Uscendo da Sacramento, il treno, dopo aver
-oltrepassato le stazioni di Junction, di Roclin,
-d’Auburn e di Colfax, s’internò nelle roccie della
-Sierra-Nevada. Erano le sette del mattino, allorchè
-si passò per la stazione di Cisco. Un’ora
-dopo, il dormitorio era diventato un vagone ordinario,
-e i viaggiatori potevano attraverso i
-cristalli, scorgere i punti di vista pittoreschi di
-quel montagnoso paese. Il tracciato del treno obbediva
-ai capricci della Sierra: qui aggrappato
-ai fianchi della montagna, là sospeso sull’alto
-dei precipizii, evitando gli angoli scabri con delle
-curve audaci, slanciandosi in certe gole strette
-che si dovevano credere senza uscita. La locomotiva,
-scintillante come un reliquario, col suo gran
-<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
-fanale che gettava bagliori rossastri, la sua campana
-inargentata, il suo scaccia-vacche, che si
-protendeva come uno sperone, confondeva i suoi
-sibili e i suoi muggiti a quelli dei torrenti e delle
-cascate, e attorceva il suo fumo ai negri rami
-degli abeti.
-</p>
-
-<p>
-Pochi o punto gallerie, nè ponti sulla strada.
-Il <i>rail-road</i> girava il fianco delle montagne, non
-cercando nella linea retta il più corto cammino
-da un punto ad un altro, e senza far violenza alla
-natura.
-</p>
-
-<p>
-Verso le nove, per la valle di Carson, il treno
-penetrava nello Stato di Nevada, seguendo sempre
-la direzione del nord-est. A mezzodì, esso
-lasciava Reno, dove i viaggiatori ebbero venti
-minuti per far colazione.
-</p>
-
-<p>
-Da quel punto in poi la strada ferrata, costeggiando
-Humboldt-River, si alzò per alcune miglia
-verso il nord, seguendo il corso di quel
-fiume. Indi ripiegò verso l’est, e non doveva più
-abbandonare il corso d’acqua prima di giungere
-agli Humboldt-Ranges, da cui esso nasce, quasi
-all’estremità orientale dello Stato di Nevada.
-</p>
-
-<p>
-Dopo aver fatto colazione, il signor Fogg, mistress
-Auda e i loro compagni ripigliarono il loro
-posto nel vagone. Phileas Fogg, la giovane donna,
-Fix e Gambalesta, comodamente seduti, guardavano
-il paesaggio variato che passava innanzi ai
-loro occhi, — vaste praterie, montagne che si profilavano
-all’orizzonte, <i>creeks</i> dalle acque rapide e
-spumose. Talvolta un gran armento di bisonti,
-che s’ammassava in lontananza, appariva come
-una diga mobile. Quegl’innumerevoli eserciti di
-ruminanti oppongono spesso un insormontabile
-<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
-ostacolo al passaggio dei treni. Si son viste migliaia
-di questi animali sfilare per parecchie ore
-in fitta schiera, attraverso il <i>rail-road</i>. La locomotiva
-è allora costretta a fermarsi ed aspettare
-che la strada ritorni sgombra.
-</p>
-
-<p>
-Ciò accadde appunto in questa circostanza.
-Verso le tre di sera, un armento di dieci o dodicimila
-teste sbarrò il binario. La locomotiva
-dopo aver moderato la sua celerità, tentò di avanzare
-il suo sperone nel fianco dell’immensa colonna,
-ma dovette fermarsi dinanzi all’impenetrabile
-massa.
-</p>
-
-<p>
-Si vedevano quei ruminanti, — quei “buffalos„
-come li chiamano impropriamente gli americani, — camminare
-così col loro passo tranquillo, emettendo
-di tanto in tanto formidabili belati. Avevano
-una corporatura superiore a quella dei tori
-d’Europa, le gambe e la coda corte, il dorso emergente
-e formante una gobba muscolare, le corna
-scostate alla base, la testa, il collo e le spalle
-coperte da una criniera a lunghi peli. Non era
-neppur da pensare di fermare quella emigrazione.
-Quando i bisonti hanno adottato una direzione,
-nulla giova a farli deviare o modificare il loro
-cammino. È un torrente di carne viva, che nessuna
-diga potrebbe contenere.
-</p>
-
-<p>
-I viaggiatori, sparsi sui passatoi, guardavano
-quel curioso spettacolo. Ma colui che doveva
-avere maggior fretta di tutti, senza dubbio, Phileas
-Fogg, era rimasto al suo posto ed aspettava
-filosoficamente che piacesse ai bufali di sgombrargli
-il passo. Gambalesta era furente pel ritardo
-che cagionava quell’agglomerazione di animali.
-Egli avrebbe voluto scaricare contro di essi il
-suo arsenale di revolver.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
-</p>
-
-<p>
-“Che paese! esclamò egli, semplici buoi che
-fermano i treni, e che se ne vanno al passo di
-processione, senza neppur accorgersi che imbarazzano
-la circolazione! Perdinci! Vorrei proprio
-sapere se il signor Fogg aveva previsto questo
-contrattempo nel suo programma! E quel macchinista
-che non osa lanciare la sua macchina
-in mezzo a quelle bestie!„
-</p>
-
-<p>
-Il macchinista non aveva tentato di abbattere
-l’ostacolo ed aveva agito prudentemente. Egli
-avrebbe schiacciato senza dubbio i primi bufali
-investiti dallo sperone della locomotiva; ma, per
-potente che ella fosse, la macchina sarebbe stata
-fermata ben presto, un disguido si sarebbe inevitabilmente
-verificato, e il treno sarebbe rimasto
-in asso.
-</p>
-
-<p>
-Il meglio era dunque aspettare pazientemente,
-salvo poscia a riacquistare il tempo perduto con
-un acceleramento del treno. La sfilata dei bisonti
-durò tre grandi ore, e la strada non ritornò libera
-che al cader della notte. In quel momento
-le ultime file della mandra attraversavano il binario,
-mentre le prime sparivano già al disotto
-dell’orizzonte del sud.
-</p>
-
-<p>
-Erano dunque le otto quando il treno valicò
-le gole degli Humboldt-Ranges, e le nove e mezzo
-allorchè penetrò nel territorio dell’Utah, la regione
-del Gran Lago Salato, il curioso paese dei
-Mormoni.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span></p>
-
-<h2 id="cap27">CAPITOLO XXVII.
-<span class="smaller">Nel quale Gambalesta segue,
-con una celerità di venti miglia all’ora,
-un corso di Storia Mormona.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Durante la notte dal 5 al 6 dicembre, il treno
-corse al sud-est sopra una estensione di circa
-cinquanta miglia; indi risalì di altrettanto verso
-il nord-est, avvicinandosi al Gran Lago Salato.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta, verso le nove del mattino, andò
-a pigliar aria sui passatoi. Il tempo era freddo,
-il cielo grigio, ma non nevicava più. Il disco del
-sole, allargato dalle nebbie, appariva come un’enorme
-moneta d’oro, e Gambalesta si occupava
-a calcolarne il valore in lire sterline, quando fu
-distratto da quell’utile lavoro dall’apparizione di
-un personaggio molto strano.
-</p>
-
-<p>
-Questo personaggio, che era salito nel treno
-alla stazione di Elko, era un uomo di alta statura,
-molto bruno, mustacchi neri, calze nere,
-cappello di seta nero, panciotto nero, pantaloni
-neri, cravatta bianca, guanti di pelle di cane.
-Pareva un reverendo. Egli andava da un’estremità
-del treno all’altra, e sullo sportello d’ogni
-<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
-vagone, incollava con delle ostie un avviso scritto
-a mano.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta si avvicinò e lesse sopra una di
-quei manifesti che l’onorevole <i>elder</i> (seniore) William
-Hitch, missionario mormone, approfittando
-della sua presenza sul treno N. 48, farebbe, dalle
-undici a mezzogiorno, nel carro N. 117, una conferenza
-sul Mormonismo — invitando ad udirla
-tutti i gentleman vogliosi d’istruirsi circa i misteri
-della religione dei “Santi degli ultimi giorni.„
-</p>
-
-<p>
-“Sicuro, vi andrò,„ disse tra sè Gambalesta,
-che altro non sapeva del Mormonismo che i suoi
-usi poligami, base della società mormona.
-</p>
-
-<p>
-La nuova si sparse rapidamente nel treno, che
-trasportava un centinaio di viaggiatori. Di questo
-numero, trenta al più, allettati dall’originalità
-della conferenza, occupavano a undici ore i sedili
-del carro N. 117, Gambalesta figurava in prima
-riga dei fedeli. Nè il suo padrone, nè Fix avevano
-creduto doversi incomodare.
-</p>
-
-<p>
-All’ora stabilita, l’elder William Hitch, si alzò,
-e con voce alquanto irritata e come se fosse stato
-contradetto in anticipazione, esclamò:
-</p>
-
-<p>
-“Io vi dico, io, che Joe Smyth è un martire,
-che suo fratello Hyram è un martire, e che le
-persecuzioni del governo dell’Unione contro i
-profeti, quanto prima faranno un martire anche
-di Brigham Young. Chi oserebbe sostenere il contrario?„
-</p>
-
-<p>
-Nessuno si peritò a contraddire il missionario,
-la cui esaltazione contrastava colla sua fisionomia
-naturalmente calma. Ma, senza dubbio, la sua
-collera si spiegava da questo fatto che il Mormonismo
-era attualmente sottomesso a dure prove.
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-Infatti il governo degli Stati Uniti aveva di recente,
-e non senza fatica, posto al dovere quei fanatici
-indipendenti; si era impadronito dell’Utah,
-e lo aveva assoggettato alle leggi dell’Unione,
-dopo aver incarcerato Brigham Young, accusato
-di ribellione e di poligamia. D’allora in poi i
-discepoli del profeta raddoppiavano i loro sforzi,
-e in attesa degli atti, resistevano con la parola
-alle pretese del Congresso.
-</p>
-
-<p>
-Come si vede, l’elder William Hitch faceva del
-proselitismo persino in ferrovia.
-</p>
-
-<p>
-Ed allora egli raccontò, accalorando la sua
-narrazione con scoppi di voce e violenza di gesti,
-la storia del Mormonismo, dai tempi biblici:
-“come, in Israele, un profeta mormone della
-tribù di Giuseppe pubblicò gli annali della religione
-nuova, e si legò a suo figlio Mormon; come
-molti secoli più tardi, una traduzione di quel prezioso
-libro, scritto in caratteri egiziani, fu fatta
-da Giuseppe Smith, juniore, colono dello Stato
-di Vermont, che si rivelò profeta mistico nel 1825;
-come, finalmente, un messaggiero celeste gli apparve
-in una foresta luminosa e gli consegnò gli
-annali del Signore.„
-</p>
-
-<p>
-In quel momento, alcuni ascoltanti, poco allettati
-dalla narrazione retrospettiva del missionario,
-lasciarono il vagone; ma William Hitch, continuando,
-raccontò “come Smith juniore, riunendo
-suo padre, i suoi due fratelli e alcuni discepoli,
-fondò la religione dei Santi degli ultimi giorni, — religione
-che, adottata non solo in America,
-ma in Inghilterra, in Scandinavia, in Germania,
-annovera tra’ suoi fedeli degli artigiani ed anco
-molte persone che esercitano professioni liberali;
-<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
-come una colonia fu fondata nell’Ohio; come un
-tempio venne innalzato al prezzo di duecentomila
-dollari e una città edificata a Kirkland; come
-Smith diventò un audace banchiere e ricevette
-da un semplice espositore di mummie un papiro
-contenente una narrazione scritta dalla mano
-d’Abramo ed altri celebri Egiziani.„
-</p>
-
-<p>
-Questa narrazione diventando lunghetta, le
-file dell’uditorio si diradarono ancora, e il pubblico
-rimase composto di non più di una ventina
-di persone.
-</p>
-
-<p>
-Ma l’elder, senz’affliggersi di questa diserzione,
-raccontò con molti particolari “come qualmente
-Joe Smith fece bancarotta nel 1837; come qualmente
-i suoi azionisti rovinati lo intonacarono
-di pece e lo rotolarono nelle penne; come qualmente
-lo si ritrovò, più onorevole ed onorato che
-mai, parecchi anni dopo, a Indipendenza, nel Missurì,
-e capo di una comunità fiorente, che annoverava
-nientemeno che tremila discepoli, e come
-allora perseguitato dall’odio dei gentili, dovette
-fuggire nel Far-West (estremo occidente) americano.„
-</p>
-
-<p>
-Dieci uditori erano ancora presenti, e tra essi
-l’onesto Gambalesta che ascoltava tutt’orecchi.
-Per tal modo egli venne a sapere come, dopo
-lunghe persecuzioni, Smith ricomparve nell’Illinese,
-e fondò nel 1839, sulle sponde del Mississippì,
-Nauvoo la-Bella, la cui popolazione ascese
-sino a venticinquemila anime; come Smith ne
-divenne il sindaco, il giudice supremo e il generale
-in capo; come nel 1843, egli propose la sua
-candidatura alla presidenza degli Stati Uniti, e
-come infine, attirato in un agguato, a Cartagine,
-<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
-egli fu gettato in prigione ed assassinato da una
-banda di uomini mascherati.
-</p>
-
-<p>
-In questo momento Gambalesta era assolutamente
-solo nel vagone, e l’elder guardandolo in
-faccia, affascinandolo con le sue parole, gli ricordò
-che due anni dopo l’assassinio di Smyth,
-il suo successore, il profeta inspirato, Brigham
-Young, abbandonando Nauvoo, andò a stabilirsi
-sulle rive del Lago Salato, e che sopra quell’ammirabile
-territorio, in mezzo a quella contrada
-fertile, sulla strada degli emigranti che attraversavano
-l’Utah per recarsi in California, la nuova
-colonia, mercè i principii poligami del Mormonismo,
-prese un’estensione enorme.
-</p>
-
-<p>
-“Ed ecco, soggiunse William Hitch, ecco perchè
-la gelosia del Congresso si è sfogata contro di
-noi! ecco perchè i soldati dell’Unione hanno calpestato
-il suolo dell’Utah! ecco perchè il nostro
-capo, il profeta Brigham Young, venne incarcerato
-contro ogni giustizia! Cederemo noi alla
-forza? Mai! Scacciati dal Vermont, scacciati dall’Illinese,
-scacciati dall’Ohio, scacciati dal Missuri,
-scacciati dall’Utah, noi troveremo ancora
-qualche territorio indipendente nel quale pianteremo
-le nostre tende. — E voi, mio fedele, soggiunse
-l’elder fissando sul suo unico uditore degli
-sguardi corrucciati, pianterete voi la vostra all’ombra
-della nostra bandiera?
-</p>
-
-<p>
-— No,„ rispose bravamente Gambalesta, che
-scappò via alla sua volta, lasciando l’energumeno
-a predicare nel deserto.
-</p>
-
-<p>
-Ma, durante la conferenza, il treno aveva camminato
-rapidamente, e verso mezz’ora dopo mezzodì,
-toccava il Gran Lago Salato, alla sua punta
-<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
-nord-ovest. Da lì si poteva abbracciare, sopra
-un vasto perimetro, l’aspetto di quel mare interno,
-che porta esso pure il nome di Mar Morto, nel
-quale si gitta un Giordano d’America. Lago ammirabile,
-incorniciato da belle roccie selvaggie,
-a larghe basi incrostate di sale bianco, stupendo
-bacino d’acqua che copriva in passato uno spazio
-più vasto, ma col tempo, le sue sponde, emergendo
-a poco a poco, ridussero la sua superficie, accrescendone
-la profondità.
-</p>
-
-<p>
-Il Lago Salato, lungo circa settanta miglia e
-largo trentacinque, è situato a tre miglia e ottocento
-piedi al disopra del livello del mare. Affatto
-diverso dal Lago Asfaltide, la cui depressione
-accusa milleduecento piedi al disotto, la sua salsedine
-è considerevole, e le sue acque tengono
-in dissoluzione il quarto del loro peso di materia
-solida. Il loro peso specifico è di 1170, quello dell’acqua
-distillata essendo 1000. Perciò i pesci non
-vi possono vivere. Quelli che vi sono gettati dal
-Giordano, dal Weber e da altri <i>creeks</i>, vi periscono
-presto; ma non è vero che la densità
-delle acque del Lago Salato sia tale che un uomo
-non vi si possa tuffare.
-</p>
-
-<p>
-Intorno al lago la campagna era ammirabilmente
-coltivata, perchè i Mormoni se ne intendono
-nei lavori della terra; <i>ranchos</i> o <i>corrals</i> (specie di
-recinti) per gli animali domestici, campi di frumento,
-di granoturco, di sorgo, praterie lussureggianti,
-dovunque siepi di rosai selvatici, gruppi
-di acacie e di euforbie, tale sarebbe stato l’aspetto
-di quella contrada sei mesi più tardi, ma in quel
-momento il suolo scompariva sotto un sottile strato
-di neve che lo incipriava leggermente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
-</p>
-
-<p>
-Alle due i viaggiatori scendevano alla stazione
-di Ogden. Siccome il treno non doveva ripartire
-che alle sei, il signor Fogg, mistress Auda e i
-loro due compagni avevano il tempo di recarsi
-alla Città dei Santi pel piccolo tronco che si stacca
-dalla stazione di Ogden.
-</p>
-
-<p>
-Due ore bastavano a visitare quella città affatto
-americana, e come tale, edificata sul modello di
-tutte le città dell’Unione, — vaste scacchiere a
-lunghe linee fredde, con “la tristezza lugubre
-degli angoli retti,„ secondo l’espressione di Vittor
-Hugo. Il fondatore della Città dei Santi non poteva
-sottrarsi a quel bisogno di simmetria che
-distingue gli anglossassoni. In quel singolare paese,
-dove gli uomini non sono certamente all’altezza
-delle istituzioni, tutto si fa con la squadra alla
-mano, le città, le case e le stoltezze.
-</p>
-
-<p>
-Alle tre, i viaggiatori passeggiavano dunque
-per le strade della città, edificata tra la riva del
-Giordano e le prime ondulazioni dei monti Wahsatch.
-Essi vi notarono poco o punto chiese; ma
-come monumenti, la casa del profeta, la <i>Court house</i>
-(palazzo dei Tribunali) e l’arsenale; indi, case di
-mattoni azzurrastri con verande e portici, circondate
-da giardini, fiancheggiate da acacie, da palmizi
-e da carrubbi. Un muro di argilla e di
-ciottoli, costruito nel 1853, cingeva la città. Nella
-via principale, dove si tiene il mercato, si ergevano
-alcuni palazzi adorni di bandiere, e fra gli
-altri, <i>Lake-Salt-house</i> (palazzo di città).
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg e i suoi compagni non trovarono
-la città molto popolata. Le strade erano quasi
-deserte, ad eccezione della parte del Tempio, ove
-non giunsero se non dopo aver attraversato parecchi
-<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
-quartieri circondati da palizzate. Le donne
-erano in buon numero, il che dipende dalla composizione
-singolare delle famiglie mormone. Non
-bisogna credere però che tutti i Mormoni siano poligami.
-Non c’è obbligo, ma sono le cittadine di
-Utah che aspirano specialmente ad essere sposate,
-poichè, secondo la religione del paese, il cielo mormone
-non ammette al possedimento delle sue beatitudini
-i celibi del sesso femminile. Quelle povere
-creature non parevano nè agiate nè felici. Talune,
-le più ricche senza dubbio, portavano una giacchetta
-di seta nera aperta alla vita, sotto un
-cappuccio od uno scialle molto modesto. Le altre
-erano vestite semplicemente di tela.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta, lui, nella sua qualità di giovane di
-convinzioni, non guardava senza un certo spavento
-quelle Mormone incaricate di fare, in molte, la
-felicità di un solo Mormone. Nel suo buon senso,
-egli compiangeva sopratutto il marito. Gli pareva
-terribile cosa avere a guidare tante signore alla
-volta tramezzo alle vicissitudini della vita, condurle
-così in frotta sino al paradiso mormone,
-con la prospettiva di ritrovarvele per l’eternità
-in compagnia del glorioso Smyth, che doveva
-formar l’ornamento di quel luogo di delizie. Decisamente
-egli non si sentiva la vocazione, e
-trovava, — forse con un po’ d’illusione — che
-le cittadine di Great-Lake-City lanciavano sulla
-sua persona degli sguardi un po’ inquietanti.
-</p>
-
-<p>
-Fortunatamente il suo soggiorno nella Città
-dei Santi non doveva prolungarsi. Alle quattro
-meno qualche minuto i viaggiatori si ritrovavano
-alla stazione e ripigliavano posto nei loro vagoni.
-</p>
-
-<p>
-Il fischio si fece udire, ma al momento che le
-<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
-ruote motrici della locomotiva, pattinando sulle
-rotaie, cominciavano ad imprimere al treno una
-certa velocità, si udirono grida di “Fermate!
-fermate!„
-</p>
-
-<p>
-Non si ferma un treno in cammino. Il gentleman,
-che proferiva queste grida, era evidentemente un
-Mormone in ritardo. Egli correva a precipizio.
-Fortunatamente per lui, la stazione non aveva
-nè porte nè barriere. Egli si slanciò dunque sulla
-via, saltò sulla predella dell’ultima carrozza, e
-cadde anelante sopra un sedile del vagone.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta, che aveva seguito con emozione
-gl’incidenti di quella ginnastica, sen venne a
-contemplare il ritardatario, al quale s’interessò
-vivamente, quando venne a sapere che quel cittadino
-dell’Utah erasi così dato alla fuga per mettere
-fine ad una scenetta di famiglia.
-</p>
-
-<p>
-Allorchè il Mormone ebbe ripreso fiato, Gambalesta
-si arrischiò a chiedergli garbatamente
-quante mogli avesse, — al modo in cui aveva
-preso il largo, gliene supponeva una ventina
-almeno.
-</p>
-
-<p>
-“Una, signore! rispose il Mormone alzando le
-braccia al cielo, una ed era abbastanza!„
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span></p>
-
-<h2 id="cap28">CAPITOLO XXVIII.
