diff options
| -rw-r--r-- | .gitattributes | 4 | ||||
| -rw-r--r-- | LICENSE.txt | 11 | ||||
| -rw-r--r-- | README.md | 2 | ||||
| -rw-r--r-- | old/64899-0.txt | 7756 | ||||
| -rw-r--r-- | old/64899-0.zip | bin | 166642 -> 0 bytes | |||
| -rw-r--r-- | old/64899-h.zip | bin | 265423 -> 0 bytes | |||
| -rw-r--r-- | old/64899-h/64899-h.htm | 12628 | ||||
| -rw-r--r-- | old/64899-h/images/cover.jpg | bin | 98149 -> 0 bytes |
8 files changed, 17 insertions, 20384 deletions
diff --git a/.gitattributes b/.gitattributes new file mode 100644 index 0000000..d7b82bc --- /dev/null +++ b/.gitattributes @@ -0,0 +1,4 @@ +*.txt text eol=lf +*.htm text eol=lf +*.html text eol=lf +*.md text eol=lf diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6312041 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This eBook, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. Anyone seeking to utilize +this eBook outside of the United States should confirm copyright +status under the laws that apply to them. diff --git a/README.md b/README.md new file mode 100644 index 0000000..df00491 --- /dev/null +++ b/README.md @@ -0,0 +1,2 @@ +Project Gutenberg (https://www.gutenberg.org) public repository for +eBook #64899 (https://www.gutenberg.org/ebooks/64899) diff --git a/old/64899-0.txt b/old/64899-0.txt deleted file mode 100644 index f46a676..0000000 --- a/old/64899-0.txt +++ /dev/null @@ -1,7756 +0,0 @@ -The Project Gutenberg eBook of La donna e i suoi rapporti sociali, by Anna -Maria Mozzoni - -This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and -most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions -whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms -of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you -will have to check the laws of the country where you are located before -using this eBook. - -Title: La donna e i suoi rapporti sociali - -Author: Anna Maria Mozzoni - -Release Date: March 21, 2021 [eBook #64899] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at - http://www.pgdp.net (This file was produced from images made - available by The Internet Archive) - -*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA DONNA E I SUOI RAPPORTI -SOCIALI *** - - LA DONNA - E - I SUOI RAPPORTI SOCIALI - - - DI - A. MARIA MOZZONI - - - IN OCCASIONE DELLA REVISIONE - DEL CODICE CIVILE ITALIANO - - PROPRIETÀ DELL'AUTRICE - - - - MILANO, SETTEMBRE MDCCCLXIV - - - - - _L'Autrice, avendo adempiuto alle vigenti prescrizioni, intende - godere dei diritti di proprietà letteraria sanciti dalle leggi del - regno d'Italia, non solamente nell'interno, ma anche a norma - dei trattati internazionali._ - - Tip. Sociale, diretta da G. Ferrari - - - - -A mia Madre - - -Mentre i miei deboli sforzi dirigo all'utile della femminil gioventù -e, tracciando alla donna i suoi doveri, e rivendicando i suoi diritti, -tento sollevarla all'altezza della missione, alla quale Dio e la natura -la sortivano adornandola d'intelligenza e di sentimento, io non posso -porre in migliore accordo coll'argomento la mia mente ed il mio cuore -che a Te consacrando questa mia fatica. - -A Te, che al venerando e santo carattere materno sì degnamente rendi -l'onore, che ne ricevi; a Te, che il comun pregiudizio non dividesti -che alla donna interdice il libero pensiero; a Te, che vita mi desti, -latte ed insegnamento, questa mia dedica è tutt'insieme debito ed -omaggio. - -Da tutt'altri implorerei indulgenza e generosa venia alle molte -imperfezioni del mio lavoro; ma del cuor di madre è colpa dubitare, non -altrimenti che della divina illimitata bontà; laonde aspetto nel Tuo -aggradimento l'ampia mercede al mio buon volere. - - _L'affezionatissimma tua Figlia_ - - _A. MARIA._ - - - - -Alle Giovani Donne - - -_La revisione del Codice Civile italiano per opera del Parlamento -nazionale mi poneva fra le mani un argomento — La donna, per vieto -costume esclusa dai consigli delle nazioni, ha sempre subito la legge -senza concorrere a farla, ha sempre colla sua proprietà e col suo -lavoro contribuito alla pubblica bisogna, e sempre senza compenso._ - -_Per lei le imposte, ma non per lei l'istruzione; per lei i sacrificii, -ma non per lei gl'impieghi; per lei la severa virtù, ma non per lei -gli onori; per lei la concorrenza alle spese nella famiglia, ma non -per lei neppur il possesso di sè medesima; per lei la capacità che la -fa punire, ma non per lei la capacità che la fa indipendente; forte -abbastanza per essere oppressa sotto un cumulo di penosi doveri, -abbastanza debole per non poter reggersi da sè stessa._ - -_Ora, se la donna è impossibilitata dalle vigenti istituzioni a -rivendicare il suo diritto in quel parlamento che, in qualità di -rappresentanza nazionale, tutta dovrebbe rappresentar la nazione -ne' suoi indispensabili e reali elementi, essa tenta almeno di farlo -per quella via che non le può essere preclusa, per quella cioè della -stampa; e possa la sua voce, che chiede _uguaglianza vera di tutti -i cittadini innanzi alla legge_, esser raccolta colà dove il solenne -mandato della nazione impone ogni equità e ogni giustizia._ - -_Strappare all'oscurantismo uno de' suoi più poderosi elementi, -generalizzare l'istruzione donde un potente incremento alle libere -istituzioni, creare un nuovo impulso alle scienze ed alle arti, -duplicare le forze della nazione duplicando il numero de' suoi -cittadini e raccogliendo tutti gl'interessi nel raggiungimento di un -unico scopo, crearsi fama di illuminato e generoso sopra ogni popolo -civile, ecco i vantaggi che debbono naturalmente scaturire dalla -redenzione della donna nella nostra Italia._ - -_Se non che prevedo l'obiezione, che mi può esser fatta anche da -qualche amico generoso della redenzione femminile; che cioè in mano -all'ignorante ed al pregiudicato potrebbe assai facilmente servire il -diritto ad uccidere il diritto; che pur troppo al dì che corre, subendo -la donna le antiche influenze, e nè potendo d'un tratto diradarsi -dinnanzi gli occhi la fitta tenebrìa di sessanta secoli, essa finirebbe -o per non comprendere il suo diritto e trascurarlo o, che peggio è, -per mal applicarlo, non altrimenti che un coltello, utilissimo arnese -in mano al savio ed all'adulto, si fa pericoloso e funesto fra mani al -bambino od al mentecatto._ - -_Nulla di più vero, e di più giusto in verità, che siffatto timore; -laonde ciò considerando risolsi di rivolgere a voi, giovani donne, il -mio libro, e parlare a voi dei vostri doveri prima, poscia dei vostri -diritti, nè passerò a parlar di questi, se non quando mi lusingherò di -avervi a sufficienza provato che il diritto sul dovere si fonda, non -altro quello essendo che lo strumento col quale questo si compie._ - -_Ognun vede e sa, che potente ed efficace si è destato il bisogno -d'istruzione nella donna in questo quinquennio di libera vita. Ognun -vide l'entusiasmo che la donna italiana portò nel patrio risorgimento, -la devozione sua agli interessi nazionali, i sacrificii che lieta compì -sull'altare dei patrii bisogni._ - -_Se ciò tutto non rivela massima intelligenza della pubblica cosa; -se l'avere scossa l'inconscia pace dell'ignoranza; se il suo caldo -parteggiare per cose, per individui o per principii, non prova -ampiamente in lei sazietà della vieta apatia, e bisogno supremo di -nuova vita, di più libera atmosfera e di più ampio orizzonte; se ciò -non è, dico, allora noi assistiamo ad un fenomeno che non ha ragione -d'essere, epperò non possibile soluzione._ - -_Negare alla donna una completa riforma nella sua educazione, negarle -più ampii confini alla istruzione, negarle un lavoro, negarle una -esistenza nella città, una vita nella nazione, una importanza nella -opinione non è ormai più cosa possibile; e gli interessi ostili al suo -risorgimento potranno bensì ritardarlo con una lotta ingenerosa, ma non -mai impedirlo._ - -_Ma ogni ragione e l'esperienza di tutti i secoli prova che -l'iniziativa d'ogni redenzione incombe all'oppresso medesimo; epperò è -duopo, studii la donna il suo terreno, e sciolgasi prima ad un tratto -da ogni influenza che tenti piegarla e formarla ad interessi non suoi; -ed ecco ragion per cui io tento riscattarla dai vieti principii d'una -morale relativa per sostituirvi una morale assoluta, che non già sè -stessa, ma le sole forme sue modifica in faccia ai rapporti._ - -_E tanto più credo doversi la donna formare ai severi principii -dell'etica, in quanto che, per la natura delle nostre istituzioni, ella -è costretta sottoscrivere a tutte le dottrine, leggi ed opinioni che -vengano dall'uomo esposte, promulgate o diffuse, le siano, o no, utili -e giovevoli; laonde a riscattarla da siffatta servitù dello spirito, -nulla vidi di meglio a farsi, che convincerla della sua morale potenza, -dell'altissimo fine cui è missionata, dei doveri e dei diritti che le -creano d'intorno i molteplici rapporti._ - -_Se non che, nello imprendere questo lavoro, nel caricar le spalle -di questo arduo incarico, sentomi travagliare da mortal peritanza; e -come queste incertezze valermi possono compatimento ed indulgenza appo -le gentili creature a cui la mia fatica è consacrata, voglio tutte -porle in luce e vantaggiare così la posizione mia nei cuori vostri, o -leggitrici, mostrandovi le difficoltà incontrate nel cammino che, in -vista d'un possibile utile vostro, mi son incuorata a percorrere._ - -_Le leggi della morale scritte nei cuori nostri, e dalla ragione -ogni dì più potentemente affermate e convalidate, stanno. E stanno -indeclinabili, eterne, inconcusse in onta agli interessi, malgrado la -debolezza, a dispetto delle passioni; e verso quelle s'indirizza ogni -filosofia, che si proponga l'uomo e l'umanità guidare alla possibile -perfettibilità. E della morale scrissero con ogni tema e con ogni -forma migliaia di scrittori, e le sue leggi svolsero in ogni modo, ora -con piana e facile allocuzione per l'età adolescente, ora con sublime -potenza di raziocinio, e vastità di concetto, furono fatte argomento -alle profonde investigazioni della filosofia._ - -_Mi si apriva adunque dinanzi un terreno ben battuto ed investigato -da fini osservatori, e da valentissime penne trattato; e certo fatica -molta non valeva di lavorare per aggiungere il peggio al meglio; e -quand'anco non una misera intelligenza siccome la mia, ma un altissimo -intelletto si fosse l'impegno assunto di percorrere di nuovo quella -via, sarebbe pur sempre stato a mio credere superfluo lo ripetere ciò, -che già in mille guise fu detto, lo illustrare ciò, che è già sì ricco -d'illustrazione, e discutere di ciò, che tutte le opinioni già trova -unanimi e concordi._ - -_D'altronde l'occhio a voi rivolgendo, lettrici mie, trovavo quantità -di scrittori, che a voi consacrarono le penne ed i temi, e voi fecero -argomento e le vostre doti, e la potenza vostra, e perfino le vostre -fralezze, a lavori d'ogni genere, d'ogni forma, d'ogni portata; così -che sarebbe impossibile darvi encomii più lusinghieri, e biasimi più -indiscreti, nè mostrar di voi maggiore stima, nè di peggior dispregio -caricarvi; e neppure alcun chè di nuovo insegnarvi; poi che da oratori -d'ogni colore e pensamento vi si diresse la parola e l'insegnamento._ - -_E chi vi volle educate a passività assoluta e v'insegnò dover essere -voi siccome cencio pieghevole, oggetto da strappazzo nelle mani di chi -poteva e sapeva imporvi ogni sua voglia; e chi cinte di ferro il seno, -e il volto ascoso dalla robusta celata d!un elmetto, vi cantò valorose -nella lotta ed intrepide nel periglio; e chi, raccolte in lungo e fitto -velo, inaccessibili a sguardo mortale, vi collocò fra il vestibolo e -l'altare e, fra i vaporosi labirinti del misticismo, la perfezione vi -additò nell'oblio di tutto e di tutti; e chi, dalla potenza dei vostri -vezzi soggiogato, proclamò essere il fine della vostra mortale carriera -la terra adornare e rallegrare col raggio della vostra bellezza, e la -soavità del vostro sorriso, ed educate perciò vi vorrebbe a far somma -stima di quella e ad avervi facile questo._ - -_Ora, dove insuperabile difficoltà credeami incontrare fu là appunto -dove m'ebbi lo intelletto illuminato ed addirizzato. Il cuor si solleva -involontario alla vista del sommo egoismo, che la maggior parte informa -di quei volumi, e l'ingiusta giudizio, che ovunque pesa sulla donna -che, biasimata od encomiata, è insultata sempre, dacché come essere -relativo è ovunque considerata, e non mai siccome portante in sè stessa -lo intrinseco valore dall'intelligenza e dal sentimento costituito, -indipendentemente dal sembrar dessa, o no, amabile e bella, dall'essere -ella, o non essere, oggetto di delirii o d'entusiasmi._ - -_Meditando meco stessa su cotal pregiudizio, attesi anzi tutto ad -imporre silenzio alle passioni e ad esaminare freddamente, se per -avventura, abbenchè falso, potesse alla donna tornar utile cotale -opinione, e se da senno, dal curvar ella docile il collo al giogo -di codesti esorbitanti giudizii, ne uscirebbe dessa più svilluppata -d'intelletto, più solidamente informata a virtù, più potente nella sua -influenza. Che se cotali conseguenze veduto avessi scaturire da quelle -sconsolanti premesse, piegato avrei il capo riverente sotto la legge -sovrana, che ci comanda il bene ad ogni costo._ - -_Ma tale non fu lo risultato delle mie disquisizioni, e spontaneo sorse -il desiderio di combattere quei sistemi e di collocare la donna, non -più nel posto assegnatole dagli interessi e dalle passioni altrui, ma -sibbene in quello dovuto, secondo giustizia, all'importanza dei mezzi -di cui dispone, e della missione di cui natura e provvidenza l'hanno -incaricata._ - -_Ma aborrendo per natura dalla polemica pura che le passioni solleva -e poco giova all'argomento; convinta che, più col fatto che colla -parola si trionfa dei secolari pregiudizii se, come questo, basati su -numerosi e forti interessi; desiderosa prima, e sovra tutto, d'esservi -utile, persuasa che il conquisto del bene esige sforzo e violenza, -ammaestrata dalla storia, che diritto ed importanza mai non si -concedono gratuitamente, ma fa d'uopo conquistarseli; io mi rivolsi a -voi, onde incoraggiarvi a tentare l'impresa; onde esortarvi a chiarire -coi fatti quanto s'ingannino coloro, che bassamente di voi pensarono, -che vi credettero incapaci di applicare lo innato ingegno a studii -utili e severi, che crearono per voi una morale relativa, la quale -vi pieghi ad interessi speciali, che non altro sembrano vedere in voi -d'amabile se non ciò che non è vostro ma dono gratuito della natura, -che di niuna influenza vi credono potenti oltre quella che sui ciechi -istinti si fonda; dottrine queste che non è duopo mostrarvi come al -nulla vi riducano quando, per fatto di natura matrigna, o d'età, o di -circostanze, cessate d'essere oggetto di passione e di simpatia._ - -_E tanto basti per chiarirvi il punto mio di partenza — Il mio lavoro, -siccome diretto all'utile vostro materiale e morale, e tendendo -ad affermare il vostro individualismo, era d'uopo cominciasse per -mostrarvi quali siete e non attraverso alte lenti della opinione._ - -_Dalle leggi eterne della morale all'infuori non v'ha arbitrato che -pesi sulle umane azioni, il quale non sia continuamente modificato da -circostanze di luogo, di tempo, di condizione e di persona, e capovolto -affatto talora dai progressi della civiltà e dell'intelligenza. Un -secolo fa, l'immortale Molière, colle sue _Preziose Ridicole,_ faceva -argomento al sarcasmo la dottrina femminile; ed il pubblico francese -applaudiva freneticamente all'autore, all'opera, all'argomento; in -oggi l'istruzione femminile ha avvanzato. Sovente la donna dirige al -pubblico la parola, ed è volentieri sentita e spesso lodata — Ecco -l'opinione._ - -_È evidente che talune dovettero per prime affrontarla, ma siccome -desse non gettavano il guanto che al pregiudizio, questo dovette pur -far posto alla ragione._ - -_Negli scorsi secoli, in cui i più rinomati cavalieri spregiavano le -lettere siccome studii imbelli e plebei[1] e si recavano a sommo vanto -la incapacità di scrivere il nome proprio, una donna qualunque, del -nostro secolo, sarebbe apparsa un mostro d'erudizione; e mentre agli -uomini di quei tempi sarebbe stata intollerabile, per troppa dottrina, -una donna ignorante de' tempi nostri, gli uomini attuali non son certo, -per quel che mi sembri, molto incomodati bench'ella sappia qualche cosa -di più._ - -_Dalle modificazioni che subisce la opinione pubblica, siccome in -questa in tutte cose, ne inferisco necessità di avviare la donna a -criterii men relativi, onde dall'oggi al domani ella non si trovi -incompatibile colle nuove forme, che la civiltà impone alla morale._ - -_E dico _forme_, poiché se Gallo Sulpizio, ai tempi della romana -repubblica, potè dividersi dalla sposa perchè comparsa in pubblico -senza velo, il chè sembrò allora un insulto alla verecondia, questo -fatto, nè poco tempo dopo sembrò tale in Roma stessa, nè sembrerebbe -oggi alla pubblica coscienza; e se Egnazio Mecennio uccise sua moglie -sull'istante per averla vista ber vino (contravvenendo alla legge di -Romolo che lo vietava alla donna), eppure nè i giudici né la opinione -non gli fecero di simile esorbitanza nessun delitto, sarebbe in oggi -una bizzarra eccentricità chi pretendesse sconvenire alla donna l'uso -del vino; come rimarrà a perpetuità immorale e deplorevole spettacolo -sì nell'uomo che nella donna la ebbrezza, che però in altri tempi fu -alzata al grado di sacro rito e si procurò ad onorare la divinità -(testimonio le romane Baccanti e le greche Menadi) e non la pagana -solo, ma la cristiana altresì._ - -_Informata la donna agli assiomi della morale, ed avvezza a scernere -con sicurezza fra il bene ed il male, fra la forma e l'ente, fra i -consigli sussurratigli all'orecchio dagli interessi e dalle passioni, -ed i precetti intransigibili del dovere, fra le più o meno logiche -esigenze dell'opinione, e l'incrollabile coscienza dei principii, -ella non sarà più facile pesca all'amo delle seduzioni, che amano -nell'attuale civiltà (che ha bandito la brutale violenza) porsi in -aguato dietro speciose dottrine, ed avvilupparsi fra i facili argomenti -d'una relativa e compiacente morale._ - -_Ed ecco in qual modo, sollevando la donna dall'opinione, intendo -avviarla alla morale._ - -_La religione fu sempre e dovunque potentissimo mezzo a dominare -la donna, e sta bene; ma io vorrei che questo sentimento, ch'è in -lei tanto sentito e dominante, non in mano altrui fosse, ma in sua -mano; non diretto a farla schiava perpetua dell'altrui avviso, epperò -dell'interesse altrui talora cieco strumento, ma sollievo le fosse e -guida attraverso i delirii dell'umana mente e gli errori d'una peranco -non adulta filosofia._ - -_Gli è in vista di ciò che, partendo io dalla semplice ragione -religiosa ad appagamento dello intelletto (dacché voi a qualunque culto -apparteniate siete in possesso delle religiose dottrine), più che della -teoria, della pratica applicazione mi sollecito di questo nobilissimo -fra i sentimenti dell'anima umana. Laonde non sopìto e latente -vorrei rimanesse in voi, oppure sterilmente espresso con atti esterni -convenzionali che, per quanto moltiplicantisi, poco costano all'uomo, -e meno onorano Iddio, siccome quelli che il loro pregio in sè stessi -non recano, ma portarvi debbano alla virtù, all'amore universale, -all'operosità._ - -_Considerando quindi la donna nella famiglia, e vedendovela ricca e -forte di una potenza, che ha la sua segreta ragione nei cuori stessi -di quelli che la circondano, eppure vedendo questa stessa potenza -rinnegata dalle istituzioni, paralizzata dagli interessi, soffocata -dallo abuso del muscolo, e dalla donna stessa sconosciuta e deprezzata -per l'inscienza deplorevole del proprio valore, mi sorge spontaneo -il voto, ch'ella si desti finalmente al sentimento dei propri mezzi, -ed alla loro doverosa e lata applicazione. — Madre, vede passarsi -fra le mani tutte le generazioni, sulle quali tutte ella possiede lo -irrepugnabile vantaggio della prima educazione. Incalcolabili sono le -conseguenze di questo fatto! l'uomo non giunge che assai difficilmente -a sbarazzarsi dalle impressioni della prima infanzia. In quella -età non sono già idee che si accatastano sopra idee, ma sensazioni -che si aggiungono a sensazioni, cosichè le prime nozioni della vita -possono chiamarsi vere _incisioni_, mentre i numerosi concetti, che -attraversano la mente adulta, non sono che _panorami_. Da ciò ne deriva -che, quando la donna sarà sorta alla coscienza di sè, e saprà e vorrà -applicare lo immensurabile potere del materno ascendente, e l'arte avrà -appresa dello educare, le generazioni saranno quali essa le vorrà._ - -_Nè meno potente è la donna sposa, quando le nuziali tede accese -vengano dallo amore, massima potenza che abolisce e sopprime di fatto -tutte le tirannidi escogitate dagli interessi, appoggiate dalle leggi, -applicate dalla forza, e sottoscritte dalla debolezza, delle quali -fu ed è dovunque e sempre, dal più al meno vittima la donna moglie. -Non è che sotto la influenza dello amore, che risorgono i diritti -della natura, e l'eguaglianza è ristabilita fra due esseri ambo -d'intelligenza dotati e di sentimento, l'uno all'altro necessarii, -l'un l'altro attraentisi. Epperò ogni interesse della donna, vuole, -che fin quando i coniugali nodi retti non siano da più equi patti -che quelli non sono dalle istituzioni nostre prescritti, ella non -accetti che l'amore a mediatore del fatale contratto, senza di che, -legata a perpetua servitù, sarà astretta a maledire ogni giorno le -importabili catene. Che se l'amore avuto avrà pronubo al nodo, oh -allora! non abbisogna di nessuna dottrina, di niun insegnamento. Egli -solo ammaestra, egli rivela, egli compisce. Egli dona lo intuito dei -secreti dell'altro, egli indovina ciò che sarà gradito, egli affronta -il dolore, non paventa il sagrificio, non conosce querela, non ama -il garrito, detesta la tirannia, e come fuoco sacro, che di continuo -lavoro si nutre, abborre la inedia, ed all'utile, al meglio, alla -felicità dell'oggetto suo, assiduamente si impiega._ - -_Ottenuto il frutto dell'amore, tutta la morale vitalità della donna si -riversi su quello, seguendo i procedimenti della natura, che quel mezzo -a cotal fine preponeva._ - -_Questo è il suo maggior campo d'azione, è questa la grave ed ardua -missione sventuratamente finora sì sovente incompiuta, perchè argomento -di serie meditazioni, d'assidue cure, d'eroiche abnegazioni, cose tutte -però che, per quanto difficili, non sono altrimenti superiori alla sua -potenza; tanto più s'ella voglia persuadersi, essere lo suo intelletto -capace di molti lumi siccome il suo cuore sede di molto affetto._ - -_E mi giunge opportuno lo dimostrare, come il solo istinto materno, -se per avventura sia sufficiente provvidenza alle fisiche esigenze -dell'uomo animale, certo è impotente a creare ed informare l'uomo -morale, ed abbisognar perciò la madre di coltura e sapere a ben fare la -prima educazione._ - -_Ed eccomi perciò a considerar la donna in faccia alla scienza; a -provarle come i fatti la dimostrano atta a coltivarla, di quanto essa -aumenti il suo morale valore, di qual felice emulazione la femminile -coltura faccia punto il viril sesso con sempre maggiore incremento -di civiltà; di quanta maggiore autorità si circondi il carattere -materno, se allo affetto, che ispira, aggiunga riverenza e stima del -solido intelletto; di quanta maggiore efficacia sulla prole siano -ammaestramenti che, non di tradizionale meccanismo, ma di profonda -sapienza si recano la impronta._ - -_Ma la donna, costituita qual'è di vivace intelligenza e d'indole -diffusiva, non ha esaurita nella cerchia angusta delle domestiche -pareti la sua morale vitalità; epperò là non finiscono i suoi doveri._ - -_Ovunque, con altrui vantaggio e proprio, applicare può le sue nobili -facoltà l'essere morale, là egli trova tracciato un dovere. La inerzia -dello spirito non è ammissibile; e sarà sempre sventura forzata, se -volontaria, delitto._ - -_Epperò eccomi ad indagare quale lavoro alla donna incomba in faccia -alla società ad esserle utile elemento, e ad affermare in faccia -a quella la sua importanza colla potenza del suo intervento, nello -edificio civilizzatore elaborato dai collettivi conati delle masse -unitarie._ - -_Aborrente da tutti gli estremi, ma imbevuta delle idee del mio secolo, -che considerando nella donna la potente individualità, deve ad essere -conseguente educarla ad occupare un posto più dignitoso che quello non -sia da lei occupato fino ad oggi; credente fermamente che l'educazione -e coltura della donna sia problema vitale per lei e per tutta quanta -l'umanità; convinta che la donna, risollevata alla coscienza della -sua nobilissima natura e dandosi pena di frugarsi in fondo al cuore, -deve scoprirvi dei tesori d'amore, di persuasiva, di commiserazione, -tutta una vita morale insomma non avvertita ancora, ed inesplorata; -persuasa intimamente essere dover suo destarsi alla voce dell'umanità -che la chiama, siccome potentissimo elemento, ad impiegarsi nel suo -fatale lavoro, io mi rivolgo alla femminil gioventù e le predico -incessantemente; no, non ti è lecito trascorrere oziando la vita alle -feste, ai passeggi, in mezzo a mille bagatelle indegne di sciupar le -ore d'un'anima intelligente, mentre tanto lavoro ferve intorno a te; -no, non ti è lecito aggirarti smaniosa in cerca del riso e della gioia -ad ogni costo, mentre la martoriata umanità si travaglia in un'angoscia -intestina, e lagrime e sangue versa da mille pupille e da mille -ferite, per l'egoismo dei pochi e l'ignoranza dei molti; no, non ti è -lecito trarti in disparte, oziosa spettatrice degli affannosi conati -dell'umanità verso il bene; che se il tuo dovere non senti, allora -sentir dovrai le ineluttabili conseguenze del non averlo compiuto. -Indarno cercherai la stima e l'affermazione della tua personalità, -indarno tenterai rivendicare il naturale diritto e scuotere il giogo -che ti grava ingeneroso il debole collo; tu stessa avrai affermata la -tua impotenza morale, la intellettiva fragilità, la pusillanime natura, -epperò la necessaria tutela, e la eterna servitù._ - -_Oh si desti la donna al sentimento della propria missione, alla fede -degli umani destini! dopo sessanta secoli di assenza morale, ella può -tuttavia giungere in momento assai opportuno._ - -_L'uomo ha quasi esaurito ogni sua risorsa. Egli ha fatto guerre, ha -riportato vittorie, ha celebrato alla conquista ed abbruciò incensi -alla gloria grondante sangue: ma poi s'avvide ch'egli era infelice; -allora s'immerse nella meditazione, creò dei sistemi, li formolò, -li applicò, indi li rifece, li corresse, e li tornò a fare; ma poi -s'avvide che era infelice. Sorse il Cristo e gli sussurrò all'orecchio -la segreta parola ch'era la soluzione del suo problema; ma egli non -la comprese, laonde da cattiva interpretazione ne trasse pessima -applicazione e s'avvide, ch'egli era ancora infelice. Allora egli -escogitò una dottrina, che i tempi mostravano di facile applicazione, e -quasi gli parve d'aver afferrato l'ultima parola della sua tesi; ella -consisteva nel far felici i pochi di lumi, di potenza e dovizia, ed -alle masse guarentire il benessere coll'inconscia ignoranza, siccome -il gregge tripudia e saltella sul prato, insciente delle cesoie del -tosatore e del coltello del beccaio; ma ben presto s'avvide, ch'egli -era ancora infelice. E tornando sul cammino già fatto, egli ritrovò -quella secreta parola sussurratagli all'orecchio dal Cristo, la -raccolse, la meditò e la comprese; ma ecco la guerra degli interessi, -i lamenti dello egoismo epulonico, i garriti del gaudente, la grave -resistenza della massiccia ignoranza, tutti d'accordo a barricare lo -generoso cammino del bene, il bel sentiero che alla sociale felicità -conduce._ - -_Si ha d'uopo del disinteresse, ci abbisogna dell'amore, dell'amore -quasi infinito dell'umanità, ci occorre abnegazione e violenza, -commiserazione e sacrificio; avanti dunque, avanti la donna! Ecco il -suo giorno ed il suo lavoro. Vile, inutile, ed eternamente serva quella -che si ritira!_ - -_La povertà, il dolore e l'ignoranza, ecco i tre pupilli che reclamano -la sua tutela e la sua provvidenza. Non è ella cosa, che la donna ha -già seco stessa convenuta, ch'ella deve trovarsi dovunque si soffre e -si piange? La gioia corrompe, il dolore migliora; meschina ed illusa -colei che fugge dal pianto per incontrare il riso, il riso cinico, il -riso ad ogni costo; ella sconfessa la sua soave natura, ella rinuncia -alla sua santa missione, ella perde ogni diritto all'amor dei mortali. -Che farà di lei lo addolorato s'ella lo fugge? che ne farà il felice se -già è felice senza di lei?_ - -_Il sacro suolo della patria reclama pur egli il suo culto dal cuor -della donna._ - -_Plutarco nelle sue _Donne illustri_, ci dimostra coll'irrefragabile -eloquenza dei fatti, che le nazioni tutte, che vantano gloriose storie -e magnanime tradizioni, ebbero delle madri infiammate di patrio amore e -dei pubblici interessi tenere e sollecite._ - -_Le prime lezioni, che l'uomo dalla donna riceve, tutte debbono -indirizzarsi ad instillargli la religione della patria sempre, e -vieppiù a tempi nostri, nei quali question di vita e di morte s'agita -per molti paesi, e sovra tutto alla bella terra del sì, madre sublime, -che al mondo partoriva in ogni tempo le più splendide individualità -ed intere nazioni di eroi. Si offuschi davanti ai patrii interessi -ogni egoismo di famiglia; e la donna che non sa gli affetti immolare -sull'altare dove il genitore, l'amante, il consorte, il fratello -sacrificano la vita e versano il sangue, s'abbia pure il loro -disprezzo; e indarno cerchi considerazione, indipendenza e diritti, a -conservare i quali vuolsi la forte coscienza del bene anzichè debolezza -di passioni._ - -_Ma no, la donna ha dato prove antiche e recenti di sentir vivamente -la religione della patria; e mentre i nostri miti costumi la fanno -de' suoi nati tenerissima, pure mai non esitò ad immolare lo egoismo -materno sull'altare dei patrii bisogni. Ed alla religione della patria -la vedemmo anzi educarla quando, nell'intimo conversare, ella additava -alla prole bambina lo straniero usurpatore, che le membra intepidivasi -ai nostri focolari, ed insolente saliva e scendeva le nostre scale e le -narrava gli sdegni paterni e gl'infelici recenti conati, ed allora_ - - «_Quello sdegno passava nei figli_ - «_Cui fu culla lo scudo del padre;_ - «_Ed al figlio diceva la madre_ - «_Quest'esempio tu devi seguir_». - -_Nè vani furono questi ammaestramenti, che nell'infausto decennio -della straniera oppressione, ogni madre alla prole insinuava, che, -bambina, le recenti prove del 1848 udivasi negli intimi recessi della -sua casa narrare, appena innacessibile ai mille occhi d'una tirannica -inquisizione, che finalmente_ - - «_Una selva di lancie si scosse_ - «_All'invito del bellico squillo,_ - «_Ed all'ombra del sacro vessillo_ - «_Un sol voto discorde non fu._ - «_E fratelli si strinser la mano_ - «_Dauno, Irpino, Lucano, Sannita_ - «_Non estinta, ma solo sopita_ - «_Era in essi l'antica virtù_». - -_Colta qual'io vorrei la donna, informata a solidi criterii, ricca -d'un'amabilità risultante dalle squisite doti dell'anima, e vieppiù -adorna del vero gusto che alle leggi del bello ed alla natura si -ispira, più che alle mille bizzare eccentricità della volubile moda; -stimando il bello, il buono ed il vero, ovunque si presenta colla -superiorità dello spirito leale, aperta sempre ad ogni bel sentimento, -sorda alle passioni, schiava del dovere, anima della famiglia, sorriso -della società, ella dev'essere molto sensibile alle manifestazioni -del genio. Natura ha le cose così disposte, che l'uomo, finchè si -voglia superiore, non si fa però che assai difficilmente superiore al -disprezzo della donna, e molti fra quelli che affrontarono sventure, -traversie e lotte d'ogni fatta, forza e vigoria trovarono a non -soccombere nella stima d'una donna; nè congettura semplice è questa, -e esperienza di pochi o molti fra loro che nominar si potrebbero, ma -confessione altresì. Gian G. Rousseau, nell'Emile, dice; che niun -uomo è indifferente alla disistima della donna; ed egli stesso pel -primo, che tante severe verità le predicava, non poteva pur tuttavia -rassegnarsi a non esserne apprezzato._ - -_La cognizione di questo fatto deve fare la donna circospetta nei -giudizii, larga d'encomii al merito, e muta affatto davanti a quei -luoghi comuni d'un falso spirito, a quelle ridicole _rodomontate_ di -cui è costume della viril gioventù farsi bella davanti alla donna. Oh -se la donna non fosse sensibile che col vero merito, quanto gli uomini -diverrebbero migliori! Ma pur troppo sovente ella è mistificata dalle -apparenze della forza ch'ella crede scorgere dietro parole, ad atti -arditi, che non altro rivelano che una illimitata fiducia nelle proprie -forze, non sempre dal fatto giustificata, dietro una violenza di modi -che non altro esprime che debolezza e suscettibilità; all'ombra di -imprese contro la morale, che più sono ardite e più ci dicono quanto -tirannico sia quel giogo di passione dal quale è trascinato misero -schiavo l'uomo, dietro certe arie da conquistatori che taluni assumono -presso la donna ch'è un insulto diretto alla facile virtù, che le si -suppone. Ma sventuratamente debbo dirlo, della donna è il demerito se -gli uomini sono così; ella troppo sovente non è debole che per il vizio -e la leggerezza, non è insensibile che alle virtù ed alla sapienza. -Eppure se è la forza che la seduce, nella virtù e nella sapienza -si trova, che importa superiorità d'animo, abnegazione ed eroismo, -perseveranza di propositi, profondità e solidità d'intelletto!_ - -_Informata la donna ai principii, redenta dalle esorbitanze della -opinione, sviluppata dalle tenebre della secolare ignoranza (il che -se in parte da lei stessa dipende, assai e molto più dipende dalle -nazionali istituzioni), non è più possibile certamente negarle il -diritto._ - -_Lo Stato fu sempre ed è tuttavia colpevole verso la donna, chè, -riconoscendola contribuente, la disconosce cittadina, e punendola -delinquente, la nega capace._ - -_La legge non si mostra alla donna che armata di flagelli, gravida di -doveri, avara in libertà, feconda in restrizioni; può essa, la donna, -far lieti sagrificii ad un paese le cui istituzioni la trattano così -ingenerosamente?_ - -_Può ella, da senno, credersi obbligata verso una patria, che è per lei -triste e dura più che, non è per l'uomo l'esiglio?_ - -_Può essa, in cuor suo, rispettar quelle leggi che vede e sente sopra -sè stessa ingenerose ed ingiuste?_ - -_Può essa allevare i suoi figli al culto di un paese, ch'ella non -ha nessuna ragione di amare? E quando questo paese le cerca il suo -oro, i suoi figli e talora persino le sue convinzioni, qual compenso -le promette e le dà? Qual forza, quale argomento adoprerà essa per -convincersi del suo dovere, per decidersi a compierlo?_ - -_Il dovere, fonte del diritto, è cosa santa ed equa, ma il dovere solo -è schiavitù ed opressione._ - -_Tutte le rivoluzioni sociali, politiche, religiose, tutte ebbero, o -segreta o palese, sempre però una movenza interessata. Non si accagioni -dunque per avventura la donna di strettezza di cuore se chiede il suo -diritto._ - -_Ogni lavoro vuol la mercede, ogni martirio vuol la corona; l'uomo -ha proceduto per questa via al conquisto della sua libertà, non v'ha -ragione che ne escluda la donna._ - -_Ed eccomi perciò a considerarla in faccia al diritto parziale ed al -Codice Civile Sardo dopo averla guardata in faccia al diritto primitivo -ed ingenito, davanti al quale ogni veduta d'interesse, di convenienza, -d'opportunità, deve tacere, e la parzialità della legge non iscusa, -né la debolezza del muscolo che non sarà mai equa base di diritto, nè -l'ignoranza che si può vincere, nè l'incapacità ch'è sempre affermata, -provata non mai._ - -_Che se talora, discutendo lo spirito delle nostre istituzioni avverrà, -che la penna distilli qualche amarezza, dichiaro anticipatamente non -aver io rancore con niuna personalità al mondo, ma scaturire queste -involontarie dal vedere, quanto sia impossibile all'uomo astrarre -da' suoi personali interessi anche quando si dà ad intendere di far -di proposito detta giustizia, e questo spirito d'egoismo salire fino -a mala fede, quando l'essere che si afferma debole ed incapace per -ispogliarsi di diritti, si riconosce forte e responsabile per gravarsi -di pene e di doveri._ - -_È assai possibile scrivere con più calma e con maggior freddezza; ciò -servirebbe anche forse ad attirare sul mio argomento le grazie degli -uomini serii, che varcata l'età delle passioni, le persone e le cose -tutte guardano con filosofica ed imparziale apatia. Ma a me, giovine -e donna, è pur lecito non far a pugni colla natura che si è in questo -argomento alleata ai più vitali interessi, epperò non violentandomi -affatto, parlo come penso e sento, persuasa e convinta di essere fedele -interprete dei pensieri e dei sentimenti di molte del mio sesso._ - -_Le considerazioni fatte sulla situazione creata alla donna da leggi, -che ancor troppo risentono lo spirito del secolo che precedette il -1789, mi conducono naturalmente a chiedere delle riforme che, se sono -limitate, hanno in compenso il vantaggio di essere possibili, ed è -in me profonda la convinzione, che un miglioramento nelle condizioni -presenti della donna, non è vantaggio suo soltanto, ma altrettanto -e più dell'umanità, che in tanta parte della donna si compone ed in -altrettanta da lei dipende ed è influenzata._ - -_Ed eccovi scorse di volo le diverse parti della mia fatica. Come -vedete, ella vi è tutta ed affatto consacrata, ad un solo fine si è -ispirata, l'utile vostro, e dell'umanità._ - -_Accompagnando io la donna in tutte le situazioni, esaminandola sotto -tutti i rapporti, e tenendo io a presentarle il suo meglio, volli -precipuamente parlare alle giovinette che esordiscono nella vita, -già istrutte, epperò in grado non solo di accogliere le leggi della -morale sotto la forma d'apotegmi, che se meccanicamente s'incidono -nella ferace memoria dell'adolescenza, di rado resistono saldi sotto la -bufera sollevata dalle giovanili passioni, ed in faccia alle speciose -dottrine che loro servono da campioni; ma capaci eziandio sono di -seguire quei raziocinii, che conducono la loro mente ad apprezzarle, il -loro cuore ad amarle, e decidono quindi la volontà a seguirle._ - -_So che non tutte, per avventura, le idee qui sviluppate troveranno la -difficile unanimità delle simpatie, ma quale autore mai, qual libro, -quale concetto, trovò tutte le adesioni? quante volte la verità, -camminando a testa alzata nel suo dritto cammino, dovette porre, senza -pur avvertirlo, il calcagno su qualche esistenza che nella polvere si -trascinava, e scomporre il lento e pertinace lavoro di molto tempo? -Lo scrittore dovrà egli dunque prender sempre la penna per osannare -a tutte le passioni, a tutti gl'interessi, a tutti i pregiudizii -dacché siansi eretti in caste, in sistemi, ed asciugarla al più presto -dacché trovisi incompatibile con essi? Se considerazioni di personale -interesse avessero sempre asciugate le penne, a qual punto sarebbe ogni -umano progresso? E come combatterà il pregiudizio chi si uccide sul -labbro la parola, per timore di lui? Chè ne sarebbe del cristianesimo -se Cristo avesse temuta la croce? Chè del nuovo mondo se Colombo avesse -paventato l'ardita navigazione? Chè della libertà se i popoli temono -il sangue? Chè d'ogni utile impresa se bastasse ad arrestarla la tema -delle possibili eventualità?_ - -_Certo se qualche concetto nel mio lavoro vien meno alla verità, -ascriversi dovrà allo abbaglio dello intelletto, non mai a transazione -di coscienza, ed a proposito di patteggiar coll'errore; ed essendomi io -la verità proposta comechè sola base possibile alla morale, più dello -scopo tenera che dei mezzi, accetto riconoscente ogni osservazione -della critica che me illumini, ed alle mie lettrici accenni dove ho -errato, chè inconsolabile sarei se vedessi che la fatica, che al bene -ho rivolta, al male conducesse._ - -_I tempi avanzano. Il vecchio edificio del dispotismo, che tutto l'uomo -incatena dal più intimo escogitato dell'anima fino al più indifferente -degli atti umani, scricchiola sui cardini, scrolla e rovina. Pochi -giorni ancora e lo spirito del cristianesimo sfolgorante della nuova -sua luce, l'amore universale, precetto unico e nuovo, il raggio della -sapienza, diffuso come lo spirito di Dio sulla faccia della terra, -raccogliendo sulle ceneri di quello spento l'ultima zolla di terra, gli -diranno, _parce sepultis_._ - -_Ed io mi trasporto collo spirito a quel giorno e, lasciate le -polemiche a penne più valenti, la lotta a braccia più vigorose, attendo -a preparare la donna di quei tempi; la donna, non più eccitamento -a basse passioni ed ingombro al cammino della umanità, ma la donna -ispiratrice di alti propositi, impulso potente ad ogni gentil costume, -e ad ogni progresso dell'intelligenza._ - -_Riverente più ch'altri mai al dogma della libertà della mente, in -una cosa non la riconosco libera, nello essere illogica e retriva, -importando le morali facoltà, dovere di sviluppo e d'applicazione._ - -_Religiosa per ragione e per sentimento, nemica del pregiudizio, -adoratrice della verità, schiava della morale, amante della patria, -anima della famiglia, sollievo alla sventura, complemento della -società, mostrandosi all'uomo in tutto e sempre dono di Dio; ecco la -donna ch'io intesi preparare._ - -_Che se avvenga che all'altezza del fine non corrisponda fecondità di -mezzi, il buon volere mi salvi, la innata bontà del sesso cui volli -giovare mi sia indulgente, e la lusinga mi conforti, che alcuna sorga -fra tante valorose scrittrici che raccolga il mio argomento e, svoltolo -da' miei cenci, al pubblico lo presenti sotto forme più rigogliose e -sfolgoranti._ - - - - -LA DONNA E L'OPINIONE - - - «Anima che per biasimo si dibassa - O per lode s'innalza è debil canna - Cui move a scherzo il venticel che passa» - -Molti e molti parlarono della donna, i quali anche pretesero parlarne -seriamente, ma io non istimo che il difficile problema ch'ella -presenta, all'uomo, alla famiglia, alla Società, svolto sì dottamente -e finamente da tanti, in epoche diverse, e svariate località, abbia -tutti interi raccolti i dati onde completi ne risultino i criterii; -oserei anzi asserire, che niun scrittore forse trovossi, parmi, fin -qui che, se uomo, sapesse appieno dimenticar le passioni, se donna, -gl'interessi, onde sarei per dire desiderabile cosa nell'ardua tesi -un criterio neutro affatto che, non punto interessato ad esagerare -i vizii o i pregi del sesso femminile, nè a coprirli, ce ne desse la -pittura imparziale e con essa i dati e gli estremi ove basare un solido -raziocinio, a derivarne poi analoghe ed assennate le istituzioni che -debbono moderarne le condizioni e gl'interessi. - -Dissi vizii o pregi, se pur tali possono esattamente chiamarsi -le attribuzioni, o meglio, i naturali elementi, costituenti in un -complesso logico, ed omogeneo, una natura ordinata ad un dato scopo, -elementi tutti concomitanti e necessarii a far della donna un essere -essenzialmente distinto dall'uomo, ed in pari tempo destinato a -vivergli a fianco sempre utile e necessario, a somministrargli i -proprii mezzi arricchendolo così d'un'altra potenza senza sommarsi -con lui, identificarsi nelle sue viste e ne' suoi interessi per modo -da essergli un'_alter ego_ senza cessare d'esser da lui distintissimo -a perpetuare quella simpatica attrazione, che distingue i rapporti -dell'uomo colla donna e li fa così soavi sopra ogni altro vincolo -sociale, e che sparirebbero in una completa fusione. - -G. G. Rousseau considerò la donna in natura; Balzac ne disse dal -punto di vista degli interessi virili; La Bruyère l'assoggettò a -fina analisi senza che da questa si curasse poi derivarne riforma -alcuna in lei od attorno a lei; Mad. Neker non la vide che dal punto -di vista di istituzioni locali, facenti spesso a pugni colla vera -natura degli esseri e delle cose. Nessuno, fra tanti, studiò di -proposito l'influenza delle istituzioni sul suo carattere e sulle sue -condizioni[2]. - -Tutti i poeti, dai grandi ai piccoli, dagli immortali ai _pria morti -che nati_, la cantarono in ogni tono, e in ogni metro, vedendola -ora colle traveggole del delirio amoroso, ora coi lividi occhiali -dell'orgoglio e dell'odio per affetti incorrisposti od incompresi. - -Tutte le filosofie, tutti i sistemi se ne occuparono e tutti i -legislatori. E chi pretese esser ella la pura e semplice femmina -dell'uomo, e non dover egli perciò conservarla che nei soli interessi -della generazione, deplorando di non poter precorrere il tempo del -suo sviluppo e non disfarsene dappoi. Altri considerando invece che -la donna non è atta alla generazione che in una fasi relativamente -avvanzata della sua vita, e vedendola sopravvivere tanto tempo al -disimpegno delle materne cure ne derivarono, non fosse con quelle -la sua missione esaurita, e pensarono potesse nelle cose del mondo -portare la sua influenza, ed intervenire siccome essere intelligente -e volitivo, potente di mezzi proprii. Di qui la gelosa insistenza di -tutte le leggi sovente ad impedire, e sempre a sfavorire implicitamente -sì, ma non meno potentemente, il sapere ed i mezzi del sapere alla -donna. - -Molti scrittori capirono il programma di convenienza del sesso virile, -raccolsero al volo la segreta parola, e maestri dalle cattedre, -oratori dai pergami, giudici dal tribunale dell'opinione, ganimedi -dagli eleganti e voluttuosi gabinetti, padri con affettuosi sermoni, -predicarono quotidianamente alla donna non convenirle la scienza. - -Tu non sei capace di lunghi e severi studii, le disse lo scienziato, e -le dimostrava, come due e due fanno quattro, che la conformazione del -suo cervello, la delicatezza de' suoi tessuti, la debolezza della sua -fibra, la moltiplicità de' suoi bisogni, la dimostrano irrecusabilmente -non nata alla scienza; ed ella si volse alla Teologia. Non ti è lecito, -rispose questa, sta contro te l'opinione della sacra serie dei più -illustri padri della Chiesa, cominciando da S. Paolo fino al sacrosanto -Concilio Tridentino. D'altronde, qual bisogno hai tu di sapere? Credi -ciò ch'io ti dico, e basta; la debolezza della tua mente non s'attenti -di fissar lo sguardo nelle sacre cose: astienti anzi del tutto anche -dalle profane _et non plus sapere quam oportet_. Ed ella si volse -all'opinione. Questa, simile alla liquida massa dell'Oceano, ora spinge -i suoi flutti come adamantini proiettili sino al Cielo, ora li preme -fino all'abisso; fluttuante sempre, è determinata dai più, ed è sempre -indipendente da ogni pressione che non sia numero. Le sue risposte sono -categoriche; ella non si crede in dovere di motivare, non si dà pena di -far analisi, di stabilir confronti, non si cura di premesse, non pensa -a conseguenze, ed ella rispose alla donna, non voglio, non mi piace. -Ed ella si volse a chi l'amava, ed egli le rispose: Come! Tu dunque -disconosci tanto i vezzi di che ti fornì natura da voler andar in cerca -d'altri meno attraenti; lascia ad una bocca meno piccola della tua la -difficile articolazione di barbari paroloni, e non voler annuvolare il -liscio marmo della tua fronte colle rughe dei calcoli, nè voler perdere -il tuo celeste sorriso fra le gravi meditazioni, nè impallidir le rose -del viso fra le veglie prolungate. Natura t'informò con tale studio, -e di tal predilezione ti amò, che fece in te pregio l'ignoranza, -e tu tutto sai, nulla sapendo. Era quasi convinta, pur s'attentò a -scartabellar qualche volume della paterna biblioteca; ed ecco radunarsi -a grave consiglio la famiglia ed il suo capo decidere che, consultata -la religione, il costume e l'opinione, che esser debbono e sono, -con ragione o senza, i tre padroni assoluti sotto i quali la donna -stupida od intelligente, volente o non volente, deve piegare la testa; -tutti ad unanimità decisero che la donna, se povera all'ago, se ricca -all'ozio, passi la vita, ed altro scopo alla sua esistenza non cerchi -oltre quello della _femmina_; che se poi s'annoiasse, libero a lei di -sbadigliare a tutto suo agio. - -Esclusa dal sapere, la donna, rimaneva esclusa eziandio dal potere; ed -eccola ridotta a passività assoluta, _cosa_ e non _essere_, di maggiore -o minor valore relativo, di nessun valore intrinseco, orba d'ogni -coscienza di sè, ch'è la prima ragione d'ogni forza. - -Sostituitosi, collo stabilimento del cristianesimo, il regno della -intelligenza a quello della forza bruta, la donna divenne strumento -tuttora vitale e poderoso alla politica sacerdotale. - -I religiosi terrori, certi affetti artificiali, specie di aberrazioni, -di sovreccitazioni nervose, ibride creazioni del misticismo, furono -allora poste in opera dai ministri di religione per averla piedi e mani -legate, cieco e docile strumento ad ogni esorbitanza. E, per mezzo suo, -Stati e famiglie poste a soqquadro, fatalmente compromessi e scalzati -dalle radici rimangono nella storia a documento imperituro del quanto -siano funeste la ignoranza e la morale passività nella donna. - -E sgraziatamente eravamo al punto in cui questa ignoranza e passività, -non più un puro fatto era, ma era sistema. L'uomo avea riescito a -convincerla non esserle lecito formare il minimo criterio, nè possibile -formarne alcuno assennato, in base a che, avea ella abbandonato ogni -studio siccome a lei improba quanto vana fatica; e questa estrema -risultanza dello egoismo d'un sesso e dell'ignoranza dell'altro, -diveniva alfine la pubblica opinione, assicurando al primo un -tranquillo dominio. - -Ma ecco ai nostri tempi sorgere col programma di tutte le possibili -libertà anche alla donna un'êra novella, ed in mezzo ad assennate e -serie riforme affacciarsi le umoristiche esorbitanze inseparabili da -ogni epoca di transizione; e tornar in campo, sublime per idealismo -siccome venerata per vetustà di concetto, la Repubblica platoniana. -Ed ecco che, mentre l'orientalismo proclama la donna puro stromento di -piacere, il cattolicismo la vuole serva rispettata, la cavalleria scopo -delle imprese e premio dei tornei, la teologia, come il vasaio colla -sua creta, ne fa vasi d'onore o d'obbrobrio[3], la poesia il bersaglio -a tutte le sue esagerazioni, il nostro secolo un'addizione al sesso -virile; che fa la donna? La donna, siccome un attore che si orna per -la scena, deve chiedersi ogni giorno qual commedia si rappresenti e -davanti a qual pubblico, per sapere qual più le s'addica di tutti i -costumi di che si vorrebbe coperta. Nessuna lusinga per lei d'uscirne -coll'unanime aggradimento. Condannata ad esser relativa ai tempi, ai -costumi, ai luoghi, agli individui, curva sotto il ponderoso fardello -dei pregiudizii sociali, portando sola, la pena della licenza e degli -errori dell'altro sesso, è, e sarà, finché non si desti alla coscienza -di sè, il paria fra gli esseri viventi. - -Ma ecco il tempo di domandarci la ragione di sì svariati giudizii sulla -donna, mentre i rapporti, che la accostano all'uomo, sono semplici, -sono costanti. Il senno e la buona fede, che alcuni scrittori usarono -scrivendo di lei, pare avrebbero dovuto condurli a conclusioni più -assennate e meno ingenerose. Ciò accusa una viziatura di sistema -forse più che non passione di dominio o gelosia di proprietà: ed il -secolo, che aspira al conquisto d'ogni ragionevole libertà, non troverà -esorbitante che la donna cerchi e studii il modo per dove iniziare la -propria. - -Secondo me, la ragione per cui le condizioni della donna non poterono -fin qui migliorare si è perchè ella non fu fin qui considerata dagli -uomini, nè si considera ella stessa, se non in base e dal punto di -vista di costumi e di istituzioni ben lungi dall'essere logiche e -filosofiche, i quali formano poi una viziata opinione, sotto la cui -prepotenza la donna, non so se più infelice o demoralizzata, è ben -d'uopo curvi la testa. Ogni autore le mena quindi addosso colpi da -orbo, niuno toccando la vera piaga, niuno scoprendo l'origine vera del -male, e niuno raggiungendo necessariamente di tanti scritti, ai quali -fu ed è scopo ed argomento, un concreto miglioramento delle condizioni -del suo sesso. - -Ai tempi che volgono, parmi debbano alquanto modificarsi le esorbitanti -opinioni, che in tutti i secoli e da tutti gli autori portaronsi sulla -donna. Finchè questa, dalle masse e dagli individui, e dalle leggi -e dalla teologia, era considerata siccome cosa di relativo valore, -ed ella, oppressa, epperciò ignorante, accreditava colla passività -del suo spirito siffatto giudizio, quelle opinioni, per quanto -ingenerose, potevano tollerarsi, siccome un divoto uditorio, costretto -al silenzio per riverenza del tempio, sente chiamarsi empio, peccatore -e scellerato dal sacro oratore, senza punto protestare o scomporsi a -tanta contumelia. Ma, la Dio grazie, ciò che esiste, alla perfine si -fa sentire; e l'azione persistente del cristianesimo abborrente da -ogni oppressione, e i poderosi conati della filosofia pella diffusione -della sapienza, evocando alla coscienza di sè ogni essere intelligente, -chiamarono la donna al sentimento dei proprii mezzi e dei proprii -diritti; ed il pubblico criterio, compiendo ogni giorno una nuova -evoluzione, ammette in oggi ciò che ieri niegava, e troverà domani -logico ed equo, ciò che oggi gli apparve esorbitante. Tale è la legge -fatale del progresso, legge che non mai tanto apparve come a dì nostri -per la portentosa facilità delle comunicazioni, ed il generale sviluppo -della vigente generazione sensibile, operosa e concitata. - -Questo fatto luminoso e costante ci dà il diritto di sperare, che la -legislazione, che ancora non s'è accordata colla coscienza universale -e, rispettivamente alla donna, si risente ancora di quel selvaggio _vae -victis_ che insanguinava gli antichi codici, non tarderà a porsi meglio -d'accordo collo spirito dei tempi e colle esigenze della giustizia. - -Dietro questo fatto gigante ed innegabile, imbevuta dalle idee del -mio tempo, io non posso venir d'accordo con madama Neker che, nel -suo trattato d'Educazione, vuole la donna assolutamente passiva, -e peggio con Gian Giacomo Rousseau, che la vuole affatto relativa; -chè e l'uno e l'altro di questi sistemi esprimono implicitamente la -formola, che esplicitamente proclamano i codici degli Stati Unionisti, -che tuttora conservano la schiavitù, cioè «_la legge si propone -l'interesse del padrone, non tenendo conto alcuno del benessere dello -schiavo_.» Massima che ogni spirito filosofico ripugna, ogni coscienza -rivolta ed a tempi illuminati più non si conviene. Che se egli è -vero che «le leggi tolgono spesso la origine, e sempre la modalità -e le pavenze dalla pubblica opinione, la quale anzi generalmente le -pronostica: e che, per essere buone, debbono corrispondere al grado -intellettivo e morale raggiunto da un popolo, e consonare col politico -reggimento, ormeggiando il bene ed il male, le virtù ed i vizii, in -una parola, i bisogni del popolo»[4] non tarderemo certo a conseguire -una sensibilissima riforma e miglioramento nella nostra legislazione -per quanto spetta la donna, che, schiava ancora in faccia a quella -e colpita di nullità, è nella pubblica coscienza salita a somma -importanza; importanza che non le è già dalla cavalleresca cortesia -dell'uomo, nè dal suo passeggiero capriccio impartita, come in altri -tempi, ma da lei conquistata col suo intellettuale sviluppo, col -suo benefico intervento nelle cose sociali, coll'ardente ed attivo -interesse alle patrie vicende, e poderosamente reclamata dalla voce -della giustizia che va ogni dì sostituendosi su maggior terreno alla -bruta forza. - -Ora, tenuto calcolo di tutto ciò, l'autrice va seco stessa -interrogandosi se in faccia alla maggior importanza della donna, ai -nuovi destini che l'attendono, alla più lata istruzione che le si -imparte, sia tuttora logica, possibile e conveniente l'educazione -che i due sopracitati autori vorrebbero darle (e con essi dal più al -meno tutti quelli che di lei scrissero e s'occuparono) educazione -che, riassunta in poche parole, tende ad annichilarne la ragione, -spogliarla d'ogni forza volitiva, deprimerne le più innocenti passioni, -attutirne il sentimento colla sferza di mille doveri, che non son -tali per lei che per l'altrui gusto ed interesse, incatenarne la -intelligenza, circoscriverne e falsarne il criterio coll'autorità del -pregiudizio, ristringerne nel più angusto spazio possibile ogni esterna -manifestazione, ridurla in una parola al _sicut cadaver_, famoso -trovato del Gesuitismo. - -D'altronde l'opera della educazione per sè stessa faticosissima, -improba e penosa diviene allo educatore ed allo educato, quand'ella -si prefigga di lottare per così dire, corpo a corpo colla natura, -combatterla palmo a palmo, volerla attiva là dov'è passiva, volerla -ottusa là dov'è aperta, volerle innestare dei sentimenti impossibili -sugli innati: tutto ciò, dico, è come volere che il quadrupede divenga -volatile, che il rettile si faccia pesce! Quando l'impresa non fosse -assurda ed impossibile, noi non ne avremmo che un mondo ibrido e -mostruoso. - -È cômpito della educazione lo incivilimento della specie e non la sua -trasformazione come non è intenzione dell'orticulture metamorfosare, -verbigrazia, la fragola nella lampuna, ma sì bene modificando nell'una -e nell'altra la nativa asprezza ed angolosità, ingentilirne il sapore, -svilupparne le forme, onde al palato ed alla vista più gradito sia il -frutto ed ammirevole. - -Laonde l'educazione, a conseguire il suo scopo, deve conoscere la -natura affidatale, investigarne l'intimo valore, il modo d'esistenza -e di manifestazione, studiare la natura degli esseri e delle cose che -nell'attualità e nel futuro, hanno ed avranno con lei dei rapporti, -e questa legge dei rapporti che è la sintesi del viver sociale, -vuol'essere non tanto determinata da una serie di atti esterni più -o meno convenienti a chi li produce, e gradevoli a chi li vede (il -che ridurebbe la educazione a pulire e lisciare la superficie nostra -onde non essere ad altrui inamabili, con immane fatica dello spirito -che deve alla materia assiduamente imporre atti, dalli interni sensi -discordanti, ed a penosa continua menzogna dannarla), ma questa legge, -sulla quale s'incardina e s'imperna la scienza della vita, deve lo -spirito dello educato informare così, che gli divenga come la pietra -del paragone a trovare in ogni più intricato caso il miglior partito, -a giudicar sanamente degli uomini e delle cose trovando le convenienze -loro, a portare in ogni suo procedimento quella franca ed amabile -lealtà che risulta dalla concordia dell'atto e della parola, di questa -e di quella colla mente e col cuore. - -Ora, se questi principii furono sempre più o meno applicati -dall'educazione impartitosi all'uomo, non fu del pari trattata -la donna, per la quale ogni rapporto sociale veniva caricato, o -moderato, non secondo norma di ragione, ma di pregiudizio e negatole -per soprappiù veniva ogni sentimento