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-The Project Gutenberg eBook of Tutto per bene, by Luigi Pirandello
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you
-will have to check the laws of the country where you are located before
-using this eBook.
-
-Title: Tutto per bene
- Commedia in 3 atti
-
-Author: Luigi Pirandello
-
-Release Date: June 27, 2021 [eBook #65713]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
- http://www.pgdp.net (This file was produced from images made
- available by The Internet Archive)
-
-*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK TUTTO PER BENE ***
-
- MASCHERE NUDE
-
-
- LUIGI PIRANDELLO
-
-
- TUTTO PER BENE
-
- COMMEDIA IN 3 ATTI
-
-
-
- R. BEMPORAD & F. — EDITORI — FIRENZE
- Librerie a Firenze, Milano, Roma, Pisa, Napoli, Palermo, Trieste
- Torino e Genova: S. Lattes & C.
-
-
-
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA
-
- per tutti i paesi compresi la Svezia, la Norvegia e l’Olanda
-
- _Copyright 1920 by R. Bemporad e Figlio_
-
- 1920 — Tipografia Luigi Parma — Bologna — Via Tre Novembre, 7
-
-
-
-
-PERSONAGGI
-
-
- MARTINO LORI, consigliere di Stato.
- Il senatore SALVO MANFRONI.
- PALMA LORI.
- Il marchese FLAVIO GUALDI.
- LA BARBETTI, vedova Agliani, vedova Clarino.
- CARLO CLARINO, suo figlio.
- La signorina CEI.
- Il conte VENIERO BONGIANI.
- GIOVANNI, cameriere di casa Gualdi.
- Un vecchio cameriere del Manfroni.
-
-
-_A Roma — Oggi._
-
-
-
-
-ATTO PRIMO
-
-
-SCENA
-
-Salotto di passaggio, in casa Lori, tra la sala di ricevimento e la
-camera di Palma. Arredo signorile, ma non dovizioso. Usci laterali a
-destra e a sinistra: quello a sinistra dà nella sala di ricevimento;
-quello a destra, nella camera di Palma. Nella parete di fondo, verso
-destra, s’apre un altro uscio, che dà su un corridojo. È il giorno
-delle nozze di Palma, e anche qui nella saletta son ricchi mazzi e
-ceste di fiori.
-
-
- Al levarsi del sipario la scena è vuota. Poco dopo, dall’uscio
- a sinistra entra, col cappello in capo, la BARBETTI seguita dal
- figlio CARLO CLARINO.
-
- La Barbetti ha sessantatre anni, ma è tutta tinta e goffamente
- parata, come una ricca provinciale. È imperiosa e sguajata, in
- fondo però non antipatica. Il figlio Cadetto, sui trent’anni,
- veste all’ultima moda, con un’aria affettata di stanco vizioso,
- annojato di tutto, trascinato dalla madre ricca e bisbetica a
- far quello che non vorrebbe.
-
- Entrano in iscena, come in cerca di qualcuno; la madre con una
- certa risolutezza; il figlio, titubante.
-
-
-LA BARBETTI
-
-(_dalla soglia_) Permesso? Non c’è nessuno? Vieni, vieni, Carletto.
-
-CARLETTO
-
-(_col tono di chi avverte che può finir male_) Mammà, prudenza!
-
-LA BARBETTI
-
-Non mi seccare! Ci hanno piantato lì in salotto come due piuoli...
-
-CARLETTO
-
-Ma introdurci così...
-
-LA BARBETTI
-
-Bisogna ch’io sappia; che parli con qualcuno... (_Si guarda attorno_)
-Ma non c’è un campanello in questa stanza?
-
-CARLETTO
-
-(_rassegnato, sospirando_) Vogliamo fare per forza una pessima figura,
-facciamola!
-
-LA BARBETTI
-
-(_picchiando all’uscio a destra_) Permesso?... (_Attende un po’ e
-ripicchia_) Permesso? (_Nuova attesa; si prova ad aprir l’uscio e
-guarda dentro_) Neanche qua, nessuno... (_Al figlio, irata_) Perchè una
-pessima figura, imbecille? Porto in regalo una «_broche_» di tremila
-e settecento lire! (_Torna a guardarsi intorno_) Vorrei sapere dov’è
-andato a ficcarsi quell’idiota di cameriere! (_Si fa all’altro uscio in
-fondo e chiama_) Cameriere!... Cameriere!
-
-CARLETTO
-
-(_dopo una pausa_) Sarà andato in chiesa anche lui con tutta la servitù
-per assistere allo sposalizio.
-
-LA BARBETTI
-
-E lasciano la casa sola?
-
-CARLETTO
-
-(_col tono di prima_) Forse è una fortuna, mammà! Svigniamocela! Siamo
-ancora in tempo!
-
-LA BARBETTI
-
-Tu starai qua con me, perchè voglio così! Ti costringerò io a imparare
-a vivere tra la gente per bene!
-
-CARLETTO
-
-Figuriamoci che allegria!
-
-LA BARBETTI
-
-Ah, tu hai finito di scialacquarti i miei denari, te lo dico io!
-
-CARLETTO
-
-Mammà! Ma Dio mio!
-
-LA BARBETTI
-
-D’ora in poi, vedrai!
-
-CARLETTO
-
-Perchè speri davvero che ci faranno una buona accoglienza?
-
-LA BARBETTI
-
-No, comunque! comunque! Son venuta via da Perugia per questo. Ti
-metterai qua sulla buona strada, e con l’ajuto di tuo cognato...
-
-CARLETTO
-
-(_con uno scatto_) Ma che cognato, per carità! Non dire cognato, mammà,
-in nome di Dio! Mi fai sudar freddo!
-
-LA BARBETTI
-
-Ma sì, che è tuo cognato! Che storie!
-
-CARLETTO
-
-Mammà, non dire cognato, sai, o io me ne scappo!
-
-LA BARBETTI
-
-Come vuoi che dica?
-
-CARLETTO
-
-Non voglio esser preso per le spalle e cacciato via con un calcio da
-nessuno, io!
-
-LA BARBETTI
-
-(_risoluta, ponendoglisi davanti_) Scusa, sei figlio mio?
-
-CARLETTO
-
-Ma lascia andare, mammà!
-
-LA BARBETTI
-
-Non sei figlio mio?
-
-CARLETTO
-
-Ti dico di lasciare andare, mammà! Sai bene che non si tratta di te!
-
-LA BARBETTI
-
-(_adirandosi fieramente_) Che credi di dire, imbecille?
-
-CARLETTO
-
-Vuoi litigare qua, scusa?
-
-LA BARBETTI
-
-No! Tu devi parlare con rispetto!
-
-CARLETTO
-
-Ma io ti parlo con rispetto, mammà! E perchè vorrei che tutti ti
-parlassero con rispetto, torno a ripeterti: andiamocene!
-
-LA BARBETTI
-
-No, no e no! Sei un povero di spirito, ecco quello che sei! Uno
-sciocco! Perchè son tutte fisime! Se con tuo padre — posso ammettere —
-ci fu in prima qualche irregolarità, poi ci sposammo.
-
-CARLETTO
-
-Va bene: _poi_.
-
-LA BARBETTI
-
-O prima o poi, diventasti anche tu legittimo, tale e quale come fu la
-buon’anima di Silvia. Sorellastra, sì, sorellastra, va bene. Ma ciò
-non toglie che questo signor Martino Lori, marito della povera Silvia
-e perciò mio genero, non debba considerar te — almeno in qualche modo —
-come suo cognato. Mi par chiaro!
-
-CARLETTO
-
-Già! Bello! Abolendo il _prima_!
-
-LA BARBETTI
-
-Che vuol dire abolendo?
-
-CARLETTO
-
-Ma sì! Tu abolisti il _prima_, mammà! Quella irregolarità di prima.
-
-LA BARBETTI
-
-Fisime! Chi vuoi che ci pensi più? Il mio primo marito è morto da
-vent’anni.
-
-CARLETTO
-
-E io, che non sono suo figlio, ne ho _trentadue_ mamma! È una grave
-irregolarità questa, a danno del tuo primo marito. Talmente grave che,
-t’assicuro, non avresti avuto il coraggio di presentarti qua, con tua
-figlia Silvia ancor viva!
-
-LA BARBETTI
-
-È morta, sì o no? E sono, sì o no, sedici anni che è morta? Sedici,
-ohè, non sono un giorno!... Ora c’è qua la figlia di mia figlia che
-sposa, e io me le presento con un bel regalo per le sue nozze.
-
-CARLETTO
-
-Ah, va bene! Così. Come nonna. Presentati come nonna! Nonna sei;
-nessuno può metterlo in dubbio. Silvia era tua figlia; questa è
-la figlia di Silvia; dunque c’è poco da dire: tu sei la nonna. Non
-immischiarci gli uomini, mammà, la cui parentela, neanche tra padre e
-figlio, santo Dio, può esser sicura; figùrati poi tra cognati!
-
- Dall’uscio di fondo, attirata dal rumore delle voci, si
- presenta la SIGNORINA CEI. Bionda, magra, alta, sulla trentina,
- veste, per l’occasione, con sobria eleganza. Usa a nascondere
- tutta la sua intima vita sotto una composta apparenza, parla
- e guarda attenta, e dimostra in tutti i modi una finezza
- naturalmente signorile.
-
-SIGNORINA CEI
-
-Chi è qua?
-
-LA BARBETTI
-
-(_voltandosi alla voce_) Ah, ecco... Abbiamo chiesto...
-
-SIGNORINA CEI
-
-Ma chi è lei, scusi?
-
-LA BARBETTI
-
-Sono la nonna della sposa; e questi, lo zio. (_Indica il figlio, che fa
-un gesto di stizza_).
-
-SIGNORINA CEI
-
-(_notandolo e restando perplessa_) Ah... la nonna?
-
-LA BARBETTI
-
-(_come a farlo apposta_) E lo zio. Veniamo da Perugia.
-
-SIGNORINA CEI
-
-Ma la signora non era attesa, ch’io sappia...
-
-LA BARBETTI
-
-No no: arriviamo di sorpresa.
-
-SIGNORINA CEI
-
-(_all’una e all’altro)_ Prego... prego: s’accomodino.
-
-LA BARBETTI
-
-(_sedendo_) Grazie. E lei, scusi... sarebbe?
-
-SIGNORINA CEI
-
-Sono... — come vuol dire? — sono qua per tener compagnia alla signorina.
-
-LA BARBETTI
-
-Ah, la dama di compagnia?
-
-SIGNORINA CEI
-
-Se vuole... Ma sono piuttosto un’amica di Palma.
-
-LA BARBETTI
-
-Ah, bene, bene... di Palma (_ripete il nome, come una che lo apprenda
-per la prima volta_).
-
-SIGNORINA CEI
-
-Mi dispiace che la signorina non m’abbia avvertita...
-
-LA BARBETTI
-
-Niente. Non si dia pena. Dev’essere una sorpresa.
-
-SIGNORINA CEI
-
-Già... ma, proprio sul punto...
-
-CARLETTO
-
-(_che si è agitato alla battuta precedente della madre_) Ecco! dicevo
-appunto questo a mia madre...
-
-LA BARBETTI
-
-Tu stai zitto lì! (_Alla signorina Cei_) C’è stato uno sbaglio,
-veda. Credevamo, per nostre informazioni, che il matrimonio dovesse
-celebrarsi domattina. Volevamo arrivare alla vigilia.
-
-SIGNORINA CEI
-
-Ma è stato celebrato jeri, veramente...
-
-LA BARBETTI
-
-Ah, come! Jeri?
-
-SIGNORINA CEI
-
-Il matrimonio civile, sì signora. Stamattina, la cerimonia religiosa.
-
-LA BARBETTI
-
-Ah, jeri il civile, e ora il religioso?... Guarda!
-
-SIGNORINA CEI
-
-Credo che a momenti saranno di ritorno!
-
-LA BARBETTI
-
-Un gran corteo, m’immagino! Un gran festino!
-
-SIGNORINA CEI
-
-No, signora. Niente...
-
-LA BARBETTI
-
-Come, niente? La sala, di là (_indica a sinistra_) tutta piena di
-fiori! (_Si guarda attorno)_ Anche qua!
-
-SIGNORINA CEI
-
-Sì, ma nessuna pompa. Jeri sì, ricevimento, pranzo; proprio però
-nell’intimità...
-
-CARLETTO
-
-Ma sì, come usa adesso! In abito da viaggio...
-
-SIGNORINA CEI
-
-No, signore. Per questo, pochi amici, intimi; ma la sposa, come di
-rito, stamattina, in bianco e col suo velo e i suoi fiori d’arancio. La
-vedrà: una bellezza!
-
-LA BARBETTI
-
-Me l’immagino! Un amore! Ma, Dio mio, dico... sposando un marchese...
-
-SIGNORINA CEI
-
-Già, ma... forse per questo, veda... La signora Marchesa madre...
-
-LA BARBETTI
-
-Non avrebbe voluto questo matrimonio?
-
-SIGNORINA CEI
-
-No no, signora! Anzi! Vedesse che regali ha mandato! Ma... ecco... la
-salute un po’ malferma...
-
-CARLETTO
-
-(_da uomo di mondo_) Comprendiamo, comprendiamo...
-
-SIGNORINA CEI
-
-Riceverà con grande festa la sposa nel suo palazzo al ritorno dal
-viaggio di nozze.
-
-LA BARBETTI
-
-Cosicchè, ora, qua...
-
-SIGNORINA CEI
-
-Oh, tutto finito, ormai. Si fermeranno un po’, credo, per dar tempo
-alla sposa di rivestirsi per il viaggio. Vi saranno i testimoni,
-qualche amico del signor Marchese e del signor Senatore.
-
-LA BARBETTI
-
-Mio genero? (_A Carletto_) Ah senti! Lo hanno fatto anche senatore!
-
-SIGNORINA CEI
-
-(_sorridendo impercettibilmente_) No, signora. Dico del senator
-Manfroni.
-
-LA BARBETTI
-
-Ah, non è mio genero? E chi è questo Manfroni?
-
-CARLETTO
-
-Ma Salvo Manfroni, mammà!, che fu nostro deputato, e poi anche
-Ministro...
-
-LA BARBETTI
-
-Ah, lui? E come c’entra lui qua?
-
-CARLETTO
-
-Come c’entra! È quello che ha portato su tuo genero fino al Consiglio
-di Stato!
-
-LA BARBETTI
-
-Ah, sì?
-
-CARLETTO
-
-Quando fu Ministro lo prese come capo-gabinetto; non ti ricordi che te
-lo dissi a Perugia?
-
-SIGNORINA CEI
-
-E anch’io sono qua per il signor Senatore...
-
-CARLETTO
-
-Fu scolaro del tuo primo marito...
-
-LA BARBETTI
-
-Già, già! sì! Ora ricordo... Del mio primo marito!
-
-SIGNORINA CEI
-
-Il nonno della signorina?
-
-LA BARBETTI
-
-Un professorone, sa, il mio primo marito!
-
-SIGNORINA CEI
-
-(_con maraviglia mal dissimulata_) Ah, come... la signora... la moglie
-di Bernardo Agliani?
-
-LA BARBETTI
-
-Io, io, sì!
-
-SIGNORINA CEI
-
-Un’illustrazione della scienza!
-
-LA BARBETTI
-
-Glie n’ha parlato la mia nipotina?
-
-SIGNORINA CEI
-
-Oh, ma ne parlano tutti i libri di scuola, signora...
-
-LA BARBETTI
-
-E morì disgraziato, sa? nel suo... (_a Carletto_) come si chiama?
-
-CARLETTO
-
-Laboratorio, mammà!
-
-LA BARBETTI
-
-Laboratorio di... di...
-
-CARLETTO
-
-Di fisica, mammà!
-
-LA BARBETTI
-
-Di fisica, già... Fulminato! Ne parlarono tutti i giornali.
-
-SIGNORINA CEI
-
-Eh, lo so bene, signora...
-
-LA BARBETTI
-
-Una disgrazia! E mi pentii tanto io, creda, quando avvenne, di non
-aver avuto pazienza con lui fino all’ultimo. Dotto! Studiava sempre!
-Stampava sempre! tanti libri!
-
-CARLETTO
-
-Ma sì, mammà! Non vedi che la signorina lo sa? E ne sa qualche cosa
-anche Salvo Manfroni, mi pare, che ne stampò l’ultimo, postumo...
-
-LA BARBETTI
-
-Già! Un’opera... come si dice?
-
-CARLETTO
-
-Postuma, postuma, mammà!
-
-LA BARBETTI
-
-No! Dico un’opera che questo Manfroni si prese, perchè mio marito
-l’aveva lasciata... come si dice?
-
-CARLETTO
-
-Ah, inedita!
-
-LA BARBETTI
-
-Come?
-
-CARLETTO
-
-Inedita, mammà!
-
-LA BARBETTI
-
-Ecco... così... Se la prese, e diventò celebre: senatore!
-
-CARLETTO
-
-Ma non dire così, che se la prese. Pare che l’abbia rubata! Erano
-tracce, appunti di un’opera nuova...
-
-SIGNORINA CEI
-
-Salvo Manfroni la riprese, la sviluppò, la compì...
-
-CARLETTO
-
-E n’ebbe grandissimi onori!
-
-SIGNORINA CEI
-
-Meritati, io credo. Senza detrarre nulla alla fama del suo maestro.
-
-LA BARBETTI
-
-A Perugia non lo credono! Ah, non lo credono! E sono capace di
-dirglielo io, sa!
-
-CARLETTO
-
-Ma no, mammà!
-
-SIGNORINA CEI
-
-Pare del resto, che sia stata una fortuna, questa, per la signorina; a
-quanto ho sentito dire.
-
-LA BARBETTI
-
-Che cosa, una fortuna?
-
-SIGNORINA CEI
-
-Ma che il senator Manfroni abbia trovato in casa del signor Lori queste
-carte inedite del suo maestro.
-
-LA BARBETTI
-
-Per lui, una fortuna!
-
-SIGNORINA CEI
-
-Sì, forse; ma anche per la signorina, bambina allora di pochi anni.
-Costretto a lavorar qui, perchè pare che la signora morta fosse tanto
-gelosa di queste carte del padre, le si affezionò fin d’allora; e
-quando poi la signora morì, prese lui a proteggerla, povera orfanella.
-Rimasto scapolo, ricco, se l’è cresciuta quasi come una figliuola; le
-ha trovato ora questo ricco partito...
-
-LA BARBETTI
-
-E va bene! S’è sdebitato di quel che prese al nonno! Qualche favore
-avrà fatto anche a mio genero....
