diff options
Diffstat (limited to 'old/64899-0.txt')
| -rw-r--r-- | old/64899-0.txt | 7756 |
1 files changed, 0 insertions, 7756 deletions
diff --git a/old/64899-0.txt b/old/64899-0.txt deleted file mode 100644 index f46a676..0000000 --- a/old/64899-0.txt +++ /dev/null @@ -1,7756 +0,0 @@ -The Project Gutenberg eBook of La donna e i suoi rapporti sociali, by Anna -Maria Mozzoni - -This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and -most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions -whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms -of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you -will have to check the laws of the country where you are located before -using this eBook. - -Title: La donna e i suoi rapporti sociali - -Author: Anna Maria Mozzoni - -Release Date: March 21, 2021 [eBook #64899] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at - http://www.pgdp.net (This file was produced from images made - available by The Internet Archive) - -*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA DONNA E I SUOI RAPPORTI -SOCIALI *** - - LA DONNA - E - I SUOI RAPPORTI SOCIALI - - - DI - A. MARIA MOZZONI - - - IN OCCASIONE DELLA REVISIONE - DEL CODICE CIVILE ITALIANO - - PROPRIETÀ DELL'AUTRICE - - - - MILANO, SETTEMBRE MDCCCLXIV - - - - - _L'Autrice, avendo adempiuto alle vigenti prescrizioni, intende - godere dei diritti di proprietà letteraria sanciti dalle leggi del - regno d'Italia, non solamente nell'interno, ma anche a norma - dei trattati internazionali._ - - Tip. Sociale, diretta da G. Ferrari - - - - -A mia Madre - - -Mentre i miei deboli sforzi dirigo all'utile della femminil gioventù -e, tracciando alla donna i suoi doveri, e rivendicando i suoi diritti, -tento sollevarla all'altezza della missione, alla quale Dio e la natura -la sortivano adornandola d'intelligenza e di sentimento, io non posso -porre in migliore accordo coll'argomento la mia mente ed il mio cuore -che a Te consacrando questa mia fatica. - -A Te, che al venerando e santo carattere materno sì degnamente rendi -l'onore, che ne ricevi; a Te, che il comun pregiudizio non dividesti -che alla donna interdice il libero pensiero; a Te, che vita mi desti, -latte ed insegnamento, questa mia dedica è tutt'insieme debito ed -omaggio. - -Da tutt'altri implorerei indulgenza e generosa venia alle molte -imperfezioni del mio lavoro; ma del cuor di madre è colpa dubitare, non -altrimenti che della divina illimitata bontà; laonde aspetto nel Tuo -aggradimento l'ampia mercede al mio buon volere. - - _L'affezionatissimma tua Figlia_ - - _A. MARIA._ - - - - -Alle Giovani Donne - - -_La revisione del Codice Civile italiano per opera del Parlamento -nazionale mi poneva fra le mani un argomento — La donna, per vieto -costume esclusa dai consigli delle nazioni, ha sempre subito la legge -senza concorrere a farla, ha sempre colla sua proprietà e col suo -lavoro contribuito alla pubblica bisogna, e sempre senza compenso._ - -_Per lei le imposte, ma non per lei l'istruzione; per lei i sacrificii, -ma non per lei gl'impieghi; per lei la severa virtù, ma non per lei -gli onori; per lei la concorrenza alle spese nella famiglia, ma non -per lei neppur il possesso di sè medesima; per lei la capacità che la -fa punire, ma non per lei la capacità che la fa indipendente; forte -abbastanza per essere oppressa sotto un cumulo di penosi doveri, -abbastanza debole per non poter reggersi da sè stessa._ - -_Ora, se la donna è impossibilitata dalle vigenti istituzioni a -rivendicare il suo diritto in quel parlamento che, in qualità di -rappresentanza nazionale, tutta dovrebbe rappresentar la nazione -ne' suoi indispensabili e reali elementi, essa tenta almeno di farlo -per quella via che non le può essere preclusa, per quella cioè della -stampa; e possa la sua voce, che chiede _uguaglianza vera di tutti -i cittadini innanzi alla legge_, esser raccolta colà dove il solenne -mandato della nazione impone ogni equità e ogni giustizia._ - -_Strappare all'oscurantismo uno de' suoi più poderosi elementi, -generalizzare l'istruzione donde un potente incremento alle libere -istituzioni, creare un nuovo impulso alle scienze ed alle arti, -duplicare le forze della nazione duplicando il numero de' suoi -cittadini e raccogliendo tutti gl'interessi nel raggiungimento di un -unico scopo, crearsi fama di illuminato e generoso sopra ogni popolo -civile, ecco i vantaggi che debbono naturalmente scaturire dalla -redenzione della donna nella nostra Italia._ - -_Se non che prevedo l'obiezione, che mi può esser fatta anche da -qualche amico generoso della redenzione femminile; che cioè in mano -all'ignorante ed al pregiudicato potrebbe assai facilmente servire il -diritto ad uccidere il diritto; che pur troppo al dì che corre, subendo -la donna le antiche influenze, e nè potendo d'un tratto diradarsi -dinnanzi gli occhi la fitta tenebrìa di sessanta secoli, essa finirebbe -o per non comprendere il suo diritto e trascurarlo o, che peggio è, -per mal applicarlo, non altrimenti che un coltello, utilissimo arnese -in mano al savio ed all'adulto, si fa pericoloso e funesto fra mani al -bambino od al mentecatto._ - -_Nulla di più vero, e di più giusto in verità, che siffatto timore; -laonde ciò considerando risolsi di rivolgere a voi, giovani donne, il -mio libro, e parlare a voi dei vostri doveri prima, poscia dei vostri -diritti, nè passerò a parlar di questi, se non quando mi lusingherò di -avervi a sufficienza provato che il diritto sul dovere si fonda, non -altro quello essendo che lo strumento col quale questo si compie._ - -_Ognun vede e sa, che potente ed efficace si è destato il bisogno -d'istruzione nella donna in questo quinquennio di libera vita. Ognun -vide l'entusiasmo che la donna italiana portò nel patrio risorgimento, -la devozione sua agli interessi nazionali, i sacrificii che lieta compì -sull'altare dei patrii bisogni._ - -_Se ciò tutto non rivela massima intelligenza della pubblica cosa; -se l'avere scossa l'inconscia pace dell'ignoranza; se il suo caldo -parteggiare per cose, per individui o per principii, non prova -ampiamente in lei sazietà della vieta apatia, e bisogno supremo di -nuova vita, di più libera atmosfera e di più ampio orizzonte; se ciò -non è, dico, allora noi assistiamo ad un fenomeno che non ha ragione -d'essere, epperò non possibile soluzione._ - -_Negare alla donna una completa riforma nella sua educazione, negarle -più ampii confini alla istruzione, negarle un lavoro, negarle una -esistenza nella città, una vita nella nazione, una importanza nella -opinione non è ormai più cosa possibile; e gli interessi ostili al suo -risorgimento potranno bensì ritardarlo con una lotta ingenerosa, ma non -mai impedirlo._ - -_Ma ogni ragione e l'esperienza di tutti i secoli prova che -l'iniziativa d'ogni redenzione incombe all'oppresso medesimo; epperò è -duopo, studii la donna il suo terreno, e sciolgasi prima ad un tratto -da ogni influenza che tenti piegarla e formarla ad interessi non suoi; -ed ecco ragion per cui io tento riscattarla dai vieti principii d'una -morale relativa per sostituirvi una morale assoluta, che non già sè -stessa, ma le sole forme sue modifica in faccia ai rapporti._ - -_E tanto più credo doversi la donna formare ai severi principii -dell'etica, in quanto che, per la natura delle nostre istituzioni, ella -è costretta sottoscrivere a tutte le dottrine, leggi ed opinioni che -vengano dall'uomo esposte, promulgate o diffuse, le siano, o no, utili -e giovevoli; laonde a riscattarla da siffatta servitù dello spirito, -nulla vidi di meglio a farsi, che convincerla della sua morale potenza, -dell'altissimo fine cui è missionata, dei doveri e dei diritti che le -creano d'intorno i molteplici rapporti._ - -_Se non che, nello imprendere questo lavoro, nel caricar le spalle -di questo arduo incarico, sentomi travagliare da mortal peritanza; e -come queste incertezze valermi possono compatimento ed indulgenza appo -le gentili creature a cui la mia fatica è consacrata, voglio tutte -porle in luce e vantaggiare così la posizione mia nei cuori vostri, o -leggitrici, mostrandovi le difficoltà incontrate nel cammino che, in -vista d'un possibile utile vostro, mi son incuorata a percorrere._ - -_Le leggi della morale scritte nei cuori nostri, e dalla ragione -ogni dì più potentemente affermate e convalidate, stanno. E stanno -indeclinabili, eterne, inconcusse in onta agli interessi, malgrado la -debolezza, a dispetto delle passioni; e verso quelle s'indirizza ogni -filosofia, che si proponga l'uomo e l'umanità guidare alla possibile -perfettibilità. E della morale scrissero con ogni tema e con ogni -forma migliaia di scrittori, e le sue leggi svolsero in ogni modo, ora -con piana e facile allocuzione per l'età adolescente, ora con sublime -potenza di raziocinio, e vastità di concetto, furono fatte argomento -alle profonde investigazioni della filosofia._ - -_Mi si apriva adunque dinanzi un terreno ben battuto ed investigato -da fini osservatori, e da valentissime penne trattato; e certo fatica -molta non valeva di lavorare per aggiungere il peggio al meglio; e -quand'anco non una misera intelligenza siccome la mia, ma un altissimo -intelletto si fosse l'impegno assunto di percorrere di nuovo quella -via, sarebbe pur sempre stato a mio credere superfluo lo ripetere ciò, -che già in mille guise fu detto, lo illustrare ciò, che è già sì ricco -d'illustrazione, e discutere di ciò, che tutte le opinioni già trova -unanimi e concordi._ - -_D'altronde l'occhio a voi rivolgendo, lettrici mie, trovavo quantità -di scrittori, che a voi consacrarono le penne ed i temi, e voi fecero -argomento e le vostre doti, e la potenza vostra, e perfino le vostre -fralezze, a lavori d'ogni genere, d'ogni forma, d'ogni portata; così -che sarebbe impossibile darvi encomii più lusinghieri, e biasimi più -indiscreti, nè mostrar di voi maggiore stima, nè di peggior dispregio -caricarvi; e neppure alcun chè di nuovo insegnarvi; poi che da oratori -d'ogni colore e pensamento vi si diresse la parola e l'insegnamento._ - -_E chi vi volle educate a passività assoluta e v'insegnò dover essere -voi siccome cencio pieghevole, oggetto da strappazzo nelle mani di chi -poteva e sapeva imporvi ogni sua voglia; e chi cinte di ferro il seno, -e il volto ascoso dalla robusta celata d!un elmetto, vi cantò valorose -nella lotta ed intrepide nel periglio; e chi, raccolte in lungo e fitto -velo, inaccessibili a sguardo mortale, vi collocò fra il vestibolo e -l'altare e, fra i vaporosi labirinti del misticismo, la perfezione vi -additò nell'oblio di tutto e di tutti; e chi, dalla potenza dei vostri -vezzi soggiogato, proclamò essere il fine della vostra mortale carriera -la terra adornare e rallegrare col raggio della vostra bellezza, e la -soavità del vostro sorriso, ed educate perciò vi vorrebbe a far somma -stima di quella e ad avervi facile questo._ - -_Ora, dove insuperabile difficoltà credeami incontrare fu là appunto -dove m'ebbi lo intelletto illuminato ed addirizzato. Il cuor si solleva -involontario alla vista del sommo egoismo, che la maggior parte informa -di quei volumi, e l'ingiusta giudizio, che ovunque pesa sulla donna -che, biasimata od encomiata, è insultata sempre, dacché come essere -relativo è ovunque considerata, e non mai siccome portante in sè stessa -lo intrinseco valore dall'intelligenza e dal sentimento costituito, -indipendentemente dal sembrar dessa, o no, amabile e bella, dall'essere -ella, o non essere, oggetto di delirii o d'entusiasmi._ - -_Meditando meco stessa su cotal pregiudizio, attesi anzi tutto ad -imporre silenzio alle passioni e ad esaminare freddamente, se per -avventura, abbenchè falso, potesse alla donna tornar utile cotale -opinione, e se da senno, dal curvar ella docile il collo al giogo -di codesti esorbitanti giudizii, ne uscirebbe dessa più svilluppata -d'intelletto, più solidamente informata a virtù, più potente nella sua -influenza. Che se cotali conseguenze veduto avessi scaturire da quelle -sconsolanti premesse, piegato avrei il capo riverente sotto la legge -sovrana, che ci comanda il bene ad ogni costo._ - -_Ma tale non fu lo risultato delle mie disquisizioni, e spontaneo sorse -il desiderio di combattere quei sistemi e di collocare la donna, non -più nel posto assegnatole dagli interessi e dalle passioni altrui, ma -sibbene in quello dovuto, secondo giustizia, all'importanza dei mezzi -di cui dispone, e della missione di cui natura e provvidenza l'hanno -incaricata._ - -_Ma aborrendo per natura dalla polemica pura che le passioni solleva -e poco giova all'argomento; convinta che, più col fatto che colla -parola si trionfa dei secolari pregiudizii se, come questo, basati su -numerosi e forti interessi; desiderosa prima, e sovra tutto, d'esservi -utile, persuasa che il conquisto del bene esige sforzo e violenza, -ammaestrata dalla storia, che diritto ed importanza mai non si -concedono gratuitamente, ma fa d'uopo conquistarseli; io mi rivolsi a -voi, onde incoraggiarvi a tentare l'impresa; onde esortarvi a chiarire -coi fatti quanto s'ingannino coloro, che bassamente di voi pensarono, -che vi credettero incapaci di applicare lo innato ingegno a studii -utili e severi, che crearono per voi una morale relativa, la quale -vi pieghi ad interessi speciali, che non altro sembrano vedere in voi -d'amabile se non ciò che non è vostro ma dono gratuito della natura, -che di niuna influenza vi credono potenti oltre quella che sui ciechi -istinti si fonda; dottrine queste che non è duopo mostrarvi come al -nulla vi riducano quando, per fatto di natura matrigna, o d'età, o di -circostanze, cessate d'essere oggetto di passione e di simpatia._ - -_E tanto basti per chiarirvi il punto mio di partenza — Il mio lavoro, -siccome diretto all'utile vostro materiale e morale, e tendendo -ad affermare il vostro individualismo, era d'uopo cominciasse per -mostrarvi quali siete e non attraverso alte lenti della opinione._ - -_Dalle leggi eterne della morale all'infuori non v'ha arbitrato che -pesi sulle umane azioni, il quale non sia continuamente modificato da -circostanze di luogo, di tempo, di condizione e di persona, e capovolto -affatto talora dai progressi della civiltà e dell'intelligenza. Un -secolo fa, l'immortale Molière, colle sue _Preziose Ridicole,_ faceva -argomento al sarcasmo la dottrina femminile; ed il pubblico francese -applaudiva freneticamente all'autore, all'opera, all'argomento; in -oggi l'istruzione femminile ha avvanzato. Sovente la donna dirige al -pubblico la parola, ed è volentieri sentita e spesso lodata — Ecco -l'opinione._ - -_È evidente che talune dovettero per prime affrontarla, ma siccome -desse non gettavano il guanto che al pregiudizio, questo dovette pur -far posto alla ragione._ - -_Negli scorsi secoli, in cui i più rinomati cavalieri spregiavano le -lettere siccome studii imbelli e plebei[1] e si recavano a sommo vanto -la incapacità di scrivere il nome proprio, una donna qualunque, del -nostro secolo, sarebbe apparsa un mostro d'erudizione; e mentre agli -uomini di quei tempi sarebbe stata intollerabile, per troppa dottrina, -una donna ignorante de' tempi nostri, gli uomini attuali non son certo, -per quel che mi sembri, molto incomodati bench'ella sappia qualche cosa -di più._ - -_Dalle modificazioni che subisce la opinione pubblica, siccome in -questa in tutte cose, ne inferisco necessità di avviare la donna a -criterii men relativi, onde dall'oggi al domani ella non si trovi -incompatibile colle nuove forme, che la civiltà impone alla morale._ - -_E dico _forme_, poiché se Gallo Sulpizio, ai tempi della romana -repubblica, potè dividersi dalla sposa perchè comparsa in pubblico -senza velo, il chè sembrò allora un insulto alla verecondia, questo -fatto, nè poco tempo dopo sembrò tale in Roma stessa, nè sembrerebbe -oggi alla pubblica coscienza; e se Egnazio Mecennio uccise sua moglie -sull'istante per averla vista ber vino (contravvenendo alla legge di -Romolo che lo vietava alla donna), eppure nè i giudici né la opinione -non gli fecero di simile esorbitanza nessun delitto, sarebbe in oggi -una bizzarra eccentricità chi pretendesse sconvenire alla donna l'uso -del vino; come rimarrà a perpetuità immorale e deplorevole spettacolo -sì nell'uomo che nella donna la ebbrezza, che però in altri tempi fu -alzata al grado di sacro rito e si procurò ad onorare la divinità -(testimonio le romane Baccanti e le greche Menadi) e non la pagana -solo, ma la cristiana altresì._ - -_Informata la donna agli assiomi della morale, ed avvezza a scernere -con sicurezza fra il bene ed il male, fra la forma e l'ente, fra i -consigli sussurratigli all'orecchio dagli interessi e dalle passioni, -ed i precetti intransigibili del dovere, fra le più o meno logiche -esigenze dell'opinione, e l'incrollabile coscienza dei principii, -ella non sarà più facile pesca all'amo delle seduzioni, che amano -nell'attuale civiltà (che ha bandito la brutale violenza) porsi in -aguato dietro speciose dottrine, ed avvilupparsi fra i facili argomenti -d'una relativa e compiacente morale._ - -_Ed ecco in qual modo, sollevando la donna dall'opinione, intendo -avviarla alla morale._ - -_La religione fu sempre e dovunque potentissimo mezzo a dominare -la donna, e sta bene; ma io vorrei che questo sentimento, ch'è in -lei tanto sentito e dominante, non in mano altrui fosse, ma in sua -mano; non diretto a farla schiava perpetua dell'altrui avviso, epperò -dell'interesse altrui talora cieco strumento, ma sollievo le fosse e -guida attraverso i delirii dell'umana mente e gli errori d'una peranco -non adulta filosofia._ - -_Gli è in vista di ciò che, partendo io dalla semplice ragione -religiosa ad appagamento dello intelletto (dacché voi a qualunque culto -apparteniate siete in possesso delle religiose dottrine), più che della -teoria, della pratica applicazione mi sollecito di questo nobilissimo -fra i sentimenti dell'anima umana. Laonde non sopìto e latente -vorrei rimanesse in voi, oppure sterilmente espresso con atti esterni -convenzionali che, per quanto moltiplicantisi, poco costano all'uomo, -e meno onorano Iddio, siccome quelli che il loro pregio in sè stessi -non recano, ma portarvi debbano alla virtù, all'amore universale, -all'operosità._ - -_Considerando quindi la donna nella famiglia, e vedendovela ricca e -forte di una potenza, che ha la sua segreta ragione nei cuori stessi -di quelli che la circondano, eppure vedendo questa stessa potenza -rinnegata dalle istituzioni, paralizzata dagli interessi, soffocata -dallo abuso del muscolo, e dalla donna stessa sconosciuta e deprezzata -per l'inscienza deplorevole del proprio valore, mi sorge spontaneo -il voto, ch'ella si desti finalmente al sentimento dei propri mezzi, -ed alla loro doverosa e lata applicazione. — Madre, vede passarsi -fra le mani tutte le generazioni, sulle quali tutte ella possiede lo -irrepugnabile vantaggio della prima educazione. Incalcolabili sono le -conseguenze di questo fatto! l'uomo non giunge che assai difficilmente -a sbarazzarsi dalle impressioni della prima infanzia. In quella -età non sono già idee che si accatastano sopra idee, ma sensazioni -che si aggiungono a sensazioni, cosichè le prime nozioni della vita -possono chiamarsi vere _incisioni_, mentre i numerosi concetti, che -attraversano la mente adulta, non sono che _panorami_. Da ciò ne deriva -che, quando la donna sarà sorta alla coscienza di sè, e saprà e vorrà -applicare lo immensurabile potere del materno ascendente, e l'arte avrà -appresa dello educare, le generazioni saranno quali essa le vorrà._ - -_Nè meno potente è la donna sposa, quando le nuziali tede accese -vengano dallo amore, massima potenza che abolisce e sopprime di fatto -tutte le tirannidi escogitate dagli interessi, appoggiate dalle leggi, -applicate dalla forza, e sottoscritte dalla debolezza, delle quali -fu ed è dovunque e sempre, dal più al meno vittima la donna moglie. -Non è che sotto la influenza dello amore, che risorgono i diritti -della natura, e l'eguaglianza è ristabilita fra due esseri ambo -d'intelligenza dotati e di sentimento, l'uno all'altro necessarii, -l'un l'altro attraentisi. Epperò ogni interesse della donna, vuole, -che fin quando i coniugali nodi retti non siano da più equi patti -che quelli non sono dalle istituzioni nostre prescritti, ella non -accetti che l'amore a mediatore del fatale contratto, senza di che, -legata a perpetua servitù, sarà astretta a maledire ogni giorno le -importabili catene. Che se l'amore avuto avrà pronubo al nodo, oh -allora! non abbisogna di nessuna dottrina, di niun insegnamento. Egli -solo ammaestra, egli rivela, egli compisce. Egli dona lo intuito dei -secreti dell'altro, egli indovina ciò che sarà gradito, egli affronta -il dolore, non paventa il sagrificio, non conosce querela, non ama -il garrito, detesta la tirannia, e come fuoco sacro, che di continuo -lavoro si nutre, abborre la inedia, ed all'utile, al meglio, alla -felicità dell'oggetto suo, assiduamente si impiega._ - -_Ottenuto il frutto dell'amore, tutta la morale vitalità della donna si -riversi su quello, seguendo i procedimenti della natura, che quel mezzo -a cotal fine preponeva._ - -_Questo è il suo maggior campo d'azione, è questa la grave ed ardua -missione sventuratamente finora sì sovente incompiuta, perchè argomento -di serie meditazioni, d'assidue cure, d'eroiche abnegazioni, cose tutte -però che, per quanto difficili, non sono altrimenti superiori alla sua -potenza; tanto più s'ella voglia persuadersi, essere lo suo intelletto -capace di molti lumi siccome il suo cuore sede di molto affetto._ - -_E mi giunge opportuno lo dimostrare, come il solo istinto materno, -se per avventura sia sufficiente provvidenza alle fisiche esigenze -dell'uomo animale, certo è impotente a creare ed informare l'uomo -morale, ed abbisognar perciò la madre di coltura e sapere a ben fare la -prima educazione._ - -_Ed eccomi perciò a considerar la donna in faccia alla scienza; a -provarle come i fatti la dimostrano atta a coltivarla, di quanto essa -aumenti il suo morale valore, di qual felice emulazione la femminile -coltura faccia punto il viril sesso con sempre maggiore incremento -di civiltà; di quanta maggiore autorità si circondi il carattere -materno, se allo affetto, che ispira, aggiunga riverenza e stima del -solido intelletto; di quanta maggiore efficacia sulla prole siano -ammaestramenti che, non di tradizionale meccanismo, ma di profonda -sapienza si recano la impronta._ - -_Ma la donna, costituita qual'è di vivace intelligenza e d'indole -diffusiva, non ha esaurita nella cerchia angusta delle domestiche -pareti la sua morale vitalità; epperò là non finiscono i suoi doveri._ - -_Ovunque, con altrui vantaggio e proprio, applicare può le sue nobili -facoltà l'essere morale, là egli trova tracciato un dovere. La inerzia -dello spirito non è ammissibile; e sarà sempre sventura forzata, se -volontaria, delitto._ - -_Epperò eccomi ad indagare quale lavoro alla donna incomba in faccia -alla società ad esserle utile elemento, e ad affermare in faccia -a quella la sua importanza colla potenza del suo intervento, nello -edificio civilizzatore elaborato dai collettivi conati delle masse -unitarie._ - -_Aborrente da tutti gli estremi, ma imbevuta delle idee del mio secolo, -che considerando nella donna la potente individualità, deve ad essere -conseguente educarla ad occupare un posto più dignitoso che quello non -sia da lei occupato fino ad oggi; credente fermamente che l'educazione -e coltura della donna sia problema vitale per lei e per tutta quanta -l'umanità; convinta che la donna, risollevata alla coscienza della -sua nobilissima natura e dandosi pena di frugarsi in fondo al cuore, -deve scoprirvi dei tesori d'amore, di persuasiva, di commiserazione, -tutta una vita morale insomma non avvertita ancora, ed inesplorata; -persuasa intimamente essere dover suo destarsi alla voce dell'umanità -che la chiama, siccome potentissimo elemento, ad impiegarsi nel suo -fatale lavoro, io mi rivolgo alla femminil gioventù e le predico -incessantemente; no, non ti è lecito trascorrere oziando la vita alle -feste, ai passeggi, in mezzo a mille bagatelle indegne di sciupar le -ore d'un'anima intelligente, mentre tanto lavoro ferve intorno a te; -no, non ti è lecito aggirarti smaniosa in cerca del riso e della gioia -ad ogni costo, mentre la martoriata umanità si travaglia in un'angoscia -intestina, e lagrime e sangue versa da mille pupille e da mille -ferite, per l'egoismo dei pochi e l'ignoranza dei molti; no, non ti è -lecito trarti in disparte, oziosa spettatrice degli affannosi conati -dell'umanità verso il bene; che se il tuo dovere non senti, allora -sentir dovrai le ineluttabili conseguenze del non averlo compiuto. -Indarno cercherai la stima e l'affermazione della tua personalità, -indarno tenterai rivendicare il naturale diritto e scuotere il giogo -che ti grava ingeneroso il debole collo; tu stessa avrai affermata la -tua impotenza morale, la intellettiva fragilità, la pusillanime natura, -epperò la necessaria tutela, e la eterna servitù._ - -_Oh si desti la donna al sentimento della propria missione, alla fede -degli umani destini! dopo sessanta secoli di assenza morale, ella può -tuttavia giungere in momento assai opportuno._ - -_L'uomo ha quasi esaurito ogni sua risorsa. Egli ha fatto guerre, ha -riportato vittorie, ha celebrato alla conquista ed abbruciò incensi -alla gloria grondante sangue: ma poi s'avvide ch'egli era infelice; -allora s'immerse nella meditazione, creò dei sistemi, li formolò, -li applicò, indi li rifece, li corresse, e li tornò a fare; ma poi -s'avvide che era infelice. Sorse il Cristo e gli sussurrò all'orecchio -la segreta parola ch'era la soluzione del suo problema; ma egli non -la comprese, laonde da cattiva interpretazione ne trasse pessima -applicazione e s'avvide, ch'egli era ancora infelice. Allora egli -escogitò una dottrina, che i tempi mostravano di facile applicazione, e -quasi gli parve d'aver afferrato l'ultima parola della sua tesi; ella -consisteva nel far felici i pochi di lumi, di potenza e dovizia, ed -alle masse guarentire il benessere coll'inconscia ignoranza, siccome -il gregge tripudia e saltella sul prato, insciente delle cesoie del -tosatore e del coltello del beccaio; ma ben presto s'avvide, ch'egli -era ancora infelice. E tornando sul cammino già fatto, egli ritrovò -quella secreta parola sussurratagli all'orecchio dal Cristo, la -raccolse, la meditò e la comprese; ma ecco la guerra degli interessi, -i lamenti dello egoismo epulonico, i garriti del gaudente, la grave -resistenza della massiccia ignoranza, tutti d'accordo a barricare lo -generoso cammino del bene, il bel sentiero che alla sociale felicità -conduce._ - -_Si ha d'uopo del disinteresse, ci abbisogna dell'amore, dell'amore -quasi infinito dell'umanità, ci occorre abnegazione e violenza, -commiserazione e sacrificio; avanti dunque, avanti la donna! Ecco il -suo giorno ed il suo lavoro. Vile, inutile, ed eternamente serva quella -che si ritira!_ - -_La povertà, il dolore e l'ignoranza, ecco i tre pupilli che reclamano -la sua tutela e la sua provvidenza. Non è ella cosa, che la donna ha -già seco stessa convenuta, ch'ella deve trovarsi dovunque si soffre e -si piange? La gioia corrompe, il dolore migliora; meschina ed illusa -colei che fugge dal pianto per incontrare il riso, il riso cinico, il -riso ad ogni costo; ella sconfessa la sua soave natura, ella rinuncia -alla sua santa missione, ella perde ogni diritto all'amor dei mortali. -Che farà di lei lo addolorato s'ella lo fugge? che ne farà il felice se -già è felice senza di lei?_ - -_Il sacro suolo della patria reclama pur egli il suo culto dal cuor -della donna._ - -_Plutarco nelle sue _Donne illustri_, ci dimostra coll'irrefragabile -eloquenza dei fatti, che le nazioni tutte, che vantano gloriose storie -e magnanime tradizioni, ebbero delle madri infiammate di patrio amore e -dei pubblici interessi tenere e sollecite._ - -_Le prime lezioni, che l'uomo dalla donna riceve, tutte debbono -indirizzarsi ad instillargli la religione della patria sempre, e -vieppiù a tempi nostri, nei quali question di vita e di morte s'agita -per molti paesi, e sovra tutto alla bella terra del sì, madre sublime, -che al mondo partoriva in ogni tempo le più splendide individualità -ed intere nazioni di eroi. Si offuschi davanti ai patrii interessi -ogni egoismo di famiglia; e la donna che non sa gli affetti immolare -sull'altare dove il genitore, l'amante, il consorte, il fratello -sacrificano la vita e versano il sangue, s'abbia pure il loro -disprezzo; e indarno cerchi considerazione, indipendenza e diritti, a -conservare i quali vuolsi la forte coscienza del bene anzichè debolezza -di passioni._ - -_Ma no, la donna ha dato prove antiche e recenti di sentir vivamente -la religione della patria; e mentre i nostri miti costumi la fanno -de' suoi nati tenerissima, pure mai non esitò ad immolare lo egoismo -materno sull'altare dei patrii bisogni. Ed alla religione della patria -la vedemmo anzi educarla quando, nell'intimo conversare, ella additava -alla prole bambina lo straniero usurpatore, che le membra intepidivasi -ai nostri focolari, ed insolente saliva e scendeva le nostre scale e le -narrava gli sdegni paterni e gl'infelici recenti conati, ed allora_ - - «_Quello sdegno passava nei figli_ - «_Cui fu culla lo scudo del padre;_ - «_Ed al figlio diceva la madre_ - «_Quest'esempio tu devi seguir_». - -_Nè vani furono questi ammaestramenti, che nell'infausto decennio -della straniera oppressione, ogni madre alla prole insinuava, che, -bambina, le recenti prove del 1848 udivasi negli intimi recessi della -sua casa narrare, appena innacessibile ai mille occhi d'una tirannica -inquisizione, che finalmente_ - - «_Una selva di lancie si scosse_ - «_All'invito del bellico squillo,_ - «_Ed all'ombra del sacro vessillo_ - «_Un sol voto discorde non fu._ - «_E fratelli si strinser la mano_ - «_Dauno, Irpino, Lucano, Sannita_ - «_Non estinta, ma solo sopita_ - «_Era in essi l'antica virtù_». - -_Colta qual'io vorrei la donna, informata a solidi criterii, ricca -d'un'amabilità risultante dalle squisite doti dell'anima, e vieppiù -adorna del vero gusto che alle leggi del bello ed alla natura si -ispira, più che alle mille bizzare eccentricità della volubile moda; -stimando il bello, il buono ed il vero, ovunque si presenta colla -superiorità dello spirito leale, aperta sempre ad ogni bel sentimento, -sorda alle passioni, schiava del dovere, anima della famiglia, sorriso -della società, ella dev'essere molto sensibile alle manifestazioni -del genio. Natura ha le cose così disposte, che l'uomo, finchè si -voglia superiore, non si fa però che assai difficilmente superiore al -disprezzo della donna, e molti fra quelli che affrontarono sventure, -traversie e lotte d'ogni fatta, forza e vigoria trovarono a non -soccombere nella stima d'una donna; nè congettura semplice è questa, -e esperienza di pochi o molti fra loro che nominar si potrebbero, ma -confessione altresì. Gian G. Rousseau, nell'Emile, dice; che niun -uomo è indifferente alla disistima della donna; ed egli stesso pel -primo, che tante severe verità le predicava, non poteva pur tuttavia -rassegnarsi a non esserne apprezzato._ - -_La cognizione di questo fatto deve fare la donna circospetta nei -giudizii, larga d'encomii al merito, e muta affatto davanti a quei -luoghi comuni d'un falso spirito, a quelle ridicole _rodomontate_ di -cui è costume della viril gioventù farsi bella davanti alla donna. Oh -se la donna non fosse sensibile che col vero merito, quanto gli uomini -diverrebbero migliori! Ma pur troppo sovente ella è mistificata dalle -apparenze della forza ch'ella crede scorgere dietro parole, ad atti -arditi, che non altro rivelano che una illimitata fiducia nelle proprie -forze, non sempre dal fatto giustificata, dietro una violenza di modi -che non altro esprime che debolezza e suscettibilità; all'ombra di -imprese contro la morale, che più sono ardite e più ci dicono quanto -tirannico sia quel giogo di passione dal quale è trascinato misero -schiavo l'uomo, dietro certe arie da conquistatori che taluni assumono -presso la donna ch'è un insulto diretto alla facile virtù, che le si -suppone. Ma sventuratamente debbo dirlo, della donna è il demerito se -gli uomini sono così; ella troppo sovente non è debole che per il vizio -e la leggerezza, non è insensibile che alle virtù ed alla sapienza. -Eppure se è la forza che la seduce, nella virtù e nella sapienza -si trova, che importa superiorità d'animo, abnegazione ed eroismo, -perseveranza di propositi, profondità e solidità d'intelletto!_ - -_Informata la donna ai principii, redenta dalle esorbitanze della -opinione, sviluppata dalle tenebre della secolare ignoranza (il che -se in parte da lei stessa dipende, assai e molto più dipende dalle -nazionali istituzioni), non è più possibile certamente negarle il -diritto._ - -_Lo Stato fu sempre ed è tuttavia colpevole verso la donna, chè, -riconoscendola contribuente, la disconosce cittadina, e punendola -delinquente, la nega capace._ - -_La legge non si mostra alla donna che armata di flagelli, gravida di -doveri, avara in libertà, feconda in restrizioni; può essa, la donna, -far lieti sagrificii ad un paese le cui istituzioni la trattano così -ingenerosamente?_ - -_Può ella, da senno, credersi obbligata verso una patria, che è per lei -triste e dura più che, non è per l'uomo l'esiglio?_ - -_Può essa, in cuor suo, rispettar quelle leggi che vede e sente sopra -sè stessa ingenerose ed ingiuste?_ - -_Può essa allevare i suoi figli al culto di un paese, ch'ella non -ha nessuna ragione di amare? E quando questo paese le cerca il suo -oro, i suoi figli e talora persino le sue convinzioni, qual compenso -le promette e le dà? Qual forza, quale argomento adoprerà essa per -convincersi del suo dovere, per decidersi a compierlo?_ - -_Il dovere, fonte del diritto, è cosa santa ed equa, ma il dovere solo -è schiavitù ed opressione._ - -_Tutte le rivoluzioni sociali, politiche, religiose, tutte ebbero, o -segreta o palese, sempre però una movenza interessata. Non si accagioni -dunque per avventura la donna di strettezza di cuore se chiede il suo -diritto._ - -_Ogni lavoro vuol la mercede, ogni martirio vuol la corona; l'uomo -ha proceduto per questa via al conquisto della sua libertà, non v'ha -ragione che ne escluda la donna._ - -_Ed eccomi perciò a considerarla in faccia al diritto parziale ed al -Codice Civile Sardo dopo averla guardata in faccia al diritto primitivo -ed ingenito, davanti al quale ogni veduta d'interesse, di convenienza, -d'opportunità, deve tacere, e la parzialità della legge non iscusa, -né la debolezza del muscolo che non sarà mai equa base di diritto, nè -l'ignoranza che si può vincere, nè l'incapacità ch'è sempre affermata, -provata non mai._ - -_Che se talora, discutendo lo spirito delle nostre istituzioni avverrà, -che la penna distilli qualche amarezza, dichiaro anticipatamente non -aver io rancore con niuna personalità al mondo, ma scaturire queste -involontarie dal vedere, quanto sia impossibile all'uomo astrarre -da' suoi personali interessi anche quando si dà ad intendere di far -di proposito detta giustizia, e questo spirito d'egoismo salire fino -a mala fede, quando l'essere che si afferma debole ed incapace per -ispogliarsi di diritti, si riconosce forte e responsabile per gravarsi -di pene e di doveri._ - -_È assai possibile scrivere con più calma e con maggior freddezza; ciò -servirebbe anche forse ad attirare sul mio argomento le grazie degli -uomini serii, che varcata l'età delle passioni, le persone e le cose -tutte guardano con filosofica ed imparziale apatia. Ma a me, giovine -e donna, è pur lecito non far a pugni colla natura che si è in questo -argomento alleata ai più vitali interessi, epperò non violentandomi -affatto, parlo come penso e sento, persuasa e convinta di essere fedele -interprete dei pensieri e dei sentimenti di molte del mio sesso._ - -_Le considerazioni fatte sulla situazione creata alla donna da leggi, -che ancor troppo risentono lo spirito del secolo che precedette il -1789, mi conducono naturalmente a chiedere delle riforme che, se sono -limitate, hanno in compenso il vantaggio di essere possibili, ed è -in me profonda la convinzione, che un miglioramento nelle condizioni -presenti della donna, non è vantaggio suo soltanto, ma altrettanto -e più dell'umanità, che in tanta parte della donna si compone ed in -altrettanta da lei dipende ed è influenzata._ - -_Ed eccovi scorse di volo le diverse parti della mia fatica. Come -vedete, ella vi è tutta ed affatto consacrata, ad un solo fine si è -ispirata, l'utile vostro, e dell'umanità._ - -_Accompagnando io la donna in tutte le situazioni, esaminandola sotto -tutti i rapporti, e tenendo io a presentarle il suo meglio, volli -precipuamente parlare alle giovinette che esordiscono nella vita, -già istrutte, epperò in grado non solo di accogliere le leggi della -morale sotto la forma d'apotegmi, che se meccanicamente s'incidono -nella ferace memoria dell'adolescenza, di rado resistono saldi sotto la -bufera sollevata dalle giovanili passioni, ed in faccia alle speciose -dottrine che loro servono da campioni; ma capaci eziandio sono di -seguire quei raziocinii, che conducono la loro mente ad apprezzarle, il -loro cuore ad amarle, e decidono quindi la volontà a seguirle._ - -_So che non tutte, per avventura, le idee qui sviluppate troveranno la -difficile unanimità delle simpatie, ma quale autore mai, qual libro, -quale concetto, trovò tutte le adesioni? quante volte la verità, -camminando a testa alzata nel suo dritto cammino, dovette porre, senza -pur avvertirlo, il calcagno su qualche esistenza che nella polvere si -trascinava, e scomporre il lento e pertinace lavoro di molto tempo? -Lo scrittore dovrà egli dunque prender sempre la penna per osannare -a tutte le passioni, a tutti gl'interessi, a tutti i pregiudizii -dacché siansi eretti in caste, in sistemi, ed asciugarla al più presto -dacché trovisi incompatibile con essi? Se considerazioni di personale -interesse avessero sempre asciugate le penne, a qual punto sarebbe ogni -umano progresso? E come combatterà il pregiudizio chi si uccide sul -labbro la parola, per timore di lui? Chè ne sarebbe del cristianesimo -se Cristo avesse temuta la croce? Chè del nuovo mondo se Colombo avesse -paventato l'ardita navigazione? Chè della libertà se i popoli temono -il sangue? Chè d'ogni utile impresa se bastasse ad arrestarla la tema -delle possibili eventualità?_ - -_Certo se qualche concetto nel mio lavoro vien meno alla verità, -ascriversi dovrà allo abbaglio dello intelletto, non mai a transazione -di coscienza, ed a proposito di patteggiar coll'errore; ed essendomi io -la verità proposta comechè sola base possibile alla morale, più dello -scopo tenera che dei mezzi, accetto riconoscente ogni osservazione -della critica che me illumini, ed alle mie lettrici accenni dove ho -errato, chè inconsolabile sarei se vedessi che la fatica, che al bene -ho rivolta, al male conducesse._ - -_I tempi avanzano. Il vecchio edificio del dispotismo, che tutto l'uomo -incatena dal più intimo escogitato dell'anima fino al più indifferente -degli atti umani, scricchiola sui cardini, scrolla e rovina. Pochi -giorni ancora e lo spirito del cristianesimo sfolgorante della nuova -sua luce, l'amore universale, precetto unico e nuovo, il raggio della -sapienza, diffuso come lo spirito di Dio sulla faccia della terra, -raccogliendo sulle ceneri di quello spento l'ultima zolla di terra, gli -diranno, _parce sepultis_._ - -_Ed io mi trasporto collo spirito a quel giorno e, lasciate le -polemiche a penne più valenti, la lotta a braccia più vigorose, attendo -a preparare la donna di quei tempi; la donna, non più eccitamento -a basse passioni ed ingombro al cammino della umanità, ma la donna -ispiratrice di alti propositi, impulso potente ad ogni gentil costume, -e ad ogni progresso dell'intelligenza._ - -_Riverente più ch'altri mai al dogma della libertà della mente, in -una cosa non la riconosco libera, nello essere illogica e retriva, -importando le morali facoltà, dovere di sviluppo e d'applicazione._ - -_Religiosa per ragione e per sentimento, nemica del pregiudizio, -adoratrice della verità, schiava della morale, amante della patria, -anima della famiglia, sollievo alla sventura, complemento della -società, mostrandosi all'uomo in tutto e sempre dono di Dio; ecco la -donna ch'io intesi preparare._ - -_Che se avvenga che all'altezza del fine non corrisponda fecondità di -mezzi, il buon volere mi salvi, la innata bontà del sesso cui volli -giovare mi sia indulgente, e la lusinga mi conforti, che alcuna sorga -fra tante valorose scrittrici che raccolga il mio argomento e, svoltolo -da' miei cenci, al pubblico lo presenti sotto forme più rigogliose e -sfolgoranti._ - - - - -LA DONNA E L'OPINIONE - - - «Anima che per biasimo si dibassa - O per lode s'innalza è debil canna - Cui move a scherzo il venticel che passa» - -Molti e molti parlarono della donna, i quali anche pretesero parlarne -seriamente, ma io non istimo che il difficile problema ch'ella -presenta, all'uomo, alla famiglia, alla Società, svolto sì dottamente -e finamente da tanti, in epoche diverse, e svariate località, abbia -tutti interi raccolti i dati onde completi ne risultino i criterii; -oserei anzi asserire, che niun scrittore forse trovossi, parmi, fin -qui che, se uomo, sapesse appieno dimenticar le passioni, se donna, -gl'interessi, onde sarei per dire desiderabile cosa nell'ardua tesi -un criterio neutro affatto che, non punto interessato ad esagerare -i vizii o i pregi del sesso femminile, nè a coprirli, ce ne desse la -pittura imparziale e con essa i dati e gli estremi ove basare un solido -raziocinio, a derivarne poi analoghe ed assennate le istituzioni che -debbono moderarne le condizioni e gl'interessi. - -Dissi vizii o pregi, se pur tali possono esattamente chiamarsi -le attribuzioni, o meglio, i naturali elementi, costituenti in un -complesso logico, ed omogeneo, una natura ordinata ad un dato scopo, -elementi tutti concomitanti e necessarii a far della donna un essere -essenzialmente distinto dall'uomo, ed in pari tempo destinato a -vivergli a fianco sempre utile e necessario, a somministrargli i -proprii mezzi arricchendolo così d'un'altra potenza senza sommarsi -con lui, identificarsi nelle sue viste e ne' suoi interessi per modo -da essergli un'_alter ego_ senza cessare d'esser da lui distintissimo -a perpetuare quella simpatica attrazione, che distingue i rapporti -dell'uomo colla donna e li fa così soavi sopra ogni altro vincolo -sociale, e che sparirebbero in una completa fusione. - -G. G. Rousseau considerò la donna in natura; Balzac ne disse dal -punto di vista degli interessi virili; La Bruyère l'assoggettò a -fina analisi senza che da questa si curasse poi derivarne riforma -alcuna in lei od attorno a lei; Mad. Neker non la vide che dal punto -di vista di istituzioni locali, facenti spesso a pugni colla vera -natura degli esseri e delle cose. Nessuno, fra tanti, studiò di -proposito l'influenza delle istituzioni sul suo carattere e sulle sue -condizioni[2]. - -Tutti i poeti, dai grandi ai piccoli, dagli immortali ai _pria morti -che nati_, la cantarono in ogni tono, e in ogni metro, vedendola -ora colle traveggole del delirio amoroso, ora coi lividi occhiali -dell'orgoglio e dell'odio per affetti incorrisposti od incompresi. - -Tutte le filosofie, tutti i sistemi se ne occuparono e tutti i -legislatori. E chi pretese esser ella la pura e semplice femmina -dell'uomo, e non dover egli perciò conservarla che nei soli interessi -della generazione, deplorando di non poter precorrere il tempo del -suo sviluppo e non disfarsene dappoi. Altri considerando invece che -la donna non è atta alla generazione che in una fasi relativamente -avvanzata della sua vita, e vedendola sopravvivere tanto tempo al -disimpegno delle materne cure ne derivarono, non fosse con quelle -la sua missione esaurita, e pensarono potesse nelle cose del mondo -portare la sua influenza, ed intervenire siccome essere intelligente -e volitivo, potente di mezzi proprii. Di qui la gelosa insistenza di -tutte le leggi sovente ad impedire, e sempre a sfavorire implicitamente -sì, ma non meno potentemente, il sapere ed i mezzi del sapere alla -donna. - -Molti scrittori capirono il programma di convenienza del sesso virile, -raccolsero al volo la segreta parola, e maestri dalle cattedre, -oratori dai pergami, giudici dal tribunale dell'opinione, ganimedi -dagli eleganti e voluttuosi gabinetti, padri con affettuosi sermoni, -predicarono quotidianamente alla donna non convenirle la scienza. - -Tu non sei capace di lunghi e severi studii, le disse lo scienziato, e -le dimostrava, come due e due fanno quattro, che la conformazione del -suo cervello, la delicatezza de' suoi tessuti, la debolezza della sua -fibra, la moltiplicità de' suoi bisogni, la dimostrano irrecusabilmente -non nata alla scienza; ed ella si volse alla Teologia. Non ti è lecito, -rispose questa, sta contro te l'opinione della sacra serie dei più -illustri padri della Chiesa, cominciando da S. Paolo fino al sacrosanto -Concilio Tridentino. D'altronde, qual bisogno hai tu di sapere? Credi -ciò ch'io ti dico, e basta; la debolezza della tua mente non s'attenti -di fissar lo sguardo nelle sacre cose: astienti anzi del tutto anche -dalle profane _et non plus sapere quam oportet_. Ed ella si volse -all'opinione. Questa, simile alla liquida massa dell'Oceano, ora spinge -i suoi flutti come adamantini proiettili sino al Cielo, ora li preme -fino all'abisso; fluttuante sempre, è determinata dai più, ed è sempre -indipendente da ogni pressione che non sia numero. Le sue risposte sono -categoriche; ella non si crede in dovere di motivare, non si dà pena di -far analisi, di stabilir confronti, non si cura di premesse, non pensa -a conseguenze, ed ella rispose alla donna, non voglio, non mi piace. -Ed ella si volse a chi l'amava, ed egli le rispose: Come! Tu dunque -disconosci tanto i vezzi di che ti fornì natura da voler andar in cerca -d'altri meno attraenti; lascia ad una bocca meno piccola della tua la -difficile articolazione di barbari paroloni, e non voler annuvolare il -liscio marmo della tua fronte colle rughe dei calcoli, nè voler perdere -il tuo celeste sorriso fra le gravi meditazioni, nè impallidir le rose -del viso fra le veglie prolungate. Natura t'informò con tale studio, -e di tal predilezione ti amò, che fece in te pregio l'ignoranza, -e tu tutto sai, nulla sapendo. Era quasi convinta, pur s'attentò a -scartabellar qualche volume della paterna biblioteca; ed ecco radunarsi -a grave consiglio la famiglia ed il suo capo decidere che, consultata -la religione, il costume e l'opinione, che esser debbono e sono, -con ragione o senza, i tre padroni assoluti sotto i quali la donna -stupida od intelligente, volente o non volente, deve piegare la testa; -tutti ad unanimità decisero che la donna, se povera all'ago, se ricca -all'ozio, passi la vita, ed altro scopo alla sua esistenza non cerchi -oltre quello della _femmina_; che se poi s'annoiasse, libero a lei di -sbadigliare a tutto suo agio. - -Esclusa dal sapere, la donna, rimaneva esclusa eziandio dal potere; ed -eccola ridotta a passività assoluta, _cosa_ e non _essere_, di maggiore -o minor valore relativo, di nessun valore intrinseco, orba d'ogni -coscienza di sè, ch'è la prima ragione d'ogni forza. - -Sostituitosi, collo stabilimento del cristianesimo, il regno della -intelligenza a quello della forza bruta, la donna divenne strumento -tuttora vitale e poderoso alla politica sacerdotale. - -I religiosi terrori, certi affetti artificiali, specie di aberrazioni, -di sovreccitazioni nervose, ibride creazioni del misticismo, furono -allora poste in opera dai ministri di religione per averla piedi e mani -legate, cieco e docile strumento ad ogni esorbitanza. E, per mezzo suo, -Stati e famiglie poste a soqquadro, fatalmente compromessi e scalzati -dalle radici rimangono nella storia a documento imperituro del quanto -siano funeste la ignoranza e la morale passività nella donna. - -E sgraziatamente eravamo al punto in cui questa ignoranza e passività, -non più un puro fatto era, ma era sistema. L'uomo avea riescito a -convincerla non esserle lecito formare il minimo criterio, nè possibile -formarne alcuno assennato, in base a che, avea ella abbandonato ogni -studio siccome a lei improba quanto vana fatica; e questa estrema -risultanza dello egoismo d'un sesso e dell'ignoranza dell'altro, -diveniva alfine la pubblica opinione, assicurando al primo un -tranquillo dominio. - -Ma ecco ai nostri tempi sorgere col programma di tutte le possibili -libertà anche alla donna un'êra novella, ed in mezzo ad assennate e -serie riforme affacciarsi le umoristiche esorbitanze inseparabili da -ogni epoca di transizione; e tornar in campo, sublime per idealismo -siccome venerata per vetustà di concetto, la Repubblica platoniana. -Ed ecco che, mentre l'orientalismo proclama la donna puro stromento di -piacere, il cattolicismo la vuole serva rispettata, la cavalleria scopo -delle imprese e premio dei tornei, la teologia, come il vasaio colla -sua creta, ne fa vasi d'onore o d'obbrobrio[3], la poesia il bersaglio -a tutte le sue esagerazioni, il nostro secolo un'addizione al sesso -virile; che fa la donna? La donna, siccome un attore che si orna per -la scena, deve chiedersi ogni giorno qual commedia si rappresenti e -davanti a qual pubblico, per sapere qual più le s'addica di tutti i -costumi di che si vorrebbe coperta. Nessuna lusinga per lei d'uscirne -coll'unanime aggradimento. Condannata ad esser relativa ai tempi, ai -costumi, ai luoghi, agli individui, curva sotto il ponderoso fardello -dei pregiudizii sociali, portando sola, la pena della licenza e degli -errori dell'altro sesso, è, e sarà, finché non si desti alla coscienza -di sè, il paria fra gli esseri viventi. - -Ma ecco il tempo di domandarci la ragione di sì svariati giudizii sulla -donna, mentre i rapporti, che la accostano all'uomo, sono semplici, -sono costanti. Il senno e la buona fede, che alcuni scrittori usarono -scrivendo di lei, pare avrebbero dovuto condurli a conclusioni più -assennate e meno ingenerose. Ciò accusa una viziatura di sistema -forse più che non passione di dominio o gelosia di proprietà: ed il -secolo, che aspira al conquisto d'ogni ragionevole libertà, non troverà -esorbitante che la donna cerchi e studii il modo per dove iniziare la -propria. - -Secondo me, la ragione per cui le condizioni della donna non poterono -fin qui migliorare si è perchè ella non fu fin qui considerata dagli -uomini, nè si considera ella stessa, se non in base e dal punto di -vista di costumi e di istituzioni ben lungi dall'essere logiche e -filosofiche, i quali formano poi una viziata opinione, sotto la cui -prepotenza la donna, non so se più infelice o demoralizzata, è ben -d'uopo curvi la testa. Ogni autore le mena quindi addosso colpi da -orbo, niuno toccando la vera piaga, niuno scoprendo l'origine vera del -male, e niuno raggiungendo necessariamente di tanti scritti, ai quali -fu ed è scopo ed argomento, un concreto miglioramento delle condizioni -del suo sesso. - -Ai tempi che volgono, parmi debbano alquanto modificarsi le esorbitanti -opinioni, che in tutti i secoli e da tutti gli autori portaronsi sulla -donna. Finchè questa, dalle masse e dagli individui, e dalle leggi -e dalla teologia, era considerata siccome cosa di relativo valore, -ed ella, oppressa, epperciò ignorante, accreditava colla passività -del suo spirito siffatto giudizio, quelle opinioni, per quanto -ingenerose, potevano tollerarsi, siccome un divoto uditorio, costretto -al silenzio per riverenza del tempio, sente chiamarsi empio, peccatore -e scellerato dal sacro oratore, senza punto protestare o scomporsi a -tanta contumelia. Ma, la Dio grazie, ciò che esiste, alla perfine si -fa sentire; e l'azione persistente del cristianesimo abborrente da -ogni oppressione, e i poderosi conati della filosofia pella diffusione -della sapienza, evocando alla coscienza di sè ogni essere intelligente, -chiamarono la donna al sentimento dei proprii mezzi e dei proprii -diritti; ed il pubblico criterio, compiendo ogni giorno una nuova -evoluzione, ammette in oggi ciò che ieri niegava, e troverà domani -logico ed equo, ciò che oggi gli apparve esorbitante. Tale è la legge -fatale del progresso, legge che non mai tanto apparve come a dì nostri -per la portentosa facilità delle comunicazioni, ed il generale sviluppo -della vigente generazione sensibile, operosa e concitata. - -Questo fatto luminoso e costante ci dà il diritto di sperare, che la -legislazione, che ancora non s'è accordata colla coscienza universale -e, rispettivamente alla donna, si risente ancora di quel selvaggio _vae -victis_ che insanguinava gli antichi codici, non tarderà a porsi meglio -d'accordo collo spirito dei tempi e colle esigenze della giustizia. - -Dietro questo fatto gigante ed innegabile, imbevuta dalle