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-The Project Gutenberg eBook of La donna e i suoi rapporti sociali, by Anna
-Maria Mozzoni
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
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-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
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-using this eBook.
-
-Title: La donna e i suoi rapporti sociali
-
-Author: Anna Maria Mozzoni
-
-Release Date: March 21, 2021 [eBook #64899]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
- http://www.pgdp.net (This file was produced from images made
- available by The Internet Archive)
-
-*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA DONNA E I SUOI RAPPORTI
-SOCIALI ***
-
- LA DONNA
- E
- I SUOI RAPPORTI SOCIALI
-
-
- DI
- A. MARIA MOZZONI
-
-
- IN OCCASIONE DELLA REVISIONE
- DEL CODICE CIVILE ITALIANO
-
- PROPRIETÀ DELL'AUTRICE
-
-
-
- MILANO, SETTEMBRE MDCCCLXIV
-
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-
- _L'Autrice, avendo adempiuto alle vigenti prescrizioni, intende
- godere dei diritti di proprietà letteraria sanciti dalle leggi del
- regno d'Italia, non solamente nell'interno, ma anche a norma
- dei trattati internazionali._
-
- Tip. Sociale, diretta da G. Ferrari
-
-
-
-
-A mia Madre
-
-
-Mentre i miei deboli sforzi dirigo all'utile della femminil gioventù
-e, tracciando alla donna i suoi doveri, e rivendicando i suoi diritti,
-tento sollevarla all'altezza della missione, alla quale Dio e la natura
-la sortivano adornandola d'intelligenza e di sentimento, io non posso
-porre in migliore accordo coll'argomento la mia mente ed il mio cuore
-che a Te consacrando questa mia fatica.
-
-A Te, che al venerando e santo carattere materno sì degnamente rendi
-l'onore, che ne ricevi; a Te, che il comun pregiudizio non dividesti
-che alla donna interdice il libero pensiero; a Te, che vita mi desti,
-latte ed insegnamento, questa mia dedica è tutt'insieme debito ed
-omaggio.
-
-Da tutt'altri implorerei indulgenza e generosa venia alle molte
-imperfezioni del mio lavoro; ma del cuor di madre è colpa dubitare, non
-altrimenti che della divina illimitata bontà; laonde aspetto nel Tuo
-aggradimento l'ampia mercede al mio buon volere.
-
- _L'affezionatissimma tua Figlia_
-
- _A. MARIA._
-
-
-
-
-Alle Giovani Donne
-
-
-_La revisione del Codice Civile italiano per opera del Parlamento
-nazionale mi poneva fra le mani un argomento — La donna, per vieto
-costume esclusa dai consigli delle nazioni, ha sempre subito la legge
-senza concorrere a farla, ha sempre colla sua proprietà e col suo
-lavoro contribuito alla pubblica bisogna, e sempre senza compenso._
-
-_Per lei le imposte, ma non per lei l'istruzione; per lei i sacrificii,
-ma non per lei gl'impieghi; per lei la severa virtù, ma non per lei
-gli onori; per lei la concorrenza alle spese nella famiglia, ma non
-per lei neppur il possesso di sè medesima; per lei la capacità che la
-fa punire, ma non per lei la capacità che la fa indipendente; forte
-abbastanza per essere oppressa sotto un cumulo di penosi doveri,
-abbastanza debole per non poter reggersi da sè stessa._
-
-_Ora, se la donna è impossibilitata dalle vigenti istituzioni a
-rivendicare il suo diritto in quel parlamento che, in qualità di
-rappresentanza nazionale, tutta dovrebbe rappresentar la nazione
-ne' suoi indispensabili e reali elementi, essa tenta almeno di farlo
-per quella via che non le può essere preclusa, per quella cioè della
-stampa; e possa la sua voce, che chiede _uguaglianza vera di tutti
-i cittadini innanzi alla legge_, esser raccolta colà dove il solenne
-mandato della nazione impone ogni equità e ogni giustizia._
-
-_Strappare all'oscurantismo uno de' suoi più poderosi elementi,
-generalizzare l'istruzione donde un potente incremento alle libere
-istituzioni, creare un nuovo impulso alle scienze ed alle arti,
-duplicare le forze della nazione duplicando il numero de' suoi
-cittadini e raccogliendo tutti gl'interessi nel raggiungimento di un
-unico scopo, crearsi fama di illuminato e generoso sopra ogni popolo
-civile, ecco i vantaggi che debbono naturalmente scaturire dalla
-redenzione della donna nella nostra Italia._
-
-_Se non che prevedo l'obiezione, che mi può esser fatta anche da
-qualche amico generoso della redenzione femminile; che cioè in mano
-all'ignorante ed al pregiudicato potrebbe assai facilmente servire il
-diritto ad uccidere il diritto; che pur troppo al dì che corre, subendo
-la donna le antiche influenze, e nè potendo d'un tratto diradarsi
-dinnanzi gli occhi la fitta tenebrìa di sessanta secoli, essa finirebbe
-o per non comprendere il suo diritto e trascurarlo o, che peggio è,
-per mal applicarlo, non altrimenti che un coltello, utilissimo arnese
-in mano al savio ed all'adulto, si fa pericoloso e funesto fra mani al
-bambino od al mentecatto._
-
-_Nulla di più vero, e di più giusto in verità, che siffatto timore;
-laonde ciò considerando risolsi di rivolgere a voi, giovani donne, il
-mio libro, e parlare a voi dei vostri doveri prima, poscia dei vostri
-diritti, nè passerò a parlar di questi, se non quando mi lusingherò di
-avervi a sufficienza provato che il diritto sul dovere si fonda, non
-altro quello essendo che lo strumento col quale questo si compie._
-
-_Ognun vede e sa, che potente ed efficace si è destato il bisogno
-d'istruzione nella donna in questo quinquennio di libera vita. Ognun
-vide l'entusiasmo che la donna italiana portò nel patrio risorgimento,
-la devozione sua agli interessi nazionali, i sacrificii che lieta compì
-sull'altare dei patrii bisogni._
-
-_Se ciò tutto non rivela massima intelligenza della pubblica cosa;
-se l'avere scossa l'inconscia pace dell'ignoranza; se il suo caldo
-parteggiare per cose, per individui o per principii, non prova
-ampiamente in lei sazietà della vieta apatia, e bisogno supremo di
-nuova vita, di più libera atmosfera e di più ampio orizzonte; se ciò
-non è, dico, allora noi assistiamo ad un fenomeno che non ha ragione
-d'essere, epperò non possibile soluzione._
-
-_Negare alla donna una completa riforma nella sua educazione, negarle
-più ampii confini alla istruzione, negarle un lavoro, negarle una
-esistenza nella città, una vita nella nazione, una importanza nella
-opinione non è ormai più cosa possibile; e gli interessi ostili al suo
-risorgimento potranno bensì ritardarlo con una lotta ingenerosa, ma non
-mai impedirlo._
-
-_Ma ogni ragione e l'esperienza di tutti i secoli prova che
-l'iniziativa d'ogni redenzione incombe all'oppresso medesimo; epperò è
-duopo, studii la donna il suo terreno, e sciolgasi prima ad un tratto
-da ogni influenza che tenti piegarla e formarla ad interessi non suoi;
-ed ecco ragion per cui io tento riscattarla dai vieti principii d'una
-morale relativa per sostituirvi una morale assoluta, che non già sè
-stessa, ma le sole forme sue modifica in faccia ai rapporti._
-
-_E tanto più credo doversi la donna formare ai severi principii
-dell'etica, in quanto che, per la natura delle nostre istituzioni, ella
-è costretta sottoscrivere a tutte le dottrine, leggi ed opinioni che
-vengano dall'uomo esposte, promulgate o diffuse, le siano, o no, utili
-e giovevoli; laonde a riscattarla da siffatta servitù dello spirito,
-nulla vidi di meglio a farsi, che convincerla della sua morale potenza,
-dell'altissimo fine cui è missionata, dei doveri e dei diritti che le
-creano d'intorno i molteplici rapporti._
-
-_Se non che, nello imprendere questo lavoro, nel caricar le spalle
-di questo arduo incarico, sentomi travagliare da mortal peritanza; e
-come queste incertezze valermi possono compatimento ed indulgenza appo
-le gentili creature a cui la mia fatica è consacrata, voglio tutte
-porle in luce e vantaggiare così la posizione mia nei cuori vostri, o
-leggitrici, mostrandovi le difficoltà incontrate nel cammino che, in
-vista d'un possibile utile vostro, mi son incuorata a percorrere._
-
-_Le leggi della morale scritte nei cuori nostri, e dalla ragione
-ogni dì più potentemente affermate e convalidate, stanno. E stanno
-indeclinabili, eterne, inconcusse in onta agli interessi, malgrado la
-debolezza, a dispetto delle passioni; e verso quelle s'indirizza ogni
-filosofia, che si proponga l'uomo e l'umanità guidare alla possibile
-perfettibilità. E della morale scrissero con ogni tema e con ogni
-forma migliaia di scrittori, e le sue leggi svolsero in ogni modo, ora
-con piana e facile allocuzione per l'età adolescente, ora con sublime
-potenza di raziocinio, e vastità di concetto, furono fatte argomento
-alle profonde investigazioni della filosofia._
-
-_Mi si apriva adunque dinanzi un terreno ben battuto ed investigato
-da fini osservatori, e da valentissime penne trattato; e certo fatica
-molta non valeva di lavorare per aggiungere il peggio al meglio; e
-quand'anco non una misera intelligenza siccome la mia, ma un altissimo
-intelletto si fosse l'impegno assunto di percorrere di nuovo quella
-via, sarebbe pur sempre stato a mio credere superfluo lo ripetere ciò,
-che già in mille guise fu detto, lo illustrare ciò, che è già sì ricco
-d'illustrazione, e discutere di ciò, che tutte le opinioni già trova
-unanimi e concordi._
-
-_D'altronde l'occhio a voi rivolgendo, lettrici mie, trovavo quantità
-di scrittori, che a voi consacrarono le penne ed i temi, e voi fecero
-argomento e le vostre doti, e la potenza vostra, e perfino le vostre
-fralezze, a lavori d'ogni genere, d'ogni forma, d'ogni portata; così
-che sarebbe impossibile darvi encomii più lusinghieri, e biasimi più
-indiscreti, nè mostrar di voi maggiore stima, nè di peggior dispregio
-caricarvi; e neppure alcun chè di nuovo insegnarvi; poi che da oratori
-d'ogni colore e pensamento vi si diresse la parola e l'insegnamento._
-
-_E chi vi volle educate a passività assoluta e v'insegnò dover essere
-voi siccome cencio pieghevole, oggetto da strappazzo nelle mani di chi
-poteva e sapeva imporvi ogni sua voglia; e chi cinte di ferro il seno,
-e il volto ascoso dalla robusta celata d!un elmetto, vi cantò valorose
-nella lotta ed intrepide nel periglio; e chi, raccolte in lungo e fitto
-velo, inaccessibili a sguardo mortale, vi collocò fra il vestibolo e
-l'altare e, fra i vaporosi labirinti del misticismo, la perfezione vi
-additò nell'oblio di tutto e di tutti; e chi, dalla potenza dei vostri
-vezzi soggiogato, proclamò essere il fine della vostra mortale carriera
-la terra adornare e rallegrare col raggio della vostra bellezza, e la
-soavità del vostro sorriso, ed educate perciò vi vorrebbe a far somma
-stima di quella e ad avervi facile questo._
-
-_Ora, dove insuperabile difficoltà credeami incontrare fu là appunto
-dove m'ebbi lo intelletto illuminato ed addirizzato. Il cuor si solleva
-involontario alla vista del sommo egoismo, che la maggior parte informa
-di quei volumi, e l'ingiusta giudizio, che ovunque pesa sulla donna
-che, biasimata od encomiata, è insultata sempre, dacché come essere
-relativo è ovunque considerata, e non mai siccome portante in sè stessa
-lo intrinseco valore dall'intelligenza e dal sentimento costituito,
-indipendentemente dal sembrar dessa, o no, amabile e bella, dall'essere
-ella, o non essere, oggetto di delirii o d'entusiasmi._
-
-_Meditando meco stessa su cotal pregiudizio, attesi anzi tutto ad
-imporre silenzio alle passioni e ad esaminare freddamente, se per
-avventura, abbenchè falso, potesse alla donna tornar utile cotale
-opinione, e se da senno, dal curvar ella docile il collo al giogo
-di codesti esorbitanti giudizii, ne uscirebbe dessa più svilluppata
-d'intelletto, più solidamente informata a virtù, più potente nella sua
-influenza. Che se cotali conseguenze veduto avessi scaturire da quelle
-sconsolanti premesse, piegato avrei il capo riverente sotto la legge
-sovrana, che ci comanda il bene ad ogni costo._
-
-_Ma tale non fu lo risultato delle mie disquisizioni, e spontaneo sorse
-il desiderio di combattere quei sistemi e di collocare la donna, non
-più nel posto assegnatole dagli interessi e dalle passioni altrui, ma
-sibbene in quello dovuto, secondo giustizia, all'importanza dei mezzi
-di cui dispone, e della missione di cui natura e provvidenza l'hanno
-incaricata._
-
-_Ma aborrendo per natura dalla polemica pura che le passioni solleva
-e poco giova all'argomento; convinta che, più col fatto che colla
-parola si trionfa dei secolari pregiudizii se, come questo, basati su
-numerosi e forti interessi; desiderosa prima, e sovra tutto, d'esservi
-utile, persuasa che il conquisto del bene esige sforzo e violenza,
-ammaestrata dalla storia, che diritto ed importanza mai non si
-concedono gratuitamente, ma fa d'uopo conquistarseli; io mi rivolsi a
-voi, onde incoraggiarvi a tentare l'impresa; onde esortarvi a chiarire
-coi fatti quanto s'ingannino coloro, che bassamente di voi pensarono,
-che vi credettero incapaci di applicare lo innato ingegno a studii
-utili e severi, che crearono per voi una morale relativa, la quale
-vi pieghi ad interessi speciali, che non altro sembrano vedere in voi
-d'amabile se non ciò che non è vostro ma dono gratuito della natura,
-che di niuna influenza vi credono potenti oltre quella che sui ciechi
-istinti si fonda; dottrine queste che non è duopo mostrarvi come al
-nulla vi riducano quando, per fatto di natura matrigna, o d'età, o di
-circostanze, cessate d'essere oggetto di passione e di simpatia._
-
-_E tanto basti per chiarirvi il punto mio di partenza — Il mio lavoro,
-siccome diretto all'utile vostro materiale e morale, e tendendo
-ad affermare il vostro individualismo, era d'uopo cominciasse per
-mostrarvi quali siete e non attraverso alte lenti della opinione._
-
-_Dalle leggi eterne della morale all'infuori non v'ha arbitrato che
-pesi sulle umane azioni, il quale non sia continuamente modificato da
-circostanze di luogo, di tempo, di condizione e di persona, e capovolto
-affatto talora dai progressi della civiltà e dell'intelligenza. Un
-secolo fa, l'immortale Molière, colle sue _Preziose Ridicole,_ faceva
-argomento al sarcasmo la dottrina femminile; ed il pubblico francese
-applaudiva freneticamente all'autore, all'opera, all'argomento; in
-oggi l'istruzione femminile ha avvanzato. Sovente la donna dirige al
-pubblico la parola, ed è volentieri sentita e spesso lodata — Ecco
-l'opinione._
-
-_È evidente che talune dovettero per prime affrontarla, ma siccome
-desse non gettavano il guanto che al pregiudizio, questo dovette pur
-far posto alla ragione._
-
-_Negli scorsi secoli, in cui i più rinomati cavalieri spregiavano le
-lettere siccome studii imbelli e plebei[1] e si recavano a sommo vanto
-la incapacità di scrivere il nome proprio, una donna qualunque, del
-nostro secolo, sarebbe apparsa un mostro d'erudizione; e mentre agli
-uomini di quei tempi sarebbe stata intollerabile, per troppa dottrina,
-una donna ignorante de' tempi nostri, gli uomini attuali non son certo,
-per quel che mi sembri, molto incomodati bench'ella sappia qualche cosa
-di più._
-
-_Dalle modificazioni che subisce la opinione pubblica, siccome in
-questa in tutte cose, ne inferisco necessità di avviare la donna a
-criterii men relativi, onde dall'oggi al domani ella non si trovi
-incompatibile colle nuove forme, che la civiltà impone alla morale._
-
-_E dico _forme_, poiché se Gallo Sulpizio, ai tempi della romana
-repubblica, potè dividersi dalla sposa perchè comparsa in pubblico
-senza velo, il chè sembrò allora un insulto alla verecondia, questo
-fatto, nè poco tempo dopo sembrò tale in Roma stessa, nè sembrerebbe
-oggi alla pubblica coscienza; e se Egnazio Mecennio uccise sua moglie
-sull'istante per averla vista ber vino (contravvenendo alla legge di
-Romolo che lo vietava alla donna), eppure nè i giudici né la opinione
-non gli fecero di simile esorbitanza nessun delitto, sarebbe in oggi
-una bizzarra eccentricità chi pretendesse sconvenire alla donna l'uso
-del vino; come rimarrà a perpetuità immorale e deplorevole spettacolo
-sì nell'uomo che nella donna la ebbrezza, che però in altri tempi fu
-alzata al grado di sacro rito e si procurò ad onorare la divinità
-(testimonio le romane Baccanti e le greche Menadi) e non la pagana
-solo, ma la cristiana altresì._
-
-_Informata la donna agli assiomi della morale, ed avvezza a scernere
-con sicurezza fra il bene ed il male, fra la forma e l'ente, fra i
-consigli sussurratigli all'orecchio dagli interessi e dalle passioni,
-ed i precetti intransigibili del dovere, fra le più o meno logiche
-esigenze dell'opinione, e l'incrollabile coscienza dei principii,
-ella non sarà più facile pesca all'amo delle seduzioni, che amano
-nell'attuale civiltà (che ha bandito la brutale violenza) porsi in
-aguato dietro speciose dottrine, ed avvilupparsi fra i facili argomenti
-d'una relativa e compiacente morale._
-
-_Ed ecco in qual modo, sollevando la donna dall'opinione, intendo
-avviarla alla morale._
-
-_La religione fu sempre e dovunque potentissimo mezzo a dominare
-la donna, e sta bene; ma io vorrei che questo sentimento, ch'è in
-lei tanto sentito e dominante, non in mano altrui fosse, ma in sua
-mano; non diretto a farla schiava perpetua dell'altrui avviso, epperò
-dell'interesse altrui talora cieco strumento, ma sollievo le fosse e
-guida attraverso i delirii dell'umana mente e gli errori d'una peranco
-non adulta filosofia._
-
-_Gli è in vista di ciò che, partendo io dalla semplice ragione
-religiosa ad appagamento dello intelletto (dacché voi a qualunque culto
-apparteniate siete in possesso delle religiose dottrine), più che della
-teoria, della pratica applicazione mi sollecito di questo nobilissimo
-fra i sentimenti dell'anima umana. Laonde non sopìto e latente
-vorrei rimanesse in voi, oppure sterilmente espresso con atti esterni
-convenzionali che, per quanto moltiplicantisi, poco costano all'uomo,
-e meno onorano Iddio, siccome quelli che il loro pregio in sè stessi
-non recano, ma portarvi debbano alla virtù, all'amore universale,
-all'operosità._
-
-_Considerando quindi la donna nella famiglia, e vedendovela ricca e
-forte di una potenza, che ha la sua segreta ragione nei cuori stessi
-di quelli che la circondano, eppure vedendo questa stessa potenza
-rinnegata dalle istituzioni, paralizzata dagli interessi, soffocata
-dallo abuso del muscolo, e dalla donna stessa sconosciuta e deprezzata
-per l'inscienza deplorevole del proprio valore, mi sorge spontaneo
-il voto, ch'ella si desti finalmente al sentimento dei propri mezzi,
-ed alla loro doverosa e lata applicazione. — Madre, vede passarsi
-fra le mani tutte le generazioni, sulle quali tutte ella possiede lo
-irrepugnabile vantaggio della prima educazione. Incalcolabili sono le
-conseguenze di questo fatto! l'uomo non giunge che assai difficilmente
-a sbarazzarsi dalle impressioni della prima infanzia. In quella
-età non sono già idee che si accatastano sopra idee, ma sensazioni
-che si aggiungono a sensazioni, cosichè le prime nozioni della vita
-possono chiamarsi vere _incisioni_, mentre i numerosi concetti, che
-attraversano la mente adulta, non sono che _panorami_. Da ciò ne deriva
-che, quando la donna sarà sorta alla coscienza di sè, e saprà e vorrà
-applicare lo immensurabile potere del materno ascendente, e l'arte avrà
-appresa dello educare, le generazioni saranno quali essa le vorrà._
-
-_Nè meno potente è la donna sposa, quando le nuziali tede accese
-vengano dallo amore, massima potenza che abolisce e sopprime di fatto
-tutte le tirannidi escogitate dagli interessi, appoggiate dalle leggi,
-applicate dalla forza, e sottoscritte dalla debolezza, delle quali
-fu ed è dovunque e sempre, dal più al meno vittima la donna moglie.
-Non è che sotto la influenza dello amore, che risorgono i diritti
-della natura, e l'eguaglianza è ristabilita fra due esseri ambo
-d'intelligenza dotati e di sentimento, l'uno all'altro necessarii,
-l'un l'altro attraentisi. Epperò ogni interesse della donna, vuole,
-che fin quando i coniugali nodi retti non siano da più equi patti
-che quelli non sono dalle istituzioni nostre prescritti, ella non
-accetti che l'amore a mediatore del fatale contratto, senza di che,
-legata a perpetua servitù, sarà astretta a maledire ogni giorno le
-importabili catene. Che se l'amore avuto avrà pronubo al nodo, oh
-allora! non abbisogna di nessuna dottrina, di niun insegnamento. Egli
-solo ammaestra, egli rivela, egli compisce. Egli dona lo intuito dei
-secreti dell'altro, egli indovina ciò che sarà gradito, egli affronta
-il dolore, non paventa il sagrificio, non conosce querela, non ama
-il garrito, detesta la tirannia, e come fuoco sacro, che di continuo
-lavoro si nutre, abborre la inedia, ed all'utile, al meglio, alla
-felicità dell'oggetto suo, assiduamente si impiega._
-
-_Ottenuto il frutto dell'amore, tutta la morale vitalità della donna si
-riversi su quello, seguendo i procedimenti della natura, che quel mezzo
-a cotal fine preponeva._
-
-_Questo è il suo maggior campo d'azione, è questa la grave ed ardua
-missione sventuratamente finora sì sovente incompiuta, perchè argomento
-di serie meditazioni, d'assidue cure, d'eroiche abnegazioni, cose tutte
-però che, per quanto difficili, non sono altrimenti superiori alla sua
-potenza; tanto più s'ella voglia persuadersi, essere lo suo intelletto
-capace di molti lumi siccome il suo cuore sede di molto affetto._
-
-_E mi giunge opportuno lo dimostrare, come il solo istinto materno,
-se per avventura sia sufficiente provvidenza alle fisiche esigenze
-dell'uomo animale, certo è impotente a creare ed informare l'uomo
-morale, ed abbisognar perciò la madre di coltura e sapere a ben fare la
-prima educazione._
-
-_Ed eccomi perciò a considerar la donna in faccia alla scienza; a
-provarle come i fatti la dimostrano atta a coltivarla, di quanto essa
-aumenti il suo morale valore, di qual felice emulazione la femminile
-coltura faccia punto il viril sesso con sempre maggiore incremento
-di civiltà; di quanta maggiore autorità si circondi il carattere
-materno, se allo affetto, che ispira, aggiunga riverenza e stima del
-solido intelletto; di quanta maggiore efficacia sulla prole siano
-ammaestramenti che, non di tradizionale meccanismo, ma di profonda
-sapienza si recano la impronta._
-
-_Ma la donna, costituita qual'è di vivace intelligenza e d'indole
-diffusiva, non ha esaurita nella cerchia angusta delle domestiche
-pareti la sua morale vitalità; epperò là non finiscono i suoi doveri._
-
-_Ovunque, con altrui vantaggio e proprio, applicare può le sue nobili
-facoltà l'essere morale, là egli trova tracciato un dovere. La inerzia
-dello spirito non è ammissibile; e sarà sempre sventura forzata, se
-volontaria, delitto._
-
-_Epperò eccomi ad indagare quale lavoro alla donna incomba in faccia
-alla società ad esserle utile elemento, e ad affermare in faccia
-a quella la sua importanza colla potenza del suo intervento, nello
-edificio civilizzatore elaborato dai collettivi conati delle masse
-unitarie._
-
-_Aborrente da tutti gli estremi, ma imbevuta delle idee del mio secolo,
-che considerando nella donna la potente individualità, deve ad essere
-conseguente educarla ad occupare un posto più dignitoso che quello non
-sia da lei occupato fino ad oggi; credente fermamente che l'educazione
-e coltura della donna sia problema vitale per lei e per tutta quanta
-l'umanità; convinta che la donna, risollevata alla coscienza della
-sua nobilissima natura e dandosi pena di frugarsi in fondo al cuore,
-deve scoprirvi dei tesori d'amore, di persuasiva, di commiserazione,
-tutta una vita morale insomma non avvertita ancora, ed inesplorata;
-persuasa intimamente essere dover suo destarsi alla voce dell'umanità
-che la chiama, siccome potentissimo elemento, ad impiegarsi nel suo
-fatale lavoro, io mi rivolgo alla femminil gioventù e le predico
-incessantemente; no, non ti è lecito trascorrere oziando la vita alle
-feste, ai passeggi, in mezzo a mille bagatelle indegne di sciupar le
-ore d'un'anima intelligente, mentre tanto lavoro ferve intorno a te;
-no, non ti è lecito aggirarti smaniosa in cerca del riso e della gioia
-ad ogni costo, mentre la martoriata umanità si travaglia in un'angoscia
-intestina, e lagrime e sangue versa da mille pupille e da mille
-ferite, per l'egoismo dei pochi e l'ignoranza dei molti; no, non ti è
-lecito trarti in disparte, oziosa spettatrice degli affannosi conati
-dell'umanità verso il bene; che se il tuo dovere non senti, allora
-sentir dovrai le ineluttabili conseguenze del non averlo compiuto.
-Indarno cercherai la stima e l'affermazione della tua personalità,
-indarno tenterai rivendicare il naturale diritto e scuotere il giogo
-che ti grava ingeneroso il debole collo; tu stessa avrai affermata la
-tua impotenza morale, la intellettiva fragilità, la pusillanime natura,
-epperò la necessaria tutela, e la eterna servitù._
-
-_Oh si desti la donna al sentimento della propria missione, alla fede
-degli umani destini! dopo sessanta secoli di assenza morale, ella può
-tuttavia giungere in momento assai opportuno._
-
-_L'uomo ha quasi esaurito ogni sua risorsa. Egli ha fatto guerre, ha
-riportato vittorie, ha celebrato alla conquista ed abbruciò incensi
-alla gloria grondante sangue: ma poi s'avvide ch'egli era infelice;
-allora s'immerse nella meditazione, creò dei sistemi, li formolò,
-li applicò, indi li rifece, li corresse, e li tornò a fare; ma poi
-s'avvide che era infelice. Sorse il Cristo e gli sussurrò all'orecchio
-la segreta parola ch'era la soluzione del suo problema; ma egli non
-la comprese, laonde da cattiva interpretazione ne trasse pessima
-applicazione e s'avvide, ch'egli era ancora infelice. Allora egli
-escogitò una dottrina, che i tempi mostravano di facile applicazione, e
-quasi gli parve d'aver afferrato l'ultima parola della sua tesi; ella
-consisteva nel far felici i pochi di lumi, di potenza e dovizia, ed
-alle masse guarentire il benessere coll'inconscia ignoranza, siccome
-il gregge tripudia e saltella sul prato, insciente delle cesoie del
-tosatore e del coltello del beccaio; ma ben presto s'avvide, ch'egli
-era ancora infelice. E tornando sul cammino già fatto, egli ritrovò
-quella secreta parola sussurratagli all'orecchio dal Cristo, la
-raccolse, la meditò e la comprese; ma ecco la guerra degli interessi,
-i lamenti dello egoismo epulonico, i garriti del gaudente, la grave
-resistenza della massiccia ignoranza, tutti d'accordo a barricare lo
-generoso cammino del bene, il bel sentiero che alla sociale felicità
-conduce._
-
-_Si ha d'uopo del disinteresse, ci abbisogna dell'amore, dell'amore
-quasi infinito dell'umanità, ci occorre abnegazione e violenza,
-commiserazione e sacrificio; avanti dunque, avanti la donna! Ecco il
-suo giorno ed il suo lavoro. Vile, inutile, ed eternamente serva quella
-che si ritira!_
-
-_La povertà, il dolore e l'ignoranza, ecco i tre pupilli che reclamano
-la sua tutela e la sua provvidenza. Non è ella cosa, che la donna ha
-già seco stessa convenuta, ch'ella deve trovarsi dovunque si soffre e
-si piange? La gioia corrompe, il dolore migliora; meschina ed illusa
-colei che fugge dal pianto per incontrare il riso, il riso cinico, il
-riso ad ogni costo; ella sconfessa la sua soave natura, ella rinuncia
-alla sua santa missione, ella perde ogni diritto all'amor dei mortali.
-Che farà di lei lo addolorato s'ella lo fugge? che ne farà il felice se
-già è felice senza di lei?_
-
-_Il sacro suolo della patria reclama pur egli il suo culto dal cuor
-della donna._
-
-_Plutarco nelle sue _Donne illustri_, ci dimostra coll'irrefragabile
-eloquenza dei fatti, che le nazioni tutte, che vantano gloriose storie
-e magnanime tradizioni, ebbero delle madri infiammate di patrio amore e
-dei pubblici interessi tenere e sollecite._
-
-_Le prime lezioni, che l'uomo dalla donna riceve, tutte debbono
-indirizzarsi ad instillargli la religione della patria sempre, e
-vieppiù a tempi nostri, nei quali question di vita e di morte s'agita
-per molti paesi, e sovra tutto alla bella terra del sì, madre sublime,
-che al mondo partoriva in ogni tempo le più splendide individualità
-ed intere nazioni di eroi. Si offuschi davanti ai patrii interessi
-ogni egoismo di famiglia; e la donna che non sa gli affetti immolare
-sull'altare dove il genitore, l'amante, il consorte, il fratello
-sacrificano la vita e versano il sangue, s'abbia pure il loro
-disprezzo; e indarno cerchi considerazione, indipendenza e diritti, a
-conservare i quali vuolsi la forte coscienza del bene anzichè debolezza
-di passioni._
-
-_Ma no, la donna ha dato prove antiche e recenti di sentir vivamente
-la religione della patria; e mentre i nostri miti costumi la fanno
-de' suoi nati tenerissima, pure mai non esitò ad immolare lo egoismo
-materno sull'altare dei patrii bisogni. Ed alla religione della patria
-la vedemmo anzi educarla quando, nell'intimo conversare, ella additava
-alla prole bambina lo straniero usurpatore, che le membra intepidivasi
-ai nostri focolari, ed insolente saliva e scendeva le nostre scale e le
-narrava gli sdegni paterni e gl'infelici recenti conati, ed allora_
-
- «_Quello sdegno passava nei figli_
- «_Cui fu culla lo scudo del padre;_
- «_Ed al figlio diceva la madre_
- «_Quest'esempio tu devi seguir_».
-
-_Nè vani furono questi ammaestramenti, che nell'infausto decennio
-della straniera oppressione, ogni madre alla prole insinuava, che,
-bambina, le recenti prove del 1848 udivasi negli intimi recessi della
-sua casa narrare, appena innacessibile ai mille occhi d'una tirannica
-inquisizione, che finalmente_
-
- «_Una selva di lancie si scosse_
- «_All'invito del bellico squillo,_
- «_Ed all'ombra del sacro vessillo_
- «_Un sol voto discorde non fu._
- «_E fratelli si strinser la mano_
- «_Dauno, Irpino, Lucano, Sannita_
- «_Non estinta, ma solo sopita_
- «_Era in essi l'antica virtù_».
-
-_Colta qual'io vorrei la donna, informata a solidi criterii, ricca
-d'un'amabilità risultante dalle squisite doti dell'anima, e vieppiù
-adorna del vero gusto che alle leggi del bello ed alla natura si
-ispira, più che alle mille bizzare eccentricità della volubile moda;
-stimando il bello, il buono ed il vero, ovunque si presenta colla
-superiorità dello spirito leale, aperta sempre ad ogni bel sentimento,
-sorda alle passioni, schiava del dovere, anima della famiglia, sorriso
-della società, ella dev'essere molto sensibile alle manifestazioni
-del genio. Natura ha le cose così disposte, che l'uomo, finchè si
-voglia superiore, non si fa però che assai difficilmente superiore al
-disprezzo della donna, e molti fra quelli che affrontarono sventure,
-traversie e lotte d'ogni fatta, forza e vigoria trovarono a non
-soccombere nella stima d'una donna; nè congettura semplice è questa,
-e esperienza di pochi o molti fra loro che nominar si potrebbero, ma
-confessione altresì. Gian G. Rousseau, nell'Emile, dice; che niun
-uomo è indifferente alla disistima della donna; ed egli stesso pel
-primo, che tante severe verità le predicava, non poteva pur tuttavia
-rassegnarsi a non esserne apprezzato._
-
-_La cognizione di questo fatto deve fare la donna circospetta nei
-giudizii, larga d'encomii al merito, e muta affatto davanti a quei
-luoghi comuni d'un falso spirito, a quelle ridicole _rodomontate_ di
-cui è costume della viril gioventù farsi bella davanti alla donna. Oh
-se la donna non fosse sensibile che col vero merito, quanto gli uomini
-diverrebbero migliori! Ma pur troppo sovente ella è mistificata dalle
-apparenze della forza ch'ella crede scorgere dietro parole, ad atti
-arditi, che non altro rivelano che una illimitata fiducia nelle proprie
-forze, non sempre dal fatto giustificata, dietro una violenza di modi
-che non altro esprime che debolezza e suscettibilità; all'ombra di
-imprese contro la morale, che più sono ardite e più ci dicono quanto
-tirannico sia quel giogo di passione dal quale è trascinato misero
-schiavo l'uomo, dietro certe arie da conquistatori che taluni assumono
-presso la donna ch'è un insulto diretto alla facile virtù, che le si
-suppone. Ma sventuratamente debbo dirlo, della donna è il demerito se
-gli uomini sono così; ella troppo sovente non è debole che per il vizio
-e la leggerezza, non è insensibile che alle virtù ed alla sapienza.
-Eppure se è la forza che la seduce, nella virtù e nella sapienza
-si trova, che importa superiorità d'animo, abnegazione ed eroismo,
-perseveranza di propositi, profondità e solidità d'intelletto!_
-
-_Informata la donna ai principii, redenta dalle esorbitanze della
-opinione, sviluppata dalle tenebre della secolare ignoranza (il che
-se in parte da lei stessa dipende, assai e molto più dipende dalle
-nazionali istituzioni), non è più possibile certamente negarle il
-diritto._
-
-_Lo Stato fu sempre ed è tuttavia colpevole verso la donna, chè,
-riconoscendola contribuente, la disconosce cittadina, e punendola
-delinquente, la nega capace._
-
-_La legge non si mostra alla donna che armata di flagelli, gravida di
-doveri, avara in libertà, feconda in restrizioni; può essa, la donna,
-far lieti sagrificii ad un paese le cui istituzioni la trattano così
-ingenerosamente?_
-
-_Può ella, da senno, credersi obbligata verso una patria, che è per lei
-triste e dura più che, non è per l'uomo l'esiglio?_
-
-_Può essa, in cuor suo, rispettar quelle leggi che vede e sente sopra
-sè stessa ingenerose ed ingiuste?_
-
-_Può essa allevare i suoi figli al culto di un paese, ch'ella non
-ha nessuna ragione di amare? E quando questo paese le cerca il suo
-oro, i suoi figli e talora persino le sue convinzioni, qual compenso
-le promette e le dà? Qual forza, quale argomento adoprerà essa per
-convincersi del suo dovere, per decidersi a compierlo?_
-
-_Il dovere, fonte del diritto, è cosa santa ed equa, ma il dovere solo
-è schiavitù ed opressione._
-
-_Tutte le rivoluzioni sociali, politiche, religiose, tutte ebbero, o
-segreta o palese, sempre però una movenza interessata. Non si accagioni
-dunque per avventura la donna di strettezza di cuore se chiede il suo
-diritto._
-
-_Ogni lavoro vuol la mercede, ogni martirio vuol la corona; l'uomo
-ha proceduto per questa via al conquisto della sua libertà, non v'ha
-ragione che ne escluda la donna._
-
-_Ed eccomi perciò a considerarla in faccia al diritto parziale ed al
-Codice Civile Sardo dopo averla guardata in faccia al diritto primitivo
-ed ingenito, davanti al quale ogni veduta d'interesse, di convenienza,
-d'opportunità, deve tacere, e la parzialità della legge non iscusa,
-né la debolezza del muscolo che non sarà mai equa base di diritto, nè
-l'ignoranza che si può vincere, nè l'incapacità ch'è sempre affermata,
-provata non mai._
-
-_Che se talora, discutendo lo spirito delle nostre istituzioni avverrà,
-che la penna distilli qualche amarezza, dichiaro anticipatamente non
-aver io rancore con niuna personalità al mondo, ma scaturire queste
-involontarie dal vedere, quanto sia impossibile all'uomo astrarre
-da' suoi personali interessi anche quando si dà ad intendere di far
-di proposito detta giustizia, e questo spirito d'egoismo salire fino
-a mala fede, quando l'essere che si afferma debole ed incapace per
-ispogliarsi di diritti, si riconosce forte e responsabile per gravarsi
-di pene e di doveri._
-
-_È assai possibile scrivere con più calma e con maggior freddezza; ciò
-servirebbe anche forse ad attirare sul mio argomento le grazie degli
-uomini serii, che varcata l'età delle passioni, le persone e le cose
-tutte guardano con filosofica ed imparziale apatia. Ma a me, giovine
-e donna, è pur lecito non far a pugni colla natura che si è in questo
-argomento alleata ai più vitali interessi, epperò non violentandomi
-affatto, parlo come penso e sento, persuasa e convinta di essere fedele
-interprete dei pensieri e dei sentimenti di molte del mio sesso._
-
-_Le considerazioni fatte sulla situazione creata alla donna da leggi,
-che ancor troppo risentono lo spirito del secolo che precedette il
-1789, mi conducono naturalmente a chiedere delle riforme che, se sono
-limitate, hanno in compenso il vantaggio di essere possibili, ed è
-in me profonda la convinzione, che un miglioramento nelle condizioni
-presenti della donna, non è vantaggio suo soltanto, ma altrettanto
-e più dell'umanità, che in tanta parte della donna si compone ed in
-altrettanta da lei dipende ed è influenzata._
-
-_Ed eccovi scorse di volo le diverse parti della mia fatica. Come
-vedete, ella vi è tutta ed affatto consacrata, ad un solo fine si è
-ispirata, l'utile vostro, e dell'umanità._
-
-_Accompagnando io la donna in tutte le situazioni, esaminandola sotto
-tutti i rapporti, e tenendo io a presentarle il suo meglio, volli
-precipuamente parlare alle giovinette che esordiscono nella vita,
-già istrutte, epperò in grado non solo di accogliere le leggi della
-morale sotto la forma d'apotegmi, che se meccanicamente s'incidono
-nella ferace memoria dell'adolescenza, di rado resistono saldi sotto la
-bufera sollevata dalle giovanili passioni, ed in faccia alle speciose
-dottrine che loro servono da campioni; ma capaci eziandio sono di
-seguire quei raziocinii, che conducono la loro mente ad apprezzarle, il
-loro cuore ad amarle, e decidono quindi la volontà a seguirle._
-
-_So che non tutte, per avventura, le idee qui sviluppate troveranno la
-difficile unanimità delle simpatie, ma quale autore mai, qual libro,
-quale concetto, trovò tutte le adesioni? quante volte la verità,
-camminando a testa alzata nel suo dritto cammino, dovette porre, senza
-pur avvertirlo, il calcagno su qualche esistenza che nella polvere si
-trascinava, e scomporre il lento e pertinace lavoro di molto tempo?
-Lo scrittore dovrà egli dunque prender sempre la penna per osannare
-a tutte le passioni, a tutti gl'interessi, a tutti i pregiudizii
-dacché siansi eretti in caste, in sistemi, ed asciugarla al più presto
-dacché trovisi incompatibile con essi? Se considerazioni di personale
-interesse avessero sempre asciugate le penne, a qual punto sarebbe ogni
-umano progresso? E come combatterà il pregiudizio chi si uccide sul
-labbro la parola, per timore di lui? Chè ne sarebbe del cristianesimo
-se Cristo avesse temuta la croce? Chè del nuovo mondo se Colombo avesse
-paventato l'ardita navigazione? Chè della libertà se i popoli temono
-il sangue? Chè d'ogni utile impresa se bastasse ad arrestarla la tema
-delle possibili eventualità?_
-
-_Certo se qualche concetto nel mio lavoro vien meno alla verità,
-ascriversi dovrà allo abbaglio dello intelletto, non mai a transazione
-di coscienza, ed a proposito di patteggiar coll'errore; ed essendomi io
-la verità proposta comechè sola base possibile alla morale, più dello
-scopo tenera che dei mezzi, accetto riconoscente ogni osservazione
-della critica che me illumini, ed alle mie lettrici accenni dove ho
-errato, chè inconsolabile sarei se vedessi che la fatica, che al bene
-ho rivolta, al male conducesse._
-
-_I tempi avanzano. Il vecchio edificio del dispotismo, che tutto l'uomo
-incatena dal più intimo escogitato dell'anima fino al più indifferente
-degli atti umani, scricchiola sui cardini, scrolla e rovina. Pochi
-giorni ancora e lo spirito del cristianesimo sfolgorante della nuova
-sua luce, l'amore universale, precetto unico e nuovo, il raggio della
-sapienza, diffuso come lo spirito di Dio sulla faccia della terra,
-raccogliendo sulle ceneri di quello spento l'ultima zolla di terra, gli
-diranno, _parce sepultis_._
-
-_Ed io mi trasporto collo spirito a quel giorno e, lasciate le
-polemiche a penne più valenti, la lotta a braccia più vigorose, attendo
-a preparare la donna di quei tempi; la donna, non più eccitamento
-a basse passioni ed ingombro al cammino della umanità, ma la donna
-ispiratrice di alti propositi, impulso potente ad ogni gentil costume,
-e ad ogni progresso dell'intelligenza._
-
-_Riverente più ch'altri mai al dogma della libertà della mente, in
-una cosa non la riconosco libera, nello essere illogica e retriva,
-importando le morali facoltà, dovere di sviluppo e d'applicazione._
-
-_Religiosa per ragione e per sentimento, nemica del pregiudizio,
-adoratrice della verità, schiava della morale, amante della patria,
-anima della famiglia, sollievo alla sventura, complemento della
-società, mostrandosi all'uomo in tutto e sempre dono di Dio; ecco la
-donna ch'io intesi preparare._
-
-_Che se avvenga che all'altezza del fine non corrisponda fecondità di
-mezzi, il buon volere mi salvi, la innata bontà del sesso cui volli
-giovare mi sia indulgente, e la lusinga mi conforti, che alcuna sorga
-fra tante valorose scrittrici che raccolga il mio argomento e, svoltolo
-da' miei cenci, al pubblico lo presenti sotto forme più rigogliose e
-sfolgoranti._
-
-
-
-
-LA DONNA E L'OPINIONE
-
-
- «Anima che per biasimo si dibassa
- O per lode s'innalza è debil canna
- Cui move a scherzo il venticel che passa»
-
-Molti e molti parlarono della donna, i quali anche pretesero parlarne
-seriamente, ma io non istimo che il difficile problema ch'ella
-presenta, all'uomo, alla famiglia, alla Società, svolto sì dottamente
-e finamente da tanti, in epoche diverse, e svariate località, abbia
-tutti interi raccolti i dati onde completi ne risultino i criterii;
-oserei anzi asserire, che niun scrittore forse trovossi, parmi, fin
-qui che, se uomo, sapesse appieno dimenticar le passioni, se donna,
-gl'interessi, onde sarei per dire desiderabile cosa nell'ardua tesi
-un criterio neutro affatto che, non punto interessato ad esagerare
-i vizii o i pregi del sesso femminile, nè a coprirli, ce ne desse la
-pittura imparziale e con essa i dati e gli estremi ove basare un solido
-raziocinio, a derivarne poi analoghe ed assennate le istituzioni che
-debbono moderarne le condizioni e gl'interessi.
-
-Dissi vizii o pregi, se pur tali possono esattamente chiamarsi
-le attribuzioni, o meglio, i naturali elementi, costituenti in un
-complesso logico, ed omogeneo, una natura ordinata ad un dato scopo,
-elementi tutti concomitanti e necessarii a far della donna un essere
-essenzialmente distinto dall'uomo, ed in pari tempo destinato a
-vivergli a fianco sempre utile e necessario, a somministrargli i
-proprii mezzi arricchendolo così d'un'altra potenza senza sommarsi
-con lui, identificarsi nelle sue viste e ne' suoi interessi per modo
-da essergli un'_alter ego_ senza cessare d'esser da lui distintissimo
-a perpetuare quella simpatica attrazione, che distingue i rapporti
-dell'uomo colla donna e li fa così soavi sopra ogni altro vincolo
-sociale, e che sparirebbero in una completa fusione.
-
-G. G. Rousseau considerò la donna in natura; Balzac ne disse dal
-punto di vista degli interessi virili; La Bruyère l'assoggettò a
-fina analisi senza che da questa si curasse poi derivarne riforma
-alcuna in lei od attorno a lei; Mad. Neker non la vide che dal punto
-di vista di istituzioni locali, facenti spesso a pugni colla vera
-natura degli esseri e delle cose. Nessuno, fra tanti, studiò di
-proposito l'influenza delle istituzioni sul suo carattere e sulle sue
-condizioni[2].
-
-Tutti i poeti, dai grandi ai piccoli, dagli immortali ai _pria morti
-che nati_, la cantarono in ogni tono, e in ogni metro, vedendola
-ora colle traveggole del delirio amoroso, ora coi lividi occhiali
-dell'orgoglio e dell'odio per affetti incorrisposti od incompresi.
-
-Tutte le filosofie, tutti i sistemi se ne occuparono e tutti i
-legislatori. E chi pretese esser ella la pura e semplice femmina
-dell'uomo, e non dover egli perciò conservarla che nei soli interessi
-della generazione, deplorando di non poter precorrere il tempo del
-suo sviluppo e non disfarsene dappoi. Altri considerando invece che
-la donna non è atta alla generazione che in una fasi relativamente
-avvanzata della sua vita, e vedendola sopravvivere tanto tempo al
-disimpegno delle materne cure ne derivarono, non fosse con quelle
-la sua missione esaurita, e pensarono potesse nelle cose del mondo
-portare la sua influenza, ed intervenire siccome essere intelligente
-e volitivo, potente di mezzi proprii. Di qui la gelosa insistenza di
-tutte le leggi sovente ad impedire, e sempre a sfavorire implicitamente
-sì, ma non meno potentemente, il sapere ed i mezzi del sapere alla
-donna.
-
-Molti scrittori capirono il programma di convenienza del sesso virile,
-raccolsero al volo la segreta parola, e maestri dalle cattedre,
-oratori dai pergami, giudici dal tribunale dell'opinione, ganimedi
-dagli eleganti e voluttuosi gabinetti, padri con affettuosi sermoni,
-predicarono quotidianamente alla donna non convenirle la scienza.
-
-Tu non sei capace di lunghi e severi studii, le disse lo scienziato, e
-le dimostrava, come due e due fanno quattro, che la conformazione del
-suo cervello, la delicatezza de' suoi tessuti, la debolezza della sua
-fibra, la moltiplicità de' suoi bisogni, la dimostrano irrecusabilmente
-non nata alla scienza; ed ella si volse alla Teologia. Non ti è lecito,
-rispose questa, sta contro te l'opinione della sacra serie dei più
-illustri padri della Chiesa, cominciando da S. Paolo fino al sacrosanto
-Concilio Tridentino. D'altronde, qual bisogno hai tu di sapere? Credi
-ciò ch'io ti dico, e basta; la debolezza della tua mente non s'attenti
-di fissar lo sguardo nelle sacre cose: astienti anzi del tutto anche
-dalle profane _et non plus sapere quam oportet_. Ed ella si volse
-all'opinione. Questa, simile alla liquida massa dell'Oceano, ora spinge
-i suoi flutti come adamantini proiettili sino al Cielo, ora li preme
-fino all'abisso; fluttuante sempre, è determinata dai più, ed è sempre
-indipendente da ogni pressione che non sia numero. Le sue risposte sono
-categoriche; ella non si crede in dovere di motivare, non si dà pena di
-far analisi, di stabilir confronti, non si cura di premesse, non pensa
-a conseguenze, ed ella rispose alla donna, non voglio, non mi piace.
-Ed ella si volse a chi l'amava, ed egli le rispose: Come! Tu dunque
-disconosci tanto i vezzi di che ti fornì natura da voler andar in cerca
-d'altri meno attraenti; lascia ad una bocca meno piccola della tua la
-difficile articolazione di barbari paroloni, e non voler annuvolare il
-liscio marmo della tua fronte colle rughe dei calcoli, nè voler perdere
-il tuo celeste sorriso fra le gravi meditazioni, nè impallidir le rose
-del viso fra le veglie prolungate. Natura t'informò con tale studio,
-e di tal predilezione ti amò, che fece in te pregio l'ignoranza,
-e tu tutto sai, nulla sapendo. Era quasi convinta, pur s'attentò a
-scartabellar qualche volume della paterna biblioteca; ed ecco radunarsi
-a grave consiglio la famiglia ed il suo capo decidere che, consultata
-la religione, il costume e l'opinione, che esser debbono e sono,
-con ragione o senza, i tre padroni assoluti sotto i quali la donna
-stupida od intelligente, volente o non volente, deve piegare la testa;
-tutti ad unanimità decisero che la donna, se povera all'ago, se ricca
-all'ozio, passi la vita, ed altro scopo alla sua esistenza non cerchi
-oltre quello della _femmina_; che se poi s'annoiasse, libero a lei di
-sbadigliare a tutto suo agio.
-
-Esclusa dal sapere, la donna, rimaneva esclusa eziandio dal potere; ed
-eccola ridotta a passività assoluta, _cosa_ e non _essere_, di maggiore
-o minor valore relativo, di nessun valore intrinseco, orba d'ogni
-coscienza di sè, ch'è la prima ragione d'ogni forza.
-
-Sostituitosi, collo stabilimento del cristianesimo, il regno della
-intelligenza a quello della forza bruta, la donna divenne strumento
-tuttora vitale e poderoso alla politica sacerdotale.
-
-I religiosi terrori, certi affetti artificiali, specie di aberrazioni,
-di sovreccitazioni nervose, ibride creazioni del misticismo, furono
-allora poste in opera dai ministri di religione per averla piedi e mani
-legate, cieco e docile strumento ad ogni esorbitanza. E, per mezzo suo,
-Stati e famiglie poste a soqquadro, fatalmente compromessi e scalzati
-dalle radici rimangono nella storia a documento imperituro del quanto
-siano funeste la ignoranza e la morale passività nella donna.
-
-E sgraziatamente eravamo al punto in cui questa ignoranza e passività,
-non più un puro fatto era, ma era sistema. L'uomo avea riescito a
-convincerla non esserle lecito formare il minimo criterio, nè possibile
-formarne alcuno assennato, in base a che, avea ella abbandonato ogni
-studio siccome a lei improba quanto vana fatica; e questa estrema
-risultanza dello egoismo d'un sesso e dell'ignoranza dell'altro,
-diveniva alfine la pubblica opinione, assicurando al primo un
-tranquillo dominio.
-
-Ma ecco ai nostri tempi sorgere col programma di tutte le possibili
-libertà anche alla donna un'êra novella, ed in mezzo ad assennate e
-serie riforme affacciarsi le umoristiche esorbitanze inseparabili da
-ogni epoca di transizione; e tornar in campo, sublime per idealismo
-siccome venerata per vetustà di concetto, la Repubblica platoniana.
-Ed ecco che, mentre l'orientalismo proclama la donna puro stromento di
-piacere, il cattolicismo la vuole serva rispettata, la cavalleria scopo
-delle imprese e premio dei tornei, la teologia, come il vasaio colla
-sua creta, ne fa vasi d'onore o d'obbrobrio[3], la poesia il bersaglio
-a tutte le sue esagerazioni, il nostro secolo un'addizione al sesso
-virile; che fa la donna? La donna, siccome un attore che si orna per
-la scena, deve chiedersi ogni giorno qual commedia si rappresenti e
-davanti a qual pubblico, per sapere qual più le s'addica di tutti i
-costumi di che si vorrebbe coperta. Nessuna lusinga per lei d'uscirne
-coll'unanime aggradimento. Condannata ad esser relativa ai tempi, ai
-costumi, ai luoghi, agli individui, curva sotto il ponderoso fardello
-dei pregiudizii sociali, portando sola, la pena della licenza e degli
-errori dell'altro sesso, è, e sarà, finché non si desti alla coscienza
-di sè, il paria fra gli esseri viventi.
-
-Ma ecco il tempo di domandarci la ragione di sì svariati giudizii sulla
-donna, mentre i rapporti, che la accostano all'uomo, sono semplici,
-sono costanti. Il senno e la buona fede, che alcuni scrittori usarono
-scrivendo di lei, pare avrebbero dovuto condurli a conclusioni più
-assennate e meno ingenerose. Ciò accusa una viziatura di sistema
-forse più che non passione di dominio o gelosia di proprietà: ed il
-secolo, che aspira al conquisto d'ogni ragionevole libertà, non troverà
-esorbitante che la donna cerchi e studii il modo per dove iniziare la
-propria.
-
-Secondo me, la ragione per cui le condizioni della donna non poterono
-fin qui migliorare si è perchè ella non fu fin qui considerata dagli
-uomini, nè si considera ella stessa, se non in base e dal punto di
-vista di costumi e di istituzioni ben lungi dall'essere logiche e
-filosofiche, i quali formano poi una viziata opinione, sotto la cui
-prepotenza la donna, non so se più infelice o demoralizzata, è ben
-d'uopo curvi la testa. Ogni autore le mena quindi addosso colpi da
-orbo, niuno toccando la vera piaga, niuno scoprendo l'origine vera del
-male, e niuno raggiungendo necessariamente di tanti scritti, ai quali
-fu ed è scopo ed argomento, un concreto miglioramento delle condizioni
-del suo sesso.