-<span class="smaller">Nel quale Gambalesta non riesce a far intendere
-il linguaggio della ragione.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Il treno, lasciando Great-Salt-Lake e la stazione
-di Ogden, salì durante un’ora verso il nord,
-sino a Veber-River, avendo percorso novecento
-miglia all’incirca da S. Francisco. Da quel punto
-in avanti, esso ripigliò la direzione dell’est tramezzo
-ai massi accidentati dei monti Wahsatch.
-Precisamente in questa parte del territorio compresa
-tra le dette montagne e le Montagne
-Rocciose propriamente dette, gl’ingegneri americani
-si trovarono alle prese con le più serie difficoltà.
-Perciò in quel tratto la sovvenzione del
-governo dell’Unione ascese a quarantottomila dollari
-per miglio, mentre non era che di sedicimila
-dollari in pianura, ma gli ingegneri, come fu già
-detto, non violentarono la natura, giuocarono con
-lei d’astuzia, girando le difficoltà, e per arrivare
-al gran bacino, una sola galleria, lunga quattordicimila
-piedi, venne scavata in tutta la lunghezza
-del <i>rail-road</i>.
-</p>
-
-<p>
-Gli era appunto al Lago Salato che il tracciato
-aveva raggiunto il sommo dell’altezza. Da questo
-<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
-punto, il suo profilo descriveva una curva molto
-allungata, abbassandosi verso la valle del Bitter-Creek,
-per risalire sino al punto di divisione
-delle acque tra l’Atlantico e il Pacifico. I rii
-erano in buon numero in quell’alpestre regione.
-Fu mestieri valicare sopra dei ponticelli il Muddy,
-il Green ed altri. Gambalesta diveniva più impaziente
-mano mano che s’avvicinava alla meta.
-Anche Fix, alla sua volta, avrebbe voluto essere
-già uscito da quella difficile contrada; egli temeva
-i ritardi, paventava gli accidenti, ed aveva più
-fretta dello stesso Phileas Fogg di porre il piede
-sulla terra inglese.
-</p>
-
-<p>
-Alle dieci di sera il treno si fermava alla stazione
-di Fort-Bridger, che lasciò quasi subito, e
-venti miglia più lontano, entrava nello Stato di
-Wyming — l’antico Dakota, — seguendo tutta la
-valle di Bitter-Creek, dove scorre una parte delle
-acque che formano il sistema idrografico del
-Colorado.
-</p>
-
-<p>
-La domane, 7 dicembre, ci fu un quarto d’ora
-di fermata alla stazione di Green-River. La neve
-era caduta durante la notte molto abbondantemente,
-ma, mista alla pioggia, mezzo liquefatta,
-non poteva impacciare il cammino del treno.
-Tuttavia quel cattivo tempo non mancò d’inquietare
-Gambalesta, poichè l’accumulamento delle
-nevi, impastoiando le ruote dei vagoni, avrebbe
-certamente compromesso il viaggio.
-</p>
-
-<p>
-— Affè, che idea, diceva tra sè, ebbe mai il
-mio padrone di viaggiare durante l’inverno! Non
-poteva mo’ aspettare la bella stagione per aumentare
-le probabilità a suo favore?
-</p>
-
-<p>
-Ma in quella che l’onesto giovane non si preoccupava
-<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
-che dello stato del cielo e dell’abbassamento
-della temperatura, mistress Auda risentiva
-timori più vivi, che provenivano da un’altra
-causa.
-</p>
-
-<p>
-Infatti alcuni viaggiatori erano scesi dai loro
-vagoni, e passeggiavano sulla spianata della stazione
-di Green-River, aspettando la partenza
-del treno. Ora, attraverso il cristallo, la giovane
-signora riconobbe in uno d’essi il colonnello
-Stamp Proctor, quell’americano che si era condotto
-tanto villanamente rispetto a Phileas Fogg
-dorante il <i>meeting</i> di San Francisco. Mistress
-Auda, non volendo esser vista, si ripiegò indietro.
-</p>
-
-<p>
-Questa circostanza impressionò vivamente la
-giovane donna. Essa erasi affezionata all’uomo
-che le dava ogni giorno, per freddamente che
-fosse, delle prove di assoluta devozione. Ella non
-comprendeva, senza dubbio, tutta la profondità
-del sentimento che le ispirava il suo salvatore,
-ed a questo sentimento ella non dava fin allora
-che il nome di riconoscenza, ma a sua insaputa,
-c’era più di questo. Cosicchè il suo cuore ebbe
-come una stretta quando ella riconobbe il grossolano
-personaggio al quale il signor Fogg voleva
-presto o tardi domandar ragione della sua condotta.
-Evidentemente era il puro caso che aveva
-tratto in quel treno il colonnello Proctor, ma egli
-c’era, e bisognava impedire a qualunque costo
-che Phileas Fogg scorgesse il suo avversario.
-</p>
-
-<p>
-Mistress Auda, allorchè il treno si fu riposto
-in cammino, approfittò d’un momento che il signor
-Fogg sonnecchiava, per porre Fix e Gambalesta
-al corrente della situazione.
-</p>
-
-<p>
-— Quel Proctor nel treno! esclamò Fix. Ebbene
-<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
-rassicuratevi, signora, prima d’aver a che fare
-col signor Fogg, egli avrà da farla con me! E mi
-pare che in tutto ciò sono ancor io che ho ricevuto
-i più gravi insulti.
-</p>
-
-<p>
-— E poi, aggiunse Gambalesta, m’incarico io di
-lui, per colonnello ch’e’ sia.
-</p>
-
-<p>
-— Signor Fix, ripigliò mistress Auda, il signor
-Fogg non lascierà a nessuno la cura di vendicarlo.
-Egli è uomo, l’ha detto, da ritornare apposta in
-America per rintracciare quell’insultatore. Se dunque
-vede il colonnello Proctor, noi non potremo
-impedire uno scontro, che può produrre deplorevoli
-risultati. Quel che importa è che non lo veda.
-</p>
-
-<p>
-— Avete ragione, signora, rispose Fix, uno
-scontro potrebbe perder tutto. Vincitore o vinto,
-il signor Fogg sarebbe posto in ritardo, e....
-</p>
-
-<p>
-— E, soggiunse Gambalesta, ciò là darebbe
-vinta ai gentleman del Reform-Club. Fra quattro
-giorni noi saremo a Nuova York! Ebbene, se
-durante quattro giorni il mio padrone non lascia
-il suo vagone, si può sperare che il caso non lo
-metta faccia a faccia con quel maledetto americano,
-che Dio confonda! Ora sapremo ben noi
-impedirlo....
-</p>
-
-<p>
-La conversazione fu sospesa. Il signor Fogg
-si era risvegliato, e guardava la campagna attraverso
-al cristallo macchiettato di neve. Ma, più
-tardi, e senza essere udito dal suo padrone, nè
-da mistress Auda, Gambalesta disse all’ispettore
-di polizia:
-</p>
-
-<p>
-— Vi battereste poi veramente per lui?
-</p>
-
-<p>
-— Farò tutto per ricondurlo vivo in Europa!
-rispose semplicemente Fix, con un accento che
-dinotava una volontà implacabile.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta sentì come un fremito corrergli pel
-corpo, ma le sue convinzioni a riguardo del suo
-padrone non cedettero.
-</p>
-
-<p>
-Ed ora eravi un mezzo qualunque per trattenere
-il signor Fogg in quello scompartimento
-onde prevenire ogni incontro tra il colonnello e
-lui? Ciò non poteva essere difficile, chè il gentleman
-era d’indole poco irrequieta e poco curiosa.
-Ad ogni modo, Fix credette aver trovato cotesto
-mezzo, poichè, da lì a pochi istanti, egli disse a
-Phileas Fogg:
-</p>
-
-<p>
-— Come sono lunghe e lente, o signore, le ore
-che si passano in ferrovia!
-</p>
-
-<p>
-— Infatti, rispose il gentleman, ma passano.
-</p>
-
-<p>
-— A bordo dei piroscafi, ripigliò l’ispettore, voi
-avevate l’abitudine di fare il vostro <i>whist</i>?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, rispose Phileas Fogg, ma qui sarebbe
-difficile. Non ho nè carte nè compagni.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! le carte troveremo certamente da comperarle.
-Si vende di tutto nei vagoni americani.
-Quanto ai compagni, se per caso, signora....
-</p>
-
-<p>
-— Certamente, signore, rispose vivamente la
-giovane donna, io conosco il <i>whist</i>. Ciò fa parte
-dell’educazione inglese.
-</p>
-
-<p>
-— Ed io, ripigliò Fix, ho qualche pretesa a
-cotesto giuoco. Dunque potremo giocare in tre
-col morto....
-</p>
-
-<p>
-— Come volete, signore, rispose Phileas Fogg,
-contentissimo di tornare al suo giuoco favorito,
-anco in ferrovia.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta fu spedito alla ricerca dello <i>steward</i>,
-e ritornò subito con due mazzi completi, marche,
-gettoni e una tavoletta coperta di panno. Non ci
-mancava nulla. Il giuoco incominciò. Mistress
-<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
-Auda conosceva discretamente il whist e ricevette
-anzi dei complimenti dal severo <i>Phileas</i> Fogg.
-Quanto all’ispettore, egli era di primissima forza,
-e degno di tener testa al gentleman.
-</p>
-
-<p>
-— Ora, disse tra sè Gambalesta, lo teniamo.
-Non si moverà più!
-</p>
-
-<p>
-Alle undici del mattino, il treno era giunto al
-punto di spartizione delle acque dei due oceani.
-Era a Passe-Bridger, ad un’altezza di settemila
-cinquecentoventiquattro piedi inglesi al disopra
-del livello del mare, uno dei punti più alti toccati
-dal profilo del tracciato in quel passaggio
-attraverso le Montagne Rocciose. Ancora duecento
-miglia circa, e i viaggiatori si troverebbero finalmente
-su quelle lunghe pianure che si estendono
-fino all’Atlantico, e che la natura rendeva così
-propizie alla costruzione di una strada ferrata.
-</p>
-
-<p>
-Sul versante del bacino atlantico si vedevano
-già i primi rii affluenti o subaffluenti del North-Platte-River.
-Tutto l’orizzonte del nord e dell’est
-era coperto da un’immensa cortina semicircolare,
-che forma la porzione settentrionale dei Rocky-Mountains,
-dominata dal picco di Laramia. Tra
-quest’incurvatura e la linea di ferro si estendevano
-vaste pianure, largamente irrigate. Sulla
-destra del <i>rail-road</i> si addossavano le prime salite
-del masso montagnoso che s’arrotonda al sud sino
-alle sorgenti del fiume dell’Arkansas, uno dei
-grandi tributarii del Missurì.
-</p>
-
-<p>
-Mezz’ora dopo mezzodì, i viaggiatori intravedevano
-per un istante il forte Halleck che domina
-quella contrada. Ancora poche ore, e la traversata
-delle Montagne Rocciose sarebbe compiuta.
-Si poteva dunque sperare che nessun accidente
-<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
-segnalerebbe il passaggio del treno, traverso
-quella difficile regione. La neve aveva cessato di
-cadere. Il tempo si metteva al freddo asciutto. I
-grandi uccelli, spaventati dalla locomotiva, fuggivano
-lontano. Nessuna belva, orso nè lupo, si
-mostrava sul piano. Era il deserto nella sua
-immensa nudità.
-</p>
-
-<p>
-Dopo una buona colazione, servita sullo stesso
-vagone, il signor Fogg e i suoi compagni si erano
-rimessi al loro interminabile <i>whist</i>, allorchè violenti
-fischi colpirono il loro orecchio. Il treno si
-fermò.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta cacciò la testa dallo sportello, e
-non vide nulla che motivasse quella fermata. Nessuna
-stazione era in vista.
-</p>
-
-<p>
-Mistress Auda e Fix poterono temere per un
-istante che il signor Fogg pensasse di scendere
-sulla strada. Ma il gentleman si contentò di dire
-al suo servo:
-</p>
-
-<p>
-— Guardate un po’ che c’è.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta si slanciò fuori del vagone. Una
-quarantina di viaggiatori avevano già lasciato
-il loro vagone, e tra essi, il colonnello Stamp
-Proctor.
-</p>
-
-<p>
-Il treno era giunto dinanzi ad un disco girato
-al rosso che chiudeva la strada. Il macchinista e
-il conduttore essendo discesi, discutevano con
-qualche vivacità con un cantoniere, che il capostazione
-di Medicine Bow, la stazione vicina, aveva
-mandato incontro al treno. Alcuni viaggiatori
-si erano accostati e pigliavano parte alla discussione, — fra
-gli altri il suddetto colonnello Proctor,
-col suo linguaggio altiero e i suoi gesti
-imperiosi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta avendo raggiunto il crocchio, udì
-il cantoniere che diceva:
-</p>
-
-<p>
-— Non c’è mezzo di passare. Il ponte di Medicine-Bow
-è guasto, e non sosterrebbe il peso del treno.
-</p>
-
-<p>
-Il ponte di cui si trattava, era un ponte sospeso,
-gettato sopra una cascata, a un miglio dal luogo
-ove il convoglio si era fermato. Al dire del cantoniere,
-essa minacciava rovina, parecchi dei fili
-erano spezzati, ed era impossibile arrischiarne
-il passaggio. Il cantoniere non esagerava dunque
-in alcun modo affermando che non si poteva passare.
-E del rimanente, con le abitudini audaci
-degli Americani, si può dire che quando si mettono
-essi ad essere prudenti, sarebbe una vera
-pazzia il non esserlo.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta, non osando andare a prevenire il
-suo padrone, ascoltava a denti stretti, immobile
-come una statua.
-</p>
-
-<p>
-— Oh che! esclamò il colonnello Proctor, non
-staremo qui, m’immagino, a piantar radice nella
-neve?
-</p>
-
-<p>
-— Colonnello, rispose il conduttore, si è telegrafato
-alla stazione di Omaha per chiedere un
-treno, ma non è probabile che giunga a Medicine-Bow
-prima di sei ore.
-</p>
-
-<p>
-— Sei ore! esclamò Gambalesta.
-</p>
-
-<p>
-— Sicuramente, rispose il conduttore. Del resto,
-questo tempo ci sarà necessario per portarci a
-piedi alla stazione.
-</p>
-
-<p>
-— Come! se non è che ad un miglio da noi,
-disse uno dei viaggiatori.
-</p>
-
-<p>
-— Un miglio, sì, ma dall’altro lato del fiume.
-</p>
-
-<p>
-— E questo fiume non lo si può traghettare in
-battello? chiese il colonnello.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Impossibile. Il <i>creek</i> è ingrossato dalle pioggie.
-È una rapida, e saremo costretti di fare un
-giro di dieci miglia al nord per trovare un
-guado.
-</p>
-
-<p>
-Il colonnello lanciò un bordata di bestemmie,
-pigliandosela con la compagnia, pigliandosela col
-conduttore, e Gambalesta furente, non era lontano
-dal fare coro con lui. C’era qui un ostacolo
-materiale contro il quale fallirebbero, stavolta,
-tutte le banconote del suo padrone.
-</p>
-
-<p>
-Inoltre il rammarico era generale tra i viaggiatori,
-che, senza contare il ritardo, si vedevano
-costretti a fare una quindicina di miglia attraverso
-la pianura coperta di neve. Da qui un inferno
-di grida, di esclamazioni che avrebbero certamente
-attirato l’attenzione di Phileas Fogg, se
-questo gentleman non fosse stato assorto dal gioco.
-</p>
-
-<p>
-Però Gambalesta si trovava nella necessità di
-prevenirlo, ed a testa bassa, egli si dirigeva verso
-il vagone, quando il macchinista del treno, — un
-vero <i>yankee</i>, chiamato Forster, — alzando la voce
-disse:
-</p>
-
-<p>
-“Signori, ci sarebbe forse un mezzo di passare.
-</p>
-
-<p>
-— Sul ponte? chiese un viaggiatore.
-</p>
-
-<p>
-— Sul ponte.
-</p>
-
-<p>
-— Col nostro treno! domandò il colonnello.
-</p>
-
-<p>
-— Col nostro treno.„
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta si era fermato, e divorava con gli
-occhi le parole del macchinista.
-</p>
-
-<p>
-“Ma il ponte minaccia rovina! ripigliò il conduttore.
-</p>
-
-<p>
-— Non monta, rispose Forster. Io credo che lanciando
-il treno col suo <i>maximum</i> di velocità, si
-avrebbero delle probabilità di passare.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Diavolo!„ fece Gambalesta.
-</p>
-
-<p>
-Ma un certo numero di viaggiatori era stato
-immediatamente sedotto dalla proposta. La piaceva
-specialmente al colonnello Proctor. Questo
-rompicollo trovava la cosa fattibilissima. Egli ricordò
-anzi che certi ingegneri avevano avuto l’idea
-di passare i fiumi “senza ponte„ con dei treni
-rigidi lanciati a tutta celerità, ecc. E, in fine dei
-nodi, tutti gli interessati nella questione si schierarono
-col parere del macchinista.
-</p>
-
-<p>
-“Abbiamo cinquanta probabilità di passare, diceva
-uno.
-</p>
-
-<p>
-— Sessanta, diceva l’altro.
-</p>
-
-<p>
-— Ottanta!... novanta su cento!„
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta era sbalordito, quantunque fosse
-pronto a tentar tutto per operare il passaggio del
-Medicine-creek; ma il tentativo gli pareva un
-po’ troppo “americano.„
-</p>
-
-<p>
-“Sì, pensò egli, ma c’è un’altra cosa molto più
-semplice da fare, e questa gente non se la sogna
-neppure!... Signore, diss’egli a uno dei viaggiatori,
-il mezzo proposto dal macchinista mi pare un
-po’ arrischiato, ma....
-</p>
-
-<p>
-— Ottanta probabilità! rispose il viaggiatore,
-voltandogli le spalle.
-</p>
-
-<p>
-— So bene, rispose Gambalesta rivolgendosi ad
-un altro gentleman, ma una semplice riflessione....
-</p>
-
-<p>
-— Che riflessioni! è inutile! rispose l’Americano
-interpellato scrollando le spalle, giacchè il macchinista
-assicura che si passerà!
-</p>
-
-<p>
-— Non c’è dubbio, ripigliò Gambalesta, si passerà,
-ma sarebbe forse più prudente....
-</p>
-
-<p>
-— Che! Che prudente! esclamò il colonnello
-Proctor, che questa parola, udita a caso, fece scattare.
-<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
-A grande velocità! La capite? A grande velocità!
-</p>
-
-<p>
-— So... capisco... ripeteva Gambalesta, cui nessuno
-lasciava terminare la sua frase, ma pare sarebbe,
-se non più prudente, giacchè la parola vi
-scotta, almeno più naturale....
-</p>
-
-<p>
-— Chi? che? cosa? Vada a contarla ad altri
-col suo naturale!...„ si gridava da tutte le parti.
-</p>
-
-<p>
-Il poveraccio non sapeva più da chi farsi ascoltare.
-</p>
-
-<p>
-“Avete forse paura? gli domandò il colonnello
-Proctor.
-</p>
-
-<p>
-— Io paura! esclamò Gambalesta. Ebbene, sia!
-Farò vedere a questi signori che un Francese può
-essere tanto Americano quanto loro!
-</p>
-
-<p>
-— In vettura! in vettura! gridava il conduttore.
-</p>
-
-<p>
-— Sì! in vettura, ripeteva Gambalesta, in vettura!
-E subito! Ma io crederò sempre che sarebbe
-stato più naturale di farci prima passare a piedi
-su questo ponte, noi altri viaggiatori, e il treno
-poi!...
-</p>
-
-<p>
-Ma nessuno udì questa saggia riflessione, e nessuno
-avrebbe voluto riconoscerne la giustezza.
-</p>
-
-<p>
-I viaggiatori erano ricollocati nel loro vagone.
-Gambalesta ripigliò il suo posto, senza dir nulla
-di ciò che era accaduto. I giuocatori erano tutti
-assorti nel <i>whist</i>.
-</p>
-
-<p>
-La locomotiva fischiò vigorosamente. Il macchinista,
-rovesciando il vapore, ricondusse il suo treno
-indietro, per circa un miglio, — rinculando come
-un saltatore che vuol prendere lo slancio.
-</p>
-
-<p>
-Indi, ad un secondo fischio, il cammino in avanti
-ricominciò, poi si accelerò; in breve la velocità
-divenne spaventevole; non si sentiva altro che un
-<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
-solo nitrito uscente dalla locomotiva; gli stantuffi
-battevano venti colpi al secondo; le assi delle
-ruote fumavano nelle scatole del grasso. Si sentiva,
-per così dire, che tutt’intero il treno, camminando
-con una rapidità di cento miglia all’ora,
-non pesava più sulle rotaie. La velocità mangiava
-la gravitazione.
-</p>
-
-<p>
-E si passò! E fu come un lampo. Non si vide
-nulla del ponte. Il convoglio saltò, si può proprio
-dirlo, da una sponda all’altra, e il macchinista
-non riescì a fermare la sua macchina furibonda
-che a cinque miglia al di là della stazione.
-</p>
-
-<p>
-Ma appena il treno ebbe varcato il fiume, il
-ponte, definitivamente rovinato, s’inabissava con
-fracasso nelle acque di Medicine-Bow.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span></p>
-
-<h2 id="cap29">CAPITOLO XXIX.
-<span class="smaller">Nel quale si narrano cose che capitano
-unicamente sulle ferrovie americane.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-La sera stessa, il treno proseguiva la sua strada
-senza ostacoli, oltrepassava il forte Sanders, valicava
-il passo di Cheyenne e giungeva al passo
-di Evans. In questo luogo, il <i>rail-road</i> arrivava al
-più alto punto della strada, cioè ottomila novantun
-piedi sopra il livello dell’Oceano. I viaggiatori
-non avevano ora che a discendere sino all’Atlantico
-su quelle pianure sconfinate, livellate
-dalla natura.
-</p>
-
-<p>
-Ivi si trovava sul <i>grand-trunk</i>, la diramazione
-di Denver-city, la principale città del Colorado.
-Questo territorio è ricco in miniere d’oro e d’argento,
-e più di cinquantamila abitanti vi hanno
-già fissato la loro dimora.