idee del -mio tempo, io non posso venir d'accordo con madama Neker che, nel -suo trattato d'Educazione, vuole la donna assolutamente passiva, -e peggio con Gian Giacomo Rousseau, che la vuole affatto relativa; -chè e l'uno e l'altro di questi sistemi esprimono implicitamente la -formola, che esplicitamente proclamano i codici degli Stati Unionisti, -che tuttora conservano la schiavitù, cioè «_la legge si propone -l'interesse del padrone, non tenendo conto alcuno del benessere dello -schiavo_.» Massima che ogni spirito filosofico ripugna, ogni coscienza -rivolta ed a tempi illuminati più non si conviene. Che se egli è -vero che «le leggi tolgono spesso la origine, e sempre la modalità -e le pavenze dalla pubblica opinione, la quale anzi generalmente le -pronostica: e che, per essere buone, debbono corrispondere al grado -intellettivo e morale raggiunto da un popolo, e consonare col politico -reggimento, ormeggiando il bene ed il male, le virtù ed i vizii, in -una parola, i bisogni del popolo»[4] non tarderemo certo a conseguire -una sensibilissima riforma e miglioramento nella nostra legislazione -per quanto spetta la donna, che, schiava ancora in faccia a quella -e colpita di nullità, è nella pubblica coscienza salita a somma -importanza; importanza che non le è già dalla cavalleresca cortesia -dell'uomo, nè dal suo passeggiero capriccio impartita, come in altri -tempi, ma da lei conquistata col suo intellettuale sviluppo, col -suo benefico intervento nelle cose sociali, coll'ardente ed attivo -interesse alle patrie vicende, e poderosamente reclamata dalla voce -della giustizia che va ogni dì sostituendosi su maggior terreno alla -bruta forza. - -Ora, tenuto calcolo di tutto ciò, l'autrice va seco stessa -interrogandosi se in faccia alla maggior importanza della donna, ai -nuovi destini che l'attendono, alla più lata istruzione che le si -imparte, sia tuttora logica, possibile e conveniente l'educazione -che i due sopracitati autori vorrebbero darle (e con essi dal più al -meno tutti quelli che di lei scrissero e s'occuparono) educazione -che, riassunta in poche parole, tende ad annichilarne la ragione, -spogliarla d'ogni forza volitiva, deprimerne le più innocenti passioni, -attutirne il sentimento colla sferza di mille doveri, che non son -tali per lei che per l'altrui gusto ed interesse, incatenarne la -intelligenza, circoscriverne e falsarne il criterio coll'autorità del -pregiudizio, ristringerne nel più angusto spazio possibile ogni esterna -manifestazione, ridurla in una parola al _sicut cadaver_, famoso -trovato del Gesuitismo. - -D'altronde l'opera della educazione per sè stessa faticosissima, -improba e penosa diviene allo educatore ed allo educato, quand'ella -si prefigga di lottare per così dire, corpo a corpo colla natura, -combatterla palmo a palmo, volerla attiva là dov'è passiva, volerla -ottusa là dov'è aperta, volerle innestare dei sentimenti impossibili -sugli innati: tutto ciò, dico, è come volere che il quadrupede divenga -volatile, che il rettile si faccia pesce! Quando l'impresa non fosse -assurda ed impossibile, noi non ne avremmo che un mondo ibrido e -mostruoso. - -È cômpito della educazione lo incivilimento della specie e non la sua -trasformazione come non è intenzione dell'orticulture metamorfosare, -verbigrazia, la fragola nella lampuna, ma sì bene modificando nell'una -e nell'altra la nativa asprezza ed angolosità, ingentilirne il sapore, -svilupparne le forme, onde al palato ed alla vista più gradito sia il -frutto ed ammirevole. - -Laonde l'educazione, a conseguire il suo scopo, deve conoscere la -natura affidatale, investigarne l'intimo valore, il modo d'esistenza -e di manifestazione, studiare la natura degli esseri e delle cose che -nell'attualità e nel futuro, hanno ed avranno con lei dei rapporti, -e questa legge dei rapporti che è la sintesi del viver sociale, -vuol'essere non tanto determinata da una serie di atti esterni più -o meno convenienti a chi li produce, e gradevoli a chi li vede (il -che ridurebbe la educazione a pulire e lisciare la superficie nostra -onde non essere ad altrui inamabili, con immane fatica dello spirito -che deve alla materia assiduamente imporre atti, dalli interni sensi -discordanti, ed a penosa continua menzogna dannarla), ma questa legge, -sulla quale s'incardina e s'imperna la scienza della vita, deve lo -spirito dello educato informare così, che gli divenga come la pietra -del paragone a trovare in ogni più intricato caso il miglior partito, -a giudicar sanamente degli uomini e delle cose trovando le convenienze -loro, a portare in ogni suo procedimento quella franca ed amabile -lealtà che risulta dalla concordia dell'atto e della parola, di questa -e di quella colla mente e col cuore. - -Ora, se questi principii furono sempre più o meno applicati -dall'educazione impartitosi all'uomo, non fu del pari trattata -la donna, per la quale ogni rapporto sociale veniva caricato, o -moderato, non secondo norma di ragione, ma di pregiudizio e negatole -per soprappiù veniva ogni sentimento di sè, siccome relativa affatto -ch'ella era ai criterii, ai gusti, alli interessi di chi le stava con -qualche diritto d'attorno. - -Ma in mezzo al secolo, che si è prefisso a generoso cômpito la -caduta d'ogni despotismo e l'associazione di tutte le forze morali, -materiali, intellettive alla costruzione del sociale edificio, mi è -ben lecito ed anzi doveroso il pensare altrimenti, e l'invocare una -seria modificazione di un sistema riconosciuto ingiusto, divenuto -impossibile. - -Fiduciosa nel sentimento di giustizia sì poderosamente sviluppatosi -nel nostro secolo, profondamente credente nei destini dell'umanità, -nella saviezza dei legislatori, nel progresso dello spirito umano, -che niuna diga od argine riescì ad arrestare nel rapido e fatale suo -corso, abbiano essi nome pregiudizio, interessi, od oscurantismo, noi -aspettiamo nella perfetta calma della convinzione quell'avvenire, che -non è lontano, nel quale le riforme invocate passeranno dallo stato di -aspirazione nel dominio dei fatti. Frattanto nostro cômpito per ora -si è, cercare per la donna un modo d'educazione che sia in miglior -accordo col suo attuale sviluppo, che la ponga all'altezza dei suoi -destini e della pubblica stima, che la provveda d'una miglior norma di -criterio che quella non sia dell'opinione, che dandole la coscienza -di sè e l'appreziazione de' suoi mezzi, la risollevi ai propri occhi -e la spinga a cercar oltre le corporali attrattative la fama e la -gloria, che ridonandola al sentimento del suo intrinseco valore, non -la faccia eccedere nello accarezzare l'altrui gusto a spese della -propria dignità e convenienza, che ponendo alla sua portata le arti ed -il sapere, la tolga al vergognoso sciupinío che ora fa del suo tempo; -che se questo sciopero è conseguente all'attuale sua educazione, come -essendo di niun valore il tempo di chi nulla può produrre di serio, non -lo sarebbe già quando convinta fosse d'aversi non diritto soltanto, -ma eziandio dovere, di sviluppare ed applicare quelle facoltà che -natura le impartiva, non a scialo di ricchezza produttiva, ma a fine -provvidenziale diretta. - -Ed in vero, a chi credesse tuttora, che la donna altro fine -all'esistenza sua cercar non debba, oltre quella della femmina, la -natura eloquentemente risponde mostrandogli in lei facoltà, che sotto -ogni aspetto eccedono gli uffici materni, e che in lei sopravvivono -all'età destinata a cotali uffici, e sempre più si dilatano e si -fortificano, il che la prova vocata a progredire. - -Che se talune educate al culto dell'opinione giusta od erronea ch'ella -sia, si ritraggono dalle gravi occupazioni, per tema che le grazie vi -facciano naufragio, o perchè tanto scredito si raccolse sulla coltura -femminile, o per un falso giudizio invalso sulla pochezza della -femminile capacità, ripeterò qui ciò che su tale argomento scrive La -Bruyère ne' suoi _Caratteri_ «Pour quoi, dice egli, s'en prendre aux -hommes si les femmes ne sont pas savantes? par quelles lois, par quels -edits, par quels rescrits leur a-t-on défendu d'ouvrir les yeux et de -lire, et de retenir ce qu'elles ont lû et d'en rendre compte dans leurs -conversations et dans leurs ouvrages? Ne se sont elles pas au contraire -établies dans cet usage de ne rien savoir, ou par la faiblesse de leur -compléxion, ou par le soin de leur beauté, ou par une certaine légèreté -qui les empêche de suivre une longue étude, ou par les distractions que -donnent les details d'un domestique, ou par un éloignement naturel des -choses pénibles et sérieuses, ou par une curiosité toute differente -de celle qui contente l'esprit, ou par un tout'autre goût que celui -d'éxercer leur mémoire? _Mais a quelque cause que les hommes puissent -devoir cette ignorance des femmes, ils sont heureux, que les femmes qui -les dominent d'ailleurs par tant d'entroits aient sur eux cet avantage -de moins._» - -Chi non vedesse qui, che tutte le cause alle quali La Bruyère suppone -doversi l'ignoranza della donna e la sua frivolezza, a non altro -attribuir si debbono che all'educazione che le si dà, ad un falso -criterio che le si forma, legga quest'altre che le seguono, nelle quali -l'Autore, dopo avere asserito non essere la Donna _saccente_ che un -oggetto curioso, ma affatto fuori d'uso, distinguendo dal pedantismo la -vera sapienza soggiunge: «Si la science et la sagesse se trouvent unies -en un même sujét, je ne m'informe plus du sexe, j'admire: et si vous -me dites, qu'une femme sage ne songe guère à devenir savante, ou qu'une -femme savante n'est guère sage, vous avez déjà oublié ce qui vous venez -de lire, _que les femmes ne sont détournées des sciences que par de -certains défauts. Concluez donc vous même, que moins elles auraient -de ces défauts, plus elles seraient sages, et qu'ainsi une femme sage -n'en serait que plus propre à devenir savante, ou qu'une femme savante, -n'étant telle, que parce qu'elle a réussi a vaincre beaucoup de défauts -rien est que plus sage_». - - -Ora, questi concetti nati sotto la penna d'un uomo che, avendo battuto -inesorabilmente coll'arma severa ed acre del ridicolo i difetti -femminili, non può certo sospettarsi di galanteria, ci dicono che la -donna, che in _diversi aspetti supera l'uomo_, gli cede in questo, per -mollezza di volontà, che per lo più non sa vincere, per una leggierezza -di tendenze, che non sa domare, per una certa atonia dello spirito che -la fa schifa d'ogni tensione. Ecco i capi d'accusa che La Bruyère porta -contro la natura femminile; ma a torto io credo sulla sua natura, e -piuttosto sul sistema d'educazione che le fu sempre applicato, per cui -gli uomini che «sont heureux que les femmes qui les dominent par tant -d'endroits aient sur eux cet avantage de moins,» cambieranno, lo spero, -con rassegnazione, questa felicità, con quella d'aversi nella donna, -anche dal lato dello spirito, _un aiuto convenevole_, come si esprime -la Genesi, e che possa supplire ed aggiungere alle esterne attrattive -colle imperiture doti dell'anima e dell'intelligenza. - -E che piuttosto che alla femminile natura, a vizio d'educazione debba -attribuirsi la poca tendenza della donna ai gravi studi ed alle utili -occupazioni, appare evidente e dal precoce sviluppo delle fanciulle, -e dalla vivacità e finezza del loro spirito, e dalla loro pronta -percezione, e dalla attenzione che da loro prestasi all'insegnamento. -Un fatto costante, generale, da potersi da chiunque constatare come noi -ne fummo testimonii in diverse scuole elementari, è la molta maggior -capacità che rilevasi nelle fanciulle a preferenza dei ragazzi, e il -maggior amore allo studio accoppiato a maggior facilità d'apprendere -coll'assoluta parità d'età e risultante sempre in qualunque numerica -proporzione, sui fanciulli dell'altro sesso. - -Questo fatto che ci viene ogni giorno confermato dalle testimonianze di -diversi educatori, ci veniva eziandio constatato con qualche meraviglia -da due ispettori generali degli studi dietro ispezione nei convitti -degli adulti d'ambo i sessi. A chè dunque dovrebbe attribuirsi e che -altro accagionare della atrofia di quelle felici facoltà dello spirito -femminile, di quella improvisa paralisi della sua intelligenza, di -quei puerili e frivoli gusti che lo guadagnano in quell'età appunto -in cui dovrebbe spogliarli avendoli avuti, e come mai i piaceri -dell'intelligenza gli divengono indifferenti allora appunto che il suo -completo sviluppo, la maturità del criterio, la maggior estensione -delle cognizioni, dovrebbero rendervelo più che mai suscettibile e -desideroso? Chè altro, dico, dovrassi accagionarne se non è un viziato -sistema di educazione, il quale, anzi che trar partito della fecondità -del terreno, si affatica a soffocarvi in germi i semi, s'ammazza ad -atrofizzarvi i naturali frutti per sopra innestarvi delle artificiali -escrescenze? - -Infatti, dopo avere eccitata la fanciulla allo studio ed -incoraggiatevela con ogni fatta d'argomenti, dopo averle dimostrato -l'utile sommo, la suprema necessità del sapere, dopo averle parlato -di morale e di principii, nell'età in cui l'acerbità del criterio -non è per anco in grado di tutto apprezzare il valore di cotali -predicati, allorché poi i misteri della vita cominciano ad apparirle -men tenebrosi, quando l'adulto senno si fa capace della logica di -quelle dottrine, quando i sintomi forieri dello svegliarsi delle -passioni vengono a darle la chiave di quegli arcani parlari ed -ella ne intravvede l'applicazione, ecco cambiarlesi dinnanzi la -scena. La sapienza, sente dirlesi, non è per la donna; oltreché le -è perfettamente superflua, la rende inamabile, e la spoglia della -semplicità che è il supremo de' suoi pregi; la morale, le si predica, -certo è buona cosa, anzi necessaria, ma la donna ha la norma della -sua morale nella pubblica opinione. I criterii assoluti non sono pel -suo cervello, è troppo debole per affidarglisi, e dietro il giudizio -altrui ella deve solo condursi; per cui eccone le conseguenze. Per la -donna brillante la morale diventa la moda, per la divota il giudizio -del confessore e d'ogni uomo che porti tonaca, per la buona moglie ogni -fantasia del marito, per la fanciulla gli usi locali; e così facendo la -donna, non fa che la logica applicazione delle apprese dottrine. - -Non vi stupisca più il vederla sì spesso errare ne' suoi giudizii, non -vi meravigli l'indefessa assiduità colla quale attende ai gravi studii -della _toilette_, non vi sorprenda l'eccessiva sua tendenza - - «_D'investigar di ciaschedun le oscure_ - _Galanti storiette e le avventure_». - -Il desiderio di sapere, la necessità di trovare ai suoi parlari un -argomento, le ha fatto far questa cattiva scelta; non dite più che lo -spirito femminile diffetta di solidità ed è insufficiente a massiccio -ed esatto raziocinio. — La donna, così essendo, è perfettamente logica; -e se alcunché mi meraviglia è ch'ella non sia assai peggiore, vedendola -assai generalmente conservare, in mezzo a tanta viziatura di principii, -l'intima bontà del cuore. - -Forse da taluno si dirà, che l'opinione non deve assolutamente -superarsi; chè indizio di sommo orgoglio o di perduta verecondia è lo -anteporre il giudizio nostro individuale al collettivo criterio delle -masse, e lo affrontar saldi ed imperterriti il biasimo di tutti; e -fortificati dalla venerata autorità del filosofo ginevrino mi direte, -che, vivendo sempre per la sociale organizzazione dipendente da altrui, -ed essendo la riputazione il supremo bene della donna, e dipendendo -questa sovente, più che dalla realtà delle cose, dalle apparenze loro, -ne consegue che dessa, più che tutt'altri, debba dell'opinione esser -timida e serva, ed essere, non già speciosamente, ma rigorosamente -vero che, per la donna, felicità, importanza e valore dalla stima, che -altrui ne fa, tutta dipende. — Grave è l'obbiezione, ma mi lusingo -poter, così in base al fatto che al raziocinio, farvi equivalente -risposta. - -Importa assai notomizzare alquanto questa pubblica opinione, che -s'impone con tanta forza, che non da altri che dal suo beneplacito cava -la ragione dell'autorità sua; analizzare la natura di questo supremo -arbitrato, che tanto gravita sugli atti umani, e per la donna poi è -ragione di nullità e di sventure. - -V'hanno opinioni generali a tutta l'umanità che tolgono l'origine, e la -parvenza, dai bisogni, dalle tendenze, dai sentimenti innati all'umana -natura; appartengono a questa categoria, a mo' d'esempio, tutte le -religiose credenze scaturite dal sentimento della divinità, comune a -tutti i popoli, a tutte le razze. - -V'hanno opinioni speciali determinate da un dato concorso di -circostanze, in un dato tempo, in una data località; e sotto queste -opinioni fluttuanti, per così dire, e precarie soggiacquero delle -nozioni scientifiche e filosofiche, che sono per noi e pel nostro -tempo fuor d'ogni discusso. — Così la virtù ed il vizio, la pietà e la -ferocia, la verità e lo errore si diedero lo scambio nelle opinioni -degli uomini siffattamente, da stimarsi sommamente pii i sacrifici -d'umane vittime, sommamente logici ed equi la servitù ed il dispotismo, -virtuoso lo sterminio, vile il perdono, codarda la misericordia, -nobile e gentil costume l'ozio e l'ignoranza, negromanzia e diabolico -mistero la scienza, ignobile l'industria, il lavoro plebeo; e via -scendendo fino a dì nostri, non è raro vedere nell'opinione dei più, -darsi lo scambio l'ignoranza e l'ingenuità, lo spirito di rivolta colla -giusta opposizione, la pusillanimità colla moderazione, il cicalío -coll'eloquenza, gli esterni atti del culto colla pietà, la ostinazione -colla fermezza, l'ingenita selvatichezza colla verecondia, la -brutalità col valore, la depravazione dello spirito coll'emancipazione -della mente, la corruzione dei costumi colla giovanil leggerezza, -col rispetto l'adulazione, colla condiscendenza la servilità, il -pregiudizio colla verità. - -E questa erroneità di giudizii è un fatto così generale e costante, che -non sarebbe soverchio il dire, che questa massa fluttante e discorde -degli umani cervelli, in una cosa soltanto s'uniforma ed armonizza, nel -colpire cioè assai di rado il vero aspetto e l'intimo valor d'una cosa. -— E non è che dopo qualche secolo, dopo i combattuti conati di sublimi -intelligenze, dopo sopite le lunghe e furiose fazioni che scindono -l'umana società a proposito d'ogni discusso che riesce una verità a -divenir testo all'opinione dei più, ad uniformare i giudizii delle -masse. - -A questi anarchici procedimenti del pensiero, che sono ineluttabili, -primo perchè l'umana intelligenza percorrendo un cammino ascendentale -deve necessariamente essere imperfetta e pregiudicata finché giunta -non sia ad afferrare l'ultima parola di ciascun problema: secondo pel -fatto dell'individualismo per cui v'ha chi precorre di molto tempo le -masse, e chi con loro cammina e chi dopo tutti giunge a lento passo, -come trascinato da forza maggiore e non però persuaso. — In seno poi a -tutte le umane società, per quanto nei primordii fondamentali sopra un -assoluto piede d'uguaglianza, riposa in germi qualche elemento, che ben -presto emerge, si isola, si eleva e poi signoreggia con forze morali -o materiali, ed impone e modifica i procedimenti dell'opinione. Ma -chiarifichiamoci con dei fatti. - -_L'astuzia._ — I Bramini, nell'India, col loro severo aspetto ed il -mistero venerando di cui seppero circondarsi, riescirono a far occupare -il secondo posto alla tribù dei guerrieri, alla cui testa era il Re. - -Nel discorso di Cristo sul monte, in San Matteo, leggiamo la lunga -serie d'ipocrisie, coll'aiuto delle quali i Farisei della Mosaica -Sinagoga avevano riescito ad ottenere sul popolo un supremo arbitrato -in ogni cosa, ed a farlo agire, pensare e giudicare dietro gli -interessi loro. - -_L'esempio._ — La manía teologica di Costantino il grande, divenne -contagiosa alla corte, da questa si propagò alla nobiltà, dalla nobiltà -alla borghesia, dalla borghesia all'esercito, dagli uomini s'appiccò -alle donne, ed in men che nol dico, tutto l'impero fu maniaco, -delirante, frenetico per la teologia, e dissensioni e controversie, -ed immensi volumi, e guerre interminabili, e strazii quotidiani e -discordie intestine ne scaturirono, ed empio ed eretico si considerava -colui che di sì strano morbo non fosse infetto, e l'opinione esigeva -imperativamente che si parteggiasse.[5] - -_Le passioni._ — I costumi della Grecia antica, che imponevano alla -donna onesta la reclusione del gineceo, diedero ragione alla somma -importanza che acquistarono in quel paese le cortigiane, laonde l'arte -le immortalò nelle opere sue, la poesia le cantò, i filosofi tennero -presso di esse le loro scuole, e la pubblica opinione aveva levato -dalle loro fronti il marchio della vergogna.[6] - -_La forza._ — Roma imperiale, vedendo il nascente cristianesimo -proscritto dagli editti imperatorii, e perseguito con tanta severità -in tutte le provincie del vastissimo impero, vedendo i cristiani dati -esca al fuoco, pasto alle fiere, bersaglio ai dardi degli arcieri -affricani, finì col convincersi esser eglino gente infesta allo Stato -ed all'umanità; e divenne universale l'opinione che essi fossero sola -cagione delle calamità dello impero; onde fu necessario che la penna -eloquente di Tertulliano s'incaricasse di ribadir quelle accuse ed -assurde le dimostrasse. - -Più tardi i tribunali della sacra inquisizione, che siedenti presso -che tutte le città del mondo cristiano, investiti di una potenza -esecutiva assoluta, spaventavano le genti col quotidiano spettacolo dei -più feroci castighi aggiuntisi al terrore di mali futuri ed eterni, -di leggieri persuasero ai popoli cristiani dell'Evo Medio, che anche -la più giusta e moderata ed urgente riforma invocata da pii ed onesti -personaggi fosse esecranda eresia, onde videsi sovente, deplorevole -spettacolo, il popolo stesso imprecare più volte a quelle vittime e -recar sollecito l'esca ai loro roghi. - -_Gl'interessi._ — Talleyrand, conversando con Napoleone il grande della -scienza mesmerica, che allora cominciava a convergere a sè l'attenzione -dei dotti e dei curiosi, ed interrogatolo se fosse o meno d'avviso -di incoraggiarla, ne ottenne questa risposta: «No, non facciamo del -Mesmerismo una scienza legale; a noi giova ch'ella resti dubbia, -combattuta, ed anche ridicola. Pensate chè diverrebbe la politica dei -gabinetti.» - -_L'ignoranza._ — Sono così molteplici, ed incontransi a tante migliaia -nella storia, le erronee opinioni accreditate, e tenacemente custodite -per fatto d'ignoranza, che sarebbe più presto detto che tutta la storia -dell'umana intelligenza è la prova di questo fatto. - -Socrate, dannato alla cicuta siccome empio per l'unità divina; Galilei, -tradotto davanti al Santo Ufficio per avere sostituito il giro della -terra a quello del sole; Sarpi, processato egli pure siccome eretico -per la forma speciale delle sue pianelle; Andrea Vesale, condannato -siccome negromante per le sue prime sezioni anatomiche; la chimica -creduta per lungo tempo arte magica e diabolica; la epilepsia creduta -possessione ed invasione demoniaca, la lebbra considerata siccome -castigo divino dagli Orientali; i pregiudizii del popolo dei nostri -giorni che, associando il sopranaturalismo ai fenomeni i più semplici -e naturali, fa perfin talora della morte ch'è pure un fatto cotidiano -e costante[7] un castigo di Dio; tutti questi erronei criterii -come potrebbero altrimenti chiamarsi se non le naturali espressioni -dell'ignoranza? - -Roma chiudeva, (pel supplizio d'una Vestale), tre giorni il foro, il -Senato, i pubblici mercati, sospendeva i giuochi, la guerra, tutti i -pubblici interessi ed i privati, ed offriva notte e giorno vittime -espiatorie, persuasa che la battaglia sarebbe perduta, i giuochi -sgraziati, gl'interessi ruinati se prima non avesse placati gli Dei. - -Avendo in Roma una donna difesa nel foro la propria causa, il Senato -inviò a Delfo a consultare l'Oracolo per sentire quale sventura -soprastasse alla città ed alla nazione per siffatta enormità. - -Sendosi abolito in Francia, per decreto di Sinodi provinciali, i -banchetti nelle chiese che si facevano in dati giorni dell'anno, la -cui sconvenienza andava al punto da ingombrare con piatti e bottiglie -perfin l'altare sul quale il sacerdote celebrava, mentre e popolo e -clero bivaccava, si inebbriava e schiamazzava insieme, il popolo non -mancò di gridare all'empietà e s'accorava seriamente che si volesse -distruggere la religione[8]. - -Se all'ignoranza delle verità morali e speculative avvien che -s'aggiunga la ignoranza della storia e degli usi e costumi di tutti -i popoli (che maggior estensione suol dare alle idee, e maggior -quantità di dati presenta all'esattezza del giudizio come per lo -più nelle masse), allora l'opinione pubblica diviene non già organo -d'intelligenza, ma misura d'ignoranza. - -Basta la più leggiera tinta di storia per provarci quanto siano -fluttuanti e precarie le opinioni, che non si fondano sui semplici -e sovrani emanati della ragione; e siccome di assai poche verità -assiomatiche trovasi l'uomo in possesso, così veggiamo lo spirito d'un -secolo e d'una generazione differire enormemente dalle antecedenti -e dalle susseguenti, addottarsi e ripudiarsi i sistemi, modificarsi -assiduamente usi, costumi, ed istituzioni ormeggiando lente, ma -indefesse il progressivo sviluppo dei popoli, il quale, attraverso a -queste molteplici e svariate gradazioni morali, per legge fatale di -natura e di provvidenza, sempre sale verso il meglio. - -Da tutto il fin qui detto emerge, che questo formidabile fantasma della -opinione vuol essere guardato in faccia senza timore, e ben disquisito -vuol essere, ed analizzato prima di accettarlo ed inchinarcegli siccome -a supremo arbitrato. Esaminiamo se le forme solenni, che assume, -siano per avventura il puntello di interessi parziali, la tonaca -lunga ed affibbiata dell'ipocrisia, la legge caduca della forza, od il -semplicissimo _così facea mio padre_, tanto potente sulle masse incolte -che un bello spirito non chiamava senza ragione animal d'abitudine. -Ben sovente ci accadrà di trovarci di fronte ad un colosso dal piè -d'argilla; e le mie parole vi si appaleseranno ben vere, se riflettiate -un istante ad un fatto gigante, che veggiamo svolgersi sotto late -dimensioni nella nostra Italia in un solo quinquennio di libera vita. - -Chi non è colpito dalle modificazioni di idee, di opinioni, e perfin di -credenze che vanno ogni dì operandosi nelle menti? Chi non meraviglia -pensando che la Italiana Unità, che predicata da pochi Apostoli nel -1821, e creduta fino al 1859 una solenne utopia, in quell'anno stesso -diveniva il nazionale programma e la coscienza universale? - -Io distinguevo testè le opinioni fluttuanti e precarie, che trovano per -pochi momenti la loro ragion d'essere negli interessi, nella ignoranza -e nelle passioni, dai supremi e semplici emanati della ragione morale, -epperò la sana educazione, che ci aggioga agli impermutabili precetti -di quella autorità, può e deve farci timidi e riverenti del giudizio e -delle opinioni altrui, quando quelle vengano manifestate da individui, -la cui nota virtù ed intelligenza possono e debbono, con ogni logica, -farceli autorevoli; attesochè alla saviezza dei criterii concorra in -essi la calma delle passioni e la lucidezza della mente. - -_Amo laudari a laudato viro._ In questa antica sentenza stanno -conchiusi i ragionevoli ed equi confini della opinione autorevole. -Autorità è questa dalla quale bene farà la donna di non mai ribellarsi, -nè essere di quella stima indifferente, nè quel biasimo mai superare; -poichè non libertà di spirito, o solidità di giudizio ciò mostrerebbe -ma rivoltante spudore; che se per caso talora conducendosi dietro i -pensamenti di persone lodevoli e lodate, od un consiglio loro seguendo -errasse, e migliore dappoi avvertisse il proprio consiglio, cotali -complici nello errore assai la giustificano e la assolvono. - -Ma qui deve arrestarsi la condiscendenza all'opinione altrui; che -s'ella si proponga di voler a tutti piacere e di tutti avere la stima -e l'aggradimento, immorale affatto diverrà e corrotta senza però lo -intento conseguire, sendo i caratteri ed i cervelli umani sì svariati -di gusto e di giudizio che, quando cotale illusa vi fosse, ben potrei -dirle: - - «_Brami invan d'esentarti alle punture_ - «_Se fur d'Appelle infin l'opre immortali_ - «_D'un ciabattin soggette alla censura_». - -Che se a' pii esercizii rivolgerai l'animo a pietà inchinevole, sarai -tosto nello spirito del volgo ipocrita o bigotta; se agli studii -addestrar vorrai lo innato ingegno sarai pedante; se alla tavoletta -intenta le lunghe ore ogni cura adoprerai ad esser bella, sarai tosto -leggiera e vanerella; se del moto o del passeggio bisognosa ed amante, -di spirito ozioso e svagato avrai la fama; se società raccogli nelle -tue interne sale e di frequente sarai nei teatri vista, mille, più -o men veri, galanti aneddoti circoleran sul conto tuo; se, della -prole amante e del consorte, trarrai oscura e laboriosa vita fra -domestici affetti e doveri, non mancherà chi a difetto di spirito e -d'attrattive la volontaria solitudine attribuisca. Se, bella essendo -e corteggiata, sarai costretta per genio o per dovere a chi il cuore -negare, a chi la mano, di superba o di fiera t'acquisterai rinomanza. -Se natura avesti matrigna e di bellezza manchi e d'attrattive, per -ciò solo d'imperdonabile delitto sei già rea, e la grazia sarà per te -affettazione, la dignità pretesa, smodato sfarzo la decenza, ogni virtù -ti scemerà di pregio, ed ogni neo salirà fino a deformità mostruosa. - -Laonde, a premunire dalla ingiusta e dolorosa pressione di sì sventati -e crudeli giudizii, la donna, che per la natìa timidezza dell'animo -già li soffre e li teme (e per la sua debolezza è ben già di soverchio -esposta agli oltraggi) ben lunge dal curvarle vieppiù la testa sotto il -giogo ingeneroso, che il filosofo ginevrino si affatica a premerle sul -collo, io le fo coraggio e le ripeto: - - «_Anima che per biasmo si dibassa_ - «_E per lode s'innalza è debil canna_ - «_Cui muove a scherzo il venticel che passa_». - -Epperò informata alle imprescrittibili leggi della morale, non d'altri -schiava che del principio che a guida togliesti del tuo operare, -coll'occhio fiso al nobile fine che programma facesti della tua -vita, l'occhio e l'orecchio chiudi alle migliaia che tutti importisi -vorrebbero a legislatori e tiranni, e fa - - «_Come il Villan che posto in mezzo_ - «_Al rumor delle stridule cicale_ - «_Senza curare il rauco strido loro_ - «_Segue tranquillamente il suo lavoro_». - - - - -LA DONNA E LA RELIGIONE - - - Regi, monarchi, potentati, sacre maestà, - vi ho nominate con tutti i vostri nomi? - grandi della terra, altissimi, potentissimi - e forse ben presto anche Onnipotenti - Signori, noi, uomini, abbisogniamo, per - le nostre messi, d'un po' di pioggia, - di qualche cosa meno anche, d'un po' di - rugiada. Fate della rugiada, mandateci - sulla terra una goccia d'acqua! - - Una sola cosa, Lucillo, mi fa pena. - Questi grandi corpi sono così costanti - ed esatti nel loro cammino e nei loro - rapporti, compiono con ordine così - invariabile le loro evoluzioni, che un - piccolo animale, rilegato in un angolo di - questo immenso spazio che si chiama mondo, - avendoli osservati, s'è fatto un sistema - infallibile di predire a qual punto del - loro corso tutti questi astri si troveranno - da oggi a due a quattro a ventimila anni. - Ecco il mio scrupolo, Lucillo; s'egli è - per caso, ch'essi osservano leggi così - invariabili, che cos'è l'ordine, che cos'è - la regola? - - LA BRUYÈRE. - -Dilicatissimo e difficoltoso argomento è questo che imprendo a -trattare, e tanto più oggidì in cui, questioni vitali si agitano -nel paese in cui io scrivo, questioni di vita e di morte per tutta -una casta, che il proprio parziale carattere ne ritrae, questione -interessantissima ad ogni regione del globo, ad ogni popolo, ad ogni -intelletto che si travagli nelle filosofiche disquisizioni, ad ogni -cuore che palpiti nella incertezza degli umani destini oltre la tomba. - -Come procedere senza sollevare obiezioni, senza sconcertare credenze, -senza urtare suscettibilità, senza sconcertare interessi? Come non -cozzare qui colla sistematica negazione, là colla gratuita asserzione, -a diritta colle astrazioni di Fourier, di Leroux, a manca con De -l'Orgue e De Maître, davanti con Reynaud, dietro con tutta la miriade -degli ascetici? E davvero assai peritosa e timida stommi del come -mi condurrò, del punto da cui partirò nel vastissimo terreno che mi -si apre a discorrere, della scelta che far convienmi fra le idee che -copiose invadono la mente, dell'arte con cui eviterò l'urto dei triboli -e la puntura delle spine in una strada che, tutta l'umanità percorre, -eppure, più fu battuta, e meno si fa praticabile a chi non voglia -sollevarsi di fronte una guerra di scandali e di pregiudizi che più -lacera il cuore, che non guerra di spade. - -Pure già lo dissi nelle prime pagine, e giovami qui ripeterlo. Io -preparo la donna dell'avvenire, di quell'avvenire che ogni intelletto, -sazio di gratuito, ogni spirito esasperato dalla lotta che, dalle -cieche passioni e dagli inverecondi interessi è combattuta alla verità -ed alla morale, deve necessariamente affrettare coll'opera e col -desiderio. - -E ferma in questo proposito, smessa ogni peritanza, m'innoltro alla -libera sposizione delle idee. - -È assai possibile che il debole intelletto non abbia saputo, neppur -dallo assiduo e pertinace studio di grandi autori, estrarre il vero, -ed è ancor più possibile che la insufficienza della dialettica, e -la poca facondia del dire, mi facciano irremissibilmente impotente a -persuadere; ma mi resterà pur sempre chiaro e confortante testimonio la -coscienza di avere, con ogni calma dello spirito e lealtà d'intelletto -cercato il vero, e la mia fatica rivolta a presentarlo altrui, senza -spirito di fazione, senza sistema preconcetto, senza fine secondo. -E la donna, alla quale io parlo, accolga i miei sforzi con quella -benevolenza che, se poco è meritata dallo intrinseco della mia fatica, -non sarà certo sciupata invano dal buon volere, che mi ho, di porgere -al mio sesso la sempre utile comunione delle idee. - -Essendo più pratico che teorico lo assunto mio, ed essendo io in ben -altra situazione che quella d'un sacro oratore, il quale, od in un -tempio di cattolici parli, o sermoneggi in una adunanza di _fratelli_, -od il Corano commenti in una Moschea, sempre sa di parlare a chi come -lui crede e sente, ed è già con esso lui d'accordo prima che parli, -non mi è permesso saltare a piè pari nell'argomento, ma dobbiamo prima -fondare di comune accordo le premesse. - -Non si tratta per me di persuadere ad altrui le convinzioni mie: non -intendendo fare nè polemiche nè controversie. Io parlo alla donna -d'ogni paese, ma specialmente italiana, e parlo alla sua indipendente -ragione, al suo libero intelletto, per cui, a partire da basi concordi -ed a meglio comprenderci, dal fatto partiremo e dallo assioma. - -La religione, metafisicamente considerata, è il _sentimento innato -della divinità_. Essa fu siccome tale sentita da tutti i popoli e -da tutti i tempi; e che ciò sia stato, lo provano gli innumerevoli -monumenti e le tradizioni che la primigenia umanità legava alle -posteriori generazioni; le quali poi a loro volta, anzichè sperdere -quelle tradizioni e quei monumenti della fede dei padri loro, come -fatto avrebbero quando non ne avessero ampiamente accolto il legato, -altri ne aggiunsero, ed ogni generazione accrebbe così alle vegnenti il -patrimonio delle credenze. - -Questo fatto che, siccome basato sulla semplice autorità, poco -proverebbe se chiamato fosse a stabilire la verità d'una scientifica -sposizione, od a convalidare la solidità d'un raziocinio che a sè -stesso non basti (avvegnachè e storia e filosofia cospirino a non -ammettere l'umanità degradata sibbene primitivamente ignorante) questo -fatto, dico, diviene categorico e perentorio quando a provare la -generalità e costanza di tal sentimento lo indiriziamo. - -Ora, siccome è vero che, l'effetto non nasce che dalla causa, la -conseguenza tradisce la premessa, lo edificio rivela l'architetto, -così l'universo predica una ragion prima. Il caso, che l'ateo volle -a ragione di questo fatto, se è per lui ragione sufficiente, per -lui _il caso è Dio_, e non v'è fra lui e il general sentimento che -una questione di vocaboli; ma s'egli la considera siccome ragione -accidentale egli da sè bene inesperto si proclama, avvegnacchè, sopra -qualunque cosa egli esperimenti le combinazioni del caso, sempre le -avrà avvertite, vaghe, disordinate e sopratutto incostanti; cosicchè -il comun senso definisce col vocabolo _caso_ ogni combinazione, che -manca affatto d'ordine, di durata e di leggi; il chè senza impugnare -il testimonio della scienza (che va ogni dì scoprendo la ragion -delle forze nel meccanismo universo, e potentemente le applica) senza -rifiutare in ogni filosofia il supremo emanato della ragione fatto -eminentemente ordinato, senza accagionare di allucinazione i nostri -sensi tuttodì colpiti dall'armonia inalterabile della natura, sarebbe -deplorabile follia diniegare. - -Meno evidente è all'intelletto l'immortalità e la vita futura, sebbene -anch'essa non vada sprovvista di possenti ragioni, e ricca e forte -della coscienza dei popoli. - -Come l'artefice elaborando l'arnese considera l'uso a cui lo destina, -e le parti ne informa, e le forze e le misure ne proporziona, in vista -di quello; altrettanto veggiamo aver natura praticato in tutte le sue -produzioni, e questa saggia economia dell'universo è dalla scienza, -ognor progressiva, ogni dì constatata su più late dimensioni; non -altrimenti, tutte le facoltà ed attribuzioni dell'anima, siccome le -parti tutte e tendenze del corpo, debbono necessariamente rispondere -ad una data destinazione. Ora le facoltà dell'anima nostra eccedono -sotto ogni aspetto la destinazione qualunque che aver potressimo -circoscritta alla presente vita. Eccede l'insaziabile curiosità di -tutto investigare, il tempo, i mezzi, le forze che all'investigazione -abbisognano. Il senso morale, che l'uomo spinse fino agli estremi -dello scrupolo delicato, non sarebbe che un'ironia in faccia ai pochi -giorni di gioia e di vita che ci sono accordati. Nè si dica, che questo -senso non sarebbe che una provvidenza di natura posta a tutela dei -reciproci interessi; questo confine sarebbe d'assai soverchiato da un -senso morale che limita gli atti anche intimi, anche indipendenti della -vita umana. Il vivo desiderio dell'infinito, il cui soddisfacimento -constatiamo impossibile nella esistenza che conosciamo, l'orrore del -nulla così profondo, così sentito che non può esser domato dal terror -dell'ignoto; tutti problemi sono questi, ai quali non è possibile che -una soluzione, l'immortalità. - -Altro senso innato nell'uomo e profondamente sentito è il senso -d'equità e di giustizia. Ora non potendo egli appagarlo, avversato -qual'è dall'ignoranza, vinto dalle passioni, soggiogato dalla forza, -immolato agli interessi, e sentendone tuttavia la somma ragione, trovò -il dogma del premio e della pena, o meglio, lo sentì, ed in questo -fondò la ragione della virtù e l'odio del vizio. Laonde l'esistenza -della divinità creatrice, ordinatrice e provvidenziale, l'immortalità, -il premio del bene e la punizione del male; ecco i tre dogmi che furono -base alle teogonie tutte, e che ogni ragionevole intelletto può e deve -ammettere. - -Ammessa l'esistenza della divinità, l'uomo le deve omaggio e -riconoscenza, ed ecco sorgere la religione donde i culti ed i riti; -ammessa l'immortalità ecco sorgere con essa l'infinito, e l'aspirazione -all'infinito, donde l'indefinito progresso; ammesso il premio e la -pena, ecco sorgere la ragione della morale, donde la sociale felicità. - -Premesse queste poche parole a prevenire le nostre lettrici del punto -da cui partiamo, nè potendo noi più inoltrarci nelle religiose teorie -senza specializzare, epperò renderci a molte impossibile (e non -trovando pur necessario il farlo dacchè abbiam già trovato la ragione -religiosa), passiamo a disquisirne i caratteri, segnalarne le viziose -applicazioni e le vere. - -Essenzial carattere dell'ossequio, che l'uomo prestar deve alla -divinità, è l'essere questo ragionevole, essendo ragionevole chi lo -presta, e verità assoluta, e ragion d'ogni cosa, l'essere supremo a -cui è rivolto; perciò l'assurdo è insulto a Dio, nè può essere scusato -che dall'invincibile ignoranza. Assurdo perciò non potea ch'essere, -a mo' d'esempio, il sacrificio, il quale intendeva onorar Dio col -distruggere la sua fattura: ciò non potea scusarsi che dall'ignoranza, -ma il Sacerdote il quale godeva le parti comestibili delle vittime -sacrificate, epperò eccitava continuamente i popoli ai sacrificii, non -era più ignorante, era furbo; e l'iterato fumo de' suoi incensi non era -che un insulto a Dio, ch'egli faceva servire a suoi interessi. - -Più d'una vedrà forse altra cosa, che l'infanzia dello spirito umano, -in questi riti dell'umanità primitiva, ma noi risponderemo con una sola -osservazione. I sacrificii cruenti, criminosi, se di vittime umane, -assurdi se di ostie brutali, cessarono sotto l'impero di due autorità. -La prima fu il Vangelo, che promulgò la più razionale delle religioni; -la seconda fu il progresso della civilizzazione, che chiarì allo -spirito umano la vanità di cotali ossequi e la loro assurdità. Ora se -i progressi della ragione resero incompatibile il sacrificio, ciò basta -per dare il nome alla cosa. - -Dovendo l'umano ossequio alla Divinità essere razionale, ne emerge di -natural conseguenza, che non debbano le esterne sue manifestazioni -superchiare agli occhi nostri in importanza l'intimo sentimento che -li produce. Che se al riconoscente affetto, che verso Dio ci porta e -delle leggi imperscrittibili della morale ci fa teneri osservatori, -come sendo dallo stesso suo dito scritte ne' cuori nostri, anteponiamo -gli atti esterni e convenzionali del culto che, orbi per sè stessi -d'ogni morale valore, altro non sono che l'espressione di quello, -noi adopreressimo come chi il vetro anteponesse al diamante, il bacio -all'affetto. - -Eppure, se poniamo a disamina lo zelo, con cui tutti gli ascetici -scrittori moltiplicarono in ogni confessione, e classificarono in -infinite categorie mille pie pratiche, e di quale importanza vollero -circondarle e con quale entusiastico fervore le vollero raccomandate -e praticate; davvero, non intendo calunniare le intenzioni loro, ma -credo altro non s'avessero in vista che di soffocare il religioso -sentimento ed imporgli silenzio onde lasciar luogo alla moltitudine -delle parole, non dissimili dai sacerdoti di Baal (de' quali tanto si -rideva il profeta Elia) che gridando con quanta forza era possibile ai -loro polmoni, e continuando in tal baccano tutto l'intero giorno, se -ne tornavano convinti che la loro sonnacchiosa Divinità li avesse alla -perfine intesi e compresi. - -Il Cristo, che primo diede all'umanità l'idea del culto perfetto, -stringeva e riassumeva, in una formola, quanto affettiva altrettanto -razionale, l'espressione del religioso sentimento. Egli, che aveva l'un -dopo l'altro attaccati e combattuti tutti i pregiudizii, si dichiara -anche contro questo là dove dice: «Non vogliate essere come i gentili, -che impiegano ad onorar Dio molte parole, e credono per la moltitudine -di quelle esser meglio esauditi. In quanto a voi, quando volete pregare -a Dio, chiudete l'uscio della vostra camera, e nel segreto pregate al -padre vostro ch'è ne' Cieli». - -V'hanno però di molte le quali tutte assorbite dalli esterni atti -del culto, moltiplicandoli ogni giorno senza ragione e senza misura, -facenti assidua lettura di libri che insegnano colla Divinità un cotal -linguaggio floscio ed affettivo, tutt'affatto profano ed indegno dei -rapporti che intende di esprimere, portano l'intelletto nei campi -vaporosi d'una dottrina; la quale assorbe le lunghe ore nel render -l'anima timorosa di tutto, nel toglierle ogni generoso slancio, nel -freddare ogni generosa passione, nell'atrofizzare più che sia possibile -il cuore, nel rompere ogni suo più sacro e soave legame, nell'avezzarla -ad una tensione morale di tanta forza da non sapersi più scernere -fra il bene ed il male assoluto, il bene ed il male relativo e li -atti tutti, che orbi sono di morale valore epperò all'uomo di libera -scelta. Essi insegnano una dottrina tutta di distacco, d'isolamento, -di meditazione e d'espiazione: essi nulla ammettono di spontaneo nello -svolgimento della vita morale; tutti i menomi moti del cuore e della -mente vengono vigilati, sorpresi, classificati più o men logicamente, e -non persi di vista mai, dovendo essi tutti esser fedelmente riportati -ad un cotale che l'incarico s'è assunto di avviar quest'anima alla -perfezione; e, mediante le cure sue, ed i suoi lucidissimi precetti, -si è ridotta a tale d'aversi di lui per ogni cosa stretto bisogno, di -nulla veder senza li altrui occhi, di nulla giudicare senza l'altrui -cervello, e di non potersi ristare dal mettere altrui in terzo fra sè -ed i più intimi, e nè più gelosi segreti, - - «_Come se far non possa i fatti sui_ - _Se in opera non pon gli organi altrui_». - -E questa assoluta insufficienza dell'individuo, questa perpetua -minorità, dura fino alla morte; anzi va, questa forza astringente -ed assorbente, sempre più incalzando fino a che, di quest'anima, che -cammina alla perfezione, più non resta che un cadavere ed un automa -che, di vita propria, non si ha che la parte fisica e vegetativa. - -Non volendo io per nulla affatto scendere nei penetrali dell'uman cuore -per cercarvi le cause di questo ritrovato, che non mancò per avventura -di appoggiare numerosi e forti interessi (non essendo nè la satira nè -la storia l'assunto mio) io proseguirò nelle ragionate teorie prendendo -dovunque il buono, e sceverando il falso ed il gratuito, guidata quale -sono dallo schietto amore della verità e della luce. - -Accennavo, che quelle dottrine, che si propongono d'avviar l'anima -alla perfezione, predicano il distacco, l'isolamento, la meditazione, -e l'espiazione; e taluna avrà portato avviso, che troppo leggermente -io condannassi teorie, che fini sì altamente spirituali si recano a -programma. Spero di giustificare il mio verdetto, rifacendo un po' la -storia morale dell'umanità; e come questa svolge la sua progressiva -vita in diverse fasi tutte logiche ed inevitabili, così lo individuo, -ch'è una frazione di questo gran corpo, deve seguirla e recare l'opera -sua al collettivo lavoro; che se non fosse, e non dovesse essere, -il progresso delle idee e dei costumi non potrebbe aver luogo; e -l'umana storia in luogo di presentare all'occhio del filosofo un -complesso armonico, logico, ordinato, ed a gran fine diretto, non -mostrerebbe che un agglomeramento, senza forma e senza nome, di -forze eterogenee, discordanti, ed elidentisi, un caos insomma senza -ragionevole principio, che non altro verosimile fine presenterebbe che -un universale sterminio ed esaurimento. - -Ora puossi egli ammettere, dietro l'ordine che vediamo nella creazione -tutta, che tale esser possa il morale concetto di Provvidenza? Certo -che no. Laonde camminando, noi individui, siccome le generazioni, in -una via di progressivo sviluppo, c'incombe di studiare il tempo e la -fase ch'esse percorrono a non inceppare ed anzi assecondare il comune -lavoro. - -L'umanità bambina che, simile all'uomo di poco tempo, era incapace -d'un lavoro affatto speculativo, ma trovavasi tuttavia sotto il dominio -delle sensazioni, avendo col senso morale l'idea della virtù, ammirava -però maggiormente quelle doti di natura e di fortuna, per le quali -un uomo sugli altri aquista materiale e sensibile superiorità. Laonde -meglio che la mitezza era stimato il corraggio, meglio che il generoso -perdono la valorosa vendetta, più che la sublime lealtà dell'anima, -l'astuzia feconda di mezzi e ricca di successi, più che riverenza dei -diritti, il feroce sterminio e la prepotente conquista; più che la -castigata verecondia, la dissoluta e facile bellezza. Di tal maniera -di giudizio dell'antica umanità hassi pena più presto a sceverarne -le troppe prove che ad adunarle. Tutto ce lo insegna, dall'_Iliade_ -d'Omero fino ai sontuosi monumenti alle ceneri di Pitionice, fino agli -incensi bruciati ad Alessandro, fino al divinizzamento dei Cesari. - -Queste dottrine vellicanti le passioni, e così ben maritate agli -interessi, non potevano che condurre di ragione il mondo ad una general -corruzione di cuore e depravazione di mente, di cui la storia non ci -ripete il racconto dalla caduta della Romana Repubblica in poi. - -Era ben logico e voluto dalla natura delle cose che là come dovunque, -il riparo ormeggiasse dappresso il male; e sorsero in allora le -dottrine a cui accennavamo; dottrine che lottavano colle passioni -corpo a corpo, e disputavano palmo a palmo il terreno agli interessi, -isolando l'uomo dal contagioso contatto dei suoi simili, livellando le -caste, staccando dalle perniciose ricchezze mezzi di feroce dispotismo, -e sforzandosi di spiritualizzare l'uomo degradato per corruzione fino -ai bruti tutta la sua vita concentrando nell'espiazione di un male -divenuto ormai sì radicale ed universo, che impotente affatto era -contro di lui l'opera dello individuo. Nulla di meglio infatti resta -a farsi al sano, frammezzo alli appestati, che trarsi in disparte fin -quando la scienza non ha ancor provvisto ai malati. - -Quelle dottrine ci vennero dall'Oriente e più precisamente dalle Indie, -e dal loro istitutore si chiamarono Buddismo. - -Nell'epoca in cui le leggi e le istituzioni dei bramini erano in -maggior forza, e s'erano diffuse in tutto il paese senza eccezione, -sorse dalla casta dei guerrieri, e dalla famiglia dei Sackija, -Gautarna, detto poi Budda, (lo suscitato) figlio di Re. Nacque egli -nel 628 avanti Cristo. Si unì, secondo il costume del paese, a tre -mogli; ma a 29 anni abbandonò padre, mogli ed un figlio, non che ogni -diritto di successione al trono, e si ritirò nel deserto per darsi -tutto a penitenza alla guisa dei Bramini. Rimase colà 6 anni e superò -nella rigidezza della vita tutti coloro. A 36 anni sorse a predicare, e -scorse fino agli 85 tutta l'India. - -Educato nella solitudine dei deserti, alla meditazione ed alla -penitenza, dotato di sommi talenti, concepì l'ardito pensiero che il -Braminismo, d'assurdi ripieno, se forse bastava fino allora all'India, -non certo al resto del mondo. Primo nell'antichità superò i pregiudizi -della nazionalità, e concepì l'idea dell'universale rigenerazione del -mondo corrotto, e parlò di partecipare altrui il proprio bene. - -Il Buddismo sorse circa nel tempo in cui la Giudea diveniva provincia -romana e con essa si eclissava la Mosaica religione. - -«In quel tempo (dice Costantino Hofler nella _Storia universale_), si -nota nell'Oriente un sentimento di dolore e direi quasi di disperazione -come se la sua vita fosse finita». - -Nell'India la predicazione di Budda addita al mondo la cagione di tal -disperazione nella nullità delle cose, e riduce lo scopo della vita -alla _distruzione di noi stessi_. — (A chè altro si riduce l'ascetica -cattolica dei nostri giorni?) - -In massima le sue dottrine non differivano punto da quelle dei -Bramini; ma differivano in questo, doversi da tutti, senza distinzione, -raggiungere lo scopo della vita, come avendo egli pel primo superato i -pregiudizi di caste e di nazionalità. - -Non occorrevano per Budda le divisioni di quelle (prima politica -braminiana), nè le opprimenti leggi ch'erano di quella politica i -naturali corollarii; tutti, senza eccezione, erano chiamati alla -cognizione della verità, a tutti libero quindi di togliersi al giogo -bramitico. - -Egli poi, Budda, era stato dal Cielo mandato a segnarne la via. - -«La vita è un sogno, dicea Budda. Quanto più l'uomo lavora colla -propria distruzione alla propria santificazione, e tanto più scioglie -il legame che tiene avvinto il mondo alla colpa.» — Notisi il desolante -ed antifilosofico concetto che il mondo sia fatalmente portato alla -colpa, quasi l'umano arbitrio, donde l'umana responsabilità, non -esistesse. — Senza questo concetto dominante sarebbe stato impossibile -chiamare l'uomo all'isolamento ed alla propria distruzione. Solo -l'universale corruzione dei tempi, la ferocia dei costumi, il -degradamento cui era scesa l'umana progenie, poteva ispirare una simile -filosofia. «Il matrimonio, dicea Budda, si tollera come un male ch'è -forza permettere; ma non dovrebbero esservi carnali relazioni, dovendo -il mondo al più presto finire. Tutto è inganno quaggiù; e se pur -qualche cosa v'ha che non sia mendace, quest'è ciò appunto di ritenere -tutto inganno, di liberarsi e staccarsi da tutto». - -Budda si volse anzi tutto a quella parte del popolo indiano, che -la legislazione Bramitica