-
-Ai tempi che volgono, parmi debbano alquanto modificarsi le esorbitanti
-opinioni, che in tutti i secoli e da tutti gli autori portaronsi sulla
-donna. Finchè questa, dalle masse e dagli individui, e dalle leggi
-e dalla teologia, era considerata siccome cosa di relativo valore,
-ed ella, oppressa, epperciò ignorante, accreditava colla passività
-del suo spirito siffatto giudizio, quelle opinioni, per quanto
-ingenerose, potevano tollerarsi, siccome un divoto uditorio, costretto
-al silenzio per riverenza del tempio, sente chiamarsi empio, peccatore
-e scellerato dal sacro oratore, senza punto protestare o scomporsi a
-tanta contumelia. Ma, la Dio grazie, ciò che esiste, alla perfine si
-fa sentire; e l'azione persistente del cristianesimo abborrente da
-ogni oppressione, e i poderosi conati della filosofia pella diffusione
-della sapienza, evocando alla coscienza di sè ogni essere intelligente,
-chiamarono la donna al sentimento dei proprii mezzi e dei proprii
-diritti; ed il pubblico criterio, compiendo ogni giorno una nuova
-evoluzione, ammette in oggi ciò che ieri niegava, e troverà domani
-logico ed equo, ciò che oggi gli apparve esorbitante. Tale è la legge
-fatale del progresso, legge che non mai tanto apparve come a dì nostri
-per la portentosa facilità delle comunicazioni, ed il generale sviluppo
-della vigente generazione sensibile, operosa e concitata.
-
-Questo fatto luminoso e costante ci dà il diritto di sperare, che la
-legislazione, che ancora non s'è accordata colla coscienza universale
-e, rispettivamente alla donna, si risente ancora di quel selvaggio _vae
-victis_ che insanguinava gli antichi codici, non tarderà a porsi meglio
-d'accordo collo spirito dei tempi e colle esigenze della giustizia.
-
-Dietro questo fatto gigante ed innegabile, imbevuta dalle idee del
-mio tempo, io non posso venir d'accordo con madama Neker che, nel
-suo trattato d'Educazione, vuole la donna assolutamente passiva,
-e peggio con Gian Giacomo Rousseau, che la vuole affatto relativa;
-chè e l'uno e l'altro di questi sistemi esprimono implicitamente la
-formola, che esplicitamente proclamano i codici degli Stati Unionisti,
-che tuttora conservano la schiavitù, cioè «_la legge si propone
-l'interesse del padrone, non tenendo conto alcuno del benessere dello
-schiavo_.» Massima che ogni spirito filosofico ripugna, ogni coscienza
-rivolta ed a tempi illuminati più non si conviene. Che se egli è
-vero che «le leggi tolgono spesso la origine, e sempre la modalità
-e le pavenze dalla pubblica opinione, la quale anzi generalmente le
-pronostica: e che, per essere buone, debbono corrispondere al grado
-intellettivo e morale raggiunto da un popolo, e consonare col politico
-reggimento, ormeggiando il bene ed il male, le virtù ed i vizii, in
-una parola, i bisogni del popolo»[4] non tarderemo certo a conseguire
-una sensibilissima riforma e miglioramento nella nostra legislazione
-per quanto spetta la donna, che, schiava ancora in faccia a quella
-e colpita di nullità, è nella pubblica coscienza salita a somma
-importanza; importanza che non le è già dalla cavalleresca cortesia
-dell'uomo, nè dal suo passeggiero capriccio impartita, come in altri
-tempi, ma da lei conquistata col suo intellettuale sviluppo, col
-suo benefico intervento nelle cose sociali, coll'ardente ed attivo
-interesse alle patrie vicende, e poderosamente reclamata dalla voce
-della giustizia che va ogni dì sostituendosi su maggior terreno alla
-bruta forza.
-
-Ora, tenuto calcolo di tutto ciò, l'autrice va seco stessa
-interrogandosi se in faccia alla maggior importanza della donna, ai
-nuovi destini che l'attendono, alla più lata istruzione che le si
-imparte, sia tuttora logica, possibile e conveniente l'educazione
-che i due sopracitati autori vorrebbero darle (e con essi dal più al
-meno tutti quelli che di lei scrissero e s'occuparono) educazione
-che, riassunta in poche parole, tende ad annichilarne la ragione,
-spogliarla d'ogni forza volitiva, deprimerne le più innocenti passioni,
-attutirne il sentimento colla sferza di mille doveri, che non son
-tali per lei che per l'altrui gusto ed interesse, incatenarne la
-intelligenza, circoscriverne e falsarne il criterio coll'autorità del
-pregiudizio, ristringerne nel più angusto spazio possibile ogni esterna
-manifestazione, ridurla in una parola al _sicut cadaver_, famoso
-trovato del Gesuitismo.
-
-D'altronde l'opera della educazione per sè stessa faticosissima,
-improba e penosa diviene allo educatore ed allo educato, quand'ella
-si prefigga di lottare per così dire, corpo a corpo colla natura,
-combatterla palmo a palmo, volerla attiva là dov'è passiva, volerla
-ottusa là dov'è aperta, volerle innestare dei sentimenti impossibili
-sugli innati: tutto ciò, dico, è come volere che il quadrupede divenga
-volatile, che il rettile si faccia pesce! Quando l'impresa non fosse
-assurda ed impossibile, noi non ne avremmo che un mondo ibrido e
-mostruoso.
-
-È cômpito della educazione lo incivilimento della specie e non la sua
-trasformazione come non è intenzione dell'orticulture metamorfosare,
-verbigrazia, la fragola nella lampuna, ma sì bene modificando nell'una
-e nell'altra la nativa asprezza ed angolosità, ingentilirne il sapore,
-svilupparne le forme, onde al palato ed alla vista più gradito sia il
-frutto ed ammirevole.
-
-Laonde l'educazione, a conseguire il suo scopo, deve conoscere la
-natura affidatale, investigarne l'intimo valore, il modo d'esistenza
-e di manifestazione, studiare la natura degli esseri e delle cose che
-nell'attualità e nel futuro, hanno ed avranno con lei dei rapporti,
-e questa legge dei rapporti che è la sintesi del viver sociale,
-vuol'essere non tanto determinata da una serie di atti esterni più
-o meno convenienti a chi li produce, e gradevoli a chi li vede (il
-che ridurebbe la educazione a pulire e lisciare la superficie nostra
-onde non essere ad altrui inamabili, con immane fatica dello spirito
-che deve alla materia assiduamente imporre atti, dalli interni sensi
-discordanti, ed a penosa continua menzogna dannarla), ma questa legge,
-sulla quale s'incardina e s'imperna la scienza della vita, deve lo
-spirito dello educato informare così, che gli divenga come la pietra
-del paragone a trovare in ogni più intricato caso il miglior partito,
-a giudicar sanamente degli uomini e delle cose trovando le convenienze
-loro, a portare in ogni suo procedimento quella franca ed amabile
-lealtà che risulta dalla concordia dell'atto e della parola, di questa
-e di quella colla mente e col cuore.
-
-Ora, se questi principii furono sempre più o meno applicati
-dall'educazione impartitosi all'uomo, non fu del pari trattata
-la donna, per la quale ogni rapporto sociale veniva caricato, o
-moderato, non secondo norma di ragione, ma di pregiudizio e negatole
-per soprappiù veniva ogni sentimento di sè, siccome relativa affatto
-ch'ella era ai criterii, ai gusti, alli interessi di chi le stava con
-qualche diritto d'attorno.
-
-Ma in mezzo al secolo, che si è prefisso a generoso cômpito la
-caduta d'ogni despotismo e l'associazione di tutte le forze morali,
-materiali, intellettive alla costruzione del sociale edificio, mi è
-ben lecito ed anzi doveroso il pensare altrimenti, e l'invocare una
-seria modificazione di un sistema riconosciuto ingiusto, divenuto
-impossibile.
-
-Fiduciosa nel sentimento di giustizia sì poderosamente sviluppatosi
-nel nostro secolo, profondamente credente nei destini dell'umanità,
-nella saviezza dei legislatori, nel progresso dello spirito umano,
-che niuna diga od argine riescì ad arrestare nel rapido e fatale suo
-corso, abbiano essi nome pregiudizio, interessi, od oscurantismo, noi
-aspettiamo nella perfetta calma della convinzione quell'avvenire, che
-non è lontano, nel quale le riforme invocate passeranno dallo stato di
-aspirazione nel dominio dei fatti. Frattanto nostro cômpito per ora
-si è, cercare per la donna un modo d'educazione che sia in miglior
-accordo col suo attuale sviluppo, che la ponga all'altezza dei suoi
-destini e della pubblica stima, che la provveda d'una miglior norma di
-criterio che quella non sia dell'opinione, che dandole la coscienza
-di sè e l'appreziazione de' suoi mezzi, la risollevi ai propri occhi
-e la spinga a cercar oltre le corporali attrattative la fama e la
-gloria, che ridonandola al sentimento del suo intrinseco valore, non
-la faccia eccedere nello accarezzare l'altrui gusto a spese della
-propria dignità e convenienza, che ponendo alla sua portata le arti ed
-il sapere, la tolga al vergognoso sciupinío che ora fa del suo tempo;
-che se questo sciopero è conseguente all'attuale sua educazione, come
-essendo di niun valore il tempo di chi nulla può produrre di serio, non
-lo sarebbe già quando convinta fosse d'aversi non diritto soltanto,
-ma eziandio dovere, di sviluppare ed applicare quelle facoltà che
-natura le impartiva, non a scialo di ricchezza produttiva, ma a fine
-provvidenziale diretta.
-
-Ed in vero, a chi credesse tuttora, che la donna altro fine
-all'esistenza sua cercar non debba, oltre quella della femmina, la
-natura eloquentemente risponde mostrandogli in lei facoltà, che sotto
-ogni aspetto eccedono gli uffici materni, e che in lei sopravvivono
-all'età destinata a cotali uffici, e sempre più si dilatano e si
-fortificano, il che la prova vocata a progredire.
-
-Che se talune educate al culto dell'opinione giusta od erronea ch'ella
-sia, si ritraggono dalle gravi occupazioni, per tema che le grazie vi
-facciano naufragio, o perchè tanto scredito si raccolse sulla coltura
-femminile, o per un falso giudizio invalso sulla pochezza della
-femminile capacità, ripeterò qui ciò che su tale argomento scrive La
-Bruyère ne' suoi _Caratteri_ «Pour quoi, dice egli, s'en prendre aux
-hommes si les femmes ne sont pas savantes? par quelles lois, par quels
-edits, par quels rescrits leur a-t-on défendu d'ouvrir les yeux et de
-lire, et de retenir ce qu'elles ont lû et d'en rendre compte dans leurs
-conversations et dans leurs ouvrages? Ne se sont elles pas au contraire
-établies dans cet usage de ne rien savoir, ou par la faiblesse de leur
-compléxion, ou par le soin de leur beauté, ou par une certaine légèreté
-qui les empêche de suivre une longue étude, ou par les distractions que
-donnent les details d'un domestique, ou par un éloignement naturel des
-choses pénibles et sérieuses, ou par une curiosité toute differente
-de celle qui contente l'esprit, ou par un tout'autre goût que celui
-d'éxercer leur mémoire? _Mais a quelque cause que les hommes puissent
-devoir cette ignorance des femmes, ils sont heureux, que les femmes qui
-les dominent d'ailleurs par tant d'entroits aient sur eux cet avantage
-de moins._»
-
-Chi non vedesse qui, che tutte le cause alle quali La Bruyère suppone
-doversi l'ignoranza della donna e la sua frivolezza, a non altro
-attribuir si debbono che all'educazione che le si dà, ad un falso
-criterio che le si forma, legga quest'altre che le seguono, nelle quali
-l'Autore, dopo avere asserito non essere la Donna _saccente_ che un
-oggetto curioso, ma affatto fuori d'uso, distinguendo dal pedantismo la
-vera sapienza soggiunge: «Si la science et la sagesse se trouvent unies
-en un même sujét, je ne m'informe plus du sexe, j'admire: et si vous
-me dites, qu'une femme sage ne songe guère à devenir savante, ou qu'une
-femme savante n'est guère sage, vous avez déjà oublié ce qui vous venez
-de lire, _que les femmes ne sont détournées des sciences que par de
-certains défauts. Concluez donc vous même, que moins elles auraient
-de ces défauts, plus elles seraient sages, et qu'ainsi une femme sage
-n'en serait que plus propre à devenir savante, ou qu'une femme savante,
-n'étant telle, que parce qu'elle a réussi a vaincre beaucoup de défauts
-rien est que plus sage_».
-
-
-Ora, questi concetti nati sotto la penna d'un uomo che, avendo battuto
-inesorabilmente coll'arma severa ed acre del ridicolo i difetti
-femminili, non può certo sospettarsi di galanteria, ci dicono che la
-donna, che in _diversi aspetti supera l'uomo_, gli cede in questo, per
-mollezza di volontà, che per lo più non sa vincere, per una leggierezza
-di tendenze, che non sa domare, per una certa atonia dello spirito che
-la fa schifa d'ogni tensione. Ecco i capi d'accusa che La Bruyère porta
-contro la natura femminile; ma a torto io credo sulla sua natura, e
-piuttosto sul sistema d'educazione che le fu sempre applicato, per cui
-gli uomini che «sont heureux que les femmes qui les dominent par tant
-d'endroits aient sur eux cet avantage de moins,» cambieranno, lo spero,
-con rassegnazione, questa felicità, con quella d'aversi nella donna,
-anche dal lato dello spirito, _un aiuto convenevole_, come si esprime
-la Genesi, e che possa supplire ed aggiungere alle esterne attrattive
-colle imperiture doti dell'anima e dell'intelligenza.
-
-E che piuttosto che alla femminile natura, a vizio d'educazione debba
-attribuirsi la poca tendenza della donna ai gravi studi ed alle utili
-occupazioni, appare evidente e dal precoce sviluppo delle fanciulle,
-e dalla vivacità e finezza del loro spirito, e dalla loro pronta
-percezione, e dalla attenzione che da loro prestasi all'insegnamento.
-Un fatto costante, generale, da potersi da chiunque constatare come noi
-ne fummo testimonii in diverse scuole elementari, è la molta maggior
-capacità che rilevasi nelle fanciulle a preferenza dei ragazzi, e il
-maggior amore allo studio accoppiato a maggior facilità d'apprendere
-coll'assoluta parità d'età e risultante sempre in qualunque numerica
-proporzione, sui fanciulli dell'altro sesso.
-
-Questo fatto che ci viene ogni giorno confermato dalle testimonianze di
-diversi educatori, ci veniva eziandio constatato con qualche meraviglia
-da due ispettori generali degli studi dietro ispezione nei convitti
-degli adulti d'ambo i sessi. A chè dunque dovrebbe attribuirsi e che
-altro accagionare della atrofia di quelle felici facoltà dello spirito
-femminile, di quella improvisa paralisi della sua intelligenza, di
-quei puerili e frivoli gusti che lo guadagnano in quell'età appunto
-in cui dovrebbe spogliarli avendoli avuti, e come mai i piaceri
-dell'intelligenza gli divengono indifferenti allora appunto che il suo
-completo sviluppo, la maturità del criterio, la maggior estensione
-delle cognizioni, dovrebbero rendervelo più che mai suscettibile e
-desideroso? Chè altro, dico, dovrassi accagionarne se non è un viziato
-sistema di educazione, il quale, anzi che trar partito della fecondità
-del terreno, si affatica a soffocarvi in germi i semi, s'ammazza ad
-atrofizzarvi i naturali frutti per sopra innestarvi delle artificiali
-escrescenze?
-
-Infatti, dopo avere eccitata la fanciulla allo studio ed
-incoraggiatevela con ogni fatta d'argomenti, dopo averle dimostrato
-l'utile sommo, la suprema necessità del sapere, dopo averle parlato
-di morale e di principii, nell'età in cui l'acerbità del criterio
-non è per anco in grado di tutto apprezzare il valore di cotali
-predicati, allorché poi i misteri della vita cominciano ad apparirle
-men tenebrosi, quando l'adulto senno si fa capace della logica di
-quelle dottrine, quando i sintomi forieri dello svegliarsi delle
-passioni vengono a darle la chiave di quegli arcani parlari ed
-ella ne intravvede l'applicazione, ecco cambiarlesi dinnanzi la
-scena. La sapienza, sente dirlesi, non è per la donna; oltreché le
-è perfettamente superflua, la rende inamabile, e la spoglia della
-semplicità che è il supremo de' suoi pregi; la morale, le si predica,
-certo è buona cosa, anzi necessaria, ma la donna ha la norma della
-sua morale nella pubblica opinione. I criterii assoluti non sono pel
-suo cervello, è troppo debole per affidarglisi, e dietro il giudizio
-altrui ella deve solo condursi; per cui eccone le conseguenze. Per la
-donna brillante la morale diventa la moda, per la divota il giudizio
-del confessore e d'ogni uomo che porti tonaca, per la buona moglie ogni
-fantasia del marito, per la fanciulla gli usi locali; e così facendo la
-donna, non fa che la logica applicazione delle apprese dottrine.
-
-Non vi stupisca più il vederla sì spesso errare ne' suoi giudizii, non
-vi meravigli l'indefessa assiduità colla quale attende ai gravi studii
-della _toilette_, non vi sorprenda l'eccessiva sua tendenza
-
- «_D'investigar di ciaschedun le oscure_
- _Galanti storiette e le avventure_».
-
-Il desiderio di sapere, la necessità di trovare ai suoi parlari un
-argomento, le ha fatto far questa cattiva scelta; non dite più che lo
-spirito femminile diffetta di solidità ed è insufficiente a massiccio
-ed esatto raziocinio. — La donna, così essendo, è perfettamente logica;
-e se alcunché mi meraviglia è ch'ella non sia assai peggiore, vedendola
-assai generalmente conservare, in mezzo a tanta viziatura di principii,
-l'intima bontà del cuore.
-
-Forse da taluno si dirà, che l'opinione non deve assolutamente
-superarsi; chè indizio di sommo orgoglio o di perduta verecondia è lo
-anteporre il giudizio nostro individuale al collettivo criterio delle
-masse, e lo affrontar saldi ed imperterriti il biasimo di tutti; e
-fortificati dalla venerata autorità del filosofo ginevrino mi direte,
-che, vivendo sempre per la sociale organizzazione dipendente da altrui,
-ed essendo la riputazione il supremo bene della donna, e dipendendo
-questa sovente, più che dalla realtà delle cose, dalle apparenze loro,
-ne consegue che dessa, più che tutt'altri, debba dell'opinione esser
-timida e serva, ed essere, non già speciosamente, ma rigorosamente
-vero che, per la donna, felicità, importanza e valore dalla stima, che
-altrui ne fa, tutta dipende. — Grave è l'obbiezione, ma mi lusingo
-poter, così in base al fatto che al raziocinio, farvi equivalente
-risposta.
-
-Importa assai notomizzare alquanto questa pubblica opinione, che
-s'impone con tanta forza, che non da altri che dal suo beneplacito cava
-la ragione dell'autorità sua; analizzare la natura di questo supremo
-arbitrato, che tanto gravita sugli atti umani, e per la donna poi è
-ragione di nullità e di sventure.
-
-V'hanno opinioni generali a tutta l'umanità che tolgono l'origine, e la
-parvenza, dai bisogni, dalle tendenze, dai sentimenti innati all'umana
-natura; appartengono a questa categoria, a mo' d'esempio, tutte le
-religiose credenze scaturite dal sentimento della divinità, comune a
-tutti i popoli, a tutte le razze.
-
-V'hanno opinioni speciali determinate da un dato concorso di
-circostanze, in un dato tempo, in una data località; e sotto queste
-opinioni fluttuanti, per così dire, e precarie soggiacquero delle
-nozioni scientifiche e filosofiche, che sono per noi e pel nostro
-tempo fuor d'ogni discusso. — Così la virtù ed il vizio, la pietà e la
-ferocia, la verità e lo errore si diedero lo scambio nelle opinioni
-degli uomini siffattamente, da stimarsi sommamente pii i sacrifici
-d'umane vittime, sommamente logici ed equi la servitù ed il dispotismo,
-virtuoso lo sterminio, vile il perdono, codarda la misericordia,
-nobile e gentil costume l'ozio e l'ignoranza, negromanzia e diabolico
-mistero la scienza, ignobile l'industria, il lavoro plebeo; e via
-scendendo fino a dì nostri, non è raro vedere nell'opinione dei più,
-darsi lo scambio l'ignoranza e l'ingenuità, lo spirito di rivolta colla
-giusta opposizione, la pusillanimità colla moderazione, il cicalío
-coll'eloquenza, gli esterni atti del culto colla pietà, la ostinazione
-colla fermezza, l'ingenita selvatichezza colla verecondia, la
-brutalità col valore, la depravazione dello spirito coll'emancipazione
-della mente, la corruzione dei costumi colla giovanil leggerezza,
-col rispetto l'adulazione, colla condiscendenza la servilità, il
-pregiudizio colla verità.
-
-E questa erroneità di giudizii è un fatto così generale e costante, che
-non sarebbe soverchio il dire, che questa massa fluttante e discorde
-degli umani cervelli, in una cosa soltanto s'uniforma ed armonizza, nel
-colpire cioè assai di rado il vero aspetto e l'intimo valor d'una cosa.
-— E non è che dopo qualche secolo, dopo i combattuti conati di sublimi
-intelligenze, dopo sopite le lunghe e furiose fazioni che scindono
-l'umana società a proposito d'ogni discusso che riesce una verità a
-divenir testo all'opinione dei più, ad uniformare i giudizii delle
-masse.
-
-A questi anarchici procedimenti del pensiero, che sono ineluttabili,
-primo perchè l'umana intelligenza percorrendo un cammino ascendentale
-deve necessariamente essere imperfetta e pregiudicata finché giunta
-non sia ad afferrare l'ultima parola di ciascun problema: secondo pel
-fatto dell'individualismo per cui v'ha chi precorre di molto tempo le
-masse, e chi con loro cammina e chi dopo tutti giunge a lento passo,
-come trascinato da forza maggiore e non però persuaso. — In seno poi a
-tutte le umane società, per quanto nei primordii fondamentali sopra un
-assoluto piede d'uguaglianza, riposa in germi qualche elemento, che ben
-presto emerge, si isola, si eleva e poi signoreggia con forze morali
-o materiali, ed impone e modifica i procedimenti dell'opinione. Ma
-chiarifichiamoci con dei fatti.
-
-_L'astuzia._ — I Bramini, nell'India, col loro severo aspetto ed il
-mistero venerando di cui seppero circondarsi, riescirono a far occupare
-il secondo posto alla tribù dei guerrieri, alla cui testa era il Re.
-
-Nel discorso di Cristo sul monte, in San Matteo, leggiamo la lunga
-serie d'ipocrisie, coll'aiuto delle quali i Farisei della Mosaica
-Sinagoga avevano riescito ad ottenere sul popolo un supremo arbitrato
-in ogni cosa, ed a farlo agire, pensare e giudicare dietro gli
-interessi loro.
-
-_L'esempio._ — La manía teologica di Costantino il grande, divenne
-contagiosa alla corte, da questa si propagò alla nobiltà, dalla nobiltà
-alla borghesia, dalla borghesia all'esercito, dagli uomini s'appiccò
-alle donne, ed in men che nol dico, tutto l'impero fu maniaco,
-delirante, frenetico per la teologia, e dissensioni e controversie,
-ed immensi volumi, e guerre interminabili, e strazii quotidiani e
-discordie intestine ne scaturirono, ed empio ed eretico si considerava
-colui che di sì strano morbo non fosse infetto, e l'opinione esigeva
-imperativamente che si parteggiasse.[5]
-
-_Le passioni._ — I costumi della Grecia antica, che imponevano alla
-donna onesta la reclusione del gineceo, diedero ragione alla somma
-importanza che acquistarono in quel paese le cortigiane, laonde l'arte
-le immortalò nelle opere sue, la poesia le cantò, i filosofi tennero
-presso di esse le loro scuole, e la pubblica opinione aveva levato
-dalle loro fronti il marchio della vergogna.[6]
-
-_La forza._ — Roma imperiale, vedendo il nascente cristianesimo
-proscritto dagli editti imperatorii, e perseguito con tanta severità
-in tutte le provincie del vastissimo impero, vedendo i cristiani dati
-esca al fuoco, pasto alle fiere, bersaglio ai dardi degli arcieri
-affricani, finì col convincersi esser eglino gente infesta allo Stato
-ed all'umanità; e divenne universale l'opinione che essi fossero sola
-cagione delle calamità dello impero; onde fu necessario che la penna
-eloquente di Tertulliano s'incaricasse di ribadir quelle accuse ed
-assurde le dimostrasse.
-
-Più tardi i tribunali della sacra inquisizione, che siedenti presso
-che tutte le città del mondo cristiano, investiti di una potenza
-esecutiva assoluta, spaventavano le genti col quotidiano spettacolo dei
-più feroci castighi aggiuntisi al terrore di mali futuri ed eterni,
-di leggieri persuasero ai popoli cristiani dell'Evo Medio, che anche
-la più giusta e moderata ed urgente riforma invocata da pii ed onesti
-personaggi fosse esecranda eresia, onde videsi sovente, deplorevole
-spettacolo, il popolo stesso imprecare più volte a quelle vittime e
-recar sollecito l'esca ai loro roghi.
-
-_Gl'interessi._ — Talleyrand, conversando con Napoleone il grande della
-scienza mesmerica, che allora cominciava a convergere a sè l'attenzione
-dei dotti e dei curiosi, ed interrogatolo se fosse o meno d'avviso
-di incoraggiarla, ne ottenne questa risposta: «No, non facciamo del
-Mesmerismo una scienza legale; a noi giova ch'ella resti dubbia,
-combattuta, ed anche ridicola. Pensate chè diverrebbe la politica dei
-gabinetti.»
-
-_L'ignoranza._ — Sono così molteplici, ed incontransi a tante migliaia
-nella storia, le erronee opinioni accreditate, e tenacemente custodite
-per fatto d'ignoranza, che sarebbe più presto detto che tutta la storia
-dell'umana intelligenza è la prova di questo fatto.
-
-Socrate, dannato alla cicuta siccome empio per l'unità divina; Galilei,
-tradotto davanti al Santo Ufficio per avere sostituito il giro della
-terra a quello del sole; Sarpi, processato egli pure siccome eretico
-per la forma speciale delle sue pianelle; Andrea Vesale, condannato
-siccome negromante per le sue prime sezioni anatomiche; la chimica
-creduta per lungo tempo arte magica e diabolica; la epilepsia creduta
-possessione ed invasione demoniaca, la lebbra considerata siccome
-castigo divino dagli Orientali; i pregiudizii del popolo dei nostri
-giorni che, associando il sopranaturalismo ai fenomeni i più semplici
-e naturali, fa perfin talora della morte ch'è pure un fatto cotidiano
-e costante[7] un castigo di Dio; tutti questi erronei criterii
-come potrebbero altrimenti chiamarsi se non le naturali espressioni
-dell'ignoranza?
-
-Roma chiudeva, (pel supplizio d'una Vestale), tre giorni il foro, il
-Senato, i pubblici mercati, sospendeva i giuochi, la guerra, tutti i
-pubblici interessi ed i privati, ed offriva notte e giorno vittime
-espiatorie, persuasa che la battaglia sarebbe perduta, i giuochi
-sgraziati, gl'interessi ruinati se prima non avesse placati gli Dei.
-
-Avendo in Roma una donna difesa nel foro la propria causa, il Senato
-inviò a Delfo a consultare l'Oracolo per sentire quale sventura
-soprastasse alla città ed alla nazione per siffatta enormità.
-
-Sendosi abolito in Francia, per decreto di Sinodi provinciali, i
-banchetti nelle chiese che si facevano in dati giorni dell'anno, la
-cui sconvenienza andava al punto da ingombrare con piatti e bottiglie
-perfin l'altare sul quale il sacerdote celebrava, mentre e popolo e
-clero bivaccava, si inebbriava e schiamazzava insieme, il popolo non
-mancò di gridare all'empietà e s'accorava seriamente che si volesse
-distruggere la religione[8].
-
-Se all'ignoranza delle verità morali e speculative avvien che
-s'aggiunga la ignoranza della storia e degli usi e costumi di tutti
-i popoli (che maggior estensione suol dare alle idee, e maggior
-quantità di dati presenta all'esattezza del giudizio come per lo
-più nelle masse), allora l'opinione pubblica diviene non già organo
-d'intelligenza, ma misura d'ignoranza.
-
-Basta la più leggiera tinta di storia per provarci quanto siano
-fluttuanti e precarie le opinioni, che non si fondano sui semplici
-e sovrani emanati della ragione; e siccome di assai poche verità
-assiomatiche trovasi l'uomo in possesso, così veggiamo lo spirito d'un
-secolo e d'una generazione differire enormemente dalle antecedenti
-e dalle susseguenti, addottarsi e ripudiarsi i sistemi, modificarsi
-assiduamente usi, costumi, ed istituzioni ormeggiando lente, ma
-indefesse il progressivo sviluppo dei popoli, il quale, attraverso a
-queste molteplici e svariate gradazioni morali, per legge fatale di
-natura e di provvidenza, sempre sale verso il meglio.
-
-Da tutto il fin qui detto emerge, che questo formidabile fantasma della
-opinione vuol essere guardato in faccia senza timore, e ben disquisito
-vuol essere, ed analizzato prima di accettarlo ed inchinarcegli siccome
-a supremo arbitrato. Esaminiamo se le forme solenni, che assume,
-siano per avventura il puntello di interessi parziali, la tonaca
-lunga ed affibbiata dell'ipocrisia, la legge caduca della forza, od il
-semplicissimo _così facea mio padre_, tanto potente sulle masse incolte
-che un bello spirito non chiamava senza ragione animal d'abitudine.
-Ben sovente ci accadrà di trovarci di fronte ad un colosso dal piè
-d'argilla; e le mie parole vi si appaleseranno ben vere, se riflettiate
-un istante ad un fatto gigante, che veggiamo svolgersi sotto late
-dimensioni nella nostra Italia in un solo quinquennio di libera vita.
-
-Chi non è colpito dalle modificazioni di idee, di opinioni, e perfin di
-credenze che vanno ogni dì operandosi nelle menti? Chi non meraviglia
-pensando che la Italiana Unità, che predicata da pochi Apostoli nel
-1821, e creduta fino al 1859 una solenne utopia, in quell'anno stesso
-diveniva il nazionale programma e la coscienza universale?
-
-Io distinguevo testè le opinioni fluttuanti e precarie, che trovano per
-pochi momenti la loro ragion d'essere negli interessi, nella ignoranza
-e nelle passioni, dai supremi e semplici emanati della ragione morale,
-epperò la sana educazione, che ci aggioga agli impermutabili precetti
-di quella autorità, può e deve farci timidi e riverenti del giudizio e
-delle opinioni altrui, quando quelle vengano manifestate da individui,
-la cui nota virtù ed intelligenza possono e debbono, con ogni logica,
-farceli autorevoli; attesochè alla saviezza dei criterii concorra in
-essi la calma delle passioni e la lucidezza della mente.
-
-_Amo laudari a laudato viro._ In questa antica sentenza stanno
-conchiusi i ragionevoli ed equi confini della opinione autorevole.
-Autorità è questa dalla quale bene farà la donna di non mai ribellarsi,
-nè essere di quella stima indifferente, nè quel biasimo mai superare;
-poichè non libertà di spirito, o solidità di giudizio ciò mostrerebbe
-ma rivoltante spudore; che se per caso talora conducendosi dietro i
-pensamenti di persone lodevoli e lodate, od un consiglio loro seguendo
-errasse, e migliore dappoi avvertisse il proprio consiglio, cotali
-complici nello errore assai la giustificano e la assolvono.
-
-Ma qui deve arrestarsi la condiscendenza all'opinione altrui; che
-s'ella si proponga di voler a tutti piacere e di tutti avere la stima
-e l'aggradimento, immorale affatto diverrà e corrotta senza però lo
-intento conseguire, sendo i caratteri ed i cervelli umani sì svariati
-di gusto e di giudizio che, quando cotale illusa vi fosse, ben potrei
-dirle:
-
- «_Brami invan d'esentarti alle punture_
- «_Se fur d'Appelle infin l'opre immortali_
- «_D'un ciabattin soggette alla censura_».
-
-Che se a' pii esercizii rivolgerai l'animo a pietà inchinevole, sarai
-tosto nello spirito del volgo ipocrita o bigotta; se agli studii
-addestrar vorrai lo innato ingegno sarai pedante; se alla tavoletta
-intenta le lunghe ore ogni cura adoprerai ad esser bella, sarai tosto
-leggiera e vanerella; se del moto o del passeggio bisognosa ed amante,
-di spirito ozioso e svagato avrai la fama; se società raccogli nelle
-tue interne sale e di frequente sarai nei teatri vista, mille, più
-o men veri, galanti aneddoti circoleran sul conto tuo; se, della
-prole amante e del consorte, trarrai oscura e laboriosa vita fra
-domestici affetti e doveri, non mancherà chi a difetto di spirito e
-d'attrattive la volontaria solitudine attribuisca. Se, bella essendo
-e corteggiata, sarai costretta per genio o per dovere a chi il cuore
-negare, a chi la mano, di superba o di fiera t'acquisterai rinomanza.
-Se natura avesti matrigna e di bellezza manchi e d'attrattive, per
-ciò solo d'imperdonabile delitto sei già rea, e la grazia sarà per te
-affettazione, la dignità pretesa, smodato sfarzo la decenza, ogni virtù
-ti scemerà di pregio, ed ogni neo salirà fino a deformità mostruosa.
-
-Laonde, a premunire dalla ingiusta e dolorosa pressione di sì sventati
-e crudeli giudizii, la donna, che per la natìa timidezza dell'animo
-già li soffre e li teme (e per la sua debolezza è ben già di soverchio
-esposta agli oltraggi) ben lunge dal curvarle vieppiù la testa sotto il
-giogo ingeneroso, che il filosofo ginevrino si affatica a premerle sul
-collo, io le fo coraggio e le ripeto:
-
- «_Anima che per biasmo si dibassa_
- «_E per lode s'innalza è debil canna_
- «_Cui muove a scherzo il venticel che passa_».
-
-Epperò informata alle imprescrittibili leggi della morale, non d'altri
-schiava che del principio che a guida togliesti del tuo operare,
-coll'occhio fiso al nobile fine che programma facesti della tua
-vita, l'occhio e l'orecchio chiudi alle migliaia che tutti importisi
-vorrebbero a legislatori e tiranni, e fa
-
- «_Come il Villan che posto in mezzo_
- «_Al rumor delle stridule cicale_
- «_Senza curare il rauco strido loro_
- «_Segue tranquillamente il suo lavoro_».
-
-
-
-
-LA DONNA E LA RELIGIONE
-
-
- Regi, monarchi, potentati, sacre maestà,
- vi ho nominate con tutti i vostri nomi?
- grandi della terra, altissimi, potentissimi
- e forse ben presto anche Onnipotenti
- Signori, noi, uomini, abbisogniamo, per
- le nostre messi, d'un po' di pioggia,
- di qualche cosa meno anche, d'un po' di
- rugiada. Fate della rugiada, mandateci
- sulla terra una goccia d'acqua!
-
- Una sola cosa, Lucillo, mi fa pena.
- Questi grandi corpi sono così costanti
- ed esatti nel loro cammino e nei loro
- rapporti, compiono con ordine così
- invariabile le loro evoluzioni, che un
- piccolo animale, rilegato in un angolo di
- questo immenso spazio che si chiama mondo,
- avendoli osservati, s'è fatto un sistema
- infallibile di predire a qual punto del
- loro corso tutti questi astri si troveranno
- da oggi a due a quattro a ventimila anni.
- Ecco il mio scrupolo, Lucillo; s'egli è
- per caso, ch'essi osservano leggi così
- invariabili, che cos'è l'ordine, che cos'è
- la regola?
-
- LA BRUYÈRE.
-
-Dilicatissimo e difficoltoso argomento è questo che imprendo a
-trattare, e tanto più oggidì in cui, questioni vitali si agitano
-nel paese in cui io scrivo, questioni di vita e di morte per tutta
-una casta, che il proprio parziale carattere ne ritrae, questione
-interessantissima ad ogni regione del globo, ad ogni popolo, ad ogni
-intelletto che si travagli nelle filosofiche disquisizioni, ad ogni
-cuore che palpiti nella incertezza degli umani destini oltre la tomba.
-
-Come procedere senza sollevare obiezioni, senza sconcertare credenze,
-senza urtare suscettibilità, senza sconcertare interessi? Come non
-cozzare qui colla sistematica negazione, là colla gratuita asserzione,
-a diritta colle astrazioni di Fourier, di Leroux, a manca con De
-l'Orgue e De Maître, davanti con Reynaud, dietro con tutta la miriade
-degli ascetici? E davvero assai peritosa e timida stommi del come
-mi condurrò, del punto da cui partirò nel vastissimo terreno che mi
-si apre a discorrere, della scelta che far convienmi fra le idee che
-copiose invadono la mente, dell'arte con cui eviterò l'urto dei triboli
-e la puntura delle spine in una strada che, tutta l'umanità percorre,
-eppure, più fu battuta, e meno si fa praticabile a chi non voglia
-sollevarsi di fronte una guerra di scandali e di pregiudizi che più
-lacera il cuore, che non guerra di spade.
-
-Pure già lo dissi nelle prime pagine, e giovami qui ripeterlo. Io
-preparo la donna dell'avvenire, di quell'avvenire che ogni intelletto,
-sazio di gratuito, ogni spirito esasperato dalla lotta che, dalle
-cieche passioni e dagli inverecondi interessi è combattuta alla verità
-ed alla morale, deve necessariamente affrettare coll'opera e col
-desiderio.
-
-E ferma in questo proposito, smessa ogni peritanza, m'innoltro alla
-libera sposizione delle idee.
-
-È assai possibile che il debole intelletto non abbia saputo, neppur
-dallo assiduo e pertinace studio di grandi autori, estrarre il vero,
-ed è ancor più possibile che la insufficienza della dialettica, e
-la poca facondia del dire, mi facciano irremissibilmente impotente a
-persuadere; ma mi resterà pur sempre chiaro e confortante testimonio la
-coscienza di avere, con ogni calma dello spirito e lealtà d'intelletto
-cercato il vero, e la mia fatica rivolta a presentarlo altrui, senza
-spirito di fazione, senza sistema preconcetto, senza fine secondo.
-E la donna, alla quale io parlo, accolga i miei sforzi con quella
-benevolenza che, se poco è meritata dallo intrinseco della mia fatica,
-non sarà certo sciupata invano dal buon volere, che mi ho, di porgere
-al mio sesso la sempre utile comunione delle idee.
-
-Essendo più pratico che teorico lo assunto mio, ed essendo io in ben
-altra situazione che quella d'un sacro oratore, il quale, od in un
-tempio di cattolici parli, o sermoneggi in una adunanza di _fratelli_,
-od il Corano commenti in una Moschea, sempre sa di parlare a chi come
-lui crede e sente, ed è già con esso lui d'accordo prima che parli,
-non mi è permesso saltare a piè pari nell'argomento, ma dobbiamo prima
-fondare di comune accordo le premesse.
-
-Non si tratta per me di persuadere ad altrui le convinzioni mie: non
-intendendo fare nè polemiche nè controversie. Io parlo alla donna
-d'ogni paese, ma specialmente italiana, e parlo alla sua indipendente
-ragione, al suo libero intelletto, per cui, a partire da basi concordi
-ed a meglio comprenderci, dal fatto partiremo e dallo assioma.
-
-La religione, metafisicamente considerata, è il _sentimento innato
-della divinità_. Essa fu siccome tale sentita da tutti i popoli e
-da tutti i tempi; e che ciò sia stato, lo provano gli innumerevoli
-monumenti e le tradizioni che la primigenia umanità legava alle
-posteriori generazioni; le quali poi a loro volta, anzichè sperdere
-quelle tradizioni e quei monumenti della fede dei padri loro, come
-fatto avrebbero quando non ne avessero ampiamente accolto il legato,
-altri ne aggiunsero, ed ogni generazione accrebbe così alle vegnenti il
-patrimonio delle credenze.
-
-Questo fatto che, siccome basato sulla semplice autorità, poco
-proverebbe se chiamato fosse a stabilire la verità d'una scientifica
-sposizione, od a convalidare la solidità d'un raziocinio che a sè
-stesso non basti (avvegnachè e storia e filosofia cospirino a non
-ammettere l'umanità degradata sibbene primitivamente ignorante) questo
-fatto, dico, diviene categorico e perentorio quando a provare la
-generalità e costanza di tal sentimento lo indiriziamo.
-
-Ora, siccome è vero che, l'effetto non nasce che dalla causa, la
-conseguenza tradisce la premessa, lo edificio rivela l'architetto,
-così l'universo predica una ragion prima. Il caso, che l'ateo volle
-a ragione di questo fatto, se è per lui ragione sufficiente, per
-lui _il caso è Dio_, e non v'è fra lui e il general sentimento che
-una questione di vocaboli; ma s'egli la considera siccome ragione
-accidentale egli da sè bene inesperto si proclama, avvegnacchè, sopra
-qualunque cosa egli esperimenti le combinazioni del caso, sempre le
-avrà avvertite, vaghe, disordinate e sopratutto incostanti; cosicchè
-il comun senso definisce col vocabolo _caso_ ogni combinazione, che
-manca affatto d'ordine, di durata e di leggi; il chè senza impugnare
-il testimonio della scienza (che va ogni dì scoprendo la ragion
-delle forze nel meccanismo universo, e potentemente le applica) senza
-rifiutare in ogni filosofia il supremo emanato della ragione fatto
-eminentemente ordinato, senza accagionare di allucinazione i nostri
-sensi tuttodì colpiti dall'armonia inalterabile della natura, sarebbe
-deplorabile follia diniegare.
-
-Meno evidente è all'intelletto l'immortalità e la vita futura, sebbene
-anch'essa non vada sprovvista di possenti ragioni, e ricca e forte
-della coscienza dei popoli.
-
-Come l'artefice elaborando l'arnese considera l'uso a cui lo destina,
-e le parti ne informa, e le forze e le misure ne proporziona, in vista
-di quello; altrettanto veggiamo aver natura praticato in tutte le sue
-produzioni, e questa saggia economia dell'universo è dalla scienza,
-ognor progressiva, ogni dì constatata su più late dimensioni; non
-altrimenti, tutte le facoltà ed attribuzioni dell'anima, siccome le
-parti tutte e tendenze del corpo, debbono necessariamente rispondere
-ad una data destinazione. Ora le facoltà dell'anima nostra eccedono
-sotto ogni aspetto la destinazione qualunque che aver potressimo
-circoscritta alla presente vita. Eccede l'insaziabile curiosità di
-tutto investigare, il tempo, i mezzi, le forze che all'investigazione
-abbisognano. Il senso morale, che l'uomo spinse fino agli estremi
-dello scrupolo delicato, non sarebbe che un'ironia in faccia ai pochi
-giorni di gioia e di vita che ci sono accordati. Nè si dica, che questo
-senso non sarebbe che una provvidenza di natura posta a tutela dei
-reciproci interessi; questo confine sarebbe d'assai soverchiato da un
-senso morale che limita gli atti anche intimi, anche indipendenti della
-vita umana. Il vivo desiderio dell'infinito, il cui soddisfacimento
-constatiamo impossibile nella esistenza che conosciamo, l'orrore del
-nulla così profondo, così sentito che non può esser domato dal terror
-dell'ignoto; tutti problemi sono questi, ai quali non è possibile che
-una soluzione, l'immortalità.
-
-Altro senso innato nell'uomo e profondamente sentito è il senso
-d'equità e di giustizia. Ora non potendo egli appagarlo, avversato
-qual'è dall'ignoranza, vinto dalle passioni, soggiogato dalla forza,
-immolato agli interessi, e sentendone tuttavia la somma ragione, trovò
-il dogma del premio e della pena, o meglio, lo sentì, ed in questo
-fondò la ragione della virtù e l'odio del vizio. Laonde l'esistenza
-della divinità creatrice, ordinatrice e provvidenziale, l'immortalità,
-il premio del bene e la punizione del male; ecco i tre dogmi che furono
-base alle teogonie tutte, e che ogni ragionevole intelletto può e deve
-ammettere.
-
-Ammessa l'esistenza della divinità, l'uomo le deve omaggio e
-riconoscenza, ed ecco sorgere la religione donde i culti ed i riti;
-ammessa l'immortalità ecco sorgere con essa l'infinito, e l'aspirazione
-all'infinito, donde l'indefinito progresso; ammesso il premio e la
-pena, ecco sorgere la ragione della morale, donde la sociale felicità.
-
-Premesse queste poche parole a prevenire le nostre lettrici del punto
-da cui partiamo, nè potendo noi più inoltrarci nelle religiose teorie
-senza specializzare, epperò renderci a molte impossibile (e non
-trovando pur necessario il farlo dacchè abbiam già trovato la ragione
-religiosa), passiamo a disquisirne i caratteri, segnalarne le viziose
-applicazioni e le vere.
-
-Essenzial carattere dell'ossequio, che l'uomo prestar deve alla
-divinità, è l'essere questo ragionevole, essendo ragionevole chi lo
-presta, e verità assoluta, e ragion d'ogni cosa, l'essere supremo a
-cui è rivolto; perciò l'assurdo è insulto a Dio, nè può essere scusato
-che dall'invincibile ignoranza. Assurdo perciò non potea ch'essere,
-a mo' d'esempio, il sacrificio, il quale intendeva onorar Dio col
-distruggere la sua fattura: ciò non potea scusarsi che dall'ignoranza,
-ma il Sacerdote il quale godeva le parti comestibili delle vittime
-sacrificate, epperò eccitava continuamente i popoli ai sacrificii, non
-era più ignorante, era furbo; e l'iterato fumo de' suoi incensi non era
-che un insulto a Dio, ch'egli faceva servire a suoi interessi.
-
-Più d'una vedrà forse altra cosa, che l'infanzia dello spirito umano,
-in questi riti dell'umanità primitiva, ma noi risponderemo con una sola
-osservazione. I sacrificii cruenti, criminosi, se di vittime umane,
-assurdi se di ostie brutali, cessarono sotto l'impero di due autorità.
-La prima fu il Vangelo, che promulgò la più razionale delle religioni;
-la seconda fu il progresso della civilizzazione, che chiarì allo
-spirito umano la vanità di cotali ossequi e la loro assurdità. Ora se
-i progressi della ragione resero incompatibile il sacrificio, ciò basta
-per dare il nome alla cosa.
-
-Dovendo l'umano ossequio alla Divinità essere razionale, ne emerge di
-natural conseguenza, che non debbano le esterne sue manifestazioni
-superchiare agli occhi nostri in importanza l'intimo sentimento che
-li produce. Che se al riconoscente affetto, che verso Dio ci porta e
-delle leggi imperscrittibili della morale ci fa teneri osservatori,
-come sendo dallo stesso suo dito scritte ne' cuori nostri, anteponiamo
-gli atti esterni e convenzionali del culto che, orbi per sè stessi
-d'ogni morale valore, altro non sono che l'espressione di quello,
-noi adopreressimo come chi il vetro anteponesse al diamante, il bacio
-all'affetto.
-
-Eppure, se poniamo a disamina lo zelo, con cui tutti gli ascetici
-scrittori moltiplicarono in ogni confessione, e classificarono in
-infinite categorie mille pie pratiche, e di quale importanza vollero
-circondarle e con quale entusiastico fervore le vollero raccomandate
-e praticate; davvero, non intendo calunniare le intenzioni loro, ma
-credo altro non s'avessero in vista che di soffocare il religioso
-sentimento ed imporgli silenzio onde lasciar luogo alla moltitudine
-delle parole, non dissimili dai sacerdoti di Baal (de' quali tanto si
-rideva il profeta Elia) che gridando con quanta forza era possibile ai
-loro polmoni, e continuando in tal baccano tutto l'intero giorno, se
-ne tornavano convinti che la loro sonnacchiosa Divinità li avesse alla
-perfine intesi e compresi.
-
-Il Cristo, che primo diede all'umanità l'idea del culto perfetto,
-stringeva e riassumeva, in una formola, quanto affettiva altrettanto
-razionale, l'espressione del religioso sentimento. Egli, che aveva l'un
-dopo l'altro attaccati e combattuti tutti i pregiudizii, si dichiara
-anche contro questo là dove dice: «Non vogliate essere come i gentili,
-che impiegano ad onorar Dio molte parole, e credono per la moltitudine
-di quelle esser meglio esauditi. In quanto a voi, quando volete pregare
-a Dio, chiudete l'uscio della vostra camera, e nel segreto pregate al
-padre vostro ch'è ne' Cieli».
-
-V'hanno però di molte le quali tutte assorbite dalli esterni atti
-del culto, moltiplicandoli ogni giorno senza ragione e senza misura,
-facenti assidua lettura di libri che insegnano colla Divinità un cotal
-linguaggio floscio ed affettivo, tutt'affatto profano ed indegno dei
-rapporti che intende di esprimere, portano l'intelletto nei campi
-vaporosi d'una dottrina; la quale assorbe le lunghe ore nel render
-l'anima timorosa di tutto, nel toglierle ogni generoso slancio, nel
-freddare ogni generosa passione, nell'atrofizzare più che sia possibile
-il cuore, nel rompere ogni suo più sacro e soave legame, nell'avezzarla
-ad una tensione morale di tanta forza da non sapersi più scernere
-fra il bene ed il male assoluto, il bene ed il male relativo e li
-atti tutti, che orbi sono di morale valore epperò all'uomo di libera
-scelta. Essi insegnano una dottrina tutta di distacco, d'isolamento,
-di meditazione e d'espiazione: essi nulla ammettono di spontaneo nello
-svolgimento della vita morale; tutti i menomi moti del cuore e della
-mente vengono vigilati, sorpresi, classificati più o men logicamente, e
-non persi di vista mai, dovendo essi tutti esser fedelmente riportati
-ad un cotale che l'incarico s'è assunto di avviar quest'anima alla
-perfezione; e, mediante le cure sue, ed i suoi lucidissimi precetti,
-si è ridotta a tale d'aversi di lui per ogni cosa stretto bisogno, di
-nulla veder senza li altrui occhi, di nulla giudicare senza l'altrui
-cervello, e di non potersi ristare dal mettere altrui in terzo fra sè
-ed i più intimi, e nè più gelosi segreti,
-
- «_Come se far non possa i fatti sui_
- _Se in opera non pon gli organi altrui_».
-
-E questa assoluta insufficienza dell'individuo, questa perpetua
-minorità, dura fino alla morte; anzi va, questa forza astringente
-ed assorbente, sempre più incalzando fino a che, di quest'anima, che
-cammina alla perfezione, più non resta che un cadavere ed un automa
-che, di vita propria, non si ha che la parte fisica e vegetativa.
-
-Non volendo io per nulla affatto scendere nei penetrali dell'uman cuore
-per cercarvi le cause di questo ritrovato, che non mancò per avventura
-di appoggiare numerosi e forti interessi (non essendo nè la satira nè
-la storia l'assunto mio) io proseguirò nelle ragionate teorie prendendo
-dovunque il buono, e sceverando il falso ed il gratuito, guidata quale
-sono dallo schietto amore della verità e della luce.
-
-Accennavo, che quelle dottrine, che si propongono d'avviar l'anima
-alla perfezione, predicano il distacco, l'isolamento, la meditazione,
-e l'espiazione; e taluna avrà portato avviso, che troppo leggermente
-io condannassi teorie, che fini sì altamente spirituali si recano a
-programma. Spero di giustificare il mio verdetto, rifacendo un po' la
-storia morale dell'umanità; e come questa svolge la sua progressiva
-vita in diverse fasi tutte logiche ed inevitabili, così lo individuo,
-ch'è una frazione di questo gran corpo, deve seguirla e recare l'opera
-sua al collettivo lavoro; che se non fosse, e non dovesse essere,
-il progresso delle idee e dei costumi non potrebbe aver luogo; e
-l'umana storia in luogo di presentare all'occhio del filosofo un
-complesso armonico, logico, ordinato, ed a gran fine diretto, non
-mostrerebbe che un agglomeramento, senza forma e senza nome, di
-forze eterogenee, discordanti, ed elidentisi, un caos insomma senza
-ragionevole principio, che non altro verosimile fine presenterebbe che
-un universale sterminio ed esaurimento.
-
-Ora puossi egli ammettere, dietro l'ordine che vediamo nella creazione
-tutta, che tale esser possa il morale concetto di Provvidenza? Certo
-che no. Laonde camminando, noi individui, siccome le generazioni, in
-una via di progressivo sviluppo, c'incombe di studiare il tempo e la
-fase ch'esse percorrono a non inceppare ed anzi assecondare il comune
-lavoro.
-
-L'umanità bambina che, simile all'uomo di poco tempo, era incapace
-d'un lavoro affatto speculativo, ma trovavasi tuttavia sotto il dominio
-delle sensazioni, avendo col senso morale l'idea della virtù, ammirava
-però maggiormente quelle doti di natura e di fortuna, per le quali
-un uomo sugli altri aquista materiale e sensibile superiorità. Laonde
-meglio che la mitezza era stimato il corraggio, meglio che il generoso
-perdono la valorosa vendetta, più che la sublime lealtà dell'anima,
-l'astuzia feconda di mezzi e ricca di successi, più che riverenza dei
-diritti, il feroce sterminio e la prepotente conquista; più che la
-castigata verecondia, la dissoluta e facile bellezza. Di tal maniera
-di giudizio dell'antica umanità hassi pena più presto a sceverarne
-le troppe prove che ad adunarle. Tutto ce lo insegna, dall'_Iliade_
-d'Omero fino ai sontuosi monumenti alle ceneri di Pitionice, fino agli
-incensi bruciati ad Alessandro, fino al divinizzamento dei Cesari.
-
-Queste dottrine vellicanti le passioni, e così ben maritate agli
-interessi, non potevano che condurre di ragione il mondo ad una general
-corruzione di cuore e depravazione di mente, di cui la storia non ci
-ripete il racconto dalla caduta della Romana Repubblica in poi.
-
-Era ben logico e voluto dalla natura delle cose che là come dovunque,
-il riparo ormeggiasse dappresso il male; e sorsero in allora le
-dottrine a cui accennavamo; dottrine che lottavano colle passioni
-corpo a corpo, e disputavano palmo a palmo il terreno agli interessi,
-isolando l'uomo dal contagioso contatto dei suoi simili, livellando le
-caste, staccando dalle perniciose ricchezze mezzi di feroce dispotismo,
-e sforzandosi di spiritualizzare l'uomo degradato per corruzione fino
-ai bruti tutta la sua vita concentrando nell'espiazione di un male
-divenuto ormai sì radicale ed universo, che impotente affatto era
-contro di lui l'opera dello individuo. Nulla di meglio infatti resta
-a farsi al sano, frammezzo alli appestati, che trarsi in disparte fin
-quando la scienza non ha ancor provvisto ai malati.
-
-Quelle dottrine ci vennero dall'Oriente e più precisamente dalle Indie,
-e dal loro istitutore si chiamarono Buddismo.
-
-Nell'epoca in cui le leggi e le istituzioni dei bramini erano in
-maggior forza, e s'erano diffuse in tutto il paese senza eccezione,
-sorse dalla casta dei guerrieri, e dalla famiglia dei Sackija,
-Gautarna, detto poi Budda, (lo suscitato) figlio di Re. Nacque egli
-nel 628 avanti Cristo. Si unì, secondo il costume del paese, a tre
-mogli; ma a 29 anni abbandonò padre, mogli ed un figlio, non che ogni
-diritto di successione al trono, e si ritirò nel deserto per darsi
-tutto a penitenza alla guisa dei Bramini. Rimase colà 6 anni e superò
-nella rigidezza della vita tutti coloro. A 36 anni sorse a predicare, e
-scorse fino agli 85 tutta l'India.