-</p>
-
-<p>
-In quel momento, milletrecentottantadue miglia
-erano state fatte da San Francisco, in tre giorni
-e tre notti. Quattro giorni e quattro notti, secondo
-ogni previsione, dovevano bastare per arrivare a
-Nuova York. Phileas Fogg si manteneva dunque
-nei termini regolamentari.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
-</p>
-
-<p>
-Durante la notte si lasciò sulla sinistra il campo
-Walbah. Il Lodge-pole-creek scorreva parallelamente
-alla strada, seguendo la frontiera rettilinea
-comune agli Stati del Wyoming e del Colorado.
-Alle undici, si entrava nel Nebraska, si passava
-presso al Sedgwick, e si toccava Julesburgh, situato
-sul braccio sud del fiume Platte.
-</p>
-
-<p>
-Fu a questo punto che si fece l’inaugurazione
-dell’<i>Union-Pacific-road</i>, il 23 ottobre 1867, e di cui
-ingegnere in capo fu il generale J. M. Dodge.
-Qui si fermarono le due potenti locomotive, rimorchianti
-i nove vagoni degl’invitati, nel numero
-dei quali figurava il vice presidente, Thomas C. Durant;
-qui rintronarono le acclamazioni; qui i Siù
-e i Pawnies diedero lo spettacolo di una piccola
-guerra indiana; qui i fuochi d’artificio scoppiettarono;
-qui infine si pubblicò, col mezzo di
-una stamperia portatile, il primo numero del giornale
-<i>Railway-Pioneer</i>. Così venne celebrata l’inaugurazione
-di questa grande ferrovia, strumento di
-progresso e di civiltà, gettata attraverso al deserto
-e destinata a collegare fra loro città e città
-che non esistevano ancora. Il fischio della locomotiva,
-più potente della lira di Anfione, le avrebbe
-presto fatte sorgere dal suolo americano.
-</p>
-
-<p>
-Alle otto del mattino il forte Mac-Person era
-lasciato indietro. Trecentocinquantasette miglia
-separano questo punto da Omaha. La strada ferrata
-seguiva, sulla sponda sinistra, le capricciose
-sinuosità del braccio sud di Platte-river. Alle nove
-si giungeva all’importante città di North-Platte,
-edificata tra questi due bracci del gran corso d’acqua,
-che si ricongiungono intorno ad essa per non
-più formare che una sola arteria, — affluente considerevole
-<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
-le cui acque si confondono con quelle
-del Missurì, un po’ al disopra di Omaha.
-</p>
-
-<p>
-Il centesimoprimo meridiano era sorpassato.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg e i suoi compagni avevano ripreso
-il loro gioco. Nessun di loro si lamentava
-della lunghezza della strada, — neanco il morto.
-Fix aveva incominciato col guadagnare alcune
-ghinee, che era avviato a riperdere, ma si mostrava
-non meno appassionato del signor Fogg.
-Durante quella mattina, la fortuna arrise singolarmente
-al nostro gentleman. I trionfi e gli onori
-piovevano nelle sue mani. A un certo momento,
-dopo aver combinato un colpo audace, egli si preparava
-a giuocar picche, quando, dietro al sedile
-si udì una voce che diceva:
-</p>
-
-<p>
-“Io giuocherei quadri....„
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg, mistress Auda, Fix, alzarono la
-testa. Il colonnello Proctor era vicino a loro.
-</p>
-
-<p>
-Stamp Proctor e Phileas Fogg si riconobbero a
-prima vista.
-</p>
-
-<p>
-“Ah! siete voi, signor Inglese, esclamò il colonnello,
-siete voi che volete giocar picche!
-</p>
-
-<p>
-— E che le gioco, rispose freddamente Phileas
-Fogg, gettando un dieci di questo colore.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene a me piace che sia quadri,„ replicò
-il colonnello con voce irritata.
-</p>
-
-<p>
-E fece un gesto per afferrare la carta giuocata,
-soggiungendo:
-</p>
-
-<p>
-“Voi non ci capite nulla a questo gioco.
-</p>
-
-<p>
-— Forse sarò più abile di un altro, disse Phileas
-Fogg alzandosi.
-</p>
-
-<p>
-— Dipende soltanto da voi di provarvici, figlio
-di John Bull!„ replicò il rozzo personaggio.
-</p>
-
-<p>
-Mistress Auda era diventata pallida. Tutto il
-<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
-sangue le affluiva al cuore. Ella aveva afferrato
-il braccio di Phileas Fogg, che la respinse dolcemente.
-Gambalesta era pronto a scagliarsi contro
-l’Americano, che guardava il suo avversario con
-aria più che mai insultante. Ma Fix si era alzato
-e, affrontando il colonnello Proctor, gli disse:
-</p>
-
-<p>
-“Voi dimenticate che sono io con cui avete a
-che fare, signore, io che avete non solo ingiurato,
-ma percosso!
-</p>
-
-<p>
-— Signor Fix, disse il signor Fogg, vi chiedo
-perdono, ma la faccenda riguarda me solo. Pretendendo
-che avevo torto di giocar picche, il colonnello
-mi ha fatto una nuova ingiuria, e me ne
-renderà ragione.
-</p>
-
-<p>
-— Quando vorrete e dove vorrete, rispose l’Americano,
-ed all’arma che vi piacerà!„
-</p>
-
-<p>
-Mistress Auda tentò invano di contenere il signor
-Fogg. L’ispettore tentò inutilmente di riappiccare
-il diverbio per conto suo. Gambalesta voleva
-gettare il colonnello dallo sportello, ma un
-cenno del suo padrone lo fermò. Phileas Fogg
-lasciò il vagone, e l’Americano lo seguì sul passatoio.
-</p>
-
-<p>
-“Signore, disse il signor Fogg al suo avversario,
-ho molta fretta di tornare in Europa, e un
-ritardo qualunque pregiudicherebbe i miei interessi.
-</p>
-
-<p>
-— E che importa a me? rispose il colonnello
-Proctor.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, ripigliò con molta garbatezza il signor
-Fogg, dopo il nostro incontro a San Francisco,
-io avevo formato il progetto di venirvi a
-trovare in America, non appena avessi sbrigato
-gli affari che mi chiamano sul continente antico.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Davvero?
-</p>
-
-<p>
-— Volete darmi convegno fra sei mesi?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè non fra sei anni?
-</p>
-
-<p>
-— Io dico sei mesi, rispose garbatamente il signor
-Fogg, e sarò esatto al convegno.
-</p>
-
-<p>
-— Scappatoie, signor mio! esclamò Stamp Proctor.
-Subito o non più.
-</p>
-
-<p>
-— Sia, rispose il signor Fogg. Andate a Nuova
-York?
-</p>
-
-<p>
-— No.
-</p>
-
-<p>
-— A Chicago?
-</p>
-
-<p>
-— No.
-</p>
-
-<p>
-— A Omaha?
-</p>
-
-<p>
-— Poco v’importa! Conoscete Plum-Creek?
-</p>
-
-<p>
-— No, rispose il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— È la stazione prossima. Il treno vi sarà
-fra un’ora. Vi si arresterà dieci minuti. In dieci
-minuti si possono scambiare alcuni colpi di revolver.
-</p>
-
-<p>
-— Sia, rispose il signor Fogg. Mi fermerò a
-Plum-Creek.
-</p>
-
-<p>
-— Io credo anzi che vi rimarrete! aggiunse
-l’Americano con insolenza senza pari.
-</p>
-
-<p>
-— Chi sa, signore!„ rispose Fogg, e rientrò
-nel suo vagone freddo come il solito.
-</p>
-
-<p>
-Qui, il gentleman incominciò col rassicurare
-mistress Auda, dicendo che i fanfaroni non sono
-mai da temere. Indi pregò Fix di fargli da testimonio
-nello scontro che stava per aver luogo.
-Fix non poteva rifiutare, e Phileas Fogg ripigliò
-tranquillamente il suo giuoco interrotto, giocando
-picche con calma perfetta.
-</p>
-
-<p>
-Alle undici, il fischio della locomotiva annunciò
-l’appressarsi della stazione di Plum-Creek. Il
-<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
-signor Fogg si alzò, e, seguito da Fix, si recò
-sul passatoio. Gambalesta lo accompagnava, portando
-un paio di revolver. Mistress Auda era
-rimasta nel vagone, pallida come una morta.
-</p>
-
-<p>
-In quella, la porta dell’altro vagone si aprì, e
-il colonnello Proctor apparve parimente sul passatoio
-seguito dal suo testimone, un Yankee della
-sua tempra. Ma al momento che i due avversari
-stavano per scendere sulla strada, il conduttore
-accorse e gridò:
-</p>
-
-<p>
-“Non si scende, signori.
-</p>
-
-<p>
-— E perchè? domandò il colonnello.
-</p>
-
-<p>
-— Abbiamo venti minuti di ritardo, e il treno
-non si ferma.
-</p>
-
-<p>
-— Ma io devo battermi col signore.
-</p>
-
-<p>
-— Me ne incresce, rispose l’impiegato; ma si
-parte immediatamente. Ecco la campana che
-suona!„
-</p>
-
-<p>
-La campana suonava difatti, e il treno si pose
-subito in cammino.
-</p>
-
-<p>
-“Sono veramente desolato, signori, disse allora
-il conduttore. In qualunque altra circostanza vi
-avrei servito volentieri. — Ma, alla fin fine, giacchè
-non avete avuto tempo di battervi qui, chi v’impedisce
-di battervi strada facendo?
-</p>
-
-<p>
-— Ciò non garberà forse al signore! disse il
-colonnello con aria beffarda.
-</p>
-
-<p>
-— Mi garba invece perfettamente, rispose Phileas
-Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Via, pensò Gambalesta, decisamente siamo
-in America! e il conduttore del treno è un gentleman
-del fior fiore!„
-</p>
-
-<p>
-E in così dire egli seguì il suo padrone.
-</p>
-
-<p>
-I due avversarii e i loro testimoni, preceduti dal
-<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
-conduttore, si recarono, passando da un vagone
-all’altro, alla coda del treno. L’ultimo vagone
-non era occupato che da una decina di viaggiatori.
-Il conduttore chiese loro se volevano compiacersi,
-per pochi istanti, di lasciar libero il
-passo ai due gentleman che avevano una questione
-d’onore da sbrigare.
-</p>
-
-<p>
-Figurarsi! I viaggiatori erano troppo felici di
-poter essere gentili verso i due gentlemen, e si
-ritirarono sui passatoi.
-</p>
-
-<p>
-Quel vagone, lungo una cinquantina di piedi,
-pareva fatto apposta per la circostanza. I due
-avversari potevano camminare un contro l’altro
-tra i sedili ed archibugiarsi a gusto loro. Non
-vi fu mai duello più facile da regolare. Il signor
-Fogg ed il colonnello Proctor, muniti ciascuno
-di due revolver a sei colpi, entrarono nel vagone.
-I due testimonii, rimasti al di fuori, ve li rinchiusero.
-Al primo fischio della locomotiva, essi
-dovevano cominciare il fuoco.... Indi, dopo un
-lasso di dieci minuti, si ritirerebbe dal vagone
-ciò che resterebbe dei due gentlemen.
-</p>
-
-<p>
-Nulla di più semplice, in verità. Era anzi così
-semplice, che Fix e Gambalesta sentivano il loro
-cuore palpitare in modo da spezzarsi.
-</p>
-
-<p>
-Si aspettava dunque il fischio convenuto, quando
-a un tratto si udirono grida selvagge; delle detonazioni
-le accompagnarono, ma non uscivano dal
-vagone riservato ai duellanti. Quelle detonazioni
-si prolungavano, per contrario, sino alla testa o
-su tutta la linea del treno. Grida di spavento si
-facevano udire dall’interno del convoglio.
-</p>
-
-<p>
-Il colonnello Proctor ed il signor Fogg, coi
-revolver in pugno, uscirono tosto dal vagone e
-<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span>
-si precipitarono verso la testa del convoglio, ove
-rintronavano fragorosamente le detonazioni e i
-gridi.
-</p>
-
-<p>
-Essi avevano compreso che il treno era assalito
-da una banda di Siù.
-</p>
-
-<p>
-Questi arditi Indiani non facevano così le loro
-prime armi, chè già più d’una volta essi avevano
-fermato i convogli. Secondo le loro abitudini,
-senz’aspettare la fermata del treno, slanciandosi
-sui marciapiedi in numero di un centinaio, essi
-avevano dato la scalata ai vagoni, come fa un
-<i>clown</i> con un cavallo al galoppo.
-</p>
-
-<p>
-Quei Siù erano muniti di fucili. Da qui le detonazioni,
-alle quali i viaggiatori, quasi tutti
-armati, rispondevano con colpi di revolver. A
-tutta prima, gli Indiani si erano precipitati sulla
-macchina. Il macchinista e il fuochista erano stati
-mezzo accoppati a colpi di mazza. Un capo Siù,
-volendo fermare il treno, ma non sapendo manovrare
-il manubrio del regolatore, aveva aperto
-largamente l’introduzione del vapore invece di
-chiuderla, e la locomotiva, mossa a furia, correva
-con una celerità spaventevole.
-</p>
-
-<p>
-In pari tempo, i Siù avevan invaso i vagoni,
-correvano come tante scimmie furibonde sulle
-imperiali, scassinavano gli sportelli, e lottavano
-corpo a corpo coi viaggiatori. Dal convoglio-bagagli,
-forzato e saccheggiato, si precipitavano
-tutti i colli sulla strada. Gridi e spari proseguivano
-senza tregua.
-</p>
-
-<p>
-Intanto i viaggiatori si difendevano animosamente.
-Alcuni vagoni, asserragliati, sostenevano
-un assedio come veri forti ambulanti trasportati
-con una rapidità di cento miglia all’ora.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span>
-</p>
-
-<p>
-Fin dal principio dell’attacco mistress Auda
-si era comportata coraggiosamente. Col revolver
-alla mano, ella si era difesa con eroismo, sparando
-tramezzo ai cristalli infranti, allorchè qualche
-selvaggio le si presentava. Una ventina di Siù,
-colpiti a morte, erano caduti sulla strada, e le
-ruote dei vagoni schiacciavano come vermi quelli
-fra loro che sdrucciolavano sulle rotaie dall’alto
-dei passatoi. Parecchi viaggiatori, gravemente
-colpiti dalle palle o dalle mazze, giacevano sui
-sedili.
-</p>
-
-<p>
-Eppure si doveva finirla. Quella lotta durava
-già da dieci minuti, e non poteva terminare che
-con vantaggio dei Siù, se il treno non si fermava.
-Infatti la stazione del forte Kearney non era
-distante neanco due miglia. Ivi trovavasi un
-posto americano, ma oltrepassato quel posto, tra
-il forte Kearney e la stazione seguente, i Siù sarebbero
-i padroni del treno.
-</p>
-
-<p>
-Il conduttore si batteva ai fianchi del signor
-Fogg, ma una palla lo atterrò. Cadendo, quell’uomo
-esclamò:
-</p>
-
-<p>
-“Siamo perduti, se il treno non si ferma fra
-cinque minuti!
-</p>
-
-<p>
-— Si fermerà! disse Phileas Fogg, che volle
-slanciarsi fuori del treno.
-</p>
-
-<p>
-— Rimanete, signore, gli gridò Gambalesta. È
-affar mio!„
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg non ebbe il tempo di fermare
-quel coraggioso giovane, che aprendo uno sportello
-senza esser visto dagl’Indiani, riescì a cacciarsi
-sotto al vagone. Ed allora, frattanto che
-la lotta continuava, mentre le palle s’incrociavano
-sulla sua testa, ritrovando la sua agilità e
-<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span>
-la sua flessibilità di <i>clown</i>, avanzando sotto i vagoni,
-aggrappandosi alle assi, aiutandosi con la
-leva dei freni e con le stanghe delle impannate,
-inerpicandosi da una carrozza all’altra con una
-destrezza maravigliosa, egli giunse così alla testa
-del treno. Non era stato visto, non aveva potuto
-esserlo.
-</p>
-
-<p>
-Là, sospeso con una mano tra il vagone dei
-bagagli e il <i>tender</i>, con l’altra staccò le catene
-di sicurezza; ma a causa dell’attrazione operata
-egli non sarebbe mai riescito a svitare la sbarra
-di congiunzione se una scossa che la macchina
-subì non l’avesse fatta spezzare, ed allora il treno,
-staccato, rimase poco a poco indietro, mentre la
-locomotiva se ne scappava con nuova velocità.
-</p>
-
-<p>
-Trascinato dalla forza acquisita, il treno camminò
-ancora per alcuni minuti, ma i freni furono
-manovrati nell’interno dei vagoni, e il convoglio
-si fermò finalmente a meno di cento passi dalla
-stazione di Kearney.
-</p>
-
-<p>
-Qui, i soldati del forte, attirati dagli spari,
-accorsero in fretta. I Siù non li avevano aspettati:
-prima della fermata completa del treno, tutta la
-masnada aveva preso il largo.
-</p>
-
-<p>
-Ma quando i viaggiatori si contarono sulla
-piazza della stazione, s’avvidero che parecchi
-mancavano all’appello, e tra gli altri il coraggioso
-Francese la cui devozione aveali poc’anzi
-salvati.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span></p>
-
-<h2 id="cap30">CAPITOLO XXX.
-<span class="smaller">Nel quale Phileas Fogg fa semplicemente
-il suo dovere.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Tre viaggiatori, compreso Gambalesta, erano
-scomparsi. Erano stati uccisi nella lotta, od erano
-prigionieri dei Siù? Non si poteva saperlo ancora.
-</p>
-
-<p>
-I feriti erano in numero considerevole, ma
-nessuno era colpito mortalmente. Uno dei più
-gravemente colpiti era il colonnello Proctor, che
-si era valorosamente battuto, e che una palla all’inguinaia
-aveva atterrato. Fu trasportato alla
-stazione con altri viaggiatori, il cui stato richiedeva
-cure immediate.
-</p>
-
-<p>
-Mistress Auda era salva. Phileas Fogg, che
-non s’era certo risparmiato, non aveva neppure
-una graffiatura. Fix era ferito al braccio, d’una
-ferita senza importanza. Ma Gambalesta mancava,
-e calde lacrime scorrevano dagli occhi della giovane
-signora.
-</p>
-
-<p>
-Intanto tutti i viaggiatori avevano lasciato il
-treno. Le ruote dei vagoni erano macchiate di
-sangue. Dai mozzi e dai raggi pendevano informi
-brandelli di carne. Si vedevano sulla bianca pianura,
-fin dove l’occhio poteva giungere, delle
-<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
-lunghe strisce rosse. Gli ultimi Indiani sparivano
-allora nel sud, dalla parte di Republican-River.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg, con le braccia incrociate, rimaneva
-immobile. Egli aveva una grave decisione
-da prendere. Mistress Auda, vicino a lui, lo guardava
-senza pronunciare una parola.... Egli comprese
-quello sguardo. Se il suo servo fosse prigioniero,
-non doveva egli arrischiar tutto per
-istrapparlo agl’Indiani?
-</p>
-
-<p>
-“Io lo ritroverò morto o vivo, diss’egli semplicemente
-a mistress Auda.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! signor.... signor Fogg! esclamò la giovane
-donna, afferrando le mani del suo compagno
-ch’ella coprì di lacrime.
-</p>
-
-<p>
-— E vivo! aggiunse il signor Fogg, se non
-indugiamo un minuto!„
-</p>
-
-<p>
-Con questa risoluzione, Phileas Fogg si sacrificava
-tutto intero. Egli pronunziava la sua rovina.
-Un sol giorno di ritardo gli faceva mancare il
-piroscafo a Nuova-York, e la scommessa era irrevocabilmente
-perduta. Ma davanti a questo pensiero:
-“È il mio dovere!„ egli non esitava.
-</p>
-
-<p>
-Il capitano comandante il forte Kearney era
-presente. I suoi soldati — circa un centinaio
-d’uomini — si erano posti sulla difensiva pel caso
-che i Siù movessero un attacco diretto contro la
-stazione.
-</p>
-
-<p>
-“Signore, disse il signor Fogg al capitano,
-tre viaggiatori sono scomparsi.
-</p>
-
-<p>
-— Morti? domandò il capitano.
-</p>
-
-<p>
-— Morti o prigionieri, rispose Phileas Fogg.
-Ecco un’incertezza che urge di far cessare. È
-vostra intenzione d’inseguire i Siù.?
-</p>
-
-<p>
-— Faccenda seria, signore, disse il capitano. Gli
-<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
-Indiani possono fuggire fino al di là dell’Arkansas!
-Io non posso abbandonare il posto che mi è affidato.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, ripigliò Phileas Fogg, si tratta della
-vita di tre uomini.
-</p>
-
-<p>
-— Senza dubbio.... ma posso io arrischiare la
-vita di cinquanta per salvarne tre?
-</p>
-
-<p>
-— Io non so se lo potete, signore, ma lo dovete.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, rispose il capitano, nessuno qui
-m’insegna qual sia il mio dovere.
-</p>
-
-<p>
-— Sia, disse freddamente Phileas Fogg. Andrò
-solo.
-</p>
-
-<p>
-— Voi, signore! esclamò Fix che erasi avvicinato,
-andar solo ad inseguir gl’Indiani!
-</p>
-
-<p>
-— Volete dunque che lasci morire quel disgraziato,
-a cui quanti vivono qui devono tutti la
-vita? Io andrò.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene no, non andrete solo! esclamò il
-capitano, commosso suo malgrado. No! Voi siete
-un intrepido cuore. Trenta uomini di buona
-volontà! aggiuns’egli, voltandosi verso i suoi
-soldati.
-</p>
-
-<p>
-Tutta la compagnia si avanzò in massa. Il capitano
-non ebbe che a scegliere fra quella brava
-gente. Trenta soldati vennero designati, e un
-vecchio sergente si pose alla loro testa.
-</p>
-
-<p>
-— Grazie, capitano! disse il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Mi permetterete di accompagnarvi? domandò
-Fix al gentleman.
-</p>
-
-<p>
-— Farete come vi piacerà, signore, gli rispose
-Phileas Fogg. Ma se volete rendermi un servigio,
-rimarrete presso mistress Auda. Nel caso m’incogliesse
-disgrazia....
-</p>
-
-<p>
-Un pallore subitaneo coprì il volto dell’agente
-di polizia. Separarsi dall’uomo che aveva seguito
-<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span>
-passo a passo e con tanta persistenza! Lasciarlo
-avventurare in quel deserto! Fix guardò attentamente
-il gentleman, e quantunque pertinacemente
-combattuto dalle sue prevenzioni, egli
-abbassò gli occhi dinanzi a quello sguardo calmo
-e franco.