lasciata aveva in completa miseria, -persuadendola a disertare la dottrina ed i costumi di quella per -abbracciare la sua, in cui solo era la via di salute. La condizione -di quel popolo era sì misera sotto i Bramini, che una dottrina sì -sconfortante fu riguardata siccome dottrina di libertà. I seguaci di -Budda non temevano la morte, da loro risguardata siccome liberatrice -dei mali. Esso li educava alla pazienza, alla mitezza, all'assoluta -abnegazione, a riguardar siccome ingiusta ogni distinzione sociale, ad -invitare tutti, senza eccezione di persona, alla redenzione per opera -di lui, ossia allo scioglimento finale della materia primitiva nel -nulla. - -Le sue dottrine produssero gran sensazione in Oriente, e furono -nell'India argomento di gravi dissensioni; e malgrado le persecuzioni, -alle quali furono bersaglio allorché i Greci vi penetrarono col Magno -Alessandro, vi si tenevano salde, specialmente nel nord-ovest del -paese. - -Certo le dottrine Buddistiche erano un gran passo in quei tempi -oltre misura materializzati e corrotti, ed ebbero appunto in quelle -condizioni la loro ragion d'essere; ma venne il Cristo ad aprire -all'umanità una nuova fase, ed allora principiarono ad essere spostate -e retrive. - -Chiamati gli uomini ad amarsi ed a soccorrersi, iniziata la dottrina -della giustizia e del perdono, costituita l'umanità in una repubblica -di fratelli che altro _dottore_, altro _maestro_, altro _signore_ -non riconosce che la verità predicata dal Cristo colla luce della -ragione, colla mite ma vittoriosa forza della persuasione; eguagliati i -doveri ed i diritti, chiamati tutti al lavoro ed alla cooperazione al -comun bene, proclamato ogni uomo al suo simile solidale col precetto -dell'amore e della diffusione; chiamato l'amico a dar per l'amico la -vita, ed a beneficare al nemico; udita, ammirata ed accolta questa -dottrina dal mondo, tenuta salda contro le lotte, uscita vittoriosa -da secolari battaglie, la vecchia dottrina dell'isolamento, e della -distruzione dell'uomo, non aveva più ragion d'essere ed era condannata -a perire. Dopo aver demolito era ben d'uopo riedificare. - -Il risorgimento, la vita, la libertà, lo sviluppo di tutte le forze -morali, i collettivi conati delle masse verso il bene comune, ecco il -programma del Cristo, ed ecco la fase che ora percorre l'umanità. - -L'amore universale, precetto _unico_ e _nuovo_, nel quale quella -dottrina si compendia, importa a natural conseguenza il compatimento, -la tolleranza, la vicendevole riverenza, e pone al bando dell'umanità -ogni dispotismo di fatto e di sistema, ogni autorità che si erge al -dissopra della forza delle cose, dell'unanime consenso, del generale -interesse. - -Ora la cattolica ascetica, che tante forze isola e paralizza, che tante -intelligenze riduce a schiavitù, che tanti fervori raffredda, che tanti -nobili slanci raffrena, che tanti generosi entusiasmi riveste delle -grette forme del partito, che tante esistenze si tiene eternamente -oscillanti e dubitative sul grave problema d'un moto primo, d'un -estemporaneo escogitato, orbo di conseguenza perchè intimo, di un motto -oziosamente ed innavvertemente sfuggito, d'uno svagamento intempestivo -anche, ma tutto proprio della mobilità dell'organo pensante, tutto -questo sistema non vi par egli, ditelo voi, roba da bambini e -compassionevole miseria? - -L'analisi sistemata è studio pericoloso se da grandi e leali -intelligenze non venga esercitato. La massa delle mediocrità, -impotente già per sè stessa ad accogliere in uno sguardo tutti i lati -d'un concetto, se per sovrappiù venga sistematicamente applicata ad -un dettaglio, non ne diverrà che sempre più gretta e microscopica. -Gl'interessi poi studiano il sofisma, le passioni cercano il cavillo, -il dispotismo s'allieta dello scisma, e lo spirito debole, tratto in -tortuoso e smarrito sentiero, sente più che mai il bisogno d'una guida, -alla quale è costretto affidarsi ad occhi bendati, sia che al bene -lo conduca ed al meglio, o sia che al peggio lo trascini, e nel suo -proprio male lo immerga. - -Noi perciò vorressimo che la donna specialmente, che tanto è a -religione inchinevole, e che al sentimento di essa sinceramente e -sublimemente sposata può tanto bene produrre, la mente informata -ai lucidi precetti di quella, meno gretta ed analitica fosse nella -manifestazione di quel sentimento, meno oscillante, meno dubitativa nel -giudizio del bene e del male, del convenevole e dello sconvenevole; -vorremmo che dai chiari precetti della verità derivasse dei criterii -sicuri a giudicare più sanamente di sè, d'altrui e delle cose tutte; -vorremmo abborrisse da certi facili scandali, figli d'ignoranza e di -pregiudizio, da certe intolleranze che, violenti e feroci, vertono -sopra opinioni e riti, dottrine e cerimonie che finalmente non sono che -svariati modi di esprimere un unico ed universal sentimento. - -Deplorevole cosa egli è questa, che cioè l'intolleranza più feroce, più -esclusiva si mostri presso chi di molta pietà fa special professione; -e non s'avveggono, codesti, che per essa più danneggiano la causa che -intendono servire. E ben se lo sapeva il Cristo quando, reduci i suoi -discepoli da Samaria e pregandolo dessi che implorasse fuoco dal cielo -su quelle genti, che la predicazione loro aveano spregiato, rispose -loro: _davvero; io non so da quale spirito siate condotti_. - -Le religiose intolleranze in ogni tempo, in ogni popolo generarono i -danni più atroci, le guerre più sterminatrici, le passioni più violenti -che abbiano mai inferocito l'anima umana. Testimonii le babiloniche -barbarie contro gli Ebrei, gli sterminii di questi sopra i vicini -popoli incirconcisi, le secolari persecuzioni del gentilesimo sul -cristianesimo nell'Europa e nell'Asia, i sanguinosi scismi d'Oriente, -la cattolica inquisizione dell'Evo Medio, le guerre di Maometto, -le lotte dei Mori e della Spagna, le crudeltà che accompagnarono e -compirono lo scisma Anglicano, le stragi degli Ugonotti e di Zuinglio, -l'ostracismo dalla civil società degli Ebrei tuttora vigente in molti -Stati della civilissima Europa. - -Che se l'intolleranza e l'esclusivismo, in sè stessi viziosi e maligni, -fanno deplorevole mostra di sè in uno Stato, in una casta, nel viril -sesso, come sendo la negazione d'ogni ragione, d'ogni filosofia, -d'ogni umanità; nella donna poi, per natura mite, misericordiosa e -diffusiva, son più che altrove mai spostati ed inopportuni. Tanto più -se trattasi di religiose credenze, le quali naturalmente suppongonsi -norma di costumi; come dovendo l'uomo per natura e per ragione essere -conseguente. Laonde se voi l'altrui religiosa convinzione spregiate, -voi stupirete altresì che gente di altra credenza, che non la vostra, -possa essere onesta e rispettabile; e questo giudizio è puerile, è -ingiusto, è falso, è superbo. - -Lo esclusivismo di tre cagioni è lo effetto; o di suprema ignoranza, -o di massimo orgoglio, o d'interessi personali o di casta. La prima -ragione vi farebbe torto, le altre vi farebbero immorali; nell'un caso -e nell'altro il sentimento religioso sarebbe erroneo ed ippocrita, -sendo non già l'Ente Supremo l'oggetto del vostro culto, ma il -pregiudizio; non già la Divinità oggetto di vostra fede, ma pretesto di -passioni, strumento d'interessi. - -Laonde, tutto il fin qui detto in poche parole riassumendo; il -culto che alla Divinità si debbe, vuol essere razionale, come sendo -il rapporto d'un ente ragionevole colla ragion suprema di tutto: -dignitoso, come lo esige riverenza dell'essere infinitamente superiore; -intimo, siccome trovando nello spirito la sua ragione, nel cuore -l'innato suo sentimento. - -Sendo la religiosa credenza norma di costume, non può questa condurci -che alla carità dei nostri simili, che figli tutti d'un medesimo padre, -effetti d'una stessa causa, camminando tutti ad un unico fine, d'un -solo lavoro tutti incaricati, ad una stessa perfezione tutti vocati, -nell'onorar Dio tutti concordi, non havvi differenza fra noi che -d'espressione, come v'ha moltiplicità di linguaggi, varietà di costumi, -individualismo di caratteri, diversi gradi d'intelligenza, molte fasi -di civiltà, mille e mille combinazioni di luogo, di tempo, di persona, -di circostanze, che mutano, alterano, modificano o determinano in -mille sensi diversi, l'espressione di quest'unico, universale, innato -sentimento dell'umana natura. - -Ma io vi parlava fin ora siccome a gente profondamente e sentitamente -religiosa, nulla supposizione fin qui facendo che taluna possa non -esserlo; e certo, troppo porto alta opinione dell'intelligenza vostra, -e della gentil conformazione del cuore, che in seno vi batte, per -supporre altrimenti. Ma in forza di quelle combinazioni, alle quali -accennavamo poco dianzi, non sarebbe impossibile che taluna fra voi -atea si credesse. E dicevo credesse, perchè fuori del natural corso -delle cose ella sarebbe, se lo fosse sostanzialmente. E come supremo -degli oltraggi si è il negare a taluno alcuno degli istinti o delle -potenze che il corpo umano esige ad esser perfetto e ben organizzato -nell'interne e nell'esterne sue parti, ed a tutte esercitare le sue -naturali funzioni; altrettanto e non minore insulto sarebbe il supporre -che a taluna di voi difetti questo nobilissimo fra i sentimenti; tanto -più che nella femminile natura ogni sentimento siede come in suo trono, -sendo la donna, in ogni fasi della sua vita, accompagnata, guidata, -sostenuta da quelli, per quelli capace d'ogni sacrificio, forte per -quelli nelle abnegazioni, vittoriosa nelle lotte, indomita nelle -difficoltà, d'ogni ardua impresa capace, perseverante nell'azione, -tanto che, ciò considerando, un filosofo ebbe a dirsi, che la donna -pensa, ragiona e decide col cuore, sentenza che, se per avventura un -cotal poco speciosa e non certo matematicamente esatta, non arriva -certo ad offenderci, per quanto poco caso sembra farsi della nostra -potenza intellettiva. - -Ma posta per un istante questa ipotesi, che vi fosse un'atea fra voi -che mi leggete, io non farò che riportarvi ai semplici ed elementari -raziocinii che vi facevo negli esordii di questo capitolo, sendo la -verità religiosa di tal natura a non esigere lunghe disquisizioni, nè -raffinate teorie. - -Aprite gli occhi e vedete succedersi da tanti secoli il giorno e la -notte, alternarsi con ordine eterno le stagioni, ripetersi senza fine -dalla stessa causa gli effetti stessi; studiate i diversi climi co' -loro diversi generi di vegetazione, colle diverse specie d'animali, -investigatene l'ordine e le ragioni; studiate le scienze esatte -coi loro infallibili assiomi: misurate nelle scienze speculative la -potenza d'astrazione dell'umana intelligenza procedente con ordine -invariabile di premessa in conseguenza e giunta con assiduo lavoro -all'attual civiltà; vedete nella storia la logica dei fatti, sempre -generati ed a lor volta generatori con ordine sì indeclinabile da -non essere impossibile la profezia; nelle arti estetiche cercate le -ragioni del bello, che tanto ci affascina lo spirito ed i sensi vellica -sì piacevolmente, e voi le troverete e le riprodurrete subordinando -l'azione vostra a regole ed a linee. - -Se quest'opera permanente, logica, ordinata, ch'è la creazione colle -sue forze agenti sotto leggi invariabili, vi sembra lealmente l'opera -delle combinazioni, allora vi chiederò con La Bruyère che cos'è -l'ordine? che cos'è la regola? Qualunque ipotesi si faccia l'uomo per -giungere a spiegarsi questo fatto che è l'universo, tutte sono mille -volte più difficili a concepirsi dallo spirito, che quella assai più -semplice dell'esistenza d'una causa prima, intelligente e volente. - -Egli è perciò che i progressi della ragione e delle scienze naturali -hanno screditato la scuola _atea_ e sulle rovine di quella nacque la -_razionalista_, la quale giunge per diversa via ad un egual meta. -Quella negava ridendo, e negava per sistema e per progetto; ed a -quella scuola viziosa per la sua maniera, immorale pel suo sistema -preconcetto, il mondo deve però la demolizione del Medio Evo. Ma -quell'abile demolitrice non valeva a nulla edificare, ed ella lasciava -l'umana ragione come una carta sulla quale nulla v'era di scritto; -ella dunque dovea finir di regnare, e moriva, lasciando a succeditrice -nell'opera della emancipazione della intelligenza umana, la scuola -razionalista, la quale cangiò il _Caso_ in Etere Cosmico, nella -necessità di dare alla vita universale una ragione sufficiente. Ma -essa pure ci conduce davanti a quel dilemma che ne accusa la debolezza. -L'Etere Cosmico, il fluido vitale dell'universo è desso intelligente e -volitivo? in questo caso siamo ancora una volta d'accordo; ma se non lo -è, e non lo può essere, allora questo fatto dell'intelligenza e della -volontà resta un'altra volta effetto senza causa, e la ragione si trova -in bocca un osso più duro da rosicchiare che non l'esistenza divina. - -La scienza di tutti i tempi ha ammesso le ipotesi, e di quelle si serve -con una frequenza ed una fiducia ch'è talora eccessiva. In questo -problema solo, ch'è pure fra tutti vitale ed importantissimo, non -sarà lecito e logico fra le molte ipotesi delle diverse scuole quella -accettare, e ritenere, che soddisfa maggiormente alle esigenze della -ragione? - -Conservando però profonda riconoscenza per tutti i sistemi che per -iscopo finale delle loro fatiche si proposero la libertà della mente, -noi propugniamo il principio religioso risultante dall'universale -coscienza, voluto dalla ragione, aiuto poderoso alla sociale -moralizzazione, donde il benessere universale. - -È duopo dunque questo scopo si raggiunga, epperò, ciò che maggiormente -importa, ch'è di massima gravità e di vitale interesse, si è, che il -sentimento religioso si manifesti in voi in maniera che non degeneri -a vestir le forme dello spirito debole, della ragione inferma, -dell'esclusivismo orgoglioso, dell'inumana intolleranza. - -Parlando Cristo colla donna di Samaria, questa gli diceva: «Tu sei -giudeo e come tale crederai che Dio debba adorarsi in Gerusalemme, -e non su quel monte ove l'adorarono i padri nostri» — (Notate che -l'intolleranza ed il pregiudizio erano tali, ch'ella non sapeva -figurarsi che un giudeo potesse transigere dall'esclusivo orgoglio del -tempio di Gerusalemme) — Ed egli rispose: «In verità ti dico, che verrà -un giorno che nè in Gerusalemme, nè in Garizim si adorerà Iddio, ma il -Padre avrà adoratori in ispirito e verità». - -Due cose meravigliano in questa risposta e ne fanno, secondo noi, uno -dei punti più salienti di quella meravigliosa dottrina, per la quale -professiamo una sconfinata ammirazione. - -Alla specie di sfida che gli getta la donna, attribuendogli come giudeo -tutti i pregiudizii della sua nazione, egli non risponde affatto e non -se ne chiama offeso, dando in ciò somma prova di tolleranza; abbraccia -quindi la forma della questione, e pone in un posto accessorio il -grave problema di località sollevato dalla donna come non essendo -vero culto, ma pura forma di culto, tutto chè con esterni atti si -esprime; formola finalmente, con una frase sublime, il culto vero, -dando ad ogni cosa il suo proprio carattere; chiama padre l'oggetto del -culto, ch'è quanto dire _Causa_ e _Provvidenza_, e richiama con ciò il -sentimento al quale la donna non pensava; chiama adorazione in ispirito -e verità quel culto razionale e sentito che dal cuore e dall'intelletto -partito non Garizim, o Gerusalemme, ma l'universo considera siccome -il tempio di Dio; e dalla sublime vôlta del Cielo fino al brulichìo -dell'esile verme, dai fecondi e scienti conati della ragione fino -all'umile fiorellino ignaro di sè (inconscio delle meraviglie che in sè -raccoglie); ovunque ode cantare le sue lodi, narrare i portenti della -sua benefica e paterna munificenza; ed i riti diversi delle genti, e -le più o men logiche cerimonie, con che l'uomo esprime il bisogno del -culto, considera siccome sfoghi di natura vuoti affatto di senso se -difettosi di sentimento, sempre forme e vesti, corpi e sostanza non -mai. - -E veramente quel giorno preconizzato dal Cristo è giunto, e quelle sue -parole, allora incomprese, sono nel nostro secolo un aperto programma. - -Lo ridestarsi dei popoli oppressi, la caduta imminente d'ogni -tirannide, l'affermazione di tutti i diritti, lo sollevarsi delle -caste, la coscienza dei doveri, il progresso dell'umanitarismo, la -emancipazione delle intelligenze, l'amplesso fraterno che lega gli -uomini d'ogni regione, la nausea del gratuito, il culto profondo -del vero, questi dogmi del nostro secolo hanno staccato l'uomo dalle -illusorie e speciose dottrine, dal culto della forza e dell'autorità, -dai vieti pregiudizii di caste, di nazionalità, di confessioni e lo -portano potentemente e fatalmente al vero, all'equo, al morale, alla -sintesi del divino concetto creativo, al culto in ispirito e verità. - -Ed ecco il programma che deve la donna capire ed abbracciare e a -non inceppare il comune lavoro, a non disconoscere il concetto della -Provvidenza, a discostare egualmente e l'ipocrisia ed il pregiudizio, -che, emanati da diverse fonti, si accordano in questo; nel preferire la -forma all'ente, la corteccia al midollo. - -«Non è egli il cibo men che la vita, ed il corpo da più che il -vestimento?» (S. MATTEO) - -Nè chiamando la donna ad associarsi nell'adesione a cotali concetti, -intesi chiamarvela per solo entusiasmo dei tempi e perchè a lei si -compete eziandio l'assidersi con tutta l'umanità al desco fraterno che -la religione del Cristo apparecchiava a dirigere i voti inconsci, e -le aspirazioni indefinite e tormentose della umana filosofia. Mai no. -Mi rivolsi alla donna perchè, più dell'uomo inchinevole a religione, -più data a pietà, recandosi seco pregiudizio di pessima educazione la -forzata cecità della mente, fu e sarà sempre lo elemento nel quale -l'errore religioso sposato agli interessi di casta troverà il suo -naturale veicolo. - -Mentre la donna ogni studio rivolge a dominare ogni più onesto -impulso di natura riguardando le passioni siccome nemici, anziché -siccome costituenti la potenza dell'essere morale; mentre s'affanna -a comprimere la innata sensibilità per sostituirvi quel glaciale -indifferentismo gesuitico che vince in ispudore le ciniche utopie; -mentre gl'interessi della patria, i reclami della civiltà, l'amore -del consorte, e la tenerezza dei figli pospone con eroica abnegazione -che il cuore le insanguina e l'anima le strazia e tutto sacrifica ed -immola sull'ara di quella spietata divinità, che s'imbriaca di sangue -e delle carni abbrustolite degli uomini fa al sozzo ventre delizioso -orrendo pasto; la donna al certo, nella cecità della sua mente, -nello entusiasmo della sua fede, crede che Dio esiga da lei tuttociò; -pensando forse aver egli tutte cose create e ab eterno assoggettate -con leggi fatali ad un ordine prestabilito per poi darsi il crudo e -scipito piacere di obbligarle tutte a camminare a ritroso di quello -impulso ch'egli stesso loro imprimeva. Ed ecco perciò miserevole e -frequente spettacolo vedere la donna vittima di quell'infernale sistema -ed insieme suo appoggio ed istrumento, consigliare e procurare nella -prole la stessa sua cecità, distogliere il consorte, e il fratello, -e l'amante dalla lotta generosa contro un principio, che il solo -trasnaturamento della ragione e del sentimento le fanno riguardar -siccome santo, e che tanto più deve incitare alla vendetta ogni -spirito generoso, in quanto che vile lavora nelle tenebre d'un morale -segreto, forte del sonno dello intelletto, che sopraffà, e del morale -sentimento che narcotizza, simile a Dalila, che sorrider dovea seco -stessa satanicamente ad ogni ciocca di capelli, che le vili forbici -sottraevano alla testa di Sansone dormente. - -La donna così evirata di mente, dimentica tutta l'umanità per non -vedere che sè e Dio; il Dio del dispotismo, il Dio, che canna labile -dal capriccio d'ogni zeffiro agitata, appoggiando per sistema e -per natura ogni autorità costituita, china il supremo suo scettro -a salutare ogni sole che nasce, postergandosi continuamente il dì -che tramonta; il Dio che impotente davanti allo avvicendarsi delle -sconfitte e dei trionfi dei popoli e dei sistemi, viene ad arcano -parlamento con tutte le sovranità che si contrastano il bel paese, -oggi Franca, ieri Teutona, ed Ispana domani, e poi successivamente -Greca, Turca e Cosacca, e dei suoi lumi divini li irradia, siccome le -serve faci sfilano sui profanati lari le vinte popolazioni; il Dio che -spolvera i fulmini del Vaticano e controfirma le sentenze di morte ai -sovrani per la grazia di Dio; il Dio che scerne i Paria dalle nobili -caste; sdegna gli Iloti e predilige i forti e li avventurati; il Dio -che dei mali dell'uomo s'allieta, e suprema virtù ne esige di una -inerte rassegnazione, nè la lotta generosa gli permette contro un male -che può vincersi. - -Questi è il Dio formidabile e capriccioso che gli uomini hanno -escogitato tutto simile a loro: troppo simile, perchè una ragione -vergine da errori preconcetti possa accettarlo seriamente. - -Meno l'uomo è civilizzato e più il terrore agisce sulle sue fibre, -e più presta egli spontaneo e profondo il suo culto alla forza, si -manifesti pur essa colle forme dell'arbitrio, dell'ingiustizia e della -crudeltà. Forzato egli dalla ragione ad attribuire a Dio una potenza -assoluta, giudicandolo da sè non credette potesse Egli non abusarne, -donde filtrò nell'anima sua lo indicibile terrore di trovarsi inerme -nelle mani di un Onnipotente, giuoco de' suoi capricci da niuna legge -determinati. - -Servi d'un Dio crudele e terribile, gli uomini si fanno a loro volta -feroci e sanguinarii. A placare la sdegnata deità Omerica, ecco sotto -la scure la vergine Polissena; le torve divinità di Cartagine trovano -voluttuoso orrendo pasto nelle morbide carni degli arsi bambini; -l'ebreo popolo a niuno perdona per onorar Dio, che punisce fin la -pietà; il religioso terrorismo dell'Evo Medio accende i roghi in tutta -la cristianità, il moderno consacra l'oppressione e vieta agli uomini -di togliersi ai mali che li premono. - -Questo funesto errore contaminò tutti i popoli e tutte le religioni, -talché non puossi meglio questo culto che quello accagionarne; tutti -ne furono infetti, perchè nel tristo animo umano si giace ingenito il -selvatico istinto della tirannia. - -Gli è perciò che, coll'animo perfettamente sgombro da passioni e -da ire contro caste, o sette, o sistemi, ferma sempre ai principii, -parlando alla donna d'ogni culto le dico; alza, se ti è possibile, la -tua ragione verso Dio, e non voler chinare Iddio fino a te; sforzati di -ormeggiare la sua bontà, e non trascinare lui ad appoggiar le tue ire -od i tuoi amori; ricordati ch'Egli, padre di tutti i viventi, se può -scegliere fra il giusto e lo ingiusto, non ha che una misura ed un peso -pel grande e pel piccolo — Tutto quaggiù è mutabile per lo impulso, che -Dio stesso imprimeva alla umana ragione. Chiamandola a progredire, egli -le comandava il moto e le rivoluzioni; cammini l'uomo al meglio, e non -tema; Dio è con lui, e le leggi scritte dal suo dito sono fatali. - -Cadono e sorgono popoli ed imperi, fra loro contrastano i principi e le -genti, leggi e sistemi veggono la luce a tempo loro, regnano e muoiono; -grandi unità, unità colossali attraversano qua e colà l'orizzonte -della storia, segnandovi come luminose meteore una striscia di luce, -e frattanto Iddio vede dall'alto svolgersi il dramma umano, conta i -dolori e le gioie, compatisce agli errori, ed il suo sole sui buoni -fa risplendere e sui malvagi, la terra tutta del suo fervido raggio -rallegra, e tutti i viventi paternamente riscalda. - -Imitiamolo, anziché imporre leggi alla sua giustizia, segnar confini -alla sua bontà e farci appo i nostri simili feroci zelatori di -interessi che gli supponiamo, od interpreti di passioni che son tutte -nostre. - -L'amore unisce ed armonizza, il terrore divide ed uccide; la bontà -compra, seduce, trascina; lo esclusivismo discosta, irrita, reagisce; -la religione può far gli uomini nemici e può farli fratelli; tocca -alla nostra ragione ed al nostro cuore giudicare quale Iddio voglia di -questi due risultati, e quale dei due l'umanità conduca al benessere ed -alla perfettibilità. - - - - -LA DONNA E LA FAMIGLIA - - -Sendo questa mia fatica diretta all'utile insegnamento della femminil -gioventù, non sarà affatto inutile, cred'io, uno sguardo retrospettivo -onde disquisire, donde ci venga la famiglia, che cosa sia, in qual -modo s'è formata, qual parte vi tocchi alla donna di diritti e di -doveri, poiché la famiglia, siccome tutte l'altre istituzioni, si -modificò, seguendo le fasi descritte dalla civiltà e dall'intelligenza -umana. Laonde sarete già convinte, lettrici mie gentili, ch'io non -intendo farvi una poetica apologia della famiglia, ma una semplice -argomentazione sui rapporti ch'ella crea, seguendo l'ordine naturale -delle cose, nel quale il sentimento scaturisce dal vedere e dal -comprendere. E un tal sistema sembrami tanto più utile in quanto che -tutti coloro, che della donna scrissero, tutti ripeterono in coro e -fino alla nausea, che la donna sente più che non pensi, asserzione che, -per vero dire, mi è sempre sembrata un terribile assurdo, non potendosi -in buona logica nè amare, nè temere, nè riverire, nè odiare cosa, -della quale non si apprezzino i pregi, o non si vedano i pericoli, -non si riconosca la superiorità, o non si stimino i difetti; per cui -il sentire è per lo appunto l'effetto necessario del vedere e del -comprendere. - -Oltre allo avere influito sulla famiglia il carattere dei tempi e delle -nazioni, si occuparono di lei, e ne moderarono lo sorti, le leggi e la -teologia, la timidezza ed i pregiudizii nella donna, il troppo facile -abuso della forza e l'arbitrio nell'uomo, la barbarie, gl'interessi -e le passioni. Grazie alla filosofia, la mente, nella sua piena -emancipazione, può oggi collocarsi ad un alto punto di veduta e portar -libero ed imparziale giudizio sul lavoro di tanti secoli. - -È passato il tempo nel quale non la ragione, ma un'autorità qualunque -diceva all'uomo, maschio o femmina, giovine o vecchio, principe o -plebeo, è così perchè te lo dico io; e, dacché io te lo dico, non è, -e non può essere altrimenti. La Verità predicata oggidì, sotto forma -d'oracolo fa poca breccia; ed anzichè muoverne querela cogli uomini; -coi tempi e coi costumi, come avviene a certi spiriti, non puri per -avventura da segrete movenze d'interessi (i quali vorrebbero fosse -l'umano spirito di più facile accontentatura) parmi meglio d'assai -congratularsene coll'umanità negli interessi della Verità, che non mai -tanto fulgida emerge quanto dalla libera discussione, non altrimenti -che dallo atrito si sviluppa fosforica la scintilla. - -Divise sono le opinioni, se la famiglia dalla natura ci venga e sia -originaria creazione di Dio, o se siasi svolta dalle umane istituzioni. -I primi uomini doveano propagarsi per tutta la faccia della terra, -epperò doveano scindersi continuamente le famiglie; laonde non altre -donne s'aveano che le prime che incontravano, costume, che oggidì -conservasi ancora presso diverse selvaggie tribù; e questo fatto -appoggia la seconda di quelle opinioni. - -Comunque sia la origine di questo fatto, che ha ora innegabilmente -ricevuto la sanzione dei secoli, certo è ch'egli presenta alla -filosofia ed alla legislazione un quesito di grave importanza, -sendo essa la culla delle umane generazioni, il teatro delle prime -impressioni, la scuola ove ogni uomo s'inizia ai misteri della vita. La -famiglia è la umana società, ridotta ai minimi termini, è la formola -che la rappresenta completamente in tutti i suoi elementi. Non è che -sotto questa formola che voi potete definire la famiglia di tutti i -luoghi e di tutti i tempi. - -La questione più importante, il problema morale e sociale, è che -cosa debba essere la famiglia, ed allora scaturiranno, come da ricca -sorgente, diritti e doveri, affetti ed aspirazioni, gioie e sacrificii, -ed apparirà colla sua serena e simpatica aureola quel quadro, innanzi -al quale niun cuore indifferente, niun ciglio imperterrito, niuna mente -arida d'idee, niuna memoria orba di soavissime reminiscenze. - -Ma sgraziatamente ovunque si porti lo sguardo, o sulla famiglia dei -tempi andati o su quella dei presenti, ci è d'uopo confessare, che -quelle gioie, quegli affetti non sono che accidentali, e ben sovente la -famiglia in luogo d'essere il santuario degli affetti, è una cerchia di -ferro nella quale si combatte la lotta dell'oppresso e dell'opressore; -ove si svolge il tristissimo dramma della debolezza e dell'arbitrio, -dello slancio e della compressione, del sentimento e della -indifferenza. Ridotta a tale, la famiglia non è più che un'ironica -ipocrisia. - -L'umanità non ha per anco generalmente ben compreso l'immenso vantaggio -che le deriverebbe dal ricostituire la famiglia, che neppur oggi -si può veramente dire tale, non essendo per anco affermate tutte -le personalità che la compongono, e non potendo queste svilupparsi -colla autonomia che natura loro concedeva, dovendo esse tutte pendere -dall'arbitrio di un solo. - -Famiglia vera non può essere quella, nella quale havvi servo e padrone, -tirannia e schiavitù. Non sono questi i rapporti di famiglia! Essi -non sono finora riconosciuti ed applicati in niuna parte del mondo, -ed anche nelle più colte e gentili regioni della civilissima Europa, -certo non potrà dirsi abbia dessa raggiunto il suo ideale. Fino a -quando i diritti ed i doveri saranno dai codici distribuiti con più o -meno esorbitanti sproporzioni, fino a quando durerà nella famiglia la -forma monarchica, essa altro non sarà che una pura e semplice frazione -della società, nella quale il sentimento non è che accidentale, ed -assai compromesso da un dispotismo senza controllo, e da una dipendenza -scoraggiata dal non sentirsi tutelata. - -Il matrimonio, chiamato a legalizzare l'opera dell'amore ed a porre -le basi della famiglia, dovea proteggere e propugnare gl'interessi -dell'umanità bambina contro la mobilità degli affetti, la foga delle -passioni, le seduzioni degli interessi; e tale sembra dovesse essere -in tutti i tempi. In quella vece, è forza dirlo, non fu questo che uno -sforzo di ragione e di civiltà. L'amor paterno non bastò sempre fra gli -uomini a garantire neppur l'esistenza ad un neonato. - -Romolo dovette con leggi obbligare i Romani ad allevare i figli maschi -e le primogenite fra le figlie fino ai tre anni, confidando nello -sviluppo dell'affetto paterno, che sorgesse per quell'epoca a tutelare -quelle vite innocenti. Questa legge, tuttochè ben poco protettrice, non -si estendeva fino ai figli mostruosi e mal conformati, che il padre, -preso l'avviso di cinque suoi vicini, poteva sacrificare. - -Le leggi Romane permettevano altresì al padre di vendere pubblicamente -i figli già adulti, tuttochè quel fiero popolo stimasse la schiavitù -peggior della morte. - -In Grecia fino ai tempi della massima sua civiltà, il neonato si poneva -ai piedi del padre, e se questi noi rialzava o torceva la testa, la -debole creatura era condannata a perire. - -Le leggi di Licurgo condannavano a morte tutti i neonati deformi. - -I Cartaginesi sacrificavano i loro bambini gittandoli in ardenti -fornaci agli dei infernali, e riguardavasi questo atto snaturato, -siccome atto sommamente pio. - -Per giudicare dei costumi ebraici riguardo alla prole, basta il leggere -nel libro dei Giudici. In esso troviamo che Jefte, partendo pel campo, -offrì in voto a Dio la persona che prima avrebbe incontrato ritornando -dalla pugna. La figlia sua, al grido della vittoria d'Israele, uscì -incontro al padre per festeggiarlo, Jefte sciolse il voto e la immolò. - -Nella China sono i missionarii, e delle donne pietose, che percorrono -le campagne e le rive dei fiumi a salvare e raccogliere i bambini, che -genitori snaturati abbandonano per sbarazzarsene. - -I Musulmani, tutti non avendo che concubine, non generano che servi -e come si trattino ognun lo sa. Al giorno d'oggi ancora, presso quasi -tutte le nazioni barbare, la vita del neonato non è appoggiata che ai -naturali sentimenti, che per lo più mancano affatto. - -Negli Stati Unionisti d'America, al sud, mentre la legislazione, che -riguarda i bianchi, rivela l'opera di sublimi intelligenze informate -ad umanitarie dottrine, e sollecita si mostra di svolgere e maturare i -fecondi portati della libertà, quella, che riguarda la razza nera, non -riconosce di punto in bianco neppur la famiglia. Fra la lunga serie dei -patimenti inflitti, con qual giustizia lo sa Dio, a quella razza, che -per la rivoltante oppressione in cui geme è la macchia incancellabile -di quegli Stati e di quei legislatori, la quotidiana separazione -delle famiglie è certo uno di quelli che più sollevano ogni cuor -sensibile, ogni spirito non isprovisto della naturale equità. I figli -non appartengono ai genitori oltre l'esclusivo arbitrio del padrone -della madre, di cui sono l'assoluta proprietà in forza del noto assioma -legale _partus sequitur ventrem_. - -Se l'inerme bambino fu così trattato, e lo è tuttavia, nè giungono -a fargli schermo le innocenti grazie dell'infanzia, che ammorbidir -dovrebbero i petti più feroci; l'enorme abuso della forza non appare -meno odioso e rivoltante nel modo con cui si trattò la donna che per la -fragilità della sua fibra e la timidezza dell'animo doveva naturalmente -esservi esposta. Abbastanza debole per potersi opprimere, abbastanza -forte per imporle le più improbe fatiche e la più penosa servitù, -vivendo con un essere rotto alle più brutali passioni, quale l'uomo -della natura, egli non poteva trovare una creatura più facilmente -tiranneggiabile, nè le passioni sue soddisfare se non togliendole ogni -autonomia, ogni luce d'intelligenza, ogni nozione del naturale diritto; -e sposando alla forza del muscolo l'orgoglio della mente, agglomerò sul -capo della sua compagna ogni vitupero, intrecciando sul suo gli allori; -caricò sulle spalle della donna la fatica e si tuffò negli ozii, impose -a lei tutti i doveri serbando a sè tutti i diritti. - -Il matrimonio, anche ridotto ad istituzione religiosa, consacrò nelle -sue formole la violenza e lo invilimento della donna. - -Quando la sposa non era rapita a forza come una preda od un bottino, -il cui legittimo possesso non era più contestabile, era mercanteggiata -e pagata come un oggetto qualunque. L'ultima cerimonia componente -il complicato rito nuziale presso i Romani era una finta violenza; -presso i Camiti (nell'Africa) il rapimento convenuto, ed il pagamento -stipulato, è una formola sacramentale. La formola del rapimento -trovasi anche presso gli Americani. Nell'Araucania il padre, che ha -accordata sua figlia in isposa, la spedisce con un incarico qualunque, -indicandole un cammino. Il marito, posto in agguato co' suoi amici, la -rapisce e la porta nella sua capanna. - -Nelle vecchie Indie la donna non mangia mai col marito. Nella giovine -Oceania, a Noukahiva, alle Isole Washingthon, ecc, non solo non -mangiano le spose mai coi mariti, ma sono loro vietate per sovrappiù -molte vivande all'uomo solo permesse. Nella Nubia è crudelmente punita -se osa toccare la tazza o la pipa del marito. In tutto il regno di -Loango, durante il pranzo del marito, la donna si tiene in piedi -in disparte e non gli dirige la parola che genuflessa. In tutta la -Nigrizia le cure dell'allattamento, l'apparecchio degli alimenti e -dei liquori, le cure del focolare, la conservazione delle vesti, non -sono tenuti per nulla. Ella deve ancora coltivare il tabacco, estrarre -l'olio dalle palme, macinare il miglio, fornir la casa d'acqua e di -legna, eppoi, come null'altro avesse a fare, mentre il marito dorme -deve guardarlo dalle mosche. Durante le lunghe marcie, ogni peso, ogni -imbarazzo le tocca di pien diritto. I Gallas lasciano le loro donne -fendere penosamente la terra, lavorare, seminare, mietere, battere e -raccogliere il grano. - -Lo stesso lavoro è rigorosamente imposto alla donna nel Congo, nella -Guinea, nella Senegambia, nel Benin, nel Bournou, nel Mataman, nella -Caffreria. Quel motto, _Ce n'est rien — c'est une femme qui se noie_, è -praticato dagli indiani con una bonomia men fina, ma più vera di quella -di Giovanni Lafontaine. Nelle improvvise innondazioni del Nilo, essi si -occupano dapprima dei loro armenti, poi dei bambini, quindi dei vecchi, -e finalmente, e dopo tutto, si ricordano delle donne. - -Agli Stati Uniti, all'epoca in cui gli inviati dei popoli che comprano -ogni anno coi presenti la lor libertà, fanno ritorno ai nomadi -penati, una folla di piroscafi risalgono il fiume maestoso. Gli uomini -fumano pacificamente nel fondo delli schifi la loro pipa, e le donne, -oppresse dalla fatica, tirano le barche colle corde; e nelle ore di -sosta, stendono le reti e gli altri utensili da pesca, tagliano legna, -prendono cura dei bambini, e preparono il pranzo agli oziosi mariti e -li servono in tutto[9]. - -Attraverso le vergini foreste gemono dolori secolari. I dolori della -donna vi si moltiplicano più che le sue gravidanze, più che i peli -delle sue palpebre sì sovente bagnati di lagrime. — Presso i Mohawkse, -e generalmente nelle tribù dei cacciatori, la donna deve cercare -e portare come un cane la caccia fatta dal marito, che crederebbe -offendere la sua dignità caricandola sulle proprie spalle. Sia questa -un capriolo, un orso, un cinghiale, la donna, coll'aiuto delle sue -vicine soccombenti sotto il peso, lo trascina dalla foresta alla casa, -dove riposa pacifico il padrone. Il disprezzo per la donna è tale -che l'atto di emancipazione del figlio si constata sul volto o sul -dorso della madre. Il giorno in cui conta il suo quindicesimo anno, -deve insultarla e batterla. Presso altre nazioni la donna può essere -cambiata, venduta, permutata a piacere del marito, anche uccisa e -mangiata s'egli crede farne un buon piatto[10]. - -Eccettuata qualche tribù, in cui i Sakemi (_Sagamos_) aprono i loro -consigli alle matrone, l'oppressione della donna è consacrata da vecchi -costumi. Presso altre tribù, alla nascita d'un bambino, il marito -si corica come colpito da grande sventura. Il neonato e l'intiera -casa sono sottomessi ad una gran purificazione. Altrove, ai primi -sintomi di fecondità, la donna è condotta con lugubre cerimoniale al -mare, e durante il tragitto piovono sopra di lei l'arena ed il fango, -immondizie ed imprecazioni. E cotali costumi con poche varianti sono -comuni alle due Americhe[11]. La licenza dei costumi, e la libidine di -dominio, consacrano e mantengono attraverso ai secoli l'oppressione -della donna; ed il nostro secolo istesso è testimonio degli sforzi -ripetuti e talora infruttuosi, coi quali la invadente civilizzazione -tenta assottigliare quello scettro di cui l'uomo abusò tanto. - -E che l'uomo più vicino alla natura sia il più dissoluto ed il più -tiranno, e che la schiavitù della donna sia voluta dalle sue brutte -passioni, tutta la storia dell'umanità lo prova, dal selvaggio, che -insegue la donna fuggitiva nei boschi e poi l'abbandona feconda, fino -all'orientale poligamia; dalla giovine donna dei Pampas (alla quale -chiedete chi sia il padre del bel bambino al quale dà il materno -alimento, e tutta ingenua vi risponde Chi può saperlo?) fino alle -migliaia di eunuchi che garantiscono le inserragliate dame d'Oriente -alla gelosia del Musulmano. - -La Tracia, la Babilonia, la Fenicia, l'Armenia ritennero la donna -come cosa fiscale, epperò fu soggetta al servizio della prostituzione -pubblica prima d'esser venduta all'incanto ad un padrone che -dovea tenerle luogo di marito, a cui competeasi altresì il diritto -iniquissimo di rivenderla o di disfarsene colla morte. E questo sprezzo -rendea le Babilonesi refrattarie al nodo coniugale, fino a credere -insopportabile la fedeltà in amore, ed a dichiararla contraria alle -leggi della natura. - -Gli Ebrei, quando erano sazii della moglie, le facevano bere l'acqua -della gelosia, consistente in una specie di ranno benedetto dal -sacerdote, da cui l'infelice rimanea gonfia e morta in un attimo. Era -poi per quei mariti motivo a ripudiarla l'aver cotta un po' soverchio -la carne. In Lidia, la donna non avea chè pretendere dal genitore, ed -era dannata a fornirsi la dote nel postribolo. - -Nell'Asia, e specialmente nell'Indous, considerata al disotto d'un -mobile dacché nasce, anche oggidì si adusa alle catene, costringendone -i teneri piedi in calzari di ferro, onde inabilitarla alla comune -assuetudine di fuggir la tirannide maritale. - -A tal uopo la notte la tengono incatenata siccome belva feroce presso -la casa. Quando invecchiasse durante il matrimonio, il marito la -strangola. Quando il marito muore prima di lei, dev'essere immolata -sul suo sepolcro, anche dalla mano del proprio genitore, ed in taluni -luoghi sepolta viva. - -Presso i Parti era diritto dell'uomo vendere o disfarsi con la morte -della moglie; e questo diritto, era comune al figlio contro le proprie -sorelle. - -In Egitto, i maschi non assumevano nessun incarico per l'alimento -dei genitori, di cui erano gli eredi, e questo peso dovea gravare -le diseredate donne, il cui adempimento avveniva col mercimonio -dissolutore del loro infelice personale. - -Gli Arabi potevano uccidere le donne soverchie che nascevano in -famiglia. - -I Germanesi e gli antichi Galli, le dichiaravano schiave dell'uomo; -laonde alla morte di lui le uccidevano sul suo sepolcro per andarlo -a servire all'altro mondo, come lo aveano servito vivente con improbe -fatiche. - -Questo è vivo uso degli Arabi i quali, nell'inerzia delle loro tende, -confidano tutto il lavoro alla schiena della povera donna. Con cinque -colonnati, il padre nel deserto vende la sua figlia a colui che la -compera, non per avere uno spirito degno della sua affezione, ma per -tenersi una macchina confacente a suoi materiali interessi. - -La Grecia e Roma, trasportando nella famiglia la dissolutezza -filosofica, credevano onorar Venere e le altre lascive deità pagane -colla prostituzione della donna, la quale, comperata come schiava, dopo -aver concepito figliuoli, poteva essere cacciata ed uccisa impunemente. - -In Inghilterra la donna, con una corda al collo, poteva dal marito -esser condotta al mercato per vendersi. - -Presso talune nazioni del Nord, le mogli sono schiave del marito; -appena, colà, la donna mette il piè nei 40 anni, cessa di essere la -madre di famiglia ed è sostituita da una moglie giovine. - -In ogni paese del mondo infine, dominato da qualunque legge, comunque -la donna sembri apparentemente rispettata, pure quel rispetto non è -che nominale; la ignoranza le fa spesso subire le crudeli pressioni dei -deboli e la impotenza al vero bene cui è missionata. - -Difatto presso i popoli che si reputano più civili, perchè influenzati -dal cristianesimo, benché veggasi appaiata all'uomo e non si torturi -colle neronerie antiche, come appo i pagani; pure, se si mira la -incapacità legale che si attribuisce alla donna, la nissuna comunione -al pensiero civile per cui non ha attinenze coi pubblici affari del -proprio paese, la privazione del sapere giudicata necessaria dai -preti corrotti per mantenerla cieca in un'ipocrita castità; se si -mira l'imperio maritale che, senza porvi nulla, le toglie anche il -conforto di perpetuare il proprio nome nei figliuoli, esclusivo frutto -delle sue viscere, e le usurpa il privilegio che la donna madre ha -sulla propria fattura, conservato anche dai Romani alla femmina delle -bestie coll'assioma sopracitato _partus sequitur ventrem_! e con -la forza brutale le impedisce la libera esplicazione del pensiero -dicendo proverbialmente, che le parole della donna sono il simbolo -della innettezza e non meritano ascolto[12]; se si mira dico a questa -incapacità fittizia, a queste opinioni vituperevoli, che pesano sulla -donna; ai mille riguardi, vuoti di senso, ma pur penosissimi ai quali -è sottoposta da costumi ancor semi-barbari; all'arbitrio del marito, -dal quale deve sempre pendere, mentre questi non crede dover darsi -alcuna briga di modificare sè od i suoi atti per gradirle menomamente; -alla reclusione lunga, ed alla perpetua tutela alla quale è soggetta, -così nella vita civile come nella famigliare, se si mira, ripeto, -a tuttociò, siamo costretti a confessare che pur troppo l'orgoglio -virile, e la forza muscolare, sono ancora in onore presso gli uomini, e -la sacra dottrina del diritto non è da essi apprezzata se non in quanto -favorisce agli esclusivi loro interessi. - -Eppure dovrebbe la Società persuadersi che la donna (questa creatura -così intelligente, questo essere così sensibile, questo ultimo _fiat_ -della potenza creatrice, questa opera divina, che riassumendo in sè -stessa inesauribili tesori di sentimento e d'affetto, ci si appalesa -nel sacro carattere materno la più vera immagine di Dio) non potrà -disvelare all'uomo tutti i reconditi pregi di che provvidenza l'ebbe -fornita, fino a che, abbrutita dalla materiale oppressione, scoraggiata -dal morale disprezzo, ignota a sè stessa, priva d'ogni autonomia, -giacerà siccome prezioso arnese di cui l'inesperto fanciullo ignori -l'uso, e si balocchi fra le mani, e pesti, e trascini, e frantumi -siccome cencio da strapazzo. - -La donna abbandonata per diffetto di estimazione, per assenza completa -d'educazione, per incuria di costume ai suoi soli istinti, dà già -per vero alla famiglia tutta sè stessa, nulla da lei ricevendo, -fuorchè cure, legami ed umiliazioni; ed in questo stato di cose quale -spirito equo e generoso oserebbe alzare inumanamente la voce sui -difetti inseparabili dalla umana creatura non solo, ma altresì voluti -necessariamente dall'assenza di luce educatrice? - -Oh datele dunque la coscienza di sè, si illumini sul principio da -cui parte, sul fine a cui cammina si affermi la sua personalità, si -sviluppi la sua morale autonomia, le si ridoni la stima a cui Dio -adornandola di tanti pregi le diede diritto; ed allora come l'umanità -l'avrà valida alleata nella via del progresso, lo individuo la troverà -soavissima compagna nella burrascosa mortale peregrinazione; e la -vivace e colta fantasia, e lo spirito gentile ed educato, e l'anima -ove s'annida innato ogni soave e pietoso affetto, lo faranno lieto di -quell'_aiuto convenevole_ che Dio intese dargli quando la plasmava. - -Non ha ella già sofferto abbastanza in sessanta secoli d'oppressione -questa protomartire dell'umanità? E non è egli tempo che i legislatori -si vergognino di avere adunato sulle fronti delle loro madri tanto -vitupero, quanto ne agglomerarono colle loro brutali legislazioni? -Non è egli tempo che gli uomini ricambiino, con un po' di riverenza -e d'affetto, la tenerezza e le cure delle madri loro? La donna, -stringendo al petto l'uomo bambino, e nutrendolo dello stillato del suo -cervello, dovrà sempre allevarsi con tanto amore un nemico, un tiranno? - -L'uomo sarà egli sempre il supremo arbitrato della famiglia, chiudendo -così a forza intorno a lui gli affetti della donna che nulla di meglio -cercano, che di espandersi a tutto circondarlo della tepida atmosfera -della benevolenza, e dello spontaneo e lieto sacrificio? - -«V'è un angelo nella famiglia, scrive Giuseppe Mazzini, che rende con -una misteriosa influenza di grazie, di dolcezza e d'amore il compimento -dei doveri meno amari. Le sole gioie pure e non miste, che sia dato -all'uomo di goder sulla terra sono mercè quell'angiolo, le gioie -della famiglia. Chi non ha potuto, per fatalità di circostanze, vivere -sotto l'ali dell'angiolo la vita serena della famiglia, ha un'ombra -di mestizia stesa sull'anima, un vuoto che nulla riempie nel cuore; -ed io, che scrivo per voi queste pagine, io lo so. Benedite Iddio, che -creava quell'angiolo, o voi, che avete le gioie e le consolazioni della -famiglia! Non lo tenete in poco conto perchè vi sembri di poter trovare -altrove gioie più fervide, e consolazioni più rapide ai vostri dolori. -La famiglia ha in sè un elemento di bene raro a trovarsi altrove, la -durata. Gli affetti in essa si estendono intorno lenti, innavvertiti, -ma tenaci e durevoli siccome l'ellera intorno alla pianta; vi seguono -d'ora in ora, si immedesimano taciti colla vostra vita. Voi spesso non -li discernete, perchè fanno parte di voi, ma quando li perdete, sentite -come un non so che di intimo, di necessario al vivere vi mancasse. Voi -errate irrequieti e a disagio: potete ancora procacciarvi brevi gioie -e conforti, non il conforto supremo, la calma, la calma dell'onda del -lago, la calma del sonno della fiducia, che il bambino dorme sul seno -materno. - -«L'angiolo della famiglia è la donna madre, sposa, sorella! La donna -è la carezza della vita, la soavità dell'affetto diffusa sulle sue -fatiche, un riflesso sull'individuo della provvidenza amorevole che -veglia sull'umanità. Sono in essa tesori di dolcezza consolatrice, che -bastano ad ammorzare qualunque dolore. Ed essa è per ciascun di noi la -iniziatrice dell'avvenire». - -In questi concetti scaturiti da una gran mente e da un gran cuore, -voi leggete che cosa esser debba la donna nella famiglia secondo il -divino concetto; ma tale non potrà essere veramente che quando ella -sarà estimata e coltivata: se non quando l'educazione e la stima le -avranno data la coscienza di ciò che da lei esige la natura, che l'ha -con tanto studio elaborata. Ella non sarà l'angelo della famiglia e -dell'umanità se non quando e l'umanità e l'individuo la vorranno aver -tale, sacrificando all'interesse di tutte le generazioni la vanità del -dispotismo brutale, dello antifilosofico esclusivismo. - -In quel giorno l'uomo sarà completamente civilizzato in cui, -riconoscendo l'autonomia della donna, porrà generoso un volontario -confine alle facili esorbitanze della forza; in quel giorno la -donna sarà tesoro alla famiglia, quando in soccorso delli istinti -pietosi, accorrerà la forza dei principii, scaturiti da una illuminata -educazione. - -In quel giorno l'uomo sarà completamente civilizzato in cui, sancendo -l'ultima libertà della donna, porrà volontario freno alle sue passioni: -in quel giorno egli meriterà l'amore della donna quando avrà finito -di esigerlo come una gabella; in quel giorno egli coprirà d'infamia -la donna infedele quando a sè stesso imporrà, per la stessa colpa, -le conseguenze istesse. Fino a quel giorno il marito, la cui moglie é -infedele, sarà ridicolo. - -Tutto il fin qui detto che potrebbe per avventura sembrare alle mie -giovani lettrici una inutile digressione, a me non sembrò tale, volendo -io, se mi è possibile, levare dallo spirito vostro il pregiudizio, così -facile ad un giovine criterio, che tutte le vigenti istituzioni siano -buone; la qual persuasione, meschini noi se tutta l'umanità dividesse, -chè la vedressimo in allora arrestare la precipitosa sua corsa in -uno dei punti i più intricati del suo morale cammino. Giova non solo, -ma è necessario che tutti sappiamo ciò, che si fece, che si fa e che -resta a farsi, onde dal passato prender norma nel preparare il futuro, -nell'altrui interesse non solo, ma nel vostro altresì. - -La donna è, nella società e nella famiglia, tanto più utile quanto -più è affermata la sua morale autonomia, quanto più le è concesso -d'individualismo, quanto più è colta di spirito: e tanto più -inchinevole agli affetti, quanto meno l'atmosfera che respira è -agghiacciata dalle fredde esalazioni dei diritti e dei doveri legali. - -Ora, in tutta la serie da noi citata dei costumi più o meno selvaggi, -certo noi non abbiamo riscontrata la famiglia, co' suoi affetti, co' -suoi legami più dal sentimento voluti, che non esatti dalla forza -delle leggi. Tutti i costumi da noi fin qui percorsi, non ci parlano -che della patria e della marital potestà, d'una monarchia insomma, -nella quale i doveri dei sudditi si riducono a sforzarsi di piacere al -despota, e i diritti di questo a volgere al miglior utile proprio le -persone, che da lui dipendono, e l'opera loro. - -Certo i costumi dei popoli d'occidente sono ben lungi da quelle -esorbitanze, che troviamo presso le selvagge nazioni ed in tutta -l'antichità, ma sono egualmente ben lungi dallo effettuare fra -l'uomo e la donna quella eguaglianza di diritti, che sola può dare -ai loro rapporti quella soavità di relazione, che stabilisce la mutua -confidenza e la reciproca fiducia. - -Nè si dica che la perfetta eguaglianza di diritti e di doveri, -fra l'uomo e la donna, introdurrebbe il disordine, l'incoerenza e -l'anarchia fra le domestiche pareti. Viete scuse son queste che poca -riflessione sulla natura delle cose non permette di porre seriamente -innanzi. Se al governo della famiglia preponeste due elementi -perfettamente simili, la rivalità e la discordia ne sarebbero l'effetto -immediato, ma la natura ha già provvisto innanzi che noi la temessimo a -cotale sconvenienza. - -Non tenuto conto di più o meno numerose eccezioni, le quali in ogni -modo si fanno strada, ad onta d'ogni forza compressiva, l'uomo e la -donna sono fra loro costantemente dissimili benché attraentisi. Sebbene -l'uno e l'altra constino di eguali facoltà e delle stesse passioni, è -però un fatto che le diverse proporzioni, colle quali e queste e quelle -si trovano nell'uno e nell'altro, costituiscono di ciascun d'essi un -tutto complessivo da non poter confondersi o tôrsi in abbaglio. - -Abbiano pure le leggi emancipata la donna, la sua voce delicata non -sembrerà mai fatta per garrire; le sue lunghe palpebre la difenderanno -sempre dallo sguardo procace; lo improvviso rossor della guancia -rivelerà sempre la verecondia dell'animo; le sue membra delicate le -predicheranno sempre l'odio alla lotta, ed il suo cuore scialaquatore -d'affetti, sarà pur sempre quella stoffa, della quale natura ebbe -tessuto lo eroismo dell'amore e la tenerezza materna. - -Allora sarà la famiglia, quando ogni individuo di essa svolgerà nel -suo interno, siccome pianta nel proprio clima la propria vita morale, -il proprio individualismo trovandosi di fronte a modificarne gli -svolgimenti, non il diritto, non l'interesse, non la volontà d'un -monarca, ma la ragione sola e l'affetto. - -Allora sarà la famiglia, quando l'uomo e la donna amendue forti della -coscienza di sè, dei destini dell'umanità e dei doveri dell'individuo, -ambi concorreranno colla più lata applicazione delle loro facoltà -all'educazione dei loro nati, rispettando in essi la vegnente -generazione, ed ogni via procurando ad ottenerne il più pronto morale -sviluppo. - -Allora sarà la famiglia, quando, sparite dall'un canto le intolleranti -insubbordinazioni, dall'altro le sistemate compressioni, non sia -il giovine elemento in perpetua lotta col vecchio insofferente di -consiglio e di freno, e quello a sua volta tenacemente despota e -tiranno, immemore del tempo in cui lo tormentavano la stessa foga e le -passioni istesse; talché veggonsi non di rado famiglie, che altro non -sono, siccome dicevamo dapprincipio, che semplici frazioni del corpo -sociale, presentare nelle loro viscere le crisi che sotto le monarchie -presentano le nazioni, che, dopo secoli d'intestino travaglio, si -distruggono e si esauriscono finalmente in una funesta anarchia. - -Ma dicevamo fin dal principio di questo lavoro, e lo prova tutta la -storia, che essendo le leggi le necessarie scaturigini di prepotenti -bisogni, e camminando desse sull'orme segnate dallo sviluppo dei -popoli, è d'uopo questo si pronunci arditamente ed efficacemente. -Ora a voi tocca, giovani lettrici mie, a persuadervi di cotal vostro -interesse non solo, ma dovere. Quand'anche voi che mi leggete, per -circostanze che non son troppo comuni, vi trovaste avviluppate in -un'atmosfera d'affetti e di gioie che la vita vi tesse di rose e di -perle; avete pur sempre dei doveri a compiere, dei doveri sociali, dei -doveri da cui non può dispensarvi la condizione nella quale vi trovate, -qualunque ella sia. Giovani, vi corre dovere di educarvi; spose, dovete -amare; madri, vi dovete alla prole; cittadine, vi dovete alla patria; -individuo, vi dovete alla società; creature, vi dovete alla religione; -intelligenti, vi dovete al sapere; sensibili, vi dovete al bene, sotto -qualunque forma vi si presenti. A voi tocca provare che si è in voi -ridesta la coscienza del diritto, mostrando la piena coscienza del -dovere, e che l'affermazione di quello meritate coll'adempimento di -questo. - -Ogni bene, giova qui ripeterlo, ogni bene quaggiù dev'essere -conquistato. La ricchezza è il prodotto del lavoro, la vittoria è il -premio del valore, la virtù scaturisce dallo sforzo, la gloria è la -corona del sacrificio, la libertà è figlia del sangue, il sapere è -generato dallo studio, ed il diritto si conquista compiendo il dovere. -Ora adempite al dovere di sviluppare, educare ed applicare nel più -lato campo le vostre facoltà, e voi affermerete in un colla vostra -potenza morale il diritto di esercitarla, e l'utile sarà non vostro -soltanto, ma di tutta altresì l'umanità, della quale siete importante -ed indispensabile elemento. - -Mostrandovi la famiglia siccome portato della civiltà, intesi provarvi -la necessità ed il dovere che ci incombe di perfezionarla e la potenza -che sta in noi di farlo, forti, come siamo, di ragione e di affetto. - -Il materno ministero sublimato dal dovere e santificato dall'affetto, è -una potenza sul quale la donna fece quasi sempre ben poco assegnamento. - -La natura doveva dare al cuor della donna madre questa meravigliosa -potenza d'affetto, del quale non riscontrasi nell'ordine di creazione -altro esempio, avendo ad essa affidato la conservazione della -specie bambina ed avendola incaricata del penoso e lungo ministero -dell'allevamento. E veramente il dono della natura corrispose all'uopo. -Il cuor della madre è il solo sul quale far si possa in ogni punto -della vita, assegnamento. È il solo che più dà, e meno esige; che più -è gaudente quanto più si sagrifica; che più ama, quanto più soffre; che -non si esaurisce per tempo, che non si raffredda per indifferenza, che -non si ributta per ingratitudine. Ogni altro affetto, per quanto puro -e sublime, ha un punto interessato ed egoista, il solo amor materno non -ha ritorno sopra sè stesso. - -Rimanga pur sola ed abbandonata la madre; ella segue il suo nato -con l'occhio intento e l'ansio affetto nei vortici turbinosi -dell'esistenza, pronta ad accorrere in suo soccorso, a dirigerlo col -consiglio, a consolarlo nelle delusioni, e ravvivarlo nelle speranze, a -vegliarlo sofferente, a medicarlo malato, ad incuorarlo nelle difficili -prove della vita; come testè avviava i suoi primi passi, gl'insegnava -ad articolare le prime voci, calmava i suoi primi vagiti, asciugava le -sue prime lagrime. - -Questa durata della materna tenerezza ci prova, che il ministero suo -non è compito collo sviluppo fisico dell'uomo, ma non fa che passare -dalle prime materiali cure, alle morali e più serie sollecitudini -volute dall'età più adulta. Son ben poche, la Dio mercè, le madri che -vengono meno ai primi ufficii che richieggonsi dalla prole bambina -la maggior parte trascendono anzi nel tormentarsi enormemente d'ogni -maluccio la incoglie esagerandosene sotto ogni aspetto la gravità e le -conseguenze. Per tutto il mondo non vorrebbero vedere i loro bambini -buttare una lagrima, e ad ogni pena ed incomodo si sottopongono anzichè -contrariarli in checchessia. Cieche affatto davanti ai sintomi forieri -di nascenti passioni propendono cordialmente nel battezzare col nome -di sensibilità, di spirito, di fermezza, d'ingegno, l'impeto, il -capriccio, la cocciutaggine, l'impertinenza. - -Ma se queste viziature della tenerezza materna sono per avventura -scusabili nella tenerissima età della prole, nella quale l'affetto che -le si porta conserva un talchè di così vivace e quasi direi sensuale, -e la piccolezza e la delicatezza del bambino ci ammorbidisce il -cuore così da renderci penosissimo il difendercene; non è egualmente -perdonabile che duri, quando uscito dalla puerizia l'uomo si avvia alla -vita morale, per la quale può rendersi funesto nello ingigantire, il -menomo diffetto. - -Perlochè di mano in mano che la prole va uscendo dall'infanzia il -cieco e sensuale istinto materno deve dar luogo ad un intenso morale -sentimento, e dappoichè il suo corpo è rinfrancato e la esistenza -sua garantita dal vigor delle membra, deve volgersi ad informarne la -mente ed il cuore con ogni sua potenza, e sollecitamente. Sì, la madre -dell'uomo deve far molto di più di ciò che fanno le madri nelle altre -specie animali onde soddisfare alla missione impostale. Dotata di -intelligenza vivace e di squisito sentire, fornita di un prontissimo -intuito ad afferrare i rapporti delle cose; conoscendo sola il tronco -linguaggio dell'infanzia e potendo sola farsene comprendere, in forza -di una misteriosa corrente vitale che continuamente circola fra lei -ed il frutto delle sue viscere; che tanto tempo vive della sua vita, -s'apprende de' suoi timori, delle sue gioie esulta, e succhia dal -suo stillato il modificato della sua vita; conoscendo sola le mille -circostanze che possono avere in lui determinato un dato temperamento -donde date tendenze; avendo essa più ch'altri mai vivissimo interesse -che la fattura sua volga al bene ed al meglio; avendo ella prima -ch'ogni altro diritto d'innorgoglire de' suoi successi e di desolarsi -d'ogni suo errore, come mai potrebbe dessa e da chi, farsi con frutto -surrogare? - -Laonde importa ch'ella vigili attentamente i forieri sintomi -delle passioni onde volgerle al bene, siccome i primi bagliori -dell'intelligenza ad avviarlo ai primi criterii. - -Le membra del bambino, le diverse parti del suo corpo, oggetti ch'egli -pei primi avverte e dei quali si occupa sendogli i più vicini, siano le -prime nozioni che dalla madre riceva, coi vocaboli che li determinano, -e le rispettive loro funzioni. - -Da questi, seguendo l'uso naturale delle cose, si volga agli oggetti -tutti che gli vengono di mano in mano a portata coll'ordine stesso -della natura senza nulla forzare, nulla violentare. L'uomo è così -fatto che fin da quando coi primi vagiti chiede l'alimento del seno, -soddisfatto appena questo imperativo bisogno immediatamente si volge -a studiare il mondo che lo circonda; e cominciando dallo spiegarsi -dinnanzi le sue dita, sorride ai loro movimenti e si addestra a -muoverli e ad usarle. Indi si volge agli oggetti che si ha a portata, -li palpa, li agita, ma non avendo le sue manine ancora nozioni alcuna -delle diverse sensazioni tattili a determinarsi la natura loro, e non -avendosi che il palato che pel fatto della nutrizione ha già acquistato -nozione della propria funzione, mette ogni cosa a contatto di quello -per respingerlo quindi se il palato non lo approva, o tenerselo caro -se avvien che lo gusti. La luce è pur essa continua attrattativa al -bambino sendo che è fenomeno che colpisce la sua tenera retina tutta -nuova a cotal sensazione, talchè veggiamo nei bambini prodursi sovente -lo strabismo per la loro insistenza e guardarla in onta alla difficoltà -che a ciò fare risentano dalla situazione laterale in cui è posta da -madri o nutrici poco accorte. - -Famigliarizzato colla vista degli oggetti che lo circondano, il bambino -non si chiama soddisfatto; di raro anzi avverrà che si possa due volte -cessarlo dal pianto col medesimo oggetto. La sua insaziabile curiosità -cerca sempre il nuovo, e co' suoi movimenti, e co' suoi ripetuti -sguardi, e colla velleità frequenti del pianto, e colla irrequietezza -che lo tormentano, accenna continuamente ad un nuovo pascolo di cui i -suoi occhi ed il suo spirito hanno bisogno. - -Egli vuol provare una dopo l'altra tutte le sensazioni, e dopo aver -esaminato l'oggetto ed accontentata la facoltà visiva, lo batte -ripetutamente sul suolo o contro un corpo duro, ed attento gusta del -suono e se ne diletta e compiace, indi lo scompiscia fra le mani, lo -applica al palato, se lo pone sotto i piedi, e lo studia insomma, lo -investiga, lo esperimenta con tutti i mezzi che sono da lui conosciuti, -con tutti gli strumenti che nei sensi gli ha natura forniti. - -Ed ecco i procedimenti delle natura. Partire dal noto per disquisire -l'ignoto, dalla parte per arrivare al tutto, dal visibile per dedurne -lo invisibile, dal concreto per derivarne lo astratto, dalla analisi -onde fare con perfetta coscienza la sintesi. - -Tutte le astrazioni che vediamo al bambino insegnarsi nei nostri -imperfettissimi sistemi d'istruzione non sono che un magazzino di -vocaboli orbi per lui di relativa idea, che la sua memoria è forzata -d'accatastare, e ritenere, e che ad onta d'ogni sforzo s'affretta di -sgombrarne, per lasciare il posto di naturale diritto alle idee che vi -entrano pel tramite possente delle sensazioni. Le porte dello spirito -sono i sensi, tutto ciò che vi entra d'altra parte arrischia forte di -non farvi lunga dimora. - -Non è egli deplorevole che un fanciullo italiano conosca tutte le -diramazioni del Rio della Plata, e tutte le campagne da lui irrigate, -ne conosca tutti i tortuosi giri e dove è confluente, e dove mette -foce, eppoi ignori, quali acque bagnino la sua città natale? - -Non è egli risibile ch'egli discuta le leggi di Licurgo, e le Dodici -Tavole, eppoi non sappia da quali istituzioni è più o meno tutelata la -sua persona e la sua proprietà? Non è egli fuor di ragione ch'egli vi -parli della guerra dei Titani nella greca genesi e conosca i più minuti -particolari dell'assedio di Troja, eppo sia completamente straniero ai -sanguinosi rivolgimenti che svolsero la libertà italiana, e le generose -aspirazioni non rivolga al compimento dei patrii destini, e l'omaggio -riconoscente e giusto, non serbi alle migliaia di martiri che sul -campo, come dai patiboli, dalle prigioni e dall'esiglio fecondarono i -semi della filosofia e prepararono l'attual civiltà? - -Studii adunque la madre l'ordine dalla natura stessa insegnato -nel progressivo sviluppo della intelligenza, vigili attenta, -sorprenda sollecita, ed assecondi assidua la curiosità del bambino -incessantemente provocata dalli esterni oggetti, non si rifiuti giammai -di soddisfare alla lunga serie dei _perchè_ così provvidamente abituali -nella infanzia, e scaturendo le idee dalle sensazioni le ponga alla -portata del tenero intelletto non ancora maturo alle ontologiche -astrazioni. - -Certo che dovendo la madre continuare il più tardi possibile -l'educazione del figlio, deve ella stessa prepararsi al difficile -ministero colla coltura dello spirito, la elevazione della mente, e -la morale abnegazione che la diverta completamente da ogni frivolezza -e tutte rivolga le sue facoltà al serio compito di formare l'uomo. — -Egli è perciò che fin dal principio di questo lavoro dicevamo che se -il solo istinto materno basta al disimpegno delle materiali cure per -quanto assidue e penose, che esige lo allevamento dell'uomo animale, -non bastano certo per la educazione dell'uomo morale ed intellettuale. -Occorre ed urge, e seriamente urge che la donna si convinca di questa -verità onde più non avvenga siccome finora accadde che impegnandosi -nel grave assunto della madre di famiglia, non creda puramente e -semplicemente di porsi nella naturale condizione di tutti gli esseri -che natura indistintamente chiama alla generazione, e di farsi una -posizione sociale, ed assumere un nome col quale è presentata al mondo -e consegnata ai pubblici registri. No, tutte le generazioni passano -per le mani della donna, la quale trovasi con esse tutte in rapporto -di causa ed effetto. Dalle fiere donne di Sparta nacquero i più grandi -eroi della indipendenza, dalle altiere matrone di Roma nacquero i -conquistatori del mondo, dalle mollissime ed abrutite donne d'Oriente -nascono gli effemminati e retrivi musulmani, e dovunque e sempre, lo -stato morale della donna è il termometro che segna esattamente i gradi -della civiltà, della coltura, del carattere morale dei popoli e dei -tempi. - -Gli è in vista di ciò, e ad arte ch'io ho parlato del materno -ministero prima che del matrimonio, fatto che deve pur precedere quelle -funzioni; e perchè non ignara, non astratta, non indifferente ella -deve incontrare quel nodo che di tanto peso la grava, di sì importante -missione, e di sì grave responsabilità. - -La scelta d'uno sposo è per la donna question capitale, e resa -vieppiù capitale dalle nostre imperfette istituzioni che assoggettando -assolutamente in tutto e sempre la sposa al capriccioso arbitrio del -marito, il quale assume sopra di lei un autorità senza limiti e senza -controllo; ne assorbe affatto l'autonomia, come la copre col suo -nome, e la nasconde dietro la sua personalità. In questa condizione di -cose, se una illuminata educazione, se la coscienza del giusto e del -vero, dei diritti e dei doveri non ha creato nella donna un carattere -morale, ella si troverà ben presto ridotta ad essere relativo, che -continuamente si modifica, ed elasticamente si piega a tutte le morali -situazioni create incessantemente intorno a lei da quell'essere che -pensa, parla, ed agisce per lei, che l'assorbe nella sua vita, che ne' -suoi rivolgimenti l'alza o l'abbassa, l'arresta o la trascina come il -corpo fa dell'ombra sua, che affatto la scancella infine dal numero -delle unità. - -E tale infallibilmente dev'essere la donna quando non è saldamente -informata ai principii, e così vien trattata da qualunque uomo il -quale trovi l'innato orgoglio legalizzato ed appoggiato dal valido -puntello di istituzioni fatte _da lui_ e _per lui_, e nelle quali egli, -ben lungi dal considerare la donna dietro i principii del naturale -diritto, non la guardò tutt'al più che come una creatura dalla debole -fibra, alla quale concedeva un protettorato, e s'applaudiva altresì di -trovarsi cotanto generoso. - -Eppure alla vista di sì miserrime condizioni serbate alla donna -sposa, condizioni che non possono modificarsi che davanti a quella -fortissima, gigante divoratrice potenza che è l'amore, la quale -ridendosi dell'uomo, de' suoi codici, del suo orgoglio, del suo geloso -esclusivismo, lo soggioga, lo vince, lo abbatte, lo fa vittima dei suoi -stessi desiderii, e servo della sua medesima forza, epperò schiavo -della donna, lo riduce a cercare ogni arte a gradirle, a tentare -ogni impresa a piacerle, a smettere ogni atteggiamento da padrone per -addottare gli atti ed il linguaggio del supplichevole; davanti a questo -fatto, dico, reso ancor più significativo dal contrasto delle nostre -istituzioni, il quale ammonisce la donna sulla natura de' suoi veri -interessi, e dovrebbe solo determinarla, che cosa fa dessa per lo più, -in cose di tanto momento che tutta la riguarda, e sola, e per tutta la -vita? Che fa? Mi sia concesso il dirlo usando d'una comunissima frase -giornalistica. Ella brilla per la sua assenza. Uditelo voi stesse della -mordace, ma pur veridica penna dell'immortale Parini - - «_Non di costume somiglianza or guida_ - «_Gl'incauti sposi al talamo bramato,_ - «_Ma la prudenza coi canuti padri_ - «_Siede librando il molt'oro e i divini_ - «_Antiquissimi sangui, e allor che l'uno_ - «_Bene all'altro risponde, ecco Imeneo_ - «_Scoter sua face; e unirsi al_ freddo sposo - «Di lui non già _ma delle nozze_ amante - «_La freddissima vergine che in core_ - «_Già volge i riti del bel mondo, e lieta_ - «_L'indifferenza maritale affronta_». - -Come se le istituzioni che tanto gravano sulla donna non bastassero, -concorrono a ciò fare anche i costumi che non saprei donde trassero -l'origine, e con quali dottrine giustifichino le loro modalità, e -tutto così cospira a spingere la donna indifferente e sovente lieta a -quel legame per lei così penoso che la natura sola colla invincibile -prepotenza dell'amore dovrebbe forzarla ad accettare. Infatti non -saprei perchè, la femminil gioventù debba essere dannata alla perpetua -reclusione del convento o del gineceo; perchè nell'educazione che le -si imparte altro non si procuri che la sua morale evirazione; perchè -sottomessa ai più minuti capricci dei parenti, come più tardi lo è a -quelli del consorte, nulla si trascuri per distruggere e nichilare la -sua autonomia, per cancellare in lei ogni personalità. E questa nullità -morale perdura al di là del termine della minorità legale, ed innoltra -costante fino a che pare e piace allo incontrollabile arbitrio dei -parenti. - -Ottenuta finalmente, come non è a dubitarsene, questa morale nichilità, -allora si persuadono i parenti, averla perfettamente educata, ed -assumendo allora la direzione assoluta dei movimenti della natura non -consultandola in nulla, ma forzandola sempre, si vuol tuttodì intenta -ai lavori d'Aracne quando vorrebbe consegnare alle carte i prodotti -dello innato ingegno; la si spinge al misticismo, mentre ebbe da natura -sortito lucido intelletto che dal gretto, dallo specioso, dal gratuito -rifugge; le si pone fra mani uno spartito musicale quando l'occhio -suo delira dietro alla sublime armonia della natura e freme in cuor -suo di ricopiarla, oppure si sforza e colorire, al che natura non la -sortiva, mentre tutta pende affascinata dalla magica arte dei suoni -che le vengono vietati; e così mano mano si prepara a sagrificare gli -affetti agli interessi, a impor silenzio alla natura per le convenienze -sociali, a farsi insomma pieghevole, elastica, non altri principii -avendo che le opinioni di chi le sta sopra con tanta prepotenza, non -altra credenza che quella de' suoi parenti, non altra autorità che la -loro, non altra coscienza che l'opinione pubblica, non altra legge -che il capriccio del forte, non altri principii, che una perpetua -condiscendenza alla necessità, non altra personalità che il nome -proprio, non altra vita che la vegetativa. — E così si soffocano a -migliaia ed a milioni le anime, e così si educano le schiave dell'uomo, -all'accettazione completa della loro schiavitù, al profondo sentimento -della propria nullità, ed al culto supremo della forza. — E tali sono -le madri che si preparano alle generazioni illuminate, ai popoli liberi -e civili! - -Nè si dica qui, per avventura, che se la donna avesse veramente -prepotenza di genio, ella riuscirebbe a spezzare i vincoli che da -tutte parti la annodano, a sollevare la pietra sepolcrale che la -segrega della vita morale, a sbarazzarsi di quel sudario ove si tenta -travolgere la sua anima incadaverita; e mi sussurrate di Spartaco e -Masaniello, di Colombo e di Galilei, e della lunga serie dei martiri -d'una idea, che sfidarono soli i numerosi campioni dell'errore e della -tirannide da Davide fino a Socrate, dal primo Bruto fino ad Epicaride, -fino al Savonarola, fino a Cola da Rienzo, ad Arnaldo da Brescia, -agli eroi della greca indipendenza; fino ai fratelli Bandiera, fino al -povero Sciesa, ed al piccolo Balilla; e vorreste con ciò dirmi, che la -coscienza del diritto, la potenza del genio e l'energia del volere, se -non trova preparata una strada la crea, dove trova elevata una barriera -la supera, dove un nemico lo vince, dove un ingombro lo schianta, forte -di quella leva che indarno cercava Archimede, che terra e cielo scuote -e solleva, e che ogni elemento piega, doma e ricurva. - -A cotali osservazioni più diffusamente risponderò nei susseguenti -capitoli, quando procurerò dare alla donna appunto la coscienza della -sua capacità, rivelandole la sua potenza in ogni lavoro dello spirito, -e non tanto coi raziocinii dei quali pochi dannosi pena di disquisirne -il valore, od apprezzarne l'evidenza; quanto colla logica imperativa -dei fatti che scioglie vittoriosamente i nodi intrecciati dalla più -sottile dialettica e rovescia d'un tratto il gratuito edificio eretto -dagli interessi e fondamentato da leggiere ed erronee premesse. - -Per ora mi basti aver constatato il fatto, che l'educazione che si dà -alla donna è quella che tende ad allevare una schiava, ad annichilarla, -ad insegnarle la tolleranza del dispotismo, a soffocarle in petto -ogni sentimento che non entri nella cerchia degli interessi di chi -la signoreggia, a distruggere in fine in lei l'opera di Dio che la -sortiva intelligente e sensibile, per ridurla alla vita semplicemente -vegetativa dello animale, alla inconscia ed automatica esistenza della -cosa. - -Ed è a voi, mie giovani lettrici, ch'io dico tutto questo, ed è per -voi che lo scrivo, esponendomi scientemente al biasimo di molti che, -radicati nel pregiudizio, ottimisti sistemati, e convinti anche, dal -benessere che circonda il loro individuo, che cordialmente adorano e -teneramente accarezzano, simili all'animale che o beatamente pascoli -la ghianda, o fugato sia dalla sferza, senza giammai sognare di levare -lo sguardo a disquisire donde il pasto gli venga, o donde la botta, -fa di ora in ora, di minuto in minuto ciò che può, o ciò che vuole, -ammazzando a gran fatica uno dopo l'altra le giornate, tenendosi sempre -il sentimento, la ragione, ed ogni moral facoltà allo stato latente. - -Nè schiverò meglio gli scandali farisaici di quegli spiriti divoti che -non dal sublime spirito del cristianesimo, nè alla libertà del vangelo -educati, ma dal trasnaturamento di quelle divine teorie corrotti e -traviati, ogni emancipazione della mente battezzano, orgoglio pagano; -ogni ribellione contro l'ingiustizia, e l'oppressione, rivolta al -divino volere; bestemmiando così la bontà infinita di Dio essere serva, -base e puntello del dispotismo, degli interessi, delle passioni o dei -pregiudizii degli uomini. S'egli è possibile di più negare il fatto -imperativo della indipendenza della ragione, e di maggiormente invilire -Iddio ditelo voi? - -Ma come io vi esortava a voler trascurare certe opinioni, che generali -anche siano, altro pur non segnano che i gradi d'ignoranza e di cecità -intellettiva di chi le propugna, così io feci lungo il mio lavoro, e -così farò fino alla fine, a compiere le promesse fatte di preparare -la donna dell'avvenire, la madre delle future e più illuminate -generazioni. - -Che s'egli è vero quel popolarissimo assioma: _Nemo dat quod non -habet_, non sarà che sviluppando l'intelletto della donna, che avremo -l'uomo sapiente; non sarà che coltivando il suo cuore, che si avranno -popoli gentili, non sarà che risorgendola alla vita politica, ch'ella -potrà elaborare nelle sue viscere i prodi, che il sacro suolo della -patria difenderanno contro prepotenti invasioni, e purgheranno da -straniere contaminatrici dominazioni; non sarà che elevando la donna -all'altezza delle cristiane vedute, che potrà il mondo purgarsi da -quelle pseudo-cristiane dottrine, che tante coscienze comprimono, che -tanta intelligenze evirano, che tanti esseri, fanno refrattarii alle -leggi della natura ed alla vita sociale, che tanta e pertinace guerra -hanno impegnata con ogni filosofia, ogni progresso, ogni umana libertà, -che rosseggiar fecero di sangue i nostri fiumi ed i nostri mari, e che -tuttora tengono tirannamente vincolato il bel paese, come l'avvoltoio -figgeva e rifiggeva nelle carni dello avvinto Prometeo l'artiglio -spietato. - -Ricordatevi che, pel fatto della generazione, la donna fa l'uomo, e -che però l'effetto tien natura sua dalla causa, il frutto dall'albero, -la conseguenza dalla premessa; e come la forte e generosa lionessa non -genera lo stupido e vile montone, nè la tortora selvatica e piagnolosa -genera l'aquila sublime, così dalla donna stupida, inerte, passiva, non -esce la prole che floscia, impotente ed appena moralmente larvata. - -Ciò ben comprendeva Casti quando scriveva: - - «_E inver come potrebbe esservi cosa_ - «_Dall'origine sua diversa tanto,_ - «_Che se l'origine sua fu difettosa_ - «_Abbia di integra e di perfetta il vanto?_ - «_Come da fonte limaccioso e impuro_ - «_Scorrere umor potria limpido e puro?_» - -Ricordatevi che, per le supreme leggi della natura, l'umanità bambina -è affidata alla donna, che dopo aver creato l'animale, deve formare -l'essere morale. Ma se in quel primo processo la natura ha fatto tutto, -qui deve tutto farsi, dalla educazione, dalla coltura, dalla forte -e longanime potenza del volere, null'altro da natura ricevendo che -l'appoggio dell'immenso ed inesauribile devozione materna, che d'ogni -abnegazione e martirio si fa gioia e corona. E questi pensieri e queste -meditazioni debbono, o giovinette, precedere il nodo coniugale, il -quale non è che il mezzo che vi porge la materia del compito vostro. - -E nello improvviso nascer gigante dello amore che esplode istantaneo -siccome fosforica scintilla; e nella balda e prepotente sua vita -che spinge e trascina, maltratta e divora, tiraneggia, ammala ed -uccide talora la più vigorosa esistenza; e nello spegnersi di cotanto -incendio che non mai più le morte ceneri intepidisce, chiaro questo -vero vi si appalesa, che cioè natura ebbe allo amore affidato la sua -forza onnipotente e fatale per conservare la specie, il quale scopo -conseguito, muore, non avendo più alcuna ragione di esistenza. Laonde -voi lasciandovi all'intutto dalla natura insegnare, apprendete anzi -tutto la importanza del fine, quindi la logica del mezzo; e, come alla -unione sessuale vi date coll'occhio fisso ed intento alle conseguenze -che scaturire ne debbono, in questa quindi consultate il voto della -natura dalla ragione illuminato. - -E tanto più consultatelo in quanto che, la istituzione del conjugio, -perpetuando per anni e per la intera vita, una condizione di cose -che non furono volute che dalla prepotente forza d'un giorno e d'un -momento, impegna la donna in un martirio prolungato, in una lotta -incessante colle successive aspirazioni del cuore e la parola giurata, -coi fortissimi reclami della natura e la firma da lei apposta al -contratto. - -Oh almeno giovani lettrici mie, nei primi tempi del vostro connubbio, -nel quale i più tremendi sacrificii si richieggono da voi, accorra -almeno la natura con quel fitto velo, che sono i delirii dell'amore, -ad attutire le angoscie supreme dell'oltraggiato pudore, ad abbruciare -la stilla della offesa verecondia che sorge spontanea sulla ardente -pupilla, a velare, colla mutua e libera espansione degli affetti e -la divina armonia dei cuori, quelli umilianti rapporti di diritto e -di dovere che il contratto sanciva, in onta alla natura, che le due -parti accosta colla potenza sola dell'amore in ciascuna delle parti -autonomicamente risiedente. - -Sarà sempre anche troppo presto che convertito ed assorbito il cuor -vostro dalla materna tenerezza, e quello del consorte raffreddato -dal pieno soddisfamento delle esigenze sue, e portata incessantemente -al di fuori dagli affari e dalli interessi, sole rimarrete in faccia -al fine, del quale non era l'accopiamento che mezzo, alla meta della -quale il connubio non è che sentiero. Ed allora ambo rinsennati dai -fatali ma precarii delirii della passione incendiaria; distrutta -quella naturale armonia che senza sforzo faceva i voleri concordi e -simultanei i desiderii; ecco la donna, la cui educazione fu passiva e -nulla, dividere sè stessa fra il marito ed i figli, serva dall'un canto -della forza, dall'altro dello istinto, non riuscendo nè a farsi amare -dal marito, nè a farsi rispettare dai figli, nè ad educar questi, nè a -smover quello, nè a domare in questi le passioni nascenti, nè a scemare -in quello l'orgoglio gigante, risultando ed a quelli ed a questo troppo -evidente la sua inferiorità di spirito, l'ignoranza della sua mente, la -completa assenza di carattere morale. - -Non così quando, spenta la verde stagione dell'amore, che per sè stesso -poco esigente, non tenta pur sempre giustificarsi nelle peregrine -doti dell'oggetto, ma di sè solo pago e tutta seco recando la materia -infiammabile, ama per esaurire la esuberante potenza che lo porta -fatalmente ad amare, non così, dico, avviene alla donna la quale, al -gratuito dono della natura accoppia o sostituisce le doti imperiture -dello spirito e del sentimento. - -È pur qui il luogo di ripetere quell'adagio «a cattive leggi uomini -migliori» chè sebbene quelle nello affermare la fittizia incapacità -della donna non si diedero nessuna pena di fare restrizioni, pure il -natural sentimento d'equità dal quale non può difendersi che l'uomo -depravato, la forza del giusto e del buono, la maestà della virtù e del -sapere che costringe ad inchinarsi la cervice la più orgogliosamente -satanica, il culto sciente o spontaneo che molti uomini, la Dio grazie, -porgono al vero merito, tutto, dico, come rende la donna gloriosamente -atta al fine cui è missionata, la circonda eziandio d'un aureola -luminosa che la difende dalla viril prepotenza, che intimida l'uomo, -che attutisce nel suo braccio la petulanza ingenerata dalla forza -del muscolo e sostituisce in lui a quella ignobile sensazione, che -gliela faceva contemplare siccome semplice oggetto e spettacolo di -voluttà (che è la suprema delle umiliazioni alla donna dagli istinti -generosi) quella deferenza, quell'attaccamento e quella riverenza, che -l'armonico e sublime accordo del bello e del grande, della virtù e del -sapere, della nobile verecondia e della generosa abnegazione, debbono -ingenerare in ogni essere morale. - -Dal fin qui detto potrebbe per avventura qualche mia lettrice ricavare, -ch'io creda avere il matrimonio per solo scopo la propagazione e la -conservazione della specie, nè potersi egli in mia mente disposare -eziandio a più nobile fine. - -Diversi fra i moderni scrittori hanno considerato l'uomo e la donna -non già come unità, ma quali esseri che aspettano dall'unione loro il -complemento della loro personalità. Se in faccia agli interessi della -specie ciò è assolutamente vero, non lo posso egualmente ammettere nel -campo morale, vedendo ognun dei due autonomicamente, nel pieno possesso -delle facoltà dello spirito, attivo e produttore. - -Mentre invece nel matrimonio per fatto delle istituzioni nostre la -donna, abbandonata affatto all'arbitrio del consorte, ben lungi dal -completarsi, si evira, ben lungi dall'acquistare, perde, se pure per lo -suo meglio eleggerà di sagrificar sè stessa alla pace. - -In quanto a me, tenera di tutto ciò che tende a spiritualizzare -l'umanità, ed a sempre più nobilitare uno stato che dallo apparire -amabile, utile e venerando si reca a conseguenza maggior purezza di -costume, credo, e fermamente credo, che il connubio debba recarsi a -fine morale lo perfezionamento dell'un sesso e dell'altro; ed in vista -di ciò ammiro la legge della indissolubilità che sembra emergere da -siffatta credenza e proporsi un cotale intendimento. - -Ma io tengo per fermo che nè l'uomo nè la donna possono perfezionarsi -in una unione qual'è voluta dalle nostre leggi e dai nostri costumi. -Ed invero, che volete mai impari l'uomo da una creatura priva di senso -morale, educata nè più nè meno che per piacergli, per obbedirgli, per -ammirarlo, per adorarlo, per credere nella sua portentosa sapienza, per -piegarsi in tutto e sempre alla sua volontà onnipotente, per toglierlo -a norma e legge d'ogni suo operare? Se quest'uomo si tiene un po' -di ragione e di moral dignità, deve sentirsi a stringere il cuore di -vedersi a fianco una creatura così nichilita, o meglio questa larva di -essere umano. - -Voi mi direte; egli la può educare, e risollevare l'anima sua; vi -domando scusa, gli bisogna rifarla. Quando tutta una educazione non ha -avuto per iscopo che di cancellare fino all'ultima traccia ogni sintomo -di vita morale, in ragion d'ordine col quale si manifestava; quando -una educazione non ha avuto per iscopo che di degradare l'essere umano -al vile stato di cosa, quasi adirandosi con Dio e colla natura, che -abbiano voluto intelligenza e volontà locare là dove l'uomo non crede -averne d'uopo, credetemi, è utopia supporre, che possa quell'anima -riabilitarsi non meno che risorgere un cadavere fradicio. - -E che volete mai, a volta sua, impari la donna, da un uomo beatamente -convinto della propria eccellenza; la qual convinzione gli fu in cuore -piantata e ribadita dai costumi che creano per lui una morale dagli -ampli margini; dalle leggi che lo estimano sempre _capace_ anche quando -è ignorante, sempre moderato ed onesto anche quando gli abbandona la -donna senza controllarlo, sempre virtuoso anche quando le sostanze -sciupa o disperde per conto di vizii e passioni? Credente fermamente -nella legittimità della sua potestà, egli sa dare fino all'amore -l'impronta ed il suggello del dispotismo, ed è ben lungi dal credere -che la sposa sua possa direttamente o indirettamente pretendere a -modificarlo. - -Nè crediate ch'io v'abbia posto sott'occhio due casi più o meno rari; -mai no! Quella donna è la donna che ogni madre, ogni istituto vorrebbe -aver educata ed ogni uomo proclama una buona moglie; quest'uomo, è -l'uomo dei nostri costumi, è l'allievo dei nostri codici, e troverete a -questo tipo generale poche eccezioni fattibili. - -Certamente che, se avviene che s'accoppii una di queste eccezioni -virili, con una eccezione del sesso femminile, allora sono in grado -di presagirvi un felice connubio; e come due belle tinte nel loro -accostarsi si danno reciprocamente maggior risalto ed una ammirevole -armonia ne risulta, così dall'uomo e dalla donna che reciprocamente si -apprezzano e ragionevolmente e santamente si amano, è ben d'uopo n'esca -il morale perfezionamento dacché non può l'amore essere eterno se non -in quanto lo cementi la virtù. - -I successivi delirii del cuore sono domabili quand'egli si rechi in -fondo un'immagine venerata, e gli farà costante ribrezzo l'idea di -sopra edificarvi l'altare ad una divinità meno nobile, e meno pura. - -Come il tempo purifica e legittima l'amore, così l'indissolubilità di -quel nodo è l'aureola di cui si cinge un'unione, di cui più santa e -feconda non saprebbe escogitarsi. - -Direste voi che qui non v'abbia che conservazione e propagazione di -specie? No. Qui vi ha tutta una scuola di perfezionamento. È l'orgoglio -domato alla vista del merito; è la debolezza rinfrancata dalla forza; -è la durezza che si ingentilisce; è il sentimento che si sposa alla -ragione; è un re che si toglie volontario le insegne usurpate della -signoria; è una nazione che lo ricambia colmandolo di gloria e d'onore; -è la fermezza che non degenera nell'inflessibilità perchè la pietà e la -clemenza le sussurrano istancabili all'orecchio i loro soavi consigli; -è la pusillanimità che il cuor si dilata sentendosi vicino la ferma -colonna della forza; è lo spirito dettagliato ed analitico disposato -allo spirito complesso e sintetico d'onde risulta completa la scienza; -è l'amor del concreto che doma gl'indiscreti voli dell'astrazione; è -questa che quello spinge e solleva verso la filosofica speculazione -donde nasce il vero; è una corrente insomma, luminosa e vitale, che due -esseri identifica così da farli ciascuno a sua volta agente e paziente, -modificato e modificatore, illuminatore ed illuminato. - -Davanti a sì sublime armonia di due esseri umani, è impossibile non -riconoscere, che il matrimonio non debba al solo interesse della -specie ridursi, ma costituire una società vera nella quale si dà e si -riceve, e dove l'utile deve essere proporzionato alla somma del valore -impiegatovi. - -Fuori di queste proporzioni sta l'ingiustizia, sta l'ineguaglianza, sta -lo arbitrio, colle quali cose tutte è incompatibile il morale utile e -l'avvanzamento degli associati. - - - - -LA DONNA E LA SOCIETÀ - - -Ovunque pensa, parla e si agita una esistenza, la sua vita importa -a necessaria conseguenza un movimento, una modificazione, uno -spostamento, per così esprimermi, fra le altre che sono intorno a lei, -che cercano stabilire e conservare con essa armonici rapporti. - -Così, fin da quando natura ci dà, al dire di madama Sand, alla libera -espansione della vita, noi ci vediamo circondati da una piccola società -composta da amici e consanguinei, raccolti a festeggiare la nostra -entrata nel mondo, a stringere con noi vincoli di benevolenza, alla -quale per dovere di esseri sociali dobbiamo rispondere. Ma i diritti -ed i doveri datici ed impostici da codesti rapporti sono troppo noti, -troppo naturali, troppo costanti perchè occorra arrestarvici. Il -naturale buon senso, e gli usi della nostra società rispettano ed amano -questi rapporti, che, cresciuti e sviluppatisi con noi, fanno parte -delle nostre abitudini, ed estendono per così dire i confini della -famiglia. - -I rapporti più importanti per noi sono quelli che noi stessi formiamo -col nostro carattere speciale, coll'educazione che ci viene impartita, -che ci porta verso un dato elemento sociale piuttosto che verso -un altro. I doveri scaturiscono e dallo elemento col quale siamo -assiduamente a contatto, e dal grado di suscettibilità che con noi -rechiamo intellettivo e morale, e dai bisogni dei tempi e dei luoghi. -Laonde, sviluppato lo spirito, il cuore educato, più non rimane a farsi -da noi che la semplice applicazione delle apprese dottrine. - -Farà egli bisogno per esempio di dire ad una creatura, che ha cuore, -chè si faccia al letto del malato, o di chè abbisogni il poverello, o -che cosa diffetti l'ignorante? - -A niuna di voi, gentili signore, che onorate questo mio libro -della vostra lettura, a niuna di voi, per fermo, mancò nella colta -educazione, che riceveste, nozioni sì elementari di virtù e di -morale, e già tutte le praticate. Non foste voi viste pochi anni or -sono, durante la guerra dell'indipendenza, tutte quante trasformate -in infermiere? Gli annali della beneficenza non si adornano dessi -forse dei vostri nomi dalla prima all'ultima pagina? E non forse voi -fondaste sotto mille forme e denominazioni scuole, asili, istituti -d'educazione pei figli del popolo? Io non posso che altamente lodare -queste espressioni moltiplici e proteiformi dell'innata gentilezza e -sensibilità che fa l'onore del sesso femminile, e mi rende orgogliosa -d'appartenervi; ma se tutto ciò bastava in altri tempi di più scarsa -luce intellettuale a far di voi gli angioli della umanità, ciò è troppo -poco per oggi in cui la filosofia deve averci meglio illuminate sui -veri interessi della umana specie. - -Fare ad altrui del bene non solo è dovere per tutti, è anche per tutti -un diritto, ed un diritto che l'anima generosa si divora nell'impotenza -di compiere; ed oh quale ingiustizia se al sol denaro fosse possibile -questa suprema gioia del cuore! Ma no; a tutti la rese il vangelo -possibile rivelando agli uomini l'amore, e facendone loro una -soavissima legge all'infuori della quale l'umanità si travaglierà in un -affanno perpetuo nella confusione delle idee e dei sistemi. - -Sì, la sapienza degli uomini è all'apice. E statisti e filosofi, -legislatori, ed economisti portarono alternativamente, esperienze e -principii, istituzioni e sistemi, ma nessuno di questi farmachi riescì -ancora a guarire l'umana società dall'angoscia intestina. Il quadro -dell'umanità ci presenta una lunga scala sulla quale sfilano i dolori -e le miserie di tutti i secoli, dalla bestiale antropofagia fino alla -servitù dei due terzi della specie, fino ai sistemi applicati del più -satanico macchiavellismo. - -Nelle vergini foreste del nuovo mondo abbiamo uomini tuttora ai quali -non è dato notizia neppur d'umana favella; interi popoli abbiamo -viventi di preda come le belve in fertilissime terre; in Africa è -l'esportazione dei negri che fende il cuore; nella China è l'infanzia -esposta e derelitta; in tutto l'oriente è la servitù della donna, -è l'evirazione di tante migliaia, è l'infame abrutimento degli -oppressori. In tutto il mondo incivilito è la lotta della oppressione -e della tirannide, dei principii e degli interessi, della ragione e -della forza, del sentimento e dello egoismo. Oh chi soccorre a tanti -mali, chi diraderà sì fitte tenebre d'ignoranza, chi consolerà tante -miserie, chi domerà tante passioni, chi imporrà silenzio a sì spudorati -interessi, chi curerà questo gran malato che è l'umanità, che indarno -sempre esperimentò medici e trattamenti? l'abbandoneremo noi alla sola -forza medicatrice che dà natura col suo perpetuo desiderio d'equilibrio -e di benessere? Sì, il tempo avvanza e non indarno; ma questo cammino -non ci condurrà alla meta che con dei secoli, e frattanto? e frattanto -si demoralizza la società, si comprano e si vendono anime umane, si -sparge sangue di popolo, si versano lagrime, si combatte, si soffre, si -bestemmia e si muore! - -Faremo noi coro alla filosofia del _diritto solo_, e facendo alla -nostra malata la diagnosi del suo malore le diremo, è l'inerzia -che arresta nelle tue vene la potente circolazione, e mentre lascia -diacciate ed anemiche le fonti vitali, produce parziali congestioni -restando così deviato quell'umor prezioso che deve diffondere vita e -calore in tutto il corpo? oppure, è la servitù e la ignoranza che ti -travolgono piedi e mani legate nel sudario, e ti lasciano dissanguata -in preda a tetanici sussulti? Alzati dunque e cammina, tu hai -diritto al moto; respingi da te le bende mortuarie, tu hai diritto al -benessere ed alla gioia! Sì è vero, i diritti stanno, ma non è ella una -spietata ironia dire alla puppilla inferma, tu hai diritto di vedere! -all'ignorante, tu hai diritto di sapere! al zoppo, tu hai diritto di -correre? - -Oh curiamo prima l'occhio malato, eppoi diciamogli guarda! coltiviamo -quel cervello eppoi diciamogli studia! distendiamo quei tendini eppoi -diremogli cammina! - -L'umanità ha bisogno d'essere amata, sinceramente e vivamente amata, ed -amata senza altra passione che del suo bene, senza altro interesse che -del suo meglio. - -Amare! Ecco il divino concetto, ecco il miglior dei sistemi, la prima -delle filosofie, il più efficace dei farmachi, la più sapiente delle -legislazioni, il principio e la fine della scienza sociale. - -Quel malato migliora, che ha nel suo medico gran fiducia. -Quell'esercito marcia infallibilmente alla vittoria, che è condotto da -un duce che adora. Niuno dorme sonni più beati del bambino in grembo -alla madre. - -L'umanità sarà di chi saprà amarla, e di chi saprà provarglielo meglio. -Ciò non capirono in nessun tempo i despoti, e non fecero; egli è -perciò che sono ora ridotti a tremare, circondati da mille spade; egli -è perciò che sentono con ansio spavento i fremiti dei popoli servi, -perenne minaccia allo edificio loro, sull'arena fondamentato. - -L'uomo, dal più grande al più piccolo, dal più dovizioso al più -mendico, dal più sapiente al più ignorante, e selvaggio e civile, ha -bisogno d'affetto, e dall'affetto solo si lascia vincere e domare, per -l'affetto è qualche cosa, egli ne ha fame e sete, è la sua vita e la -sua forza, senza di questo egli si isola; poi si deprava, quindi odia -mortalmente tutta l'umanità. - -L'intelletto è orgoglioso, ed osa nella sua alterigia sfidar la -ragione, e per non curvarsi al suo supremo arbitrato trova il cavillo -e chiama il sofisma, e la civilizzante filosofia trovasi in faccia -alla insuperabile barriera d'una volontaria ignoranza. La materia è -sostanza bruta, i suoi desiderii hanno angusti i confini. «Il molto -studio è fatica alla carne» disse Salomone; e la filosofia trovasi in -faccia alla resistenza della massa inerte e massiccia. Il cuore solo -è il lato debole dell'uomo, ed è questo che dovete cinger d'assedio e -prender d'assalto; preso e domato, il resto non chiederà bentosto che -di capitolare. - -Cristo insegnò una dottrina e ci diede un esempio; e l'una e l'altro -importano a seguirsi sforzo e violenza, abnegazione e sagrificio; -e queste cose cotanto difficoltose alla umana natura veniva egli a -chiederle nel secolo il più depravato e corrotto di cui le storie ci -parlino. Ma questa dottrina era la teoria dell'amore, quell'esempio -era la pratica dell'amore e gli uomini amarono il Cristo e la sua -legge; a migliaia ed a milioni si coscrissero nella sua chiesa; per -lui spregiarono la vita e versarono il sangue; per lui si scoronarono -i principi, e nello intendimento di onorarlo e di piacergli, ozii e -libertà, gioie e mollezze lasciarono a mille e a mille per le perpetue -reclusioni e le aridi solitudini dei deserti. - -L'umanità da educare ed incivilire, da illuminare e soccorrere, ecco -il lavoro che incombe a tutti coloro che avendo una educazione avuta -e dei lumi, trovansi in grado di dare ad altrui ciò ch'essi stesso han -ricevuto. - -Mi chiedete voi del mezzo a ciò fare? Io rispondo, coll'amore; A qual -fine? Affinchè gli uomini si amino. Con qual ricompensa? Gli uomini si -ameranno. Ed io concepirei ben sinistra opinione di quella che queste -pagine leggendo, trovasse quel fine e quella mercede insufficienti a -quel mezzo ed a quella fatica. - -Ora chi mai convinto, che colla potenza dell'amore soltanto si potrà -consolare, soccorrere, civilizzare questa povera umanità; chi dico, -non si volgerebbe tosto alla donna? Non è ella quella creatura, -sublime scialaquatrice d'affetti nella quale ogni pietà è innata, e -tutta di sensibilità è plasmata? L'uomo non è giovine, che una volta -sola in sua vita; ma la donna non reca ella in sè stessa i facili -entusiasmi, l'indomabile speranza, la generosa ammirazione del grande, -l'amore del sacrificio, che serbano intatta ai tardi anni la balda -gioventù dell'anima? Non è dessa quella creatura nella quale così -difficilmente s'insinuano i freddi consigli d'una egoista prudenza che -medita per secoli, discute con dei volumi, e non trova un dito mai per -operare? Non è alla donna il cui cuore è il serbatoio del sacro fuoco -dell'amore, al quale Iddio affidava tutte le generazioni, a fecondare -in esse i germi degli affetti, che fanno cogli entusiasmi giovanili -le fronde ed i fiori, e i frutti recano nella matura età di sociale -benessere? Non è egli alla sua voce insinuante che natura sposava la -persuasiva? Non è egli davanti al suo dolce sorriso, ed al suo sguardo -innocente che il figlio del popolo può deporre i secolari rancori -contro le caste che sì a lungo l'oppressero? - -Gli uomini hanno fra loro vecchie ruggini; essi lottarono e colla forza -brutale e colla astuzia ridotta a sistema, laonde si guardano tra loro -torvi talora e diffidenti: ma la donna vittima sempre fra i grandi e -fra i piccoli, nell'antichità e nell'attualità, la donna porta le mani -pure di sangue non suo, e la mente vergine di errori volontarii. La sua -puppilla ebbe lagrime per tutti i dolori; la sua borsa si aprì a tutte -le miserie; le sue simpatie si pronunciarono per tutte le sventure, e -non indarno mai le fu additato un bene che da lei dipendesse. - -Faccia pur Cicerone ad Augusto una lunga orazione con tutte le risorse -dell'eloquenza per indurlo al perdono; lusinghi la sua vanità, si -raccomandi allo splendor del suo nome, ed ottenga così dalle titillate -passioni, ciò che non otterrebbe dal duro cuore. Vincenzo de' Paoli -invece, dirà ad Anna d'Austria «Madama il vostro popolo ha fame». Ho -dato tutto, ella risponde. Anche le vostre gioie? insiste egli; ed ella -non ripeterà verbo, e correrà al suo scrigno, e glielo consegnerà quale -si trova. - -Non è duopo di lunghe orazioni a muovere il cuore della donna; veda -ella il bisogno e lo comprenda, e basta. Il suo cuore istesso serve -d'oratore e d'argomento, di peroratore e di convinzione. Sia dessa o -no, frivola e leggiera, non monta. Il suo volubile spirito si arresta, -medita, si solleva, un angoscia lo preme; l'immagine di quella sventura -la perseguita come l'ombra il corpo e la tormenta; ella non resiste -più, si sente infelice, ha bisogno di togliersi quella mestizia; ed -ecco che astraendo un momento da ciò che il mondo chiama la sua vita -brillante, dimentica l'umido e le infreddature, gl'incomodi e le -molteplici esigenze della vanità; supera il fango e la polvere, il sole -e la neve, e va instancabile, viene e ritorna, ascende la scala del -povero, infrange la consegna del ricco, e tanto fa e si adopera col -cuore, colla parola e colla mano che ha raggiunto alfine lo scopo, e -lieta ritorna e fiera del suo trionfo più assai che della ammirazione e -dei plausi che tante volte raccolsero nei brillanti convegni del mondo -gaudente. - -Non crediate però, lettrici mie, ch'io non vi parli, che dello sterile -soccorso, che voi deponete nella mano che si stende verso di voi -supplichevole. Fra tutti i modi di soccorrere ai materiali bisogni è -questa la più imperfetta, e lasciatemi dirlo, la meno morale, e non può -essere giustificata che dell'urgenza del bisogno, ma è quella pure che -ridotta a sistema ed organizzata su larga scala, perpetua la mendicità, -ed abrutisce lo spirito. Come può mai un essere dalla mente civilizzata -vedersi davanti supplichevole e seminuda una creatura qual'è l'uomo -ricco d'intelligenza, forte di braccio, non ad altro occupando la -inerte sua vita, che nel distendere servilmente al suo simile la -mano colla voce piagnolosa ed il languido sguardo? E qual diritto -ha egli mai un uomo d'imporre al suo simile una tanta degradazione? -Qual diritto ha egli di subordinare al suo arbitrio e capriccio -l'esistenza d'un suo fratello? Questo sconcio che è l'accatonaggio va -scemando più sempre coi progressi della industria che distribuisce più -universalmente la ricchezza, laonde le mie parole non andando a colpire -un fatto che vi si presenti su grandi proporzioni vi parranno per -avventura troppo severe. - -Certo i nostri tempi differiscono assai dagli scorsi secoli nei quali -ogni convento (e ve n'erano ad ogni svolto di via) vedeva ogni mattina -raccôrsi sotto gli esterni portici una sterminata quantità di mendici -d'ambo i sessi, e di tutte le età, che spettavano la quotidiana -limosina. Che ne derivava da ciò? Ne derivava, che la maggior parte -della umanità nelle nostre contrade vivesse pendente dallo arbitrio -dei meno; ne derivava, che tutte quelle misere genti fossero serve -consacrate di quei signori; ne derivava, che intere popolazioni non per -altro vivessero che per istendere umile e timida la mano alla scodella -limosinata, curvarsi fino a terra all'aspetto di un frate, baciar -servilmente il lembo della sua tonaca e la corda della sua cintura. -Ne derivava, ch'elleno si educassero al sentimento demoralizzatore -della propria nullità, alla tolleranza della più provocante tirannide, -all'ozio eterno donde la miseria perpetua. - -Lo stesso avveniva intorno ai forti castelli dei signori, dove una -pietosa faceva distribuire costanti e quotidiani soccorsi. Quei costumi -erano fatti per perpetuare il dispotismo feudale e la schiavitù -personale. Come avrebbe mai potuto quella plebe emanciparsi dalla -sistemata concussione de' suoi signori, senza cominciare dal rifiutare -il loro pane, e dal vivere senza la loro sprezzante limosina? Ed ecco -ciò che si fece, ed oggi quei terreni, che allora erano incolti, sono -ricchi ed ubertosi, e l'agricoltore mangia il pane sudato all'ombra -degli alberi da lui piantati, ed accosta il ricco colla fronte alta -dell'uomo che nulla cerca, fuorché il credito suo. - -Ora, diminuite le proporzioni e l'accatonaggio, in faccia ai principii -dell'umana libertà e dignità, presenta tuttavia la sconvenienza -medesima. Soccorriamo al corpo provvedendo il lavoro, suppliamo -alla debole potenza dell'operaio largheggiando nella mercede: ma non -dimentichiamo mai la sua dignità d'uomo, il suo sacro diritto di vivere -indipendente dal capriccio nostro; nè vogliamo colla impertinente -elemosina buttargli in viso quell'insolente concetto che la limosina -esprime e che val quanto dire: _vivi anche oggi, te lo concedo_. - -So pur troppo, che taluni fra gl'indigenti privi affatto di luce -morale (e come l'avrebbero?) e vieppiù demoralizzati da una falsa -beneficenza, che apre la borsa e la porge senza abbadare alla mano che -vi si immerge, non sentono la umana dignità, e volontieri fanno inchini -e genuflessioni, ed a tutto si abbasserebbero purché oziosa trar -possano e vagabonda la vita. Lo spettacolo di questi uomini doppiamente -infelici, perchè spinti dalla stessa beneficenza nello stato selvaggio, -ed accoppianti la miseria dello spirito ai cenci del corpo, anzichè -scoraggiare la buona volontà, deve vieppiù eccitarla. - -Pur troppo ben poco può farsi sulla generazione già adulta, incallita -nell'ozio e nel vizio, ma tutto può farsi e con esito certo sulla -nascente. Oh si dilati l'istruzione; si dia al figlio del popolo la -coscienza di sè e della umana dignità, si incoraggi colla stima che -mostriamo portargli, non dimentichiamo che egli è il più importante dei -sociali elementi. È il popolo che costituisce gli eserciti; è il popolo -che innonda le nostre città; è il popolo che provvede a tutti i nostri -agi e bisogni; è il popolo che coltiva le nostre terre; il popolo farà -senza di noi, ma noi meschini senza di lui. Donde emerse lo spregio -della plebe adunque se non dal guardare leggermente ogni cosa? Il -popolo è tale una potenza che perfino il dispotismo più sfrenato sente -bisogno d'aversi la sua sanzione o di fingersi averla. Ogni setta, ogni -partito vuol averlo amico, perchè cessa col popolo d'essere partito -e setta, e diviene coscienza universale. Ma mentre ognuno, per poco -rifletta, è forzato d'ammettere la vera sovranità del popolo, pure, -illusi dalle apparenze, sedotti noi dalla lunga abitudine di guardarlo -dall'alto, ed egli stesso avvilito della sua povertà, abrutito dalla -lunga servitù e dallo spregio, perde ogni senso di dignità e tenta -stordire i bisogni, ed attutire i dolori, abbandonandosi inerte alla -miseria, affogando nelle orgie la troppo scarsa mercede d'improbe -fatiche, donde poi sempre più misero n'esce ed abrutito. - -Eppure questo colosso, i cui fermenti fanno talora impallidire i -tiranni, e che, spinto al colmo d'ogni sua pazienza, si erge gigante, -recide teste coronate, intere caste travolge nei flutti dell'ira -tremenda, e di tutta una regione non lascia che un oceano di sangue, -nel quale si affoga la tirannide di tanti secoli (e così bene, che -niuno sforzo di potere o di casta saprà tutta risorgerla) questo -terribile elemento non si cura, non si educa, non si tenta dargli alcun -principio, non si rispetta, e non si smettono sul conto suo pregiudizii -ch'egli così ben vendicò sui padri nostri. - -Urge, e sommamente urge che il popolo s'illumini, si civilizzi, senza -di chè vane saranno le nostre aspirazioni alla prosperità nazionale. -Indarno tentano svolgersi, in seno alla libertà, libere istituzioni, -se, applicato poi, trovansi gravide di disordini per la incoltura del -popolo. Indarno noi guardiamo ansiosi ed impazienti ai confini che -Iddio segnava al bel paese struggendoci in desiderii, se il popolo non -sarà convinto, che combatte per interessi suoi, e per migliorare le sue -misere condizioni. - -Forse avravvi fra voi, lettrici mie, taluna, santamente desiderosa -del bene, e che a null'altro aspira che a vedersi tracciata una via; -poiché gli è a voi specialmente affidata l'educazione del popolo. -L'uomo è assorbito dagli affari, è sviato dagli interessi, è incatenato -ad impieghi; voi siete libere del vostro tempo; oh non si sciupi -in frivolezze e nonnulla. Non è lecito passar la vita nell'ozio, al -passeggio, alle feste, scarozzando la nostra cara personcina dalla -città in campagna e dalla campagna in città, custodendoci gelosamente -da ogni cosa che disturbi la nostra pace, non guardando in viso mai -la miseria ed il dolore, per non averne male ai nervi delicati; ciò -tutto è egoismo e nullità; non è per questi fini che Iddio ci arrichiva -d'intelligenza e ci faceva battere in petto un cuore capace di portenti -se avvenga che abbracci la santa causa del bisogno. - -Non crediate degnarvi di troppo parlando famigliarmente col bravo -figlio del lavoro; la sua mano incallita è più nobile assai della -vostra bianca manina sepolta ne' pizzi, chè da lei tragge il pane e la -casa tutta una famiglia. Sentite i suoi bisogni, provvedetegli lavoro, -incoraggiatelo, mostrategli la stima e la riverenza ch'egli si merita, -parlategli dell'associazione dell'industria e del capitale, che sola -può emanciparlo dalla tirannide capitalista, provategli i vantaggi -della coltura e della civilizzazione, onde assiduo intervenga a quelle -istruzioni serali che mercè benemeriti cittadini già sono organizzate -in tutte le nostre città. Parlate loro delle patrie speranze, della -parte maggiore che a lui spetta nelle battaglie e nei trionfi, e -combattete quella scoraggiante parola ch'egli ha sempre in bocca -«_qualunque sia l'evento noi saremo poveri sempre!