-
-SIGNORINA CEI
-
-Ah, per il commendatore, l’abbiamo tutti veduto, proprio come un
-fratello!
-
-LA BARBETTI
-
-E lui, lui, dica, mio genero: com’è?
-
-SIGNORINA CEI
-
-Mah! La signora lo saprà...
-
-LA BARBETTI
-
-Ah no, veda... Mia figlia è morta da tanti anni... S’era data
-all’insegnamento. Venuta qua a Roma, dopo la morte del padre, conobbe
-questo Lori, ch’era allora al Ministero, e lo sposò senza neanche
-dirmene nulla. Sì... perchè, la povera Silvia, vittima anche lei, non
-creda, della troppa scienza di quel benedett’uomo, ebbe sempre però
-una vera adorazione per lui, e guaj a toccarglielo! Ora, capirà...
-una figlia può anche compatire; ma una moglie si stanca; e io — glielo
-dico chiaro — mi stancai. Separata dal padre, non ebbi più rapporti con
-mia figlia. Dopo sette anni di matrimonio ella morì. Cosicchè io, mio
-genero, non lo conosco.
-
-SIGNORINA CEI
-
-Ah, come! Non lo ha mai veduto?
-
-LA BARBETTI
-
-Mai!
-
-SIGNORINA CEI
-
-E neanche la signorina, dunque?
-
-LA BARBETTI
-
-No, neanche!
-
-SIGNORINA CEI
-
-Oh, ma allora...
-
-CARLETTO
-
-Il momento di presentarci non è scelto bene, è vero? Ho fatto notare
-anche questo a mammà...
-
-SIGNORINA CEI
-
-È che... capiranno...
-
-CARLETTO
-
-Nel trambusto, lei vuol dire, signorina?
-
-SIGNORINA CEI
-
-Già... E poi...
-
-CARLETTO
-
-L’imbarazzo d’una spiegazione...
-
-LA BARBETTI
-
-Ma nient’affatto! Ma che imbarazzo! Che spiegazione! La nonna che viene
-a portare il regalo di nozze alla sua nipotina! Sarebbe stato meglio,
-certo, arrivare alla vigilia. Ma dopo tutto, che vuoi che importi a
-lei la spiegazione di cose passate da tanto tempo; e anche a lui, a mio
-genero, vedovo da sedici anni, che vuoi che gl’importi di suo suocero
-che non ha conosciuto, dei rancori di sua moglie... Non ci penserà più
-neanche, alla moglie!
-
-SIGNORINA CEI
-
-Ah no, signora, s’inganna!
-
-LA BARBETTI
-
-Ci pensa ancora?
-
-SIGNORINA CEI
-
-E come! Creda... per una donna... non so, è una cosa... una cosa che
-fa quasi dispetto, ecco. Dispetto non per lui, ma per noi stesse,
-signora, per la poca stima che abbiamo di noi. Vedere un uomo così
-perduto, quasi svanito ancora, dopo tanti anni, per la morte della sua
-compagna...
-
-LA BARBETTI
-
-Ah, sì? Come sarebbe, svanito?
-
-SIGNORINA CEI
-
-Ha certi occhi... non so! Vedesse come guarda! come ascolta! Come se
-le cose, i rumori, le voci stesse a lui più note, quella della figlia,
-dell’amico, avessero un aspetto, un suono, ch’egli non riuscisse più ad
-avvertire. Come se la vita tutt’intorno, gli si fosse... non so, quasi
-diradata... Sarà forse per l’abitudine che ha preso...
-
-LA BARBETTI
-
-(_accompagnando l’interrogazione col gesto_) Beve?
-
-SIGNORINA CEI
-
-(_con orrore, sorridendo_) No, signora! Che dice! (_Poi, triste_:)
-L’abitudine d’andar là ogni giorno...
-
-LA BARBETTI
-
-Al camposanto?
-
-SIGNORINA CEI
-
-Tutti i giorni, con qualunque tempo! E ritorna così, come se guardasse
-tutto da lontano.
-
-CARLETTO
-
-(_alzandosi, dopo una pausa_) Io credo, mammà, che sarebbe meglio
-rimandare a un altro giorno la nostra presentazione.
-
-LA BARBETTI
-
-Sta’ seduto! Lasciami sentire... (_Alla signorina Cei, risolutamente,
-come una a cui non sia facile darla a bere_) Scusi, che età ha?
-
-SIGNORINA CEI
-
-Mah... quarantacinque, quarantasei anni...
-
-LA BARBETTI
-
-Meno sedici, quanto fanno?
-
-SIGNORINA CEI
-
-Che vuol dire?
-
-LA BARBETTI
-
-Quarantasei, meno sedici?
-
-SIGNORINA CEI
-
-Eh... trenta...
-
-LA BARBETTI
-
-Trenta, signorina! A chi vuol darla a intendere il signor Lori, rimasto
-vedovo a trent’anni, con quest’andare ogni giorno alla tomba della
-moglie? Signorina mia! Siamo di carne, anche!
-
-SIGNORINA CEI
-
-Lei suppone?
-
-LA BARBETTI
-
-Ma ci vuol poco, scusi, a supporlo!
-
-SIGNORINA CEI
-
-Ebbene, creda che non lo dirà più, appena l’avrà veduto. E poi, si
-saprebbe...
-
- Entra dall’uscio in fondo il CAMERIERE in livrea per annunziare
- in gran fretta:
-
-CAMERIERE
-
-Ecco, signorina: arrivano, arrivano...
-
- E via di nuovo per l’uscio di fondo.
-
-SIGNORINA CEI
-
-(_alzandosi_) Eccoli qua. Mi permettano. O vogliono favorire in sala?
-
-CARLETTO
-
-(_c. s._) No no, per carità!
-
-LA BARBETTI
-
-Aspettiamo qua... sarà meglio.
-
-SIGNORINA CEI
-
-Come vogliono.
-
-CARLETTO
-
-Dica la nonna, per favore! La nonna, e basta!
-
- La signorina Cei, via per l’uscio di sinistra.
-
-LA BARBETTI
-
-Ti raccomandi bene, imbecille! Meno male che ci sono qua io!
-
-CARLETTO
-
-Scusa: poni che ti trattino male: che devo fare io?
-
-LA BARBETTI
-
-Ma tu non farai niente!
-
-CARLETTO
-
-Lascerò insultare mia madre?
-
-LA BARBETTI
-
-Chi vuoi che m’insulti? Perchè mi si deve insultare?
-
- Entra, turbato e concitato, dall’uscio a sinistra MARTINO LORI.
- È quasi tutto bianco, benchè ancora sotto i cinquant’anni.
- Curatissimo nelle vesti. Fisonomia viva, segnatamente negli
- occhi, mobile, visibilmente sospesa ai continui avvertimenti
- d’una mutevole, acutissima sensibilità, che subito però
- svanisce, quasi smemorata d’improvviso, lasciando senza difesa
- lo spirito, che si appalesa allora triste, remissivo e sopra
- tutto credulo.
-
-LORI
-
-No no, mi scusi, signora. Non so come lei possa aver l’ardire di
-presentarsi in casa mia!
-
-LA BARBETTI
-
-Parlo con mio genero?
-
-LORI
-
-Ma no! Che genero! La prego! Io non sono mai stato suo genero!
-
-LA BARBETTI
-
-Il commendator Lori?
-
-LORI
-
-Ma sì! Sono io.
-
-LA BARBETTI
-
-Se sposaste mia figlia...
-
-LORI
-
-Ma appunto per questo, signora! Possibile che lei non senta che è
-un’offesa — un’offesa per me intollerabile — alla memoria di sua
-figlia, la sua presenza in questa casa?
-
-LA BARBETTI
-
-Oh Dio mio, ho creduto che finite da tanti anni le ragioni...
-
-LORI
-
-Ma no, signora! Quand’io sposai sua figlia, del resto, lei aveva
-cessato da un pezzo d’esser la moglie di Bernardo Agliani!
-
-LA BARBETTI
-
-Già, ma non la madre di lei!
-
-LORI
-
-Eh via! Che madre! Lei sa bene che Silvia non aveva più voluto da
-allora considerarla come madre, e con ragione!
-
-CARLETTO
-
-Oh senta, io la prego...
-
-LORI
-
-Chi è lei?
-
-LA BARBETTI
-
-(_subito a riparo del figlio_) Questo è mio figlio... (_A Carletto_)
-Lascia, lascia che parli io!
-
-CARLETTO
-
-No, aspetta! dirò io a questo signore, che per mio conto — io — non
-volevo venire, e non sarei venuto...
-
-LORI
-
-E avreste fatto bene!
-
-CARLETTO
-
-No bene, benissimo! E l’ho detto io stesso a mia madre. Ma ciò non
-toglie...
-
-LA BARBETTI
-
-(_subito, interrompendo e intromettendosi_) Che voi dobbiate parlare a
-me così...
-
-CARLETTO
-
-(_c. s. a sua volta_) senza neanche sapere che cosa...
-
-LA BARBETTI
-
-(_c. s._) già! che cosa io sia venuta a far qui per mia nipote!
-
-LORI
-
-(_lottando per non smarrirsi_) Io non credo che mia figlia possa avere
-un sentimento diverso dal mio per ciò che riguarda la memoria di sua
-madre, e il rispetto che le si deve!
-
- Si ode, a questo punto, dall’interno, a sinistra, la voce di
- PALMA.
-
-VOCE DI PALMA
-
-Sì, sì, mi sbrigo in due minuti!
-
- E sopravviene, dall’uscio a sinistra, PALMA, in abito da sposa,
- avviata di furia verso l’uscio a destra, che dà nella sua
- camera. Ha diciott’anni. È bellissima. Tratta il padre con mal
- dissimulata freddezza. Subito al suo apparire, la Barbetti le
- si fa innanzi tendendole le braccia.
-
-LA BARBETTI
-
-Ah, eccola qua! eccola qua! Oh figlia mia, come sei bella!
-
-PALMA
-
-(_così soprappresa, confusa, trattenendosi_) Scusi... lei?
-
-LA BARBETTI
-
-Sono la tua nonna! la tua nonna, figliuola mia!
-
-PALMA
-
-(_più stordita dapprima, che meravigliata_) La nonna? Come! (_Poi,
-volgendosi al padre, con aria di comica incredulità_) Ho anche una
-nonna?
-
-LORI
-
-No, no, Palma!
-
-LA BARBETTI
-
-(_al Lori_) Come no? (_E subito a Palma, con enfasi_) La madre della
-tua mamma!
-
-CARLETTO
-
-(_al Lori_) Questo non potete negarlo!
-
-LORI
-
-Ma non m’obbligate a dire ciò che mia figlia del resto sa bene!
-
-PALMA
-
-(_sovvenendosi, ma senza dare alcun peso all’indegnità di quella nonna,
-che per la sua goffaggine le sembra da burla_) Ah... lei... già!
-
-LORI
-
-Tu capisci, Palma, che se tua madre fosse qua...
-
-PALMA
-
-(_infastidita dall’impiccio imprevisto in cui la mette il padre;
-stringendosi nelle spalle_) Sì... ma... non so! che vuoi fare adesso?
-
-LA BARBETTI
-
-Dice che ho fatto male a venire...
-
-LORI
-
-Malissimo!
-
-PALMA
-
-(_seccata, protestando_) Ma no! Non mi pare che sia più il caso di
-pensare ormai...
-
-LORI
-
-(_ferito_) No? Come?
-
-LA BARBETTI
-
-(_subito, esultante_) Ecco, sì, è vero, è vero, figliuola mia?
-
-LORI
-
-Di pensare a tua madre?
-
-PALMA
-
-(_c. s._) Ma sì, la mamma, va bene! Ma per carità, ora che sto per
-andar via...
-
-LA BARBETTI
-
-Ecco, già! sposa... Non ha più, dunque, neanche il diritto d’opporsi,
-lui!
-
-LORI
-
-Ma io non m’oppongo in nome d’un diritto!
-
-LA BARBETTI
-
-E potete forse impedirmi d’aver le mie intenzioni su mia nipote?
-
-PALMA
-
-(_disgustata, fa per avviarsi_) Ah, è troppo! è troppo, via!
-
-LA BARBETTI
-
-(_ponendosi davanti, per placarla_) No, per carità, non turbarti...
-vestita così...
-
-PALMA
-
-Debbo andare a rivestirmi per partire...
-
-LORI
-
-(_smarrito e cupo, ritraendosi_) Forse eccedo... forse eccedo...
-
-PALMA
-
-Eccedi, sì, proprio! Ah, ma se Dio vuole, basta!
-
-LA BARBETTI
-
-Mi dispiace, che per causa mia...
-
-PALMA
-
-(_rasserenandosi e tornando a vedere il lato grottesco di
-quell’incontro inatteso_) No, no... Ci vuole un po’ di misura,
-Dio benedetto! Era, dopo tutto, una graziosa sorpresa, trovar così
-d’improvviso una nonna, sulla soglia...
-
-LA BARBETTI
-
-(_gongolante_) Come sei bella! Come sei cara! (_Volgendosi subito al
-figlio per farsi dare il regalo di nozze_) Dà, dà, Carletto!
-
-PALMA
-
-(_non comprendendo_) Che cosa?
-
-LA BARBETTI
-
-T’avevo anche portato un piccolo regaluccio...
-
-PALMA
-
-(_volgendosi al padre per richiamarlo a una certa comica indulgenza)_
-Ma vedi! Anche il regaluccio!
-
-LA BARBETTI
-
-E su, su, Carletto! (_A Palma presentandoglielo_) Questo è l’altro mio
-figlio...
-
-PALMA
-
-Ah, piacere...
-
-LA BARBETTI
-
-(_seguitando_) Che sarebbe, sì... un fratellastro della tua povera
-mamma.
-
-PALMA
-
-Ah! un quasi-zio, allora?
-
-CARLETTO
-
-Già, ecco, un quasi-zio... Veramente felice! (_Porgendo l’astuccio alla
-madre_) Ecco, mammà.
-
-LA BARBETTI
-
-(_porgendolo a Palma_) Prendi, prendi, figliuola mia...
-
-PALMA
-
-(_aprendolo e ammirandolo, per compiacenza, esageratamente_) Oh bello!
-bello!
-
-LA BARBETTI
-
-Ne avrai avuto di ben altri!
-
-CAPRETTO
-
-Con gli auguri d’ogni felicità!
-
-LA BARBETTI
-
-Sì, cara, di quella felicità che ti meriti! E poi penserò a fare ancora
-dell’altro per te.
-
-LORI
-
-(_non riuscendo più a contenersi_) Tuo nonno, Bernardo Agliani,
-restituì a costei tutti i suoi denari, anche quelli della dote, che
-appartenevano a tua madre; e tua madre ne fu felicissima, e preferì,
-rimasta orfana, guadagnarsi il pane, insegnando. Ma fai, fai, prendi
-pure: turbo la tua festa, e non ho più neanche il diritto di parlare,
-come t’ha detto la signora...
-
- Sopravvengono, a questo punto, dall’uscio a sinistra SALVO
- MANFRONI, il marchese FLAVIO GUALDI e il conte VENIERO
- BONGIANI. Il senatore Salvo Manfroni è appena sulla
- cinquantina, alto, rigido, magro. Se la nomina a senatore non
- gli fosse venuta per meriti scientifici e accademici, oltre che
- per il suo passato politico, avrebbe potuto venirgli per censo.
- Si vede infatti in lui il gran signore, padrone degli altri, ma
- sopratutto di sè. Il marchese Flavio Gualdi ha trentaquattro
- anni, ancor biondo, anzi d’un biondo acceso, ma già quasi
- calvo; lucido e roseo come una figurina di finissima porcellana
- smaltata; parla piano, con accento più francese che piemontese,
- affettando nella voce una tal quale benignità condiscendente,
- che contrasta però in modo strano con lo sguardo freddo e duro
- degli occhi azzurri, quasi vitrei. Il conte Veniero Bongiani ha
- circa quarant’anni, elegantissimo, specula in cinematografia
- e ha fondato una delle più ricche Case per la produzione dei
- films.
-
-MANFRONI
-
-Che cos’è?
-
-PALMA
-
-Niente, niente: una bella sorpresa! Guarda, Flavio!
-
-FLAVIO
-
-Ma come, ancora così?
-
-PALMA
-
-Ho trovato una nonna, qua in anticamera!
-
-FLAVIO
-
-Una nonna?
-
-VENIERO
-
-(_contemporaneamente_) Oh bella!
-
-SALVO
-
-(_contemporaneamente_) La signora?
-
-FLAVIO
-
-(_indicando il Lori_) Sua madre?
-
-PALMA
-
-(_subito_) No, per fortuna! (_E immediatamente, rivolgendosi a
-Carletto_): E anche... aspetta! qua... scusi, il suo nome?
-
-CARLETTO
-
-(_riscotendosi, con grazia_): Ah, Clarino... (_e si inchina_).
-
-SALVO
-
-(_con stupore, in tono di riprensione_) Ma che storia è questa? Palma!
-
-PALMA
-
-(_apparentemente, senza dargli retta_) Ecco, il signor Clarino, figlio
-della nonna! Quasi-zio! (_Subito alla Barbetti_) Nonna Clarino, dunque?
-Vedova?
-
-LA BARBETTI
-
-Sì, due volte, carina....
-
-PALMA
-
-(_quasi trionfante, rivolta al Lori_): E dunque, via! Come vedi, non
-c’è proprio bisogno di ricordar Bernardo Agliani, la mamma; e si può
-prender la cosa, così, leggermente, e anche (_si volta a Flavio con uno
-sguardo d’intelligenza_): allegramente, Flavio; quando si sta per andar
-via....
-
-FLAVIO
-
-Ma sì, per me, figùrati!
-
-LA BARBETTI
-
-(_con sincerità_) Ecco, già, come dicevo io!
-
-LORI
-
-(_ferito dalle ultime parole di Palma_): Potevo non volerlo anche per
-te, mentre ti stacchi da questa casa....
-
-SALVO
-
-(_notando il tono appassionato del Lori e sembrandogli fuor di tempo,
-fuori di luogo, subito lo interrompe, accostandoglisi_): Ma no, ma
-no, basta! che cos’è, amico mio? (_E resta a conversar piano con lui
-concitatamente_).
-
-PALMA
-
-(_a Salvo, che mostra di non ascoltarla_) Come se l’avesse invitata
-lui, capisci? (_E viene accanto a Flavio e Veniero, che si tengono
-presso l’uscio a sinistra_).
-
-FLAVIO
-
-(_a Palma con un sorriso_) Mi spiegherai poi...
-
-PALMA
-
-Ma sì! È da ridere veramente!
-
-VENIERO
-
-Una nonna in ottimo stato di conservazione!