-</p>
-
-<p>
-— Rimarrò, diss’egli.
-</p>
-
-<p>
-Da lì a pochi istanti, il signor Fogg aveva
-stretto la mano della giovine donna; indi, dopo
-averle consegnato il suo prezioso sacco da viaggio,
-partiva col sergente e la sua piccola brigata.
-</p>
-
-<p>
-Ma prima di partire, aveva detto ai soldati:
-</p>
-
-<p>
-— Amici, vi sono mille sterline per voi, se salviamo
-i prigionieri!
-</p>
-
-<p>
-Era allora mezzodì e qualche minuto.
-</p>
-
-<p>
-Mistress Auda si era ritirata in una camera
-della stazione, e là, sola, ella aspettava, pensando
-a Phileas Fogg, a quella generosità semplice e
-grande, a quel tranquillo coraggio. Il signor
-Fogg aveva sacrificato la sua sostanza, ed ora
-giocava la vita, tutto ciò senza esitazione, per
-dovere, senza frasi. Phileas Fogg era un eroe agli
-occhi di lei.
-</p>
-
-<p>
-L’ispettore Fix non la pensava così, e non
-poteva contenere la sua agitazione. Passeggiava
-con passo febbrile sulla piazza della stazione.
-Soggiogato per un momento, egli ridiventava quel
-di prima. Partito Fogg, comprendeva la stoltezza
-che aveva fatto di lasciarlo partire. Che! quell’uomo
-che aveva fin allora seguito intorno al
-mondo, egli aveva consentito a separarsene! La
-sua indole ripigliava il disopra, egli s’incriminava,
-s’accusava, faceva tutta la parte del direttore della
-polizia metropolitana, quando strapazza un agente
-colto in flagrante delitto d’ingenuità.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Sono stato uno stolido! pensava egli. L’altro
-gli avrà detto chi ero! È partito, non ritornerà!
-Dove ripescarlo adesso? Ma come mai ho potuto
-lasciarmi affascinare a questo modo, io, Fix, io
-che ho in tasca il suo ordine d’arresto! Decisamente
-non sono che una bestia!
-</p>
-
-<p>
-Così ragionava l’ispettore di polizia, mentre le
-ore trascorrevano lente per lui. Egli non sapeva
-che fare. A volte, gli veniva voglia di dir tutto
-a mistress Auda. Ma comprendeva come sarebbe
-stato ricevuto dalla giovine donna. Qual decisione
-pigliare? Egli era tentato di porsi a scorrazzare
-le lunghe pianure bianche, alla caccia di quel
-Fogg! Non gli pareva impossibile di rintracciarlo.
-I passi del distaccamento erano ancora impressi
-sulla neve!... Ma da lì a poco, sotto un nuovo
-strato, ogni impronta fu scancellata.
-</p>
-
-<p>
-Allora lo scoraggiamento invase Fix. Egli risentì
-come un’infrenabile voglia di abbandonare
-la partita. Ora, precisamente, l’occasione di lasciare
-la stazione di Kearney e di proseguire quel
-viaggio sì fecondo di fiaschi, gli venne offerta.
-</p>
-
-<p>
-Infatti, verso le due dopo mezzodì, mentre la
-neve cadeva a larghi fiocchi, si udirono lunghi
-fischi che venivano da est. Un’enorme ombra
-preceduta da una luce rossastra si avanzava lentamente,
-considerevolmente ingrandita dalle nebbie
-che le davano un aspetto fantastico.
-</p>
-
-<p>
-Eppure non si aspettava nessun treno che dovesse
-arrivare dall’est. I soccorsi, richiesti per
-telegrafo, non potevano giungere così presto, e il
-treno da Omaha a San Francisco non doveva passare
-che la domane.
-</p>
-
-<p>
-Presto si ebbe a capire la cosa.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
-</p>
-
-<p>
-La locomotiva, che camminava a piccolo vapore
-gettando grandi fischi, era quella che dopo essere
-stata disgiunta dal treno, aveva continuato la sua
-strada con spaventevolissima celerità, portando
-seco il fuochista e il macchinista svenuti. Essa
-aveva corso sulle rotaie per parecchie miglia;
-indi il fuoco era scemato per mancanza di combustibile;
-il vapore si era allentato, e un’ora dopo
-la macchina si fermava finalmente a dieci miglia
-al di là della stazione di Kearney.
-</p>
-
-<p>
-Nè il macchinista nè il fuochista erano morti,
-e, dopo uno svenimento alquanto prolungato, essi
-avevano ripreso i sensi.
-</p>
-
-<p>
-La macchina era allora fermata. Quando si vide
-nel deserto, con la sola locomotiva, non avente
-più vagoni al suo seguito, il macchinista comprese
-quel che era accaduto. In che modo la macchina
-fosse stata disgiunta dal treno, egli non
-potè indovinare, ma era fuor di dubbio per lui che
-il treno, rimasto indietro, si trovasse in pericolo.
-</p>
-
-<p>
-Il macchinista non esitò su ciò che doveva
-fare. Continuare la strada nella direzione di Omaha
-era prudente; ritornare verso il treno che gli
-Indiani saccheggiavano forse ancora, era pericoloso....
-Non monta! Palate di carbone e di legna
-furono affastellate nel fornello della caldaia, il
-fuoco si rianimò, la pressione salì di bel nuovo,
-e verso le due dopo mezzodì la macchina ritornava
-indietro verso la stazione di Kearney. Era
-dessa che fischiava nella nebbia.
-</p>
-
-<p>
-Fu una grande soddisfazione pei viaggiatori,
-quando videro la locomotiva porsi in testa al
-treno. Essi potevano dunque continuare quel
-viaggio tanto disgraziatamente interrotto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
-</p>
-
-<p>
-All’arrivo della macchina, mistress Auda aveva
-lasciata la stazione, e rivolgendosi al conduttore:
-</p>
-
-<p>
-— Ripartite subito? gli chiese ella.
-</p>
-
-<p>
-— All’istante, signora.
-</p>
-
-<p>
-— Ma quei prigionieri... i nostri disgraziati
-compagni... non potete proprio aspettare?
-</p>
-
-<p>
-— Io non posso interrompere il servizio, rispose
-il conduttore. Abbiamo già tre ore di ritardo.
-</p>
-
-<p>
-— E quando passerà l’altro treno proveniente
-da San Francisco?
-</p>
-
-<p>
-— Domani sera, signora.
-</p>
-
-<p>
-— Domani sera! ma sarà troppo tardi. Bisogna
-aspettare.
-</p>
-
-<p>
-— È impossibile, rispose il conduttore. Se volete
-partire, salite in vagone.
-</p>
-
-<p>
-— Non partirò, rispose la giovane donna.
-</p>
-
-<p>
-Fix aveva udito quel dialogo. Pochi minuti
-prima, quando ogni mezzo di locomozione gli
-faceva difetto, egli era deciso a lasciare Kearney,
-ed ora che il treno era là, pronto a slanciarsi,
-che egli non doveva far altro che rioccupare il
-suo posto nel vagone, una irresistibile forza lo
-incatenava al suolo. Quello scalo della stazione
-gli scottava i piedi, eppure non poteva staccarsene!
-La lotta ricominciava in lui. La collera
-dell’insuccesso lo soffocava. Egli voleva lottare
-sino all’estremo.
-</p>
-
-<p>
-Frattanto, i viaggiatori ed alcuni feriti, — fra
-gli altri il colonnello Proctor, il cui stato era
-grave, — avevano preso posto nei vagoni. Si
-udiva il ronzìo della caldaia soprariscaldata, e il
-vapore si sprigionava dalle valvole. Il macchinista
-fischiò, il treno si pose in cammino, e
-<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
-disparve in brev’ora, frammischiando il suo fumo
-bianco al turbinìo della neve.
-</p>
-
-<p>
-L’ispettore Fix era rimasto.
-</p>
-
-<p>
-Alcune ore trascorsero. Il tempo era pessimo,
-il freddo vivissimo. Fix, seduto sopra una panca,
-nella stazione, rimaneva immobile. Pareva che
-dormisse. Mistress Auda, ad onta della raffica,
-lasciava ad ogni poco la camera che era stata
-posta a sua disposizione. Ella andava all’estremità
-dello scalo, cercando vedere attraverso la
-tempesta di neve, volendo squarciare quella nebbia
-che le restringeva intorno l’orizzonte, tendendo
-l’orecchio al menomo rumore. Ma nulla. Ella rientrava
-allora, tutta irrigidita, per ritornare da lì
-a pochi momenti, e sempre inutilmente.
-</p>
-
-<p>
-Venne la sera. Il piccolo distaccamento non
-era di ritorno. Dove trovavasi in quel momento?
-Aveva esso potuto raggiungere gli Indiani? C’era
-stata lotta, o quei soldati, smarriti nella nebbia,
-erravano a casaccio? Il capitano del forte Kearney
-era molto inquieto, quantunque non volesse
-far trasparir nulla della sua inquietudine.
-</p>
-
-<p>
-E venne la notte, e la neve cadde meno abbondantemente,
-ma l’intensità del freddo si accrebbe.
-Lo sguardo più intrepido non avrebbe considerato
-senza spavento quella buia immensità. Un
-assoluto silenzio regnava sulla pianura. Nè il volo
-di un uccello, nè il passaggio di una belva, ne
-turbava la calma infinita.
-</p>
-
-<p>
-Durante tutta quella notte mistress Auda, con
-la mente piena di presentimenti sinistri, il cuore
-colmo d’angosce, errò sul limitare della prateria.
-La sua immaginazione la traeva lontano,
-e le mostrava mille pericoli. Ciò ch’ella sofferse
-<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
-durante quelle lunghe ore non si può esprimere.
-</p>
-
-<p>
-Fix era sempre immobile allo stesso posto, ma
-neppur lui dormiva. Ad un certo momento un
-uomo erasi avvicinato e gli aveva parlato anzi;
-ma l’agente lo aveva rimandato, dopo di aver risposto
-alle sue parole con un segno negativo.
-</p>
-
-<p>
-La notte trascorse così. All’alba, il disco mezzo
-spento del sole si alzò sopra un orizzonte nebbioso;
-però lo sguardo poteva estendersi ad una
-distanza di due miglia. Era verso sud che Phileas
-Fogg e il distaccamento si erano diretti.... Il sud
-era assolutamente deserto. Suonavano allora le
-sette del mattino.
-</p>
-
-<p>
-Il capitano, sommamente impensierito, non sapeva
-qual partito pigliare. Doveva egli mandare
-un secondo distaccamento in soccorso del primo?
-Doveva sacrificare altri uomini con sì poche probabilità
-di salvare quelli che forse a quell’ora
-erano già sacrificati? Ma la sua esitazione non
-durò a lungo; chiamando con un gesto uno dei
-suoi luogotenenti, gli dava l’ordine di spingere
-una ricognizione nel sud, — allorchè si udirono
-alcuni spari. Era un segnale? I soldati si precipitarono
-fuori del forte, e ad un mezzo miglio
-scorsero un piccolo drappello che ritornava in
-buon ordine.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg camminava in testa, e vicino a
-lui Gambalesta e i due altri viaggiatori, strappati
-dalle mani dei Siù.
-</p>
-
-<p>
-C’era stato combattimento a dieci miglia al sud
-di Kearney. Pochi momenti prima dell’arrivo del
-distaccamento, Gambalesta e i suoi due compagni
-lottavano già contro i loro guardiani, e il Francese
-<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
-ne aveva accoppati due a furia di pugni,
-allorchè il suo padrone e i soldati si precipitarono
-al loro soccorso.
-</p>
-
-<p>
-Tutti, i salvatori e i salvati, furono accolti con
-grida di gioia, e Phileas Fogg distribuì ai soldati
-il premio che aveva loro promesso, mentre Gambalesta
-andava ripetendo a sè stesso, non senza
-qualche ragione:
-</p>
-
-<p>
-— Bisogna confessare che io costo caro al mio
-padrone!
-</p>
-
-<p>
-Fix, senza pronunciare mezza parola, guardava
-il signor Fogg, e sarebbe stato difficile l’analizzare
-le impressioni che lottavano allora in lui.
-Quanto a mistress Auda, ella aveva preso la
-mano del gentleman, e la stringeva nelle sue,
-senza poter pronunciare una parola!
-</p>
-
-<p>
-Intanto Gambalesta, appena giunto, aveva cercato
-il treno nella stazione. Egli credeva trovarlo
-lì, pronto a partire, e sperava che si potrebbe
-ancora riguadagnare il tempo perduto.
-</p>
-
-<p>
-— Il treno, il treno! esclamò egli.
-</p>
-
-<p>
-— Partito, rispose Fix.
-</p>
-
-<p>
-— E il treno successivo, quando passerà? domandò
-Phileas Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Non prima di stasera.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! rispose semplicemente l’impassibile gentleman.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span></p>
-
-<h2 id="cap31">CAPITOLO XXXI.
-<span class="smaller">Nel quale l’ispettore Fix piglia molto sul serio
-gl’interessi di Phileas Fogg.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Phileas Fogg si trovava in ritardo di venti
-ore. Gambalesta, causa involontaria di tale ritardo,
-era disperato. Egli aveva decisamente rovinato
-il suo padrone!
-</p>
-
-<p>
-In quel momento l’ispettore si avvicinò al signor
-Fogg, e, guardandolo bene in faccia:
-</p>
-
-<p>
-“Proprio sul serio, signore, gli domandò, avete
-fretta?
-</p>
-
-<p>
-— Proprio sul serio, rispose Phileas Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Insisto, ripigliò Fix. Avete proprio interesse
-ad essere a Nuova York l’11, prima delle
-9 di sera, ora della partenza del piroscafo di Liverpool?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, un interesse massimo.
-</p>
-
-<p>
-— E se il vostro viaggio non fosse stato interrotto
-da questo attacco di Indiani, sareste voi
-giunto a Nuova York l’11 al mattino?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, con dodici ore di anticipazione sul piroscafo.
-</p>
-
-<p>
-— Bene, voi avete dunque venti ore di ritardo.
-Fra venti e dodici la differenza è di otto.
-<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
-Sono otto ore da riguadagnare. Volete tentare
-di farlo?
-</p>
-
-<p>
-— A piedi? domandò il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— No, in slitta, rispose Fix, in slitta a vela.
-Un tale mi ha proposto questo mezzo di trasporto.„
-</p>
-
-<p>
-Era l’uomo che aveva parlato all’ispettore di
-polizia durante la notte, e di cui Fix aveva rifiutato
-l’offerta.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg non rispose a Fix, ma, avendogli
-Fix mostrato l’uomo in discorso che passeggiava
-dinanzi alla stazione, il gentleman mosse
-verso di lui. Da lì ad un istante, Phileas Fogg
-e quell’Americano, chiamato Mudge, entravano
-in una capanna costruita ai piedi del forte Kearney.
-</p>
-
-<p>
-Ivi il signor Fogg esaminò un certo singolare
-veicolo, specie d’impannata, fissata sopra due
-lunghe travi, un po’ rialzate sul dinanzi come le
-suole di una slitta, e sulla quale cinque o sei
-persone potevano pigliar posto. Al terzo dell’impannata,
-a prora, si rizzava un albero altissimo,
-sul quale s’infioriva un’immensa randa. Questo
-albero, solidamente sostenuto da sartie metalliche,
-tendeva uno straglio di ferro che serviva da
-ghindare un fiocco di grande dimensione. A poppa,
-una specie di timone permetteva di dirigere il
-congegno.
-</p>
-
-<p>
-Era, come si vede, una slitta attrezzata a <i>sloop</i>.
-Durante l’inverno, sulla pianura gelata, quando
-i treni sono fermati dalle nevi, questi veicoli
-fanno dei tragitti sommamente rapidi da una stazione
-all’altra. Essi sono per altro prodigiosamente
-invelati, — ancor più di quanto può esserlo
-un cutter di corsa esposto a capovolgersi, — e,
-<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span>
-vento a poppa, sdrucciolano alla superficie
-delle praterie, con una rapidità uguale, se non
-superiore, a quella dei treni diretti.
-</p>
-
-<p>
-In pochi minuti un contratto fu stipulato tra
-il signor Fogg e il padrone di quell’imbarcazione
-di terra. Il vento era buono e soffiava dall’ovest
-in gagliarda brezza. La neve si era indurita, e
-Mudge si vantava di condurre il signor Fogg in
-poche ore alla stazione d’Omaha. Colà sono frequenti
-i treni e numerose le vie che conducono
-a Chicago e a Nuova York. Non era impossibile
-che il ritardo fosse riguadagnato. Non c’era dunque
-da esitare. Bisognava tentare l’avventura.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg, non volendo esporre mistress
-Auda alle torture di un tragitto all’aria aperta,
-con quel freddo reso ancor più insopportabile
-dalla celerità, le propose di rimanere sotto la
-custodia di Gambalesta alla stazione di Kearney.
-L’onesto giovane sarebbe incaricato di ricondurla
-in Europa per una strada migliore ed in
-condizioni più accettabili.
-</p>
-
-<p>
-Mistress Auda rifiatò di separarsi dal signor
-Fogg, e Gambalesta si sentì felicissimo di questa
-determinazione. Infatti, per nulla al mondo
-egli avrebbe voluto lasciare il suo padrone, dacchè
-Fix doveva accompagnarlo.
-</p>
-
-<p>
-Se poi si volesse sapere ciò che pensasse allora
-l’ispettore di polizia, sarebbe difficile il dirlo.
-La sua convinzione era alla scossa dal ritorno
-di Phileas Fogg, e lo riputava egli un mariuolo
-di primissima forza, che, compiuto il giro del
-mondo, doveva credere che sarebbe affatto sicuro
-in Inghilterra? Forse l’opinione di Fix rispetto
-a Phileas Fogg era infatti modificata; ma
-<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span>
-egli era sempre deciso a fare il suo dovere, e il
-più impaziente di tutti a sollecitare il ritorno in
-Inghilterra.
-</p>
-
-<p>
-Alle otto, la slitta era pronta a partire. I viaggiatori, — si
-potrebbe dire i passeggieri, — vi
-pigliavano posto e si avviluppavano strettamente
-nelle loro coperte da viaggio. Le due immense
-vele erano alzate, e sotto l’impulso del vento il
-veicolo filava sulla neve indurita, con una rapidità
-di quaranta miglia all’ora.
-</p>
-
-<p>
-La distanza che separa il Forte Kearney da
-Omaha è in linea retta, — a volo d’ape, come
-dicono gli Americani, — di duecento miglia al
-più. Mantenendosi il vento, questa distanza poteva
-essere percorsa in cinque ore.
-</p>
-
-<p>
-Se non sopravveniva alcun accidente, ad un’ora
-dopo mezzodì la slitta avrebbe raggiunto Omaha.
-</p>
-
-<p>
-Che tragitto! I viaggiatori, stretti l’uno contro
-l’altro, non potevano parlarsi. Il freddo, accresciuto
-dalla velocità, tagliava la parola. La slitta
-sdrucciolava così leggermente sulla superficie
-della pianura come una barca sulla superficie
-delle acque, — con le onde di meno. Quando la
-brezza giungeva a fior di terra, pareva che la
-slitta fosse sollevata dalle sue vele, vaste ali
-d’immensa apertura. Mudge, al timone, si manteneva
-nella linea retta, e, con un colpo di
-barra, rettificava le guizzate che il congegno
-tendeva a fare. Tutta la tela portava. Il fiocco
-era stato alzato, e non era più riparato dalla
-randa. Un albero di coffa fu ghindato, ed una
-freccia, tesa al vento, aggiunse la sua potenza
-d’impulso a quella delle altre vele. Non si poteva
-stimarla matematicamente, ma certo la velocità
-<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
-della slitta non doveva essere minore di
-quaranta miglia all’ora.
-</p>
-
-<p>
-“Se non si rompe nulla, disse Mudge, arriveremo!„
-</p>
-
-<p>
-E Mudge aveva interesse a giungere nel termine
-convenuto, poichè il signor Fogg, fedele al
-suo sistema, lo aveva adescato con un vistoso
-premio.
-</p>
-
-<p>
-La prateria che la slitta tagliava in linea
-retta era piatta come un mare e pareva un immenso
-stagno ghiacciato. Il <i>rail-road</i> che provvedeva
-al servizio di questa parte del territorio,
-risaliva, dal sud-ovest al nord-ovest, per Grand-Island,
-Columbus, città importante del Nebraska,
-Schuyler, Fremont, indi Omaha. Esso seguiva in
-tutto il suo corso la sponda destra di Platte-River.
-La slitta, accorciando questa strada, percorreva
-la corda dell’arco descritto dalla ferrovia.
-Mudge non poteva temere di essere fermato dal
-Platte-River, a quel piccolo gomito che fa dinanzi
-a Fremont, giacchè le acque del fiume
-erano gelate. La strada era dunque interamente
-sgombra di ostacoli, e Phileas Fogg non aveva
-che due circostanze da temere: una avaria del
-congegno, un cambiamento o una caduta del
-vento.
-</p>
-
-<p>
-Ma la brezza non calmò. Al contrario, essa
-soffiava tanto da curvare l’albero, che le sartie
-di ferro mantenevano solidamente. Quei fili metallici,
-simili alle corde di uno strumento, risuonavano,
-come se un archetto avesse provocato
-le loro vibrazioni. La slitta correva in mezzo ad
-un’armonia lamentosa, di una intensità affatto
-particolare.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span>
-</p>
-
-<p>
-“Queste corde danno la quinta e l’ottava,„
-disse il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-E furono queste le sole parole ch’egli pronunziò
-durante il tragitto. Mistress Auda, bene imbaccucata
-nelle pellicce e nelle coperte da viaggio,
-era, per quanto possibile, preservata dall’azione
-del freddo.
-</p>
-
-<p>
-Quanto a Gambalesta, con la faccia rossa come
-il disco solare quando tramonta nelle nebbie,
-egli aspirava quell’aria frizzante. Col fondo d’imperturbabile
-fiducia che possedeva, egli ripigliava
-le speranze. Invece di giungere al mattino a
-Nuova York, vi si giungerebbe alla sera, ma c’era
-ancora qualche probabilità che ciò accadesse prima
-della partenza del piroscafo di Liverpool.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta aveva anzi sentito una gran voglia
-di stringere la mano del suo alleato Fix. Egli
-non dimenticava che era l’ispettore quegli che
-aveva procurato la slitta a vele, e, quindi, il solo
-mezzo che vi fosse di portarsi ad Omaha in tempo
-utile. Ma, chi sa per quale presentimento, egli
-si tenne nella sua riserva abituale.