-
-Educato nella solitudine dei deserti, alla meditazione ed alla
-penitenza, dotato di sommi talenti, concepì l'ardito pensiero che il
-Braminismo, d'assurdi ripieno, se forse bastava fino allora all'India,
-non certo al resto del mondo. Primo nell'antichità superò i pregiudizi
-della nazionalità, e concepì l'idea dell'universale rigenerazione del
-mondo corrotto, e parlò di partecipare altrui il proprio bene.
-
-Il Buddismo sorse circa nel tempo in cui la Giudea diveniva provincia
-romana e con essa si eclissava la Mosaica religione.
-
-«In quel tempo (dice Costantino Hofler nella _Storia universale_), si
-nota nell'Oriente un sentimento di dolore e direi quasi di disperazione
-come se la sua vita fosse finita».
-
-Nell'India la predicazione di Budda addita al mondo la cagione di tal
-disperazione nella nullità delle cose, e riduce lo scopo della vita
-alla _distruzione di noi stessi_. — (A chè altro si riduce l'ascetica
-cattolica dei nostri giorni?)
-
-In massima le sue dottrine non differivano punto da quelle dei
-Bramini; ma differivano in questo, doversi da tutti, senza distinzione,
-raggiungere lo scopo della vita, come avendo egli pel primo superato i
-pregiudizi di caste e di nazionalità.
-
-Non occorrevano per Budda le divisioni di quelle (prima politica
-braminiana), nè le opprimenti leggi ch'erano di quella politica i
-naturali corollarii; tutti, senza eccezione, erano chiamati alla
-cognizione della verità, a tutti libero quindi di togliersi al giogo
-bramitico.
-
-Egli poi, Budda, era stato dal Cielo mandato a segnarne la via.
-
-«La vita è un sogno, dicea Budda. Quanto più l'uomo lavora colla
-propria distruzione alla propria santificazione, e tanto più scioglie
-il legame che tiene avvinto il mondo alla colpa.» — Notisi il desolante
-ed antifilosofico concetto che il mondo sia fatalmente portato alla
-colpa, quasi l'umano arbitrio, donde l'umana responsabilità, non
-esistesse. — Senza questo concetto dominante sarebbe stato impossibile
-chiamare l'uomo all'isolamento ed alla propria distruzione. Solo
-l'universale corruzione dei tempi, la ferocia dei costumi, il
-degradamento cui era scesa l'umana progenie, poteva ispirare una simile
-filosofia. «Il matrimonio, dicea Budda, si tollera come un male ch'è
-forza permettere; ma non dovrebbero esservi carnali relazioni, dovendo
-il mondo al più presto finire. Tutto è inganno quaggiù; e se pur
-qualche cosa v'ha che non sia mendace, quest'è ciò appunto di ritenere
-tutto inganno, di liberarsi e staccarsi da tutto».
-
-Budda si volse anzi tutto a quella parte del popolo indiano, che
-la legislazione Bramitica lasciata aveva in completa miseria,
-persuadendola a disertare la dottrina ed i costumi di quella per
-abbracciare la sua, in cui solo era la via di salute. La condizione
-di quel popolo era sì misera sotto i Bramini, che una dottrina sì
-sconfortante fu riguardata siccome dottrina di libertà. I seguaci di
-Budda non temevano la morte, da loro risguardata siccome liberatrice
-dei mali. Esso li educava alla pazienza, alla mitezza, all'assoluta
-abnegazione, a riguardar siccome ingiusta ogni distinzione sociale, ad
-invitare tutti, senza eccezione di persona, alla redenzione per opera
-di lui, ossia allo scioglimento finale della materia primitiva nel
-nulla.
-
-Le sue dottrine produssero gran sensazione in Oriente, e furono
-nell'India argomento di gravi dissensioni; e malgrado le persecuzioni,
-alle quali furono bersaglio allorché i Greci vi penetrarono col Magno
-Alessandro, vi si tenevano salde, specialmente nel nord-ovest del
-paese.
-
-Certo le dottrine Buddistiche erano un gran passo in quei tempi
-oltre misura materializzati e corrotti, ed ebbero appunto in quelle
-condizioni la loro ragion d'essere; ma venne il Cristo ad aprire
-all'umanità una nuova fase, ed allora principiarono ad essere spostate
-e retrive.
-
-Chiamati gli uomini ad amarsi ed a soccorrersi, iniziata la dottrina
-della giustizia e del perdono, costituita l'umanità in una repubblica
-di fratelli che altro _dottore_, altro _maestro_, altro _signore_
-non riconosce che la verità predicata dal Cristo colla luce della
-ragione, colla mite ma vittoriosa forza della persuasione; eguagliati i
-doveri ed i diritti, chiamati tutti al lavoro ed alla cooperazione al
-comun bene, proclamato ogni uomo al suo simile solidale col precetto
-dell'amore e della diffusione; chiamato l'amico a dar per l'amico la
-vita, ed a beneficare al nemico; udita, ammirata ed accolta questa
-dottrina dal mondo, tenuta salda contro le lotte, uscita vittoriosa
-da secolari battaglie, la vecchia dottrina dell'isolamento, e della
-distruzione dell'uomo, non aveva più ragion d'essere ed era condannata
-a perire. Dopo aver demolito era ben d'uopo riedificare.
-
-Il risorgimento, la vita, la libertà, lo sviluppo di tutte le forze
-morali, i collettivi conati delle masse verso il bene comune, ecco il
-programma del Cristo, ed ecco la fase che ora percorre l'umanità.
-
-L'amore universale, precetto _unico_ e _nuovo_, nel quale quella
-dottrina si compendia, importa a natural conseguenza il compatimento,
-la tolleranza, la vicendevole riverenza, e pone al bando dell'umanità
-ogni dispotismo di fatto e di sistema, ogni autorità che si erge al
-dissopra della forza delle cose, dell'unanime consenso, del generale
-interesse.
-
-Ora la cattolica ascetica, che tante forze isola e paralizza, che tante
-intelligenze riduce a schiavitù, che tanti fervori raffredda, che tanti
-nobili slanci raffrena, che tanti generosi entusiasmi riveste delle
-grette forme del partito, che tante esistenze si tiene eternamente
-oscillanti e dubitative sul grave problema d'un moto primo, d'un
-estemporaneo escogitato, orbo di conseguenza perchè intimo, di un motto
-oziosamente ed innavvertemente sfuggito, d'uno svagamento intempestivo
-anche, ma tutto proprio della mobilità dell'organo pensante, tutto
-questo sistema non vi par egli, ditelo voi, roba da bambini e
-compassionevole miseria?
-
-L'analisi sistemata è studio pericoloso se da grandi e leali
-intelligenze non venga esercitato. La massa delle mediocrità,
-impotente già per sè stessa ad accogliere in uno sguardo tutti i lati
-d'un concetto, se per sovrappiù venga sistematicamente applicata ad
-un dettaglio, non ne diverrà che sempre più gretta e microscopica.
-Gl'interessi poi studiano il sofisma, le passioni cercano il cavillo,
-il dispotismo s'allieta dello scisma, e lo spirito debole, tratto in
-tortuoso e smarrito sentiero, sente più che mai il bisogno d'una guida,
-alla quale è costretto affidarsi ad occhi bendati, sia che al bene
-lo conduca ed al meglio, o sia che al peggio lo trascini, e nel suo
-proprio male lo immerga.
-
-Noi perciò vorressimo che la donna specialmente, che tanto è a
-religione inchinevole, e che al sentimento di essa sinceramente e
-sublimemente sposata può tanto bene produrre, la mente informata
-ai lucidi precetti di quella, meno gretta ed analitica fosse nella
-manifestazione di quel sentimento, meno oscillante, meno dubitativa nel
-giudizio del bene e del male, del convenevole e dello sconvenevole;
-vorremmo che dai chiari precetti della verità derivasse dei criterii
-sicuri a giudicare più sanamente di sè, d'altrui e delle cose tutte;
-vorremmo abborrisse da certi facili scandali, figli d'ignoranza e di
-pregiudizio, da certe intolleranze che, violenti e feroci, vertono
-sopra opinioni e riti, dottrine e cerimonie che finalmente non sono che
-svariati modi di esprimere un unico ed universal sentimento.
-
-Deplorevole cosa egli è questa, che cioè l'intolleranza più feroce, più
-esclusiva si mostri presso chi di molta pietà fa special professione;
-e non s'avveggono, codesti, che per essa più danneggiano la causa che
-intendono servire. E ben se lo sapeva il Cristo quando, reduci i suoi
-discepoli da Samaria e pregandolo dessi che implorasse fuoco dal cielo
-su quelle genti, che la predicazione loro aveano spregiato, rispose
-loro: _davvero; io non so da quale spirito siate condotti_.
-
-Le religiose intolleranze in ogni tempo, in ogni popolo generarono i
-danni più atroci, le guerre più sterminatrici, le passioni più violenti
-che abbiano mai inferocito l'anima umana. Testimonii le babiloniche
-barbarie contro gli Ebrei, gli sterminii di questi sopra i vicini
-popoli incirconcisi, le secolari persecuzioni del gentilesimo sul
-cristianesimo nell'Europa e nell'Asia, i sanguinosi scismi d'Oriente,
-la cattolica inquisizione dell'Evo Medio, le guerre di Maometto,
-le lotte dei Mori e della Spagna, le crudeltà che accompagnarono e
-compirono lo scisma Anglicano, le stragi degli Ugonotti e di Zuinglio,
-l'ostracismo dalla civil società degli Ebrei tuttora vigente in molti
-Stati della civilissima Europa.
-
-Che se l'intolleranza e l'esclusivismo, in sè stessi viziosi e maligni,
-fanno deplorevole mostra di sè in uno Stato, in una casta, nel viril
-sesso, come sendo la negazione d'ogni ragione, d'ogni filosofia,
-d'ogni umanità; nella donna poi, per natura mite, misericordiosa e
-diffusiva, son più che altrove mai spostati ed inopportuni. Tanto più
-se trattasi di religiose credenze, le quali naturalmente suppongonsi
-norma di costumi; come dovendo l'uomo per natura e per ragione essere
-conseguente. Laonde se voi l'altrui religiosa convinzione spregiate,
-voi stupirete altresì che gente di altra credenza, che non la vostra,
-possa essere onesta e rispettabile; e questo giudizio è puerile, è
-ingiusto, è falso, è superbo.
-
-Lo esclusivismo di tre cagioni è lo effetto; o di suprema ignoranza,
-o di massimo orgoglio, o d'interessi personali o di casta. La prima
-ragione vi farebbe torto, le altre vi farebbero immorali; nell'un caso
-e nell'altro il sentimento religioso sarebbe erroneo ed ippocrita,
-sendo non già l'Ente Supremo l'oggetto del vostro culto, ma il
-pregiudizio; non già la Divinità oggetto di vostra fede, ma pretesto di
-passioni, strumento d'interessi.
-
-Laonde, tutto il fin qui detto in poche parole riassumendo; il
-culto che alla Divinità si debbe, vuol essere razionale, come sendo
-il rapporto d'un ente ragionevole colla ragion suprema di tutto:
-dignitoso, come lo esige riverenza dell'essere infinitamente superiore;
-intimo, siccome trovando nello spirito la sua ragione, nel cuore
-l'innato suo sentimento.
-
-Sendo la religiosa credenza norma di costume, non può questa condurci
-che alla carità dei nostri simili, che figli tutti d'un medesimo padre,
-effetti d'una stessa causa, camminando tutti ad un unico fine, d'un
-solo lavoro tutti incaricati, ad una stessa perfezione tutti vocati,
-nell'onorar Dio tutti concordi, non havvi differenza fra noi che
-d'espressione, come v'ha moltiplicità di linguaggi, varietà di costumi,
-individualismo di caratteri, diversi gradi d'intelligenza, molte fasi
-di civiltà, mille e mille combinazioni di luogo, di tempo, di persona,
-di circostanze, che mutano, alterano, modificano o determinano in
-mille sensi diversi, l'espressione di quest'unico, universale, innato
-sentimento dell'umana natura.
-
-Ma io vi parlava fin ora siccome a gente profondamente e sentitamente
-religiosa, nulla supposizione fin qui facendo che taluna possa non
-esserlo; e certo, troppo porto alta opinione dell'intelligenza vostra,
-e della gentil conformazione del cuore, che in seno vi batte, per
-supporre altrimenti. Ma in forza di quelle combinazioni, alle quali
-accennavamo poco dianzi, non sarebbe impossibile che taluna fra voi
-atea si credesse. E dicevo credesse, perchè fuori del natural corso
-delle cose ella sarebbe, se lo fosse sostanzialmente. E come supremo
-degli oltraggi si è il negare a taluno alcuno degli istinti o delle
-potenze che il corpo umano esige ad esser perfetto e ben organizzato
-nell'interne e nell'esterne sue parti, ed a tutte esercitare le sue
-naturali funzioni; altrettanto e non minore insulto sarebbe il supporre
-che a taluna di voi difetti questo nobilissimo fra i sentimenti; tanto
-più che nella femminile natura ogni sentimento siede come in suo trono,
-sendo la donna, in ogni fasi della sua vita, accompagnata, guidata,
-sostenuta da quelli, per quelli capace d'ogni sacrificio, forte per
-quelli nelle abnegazioni, vittoriosa nelle lotte, indomita nelle
-difficoltà, d'ogni ardua impresa capace, perseverante nell'azione,
-tanto che, ciò considerando, un filosofo ebbe a dirsi, che la donna
-pensa, ragiona e decide col cuore, sentenza che, se per avventura un
-cotal poco speciosa e non certo matematicamente esatta, non arriva
-certo ad offenderci, per quanto poco caso sembra farsi della nostra
-potenza intellettiva.
-
-Ma posta per un istante questa ipotesi, che vi fosse un'atea fra voi
-che mi leggete, io non farò che riportarvi ai semplici ed elementari
-raziocinii che vi facevo negli esordii di questo capitolo, sendo la
-verità religiosa di tal natura a non esigere lunghe disquisizioni, nè
-raffinate teorie.
-
-Aprite gli occhi e vedete succedersi da tanti secoli il giorno e la
-notte, alternarsi con ordine eterno le stagioni, ripetersi senza fine
-dalla stessa causa gli effetti stessi; studiate i diversi climi co'
-loro diversi generi di vegetazione, colle diverse specie d'animali,
-investigatene l'ordine e le ragioni; studiate le scienze esatte
-coi loro infallibili assiomi: misurate nelle scienze speculative la
-potenza d'astrazione dell'umana intelligenza procedente con ordine
-invariabile di premessa in conseguenza e giunta con assiduo lavoro
-all'attual civiltà; vedete nella storia la logica dei fatti, sempre
-generati ed a lor volta generatori con ordine sì indeclinabile da
-non essere impossibile la profezia; nelle arti estetiche cercate le
-ragioni del bello, che tanto ci affascina lo spirito ed i sensi vellica
-sì piacevolmente, e voi le troverete e le riprodurrete subordinando
-l'azione vostra a regole ed a linee.
-
-Se quest'opera permanente, logica, ordinata, ch'è la creazione colle
-sue forze agenti sotto leggi invariabili, vi sembra lealmente l'opera
-delle combinazioni, allora vi chiederò con La Bruyère che cos'è
-l'ordine? che cos'è la regola? Qualunque ipotesi si faccia l'uomo per
-giungere a spiegarsi questo fatto che è l'universo, tutte sono mille
-volte più difficili a concepirsi dallo spirito, che quella assai più
-semplice dell'esistenza d'una causa prima, intelligente e volente.
-
-Egli è perciò che i progressi della ragione e delle scienze naturali
-hanno screditato la scuola _atea_ e sulle rovine di quella nacque la
-_razionalista_, la quale giunge per diversa via ad un egual meta.
-Quella negava ridendo, e negava per sistema e per progetto; ed a
-quella scuola viziosa per la sua maniera, immorale pel suo sistema
-preconcetto, il mondo deve però la demolizione del Medio Evo. Ma
-quell'abile demolitrice non valeva a nulla edificare, ed ella lasciava
-l'umana ragione come una carta sulla quale nulla v'era di scritto;
-ella dunque dovea finir di regnare, e moriva, lasciando a succeditrice
-nell'opera della emancipazione della intelligenza umana, la scuola
-razionalista, la quale cangiò il _Caso_ in Etere Cosmico, nella
-necessità di dare alla vita universale una ragione sufficiente. Ma
-essa pure ci conduce davanti a quel dilemma che ne accusa la debolezza.
-L'Etere Cosmico, il fluido vitale dell'universo è desso intelligente e
-volitivo? in questo caso siamo ancora una volta d'accordo; ma se non lo
-è, e non lo può essere, allora questo fatto dell'intelligenza e della
-volontà resta un'altra volta effetto senza causa, e la ragione si trova
-in bocca un osso più duro da rosicchiare che non l'esistenza divina.
-
-La scienza di tutti i tempi ha ammesso le ipotesi, e di quelle si serve
-con una frequenza ed una fiducia ch'è talora eccessiva. In questo
-problema solo, ch'è pure fra tutti vitale ed importantissimo, non
-sarà lecito e logico fra le molte ipotesi delle diverse scuole quella
-accettare, e ritenere, che soddisfa maggiormente alle esigenze della
-ragione?
-
-Conservando però profonda riconoscenza per tutti i sistemi che per
-iscopo finale delle loro fatiche si proposero la libertà della mente,
-noi propugniamo il principio religioso risultante dall'universale
-coscienza, voluto dalla ragione, aiuto poderoso alla sociale
-moralizzazione, donde il benessere universale.
-
-È duopo dunque questo scopo si raggiunga, epperò, ciò che maggiormente
-importa, ch'è di massima gravità e di vitale interesse, si è, che il
-sentimento religioso si manifesti in voi in maniera che non degeneri
-a vestir le forme dello spirito debole, della ragione inferma,
-dell'esclusivismo orgoglioso, dell'inumana intolleranza.
-
-Parlando Cristo colla donna di Samaria, questa gli diceva: «Tu sei
-giudeo e come tale crederai che Dio debba adorarsi in Gerusalemme,
-e non su quel monte ove l'adorarono i padri nostri» — (Notate che
-l'intolleranza ed il pregiudizio erano tali, ch'ella non sapeva
-figurarsi che un giudeo potesse transigere dall'esclusivo orgoglio del
-tempio di Gerusalemme) — Ed egli rispose: «In verità ti dico, che verrà
-un giorno che nè in Gerusalemme, nè in Garizim si adorerà Iddio, ma il
-Padre avrà adoratori in ispirito e verità».
-
-Due cose meravigliano in questa risposta e ne fanno, secondo noi, uno
-dei punti più salienti di quella meravigliosa dottrina, per la quale
-professiamo una sconfinata ammirazione.
-
-Alla specie di sfida che gli getta la donna, attribuendogli come giudeo
-tutti i pregiudizii della sua nazione, egli non risponde affatto e non
-se ne chiama offeso, dando in ciò somma prova di tolleranza; abbraccia
-quindi la forma della questione, e pone in un posto accessorio il
-grave problema di località sollevato dalla donna come non essendo
-vero culto, ma pura forma di culto, tutto chè con esterni atti si
-esprime; formola finalmente, con una frase sublime, il culto vero,
-dando ad ogni cosa il suo proprio carattere; chiama padre l'oggetto del
-culto, ch'è quanto dire _Causa_ e _Provvidenza_, e richiama con ciò il
-sentimento al quale la donna non pensava; chiama adorazione in ispirito
-e verità quel culto razionale e sentito che dal cuore e dall'intelletto
-partito non Garizim, o Gerusalemme, ma l'universo considera siccome
-il tempio di Dio; e dalla sublime vôlta del Cielo fino al brulichìo
-dell'esile verme, dai fecondi e scienti conati della ragione fino
-all'umile fiorellino ignaro di sè (inconscio delle meraviglie che in sè
-raccoglie); ovunque ode cantare le sue lodi, narrare i portenti della
-sua benefica e paterna munificenza; ed i riti diversi delle genti, e
-le più o men logiche cerimonie, con che l'uomo esprime il bisogno del
-culto, considera siccome sfoghi di natura vuoti affatto di senso se
-difettosi di sentimento, sempre forme e vesti, corpi e sostanza non
-mai.
-
-E veramente quel giorno preconizzato dal Cristo è giunto, e quelle sue
-parole, allora incomprese, sono nel nostro secolo un aperto programma.
-
-Lo ridestarsi dei popoli oppressi, la caduta imminente d'ogni
-tirannide, l'affermazione di tutti i diritti, lo sollevarsi delle
-caste, la coscienza dei doveri, il progresso dell'umanitarismo, la
-emancipazione delle intelligenze, l'amplesso fraterno che lega gli
-uomini d'ogni regione, la nausea del gratuito, il culto profondo
-del vero, questi dogmi del nostro secolo hanno staccato l'uomo dalle
-illusorie e speciose dottrine, dal culto della forza e dell'autorità,
-dai vieti pregiudizii di caste, di nazionalità, di confessioni e lo
-portano potentemente e fatalmente al vero, all'equo, al morale, alla
-sintesi del divino concetto creativo, al culto in ispirito e verità.
-
-Ed ecco il programma che deve la donna capire ed abbracciare e a
-non inceppare il comune lavoro, a non disconoscere il concetto della
-Provvidenza, a discostare egualmente e l'ipocrisia ed il pregiudizio,
-che, emanati da diverse fonti, si accordano in questo; nel preferire la
-forma all'ente, la corteccia al midollo.
-
-«Non è egli il cibo men che la vita, ed il corpo da più che il
-vestimento?» (S. MATTEO)
-
-Nè chiamando la donna ad associarsi nell'adesione a cotali concetti,
-intesi chiamarvela per solo entusiasmo dei tempi e perchè a lei si
-compete eziandio l'assidersi con tutta l'umanità al desco fraterno che
-la religione del Cristo apparecchiava a dirigere i voti inconsci, e
-le aspirazioni indefinite e tormentose della umana filosofia. Mai no.
-Mi rivolsi alla donna perchè, più dell'uomo inchinevole a religione,
-più data a pietà, recandosi seco pregiudizio di pessima educazione la
-forzata cecità della mente, fu e sarà sempre lo elemento nel quale
-l'errore religioso sposato agli interessi di casta troverà il suo
-naturale veicolo.
-
-Mentre la donna ogni studio rivolge a dominare ogni più onesto
-impulso di natura riguardando le passioni siccome nemici, anziché
-siccome costituenti la potenza dell'essere morale; mentre s'affanna
-a comprimere la innata sensibilità per sostituirvi quel glaciale
-indifferentismo gesuitico che vince in ispudore le ciniche utopie;
-mentre gl'interessi della patria, i reclami della civiltà, l'amore
-del consorte, e la tenerezza dei figli pospone con eroica abnegazione
-che il cuore le insanguina e l'anima le strazia e tutto sacrifica ed
-immola sull'ara di quella spietata divinità, che s'imbriaca di sangue
-e delle carni abbrustolite degli uomini fa al sozzo ventre delizioso
-orrendo pasto; la donna al certo, nella cecità della sua mente,
-nello entusiasmo della sua fede, crede che Dio esiga da lei tuttociò;
-pensando forse aver egli tutte cose create e ab eterno assoggettate
-con leggi fatali ad un ordine prestabilito per poi darsi il crudo e
-scipito piacere di obbligarle tutte a camminare a ritroso di quello
-impulso ch'egli stesso loro imprimeva. Ed ecco perciò miserevole e
-frequente spettacolo vedere la donna vittima di quell'infernale sistema
-ed insieme suo appoggio ed istrumento, consigliare e procurare nella
-prole la stessa sua cecità, distogliere il consorte, e il fratello,
-e l'amante dalla lotta generosa contro un principio, che il solo
-trasnaturamento della ragione e del sentimento le fanno riguardar
-siccome santo, e che tanto più deve incitare alla vendetta ogni
-spirito generoso, in quanto che vile lavora nelle tenebre d'un morale
-segreto, forte del sonno dello intelletto, che sopraffà, e del morale
-sentimento che narcotizza, simile a Dalila, che sorrider dovea seco
-stessa satanicamente ad ogni ciocca di capelli, che le vili forbici
-sottraevano alla testa di Sansone dormente.
-
-La donna così evirata di mente, dimentica tutta l'umanità per non
-vedere che sè e Dio; il Dio del dispotismo, il Dio, che canna labile
-dal capriccio d'ogni zeffiro agitata, appoggiando per sistema e
-per natura ogni autorità costituita, china il supremo suo scettro
-a salutare ogni sole che nasce, postergandosi continuamente il dì
-che tramonta; il Dio che impotente davanti allo avvicendarsi delle
-sconfitte e dei trionfi dei popoli e dei sistemi, viene ad arcano
-parlamento con tutte le sovranità che si contrastano il bel paese,
-oggi Franca, ieri Teutona, ed Ispana domani, e poi successivamente
-Greca, Turca e Cosacca, e dei suoi lumi divini li irradia, siccome le
-serve faci sfilano sui profanati lari le vinte popolazioni; il Dio che
-spolvera i fulmini del Vaticano e controfirma le sentenze di morte ai
-sovrani per la grazia di Dio; il Dio che scerne i Paria dalle nobili
-caste; sdegna gli Iloti e predilige i forti e li avventurati; il Dio
-che dei mali dell'uomo s'allieta, e suprema virtù ne esige di una
-inerte rassegnazione, nè la lotta generosa gli permette contro un male
-che può vincersi.
-
-Questi è il Dio formidabile e capriccioso che gli uomini hanno
-escogitato tutto simile a loro: troppo simile, perchè una ragione
-vergine da errori preconcetti possa accettarlo seriamente.
-
-Meno l'uomo è civilizzato e più il terrore agisce sulle sue fibre,
-e più presta egli spontaneo e profondo il suo culto alla forza, si
-manifesti pur essa colle forme dell'arbitrio, dell'ingiustizia e della
-crudeltà. Forzato egli dalla ragione ad attribuire a Dio una potenza
-assoluta, giudicandolo da sè non credette potesse Egli non abusarne,
-donde filtrò nell'anima sua lo indicibile terrore di trovarsi inerme
-nelle mani di un Onnipotente, giuoco de' suoi capricci da niuna legge
-determinati.
-
-Servi d'un Dio crudele e terribile, gli uomini si fanno a loro volta
-feroci e sanguinarii. A placare la sdegnata deità Omerica, ecco sotto
-la scure la vergine Polissena; le torve divinità di Cartagine trovano
-voluttuoso orrendo pasto nelle morbide carni degli arsi bambini;
-l'ebreo popolo a niuno perdona per onorar Dio, che punisce fin la
-pietà; il religioso terrorismo dell'Evo Medio accende i roghi in tutta
-la cristianità, il moderno consacra l'oppressione e vieta agli uomini
-di togliersi ai mali che li premono.
-
-Questo funesto errore contaminò tutti i popoli e tutte le religioni,
-talché non puossi meglio questo culto che quello accagionarne; tutti
-ne furono infetti, perchè nel tristo animo umano si giace ingenito il
-selvatico istinto della tirannia.
-
-Gli è perciò che, coll'animo perfettamente sgombro da passioni e
-da ire contro caste, o sette, o sistemi, ferma sempre ai principii,
-parlando alla donna d'ogni culto le dico; alza, se ti è possibile, la
-tua ragione verso Dio, e non voler chinare Iddio fino a te; sforzati di
-ormeggiare la sua bontà, e non trascinare lui ad appoggiar le tue ire
-od i tuoi amori; ricordati ch'Egli, padre di tutti i viventi, se può
-scegliere fra il giusto e lo ingiusto, non ha che una misura ed un peso
-pel grande e pel piccolo — Tutto quaggiù è mutabile per lo impulso, che
-Dio stesso imprimeva alla umana ragione. Chiamandola a progredire, egli
-le comandava il moto e le rivoluzioni; cammini l'uomo al meglio, e non
-tema; Dio è con lui, e le leggi scritte dal suo dito sono fatali.
-
-Cadono e sorgono popoli ed imperi, fra loro contrastano i principi e le
-genti, leggi e sistemi veggono la luce a tempo loro, regnano e muoiono;
-grandi unità, unità colossali attraversano qua e colà l'orizzonte
-della storia, segnandovi come luminose meteore una striscia di luce,
-e frattanto Iddio vede dall'alto svolgersi il dramma umano, conta i
-dolori e le gioie, compatisce agli errori, ed il suo sole sui buoni
-fa risplendere e sui malvagi, la terra tutta del suo fervido raggio
-rallegra, e tutti i viventi paternamente riscalda.
-
-Imitiamolo, anziché imporre leggi alla sua giustizia, segnar confini
-alla sua bontà e farci appo i nostri simili feroci zelatori di
-interessi che gli supponiamo, od interpreti di passioni che son tutte
-nostre.
-
-L'amore unisce ed armonizza, il terrore divide ed uccide; la bontà
-compra, seduce, trascina; lo esclusivismo discosta, irrita, reagisce;
-la religione può far gli uomini nemici e può farli fratelli; tocca
-alla nostra ragione ed al nostro cuore giudicare quale Iddio voglia di
-questi due risultati, e quale dei due l'umanità conduca al benessere ed
-alla perfettibilità.
-
-
-
-
-LA DONNA E LA FAMIGLIA
-
-
-Sendo questa mia fatica diretta all'utile insegnamento della femminil
-gioventù, non sarà affatto inutile, cred'io, uno sguardo retrospettivo
-onde disquisire, donde ci venga la famiglia, che cosa sia, in qual
-modo s'è formata, qual parte vi tocchi alla donna di diritti e di
-doveri, poiché la famiglia, siccome tutte l'altre istituzioni, si
-modificò, seguendo le fasi descritte dalla civiltà e dall'intelligenza
-umana. Laonde sarete già convinte, lettrici mie gentili, ch'io non
-intendo farvi una poetica apologia della famiglia, ma una semplice
-argomentazione sui rapporti ch'ella crea, seguendo l'ordine naturale
-delle cose, nel quale il sentimento scaturisce dal vedere e dal
-comprendere. E un tal sistema sembrami tanto più utile in quanto che
-tutti coloro, che della donna scrissero, tutti ripeterono in coro e
-fino alla nausea, che la donna sente più che non pensi, asserzione che,
-per vero dire, mi è sempre sembrata un terribile assurdo, non potendosi
-in buona logica nè amare, nè temere, nè riverire, nè odiare cosa,
-della quale non si apprezzino i pregi, o non si vedano i pericoli,
-non si riconosca la superiorità, o non si stimino i difetti; per cui
-il sentire è per lo appunto l'effetto necessario del vedere e del
-comprendere.
-
-Oltre allo avere influito sulla famiglia il carattere dei tempi e delle
-nazioni, si occuparono di lei, e ne moderarono lo sorti, le leggi e la
-teologia, la timidezza ed i pregiudizii nella donna, il troppo facile
-abuso della forza e l'arbitrio nell'uomo, la barbarie, gl'interessi
-e le passioni. Grazie alla filosofia, la mente, nella sua piena
-emancipazione, può oggi collocarsi ad un alto punto di veduta e portar
-libero ed imparziale giudizio sul lavoro di tanti secoli.
-
-È passato il tempo nel quale non la ragione, ma un'autorità qualunque
-diceva all'uomo, maschio o femmina, giovine o vecchio, principe o
-plebeo, è così perchè te lo dico io; e, dacché io te lo dico, non è,
-e non può essere altrimenti. La Verità predicata oggidì, sotto forma
-d'oracolo fa poca breccia; ed anzichè muoverne querela cogli uomini;
-coi tempi e coi costumi, come avviene a certi spiriti, non puri per
-avventura da segrete movenze d'interessi (i quali vorrebbero fosse
-l'umano spirito di più facile accontentatura) parmi meglio d'assai
-congratularsene coll'umanità negli interessi della Verità, che non mai
-tanto fulgida emerge quanto dalla libera discussione, non altrimenti
-che dallo atrito si sviluppa fosforica la scintilla.
-
-Divise sono le opinioni, se la famiglia dalla natura ci venga e sia
-originaria creazione di Dio, o se siasi svolta dalle umane istituzioni.
-I primi uomini doveano propagarsi per tutta la faccia della terra,
-epperò doveano scindersi continuamente le famiglie; laonde non altre
-donne s'aveano che le prime che incontravano, costume, che oggidì
-conservasi ancora presso diverse selvaggie tribù; e questo fatto
-appoggia la seconda di quelle opinioni.
-
-Comunque sia la origine di questo fatto, che ha ora innegabilmente
-ricevuto la sanzione dei secoli, certo è ch'egli presenta alla
-filosofia ed alla legislazione un quesito di grave importanza,
-sendo essa la culla delle umane generazioni, il teatro delle prime
-impressioni, la scuola ove ogni uomo s'inizia ai misteri della vita. La
-famiglia è la umana società, ridotta ai minimi termini, è la formola
-che la rappresenta completamente in tutti i suoi elementi. Non è che
-sotto questa formola che voi potete definire la famiglia di tutti i
-luoghi e di tutti i tempi.
-
-La questione più importante, il problema morale e sociale, è che
-cosa debba essere la famiglia, ed allora scaturiranno, come da ricca
-sorgente, diritti e doveri, affetti ed aspirazioni, gioie e sacrificii,
-ed apparirà colla sua serena e simpatica aureola quel quadro, innanzi
-al quale niun cuore indifferente, niun ciglio imperterrito, niuna mente
-arida d'idee, niuna memoria orba di soavissime reminiscenze.
-
-Ma sgraziatamente ovunque si porti lo sguardo, o sulla famiglia dei
-tempi andati o su quella dei presenti, ci è d'uopo confessare, che
-quelle gioie, quegli affetti non sono che accidentali, e ben sovente la
-famiglia in luogo d'essere il santuario degli affetti, è una cerchia di
-ferro nella quale si combatte la lotta dell'oppresso e dell'opressore;
-ove si svolge il tristissimo dramma della debolezza e dell'arbitrio,
-dello slancio e della compressione, del sentimento e della
-indifferenza. Ridotta a tale, la famiglia non è più che un'ironica
-ipocrisia.
-
-L'umanità non ha per anco generalmente ben compreso l'immenso vantaggio
-che le deriverebbe dal ricostituire la famiglia, che neppur oggi
-si può veramente dire tale, non essendo per anco affermate tutte
-le personalità che la compongono, e non potendo queste svilupparsi
-colla autonomia che natura loro concedeva, dovendo esse tutte pendere
-dall'arbitrio di un solo.
-
-Famiglia vera non può essere quella, nella quale havvi servo e padrone,
-tirannia e schiavitù. Non sono questi i rapporti di famiglia! Essi
-non sono finora riconosciuti ed applicati in niuna parte del mondo,
-ed anche nelle più colte e gentili regioni della civilissima Europa,
-certo non potrà dirsi abbia dessa raggiunto il suo ideale. Fino a
-quando i diritti ed i doveri saranno dai codici distribuiti con più o
-meno esorbitanti sproporzioni, fino a quando durerà nella famiglia la
-forma monarchica, essa altro non sarà che una pura e semplice frazione
-della società, nella quale il sentimento non è che accidentale, ed
-assai compromesso da un dispotismo senza controllo, e da una dipendenza
-scoraggiata dal non sentirsi tutelata.
-
-Il matrimonio, chiamato a legalizzare l'opera dell'amore ed a porre
-le basi della famiglia, dovea proteggere e propugnare gl'interessi
-dell'umanità bambina contro la mobilità degli affetti, la foga delle
-passioni, le seduzioni degli interessi; e tale sembra dovesse essere
-in tutti i tempi. In quella vece, è forza dirlo, non fu questo che uno
-sforzo di ragione e di civiltà. L'amor paterno non bastò sempre fra gli
-uomini a garantire neppur l'esistenza ad un neonato.
-
-Romolo dovette con leggi obbligare i Romani ad allevare i figli maschi
-e le primogenite fra le figlie fino ai tre anni, confidando nello
-sviluppo dell'affetto paterno, che sorgesse per quell'epoca a tutelare
-quelle vite innocenti. Questa legge, tuttochè ben poco protettrice, non
-si estendeva fino ai figli mostruosi e mal conformati, che il padre,
-preso l'avviso di cinque suoi vicini, poteva sacrificare.
-
-Le leggi Romane permettevano altresì al padre di vendere pubblicamente
-i figli già adulti, tuttochè quel fiero popolo stimasse la schiavitù
-peggior della morte.
-
-In Grecia fino ai tempi della massima sua civiltà, il neonato si poneva
-ai piedi del padre, e se questi noi rialzava o torceva la testa, la
-debole creatura era condannata a perire.
-
-Le leggi di Licurgo condannavano a morte tutti i neonati deformi.
-
-I Cartaginesi sacrificavano i loro bambini gittandoli in ardenti
-fornaci agli dei infernali, e riguardavasi questo atto snaturato,
-siccome atto sommamente pio.
-
-Per giudicare dei costumi ebraici riguardo alla prole, basta il leggere
-nel libro dei Giudici. In esso troviamo che Jefte, partendo pel campo,
-offrì in voto a Dio la persona che prima avrebbe incontrato ritornando
-dalla pugna. La figlia sua, al grido della vittoria d'Israele, uscì
-incontro al padre per festeggiarlo, Jefte sciolse il voto e la immolò.
-
-Nella China sono i missionarii, e delle donne pietose, che percorrono
-le campagne e le rive dei fiumi a salvare e raccogliere i bambini, che
-genitori snaturati abbandonano per sbarazzarsene.
-
-I Musulmani, tutti non avendo che concubine, non generano che servi
-e come si trattino ognun lo sa. Al giorno d'oggi ancora, presso quasi
-tutte le nazioni barbare, la vita del neonato non è appoggiata che ai
-naturali sentimenti, che per lo più mancano affatto.
-
-Negli Stati Unionisti d'America, al sud, mentre la legislazione, che
-riguarda i bianchi, rivela l'opera di sublimi intelligenze informate
-ad umanitarie dottrine, e sollecita si mostra di svolgere e maturare i
-fecondi portati della libertà, quella, che riguarda la razza nera, non
-riconosce di punto in bianco neppur la famiglia. Fra la lunga serie dei
-patimenti inflitti, con qual giustizia lo sa Dio, a quella razza, che
-per la rivoltante oppressione in cui geme è la macchia incancellabile
-di quegli Stati e di quei legislatori, la quotidiana separazione
-delle famiglie è certo uno di quelli che più sollevano ogni cuor
-sensibile, ogni spirito non isprovisto della naturale equità. I figli
-non appartengono ai genitori oltre l'esclusivo arbitrio del padrone
-della madre, di cui sono l'assoluta proprietà in forza del noto assioma
-legale _partus sequitur ventrem_.
-
-Se l'inerme bambino fu così trattato, e lo è tuttavia, nè giungono
-a fargli schermo le innocenti grazie dell'infanzia, che ammorbidir
-dovrebbero i petti più feroci; l'enorme abuso della forza non appare
-meno odioso e rivoltante nel modo con cui si trattò la donna che per la
-fragilità della sua fibra e la timidezza dell'animo doveva naturalmente
-esservi esposta. Abbastanza debole per potersi opprimere, abbastanza
-forte per imporle le più improbe fatiche e la più penosa servitù,
-vivendo con un essere rotto alle più brutali passioni, quale l'uomo
-della natura, egli non poteva trovare una creatura più facilmente
-tiranneggiabile, nè le passioni sue soddisfare se non togliendole ogni
-autonomia, ogni luce d'intelligenza, ogni nozione del naturale diritto;
-e sposando alla forza del muscolo l'orgoglio della mente, agglomerò sul
-capo della sua compagna ogni vitupero, intrecciando sul suo gli allori;
-caricò sulle spalle della donna la fatica e si tuffò negli ozii, impose
-a lei tutti i doveri serbando a sè tutti i diritti.
-
-Il matrimonio, anche ridotto ad istituzione religiosa, consacrò nelle
-sue formole la violenza e lo invilimento della donna.
-
-Quando la sposa non era rapita a forza come una preda od un bottino,
-il cui legittimo possesso non era più contestabile, era mercanteggiata
-e pagata come un oggetto qualunque. L'ultima cerimonia componente
-il complicato rito nuziale presso i Romani era una finta violenza;
-presso i Camiti (nell'Africa) il rapimento convenuto, ed il pagamento
-stipulato, è una formola sacramentale. La formola del rapimento
-trovasi anche presso gli Americani. Nell'Araucania il padre, che ha
-accordata sua figlia in isposa, la spedisce con un incarico qualunque,
-indicandole un cammino. Il marito, posto in agguato co' suoi amici, la
-rapisce e la porta nella sua capanna.
-
-Nelle vecchie Indie la donna non mangia mai col marito. Nella giovine
-Oceania, a Noukahiva, alle Isole Washingthon, ecc, non solo non
-mangiano le spose mai coi mariti, ma sono loro vietate per sovrappiù
-molte vivande all'uomo solo permesse. Nella Nubia è crudelmente punita
-se osa toccare la tazza o la pipa del marito. In tutto il regno di
-Loango, durante il pranzo del marito, la donna si tiene in piedi
-in disparte e non gli dirige la parola che genuflessa. In tutta la
-Nigrizia le cure dell'allattamento, l'apparecchio degli alimenti e
-dei liquori, le cure del focolare, la conservazione delle vesti, non
-sono tenuti per nulla. Ella deve ancora coltivare il tabacco, estrarre
-l'olio dalle palme, macinare il miglio, fornir la casa d'acqua e di
-legna, eppoi, come null'altro avesse a fare, mentre il marito dorme
-deve guardarlo dalle mosche. Durante le lunghe marcie, ogni peso, ogni
-imbarazzo le tocca di pien diritto. I Gallas lasciano le loro donne
-fendere penosamente la terra, lavorare, seminare, mietere, battere e
-raccogliere il grano.
-
-Lo stesso lavoro è rigorosamente imposto alla donna nel Congo, nella
-Guinea, nella Senegambia, nel Benin, nel Bournou, nel Mataman, nella
-Caffreria. Quel motto, _Ce n'est rien — c'est une femme qui se noie_, è
-praticato dagli indiani con una bonomia men fina, ma più vera di quella
-di Giovanni Lafontaine. Nelle improvvise innondazioni del Nilo, essi si
-occupano dapprima dei loro armenti, poi dei bambini, quindi dei vecchi,
-e finalmente, e dopo tutto, si ricordano delle donne.
-
-Agli Stati Uniti, all'epoca in cui gli inviati dei popoli che comprano
-ogni anno coi presenti la lor libertà, fanno ritorno ai nomadi
-penati, una folla di piroscafi risalgono il fiume maestoso. Gli uomini
-fumano pacificamente nel fondo delli schifi la loro pipa, e le donne,
-oppresse dalla fatica, tirano le barche colle corde; e nelle ore di
-sosta, stendono le reti e gli altri utensili da pesca, tagliano legna,
-prendono cura dei bambini, e preparono il pranzo agli oziosi mariti e
-li servono in tutto[9].
-
-Attraverso le vergini foreste gemono dolori secolari. I dolori della
-donna vi si moltiplicano più che le sue gravidanze, più che i peli
-delle sue palpebre sì sovente bagnati di lagrime. — Presso i Mohawkse,
-e generalmente nelle tribù dei cacciatori, la donna deve cercare
-e portare come un cane la caccia fatta dal marito, che crederebbe
-offendere la sua dignità caricandola sulle proprie spalle. Sia questa
-un capriolo, un orso, un cinghiale, la donna, coll'aiuto delle sue
-vicine soccombenti sotto il peso, lo trascina dalla foresta alla casa,
-dove riposa pacifico il padrone. Il disprezzo per la donna è tale
-che l'atto di emancipazione del figlio si constata sul volto o sul
-dorso della madre. Il giorno in cui conta il suo quindicesimo anno,
-deve insultarla e batterla. Presso altre nazioni la donna può essere
-cambiata, venduta, permutata a piacere del marito, anche uccisa e
-mangiata s'egli crede farne un buon piatto[10].
-
-Eccettuata qualche tribù, in cui i Sakemi (_Sagamos_) aprono i loro
-consigli alle matrone, l'oppressione della donna è consacrata da vecchi
-costumi. Presso altre tribù, alla nascita d'un bambino, il marito
-si corica come colpito da grande sventura. Il neonato e l'intiera
-casa sono sottomessi ad una gran purificazione. Altrove, ai primi
-sintomi di fecondità, la donna è condotta con lugubre cerimoniale al
-mare, e durante il tragitto piovono sopra di lei l'arena ed il fango,
-immondizie ed imprecazioni. E cotali costumi con poche varianti sono
-comuni alle due Americhe[11]. La licenza dei costumi, e la libidine di
-dominio, consacrano e mantengono attraverso ai secoli l'oppressione
-della donna; ed il nostro secolo istesso è testimonio degli sforzi
-ripetuti e talora infruttuosi, coi quali la invadente civilizzazione
-tenta assottigliare quello scettro di cui l'uomo abusò tanto.
-
-E che l'uomo più vicino alla natura sia il più dissoluto ed il più
-tiranno, e che la schiavitù della donna sia voluta dalle sue brutte
-passioni, tutta la storia dell'umanità lo prova, dal selvaggio, che
-insegue la donna fuggitiva nei boschi e poi l'abbandona feconda, fino
-all'orientale poligamia; dalla giovine donna dei Pampas (alla quale
-chiedete chi sia il padre del bel bambino al quale dà il materno
-alimento, e tutta ingenua vi risponde Chi può saperlo?) fino alle
-migliaia di eunuchi che garantiscono le inserragliate dame d'Oriente
-alla gelosia del Musulmano.
-
-La Tracia, la Babilonia, la Fenicia, l'Armenia ritennero la donna
-come cosa fiscale, epperò fu soggetta al servizio della prostituzione
-pubblica prima d'esser venduta all'incanto ad un padrone che
-dovea tenerle luogo di marito, a cui competeasi altresì il diritto
-iniquissimo di rivenderla o di disfarsene colla morte. E questo sprezzo
-rendea le Babilonesi refrattarie al nodo coniugale, fino a credere
-insopportabile la fedeltà in amore, ed a dichiararla contraria alle
-leggi della natura.
-
-Gli Ebrei, quando erano sazii della moglie, le facevano bere l'acqua
-della gelosia, consistente in una specie di ranno benedetto dal
-sacerdote, da cui l'infelice rimanea gonfia e morta in un attimo. Era
-poi per quei mariti motivo a ripudiarla l'aver cotta un po' soverchio
-la carne. In Lidia, la donna non avea chè pretendere dal genitore, ed
-era dannata a fornirsi la dote nel postribolo.
-
-Nell'Asia, e specialmente nell'Indous, considerata al disotto d'un
-mobile dacché nasce, anche oggidì si adusa alle catene, costringendone
-i teneri piedi in calzari di ferro, onde inabilitarla alla comune
-assuetudine di fuggir la tirannide maritale.
-
-A tal uopo la notte la tengono incatenata siccome belva feroce presso
-la casa. Quando invecchiasse durante il matrimonio, il marito la
-strangola. Quando il marito muore prima di lei, dev'essere immolata
-sul suo sepolcro, anche dalla mano del proprio genitore, ed in taluni
-luoghi sepolta viva.
-
-Presso i Parti era diritto dell'uomo vendere o disfarsi con la morte
-della moglie; e questo diritto, era comune al figlio contro le proprie
-sorelle.
-
-In Egitto, i maschi non assumevano nessun incarico per l'alimento
-dei genitori, di cui erano gli eredi, e questo peso dovea gravare
-le diseredate donne, il cui adempimento avveniva col mercimonio
-dissolutore del loro infelice personale.
-
-Gli Arabi potevano uccidere le donne soverchie che nascevano in
-famiglia.
-
-I Germanesi e gli antichi Galli, le dichiaravano schiave dell'uomo;
-laonde alla morte di lui le uccidevano sul suo sepolcro per andarlo
-a servire all'altro mondo, come lo aveano servito vivente con improbe
-fatiche.
-
-Questo è vivo uso degli Arabi i quali, nell'inerzia delle loro tende,
-confidano tutto il lavoro alla schiena della povera donna. Con cinque
-colonnati, il padre nel deserto vende la sua figlia a colui che la
-compera, non per avere uno spirito degno della sua affezione, ma per
-tenersi una macchina confacente a suoi materiali interessi.
-
-La Grecia e Roma, trasportando nella famiglia la dissolutezza
-filosofica, credevano onorar Venere e le altre lascive deità pagane
-colla prostituzione della donna, la quale, comperata come schiava, dopo
-aver concepito figliuoli, poteva essere cacciata ed uccisa impunemente.
-
-In Inghilterra la donna, con una corda al collo, poteva dal marito
-esser condotta al mercato per vendersi.
-
-Presso talune nazioni del Nord, le mogli sono schiave del marito;
-appena, colà, la donna mette il piè nei 40 anni, cessa di essere la
-madre di famiglia ed è sostituita da una moglie giovine.
-
-In ogni paese del mondo infine, dominato da qualunque legge, comunque
-la donna sembri apparentemente rispettata, pure quel rispetto non è
-che nominale; la ignoranza le fa spesso subire le crudeli pressioni dei
-deboli e la impotenza al vero bene cui è missionata.
-
-Difatto presso i popoli che si reputano più civili, perchè influenzati
-dal cristianesimo, benché veggasi appaiata all'uomo e non si torturi
-colle neronerie antiche, come appo i pagani; pure, se si mira la
-incapacità legale che si attribuisce alla donna, la nissuna comunione
-al pensiero civile per cui non ha attinenze coi pubblici affari del
-proprio paese, la privazione del sapere giudicata necessaria dai
-preti corrotti per mantenerla cieca in un'ipocrita castità; se si
-mira l'imperio maritale che, senza porvi nulla, le toglie anche il
-conforto di perpetuare il proprio nome nei figliuoli, esclusivo frutto
-delle sue viscere, e le usurpa il privilegio che la donna madre ha
-sulla propria fattura, conservato anche dai Romani alla femmina delle
-bestie coll'assioma sopracitato _partus sequitur ventrem_! e con
-la forza brutale le impedisce la libera esplicazione del pensiero
-dicendo proverbialmente, che le parole della donna sono il simbolo
-della innettezza e non meritano ascolto[12]; se si mira dico a questa
-incapacità fittizia, a queste opinioni vituperevoli, che pesano sulla
-donna; ai mille riguardi, vuoti di senso, ma pur penosissimi ai quali
-è sottoposta da costumi ancor semi-barbari; all'arbitrio del marito,
-dal quale deve sempre pendere, mentre questi non crede dover darsi
-alcuna briga di modificare sè od i suoi atti per gradirle menomamente;
-alla reclusione lunga, ed alla perpetua tutela alla quale è soggetta,
-così nella vita civile come nella famigliare, se si mira, ripeto,
-a tuttociò, siamo costretti a confessare che pur troppo l'orgoglio
-virile, e la forza muscolare, sono ancora in onore presso gli uomini, e
-la sacra dottrina del diritto non è da essi apprezzata se non in quanto
-favorisce agli esclusivi loro interessi.
-
-Eppure dovrebbe la Società persuadersi che la donna (questa creatura
-così intelligente, questo essere così sensibile, questo ultimo _fiat_
-della potenza creatrice, questa opera divina, che riassumendo in sè
-stessa inesauribili tesori di sentimento e d'affetto, ci si appalesa
-nel sacro carattere materno la più vera immagine di Dio) non potrà
-disvelare all'uomo tutti i reconditi pregi di che provvidenza l'ebbe
-fornita, fino a che, abbrutita dalla materiale oppressione, scoraggiata
-dal morale disprezzo, ignota a sè stessa, priva d'ogni autonomia,
-giacerà siccome prezioso arnese di cui l'inesperto fanciullo ignori
-l'uso, e si balocchi fra le mani, e pesti, e trascini, e frantumi
-siccome cencio da strapazzo.
-
-La donna abbandonata per diffetto di estimazione, per assenza completa
-d'educazione, per incuria di costume ai suoi soli istinti, dà già
-per vero alla famiglia tutta sè stessa, nulla da lei ricevendo,
-fuorchè cure, legami ed umiliazioni; ed in questo stato di cose quale
-spirito equo e generoso oserebbe alzare inumanamente la voce sui
-difetti inseparabili dalla umana creatura non solo, ma altresì voluti
-necessariamente dall'assenza di luce educatrice?
-
-Oh datele dunque la coscienza di sè, si illumini sul principio da
-cui parte, sul fine a cui cammina si affermi la sua personalità, si
-sviluppi la sua morale autonomia, le si ridoni la stima a cui Dio
-adornandola di tanti pregi le diede diritto; ed allora come l'umanità
-l'avrà valida alleata nella via del progresso, lo individuo la troverà
-soavissima compagna nella burrascosa mortale peregrinazione; e la
-vivace e colta fantasia, e lo spirito gentile ed educato, e l'anima
-ove s'annida innato ogni soave e pietoso affetto, lo faranno lieto di
-quell'_aiuto convenevole_ che Dio intese dargli quando la plasmava.
-
-Non ha ella già sofferto abbastanza in sessanta secoli d'oppressione
-questa protomartire dell'umanità? E non è egli tempo che i legislatori
-si vergognino di avere adunato sulle fronti delle loro madri tanto
-vitupero, quanto ne agglomerarono colle loro brutali legislazioni?
-Non è egli tempo che gli uomini ricambiino, con un po' di riverenza
-e d'affetto, la tenerezza e le cure delle madri loro? La donna,
-stringendo al petto l'uomo bambino, e nutrendolo dello stillato del suo
-cervello, dovrà sempre allevarsi con tanto amore un nemico, un tiranno?
-
-L'uomo sarà egli sempre il supremo arbitrato della famiglia, chiudendo
-così a forza intorno a lui gli affetti della donna che nulla di meglio
-cercano, che di espandersi a tutto circondarlo della tepida atmosfera
-della benevolenza, e dello spontaneo e lieto sacrificio?
-
-«V'è un angelo nella famiglia, scrive Giuseppe Mazzini, che rende con
-una misteriosa influenza di grazie, di dolcezza e d'amore il compimento
-dei doveri meno amari. Le sole gioie pure e non miste, che sia dato
-all'uomo di goder sulla terra sono mercè quell'angiolo, le gioie
-della famiglia. Chi non ha potuto, per fatalità di circostanze, vivere
-sotto l'ali dell'angiolo la vita serena della famiglia, ha un'ombra
-di mestizia stesa sull'anima, un vuoto che nulla riempie nel cuore;
-ed io, che scrivo per voi queste pagine, io lo so. Benedite Iddio, che
-creava quell'angiolo, o voi, che avete le gioie e le consolazioni della
-famiglia! Non lo tenete in poco conto perchè vi sembri di poter trovare
-altrove gioie più fervide, e consolazioni più rapide ai vostri dolori.