-
-PALMA
-
-Impagabile! Dovreste scritturarla per la vostra casa
-cinematografica!... (_A Flavio_): Ti spiegherò poi....
-
-FLAVIO
-
-Ma bisogna, cara, che tu ti sbrighi....
-
-PALMA
-
-Sì, ecco, subito... Ma portateveli di là... (_A Bongiani_): Fate, fate
-la proposta anche al figlio... (_Poi, forte, conducendoli davanti alla
-Barbetti_): Ecco, vi presento alla nonna: Il marchese Flavio Gualdi,
-mio marito; il conte Veniero Bongiani. (_Rivolgendosi a Carletto_) Il
-signor... Carlo, è vero?
-
-CARLETTO
-
-Carletto, sì....
-
-PALMA
-
-Zio Carletto! Ah; non credevo proprio che dovesse toccarmi di
-far questa parte in abito da sposa! Con permesso. Vado subito a
-levarmelo... Voi andate, andate di là....
-
- Palma, via per l’uscio a destra.
-
-LA BARBETTI
-
-(_le grida dietro_) Cara!... Cara!... (_Poi, voltandosi a Flavio e
-avviandosi verso l’uscio a sinistra_) Ah, sono proprio felice!....
-
-FLAVIO
-
-(_cedendole il passo, davanti all’uscio_) Prego... (_Ed esce dopo la
-Barbetti_).
-
-VENIERO
-
-(_c. s.; a Carletto_) Prego....
-
-CARLETTO
-
-(_tirandosi indietro_) Ah, non permetto... (_mostrandogli l’uscio_)
-Prego....
-
-VENIERO
-
-(_passando avanti_) È giusto... Lei è _quasi_ di casa....
-
- Via per l’uscio a sinistra anche Veniero e Carletto.
-
-LORI
-
-(_seguitando a voce alta il discorso col Manfroni, appassionatamente_)
-Posso ritrarmi da qualunque sentimento! Da questo, no! no! perchè non
-vivo d’altro, tu lo sai!
-
-SALVO
-
-(_concitato, quasi tra sè_) È incredibile! incredibile! (_Poi,
-aggressivo, rapidamente_): Va bene; persisti in codesta fissazione;
-ma accorgiti almeno della pena che fai a chi ti vede intestato così, e
-vorrebbe cacciarti dal ridicolo in cui ti metti da te stesso!
-
-LORI
-
-Dal ridicolo? Ti pare ridicolo?
-
-SALVO
-
-Ma sì, caro mio, perchè esageri, esageri maledettamente! E giusto ora
-che Palma si libera e ti libera, santo Dio, potevi farne a meno!
-
-LORI
-
-Non ho potuto.
-
-SALVO
-
-Lo capisco! Ma perchè appunto ti sei fissato nella dimostrazione d’un
-sentimento che... sì, va benissimo, è servito finora a scusar tante
-cose, il tuo appartarti dalle cure che avresti dovuto darti di Palma...
-
-LORI
-
-Perchè c’eri tu...
-
-SALVO
-
-(_seguitando_) Benissimo; io che m’affezionai alla bambina nel vederla
-trascurata...
-
-LORI
-
-(_protestando_) Ma no!
-
-SALVO
-
-(_per troncare, irritato_) Oh Dio mio, dico per gli altri, adesso!
-
-LORI
-
-(_come se guardasse lontano, nel tempo_) Eh lo so, che doveva apparir
-così...
-
-SALVO
-
-(_con fastidio_) Ma nient’affatto, perchè è apparso invece anche
-troppo, che il tuo lutto ti escludeva da quegli svaghi, che avresti
-dovuto procurare alla figliuola. (_Con forza, esasperatamente_) Ma ora,
-basta! Ora, basta! È finita! Lei se ne va! Tutto codesto sdegno per la
-comparsa di quella megera, sul punto di partire, potevi risparmiartelo!
-
-LORI
-
-(_con penoso sdegno, quasi avvilito_): Con l’accoglienza che le ha
-fatto lei?
-
-SALVO
-
-(_più che mai irritato_). Che accoglienza? Ma non hai visto che se l’è
-presa a godere, togliendosi con molto spirito dall’impiccio in cui tu
-l’hai messa con la tua esagerazione?
-
-LORI
-
-Ha accettato sotto i miei occhi il regalo che le han portato...
-
-SALVO
-
-Volevi che lo rifiutasse?
-
-LORI
-
-E la promessa della donazione d’un danaro di cui la madre ebbe schifo!
-
-SALVO
-
-(_impressionato_) Le ha fatto questa promessa?
-
-LORI
-
-Ma io le gridai in faccia la sua vergogna!
-
-SALVO
-
-(_sbalordito_) E non capisci... (_si nasconde la faccia_) Dio mio! non
-capisci che non dovevi farlo?
-
-LORI
-
-Perchè? Grazie a Dio, Palma... (_si corregge_) dico grazie a Dio,
-grazie a te, Palma non ha bisogno di quel danaro!
-
-SALVO
-
-Ma giusto per questo! (_Quasi tra sè_) È incredibile!
-
-LORI
-
-Giusto per questo? Perchè?
-
-SALVO
-
-Ma sì! ma sì! Non toccava a te di dirglielo, scusa!
-
-LORI
-
-Perchè non ne ho il diritto?
-
-SALVO
-
-Non l’hai! Non l’hai in nessun modo! Quella donna è ricchissima. E tu
-non puoi sapere se il marito di Palma...
-
-LORI
-
-Con la dote che tu hai generosamente costituito a sua moglie...
-
-SALVO
-
-Ma lascia andare, chè il danaro non è mai troppo!
-
-LORI
-
-(_stupito e dolente_) Ah! scusa... non credevo...
-
-SALVO
-
-Che cosa?
-
-LORI
-
-Non m’aspettavo proprio da te che hai venerato e veneri la memoria di
-Bernardo Agliani...
-
-SALVO
-
-(_scrollandosi, al colmo dell’irritazione, accennando ad avviarsi verso
-l’uscio a sinistra_) Oh! ma fa’ il piacere! È veramente troppo!
-
- Rientra a questo punto, di là, FLAVIO GUALDI.
-
-FLAVIO
-
-Permesso?
-
-SALVO
-
-Vieni, vieni avanti, Flavio!
-
-FLAVIO
-
-(_ridendo e alludendo alla Barbetti di là_) Ah, è bellissima!
-bellissima! E il figlio, più bello ancora della madre! S’è ingaggiato
-davvero, sai? per _cachet_ con Bongiani, che se li sta godendo...
-Meravigliose!
-
-SALVO
-
-Tu hai capito dunque di che si tratta?
-
-FLAVIO
-
-Ma sì! Una farsa... (_Ripigliandosi, serio, con uno sguardo
-d’intelligenza a Salvo_) Oh... naturalmente, ragione di più per... (_e
-fa un gesto con la mano che significa: «per tagliar corto»_) ça va sans
-dire...
-
-LORI
-
-Nessuno poteva prevedere che avesse l’impudenza di presentarsi...
-
-SALVO
-
-Hai capito, caro mio, che cosa hai guastato? Una farsa. La farsa che
-quel vecchio pappagallo lì era venuta a offrirci inaspettatamente...
-(_A Flavio_): Ma ti dirò poi qualche cosa... Vado io intanto a farle un
-certo discorsetto... Vieni, vieni con me...
-
-FLAVIO
-
-Ecco, dico a Palma di far presto...
-
- Salvo, via per l’uscio a sinistra. Flavio s’accosta a quello a
- destra, picchia e sta in ascolto della voce di Palma.
-
-LORI
-
-Vorrei parlarti anch’io...
-
-FLAVIO
-
-(_seccato, freddo_) Scusi... (_Parlando verso la porta_) Sono io,
-Palma... (_Pausa; sta a sentire; poi ridendo_): No, no, non voglio
-entrare... (_Pausa c. s._) Ecco, sì, perchè è tardi... (_Pausa c. s._)
-Ma lascia fare alla signorina; tu spicciati!... (_Pausa c. s._) Sì,
-penso io... penso io... (_E s’avvia di fretta verso l’uscio di fondo_).
-
-LORI
-
-Vorrei dirti...
-
-FLAVIO
-
-Scusi, non ho tempo... (_Lo pianta e via_)
-
- Il Lori resta come raggelato dallo sprezzo patente del Gualdi.
- Egli non può supporre, che nessuno creda al suo sentimento;
- suppone invece che tutti n’abbiano fastidio e non abbian per
- lui nessuna considerazione, poichè la figlia, per la protezione
- e le aderenze del Manfroni, uscendo dalla sua casa modesta,
- entra ora col marito nel gran mondo. Rimane avvilito a guardare
- innanzi a sè, in una lunga pausa. Finchè s’apre l’uscio a
- destra e la SIGNORINA CEI si sporge e mette fuori borse,
- borsette, cappelliere, che il CAMERIERE sopravvenuto dall’uscio
- in fondo, man mano porta via.
-
-SIGNORINA CEI
-
-(_porgendo al Cameriere_) Ecco, Giovanni... E questo! Attento a
-questo!... No no, a poco per volta...
-
- Dallo stesso uscio a destra entra infine PALMA in un ricco
- abito da viaggio; nell’atto di calzarsi i guanti.
-
-PALMA
-
-(_alla signorina Cei_) Mi farà il piacere, Gina, di raccomandare che
-non sbaglino tra la roba da spedire come bagaglio e quella da portare
-nello scompartimento.
-
-SIGNORINA CEI
-
-Ah, non dubiti. Andrà Giovanni stesso...
-
-CAMERIERE
-
-Sì, signora. Vado io. Non ci pensi...
-
-PALMA
-
-(_a Lori_) Tu vieni con noi alla stazione?
-
-LORI
-
-Sì, certo...
-
-PALMA
-
-(_alla signorina Cei che sta per andarsene per l’uscio in fondo_)
-Aspetti, Gina... Lei va via di qua ora stesso, è vero?
-
-SIGNORINA CEI
-
-Se il signor Commendatore non ha bisogno di me...
-
-LORI
-
-No, no, grazie... Per me...
-
-PALMA
-
-Chi resta qui?
-
-SIGNORINA CEI
-
-Ma... non so... C’è la donna di servizio...
-
-LORI
-
-Non importa... non importa... Senti, Palma...
-
-PALMA
-
-Abbi pazienza, vorrei dare a Gina certi ordini...
-
-LORI
-
-Fai, fai...
-
-PALMA
-
-(_alla signorina Cei_) Lei sarà di ritorno prima della fine del mese?
-
-SIGNORINA CEI
-
-Potrei, se vuole, anche prima...
-
-PALMA
-
-No, no, basterà. Del resto, le scriverò...
-
-SIGNORINA CEI
-
-Non dubiti che al suo arrivo sarà tutto pronto, come lei m’ha detto.
-
-PALMA
-
-Quello stipetto, mi raccomando! (_A Lori_) E penserai tu, poi, per gli
-ori della mamma.
-
-LORI
-
-Te li ho già messi da parte.
-
-SIGNORINA CEI
-
-Verrò io a ritirarli, al mio ritorno.
-
-PALMA
-
-Sta bene. E allora, a rivederla, Gina. Mi dia un bacio.
-
-SIGNORINA CEI
-
-Buon viaggio! E le rinnovo tutti i miei auguri.
-
-PALMA
-
-Grazie! Ma la saluterò ancora prima di partire.
-
- La signorina Cei, via per l’uscio in fondo.
-
-LORI
-
-Non vorrei, Palma, che questo spiacevole incidente...
-
-PALMA
-
-Ma no, basta, non ne parliamo più! (_Alludendo alla nonna_) È ancora di
-là?
-
-LORI
-
-Sì, credo...
-
-PALMA
-
-Sarà ora d’andare...
-
-LORI
-
-Aspetta un momento... Devo dirti una cosa che mi sta a cuore sopra
-tutto.
-
-PALMA
-
-Oh Dio mio, ma perchè? Avrei capito prima! Ma ora?
-
-LORI
-
-No, ora, ora che te ne vai, figliuola mia...
-
-PALMA
-
-Ma se non ce n’è più bisogno, proprio!
-
-LORI
-
-Come! Vuoi che non ti dica, prima che te ne vada via per sempre da
-questa casa, ciò che è stato ed è ancora il mio più segreto dolore?
-
-PALMA
-
-(_piano, con insofferenza, ma pur sentendo la necessità di venire a un
-discorso che è spinosissimo toccare e che perciò sarebbe stato meglio
-sfuggire_): Ma sì, io lo so...
-
-LORI
-
-Lo sai?
-
-PALMA
-
-(_c. s._) Sì, lo so. E perciò mi pare inutile, scusa, che me ne parli
-adesso...
-
-LORI
-
-Non è inutile, perchè vedo che non hai indovinato, che prezzo diverso
-da quello che ha avuto per te, ha avuto per me la parte che mi sono
-assunta (_resta un po’ sospeso, e aggiunge con molta pena_) di padre
-trascurato.
-
-PALMA
-
-Ma mi sembra che ora...
-
-LORI
-
-Lasciami dire! Per me, tutto questo, si riferisce a cose lontane, che
-tu non puoi sapere, perchè eri allora bambina. Voglio che le sappia,
-prima che tu vada via.
-
-PALMA
-
-(_con un sospiro, non nascondendo l’impazienza, ma rassegnandosi_)
-Ebbene, allora! di’, di’...
-
-LORI
-
-Codesto tuo modo di trattarmi...
-
-PALMA
-
-Ma no, scusa...
-
-LORI
-
-Lasciami dire! Non te ne fo rimprovero. Codesto tuo modo di trattarmi,
-sì, è vero, dà ragione ora a tua madre contro di me, doppiamente...
-
-PALMA
-
-Mi parli ancora della mamma?
-
-LORI
-
-(_con forza_) Sì! Perchè previde questo!
-
-PALMA
-
-(_un po’ stordita dal tono assunto da lui_) Che cosa?
-
-LORI
-
-(_s’arresta, pentito, e non risponde, perchè dovrebbe dirle: «che tu
-non avresti più avuto per me nessuna considerazione». Poi dice, con
-dolcezza triste_): Non voglio fàrtene un rimprovero, ripeto! Sento solo
-il bisogno di dirti che ho voluto acquistarmi il diritto di dar torto a
-lei, che non voleva, non voleva assolutamente...
-
-PALMA
-
-Che cosa, non voleva?
-
-LORI
-
-Ma che Salvo Manfroni stèsse qua, troppo attorno a te.
-
-PALMA
-
-Ebbene?
-
-LORI
-
-Ho voluto acquistarmelo, dicevo, questo diritto di non riconoscere
-almeno le ragioni di lei, a costo d’una lunga sofferenza che tu — (non
-dirmi di no, perchè è chiaro) — non hai, non hai indovinato, non hai
-supposto, e non supponi ancora in me.
-
-PALMA
-
-Ma chi te lo dice, Dio mio?
-
-LORI
-
-Ecco. Il tono stesso con cui me lo domandi.
-
-PALMA
-
-No, scusa, questo tono è appunto perchè la conosco, e la conosco bene,
-codesta tua sofferenza, su cui è edificata, vuoi dirmi questo? la mia
-fortuna. Oh! e vuoi che non lo sappia, scusa?
-
-LORI
-
-Saperlo, non dovrebbe voler dire il fastidio che ne mostri.
-
-PALMA
-
-Ma non è fastidio; è che proprio non vedo più la ragione, scusa, per
-cui vuoi ricordarmela anche adesso, quando ha già finito di pesar
-tanto, credi, su te, su me, su tutti... Ecco: il tuo torto è questo,
-permetti che te lo dica, poichè mi costringi!
-
-LORI
-
-Mi son tenuto tanto da parte...
-
-PALMA
-
-Troppo per un verso, troppo poco per un altro!
-
-LORI
-
-Cioè?
-
-PALMA
-
-Ma non ti pajono inutili adesso codeste recriminazioni? Via! via!
-
- Rientrano dall’uscio a sinistra SALVO MANFRONI e FLAVIO GUALDI.
-
-FLAVIO
-
-(_impaziente_) Su, Palma, è tempo d’andare...
-
-PALMA
-
-Eccomi pronta, sì. Andiamo, andiamo... (_fa per avviarsi con Flavio_)
-
-SALVO
-
-Aspettate un momento. (_Al Lori_): Senti: è meglio che Palma si
-licenzii qua da te.
-
-LORI
-
-(_restando_) Perchè? La accompagno alla stazione...
-
-SALVO
-
-No...
-
-FLAVIO
-
-Per quei due là... (_accenna alla sala, dove sono la nonna e Carletto_)
-
-SALVO
-
-Se vieni tu, capisci, verranno anche loro, e...
-
-FLAVIO
-
-Ci sarà mia sorella; ci saranno gli amici...
-
-PALMA
-
-(_subito_) Ah, no! È meglio qua, è meglio qua, allora...
-
-LORI
-
-Ma quei due si possono mandar via!
-
-FLAVIO
-
-Abbiamo già detto così...
-
-SALVO
-
-Che saresti rimasto anche tu. Si disponevano a venire!
-
-PALMA
-
-Pazienza, via! Licenziamoci qua!
-
-LORI
-
-(_raggelato, aprendo le braccia_) Pazienza...
-
-PALMA
-
-E allora, addio, eh? (_Lo abbraccia senza effusione d’affetto_)
-
-LORI
-
-(_dopo averla baciata in fronte_): Addio figliuola mia. Così
-all’improvviso... Vorrei dirti tante cose; non so dirti nulla... Sii
-felice...
-
-SALVO
-
-Andiamo, su, andiamo...
-
-LORI
-
-(_a Flavio che gli porge la mano_) Addio anche a te, e...
-
-FLAVIO
-
-Scusi. (_Si volge a Palma_) Vai, Palma, vai a licenziarti intanto di
-là...
-
-PALMA
-
-Sì, eccomi, eccomi (_Via, per l’uscio a sinistra_)
-
-FLAVIO
-
-(_a Lori_) Diceva?
-
-LORI
-
-(_freddo, triste_) Niente. T’ho salutato...
-
-FLAVIO
-
-Ah, bene. L’ho salutato anch’io. Possiamo dunque andare...
-
-SALVO
-
-Sì, andiamo! (_A Lori, prima d’uscire dall’uscio a sinistra_) Noi ci
-vediamo.
-
- Via Flavio e Salvo. Il Lori resta assorto per lungo tratto
- nella sua gelida delusione, finchè dall’uscio a sinistra non
- rientrano in iscena LA BARBETTI e CARLETTO, in silenzio, l’una
- ingrugnata e l’altro come una marionetta smontata, cascante di
- noja.