-</p>
-
-<p>
-Ad ogni modo, una cosa che Gambalesta non
-dimenticherebbe mai, era il sacrificio che il signor
-Fogg aveva fatto, senza esitare, per strapparlo
-dalle mani dei Siù. Con ciò, il signor Fogg
-aveva arrischiato sostanza e vita... No! il suo
-servo non lo dimenticherebbe!
-</p>
-
-<p>
-Mentre ciascuno dei viaggiatori era assorto in
-riflessioni tanto diverse, la slitta volava sull’immenso
-tappeto di neve. Se passava qualche
-<i>creek</i>, affluente o sub-affluente del Little-blue-river,
-nessuno se n’accorgeva. I campi e i corsi d’acqua
-sparivano sotto una bianchezza uniforme. La
-<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span>
-pianura era assolutamente deserta. Compresa tra
-l’<i>Union-Pacific-road</i> e il tronco che deve congiungere
-Kearney a San Giuseppe, essa formava come
-una grande isola disabitata. Non un villaggio,
-non una stazione, neppure un forte. Di tanto in
-tanto si vedeva passare come un lampo qualche
-albero smorfioso, il cui scheletro bianco si torceva
-sotto la brezza. A volte, stormi di uccelli
-selvatici si alzavano a volo. A volte anco, de’
-lupi di praterie, a frotte numerose, magri, affamati,
-spinti da un bisogno feroce, lottavano in
-velocità con la slitta. Allora Gambalesta, col revolver
-in mano, si teneva pronto a far fuoco sui
-più vicini. Se qualche accidente avesse allora
-fermato la slitta, i viaggiatori, assaliti da quei
-feroci carnivori, avrebbero corso i maggiori pericoli.
-Ma la slitta tirava via, non tardava a
-spingersi innanzi, e in breve tutta la torma urlante
-rimaneva indietro.
-</p>
-
-<p>
-A mezzodì, Mudge riconobbe da certi segni
-ch’egli passava il corso gelato del Platte-river.
-Non disse nulla, ma era già certo che, venti miglia
-più innanzi, sarebbe giunto alla stazione di
-Omaha.
-</p>
-
-<p>
-E difatti, non era ancora trascorsa un’ora, che
-quest’abile guida, abbandonando la barra, si precipitò
-alle drizze delle vele e le ammainava in
-bando, mentre la slitta, trascinata dal suo irresistibile
-slancio, percorreva ancora un mezzo miglio
-priva affatto di tela. Finalmente si fermò, e
-Mudge, additando un ammasso di tetti bianchi
-di neve, diceva:
-</p>
-
-<p>
-“Siamo giunti.„
-</p>
-
-<p>
-Giunti! Giunti, infatti, a quella stazione che,
-<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
-a mezzo di tanti treni, è quotidianamente in comunicazione
-con l’est degli Stati Uniti.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta e Fix erano saltati a terra e scrollavano
-le loro membra irrigidite. Essi aiutarono
-il signor Fogg e la giovine signora a scendere
-dalla slitta. Phileas Fogg regolò generosamente
-il conto con Mudge, al quale Gambalesta strinse
-la mano come ad un amico, e tutti si precipitarono
-verso la stazione di Omaha.
-</p>
-
-<p>
-A questa importante città del Nebraska si arresta
-appunto la strada ferrata del Pacifico propriamente
-detta, che mette il bacino del Mississipì
-in comunicazione col Grande-Oceano. Per
-andare da Omaha a Chicago, il <i>rail-road</i>, sotto
-il nome di “Chicago-Rock-Island-road,„ corre
-direttamente nell’est facendo il servizio di cinquanta
-stazioni.
-</p>
-
-<p>
-Un treno diretto era pronto a partire. Phileas
-Fogg e i suoi compagni ebbero appena il tempo
-di precipitarsi in un vagone. Non avevano visto
-nulla di Omaha, ma Gambalesta confessò a sè
-stesso che non c’era da affliggersene, e che non
-si trattava di vedere.
-</p>
-
-<p>
-Con somma rapidità, quel treno passò nello
-Stato di Iowa, per Council-Bluffs, Des Moines,
-Iowa-City. Durante la notte attraversò il Mississipì
-a Davenport, e per Rock-Island entrava
-nell’Illinese. La domane, 10, alla quattro di sera,
-giungeva a Chicago, già risorta dalle sue rovine,
-e adagiata più fieramente che mai sulle rive del
-suo bel lago Michigan.
-</p>
-
-<p>
-Novecento miglia separano Chicago da Nuova
-York. I treni non facevan difetto a Chicago. Il
-signor Fogg passò immediatamente dall’uno all’altro.
-<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span>
-L’azzimata locomotiva del “Pittsburgh-Fort-Wayne-Chicago-rail-road„
-partì a gran velocità,
-come se avesse capito che l’onorevole
-gentleman non aveva tempo da perdere. Essa
-attraversò come un lampo l’Indiana, l’Ohio, la
-Pensilvania, il Nuovo-Jersey, passando per città
-di nomi antichi, alcune delle quali avevano strade
-e <i>tramways</i>, ma non ancora case. Finalmente apparve
-l’Hudson, e, l’11 dicembre, alle undici e
-un quarto di sera, il treno si fermava nella stazione,
-sulla sponda destra del fiume, proprio davanti
-al molo riservato alla società di piroscafi
-della linea Cunard, altrimenti detta “British and
-nord American royal mail steam packet Co,„
-</p>
-
-<p>
-Il <i>China</i>, a destinazione di Liverpool, era partito
-da quarantacinque minuti!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span></p>
-
-<h2 id="cap32">CAPITOLO XXXII.
-<span class="smaller">Nel quale Phileas Fogg
-lotta a corpo a corpo con la mala sorte.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Partendo, il <i>China</i> pareva aver menato via l’ultima
-speranza di Phileas Fogg.
-</p>
-
-<p>
-Infatti nessuno degli altri piroscafi che fanno
-il servizio diretto tra l’America e l’Europa, nè i
-Transatlantici francesi, nè le navi del <i>White-Star-line</i>,
-nè gli <i>steamers</i> della Compagnia Imman, nè
-quelli della linea amburghese, nè altri non potevano
-secondare i progetti del nostro gentleman.
-</p>
-
-<p>
-Infatti, il <i>Pereiere</i>, della Compagnia transatlantica
-francese, — i cui ammirabili battelli uguagliano
-in celerità e superano in comodità tutti
-quelli delle altre linee, senza eccezione, — non
-partiva che da lì a due giorni, il 14 dicembre. E
-poi, al pari di quelli della Compagnia amburghese,
-non andava direttamente a Liverpool o a Londra,
-ma all’Havre a Southampton, mettendo il signor
-Fogg in ritardo, ed annullando con ciò i suoi ultimi
-sforzi.
-</p>
-
-<p>
-Quanto ai piroscafi Imman, uno dei quali, il
-<i>City-of-Paris</i>, partiva la domane, non era da pensarci.
-Queste navi sono particolarmente destinate
-<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span>
-al trasporto degli emigranti, le loro macchine sono
-deboli, navigano tanto a vela che a vapore, e la
-loro velocità è mediocre. Essi impiegavano al
-tragitto da Nuova York all’Inghilterra più tempo
-di quanto ne rimanesse al signor Fogg per guadagnar
-la sua scommessa.
-</p>
-
-<p>
-Di tutto ciò il nostro gentleman si chiarì completamente
-consultando il suo <i>Bradshaw</i>, che gli
-indicava, giorno per giorno, i movimenti della navigazione
-transoceanica.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta era annichilito. Aver mancato il
-piroscafo di quarantacinque minuti, ciò lo uccideva.
-Era colpa sua, tutta sua, che, invece di aiutare
-il suo padrone, non aveva cessato di seminare
-ostacoli sulla sua strada! E quando riandava
-con la mente tutti gli incidenti del viaggio, quando
-addizionava le somme spese senza il menomo guadagno
-e nel suo solo interesse, quando pensava
-che quell’enorme scommessa, aggiungendovi le
-spese enormi di quel viaggio divenuto inutile,
-rovinava completamente il signor Fogg, egli si colmava
-d’improperii.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg non gli fece però alcun rimprovero,
-e lasciando il molo dei piroscafi transatlantici,
-egli non disse che queste parole:
-</p>
-
-<p>
-“Domani provvederemo. Venite.„
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg, mistress Auda, Fix, Gambalesta
-attraversarono l’Hudson nel Jersey-city-ferry-boat,
-e salirono in una cittadina, che li condusse
-all’albergo S. Nicola in Broadway (via larga). Delle
-camere furono poste a loro disposizione, e la notte
-trascorse, corta per Phileas Fogg che dormì un
-sonno perfetto, ma lunga assai per mistress Auda
-ed i suoi compagni, ai quali l’agitazione non permise
-di riposare.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
-</p>
-
-<p>
-La domane era il 12 dicembre. Dal 12, ore sette
-del mattino, al 21, ore otto e quarantacinque minuti
-della sera, rimanevano nove giorni, tredici
-ore e 45 minuti. Se dunque Phileas Fogg fosse
-partito il dì prima col <i>China</i>, uno dei migliori
-camminatori della linea Cunard, sarebbe giunto
-a Liverpool, indi a Londra, nei termini voluti!
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg lasciò l’albergo, solo, dopo aver
-raccomandato al suo servo di aspettarlo e di avvertire
-mistress Auda di tenersi pronta a qualunque
-momento.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg si recò in riva all’Hudson, e tra
-le navi ormeggiate al molo od ancorate nel fiume,
-egli cercò con cura quelle che erano in partenza.
-Diversi battelli avevano la loro fiamma di partenza
-e si apparecchiavano a pigliar il mare con
-la marea del mattino, poichè in quell’immenso ed
-ammirabile porto di Nuova York, non c’è giorno in
-cui cento navi non facciano via per tutt’i punti
-del mondo; ma per la maggior parte erano navigli
-a vela, e non potevano convenire a Phileas Fogg.
-</p>
-
-<p>
-Il nostro gentleman pareva dover fallir nel suo
-ultimo tentativo, quando scorse, ancorato dinanzi
-la Batteria, ad una gomena al più, una nave di
-commercio ad elice, di forme smilze, il cui camino,
-cacciando grossi fiocchi di fumo, indicava che si
-preparava a prendere il largo.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg chiamò una lancia, s’imbarcò, e
-con poche remate egli si trovava alla scaletta
-dell’<i>Henrietta</i>, <i>steamer</i> a scafo di ferro, di cui tutte
-le sommità erano in legno.
-</p>
-
-<p>
-Il capitano dell’<i>Henrietta</i> era a bordo. Phileas
-Fogg salì sul ponte e fe’ chiedere del capitano.
-Questi si presentò subito.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span>
-</p>
-
-<p>
-Era un uomo di cinquant’anni, una specie di
-lupo di mare, un brontolone che non doveva esser
-molto comodo. Grossi occhi, carnagione di rame
-ossidato, capelli rossi, forte corporatura, — nulla
-nell’aspetto dell’uomo di buona società.
-</p>
-
-<p>
-“Il capitano? chiese il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Son io.
-</p>
-
-<p>
-— Io sono Phileas Fogg di Londra.
-</p>
-
-<p>
-— Ed io Andrew Speedy di Cardiffe.
-</p>
-
-<p>
-— State per partire?...
-</p>
-
-<p>
-— Fra un’ora.
-</p>
-
-<p>
-— Siete carico per...?
-</p>
-
-<p>
-— Bordò.
-</p>
-
-<p>
-— E il vostro carico?
-</p>
-
-<p>
-— Ciottoli nella pancia. Punto nolo. Parto sopra
-zavorra.
-</p>
-
-<p>
-— Avete passaggieri?
-</p>
-
-<p>
-— Nessun passaggiero. Mai passaggieri. Mercanzia
-ingombrante e ragionante.
-</p>
-
-<p>
-— La vostra nave cammina bene?
-</p>
-
-<p>
-— Tra undici e dodici nodi. L’<i>Henrietta</i>, conosciuta
-da tutti.
-</p>
-
-<p>
-— Volete trasportarmi a Liverpool, me e tre
-persone?
-</p>
-
-<p>
-— A Liverpool? Perchè non in Cina?
-</p>
-
-<p>
-— Io dico Liverpool.
-</p>
-
-<p>
-— No!
-</p>
-
-<p>
-— No?
-</p>
-
-<p>
-— No. Sono in partenza per Bordò e vado a
-Bordò.
-</p>
-
-<p>
-— Senza badare al prezzo?
-</p>
-
-<p>
-— Senza badare al prezzo.„
-</p>
-
-<p>
-Il capitano aveva parlato con un tono che non
-ammetteva replica.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
-</p>
-
-<p>
-“Ma gli armatori dell’<i>Henrietta</i>... ripigliò Phileas
-Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Gli armatori, sono io, rispose il capitano. Il
-battello m’appartiene.
-</p>
-
-<p>
-— Io ve lo noleggio.
-</p>
-
-<p>
-— No.
-</p>
-
-<p>
-— Io ve lo compro.
-</p>
-
-<p>
-No.„
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg non mosse palpebra. Pure la situazione
-era grave. Nuova York non era come Hong-Kong,
-nè il capitano dell’<i>Henrietta</i> come il padrone
-della <i>Tankadera</i>. Fin qui il denaro del gentleman
-aveva sempre superato gli ostacoli. Stavolta
-il danaro non valeva.
-</p>
-
-<p>
-Pure, bisognava trovare il mezzo di attraversare
-l’Atlantico in battello, — a meno di attraversarlo
-in pallone, — il che sarebbe stato molto avventuroso,
-e poi non realizzabile.
-</p>
-
-<p>
-Sembra però che Phileas Fogg avesse un’idea,
-perchè disse al capitano:
-</p>
-
-<p>
-“Ebbene, volete condurmi a Bordò?
-</p>
-
-<p>
-— No, quand’anche mi pagaste duecento dollari!...
-</p>
-
-<p>
-— Ve ne offro duemila (10,000 fr.).
-</p>
-
-<p>
-— A testa?
-</p>
-
-<p>
-— A testa.
-</p>
-
-<p>
-— E siete quattro?
-</p>
-
-<p>
-— Quattro.„
-</p>
-
-<p>
-Il capitano Speedy cominciò a grattarsi la fronte,
-in modo da strapparsi l’epidermide. Ottomila dollari
-da guadagnare, senza modificare il suo viaggio,
-ciò meritava proprio ch’egli mettesse da parte
-la sua antipatia pronunciata per ogni sorta di viaggiatori.
-Passeggieri a duemila dollari, non sono
-più passeggieri: sono una merce preziosa.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
-</p>
-
-<p>
-“Parto alle nove, disse semplicemente il capitano
-Speedy, e se voi e i vostri, siete pronti...
-</p>
-
-<p>
-— Alle nove saremo a bordo,„ rispose con la
-stessa semplicità il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-Erano le otto e mezzo. Sbarcare dall’<i>Henrietta</i>,
-salire in una carrozza, recarsi all’albergo San Nicola,
-menarne via mistress Auda, Gambalesta, ed
-anco l’inseparabile Fix, al quale offriva graziosamente
-il passaggio, ciò fu fatto dal gentleman
-con quella calma che non l’abbandonava in nessuna
-circostanza.
-</p>
-
-<p>
-Al momento che l’<i>Henrietta</i> levava l’áncora,
-tutti e quattro erano a bordo.
-</p>
-
-<p>
-Quando Gambalesta seppe il prezzo di quest’ultimo
-tragitto, cacciò uno di quegli “Oh!„ prolungati,
-che percorrono tutti gl’intervalli della
-gamma cromatica discendente!
-</p>
-
-<p>
-Quanto all’ispettore Fix, egli pensò che decisamente
-la Banca d’Inghilterra non se la caverebbe
-troppo bene da quest’affare. Infatti, giungendo a
-Liverpool, ed ammettendo che il signor Fogg non
-gettasse qualche manata d’oro in mare, più di
-settemila sterline (175,000 franchi) mancherebbero
-dal sacco delle banconote!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span></p>
-
-<h2 id="cap33">CAPITOLO XXXIII.
-<span class="smaller">Nel quale Phileas Fogg
-si mostra all’altezza delle circostanze.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Un’ora dopo, il battello a vapore <i>Henrietta</i> oltrepassava
-il <i>light boat</i> (battello-faro) che segna
-l’entrata dell’Hudson, girava la punta di Sandy-Hook
-ed entrava in mare. Durante la giornata,
-esso costeggiò Long-Island, al largo dal fuoco di
-Fire-Island e corse rapidamente verso l’est.
-</p>
-
-<p>
-La domane, 13 dicembre, a mezzodì, un uomo
-salì sul passatoio per fare il punto. Voi credete
-che quell’uomo fosse il capitano Speedy? Niente
-affatto. Era Phileas Fogg, <i>esq</i>.
-</p>
-
-<p>
-Quanto al capitano Speedy, egli era nientemeno
-che chiuso a chiave nel suo camerino, e cacciava
-urli che dinotavano un’ira, perdonabilissima, spinta
-fino al parossismo.
-</p>
-
-<p>
-Era accaduto questo. Phileas Fogg voleva andare
-a Liverpool, e il capitano non ve lo voleva
-condurre. Allora Phileas Fogg aveva accettato di
-pigliar passaggio per Bordò, e, da trenta ore che
-era a bordo, egli aveva così ben manovrato a
-colpi di banconote, che l’equipaggio, marinai e fochisti, — equipaggio
-un po’ equivoco, che non andava
-<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span>
-niente d’accordo col capitano, — gli apparteneva.
-Ed ecco perchè Phileas Fogg comandava
-in vece e luogo del capitano Speedy, perchè il capitano
-era rinchiuso nel suo camerino, e perchè
-infine l’<i>Henrietta</i> si dirigeva verso Liverpool. Ed
-era chiarissimo, a veder manovrare il signor Fogg,
-che il signor Fogg era stato marinaio.
-</p>
-
-<p>
-Ora, come dovesse finire l’avventura, lo si saprebbe
-più tardi. Ma intanto, mistress Auda non
-poteva far a meno d’essere inquieta, senza dirne
-nulla. Fix, lui, era stato sbalordito a tutta prima.
-Quanto a Gambalesta, egli trovava la cosa semplicemente
-adorabile.
-</p>
-
-<p>
-“Tra undici e dodici nodi!„ aveva detto il capitano
-Speedy, e infatti l’<i>Henrietta</i> si manteneva
-in questa media di velocità.
-</p>
-
-<p>
-Se dunque — quanti “se„ ancora! — se dunque
-il mare non diventava troppo cattivo, se il
-vento non balzava nell’est, se non sopraggiungeva
-nessuna avaria al battello, nessun accidente alla
-macchina, l’<i>Henrietta</i> nei nove giorni contati dal
-12 dicembre al 21, poteva percorrere le tremila
-miglia che separano Nuova York da Liverpool.
-Vero è che una volta giunti, l’affare dell’<i>Henrietta</i>
-annodandosi all’affare della Banca, era tal cosa
-da poter trarre il nostro gentleman un pochino
-più lontano dei suoi desiderii.
-</p>
-
-<p>
-Durante i primi giorni, la navigazione si fece
-in eccellenti condizioni. Il mare non era troppo
-scabro: il vento pareva fissato al nord-ovest; le
-vele furono stabilite, e, sotto le sue golette, l’<i>Henrietta</i>
-camminò come un vero transatlantico.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta era contentone. L’ultimo atto del
-suo padrone, di cui non voleva vedere le conseguenze,
-<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
-lo entusiasmava. Mai l’equipaggio aveva
-visto un giovane più gaio, più agile. Egli faceva
-mille carezze ai marinai, e li maravigliava co’ suoi
-giuochi d’agilità. Prodigava loro i nomi più teneri
-e le bevande più gradite. Per lui, essi manovravano
-come tanti gentlemen, e i fochisti riscaldavano
-come tanti eroi. Il suo buon umore, molto comunicativo,
-invadeva tutti. Egli aveva dimenticato
-il passato, le noie, i pericoli. Egli non pensava
-che alla meta, sì vicina ad essere raggiunta, e talvolta
-bolliva d’impazienza, come se fosse riscaldato
-dai fornelli dell’<i>Henrietta</i>. Spesso altresì il
-degno giovane girava intorno a Fix, lo guardava
-con occhio “che la diceva lunga!„ ma non gli
-parlava, perchè non esisteva più alcuna intimità
-fra i due antichi amici.
-</p>
-
-<p>
-Peraltro Fix, diciamolo pure, non ci capiva più
-nulla! La conquista dell’<i>Henrietta</i>, la compra del
-suo equipaggio, quel Fogg che manovrava come
-un vecchio marinaio, tutto codesto complesso di
-cose lo sbalordiva. Egli non sapeva più che pensare!
-Ma, pensandoci su, un gentleman che incominciava
-col rubare cinquantacinquemila sterline
-poteva ben finire col rubare un bastimento.
-E Fix fu naturalmente tratto a credere che l’<i>Henrietta</i>,
-diretta da Fogg, non andasse niente affatto
-a Liverpool, ma in qualche punto del mondo
-in cui il ladro, divenuto pirata, si porrebbe tranquillamente
-al sicuro! Questa ipotesi, bisognava
-confessarlo, era più che plausibile, e il <i>detective</i>
-incominciava a pentirsi seriamente di essersi imbarcato
-in quest’affare.
-</p>
-
-<p>
-Quanto al capitano Speedy, egli continuava ad
-urlare nel suo camerino, e Gambalesta, incaricato
-<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
-di provvedere al suo vitto, non lo faceva se non
-pigliando le più grandi precauzioni, per vigoroso
-ch’ei fosse. Il signor Fogg, invece, non aveva
-neanche l’aria di sognarsi che ci fosse un capitano
-a bordo.
-</p>
-
-<p>
-Il 13, passa sulla coda del banco di Terranova.