_» - -Mostrategli invece che l'interesse suo sopratutto si propugna nella -causa nazionale, e come non sia che in grembo ad una potente e libera -nazione che svolgersi possa l'abbondanza e la prosperità. - -Ed accennandovi i patrii interessi io già vi supponevo tutte, a non -dubitarne, informate ai sacri doveri di cittadine. Nè crediate che le -convinzioni vostre poco giovino alla causa nazionale. Voi partorite -ed educate la generazione nascente, alla quale incombe di compiere i -destini dell'Italia; succhi dessa dunque col vostro latte la religion -della patria. Veggano i vostri sposi, amanti, fratelli ed amici la -sacra fiamma che il petto vi riscalda; veggano i sacrificii che liete -e sollecite recate sull'altare dei patrii bisogni, sacrificii d'oro e -di figli, sacrificii d'amore e di famiglia, e ne siano punti a generosa -emulazione. Animata la donna dal supremo culto della patria, supera sè -stessa, scorda la debolezza della fibra e la delicatezza dei nervi, e -giunge talora a far arrossire l'uomo coi prodigi del suo valore. - -Allorché Mario nella guerra contro i Teutoni ed i Cimbri volse in fuga -una nazione di barbari detti Ambroni, le costoro donne si fecero loro -incontro armate di spade e di scudi rimproverando loro la vile fuga, -uccidendo e ferendo nemici e fuggitivi, e non rinculando mai fino agli -estremi. Lo stesso fecero le donne Cimbre. - -I racconti di Tacito intorno alle donne britanniche ci fanno manifesto -che, più degli uomini, erano in quella nazione valorose le donne. - -Quando Svetonio Paolino assali l'isola di Mona possente di popolo e -ricetto dei rivoltosi, stavansi armati e stretti i nemici sul lido -frammisti a molte donne. Dopo la presa dell'isola, Svetonio dovette -affrontare le schiere britanniche capitanate da Baodicea moglie -dell'estinto Prasutago, la quale circondata dalle sue figlie gridava -esser le donne use in Brettagna a maneggiar la guerra; ma non venir -ella allora a difendere quel regno, sibbene a vendicare i colpi di -bastone ricevuti dai Romani e l'onore oltraggiato delle sue figlie. -Fatta finalmente prigioniera, Baodicea si tolse col veleno all'onta -della servitù. - -Allorchè la Signoria Turca minacciava di estendersi in Ungheria ed in -Italia, le donne, paventando la vergogna del serraglio, spiegarono una -energia, ed un valore di cui non sempre furono capaci i più intrepidi -eroi. In una città di Cipro frammischiate ai soldati respinsero -i Turchi combattendo sulle aperte brecce. Nell'isola di Lenno una -donzella, imbrandita la spada e lo scudo dello spento genitore, arrestò -i Turchi che già forzavano una porta, e li respinse fino al mare. Le -Ungheresi fecero miracoli di valore nelle battaglie e negli assedii -contro i Musulmani; le donne di Rodi e di Malta gareggiarono colle -Ungheresi e le superarono per la persistenza del loro freddo e paziente -coraggio. Così gli annali di quella nazione, come la storia della -Veneta Repubblica, sono zeppe dei nomi di donne che eclissarono la -gloria dei più prodi cavalieri. - -Immolare per la patria la vita è cosa tanto comune all'uomo quanto -alla donna. Agesistrata, madre di Agide re di Sparta, appendendosi -da sè stessa al capestro al quale la dannava l'Eforo Anfare diceva -«Volentieri muoio se ciò può giovare a Sparta». - -Aretafila (contemporanea di Mitridate) tentò ogni via di liberare la -patria sua Cirene dalla tirannia di Nicocrate. Benchè questi le fosse -amante appassionatissimo e marito, pure veggendo ella soffrire il suo -popolo non sapea consolarsene. Vedendo che niuno sorgeva a vendicar -Cirene, tentò ella stessa il colpo, ma fallitole e sottoposta ad ogni -fatta di tormenti, non però confessò il fatto, finchè Nicocrate, -che pur sempre l'amava, si pentì d'averla fatta soffrire, e tentò -consolarla con ogni onore e cortesia. Ma Aretafila fissa nel proposito -di liberare l'afflitta patria, persuase la sua giovine figlia a -sposar Leandro fratello del tiranno e ad eccitarlo con ogni arte a -voler tentare la libertà di Cirene. Leandro così pregato dalla sposa, -uccise il fratello; ma non però fu libera Cirene, ch'egli molto ben -succedè a Nicotrate nel dispotismo e nella ferocia. Aretafila cominciò -allora a tendere insidie a Leandro e chiamò Anabo capitano della -Libia coll'esercito suo sopra Cirene, e presi con lui segreti accordi, -persuase Leandro a venir con Anabo a parlamento. Egli vi andò, ed Anabo -circondatolo nella sua tenda lo consegnò ai Cirenaici che, messolo in -un sacco, lo gittarono nel mare. Cirene liberata, pregò, Aretafila di -accettare le redini del governo, ma la generosa donna, che la patria -aveva amata sempre più di sè stessa, consigliò la repubblica a voler -volgere ella stessa a meglio le cose sue e si ritirò a menar vita -privata. - -Epicaride, semplice schiava, aveva con tutto il fiore della nobiltà -romana congiurato contro Nerone. Scopertasi la cospirazione, arrestati -a cento a cento i congiurati e sottoposti alle torture, confessano e -scoprono i fili della congiura. Epicaride sola, resiste ad otto giorni -consecutivi di torture, e vinta alfine dalla violenza del fuoco, si -taglia la lingua coi denti e la sputa innanzi all'imperatore onde porsi -nella impossibilità di svelare. - -Arria, moglie a Cecina Peto personaggio consolare, difendeva sè -stessa ed il consorte davanti all'imperatore Claudio, accusati essendo -siccome complici nella congiura di Scriboniano contro di lui. Avendo -l'imperatore intimato a Peto di uccidersi, e vedendo Arria che la -destra gli tremava, sicché non sapeva decidersi a vibrare il colpo, le -strappò di mano il pugnale se lo piantò nel petto, eppoi lo porse allo -sposo dicendogli, «prendi che non fa male» e spirò. - -Nel Medio Evo è Giovanna d'Arco che salva la Francia dall'invasione -straniera ed impedisce lo sfacelo della Monarchia. - -Ai nostri tempi è Carlotta Corday che sbarazza la Francia dal terribile -Marat. (Vedi Levati, Donne Illustri). - -Ma lasciamo il campo delle unità, che ci condurrebbero troppo lungi, e -che d'altronde potrebbero essere da taluno riguardate come puri fatti -personali che poco costituir possono sulla totalità. - -La donna, che supera generalmente l'uomo in forza morale, e sa -sopportare il lento e penoso martirio a cui la condannano, contro lei -congiurati, la natura e le leggi, i costumi e gli individui; la donna, -che sa trovare nell'anima sua quella virtù perseverante e silenziosa -da tutti ignorata, da niuno applaudita, non incoraggiata e sorretta -che dall'intima coscienza del dovere; la donna, dico, seppe sempre al -par dell'uomo soffrire e morire per le sue convinzioni, dalla madre dei -Maccabei che offriva, olocausti d'eroica fede, sè ed i suoi sette figli -al Dio d'Israele, fino a madama Roland, che la testa lasciava sotto la -scure della rivoluzione, benedicendo pur sempre alla rivoluzione. - -Che se tutti i Martirologi si adornano copiosamente di nomi femminili, -ne sono per sovrappiù altrettanto poveri i vergognosi cataloghi -delle apostasie e delle transazioni. La tenacità dei propositi e la -inespugnabilità delle convinzioni nella donna, sono un fatto altamente -constatato, e che ne farà sempre per ogni partito uh elemento della -massima importanza. - -In tutte le guerre, in tutte le insurrezioni, in tutte le reazioni -che hanno per morente un'idea, un sentimento, la donna vi porta tutta -la foga d'un'anima giovine ed entusiasta. Sono le donne italiane che -insegnano ai loro bambini l'odio dello straniero, che serbano vivo -ed immortale, come le vergini di Vesta, il sacro fuoco dell'amor -di patria, lo abborrimento d'ogni transazione contro l'insolente -usurpazione e, nè dalle carceri, nè dalle flagellazioni vengono domate. -Sono le donne polacche che a cento a cento sfidano lo knout e la -Siberia, impavide davanti ad una lotta titanica, che altro soccorso non -trova che nell'inaudito valore di tutta una nazione di eroi. - -E farei dei volumi, se tutti volessi porvi sott'occhio i fatti antichi -e moderni che provano essere stato sempre il culto della patria -principalissimo nei petti femminili. - -Certo ai tempi nostri non occorre, siccome negli scorsi secoli -adoratori della conquista, che una nazione invocar debba in faccia ad -un supremo pericolo tutti i suoi elementi a combattere, per cui è la -forza morale, è il lieto sacrificio che tocca alla donna. La guerra, -ch'è per noi suprema necessità, sarà pei nostri posteri supremo -ridicolo, e noi certo non chiameremo a prendervi parte anche chi vi -è dai costumi nostri dispensato, chè sarebbe davvero retrocedere il -mondo in luogo di spingerlo avanti; ma finché quel giorno non sorga, -finché problema di vita e di morte si agita per tante nazioni, oh lasci -la donna i gravi nonnulla di che finora occupossi e, vergognando di -starsene inerte davanti a tanto lavoro, rechi ognuna la sua pietra al -nazionale edificio colla parola, coll'opera, coi mezzi. - -Non è egli tempo che la donna si ridesti alla coscienza dei doveri -sociali, e più non si creda impotente ad utili e serie cose? Non è egli -tempo che le sue giornate ed i suoi anni d'altre cose si riempiano che -di quelle fastose bagatelle, che lo spirito le impiccioliscono, ed i -più generosi sensi le atrofizzano? Non è egli tempo che il suo spirito -d'altre cose si faccia curioso che di indagare - - «_Le vicende ascose_ - «_Degli instabili amor, le cagion lievi_ - «_Dei frequenti disgusti e i varii casi_ - «_Del dì già scorso, le gelose risse,_ - «_Le illanguidite e le nascenti fiamme,_ - «_Le forzate costanze, e le sofferte_ - «_Con mutua pace infedeltà segrete,_ - «_Dolci argomenti a femminil bisbiglio?_» - -Non è egli tempo, che la sensibilità di cui natura la adornava e che di -tanta potenza al bene è fonte, più non si sprechi per cause, che non la -meritano, e più non si dica di lei ciò che il gran satirico disse della -donna del tempo suo, - - «_Del suo diletto passerin la morte_ - «_Fe' rossi gli occhi e li gonfiò di pianto?_» - -Non è egli tempo, che la donna senta essere chiamata a lavorar di -concerto col resto dell'umanità alla diffusione dei lumi, al benessere -universale? Non è egli tempo ch'ella ogni lode, ogni ammirazione, -ogni simpatia conceda al genio ed alla virtù, trascurando affatto -quegli uomini neghittosi, che la vita passano siccome gli accattoni ad -esaurire i tesori ereditati dai padri loro, credendosi modestamente -l'incarnazione d'ogni eccellenza, e nulla pur facendo per l'umanità; -sicchè non continui a meritarsi il severo strale, che Casti le vibrò -adombrandola nella leonessa regina, alla quale presentandosi un nuovo -cortigiano, siccome - - «_L'asino lo protesse e lo propose,_ - «_Ciò fu bastante, il merto si suppose?_» - -La conversazione della donna deve essere all'uomo non dilettevole -solo, ma utile. I Musulmani gemono sotto la sferza d'una intollerabile -noja, si abbandonano ad orgie sfrenate che mettono capo alla totale -alienazione, i loro modi sono rozzi e selvaggi, ed i costumi loro ne -rilevano il completo abrutimento. Gli è perchè non educando dessi -la donna che all'esclusivo fine della femmina essi non ponno a lei -rivolgere il moto e le idee. Prive di quello stimolo potente, ch'è per -ogni spirito generoso la simpatica ammirazione della donna, prive della -forza che scaturisce dalla sua feconda ispirazione, quelle infelici -contrade condannando la donna, dannano sè stesse all'abrutimento ed -alla stazionarietà. Tutto si agita, tutto si muove, tutto si svolge -nella libera espansione della vita dove non è servitù e reclusione di -donna. - -In occidente, dove quelle funebri istituzioni non penetrarono, benché -la donna si senta attortigliata da mille legami, ha tuttavia tanto -di libertà quanto basta per incuorarsi al lavoro, alla lotta, alla -conquista del molto e del troppo che ancora le manca. - -Ed il mezzo diretto, infallibile, è di rendersi utile all'umanità, è -di farle sentire la potenza del suo intervento, il valore intrinseco ed -affermativo della sua personalità, gl'immensi vantaggi che le derivano -dal tenerne calcolo, dal riconoscerla e dall'impiegarla. - -In fondo a tutti i problemi v'ha pur sempre un segreto movente -d'interesse, dal quale la più generosa filosofia non saprebbe astrarre, -e la storia ci presenta a provarcelo tutte le sue pagine, ogni sua -riga. L'uomo dunque asservì la donna credendo suo interesse di farlo. -Tocca a lei a provargli, ch'egli s'è ingannato, e che dalla sua -emancipazione gliene ridonda ben più ricco interesse, vantaggi ben più -preziosi. - -E parlando dello intervento della donna nell'opera universale, reclama -di pien diritto un cenno particolare tutto l'elemento femminile -insegnante, che dà sì splendide prove della speciale sua idoneità -al grave e difficile ministero. Ed invero la pazienza longanime, la -innata tolleranza, la voce insinuante, il pronto intuito fanno della -donna l'educatrice per eccellenza; e ben desiderabile cosa ella è che -i programmi della educazione femminile si allarghino tanto, da rendere -possibile alla donna il continuare ed estendere il suo insegnamento -oltre gli attuali confini. - -Non tema la legislazione di affidare alla donna un largo insegnamento. -I confini della sua intelligenza furono dessi esplorati? Le risorse -del suo spirito son esse dunque esaurite? E come, se da tanti secoli -di nullità morale e di morale oppressione, è risorta più animata, più -intelligente che mai; e nei tempi in cui l'urto potente delle idee, -la lotta delle opinioni, il cozzo dei sistemi, l'agitazione delle -filosofie abbujano lo intelletto virile, adesso appunto ella principia -a capire, ed ha afferrato la segreta parola che stassene latente -nell'umanità, impossibilitata a farsi strada dagli inverecondi rumori -che sollevano nel mondo gli interessi dei pochi? - -L'umanità e la patria, la civiltà e la morale hanno bisogno della -donna. Una più lunga assenza morale le confermerebbe sul capo la -sentenza, che non fu finora che abuso di forza e figlia di pregiudizio, -sentenza di morale inettitudine, che la consegna piedi e mani legati, -e colla bocca imbavagliata, in balìa dello spregio insolente, dello -scherno inverecondo. - -Ed invero non puossi negare ch'ella non abbia sentito la loro chiamata -e risposto sollecita al loro appello. - -Essa ha risposto con madama Sand, nome caro alle lettere ed alla -filosofia e che di tanta luce d'intelligenza fe' risplendere il suo -sesso con quella miriade di volumi, che combattono ad oltranza ogni -regresso ed oscurantismo; ha risposto con Miss Beeker Stow, apostolo -della civiltà e del diritto nel nuovo mondo, che sola alzò già da tempo -la voce poderosa e la parola eloquente a far arrossire l'umanità, -che tollera la schiavitù ed il commercio delle anime umane; ella -ha risposto coll'indirizzo delle donne del Nord alle donne del Sud, -contro la schiavitù dei negri; ella ha risposto con Catterina II, nei -suoi tentativi di civilizzazione nelle Russie, che facevano dire al -signor di Voltaire, _la lumière nous vient du Nord_. Ella ha risposto -colle centinaia, che diffusero e diffondono nella Società utili -produzioni letterarie, filosofiche e scientifiche: ella ha risposto -colle migliaia che si consacrano al conforto dell'umanità sofferente -(sia col pubblico esercizio della medicina come nell'Inghilterra e -nell'America; sia coll'assistenza agli infermi negli spedali come in -tutta la cristianità) all'insegnamento dell'infanzia d'ambo i sessi, e -della gioventù femminile; ella ha risposto fondando, dotando, dirigendo -asili, spedali, orfanatrofii e ricoveri per ogni sventura, per ogni -bisogno; erigendo dei comitati e delle associazioni per provvedere alle -vittime delle patrie guerre, ai rifuggiti delle serve provincie: ella -ha risposto e risponde tuttavia con quell'entusiasmo, che s'allieta -dei sacrificii alla patria chiamata in tanti anni di reazione, e nella -aperta lotta in Italia, ed in Polonia; e di troppa luce rifulge la sua -solenne risposta perchè altro non sia mestieri dire al miscredente se -non che, _aprite gli occhi e vedete_. - -Se taluna di voi, che mi leggete, vita neghittosa e vacua trascinasse, -si desti al generoso esempio e vergogni la inutile esistenza in -faccia a tanto lavoro ed a tanto bisogno. Pensi, che non è lecito -viver quaggiù la vita parassita dell'edera che s'aviticchia intorno -all'albero e ne succia l'umore, arrampica sul muro e ne rode il -cemento. Chi è inutile quaggiù non è inutile solo, è nocivo, epperò -nemico dell'umanità, la quale a giusta vendetta lo opprime sotto il -pondo del suo più tremendo disprezzo. - -Non chiamate lavoro la insignificante direzione d'una casa o le -industrie d'Aracne; le son queste manualità e dettagli opportuni, -e necessarii eziandio, ma che non costituiranno mai un'essere utile -alla Società, parlo a voi, donne ricche e colte. Fra voi, più d'una -ammazzerà la vita in cotali cose, ch'io chiamerò, e tutta con me -l'umanità, esistenza parassita. Ogni vita importa moto, epperò che il -nostro corpo agiti più o meno utilmente le sue membra sta bene, ma che -lo spirito nostro debba starsene eternamente latente e sopito, egli che -è vocato a progredire, egli che vive della vita ragionevole, egli che -dai bruti e dai vegetali vi scerne, la è cosa questa, che non da altri -mai verravvi predicata che da chi trovi interesse nelle tenebre della -vostra mente, nella nullità dello spirito vostro. - -Non ammettendo io, per natural corollario dei principii fin qui -espressi, l'esclusione della donna dalla produzione industriale che -importa abilità o vigore di membra, non la posso egualmente escludere -da quella parte del lavoro sociale, che esige sviluppo ed applicazione -delle facoltà intellettive. - -Partendo io dal principio, che ogni diritto ed ogni dovere ha per -base e per ragion d'essere la facoltà, la quale colla sua legittima -pretesa d'esercizio ce ne dà la coscienza, e questo principio reggendo -esattamente in ogni essere umano a qualunque sesso egli appartenga, -non vedo con qual ragione questa facoltà dovrebbe nell'uno esercitarsi -liberamente e talora forzatamente, e nell'altro seppellirsi e -soffocarsi affatto; tanto più che, nelle miserrime condizioni in cui -versa la società nostra, la donna priva di mezzi di fortuna, impotente -pel genere infimo del lavoro attualmente concessole, a sostenersi in -faccia alle molteplici esigenze della vita civile, trovasi trascinata -da fatale necessità al distruttor mercimonio delle sue membra infelici. - -Che se parlasi della donna agiata, la cui virtù è dalla educazione -fortificata, se avvenga che un rovescio di fortuna la colpisca, chi -non freme di vederla precipitare, senza via di mezzo, dalla splendida -atmosfera d'una vita irradiata dalla luce dell'intelligenza sotto la -sferza d'un'indefessa manuale fatica, che, mentre lo spirito generoso -le preme ed angoscia, tanto pur non le acquista da calmare le smanie -del dente digiuno? - -Invero è questo tale problema che reclama potentemente d'essere -avvertito dai governi ben intenzionati, ai quali premer debbono il -cuore le piaghe sociali, e che la mente si travagliano indefessamente -nella ricerca di un rimedio e di un riparo al degeneramento fisico -e morale della specie; ed invero il bisogno nella donna non esprime -nullameno che questo. - -Là dove la donna ha duopo dell'uomo per vivere, la sua schiavitù è ben -altrimenti dura, che dove questa non trova la sua ragione che nella -forza del muscolo. La forza può distruggere l'opera della forza, ma -la sferza del bisogno è tremenda; ella doma la più fiera natura, ella -espugna la rôcca più salda, e dalla lotta deplorevole e funesta non ne -escono che due demoralizzati ed una derelitta posterità. - -Se non che, dovendo io tornare sull'argomento del lavoro femminile, -mi basterà per ora di avvertire le mie colte lettrici, che non si -lascino sì leggermente sedurre dalla manía di classificare gli esseri, -ed assegnar loro delle funzioni prima di aver ben studiata la natura; -poiché gli è per lo appunto uno sterminio di classificazioni che ci -abbisogna ora fare per riabilitare la donna e risollevarla dal fango, -in cui fu per secoli trascinata. - -Ci abbisogna ora scernere in lei, attraverso ai pregiudizi antichi, -la vera sua potenza, sceverare in lei l'opera della natura dall'opera -fittizia della educazione, affinchè più non ripetano i nostri posteri -le stolte sentenze, che con sì solenne gravità proclamarono fin qui -le menti pregiudicate, _la donna dev'esser così_! Illusi! Studiate la -natura in luogo di ammaestrarla; e ricevete voi le sue leggi anzichè -volerle imporre le vostre. - -Ovunque la natura mostra ragione, là v'è dovere e diritto di progresso; -ovunque mostra attitudini, là v'è dovere e diritto di funzione; ovunque -presenta intelligenza e volontà nell'essere stesso accoppiati, là v'è -in un colla capacità un diritto incontestabile al libero ed autonomico -svolgimento della vita morale. - -Certe dottrine, che non riconoscono le unità umane, ma che veggono -dovunque degli esseri incompleti, favorendo assai il sistema -d'assorbimento inaugurato e gelosamente propugnato dal sesso ora -felicemente regnante, trovano facili adesioni e caldi campioni. - -In quanto a me, sendomi dichiarata nemica di ogni dispotismo, col quale -non scenderò mai a transazioni, principio dal rifiutare quelle dottrine -coi loro pii corollarii, assumendomi di provare a luogo e tempo, che -ogni unità umana ha in sè, da natura, quanto basta per fermare la base -d'ogni diritto, pel compimento d'ogni dovere; e che però qualunque -limitazione, rappresentanza e tutela esercitata ed applicata oltre i -confini assegnati dalla vera e non fittizia natura delle cose, è un -attentato mostruoso alla base d'ogni diritto che, non dall'uomo, ma -dalla natura fu creata; e qui, come dovunque, dovremo poi constatare, -che non si lotta mai con vantaggio contro la natura e le sue leggi -morali. - - - - -LA DONNA E LA SCIENZA - - - Le donne antiche hanno mirabil cose - Fatte nell'arme e nelle sacre muse, - E di lor opre belle e glorïose - Gran lume in tutto il mondo si diffuse. - - Ben mi par di veder ch'al secol nostro - Tanta virtù fra belle donne emerga - Che può dar opra a carta e ad inchiostro - Perchè ne' futuri anni si disperga. - - ARIOSTO, _Canto XX_. - -Ridire tutto che fu detto, pensato e giudicato sulla creduta -innettitudine dello spirito femminile alle produzioni -dell'intelligenza, non è cosa che in due parole possa farsi. -L'uomo, per fini che non è difficile troppo immaginare, tentò sempre -persuaderselo, e colla forza e coll'autorità, colla potenza d'una -opinione ingiusta, che egli diffuse in ogni modo, tentò persuaderlo -alla donna altresì, la quale, a sua volta, siccome avviene che allo -scoraggio ed al sentimento della propria nichilità tenga dietro una -profonda ed assoluta atonia, principiò a persuaderselo ella stessa, -e cadde così nella più funesta sventura che incogliere possa essere -morale, nella completa incoscienza di sè, delle proprie facoltà, delle -proprie forze. - -Tutto congiurò ad annichilirla: e la forza brutale, che di null'altro -curavasi che di porre a profitto le sue membra a vilissima servitù; -e la perpetua soggezione, che la tiene sempre pendente dallo -arbitrio altrui, epperò informata la vuole ad estranei interessi; -e la incapacità legale, che le è aggiudicata senza restrizione o -considerazione d'età o di individuo; e la scienza, che sebbene la vegga -starsi coll'uomo in ragione di causa e d'effetto, pure facendo per -lei eccezione all'ordine delle cose tutte, pretende che qui soltanto -sia la causa d'altra natura dello effetto suo: e la letteratura, che -null'altro mai trova di laudabile in donna che l'occhio, le carni, -le chiome, il grazioso incesso e le tornite membra; e lo abborrimento -che molta parte degli uomini si reca ai gravi studi, onde fastidiosa -loro torna ed importuna la donna, il cui spirito serio e colto sentono -di non potersi facilmente sedurre colla scarsa scienza di sciorinare -scipiti complimenti, nè col natural dono di un prepotente polmone; -e lo angusto confine dalle istituzioni d'ogni paese statuito alla -femminile coltura; ed il poco caso che sempre se ne fece, sicché dai -corpi accademici perfino respinta, quasi gli allori da essi intrecciati -non la scienza destinati siano a coronare, ma teste virili puramente e -semplicemente. - -Da tutta questa congiura contro la femminile intelligenza che ne -emerse? Ne emerse, che i progressi dello spirito umano siano più -lenti; ne emerse che ogni uomo, aventesi ai fianchi una donna, in -luogo d'aversi _lo aiuto a lui convenevole_, s'abbia un ingombro; -ne emerse che questa creatura, nella quale si innoculò con tanto -studio il sentimento della sua innettezza, perda ogni dignità, e con -la dignità ogni morale; ne emerse che lo spirito suo, avendosi pur -d'uopo d'alimento, nel lusso lo cerchi e nella sola fama concessale -di bellezza, e la bellezza procuri con la vanità, e con la vanità -resti ogni amor di famiglia assorbito, e si persuada alfine dover ella -unicamente, siccome una odalisca, ornarsi a piacere, d'ogni altra cura -immemore e non curante. - -Dietro simile educazione io non seppi mai concepire come si osi menar -tanto scalpore del mal costume femminile e della poca costanza di -sentimenti, e della mobilità dello spirito, e del vacuo cicalìo, e -della inutile vita, e dei mille nonnulla di cui assidua la donna si -circonda, così significativamente espressi e riepilogati dagli antichi -romani con quel felice vocabolo di _mondo muliebre_! Forse che è lecito -all'orticultore querelarsi di raccoglier cavoli dove piantò cavoli, e -di non mieter che fieno dove non seminò che erba? Bisogna esser giusti! -Cento volte lo dissi ed ancora lo ripeto: lo effetto tien natura della -sua causa, e la conseguenza scaturisce spontanea dalla premessa. - -Oggidì, a vero dire, s'è mitigato non poco il pregiudizio della -femminile pochezza d'intelligenza; ma per essere la società nostra meno -idrofoba su questo articolo, non è però più larga nell'offrir mezzi -di coltura alla donna che, se ella tenta lo innato ingegno volgere ad -utili studii, mille materiali e morali imbarazzi le è d'uopo superare e -vincere. - -Angusti e stinchi sono i programmi d'insegnamento che la riguardano. -Le si parla di tutto, e quando comincia a comprendere le si chiude -il libro dinnanzi e le si dice: _basta_; sicchè, s'ella sortì da -natura spirito generoso e nobilmente curioso di sapere, vedesi dannata -alla pena di Tantalo, nè v'ha provvedimento alcuno che incoraggi il -suo genio, quand'anche prepotente si manifesti in qualsiasi branca -dello scibile, mentre centinaia d'uomini, che natura sortiva inetti -di spirito ed angusti di mente, insegue inesorabile la sferza del -pedagogo, e da lor s'affatica e suda il mal capitato maestro ad estrar -lume d'intelligenza, che però mai non giunge. - -Nè mi si dica che la baldanza del genio giunger deve a domare le -difficoltà, a superare ogni barriera. Ciò è vero per alcuni, ma -non lo può esser per molti, chè alla lotta non tutte le nature -sortono inchinevoli, anche fra i parecchi che aver possono svegliata -intelligenza; che se a cotal legge subordinar volessimo tutto il viril -sesso (e lo fosse stato fin qui), l'umanità non avrebbe discorso pur -la metà del suo intellettuale cammino, chè mancato avrebbe a tutte le -intelligenze, che potentemente l'aiutarono, dottrina ed ispirazione. - -Raffaello non raggiunse la perfezione dell'arte se non dopo aver visto -le opere immortali del Buonarotti; Cristoforo Colombo immaginò un nuovo -mondo, essendo già peritissimo nauta e geografo; Galilei scopriva -il moto della terra, sendo profondissimo in fisica; così Newton -l'attrazione astrifera, così Volta la pila elettrica, e così in tutto e -sempre procede lo spirito umano dal noto all'ignoto, sendo egli debole -nell'intuizione e potente nel raziocinio. - -Ora, che per aversi comunemente una fiacca opinione della capacità -femminile, le si accumulino davanti gli ostacoli, le si tolga ogni -mezzo, e le si allunghi il cammino, questo è ciò che non giungo a -giustificarmi, chè sarebbe come spargere dei ciottoloni e dei macigni -sul suolo dove il bambino muove i primi passi adducendo a ragione -ch'egli non sa camminare. Se questo sia logicare ditelo voi? - -Ma un cotal trasnaturamento dei semplici dettami della ragione non potè -farsi universale coscienza, se non per quel difetto di principii che -ci è tante fiate occorso di lamentare nel corso di questo lavoro. Gli -uomini abbuiati dallo errore, e sedotti dagli interessi, non risalgono -ai principii mai, si fanno sordi al dovere, giungono a scordarlo, -quindi ad ignorarlo affatto, e la società scende alla fine a non essere -altro che un meccanismo svolgentesi colle mobili e gratuite forme della -convenzione. - -Si è convenuto adunque che la donna non deve sapere: epperò si dirige -in modo la sua intelligenza, o meglio se ne sopprime così lo sviluppo, -da condurla alla perfetta evirazione. Che se alcuna giunge, mediante -erculei sforzi, a districarsi da quegli impacci, che ingombrano il -sereno ed ampio orizzonte della sua mente, eccole addosso l'opinione -co' suoi mille proiettili, ecco la critica coi suoi mille strali, la -satira coi suoi morsi, la maldicenza coi suoi pungoli, il pregiudizio, -lo scandalo e tutta la falange degli inutili e dei nocivi, di cui -il mondo ha dovizia, che la lingua tengono nel nobile esercizio di -parlare a proposito ed a sproposito di tutto, e di tutti, asserendo, -condannando, ed assolvendo senza darsi briga nessuna di essere giusti e -ragionevoli! E come lo sarebbero? - -Codesta gente (Dio loro perdoni) sono davanti all'umanità, che cammina -verso la civiltà e verso il bene, come i ciottoli che si pongono -davanti le ruote d'un veicolo; se questo nella sua corsa non riesce -a triturarli, soverchiandoli rapidamente senza curarli, esso ne sarà -arrestato. E ciò sia detto a voi, giovani mie lettrici, nel cui spirito -per avventura allignasse nobile desiderio del sapere, e nel generoso -intento veniste scuorate dal più o meno esteso pregiudizio. Coraggio, -ed avanti! Il bene, è bene in sè stesso, ed a sè stesso basta, abbia o -no l'applauso dei molti; e la coscienza del ben fare è largo compenso -all'ignoranza, che non lo sa apprezzare. - -Nè crediate che l'intelligenza e le sue produzioni siano un privilegio -dell'altro sesso chè, abbandonandovi al letargo nella creduta -impossibilità di molto fare, nulla poi fate, e ad ozio vergognoso -passate i giorni, gli anni, e la vita. Se gli uomini tutti avessero -la mente di Alighieri, di Vico o di Macchiavello, l'umanità per vero -sarebbe a sufficienza servita, ma le sono queste unità colossali che -tutti i secoli celebreranno, vedendosene assai di rado riprodotte le -copie, mentre a centinaia ed a migliaia veggiamo intelletti ottusi -e spiriti angusti, che appena bastano al disimpegno dei famigliari -interessi o di materiali gestioni, che non sono che la quotidiana -ripetizione dell'egual meccanismo; chè in quanto ai mille altri che pur -raggiungono gradi accademici, quando si considerino i lunghissimi anni -di pertinace studio, e i mille mezzi d'istruzione aperti alla viril -gioventù, la congiura dei parenti e degli insegnanti, delle istituzioni -e delle opinioni, dei mezzi e della necessità a spingerveli, sarebbe -invero un disgraziato fenomeno se difettasse loro anche quella facoltà -che è la memoria, e quel poco di criterio necessario a rendersi conto -di ciò ch'ella ritenne. - -Che se, dopo pochissima riflessione sul diverso procedere della -educazione e dello insegnamento riguardo ai due sessi, veniste a -stabilire, che l'uomo ha il privilegio dell'intelligenza; o che non -sapremmo cosa pensarci del criterio vostro, o che saremmo indotti nel -dubbio che, amando voi sopra ogni utile e nobile cosa la vacuità della -vita e la inerzia dello spirito, onde almeno essere a voi conseguenti -mostriate portar profonda la credenza della vostra nichilità. - -Ma s'egli è questo basso fine che vi muove, l'onta vostra non estendete -ad altrui, e non calunniate tutto il sesso vostro, che potentemente e -vittoriosamente vi risponde col linguaggio dei fatti. - -Sì, la donna, benché da mille materiali impacci circondata, a gran -dispetto d'una educazione che altamente le raccomanda di saper meno -che le sia possibile, di sotto all'immane pondo d'una opinione orba -di senso morale, che le perdona più presto il mal costume che non -il sapere[13], ha saputo ben sovente giungere attraverso a mille -ostacoli a mordere il pane della sapienza ed a ristorare le assetate -labbra nelle onde immortali d'Ippocrene. Nè le scienze esatte, nè le -speculative, nè le opere della fantasia, nè quelle del gusto, nè le -arti estetiche, nè le strategiche la trovarono insuscettibile, laonde -ciò veggendo cantava lo divino Ariosto: - - «_Le donne son venute in eccellenza_ - «_In ogni arte dove han posto cura_». - -E questo vi ripete l'antica Didone, che fondava Cartagine e la sua -prosperità. - -La temuta Semiramide, che gettò le fondamenta di quello impero -babilonico che assorbir dovea l'Asia tutta, ed i popoli civilizzò e le -arti incoraggiò e protesse, e saggia legislazione impose, e vasti ebbe -i concetti ed il braccio intraprendente. - -La fortissima Zenobia, che tenne salde le conquiste del consorte, le -estese, e gli eserciti sempre guidò con arte profonda ad infallibile -vittoria. - -Debora che, giudicando Israele con ogni saviezza durante lo teocratico -governo, cantava di sè stessa: «Le villate in Israel erano venute meno, -erano venute meno, finch'io Debora sursi, finch'io sursi per esser -madre in Israel». Ella reggeva Israele nei difficili tempi, in cui -stavasene travagliato dalla invasione di Jabin potente re di Canaan, -che aveva sopra quel popolo spedito Sisara, del quale un'altra donna -sbarazzava Israele. - -Amalasunta, regina degli Ostrogoti, che saggiamente resse l'Italia -nella minorità del figlio Atalarico; e tentò civilizzare i suoi barbari -popoli, ed il giovine principe educar fece, in onta ai costumi della -sua nazione, nella scienza e nelle arti. - -La grande Isabella, che sortito avendo alti spiriti, cuor generoso ed -indole intraprendente, sola fra i sovrani tutti d'Europa incoraggiava -di protezioni e di mezzi Colombo all'alta scoperta, e finché visse -lo coperse dalla vigliacca gelosia del consorte, e dalle basse -persecuzioni dei grandi. - -Pulcheria, imperatrice d'Oriente, che preceduta e seguìta da una serie -di principi inetti e viziosi, diede, nella durata del suo saggio -reggimento, un'epoca di tregua e di prosperità al travagliatissimo -impero. - -Atenaide, quindi Eudossia, che portò sul trono l'amor del sapere, -laonde sposa d'un principe inetto, quale si fu Teodosio, giovine e -bella nella più svagata e molle e dissoluta corte, qual era quella di -Bisanzio, seppe pure la vita nobilitare fra utili e serie occupazioni. -Scrisse un poema sulla vittoria delle legioni latine sopra le persiane -falangi (l'anno 421). Verseggiò i cinque libri di Mosè e le profezie -di Zaccaria e di Daniele. Scrisse un poema in tre volumi intorno a -S. Cipriano ed a Santa Giustina, e finalmente pubblicò il Centone di -Omero, unica fra le opere di lei che ancor ci rimanga. - -Elisabetta di Inghilterra, il cui talento politico potentemente si -rivelò nei quarant'anni di prosperità che quel paese godè sotto il suo -reggimento. - -Bianca di Castiglia, che resse con forte braccio i Francesi tumultuanti -ed insofferenti del suo impero, ed abbenchè piissima, pure liberò i -contadini dalla ecclesiastica autorità, che degenerata era in barbara -tirannia. - -Maria Stuard, le cui sventure e la prematura tragedia impedirono solo -di sviluppare i germi del raro ingegno. A quattordici anni conoscitrice -di diverse lingue, con un'anima profondamente sensibile alle sublimi -attrattive della estetica, arringava in purissimo latino la corte -francese, che attonita l'udiva, davanti ai capi d'arte. - -Catterina I, imperatrice di tutte le Russie, che sorta dal popolo, -non mostrossi però spostata sul trono, eseguì, dopo la morte del -magno Pietro, la sua politica civilizzatrice, fondando i primi corpi -accademici a Petersbourg. - -Catterina II, dal signor di Voltaire chiamata la _Semiramide del Nord_, -che seppe sì gloriosamente regnare da farsi perdonare il violento -colpo di Stato della notte dell'8 al 9 luglio, col quale sbarazzava -il trono dell'inetto marito, e sola impugnava le redini dell'impero. -Incoraggiò l'agricoltura, creò la marina, promulgò utili leggi per -l'amministrazione e per la giustizia. Chiamò a Mosca i deputati di -tutte le provincie allo scopo di riformare la legislazione, e presentò -all'assemblea le istruzioni scritte di proprio pugno in francese, e -che, traslate poi nel moscovita idioma, stanno deposte nella biblioteca -dell'Accademia di Petersbourg. Allargò i confini del già vasto impero, -legando a' suoi successori l'indomabile orgoglio della conquista. - -Cristina di Svezia, che portò sul trono un carattere intraprendente -e fermo, e stese i confini del regno di molte provincie, resse con -saviezza, amò le arti e le scienze, ed ella stessa lasciò monumenti -della sua robusta intelligenza in diverse produzioni. - -Maria Teresa, che seppe con fermezza straordinaria, in freschissima -età, resistere imperterrita a tutta l'Europa coalizzata, sostenendo, -contro tutti, i diritti conferitile dalla Prammatica sanzione; ed -all'ardua lotta si accinse col tesoro vuoto e 30 mila uomini male -organizzati. Ridonata la pace all'impero, resse con scettro materno -le diverse nazioni, e misera l'Italia se i suoi successori ne avessero -tutti imitata la bontà e la saviezza: essi ci avrebbero adusi a baciare -le straniere catene eternamente. Espulse i gesuiti, iniziando così -quella riforma che Giuseppe II suo figlio proseguì con sì filosofico e -felice ardimento. - -Nè così presto la finirei, se tutte nominar dovessi le donne -che felicemente ressero popoli e nazioni[14], e che nei politici -accorgimenti si segnalarono, anche non essendo alla testa degli Stati; -riportandomene sopratutto a quella Francia che con una inqualificabile -inconseguenza, mentre nega a testa di donna la corona, ed a destra -femminile lo scettro, decreta però a quella le cure della reggenza, -ed in mano le pone le redini del governo, rendendo così giustizia alla -sua capacità nel mentre la insulta coll'esclusione nominale, quasicchè, -di fatto, alla suprema reggente d'uno Stato la cuffia differisca dalla -corona. - -Nè meno si segnalò la donna nelle scienze e nelle arti, alle quali ha -pur chiuso affatto ogni cammino, e nelle quali non giunge a segnalarsi -se non a patto di combattere da sola tutti gli ostacoli frapponentisi, -di sollevarsi colla sola potenza del suo genio e della sua volontà, di -sempre procedere nell'arduo sentiero senza maestro e senza guida. - -Saffo di Mitilene, per la classica bellezza dei suoi versi, fu -sopranominata la decima Musa. - -La greca Aspasia salì in gran fama pel suo pubblico insegnamento di -filosofia. - -La celebre Isotta, signora di Rimini, in acerbissima età trattava -familiarmente le lingue morte, e versatissima fu in molte scienze e -specialmente nella filosofia morale, nella fisica e nella poesia. - -Maria Cönnitz, versata nella scienza delle sfere, pubblicava, nel -1650, le sue riputate tavole astronomiche sotto il titolo di _Urania -propitia_. - -Maria Angela Ardinghelli, napoletana, fu celebre nelle scienze fisiche -e nell'algebra. - -La nobile Maria Gaetana Agnesi di Milano, fiorita nel principio dello -scorso secolo, pubblicava, nell'età di 9 anni (!) una orazione latina -in difesa della donna. Negli 11 anni conosceva il greco, tanto da -gustarne gli autori e parlarlo speditamente (le lingue morte sono -pure i due martirii della studiosa gioventù!) e conobbe il francese, -lo spagnuolo, l'ebraico ed il tedesco, quindi l'animo volse a severe -discipline. In età di 16 anni traslatò i supplementi del Freinsemio -al Q. Curzio in quelle quattro lingue. Nel 1748 pubblicava il suo -testo delle Istituzioni Analitiche, tanto di poi riputato, per cui -Benedetto XIV la chiamava a coprire la cattedra onoraria d'analisi -nell'università di Bologna. Non vuolsi ommettere, che questa rara donna -accoppiò allo splendore dell'intelligenza la più profonda modestia, -e la più integra virtù ad una peregrina bellezza, cose tutte che, -per esperienza della pochezza della umana natura, sembrano, se non -elidersi, certo almeno ben difficilmente accoppiarsi. - -Giuseppina Renier, della famiglia dei dogi Renier, donna di finissimo -spirito, del quale fanno chiarissimo testimonio le opere da lei -lasciateci e specialmente la sua accreditatissima storia: _Delle -origini delle feste Veneziane_. - -Tullia d'Aragona, autrice del poema epico il _Meschino_, e chiara in -ogni poesia. - -Teresa Bandettini, poetessa estemporanea. Tradusse i Paralipomeni -e pubblicò il poemetto l'_Adone_ del Teseide, del Montramito e del -Viareggio. Fu eccellente nella lirica e nelle cantate, nelle odi e in -ogni forma poetica. - -Properzia dei Rossi, fu, nel secolo XV. pittrice e scultrice di molta -fama. - -Rosalba Carriero, giunse a grande fama d'artista nella miniatura e nel -pastello. - -Anna Monticelli, napoletana, fu chiara nel diritto. - -Pellegrina Amoretti, fu laureata in legge nell'università di Pavia, ed -a profitto dei poveri sempre volse la rara eloquenza. - -Suor Maria Dominici, Ginnasi Catterina, Angela Cantalli Cevazza, -Camilla Lauteri, Elisabetta Lazzarini, Isabella Pozzo, Lucia Scalini, -Lucrezia Quistelli, Annida di Massimo, Arianna Maria Galli, Luigia -Capomazza, Ginevra Gentosoli, Francesca Fantoni, Barbara Longhi, -Veronica Fontana, Teresa Muratori, Teresa dal Po, Maria Robusta -Tintoretta, Elena Recca, Lucrezia Scanfaglia, Flaminia Reggio e le tre -sorelle Siriani, tutte, coltivarono con fortuna la pittura e tutte nel -secolo XVI, secolo che altre assai ne conta, ma troppo lungo sarebbe lo -annoverare. - -Maria Teresa Agnesi coltivò la musica, e delle sue composizioni ancor -ci rimane la _Sofonisba_. La francese letteratura illustrarono la -Scudery, la Fayette, Ninon, madama di Sevigné (le cui lettere sono -tuttavia testo di stile epistolare), madama di Montespan, madama -Maintenon, madamigella Lolotte. - -Nella filosofia morale si distinsero madama Neker, che nel suo trattato -d'educazione rivaleggiò il famoso Emile di Rousseau; la marchesa di -Sablé, madama Genlis. - -Nella filosofia sociale: madama Staël, e quel sommo intelletto che -oggidì illustra la Francia sotto il pseudonimo di Giorgio Sand, Anna -Dupin, baronessa Du Devaent, che tanta luce profonde sulla filosofia -razionale, nei suoi numerosissimi lavori. - -In Italia coltivarono filosofia: Vittoria Colonna, la Stampa, la -Gambaro, ed oggidì trattano morale filosofia la Guidi, la Ferrucci, -la Torsellini, ed altre assai che la vita consacrano allo insegnamento -della femminil gioventù. - -L'Irlanda vanta: in Maria Edgewort, l'inventrice del romanzo storico -ed il fecondo ingegno che una miriade nel popolo ne diffuse a -piacevolmente istruirlo. - -L'Inghilterra, le cui donne sono colte, ci mostra con orgoglio miss -Witt Mario, vasto e profondo intelletto che dalla cattedra di New-York -dettava all'accorsa gioventù i dettami del viver civile: e l'America -del Sud, nel giorno in cui si leverà, colla schiavitù dei negri, la -macchia che la deturpa, ergerà un monumento a miss Beecker Stow che -le fa, col potente e benefico ingegno, da sentinella avanzata della -civiltà. - -E dopo tutto il fin qui esposto ed il molto più ancora taciuto, che -però le mie colte lettrici non ignorano, sulla potenza del femminile -ingegno, non ci sembrerà certo adulazione ciò che Ariosto scrisse, ma -essere pura e semplice verità. - - «_Le donne son venute in eccellenza_ - «_In ogni arte dove han posto cura_». - -Perchè, mai adunque non porrebbero desse cura a coltivare in sè stesse, -dalla età tenera, questi preziosi doni di cielo? Non sapete voi che -l'umanità si travaglia per penuria d'intelligenza, e che la civiltà -non potrà mai rapidamente universalizzarsi finchè non si generalizzi -nella donna l'amor del sapere? Che non mai tanto l'uomo sarà punto a -generosa emulazione, come quando temerà di vedersi per ogni dove dalla -donna superchiato? Che non mai sarà la umana società tanto felice come -quando l'uomo volgerà le sue mire conquistatrici al nobile primato -dell'intelligenza, più non curando il primato del muscolo? Nè mi fate -le timidi obiezioni dell'opinione, della critica, del biasimo. Per -dio! siamo abbastanza numerose da formar noi pure un'opinione, un -criterio, una coscienza; siamo una massa abbastanza compatta e potente -da combattere con vantaggio e con successo contro la guerra di polmoni, -che ci può muovere la opinione, che in molta parte da noi stesse è -formata. - - «_Non distrugge città guerra di lingue_» - -come non consuma i libri la critica più spietata, come il sole non -perde pur uno de' suoi raggi per agglomerarsi di basse nubi. - -È d'uopo che la donna alfin si sollevi al sentimento del suo intrinseco -valore, e sè stessa estimi per quel che vale, e non dall'altrui -giudizio sempre servilmente aspetti ed apprenda la cifra del suo -valore. - -Si parlò da molti, e noi stessi parlammo, della influenza della -donna nella famiglia e nella società, influenza che ogni esistenza -esercita sulle vicine direttamente od indirettamente pel natural -ordine delle cose, e nel caso nostro anche infinitamente più sentita, -sendo i rapporti della donna coll'uomo tutti affettivi, epperò questo -ascendente suo potente e diretto. - -Ma avviso nostro non è soltanto, che educare e coltivar si debba -la donna, affinchè miglior utile rechi all'uomo, e più così a lui -s'aggiunga di potenza morale chè, quando tutti qui fossero i motivi, -che portar debbono la donna alla scienza ed allo sviluppo delle sue -morali facoltà, rispondendo lo egoismo femminile degnamente al virile, -potrebbe dessa, con qualche ombra di ragione, ricovacciarsi per altri -secoli nella sua tranquilla nullità, dicendo: se l'uomo tentò abrutire -il mio spirito, perchè mi affannerò io a produrre per lui; raccolga -egli ciò che ha seminato, non trovi che nullità ove non piantò che -ignoranza, e vizio mieta dove non seminò che pregiudizio. Perchè mi -sacrificherei alla famiglia? Perchè ogni dolore incontrerei lieta per -una prole che, adulta, imparerà dalle istituzioni del suo paese ad -avermi in poco conto; per un consorte, che verso di me modestamente -s'intitola padrone unico ed assoluto? Perchè sentirei io pietà del -povero, mentre la mia stessa proprietà è soggetta all'arbitrio altrui, -ed in faccia allo Stato tutti i danni soffre, e non gode nessun dei -vantaggi? Perchè lo egoista istinto materno immolerei alla patria; -e l'oro e le gioie e l'opera le consacrerei, se la schiavitù mia sta -sotto ogni forma di governo nazionale o straniero, laonde le patrie -questioni non sono per me che tesi astratte e di remotissimo interesse? -Perchè ogni impulso di