di sè, siccome relativa affatto -ch'ella era ai criterii, ai gusti, alli interessi di chi le stava con -qualche diritto d'attorno. - -Ma in mezzo al secolo, che si è prefisso a generoso cômpito la -caduta d'ogni despotismo e l'associazione di tutte le forze morali, -materiali, intellettive alla costruzione del sociale edificio, mi è -ben lecito ed anzi doveroso il pensare altrimenti, e l'invocare una -seria modificazione di un sistema riconosciuto ingiusto, divenuto -impossibile. - -Fiduciosa nel sentimento di giustizia sì poderosamente sviluppatosi -nel nostro secolo, profondamente credente nei destini dell'umanità, -nella saviezza dei legislatori, nel progresso dello spirito umano, -che niuna diga od argine riescì ad arrestare nel rapido e fatale suo -corso, abbiano essi nome pregiudizio, interessi, od oscurantismo, noi -aspettiamo nella perfetta calma della convinzione quell'avvenire, che -non è lontano, nel quale le riforme invocate passeranno dallo stato di -aspirazione nel dominio dei fatti. Frattanto nostro cômpito per ora -si è, cercare per la donna un modo d'educazione che sia in miglior -accordo col suo attuale sviluppo, che la ponga all'altezza dei suoi -destini e della pubblica stima, che la provveda d'una miglior norma di -criterio che quella non sia dell'opinione, che dandole la coscienza -di sè e l'appreziazione de' suoi mezzi, la risollevi ai propri occhi -e la spinga a cercar oltre le corporali attrattative la fama e la -gloria, che ridonandola al sentimento del suo intrinseco valore, non -la faccia eccedere nello accarezzare l'altrui gusto a spese della -propria dignità e convenienza, che ponendo alla sua portata le arti ed -il sapere, la tolga al vergognoso sciupinío che ora fa del suo tempo; -che se questo sciopero è conseguente all'attuale sua educazione, come -essendo di niun valore il tempo di chi nulla può produrre di serio, non -lo sarebbe già quando convinta fosse d'aversi non diritto soltanto, -ma eziandio dovere, di sviluppare ed applicare quelle facoltà che -natura le impartiva, non a scialo di ricchezza produttiva, ma a fine -provvidenziale diretta. - -Ed in vero, a chi credesse tuttora, che la donna altro fine -all'esistenza sua cercar non debba, oltre quella della femmina, la -natura eloquentemente risponde mostrandogli in lei facoltà, che sotto -ogni aspetto eccedono gli uffici materni, e che in lei sopravvivono -all'età destinata a cotali uffici, e sempre più si dilatano e si -fortificano, il che la prova vocata a progredire. - -Che se talune educate al culto dell'opinione giusta od erronea ch'ella -sia, si ritraggono dalle gravi occupazioni, per tema che le grazie vi -facciano naufragio, o perchè tanto scredito si raccolse sulla coltura -femminile, o per un falso giudizio invalso sulla pochezza della -femminile capacità, ripeterò qui ciò che su tale argomento scrive La -Bruyère ne' suoi _Caratteri_ «Pour quoi, dice egli, s'en prendre aux -hommes si les femmes ne sont pas savantes? par quelles lois, par quels -edits, par quels rescrits leur a-t-on défendu d'ouvrir les yeux et de -lire, et de retenir ce qu'elles ont lû et d'en rendre compte dans leurs -conversations et dans leurs ouvrages? Ne se sont elles pas au contraire -établies dans cet usage de ne rien savoir, ou par la faiblesse de leur -compléxion, ou par le soin de leur beauté, ou par une certaine légèreté -qui les empêche de suivre une longue étude, ou par les distractions que -donnent les details d'un domestique, ou par un éloignement naturel des -choses pénibles et sérieuses, ou par une curiosité toute differente -de celle qui contente l'esprit, ou par un tout'autre goût que celui -d'éxercer leur mémoire? _Mais a quelque cause que les hommes puissent -devoir cette ignorance des femmes, ils sont heureux, que les femmes qui -les dominent d'ailleurs par tant d'entroits aient sur eux cet avantage -de moins._» - -Chi non vedesse qui, che tutte le cause alle quali La Bruyère suppone -doversi l'ignoranza della donna e la sua frivolezza, a non altro -attribuir si debbono che all'educazione che le si dà, ad un falso -criterio che le si forma, legga quest'altre che le seguono, nelle quali -l'Autore, dopo avere asserito non essere la Donna _saccente_ che un -oggetto curioso, ma affatto fuori d'uso, distinguendo dal pedantismo la -vera sapienza soggiunge: «Si la science et la sagesse se trouvent unies -en un même sujét, je ne m'informe plus du sexe, j'admire: et si vous -me dites, qu'une femme sage ne songe guère à devenir savante, ou qu'une -femme savante n'est guère sage, vous avez déjà oublié ce qui vous venez -de lire, _que les femmes ne sont détournées des sciences que par de -certains défauts. Concluez donc vous même, que moins elles auraient -de ces défauts, plus elles seraient sages, et qu'ainsi une femme sage -n'en serait que plus propre à devenir savante, ou qu'une femme savante, -n'étant telle, que parce qu'elle a réussi a vaincre beaucoup de défauts -rien est que plus sage_». - - -Ora, questi concetti nati sotto la penna d'un uomo che, avendo battuto -inesorabilmente coll'arma severa ed acre del ridicolo i difetti -femminili, non può certo sospettarsi di galanteria, ci dicono che la -donna, che in _diversi aspetti supera l'uomo_, gli cede in questo, per -mollezza di volontà, che per lo più non sa vincere, per una leggierezza -di tendenze, che non sa domare, per una certa atonia dello spirito che -la fa schifa d'ogni tensione. Ecco i capi d'accusa che La Bruyère porta -contro la natura femminile; ma a torto io credo sulla sua natura, e -piuttosto sul sistema d'educazione che le fu sempre applicato, per cui -gli uomini che «sont heureux que les femmes qui les dominent par tant -d'endroits aient sur eux cet avantage de moins,» cambieranno, lo spero, -con rassegnazione, questa felicità, con quella d'aversi nella donna, -anche dal lato dello spirito, _un aiuto convenevole_, come si esprime -la Genesi, e che possa supplire ed aggiungere alle esterne attrattive -colle imperiture doti dell'anima e dell'intelligenza. - -E che piuttosto che alla femminile natura, a vizio d'educazione debba -attribuirsi la poca tendenza della donna ai gravi studi ed alle utili -occupazioni, appare evidente e dal precoce sviluppo delle fanciulle, -e dalla vivacità e finezza del loro spirito, e dalla loro pronta -percezione, e dalla attenzione che da loro prestasi all'insegnamento. -Un fatto costante, generale, da potersi da chiunque constatare come noi -ne fummo testimonii in diverse scuole elementari, è la molta maggior -capacità che rilevasi nelle fanciulle a preferenza dei ragazzi, e il -maggior amore allo studio accoppiato a maggior facilità d'apprendere -coll'assoluta parità d'età e risultante sempre in qualunque numerica -proporzione, sui fanciulli dell'altro sesso. - -Questo fatto che ci viene ogni giorno confermato dalle testimonianze di -diversi educatori, ci veniva eziandio constatato con qualche meraviglia -da due ispettori generali degli studi dietro ispezione nei convitti -degli adulti d'ambo i sessi. A chè dunque dovrebbe attribuirsi e che -altro accagionare della atrofia di quelle felici facoltà dello spirito -femminile, di quella improvisa paralisi della sua intelligenza, di -quei puerili e frivoli gusti che lo guadagnano in quell'età appunto -in cui dovrebbe spogliarli avendoli avuti, e come mai i piaceri -dell'intelligenza gli divengono indifferenti allora appunto che il suo -completo sviluppo, la maturità del criterio, la maggior estensione -delle cognizioni, dovrebbero rendervelo più che mai suscettibile e -desideroso? Chè altro, dico, dovrassi accagionarne se non è un viziato -sistema di educazione, il quale, anzi che trar partito della fecondità -del terreno, si affatica a soffocarvi in germi i semi, s'ammazza ad -atrofizzarvi i naturali frutti per sopra innestarvi delle artificiali -escrescenze? - -Infatti, dopo avere eccitata la fanciulla allo studio ed -incoraggiatevela con ogni fatta d'argomenti, dopo averle dimostrato -l'utile sommo, la suprema necessità del sapere, dopo averle parlato -di morale e di principii, nell'età in cui l'acerbità del criterio -non è per anco in grado di tutto apprezzare il valore di cotali -predicati, allorché poi i misteri della vita cominciano ad apparirle -men tenebrosi, quando l'adulto senno si fa capace della logica di -quelle dottrine, quando i sintomi forieri dello svegliarsi delle -passioni vengono a darle la chiave di quegli arcani parlari ed -ella ne intravvede l'applicazione, ecco cambiarlesi dinnanzi la -scena. La sapienza, sente dirlesi, non è per la donna; oltreché le -è perfettamente superflua, la rende inamabile, e la spoglia della -semplicità che è il supremo de' suoi pregi; la morale, le si predica, -certo è buona cosa, anzi necessaria, ma la donna ha la norma della -sua morale nella pubblica opinione. I criterii assoluti non sono pel -suo cervello, è troppo debole per affidarglisi, e dietro il giudizio -altrui ella deve solo condursi; per cui eccone le conseguenze. Per la -donna brillante la morale diventa la moda, per la divota il giudizio -del confessore e d'ogni uomo che porti tonaca, per la buona moglie ogni -fantasia del marito, per la fanciulla gli usi locali; e così facendo la -donna, non fa che la logica applicazione delle apprese dottrine. - -Non vi stupisca più il vederla sì spesso errare ne' suoi giudizii, non -vi meravigli l'indefessa assiduità colla quale attende ai gravi studii -della _toilette_, non vi sorprenda l'eccessiva sua tendenza - - «_D'investigar di ciaschedun le oscure_ - _Galanti storiette e le avventure_». - -Il desiderio di sapere, la necessità di trovare ai suoi parlari un -argomento, le ha fatto far questa cattiva scelta; non dite più che lo -spirito femminile diffetta di solidità ed è insufficiente a massiccio -ed esatto raziocinio. — La donna, così essendo, è perfettamente logica; -e se alcunché mi meraviglia è ch'ella non sia assai peggiore, vedendola -assai generalmente conservare, in mezzo a tanta viziatura di principii, -l'intima bontà del cuore. - -Forse da taluno si dirà, che l'opinione non deve assolutamente -superarsi; chè indizio di sommo orgoglio o di perduta verecondia è lo -anteporre il giudizio nostro individuale al collettivo criterio delle -masse, e lo affrontar saldi ed imperterriti il biasimo di tutti; e -fortificati dalla venerata autorità del filosofo ginevrino mi direte, -che, vivendo sempre per la sociale organizzazione dipendente da altrui, -ed essendo la riputazione il supremo bene della donna, e dipendendo -questa sovente, più che dalla realtà delle cose, dalle apparenze loro, -ne consegue che dessa, più che tutt'altri, debba dell'opinione esser -timida e serva, ed essere, non già speciosamente, ma rigorosamente -vero che, per la donna, felicità, importanza e valore dalla stima, che -altrui ne fa, tutta dipende. — Grave è l'obbiezione, ma mi lusingo -poter, così in base al fatto che al raziocinio, farvi equivalente -risposta. - -Importa assai notomizzare alquanto questa pubblica opinione, che -s'impone con tanta forza, che non da altri che dal suo beneplacito cava -la ragione dell'autorità sua; analizzare la natura di questo supremo -arbitrato, che tanto gravita sugli atti umani, e per la donna poi è -ragione di nullità e di sventure. - -V'hanno opinioni generali a tutta l'umanità che tolgono l'origine, e la -parvenza, dai bisogni, dalle tendenze, dai sentimenti innati all'umana -natura; appartengono a questa categoria, a mo' d'esempio, tutte le -religiose credenze scaturite dal sentimento della divinità, comune a -tutti i popoli, a tutte le razze. - -V'hanno opinioni speciali determinate da un dato concorso di -circostanze, in un dato tempo, in una data località; e sotto queste -opinioni fluttuanti, per così dire, e precarie soggiacquero delle -nozioni scientifiche e filosofiche, che sono per noi e pel nostro -tempo fuor d'ogni discusso. — Così la virtù ed il vizio, la pietà e la -ferocia, la verità e lo errore si diedero lo scambio nelle opinioni -degli uomini siffattamente, da stimarsi sommamente pii i sacrifici -d'umane vittime, sommamente logici ed equi la servitù ed il dispotismo, -virtuoso lo sterminio, vile il perdono, codarda la misericordia, -nobile e gentil costume l'ozio e l'ignoranza, negromanzia e diabolico -mistero la scienza, ignobile l'industria, il lavoro plebeo; e via -scendendo fino a dì nostri, non è raro vedere nell'opinione dei più, -darsi lo scambio l'ignoranza e l'ingenuità, lo spirito di rivolta colla -giusta opposizione, la pusillanimità colla moderazione, il cicalío -coll'eloquenza, gli esterni atti del culto colla pietà, la ostinazione -colla fermezza, l'ingenita selvatichezza colla verecondia, la -brutalità col valore, la depravazione dello spirito coll'emancipazione -della mente, la corruzione dei costumi colla giovanil leggerezza, -col rispetto l'adulazione, colla condiscendenza la servilità, il -pregiudizio colla verità. - -E questa erroneità di giudizii è un fatto così generale e costante, che -non sarebbe soverchio il dire, che questa massa fluttante e discorde -degli umani cervelli, in una cosa soltanto s'uniforma ed armonizza, nel -colpire cioè assai di rado il vero aspetto e l'intimo valor d'una cosa. -— E non è che dopo qualche secolo, dopo i combattuti conati di sublimi -intelligenze, dopo sopite le lunghe e furiose fazioni che scindono -l'umana società a proposito d'ogni discusso che riesce una verità a -divenir testo all'opinione dei più, ad uniformare i giudizii delle -masse. - -A questi anarchici procedimenti del pensiero, che sono ineluttabili, -primo perchè l'umana intelligenza percorrendo un cammino ascendentale -deve necessariamente essere imperfetta e pregiudicata finché giunta -non sia ad afferrare l'ultima parola di ciascun problema: secondo pel -fatto dell'individualismo per cui v'ha chi precorre di molto tempo le -masse, e chi con loro cammina e chi dopo tutti giunge a lento passo, -come trascinato da forza maggiore e non però persuaso. — In seno poi a -tutte le umane società, per quanto nei primordii fondamentali sopra un -assoluto piede d'uguaglianza, riposa in germi qualche elemento, che ben -presto emerge, si isola, si eleva e poi signoreggia con forze morali -o materiali, ed impone e modifica i procedimenti dell'opinione. Ma -chiarifichiamoci con dei fatti. - -_L'astuzia._ — I Bramini, nell'India, col loro severo aspetto ed il -mistero venerando di cui seppero circondarsi, riescirono a far occupare -il secondo posto alla tribù dei guerrieri, alla cui testa era il Re. - -Nel discorso di Cristo sul monte, in San Matteo, leggiamo la lunga -serie d'ipocrisie, coll'aiuto delle quali i Farisei della Mosaica -Sinagoga avevano riescito ad ottenere sul popolo un supremo arbitrato -in ogni cosa, ed a farlo agire, pensare e giudicare dietro gli -interessi loro. - -_L'esempio._ — La manía teologica di Costantino il grande, divenne -contagiosa alla corte, da questa si propagò alla nobiltà, dalla nobiltà -alla borghesia, dalla borghesia all'esercito, dagli uomini s'appiccò -alle donne, ed in men che nol dico, tutto l'impero fu maniaco, -delirante, frenetico per la teologia, e dissensioni e controversie, -ed immensi volumi, e guerre interminabili, e strazii quotidiani e -discordie intestine ne scaturirono, ed empio ed eretico si considerava -colui che di sì strano morbo non fosse infetto, e l'opinione esigeva -imperativamente che si parteggiasse.[5] - -_Le passioni._ — I costumi della Grecia antica, che imponevano alla -donna onesta la reclusione del gineceo, diedero ragione alla somma -importanza che acquistarono in quel paese le cortigiane, laonde l'arte -le immortalò nelle opere sue, la poesia le cantò, i filosofi tennero -presso di esse le loro scuole, e la pubblica opinione aveva levato -dalle loro fronti il marchio della vergogna.[6] - -_La forza._ — Roma imperiale, vedendo il nascente cristianesimo -proscritto dagli editti imperatorii, e perseguito con tanta severità -in tutte le provincie del vastissimo impero, vedendo i cristiani dati -esca al fuoco, pasto alle fiere, bersaglio ai dardi degli arcieri -affricani, finì col convincersi esser eglino gente infesta allo Stato -ed all'umanità; e divenne universale l'opinione che essi fossero sola -cagione delle calamità dello impero; onde fu necessario che la penna -eloquente di Tertulliano s'incaricasse di ribadir quelle accuse ed -assurde le dimostrasse. - -Più tardi i tribunali della sacra inquisizione, che siedenti presso -che tutte le città del mondo cristiano, investiti di una potenza -esecutiva assoluta, spaventavano le genti col quotidiano spettacolo dei -più feroci castighi aggiuntisi al terrore di mali futuri ed eterni, -di leggieri persuasero ai popoli cristiani dell'Evo Medio, che anche -la più giusta e moderata ed urgente riforma invocata da pii ed onesti -personaggi fosse esecranda eresia, onde videsi sovente, deplorevole -spettacolo, il popolo stesso imprecare più volte a quelle vittime e -recar sollecito l'esca ai loro roghi. - -_Gl'interessi._ — Talleyrand, conversando con Napoleone il grande della -scienza mesmerica, che allora cominciava a convergere a sè l'attenzione -dei dotti e dei curiosi, ed interrogatolo se fosse o meno d'avviso -di incoraggiarla, ne ottenne questa risposta: «No, non facciamo del -Mesmerismo una scienza legale; a noi giova ch'ella resti dubbia, -combattuta, ed anche ridicola. Pensate chè diverrebbe la politica dei -gabinetti.» - -_L'ignoranza._ — Sono così molteplici, ed incontransi a tante migliaia -nella storia, le erronee opinioni accreditate, e tenacemente custodite -per fatto d'ignoranza, che sarebbe più presto detto che tutta la storia -dell'umana intelligenza è la prova di questo fatto. - -Socrate, dannato alla cicuta siccome empio per l'unità divina; Galilei, -tradotto davanti al Santo Ufficio per avere sostituito il giro della -terra a quello del sole; Sarpi, processato egli pure siccome eretico -per la forma speciale delle sue pianelle; Andrea Vesale, condannato -siccome negromante per le sue prime sezioni anatomiche; la chimica -creduta per lungo tempo arte magica e diabolica; la epilepsia creduta -possessione ed invasione demoniaca, la lebbra considerata siccome -castigo divino dagli Orientali; i pregiudizii del popolo dei nostri -giorni che, associando il sopranaturalismo ai fenomeni i più semplici -e naturali, fa perfin talora della morte ch'è pure un fatto cotidiano -e costante[7] un castigo di Dio; tutti questi erronei criterii -come potrebbero altrimenti chiamarsi se non le naturali espressioni -dell'ignoranza? - -Roma chiudeva, (pel supplizio d'una Vestale), tre giorni il foro, il -Senato, i pubblici mercati, sospendeva i giuochi, la guerra, tutti i -pubblici interessi ed i privati, ed offriva notte e giorno vittime -espiatorie, persuasa che la battaglia sarebbe perduta, i giuochi -sgraziati, gl'interessi ruinati se prima non avesse placati gli Dei. - -Avendo in Roma una donna difesa nel foro la propria causa, il Senato -inviò a Delfo a consultare l'Oracolo per sentire quale sventura -soprastasse alla città ed alla nazione per siffatta enormità. - -Sendosi abolito in Francia, per decreto di Sinodi provinciali, i -banchetti nelle chiese che si facevano in dati giorni dell'anno, la -cui sconvenienza andava al punto da ingombrare con piatti e bottiglie -perfin l'altare sul quale il sacerdote celebrava, mentre e popolo e -clero bivaccava, si inebbriava e schiamazzava insieme, il popolo non -mancò di gridare all'empietà e s'accorava seriamente che si volesse -distruggere la religione[8]. - -Se all'ignoranza delle verità morali e speculative avvien che -s'aggiunga la ignoranza della storia e degli usi e costumi di tutti -i popoli (che maggior estensione suol dare alle idee, e maggior -quantità di dati presenta all'esattezza del giudizio come per lo -più nelle masse), allora l'opinione pubblica diviene non già organo -d'intelligenza, ma misura d'ignoranza. - -Basta la più leggiera tinta di storia per provarci quanto siano -fluttuanti e precarie le opinioni, che non si fondano sui semplici -e sovrani emanati della ragione; e siccome di assai poche verità -assiomatiche trovasi l'uomo in possesso, così veggiamo lo spirito d'un -secolo e d'una generazione differire enormemente dalle antecedenti -e dalle susseguenti, addottarsi e ripudiarsi i sistemi, modificarsi -assiduamente usi, costumi, ed istituzioni ormeggiando lente, ma -indefesse il progressivo sviluppo dei popoli, il quale, attraverso a -queste molteplici e svariate gradazioni morali, per legge fatale di -natura e di provvidenza, sempre sale verso il meglio. - -Da tutto il fin qui detto emerge, che questo formidabile fantasma della -opinione vuol essere guardato in faccia senza timore, e ben disquisito -vuol essere, ed analizzato prima di accettarlo ed inchinarcegli siccome -a supremo arbitrato. Esaminiamo se le forme solenni, che assume, -siano per avventura il puntello di interessi parziali, la tonaca -lunga ed affibbiata dell'ipocrisia, la legge caduca della forza, od il -semplicissimo _così facea mio padre_, tanto potente sulle masse incolte -che un bello spirito non chiamava senza ragione animal d'abitudine. -Ben sovente ci accadrà di trovarci di fronte ad un colosso dal piè -d'argilla; e le mie parole vi si appaleseranno ben vere, se riflettiate -un istante ad un fatto gigante, che veggiamo svolgersi sotto late -dimensioni nella nostra Italia in un solo quinquennio di libera vita. - -Chi non è colpito dalle modificazioni di idee, di opinioni, e perfin di -credenze che vanno ogni dì operandosi nelle menti? Chi non meraviglia -pensando che la Italiana Unità, che predicata da pochi Apostoli nel -1821, e creduta fino al 1859 una solenne utopia, in quell'anno stesso -diveniva il nazionale programma e la coscienza universale? - -Io distinguevo testè le opinioni fluttuanti e precarie, che trovano per -pochi momenti la loro ragion d'essere negli interessi, nella ignoranza -e nelle passioni, dai supremi e semplici emanati della ragione morale, -epperò la sana educazione, che ci aggioga agli impermutabili precetti -di quella autorità, può e deve farci timidi e riverenti del giudizio e -delle opinioni altrui, quando quelle vengano manifestate da individui, -la cui nota virtù ed intelligenza possono e debbono, con ogni logica, -farceli autorevoli; attesochè alla saviezza dei criterii concorra in -essi la calma delle passioni e la lucidezza della mente. - -_Amo laudari a laudato viro._ In questa antica sentenza stanno -conchiusi i ragionevoli ed equi confini della opinione autorevole. -Autorità è questa dalla quale bene farà la donna di non mai ribellarsi, -nè essere di quella stima indifferente, nè quel biasimo mai superare; -poichè non libertà di spirito, o solidità di giudizio ciò mostrerebbe -ma rivoltante spudore; che se per caso talora conducendosi dietro i -pensamenti di persone lodevoli e lodate, od un consiglio loro seguendo -errasse, e migliore dappoi avvertisse il proprio consiglio, cotali -complici nello errore assai la giustificano e la assolvono. - -Ma qui deve arrestarsi la condiscendenza all'opinione altrui; che -s'ella si proponga di voler a tutti piacere e di tutti avere la stima -e l'aggradimento, immorale affatto diverrà e corrotta senza però lo -intento conseguire, sendo i caratteri ed i cervelli umani sì svariati -di gusto e di giudizio che, quando cotale illusa vi fosse, ben potrei -dirle: - - «_Brami invan d'esentarti alle punture_ - «_Se fur d'Appelle infin l'opre immortali_ - «_D'un ciabattin soggette alla censura_». - -Che se a' pii esercizii rivolgerai l'animo a pietà inchinevole, sarai -tosto nello spirito del volgo ipocrita o bigotta; se agli studii -addestrar vorrai lo innato ingegno sarai pedante; se alla tavoletta -intenta le lunghe ore ogni cura adoprerai ad esser bella, sarai tosto -leggiera e vanerella; se del moto o del passeggio bisognosa ed amante, -di spirito ozioso e svagato avrai la fama; se società raccogli nelle -tue interne sale e di frequente sarai nei teatri vista, mille, più -o men veri, galanti aneddoti circoleran sul conto tuo; se, della -prole amante e del consorte, trarrai oscura e laboriosa vita fra -domestici affetti e doveri, non mancherà chi a difetto di spirito e -d'attrattive la volontaria solitudine attribuisca. Se, bella essendo -e corteggiata, sarai costretta per genio o per dovere a chi il cuore -negare, a chi la mano, di superba o di fiera t'acquisterai rinomanza. -Se natura avesti matrigna e di bellezza manchi e d'attrattive, per -ciò solo d'imperdonabile delitto sei già rea, e la grazia sarà per te -affettazione, la dignità pretesa, smodato sfarzo la decenza, ogni virtù -ti scemerà di pregio, ed ogni neo salirà fino a deformità mostruosa. - -Laonde, a premunire dalla ingiusta e dolorosa pressione di sì sventati -e crudeli giudizii, la donna, che per la natìa timidezza dell'animo -già li soffre e li teme (e per la sua debolezza è ben già di soverchio -esposta agli oltraggi) ben lunge dal curvarle vieppiù la testa sotto il -giogo ingeneroso, che il filosofo ginevrino si affatica a premerle sul -collo, io le fo coraggio e le ripeto: - - «_Anima che per biasmo si dibassa_ - «_E per lode s'innalza è debil canna_ - «_Cui muove a scherzo il venticel che passa_». - -Epperò informata alle imprescrittibili leggi della morale, non d'altri -schiava che del principio che a guida togliesti del tuo operare, -coll'occhio fiso al nobile fine che programma facesti della tua -vita, l'occhio e l'orecchio chiudi alle migliaia che tutti importisi -vorrebbero a legislatori e tiranni, e fa - - «_Come il Villan che posto in mezzo_ - «_Al rumor delle stridule cicale_ - «_Senza curare il rauco strido loro_ - «_Segue tranquillamente il suo lavoro_». - - - - -LA DONNA E LA RELIGIONE - - - Regi, monarchi, potentati, sacre maestà, - vi ho nominate con tutti i vostri nomi? - grandi della terra, altissimi, potentissimi - e forse ben presto anche Onnipotenti - Signori, noi, uomini, abbisogniamo, per - le nostre messi, d'un po' di pioggia, - di qualche cosa meno anche, d'un po' di - rugiada. Fate della rugiada, mandateci - sulla terra una goccia d'acqua! - - Una sola cosa, Lucillo, mi fa pena. - Questi grandi corpi sono così costanti - ed esatti nel loro cammino e nei loro - rapporti, compiono con ordine così - invariabile le loro evoluzioni, che un - piccolo animale, rilegato in un angolo di - questo immenso spazio che si chiama mondo, - avendoli osservati, s'è fatto un sistema - infallibile di predire a qual punto del - loro corso tutti questi astri si troveranno - da oggi a due a quattro a ventimila anni. - Ecco il mio scrupolo, Lucillo; s'egli è - per caso, ch'essi osservano leggi così - invariabili, che cos'è l'ordine, che cos'è - la regola? - - LA BRUYÈRE. - -Dilicatissimo e difficoltoso argomento è questo che imprendo a -trattare, e tanto più oggidì in cui, questioni vitali si agitano -nel paese in cui io scrivo, questioni di vita e di morte per tutta -una casta, che il proprio parziale carattere ne ritrae, questione -interessantissima ad ogni regione del globo, ad ogni popolo, ad ogni -intelletto che si travagli nelle filosofiche disquisizioni, ad ogni -cuore che palpiti nella incertezza degli umani destini oltre la tomba. - -Come procedere senza sollevare obiezioni, senza sconcertare credenze, -senza urtare suscettibilità, senza sconcertare interessi? Come non -cozzare qui colla sistematica negazione, là colla gratuita asserzione, -a diritta colle astrazioni di Fourier, di Leroux, a manca con De -l'Orgue e De Maître, davanti con Reynaud, dietro con tutta la miriade -degli ascetici? E davvero assai peritosa e timida stommi del come -mi condurrò, del punto da cui partirò nel vastissimo terreno che mi -si apre a discorrere, della scelta che far convienmi fra le idee che -copiose invadono la mente, dell'arte con cui eviterò l'urto dei triboli -e la puntura delle spine in una strada che, tutta l'umanità percorre, -eppure, più fu battuta, e meno si fa praticabile a chi non voglia -sollevarsi di fronte una guerra di scandali e di pregiudizi che più -lacera il cuore, che non guerra di spade. - -Pure già lo dissi nelle prime pagine, e giovami qui ripeterlo. Io -preparo la donna dell'avvenire, di quell'avvenire che ogni intelletto, -sazio di gratuito, ogni spirito esasperato dalla lotta che, dalle -cieche passioni e dagli inverecondi interessi è combattuta alla verità -ed alla morale, deve necessariamente affrettare coll'opera e col -desiderio. - -E ferma in questo proposito, smessa ogni peritanza, m'innoltro alla -libera sposizione delle idee. - -È assai possibile che il debole intelletto non abbia saputo, neppur -dallo assiduo e pertinace studio di grandi autori, estrarre il vero, -ed è ancor più possibile che la insufficienza della dialettica, e -la poca facondia del dire, mi facciano irremissibilmente impotente a -persuadere; ma mi resterà pur sempre chiaro e confortante testimonio la -coscienza di avere, con ogni calma dello spirito e lealtà d'intelletto -cercato il vero, e la mia fatica rivolta a presentarlo altrui, senza -spirito di fazione, senza sistema preconcetto, senza fine secondo. -E la donna, alla quale io parlo, accolga i miei sforzi con quella -benevolenza che, se poco è meritata dallo intrinseco della mia fatica, -non sarà certo sciupata invano dal buon volere, che mi ho, di porgere -al mio sesso la sempre utile comunione delle idee. - -Essendo più pratico che teorico lo assunto mio, ed essendo io in ben -altra situazione che quella d'un sacro oratore, il quale, od in un -tempio di cattolici parli, o sermoneggi in una adunanza di _fratelli_, -od il Corano commenti in una Moschea, sempre sa di parlare a chi come -lui crede e sente, ed è già con esso lui d'accordo prima che parli, -non mi è permesso saltare a piè pari nell'argomento, ma dobbiamo prima -fondare di comune accordo le premesse. - -Non si tratta per me di persuadere ad altrui le convinzioni mie: non -intendendo fare nè polemiche nè controversie. Io parlo alla donna -d'ogni paese, ma specialmente italiana, e parlo alla sua indipendente -ragione, al suo libero intelletto, per cui, a partire da basi concordi -ed a meglio comprenderci, dal fatto partiremo e dallo assioma. - -La religione, metafisicamente considerata, è il _sentimento innato -della divinità_. Essa fu siccome tale sentita da tutti i popoli e -da tutti i tempi; e che ciò sia stato, lo provano gli innumerevoli -monumenti e le tradizioni che la primigenia umanità legava alle -posteriori generazioni; le quali poi a loro volta, anzichè sperdere -quelle tradizioni e quei monumenti della fede dei padri loro, come -fatto avrebbero quando non ne avessero ampiamente accolto il legato, -altri ne aggiunsero, ed ogni generazione accrebbe così alle vegnenti il -patrimonio delle credenze. - -Questo fatto che, siccome basato sulla semplice autorità, poco -proverebbe se chiamato fosse a stabilire la verità d'una scientifica -sposizione, od a convalidare la solidità d'un raziocinio che a sè -stesso non basti (avvegnachè e storia e filosofia cospirino a non -ammettere l'umanità degradata sibbene primitivamente ignorante) questo -fatto, dico, diviene categorico e perentorio quando a provare la -generalità e costanza di tal sentimento lo indiriziamo. - -Ora, siccome è vero che, l'effetto non nasce che dalla causa, la -conseguenza tradisce la premessa, lo edificio rivela l'architetto, -così l'universo predica una ragion prima. Il caso, che l'ateo volle -a ragione di questo fatto, se è per lui ragione sufficiente, per -lui _il caso è Dio_, e non v'è fra lui e il general sentimento che -una questione di vocaboli; ma s'egli la considera siccome ragione -accidentale egli da sè bene inesperto si proclama, avvegnacchè, sopra -qualunque cosa egli esperimenti le combinazioni del caso, sempre le -avrà avvertite, vaghe, disordinate e sopratutto incostanti; cosicchè -il comun senso definisce col vocabolo _caso_ ogni combinazione, che -manca affatto d'ordine, di durata e di leggi; il chè senza impugnare -il testimonio della scienza (che va ogni dì scoprendo la ragion -delle forze nel meccanismo universo, e potentemente le applica) senza -rifiutare in ogni filosofia il supremo emanato della ragione fatto -eminentemente ordinato, senza accagionare di allucinazione i nostri -sensi tuttodì colpiti dall'armonia inalterabile della natura, sarebbe -deplorabile follia diniegare. - -Meno evidente è all'intelletto l'immortalità e la vita futura, sebbene -anch'essa non vada sprovvista di possenti ragioni, e ricca e forte -della coscienza dei popoli. - -Come l'artefice elaborando l'arnese considera l'uso a cui lo destina, -e le parti ne informa, e le forze e le misure ne proporziona, in vista -di quello; altrettanto veggiamo aver natura praticato in tutte le sue -produzioni, e questa saggia economia dell'universo è dalla scienza, -ognor progressiva, ogni dì constatata su più late dimensioni; non -altrimenti, tutte le facoltà ed attribuzioni dell'anima, siccome le -parti tutte e tendenze del corpo, debbono necessariamente rispondere -ad una data destinazione. Ora le facoltà dell'anima nostra eccedono -sotto ogni aspetto la destinazione qualunque che aver potressimo -circoscritta alla presente vita. Eccede l'insaziabile curiosità di -tutto investigare, il tempo, i mezzi, le forze che all'investigazione -abbisognano. Il senso morale, che l'uomo spinse fino agli estremi -dello scrupolo delicato, non sarebbe che un'ironia in faccia ai pochi -giorni di gioia e di vita che ci sono accordati. Nè si dica, che questo -senso non sarebbe che una provvidenza di natura posta a tutela dei -reciproci interessi; questo confine sarebbe d'assai soverchiato da un -senso morale che limita gli atti anche intimi, anche indipendenti della -vita umana. Il vivo desiderio dell'infinito, il cui soddisfacimento -constatiamo impossibile nella esistenza che conosciamo, l'orrore del -nulla così profondo, così sentito che non può esser domato dal terror -dell'ignoto; tutti problemi sono questi, ai quali non è possibile che -una soluzione, l'immortalità. - -Altro senso innato nell'uomo e profondamente sentito è il senso -d'equità e di giustizia. Ora non potendo egli appagarlo, avversato -qual'è dall'ignoranza, vinto dalle passioni, soggiogato dalla forza, -immolato agli interessi, e sentendone tuttavia la somma ragione, trovò -il dogma del premio e della pena, o meglio, lo sentì, ed in questo -fondò la ragione della virtù e l'odio del vizio. Laonde l'esistenza -della divinità creatrice, ordinatrice e provvidenziale, l'immortalità, -il premio del bene e la punizione del male; ecco i tre dogmi che furono -base alle teogonie tutte, e che ogni ragionevole intelletto può e deve -ammettere. - -Ammessa l'esistenza della divinità, l'uomo le deve omaggio e -riconoscenza, ed ecco sorgere la religione donde i culti ed i riti; -ammessa l'immortalità ecco sorgere con essa l'infinito, e l'aspirazione -all'infinito, donde l'indefinito progresso; ammesso il premio e la -pena, ecco sorgere la ragione della morale, donde la sociale felicità. - -Premesse queste poche parole a prevenire le nostre lettrici del punto -da cui partiamo, nè potendo noi più inoltrarci nelle religiose teorie -senza specializzare, epperò renderci a molte impossibile (e non -trovando pur necessario il farlo dacchè abbiam già trovato la ragione -religiosa), passiamo a disquisirne i caratteri, segnalarne le viziose -applicazioni e le vere. - -Essenzial carattere dell'ossequio, che l'uomo prestar deve alla -divinità, è l'essere questo ragionevole, essendo ragionevole chi lo -presta, e verità assoluta, e ragion d'ogni cosa, l'essere supremo a -cui è rivolto; perciò l'assurdo è insulto a Dio, nè può essere scusato -che dall'invincibile ignoranza. Assurdo perciò non potea ch'essere, -a mo' d'esempio, il sacrificio, il quale intendeva onorar Dio col -distruggere la sua fattura: ciò non potea scusarsi che dall'ignoranza, -ma il Sacerdote il quale godeva le parti comestibili delle vittime -sacrificate, epperò eccitava continuamente i popoli ai sacrificii, non -era più ignorante, era furbo; e l'iterato fumo de' suoi incensi non era -che un insulto a Dio, ch'egli faceva servire a suoi interessi. - -Più d'una vedrà forse altra cosa, che l'infanzia dello spirito umano, -in questi riti dell'umanità primitiva, ma noi risponderemo con una sola -osservazione. I sacrificii cruenti, criminosi, se di vittime umane, -assurdi se di ostie brutali, cessarono sotto l'impero di due autorità. -La prima fu il Vangelo, che promulgò la più razionale delle religioni; -la seconda fu il progresso della civilizzazione, che chiarì allo -spirito umano la vanità di cotali ossequi e la loro assurdità. Ora se -i progressi della ragione resero incompatibile il sacrificio, ciò basta -per dare il nome alla cosa. - -Dovendo l'umano ossequio alla Divinità essere razionale, ne emerge di -natural conseguenza, che non debbano le esterne sue manifestazioni -superchiare agli occhi nostri in importanza l'intimo sentimento che -li produce. Che se al riconoscente affetto, che verso Dio ci porta e -delle leggi imperscrittibili della morale ci fa teneri osservatori, -come sendo dallo stesso suo dito scritte ne' cuori nostri, anteponiamo -gli atti esterni e convenzionali del culto che, orbi per sè stessi -d'ogni morale valore, altro non sono che l'espressione di quello, -noi adopreressimo come chi il vetro anteponesse al diamante, il bacio -all'affetto. - -Eppure, se poniamo a disamina lo zelo, con cui tutti gli ascetici -scrittori moltiplicarono in ogni confessione, e classificarono in -infinite categorie mille pie pratiche, e di quale importanza vollero -circondarle e con quale entusiastico fervore le vollero raccomandate -e praticate; davvero, non intendo calunniare le intenzioni loro, ma -credo altro non s'avessero in vista che di soffocare il religioso -sentimento ed imporgli silenzio onde lasciar luogo alla moltitudine -delle parole, non dissimili dai sacerdoti di Baal (de' quali tanto si -rideva il profeta Elia) che gridando con quanta forza era possibile ai -loro polmoni, e continuando in tal baccano tutto l'intero giorno, se -ne tornavano convinti che la loro sonnacchiosa Divinità li avesse alla -perfine intesi e compresi. - -Il Cristo, che primo diede all'umanità l'idea del culto perfetto, -stringeva e riassumeva, in una formola, quanto affettiva altrettanto -razionale, l'espressione del religioso sentimento. Egli, che aveva l'un -dopo l'altro attaccati e combattuti tutti i pregiudizii, si dichiara -anche contro questo là dove dice: «Non vogliate essere come i gentili, -che impiegano ad onorar Dio molte parole, e credono per la moltitudine -di quelle esser meglio esauditi. In quanto a voi, quando volete pregare -a Dio, chiudete l'uscio della vostra camera, e nel segreto pregate al -padre vostro ch'è ne' Cieli». - -V'hanno però di molte le quali tutte assorbite dalli esterni atti -del culto, moltiplicandoli ogni giorno senza ragione e senza misura, -facenti assidua lettura di libri che insegnano colla Divinità un cotal -linguaggio floscio ed affettivo, tutt'affatto profano ed indegno dei -rapporti che intende di esprimere, portano l'intelletto nei campi -vaporosi d'una dottrina; la quale assorbe le lunghe ore nel render -l'anima timorosa di tutto, nel toglierle ogni generoso slancio, nel -freddare ogni generosa passione, nell'atrofizzare più che sia possibile -il cuore, nel rompere ogni suo più sacro e soave legame, nell'avezzarla -ad una tensione morale di tanta forza da non sapersi più scernere -fra il bene ed il male assoluto, il bene ed il male relativo e li -atti tutti, che orbi sono di morale valore epperò all'uomo di libera -scelta. Essi insegnano una dottrina tutta di distacco, d'isolamento, -di meditazione e d'espiazione: essi nulla ammettono di spontaneo nello -svolgimento della vita morale; tutti i menomi moti del cuore e della -mente vengono vigilati, sorpresi, classificati più o men logicamente, e -non persi di vista mai, dovendo essi tutti esser fedelmente riportati -ad un cotale che l'incarico s'è assunto di avviar quest'anima alla -perfezione; e, mediante le cure sue, ed i suoi lucidissimi precetti, -si è ridotta a tale d'aversi di lui per ogni cosa stretto bisogno, di -nulla veder senza li altrui occhi, di nulla giudicare senza l'altrui -cervello, e di non potersi ristare dal mettere altrui in terzo fra sè -ed i più intimi, e nè più gelosi segreti, - - «_Come se far non possa i fatti sui_ - _Se in opera non pon gli organi altrui_». - -E questa assoluta insufficienza dell'individuo, questa perpetua -minorità, dura fino alla morte; anzi va, questa forza astringente -ed assorbente, sempre più incalzando fino a che, di quest'anima, che -cammina alla perfezione, più non resta che un cadavere ed un automa -che, di vita propria, non si ha che la parte fisica e vegetativa. - -Non volendo io per nulla affatto scendere nei penetrali dell'uman cuore -per cercarvi le cause di questo ritrovato, che non mancò per avventura -di appoggiare numerosi e forti interessi (non essendo nè la satira nè -la storia l'assunto mio) io proseguirò nelle ragionate teorie prendendo -dovunque il buono, e sceverando il falso ed il gratuito, guidata quale -sono dallo schietto amore della verità e della luce. - -Accennavo, che quelle dottrine, che si propongono d'avviar l'anima -alla perfezione, predicano il distacco, l'isolamento, la meditazione, -e l'espiazione; e taluna avrà portato avviso, che troppo leggermente -io condannassi teorie, che fini sì altamente spirituali si recano a -programma. Spero di giustificare il mio verdetto, rifacendo un po' la -storia morale dell'umanità; e come questa svolge la sua progressiva -vita in diverse fasi tutte logiche ed inevitabili, così lo individuo, -ch'è una frazione di questo gran corpo, deve seguirla e recare l'opera -sua al collettivo lavoro; che se non fosse, e non dovesse essere, -il progresso delle idee e dei costumi non potrebbe aver luogo; e -l'umana storia in luogo di presentare all'occhio del filosofo un -complesso armonico, logico, ordinato, ed a gran fine diretto, non -mostrerebbe che un agglomeramento, senza forma e senza nome, di -forze eterogenee, discordanti, ed elidentisi, un caos insomma senza -ragionevole principio, che non altro verosimile fine presenterebbe che -un universale sterminio ed esaurimento. - -Ora puossi egli ammettere, dietro l'ordine che vediamo nella creazione -tutta, che tale esser possa il morale concetto di Provvidenza? Certo -che no. Laonde camminando, noi individui, siccome le generazioni, in -una via di progressivo sviluppo, c'incombe di studiare il tempo e la -fase ch'esse percorrono a non inceppare ed anzi assecondare il comune -lavoro. - -L'umanità bambina che, simile all'uomo di poco tempo, era incapace -d'un lavoro affatto speculativo, ma trovavasi tuttavia sotto il dominio -delle sensazioni, avendo col senso morale l'idea della virtù, ammirava -però maggiormente quelle doti di natura e di fortuna, per le quali -un uomo sugli altri aquista materiale e sensibile superiorità. Laonde -meglio che la mitezza era stimato il corraggio, meglio che il generoso -perdono la valorosa vendetta, più che la sublime lealtà dell'anima, -l'astuzia feconda di mezzi e ricca di successi, più che riverenza dei -diritti, il feroce sterminio e la prepotente conquista; più che la -castigata verecondia, la dissoluta e facile bellezza. Di tal maniera -di giudizio dell'antica umanità hassi pena più presto a sceverarne -le troppe prove che ad adunarle. Tutto ce lo insegna, dall'_Iliade_ -d'Omero fino ai sontuosi monumenti alle ceneri di Pitionice, fino agli -incensi bruciati ad Alessandro, fino al divinizzamento dei Cesari. - -Queste dottrine vellicanti le passioni, e così ben maritate agli -interessi, non potevano che condurre di ragione il mondo ad una general -corruzione di cuore e depravazione di mente, di cui la storia non ci -ripete il racconto dalla caduta della Romana Repubblica in poi. - -Era ben logico e voluto dalla natura delle cose che là come dovunque, -il riparo ormeggiasse dappresso il male; e sorsero in allora le -dottrine a cui accennavamo; dottrine che lottavano colle passioni -corpo a corpo, e disputavano palmo a palmo il terreno agli interessi, -isolando l'uomo dal contagioso contatto dei suoi simili, livellando le -caste, staccando dalle perniciose ricchezze mezzi di feroce dispotismo, -e sforzandosi di spiritualizzare l'uomo degradato per corruzione fino -ai bruti tutta la sua vita concentrando nell'espiazione di un male -divenuto ormai sì radicale ed universo, che impotente affatto era -contro di lui l'opera dello individuo. Nulla di meglio infatti resta -a farsi al sano, frammezzo alli appestati, che trarsi in disparte fin -quando la scienza non ha ancor provvisto ai malati. - -Quelle dottrine ci vennero dall'Oriente e più precisamente dalle Indie, -e dal loro istitutore si chiamarono Buddismo. - -Nell'epoca in cui le leggi e le istituzioni dei bramini erano in -maggior forza, e s'erano diffuse in tutto il paese senza eccezione, -sorse dalla casta dei guerrieri, e dalla famiglia dei Sackija, -Gautarna, detto poi Budda, (lo suscitato) figlio di Re. Nacque egli -nel 628 avanti Cristo. Si unì, secondo il costume del paese, a tre -mogli; ma a 29 anni abbandonò padre, mogli ed un figlio, non che ogni -diritto di successione al trono, e si ritirò nel deserto per darsi -tutto a penitenza alla guisa dei Bramini. Rimase colà 6 anni e superò -nella rigidezza della vita tutti coloro. A 36 anni sorse a predicare, e -scorse fino agli 85 tutta l'India. - -Educato nella solitudine dei deserti, alla meditazione ed alla -penitenza, dotato di sommi talenti, concepì l'ardito pensiero che il -Braminismo, d'assurdi ripieno, se forse bastava fino allora all'India, -non certo al resto del mondo. Primo nell'antichità superò i pregiudizi -della nazionalità, e concepì l'idea dell'universale rigenerazione del -mondo corrotto, e parlò di partecipare altrui il proprio bene. - -Il Buddismo sorse circa nel tempo in cui la Giudea diveniva provincia -romana e con essa si eclissava la Mosaica religione. - -«In quel tempo (dice Costantino Hofler nella _Storia universale_), si -nota nell'Oriente un sentimento di dolore e direi quasi di disperazione -come se la sua vita fosse finita». - -Nell'India la predicazione di Budda addita al mondo la cagione di tal -disperazione nella nullità delle cose, e riduce lo scopo della vita -alla _distruzione di noi stessi_. — (A chè altro si riduce l'ascetica -cattolica dei nostri giorni?) - -In massima le sue dottrine non differivano punto da quelle dei -Bramini; ma differivano in questo, doversi da tutti, senza distinzione, -raggiungere lo scopo della vita, come avendo egli pel primo superato i -pregiudizi di caste e di nazionalità. - -Non occorrevano per Budda le divisioni di quelle (prima politica -braminiana), nè le opprimenti leggi ch'erano di quella politica i -naturali corollarii; tutti, senza eccezione, erano chiamati alla -cognizione della verità, a tutti libero quindi di togliersi al giogo -bramitico. - -Egli poi, Budda, era stato dal Cielo mandato a segnarne la via. - -«La vita è un sogno, dicea Budda. Quanto più l'uomo lavora colla -propria distruzione alla propria santificazione, e tanto più scioglie -il legame che tiene avvinto il mondo alla colpa.» — Notisi il desolante -ed antifilosofico concetto che il mondo sia fatalmente portato alla -colpa, quasi l'umano arbitrio, donde l'umana responsabilità, non -esistesse. — Senza questo concetto dominante sarebbe stato impossibile -chiamare l'uomo all'isolamento ed alla propria distruzione. Solo -l'universale corruzione dei tempi, la ferocia dei costumi, il -degradamento cui era scesa l'umana progenie, poteva ispirare una simile -filosofia. «Il matrimonio, dicea Budda, si tollera come un male ch'è -forza permettere; ma non dovrebbero esservi carnali relazioni, dovendo -il mondo al più presto finire. Tutto è inganno quaggiù; e se pur -qualche cosa v'ha che non sia mendace, quest'è ciò appunto di ritenere -tutto inganno, di liberarsi e staccarsi da tutto». - -Budda si volse anzi tutto a quella parte del popolo indiano, che -la legislazione Bramitica lasciata aveva in completa miseria, -persuadendola a disertare la dottrina ed i costumi di quella per -abbracciare la sua, in cui solo era la via di salute. La condizione -di quel popolo era sì misera sotto i Bramini, che una dottrina sì -sconfortante fu riguardata siccome dottrina di libertà. I seguaci di -Budda non temevano la morte, da loro risguardata siccome liberatrice -dei mali. Esso li educava alla pazienza, alla mitezza, all'assoluta -abnegazione, a riguardar siccome ingiusta ogni distinzione sociale, ad -invitare tutti, senza eccezione di persona, alla redenzione per opera -di lui, ossia allo scioglimento finale della materia primitiva nel -nulla. - -Le sue dottrine produssero gran sensazione in Oriente, e furono -nell'India argomento di gravi dissensioni; e malgrado le persecuzioni, -alle quali furono bersaglio allorché i Greci vi penetrarono col Magno -Alessandro, vi si tenevano salde, specialmente nel nord-ovest del -paese. - -Certo le dottrine Buddistiche erano un gran passo in quei tempi -oltre misura materializzati e corrotti, ed ebbero appunto in quelle -condizioni la loro ragion d'essere; ma venne il Cristo ad aprire -all'umanità una nuova fase, ed allora principiarono ad essere spostate -e retrive. - -Chiamati gli uomini ad amarsi ed a soccorrersi, iniziata la dottrina -della giustizia e del perdono, costituita l'umanità in una repubblica -di fratelli che altro _dottore_, altro _maestro_, altro _signore_ -non riconosce che la verità predicata dal Cristo colla luce della -ragione, colla mite ma vittoriosa forza della persuasione; eguagliati i -doveri ed i diritti, chiamati tutti al lavoro ed alla cooperazione al -comun bene, proclamato ogni uomo al suo simile solidale col precetto -dell'amore e della diffusione; chiamato l'amico a dar per l'amico la -vita, ed a beneficare al nemico; udita, ammirata ed accolta questa -dottrina dal mondo, tenuta salda contro le lotte, uscita vittoriosa -da secolari battaglie, la vecchia dottrina dell'isolamento, e della -distruzione dell'uomo, non aveva più ragion d'essere ed era condannata -a perire. Dopo aver demolito era ben d'uopo riedificare. - -Il risorgimento, la vita, la libertà, lo sviluppo di tutte le forze -morali, i collettivi conati delle masse verso il bene comune, ecco il -programma del Cristo, ed ecco la fase che ora percorre l'umanità. - -L'amore universale, precetto _unico_ e _nuovo_, nel quale quella -dottrina si compendia, importa a natural conseguenza il compatimento, -la tolleranza, la vicendevole riverenza, e pone al bando dell'umanità -ogni dispotismo di fatto e di sistema, ogni autorità che si erge al -dissopra della forza delle cose, dell'unanime consenso, del generale -interesse. - -Ora la cattolica ascetica, che tante forze isola e paralizza, che tante -intelligenze riduce a schiavitù, che tanti fervori raffredda, che tanti -nobili slanci raffrena, che tanti generosi entusiasmi riveste delle -grette forme del partito, che tante esistenze si tiene eternamente -oscillanti e dubitative sul grave problema d'un moto primo, d'un -estemporaneo escogitato, orbo di conseguenza perchè intimo, di un motto -oziosamente ed innavvertemente sfuggito, d'uno svagamento intempestivo -anche, ma tutto proprio della mobilità dell'organo pensante, tutto -questo sistema non vi par egli, ditelo voi, roba da bambini e -compassionevole miseria? - -L'analisi sistemata è studio pericoloso se da grandi e leali -intelligenze non venga esercitato. La massa delle mediocrità, -impotente già per sè stessa ad accogliere in uno sguardo tutti i lati -d'un concetto, se per sovrappiù venga sistematicamente applicata ad -un dettaglio, non ne diverrà che sempre più gretta e microscopica. -Gl'interessi poi studiano il sofisma, le passioni cercano il cavillo, -il dispotismo s'allieta dello scisma, e lo spirito debole, tratto in -tortuoso e smarrito sentiero, sente più che mai il bisogno d'una guida, -alla quale è costretto affidarsi ad occhi bendati, sia che al bene -lo conduca ed al meglio, o sia che al peggio lo trascini, e nel suo -proprio male lo immerga. - -Noi perciò vorressimo che la donna specialmente, che tanto è a -religione inchinevole, e che al sentimento di essa sinceramente e -sublimemente sposata può tanto bene produrre, la mente informata -ai lucidi precetti di quella, meno gretta ed analitica fosse nella -manifestazione di quel sentimento, meno oscillante, meno dubitativa nel -giudizio del bene e del male, del convenevole e dello sconvenevole; -vorremmo che dai chiari precetti della verità derivasse dei criterii -sicuri a giudicare più sanamente di sè, d'altrui e delle cose tutte; -vorremmo abborrisse da certi facili scandali, figli d'ignoranza e di -pregiudizio, da certe intolleranze che, violenti e feroci, vertono -sopra opinioni e riti, dottrine e cerimonie che finalmente non sono che -svariati modi di esprimere un unico ed universal sentimento. - -Deplorevole cosa egli è questa, che cioè l'intolleranza più feroce, più -esclusiva si mostri presso chi di molta pietà fa special professione; -e non s'avveggono, codesti, che per essa più danneggiano la causa che -intendono servire. E ben se lo sapeva il Cristo quando, reduci i suoi -discepoli da Samaria e pregandolo dessi che implorasse fuoco dal cielo -su quelle genti, che la predicazione loro aveano spregiato, rispose -loro: _davvero; io non so da quale spirito siate condotti_. - -Le religiose intolleranze in ogni tempo, in ogni popolo generarono i -danni più atroci, le guerre più sterminatrici, le passioni più violenti -che abbiano mai inferocito l'anima umana. Testimonii le babiloniche -barbarie contro gli Ebrei, gli sterminii di questi sopra i vicini -popoli incirconcisi, le secolari persecuzioni del gentilesimo sul -cristianesimo nell'Europa e nell'Asia, i sanguinosi scismi d'Oriente, -la cattolica inquisizione dell'Evo Medio, le guerre di Maometto, -le lotte dei Mori e della Spagna, le crudeltà che accompagnarono e -compirono lo scisma Anglicano, le stragi degli Ugonotti e di Zuinglio, -l'ostracismo dalla civil società degli Ebrei tuttora vigente in molti -Stati della civilissima Europa. - -Che se l'intolleranza e l'esclusivismo, in sè stessi viziosi e maligni, -fanno deplorevole mostra di sè in uno Stato, in una casta, nel viril -sesso, come sendo la negazione d'ogni ragione, d'ogni filosofia, -d'ogni umanità; nella donna poi, per natura mite, misericordiosa e -diffusiva, son più che altrove mai spostati ed inopportuni. Tanto più -se trattasi di religiose credenze, le quali naturalmente suppongonsi -norma di costumi; come dovendo l'uomo per natura e per ragione essere -conseguente. Laonde se voi l'altrui religiosa convinzione spregiate, -voi stupirete altresì che gente di altra credenza, che non la vostra, -possa essere onesta e rispettabile; e questo giudizio è puerile, è -ingiusto, è falso, è superbo. - -Lo esclusivismo di tre cagioni è lo effetto; o di suprema ignoranza, -o di massimo orgoglio, o d'interessi personali o di casta. La prima -ragione vi farebbe torto, le altre vi farebbero immorali; nell'un caso -e nell'altro il sentimento religioso sarebbe erroneo ed ippocrita, -sendo non già l'Ente Supremo l'oggetto del vostro culto, ma il -pregiudizio; non già la Divinità oggetto di vostra fede, ma pretesto di -passioni, strumento d'interessi. - -Laonde, tutto il fin qui detto in poche parole riassumendo; il -culto che alla Divinità si debbe, vuol essere razionale, come sendo -il rapporto d'un ente ragionevole colla ragion suprema di tutto: -dignitoso, come lo esige riverenza dell'essere infinitamente superiore; -intimo, siccome trovando nello spirito la sua ragione, nel cuore -l'innato suo sentimento. - -Sendo la religiosa credenza norma di costume, non può questa condurci -che alla carità dei nostri simili, che figli tutti d'un medesimo padre, -effetti d'una stessa causa, camminando tutti ad un unico fine, d'un -solo lavoro tutti incaricati, ad una stessa perfezione tutti vocati, -nell'onorar Dio tutti concordi, non havvi differenza fra noi che -d'espressione, come v'ha moltiplicità di linguaggi, varietà di costumi, -individualismo di caratteri, diversi gradi d'intelligenza, molte fasi -di civiltà, mille e mille combinazioni di luogo, di tempo, di persona, -di circostanze, che mutano, alterano, modificano o determinano in -mille sensi diversi, l'espressione di quest'unico, universale, innato -sentimento dell'umana natura. - -Ma io vi parlava fin ora siccome a gente profondamente e sentitamente -religiosa, nulla supposizione fin qui facendo che taluna possa non -esserlo; e certo, troppo porto alta opinione dell'intelligenza vostra, -e della gentil conformazione del cuore, che in seno vi batte, per -supporre altrimenti. Ma in forza di quelle combinazioni, alle quali -accennavamo poco dianzi, non sarebbe impossibile che taluna fra voi -atea si credesse. E dicevo credesse, perchè fuori del natural corso -delle cose ella sarebbe, se lo fosse sostanzialmente. E come supremo -degli oltraggi si è il negare a taluno alcuno degli istinti o delle -potenze che il corpo umano esige ad esser perfetto e ben organizzato -nell'interne e nell'esterne sue parti, ed a tutte esercitare le sue -naturali funzioni; altrettanto e non minore insulto sarebbe il supporre -che a taluna di voi difetti questo nobilissimo fra i sentimenti; tanto -più che nella femminile natura ogni sentimento siede come in suo trono, -sendo la donna, in ogni fasi della sua vita, accompagnata, guidata, -sostenuta da quelli, per quelli capace d'ogni sacrificio, forte per -quelli nelle abnegazioni, vittoriosa nelle lotte, indomita nelle -difficoltà, d'ogni ardua impresa capace, perseverante nell'azione, -tanto che, ciò considerando, un filosofo ebbe a dirsi, che la donna -pensa, ragiona e decide col cuore, sentenza che, se per avventura un -cotal poco speciosa e non certo matematicamente esatta, non arriva -certo ad offenderci, per quanto poco caso sembra farsi della nostra -potenza intellettiva. - -Ma posta per un istante questa ipotesi, che vi fosse un'atea fra voi -che mi leggete, io non farò che riportarvi ai semplici ed elementari -raziocinii che vi facevo negli esordii di questo capitolo, sendo la -verità religiosa di tal natura a non esigere lunghe disquisizioni, nè -raffinate teorie. - -Aprite gli occhi e vedete succedersi da tanti secoli il giorno e la -notte, alternarsi con ordine eterno le stagioni, ripetersi senza fine -dalla stessa causa gli effetti stessi; studiate i diversi climi co' -loro diversi generi di vegetazione, colle diverse specie d'animali, -investigatene l'ordine e le ragioni; studiate le scienze esatte -coi loro infallibili assiomi: misurate nelle scienze speculative la -potenza d'astrazione dell'umana intelligenza procedente con ordine -invariabile di premessa in conseguenza e giunta con assiduo lavoro -all'attual civiltà; vedete nella storia la logica dei fatti, sempre -generati ed a lor volta generatori con ordine sì indeclinabile da -non essere impossibile la profezia; nelle arti estetiche cercate le -ragioni del bello, che tanto ci affascina lo spirito ed i sensi vellica -sì piacevolmente, e voi le troverete e le riprodurrete subordinando -l'azione vostra a regole ed a linee. - -Se quest'opera