-Sono cattivi paraggi. Durante l’inverno, specialmente,
-le nebbie vi sono frequenti, i colpi di vento
-formidabili. Fin dal dì prima, il barometro, improvvisamente
-abbassato, faceva presentire un
-cangiamento prossimo nell’atmosfera. Infatti, durante
-la notte la temperatura si modificò, il
-freddo divenne più vivo, e in pari tempo il vento
-saltò nel sud-est.
-</p>
-
-<p>
-Era un contrattempo. Il signor Fogg, affine di
-non iscostarsi dalla sua via, dovette ripiegare le
-vele e far forza col vapore. Contuttociò, il cammino
-della nave fu rallentato, a cagione dello
-stato del mare, i cui lunghi cavalloni s’infrangevano
-contro la sua asta di prora. Essa subì dei
-movimenti di beccheggio violentissimi, e ciò a
-detrimento della sua celerità. La brezza volgeva
-a poco a poco ad uragano, e si prevedeva già
-il caso in cui l’<i>Henrietta</i> non potrebbe più tener
-testa alle onde. Ora, se si doveva fuggire, si andava
-incontro all’ignoto con tutti i suoi brutti
-rischi.
-</p>
-
-<p>
-La faccia di Gambalesta si rabbuiò insieme al
-cielo, e durante due giorni l’onesto figliuolo provò
-angoscie mortali. Ma Phileas Fogg era un marinaio
-ardito, che sapeva tener testa al mare, e continuò
-imperterrito la sua via, senza neppur mettersi
-a piccolo vapore.
-</p>
-
-<p>
-La <i>Henrietta</i>, quando non poteva innalzarsi
-<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
-sulle onde, le passava parte a parte; il suo ponte
-era spazzato da un capo all’altro, ma passava.
-Qualche volta altresì l’elice emergeva, battendo
-l’aria con le sue braccia affannate, quando una
-montagna d’acqua sollevava la poppa fuor dei
-flutti, ma il maraviglioso battello si spingeva
-sempre innanzi con la prua.
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia, il vento non frescò tanto come avrebbesi
-potuto temere. Non fu uno di quegli uragani
-che passano con una velocità di novanta
-miglia all’ora. Esso si mantenne freschissimo, ma
-sfortunatamente soffiò ostinatamente dalla parte
-del sud-est e non permise di far tela. Eppure
-sarebbe stato utile, come si vedrà fra poco, di
-andar in aiuto al vapore!
-</p>
-
-<p>
-Il 16 dicembre era il settantesimoquinto giorno
-trascorso dalla partenza da Londra. Insomma,
-l’<i>Henrietta</i> non aveva ancora un ritardo inquietante.
-La metà del tragitto era press’a poco fatta,
-e i peggiori paraggi erano sorpassati. In estate
-si poteva garantire il successo. D’inverno si era
-in balìa della cattiva stagione. Gambalesta non
-si pronunciava. In fondo, egli aveva speranza, e
-se il vento faceva difetto, si contava sul vapore.
-</p>
-
-<p>
-Ora, quel giorno, il macchinista essendo salito
-sul ponte, incontrò il signor Fogg, e s’intrattenne
-vivamente con lui.
-</p>
-
-<p>
-Senza sapere perchè, — per un presentimento
-senza dubbio, — Gambalesta risentì come una
-vaga inquietudine. Egli avrebbe dato una delle
-sue orecchie per udire con l’altra ciò che si diceva.
-Egli potè appena afferrare queste parole
-dette dal suo padrone:
-</p>
-
-<p>
-“Siete certo di ciò che asserite?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Certo, signore, rispose il macchinista. Non
-dimenticate che fin dalla nostra partenza noi
-riscaldiamo con tutti i fornelli accesi, e se avevamo
-sufficiente carbone per andare a piccolo
-vapore da Nuova-York a Bordò, non ne abbiamo
-a sufficienza per andare a tutto vapore da Nuova-York
-a Liverpool!
-</p>
-
-<p>
-— Ci penserò,„ rispose il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta aveva capito. Egli fu colto da un’inquietudine
-mortale.
-</p>
-
-<p>
-Il carbone stava per mancare!
-</p>
-
-<p>
-“Ah! se il mio padrone rimedia a questa,
-disse tra sè, decisamente sarà una cima d’uomo!„
-</p>
-
-<p>
-Ed avendo incontrato Fix, egli non potè trattenersi
-dal renderlo informato della situazione.
-</p>
-
-<p>
-“Allora, gli rispose l’agente a denti stretti, voi
-credete che andiamo a Liverpool!
-</p>
-
-<p>
-— Diamine!
-</p>
-
-<p>
-— Imbecille!„ rispose l’ispettore, che se n’andò
-scrollando le spalle.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta fu sul punto di ribattere seccamente
-il qualificativo, di cui non poteva per altro
-comprendere il vero significato; ma pensò
-che lo sfortunato Fix doveva essere rammaricatissimo,
-umiliatissimo nel suo amor proprio, dopo
-di avere così scioccamente seguito una falsa traccia
-intorno al mondo, e gli perdonò.
-</p>
-
-<p>
-Ed ora che decisione stava per pigliare Phileas
-Fogg? Era difficile ad immaginare. Pure pare
-che il flemmatico gentleman ne pigliasse una,
-poichè la sera stessa fe’ chiamare il macchinista
-e gli disse:
-</p>
-
-<p>
-“Alimentate i fuochi e fate via sino al completo
-esaurimento del combustibile.„
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
-</p>
-
-<p>
-Da lì a pochi istanti, il camino dell’<i>Henrietta</i>
-vomitava torrenti di forno.
-</p>
-
-<p>
-Il bastimento continuò dunque a camminare a
-tutto vapore; ma appunto come lo aveva annunziato,
-due giorni dopo, il 18, il macchinista fece
-sapere che il carbone mancherebbe nella giornata.
-</p>
-
-<p>
-“Non si lascino smorire i fuochi, rispose il signor
-Fogg. Al contrario si carichino le valvole.„
-</p>
-
-<p>
-Quel giorno, verso mezzodì, dopo d’aver preso
-altezza e calcolato la posizione della nave, Phileas
-Fogg chiamò a sè Gambalesta, e gli diede
-l’ordine d’andare a cercare il capitano Speedy.
-Era come se avessero comandato a quel buon figliuolo
-d’andare a scatenare un tigre. Egli scese
-nel cassero, dicendo fra sè:
-</p>
-
-<p>
-“È certo che sarà arrabbiato!„
-</p>
-
-<p>
-Infatti, da lì a pochi minuti, in mezzo a gridi
-e bestemmie, una bomba giungeva sul cassero.
-Questa bomba era il capitano Speedy. Era evidente
-che stava per iscoppiare.
-</p>
-
-<p>
-“Dove siamo?„ tali furono le prime parole
-ch’egli pronunciò in mezzo alle soffocazioni dell’ira,
-e certamente, per poco che il degno uomo
-fosse stato apoplettico, se ne sarebbe risentito per
-tutta la vita.
-</p>
-
-<p>
-“Dove siamo? ripetè col sangue agli occhi.
-</p>
-
-<p>
-— A settecentosettanta miglia da Liverpool,
-rispose il signor Fogg con una calma imperturbabile.
-</p>
-
-<p>
-— Pirata! esclamò Andrew Speedy.
-</p>
-
-<p>
-— Vi ho fatto venire, signore....
-</p>
-
-<p>
-— Schiumatore di mare!
-</p>
-
-<p>
-— .... signore, ripigliò Phileas Fogg, per pregarvi
-di vendermi il vostro battello.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span>
-</p>
-
-<p>
-— No per tutt’i diavoli.
-</p>
-
-<p>
-— Gli è che fra poco sarò costretto ad abbruciarlo.
-</p>
-
-<p>
-— Abbruciare la mia nave!
-</p>
-
-<p>
-— Sì, almeno nella sua parte superiore, poichè
-manchiamo di combustibile.
-</p>
-
-<p>
-— Bruciare la mia nave! esclamò il capitano
-Speedy, che non poteva più pronunciare le sillabe.
-Una nave che vale cinquantamila dollari
-(250,000 fr.!)
-</p>
-
-<p>
-— Eccone sessantamila (300,000 fr.)„ rispose
-Phileas Fogg, offrendo al capitano un fascio di
-banconote.
-</p>
-
-<p>
-Ciò fece un effetto prodigioso su Andrew Speedy.
-Non si è Americani, senza che la vista di sessantamila
-dollari vi cagioni una certa emozione.
-Il capitano dimenticò in un istante la sua ira,
-la sua incarcerazione, tutt’i suoi risentimenti
-contro il suo passeggiero. La sua nave aveva
-venti anni. Si trattava d’un affare d’oro!... La
-bomba non poteva più scoppiare. Il signor Fogg ne
-aveva strappato via la miccia.
-</p>
-
-<p>
-“E lo scafo in ferro mi rimarrà? diss’egli con
-un tono singolarmente raddolcito.
-</p>
-
-<p>
-— Lo scafo in ferro e la macchina, signore. È
-conchiuso?
-</p>
-
-<p>
-— Conchiuso.„
-</p>
-
-<p>
-E Andrew Speedy, ghermendo il fascio di banconote,
-le contò e le fece sparire nella sua tasca.
-</p>
-
-<p>
-Durante quella scena Gambalesta era bianco.
-Quanto a Fix, mancò poco gli venisse un accidente.
-Quasi ventimila sterline spese, e per di
-più quel Fogg che abbandonava al suo venditore
-lo scafo e la macchina, cioè quasi il valore totale
-<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span>
-della nave! Vero è che la somma rubata
-alla banca ascendeva a cinquantacinque mila
-sterline!
-</p>
-
-<p>
-Quando Andrew Speedy ebbe intascato il danaro:
-</p>
-
-<p>
-“Signore, gli disse il signor Fogg, tutto ciò
-non deve sorprendervi. Sappiate ch’io perdo ventimila
-sterline, se non son di ritorno a Londra
-il 21 dicembre, a otto ore e quarantacinque minuti
-della sera. Ora avendo mancato il piroscafo
-di Nuova York, e siccome rifiutavate di condurmi
-a Liverpool....
-</p>
-
-<p>
-— Ed ho fatto bene, per i cinquantamila diavoli
-dell’inferno, esclamò Andrew Speedy, poichè
-ci guadagno almeno quarantamila dollari.„
-</p>
-
-<p>
-Indi, più pacatamente:
-</p>
-
-<p>
-“Sapete una cosa, capitano?...
-</p>
-
-<p>
-— Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Capitano Fogg. Ebbene, c’è del Yankee in
-voi.„
-</p>
-
-<p>
-E dopo aver fatto al suo passaggiero ciò che
-credeva essere un complimento, ei se n’andava,
-quando Phileas Fogg gli disse:
-</p>
-
-<p>
-“Ed ora, questo battello mi appartiene?
-</p>
-
-<p>
-— Certamente! Dalla chiglia al pomo degli
-alberi.... per tutto ciò che è legno, s’intende.
-</p>
-
-<p>
-— Fate demolire tutte le parti interne della
-nave e riscaldate coi rottami.
-</p>
-
-<p>
-Immagini il lettore quel che si dovette consumare
-di legname secco per mantenere il vapore
-in sufficiente pressione. Quel giorno, il cassaretto,
-le cabine, gli alloggi, il falso ponte, tutto fu ridotto
-in cenere.
-</p>
-
-<p>
-La domane, 19 dicembre, si abbruciò l’alberatura,
-<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span>
-le dare, le pennole. Gli alberi furono atterrati,
-sbocconcellati a colpi d’ascia. L’equipaggio
-ci metteva uno zelo incredibile. Gambalesta,
-tagliando, spaccando, segando, faceva il lavoro
-di dieci uomini. Era un furore di demolizione.
-</p>
-
-<p>
-La domane, 20, le impavesate, le gale di bandiere,
-le opere morte, la maggior parte del ponte,
-furono divorati. L’<i>Henrietta</i> non era più che una
-nave rasa come un pontone.
-</p>
-
-<p>
-Ma quel giorno si era giunti in vista della
-costa d’Irlanda e del faro di Fastenet.
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia, alle dieci di sera, la nave non era
-che dinanzi a Queenstown, cui volgeva il traverso.
-Phileas Fogg non aveva più che ventiquattr’ore
-per portarsi a Londra! Ora, era il
-tempo che occorreva all’<i>Henrietta</i> per arrivare a
-Liverpool, — anche camminando a tutto vapore.
-E il vapore stava per mancare in fine all’audace
-gentleman!
-</p>
-
-<p>
-“Signore, gli disse allora il capitano Speedy
-che aveva finito per interessarsi ai suoi progetti:
-io vi compiango davvero; tutto è contro di voi!
-Siamo appena dinanzi a Queenstown.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! disse Fogg. È Queenstown quella città
-di cui scorgiamo i fuochi?
-</p>
-
-<p>
-— Sì.
-</p>
-
-<p>
-— Possiamo entrare nel porto?
-</p>
-
-<p>
-— Non prima di tre ore, — a pieno mare soltanto.
-</p>
-
-<p>
-— Aspettiamo!„ rispose tranquillamente Phileas
-Fogg, senza lasciar travedere sulla sua faccia
-che, con una suprema ispirazione, egli era
-in procinto di vincere ancora una volta la fortuna
-avversa!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span>
-</p>
-
-<p>
-Infatti, Queenstown è un porto della costa d’Irlanda,
-nel quale i transatlantici che vengono dagli
-Stati Uniti, gettano passando la loro valigia
-delle lettere. Queste lettere sono portate a Dublino
-da treni espressi sempre pronti a partire.
-Da Dublino esse giungono a Liverpool con degli
-<i>steamers</i> di grande velocità, — sopravanzando
-così di dodici ore i più rapidi camminatori delle
-compagnie marittime.
-</p>
-
-<p>
-Queste dodici ore che guadagnava così il corriere
-d’America, Phileas Fogg pretendeva guadagnarle
-egli pure. Invece di giungere sull’<i>Henrietta</i>,
-l’indomani sera, a Liverpool, egli vi sarebbe
-a mezzodì, e quindi, avrebbe il tempo di
-essere a Londra prima delle otto e quarantacinque
-della sera.
-</p>
-
-<p>
-Verso un’ora del mattino, l’<i>Henrietta</i> entrava a
-mare alto nel porto di Queenstown, e Phileas
-Fogg, dopo aver ricevuto una vigorosa stretta di
-mano dal capitano Speedy, lo lasciava sullo scafo
-raso della sua nave, che valeva ancora la metà
-di quanto egli l’aveva venduta!
-</p>
-
-<p>
-I passaggieri sbarcarono subito.
-</p>
-
-<p>
-Fix, in quel momento, ebbe una voglia feroce
-di arrestare il nominato Fogg. Non lo fece! Perchè?
-Qual lotta avveniva entro di lui? Erasi
-forse ricreduto sul conto di Fogg! Capiva finalmente
-di essersi ingannato?... Checchè ne fosse,
-Fix non abbandonò il signor Fogg. Con lui, con
-mistress Auda, con Gambalesta, che non trovava
-più il tempo di respirare, egli saliva nel treno
-di Queenstown ad un’ora e mezzo del mattino,
-giungeva a Dublino sul far del giorno, e s’imbarcava
-senz’altro sopra uno di quegli <i>steamers</i> — veri
-<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span>
-fusi d’acciaio, tutti macchina — che sdegnando
-di alzarsi sulle onde, le passavano invariabilmente
-parte a parte.
-</p>
-
-<p>
-A mezzodì meno venti minuti, il 21 dicembre,
-Phileas Fogg sbarcava alla perfine sul molo di
-Liverpool. Egli non era più che a sei ore da
-Londra.
-</p>
-
-<p>
-Ma in quel momento Fix si accostò, gli pose
-la mano salta spalla, e, presentando il suo mandato:
-</p>
-
-<p>
-— Siete voi il signor Phileas Fogg? diss’egli.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signore.
-</p>
-
-<p>
-— In nome della regina, io vi arresto!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span></p>
-
-<h2 id="cap34">CAPITOLO XXXIV.
-<span class="smaller">Nel quale Phileas Fogg va fuor dei gangheri.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Phileas Fogg era in prigione. Era stato rinchiuso
-nel posto di <i>Custom House</i>, la dogana di
-Liverpool, e doveva passarvi la notte aspettando
-il suo trasferimento a Londra.
-</p>
-
-<p>
-Al momento dell’arresto, Gambalesta aveva
-voluto precipitarsi sul <i>detective</i>. Alcuni <i>policemen</i>
-lo trattennero. Mistress Auda, spaventata dalla
-brutalità del fatto, non sapendo nulla, non poteva
-capir nulla. Gambalesta le spiegò tutto. Il signor
-Fogg, l’onesto e coraggioso gentleman al quale
-ella doveva la vita, era arrestato come ladro! La
-giovane donna protestò contro tale allegazione,
-il suo cuore s’indignò, e delle lagrime sgorgarono
-dai suoi occhi, quando vide che non poteva far
-niente, tentar niente, per salvare il suo salvatore.
-</p>
-
-<p>
-Quanto a Fix egli aveva arrestato il nostro
-gentleman, perchè il suo dovere gl’imponeva di
-arrestarlo, fosse o no colpevole. La giustizia deciderebbe.
-</p>
-
-<p>
-Ma allora un pensiero venne a Gambalesta, il
-pensiero terribile che egli era decisamente la
-causa di tutta quella disgrazia! Infatti, perchè mai
-<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span>
-aveva celato quell’avventura al signor Fogg?
-Quando Fix avea rivelato e la sua qualità d’ispettore
-di polizia e la missione di cui era incaricato,
-perchè s’era egli pigliata la responsabilità
-di non avvertire il suo padrone? Questi, avvertito,
-avrebbe senza dubbio dato a Fix le prove
-della sua innocenza; gli avrebbe dimostrato il
-suo errore; ad ogni modo, non avrebbe scarrozzato
-a sue spese ed alle sue calcagna quel malaugurato
-agente, la cui prima cura era stata di
-arrestarlo al momento in cui metteva il piede sul
-suolo del Regno Unito. Pensando alle sue colpe,
-alle sue imprudenze, il povero giovine era colto
-da irresistibili rimorsi. Egli piangeva, faceva pena
-a vedere. Voleva spaccarsi la testa!
-</p>
-
-<p>
-Mistress Auda e lui erano rimasti, ad onta del
-freddo, sotto il peristilio della dogana. Non volevano
-nè l’uno nè l’altro muoversi di là. Volevano
-rivedere ancora una volta il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-Quanto al nostro gentleman, egli era irremissibilmente
-rovinato, e ciò al momento che stava
-per toccare la meta. Quell’arresto lo perdeva senza
-rimedio. Giunto a mezzodì meno venti a Liverpool,
-il 21 dicembre, egli aveva tempo sino alle
-otto e quarantacinque minuti per presentarsi al
-Reform-Club, cioè nove ore e quindici minuti, — e
-non gliene occorrevano che sei per andare
-a Londra.
-</p>
-
-<p>
-In quel momento, chi fosse penetrato nel posto
-della dogana, avrebbe trovato il signor Fogg,
-immobile, seduto sopra una panca di legno, senza
-ira, ed ancora impassibile. Rassegnato, veramente
-no; ma quest’ultimo colpo non aveva potuto commoverlo,
-almeno in apparenza. Che si fosse addensato
-<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span>
-in lui uno di quei furori segreti, terribili,
-perchè contenuti, e che scoppiano in un dato
-momento con forza irresistibile! Chi sa! Ma Phileas
-era lì, calmo, aspettando... che cosa? Serbava
-forse qualche speranza? Credeva ancora al successo,
-quando udì chiudersi l’uscio della prigione?
-</p>
-
-<p>
-Checchè ne sia, il signor Fogg aveva accuratamente
-deposto il suo oriuolo sopra una tavola,
-e ne guardava camminare le sfere. Non una parola
-gli sfuggiva dalle labbra, ma il suo sguardo
-aveva una fissità singolare.
-</p>
-
-<p>
-In ogni caso, la situazione era terribile, e per
-chi non poteva leggere in quella coscienza, la si
-riassumeva così:
-</p>
-
-<p>
-Onest’uomo, Phileas Fogg era rovinato.
-</p>
-
-<p>
-Briccone, egli era preso.
-</p>
-
-<p>
-Ebbe egli allora il pensiero di salvarsi? Pensò
-a cercare se quel posto presentava un’uscita praticabile?
-Pensò a fuggire? Si sarebbe tentati a
-crederlo, poichè ad un dato momento egli fece
-il giro della stanza. Ma la porta era solidamente
-chiusa e la finestra munita di sbarre di ferro. Egli
-tornò dunque a sedere, ed estrasse dal suo portafogli
-l’itinerario del viaggio. Sulla linea che
-conteneva queste parole:
-</p>
-
-<p>
-“21 dicembre, sabato. Liverpool,„
-egli aggiunse:
-</p>
-
-<p>
-“80º giorno, ore 11 e 40 min. ant.,„
-ed aspettò.
-</p>
-
-<p>
-Un’ora suonò all’orologio di <i>Custom House</i>. Il
-signor Fogg verificò che il suo orologio avanzava
-di due minuti su quell’orologio.
-</p>
-
-<p>
-Le due! Ammettendo che salisse in quel momento
-in un treno espresso, egli poteva ancora
-<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span>
-giungere a Londra ed al Reform-Club prima delle
-otto e quarantacinque della sera. La sua fronte si
-corrugò lievemente....
-</p>
-
-<p>
-Alle due e tredici minuti un romore risuonò
-al difuori, uno strepito di porte che s’aprivano.
-Si udiva la voce di Gambalesta, si udiva la voce
-di Fix.
-</p>
-
-<p>
-Lo sguardo di Phileas Fogg brillò un istante.
-</p>
-
-<p>
-La porta del posto si aprì, ed egli vide mistress
-Auda, Gambalesta, Fix che gli si precipitarono
-incontro.
-</p>
-
-<p>
-Fix era trafelato, i capelli in iscompiglio... non
-poteva parlare.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, balbettò, signore... perdonatemi...
-una rassomiglianza deplorabile.... Ladro arrestato
-da tre giorni... voi libero!
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg era libero! Egli andò incontro al
-<i>detective</i>. Lo guardò bene in faccia, e, facendo il
-solo movimento rapido che avesse fatto e dovesse
-mai fare in vita sua, egli trasse indietro le due
-braccia, e con la precisione di un automa, percosse
-coi suoi due pugni l’infelice ispettore.