natura aggiogherei, tiranneggiando me stessa, -per piacere ad un uomo che non si dà per me l'egual pena, creando a -sè una morale dagli ampii margini, mentre a me disegna i confini più -angusti appena escogitabili dal personale arbitrio? - -E la donna così pensando, ed operando in conseguenza, scarsa vendetta -farebbe delle patite enormità; e non potrebbe l'uomo troppo lagnarsene: -ed ella avrebbe il pien diritto di cavare cotali conclusioni dalla -lunga storia de' suoi martirii. Ma oltrecchè la donna, fornita ben più -dell'uomo d'animo generoso, di raro i conti suoi fa colli interessi, e -sempre col cuore; ella così facendo non farebbe che ribadire le catene -della sua schiavitù, ed affermare la nullità della sua intelligenza. -Laonde non quei soli indiretti motivi portarla debbono a coltivarsi, ma -altresì lo suo stesso interesse e diritto e dovere. - -E dicemmo diritto e dovere; e questo diritto e questo dovere stanno, -in onta alla secolare oppressione in cui giacque la intelligenza -femminile. Ed egli è appunto perchè il sapere è suo diritto e suo -dovere, che vani riescirono tutti gli ostacoli, deboli i ceppi, -sprezzate le autorità, superate le barriere, vinte le lotte, il -sarcasmo domato e spuntati i ridicoli. Gli è appunto perchè il sapere -è suo diritto e suo dovere, che l'uomo ragionevole ed equo piega -alfine la vinta cervice innanzi allo splendido vero, alla evidente -affermazione del fatto. Gli è appunto perchè è suo diritto e suo -dovere, ch'ella pronta e spontanea rispose all'appello della civiltà, -e di sè ingombra infinite scuole, dove la filosofia parli al popolo -un benemerito; ed atto assiduo di presenza fa agli atti del nazional -parlamento, rendendo talora più significativo il contrasto fra le -affollate tribune e i vuoti stalli. Sì, il diritto ed il dovere -sono ovunque dall'ordine delle cose posti in rapporto di causa ed -effetto. Le attribuzioni dell'essere o della cosa determinano la -sua destinazione, ed ecco il dovere; la potenza di porre quelle -attribuzioni in moto a raggiungere quella destinazione, ecco il -diritto. - -La donna, dotata d'intelligenza, ha tracciato il dovere nello -sviluppo e nella applicazione di codesta medesima intelligenza, -e nessun dovere mai fu sì fecondo in diritti. Lo sviluppo dello -spirito e l'applicazione utile ed assidua delle sue facoltà importa -l'affermazione del suo intrinseco valore donde l'estimazione, -donde la consacrazione della sua autonomia, la abolizione della sua -perpetua minorità, la libertà de' suoi atti, un diritto civile, un -diritto politico, un più lato programma d'insegnamento, un vasto -orizzonte discoperto alla nobile curiosità della mente, un utile e -fecondo riempitivo alla sua vita, un rimedio potente e certo contro -l'irrefrenabile sbadiglio cui è dannata dalla sua presente nullità. - -Oh venga presto quel giorno, che deve certo venire, nel quale la -donna, profondamente compresa dalla coscienza de' suoi destini, e -della propria virtù, forte del sentimento del proprio diritto, sorga -a rifarsi con assiduo e nobile lavoro della nichilità morale di tanti -secoli! - -Sorga quel giorno, che certamente verrà, nel quale la donna trovi nel -tesoro della sua intelligenza la leva potente a sollevarsi dal petto -quella pietra sepolcrale che la segrega, siccome cosa spenta, dal -consorzio dei viventi alla vita morale! - -Oh spunti quel giorno, di cui già si traveggono i felici albori, nel -quale la donna ogni ammirazione volgendo al genio ed alla virtù, si -sbarazzi all'intorno di quei sdulcinati ed imbelli amatori, che nulla -di meglio nè in sè, nè in lei ora trovando, cantano in essa: - - «_Stelle gli occhi, arco il ciglio, e cielo il viso,_ - «_Tuoni e fulmini i detti, e lampi i guardi,_ - «_Bocca mista d'inferno e paradiso;_ - «_E che i sospiri son bombe e petardi,_ - «_Pioggia d'oro i capei, fucina il petto_ - «_Ove il magnano amor tempera i dardi_». - -Oh vergogni ogni donna di non ispirar nulla di meglio che di codesta -roba! sì, meschina lei, finché null'altro trovasi di laudabile in lei -fuorché ciò che non è suo. Non è possibile dirle più civilmente, con la -migliore volontà del mondo, non posso farmi più onore di tanto, con sì -meschino e sgraziato argomento. - -Giovani colte e lettrici mie, a voi tocca, ed a voi sopratutto importa -che quel giorno presto si levi sull'orizzonte; e da voi eziandio -affatto dipende. Oh spogliatevi delle inutili vanità, sgombrate il -cieco pregiudizio, scuotetevi di dosso la indolenza dello spirito, -fortificatelo ai gravi studii, volgetelo alle severe discipline, e -sorgendo voi a nuova vita, un vivo impulso darete a tutta quanta -l'umanità, che il vostro morale intervento aspetta, a completare -l'opera sua col concorso di tutti gli elementi che la compongono. - -So che pur troppo tutto da voi non dipende: so che un dovere finora -trascurato dalla società è la istruzione vostra, la quale non è per -ora che un semplice dirozzamento, e quasi non basta neppure a darvi la -coscienza del troppo che vi manca. - -Urge, per dio! che la coscienza pubblica si pronunci su questo bisogno! -La donna è dalla legge punita quando trovasi in contravvenzione, eppure -non le si dà nozione alcuna del diritto; la civil società la respinge -siccome _incapace_, ma nulla le si insegna di ciò che può farla -capace: l'opinion generale diffida della sua intelligenza ad onta dei -fatti che l'affermano, ma non le si presenta niun mezzo di sviluppo e -d'applicazione. - -Dichiarata non responsabile ed incapace in ogni atto che le dà dignità -e le suppone intelligenza, responsabilissima reputata in ciò che la -infama, e capacissima di ciò che la fa punire o spregiare, ella è -veramente in faccia alla umana dignità il Paria e l'Ilota, col quale -sì la legge che l'opinione non si danno pena alcuna d'esser logiche, -conseguenti ed eque. - -L'istruzione ed il lavoro, ecco le sole forze che possono e debbono -risollevare la donna ed emanciparla. Finché la società non l'avrà -fatto, nessun argine resisterà al torrente della corruzione, niuna diga -si opporrà al degradamento morale e materiale della specie. - -Nè la legislazione potrà dirsi filosofica e razionale finché di tutti -i componenti la società umana non avrà tenuto conto, e non tutti -avrà veracemente tutelato; nè le istituzioni potranno dirsi libere -fino a che un elemento così numeroso qual è il femminile, dovrà tutte -subirle, senza contribuire alla formazione loro; nè la civilizzazione -potrà dirsi, non che compiuta, neppure iniziata, finché tanto resta -nella società, che civile si chiama, d'ignoranza procurata, di forzata -servitù e di insultante ostracismo sopra umane creature: nè un secolo -potrà dirsi illuminato se non riconosce il diritto dell'intelligenza -ovunque si trova. - -Istruite la donna! Se la natura non l'ha fatta pel sapere, ella non -risponderà all'appello della scienza; ma s'ella vi risponde, allora -è nell'ordine di natura e di provvidenza ch'ella concorra al sociale -edificio. - -Ella ha diritto al più pronto sviluppo delle sue facoltà; vi ha diritto -morale e giuridico. - -Lo Stato paga delle università per gli uomini, delle scuole -politecniche per gli uomini, dei conservatorii d'arti e mestieri per -gli uomini, degli istituti d'agricoltura per gli uomini. E per la -donna? Potrà egli seriamente dirsi che lo Stato si occupi di lei? Le -scuole primarie! Ecco tutto. - -Eppure lo Stato le impone delle leggi, la punisce nelle -contravvenzioni, ha per lei dei tribunali, delle prigioni, e per la sua -proprietà delle imposte. O non si consideri la donna neppur nei doveri, -o le si accordino anche i diritti, senza di che lo Stato è colpevole -verso di lei di violenza e di furto! E come noi severamente giudichiamo -l'antica e barbarica tirannia, i posteri così giudicheranno quella del -secolo XIX. Finirò colle parole di Fourier nel suo libro: _Théorie des -quatre mouvemens_. - -«Che gli antichi filosofi di Grecia e di Roma abbiano sdegnato -gl'interessi della donna non ci sorprende, dacchè questi rettori erano -tutti partigiani innoltrati della pederastia, ch'essi avean levata -in grand'onore nella bella antichità. Essi gettavano il ridicolo -sulla frequentazione della donna, ed era questa passione considerata -ignominiosa. Costumi siffatti ottenevano l'unanime suffragio dei -filosofi che, dal virtuoso Socrate fino al delicato Anacreone, non -proclamavano che l'amor sodomita ed il disprezzo della donna; la -quale, quindi, relegata ad un secondo piano é rinchiusa siccome in un -serraglio, era bandita dalla società, degli uomini». - -«Siffatti bizzarri gusti, non essendo in favore presso i moderni, non -si può a meno di meravigliare che i nostri filosofi abbiano ereditato -l'odio di quegli antichi sapienti per la donna, al proposito di -astuzie, alle quali è forzata dall'oppressione che sopra le gravita, e -dacchè le si costituisce un delitto d'ogni pensiero o parola conforme -al voto della natura. - -«Chè di più inconseguente dell'opinione di Diderot, dove pretende che -per iscrivere alla donna è d'uopo intinger la penna nell'_Iride_ e -spolverare lo scritto col _pulviscolo delle ali della farfalla_? - -Le donne possono rispondere ai filosofi: «La vostra civilizzazione ci -perseguita dacchè obbediamo alla natura; ci si sforza ad assumere un -carattere fittizio, a non ascoltare che impulsi contrarii ai nostri -desiderii. Per farci gustare dottrina siffatta è ben d'uopo mettere in -giuoco le illusioni ed il menzognero linguaggio, come fate al soldato -per illuderlo sulla sua misera condizione. S'egli fosse davvero felice, -potrebbe accogliere un linguaggio semplice e vero, che hassi gran cura -di non tenergli. Lo stesso è della donna; se libera fosse e felice, -ella sarebbe meno avida d'illusioni e di _moine_, e non sarebbe d'uopo, -scrivendole, di porre a contributo nè l'iride, nè la farfalla». — Pag. -146 e 147. - -«Quando la filosofia satirizza e schernisce i vizii della donna, essa -fa la sua stessa critica; è dessa che produce quei vizii per un sistema -sociale che, comprimendola fin dall'infanzia e durante tutto il corso -della sua vita, l'astringe a ricorrere alla frode per abbandonarsi alla -natura. - -«Voler giudicare la donna sul viziato carattere ch'essa spiega nella -civilizzazione, equivarrebbe al voler giudicare la natura virile sul -carattere del contadino russo, che non ha idea nessuna di libertà e -d'onore, e sarebbe come giudicare il castoro sull'imbecillità che -mostra nello stato domestico, mentre che nello stato di libertà e -lavoro combinato, esso è il quadrupede più intelligente. Lo stesso -contrasto apparirà fra le donne schiave della civiltà e le donne libere -dell'ordine combinato[15]». - -«Esse sorpasseranno gli uomini in industria, nobiltà e lealtà, ma -fuori dello stato libero e combinato, la donna diviene come il castoro -famigliare ed il contadino russo, un essere tanto inferiore ai suoi -destini ed a' suoi mezzi, che si inchina a spregiarla, quando dalle -sole apparenze e superficialmente si giudichi». — Pag. 147. - -«Una cosa sorprende ed è, che le donne sonosi ognora mostrate superiori -agli uomini, quando poterono sul trono spiegare i loro naturali -mezzi, dei quali il diadema garantisce loro il libero uso. Non è egli -certo che, sopra otto sovrane libere e senza consorte, sette hanno -regnato con gloria, mentre sopra otto re contansi generalmente sette -sovrani inetti? Le Elisabette, le Catterine non facevano la guerra, -ma sapevano scegliere i loro generali, e basta per averli buoni. In -ogni ramo d'amministrazione, le donne non hanno desse ammaestrato gli -uomini? Qual principe ha superato in fermezza Maria Teresa, che in -mezzo a supremi disastri, davanti alla vacillante fedeltà dei sudditi, -in mezzo a ministri, come percossi da stupore, sola intraprende di -tutti incuorare? Ella sa intimidire la dieta d'Ungheria, indisposta -a suo riguardo, arringa i magnati in lingua latina e conduce i suoi -propri nemici fino a giurare sulle loro spade di morire per lei. Ecco -un sintomo dei portenti che opererebbe la femminile emulazione in un -ordine sociale che lascierebbe un libero sfogo alle sue facoltà». — -Pag. 148. - -«E tu, sesso oppressore, non sorpasseresti tu i difetti rimproverati -alla donna, se una servile educazione ti informasse per crederti, -siccome lei, automa fatto per obbedire a tutti i pregiudizii, e per -strisciare davanti ad un padrone che lo azzardo ti darebbe? Non si sono -esse viste le tue pretese di superiorità confuse da Catterina, che si -pose sotto i piedi il sesso virile? Istituendo dei favoriti titolati -ella ha trascinato l'uomo nel fango, ed ha provato così, che l'uomo -può, nella sua piena libertà, annichilirsi egli stesso al disotto della -donna, il cui avvilimento è forzato, e per conseguenza perdonabile». - -«Sarebbe d'uopo, per confondere la tirannia degli uomini che esistesse -per un secolo un terzo sesso, androgino, e più forte dell'uomo. Questo -nuovo sesso proverebbe a colpi di bastone agli uomini, ch'essi son -fatti pel piacer suo quanto le donne. Udrebbersi allora gli uomini -protestare contro la tirannia del sesso ermafrodita e confessare -che la _forza esser non debbe l'unica norma del diritto_. Ora questi -privilegi, questa indipendenza, ch'essi reclamerebbero contro il terzo -sesso, perchè rifiutano essi d'accordare alla donna?» — Pag. 148. - -«Segnalando quelle donne, che seppero prendere un libero slancio, dalla -virago, come Maria Teresa, fino alle tinte più dolci, come le Ninon e -le Sevigné, sono in diritto di dire, che la donna in istato di libertà -sorpasserà l'uomo in tutte le funzioni dello spirito e del corpo che -non siano di competenza della forza fisica. - -«Già l'uomo sembra presentirlo; e si sdegna e si allarma quando la -donna smentisce col fatto il pregiudizio che le accusa d'inferiorità. -_La gelosia virile si è sopratutto manifestata contro le autrici: -la filosofia le ha espulse dagli onori accademici, e rinviate -ignominiosamente al domestico focolare_». — Pag. 148. - -«Qual'è oggi l'esistenza delle donne? Esse non vivono che di -privazioni; anche nell'industria l'uomo ha tutto invaso fino alle -minute occupazioni dell'ago e della penna, mentre veggonsi donne -sobbarcate ai penosi lavori dell'agricoltura. Non è egli scandaloso -di vedere atleti di trent'anni aggomitolati davanti ad un banco, -o vettureggiando colle braccia vellose una tazza da caffè, come se -mancassero donne o fanciulli per le occupazioni del banco o della -casa?» — Pag. 159. - -«Quali sono dunque i mezzi di sussistenza per la donna priva di mezzi? -La conocchia ed i suoi vezzi quando ancora ne ha. Sì, la prostituzione, -più o meno velata, ecco l'unica risorsa che la filosofia loro ancora -contende; ecco la sorte abietta ove le riduce questa civiltà, questa -conjugale schiavitù ch'esse non hanno pure pensato ad attaccare» — Pag. -150. - -Fin qui Fourier, ed io, donna, a nome di tutto il mio sesso me gli -protesto ben riconoscente, che la penna eloquente abbia impiegata per -una causa, che interessar deve ogni spirito equo e generoso. - -Se non che, rivolgendomi di bel nuovo alla donna, le ricorderò, che -se è dovere dell'uomo l'essere giusto; se sostituire dovunque il -diritto alla forza è compito della filosofia; se l'uguagliare tutti -gli individui dello Stato davanti alla legge, è opera doverosa della -legislazione; è però dovere, diritto, interesse supremo e vitale della -donna, che la iniziativa di queste riforme vengano da lei stessa. - -La storia ve lo ripete ad ogni pagina, ad ogni riga. I diritti e le -libertà ottenute in dono sono illusorie; esse così sciolgono dalla -servitù materiale, per travolgere sotto una schiavitù morale colui, che -fu abbastanza codardo da non conquistarsela colla propria virtù. - -Il dono addormenta la coscienza del dovere e del diritto in luogo di -svegliarla; ci adusa a lasciarci tutelare; ci sninnola in grembo ad un -illusorio ottimismo, e così, coll'atonia dello spirito, ci riconduce -pian piano alle catene. - -La donna fece sopra sè stessa, ed a sue spese, questa triste -esperienza. Nel Medio Evo le corti d'amore diedero alla donna il nome -di regina e di signora, essa fu elevata, fu magnificata, fu idolatrata. -Ma quel culto era gratuito, era dono dell'uomo, di quell'essere -bizzarro che, mentre allora si faceva trafiggere da mille spade, -per meritarsi uno sguardo dalla donna de' suoi pensieri, trova ora -esorbitante che ella voglia essergli compagna piuttosto che schiava. - -Ora la donna non si curò in allora di affermare la propria -individualità; e sebbene delle più e men numerose unità sorgessero -qua e là a tener desta e viva nel mondo l'idea della sua potenza -intellettiva e morale, la massa femminile, cullata fra le nenie -dell'amore, le si affidò all'intutto, e si addormentò di sonno profondo -nel grembo di quella deità capricciosa. - -Avvenne ciò che avvenir dovea. Ella si destò, ma la sua condizione era -affatto cangiata. Amore e Mammona occuparono il suo posto sull'altare -venerato, l'uomo fu sacerdote, ed ella l'ostia ch'egli immolò in -omaggio a quella copia mostruosa. - -Niun diritto, niuna libertà è potentemente affermata se a quella -libertà non si accoppia la coscienza, a quel diritto non si aggiunge -la potenza e la volontà di esercitarlo. Ora questa potenza, questa -volontà, questa coscienza non può essere impartita che con una seria -educazione, colla innoculazione della sapienza. - -Madri! se punto vi preme che le figlie vostre siano più felici di voi, -oh non tardate a procurare alle loro facoltà il più pronto e più lato -sviluppo. Sopra di voi, sulla tenerezza vostra, sulla vostra coscienza -riposa tutto l'avvenire di una generazione. - -Madri! se punto vi preme e v'importa la riverenza dei vostri figli, oh! -risollevatevi agli occhi loro colla forza della volontà e colla coltura -dello spirito; che se adulti vedere dovranno il vituperio, che aduna -sulle vostre fronti una generazione ingenerosa, ne tocchino però essi -stessi con mano la flagrante ingiustizia, e si preparino a riscattarne -le loro spose, figlie e sorelle. - -Ricordatevi che l'ignoranza, e la servitù della donna suonano -ineluttabilmente, per lei, avvilimento, miseria, prostituzione; -per l'uomo, corruzione, abrutimento; per la specie, degeneramento; -per la filosofia un problema vitale insoluto; per la civiltà, una -impossibilità di avvanzamento; per tutta l'umanità, un immenso ritardo -nel suo cammino. - -Finirò col rivolgere a tutte le donne che trattano la penna, quelle -severe parole di Fourier, amico generoso del sesso femminile, e verso -il quale ogni donna, che ha un cuore, tiene un debito di gratitudine. -Rimproverando egli loro con amarezza, di occuparsi così poco dei loro -stessi interessi, egli scrive: - -«La loro indolenza in questo argomento è una delle cause, che hanno -aumentato il dispregio dell'uomo. Lo schiavo non è mai più spregevole -che quando, colla cieca e muta sommissione, persuade l'oppressore che -la sua vittima è nata per la schiavitù». — Pag. 150. - -Infatti che fa la penna in mano alla donna, se non serve per la sua -causa come per quella di tutti gli oppressi? - -Non basta che la donna, colle molteplici produzioni della sua mente, -porti ogni giorno davanti alla società una nuova affermazione della -sua intelligenza. Ciò sarebbe come pretendere che un popolo si sbarazzi -da uno straniero dominio a furia di legali dimostrazioni. Lotta, lotta -aperta vuol essere contro l'ingiustizia e la prepotenza. Non vedete che -ogni dispotismo non allarga d'un anello le catene della sua vittima che -quando sente stringersi al collo il nodo scorsoio? - -Temete forse l'opinione, il sarcasmo, il ridicolo che l'uomo tenta -gettare a piene mani sulle aspirazioni della donna onde scoraggiarla -dal generoso assunto? Tenetevelo per fermo, egli avrà ben più voglia e -diritto di sorridere se non lo fate. Il vantaggio sarà tutto suo. - - - - -LA DONNA IN FACCIA AL DIRITTO - - - Tutti gli uomini hanno diritto di - concorrere a quei beni che sono atti a - conservare ed a _perfezionare_ il proprio - individuo. - - Il diritto più eccellente dell'uomo è la - libertà e l'indipendenza. Questa libertà - comune, è una conseguenza della natura - dell'uomo. - - .... giunto all'età della ragione, - diviene egli solo giudice dei suoi mezzi e - padron di disporne. - - Non può l'uomo cessar d'essere uomo, per - divenire una cosa. - - Un particolare che aliena la sua libertà - è folle; e la follia non può dare un - diritto. Un tal atto è illegittimo e nullo. - - Tutti gli uomini sono uomini; che vuol - dire; tutti hanno la stessa natura e gli - stessi attributi essenziali; onde nasce per - tutti l'identità dello stesso fine e degli - stessi doveri. - - L'eguaglianza degli uomini in natura è - la sorgente della benevolenza e dell'amore. - L'uomo si porta ad amar sè stesso nei suoi - simili. - - Se tutti gli uomini sono naturalmente - eguali, niuno può nascere con un diritto di - comandare ad un altro. - - TAMBURINI, _Corso di Filosofia Morale_. - -Se il dovere che ci sforza all'abnegazione ed al sacrificio, che ci -grava di peso e di responsabilità, che c'impone talora di camminare -a ritroso delle nostre tendenze ed aspirazioni rimorchiando fin la -natura; se il dovere, dico, non facesse capo al diritto, egli non -sarebbe che un sentiero senza meta, un indirizzo senza scopo, un -tiranno che del tiranneggiare si fa gioia e sollazzo, godendosi di -curvare l'umana fronte sotto un giogo ingeneroso, che tutte le nobili -facoltà ne sfiacca e consuma in una tremenda quanto inutile lotta. - -Ma no; il dovere che la legge suprema della morale (che è in altri -termini la legge dell'ordine) ci indica siccome necessità, non è -che mezzo a raggiungere l'ordine, l'armonia, lo equilibrio sociale, -donde il benessere e la perfettibilità universale, altissima meta che -provvidenza ebbe additata ad ogni ragionevole esistenza. - -Ora, siccome il viandante che cammina alla patria, col desiderio -a quella rivolto e colla mente di quella solo preoccupato, -necessariamente sollecita il passo e dal suo sentiero il piede non -ritorce, nè sedotto dalle bellezze incantatrici del paese che percorre, -nè allettato dal mormorìo dei ruscelli, nè dall'ombra ospitale delle -quercie secolari, ed instancabile batte la sua via, benché grondante -sudore e dardeggiato dal sole, ripensando in cuor suo per aggiungersi -lena il domestico letto, e il desco famigliare e il casto amplesso -della sua donna e la giuliva e trepida corona de' suoi bambini; ogni -essere umano così, incontra coraggioso il difficile e penoso dovere, -quando a capo di quello veda ampia e proporzionata mercede. - -E gridi pure a suo senno la stoica filosofia, che proclama esser la -virtù premio e corona alla virtù; che vuole accumuli l'uomo buone -azioni a buone azioni, e lotte e sacrificii a sacrificii e lotte -instancabilmente aggiunga, senza vuoto lasciarvi mai, e questo -chiami felicità suprema e massimo piacer della vita. In quanto a me, -ammirando la forza invitta di quei filosofi che lo eroismo si bevvero -siccome l'acqua, odo tuttora la voce del moribondo Bruto, che lagnasi -dell'error suo. «Infelice virtù, esclama egli, oh quanto mi sono -ingannato nel seguirti! Io credea pure che tu fossi un ente reale, ed -in questa convinzione mi ero attaccato a te stessa; ma ora m'aveggo, -che tu non eri che un nome vano, ed un vano fantasma, misera preda, e -schiava tu pure della fortuna!» - -E Bruto, così desolandosi, era logico; egli era veramente la vittima -di un errore, egli scambiava il mezzo col fine. La virtù importa sforzo -e violenza; e se questa violenza può riescire di compiacimento massimo -allo intelletto, quando sovratutto ad alti fini s'ispira, esser non può -mai gioia e piacere a quella parte dell'uomo che trovasi violentata, -epperò è per sè stessa insufficiente a darci felicità. - -È duopo dunque, che noi vediamo nella virtù un mezzo che ci guida alla -conquista del bene, e non già l'ultimo fine dell'uomo. - -Nè crediate già, mie gentili, ch'io così voglia ridur la virtù ad un -mercato, strappandole dal capo quell'aureola luminosa di cui seppe lo -stoicismo incoronarla per poi presentarla all'umana schiatta, siccome -sola divinità alla quale piegare il ginocchio ed ardere incenso, mai -no; la virtù deve farsi sublime ed eroica nel vincolo solidale che -legar deve gli uomini d'ogni regione; laonde il bene universale cerchi -e procuri prima ed a preferenza dello individuale, e reputi degna ed -invidiata mercede al proprio lavoro il bene altrui. Questo è la logica -della virtù ed il suo eroismo: lo stoicismo è assurdo e follia. - -Il gratuito non è degno mai dell'essere razionale, e non mai indicato, -nè tollerato mai dalla natura, la cui sete continua è l'ordine -e l'equilibrio; epperò l'uomo, che oggi combatte sè stesso senza -prefiggersi a ciò fare un utile scopo, cadrà domani irremissibilmente, -e la sua caduta sarà tanto più funesta, in quanto che non terrà nessuna -ragione di rialzarsi. - -Ma lo scopo, al quale camminano l'umanità e l'individuo, è egli -fatale? — Certo che sì. E questa fatalità è potentemente espressa dal -tormentoso istinto del progredire, che descrive allo spirito umano un -cammino eternamente ascendentale. - -Ora dov'è un istinto, là v'è una legge; dov'è una legge, là v'è un -dovere; dov'è un dovere, là è tracciato un diritto; questo diritto -non essendo che la legittima pretesa d'ogni essere al possedimento -autonomico, ed al libero esercizio dei proprii mezzi, da natura diretti -al compimento del fine. — Ed egli è in base a questo concetto, che -la ragione mi presenta, ch'io posso asserire senza tema d'errare, che -là dov'è un diritto senza dovere, od un dovere senza diritto, là v'è -squilibrio e disordine, donde immoralità, essendo l'uno rispettivamente -all'altro nei rapporti di compito e d'arnese. - -L'essere umano, dotato d'intelligenza e di volontà, è perciò stesso -responsabile, sendogli il bene ed il male di libera scelta. Tale fu -egli da Dio creato, nè puossi rapirgli questo primo fra i doni, di -cui va altero, senza ledere la legge fondamentale della virtù, senza -uccidere l'ente morale. Laonde, se l'affermazione di questa legittima -pretesa di ciascun essere al libero esercizio delle funzioni, che gli -fanno raggiungere il suo fine, è una necessità pratica, noi troviamo -poi la ragione teorica e filosofica del diritto nella facoltà stessa -dell'essere, per cui deve a questa ragione unica, a questa base -incontrovertibile d'ogni diritto ispirarsi ogni filosofia, che aspiri -ad imporsi alle umane generazioni coll'occhio intento al loro meglio. - -Certo non è senza ragione e senza verità, che molti filosofi cercarono -e viddero in Dio la ragione del diritto, siccome in prima fonte -d'ogni giustizia; ma oltreché il giudizio di Dio non ci perviene se -non attraverso oracoli umani, questi stessi oracoli, per fralezza di -mortale natura, troppo spesso s'ispirarono ad interessi ed a passioni; -laonde pur ritenere volendo, che in Dio trovisi ogni diritto siccome -necessario autore d'ogni giustizia, qui come dovunque, deve l'uomo -travagliarsi colla sua ragione, poiché gli è questa la leva, che -Dio gli poneva fra mani a sollevare ogni ingombro dal suo cammino, a -diradarsi dagli occhi ogni tenebra, a trovare ogni verità. - -Procedendo nell'arduo cômpito potrà egli per avventura trovarsi in -faccia colossali edificii, lavoro di cento secoli, e pur tuttavia -su mobile arena fondamentati; e sentirà fors'anco cadersi stanche le -braccia, e l'anima scoraggiata, di trovarsi così lungi dalla meta, e -vedersi ad ogni tratto fra piedi lavoro fatale di demolizione. Ma pure -coraggio ed avanti! La leale ricerca della verità, è guida cortese -ed amica, che ci ripone spontanea sulla via; e lo schietto amor della -giustizia ci porta pei due terzi di cammino. - -Il sentimento di giustizia, amo crederlo, trovasi per lo meno latente -in ogni cuor d'uomo; ma non potendo l'uomo produrre atto morale senza -concorso della volontà, e non potendo questa essere determinata nella -sua azione se non in forza delle ragioni che lo intelletto le presenta, -così risulta, che l'estrinsecamento del sentimento di giustizia sia -sovente imperfetto, anche presso uomini di buona volontà; laonde più -non deve meravigliare il vedere affermata talora l'ingiustizia anco là -dove gli uomini si furono accinti di proposito a far della giustizia. - -E davvero, se egli è difficile trovare la verità allora quando una -falsa idea ci ha fuorviati, quando poi trovasi falso od oscuro il punto -di partenza, allora è impossibile moralmente il trovarla. - -Epperò la giustizia che ripeteva la ragione sua da Dio, subiva i -moltiformi concetti che le nazioni si facevano di Dio medesimo; e certo -la giustizia scaturita da Giove non poteva essere esattamente quella -scaturita da Maometto, nè quella di Brama conciliarsi assai poteva -con quella di Cristo; e sempre il maggiore o minore traviamento dello -intelletto portò con sè frutto funesto la depravazione del cuore: ed -amando anche l'uomo lealmente la giustizia, come l'avrebbe egli trovata -cercandola allo infuori del suo solo possibile e vero posto? - -La rivelazione di Dio è eterna ed universale avendola egli incarnata -nella natura, per lo che, non nelle molteplici modalità religiose deve -l'uomo cercare la ragione del suo diritto, ad uniformare i criterii -d'ogni nazione, ed a gettare le solide basi di un Diritto mondiale; -sibbene nella facoltà insita all'essere umano, che prepotentemente -gli indice il fine cui è vocato, e di cui la facoltà stessa è mezzo e -ragione; ed allora sì, che le nozioni del diritto e del dovere saranno -più lucide e salde, e non più eternamente oscillanti, ed esposte alle -eventualità che ad ora ad ora minacciano, spostano e modificano le -credenze. - - * - -Ma seguiamo lo svolgimento di queste nozioni nella coscienza umana; e -vediamo, come dapprima vaghe e latenti, dovessero poscia avvertirsi e -determinarsi. - -Queste due nozioni non erano nè necessarie, nè possibili al primo uomo, -il quale, solo in mezzo al creato, non sentivasi limitato in nessun -modo, per cui non dovettero essere che in progresso vagamente sentite, -poi formulate, quindi più o meno imperfettamente applicate. Scaturite -dapprima dai bisogni e dai rapporti che il solo spirito umano è in -grado di constatare, in un colle leggi che li reggono, il filosofo -trovò poscia la loro affermazione meditando sullo scopo della sua -creazione e sui proprii destini; e come vide il soddisfacimento di quei -bisogni in armonia con quello scopo e con quei destini, vide eziandio -necessità di quel soddisfacimento a raggiungere il suo fine; e sorse in -lui la coscienza del diritto, cioè, come dicemmo, la legittima pretesa -d'ogni essere, allo sviluppo ed allo esercizio delle sue facoltà, -epperò a tutti quei mezzi che eccitano, favoriscono e conseguono questo -sviluppo e questo esercizio. - -Riconosciuta questa legge, prima ed anzi tutto nell'essere umano, era -impossibile ad ogni logica, non estenderla a tutta la specie; epperò -ogni essere non può, nè deve, riconoscere altra legittima limitazione -al proprio diritto, che quella necessariamente stabilita dal diritto -altrui, ed ecco la giustizia. - -Chi infatti troverebbe a ridire di quell'uomo che, trovandosi solo -in vasta regione, se l'appropriasse ed estendesse la proprietà sua -illimitatamente, senza scrupolo? Colui non farebbe che usare del -diritto di proprietà, che il supremo fattore gli conferiva sulle cose, -diritto, d'altronde, ch'egli divide con altri esseri viventi. Ma se -costui, estendendo la sua proprietà, trova segnati i confini d'un -altra, là egli trova eziandio il confine del suo diritto nel diritto -del suo simile, ch'egli deve al par del suo proprio rispettare, siccome -basato sulla stessa ragione. - -Riconosciuto dall'uomo il fine della sua creazione, e trovata -l'aprezziazione dei mezzi da natura consociativi, ecco emergere -spontaneo il dovere di applicarli, in proporzione dell'individuale -potenza in vista di quello; epperò necessità di una sociale -organizzazione che a questo principio si ispiri, ponendo ogni -legislazione a propria base, che tutti i diritti legali esistenti, -non esistono se non in forza di quel primo fondamentale diritto e per -garantirlo, non essendo questo che lo sviluppo e l'applicazione di -quello; laonde sarà più o meno filosofico il diritto parziale quanto -più vedrassi ispirato, indirizzato e corrispondente allo scopo finale -della esistenza umana. - -Non altrimenti, tutti i doveri parziali esistenti, debbono rivolgersi -a raggiungere attivamente il nostro fine, ed a rispettare e favorire -l'altrui attività allo stesso fine diretta. - -Vedo che questa dottrina ci conduce ineluttabilmente ad un'acerba -censura delle nostre istituzioni e dei nostri costumi, ma ciò non mi -riguarda, non essendomi io mai proposta di trovarmi d'accordo nè con -pochi nè con molti, ma sentendomi io stessa nel mio pieno diritto, con -quella perfetta coscienza che raccomandavo così caldamente alle mie -lettrici. - -Ma qual è dunque l'umano destino, a raggiungere il quale, di tanti -mezzi ha natura l'uomo arricchito, e di cui fin qui non parlavamo che -vagamente e per sola incidenza? - -Egli ci vien insegnato da questi mezzi istessi. La rivelazione -della natura è potente; e non può disobbedirsi nell'ordine fisico -che incontrando il dolore e la morte, nell'ordine morale che colla -degradazione del contravventore. Analizziamo con due parole questi -mezzi, e la loro potente eloquenza. - -La insaziabile curiosità dello spirito superstite al decadimento -della materia lo spinge fatalmente al progresso; essenzialmente -socievole, l'uomo è chiamato all'amor de' suoi simili, donde la -solidarietà e l'associazione, che sono la moltiplicazione indefinita -della sua potenza; dotato di favella, solo, fra tutta la sterminata -serie d'esseri viventi, questo dono diviene l'affermazione di quelle -vocazioni, per la pronta comunione delle idee che sì potentemente -lo sviluppano, ed utile e piacer sommo gli procurano nella -conversazione de' suoi simili. Fornito del sentimento di giustizia e -di commiserazione, sentendo bisogno supremo e tormentoso d'attività -materiale e morale, egli vede nell'applicazione di queste facoltà -tracciato lo scopo della sua vita. Egli deve dunque lavorare perchè -attivo, con lavoro progressivo perchè istintivamente ansioso di -progresso; lavorare di concerto co' suoi simili perchè socievole; farsi -virtuoso perchè intimamente giusto; e così sviluppando con assiduo -esercizio le sue facoltà, aggiungersi forza e potenza, coll'occhio -fisso alla perfettibilità materiale, morale, intellettiva; egli deve -in una parola crear l'ordine in sè stesso, nell'umanità, nel globo, -armonizzando i rapporti coi bisogni, donde il benessere e la felicità, -ultima e necessaria scaturigine della morale e della sapienza. - -Ora, la somma di potenza, che ciascun individuo porta a questo -collettivo lavoro, è sì svariata ed indipendente da ogni forma esterna, -che sfugge alla più minuta, come alla più lata classificazione. -D'altronde non ci è possibile classificare logicamente la natura, -dacché non ce ne sono note tutte le leggi; sicché facendolo, -arrischieressimo forte di porre al posto della natura delle ottiche -illusioni, delle erronee prevenzioni, o la deplorevole risultanza di -pessimi sistemi. - -Dalla manìa delle classificazioni nacquero le più strazianti -ingiustizie che hanno desolato l'umana progenie, e gli errori più -cubitali della filosofia. Le classificazioni crearono i pregiudizii; i -pregiudizii a loro volta generarono i Paria e gli Iloti; consigliarono -lo sprezzo dello schiavo; suggerirono false ed inique prevenzioni -sulle diverse razze colorate, che sgraziatamente perdurano presso -molti che fanno anche professione d'intendersi alla giustizia. Dalle -classificazioni donde i pregiudizii, nacquero gli odii profondi, e -le lunghe ire internazionali, quasi l'uomo che abita l'altra sponda -di un fiume, o l'altro versante di una montagna, essenzialmente -differisca dall'uomo che abita la prima sponda ed il primo versante. -Ora queste classificazioni vogliono bandirsi, siccome funeste cause -d'isolamento fra gli uomini, siccome tendenti a ledere il diritto -primitivo di ciascun uomo al giudizio dei proprii mezzi ed alla libera -loro applicazione; siccome prepotenza che impone leggi alla natura e la -sforza e violenta, con danno dell'individuo e dell'umanità. - -Infatti qual classificazione è egli possibile in faccia alla -dimostrazione imperativa dei fatti? - -V'hanno criteri i quali, fortissimi nella speculazione filosofica, sono -affatto inetti in qualsiasi elemento di scienza esatta, e viceversa. - -Un artista sublime non saprà fare la più semplice aritmetica -operazione; un tale è campione nella fisica e nell'astronomia che è -affatto insuscettibile e profano alla filosofia; e sarà quell'altro un -Socrate od un Platone, senza che gli sia però possibile confezionare -due versi. - -Nè è più facile, nè più possibile, classificare nelle loro morali -idoneità i due sessi. Si disse l'uomo è forte, la donna è debole, ma -vi hanno uomini debolissimi e donne fortissime; più, si educa l'uomo -all'attività fisica e morale, e la donna all'inerzia fisica ed alla -passività morale. - -Si disse, l'uomo soverchia la donna in intelligenza, e la donna supera -l'uomo in sentimento. Sonvi però molti uomini che superano molte donne -in sentimento, e molte donne che superano molti uomini in intelligenza; -più, l'educazione che si sforza di favorire e di sviluppare la -intelligenza nell'uomo, fa tutto il suo meglio per isfavorirla ed -atrofizzarla nella donna. - -Si disse, l'uomo è fatto per l'attività, la donna per la quiete; è una -gratuita asserzione, è una prevenzione locale. Parlandosi della donna -e della famiglia, dovete aver letto i costumi di pressoché tutte le -nazioni barbariche, che gravano la donna di tutte le fatiche, e dove -le è imposta la massima attività, mentre gli uomini passano oziando -la vita; più, anche fra noi vediamo i due sessi sobbarcarsi ad eguali -fatiche nelle classi agricole e manufatturiere. E così via dicendo, -quando vogliansi confondere le risultanze dell'applicazione dei nostri -sistemi, colle leggi della natura che l'uomo non istudiò mai con -ispirito vergine da criterii preconcetti, coll'animo emancipato dalla -segreta ispirazione degli interessi; noi troveremo sempre le nostre -classificazioni in faccia a sì sterminato numero d'eccezioni, da -persuaderci essere quelle troppo poco attendibili. - -Dalla impossibilità di classificare ne emerge l'incompetenza d'un -arbitrato qualunque a determinare le funzioni dell'individuo in faccia -al lavoro sociale; e da quella incompetenza ne emerge a sua volta il -diritto spettante all'individuo solo di determinarsi ad un genere di -lavoro, dietro le attitudini ch'egli sente prepotenti in sè stesso, -donde la varietà delle vocazioni, e la libertà della scelta dei mezzi -ad assecondarle. - -Ora, una gran parte delle nullità morali, che ingombrano l'umana -società, non possono ad altro accagionarsi che a questo incompetente -arbitrato che si esercita dall'un individuo sull'altro, e da tutta la -società su tutto un sesso. - -Si vollero classificare le morali idoneità dei sessi, e si vollero -assegnare a ciascuno d'essi funzioni proprie dietro un tipo ideale -escogitato in anticipazione; ma queste diverse attribuzioni parte -scaturirono dalla poesia e dalla immaginazione; porzione molta è -artificiata dalla forza prepotente dell'educazione, che a tutto riesce -sendo l'essere umano eminentemente educabile: pochissime fondamentate -dall'osservazione. E tutto questo teorico e gratuito edificio si -fece pratico, senza che uomo si curasse di rilevarne le falsità e di -deplorarne le conseguenze, mentre nessun filosofo s'attentò mai, ch'io -mi sappia, di trovar differenze di carattere e di idoneità fra il -maschio e la femmina nelle altre specie d'animali, dal processo della -riproduzione all'infuori, nel quale fatto solo formano serie distinta; -nè mai alcuno sognò di negare forza alla lionessa, o vietar la preda -alla tigre, o di disconoscere nella volpe gli astuti accorgimenti, o di -trovar l'aquila meno sublime dell'aquilotto. - - * - -È evidente che l'uomo, ignaro tuttavia di molte leggi naturali, e -completamente al buio del concetto sintetico della creazione, non -poteva derivare le sue classificazioni che dagli interessi suoi e dalle -sue passioni. Egli adunque, con un comodissimo a priori, stabilì sè -stesso centro e fine dell'universo, ed a sè convergendo gli esseri -tutti e tutte le cose, ne statuì il valore, ne assegnò le funzioni, -ne affermò l'importanza in base all'utile od al diletto che queste gli -arrecavano. - -La donna, che gli è così vicina, e nella quale si giace tanta parte -della sua miseria e della sua felicità, dovea necessariamente esser la -prima a subire le conseguenze di un così ingenuo egoismo. - -Riconoscendo perciò l'uomo i vantaggi dell'iniziativa, volle vedere -la donna, passiva più assai che non l'abbia mai fatta la natura. -Avido di dominio e di signoria, imaginò di trovare in lei, bella -l'umiltà, e perfino la viltà. Avendo scoperta la superiorità che dà la -coltura sull'ignoranza, trovò buona cosa serbare a sè il privilegio -dell'intelligenza, e vide nell'ignoranza della donna un vezzo ed -un'attrattiva. Amante egli dell'impero e del comando, si figurò che -per la donna sia gloria l'ubbidire. Cupido di possesso, si aggiudicò la -donna siccome proprietà; e si persuase dovere la buona moglie credersi -seriamente cosa del marito; e così via di trotto procedendo, egli trovò -d'aversi confezionato un tipo femminile di tutta sua convenienza, e su -questo tipo elaborò le leggi, i costumi e l'educazione della donna; -e questo è tutto il lavoro che la filosofia compì rispettivamente -alla donna in sessanta secoli. Nè potrebbe dirsi certamente che noi -calunniamo l'uomo! - -Chi non ha letto nell'_Ecclesiaste_ il tipo ideale femminile che si era -creato il più savio degli uomini? - -Chi non ricorda la condotta che S. Paolo comanda di tenere alla donna -(vedi cap. II) della prima epistola a Timoteo; e (cap. II) della prima -ai Corinti? - -Chi non sorride vedendo Rousseau sollecitarsi che le qualità, i vezzi, -e fino le debolezze di Sofia calzino a cappello coi gusti e la natura -d'Emilio? - -E perfino fra i moderni filosofi, che pretendono alla fama di novatori; -non vediamo noi lo spirito medesimo? Leggo in Auguste Comte che, il -_comando degrada radicalmente la donna_; che una savia apprezziazione -dell'ordine universale farà comprendere al sesso affettivo, quanto _la -sommissione importi alla dignità_.... Che il sacerdozio (dell'avvenire) -farà sentire alla donna _il merito della sommissione_, sviluppando -quest'_ammirabile_ massima d'Aristotile «la forza primaria della donna -consiste nel superare la difficoltà dell'obbedire» e l'educazione -l'avrà preparata a comprendere, _che ogni dominio_, lungi dallo -elevarla realmente, _la degrada necessariamente_. - -Leggo Proudhon, ed a traverso i suoi mille paradossi, ed alla sua non -interrotta serie di contraddizioni, veggo affacciarsi tratto tratto -questi concetti: Affinchè il tipo femminile conservi le sue grazie ed -i suoi vezzi, deve la donna accettare la potestà maritale (_sic!_). -L'eguaglianza di diritti la farebbe odiosa, e trascinerebbe con sè -delle deplorevolissime conseguenze, e, fra le molte a mo' d'esempio, -la piccola bagatella della _perdita del genere umano!!!_ (Lettrici mie, -non ve ne impressionate di troppo!) - -Leggo Michelet ed a traverso torrenti di poesia e di sentimento, in -un impeto d'amore per la donna egli, la vede fatta _dall'uomo e per -l'uomo_. Dolente di vederla sofferente e malata (la donna di Michelet -è sempre malata) egli vede la necessità d'isolarla, di custodirla, di -medicarla. Bambina non conoscerà che le sue poppattole; maritata, non -vedrà che il marito ed i figli; vedova, gl'infermi e gli orfanelli. -E di coltura? Non se ne parla. Il sapere la invecchia. E di lavoro? -Nessuno. Si romperebbe tutta. D'altronde la manutenzione della cosa, -tocca al proprietario della cosa. E di funzioni? Non ne è questione. -La donna di Michelet, è una donna che adora suo marito, che è fatta da -lui, che vive per lui, per lui solo, e che finisce poi probabilmente -per morire di congestione al cuore in seguito ad una serie di emozioni -tenere troppo frequenti. - -Bisogna confessare che, se l'uomo è egoista, lo è poi anche senza -nessuna velleità, e di tutto cuore! Non v'è altro commento possibile a -siffatte teorie. - -Ora, sia che si neghi alla donna ogni funzione, sia che le si assegni -un lavoro, ella fu sempre fin qui in balìa dei capricci d'ogni -filosofo, il quale le dà, o le toglie, la eleva, o la abassa, la invita -o lo respinge in base al tipo ideale che ciascun di loro se ne forma. -Ma al dì che corre deve la filosofia aver capito, che la soluzione di -un problema sociale non può esser nella testa d'un uomo, ma se ne sta -latente nella natura, la quale non potrà mai rivelarsi fino a che sarà -interrogata coll'animo preoccupato da pregiudizii o da interessi veri o -supposti. - -E dico veri o supposti, perchè tutto ciò che è fuori dell'ordine e del -giusto, se può per avventura favorire un piccolo e precario interesse, -deve però alfine chiarirsi ineluttabilmente incompatibile ed ostile -ai grandi e duraturi interessi dell'individuo e dell'umanità; per cui, -se a mo' d'esempio oggi trovava assai acconcio il forte il diritto di -conquista, trovandosi domani in faccia un più poderoso avversario, era -pur costretto a confessare essere ingiusto e precario il diritto della -forza. - -Ma questi riflessi sendo stati fatti dall'uomo un po' tardi, anzi da -pochi uomini fatti anco al dì che corre, ne avvenne che le istituzioni -di tutti i tempi si risentirono di quelle prevenzioni e pregiudizii -a cui accennavamo; ed al tempo in cui viviamo è pur doloroso dovere -confessare che ancora la forza è in onore, che diritti e doveri -sono più che parzialmente distribuiti, e che con una logica degna -degl'interessi, più assai che della ragione, si aggiunge debolezza al -debole gravandolo di doveri, si aggiunge forza al forte circondandolo -di diritti. - -Laddove poi si consideri avere la legislazione come ogni altra -istituzione ormeggiato lo sviluppo dei popoli ed i procedimenti delle -civiltà, andranno necessariamente crescendo le meraviglie, trovandoci -in grado e necessità di constatare la universale incoscienza della -giustizia. - -Ma poteva egli essere altrimenti, dacché la filosofia non cercò e non -istabilì una base generale di diritto, che soggiogando gl'interessi, -ed ispirandosi ai principii, s'imponesse prepotentemente alla ragione, -e si erigesse a coscienza universale? Epperò i legislatori, privi di -luce ferma e costante a dirigersi, dovettero meschinamente ispirarsi ad -interessi puri e semplici di luogo e di tempo, imponendo così all'opera -loro il marchio fatale della caducità. - -Infatti veggiamo apparire evidente dalla storia della legislazione -questa enorme lacuna ch'ella è la nessuna base del diritto, risultando -per lo appunto le istituzioni le voci dei bisogni di un giorno e di un -paese, anziché i logici corollarii ai un concetto unico e fermo. - -Ed invero, in faccia ad una base filosofica del diritto, che cosa -avrebbero significato i diritti feudali? - -Dove si sarebbero fondate la signoria e la schiavitù personale? - -Sopra di che avrebbe potuto giustificarsi la patria e la marital -potestà dei romani, per le quali la repubblica non riconosceva a -cittadini che i capi di famiglia, non tutelando neppure la vita e la -libertà delli altri membri? - -E qual logica analogia troviamo fra la forma reppubblicana del governo -e la forma autocratica della famiglia romana? - -Ed ai nostri tempi (parlo di paesi civilizzati e progressisti) che -cosa significano, in faccia al principio filosofico del diritto, -l'ostracismo degli ebrei? - -Che cosa, le barriere elevate alla libera associazione dalla diversità -di credenze? - -La diseredazione del figlio che ha lasciato la religione paterna? - -La frase comune a molti codici, tolleranza dei culti? - -La schiavitù delle razze colorate? - -La soppressione dell'intelligenza e dell'attività femminile? - -L'individuo, vivendo nella famiglia, e nella società, porta -alternativamente in quella le impressioni ricevute in questa, ed in -questa i sentimenti e le idee in quella assorbite; ed è però sommamente -necessario che l'organizzazione politica armonizzi coll'organizzazione -della famiglia, e lo spirito stesso e l'eguale indirizzo all'una ed -all'altra! simultaneamente s'imprima. - -Senza questa congiura, per dir così, di tutte le istituzioni contro -i facili eccessi delle passioni, non potrà mai l'uomo informarsi ai -precetti della giustizia, nè mai potrà avvertirne la somma importanza. -L'incoerenza conduce al gratuito, il gratuito all'arbitrio, l'arbitrio -all'egoismo, l'egoismo all'ingiustizia. - -Ma in appoggio di questo mio concetto mi cadono in acconcio, e vi -spiegheranno meglio assai ch'io non sappia l'importanza di questa -coerenza di principii, le riflessioni del gran Beccaria sullo spirito -delle famiglie, nel suo libro _Dei delitti e delle pene_. Ecco le sue -parole: - -«Quante funeste ed autorizzate ingiustizie furono approvate dagli -uomini anche più illuminati, ed esercitate anche dalle repubbliche più -libere, per aver considerato la società piuttosto come un'associazione -di famiglie che come una unione d'uomini?» - -«Vi siano 12,000 uomini ossia 20,00 famiglie, ciascuna delle quali -sia composta di cinque persone compresovi il capo che la rappresenta. -Se l'associazione è di famiglie vi saranno 2,000 uomini ed 8,000 -schiavi; se l'associazione è di uomini vi saranno 10,000 cittadini e -nessuno schiavo. Nel primo caso vi sarà una repubblica, e 2,000 piccole -monarchie; nel secondo lo spirito repubblicano, non solo spirerà nelle -piazze e nelle adunanze della nazione, ma anche nelle domestiche mura -ove sta così gran parte della felicità e della miseria degli uomini. - -«Nel primo caso, come le leggi ed i costumi sono l'effetto dei -sentimenti abituali dei membri della repubblica, ossia dei capi -di famiglia, lo spirito monarchico s'introdurrà poco a poco nella -repubblica medesima, e i di lui effetti non saranno frenati che -dagl'interessi opposti di ciascheduno, ma non già da un sentimento -spirante libertà ed eguaglianza. - -«Lo spirito di famiglia è uno spirito di dettaglio e limitato a piccoli -fatti. Lo spirito regolatore delle repubbliche, padrone dei principii -generali, vede i principii generali e li condensa nelle classi -principali ed importanti al bene della maggior parte. - -«Nella repubblica di famiglia, i figli rimangono potestà del padre -finchè vive, e sono costretti ad aspettare dalla di lui morte una -esistenza dipendente dalle sole leggi. Avvezzi a piegare e temere -nell'età più verde e vigorosa, quando i sentimenti sono meno modificati -da quei timor d'esperienza che chiamasi moderazione, come resisteranno -dessi agli ostacoli che il vizio sempre pone alla virtù, nella languida -e cadente età, in cui anche la disperazione di vederne i frutti si -oppone ai vigorosi cambiamenti? - -«Quando la repubblica è di uomini, allora la famiglia non ha una -subordinazione di _comando_ ma di contratto, ed i figli, quando l'età -li trae dalla dipendenza di natura, che è quella della debolezza e del -bisogno di protezione e di difesa, divengono liberi membri della città, -e si assoggettano al padre di famiglia per parteciparne i vantaggi, -come uomini liberi nella grande società. - -«Nel primo caso i figli, cioè la più gran parte e la più utile della -nazione sono alla discrezione del padre: nel secondo non sussiste -alcun altro legame comandato, che quello sacro ed inviolabile di -somministrarsi reciprocamente i necessari soccorsi, e quello di -gratitudine per i beneficii ricevuti, il quale, non è tanto distrutto -dal cuore umano quanto da una male intesa soggezione voluta dalle -leggi. - -«Tali contraddizioni fra le leggi della famiglia e le leggi -fondamentali della repubblica sono una feconda sorgente d'altre -contraddizioni fra la morale domestica e la pubblica, epperò fanno -sorgere un continuo conflitto nel cuore di ciascun uomo. La prima -morale ispira soggezione e timore, la seconda, coraggio e libertà; -quella, insegna a ristringere la beneficenza ad un piccol numero di -persone senza spontanea scelta; questa, ad estenderla ad ogni classe -di persone; quella, comanda un continuo sacrificio di sè stessi ad un -idolo vano che si chiama bene di famiglia, che spesse volte non è il -bene di nessuno che la compone; questa insegna, di servire ai proprii -vantaggi senza offendere le leggi, ed eccita ad immolarsi alla patria -col premio dell'entusiasmo che previene l'azione. - -«Tali contrasti fanno che gli uomini si sdegnino di seguire la virtù -che trovano inviluppata e confusa, ed in quella lontananza che nasce -dalla oscurità degli oggetti così fisici che morali». - -Fin qui Beccaria, e noi facendo plauso