-
-LA BARBETTI
-
-Eh, dico... una bella fortuna maritare una figliuola con un marchese...
-
-CARLETTO
-
-Mi piace che lui, tante storie per la nostra venuta, e poi...
-
-LORI
-
-E poi? Sono rimasto qua, appunto per la vostra venuta!
-
-LA BARBETTI
-
-Già! Ma vostra figlia...
-
-LORI
-
-Mi ha impedito di fare lo scandalo di cacciarvi via in presenza di suo
-marito!
-
-CARLETTO
-
-Il quale ci ha accolto con tanta cortesia...
-
-LA BARBETTI
-
-(_subito, a rincalzo_) E benevolenza!
-
-CARLETTO
-
-Insieme con quel suo amico.
-
-LA BARBETTI
-
-E anche Salvo Manfroni, hai visto come mi ha parlato?
-
-CARLETTO
-
-Ma di quello non ti fidare, mammà!
-
-LA BARBETTI
-
-Io non so! Un padre... capisco, sacrificarsi per il bene della propria
-figlia... ma farsi poi sostituire così...
-
-LORI
-
-(_contenendo a stento un fremito d’ira_) Io vi prego d’andarvene via!
-
-CARLETTO
-
-Subito! Ecco... ce n’andiamo da noi senza bisogno d’esser pregati.
-
-LA BARBETTI
-
-Ma in casa di vostra figlia, tra me e voi, sarò accolta meglio io che
-voi...
-
-CARLETTO
-
-Andiamo, andiamo, mammà! Lascialo perdere!
-
-LA BARBETTI
-
-Di dove si esce?
-
-CARLETTO
-
-(_indicando l’uscio a sinistra_) Di qua, passa!
-
-LA BARBETTI
-
-(_uscendo_) Ma guarda che uomo!
-
-CARLETTO
-
-(_uscendo_) Lascialo perdere...
-
- Prima che la Barbetti e Carletto escano, entra dall’uscio in
- fondo la SIGNORINA CEI col cappellino in capo e una borsetta in
- mano, pronta per andar via.
-
-SIGNORINA CEI
-
-(_al Lori_) Vuole che li accompagni?
-
-LORI
-
-(_con sdegno_) No, lasci!
-
-SIGNORINA CEI
-
-(_dopo avere atteso un po’_) E allora, signor Commendatore, se non ha
-proprio bisogno di me...
-
-LORI
-
-No, grazie. Vada pure...
-
-SIGNORINA CEI
-
-Se mi permette, poichè tutti questi fiori rimangono qui...
-
-LORI
-
-(_come se li vedesse soltanto ora_) Ah, già! Bisogna pensarci... Mi
-rimane così la casa, tutta piena di fiori...
-
-SIGNORINA CEI
-
-Già... Le possono anche far male...
-
-LORI
-
-Me li ha lasciati qui...
-
-SIGNORINA CEI
-
-Peccato! Ce n’è di così belli...
-
-LORI
-
-Prenda, prenda pure, tutti quelli che vuole...
-
-SIGNORINA CEI
-
-Grazie, ne prenderò un po’, di questi... (_si accosta a una cesta di
-fiori_)
-
-LORI
-
-Non pensa lei che per un padre nessun sacrifizio possa esser di troppo,
-quando si tratti di fare il bene della propria figliuola?
-
-SIGNORINA CEI
-
-Eh, per un padre come lei, signor commendatore.... Guardi, che rose!
-(_gliele mostra nella cesta, da cui sta per prenderle_) Guardi!...
-
-LORI
-
-Belle, sì. Prenda... Vorrei prenderne anch’io... (_guarda l’orologio_)
-
-SIGNORINA CEI
-
-(_triste, alludendo alla sua visita consueta al cimitero_) Vuole andare
-anche oggi?
-
-LORI
-
-Non mi han lasciato andare alla stazione, per via di quei due là; andrò
-a portarle un po’ di questi fiori della figlia e a dire anche a lei che
-non voleva, le mie ragioni.
-
-
- TELA
-
-
-
-
-ATTO SECONDO
-
-
-SCENA
-
-Ricco salone in casa Gualdi. In fondo, il tetto ha una impalcatura
-più bassa, in legno, sostenuta da mensole. E sono in questa parete di
-fondo due usci vetrati, di piccoli e spessi vetri opachi, impiombati:
-da quello a destra si scende nel giardino; l’altro dà nell’interno
-della casa. Tra i due usci è il camino, che si scorge appena, perchè
-ha davanti, con la spalliera voltata verso il pubblico, un divano,
-di modo che tra esso e il camino che gli sta dirimpetto, sia come
-un salotto a parte, più intimo, raccolto attorno al fuoco. Accostato
-alla spalliera del divano è un tavolino a sei piedi, antico, su cui
-è un magnifico vaso di fiori. Di qua e di là del tavolino, due lumi
-d’alto fusto, uguali, con ampio paralume di seta, e sedie e sgabelli
-volti verso il proscenio. Sono nella parete a destra, la comune e una
-finestra. Nella parete di sinistra due altri usci a vetri: quello più
-vicino alla ribalta dà nella sala da pranzo; l’altro, in quella del
-bigliardo. Sul davanti della scena, verso la comune, cioè a destra, è
-una tavola ottagonale, con qualche rivista illustrata, qualche vaso e
-altri soprammobili; una grande poltrona di cuojo, con dietro un altro
-lume a fusto, come i primi due, e seggiole di stile con molti cuscini.
-I rimanenti mobili del salone, disposti tra la comune e la finestra,
-e tra i due usci di sinistra, siano di ricca e sobria eleganza, quali
-s’addicono alla signorilità e al buon gusto di chi abita la casa. Il
-salone è splendidamente illuminato.
-
-
- Al levarsi della tela, la scena è vuota. Poco dopo dall’uscio
- a vetri di fondo, che dà sul giardino, entrano, di ritorno
- dal passeggio PALMA e SALVO MANFRONI seguiti dal CAMERIERE, a
- cui il Manfroni dà il cappello e il soprabito. Il cameriere
- va via subito per la comune; mentre gli altri due seguitano
- il discorso già incominciato, scendendo dall’automobile in
- giardino.
-
-
-SALVO
-
-(_mentre il cameriere gli toglie il soprabito_) Sì, sì... Ma c’è sempre
-modo, credi (_il cameriere va via_), c’è sempre modo di dare agli altri
-una stima di sè, che li accresca ai loro stessi occhi...
-
-PALMA
-
-(_subito, mentre si sfila i guanti_) E li renda insoffribilmente
-presuntuosi!
-
-SALVO
-
-No, cara, e che nello stesso tempo, al contrario, riesca di vantaggio
-anche a noi.
-
-PALMA
-
-Ma io noto ormai tante cose!
-
-SALVO
-
-Tu non noti niente. Sta’ bene attenta. Egli (_allude al marito_) ti
-parla. Tu senti che sono parole, dette così per dire...
-
-PALMA
-
-Ma sì, sciocche, senza nessuna realtà!
-
-SALVO
-
-Bene. Nell’accoglierle, tu mostra che l’abbiano...
-
-PALMA
-
-Ma come? Se non ne hanno!
-
-SALVO
-
-Oh bella! Ma dandogliela tu, mettendocela dentro tu, una realtà, quella
-che ti conviene, ma come se invece — capisci? — ce l’avesse messa lui,
-che sarà felicissimo, credi, di vedere le sue parole «_consistere_»
-in qualche modo. Tu te lo farai così, a poco a poco, a modo tuo; ma
-lasciandogli l’illusione ch’egli sia invece sempre a modo suo. Mi sono
-spiegato?
-
-PALMA
-
-Non è facile!
-
-SALVO
-
-Eh, lo so. Non ti sto mica dicendo che è facile. Ma credi a me, che
-bisogna far così nella vita.
-
-PALMA
-
-Ci vuole una pazienza!
-
-SALVO
-
-Ah sì, cara. Sopra tutto, pazienza. (_Poi, pianissimo_) E non con tuo
-marito soltanto, qua dentro.
-
-PALMA
-
-(_lo guarda un po’, poi domanda_): Vuoi dire con Gina?
-
-SALVO
-
-Mi pare che abbia un musino di volpe quella signorina!
-
-PALMA
-
-Le si è scoperto adesso, da che ha finito di servire nell’altra casa.
-
-SALVO
-
-Ti sei accorta anche tu del cambiamento?
-
-PALMA
-
-È sempre inappuntabile; bada!
-
-SALVO
-
-Ma è rimasta molto amica di là...
-
-PALMA
-
-Eppure sa, Dio mio...
-
-SALVO
-
-Zitta. Eccola!
-
- Entra dal secondo uscio di fondo la SIGNORINA CEI, che
- s’accosta a Palma, per liberarla del cappello e della
- mantiglia.
-
-SIGNORINA CEI
-
-Vuole, signora marchesa...?
-
-SALVO
-
-Oh, buona sera, signorina.
-
-SIGNORINA CEI
-
-Buona sera, signor senatore.
-
-PALMA
-
-No, grazie, Gina. Vado io di là un momento. (_A Salvo_) Con permesso.
-
-SALVO
-
-Fai, fai. Ma credo che più tardi ti toccherà uscir di nuovo, per tua
-suocera.
-
-PALMA
-
-Dio, che seccatura! Ancora?
-
-SALVO
-
-Le ha ripreso la febbre.
-
-SIGNORINA CEI
-
-Sì, signora! Ha mandato ad avvertirlo.
-
-SALVO
-
-(_con premura, alla signorina Cei_) Ma niente di grave!
-
-SIGNORINA CEI
-
-Al solito...
-
-SALVO
-
-(_a Palma_) Bisogna che tu vada...
-
-PALMA
-
-Sopra tutto, pazienza.
-
- Palma, via per il secondo uscio di fondo. Salvo è presso la
- tavola ottagonale, prende una rivista illustrata, la sfoglia,
- in piedi.
-
-SALVO
-
-Cara signorina, io vorrei stare un po’ alla sua scuola.
-
-SIGNORINA CEI
-
-Lei, signor senatore? Ma che dice!
-
-SALVO
-
-(_senza guardarla, seguitando a sfogliar la rivista_) Ammiro i suoi
-occhi.
-
-SIGNORINA CEI
-
-Ah sì? Non credo poi che siano così belli....
-
-SALVO
-
-Sono belli. Ma oltre che per questo, li ammiro perchè sono dotti.
-
-SIGNORINA CEI
-
-Dotti?
-
-SALVO
-
-Dotti vuol dire attenti. Ma attenti senza parere.
-
-SIGNORINA CEI
-
-I miei occhi le sembrano attenti?
-
-SALVO
-
-No. Appunto. Non sembrano affatto. Ma sono attenti. E io vorrei, le
-dico, imparare da essi.
-
-SIGNORINA CEI
-
-Imparare che cosa?
-
-SALVO
-
-Ecco: a domandar così, per esempio, fingendo di non capir che cosa,
-mentre lei ha capito benissimo.
-
-SIGNORINA CEI
-
-(_quasi sfidandolo_) Ah, dunque l’arte di far le viste di non capire?
-
-SALVO
-
-(_non risponde lì per lì, come se fosse intento a leggere nella
-rivista; ma poi nega col dito, e dopo una breve pausa, soggiunge_):
-Questa è un’arte più facile. Basta simular l’ignoranza. Ce n’è un’altra
-più difficile: quella di _non far le viste di capire_, quando gli
-altri si siano accorti che noi invece abbiamo capito benissimo (_per
-attenuare ciò che ha detto, fingendo di non dargli importanza_) oh, una
-cosa del resto, che già capiscono tutti....
-
-SIGNORINA CEI
-
-Sì? E allora!
-
-SALVO
-
-Ah, s’inganna. Ci vuole allora una naturalezza, che è assai più
-difficile a simulare di quella finta ignoranza, che nessuno ci chiede e
-che ci farebbe apparir sciocchi.
-
-SIGNORINA CEI
-
-Sarà. Forse però può non essere un’arte, signor senatore.
-
-SALVO
-
-No? E che, dunque?
-
-SIGNORINA CEI
-
-Mah! Una necessità penosa....
-
-SALVO
-
-Eh, cara signorina, forse s’impara bene, solo quando sia una necessità!
-
- Entrano a questo punto, in abito da sera, FLAVIO GUALDI e
- VENIERO BONGIANI, dalla comune.
-
-FLAVIO
-
-Ah, eccolo qua!
-
-SALVO
-
-Sono già qua da un pezzo.
-
- La signorina Cei, via per il secondo uscio di fondo.
-
-VENIERO
-
-Illustre senatore, le mie più vive congratulazioni.
-
-SALVO
-
-Grazie, caro Bongiani.
-
-FLAVIO
-
-(_a Salvo_) Scusa, corrispondente o effettivo?
-
-SALVO
-
-(_come uno che non ne possa più_) Ma sì, effettivo, effettivo!
-
-VENIERO
-
-D’un’accademia straniera, e poi di quella! I socii corrispondenti saran
-parecchi; gli effettivi, uno o due. Ma mi levi un dubbio, senatore....
-
-SALVO
-
-(_c. s._) No no, Bongiani, per carità, non me ne parli!
-
-VENIERO
-
-No, scusi; a proposito di codesta nuova onorificenza....
-
-FLAVIO
-
-Ecco, già; si discuteva al circolo, se era proprio necessario che tu
-attribuissi il merito....
-
-VENIERO
-
-In parte....
-
-FLAVIO
-
-In parte, s’intende! il merito della tua scoperta scientifica a
-Bernardo Agliani.
-
-VENIERO
-
-Se la scoperta, dicevano, è totalmente sua! (_Tutto questo discorso
-sarà fatto con leggerezza, senza dar quasi importanza alla cosa_).
-
-SALVO
-
-È chiaro che i vostri amici del circolo non hanno mai veduto, neppur da
-lontano, il mio libro.
-
-VENIERO
-
-Ah, questo è positivo!
-
-FLAVIO
-
-Perchè nel tuo libro è detto....?
-
-SALVO
-
-Ragazzi miei, appunto perchè nell’introduzione di esso mi son fatto
-scrupolo d’attribuire a Bernardo Agliani qualche merito, tutti ora
-dicono che avrei potuto farne a meno. Se non l’avessi fatto....
-
-VENIERO
-
-Avrebbero detto il contrario?
-
-FLAVIO
-
-Gl’incompetenti!
-
-SALVO
-
-No, i competenti, anzi! pur sapendo bene che nelle carte di Bernardo
-Agliani non c’è nulla che lasci neppur lontanamente balenar l’idea
-della scoperta, e che egli poneva lì, per altri fini, certi suoi
-problemi di fisica.... Ma lasciamo andare! (_Cambiando tono, come se il
-discorso si facesse soltanto ora serio e interessante_) Dite, dite: la
-scissione, dunque, è proprio avvenuta?
-
-FLAVIO
-
-Ma che! Una pagliacciata!
-
-VENIERO
-
-Si risolverà per tutti quanti in una doppia spesa, d’ora in poi!
-
-FLAVIO
-
-Siamo andati a iscriverci socii anche del nuovo circolo!
-
-SALVO
-
-Ah sì? (_ride_).
-
-VENIERO
-
-In massa! Un’invasione!
-
-FLAVIO
-
-E questa sera si farà l’inaugurazione!
-
-VENIERO
-
-Lei senatore, verrà con noi?
-
-SALVO
-
-Voi siete matti!
-
-FLAVIO
-
-Ah no! Verrai con noi!
-
-VENIERO
-
-L’abbiamo promesso!
-
-FLAVIO
-
-Figurati se puoi mancare!
-
-SALVO
-
-Io, cari miei, me ne resto qua (_siede, o meglio, si sdraja beatamente
-sull’ampia poltrona di cuojo presso la tavola ottagonale_) qua, come
-ogni sera!
-
-FLAVIO
-
-Che! che! Ti strapperemo a viva forza!
-
-SALVO
-
-Mi strapperete? Se sapeste a qual prezzo me la sono guadagnata questa
-poltrona!
-
-FLAVIO
-
-Ma via! Per una sera!
-
-SALVO
-
-Non mi par l’ora, ogni sera, che Giovanni, dopo cena, venga a girar la
-chiavetta della luce e mi lasci, quasi al bujo...
-
-VENIERO
-
-No, senta: lei non ci farà questo tradimento!
-
-FLAVIO
-
-Del resto, non ci sarà neanche Palma stasera...
-
- Rientra dal secondo uscio di fondo PALMA.
-
-PALMA
-
-Parlate di me?
-
-VENIERO
-
-Buona sera; marchesa.
-
-PALMA
-
-Buona sera, Bongiani. Che cos’è?
-
-VENIERO
-
-Persuadetelo voi per carità a venir con noi all’inaugurazione del nuovo
-circolo!
-
-PALMA
-
-Ah, si farà poi stasera?
-
-FLAVIO
-
-(_a Salvo_) Vedrai che ti persuaderà lei!
-
-SALVO
-
-Non mi persuaderà nessuno!
-
-FLAVIO
-
-Perchè, Palma, a te toccherà d’andar di nuovo dalla mamma.
-
-PALMA
-
-Ma è proprio necessario?
-
-SALVO
-
-No, no, tu andrai, tu andrai...
-
-FLAVIO
-
-Ci son passato adesso e le ho promesso che saresti andata. Non c’è mica
-bisogno che ti trattenga a lungo.
-
-SALVO
-
-Ecco. Un’oretta! E io t’aspetterò qua, senza rinunziare alla mia
-delizia consueta!
-
-FLAVIO
-
-Mi fai rabbia, senti!
-
-VENIERO
-
-Ma vedrai che verrà!
-
-SALVO
-
-Non verrò!
-
-PALMA
-
-Ma sì! Lasciatelo stare!
-
-VENIERO
-
-Non possiamo! Non possiamo!
-
-FLAVIO
-
-Capisci che non ci faranno entrare, se ci presentiamo senza di lui?
-
-SALVO
-
-E voi non andate!
-
-PALMA
-
-Un bell’egoismo, dico! Mi toccherà prima andar là...
-
-FLAVIO
-
-Oh Dio mio, una visitina...
-
-PALMA
-
-No, scusa. Se non debbo trovar qui, al ritorno, neanche lui, tanto
-vale allora che mi trattenga tutta la serata. Mentre voi andate a
-divertirvi!
-
-SALVO
-
-Stai sicura, cara, stai sicura che mi lascerai qua, e mi ritroverai qua.
-
- A questo punto, MARTINO LORI dalla comune, domanda:
-
-LORI
-
-Permesso?
-
- Tutti hanno un gesto e un moto di fastidio.
-
-FLAVIO
-
-(_piano, sbuffando_) Oh Dio!