-</p>
-
-<p>
-— Ben dati! esclamò Gambalesta.
-</p>
-
-<p>
-Fix, gettato a terra, non pronunziò neanco una
-parola. Egli non aveva che quello che si meritava.
-Ma, senz’altro, il signor Fogg, mistress Auda
-e Gambalesta lasciarono la dogana. Si gettarono
-in una carrozza, e in pochi momenti giunsero
-alla stazione di Liverpool.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg domandò se c’era un treno espresso
-pronto a partire per Londra....
-</p>
-
-<p>
-Erano le due e quaranta minuti.... L’espresso
-era partito da trentacinque minuti.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg ordinò allora un treno speciale.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span>
-</p>
-
-<p>
-C’erano parecchie locomotive di grande velocità
-in pressione; ma stante le esigenze del servizio,
-il treno speciale non potè lasciare la stazione
-prima delle tre!
-</p>
-
-<p>
-Alle tre, Phileas Fogg, dopo aver detto quattro
-paroline al macchinista, di un certo premio da
-guadagnare, filava nella direzione di Londra in
-compagnia della giovine signora e del suo fedel
-servitore.
-</p>
-
-<p>
-Bisognava percorrere in cinque ore e mezzo la
-distanza che separa Liverpool da Londra, — cosa
-fattibilissima, quando la strada è libera su tutta
-la linea. Ma ci furono dei ritardi forzati, — e,
-quando il gentleman giunse alla stazione, le nove
-meno dieci scoccavano alla stazione di Londra.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg, dopo aver compiuto questo viaggio
-intorno al mondo, giungeva con un ritardo
-di cinque minuti!...
-</p>
-
-<p>
-Egli aveva perduto.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span></p>
-
-<h2 id="cap35">CAPITOLO XXXV.
-<span class="smaller">Nel quale Gambalesta non si fa ripetere due volte
-l’ordine del suo padrone.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-La domane, gli abitanti di Saville-row sarebbero
-stati molto sorpresi se qualcuno avesse asserito
-che il signor Fogg erasi restituito al suo
-domicilio. Porte e finestre, tutto era chiuso. Nessun
-cangiamento era avvenuto all’esterno.
-</p>
-
-<p>
-Infatti, lasciata la stazione, Phileas Fogg aveva
-dato a Gambalesta l’ordine di comperare alcune
-provvigioni, ed era rientrato nella sua casa.
-</p>
-
-<p>
-Il nostro gentleman aveva ricevuto con la sua
-impassibilità abituale il colpo che lo atterrava.
-Rovinato! e per colpa di quel balordo ispettore
-di polizia! Dopo aver camminato con passo sicuro
-durante un sì lungo tragitto, dopo aver abbattuto
-mille ostacoli, affrontato mille pericoli, avendo
-anco trovato il tempo di fare un po’ di bene strada
-facendo, naufragare al porto dinanzi ad un fatto
-brutale, che non poteva prevedere, e contro il
-quale egli era disarmato: terribil cosa davvero!
-Della somma considerevole che aveva portata con
-sè alla sua partenza, non gli rimaneva che un
-residuo insignificante. La sua sostanza ormai non
-<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span>
-si componeva più che di ventimila sterline depositate
-presso i fratelli Baring, e queste ventimila
-sterline, egli le doveva ai suoi colleghi del Reform-Club.
-Dopo tante spese fatte, quella scommessa
-guadagnata non lo avrebbe arricchito, — ed è
-probabile che egli non avesse mai pensato di arricchirsi,
-com’uno di quegli uomini che “scommettono
-per l’onore,„ — ma quella scommessa perduta
-lo rovinava totalmente. Epperò, egli si era
-deciso. Sapeva quello che gli rimaneva a fare.
-</p>
-
-<p>
-Una camera della casa di Savill-row fu riservata
-a mistress Auda. La giovane signora era
-disperata. Da certe parole pronunciate dal signor
-Fogg, ella aveva capito che il signor Fogg meditava
-qualche progetto funesto.
-</p>
-
-<p>
-Tutti sanno a quali deplorevoli estremità si
-spingono alle volte quest’Inglesi monomani sotto
-la pressione di un’idea fissa. Laonde Gambalesta,
-senza darlo a dividere, teneva d’occhio il suo
-padrone.
-</p>
-
-<p>
-Ma, a primo arrivare, l’onesto ragazzo era salito
-nella sua camera ed aveva spento il becco a gas
-che ardeva da ottanta giorni. Egli aveva trovato
-nella cassetta delle lettere una nota della compagnia
-del gas, e pensò che era più che tempo
-di metter fine a quelle spese di cui era responsabile.
-</p>
-
-<p>
-La notte trascorse. Il signor Fogg si era coricato,
-ma aveva egli dormito? Quanto a mistress
-Auda, ella non aveva potuto prendere un solo
-istante di riposo. Gambalesta, lui, aveva vegliato
-come un cane alla porta del suo padrone.
-</p>
-
-<p>
-La domane, il signor Fogg lo chiamò a sè e
-gli raccomandò, in termini molto asciutti, d’occuparsi
-<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span>
-della colazione di mistress Auda. Per sè
-si contenterebbe di una tazza di thè e di una
-fetta di pane abbrustolita. Mistress Auda avrebbe
-la bontà di dargli licenza per la colazione e pel
-pranzo, perocchè tutto il suo tempo doveva essere
-consacrato a rassettare i suoi affari. Egli non
-scenderebbe. La sera soltanto, chiederebbe a
-mistress Auda il permesso d’intrattenerla per
-pochi minuti.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta, avendo comunicazione del programma
-della giornata, non doveva far altro che
-conformarvisi. Eppure egli non si moveva di là,
-guardava il suo padrone sempre impassibile, non
-poteva decidersi a lasciare la sua stanza. Il suo
-cuore era angosciato, la sua coscienza crucciata
-dai rimorsi, perocchè egli accusava più che mai
-sè stesso di quell’immenso disastro. Sì! s’egli
-avesse avvertito il signor Fogg, se gli avesse
-svelato i progetti dell’agente Fix, il signor Fogg
-non avrebbe certamente condotto l’agente Fix sino
-a Liverpool, ed allora....
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta non potè più contenersi.
-</p>
-
-<p>
-— Padron mio! signor Fogg! esclamò egli, maleditemi.
-È stato per colpa mia che....
-</p>
-
-<p>
-— Io non accuso nessuno, rispose Phileas Fogg
-con accento perfettamente calmo. Andate.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta lasciò la camera ed andò a trovar
-la giovine signora, alla quale fece conoscere le
-intenzioni del signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Signora, aggiuns’egli, io non posso nulla dal
-canto mio, nulla! Non ho alcuna influenza sul
-mio padrone. Voi, forse....
-</p>
-
-<p>
-— Quale influenza potrei io mai avere! rispose
-mistress Auda. Il signor Fogg non ne subisce
-<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span>
-nessuna! Non ha neanco mai capito che la mia
-riconoscenza per lui era pronta a straripare!
-Non ha manco mai letto nel mio cuore! — Amico
-mio, non bisognerà lasciarlo un solo istante. Voi
-dite ch’egli manifestò l’intenzione di parlarmi
-stasera?...
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signora. Si tratta senza dubbio di tutelare
-la vostra situazione in Inghilterra.
-</p>
-
-<p>
-— Aspettiamo! rispose la giovane donna, che
-rimase tutta pensierosa.
-</p>
-
-<p>
-Così, durante quella giornata di domenica, la
-casa di Saville-row fu come se fosse stata disabitata,
-e, per la prima volta da che dimorava in
-quella casa, Phileas Fogg non andò al suo Club,
-allorchè le undici e mezzo suonarono alla torre
-del Parlamento.
-</p>
-
-<p>
-E perchè il nostro gentleman si sarebb’egli
-presentato al Reform-Club? I suoi colleghi non
-lo aspettavano più. Se la sera del giorno prima,
-in quella data fatale del sabato 21 dicembre alle
-otto e quarantacinque, Phileas Fogg non era comparso
-nel salone del Reform-Club, la sua scommessa
-era perduta. Non era neppur necessaria
-ch’egli andasse dal suo banchiere per pigliarvi
-quella somma di ventimila sterline. I suoi avversarii
-avevano in mano un bono firmato da lui,
-e bastava passarlo ai fratelli Baring, perchè le
-ventimila sterline fossero portate a loro credito.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg non aveva dunque bisogno
-d’uscire, e non uscì. Egli rimase nella sua camera
-e diè assetto a’ suoi affari. Gambalesta non cessò
-di salire e scendere le scale della casa di Saville-row.
-Le ore non trascorrevano per quel poveraccio.
-Egli ascoltava all’uscio della camera del
-<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span>
-suo padrone, ed in ciò fare egli non credeva di
-commettere la menoma indiscrezione! Guardava
-dal buco della toppa, e si immaginava di avere
-questo diritto! Gambalesta paventava ad ogni
-istante qualche catastrofe. A volte altresì pensava
-a Fix, ma un cangiamento erasi operato
-nella sua mente. Egli non se la pigliava più con
-l’ispettore di polizia. Fix erasi ingannato in buona
-fede, e, tenendogli dietro, arrestandolo, egli non
-aveva fatto altro che il suo dovere, mentre lui....
-Questo pensiero l’opprimeva, ed ei si riputava
-l’ultimo dei miserabili.
-</p>
-
-<p>
-Quando Gambalesta si sentiva troppo infelice
-ad esser solo, bussava all’uscio di mistress Auda,
-entrava nella sua camera, si sedeva in un canto
-senz’aprir bocca, e guardava la giovane donna,
-sempre pensierosa.
-</p>
-
-<p>
-Verso le sette e mezzo della sera, il signor
-Fogg fece chiedere a mistress Auda, se poteva
-riceverlo, e, da lì a pochi minuti, la giovane signora
-e lui erano soli in quella camera.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg prese una sedia e sedette presso
-al caminetto, dirimpetto a mistress Auda. La sua
-faccia non rifletteva alcuna emozione. Il Fogg
-del ritorno era esattamente il Fogg della partenza.
-Stessa calma, stessa impassibilità.
-</p>
-
-<p>
-Egli rimase senza parlare durante cinque minuti.
-Indi, alzando gli occhi verso mistress Auda:
-</p>
-
-<p>
-“Signora, diss’egli, mi perdonerete di avervi
-condotta in Inghilterra?
-</p>
-
-<p>
-— Io, signor Fogg!... rispose mistress Auda,
-comprimendo i battiti del suo cuore.
-</p>
-
-<p>
-— Vogliate permettermi di finire, ripigliò il
-signor Fogg. Allorchè io ebbi il pensiero di trarvi
-<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span>
-lontano da quella contrada diventata così pericolosa
-per voi, io ero ricco, e contava di porre
-una parte della mia sostanza a vostra disposizione.
-La vostra esistenza sarebbe stata felice e libera.
-Ora io sono rovinato.
-</p>
-
-<p>
-— Lo so, signor Fogg, rispose la giovine donna,
-e vi chiederò a mia volta: Mi perdonerete di
-avervi seguito, e — chi sa? — d’aver forse, mettendovi
-in ritardo, contribuito alla vostra rovina?
-</p>
-
-<p>
-— Signora, voi non potevate rimanere nell’India,
-e la vostra salvezza non era assicurata
-che se voi vi allontanavate tanto che quei fanatici
-non potessero riprendervi.
-</p>
-
-<p>
-— Così, signor Fogg, ripigliò mistress Auda,
-non contento di avermi strappato ad una morte
-orribile, voi vi credevate ancora obbligato di assicurare
-la mia posizione in Europa?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signora, rispose Phileas Fogg, ma gli
-avvenimenti si volsero contro di me. Però, del
-poco che mi rimane io vi chiedo il permesso di
-disporre a vostro favore.
-</p>
-
-<p>
-— Ma voi, signor Fogg, come farete? chiese
-mistress Auda.
-</p>
-
-<p>
-— Io, signora, rispose freddamente il gentleman,
-io non ho bisogno di nulla.
-</p>
-
-<p>
-— Come, signore! avete riflettuto alla sorte
-che vi aspetta?
-</p>
-
-<p>
-— Ho fatto le mie riflessioni, rispose lentamente
-il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— In ogni caso ripigliò mistress Auda, la miseria
-non potrebbe colpire un uomo pari vostro.
-I vostri amici....
-</p>
-
-<p>
-— Io non ho amici, signora.
-</p>
-
-<p>
-— I vostri parenti....
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Non ho più parenti.
-</p>
-
-<p>
-— Vi compiango allora, signor Fogg, perocchè
-l’isolamento è una triste cosa. Che! neppure un
-cuore amico per deporvi le vostre pene? Si dice
-che in due la miseria stessa è ancora sopportabile!
-</p>
-
-<p>
-— Lo dicono, signora.
-</p>
-
-<p>
-— Signor Fogg, disse allora mistress Auda, che
-si alzò e porse la mano al gentleman, volete accettare
-al tempo stesso una parente ed un’amica? Volete
-voi accettarmi per vostra moglie?„
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg, a questa parola, erasi alzato a
-sua volta. C’era come un riflesso insolito ne’ suoi
-occhi, come un tremito sulle sue labbra. Mistress
-Auda lo guardava. La sincerità, la rettitudine,
-la fermezza e la soavità di quel bello sguardo
-di una nobile donna che osa tutto per salvare
-colui al quale deve tutto, lo sorprese dapprima,
-indi lo penetrò. Egli chiuse gli occhi un istante,
-come per evitare che quello sguardo s’avanzasse
-dippiù.... Quando li riaprì:
-</p>
-
-<p>
-“Io vi amo! diss’egli semplicemente. Sì, in verità,
-per tutto quanto c’è di più sacro al mondo, io vi
-amo e sono tutto vostro!
-</p>
-
-<p>
-Ah!...„ esclamò mistress Auda, portandosi la
-mano al cuore.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta fu chiamato. Venne subito. Il signor
-Fogg teneva ancora la mano di mistress Auda
-nella sua. Gambalesta capì, e la sua larga faccia
-brillò come il sole allo zenit delle regioni tropicali.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Fogg gli chiese se non sarebbe troppo
-tardi per andar ad avvertire il reverendo Samuele
-Wilson, della parrocchia di Mary-le-Bone.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta sorrise del suo miglior sorriso.
-</p>
-
-<p>
-“Mai troppo tardi„ diss’egli.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non erano che le otto e cinque minuti.
-</p>
-
-<p>
-“Sarà per domani, lunedì! diss’egli.
-</p>
-
-<p>
-— Per domani, lunedì? chiese il signor Fogg
-guardando la giovane donna.
-</p>
-
-<p>
-— Per domani, lunedì!„ rispose mistress Auda.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta uscì a gambe levate.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span></p>
-
-<h2 id="cap36">CAPITOLO XXXVI.
-<span class="smaller">Nel quale Phileas Fogg fa di nuovo aggio
-sulla piazza di Londra.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-È tempo di dire quale mutamento della opinione
-pubblica era avvenuto nel Regno Unito, quando
-si seppe l’arresto del vero ladro della Banca, — un
-certo James Strand, che aveva avuto luogo
-il 17 dicembre, a Edimburgo.
-</p>
-
-<p>
-Tre giorni prima, Phileas Fogg era ancora
-un deliquente cui la polizia dava la caccia ad
-oltranza, ed ora era il più onesto gentleman del
-mondo, che compiva matematicamente il suo eccentrico
-viaggio intorno alla terra.
-</p>
-
-<p>
-Quale effetto, che chiasso nei giornali! Tutti
-gli scommettitori pro e contro, che avevano già
-dimenticato quell’affare, risuscitarono come per
-incanto. Tutte le transazioni ridiventavano valide.
-Tutti gl’impegni rivivevano, e, bisogna dirlo, le
-scommesse ricominciarono con nuova energia. Il
-nome di Phileas Fogg fece di bel nuovo aggio
-sulla piazza di Londra.
-</p>
-
-<p>
-I cinque colleghi del gentleman, al Reform-Club,
-passarono quei tre giorni in grande inquietudine.
-Quel Phileas Fogg che essi avevano dimenticato,
-<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span>
-ricompariva inopinatamente ai loro
-occhi! Dov’era in quel momento? Il 17 dicembre, — giorno
-in cui James Strand fu arrestato, — faceano
-settantasei giorni che Phileas Fogg era
-partito, e non una notizia di lui! Che fosse
-morto? Avesse mai rinunciato alla lotta, oppure
-continuava il suo cammino giusta l’itinerario convenuto?
-E il sabato, 21 dicembre, alle 8 e 45 di
-sera, avesse egli mai a comparire come il dio dell’esattezza
-sulla soglia del salone dei Reform-Club?
-</p>
-
-<p>
-Dobbiamo rinunciare a dipingere l’ansietà nella
-quale, durante tre giorni, visse tutta quella classe
-della società inglese. Si lanciarono dispacci in
-America, in Asia, per avere notizie di Phileas
-Fogg. Si mandò mattina e sera ad osservare la
-casa di Saville-row.... Nulla. La polizia stessa non
-sapeva più che n’era stato del <i>detective</i> Fix, che
-si era tanto sgraziatamente gettato sopra una
-falsa traccia. Il che non impedì alle scommesse
-di impegnarsi su più vasta scala. Phileas Fogg,
-come un cavallo di corsa, giungeva all’ultimo
-giro. Non lo si dava più a cento, ma a venti, ma
-a dieci, ma a cinque, e il vecchio paralitico, lord
-Albermale, lo pigliava, lui, alla pari.
-</p>
-
-<p>
-Laonde, il sabato sera, c’era folla in Pall Mall
-e nelle strade vicine. Sembrava un immenso attruppamento
-di sensali di borsa, stabiliti in permanenza
-nei paraggi del Reform-Club. La circolazione
-era impedita. Si discuteva, si disputava, si
-gridavano i corsi “del Phileas Fogg,„ come quelli
-dei fondi inglesi. I policeman avevano un gran da
-fare a contenere la calca, e mano mano si avanzava
-l’ora alla quale doveva giungere Phileas Fogg,
-l’emozione pigliava proporzioni inverosimili.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quella sera, i cinque colleghi del gentleman
-erano radunati fin dalle nove nel gran salone del
-Reform-Club. I due banchieri, John Sullivan e
-Samuele Fallentin, l’ingegnere Andrew Stuard,
-Gualtiero Ralph, amministratore della Banca d’Inghilterra,
-il birraio Tommaso Flanagan, tutti
-aspettavano con ansietà.
-</p>
-
-<p>
-Al momento in cui l’orologio del gran salone
-segnò le otto e venticinque, Andrew Stuart, alzandosi,
-disse:
-</p>
-
-<p>
-“Signori, fra venti minuti, il termine convenuto
-fra il signor Phileas Fogg e noi sarà spirato.
-</p>
-
-<p>
-— A che ora è giunto l’ultimo treno di Liverpool?
-domandò Tommaso Flanagan.
-</p>
-
-<p>
-— Alle sette e ventitrè, rispose Gualtiero Ralph,
-e il treno successivo non giunge che a mezzanotte
-e dieci.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene signori, ripigliò Andrew Stuart, se
-Phileas Fogg fosse giunto col treno delle sette e
-ventitrè, egli sarebbe già qui. Possiamo dunque
-considerare la scommessa come guadagnata.
-</p>
-
-<p>
-— Aspettiamo, non ci pronunciamo, rispose
-Samuele Fallentin. Voi sapete che il nostro collega
-è un eccentrico di prim’ordine. La sua esattezza
-in tutto è ben conosciuta. Egli non giunge
-mai nè troppo tardi nè troppo presto, e se comparisse
-qui all’ultimo minuto, io non ne sarei
-punto sorpreso.
-</p>
-
-<p>
-— Ed io, disse Andrew Stuart, che era come
-sempre nervosissimo, quand’anco lo vedessi non
-ci crederei.
-</p>
-
-<p>
-— Infatti, ripigliò Tommaso Flanagan, il progetto
-del signor Fogg era insensato. Qual si fosse
-la sua esattezza, egli non poteva impedire dei
-<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span>
-ritardi inevitabili, e un ritardo di due o tre
-giorni soltanto bastava a compromettere il suo
-viaggio.
-</p>
-
-<p>
-— Voi noterete peraltro, aggiunse John Sullivan,
-che non abbiamo ricevuto nessuna notizia
-del nostro collega, e sì che i fili telegrafici non
-mancavano sul suo itinerario.
-</p>
-
-<p>
-— Egli ha perduto, signori, ripigliò Andrew
-Stuart, ha cento volte perduto! Voi sapete pure
-che il <i>China</i> — il solo piroscafo di Nuova-York che
-egli avesse potuto pigliare per venire a Liverpool
-in tempo utile, — è giunto ieri. Ora, ecco
-qui la lista dei passaggieri, pubblicata dalla <i>Shipping-Gazette
-(Gazzetta navale)</i> e il nome di Phileas
-Fogg non vi figura. Ammettendo tutte le più favorevoli
-combinazioni, il nostro collega è appena in
-America, a quest’ora! Io calcolo a venti giorni per
-lo meno il ritardo ch’egli subirà dalla data convenuta,
-e il vecchio lord Albermale ci rimetterà
-lui pure le sue cinquemila sterline!
-</p>
-
-<p>
-— È evidente, rispose Gualtiero Ralph, e domani
-non avremo che da presentare presso i fratelli
-Baring il bono del signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-In quella, l’orologio del salone suonò le otto e
-quaranta.
-</p>
-
-<p>
-“Ancora cinque minuti,„ disse Andrew Stuart.
-</p>
-
-<p>
-I cinque colleghi si guardavano tra loro. È lecito
-credere che i battiti del loro cuore avessero
-subito un lieve acceleramento, poichè infine, anche
-per giocatori intrepidi, la partita era forte!
-Ma non volevano lasciarne trasparir nulla; epperò
-dietro proposta di Samuele Fallentin, essi presero
-posto ad una tavola da giuoco.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span>
-</p>
-
-<p>
-“Non darei la mia parte di quattromila sterline
-sulla scommessa, disse Andrew Stuart sedendosi,
-a chi me ne offrisse tremilanovecentonovantanove!„
-</p>
-
-<p>
-La sfera segnava, in quel momento, otto ore e
-quarantadue minuti.