permanente, logica, ordinata, ch'è la creazione colle -sue forze agenti sotto leggi invariabili, vi sembra lealmente l'opera -delle combinazioni, allora vi chiederò con La Bruyère che cos'è -l'ordine? che cos'è la regola? Qualunque ipotesi si faccia l'uomo per -giungere a spiegarsi questo fatto che è l'universo, tutte sono mille -volte più difficili a concepirsi dallo spirito, che quella assai più -semplice dell'esistenza d'una causa prima, intelligente e volente. - -Egli è perciò che i progressi della ragione e delle scienze naturali -hanno screditato la scuola _atea_ e sulle rovine di quella nacque la -_razionalista_, la quale giunge per diversa via ad un egual meta. -Quella negava ridendo, e negava per sistema e per progetto; ed a -quella scuola viziosa per la sua maniera, immorale pel suo sistema -preconcetto, il mondo deve però la demolizione del Medio Evo. Ma -quell'abile demolitrice non valeva a nulla edificare, ed ella lasciava -l'umana ragione come una carta sulla quale nulla v'era di scritto; -ella dunque dovea finir di regnare, e moriva, lasciando a succeditrice -nell'opera della emancipazione della intelligenza umana, la scuola -razionalista, la quale cangiò il _Caso_ in Etere Cosmico, nella -necessità di dare alla vita universale una ragione sufficiente. Ma -essa pure ci conduce davanti a quel dilemma che ne accusa la debolezza. -L'Etere Cosmico, il fluido vitale dell'universo è desso intelligente e -volitivo? in questo caso siamo ancora una volta d'accordo; ma se non lo -è, e non lo può essere, allora questo fatto dell'intelligenza e della -volontà resta un'altra volta effetto senza causa, e la ragione si trova -in bocca un osso più duro da rosicchiare che non l'esistenza divina. - -La scienza di tutti i tempi ha ammesso le ipotesi, e di quelle si serve -con una frequenza ed una fiducia ch'è talora eccessiva. In questo -problema solo, ch'è pure fra tutti vitale ed importantissimo, non -sarà lecito e logico fra le molte ipotesi delle diverse scuole quella -accettare, e ritenere, che soddisfa maggiormente alle esigenze della -ragione? - -Conservando però profonda riconoscenza per tutti i sistemi che per -iscopo finale delle loro fatiche si proposero la libertà della mente, -noi propugniamo il principio religioso risultante dall'universale -coscienza, voluto dalla ragione, aiuto poderoso alla sociale -moralizzazione, donde il benessere universale. - -È duopo dunque questo scopo si raggiunga, epperò, ciò che maggiormente -importa, ch'è di massima gravità e di vitale interesse, si è, che il -sentimento religioso si manifesti in voi in maniera che non degeneri -a vestir le forme dello spirito debole, della ragione inferma, -dell'esclusivismo orgoglioso, dell'inumana intolleranza. - -Parlando Cristo colla donna di Samaria, questa gli diceva: «Tu sei -giudeo e come tale crederai che Dio debba adorarsi in Gerusalemme, -e non su quel monte ove l'adorarono i padri nostri» — (Notate che -l'intolleranza ed il pregiudizio erano tali, ch'ella non sapeva -figurarsi che un giudeo potesse transigere dall'esclusivo orgoglio del -tempio di Gerusalemme) — Ed egli rispose: «In verità ti dico, che verrà -un giorno che nè in Gerusalemme, nè in Garizim si adorerà Iddio, ma il -Padre avrà adoratori in ispirito e verità». - -Due cose meravigliano in questa risposta e ne fanno, secondo noi, uno -dei punti più salienti di quella meravigliosa dottrina, per la quale -professiamo una sconfinata ammirazione. - -Alla specie di sfida che gli getta la donna, attribuendogli come giudeo -tutti i pregiudizii della sua nazione, egli non risponde affatto e non -se ne chiama offeso, dando in ciò somma prova di tolleranza; abbraccia -quindi la forma della questione, e pone in un posto accessorio il -grave problema di località sollevato dalla donna come non essendo -vero culto, ma pura forma di culto, tutto chè con esterni atti si -esprime; formola finalmente, con una frase sublime, il culto vero, -dando ad ogni cosa il suo proprio carattere; chiama padre l'oggetto del -culto, ch'è quanto dire _Causa_ e _Provvidenza_, e richiama con ciò il -sentimento al quale la donna non pensava; chiama adorazione in ispirito -e verità quel culto razionale e sentito che dal cuore e dall'intelletto -partito non Garizim, o Gerusalemme, ma l'universo considera siccome -il tempio di Dio; e dalla sublime vôlta del Cielo fino al brulichìo -dell'esile verme, dai fecondi e scienti conati della ragione fino -all'umile fiorellino ignaro di sè (inconscio delle meraviglie che in sè -raccoglie); ovunque ode cantare le sue lodi, narrare i portenti della -sua benefica e paterna munificenza; ed i riti diversi delle genti, e -le più o men logiche cerimonie, con che l'uomo esprime il bisogno del -culto, considera siccome sfoghi di natura vuoti affatto di senso se -difettosi di sentimento, sempre forme e vesti, corpi e sostanza non -mai. - -E veramente quel giorno preconizzato dal Cristo è giunto, e quelle sue -parole, allora incomprese, sono nel nostro secolo un aperto programma. - -Lo ridestarsi dei popoli oppressi, la caduta imminente d'ogni -tirannide, l'affermazione di tutti i diritti, lo sollevarsi delle -caste, la coscienza dei doveri, il progresso dell'umanitarismo, la -emancipazione delle intelligenze, l'amplesso fraterno che lega gli -uomini d'ogni regione, la nausea del gratuito, il culto profondo -del vero, questi dogmi del nostro secolo hanno staccato l'uomo dalle -illusorie e speciose dottrine, dal culto della forza e dell'autorità, -dai vieti pregiudizii di caste, di nazionalità, di confessioni e lo -portano potentemente e fatalmente al vero, all'equo, al morale, alla -sintesi del divino concetto creativo, al culto in ispirito e verità. - -Ed ecco il programma che deve la donna capire ed abbracciare e a -non inceppare il comune lavoro, a non disconoscere il concetto della -Provvidenza, a discostare egualmente e l'ipocrisia ed il pregiudizio, -che, emanati da diverse fonti, si accordano in questo; nel preferire la -forma all'ente, la corteccia al midollo. - -«Non è egli il cibo men che la vita, ed il corpo da più che il -vestimento?» (S. MATTEO) - -Nè chiamando la donna ad associarsi nell'adesione a cotali concetti, -intesi chiamarvela per solo entusiasmo dei tempi e perchè a lei si -compete eziandio l'assidersi con tutta l'umanità al desco fraterno che -la religione del Cristo apparecchiava a dirigere i voti inconsci, e -le aspirazioni indefinite e tormentose della umana filosofia. Mai no. -Mi rivolsi alla donna perchè, più dell'uomo inchinevole a religione, -più data a pietà, recandosi seco pregiudizio di pessima educazione la -forzata cecità della mente, fu e sarà sempre lo elemento nel quale -l'errore religioso sposato agli interessi di casta troverà il suo -naturale veicolo. - -Mentre la donna ogni studio rivolge a dominare ogni più onesto -impulso di natura riguardando le passioni siccome nemici, anziché -siccome costituenti la potenza dell'essere morale; mentre s'affanna -a comprimere la innata sensibilità per sostituirvi quel glaciale -indifferentismo gesuitico che vince in ispudore le ciniche utopie; -mentre gl'interessi della patria, i reclami della civiltà, l'amore -del consorte, e la tenerezza dei figli pospone con eroica abnegazione -che il cuore le insanguina e l'anima le strazia e tutto sacrifica ed -immola sull'ara di quella spietata divinità, che s'imbriaca di sangue -e delle carni abbrustolite degli uomini fa al sozzo ventre delizioso -orrendo pasto; la donna al certo, nella cecità della sua mente, -nello entusiasmo della sua fede, crede che Dio esiga da lei tuttociò; -pensando forse aver egli tutte cose create e ab eterno assoggettate -con leggi fatali ad un ordine prestabilito per poi darsi il crudo e -scipito piacere di obbligarle tutte a camminare a ritroso di quello -impulso ch'egli stesso loro imprimeva. Ed ecco perciò miserevole e -frequente spettacolo vedere la donna vittima di quell'infernale sistema -ed insieme suo appoggio ed istrumento, consigliare e procurare nella -prole la stessa sua cecità, distogliere il consorte, e il fratello, -e l'amante dalla lotta generosa contro un principio, che il solo -trasnaturamento della ragione e del sentimento le fanno riguardar -siccome santo, e che tanto più deve incitare alla vendetta ogni -spirito generoso, in quanto che vile lavora nelle tenebre d'un morale -segreto, forte del sonno dello intelletto, che sopraffà, e del morale -sentimento che narcotizza, simile a Dalila, che sorrider dovea seco -stessa satanicamente ad ogni ciocca di capelli, che le vili forbici -sottraevano alla testa di Sansone dormente. - -La donna così evirata di mente, dimentica tutta l'umanità per non -vedere che sè e Dio; il Dio del dispotismo, il Dio, che canna labile -dal capriccio d'ogni zeffiro agitata, appoggiando per sistema e -per natura ogni autorità costituita, china il supremo suo scettro -a salutare ogni sole che nasce, postergandosi continuamente il dì -che tramonta; il Dio che impotente davanti allo avvicendarsi delle -sconfitte e dei trionfi dei popoli e dei sistemi, viene ad arcano -parlamento con tutte le sovranità che si contrastano il bel paese, -oggi Franca, ieri Teutona, ed Ispana domani, e poi successivamente -Greca, Turca e Cosacca, e dei suoi lumi divini li irradia, siccome le -serve faci sfilano sui profanati lari le vinte popolazioni; il Dio che -spolvera i fulmini del Vaticano e controfirma le sentenze di morte ai -sovrani per la grazia di Dio; il Dio che scerne i Paria dalle nobili -caste; sdegna gli Iloti e predilige i forti e li avventurati; il Dio -che dei mali dell'uomo s'allieta, e suprema virtù ne esige di una -inerte rassegnazione, nè la lotta generosa gli permette contro un male -che può vincersi. - -Questi è il Dio formidabile e capriccioso che gli uomini hanno -escogitato tutto simile a loro: troppo simile, perchè una ragione -vergine da errori preconcetti possa accettarlo seriamente. - -Meno l'uomo è civilizzato e più il terrore agisce sulle sue fibre, -e più presta egli spontaneo e profondo il suo culto alla forza, si -manifesti pur essa colle forme dell'arbitrio, dell'ingiustizia e della -crudeltà. Forzato egli dalla ragione ad attribuire a Dio una potenza -assoluta, giudicandolo da sè non credette potesse Egli non abusarne, -donde filtrò nell'anima sua lo indicibile terrore di trovarsi inerme -nelle mani di un Onnipotente, giuoco de' suoi capricci da niuna legge -determinati. - -Servi d'un Dio crudele e terribile, gli uomini si fanno a loro volta -feroci e sanguinarii. A placare la sdegnata deità Omerica, ecco sotto -la scure la vergine Polissena; le torve divinità di Cartagine trovano -voluttuoso orrendo pasto nelle morbide carni degli arsi bambini; -l'ebreo popolo a niuno perdona per onorar Dio, che punisce fin la -pietà; il religioso terrorismo dell'Evo Medio accende i roghi in tutta -la cristianità, il moderno consacra l'oppressione e vieta agli uomini -di togliersi ai mali che li premono. - -Questo funesto errore contaminò tutti i popoli e tutte le religioni, -talché non puossi meglio questo culto che quello accagionarne; tutti -ne furono infetti, perchè nel tristo animo umano si giace ingenito il -selvatico istinto della tirannia. - -Gli è perciò che, coll'animo perfettamente sgombro da passioni e -da ire contro caste, o sette, o sistemi, ferma sempre ai principii, -parlando alla donna d'ogni culto le dico; alza, se ti è possibile, la -tua ragione verso Dio, e non voler chinare Iddio fino a te; sforzati di -ormeggiare la sua bontà, e non trascinare lui ad appoggiar le tue ire -od i tuoi amori; ricordati ch'Egli, padre di tutti i viventi, se può -scegliere fra il giusto e lo ingiusto, non ha che una misura ed un peso -pel grande e pel piccolo — Tutto quaggiù è mutabile per lo impulso, che -Dio stesso imprimeva alla umana ragione. Chiamandola a progredire, egli -le comandava il moto e le rivoluzioni; cammini l'uomo al meglio, e non -tema; Dio è con lui, e le leggi scritte dal suo dito sono fatali. - -Cadono e sorgono popoli ed imperi, fra loro contrastano i principi e le -genti, leggi e sistemi veggono la luce a tempo loro, regnano e muoiono; -grandi unità, unità colossali attraversano qua e colà l'orizzonte -della storia, segnandovi come luminose meteore una striscia di luce, -e frattanto Iddio vede dall'alto svolgersi il dramma umano, conta i -dolori e le gioie, compatisce agli errori, ed il suo sole sui buoni -fa risplendere e sui malvagi, la terra tutta del suo fervido raggio -rallegra, e tutti i viventi paternamente riscalda. - -Imitiamolo, anziché imporre leggi alla sua giustizia, segnar confini -alla sua bontà e farci appo i nostri simili feroci zelatori di -interessi che gli supponiamo, od interpreti di passioni che son tutte -nostre. - -L'amore unisce ed armonizza, il terrore divide ed uccide; la bontà -compra, seduce, trascina; lo esclusivismo discosta, irrita, reagisce; -la religione può far gli uomini nemici e può farli fratelli; tocca -alla nostra ragione ed al nostro cuore giudicare quale Iddio voglia di -questi due risultati, e quale dei due l'umanità conduca al benessere ed -alla perfettibilità. - - - - -LA DONNA E LA FAMIGLIA - - -Sendo questa mia fatica diretta all'utile insegnamento della femminil -gioventù, non sarà affatto inutile, cred'io, uno sguardo retrospettivo -onde disquisire, donde ci venga la famiglia, che cosa sia, in qual -modo s'è formata, qual parte vi tocchi alla donna di diritti e di -doveri, poiché la famiglia, siccome tutte l'altre istituzioni, si -modificò, seguendo le fasi descritte dalla civiltà e dall'intelligenza -umana. Laonde sarete già convinte, lettrici mie gentili, ch'io non -intendo farvi una poetica apologia della famiglia, ma una semplice -argomentazione sui rapporti ch'ella crea, seguendo l'ordine naturale -delle cose, nel quale il sentimento scaturisce dal vedere e dal -comprendere. E un tal sistema sembrami tanto più utile in quanto che -tutti coloro, che della donna scrissero, tutti ripeterono in coro e -fino alla nausea, che la donna sente più che non pensi, asserzione che, -per vero dire, mi è sempre sembrata un terribile assurdo, non potendosi -in buona logica nè amare, nè temere, nè riverire, nè odiare cosa, -della quale non si apprezzino i pregi, o non si vedano i pericoli, -non si riconosca la superiorità, o non si stimino i difetti; per cui -il sentire è per lo appunto l'effetto necessario del vedere e del -comprendere. - -Oltre allo avere influito sulla famiglia il carattere dei tempi e delle -nazioni, si occuparono di lei, e ne moderarono lo sorti, le leggi e la -teologia, la timidezza ed i pregiudizii nella donna, il troppo facile -abuso della forza e l'arbitrio nell'uomo, la barbarie, gl'interessi -e le passioni. Grazie alla filosofia, la mente, nella sua piena -emancipazione, può oggi collocarsi ad un alto punto di veduta e portar -libero ed imparziale giudizio sul lavoro di tanti secoli. - -È passato il tempo nel quale non la ragione, ma un'autorità qualunque -diceva all'uomo, maschio o femmina, giovine o vecchio, principe o -plebeo, è così perchè te lo dico io; e, dacché io te lo dico, non è, -e non può essere altrimenti. La Verità predicata oggidì, sotto forma -d'oracolo fa poca breccia; ed anzichè muoverne querela cogli uomini; -coi tempi e coi costumi, come avviene a certi spiriti, non puri per -avventura da segrete movenze d'interessi (i quali vorrebbero fosse -l'umano spirito di più facile accontentatura) parmi meglio d'assai -congratularsene coll'umanità negli interessi della Verità, che non mai -tanto fulgida emerge quanto dalla libera discussione, non altrimenti -che dallo atrito si sviluppa fosforica la scintilla. - -Divise sono le opinioni, se la famiglia dalla natura ci venga e sia -originaria creazione di Dio, o se siasi svolta dalle umane istituzioni. -I primi uomini doveano propagarsi per tutta la faccia della terra, -epperò doveano scindersi continuamente le famiglie; laonde non altre -donne s'aveano che le prime che incontravano, costume, che oggidì -conservasi ancora presso diverse selvaggie tribù; e questo fatto -appoggia la seconda di quelle opinioni. - -Comunque sia la origine di questo fatto, che ha ora innegabilmente -ricevuto la sanzione dei secoli, certo è ch'egli presenta alla -filosofia ed alla legislazione un quesito di grave importanza, -sendo essa la culla delle umane generazioni, il teatro delle prime -impressioni, la scuola ove ogni uomo s'inizia ai misteri della vita. La -famiglia è la umana società, ridotta ai minimi termini, è la formola -che la rappresenta completamente in tutti i suoi elementi. Non è che -sotto questa formola che voi potete definire la famiglia di tutti i -luoghi e di tutti i tempi. - -La questione più importante, il problema morale e sociale, è che -cosa debba essere la famiglia, ed allora scaturiranno, come da ricca -sorgente, diritti e doveri, affetti ed aspirazioni, gioie e sacrificii, -ed apparirà colla sua serena e simpatica aureola quel quadro, innanzi -al quale niun cuore indifferente, niun ciglio imperterrito, niuna mente -arida d'idee, niuna memoria orba di soavissime reminiscenze. - -Ma sgraziatamente ovunque si porti lo sguardo, o sulla famiglia dei -tempi andati o su quella dei presenti, ci è d'uopo confessare, che -quelle gioie, quegli affetti non sono che accidentali, e ben sovente la -famiglia in luogo d'essere il santuario degli affetti, è una cerchia di -ferro nella quale si combatte la lotta dell'oppresso e dell'opressore; -ove si svolge il tristissimo dramma della debolezza e dell'arbitrio, -dello slancio e della compressione, del sentimento e della -indifferenza. Ridotta a tale, la famiglia non è più che un'ironica -ipocrisia. - -L'umanità non ha per anco generalmente ben compreso l'immenso vantaggio -che le deriverebbe dal ricostituire la famiglia, che neppur oggi -si può veramente dire tale, non essendo per anco affermate tutte -le personalità che la compongono, e non potendo queste svilupparsi -colla autonomia che natura loro concedeva, dovendo esse tutte pendere -dall'arbitrio di un solo. - -Famiglia vera non può essere quella, nella quale havvi servo e padrone, -tirannia e schiavitù. Non sono questi i rapporti di famiglia! Essi -non sono finora riconosciuti ed applicati in niuna parte del mondo, -ed anche nelle più colte e gentili regioni della civilissima Europa, -certo non potrà dirsi abbia dessa raggiunto il suo ideale. Fino a -quando i diritti ed i doveri saranno dai codici distribuiti con più o -meno esorbitanti sproporzioni, fino a quando durerà nella famiglia la -forma monarchica, essa altro non sarà che una pura e semplice frazione -della società, nella quale il sentimento non è che accidentale, ed -assai compromesso da un dispotismo senza controllo, e da una dipendenza -scoraggiata dal non sentirsi tutelata. - -Il matrimonio, chiamato a legalizzare l'opera dell'amore ed a porre -le basi della famiglia, dovea proteggere e propugnare gl'interessi -dell'umanità bambina contro la mobilità degli affetti, la foga delle -passioni, le seduzioni degli interessi; e tale sembra dovesse essere -in tutti i tempi. In quella vece, è forza dirlo, non fu questo che uno -sforzo di ragione e di civiltà. L'amor paterno non bastò sempre fra gli -uomini a garantire neppur l'esistenza ad un neonato. - -Romolo dovette con leggi obbligare i Romani ad allevare i figli maschi -e le primogenite fra le figlie fino ai tre anni, confidando nello -sviluppo dell'affetto paterno, che sorgesse per quell'epoca a tutelare -quelle vite innocenti. Questa legge, tuttochè ben poco protettrice, non -si estendeva fino ai figli mostruosi e mal conformati, che il padre, -preso l'avviso di cinque suoi vicini, poteva sacrificare. - -Le leggi Romane permettevano altresì al padre di vendere pubblicamente -i figli già adulti, tuttochè quel fiero popolo stimasse la schiavitù -peggior della morte. - -In Grecia fino ai tempi della massima sua civiltà, il neonato si poneva -ai piedi del padre, e se questi noi rialzava o torceva la testa, la -debole creatura era condannata a perire. - -Le leggi di Licurgo condannavano a morte tutti i neonati deformi. - -I Cartaginesi sacrificavano i loro bambini gittandoli in ardenti -fornaci agli dei infernali, e riguardavasi questo atto snaturato, -siccome atto sommamente pio. - -Per giudicare dei costumi ebraici riguardo alla prole, basta il leggere -nel libro dei Giudici. In esso troviamo che Jefte, partendo pel campo, -offrì in voto a Dio la persona che prima avrebbe incontrato ritornando -dalla pugna. La figlia sua, al grido della vittoria d'Israele, uscì -incontro al padre per festeggiarlo, Jefte sciolse il voto e la immolò. - -Nella China sono i missionarii, e delle donne pietose, che percorrono -le campagne e le rive dei fiumi a salvare e raccogliere i bambini, che -genitori snaturati abbandonano per sbarazzarsene. - -I Musulmani, tutti non avendo che concubine, non generano che servi -e come si trattino ognun lo sa. Al giorno d'oggi ancora, presso quasi -tutte le nazioni barbare, la vita del neonato non è appoggiata che ai -naturali sentimenti, che per lo più mancano affatto. - -Negli Stati Unionisti d'America, al sud, mentre la legislazione, che -riguarda i bianchi, rivela l'opera di sublimi intelligenze informate -ad umanitarie dottrine, e sollecita si mostra di svolgere e maturare i -fecondi portati della libertà, quella, che riguarda la razza nera, non -riconosce di punto in bianco neppur la famiglia. Fra la lunga serie dei -patimenti inflitti, con qual giustizia lo sa Dio, a quella razza, che -per la rivoltante oppressione in cui geme è la macchia incancellabile -di quegli Stati e di quei legislatori, la quotidiana separazione -delle famiglie è certo uno di quelli che più sollevano ogni cuor -sensibile, ogni spirito non isprovisto della naturale equità. I figli -non appartengono ai genitori oltre l'esclusivo arbitrio del padrone -della madre, di cui sono l'assoluta proprietà in forza del noto assioma -legale _partus sequitur ventrem_. - -Se l'inerme bambino fu così trattato, e lo è tuttavia, nè giungono -a fargli schermo le innocenti grazie dell'infanzia, che ammorbidir -dovrebbero i petti più feroci; l'enorme abuso della forza non appare -meno odioso e rivoltante nel modo con cui si trattò la donna che per la -fragilità della sua fibra e la timidezza dell'animo doveva naturalmente -esservi esposta. Abbastanza debole per potersi opprimere, abbastanza -forte per imporle le più improbe fatiche e la più penosa servitù, -vivendo con un essere rotto alle più brutali passioni, quale l'uomo -della natura, egli non poteva trovare una creatura più facilmente -tiranneggiabile, nè le passioni sue soddisfare se non togliendole ogni -autonomia, ogni luce d'intelligenza, ogni nozione del naturale diritto; -e sposando alla forza del muscolo l'orgoglio della mente, agglomerò sul -capo della sua compagna ogni vitupero, intrecciando sul suo gli allori; -caricò sulle spalle della donna la fatica e si tuffò negli ozii, impose -a lei tutti i doveri serbando a sè tutti i diritti. - -Il matrimonio, anche ridotto ad istituzione religiosa, consacrò nelle -sue formole la violenza e lo invilimento della donna. - -Quando la sposa non era rapita a forza come una preda od un bottino, -il cui legittimo possesso non era più contestabile, era mercanteggiata -e pagata come un oggetto qualunque. L'ultima cerimonia componente -il complicato rito nuziale presso i Romani era una finta violenza; -presso i Camiti (nell'Africa) il rapimento convenuto, ed il pagamento -stipulato, è una formola sacramentale. La formola del rapimento -trovasi anche presso gli Americani. Nell'Araucania il padre, che ha -accordata sua figlia in isposa, la spedisce con un incarico qualunque, -indicandole un cammino. Il marito, posto in agguato co' suoi amici, la -rapisce e la porta nella sua capanna. - -Nelle vecchie Indie la donna non mangia mai col marito. Nella giovine -Oceania, a Noukahiva, alle Isole Washingthon, ecc, non solo non -mangiano le spose mai coi mariti, ma sono loro vietate per sovrappiù -molte vivande all'uomo solo permesse. Nella Nubia è crudelmente punita -se osa toccare la tazza o la pipa del marito. In tutto il regno di -Loango, durante il pranzo del marito, la donna si tiene in piedi -in disparte e non gli dirige la parola che genuflessa. In tutta la -Nigrizia le cure dell'allattamento, l'apparecchio degli alimenti e -dei liquori, le cure del focolare, la conservazione delle vesti, non -sono tenuti per nulla. Ella deve ancora coltivare il tabacco, estrarre -l'olio dalle palme, macinare il miglio, fornir la casa d'acqua e di -legna, eppoi, come null'altro avesse a fare, mentre il marito dorme -deve guardarlo dalle mosche. Durante le lunghe marcie, ogni peso, ogni -imbarazzo le tocca di pien diritto. I Gallas lasciano le loro donne -fendere penosamente la terra, lavorare, seminare, mietere, battere e -raccogliere il grano. - -Lo stesso lavoro è rigorosamente imposto alla donna nel Congo, nella -Guinea, nella Senegambia, nel Benin, nel Bournou, nel Mataman, nella -Caffreria. Quel motto, _Ce n'est rien — c'est une femme qui se noie_, è -praticato dagli indiani con una bonomia men fina, ma più vera di quella -di Giovanni Lafontaine. Nelle improvvise innondazioni del Nilo, essi si -occupano dapprima dei loro armenti, poi dei bambini, quindi dei vecchi, -e finalmente, e dopo tutto, si ricordano delle donne. - -Agli Stati Uniti, all'epoca in cui gli inviati dei popoli che comprano -ogni anno coi presenti la lor libertà, fanno ritorno ai nomadi -penati, una folla di piroscafi risalgono il fiume maestoso. Gli uomini -fumano pacificamente nel fondo delli schifi la loro pipa, e le donne, -oppresse dalla fatica, tirano le barche colle corde; e nelle ore di -sosta, stendono le reti e gli altri utensili da pesca, tagliano legna, -prendono cura dei bambini, e preparono il pranzo agli oziosi mariti e -li servono in tutto[9]. - -Attraverso le vergini foreste gemono dolori secolari. I dolori della -donna vi si moltiplicano più che le sue gravidanze, più che i peli -delle sue palpebre sì sovente bagnati di lagrime. — Presso i Mohawkse, -e generalmente nelle tribù dei cacciatori, la donna deve cercare -e portare come un cane la caccia fatta dal marito, che crederebbe -offendere la sua dignità caricandola sulle proprie spalle. Sia questa -un capriolo, un orso, un cinghiale, la donna, coll'aiuto delle sue -vicine soccombenti sotto il peso, lo trascina dalla foresta alla casa, -dove riposa pacifico il padrone. Il disprezzo per la donna è tale -che l'atto di emancipazione del figlio si constata sul volto o sul -dorso della madre. Il giorno in cui conta il suo quindicesimo anno, -deve insultarla e batterla. Presso altre nazioni la donna può essere -cambiata, venduta, permutata a piacere del marito, anche uccisa e -mangiata s'egli crede farne un buon piatto[10]. - -Eccettuata qualche tribù, in cui i Sakemi (_Sagamos_) aprono i loro -consigli alle matrone, l'oppressione della donna è consacrata da vecchi -costumi. Presso altre tribù, alla nascita d'un bambino, il marito -si corica come colpito da grande sventura. Il neonato e l'intiera -casa sono sottomessi ad una gran purificazione. Altrove, ai primi -sintomi di fecondità, la donna è condotta con lugubre cerimoniale al -mare, e durante il tragitto piovono sopra di lei l'arena ed il fango, -immondizie ed imprecazioni. E cotali costumi con poche varianti sono -comuni alle due Americhe[11]. La licenza dei costumi, e la libidine di -dominio, consacrano e mantengono attraverso ai secoli l'oppressione -della donna; ed il nostro secolo istesso è testimonio degli sforzi -ripetuti e talora infruttuosi, coi quali la invadente civilizzazione -tenta assottigliare quello scettro di cui l'uomo abusò tanto. - -E che l'uomo più vicino alla natura sia il più dissoluto ed il più -tiranno, e che la schiavitù della donna sia voluta dalle sue brutte -passioni, tutta la storia dell'umanità lo prova, dal selvaggio, che -insegue la donna fuggitiva nei boschi e poi l'abbandona feconda, fino -all'orientale poligamia; dalla giovine donna dei Pampas (alla quale -chiedete chi sia il padre del bel bambino al quale dà il materno -alimento, e tutta ingenua vi risponde Chi può saperlo?) fino alle -migliaia di eunuchi che garantiscono le inserragliate dame d'Oriente -alla gelosia del Musulmano. - -La Tracia, la Babilonia, la Fenicia, l'Armenia ritennero la donna -come cosa fiscale, epperò fu soggetta al servizio della prostituzione -pubblica prima d'esser venduta all'incanto ad un padrone che -dovea tenerle luogo di marito, a cui competeasi altresì il diritto -iniquissimo di rivenderla o di disfarsene colla morte. E questo sprezzo -rendea le Babilonesi refrattarie al nodo coniugale, fino a credere -insopportabile la fedeltà in amore, ed a dichiararla contraria alle -leggi della natura. - -Gli Ebrei, quando erano sazii della moglie, le facevano bere l'acqua -della gelosia, consistente in una specie di ranno benedetto dal -sacerdote, da cui l'infelice rimanea gonfia e morta in un attimo. Era -poi per quei mariti motivo a ripudiarla l'aver cotta un po' soverchio -la carne. In Lidia, la donna non avea chè pretendere dal genitore, ed -era dannata a fornirsi la dote nel postribolo. - -Nell'Asia, e specialmente nell'Indous, considerata al disotto d'un -mobile dacché nasce, anche oggidì si adusa alle catene, costringendone -i teneri piedi in calzari di ferro, onde inabilitarla alla comune -assuetudine di fuggir la tirannide maritale. - -A tal uopo la notte la tengono incatenata siccome belva feroce presso -la casa. Quando invecchiasse durante il matrimonio, il marito la -strangola. Quando il marito muore prima di lei, dev'essere immolata -sul suo sepolcro, anche dalla mano del proprio genitore, ed in taluni -luoghi sepolta viva. - -Presso i Parti era diritto dell'uomo vendere o disfarsi con la morte -della moglie; e questo diritto, era comune al figlio contro le proprie -sorelle. - -In Egitto, i maschi non assumevano nessun incarico per l'alimento -dei genitori, di cui erano gli eredi, e questo peso dovea gravare -le diseredate donne, il cui adempimento avveniva col mercimonio -dissolutore del loro infelice personale. - -Gli Arabi potevano uccidere le donne soverchie che nascevano in -famiglia. - -I Germanesi e gli antichi Galli, le dichiaravano schiave dell'uomo; -laonde alla morte di lui le uccidevano sul suo sepolcro per andarlo -a servire all'altro mondo, come lo aveano servito vivente con improbe -fatiche. - -Questo è vivo uso degli Arabi i quali, nell'inerzia delle loro tende, -confidano tutto il lavoro alla schiena della povera donna. Con cinque -colonnati, il padre nel deserto vende la sua figlia a colui che la -compera, non per avere uno spirito degno della sua affezione, ma per -tenersi una macchina confacente a suoi materiali interessi. - -La Grecia e Roma, trasportando nella famiglia la dissolutezza -filosofica, credevano onorar Venere e le altre lascive deità pagane -colla prostituzione della donna, la quale, comperata come schiava, dopo -aver concepito figliuoli, poteva essere cacciata ed uccisa impunemente. - -In Inghilterra la donna, con una corda al collo, poteva dal marito -esser condotta al mercato per vendersi. - -Presso talune nazioni del Nord, le mogli sono schiave del marito; -appena, colà, la donna mette il piè nei 40 anni, cessa di essere la -madre di famiglia ed è sostituita da una moglie giovine. - -In ogni paese del mondo infine, dominato da qualunque legge, comunque -la donna sembri apparentemente rispettata, pure quel rispetto non è -che nominale; la ignoranza le fa spesso subire le crudeli pressioni dei -deboli e la impotenza al vero bene cui è missionata. - -Difatto presso i popoli che si reputano più civili, perchè influenzati -dal cristianesimo, benché veggasi appaiata all'uomo e non si torturi -colle neronerie antiche, come appo i pagani; pure, se si mira la -incapacità legale che si attribuisce alla donna, la nissuna comunione -al pensiero civile per cui non ha attinenze coi pubblici affari del -proprio paese, la privazione del sapere giudicata necessaria dai -preti corrotti per mantenerla cieca in un'ipocrita castità; se si -mira l'imperio maritale che, senza porvi nulla, le toglie anche il -conforto di perpetuare il proprio nome nei figliuoli, esclusivo frutto -delle sue viscere, e le usurpa il privilegio che la donna madre ha -sulla propria fattura, conservato anche dai Romani alla femmina delle -bestie coll'assioma sopracitato _partus sequitur ventrem_! e con -la forza brutale le impedisce la libera esplicazione del pensiero -dicendo proverbialmente, che le parole della donna sono il simbolo -della innettezza e non meritano ascolto[12]; se si mira dico a questa -incapacità fittizia, a queste opinioni vituperevoli, che pesano sulla -donna; ai mille riguardi, vuoti di senso, ma pur penosissimi ai quali -è sottoposta da costumi ancor semi-barbari; all'arbitrio del marito, -dal quale deve sempre pendere, mentre questi non crede dover darsi -alcuna briga di modificare sè od i suoi atti per gradirle menomamente; -alla reclusione lunga, ed alla perpetua tutela alla quale è soggetta, -così nella vita civile come nella famigliare, se si mira, ripeto, -a tuttociò, siamo costretti a confessare che pur troppo l'orgoglio -virile, e la forza muscolare, sono ancora in onore presso gli uomini, e -la sacra dottrina del diritto non è da essi apprezzata se non in quanto -favorisce agli esclusivi loro interessi. - -Eppure dovrebbe la Società persuadersi che la donna (questa creatura -così intelligente, questo essere così sensibile, questo ultimo _fiat_ -della potenza creatrice, questa opera divina, che riassumendo in sè -stessa inesauribili tesori di sentimento e d'affetto, ci si appalesa -nel sacro carattere materno la più vera immagine di Dio) non potrà -disvelare all'uomo tutti i reconditi pregi di che provvidenza l'ebbe -fornita, fino a che, abbrutita dalla materiale oppressione, scoraggiata -dal morale disprezzo, ignota a sè stessa, priva d'ogni autonomia, -giacerà siccome prezioso arnese di cui l'inesperto fanciullo ignori -l'uso, e si balocchi fra le mani, e pesti, e trascini, e frantumi -siccome cencio da strapazzo. - -La donna abbandonata per diffetto di estimazione, per assenza completa -d'educazione, per incuria di costume ai suoi soli istinti, dà già -per vero alla famiglia tutta sè stessa, nulla da lei ricevendo, -fuorchè cure, legami ed umiliazioni; ed in questo stato di cose quale -spirito equo e generoso oserebbe alzare inumanamente la voce sui -difetti inseparabili dalla umana creatura non solo, ma altresì voluti -necessariamente dall'assenza di luce educatrice? - -Oh datele dunque la coscienza di sè, si illumini sul principio da -cui parte, sul fine a cui cammina si affermi la sua personalità, si -sviluppi la sua morale autonomia, le si ridoni la stima a cui Dio -adornandola di tanti pregi le diede diritto; ed allora come l'umanità -l'avrà valida alleata nella via del progresso, lo individuo la troverà -soavissima compagna nella burrascosa mortale peregrinazione; e la -vivace e colta fantasia, e lo spirito gentile ed educato, e l'anima -ove s'annida innato ogni soave e pietoso affetto, lo faranno lieto di -quell'_aiuto convenevole_ che Dio intese dargli quando la plasmava. - -Non ha ella già sofferto abbastanza in sessanta secoli d'oppressione -questa protomartire dell'umanità? E non è egli tempo che i legislatori -si vergognino di avere adunato sulle fronti delle loro madri tanto -vitupero, quanto ne agglomerarono colle loro brutali legislazioni? -Non è egli tempo che gli uomini ricambiino, con un po' di riverenza -e d'affetto, la tenerezza e le cure delle madri loro? La donna, -stringendo al petto l'uomo bambino, e nutrendolo dello stillato del suo -cervello, dovrà sempre allevarsi con tanto amore un nemico, un tiranno? - -L'uomo sarà egli sempre il supremo arbitrato della famiglia, chiudendo -così a forza intorno a lui gli affetti della donna che nulla di meglio -cercano, che di espandersi a tutto circondarlo della tepida atmosfera -della benevolenza, e dello spontaneo e lieto sacrificio? - -«V'è un angelo nella famiglia, scrive Giuseppe Mazzini, che rende con -una misteriosa influenza di grazie, di dolcezza e d'amore il compimento -dei doveri meno amari. Le sole gioie pure e non miste, che sia dato -all'uomo di goder sulla terra sono mercè quell'angiolo, le gioie -della famiglia. Chi non ha potuto, per fatalità di circostanze, vivere -sotto l'ali dell'angiolo la vita serena della famiglia, ha un'ombra -di mestizia stesa sull'anima, un vuoto che nulla riempie nel cuore; -ed io, che scrivo per voi queste pagine, io lo so. Benedite Iddio, che -creava quell'angiolo, o voi, che avete le gioie e le consolazioni della -famiglia! Non lo tenete in poco conto perchè vi sembri di poter trovare -altrove gioie più fervide, e consolazioni più rapide ai vostri dolori. -La famiglia ha in sè un elemento di bene raro a trovarsi altrove, la -durata. Gli affetti in essa si estendono intorno lenti, innavvertiti, -ma tenaci e durevoli siccome l'ellera intorno alla pianta; vi seguono -d'ora in ora, si immedesimano taciti colla vostra vita. Voi spesso non -li discernete, perchè fanno parte di voi, ma quando li perdete, sentite -come un non so che di intimo, di necessario al vivere vi mancasse. Voi -errate irrequieti e a disagio: potete ancora procacciarvi brevi gioie -e conforti, non il conforto supremo, la calma, la calma dell'onda del -lago, la calma del sonno della fiducia, che il bambino dorme sul seno -materno. - -«L'angiolo della famiglia è la donna madre, sposa, sorella! La donna -è la carezza della vita, la soavità dell'affetto diffusa sulle sue -fatiche, un riflesso sull'individuo della provvidenza amorevole che -veglia sull'umanità. Sono in essa tesori di dolcezza consolatrice, che -bastano ad ammorzare qualunque dolore. Ed essa è per ciascun di noi la -iniziatrice dell'avvenire». - -In questi concetti scaturiti da una gran mente e da un gran cuore, -voi leggete che cosa esser debba la donna nella famiglia secondo il -divino concetto; ma tale non potrà essere veramente che quando ella -sarà estimata e coltivata: se non quando l'educazione e la stima le -avranno data la coscienza di ciò che da lei esige la natura, che l'ha -con tanto studio elaborata. Ella non sarà l'angelo della famiglia e -dell'umanità se non quando e l'umanità e l'individuo la vorranno aver -tale, sacrificando all'interesse di tutte le generazioni la vanità del -dispotismo brutale, dello antifilosofico esclusivismo. - -In quel giorno l'uomo sarà completamente civilizzato in cui, -riconoscendo l'autonomia della donna, porrà generoso un volontario -confine alle facili esorbitanze della forza; in quel giorno la -donna sarà tesoro alla famiglia, quando in soccorso delli istinti -pietosi, accorrerà la forza dei principii, scaturiti da una illuminata -educazione. - -In quel giorno l'uomo sarà completamente civilizzato in cui, sancendo -l'ultima libertà della donna, porrà volontario freno alle sue passioni: -in quel giorno egli meriterà l'amore della donna quando avrà finito -di esigerlo come una gabella; in quel giorno egli coprirà d'infamia -la donna infedele quando a sè stesso imporrà, per la stessa colpa, -le conseguenze istesse. Fino a quel giorno il marito, la cui moglie é -infedele, sarà ridicolo. - -Tutto il fin qui detto che potrebbe per avventura sembrare alle mie -giovani lettrici una inutile digressione, a me non sembrò tale, volendo -io, se mi è possibile, levare dallo spirito vostro il pregiudizio, così -facile ad un giovine criterio, che tutte le vigenti istituzioni siano -buone; la qual persuasione, meschini noi se tutta l'umanità dividesse, -chè la vedressimo in allora arrestare la precipitosa sua corsa in -uno dei punti i più intricati del suo morale cammino. Giova non solo, -ma è necessario che tutti sappiamo ciò, che si fece, che si fa e che -resta a farsi, onde dal passato prender norma nel preparare il futuro, -nell'altrui interesse non solo, ma nel vostro altresì. - -La donna è, nella società e nella famiglia, tanto più utile quanto -più è affermata la sua morale autonomia, quanto più le è concesso -d'individualismo, quanto più è colta di spirito: e tanto più -inchinevole agli affetti, quanto meno l'atmosfera che respira è -agghiacciata dalle fredde esalazioni dei diritti e dei doveri legali. - -Ora, in tutta la serie da noi citata dei costumi più o meno selvaggi, -certo noi non abbiamo riscontrata la famiglia, co' suoi affetti, co' -suoi legami più dal sentimento voluti, che non esatti dalla forza -delle leggi. Tutti i costumi da noi fin qui percorsi, non ci parlano -che della patria e della marital potestà, d'una monarchia insomma, -nella quale i doveri dei sudditi si riducono a sforzarsi di piacere al -despota, e i diritti di questo a volgere al miglior utile proprio le -persone, che da lui dipendono, e l'opera loro. - -Certo i costumi dei popoli d'occidente sono ben lungi da quelle -esorbitanze, che troviamo presso le selvagge nazioni ed in tutta -l'antichità, ma sono egualmente ben lungi dallo effettuare fra -l'uomo e la donna quella eguaglianza di diritti, che sola può dare -ai loro rapporti quella soavità di relazione, che stabilisce la mutua -confidenza e la reciproca fiducia. - -Nè si dica che la perfetta eguaglianza di diritti e di doveri, -fra l'uomo e la donna, introdurrebbe il disordine, l'incoerenza e -l'anarchia fra le domestiche pareti. Viete scuse son queste che poca -riflessione sulla natura delle cose non permette di porre seriamente -innanzi. Se al governo della famiglia preponeste due elementi -perfettamente simili, la rivalità e la discordia ne sarebbero l'effetto -immediato, ma la natura ha già provvisto innanzi che noi la temessimo a -cotale sconvenienza. - -Non tenuto conto di più o meno numerose eccezioni, le quali in ogni -modo si fanno strada, ad onta d'ogni forza compressiva, l'uomo e la -donna sono fra loro costantemente dissimili benché attraentisi. Sebbene -l'uno e l'altra constino di eguali facoltà e delle stesse passioni, è -però un fatto che le diverse proporzioni, colle quali e queste e quelle -si trovano nell'uno e nell'altro, costituiscono di ciascun d'essi un -tutto complessivo da non poter confondersi o tôrsi in abbaglio. - -Abbiano pure le leggi emancipata la donna, la sua voce delicata non -sembrerà mai fatta per garrire; le sue lunghe palpebre la difenderanno -sempre dallo sguardo procace; lo improvviso rossor della guancia -rivelerà sempre la verecondia dell'animo; le sue membra delicate le -predicheranno sempre l'odio alla lotta, ed il suo cuore scialaquatore -d'affetti, sarà pur sempre quella stoffa, della quale natura ebbe -tessuto lo eroismo dell'amore e la tenerezza materna. - -Allora sarà la famiglia, quando ogni individuo di essa svolgerà nel -suo interno, siccome pianta nel proprio clima la propria vita morale, -il proprio individualismo trovandosi di fronte a modificarne gli -svolgimenti, non il diritto, non l'interesse, non la volontà d'un -monarca, ma la ragione sola e l'affetto. - -Allora sarà la famiglia, quando l'uomo e la donna amendue forti della -coscienza di sè, dei destini dell'umanità e dei doveri dell'individuo, -ambi concorreranno colla più lata applicazione delle loro facoltà -all'educazione dei loro nati, rispettando in essi la vegnente -generazione, ed ogni via procurando ad ottenerne il più pronto morale -sviluppo. - -Allora sarà la famiglia, quando, sparite dall'un canto le intolleranti -insubbordinazioni, dall'altro le sistemate compressioni, non sia -il giovine elemento in perpetua lotta col vecchio insofferente di -consiglio e di freno, e quello a sua volta tenacemente despota e -tiranno, immemore del tempo in cui lo tormentavano la stessa foga e le -passioni istesse; talché veggonsi non di rado famiglie, che altro non -sono, siccome dicevamo dapprincipio, che semplici frazioni del corpo -sociale, presentare nelle loro viscere le crisi che sotto le monarchie -presentano le nazioni, che, dopo secoli d'intestino travaglio, si -distruggono e si esauriscono finalmente in una funesta anarchia. - -Ma dicevamo fin dal principio di questo lavoro, e lo prova tutta la -storia, che essendo le leggi le necessarie scaturigini di prepotenti -bisogni, e camminando desse sull'orme segnate dallo sviluppo dei -popoli, è d'uopo questo si pronunci arditamente ed efficacemente. -Ora a voi tocca, giovani lettrici mie, a persuadervi di cotal vostro -interesse non solo, ma dovere. Quand'anche voi che mi leggete, per -circostanze che non son troppo comuni, vi trovaste avviluppate in -un'atmosfera d'affetti e di gioie che la vita vi tesse di rose e di -perle; avete pur sempre dei doveri a compiere, dei doveri sociali, dei -doveri da cui non può dispensarvi la condizione nella quale vi trovate, -qualunque ella sia. Giovani, vi corre dovere di educarvi; spose, dovete -amare; madri, vi dovete alla prole; cittadine, vi dovete alla patria; -individuo, vi dovete alla società; creature, vi dovete alla religione; -intelligenti, vi dovete al sapere; sensibili, vi dovete al bene, sotto -qualunque forma vi si presenti. A voi tocca provare che si è in voi -ridesta la coscienza del diritto, mostrando la piena coscienza del -dovere, e che l'affermazione di quello meritate coll'adempimento di -questo. - -Ogni bene, giova qui ripeterlo, ogni bene quaggiù dev'essere -conquistato. La ricchezza è il prodotto del lavoro, la vittoria è il -premio del valore, la virtù scaturisce dallo sforzo, la gloria è la -corona del sacrificio, la libertà è figlia del sangue, il sapere è -generato dallo studio, ed il diritto si conquista compiendo il dovere. -Ora adempite al dovere di sviluppare, educare ed applicare nel più -lato campo le vostre facoltà, e voi affermerete in un colla vostra -potenza morale il diritto di esercitarla, e l'utile sarà non vostro -soltanto, ma di tutta altresì l'umanità, della quale siete importante -ed indispensabile elemento. - -Mostrandovi la famiglia siccome portato della civiltà, intesi provarvi -la necessità ed il dovere che ci incombe di perfezionarla e la potenza -che sta in noi di farlo, forti, come siamo, di ragione e di affetto. - -Il materno ministero sublimato dal dovere e santificato dall'affetto, è -una potenza sul quale la donna fece quasi sempre ben poco assegnamento. - -La natura doveva dare al cuor della donna madre questa meravigliosa -potenza d'affetto, del quale non riscontrasi nell'ordine di creazione -altro esempio, avendo ad essa affidato la conservazione della -specie bambina ed avendola incaricata del penoso e lungo ministero -dell'allevamento. E veramente il dono della natura corrispose all'uopo. -Il cuor della madre è il solo sul quale far si possa in ogni punto -della vita, assegnamento. È il solo che più dà, e meno esige; che più -è gaudente quanto più si sagrifica; che più ama, quanto più soffre; che -non si esaurisce per tempo, che non si raffredda per indifferenza, che -non si ributta per ingratitudine. Ogni altro affetto, per quanto puro -e sublime, ha un punto interessato ed egoista, il solo amor materno non -ha ritorno sopra sè stesso. - -Rimanga pur sola ed abbandonata la madre; ella segue il suo nato -con l'occhio intento e l'ansio affetto nei vortici turbinosi -dell'esistenza, pronta ad accorrere in suo soccorso, a dirigerlo col -consiglio, a consolarlo nelle delusioni, e ravvivarlo nelle speranze, a -vegliarlo sofferente, a medicarlo malato, ad incuorarlo nelle difficili -prove della vita; come testè avviava i suoi primi passi, gl'insegnava -ad articolare le prime voci, calmava i suoi primi vagiti, asciugava le -sue prime lagrime. - -Questa durata della materna tenerezza ci prova, che il ministero suo -non è compito collo sviluppo fisico dell'uomo, ma non fa che passare -dalle prime materiali cure, alle morali e più serie sollecitudini -volute dall'età più adulta. Son ben poche, la Dio mercè, le madri che -vengono meno ai primi ufficii che richieggonsi dalla prole bambina -la maggior parte trascendono anzi nel tormentarsi enormemente d'ogni -maluccio la incoglie esagerandosene sotto ogni aspetto la gravità e le -conseguenze. Per tutto il mondo non vorrebbero vedere i loro bambini -buttare una lagrima, e ad ogni pena ed incomodo si sottopongono anzichè -contrariarli in checchessia. Cieche affatto davanti ai sintomi forieri -di nascenti passioni propendono cordialmente nel battezzare col nome -di sensibilità, di spirito, di fermezza, d'ingegno, l'impeto, il -capriccio, la cocciutaggine, l'impertinenza. - -Ma se queste viziature della tenerezza materna sono per avventura -scusabili nella tenerissima età della prole, nella quale l'affetto che -le si porta conserva un talchè di così vivace e quasi direi sensuale, -e la piccolezza e la delicatezza del bambino ci ammorbidisce il -cuore così da renderci penosissimo il difendercene; non è egualmente -perdonabile che duri, quando uscito dalla puerizia l'uomo si avvia alla -vita morale, per la quale può rendersi funesto nello ingigantire, il -menomo diffetto. - -Perlochè di mano in mano che la prole va uscendo dall'infanzia il -cieco e sensuale istinto materno deve dar luogo ad un intenso morale -sentimento, e dappoichè il suo corpo è rinfrancato e la esistenza -sua garantita dal vigor delle membra, deve volgersi ad informarne la -mente ed il cuore con ogni sua potenza, e sollecitamente. Sì, la madre -dell'uomo deve far molto di più di ciò che fanno le madri nelle altre -specie animali onde soddisfare alla missione impostale. Dotata di -intelligenza vivace e di squisito sentire, fornita di un prontissimo -intuito ad afferrare i rapporti delle cose; conoscendo sola il tronco -linguaggio dell'infanzia e potendo sola farsene comprendere, in forza -di una misteriosa corrente vitale che continuamente circola fra lei -ed il frutto delle sue viscere; che tanto tempo vive della sua vita, -s'apprende de' suoi timori, delle sue gioie esulta, e succhia dal -suo stillato il modificato della sua vita; conoscendo sola le mille -circostanze che possono avere in lui determinato un dato temperamento -donde date tendenze; avendo essa più ch'altri mai vivissimo interesse -che la fattura sua volga al bene ed al meglio; avendo ella prima -ch'ogni altro diritto d'innorgoglire de' suoi successi e di desolarsi -d'ogni suo errore, come mai potrebbe dessa e da chi, farsi con frutto -surrogare? - -Laonde importa ch'ella vigili attentamente i forieri sintomi -delle passioni onde volgerle al bene, siccome i primi bagliori -dell'intelligenza ad avviarlo ai primi criterii. - -Le membra del bambino, le diverse parti del suo corpo, oggetti ch'egli -pei primi avverte e dei quali si occupa sendogli i più vicini, siano le -prime nozioni che dalla madre riceva, coi vocaboli che li determinano, -e le rispettive loro funzioni. - -Da questi, seguendo l'uso naturale delle cose, si volga agli oggetti -tutti che gli vengono di mano in mano a portata coll'ordine stesso -della natura senza nulla forzare, nulla violentare. L'uomo è così -fatto che fin da quando coi primi vagiti chiede l'alimento del seno, -soddisfatto appena questo imperativo bisogno immediatamente si volge -a studiare il mondo che lo circonda; e cominciando dallo spiegarsi -dinnanzi le sue dita, sorride ai loro movimenti e si addestra a -muoverli e ad usarle. Indi si volge agli oggetti che si ha a portata, -li palpa, li agita, ma non avendo le sue manine ancora nozioni alcuna -delle diverse sensazioni tattili a determinarsi la natura loro, e non -avendosi che il palato che pel fatto della nutrizione ha già acquistato -nozione della propria funzione, mette ogni cosa a contatto di quello -per respingerlo quindi se il palato non lo approva, o tenerselo caro -se avvien che lo gusti. La luce è pur essa continua attrattativa al -bambino sendo che è fenomeno che colpisce la sua tenera retina tutta -nuova a cotal sensazione, talchè veggiamo nei bambini prodursi sovente -lo strabismo per la loro insistenza e guardarla in onta alla difficoltà -che a ciò fare risentano dalla situazione laterale in cui è posta da -madri o nutrici poco accorte. - -Famigliarizzato colla vista degli oggetti che lo circondano, il bambino -non si chiama soddisfatto; di raro anzi avverrà che si possa due volte -cessarlo dal pianto col medesimo oggetto. La sua insaziabile curiosità -cerca sempre il nuovo, e co' suoi movimenti, e co' suoi ripetuti -sguardi, e colla velleità frequenti del pianto, e colla irrequietezza -che lo tormentano, accenna continuamente ad un nuovo pascolo di cui i -suoi occhi ed il suo spirito hanno bisogno. - -Egli vuol provare una dopo l'altra tutte le sensazioni, e dopo aver -esaminato l'oggetto ed accontentata la facoltà visiva, lo batte -ripetutamente sul suolo o contro un corpo duro, ed attento gusta del -suono e se ne diletta e compiace, indi lo scompiscia fra le mani, lo -applica al palato, se lo pone sotto i piedi, e lo studia insomma, lo -investiga, lo esperimenta con tutti i mezzi che sono da lui conosciuti, -con tutti gli strumenti che nei sensi gli ha natura forniti. - -Ed ecco i procedimenti delle natura. Partire dal noto per disquisire -l'ignoto, dalla parte per arrivare al tutto, dal visibile per dedurne -lo invisibile, dal concreto per derivarne lo astratto, dalla analisi -onde fare con perfetta coscienza la sintesi. - -Tutte le astrazioni che vediamo al bambino insegnarsi nei nostri -imperfettissimi sistemi d'istruzione non sono che un magazzino di -vocaboli orbi per lui di relativa idea, che la sua memoria è forzata -d'accatastare, e ritenere, e che ad onta d'ogni sforzo s'affretta di -sgombrarne, per lasciare il posto di naturale diritto alle idee che vi -entrano pel tramite possente delle sensazioni. Le porte dello spirito -sono i sensi, tutto ciò che vi entra d'altra parte arrischia forte di -non farvi lunga dimora. - -Non è egli deplorevole che un fanciullo italiano conosca tutte le -diramazioni del Rio della Plata, e tutte le campagne da lui irrigate, -ne conosca tutti i tortuosi giri e dove è confluente, e dove mette -foce, eppoi ignori, quali acque bagnino la sua città natale? - -Non è egli risibile ch'egli discuta le leggi di Licurgo, e le Dodici -Tavole, eppoi non sappia da quali istituzioni è più o meno tutelata la -sua persona e la sua proprietà? Non è egli fuor di ragione ch'egli vi -parli della guerra dei Titani nella greca genesi e conosca i più minuti -particolari dell'assedio di Troja, eppo sia completamente straniero ai -sanguinosi rivolgimenti che svolsero la libertà italiana, e le generose -aspirazioni non rivolga al compimento dei patrii destini, e l'omaggio -riconoscente e giusto, non serbi alle migliaia di martiri che sul -campo, come dai patiboli, dalle prigioni e dall'esiglio fecondarono i -semi della filosofia e prepararono l'attual civiltà? - -Studii adunque la madre l'ordine dalla natura stessa insegnato -nel progressivo sviluppo della intelligenza, vigili attenta, -sorprenda sollecita, ed assecondi assidua la curiosità del bambino -incessantemente provocata dalli esterni oggetti, non si rifiuti giammai -di soddisfare alla lunga serie dei _perchè_ così provvidamente abituali -nella infanzia, e scaturendo le idee dalle sensazioni le ponga alla -portata del tenero intelletto non ancora maturo alle ontologiche -astrazioni. - -Certo che dovendo la madre continuare il più tardi possibile -l'educazione del figlio, deve ella stessa prepararsi al difficile -ministero colla coltura dello spirito, la elevazione della mente, e -la morale abnegazione che la diverta completamente da ogni frivolezza -e tutte rivolga le sue facoltà al serio compito di formare l'uomo. — -Egli è perciò che fin dal principio di questo lavoro dicevamo che se -il solo istinto materno basta al disimpegno delle materiali cure per -quanto assidue e penose, che esige lo allevamento dell'uomo animale, -non bastano certo per la educazione dell'uomo morale ed intellettuale. -Occorre ed urge, e seriamente urge che la donna si convinca di questa -verità onde più non avvenga siccome finora accadde che impegnandosi -nel grave assunto della madre di famiglia, non creda puramente e -semplicemente di porsi nella naturale condizione di tutti gli esseri -che natura indistintamente chiama alla generazione, e di farsi una -posizione sociale, ed assumere un nome col quale è presentata al mondo -e consegnata ai pubblici registri. No, tutte le generazioni passano -per le mani della donna, la quale trovasi con esse tutte in rapporto -di causa ed effetto. Dalle fiere donne di Sparta nacquero i più grandi -eroi della indipendenza, dalle altiere matrone di Roma nacquero i -conquistatori del mondo, dalle mollissime ed abrutite donne d'Oriente -nascono gli effemminati e retrivi musulmani, e dovunque e sempre, lo -stato morale della donna è il termometro che segna esattamente i gradi -della civiltà, della coltura, del carattere morale dei popoli e dei -tempi. - -Gli è in vista di ciò, e ad arte ch'io ho parlato del materno -ministero prima che del matrimonio, fatto che deve pur precedere quelle -funzioni; e perchè non ignara, non astratta, non indifferente ella -deve incontrare quel nodo che di tanto peso la grava, di sì importante -missione, e di sì grave responsabilità. - -La scelta d'uno sposo è per la donna question capitale, e resa -vieppiù capitale dalle nostre imperfette istituzioni che assoggettando -assolutamente in tutto e sempre la sposa al capriccioso arbitrio del -marito, il quale assume sopra di lei un autorità senza limiti e senza -controllo; ne assorbe affatto l'autonomia, come la copre col suo -nome, e la nasconde dietro la sua personalità. In questa condizione di -cose, se una illuminata educazione, se la coscienza del giusto e del -vero, dei diritti e dei doveri non ha creato nella donna un carattere -morale, ella si troverà ben presto ridotta ad essere relativo, che -continuamente si modifica, ed elasticamente si piega a tutte le morali -situazioni create incessantemente intorno a lei da quell'essere che -pensa, parla, ed agisce per lei, che l'assorbe nella sua vita, che ne' -suoi rivolgimenti l'alza o l'abbassa, l'arresta o la trascina come il -corpo fa dell'ombra sua, che affatto la scancella infine dal numero -delle unità. - -E tale infallibilmente dev'essere la donna quando non è saldamente -informata ai principii, e così vien trattata da qualunque uomo il -quale trovi l'innato orgoglio legalizzato ed appoggiato dal valido -puntello di istituzioni fatte _da lui_ e _per lui_, e nelle quali egli, -ben lungi dal considerare la donna dietro i principii del naturale -diritto, non la guardò tutt'al più che come una creatura dalla debole -fibra, alla quale concedeva un protettorato, e s'applaudiva altresì di -trovarsi cotanto generoso. - -Eppure alla vista di sì miserrime condizioni serbate alla donna -sposa, condizioni che non possono modificarsi che davanti a quella -fortissima, gigante divoratrice potenza che è l'amore, la quale -ridendosi dell'uomo, de' suoi codici, del suo orgoglio, del suo geloso -esclusivismo, lo soggioga, lo vince, lo abbatte, lo fa vittima dei suoi -stessi desiderii, e servo della sua medesima forza, epperò schiavo -della donna, lo riduce a cercare ogni arte a gradirle, a tentare -ogni impresa a piacerle, a smettere ogni atteggiamento da padrone per -addottare gli atti ed il linguaggio del supplichevole; davanti a questo -fatto, dico, reso ancor