-
- E la conversazione cade subito, mentre il Lori si fa avanti,
- con esitazione, tra la freddezza generale.
-
-LORI
-
-Buona sera. Disturbo?
-
-PALMA
-
-No, per nulla.
-
-SALVO
-
-Vieni, vieni avanti... Non mi alzo...
-
-LORI
-
-(_appressandosi a Flavio, che ha tratto in disparte Veniero per parlare
-con lui_) Buona sera, Flavio...
-
-FLAVIO
-
-(_voltandosi appena_) Ah, scusi. Buona sera.
-
-VENIERO
-
-Caro commendatore... (_gli stringe la mano_)
-
-PALMA
-
-(_A Lori_) Vieni a sedere...
-
-SALVO
-
-Qua, qua accanto a me, Martino.
-
-FLAVIO
-
-(_piano a Veniero_) Ma sì, è una fortuna! Vedrai che adesso verrà con
-noi! (_E s’avviano tutti e due per il secondo uscio a sinistra_)
-
-SALVO
-
-Dove andate adesso voialtri?
-
-FLAVIO
-
-Qua al bigliardo un momento.
-
-PALMA
-
-Saremo subito a cena.
-
-FLAVIO
-
-Vieni, vieni anche tu, Palma, senti...
-
-PALMA
-
-Che cos’è?
-
-FLAVIO
-
-Dobbiamo dirti una cosa... Vieni...
-
-PALMA
-
-Con permesso...
-
- Flavio, Veniero e Palma, via per il secondo uscio a sinistra.
-
-SALVO
-
-(_con un sospiro di stanchezza, rimanendo sdrajato sulla poltrona_)
-Ebbene, mio caro vecchio amico?
-
-LORI
-
-(_impicciato, mortificato, angosciato, dice per non parere, con un
-risolino_): Eccoci qua... (_Poi_): Stavate a dire forse qualche cosa
-che non debbo sapere?
-
-SALVO
-
-No, no, niente. Hanno stasera l’inaugurazione d’un nuovo circolo, e
-complottano contro di me, che mi son messo a riposo. Come te. Tu, dal
-Consiglio di Stato; io da tutte le noje mondane, amico mio.
-
-LORI
-
-Anche da queste?
-
-SALVO
-
-Da tutte, da tutte...
-
-LORI
-
-(_con rincrescimento sincero e affettuoso_) È male, per te. Tu che
-potresti avere ciò che vuoi...
-
-SALVO
-
-Ah, grazie tante, caro amico. Ne ho già fino alla gola. Per aver
-qualche cosa, devi dare, dare, dare. Se ti fai il conto poi di quello
-che hai dato e di quello che hai avuto...
-
-LORI
-
-Certo, sì. Ma appunto per questo io credo, che non si debba calcolare
-per se stesso il valore di quel poco che s’ottiene...
-
-SALVO
-
-E come vorresti calcolarlo?
-
-LORI
-
-In rapporto a ciò che s’è dato.
-
-SALVO
-
-E non dico questo io? Tira le somme, è un fallimento!
-
-LORI
-
-No, scusa. Per modo, io dico, che a quel poco che si ottiene il valore
-per noi venga da quanto abbiamo dato. Guaj se per me almeno non fosse
-così!
-
-SALVO
-
-(_seccato da questo richiamo a sè che fa il Lori_) Ah, ho capito. Tu
-parli d’altro adesso.
-
-LORI
-
-È un dare e avere anche questo.
-
-SALVO
-
-Un padre dà sempre tutto!
-
-LORI
-
-E più poco di così... (_Vorrebbe aggiungere: «non avrei potuto
-ottenere» ma il Salvo non gliene lascia il tempo_)
-
-SALVO
-
-(_interrompendo, con sgarbo, per cangiar discorso_) Di’ un po’, di’ un
-po’, hai liquidato, spero, il massimo della pensione?
-
-LORI
-
-(_ferito_) Che... che intendi dire?
-
-SALVO
-
-(_con indifferenza_) Niente. Domando.
-
-LORI
-
-(_c. s. e frenando appena l’ansia e l’angoscia che prorompono a mano a
-mano con foga incalzante, quanto più Salvo Manfroni cerca d’arrestarle
-con le sue domande e le sue risposte in diverso tono_) Tu non facesti
-mai pesare su me, finora, il tuo grado, la tua dignità...
-
-SALVO
-
-Ma che dici?
-
-LORI
-
-Mi hai trattato sempre con la massima confidenza...
-
-SALVO
-
-Certo...
-
-LORI
-
-Con cordialità.
-
-SALVO
-
-Ma sì...
-
-LORI
-
-Fino a darmi e a farti dare del tu, quando questo poteva impacciarmi,
-perchè trattando con te io ho veduto sempre nell’amico il superiore.
-
-SALVO
-
-Ma, santo Dio, che discorso mi stai facendo?
-
-LORI
-
-No, no... Lasciami dire! Io soffoco dall’angoscia...
-
-SALVO
-
-Ma perchè?
-
-LORI
-
-Mi domandi perchè? È il modo di trattarmi questo?
-
-SALVO
-
-Ma io sto parlando con te...
-
-LORI
-
-Non dico tu; tutti, qua... Capisco che a lui la moglie è venuta più
-dalle tue mani che dalle mie...
-
-SALVO
-
-Ma questo, scusa...
-
-LORI
-
-Lo so; dalle mie mani non se la sarebbe presa. C’è troppa disparità di
-condizione; anche di carattere, d’educazione...
-
-SALVO
-
-Dovevi prevederlo!
-
-LORI
-
-Ma sì, ma sì, è naturale, non può aver piacere di vedermi. Mi respinge!
-
-SALVO
-
-Ma no...
-
-LORI
-
-Se proprio non mi respinge, m’allontana col suo tratto.
-
-SALVO
-
-Scusa, scusa, dovresti capire...
-
-LORI
-
-Che i miei modi, forse sono stati troppo semplici, prima; e che ora
-sono forse troppo circospetti?
-
-SALVO
-
-(_non potendone più_) Ma è tutto un modo di agire, il tuo, abbi
-pazienza, anche di fronte a me...
-
-LORI
-
-(_stupito_) Il mio?
-
-SALVO
-
-Parliamoci chiaro, amico mio! Certe situazioni s’accettano o non
-s’accettano, fin da principio. Quando si sono accettate, bisogna
-sapersi rassegnare; risparmiarsi inutili dispiaceri e risparmiarli
-anche agli altri.
-
-LORI
-
-Ma se mi sono astenuto e m’astengo quanto più posso dal venire...
-
-SALVO
-
-E ti sembra necessario?
-
-LORI
-
-(_c. s.)_ Che cosa? Venire?
-
-SALVO
-
-Certe volte, con codesta faccia che fai, mi sembra che provi gusto a
-sconcertarmi. Venire! Nessuno t’ha detto finora di non venire. Vieni,
-ma con un’aria, con un tono più conveniente, ormai, che renda anche
-agli altri più agevole il trattare con te...
-
-LORI
-
-Ma mi sembra che io...
-
-SALVO
-
-Tu l’hai presa male fin dal primo principio, te l’ho già detto... e non
-ci vedo più rimedio ormai! Sarebbe, credi, un gran sollievo per tutti,
-anche per te, se tu trovassi qualche altro modo... Dico capisci, per il
-rispetto di te stesso, che preme anche a me di salvare; e non da ora,
-tu lo sai!
-
-LORI
-
-Sono rimasto solo... Avevo almeno prima il conforto dell’amicizia, di
-cui per tanti anni tu, venendo ogni giorno a casa mia, avrei voluto
-onorarmi...
-
-SALVO
-
-Ma mi sembra naturale, scusa, dopo tutto quello che ho fatto, che ora
-io venga qua!
-
-LORI
-
-Sì, ma... almeno, dico, per l’apparenza... È troppo, via, che anche di
-fronte a un estraneo io debba essere accolto così...
-
-SALVO
-
-Bongiani è un amico intimo. Caro mio, bisogna valutar bene le cause,
-per rendersi conto degli effetti. E tu non puoi, perchè non ti vedi. Ti
-vedo io, e t’assicuro che provochi questa reazione. Capisco, capisco
-che a chi non sappia nulla, debba o possa apparir troppo. Ma Bongiani
-sa, ciò che sanno tutti; ciò che, santo Dio, sai anche tu... E perciò
-ti dico di smettere, di cambiare, come sono cambiate le condizioni...
-
-LORI
-
-E come potrei cambiare?
-
- Entra dal primo uscio a sinistra la SIGNORINA CEI.
-
-SIGNORINA CEI
-
-Ecco, vanno già a tavola, signor senatore.
-
- Dal secondo uscio a destra, vengono fuori PALMA, FLAVIO e
- VENIERO.
-
-FLAVIO
-
-Subito, subito, Salvo! Bisogna far presto!
-
-SALVO
-
-Eccomi, sì, vengo. (_E s’avvia verso l’uscio con Flavio e Bongiani_)
-
-PALMA
-
-(_a Lori_) Se vuoi passar di là anche tu... (_indica l’uscio della sala
-da pranzo_)
-
-LORI
-
-No, rimango qua...
-
-PALMA
-
-Tu ceni sempre tardi, al solito?
-
-LORI
-
-Sì, tardi...
-
-FLAVIO
-
-(_entrando con Salvo e Veniero nella sala da pranzo_) Su, Palma!
-
-PALMA
-
-Eccomi... Rimane qua lei, Gina?
-
-SIGNORINA CEI
-
-Rimango io, sì...
-
- Palma, via con gli altri per il primo uscio a sinistra. Durante
- la scena seguente si sentiranno a tratti le voci confuse, le
- risa, l’acciottolìo dei piatti, ecc. dei quattro di là a cena.
-
-LORI
-
-Ma non s’incomodi per me, se ha da fare...
-
-SIGNORINA CEI
-
-No, non ho niente da fare...
-
-LORI
-
-Mi trattengo ancora un poco, perchè vorrei parlare con Palma.
-
-SIGNORINA CEI
-
-(_come per proporre un soggetto di conversazione aliena_) Ha saputo,
-commendatore, della nuova onorificenza al signor senatore?
-
-LORI
-
-(_sovvenendosi e rammaricandosi della propria dimenticanza_) Ah, già!
-Ho letto la notizia nei giornali... E mi son dimenticato...
-
-SIGNORINA CEI
-
-(_piano, come a spegner subito quel rammarico_) Lei dovrebbe custodire
-più gelosamente un certo fascio d’appunti, che sono nella sua
-scrivania...
-
-LORI
-
-(_di scatto, voltandosi, con uno stupore tra iroso e atterrito_) Come
-lo sa?
-
-SIGNORINA CEI
-
-(_fredda, placida_) Si ricorda quel giorno che venni a trovarla al
-Consiglio di Stato per domandarle quando sarei potuta venire a ritirare
-gli ori della sua signora, da lei messi da parte, perchè li portassi
-qua?
-
-LORI
-
-Sì, ebbene?
-
-SIGNORINA CEI
-
-Lei mi diede la chiave del cassetto della sua scrivania.
-
-LORI
-
-Ah, già! Ma lei allora...?
-
-SIGNORINA CEI
-
-Mi perdoni. Non seppi vincere la curiosità...
-
-LORI
-
-Ma quelli sono gli appunti, il primo abbozzo dell’opera dell’Agliani...
-Ci avrà capito ben poco...
-
-SIGNORINA CEI
-
-Ho capito tutto, signor commendatore.
-
-LORI
-
-Ma no... Formule, calcoli...
-
-SIGNORINA CEI
-
-Lessi la nota scritta di suo pugno: «_A Silvia perchè di là mi
-perdoni_».
-
-LORI
-
-(_con sgomento del segreto scoperto e di tutte le conseguenze
-disastrose, che possono derivarne per il Manfroni_) Ah, quella nota...
-Provai il bisogno di scusarmi con mia moglie...
-
-SIGNORINA CEI
-
-(_subito_) D’aver lasciato compiere un delitto?
-
-LORI
-
-(_con ansia di correre al riparo e, nello stesso tempo di scusarsi_)
-No! Io ho taciuto... (_taglia subito la scusa per se, per aggiungere
-imperioso_): e così voglio che taccia anche lei! (_e immediatamente,
-attenuando, con aria e tono di preghiera_) me lo prometta, me lo
-prometta, signorina!
-
-SIGNORINA CEI
-
-Lei è troppo generoso, signor Lori.
-
-LORI
-
-(_incalzando nella preghiera, agitatissimo_) No, no! Mi prometta che
-tacerà, glielo chiedo in nome di ciò che ha più di sacro!
-
-SIGNORINA CEI
-
-(_per calmarlo, guardando verso l’uscio della sala da pranzo,
-inquieta_) Glielo prometto. Ma non si faccia scorgere...
-
-LORI
-
-Ho taciuto, perchè, a parlare, mi sarebbe parso di commettere anch’io a
-mia volta un delitto contro chi ripagava il male fatto a un morto, già
-del resto glorioso, col bene che faceva a mia figlia! (_Con orgasmo_):
-Avrei dovuto distruggere quegli appunti!
-
-SIGNORINA CEI
-
-Non lo faccia! Non lo faccia! Salvo Manfroni non sa certamente che lei
-li possiede.
-
-LORI
-
-Li trovai dopo, dopo che egli, morta mia moglie e contro la volontà di
-lei, s’era prese e portate via con sè tutte le carte del padre.
-
-SIGNORINA CEI
-
-Ah, quelle sì, egli le avrà distrutte!
-
-LORI
-
-Per carità, per carità, entri nel mio sentimento...
-
-SIGNORINA CEI
-
-Sì, signor Lori. Ma egli abusa odiosamente della sua gratitudine,
-perchè non sa il male che potrebbe venirgli da lei...
-
-LORI
-
-No, nessun male!
-
-SIGNORINA CEI
-
-Eh, lo so, che lei non glielo farebbe! Ma dico che lui e gli altri qua
-non lo tratterebbero più così, se sapessero che lei possiede quegli
-appunti...
-
-LORI
-
-Io li distruggerò!
-
-SIGNORINA CEI
-
-Non lo faccia!
-
-LORI
-
-Creda che glieli avrei io stesso consegnati, se non avessi temuto...
-
-SIGNORINA CEI
-
-Di mortificarlo?
-
-LORI
-
-Eh, più! Lei non sa che cosa è stata per me la scoperta di quegli
-appunti... non solo perchè ha offeso in me, offuscato tutt’a un tratto
-la stima, l’ammirazione infinita che avevo per lui; no, no, non per
-questo soltanto. Lui, in fondo... non lo scuso, no... ma... via, penso
-che ebbe la debolezza di non saper resistere alla trista tentazione di
-profittare di tutto quel bene che si trovò ad avere in mano...
-
-SIGNORINA CEI
-
-Ma no, che dice! Ha commesso un’azione...
-
-LORI
-
-Orribile, sì! Ma lo vede? Non ne gode... È così annojato di tutto...
-
-SIGNORINA CEI
-
-Oh, non lo vedo affatto! Almeno qua....
-
-LORI
-
-Ma sì, è così amaro, da tanti anni... Io l’ho conosciuto ben altro! È
-divenuto sempre più acre... E poi, scusi, non si può dire neppure che
-si dia vanto...
-
-SIGNORINA CEI
-
-Ostentazione...
-
-LORI
-
-No, no. Per me, la cosa più grave è un’altra. Dico, per ciò che
-riguarda me; la ragione per cui ho taciuto, pur sentendo che il mio
-silenzio si faceva complice della frode, davanti a mia moglie morta,
-così gelosa dell’opera e del nome del padre.
-
-SIGNORINA CEI
-
-Ecco! Non avrebbe dovuto farlo per lei!
-
-LORI
-
-Ma è appunto questo il sentimento, in cui la ho pregata di entrare,
-per spiegarsi tutto: la mia condotta, i miei modi... Io accetto,
-veda, accetto come un castigo, come un castigo meritato, il non dover
-godere di questa vita, di questa fortuna di mia figlia. Mi sono tratto
-indietro, quanto più ho potuto. Ho caro, quasi, di non essere invitato
-a parteciparne...
-
-SIGNORINA CEI
-
-Ah, è dunque per questo?
-
-LORI
-
-Sì. Mi parrebbe, veda, di divenir più complice, se ne partecipassi...
-
-SIGNORINA CEI
-
-Sì, capisco.
-
-LORI
-
-Ho la scusa, in questo castigo e nel trattamento che m’è usato —
-l’unica scusa — o meglio, l’unico mezzo che mi sia dato per pagare il
-gravissimo debito verso la memoria della mia compagna. Veda, è questo!
-
-SIGNORINA CEI
-
-Già; ma questo può spiegare perchè lei sia così... così tollerante. Ma
-non scusa mica loro!
-
-LORI
-
-Sì, è vero. E difatti a me premerebbe, che sapessero salvare un po’
-meglio le apparenze, per non suscitare... ecco, in lei per esempio,
-codesto sdegno...
-
-SIGNORINA CEI
-
-Ma è indignazione, altro che sdegno! Tanto più che sarebbe loro così
-facile...
-
-LORI
-
-Già, sì... E questo, questo ho detto... sì, sì, a lui, poco fa. Glie
-l’ho detto! E lo ripeterò ora anche a mia figlia, non dubiti. (_Di
-nuovo, con aria e tono di preghiera_): Ma lei, signorina...
-
-SIGNORINA CEI
-
-(_subito troncando_) Zitto! Si levano di tavola!
-
- Rientra in iscena PALMA, la quale, tenendo i due battenti
- dell’uscio a vetri, parla rivolta verso l’interno.
-
-PALMA
-
-Sì, subito. Tu dunque resti?
-
-LA VOCE DI SALVO
-
-Sì, resto! resto!
-
-VOCI DI FLAVIO E DI VENIERO
-
-(_insieme e confuse_) No, no! Viene con noi! Viene con noi!
-
-LA VOCE DI SALVO
-
-(_dominando le altre due_) Nient’affatto! Ti dico che resto!
-
-PALMA
-
-E allora sta bene! (_Lascia i due battenti e avviandosi di fretta verso
-il secondo uscio di fondo, dice alla signorina Cei_): Vuol venire di
-qua un momento, Gina?
-
- Via Palma e la signorina Cei per il secondo uscio di fondo.
- Lori si alza. Rientrano dalla sala da pranzo, conversando tra
- loro, SALVO, FLAVIO e VENIERO.
-
-SALVO
-
-Ma sì, certo, ci vuole ogni tanto qualcuno che metta un po’ di
-confusione nell’ordine della gente savia...
-
-VENIERO
-
-Ma no, perchè confusione?