-</p>
-
-<p>
-I giocatori avevano preso le carte, ma, ad ogni
-poco, il loro sguardo ricorreva all’orologio. Si può
-affermare che, per grande che fosse la loro sicurezza,
-mai minuti erano sembrati così lunghi!
-</p>
-
-<p>
-“Le otto e quarantatrè,„ disse Tommaso Flanagan,
-tagliando il mazzo di carte che gli presentava
-Gualtiero Ralph.
-</p>
-
-<p>
-Indi seguì un momento di silenzio. Il vasto salone
-del Club era tranquillo. Ma al difuori si udiva
-il chiasso della folla, dominato di tanto in tanto
-da gridi acuti. Il pendolo dell’orologio batteva il
-secondo con regolarità matematica. Ogni giocatore
-contava involontariamente le divisioni sessagesimali,
-che ferivano il suo orecchio.
-</p>
-
-<p>
-“Le otto e quarantaquattro!„ disse John Sullivan
-con voce in cui si sentiva una certa emozione.
-</p>
-
-<p>
-Un minuto solo e la scommessa era guadagnata.
-Andrew Stuart e i suoi colleghi non giocavano
-più. Avevano abbandonato le carte.
-</p>
-
-<p>
-Al quarantesimo minuto secondo, nulla. Al cinquantesimo,
-nulla ancora!
-</p>
-
-<p>
-Al cinquantesimoquinto, si udì come un fulmine
-al difuori: applausi, urrà, persino imprecazioni,
-che si propagarono come un rullo continuo.
-</p>
-
-<p>
-I cinque giocatori si alzarono....
-</p>
-
-<p>
-Al cinquantasettesimo minuto secondo, la porta
-<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span>
-del salone si aprì, e il pendolo non aveva battuto
-il sessantesimo secondo, che Phileas Fogg comparve,
-seguito da una folla delirante che aveva
-forzato l’ingresso del Club, e con la sua voce
-calma:
-</p>
-
-<p>
-“Eccomi, o signori,„ diss’egli.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span></p>
-
-<h2 id="cap37">CAPITOLO XXXVII.
-<span class="smaller">Nel quale si calcola quel che Phileas Fogg
-ha guadagnato a fare il giro del mondo.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Sì! Phileas Fogg in persona.
-</p>
-
-<p>
-I lettori ricordano che alle otto e cinque della
-sera, — venticinque ore circa dopo l’arrivo dei viaggiatori
-a Londra, — Gambalesta era stato incaricato
-dal suo padrone di avvisare il reverendo
-Samuele Wilson per certo matrimonio che doveva
-celebrarsi la domane senz’altro.
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta era dunque partito, contento come
-una pasqua. Egli si recò a passo rapido all’abitazione
-del reverendo Samuele Wilson, che non
-era ancora rincasato. Naturalmente, Gambalesta
-aspettò, ma aspettò almeno venti buoni minuti.
-</p>
-
-<p>
-Insomma, erano le otto e trentacinque, quand’egli
-uscì dalla casa del reverendo. Ma in quale
-stato! I capelli in iscompiglio, senza cappello, correndo,
-correndo, come non si è mai visto correre
-a memoria d’uomo, atterrando i passanti, precipitandosi
-come una tromba sui marciapiedi!
-</p>
-
-<p>
-In tre minuti egli era di ritorno alla casa di
-Saville-row, e cadeva senza fiato nella camera
-del signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span>
-</p>
-
-<p>
-Egli non poteva parlare.
-</p>
-
-<p>
-“Che c’è? chiese il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— Padron mio... balbettò Gambalesta... matrimonio...
-impossibile.
-</p>
-
-<p>
-— Impossibile?
-</p>
-
-<p>
-— Impossibile... per domani...
-</p>
-
-<p>
-— Perchè?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè domani... è domenica!...
-</p>
-
-<p>
-— Lunedì, rispose il signor Fogg.
-</p>
-
-<p>
-— No... oggi... sabato....
-</p>
-
-<p>
-— Sabato? impossibile!
-</p>
-
-<p>
-— Sì, sì, sì! esclamò Gambalesta. Vi siete sbagliato
-di un giorno!... Siamo giunti ventiquattr’ore
-prima... ma non ci rimangon che dieci soli
-minuti!...„
-</p>
-
-<p>
-Gambalesta aveva afferrato il suo padrone pel
-colletto, e lo trascinava con una forza irresistibile.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg, preso così d’assalto, senza aver
-il tempo di riflettere, lasciò la casa, saltò in un
-<i>cab</i> (cittadina), promise cento sterline al cocchiere
-e dopo avere schiacchiato due cani e investito
-cinque carrozze, giunse al Reform-Club.
-</p>
-
-<p>
-L’orologio segnava lo otto e quarantacinque
-quando egli apparve nel gran salone....
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg aveva compiuto il giro del mondo
-in ottanta giorni!
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg aveva guadagnato la sua scommessa
-di ventimila sterline!
-</p>
-
-<p>
-Ed ora, come mai un uomo così esatto, così meticoloso,
-aveva egli potuto commettere quell’errore
-di giorno? Come si credeva egli al sabato
-sera, 21 dicembre, quando sbarcò a Londra, mentre
-non era che il venerdì, 20 dicembre, settantanove
-giorni soltanto dopo la sua partenza?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ecco la ragione di quell’errore. È semplicissima.
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg aveva, senza neanco sognarselo,
-guadagnato un giorno sul suo itinerario, — e ciò
-unicamente perchè egli aveva fatto il giro del
-mondo, andando verso l’<i>est</i>, ed avrebbe invece
-perduto quel giorno andando in senso inverso, cioè
-verso l’<i>ovest</i>.
-</p>
-
-<p>
-Infatti, camminando verso l’est, Phileas Fogg
-andava incontro al sole, e, per conseguenza, i
-giorni diminuivano per lui di tante volte quattro
-minuti quanti erano i gradi ch’egli percorreva
-in quella direzione. Ora si contano trecentosessanta
-gradi sulla circonferenza terrestre, e questi
-trecentosessanta gradi, moltiplicati per quattro
-minuti, danno precisamente ventiquattr’ore — vale
-a dire quel giorno inconsapevolmente guadagnato.
-In altri termini, mentre Phileas Fogg, camminando
-verso l’est, vedeva il sole passare <i>ottanta
-volte</i> al meridiano, i suoi colleghi rimasti a Londra
-non lo vedevano passare che <i>settantanove volte</i>.
-Ecco perchè quel giorno stesso, che era il sabato
-e non la domenica, come credeva il signor
-Fogg, questi lo aspettavano nel salone del Reform-Club.
-</p>
-
-<p>
-Ed ecco ciò che il famoso oriuolo di Gambalesta, — che
-aveva sempre conservato l’ora di
-Londra, — avrebbe dimostrato, se insieme ai minuti
-ed alle ore, esso avesse segnato i giorni!
-</p>
-
-<p>
-Phileas Fogg aveva dunque guadagnato le ventimila
-sterline. Ma, siccome ne aveva spese strada
-facendo circa diciannovemila, il risultato pecuniario
-era mediocre. Però, già si sa, l’eccentrico
-gentleman non aveva in quella scommessa cercato
-altro che la lotta, non la ricchezza. Ed anzi
-<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span>
-quelle mille sterline rimanenti, egli le divise tra
-l’onesto Gambalesta e l’infelice Fix, al quale era
-incapace di serbar rancore. Ma, solo per regolarità,
-egli fece ritenuta al suo servo del prezzo
-delle millenovecentoventi ore di gas spese per
-colpa sua.
-</p>
-
-<p>
-Quella stessa sera, il signor Fogg, sempre impassibile,
-flemmatico, diceva a mistress Auda:
-</p>
-
-<p>
-“Questo matrimonio vi conviene ancora, signora?
-</p>
-
-<p>
-— Signor Fogg, rispose mistress Auda, tocca a
-me a farvi questa domanda. Voi eravate rovinato,
-ora eccovi ricco....
-</p>
-
-<p>
-— Scusatemi, signora, questa ricchezza vi appartiene.
-Se non aveste avuto il pensiero di questo
-matrimonio, il mio servo non sarebbe andato dal
-reverendo Samuele Wilson, io non sarei stato
-avvertito del mio errore, e....
-</p>
-
-<p>
-— Caro signor Fogg!... disse la giovine donna.
-</p>
-
-<p>
-— Cara Auda!...„ rispose Phileas Fogg.
-</p>
-
-<p>
-Non occorre aggiungere che il matrimonio si
-celebrò quarant’otto ore dopo. Gambalesta, superbo,
-raggiante, abbagliante, vi figurò come testimone
-della giovane signora. Non l’aveva salvata
-lui? questo onore gli era ben dovuto.
-</p>
-
-<p>
-La domane, fin dall’alba, Gambalesta picchiava
-con fracasso alla porta del suo padrone.
-</p>
-
-<p>
-“Che c’è, Gambalesta?
-</p>
-
-<p>
-— Che c’è, signore! C’è che son venuto a sapere
-or ora....
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa?
-</p>
-
-<p>
-— Che potevamo fare il giro del mondo in settantotto
-giorni soltanto.
-</p>
-
-<p>
-— Senza dubbio, rispose il signor Fogg, non
-<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span>
-attraversando l’India. Ma se io non avessi attraversato
-l’India, io non avrei guadagnato mistress
-Auda, ella non sarebbe mia moglie, e....„
-</p>
-
-<p>
-E il signor Fogg richiuse tranquillamente la
-porta.
-</p>
-
-<p>
-Così Phileas Fogg aveva guadagnato la sua
-scommessa. Egli aveva compiuto in ottanta giorni
-il viaggio intorno al mondo! Egli aveva adoperato,
-a ciò fare, tutti i mezzi di trasporto: piroscafi,
-ferrovie, carrozze, yachts, navi di commercio,
-slitte, elefanti. L’eccentrico gentleman aveva spiegato
-in questo negozio le sue maravigliose qualità
-di sangue freddo e d’esattezza. Ma al postutto?
-Che aveva egli guadagnato con quell’incomodo?
-Che gli era fruttato quel viaggio?
-</p>
-
-<p>
-Nulla, si dirà? Nulla, sia pure, all’infuori di
-una leggiadra moglie che lo rese il più felice
-degli uomini!
-</p>
-
-<p>
-In verità, chi non farebbe, anche per meno di
-questo, il Giro del Mondo?
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-FINE.
-</p>
-
-<div class="somm">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span>
-</p>
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE.</a></h2>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td class="cap">I.</td> <td>Nel quale Phileas Fogg e Gambalesta si accettano reciprocamente l’uno come padrone, l’altro come servitore</td> <td class="pag"><a href="#cap1">Pag. 1</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">II.</td> <td>Nel quale Gambalesta è convinto d’aver finalmente trovato il suo ideale</td> <td class="pag"><a href="#cap2">8</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">III.</td> <td>Nel quale s’impegna una conversazione che potrà costar caro a Phileas Fogg</td> <td class="pag"><a href="#cap3">14</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IV.</td> <td>Nel quale Phileas Fogg sbalordisce Gambalesta, suo servo</td> <td class="pag"><a href="#cap4">24</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">V.</td> <td>Nel quale un nuovo valore comparisce sulla piazza di Londra</td> <td class="pag"><a href="#cap5">30</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VI.</td> <td>Nel quale l’agente Fix mostra un’impazienza più che legittima</td> <td class="pag"><a href="#cap6">35</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VII.</td> <td>Che prova una volta di più l’inutilità dei passaporti in materia di polizia</td> <td class="pag"><a href="#cap7">42</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VIII.</td> <td>Nel quale Gambalesta parla forse un po’ più del bisogno</td> <td class="pag"><a href="#cap8">47</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IX.</td> <td>Dove il mar Rosso e il mar delle Indie si mostrano propizii ai disegni di Phileas Fogg</td> <td class="pag"><a href="#cap9">53</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">X.</td> <td>Dove Gambalesta è felicissimo di non perdere che le scarpe</td> <td class="pag"><a href="#cap10">61</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XI.</td> <td>Dove Phileas Fogg compra a prezzo favoloso una cavalcatura</td> <td class="pag"><a href="#cap11">69</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XII.</td> <td>Nel quale Phileas Fogg e i suoi compagni si avventurano attraverso le foreste dell’India, e se ne vedono le conseguenze</td> <td class="pag"><a href="#cap12">81</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XIII.</td> <td>Nel quale Gambalesta prova una volta di più che la fortuna arride agli audaci</td> <td class="pag"><a href="#cap13">91</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XIV.</td> <td>Nel quale Phileas Fogg scende tutta l’ammirabile vallata del Gange senza pensare a guardarla</td> <td class="pag"><a href="#cap14">101</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XV.</td> <td>Nel quale il sacco delle banconote si alleggerisce ancora di alcune migliaia di sterline</td> <td class="pag"><a href="#cap15">111</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XVI.</td> <td>Nel quale Fix fa l’indiano</td> <td class="pag"><a href="#cap16">120</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XVII.</td> <td>Nel quale si tratta un po’ di tutto durante il tragitto da Singapore a Hong-Kong</td> <td class="pag"><a href="#cap17">128</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XVIII.</td> <td>Nel quale i signori Fogg, Gambalesta e Fix vanno pei loro affari per strade diverse</td> <td class="pag"><a href="#cap18">137</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XIX.</td> <td>Nel quale Gambalesta piglia un interesse troppo vivo pel suo padrone, e quel che ne succede</td> <td class="pag"><a href="#cap19">144</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XX.</td> <td>Nel quale Fix entra direttamente in relazione con Phileas Fogg</td> <td class="pag"><a href="#cap20">154</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XXI.</td> <td>Nel quale si teme che il padrone della <i>Tankadera</i> perda un premio di duecento sterline</td> <td class="pag"><a href="#cap21">163</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XXII.</td> <td>Nel quale Gambalesta impara che il danaro è necessario anco agli antipodi</td> <td class="pag"><a href="#cap22">175</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XXIII.</td> <td>Nel quale il naso di Gambalesta si allunga smisuratamente</td> <td class="pag"><a href="#cap23">185</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XXIV.</td> <td>Durante il quale si compie la traversata dell’Oceano Pacifico</td> <td class="pag"><a href="#cap24">194</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XXV.</td> <td>Nel quale si dà un’occhiatina a San Francisco in un giorno di meeting</td> <td class="pag"><a href="#cap25">203</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XXVI.</td> <td>Nel quale si piglia il treno espresso della ferrovia del Pacifico</td> <td class="pag"><a href="#cap26">213</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XXVII.</td> <td>Nel quale Gambalesta segue, con una celerità di venti miglia all’ora, un corso di storia mormona</td> <td class="pag"><a href="#cap27">221</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XXVIII.</td> <td>Nel quale Gambalesta non riesce a far intendere il linguaggio della ragione</td> <td class="pag"><a href="#cap28">230</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XXIX.</td> <td>Nel quale si narrano cose che capitano unicamente sulle ferrovie americane</td> <td class="pag"><a href="#cap29">242</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XXX.</td> <td>Nel quale Phileas Fogg fa semplicemente il suo dovere</td> <td class="pag"><a href="#cap30">252</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XXXI.</td> <td>Nel quale l’ispettore Fix piglia molto sul serio gl’interessi di Phileas Fogg</td> <td class="pag"><a href="#cap31">262</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XXXII.</td> <td>Nel quale Phileas Fogg lotta corpo a corpo con la mala sorte</td> <td class="pag"><a href="#cap32">271</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XXXIII.</td> <td>Nel quale Phileas Fogg si mostra all’altezza delle circostanze</td> <td class="pag"><a href="#cap33">277</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XXXIV.</td> <td>Nel quale Phileas Fogg va fuor dei gangheri</td> <td class="pag"><a href="#cap34">289</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XXXV.</td> <td>Nel quale Gambalesta non si fa ripetere due volte l’ordine del suo padrone</td> <td class="pag"><a href="#cap35">294</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XXXVI.</td> <td>Nel quale Phileas Fogg fa di nuovo aggio sulla piazza di Londra</td> <td class="pag"><a href="#cap36">302</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XXXVII.</td> <td>Nel quale si calcola quel che Phileas Fogg ha guadagnato a fare il giro del mondo</td> <td class="pag"><a href="#cap37">308</a></td>
- </tr>
-</table>
-<hr />
-
-</div>
-
-<div class="opere">
-<p class="title">
-DEL MEDESIMO AUTORE:
-</p>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td><i>Dalla terra alla luna e Intorno alla luna</i> (5.ª ed.)</td> <td class="pag">L. 1&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><i>Cinque settimane in pallone</i> (3.ª ed.)</td> <td class="pag">1&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><i>Una città galleggiante</i> (3.ª ed.)</td> <td class="pag">1&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><i>Ventimila leghe sotto i mari</i> (9.ª ed.)</td> <td class="pag">1&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><i>Novelle fantastiche</i> (3.ª ed.)</td> <td class="pag">1&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><i>I figli del capitano Grant e Una città galleggiante.</i> 2 vol. (8.ª ed.)</td> <td class="pag">2&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><i>Avventure del capitano Hatteras</i> (6.ª ed.)</td> <td class="pag">1&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><i>Viaggio al centro della terra</i> (3.ª ed.)</td> <td class="pag">1&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><i>Un episodio del terrore o il conte di Chanteleine</i></td> <td class="pag">1&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><i>Poe e le sue opere</i> (3.ª ed.)</td> <td class="pag">1&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><i>Un nipote d’America</i></td> <td class="pag">1&nbsp;—</td>
- </tr>
-</table>
-
-<p class="title">
-EDIZIONI ILLUSTRATE IN-8.
-</p>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td><i>Il giro del mondo in 80 giorni</i></td> <td class="pag">2&nbsp;50</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><i>Novelle fantastiche</i></td> <td class="pag">3&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><i>Storia dei grandi viaggi e dei grandi viaggiatori.</i> (3.ª edizione)</td> <td class="pag">2&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><i>Il faro in capo al mondo</i></td> <td class="pag">3&nbsp;50</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><i>Il dottor Oss: I violatori di blocco</i></td> <td class="pag">1&nbsp;—</td>
- </tr>
-</table>
-
-</div>
-
-<div class="footnotes">
-
-<h2>
-NOTE:
-</h2>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Abbreviazione di <i>Esquire</i>, titolo equivalente a <i>signore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note2">
-<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Specie di bettole, dove si vendono le ostriche.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note3">
-<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Con questo nome vengono distinti, in Inghilterra, gli
-agenti della polizia che hanno lo speciale incarico di scoprire
-gli autori di un misfatto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note4">
-<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il <i>whist</i> si giuoca fra quattro persone, a due a due. Il
-<i>robbre</i> è una serie di due partite, dopo la quale i compagni
-si mutano. Talvolta si gioca il <i>whist</i> in tre col <i>morto</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note5">
-<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Specie di soprabitone da viaggio per solito di color nocciuola
-ed usato specialmente dagli inglesi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note6">
-<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Orario e guida generale delle ferrovie continentali e
-dei battelli a vapore. Ne è redatore, Bradshaw, che è una
-vera celebrità in questo genere.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note7">
-<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il falso ponte di una nave (in inglese <i>spardeck</i>), detto
-anche pagliuolo di mezza stiva e che si suol fare di abete,
-è stabilito ad alcuni piedi sotto il primo ponte: serve a dare
-maggior comodo per lo stabilimento di varie stanze di alloggio
-e di provvigioni.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note8">
-<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lo stipendio dei funzionari civili è ancor più alto: i semplici
-assistenti al primo grado della gerarchia hanno 12,000 franchi,
-i giudici 60,000, i presidenti di Corte 250,000, i governatori
-300,000, e il governatore generale più di 600,000.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note9">
-<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel <i>whist</i> si dice <i>shilem</i> ciò che nei giuochi italiani
-chiamasi <i>cappotto</i>: cioè il prendere tutte le mani.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note10">
-<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Grande ferrovia della penisola indiana.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note11">
-<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La <i>jungla</i> che s’incontra di sovente nelle Indie, è un
-embrione di foresta vergine, come il <i>maquis</i> ossia le macchie
-della Corsica; è un disordine di arbusti che non arrivano
-mai all’altezza di alberi e che copre di solito vaste estensioni
-di terreno.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note12">
-<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Booby</i>, voce inglese che equivale al nostro bietolone,
-balordo, minchione.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note13">
-<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il <i>poney</i>, al plurale <i>ponies</i>, è un cavallo di razza molto
-piccola, eccellente nei luoghi alpestri, come i nostri cavallini
-della Sardegna.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note14">
-<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Scompartimento della nave in cui è situata la macchina.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note15">
-<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il <i>loch</i> è quel settore circolare di legno, che, attaccato
-ad una funicella divisa in parti eguali, serve a misurare la
-velocità della nave ossia il cammino percorso. Il Fincati, nel
-suo ottimo dizionario di marina, propone di tradurre <i>loch</i> con
-barchetta; ma a noi par meglio conservare la voce straniera,
-ma evidente; tanto più quando la voce nostra da surrogarvi
-si presterebbe ad equivoci.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note16">
-<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vagone da dormire.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-<div style='display:block; margin-top:4em'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK IL GIRO DEL MONDO IN OTTANTA GIORNI ***</div>
-<div style='text-align:left'>
-
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-Updated editions will replace the previous one&#8212;the old editions will
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-</div>
-
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-Defect you cause.
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg&#8482;
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of
-computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
-exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
-from people in all walks of life.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg&#8482;&#8217;s
-goals and ensuring that the Project Gutenberg&#8482; collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg&#8482; and future
-generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
-Sections 3 and 4 and the Foundation information page at www.gutenberg.org.
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation&#8217;s EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
-U.S. federal laws and your state&#8217;s laws.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Foundation&#8217;s business office is located at 809 North 1500 West,
-Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up
-to date contact information can be found at the Foundation&#8217;s website
-and official page at www.gutenberg.org/contact
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; depends upon and cannot survive without widespread
-public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine-readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state
-visit <a href="https://www.gutenberg.org/donate/">www.gutenberg.org/donate</a>.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Please check the Project Gutenberg web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 5. General Information About Project Gutenberg&#8482; electronic works
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg&#8482; concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg&#8482; eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Most people start at our website which has the main PG search
-facility: <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-This website includes information about Project Gutenberg&#8482;,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
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-</div>
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