più significativo dal contrasto delle nostre -istituzioni, il quale ammonisce la donna sulla natura de' suoi veri -interessi, e dovrebbe solo determinarla, che cosa fa dessa per lo più, -in cose di tanto momento che tutta la riguarda, e sola, e per tutta la -vita? Che fa? Mi sia concesso il dirlo usando d'una comunissima frase -giornalistica. Ella brilla per la sua assenza. Uditelo voi stesse della -mordace, ma pur veridica penna dell'immortale Parini - - «_Non di costume somiglianza or guida_ - «_Gl'incauti sposi al talamo bramato,_ - «_Ma la prudenza coi canuti padri_ - «_Siede librando il molt'oro e i divini_ - «_Antiquissimi sangui, e allor che l'uno_ - «_Bene all'altro risponde, ecco Imeneo_ - «_Scoter sua face; e unirsi al_ freddo sposo - «Di lui non già _ma delle nozze_ amante - «_La freddissima vergine che in core_ - «_Già volge i riti del bel mondo, e lieta_ - «_L'indifferenza maritale affronta_». - -Come se le istituzioni che tanto gravano sulla donna non bastassero, -concorrono a ciò fare anche i costumi che non saprei donde trassero -l'origine, e con quali dottrine giustifichino le loro modalità, e -tutto così cospira a spingere la donna indifferente e sovente lieta a -quel legame per lei così penoso che la natura sola colla invincibile -prepotenza dell'amore dovrebbe forzarla ad accettare. Infatti non -saprei perchè, la femminil gioventù debba essere dannata alla perpetua -reclusione del convento o del gineceo; perchè nell'educazione che le -si imparte altro non si procuri che la sua morale evirazione; perchè -sottomessa ai più minuti capricci dei parenti, come più tardi lo è a -quelli del consorte, nulla si trascuri per distruggere e nichilare la -sua autonomia, per cancellare in lei ogni personalità. E questa nullità -morale perdura al di là del termine della minorità legale, ed innoltra -costante fino a che pare e piace allo incontrollabile arbitrio dei -parenti. - -Ottenuta finalmente, come non è a dubitarsene, questa morale nichilità, -allora si persuadono i parenti, averla perfettamente educata, ed -assumendo allora la direzione assoluta dei movimenti della natura non -consultandola in nulla, ma forzandola sempre, si vuol tuttodì intenta -ai lavori d'Aracne quando vorrebbe consegnare alle carte i prodotti -dello innato ingegno; la si spinge al misticismo, mentre ebbe da natura -sortito lucido intelletto che dal gretto, dallo specioso, dal gratuito -rifugge; le si pone fra mani uno spartito musicale quando l'occhio -suo delira dietro alla sublime armonia della natura e freme in cuor -suo di ricopiarla, oppure si sforza e colorire, al che natura non la -sortiva, mentre tutta pende affascinata dalla magica arte dei suoni -che le vengono vietati; e così mano mano si prepara a sagrificare gli -affetti agli interessi, a impor silenzio alla natura per le convenienze -sociali, a farsi insomma pieghevole, elastica, non altri principii -avendo che le opinioni di chi le sta sopra con tanta prepotenza, non -altra credenza che quella de' suoi parenti, non altra autorità che la -loro, non altra coscienza che l'opinione pubblica, non altra legge -che il capriccio del forte, non altri principii, che una perpetua -condiscendenza alla necessità, non altra personalità che il nome -proprio, non altra vita che la vegetativa. — E così si soffocano a -migliaia ed a milioni le anime, e così si educano le schiave dell'uomo, -all'accettazione completa della loro schiavitù, al profondo sentimento -della propria nullità, ed al culto supremo della forza. — E tali sono -le madri che si preparano alle generazioni illuminate, ai popoli liberi -e civili! - -Nè si dica qui, per avventura, che se la donna avesse veramente -prepotenza di genio, ella riuscirebbe a spezzare i vincoli che da -tutte parti la annodano, a sollevare la pietra sepolcrale che la -segrega della vita morale, a sbarazzarsi di quel sudario ove si tenta -travolgere la sua anima incadaverita; e mi sussurrate di Spartaco e -Masaniello, di Colombo e di Galilei, e della lunga serie dei martiri -d'una idea, che sfidarono soli i numerosi campioni dell'errore e della -tirannide da Davide fino a Socrate, dal primo Bruto fino ad Epicaride, -fino al Savonarola, fino a Cola da Rienzo, ad Arnaldo da Brescia, -agli eroi della greca indipendenza; fino ai fratelli Bandiera, fino al -povero Sciesa, ed al piccolo Balilla; e vorreste con ciò dirmi, che la -coscienza del diritto, la potenza del genio e l'energia del volere, se -non trova preparata una strada la crea, dove trova elevata una barriera -la supera, dove un nemico lo vince, dove un ingombro lo schianta, forte -di quella leva che indarno cercava Archimede, che terra e cielo scuote -e solleva, e che ogni elemento piega, doma e ricurva. - -A cotali osservazioni più diffusamente risponderò nei susseguenti -capitoli, quando procurerò dare alla donna appunto la coscienza della -sua capacità, rivelandole la sua potenza in ogni lavoro dello spirito, -e non tanto coi raziocinii dei quali pochi dannosi pena di disquisirne -il valore, od apprezzarne l'evidenza; quanto colla logica imperativa -dei fatti che scioglie vittoriosamente i nodi intrecciati dalla più -sottile dialettica e rovescia d'un tratto il gratuito edificio eretto -dagli interessi e fondamentato da leggiere ed erronee premesse. - -Per ora mi basti aver constatato il fatto, che l'educazione che si dà -alla donna è quella che tende ad allevare una schiava, ad annichilarla, -ad insegnarle la tolleranza del dispotismo, a soffocarle in petto -ogni sentimento che non entri nella cerchia degli interessi di chi -la signoreggia, a distruggere in fine in lei l'opera di Dio che la -sortiva intelligente e sensibile, per ridurla alla vita semplicemente -vegetativa dello animale, alla inconscia ed automatica esistenza della -cosa. - -Ed è a voi, mie giovani lettrici, ch'io dico tutto questo, ed è per -voi che lo scrivo, esponendomi scientemente al biasimo di molti che, -radicati nel pregiudizio, ottimisti sistemati, e convinti anche, dal -benessere che circonda il loro individuo, che cordialmente adorano e -teneramente accarezzano, simili all'animale che o beatamente pascoli -la ghianda, o fugato sia dalla sferza, senza giammai sognare di levare -lo sguardo a disquisire donde il pasto gli venga, o donde la botta, -fa di ora in ora, di minuto in minuto ciò che può, o ciò che vuole, -ammazzando a gran fatica uno dopo l'altra le giornate, tenendosi sempre -il sentimento, la ragione, ed ogni moral facoltà allo stato latente. - -Nè schiverò meglio gli scandali farisaici di quegli spiriti divoti che -non dal sublime spirito del cristianesimo, nè alla libertà del vangelo -educati, ma dal trasnaturamento di quelle divine teorie corrotti e -traviati, ogni emancipazione della mente battezzano, orgoglio pagano; -ogni ribellione contro l'ingiustizia, e l'oppressione, rivolta al -divino volere; bestemmiando così la bontà infinita di Dio essere serva, -base e puntello del dispotismo, degli interessi, delle passioni o dei -pregiudizii degli uomini. S'egli è possibile di più negare il fatto -imperativo della indipendenza della ragione, e di maggiormente invilire -Iddio ditelo voi? - -Ma come io vi esortava a voler trascurare certe opinioni, che generali -anche siano, altro pur non segnano che i gradi d'ignoranza e di cecità -intellettiva di chi le propugna, così io feci lungo il mio lavoro, e -così farò fino alla fine, a compiere le promesse fatte di preparare -la donna dell'avvenire, la madre delle future e più illuminate -generazioni. - -Che s'egli è vero quel popolarissimo assioma: _Nemo dat quod non -habet_, non sarà che sviluppando l'intelletto della donna, che avremo -l'uomo sapiente; non sarà che coltivando il suo cuore, che si avranno -popoli gentili, non sarà che risorgendola alla vita politica, ch'ella -potrà elaborare nelle sue viscere i prodi, che il sacro suolo della -patria difenderanno contro prepotenti invasioni, e purgheranno da -straniere contaminatrici dominazioni; non sarà che elevando la donna -all'altezza delle cristiane vedute, che potrà il mondo purgarsi da -quelle pseudo-cristiane dottrine, che tante coscienze comprimono, che -tanta intelligenze evirano, che tanti esseri, fanno refrattarii alle -leggi della natura ed alla vita sociale, che tanta e pertinace guerra -hanno impegnata con ogni filosofia, ogni progresso, ogni umana libertà, -che rosseggiar fecero di sangue i nostri fiumi ed i nostri mari, e che -tuttora tengono tirannamente vincolato il bel paese, come l'avvoltoio -figgeva e rifiggeva nelle carni dello avvinto Prometeo l'artiglio -spietato. - -Ricordatevi che, pel fatto della generazione, la donna fa l'uomo, e -che però l'effetto tien natura sua dalla causa, il frutto dall'albero, -la conseguenza dalla premessa; e come la forte e generosa lionessa non -genera lo stupido e vile montone, nè la tortora selvatica e piagnolosa -genera l'aquila sublime, così dalla donna stupida, inerte, passiva, non -esce la prole che floscia, impotente ed appena moralmente larvata. - -Ciò ben comprendeva Casti quando scriveva: - - «_E inver come potrebbe esservi cosa_ - «_Dall'origine sua diversa tanto,_ - «_Che se l'origine sua fu difettosa_ - «_Abbia di integra e di perfetta il vanto?_ - «_Come da fonte limaccioso e impuro_ - «_Scorrere umor potria limpido e puro?_» - -Ricordatevi che, per le supreme leggi della natura, l'umanità bambina -è affidata alla donna, che dopo aver creato l'animale, deve formare -l'essere morale. Ma se in quel primo processo la natura ha fatto tutto, -qui deve tutto farsi, dalla educazione, dalla coltura, dalla forte -e longanime potenza del volere, null'altro da natura ricevendo che -l'appoggio dell'immenso ed inesauribile devozione materna, che d'ogni -abnegazione e martirio si fa gioia e corona. E questi pensieri e queste -meditazioni debbono, o giovinette, precedere il nodo coniugale, il -quale non è che il mezzo che vi porge la materia del compito vostro. - -E nello improvviso nascer gigante dello amore che esplode istantaneo -siccome fosforica scintilla; e nella balda e prepotente sua vita -che spinge e trascina, maltratta e divora, tiraneggia, ammala ed -uccide talora la più vigorosa esistenza; e nello spegnersi di cotanto -incendio che non mai più le morte ceneri intepidisce, chiaro questo -vero vi si appalesa, che cioè natura ebbe allo amore affidato la sua -forza onnipotente e fatale per conservare la specie, il quale scopo -conseguito, muore, non avendo più alcuna ragione di esistenza. Laonde -voi lasciandovi all'intutto dalla natura insegnare, apprendete anzi -tutto la importanza del fine, quindi la logica del mezzo; e, come alla -unione sessuale vi date coll'occhio fisso ed intento alle conseguenze -che scaturire ne debbono, in questa quindi consultate il voto della -natura dalla ragione illuminato. - -E tanto più consultatelo in quanto che, la istituzione del conjugio, -perpetuando per anni e per la intera vita, una condizione di cose -che non furono volute che dalla prepotente forza d'un giorno e d'un -momento, impegna la donna in un martirio prolungato, in una lotta -incessante colle successive aspirazioni del cuore e la parola giurata, -coi fortissimi reclami della natura e la firma da lei apposta al -contratto. - -Oh almeno giovani lettrici mie, nei primi tempi del vostro connubbio, -nel quale i più tremendi sacrificii si richieggono da voi, accorra -almeno la natura con quel fitto velo, che sono i delirii dell'amore, -ad attutire le angoscie supreme dell'oltraggiato pudore, ad abbruciare -la stilla della offesa verecondia che sorge spontanea sulla ardente -pupilla, a velare, colla mutua e libera espansione degli affetti e -la divina armonia dei cuori, quelli umilianti rapporti di diritto e -di dovere che il contratto sanciva, in onta alla natura, che le due -parti accosta colla potenza sola dell'amore in ciascuna delle parti -autonomicamente risiedente. - -Sarà sempre anche troppo presto che convertito ed assorbito il cuor -vostro dalla materna tenerezza, e quello del consorte raffreddato -dal pieno soddisfamento delle esigenze sue, e portata incessantemente -al di fuori dagli affari e dalli interessi, sole rimarrete in faccia -al fine, del quale non era l'accopiamento che mezzo, alla meta della -quale il connubio non è che sentiero. Ed allora ambo rinsennati dai -fatali ma precarii delirii della passione incendiaria; distrutta -quella naturale armonia che senza sforzo faceva i voleri concordi e -simultanei i desiderii; ecco la donna, la cui educazione fu passiva e -nulla, dividere sè stessa fra il marito ed i figli, serva dall'un canto -della forza, dall'altro dello istinto, non riuscendo nè a farsi amare -dal marito, nè a farsi rispettare dai figli, nè ad educar questi, nè a -smover quello, nè a domare in questi le passioni nascenti, nè a scemare -in quello l'orgoglio gigante, risultando ed a quelli ed a questo troppo -evidente la sua inferiorità di spirito, l'ignoranza della sua mente, la -completa assenza di carattere morale. - -Non così quando, spenta la verde stagione dell'amore, che per sè stesso -poco esigente, non tenta pur sempre giustificarsi nelle peregrine -doti dell'oggetto, ma di sè solo pago e tutta seco recando la materia -infiammabile, ama per esaurire la esuberante potenza che lo porta -fatalmente ad amare, non così, dico, avviene alla donna la quale, al -gratuito dono della natura accoppia o sostituisce le doti imperiture -dello spirito e del sentimento. - -È pur qui il luogo di ripetere quell'adagio «a cattive leggi uomini -migliori» chè sebbene quelle nello affermare la fittizia incapacità -della donna non si diedero nessuna pena di fare restrizioni, pure il -natural sentimento d'equità dal quale non può difendersi che l'uomo -depravato, la forza del giusto e del buono, la maestà della virtù e del -sapere che costringe ad inchinarsi la cervice la più orgogliosamente -satanica, il culto sciente o spontaneo che molti uomini, la Dio grazie, -porgono al vero merito, tutto, dico, come rende la donna gloriosamente -atta al fine cui è missionata, la circonda eziandio d'un aureola -luminosa che la difende dalla viril prepotenza, che intimida l'uomo, -che attutisce nel suo braccio la petulanza ingenerata dalla forza -del muscolo e sostituisce in lui a quella ignobile sensazione, che -gliela faceva contemplare siccome semplice oggetto e spettacolo di -voluttà (che è la suprema delle umiliazioni alla donna dagli istinti -generosi) quella deferenza, quell'attaccamento e quella riverenza, che -l'armonico e sublime accordo del bello e del grande, della virtù e del -sapere, della nobile verecondia e della generosa abnegazione, debbono -ingenerare in ogni essere morale. - -Dal fin qui detto potrebbe per avventura qualche mia lettrice ricavare, -ch'io creda avere il matrimonio per solo scopo la propagazione e la -conservazione della specie, nè potersi egli in mia mente disposare -eziandio a più nobile fine. - -Diversi fra i moderni scrittori hanno considerato l'uomo e la donna -non già come unità, ma quali esseri che aspettano dall'unione loro il -complemento della loro personalità. Se in faccia agli interessi della -specie ciò è assolutamente vero, non lo posso egualmente ammettere nel -campo morale, vedendo ognun dei due autonomicamente, nel pieno possesso -delle facoltà dello spirito, attivo e produttore. - -Mentre invece nel matrimonio per fatto delle istituzioni nostre la -donna, abbandonata affatto all'arbitrio del consorte, ben lungi dal -completarsi, si evira, ben lungi dall'acquistare, perde, se pure per lo -suo meglio eleggerà di sagrificar sè stessa alla pace. - -In quanto a me, tenera di tutto ciò che tende a spiritualizzare -l'umanità, ed a sempre più nobilitare uno stato che dallo apparire -amabile, utile e venerando si reca a conseguenza maggior purezza di -costume, credo, e fermamente credo, che il connubio debba recarsi a -fine morale lo perfezionamento dell'un sesso e dell'altro; ed in vista -di ciò ammiro la legge della indissolubilità che sembra emergere da -siffatta credenza e proporsi un cotale intendimento. - -Ma io tengo per fermo che nè l'uomo nè la donna possono perfezionarsi -in una unione qual'è voluta dalle nostre leggi e dai nostri costumi. -Ed invero, che volete mai impari l'uomo da una creatura priva di senso -morale, educata nè più nè meno che per piacergli, per obbedirgli, per -ammirarlo, per adorarlo, per credere nella sua portentosa sapienza, per -piegarsi in tutto e sempre alla sua volontà onnipotente, per toglierlo -a norma e legge d'ogni suo operare? Se quest'uomo si tiene un po' -di ragione e di moral dignità, deve sentirsi a stringere il cuore di -vedersi a fianco una creatura così nichilita, o meglio questa larva di -essere umano. - -Voi mi direte; egli la può educare, e risollevare l'anima sua; vi -domando scusa, gli bisogna rifarla. Quando tutta una educazione non ha -avuto per iscopo che di cancellare fino all'ultima traccia ogni sintomo -di vita morale, in ragion d'ordine col quale si manifestava; quando -una educazione non ha avuto per iscopo che di degradare l'essere umano -al vile stato di cosa, quasi adirandosi con Dio e colla natura, che -abbiano voluto intelligenza e volontà locare là dove l'uomo non crede -averne d'uopo, credetemi, è utopia supporre, che possa quell'anima -riabilitarsi non meno che risorgere un cadavere fradicio. - -E che volete mai, a volta sua, impari la donna, da un uomo beatamente -convinto della propria eccellenza; la qual convinzione gli fu in cuore -piantata e ribadita dai costumi che creano per lui una morale dagli -ampli margini; dalle leggi che lo estimano sempre _capace_ anche quando -è ignorante, sempre moderato ed onesto anche quando gli abbandona la -donna senza controllarlo, sempre virtuoso anche quando le sostanze -sciupa o disperde per conto di vizii e passioni? Credente fermamente -nella legittimità della sua potestà, egli sa dare fino all'amore -l'impronta ed il suggello del dispotismo, ed è ben lungi dal credere -che la sposa sua possa direttamente o indirettamente pretendere a -modificarlo. - -Nè crediate ch'io v'abbia posto sott'occhio due casi più o meno rari; -mai no! Quella donna è la donna che ogni madre, ogni istituto vorrebbe -aver educata ed ogni uomo proclama una buona moglie; quest'uomo, è -l'uomo dei nostri costumi, è l'allievo dei nostri codici, e troverete a -questo tipo generale poche eccezioni fattibili. - -Certamente che, se avviene che s'accoppii una di queste eccezioni -virili, con una eccezione del sesso femminile, allora sono in grado -di presagirvi un felice connubio; e come due belle tinte nel loro -accostarsi si danno reciprocamente maggior risalto ed una ammirevole -armonia ne risulta, così dall'uomo e dalla donna che reciprocamente si -apprezzano e ragionevolmente e santamente si amano, è ben d'uopo n'esca -il morale perfezionamento dacché non può l'amore essere eterno se non -in quanto lo cementi la virtù. - -I successivi delirii del cuore sono domabili quand'egli si rechi in -fondo un'immagine venerata, e gli farà costante ribrezzo l'idea di -sopra edificarvi l'altare ad una divinità meno nobile, e meno pura. - -Come il tempo purifica e legittima l'amore, così l'indissolubilità di -quel nodo è l'aureola di cui si cinge un'unione, di cui più santa e -feconda non saprebbe escogitarsi. - -Direste voi che qui non v'abbia che conservazione e propagazione di -specie? No. Qui vi ha tutta una scuola di perfezionamento. È l'orgoglio -domato alla vista del merito; è la debolezza rinfrancata dalla forza; -è la durezza che si ingentilisce; è il sentimento che si sposa alla -ragione; è un re che si toglie volontario le insegne usurpate della -signoria; è una nazione che lo ricambia colmandolo di gloria e d'onore; -è la fermezza che non degenera nell'inflessibilità perchè la pietà e la -clemenza le sussurrano istancabili all'orecchio i loro soavi consigli; -è la pusillanimità che il cuor si dilata sentendosi vicino la ferma -colonna della forza; è lo spirito dettagliato ed analitico disposato -allo spirito complesso e sintetico d'onde risulta completa la scienza; -è l'amor del concreto che doma gl'indiscreti voli dell'astrazione; è -questa che quello spinge e solleva verso la filosofica speculazione -donde nasce il vero; è una corrente insomma, luminosa e vitale, che due -esseri identifica così da farli ciascuno a sua volta agente e paziente, -modificato e modificatore, illuminatore ed illuminato. - -Davanti a sì sublime armonia di due esseri umani, è impossibile non -riconoscere, che il matrimonio non debba al solo interesse della -specie ridursi, ma costituire una società vera nella quale si dà e si -riceve, e dove l'utile deve essere proporzionato alla somma del valore -impiegatovi. - -Fuori di queste proporzioni sta l'ingiustizia, sta l'ineguaglianza, sta -lo arbitrio, colle quali cose tutte è incompatibile il morale utile e -l'avvanzamento degli associati. - - - - -LA DONNA E LA SOCIETÀ - - -Ovunque pensa, parla e si agita una esistenza, la sua vita importa -a necessaria conseguenza un movimento, una modificazione, uno -spostamento, per così esprimermi, fra le altre che sono intorno a lei, -che cercano stabilire e conservare con essa armonici rapporti. - -Così, fin da quando natura ci dà, al dire di madama Sand, alla libera -espansione della vita, noi ci vediamo circondati da una piccola società -composta da amici e consanguinei, raccolti a festeggiare la nostra -entrata nel mondo, a stringere con noi vincoli di benevolenza, alla -quale per dovere di esseri sociali dobbiamo rispondere. Ma i diritti -ed i doveri datici ed impostici da codesti rapporti sono troppo noti, -troppo naturali, troppo costanti perchè occorra arrestarvici. Il -naturale buon senso, e gli usi della nostra società rispettano ed amano -questi rapporti, che, cresciuti e sviluppatisi con noi, fanno parte -delle nostre abitudini, ed estendono per così dire i confini della -famiglia. - -I rapporti più importanti per noi sono quelli che noi stessi formiamo -col nostro carattere speciale, coll'educazione che ci viene impartita, -che ci porta verso un dato elemento sociale piuttosto che verso -un altro. I doveri scaturiscono e dallo elemento col quale siamo -assiduamente a contatto, e dal grado di suscettibilità che con noi -rechiamo intellettivo e morale, e dai bisogni dei tempi e dei luoghi. -Laonde, sviluppato lo spirito, il cuore educato, più non rimane a farsi -da noi che la semplice applicazione delle apprese dottrine. - -Farà egli bisogno per esempio di dire ad una creatura, che ha cuore, -chè si faccia al letto del malato, o di chè abbisogni il poverello, o -che cosa diffetti l'ignorante? - -A niuna di voi, gentili signore, che onorate questo mio libro -della vostra lettura, a niuna di voi, per fermo, mancò nella colta -educazione, che riceveste, nozioni sì elementari di virtù e di -morale, e già tutte le praticate. Non foste voi viste pochi anni or -sono, durante la guerra dell'indipendenza, tutte quante trasformate -in infermiere? Gli annali della beneficenza non si adornano dessi -forse dei vostri nomi dalla prima all'ultima pagina? E non forse voi -fondaste sotto mille forme e denominazioni scuole, asili, istituti -d'educazione pei figli del popolo? Io non posso che altamente lodare -queste espressioni moltiplici e proteiformi dell'innata gentilezza e -sensibilità che fa l'onore del sesso femminile, e mi rende orgogliosa -d'appartenervi; ma se tutto ciò bastava in altri tempi di più scarsa -luce intellettuale a far di voi gli angioli della umanità, ciò è troppo -poco per oggi in cui la filosofia deve averci meglio illuminate sui -veri interessi della umana specie. - -Fare ad altrui del bene non solo è dovere per tutti, è anche per tutti -un diritto, ed un diritto che l'anima generosa si divora nell'impotenza -di compiere; ed oh quale ingiustizia se al sol denaro fosse possibile -questa suprema gioia del cuore! Ma no; a tutti la rese il vangelo -possibile rivelando agli uomini l'amore, e facendone loro una -soavissima legge all'infuori della quale l'umanità si travaglierà in un -affanno perpetuo nella confusione delle idee e dei sistemi. - -Sì, la sapienza degli uomini è all'apice. E statisti e filosofi, -legislatori, ed economisti portarono alternativamente, esperienze e -principii, istituzioni e sistemi, ma nessuno di questi farmachi riescì -ancora a guarire l'umana società dall'angoscia intestina. Il quadro -dell'umanità ci presenta una lunga scala sulla quale sfilano i dolori -e le miserie di tutti i secoli, dalla bestiale antropofagia fino alla -servitù dei due terzi della specie, fino ai sistemi applicati del più -satanico macchiavellismo. - -Nelle vergini foreste del nuovo mondo abbiamo uomini tuttora ai quali -non è dato notizia neppur d'umana favella; interi popoli abbiamo -viventi di preda come le belve in fertilissime terre; in Africa è -l'esportazione dei negri che fende il cuore; nella China è l'infanzia -esposta e derelitta; in tutto l'oriente è la servitù della donna, -è l'evirazione di tante migliaia, è l'infame abrutimento degli -oppressori. In tutto il mondo incivilito è la lotta della oppressione -e della tirannide, dei principii e degli interessi, della ragione e -della forza, del sentimento e dello egoismo. Oh chi soccorre a tanti -mali, chi diraderà sì fitte tenebre d'ignoranza, chi consolerà tante -miserie, chi domerà tante passioni, chi imporrà silenzio a sì spudorati -interessi, chi curerà questo gran malato che è l'umanità, che indarno -sempre esperimentò medici e trattamenti? l'abbandoneremo noi alla sola -forza medicatrice che dà natura col suo perpetuo desiderio d'equilibrio -e di benessere? Sì, il tempo avvanza e non indarno; ma questo cammino -non ci condurrà alla meta che con dei secoli, e frattanto? e frattanto -si demoralizza la società, si comprano e si vendono anime umane, si -sparge sangue di popolo, si versano lagrime, si combatte, si soffre, si -bestemmia e si muore! - -Faremo noi coro alla filosofia del _diritto solo_, e facendo alla -nostra malata la diagnosi del suo malore le diremo, è l'inerzia -che arresta nelle tue vene la potente circolazione, e mentre lascia -diacciate ed anemiche le fonti vitali, produce parziali congestioni -restando così deviato quell'umor prezioso che deve diffondere vita e -calore in tutto il corpo? oppure, è la servitù e la ignoranza che ti -travolgono piedi e mani legate nel sudario, e ti lasciano dissanguata -in preda a tetanici sussulti? Alzati dunque e cammina, tu hai -diritto al moto; respingi da te le bende mortuarie, tu hai diritto al -benessere ed alla gioia! Sì è vero, i diritti stanno, ma non è ella una -spietata ironia dire alla puppilla inferma, tu hai diritto di vedere! -all'ignorante, tu hai diritto di sapere! al zoppo, tu hai diritto di -correre? - -Oh curiamo prima l'occhio malato, eppoi diciamogli guarda! coltiviamo -quel cervello eppoi diciamogli studia! distendiamo quei tendini eppoi -diremogli cammina! - -L'umanità ha bisogno d'essere amata, sinceramente e vivamente amata, ed -amata senza altra passione che del suo bene, senza altro interesse che -del suo meglio. - -Amare! Ecco il divino concetto, ecco il miglior dei sistemi, la prima -delle filosofie, il più efficace dei farmachi, la più sapiente delle -legislazioni, il principio e la fine della scienza sociale. - -Quel malato migliora, che ha nel suo medico gran fiducia. -Quell'esercito marcia infallibilmente alla vittoria, che è condotto da -un duce che adora. Niuno dorme sonni più beati del bambino in grembo -alla madre. - -L'umanità sarà di chi saprà amarla, e di chi saprà provarglielo meglio. -Ciò non capirono in nessun tempo i despoti, e non fecero; egli è -perciò che sono ora ridotti a tremare, circondati da mille spade; egli -è perciò che sentono con ansio spavento i fremiti dei popoli servi, -perenne minaccia allo edificio loro, sull'arena fondamentato. - -L'uomo, dal più grande al più piccolo, dal più dovizioso al più -mendico, dal più sapiente al più ignorante, e selvaggio e civile, ha -bisogno d'affetto, e dall'affetto solo si lascia vincere e domare, per -l'affetto è qualche cosa, egli ne ha fame e sete, è la sua vita e la -sua forza, senza di questo egli si isola; poi si deprava, quindi odia -mortalmente tutta l'umanità. - -L'intelletto è orgoglioso, ed osa nella sua alterigia sfidar la -ragione, e per non curvarsi al suo supremo arbitrato trova il cavillo -e chiama il sofisma, e la civilizzante filosofia trovasi in faccia -alla insuperabile barriera d'una volontaria ignoranza. La materia è -sostanza bruta, i suoi desiderii hanno angusti i confini. «Il molto -studio è fatica alla carne» disse Salomone; e la filosofia trovasi in -faccia alla resistenza della massa inerte e massiccia. Il cuore solo -è il lato debole dell'uomo, ed è questo che dovete cinger d'assedio e -prender d'assalto; preso e domato, il resto non chiederà bentosto che -di capitolare. - -Cristo insegnò una dottrina e ci diede un esempio; e l'una e l'altro -importano a seguirsi sforzo e violenza, abnegazione e sagrificio; -e queste cose cotanto difficoltose alla umana natura veniva egli a -chiederle nel secolo il più depravato e corrotto di cui le storie ci -parlino. Ma questa dottrina era la teoria dell'amore, quell'esempio -era la pratica dell'amore e gli uomini amarono il Cristo e la sua -legge; a migliaia ed a milioni si coscrissero nella sua chiesa; per -lui spregiarono la vita e versarono il sangue; per lui si scoronarono -i principi, e nello intendimento di onorarlo e di piacergli, ozii e -libertà, gioie e mollezze lasciarono a mille e a mille per le perpetue -reclusioni e le aridi solitudini dei deserti. - -L'umanità da educare ed incivilire, da illuminare e soccorrere, ecco -il lavoro che incombe a tutti coloro che avendo una educazione avuta -e dei lumi, trovansi in grado di dare ad altrui ciò ch'essi stesso han -ricevuto. - -Mi chiedete voi del mezzo a ciò fare? Io rispondo, coll'amore; A qual -fine? Affinchè gli uomini si amino. Con qual ricompensa? Gli uomini si -ameranno. Ed io concepirei ben sinistra opinione di quella che queste -pagine leggendo, trovasse quel fine e quella mercede insufficienti a -quel mezzo ed a quella fatica. - -Ora chi mai convinto, che colla potenza dell'amore soltanto si potrà -consolare, soccorrere, civilizzare questa povera umanità; chi dico, -non si volgerebbe tosto alla donna? Non è ella quella creatura, -sublime scialaquatrice d'affetti nella quale ogni pietà è innata, e -tutta di sensibilità è plasmata? L'uomo non è giovine, che una volta -sola in sua vita; ma la donna non reca ella in sè stessa i facili -entusiasmi, l'indomabile speranza, la generosa ammirazione del grande, -l'amore del sacrificio, che serbano intatta ai tardi anni la balda -gioventù dell'anima? Non è dessa quella creatura nella quale così -difficilmente s'insinuano i freddi consigli d'una egoista prudenza che -medita per secoli, discute con dei volumi, e non trova un dito mai per -operare? Non è alla donna il cui cuore è il serbatoio del sacro fuoco -dell'amore, al quale Iddio affidava tutte le generazioni, a fecondare -in esse i germi degli affetti, che fanno cogli entusiasmi giovanili -le fronde ed i fiori, e i frutti recano nella matura età di sociale -benessere? Non è egli alla sua voce insinuante che natura sposava la -persuasiva? Non è egli davanti al suo dolce sorriso, ed al suo sguardo -innocente che il figlio del popolo può deporre i secolari rancori -contro le caste che sì a lungo l'oppressero? - -Gli uomini hanno fra loro vecchie ruggini; essi lottarono e colla forza -brutale e colla astuzia ridotta a sistema, laonde si guardano tra loro -torvi talora e diffidenti: ma la donna vittima sempre fra i grandi e -fra i piccoli, nell'antichità e nell'attualità, la donna porta le mani -pure di sangue non suo, e la mente vergine di errori volontarii. La sua -puppilla ebbe lagrime per tutti i dolori; la sua borsa si aprì a tutte -le miserie; le sue simpatie si pronunciarono per tutte le sventure, e -non indarno mai le fu additato un bene che da lei dipendesse. - -Faccia pur Cicerone ad Augusto una lunga orazione con tutte le risorse -dell'eloquenza per indurlo al perdono; lusinghi la sua vanità, si -raccomandi allo splendor del suo nome, ed ottenga così dalle titillate -passioni, ciò che non otterrebbe dal duro cuore. Vincenzo de' Paoli -invece, dirà ad Anna d'Austria «Madama il vostro popolo ha fame». Ho -dato tutto, ella risponde. Anche le vostre gioie? insiste egli; ed ella -non ripeterà verbo, e correrà al suo scrigno, e glielo consegnerà quale -si trova. - -Non è duopo di lunghe orazioni a muovere il cuore della donna; veda -ella il bisogno e lo comprenda, e basta. Il suo cuore istesso serve -d'oratore e d'argomento, di peroratore e di convinzione. Sia dessa o -no, frivola e leggiera, non monta. Il suo volubile spirito si arresta, -medita, si solleva, un angoscia lo preme; l'immagine di quella sventura -la perseguita come l'ombra il corpo e la tormenta; ella non resiste -più, si sente infelice, ha bisogno di togliersi quella mestizia; ed -ecco che astraendo un momento da ciò che il mondo chiama la sua vita -brillante, dimentica l'umido e le infreddature, gl'incomodi e le -molteplici esigenze della vanità; supera il fango e la polvere, il sole -e la neve, e va instancabile, viene e ritorna, ascende la scala del -povero, infrange la consegna del ricco, e tanto fa e si adopera col -cuore, colla parola e colla mano che ha raggiunto alfine lo scopo, e -lieta ritorna e fiera del suo trionfo più assai che della ammirazione e -dei plausi che tante volte raccolsero nei brillanti convegni del mondo -gaudente. - -Non crediate però, lettrici mie, ch'io non vi parli, che dello sterile -soccorso, che voi deponete nella mano che si stende verso di voi -supplichevole. Fra tutti i modi di soccorrere ai materiali bisogni è -questa la più imperfetta, e lasciatemi dirlo, la meno morale, e non può -essere giustificata che dell'urgenza del bisogno, ma è quella pure che -ridotta a sistema ed organizzata su larga scala, perpetua la mendicità, -ed abrutisce lo spirito. Come può mai un essere dalla mente civilizzata -vedersi davanti supplichevole e seminuda una creatura qual'è l'uomo -ricco d'intelligenza, forte di braccio, non ad altro occupando la -inerte sua vita, che nel distendere servilmente al suo simile la -mano colla voce piagnolosa ed il languido sguardo? E qual diritto -ha egli mai un uomo d'imporre al suo simile una tanta degradazione? -Qual diritto ha egli di subordinare al suo arbitrio e capriccio -l'esistenza d'un suo fratello? Questo sconcio che è l'accatonaggio va -scemando più sempre coi progressi della industria che distribuisce più -universalmente la ricchezza, laonde le mie parole non andando a colpire -un fatto che vi si presenti su grandi proporzioni vi parranno per -avventura troppo severe. - -Certo i nostri tempi differiscono assai dagli scorsi secoli nei quali -ogni convento (e ve n'erano ad ogni svolto di via) vedeva ogni mattina -raccôrsi sotto gli esterni portici una sterminata quantità di mendici -d'ambo i sessi, e di tutte le età, che spettavano la quotidiana -limosina. Che ne derivava da ciò? Ne derivava, che la maggior parte -della umanità nelle nostre contrade vivesse pendente dallo arbitrio -dei meno; ne derivava, che tutte quelle misere genti fossero serve -consacrate di quei signori; ne derivava, che intere popolazioni non per -altro vivessero che per istendere umile e timida la mano alla scodella -limosinata, curvarsi fino a terra all'aspetto di un frate, baciar -servilmente il lembo della sua tonaca e la corda della sua cintura. -Ne derivava, ch'elleno si educassero al sentimento demoralizzatore -della propria nullità, alla tolleranza della più provocante tirannide, -all'ozio eterno donde la miseria perpetua. - -Lo stesso avveniva intorno ai forti castelli dei signori, dove una -pietosa faceva distribuire costanti e quotidiani soccorsi. Quei costumi -erano fatti per perpetuare il dispotismo feudale e la schiavitù -personale. Come avrebbe mai potuto quella plebe emanciparsi dalla -sistemata concussione de' suoi signori, senza cominciare dal rifiutare -il loro pane, e dal vivere senza la loro sprezzante limosina? Ed ecco -ciò che si fece, ed oggi quei terreni, che allora erano incolti, sono -ricchi ed ubertosi, e l'agricoltore mangia il pane sudato all'ombra -degli alberi da lui piantati, ed accosta il ricco colla fronte alta -dell'uomo che nulla cerca, fuorché il credito suo. - -Ora, diminuite le proporzioni e l'accatonaggio, in faccia ai principii -dell'umana libertà e dignità, presenta tuttavia la sconvenienza -medesima. Soccorriamo al corpo provvedendo il lavoro, suppliamo -alla debole potenza dell'operaio largheggiando nella mercede: ma non -dimentichiamo mai la sua dignità d'uomo, il suo sacro diritto di vivere -indipendente dal capriccio nostro; nè vogliamo colla impertinente -elemosina buttargli in viso quell'insolente concetto che la limosina -esprime e che val quanto dire: _vivi anche oggi, te lo concedo_. - -So pur troppo, che taluni fra gl'indigenti privi affatto di luce -morale (e come l'avrebbero?) e vieppiù demoralizzati da una falsa -beneficenza, che apre la borsa e la porge senza abbadare alla mano che -vi si immerge, non sentono la umana dignità, e volontieri fanno inchini -e genuflessioni, ed a tutto si abbasserebbero purché oziosa trar -possano e vagabonda la vita. Lo spettacolo di questi uomini doppiamente -infelici, perchè spinti dalla stessa beneficenza nello stato selvaggio, -ed accoppianti la miseria dello spirito ai cenci del corpo, anzichè -scoraggiare la buona volontà, deve vieppiù eccitarla. - -Pur troppo ben poco può farsi sulla generazione già adulta, incallita -nell'ozio e nel vizio, ma tutto può farsi e con esito certo sulla -nascente. Oh si dilati l'istruzione; si dia al figlio del popolo la -coscienza di sè e della umana dignità, si incoraggi colla stima che -mostriamo portargli, non dimentichiamo che egli è il più importante dei -sociali elementi. È il popolo che costituisce gli eserciti; è il popolo -che innonda le nostre città; è il popolo che provvede a tutti i nostri -agi e bisogni; è il popolo che coltiva le nostre terre; il popolo farà -senza di noi, ma noi meschini senza di lui. Donde emerse lo spregio -della plebe adunque se non dal guardare leggermente ogni cosa? Il -popolo è tale una potenza che perfino il dispotismo più sfrenato sente -bisogno d'aversi la sua sanzione o di fingersi averla. Ogni setta, ogni -partito vuol averlo amico, perchè cessa col popolo d'essere partito -e setta, e diviene coscienza universale. Ma mentre ognuno, per poco -rifletta, è forzato d'ammettere la vera sovranità del popolo, pure, -illusi dalle apparenze, sedotti noi dalla lunga abitudine di guardarlo -dall'alto, ed egli stesso avvilito della sua povertà, abrutito dalla -lunga servitù e dallo spregio, perde ogni senso di dignità e tenta -stordire i bisogni, ed attutire i dolori, abbandonandosi inerte alla -miseria, affogando nelle orgie la troppo scarsa mercede d'improbe -fatiche, donde poi sempre più misero n'esce ed abrutito. - -Eppure questo colosso, i cui fermenti fanno talora impallidire i -tiranni, e che, spinto al colmo d'ogni sua pazienza, si erge gigante, -recide teste coronate, intere caste travolge nei flutti dell'ira -tremenda, e di tutta una regione non lascia che un oceano di sangue, -nel quale si affoga la tirannide di tanti secoli (e così bene, che -niuno sforzo di potere o di casta saprà tutta risorgerla) questo -terribile elemento non si cura, non si educa, non si tenta dargli alcun -principio, non si rispetta, e non si smettono sul conto suo pregiudizii -ch'egli così ben vendicò sui padri nostri. - -Urge, e sommamente urge che il popolo s'illumini, si civilizzi, senza -di chè vane saranno le nostre aspirazioni alla prosperità nazionale. -Indarno tentano svolgersi, in seno alla libertà, libere istituzioni, -se, applicato poi, trovansi gravide di disordini per la incoltura del -popolo. Indarno noi guardiamo ansiosi ed impazienti ai confini che -Iddio segnava al bel paese struggendoci in desiderii, se il popolo non -sarà convinto, che combatte per interessi suoi, e per migliorare le sue -misere condizioni. - -Forse avravvi fra voi, lettrici mie, taluna, santamente desiderosa -del bene, e che a null'altro aspira che a vedersi tracciata una via; -poiché gli è a voi specialmente affidata l'educazione del popolo. -L'uomo è assorbito dagli affari, è sviato dagli interessi, è incatenato -ad impieghi; voi siete libere del vostro tempo; oh non si sciupi -in frivolezze e nonnulla. Non è lecito passar la vita nell'ozio, al -passeggio, alle feste, scarozzando la nostra cara personcina dalla -città in campagna e dalla campagna in città, custodendoci gelosamente -da ogni cosa che disturbi la nostra pace, non guardando in viso mai -la miseria ed il dolore, per non averne male ai nervi delicati; ciò -tutto è egoismo e nullità; non è per questi fini che Iddio ci arrichiva -d'intelligenza e ci faceva battere in petto un cuore capace di portenti -se avvenga che abbracci la santa causa del bisogno. - -Non crediate degnarvi di troppo parlando famigliarmente col bravo -figlio del lavoro; la sua mano incallita è più nobile assai della -vostra bianca manina sepolta ne' pizzi, chè da lei tragge il pane e la -casa tutta una famiglia. Sentite i suoi bisogni, provvedetegli lavoro, -incoraggiatelo, mostrategli la stima e la riverenza ch'egli si merita, -parlategli dell'associazione dell'industria e del capitale, che sola -può emanciparlo dalla tirannide capitalista, provategli i vantaggi -della coltura e della civilizzazione, onde assiduo intervenga a quelle -istruzioni serali che mercè benemeriti cittadini già sono organizzate -in tutte le nostre città. Parlate loro delle patrie speranze, della -parte maggiore che a lui spetta nelle battaglie e nei trionfi, e -combattete quella scoraggiante parola ch'egli ha sempre in bocca -«_qualunque sia l'evento noi saremo poveri sempre!_» - -Mostrategli invece che l'interesse suo sopratutto si propugna nella -causa nazionale, e come non sia che in grembo ad una potente e libera -nazione che svolgersi possa l'abbondanza e la prosperità. - -Ed accennandovi i patrii interessi io già vi supponevo tutte, a non -dubitarne, informate ai sacri doveri di cittadine. Nè crediate che le -convinzioni vostre poco giovino alla causa nazionale. Voi partorite -ed educate la generazione nascente, alla quale incombe di compiere i -destini dell'Italia; succhi dessa dunque col vostro latte la religion -della patria. Veggano i vostri sposi, amanti, fratelli ed amici la -sacra fiamma che il petto vi riscalda; veggano i sacrificii che liete -e sollecite recate sull'altare dei patrii bisogni, sacrificii d'oro e -di figli, sacrificii d'amore e di famiglia, e ne siano punti a generosa -emulazione. Animata la donna dal supremo culto della patria, supera sè -stessa, scorda la debolezza della fibra e la delicatezza dei nervi, e -giunge talora a far arrossire l'uomo coi prodigi del suo valore. - -Allorché Mario nella guerra contro i Teutoni ed i Cimbri volse in fuga -una nazione di barbari detti Ambroni, le costoro donne si fecero loro -incontro armate di spade e di scudi rimproverando loro la vile fuga, -uccidendo e ferendo nemici e fuggitivi, e non rinculando mai fino agli -estremi. Lo stesso fecero le donne Cimbre. - -I racconti di Tacito intorno alle donne britanniche ci fanno manifesto -che, più degli uomini, erano in quella nazione valorose le donne. - -Quando Svetonio Paolino assali l'isola di Mona possente di popolo e -ricetto dei rivoltosi, stavansi armati e stretti i nemici sul lido -frammisti a molte donne. Dopo la presa dell'isola, Svetonio dovette -affrontare le schiere britanniche capitanate da Baodicea moglie -dell'estinto Prasutago, la quale circondata dalle sue figlie gridava -esser le donne use in Brettagna a maneggiar la guerra; ma non venir -ella allora a difendere quel regno, sibbene a vendicare i colpi di -bastone ricevuti dai Romani e l'onore oltraggiato delle sue figlie. -Fatta finalmente prigioniera, Baodicea si tolse col veleno all'onta -della servitù. - -Allorchè la Signoria Turca minacciava di estendersi in Ungheria ed in -Italia, le donne, paventando la vergogna del serraglio, spiegarono una -energia, ed un valore di cui non sempre furono capaci i più intrepidi -eroi. In una città di Cipro frammischiate ai soldati respinsero -i Turchi combattendo sulle aperte brecce. Nell'isola di Lenno una -donzella, imbrandita la spada e lo scudo dello spento genitore, arrestò -i Turchi che già forzavano una porta, e li respinse fino al mare. Le -Ungheresi fecero miracoli di valore nelle battaglie e negli assedii -contro i Musulmani; le donne di Rodi e di Malta gareggiarono colle -Ungheresi e le superarono per la persistenza del loro freddo e paziente -coraggio. Così gli annali di quella nazione, come la storia della -Veneta Repubblica, sono zeppe dei nomi di donne che eclissarono la -gloria dei più prodi cavalieri. - -Immolare per la patria la vita è cosa tanto comune all'uomo quanto -alla donna. Agesistrata, madre di Agide re di Sparta, appendendosi -da sè stessa al capestro al quale la dannava l'Eforo Anfare diceva -«Volentieri muoio se ciò può giovare a Sparta». - -Aretafila (contemporanea di Mitridate) tentò ogni via di liberare la -patria sua Cirene dalla tirannia di Nicocrate. Benchè questi le fosse -amante appassionatissimo e marito, pure veggendo ella soffrire il suo -popolo non sapea consolarsene. Vedendo che niuno sorgeva a vendicar -Cirene, tentò ella stessa il colpo, ma fallitole e sottoposta ad ogni -fatta di tormenti, non però confessò il fatto, finchè Nicocrate, -che pur sempre l'amava, si pentì d'averla fatta soffrire, e tentò -consolarla con ogni onore e cortesia. Ma Aretafila fissa nel proposito -di liberare l'afflitta patria, persuase la sua giovine figlia a -sposar Leandro fratello del tiranno e ad eccitarlo con ogni arte a -voler tentare la libertà di Cirene. Leandro così pregato dalla sposa, -uccise il fratello; ma non però fu libera Cirene, ch'egli molto ben -succedè a Nicotrate nel dispotismo e nella ferocia. Aretafila cominciò -allora a tendere insidie a Leandro e chiamò Anabo capitano della -Libia coll'esercito suo sopra Cirene, e presi con lui segreti accordi, -persuase Leandro a venir con Anabo a parlamento. Egli vi andò, ed Anabo -circondatolo nella sua tenda lo consegnò ai Cirenaici che, messolo in -un sacco, lo gittarono nel mare. Cirene liberata, pregò, Aretafila di -accettare le redini del governo, ma la generosa donna, che la patria -aveva amata sempre più di sè stessa, consigliò la repubblica a voler -volgere ella stessa a meglio le cose sue e si ritirò a menar vita -privata. - -Epicaride, semplice schiava, aveva con tutto il fiore della nobiltà -romana congiurato contro Nerone. Scopertasi la cospirazione, arrestati -a cento a cento i congiurati e sottoposti alle torture, confessano e -scoprono i fili della congiura. Epicaride sola, resiste ad otto giorni -consecutivi di torture, e vinta alfine dalla violenza del fuoco, si -taglia la lingua coi denti e la sputa innanzi all'imperatore onde porsi -nella impossibilità di svelare. - -Arria, moglie a Cecina Peto personaggio consolare, difendeva sè -stessa ed il consorte davanti all'imperatore Claudio, accusati essendo -siccome complici nella congiura di Scriboniano contro di lui. Avendo -l'imperatore intimato a Peto di uccidersi, e vedendo Arria che la -destra gli tremava, sicché non sapeva decidersi a vibrare il colpo, le -strappò di mano il pugnale se lo piantò nel petto, eppoi lo porse allo -sposo dicendogli, «prendi che non fa male» e spirò. - -Nel Medio Evo è Giovanna d'Arco che salva la Francia dall'invasione -straniera ed impedisce lo sfacelo della Monarchia. - -Ai nostri tempi è Carlotta Corday che sbarazza la Francia dal terribile -Marat. (Vedi Levati, Donne Illustri). - -Ma lasciamo il campo delle unità, che ci condurrebbero troppo lungi, e -che d'altronde potrebbero essere da taluno riguardate come puri fatti -personali che poco costituir possono sulla totalità. - -La donna, che supera generalmente l'uomo in forza morale, e sa -sopportare il lento e penoso martirio a cui la condannano, contro lei -congiurati, la natura e le leggi, i costumi e gli individui; la donna, -che sa trovare nell'anima sua quella virtù perseverante e silenziosa -da tutti ignorata, da niuno applaudita, non incoraggiata e sorretta -che dall'intima coscienza del dovere; la donna, dico, seppe sempre al -par dell'uomo soffrire e morire per le sue convinzioni, dalla madre dei -Maccabei che offriva, olocausti d'eroica fede, sè ed i suoi sette figli -al Dio d'Israele, fino a madama Roland, che la testa lasciava sotto la -scure della rivoluzione, benedicendo pur sempre alla rivoluzione. - -Che se tutti i Martirologi si adornano copiosamente di nomi femminili, -ne sono per sovrappiù altrettanto poveri i vergognosi cataloghi -delle apostasie e delle transazioni. La tenacità dei propositi e la -inespugnabilità delle convinzioni nella donna, sono un fatto altamente -constatato, e che ne farà sempre per ogni partito uh elemento della -massima importanza. - -In tutte le guerre, in tutte le insurrezioni, in tutte le reazioni -che hanno per morente un'idea, un sentimento, la donna vi porta tutta -la foga d'un'anima giovine ed entusiasta. Sono le donne italiane che -insegnano ai loro bambini l'odio dello straniero, che serbano vivo -ed immortale, come le vergini di Vesta, il sacro fuoco dell'amor -di patria, lo abborrimento d'ogni transazione contro l'insolente -usurpazione e, nè dalle carceri, nè dalle flagellazioni vengono domate. -Sono le donne polacche che a cento a cento sfidano lo knout e la -Siberia, impavide davanti ad una lotta titanica, che altro soccorso non -trova che nell'inaudito valore di tutta una nazione di eroi. - -E farei dei volumi, se tutti volessi porvi sott'occhio i fatti antichi -e moderni che provano essere stato sempre il culto della patria -principalissimo nei petti femminili. - -Certo ai tempi nostri non occorre, siccome negli scorsi secoli -adoratori della conquista, che una nazione invocar debba in faccia ad -un supremo pericolo tutti i suoi elementi a combattere, per cui è la -forza morale, è il lieto sacrificio che tocca alla donna. La guerra, -ch'è per noi suprema necessità, sarà pei nostri posteri supremo -ridicolo, e noi certo non chiameremo a prendervi parte anche chi vi -è dai costumi nostri dispensato, chè sarebbe davvero retrocedere il -mondo in luogo di spingerlo avanti; ma finché quel giorno non sorga, -finché problema di vita e di morte si agita per tante nazioni, oh lasci -la donna i gravi nonnulla di che finora occupossi e, vergognando di -starsene inerte davanti a tanto lavoro, rechi ognuna la sua pietra al -nazionale edificio colla parola, coll'opera, coi mezzi. - -Non è egli tempo che la donna si ridesti alla coscienza dei doveri -sociali, e più non si creda impotente ad utili e serie cose? Non è egli -tempo che le sue giornate ed i suoi anni d'altre cose si riempiano che -di quelle fastose bagatelle, che lo spirito le impiccioliscono, ed i -più generosi sensi le atrofizzano? Non è egli tempo che il suo spirito -d'altre cose si faccia curioso che di indagare - - «_Le vicende ascose_ - «_Degli instabili amor, le cagion lievi_ - «_Dei frequenti disgusti e i varii casi_ - «_Del dì già scorso, le gelose risse,_ - «_Le illanguidite e le nascenti fiamme,_ - «_Le forzate costanze, e le sofferte_ - «_Con mutua pace infedeltà segrete,_ - «_Dolci argomenti a femminil bisbiglio?_» - -Non è egli tempo, che la sensibilità di cui natura la adornava e che di -tanta potenza al bene è fonte, più non si sprechi per cause, che non la -meritano, e più non si dica di lei ciò che il gran satirico disse della -donna del tempo suo, - - «_Del suo diletto passerin la morte_ - «_Fe' rossi gli occhi e li gonfiò di pianto?_» - -Non è egli tempo, che la donna senta essere chiamata a lavorar di -concerto col resto dell'umanità alla diffusione dei lumi, al benessere -universale? Non è egli tempo ch'ella ogni lode, ogni ammirazione, -ogni simpatia conceda al genio ed alla virtù, trascurando affatto -quegli uomini neghittosi, che la vita passano siccome gli accattoni ad -esaurire i tesori ereditati dai padri loro, credendosi modestamente -l'incarnazione d'ogni eccellenza, e nulla pur facendo per l'umanità; -sicchè non continui a meritarsi il severo strale, che Casti le vibrò -adombrandola nella leonessa regina, alla quale presentandosi un nuovo -cortigiano, siccome - - «_L'asino lo protesse e lo propose,_ - «_Ciò fu bastante, il merto si suppose?