-
-SALVO
-
-Anche confusione, per far vedere che in tutto quell’ordine c’è polvere
-di vecchiaja! Ma badate che la polvere che leverete, non impedisca
-anche a voi di veder poi qual ordine nuovo sia da rimettere!
-
-FLAVIO
-
-Ecco! Benissimo!
-
-SALVO
-
-Caro Bongiani, e quanto alla polvere, non vi illudete: ricadrà sempre,
-e presto, su codesto vostro ordine nuovo; perchè è del mondo, che
-è vecchio, questa polvere, (_queste parole, quasi cantarellate_). E
-voi vi sciupereste i polmoni a furia di soffiarci su. La solleverete
-per un po’; tornerà a posarsi su tutte le cose, inevitabilmente.
-(_Accostandosi al Lori e ponendogli una mano sulla spalla_) Sei ancora
-qua?
-
-VENIERO
-
-Ma capirà che con codesta filosofia...
-
-SALVO
-
-No, basta, amico mio. Non ci guastiamo la digestione...
-
-FLAVIO
-
-E allora, andiamo via! Se proprio non vuoi guastartela, scusa...
-(_ammicca furtivamente al Lori, per significare «rimanendo qua, te la
-guasteresti di sicuro»_).
-
-VENIERO
-
-Già! già! Il meglio che le convenga fare, ormai...
-
-SALVO
-
-(_come se non udisse, rivolto al Lori_) Ma Palma, sai, deve uscire a
-momenti...
-
-LORI
-
-Tu vai con lei?
-
-SALVO
-
-Io no!
-
-VENIERO
-
-Verrà con noi, lui; è ormai stabilito!
-
-FLAVIO
-
-Andiamo, su! andiamo!
-
-SALVO
-
-Aspettate, perdio! (_A Lori_) Tu vuoi parlarle?
-
-LORI
-
-Vorrei dirle una cosa...
-
-SALVO
-
-Ma non avrà tempo, credo...
-
-LORI
-
-Oh, non sarà un lungo discorso...
-
-SALVO
-
-(_voltandosi agli altri due_) Eh, quasi quasi, allora...
-
-FLAVIO
-
-Ma sì! Andiamo! andiamo! andiamo!
-
-VENIERO
-
-Garantito che si divertirà!
-
-SALVO
-
-Quanto a questo poi! (_A Lori_) Oh, fammi il piacere di dire a Palma
-ch’io vado con loro.
-
- Saluti reciproci, con molta freddezza; e Salvo, Flavio e
- Veniero escono per la comune. Lori resta un momento come
- indeciso, e poi siede sulla poltrona di cuojo, su cui ogni sera
- è solito sedere, dopo cena, Salvo Manfroni. Momento d’attesa.
- Poco dopo, dall’uscio della sala da pranzo entra il CAMERIERE e
- smorza il lampadario, lasciando solo accesi i tre lumi a fusto.
- La luce bisogna che risulti di molto attenuata sulla scena.
- Il cameriere si ritira subito. Entra alla fine col cappello in
- capo e una mantella addosso, PALMA dal secondo uscio di fondo.
-
-PALMA
-
-(_dirigendosi alla poltrona e sporgendo di sulla spalliera le mani per
-cingerle al mento di chi sta seduto, dice piano, teneramente_) Papà...
-
-LORI
-
-(_subito, con slancio, commosso di riconoscenza_) Figlia mia!
-
-PALMA
-
-(_nello stupore di non trovar lì Salvo Manfroni non riuscendo a frenare
-un grido, tra di ribrezzo e di paura, ritraendosi_) Ah!... Tu? E come?
-
-LORI
-
-(_allibito nella certezza che quell’appellativo non era rivolto a lui_)
-Io... Ma dunque, sei arrivata anche a chiamarlo così, da sola a solo?
-
-PALMA
-
-(_esasperata e spinta dallo sdegno per il suo stesso errore a
-un’estrema risolutezza_): Oh, finiamola! Io lo chiamo così, perchè
-debbo chiamarlo così!
-
-LORI
-
-Perchè t’ha fatto lui da padre?
-
-PALMA
-
-Ma no! via! Finiamo una buona volta questa commedia! Io ne sono stufa!
-
-LORI
-
-Commedia? Che dici?
-
-PALMA
-
-Commedia! Commedia! Ne sono stufa, ti dico! Tu sai bene che mio padre è
-lui, e che io non debbo chiamare così altri che lui!
-
-LORI
-
-(_come colpito in testa, non raccapezzandosi_) Lui... tuo padre?...
-Che... che dici?
-
-PALMA
-
-Vuoi fingere ancora di non saperlo?
-
-LORI
-
-(_afferrandola per le braccia, ancora smarrito, ma già con la violenza
-di ciò che comincia a presentire_) Che dici? Che dici? Chi te l’ha
-detto? lui?
-
-PALMA
-
-(_svincolandosi_) Ma sì, lui, lasciami, basta!
-
-LORI
-
-T’ha detto che tu sei sua figlia?
-
-PALMA
-
-(_ferma, recisa_) E che tu sai tutto!
-
-LORI
-
-(_trasecolato_) Io?
-
-PALMA
-
-(_restando alla voce di lui e guardandolo così trasecolato_) Ma come?
-
-LORI
-
-T’ha detto che io so? (_Di fronte allo smarrimento di lei, quasi
-vanendo e aggrappandosi alle sue stesse esclamazioni per sorreggersi_)
-Oh Dio... Oh Dio!... Ah che cosa!... (_Tornando a prenderle un
-braccio_) Come t’ha detto? dimmi come t’ha detto!
-
-PALMA
-
-(_intendendo il senso riposto della domanda, che si riferisce alla
-madre_) Che vuoi che m’abbia detto?
-
-LORI
-
-Voglio saperlo! voglio saperlo!
-
-PALMA
-
-(_con rammarico quasi pauroso, e pur quasi cercando di non cedere
-ancora all’evidenza_) Ma dunque non sai davvero?
-
-LORI
-
-Non so nulla! Ti disse che tua madre...? Parla! Parla!
-
-PALMA
-
-Ma io non so... M’accennò...
-
-LORI
-
-Che lei... di’? di’?
-
-PALMA
-
-Ma non so nulla io...
-
-LORI
-
-Ti disse che fu la sua amante?
-
-PALMA
-
-Ma no...
-
-LORI
-
-No? Come no? Se ti disse che sei sua figlia! Vero o non vero questo,
-se potè dirtelo, è certo che lei... Oh Dio... oh Dio... Possibile?
-Possibile?... Lei!... Non è possibile! No! Egli ha mentito... ha
-mentito... ha mentito... perchè... perchè non... non è possibile...
-che lei... (_Come a un baleno_) Ah Dio! Ma allora?... No, no... Dio! Ah
-Dio... tranne che non fosse stato allora! Ah... E come?... e come potè
-poi?... No, non è possibile!... Lei?... Lei?... Lei?... (_Dirà questi
-tre «lei» con tre diversi toni, pieni dell’orrore, di tre diverse
-visioni; e alla fine cascherà, come schiantato, a sedere, rompendo in
-un pianto convulso_)
-
-PALMA
-
-(_commossa, accostandogli_) Perdonami... perdonami... Io non sapevo...
-Credevo... M’assicurò che a te era noto tutto... Ma tu stesso, per
-quello che sei stato per me... per ciò che hai lasciato fare...
-
-LORI
-
-(_balzando a queste ultime parole, come per un lampo di speranza_) Ah,
-ma dunque forse per questo? Te l’avrà detto forse perchè ho lasciato
-fare a lui da padre? (_E resta a spiar Palma, che col suo atteggiamento
-lo disillude_) No? Ti disse che sei proprio sua figlia? (_Per un
-bisogno istintivo d’offenderla subito_) E tu dunque ti sei gloriata
-del disonore di tua madre? Perchè vuol dire che lei fu la sua amante! E
-allora... allora per questo m’avete trattato così?
-
-PALMA
-
-Ma abbiamo creduto che tu sapessi!
-
-LORI
-
-Questo? io? potevo saper questo e sopportare d’esser trattato così?
-e che lui... Ah Dio... fu certo allora... Sì, sì... Dovette essere
-allora... Sì... L’insegnamento... Voleva riprender l’insegnamento...
-Diceva che non potevo avere opinioni, io, perchè non avevo nervi...
-Ecco perchè tutto quell’inferno del primo anno! S’innamorò subito,
-s’innamorò subito, venuta da Perugia alla morte del padre, si innamorò
-subito del suo giovane deputato... Eh, perciò tutta accesa, quando
-venne con lui da me al Ministero, per farsi presentare e raccomandare
-da lui. Era stato allievo del padre; era ora il deputato... S’innamorò
-subito di lui — e sposò me! Ma già! Ma ecco... ecco perchè lui, quando
-fu Ministro, prese me... E io abbagliato, abbagliato da due glorie, da
-quella del padre, dal prestigio di lui, mio capo supremo, mio padrone,
-non vidi nulla! non vidi nulla!... E poi vennero fuori quelle carte del
-padre... — per questo! per questo! — Ma lei s’era già pentita! S’era
-già pentita! Quando tu nascesti, s’era già pentita! Era mia! era mia!
-Fu mia da allora, fu mia, mia, mia soltanto, dalla tua nascita alla
-sua morte, per tre anni, mia, come nessuna donna fu mai d’un uomo!
-Per questo io sono rimasto così! Non m’accorsi di nulla prima; non era
-possibile che me n’accorgessi più, dopo! Lo cancellò lei, lei con tutto
-quel suo amore, ogni vestigio del tradimento. E fu tanto, tanto quel
-suo amore, che m’ha impedito di scoprirlo anche dopo la sua morte...
-(_Ripigliandosi_) Ma come... come hai potuto credere tu che io lo
-sapessi? Tu m’hai pur veduto, m’hai pur veduto fin da bambina andare
-ogni giorno alla fossa di lei!
-
-PALMA
-
-Sì... ma... per ciò appunto... io...
-
-LORI
-
-Che cosa?
-
-PALMA
-
-Io non t’ho nascosto...
-
-LORI
-
-Ah, già... il tuo sdegno... Ah Dio, tutti... Ah, dunque per questo?...
-Il vostro disprezzo... Credevate che io sapessi e mi stèssi zitto? Ma
-perchè — dimmi un po’ — perchè mi sarei stato zitto, sapendo che tu
-non eri mia figlia? perchè avrei finto di non accorgermi del vostro
-disprezzo? Lo vedo, ora, lo vedo, voi mi avete disprezzato. Ma se io
-sapevo che tu non eri mia figlia, non potevo fingere per un riguardo a
-te, al tuo avvenire! E allora? Per che cosa? (_Pianissimo, accennando
-più volte a sè con le mani, quasi non osando, non che dire, ma neppur
-pensare l’orribile sospetto_) Per... per me?... per... avvantaggiarmi
-nella carriera? Mi avete creduto capace di questo? fino al punto
-d’andar lì ogni giorno a rappresentar quella commedia? (_Casca a sedere
-con le mani sul volto. Poi, balzando in piedi_) Ma che essere vile sono
-io dunque stato per voi?
-
-PALMA
-
-No... non questo... non vile...
-
-LORI
-
-Vile! vile! Ma come! Più vile di così?
-
-PALMA
-
-Ma no, abbiamo creduto che ti volessi ostinare...
-
-LORI
-
-Già... eh sì... tante volte me l’avete detto, che m’ostinavo, che
-esageravo... Ma sì! Mi avete parlato sempre chiaro, voi! E io perciò
-non comprendevo... Debbo darvi il merito della vostra franchezza...
-Me l’avete dimostrato in tutti i modi, il vostro disprezzo!...
-(_Smarrendosi, come alienato all’improvviso da tutto_) E dove sono
-stato io?... Come sono stato?... Oh Dio! Ma allora non sono stato mai
-nella vita, io... Non m’ha tradito nessuno! Non m’ha ingannato nessuno!
-Io, io non ho visto... ma sì... sì... tante cose... Oh Dio! ma sì...
-adesso, adesso mi vengono tutte a mente... (_Riafferrato dal dolore,
-dopo lo sbalordimento, commovendosi di tenerezza per sè stesso così
-crudelmente offeso_) E io l’ho pianta, l’ho pianta sedici anni, io,
-quella donna! (_scoppia di nuovo a piangere_).
-
-PALMA
-
-(_provandosi a confortarlo_) Via... via... su... pensa che...
-
-LORI
-
-Mi muore adesso, mi muore adesso, uccisa dal suo tradimento! Capisci
-che adesso non ho più nulla, io, che regga in me? Dove sono ora? Che
-sto a far qui? Tu non sei mia figlia... Io lo so ora. Tu lo sapevi da
-un pezzo, e me lo facevi intendere da un pezzo con tutti gli altri,
-ch’era inutile che seguitassi venir qui...
-
-PALMA
-
-No... Io volevo...
-
-LORI
-
-Ma sfido! Hai ora tuo marito e lui — tuo padre — che puoi averlo qua,
-ora, apertamente. Perciò egli m’ha detto... Ma sì... me l’ha detto
-poco fa di non star più a venire. E tu lo chiami forse papà, ora, anche
-davanti a tutti, è vero?
-
-PALMA
-
-No... no...
-
-LORI
-
-Non per me, certo... non per un riguardo a me... Ah Dio, più che cieco,
-più che cieco... Non sono stato mai nulla, non sono più nulla, non ho
-più nulla, neanche quella morta, più nulla! (_Di nuovo sbalordito, come
-smemorato_) In una illusione ho vissuto senza nessun sostegno! perchè
-voi tutti me li avete sempre tolti, tolti, perchè vi parevano inutili,
-e mi lasciavate con scherno, con disprezzo appoggiare a quella morta
-per la rappresentazione _esagerata_ della mia commedia. Ah, che cosa!
-(_Con scatto di rabbia_) Ma almeno dirmelo, allora!
-
-PALMA
-
-Ma scusa...
-
-LORI
-
-Me lo avete forse detto?
-
-PALMA
-
-No, apertamente, mai...
-
-LORI
-
-È possibile anche questo, che voi me l’abbiate detto apertamente, e
-che io non l’abbia capito. Avete creduto che non ci fosse nulla da
-nascondermi, poichè io sapevo tutto...
-
-PALMA
-
-Capirai che se minimamente fosse nato il dubbio che tu non sapessi...
-
-LORI
-
-Che io non fossi quel miserabile...
-
-PALMA
-
-Ma no... non dirlo più!
-
-LORI
-
-Ma come fece lui a dirtelo, che tu eri sua figlia? Com’ebbe
-quest’impudenza d’offendere in te tua madre?
-
-PALMA
-
-Ma me lo disse, quando non mi poteva più offendere, poichè tu gli avevi
-lasciato il modo di dimostrarmelo, che era mio padre.
-
-LORI
-
-Eh già... io... sì... gli resi anche facile la via. E ora... e ora,
-basta, eh? ora sono licenziato?
-
-PALMA
-
-Ma no! Perchè? Ora cambia tutto...
-
-LORI
-
-Che cambia?
-
-PALMA
-
-Se tu non sapevi...
-
-LORI
-
-Diventi mia figlia, perchè non sapevo?
-
-PALMA
-
-No, ma cambia, è già cambiato il mio sentimento per te!
-
-LORI
-
-Ma non sai tu che io ora... ora, io, io... sì! posso far cose, io...
-io...
-
-PALMA
-
-Che cosa?
-
-LORI
-
-Cose... cose che io stesso non so... Io sono come... come tutto
-vuotato... Non ho più nulla in me... E andando via di qua, quello
-che... quello che può nascere in me, io non lo so... Io... io...
-
-PALMA
-
-Ma siedi... siedi, siedi qui... Tu tremi tutto... Siedi. (_Lo fa sedere
-sulla poltrona; gli s’inginocchia davanti, pietosa, premurosa_) Io
-posso esser per te quella che non sono stata finora...
-
-LORI
-
-(_voltandosi con scatto ferino_) E lui?
-
-PALMA
-
-Che vorresti più fare ora contro di lui?
-
-LORI
-
-Perchè m’ha pagato?
-
-PALMA
-
-No!
-
-LORI
-
-Sì. Pagato la moglie; pagato la figlia...
-
-PALMA
-
-No... no...
-
-LORI
-
-Come no? La mia devozione... Era come il sole per me!
-
-PALMA
-
-Io dico dopo tanti anni...
-
-LORI
-
-(_d’un tratto sorpreso da una visione lontana che lo fa fremere tutto_)
-Che cosa sto vedendo... Senti. Morta. Io ero come un insensato. Morta
-in tre giorni, per causa sua, per aver voluto portar te, piccina di
-tre anni, a un circo equestre... D’inverno, prese freddo all’uscita,
-e in tre giorni... quand’era già mia, tutta mia, e non voleva più
-ch’egli ci venisse in casa, e se la prendeva con me, che non avevo il
-coraggio d’impedirglielo... — ma tu capisci: era stato il mio superiore
-— mi... mi morì allora! Io rimasi... non so, come sono adesso... vuoto.
-Ebbene, lui mi cacciò via dalla camera mortuaria, mi forzò a recarmi
-da te che volevi la tua mamma. Mi disse che sarebbe rimasto lui, a
-vegliare. Mi lasciai mandar via; ma poi, nella notte, ricomparvi come
-un’ombra nella camera. Lui era lì, con la faccia affondata nella sponda
-del letto, su cui giaceva lei tra i quattro ceri. Mi parve dapprima
-che, vinto dal sonno, avesse reclinato la testa inavvertitamente; poi,
-osservando meglio, m’accorsi che il suo corpo era scosso a tratti, come
-da singhiozzi soffocati. (_Si volta a guardar la figlia, sbalordito
-ora di questa tracotanza del Manfroni_) La piangeva, la piangeva, là,
-sotto i miei occhi... E io non capii, tanto ero ormai sicuro dell’amore
-di quella morta là, e di lui. Il pianto, che finora non aveva potuto
-rompermi dal cuore, assalì furiosamente anche me, allora, vedendo
-pianger lui. Ma di scatto egli allora si levò, e com’io, convulso, gli
-tendevo le mani per abbracciarlo, mi respinse, mi respinse con rabbia,
-a spintoni nel petto; e io ricaddi nel mio stordimento e pensai che
-fosse l’orgasmo del rimorso, e che non potesse vedermi piangere, perchè
-il mio pianto lo accusava della sciagura che mi aveva cagionato. Ah,
-ma quel pianto me lo paga! me lo paga, ora! (_Si alza, furente, per
-andarsene. Palma lo trattiene. Le battute seguenti si succederanno con
-la massima concitazione_).
-
-PALMA
-
-Ora?
-
-LORI
-
-Io lo so ora!