-La famiglia ha in sè un elemento di bene raro a trovarsi altrove, la
-durata. Gli affetti in essa si estendono intorno lenti, innavvertiti,
-ma tenaci e durevoli siccome l'ellera intorno alla pianta; vi seguono
-d'ora in ora, si immedesimano taciti colla vostra vita. Voi spesso non
-li discernete, perchè fanno parte di voi, ma quando li perdete, sentite
-come un non so che di intimo, di necessario al vivere vi mancasse. Voi
-errate irrequieti e a disagio: potete ancora procacciarvi brevi gioie
-e conforti, non il conforto supremo, la calma, la calma dell'onda del
-lago, la calma del sonno della fiducia, che il bambino dorme sul seno
-materno.
-
-«L'angiolo della famiglia è la donna madre, sposa, sorella! La donna
-è la carezza della vita, la soavità dell'affetto diffusa sulle sue
-fatiche, un riflesso sull'individuo della provvidenza amorevole che
-veglia sull'umanità. Sono in essa tesori di dolcezza consolatrice, che
-bastano ad ammorzare qualunque dolore. Ed essa è per ciascun di noi la
-iniziatrice dell'avvenire».
-
-In questi concetti scaturiti da una gran mente e da un gran cuore,
-voi leggete che cosa esser debba la donna nella famiglia secondo il
-divino concetto; ma tale non potrà essere veramente che quando ella
-sarà estimata e coltivata: se non quando l'educazione e la stima le
-avranno data la coscienza di ciò che da lei esige la natura, che l'ha
-con tanto studio elaborata. Ella non sarà l'angelo della famiglia e
-dell'umanità se non quando e l'umanità e l'individuo la vorranno aver
-tale, sacrificando all'interesse di tutte le generazioni la vanità del
-dispotismo brutale, dello antifilosofico esclusivismo.
-
-In quel giorno l'uomo sarà completamente civilizzato in cui,
-riconoscendo l'autonomia della donna, porrà generoso un volontario
-confine alle facili esorbitanze della forza; in quel giorno la
-donna sarà tesoro alla famiglia, quando in soccorso delli istinti
-pietosi, accorrerà la forza dei principii, scaturiti da una illuminata
-educazione.
-
-In quel giorno l'uomo sarà completamente civilizzato in cui, sancendo
-l'ultima libertà della donna, porrà volontario freno alle sue passioni:
-in quel giorno egli meriterà l'amore della donna quando avrà finito
-di esigerlo come una gabella; in quel giorno egli coprirà d'infamia
-la donna infedele quando a sè stesso imporrà, per la stessa colpa,
-le conseguenze istesse. Fino a quel giorno il marito, la cui moglie é
-infedele, sarà ridicolo.
-
-Tutto il fin qui detto che potrebbe per avventura sembrare alle mie
-giovani lettrici una inutile digressione, a me non sembrò tale, volendo
-io, se mi è possibile, levare dallo spirito vostro il pregiudizio, così
-facile ad un giovine criterio, che tutte le vigenti istituzioni siano
-buone; la qual persuasione, meschini noi se tutta l'umanità dividesse,
-chè la vedressimo in allora arrestare la precipitosa sua corsa in
-uno dei punti i più intricati del suo morale cammino. Giova non solo,
-ma è necessario che tutti sappiamo ciò, che si fece, che si fa e che
-resta a farsi, onde dal passato prender norma nel preparare il futuro,
-nell'altrui interesse non solo, ma nel vostro altresì.
-
-La donna è, nella società e nella famiglia, tanto più utile quanto
-più è affermata la sua morale autonomia, quanto più le è concesso
-d'individualismo, quanto più è colta di spirito: e tanto più
-inchinevole agli affetti, quanto meno l'atmosfera che respira è
-agghiacciata dalle fredde esalazioni dei diritti e dei doveri legali.
-
-Ora, in tutta la serie da noi citata dei costumi più o meno selvaggi,
-certo noi non abbiamo riscontrata la famiglia, co' suoi affetti, co'
-suoi legami più dal sentimento voluti, che non esatti dalla forza
-delle leggi. Tutti i costumi da noi fin qui percorsi, non ci parlano
-che della patria e della marital potestà, d'una monarchia insomma,
-nella quale i doveri dei sudditi si riducono a sforzarsi di piacere al
-despota, e i diritti di questo a volgere al miglior utile proprio le
-persone, che da lui dipendono, e l'opera loro.
-
-Certo i costumi dei popoli d'occidente sono ben lungi da quelle
-esorbitanze, che troviamo presso le selvagge nazioni ed in tutta
-l'antichità, ma sono egualmente ben lungi dallo effettuare fra
-l'uomo e la donna quella eguaglianza di diritti, che sola può dare
-ai loro rapporti quella soavità di relazione, che stabilisce la mutua
-confidenza e la reciproca fiducia.
-
-Nè si dica che la perfetta eguaglianza di diritti e di doveri,
-fra l'uomo e la donna, introdurrebbe il disordine, l'incoerenza e
-l'anarchia fra le domestiche pareti. Viete scuse son queste che poca
-riflessione sulla natura delle cose non permette di porre seriamente
-innanzi. Se al governo della famiglia preponeste due elementi
-perfettamente simili, la rivalità e la discordia ne sarebbero l'effetto
-immediato, ma la natura ha già provvisto innanzi che noi la temessimo a
-cotale sconvenienza.
-
-Non tenuto conto di più o meno numerose eccezioni, le quali in ogni
-modo si fanno strada, ad onta d'ogni forza compressiva, l'uomo e la
-donna sono fra loro costantemente dissimili benché attraentisi. Sebbene
-l'uno e l'altra constino di eguali facoltà e delle stesse passioni, è
-però un fatto che le diverse proporzioni, colle quali e queste e quelle
-si trovano nell'uno e nell'altro, costituiscono di ciascun d'essi un
-tutto complessivo da non poter confondersi o tôrsi in abbaglio.
-
-Abbiano pure le leggi emancipata la donna, la sua voce delicata non
-sembrerà mai fatta per garrire; le sue lunghe palpebre la difenderanno
-sempre dallo sguardo procace; lo improvviso rossor della guancia
-rivelerà sempre la verecondia dell'animo; le sue membra delicate le
-predicheranno sempre l'odio alla lotta, ed il suo cuore scialaquatore
-d'affetti, sarà pur sempre quella stoffa, della quale natura ebbe
-tessuto lo eroismo dell'amore e la tenerezza materna.
-
-Allora sarà la famiglia, quando ogni individuo di essa svolgerà nel
-suo interno, siccome pianta nel proprio clima la propria vita morale,
-il proprio individualismo trovandosi di fronte a modificarne gli
-svolgimenti, non il diritto, non l'interesse, non la volontà d'un
-monarca, ma la ragione sola e l'affetto.
-
-Allora sarà la famiglia, quando l'uomo e la donna amendue forti della
-coscienza di sè, dei destini dell'umanità e dei doveri dell'individuo,
-ambi concorreranno colla più lata applicazione delle loro facoltà
-all'educazione dei loro nati, rispettando in essi la vegnente
-generazione, ed ogni via procurando ad ottenerne il più pronto morale
-sviluppo.
-
-Allora sarà la famiglia, quando, sparite dall'un canto le intolleranti
-insubbordinazioni, dall'altro le sistemate compressioni, non sia
-il giovine elemento in perpetua lotta col vecchio insofferente di
-consiglio e di freno, e quello a sua volta tenacemente despota e
-tiranno, immemore del tempo in cui lo tormentavano la stessa foga e le
-passioni istesse; talché veggonsi non di rado famiglie, che altro non
-sono, siccome dicevamo dapprincipio, che semplici frazioni del corpo
-sociale, presentare nelle loro viscere le crisi che sotto le monarchie
-presentano le nazioni, che, dopo secoli d'intestino travaglio, si
-distruggono e si esauriscono finalmente in una funesta anarchia.
-
-Ma dicevamo fin dal principio di questo lavoro, e lo prova tutta la
-storia, che essendo le leggi le necessarie scaturigini di prepotenti
-bisogni, e camminando desse sull'orme segnate dallo sviluppo dei
-popoli, è d'uopo questo si pronunci arditamente ed efficacemente.
-Ora a voi tocca, giovani lettrici mie, a persuadervi di cotal vostro
-interesse non solo, ma dovere. Quand'anche voi che mi leggete, per
-circostanze che non son troppo comuni, vi trovaste avviluppate in
-un'atmosfera d'affetti e di gioie che la vita vi tesse di rose e di
-perle; avete pur sempre dei doveri a compiere, dei doveri sociali, dei
-doveri da cui non può dispensarvi la condizione nella quale vi trovate,
-qualunque ella sia. Giovani, vi corre dovere di educarvi; spose, dovete
-amare; madri, vi dovete alla prole; cittadine, vi dovete alla patria;
-individuo, vi dovete alla società; creature, vi dovete alla religione;
-intelligenti, vi dovete al sapere; sensibili, vi dovete al bene, sotto
-qualunque forma vi si presenti. A voi tocca provare che si è in voi
-ridesta la coscienza del diritto, mostrando la piena coscienza del
-dovere, e che l'affermazione di quello meritate coll'adempimento di
-questo.
-
-Ogni bene, giova qui ripeterlo, ogni bene quaggiù dev'essere
-conquistato. La ricchezza è il prodotto del lavoro, la vittoria è il
-premio del valore, la virtù scaturisce dallo sforzo, la gloria è la
-corona del sacrificio, la libertà è figlia del sangue, il sapere è
-generato dallo studio, ed il diritto si conquista compiendo il dovere.
-Ora adempite al dovere di sviluppare, educare ed applicare nel più
-lato campo le vostre facoltà, e voi affermerete in un colla vostra
-potenza morale il diritto di esercitarla, e l'utile sarà non vostro
-soltanto, ma di tutta altresì l'umanità, della quale siete importante
-ed indispensabile elemento.
-
-Mostrandovi la famiglia siccome portato della civiltà, intesi provarvi
-la necessità ed il dovere che ci incombe di perfezionarla e la potenza
-che sta in noi di farlo, forti, come siamo, di ragione e di affetto.
-
-Il materno ministero sublimato dal dovere e santificato dall'affetto, è
-una potenza sul quale la donna fece quasi sempre ben poco assegnamento.
-
-La natura doveva dare al cuor della donna madre questa meravigliosa
-potenza d'affetto, del quale non riscontrasi nell'ordine di creazione
-altro esempio, avendo ad essa affidato la conservazione della
-specie bambina ed avendola incaricata del penoso e lungo ministero
-dell'allevamento. E veramente il dono della natura corrispose all'uopo.
-Il cuor della madre è il solo sul quale far si possa in ogni punto
-della vita, assegnamento. È il solo che più dà, e meno esige; che più
-è gaudente quanto più si sagrifica; che più ama, quanto più soffre; che
-non si esaurisce per tempo, che non si raffredda per indifferenza, che
-non si ributta per ingratitudine. Ogni altro affetto, per quanto puro
-e sublime, ha un punto interessato ed egoista, il solo amor materno non
-ha ritorno sopra sè stesso.
-
-Rimanga pur sola ed abbandonata la madre; ella segue il suo nato
-con l'occhio intento e l'ansio affetto nei vortici turbinosi
-dell'esistenza, pronta ad accorrere in suo soccorso, a dirigerlo col
-consiglio, a consolarlo nelle delusioni, e ravvivarlo nelle speranze, a
-vegliarlo sofferente, a medicarlo malato, ad incuorarlo nelle difficili
-prove della vita; come testè avviava i suoi primi passi, gl'insegnava
-ad articolare le prime voci, calmava i suoi primi vagiti, asciugava le
-sue prime lagrime.
-
-Questa durata della materna tenerezza ci prova, che il ministero suo
-non è compito collo sviluppo fisico dell'uomo, ma non fa che passare
-dalle prime materiali cure, alle morali e più serie sollecitudini
-volute dall'età più adulta. Son ben poche, la Dio mercè, le madri che
-vengono meno ai primi ufficii che richieggonsi dalla prole bambina
-la maggior parte trascendono anzi nel tormentarsi enormemente d'ogni
-maluccio la incoglie esagerandosene sotto ogni aspetto la gravità e le
-conseguenze. Per tutto il mondo non vorrebbero vedere i loro bambini
-buttare una lagrima, e ad ogni pena ed incomodo si sottopongono anzichè
-contrariarli in checchessia. Cieche affatto davanti ai sintomi forieri
-di nascenti passioni propendono cordialmente nel battezzare col nome
-di sensibilità, di spirito, di fermezza, d'ingegno, l'impeto, il
-capriccio, la cocciutaggine, l'impertinenza.
-
-Ma se queste viziature della tenerezza materna sono per avventura
-scusabili nella tenerissima età della prole, nella quale l'affetto che
-le si porta conserva un talchè di così vivace e quasi direi sensuale,
-e la piccolezza e la delicatezza del bambino ci ammorbidisce il
-cuore così da renderci penosissimo il difendercene; non è egualmente
-perdonabile che duri, quando uscito dalla puerizia l'uomo si avvia alla
-vita morale, per la quale può rendersi funesto nello ingigantire, il
-menomo diffetto.
-
-Perlochè di mano in mano che la prole va uscendo dall'infanzia il
-cieco e sensuale istinto materno deve dar luogo ad un intenso morale
-sentimento, e dappoichè il suo corpo è rinfrancato e la esistenza
-sua garantita dal vigor delle membra, deve volgersi ad informarne la
-mente ed il cuore con ogni sua potenza, e sollecitamente. Sì, la madre
-dell'uomo deve far molto di più di ciò che fanno le madri nelle altre
-specie animali onde soddisfare alla missione impostale. Dotata di
-intelligenza vivace e di squisito sentire, fornita di un prontissimo
-intuito ad afferrare i rapporti delle cose; conoscendo sola il tronco
-linguaggio dell'infanzia e potendo sola farsene comprendere, in forza
-di una misteriosa corrente vitale che continuamente circola fra lei
-ed il frutto delle sue viscere; che tanto tempo vive della sua vita,
-s'apprende de' suoi timori, delle sue gioie esulta, e succhia dal
-suo stillato il modificato della sua vita; conoscendo sola le mille
-circostanze che possono avere in lui determinato un dato temperamento
-donde date tendenze; avendo essa più ch'altri mai vivissimo interesse
-che la fattura sua volga al bene ed al meglio; avendo ella prima
-ch'ogni altro diritto d'innorgoglire de' suoi successi e di desolarsi
-d'ogni suo errore, come mai potrebbe dessa e da chi, farsi con frutto
-surrogare?
-
-Laonde importa ch'ella vigili attentamente i forieri sintomi
-delle passioni onde volgerle al bene, siccome i primi bagliori
-dell'intelligenza ad avviarlo ai primi criterii.
-
-Le membra del bambino, le diverse parti del suo corpo, oggetti ch'egli
-pei primi avverte e dei quali si occupa sendogli i più vicini, siano le
-prime nozioni che dalla madre riceva, coi vocaboli che li determinano,
-e le rispettive loro funzioni.
-
-Da questi, seguendo l'uso naturale delle cose, si volga agli oggetti
-tutti che gli vengono di mano in mano a portata coll'ordine stesso
-della natura senza nulla forzare, nulla violentare. L'uomo è così
-fatto che fin da quando coi primi vagiti chiede l'alimento del seno,
-soddisfatto appena questo imperativo bisogno immediatamente si volge
-a studiare il mondo che lo circonda; e cominciando dallo spiegarsi
-dinnanzi le sue dita, sorride ai loro movimenti e si addestra a
-muoverli e ad usarle. Indi si volge agli oggetti che si ha a portata,
-li palpa, li agita, ma non avendo le sue manine ancora nozioni alcuna
-delle diverse sensazioni tattili a determinarsi la natura loro, e non
-avendosi che il palato che pel fatto della nutrizione ha già acquistato
-nozione della propria funzione, mette ogni cosa a contatto di quello
-per respingerlo quindi se il palato non lo approva, o tenerselo caro
-se avvien che lo gusti. La luce è pur essa continua attrattativa al
-bambino sendo che è fenomeno che colpisce la sua tenera retina tutta
-nuova a cotal sensazione, talchè veggiamo nei bambini prodursi sovente
-lo strabismo per la loro insistenza e guardarla in onta alla difficoltà
-che a ciò fare risentano dalla situazione laterale in cui è posta da
-madri o nutrici poco accorte.
-
-Famigliarizzato colla vista degli oggetti che lo circondano, il bambino
-non si chiama soddisfatto; di raro anzi avverrà che si possa due volte
-cessarlo dal pianto col medesimo oggetto. La sua insaziabile curiosità
-cerca sempre il nuovo, e co' suoi movimenti, e co' suoi ripetuti
-sguardi, e colla velleità frequenti del pianto, e colla irrequietezza
-che lo tormentano, accenna continuamente ad un nuovo pascolo di cui i
-suoi occhi ed il suo spirito hanno bisogno.
-
-Egli vuol provare una dopo l'altra tutte le sensazioni, e dopo aver
-esaminato l'oggetto ed accontentata la facoltà visiva, lo batte
-ripetutamente sul suolo o contro un corpo duro, ed attento gusta del
-suono e se ne diletta e compiace, indi lo scompiscia fra le mani, lo
-applica al palato, se lo pone sotto i piedi, e lo studia insomma, lo
-investiga, lo esperimenta con tutti i mezzi che sono da lui conosciuti,
-con tutti gli strumenti che nei sensi gli ha natura forniti.
-
-Ed ecco i procedimenti delle natura. Partire dal noto per disquisire
-l'ignoto, dalla parte per arrivare al tutto, dal visibile per dedurne
-lo invisibile, dal concreto per derivarne lo astratto, dalla analisi
-onde fare con perfetta coscienza la sintesi.
-
-Tutte le astrazioni che vediamo al bambino insegnarsi nei nostri
-imperfettissimi sistemi d'istruzione non sono che un magazzino di
-vocaboli orbi per lui di relativa idea, che la sua memoria è forzata
-d'accatastare, e ritenere, e che ad onta d'ogni sforzo s'affretta di
-sgombrarne, per lasciare il posto di naturale diritto alle idee che vi
-entrano pel tramite possente delle sensazioni. Le porte dello spirito
-sono i sensi, tutto ciò che vi entra d'altra parte arrischia forte di
-non farvi lunga dimora.
-
-Non è egli deplorevole che un fanciullo italiano conosca tutte le
-diramazioni del Rio della Plata, e tutte le campagne da lui irrigate,
-ne conosca tutti i tortuosi giri e dove è confluente, e dove mette
-foce, eppoi ignori, quali acque bagnino la sua città natale?
-
-Non è egli risibile ch'egli discuta le leggi di Licurgo, e le Dodici
-Tavole, eppoi non sappia da quali istituzioni è più o meno tutelata la
-sua persona e la sua proprietà? Non è egli fuor di ragione ch'egli vi
-parli della guerra dei Titani nella greca genesi e conosca i più minuti
-particolari dell'assedio di Troja, eppo sia completamente straniero ai
-sanguinosi rivolgimenti che svolsero la libertà italiana, e le generose
-aspirazioni non rivolga al compimento dei patrii destini, e l'omaggio
-riconoscente e giusto, non serbi alle migliaia di martiri che sul
-campo, come dai patiboli, dalle prigioni e dall'esiglio fecondarono i
-semi della filosofia e prepararono l'attual civiltà?
-
-Studii adunque la madre l'ordine dalla natura stessa insegnato
-nel progressivo sviluppo della intelligenza, vigili attenta,
-sorprenda sollecita, ed assecondi assidua la curiosità del bambino
-incessantemente provocata dalli esterni oggetti, non si rifiuti giammai
-di soddisfare alla lunga serie dei _perchè_ così provvidamente abituali
-nella infanzia, e scaturendo le idee dalle sensazioni le ponga alla
-portata del tenero intelletto non ancora maturo alle ontologiche
-astrazioni.
-
-Certo che dovendo la madre continuare il più tardi possibile
-l'educazione del figlio, deve ella stessa prepararsi al difficile
-ministero colla coltura dello spirito, la elevazione della mente, e
-la morale abnegazione che la diverta completamente da ogni frivolezza
-e tutte rivolga le sue facoltà al serio compito di formare l'uomo. —
-Egli è perciò che fin dal principio di questo lavoro dicevamo che se
-il solo istinto materno basta al disimpegno delle materiali cure per
-quanto assidue e penose, che esige lo allevamento dell'uomo animale,
-non bastano certo per la educazione dell'uomo morale ed intellettuale.
-Occorre ed urge, e seriamente urge che la donna si convinca di questa
-verità onde più non avvenga siccome finora accadde che impegnandosi
-nel grave assunto della madre di famiglia, non creda puramente e
-semplicemente di porsi nella naturale condizione di tutti gli esseri
-che natura indistintamente chiama alla generazione, e di farsi una
-posizione sociale, ed assumere un nome col quale è presentata al mondo
-e consegnata ai pubblici registri. No, tutte le generazioni passano
-per le mani della donna, la quale trovasi con esse tutte in rapporto
-di causa ed effetto. Dalle fiere donne di Sparta nacquero i più grandi
-eroi della indipendenza, dalle altiere matrone di Roma nacquero i
-conquistatori del mondo, dalle mollissime ed abrutite donne d'Oriente
-nascono gli effemminati e retrivi musulmani, e dovunque e sempre, lo
-stato morale della donna è il termometro che segna esattamente i gradi
-della civiltà, della coltura, del carattere morale dei popoli e dei
-tempi.
-
-Gli è in vista di ciò, e ad arte ch'io ho parlato del materno
-ministero prima che del matrimonio, fatto che deve pur precedere quelle
-funzioni; e perchè non ignara, non astratta, non indifferente ella
-deve incontrare quel nodo che di tanto peso la grava, di sì importante
-missione, e di sì grave responsabilità.
-
-La scelta d'uno sposo è per la donna question capitale, e resa
-vieppiù capitale dalle nostre imperfette istituzioni che assoggettando
-assolutamente in tutto e sempre la sposa al capriccioso arbitrio del
-marito, il quale assume sopra di lei un autorità senza limiti e senza
-controllo; ne assorbe affatto l'autonomia, come la copre col suo
-nome, e la nasconde dietro la sua personalità. In questa condizione di
-cose, se una illuminata educazione, se la coscienza del giusto e del
-vero, dei diritti e dei doveri non ha creato nella donna un carattere
-morale, ella si troverà ben presto ridotta ad essere relativo, che
-continuamente si modifica, ed elasticamente si piega a tutte le morali
-situazioni create incessantemente intorno a lei da quell'essere che
-pensa, parla, ed agisce per lei, che l'assorbe nella sua vita, che ne'
-suoi rivolgimenti l'alza o l'abbassa, l'arresta o la trascina come il
-corpo fa dell'ombra sua, che affatto la scancella infine dal numero
-delle unità.
-
-E tale infallibilmente dev'essere la donna quando non è saldamente
-informata ai principii, e così vien trattata da qualunque uomo il
-quale trovi l'innato orgoglio legalizzato ed appoggiato dal valido
-puntello di istituzioni fatte _da lui_ e _per lui_, e nelle quali egli,
-ben lungi dal considerare la donna dietro i principii del naturale
-diritto, non la guardò tutt'al più che come una creatura dalla debole
-fibra, alla quale concedeva un protettorato, e s'applaudiva altresì di
-trovarsi cotanto generoso.
-
-Eppure alla vista di sì miserrime condizioni serbate alla donna
-sposa, condizioni che non possono modificarsi che davanti a quella
-fortissima, gigante divoratrice potenza che è l'amore, la quale
-ridendosi dell'uomo, de' suoi codici, del suo orgoglio, del suo geloso
-esclusivismo, lo soggioga, lo vince, lo abbatte, lo fa vittima dei suoi
-stessi desiderii, e servo della sua medesima forza, epperò schiavo
-della donna, lo riduce a cercare ogni arte a gradirle, a tentare
-ogni impresa a piacerle, a smettere ogni atteggiamento da padrone per
-addottare gli atti ed il linguaggio del supplichevole; davanti a questo
-fatto, dico, reso ancor più significativo dal contrasto delle nostre
-istituzioni, il quale ammonisce la donna sulla natura de' suoi veri
-interessi, e dovrebbe solo determinarla, che cosa fa dessa per lo più,
-in cose di tanto momento che tutta la riguarda, e sola, e per tutta la
-vita? Che fa? Mi sia concesso il dirlo usando d'una comunissima frase
-giornalistica. Ella brilla per la sua assenza. Uditelo voi stesse della
-mordace, ma pur veridica penna dell'immortale Parini
-
- «_Non di costume somiglianza or guida_
- «_Gl'incauti sposi al talamo bramato,_
- «_Ma la prudenza coi canuti padri_
- «_Siede librando il molt'oro e i divini_
- «_Antiquissimi sangui, e allor che l'uno_
- «_Bene all'altro risponde, ecco Imeneo_
- «_Scoter sua face; e unirsi al_ freddo sposo
- «Di lui non già _ma delle nozze_ amante
- «_La freddissima vergine che in core_
- «_Già volge i riti del bel mondo, e lieta_
- «_L'indifferenza maritale affronta_».
-
-Come se le istituzioni che tanto gravano sulla donna non bastassero,
-concorrono a ciò fare anche i costumi che non saprei donde trassero
-l'origine, e con quali dottrine giustifichino le loro modalità, e
-tutto così cospira a spingere la donna indifferente e sovente lieta a
-quel legame per lei così penoso che la natura sola colla invincibile
-prepotenza dell'amore dovrebbe forzarla ad accettare. Infatti non
-saprei perchè, la femminil gioventù debba essere dannata alla perpetua
-reclusione del convento o del gineceo; perchè nell'educazione che le
-si imparte altro non si procuri che la sua morale evirazione; perchè
-sottomessa ai più minuti capricci dei parenti, come più tardi lo è a
-quelli del consorte, nulla si trascuri per distruggere e nichilare la
-sua autonomia, per cancellare in lei ogni personalità. E questa nullità
-morale perdura al di là del termine della minorità legale, ed innoltra
-costante fino a che pare e piace allo incontrollabile arbitrio dei
-parenti.
-
-Ottenuta finalmente, come non è a dubitarsene, questa morale nichilità,
-allora si persuadono i parenti, averla perfettamente educata, ed
-assumendo allora la direzione assoluta dei movimenti della natura non
-consultandola in nulla, ma forzandola sempre, si vuol tuttodì intenta
-ai lavori d'Aracne quando vorrebbe consegnare alle carte i prodotti
-dello innato ingegno; la si spinge al misticismo, mentre ebbe da natura
-sortito lucido intelletto che dal gretto, dallo specioso, dal gratuito
-rifugge; le si pone fra mani uno spartito musicale quando l'occhio
-suo delira dietro alla sublime armonia della natura e freme in cuor
-suo di ricopiarla, oppure si sforza e colorire, al che natura non la
-sortiva, mentre tutta pende affascinata dalla magica arte dei suoni
-che le vengono vietati; e così mano mano si prepara a sagrificare gli
-affetti agli interessi, a impor silenzio alla natura per le convenienze
-sociali, a farsi insomma pieghevole, elastica, non altri principii
-avendo che le opinioni di chi le sta sopra con tanta prepotenza, non
-altra credenza che quella de' suoi parenti, non altra autorità che la
-loro, non altra coscienza che l'opinione pubblica, non altra legge
-che il capriccio del forte, non altri principii, che una perpetua
-condiscendenza alla necessità, non altra personalità che il nome
-proprio, non altra vita che la vegetativa. — E così si soffocano a
-migliaia ed a milioni le anime, e così si educano le schiave dell'uomo,
-all'accettazione completa della loro schiavitù, al profondo sentimento
-della propria nullità, ed al culto supremo della forza. — E tali sono
-le madri che si preparano alle generazioni illuminate, ai popoli liberi
-e civili!
-
-Nè si dica qui, per avventura, che se la donna avesse veramente
-prepotenza di genio, ella riuscirebbe a spezzare i vincoli che da
-tutte parti la annodano, a sollevare la pietra sepolcrale che la
-segrega della vita morale, a sbarazzarsi di quel sudario ove si tenta
-travolgere la sua anima incadaverita; e mi sussurrate di Spartaco e
-Masaniello, di Colombo e di Galilei, e della lunga serie dei martiri
-d'una idea, che sfidarono soli i numerosi campioni dell'errore e della
-tirannide da Davide fino a Socrate, dal primo Bruto fino ad Epicaride,
-fino al Savonarola, fino a Cola da Rienzo, ad Arnaldo da Brescia,
-agli eroi della greca indipendenza; fino ai fratelli Bandiera, fino al
-povero Sciesa, ed al piccolo Balilla; e vorreste con ciò dirmi, che la
-coscienza del diritto, la potenza del genio e l'energia del volere, se
-non trova preparata una strada la crea, dove trova elevata una barriera
-la supera, dove un nemico lo vince, dove un ingombro lo schianta, forte
-di quella leva che indarno cercava Archimede, che terra e cielo scuote
-e solleva, e che ogni elemento piega, doma e ricurva.
-
-A cotali osservazioni più diffusamente risponderò nei susseguenti
-capitoli, quando procurerò dare alla donna appunto la coscienza della
-sua capacità, rivelandole la sua potenza in ogni lavoro dello spirito,
-e non tanto coi raziocinii dei quali pochi dannosi pena di disquisirne
-il valore, od apprezzarne l'evidenza; quanto colla logica imperativa
-dei fatti che scioglie vittoriosamente i nodi intrecciati dalla più
-sottile dialettica e rovescia d'un tratto il gratuito edificio eretto
-dagli interessi e fondamentato da leggiere ed erronee premesse.
-
-Per ora mi basti aver constatato il fatto, che l'educazione che si dà
-alla donna è quella che tende ad allevare una schiava, ad annichilarla,
-ad insegnarle la tolleranza del dispotismo, a soffocarle in petto
-ogni sentimento che non entri nella cerchia degli interessi di chi
-la signoreggia, a distruggere in fine in lei l'opera di Dio che la
-sortiva intelligente e sensibile, per ridurla alla vita semplicemente
-vegetativa dello animale, alla inconscia ed automatica esistenza della
-cosa.
-
-Ed è a voi, mie giovani lettrici, ch'io dico tutto questo, ed è per
-voi che lo scrivo, esponendomi scientemente al biasimo di molti che,
-radicati nel pregiudizio, ottimisti sistemati, e convinti anche, dal
-benessere che circonda il loro individuo, che cordialmente adorano e
-teneramente accarezzano, simili all'animale che o beatamente pascoli
-la ghianda, o fugato sia dalla sferza, senza giammai sognare di levare
-lo sguardo a disquisire donde il pasto gli venga, o donde la botta,
-fa di ora in ora, di minuto in minuto ciò che può, o ciò che vuole,
-ammazzando a gran fatica uno dopo l'altra le giornate, tenendosi sempre
-il sentimento, la ragione, ed ogni moral facoltà allo stato latente.
-
-Nè schiverò meglio gli scandali farisaici di quegli spiriti divoti che
-non dal sublime spirito del cristianesimo, nè alla libertà del vangelo
-educati, ma dal trasnaturamento di quelle divine teorie corrotti e
-traviati, ogni emancipazione della mente battezzano, orgoglio pagano;
-ogni ribellione contro l'ingiustizia, e l'oppressione, rivolta al
-divino volere; bestemmiando così la bontà infinita di Dio essere serva,
-base e puntello del dispotismo, degli interessi, delle passioni o dei
-pregiudizii degli uomini. S'egli è possibile di più negare il fatto
-imperativo della indipendenza della ragione, e di maggiormente invilire
-Iddio ditelo voi?
-
-Ma come io vi esortava a voler trascurare certe opinioni, che generali
-anche siano, altro pur non segnano che i gradi d'ignoranza e di cecità
-intellettiva di chi le propugna, così io feci lungo il mio lavoro, e
-così farò fino alla fine, a compiere le promesse fatte di preparare
-la donna dell'avvenire, la madre delle future e più illuminate
-generazioni.
-
-Che s'egli è vero quel popolarissimo assioma: _Nemo dat quod non
-habet_, non sarà che sviluppando l'intelletto della donna, che avremo
-l'uomo sapiente; non sarà che coltivando il suo cuore, che si avranno
-popoli gentili, non sarà che risorgendola alla vita politica, ch'ella
-potrà elaborare nelle sue viscere i prodi, che il sacro suolo della
-patria difenderanno contro prepotenti invasioni, e purgheranno da
-straniere contaminatrici dominazioni; non sarà che elevando la donna
-all'altezza delle cristiane vedute, che potrà il mondo purgarsi da
-quelle pseudo-cristiane dottrine, che tante coscienze comprimono, che
-tanta intelligenze evirano, che tanti esseri, fanno refrattarii alle
-leggi della natura ed alla vita sociale, che tanta e pertinace guerra
-hanno impegnata con ogni filosofia, ogni progresso, ogni umana libertà,
-che rosseggiar fecero di sangue i nostri fiumi ed i nostri mari, e che
-tuttora tengono tirannamente vincolato il bel paese, come l'avvoltoio
-figgeva e rifiggeva nelle carni dello avvinto Prometeo l'artiglio
-spietato.
-
-Ricordatevi che, pel fatto della generazione, la donna fa l'uomo, e
-che però l'effetto tien natura sua dalla causa, il frutto dall'albero,
-la conseguenza dalla premessa; e come la forte e generosa lionessa non
-genera lo stupido e vile montone, nè la tortora selvatica e piagnolosa
-genera l'aquila sublime, così dalla donna stupida, inerte, passiva, non
-esce la prole che floscia, impotente ed appena moralmente larvata.
-
-Ciò ben comprendeva Casti quando scriveva:
-
- «_E inver come potrebbe esservi cosa_
- «_Dall'origine sua diversa tanto,_
- «_Che se l'origine sua fu difettosa_
- «_Abbia di integra e di perfetta il vanto?_
- «_Come da fonte limaccioso e impuro_
- «_Scorrere umor potria limpido e puro?_»
-
-Ricordatevi che, per le supreme leggi della natura, l'umanità bambina
-è affidata alla donna, che dopo aver creato l'animale, deve formare
-l'essere morale. Ma se in quel primo processo la natura ha fatto tutto,
-qui deve tutto farsi, dalla educazione, dalla coltura, dalla forte
-e longanime potenza del volere, null'altro da natura ricevendo che
-l'appoggio dell'immenso ed inesauribile devozione materna, che d'ogni
-abnegazione e martirio si fa gioia e corona. E questi pensieri e queste
-meditazioni debbono, o giovinette, precedere il nodo coniugale, il
-quale non è che il mezzo che vi porge la materia del compito vostro.
-
-E nello improvviso nascer gigante dello amore che esplode istantaneo
-siccome fosforica scintilla; e nella balda e prepotente sua vita
-che spinge e trascina, maltratta e divora, tiraneggia, ammala ed
-uccide talora la più vigorosa esistenza; e nello spegnersi di cotanto
-incendio che non mai più le morte ceneri intepidisce, chiaro questo
-vero vi si appalesa, che cioè natura ebbe allo amore affidato la sua
-forza onnipotente e fatale per conservare la specie, il quale scopo
-conseguito, muore, non avendo più alcuna ragione di esistenza. Laonde
-voi lasciandovi all'intutto dalla natura insegnare, apprendete anzi
-tutto la importanza del fine, quindi la logica del mezzo; e, come alla
-unione sessuale vi date coll'occhio fisso ed intento alle conseguenze
-che scaturire ne debbono, in questa quindi consultate il voto della
-natura dalla ragione illuminato.
-
-E tanto più consultatelo in quanto che, la istituzione del conjugio,
-perpetuando per anni e per la intera vita, una condizione di cose
-che non furono volute che dalla prepotente forza d'un giorno e d'un
-momento, impegna la donna in un martirio prolungato, in una lotta
-incessante colle successive aspirazioni del cuore e la parola giurata,
-coi fortissimi reclami della natura e la firma da lei apposta al
-contratto.
-
-Oh almeno giovani lettrici mie, nei primi tempi del vostro connubbio,
-nel quale i più tremendi sacrificii si richieggono da voi, accorra
-almeno la natura con quel fitto velo, che sono i delirii dell'amore,
-ad attutire le angoscie supreme dell'oltraggiato pudore, ad abbruciare
-la stilla della offesa verecondia che sorge spontanea sulla ardente
-pupilla, a velare, colla mutua e libera espansione degli affetti e
-la divina armonia dei cuori, quelli umilianti rapporti di diritto e
-di dovere che il contratto sanciva, in onta alla natura, che le due
-parti accosta colla potenza sola dell'amore in ciascuna delle parti
-autonomicamente risiedente.
-
-Sarà sempre anche troppo presto che convertito ed assorbito il cuor
-vostro dalla materna tenerezza, e quello del consorte raffreddato
-dal pieno soddisfamento delle esigenze sue, e portata incessantemente
-al di fuori dagli affari e dalli interessi, sole rimarrete in faccia
-al fine, del quale non era l'accopiamento che mezzo, alla meta della
-quale il connubio non è che sentiero. Ed allora ambo rinsennati dai
-fatali ma precarii delirii della passione incendiaria; distrutta
-quella naturale armonia che senza sforzo faceva i voleri concordi e
-simultanei i desiderii; ecco la donna, la cui educazione fu passiva e
-nulla, dividere sè stessa fra il marito ed i figli, serva dall'un canto
-della forza, dall'altro dello istinto, non riuscendo nè a farsi amare
-dal marito, nè a farsi rispettare dai figli, nè ad educar questi, nè a
-smover quello, nè a domare in questi le passioni nascenti, nè a scemare
-in quello l'orgoglio gigante, risultando ed a quelli ed a questo troppo
-evidente la sua inferiorità di spirito, l'ignoranza della sua mente, la
-completa assenza di carattere morale.
-
-Non così quando, spenta la verde stagione dell'amore, che per sè stesso
-poco esigente, non tenta pur sempre giustificarsi nelle peregrine
-doti dell'oggetto, ma di sè solo pago e tutta seco recando la materia
-infiammabile, ama per esaurire la esuberante potenza che lo porta
-fatalmente ad amare, non così, dico, avviene alla donna la quale, al
-gratuito dono della natura accoppia o sostituisce le doti imperiture
-dello spirito e del sentimento.
-
-È pur qui il luogo di ripetere quell'adagio «a cattive leggi uomini
-migliori» chè sebbene quelle nello affermare la fittizia incapacità
-della donna non si diedero nessuna pena di fare restrizioni, pure il
-natural sentimento d'equità dal quale non può difendersi che l'uomo
-depravato, la forza del giusto e del buono, la maestà della virtù e del
-sapere che costringe ad inchinarsi la cervice la più orgogliosamente
-satanica, il culto sciente o spontaneo che molti uomini, la Dio grazie,
-porgono al vero merito, tutto, dico, come rende la donna gloriosamente
-atta al fine cui è missionata, la circonda eziandio d'un aureola
-luminosa che la difende dalla viril prepotenza, che intimida l'uomo,
-che attutisce nel suo braccio la petulanza ingenerata dalla forza
-del muscolo e sostituisce in lui a quella ignobile sensazione, che
-gliela faceva contemplare siccome semplice oggetto e spettacolo di
-voluttà (che è la suprema delle umiliazioni alla donna dagli istinti
-generosi) quella deferenza, quell'attaccamento e quella riverenza, che
-l'armonico e sublime accordo del bello e del grande, della virtù e del
-sapere, della nobile verecondia e della generosa abnegazione, debbono
-ingenerare in ogni essere morale.
-
-Dal fin qui detto potrebbe per avventura qualche mia lettrice ricavare,
-ch'io creda avere il matrimonio per solo scopo la propagazione e la
-conservazione della specie, nè potersi egli in mia mente disposare
-eziandio a più nobile fine.
-
-Diversi fra i moderni scrittori hanno considerato l'uomo e la donna
-non già come unità, ma quali esseri che aspettano dall'unione loro il
-complemento della loro personalità. Se in faccia agli interessi della
-specie ciò è assolutamente vero, non lo posso egualmente ammettere nel
-campo morale, vedendo ognun dei due autonomicamente, nel pieno possesso
-delle facoltà dello spirito, attivo e produttore.
-
-Mentre invece nel matrimonio per fatto delle istituzioni nostre la
-donna, abbandonata affatto all'arbitrio del consorte, ben lungi dal
-completarsi, si evira, ben lungi dall'acquistare, perde, se pure per lo
-suo meglio eleggerà di sagrificar sè stessa alla pace.
-
-In quanto a me, tenera di tutto ciò che tende a spiritualizzare
-l'umanità, ed a sempre più nobilitare uno stato che dallo apparire
-amabile, utile e venerando si reca a conseguenza maggior purezza di
-costume, credo, e fermamente credo, che il connubio debba recarsi a
-fine morale lo perfezionamento dell'un sesso e dell'altro; ed in vista
-di ciò ammiro la legge della indissolubilità che sembra emergere da
-siffatta credenza e proporsi un cotale intendimento.
-
-Ma io tengo per fermo che nè l'uomo nè la donna possono perfezionarsi
-in una unione qual'è voluta dalle nostre leggi e dai nostri costumi.
-Ed invero, che volete mai impari l'uomo da una creatura priva di senso
-morale, educata nè più nè meno che per piacergli, per obbedirgli, per
-ammirarlo, per adorarlo, per credere nella sua portentosa sapienza, per
-piegarsi in tutto e sempre alla sua volontà onnipotente, per toglierlo
-a norma e legge d'ogni suo operare? Se quest'uomo si tiene un po'
-di ragione e di moral dignità, deve sentirsi a stringere il cuore di
-vedersi a fianco una creatura così nichilita, o meglio questa larva di
-essere umano.
-
-Voi mi direte; egli la può educare, e risollevare l'anima sua; vi
-domando scusa, gli bisogna rifarla. Quando tutta una educazione non ha
-avuto per iscopo che di cancellare fino all'ultima traccia ogni sintomo
-di vita morale, in ragion d'ordine col quale si manifestava; quando
-una educazione non ha avuto per iscopo che di degradare l'essere umano
-al vile stato di cosa, quasi adirandosi con Dio e colla natura, che
-abbiano voluto intelligenza e volontà locare là dove l'uomo non crede
-averne d'uopo, credetemi, è utopia supporre, che possa quell'anima
-riabilitarsi non meno che risorgere un cadavere fradicio.
-
-E che volete mai, a volta sua, impari la donna, da un uomo beatamente
-convinto della propria eccellenza; la qual convinzione gli fu in cuore
-piantata e ribadita dai costumi che creano per lui una morale dagli
-ampli margini; dalle leggi che lo estimano sempre _capace_ anche quando
-è ignorante, sempre moderato ed onesto anche quando gli abbandona la
-donna senza controllarlo, sempre virtuoso anche quando le sostanze
-sciupa o disperde per conto di vizii e passioni? Credente fermamente
-nella legittimità della sua potestà, egli sa dare fino all'amore
-l'impronta ed il suggello del dispotismo, ed è ben lungi dal credere
-che la sposa sua possa direttamente o indirettamente pretendere a
-modificarlo.
-
-Nè crediate ch'io v'abbia posto sott'occhio due casi più o meno rari;
-mai no! Quella donna è la donna che ogni madre, ogni istituto vorrebbe
-aver educata ed ogni uomo proclama una buona moglie; quest'uomo, è
-l'uomo dei nostri costumi, è l'allievo dei nostri codici, e troverete a
-questo tipo generale poche eccezioni fattibili.
-
-Certamente che, se avviene che s'accoppii una di queste eccezioni
-virili, con una eccezione del sesso femminile, allora sono in grado
-di presagirvi un felice connubio; e come due belle tinte nel loro
-accostarsi si danno reciprocamente maggior risalto ed una ammirevole
-armonia ne risulta, così dall'uomo e dalla donna che reciprocamente si
-apprezzano e ragionevolmente e santamente si amano, è ben d'uopo n'esca
-il morale perfezionamento dacché non può l'amore essere eterno se non
-in quanto lo cementi la virtù.
-
-I successivi delirii del cuore sono domabili quand'egli si rechi in
-fondo un'immagine venerata, e gli farà costante ribrezzo l'idea di
-sopra edificarvi l'altare ad una divinità meno nobile, e meno pura.
-
-Come il tempo purifica e legittima l'amore, così l'indissolubilità di
-quel nodo è l'aureola di cui si cinge un'unione, di cui più santa e
-feconda non saprebbe escogitarsi.
-
-Direste voi che qui non v'abbia che conservazione e propagazione di
-specie? No. Qui vi ha tutta una scuola di perfezionamento. È l'orgoglio
-domato alla vista del merito; è la debolezza rinfrancata dalla forza;
-è la durezza che si ingentilisce; è il sentimento che si sposa alla
-ragione; è un re che si toglie volontario le insegne usurpate della
-signoria; è una nazione che lo ricambia colmandolo di gloria e d'onore;
-è la fermezza che non degenera nell'inflessibilità perchè la pietà e la
-clemenza le sussurrano istancabili all'orecchio i loro soavi consigli;
-è la pusillanimità che il cuor si dilata sentendosi vicino la ferma
-colonna della forza; è lo spirito dettagliato ed analitico disposato
-allo spirito complesso e sintetico d'onde risulta completa la scienza;
-è l'amor del concreto che doma gl'indiscreti voli dell'astrazione; è
-questa che quello spinge e solleva verso la filosofica speculazione
-donde nasce il vero; è una corrente insomma, luminosa e vitale, che due
-esseri identifica così da farli ciascuno a sua volta agente e paziente,
-modificato e modificatore, illuminatore ed illuminato.
-
-Davanti a sì sublime armonia di due esseri umani, è impossibile non
-riconoscere, che il matrimonio non debba al solo interesse della
-specie ridursi, ma costituire una società vera nella quale si dà e si
-riceve, e dove l'utile deve essere proporzionato alla somma del valore
-impiegatovi.
-
-Fuori di queste proporzioni sta l'ingiustizia, sta l'ineguaglianza, sta
-lo arbitrio, colle quali cose tutte è incompatibile il morale utile e
-l'avvanzamento degli associati.
-
-
-
-
-LA DONNA E LA SOCIETÀ
-
-
-Ovunque pensa, parla e si agita una esistenza, la sua vita importa
-a necessaria conseguenza un movimento, una modificazione, uno
-spostamento, per così esprimermi, fra le altre che sono intorno a lei,
-che cercano stabilire e conservare con essa armonici rapporti.
-
-Così, fin da quando natura ci dà, al dire di madama Sand, alla libera
-espansione della vita, noi ci vediamo circondati da una piccola società
-composta da amici e consanguinei, raccolti a festeggiare la nostra
-entrata nel mondo, a stringere con noi vincoli di benevolenza, alla
-quale per dovere di esseri sociali dobbiamo rispondere. Ma i diritti
-ed i doveri datici ed impostici da codesti rapporti sono troppo noti,
-troppo naturali, troppo costanti perchè occorra arrestarvici. Il
-naturale buon senso, e gli usi della nostra società rispettano ed amano
-questi rapporti, che, cresciuti e sviluppatisi con noi, fanno parte
-delle nostre abitudini, ed estendono per così dire i confini della
-famiglia.
-
-I rapporti più importanti per noi sono quelli che noi stessi formiamo
-col nostro carattere speciale, coll'educazione che ci viene impartita,
-che ci porta verso un dato elemento sociale piuttosto che verso
-un altro. I doveri scaturiscono e dallo elemento col quale siamo
-assiduamente a contatto, e dal grado di suscettibilità che con noi
-rechiamo intellettivo e morale, e dai bisogni dei tempi e dei luoghi.
-Laonde, sviluppato lo spirito, il cuore educato, più non rimane a farsi
-da noi che la semplice applicazione delle apprese dottrine.
-
-Farà egli bisogno per esempio di dire ad una creatura, che ha cuore,
-chè si faccia al letto del malato, o di chè abbisogni il poverello, o
-che cosa diffetti l'ignorante?
-
-A niuna di voi, gentili signore, che onorate questo mio libro
-della vostra lettura, a niuna di voi, per fermo, mancò nella colta
-educazione, che riceveste, nozioni sì elementari di virtù e di
-morale, e già tutte le praticate. Non foste voi viste pochi anni or
-sono, durante la guerra dell'indipendenza, tutte quante trasformate
-in infermiere? Gli annali della beneficenza non si adornano dessi
-forse dei vostri nomi dalla prima all'ultima pagina? E non forse voi
-fondaste sotto mille forme e denominazioni scuole, asili, istituti
-d'educazione pei figli del popolo? Io non posso che altamente lodare
-queste espressioni moltiplici e proteiformi dell'innata gentilezza e
-sensibilità che fa l'onore del sesso femminile, e mi rende orgogliosa
-d'appartenervi; ma se tutto ciò bastava in altri tempi di più scarsa
-luce intellettuale a far di voi gli angioli della umanità, ciò è troppo
-poco per oggi in cui la filosofia deve averci meglio illuminate sui
-veri interessi della umana specie.
-
-Fare ad altrui del bene non solo è dovere per tutti, è anche per tutti
-un diritto, ed un diritto che l'anima generosa si divora nell'impotenza
-di compiere; ed oh quale ingiustizia se al sol denaro fosse possibile
-questa suprema gioia del cuore! Ma no; a tutti la rese il vangelo
-possibile rivelando agli uomini l'amore, e facendone loro una
-soavissima legge all'infuori della quale l'umanità si travaglierà in un
-affanno perpetuo nella confusione delle idee e dei sistemi.
-
-Sì, la sapienza degli uomini è all'apice. E statisti e filosofi,
-legislatori, ed economisti portarono alternativamente, esperienze e
-principii, istituzioni e sistemi, ma nessuno di questi farmachi riescì
-ancora a guarire l'umana società dall'angoscia intestina. Il quadro
-dell'umanità ci presenta una lunga scala sulla quale sfilano i dolori
-e le miserie di tutti i secoli, dalla bestiale antropofagia fino alla
-servitù dei due terzi della specie, fino ai sistemi applicati del più
-satanico macchiavellismo.
-
-Nelle vergini foreste del nuovo mondo abbiamo uomini tuttora ai quali
-non è dato notizia neppur d'umana favella; interi popoli abbiamo
-viventi di preda come le belve in fertilissime terre; in Africa è
-l'esportazione dei negri che fende il cuore; nella China è l'infanzia
-esposta e derelitta; in tutto l'oriente è la servitù della donna,
-è l'evirazione di tante migliaia, è l'infame abrutimento degli
-oppressori. In tutto il mondo incivilito è la lotta della oppressione
-e della tirannide, dei principii e degli interessi, della ragione e
-della forza, del sentimento e dello egoismo. Oh chi soccorre a tanti
-mali, chi diraderà sì fitte tenebre d'ignoranza, chi consolerà tante
-miserie, chi domerà tante passioni, chi imporrà silenzio a sì spudorati
-interessi, chi curerà questo gran malato che è l'umanità, che indarno
-sempre esperimentò medici e trattamenti? l'abbandoneremo noi alla sola
-forza medicatrice che dà natura col suo perpetuo desiderio d'equilibrio
-e di benessere? Sì, il tempo avvanza e non indarno; ma questo cammino
-non ci condurrà alla meta che con dei secoli, e frattanto? e frattanto
-si demoralizza la società, si comprano e si vendono anime umane, si
-sparge sangue di popolo, si versano lagrime, si combatte, si soffre, si
-bestemmia e si muore!
-
-Faremo noi coro alla filosofia del _diritto solo_, e facendo alla
-nostra malata la diagnosi del suo malore le diremo, è l'inerzia
-che arresta nelle tue vene la potente circolazione, e mentre lascia
-diacciate ed anemiche le fonti vitali, produce parziali congestioni
-restando così deviato quell'umor prezioso che deve diffondere vita e
-calore in tutto il corpo? oppure, è la servitù e la ignoranza che ti
-travolgono piedi e mani legate nel sudario, e ti lasciano dissanguata
-in preda a tetanici sussulti? Alzati dunque e cammina, tu hai
-diritto al moto; respingi da te le bende mortuarie, tu hai diritto al
-benessere ed alla gioia! Sì è vero, i diritti stanno, ma non è ella una
-spietata ironia dire alla puppilla inferma, tu hai diritto di vedere!
-all'ignorante, tu hai diritto di sapere! al zoppo, tu hai diritto di
-correre?
-
-Oh curiamo prima l'occhio malato, eppoi diciamogli guarda! coltiviamo
-quel cervello eppoi diciamogli studia! distendiamo quei tendini eppoi
-diremogli cammina!
-
-L'umanità ha bisogno d'essere amata, sinceramente e vivamente amata, ed
-amata senza altra passione che del suo bene, senza altro interesse che
-del suo meglio.
-
-Amare! Ecco il divino concetto, ecco il miglior dei sistemi, la prima
-delle filosofie, il più efficace dei farmachi, la più sapiente delle
-legislazioni, il principio e la fine della scienza sociale.
-
-Quel malato migliora, che ha nel suo medico gran fiducia.
-Quell'esercito marcia infallibilmente alla vittoria, che è condotto da
-un duce che adora. Niuno dorme sonni più beati del bambino in grembo
-alla madre.
-
-L'umanità sarà di chi saprà amarla, e di chi saprà provarglielo meglio.
-Ciò non capirono in nessun tempo i despoti, e non fecero; egli è
-perciò che sono ora ridotti a tremare, circondati da mille spade; egli
-è perciò che sentono con ansio spavento i fremiti dei popoli servi,
-perenne minaccia allo edificio loro, sull'arena fondamentato.
-
-L'uomo, dal più grande al più piccolo, dal più dovizioso al più
-mendico, dal più sapiente al più ignorante, e selvaggio e civile, ha
-bisogno d'affetto, e dall'affetto solo si lascia vincere e domare, per
-l'affetto è qualche cosa, egli ne ha fame e sete, è la sua vita e la
-sua forza, senza di questo egli si isola; poi si deprava, quindi odia
-mortalmente tutta l'umanità.
-
-L'intelletto è orgoglioso, ed osa nella sua alterigia sfidar la
-ragione, e per non curvarsi al suo supremo arbitrato trova il cavillo
-e chiama il sofisma, e la civilizzante filosofia trovasi in faccia
-alla insuperabile barriera d'una volontaria ignoranza. La materia è
-sostanza bruta, i suoi desiderii hanno angusti i confini. «Il molto
-studio è fatica alla carne» disse Salomone; e la filosofia trovasi in
-faccia alla resistenza della massa inerte e massiccia. Il cuore solo
-è il lato debole dell'uomo, ed è questo che dovete cinger d'assedio e
-prender d'assalto; preso e domato, il resto non chiederà bentosto che
-di capitolare.
-
-Cristo insegnò una dottrina e ci diede un esempio; e l'una e l'altro
-importano a seguirsi sforzo e violenza, abnegazione e sagrificio;
-e queste cose cotanto difficoltose alla umana natura veniva egli a
-chiederle nel secolo il più depravato e corrotto di cui le storie ci
-parlino. Ma questa dottrina era la teoria dell'amore, quell'esempio
-era la pratica dell'amore e gli uomini amarono il Cristo e la sua
-legge; a migliaia ed a milioni si coscrissero nella sua chiesa; per
-lui spregiarono la vita e versarono il sangue; per lui si scoronarono
-i principi, e nello intendimento di onorarlo e di piacergli, ozii e
-libertà, gioie e mollezze lasciarono a mille e a mille per le perpetue
-reclusioni e le aridi solitudini dei deserti.