_» - -La conversazione della donna deve essere all'uomo non dilettevole -solo, ma utile. I Musulmani gemono sotto la sferza d'una intollerabile -noja, si abbandonano ad orgie sfrenate che mettono capo alla totale -alienazione, i loro modi sono rozzi e selvaggi, ed i costumi loro ne -rilevano il completo abrutimento. Gli è perchè non educando dessi -la donna che all'esclusivo fine della femmina essi non ponno a lei -rivolgere il moto e le idee. Prive di quello stimolo potente, ch'è per -ogni spirito generoso la simpatica ammirazione della donna, prive della -forza che scaturisce dalla sua feconda ispirazione, quelle infelici -contrade condannando la donna, dannano sè stesse all'abrutimento ed -alla stazionarietà. Tutto si agita, tutto si muove, tutto si svolge -nella libera espansione della vita dove non è servitù e reclusione di -donna. - -In occidente, dove quelle funebri istituzioni non penetrarono, benché -la donna si senta attortigliata da mille legami, ha tuttavia tanto -di libertà quanto basta per incuorarsi al lavoro, alla lotta, alla -conquista del molto e del troppo che ancora le manca. - -Ed il mezzo diretto, infallibile, è di rendersi utile all'umanità, è -di farle sentire la potenza del suo intervento, il valore intrinseco ed -affermativo della sua personalità, gl'immensi vantaggi che le derivano -dal tenerne calcolo, dal riconoscerla e dall'impiegarla. - -In fondo a tutti i problemi v'ha pur sempre un segreto movente -d'interesse, dal quale la più generosa filosofia non saprebbe astrarre, -e la storia ci presenta a provarcelo tutte le sue pagine, ogni sua -riga. L'uomo dunque asservì la donna credendo suo interesse di farlo. -Tocca a lei a provargli, ch'egli s'è ingannato, e che dalla sua -emancipazione gliene ridonda ben più ricco interesse, vantaggi ben più -preziosi. - -E parlando dello intervento della donna nell'opera universale, reclama -di pien diritto un cenno particolare tutto l'elemento femminile -insegnante, che dà sì splendide prove della speciale sua idoneità -al grave e difficile ministero. Ed invero la pazienza longanime, la -innata tolleranza, la voce insinuante, il pronto intuito fanno della -donna l'educatrice per eccellenza; e ben desiderabile cosa ella è che -i programmi della educazione femminile si allarghino tanto, da rendere -possibile alla donna il continuare ed estendere il suo insegnamento -oltre gli attuali confini. - -Non tema la legislazione di affidare alla donna un largo insegnamento. -I confini della sua intelligenza furono dessi esplorati? Le risorse -del suo spirito son esse dunque esaurite? E come, se da tanti secoli -di nullità morale e di morale oppressione, è risorta più animata, più -intelligente che mai; e nei tempi in cui l'urto potente delle idee, -la lotta delle opinioni, il cozzo dei sistemi, l'agitazione delle -filosofie abbujano lo intelletto virile, adesso appunto ella principia -a capire, ed ha afferrato la segreta parola che stassene latente -nell'umanità, impossibilitata a farsi strada dagli inverecondi rumori -che sollevano nel mondo gli interessi dei pochi? - -L'umanità e la patria, la civiltà e la morale hanno bisogno della -donna. Una più lunga assenza morale le confermerebbe sul capo la -sentenza, che non fu finora che abuso di forza e figlia di pregiudizio, -sentenza di morale inettitudine, che la consegna piedi e mani legati, -e colla bocca imbavagliata, in balìa dello spregio insolente, dello -scherno inverecondo. - -Ed invero non puossi negare ch'ella non abbia sentito la loro chiamata -e risposto sollecita al loro appello. - -Essa ha risposto con madama Sand, nome caro alle lettere ed alla -filosofia e che di tanta luce d'intelligenza fe' risplendere il suo -sesso con quella miriade di volumi, che combattono ad oltranza ogni -regresso ed oscurantismo; ha risposto con Miss Beeker Stow, apostolo -della civiltà e del diritto nel nuovo mondo, che sola alzò già da tempo -la voce poderosa e la parola eloquente a far arrossire l'umanità, -che tollera la schiavitù ed il commercio delle anime umane; ella -ha risposto coll'indirizzo delle donne del Nord alle donne del Sud, -contro la schiavitù dei negri; ella ha risposto con Catterina II, nei -suoi tentativi di civilizzazione nelle Russie, che facevano dire al -signor di Voltaire, _la lumière nous vient du Nord_. Ella ha risposto -colle centinaia, che diffusero e diffondono nella Società utili -produzioni letterarie, filosofiche e scientifiche: ella ha risposto -colle migliaia che si consacrano al conforto dell'umanità sofferente -(sia col pubblico esercizio della medicina come nell'Inghilterra e -nell'America; sia coll'assistenza agli infermi negli spedali come in -tutta la cristianità) all'insegnamento dell'infanzia d'ambo i sessi, e -della gioventù femminile; ella ha risposto fondando, dotando, dirigendo -asili, spedali, orfanatrofii e ricoveri per ogni sventura, per ogni -bisogno; erigendo dei comitati e delle associazioni per provvedere alle -vittime delle patrie guerre, ai rifuggiti delle serve provincie: ella -ha risposto e risponde tuttavia con quell'entusiasmo, che s'allieta -dei sacrificii alla patria chiamata in tanti anni di reazione, e nella -aperta lotta in Italia, ed in Polonia; e di troppa luce rifulge la sua -solenne risposta perchè altro non sia mestieri dire al miscredente se -non che, _aprite gli occhi e vedete_. - -Se taluna di voi, che mi leggete, vita neghittosa e vacua trascinasse, -si desti al generoso esempio e vergogni la inutile esistenza in -faccia a tanto lavoro ed a tanto bisogno. Pensi, che non è lecito -viver quaggiù la vita parassita dell'edera che s'aviticchia intorno -all'albero e ne succia l'umore, arrampica sul muro e ne rode il -cemento. Chi è inutile quaggiù non è inutile solo, è nocivo, epperò -nemico dell'umanità, la quale a giusta vendetta lo opprime sotto il -pondo del suo più tremendo disprezzo. - -Non chiamate lavoro la insignificante direzione d'una casa o le -industrie d'Aracne; le son queste manualità e dettagli opportuni, -e necessarii eziandio, ma che non costituiranno mai un'essere utile -alla Società, parlo a voi, donne ricche e colte. Fra voi, più d'una -ammazzerà la vita in cotali cose, ch'io chiamerò, e tutta con me -l'umanità, esistenza parassita. Ogni vita importa moto, epperò che il -nostro corpo agiti più o meno utilmente le sue membra sta bene, ma che -lo spirito nostro debba starsene eternamente latente e sopito, egli che -è vocato a progredire, egli che vive della vita ragionevole, egli che -dai bruti e dai vegetali vi scerne, la è cosa questa, che non da altri -mai verravvi predicata che da chi trovi interesse nelle tenebre della -vostra mente, nella nullità dello spirito vostro. - -Non ammettendo io, per natural corollario dei principii fin qui -espressi, l'esclusione della donna dalla produzione industriale che -importa abilità o vigore di membra, non la posso egualmente escludere -da quella parte del lavoro sociale, che esige sviluppo ed applicazione -delle facoltà intellettive. - -Partendo io dal principio, che ogni diritto ed ogni dovere ha per -base e per ragion d'essere la facoltà, la quale colla sua legittima -pretesa d'esercizio ce ne dà la coscienza, e questo principio reggendo -esattamente in ogni essere umano a qualunque sesso egli appartenga, -non vedo con qual ragione questa facoltà dovrebbe nell'uno esercitarsi -liberamente e talora forzatamente, e nell'altro seppellirsi e -soffocarsi affatto; tanto più che, nelle miserrime condizioni in cui -versa la società nostra, la donna priva di mezzi di fortuna, impotente -pel genere infimo del lavoro attualmente concessole, a sostenersi in -faccia alle molteplici esigenze della vita civile, trovasi trascinata -da fatale necessità al distruttor mercimonio delle sue membra infelici. - -Che se parlasi della donna agiata, la cui virtù è dalla educazione -fortificata, se avvenga che un rovescio di fortuna la colpisca, chi -non freme di vederla precipitare, senza via di mezzo, dalla splendida -atmosfera d'una vita irradiata dalla luce dell'intelligenza sotto la -sferza d'un'indefessa manuale fatica, che, mentre lo spirito generoso -le preme ed angoscia, tanto pur non le acquista da calmare le smanie -del dente digiuno? - -Invero è questo tale problema che reclama potentemente d'essere -avvertito dai governi ben intenzionati, ai quali premer debbono il -cuore le piaghe sociali, e che la mente si travagliano indefessamente -nella ricerca di un rimedio e di un riparo al degeneramento fisico -e morale della specie; ed invero il bisogno nella donna non esprime -nullameno che questo. - -Là dove la donna ha duopo dell'uomo per vivere, la sua schiavitù è ben -altrimenti dura, che dove questa non trova la sua ragione che nella -forza del muscolo. La forza può distruggere l'opera della forza, ma -la sferza del bisogno è tremenda; ella doma la più fiera natura, ella -espugna la rôcca più salda, e dalla lotta deplorevole e funesta non ne -escono che due demoralizzati ed una derelitta posterità. - -Se non che, dovendo io tornare sull'argomento del lavoro femminile, -mi basterà per ora di avvertire le mie colte lettrici, che non si -lascino sì leggermente sedurre dalla manía di classificare gli esseri, -ed assegnar loro delle funzioni prima di aver ben studiata la natura; -poiché gli è per lo appunto uno sterminio di classificazioni che ci -abbisogna ora fare per riabilitare la donna e risollevarla dal fango, -in cui fu per secoli trascinata. - -Ci abbisogna ora scernere in lei, attraverso ai pregiudizi antichi, -la vera sua potenza, sceverare in lei l'opera della natura dall'opera -fittizia della educazione, affinchè più non ripetano i nostri posteri -le stolte sentenze, che con sì solenne gravità proclamarono fin qui -le menti pregiudicate, _la donna dev'esser così_! Illusi! Studiate la -natura in luogo di ammaestrarla; e ricevete voi le sue leggi anzichè -volerle imporre le vostre. - -Ovunque la natura mostra ragione, là v'è dovere e diritto di progresso; -ovunque mostra attitudini, là v'è dovere e diritto di funzione; ovunque -presenta intelligenza e volontà nell'essere stesso accoppiati, là v'è -in un colla capacità un diritto incontestabile al libero ed autonomico -svolgimento della vita morale. - -Certe dottrine, che non riconoscono le unità umane, ma che veggono -dovunque degli esseri incompleti, favorendo assai il sistema -d'assorbimento inaugurato e gelosamente propugnato dal sesso ora -felicemente regnante, trovano facili adesioni e caldi campioni. - -In quanto a me, sendomi dichiarata nemica di ogni dispotismo, col quale -non scenderò mai a transazioni, principio dal rifiutare quelle dottrine -coi loro pii corollarii, assumendomi di provare a luogo e tempo, che -ogni unità umana ha in sè, da natura, quanto basta per fermare la base -d'ogni diritto, pel compimento d'ogni dovere; e che però qualunque -limitazione, rappresentanza e tutela esercitata ed applicata oltre i -confini assegnati dalla vera e non fittizia natura delle cose, è un -attentato mostruoso alla base d'ogni diritto che, non dall'uomo, ma -dalla natura fu creata; e qui, come dovunque, dovremo poi constatare, -che non si lotta mai con vantaggio contro la natura e le sue leggi -morali. - - - - -LA DONNA E LA SCIENZA - - - Le donne antiche hanno mirabil cose - Fatte nell'arme e nelle sacre muse, - E di lor opre belle e glorïose - Gran lume in tutto il mondo si diffuse. - - Ben mi par di veder ch'al secol nostro - Tanta virtù fra belle donne emerga - Che può dar opra a carta e ad inchiostro - Perchè ne' futuri anni si disperga. - - ARIOSTO, _Canto XX_. - -Ridire tutto che fu detto, pensato e giudicato sulla creduta -innettitudine dello spirito femminile alle produzioni -dell'intelligenza, non è cosa che in due parole possa farsi. -L'uomo, per fini che non è difficile troppo immaginare, tentò sempre -persuaderselo, e colla forza e coll'autorità, colla potenza d'una -opinione ingiusta, che egli diffuse in ogni modo, tentò persuaderlo -alla donna altresì, la quale, a sua volta, siccome avviene che allo -scoraggio ed al sentimento della propria nichilità tenga dietro una -profonda ed assoluta atonia, principiò a persuaderselo ella stessa, -e cadde così nella più funesta sventura che incogliere possa essere -morale, nella completa incoscienza di sè, delle proprie facoltà, delle -proprie forze. - -Tutto congiurò ad annichilirla: e la forza brutale, che di null'altro -curavasi che di porre a profitto le sue membra a vilissima servitù; -e la perpetua soggezione, che la tiene sempre pendente dallo -arbitrio altrui, epperò informata la vuole ad estranei interessi; -e la incapacità legale, che le è aggiudicata senza restrizione o -considerazione d'età o di individuo; e la scienza, che sebbene la vegga -starsi coll'uomo in ragione di causa e d'effetto, pure facendo per -lei eccezione all'ordine delle cose tutte, pretende che qui soltanto -sia la causa d'altra natura dello effetto suo: e la letteratura, che -null'altro mai trova di laudabile in donna che l'occhio, le carni, -le chiome, il grazioso incesso e le tornite membra; e lo abborrimento -che molta parte degli uomini si reca ai gravi studi, onde fastidiosa -loro torna ed importuna la donna, il cui spirito serio e colto sentono -di non potersi facilmente sedurre colla scarsa scienza di sciorinare -scipiti complimenti, nè col natural dono di un prepotente polmone; -e lo angusto confine dalle istituzioni d'ogni paese statuito alla -femminile coltura; ed il poco caso che sempre se ne fece, sicché dai -corpi accademici perfino respinta, quasi gli allori da essi intrecciati -non la scienza destinati siano a coronare, ma teste virili puramente e -semplicemente. - -Da tutta questa congiura contro la femminile intelligenza che ne -emerse? Ne emerse, che i progressi dello spirito umano siano più -lenti; ne emerse che ogni uomo, aventesi ai fianchi una donna, in -luogo d'aversi _lo aiuto a lui convenevole_, s'abbia un ingombro; -ne emerse che questa creatura, nella quale si innoculò con tanto -studio il sentimento della sua innettezza, perda ogni dignità, e con -la dignità ogni morale; ne emerse che lo spirito suo, avendosi pur -d'uopo d'alimento, nel lusso lo cerchi e nella sola fama concessale -di bellezza, e la bellezza procuri con la vanità, e con la vanità -resti ogni amor di famiglia assorbito, e si persuada alfine dover ella -unicamente, siccome una odalisca, ornarsi a piacere, d'ogni altra cura -immemore e non curante. - -Dietro simile educazione io non seppi mai concepire come si osi menar -tanto scalpore del mal costume femminile e della poca costanza di -sentimenti, e della mobilità dello spirito, e del vacuo cicalìo, e -della inutile vita, e dei mille nonnulla di cui assidua la donna si -circonda, così significativamente espressi e riepilogati dagli antichi -romani con quel felice vocabolo di _mondo muliebre_! Forse che è lecito -all'orticultore querelarsi di raccoglier cavoli dove piantò cavoli, e -di non mieter che fieno dove non seminò che erba? Bisogna esser giusti! -Cento volte lo dissi ed ancora lo ripeto: lo effetto tien natura della -sua causa, e la conseguenza scaturisce spontanea dalla premessa. - -Oggidì, a vero dire, s'è mitigato non poco il pregiudizio della -femminile pochezza d'intelligenza; ma per essere la società nostra meno -idrofoba su questo articolo, non è però più larga nell'offrir mezzi -di coltura alla donna che, se ella tenta lo innato ingegno volgere ad -utili studii, mille materiali e morali imbarazzi le è d'uopo superare e -vincere. - -Angusti e stinchi sono i programmi d'insegnamento che la riguardano. -Le si parla di tutto, e quando comincia a comprendere le si chiude -il libro dinnanzi e le si dice: _basta_; sicchè, s'ella sortì da -natura spirito generoso e nobilmente curioso di sapere, vedesi dannata -alla pena di Tantalo, nè v'ha provvedimento alcuno che incoraggi il -suo genio, quand'anche prepotente si manifesti in qualsiasi branca -dello scibile, mentre centinaia d'uomini, che natura sortiva inetti -di spirito ed angusti di mente, insegue inesorabile la sferza del -pedagogo, e da lor s'affatica e suda il mal capitato maestro ad estrar -lume d'intelligenza, che però mai non giunge. - -Nè mi si dica che la baldanza del genio giunger deve a domare le -difficoltà, a superare ogni barriera. Ciò è vero per alcuni, ma -non lo può esser per molti, chè alla lotta non tutte le nature -sortono inchinevoli, anche fra i parecchi che aver possono svegliata -intelligenza; che se a cotal legge subordinar volessimo tutto il viril -sesso (e lo fosse stato fin qui), l'umanità non avrebbe discorso pur -la metà del suo intellettuale cammino, chè mancato avrebbe a tutte le -intelligenze, che potentemente l'aiutarono, dottrina ed ispirazione. - -Raffaello non raggiunse la perfezione dell'arte se non dopo aver visto -le opere immortali del Buonarotti; Cristoforo Colombo immaginò un nuovo -mondo, essendo già peritissimo nauta e geografo; Galilei scopriva -il moto della terra, sendo profondissimo in fisica; così Newton -l'attrazione astrifera, così Volta la pila elettrica, e così in tutto e -sempre procede lo spirito umano dal noto all'ignoto, sendo egli debole -nell'intuizione e potente nel raziocinio. - -Ora, che per aversi comunemente una fiacca opinione della capacità -femminile, le si accumulino davanti gli ostacoli, le si tolga ogni -mezzo, e le si allunghi il cammino, questo è ciò che non giungo a -giustificarmi, chè sarebbe come spargere dei ciottoloni e dei macigni -sul suolo dove il bambino muove i primi passi adducendo a ragione -ch'egli non sa camminare. Se questo sia logicare ditelo voi? - -Ma un cotal trasnaturamento dei semplici dettami della ragione non potè -farsi universale coscienza, se non per quel difetto di principii che -ci è tante fiate occorso di lamentare nel corso di questo lavoro. Gli -uomini abbuiati dallo errore, e sedotti dagli interessi, non risalgono -ai principii mai, si fanno sordi al dovere, giungono a scordarlo, -quindi ad ignorarlo affatto, e la società scende alla fine a non essere -altro che un meccanismo svolgentesi colle mobili e gratuite forme della -convenzione. - -Si è convenuto adunque che la donna non deve sapere: epperò si dirige -in modo la sua intelligenza, o meglio se ne sopprime così lo sviluppo, -da condurla alla perfetta evirazione. Che se alcuna giunge, mediante -erculei sforzi, a districarsi da quegli impacci, che ingombrano il -sereno ed ampio orizzonte della sua mente, eccole addosso l'opinione -co' suoi mille proiettili, ecco la critica coi suoi mille strali, la -satira coi suoi morsi, la maldicenza coi suoi pungoli, il pregiudizio, -lo scandalo e tutta la falange degli inutili e dei nocivi, di cui -il mondo ha dovizia, che la lingua tengono nel nobile esercizio di -parlare a proposito ed a sproposito di tutto, e di tutti, asserendo, -condannando, ed assolvendo senza darsi briga nessuna di essere giusti e -ragionevoli! E come lo sarebbero? - -Codesta gente (Dio loro perdoni) sono davanti all'umanità, che cammina -verso la civiltà e verso il bene, come i ciottoli che si pongono -davanti le ruote d'un veicolo; se questo nella sua corsa non riesce -a triturarli, soverchiandoli rapidamente senza curarli, esso ne sarà -arrestato. E ciò sia detto a voi, giovani mie lettrici, nel cui spirito -per avventura allignasse nobile desiderio del sapere, e nel generoso -intento veniste scuorate dal più o meno esteso pregiudizio. Coraggio, -ed avanti! Il bene, è bene in sè stesso, ed a sè stesso basta, abbia o -no l'applauso dei molti; e la coscienza del ben fare è largo compenso -all'ignoranza, che non lo sa apprezzare. - -Nè crediate che l'intelligenza e le sue produzioni siano un privilegio -dell'altro sesso chè, abbandonandovi al letargo nella creduta -impossibilità di molto fare, nulla poi fate, e ad ozio vergognoso -passate i giorni, gli anni, e la vita. Se gli uomini tutti avessero -la mente di Alighieri, di Vico o di Macchiavello, l'umanità per vero -sarebbe a sufficienza servita, ma le sono queste unità colossali che -tutti i secoli celebreranno, vedendosene assai di rado riprodotte le -copie, mentre a centinaia ed a migliaia veggiamo intelletti ottusi -e spiriti angusti, che appena bastano al disimpegno dei famigliari -interessi o di materiali gestioni, che non sono che la quotidiana -ripetizione dell'egual meccanismo; chè in quanto ai mille altri che pur -raggiungono gradi accademici, quando si considerino i lunghissimi anni -di pertinace studio, e i mille mezzi d'istruzione aperti alla viril -gioventù, la congiura dei parenti e degli insegnanti, delle istituzioni -e delle opinioni, dei mezzi e della necessità a spingerveli, sarebbe -invero un disgraziato fenomeno se difettasse loro anche quella facoltà -che è la memoria, e quel poco di criterio necessario a rendersi conto -di ciò ch'ella ritenne. - -Che se, dopo pochissima riflessione sul diverso procedere della -educazione e dello insegnamento riguardo ai due sessi, veniste a -stabilire, che l'uomo ha il privilegio dell'intelligenza; o che non -sapremmo cosa pensarci del criterio vostro, o che saremmo indotti nel -dubbio che, amando voi sopra ogni utile e nobile cosa la vacuità della -vita e la inerzia dello spirito, onde almeno essere a voi conseguenti -mostriate portar profonda la credenza della vostra nichilità. - -Ma s'egli è questo basso fine che vi muove, l'onta vostra non estendete -ad altrui, e non calunniate tutto il sesso vostro, che potentemente e -vittoriosamente vi risponde col linguaggio dei fatti. - -Sì, la donna, benché da mille materiali impacci circondata, a gran -dispetto d'una educazione che altamente le raccomanda di saper meno -che le sia possibile, di sotto all'immane pondo d'una opinione orba -di senso morale, che le perdona più presto il mal costume che non -il sapere[13], ha saputo ben sovente giungere attraverso a mille -ostacoli a mordere il pane della sapienza ed a ristorare le assetate -labbra nelle onde immortali d'Ippocrene. Nè le scienze esatte, nè le -speculative, nè le opere della fantasia, nè quelle del gusto, nè le -arti estetiche, nè le strategiche la trovarono insuscettibile, laonde -ciò veggendo cantava lo divino Ariosto: - - «_Le donne son venute in eccellenza_ - «_In ogni arte dove han posto cura_». - -E questo vi ripete l'antica Didone, che fondava Cartagine e la sua -prosperità. - -La temuta Semiramide, che gettò le fondamenta di quello impero -babilonico che assorbir dovea l'Asia tutta, ed i popoli civilizzò e le -arti incoraggiò e protesse, e saggia legislazione impose, e vasti ebbe -i concetti ed il braccio intraprendente. - -La fortissima Zenobia, che tenne salde le conquiste del consorte, le -estese, e gli eserciti sempre guidò con arte profonda ad infallibile -vittoria. - -Debora che, giudicando Israele con ogni saviezza durante lo teocratico -governo, cantava di sè stessa: «Le villate in Israel erano venute meno, -erano venute meno, finch'io Debora sursi, finch'io sursi per esser -madre in Israel». Ella reggeva Israele nei difficili tempi, in cui -stavasene travagliato dalla invasione di Jabin potente re di Canaan, -che aveva sopra quel popolo spedito Sisara, del quale un'altra donna -sbarazzava Israele. - -Amalasunta, regina degli Ostrogoti, che saggiamente resse l'Italia -nella minorità del figlio Atalarico; e tentò civilizzare i suoi barbari -popoli, ed il giovine principe educar fece, in onta ai costumi della -sua nazione, nella scienza e nelle arti. - -La grande Isabella, che sortito avendo alti spiriti, cuor generoso ed -indole intraprendente, sola fra i sovrani tutti d'Europa incoraggiava -di protezioni e di mezzi Colombo all'alta scoperta, e finché visse -lo coperse dalla vigliacca gelosia del consorte, e dalle basse -persecuzioni dei grandi. - -Pulcheria, imperatrice d'Oriente, che preceduta e seguìta da una serie -di principi inetti e viziosi, diede, nella durata del suo saggio -reggimento, un'epoca di tregua e di prosperità al travagliatissimo -impero. - -Atenaide, quindi Eudossia, che portò sul trono l'amor del sapere, -laonde sposa d'un principe inetto, quale si fu Teodosio, giovine e -bella nella più svagata e molle e dissoluta corte, qual era quella di -Bisanzio, seppe pure la vita nobilitare fra utili e serie occupazioni. -Scrisse un poema sulla vittoria delle legioni latine sopra le persiane -falangi (l'anno 421). Verseggiò i cinque libri di Mosè e le profezie -di Zaccaria e di Daniele. Scrisse un poema in tre volumi intorno a -S. Cipriano ed a Santa Giustina, e finalmente pubblicò il Centone di -Omero, unica fra le opere di lei che ancor ci rimanga. - -Elisabetta di Inghilterra, il cui talento politico potentemente si -rivelò nei quarant'anni di prosperità che quel paese godè sotto il suo -reggimento. - -Bianca di Castiglia, che resse con forte braccio i Francesi tumultuanti -ed insofferenti del suo impero, ed abbenchè piissima, pure liberò i -contadini dalla ecclesiastica autorità, che degenerata era in barbara -tirannia. - -Maria Stuard, le cui sventure e la prematura tragedia impedirono solo -di sviluppare i germi del raro ingegno. A quattordici anni conoscitrice -di diverse lingue, con un'anima profondamente sensibile alle sublimi -attrattive della estetica, arringava in purissimo latino la corte -francese, che attonita l'udiva, davanti ai capi d'arte. - -Catterina I, imperatrice di tutte le Russie, che sorta dal popolo, -non mostrossi però spostata sul trono, eseguì, dopo la morte del -magno Pietro, la sua politica civilizzatrice, fondando i primi corpi -accademici a Petersbourg. - -Catterina II, dal signor di Voltaire chiamata la _Semiramide del Nord_, -che seppe sì gloriosamente regnare da farsi perdonare il violento -colpo di Stato della notte dell'8 al 9 luglio, col quale sbarazzava -il trono dell'inetto marito, e sola impugnava le redini dell'impero. -Incoraggiò l'agricoltura, creò la marina, promulgò utili leggi per -l'amministrazione e per la giustizia. Chiamò a Mosca i deputati di -tutte le provincie allo scopo di riformare la legislazione, e presentò -all'assemblea le istruzioni scritte di proprio pugno in francese, e -che, traslate poi nel moscovita idioma, stanno deposte nella biblioteca -dell'Accademia di Petersbourg. Allargò i confini del già vasto impero, -legando a' suoi successori l'indomabile orgoglio della conquista. - -Cristina di Svezia, che portò sul trono un carattere intraprendente -e fermo, e stese i confini del regno di molte provincie, resse con -saviezza, amò le arti e le scienze, ed ella stessa lasciò monumenti -della sua robusta intelligenza in diverse produzioni. - -Maria Teresa, che seppe con fermezza straordinaria, in freschissima -età, resistere imperterrita a tutta l'Europa coalizzata, sostenendo, -contro tutti, i diritti conferitile dalla Prammatica sanzione; ed -all'ardua lotta si accinse col tesoro vuoto e 30 mila uomini male -organizzati. Ridonata la pace all'impero, resse con scettro materno -le diverse nazioni, e misera l'Italia se i suoi successori ne avessero -tutti imitata la bontà e la saviezza: essi ci avrebbero adusi a baciare -le straniere catene eternamente. Espulse i gesuiti, iniziando così -quella riforma che Giuseppe II suo figlio proseguì con sì filosofico e -felice ardimento. - -Nè così presto la finirei, se tutte nominar dovessi le donne -che felicemente ressero popoli e nazioni[14], e che nei politici -accorgimenti si segnalarono, anche non essendo alla testa degli Stati; -riportandomene sopratutto a quella Francia che con una inqualificabile -inconseguenza, mentre nega a testa di donna la corona, ed a destra -femminile lo scettro, decreta però a quella le cure della reggenza, -ed in mano le pone le redini del governo, rendendo così giustizia alla -sua capacità nel mentre la insulta coll'esclusione nominale, quasicchè, -di fatto, alla suprema reggente d'uno Stato la cuffia differisca dalla -corona. - -Nè meno si segnalò la donna nelle scienze e nelle arti, alle quali ha -pur chiuso affatto ogni cammino, e nelle quali non giunge a segnalarsi -se non a patto di combattere da sola tutti gli ostacoli frapponentisi, -di sollevarsi colla sola potenza del suo genio e della sua volontà, di -sempre procedere nell'arduo sentiero senza maestro e senza guida. - -Saffo di Mitilene, per la classica bellezza dei suoi versi, fu -sopranominata la decima Musa. - -La greca Aspasia salì in gran fama pel suo pubblico insegnamento di -filosofia. - -La celebre Isotta, signora di Rimini, in acerbissima età trattava -familiarmente le lingue morte, e versatissima fu in molte scienze e -specialmente nella filosofia morale, nella fisica e nella poesia. - -Maria Cönnitz, versata nella scienza delle sfere, pubblicava, nel -1650, le sue riputate tavole astronomiche sotto il titolo di _Urania -propitia_. - -Maria Angela Ardinghelli, napoletana, fu celebre nelle scienze fisiche -e nell'algebra. - -La nobile Maria Gaetana Agnesi di Milano, fiorita nel principio dello -scorso secolo, pubblicava, nell'età di 9 anni (!) una orazione latina -in difesa della donna. Negli 11 anni conosceva il greco, tanto da -gustarne gli autori e parlarlo speditamente (le lingue morte sono -pure i due martirii della studiosa gioventù!) e conobbe il francese, -lo spagnuolo, l'ebraico ed il tedesco, quindi l'animo volse a severe -discipline. In età di 16 anni traslatò i supplementi del Freinsemio -al Q. Curzio in quelle quattro lingue. Nel 1748 pubblicava il suo -testo delle Istituzioni Analitiche, tanto di poi riputato, per cui -Benedetto XIV la chiamava a coprire la cattedra onoraria d'analisi -nell'università di Bologna. Non vuolsi ommettere, che questa rara donna -accoppiò allo splendore dell'intelligenza la più profonda modestia, -e la più integra virtù ad una peregrina bellezza, cose tutte che, -per esperienza della pochezza della umana natura, sembrano, se non -elidersi, certo almeno ben difficilmente accoppiarsi. - -Giuseppina Renier, della famiglia dei dogi Renier, donna di finissimo -spirito, del quale fanno chiarissimo testimonio le opere da lei -lasciateci e specialmente la sua accreditatissima storia: _Delle -origini delle feste Veneziane_. - -Tullia d'Aragona, autrice del poema epico il _Meschino_, e chiara in -ogni poesia. - -Teresa Bandettini, poetessa estemporanea. Tradusse i Paralipomeni -e pubblicò il poemetto l'_Adone_ del Teseide, del Montramito e del -Viareggio. Fu eccellente nella lirica e nelle cantate, nelle odi e in -ogni forma poetica. - -Properzia dei Rossi, fu, nel secolo XV. pittrice e scultrice di molta -fama. - -Rosalba Carriero, giunse a grande fama d'artista nella miniatura e nel -pastello. - -Anna Monticelli, napoletana, fu chiara nel diritto. - -Pellegrina Amoretti, fu laureata in legge nell'università di Pavia, ed -a profitto dei poveri sempre volse la rara eloquenza. - -Suor Maria Dominici, Ginnasi Catterina, Angela Cantalli Cevazza, -Camilla Lauteri, Elisabetta Lazzarini, Isabella Pozzo, Lucia Scalini, -Lucrezia Quistelli, Annida di Massimo, Arianna Maria Galli, Luigia -Capomazza, Ginevra Gentosoli, Francesca Fantoni, Barbara Longhi, -Veronica Fontana, Teresa Muratori, Teresa dal Po, Maria Robusta -Tintoretta, Elena Recca, Lucrezia Scanfaglia, Flaminia Reggio e le tre -sorelle Siriani, tutte, coltivarono con fortuna la pittura e tutte nel -secolo XVI, secolo che altre assai ne conta, ma troppo lungo sarebbe lo -annoverare. - -Maria Teresa Agnesi coltivò la musica, e delle sue composizioni ancor -ci rimane la _Sofonisba_. La francese letteratura illustrarono la -Scudery, la Fayette, Ninon, madama di Sevigné (le cui lettere sono -tuttavia testo di stile epistolare), madama di Montespan, madama -Maintenon, madamigella Lolotte. - -Nella filosofia morale si distinsero madama Neker, che nel suo trattato -d'educazione rivaleggiò il famoso Emile di Rousseau; la marchesa di -Sablé, madama Genlis. - -Nella filosofia sociale: madama Staël, e quel sommo intelletto che -oggidì illustra la Francia sotto il pseudonimo di Giorgio Sand, Anna -Dupin, baronessa Du Devaent, che tanta luce profonde sulla filosofia -razionale, nei suoi numerosissimi lavori. - -In Italia coltivarono filosofia: Vittoria Colonna, la Stampa, la -Gambaro, ed oggidì trattano morale filosofia la Guidi, la Ferrucci, -la Torsellini, ed altre assai che la vita consacrano allo insegnamento -della femminil gioventù. - -L'Irlanda vanta: in Maria Edgewort, l'inventrice del romanzo storico -ed il fecondo ingegno che una miriade nel popolo ne diffuse a -piacevolmente istruirlo. - -L'Inghilterra, le cui donne sono colte, ci mostra con orgoglio miss -Witt Mario, vasto e profondo intelletto che dalla cattedra di New-York -dettava all'accorsa gioventù i dettami del viver civile: e l'America -del Sud, nel giorno in cui si leverà, colla schiavitù dei negri, la -macchia che la deturpa, ergerà un monumento a miss Beecker Stow che -le fa, col potente e benefico ingegno, da sentinella avanzata della -civiltà. - -E dopo tutto il fin qui esposto ed il molto più ancora taciuto, che -però le mie colte lettrici non ignorano, sulla potenza del femminile -ingegno, non ci sembrerà certo adulazione ciò che Ariosto scrisse, ma -essere pura e semplice verità. - - «_Le donne son venute in eccellenza_ - «_In ogni arte dove han posto cura_». - -Perchè, mai adunque non porrebbero desse cura a coltivare in sè stesse, -dalla età tenera, questi preziosi doni di cielo? Non sapete voi che -l'umanità si travaglia per penuria d'intelligenza, e che la civiltà -non potrà mai rapidamente universalizzarsi finchè non si generalizzi -nella donna l'amor del sapere? Che non mai tanto l'uomo sarà punto a -generosa emulazione, come quando temerà di vedersi per ogni dove dalla -donna superchiato? Che non mai sarà la umana società tanto felice come -quando l'uomo volgerà le sue mire conquistatrici al nobile primato -dell'intelligenza, più non curando il primato del muscolo? Nè mi fate -le timidi obiezioni dell'opinione, della critica, del biasimo. Per -dio! siamo abbastanza numerose da formar noi pure un'opinione, un -criterio, una coscienza; siamo una massa abbastanza compatta e potente -da combattere con vantaggio e con successo contro la guerra di polmoni, -che ci può muovere la opinione, che in molta parte da noi stesse è -formata. - - «_Non distrugge città guerra di lingue_» - -come non consuma i libri la critica più spietata, come il sole non -perde pur uno de' suoi raggi per agglomerarsi di basse nubi. - -È d'uopo che la donna alfin si sollevi al sentimento del suo intrinseco -valore, e sè stessa estimi per quel che vale, e non dall'altrui -giudizio sempre servilmente aspetti ed apprenda la cifra del suo -valore. - -Si parlò da molti, e noi stessi parlammo, della influenza della -donna nella famiglia e nella società, influenza che ogni esistenza -esercita sulle vicine direttamente od indirettamente pel natural -ordine delle cose, e nel caso nostro anche infinitamente più sentita, -sendo i rapporti della donna coll'uomo tutti affettivi, epperò questo -ascendente suo potente e diretto. - -Ma avviso nostro non è soltanto, che educare e coltivar si debba -la donna, affinchè miglior utile rechi all'uomo, e più così a lui -s'aggiunga di potenza morale chè, quando tutti qui fossero i motivi, -che portar debbono la donna alla scienza ed allo sviluppo delle sue -morali facoltà, rispondendo lo egoismo femminile degnamente al virile, -potrebbe dessa, con qualche ombra di ragione, ricovacciarsi per altri -secoli nella sua tranquilla nullità, dicendo: se l'uomo tentò abrutire -il mio spirito, perchè mi affannerò io a produrre per lui; raccolga -egli ciò che ha seminato, non trovi che nullità ove non piantò che -ignoranza, e vizio mieta dove non seminò che pregiudizio. Perchè mi -sacrificherei alla famiglia? Perchè ogni dolore incontrerei lieta per -una prole che, adulta, imparerà dalle istituzioni del suo paese ad -avermi in poco conto; per un consorte, che verso di me modestamente -s'intitola padrone unico ed assoluto? Perchè sentirei io pietà del -povero, mentre la mia stessa proprietà è soggetta all'arbitrio altrui, -ed in faccia allo Stato tutti i danni soffre, e non gode nessun dei -vantaggi? Perchè lo egoista istinto materno immolerei alla patria; -e l'oro e le gioie e l'opera le consacrerei, se la schiavitù mia sta -sotto ogni forma di governo nazionale o straniero, laonde le patrie -questioni non sono per me che tesi astratte e di remotissimo interesse? -Perchè ogni impulso di natura aggiogherei, tiranneggiando me stessa, -per piacere ad un uomo che non si dà per me l'egual pena, creando a -sè una morale dagli ampii margini, mentre a me disegna i confini più -angusti appena escogitabili dal personale arbitrio? - -E la donna così pensando, ed operando in conseguenza, scarsa vendetta -farebbe delle patite enormità; e non potrebbe l'uomo troppo lagnarsene: -ed ella avrebbe il pien diritto di cavare cotali conclusioni dalla -lunga storia de' suoi martirii. Ma oltrecchè la donna, fornita ben più -dell'uomo d'animo generoso, di raro i conti suoi fa colli interessi, e -sempre col cuore; ella così facendo non farebbe che ribadire le catene -della sua schiavitù, ed affermare la nullità della sua intelligenza. -Laonde non quei soli indiretti motivi portarla debbono a coltivarsi, ma -altresì lo suo stesso interesse e diritto e dovere. - -E dicemmo diritto e dovere; e questo diritto e questo dovere stanno, -in onta alla secolare oppressione in cui giacque la intelligenza -femminile. Ed egli è appunto perchè il sapere è suo diritto e suo -dovere, che vani riescirono tutti gli ostacoli, deboli i ceppi, -sprezzate le autorità, superate le barriere, vinte le lotte, il -sarcasmo domato e spuntati i ridicoli. Gli è appunto perchè il sapere -è suo diritto e suo dovere, che l'uomo ragionevole ed equo piega -alfine la vinta cervice innanzi allo splendido vero, alla evidente -affermazione del fatto. Gli è appunto perchè è suo diritto e suo -dovere, ch'ella pronta e spontanea rispose all'appello della civiltà, -e di sè ingombra infinite scuole, dove la filosofia parli al popolo -un benemerito; ed atto assiduo di presenza fa agli atti del nazional -parlamento, rendendo talora più significativo il contrasto fra le -affollate tribune e i vuoti stalli. Sì, il diritto ed il dovere -sono ovunque dall'ordine delle cose posti in rapporto di causa ed -effetto. Le attribuzioni dell'essere o della cosa determinano la -sua destinazione, ed ecco il dovere; la potenza di porre quelle -attribuzioni in moto a raggiungere quella destinazione, ecco il -diritto. - -La donna, dotata d'intelligenza, ha tracciato il dovere nello -sviluppo e nella applicazione di codesta medesima intelligenza, -e nessun dovere mai fu sì fecondo in diritti. Lo sviluppo dello -spirito e l'applicazione utile ed assidua delle sue facoltà importa -l'affermazione del suo intrinseco valore donde l'estimazione, -donde la consacrazione della sua autonomia, la abolizione della sua -perpetua minorità, la libertà de' suoi atti, un diritto civile, un -diritto politico, un più lato programma d'insegnamento, un vasto -orizzonte discoperto alla nobile curiosità della mente, un utile e -fecondo riempitivo alla sua vita, un rimedio potente e certo contro -l'irrefrenabile sbadiglio cui è dannata dalla sua presente nullità. - -Oh venga presto quel giorno, che deve certo venire, nel quale la -donna, profondamente compresa dalla coscienza de' suoi destini, e -della propria virtù, forte del sentimento del proprio diritto, sorga -a rifarsi con assiduo e nobile lavoro della nichilità morale di tanti -secoli! - -Sorga quel giorno, che certamente verrà, nel quale la donna trovi nel -tesoro della sua intelligenza la leva potente a sollevarsi dal petto -quella pietra sepolcrale che la segrega, siccome cosa spenta, dal -consorzio dei viventi alla vita morale! - -Oh spunti quel giorno, di cui già si traveggono i felici albori, nel -quale la donna ogni ammirazione volgendo al genio ed alla virtù, si -sbarazzi all'intorno di quei sdulcinati ed imbelli amatori, che nulla -di meglio nè in sè, nè in lei ora trovando, cantano in essa: - - «_Stelle gli occhi, arco il ciglio, e cielo il viso,_ - «_Tuoni e fulmini i detti, e lampi i guardi,_ - «_Bocca mista d'inferno e paradiso;_ - «_E che i sospiri son bombe e petardi,_ - «_Pioggia d'oro i capei, fucina il petto_ - «_Ove il magnano amor tempera i dardi_». - -Oh vergogni ogni donna di non ispirar nulla di meglio che di codesta -roba! sì, meschina lei, finché null'altro trovasi di laudabile in lei -fuorché ciò che non è suo. Non è possibile dirle più civilmente, con la -migliore volontà del mondo, non posso farmi più onore di tanto, con sì -meschino e sgraziato argomento. - -Giovani colte e lettrici mie, a voi tocca, ed a voi sopratutto importa -che quel giorno presto si levi sull'orizzonte; e da voi eziandio -affatto dipende. Oh spogliatevi delle inutili vanità, sgombrate il -cieco pregiudizio, scuotetevi di dosso la indolenza dello spirito, -fortificatelo ai gravi studii, volgetelo alle severe discipline, e -sorgendo voi a nuova vita, un vivo impulso darete a tutta quanta -l'umanità, che il vostro morale intervento aspetta, a completare -l'opera sua col concorso di tutti gli elementi che la compongono. - -So che pur troppo tutto da voi non dipende: so che un dovere finora -trascurato dalla società è la istruzione vostra, la quale non è per -ora che un semplice dirozzamento, e quasi non basta neppure a darvi la -coscienza del troppo che vi manca. - -Urge, per dio! che la coscienza pubblica si pronunci su questo bisogno! -La donna è dalla legge punita quando trovasi in contravvenzione, eppure -non le si dà nozione alcuna del diritto; la civil società la respinge -siccome _incapace_, ma nulla le si insegna di ciò che può farla -capace: l'opinion generale diffida della sua intelligenza ad onta dei -fatti che l'affermano, ma non le si presenta niun mezzo di sviluppo e -d'applicazione. - -Dichiarata non responsabile ed incapace in ogni atto che le dà dignità -e le suppone intelligenza, responsabilissima reputata in ciò che la -infama, e capacissima di ciò che la fa punire o spregiare, ella è -veramente in faccia alla umana dignità il Paria e l'Ilota, col quale -sì la legge che l'opinione non si danno pena alcuna d'esser logiche, -conseguenti ed eque. - -L'istruzione ed il lavoro, ecco le sole forze che possono e debbono -risollevare la donna ed emanciparla. Finché la società non l'avrà -fatto, nessun argine resisterà al torrente della corruzione, niuna diga -si opporrà al degradamento morale e materiale della specie. - -Nè la legislazione potrà dirsi filosofica e razionale finché di tutti -i componenti la società umana non avrà tenuto conto, e non tutti -avrà veracemente tutelato; nè le istituzioni potranno dirsi libere -fino a che un elemento così numeroso qual è il femminile, dovrà tutte -subirle, senza contribuire alla formazione loro; nè la civilizzazione -potrà dirsi, non che compiuta, neppure iniziata, finché tanto resta -nella società, che civile si chiama, d'ignoranza procurata, di forzata -servitù e di insultante ostracismo sopra umane creature: nè un secolo -potrà dirsi illuminato se non riconosce il diritto dell'intelligenza -ovunque si trova. - -Istruite la donna! Se la natura non l'ha fatta pel sapere, ella non -risponderà all'appello della scienza; ma s'ella vi risponde, allora -è nell'ordine di natura e di provvidenza ch'ella concorra al sociale -edificio. - -Ella ha diritto al più pronto sviluppo delle sue facoltà; vi ha diritto -morale e giuridico. - -Lo Stato paga delle università per gli uomini, delle scuole -politecniche per gli uomini, dei conservatorii d'arti e mestieri per -gli uomini, degli istituti d'agricoltura per gli uomini. E per la -donna? Potrà egli seriamente dirsi che lo Stato si occupi di lei? Le -scuole primarie! Ecco tutto. - -Eppure lo Stato le impone delle leggi, la punisce nelle -contravvenzioni, ha per lei dei tribunali, delle prigioni, e per la sua -proprietà delle imposte. O non si consideri la donna neppur nei doveri, -o le si accordino anche i diritti, senza di che lo Stato è colpevole -verso di lei di violenza e di furto! E come noi severamente giudichiamo -l'antica e barbarica tirannia, i posteri così giudicheranno quella del -secolo XIX. Finirò colle parole di Fourier nel suo libro: _Théorie des -quatre mouvemens_. - -«Che gli antichi filosofi di Grecia e di Roma abbiano sdegnato -gl'interessi della donna non ci sorprende, dacchè questi rettori erano -tutti partigiani innoltrati della pederastia, ch'essi avean levata -in grand'onore nella bella antichità. Essi gettavano il ridicolo -sulla frequentazione della donna, ed era questa passione considerata -ignominiosa. Costumi siffatti ottenevano l'unanime suffragio dei -filosofi che, dal virtuoso Socrate fino al delicato Anacreone, non -proclamavano che l'amor sodomita ed il disprezzo della donna; la -quale, quindi, relegata ad un secondo piano é rinchiusa siccome in un -serraglio, era bandita dalla società, degli uomini». - -«Siffatti bizzarri gusti, non essendo in favore presso i moderni, non -si può a meno di meravigliare che i nostri filosofi abbiano ereditato -l'odio di quegli antichi sapienti per la donna, al proposito di -astuzie, alle quali è forzata dall'oppressione che sopra le gravita, e -dacchè le si costituisce un delitto d'ogni pensiero o parola conforme -al voto della natura. - -«Chè di più inconseguente dell'opinione di Diderot, dove pretende che -per iscrivere alla donna è d'uopo intinger la penna nell'_Iride_ e -spolverare lo scritto col _pulviscolo delle ali della farfalla_? - -Le donne possono rispondere ai filosofi: «La vostra civilizzazione ci -perseguita dacchè obbediamo alla natura; ci si sforza ad assumere un -carattere fittizio, a non ascoltare che impulsi contrarii ai nostri -desiderii. Per farci gustare dottrina siffatta è ben d'uopo mettere in -giuoco le illusioni ed il menzognero linguaggio, come fate al soldato -per illuderlo sulla sua misera condizione. S'egli fosse davvero felice, -potrebbe accogliere un linguaggio semplice e vero, che hassi gran cura -di non tenergli. Lo stesso è della donna; se libera fosse e felice, -ella sarebbe meno avida d'illusioni e di _moine_, e non sarebbe d'uopo, -scrivendole, di porre a contributo nè l'iride, nè la farfalla». — Pag. -146 e 147. - -«Quando la filosofia satirizza e schernisce i vizii della donna, essa -fa la sua stessa critica; è dessa che produce quei vizii per un sistema -sociale che, comprimendola fin dall'infanzia e durante tutto il corso -della sua vita, l'astringe a ricorrere alla frode per abbandonarsi alla -natura. - -«Voler giudicare la donna sul viziato carattere ch'essa spiega nella -civilizzazione, equivarrebbe al voler giudicare la natura virile sul -carattere del contadino russo, che non ha idea nessuna di libertà e -d'onore, e sarebbe come giudicare il castoro sull'imbecillità che -mostra nello stato domestico, mentre che nello stato di libertà e -lavoro combinato, esso è il quadrupede più intelligente. Lo stesso -contrasto apparirà fra le donne schiave della civiltà e le donne libere -dell'ordine combinato[15]». - -«Esse sorpasseranno gli uomini in industria, nobiltà e lealtà, ma -fuori dello stato libero e combinato, la donna diviene come il castoro -famigliare ed il contadino russo, un essere tanto inferiore ai suoi -destini ed a' suoi mezzi, che si inchina a spregiarla, quando dalle -sole apparenze e superficialmente si giudichi». — Pag. 147. - -«Una cosa sorprende ed è, che le donne sonosi ognora mostrate superiori -agli uomini, quando poterono sul trono spiegare i loro naturali -mezzi, dei quali il diadema garantisce loro il libero uso. Non è egli -certo che, sopra otto sovrane libere e senza consorte, sette hanno -regnato con gloria, mentre sopra otto re contansi generalmente sette -sovrani inetti? Le Elisabette, le Catterine non facevano la guerra, -ma sapevano scegliere i loro generali, e basta per averli buoni. In -ogni ramo d'amministrazione, le donne non hanno desse ammaestrato gli -uomini? Qual principe ha superato in fermezza Maria Teresa, che in -mezzo a supremi disastri, davanti alla vacillante fedeltà dei sudditi, -in mezzo a ministri, come percossi da stupore, sola intraprende di -tutti incuorare? Ella sa intimidire la dieta d'Ungheria, indisposta -a suo riguardo, arringa i magnati in lingua latina e conduce i suoi -propri nemici fino a giurare sulle loro spade di morire per lei. Ecco -un sintomo dei portenti che opererebbe la femminile emulazione in un -ordine sociale che lascierebbe un libero sfogo alle sue facoltà». — -Pag. 148. - -«E tu, sesso oppressore, non sorpasseresti tu i difetti rimproverati -alla donna, se una servile educazione ti informasse per crederti, -siccome lei, automa fatto per obbedire a tutti i pregiudizii, e per -strisciare davanti ad un padrone che lo azzardo ti darebbe? Non si sono -esse viste le tue pretese di superiorità confuse da Catterina, che si -pose sotto i piedi il sesso virile? Istituendo dei favoriti titolati -ella ha trascinato l'uomo nel fango, ed ha provato così, che l'uomo -può, nella sua piena libertà, annichilirsi egli stesso al disotto della -donna, il cui avvilimento è forzato, e per conseguenza perdonabile». - -«Sarebbe d'uopo, per confondere la tirannia degli uomini che esistesse -per un secolo un terzo sesso, androgino, e più forte dell'uomo. Questo -nuovo sesso proverebbe a colpi di bastone agli uomini, ch'essi son -fatti pel piacer suo quanto le donne. Udrebbersi allora gli uomini -protestare contro la tirannia del sesso ermafrodita e confessare -che la _forza esser non debbe l'unica norma del diritto_. Ora questi -privilegi, questa indipendenza, ch'essi reclamerebbero contro il terzo -sesso, perchè rifiutano essi d'accordare alla donna?» — Pag. 148. - -«Segnalando quelle donne, che seppero prendere un libero slancio, dalla -virago, come Maria Teresa, fino alle tinte più dolci, come le Ninon e -le Sevigné, sono in diritto di dire, che la donna in istato di libertà -sorpasserà l'uomo in tutte le funzioni dello spirito e del corpo che -non siano di competenza della forza fisica. - -«Già l'uomo sembra presentirlo; e si sdegna e si allarma quando la -donna smentisce col fatto il pregiudizio che le accusa d'inferiorità. -_La gelosia virile si è sopratutto manifestata contro le autrici: -la filosofia le ha espulse dagli onori accademici, e rinviate -ignominiosamente al domestico focolare_». — Pag. 148. - -«Qual'è oggi l'esistenza delle donne? Esse non vivono che di -privazioni; anche nell'industria l'uomo ha tutto invaso fino alle -minute occupazioni dell'ago e della penna, mentre veggonsi donne -sobbarcate ai penosi lavori dell'agricoltura. Non è egli scandaloso -di vedere atleti di trent'anni aggomitolati davanti ad un banco, -o vettureggiando colle braccia vellose una tazza da caffè, come se -mancassero donne o fanciulli per le occupazioni del banco o della -casa?» — Pag. 159. - -«Quali sono dunque i mezzi di sussistenza per la donna priva di mezzi? -La conocchia ed i suoi vezzi quando ancora ne ha. Sì, la prostituzione, -più o meno velata, ecco l'unica risorsa che la filosofia loro ancora -contende; ecco la sorte abietta ove le riduce questa civiltà, questa -conjugale schiavitù ch'esse non hanno pure pensato ad attaccare» — Pag. -150. - -Fin qui Fourier, ed io, donna, a nome di tutto il mio sesso me gli -protesto ben riconoscente, che la penna eloquente abbia impiegata per -una causa, che interessar deve ogni spirito equo e generoso. - -Se non che, rivolgendomi di bel nuovo alla donna, le ricorderò, che -se è dovere dell'uomo l'essere giusto; se sostituire dovunque il -diritto alla forza è compito della filosofia; se l'uguagliare tutti -gli individui dello Stato davanti alla legge, è opera doverosa della -legislazione; è però dovere, diritto, interesse supremo e vitale della -donna, che la iniziativa di queste riforme vengano da lei stessa. - -La storia ve lo ripete ad ogni pagina, ad ogni riga. I diritti e le -libertà ottenute in dono sono illusorie; esse così sciolgono dalla -servitù materiale, per travolgere sotto una schiavitù morale colui, che -fu abbastanza codardo da non conquistarsela colla propria virtù. - -Il dono addormenta la coscienza del dovere e del diritto in luogo di -svegliarla; ci adusa a lasciarci tutelare; ci sninnola in grembo ad un -illusorio ottimismo, e così, coll'atonia dello spirito, ci riconduce -pian piano alle catene. - -La donna fece sopra sè stessa, ed a sue spese, questa triste -esperienza. Nel Medio Evo le corti d'amore diedero alla donna il nome -di regina e di signora, essa fu elevata, fu magnificata, fu idolatrata. -Ma quel culto era gratuito, era dono dell'uomo, di quell'essere -bizzarro che, mentre allora si faceva trafiggere da mille spade, -per meritarsi uno sguardo dalla donna de' suoi pensieri, trova ora -esorbitante che ella voglia essergli compagna piuttosto che schiava. - -Ora la donna non si curò in allora di affermare la propria -individualità; e sebbene delle più e men numerose unità sorgessero -qua e là a tener desta e viva nel mondo l'idea della sua potenza -intellettiva e morale, la massa femminile, cullata fra le nenie -dell'amore, le si affidò all'intutto, e si addormentò di sonno profondo -nel grembo di quella deità capricciosa. - -Avvenne ciò che avvenir dovea. Ella si destò, ma la sua condizione era -affatto cangiata. Amore e Mammona occuparono il suo posto sull'altare -venerato, l'uomo fu sacerdote, ed ella l'ostia ch'egli immolò in -omaggio a quella copia mostruosa. - -Niun diritto, niuna libertà è potentemente affermata se a quella -libertà non si accoppia la coscienza, a quel diritto non si aggiunge -la potenza e la volontà di esercitarlo. Ora questa potenza, questa -volontà, questa coscienza non può essere impartita che con una seria -educazione, colla innoculazione della sapienza. - -Madri! se punto vi preme che le figlie vostre siano più felici di voi, -oh non tardate a procurare alle loro facoltà il più pronto e più lato -sviluppo. Sopra di voi, sulla tenerezza vostra, sulla vostra coscienza -riposa tutto l'avvenire di una generazione. - -Madri! se punto vi preme e v'importa la riverenza dei vostri figli, oh! -risollevatevi agli occhi loro colla forza della volontà e colla coltura -dello spirito; che se adulti vedere dovranno il vituperio, che aduna -sulle vostre fronti una generazione ingenerosa, ne tocchino però essi -stessi con mano la flagrante ingiustizia, e si preparino a riscattarne -le loro spose, figlie e sorelle. - -Ricordatevi che l'ignoranza, e la servitù della donna suonano -ineluttabilmente, per lei, avvilimento, miseria, prostituzione; -per l'uomo, corruzione, abrutimento; per la specie, degeneramento; -per la filosofia un problema vitale insoluto; per la civiltà, una -impossibilità di avvanzamento; per tutta l'umanità, un immenso ritardo -nel suo cammino. - -Finirò col rivolgere a tutte le donne che trattano la penna, quelle -severe parole di Fourier, amico generoso del sesso femminile, e verso -il quale ogni donna, che ha un cuore, tiene un debito di gratitudine. -Rimproverando egli loro con amarezza, di occuparsi così poco dei loro -stessi interessi, egli scrive: - -«La loro indolenza in questo argomento è una delle cause, che hanno -aumentato il dispregio dell'uomo. Lo schiavo non è mai più spregevole -che quando, colla cieca e muta sommissione, persuade l'oppressore che -la sua vittima è nata per la schiavitù». — Pag. 150. - -Infatti che fa la penna in mano alla donna, se non serve per la sua -causa come per quella di tutti gli oppressi? - -Non basta che la donna, colle molteplici produzioni della sua mente, -porti ogni giorno davanti alla società una nuova affermazione della -sua intelligenza. Ciò sarebbe come pretendere che un popolo si sbarazzi -da uno straniero dominio a furia di legali dimostrazioni. Lotta, lotta -aperta vuol essere contro l'ingiustizia e la prepotenza. Non vedete che -ogni dispotismo non allarga d'un anello le catene della sua vittima che -quando sente stringersi al collo il nodo scorsoio? - -Temete forse l'opinione, il sarcasmo, il ridicolo che l'uomo tenta -gettare a piene mani sulle aspirazioni della donna onde scoraggiarla -dal generoso assunto? Tenetevelo per fermo, egli avrà ben più voglia e -diritto di sorridere se non lo fate. Il vantaggio sarà tutto suo. - - - - -LA DONNA IN FACCIA AL DIRITTO - - - Tutti gli uomini hanno diritto di - concorrere a quei beni che sono atti a - conservare ed a _perfezionare_ il proprio - individuo. - - Il diritto più eccellente dell'uomo è la - libertà e l'indipendenza. Questa libertà - comune, è una conseguenza della natura - dell'uomo. - - .... giunto all'età della ragione, - diviene egli solo giudice dei suoi mezzi e - padron di disporne. - - Non può l'uomo cessar d'essere uomo, per - divenire una cosa. - - Un particolare che aliena la sua libertà - è folle; e la follia non può dare un - diritto. Un tal atto è illegittimo e nullo. - - Tutti gli uomini sono uomini; che vuol - dire; tutti hanno la stessa natura e gli - stessi attributi essenziali; onde nasce per - tutti l'identità dello stesso fine e degli - stessi doveri. - - L'eguaglianza degli uomini in natura è - la sorgente della benevolenza e dell'amore. - L'uomo si porta ad amar sè stesso nei suoi - simili. - - Se tutti gli uomini sono naturalmente - eguali, niuno può nascere con un diritto di - comandare ad un altro. - - TAMBURINI, _Corso di Filosofia Morale_. - -Se il dovere che ci sforza all'abnegazione ed al sacrificio, che ci -grava di peso e di responsabilità, che c'impone talora di camminare -a ritroso delle nostre tendenze ed aspirazioni rimorchiando fin la -natura; se il dovere, dico, non facesse capo al diritto, egli non -sarebbe che un sentiero senza meta, un indirizzo senza scopo, un -tiranno che del tiranneggiare si fa gioia e sollazzo, godendosi di -curvare l'umana fronte sotto un giogo ingeneroso, che tutte le nobili -facoltà ne sfiacca e consuma in una tremenda quanto inutile lotta. - -Ma no; il dovere che la legge suprema della morale (che è in altri -termini la legge dell'ordine) ci indica siccome necessità, non è -che mezzo a raggiungere l'ordine, l'armonia, lo equilibrio sociale, -donde il benessere e la perfettibilità universale, altissima meta che -provvidenza ebbe additata ad ogni ragionevole esistenza. - -Ora, siccome il viandante che cammina alla patria, col desiderio -a quella rivolto e colla mente di quella solo preoccupato, -necessariamente sollecita il passo e dal suo sentiero il piede non -ritorce, nè sedotto dalle bellezze incantatrici del paese che percorre, -nè allettato dal mormorìo dei ruscelli, nè dall'ombra ospitale delle -quercie secolari, ed instancabile batte la sua via, benché grondante -sudore e dardeggiato dal sole, ripensando in cuor suo per aggiungersi -lena il domestico letto, e il desco famigliare e il casto amplesso -della sua donna e la giuliva e trepida corona de' suoi bambini; ogni -essere umano così, incontra coraggioso il difficile e penoso dovere, -quando a capo di quello veda ampia e proporzionata mercede. - -E gridi pure a suo senno la stoica filosofia, che proclama esser la -virtù premio e corona alla virtù; che vuole accumuli l'uomo buone -azioni a buone azioni, e lotte e sacrificii a sacrificii e lotte -instancabilmente aggiunga, senza vuoto lasciarvi mai, e questo -chiami felicità suprema e massimo piacer della vita. In quanto a me, -ammirando la forza invitta di quei filosofi che lo eroismo si bevvero -siccome l'acqua, odo tuttora la voce del moribondo Bruto, che lagnasi -dell'error suo. «Infelice virtù, esclama egli, oh quanto mi sono -ingannato nel seguirti! Io credea pure che tu fossi un ente reale, ed -in questa convinzione mi ero attaccato a te stessa; ma ora m'aveggo, -che tu non eri che un nome vano, ed un vano fantasma, misera preda, e -schiava tu pure della fortuna!» - -E Bruto, così desolandosi, era logico; egli era veramente la vittima -di un errore, egli scambiava il mezzo col fine. La virtù importa sforzo -e violenza; e se questa violenza può riescire di compiacimento massimo -allo intelletto, quando sovratutto ad alti fini s'ispira, esser non può -mai gioia e piacere a quella parte dell'uomo che trovasi violentata, -epperò è per sè stessa insufficiente a darci felicità. - -È duopo dunque, che noi vediamo nella virtù un mezzo che ci guida alla -conquista del bene, e non già l'ultimo fine dell'uomo. - -Nè crediate già, mie gentili, ch'io così voglia ridur la virtù ad un -mercato, strappandole dal capo quell'aureola luminosa di cui seppe lo -stoicismo incoronarla per poi presentarla all'umana schiatta, siccome -sola divinità alla quale piegare il ginocchio ed ardere incenso, mai -no; la virtù deve farsi sublime ed eroica nel vincolo solidale che -legar deve gli uomini d'ogni regione; laonde il bene universale cerchi -e procuri prima ed a preferenza dello individuale, e reputi degna ed -invidiata mercede al proprio lavoro il bene altrui. Questo è la logica -della virtù ed il suo eroismo: lo stoicismo è assurdo e follia. - -Il gratuito non è degno mai dell'essere razionale, e non mai indicato, -nè tollerato mai dalla natura, la cui sete continua è l'ordine -e l'equilibrio; epperò l'uomo, che oggi combatte sè stesso senza -prefiggersi a ciò fare un utile scopo, cadrà domani irremissibilmente, -e la sua caduta sarà tanto più funesta, in quanto che non terrà nessuna -ragione di rialzarsi. - -Ma lo scopo, al quale camminano l'umanità e l'individuo, è egli -fatale? — Certo che sì. E questa fatalità è potentemente espressa dal -tormentoso istinto del progredire, che descrive allo spirito umano un -cammino eternamente ascendentale. - -Ora dov'è un istinto, là v'è una legge; dov'è una legge, là v'è un -dovere; dov'è un dovere, là è tracciato un diritto; questo diritto -non essendo che la legittima pretesa d'ogni essere al possedimento -autonomico, ed al libero esercizio dei proprii mezzi, da natura diretti -al compimento del fine. — Ed egli è in base a questo concetto, che -la ragione mi presenta, ch'io posso asserire senza tema d'errare, che -là dov'è un diritto senza dovere, od un dovere senza diritto, là v'è -squilibrio e disordine, donde immoralità, essendo l'uno rispettivamente -all'altro nei rapporti di compito e d'arnese. - -L'essere umano, dotato d'intelligenza e di volontà, è perciò stesso -responsabile, sendogli il bene ed il male di libera scelta. Tale fu -egli da Dio creato, nè puossi rapirgli questo primo fra i doni, di -cui va altero, senza ledere la legge fondamentale della virtù, senza -uccidere l'ente morale. Laonde, se l'affermazione di questa legittima -pretesa di ciascun essere al libero esercizio delle funzioni, che gli -fanno raggiungere il suo fine, è una necessità pratica, noi troviamo -poi la ragione teorica e filosofica del diritto nella facoltà stessa -dell'essere, per cui deve a questa ragione unica, a questa base -incontrovertibile d'ogni diritto ispirarsi ogni filosofia, che aspiri -ad imporsi alle umane generazioni coll'occhio intento al loro meglio. - -Certo non è senza ragione e senza verità, che molti filosofi cercarono -e viddero in Dio la ragione del diritto, siccome in prima fonte -d'ogni giustizia; ma oltreché il giudizio di Dio non ci perviene se -non attraverso oracoli umani, questi stessi oracoli, per fralezza di -mortale natura, troppo spesso s'ispirarono ad interessi ed a passioni; -laonde pur ritenere volendo, che in Dio trovisi ogni diritto siccome -necessario autore d'ogni giustizia, qui come dovunque, deve l'uomo -travagliarsi colla sua ragione, poiché gli è questa la leva, che -Dio gli poneva fra mani a sollevare ogni ingombro dal suo cammino, a -diradarsi dagli occhi ogni tenebra, a trovare ogni verità. - -Procedendo nell'arduo cômpito potrà egli per avventura trovarsi in -faccia colossali edificii, lavoro di cento secoli, e pur tuttavia -su mobile arena fondamentati; e sentirà fors'anco cadersi stanche le -braccia, e l'anima scoraggiata, di trovarsi così lungi dalla meta, e -vedersi ad ogni tratto fra piedi lavoro fatale di demolizione. Ma pure -coraggio ed avanti! La leale ricerca della verità, è guida cortese -ed amica, che ci ripone spontanea sulla via; e lo schietto amor della -giustizia ci porta pei due terzi di cammino. - -Il sentimento di giustizia, amo crederlo, trovasi per lo meno latente -in ogni cuor d'uomo; ma non potendo l'uomo produrre atto morale senza -concorso della volontà, e non potendo questa essere determinata nella -sua azione se non in forza delle ragioni che lo intelletto le presenta, -così risulta, che l'estrinsecamento del sentimento di giustizia sia -sovente imperfetto, anche presso uomini di buona volontà; laonde più -non deve meravigliare il vedere affermata talora l'ingiustizia anco là -dove gli uomini si furono accinti di proposito a far della giustizia. - -E davvero, se egli è difficile trovare la verità allora quando una -falsa idea ci ha fuorviati, quando poi trovasi falso od oscuro il punto -di partenza, allora è impossibile moralmente il trovarla. - -Epperò la giustizia che ripeteva la ragione sua da Dio, subiva i -moltiformi concetti che le nazioni si facevano di Dio medesimo; e certo -la giustizia scaturita da Giove non poteva essere esattamente quella -scaturita da Maometto, nè quella di Brama conciliarsi assai poteva -con quella di Cristo; e sempre il maggiore o minore traviamento dello -intelletto portò con sè frutto funesto la depravazione del cuore: ed -amando anche l'uomo lealmente la giustizia, come l'avrebbe egli trovata -cercandola allo infuori del suo solo possibile e vero posto? - -La rivelazione di Dio è eterna ed universale avendola egli incarnata -nella natura, per lo che, non nelle molteplici modalità religiose deve -l'uomo cercare la ragione del suo diritto, ad uniformare i criterii -d'ogni nazione, ed a gettare le solide basi di un Diritto mondiale; -sibbene nella facoltà insita all'essere umano, che prepotentemente -gli indice il fine cui è vocato, e di cui la facoltà stessa è mezzo e -ragione; ed allora sì, che le nozioni del diritto e del dovere saranno -più lucide e salde, e non più eternamente oscillanti, ed