-
-PALMA
-
-Ma è assurdo, che dopo tanto tempo, scusa... Dove vai?
-
-LORI
-
-(_come un pazzo_) Non lo so...
-
-PALMA
-
-Che pensi di fare?
-
-LORI
-
-(_cercando di svincolarsi_) Non lo so.
-
-PALMA
-
-Rimani ancora qua.
-
-LORI
-
-No... no...
-
-PALMA
-
-Sì, a parlare ancora qua con me...
-
-LORI
-
-Con te? E perchè più?
-
-PALMA
-
-Ma sì, posso esser per te quella che tu mi credevi...
-
-LORI
-
-Per paura?
-
-PALMA
-
-No!
-
-LORI
-
-Per pietà?
-
-PALMA
-
-No!
-
-LORI
-
-Nulla tu per me, nulla io per te, più nulla. (_Si svincola e la
-respinge da sè_) E se sapessi come lo sento adesso, tutt’a un tratto,
-che sono tanti anni, di questo nulla!
-
-
- TELA
-
-
-
-
-ATTO TERZO
-
-
-SCENA
-
-Ampio scrittojo in casa di Salvo Manfroni, addobbato con austera
-magnificenza. La comune è a sinistra.
-
-La stessa sera del secondo atto. Poche ore dopo.
-
-
- È in iscena, al levarsi della tela, MARTINO LORI. Ha una
- faccia da morto; gli occhi fissi e come insensati. Attende,
- chi sa da quanto tempo, nel silenzio della casa. A mano a
- mano il volto gli s’atteggia a seconda dei varii sentimenti
- che gli tumultuano dentro. Di tratto in tratto si scuote e
- mormora tra sè parole inintelligibili, accompagnate da qualche
- rapido gesto. Gli avviene anche d’abbandonarsi inconsciamente
- a qualche distrazione, che può apparire strana per quanto
- naturalissima, come ad esempio, d’andare a osservar davvicino
- qualche oggetto sulla scrivania che gli abbia quasi puerilmente
- svegliato la curiosità del solo senso visivo. Ma, arrivato lì
- davanti, s’arresta, svanito, non sapendo più perchè si sia
- alzato; e, ripreso dal suo interno farneticare, si rimette
- senza voce a parlar con se stesso; se non che quell’oggetto
- tutt’a un tratto torna ad avvistarglisi, e allora egli, senza
- quasi saperlo, lo prende in mano, lo guarda ma come se non
- riuscisse a vederlo e con esso in mano seguita a gestire il suo
- pensiero tormentoso; poi posa l’oggetto e ritorna al suo posto.
-
- Entra dalla comune il vecchio CAMERIERE di Salvo Manfroni.
-
-
-CAMERIERE
-
-Eh, tarda ancora, signor commendatore. Io non so, di solito le altre
-sere a quest’ora è qui da un pezzo a scrivere o a leggere. È quasi
-mezzanotte.
-
-LORI
-
-Ma sì... mi... mi rammento: è andato... dove?... Me l’ha detto...
-Che anzi, già, prima d’uscire... (_Ricorda che il Manfroni gli disse
-di annunziare a Palma che andava col Gualdi e col Bongiani; ma stima
-inutile seguitare_) A un’inaugurazione... Con suo (_sta per dire
-«genero» e accenna un ghigno che è come un singulto_) Sì sì... e con
-quell’altro... il conte Bongiani.
-
-CAMERIERE
-
-A un’inaugurazione?
-
-LORI
-
-Mi pare d’un circolo, sì. Non voleva, e poi... quello lì (_ha proprio
-la tentazione di dire «suo genero»; dice soltanto_): Suo... (_e guarda
-il cameriere; poi apre di nuovo la bocca al ghigno, come se, vedendolo
-così vecchio, gli nascesse un pensiero che lo agghiaccia, e alza un
-dito verso di lui_) Voi è un pezzo che siete qua con lui?...
-
-CAMERIERE
-
-Col signor senatore? Eh!
-
-LORI
-
-Da quando era deputato?
-
-CAMERIERE
-
-Sono a momenti venticinque anni.
-
-LORI
-
-(_con un sorriso orribile, ammiccando_) La avrete allora veduta qui,
-m’immagino!
-
-CAMERIERE
-
-(_stordito_) Come dice?
-
-LORI
-
-Eh, avventure! avventure del giovane deputato...
-
-CAMERIERE
-
-(_come per evadere, sulle generali_) Donne?
-
-LORI
-
-Chi sa quante!
-
-CAMERIERE
-
-Eh, ai suoi tempi...
-
-LORI
-
-Signorette maritate di fresco... E quando fu ministro poi, giovani
-mogli d’impiegati... (_notando che il cameriere si turba, aggiunge
-subito furbescamente_): Fui suo capo di gabinetto, e lo so... Posti
-di fiducia! Non s’ottengono, caro mio, se non a costo di passare sotto
-certe forche... (_fa le corna, pallido e ridente, e gliele mostra. Il
-cameriere lo guarda sbigottito. Pausa_).
-
-CAMERIERE
-
-(_sospirando_) Cose antiche, signor commendatore!
-
-LORI
-
-Ah! Abbiamo già i capelli bianchi... Acqua passata!... Ormai! (_pausa_)
-(_Il Cameriere torna a guardarlo più che mai sbigottito e costernato.
-Ma egli è assorto, come se vedesse innanzi a sè sua moglie, giovine, là
-in quello scrittojo, e parla quasi tra sè_): Era bella... Che occhi,
-quando parlava! S’accendeva tutta. (_Con voce brillante e spiccata,
-e gesto d’evidenza_) Lucida, precisa... (_Poi con amore, come se
-carezzasse una lontana e riposta grazia di lei_). E voleva dominare,
-con l’intelligenza. Ma una donna, quando è bella... Le si guardano gli
-occhi, la bocca... come è fatta... E si sorride a quelle labbra che
-parlano, senza badare a ciò che dicono. Se n’accorgeva subito, lei, e
-se ne stizziva; ma, poi — donna — sorrideva di quello stesso sorriso di
-chi le guardava le labbra... Ciò che voleva dire rispondere al bacio
-che quegli occhi le davano... E allora... (_Resta un po’ assorto; poi
-tentenna il capo e domanda_) — Ma io solo? (_Voltandosi d’improvviso,
-trasfigurato, verso il cameriere_) Chi sa quante volte se la sarà
-stretta qua, lui, così, e baciata, eh?
-
-CAMERIERE
-
-(_basito addirittura_) Signor commendatore...
-
-LORI
-
-Eh via! Cose vecchie... Si sanno!
-
- SALVO MANFRONI a questo punto si presenta col cappello in capo
- sulla soglia della comune.
-
-CAMERIERE
-
-(_riscotendosi_) Ah, ecco il signor senatore...
-
-SALVO
-
-Come, tu qua, Martino? Che cos’è (_costernato_) È accaduto qualche cosa?
-
-LORI
-
-No. Debbo parlarti.
-
-SALVO
-
-(_riferendosi alla scena del second’atto, con fastidio_) Ancora? E a
-quest’ora?
-
-LORI
-
-No. Precisare, ormai. Due parole.
-
- Intanto il cameriere avrà tolto il soprabito, il cappello e il
- bastone a Salvo Manfroni e alla fine della battuta del Lori si
- sarà ritirato.
-
-SALVO
-
-(_appressandosi con la mano tesa_) Dunque?
-
-LORI
-
-(_scartando la mano con un gesto secco_) Niente mano.
-
-SALVO
-
-(_restando_) Che significa?
-
-LORI
-
-Ecco. Aspetta. Quando ci saremo intesi, te la darò di nuovo.
-
-SALVO
-
-Ma che cos’è?
-
-LORI
-
-Niente! Niente! Per grazia di Dio, non c’è bisogno di spiegazioni. Il
-fatto è certo e innegabile; tanto che tu e tutti eravate sicuri ch’io
-lo sapessi; dunque, non si discute.
-
-SALVO
-
-Ma che dici, scusa?
-
-LORI
-
-Sono venuto a darti, semplicemente, due notizie e a levarmi una
-curiosità.
-
-SALVO
-
-(_vedendolo muovere e parlare così_) Io non ti riconosco più!
-
-LORI
-
-Eh sfido! Sono un altro, da tre ore!
-
-SALVO
-
-Ma che è accaduto?
-
-LORI
-
-Niente. Tutto rovesciato; sottosopra. Sì. Il mondo che ti si ripresenta
-tutt’a un tratto nuovo, come non ti eri mai neppur sognato di poterlo
-vedere. Apro gli occhi adesso!
-
-SALVO
-
-Hai parlato con Palma?
-
-LORI
-
-(_fa cenno di sì col capo ripetutamente, poi_) Sbalordisci! Non
-sa-pe-vo nul-la!
-
-SALVO
-
-(_con costernazione, restando_) Non... non sapevi?
-
-LORI
-
-Nulla. Nè che mia moglie fosse stata la tua amante, nè che Palma fosse
-tua figlia...
-
-SALVO
-
-Te l’ha detto lei?
-
-LORI
-
-Lei. Che glie l’avevi detto tu, ch’era tua figlia; e che io lo sapevo.
-
-SALVO
-
-E non è vero?
-
-LORI
-
-(_semplice, in naturalissimo tono assertivo_) Non è vero! Non sapevo
-nulla! (_Allo stupore del Manfroni_): Ma sì! È incredibile! Non sapevo
-nulla! Da tre ore mi dico: Ma come? Meglio di così te lo dovevano far
-capire? Te l’hanno cantato in tutti i toni; dimostrato apertamente,
-sempre, in tutti i modi! Com’hai potuto credere che un deputato che
-non ti conosceva, diventando ministro, prendesse te, umile segretario
-di ministero, e solo perchè avevi sposato la figlia d’un suo maestro,
-ti mettesse a capo del suo gabinetto? e poi, morta la moglie,
-s’affezionasse tanto alla tua bambina, e te la crescesse come sua,
-e le trovasse marito, costituendole una vistosissima dote? Credetti
-all’onestà di quella donna, capisci? che morì troppo presto! Ma anche
-se fosse vissuta a lungo, non mi sarei accorto di niente lo stesso,
-perchè — ma sì, che vuoi! è incredibile — per me, era onesta! E credevo
-nella tua amicizia, come nella luce del sole, in questa gran luce che
-m’era entrata in casa e m’illuminava, m’accecava... Credetti nella tua
-venerazione per il tuo maestro, non ostante che poi ebbi la prova che,
-altro che venerazione, la tua!
-
-SALVO
-
-(_turbandosi vivamente_) Che vuoi dire?
-
-LORI
-
-Questa è l’altra notizia che ti darò. Aspetta! Ti devo dire tutto!
-Quand’ebbi quest’altra prova, fu peggio.
-
-SALVO
-
-(_c. s._) Prova? Che prova?
-
-LORI
-
-La prova, la prova che complicò tutto; perchè mi fece trovare
-d’improvviso la mia ingenuità come in un covo di spine, di spine che
-la punsero da tutte le parti, a sangue, poverina, e la fecero tanto
-soffrire! Ma coraggiosamente — ah! — lei le strappò, sì, le raccolse,
-e se ne fece un cilizio per imparar a capire, a capir diversamente. Ma
-sempre come può capire l’ingenuità, beninteso! (_Squillo del campanello
-del telefono sulla scrivania_). Ah, senti! Ti chiamano al telefono.
-
-SALVO
-
-Loro? (_fa per prendere il ricevitore dell’apparecchio_)
-
-LORI
-
-(_trattenendogli il braccio_) No. Aspetta. Di’ che vengano qua.
-
-SALVO
-
-Qua? Ma sei pazzo? Perchè?
-
-LORI
-
-Perchè voglio che vengano! (_Nuovo squillo_).
-
-SALVO
-
-A quest’ora?
-
-LORI
-
-Con l’automobile faranno in due minuti.
-
-SALVO
-
-Ma che vuoi che vengano a fare qua? (_Nuovo squillo_).
-
-LORI
-
-Senti che premura? È lei. Ti vuol dire della spiegazione avuta con me.
-(_Nuovo squillo_). Di’ pronto. Su.
-
-SALVO
-
-Ma no! Se prima non mi dici...
-
-LORI
-
-Voglio che c’intendiamo bene, tutti e quattro.
-
-SALVO
-
-Ma su che? Se siamo già intesi!
-
-LORI
-
-No. Per l’avvenire. Dobbiamo stabilire tante cose.
-
-SALVO
-
-Lo faremo domani, se mai!
-
-LORI
-
-Ora! ora! (_Nuovo squillo_).
-
-SALVO
-
-(_parlando all’apparecchio_) Pronto. (_Pausa_) Sì, Palma...
-
-LORI
-
-Di’ che ci sono io.
-
-SALVO
-
-(_c. s._) So... so... (_pausa_) Come? (_pausa_). Sì, senti... è qua da
-me.
-
-LORI
-
-Di’ che vengano subito, subito.
-
-SALVO
-
-(_c. s._) Ma sì, purtroppo... Senti... (_pausa_) Che? (_pausa_) Sì,
-sì... Ma è bene che tu venga qua (_pausa_) Ma sì, subito (_pausa_). Ma
-per parlare (_pausa_). Con Flavio, sì. Come?
-
-LORI
-
-Non vuol venire?
-
-SALVO
-
-(_al Lori_) No, dice che non sa se l’automobile... (_tronca per
-rispondere al telefono_) Sì, sì. Va bene. T’aspetto, allora. Fate
-presto. (_Posa il ricevitore sull’apparecchio_). Su che cosa vuoi che
-c’intendiamo bene tutt’e quattro?
-
-LORI
-
-Intendiamoci prima tra noi due. Voglio sapere quando fu!
-
-SALVO
-
-Ma lascia!
-
-LORI
-
-No. Rispondi. Subito dopo il mio matrimonio? (_Salvo scrolla le
-spalle_) Rispondi. Perchè già v’eravate accordati, fin dal suo arrivo
-da Perugia?
-
-SALVO
-
-Ma no! Io non ci pensai neppure, allora!
-
-LORI
-
-Ma forse ci pensò lei?
-
-SALVO
-
-No, no! (_Attenuando_) Almeno io non so. Non credo.
-
-LORI
-
-E allora fu quando cominciò a tempestare, che voleva riprendere la sua
-carriera di maestra?
-
-SALVO
-
-(_per troncare_) Ma sì! ma sì!
-
-LORI
-
-Che un giorno non la trovai più a casa?
-
-SALVO
-
-Che vai ripensando più adesso?
-
-LORI
-
-Voleva fare come la madre. Andarsene. Venirsene con te. Eh, ma tu avevi
-la tua carriera politica...
-
-SALVO
-
-Smetti, ti prego!
-
-LORI
-
-E persuadesti la pecorella a ritornare all’ovile!
-
-SALVO
-
-Non so che gusto provi...
-
-LORI
-
-Ma mi brucia adesso a me! mi brucia adesso!
-
-SALVO
-
-Capisco, capisco... Ma pensa che è finito da tanto tempo! È morta...
-
-LORI
-
-(_con scatto goffo e atroce, per l’insorgere d’un bisogno di vendetta_)
-Oh! t’odiò, t’odiò, quando ritornò a me! S’accorse che a te era più
-cara la tua ambizione, e t’odiò!
-
-SALVO
-
-Ma sì, lo so bene...
-
-LORI
-
-E odiò in sè anche il frutto del tuo amore. Non voleva esser madre, non
-voleva, lo so. Fu la mia amante, più che la madre di quella lì. E io,
-io che pur ne ero felice, ne soffrivo. Per la bambina che credevo mia,
-nata da quella nostra riconciliazione.
-
-SALVO
-
-Basta, basta ora, ti prego!
-
-LORI
-
-Basta? Ah no, caro. Per me comincia adesso!
-
-SALVO
-
-Che comincia?
-
-LORI
-
-Ora lo vedrai. Mi ci son voluti diciannove anni per comprendere! Ora
-che tutto era finito, voi dite, così, pulitamente, come usa fra gente
-per bene...
-
-SALVO
-
-Ma scusa...
-
-LORI
-
-Oh lo so, gente che sa fare a modo le cose... — ora che non c’è più
-niente da fare, è vero? morta da sedici anni la moglie; maritata la
-figliuola, — basta, eh? là c’è la porta, tanti saluti. Ah no! Ora viene
-la mia volta. Ho capito tutto. Vagliato tutto.
-
-SALVO
-
-Ma non vedi che tu farnetichi?
-
-LORI
-
-No. Lucidissimo. Ho pensato, pensato. E vedo tutto. Parlo così, mi
-muovo così, perchè non posso farne a meno. Sono come un cavallo
-scappato. Mi frustano tutte le cose, che mi sono all’improvviso
-uscite dall’ombra da tutte le parti. Ma so ormai dove andrò a parare.
-Guardatene! (_Lo afferra per un braccio_) Prima di tutto; sei convinto
-ora, che non sono quel miserabile che m’avete creduto e rappresentato
-agli occhi di tutti?
-
-SALVO
-
-Ma sì! E per ciò non vedo...
-
-LORI
-
-Che cosa io possa fare? Nulla, è vero? Avrei dovuto saperlo prima, ed
-essere un miserabile della più vile specie per profittarne. Non l’ho
-saputo; e dunque, tu pensi, dopo diciannove anni... Sbagli, caro mio!
-
-SALVO
-
-Vorresti profittarne adesso?
-
-LORI
-
-No! Sbagli, perchè, se l’avessi saputo subito, a tempo, non ne avrei
-mai profittato, io! T’avrei ucciso!
-
-SALVO
-
-Non penserai d’uccidermi adesso...
-
-LORI
-
-Eh, lo so, ora non posso più! non... (_S’interrompe, per un’idea che
-gli balena e lo agita d’improvviso_) Ma aspetta! Tu dici, profittarne
-adesso? E... e come potrei... come potrei più, adesso?
-
-SALVO
-
-(_esitante_) Ma... non so, io... io potrei fare ancora qualche cosa per
-te...
-
-LORI
-
-(_lo guarda prima terribilmente, poi, quasi saltandogli alla
-gola, lo fa cadere su una poltrona; gualcendogli l’abito addosso_)
-Tu? Meriteresti di essere ucciso ora, per questo che hai detto!
-(_Ritraendosi inorridito, ripreso dall’idea che gli è balenata_) No!
-Su, su... Rassettati, rassettati... C’è, c’è forse il modo... c’è, c’è
-ancora il modo di profittarne...
-
- Entrano a questo punto dalla comune PALMA e FLAVIO GUALDI,
- ansiosi e sgomenti.
-
-LORI
-
-(_scorgendoli_) Ah, eccoli!
-
-PALMA
-
-Che cos’è? che cos’è?