-
-L'umanità da educare ed incivilire, da illuminare e soccorrere, ecco
-il lavoro che incombe a tutti coloro che avendo una educazione avuta
-e dei lumi, trovansi in grado di dare ad altrui ciò ch'essi stesso han
-ricevuto.
-
-Mi chiedete voi del mezzo a ciò fare? Io rispondo, coll'amore; A qual
-fine? Affinchè gli uomini si amino. Con qual ricompensa? Gli uomini si
-ameranno. Ed io concepirei ben sinistra opinione di quella che queste
-pagine leggendo, trovasse quel fine e quella mercede insufficienti a
-quel mezzo ed a quella fatica.
-
-Ora chi mai convinto, che colla potenza dell'amore soltanto si potrà
-consolare, soccorrere, civilizzare questa povera umanità; chi dico,
-non si volgerebbe tosto alla donna? Non è ella quella creatura,
-sublime scialaquatrice d'affetti nella quale ogni pietà è innata, e
-tutta di sensibilità è plasmata? L'uomo non è giovine, che una volta
-sola in sua vita; ma la donna non reca ella in sè stessa i facili
-entusiasmi, l'indomabile speranza, la generosa ammirazione del grande,
-l'amore del sacrificio, che serbano intatta ai tardi anni la balda
-gioventù dell'anima? Non è dessa quella creatura nella quale così
-difficilmente s'insinuano i freddi consigli d'una egoista prudenza che
-medita per secoli, discute con dei volumi, e non trova un dito mai per
-operare? Non è alla donna il cui cuore è il serbatoio del sacro fuoco
-dell'amore, al quale Iddio affidava tutte le generazioni, a fecondare
-in esse i germi degli affetti, che fanno cogli entusiasmi giovanili
-le fronde ed i fiori, e i frutti recano nella matura età di sociale
-benessere? Non è egli alla sua voce insinuante che natura sposava la
-persuasiva? Non è egli davanti al suo dolce sorriso, ed al suo sguardo
-innocente che il figlio del popolo può deporre i secolari rancori
-contro le caste che sì a lungo l'oppressero?
-
-Gli uomini hanno fra loro vecchie ruggini; essi lottarono e colla forza
-brutale e colla astuzia ridotta a sistema, laonde si guardano tra loro
-torvi talora e diffidenti: ma la donna vittima sempre fra i grandi e
-fra i piccoli, nell'antichità e nell'attualità, la donna porta le mani
-pure di sangue non suo, e la mente vergine di errori volontarii. La sua
-puppilla ebbe lagrime per tutti i dolori; la sua borsa si aprì a tutte
-le miserie; le sue simpatie si pronunciarono per tutte le sventure, e
-non indarno mai le fu additato un bene che da lei dipendesse.
-
-Faccia pur Cicerone ad Augusto una lunga orazione con tutte le risorse
-dell'eloquenza per indurlo al perdono; lusinghi la sua vanità, si
-raccomandi allo splendor del suo nome, ed ottenga così dalle titillate
-passioni, ciò che non otterrebbe dal duro cuore. Vincenzo de' Paoli
-invece, dirà ad Anna d'Austria «Madama il vostro popolo ha fame». Ho
-dato tutto, ella risponde. Anche le vostre gioie? insiste egli; ed ella
-non ripeterà verbo, e correrà al suo scrigno, e glielo consegnerà quale
-si trova.
-
-Non è duopo di lunghe orazioni a muovere il cuore della donna; veda
-ella il bisogno e lo comprenda, e basta. Il suo cuore istesso serve
-d'oratore e d'argomento, di peroratore e di convinzione. Sia dessa o
-no, frivola e leggiera, non monta. Il suo volubile spirito si arresta,
-medita, si solleva, un angoscia lo preme; l'immagine di quella sventura
-la perseguita come l'ombra il corpo e la tormenta; ella non resiste
-più, si sente infelice, ha bisogno di togliersi quella mestizia; ed
-ecco che astraendo un momento da ciò che il mondo chiama la sua vita
-brillante, dimentica l'umido e le infreddature, gl'incomodi e le
-molteplici esigenze della vanità; supera il fango e la polvere, il sole
-e la neve, e va instancabile, viene e ritorna, ascende la scala del
-povero, infrange la consegna del ricco, e tanto fa e si adopera col
-cuore, colla parola e colla mano che ha raggiunto alfine lo scopo, e
-lieta ritorna e fiera del suo trionfo più assai che della ammirazione e
-dei plausi che tante volte raccolsero nei brillanti convegni del mondo
-gaudente.
-
-Non crediate però, lettrici mie, ch'io non vi parli, che dello sterile
-soccorso, che voi deponete nella mano che si stende verso di voi
-supplichevole. Fra tutti i modi di soccorrere ai materiali bisogni è
-questa la più imperfetta, e lasciatemi dirlo, la meno morale, e non può
-essere giustificata che dell'urgenza del bisogno, ma è quella pure che
-ridotta a sistema ed organizzata su larga scala, perpetua la mendicità,
-ed abrutisce lo spirito. Come può mai un essere dalla mente civilizzata
-vedersi davanti supplichevole e seminuda una creatura qual'è l'uomo
-ricco d'intelligenza, forte di braccio, non ad altro occupando la
-inerte sua vita, che nel distendere servilmente al suo simile la
-mano colla voce piagnolosa ed il languido sguardo? E qual diritto
-ha egli mai un uomo d'imporre al suo simile una tanta degradazione?
-Qual diritto ha egli di subordinare al suo arbitrio e capriccio
-l'esistenza d'un suo fratello? Questo sconcio che è l'accatonaggio va
-scemando più sempre coi progressi della industria che distribuisce più
-universalmente la ricchezza, laonde le mie parole non andando a colpire
-un fatto che vi si presenti su grandi proporzioni vi parranno per
-avventura troppo severe.
-
-Certo i nostri tempi differiscono assai dagli scorsi secoli nei quali
-ogni convento (e ve n'erano ad ogni svolto di via) vedeva ogni mattina
-raccôrsi sotto gli esterni portici una sterminata quantità di mendici
-d'ambo i sessi, e di tutte le età, che spettavano la quotidiana
-limosina. Che ne derivava da ciò? Ne derivava, che la maggior parte
-della umanità nelle nostre contrade vivesse pendente dallo arbitrio
-dei meno; ne derivava, che tutte quelle misere genti fossero serve
-consacrate di quei signori; ne derivava, che intere popolazioni non per
-altro vivessero che per istendere umile e timida la mano alla scodella
-limosinata, curvarsi fino a terra all'aspetto di un frate, baciar
-servilmente il lembo della sua tonaca e la corda della sua cintura.
-Ne derivava, ch'elleno si educassero al sentimento demoralizzatore
-della propria nullità, alla tolleranza della più provocante tirannide,
-all'ozio eterno donde la miseria perpetua.
-
-Lo stesso avveniva intorno ai forti castelli dei signori, dove una
-pietosa faceva distribuire costanti e quotidiani soccorsi. Quei costumi
-erano fatti per perpetuare il dispotismo feudale e la schiavitù
-personale. Come avrebbe mai potuto quella plebe emanciparsi dalla
-sistemata concussione de' suoi signori, senza cominciare dal rifiutare
-il loro pane, e dal vivere senza la loro sprezzante limosina? Ed ecco
-ciò che si fece, ed oggi quei terreni, che allora erano incolti, sono
-ricchi ed ubertosi, e l'agricoltore mangia il pane sudato all'ombra
-degli alberi da lui piantati, ed accosta il ricco colla fronte alta
-dell'uomo che nulla cerca, fuorché il credito suo.
-
-Ora, diminuite le proporzioni e l'accatonaggio, in faccia ai principii
-dell'umana libertà e dignità, presenta tuttavia la sconvenienza
-medesima. Soccorriamo al corpo provvedendo il lavoro, suppliamo
-alla debole potenza dell'operaio largheggiando nella mercede: ma non
-dimentichiamo mai la sua dignità d'uomo, il suo sacro diritto di vivere
-indipendente dal capriccio nostro; nè vogliamo colla impertinente
-elemosina buttargli in viso quell'insolente concetto che la limosina
-esprime e che val quanto dire: _vivi anche oggi, te lo concedo_.
-
-So pur troppo, che taluni fra gl'indigenti privi affatto di luce
-morale (e come l'avrebbero?) e vieppiù demoralizzati da una falsa
-beneficenza, che apre la borsa e la porge senza abbadare alla mano che
-vi si immerge, non sentono la umana dignità, e volontieri fanno inchini
-e genuflessioni, ed a tutto si abbasserebbero purché oziosa trar
-possano e vagabonda la vita. Lo spettacolo di questi uomini doppiamente
-infelici, perchè spinti dalla stessa beneficenza nello stato selvaggio,
-ed accoppianti la miseria dello spirito ai cenci del corpo, anzichè
-scoraggiare la buona volontà, deve vieppiù eccitarla.
-
-Pur troppo ben poco può farsi sulla generazione già adulta, incallita
-nell'ozio e nel vizio, ma tutto può farsi e con esito certo sulla
-nascente. Oh si dilati l'istruzione; si dia al figlio del popolo la
-coscienza di sè e della umana dignità, si incoraggi colla stima che
-mostriamo portargli, non dimentichiamo che egli è il più importante dei
-sociali elementi. È il popolo che costituisce gli eserciti; è il popolo
-che innonda le nostre città; è il popolo che provvede a tutti i nostri
-agi e bisogni; è il popolo che coltiva le nostre terre; il popolo farà
-senza di noi, ma noi meschini senza di lui. Donde emerse lo spregio
-della plebe adunque se non dal guardare leggermente ogni cosa? Il
-popolo è tale una potenza che perfino il dispotismo più sfrenato sente
-bisogno d'aversi la sua sanzione o di fingersi averla. Ogni setta, ogni
-partito vuol averlo amico, perchè cessa col popolo d'essere partito
-e setta, e diviene coscienza universale. Ma mentre ognuno, per poco
-rifletta, è forzato d'ammettere la vera sovranità del popolo, pure,
-illusi dalle apparenze, sedotti noi dalla lunga abitudine di guardarlo
-dall'alto, ed egli stesso avvilito della sua povertà, abrutito dalla
-lunga servitù e dallo spregio, perde ogni senso di dignità e tenta
-stordire i bisogni, ed attutire i dolori, abbandonandosi inerte alla
-miseria, affogando nelle orgie la troppo scarsa mercede d'improbe
-fatiche, donde poi sempre più misero n'esce ed abrutito.
-
-Eppure questo colosso, i cui fermenti fanno talora impallidire i
-tiranni, e che, spinto al colmo d'ogni sua pazienza, si erge gigante,
-recide teste coronate, intere caste travolge nei flutti dell'ira
-tremenda, e di tutta una regione non lascia che un oceano di sangue,
-nel quale si affoga la tirannide di tanti secoli (e così bene, che
-niuno sforzo di potere o di casta saprà tutta risorgerla) questo
-terribile elemento non si cura, non si educa, non si tenta dargli alcun
-principio, non si rispetta, e non si smettono sul conto suo pregiudizii
-ch'egli così ben vendicò sui padri nostri.
-
-Urge, e sommamente urge che il popolo s'illumini, si civilizzi, senza
-di chè vane saranno le nostre aspirazioni alla prosperità nazionale.
-Indarno tentano svolgersi, in seno alla libertà, libere istituzioni,
-se, applicato poi, trovansi gravide di disordini per la incoltura del
-popolo. Indarno noi guardiamo ansiosi ed impazienti ai confini che
-Iddio segnava al bel paese struggendoci in desiderii, se il popolo non
-sarà convinto, che combatte per interessi suoi, e per migliorare le sue
-misere condizioni.
-
-Forse avravvi fra voi, lettrici mie, taluna, santamente desiderosa
-del bene, e che a null'altro aspira che a vedersi tracciata una via;
-poiché gli è a voi specialmente affidata l'educazione del popolo.
-L'uomo è assorbito dagli affari, è sviato dagli interessi, è incatenato
-ad impieghi; voi siete libere del vostro tempo; oh non si sciupi
-in frivolezze e nonnulla. Non è lecito passar la vita nell'ozio, al
-passeggio, alle feste, scarozzando la nostra cara personcina dalla
-città in campagna e dalla campagna in città, custodendoci gelosamente
-da ogni cosa che disturbi la nostra pace, non guardando in viso mai
-la miseria ed il dolore, per non averne male ai nervi delicati; ciò
-tutto è egoismo e nullità; non è per questi fini che Iddio ci arrichiva
-d'intelligenza e ci faceva battere in petto un cuore capace di portenti
-se avvenga che abbracci la santa causa del bisogno.
-
-Non crediate degnarvi di troppo parlando famigliarmente col bravo
-figlio del lavoro; la sua mano incallita è più nobile assai della
-vostra bianca manina sepolta ne' pizzi, chè da lei tragge il pane e la
-casa tutta una famiglia. Sentite i suoi bisogni, provvedetegli lavoro,
-incoraggiatelo, mostrategli la stima e la riverenza ch'egli si merita,
-parlategli dell'associazione dell'industria e del capitale, che sola
-può emanciparlo dalla tirannide capitalista, provategli i vantaggi
-della coltura e della civilizzazione, onde assiduo intervenga a quelle
-istruzioni serali che mercè benemeriti cittadini già sono organizzate
-in tutte le nostre città. Parlate loro delle patrie speranze, della
-parte maggiore che a lui spetta nelle battaglie e nei trionfi, e
-combattete quella scoraggiante parola ch'egli ha sempre in bocca
-«_qualunque sia l'evento noi saremo poveri sempre!_»
-
-Mostrategli invece che l'interesse suo sopratutto si propugna nella
-causa nazionale, e come non sia che in grembo ad una potente e libera
-nazione che svolgersi possa l'abbondanza e la prosperità.
-
-Ed accennandovi i patrii interessi io già vi supponevo tutte, a non
-dubitarne, informate ai sacri doveri di cittadine. Nè crediate che le
-convinzioni vostre poco giovino alla causa nazionale. Voi partorite
-ed educate la generazione nascente, alla quale incombe di compiere i
-destini dell'Italia; succhi dessa dunque col vostro latte la religion
-della patria. Veggano i vostri sposi, amanti, fratelli ed amici la
-sacra fiamma che il petto vi riscalda; veggano i sacrificii che liete
-e sollecite recate sull'altare dei patrii bisogni, sacrificii d'oro e
-di figli, sacrificii d'amore e di famiglia, e ne siano punti a generosa
-emulazione. Animata la donna dal supremo culto della patria, supera sè
-stessa, scorda la debolezza della fibra e la delicatezza dei nervi, e
-giunge talora a far arrossire l'uomo coi prodigi del suo valore.
-
-Allorché Mario nella guerra contro i Teutoni ed i Cimbri volse in fuga
-una nazione di barbari detti Ambroni, le costoro donne si fecero loro
-incontro armate di spade e di scudi rimproverando loro la vile fuga,
-uccidendo e ferendo nemici e fuggitivi, e non rinculando mai fino agli
-estremi. Lo stesso fecero le donne Cimbre.
-
-I racconti di Tacito intorno alle donne britanniche ci fanno manifesto
-che, più degli uomini, erano in quella nazione valorose le donne.
-
-Quando Svetonio Paolino assali l'isola di Mona possente di popolo e
-ricetto dei rivoltosi, stavansi armati e stretti i nemici sul lido
-frammisti a molte donne. Dopo la presa dell'isola, Svetonio dovette
-affrontare le schiere britanniche capitanate da Baodicea moglie
-dell'estinto Prasutago, la quale circondata dalle sue figlie gridava
-esser le donne use in Brettagna a maneggiar la guerra; ma non venir
-ella allora a difendere quel regno, sibbene a vendicare i colpi di
-bastone ricevuti dai Romani e l'onore oltraggiato delle sue figlie.
-Fatta finalmente prigioniera, Baodicea si tolse col veleno all'onta
-della servitù.
-
-Allorchè la Signoria Turca minacciava di estendersi in Ungheria ed in
-Italia, le donne, paventando la vergogna del serraglio, spiegarono una
-energia, ed un valore di cui non sempre furono capaci i più intrepidi
-eroi. In una città di Cipro frammischiate ai soldati respinsero
-i Turchi combattendo sulle aperte brecce. Nell'isola di Lenno una
-donzella, imbrandita la spada e lo scudo dello spento genitore, arrestò
-i Turchi che già forzavano una porta, e li respinse fino al mare. Le
-Ungheresi fecero miracoli di valore nelle battaglie e negli assedii
-contro i Musulmani; le donne di Rodi e di Malta gareggiarono colle
-Ungheresi e le superarono per la persistenza del loro freddo e paziente
-coraggio. Così gli annali di quella nazione, come la storia della
-Veneta Repubblica, sono zeppe dei nomi di donne che eclissarono la
-gloria dei più prodi cavalieri.
-
-Immolare per la patria la vita è cosa tanto comune all'uomo quanto
-alla donna. Agesistrata, madre di Agide re di Sparta, appendendosi
-da sè stessa al capestro al quale la dannava l'Eforo Anfare diceva
-«Volentieri muoio se ciò può giovare a Sparta».
-
-Aretafila (contemporanea di Mitridate) tentò ogni via di liberare la
-patria sua Cirene dalla tirannia di Nicocrate. Benchè questi le fosse
-amante appassionatissimo e marito, pure veggendo ella soffrire il suo
-popolo non sapea consolarsene. Vedendo che niuno sorgeva a vendicar
-Cirene, tentò ella stessa il colpo, ma fallitole e sottoposta ad ogni
-fatta di tormenti, non però confessò il fatto, finchè Nicocrate,
-che pur sempre l'amava, si pentì d'averla fatta soffrire, e tentò
-consolarla con ogni onore e cortesia. Ma Aretafila fissa nel proposito
-di liberare l'afflitta patria, persuase la sua giovine figlia a
-sposar Leandro fratello del tiranno e ad eccitarlo con ogni arte a
-voler tentare la libertà di Cirene. Leandro così pregato dalla sposa,
-uccise il fratello; ma non però fu libera Cirene, ch'egli molto ben
-succedè a Nicotrate nel dispotismo e nella ferocia. Aretafila cominciò
-allora a tendere insidie a Leandro e chiamò Anabo capitano della
-Libia coll'esercito suo sopra Cirene, e presi con lui segreti accordi,
-persuase Leandro a venir con Anabo a parlamento. Egli vi andò, ed Anabo
-circondatolo nella sua tenda lo consegnò ai Cirenaici che, messolo in
-un sacco, lo gittarono nel mare. Cirene liberata, pregò, Aretafila di
-accettare le redini del governo, ma la generosa donna, che la patria
-aveva amata sempre più di sè stessa, consigliò la repubblica a voler
-volgere ella stessa a meglio le cose sue e si ritirò a menar vita
-privata.
-
-Epicaride, semplice schiava, aveva con tutto il fiore della nobiltà
-romana congiurato contro Nerone. Scopertasi la cospirazione, arrestati
-a cento a cento i congiurati e sottoposti alle torture, confessano e
-scoprono i fili della congiura. Epicaride sola, resiste ad otto giorni
-consecutivi di torture, e vinta alfine dalla violenza del fuoco, si
-taglia la lingua coi denti e la sputa innanzi all'imperatore onde porsi
-nella impossibilità di svelare.
-
-Arria, moglie a Cecina Peto personaggio consolare, difendeva sè
-stessa ed il consorte davanti all'imperatore Claudio, accusati essendo
-siccome complici nella congiura di Scriboniano contro di lui. Avendo
-l'imperatore intimato a Peto di uccidersi, e vedendo Arria che la
-destra gli tremava, sicché non sapeva decidersi a vibrare il colpo, le
-strappò di mano il pugnale se lo piantò nel petto, eppoi lo porse allo
-sposo dicendogli, «prendi che non fa male» e spirò.
-
-Nel Medio Evo è Giovanna d'Arco che salva la Francia dall'invasione
-straniera ed impedisce lo sfacelo della Monarchia.
-
-Ai nostri tempi è Carlotta Corday che sbarazza la Francia dal terribile
-Marat. (Vedi Levati, Donne Illustri).
-
-Ma lasciamo il campo delle unità, che ci condurrebbero troppo lungi, e
-che d'altronde potrebbero essere da taluno riguardate come puri fatti
-personali che poco costituir possono sulla totalità.
-
-La donna, che supera generalmente l'uomo in forza morale, e sa
-sopportare il lento e penoso martirio a cui la condannano, contro lei
-congiurati, la natura e le leggi, i costumi e gli individui; la donna,
-che sa trovare nell'anima sua quella virtù perseverante e silenziosa
-da tutti ignorata, da niuno applaudita, non incoraggiata e sorretta
-che dall'intima coscienza del dovere; la donna, dico, seppe sempre al
-par dell'uomo soffrire e morire per le sue convinzioni, dalla madre dei
-Maccabei che offriva, olocausti d'eroica fede, sè ed i suoi sette figli
-al Dio d'Israele, fino a madama Roland, che la testa lasciava sotto la
-scure della rivoluzione, benedicendo pur sempre alla rivoluzione.
-
-Che se tutti i Martirologi si adornano copiosamente di nomi femminili,
-ne sono per sovrappiù altrettanto poveri i vergognosi cataloghi
-delle apostasie e delle transazioni. La tenacità dei propositi e la
-inespugnabilità delle convinzioni nella donna, sono un fatto altamente
-constatato, e che ne farà sempre per ogni partito uh elemento della
-massima importanza.
-
-In tutte le guerre, in tutte le insurrezioni, in tutte le reazioni
-che hanno per morente un'idea, un sentimento, la donna vi porta tutta
-la foga d'un'anima giovine ed entusiasta. Sono le donne italiane che
-insegnano ai loro bambini l'odio dello straniero, che serbano vivo
-ed immortale, come le vergini di Vesta, il sacro fuoco dell'amor
-di patria, lo abborrimento d'ogni transazione contro l'insolente
-usurpazione e, nè dalle carceri, nè dalle flagellazioni vengono domate.
-Sono le donne polacche che a cento a cento sfidano lo knout e la
-Siberia, impavide davanti ad una lotta titanica, che altro soccorso non
-trova che nell'inaudito valore di tutta una nazione di eroi.
-
-E farei dei volumi, se tutti volessi porvi sott'occhio i fatti antichi
-e moderni che provano essere stato sempre il culto della patria
-principalissimo nei petti femminili.
-
-Certo ai tempi nostri non occorre, siccome negli scorsi secoli
-adoratori della conquista, che una nazione invocar debba in faccia ad
-un supremo pericolo tutti i suoi elementi a combattere, per cui è la
-forza morale, è il lieto sacrificio che tocca alla donna. La guerra,
-ch'è per noi suprema necessità, sarà pei nostri posteri supremo
-ridicolo, e noi certo non chiameremo a prendervi parte anche chi vi
-è dai costumi nostri dispensato, chè sarebbe davvero retrocedere il
-mondo in luogo di spingerlo avanti; ma finché quel giorno non sorga,
-finché problema di vita e di morte si agita per tante nazioni, oh lasci
-la donna i gravi nonnulla di che finora occupossi e, vergognando di
-starsene inerte davanti a tanto lavoro, rechi ognuna la sua pietra al
-nazionale edificio colla parola, coll'opera, coi mezzi.
-
-Non è egli tempo che la donna si ridesti alla coscienza dei doveri
-sociali, e più non si creda impotente ad utili e serie cose? Non è egli
-tempo che le sue giornate ed i suoi anni d'altre cose si riempiano che
-di quelle fastose bagatelle, che lo spirito le impiccioliscono, ed i
-più generosi sensi le atrofizzano? Non è egli tempo che il suo spirito
-d'altre cose si faccia curioso che di indagare
-
- «_Le vicende ascose_
- «_Degli instabili amor, le cagion lievi_
- «_Dei frequenti disgusti e i varii casi_
- «_Del dì già scorso, le gelose risse,_
- «_Le illanguidite e le nascenti fiamme,_
- «_Le forzate costanze, e le sofferte_
- «_Con mutua pace infedeltà segrete,_
- «_Dolci argomenti a femminil bisbiglio?_»
-
-Non è egli tempo, che la sensibilità di cui natura la adornava e che di
-tanta potenza al bene è fonte, più non si sprechi per cause, che non la
-meritano, e più non si dica di lei ciò che il gran satirico disse della
-donna del tempo suo,
-
- «_Del suo diletto passerin la morte_
- «_Fe' rossi gli occhi e li gonfiò di pianto?_»
-
-Non è egli tempo, che la donna senta essere chiamata a lavorar di
-concerto col resto dell'umanità alla diffusione dei lumi, al benessere
-universale? Non è egli tempo ch'ella ogni lode, ogni ammirazione,
-ogni simpatia conceda al genio ed alla virtù, trascurando affatto
-quegli uomini neghittosi, che la vita passano siccome gli accattoni ad
-esaurire i tesori ereditati dai padri loro, credendosi modestamente
-l'incarnazione d'ogni eccellenza, e nulla pur facendo per l'umanità;
-sicchè non continui a meritarsi il severo strale, che Casti le vibrò
-adombrandola nella leonessa regina, alla quale presentandosi un nuovo
-cortigiano, siccome
-
- «_L'asino lo protesse e lo propose,_
- «_Ciò fu bastante, il merto si suppose?_»
-
-La conversazione della donna deve essere all'uomo non dilettevole
-solo, ma utile. I Musulmani gemono sotto la sferza d'una intollerabile
-noja, si abbandonano ad orgie sfrenate che mettono capo alla totale
-alienazione, i loro modi sono rozzi e selvaggi, ed i costumi loro ne
-rilevano il completo abrutimento. Gli è perchè non educando dessi
-la donna che all'esclusivo fine della femmina essi non ponno a lei
-rivolgere il moto e le idee. Prive di quello stimolo potente, ch'è per
-ogni spirito generoso la simpatica ammirazione della donna, prive della
-forza che scaturisce dalla sua feconda ispirazione, quelle infelici
-contrade condannando la donna, dannano sè stesse all'abrutimento ed
-alla stazionarietà. Tutto si agita, tutto si muove, tutto si svolge
-nella libera espansione della vita dove non è servitù e reclusione di
-donna.
-
-In occidente, dove quelle funebri istituzioni non penetrarono, benché
-la donna si senta attortigliata da mille legami, ha tuttavia tanto
-di libertà quanto basta per incuorarsi al lavoro, alla lotta, alla
-conquista del molto e del troppo che ancora le manca.
-
-Ed il mezzo diretto, infallibile, è di rendersi utile all'umanità, è
-di farle sentire la potenza del suo intervento, il valore intrinseco ed
-affermativo della sua personalità, gl'immensi vantaggi che le derivano
-dal tenerne calcolo, dal riconoscerla e dall'impiegarla.
-
-In fondo a tutti i problemi v'ha pur sempre un segreto movente
-d'interesse, dal quale la più generosa filosofia non saprebbe astrarre,
-e la storia ci presenta a provarcelo tutte le sue pagine, ogni sua
-riga. L'uomo dunque asservì la donna credendo suo interesse di farlo.
-Tocca a lei a provargli, ch'egli s'è ingannato, e che dalla sua
-emancipazione gliene ridonda ben più ricco interesse, vantaggi ben più
-preziosi.
-
-E parlando dello intervento della donna nell'opera universale, reclama
-di pien diritto un cenno particolare tutto l'elemento femminile
-insegnante, che dà sì splendide prove della speciale sua idoneità
-al grave e difficile ministero. Ed invero la pazienza longanime, la
-innata tolleranza, la voce insinuante, il pronto intuito fanno della
-donna l'educatrice per eccellenza; e ben desiderabile cosa ella è che
-i programmi della educazione femminile si allarghino tanto, da rendere
-possibile alla donna il continuare ed estendere il suo insegnamento
-oltre gli attuali confini.
-
-Non tema la legislazione di affidare alla donna un largo insegnamento.
-I confini della sua intelligenza furono dessi esplorati? Le risorse
-del suo spirito son esse dunque esaurite? E come, se da tanti secoli
-di nullità morale e di morale oppressione, è risorta più animata, più
-intelligente che mai; e nei tempi in cui l'urto potente delle idee,
-la lotta delle opinioni, il cozzo dei sistemi, l'agitazione delle
-filosofie abbujano lo intelletto virile, adesso appunto ella principia
-a capire, ed ha afferrato la segreta parola che stassene latente
-nell'umanità, impossibilitata a farsi strada dagli inverecondi rumori
-che sollevano nel mondo gli interessi dei pochi?
-
-L'umanità e la patria, la civiltà e la morale hanno bisogno della
-donna. Una più lunga assenza morale le confermerebbe sul capo la
-sentenza, che non fu finora che abuso di forza e figlia di pregiudizio,
-sentenza di morale inettitudine, che la consegna piedi e mani legati,
-e colla bocca imbavagliata, in balìa dello spregio insolente, dello
-scherno inverecondo.
-
-Ed invero non puossi negare ch'ella non abbia sentito la loro chiamata
-e risposto sollecita al loro appello.
-
-Essa ha risposto con madama Sand, nome caro alle lettere ed alla
-filosofia e che di tanta luce d'intelligenza fe' risplendere il suo
-sesso con quella miriade di volumi, che combattono ad oltranza ogni
-regresso ed oscurantismo; ha risposto con Miss Beeker Stow, apostolo
-della civiltà e del diritto nel nuovo mondo, che sola alzò già da tempo
-la voce poderosa e la parola eloquente a far arrossire l'umanità,
-che tollera la schiavitù ed il commercio delle anime umane; ella
-ha risposto coll'indirizzo delle donne del Nord alle donne del Sud,
-contro la schiavitù dei negri; ella ha risposto con Catterina II, nei
-suoi tentativi di civilizzazione nelle Russie, che facevano dire al
-signor di Voltaire, _la lumière nous vient du Nord_. Ella ha risposto
-colle centinaia, che diffusero e diffondono nella Società utili
-produzioni letterarie, filosofiche e scientifiche: ella ha risposto
-colle migliaia che si consacrano al conforto dell'umanità sofferente
-(sia col pubblico esercizio della medicina come nell'Inghilterra e
-nell'America; sia coll'assistenza agli infermi negli spedali come in
-tutta la cristianità) all'insegnamento dell'infanzia d'ambo i sessi, e
-della gioventù femminile; ella ha risposto fondando, dotando, dirigendo
-asili, spedali, orfanatrofii e ricoveri per ogni sventura, per ogni
-bisogno; erigendo dei comitati e delle associazioni per provvedere alle
-vittime delle patrie guerre, ai rifuggiti delle serve provincie: ella
-ha risposto e risponde tuttavia con quell'entusiasmo, che s'allieta
-dei sacrificii alla patria chiamata in tanti anni di reazione, e nella
-aperta lotta in Italia, ed in Polonia; e di troppa luce rifulge la sua
-solenne risposta perchè altro non sia mestieri dire al miscredente se
-non che, _aprite gli occhi e vedete_.
-
-Se taluna di voi, che mi leggete, vita neghittosa e vacua trascinasse,
-si desti al generoso esempio e vergogni la inutile esistenza in
-faccia a tanto lavoro ed a tanto bisogno. Pensi, che non è lecito
-viver quaggiù la vita parassita dell'edera che s'aviticchia intorno
-all'albero e ne succia l'umore, arrampica sul muro e ne rode il
-cemento. Chi è inutile quaggiù non è inutile solo, è nocivo, epperò
-nemico dell'umanità, la quale a giusta vendetta lo opprime sotto il
-pondo del suo più tremendo disprezzo.
-
-Non chiamate lavoro la insignificante direzione d'una casa o le
-industrie d'Aracne; le son queste manualità e dettagli opportuni,
-e necessarii eziandio, ma che non costituiranno mai un'essere utile
-alla Società, parlo a voi, donne ricche e colte. Fra voi, più d'una
-ammazzerà la vita in cotali cose, ch'io chiamerò, e tutta con me
-l'umanità, esistenza parassita. Ogni vita importa moto, epperò che il
-nostro corpo agiti più o meno utilmente le sue membra sta bene, ma che
-lo spirito nostro debba starsene eternamente latente e sopito, egli che
-è vocato a progredire, egli che vive della vita ragionevole, egli che
-dai bruti e dai vegetali vi scerne, la è cosa questa, che non da altri
-mai verravvi predicata che da chi trovi interesse nelle tenebre della
-vostra mente, nella nullità dello spirito vostro.
-
-Non ammettendo io, per natural corollario dei principii fin qui
-espressi, l'esclusione della donna dalla produzione industriale che
-importa abilità o vigore di membra, non la posso egualmente escludere
-da quella parte del lavoro sociale, che esige sviluppo ed applicazione
-delle facoltà intellettive.
-
-Partendo io dal principio, che ogni diritto ed ogni dovere ha per
-base e per ragion d'essere la facoltà, la quale colla sua legittima
-pretesa d'esercizio ce ne dà la coscienza, e questo principio reggendo
-esattamente in ogni essere umano a qualunque sesso egli appartenga,
-non vedo con qual ragione questa facoltà dovrebbe nell'uno esercitarsi
-liberamente e talora forzatamente, e nell'altro seppellirsi e
-soffocarsi affatto; tanto più che, nelle miserrime condizioni in cui
-versa la società nostra, la donna priva di mezzi di fortuna, impotente
-pel genere infimo del lavoro attualmente concessole, a sostenersi in
-faccia alle molteplici esigenze della vita civile, trovasi trascinata
-da fatale necessità al distruttor mercimonio delle sue membra infelici.
-
-Che se parlasi della donna agiata, la cui virtù è dalla educazione
-fortificata, se avvenga che un rovescio di fortuna la colpisca, chi
-non freme di vederla precipitare, senza via di mezzo, dalla splendida
-atmosfera d'una vita irradiata dalla luce dell'intelligenza sotto la
-sferza d'un'indefessa manuale fatica, che, mentre lo spirito generoso
-le preme ed angoscia, tanto pur non le acquista da calmare le smanie
-del dente digiuno?
-
-Invero è questo tale problema che reclama potentemente d'essere
-avvertito dai governi ben intenzionati, ai quali premer debbono il
-cuore le piaghe sociali, e che la mente si travagliano indefessamente
-nella ricerca di un rimedio e di un riparo al degeneramento fisico
-e morale della specie; ed invero il bisogno nella donna non esprime
-nullameno che questo.
-
-Là dove la donna ha duopo dell'uomo per vivere, la sua schiavitù è ben
-altrimenti dura, che dove questa non trova la sua ragione che nella
-forza del muscolo. La forza può distruggere l'opera della forza, ma
-la sferza del bisogno è tremenda; ella doma la più fiera natura, ella
-espugna la rôcca più salda, e dalla lotta deplorevole e funesta non ne
-escono che due demoralizzati ed una derelitta posterità.
-
-Se non che, dovendo io tornare sull'argomento del lavoro femminile,
-mi basterà per ora di avvertire le mie colte lettrici, che non si
-lascino sì leggermente sedurre dalla manía di classificare gli esseri,
-ed assegnar loro delle funzioni prima di aver ben studiata la natura;
-poiché gli è per lo appunto uno sterminio di classificazioni che ci
-abbisogna ora fare per riabilitare la donna e risollevarla dal fango,
-in cui fu per secoli trascinata.
-
-Ci abbisogna ora scernere in lei, attraverso ai pregiudizi antichi,
-la vera sua potenza, sceverare in lei l'opera della natura dall'opera
-fittizia della educazione, affinchè più non ripetano i nostri posteri
-le stolte sentenze, che con sì solenne gravità proclamarono fin qui
-le menti pregiudicate, _la donna dev'esser così_! Illusi! Studiate la
-natura in luogo di ammaestrarla; e ricevete voi le sue leggi anzichè
-volerle imporre le vostre.
-
-Ovunque la natura mostra ragione, là v'è dovere e diritto di progresso;
-ovunque mostra attitudini, là v'è dovere e diritto di funzione; ovunque
-presenta intelligenza e volontà nell'essere stesso accoppiati, là v'è
-in un colla capacità un diritto incontestabile al libero ed autonomico
-svolgimento della vita morale.
-
-Certe dottrine, che non riconoscono le unità umane, ma che veggono
-dovunque degli esseri incompleti, favorendo assai il sistema
-d'assorbimento inaugurato e gelosamente propugnato dal sesso ora
-felicemente regnante, trovano facili adesioni e caldi campioni.
-
-In quanto a me, sendomi dichiarata nemica di ogni dispotismo, col quale
-non scenderò mai a transazioni, principio dal rifiutare quelle dottrine
-coi loro pii corollarii, assumendomi di provare a luogo e tempo, che
-ogni unità umana ha in sè, da natura, quanto basta per fermare la base
-d'ogni diritto, pel compimento d'ogni dovere; e che però qualunque
-limitazione, rappresentanza e tutela esercitata ed applicata oltre i
-confini assegnati dalla vera e non fittizia natura delle cose, è un
-attentato mostruoso alla base d'ogni diritto che, non dall'uomo, ma
-dalla natura fu creata; e qui, come dovunque, dovremo poi constatare,
-che non si lotta mai con vantaggio contro la natura e le sue leggi
-morali.
-
-
-
-
-LA DONNA E LA SCIENZA
-
-
- Le donne antiche hanno mirabil cose
- Fatte nell'arme e nelle sacre muse,
- E di lor opre belle e glorïose
- Gran lume in tutto il mondo si diffuse.
-
- Ben mi par di veder ch'al secol nostro
- Tanta virtù fra belle donne emerga
- Che può dar opra a carta e ad inchiostro
- Perchè ne' futuri anni si disperga.
-
- ARIOSTO, _Canto XX_.
-
-Ridire tutto che fu detto, pensato e giudicato sulla creduta
-innettitudine dello spirito femminile alle produzioni
-dell'intelligenza, non è cosa che in due parole possa farsi.
-L'uomo, per fini che non è difficile troppo immaginare, tentò sempre
-persuaderselo, e colla forza e coll'autorità, colla potenza d'una
-opinione ingiusta, che egli diffuse in ogni modo, tentò persuaderlo
-alla donna altresì, la quale, a sua volta, siccome avviene che allo
-scoraggio ed al sentimento della propria nichilità tenga dietro una
-profonda ed assoluta atonia, principiò a persuaderselo ella stessa,
-e cadde così nella più funesta sventura che incogliere possa essere
-morale, nella completa incoscienza di sè, delle proprie facoltà, delle
-proprie forze.
-
-Tutto congiurò ad annichilirla: e la forza brutale, che di null'altro
-curavasi che di porre a profitto le sue membra a vilissima servitù;
-e la perpetua soggezione, che la tiene sempre pendente dallo
-arbitrio altrui, epperò informata la vuole ad estranei interessi;
-e la incapacità legale, che le è aggiudicata senza restrizione o
-considerazione d'età o di individuo; e la scienza, che sebbene la vegga
-starsi coll'uomo in ragione di causa e d'effetto, pure facendo per
-lei eccezione all'ordine delle cose tutte, pretende che qui soltanto
-sia la causa d'altra natura dello effetto suo: e la letteratura, che
-null'altro mai trova di laudabile in donna che l'occhio, le carni,
-le chiome, il grazioso incesso e le tornite membra; e lo abborrimento
-che molta parte degli uomini si reca ai gravi studi, onde fastidiosa
-loro torna ed importuna la donna, il cui spirito serio e colto sentono
-di non potersi facilmente sedurre colla scarsa scienza di sciorinare
-scipiti complimenti, nè col natural dono di un prepotente polmone;
-e lo angusto confine dalle istituzioni d'ogni paese statuito alla
-femminile coltura; ed il poco caso che sempre se ne fece, sicché dai
-corpi accademici perfino respinta, quasi gli allori da essi intrecciati
-non la scienza destinati siano a coronare, ma teste virili puramente e
-semplicemente.
-
-Da tutta questa congiura contro la femminile intelligenza che ne
-emerse? Ne emerse, che i progressi dello spirito umano siano più
-lenti; ne emerse che ogni uomo, aventesi ai fianchi una donna, in
-luogo d'aversi _lo aiuto a lui convenevole_, s'abbia un ingombro;
-ne emerse che questa creatura, nella quale si innoculò con tanto
-studio il sentimento della sua innettezza, perda ogni dignità, e con
-la dignità ogni morale; ne emerse che lo spirito suo, avendosi pur
-d'uopo d'alimento, nel lusso lo cerchi e nella sola fama concessale
-di bellezza, e la bellezza procuri con la vanità, e con la vanità
-resti ogni amor di famiglia assorbito, e si persuada alfine dover ella
-unicamente, siccome una odalisca, ornarsi a piacere, d'ogni altra cura
-immemore e non curante.
-
-Dietro simile educazione io non seppi mai concepire come si osi menar
-tanto scalpore del mal costume femminile e della poca costanza di
-sentimenti, e della mobilità dello spirito, e del vacuo cicalìo, e
-della inutile vita, e dei mille nonnulla di cui assidua la donna si
-circonda, così significativamente espressi e riepilogati dagli antichi
-romani con quel felice vocabolo di _mondo muliebre_! Forse che è lecito
-all'orticultore querelarsi di raccoglier cavoli dove piantò cavoli, e
-di non mieter che fieno dove non seminò che erba? Bisogna esser giusti!
-Cento volte lo dissi ed ancora lo ripeto: lo effetto tien natura della
-sua causa, e la conseguenza scaturisce spontanea dalla premessa.
-
-Oggidì, a vero dire, s'è mitigato non poco il pregiudizio della
-femminile pochezza d'intelligenza; ma per essere la società nostra meno
-idrofoba su questo articolo, non è però più larga nell'offrir mezzi
-di coltura alla donna che, se ella tenta lo innato ingegno volgere ad
-utili studii, mille materiali e morali imbarazzi le è d'uopo superare e
-vincere.
-
-Angusti e stinchi sono i programmi d'insegnamento che la riguardano.
-Le si parla di tutto, e quando comincia a comprendere le si chiude
-il libro dinnanzi e le si dice: _basta_; sicchè, s'ella sortì da
-natura spirito generoso e nobilmente curioso di sapere, vedesi dannata
-alla pena di Tantalo, nè v'ha provvedimento alcuno che incoraggi il
-suo genio, quand'anche prepotente si manifesti in qualsiasi branca
-dello scibile, mentre centinaia d'uomini, che natura sortiva inetti
-di spirito ed angusti di mente, insegue inesorabile la sferza del
-pedagogo, e da lor s'affatica e suda il mal capitato maestro ad estrar
-lume d'intelligenza, che però mai non giunge.
-
-Nè mi si dica che la baldanza del genio giunger deve a domare le
-difficoltà, a superare ogni barriera. Ciò è vero per alcuni, ma
-non lo può esser per molti, chè alla lotta non tutte le nature
-sortono inchinevoli, anche fra i parecchi che aver possono svegliata
-intelligenza; che se a cotal legge subordinar volessimo tutto il viril
-sesso (e lo fosse stato fin qui), l'umanità non avrebbe discorso pur
-la metà del suo intellettuale cammino, chè mancato avrebbe a tutte le
-intelligenze, che potentemente l'aiutarono, dottrina ed ispirazione.
-
-Raffaello non raggiunse la perfezione dell'arte se non dopo aver visto
-le opere immortali del Buonarotti; Cristoforo Colombo immaginò un nuovo
-mondo, essendo già peritissimo nauta e geografo; Galilei scopriva
-il moto della terra, sendo profondissimo in fisica; così Newton
-l'attrazione astrifera, così Volta la pila elettrica, e così in tutto e
-sempre procede lo spirito umano dal noto all'ignoto, sendo egli debole
-nell'intuizione e potente nel raziocinio.
-
-Ora, che per aversi comunemente una fiacca opinione della capacità
-femminile, le si accumulino davanti gli ostacoli, le si tolga ogni
-mezzo, e le si allunghi il cammino, questo è ciò che non giungo a
-giustificarmi, chè sarebbe come spargere dei ciottoloni e dei macigni
-sul suolo dove il bambino muove i primi passi adducendo a ragione
-ch'egli non sa camminare. Se questo sia logicare ditelo voi?
-
-Ma un cotal trasnaturamento dei semplici dettami della ragione non potè
-farsi universale coscienza, se non per quel difetto di principii che
-ci è tante fiate occorso di lamentare nel corso di questo lavoro. Gli
-uomini abbuiati dallo errore, e sedotti dagli interessi, non risalgono
-ai principii mai, si fanno sordi al dovere, giungono a scordarlo,
-quindi ad ignorarlo affatto, e la società scende alla fine a non essere
-altro che un meccanismo svolgentesi colle mobili e gratuite forme della
-convenzione.
-
-Si è convenuto adunque che la donna non deve sapere: epperò si dirige
-in modo la sua intelligenza, o meglio se ne sopprime così lo sviluppo,
-da condurla alla perfetta evirazione. Che se alcuna giunge, mediante
-erculei sforzi, a districarsi da quegli impacci, che ingombrano il
-sereno ed ampio orizzonte della sua mente, eccole addosso l'opinione
-co' suoi mille proiettili, ecco la critica coi suoi mille strali, la
-satira coi suoi morsi, la maldicenza coi suoi pungoli, il pregiudizio,
-lo scandalo e tutta la falange degli inutili e dei nocivi, di cui
-il mondo ha dovizia, che la lingua tengono nel nobile esercizio di
-parlare a proposito ed a sproposito di tutto, e di tutti, asserendo,
-condannando, ed assolvendo senza darsi briga nessuna di essere giusti e
-ragionevoli! E come lo sarebbero?
-
-Codesta gente (Dio loro perdoni) sono davanti all'umanità, che cammina
-verso la civiltà e verso il bene, come i ciottoli che si pongono
-davanti le ruote d'un veicolo; se questo nella sua corsa non riesce
-a triturarli, soverchiandoli rapidamente senza curarli, esso ne sarà
-arrestato. E ciò sia detto a voi, giovani mie lettrici, nel cui spirito
-per avventura allignasse nobile desiderio del sapere, e nel generoso
-intento veniste scuorate dal più o meno esteso pregiudizio. Coraggio,
-ed avanti! Il bene, è bene in sè stesso, ed a sè stesso basta, abbia o
-no l'applauso dei molti; e la coscienza del ben fare è largo compenso
-all'ignoranza, che non lo sa apprezzare.
-
-Nè crediate che l'intelligenza e le sue produzioni siano un privilegio
-dell'altro sesso chè, abbandonandovi al letargo nella creduta
-impossibilità di molto fare, nulla poi fate, e ad ozio vergognoso
-passate i giorni, gli anni, e la vita. Se gli uomini tutti avessero
-la mente di Alighieri, di Vico o di Macchiavello, l'umanità per vero
-sarebbe a sufficienza servita, ma le sono queste unità colossali che
-tutti i secoli celebreranno, vedendosene assai di rado riprodotte le
-copie, mentre a centinaia ed a migliaia veggiamo intelletti ottusi
-e spiriti angusti, che appena bastano al disimpegno dei famigliari
-interessi o di materiali gestioni, che non sono che la quotidiana
-ripetizione dell'egual meccanismo; chè in quanto ai mille altri che pur
-raggiungono gradi accademici, quando si considerino i lunghissimi anni
-di pertinace studio, e i mille mezzi d'istruzione aperti alla viril
-gioventù, la congiura dei parenti e degli insegnanti, delle istituzioni
-e delle opinioni, dei mezzi e della necessità a spingerveli, sarebbe
-invero un disgraziato fenomeno se difettasse loro anche quella facoltà
-che è la memoria, e quel poco di criterio necessario a rendersi conto
-di ciò ch'ella ritenne.
-
-Che se, dopo pochissima riflessione sul diverso procedere della
-educazione e dello insegnamento riguardo ai due sessi, veniste a
-stabilire, che l'uomo ha il privilegio dell'intelligenza; o che non
-sapremmo cosa pensarci del criterio vostro, o che saremmo indotti nel
-dubbio che, amando voi sopra ogni utile e nobile cosa la vacuità della
-vita e la inerzia dello spirito, onde almeno essere a voi conseguenti
-mostriate portar profonda la credenza della vostra nichilità.
-
-Ma s'egli è questo basso fine che vi muove, l'onta vostra non estendete
-ad altrui, e non calunniate tutto il sesso vostro, che potentemente e
-vittoriosamente vi risponde col linguaggio dei fatti.
-
-Sì, la donna, benché da mille materiali impacci circondata, a gran
-dispetto d'una educazione che altamente le raccomanda di saper meno
-che le sia possibile, di sotto all'immane pondo d'una opinione orba
-di senso morale, che le perdona più presto il mal costume che non
-il sapere[13], ha saputo ben sovente giungere attraverso a mille
-ostacoli a mordere il pane della sapienza ed a ristorare le assetate
-labbra nelle onde immortali d'Ippocrene. Nè le scienze esatte, nè le
-speculative, nè le opere della fantasia, nè quelle del gusto, nè le
-arti estetiche, nè le strategiche la trovarono insuscettibile, laonde
-ciò veggendo cantava lo divino Ariosto:
-
- «_Le donne son venute in eccellenza_
- «_In ogni arte dove han posto cura_».
-
-E questo vi ripete l'antica Didone, che fondava Cartagine e la sua
-prosperità.
-
-La temuta Semiramide, che gettò le fondamenta di quello impero
-babilonico che assorbir dovea l'Asia tutta, ed i popoli civilizzò e le
-arti incoraggiò e protesse, e saggia legislazione impose, e vasti ebbe
-i concetti ed il braccio intraprendente.
-
-La fortissima Zenobia, che tenne salde le conquiste del consorte, le
-estese, e gli eserciti sempre guidò con arte profonda ad infallibile
-vittoria.
-
-Debora che, giudicando Israele con ogni saviezza durante lo teocratico
-governo, cantava di sè stessa: «Le villate in Israel erano venute meno,
-erano venute meno, finch'io Debora sursi, finch'io sursi per esser
-madre in Israel». Ella reggeva Israele nei difficili tempi, in cui
-stavasene travagliato dalla invasione di Jabin potente re di Canaan,
-che aveva sopra quel popolo spedito Sisara, del quale un'altra donna
-sbarazzava Israele.
-
-Amalasunta, regina degli Ostrogoti, che saggiamente resse l'Italia
-nella minorità del figlio Atalarico; e tentò civilizzare i suoi barbari
-popoli, ed il giovine principe educar fece, in onta ai costumi della
-sua nazione, nella scienza e nelle arti.
-
-La grande Isabella, che sortito avendo alti spiriti, cuor generoso ed
-indole intraprendente, sola fra i sovrani tutti d'Europa incoraggiava
-di protezioni e di mezzi Colombo all'alta scoperta, e finché visse
-lo coperse dalla vigliacca gelosia del consorte, e dalle basse
-persecuzioni dei grandi.
-
-Pulcheria, imperatrice d'Oriente, che preceduta e seguìta da una serie
-di principi inetti e viziosi, diede, nella durata del suo saggio
-reggimento, un'epoca di tregua e di prosperità al travagliatissimo
-impero.
-
-Atenaide, quindi Eudossia, che portò sul trono l'amor del sapere,
-laonde sposa d'un principe inetto, quale si fu Teodosio, giovine e
-bella nella più svagata e molle e dissoluta corte, qual era quella di
-Bisanzio, seppe pure la vita nobilitare fra utili e serie occupazioni.
-Scrisse un poema sulla vittoria delle legioni latine sopra le persiane
-falangi (l'anno 421). Verseggiò i cinque libri di Mosè e le profezie
-di Zaccaria e di Daniele. Scrisse un poema in tre volumi intorno a
-S. Cipriano ed a Santa Giustina, e finalmente pubblicò il Centone di
-Omero, unica fra le opere di lei che ancor ci rimanga.
-
-Elisabetta di Inghilterra, il cui talento politico potentemente si
-rivelò nei quarant'anni di prosperità che quel paese godè sotto il suo
-reggimento.
-
-Bianca di Castiglia, che resse con forte braccio i Francesi tumultuanti
-ed insofferenti del suo impero, ed abbenchè piissima, pure liberò i
-contadini dalla ecclesiastica autorità, che degenerata era in barbara
-tirannia.
-
-Maria Stuard, le cui sventure e la prematura tragedia impedirono solo
-di sviluppare i germi del raro ingegno. A quattordici anni conoscitrice
-di diverse lingue, con un'anima profondamente sensibile alle sublimi
-attrattive della estetica, arringava in purissimo latino la corte
-francese, che attonita l'udiva, davanti ai capi d'arte.
-
-Catterina I, imperatrice di tutte le Russie, che sorta dal popolo,
-non mostrossi però spostata sul trono, eseguì, dopo la morte del
-magno Pietro, la sua politica civilizzatrice, fondando i primi corpi
-accademici a Petersbourg.
-
-Catterina II, dal signor di Voltaire chiamata la _Semiramide del Nord_,
-che seppe sì gloriosamente regnare da farsi perdonare il violento
-colpo di Stato della notte dell'8 al 9 luglio, col quale sbarazzava
-il trono dell'inetto marito, e sola impugnava le redini dell'impero.
-Incoraggiò l'agricoltura, creò la marina, promulgò utili leggi per
-l'amministrazione e per la giustizia. Chiamò a Mosca i deputati di
-tutte le provincie allo scopo di riformare la legislazione, e presentò
-all'assemblea le istruzioni scritte di proprio pugno in francese, e
-che, traslate poi nel moscovita idioma, stanno deposte nella biblioteca
-dell'Accademia di Petersbourg. Allargò i confini del già vasto impero,
-legando a' suoi successori l'indomabile orgoglio della conquista.
-
-Cristina di Svezia, che portò sul trono un carattere intraprendente
-e fermo, e stese i confini del regno di molte provincie, resse con
-saviezza, amò le arti e le scienze, ed ella stessa lasciò monumenti
-della sua robusta intelligenza in diverse produzioni.
-
-Maria Teresa, che seppe con fermezza straordinaria, in freschissima
-età, resistere imperterrita a tutta l'Europa coalizzata, sostenendo,
-contro tutti, i diritti conferitile dalla Prammatica sanzione; ed
-all'ardua lotta si accinse col tesoro vuoto e 30 mila uomini male
-organizzati. Ridonata la pace all'impero, resse con scettro materno
-le diverse nazioni, e misera l'Italia se i suoi successori ne avessero
-tutti imitata la bontà e la saviezza: essi ci avrebbero adusi a baciare
-le straniere catene eternamente. Espulse i gesuiti, iniziando così
-quella riforma che Giuseppe II suo figlio proseguì con sì filosofico e
-felice ardimento.
-
-Nè così presto la finirei, se tutte nominar dovessi le donne
-che felicemente ressero popoli e nazioni[14], e che nei politici
-accorgimenti si segnalarono, anche non essendo alla testa degli Stati;
-riportandomene sopratutto a quella Francia che con una inqualificabile
-inconseguenza, mentre nega a testa di donna la corona, ed a destra
-femminile lo scettro, decreta però a quella le cure della reggenza,
-ed in mano le pone le redini del governo, rendendo così giustizia alla
-sua capacità nel mentre la insulta coll'esclusione nominale, quasicchè,
-di fatto, alla suprema reggente d'uno Stato la cuffia differisca dalla
-corona.