esposte alle -eventualità che ad ora ad ora minacciano, spostano e modificano le -credenze. - - * - -Ma seguiamo lo svolgimento di queste nozioni nella coscienza umana; e -vediamo, come dapprima vaghe e latenti, dovessero poscia avvertirsi e -determinarsi. - -Queste due nozioni non erano nè necessarie, nè possibili al primo uomo, -il quale, solo in mezzo al creato, non sentivasi limitato in nessun -modo, per cui non dovettero essere che in progresso vagamente sentite, -poi formulate, quindi più o meno imperfettamente applicate. Scaturite -dapprima dai bisogni e dai rapporti che il solo spirito umano è in -grado di constatare, in un colle leggi che li reggono, il filosofo -trovò poscia la loro affermazione meditando sullo scopo della sua -creazione e sui proprii destini; e come vide il soddisfacimento di quei -bisogni in armonia con quello scopo e con quei destini, vide eziandio -necessità di quel soddisfacimento a raggiungere il suo fine; e sorse in -lui la coscienza del diritto, cioè, come dicemmo, la legittima pretesa -d'ogni essere, allo sviluppo ed allo esercizio delle sue facoltà, -epperò a tutti quei mezzi che eccitano, favoriscono e conseguono questo -sviluppo e questo esercizio. - -Riconosciuta questa legge, prima ed anzi tutto nell'essere umano, era -impossibile ad ogni logica, non estenderla a tutta la specie; epperò -ogni essere non può, nè deve, riconoscere altra legittima limitazione -al proprio diritto, che quella necessariamente stabilita dal diritto -altrui, ed ecco la giustizia. - -Chi infatti troverebbe a ridire di quell'uomo che, trovandosi solo -in vasta regione, se l'appropriasse ed estendesse la proprietà sua -illimitatamente, senza scrupolo? Colui non farebbe che usare del -diritto di proprietà, che il supremo fattore gli conferiva sulle cose, -diritto, d'altronde, ch'egli divide con altri esseri viventi. Ma se -costui, estendendo la sua proprietà, trova segnati i confini d'un -altra, là egli trova eziandio il confine del suo diritto nel diritto -del suo simile, ch'egli deve al par del suo proprio rispettare, siccome -basato sulla stessa ragione. - -Riconosciuto dall'uomo il fine della sua creazione, e trovata -l'aprezziazione dei mezzi da natura consociativi, ecco emergere -spontaneo il dovere di applicarli, in proporzione dell'individuale -potenza in vista di quello; epperò necessità di una sociale -organizzazione che a questo principio si ispiri, ponendo ogni -legislazione a propria base, che tutti i diritti legali esistenti, -non esistono se non in forza di quel primo fondamentale diritto e per -garantirlo, non essendo questo che lo sviluppo e l'applicazione di -quello; laonde sarà più o meno filosofico il diritto parziale quanto -più vedrassi ispirato, indirizzato e corrispondente allo scopo finale -della esistenza umana. - -Non altrimenti, tutti i doveri parziali esistenti, debbono rivolgersi -a raggiungere attivamente il nostro fine, ed a rispettare e favorire -l'altrui attività allo stesso fine diretta. - -Vedo che questa dottrina ci conduce ineluttabilmente ad un'acerba -censura delle nostre istituzioni e dei nostri costumi, ma ciò non mi -riguarda, non essendomi io mai proposta di trovarmi d'accordo nè con -pochi nè con molti, ma sentendomi io stessa nel mio pieno diritto, con -quella perfetta coscienza che raccomandavo così caldamente alle mie -lettrici. - -Ma qual è dunque l'umano destino, a raggiungere il quale, di tanti -mezzi ha natura l'uomo arricchito, e di cui fin qui non parlavamo che -vagamente e per sola incidenza? - -Egli ci vien insegnato da questi mezzi istessi. La rivelazione -della natura è potente; e non può disobbedirsi nell'ordine fisico -che incontrando il dolore e la morte, nell'ordine morale che colla -degradazione del contravventore. Analizziamo con due parole questi -mezzi, e la loro potente eloquenza. - -La insaziabile curiosità dello spirito superstite al decadimento -della materia lo spinge fatalmente al progresso; essenzialmente -socievole, l'uomo è chiamato all'amor de' suoi simili, donde la -solidarietà e l'associazione, che sono la moltiplicazione indefinita -della sua potenza; dotato di favella, solo, fra tutta la sterminata -serie d'esseri viventi, questo dono diviene l'affermazione di quelle -vocazioni, per la pronta comunione delle idee che sì potentemente -lo sviluppano, ed utile e piacer sommo gli procurano nella -conversazione de' suoi simili. Fornito del sentimento di giustizia e -di commiserazione, sentendo bisogno supremo e tormentoso d'attività -materiale e morale, egli vede nell'applicazione di queste facoltà -tracciato lo scopo della sua vita. Egli deve dunque lavorare perchè -attivo, con lavoro progressivo perchè istintivamente ansioso di -progresso; lavorare di concerto co' suoi simili perchè socievole; farsi -virtuoso perchè intimamente giusto; e così sviluppando con assiduo -esercizio le sue facoltà, aggiungersi forza e potenza, coll'occhio -fisso alla perfettibilità materiale, morale, intellettiva; egli deve -in una parola crear l'ordine in sè stesso, nell'umanità, nel globo, -armonizzando i rapporti coi bisogni, donde il benessere e la felicità, -ultima e necessaria scaturigine della morale e della sapienza. - -Ora, la somma di potenza, che ciascun individuo porta a questo -collettivo lavoro, è sì svariata ed indipendente da ogni forma esterna, -che sfugge alla più minuta, come alla più lata classificazione. -D'altronde non ci è possibile classificare logicamente la natura, -dacché non ce ne sono note tutte le leggi; sicché facendolo, -arrischieressimo forte di porre al posto della natura delle ottiche -illusioni, delle erronee prevenzioni, o la deplorevole risultanza di -pessimi sistemi. - -Dalla manìa delle classificazioni nacquero le più strazianti -ingiustizie che hanno desolato l'umana progenie, e gli errori più -cubitali della filosofia. Le classificazioni crearono i pregiudizii; i -pregiudizii a loro volta generarono i Paria e gli Iloti; consigliarono -lo sprezzo dello schiavo; suggerirono false ed inique prevenzioni -sulle diverse razze colorate, che sgraziatamente perdurano presso -molti che fanno anche professione d'intendersi alla giustizia. Dalle -classificazioni donde i pregiudizii, nacquero gli odii profondi, e -le lunghe ire internazionali, quasi l'uomo che abita l'altra sponda -di un fiume, o l'altro versante di una montagna, essenzialmente -differisca dall'uomo che abita la prima sponda ed il primo versante. -Ora queste classificazioni vogliono bandirsi, siccome funeste cause -d'isolamento fra gli uomini, siccome tendenti a ledere il diritto -primitivo di ciascun uomo al giudizio dei proprii mezzi ed alla libera -loro applicazione; siccome prepotenza che impone leggi alla natura e la -sforza e violenta, con danno dell'individuo e dell'umanità. - -Infatti qual classificazione è egli possibile in faccia alla -dimostrazione imperativa dei fatti? - -V'hanno criteri i quali, fortissimi nella speculazione filosofica, sono -affatto inetti in qualsiasi elemento di scienza esatta, e viceversa. - -Un artista sublime non saprà fare la più semplice aritmetica -operazione; un tale è campione nella fisica e nell'astronomia che è -affatto insuscettibile e profano alla filosofia; e sarà quell'altro un -Socrate od un Platone, senza che gli sia però possibile confezionare -due versi. - -Nè è più facile, nè più possibile, classificare nelle loro morali -idoneità i due sessi. Si disse l'uomo è forte, la donna è debole, ma -vi hanno uomini debolissimi e donne fortissime; più, si educa l'uomo -all'attività fisica e morale, e la donna all'inerzia fisica ed alla -passività morale. - -Si disse, l'uomo soverchia la donna in intelligenza, e la donna supera -l'uomo in sentimento. Sonvi però molti uomini che superano molte donne -in sentimento, e molte donne che superano molti uomini in intelligenza; -più, l'educazione che si sforza di favorire e di sviluppare la -intelligenza nell'uomo, fa tutto il suo meglio per isfavorirla ed -atrofizzarla nella donna. - -Si disse, l'uomo è fatto per l'attività, la donna per la quiete; è una -gratuita asserzione, è una prevenzione locale. Parlandosi della donna -e della famiglia, dovete aver letto i costumi di pressoché tutte le -nazioni barbariche, che gravano la donna di tutte le fatiche, e dove -le è imposta la massima attività, mentre gli uomini passano oziando -la vita; più, anche fra noi vediamo i due sessi sobbarcarsi ad eguali -fatiche nelle classi agricole e manufatturiere. E così via dicendo, -quando vogliansi confondere le risultanze dell'applicazione dei nostri -sistemi, colle leggi della natura che l'uomo non istudiò mai con -ispirito vergine da criterii preconcetti, coll'animo emancipato dalla -segreta ispirazione degli interessi; noi troveremo sempre le nostre -classificazioni in faccia a sì sterminato numero d'eccezioni, da -persuaderci essere quelle troppo poco attendibili. - -Dalla impossibilità di classificare ne emerge l'incompetenza d'un -arbitrato qualunque a determinare le funzioni dell'individuo in faccia -al lavoro sociale; e da quella incompetenza ne emerge a sua volta il -diritto spettante all'individuo solo di determinarsi ad un genere di -lavoro, dietro le attitudini ch'egli sente prepotenti in sè stesso, -donde la varietà delle vocazioni, e la libertà della scelta dei mezzi -ad assecondarle. - -Ora, una gran parte delle nullità morali, che ingombrano l'umana -società, non possono ad altro accagionarsi che a questo incompetente -arbitrato che si esercita dall'un individuo sull'altro, e da tutta la -società su tutto un sesso. - -Si vollero classificare le morali idoneità dei sessi, e si vollero -assegnare a ciascuno d'essi funzioni proprie dietro un tipo ideale -escogitato in anticipazione; ma queste diverse attribuzioni parte -scaturirono dalla poesia e dalla immaginazione; porzione molta è -artificiata dalla forza prepotente dell'educazione, che a tutto riesce -sendo l'essere umano eminentemente educabile: pochissime fondamentate -dall'osservazione. E tutto questo teorico e gratuito edificio si -fece pratico, senza che uomo si curasse di rilevarne le falsità e di -deplorarne le conseguenze, mentre nessun filosofo s'attentò mai, ch'io -mi sappia, di trovar differenze di carattere e di idoneità fra il -maschio e la femmina nelle altre specie d'animali, dal processo della -riproduzione all'infuori, nel quale fatto solo formano serie distinta; -nè mai alcuno sognò di negare forza alla lionessa, o vietar la preda -alla tigre, o di disconoscere nella volpe gli astuti accorgimenti, o di -trovar l'aquila meno sublime dell'aquilotto. - - * - -È evidente che l'uomo, ignaro tuttavia di molte leggi naturali, e -completamente al buio del concetto sintetico della creazione, non -poteva derivare le sue classificazioni che dagli interessi suoi e dalle -sue passioni. Egli adunque, con un comodissimo a priori, stabilì sè -stesso centro e fine dell'universo, ed a sè convergendo gli esseri -tutti e tutte le cose, ne statuì il valore, ne assegnò le funzioni, -ne affermò l'importanza in base all'utile od al diletto che queste gli -arrecavano. - -La donna, che gli è così vicina, e nella quale si giace tanta parte -della sua miseria e della sua felicità, dovea necessariamente esser la -prima a subire le conseguenze di un così ingenuo egoismo. - -Riconoscendo perciò l'uomo i vantaggi dell'iniziativa, volle vedere -la donna, passiva più assai che non l'abbia mai fatta la natura. -Avido di dominio e di signoria, imaginò di trovare in lei, bella -l'umiltà, e perfino la viltà. Avendo scoperta la superiorità che dà la -coltura sull'ignoranza, trovò buona cosa serbare a sè il privilegio -dell'intelligenza, e vide nell'ignoranza della donna un vezzo ed -un'attrattiva. Amante egli dell'impero e del comando, si figurò che -per la donna sia gloria l'ubbidire. Cupido di possesso, si aggiudicò la -donna siccome proprietà; e si persuase dovere la buona moglie credersi -seriamente cosa del marito; e così via di trotto procedendo, egli trovò -d'aversi confezionato un tipo femminile di tutta sua convenienza, e su -questo tipo elaborò le leggi, i costumi e l'educazione della donna; -e questo è tutto il lavoro che la filosofia compì rispettivamente -alla donna in sessanta secoli. Nè potrebbe dirsi certamente che noi -calunniamo l'uomo! - -Chi non ha letto nell'_Ecclesiaste_ il tipo ideale femminile che si era -creato il più savio degli uomini? - -Chi non ricorda la condotta che S. Paolo comanda di tenere alla donna -(vedi cap. II) della prima epistola a Timoteo; e (cap. II) della prima -ai Corinti? - -Chi non sorride vedendo Rousseau sollecitarsi che le qualità, i vezzi, -e fino le debolezze di Sofia calzino a cappello coi gusti e la natura -d'Emilio? - -E perfino fra i moderni filosofi, che pretendono alla fama di novatori; -non vediamo noi lo spirito medesimo? Leggo in Auguste Comte che, il -_comando degrada radicalmente la donna_; che una savia apprezziazione -dell'ordine universale farà comprendere al sesso affettivo, quanto _la -sommissione importi alla dignità_.... Che il sacerdozio (dell'avvenire) -farà sentire alla donna _il merito della sommissione_, sviluppando -quest'_ammirabile_ massima d'Aristotile «la forza primaria della donna -consiste nel superare la difficoltà dell'obbedire» e l'educazione -l'avrà preparata a comprendere, _che ogni dominio_, lungi dallo -elevarla realmente, _la degrada necessariamente_. - -Leggo Proudhon, ed a traverso i suoi mille paradossi, ed alla sua non -interrotta serie di contraddizioni, veggo affacciarsi tratto tratto -questi concetti: Affinchè il tipo femminile conservi le sue grazie ed -i suoi vezzi, deve la donna accettare la potestà maritale (_sic!_). -L'eguaglianza di diritti la farebbe odiosa, e trascinerebbe con sè -delle deplorevolissime conseguenze, e, fra le molte a mo' d'esempio, -la piccola bagatella della _perdita del genere umano!!!_ (Lettrici mie, -non ve ne impressionate di troppo!) - -Leggo Michelet ed a traverso torrenti di poesia e di sentimento, in -un impeto d'amore per la donna egli, la vede fatta _dall'uomo e per -l'uomo_. Dolente di vederla sofferente e malata (la donna di Michelet -è sempre malata) egli vede la necessità d'isolarla, di custodirla, di -medicarla. Bambina non conoscerà che le sue poppattole; maritata, non -vedrà che il marito ed i figli; vedova, gl'infermi e gli orfanelli. -E di coltura? Non se ne parla. Il sapere la invecchia. E di lavoro? -Nessuno. Si romperebbe tutta. D'altronde la manutenzione della cosa, -tocca al proprietario della cosa. E di funzioni? Non ne è questione. -La donna di Michelet, è una donna che adora suo marito, che è fatta da -lui, che vive per lui, per lui solo, e che finisce poi probabilmente -per morire di congestione al cuore in seguito ad una serie di emozioni -tenere troppo frequenti. - -Bisogna confessare che, se l'uomo è egoista, lo è poi anche senza -nessuna velleità, e di tutto cuore! Non v'è altro commento possibile a -siffatte teorie. - -Ora, sia che si neghi alla donna ogni funzione, sia che le si assegni -un lavoro, ella fu sempre fin qui in balìa dei capricci d'ogni -filosofo, il quale le dà, o le toglie, la eleva, o la abassa, la invita -o lo respinge in base al tipo ideale che ciascun di loro se ne forma. -Ma al dì che corre deve la filosofia aver capito, che la soluzione di -un problema sociale non può esser nella testa d'un uomo, ma se ne sta -latente nella natura, la quale non potrà mai rivelarsi fino a che sarà -interrogata coll'animo preoccupato da pregiudizii o da interessi veri o -supposti. - -E dico veri o supposti, perchè tutto ciò che è fuori dell'ordine e del -giusto, se può per avventura favorire un piccolo e precario interesse, -deve però alfine chiarirsi ineluttabilmente incompatibile ed ostile -ai grandi e duraturi interessi dell'individuo e dell'umanità; per cui, -se a mo' d'esempio oggi trovava assai acconcio il forte il diritto di -conquista, trovandosi domani in faccia un più poderoso avversario, era -pur costretto a confessare essere ingiusto e precario il diritto della -forza. - -Ma questi riflessi sendo stati fatti dall'uomo un po' tardi, anzi da -pochi uomini fatti anco al dì che corre, ne avvenne che le istituzioni -di tutti i tempi si risentirono di quelle prevenzioni e pregiudizii -a cui accennavamo; ed al tempo in cui viviamo è pur doloroso dovere -confessare che ancora la forza è in onore, che diritti e doveri -sono più che parzialmente distribuiti, e che con una logica degna -degl'interessi, più assai che della ragione, si aggiunge debolezza al -debole gravandolo di doveri, si aggiunge forza al forte circondandolo -di diritti. - -Laddove poi si consideri avere la legislazione come ogni altra -istituzione ormeggiato lo sviluppo dei popoli ed i procedimenti delle -civiltà, andranno necessariamente crescendo le meraviglie, trovandoci -in grado e necessità di constatare la universale incoscienza della -giustizia. - -Ma poteva egli essere altrimenti, dacché la filosofia non cercò e non -istabilì una base generale di diritto, che soggiogando gl'interessi, -ed ispirandosi ai principii, s'imponesse prepotentemente alla ragione, -e si erigesse a coscienza universale? Epperò i legislatori, privi di -luce ferma e costante a dirigersi, dovettero meschinamente ispirarsi ad -interessi puri e semplici di luogo e di tempo, imponendo così all'opera -loro il marchio fatale della caducità. - -Infatti veggiamo apparire evidente dalla storia della legislazione -questa enorme lacuna ch'ella è la nessuna base del diritto, risultando -per lo appunto le istituzioni le voci dei bisogni di un giorno e di un -paese, anziché i logici corollarii ai un concetto unico e fermo. - -Ed invero, in faccia ad una base filosofica del diritto, che cosa -avrebbero significato i diritti feudali? - -Dove si sarebbero fondate la signoria e la schiavitù personale? - -Sopra di che avrebbe potuto giustificarsi la patria e la marital -potestà dei romani, per le quali la repubblica non riconosceva a -cittadini che i capi di famiglia, non tutelando neppure la vita e la -libertà delli altri membri? - -E qual logica analogia troviamo fra la forma reppubblicana del governo -e la forma autocratica della famiglia romana? - -Ed ai nostri tempi (parlo di paesi civilizzati e progressisti) che -cosa significano, in faccia al principio filosofico del diritto, -l'ostracismo degli ebrei? - -Che cosa, le barriere elevate alla libera associazione dalla diversità -di credenze? - -La diseredazione del figlio che ha lasciato la religione paterna? - -La frase comune a molti codici, tolleranza dei culti? - -La schiavitù delle razze colorate? - -La soppressione dell'intelligenza e dell'attività femminile? - -L'individuo, vivendo nella famiglia, e nella società, porta -alternativamente in quella le impressioni ricevute in questa, ed in -questa i sentimenti e le idee in quella assorbite; ed è però sommamente -necessario che l'organizzazione politica armonizzi coll'organizzazione -della famiglia, e lo spirito stesso e l'eguale indirizzo all'una ed -all'altra! simultaneamente s'imprima. - -Senza questa congiura, per dir così, di tutte le istituzioni contro -i facili eccessi delle passioni, non potrà mai l'uomo informarsi ai -precetti della giustizia, nè mai potrà avvertirne la somma importanza. -L'incoerenza conduce al gratuito, il gratuito all'arbitrio, l'arbitrio -all'egoismo, l'egoismo all'ingiustizia. - -Ma in appoggio di questo mio concetto mi cadono in acconcio, e vi -spiegheranno meglio assai ch'io non sappia l'importanza di questa -coerenza di principii, le riflessioni del gran Beccaria sullo spirito -delle famiglie, nel suo libro _Dei delitti e delle pene_. Ecco le sue -parole: - -«Quante funeste ed autorizzate ingiustizie furono approvate dagli -uomini anche più illuminati, ed esercitate anche dalle repubbliche più -libere, per aver considerato la società piuttosto come un'associazione -di famiglie che come una unione d'uomini?» - -«Vi siano 12,000 uomini ossia 20,00 famiglie, ciascuna delle quali -sia composta di cinque persone compresovi il capo che la rappresenta. -Se l'associazione è di famiglie vi saranno 2,000 uomini ed 8,000 -schiavi; se l'associazione è di uomini vi saranno 10,000 cittadini e -nessuno schiavo. Nel primo caso vi sarà una repubblica, e 2,000 piccole -monarchie; nel secondo lo spirito repubblicano, non solo spirerà nelle -piazze e nelle adunanze della nazione, ma anche nelle domestiche mura -ove sta così gran parte della felicità e della miseria degli uomini. - -«Nel primo caso, come le leggi ed i costumi sono l'effetto dei -sentimenti abituali dei membri della repubblica, ossia dei capi -di famiglia, lo spirito monarchico s'introdurrà poco a poco nella -repubblica medesima, e i di lui effetti non saranno frenati che -dagl'interessi opposti di ciascheduno, ma non già da un sentimento -spirante libertà ed eguaglianza. - -«Lo spirito di famiglia è uno spirito di dettaglio e limitato a piccoli -fatti. Lo spirito regolatore delle repubbliche, padrone dei principii -generali, vede i principii generali e li condensa nelle classi -principali ed importanti al bene della maggior parte. - -«Nella repubblica di famiglia, i figli rimangono potestà del padre -finchè vive, e sono costretti ad aspettare dalla di lui morte una -esistenza dipendente dalle sole leggi. Avvezzi a piegare e temere -nell'età più verde e vigorosa, quando i sentimenti sono meno modificati -da quei timor d'esperienza che chiamasi moderazione, come resisteranno -dessi agli ostacoli che il vizio sempre pone alla virtù, nella languida -e cadente età, in cui anche la disperazione di vederne i frutti si -oppone ai vigorosi cambiamenti? - -«Quando la repubblica è di uomini, allora la famiglia non ha una -subordinazione di _comando_ ma di contratto, ed i figli, quando l'età -li trae dalla dipendenza di natura, che è quella della debolezza e del -bisogno di protezione e di difesa, divengono liberi membri della città, -e si assoggettano al padre di famiglia per parteciparne i vantaggi, -come uomini liberi nella grande società. - -«Nel primo caso i figli, cioè la più gran parte e la più utile della -nazione sono alla discrezione del padre: nel secondo non sussiste -alcun altro legame comandato, che quello sacro ed inviolabile di -somministrarsi reciprocamente i necessari soccorsi, e quello di -gratitudine per i beneficii ricevuti, il quale, non è tanto distrutto -dal cuore umano quanto da una male intesa soggezione voluta dalle -leggi. - -«Tali contraddizioni fra le leggi della famiglia e le leggi -fondamentali della repubblica sono una feconda sorgente d'altre -contraddizioni fra la morale domestica e la pubblica, epperò fanno -sorgere un continuo conflitto nel cuore di ciascun uomo. La prima -morale ispira soggezione e timore, la seconda, coraggio e libertà; -quella, insegna a ristringere la beneficenza ad un piccol numero di -persone senza spontanea scelta; questa, ad estenderla ad ogni classe -di persone; quella, comanda un continuo sacrificio di sè stessi ad un -idolo vano che si chiama bene di famiglia, che spesse volte non è il -bene di nessuno che la compone; questa insegna, di servire ai proprii -vantaggi senza offendere le leggi, ed eccita ad immolarsi alla patria -col premio dell'entusiasmo che previene l'azione. - -«Tali contrasti fanno che gli uomini si sdegnino di seguire la virtù -che trovano inviluppata e confusa, ed in quella lontananza che nasce -dalla oscurità degli oggetti così fisici che morali». - -Fin qui Beccaria, e noi facendo plauso alla sua equità aggiungiamo, che -una legislazione, che non considera a cittadini tutti indipendentemente -ed egualmente i membri della sua società, e non garantisce a ciascuno -i mezzi di perfezionamento e la libera autonomia, perde il diritto al -rispetto ed alla obbedienza, e dove punisce non esercita che una fredda -violenza; poiché non l'uomo è fatto per la legge, ma la legge è fatta -per l'uomo, e dove ella non raggiunge il suo bene ed il suo meglio non -ha nessuna ragione d'esistere. - -Se la legge vuol essere amata ed obbedita, è duopo sia tale che ogni -cittadino d'ogni età, d'ogni condizione, d'ogni sesso, vi trovi il suo -conto, e l'affermazione d'ogni giusta libertà, d'ogni onesto diritto; -è duopo ch'ella non crei neppure alla metà della umana popolazione una -condizione, che assomiglia forte a tutte quelle dalle quali le nazioni -col sangue si sono sottratte. - -La donna che, con sagrificio d'oro e di figli, con tanta forza -d'entusiasmo e di devozione, si è associata nell'opera della politica -redenzione non può certo tollerare per altri secoli la sua servitù -personale. Ella sente che tutte le libertà e tutti i diritti si danno -fraternamente la mano, epperò come propugnando la libertà della nazione -mostrava di sentire il principio della libertà e di esser matura -alla propria, deve ora, ad essere coerente e logica, rivendicarla, -non potendo lo spirito pubblico non degenerare se non in quanto lo -fortifichi il privato. - - * - -Dovendo, siccome abbiamo visto, consonare l'organismo politico -coll'organismo interno della famiglia ad unificare negli uomini il -principio della giustizia, vediamo ora come ciò avvenga ai nostri -giorni, in cui l'atmosfera è tutta pregna delle luminose idee del -diritto e dell'eguaglianza, in cui si mostra dalla pubblica opinione -spregiarsi il brutale diritto della forza; in cui le classi altra -volta peste e conculcate dalla aristocrazia feudale, forte della -divina predilezione, se trovansi tuttora alle prese colla miseria, -più non veggonsi almen contrastato il diritto naturale e la dignità -umana. Entriamo, dico, nella famiglia, e veggiamo se avvi analogia -fra l'atmosfera esterna e la interna; se il giovine che rispetta la -dignità umana ed il diritto ingenito nel cenciaiuolo, che incontra -per via, è educato a vederlo anche in sua madre; se il marito, che -rispetta l'autonomia d'ogni vivente, non guarda per avventura la moglie -siccome _cosa_ e _proprietà_; se l'uomo, che si crede obbligato a leali -procedimenti verso l'uomo, non crede forse poter darsi maggior libertà -ne' suoi rapporti colla donna. - -Produttrice dei germi fisici, riconducendo continuamente col suo -recondito lavoro la specie al suo tipo, sola nel lungo e penoso -travaglio della gestazione, sola nella terribile crisi che dà alla luce -l'uomo, fornita sola da natura del solo alimento conveniente alla sua -prima età, estremamente affettiva, attaccata alla sua fattura colla -fatalità dell'istinto, eminentemente analitica ed intuitiva, la donna -è veramente la creatrice e la conservatrice della specie. E la natura, -ponendo in tanta evidenza la maternità, non lasciava alcun dubbio sulla -sua legge; cioè, la tutela della prole è devoluta alla madre, che in -tutte le specie è creazione, conservazione e provvidenza. - -Che cos'è la paternità? In faccia alla natura è un semplice impulso, in -faccia alla legge è una ancor più semplice ipotesi, dovunque e sempre è -ombra e mistero. - -Da ciò ne risulta, che se la madre ha sempre diritto innegabile al -rispètto ed all'amor della prole, alla quale la natura la indice -con evidenza; il padre non partecipa a questi diritti, se non in -quanto siasi egli stesso incaricato di provare al figlio la paternità -sua, tutti verso di lui compiendo quei doveri di alimentazione e di -educazione che la ragione gli suggerisce. - -Tanto ci insegna semplicissima riflessione sulla logica dei fatti. Ma -gli uomini sono eternamente inclinati a costruire gli edificii loro -sulle ipotesi, ed anche qui preferirono meglio fondar sull'ipotesi che -sull'evidenza; ed innalzarono la _patria potestà_ che, come piramide -partita da larga base, col diritto di morte e di vendita sui figli, -andiede in appresso assottigliandosi; ma ne rimane oggi stesso pur -tanto da non lasciarci credere di troppo posteriori alla antica Roma. - -La paternità legale è la prima ragione della schiavitù della donna. -Infatti, perchè fossero duratori questi rapporti artificiati, era -duopo dar qualche corpo alla ipotesi, qualche esattezza all'induzione. -Da qui la reclusione della donna; e cessata questa nel modo assoluto -colla civiltà dei tempi, perdura tuttavia nel suo spirito e nel suo -scopo nelle mille limitazioni della sua libertà. Da qui il diritto di -comando, di sorveglianza, il supremo arbitrio del marito; la signoria -dell'uomo insomma, e la servitù della donna. - -Sì, la madre dell'uomo non ha altro diritto che quello di soffrire -per lui, di formarlo del suo sangue, di nutrirlo del suo latte, di -sagrificarsi completamente, se vuole, ai suoi interessi, e basta. _La -legge non riconosce nessuna maternità_; ed in mancanza del padre non -ha la madre neppur _diritto di preferenza_ alla tutela della prole; -laonde, rompendo così la legge ogni legame fra la madre ed i figli, -dà a questi la prima lezione di immoralità e di ingratitudine, mentre -strappa dalla fronte della donna la luminosa e simpatica aureola della -maternità, insegnandole a far poco conto d'un carattere, ch'altro non -può darle che triboli e spine. - -Apro infatti il codice Albertino e trovo, che il § 211 dichiara essere -i figli sotto la potestà del padre fino alla loro emancipazione, o -se egli sia morto non emancipato, son essi sotto la potestà dell'avo -paterno. - -Col § 212 vieta al figlio di allontanarsi dalla casa paterna prima dei -25 anni compiti, senza il permesso del padre. - -Il § 215 dà al padre il diritto di far tenere in arresto il figlio non -ancora quadrilustre, sulla sua semplice domanda. - -I § 216 e 217 permettono al padre di chiedere la detenzione del figlio -per sei mesi, purché sia quatrilustre e fino a 25 anni inclusivi. -Nell'uno e nell'altro caso non gli è imposta nessuna formalità o -scrittura giudiziaria. L'ordine d'arresto sarà spiccato in iscritto -senza essere neppur motivato. - -Ecco una potestà discretamente romana, e nella quale si dispone in -tutti i sensi di una creatura umana senza neppure supporle una madre, -la quale non ha in tutto ciò nemmeno un voto consultivo. - -Ma la madre non è ella almeno una limitazione del patrio diritto in -forza del diritto incontestabile e solenne che le dà la natura, che -affida la prole alle sue cure, e non a quelle del padre? - -Signore no. _La madre legittima non esiste_; e se qualche cosa può -limitare la patria potestà sul figlio, non sarà mai la madre, bensì -la _proprietà_; e non sarà questo il solo caso in cui vedremo la legge -fare assai più stima della proprietà che della persona, principalmente -se questa persona è una donna; ed eccone la prova nel § 220... «se -il figlio ha beni proprii ed esercita una professione, non potrà aver -luogo il di lui arresto se non mediante istanza nella forma prescritta -nell'articolo 216, quand'anco il figlio non fosse giunto all'età d'anni -16». - -Ma la madre non ha essa mai in nessun caso dei diritti sulla prole? - -Oh sì; ma la legge nel concederli non riconosce già, nè apprezza il suo -carattere materno ed il natural diritto che ne conseguita, ma rispetta -e riconosce esclusivamente la volontà del defunto consorte. Il padre ha -il diritto di nominare un tutore ai figli soggetti alla sua potestà; lo -stesso diritto, compete all'avo sui nipoti soggetti alla sua potestà (§ -245). - -§ 246. Se il padre o l'avo, rispettivamente come sopra, avrà nominato -la madre tutrice, potrà destinarle un consulente speciale, _senza il -cui parere ella non possa fare alcun atto relativo alla tutela_. - -La madre adunque non può esser tutrice, se non nominata tale per -esplicita volontà di chi dovrebbe da lei ricevere un tale mandato, -secondo ragion naturale; essendo a lei sola possibile l'indicare con -certezza a chi competa; più, l'azione sua è così totalmente invalidata -che il nome di tutrice diviene una derisione. - -Vedete infatti come la legge quando vuole s'intenda benissimo alle -limitazioni. - -Epperò potrà la madre fare arrestare il figlio non soggetto alla -potestà dell'avo, _ma_ purché vi concorra l'assenso di due prossimi -parenti _paterni_ (§ 221); e nel caso che manchi l'assenso dei parenti -richiesto dal § 221, supplisce l'art. 223, raccomandando al prefetto di -_supplire con quelle maggiori informazioni_ che crederà del caso. - -Può la madre tutrice, nel caso di morte, eleggere un tutore ai -suoi figli minori, _ma_ la sua elezione dovrà essere confermata dal -consiglio di famiglia (§ 248). - -Se la madre tutrice vorrà rimaritarsi dovrà, prima del matrimonio, -far convocare il consiglio di famiglia, il quale deciderà se la tutela -debba esserle conservata. - -In mancanza di questa convocazione, essa perderà di pien diritto la -tutela, ed il suo nuovo marito sarà solidariamente responsabile della -tutela esercitata dalla madre per lo passato (!!?), ed in appresso -indebitamente conservata (§ 253). - -(Mi dispenso dal commentare questo paragrafo, non sentendomi capace di -scrutare il profondo abisso della mente del legislatore). - -Quando la madre conserva la tutela, o vi sarà stata riammessa, il -consiglio di famiglia le darà _necessariamente_ a contutore il secondo -marito, il quale diverrà solidariamente responsabile unitamente alla -moglie, dell'amministrazione posteriore al matrimonio (§ 254). - -Come ognun vede, un patrigno ed una madre rispettivamente alla prole, -nel sentimento del legislatore, sono equivalenti. - -La legge però, con una tenerezza tutta parziale per la madre, le -accorda un diritto che se oltraggia la natura, ed è per la donna una -lezione immorale, sente però in compenso una condiscendenza tutta -cavalleresca. Coll'art. 252 non vuole che si obblighi la madre ad -accettare la tutela dei suoi figli, e s'accontenta che ella ne adempia -i doveri fino alla nomina di un tutore. - -Del resto poi, in difetto dei genitori o di un tutore esplicitamente -eletto colle forme volute, la tutela spetterà all'avo paterno, in -difetto di questo all'avo materno, e collo stesso ordine risalendo la -linea ascendentale, deve sempre preferirsi al materno il paterno (§ -257). - -Quando poi concorrano alla tutela due bisavoli della linea materna, -questi, subendo solidariamente colla madre lo spregio della legge per -lei, vengono abbandonati all'arbitrio del consiglio di famiglia, che -eleggerà fra i due (§ 259). - -Ed ecco come la legge onora il carattere materno! Ella non suppone -neppure spontaneamente che la madre sia capace di tutelare i suoi figli -(chè in quanto a diritto ne è ben raro questione quando degna occuparsi -della donna). Ella accetta la decisione del marito defunto, o dell'avo, -o del bisavo, che tutti camminano innanzi alla madre, e la tollera -tutrice, purché però a sua volta tutelata. Nell'azione sua la madre -tutrice inciampa ad ogni passo nei meticolosi _se_ e _ma_ del leguleio. -Fra lei ed il suo pupillo la legge pone costantemente od il consulente -speciale, od il consiglio di famiglia, o i due prossimi parenti, o le -informazioni del prefetto. - -Ed ecco in qual modo la legge sa appoggiare i suoi stessi precetti! -Davanti alla disistima che voi fate della maternità, davanti alla -sanzione della materna incapacità che voi suggellate ad ogni paragrafo -dei vostri codici, davanti alla spogliazione d'ogni diritto primitivo -ed ingenito sulla persona della donna madre, chè cosa significa, di -grazia, o legislatori, quell'art. 210 nel quale dite al figlio; «in -qualunque età, stato e condizione ti trovi, onora e rispetta i tuoi -genitori?» - -Dite da senno, signori miei? E chi sono i _vostri_ genitori? Voi certo -intendete il padre, l'avolo, il bisavolo, e l'arcavolo paterno, non -già la madre, che non vedo che in rapporti indirettissimi e fortuiti -con questi figli, dei quali si dispone in ogni verso senza nessuno -intervento suo. - -L'allievo dei vostri codici non conosce sua madre! Ella non è, e non -può essere per lui che un oggetto di erudizione, una miseria, una -incapacità incarnata; e se, volgendo lo sguardo sulla civil società, -vedrò ancora talvolta ascoltata la voce potente della natura, ed -onorata in qualche parte la maternità, dovrò esclamare: _a cattive -leggi, uomini migliori!_ - -Se non che il disdegno, che i codici mostrano per la donna, non è che -uno dei corollarii di quel principio così lucidamente impugnato dal -Beccaria, che cioè, quel legislatore che considera la società come una -associazione di famiglie, non deve necessariamente riconoscere a membri -attivi che i capi di esse, e lasciar gli altri tutti nell'ombra ed in -balìa del capo, sopprimendo così ogni diritto ingenito, sul quale si -eleva prepotente il diritto parziale. - - * - -Se la legge tratta così la donna che, pel venerando carattere materno, -si presenta all'uomo coll'autorità della causa sopra lo effetto suo; -non è più a meravigliare che affatto la cancelli dal novero delle unità -nei rapporti coniugali. - -Il marito legale è per la donna la evirazione intellettuale, la -minorità perpetua, lo annichilamento della sua personalità. - -Infatti, se la donna è qualche cosa davanti alla legge, lo è quando -è maggiore e libera; che, sebbene il legislatore tiri giù per conto -suo dei tagli cesarei attraverso i diritti competenti a ciascun -membro della civil società, la lascia almeno padrona di sè stessa, e -le suppone la capacità di amministrarsi. Ma si marita essa? Da quel -momento ella diviene incapace e minore, perde col suo nome anche la -proprietà di sè medesima, e vi sfido a trovarmi un atto legale ch'ella -possa fare senza il consenso del marito. Ma lasciam parlare la legge. - -Riapro il codice sardo ove tratta dei rispettivi diritti e doveri dei -coniugi, e trovo al § 125: «I coniugi hanno il dovere di reciproca -fedeltà, soccorso ed assistenza». - -Senz'altro va ad essere un paradiso terrestre! si tratta di una -perfetta eguaglianza! Di una completa fraternità! È il matrimonio -tipico! È l'ideale del coniugio! È l'androgino umanitario che fonde -due esseri in una sola unità! Adagio, vediamo come s'intendono di -reciprocanza e mutualità i nostri legislatori. - -§ 126. «Il marito è in dovere di proteggere la moglie, la moglie di -obbedire al marito». Ecco i primi albori della reciprocanza legale; -discutiamoli un momento. - -Chè cosa sia la protezione che il marito deve alla moglie; qual logica -analogia ella abbia coi costumi d'una civil società; qual fatica costi -al marito questo fantasma di dovere, non si saprebbe definir veramente, -circondati come siamo da leggi ed agenti d'ordine pubblico. Egli lavora -siccome un re, i cui ministri fanno tutto, ed al quale pur tuttavia -i beati popoli governati debbono innalzare inni di riconoscenza e -d'ammirazione. Così la moglie vive sicura all'ombra della protezione -maritale esattamente come viveva sicura sotto l'egida dei provvedimenti -di pubblica sicurezza, il giorno prima d'aver aquistato il protettore. - -Ma niuno forse ardirà toccare alla moglie per timor del marito? - -Vi domando scusa. È più che dimostrato, che tutti i delitti sono -possibili. - -Ma nel caso che la moglie venga insultata, sarà per lo meno dal marito -vendicata? - -Neppure. La giustizia personale è vietata; essa è fatta esclusivamente -delle leggi. Il legislatore, che prescindesse da questo principio -fondamentale d'ordine pubblico, esporrebbe la sua società a terribili -disordini e distruggerebbe la sicurezza personale. - -Chè cosa intende adunque la legge nello imporre al marito questa -protezione? - -Intende di gravare il marito di un dovere, ma di un dovere da marito; -tuttochè illusorio, però le serve per giustificare tutti i diritti di -cui vuole circondarlo. Dichiarato protettore, epperò responsabile, ogni -misura, od intorno o sopra il suo protetto, divien logica ed equa, e la -legge ha ribadito così l'arbitrio maritale. - -Quella legge stessa però così vaga, così laconica, così speciosa sui -doveri del marito, è quella stessa che sa molto bene determinarsi, -amplificarsi e dimostrarsi nei doveri della moglie; e per primo -le impone obbedienza, senza assegnare a questa obbedienza limite o -confine, cosicchè, in faccia a tanta completa passività imposta alla -metà della popolazione, io non so più chè cosa si voglia intendere il -legislatore, dichiarando irrito e nullo ogni contratto, che stipuli -l'alienazione personale. - -Ed invero, un rapido sguardo ai doveri della moglie ed ai diritti -del marito, basterà per toglierci alla taccia d'esagerazione. Veniamo -perciò ai logici corollarii della illimitata obbedienza. - -§ 127. La moglie è obbligata ad abitar col marito, ed a seguirlo -_dovunque_ egli crede opportuno di stabilire la sua residenza. (Notate -ch'egli _solo_ giudica dell'opportunità locale del suo domicilio). - -§ 128. La moglie deve concorrere al mantenimento del marito, quando -egli non ne abbia i mezzi bastanti. - -§ 129. La moglie non può stare in giudizio senza il consenso del -marito. Se questi non voglia o non possa prestarlo, il Tribunale può -autorizzarla. - -Notisi, che v'ha però un caso, nel quale può stare in giudizio senza -il consenso del marito, e questo caso eccezionale, benchè assai logico -e giusto, non è fatto per portar luce sull'astruso problema della -protezione maritale; quando cioè è inseguita dalla legge per delitti o -contravvenzioni. - -§ 130. La moglie non può donare, nè alienare, nè ipotecare, nè -aquistare a titolo sia gratuito sia oneroso, nè obbligarsi per nessuno -degli atti eccedenti la semplice amministrazione, senza che il marito, -personalmente od in iscritto, presti a ciascun atto il suo consenso. - -Dopo tutto ciò non sarà soverchio notificare alle mie giovinette -lettrici, che la legge ammette anche nella donna il _diritto di -proprietà_, tutto che, questi paragrafi non siano fatti per farlo -credere. - -Nel § 137, la legge si mette una mano al cuore, e prova un palpito -d'incertezza e d'apprensione pel marito. Egli lo vede circondato da -pericoli e superchierie, e si trova in dovere di proteggere e tutelare -il forte contro i verosimili eccessi del debole; epperò pone per lui -le mani avanti e decreta in anticipazione che «l'autorizzazione od il -consenso in genere, non sono validi, ancorchè stipulati nel contratto -di matrimonio». - -Coll'articolo 139 poi, la legge ridona alla donna il _diritto pratico_ -di proprietà, riconosce per un'ora di tempo la sua autonomia, -permettendole di fare il suo testamento, senza autorizzazione o -consenso del marito. Confessiamo che la legge è generosa, peccato che -sia un po' tardi! - - * - -Che il vedovo marito si crucci o meno, per il decesso della sua -consorte, che più o meno presto la scordi, poco importa alla legge; -ma ciò che le sta a cuore sommamente si è, che la vedova non troppo -facilmente si consoli del perduto protettore, ed a ciò efficacemente -provvede nel § 145, dov'è disposto che «la vedova, contraendo nuove -nozze, prima che siano trascorsi dieci mesi dopo la morte del marito, -incorre nella _pena_ della perdita di tutti i lucri nuziali stabiliti -dalla legge, o stipulati col primo marito, non che di tutte le -liberalità, che a lei fossero pervenute dal medesimo». - -Notisi che quel vocabolo _pena_, di cui si serve la legge, supponendo -una colpa, dichiara implicitamente criminose nella donna le seconde -nozze; mentre il vedovo marito, erede della sposa defunta, è abilitato -a scordarla innanzi sera. - -Ecco come s'intende la legge alla reciprocanza ed alla mutualità; ed -ecco come ella è coerente al suo paragrafo 125. - -Ovunque vedesi la personalità della donna maritata affatto eclissata, -ella non è che l'ombra del marito che la invalida, che la assorbe, che -la annichila e dal quale non è emancipata neppur per la sua morte, non -che pel caso di separazione di corpo e d'abitazione, nel qual caso, -avendo ella la semplice amministrazione de' suoi beni, non può tuttavia -senza il di lui consenso ed autorizzazione nè alienare, nè obbligare -i suoi beni immobili, nè stare in giudizio per azioni _riflettenti li -stessi suoi beni_. - -Quando si rifletta che, cessata colla legale separazione la comunanza -degli interessi fra i coniugi, possono questi diritti del marito -attraversare ad ogni tratto gl'interessi della moglie, subordinati -quali sono ad ogni suo capriccio, ben si vedrà quanto la legge si -solleciti del benessere della donna. - -E separata e non separata non può la moglie, senza consenso -ed autorizzazione del marito, accettare incarico di esecutrice -testamentaria; non può accettare nessun mandato; non può accettare -nessuna donazione; non può validamente accettare nessuna eredità; non -può assumersi fideiussione; in una parola, _civilmente non esist_e. -Dove il marito si rifiuti all'assenso, il Tribunale di prefettura -assume i suoi diritti, e conferma il rifiuto di lui, oppur prescinde -secondo che gli pare; e questa specie di difesa, che la donna -ripete dalla legge che controlla il rifiuto del marito, non è che un -incoerenza di più in faccia al suo spirito, una oscurità di più ch'ella -apporta a quell'oscuro _busillis_ che è la protezione maritale, un -fatto di più che prova alla donna sposa, ch'ella è sempre minore od -interdetta. - -Se non che, potrebbero per avventura, questi esorbitanti diritti -maritali, se non certo giustificarsi, almeno spiegarsi sopra ciò, che, -dovendo il consorte nutrirla, in caso di dissipazione ella cadrebbe a -tutto suo carico. Ma, signori no, anche qui la legge ha provvisto per -non aver ragione, col sopraccitato paragrafo 128, nel quale é disposto -che, «la moglie debba alimentare il marito, quando egli non ne abbia -i mezzi bastanti» per cui, soggiacendo ambedue allo stesso peso, qui, -come dovunque, la legge si sollecita affinchè non vi soccomba che il -debole. Il marito perciò potrà sciupare i beni suoi e quelli della -consorte, ch'egli solo amministra senza controllo, eppoi dovrà esserne -alimentato. - -Cosicché riassumendomi, abbia il marito torto o ragione, sia egli o -non sia in buon accordo colla moglie, sia egli onesto od immorale, sia -egli accorto e prudente, oppure stupido od incapace, la legge ha già -deciso in anticipazione, che il matrimonio deve produrre nella donna -l'evirazione delle sue facoltà; per cui deve divenire essenzialmente -incapace, mentre nel marito deve aggiungere onestà ed intelletto, senza -eccezioni e senza limitazioni. - -Ma se la legge fatta dall'uomo, è necessariamente altresì fatta -per l'uomo, essendogli pressoché impossibile astrarre dal personale -interesse; per lo meno, essendo la morale una, ed inalterabile, saranno -in caso di contravvenzione strettamente pareggiati nella penalità? - -Ciò non potrebbe essere, senza che la legge cadesse in una delle più -grosse incoerenze. Distribuiti parzialmente i doveri, ne risulta una -disparità di situazione, donde relativa dev'essere la colpa, epperò -relativo il castigo. - -Il § 486 del Codice penale, decreta che «la moglie, convinta -d'adulterio, sarà punita col carcere, non minore di tre mesi, -estensibile a due anni»; e che «il marito convinto di concubinato, sarà -punito col carcere da tre mesi a due anni». - -Per quanto giusta vi sembri questa disposizione non v'andate a credere, -che stabilisca almeno in un punto un po' d'eguaglianza. La legge ha -trovato modo di sciogliere il marito da ogni pericolo, e togliere alla -moglie ogni diritto di querela coi § 482 e 483, dichiarando che, la -moglie può essere adultera dapertutto, mentre il marito non lo è, per -lei, che quando si abbia tenuto la concubina sotto il tetto coniugale. - -Ma forse che la legge ha così disposto nella impossibilità di -constatare più chiaramente il concubinaggio per parte del marito? -Domando scusa. - -Quando la legge ammette la sorpresa in flagrante, dovunque, contro -la moglie, non v'ha equità che possa vietare sul conto del marito -la stessa ipotesi. Più, se contro la moglie, la legge ammette prove -risultanti da lettere o carte dal complice scritte; non si vede equa -ragione, per la quale le prove reputate legali contro la donna, non si -reputino egualmente legali contro il marito. - -La legge considera ella nell'adulterio l'offesa al diritto coniugale? -Or bene, questa davanti alla natura, davanti all'equità, davanti al suo -medesimo § 125 è la stessa in ambo i coniugi. — O considera dessa le -conseguenze? Allora l'elemento eterogeneo, che l'adulterio della donna -arrischia d'introdurre nella famiglia del marito, è quello stesso, che -il marito porta in un'altra famiglia; con quella maggior reità, che -porta con sè davanti ad ogni sano criterio e davanti allo stesso codice -penale, la provocazione e l'iniziativa. Più, il marito amministrando -solo, le sostanze sue e della moglie, più funeste sotto ogni aspetto -riescir debbono alla famiglia i suoi disordini. Egli può detrarre il -patrimonio dei figli, egli può spogliare la moglie, per arricchire -l'amica. - -Finalmente, giudicate da ciò, se il codice divide il pregiudizio degli -onesti che la morale sia una, e quanto si solleciti d'essere seco -stesso coerente ricordandovi dell'edificante § 125, al quale or ora -accennavo: «I coniugi hanno _dovere di reciproca fedeltà_». - -Ma dandosi il caso che un uomo, nel quale il sentimento d'equità -predomini lo innato egoismo, e porti alla sua sposa riverenza, siccome -ad essere umano, ed in lei però considerando l'ingenito principio del -diritto, non dipende egli dalla sua ragione, dal suo cuore, dalla sua -volontà il riabilitarla, deponendo spontaneo i non equi diritti? - -Rispondo. Sapete voi come, i legislatori della Carolina del sud, -impediscono gli assembramenti delli schiavi neri, la loro istruzione e -la loro privata industria, che padroni coscienziosi potrebbero favorire -con animo di avviarli all'emancipazione, il qual risultato sembra a -quei signori un _notevole inconveniente_? Punisce insieme il padrone e -lo schiavo. - -Con poche varianti il nostro codice, prevedendo questo caso appunto, -che il marito possa voler riabilitare la sua compagna, dichiara -anticipatamente nel § 1509, che gli sposi, nel loro contratto, non -possono in alcun modo derogare ai _diritti risultanti sopra la moglie -dall'autorità maritale_, ecc., e nel § 1511, avverte, che è egualmente -vietato agli sposi di stipulare in modo generico, che il loro -matrimonio verrà regolato da alcune delle leggi, statuti, consuetudini -che non siano attualmente in vigore in questi Stati, e ciò tutto, -_sotto la responsabilità del notaio, che incorrerà in una pena od anche -nella deposizione della carica_. - - * - -Si può contrarre matrimonio sotto diverse forme di regime, ben inteso, -che queste modificazioni non riguardano che la proprietà, restando in -tutto e sempre la persona della moglie completamente alienata. - -E per primo, v'ha il regime della comunione dei beni, nel quale -s'intende coniugato chiunque non abbia fatto convenzioni speciali; v'ha -il regime della separazione dei beni; v'ha il regime dotale. - -Nel primo l'amministrazione dei beni comuni è devoluta al marito -_solo_; i quali beni si compongono di tutti i mobili ed immobili, -frutti ed interessi d'ogni natura, acquisiti anche dopo il matrimonio. - -Oltre il diritto di amministrare, egli solo può stare in giudizio per -azioni riflettenti i beni della comunione. - -Egli può inoltre vendere, alienare, ipotecare questi beni senza -concorso della moglie, non essendo richiesto il suo esplicito consenso, -per la legale validità d'ognuno di questi atti. - -Ora, laddove si consideri che se abbia la donna posto dei beni in -comunione, o col proprio censo, o col proprio personale lavoro, o -col lento e penoso risparmio, deve pur sempre stendere al marito la -mano per averne in tutto od in parte ciò che vuole ogni equità le sia -dovuto, fortunata ancora se una cattiva amministrazione del marito, -od i debiti da lui incorsi, od i suoi vizii e disordini non l'hanno -spogliata di tutto, vedrassi chiaramente quanto un simile regime -sconvenga alla donna. - -Nel popolo, i cui matrimonii si fanno senza contratto generalmente, -non è raro vedere un marito beone, brutale, o giuocatore, sciupare in -assidue gozzoviglie il più che modesto mobiliare raccolto della misera -consorte, colle lunghe notti vegliate nel lavoro, o con indicibili -economie, che spesso le costarono la salute. - -Bisogna perciò persuadere le donne del popolo a fare un contratto -nuziale, ed a voi tocca, signore mie, ad accorrere in soccorso della -loro improvvida ignoranza, in nome di quel vincolo solidale che unir -deve la donna di tutti i ranghi sociali, poiché tutte sono egualmente -oppresse dalle istituzioni; e passiamo ora a vedere come la legge -tratta la donna nel contratto. - -Un secondo regime matrimoniale è il regime dotale. I beni dotali -debbono esplicitamente dichiararsi tali; tutti gli altri sono detti -parafernali o estradotali. - -I beni dotali sono inalienabili in regola generale. Il marito solo li -amministra; i frutti sono destinati a concorrere al peso delle spese -domestiche. - -La moglie può ricevere annualmente sopra sua semplice quietanza una -parte delle rendite di essa dote, dietro esplicita convenzione nel -contratto di nozze. - -Un terzo regime è la separazione dei beni. In questo caso la moglie -ha il dominio non solo, ma anche l'amministrazione de' suoi beni -parafernali, uniformandosi, in quanto all'esercizio dei suoi diritti, -alle restrizioni citate più sopra, che la riducono all'impotenza d'ogni -atto legale senza consenso esplicitamente prestato dal marito, od in -caso di suo rifiuto, dal tribunale. - -Come ognun vede, la donna, in qualunque regime coniugale, è _schiava_ o -_minore_. - -Per avere un diritto materno, ella non dovrebbe esser madre che di -prole illegale, e per avere il reale possesso di sè stessa e delle cose -sue, mai non dovrebbe piegare il collo al giogo del matrimonio; e così -facendo ella non farebbe che ridurre a pratica le immorali lezioni, -che le dà il codice con tanta eloquenza; donde poi la corrutela massima -dei costumi; la origine incerta delle famiglie; la moltiplicazione allo -infinito degli orfani e degli esposti, non potendo la donna, priva del -diritto industriale, bastare all'alimentazione di numerosa prole; e ci -darebbe così, delle generazioni degenerate dal punto di vista fisico, -depravate, dal punto di vista morale, miserabili, dal punto di vista -economico, e dal punto di veduta politico, terribile ed eterna minaccia -all'organismo sociale. - -Se le cose, la Dio mercè, non sono ancora a questo punto (benché i -grandi centri già mostrino prepotenti gli elementi, che vi ci debbono -condurre più o meno presto, se non si pensa al riparo), gli è perchè, -e unicamente perchè, l'umanità, migliore assai delle demoralizzatrici -legislazioni che la reggono, nell'intima vita delle famiglie non -applica e non osserva le leggi. Egli è perchè generalmente la donna, -più morale assai che non la vorrebbero i codici, preferisce incatenare -sè stessa e le sue sostanze, e piegare il collo sotto il giogo che -vede e sente iniquo ed ingiusto, perchè, ed unicamente perchè, le -guarentisce un po' d'onore; quell'onore che la legge non cura e -calpesta, dando al marito il diritto di disconoscere il figlio; ed -indulgente quale ell'è alle seduzioni, le cui conseguenze abbandona -tutte intere al debole che tiene nell'ignoranza, e perdona al forte che -istruisce, e che non vuol manco conoscere — § 185. Le indagini sulla -paternità non sono ammesse — § 186. Le indagini sulla maternità sono -ammesse. - -Questi due paragrafi fanno sorgere spontanea più d'una riflessione. - -L'egregio professore Albini, ne' suoi _Principii della filosofia del -diritto_, ammette il diritto d'educazione dei figli siccome diritto -non solo morale, ma anche giuridico — (§ 92 e 65). Più lungi egli -vede nel padre solo le attitudini fisiche e morali, che ne fanno il -necessario capo della famiglia; e su queste attitudini egli fonda la -patria potestà, e con lui la legge, ch'egli ormeggia riverentemente, -permettendosi talora delle timidissime osservazioni. - -Ma se la legge è davvero convinta, che il padre solo basti a reggere -la famiglia, e provvedere i figli materialmente e moralmente, secondo -è diritto loro _morale_ e _giuridico_, epperò si crede in obbligo di -circondare il padre di tanta autorità, come dunque, smentendo a sè -stessa, abbandona alla madre sola la prole naturale, col vietare la -ricerca della paternità? O la legge adunque non crede necessaria tutta -l'autorità di cui circonda il padre, o non crede la madre incapace, -come sempre l'afferma, ma anzi assai più atta del padre, dacché le dà -lo stesso cômpito senza gli stessi mezzi, o che disconosce nel figlio -naturale il _diritto morale_ e _giuridico_, che il professore Albini -vede così lucidamente servir di base alla patria potestà. - -Non sarò io certo che mi darò il fastidio di sgarbugliare questa -aruffata matassa di incoerenze. - - * - -Procediamo ora ad un rapido sguardo sulle condizioni della donna -maggiore, vedova o nubile ch'ella sia. - -Libera dai pesi della famiglia, non vincolata ad ogni ora e momento ai -più minuti capricci d'un consorte, vivendo o della propria industria, -o del proprio censo, non v'ha ragione nessuna che la debba, in faccia -alla legge, inferiorizzare nei diritti competenti ad ogni cittadino. - -Eppure non è così. La legge assume sulla donna per conto suo una -seconda edizione della patria potestà, e ne limita ad ogni tratto -l'autonomia ed i diritti, con un'aria di sollecitudine che tutta rivela -la sua profonda convinzione dell'incapacità femminile. Ed a ciò non -si accontenta, ma con patente ingiustizia si dà premura eziandio di -diminuire per lei anche quella porzione di beni, che l'ordine della -natura le assegna, e vo' dire delle disposizioni della legge nelle -successioni _ab intestato_. - -Il codice Albertino dedica un apposito capitolo alla consacrazione -di questa flagrante ingiustizia, fondata sul vieto diritto feudale, -il quale avea saputo imaginare, come ognun sa, a maggior bene e -gloria delle famiglie, l'oppressione di tutti i suoi membri, quale -forzatamente coniugato, quale violentemente monacato, tutti, meno uno, -snaturatamente spogliati. - -Ora, nel secolo decimonono, il codice Albertino conserva fresche -fresche le sue velleità feudali, e fa ancor dell'amore col passato -trapassato. - -In grazia che l'umanità ha un secolo di più, si rassegna ad emancipare -tutti i suoi membri maschi, chè, in quanto ai membri femmine, non c'è -mai premura; ed egli trova d'altronde, che il diritto scritto fa molto -bene d'emanciparsi un po' dal diritto naturale, troppo più democratico -che non comportino certi interessi; per cui: «Trattandosi di -successione paterna, o di altro ascendente paterno maschio, la porzione -di successione che spetterebbe alla femmina, o suoi discendenti, eredi -o non della medesima, _sarà devoluta, a titolo di subingresso_, e -secondo le regole di successione, _ai suoi fratelli germani, o loro -discendenti maschi da maschi_, ove esistano; e in difetto di fratelli -germani o loro discendenti maschi, ai fratelli consanguinei e loro -discendenti maschi da maschi come sopra». - -Il § 944 decreta la stessa disposizione riguardo alla successione -d'un fratello germano e consanguineo, se la donna trovasi qui pure in -concorrenza con maschi, o con loro discendenti maschi da maschi, come -sopra. - -Il § 945 conferma la stessa disposizione riguardo alla successione -materna, esclusa sola la concorrenza dei fratelli consanguinei. - -La donna sorella, è l'elemento sul quale fa, assai generalmente, le -sue prime armi la petulanza virile; e queste disposizioni sembravano -fatte per apporre la legale ratifica a questo comunissimo fatto; ma, -cessato il feudalismo, gli uomini della legge sentono benissimo di non -potere in alcun modo, non che giustificare, neppure spiegare, non fosse -altro, con ragioni di coerenza siffatta ingiustizia. D'altronde la -dottrina del diritto è oggidì abbastanza sentita dalla coscienza delle -masse, perchè si possa più oltre procedere in un ordine di cose ormai -divenuto impossibile. Nè ci riconosciamo noi stessi il diritto di più -oltre insistere su questo proposito, dacché siamo informati, che la -commissione incaricata di rivedere i codici dal Parlamento nazionale, -ha già compreso questo articolo fra quelli, ch'esser debbono oggetto di -riforma. - -Se la pubblica opinione è il movente di questa riforma, lodiamo -altamente il suo tatto politico dei tempi: se è il sentimento di -giustizia, lo lodiamo ancora più. Si ricordi tuttavia il Parlamento -italiano, che queste anticaglie barbariche, ed altre ancora, disparvero -già da tempo dai codici delle nazioni, che dall'Italia ricevettero -la civiltà; e faccia però, che più d'una provincia nel bel paese -ripensando alle teutoniche istituzioni non le rimpianga! - -Ma procediamo innanzi nell'esame delle condizioni della donna maggiore. - -Riguardo alla tutela vi sono titoli di dispensa, titoli di rimozione, -titoli d'esclusione. - -Va senza dire, che i titoli di dispensa, per l'uomo sono gloriosi. -Essi sono, od un privilegio annesso alle regie onorificenze, od -un'impossibilità prodotta dalle grandi cariche dello Stato. Per la -donna non è questione di tutto ciò, dappoichè l'uomo nel suo ingenuo -egoismo, e nella beata convinzione della sua esclusiva eccellenza, non -decreta che a sè stesso titoli e cariche; per cui la cosa è a riguardo -di lei assai più semplificata. - -Il titolo di dispensa per la donna è il suo semplice rifiuto. Notate, -che in questo caso non può essere che la madre od una ascendente. - -Il titolo di rimozione è un nuovo matrimonio, come quello che è sempre -destinato a colpir di paralisi la sua vita morale. - -Il titolo d'esclusione in regola generale è per la donna, l'essere -donna. - -La donna adunque, anche maggiore, è appena riputata capace -d'amministrarsi; benché nel caso di certi atti legali, che la -riguardano tutta sola, come a mo' d'esempio l'atto di donazione fra i -vivi, sia più inceppata assai che l'uomo. Oltre all'esplorazione della -sua libera volontà, per parte del prefetto o del giudice di mandamento, -debbono essere sentiti in proposito due parenti della donante; od in -difetto di quelli, due amici della sua medesima famiglia. Più, delle -donazioni, che non importano l'obbligo d'omologazione, è più ristretto -il numero dei casi per la donna, che non per gli altri cittadini. -Le sue donazioni debbono tutte corredarsi della ratifica legale, non -eccettuate che quelle fatte nella cerchia della famiglia e discendenti, -a titolo di dote od aumento di dote. - -Esclusa, in regola generale, la donna dalla tutela ed anzi tutelata -eternamente ella stessa, non deve meravigliare il vederla esclusa -dal consiglio di famiglia, per cui, anche davanti a questo tribunale -intimo, davanti al quale si agitano gl'interessi più cari al suo cuore, -e dove la voce di una madre, di un'ava, di una sposa e di una sorella -sembra reclamata dalla natura, trovasi la donna annullata dalla legge. - -Non dite più, che la donna è fatta per la famiglia; che nella famiglia -è il suo regno ed il suo impero! Le son queste poetiche iperboli e -vacue declamazioni, come mille altre di simil genere. Ella esiste nella -famiglia, nella città e dovunque in faccia ai pesi ed ai doveri; da -questi all'infuori ella non esiste in nessun luogo. - - * - -Partendo dal principio della assoluta nullità femminile, che la -legge afferma nella prima sua pagina, snaturalizzando la donna, che -sposa uno straniero, lieta si direbbe di trovar plausibile pretesto -a sbarazzarsene, e che sancisce ad ogni articolo che la riguardi, -dovrebbe, ad essere conseguente, non riconoscerle la responsabilità. - -Farà egli bisogno di ricordare al legislatore, che quell'essere è -responsabile che porta nell'azione sua piena intelligenza, perfetta -avvertenza e libera volontà; e che però, quella creatura, alla quale -voi negate la pochissima intelligenza che basta a saper reggersi dietro -la norma de' suoi stessi materiali interessi, tanto più dev'essere -ottusa nelle nozioni tutte astratte e speculative del bene e del male, -del giusto e dell'iniquo? - -In base a questo sillogismo, la cui logica soluzione si presenta -spontanea all'occhio di chiunque, noi saremmo in diritto di credere, -che la donna è riconosciuta incapace di contravvenzione, epperò altresì -di castigo. - -Ma no; la legge che si ispira agli interessi e non ai principii è -condannata per l'ordine fatale delle idee a contraddirsi. - -Leggo nel codice penale, che la donna è dichiarata a 18 anni -perfettamente responsabile di sè stessa, epperò egli più non si crede -in dovere di rivendicarne l'onore. - -Che se nuova, semplice, ignara, come pressoché tutte le giovinette, -delle consacrate immoralità del codice, crede tuttavia alla santità -della parola ed alla inviolabilità del giuramento e si lascia sedurre, -allora la legge, come la plebe romana in faccia ad un cadavere -sanguinoso, che rivela un assassino, domanda tenera e sollecita _s'è -salvato lo poveretto?