-
-LORI
-
-Niente, niente, Palma! S’è chiarito, s’è chiarito, s’è chiarito tutto!
-Ha dovuto riconoscere, richiamato da me a fatti, a dati precisi, che
-s’era ingannato. Non è vero che tu sei sua figlia! Sei mia figlia! mia
-figlia! (_A Salvo_): Dillo, dichiaralo forte, qua, a tutti e due! È
-vero, è vero, che hai dovuto convenirne?
-
-SALVO
-
-Sì, è vero.
-
- Momento di silenzio.
-
-LORI
-
-È vero! (_A Flavio_): Hai inteso, tu?
-
-FLAVIO
-
-(_a bassa voce, aprendo appena le braccia_) Ho inteso...
-
-LORI
-
-No! Dico che per il rispetto che tu mi devi d’ora in poi, come al padre
-di tua moglie, che sono io! sono io!
-
-FLAVIO
-
-(_c. s._) Sì, va bene...
-
-LORI
-
-E perchè non debba arrischiarti più d’ora in poi d’accogliermi come un
-intruso, come uno che non abbia saputo mai rappresentar le sue parti in
-commedia. Sfido! Me le avete fatte rappresentare a mia insaputa, tutte:
-quella del marito gabbato e contento; quella dell’amico; del vedovo;
-del padre; del suocero. E le ho rappresentate male! Sfido! Non sapevo
-di rappresentarle! Ma ora che lo so, ora che lo so; vedrete! (_Trapassa
-così, senz’avvertirlo, trascinato dalla foga della passione, a palesar
-la commedia che sta rappresentando dal sopraggiungere di Palma e di
-Flavio_)
-
-PALMA
-
-(_avvertendolo, con stupore_): Come!
-
-FLAVIO
-
-(_c. s. rivolto a Salvo, che si tiene in disparte_): Che dice?
-
-LORI
-
-(_ripigliandosi_) Che dico? (_Si volta verso Palma_) Dico... dico che
-tua madre... purtroppo, sì... resta, resta il tradimento... ma che
-quest’altra infamia, no! quest’altra infamia non è vera! non è vera!
-
- Lungo silenzio, Salvo Manfroni e Flavio restano a capo chino.
-
- Palma è come interdetta, sospesa a un ansioso sgomento. Il Lori
- guarda prima quei due; poi Palma. Nota quel suo atteggiamento e
- se ne compenetra; provando anche lui, subito, quasi sgomento di
- quella sua reiterata asserzione di fronte a lei così sospesa,
- e della commedia che s’ostina a rappresentare. Non per tanto,
- quasi a sfida del suo stesso sentimento, ripete, accostandosi
- a lei amorosamente, con un tono diverso, quasi infuso d’ironia
- per l’effimera soddisfazione che s’è presa:
-
-LORI
-
-Non è vero! Quantunque a te, eh! di’ la verità, forse non ti fa piacere!
-
-PALMA
-
-Ma sì... sì...
-
-LORI
-
-(_spiandola negli occhi, non volendo crederlo_) Sì?
-
-PALMA
-
-Sì.
-
-LORI
-
-Che sia io tuo padre?
-
-PALMA
-
-Ma sì.
-
-LORI
-
-Io, e non lui?
-
-PALMA
-
-Ti dico sì...
-
-LORI
-
-Quantunque io sia un pover’uomo, che tu, fino a poco fa, hai
-disprezzato?
-
-PALMA
-
-Ma sì, per questo, anzi!
-
-LORI
-
-Uno che tutti, sempre disprezzeranno, perchè non posso più far credere
-a nessuno, io, che non sapevo, capisci? Se lo dico, faccio ridere!
-
-PALMA
-
-Ma ci credo io! E ci ho creduto subito, appena tu me l’hai detto!
-E tanto più ci credo ora, se tu mi dici che non è vero quanto lui
-(_accenna al Manfroni_) aveva supposto!
-
-LORI
-
-(_commosso, rabbrividendo, quasi atterrito dal vuoto che tocca_) Vedi?
-vedi? È spaventoso! Basta sapere una cosa, e cangia, cangia subito
-tutto! Io ero così, come te, fino a poche ore fa! Mi credevo tuo
-padre; e tu mi disprezzavi, perchè sapevi di non esser mia figlia! Ora,
-invece, che tu cominci a credermi tuo padre, e ti volti a me cangiata,
-io non posso, non posso riaccoglierti tra le braccia, perchè so, so
-che non sei mia figlia, e che sto facendo la commedia davanti a lui,
-davanti a tuo marito e a te!
-
-PALMA
-
-(_di nuovo, con stupore_) La commedia?
-
-FLAVIO
-
-(_c. s._) Ah, ma dunque...
-
-LORI
-
-(_nervosamente, aspro, quasi cattivo, per reagire alla sua commozione
-e difendersene_) La commedia! E l’ho fatta bene, no? Tanto bene, che
-per un momento ci avete creduto! (_Accenna un riso amaro_) Ah! ah!
-E anch’io, ecco qua, senza volerlo (_si passa le dita sugli occhi
-e poi le mostra_) fino alle lagrime! (_Accostandosi a Flavio_) No!
-Tranquillo, caro, tranquillo!
-
-FLAVIO
-
-Dunque... non è vero?...
-
-LORI
-
-Non è vero! Ho tentato; ma non posso. Mi stomaca. Mi fa piangere...
-
-SALVO
-
-E dunque basta, via...
-
-LORI
-
-(_voltandosi di scatto_) Non ti va? Eppure dovrebbe seguitare, almeno
-questa commedia; poichè il dramma passò nella mia vita senza che me
-n’accorgessi; e non posso più farlo! Ma stai tranquillo anche tu. Non
-posso far più neanche la commedia. Lo so! Se non la svelavo io, domani
-andavi a casa loro, a dire che avevi dovuto far le viste di riconoscere
-davanti a loro l’inganno, per pietà del mio stato; e li avresti
-persuasi a far le viste di crederci anche loro...
-
-SALVO
-
-Ma no! Perchè t’immagini questo?
-
-LORI
-
-(_con forza_) Non sono mica un imbecille!
-
-SALVO
-
-Ma chi te lo dice?
-
-LORI
-
-Oh! Vi foste contentati di credermi soltanto un miserabile! Nossignori!
-Anche un imbecille! Ma io ho potuto essere un imbecille, finchè ho
-creduto a cose sante e pure: all’onestà! all’amicizia! Ora no, più! E
-se, per vendicarmi, mi potessi sobbarcare a essere ancora, agli occhi
-di tutti quel miserabile che m’avete fatto credere, non potrei esser
-più umile, timido, schivo, quel pover’uomo che andava a fare quella
-buffonata ogni giorno, là, al camposanto! Lo capite, questo? È chiaro!
-E dunque... e dunque, io... io... (_si guarda smarrito intorno, come
-se cercasse e non trovasse più via di scampo, e accenna un lieve e vano
-annaspare delle mani; poi, recandosele al volto_) oh Dio, come... come
-farò più a vivere io?
-
-SALVO
-
-Ma no! Ma perchè fai così?
-
-PALMA
-
-Se tutto è passato, finito!
-
-LORI
-
-Ma appunto per questo! Perchè tutto è finito, non posso più vivere!
-Se è finito! se non posso più distruggerlo quello che sono stato per
-gli altri! È qua — _in questo mio corpo_ — in questi miei occhi che
-guardavano senza vedere chi ero per tutti; in questa mano che porgevo,
-senza sapere che apparteneva a uno, di cui tutti ridevano o avevano
-schifo! Come faccio più ora a guardare la gente? a porgere questa mano?
-Ne ho io, ora, schifo e raccapriccio! Di me stesso, sì, quale ora mi
-vedo e mi tocco: — _uno che non sono io, che non sono stato mai io_ —
-e da cui non mi par l’ora di fuggire! non mi par l’ora! (_accenna così
-dicendo, smarritamente, di volersene andare_) non mi _par l’ora_!
-
-SALVO
-
-(_parandoglisi davanti per impedirglielo_) Ma che vorresti fare?
-
-LORI
-
-(_lo guarda, come trasognato — poi, sovvenendosi_): Ah, sì: oltre a
-questa, un’altra cosa. Me ne scordavo. L’unica che possa fare contro
-te. E la faccio, non perchè me n’importi; la faccio per provarti che
-non sono un imbecille. Mi vendico, sì, a freddo, mi vendico nell’unico
-modo che mi sia possibile ormai: facendo a te ciò che tu hai fatto
-a me: lasciarti vivo, ma come tu hai lasciato vivere me, senza
-più la stima di nessuno, dimostrando che il miserabile sei tu, tu!
-(_Voltandosi a Palma e a Flavio_) È lui, questo che tu ti sei gloriata
-d’avere per padre, un miserabile, non solo per quello che ha fatto a
-me, ma anche, sai? perchè è un ladro!
-
-SALVO
-
-(_facendoglisi sopra, minaccioso_) Che?
-
-LORI
-
-(_subito, fermo, tenendogli testa_) Un ladro! Un ladro! (_Voltandosi
-agli altri due_) È un ladro, perchè ha rubato a Bernardo Agliani!
-
-SALVO
-
-(_rompendo a ridere sonoramente_) Ah! ah! ah!
-
-LORI
-
-(_lo guarda un pezzo, poi si volta a Palma e a Flavio, e dice_): Ride.
-Ho la prova a casa!
-
-SALVO
-
-L’hanno data a intendere anche a te? Te l’hanno fabbricata a Perugia,
-codesta prova?
-
-LORI
-
-No, caro. È di mano dello stesso Agliani.
-
-SALVO
-
-Ma se le ho io qua (_indica la scrivania_) le carte dell’Agliani!
-
-LORI
-
-Eh, tutte no!
-
-SALVO
-
-Tutte! tutte!
-
-LORI
-
-Tutte, no.
-
-SALVO
-
-(_smarrendosi di fronte alla reiterata affermazione_) Tranne che...
-tranne che tu non ne abbia delle altre, che io ignoro...
-
-LORI
-
-Ti smarrisci...
-
-SALVO
-
-No!
-
-LORI
-
-Ti sei fatto pallido. E ora arrossisci!
-
-SALVO
-
-Ma perchè non vorrei che l’Agliani, in altri appunti posteriori...
-
-LORI
-
-No: sono anteriori: i primi! Il primo abbozzo di quella copia che hai
-tu.
-
-SALVO
-
-Ma se nelle carte che ho qua dell’Agliani non c’è nulla che...
-
-LORI
-
-Non saranno tutte!
-
-SALVO
-
-Tutte! tutte!
-
-LORI
-
-Fin dove ti sarà convenuto di conservarle! Le altre, le avrai distrutte!
-
-SALVO
-
-Questa è una calunnia!
-
-LORI
-
-Te lo posso provare.
-
-SALVO
-
-Che cosa? Potrai provarmi, se mai, che forse all’Agliani, in seguito,
-sorse da quei suoi problemi l’idea anche a lui...
-
-LORI
-
-Ecco, benissimo. Ma non _anche a lui_; a lui _soltanto_, e tu te
-l’appropriasti. (_Voltandosi a Palma e a Flavio_) Ho gli appunti a
-casa: un fascio così!
-
-SALVO
-
-Sta bene! E provamelo, se qua, nelle carte che ho qua, (_batte
-furiosamente sulla scrivania_) non c’è neppure il più lontano cenno di
-quell’idea! Provamelo!
-
-LORI
-
-Ah, ora non neghi più, mi sfidi!
-
-SALVO
-
-(_con sprezzo_) Ma che vuoi che sfidi, uno come te? Chi vuoi che presti
-fede a te e non a me, se io affermo che non ho conosciuto — com’è vero
-— codesti nuovi appunti dell’Agliani, ed esibisco le carte che ho qua
-di lui.
-
-LORI
-
-Eh, già! Se non ci fosse il tuo libro...
-
-SALVO
-
-(_smarrendosi di nuovo_) Il mio libro?
-
-LORI
-
-A cui si deve prestar fede! A me, no; ma al tuo libro, sì. La prova è
-lì!
-
-SALVO
-
-(_c. s._) Nel mio libro?
-
-LORI
-
-(_rivolgendosi agli altri due_) Ma come volete che uno, ignaro come
-me, potesse capire qualche cosa in tutte quelle formule, in tutti quei
-calcoli? L’evidenza del furto m’è saltata chiara davanti agli occhi,
-senza cercarla, confrontando quegli appunti col suo libro.
-
-SALVO
-
-Non ti degno di risposta!
-
-LORI
-
-E l’ho scoperto da un pezzo, io, sai? e mi sono stato zitto per lei
-(_indica Palma_), per il bene che facevi a mia figlia, perchè ignoravo
-l’altro tuo delitto, di cui questo forse è soltanto la conseguenza
-accidentale. Perchè non hai avuto mai nessuna vera passione tu;
-e codeste carte dell’Agliani ti servirono soltanto, dapprima, per
-nascondere la tresca; per darti il pretesto di stare a casa mia, vicino
-a lei! Vuoi che pubblichi, se non hai nulla da temere, quegli appunti
-che ho in casa, così come sono? Sarei venuto a darteli...
-
-SALVO
-
-(_subito_) Dàmmeli, e li pubblicherò io stesso, riconoscendo innanzi a
-tutti...
-
-LORI
-
-Che cosa? La tua appropriazione indebita?
-
-SALVO
-
-(_con forza_) Questa non c’è! E non la crederà mai nessuno!
-
-LORI
-
-Eh già... Tra te e me... (_Voltandosi verso Palma e notando il suo
-atteggiamento, tra sdegnato e avvilito_) Ma guarda! Mi basta che lo
-creda lei — se glielo dico io — uno che per lei ha taciuto — uno che
-non parlerà più, domani! Che vuoi che m’importi del tuo libro!...
-di chi l’ha scritto!... di te!... (_Afferra per le braccia Palma,
-spiandola negli occhi_) Tu mi credi?
-
-PALMA
-
-Sì!
-
-LORI
-
-Credi a me e non a lui?
-
-PALMA
-
-Sì! sì!
-
-LORI
-
-E mi basta questo! Non pubblico niente! non faccio niente! Ero venuto
-qui per fare non so quante cose, contro te, contro tutti... Mi son
-cadute di mano tutte le armi... Che armi? Non ne ho!... Neanche uno
-spillo!... E poi perchè? È piccolo, è meschino e brutto quello che
-ho fatto... Ne provo onta io stesso, ora... (_Rivolgendosi ancora una
-volta a Palma_) Tu mi credi?
-
-PALMA
-
-Sì! sì! (_pausa_)
-
-LORI
-
-Mi basta questo. Addio.
-
-PALMA
-
-(_commosso, accorrendo a lui, abbracciandolo per trattenerlo_) Ah no!
-no! Saprò impedirtelo io! Per vivere! per vivere ti deve bastare!
-
-LORI
-
-No... no...
-
-PALMA
-
-(_incalzando_) Come no? sì! Se ora tu hai tutta la mia stima, il mio
-affetto! (_Invita con la mano Flavio ad accostarsi a farsi attorno,
-premuroso_) Tutto il rispetto...
-
-FLAVIO
-
-(_eseguendo_) Sì, sì, certo...
-
-LORI
-
-(_cupo, quasi duro_) Io posso ormai, senza inganno, riaccostarmi solo
-a chi, dopo la colpa, si pentì e mi compensò con tanto amore. L’unica
-cosa viva e vera, ch’io m’abbia avuto, dopo il delitto. Tutto il resto
-è stato inganno. Chi più m’ingannò, m’ingannò meno. Non potrei, non
-potrei, senza ribrezzo per me e per voi, riaccostarmi alla vostra vita.
-
-PALMA
-
-Ma no! Perchè ribrezzo? Nessun ribrezzo! Quello che tu hai detto,
-scusa, l’inganno suo (_indica Salvo Manfroni_), l’inganno suo sul mio
-conto...
-
-LORI
-
-Ma non è vero!
-
-PALMA
-
-Eppure io l’ho creduto subito, entrando qua con lui (_indica Flavio_).
-Ebbene, così lo crederanno anche gli altri! E sarò io, sarò io la prima
-a farlo credere, a farlo credere a tutti, perchè tutti abbiano per te
-rispetto, considerazione...
-
-LORI
-
-Tu? Ma non puoi mica dire...
-
-PALMA
-
-Non c’è bisogno di dire! Mi vedranno con te, accanto, intorno a te,
-come nessuno finora m’ha veduta! E d’accordo tutti, qua, d’ora in
-poi...
-
-LORI
-
-(_per tentare ancora una difesa contro questa carità di lei, che lo
-investe, lo frastorna, e quasi lo fa mancare a sè stesso_) Ma... ma non
-posso crederlo io!
-
-PALMA
-
-(_incalzando sempre più_) Anche tu! anche tu! lo crederai anche tu, per
-forza!
-
-LORI
-
-(_c. s._) Io?... come?...
-
-PALMA
-
-Ma perchè è _vero_, vedi! è _vero_ ora il mio affetto per te! Non è
-mica un inganno! Il mio affetto, la mia stima, sono _una realtà_, in
-cui tu puoi vivere, e che s’imporrà a tutti e anche a te!
-
-FLAVIO
-
-È giusto! è giusto! Sarà così.
-
-LORI
-
-(_stremato, sfinito, come stroncato dalla commozione, si piega sul
-braccio di Palma; poi, c. s., rialzando la faccia smorta e quasi
-balbettando_): La... la commedia, allora?
-
-PALMA
-
-No! Nessuna commedia! Il mio affetto _vero_, ti dico!
-
-FLAVIO
-
-Sì, certo... Sarà così...
-
-LORI
-
-(_a Flavio_) Tutto per bene?...
-
-PALMA
-
-(_affettuosa, abbracciandolo, quasi sostenendolo_) Su, su! sarai tanto
-stanco... Andiamo, andiamo... T’accompagneremo noi a casa...
-
-FLAVIO
-
-Sì, è già molto tardi...
-
-PALMA
-
-C’è giù l’automobile, faremo presto...
-
-LORI
-
-A casa... in automobile... Eh sì... tutto per bene... tutto per bene...
-(_S’avvia con Palma, quasi rimbecillito, seguito da Flavio. A un
-certo punto si ferma, si volta, guarda Salvo Manfroni, e dice a Palma,
-indicandoglielo_): E... e lui?
-
-PALMA
-
-(_spiandolo, sospesa_) Che dici?
-
-LORI
-
-Eh, salutiamo anche lui, allora... (_Gli fa un saluto con le mani,
-accennando anche un inchino, poi, rivolgendosi a Palma_): Tutto per
-bene...
-
-
- TELA
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK TUTTO PER BENE ***
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