-
-Nè meno si segnalò la donna nelle scienze e nelle arti, alle quali ha
-pur chiuso affatto ogni cammino, e nelle quali non giunge a segnalarsi
-se non a patto di combattere da sola tutti gli ostacoli frapponentisi,
-di sollevarsi colla sola potenza del suo genio e della sua volontà, di
-sempre procedere nell'arduo sentiero senza maestro e senza guida.
-
-Saffo di Mitilene, per la classica bellezza dei suoi versi, fu
-sopranominata la decima Musa.
-
-La greca Aspasia salì in gran fama pel suo pubblico insegnamento di
-filosofia.
-
-La celebre Isotta, signora di Rimini, in acerbissima età trattava
-familiarmente le lingue morte, e versatissima fu in molte scienze e
-specialmente nella filosofia morale, nella fisica e nella poesia.
-
-Maria Cönnitz, versata nella scienza delle sfere, pubblicava, nel
-1650, le sue riputate tavole astronomiche sotto il titolo di _Urania
-propitia_.
-
-Maria Angela Ardinghelli, napoletana, fu celebre nelle scienze fisiche
-e nell'algebra.
-
-La nobile Maria Gaetana Agnesi di Milano, fiorita nel principio dello
-scorso secolo, pubblicava, nell'età di 9 anni (!) una orazione latina
-in difesa della donna. Negli 11 anni conosceva il greco, tanto da
-gustarne gli autori e parlarlo speditamente (le lingue morte sono
-pure i due martirii della studiosa gioventù!) e conobbe il francese,
-lo spagnuolo, l'ebraico ed il tedesco, quindi l'animo volse a severe
-discipline. In età di 16 anni traslatò i supplementi del Freinsemio
-al Q. Curzio in quelle quattro lingue. Nel 1748 pubblicava il suo
-testo delle Istituzioni Analitiche, tanto di poi riputato, per cui
-Benedetto XIV la chiamava a coprire la cattedra onoraria d'analisi
-nell'università di Bologna. Non vuolsi ommettere, che questa rara donna
-accoppiò allo splendore dell'intelligenza la più profonda modestia,
-e la più integra virtù ad una peregrina bellezza, cose tutte che,
-per esperienza della pochezza della umana natura, sembrano, se non
-elidersi, certo almeno ben difficilmente accoppiarsi.
-
-Giuseppina Renier, della famiglia dei dogi Renier, donna di finissimo
-spirito, del quale fanno chiarissimo testimonio le opere da lei
-lasciateci e specialmente la sua accreditatissima storia: _Delle
-origini delle feste Veneziane_.
-
-Tullia d'Aragona, autrice del poema epico il _Meschino_, e chiara in
-ogni poesia.
-
-Teresa Bandettini, poetessa estemporanea. Tradusse i Paralipomeni
-e pubblicò il poemetto l'_Adone_ del Teseide, del Montramito e del
-Viareggio. Fu eccellente nella lirica e nelle cantate, nelle odi e in
-ogni forma poetica.
-
-Properzia dei Rossi, fu, nel secolo XV. pittrice e scultrice di molta
-fama.
-
-Rosalba Carriero, giunse a grande fama d'artista nella miniatura e nel
-pastello.
-
-Anna Monticelli, napoletana, fu chiara nel diritto.
-
-Pellegrina Amoretti, fu laureata in legge nell'università di Pavia, ed
-a profitto dei poveri sempre volse la rara eloquenza.
-
-Suor Maria Dominici, Ginnasi Catterina, Angela Cantalli Cevazza,
-Camilla Lauteri, Elisabetta Lazzarini, Isabella Pozzo, Lucia Scalini,
-Lucrezia Quistelli, Annida di Massimo, Arianna Maria Galli, Luigia
-Capomazza, Ginevra Gentosoli, Francesca Fantoni, Barbara Longhi,
-Veronica Fontana, Teresa Muratori, Teresa dal Po, Maria Robusta
-Tintoretta, Elena Recca, Lucrezia Scanfaglia, Flaminia Reggio e le tre
-sorelle Siriani, tutte, coltivarono con fortuna la pittura e tutte nel
-secolo XVI, secolo che altre assai ne conta, ma troppo lungo sarebbe lo
-annoverare.
-
-Maria Teresa Agnesi coltivò la musica, e delle sue composizioni ancor
-ci rimane la _Sofonisba_. La francese letteratura illustrarono la
-Scudery, la Fayette, Ninon, madama di Sevigné (le cui lettere sono
-tuttavia testo di stile epistolare), madama di Montespan, madama
-Maintenon, madamigella Lolotte.
-
-Nella filosofia morale si distinsero madama Neker, che nel suo trattato
-d'educazione rivaleggiò il famoso Emile di Rousseau; la marchesa di
-Sablé, madama Genlis.
-
-Nella filosofia sociale: madama Staël, e quel sommo intelletto che
-oggidì illustra la Francia sotto il pseudonimo di Giorgio Sand, Anna
-Dupin, baronessa Du Devaent, che tanta luce profonde sulla filosofia
-razionale, nei suoi numerosissimi lavori.
-
-In Italia coltivarono filosofia: Vittoria Colonna, la Stampa, la
-Gambaro, ed oggidì trattano morale filosofia la Guidi, la Ferrucci,
-la Torsellini, ed altre assai che la vita consacrano allo insegnamento
-della femminil gioventù.
-
-L'Irlanda vanta: in Maria Edgewort, l'inventrice del romanzo storico
-ed il fecondo ingegno che una miriade nel popolo ne diffuse a
-piacevolmente istruirlo.
-
-L'Inghilterra, le cui donne sono colte, ci mostra con orgoglio miss
-Witt Mario, vasto e profondo intelletto che dalla cattedra di New-York
-dettava all'accorsa gioventù i dettami del viver civile: e l'America
-del Sud, nel giorno in cui si leverà, colla schiavitù dei negri, la
-macchia che la deturpa, ergerà un monumento a miss Beecker Stow che
-le fa, col potente e benefico ingegno, da sentinella avanzata della
-civiltà.
-
-E dopo tutto il fin qui esposto ed il molto più ancora taciuto, che
-però le mie colte lettrici non ignorano, sulla potenza del femminile
-ingegno, non ci sembrerà certo adulazione ciò che Ariosto scrisse, ma
-essere pura e semplice verità.
-
- «_Le donne son venute in eccellenza_
- «_In ogni arte dove han posto cura_».
-
-Perchè, mai adunque non porrebbero desse cura a coltivare in sè stesse,
-dalla età tenera, questi preziosi doni di cielo? Non sapete voi che
-l'umanità si travaglia per penuria d'intelligenza, e che la civiltà
-non potrà mai rapidamente universalizzarsi finchè non si generalizzi
-nella donna l'amor del sapere? Che non mai tanto l'uomo sarà punto a
-generosa emulazione, come quando temerà di vedersi per ogni dove dalla
-donna superchiato? Che non mai sarà la umana società tanto felice come
-quando l'uomo volgerà le sue mire conquistatrici al nobile primato
-dell'intelligenza, più non curando il primato del muscolo? Nè mi fate
-le timidi obiezioni dell'opinione, della critica, del biasimo. Per
-dio! siamo abbastanza numerose da formar noi pure un'opinione, un
-criterio, una coscienza; siamo una massa abbastanza compatta e potente
-da combattere con vantaggio e con successo contro la guerra di polmoni,
-che ci può muovere la opinione, che in molta parte da noi stesse è
-formata.
-
- «_Non distrugge città guerra di lingue_»
-
-come non consuma i libri la critica più spietata, come il sole non
-perde pur uno de' suoi raggi per agglomerarsi di basse nubi.
-
-È d'uopo che la donna alfin si sollevi al sentimento del suo intrinseco
-valore, e sè stessa estimi per quel che vale, e non dall'altrui
-giudizio sempre servilmente aspetti ed apprenda la cifra del suo
-valore.
-
-Si parlò da molti, e noi stessi parlammo, della influenza della
-donna nella famiglia e nella società, influenza che ogni esistenza
-esercita sulle vicine direttamente od indirettamente pel natural
-ordine delle cose, e nel caso nostro anche infinitamente più sentita,
-sendo i rapporti della donna coll'uomo tutti affettivi, epperò questo
-ascendente suo potente e diretto.
-
-Ma avviso nostro non è soltanto, che educare e coltivar si debba
-la donna, affinchè miglior utile rechi all'uomo, e più così a lui
-s'aggiunga di potenza morale chè, quando tutti qui fossero i motivi,
-che portar debbono la donna alla scienza ed allo sviluppo delle sue
-morali facoltà, rispondendo lo egoismo femminile degnamente al virile,
-potrebbe dessa, con qualche ombra di ragione, ricovacciarsi per altri
-secoli nella sua tranquilla nullità, dicendo: se l'uomo tentò abrutire
-il mio spirito, perchè mi affannerò io a produrre per lui; raccolga
-egli ciò che ha seminato, non trovi che nullità ove non piantò che
-ignoranza, e vizio mieta dove non seminò che pregiudizio. Perchè mi
-sacrificherei alla famiglia? Perchè ogni dolore incontrerei lieta per
-una prole che, adulta, imparerà dalle istituzioni del suo paese ad
-avermi in poco conto; per un consorte, che verso di me modestamente
-s'intitola padrone unico ed assoluto? Perchè sentirei io pietà del
-povero, mentre la mia stessa proprietà è soggetta all'arbitrio altrui,
-ed in faccia allo Stato tutti i danni soffre, e non gode nessun dei
-vantaggi? Perchè lo egoista istinto materno immolerei alla patria;
-e l'oro e le gioie e l'opera le consacrerei, se la schiavitù mia sta
-sotto ogni forma di governo nazionale o straniero, laonde le patrie
-questioni non sono per me che tesi astratte e di remotissimo interesse?
-Perchè ogni impulso di natura aggiogherei, tiranneggiando me stessa,
-per piacere ad un uomo che non si dà per me l'egual pena, creando a
-sè una morale dagli ampii margini, mentre a me disegna i confini più
-angusti appena escogitabili dal personale arbitrio?
-
-E la donna così pensando, ed operando in conseguenza, scarsa vendetta
-farebbe delle patite enormità; e non potrebbe l'uomo troppo lagnarsene:
-ed ella avrebbe il pien diritto di cavare cotali conclusioni dalla
-lunga storia de' suoi martirii. Ma oltrecchè la donna, fornita ben più
-dell'uomo d'animo generoso, di raro i conti suoi fa colli interessi, e
-sempre col cuore; ella così facendo non farebbe che ribadire le catene
-della sua schiavitù, ed affermare la nullità della sua intelligenza.
-Laonde non quei soli indiretti motivi portarla debbono a coltivarsi, ma
-altresì lo suo stesso interesse e diritto e dovere.
-
-E dicemmo diritto e dovere; e questo diritto e questo dovere stanno,
-in onta alla secolare oppressione in cui giacque la intelligenza
-femminile. Ed egli è appunto perchè il sapere è suo diritto e suo
-dovere, che vani riescirono tutti gli ostacoli, deboli i ceppi,
-sprezzate le autorità, superate le barriere, vinte le lotte, il
-sarcasmo domato e spuntati i ridicoli. Gli è appunto perchè il sapere
-è suo diritto e suo dovere, che l'uomo ragionevole ed equo piega
-alfine la vinta cervice innanzi allo splendido vero, alla evidente
-affermazione del fatto. Gli è appunto perchè è suo diritto e suo
-dovere, ch'ella pronta e spontanea rispose all'appello della civiltà,
-e di sè ingombra infinite scuole, dove la filosofia parli al popolo
-un benemerito; ed atto assiduo di presenza fa agli atti del nazional
-parlamento, rendendo talora più significativo il contrasto fra le
-affollate tribune e i vuoti stalli. Sì, il diritto ed il dovere
-sono ovunque dall'ordine delle cose posti in rapporto di causa ed
-effetto. Le attribuzioni dell'essere o della cosa determinano la
-sua destinazione, ed ecco il dovere; la potenza di porre quelle
-attribuzioni in moto a raggiungere quella destinazione, ecco il
-diritto.
-
-La donna, dotata d'intelligenza, ha tracciato il dovere nello
-sviluppo e nella applicazione di codesta medesima intelligenza,
-e nessun dovere mai fu sì fecondo in diritti. Lo sviluppo dello
-spirito e l'applicazione utile ed assidua delle sue facoltà importa
-l'affermazione del suo intrinseco valore donde l'estimazione,
-donde la consacrazione della sua autonomia, la abolizione della sua
-perpetua minorità, la libertà de' suoi atti, un diritto civile, un
-diritto politico, un più lato programma d'insegnamento, un vasto
-orizzonte discoperto alla nobile curiosità della mente, un utile e
-fecondo riempitivo alla sua vita, un rimedio potente e certo contro
-l'irrefrenabile sbadiglio cui è dannata dalla sua presente nullità.
-
-Oh venga presto quel giorno, che deve certo venire, nel quale la
-donna, profondamente compresa dalla coscienza de' suoi destini, e
-della propria virtù, forte del sentimento del proprio diritto, sorga
-a rifarsi con assiduo e nobile lavoro della nichilità morale di tanti
-secoli!
-
-Sorga quel giorno, che certamente verrà, nel quale la donna trovi nel
-tesoro della sua intelligenza la leva potente a sollevarsi dal petto
-quella pietra sepolcrale che la segrega, siccome cosa spenta, dal
-consorzio dei viventi alla vita morale!
-
-Oh spunti quel giorno, di cui già si traveggono i felici albori, nel
-quale la donna ogni ammirazione volgendo al genio ed alla virtù, si
-sbarazzi all'intorno di quei sdulcinati ed imbelli amatori, che nulla
-di meglio nè in sè, nè in lei ora trovando, cantano in essa:
-
- «_Stelle gli occhi, arco il ciglio, e cielo il viso,_
- «_Tuoni e fulmini i detti, e lampi i guardi,_
- «_Bocca mista d'inferno e paradiso;_
- «_E che i sospiri son bombe e petardi,_
- «_Pioggia d'oro i capei, fucina il petto_
- «_Ove il magnano amor tempera i dardi_».
-
-Oh vergogni ogni donna di non ispirar nulla di meglio che di codesta
-roba! sì, meschina lei, finché null'altro trovasi di laudabile in lei
-fuorché ciò che non è suo. Non è possibile dirle più civilmente, con la
-migliore volontà del mondo, non posso farmi più onore di tanto, con sì
-meschino e sgraziato argomento.
-
-Giovani colte e lettrici mie, a voi tocca, ed a voi sopratutto importa
-che quel giorno presto si levi sull'orizzonte; e da voi eziandio
-affatto dipende. Oh spogliatevi delle inutili vanità, sgombrate il
-cieco pregiudizio, scuotetevi di dosso la indolenza dello spirito,
-fortificatelo ai gravi studii, volgetelo alle severe discipline, e
-sorgendo voi a nuova vita, un vivo impulso darete a tutta quanta
-l'umanità, che il vostro morale intervento aspetta, a completare
-l'opera sua col concorso di tutti gli elementi che la compongono.
-
-So che pur troppo tutto da voi non dipende: so che un dovere finora
-trascurato dalla società è la istruzione vostra, la quale non è per
-ora che un semplice dirozzamento, e quasi non basta neppure a darvi la
-coscienza del troppo che vi manca.
-
-Urge, per dio! che la coscienza pubblica si pronunci su questo bisogno!
-La donna è dalla legge punita quando trovasi in contravvenzione, eppure
-non le si dà nozione alcuna del diritto; la civil società la respinge
-siccome _incapace_, ma nulla le si insegna di ciò che può farla
-capace: l'opinion generale diffida della sua intelligenza ad onta dei
-fatti che l'affermano, ma non le si presenta niun mezzo di sviluppo e
-d'applicazione.
-
-Dichiarata non responsabile ed incapace in ogni atto che le dà dignità
-e le suppone intelligenza, responsabilissima reputata in ciò che la
-infama, e capacissima di ciò che la fa punire o spregiare, ella è
-veramente in faccia alla umana dignità il Paria e l'Ilota, col quale
-sì la legge che l'opinione non si danno pena alcuna d'esser logiche,
-conseguenti ed eque.
-
-L'istruzione ed il lavoro, ecco le sole forze che possono e debbono
-risollevare la donna ed emanciparla. Finché la società non l'avrà
-fatto, nessun argine resisterà al torrente della corruzione, niuna diga
-si opporrà al degradamento morale e materiale della specie.
-
-Nè la legislazione potrà dirsi filosofica e razionale finché di tutti
-i componenti la società umana non avrà tenuto conto, e non tutti
-avrà veracemente tutelato; nè le istituzioni potranno dirsi libere
-fino a che un elemento così numeroso qual è il femminile, dovrà tutte
-subirle, senza contribuire alla formazione loro; nè la civilizzazione
-potrà dirsi, non che compiuta, neppure iniziata, finché tanto resta
-nella società, che civile si chiama, d'ignoranza procurata, di forzata
-servitù e di insultante ostracismo sopra umane creature: nè un secolo
-potrà dirsi illuminato se non riconosce il diritto dell'intelligenza
-ovunque si trova.
-
-Istruite la donna! Se la natura non l'ha fatta pel sapere, ella non
-risponderà all'appello della scienza; ma s'ella vi risponde, allora
-è nell'ordine di natura e di provvidenza ch'ella concorra al sociale
-edificio.
-
-Ella ha diritto al più pronto sviluppo delle sue facoltà; vi ha diritto
-morale e giuridico.
-
-Lo Stato paga delle università per gli uomini, delle scuole
-politecniche per gli uomini, dei conservatorii d'arti e mestieri per
-gli uomini, degli istituti d'agricoltura per gli uomini. E per la
-donna? Potrà egli seriamente dirsi che lo Stato si occupi di lei? Le
-scuole primarie! Ecco tutto.
-
-Eppure lo Stato le impone delle leggi, la punisce nelle
-contravvenzioni, ha per lei dei tribunali, delle prigioni, e per la sua
-proprietà delle imposte. O non si consideri la donna neppur nei doveri,
-o le si accordino anche i diritti, senza di che lo Stato è colpevole
-verso di lei di violenza e di furto! E come noi severamente giudichiamo
-l'antica e barbarica tirannia, i posteri così giudicheranno quella del
-secolo XIX. Finirò colle parole di Fourier nel suo libro: _Théorie des
-quatre mouvemens_.
-
-«Che gli antichi filosofi di Grecia e di Roma abbiano sdegnato
-gl'interessi della donna non ci sorprende, dacchè questi rettori erano
-tutti partigiani innoltrati della pederastia, ch'essi avean levata
-in grand'onore nella bella antichità. Essi gettavano il ridicolo
-sulla frequentazione della donna, ed era questa passione considerata
-ignominiosa. Costumi siffatti ottenevano l'unanime suffragio dei
-filosofi che, dal virtuoso Socrate fino al delicato Anacreone, non
-proclamavano che l'amor sodomita ed il disprezzo della donna; la
-quale, quindi, relegata ad un secondo piano é rinchiusa siccome in un
-serraglio, era bandita dalla società, degli uomini».
-
-«Siffatti bizzarri gusti, non essendo in favore presso i moderni, non
-si può a meno di meravigliare che i nostri filosofi abbiano ereditato
-l'odio di quegli antichi sapienti per la donna, al proposito di
-astuzie, alle quali è forzata dall'oppressione che sopra le gravita, e
-dacchè le si costituisce un delitto d'ogni pensiero o parola conforme
-al voto della natura.
-
-«Chè di più inconseguente dell'opinione di Diderot, dove pretende che
-per iscrivere alla donna è d'uopo intinger la penna nell'_Iride_ e
-spolverare lo scritto col _pulviscolo delle ali della farfalla_?
-
-Le donne possono rispondere ai filosofi: «La vostra civilizzazione ci
-perseguita dacchè obbediamo alla natura; ci si sforza ad assumere un
-carattere fittizio, a non ascoltare che impulsi contrarii ai nostri
-desiderii. Per farci gustare dottrina siffatta è ben d'uopo mettere in
-giuoco le illusioni ed il menzognero linguaggio, come fate al soldato
-per illuderlo sulla sua misera condizione. S'egli fosse davvero felice,
-potrebbe accogliere un linguaggio semplice e vero, che hassi gran cura
-di non tenergli. Lo stesso è della donna; se libera fosse e felice,
-ella sarebbe meno avida d'illusioni e di _moine_, e non sarebbe d'uopo,
-scrivendole, di porre a contributo nè l'iride, nè la farfalla». — Pag.
-146 e 147.
-
-«Quando la filosofia satirizza e schernisce i vizii della donna, essa
-fa la sua stessa critica; è dessa che produce quei vizii per un sistema
-sociale che, comprimendola fin dall'infanzia e durante tutto il corso
-della sua vita, l'astringe a ricorrere alla frode per abbandonarsi alla
-natura.
-
-«Voler giudicare la donna sul viziato carattere ch'essa spiega nella
-civilizzazione, equivarrebbe al voler giudicare la natura virile sul
-carattere del contadino russo, che non ha idea nessuna di libertà e
-d'onore, e sarebbe come giudicare il castoro sull'imbecillità che
-mostra nello stato domestico, mentre che nello stato di libertà e
-lavoro combinato, esso è il quadrupede più intelligente. Lo stesso
-contrasto apparirà fra le donne schiave della civiltà e le donne libere
-dell'ordine combinato[15]».
-
-«Esse sorpasseranno gli uomini in industria, nobiltà e lealtà, ma
-fuori dello stato libero e combinato, la donna diviene come il castoro
-famigliare ed il contadino russo, un essere tanto inferiore ai suoi
-destini ed a' suoi mezzi, che si inchina a spregiarla, quando dalle
-sole apparenze e superficialmente si giudichi». — Pag. 147.
-
-«Una cosa sorprende ed è, che le donne sonosi ognora mostrate superiori
-agli uomini, quando poterono sul trono spiegare i loro naturali
-mezzi, dei quali il diadema garantisce loro il libero uso. Non è egli
-certo che, sopra otto sovrane libere e senza consorte, sette hanno
-regnato con gloria, mentre sopra otto re contansi generalmente sette
-sovrani inetti? Le Elisabette, le Catterine non facevano la guerra,
-ma sapevano scegliere i loro generali, e basta per averli buoni. In
-ogni ramo d'amministrazione, le donne non hanno desse ammaestrato gli
-uomini? Qual principe ha superato in fermezza Maria Teresa, che in
-mezzo a supremi disastri, davanti alla vacillante fedeltà dei sudditi,
-in mezzo a ministri, come percossi da stupore, sola intraprende di
-tutti incuorare? Ella sa intimidire la dieta d'Ungheria, indisposta
-a suo riguardo, arringa i magnati in lingua latina e conduce i suoi
-propri nemici fino a giurare sulle loro spade di morire per lei. Ecco
-un sintomo dei portenti che opererebbe la femminile emulazione in un
-ordine sociale che lascierebbe un libero sfogo alle sue facoltà». —
-Pag. 148.
-
-«E tu, sesso oppressore, non sorpasseresti tu i difetti rimproverati
-alla donna, se una servile educazione ti informasse per crederti,
-siccome lei, automa fatto per obbedire a tutti i pregiudizii, e per
-strisciare davanti ad un padrone che lo azzardo ti darebbe? Non si sono
-esse viste le tue pretese di superiorità confuse da Catterina, che si
-pose sotto i piedi il sesso virile? Istituendo dei favoriti titolati
-ella ha trascinato l'uomo nel fango, ed ha provato così, che l'uomo
-può, nella sua piena libertà, annichilirsi egli stesso al disotto della
-donna, il cui avvilimento è forzato, e per conseguenza perdonabile».
-
-«Sarebbe d'uopo, per confondere la tirannia degli uomini che esistesse
-per un secolo un terzo sesso, androgino, e più forte dell'uomo. Questo
-nuovo sesso proverebbe a colpi di bastone agli uomini, ch'essi son
-fatti pel piacer suo quanto le donne. Udrebbersi allora gli uomini
-protestare contro la tirannia del sesso ermafrodita e confessare
-che la _forza esser non debbe l'unica norma del diritto_. Ora questi
-privilegi, questa indipendenza, ch'essi reclamerebbero contro il terzo
-sesso, perchè rifiutano essi d'accordare alla donna?» — Pag. 148.
-
-«Segnalando quelle donne, che seppero prendere un libero slancio, dalla
-virago, come Maria Teresa, fino alle tinte più dolci, come le Ninon e
-le Sevigné, sono in diritto di dire, che la donna in istato di libertà
-sorpasserà l'uomo in tutte le funzioni dello spirito e del corpo che
-non siano di competenza della forza fisica.
-
-«Già l'uomo sembra presentirlo; e si sdegna e si allarma quando la
-donna smentisce col fatto il pregiudizio che le accusa d'inferiorità.
-_La gelosia virile si è sopratutto manifestata contro le autrici:
-la filosofia le ha espulse dagli onori accademici, e rinviate
-ignominiosamente al domestico focolare_». — Pag. 148.
-
-«Qual'è oggi l'esistenza delle donne? Esse non vivono che di
-privazioni; anche nell'industria l'uomo ha tutto invaso fino alle
-minute occupazioni dell'ago e della penna, mentre veggonsi donne
-sobbarcate ai penosi lavori dell'agricoltura. Non è egli scandaloso
-di vedere atleti di trent'anni aggomitolati davanti ad un banco,
-o vettureggiando colle braccia vellose una tazza da caffè, come se
-mancassero donne o fanciulli per le occupazioni del banco o della
-casa?» — Pag. 159.
-
-«Quali sono dunque i mezzi di sussistenza per la donna priva di mezzi?
-La conocchia ed i suoi vezzi quando ancora ne ha. Sì, la prostituzione,
-più o meno velata, ecco l'unica risorsa che la filosofia loro ancora
-contende; ecco la sorte abietta ove le riduce questa civiltà, questa
-conjugale schiavitù ch'esse non hanno pure pensato ad attaccare» — Pag.
-150.
-
-Fin qui Fourier, ed io, donna, a nome di tutto il mio sesso me gli
-protesto ben riconoscente, che la penna eloquente abbia impiegata per
-una causa, che interessar deve ogni spirito equo e generoso.
-
-Se non che, rivolgendomi di bel nuovo alla donna, le ricorderò, che
-se è dovere dell'uomo l'essere giusto; se sostituire dovunque il
-diritto alla forza è compito della filosofia; se l'uguagliare tutti
-gli individui dello Stato davanti alla legge, è opera doverosa della
-legislazione; è però dovere, diritto, interesse supremo e vitale della
-donna, che la iniziativa di queste riforme vengano da lei stessa.
-
-La storia ve lo ripete ad ogni pagina, ad ogni riga. I diritti e le
-libertà ottenute in dono sono illusorie; esse così sciolgono dalla
-servitù materiale, per travolgere sotto una schiavitù morale colui, che
-fu abbastanza codardo da non conquistarsela colla propria virtù.
-
-Il dono addormenta la coscienza del dovere e del diritto in luogo di
-svegliarla; ci adusa a lasciarci tutelare; ci sninnola in grembo ad un
-illusorio ottimismo, e così, coll'atonia dello spirito, ci riconduce
-pian piano alle catene.
-
-La donna fece sopra sè stessa, ed a sue spese, questa triste
-esperienza. Nel Medio Evo le corti d'amore diedero alla donna il nome
-di regina e di signora, essa fu elevata, fu magnificata, fu idolatrata.
-Ma quel culto era gratuito, era dono dell'uomo, di quell'essere
-bizzarro che, mentre allora si faceva trafiggere da mille spade,
-per meritarsi uno sguardo dalla donna de' suoi pensieri, trova ora
-esorbitante che ella voglia essergli compagna piuttosto che schiava.
-
-Ora la donna non si curò in allora di affermare la propria
-individualità; e sebbene delle più e men numerose unità sorgessero
-qua e là a tener desta e viva nel mondo l'idea della sua potenza
-intellettiva e morale, la massa femminile, cullata fra le nenie
-dell'amore, le si affidò all'intutto, e si addormentò di sonno profondo
-nel grembo di quella deità capricciosa.
-
-Avvenne ciò che avvenir dovea. Ella si destò, ma la sua condizione era
-affatto cangiata. Amore e Mammona occuparono il suo posto sull'altare
-venerato, l'uomo fu sacerdote, ed ella l'ostia ch'egli immolò in
-omaggio a quella copia mostruosa.
-
-Niun diritto, niuna libertà è potentemente affermata se a quella
-libertà non si accoppia la coscienza, a quel diritto non si aggiunge
-la potenza e la volontà di esercitarlo. Ora questa potenza, questa
-volontà, questa coscienza non può essere impartita che con una seria
-educazione, colla innoculazione della sapienza.
-
-Madri! se punto vi preme che le figlie vostre siano più felici di voi,
-oh non tardate a procurare alle loro facoltà il più pronto e più lato
-sviluppo. Sopra di voi, sulla tenerezza vostra, sulla vostra coscienza
-riposa tutto l'avvenire di una generazione.
-
-Madri! se punto vi preme e v'importa la riverenza dei vostri figli, oh!
-risollevatevi agli occhi loro colla forza della volontà e colla coltura
-dello spirito; che se adulti vedere dovranno il vituperio, che aduna
-sulle vostre fronti una generazione ingenerosa, ne tocchino però essi
-stessi con mano la flagrante ingiustizia, e si preparino a riscattarne
-le loro spose, figlie e sorelle.
-
-Ricordatevi che l'ignoranza, e la servitù della donna suonano
-ineluttabilmente, per lei, avvilimento, miseria, prostituzione;
-per l'uomo, corruzione, abrutimento; per la specie, degeneramento;
-per la filosofia un problema vitale insoluto; per la civiltà, una
-impossibilità di avvanzamento; per tutta l'umanità, un immenso ritardo
-nel suo cammino.
-
-Finirò col rivolgere a tutte le donne che trattano la penna, quelle
-severe parole di Fourier, amico generoso del sesso femminile, e verso
-il quale ogni donna, che ha un cuore, tiene un debito di gratitudine.
-Rimproverando egli loro con amarezza, di occuparsi così poco dei loro
-stessi interessi, egli scrive:
-
-«La loro indolenza in questo argomento è una delle cause, che hanno
-aumentato il dispregio dell'uomo. Lo schiavo non è mai più spregevole
-che quando, colla cieca e muta sommissione, persuade l'oppressore che
-la sua vittima è nata per la schiavitù». — Pag. 150.
-
-Infatti che fa la penna in mano alla donna, se non serve per la sua
-causa come per quella di tutti gli oppressi?
-
-Non basta che la donna, colle molteplici produzioni della sua mente,
-porti ogni giorno davanti alla società una nuova affermazione della
-sua intelligenza. Ciò sarebbe come pretendere che un popolo si sbarazzi
-da uno straniero dominio a furia di legali dimostrazioni. Lotta, lotta
-aperta vuol essere contro l'ingiustizia e la prepotenza. Non vedete che
-ogni dispotismo non allarga d'un anello le catene della sua vittima che
-quando sente stringersi al collo il nodo scorsoio?
-
-Temete forse l'opinione, il sarcasmo, il ridicolo che l'uomo tenta
-gettare a piene mani sulle aspirazioni della donna onde scoraggiarla
-dal generoso assunto? Tenetevelo per fermo, egli avrà ben più voglia e
-diritto di sorridere se non lo fate. Il vantaggio sarà tutto suo.
-
-
-
-
-LA DONNA IN FACCIA AL DIRITTO
-
-
- Tutti gli uomini hanno diritto di
- concorrere a quei beni che sono atti a
- conservare ed a _perfezionare_ il proprio
- individuo.
-
- Il diritto più eccellente dell'uomo è la
- libertà e l'indipendenza. Questa libertà
- comune, è una conseguenza della natura
- dell'uomo.
-
- .... giunto all'età della ragione,
- diviene egli solo giudice dei suoi mezzi e
- padron di disporne.
-
- Non può l'uomo cessar d'essere uomo, per
- divenire una cosa.
-
- Un particolare che aliena la sua libertà
- è folle; e la follia non può dare un
- diritto. Un tal atto è illegittimo e nullo.
-
- Tutti gli uomini sono uomini; che vuol
- dire; tutti hanno la stessa natura e gli
- stessi attributi essenziali; onde nasce per
- tutti l'identità dello stesso fine e degli
- stessi doveri.
-
- L'eguaglianza degli uomini in natura è
- la sorgente della benevolenza e dell'amore.
- L'uomo si porta ad amar sè stesso nei suoi
- simili.
-
- Se tutti gli uomini sono naturalmente
- eguali, niuno può nascere con un diritto di
- comandare ad un altro.
-
- TAMBURINI, _Corso di Filosofia Morale_.
-
-Se il dovere che ci sforza all'abnegazione ed al sacrificio, che ci
-grava di peso e di responsabilità, che c'impone talora di camminare
-a ritroso delle nostre tendenze ed aspirazioni rimorchiando fin la
-natura; se il dovere, dico, non facesse capo al diritto, egli non
-sarebbe che un sentiero senza meta, un indirizzo senza scopo, un
-tiranno che del tiranneggiare si fa gioia e sollazzo, godendosi di
-curvare l'umana fronte sotto un giogo ingeneroso, che tutte le nobili
-facoltà ne sfiacca e consuma in una tremenda quanto inutile lotta.
-
-Ma no; il dovere che la legge suprema della morale (che è in altri
-termini la legge dell'ordine) ci indica siccome necessità, non è
-che mezzo a raggiungere l'ordine, l'armonia, lo equilibrio sociale,
-donde il benessere e la perfettibilità universale, altissima meta che
-provvidenza ebbe additata ad ogni ragionevole esistenza.
-
-Ora, siccome il viandante che cammina alla patria, col desiderio
-a quella rivolto e colla mente di quella solo preoccupato,
-necessariamente sollecita il passo e dal suo sentiero il piede non
-ritorce, nè sedotto dalle bellezze incantatrici del paese che percorre,
-nè allettato dal mormorìo dei ruscelli, nè dall'ombra ospitale delle
-quercie secolari, ed instancabile batte la sua via, benché grondante
-sudore e dardeggiato dal sole, ripensando in cuor suo per aggiungersi
-lena il domestico letto, e il desco famigliare e il casto amplesso
-della sua donna e la giuliva e trepida corona de' suoi bambini; ogni
-essere umano così, incontra coraggioso il difficile e penoso dovere,
-quando a capo di quello veda ampia e proporzionata mercede.
-
-E gridi pure a suo senno la stoica filosofia, che proclama esser la
-virtù premio e corona alla virtù; che vuole accumuli l'uomo buone
-azioni a buone azioni, e lotte e sacrificii a sacrificii e lotte
-instancabilmente aggiunga, senza vuoto lasciarvi mai, e questo
-chiami felicità suprema e massimo piacer della vita. In quanto a me,
-ammirando la forza invitta di quei filosofi che lo eroismo si bevvero
-siccome l'acqua, odo tuttora la voce del moribondo Bruto, che lagnasi
-dell'error suo. «Infelice virtù, esclama egli, oh quanto mi sono
-ingannato nel seguirti! Io credea pure che tu fossi un ente reale, ed
-in questa convinzione mi ero attaccato a te stessa; ma ora m'aveggo,
-che tu non eri che un nome vano, ed un vano fantasma, misera preda, e
-schiava tu pure della fortuna!»
-
-E Bruto, così desolandosi, era logico; egli era veramente la vittima
-di un errore, egli scambiava il mezzo col fine. La virtù importa sforzo
-e violenza; e se questa violenza può riescire di compiacimento massimo
-allo intelletto, quando sovratutto ad alti fini s'ispira, esser non può
-mai gioia e piacere a quella parte dell'uomo che trovasi violentata,
-epperò è per sè stessa insufficiente a darci felicità.
-
-È duopo dunque, che noi vediamo nella virtù un mezzo che ci guida alla
-conquista del bene, e non già l'ultimo fine dell'uomo.
-
-Nè crediate già, mie gentili, ch'io così voglia ridur la virtù ad un
-mercato, strappandole dal capo quell'aureola luminosa di cui seppe lo
-stoicismo incoronarla per poi presentarla all'umana schiatta, siccome
-sola divinità alla quale piegare il ginocchio ed ardere incenso, mai
-no; la virtù deve farsi sublime ed eroica nel vincolo solidale che
-legar deve gli uomini d'ogni regione; laonde il bene universale cerchi
-e procuri prima ed a preferenza dello individuale, e reputi degna ed
-invidiata mercede al proprio lavoro il bene altrui. Questo è la logica
-della virtù ed il suo eroismo: lo stoicismo è assurdo e follia.
-
-Il gratuito non è degno mai dell'essere razionale, e non mai indicato,
-nè tollerato mai dalla natura, la cui sete continua è l'ordine
-e l'equilibrio; epperò l'uomo, che oggi combatte sè stesso senza
-prefiggersi a ciò fare un utile scopo, cadrà domani irremissibilmente,
-e la sua caduta sarà tanto più funesta, in quanto che non terrà nessuna
-ragione di rialzarsi.
-
-Ma lo scopo, al quale camminano l'umanità e l'individuo, è egli
-fatale? — Certo che sì. E questa fatalità è potentemente espressa dal
-tormentoso istinto del progredire, che descrive allo spirito umano un
-cammino eternamente ascendentale.
-
-Ora dov'è un istinto, là v'è una legge; dov'è una legge, là v'è un
-dovere; dov'è un dovere, là è tracciato un diritto; questo diritto
-non essendo che la legittima pretesa d'ogni essere al possedimento
-autonomico, ed al libero esercizio dei proprii mezzi, da natura diretti
-al compimento del fine. — Ed egli è in base a questo concetto, che
-la ragione mi presenta, ch'io posso asserire senza tema d'errare, che
-là dov'è un diritto senza dovere, od un dovere senza diritto, là v'è
-squilibrio e disordine, donde immoralità, essendo l'uno rispettivamente
-all'altro nei rapporti di compito e d'arnese.
-
-L'essere umano, dotato d'intelligenza e di volontà, è perciò stesso
-responsabile, sendogli il bene ed il male di libera scelta. Tale fu
-egli da Dio creato, nè puossi rapirgli questo primo fra i doni, di
-cui va altero, senza ledere la legge fondamentale della virtù, senza
-uccidere l'ente morale. Laonde, se l'affermazione di questa legittima
-pretesa di ciascun essere al libero esercizio delle funzioni, che gli
-fanno raggiungere il suo fine, è una necessità pratica, noi troviamo
-poi la ragione teorica e filosofica del diritto nella facoltà stessa
-dell'essere, per cui deve a questa ragione unica, a questa base
-incontrovertibile d'ogni diritto ispirarsi ogni filosofia, che aspiri
-ad imporsi alle umane generazioni coll'occhio intento al loro meglio.
-
-Certo non è senza ragione e senza verità, che molti filosofi cercarono
-e viddero in Dio la ragione del diritto, siccome in prima fonte
-d'ogni giustizia; ma oltreché il giudizio di Dio non ci perviene se
-non attraverso oracoli umani, questi stessi oracoli, per fralezza di
-mortale natura, troppo spesso s'ispirarono ad interessi ed a passioni;
-laonde pur ritenere volendo, che in Dio trovisi ogni diritto siccome
-necessario autore d'ogni giustizia, qui come dovunque, deve l'uomo
-travagliarsi colla sua ragione, poiché gli è questa la leva, che
-Dio gli poneva fra mani a sollevare ogni ingombro dal suo cammino, a
-diradarsi dagli occhi ogni tenebra, a trovare ogni verità.
-
-Procedendo nell'arduo cômpito potrà egli per avventura trovarsi in
-faccia colossali edificii, lavoro di cento secoli, e pur tuttavia
-su mobile arena fondamentati; e sentirà fors'anco cadersi stanche le
-braccia, e l'anima scoraggiata, di trovarsi così lungi dalla meta, e
-vedersi ad ogni tratto fra piedi lavoro fatale di demolizione. Ma pure
-coraggio ed avanti! La leale ricerca della verità, è guida cortese
-ed amica, che ci ripone spontanea sulla via; e lo schietto amor della
-giustizia ci porta pei due terzi di cammino.
-
-Il sentimento di giustizia, amo crederlo, trovasi per lo meno latente
-in ogni cuor d'uomo; ma non potendo l'uomo produrre atto morale senza
-concorso della volontà, e non potendo questa essere determinata nella
-sua azione se non in forza delle ragioni che lo intelletto le presenta,
-così risulta, che l'estrinsecamento del sentimento di giustizia sia
-sovente imperfetto, anche presso uomini di buona volontà; laonde più
-non deve meravigliare il vedere affermata talora l'ingiustizia anco là
-dove gli uomini si furono accinti di proposito a far della giustizia.
-
-E davvero, se egli è difficile trovare la verità allora quando una
-falsa idea ci ha fuorviati, quando poi trovasi falso od oscuro il punto
-di partenza, allora è impossibile moralmente il trovarla.
-
-Epperò la giustizia che ripeteva la ragione sua da Dio, subiva i
-moltiformi concetti che le nazioni si facevano di Dio medesimo; e certo
-la giustizia scaturita da Giove non poteva essere esattamente quella
-scaturita da Maometto, nè quella di Brama conciliarsi assai poteva
-con quella di Cristo; e sempre il maggiore o minore traviamento dello
-intelletto portò con sè frutto funesto la depravazione del cuore: ed
-amando anche l'uomo lealmente la giustizia, come l'avrebbe egli trovata
-cercandola allo infuori del suo solo possibile e vero posto?
-
-La rivelazione di Dio è eterna ed universale avendola egli incarnata
-nella natura, per lo che, non nelle molteplici modalità religiose deve
-l'uomo cercare la ragione del suo diritto, ad uniformare i criterii
-d'ogni nazione, ed a gettare le solide basi di un Diritto mondiale;
-sibbene nella facoltà insita all'essere umano, che prepotentemente
-gli indice il fine cui è vocato, e di cui la facoltà stessa è mezzo e
-ragione; ed allora sì, che le nozioni del diritto e del dovere saranno
-più lucide e salde, e non più eternamente oscillanti, ed esposte alle
-eventualità che ad ora ad ora minacciano, spostano e modificano le
-credenze.
-
- *
-
-Ma seguiamo lo svolgimento di queste nozioni nella coscienza umana; e
-vediamo, come dapprima vaghe e latenti, dovessero poscia avvertirsi e
-determinarsi.
-
-Queste due nozioni non erano nè necessarie, nè possibili al primo uomo,
-il quale, solo in mezzo al creato, non sentivasi limitato in nessun
-modo, per cui non dovettero essere che in progresso vagamente sentite,
-poi formulate, quindi più o meno imperfettamente applicate. Scaturite
-dapprima dai bisogni e dai rapporti che il solo spirito umano è in
-grado di constatare, in un colle leggi che li reggono, il filosofo
-trovò poscia la loro affermazione meditando sullo scopo della sua
-creazione e sui proprii destini; e come vide il soddisfacimento di quei
-bisogni in armonia con quello scopo e con quei destini, vide eziandio
-necessità di quel soddisfacimento a raggiungere il suo fine; e sorse in
-lui la coscienza del diritto, cioè, come dicemmo, la legittima pretesa
-d'ogni essere, allo sviluppo ed allo esercizio delle sue facoltà,
-epperò a tutti quei mezzi che eccitano, favoriscono e conseguono questo
-sviluppo e questo esercizio.
-
-Riconosciuta questa legge, prima ed anzi tutto nell'essere umano, era
-impossibile ad ogni logica, non estenderla a tutta la specie; epperò
-ogni essere non può, nè deve, riconoscere altra legittima limitazione
-al proprio diritto, che quella necessariamente stabilita dal diritto
-altrui, ed ecco la giustizia.
-
-Chi infatti troverebbe a ridire di quell'uomo che, trovandosi solo
-in vasta regione, se l'appropriasse ed estendesse la proprietà sua
-illimitatamente, senza scrupolo? Colui non farebbe che usare del
-diritto di proprietà, che il supremo fattore gli conferiva sulle cose,
-diritto, d'altronde, ch'egli divide con altri esseri viventi. Ma se
-costui, estendendo la sua proprietà, trova segnati i confini d'un
-altra, là egli trova eziandio il confine del suo diritto nel diritto
-del suo simile, ch'egli deve al par del suo proprio rispettare, siccome
-basato sulla stessa ragione.
-
-Riconosciuto dall'uomo il fine della sua creazione, e trovata
-l'aprezziazione dei mezzi da natura consociativi, ecco emergere
-spontaneo il dovere di applicarli, in proporzione dell'individuale
-potenza in vista di quello; epperò necessità di una sociale
-organizzazione che a questo principio si ispiri, ponendo ogni
-legislazione a propria base, che tutti i diritti legali esistenti,
-non esistono se non in forza di quel primo fondamentale diritto e per
-garantirlo, non essendo questo che lo sviluppo e l'applicazione di
-quello; laonde sarà più o meno filosofico il diritto parziale quanto
-più vedrassi ispirato, indirizzato e corrispondente allo scopo finale
-della esistenza umana.
-
-Non altrimenti, tutti i doveri parziali esistenti, debbono rivolgersi
-a raggiungere attivamente il nostro fine, ed a rispettare e favorire
-l'altrui attività allo stesso fine diretta.
-
-Vedo che questa dottrina ci conduce ineluttabilmente ad un'acerba
-censura delle nostre istituzioni e dei nostri costumi, ma ciò non mi
-riguarda, non essendomi io mai proposta di trovarmi d'accordo nè con
-pochi nè con molti, ma sentendomi io stessa nel mio pieno diritto, con
-quella perfetta coscienza che raccomandavo così caldamente alle mie
-lettrici.
-
-Ma qual è dunque l'umano destino, a raggiungere il quale, di tanti
-mezzi ha natura l'uomo arricchito, e di cui fin qui non parlavamo che
-vagamente e per sola incidenza?
-
-Egli ci vien insegnato da questi mezzi istessi. La rivelazione
-della natura è potente; e non può disobbedirsi nell'ordine fisico
-che incontrando il dolore e la morte, nell'ordine morale che colla
-degradazione del contravventore. Analizziamo con due parole questi
-mezzi, e la loro potente eloquenza.
-
-La insaziabile curiosità dello spirito superstite al decadimento
-della materia lo spinge fatalmente al progresso; essenzialmente
-socievole, l'uomo è chiamato all'amor de' suoi simili, donde la
-solidarietà e l'associazione, che sono la moltiplicazione indefinita
-della sua potenza; dotato di favella, solo, fra tutta la sterminata
-serie d'esseri viventi, questo dono diviene l'affermazione di quelle
-vocazioni, per la pronta comunione delle idee che sì potentemente
-lo sviluppano, ed utile e piacer sommo gli procurano nella
-conversazione de' suoi simili. Fornito del sentimento di giustizia e
-di commiserazione, sentendo bisogno supremo e tormentoso d'attività
-materiale e morale, egli vede nell'applicazione di queste facoltà
-tracciato lo scopo della sua vita. Egli deve dunque lavorare perchè
-attivo, con lavoro progressivo perchè istintivamente ansioso di
-progresso; lavorare di concerto co' suoi simili perchè socievole; farsi
-virtuoso perchè intimamente giusto; e così sviluppando con assiduo
-esercizio le sue facoltà, aggiungersi forza e potenza, coll'occhio
-fisso alla perfettibilità materiale, morale, intellettiva; egli deve
-in una parola crear l'ordine in sè stesso, nell'umanità, nel globo,
-armonizzando i rapporti coi bisogni, donde il benessere e la felicità,
-ultima e necessaria scaturigine della morale e della sapienza.
-
-Ora, la somma di potenza, che ciascun individuo porta a questo
-collettivo lavoro, è sì svariata ed indipendente da ogni forma esterna,
-che sfugge alla più minuta, come alla più lata classificazione.
-D'altronde non ci è possibile classificare logicamente la natura,
-dacché non ce ne sono note tutte le leggi; sicché facendolo,
-arrischieressimo forte di porre al posto della natura delle ottiche
-illusioni, delle erronee prevenzioni, o la deplorevole risultanza di
-pessimi sistemi.
-
-Dalla manìa delle classificazioni nacquero le più strazianti
-ingiustizie che hanno desolato l'umana progenie, e gli errori più
-cubitali della filosofia. Le classificazioni crearono i pregiudizii; i
-pregiudizii a loro volta generarono i Paria e gli Iloti; consigliarono
-lo sprezzo dello schiavo; suggerirono false ed inique prevenzioni
-sulle diverse razze colorate, che sgraziatamente perdurano presso
-molti che fanno anche professione d'intendersi alla giustizia. Dalle
-classificazioni donde i pregiudizii, nacquero gli odii profondi, e
-le lunghe ire internazionali, quasi l'uomo che abita l'altra sponda
-di un fiume, o l'altro versante di una montagna, essenzialmente
-differisca dall'uomo che abita la prima sponda ed il primo versante.
-Ora queste classificazioni vogliono bandirsi, siccome funeste cause
-d'isolamento fra gli uomini, siccome tendenti a ledere il diritto
-primitivo di ciascun uomo al giudizio dei proprii mezzi ed alla libera
-loro applicazione; siccome prepotenza che impone leggi alla natura e la
-sforza e violenta, con danno dell'individuo e dell'umanità.
-
-Infatti qual classificazione è egli possibile in faccia alla
-dimostrazione imperativa dei fatti?
-
-V'hanno criteri i quali, fortissimi nella speculazione filosofica, sono
-affatto inetti in qualsiasi elemento di scienza esatta, e viceversa.
-
-Un artista sublime non saprà fare la più semplice aritmetica
-operazione; un tale è campione nella fisica e nell'astronomia che è
-affatto insuscettibile e profano alla filosofia; e sarà quell'altro un
-Socrate od un Platone, senza che gli sia però possibile confezionare
-due versi.
-
-Nè è più facile, nè più possibile, classificare nelle loro morali
-idoneità i due sessi. Si disse l'uomo è forte, la donna è debole, ma
-vi hanno uomini debolissimi e donne fortissime; più, si educa l'uomo
-all'attività fisica e morale, e la donna all'inerzia fisica ed alla
-passività morale.
-
-Si disse, l'uomo soverchia la donna in intelligenza, e la donna supera
-l'uomo in sentimento. Sonvi però molti uomini che superano molte donne
-in sentimento, e molte donne che superano molti uomini in intelligenza;
-più, l'educazione che si sforza di favorire e di sviluppare la
-intelligenza nell'uomo, fa tutto il suo meglio per isfavorirla ed
-atrofizzarla nella donna.
-
-Si disse, l'uomo è fatto per l'attività, la donna per la quiete; è una
-gratuita asserzione, è una prevenzione locale. Parlandosi della donna
-e della famiglia, dovete aver letto i costumi di pressoché tutte le
-nazioni barbariche, che gravano la donna di tutte le fatiche, e dove
-le è imposta la massima attività, mentre gli uomini passano oziando
-la vita; più, anche fra noi vediamo i due sessi sobbarcarsi ad eguali
-fatiche nelle classi agricole e manufatturiere. E così via dicendo,
-quando vogliansi confondere le risultanze dell'applicazione dei nostri
-sistemi, colle leggi della natura che l'uomo non istudiò mai con
-ispirito vergine da criterii preconcetti, coll'animo emancipato dalla
-segreta ispirazione degli interessi; noi troveremo sempre le nostre
-classificazioni in faccia a sì sterminato numero d'eccezioni, da
-persuaderci essere quelle troppo poco attendibili.
-
-Dalla impossibilità di classificare ne emerge l'incompetenza d'un
-arbitrato qualunque a determinare le funzioni dell'individuo in faccia
-al lavoro sociale; e da quella incompetenza ne emerge a sua volta il
-diritto spettante all'individuo solo di determinarsi ad un genere di
-lavoro, dietro le attitudini ch'egli sente prepotenti in sè stesso,
-donde la varietà delle vocazioni, e la libertà della scelta dei mezzi
-ad assecondarle.
-
-Ora, una gran parte delle nullità morali, che ingombrano l'umana
-società, non possono ad altro accagionarsi che a questo incompetente
-arbitrato che si esercita dall'un individuo sull'altro, e da tutta la
-società su tutto un sesso.
-
-Si vollero classificare le morali idoneità dei sessi, e si vollero
-assegnare a ciascuno d'essi funzioni proprie dietro un tipo ideale
-escogitato in anticipazione; ma queste diverse attribuzioni parte
-scaturirono dalla poesia e dalla immaginazione; porzione molta è
-artificiata dalla forza prepotente dell'educazione, che a tutto riesce
-sendo l'essere umano eminentemente educabile: pochissime fondamentate
-dall'osservazione. E tutto questo teorico e gratuito edificio si
-fece pratico, senza che uomo si curasse di rilevarne le falsità e di
-deplorarne le conseguenze, mentre nessun filosofo s'attentò mai, ch'io
-mi sappia, di trovar differenze di carattere e di idoneità fra il
-maschio e la femmina nelle altre specie d'animali, dal processo della
-riproduzione all'infuori, nel quale fatto solo formano serie distinta;
-nè mai alcuno sognò di negare forza alla lionessa, o vietar la preda
-alla tigre, o di disconoscere nella volpe gli astuti accorgimenti, o di
-trovar l'aquila meno sublime dell'aquilotto.
-
- *
-
-È evidente che l'uomo, ignaro tuttavia di molte leggi naturali, e
-completamente al buio del concetto sintetico della creazione, non
-poteva derivare le sue classificazioni che dagli interessi suoi e dalle
-sue passioni. Egli adunque, con un comodissimo a priori, stabilì sè
-stesso centro e fine dell'universo, ed a sè convergendo gli esseri
-tutti e tutte le cose, ne statuì il valore, ne assegnò le funzioni,
-ne affermò l'importanza in base all'utile od al diletto che queste gli
-arrecavano.
-
-La donna, che gli è così vicina, e nella quale si giace tanta parte
-della sua miseria e della sua felicità, dovea necessariamente esser la
-prima a subire le conseguenze di un così ingenuo egoismo.
-
-Riconoscendo perciò l'uomo i vantaggi dell'iniziativa, volle vedere
-la donna, passiva più assai che non l'abbia mai fatta la natura.
-Avido di dominio e di signoria, imaginò di trovare in lei, bella
-l'umiltà, e perfino la viltà. Avendo scoperta la superiorità che dà la
-coltura sull'ignoranza, trovò buona cosa serbare a sè il privilegio
-dell'intelligenza, e vide nell'ignoranza della donna un vezzo ed
-un'attrattiva. Amante egli dell'impero e del comando, si figurò che
-per la donna sia gloria l'ubbidire. Cupido di possesso, si aggiudicò la
-donna siccome proprietà; e si persuase dovere la buona moglie credersi
-seriamente cosa del marito; e così via di trotto procedendo, egli trovò
-d'aversi confezionato un tipo femminile di tutta sua convenienza, e su
-questo tipo elaborò le leggi, i costumi e l'educazione della donna;
-e questo è tutto il lavoro che la filosofia compì rispettivamente
-alla donna in sessanta secoli. Nè potrebbe dirsi certamente che noi
-calunniamo l'uomo!
-
-Chi non ha letto nell'_Ecclesiaste_ il tipo ideale femminile che si era
-creato il più savio degli uomini?
-
-Chi non ricorda la condotta che S. Paolo comanda di tenere alla donna
-(vedi cap. II) della prima epistola a Timoteo; e (cap. II) della prima
-ai Corinti?
-
-Chi non sorride vedendo Rousseau sollecitarsi che le qualità, i vezzi,
-e fino le debolezze di Sofia calzino a cappello coi gusti e la natura
-d'Emilio?