alla sua equità aggiungiamo, che -una legislazione, che non considera a cittadini tutti indipendentemente -ed egualmente i membri della sua società, e non garantisce a ciascuno -i mezzi di perfezionamento e la libera autonomia, perde il diritto al -rispetto ed alla obbedienza, e dove punisce non esercita che una fredda -violenza; poiché non l'uomo è fatto per la legge, ma la legge è fatta -per l'uomo, e dove ella non raggiunge il suo bene ed il suo meglio non -ha nessuna ragione d'esistere. - -Se la legge vuol essere amata ed obbedita, è duopo sia tale che ogni -cittadino d'ogni età, d'ogni condizione, d'ogni sesso, vi trovi il suo -conto, e l'affermazione d'ogni giusta libertà, d'ogni onesto diritto; -è duopo ch'ella non crei neppure alla metà della umana popolazione una -condizione, che assomiglia forte a tutte quelle dalle quali le nazioni -col sangue si sono sottratte. - -La donna che, con sagrificio d'oro e di figli, con tanta forza -d'entusiasmo e di devozione, si è associata nell'opera della politica -redenzione non può certo tollerare per altri secoli la sua servitù -personale. Ella sente che tutte le libertà e tutti i diritti si danno -fraternamente la mano, epperò come propugnando la libertà della nazione -mostrava di sentire il principio della libertà e di esser matura -alla propria, deve ora, ad essere coerente e logica, rivendicarla, -non potendo lo spirito pubblico non degenerare se non in quanto lo -fortifichi il privato. - - * - -Dovendo, siccome abbiamo visto, consonare l'organismo politico -coll'organismo interno della famiglia ad unificare negli uomini il -principio della giustizia, vediamo ora come ciò avvenga ai nostri -giorni, in cui l'atmosfera è tutta pregna delle luminose idee del -diritto e dell'eguaglianza, in cui si mostra dalla pubblica opinione -spregiarsi il brutale diritto della forza; in cui le classi altra -volta peste e conculcate dalla aristocrazia feudale, forte della -divina predilezione, se trovansi tuttora alle prese colla miseria, -più non veggonsi almen contrastato il diritto naturale e la dignità -umana. Entriamo, dico, nella famiglia, e veggiamo se avvi analogia -fra l'atmosfera esterna e la interna; se il giovine che rispetta la -dignità umana ed il diritto ingenito nel cenciaiuolo, che incontra -per via, è educato a vederlo anche in sua madre; se il marito, che -rispetta l'autonomia d'ogni vivente, non guarda per avventura la moglie -siccome _cosa_ e _proprietà_; se l'uomo, che si crede obbligato a leali -procedimenti verso l'uomo, non crede forse poter darsi maggior libertà -ne' suoi rapporti colla donna. - -Produttrice dei germi fisici, riconducendo continuamente col suo -recondito lavoro la specie al suo tipo, sola nel lungo e penoso -travaglio della gestazione, sola nella terribile crisi che dà alla luce -l'uomo, fornita sola da natura del solo alimento conveniente alla sua -prima età, estremamente affettiva, attaccata alla sua fattura colla -fatalità dell'istinto, eminentemente analitica ed intuitiva, la donna -è veramente la creatrice e la conservatrice della specie. E la natura, -ponendo in tanta evidenza la maternità, non lasciava alcun dubbio sulla -sua legge; cioè, la tutela della prole è devoluta alla madre, che in -tutte le specie è creazione, conservazione e provvidenza. - -Che cos'è la paternità? In faccia alla natura è un semplice impulso, in -faccia alla legge è una ancor più semplice ipotesi, dovunque e sempre è -ombra e mistero. - -Da ciò ne risulta, che se la madre ha sempre diritto innegabile al -rispètto ed all'amor della prole, alla quale la natura la indice -con evidenza; il padre non partecipa a questi diritti, se non in -quanto siasi egli stesso incaricato di provare al figlio la paternità -sua, tutti verso di lui compiendo quei doveri di alimentazione e di -educazione che la ragione gli suggerisce. - -Tanto ci insegna semplicissima riflessione sulla logica dei fatti. Ma -gli uomini sono eternamente inclinati a costruire gli edificii loro -sulle ipotesi, ed anche qui preferirono meglio fondar sull'ipotesi che -sull'evidenza; ed innalzarono la _patria potestà_ che, come piramide -partita da larga base, col diritto di morte e di vendita sui figli, -andiede in appresso assottigliandosi; ma ne rimane oggi stesso pur -tanto da non lasciarci credere di troppo posteriori alla antica Roma. - -La paternità legale è la prima ragione della schiavitù della donna. -Infatti, perchè fossero duratori questi rapporti artificiati, era -duopo dar qualche corpo alla ipotesi, qualche esattezza all'induzione. -Da qui la reclusione della donna; e cessata questa nel modo assoluto -colla civiltà dei tempi, perdura tuttavia nel suo spirito e nel suo -scopo nelle mille limitazioni della sua libertà. Da qui il diritto di -comando, di sorveglianza, il supremo arbitrio del marito; la signoria -dell'uomo insomma, e la servitù della donna. - -Sì, la madre dell'uomo non ha altro diritto che quello di soffrire -per lui, di formarlo del suo sangue, di nutrirlo del suo latte, di -sagrificarsi completamente, se vuole, ai suoi interessi, e basta. _La -legge non riconosce nessuna maternità_; ed in mancanza del padre non -ha la madre neppur _diritto di preferenza_ alla tutela della prole; -laonde, rompendo così la legge ogni legame fra la madre ed i figli, -dà a questi la prima lezione di immoralità e di ingratitudine, mentre -strappa dalla fronte della donna la luminosa e simpatica aureola della -maternità, insegnandole a far poco conto d'un carattere, ch'altro non -può darle che triboli e spine. - -Apro infatti il codice Albertino e trovo, che il § 211 dichiara essere -i figli sotto la potestà del padre fino alla loro emancipazione, o -se egli sia morto non emancipato, son essi sotto la potestà dell'avo -paterno. - -Col § 212 vieta al figlio di allontanarsi dalla casa paterna prima dei -25 anni compiti, senza il permesso del padre. - -Il § 215 dà al padre il diritto di far tenere in arresto il figlio non -ancora quadrilustre, sulla sua semplice domanda. - -I § 216 e 217 permettono al padre di chiedere la detenzione del figlio -per sei mesi, purché sia quatrilustre e fino a 25 anni inclusivi. -Nell'uno e nell'altro caso non gli è imposta nessuna formalità o -scrittura giudiziaria. L'ordine d'arresto sarà spiccato in iscritto -senza essere neppur motivato. - -Ecco una potestà discretamente romana, e nella quale si dispone in -tutti i sensi di una creatura umana senza neppure supporle una madre, -la quale non ha in tutto ciò nemmeno un voto consultivo. - -Ma la madre non è ella almeno una limitazione del patrio diritto in -forza del diritto incontestabile e solenne che le dà la natura, che -affida la prole alle sue cure, e non a quelle del padre? - -Signore no. _La madre legittima non esiste_; e se qualche cosa può -limitare la patria potestà sul figlio, non sarà mai la madre, bensì -la _proprietà_; e non sarà questo il solo caso in cui vedremo la legge -fare assai più stima della proprietà che della persona, principalmente -se questa persona è una donna; ed eccone la prova nel § 220... «se -il figlio ha beni proprii ed esercita una professione, non potrà aver -luogo il di lui arresto se non mediante istanza nella forma prescritta -nell'articolo 216, quand'anco il figlio non fosse giunto all'età d'anni -16». - -Ma la madre non ha essa mai in nessun caso dei diritti sulla prole? - -Oh sì; ma la legge nel concederli non riconosce già, nè apprezza il suo -carattere materno ed il natural diritto che ne conseguita, ma rispetta -e riconosce esclusivamente la volontà del defunto consorte. Il padre ha -il diritto di nominare un tutore ai figli soggetti alla sua potestà; lo -stesso diritto, compete all'avo sui nipoti soggetti alla sua potestà (§ -245). - -§ 246. Se il padre o l'avo, rispettivamente come sopra, avrà nominato -la madre tutrice, potrà destinarle un consulente speciale, _senza il -cui parere ella non possa fare alcun atto relativo alla tutela_. - -La madre adunque non può esser tutrice, se non nominata tale per -esplicita volontà di chi dovrebbe da lei ricevere un tale mandato, -secondo ragion naturale; essendo a lei sola possibile l'indicare con -certezza a chi competa; più, l'azione sua è così totalmente invalidata -che il nome di tutrice diviene una derisione. - -Vedete infatti come la legge quando vuole s'intenda benissimo alle -limitazioni. - -Epperò potrà la madre fare arrestare il figlio non soggetto alla -potestà dell'avo, _ma_ purché vi concorra l'assenso di due prossimi -parenti _paterni_ (§ 221); e nel caso che manchi l'assenso dei parenti -richiesto dal § 221, supplisce l'art. 223, raccomandando al prefetto di -_supplire con quelle maggiori informazioni_ che crederà del caso. - -Può la madre tutrice, nel caso di morte, eleggere un tutore ai -suoi figli minori, _ma_ la sua elezione dovrà essere confermata dal -consiglio di famiglia (§ 248). - -Se la madre tutrice vorrà rimaritarsi dovrà, prima del matrimonio, -far convocare il consiglio di famiglia, il quale deciderà se la tutela -debba esserle conservata. - -In mancanza di questa convocazione, essa perderà di pien diritto la -tutela, ed il suo nuovo marito sarà solidariamente responsabile della -tutela esercitata dalla madre per lo passato (!!?), ed in appresso -indebitamente conservata (§ 253). - -(Mi dispenso dal commentare questo paragrafo, non sentendomi capace di -scrutare il profondo abisso della mente del legislatore). - -Quando la madre conserva la tutela, o vi sarà stata riammessa, il -consiglio di famiglia le darà _necessariamente_ a contutore il secondo -marito, il quale diverrà solidariamente responsabile unitamente alla -moglie, dell'amministrazione posteriore al matrimonio (§ 254). - -Come ognun vede, un patrigno ed una madre rispettivamente alla prole, -nel sentimento del legislatore, sono equivalenti. - -La legge però, con una tenerezza tutta parziale per la madre, le -accorda un diritto che se oltraggia la natura, ed è per la donna una -lezione immorale, sente però in compenso una condiscendenza tutta -cavalleresca. Coll'art. 252 non vuole che si obblighi la madre ad -accettare la tutela dei suoi figli, e s'accontenta che ella ne adempia -i doveri fino alla nomina di un tutore. - -Del resto poi, in difetto dei genitori o di un tutore esplicitamente -eletto colle forme volute, la tutela spetterà all'avo paterno, in -difetto di questo all'avo materno, e collo stesso ordine risalendo la -linea ascendentale, deve sempre preferirsi al materno il paterno (§ -257). - -Quando poi concorrano alla tutela due bisavoli della linea materna, -questi, subendo solidariamente colla madre lo spregio della legge per -lei, vengono abbandonati all'arbitrio del consiglio di famiglia, che -eleggerà fra i due (§ 259). - -Ed ecco come la legge onora il carattere materno! Ella non suppone -neppure spontaneamente che la madre sia capace di tutelare i suoi figli -(chè in quanto a diritto ne è ben raro questione quando degna occuparsi -della donna). Ella accetta la decisione del marito defunto, o dell'avo, -o del bisavo, che tutti camminano innanzi alla madre, e la tollera -tutrice, purché però a sua volta tutelata. Nell'azione sua la madre -tutrice inciampa ad ogni passo nei meticolosi _se_ e _ma_ del leguleio. -Fra lei ed il suo pupillo la legge pone costantemente od il consulente -speciale, od il consiglio di famiglia, o i due prossimi parenti, o le -informazioni del prefetto. - -Ed ecco in qual modo la legge sa appoggiare i suoi stessi precetti! -Davanti alla disistima che voi fate della maternità, davanti alla -sanzione della materna incapacità che voi suggellate ad ogni paragrafo -dei vostri codici, davanti alla spogliazione d'ogni diritto primitivo -ed ingenito sulla persona della donna madre, chè cosa significa, di -grazia, o legislatori, quell'art. 210 nel quale dite al figlio; «in -qualunque età, stato e condizione ti trovi, onora e rispetta i tuoi -genitori?» - -Dite da senno, signori miei? E chi sono i _vostri_ genitori? Voi certo -intendete il padre, l'avolo, il bisavolo, e l'arcavolo paterno, non -già la madre, che non vedo che in rapporti indirettissimi e fortuiti -con questi figli, dei quali si dispone in ogni verso senza nessuno -intervento suo. - -L'allievo dei vostri codici non conosce sua madre! Ella non è, e non -può essere per lui che un oggetto di erudizione, una miseria, una -incapacità incarnata; e se, volgendo lo sguardo sulla civil società, -vedrò ancora talvolta ascoltata la voce potente della natura, ed -onorata in qualche parte la maternità, dovrò esclamare: _a cattive -leggi, uomini migliori!_ - -Se non che il disdegno, che i codici mostrano per la donna, non è che -uno dei corollarii di quel principio così lucidamente impugnato dal -Beccaria, che cioè, quel legislatore che considera la società come una -associazione di famiglie, non deve necessariamente riconoscere a membri -attivi che i capi di esse, e lasciar gli altri tutti nell'ombra ed in -balìa del capo, sopprimendo così ogni diritto ingenito, sul quale si -eleva prepotente il diritto parziale. - - * - -Se la legge tratta così la donna che, pel venerando carattere materno, -si presenta all'uomo coll'autorità della causa sopra lo effetto suo; -non è più a meravigliare che affatto la cancelli dal novero delle unità -nei rapporti coniugali. - -Il marito legale è per la donna la evirazione intellettuale, la -minorità perpetua, lo annichilamento della sua personalità. - -Infatti, se la donna è qualche cosa davanti alla legge, lo è quando -è maggiore e libera; che, sebbene il legislatore tiri giù per conto -suo dei tagli cesarei attraverso i diritti competenti a ciascun -membro della civil società, la lascia almeno padrona di sè stessa, e -le suppone la capacità di amministrarsi. Ma si marita essa? Da quel -momento ella diviene incapace e minore, perde col suo nome anche la -proprietà di sè medesima, e vi sfido a trovarmi un atto legale ch'ella -possa fare senza il consenso del marito. Ma lasciam parlare la legge. - -Riapro il codice sardo ove tratta dei rispettivi diritti e doveri dei -coniugi, e trovo al § 125: «I coniugi hanno il dovere di reciproca -fedeltà, soccorso ed assistenza». - -Senz'altro va ad essere un paradiso terrestre! si tratta di una -perfetta eguaglianza! Di una completa fraternità! È il matrimonio -tipico! È l'ideale del coniugio! È l'androgino umanitario che fonde -due esseri in una sola unità! Adagio, vediamo come s'intendono di -reciprocanza e mutualità i nostri legislatori. - -§ 126. «Il marito è in dovere di proteggere la moglie, la moglie di -obbedire al marito». Ecco i primi albori della reciprocanza legale; -discutiamoli un momento. - -Chè cosa sia la protezione che il marito deve alla moglie; qual logica -analogia ella abbia coi costumi d'una civil società; qual fatica costi -al marito questo fantasma di dovere, non si saprebbe definir veramente, -circondati come siamo da leggi ed agenti d'ordine pubblico. Egli lavora -siccome un re, i cui ministri fanno tutto, ed al quale pur tuttavia -i beati popoli governati debbono innalzare inni di riconoscenza e -d'ammirazione. Così la moglie vive sicura all'ombra della protezione -maritale esattamente come viveva sicura sotto l'egida dei provvedimenti -di pubblica sicurezza, il giorno prima d'aver aquistato il protettore. - -Ma niuno forse ardirà toccare alla moglie per timor del marito? - -Vi domando scusa. È più che dimostrato, che tutti i delitti sono -possibili. - -Ma nel caso che la moglie venga insultata, sarà per lo meno dal marito -vendicata? - -Neppure. La giustizia personale è vietata; essa è fatta esclusivamente -delle leggi. Il legislatore, che prescindesse da questo principio -fondamentale d'ordine pubblico, esporrebbe la sua società a terribili -disordini e distruggerebbe la sicurezza personale. - -Chè cosa intende adunque la legge nello imporre al marito questa -protezione? - -Intende di gravare il marito di un dovere, ma di un dovere da marito; -tuttochè illusorio, però le serve per giustificare tutti i diritti di -cui vuole circondarlo. Dichiarato protettore, epperò responsabile, ogni -misura, od intorno o sopra il suo protetto, divien logica ed equa, e la -legge ha ribadito così l'arbitrio maritale. - -Quella legge stessa però così vaga, così laconica, così speciosa sui -doveri del marito, è quella stessa che sa molto bene determinarsi, -amplificarsi e dimostrarsi nei doveri della moglie; e per primo -le impone obbedienza, senza assegnare a questa obbedienza limite o -confine, cosicchè, in faccia a tanta completa passività imposta alla -metà della popolazione, io non so più chè cosa si voglia intendere il -legislatore, dichiarando irrito e nullo ogni contratto, che stipuli -l'alienazione personale. - -Ed invero, un rapido sguardo ai doveri della moglie ed ai diritti -del marito, basterà per toglierci alla taccia d'esagerazione. Veniamo -perciò ai logici corollarii della illimitata obbedienza. - -§ 127. La moglie è obbligata ad abitar col marito, ed a seguirlo -_dovunque_ egli crede opportuno di stabilire la sua residenza. (Notate -ch'egli _solo_ giudica dell'opportunità locale del suo domicilio). - -§ 128. La moglie deve concorrere al mantenimento del marito, quando -egli non ne abbia i mezzi bastanti. - -§ 129. La moglie non può stare in giudizio senza il consenso del -marito. Se questi non voglia o non possa prestarlo, il Tribunale può -autorizzarla. - -Notisi, che v'ha però un caso, nel quale può stare in giudizio senza -il consenso del marito, e questo caso eccezionale, benchè assai logico -e giusto, non è fatto per portar luce sull'astruso problema della -protezione maritale; quando cioè è inseguita dalla legge per delitti o -contravvenzioni. - -§ 130. La moglie non può donare, nè alienare, nè ipotecare, nè -aquistare a titolo sia gratuito sia oneroso, nè obbligarsi per nessuno -degli atti eccedenti la semplice amministrazione, senza che il marito, -personalmente od in iscritto, presti a ciascun atto il suo consenso. - -Dopo tutto ciò non sarà soverchio notificare alle mie giovinette -lettrici, che la legge ammette anche nella donna il _diritto di -proprietà_, tutto che, questi paragrafi non siano fatti per farlo -credere. - -Nel § 137, la legge si mette una mano al cuore, e prova un palpito -d'incertezza e d'apprensione pel marito. Egli lo vede circondato da -pericoli e superchierie, e si trova in dovere di proteggere e tutelare -il forte contro i verosimili eccessi del debole; epperò pone per lui -le mani avanti e decreta in anticipazione che «l'autorizzazione od il -consenso in genere, non sono validi, ancorchè stipulati nel contratto -di matrimonio». - -Coll'articolo 139 poi, la legge ridona alla donna il _diritto pratico_ -di proprietà, riconosce per un'ora di tempo la sua autonomia, -permettendole di fare il suo testamento, senza autorizzazione o -consenso del marito. Confessiamo che la legge è generosa, peccato che -sia un po' tardi! - - * - -Che il vedovo marito si crucci o meno, per il decesso della sua -consorte, che più o meno presto la scordi, poco importa alla legge; -ma ciò che le sta a cuore sommamente si è, che la vedova non troppo -facilmente si consoli del perduto protettore, ed a ciò efficacemente -provvede nel § 145, dov'è disposto che «la vedova, contraendo nuove -nozze, prima che siano trascorsi dieci mesi dopo la morte del marito, -incorre nella _pena_ della perdita di tutti i lucri nuziali stabiliti -dalla legge, o stipulati col primo marito, non che di tutte le -liberalità, che a lei fossero pervenute dal medesimo». - -Notisi che quel vocabolo _pena_, di cui si serve la legge, supponendo -una colpa, dichiara implicitamente criminose nella donna le seconde -nozze; mentre il vedovo marito, erede della sposa defunta, è abilitato -a scordarla innanzi sera. - -Ecco come s'intende la legge alla reciprocanza ed alla mutualità; ed -ecco come ella è coerente al suo paragrafo 125. - -Ovunque vedesi la personalità della donna maritata affatto eclissata, -ella non è che l'ombra del marito che la invalida, che la assorbe, che -la annichila e dal quale non è emancipata neppur per la sua morte, non -che pel caso di separazione di corpo e d'abitazione, nel qual caso, -avendo ella la semplice amministrazione de' suoi beni, non può tuttavia -senza il di lui consenso ed autorizzazione nè alienare, nè obbligare -i suoi beni immobili, nè stare in giudizio per azioni _riflettenti li -stessi suoi beni_. - -Quando si rifletta che, cessata colla legale separazione la comunanza -degli interessi fra i coniugi, possono questi diritti del marito -attraversare ad ogni tratto gl'interessi della moglie, subordinati -quali sono ad ogni suo capriccio, ben si vedrà quanto la legge si -solleciti del benessere della donna. - -E separata e non separata non può la moglie, senza consenso -ed autorizzazione del marito, accettare incarico di esecutrice -testamentaria; non può accettare nessun mandato; non può accettare -nessuna donazione; non può validamente accettare nessuna eredità; non -può assumersi fideiussione; in una parola, _civilmente non esist_e. -Dove il marito si rifiuti all'assenso, il Tribunale di prefettura -assume i suoi diritti, e conferma il rifiuto di lui, oppur prescinde -secondo che gli pare; e questa specie di difesa, che la donna -ripete dalla legge che controlla il rifiuto del marito, non è che un -incoerenza di più in faccia al suo spirito, una oscurità di più ch'ella -apporta a quell'oscuro _busillis_ che è la protezione maritale, un -fatto di più che prova alla donna sposa, ch'ella è sempre minore od -interdetta. - -Se non che, potrebbero per avventura, questi esorbitanti diritti -maritali, se non certo giustificarsi, almeno spiegarsi sopra ciò, che, -dovendo il consorte nutrirla, in caso di dissipazione ella cadrebbe a -tutto suo carico. Ma, signori no, anche qui la legge ha provvisto per -non aver ragione, col sopraccitato paragrafo 128, nel quale é disposto -che, «la moglie debba alimentare il marito, quando egli non ne abbia -i mezzi bastanti» per cui, soggiacendo ambedue allo stesso peso, qui, -come dovunque, la legge si sollecita affinchè non vi soccomba che il -debole. Il marito perciò potrà sciupare i beni suoi e quelli della -consorte, ch'egli solo amministra senza controllo, eppoi dovrà esserne -alimentato. - -Cosicché riassumendomi, abbia il marito torto o ragione, sia egli o -non sia in buon accordo colla moglie, sia egli onesto od immorale, sia -egli accorto e prudente, oppure stupido od incapace, la legge ha già -deciso in anticipazione, che il matrimonio deve produrre nella donna -l'evirazione delle sue facoltà; per cui deve divenire essenzialmente -incapace, mentre nel marito deve aggiungere onestà ed intelletto, senza -eccezioni e senza limitazioni. - -Ma se la legge fatta dall'uomo, è necessariamente altresì fatta -per l'uomo, essendogli pressoché impossibile astrarre dal personale -interesse; per lo meno, essendo la morale una, ed inalterabile, saranno -in caso di contravvenzione strettamente pareggiati nella penalità? - -Ciò non potrebbe essere, senza che la legge cadesse in una delle più -grosse incoerenze. Distribuiti parzialmente i doveri, ne risulta una -disparità di situazione, donde relativa dev'essere la colpa, epperò -relativo il castigo. - -Il § 486 del Codice penale, decreta che «la moglie, convinta -d'adulterio, sarà punita col carcere, non minore di tre mesi, -estensibile a due anni»; e che «il marito convinto di concubinato, sarà -punito col carcere da tre mesi a due anni». - -Per quanto giusta vi sembri questa disposizione non v'andate a credere, -che stabilisca almeno in un punto un po' d'eguaglianza. La legge ha -trovato modo di sciogliere il marito da ogni pericolo, e togliere alla -moglie ogni diritto di querela coi § 482 e 483, dichiarando che, la -moglie può essere adultera dapertutto, mentre il marito non lo è, per -lei, che quando si abbia tenuto la concubina sotto il tetto coniugale. - -Ma forse che la legge ha così disposto nella impossibilità di -constatare più chiaramente il concubinaggio per parte del marito? -Domando scusa. - -Quando la legge ammette la sorpresa in flagrante, dovunque, contro -la moglie, non v'ha equità che possa vietare sul conto del marito -la stessa ipotesi. Più, se contro la moglie, la legge ammette prove -risultanti da lettere o carte dal complice scritte; non si vede equa -ragione, per la quale le prove reputate legali contro la donna, non si -reputino egualmente legali contro il marito. - -La legge considera ella nell'adulterio l'offesa al diritto coniugale? -Or bene, questa davanti alla natura, davanti all'equità, davanti al suo -medesimo § 125 è la stessa in ambo i coniugi. — O considera dessa le -conseguenze? Allora l'elemento eterogeneo, che l'adulterio della donna -arrischia d'introdurre nella famiglia del marito, è quello stesso, che -il marito porta in un'altra famiglia; con quella maggior reità, che -porta con sè davanti ad ogni sano criterio e davanti allo stesso codice -penale, la provocazione e l'iniziativa. Più, il marito amministrando -solo, le sostanze sue e della moglie, più funeste sotto ogni aspetto -riescir debbono alla famiglia i suoi disordini. Egli può detrarre il -patrimonio dei figli, egli può spogliare la moglie, per arricchire -l'amica. - -Finalmente, giudicate da ciò, se il codice divide il pregiudizio degli -onesti che la morale sia una, e quanto si solleciti d'essere seco -stesso coerente ricordandovi dell'edificante § 125, al quale or ora -accennavo: «I coniugi hanno _dovere di reciproca fedeltà_». - -Ma dandosi il caso che un uomo, nel quale il sentimento d'equità -predomini lo innato egoismo, e porti alla sua sposa riverenza, siccome -ad essere umano, ed in lei però considerando l'ingenito principio del -diritto, non dipende egli dalla sua ragione, dal suo cuore, dalla sua -volontà il riabilitarla, deponendo spontaneo i non equi diritti? - -Rispondo. Sapete voi come, i legislatori della Carolina del sud, -impediscono gli assembramenti delli schiavi neri, la loro istruzione e -la loro privata industria, che padroni coscienziosi potrebbero favorire -con animo di avviarli all'emancipazione, il qual risultato sembra a -quei signori un _notevole inconveniente_? Punisce insieme il padrone e -lo schiavo. - -Con poche varianti il nostro codice, prevedendo questo caso appunto, -che il marito possa voler riabilitare la sua compagna, dichiara -anticipatamente nel § 1509, che gli sposi, nel loro contratto, non -possono in alcun modo derogare ai _diritti risultanti sopra la moglie -dall'autorità maritale_, ecc., e nel § 1511, avverte, che è egualmente -vietato agli sposi di stipulare in modo generico, che il loro -matrimonio verrà regolato da alcune delle leggi, statuti, consuetudini -che non siano attualmente in vigore in questi Stati, e ciò tutto, -_sotto la responsabilità del notaio, che incorrerà in una pena od anche -nella deposizione della carica_. - - * - -Si può contrarre matrimonio sotto diverse forme di regime, ben inteso, -che queste modificazioni non riguardano che la proprietà, restando in -tutto e sempre la persona della moglie completamente alienata. - -E per primo, v'ha il regime della comunione dei beni, nel quale -s'intende coniugato chiunque non abbia fatto convenzioni speciali; v'ha -il regime della separazione dei beni; v'ha il regime dotale. - -Nel primo l'amministrazione dei beni comuni è devoluta al marito -_solo_; i quali beni si compongono di tutti i mobili ed immobili, -frutti ed interessi d'ogni natura, acquisiti anche dopo il matrimonio. - -Oltre il diritto di amministrare, egli solo può stare in giudizio per -azioni riflettenti i beni della comunione. - -Egli può inoltre vendere, alienare, ipotecare questi beni senza -concorso della moglie, non essendo richiesto il suo esplicito consenso, -per la legale validità d'ognuno di questi atti. - -Ora, laddove si consideri che se abbia la donna posto dei beni in -comunione, o col proprio censo, o col proprio personale lavoro, o -col lento e penoso risparmio, deve pur sempre stendere al marito la -mano per averne in tutto od in parte ciò che vuole ogni equità le sia -dovuto, fortunata ancora se una cattiva amministrazione del marito, -od i debiti da lui incorsi, od i suoi vizii e disordini non l'hanno -spogliata di tutto, vedrassi chiaramente quanto un simile regime -sconvenga alla donna. - -Nel popolo, i cui matrimonii si fanno senza contratto generalmente, -non è raro vedere un marito beone, brutale, o giuocatore, sciupare in -assidue gozzoviglie il più che modesto mobiliare raccolto della misera -consorte, colle lunghe notti vegliate nel lavoro, o con indicibili -economie, che spesso le costarono la salute. - -Bisogna perciò persuadere le donne del popolo a fare un contratto -nuziale, ed a voi tocca, signore mie, ad accorrere in soccorso della -loro improvvida ignoranza, in nome di quel vincolo solidale che unir -deve la donna di tutti i ranghi sociali, poiché tutte sono egualmente -oppresse dalle istituzioni; e passiamo ora a vedere come la legge -tratta la donna nel contratto. - -Un secondo regime matrimoniale è il regime dotale. I beni dotali -debbono esplicitamente dichiararsi tali; tutti gli altri sono detti -parafernali o estradotali. - -I beni dotali sono inalienabili in regola generale. Il marito solo li -amministra; i frutti sono destinati a concorrere al peso delle spese -domestiche. - -La moglie può ricevere annualmente sopra sua semplice quietanza una -parte delle rendite di essa dote, dietro esplicita convenzione nel -contratto di nozze. - -Un terzo regime è la separazione dei beni. In questo caso la moglie -ha il dominio non solo, ma anche l'amministrazione de' suoi beni -parafernali, uniformandosi, in quanto all'esercizio dei suoi diritti, -alle restrizioni citate più sopra, che la riducono all'impotenza d'ogni -atto legale senza consenso esplicitamente prestato dal marito, od in -caso di suo rifiuto, dal tribunale. - -Come ognun vede, la donna, in qualunque regime coniugale, è _schiava_ o -_minore_. - -Per avere un diritto materno, ella non dovrebbe esser madre che di -prole illegale, e per avere il reale possesso di sè stessa e delle cose -sue, mai non dovrebbe piegare il collo al giogo del matrimonio; e così -facendo ella non farebbe che ridurre a pratica le immorali lezioni, -che le dà il codice con tanta eloquenza; donde poi la corrutela massima -dei costumi; la origine incerta delle famiglie; la moltiplicazione allo -infinito degli orfani e degli esposti, non potendo la donna, priva del -diritto industriale, bastare all'alimentazione di numerosa prole; e ci -darebbe così, delle generazioni degenerate dal punto di vista fisico, -depravate, dal punto di vista morale, miserabili, dal punto di vista -economico, e dal punto di veduta politico, terribile ed eterna minaccia -all'organismo sociale. - -Se le cose, la Dio mercè, non sono ancora a questo punto (benché i -grandi centri già mostrino prepotenti gli elementi, che vi ci debbono -condurre più o meno presto, se non si pensa al riparo), gli è perchè, -e unicamente perchè, l'umanità, migliore assai delle demoralizzatrici -legislazioni che la reggono, nell'intima vita delle famiglie non -applica e non osserva le leggi. Egli è perchè generalmente la donna, -più morale assai che non la vorrebbero i codici, preferisce incatenare -sè stessa e le sue sostanze, e piegare il collo sotto il giogo che -vede e sente iniquo ed ingiusto, perchè, ed unicamente perchè, le -guarentisce un po' d'onore; quell'onore che la legge non cura e -calpesta, dando al marito il diritto di disconoscere il figlio; ed -indulgente quale ell'è alle seduzioni, le cui conseguenze abbandona -tutte intere al debole che tiene nell'ignoranza, e perdona al forte che -istruisce, e che non vuol manco conoscere — § 185. Le indagini sulla -paternità non sono ammesse — § 186. Le indagini sulla maternità sono -ammesse. - -Questi due paragrafi fanno sorgere spontanea più d'una riflessione. - -L'egregio professore Albini, ne' suoi _Principii della filosofia del -diritto_, ammette il diritto d'educazione dei figli siccome diritto -non solo morale, ma anche giuridico — (§ 92 e 65). Più lungi egli -vede nel padre solo le attitudini fisiche e morali, che ne fanno il -necessario capo della famiglia; e su queste attitudini egli fonda la -patria potestà, e con lui la legge, ch'egli ormeggia riverentemente, -permettendosi talora delle timidissime osservazioni. - -Ma se la legge è davvero convinta, che il padre solo basti a reggere -la famiglia, e provvedere i figli materialmente e moralmente, secondo -è diritto loro _morale_ e _giuridico_, epperò si crede in obbligo di -circondare il padre di tanta autorità, come dunque, smentendo a sè -stessa, abbandona alla madre sola la prole naturale, col vietare la -ricerca della paternità? O la legge adunque non crede necessaria tutta -l'autorità di cui circonda il padre, o non crede la madre incapace, -come sempre l'afferma, ma anzi assai più atta del padre, dacché le dà -lo stesso cômpito senza gli stessi mezzi, o che disconosce nel figlio -naturale il _diritto morale_ e _giuridico_, che il professore Albini -vede così lucidamente servir di base alla patria potestà. - -Non sarò io certo che mi darò il fastidio di sgarbugliare questa -aruffata matassa di incoerenze. - - * - -Procediamo ora ad un rapido sguardo sulle condizioni della donna -maggiore, vedova o nubile ch'ella sia. - -Libera dai pesi della famiglia, non vincolata ad ogni ora e momento ai -più minuti capricci d'un consorte, vivendo o della propria industria, -o del proprio censo, non v'ha ragione nessuna che la debba, in faccia -alla legge, inferiorizzare nei diritti competenti ad ogni cittadino. - -Eppure non è così. La legge assume sulla donna per conto suo una -seconda edizione della patria potestà, e ne limita ad ogni tratto -l'autonomia ed i diritti, con un'aria di sollecitudine che tutta rivela -la sua profonda convinzione dell'incapacità femminile. Ed a ciò non -si accontenta, ma con patente ingiustizia si dà premura eziandio di -diminuire per lei anche quella porzione di beni, che l'ordine della -natura le assegna, e vo' dire delle disposizioni della legge nelle -successioni _ab intestato_. - -Il codice Albertino dedica un apposito capitolo alla consacrazione -di questa flagrante ingiustizia, fondata sul vieto diritto feudale, -il quale avea saputo imaginare, come ognun sa, a maggior bene e -gloria delle famiglie, l'oppressione di tutti i suoi membri, quale -forzatamente coniugato, quale violentemente monacato, tutti, meno uno, -snaturatamente spogliati. - -Ora, nel secolo decimonono, il codice Albertino conserva fresche -fresche le sue velleità feudali, e fa ancor dell'amore col passato -trapassato. - -In grazia che l'umanità ha un secolo di più, si rassegna ad emancipare -tutti i suoi membri maschi, chè, in quanto ai membri femmine, non c'è -mai premura; ed egli trova d'altronde, che il diritto scritto fa molto -bene d'emanciparsi un po' dal diritto naturale, troppo più democratico -che non comportino certi interessi; per cui: «Trattandosi di -successione paterna, o di altro ascendente paterno maschio, la porzione -di successione che spetterebbe alla femmina, o suoi discendenti, eredi -o non della medesima, _sarà devoluta, a titolo di subingresso_, e -secondo le regole di successione, _ai suoi fratelli germani, o loro -discendenti maschi da maschi_, ove esistano; e in difetto di fratelli -germani o loro discendenti maschi, ai fratelli consanguinei e loro -discendenti maschi da maschi come sopra». - -Il § 944 decreta la stessa disposizione riguardo alla successione -d'un fratello germano e consanguineo, se la donna trovasi qui pure in -concorrenza con maschi, o con loro discendenti maschi da maschi, come -sopra. - -Il § 945 conferma la stessa disposizione riguardo alla successione -materna, esclusa sola la concorrenza dei fratelli consanguinei. - -La donna sorella, è l'elemento sul quale fa, assai generalmente, le -sue prime armi la petulanza virile; e queste disposizioni sembravano -fatte per apporre la legale ratifica a questo comunissimo fatto; ma, -cessato il feudalismo, gli uomini della legge sentono benissimo di non -potere in alcun modo, non che giustificare, neppure spiegare, non fosse -altro, con ragioni di coerenza siffatta ingiustizia. D'altronde la -dottrina del diritto è oggidì abbastanza sentita dalla coscienza delle -masse, perchè si possa più oltre procedere in un ordine di cose ormai -divenuto impossibile. Nè ci riconosciamo noi stessi il diritto di più -oltre insistere su questo proposito, dacché siamo informati, che la -commissione incaricata di rivedere i codici dal Parlamento nazionale, -ha già compreso questo articolo fra quelli, ch'esser debbono oggetto di -riforma. - -Se la pubblica opinione è il movente di questa riforma, lodiamo -altamente il suo tatto politico dei tempi: se è il sentimento di -giustizia, lo lodiamo ancora più. Si ricordi tuttavia il Parlamento -italiano, che queste anticaglie barbariche, ed altre ancora, disparvero -già da tempo dai codici delle nazioni, che dall'Italia ricevettero -la civiltà; e faccia però, che più d'una provincia nel bel paese -ripensando alle teutoniche istituzioni non le rimpianga! - -Ma procediamo innanzi nell'esame delle condizioni della donna maggiore. - -Riguardo alla tutela vi sono titoli di dispensa, titoli di rimozione, -titoli d'esclusione. - -Va senza dire, che i titoli di dispensa, per l'uomo sono gloriosi. -Essi sono, od un privilegio annesso alle regie onorificenze, od -un'impossibilità prodotta dalle grandi cariche dello Stato. Per la -donna non è questione di tutto ciò, dappoichè l'uomo nel suo ingenuo -egoismo, e nella beata convinzione della sua esclusiva eccellenza, non -decreta che a sè stesso titoli e cariche; per cui la cosa è a riguardo -di lei assai più semplificata. - -Il titolo di dispensa per la donna è il suo semplice rifiuto. Notate, -che in questo caso non può essere che la madre od una ascendente. - -Il titolo di rimozione è un nuovo matrimonio, come quello che è sempre -destinato a colpir di paralisi la sua vita morale. - -Il titolo d'esclusione in regola generale è per la donna, l'essere -donna. - -La donna adunque, anche maggiore, è appena riputata capace -d'amministrarsi; benché nel caso di certi atti legali, che la -riguardano tutta sola, come a mo' d'esempio l'atto di donazione fra i -vivi, sia più inceppata assai che l'uomo. Oltre all'esplorazione della -sua libera volontà, per parte del prefetto o del giudice di mandamento, -debbono essere sentiti in proposito due parenti della donante; od in -difetto di quelli, due amici della sua medesima famiglia. Più, delle -donazioni, che non importano l'obbligo d'omologazione, è più ristretto -il numero dei casi per la donna, che non per gli altri cittadini. -Le sue donazioni debbono tutte corredarsi della ratifica legale, non -eccettuate che quelle fatte nella cerchia della famiglia e discendenti, -a titolo di dote od aumento di dote. - -Esclusa, in regola generale, la donna dalla tutela ed anzi tutelata -eternamente ella stessa, non deve meravigliare il vederla esclusa -dal consiglio di famiglia, per cui, anche davanti a questo tribunale -intimo, davanti al quale si agitano gl'interessi più cari al suo cuore, -e dove la voce di una madre, di un'ava, di una sposa e di una sorella -sembra reclamata dalla natura, trovasi la donna annullata dalla legge. - -Non dite più, che la donna è fatta per la famiglia; che nella famiglia -è il suo regno ed il suo impero! Le son queste poetiche iperboli e -vacue declamazioni, come mille altre di simil genere. Ella esiste nella -famiglia, nella città e dovunque in faccia ai pesi ed ai doveri; da -questi all'infuori ella non esiste in nessun luogo. - - * - -Partendo dal principio della assoluta nullità femminile, che la -legge afferma nella prima sua pagina, snaturalizzando la donna, che -sposa uno straniero, lieta si direbbe di trovar plausibile pretesto -a sbarazzarsene, e che sancisce ad ogni articolo che la riguardi, -dovrebbe, ad essere conseguente, non riconoscerle la responsabilità. - -Farà egli bisogno di ricordare al legislatore, che quell'essere è -responsabile che porta nell'azione sua piena intelligenza, perfetta -avvertenza e libera volontà; e che però, quella creatura, alla quale -voi negate la pochissima intelligenza che basta a saper reggersi dietro -la norma de' suoi stessi materiali interessi, tanto più dev'essere -ottusa nelle nozioni tutte astratte e speculative del bene e del male, -del giusto e dell'iniquo? - -In base a questo sillogismo, la cui logica soluzione si presenta -spontanea all'occhio di chiunque, noi saremmo in diritto di credere, -che la donna è riconosciuta incapace di contravvenzione, epperò altresì -di castigo. - -Ma no; la legge che si ispira agli interessi e non ai principii è -condannata per l'ordine fatale delle idee a contraddirsi. - -Leggo nel codice penale, che la donna è dichiarata a 18 anni -perfettamente responsabile di sè stessa, epperò egli più non si crede -in dovere di rivendicarne l'onore. - -Che se nuova, semplice, ignara, come pressoché tutte le giovinette, -delle consacrate immoralità del codice, crede tuttavia alla santità -della parola ed alla inviolabilità del giuramento e si lascia sedurre, -allora la legge, come la plebe romana in faccia ad un cadavere -sanguinoso, che rivela un assassino, domanda tenera e sollecita _s'è -salvato lo poveretto?_ Senza pur sognare della vittima, la legge così -si affretta d'informarsi se la vittima è diciottenne, e trovatala tale -tira un gran fiato, ed accocolandosi ripete soddisfatta, _non è ammessa -la ricerca della paternità_. - -Ma e se la misera giovinetta non trova più pane neppure a prezzo di -penoso lavoro? - -Se pesa sopra di lei una farisaica opinione, che dai codici educata -conosce due morali, una rigida pel debole e pel sedotto, un'altra -dolce e larghissima pel forte e pel provocatore, chi toglierà dalla sua -giovine fronte quell'angoscioso rossore? - -Come potrà, se povera, prender cura del frutto delle sue viscere che se -è dalla legge ripudiato, ê però accolto e benedetto dalla natura? - -Chi? Come? Forse che la legge s'intende a tutto ciò? L'onore? Ma la -legge ha ella mai riconosciuto un onore? Se ne è ella mai preoccupata? - -Mi ricordo ch'ella si è preoccupata delle diffamazioni; ma avreste -voi per avventura la semplicità di credere che i fatti, che tolgono -l'onore, siano tanto gravi e decisivi quanto le parole che l'insidiano? - -La legge si sollecita della proprietà più che della persona, delle -parole più che dei fatti, quando degna occuparsi della donna. - -Ella si trova l'obbligo di tutelare la sua proprietà perchè si tratta -di limitarla, e fa con lei della galanteria perchè voglia rinunciare a' -suoi diritti sulla prole; ma non si trova in obbligo di tutelare la sua -persona oltre i 18 anni, e non crede, per esempio, dovere spingere la -galanteria fino a sottrarla al patibolo. - -Il giudice od il prefetto non le troveranno tanta intelligenza e piena -coscienza di sè, da apporre ad un suo atto la legale sanzione; ma il -rappresentante del pubblico ministero saprà mettere alla luce del sole -così bene il suo ingegno, la sua finezza, la sua perfetta coscienza -nell'azione, la sua piena responsabilità, che si dovrà riconoscere il -suo pieno diritto a vent'anni di reclusione. - -Che importa alla legge di smentire a sè stessa ad ogni pagina, ad ogni -riga? Ella vi si rassegna, perchè già sa filosoficamente, che ella -è questa la sorte fatale d'ogni dispotismo, che, mentre spregia lo -schiavo come nullità, fa ogni sforzo per mantenerlo tale, come partisse -da un criterio diametralmente opposto. - -Ognun sa che la testimonianza dello schiavo negro non pregiudica -il bianco, nè vantaggia sè stesso; ma quella stessa testimonianza, -riputata fallace od imbecille se diretta a danno dell'oppressore ed a -proprio vantaggio, è però creduta veridica ed autorevole se rivolta a -proprio danno o de' suoi compagni di sventura. - -Quando l'ingiustizia mai non venisse con sè stessa in contraddizione, -quando il diritto offeso nel suo principio e nella sua ragione non -manifestasse in ogni sua parte profonda lesione alla logica ed alla -giustizia, noi saressimo tentati di credere che il diritto e la -giustizia non sono verità, che la mente umana delira sulle loro traccie -dietro larve e fantasmi, e che la filosofia non ha per anco escogitato -neppure l'alfa della base necessaria all'organismo sociale. - -Passiamo ora a disaminare le condizioni della donna in faccia ad altre -istituzioni e ad altri diritti. - -Dovunque la troveremo martire, dappertutto la vedremo annichilata od -inferiorizzata; pure, noi lo dichiariamo altamente, a dispetto dei -mille ostacoli e delle cento ingenerose barriere che si elevano fra -lei e la libertà, non disperiamo della sua sorte e portiamo profonda la -fede de' suoi futuri destini. - -Come al popolo, che ha scosso il giogo di secolare oppressione, -guardano ansiose le ancora oppresse nazioni; così i dolori tuttora -spasmodici della misera umanità, le viete sue piaghe incancrenite, -cercano la donna, che veggono lentamente svilupparsi dal funebre -sudario e scostarsene ad una ad una le pieghe, che tali sono per lei -appunto le pagine dei nostri codici. - - - - -LA DONNA NELL'ESCLUSIONE DEL DIRITTO - - - Tutti (gli uomini) hanno la stessa natura - e gli stessi attributi; donde nasce per - tutti l'identità dello stesso fine e degli - stessi doveri. - - TAMBURINI, _Corso di Filosofia Morale_. - -Basato il diritto sulla facoltà, non individuale ma generale alla -natura umana, visto essere il diritto la legittima pretesa d'ogni -essere allo sviluppo delle facoltà proprie del suo tipo, ed a tutte -compiere le funzioni che gli fanno raggiungere il suo fine; io non mi -dilungherò a provare, che la donna, essere umano, non ha un diritto -di meno dell'uomo, finchè non usurperà il sacro nome di diritto il -privilegio. - -Solo dirò, che i giurisperiti tutti, benchè non formulandosi nessuna -base filosofica di diritto, tutti però viddero voler giustizia e -ragione che ad ogni essere umano si estenda il diritto; epperò, -non potendo essi in nessun modo negare alla donna di appartenere -all'umanità, venir poi essi tutti con loro stessi in contraddizione, -ogni qualvolta li veggiamo porre squilibrio fra l'uomo e la donna, e -così la giustizia ferire con una spada a due tagli che, mentre nega -all'uno il diritto, accorda all'altro un privilegio. - -Gli è perciò che, di tutte le accuse portate contro la donna allo scopo -di giustificare il modo iniquo, col quale è dalle leggi trattata, non -essendo dalla natura nè dalla ragione sancite ma dalle sole passioni, -nessuna può regger salda davanti a pochissima osservazione, ed in -faccia alla vera base del diritto. - -Si disse: la donna è incapace. - -Ma non è possibile negare l'intelligenza di molte donne più di -quel che si possa disconoscere l'imbecillità di molti uomini. Ma -sull'intelligenza individuale non è basato il diritto. - -Si disse; la donna è debole. - -Non è possibile negare la forza e la vigoria di molte donne, come è -impossibile negare la gracilità ed il cronicismo di molti uomini. Ma -sulla forza e sulla sanità non è basato il diritto. - -Voi obiettate il genere delle sue funzioni? - -È impossibile dimostrare e provare che la maternità, l'ordine -famigliare, sovente l'insegnamento, il commercio, la produzione -industriale, siano occupazioni meno necessarie e meno nobili, -che quelle dello straccivendolo, dello spazzino, e della livrea -d'anticamera. Ma sulle funzioni non è basato il diritto. - -Forse che la sua speciale organizzazione, che la fa soggetta a crisi e -peripezie, la rende insuscettibile all'esercizio del diritto? - -L'esercizio d'un diritto civile qualunque, non essendo un facchinaggio, -potrà sempre esercitarsi dalla donna sana, meglio assai che dall'uomo -malato, al quale pur tuttavia non si toglie; il che prova che -sull'organizzazione normale non è basato il diritto. - -Ma la sua ignoranza, la rende inetta! - -Non è possibile negare la coltura di molte donne, più che non sia -possibile di disconoscere l'ignoranza di molti uomini. Chi è più colto, -della donna che dirige un istituto d'educazione ed il famiglio che -guida ai pascolo i majali? Ma sulla coltura non è basato il diritto. - -Nè si potrebbe obiettare con maggior fortuna, la protezione che l'uomo -esercita sulla donna, che abbiamo già visto illusoria, e dalla legge -stessa rinnegata ogni qualvolta s'incarica di controllare il marito -e di difendere contro di lui la donna. Non l'alimentazione, perchè -oggidì la donna contribuisce alle spese della famiglia, sia colla sua -dote, sia col suo censo, sia col lavoro personale, sicchè la casa che -abita non è più casa maritale, ma coniugale. — In quanto poi alla donna -maggiore, la questione non ha neppure ragione di posarsi. - -Non il mandato, perchè il mandato che il marito tiene dalla moglie, -secondo il regime comune, è violentato ed imposto dalla legge, il che -gli toglie ogni valore in faccia all'equità. — Anche questa obiezione, -per la donna maggiore, non ha ragion d'essere. - -Non le molteplici cure della famiglia, perchè non sono queste -più assidue che quelle del fabbro che batte dodici ore al giorno -sull'incudine, del ministro che ha gli affari di tutto un regno, del -soldato che è notte e giorno sotto l'incubo d'una severa e minuta -disciplina. - -Per me, come per voi e per tutti, il ballerino vale la ballerina, il -virtuoso la virtuosa, il sarto val la modista; non vedo differenza -fra il merciaio e la merciaia, fra la fantesca che pulisce la casa e -lo spazzino che scopa la strada, fra il bifolco che guida l'aratro e -la contadina che rimonda i grani, fra l'operaio che tesse la tela e -l'operaia che l'ordisce; qual differenza, vedete voi fra questi, di -funzione, di prodotto, di valor personale? Perchè dunque la ballerina, -la virtuosa, la modista, la merciaia, la fantesca, la contadina e -l'operaia aver non possono i diritti che si stimano ragionevolissimi e -competentissimi al ballerino, al virtuoso, al sarto, al merciaio, allo -spazzino, al bifolco ed all'operaio? - -Se sulle funzioni, sul prodotto, sul valor personale fosse basato il -diritto, ancora non potrebbesi, senza inconseguenza ed ingiustizia, -escluderne la donna, che funziona, produce, e rappresenta un valore, -come madre, come industriale, come proprietaria. Ma sopra tutto ciò, -non è, non fu basato il diritto. - -Il diritto è fondato sulla facoltà riconosciuta propria di una data -natura; come tale ogni essere d'ogni specie ha diritti suoi proprii. - -Nell'essere umano, se la facoltà non è sviluppata, ciò non può essere -che per un difetto intrinseco, o per un difetto estrinseco. - -Se il difetto è intrinseco, l'individuo è malato, la sua -insuscettibilità sia organica, sia accidentale, è una anomalia che -nulla toglie al principio del diritto. S'egli non avrà coscienza o -potenza d'esercitare il suo diritto, egli non pur cercherà di farlo. -Così niuno crederebbe doversi spogliare de' suoi diritti civili -l'alienato di mente. Egli non incorre di fatto che nella sospensione -del suo esercizio. - -Od il difetto è estrinseco, e l'individuo è allora vittima del cattivo -mezzo nel quale ha vissuto: dei provvedimenti che la società, o le -persone della natura, o dalla legge delegate, non hanno prese per -svilupparlo. Anche in questo caso, benchè di fatto egli non sappia -esercitarlo, l'anomalia nulla può detrarre al principio generale del -diritto. - -Ora queste riflessioni ci portano naturalmente ad esaminare la donna in -faccia al diritto di educazione e di istruzione, riconosciuto siccome -diritto morale e giuridico. - - * - -Io non dubito punto che, in una società illuminata ed educata al culto -del vero e del giusto, basti gettare in mezzo un problema che soluto -volga in meglio la sorte di pochi o di molti, perchè tosto divenga la -tesi di simpatia per tutte le anime generose, e per voi poi, signore -colte e gentili a cui io parlo, un punto fisso di direzione. - -Ebbene, la tesi ch'io vi pongo a tutti, è l'educazione della donna. - -La donna ha, come essere umano, diritto _morale e giuridico_ di -educazione e di istruzione. - -Più, la proprietà femminile paga imposte al par della virile; ma -siccome lo Stato non ha per lei educazione pubblica, non scuole -tecniche, non ginnasii, non licei, non università; dunque lo Stato è -colpevole, verso la donna, di furto. - -Come proprietaria e contribuente, ha diritto d'equità, ad educazione -assai più solida, ad istruzione assai più larga, che quella non sia che -le è impartita oggidì. - -Ed invero, chi oserebbe asserire che vi sia, al dì che corre, per la -donna un'educazione, quando non si voglia chiamar tale ciò che in fatti -non lo è; voglio dire la reclusione di quattro, sei, otto anni in un -convento, cioè in un mondo artificiato, escendo dal quale non si può -meglio dirsi educato, di quel che possa chiamarsi acclimatizzata una -pianta di papiro in una serra d'Italia? - -Chi oserebbe asserire, che v'abbia oggidì per la donna un'istruzione, -quando non si voglia chiamar tale ciò che in fatto non lo è, che ci -dà, sotto la frase solenne di studii di