-
-E perfino fra i moderni filosofi, che pretendono alla fama di novatori;
-non vediamo noi lo spirito medesimo? Leggo in Auguste Comte che, il
-_comando degrada radicalmente la donna_; che una savia apprezziazione
-dell'ordine universale farà comprendere al sesso affettivo, quanto _la
-sommissione importi alla dignità_.... Che il sacerdozio (dell'avvenire)
-farà sentire alla donna _il merito della sommissione_, sviluppando
-quest'_ammirabile_ massima d'Aristotile «la forza primaria della donna
-consiste nel superare la difficoltà dell'obbedire» e l'educazione
-l'avrà preparata a comprendere, _che ogni dominio_, lungi dallo
-elevarla realmente, _la degrada necessariamente_.
-
-Leggo Proudhon, ed a traverso i suoi mille paradossi, ed alla sua non
-interrotta serie di contraddizioni, veggo affacciarsi tratto tratto
-questi concetti: Affinchè il tipo femminile conservi le sue grazie ed
-i suoi vezzi, deve la donna accettare la potestà maritale (_sic!_).
-L'eguaglianza di diritti la farebbe odiosa, e trascinerebbe con sè
-delle deplorevolissime conseguenze, e, fra le molte a mo' d'esempio,
-la piccola bagatella della _perdita del genere umano!!!_ (Lettrici mie,
-non ve ne impressionate di troppo!)
-
-Leggo Michelet ed a traverso torrenti di poesia e di sentimento, in
-un impeto d'amore per la donna egli, la vede fatta _dall'uomo e per
-l'uomo_. Dolente di vederla sofferente e malata (la donna di Michelet
-è sempre malata) egli vede la necessità d'isolarla, di custodirla, di
-medicarla. Bambina non conoscerà che le sue poppattole; maritata, non
-vedrà che il marito ed i figli; vedova, gl'infermi e gli orfanelli.
-E di coltura? Non se ne parla. Il sapere la invecchia. E di lavoro?
-Nessuno. Si romperebbe tutta. D'altronde la manutenzione della cosa,
-tocca al proprietario della cosa. E di funzioni? Non ne è questione.
-La donna di Michelet, è una donna che adora suo marito, che è fatta da
-lui, che vive per lui, per lui solo, e che finisce poi probabilmente
-per morire di congestione al cuore in seguito ad una serie di emozioni
-tenere troppo frequenti.
-
-Bisogna confessare che, se l'uomo è egoista, lo è poi anche senza
-nessuna velleità, e di tutto cuore! Non v'è altro commento possibile a
-siffatte teorie.
-
-Ora, sia che si neghi alla donna ogni funzione, sia che le si assegni
-un lavoro, ella fu sempre fin qui in balìa dei capricci d'ogni
-filosofo, il quale le dà, o le toglie, la eleva, o la abassa, la invita
-o lo respinge in base al tipo ideale che ciascun di loro se ne forma.
-Ma al dì che corre deve la filosofia aver capito, che la soluzione di
-un problema sociale non può esser nella testa d'un uomo, ma se ne sta
-latente nella natura, la quale non potrà mai rivelarsi fino a che sarà
-interrogata coll'animo preoccupato da pregiudizii o da interessi veri o
-supposti.
-
-E dico veri o supposti, perchè tutto ciò che è fuori dell'ordine e del
-giusto, se può per avventura favorire un piccolo e precario interesse,
-deve però alfine chiarirsi ineluttabilmente incompatibile ed ostile
-ai grandi e duraturi interessi dell'individuo e dell'umanità; per cui,
-se a mo' d'esempio oggi trovava assai acconcio il forte il diritto di
-conquista, trovandosi domani in faccia un più poderoso avversario, era
-pur costretto a confessare essere ingiusto e precario il diritto della
-forza.
-
-Ma questi riflessi sendo stati fatti dall'uomo un po' tardi, anzi da
-pochi uomini fatti anco al dì che corre, ne avvenne che le istituzioni
-di tutti i tempi si risentirono di quelle prevenzioni e pregiudizii
-a cui accennavamo; ed al tempo in cui viviamo è pur doloroso dovere
-confessare che ancora la forza è in onore, che diritti e doveri
-sono più che parzialmente distribuiti, e che con una logica degna
-degl'interessi, più assai che della ragione, si aggiunge debolezza al
-debole gravandolo di doveri, si aggiunge forza al forte circondandolo
-di diritti.
-
-Laddove poi si consideri avere la legislazione come ogni altra
-istituzione ormeggiato lo sviluppo dei popoli ed i procedimenti delle
-civiltà, andranno necessariamente crescendo le meraviglie, trovandoci
-in grado e necessità di constatare la universale incoscienza della
-giustizia.
-
-Ma poteva egli essere altrimenti, dacché la filosofia non cercò e non
-istabilì una base generale di diritto, che soggiogando gl'interessi,
-ed ispirandosi ai principii, s'imponesse prepotentemente alla ragione,
-e si erigesse a coscienza universale? Epperò i legislatori, privi di
-luce ferma e costante a dirigersi, dovettero meschinamente ispirarsi ad
-interessi puri e semplici di luogo e di tempo, imponendo così all'opera
-loro il marchio fatale della caducità.
-
-Infatti veggiamo apparire evidente dalla storia della legislazione
-questa enorme lacuna ch'ella è la nessuna base del diritto, risultando
-per lo appunto le istituzioni le voci dei bisogni di un giorno e di un
-paese, anziché i logici corollarii ai un concetto unico e fermo.
-
-Ed invero, in faccia ad una base filosofica del diritto, che cosa
-avrebbero significato i diritti feudali?
-
-Dove si sarebbero fondate la signoria e la schiavitù personale?
-
-Sopra di che avrebbe potuto giustificarsi la patria e la marital
-potestà dei romani, per le quali la repubblica non riconosceva a
-cittadini che i capi di famiglia, non tutelando neppure la vita e la
-libertà delli altri membri?
-
-E qual logica analogia troviamo fra la forma reppubblicana del governo
-e la forma autocratica della famiglia romana?
-
-Ed ai nostri tempi (parlo di paesi civilizzati e progressisti) che
-cosa significano, in faccia al principio filosofico del diritto,
-l'ostracismo degli ebrei?
-
-Che cosa, le barriere elevate alla libera associazione dalla diversità
-di credenze?
-
-La diseredazione del figlio che ha lasciato la religione paterna?
-
-La frase comune a molti codici, tolleranza dei culti?
-
-La schiavitù delle razze colorate?
-
-La soppressione dell'intelligenza e dell'attività femminile?
-
-L'individuo, vivendo nella famiglia, e nella società, porta
-alternativamente in quella le impressioni ricevute in questa, ed in
-questa i sentimenti e le idee in quella assorbite; ed è però sommamente
-necessario che l'organizzazione politica armonizzi coll'organizzazione
-della famiglia, e lo spirito stesso e l'eguale indirizzo all'una ed
-all'altra! simultaneamente s'imprima.
-
-Senza questa congiura, per dir così, di tutte le istituzioni contro
-i facili eccessi delle passioni, non potrà mai l'uomo informarsi ai
-precetti della giustizia, nè mai potrà avvertirne la somma importanza.
-L'incoerenza conduce al gratuito, il gratuito all'arbitrio, l'arbitrio
-all'egoismo, l'egoismo all'ingiustizia.
-
-Ma in appoggio di questo mio concetto mi cadono in acconcio, e vi
-spiegheranno meglio assai ch'io non sappia l'importanza di questa
-coerenza di principii, le riflessioni del gran Beccaria sullo spirito
-delle famiglie, nel suo libro _Dei delitti e delle pene_. Ecco le sue
-parole:
-
-«Quante funeste ed autorizzate ingiustizie furono approvate dagli
-uomini anche più illuminati, ed esercitate anche dalle repubbliche più
-libere, per aver considerato la società piuttosto come un'associazione
-di famiglie che come una unione d'uomini?»
-
-«Vi siano 12,000 uomini ossia 20,00 famiglie, ciascuna delle quali
-sia composta di cinque persone compresovi il capo che la rappresenta.
-Se l'associazione è di famiglie vi saranno 2,000 uomini ed 8,000
-schiavi; se l'associazione è di uomini vi saranno 10,000 cittadini e
-nessuno schiavo. Nel primo caso vi sarà una repubblica, e 2,000 piccole
-monarchie; nel secondo lo spirito repubblicano, non solo spirerà nelle
-piazze e nelle adunanze della nazione, ma anche nelle domestiche mura
-ove sta così gran parte della felicità e della miseria degli uomini.
-
-«Nel primo caso, come le leggi ed i costumi sono l'effetto dei
-sentimenti abituali dei membri della repubblica, ossia dei capi
-di famiglia, lo spirito monarchico s'introdurrà poco a poco nella
-repubblica medesima, e i di lui effetti non saranno frenati che
-dagl'interessi opposti di ciascheduno, ma non già da un sentimento
-spirante libertà ed eguaglianza.
-
-«Lo spirito di famiglia è uno spirito di dettaglio e limitato a piccoli
-fatti. Lo spirito regolatore delle repubbliche, padrone dei principii
-generali, vede i principii generali e li condensa nelle classi
-principali ed importanti al bene della maggior parte.
-
-«Nella repubblica di famiglia, i figli rimangono potestà del padre
-finchè vive, e sono costretti ad aspettare dalla di lui morte una
-esistenza dipendente dalle sole leggi. Avvezzi a piegare e temere
-nell'età più verde e vigorosa, quando i sentimenti sono meno modificati
-da quei timor d'esperienza che chiamasi moderazione, come resisteranno
-dessi agli ostacoli che il vizio sempre pone alla virtù, nella languida
-e cadente età, in cui anche la disperazione di vederne i frutti si
-oppone ai vigorosi cambiamenti?
-
-«Quando la repubblica è di uomini, allora la famiglia non ha una
-subordinazione di _comando_ ma di contratto, ed i figli, quando l'età
-li trae dalla dipendenza di natura, che è quella della debolezza e del
-bisogno di protezione e di difesa, divengono liberi membri della città,
-e si assoggettano al padre di famiglia per parteciparne i vantaggi,
-come uomini liberi nella grande società.
-
-«Nel primo caso i figli, cioè la più gran parte e la più utile della
-nazione sono alla discrezione del padre: nel secondo non sussiste
-alcun altro legame comandato, che quello sacro ed inviolabile di
-somministrarsi reciprocamente i necessari soccorsi, e quello di
-gratitudine per i beneficii ricevuti, il quale, non è tanto distrutto
-dal cuore umano quanto da una male intesa soggezione voluta dalle
-leggi.
-
-«Tali contraddizioni fra le leggi della famiglia e le leggi
-fondamentali della repubblica sono una feconda sorgente d'altre
-contraddizioni fra la morale domestica e la pubblica, epperò fanno
-sorgere un continuo conflitto nel cuore di ciascun uomo. La prima
-morale ispira soggezione e timore, la seconda, coraggio e libertà;
-quella, insegna a ristringere la beneficenza ad un piccol numero di
-persone senza spontanea scelta; questa, ad estenderla ad ogni classe
-di persone; quella, comanda un continuo sacrificio di sè stessi ad un
-idolo vano che si chiama bene di famiglia, che spesse volte non è il
-bene di nessuno che la compone; questa insegna, di servire ai proprii
-vantaggi senza offendere le leggi, ed eccita ad immolarsi alla patria
-col premio dell'entusiasmo che previene l'azione.
-
-«Tali contrasti fanno che gli uomini si sdegnino di seguire la virtù
-che trovano inviluppata e confusa, ed in quella lontananza che nasce
-dalla oscurità degli oggetti così fisici che morali».
-
-Fin qui Beccaria, e noi facendo plauso alla sua equità aggiungiamo, che
-una legislazione, che non considera a cittadini tutti indipendentemente
-ed egualmente i membri della sua società, e non garantisce a ciascuno
-i mezzi di perfezionamento e la libera autonomia, perde il diritto al
-rispetto ed alla obbedienza, e dove punisce non esercita che una fredda
-violenza; poiché non l'uomo è fatto per la legge, ma la legge è fatta
-per l'uomo, e dove ella non raggiunge il suo bene ed il suo meglio non
-ha nessuna ragione d'esistere.
-
-Se la legge vuol essere amata ed obbedita, è duopo sia tale che ogni
-cittadino d'ogni età, d'ogni condizione, d'ogni sesso, vi trovi il suo
-conto, e l'affermazione d'ogni giusta libertà, d'ogni onesto diritto;
-è duopo ch'ella non crei neppure alla metà della umana popolazione una
-condizione, che assomiglia forte a tutte quelle dalle quali le nazioni
-col sangue si sono sottratte.
-
-La donna che, con sagrificio d'oro e di figli, con tanta forza
-d'entusiasmo e di devozione, si è associata nell'opera della politica
-redenzione non può certo tollerare per altri secoli la sua servitù
-personale. Ella sente che tutte le libertà e tutti i diritti si danno
-fraternamente la mano, epperò come propugnando la libertà della nazione
-mostrava di sentire il principio della libertà e di esser matura
-alla propria, deve ora, ad essere coerente e logica, rivendicarla,
-non potendo lo spirito pubblico non degenerare se non in quanto lo
-fortifichi il privato.
-
- *
-
-Dovendo, siccome abbiamo visto, consonare l'organismo politico
-coll'organismo interno della famiglia ad unificare negli uomini il
-principio della giustizia, vediamo ora come ciò avvenga ai nostri
-giorni, in cui l'atmosfera è tutta pregna delle luminose idee del
-diritto e dell'eguaglianza, in cui si mostra dalla pubblica opinione
-spregiarsi il brutale diritto della forza; in cui le classi altra
-volta peste e conculcate dalla aristocrazia feudale, forte della
-divina predilezione, se trovansi tuttora alle prese colla miseria,
-più non veggonsi almen contrastato il diritto naturale e la dignità
-umana. Entriamo, dico, nella famiglia, e veggiamo se avvi analogia
-fra l'atmosfera esterna e la interna; se il giovine che rispetta la
-dignità umana ed il diritto ingenito nel cenciaiuolo, che incontra
-per via, è educato a vederlo anche in sua madre; se il marito, che
-rispetta l'autonomia d'ogni vivente, non guarda per avventura la moglie
-siccome _cosa_ e _proprietà_; se l'uomo, che si crede obbligato a leali
-procedimenti verso l'uomo, non crede forse poter darsi maggior libertà
-ne' suoi rapporti colla donna.
-
-Produttrice dei germi fisici, riconducendo continuamente col suo
-recondito lavoro la specie al suo tipo, sola nel lungo e penoso
-travaglio della gestazione, sola nella terribile crisi che dà alla luce
-l'uomo, fornita sola da natura del solo alimento conveniente alla sua
-prima età, estremamente affettiva, attaccata alla sua fattura colla
-fatalità dell'istinto, eminentemente analitica ed intuitiva, la donna
-è veramente la creatrice e la conservatrice della specie. E la natura,
-ponendo in tanta evidenza la maternità, non lasciava alcun dubbio sulla
-sua legge; cioè, la tutela della prole è devoluta alla madre, che in
-tutte le specie è creazione, conservazione e provvidenza.
-
-Che cos'è la paternità? In faccia alla natura è un semplice impulso, in
-faccia alla legge è una ancor più semplice ipotesi, dovunque e sempre è
-ombra e mistero.
-
-Da ciò ne risulta, che se la madre ha sempre diritto innegabile al
-rispètto ed all'amor della prole, alla quale la natura la indice
-con evidenza; il padre non partecipa a questi diritti, se non in
-quanto siasi egli stesso incaricato di provare al figlio la paternità
-sua, tutti verso di lui compiendo quei doveri di alimentazione e di
-educazione che la ragione gli suggerisce.
-
-Tanto ci insegna semplicissima riflessione sulla logica dei fatti. Ma
-gli uomini sono eternamente inclinati a costruire gli edificii loro
-sulle ipotesi, ed anche qui preferirono meglio fondar sull'ipotesi che
-sull'evidenza; ed innalzarono la _patria potestà_ che, come piramide
-partita da larga base, col diritto di morte e di vendita sui figli,
-andiede in appresso assottigliandosi; ma ne rimane oggi stesso pur
-tanto da non lasciarci credere di troppo posteriori alla antica Roma.
-
-La paternità legale è la prima ragione della schiavitù della donna.
-Infatti, perchè fossero duratori questi rapporti artificiati, era
-duopo dar qualche corpo alla ipotesi, qualche esattezza all'induzione.
-Da qui la reclusione della donna; e cessata questa nel modo assoluto
-colla civiltà dei tempi, perdura tuttavia nel suo spirito e nel suo
-scopo nelle mille limitazioni della sua libertà. Da qui il diritto di
-comando, di sorveglianza, il supremo arbitrio del marito; la signoria
-dell'uomo insomma, e la servitù della donna.
-
-Sì, la madre dell'uomo non ha altro diritto che quello di soffrire
-per lui, di formarlo del suo sangue, di nutrirlo del suo latte, di
-sagrificarsi completamente, se vuole, ai suoi interessi, e basta. _La
-legge non riconosce nessuna maternità_; ed in mancanza del padre non
-ha la madre neppur _diritto di preferenza_ alla tutela della prole;
-laonde, rompendo così la legge ogni legame fra la madre ed i figli,
-dà a questi la prima lezione di immoralità e di ingratitudine, mentre
-strappa dalla fronte della donna la luminosa e simpatica aureola della
-maternità, insegnandole a far poco conto d'un carattere, ch'altro non
-può darle che triboli e spine.
-
-Apro infatti il codice Albertino e trovo, che il § 211 dichiara essere
-i figli sotto la potestà del padre fino alla loro emancipazione, o
-se egli sia morto non emancipato, son essi sotto la potestà dell'avo
-paterno.
-
-Col § 212 vieta al figlio di allontanarsi dalla casa paterna prima dei
-25 anni compiti, senza il permesso del padre.
-
-Il § 215 dà al padre il diritto di far tenere in arresto il figlio non
-ancora quadrilustre, sulla sua semplice domanda.
-
-I § 216 e 217 permettono al padre di chiedere la detenzione del figlio
-per sei mesi, purché sia quatrilustre e fino a 25 anni inclusivi.
-Nell'uno e nell'altro caso non gli è imposta nessuna formalità o
-scrittura giudiziaria. L'ordine d'arresto sarà spiccato in iscritto
-senza essere neppur motivato.
-
-Ecco una potestà discretamente romana, e nella quale si dispone in
-tutti i sensi di una creatura umana senza neppure supporle una madre,
-la quale non ha in tutto ciò nemmeno un voto consultivo.
-
-Ma la madre non è ella almeno una limitazione del patrio diritto in
-forza del diritto incontestabile e solenne che le dà la natura, che
-affida la prole alle sue cure, e non a quelle del padre?
-
-Signore no. _La madre legittima non esiste_; e se qualche cosa può
-limitare la patria potestà sul figlio, non sarà mai la madre, bensì
-la _proprietà_; e non sarà questo il solo caso in cui vedremo la legge
-fare assai più stima della proprietà che della persona, principalmente
-se questa persona è una donna; ed eccone la prova nel § 220... «se
-il figlio ha beni proprii ed esercita una professione, non potrà aver
-luogo il di lui arresto se non mediante istanza nella forma prescritta
-nell'articolo 216, quand'anco il figlio non fosse giunto all'età d'anni
-16».
-
-Ma la madre non ha essa mai in nessun caso dei diritti sulla prole?
-
-Oh sì; ma la legge nel concederli non riconosce già, nè apprezza il suo
-carattere materno ed il natural diritto che ne conseguita, ma rispetta
-e riconosce esclusivamente la volontà del defunto consorte. Il padre ha
-il diritto di nominare un tutore ai figli soggetti alla sua potestà; lo
-stesso diritto, compete all'avo sui nipoti soggetti alla sua potestà (§
-245).
-
-§ 246. Se il padre o l'avo, rispettivamente come sopra, avrà nominato
-la madre tutrice, potrà destinarle un consulente speciale, _senza il
-cui parere ella non possa fare alcun atto relativo alla tutela_.
-
-La madre adunque non può esser tutrice, se non nominata tale per
-esplicita volontà di chi dovrebbe da lei ricevere un tale mandato,
-secondo ragion naturale; essendo a lei sola possibile l'indicare con
-certezza a chi competa; più, l'azione sua è così totalmente invalidata
-che il nome di tutrice diviene una derisione.
-
-Vedete infatti come la legge quando vuole s'intenda benissimo alle
-limitazioni.
-
-Epperò potrà la madre fare arrestare il figlio non soggetto alla
-potestà dell'avo, _ma_ purché vi concorra l'assenso di due prossimi
-parenti _paterni_ (§ 221); e nel caso che manchi l'assenso dei parenti
-richiesto dal § 221, supplisce l'art. 223, raccomandando al prefetto di
-_supplire con quelle maggiori informazioni_ che crederà del caso.
-
-Può la madre tutrice, nel caso di morte, eleggere un tutore ai
-suoi figli minori, _ma_ la sua elezione dovrà essere confermata dal
-consiglio di famiglia (§ 248).
-
-Se la madre tutrice vorrà rimaritarsi dovrà, prima del matrimonio,
-far convocare il consiglio di famiglia, il quale deciderà se la tutela
-debba esserle conservata.
-
-In mancanza di questa convocazione, essa perderà di pien diritto la
-tutela, ed il suo nuovo marito sarà solidariamente responsabile della
-tutela esercitata dalla madre per lo passato (!!?), ed in appresso
-indebitamente conservata (§ 253).
-
-(Mi dispenso dal commentare questo paragrafo, non sentendomi capace di
-scrutare il profondo abisso della mente del legislatore).
-
-Quando la madre conserva la tutela, o vi sarà stata riammessa, il
-consiglio di famiglia le darà _necessariamente_ a contutore il secondo
-marito, il quale diverrà solidariamente responsabile unitamente alla
-moglie, dell'amministrazione posteriore al matrimonio (§ 254).
-
-Come ognun vede, un patrigno ed una madre rispettivamente alla prole,
-nel sentimento del legislatore, sono equivalenti.
-
-La legge però, con una tenerezza tutta parziale per la madre, le
-accorda un diritto che se oltraggia la natura, ed è per la donna una
-lezione immorale, sente però in compenso una condiscendenza tutta
-cavalleresca. Coll'art. 252 non vuole che si obblighi la madre ad
-accettare la tutela dei suoi figli, e s'accontenta che ella ne adempia
-i doveri fino alla nomina di un tutore.
-
-Del resto poi, in difetto dei genitori o di un tutore esplicitamente
-eletto colle forme volute, la tutela spetterà all'avo paterno, in
-difetto di questo all'avo materno, e collo stesso ordine risalendo la
-linea ascendentale, deve sempre preferirsi al materno il paterno (§
-257).
-
-Quando poi concorrano alla tutela due bisavoli della linea materna,
-questi, subendo solidariamente colla madre lo spregio della legge per
-lei, vengono abbandonati all'arbitrio del consiglio di famiglia, che
-eleggerà fra i due (§ 259).
-
-Ed ecco come la legge onora il carattere materno! Ella non suppone
-neppure spontaneamente che la madre sia capace di tutelare i suoi figli
-(chè in quanto a diritto ne è ben raro questione quando degna occuparsi
-della donna). Ella accetta la decisione del marito defunto, o dell'avo,
-o del bisavo, che tutti camminano innanzi alla madre, e la tollera
-tutrice, purché però a sua volta tutelata. Nell'azione sua la madre
-tutrice inciampa ad ogni passo nei meticolosi _se_ e _ma_ del leguleio.
-Fra lei ed il suo pupillo la legge pone costantemente od il consulente
-speciale, od il consiglio di famiglia, o i due prossimi parenti, o le
-informazioni del prefetto.
-
-Ed ecco in qual modo la legge sa appoggiare i suoi stessi precetti!
-Davanti alla disistima che voi fate della maternità, davanti alla
-sanzione della materna incapacità che voi suggellate ad ogni paragrafo
-dei vostri codici, davanti alla spogliazione d'ogni diritto primitivo
-ed ingenito sulla persona della donna madre, chè cosa significa, di
-grazia, o legislatori, quell'art. 210 nel quale dite al figlio; «in
-qualunque età, stato e condizione ti trovi, onora e rispetta i tuoi
-genitori?»
-
-Dite da senno, signori miei? E chi sono i _vostri_ genitori? Voi certo
-intendete il padre, l'avolo, il bisavolo, e l'arcavolo paterno, non
-già la madre, che non vedo che in rapporti indirettissimi e fortuiti
-con questi figli, dei quali si dispone in ogni verso senza nessuno
-intervento suo.
-
-L'allievo dei vostri codici non conosce sua madre! Ella non è, e non
-può essere per lui che un oggetto di erudizione, una miseria, una
-incapacità incarnata; e se, volgendo lo sguardo sulla civil società,
-vedrò ancora talvolta ascoltata la voce potente della natura, ed
-onorata in qualche parte la maternità, dovrò esclamare: _a cattive
-leggi, uomini migliori!_
-
-Se non che il disdegno, che i codici mostrano per la donna, non è che
-uno dei corollarii di quel principio così lucidamente impugnato dal
-Beccaria, che cioè, quel legislatore che considera la società come una
-associazione di famiglie, non deve necessariamente riconoscere a membri
-attivi che i capi di esse, e lasciar gli altri tutti nell'ombra ed in
-balìa del capo, sopprimendo così ogni diritto ingenito, sul quale si
-eleva prepotente il diritto parziale.
-
- *
-
-Se la legge tratta così la donna che, pel venerando carattere materno,
-si presenta all'uomo coll'autorità della causa sopra lo effetto suo;
-non è più a meravigliare che affatto la cancelli dal novero delle unità
-nei rapporti coniugali.
-
-Il marito legale è per la donna la evirazione intellettuale, la
-minorità perpetua, lo annichilamento della sua personalità.
-
-Infatti, se la donna è qualche cosa davanti alla legge, lo è quando
-è maggiore e libera; che, sebbene il legislatore tiri giù per conto
-suo dei tagli cesarei attraverso i diritti competenti a ciascun
-membro della civil società, la lascia almeno padrona di sè stessa, e
-le suppone la capacità di amministrarsi. Ma si marita essa? Da quel
-momento ella diviene incapace e minore, perde col suo nome anche la
-proprietà di sè medesima, e vi sfido a trovarmi un atto legale ch'ella
-possa fare senza il consenso del marito. Ma lasciam parlare la legge.
-
-Riapro il codice sardo ove tratta dei rispettivi diritti e doveri dei
-coniugi, e trovo al § 125: «I coniugi hanno il dovere di reciproca
-fedeltà, soccorso ed assistenza».
-
-Senz'altro va ad essere un paradiso terrestre! si tratta di una
-perfetta eguaglianza! Di una completa fraternità! È il matrimonio
-tipico! È l'ideale del coniugio! È l'androgino umanitario che fonde
-due esseri in una sola unità! Adagio, vediamo come s'intendono di
-reciprocanza e mutualità i nostri legislatori.
-
-§ 126. «Il marito è in dovere di proteggere la moglie, la moglie di
-obbedire al marito». Ecco i primi albori della reciprocanza legale;
-discutiamoli un momento.
-
-Chè cosa sia la protezione che il marito deve alla moglie; qual logica
-analogia ella abbia coi costumi d'una civil società; qual fatica costi
-al marito questo fantasma di dovere, non si saprebbe definir veramente,
-circondati come siamo da leggi ed agenti d'ordine pubblico. Egli lavora
-siccome un re, i cui ministri fanno tutto, ed al quale pur tuttavia
-i beati popoli governati debbono innalzare inni di riconoscenza e
-d'ammirazione. Così la moglie vive sicura all'ombra della protezione
-maritale esattamente come viveva sicura sotto l'egida dei provvedimenti
-di pubblica sicurezza, il giorno prima d'aver aquistato il protettore.
-
-Ma niuno forse ardirà toccare alla moglie per timor del marito?
-
-Vi domando scusa. È più che dimostrato, che tutti i delitti sono
-possibili.
-
-Ma nel caso che la moglie venga insultata, sarà per lo meno dal marito
-vendicata?
-
-Neppure. La giustizia personale è vietata; essa è fatta esclusivamente
-delle leggi. Il legislatore, che prescindesse da questo principio
-fondamentale d'ordine pubblico, esporrebbe la sua società a terribili
-disordini e distruggerebbe la sicurezza personale.
-
-Chè cosa intende adunque la legge nello imporre al marito questa
-protezione?
-
-Intende di gravare il marito di un dovere, ma di un dovere da marito;
-tuttochè illusorio, però le serve per giustificare tutti i diritti di
-cui vuole circondarlo. Dichiarato protettore, epperò responsabile, ogni
-misura, od intorno o sopra il suo protetto, divien logica ed equa, e la
-legge ha ribadito così l'arbitrio maritale.
-
-Quella legge stessa però così vaga, così laconica, così speciosa sui
-doveri del marito, è quella stessa che sa molto bene determinarsi,
-amplificarsi e dimostrarsi nei doveri della moglie; e per primo
-le impone obbedienza, senza assegnare a questa obbedienza limite o
-confine, cosicchè, in faccia a tanta completa passività imposta alla
-metà della popolazione, io non so più chè cosa si voglia intendere il
-legislatore, dichiarando irrito e nullo ogni contratto, che stipuli
-l'alienazione personale.
-
-Ed invero, un rapido sguardo ai doveri della moglie ed ai diritti
-del marito, basterà per toglierci alla taccia d'esagerazione. Veniamo
-perciò ai logici corollarii della illimitata obbedienza.
-
-§ 127. La moglie è obbligata ad abitar col marito, ed a seguirlo
-_dovunque_ egli crede opportuno di stabilire la sua residenza. (Notate
-ch'egli _solo_ giudica dell'opportunità locale del suo domicilio).
-
-§ 128. La moglie deve concorrere al mantenimento del marito, quando
-egli non ne abbia i mezzi bastanti.
-
-§ 129. La moglie non può stare in giudizio senza il consenso del
-marito. Se questi non voglia o non possa prestarlo, il Tribunale può
-autorizzarla.
-
-Notisi, che v'ha però un caso, nel quale può stare in giudizio senza
-il consenso del marito, e questo caso eccezionale, benchè assai logico
-e giusto, non è fatto per portar luce sull'astruso problema della
-protezione maritale; quando cioè è inseguita dalla legge per delitti o
-contravvenzioni.
-
-§ 130. La moglie non può donare, nè alienare, nè ipotecare, nè
-aquistare a titolo sia gratuito sia oneroso, nè obbligarsi per nessuno
-degli atti eccedenti la semplice amministrazione, senza che il marito,
-personalmente od in iscritto, presti a ciascun atto il suo consenso.
-
-Dopo tutto ciò non sarà soverchio notificare alle mie giovinette
-lettrici, che la legge ammette anche nella donna il _diritto di
-proprietà_, tutto che, questi paragrafi non siano fatti per farlo
-credere.
-
-Nel § 137, la legge si mette una mano al cuore, e prova un palpito
-d'incertezza e d'apprensione pel marito. Egli lo vede circondato da
-pericoli e superchierie, e si trova in dovere di proteggere e tutelare
-il forte contro i verosimili eccessi del debole; epperò pone per lui
-le mani avanti e decreta in anticipazione che «l'autorizzazione od il
-consenso in genere, non sono validi, ancorchè stipulati nel contratto
-di matrimonio».
-
-Coll'articolo 139 poi, la legge ridona alla donna il _diritto pratico_
-di proprietà, riconosce per un'ora di tempo la sua autonomia,
-permettendole di fare il suo testamento, senza autorizzazione o
-consenso del marito. Confessiamo che la legge è generosa, peccato che
-sia un po' tardi!
-
- *
-
-Che il vedovo marito si crucci o meno, per il decesso della sua
-consorte, che più o meno presto la scordi, poco importa alla legge;
-ma ciò che le sta a cuore sommamente si è, che la vedova non troppo
-facilmente si consoli del perduto protettore, ed a ciò efficacemente
-provvede nel § 145, dov'è disposto che «la vedova, contraendo nuove
-nozze, prima che siano trascorsi dieci mesi dopo la morte del marito,
-incorre nella _pena_ della perdita di tutti i lucri nuziali stabiliti
-dalla legge, o stipulati col primo marito, non che di tutte le
-liberalità, che a lei fossero pervenute dal medesimo».
-
-Notisi che quel vocabolo _pena_, di cui si serve la legge, supponendo
-una colpa, dichiara implicitamente criminose nella donna le seconde
-nozze; mentre il vedovo marito, erede della sposa defunta, è abilitato
-a scordarla innanzi sera.
-
-Ecco come s'intende la legge alla reciprocanza ed alla mutualità; ed
-ecco come ella è coerente al suo paragrafo 125.
-
-Ovunque vedesi la personalità della donna maritata affatto eclissata,
-ella non è che l'ombra del marito che la invalida, che la assorbe, che
-la annichila e dal quale non è emancipata neppur per la sua morte, non
-che pel caso di separazione di corpo e d'abitazione, nel qual caso,
-avendo ella la semplice amministrazione de' suoi beni, non può tuttavia
-senza il di lui consenso ed autorizzazione nè alienare, nè obbligare
-i suoi beni immobili, nè stare in giudizio per azioni _riflettenti li
-stessi suoi beni_.
-
-Quando si rifletta che, cessata colla legale separazione la comunanza
-degli interessi fra i coniugi, possono questi diritti del marito
-attraversare ad ogni tratto gl'interessi della moglie, subordinati
-quali sono ad ogni suo capriccio, ben si vedrà quanto la legge si
-solleciti del benessere della donna.
-
-E separata e non separata non può la moglie, senza consenso
-ed autorizzazione del marito, accettare incarico di esecutrice
-testamentaria; non può accettare nessun mandato; non può accettare
-nessuna donazione; non può validamente accettare nessuna eredità; non
-può assumersi fideiussione; in una parola, _civilmente non esist_e.
-Dove il marito si rifiuti all'assenso, il Tribunale di prefettura
-assume i suoi diritti, e conferma il rifiuto di lui, oppur prescinde
-secondo che gli pare; e questa specie di difesa, che la donna
-ripete dalla legge che controlla il rifiuto del marito, non è che un
-incoerenza di più in faccia al suo spirito, una oscurità di più ch'ella
-apporta a quell'oscuro _busillis_ che è la protezione maritale, un
-fatto di più che prova alla donna sposa, ch'ella è sempre minore od
-interdetta.
-
-Se non che, potrebbero per avventura, questi esorbitanti diritti
-maritali, se non certo giustificarsi, almeno spiegarsi sopra ciò, che,
-dovendo il consorte nutrirla, in caso di dissipazione ella cadrebbe a
-tutto suo carico. Ma, signori no, anche qui la legge ha provvisto per
-non aver ragione, col sopraccitato paragrafo 128, nel quale é disposto
-che, «la moglie debba alimentare il marito, quando egli non ne abbia
-i mezzi bastanti» per cui, soggiacendo ambedue allo stesso peso, qui,
-come dovunque, la legge si sollecita affinchè non vi soccomba che il
-debole. Il marito perciò potrà sciupare i beni suoi e quelli della
-consorte, ch'egli solo amministra senza controllo, eppoi dovrà esserne
-alimentato.
-
-Cosicché riassumendomi, abbia il marito torto o ragione, sia egli o
-non sia in buon accordo colla moglie, sia egli onesto od immorale, sia
-egli accorto e prudente, oppure stupido od incapace, la legge ha già
-deciso in anticipazione, che il matrimonio deve produrre nella donna
-l'evirazione delle sue facoltà; per cui deve divenire essenzialmente
-incapace, mentre nel marito deve aggiungere onestà ed intelletto, senza
-eccezioni e senza limitazioni.
-
-Ma se la legge fatta dall'uomo, è necessariamente altresì fatta
-per l'uomo, essendogli pressoché impossibile astrarre dal personale
-interesse; per lo meno, essendo la morale una, ed inalterabile, saranno
-in caso di contravvenzione strettamente pareggiati nella penalità?
-
-Ciò non potrebbe essere, senza che la legge cadesse in una delle più
-grosse incoerenze. Distribuiti parzialmente i doveri, ne risulta una
-disparità di situazione, donde relativa dev'essere la colpa, epperò
-relativo il castigo.
-
-Il § 486 del Codice penale, decreta che «la moglie, convinta
-d'adulterio, sarà punita col carcere, non minore di tre mesi,
-estensibile a due anni»; e che «il marito convinto di concubinato, sarà
-punito col carcere da tre mesi a due anni».
-
-Per quanto giusta vi sembri questa disposizione non v'andate a credere,
-che stabilisca almeno in un punto un po' d'eguaglianza. La legge ha
-trovato modo di sciogliere il marito da ogni pericolo, e togliere alla
-moglie ogni diritto di querela coi § 482 e 483, dichiarando che, la
-moglie può essere adultera dapertutto, mentre il marito non lo è, per
-lei, che quando si abbia tenuto la concubina sotto il tetto coniugale.
-
-Ma forse che la legge ha così disposto nella impossibilità di
-constatare più chiaramente il concubinaggio per parte del marito?
-Domando scusa.
-
-Quando la legge ammette la sorpresa in flagrante, dovunque, contro
-la moglie, non v'ha equità che possa vietare sul conto del marito
-la stessa ipotesi. Più, se contro la moglie, la legge ammette prove
-risultanti da lettere o carte dal complice scritte; non si vede equa
-ragione, per la quale le prove reputate legali contro la donna, non si
-reputino egualmente legali contro il marito.
-
-La legge considera ella nell'adulterio l'offesa al diritto coniugale?
-Or bene, questa davanti alla natura, davanti all'equità, davanti al suo
-medesimo § 125 è la stessa in ambo i coniugi. — O considera dessa le
-conseguenze? Allora l'elemento eterogeneo, che l'adulterio della donna
-arrischia d'introdurre nella famiglia del marito, è quello stesso, che
-il marito porta in un'altra famiglia; con quella maggior reità, che
-porta con sè davanti ad ogni sano criterio e davanti allo stesso codice
-penale, la provocazione e l'iniziativa. Più, il marito amministrando
-solo, le sostanze sue e della moglie, più funeste sotto ogni aspetto
-riescir debbono alla famiglia i suoi disordini. Egli può detrarre il
-patrimonio dei figli, egli può spogliare la moglie, per arricchire
-l'amica.
-
-Finalmente, giudicate da ciò, se il codice divide il pregiudizio degli
-onesti che la morale sia una, e quanto si solleciti d'essere seco
-stesso coerente ricordandovi dell'edificante § 125, al quale or ora
-accennavo: «I coniugi hanno _dovere di reciproca fedeltà_».
-
-Ma dandosi il caso che un uomo, nel quale il sentimento d'equità
-predomini lo innato egoismo, e porti alla sua sposa riverenza, siccome
-ad essere umano, ed in lei però considerando l'ingenito principio del
-diritto, non dipende egli dalla sua ragione, dal suo cuore, dalla sua
-volontà il riabilitarla, deponendo spontaneo i non equi diritti?
-
-Rispondo. Sapete voi come, i legislatori della Carolina del sud,
-impediscono gli assembramenti delli schiavi neri, la loro istruzione e
-la loro privata industria, che padroni coscienziosi potrebbero favorire
-con animo di avviarli all'emancipazione, il qual risultato sembra a
-quei signori un _notevole inconveniente_? Punisce insieme il padrone e
-lo schiavo.
-
-Con poche varianti il nostro codice, prevedendo questo caso appunto,
-che il marito possa voler riabilitare la sua compagna, dichiara
-anticipatamente nel § 1509, che gli sposi, nel loro contratto, non
-possono in alcun modo derogare ai _diritti risultanti sopra la moglie
-dall'autorità maritale_, ecc., e nel § 1511, avverte, che è egualmente
-vietato agli sposi di stipulare in modo generico, che il loro
-matrimonio verrà regolato da alcune delle leggi, statuti, consuetudini
-che non siano attualmente in vigore in questi Stati, e ciò tutto,
-_sotto la responsabilità del notaio, che incorrerà in una pena od anche
-nella deposizione della carica_.
-
- *
-
-Si può contrarre matrimonio sotto diverse forme di regime, ben inteso,
-che queste modificazioni non riguardano che la proprietà, restando in
-tutto e sempre la persona della moglie completamente alienata.
-
-E per primo, v'ha il regime della comunione dei beni, nel quale
-s'intende coniugato chiunque non abbia fatto convenzioni speciali; v'ha
-il regime della separazione dei beni; v'ha il regime dotale.
-
-Nel primo l'amministrazione dei beni comuni è devoluta al marito
-_solo_; i quali beni si compongono di tutti i mobili ed immobili,
-frutti ed interessi d'ogni natura, acquisiti anche dopo il matrimonio.
-
-Oltre il diritto di amministrare, egli solo può stare in giudizio per
-azioni riflettenti i beni della comunione.
-
-Egli può inoltre vendere, alienare, ipotecare questi beni senza
-concorso della moglie, non essendo richiesto il suo esplicito consenso,
-per la legale validità d'ognuno di questi atti.
-
-Ora, laddove si consideri che se abbia la donna posto dei beni in
-comunione, o col proprio censo, o col proprio personale lavoro, o
-col lento e penoso risparmio, deve pur sempre stendere al marito la
-mano per averne in tutto od in parte ciò che vuole ogni equità le sia
-dovuto, fortunata ancora se una cattiva amministrazione del marito,
-od i debiti da lui incorsi, od i suoi vizii e disordini non l'hanno
-spogliata di tutto, vedrassi chiaramente quanto un simile regime
-sconvenga alla donna.
-
-Nel popolo, i cui matrimonii si fanno senza contratto generalmente,
-non è raro vedere un marito beone, brutale, o giuocatore, sciupare in
-assidue gozzoviglie il più che modesto mobiliare raccolto della misera
-consorte, colle lunghe notti vegliate nel lavoro, o con indicibili
-economie, che spesso le costarono la salute.
-
-Bisogna perciò persuadere le donne del popolo a fare un contratto
-nuziale, ed a voi tocca, signore mie, ad accorrere in soccorso della
-loro improvvida ignoranza, in nome di quel vincolo solidale che unir
-deve la donna di tutti i ranghi sociali, poiché tutte sono egualmente
-oppresse dalle istituzioni; e passiamo ora a vedere come la legge
-tratta la donna nel contratto.
-
-Un secondo regime matrimoniale è il regime dotale. I beni dotali
-debbono esplicitamente dichiararsi tali; tutti gli altri sono detti
-parafernali o estradotali.
-
-I beni dotali sono inalienabili in regola generale. Il marito solo li
-amministra; i frutti sono destinati a concorrere al peso delle spese
-domestiche.
-
-La moglie può ricevere annualmente sopra sua semplice quietanza una
-parte delle rendite di essa dote, dietro esplicita convenzione nel
-contratto di nozze.
-
-Un terzo regime è la separazione dei beni. In questo caso la moglie
-ha il dominio non solo, ma anche l'amministrazione de' suoi beni
-parafernali, uniformandosi, in quanto all'esercizio dei suoi diritti,
-alle restrizioni citate più sopra, che la riducono all'impotenza d'ogni
-atto legale senza consenso esplicitamente prestato dal marito, od in
-caso di suo rifiuto, dal tribunale.
-
-Come ognun vede, la donna, in qualunque regime coniugale, è _schiava_ o
-_minore_.
-
-Per avere un diritto materno, ella non dovrebbe esser madre che di
-prole illegale, e per avere il reale possesso di sè stessa e delle cose
-sue, mai non dovrebbe piegare il collo al giogo del matrimonio; e così
-facendo ella non farebbe che ridurre a pratica le immorali lezioni,
-che le dà il codice con tanta eloquenza; donde poi la corrutela massima
-dei costumi; la origine incerta delle famiglie; la moltiplicazione allo
-infinito degli orfani e degli esposti, non potendo la donna, priva del
-diritto industriale, bastare all'alimentazione di numerosa prole; e ci
-darebbe così, delle generazioni degenerate dal punto di vista fisico,
-depravate, dal punto di vista morale, miserabili, dal punto di vista
-economico, e dal punto di veduta politico, terribile ed eterna minaccia
-all'organismo sociale.
-
-Se le cose, la Dio mercè, non sono ancora a questo punto (benché i
-grandi centri già mostrino prepotenti gli elementi, che vi ci debbono
-condurre più o meno presto, se non si pensa al riparo), gli è perchè,
-e unicamente perchè, l'umanità, migliore assai delle demoralizzatrici
-legislazioni che la reggono, nell'intima vita delle famiglie non
-applica e non osserva le leggi. Egli è perchè generalmente la donna,
-più morale assai che non la vorrebbero i codici, preferisce incatenare
-sè stessa e le sue sostanze, e piegare il collo sotto il giogo che
-vede e sente iniquo ed ingiusto, perchè, ed unicamente perchè, le
-guarentisce un po' d'onore; quell'onore che la legge non cura e
-calpesta, dando al marito il diritto di disconoscere il figlio; ed
-indulgente quale ell'è alle seduzioni, le cui conseguenze abbandona
-tutte intere al debole che tiene nell'ignoranza, e perdona al forte che
-istruisce, e che non vuol manco conoscere — § 185. Le indagini sulla
-paternità non sono ammesse — § 186. Le indagini sulla maternità sono
-ammesse.
-
-Questi due paragrafi fanno sorgere spontanea più d'una riflessione.
-
-L'egregio professore Albini, ne' suoi _Principii della filosofia del
-diritto_, ammette il diritto d'educazione dei figli siccome diritto
-non solo morale, ma anche giuridico — (§ 92 e 65). Più lungi egli
-vede nel padre solo le attitudini fisiche e morali, che ne fanno il
-necessario capo della famiglia; e su queste attitudini egli fonda la
-patria potestà, e con lui la legge, ch'egli ormeggia riverentemente,
-permettendosi talora delle timidissime osservazioni.
-
-Ma se la legge è davvero convinta, che il padre solo basti a reggere
-la famiglia, e provvedere i figli materialmente e moralmente, secondo
-è diritto loro _morale_ e _giuridico_, epperò si crede in obbligo di
-circondare il padre di tanta autorità, come dunque, smentendo a sè
-stessa, abbandona alla madre sola la prole naturale, col vietare la
-ricerca della paternità? O la legge adunque non crede necessaria tutta
-l'autorità di cui circonda il padre, o non crede la madre incapace,
-come sempre l'afferma, ma anzi assai più atta del padre, dacché le dà
-lo stesso cômpito senza gli stessi mezzi, o che disconosce nel figlio
-naturale il _diritto morale_ e _giuridico_, che il professore Albini
-vede così lucidamente servir di base alla patria potestà.
-
-Non sarò io certo che mi darò il fastidio di sgarbugliare questa
-aruffata matassa di incoerenze.
-
- *
-
-Procediamo ora ad un rapido sguardo sulle condizioni della donna
-maggiore, vedova o nubile ch'ella sia.
-
-Libera dai pesi della famiglia, non vincolata ad ogni ora e momento ai
-più minuti capricci d'un consorte, vivendo o della propria industria,
-o del proprio censo, non v'ha ragione nessuna che la debba, in faccia
-alla legge, inferiorizzare nei diritti competenti ad ogni cittadino.
-
-Eppure non è così. La legge assume sulla donna per conto suo una
-seconda edizione della patria potestà, e ne limita ad ogni tratto
-l'autonomia ed i diritti, con un'aria di sollecitudine che tutta rivela
-la sua profonda convinzione dell'incapacità femminile. Ed a ciò non
-si accontenta, ma con patente ingiustizia si dà premura eziandio di
-diminuire per lei anche quella porzione di beni, che l'ordine della
-natura le assegna, e vo' dire delle disposizioni della legge nelle
-successioni _ab intestato_.
-
-Il codice Albertino dedica un apposito capitolo alla consacrazione
-di questa flagrante ingiustizia, fondata sul vieto diritto feudale,
-il quale avea saputo imaginare, come ognun sa, a maggior bene e
-gloria delle famiglie, l'oppressione di tutti i suoi membri, quale
-forzatamente coniugato, quale violentemente monacato, tutti, meno uno,
-snaturatamente spogliati.
-
-Ora, nel secolo decimonono, il codice Albertino conserva fresche
-fresche le sue velleità feudali, e fa ancor dell'amore col passato
-trapassato.
-
-In grazia che l'umanità ha un secolo di più, si rassegna ad emancipare
-tutti i suoi membri maschi, chè, in quanto ai membri femmine, non c'è
-mai premura; ed egli trova d'altronde, che il diritto scritto fa molto
-bene d'emanciparsi un po' dal diritto naturale, troppo più democratico
-che non comportino certi interessi; per cui: «Trattandosi di
-successione paterna, o di altro ascendente paterno maschio, la porzione
-di successione che spetterebbe alla femmina, o suoi discendenti, eredi
-o non della medesima, _sarà devoluta, a titolo di subingresso_, e
-secondo le regole di successione, _ai suoi fratelli germani, o loro
-discendenti maschi da maschi_, ove esistano; e in difetto di fratelli
-germani o loro discendenti maschi, ai fratelli consanguinei e loro
-discendenti maschi da maschi come sopra».
-
-Il § 944 decreta la stessa disposizione riguardo alla successione
-d'un fratello germano e consanguineo, se la donna trovasi qui pure in
-concorrenza con maschi, o con loro discendenti maschi da maschi, come
-sopra.
-
-Il § 945 conferma la stessa disposizione riguardo alla successione
-materna, esclusa sola la concorrenza dei fratelli consanguinei.
-
-La donna sorella, è l'elemento sul quale fa, assai generalmente, le
-sue prime armi la petulanza virile; e queste disposizioni sembravano
-fatte per apporre la legale ratifica a questo comunissimo fatto; ma,
-cessato il feudalismo, gli uomini della legge sentono benissimo di non
-potere in alcun modo, non che giustificare, neppure spiegare, non fosse
-altro, con ragioni di coerenza siffatta ingiustizia. D'altronde la
-dottrina del diritto è oggidì abbastanza sentita dalla coscienza delle
-masse, perchè si possa più oltre procedere in un ordine di cose ormai
-divenuto impossibile. Nè ci riconosciamo noi stessi il diritto di più
-oltre insistere su questo proposito, dacché siamo informati, che la
-commissione incaricata di rivedere i codici dal Parlamento nazionale,
-ha già compreso questo articolo fra quelli, ch'esser debbono oggetto di
-riforma.
-
-Se la pubblica opinione è il movente di questa riforma, lodiamo
-altamente il suo tatto politico dei tempi: se è il sentimento di
-giustizia, lo lodiamo ancora più. Si ricordi tuttavia il Parlamento
-italiano, che queste anticaglie barbariche, ed altre ancora, disparvero
-già da tempo dai codici delle nazioni, che dall'Italia ricevettero
-la civiltà; e faccia però, che più d'una provincia nel bel paese
-ripensando alle teutoniche istituzioni non le rimpianga!
-
-Ma procediamo innanzi nell'esame delle condizioni della donna maggiore.
-
-Riguardo alla tutela vi sono titoli di dispensa, titoli di rimozione,
-titoli d'esclusione.
-
-Va senza dire, che i titoli di dispensa, per l'uomo sono gloriosi.
-Essi sono, od un privilegio annesso alle regie onorificenze, od
-un'impossibilità prodotta dalle grandi cariche dello Stato. Per la
-donna non è questione di tutto ciò, dappoichè l'uomo nel suo ingenuo
-egoismo, e nella beata convinzione della sua esclusiva eccellenza, non
-decreta che a sè stesso titoli e cariche; per cui la cosa è a riguardo
-di lei assai più semplificata.
-
-Il titolo di dispensa per la donna è il suo semplice rifiuto. Notate,
-che in questo caso non può essere che la madre od una ascendente.
-
-Il titolo di rimozione è un nuovo matrimonio, come quello che è sempre
-destinato a colpir di paralisi la sua vita morale.
-
-Il titolo d'esclusione in regola generale è per la donna, l'essere
-donna.
-
-La donna adunque, anche maggiore, è appena riputata capace
-d'amministrarsi; benché nel caso di certi atti legali, che la
-riguardano tutta sola, come a mo' d'esempio l'atto di donazione fra i
-vivi, sia più inceppata assai che l'uomo. Oltre all'esplorazione della
-sua libera volontà, per parte del prefetto o del giudice di mandamento,
-debbono essere sentiti in proposito due parenti della donante; od in
-difetto di quelli, due amici della sua medesima famiglia. Più, delle
-donazioni, che non importano l'obbligo d'omologazione, è più ristretto
-il numero dei casi per la donna, che non per gli altri cittadini.
-Le sue donazioni debbono tutte corredarsi della ratifica legale, non
-eccettuate che quelle fatte nella cerchia della famiglia e discendenti,
-a titolo di dote od aumento di dote.
-
-Esclusa, in regola generale, la donna dalla tutela ed anzi tutelata
-eternamente ella stessa, non deve meravigliare il vederla esclusa
-dal consiglio di famiglia, per cui, anche davanti a questo tribunale
-intimo, davanti al quale si agitano gl'interessi più cari al suo cuore,
-e dove la voce di una madre, di un'ava, di una sposa e di una sorella
-sembra reclamata dalla natura, trovasi la donna annullata dalla legge.
-
-Non dite più, che la donna è fatta per la famiglia; che nella famiglia
-è il suo regno ed il suo impero! Le son queste poetiche iperboli e
-vacue declamazioni, come mille altre di simil genere. Ella esiste nella
-famiglia, nella città e dovunque in faccia ai pesi ed ai doveri; da
-questi all'infuori ella non esiste in nessun luogo.
-
- *
-
-Partendo dal principio della assoluta nullità femminile, che la
-legge afferma nella prima sua pagina, snaturalizzando la donna, che
-sposa uno straniero, lieta si direbbe di trovar plausibile pretesto
-a sbarazzarsene, e che sancisce ad ogni articolo che la riguardi,
-dovrebbe, ad essere conseguente, non riconoscerle la responsabilità.
-
-Farà egli bisogno di ricordare al legislatore, che quell'essere è
-responsabile che porta nell'azione sua piena intelligenza, perfetta
-avvertenza e libera volontà; e che però, quella creatura, alla quale
-voi negate la pochissima intelligenza che basta a saper reggersi dietro
-la norma de' suoi stessi materiali interessi, tanto più dev'essere
-ottusa nelle nozioni tutte astratte e speculative del bene e del male,
-del giusto e dell'iniquo?
-
-In base a questo sillogismo, la cui logica soluzione si presenta
-spontanea all'occhio di chiunque, noi saremmo in diritto di credere,
-che la donna è riconosciuta incapace di contravvenzione, epperò altresì
-di castigo.
-
-Ma no; la legge che si ispira agli interessi e non ai principii è
-condannata per l'ordine fatale delle idee a contraddirsi.
-
-Leggo nel codice penale, che la donna è dichiarata a 18 anni
-perfettamente responsabile di sè stessa, epperò egli più non si crede
-in dovere di rivendicarne l'onore.
-
-Che se nuova, semplice, ignara, come pressoché tutte le giovinette,
-delle consacrate immoralità del codice, crede tuttavia alla santità
-della parola ed alla inviolabilità del giuramento e si lascia sedurre,
-allora la legge, come la plebe romana in faccia ad un cadavere
-sanguinoso, che rivela un assassino, domanda tenera e sollecita _s'è
-salvato lo poveretto?_ Senza pur sognare della vittima, la legge così
-si affretta d'informarsi se la vittima è diciottenne, e trovatala tale
-tira un gran fiato, ed accocolandosi ripete soddisfatta, _non è ammessa
-la ricerca della paternità_.
-
-Ma e se la misera giovinetta non trova più pane neppure a prezzo di
-penoso lavoro?
-
-Se pesa sopra di lei una farisaica opinione, che dai codici educata
-conosce due morali, una rigida pel debole e pel sedotto, un'altra
-dolce e larghissima pel forte e pel provocatore, chi toglierà dalla sua
-giovine fronte quell'angoscioso rossore?
-
-Come potrà, se povera, prender cura del frutto delle sue viscere che se
-è dalla legge ripudiato, ê però accolto e benedetto dalla natura?
-
-Chi? Come? Forse che la legge s'intende a tutto ciò? L'onore? Ma la
-legge ha ella mai riconosciuto un onore? Se ne è ella mai preoccupata?
-
-Mi ricordo ch'ella si è preoccupata delle diffamazioni; ma avreste
-voi per avventura la semplicità di credere che i fatti, che tolgono
-l'onore, siano tanto gravi e decisivi quanto le parole che l'insidiano?
-
-La legge si sollecita della proprietà più che della persona, delle
-parole più che dei fatti, quando degna occuparsi della donna.
-
-Ella si trova l'obbligo di tutelare la sua proprietà perchè si tratta
-di limitarla, e fa con lei della galanteria perchè voglia rinunciare a'
-suoi diritti sulla prole; ma non si trova in obbligo di tutelare la sua
-persona oltre i 18 anni, e non crede, per esempio, dovere spingere la
-galanteria fino a sottrarla al patibolo.
-
-Il giudice od il prefetto non le troveranno tanta intelligenza e piena
-coscienza di sè, da apporre ad un suo atto la legale sanzione; ma il
-rappresentante del pubblico ministero saprà mettere alla luce del sole
-così bene il suo ingegno, la sua finezza, la sua perfetta coscienza
-nell'azione, la sua piena responsabilità, che si dovrà riconoscere il
-suo pieno diritto a vent'anni di reclusione.
-
-Che importa alla legge di smentire a sè stessa ad ogni pagina, ad ogni
-riga? Ella vi si rassegna, perchè già sa filosoficamente, che ella
-è questa la sorte fatale d'ogni dispotismo, che, mentre spregia lo
-schiavo come nullità, fa ogni sforzo per mantenerlo tale, come partisse
-da un criterio diametralmente opposto.
-
-Ognun sa che la testimonianza dello schiavo negro non pregiudica
-il bianco, nè vantaggia sè stesso; ma quella stessa testimonianza,
-riputata fallace od imbecille se diretta a danno dell'oppressore ed a
-proprio vantaggio, è però creduta veridica ed autorevole se rivolta a
-proprio danno o de' suoi compagni di sventura.
-
-Quando l'ingiustizia mai non venisse con sè stessa in contraddizione,
-quando il diritto offeso nel suo principio e nella sua ragione non
-manifestasse in ogni sua parte profonda lesione alla logica ed alla
-giustizia, noi saressimo tentati di credere che il diritto e la
-giustizia non sono verità, che la mente umana delira sulle loro traccie
-dietro larve e fantasmi, e che la filosofia non ha per anco escogitato
-neppure l'alfa della base necessaria all'organismo sociale.
-
-Passiamo ora a disaminare le condizioni della donna in faccia ad altre
-istituzioni e ad altri diritti.
-
-Dovunque la troveremo martire, dappertutto la vedremo annichilata od
-inferiorizzata; pure, noi lo dichiariamo altamente, a dispetto dei
-mille ostacoli e delle cento ingenerose barriere che si elevano fra
-lei e la libertà, non disperiamo della sua sorte e portiamo profonda la
-fede de' suoi futuri destini.
-
-Come al popolo, che ha scosso il giogo di secolare oppressione,
-guardano ansiose le ancora oppresse nazioni; così i dolori tuttora
-spasmodici della misera umanità, le viete sue piaghe incancrenite,
-cercano la donna, che veggono lentamente svilupparsi dal funebre
-sudario e scostarsene ad una ad una le pieghe, che tali sono per lei
-appunto le pagine dei nostri codici.
-
-
-
-
-LA DONNA NELL'ESCLUSIONE DEL DIRITTO
-
-
- Tutti (gli uomini) hanno la stessa natura
- e gli stessi attributi; donde nasce per
- tutti l'identità dello stesso fine e degli
- stessi doveri.
-
- TAMBURINI, _Corso di Filosofia Morale_.
-
-Basato il diritto sulla facoltà, non individuale ma generale alla
-natura umana, visto essere il diritto la legittima pretesa d'ogni
-essere allo sviluppo delle facoltà proprie del suo tipo, ed a tutte
-compiere le funzioni che gli fanno raggiungere il suo fine; io non mi
-dilungherò a provare, che la donna, essere umano, non ha un diritto
-di meno dell'uomo, finchè non usurperà il sacro nome di diritto il
-privilegio.
-
-Solo dirò, che i giurisperiti tutti, benchè non formulandosi nessuna
-base filosofica di diritto, tutti però viddero voler giustizia e
-ragione che ad ogni essere umano si estenda il diritto; epperò,
-non potendo essi in nessun modo negare alla donna di appartenere
-all'umanità, venir poi essi tutti con loro stessi in contraddizione,
-ogni qualvolta li veggiamo porre squilibrio fra l'uomo e la donna, e
-così la giustizia ferire con una spada a due tagli che, mentre nega
-all'uno il diritto, accorda all'altro un privilegio.
-
-Gli è perciò che, di tutte le accuse portate contro la donna allo scopo
-di giustificare il modo iniquo, col quale è dalle leggi trattata, non
-essendo dalla natura nè dalla ragione sancite ma dalle sole passioni,
-nessuna può regger salda davanti a pochissima osservazione, ed in
-faccia alla vera base del diritto.
-
-Si disse: la donna è incapace.
-
-Ma non è possibile negare l'intelligenza di molte donne più di
-quel che si possa disconoscere l'imbecillità di molti uomini. Ma
-sull'intelligenza individuale non è basato il diritto.
-
-Si disse; la donna è debole.
-
-Non è possibile negare la forza e la vigoria di molte donne, come è
-impossibile negare la gracilità ed il cronicismo di molti uomini. Ma
-sulla forza e sulla sanità non è basato il diritto.
-
-Voi obiettate il genere delle sue funzioni?
-
-È impossibile dimostrare e provare che la maternità, l'ordine
-famigliare, sovente l'insegnamento, il commercio, la produzione
-industriale, siano occupazioni meno necessarie e meno nobili,
-che quelle dello straccivendolo, dello spazzino, e della livrea
-d'anticamera. Ma sulle funzioni non è basato il diritto.
-
-Forse che la sua speciale organizzazione, che la fa soggetta a crisi e
-peripezie, la rende insuscettibile all'esercizio del diritto?
-
-L'esercizio d'un diritto civile qualunque, non essendo un facchinaggio,
-potrà sempre esercitarsi dalla donna sana, meglio assai che dall'uomo
-malato, al quale pur tuttavia non si toglie; il che prova che
-sull'organizzazione normale non è basato il diritto.
-
-Ma la sua ignoranza, la rende inetta!
-
-Non è possibile negare la coltura di molte donne, più che non sia
-possibile di disconoscere l'ignoranza di molti uomini. Chi è più colto,
-della donna che dirige un istituto d'educazione ed il famiglio che
-guida ai pascolo i majali? Ma sulla coltura non è basato il diritto.
-
-Nè si potrebbe obiettare con maggior fortuna, la protezione che l'uomo
-esercita sulla donna, che abbiamo già visto illusoria, e dalla legge
-stessa rinnegata ogni qualvolta s'incarica di controllare il marito
-e di difendere contro di lui la donna. Non l'alimentazione, perchè
-oggidì la donna contribuisce alle spese della famiglia, sia colla sua
-dote, sia col suo censo, sia col lavoro personale, sicchè la casa che
-abita non è più casa maritale, ma coniugale. — In quanto poi alla donna
-maggiore, la questione non ha neppure ragione di posarsi.
-
-Non il mandato, perchè il mandato che il marito tiene dalla moglie,
-secondo il regime comune, è violentato ed imposto dalla legge, il che
-gli toglie ogni valore in faccia all'equità. — Anche questa obiezione,
-per la donna maggiore, non ha ragion d'essere.
-
-Non le molteplici cure della famiglia, perchè non sono queste
-più assidue che quelle del fabbro che batte dodici ore al giorno
-sull'incudine, del ministro che ha gli affari di tutto un regno, del
-soldato che è notte e giorno sotto l'incubo d'una severa e minuta
-disciplina.
-
-Per me, come per voi e per tutti, il ballerino vale la ballerina, il
-virtuoso la virtuosa, il sarto val la modista; non vedo differenza
-fra il merciaio e la merciaia, fra la fantesca che pulisce la casa e
-lo spazzino che scopa la strada, fra il bifolco che guida l'aratro e
-la contadina che rimonda i grani, fra l'operaio che tesse la tela e
-l'operaia che l'ordisce; qual differenza, vedete voi fra questi, di
-funzione, di prodotto, di valor personale? Perchè dunque la ballerina,
-la virtuosa, la modista, la merciaia, la fantesca, la contadina e
-l'operaia aver non possono i diritti che si stimano ragionevolissimi e
-competentissimi al ballerino, al virtuoso, al sarto, al merciaio, allo
-spazzino, al bifolco ed all'operaio?
-
-Se sulle funzioni, sul prodotto, sul valor personale fosse basato il
-diritto, ancora non potrebbesi, senza inconseguenza ed ingiustizia,
-escluderne la donna, che funziona, produce, e rappresenta un valore,
-come madre, come industriale, come proprietaria. Ma sopra tutto ciò,
-non è, non fu basato il diritto.
-
-Il diritto è fondato sulla facoltà riconosciuta propria di una data
-natura; come tale ogni essere d'ogni specie ha diritti suoi proprii.
-
-Nell'essere umano, se la facoltà non è sviluppata, ciò non può essere
-che per un difetto intrinseco, o per un difetto estrinseco.
-
-Se il difetto è intrinseco, l'individuo è malato, la sua
-insuscettibilità sia organica, sia accidentale, è una anomalia che
-nulla toglie al principio del diritto. S'egli non avrà coscienza o
-potenza d'esercitare il suo diritto, egli non pur cercherà di farlo.
-Così niuno crederebbe doversi spogliare de' suoi diritti civili
-l'alienato di mente. Egli non incorre di fatto che nella sospensione
-del suo esercizio.
-
-Od il difetto è estrinseco, e l'individuo è allora vittima del cattivo
-mezzo nel quale ha vissuto: dei provvedimenti che la società, o le
-persone della natura, o dalla legge delegate, non hanno prese per
-svilupparlo. Anche in questo caso, benchè di fatto egli non sappia
-esercitarlo, l'anomalia nulla può detrarre al principio generale del
-diritto.
-
-Ora queste riflessioni ci portano naturalmente ad esaminare la donna in
-faccia al diritto di educazione e di istruzione, riconosciuto siccome
-diritto morale e giuridico.
-
- *
-
-Io non dubito punto che, in una società illuminata ed educata al culto
-del vero e del giusto, basti gettare in mezzo un problema che soluto
-volga in meglio la sorte di pochi o di molti, perchè tosto divenga la
-tesi di simpatia per tutte le anime generose, e per voi poi, signore
-colte e gentili a cui io parlo, un punto fisso di direzione.
-
-Ebbene, la tesi ch'io vi pongo a tutti, è l'educazione della donna.
-
-La donna ha, come essere umano, diritto _morale e giuridico_ di
-educazione e di istruzione.
-
-Più, la proprietà femminile paga imposte al par della virile; ma
-siccome lo Stato non ha per lei educazione pubblica, non scuole
-tecniche, non ginnasii, non licei, non università; dunque lo Stato è
-colpevole, verso la donna, di furto.
-
-Come proprietaria e contribuente, ha diritto d'equità, ad educazione
-assai più solida, ad istruzione assai più larga, che quella non sia che
-le è impartita oggidì.
-
-Ed invero, chi oserebbe asserire che vi sia, al dì che corre, per la
-donna un'educazione, quando non si voglia chiamar tale ciò che in fatti
-non lo è; voglio dire la reclusione di quattro, sei, otto anni in un
-convento, cioè in un mondo artificiato, escendo dal quale non si può
-meglio dirsi educato, di quel che possa chiamarsi acclimatizzata una
-pianta di papiro in una serra d'Italia?
-
-Chi oserebbe asserire, che v'abbia oggidì per la donna un'istruzione,
-quando non si voglia chiamar tale ciò che in fatto non lo è, che ci
-dà, sotto la frase solenne di studii di perfezionamento, poco più che i
-vocaboli delle scienze che non si insegnano?
-
-Le funzioni dello spirito, dipendendo dallo stato normale degli
-organi, siccome appunto destinati alla estrinsicazione delle facoltà
-spiritiche, ne risulta, che lo sviluppo fisico sia un indispensabile
-preliminare e coadiutore allo sviluppo morale ed intellettivo.
-
-Ora, chi oserebbe asserire, che vi sia per la donna qualche ginnastico
-esercizio che ne moderi la pusillanimità; o se non altro aria, moto e
-giuochi, tendenti e sufficenti al suo fisico sviluppo nei suoi istituti
-e peggio ne' suoi conventi, quando non si voglia chiamar tale ciò
-che infetti non lo è; cioè il breve sollazzo, che goder possono le
-fanciulle sotto il severo e meticoloso cipiglio monacale?
-
-Vivendo quasi recluse con poca aria e meno moto, collo spirito non
-d'altro pasciuto che di pochi studii mal assortiti, che altro non
-sono che un dirozzamento: informate, o meglio sformate ai principii,
-perchè la metafisica loro è somministrata a larghe dosi in luogo di
-filosofia: allevate nel Buddismo più assai che al cristianesimo od alla
-ragione: impossibilitate a farsi un sano criterio per difetto di dati;
-per formarsi intellettivamente, moralmente e materialmente, non resta
-loro che di dar fine a questo simulacro di educazione, strano impasto
-d'elementi impossibili, per cominciarne un'altra, l'educazione del
-mondo, l'educazione dell'esperienza, l'educazione dell'osservazione,
-l'educazione insomma della natura; che se lasciata a sè stessa, procede
-nulla più che a passo di testuggine, ha, se non altro, il vantaggio
-ed il merito, di mostrar loro gli uomini, e le cose quali sono, e non
-ne falsa il criterio, non ne vincola la ragione, non ne atrofizza il
-cuore.
-
-Qual meraviglia se da siffatta educazione esce la donna incompatibile
-colla famiglia; qual meraviglia, se avvezza al nebuloso linguaggio
-metafisico, vi fa gli occhioni sui più semplici dettami della
-filosofia, e simile ad un cavallo, che tutto adombra, freme e
-raccapriccia di ciò che non comprende, e s'atterrisce fin della sua
-ragione?
-
-V'ha poi un altro genere d'educazione per la donna, cioè un altro
-estremo peggior del primo, ed al quale accennavo sul principio di
-questo lavoro; il quale, tendendo ad informare la donna al culto
-dell'opinione, non la educa già, la _adorna_, e la adorna della diafana
-superficie di molte, e molto belle cose, ed anzitutto si preoccupa
-di darle quei talenti, che la faranno meglio ammirare e piacere.
-L'esposizione è ricchissima, ma non è tale se non perchè tutto il
-magazzino è sul davanti. Queste donne non sono fatte per loro, sono
-fabbricate ad altrui uso e consumo.
-
-Qual meraviglia se da una siffatta educazione esce la donna vera
-nullità e ben tosto demoralizzata; poiché, dopo aver fatto al mondo il
-sagrificio delle sue facoltà, ed aver aspettato da lui riverentemente
-la cifra del suo valore, qual altro avvilimento, qual'altra
-degradazione le è impossibile?
-
-E nell'una educazione e nell'altra la donna non sa che si voglia
-intendere per progresso, per libertà, per diritto, per lavoro, per
-associazione, per solidarietà, per principii.
-
-Assorta collo spirito in un'atmosfera, che non è quella del mondo
-reale, inviluppatavi dal misticismo; oppure non amando che sè stessa,
-ed idolatrandosi sopra ogni cosa, il mondo avvanza ed ella resta
-indietro. Vede ella l'agitarsi di tanti uomini e di tante cose senza
-nulla capirvi; ode nelle discussioni frequenti il cozzo di cento idee:
-vede nella vita di mille partiti l'urto di contrarii interessi; vede
-combattersi sulla faccia della terra una titanica lotta; ma il suo
-spirito, incapace perfin di parteggiare, non ne è per nulla curioso;
-oppur cocciuta conservatrice vorrebbe risuscitare l'impossibile
-passato.
-
-Ora così non può, non deve camminare la cosa!
-
-Legislatori, occupatevi della educazione della donna! Non vi ostinate
-nella negazione della giustizia! Si consultino le sue attitudini, si
-assecondino le sue vocazioni e si applichino. Ella vi ha un _diritto
-morale e giuridico_.
-
-Se l'identità del fine tragge con sè identità di dovere, desso suppone
-altresì identità d'attitudini. Ora ciò tutto costituisce un diritto
-ingenito ed innegabile, donde un altro diritto, l'applicatone di queste
-attitudini educate e sviluppate in funzioni adequate e corrispondenti:
-funzioni che null'altro vieta alla donna che il meschino pregiudizio
-d'una lunga abitudine d'esclusione, che lei intimidisce dallo
-aspirarvi, e l'uomo ritragge e sfiducia dallo affidarle.
-
-L'intelligenza femminile è un terreno vergine ed inesplorato; peggio,
-è terreno sul quale imperversarono mai sempre ingenerosi i venti degli
-iracondi interessi, le grandini avvelenate delle satire e dei sarcasmi,
-le nebbie fitte ed asfisianti dei religiosi terrori a soffocarvi in
-germi, od a mietervi immatura la spontanea vegetazione.
-
-Ma siccome, in faccia al principio incontrovertibile del diritto, la
-donna ha diritto all'istruzione; siccome il suo spirito è vocato a
-progredire; siccome la sua intelligenza si è potentemente svegliata in
-pochi anni di libera vita; siccome tutti i diritti sono fratelli, e la
-donna lo capisce generalmente assai bene; siccome la filosofia reclama
-la donna per riceverne coll'impronta del suo genio un po' di possibile
-e di concreto, così voi la vedete, spinta da un impulso fatale,
-ingombrare infinito numero di istituti e di scuole ansiosa del sapere:
-e verrà giorno, in cui ella saprà imporsi, poichè saprà informare
-i suoi figli alle cose nuove, e col suo attivo intervento imprimerà
-un nuovo impulso alla rivoluzione sociale; poichè ella è sazia delle
-antiquate dottrine, delle quali voi vi ostinate a rivestire il suo
-spirito, e che voi già da tempo avete per conto vostro rejette; ella
-è sazia di fede, e vuole un'po' di ragione, ed alla sua fame più non
-bastano le aride bricciole dei vostri banchetti.
-
-Fate posto alla donna e tutto si rifonderà, e si riformerà meglio assai
-di quel che possiate fare voi pochi e rigorosi atleti del pensiero, che
-la mente indomita spingete fin nelle nubi, ed ai bassi mortali rimanete
-pur sempre incompresi, chè in voi ammirano nulla più che sublimi
-utopie.
-
-Fate posto alla donna, senza di lei l'umanità è incompleta; come spera
-ella compiere il suo lavoro?
-
-Fate posto alla donna, ed il suo arrivo nella vita sociale sarà il
-trionfo del diritto, della giustizia e della libertà.
-
- *
-
-Per la necessaria influenza, che la legislazione esercita sulla
-opinione, i costumi vi si uniformano e creano delle prevenzioni e
-dei pregiudizii, che durano imperterriti davanti alla guerra che loro
-combattono la ragione ed i fatti.
-
-Ora, avendo le leggi tutte, quali più, quali meno, inferiorizzata la
-donna, questa disistima si estese eziandio alle sue produzioni, benchè
-la ragione ed i fatti provino tutti i giorni, che il lavoro della
-donna è nobile, è necessario, è perfetto, quando anche non è identico a
-quello dell'uomo.
-
-Questa disistima della produzione femminile fa sì, che la donna debba
-starsene per una misera mercede da mane a sera inchiodata ad un lavoro
-penoso, non guadagnando talora pur tanto da levarsi la fame.
-
-E negli stabilimenti d'industria e di speculazione non è ella cosa
-convenuta, che la donna debba al par dell'uomo affaticare e produrre
-per una mercede assai più scarsa?
-
-Nè si dica, che la donna ha meno bisogni. In regola generale il lavoro
-dev'essere retribuito in ragione del suo intrinseco valore, e non già
-in vista del maggior o minor bisogno dell'operaio. Che se amano carità
-e filantropia largheggiare nella mercede là dov'è urgente e grave il
-bisogno, vuole la più elementare nozione di giustizia, che l'opera sia
-retribuita per non meno di quel che vale.
-
-D'altronde, che cosa significa questo che la donna ha meno bisogni?
-
-Quando si tratta di darle l'esercizio d'un diritto, allora diventa,
-la donna, la creatura dai mille bisogni e dalle molteplici esigenze.
-Allora vengono in campo le frequenti malattie, le perpetue lesioni
-nervose, le crisi inevitabili, i lunghi squilibri, e si vuol vedere uno
-stato morboso e patologico perfin nelle leggi puramente fisiologiche,
-che reggono il suo modo d'esistenza, per dimostrarla impotente, non che
-a muoversi dal suo scanno, neppure a far atto di presenza ad un atto
-legale di nascita o di matrimonio, sprofondata in un seggiolone.
-
-Ora, questa creatura, che si vuol fragile come una piuma di cigno,
-diviene ad un tratto d'una potenza erculea per affaticar tutto giorno
-come l'uomo, e meno di lui retribuirsi.
-
-Eh finiamola di contraddirci, e di porre le prevenzioni nostre al posto
-della natura. Il ricco vuole la donna esile, e tenta persuaderle che è
-di vetro affinchè, stesa tuttodì su un morbido sofà, punto non pensi a
-controllare il governo maritale. L'uomo del popolo persuade alla sua
-donna ch'ella è vigorosissima, per vivere egli pure del suo lavoro,
-se accade, come spesso, al marito di amar meglio le gozzoviglie che la
-fatica.
-
-A meno che non si vogliano calcolare, come altrettanto minor cifra
-di bisogni nella donna, l'ebbrezza alla quale generalmente l'uomo
-s'abbandona, ed ella no; il giuoco, vizio che l'uomo generalmente ha,
-e che la donna generalmente non ha; le frequenti gozzoviglie, che la
-donna operaia non conosce quasi, e nelle quali l'uomo del popolo affoga
-spesso il frutto del sudore della settimana, al quale avrebbe la sua
-famiglia sacrosanto diritto.
-
-Ecco i minori bisogni che ha la donna; ma vi sono poi i maggiori,
-che tutti si risolvono in economie per il tempo delle malattie, per
-la stagione priva di lavoro, per le minute provvidenze della casa,
-delle quali il marito non conosce neppure il nome, per le vesti ai
-bambini e talvolta ancora il pane a che il padre non pensa, e non è
-sgraziatamente troppo raro il caso.
-
-Oh voi almeno, mie giovani lettrici, per quell'affetto solidale e
-fraterno, che deve vincolarvi colle creature del vostro sesso, per quel
-sentimento di giustizia, ch'esser dovete prime ad applicare dovunque
-è un diritto da rivendicare; oh, non diminuite mai la mercede alla
-donna del popolo, che provvede ai vostri agi ed al vostro lusso. Quella
-moneta, che voi non sottraete al suo lavoro, in luogo d'accrescere
-un balocco più o meno elegante sul vostro tavolo, un fiore più o meno
-sfolgorante nelle vostre treccie, che la natura ha già fatte d'oro e
-di seta, andrà convertita in pane a saziar la fame d'una mezza dozzina
-d'angioletti, e si avvolgerà, tramutata in tepida lana, attorno ai loro
-nudi e tremanti corpicini. Non la trovate voi assai meglio impiegata?
-
-A redimere la donna dalla tirannide di questo ingiusto costume,
-non v'ha che l'associazione organizzata su larga scala. Vuolsi
-perciò tentare ogni mezzo a persuadere alla donna del popolo, che
-l'associazione è moltiplicazione indefinita di potenza, ma che, ad
-esser feconda in risultati, non deve arrestarsi ad un mutuo soccorso,
-ma devono le contribuzioni delle associate costituire un fondo da
-convertirsi in materia prima.
-
-Questa, lavorata poi dalle associate colla massima perfezione, sarebbe
-esposta alla vendita con prezzi più rilevati dei comuni.
-
-Ciascun membro sarebbe retribuito dalla società secondo il suo lavoro,
-e dedotte le spese d'acquisto della materia prima, si procederebbe ad
-epoche periodiche ad un'equa distribuzione degli utili.
-
-È però necessario, che l'associazione si estenda siffattamente in ogni
-città e provincia che sia impossibile al compratore il provvedersi quei
-dati generi altrove che nel magazzino della società.
-
-Senza di ciò l'emancipazione industriale della donna operaia resta
-affatto raccomandata al sentimento d'equità e di giustizia dell'uomo,
-e che cosa sia in diritto d'aspettarsene ella già sa, volgendo uno
-sguardo sulla condizione sua in tutti i secoli.
-
- *
-
-Oltre la miseria ed il bisogno, altre e peggiori conseguenze porta
-con sè la privazione del diritto industriale nella donna, e queste
-conseguenze si estendono all'uomo, ed infestano di orride piaghe tutte
-le generazioni.
-
-Già lo dicemmo altrove, la miseria nella donna suona prostituzione.
-
-Parent-Duchâletet attesta, che sopra tre mila creature perdute in
-Parigi, 35 soltanto erano in istato di poter nutrirsi.
-
-La legge poi, abbandonando alla donna tutte le conseguenze delle
-seduzioni, aggiunge anche il suo peso al giogo iniquo che già le
-gravita addosso, ed incoraggia l'uomo, che muove talora atroce guerra
-alla figlia del popolo.
-
-Sono manufatturieri che seducono le loro compagne d'industria, sono
-proprietarii e direttori di fabbrica che minacciano il rinvio alla
-giovine che loro non si abbandona e che, atterrita dal lurido spettro
-del digiuno, cede, ed è poi messa alla porta; sono padroni che
-scacciano dalle loro case giovinette disonorate, le quali trovano poi
-chiuse in faccia tutte le porte e tutti i volti atteggiati a dispregio;
-e l'impossibilità di onesta sussistenza le fa pendere dubbiose e
-tremanti fra l'infamia ed il suicidio.
-
-Ed invero, privata la donna del diritto industriale, chiusele davanti
-tutte le professioni, ridotta a vivere di poche industrie di infima
-retribuzione, ella è completamente alla discrezione di chi possa
-fornirle un po' di lavoro.
-
-Pensa ella bene a siffatta situazione della donna una certa farisaica
-virtù che, mentre perdona all'uomo l'uso e l'abuso d'una posizione
-ch'egli si è fatta col merito del muscolo, e lo sciopero ch'egli fa nel
-vizio delle sostanze e del patrimonio de' suoi figli, pretende poi, che
-ogni donna sia una eroina, che si lasci morir di fame anziché cedere
-alle esigenze del sempre immacolato provocatore?
-
-Dio mio! la società ha dessa un po' di quel viscere che si chiama cuore
-quando sparge a larghe mani il disprezzo e l'abiezione sulla fanciulla
-sedotta?
-
-Pensa dessa alle lotte tremende col bisogno dall'infelice combattute,
-alle vigilie frementi e sconsolate, alle lagrime cocenti che
-precedettero il fallo e lo seguirono, alla vergogna che le soffuse
-le guancie al solo ricordarlo, eppoi all'abbandono, al disprezzo
-prima temuto e poscia subìto, ai lunghi mesi di sofferenza, al frutto
-dell'errore a tutto suo carico, se pure non le fu indispensabile lo
-strazio d'allontanarsi il figlio di tanti dolori per abbandonarlo alla
-carità cittadina?
-
-Pensa dessa a tutto ciò la società quando, indulgente all'autor primo
-di tanti mali, apre talora a festeggiarlo le sue sale dorate ed i suoi
-brillanti convegni, e dovunque lo celebra amabile conquistatore?
-
-Ha dessa un cuore la società quando, disconoscendo nella donna il santo
-diritto di vivere del suo lavoro e non della sua persona, satirizza e
-chiama il ridicolo sopra uomini generosi che, tutti questi mali vedendo
-e deplorando, chieggono ad alta voce che si sottragga la metà del
-genere umano alla tirannia dell'altra; e più non si lasci codardamente
-la donna inerme bersaglio all'impeto di passioni e d'interessi non
-suoi, senz'altra difesa che quella d'un eroismo, che l'uomo, sovente
-schiavo incatenato d'ogni depravato istinto, è ben lungi dall'esser in
-diritto d'esigere da una creatura di lui già ben assai migliore?
-
-Ha dessa la società un bricciolo di quel sentimento d'equità e di
-giustizia di cui pur mena tanto scalpore, quando, mentre propugna
-per l'uomo libertà, e domanda assiduamente attività di commercio,
-circolazione di danaro, dilatazione del diritto, e freme e scalpita se
-l'ombra sola d'un dispotismo mostra di volerlo ledere in qualche parte;
-si fa poi lecito di menar colpi da orbo attraverso alla donna che, dopo
-avere con ogni sacrificio ed entusiasmo favoreggiato tutte le libertà,
-cerca ora la sua?
-
-Avendo la donna al par dell'uomo speciali attitudini, ha al par
-dell'uomo altresì diritto di svilupparle ed applicarle; questo
-c'insegna il principio del diritto ingenito. Vi ha diritto perchè,
-avendo diritto al lavoro, in lei sola sta la scelta del suo lavoro:
-vi ha diritto perchè praticamente e realmente ella lavora e produce;
-e nella industria e nel commercio, e nelle arti e nello insegnamento
-ella trovasi già su larga scala, e spiega a quest'ora delle attitudini,
-che si avrebbe forse avuto, non ha molto tempo, prurito di negarle.
-Vi ha diritto finalmente, perchè la società alla sua volta ha diritto,
-che la funzione venga esercitata da chi può meglio; e però, se fra più
-concorrenti, una donna mostra maggior idoneità, ella fra tutti vi ha
-diritto.
-
-Le siano dunque aperte le professioni, come già le furono aperte,
-benché in troppo angusto confine, le industrie; e trovi la donna
-del popolo, pane, e la donna colta, ma disagiata, onesto e decoroso
-guadagno.
-
-Fra le professioni, delle quali la donna sente e reclama con maggior
-calore la facoltà di esercizio, trovasi in primo luogo la medicina.
-
-È tempo veramente, ch'ella respinga assolutamente questa tirannica
-inquisizione virile sopra il suo corpo, e si pronunci energicamente
-sopra questo perpetuo oltraggio, che si fa al suo pudore.
-
-La facoltà medica già esercita nell'America del nord dalla donna verso
-la donna e verso l'infanzia, dà a quest'ora dei risultati, dei quali
-quelle popolazioni si applaudono; e non v'ha ragione perchè si debba
-negare in Europa, dove valenti scrittori dell'uno e dell'altro sesso si
-sono pronunciati sull'equità e sui vantaggi di questo provvedimento.
-
- *
-
-La donna fu ed è sempre considerata come fuor della legge, coll'aiuto
-della sua debolezza che si ha ogni studio ed ingegno di esagerare fino
-al ridicolo, e coll'opportuna _messa in iscena_ della sua pretesa
-incapacità, a smentire la quale sorgono dovunque invano splendidi
-fatti.
-
-Indarno la prosperità di mille case di commercio, di mille stabilimenti
-industriali attestano ed affermano i suoi talenti finanziarii ed
-amministrativi.
-
-Indarno le mille e multiformi produzioni del suo spirito fanno fede
-della svegliatezza e fecondità del suo ingegno.
-
-Invano regine e principesse, le cui splendide e recenti gesta non
-sono ad alcuno ignote, con saggio governo e con ogni forma di politico
-reggimento felicitando i popoli, e prosperando le sorti delle nazioni
-loro affidate, fecero e fanno fede dei talenti politici della donna.
-
-Indarno si odono tuttodì donne del popolo, coi loro schietti
-parlari, rivelarsi calde parteggiatrici, e darci della loro politica
-intelligenza una misura che non ci aspettavamo.
-
-L'opinione, o meglio la _prevenzione_ pubblica, alla quale omai non si
-può levar taccia di mala fede, si copre gli occhi, si tura le orecchie
-e ripete imperterrita: _la donna è incapace_.
-
-Ora, se si può vincere il pregiudizio, la mala fede non si vince;
-ma rimarrà pur sempre vero che, essendo il _diritto_ politico (non
-mi fermerò a discutere se con torto o con ragione) fondato sulla
-proprietà, ed essendo riconosciuta, affermata, e sopratutto _aggravata_
-la proprietà femminile al par della maschile, la donna è dalla legge
-una volta ancora lesa e violentata.
-
-Non bisognava imporre alla donna una dote per maritarsi, non bisognava
-obbligarla al lavoro per mantenersi, non bisognava che ogni Adamo del
-secolo decimonono scaricasse addosso alla sua rispettiva Eva metà, e
-talora tutto il peso della sua condanna, ed allora si avrebbe potuto
-negarle la proprietà, che non può essere che prodotto del lavoro; e
-con quella e con questo, a monte i diritti civili, a monte i diritti
-industriali, a monte i diritti politici; e la dinastia virile sarebbe
-stata felicemente regnante fino alla consumazione dei secoli.
-
-Questa verità viddero i moderni novatori, epperò gli amici della donna
-le dicono, _lavora_; e gli avversari della sua redenzione si sbracciano
-a predicarle, ch'ella è di vetro e che arrischia di rompersi, muovendo
-un dito.
-
-Fortunatamente Proudhon, grande nemico della libertà femminile, arrivò
-troppo tardi ad avvertire i suoi compagni che il _lavoro è il grande
-emancipatore_.
-
-Gli uomini spostarono volontariamente il primo bottone, bisogna ora
-forzatamente spostar tutti gli altri; essi bevvero al calice oppiato
-dell'indolenza, bisogna subirne le conseguenze, e bere fino alla
-feccia. Essi hanno abdicato il dovere, epperò rinunciato il diritto.
-
-Oggi la donna è produttrice, proprietaria e contribuente; laonde al
-legislatore, che voglia salvar capra e cavoli, e non concedere alla
-donna il diritto elettorale, nè l'istruzione, non resta per isdebitarsi
-in faccia alla giustizia, che un solo ripiego, levare le contribuzioni
-alla proprietà femminile.
-
-Certi spiriti piccoli, ed incapaci di elevarsi fino agli
-incontrastabili principii della giustizia, sorridono di stupida
-sorpresa ad ogni idea, che loro giunga d'oltre la angusta cerchia
-abituale delle loro menti; ma siccome non è d'obbligo, la Dio grazie,
-nè la loro licenza, e tanto meno il loro intervento per rivoluzionare
-così nell'ordine delle idee, come in quello dei fatti; così, con
-loro buona pace, il movimento emancipatore della donna, che ebbe ad
-iniziatori altissime individualità dell'uno e dell'altro sesso, non
-potrà assopirsi e neppure arrestarsi, meglio di quel che si possa
-por argine al torrente precipitoso ed irrompente del principio delle
-nazionalità.
-
-È il logico corollario delle nuove idee, che si son poste in
-circolazione negli umani cervelli; bisogna subirlo.
-
-D'altronde, l'uomo e la donna non furono mai così perfettamente
-d'accordo come oggidì. Nè l'uno nè l'altra credono più a nessun diritto
-divino, nè a nessun monarchismo che non sia voluto dal libero suffragio
-dei governati.
-
-
-
-
-IL DA FARSI
-
-
-Poich'ebbi addimostrato che dal dovere nasce il diritto, non essendo
-questo che mezzo al compimento di quello, mi correva obbligo di
-parlarvi del diritto; epperò vi mostravo di volo le condizioni della
-donna in faccia alle istituzioni; e come queste sue condizioni siano
-tali da renderla affatto impotente al compimento di quel dovere cui è
-missionata; avvegnachè io vi mostrassi la donna non solamente ne' suoi
-rapporti cogli individui, ma eziandio coll'umanità; poichè, se da un
-lato le incombe gravissimo cômpito, come sposa e come madre, non meno
-grave ed indeclinabile, siccome ingenito e ad ogni altro anteriore, le
-impone un lavoro la qualità di membro sociale.
-
-Epperò questo lavoro io vi mostravo, non manipolato da laterali
-interessi, non imposto da questa o da quella volontà, non esatto da una
-forza qualunque soggiogabile, non manufatto da umane organizzazioni
-che si arrogano diritto di distribuire funzioni, come se quello
-prima avessero di distribuire attitudini; ma cômpito e dovere che
-nasce con voi, con voi cresce e si sviluppa, che prepotentemente vi
-s'impone nell'imponente e fatale linguaggio delle vostre facoltà che,
-assecondate, vi conducono a benessere ed a perfettibilità; compresse,
-vi fanno infelici o demoralizzate.
-
-Io vi mostravo che la negazione del dovere è la negazione del
-diritto, epperò vi eccitavo a riconoscervi quello, per poi chiedere
-l'affermazione di questo.
-
-Io non dubito punto che voi tutte, che mi leggete, abbiate ben compreso
-questa verità, che è la molla e la sintesi del meccanismo sociale;
-epperò vedo che mi chiedete, ch'io stringa in due parole tutto il da
-farsi, onde ottenere i mezzi d'azione, dappoichè vi riconoscete il
-dovere di azione, spogliandovi di quella misera impronta di servilismo
-e di pusillanimità, che ora deturpa il carattere femminile, scaturita
-per lo appunto dalla lunga oppressione subìta, e dalla incoscienza
-delle legittime pretese, che ogni essere può, e deve recare innanzi
-alla società, e determinandovi energicamente all'esercizio della vostra
-attività; laonde mi riassumo.
-
-Lo Stato nega alla donna l'istruzione, mentre la fa contribuente.
-
-Il codice le nega la capacità in faccia al diritto, mentre ne afferma
-la responsabilità in faccia alla contravvenzione ed alla pena.
-
-Lo Stato respinge la donna dalla vita politica, mentre ve la fa
-concorrere coi sacrificii.
-
-La legge subalternizza la donna nel matrimonio e le nega la maternità
-legittima, mentre la chiama a parte dei pesi domestici e le abbandona
-tutte le conseguenze della maternità illegale.
-
-Più, chiude ogni via alla sua intelligenza e le sbarra la strada ad
-ogni professione, disconoscendo così in lei il diritto di lavoro e
-d'attività.
-
-La donna deve dunque protestare contro la sua attuale condizione,
-invocare una riforma, e chiedere:
-
-
-I. Che le sia impartita un'istruzione nazionale con larghi programmi.
-
-II. Che sia parificata agli altri cittadini nella maggiorità.
-
-III. Che le sia concesso il diritto elettorale, e sia almeno elettore,
-se non eleggibile.
-
-IV. Che l'equilibrio sia ristabilito fra i coniugi.
-
-V. Che la separazione dei beni nel matrimonio sia diritto comune.
-
-VI. Che l'adulterio ed il concubinato soggiacciano alle stesse prove
-legali ed alle stesse conseguenze.
-
-VII. Che il marito non possa rappresentare la moglie in nessun atto
-legale, senza suo esplicito mandato.
-
-VIII. Che siano soppressi i rapporti d'obbedienza e di protezione,
-siccome ingiusta l'una, illusoria l'altra.
-
-IX. Che nel caso che la moglie non voglia seguire il marito, ella possa
-sottoporre le sue ragioni ad un consiglio di famiglia composto d'ambo i
-sessi.
-
-X. Che il marito non possa alienare le proprie sostanze sia a titolo
-oneroso, sia gratuito, nè obbligarle in nessun modo, senza consenso
-della moglie, e reciprocamente. — Dacchè il coniuge sciupatore
-dev'essere mantenuto dall'altro, è ben giusto che la controlleria sia
-reciproca.
-
-XI. Che la madre sia contutrice, secondo lo vuole diritto naturale.
-
-XII. Che il padre morendo elegga egli stesso un contutore, e la madre a
-sua volta elegga una contutrice ai suoi figli.
-
-XIII. Che sia ammessa la ricerca della paternità, e soggiaccia alle
-prove legali, alle quali soggiace l'adulterio.
-
-XIV. Che si faccia più severa la legge sulla seduzione, e protegga la
-donna fino ai venticinque anni.
-
-XV. Che sia la donna ammessa alla tutela ed al consiglio di famiglia.
-
-XVI. Che abbia la tutrice gli stessi diritti del tutore; e, dove
-v'abbia discordia, giudichi in prima istanza il consiglio di famiglia,
-quindi il tribunale pupillare.
-
-XVII. Che siano aperte alla donna le professioni e gl'impieghi.
-
-XVIII. Che possa la donna acquistare diritti di cittadinanza altrimenti
-che col matrimonio.
-
- *
-
-Se ho ammesse qua e colà delle limitazioni ai diritti competenti ad
-ogni cittadino, dichiaro esplicitamente, che non è già perchè io li
-sconfessi, rispettivamente alla donna.
-
-Ho già detto, ch'io credo dovere la donna apporre il suggello del suo
-genio sopra tutte le umane istituzioni, che fin qui non si possono che
-abusivamente chiamar tali, opera quali sono di una casta appartenente
-alla metà dell'uman genere; e non potrassi mai pensare altrimenti,
-finchè la specie nostra, come tutte le altre, sarà composta di due
-termini.
-
-Se m'arresto a questo punto, e mi rassegno a queste limitazioni, gli è
-perchè, sono queste le riforme, che credo possibili e mature. Cosichè,
-pronta a rivendicare domani ogni altro diritto quando vedessi opportuno
-di farlo, m'arresto in oggi dove vedo nei pregiudizii generali, e nello
-spirito dei tempi ancora bambini all'attuazione delle dottrine del
-diritto, segnati i confini della possibile redenzione femminile.
-
-Ma questo pochissimo è necessario ed urgente.
-
-Se le nazioni vogliono camminare alla libertà, è duopo, che non
-si trattengano in seno terribile ingombro e potente avversario, un
-elemento impersuaso e malcontento così numeroso, qual'è il femminile.
-
-Veda la donna associarsi la sua libertà a tutte l'altre, ed allora ella
-profonderà tesori di devozione e d'entusiasmo per la causa generale;
-ed è nella speranza e nel desiderio vivissimo, che questa verità sia
-compresa dai governanti, ch'io m'accomiato da voi, mie giovani sorelle.
-
-Giovine io pure, sto spiando con ansio interesse l'apparizione d'ogni
-idea, che favoreggi in qualche senso la santa causa della libertà; e
-spero di tornarvi a stringer la mano, per congratularci mutuamente del
-progresso, che la dottrina del diritto avrà fatto fra gli uomini, ed
-anzitutto del bene, che voi avrete fatto all'umanità a giusto compenso
-dell'averla dessa in voi riconosciuta ed onorata.
-
-Gli è in questa ferma fede che depongo la penna inviando, a nome
-di tutto il mio sesso, un saluto di simpatia ed un pubblico tributo
-di riconoscenza a tutti gl'ingegni dell'uno e dell'altro sesso, che
-propugnarono la causa della redenzione femminile colla parola e col
-fatto.
-
-Onore e lode pertanto a voi, Giuseppe Mazzini, Salvatore Morelli,
-Ausonio Franchi! Grazie a voi tutti, scrittori della _Ragione_ e della
-_Révue Philosophique_! Grazie a voi, Bazard, Enfantin, Léroux, Fourier,
-Légouvé, St. Simon, e Fauvety!
-
-Grazie a voi tutti uomini generosi, che propugnate tutte le libertà
-e tutte le redenzioni, elevandovi sopra le meschine ispirazioni degli
-interessi; e che colla parola, colla penna o coll'opera, affermate i
-diritti della donna! Essa farà tesoro dei vostri nomi, e li tramanderà
-ai suoi figli e nepoti circondati di gloria e d'onore!
-
-Grazie e grazie vivissime a Madama Sand, a Madama d'Hericourt, a Madama
-Deroin! Onore alle ceneri di madama Roland!
-
-Onore a voi tutte, donne del progresso; che, trattando con gloria
-le arti e la penna, affermate col fatto l'attitudine e la capacità
-femminile!
-
-Possa il vostro nobile esempio scuotere dall'inerzia la massa
-neghittosa, e chiamarle sul volto il rossore dell'aver tollerato in
-silenzio una sì lunga servitù.
-
-
- FINE.
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- A MIA MADRE pag. III
- ALLE GIOVANI DONNE » V
- _La donna e l'opinione_ » 27
- _La donna e la religione_ » 55
- _La donna e la famiglia_ » 83
- _La donna e la società_ » 121
- _La donna e la scienza_ » 145
- _La donna in faccia al diritto_ » 173
- _La donna nell'esclusione del diritto_ » 219
- _Il da farsi_ » 237
-
-
-
-
-ERRATA-CORRIGE
-
-
- Pag. 4 lin. 7 dal cuor _del cuor_
- » — » 8 dalla divina _della divina_
- » 6 » 4 dalla nazione _della nazione_
- » 12 » 8 d'una donna _una donna_
- » 14 » 24 inumerosi _i numerosi_
- » — » 26 farà sosta _sarà sorta_
- » 18 » 5 applicaziane _applicazione_
- » 24 » 7 precipusamente _precipuamente_
- » — » 16 condueono _conducono_
- » 25 » 34 ed ogni _ad ogni_
- » 32 » 32 _Dulpamenta_ Pulpamenta
- » 34 » 24 Gia Giacomo _Gian Giacomo_
- » 39 » 5 _leus_ Leurs
- » — » 13 sérieues _sérieuses_
- » 56 » 13 Fouriere _Fourier_
- » 64 » 13 aggloramento _agglomeramento_
- » 84 » 30 originazia _originaria_
- » 88 » 12 _sequiture ventrm_ sequitur ventrem
- » 89 » 8 Canciti _Camiti_
- » — » 14 Nonkahiva _Noukahiva_
- » — » 20 Coango _Loango_
- » 90 » 9 comprono _comprano_
- » 91 » 6 Sechems _Sakemi_ (_Sagamos_)
- » — » 22 civilizione _civilizzazione_
- » — » 31 cucinaria _culinaria_
- » — » 34 recatagli _della noia recatagli_
- » 106 » 26 eppo _eppoi_
- » 107 » 19 seriamenta _seriamente_
- » 109 » 2 serbata _serbate_
- » 124 » 7 dracciate _diacciate_
- » 127 » 15 sventuro _sventure_
- » 177 » 18 unità _verità_
- » 185 » 29 donna _donna?_
- » — » 31 Corinti? _Corinti._
- » 188 » 37 fama _forma_
- » 197 » 22 padrigno _patrigno_
- » 210 » 34 dacché dà _dacchè le dà_
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] _Ognun sa che Carlo V. non sapeva scrivere neppure il proprio nome,
-talché servivasi per firmare d'un sigillo, nel quale l'orefice, _sotto
-la direzione d'un ecclesiastico_, avevalo compilato e quindi inciso._
-
-[2] Parecchi moderni scrittori, propugnatori della redenzione
-della donna, studiarono anche l'influenza delle istituzioni sul suo
-carattere, ma le loro idee non sono per anco volgarizzate.
-
-[3] Mentre la donna riscuote nella cattolica canonizzazione l'onor
-degli altari, e nella persona della Vergine Maria è divinizzata
-(_Deipara_). St. Pier Damiani scrive esser le donne «Pulpamenta
-diaboli, virus mentium, aconita bibentium, gineceæ hostis antiqui,
-upupæ, ululæ, sanguisugæ, scorta, prostibula, volutabra porcorum
-pinguium, cubilia spirituum immundorum, nymphæ, sirenæ, lamiæ, dianæ,
-ecc., ecc.».
-
-Altri Padri e Dottori, le cui dottrine sono accreditatissime nella
-Chiesa, non sono per la donna nè meno idrofobi, nè più galanti.
-
-[4] Discorso pronunciato dal cav. Luigi Montagnini in occasione
-dell'apertura della corte di Cassazione, l'anno 1863.
-
-[5] Niuno ignora le furiose fazioni che divisero la chiesa in quei
-secoli che numerosissime dapprima, si fusero poscia in due denominate
-_bleu_ e _verde_. A questo proposito dice De Potter, nella sua _Istoire
-du Christianisme et des Eglises Chretiénnes_: «Il fut longtemps
-difficile de n'ètre ni néstorien ni eutechien.» Secondo questo
-scrittore le fazioni teologiche e le invasioni barbariche furono i
-solventi dell'impero Romano.
-
-[6] Aspasia, Laide, Frine, Glicera sono nomi celebri negli annali della
-Grecia, e videro prostrati ai loro piedi i Pericli, i Temistocli,
-gli Alessandri e perfino il severo Socrate ed il cinico Diogene.
-Le cortigiane erano sacre a Venere e participavano della riverenza
-e del culto prestato a quella divinità, e si credeva che le loro
-preci fossero presso di lei efficaci. Le cortigiane erano encomiate
-dagli scrittori in Atene. Aspasia era l'arbitra della pace e della
-guerra; e la statua di Frine si ergeva fra l'effigie di due re. Si
-innalzavano loro magnifiche tombe. Celebri sono i due monumenti che
-Arpalo fece alzare a Pitionice, sua cortigiana, l'uno in Babilonia e
-l'altro nell'Attica; onde così scrive Dicearco: «Chi va in Atene per
-la strada d'Eleusi, quando è presso la città tanto da poterne vedere i
-templi, trova sulla via un monumento di cui più bello non può vedersi,
-nè più grande, nè più magnifico. Egli crederà tosto esser questo il
-monumento di Milziade, di Pericle o di Cimone, eretto a spese pubbliche
-dalla città. Ma come sappia esser questo consacrato alla cortigiana
-Pitionice, qual opinione avrà egli degli Ateniesi?» (AMBROGIO LEVATI.
-_Donne Ill._)
-
-[7] La storia contemporanea ce ne ripete gli esempi. _La Civiltà
-Cattolica_ chiamava castigo di Dio la morte di Monsignor Bignami; era
-la voce degli interessi; ma quando taluni del popolo lo ripeterono,
-allora era la voce della ignoranza.
-
-[8] Nel XV secolo troviamo stabilite anche in Inghilterra le così dette
-_Messe ghiottone_, per cui la voracità e l'ubbriachezza si associarono
-alle cerimonie religiose. Queste messe venivano celebrate in onore
-della Vergine nel modo seguente: «All'alba del giorno, si univano nella
-chiesa gli abitanti della parrocchia, carichi di cibi e bevande d'ogni
-specie; finita appena la messa, cominciava il banchetto; il clero ed
-i laici vi si abbandonavano con pari ardore; la chiesa si trasformava
-in una taverna e diveniva teatro di contese, d'intemperanze e di
-ferite. Gli ecclesiastici e gli abitanti delle diverse parrocchie si
-disputavano il vanto a chi avrebbe le più splendide _messe ghiottone_,
-o a chi consumerebbe maggior copia di cibi e liquori in onor della
-Vergine. Allorché i Sinodi Provinciali proscrissero questi scandali
-vergognosi, ebbero il dispiacere di sentirsi tacciare di _voler
-distruggere la religione_». (MELCHIORRE GIOIA. _Galat._)
-
-Kotzebne, nell'opera intitolata: _La Confraternita del Corno_, dice:
-«Gli abitanti di Strasbourg, uomini e donne, si univano la notte del 29
-agosto nella cattedrale per celebrarvi la dedica di questa chiesa, non
-già con preghiere ma con feste e bagordi. Invece di inni si cantavano
-canzoni bacchiche. Preti e laici tutti passavano la notte a mangiare e
-bere; l'altar maggiore serviva di credenza ed appena vi restava posto
-bastante pel prete che diceva la messa, nel mentre che sui gradini
-si cantava e si danzava per non dire di più. Gli altri altari erano
-egualmente ingombri di bottiglie. Era necessario che ciascheduno
-bevesse; e quegli che sopito dai vapori del vino si addormentava
-in qualche angolo era svegliato con punture di spille. I Domenicani
-che servivano la chiesa, trovando il loro conto in queste orgie, si
-guardavano bene dallo screditarle. Solamente nel 1480 un predicatore
-intrepido, chiamato Giovanni Geiler, vi si oppose sul pergamo; ma in
-onta ai suoi sforzi, questa festa popolare si conservò fino al 1549, in
-cui fu totalmente abolita da un Sinodo tenuto a Saverne».
-
-[9] Ciò accade tutti gli anni alla presenza d'una folla d'Europei, i
-quali non hanno mai tentato una parola a favore di quelle infelici.
-
-[10] Presso gli Schiavati, secondo rapporto d'un missionario, un marito
-malcontento della scienza culinaria di sua moglie, la uccise e la
-servì a' suoi amici in un banchetto per compensarsi, diceva, con quella
-vivanda della noia recatagli dalla sua inabilità per la cucina.
-
-[11] ROSELLY DE LORGUE. — _La Mort avant l'homme_, pag. 123, 124, 125,
-126, 127, 128.
-
-[12] SALVATORE MORELLI. — _La Donna e la Scienza_, pag. 8, 9, 10 e 11.
-
-[13] Thòmas nel suo _Essay sur les femmes_, pagina 196, scrive:
-«Dans les siècles les plus éclairés on ne pardonnera pas aux femmes
-de s'instruire. Le gout des lettres a été regardé comme une sorte de
-mésalliance pour les grands ed un pédantisme pour les femmes. Quelques
-unes bravèrent ce prejugé, mais on leur en fit un crime.»
-
-[14] Montesquieu scrive al cap. XVII dello Spirito delle leggi. «Nelle
-Indie trovasi altri sommamente pago del governo delle femmine; ed è
-quivi stabilito che i maschi non regnino se non vengono da una madre
-del sangue medesimo e succedano le fanciulle che hanno madre del
-sangue reale. Secondo Smith, trovarsi i popoli d'Africa molto contenti
-del governo femminile. Se si aggiunga l'esempio della Moscovia e
-dell'Inghilterra si rileverà come riescano esse del pari nel governo
-moderato e nel governo dispotico».
-
-[15] A chi sembrassero oscure quelle parole, _stato combinato_, gioverà
-accennare che, l'impronta della scuola Falansteriana è la libertà
-individuale basata sulle seguenti nozioni:
-
-Tutte le nature son buone; esse non si pervertono che funzionando in un
-cattivo elemento.
-
-Nessun individuo rassomigliando perfettamente agli altri, ciascuno
-è solo giudice possibile delle proprie attitudini e non deve ricever
-leggi che da sè stesso.
-
-Le attrazioni sono proporzionate ai destini.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate a
-pag. 244 (Errata Corrige) sono state riportate nel testo.
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-SOCIALI ***
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