perfezionamento, poco più che i -vocaboli delle scienze che non si insegnano? - -Le funzioni dello spirito, dipendendo dallo stato normale degli -organi, siccome appunto destinati alla estrinsicazione delle facoltà -spiritiche, ne risulta, che lo sviluppo fisico sia un indispensabile -preliminare e coadiutore allo sviluppo morale ed intellettivo. - -Ora, chi oserebbe asserire, che vi sia per la donna qualche ginnastico -esercizio che ne moderi la pusillanimità; o se non altro aria, moto e -giuochi, tendenti e sufficenti al suo fisico sviluppo nei suoi istituti -e peggio ne' suoi conventi, quando non si voglia chiamar tale ciò -che infetti non lo è; cioè il breve sollazzo, che goder possono le -fanciulle sotto il severo e meticoloso cipiglio monacale? - -Vivendo quasi recluse con poca aria e meno moto, collo spirito non -d'altro pasciuto che di pochi studii mal assortiti, che altro non -sono che un dirozzamento: informate, o meglio sformate ai principii, -perchè la metafisica loro è somministrata a larghe dosi in luogo di -filosofia: allevate nel Buddismo più assai che al cristianesimo od alla -ragione: impossibilitate a farsi un sano criterio per difetto di dati; -per formarsi intellettivamente, moralmente e materialmente, non resta -loro che di dar fine a questo simulacro di educazione, strano impasto -d'elementi impossibili, per cominciarne un'altra, l'educazione del -mondo, l'educazione dell'esperienza, l'educazione dell'osservazione, -l'educazione insomma della natura; che se lasciata a sè stessa, procede -nulla più che a passo di testuggine, ha, se non altro, il vantaggio -ed il merito, di mostrar loro gli uomini, e le cose quali sono, e non -ne falsa il criterio, non ne vincola la ragione, non ne atrofizza il -cuore. - -Qual meraviglia se da siffatta educazione esce la donna incompatibile -colla famiglia; qual meraviglia, se avvezza al nebuloso linguaggio -metafisico, vi fa gli occhioni sui più semplici dettami della -filosofia, e simile ad un cavallo, che tutto adombra, freme e -raccapriccia di ciò che non comprende, e s'atterrisce fin della sua -ragione? - -V'ha poi un altro genere d'educazione per la donna, cioè un altro -estremo peggior del primo, ed al quale accennavo sul principio di -questo lavoro; il quale, tendendo ad informare la donna al culto -dell'opinione, non la educa già, la _adorna_, e la adorna della diafana -superficie di molte, e molto belle cose, ed anzitutto si preoccupa -di darle quei talenti, che la faranno meglio ammirare e piacere. -L'esposizione è ricchissima, ma non è tale se non perchè tutto il -magazzino è sul davanti. Queste donne non sono fatte per loro, sono -fabbricate ad altrui uso e consumo. - -Qual meraviglia se da una siffatta educazione esce la donna vera -nullità e ben tosto demoralizzata; poiché, dopo aver fatto al mondo il -sagrificio delle sue facoltà, ed aver aspettato da lui riverentemente -la cifra del suo valore, qual altro avvilimento, qual'altra -degradazione le è impossibile? - -E nell'una educazione e nell'altra la donna non sa che si voglia -intendere per progresso, per libertà, per diritto, per lavoro, per -associazione, per solidarietà, per principii. - -Assorta collo spirito in un'atmosfera, che non è quella del mondo -reale, inviluppatavi dal misticismo; oppure non amando che sè stessa, -ed idolatrandosi sopra ogni cosa, il mondo avvanza ed ella resta -indietro. Vede ella l'agitarsi di tanti uomini e di tante cose senza -nulla capirvi; ode nelle discussioni frequenti il cozzo di cento idee: -vede nella vita di mille partiti l'urto di contrarii interessi; vede -combattersi sulla faccia della terra una titanica lotta; ma il suo -spirito, incapace perfin di parteggiare, non ne è per nulla curioso; -oppur cocciuta conservatrice vorrebbe risuscitare l'impossibile -passato. - -Ora così non può, non deve camminare la cosa! - -Legislatori, occupatevi della educazione della donna! Non vi ostinate -nella negazione della giustizia! Si consultino le sue attitudini, si -assecondino le sue vocazioni e si applichino. Ella vi ha un _diritto -morale e giuridico_. - -Se l'identità del fine tragge con sè identità di dovere, desso suppone -altresì identità d'attitudini. Ora ciò tutto costituisce un diritto -ingenito ed innegabile, donde un altro diritto, l'applicatone di queste -attitudini educate e sviluppate in funzioni adequate e corrispondenti: -funzioni che null'altro vieta alla donna che il meschino pregiudizio -d'una lunga abitudine d'esclusione, che lei intimidisce dallo -aspirarvi, e l'uomo ritragge e sfiducia dallo affidarle. - -L'intelligenza femminile è un terreno vergine ed inesplorato; peggio, -è terreno sul quale imperversarono mai sempre ingenerosi i venti degli -iracondi interessi, le grandini avvelenate delle satire e dei sarcasmi, -le nebbie fitte ed asfisianti dei religiosi terrori a soffocarvi in -germi, od a mietervi immatura la spontanea vegetazione. - -Ma siccome, in faccia al principio incontrovertibile del diritto, la -donna ha diritto all'istruzione; siccome il suo spirito è vocato a -progredire; siccome la sua intelligenza si è potentemente svegliata in -pochi anni di libera vita; siccome tutti i diritti sono fratelli, e la -donna lo capisce generalmente assai bene; siccome la filosofia reclama -la donna per riceverne coll'impronta del suo genio un po' di possibile -e di concreto, così voi la vedete, spinta da un impulso fatale, -ingombrare infinito numero di istituti e di scuole ansiosa del sapere: -e verrà giorno, in cui ella saprà imporsi, poichè saprà informare -i suoi figli alle cose nuove, e col suo attivo intervento imprimerà -un nuovo impulso alla rivoluzione sociale; poichè ella è sazia delle -antiquate dottrine, delle quali voi vi ostinate a rivestire il suo -spirito, e che voi già da tempo avete per conto vostro rejette; ella -è sazia di fede, e vuole un'po' di ragione, ed alla sua fame più non -bastano le aride bricciole dei vostri banchetti. - -Fate posto alla donna e tutto si rifonderà, e si riformerà meglio assai -di quel che possiate fare voi pochi e rigorosi atleti del pensiero, che -la mente indomita spingete fin nelle nubi, ed ai bassi mortali rimanete -pur sempre incompresi, chè in voi ammirano nulla più che sublimi -utopie. - -Fate posto alla donna, senza di lei l'umanità è incompleta; come spera -ella compiere il suo lavoro? - -Fate posto alla donna, ed il suo arrivo nella vita sociale sarà il -trionfo del diritto, della giustizia e della libertà. - - * - -Per la necessaria influenza, che la legislazione esercita sulla -opinione, i costumi vi si uniformano e creano delle prevenzioni e -dei pregiudizii, che durano imperterriti davanti alla guerra che loro -combattono la ragione ed i fatti. - -Ora, avendo le leggi tutte, quali più, quali meno, inferiorizzata la -donna, questa disistima si estese eziandio alle sue produzioni, benchè -la ragione ed i fatti provino tutti i giorni, che il lavoro della -donna è nobile, è necessario, è perfetto, quando anche non è identico a -quello dell'uomo. - -Questa disistima della produzione femminile fa sì, che la donna debba -starsene per una misera mercede da mane a sera inchiodata ad un lavoro -penoso, non guadagnando talora pur tanto da levarsi la fame. - -E negli stabilimenti d'industria e di speculazione non è ella cosa -convenuta, che la donna debba al par dell'uomo affaticare e produrre -per una mercede assai più scarsa? - -Nè si dica, che la donna ha meno bisogni. In regola generale il lavoro -dev'essere retribuito in ragione del suo intrinseco valore, e non già -in vista del maggior o minor bisogno dell'operaio. Che se amano carità -e filantropia largheggiare nella mercede là dov'è urgente e grave il -bisogno, vuole la più elementare nozione di giustizia, che l'opera sia -retribuita per non meno di quel che vale. - -D'altronde, che cosa significa questo che la donna ha meno bisogni? - -Quando si tratta di darle l'esercizio d'un diritto, allora diventa, -la donna, la creatura dai mille bisogni e dalle molteplici esigenze. -Allora vengono in campo le frequenti malattie, le perpetue lesioni -nervose, le crisi inevitabili, i lunghi squilibri, e si vuol vedere uno -stato morboso e patologico perfin nelle leggi puramente fisiologiche, -che reggono il suo modo d'esistenza, per dimostrarla impotente, non che -a muoversi dal suo scanno, neppure a far atto di presenza ad un atto -legale di nascita o di matrimonio, sprofondata in un seggiolone. - -Ora, questa creatura, che si vuol fragile come una piuma di cigno, -diviene ad un tratto d'una potenza erculea per affaticar tutto giorno -come l'uomo, e meno di lui retribuirsi. - -Eh finiamola di contraddirci, e di porre le prevenzioni nostre al posto -della natura. Il ricco vuole la donna esile, e tenta persuaderle che è -di vetro affinchè, stesa tuttodì su un morbido sofà, punto non pensi a -controllare il governo maritale. L'uomo del popolo persuade alla sua -donna ch'ella è vigorosissima, per vivere egli pure del suo lavoro, -se accade, come spesso, al marito di amar meglio le gozzoviglie che la -fatica. - -A meno che non si vogliano calcolare, come altrettanto minor cifra -di bisogni nella donna, l'ebbrezza alla quale generalmente l'uomo -s'abbandona, ed ella no; il giuoco, vizio che l'uomo generalmente ha, -e che la donna generalmente non ha; le frequenti gozzoviglie, che la -donna operaia non conosce quasi, e nelle quali l'uomo del popolo affoga -spesso il frutto del sudore della settimana, al quale avrebbe la sua -famiglia sacrosanto diritto. - -Ecco i minori bisogni che ha la donna; ma vi sono poi i maggiori, -che tutti si risolvono in economie per il tempo delle malattie, per -la stagione priva di lavoro, per le minute provvidenze della casa, -delle quali il marito non conosce neppure il nome, per le vesti ai -bambini e talvolta ancora il pane a che il padre non pensa, e non è -sgraziatamente troppo raro il caso. - -Oh voi almeno, mie giovani lettrici, per quell'affetto solidale e -fraterno, che deve vincolarvi colle creature del vostro sesso, per quel -sentimento di giustizia, ch'esser dovete prime ad applicare dovunque -è un diritto da rivendicare; oh, non diminuite mai la mercede alla -donna del popolo, che provvede ai vostri agi ed al vostro lusso. Quella -moneta, che voi non sottraete al suo lavoro, in luogo d'accrescere -un balocco più o meno elegante sul vostro tavolo, un fiore più o meno -sfolgorante nelle vostre treccie, che la natura ha già fatte d'oro e -di seta, andrà convertita in pane a saziar la fame d'una mezza dozzina -d'angioletti, e si avvolgerà, tramutata in tepida lana, attorno ai loro -nudi e tremanti corpicini. Non la trovate voi assai meglio impiegata? - -A redimere la donna dalla tirannide di questo ingiusto costume, -non v'ha che l'associazione organizzata su larga scala. Vuolsi -perciò tentare ogni mezzo a persuadere alla donna del popolo, che -l'associazione è moltiplicazione indefinita di potenza, ma che, ad -esser feconda in risultati, non deve arrestarsi ad un mutuo soccorso, -ma devono le contribuzioni delle associate costituire un fondo da -convertirsi in materia prima. - -Questa, lavorata poi dalle associate colla massima perfezione, sarebbe -esposta alla vendita con prezzi più rilevati dei comuni. - -Ciascun membro sarebbe retribuito dalla società secondo il suo lavoro, -e dedotte le spese d'acquisto della materia prima, si procederebbe ad -epoche periodiche ad un'equa distribuzione degli utili. - -È però necessario, che l'associazione si estenda siffattamente in ogni -città e provincia che sia impossibile al compratore il provvedersi quei -dati generi altrove che nel magazzino della società. - -Senza di ciò l'emancipazione industriale della donna operaia resta -affatto raccomandata al sentimento d'equità e di giustizia dell'uomo, -e che cosa sia in diritto d'aspettarsene ella già sa, volgendo uno -sguardo sulla condizione sua in tutti i secoli. - - * - -Oltre la miseria ed il bisogno, altre e peggiori conseguenze porta -con sè la privazione del diritto industriale nella donna, e queste -conseguenze si estendono all'uomo, ed infestano di orride piaghe tutte -le generazioni. - -Già lo dicemmo altrove, la miseria nella donna suona prostituzione. - -Parent-Duchâletet attesta, che sopra tre mila creature perdute in -Parigi, 35 soltanto erano in istato di poter nutrirsi. - -La legge poi, abbandonando alla donna tutte le conseguenze delle -seduzioni, aggiunge anche il suo peso al giogo iniquo che già le -gravita addosso, ed incoraggia l'uomo, che muove talora atroce guerra -alla figlia del popolo. - -Sono manufatturieri che seducono le loro compagne d'industria, sono -proprietarii e direttori di fabbrica che minacciano il rinvio alla -giovine che loro non si abbandona e che, atterrita dal lurido spettro -del digiuno, cede, ed è poi messa alla porta; sono padroni che -scacciano dalle loro case giovinette disonorate, le quali trovano poi -chiuse in faccia tutte le porte e tutti i volti atteggiati a dispregio; -e l'impossibilità di onesta sussistenza le fa pendere dubbiose e -tremanti fra l'infamia ed il suicidio. - -Ed invero, privata la donna del diritto industriale, chiusele davanti -tutte le professioni, ridotta a vivere di poche industrie di infima -retribuzione, ella è completamente alla discrezione di chi possa -fornirle un po' di lavoro. - -Pensa ella bene a siffatta situazione della donna una certa farisaica -virtù che, mentre perdona all'uomo l'uso e l'abuso d'una posizione -ch'egli si è fatta col merito del muscolo, e lo sciopero ch'egli fa nel -vizio delle sostanze e del patrimonio de' suoi figli, pretende poi, che -ogni donna sia una eroina, che si lasci morir di fame anziché cedere -alle esigenze del sempre immacolato provocatore? - -Dio mio! la società ha dessa un po' di quel viscere che si chiama cuore -quando sparge a larghe mani il disprezzo e l'abiezione sulla fanciulla -sedotta? - -Pensa dessa alle lotte tremende col bisogno dall'infelice combattute, -alle vigilie frementi e sconsolate, alle lagrime cocenti che -precedettero il fallo e lo seguirono, alla vergogna che le soffuse -le guancie al solo ricordarlo, eppoi all'abbandono, al disprezzo -prima temuto e poscia subìto, ai lunghi mesi di sofferenza, al frutto -dell'errore a tutto suo carico, se pure non le fu indispensabile lo -strazio d'allontanarsi il figlio di tanti dolori per abbandonarlo alla -carità cittadina? - -Pensa dessa a tutto ciò la società quando, indulgente all'autor primo -di tanti mali, apre talora a festeggiarlo le sue sale dorate ed i suoi -brillanti convegni, e dovunque lo celebra amabile conquistatore? - -Ha dessa un cuore la società quando, disconoscendo nella donna il santo -diritto di vivere del suo lavoro e non della sua persona, satirizza e -chiama il ridicolo sopra uomini generosi che, tutti questi mali vedendo -e deplorando, chieggono ad alta voce che si sottragga la metà del -genere umano alla tirannia dell'altra; e più non si lasci codardamente -la donna inerme bersaglio all'impeto di passioni e d'interessi non -suoi, senz'altra difesa che quella d'un eroismo, che l'uomo, sovente -schiavo incatenato d'ogni depravato istinto, è ben lungi dall'esser in -diritto d'esigere da una creatura di lui già ben assai migliore? - -Ha dessa la società un bricciolo di quel sentimento d'equità e di -giustizia di cui pur mena tanto scalpore, quando, mentre propugna -per l'uomo libertà, e domanda assiduamente attività di commercio, -circolazione di danaro, dilatazione del diritto, e freme e scalpita se -l'ombra sola d'un dispotismo mostra di volerlo ledere in qualche parte; -si fa poi lecito di menar colpi da orbo attraverso alla donna che, dopo -avere con ogni sacrificio ed entusiasmo favoreggiato tutte le libertà, -cerca ora la sua? - -Avendo la donna al par dell'uomo speciali attitudini, ha al par -dell'uomo altresì diritto di svilupparle ed applicarle; questo -c'insegna il principio del diritto ingenito. Vi ha diritto perchè, -avendo diritto al lavoro, in lei sola sta la scelta del suo lavoro: -vi ha diritto perchè praticamente e realmente ella lavora e produce; -e nella industria e nel commercio, e nelle arti e nello insegnamento -ella trovasi già su larga scala, e spiega a quest'ora delle attitudini, -che si avrebbe forse avuto, non ha molto tempo, prurito di negarle. -Vi ha diritto finalmente, perchè la società alla sua volta ha diritto, -che la funzione venga esercitata da chi può meglio; e però, se fra più -concorrenti, una donna mostra maggior idoneità, ella fra tutti vi ha -diritto. - -Le siano dunque aperte le professioni, come già le furono aperte, -benché in troppo angusto confine, le industrie; e trovi la donna -del popolo, pane, e la donna colta, ma disagiata, onesto e decoroso -guadagno. - -Fra le professioni, delle quali la donna sente e reclama con maggior -calore la facoltà di esercizio, trovasi in primo luogo la medicina. - -È tempo veramente, ch'ella respinga assolutamente questa tirannica -inquisizione virile sopra il suo corpo, e si pronunci energicamente -sopra questo perpetuo oltraggio, che si fa al suo pudore. - -La facoltà medica già esercita nell'America del nord dalla donna verso -la donna e verso l'infanzia, dà a quest'ora dei risultati, dei quali -quelle popolazioni si applaudono; e non v'ha ragione perchè si debba -negare in Europa, dove valenti scrittori dell'uno e dell'altro sesso si -sono pronunciati sull'equità e sui vantaggi di questo provvedimento. - - * - -La donna fu ed è sempre considerata come fuor della legge, coll'aiuto -della sua debolezza che si ha ogni studio ed ingegno di esagerare fino -al ridicolo, e coll'opportuna _messa in iscena_ della sua pretesa -incapacità, a smentire la quale sorgono dovunque invano splendidi -fatti. - -Indarno la prosperità di mille case di commercio, di mille stabilimenti -industriali attestano ed affermano i suoi talenti finanziarii ed -amministrativi. - -Indarno le mille e multiformi produzioni del suo spirito fanno fede -della svegliatezza e fecondità del suo ingegno. - -Invano regine e principesse, le cui splendide e recenti gesta non -sono ad alcuno ignote, con saggio governo e con ogni forma di politico -reggimento felicitando i popoli, e prosperando le sorti delle nazioni -loro affidate, fecero e fanno fede dei talenti politici della donna. - -Indarno si odono tuttodì donne del popolo, coi loro schietti -parlari, rivelarsi calde parteggiatrici, e darci della loro politica -intelligenza una misura che non ci aspettavamo. - -L'opinione, o meglio la _prevenzione_ pubblica, alla quale omai non si -può levar taccia di mala fede, si copre gli occhi, si tura le orecchie -e ripete imperterrita: _la donna è incapace_. - -Ora, se si può vincere il pregiudizio, la mala fede non si vince; -ma rimarrà pur sempre vero che, essendo il _diritto_ politico (non -mi fermerò a discutere se con torto o con ragione) fondato sulla -proprietà, ed essendo riconosciuta, affermata, e sopratutto _aggravata_ -la proprietà femminile al par della maschile, la donna è dalla legge -una volta ancora lesa e violentata. - -Non bisognava imporre alla donna una dote per maritarsi, non bisognava -obbligarla al lavoro per mantenersi, non bisognava che ogni Adamo del -secolo decimonono scaricasse addosso alla sua rispettiva Eva metà, e -talora tutto il peso della sua condanna, ed allora si avrebbe potuto -negarle la proprietà, che non può essere che prodotto del lavoro; e -con quella e con questo, a monte i diritti civili, a monte i diritti -industriali, a monte i diritti politici; e la dinastia virile sarebbe -stata felicemente regnante fino alla consumazione dei secoli. - -Questa verità viddero i moderni novatori, epperò gli amici della donna -le dicono, _lavora_; e gli avversari della sua redenzione si sbracciano -a predicarle, ch'ella è di vetro e che arrischia di rompersi, muovendo -un dito. - -Fortunatamente Proudhon, grande nemico della libertà femminile, arrivò -troppo tardi ad avvertire i suoi compagni che il _lavoro è il grande -emancipatore_. - -Gli uomini spostarono volontariamente il primo bottone, bisogna ora -forzatamente spostar tutti gli altri; essi bevvero al calice oppiato -dell'indolenza, bisogna subirne le conseguenze, e bere fino alla -feccia. Essi hanno abdicato il dovere, epperò rinunciato il diritto. - -Oggi la donna è produttrice, proprietaria e contribuente; laonde al -legislatore, che voglia salvar capra e cavoli, e non concedere alla -donna il diritto elettorale, nè l'istruzione, non resta per isdebitarsi -in faccia alla giustizia, che un solo ripiego, levare le contribuzioni -alla proprietà femminile. - -Certi spiriti piccoli, ed incapaci di elevarsi fino agli -incontrastabili principii della giustizia, sorridono di stupida -sorpresa ad ogni idea, che loro giunga d'oltre la angusta cerchia -abituale delle loro menti; ma siccome non è d'obbligo, la Dio grazie, -nè la loro licenza, e tanto meno il loro intervento per rivoluzionare -così nell'ordine delle idee, come in quello dei fatti; così, con -loro buona pace, il movimento emancipatore della donna, che ebbe ad -iniziatori altissime individualità dell'uno e dell'altro sesso, non -potrà assopirsi e neppure arrestarsi, meglio di quel che si possa -por argine al torrente precipitoso ed irrompente del principio delle -nazionalità. - -È il logico corollario delle nuove idee, che si son poste in -circolazione negli umani cervelli; bisogna subirlo. - -D'altronde, l'uomo e la donna non furono mai così perfettamente -d'accordo come oggidì. Nè l'uno nè l'altra credono più a nessun diritto -divino, nè a nessun monarchismo che non sia voluto dal libero suffragio -dei governati. - - - - -IL DA FARSI - - -Poich'ebbi addimostrato che dal dovere nasce il diritto, non essendo -questo che mezzo al compimento di quello, mi correva obbligo di -parlarvi del diritto; epperò vi mostravo di volo le condizioni della -donna in faccia alle istituzioni; e come queste sue condizioni siano -tali da renderla affatto impotente al compimento di quel dovere cui è -missionata; avvegnachè io vi mostrassi la donna non solamente ne' suoi -rapporti cogli individui, ma eziandio coll'umanità; poichè, se da un -lato le incombe gravissimo cômpito, come sposa e come madre, non meno -grave ed indeclinabile, siccome ingenito e ad ogni altro anteriore, le -impone un lavoro la qualità di membro sociale. - -Epperò questo lavoro io vi mostravo, non manipolato da laterali -interessi, non imposto da questa o da quella volontà, non esatto da una -forza qualunque soggiogabile, non manufatto da umane organizzazioni -che si arrogano diritto di distribuire funzioni, come se quello -prima avessero di distribuire attitudini; ma cômpito e dovere che -nasce con voi, con voi cresce e si sviluppa, che prepotentemente vi -s'impone nell'imponente e fatale linguaggio delle vostre facoltà che, -assecondate, vi conducono a benessere ed a perfettibilità; compresse, -vi fanno infelici o demoralizzate. - -Io vi mostravo che la negazione del dovere è la negazione del -diritto, epperò vi eccitavo a riconoscervi quello, per poi chiedere -l'affermazione di questo. - -Io non dubito punto che voi tutte, che mi leggete, abbiate ben compreso -questa verità, che è la molla e la sintesi del meccanismo sociale; -epperò vedo che mi chiedete, ch'io stringa in due parole tutto il da -farsi, onde ottenere i mezzi d'azione, dappoichè vi riconoscete il -dovere di azione, spogliandovi di quella misera impronta di servilismo -e di pusillanimità, che ora deturpa il carattere femminile, scaturita -per lo appunto dalla lunga oppressione subìta, e dalla incoscienza -delle legittime pretese, che ogni essere può, e deve recare innanzi -alla società, e determinandovi energicamente all'esercizio della vostra -attività; laonde mi riassumo. - -Lo Stato nega alla donna l'istruzione, mentre la fa contribuente. - -Il codice le nega la capacità in faccia al diritto, mentre ne afferma -la responsabilità in faccia alla contravvenzione ed alla pena. - -Lo Stato respinge la donna dalla vita politica, mentre ve la fa -concorrere coi sacrificii. - -La legge subalternizza la donna nel matrimonio e le nega la maternità -legittima, mentre la chiama a parte dei pesi domestici e le abbandona -tutte le conseguenze della maternità illegale. - -Più, chiude ogni via alla sua intelligenza e le sbarra la strada ad -ogni professione, disconoscendo così in lei il diritto di lavoro e -d'attività. - -La donna deve dunque protestare contro la sua attuale condizione, -invocare una riforma, e chiedere: - - -I. Che le sia impartita un'istruzione nazionale con larghi programmi. - -II. Che sia parificata agli altri cittadini nella maggiorità. - -III. Che le sia concesso il diritto elettorale, e sia almeno elettore, -se non eleggibile. - -IV. Che l'equilibrio sia ristabilito fra i coniugi. - -V. Che la separazione dei beni nel matrimonio sia diritto comune. - -VI. Che l'adulterio ed il concubinato soggiacciano alle stesse prove -legali ed alle stesse conseguenze. - -VII. Che il marito non possa rappresentare la moglie in nessun atto -legale, senza suo esplicito mandato. - -VIII. Che siano soppressi i rapporti d'obbedienza e di protezione, -siccome ingiusta l'una, illusoria l'altra. - -IX. Che nel caso che la moglie non voglia seguire il marito, ella possa -sottoporre le sue ragioni ad un consiglio di famiglia composto d'ambo i -sessi. - -X. Che il marito non possa alienare le proprie sostanze sia a titolo -oneroso, sia gratuito, nè obbligarle in nessun modo, senza consenso -della moglie, e reciprocamente. — Dacchè il coniuge sciupatore -dev'essere mantenuto dall'altro, è ben giusto che la controlleria sia -reciproca. - -XI. Che la madre sia contutrice, secondo lo vuole diritto naturale. - -XII. Che il padre morendo elegga egli stesso un contutore, e la madre a -sua volta elegga una contutrice ai suoi figli. - -XIII. Che sia ammessa la ricerca della paternità, e soggiaccia alle -prove legali, alle quali soggiace l'adulterio. - -XIV. Che si faccia più severa la legge sulla seduzione, e protegga la -donna fino ai venticinque anni. - -XV. Che sia la donna ammessa alla tutela ed al consiglio di famiglia. - -XVI. Che abbia la tutrice gli stessi diritti del tutore; e, dove -v'abbia discordia, giudichi in prima istanza il consiglio di famiglia, -quindi il tribunale pupillare. - -XVII. Che siano aperte alla donna le professioni e gl'impieghi. - -XVIII. Che possa la donna acquistare diritti di cittadinanza altrimenti -che col matrimonio. - - * - -Se ho ammesse qua e colà delle limitazioni ai diritti competenti ad -ogni cittadino, dichiaro esplicitamente, che non è già perchè io li -sconfessi, rispettivamente alla donna. - -Ho già detto, ch'io credo dovere la donna apporre il suggello del suo -genio sopra tutte le umane istituzioni, che fin qui non si possono che -abusivamente chiamar tali, opera quali sono di una casta appartenente -alla metà dell'uman genere; e non potrassi mai pensare altrimenti, -finchè la specie nostra, come tutte le altre, sarà composta di due -termini. - -Se m'arresto a questo punto, e mi rassegno a queste limitazioni, gli è -perchè, sono queste le riforme, che credo possibili e mature. Cosichè, -pronta a rivendicare domani ogni altro diritto quando vedessi opportuno -di farlo, m'arresto in oggi dove vedo nei pregiudizii generali, e nello -spirito dei tempi ancora bambini all'attuazione delle dottrine del -diritto, segnati i confini della possibile redenzione femminile. - -Ma questo pochissimo è necessario ed urgente. - -Se le nazioni vogliono camminare alla libertà, è duopo, che non -si trattengano in seno terribile ingombro e potente avversario, un -elemento impersuaso e malcontento così numeroso, qual'è il femminile. - -Veda la donna associarsi la sua libertà a tutte l'altre, ed allora ella -profonderà tesori di devozione e d'entusiasmo per la causa generale; -ed è nella speranza e nel desiderio vivissimo, che questa verità sia -compresa dai governanti, ch'io m'accomiato da voi, mie giovani sorelle. - -Giovine io pure, sto spiando con ansio interesse l'apparizione d'ogni -idea, che favoreggi in qualche senso la santa causa della libertà; e -spero di tornarvi a stringer la mano, per congratularci mutuamente del -progresso, che la dottrina del diritto avrà fatto fra gli uomini, ed -anzitutto del bene, che voi avrete fatto all'umanità a giusto compenso -dell'averla dessa in voi riconosciuta ed onorata. - -Gli è in questa ferma fede che depongo la penna inviando, a nome -di tutto il mio sesso, un saluto di simpatia ed un pubblico tributo -di riconoscenza a tutti gl'ingegni dell'uno e dell'altro sesso, che -propugnarono la causa della redenzione femminile colla parola e col -fatto. - -Onore e lode pertanto a voi, Giuseppe Mazzini, Salvatore Morelli, -Ausonio Franchi! Grazie a voi tutti, scrittori della _Ragione_ e della -_Révue Philosophique_! Grazie a voi, Bazard, Enfantin, Léroux, Fourier, -Légouvé, St. Simon, e Fauvety! - -Grazie a voi tutti uomini generosi, che propugnate tutte le libertà -e tutte le redenzioni, elevandovi sopra le meschine ispirazioni degli -interessi; e che colla parola, colla penna o coll'opera, affermate i -diritti della donna! Essa farà tesoro dei vostri nomi, e li tramanderà -ai suoi figli e nepoti circondati di gloria e d'onore! - -Grazie e grazie vivissime a Madama Sand, a Madama d'Hericourt, a Madama -Deroin! Onore alle ceneri di madama Roland! - -Onore a voi tutte, donne del progresso; che, trattando con gloria -le arti e la penna, affermate col fatto l'attitudine e la capacità -femminile! - -Possa il vostro nobile esempio scuotere dall'inerzia la massa -neghittosa, e chiamarle sul volto il rossore dell'aver tollerato in -silenzio una sì lunga servitù. - - - FINE. - - - - -INDICE - - - A MIA MADRE pag. III - ALLE GIOVANI DONNE » V - _La donna e l'opinione_ » 27 - _La donna e la religione_ » 55 - _La donna e la famiglia_ » 83 - _La donna e la società_ » 121 - _La donna e la scienza_ » 145 - _La donna in faccia al diritto_ » 173 - _La donna nell'esclusione del diritto_ » 219 - _Il da farsi_ » 237 - - - - -ERRATA-CORRIGE - - - Pag. 4 lin. 7 dal cuor _del cuor_ - » — » 8 dalla divina _della divina_ - » 6 » 4 dalla nazione _della nazione_ - » 12 » 8 d'una donna _una donna_ - » 14 » 24 inumerosi _i numerosi_ - » — » 26 farà sosta _sarà sorta_ - » 18 » 5 applicaziane _applicazione_ - » 24 » 7 precipusamente _precipuamente_ - » — » 16 condueono _conducono_ - » 25 » 34 ed ogni _ad ogni_ - » 32 » 32 _Dulpamenta_ Pulpamenta - » 34 » 24 Gia Giacomo _Gian Giacomo_ - » 39 » 5 _leus_ Leurs - » — » 13 sérieues _sérieuses_ - » 56 » 13 Fouriere _Fourier_ - » 64 » 13 aggloramento _agglomeramento_ - » 84 » 30 originazia _originaria_ - » 88 » 12 _sequiture ventrm_ sequitur ventrem - » 89 » 8 Canciti _Camiti_ - » — » 14 Nonkahiva _Noukahiva_ - » — » 20 Coango _Loango_ - » 90 » 9 comprono _comprano_ - » 91 » 6 Sechems _Sakemi_ (_Sagamos_) - » — » 22 civilizione _civilizzazione_ - » — » 31 cucinaria _culinaria_ - » — » 34 recatagli _della noia recatagli_ - » 106 » 26 eppo _eppoi_ - » 107 » 19 seriamenta _seriamente_ - » 109 » 2 serbata _serbate_ - » 124 » 7 dracciate _diacciate_ - » 127 » 15 sventuro _sventure_ - » 177 » 18 unità _verità_ - » 185 » 29 donna _donna?_ - » — » 31 Corinti? _Corinti._ - » 188 » 37 fama _forma_ - » 197 » 22 padrigno _patrigno_ - » 210 » 34 dacché dà _dacchè le dà_ - - - - -NOTE: - - -[1] _Ognun sa che Carlo V. non sapeva scrivere neppure il proprio nome, -talché servivasi per firmare d'un sigillo, nel quale l'orefice, _sotto -la direzione d'un ecclesiastico_, avevalo compilato e quindi inciso._ - -[2] Parecchi moderni scrittori, propugnatori della redenzione -della donna, studiarono anche l'influenza delle istituzioni sul suo -carattere, ma le loro idee non sono per anco volgarizzate. - -[3] Mentre la donna riscuote nella cattolica canonizzazione l'onor -degli altari, e nella persona della Vergine Maria è divinizzata -(_Deipara_). St. Pier Damiani scrive esser le donne «Pulpamenta -diaboli, virus mentium, aconita bibentium, gineceæ hostis antiqui, -upupæ, ululæ, sanguisugæ, scorta, prostibula, volutabra porcorum -pinguium, cubilia spirituum immundorum, nymphæ, sirenæ, lamiæ, dianæ, -ecc., ecc.». - -Altri Padri e Dottori, le cui dottrine sono accreditatissime nella -Chiesa, non sono per la donna nè meno idrofobi, nè più galanti. - -[4] Discorso pronunciato dal cav. Luigi Montagnini in occasione -dell'apertura della corte di Cassazione, l'anno 1863. - -[5] Niuno ignora le furiose fazioni che divisero la chiesa in quei -secoli che numerosissime dapprima, si fusero poscia in due denominate -_bleu_ e _verde_. A questo proposito dice De Potter, nella sua _Istoire -du Christianisme et des Eglises Chretiénnes_: «Il fut longtemps -difficile de n'ètre ni néstorien ni eutechien.» Secondo questo -scrittore le fazioni teologiche e le invasioni barbariche furono i -solventi dell'impero Romano. - -[6] Aspasia, Laide, Frine, Glicera sono nomi celebri negli annali della -Grecia, e videro prostrati ai loro piedi i Pericli, i Temistocli, -gli Alessandri e perfino il severo Socrate ed il cinico Diogene. -Le cortigiane erano sacre a Venere e participavano della riverenza -e del culto prestato a quella divinità, e si credeva che le loro -preci fossero presso di lei efficaci. Le cortigiane erano encomiate -dagli scrittori in Atene. Aspasia era l'arbitra della pace e della -guerra; e la statua di Frine si ergeva fra l'effigie di due re. Si -innalzavano loro magnifiche tombe. Celebri sono i due monumenti che -Arpalo fece alzare a Pitionice, sua cortigiana, l'uno in Babilonia e -l'altro nell'Attica; onde così scrive Dicearco: «Chi va in Atene per -la strada d'Eleusi, quando è presso la città tanto da poterne vedere i -templi, trova sulla via un monumento di cui più bello non può vedersi, -nè più grande, nè più magnifico. Egli crederà tosto esser questo il -monumento di Milziade, di Pericle o di Cimone, eretto a spese pubbliche -dalla città. Ma come sappia esser questo consacrato alla cortigiana -Pitionice, qual opinione avrà egli degli Ateniesi?» (AMBROGIO LEVATI. -_Donne Ill._) - -[7] La storia contemporanea ce ne ripete gli esempi. _La Civiltà -Cattolica_ chiamava castigo di Dio la morte di Monsignor Bignami; era -la voce degli interessi; ma quando taluni del popolo lo ripeterono, -allora era la voce della ignoranza. - -[8] Nel XV secolo troviamo stabilite anche in Inghilterra le così dette -_Messe ghiottone_, per cui la voracità e l'ubbriachezza si associarono -alle cerimonie religiose. Queste messe venivano celebrate in onore -della Vergine nel modo seguente: «All'alba del giorno, si univano nella -chiesa gli abitanti della parrocchia, carichi di cibi e bevande d'ogni -specie; finita appena la messa, cominciava il banchetto; il clero ed -i laici vi si abbandonavano con pari ardore; la chiesa si trasformava -in una taverna e diveniva teatro di contese, d'intemperanze e di -ferite. Gli ecclesiastici e gli abitanti delle diverse parrocchie si -disputavano il vanto a chi avrebbe le più splendide _messe ghiottone_, -o a chi consumerebbe maggior copia di cibi e liquori in onor della -Vergine. Allorché i Sinodi Provinciali proscrissero questi scandali -vergognosi, ebbero il dispiacere di sentirsi tacciare di _voler -distruggere la religione_». (MELCHIORRE GIOIA. _Galat._) - -Kotzebne, nell'opera intitolata: _La Confraternita del Corno_, dice: -«Gli abitanti di Strasbourg, uomini e donne, si univano la notte del 29 -agosto nella cattedrale per celebrarvi la dedica di questa chiesa, non -già con preghiere ma con feste e bagordi. Invece di inni si cantavano -canzoni bacchiche. Preti e laici tutti passavano la notte a mangiare e -bere; l'altar maggiore serviva di credenza ed appena vi restava posto -bastante pel prete che diceva la messa, nel mentre che sui gradini -si cantava e si danzava per non dire di più. Gli altri altari erano -egualmente ingombri di bottiglie. Era necessario che ciascheduno -bevesse; e quegli che sopito dai vapori del vino si addormentava -in qualche angolo era svegliato con punture di spille. I Domenicani -che servivano la chiesa, trovando il loro conto in queste orgie, si -guardavano bene dallo screditarle. Solamente nel 1480 un predicatore -intrepido, chiamato Giovanni Geiler, vi si oppose sul pergamo; ma in -onta ai suoi sforzi, questa festa popolare si conservò fino al 1549, in -cui fu totalmente abolita da un Sinodo tenuto a Saverne». - -[9] Ciò accade tutti gli anni alla presenza d'una folla d'Europei, i -quali non hanno mai tentato una parola a favore di quelle infelici. - -[10] Presso gli Schiavati, secondo rapporto d'un missionario, un marito -malcontento della scienza culinaria di sua moglie, la uccise e la -servì a' suoi amici in un banchetto per compensarsi, diceva, con quella -vivanda della noia recatagli dalla sua inabilità per la cucina. - -[11] ROSELLY DE LORGUE. — _La Mort avant l'homme_, pag. 123, 124, 125, -126, 127, 128. - -[12] SALVATORE MORELLI. — _La Donna e la Scienza_, pag. 8, 9, 10 e 11. - -[13] Thòmas nel suo _Essay sur les femmes_, pagina 196, scrive: -«Dans les siècles les plus éclairés on ne pardonnera pas aux femmes -de s'instruire. Le gout des lettres a été regardé comme une sorte de -mésalliance pour les grands ed un pédantisme pour les femmes. Quelques -unes bravèrent ce prejugé, mais on leur en fit un crime.» - -[14] Montesquieu scrive al cap. XVII dello Spirito delle leggi. «Nelle -Indie trovasi altri sommamente pago del governo delle femmine; ed è -quivi stabilito che i maschi non regnino se non vengono da una madre -del sangue medesimo e succedano le fanciulle che hanno madre del -sangue reale. Secondo Smith, trovarsi i popoli d'Africa molto contenti -del governo femminile. Se si aggiunga l'esempio della Moscovia e -dell'Inghilterra si rileverà come riescano esse del pari nel governo -moderato e nel governo dispotico». - -[15] A chi sembrassero oscure quelle parole, _stato combinato_, gioverà -accennare che, l'impronta della scuola Falansteriana è la libertà -individuale basata sulle seguenti nozioni: - -Tutte le nature son buone; esse non si pervertono che funzionando in un -cattivo elemento. - -Nessun individuo rassomigliando perfettamente agli altri, ciascuno -è solo giudice possibile delle proprie attitudini e non deve ricever -leggi che da sè stesso. - -Le attrazioni sono proporzionate ai destini. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate a -pag. 244 (Errata Corrige) sono state riportate nel testo. - -*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA DONNA E I SUOI RAPPORTI -SOCIALI *** - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the -United States without permission and without paying copyright -royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part -of this license, apply to copying and distributing Project -Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm -concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark, -and may not be used if you charge for an eBook, except by following -the terms of the trademark license, including paying royalties for use -of the Project Gutenberg trademark. If you do not charge anything for -copies of this eBook, complying with the trademark license is very -easy. You may use this eBook for nearly any purpose such as creation -of derivative works, reports, performances and research. Project -Gutenberg eBooks may be modified and printed and given away--you may -do practically ANYTHING in the United States with eBooks not protected -by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the trademark -license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all -the terms of this agreement, you must cease using and return or -destroy all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your -possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a -Project Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound -by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the -person or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph -1.E.8. - -1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be -used on or associated in any way with an electronic work by people who -agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few -things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works -even without complying with the full terms of this agreement. See -paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project -Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this -agreement and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm -electronic works. See paragraph 1.E below. - -1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the -Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection -of Project Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual -works in the collection are in the public domain in the United -States. If an individual work is unprotected by copyright law in the -United States and you are located in the United States, we do not -claim a right to prevent you from copying, distributing, performing, -displaying or creating derivative works based on the work as long as -all references to Project Gutenberg are removed. Of course, we hope -that you will support the Project Gutenberg-tm mission of promoting -free access to electronic works by freely sharing Project Gutenberg-tm -works in compliance with the terms of this agreement for keeping the -Project Gutenberg-tm name associated with the work. You can easily -comply with the terms of this agreement by keeping this work in the -same format with its attached full Project Gutenberg-tm License when -you share it without charge with others. - -1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern -what you can do with this work. Copyright laws in most countries are -in a constant state of change. If you are outside the United States, -check the laws of your country in addition to the terms of this -agreement before downloading, copying, displaying, performing, -distributing or creating derivative works based on this work or any -other Project Gutenberg-tm work. The Foundation makes no -representations concerning the copyright status of any work in any -country other than the United States. - -1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg: - -1.E.1. The following sentence, with active links to, or other -immediate access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear -prominently whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work -on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the -phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, -performed, viewed, copied or distributed: - - This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and - most other parts of the world at no cost and with almost no - restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it - under the terms of the Project Gutenberg License included with this - eBook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the - United States, you will have to check the laws of the country where - you are located before using this eBook. - -1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is -derived from texts not protected by U.S. copyright law (does not -contain a notice indicating that it is posted with permission of the -copyright holder), the work can be copied and distributed to anyone in -the United States without paying any fees or charges. If you are -redistributing or providing access to a work with the phrase "Project -Gutenberg" associated with or appearing on the work, you must comply -either with the requirements of paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 or -obtain permission for the use of the work and the Project Gutenberg-tm -trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or 1.E.9. - -1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted -with the permission of the copyright holder, your use and distribution -must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any -additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms -will be linked to the Project Gutenberg-tm License for all works -posted with the permission of the copyright holder found at the -beginning of this work. - -1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm -License terms from this work, or any files containing a part of this -work or any other work associated with Project Gutenberg-tm. - -1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this -electronic work, or any part of this electronic work, without -prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with -active links or immediate access to the full terms of the Project -Gutenberg-tm License. - -1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary, -compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including -any word processing or hypertext form. However, if you provide access -to or distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format -other than "Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official -version posted on the official Project Gutenberg-tm website -(www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or expense -to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a means -of obtaining a copy upon request, of the work in its original "Plain -Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include the -full Project Gutenberg-tm License as specified in paragraph 1.E.1. - -1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying, -performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works -unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9. - -1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing -access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works -provided that: - -* You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from - the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method - you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed - to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he has - agreed to donate royalties under this paragraph to the Project - Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid - within 60 days following each date on which you prepare (or are - legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty - payments should be clearly marked as such and sent to the Project - Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in - Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg - Literary Archive Foundation." - -* You provide a full refund of any money paid by a user who notifies - you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he - does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm - License. You must require such a user to return or destroy all - copies of the works possessed in a physical medium and discontinue - all use of and all access to other copies of Project Gutenberg-tm - works. - -* You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of - any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the - electronic work is discovered and reported to you within 90 days of - receipt of the work. - -* You comply with all other terms of this agreement for free - distribution of Project Gutenberg-tm works. - -1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project -Gutenberg-tm electronic work or group of works on different terms than -are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing -from the Project Gutenberg Literary Archive Foundation, the manager of -the Project Gutenberg-tm trademark. Contact the Foundation as set -forth in Section 3 below. - -1.F. - -1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable -effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread -works not protected by U.S. copyright law in creating the Project -Gutenberg-tm collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm -electronic works, and the medium on which they may be stored, may -contain "Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate -or corrupt data, transcription errors, a copyright or other -intellectual property infringement, a defective or damaged disk or -other medium, a computer virus, or computer codes that damage or -cannot be read by your equipment. - -1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right -of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project -Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project -Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all -liability to you for damages, costs and expenses, including legal -fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT -LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE -PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE -TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE -LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR -INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH -DAMAGE. - -1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a -defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can -receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a -written explanation to the person you received the work from. If you -received the work on a physical medium, you must return the medium -with your written explanation. The person or entity that provided you -with the defective work may elect to provide a replacement copy in -lieu of a refund. If you received the work electronically, the person -or entity providing it to you may choose to give you a second -opportunity to receive the work electronically in lieu of a refund. If -the second copy is also defective, you may demand a refund in writing -without further opportunities to fix the problem. - -1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth -in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO -OTHER WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT -LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE. - -1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied -warranties or the exclusion or limitation of certain types of -damages. If any disclaimer or limitation set forth in this agreement -violates the law of the state applicable to this agreement, the -agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or -limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or -unenforceability of any provision of this agreement shall not void the -remaining provisions. - -1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the -trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone -providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in -accordance with this agreement, and any volunteers associated with the -production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm -electronic works, harmless from all liability, costs and expenses, -including legal fees, that arise directly or indirectly from any of -the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this -or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or -additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any -Defect you cause. - -Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm - -Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's -goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg-tm and future -generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see -Sections 3 and 4 and the Foundation information page at -www.gutenberg.org - -Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's business office is located at 809 North 1500 West, -Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up -to date contact information can be found at the Foundation's website -and official page at www.gutenberg.org/contact - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without -widespread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine-readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. We do not solicit donations in locations -where we have not received written confirmation of compliance. To SEND -DONATIONS or determine the status of compliance for any particular -state visit www.gutenberg.org/donate - -While we cannot and do not solicit contributions from states where we -have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition -against accepting unsolicited donations from donors in such states who -approach us with offers to donate. - -International donations are gratefully accepted, but we cannot make -any statements concerning tax treatment of donations received from -outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. - -Please check the Project Gutenberg web pages for current donation -methods and addresses. Donations are accepted in a number of other -ways including checks, online payments and credit card donations. To -donate, please visit: www.gutenberg.org/donate - -Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works - -Professor Michael S. Hart was the originator of the Project -Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of -volunteer support. - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. - -Most people start at our website which has the main PG search -facility: www.gutenberg.org - -This website includes information about Project Gutenberg-tm, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. |