_ Senza pur sognare della vittima, la legge così -si affretta d'informarsi se la vittima è diciottenne, e trovatala tale -tira un gran fiato, ed accocolandosi ripete soddisfatta, _non è ammessa -la ricerca della paternità_. - -Ma e se la misera giovinetta non trova più pane neppure a prezzo di -penoso lavoro? - -Se pesa sopra di lei una farisaica opinione, che dai codici educata -conosce due morali, una rigida pel debole e pel sedotto, un'altra -dolce e larghissima pel forte e pel provocatore, chi toglierà dalla sua -giovine fronte quell'angoscioso rossore? - -Come potrà, se povera, prender cura del frutto delle sue viscere che se -è dalla legge ripudiato, ê però accolto e benedetto dalla natura? - -Chi? Come? Forse che la legge s'intende a tutto ciò? L'onore? Ma la -legge ha ella mai riconosciuto un onore? Se ne è ella mai preoccupata? - -Mi ricordo ch'ella si è preoccupata delle diffamazioni; ma avreste -voi per avventura la semplicità di credere che i fatti, che tolgono -l'onore, siano tanto gravi e decisivi quanto le parole che l'insidiano? - -La legge si sollecita della proprietà più che della persona, delle -parole più che dei fatti, quando degna occuparsi della donna. - -Ella si trova l'obbligo di tutelare la sua proprietà perchè si tratta -di limitarla, e fa con lei della galanteria perchè voglia rinunciare a' -suoi diritti sulla prole; ma non si trova in obbligo di tutelare la sua -persona oltre i 18 anni, e non crede, per esempio, dovere spingere la -galanteria fino a sottrarla al patibolo. - -Il giudice od il prefetto non le troveranno tanta intelligenza e piena -coscienza di sè, da apporre ad un suo atto la legale sanzione; ma il -rappresentante del pubblico ministero saprà mettere alla luce del sole -così bene il suo ingegno, la sua finezza, la sua perfetta coscienza -nell'azione, la sua piena responsabilità, che si dovrà riconoscere il -suo pieno diritto a vent'anni di reclusione. - -Che importa alla legge di smentire a sè stessa ad ogni pagina, ad ogni -riga? Ella vi si rassegna, perchè già sa filosoficamente, che ella -è questa la sorte fatale d'ogni dispotismo, che, mentre spregia lo -schiavo come nullità, fa ogni sforzo per mantenerlo tale, come partisse -da un criterio diametralmente opposto. - -Ognun sa che la testimonianza dello schiavo negro non pregiudica -il bianco, nè vantaggia sè stesso; ma quella stessa testimonianza, -riputata fallace od imbecille se diretta a danno dell'oppressore ed a -proprio vantaggio, è però creduta veridica ed autorevole se rivolta a -proprio danno o de' suoi compagni di sventura. - -Quando l'ingiustizia mai non venisse con sè stessa in contraddizione, -quando il diritto offeso nel suo principio e nella sua ragione non -manifestasse in ogni sua parte profonda lesione alla logica ed alla -giustizia, noi saressimo tentati di credere che il diritto e la -giustizia non sono verità, che la mente umana delira sulle loro traccie -dietro larve e fantasmi, e che la filosofia non ha per anco escogitato -neppure l'alfa della base necessaria all'organismo sociale. - -Passiamo ora a disaminare le condizioni della donna in faccia ad altre -istituzioni e ad altri diritti. - -Dovunque la troveremo martire, dappertutto la vedremo annichilata od -inferiorizzata; pure, noi lo dichiariamo altamente, a dispetto dei -mille ostacoli e delle cento ingenerose barriere che si elevano fra -lei e la libertà, non disperiamo della sua sorte e portiamo profonda la -fede de' suoi futuri destini. - -Come al popolo, che ha scosso il giogo di secolare oppressione, -guardano ansiose le ancora oppresse nazioni; così i dolori tuttora -spasmodici della misera umanità, le viete sue piaghe incancrenite, -cercano la donna, che veggono lentamente svilupparsi dal funebre -sudario e scostarsene ad una ad una le pieghe, che tali sono per lei -appunto le pagine dei nostri codici. - - - - -LA DONNA NELL'ESCLUSIONE DEL DIRITTO - - - Tutti (gli uomini) hanno la stessa natura - e gli stessi attributi; donde nasce per - tutti l'identità dello stesso fine e degli - stessi doveri. - - TAMBURINI, _Corso di Filosofia Morale_. - -Basato il diritto sulla facoltà, non individuale ma generale alla -natura umana, visto essere il diritto la legittima pretesa d'ogni -essere allo sviluppo delle facoltà proprie del suo tipo, ed a tutte -compiere le funzioni che gli fanno raggiungere il suo fine; io non mi -dilungherò a provare, che la donna, essere umano, non ha un diritto -di meno dell'uomo, finchè non usurperà il sacro nome di diritto il -privilegio. - -Solo dirò, che i giurisperiti tutti, benchè non formulandosi nessuna -base filosofica di diritto, tutti però viddero voler giustizia e -ragione che ad ogni essere umano si estenda il diritto; epperò, -non potendo essi in nessun modo negare alla donna di appartenere -all'umanità, venir poi essi tutti con loro stessi in contraddizione, -ogni qualvolta li veggiamo porre squilibrio fra l'uomo e la donna, e -così la giustizia ferire con una spada a due tagli che, mentre nega -all'uno il diritto, accorda all'altro un privilegio. - -Gli è perciò che, di tutte le accuse portate contro la donna allo scopo -di giustificare il modo iniquo, col quale è dalle leggi trattata, non -essendo dalla natura nè dalla ragione sancite ma dalle sole passioni, -nessuna può regger salda davanti a pochissima osservazione, ed in -faccia alla vera base del diritto. - -Si disse: la donna è incapace. - -Ma non è possibile negare l'intelligenza di molte donne più di -quel che si possa disconoscere l'imbecillità di molti uomini. Ma -sull'intelligenza individuale non è basato il diritto. - -Si disse; la donna è debole. - -Non è possibile negare la forza e la vigoria di molte donne, come è -impossibile negare la gracilità ed il cronicismo di molti uomini. Ma -sulla forza e sulla sanità non è basato il diritto. - -Voi obiettate il genere delle sue funzioni? - -È impossibile dimostrare e provare che la maternità, l'ordine -famigliare, sovente l'insegnamento, il commercio, la produzione -industriale, siano occupazioni meno necessarie e meno nobili, -che quelle dello straccivendolo, dello spazzino, e della livrea -d'anticamera. Ma sulle funzioni non è basato il diritto. - -Forse che la sua speciale organizzazione, che la fa soggetta a crisi e -peripezie, la rende insuscettibile all'esercizio del diritto? - -L'esercizio d'un diritto civile qualunque, non essendo un facchinaggio, -potrà sempre esercitarsi dalla donna sana, meglio assai che dall'uomo -malato, al quale pur tuttavia non si toglie; il che prova che -sull'organizzazione normale non è basato il diritto. - -Ma la sua ignoranza, la rende inetta! - -Non è possibile negare la coltura di molte donne, più che non sia -possibile di disconoscere l'ignoranza di molti uomini. Chi è più colto, -della donna che dirige un istituto d'educazione ed il famiglio che -guida ai pascolo i majali? Ma sulla coltura non è basato il diritto. - -Nè si potrebbe obiettare con maggior fortuna, la protezione che l'uomo -esercita sulla donna, che abbiamo già visto illusoria, e dalla legge -stessa rinnegata ogni qualvolta s'incarica di controllare il marito -e di difendere contro di lui la donna. Non l'alimentazione, perchè -oggidì la donna contribuisce alle spese della famiglia, sia colla sua -dote, sia col suo censo, sia col lavoro personale, sicchè la casa che -abita non è più casa maritale, ma coniugale. — In quanto poi alla donna -maggiore, la questione non ha neppure ragione di posarsi. - -Non il mandato, perchè il mandato che il marito tiene dalla moglie, -secondo il regime comune, è violentato ed imposto dalla legge, il che -gli toglie ogni valore in faccia all'equità. — Anche questa obiezione, -per la donna maggiore, non ha ragion d'essere. - -Non le molteplici cure della famiglia, perchè non sono queste -più assidue che quelle del fabbro che batte dodici ore al giorno -sull'incudine, del ministro che ha gli affari di tutto un regno, del -soldato che è notte e giorno sotto l'incubo d'una severa e minuta -disciplina. - -Per me, come per voi e per tutti, il ballerino vale la ballerina, il -virtuoso la virtuosa, il sarto val la modista; non vedo differenza -fra il merciaio e la merciaia, fra la fantesca che pulisce la casa e -lo spazzino che scopa la strada, fra il bifolco che guida l'aratro e -la contadina che rimonda i grani, fra l'operaio che tesse la tela e -l'operaia che l'ordisce; qual differenza, vedete voi fra questi, di -funzione, di prodotto, di valor personale? Perchè dunque la ballerina, -la virtuosa, la modista, la merciaia, la fantesca, la contadina e -l'operaia aver non possono i diritti che si stimano ragionevolissimi e -competentissimi al ballerino, al virtuoso, al sarto, al merciaio, allo -spazzino, al bifolco ed all'operaio? - -Se sulle funzioni, sul prodotto, sul valor personale fosse basato il -diritto, ancora non potrebbesi, senza inconseguenza ed ingiustizia, -escluderne la donna, che funziona, produce, e rappresenta un valore, -come madre, come industriale, come proprietaria. Ma sopra tutto ciò, -non è, non fu basato il diritto. - -Il diritto è fondato sulla facoltà riconosciuta propria di una data -natura; come tale ogni essere d'ogni specie ha diritti suoi proprii. - -Nell'essere umano, se la facoltà non è sviluppata, ciò non può essere -che per un difetto intrinseco, o per un difetto estrinseco. - -Se il difetto è intrinseco, l'individuo è malato, la sua -insuscettibilità sia organica, sia accidentale, è una anomalia che -nulla toglie al principio del diritto. S'egli non avrà coscienza o -potenza d'esercitare il suo diritto, egli non pur cercherà di farlo. -Così niuno crederebbe doversi spogliare de' suoi diritti civili -l'alienato di mente. Egli non incorre di fatto che nella sospensione -del suo esercizio. - -Od il difetto è estrinseco, e l'individuo è allora vittima del cattivo -mezzo nel quale ha vissuto: dei provvedimenti che la società, o le -persone della natura, o dalla legge delegate, non hanno prese per -svilupparlo. Anche in questo caso, benchè di fatto egli non sappia -esercitarlo, l'anomalia nulla può detrarre al principio generale del -diritto. - -Ora queste riflessioni ci portano naturalmente ad esaminare la donna in -faccia al diritto di educazione e di istruzione, riconosciuto siccome -diritto morale e giuridico. - - * - -Io non dubito punto che, in una società illuminata ed educata al culto -del vero e del giusto, basti gettare in mezzo un problema che soluto -volga in meglio la sorte di pochi o di molti, perchè tosto divenga la -tesi di simpatia per tutte le anime generose, e per voi poi, signore -colte e gentili a cui io parlo, un punto fisso di direzione. - -Ebbene, la tesi ch'io vi pongo a tutti, è l'educazione della donna. - -La donna ha, come essere umano, diritto _morale e giuridico_ di -educazione e di istruzione. - -Più, la proprietà femminile paga imposte al par della virile; ma -siccome lo Stato non ha per lei educazione pubblica, non scuole -tecniche, non ginnasii, non licei, non università; dunque lo Stato è -colpevole, verso la donna, di furto. - -Come proprietaria e contribuente, ha diritto d'equità, ad educazione -assai più solida, ad istruzione assai più larga, che quella non sia che -le è impartita oggidì. - -Ed invero, chi oserebbe asserire che vi sia, al dì che corre, per la -donna un'educazione, quando non si voglia chiamar tale ciò che in fatti -non lo è; voglio dire la reclusione di quattro, sei, otto anni in un -convento, cioè in un mondo artificiato, escendo dal quale non si può -meglio dirsi educato, di quel che possa chiamarsi acclimatizzata una -pianta di papiro in una serra d'Italia? - -Chi oserebbe asserire, che v'abbia oggidì per la donna un'istruzione, -quando non si voglia chiamar tale ciò che in fatto non lo è, che ci -dà, sotto la frase solenne di studii di perfezionamento, poco più che i -vocaboli delle scienze che non si insegnano? - -Le funzioni dello spirito, dipendendo dallo stato normale degli -organi, siccome appunto destinati alla estrinsicazione delle facoltà -spiritiche, ne risulta, che lo sviluppo fisico sia un indispensabile -preliminare e coadiutore allo sviluppo morale ed intellettivo. - -Ora, chi oserebbe asserire, che vi sia per la donna qualche ginnastico -esercizio che ne moderi la pusillanimità; o se non altro aria, moto e -giuochi, tendenti e sufficenti al suo fisico sviluppo nei suoi istituti -e peggio ne' suoi conventi, quando non si voglia chiamar tale ciò -che infetti non lo è; cioè il breve sollazzo, che goder possono le -fanciulle sotto il severo e meticoloso cipiglio monacale? - -Vivendo quasi recluse con poca aria e meno moto, collo spirito non -d'altro pasciuto che di pochi studii mal assortiti, che altro non -sono che un dirozzamento: informate, o meglio sformate ai principii, -perchè la metafisica loro è somministrata a larghe dosi in luogo di -filosofia: allevate nel Buddismo più assai che al cristianesimo od alla -ragione: impossibilitate a farsi un sano criterio per difetto di dati; -per formarsi intellettivamente, moralmente e materialmente, non resta -loro che di dar fine a questo simulacro di educazione, strano impasto -d'elementi impossibili, per cominciarne un'altra, l'educazione del -mondo, l'educazione dell'esperienza, l'educazione dell'osservazione, -l'educazione insomma della natura; che se lasciata a sè stessa, procede -nulla più che a passo di testuggine, ha, se non altro, il vantaggio -ed il merito, di mostrar loro gli uomini, e le cose quali sono, e non -ne falsa il criterio, non ne vincola la ragione, non ne atrofizza il -cuore. - -Qual meraviglia se da siffatta educazione esce la donna incompatibile -colla famiglia; qual meraviglia, se avvezza al nebuloso linguaggio -metafisico, vi fa gli occhioni sui più semplici dettami della -filosofia, e simile ad un cavallo, che tutto adombra, freme e -raccapriccia di ciò che non comprende, e s'atterrisce fin della sua -ragione? - -V'ha poi un altro genere d'educazione per la donna, cioè un altro -estremo peggior del primo, ed al quale accennavo sul principio di -questo lavoro; il quale, tendendo ad informare la donna al culto -dell'opinione, non la educa già, la _adorna_, e la adorna della diafana -superficie di molte, e molto belle cose, ed anzitutto si preoccupa -di darle quei talenti, che la faranno meglio ammirare e piacere. -L'esposizione è ricchissima, ma non è tale se non perchè tutto il -magazzino è sul davanti. Queste donne non sono fatte per loro, sono -fabbricate ad altrui uso e consumo. - -Qual meraviglia se da una siffatta educazione esce la donna vera -nullità e ben tosto demoralizzata; poiché, dopo aver fatto al mondo il -sagrificio delle sue facoltà, ed aver aspettato da lui riverentemente -la cifra del suo valore, qual altro avvilimento, qual'altra -degradazione le è impossibile? - -E nell'una educazione e nell'altra la donna non sa che si voglia -intendere per progresso, per libertà, per diritto, per lavoro, per -associazione, per solidarietà, per principii. - -Assorta collo spirito in un'atmosfera, che non è quella del mondo -reale, inviluppatavi dal misticismo; oppure non amando che sè stessa, -ed idolatrandosi sopra ogni cosa, il mondo avvanza ed ella resta -indietro. Vede ella l'agitarsi di tanti uomini e di tante cose senza -nulla capirvi; ode nelle discussioni frequenti il cozzo di cento idee: -vede nella vita di mille partiti l'urto di contrarii interessi; vede -combattersi sulla faccia della terra una titanica lotta; ma il suo -spirito, incapace perfin di parteggiare, non ne è per nulla curioso; -oppur cocciuta conservatrice vorrebbe risuscitare l'impossibile -passato. - -Ora così non può, non deve camminare la cosa! - -Legislatori, occupatevi della educazione della donna! Non vi ostinate -nella negazione della giustizia! Si consultino le sue attitudini, si -assecondino le sue vocazioni e si applichino. Ella vi ha un _diritto -morale e giuridico_. - -Se l'identità del fine tragge con sè identità di dovere, desso suppone -altresì identità d'attitudini. Ora ciò tutto costituisce un diritto -ingenito ed innegabile, donde un altro diritto, l'applicatone di queste -attitudini educate e sviluppate in funzioni adequate e corrispondenti: -funzioni che null'altro vieta alla donna che il meschino pregiudizio -d'una lunga abitudine d'esclusione, che lei intimidisce dallo -aspirarvi, e l'uomo ritragge e sfiducia dallo affidarle. - -L'intelligenza femminile è un terreno vergine ed inesplorato; peggio, -è terreno sul quale imperversarono mai sempre ingenerosi i venti degli -iracondi interessi, le grandini avvelenate delle satire e dei sarcasmi, -le nebbie fitte ed asfisianti dei religiosi terrori a soffocarvi in -germi, od a mietervi immatura la spontanea vegetazione. - -Ma siccome, in faccia al principio incontrovertibile del diritto, la -donna ha diritto all'istruzione; siccome il suo spirito è vocato a -progredire; siccome la sua intelligenza si è potentemente svegliata in -pochi anni di libera vita; siccome tutti i diritti sono fratelli, e la -donna lo capisce generalmente assai bene; siccome la filosofia reclama -la donna per riceverne coll'impronta del suo genio un po' di possibile -e di concreto, così voi la vedete, spinta da un impulso fatale, -ingombrare infinito numero di istituti e di scuole ansiosa del sapere: -e verrà giorno, in cui ella saprà imporsi, poichè saprà informare -i suoi figli alle cose nuove, e col suo attivo intervento imprimerà -un nuovo impulso alla rivoluzione sociale; poichè ella è sazia delle -antiquate dottrine, delle quali voi vi ostinate a rivestire il suo -spirito, e che voi già da tempo avete per conto vostro rejette; ella -è sazia di fede, e vuole un'po' di ragione, ed alla sua fame più non -bastano le aride bricciole dei vostri banchetti. - -Fate posto alla donna e tutto si rifonderà, e si riformerà meglio assai -di quel che possiate fare voi pochi e rigorosi atleti del pensiero, che -la mente indomita spingete fin nelle nubi, ed ai bassi mortali rimanete -pur sempre incompresi, chè in voi ammirano nulla più che sublimi -utopie. - -Fate posto alla donna, senza di lei l'umanità è incompleta; come spera -ella compiere il suo lavoro? - -Fate posto alla donna, ed il suo arrivo nella vita sociale sarà il -trionfo del diritto, della giustizia e della libertà. - - * - -Per la necessaria influenza, che la legislazione esercita sulla -opinione, i costumi vi si uniformano e creano delle prevenzioni e -dei pregiudizii, che durano imperterriti davanti alla guerra che loro -combattono la ragione ed i fatti. - -Ora, avendo le leggi tutte, quali più, quali meno, inferiorizzata la -donna, questa disistima si estese eziandio alle sue produzioni, benchè -la ragione ed i fatti provino tutti i giorni, che il lavoro della -donna è nobile, è necessario, è perfetto, quando anche non è identico a -quello dell'uomo. - -Questa disistima della produzione femminile fa sì, che la donna debba -starsene per una misera mercede da mane a sera inchiodata ad un lavoro -penoso, non guadagnando talora pur tanto da levarsi la fame. - -E negli stabilimenti d'industria e di speculazione non è ella cosa -convenuta, che la donna debba al par dell'uomo affaticare e produrre -per una mercede assai più scarsa? - -Nè si dica, che la donna ha meno bisogni. In regola generale il lavoro -dev'essere retribuito in ragione del suo intrinseco valore, e non già -in vista del maggior o minor bisogno dell'operaio. Che se amano carità -e filantropia largheggiare nella mercede là dov'è urgente e grave il -bisogno, vuole la più elementare nozione di giustizia, che l'opera sia -retribuita per non meno di quel che vale. - -D'altronde, che cosa significa questo che la donna ha meno bisogni? - -Quando si tratta di darle l'esercizio d'un diritto, allora diventa, -la donna, la creatura dai mille bisogni e dalle molteplici esigenze. -Allora vengono in campo le frequenti malattie, le perpetue lesioni -nervose, le crisi inevitabili, i lunghi squilibri, e si vuol vedere uno -stato morboso e patologico perfin nelle leggi puramente fisiologiche, -che reggono il suo modo d'esistenza, per dimostrarla impotente, non che -a muoversi dal suo scanno, neppure a far atto di presenza ad un atto -legale di nascita o di matrimonio, sprofondata in un seggiolone. - -Ora, questa creatura, che si vuol fragile come una piuma di cigno, -diviene ad un tratto d'una potenza erculea per affaticar tutto giorno -come l'uomo, e meno di lui retribuirsi. - -Eh finiamola di contraddirci, e di porre le prevenzioni nostre al posto -della natura. Il ricco vuole la donna esile, e tenta persuaderle che è -di vetro affinchè, stesa tuttodì su un morbido sofà, punto non pensi a -controllare il governo maritale. L'uomo del popolo persuade alla sua -donna ch'ella è vigorosissima, per vivere egli pure del suo lavoro, -se accade, come spesso, al marito di amar meglio le gozzoviglie che la -fatica. - -A meno che non si vogliano calcolare, come altrettanto minor cifra -di bisogni nella donna, l'ebbrezza alla quale generalmente l'uomo -s'abbandona, ed ella no; il giuoco, vizio che l'uomo generalmente ha, -e che la donna generalmente non ha; le frequenti gozzoviglie, che la -donna operaia non conosce quasi, e nelle quali l'uomo del popolo affoga -spesso il frutto del sudore della settimana, al quale avrebbe la sua -famiglia sacrosanto diritto. - -Ecco i minori bisogni che ha la donna; ma vi sono poi i maggiori, -che tutti si risolvono in economie per il tempo delle malattie, per -la stagione priva di lavoro, per le minute provvidenze della casa, -delle quali il marito non conosce neppure il nome, per le vesti ai -bambini e talvolta ancora il pane a che il padre non pensa, e non è -sgraziatamente troppo raro il caso. - -Oh voi almeno, mie giovani lettrici, per quell'affetto solidale e -fraterno, che deve vincolarvi colle creature del vostro sesso, per quel -sentimento di giustizia, ch'esser dovete prime ad applicare dovunque -è un diritto da rivendicare; oh, non diminuite mai la mercede alla -donna del popolo, che provvede ai vostri agi ed al vostro lusso. Quella -moneta, che voi non sottraete al suo lavoro, in luogo d'accrescere -un balocco più o meno elegante sul vostro tavolo, un fiore più o meno -sfolgorante nelle vostre treccie, che la natura ha già fatte d'oro e -di seta, andrà convertita in pane a saziar la fame d'una mezza dozzina -d'angioletti, e si avvolgerà, tramutata in tepida lana, attorno ai loro -nudi e tremanti corpicini. Non la trovate voi assai meglio impiegata? - -A redimere la donna dalla tirannide di questo ingiusto costume, -non v'ha che l'associazione organizzata su larga scala. Vuolsi -perciò tentare ogni mezzo a persuadere alla donna del popolo, che -l'associazione è moltiplicazione indefinita di potenza, ma che, ad -esser feconda in risultati, non deve arrestarsi ad un mutuo soccorso, -ma devono le contribuzioni delle associate costituire un fondo da -convertirsi in materia prima. - -Questa, lavorata poi dalle associate colla massima perfezione, sarebbe -esposta alla vendita con prezzi più rilevati dei comuni. - -Ciascun membro sarebbe retribuito dalla società secondo il suo lavoro, -e dedotte le spese d'acquisto della materia prima, si procederebbe ad -epoche periodiche ad un'equa distribuzione degli utili. - -È però necessario, che l'associazione si estenda siffattamente in ogni -città e provincia che sia impossibile al compratore il provvedersi quei -dati generi altrove che nel magazzino della società. - -Senza di ciò l'emancipazione industriale della donna operaia resta -affatto raccomandata al sentimento d'equità e di giustizia dell'uomo, -e che cosa sia in diritto d'aspettarsene ella già sa, volgendo uno -sguardo sulla condizione sua in tutti i secoli. - - * - -Oltre la miseria ed il bisogno, altre e peggiori conseguenze porta -con sè la privazione del diritto industriale nella donna, e queste -conseguenze si estendono all'uomo, ed infestano di orride piaghe tutte -le generazioni. - -Già lo dicemmo altrove, la miseria nella donna suona prostituzione. - -Parent-Duchâletet attesta, che sopra tre mila creature perdute in -Parigi, 35 soltanto erano in istato di poter nutrirsi. - -La legge poi, abbandonando alla donna tutte le conseguenze delle -seduzioni, aggiunge anche il suo peso al giogo iniquo che già le -gravita addosso, ed incoraggia l'uomo, che muove talora atroce guerra -alla figlia del popolo. - -Sono manufatturieri che seducono le loro compagne d'industria, sono -proprietarii e direttori di fabbrica che minacciano il rinvio alla -giovine che loro non si abbandona e che, atterrita dal lurido spettro -del digiuno, cede, ed è poi messa alla porta; sono padroni che -scacciano dalle loro case giovinette disonorate, le quali trovano poi -chiuse in faccia tutte le porte e tutti i volti atteggiati a dispregio; -e l'impossibilità di onesta sussistenza le fa pendere dubbiose e -tremanti fra l'infamia ed il suicidio. - -Ed invero, privata la donna del diritto industriale, chiusele davanti -tutte le professioni, ridotta a vivere di poche industrie di infima -retribuzione, ella è completamente alla discrezione di chi possa -fornirle un po' di lavoro. - -Pensa ella bene a siffatta situazione della donna una certa farisaica -virtù che, mentre perdona all'uomo l'uso e l'abuso d'una posizione -ch'egli si è fatta col merito del muscolo, e lo sciopero ch'egli fa nel -vizio delle sostanze e del patrimonio de' suoi figli, pretende poi, che -ogni donna sia una eroina, che si lasci morir di fame anziché cedere -alle esigenze del sempre immacolato provocatore? - -Dio mio! la società ha dessa un po' di quel viscere che si chiama cuore -quando sparge a larghe mani il disprezzo e l'abiezione sulla fanciulla -sedotta? - -Pensa dessa alle lotte tremende col bisogno dall'infelice combattute, -alle vigilie frementi e sconsolate, alle lagrime cocenti che -precedettero il fallo e lo seguirono, alla vergogna che le soffuse -le guancie al solo ricordarlo, eppoi all'abbandono, al disprezzo -prima temuto e poscia subìto, ai lunghi mesi di sofferenza, al frutto -dell'errore a tutto suo carico, se pure non le fu indispensabile lo -strazio d'allontanarsi il figlio di tanti dolori per abbandonarlo alla -carità cittadina? - -Pensa dessa a tutto ciò la società quando, indulgente all'autor primo -di tanti mali, apre talora a festeggiarlo le sue sale dorate ed i suoi -brillanti convegni, e dovunque lo celebra amabile conquistatore? - -Ha dessa un cuore la società quando, disconoscendo nella donna il santo -diritto di vivere del suo lavoro e non della sua persona, satirizza e -chiama il ridicolo sopra uomini generosi che, tutti questi mali vedendo -e deplorando, chieggono ad alta voce che si sottragga la metà del -genere umano alla tirannia dell'altra; e più non si lasci codardamente -la donna inerme bersaglio all'impeto di passioni e d'interessi non -suoi, senz'altra difesa che quella d'un eroismo, che l'uomo, sovente -schiavo incatenato d'ogni depravato istinto, è ben lungi dall'esser in -diritto d'esigere da una creatura di lui già ben assai migliore? - -Ha dessa la società un bricciolo di quel sentimento d'equità e di -giustizia di cui pur mena tanto scalpore, quando, mentre propugna -per l'uomo libertà, e domanda assiduamente attività di commercio, -circolazione di danaro, dilatazione del diritto, e freme e scalpita se -l'ombra sola d'un dispotismo mostra di volerlo ledere in qualche parte; -si fa poi lecito di menar colpi da orbo attraverso alla donna che, dopo -avere con ogni sacrificio ed entusiasmo favoreggiato tutte le libertà, -cerca ora la sua? - -Avendo la donna al par dell'uomo speciali attitudini, ha al par -dell'uomo altresì diritto di svilupparle ed applicarle; questo -c'insegna il principio del diritto ingenito. Vi ha diritto perchè, -avendo diritto al lavoro, in lei sola sta la scelta del suo lavoro: -vi ha diritto perchè praticamente e realmente ella lavora e produce; -e nella industria e nel commercio, e nelle arti e nello insegnamento -ella trovasi già su larga scala, e spiega a quest'ora delle attitudini, -che si avrebbe forse avuto, non ha molto tempo, prurito di negarle. -Vi ha diritto finalmente, perchè la società alla sua volta ha diritto, -che la funzione venga esercitata da chi può meglio; e però, se fra più -concorrenti, una donna mostra maggior idoneità, ella fra tutti vi ha -diritto. - -Le siano dunque aperte le professioni, come già le furono aperte, -benché in troppo angusto confine, le industrie; e trovi la donna -del popolo, pane, e la donna colta, ma disagiata, onesto e decoroso -guadagno. - -Fra le professioni, delle quali la donna sente e reclama con maggior -calore la facoltà di esercizio, trovasi in primo luogo la medicina. - -È tempo veramente, ch'ella respinga assolutamente questa tirannica -inquisizione virile sopra il suo corpo, e si pronunci energicamente -sopra questo perpetuo oltraggio, che si fa al suo pudore. - -La facoltà medica già esercita nell'America del nord dalla donna verso -la donna e verso l'infanzia, dà a quest'ora dei risultati, dei quali -quelle popolazioni si applaudono; e non v'ha ragione perchè si debba -negare in Europa, dove valenti scrittori dell'uno e dell'altro sesso si -sono pronunciati sull'equità e sui vantaggi di questo provvedimento. - - * - -La donna fu ed è sempre considerata come fuor della legge, coll'aiuto -della sua debolezza che si ha ogni studio ed ingegno di esagerare fino -al ridicolo, e coll'opportuna _messa in iscena_ della sua pretesa -incapacità, a smentire la quale sorgono dovunque invano splendidi -fatti. - -Indarno la prosperità di mille case di commercio, di mille stabilimenti -industriali attestano ed affermano i suoi talenti finanziarii ed -amministrativi. - -Indarno le mille e multiformi produzioni del suo spirito fanno fede -della svegliatezza e fecondità del suo ingegno. - -Invano regine e principesse, le cui splendide e recenti gesta non -sono ad alcuno ignote, con saggio governo e con ogni forma di politico -reggimento felicitando i popoli, e prosperando le sorti delle nazioni -loro affidate, fecero e fanno fede dei talenti politici della donna. - -Indarno si odono tuttodì donne del popolo, coi loro schietti -parlari, rivelarsi calde parteggiatrici, e darci della loro politica -intelligenza una misura che non ci aspettavamo. - -L'opinione, o meglio la _prevenzione_ pubblica, alla quale omai non si -può levar taccia di mala fede, si copre gli occhi, si tura le orecchie -e ripete imperterrita: _la donna è incapace_. - -Ora, se si può vincere il pregiudizio, la mala fede non si vince; -ma rimarrà pur sempre vero che, essendo il _diritto_ politico (non -mi fermerò a discutere se con torto o con ragione) fondato sulla -proprietà, ed essendo riconosciuta, affermata, e sopratutto _aggravata_ -la proprietà femminile al par della maschile, la donna è dalla legge -una volta ancora lesa e violentata. - -Non bisognava imporre alla donna una dote per maritarsi, non bisognava -obbligarla al lavoro per mantenersi, non bisognava che ogni Adamo del -secolo decimonono scaricasse addosso alla sua rispettiva Eva metà, e -talora tutto il peso della sua condanna, ed allora si avrebbe potuto -negarle la proprietà, che non può essere che prodotto del lavoro; e -con quella e con questo, a monte i diritti civili, a monte i diritti -industriali, a monte i diritti politici; e la dinastia virile sarebbe -stata felicemente regnante fino alla consumazione dei secoli. - -Questa verità viddero i moderni novatori, epperò gli amici della donna -le dicono, _lavora_; e gli avversari della sua redenzione si sbracciano -a predicarle, ch'ella è di vetro e che arrischia di rompersi, muovendo -un dito. - -Fortunatamente Proudhon, grande nemico della libertà femminile, arrivò -troppo tardi ad avvertire i suoi compagni che il _lavoro è il grande -emancipatore_. - -Gli uomini spostarono volontariamente il primo bottone, bisogna ora -forzatamente spostar tutti gli altri; essi bevvero al calice oppiato -dell'indolenza, bisogna subirne le conseguenze, e bere fino alla -feccia. Essi hanno abdicato il dovere, epperò rinunciato il diritto. - -Oggi la donna è produttrice, proprietaria e contribuente; laonde al -legislatore, che voglia salvar capra e cavoli, e non concedere alla -donna il diritto elettorale, nè l'istruzione, non resta per isdebitarsi -in faccia alla giustizia, che un solo ripiego, levare le contribuzioni -alla proprietà femminile. - -Certi spiriti piccoli, ed incapaci di elevarsi fino agli -incontrastabili principii della giustizia, sorridono di stupida -sorpresa ad ogni idea, che loro giunga d'oltre la angusta cerchia -abituale delle loro menti; ma siccome non è d'obbligo, la Dio grazie, -nè la loro licenza, e tanto meno il loro intervento per rivoluzionare -così nell'ordine delle idee, come in quello dei fatti; così, con -loro buona pace, il movimento emancipatore della donna, che ebbe ad -iniziatori altissime individualità dell'uno e dell'altro sesso, non -potrà assopirsi e neppure arrestarsi, meglio di quel che si possa -por argine al torrente precipitoso ed irrompente del principio delle -nazionalità. - -È il logico corollario delle nuove idee, che si son poste in -circolazione negli umani cervelli; bisogna subirlo. - -D'altronde, l'uomo e la donna non furono mai così perfettamente -d'accordo come oggidì. Nè l'uno nè l'altra credono più a nessun diritto -divino, nè a nessun monarchismo che non sia voluto dal libero suffragio -dei governati. - - - - -IL DA FARSI - - -Poich'ebbi addimostrato che dal dovere nasce il diritto, non essendo -questo che mezzo al compimento di quello, mi correva obbligo di -parlarvi del diritto; epperò vi mostravo di volo le condizioni della -donna in faccia alle istituzioni; e come queste sue condizioni siano -tali da renderla affatto impotente al compimento di quel dovere cui è -missionata; avvegnachè io vi mostrassi la donna non solamente ne' suoi -rapporti cogli individui, ma eziandio coll'umanità; poichè, se da un -lato le incombe gravissimo cômpito, come sposa e come madre, non meno -grave ed indeclinabile, siccome ingenito e ad ogni altro anteriore, le -impone un lavoro la qualità di membro sociale. - -Epperò questo lavoro io vi mostravo, non manipolato da laterali -interessi, non imposto da questa o da quella volontà, non esatto da una -forza qualunque soggiogabile, non manufatto da umane organizzazioni -che si arrogano diritto di distribuire funzioni, come se quello -prima avessero di distribuire attitudini; ma cômpito e dovere che -nasce con voi, con voi cresce e si sviluppa, che prepotentemente vi -s'impone nell'imponente e fatale linguaggio delle vostre facoltà che, -assecondate, vi conducono a benessere ed a perfettibilità; compresse, -vi fanno infelici o demoralizzate. - -Io vi mostravo che la negazione del dovere è la negazione del -diritto, epperò vi eccitavo a riconoscervi quello, per poi chiedere -l'affermazione di questo. - -Io non dubito punto che voi tutte, che mi leggete, abbiate ben compreso -questa verità, che è la molla e la sintesi del meccanismo sociale; -epperò vedo che mi chiedete, ch'io stringa in due parole tutto il da -farsi, onde ottenere i mezzi d'azione, dappoichè vi riconoscete il -dovere di azione, spogliandovi di quella misera impronta di servilismo -e di pusillanimità, che ora deturpa il carattere femminile, scaturita -per lo appunto dalla lunga oppressione subìta, e dalla incoscienza -delle legittime pretese, che ogni essere può, e deve recare innanzi -alla società, e determinandovi energicamente all'esercizio della vostra -attività; laonde mi riassumo. - -Lo Stato nega alla donna l'istruzione, mentre la fa contribuente. - -Il codice le nega la capacità in faccia al diritto, mentre ne afferma -la responsabilità in faccia alla contravvenzione ed alla pena. - -Lo Stato respinge la donna dalla vita politica, mentre ve la fa -concorrere coi sacrificii. - -La legge subalternizza la donna nel matrimonio e le nega la maternità -legittima, mentre la chiama a parte dei pesi domestici e le abbandona -tutte le conseguenze della maternità illegale. - -Più, chiude ogni via alla sua intelligenza e le sbarra la strada ad -ogni professione, disconoscendo così in lei il diritto di lavoro e -d'attività. - -La donna deve dunque protestare contro la sua attuale condizione, -invocare una riforma, e chiedere: - - -I. Che le sia impartita un'istruzione nazionale con larghi programmi. - -II. Che sia parificata agli altri cittadini nella maggiorità. - -III. Che le sia concesso il diritto elettorale, e sia almeno elettore, -se non eleggibile. - -IV. Che l'equilibrio sia ristabilito fra i coniugi. - -V. Che la separazione dei beni nel matrimonio sia diritto comune. - -VI. Che l'adulterio ed il concubinato soggiacciano alle stesse prove -legali ed alle stesse conseguenze. - -VII. Che il marito non possa rappresentare la moglie in nessun atto -legale, senza suo esplicito mandato. - -VIII. Che siano soppressi i rapporti d'obbedienza e di protezione, -siccome ingiusta l'una, illusoria l'altra. - -IX. Che nel caso che la moglie non voglia seguire il marito, ella possa -sottoporre le sue ragioni ad un consiglio di famiglia composto d'ambo i -sessi. - -X. Che il marito non possa alienare le proprie sostanze sia a titolo -oneroso, sia gratuito, nè obbligarle in nessun modo, senza consenso -della moglie, e reciprocamente. — Dacchè il coniuge sciupatore -dev'essere mantenuto dall'altro, è ben giusto che la controlleria sia -reciproca. - -XI. Che la madre sia contutrice, secondo lo vuole diritto naturale. - -XII. Che il padre morendo elegga egli stesso un contutore, e la madre a -sua volta elegga una contutrice ai suoi figli. - -XIII. Che sia ammessa la ricerca della paternità, e soggiaccia alle -prove legali, alle quali soggiace l'adulterio. - -XIV. Che si faccia più severa la legge sulla seduzione, e protegga la -donna fino ai venticinque anni. - -XV. Che sia la donna ammessa alla tutela ed al consiglio di famiglia. - -XVI. Che abbia la tutrice gli stessi diritti del tutore; e, dove -v'abbia discordia, giudichi in prima istanza il consiglio di famiglia, -quindi il tribunale pupillare. - -XVII. Che siano aperte alla donna le professioni e gl'impieghi. - -XVIII. Che possa la donna acquistare diritti di cittadinanza altrimenti -che col matrimonio. - - * - -Se ho ammesse qua e colà delle limitazioni ai diritti competenti ad -ogni cittadino, dichiaro esplicitamente, che non è già perchè io li -sconfessi, rispettivamente alla donna. - -Ho già detto, ch'io credo dovere la donna apporre il suggello del suo -genio sopra tutte le umane istituzioni, che fin qui non si possono che -abusivamente chiamar tali, opera quali sono di una casta appartenente -alla metà dell'uman genere; e non potrassi mai pensare altrimenti, -finchè la specie nostra, come tutte le altre, sarà composta di due -termini. - -Se m'arresto a questo punto, e mi rassegno a queste limitazioni, gli è -perchè, sono queste le riforme, che credo possibili e mature. Cosichè, -pronta a rivendicare domani ogni altro diritto quando vedessi opportuno -di farlo, m'arresto in oggi dove vedo nei pregiudizii generali, e nello -spirito dei tempi ancora bambini all'attuazione delle dottrine del -diritto, segnati i confini della possibile redenzione femminile. - -Ma questo pochissimo è necessario ed urgente. - -Se le nazioni vogliono camminare alla libertà, è duopo, che non -si trattengano in seno terribile ingombro e potente avversario, un -elemento impersuaso e malcontento così numeroso, qual'è il femminile. - -Veda la donna associarsi la sua libertà a tutte l'altre, ed allora ella -profonderà tesori di devozione e d'entusiasmo per la causa generale; -ed è nella speranza e nel desiderio vivissimo, che questa verità sia -compresa dai governanti, ch'io m'accomiato da voi, mie giovani sorelle. - -Giovine io pure, sto spiando con ansio interesse l'apparizione d'ogni -idea, che favoreggi in qualche senso la santa causa della libertà; e -spero di tornarvi a stringer la mano, per congratularci mutuamente del -progresso, che la dottrina del diritto avrà fatto fra gli uomini, ed -anzitutto del bene, che voi avrete fatto all'umanità a giusto compenso -dell'averla dessa in voi riconosciuta ed onorata. - -Gli è in questa ferma fede che depongo la penna inviando, a nome -di tutto il mio sesso, un saluto di simpatia ed un pubblico tributo -di riconoscenza a tutti gl'ingegni dell'uno e dell'altro sesso, che -propugnarono la causa della redenzione femminile colla parola e col -fatto. - -Onore e lode pertanto a voi, Giuseppe Mazzini, Salvatore Morelli, -Ausonio Franchi! Grazie a voi tutti, scrittori della _Ragione_ e della -_Révue Philosophique_! Grazie a voi, Bazard, Enfantin, Léroux, Fourier, -Légouvé, St. Simon, e Fauvety! - -Grazie a voi tutti uomini generosi, che propugnate tutte le libertà -e tutte le redenzioni, elevandovi sopra le meschine ispirazioni degli -interessi; e che colla parola, colla penna o coll'opera, affermate i -diritti della donna! Essa farà tesoro dei vostri nomi, e li tramanderà -ai suoi figli e nepoti circondati di gloria e d'onore! - -Grazie e grazie vivissime a Madama Sand, a Madama d'Hericourt, a Madama -Deroin! Onore alle ceneri di madama Roland! - -Onore a voi tutte, donne del progresso; che, trattando con gloria -le arti e la penna, affermate col fatto l'attitudine e la capacità -femminile! - -Possa il vostro nobile esempio scuotere dall'inerzia la massa -neghittosa, e chiamarle sul volto il rossore dell'aver tollerato in -silenzio una sì lunga servitù. - - - FINE. - - - - -INDICE - - - A MIA MADRE pag. III - ALLE GIOVANI DONNE » V - _La donna e l'opinione_ » 27 - _La donna e la religione_ » 55 - _La donna e la famiglia_ » 83 - _La donna e la società_ » 121 - _La donna e la scienza_ » 145 - _La donna in faccia al diritto_ » 173 - _La donna nell'esclusione del diritto_ » 219 - _Il da farsi_ » 237 - - - - -ERRATA-CORRIGE - - - Pag. 4 lin. 7 dal cuor _del cuor_ - » — » 8 dalla divina _della divina_ - » 6 » 4 dalla nazione _della nazione_ - » 12 » 8 d'una donna _una donna_ - » 14 » 24 inumerosi _i numerosi_ - » — » 26 farà sosta _sarà sorta_ - » 18 » 5 applicaziane _applicazione_ - » 24 » 7 precipusamente _precipuamente_ - » — » 16 condueono _conducono_ - » 25 » 34 ed ogni _ad ogni_ - » 32 » 32 _Dulpamenta_ Pulpamenta - » 34 » 24 Gia Giacomo _Gian Giacomo_ - » 39 » 5 _leus_ Leurs - » — » 13 sérieues _sérieuses_ - » 56 » 13 Fouriere _Fourier_ - » 64 » 13 aggloramento _agglomeramento_ - » 84 » 30 originazia _originaria_ - » 88 » 12 _sequiture ventrm_ sequitur ventrem - » 89 » 8 Canciti _Camiti_ - » — » 14 Nonkahiva _Noukahiva_ - » — » 20 Coango _Loango_ - » 90 » 9 comprono _comprano_ - » 91 » 6 Sechems _Sakemi_ (_Sagamos_) - » — » 22 civilizione _civilizzazione_ - » — » 31 cucinaria _culinaria_ - » — » 34 recatagli _della noia recatagli_ - » 106 » 26 eppo _eppoi_ - » 107 » 19 seriamenta _seriamente_ - » 109 » 2 serbata _serbate_ - » 124 » 7 dracciate _diacciate_ - » 127 » 15 sventuro _sventure_ - » 177 » 18 unità _verità_ - » 185 » 29 donna _donna?_ - » — » 31 Corinti? _Corinti._ - » 188 » 37 fama _forma_ - » 197 » 22 padrigno _patrigno_ - » 210 » 34 dacché dà _dacchè le dà_ - - - - -NOTE: - - -[1] _Ognun sa che Carlo V. non sapeva scrivere neppure il proprio nome, -talché servivasi per firmare d'un sigillo, nel quale l'orefice, _sotto -la direzione d'un ecclesiastico_, avevalo compilato e quindi inciso._ - -[2] Parecchi moderni scrittori, propugnatori della redenzione -della donna, studiarono anche l'influenza delle istituzioni sul suo -carattere, ma le loro idee non sono per anco volgarizzate. - -[3] Mentre la donna riscuote nella cattolica canonizzazione l'onor -degli altari, e nella persona della Vergine Maria è divinizzata -(_Deipara_). St. Pier Damiani scrive esser le donne «Pulpamenta -diaboli, virus mentium, aconita bibentium, gineceæ hostis antiqui, -upupæ, ululæ, sanguisugæ, scorta, prostibula, volutabra porcorum -pinguium, cubilia spirituum immundorum, nymphæ, sirenæ, lamiæ, dianæ, -ecc., ecc.». - -Altri Padri e Dottori, le cui dottrine sono accreditatissime nella -Chiesa, non sono per la donna nè meno idrofobi, nè più galanti. - -[4] Discorso pronunciato dal cav. Luigi Montagnini in occasione -dell'apertura della corte di Cassazione, l'anno 1863. - -[5] Niuno ignora le furiose fazioni che divisero la chiesa in quei -secoli che numerosissime dapprima, si fusero poscia in due denominate -_bleu_ e _verde_. A questo proposito dice De Potter, nella sua _Istoire -du Christianisme et des Eglises Chretiénnes_: «Il fut longtemps -difficile de n'ètre ni néstorien ni eutechien.» Secondo questo -scrittore le fazioni teologiche e le invasioni barbariche furono i -solventi dell'impero Romano. - -[6] Aspasia, Laide, Frine, Glicera sono nomi celebri negli annali della -Grecia, e videro prostrati ai loro piedi i Pericli, i Temistocli, -gli Alessandri e perfino il severo Socrate ed il cinico Diogene. -Le cortigiane erano sacre a Venere e participavano della riverenza -e del culto prestato a quella divinità, e si credeva che le loro -preci fossero presso di lei efficaci. Le cortigiane erano encomiate -dagli scrittori in Atene. Aspasia era l'arbitra della pace e della -guerra; e la statua di Frine si ergeva fra l'effigie di due re. Si -innalzavano loro magnifiche tombe. Celebri sono i due monumenti che -Arpalo fece alzare a Pitionice, sua cortigiana, l'uno in Babilonia e -l'altro nell'Attica; onde così scrive Dicearco: «Chi va in Atene per -la strada d'Eleusi, quando è presso la città tanto da poterne vedere i -templi, trova sulla via un monumento di cui più bello non può vedersi, -nè più grande, nè più magnifico. Egli crederà tosto esser questo il -monumento di Milziade, di Pericle o di Cimone, eretto a spese pubbliche -dalla città. Ma come sappia esser questo consacrato alla cortigiana -Pitionice, qual opinione avrà egli degli Ateniesi?» (AMBROGIO LEVATI. -_Donne Ill._) - -[7] La storia contemporanea ce ne ripete gli esempi. _La Civiltà -Cattolica_ chiamava castigo di Dio la morte di Monsignor Bignami; era -la voce degli interessi; ma quando taluni del popolo lo ripeterono, -allora era la voce della ignoranza. - -[8] Nel XV secolo troviamo stabilite anche in Inghilterra le così dette -_Messe ghiottone_, per cui la voracità e l'ubbriachezza si associarono -alle cerimonie religiose. Queste messe venivano celebrate in onore -della Vergine nel modo seguente: «All'alba del giorno, si univano nella -chiesa gli abitanti della parrocchia, carichi di cibi e bevande d'ogni -specie; finita appena la messa, cominciava il banchetto; il clero ed -i laici vi si abbandonavano con pari ardore; la chiesa si trasformava -in una taverna e diveniva teatro di contese, d'intemperanze e di -ferite. Gli ecclesiastici e gli abitanti delle diverse parrocchie si -disputavano il vanto a chi avrebbe le più splendide _messe ghiottone_, -o a chi consumerebbe maggior copia di cibi e liquori in onor della -Vergine. Allorché i Sinodi Provinciali proscrissero questi scandali -vergognosi, ebbero il dispiacere di sentirsi tacciare di _voler -distruggere la religione_». (MELCHIORRE GIOIA. _Galat._) - -Kotzebne, nell'opera intitolata: _La Confraternita del Corno_, dice: -«Gli abitanti di Strasbourg, uomini e donne, si univano la notte del 29 -agosto nella cattedrale per celebrarvi la dedica di questa chiesa, non -già con preghiere ma con feste e bagordi. Invece di inni si cantavano -canzoni bacchiche. Preti e laici tutti passavano la notte a mangiare e -bere; l'altar maggiore serviva di credenza ed appena vi restava posto -bastante pel prete che diceva la messa, nel mentre che sui gradini -si cantava e si danzava per non dire di più. Gli altri altari erano -egualmente ingombri di bottiglie. Era necessario che ciascheduno -bevesse; e quegli che sopito dai vapori del vino si addormentava -in qualche angolo era svegliato con punture di spille. I Domenicani -che servivano la chiesa, trovando il loro conto in queste orgie, si -guardavano bene dallo screditarle. Solamente nel 1480 un predicatore -intrepido, chiamato Giovanni Geiler, vi si oppose sul pergamo; ma in -onta ai suoi sforzi, questa festa popolare si conservò fino al 1549, in -cui fu totalmente abolita da un Sinodo tenuto a Saverne». - -[9] Ciò accade tutti gli anni alla presenza d'una folla d'Europei, i -quali non hanno mai tentato una parola a favore di quelle infelici. - -[10] Presso gli Schiavati, secondo rapporto d'un missionario, un marito -malcontento della scienza culinaria di sua moglie, la uccise e la -servì a' suoi amici in un banchetto per compensarsi, diceva, con quella -vivanda della noia recatagli dalla sua inabilità per la cucina. - -[11] ROSELLY DE LORGUE. — _La Mort avant l'homme_, pag. 123, 124, 125, -126, 127, 128. - -[12] SALVATORE MORELLI. — _La Donna e la Scienza_, pag. 8, 9, 10 e 11. - -[13] Thòmas nel suo _Essay sur les femmes_, pagina 196, scrive: -«Dans les siècles les plus éclairés on ne pardonnera pas aux femmes -de s'instruire. Le gout des lettres a été regardé comme une sorte de -mésalliance pour les grands ed un pédantisme pour les femmes. Quelques -unes bravèrent ce prejugé, mais on leur en fit un crime.» - -[14] Montesquieu scrive al cap. XVII dello Spirito delle leggi. «Nelle -Indie trovasi altri sommamente pago del governo delle femmine; ed è -quivi stabilito che i maschi non regnino se non vengono da una madre -del sangue medesimo e succedano le fanciulle che hanno madre del -sangue reale. Secondo Smith, trovarsi i popoli d'Africa molto contenti -del governo femminile. Se si aggiunga l'esempio della Moscovia e -dell'Inghilterra si rileverà come riescano esse del pari nel governo -moderato e nel governo dispotico». - -[15] A chi sembrassero oscure quelle parole, _stato combinato_, gioverà -accennare che, l'impronta della scuola Falansteriana è la libertà -individuale basata sulle seguenti nozioni: - -Tutte le nature son buone; esse non si pervertono che funzionando in un -cattivo elemento. - -Nessun individuo rassomigliando perfettamente agli altri, ciascuno -è solo giudice possibile delle proprie attitudini e non deve ricever -leggi che da sè stesso. - -Le attrazioni sono proporzionate ai destini. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate a -pag. 244 (Errata Corrige) sono state riportate nel testo. - -*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA DONNA E I SUOI RAPPORTI -SOCIALI *** - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the -United States without permission and without paying copyright -royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part -of this license, apply to copying and distributing Project -Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm -concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark, -and may not be used if you charge for an eBook, except by following -the terms of the trademark license, including paying royalties for use -of the Project Gutenberg trademark. If you do not charge anything for -copies of this eBook, complying with the trademark license is very -easy. You may use this eBook for nearly any purpose such as creation -of derivative works, reports, performances and research. Project -Gutenberg eBooks may be modified and printed and given away--you may -do practically ANYTHING in the United States with eBooks not protected -by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the trademark -license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all -the terms of this agreement, you must cease using and return or -destroy all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your -possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a -Project Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound -by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the -person or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph -1.E.8. - -1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be -used on or associated in any way with an electronic work by people who -agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few -things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works -even without complying with the full terms of this agreement. See -paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project -Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this -agreement and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm -electronic works. See paragraph 1.E below. - -1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the -Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection -of Project Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual -works in the collection are in the public domain in the United -States. If an individual work is unprotected by copyright law in the -United States and you are located in the United States, we do not -claim a right to prevent you from copying, distributing, performing, -displaying or creating derivative works based on the work as long as -all references to Project Gutenberg are removed. Of course, we hope -that you will support the Project Gutenberg-tm mission of promoting -free access to electronic works by freely sharing Project Gutenberg-tm -works in compliance with the terms of this agreement for keeping the -Project Gutenberg-tm name associated with the work. You can easily -comply with the terms of this agreement by keeping this work in the -same format with its attached full Project Gutenberg-tm License when -you share it without charge with others. - -1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern -what you can do with this work. Copyright laws in most countries are -in a constant state of change. If you are outside the United States, -check the laws of your country in addition to the terms of this -agreement before downloading, copying, displaying, performing, -distributing or creating derivative works based on this work or any -other Project Gutenberg-tm work. The Foundation makes no -representations concerning the copyright status of any work in any -country other than the United States. - -1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg: - -1.E.1. The following sentence, with active links to, or other -immediate access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear -prominently whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work -on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the -phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, -performed, viewed, copied or distributed: - - This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and - most other parts of the world at no cost and with almost no - restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it - under the terms of the Project Gutenberg License included with this - eBook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the - United States, you will have to check the laws of the country where - you are located before using this eBook. - -1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is -derived from texts not protected by U.S. copyright law (does not -contain a notice indicating that it is posted with permission of the -copyright holder), the work can be copied and distributed to anyone in -the United States without paying any fees or charges. If you are -redistributing or providing access to a work with the phrase "Project -Gutenberg" associated with or appearing on the work, you must comply -either with the requirements of paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 or -obtain permission for the use of the work and the Project Gutenberg-tm -trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or 1.E.9. - -1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted -with the permission of the copyright holder, your use and distribution -must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any -additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms -will be linked to the Project Gutenberg-tm License for all works -posted with the permission of the copyright holder found at the -beginning of this work. - -1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm -License terms from this work, or any files containing a part of this -work or any other work associated with Project Gutenberg-tm. - -1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this -electronic work, or any part of this electronic work, without -prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with -active links or immediate access to the full terms of the Project -Gutenberg-tm License. - -1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary, -compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including -any word processing or hypertext form. However, if you provide access -to or distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format -other than "Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official -version posted on the official Project Gutenberg-tm website -(www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or expense -to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a means -of obtaining a copy upon request, of the work in its original "Plain -Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include the -full Project Gutenberg-tm License as specified in paragraph 1.E.1. - -1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying, -performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works -unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9. - -1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing -access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works -provided that: - -* You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from - the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method - you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed - to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he has - agreed to donate royalties under this paragraph to the Project - Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid - within 60 days following each date on which you prepare (or are - legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty - payments should be clearly marked as such and sent to the Project - Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in - Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg - Literary Archive Foundation." - -* You provide a full refund of any money paid by a user who notifies - you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he - does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm - License. You must require such a user to return or destroy all - copies of the works possessed in a physical medium and discontinue - all use of and all access to other copies of Project Gutenberg-tm - works. - -* You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of - any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the - electronic work is discovered and reported to you within 90 days of - receipt of the work. - -* You comply with all other terms of this agreement for free - distribution of Project Gutenberg-tm works. - -1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project -Gutenberg-tm electronic work or group of works on different terms than -are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing -from the Project Gutenberg Literary Archive Foundation, the manager of -the Project Gutenberg-tm trademark. Contact the Foundation as set -forth in Section 3 below. - -1.F. - -1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable -effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread -works not protected by U.S. copyright law in creating the Project -Gutenberg-tm collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm -electronic works, and the medium on which they may be stored, may -contain "Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate -or corrupt data, transcription errors, a copyright or other -intellectual property infringement, a defective or damaged disk or -other medium, a computer virus, or computer codes that damage or -cannot be read by your equipment. - -1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right -of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project -Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project -Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all -liability to you for damages, costs and expenses, including legal -fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT -LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE -PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE -TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE -LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR -INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH -DAMAGE. - -1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a -defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can -receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a -written explanation to the person you received the work from. If you -received the work on a physical medium, you must return the medium -with your written explanation. The person or entity that provided you -with the defective work may elect to provide a replacement copy in -lieu of a refund. If you received the work electronically, the person -or entity providing it to you may choose to give you a second -opportunity to receive the work electronically in lieu of a refund. If -the second copy is also defective, you may demand a refund in writing -without further opportunities to fix the problem. - -1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth -in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO -OTHER WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT -LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE. - -1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied -warranties or the exclusion or limitation of certain types of -damages. If any disclaimer or limitation set forth in this agreement -violates the law of the state applicable to this agreement, the -agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or -limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or -unenforceability of any provision of this agreement shall not void the -remaining provisions. - -1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the -trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone -providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in -accordance with this agreement, and any volunteers associated with the -production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm -electronic works, harmless from all liability, costs and expenses, -including legal fees, that arise directly or indirectly from any of -the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this -or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or -additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any -Defect you cause. - -Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm - -Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's -goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg-tm and future -generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see -Sections 3 and 4 and the Foundation information page at -www.gutenberg.org - -Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's business office is located at 809 North 1500 West, -Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up -to date contact information can be found at the Foundation's website -and official page at www.gutenberg.org/contact - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without -widespread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine-readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. We do not solicit donations in locations -where we have not received written confirmation of compliance. To SEND -DONATIONS or determine the status of compliance for any particular -state visit www.gutenberg.org/donate - -While we cannot and do not solicit contributions from states where we -have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition -against accepting unsolicited donations from donors in such states who -approach us with offers to donate. - -International donations are gratefully accepted, but we cannot make -any statements concerning tax treatment of donations received from -outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. - -Please check the Project Gutenberg web pages for current donation -methods and addresses. Donations are accepted in a number of other -ways including checks, online payments and credit card donations. To -donate, please visit: www.gutenberg.org/donate - -Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works - -Professor Michael S. Hart was the originator of the Project -Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of -volunteer support. - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. - -Most people start at our website which has the main PG search -facility: www.gutenberg.org - -This website includes information about Project Gutenberg-tm, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. diff --git a/old/64899-0.zip b/old/64899-0.zip Binary files differdeleted file mode 100644 index b1bc5c2..0000000 --- a/old/64899-0.zip +++ /dev/null diff --git a/old/64899-h.zip b/old/64899-h.zip Binary files differdeleted file mode 100644 index 79b7578..0000000 --- a/old/64899-h.zip +++ /dev/null diff --git a/old/64899-h/64899-h.htm b/old/64899-h/64899-h.htm deleted file mode 100644 index 0a4fd4f..0000000 --- a/old/64899-h/64899-h.htm +++ /dev/null @@ -1,12628 +0,0 @@ -<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.1//EN" -"http://www.w3.org/TR/xhtml11/DTD/xhtml11.dtd"> - -<html xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml" xml:lang="it"> -<head> - <meta http-equiv="content-type" content="text/html; charset=utf-8" /> - <title> - La donna e i suoi rapporti sociali, di Anna Maria Mozzoni - </title> - <link rel="coverpage" href="images/cover.jpg" /> - <style type="text/css"> -body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} - -p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} -.block-r {margin: 1em 5% 2em 45%; font-size: 95%;} -p.indr {text-align: right; margin-right: 5%;} -p.indr2 {text-align: right; margin-right: 15%;} -.break-before {page-break-before: always;} -.center {text-align: center; text-indent: 0;} -.title {text-align: center; font-size: 110%; margin-top: 3em; margin-bottom: 1em;} -.x-ebookmaker .title {margin-top: 1em;} - -div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} -div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} -div.titlepage p {text-align: inherit;} -div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;} -div.verso p {text-align: inherit;} -div.somm {page-break-before: always; padding-top: 3em;} -div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} -div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} - -h1,h2 {text-align: center; font-style: normal; -font-weight: normal; line-height: 1.5;} -h1 {font-size: 150%;} -h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} - -hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} -hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;} -hr.tbs {width: 20%; margin: 1.5em 40%; visibility: hidden;} -hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} -.x-ebookmaker hr.silver {display: none;} - -a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em; white-space: nowrap;} -div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;} -.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;} -div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;} -div.footnote>:first-child {margin-top: 1em;} -div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;} - -.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} - -.pad4 {margin-top: 4em;} -.pad2 {margin-top: 2em;} -.pad1 {margin-top: 1em;} - -.ast {text-align: center; font-size: 120%; margin: 1em auto;} - -.x-small {font-size: 70%;} -.small {font-size: 85%;} -.large {font-size: 115%;} -.x-large {font-size: 130%;} -.main-t {font-size: 200%;} -.smcap {font-variant: small-caps;} -.lowercase {text-transform: lowercase;} -.upright {font-style: normal;} - -table {margin: auto; border-collapse: collapse;} -.indice {width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em;} -.indice td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em;} -.indice td.pag {text-align: right; vertical-align: bottom;} -.errata {max-width: 90%; line-height: 1em; margin-top: 1.5em;} -.errata td {vertical-align: top; padding-left: 1em; white-space: nowrap;} -.errata td.cen {text-align: center;} -.errata td.num {text-align: right;} - -.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; - margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} -.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} -.tnote p {padding: 0 1em;} -.covernote {visibility: hidden; display: none;} -.x-ebookmaker .covernote {visibility: visible; display: block;} - -.poem {text-align: left; font-size: 95%; margin: 1em 10%;} -.inl {display: inline-block;} -.stanza {margin: 1em auto;} -.poem p.i01 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;} -.poem p.i02 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -2em;} -.poem p.i06 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 2em;} -.poem p.i07 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 3em;} -.poem-container {text-align: right;} - - </style> - </head> -<body> - -<div style='text-align:center; font-size:1.2em; font-weight:bold'>The Project Gutenberg eBook of La donna e i suoi rapporti sociali, by Anna Maria Mozzoni</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and -most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions -whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms -of the Project Gutenberg License included with this eBook or online -at <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>. If you -are not located in the United States, you will have to check the laws of the -country where you are located before using this eBook. -</div> - -<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Title: La donna e i suoi rapporti sociali</div> - -<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Author: Anna Maria Mozzoni</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'>Release Date: March 21, 2021 [eBook #64899]</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'>Language: Italian</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'>Character set encoding: UTF-8</div> - -<div style='display:block; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images made available by The Internet Archive)</div> - -<div style='margin-top:2em; margin-bottom:4em'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA DONNA E I SUOI RAPPORTI SOCIALI ***</div> - -<div class="booktitle"> -<h1> -LA DONNA E<br /> -I SUOI RAPPORTI SOCIALI -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="main-t"> -LA DONNA<br /> -<span class="x-small">E</span><br /> -<span class="small">I SUOI RAPPORTI SOCIALI</span> -</p> - -<p class="pad2"> -DI -</p> - -<p class="pad1 x-large"> -A. MARIA MOZZONI -</p> - -<p class="pad1"> -IN OCCASIONE DELLA REVISIONE<br /> -<span class="small">DEL CODICE CIVILE ITALIANO</span> -</p> - -<p class="pad2 x-small"> -PROPRIETÀ DELL'AUTRICE -</p> - -<p class="pad4"> -MILANO, SETTEMBRE MDCCCLXIV -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -<i>L'Autrice, avendo adempiuto alle vigenti prescrizioni, intende -godere dei diritti di proprietà letteraria sanciti dalle leggi del -regno d'Italia, non solamente nell'interno, ma anche a norma -dei trattati internazionali.</i> -</p> - -<p> -Tip. Sociale, diretta da G. Ferrari -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<h2 id="madre">A mia Madre</h2> -</div> - -<p> -Mentre i miei deboli sforzi dirigo all'utile -della femminil gioventù e, tracciando alla donna i -suoi doveri, e rivendicando i suoi diritti, tento sollevarla -all'altezza della missione, alla quale Dio e -la natura la sortivano adornandola d'intelligenza e -di sentimento, io non posso porre in migliore accordo -coll'argomento la mia mente ed il mio cuore -che a Te consacrando questa mia fatica. -</p> - -<p> -A Te, che al venerando e santo carattere materno -sì degnamente rendi l'onore, che ne ricevi; -<span class="pagenum" id="Page_iv">[iv]</span> -a Te, che il comun pregiudizio non dividesti che -alla donna interdice il libero pensiero; a Te, che -vita mi desti, latte ed insegnamento, questa mia -dedica è tutt'insieme debito ed omaggio. -</p> - -<p> -Da tutt'altri implorerei indulgenza e generosa -venia alle molte imperfezioni del mio lavoro; -ma del cuor di madre è colpa dubitare, non altrimenti -che della divina illimitata bontà; laonde -aspetto nel Tuo aggradimento l'ampia mercede -al mio buon volere. -</p> - -<p class="indr"> -<i>L'affezionatissimma tua Figlia</i> -</p> - -<p class="indr2"> -<i>A. MARIA.</i> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_v">[v]</span> -</p> - -<h2 id="giovani">Alle Giovani Donne</h2> -</div> - -<p> -<i>La revisione del Codice Civile italiano per opera -del Parlamento nazionale mi poneva fra le mani -un argomento — La donna, per vieto costume -esclusa dai consigli delle nazioni, ha sempre subito -la legge senza concorrere a farla, ha sempre -colla sua proprietà e col suo lavoro contribuito -alla pubblica bisogna, e sempre senza compenso.</i> -</p> - -<p> -<i>Per lei le imposte, ma non per lei l'istruzione; -per lei i sacrificii, ma non per lei gl'impieghi; -per lei la severa virtù, ma non per lei gli onori; -per lei la concorrenza alle spese nella famiglia, -ma non per lei neppur il possesso di sè medesima; -per lei la capacità che la fa punire, ma non per -lei la capacità che la fa indipendente; forte abbastanza -per essere oppressa sotto un cumulo di -penosi doveri, abbastanza debole per non poter -reggersi da sè stessa.</i> -</p> - -<p> -<i>Ora, se la donna è impossibilitata dalle vigenti -istituzioni a rivendicare il suo diritto in quel -parlamento che, in qualità di rappresentanza nazionale, -tutta dovrebbe rappresentar la nazione -ne' suoi indispensabili e reali elementi, essa tenta -almeno di farlo per quella via che non le può -<span class="pagenum" id="Page_vi">[vi]</span> -essere preclusa, per quella cioè della stampa; e -possa la sua voce, che chiede <span class="upright">uguaglianza vera -di tutti i cittadini innanzi alla legge</span>, esser raccolta -colà dove il solenne mandato della nazione -impone ogni equità e ogni giustizia.</i> -</p> - -<p> -<i>Strappare all'oscurantismo uno de' suoi più -poderosi elementi, generalizzare l'istruzione donde -un potente incremento alle libere istituzioni, creare -un nuovo impulso alle scienze ed alle arti, duplicare -le forze della nazione duplicando il numero -de' suoi cittadini e raccogliendo tutti gl'interessi -nel raggiungimento di un unico scopo, crearsi -fama di illuminato e generoso sopra ogni popolo -civile, ecco i vantaggi che debbono naturalmente -scaturire dalla redenzione della donna nella nostra -Italia.</i> -</p> - -<p> -<i>Se non che prevedo l'obiezione, che mi può esser -fatta anche da qualche amico generoso della redenzione -femminile; che cioè in mano all'ignorante ed -al pregiudicato potrebbe assai facilmente servire il -diritto ad uccidere il diritto; che pur troppo al -dì che corre, subendo la donna le antiche influenze, -e nè potendo d'un tratto diradarsi dinnanzi -gli occhi la fitta tenebrìa di sessanta secoli, essa -finirebbe o per non comprendere il suo diritto e -trascurarlo o, che peggio è, per mal applicarlo, -non altrimenti che un coltello, utilissimo arnese -in mano al savio ed all'adulto, si fa pericoloso -e funesto fra mani al bambino od al mentecatto.</i> -</p> - -<p> -<i>Nulla di più vero, e di più giusto in verità, -che siffatto timore; laonde ciò considerando risolsi -di rivolgere a voi, giovani donne, il mio libro, -e parlare a voi dei vostri doveri prima, poscia -dei vostri diritti, nè passerò a parlar di questi, -se non quando mi lusingherò di avervi a sufficienza -provato che il diritto sul dovere si fonda, -non altro quello essendo che lo strumento col -quale questo si compie.</i> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span> -</p> - -<p> -<i>Ognun vede e sa, che potente ed efficace si è -destato il bisogno d'istruzione nella donna in questo -quinquennio di libera vita. Ognun vide l'entusiasmo -che la donna italiana portò nel patrio -risorgimento, la devozione sua agli interessi nazionali, -i sacrificii che lieta compì sull'altare dei -patrii bisogni.</i> -</p> - -<p> -<i>Se ciò tutto non rivela massima intelligenza -della pubblica cosa; se l'avere scossa l'inconscia -pace dell'ignoranza; se il suo caldo parteggiare -per cose, per individui o per principii, non prova -ampiamente in lei sazietà della vieta apatia, e -bisogno supremo di nuova vita, di più libera atmosfera -e di più ampio orizzonte; se ciò non è, -dico, allora noi assistiamo ad un fenomeno che -non ha ragione d'essere, epperò non possibile -soluzione.</i> -</p> - -<p> -<i>Negare alla donna una completa riforma nella -sua educazione, negarle più ampii confini alla -istruzione, negarle un lavoro, negarle una esistenza -nella città, una vita nella nazione, una -importanza nella opinione non è ormai più cosa -possibile; e gli interessi ostili al suo risorgimento -potranno bensì ritardarlo con una lotta ingenerosa, -ma non mai impedirlo.</i> -</p> - -<p> -<i>Ma ogni ragione e l'esperienza di tutti i secoli -prova che l'iniziativa d'ogni redenzione incombe -all'oppresso medesimo; epperò è duopo, studii la -donna il suo terreno, e sciolgasi prima ad un tratto -da ogni influenza che tenti piegarla e formarla -ad interessi non suoi; ed ecco ragion per cui io -tento riscattarla dai vieti principii d'una morale -relativa per sostituirvi una morale assoluta, che -non già sè stessa, ma le sole forme sue modifica -in faccia ai rapporti.</i> -</p> - -<p> -<i>E tanto più credo doversi la donna formare -ai severi principii dell'etica, in quanto che, per la -natura delle nostre istituzioni, ella è costretta sottoscrivere -<span class="pagenum" id="Page_viii">[viii]</span> -a tutte le dottrine, leggi ed opinioni che -vengano dall'uomo esposte, promulgate o diffuse, le -siano, o no, utili e giovevoli; laonde a riscattarla -da siffatta servitù dello spirito, nulla vidi di meglio -a farsi, che convincerla della sua morale potenza, -dell'altissimo fine cui è missionata, dei doveri -e dei diritti che le creano d'intorno i molteplici -rapporti.</i> -</p> - -<p> -<i>Se non che, nello imprendere questo lavoro, -nel caricar le spalle di questo arduo incarico, sentomi -travagliare da mortal peritanza; e come queste -incertezze valermi possono compatimento ed -indulgenza appo le gentili creature a cui la mia -fatica è consacrata, voglio tutte porle in luce e -vantaggiare così la posizione mia nei cuori vostri, -o leggitrici, mostrandovi le difficoltà incontrate -nel cammino che, in vista d'un possibile -utile vostro, mi son incuorata a percorrere.</i> -</p> - -<p> -<i>Le leggi della morale scritte nei cuori nostri, e -dalla ragione ogni dì più potentemente affermate e -convalidate, stanno. E stanno indeclinabili, eterne, -inconcusse in onta agli interessi, malgrado la debolezza, -a dispetto delle passioni; e verso quelle -s'indirizza ogni filosofia, che si proponga l'uomo -e l'umanità guidare alla possibile perfettibilità. E -della morale scrissero con ogni tema e con ogni -forma migliaia di scrittori, e le sue leggi svolsero -in ogni modo, ora con piana e facile allocuzione -per l'età adolescente, ora con sublime potenza di -raziocinio, e vastità di concetto, furono fatte argomento -alle profonde investigazioni della filosofia.</i> -</p> - -<p> -<i>Mi si apriva adunque dinanzi un terreno ben -battuto ed investigato da fini osservatori, e da -valentissime penne trattato; e certo fatica molta -non valeva di lavorare per aggiungere il peggio -al meglio; e quand'anco non una misera intelligenza -siccome la mia, ma un altissimo intelletto -si fosse l'impegno assunto di percorrere di nuovo -<span class="pagenum" id="Page_ix">[ix]</span> -quella via, sarebbe pur sempre stato a mio credere -superfluo lo ripetere ciò, che già in mille -guise fu detto, lo illustrare ciò, che è già sì ricco -d'illustrazione, e discutere di ciò, che tutte le opinioni -già trova unanimi e concordi.</i> -</p> - -<p> -<i>D'altronde l'occhio a voi rivolgendo, lettrici mie, -trovavo quantità di scrittori, che a voi consacrarono -le penne ed i temi, e voi fecero argomento -e le vostre doti, e la potenza vostra, e perfino le -vostre fralezze, a lavori d'ogni genere, d'ogni -forma, d'ogni portata; così che sarebbe impossibile -darvi encomii più lusinghieri, e biasimi più -indiscreti, nè mostrar di voi maggiore stima, nè -di peggior dispregio caricarvi; e neppure alcun -chè di nuovo insegnarvi; poi che da oratori d'ogni -colore e pensamento vi si diresse la parola e -l'insegnamento.</i> -</p> - -<p> -<i>E chi vi volle educate a passività assoluta e -v'insegnò dover essere voi siccome cencio pieghevole, -oggetto da strappazzo nelle mani di chi -poteva e sapeva imporvi ogni sua voglia; e chi -cinte di ferro il seno, e il volto ascoso dalla robusta -celata d!un elmetto, vi cantò valorose nella -lotta ed intrepide nel periglio; e chi, raccolte in -lungo e fitto velo, inaccessibili a sguardo mortale, -vi collocò fra il vestibolo e l'altare e, fra i vaporosi -labirinti del misticismo, la perfezione vi additò -nell'oblio di tutto e di tutti; e chi, dalla potenza -dei vostri vezzi soggiogato, proclamò essere -il fine della vostra mortale carriera la terra adornare -e rallegrare col raggio della vostra bellezza, -e la soavità del vostro sorriso, ed educate perciò -vi vorrebbe a far somma stima di quella e ad -avervi facile questo.</i> -</p> - -<p> -<i>Ora, dove insuperabile difficoltà credeami incontrare -fu là appunto dove m'ebbi lo intelletto -illuminato ed addirizzato. Il cuor si solleva involontario -alla vista del sommo egoismo, che la maggior -<span class="pagenum" id="Page_x">[x]</span> -parte informa di quei volumi, e l'ingiusta -giudizio, che ovunque pesa sulla donna che, biasimata -od encomiata, è insultata sempre, dacché -come essere relativo è ovunque considerata, e non -mai siccome portante in sè stessa lo intrinseco -valore dall'intelligenza e dal sentimento costituito, -indipendentemente dal sembrar dessa, o no, amabile -e bella, dall'essere ella, o non essere, oggetto -di delirii o d'entusiasmi.</i> -</p> - -<p> -<i>Meditando meco stessa su cotal pregiudizio, attesi -anzi tutto ad imporre silenzio alle passioni -e ad esaminare freddamente, se per avventura, -abbenchè falso, potesse alla donna tornar utile -cotale opinione, e se da senno, dal curvar ella -docile il collo al giogo di codesti esorbitanti giudizii, -ne uscirebbe dessa più svilluppata d'intelletto, -più solidamente informata a virtù, più potente -nella sua influenza. Che se cotali conseguenze -veduto avessi scaturire da quelle sconsolanti premesse, -piegato avrei il capo riverente sotto la legge -sovrana, che ci comanda il bene ad ogni costo.</i> -</p> - -<p> -<i>Ma tale non fu lo risultato delle mie disquisizioni, -e spontaneo sorse il desiderio di combattere -quei sistemi e di collocare la donna, non più nel -posto assegnatole dagli interessi e dalle passioni -altrui, ma sibbene in quello dovuto, secondo giustizia, -all'importanza dei mezzi di cui dispone, e -della missione di cui natura e provvidenza l'hanno -incaricata.</i> -</p> - -<p> -<i>Ma aborrendo per natura dalla polemica pura -che le passioni solleva e poco giova all'argomento; -convinta che, più col fatto che colla parola si -trionfa dei secolari pregiudizii se, come questo, -basati su numerosi e forti interessi; desiderosa -prima, e sovra tutto, d'esservi utile, persuasa che -il conquisto del bene esige sforzo e violenza, ammaestrata -dalla storia, che diritto ed importanza -mai non si concedono gratuitamente, ma fa d'uopo -<span class="pagenum" id="Page_xi">[xi]</span> -conquistarseli; io mi rivolsi a voi, onde incoraggiarvi -a tentare l'impresa; onde esortarvi a chiarire -coi fatti quanto s'ingannino coloro, che bassamente -di voi pensarono, che vi credettero incapaci -di applicare lo innato ingegno a studii utili e severi, -che crearono per voi una morale relativa, la quale -vi pieghi ad interessi speciali, che non altro sembrano -vedere in voi d'amabile se non ciò che non è -vostro ma dono gratuito della natura, che di niuna -influenza vi credono potenti oltre quella che sui -ciechi istinti si fonda; dottrine queste che non è -duopo mostrarvi come al nulla vi riducano quando, -per fatto di natura matrigna, o d'età, o di circostanze, -cessate d'essere oggetto di passione e di -simpatia.</i> -</p> - -<p> -<i>E tanto basti per chiarirvi il punto mio di -partenza — Il mio lavoro, siccome diretto all'utile -vostro materiale e morale, e tendendo ad affermare -il vostro individualismo, era d'uopo cominciasse -per mostrarvi quali siete e non attraverso -alte lenti della opinione.</i> -</p> - -<p> -<i>Dalle leggi eterne della morale all'infuori non -v'ha arbitrato che pesi sulle umane azioni, il quale -non sia continuamente modificato da circostanze -di luogo, di tempo, di condizione e di persona, e -capovolto affatto talora dai progressi della civiltà -e dell'intelligenza. Un secolo fa, l'immortale Molière, -colle sue <span class="upright">Preziose Ridicole,</span> faceva argomento -al sarcasmo la dottrina femminile; ed il pubblico -francese applaudiva freneticamente all'autore, all'opera, -all'argomento; in oggi l'istruzione femminile -ha avvanzato. Sovente la donna dirige al -pubblico la parola, ed è volentieri sentita e spesso -lodata — Ecco l'opinione.</i> -</p> - -<p> -<i>È evidente che talune dovettero per prime affrontarla, -ma siccome desse non gettavano il guanto -che al pregiudizio, questo dovette pur far posto -alla ragione.</i> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_xii">[xii]</span> -</p> - -<p> -<i>Negli scorsi secoli, in cui i più rinomati cavalieri -spregiavano le lettere siccome studii imbelli -e plebei<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> e si recavano a sommo vanto la incapacità -di scrivere il nome proprio, una donna -qualunque, del nostro secolo, sarebbe apparsa un -mostro d'erudizione; e mentre agli uomini di quei -tempi sarebbe stata intollerabile, per troppa dottrina, -una donna ignorante de' tempi nostri, gli uomini -attuali non son certo, per quel che mi sembri, -molto incomodati bench'ella sappia qualche cosa -di più.</i> -</p> - -<p> -<i>Dalle modificazioni che subisce la opinione pubblica, -siccome in questa in tutte cose, ne inferisco -necessità di avviare la donna a criterii men relativi, -onde dall'oggi al domani ella non si trovi -incompatibile colle nuove forme, che la civiltà impone -alla morale.</i> -</p> - -<p> -<i>E dico <span class="upright">forme</span>, poiché se Gallo Sulpizio, ai tempi -della romana repubblica, potè dividersi dalla sposa -perchè comparsa in pubblico senza velo, il chè -sembrò allora un insulto alla verecondia, questo -fatto, nè poco tempo dopo sembrò tale in Roma -stessa, nè sembrerebbe oggi alla pubblica coscienza; -e se Egnazio Mecennio uccise sua moglie -sull'istante per averla vista ber vino (contravvenendo -alla legge di Romolo che lo vietava alla -donna), eppure nè i giudici né la opinione non -gli fecero di simile esorbitanza nessun delitto, sarebbe -in oggi una bizzarra eccentricità chi pretendesse -sconvenire alla donna l'uso del vino; -come rimarrà a perpetuità immorale e deplorevole -spettacolo sì nell'uomo che nella donna la -<span class="pagenum" id="Page_xiii">[xiii]</span> -ebbrezza, che però in altri tempi fu alzata al -grado di sacro rito e si procurò ad onorare la -divinità (testimonio le romane Baccanti e le greche -Menadi) e non la pagana solo, ma la cristiana -altresì.</i> -</p> - -<p> -<i>Informata la donna agli assiomi della morale, -ed avvezza a scernere con sicurezza fra il bene -ed il male, fra la forma e l'ente, fra i consigli -sussurratigli all'orecchio dagli interessi e dalle -passioni, ed i precetti intransigibili del dovere, fra -le più o meno logiche esigenze dell'opinione, e l'incrollabile -coscienza dei principii, ella non sarà -più facile pesca all'amo delle seduzioni, che amano -nell'attuale civiltà (che ha bandito la brutale violenza) -porsi in aguato dietro speciose dottrine, ed -avvilupparsi fra i facili argomenti d'una relativa -e compiacente morale.</i> -</p> - -<p> -<i>Ed ecco in qual modo, sollevando la donna dall'opinione, -intendo avviarla alla morale.</i> -</p> - -<p> -<i>La religione fu sempre e dovunque potentissimo -mezzo a dominare la donna, e sta bene; ma -io vorrei che questo sentimento, ch'è in lei tanto -sentito e dominante, non in mano altrui fosse, -ma in sua mano; non diretto a farla schiava -perpetua dell'altrui avviso, epperò dell'interesse -altrui talora cieco strumento, ma sollievo le fosse -e guida attraverso i delirii dell'umana mente e -gli errori d'una peranco non adulta filosofia.</i> -</p> - -<p> -<i>Gli è in vista di ciò che, partendo io dalla semplice -ragione religiosa ad appagamento dello intelletto -(dacché voi a qualunque culto apparteniate -siete in possesso delle religiose dottrine), più che -della teoria, della pratica applicazione mi sollecito -di questo nobilissimo fra i sentimenti dell'anima -umana. Laonde non sopìto e latente vorrei rimanesse -in voi, oppure sterilmente espresso con atti -esterni convenzionali che, per quanto moltiplicantisi, -poco costano all'uomo, e meno onorano Iddio, -<span class="pagenum" id="Page_xiv">[xiv]</span> -siccome quelli che il loro pregio in sè stessi non -recano, ma portarvi debbano alla virtù, all'amore -universale, all'operosità.</i> -</p> - -<p> -<i>Considerando quindi la donna nella famiglia, e -vedendovela ricca e forte di una potenza, che ha la -sua segreta ragione nei cuori stessi di quelli che -la circondano, eppure vedendo questa stessa potenza -rinnegata dalle istituzioni, paralizzata dagli -interessi, soffocata dallo abuso del muscolo, e dalla -donna stessa sconosciuta e deprezzata per l'inscienza -deplorevole del proprio valore, mi sorge -spontaneo il voto, ch'ella si desti finalmente al sentimento -dei propri mezzi, ed alla loro doverosa e -lata applicazione. — Madre, vede passarsi fra le -mani tutte le generazioni, sulle quali tutte ella -possiede lo irrepugnabile vantaggio della prima -educazione. Incalcolabili sono le conseguenze di -questo fatto! l'uomo non giunge che assai difficilmente -a sbarazzarsi dalle impressioni della -prima infanzia. In quella età non sono già idee -che si accatastano sopra idee, ma sensazioni che -si aggiungono a sensazioni, cosichè le prime nozioni -della vita possono chiamarsi vere <span class="upright">incisioni</span>, -mentre i numerosi concetti, che attraversano la -mente adulta, non sono che <span class="upright">panorami</span>. Da ciò -ne deriva che, quando la donna sarà sorta alla -coscienza di sè, e saprà e vorrà applicare lo immensurabile -potere del materno ascendente, e l'arte -avrà appresa dello educare, le generazioni saranno -quali essa le vorrà.</i> -</p> - -<p> -<i>Nè meno potente è la donna sposa, quando le -nuziali tede accese vengano dallo amore, massima -potenza che abolisce e sopprime di fatto tutte le -tirannidi escogitate dagli interessi, appoggiate dalle -leggi, applicate dalla forza, e sottoscritte dalla debolezza, -delle quali fu ed è dovunque e sempre, -dal più al meno vittima la donna moglie. Non è -che sotto la influenza dello amore, che risorgono -<span class="pagenum" id="Page_xv">[xv]</span> -i diritti della natura, e l'eguaglianza è ristabilita -fra due esseri ambo d'intelligenza dotati e di sentimento, -l'uno all'altro necessarii, l'un l'altro -attraentisi. Epperò ogni interesse della donna, -vuole, che fin quando i coniugali nodi retti non -siano da più equi patti che quelli non sono dalle -istituzioni nostre prescritti, ella non accetti che l'amore -a mediatore del fatale contratto, senza di -che, legata a perpetua servitù, sarà astretta a maledire -ogni giorno le importabili catene. Che se l'amore -avuto avrà pronubo al nodo, oh allora! non -abbisogna di nessuna dottrina, di niun insegnamento. -Egli solo ammaestra, egli rivela, egli compisce. -Egli dona lo intuito dei secreti dell'altro, -egli indovina ciò che sarà gradito, egli affronta -il dolore, non paventa il sagrificio, non conosce -querela, non ama il garrito, detesta la tirannia, -e come fuoco sacro, che di continuo lavoro si nutre, -abborre la inedia, ed all'utile, al meglio, alla -felicità dell'oggetto suo, assiduamente si impiega.</i> -</p> - -<p> -<i>Ottenuto il frutto dell'amore, tutta la morale -vitalità della donna si riversi su quello, seguendo -i procedimenti della natura, che quel mezzo a cotal -fine preponeva.</i> -</p> - -<p> -<i>Questo è il suo maggior campo d'azione, è questa -la grave ed ardua missione sventuratamente -finora sì sovente incompiuta, perchè argomento di -serie meditazioni, d'assidue cure, d'eroiche abnegazioni, -cose tutte però che, per quanto difficili, non -sono altrimenti superiori alla sua potenza; tanto -più s'ella voglia persuadersi, essere lo suo intelletto -capace di molti lumi siccome il suo cuore sede di -molto affetto.</i> -</p> - -<p> -<i>E mi giunge opportuno lo dimostrare, come il -solo istinto materno, se per avventura sia sufficiente -provvidenza alle fisiche esigenze dell'uomo -animale, certo è impotente a creare ed informare -l'uomo morale, ed abbisognar perciò la madre -<span class="pagenum" id="Page_xvi">[xvi]</span> -di coltura e sapere a ben fare la prima educazione.</i> -</p> - -<p> -<i>Ed eccomi perciò a considerar la donna in faccia -alla scienza; a provarle come i fatti la dimostrano -atta a coltivarla, di quanto essa aumenti -il suo morale valore, di qual felice emulazione la -femminile coltura faccia punto il viril sesso con -sempre maggiore incremento di civiltà; di quanta -maggiore autorità si circondi il carattere materno, -se allo affetto, che ispira, aggiunga riverenza e stima -del solido intelletto; di quanta maggiore efficacia -sulla prole siano ammaestramenti che, non di tradizionale -meccanismo, ma di profonda sapienza si -recano la impronta.</i> -</p> - -<p> -<i>Ma la donna, costituita qual'è di vivace intelligenza -e d'indole diffusiva, non ha esaurita nella -cerchia angusta delle domestiche pareti la sua morale -vitalità; epperò là non finiscono i suoi doveri.</i> -</p> - -<p> -<i>Ovunque, con altrui vantaggio e proprio, applicare -può le sue nobili facoltà l'essere morale, là -egli trova tracciato un dovere. La inerzia dello -spirito non è ammissibile; e sarà sempre sventura -forzata, se volontaria, delitto.</i> -</p> - -<p> -<i>Epperò eccomi ad indagare quale lavoro alla -donna incomba in faccia alla società ad esserle -utile elemento, e ad affermare in faccia a quella -la sua importanza colla potenza del suo intervento, -nello edificio civilizzatore elaborato dai collettivi -conati delle masse unitarie.</i> -</p> - -<p> -<i>Aborrente da tutti gli estremi, ma imbevuta -delle idee del mio secolo, che considerando nella -donna la potente individualità, deve ad essere conseguente -educarla ad occupare un posto più dignitoso -che quello non sia da lei occupato fino ad -oggi; credente fermamente che l'educazione e coltura -della donna sia problema vitale per lei e per -tutta quanta l'umanità; convinta che la donna, risollevata -alla coscienza della sua nobilissima natura -<span class="pagenum" id="Page_xvii">[xvii]</span> -e dandosi pena di frugarsi in fondo al cuore, -deve scoprirvi dei tesori d'amore, di persuasiva, -di commiserazione, tutta una vita morale insomma -non avvertita ancora, ed inesplorata; persuasa intimamente -essere dover suo destarsi alla voce dell'umanità -che la chiama, siccome potentissimo elemento, -ad impiegarsi nel suo fatale lavoro, io mi -rivolgo alla femminil gioventù e le predico incessantemente; -no, non ti è lecito trascorrere oziando -la vita alle feste, ai passeggi, in mezzo a mille -bagatelle indegne di sciupar le ore d'un'anima intelligente, -mentre tanto lavoro ferve intorno a te; -no, non ti è lecito aggirarti smaniosa in cerca del -riso e della gioia ad ogni costo, mentre la martoriata -umanità si travaglia in un'angoscia intestina, -e lagrime e sangue versa da mille pupille -e da mille ferite, per l'egoismo dei pochi e l'ignoranza -dei molti; no, non ti è lecito trarti in disparte, -oziosa spettatrice degli affannosi conati dell'umanità -verso il bene; che se il tuo dovere non -senti, allora sentir dovrai le ineluttabili conseguenze -del non averlo compiuto. Indarno cercherai la stima -e l'affermazione della tua personalità, indarno tenterai -rivendicare il naturale diritto e scuotere il -giogo che ti grava ingeneroso il debole collo; tu -stessa avrai affermata la tua impotenza morale, la -intellettiva fragilità, la pusillanime natura, epperò -la necessaria tutela, e la eterna servitù.</i> -</p> - -<p> -<i>Oh si desti la donna al sentimento della propria -missione, alla fede degli umani destini! dopo sessanta -secoli di assenza morale, ella può tuttavia -giungere in momento assai opportuno.</i> -</p> - -<p> -<i>L'uomo ha quasi esaurito ogni sua risorsa. Egli -ha fatto guerre, ha riportato vittorie, ha celebrato -alla conquista ed abbruciò incensi alla gloria grondante -sangue: ma poi s'avvide ch'egli era infelice; -allora s'immerse nella meditazione, creò dei sistemi, -li formolò, li applicò, indi li rifece, li corresse, e -<span class="pagenum" id="Page_xviii">[xviii]</span> -li tornò a fare; ma poi s'avvide che era infelice. -Sorse il Cristo e gli sussurrò all'orecchio la segreta -parola ch'era la soluzione del suo problema; -ma egli non la comprese, laonde da cattiva interpretazione -ne trasse pessima applicazione e s'avvide, -ch'egli era ancora infelice. Allora egli escogitò -una dottrina, che i tempi mostravano di facile -applicazione, e quasi gli parve d'aver afferrato -l'ultima parola della sua tesi; ella consisteva nel -far felici i pochi di lumi, di potenza e dovizia, -ed alle masse guarentire il benessere coll'inconscia -ignoranza, siccome il gregge tripudia e saltella sul -prato, insciente delle cesoie del tosatore e del coltello -del beccaio; ma ben presto s'avvide, ch'egli -era ancora infelice. E tornando sul cammino già -fatto, egli ritrovò quella secreta parola sussurratagli -all'orecchio dal Cristo, la raccolse, la meditò -e la comprese; ma ecco la guerra degli interessi, -i lamenti dello egoismo epulonico, i garriti del -gaudente, la grave resistenza della massiccia ignoranza, -tutti d'accordo a barricare lo generoso cammino -del bene, il bel sentiero che alla sociale felicità -conduce.</i> -</p> - -<p> -<i>Si ha d'uopo del disinteresse, ci abbisogna -dell'amore, dell'amore quasi infinito dell'umanità, -ci occorre abnegazione e violenza, commiserazione -e sacrificio; avanti dunque, avanti la donna! -Ecco il suo giorno ed il suo lavoro. Vile, inutile, -ed eternamente serva quella che si ritira!</i> -</p> - -<p> -<i>La povertà, il dolore e l'ignoranza, ecco i tre -pupilli che reclamano la sua tutela e la sua provvidenza. -Non è ella cosa, che la donna ha già seco -stessa convenuta, ch'ella deve trovarsi dovunque si -soffre e si piange? La gioia corrompe, il dolore -migliora; meschina ed illusa colei che fugge dal -pianto per incontrare il riso, il riso cinico, il riso -ad ogni costo; ella sconfessa la sua soave natura, -ella rinuncia alla sua santa missione, ella perde -<span class="pagenum" id="Page_xix">[xix]</span> -ogni diritto all'amor dei mortali. Che farà di lei -lo addolorato s'ella lo fugge? che ne farà il felice -se già è felice senza di lei?</i> -</p> - -<p> -<i>Il sacro suolo della patria reclama pur egli il -suo culto dal cuor della donna.</i> -</p> - -<p> -<i>Plutarco nelle sue <span class="upright">Donne illustri</span>, ci dimostra -coll'irrefragabile eloquenza dei fatti, che le nazioni -tutte, che vantano gloriose storie e magnanime -tradizioni, ebbero delle madri infiammate di patrio -amore e dei pubblici interessi tenere e sollecite.</i> -</p> - -<p> -<i>Le prime lezioni, che l'uomo dalla donna riceve, -tutte debbono indirizzarsi ad instillargli la religione -della patria sempre, e vieppiù a tempi nostri, -nei quali question di vita e di morte s'agita -per molti paesi, e sovra tutto alla bella terra del -sì, madre sublime, che al mondo partoriva in ogni -tempo le più splendide individualità ed intere nazioni -di eroi. Si offuschi davanti ai patrii interessi -ogni egoismo di famiglia; e la donna che -non sa gli affetti immolare sull'altare dove il genitore, -l'amante, il consorte, il fratello sacrificano -la vita e versano il sangue, s'abbia pure il loro -disprezzo; e indarno cerchi considerazione, indipendenza -e diritti, a conservare i quali vuolsi la -forte coscienza del bene anzichè debolezza di -passioni.</i> -</p> - -<p> -<i>Ma no, la donna ha dato prove antiche e recenti -di sentir vivamente la religione della patria; -e mentre i nostri miti costumi la fanno de' suoi -nati tenerissima, pure mai non esitò ad immolare -lo egoismo materno sull'altare dei patrii bisogni. -Ed alla religione della patria la vedemmo -anzi educarla quando, nell'intimo conversare, ella -additava alla prole bambina lo straniero usurpatore, -che le membra intepidivasi ai nostri focolari, -ed insolente saliva e scendeva le nostre scale e le -narrava gli sdegni paterni e gl'infelici recenti -conati, ed allora</i> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_xx">[xx]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> «<i>Quello sdegno passava nei figli</i></p> -<p class="i01">«<i>Cui fu culla lo scudo del padre;</i></p> -<p class="i01">«<i>Ed al figlio diceva la madre</i></p> -<p class="i01">«<i>Quest'esempio tu devi seguir</i>».</p> -</div></div> - -<p> -<i>Nè vani furono questi ammaestramenti, che nell'infausto -decennio della straniera oppressione, ogni -madre alla prole insinuava, che, bambina, le recenti -prove del 1848 udivasi negli intimi recessi della -sua casa narrare, appena innacessibile ai mille -occhi d'una tirannica inquisizione, che finalmente</i> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> «<i>Una selva di lancie si scosse</i></p> -<p class="i01">«<i>All'invito del bellico squillo,</i></p> -<p class="i01">«<i>Ed all'ombra del sacro vessillo</i></p> -<p class="i01">«<i>Un sol voto discorde non fu.</i></p> -<p class="i02"> «<i>E fratelli si strinser la mano</i></p> -<p class="i01">«<i>Dauno, Irpino, Lucano, Sannita</i></p> -<p class="i01">«<i>Non estinta, ma solo sopita</i></p> -<p class="i01">«<i>Era in essi l'antica virtù</i>».</p> -</div></div> - -<p> -<i>Colta qual'io vorrei la donna, informata a solidi -criterii, ricca d'un'amabilità risultante dalle -squisite doti dell'anima, e vieppiù adorna del vero -gusto che alle leggi del bello ed alla natura si -ispira, più che alle mille bizzare eccentricità della -volubile moda; stimando il bello, il buono ed il -vero, ovunque si presenta colla superiorità dello -spirito leale, aperta sempre ad ogni bel sentimento, -sorda alle passioni, schiava del dovere, anima -della famiglia, sorriso della società, ella dev'essere -molto sensibile alle manifestazioni del genio. Natura -ha le cose così disposte, che l'uomo, finchè si voglia -superiore, non si fa però che assai difficilmente -superiore al disprezzo della donna, e molti fra -quelli che affrontarono sventure, traversie e lotte -d'ogni fatta, forza e vigoria trovarono a non soccombere -nella stima d'una donna; nè congettura -semplice è questa, e esperienza di pochi o molti -fra loro che nominar si potrebbero, ma confessione -altresì. Gian G. Rousseau, nell'Emile, dice; -<span class="pagenum" id="Page_xxi">[xxi]</span> -che niun uomo è indifferente alla disistima della -donna; ed egli stesso pel primo, che tante severe -verità le predicava, non poteva pur tuttavia rassegnarsi -a non esserne apprezzato.</i> -</p> - -<p> -<i>La cognizione di questo fatto deve fare la donna -circospetta nei giudizii, larga d'encomii al merito, -e muta affatto davanti a quei luoghi comuni d'un -falso spirito, a quelle ridicole <span class="upright">rodomontate</span> di cui -è costume della viril gioventù farsi bella davanti -alla donna. Oh se la donna non fosse sensibile che -col vero merito, quanto gli uomini diverrebbero -migliori! Ma pur troppo sovente ella è mistificata -dalle apparenze della forza ch'ella crede -scorgere dietro parole, ad atti arditi, che non altro -rivelano che una illimitata fiducia nelle proprie -forze, non sempre dal fatto giustificata, dietro -una violenza di modi che non altro esprime che -debolezza e suscettibilità; all'ombra di imprese -contro la morale, che più sono ardite e più ci dicono -quanto tirannico sia quel giogo di passione -dal quale è trascinato misero schiavo l'uomo, dietro -certe arie da conquistatori che taluni assumono -presso la donna ch'è un insulto diretto alla facile -virtù, che le si suppone. Ma sventuratamente -debbo dirlo, della donna è il demerito se gli uomini -sono così; ella troppo sovente non è debole -che per il vizio e la leggerezza, non è insensibile -che alle virtù ed alla sapienza. Eppure se è la -forza che la seduce, nella virtù e nella sapienza -si trova, che importa superiorità d'animo, abnegazione -ed eroismo, perseveranza di propositi, -profondità e solidità d'intelletto!</i> -</p> - -<p> -<i>Informata la donna ai principii, redenta dalle -esorbitanze della opinione, sviluppata dalle tenebre -della secolare ignoranza (il che se in parte da lei -stessa dipende, assai e molto più dipende dalle -nazionali istituzioni), non è più possibile certamente -negarle il diritto.</i> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_xxii">[xxii]</span> -</p> - -<p> -<i>Lo Stato fu sempre ed è tuttavia colpevole -verso la donna, chè, riconoscendola contribuente, -la disconosce cittadina, e punendola delinquente, la -nega capace.</i> -</p> - -<p> -<i>La legge non si mostra alla donna che armata -di flagelli, gravida di doveri, avara in libertà, feconda -in restrizioni; può essa, la donna, far lieti -sagrificii ad un paese le cui istituzioni la trattano -così ingenerosamente?</i> -</p> - -<p> -<i>Può ella, da senno, credersi obbligata verso una -patria, che è per lei triste e dura più che, non è -per l'uomo l'esiglio?</i> -</p> - -<p> -<i>Può essa, in cuor suo, rispettar quelle leggi che -vede e sente sopra sè stessa ingenerose ed ingiuste?</i> -</p> - -<p> -<i>Può essa allevare i suoi figli al culto di un -paese, ch'ella non ha nessuna ragione di amare? -E quando questo paese le cerca il suo oro, i suoi -figli e talora persino le sue convinzioni, qual compenso -le promette e le dà? Qual forza, quale argomento -adoprerà essa per convincersi del suo -dovere, per decidersi a compierlo?</i> -</p> - -<p> -<i>Il dovere, fonte del diritto, è cosa santa ed equa, -ma il dovere solo è schiavitù ed opressione.</i> -</p> - -<p> -<i>Tutte le rivoluzioni sociali, politiche, religiose, -tutte ebbero, o segreta o palese, sempre però una -movenza interessata. Non si accagioni dunque per -avventura la donna di strettezza di cuore se chiede -il suo diritto.</i> -</p> - -<p> -<i>Ogni lavoro vuol la mercede, ogni martirio -vuol la corona; l'uomo ha proceduto per questa -via al conquisto della sua libertà, non v'ha ragione -che ne escluda la donna.</i> -</p> - -<p> -<i>Ed eccomi perciò a considerarla in faccia al -diritto parziale ed al Codice Civile Sardo dopo -averla guardata in faccia al diritto primitivo ed -ingenito, davanti al quale ogni veduta d'interesse, -di convenienza, d'opportunità, deve tacere, e la -<span class="pagenum" id="Page_xxiii">[xxiii]</span> -parzialità della legge non iscusa, né la debolezza -del muscolo che non sarà mai equa base di diritto, -nè l'ignoranza che si può vincere, nè l'incapacità -ch'è sempre affermata, provata non mai.</i> -</p> - -<p> -<i>Che se talora, discutendo lo spirito delle nostre -istituzioni avverrà, che la penna distilli qualche -amarezza, dichiaro anticipatamente non aver io -rancore con niuna personalità al mondo, ma scaturire -queste involontarie dal vedere, quanto sia -impossibile all'uomo astrarre da' suoi personali -interessi anche quando si dà ad intendere di far -di proposito detta giustizia, e questo spirito d'egoismo -salire fino a mala fede, quando l'essere che -si afferma debole ed incapace per ispogliarsi di -diritti, si riconosce forte e responsabile per gravarsi -di pene e di doveri.</i> -</p> - -<p> -<i>È assai possibile scrivere con più calma e con -maggior freddezza; ciò servirebbe anche forse ad -attirare sul mio argomento le grazie degli uomini -serii, che varcata l'età delle passioni, le persone -e le cose tutte guardano con filosofica ed imparziale -apatia. Ma a me, giovine e donna, è pur lecito -non far a pugni colla natura che si è in -questo argomento alleata ai più vitali interessi, -epperò non violentandomi affatto, parlo come penso -e sento, persuasa e convinta di essere fedele interprete -dei pensieri e dei sentimenti di molte del -mio sesso.</i> -</p> - -<p> -<i>Le considerazioni fatte sulla situazione creata -alla donna da leggi, che ancor troppo risentono lo -spirito del secolo che precedette il 1789, mi conducono -naturalmente a chiedere delle riforme che, -se sono limitate, hanno in compenso il vantaggio -di essere possibili, ed è in me profonda la convinzione, -che un miglioramento nelle condizioni -presenti della donna, non è vantaggio suo soltanto, -ma altrettanto e più dell'umanità, che in tanta -parte della donna si compone ed in altrettanta da -lei dipende ed è influenzata.</i> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_xxiv">[xxiv]</span> -</p> - -<p> -<i>Ed eccovi scorse di volo le diverse parti della -mia fatica. Come vedete, ella vi è tutta ed affatto -consacrata, ad un solo fine si è ispirata, l'utile -vostro, e dell'umanità.</i> -</p> - -<p> -<i>Accompagnando io la donna in tutte le situazioni, -esaminandola sotto tutti i rapporti, e -tenendo io a presentarle il suo meglio, volli precipuamente -parlare alle giovinette che esordiscono -nella vita, già istrutte, epperò in grado non solo -di accogliere le leggi della morale sotto la forma -d'apotegmi, che se meccanicamente s'incidono nella -ferace memoria dell'adolescenza, di rado resistono -saldi sotto la bufera sollevata dalle giovanili passioni, -ed in faccia alle speciose dottrine che loro -servono da campioni; ma capaci eziandio sono -di seguire quei raziocinii, che conducono la loro -mente ad apprezzarle, il loro cuore ad amarle, e -decidono quindi la volontà a seguirle.</i> -</p> - -<p> -<i>So che non tutte, per avventura, le idee qui sviluppate -troveranno la difficile unanimità delle simpatie, -ma quale autore mai, qual libro, quale concetto, -trovò tutte le adesioni? quante volte la verità, -camminando a testa alzata nel suo dritto -cammino, dovette porre, senza pur avvertirlo, il -calcagno su qualche esistenza che nella polvere si -trascinava, e scomporre il lento e pertinace lavoro -di molto tempo? Lo scrittore dovrà egli dunque -prender sempre la penna per osannare a tutte le -passioni, a tutti gl'interessi, a tutti i pregiudizii -dacché siansi eretti in caste, in sistemi, ed asciugarla -al più presto dacché trovisi incompatibile -con essi? Se considerazioni di personale interesse -avessero sempre asciugate le penne, a qual punto -sarebbe ogni umano progresso? E come combatterà -il pregiudizio chi si uccide sul labbro la parola, -per timore di lui? Chè ne sarebbe del cristianesimo -se Cristo avesse temuta la croce? Chè -del nuovo mondo se Colombo avesse paventato -<span class="pagenum" id="Page_xxv">[xxv]</span> -l'ardita navigazione? Chè della libertà se i popoli -temono il sangue? Chè d'ogni utile impresa se -bastasse ad arrestarla la tema delle possibili eventualità?</i> -</p> - -<p> -<i>Certo se qualche concetto nel mio lavoro vien -meno alla verità, ascriversi dovrà allo abbaglio -dello intelletto, non mai a transazione di coscienza, -ed a proposito di patteggiar coll'errore; ed essendomi -io la verità proposta comechè sola base possibile -alla morale, più dello scopo tenera che dei -mezzi, accetto riconoscente ogni osservazione della -critica che me illumini, ed alle mie lettrici accenni -dove ho errato, chè inconsolabile sarei se vedessi -che la fatica, che al bene ho rivolta, al male conducesse.</i> -</p> - -<p> -<i>I tempi avanzano. Il vecchio edificio del dispotismo, -che tutto l'uomo incatena dal più intimo -escogitato dell'anima fino al più indifferente degli -atti umani, scricchiola sui cardini, scrolla e rovina. -Pochi giorni ancora e lo spirito del cristianesimo -sfolgorante della nuova sua luce, l'amore -universale, precetto unico e nuovo, il raggio della -sapienza, diffuso come lo spirito di Dio sulla faccia -della terra, raccogliendo sulle ceneri di quello -spento l'ultima zolla di terra, gli diranno, <span class="upright">parce -sepultis</span>.</i> -</p> - -<p> -<i>Ed io mi trasporto collo spirito a quel giorno e, -lasciate le polemiche a penne più valenti, la lotta -a braccia più vigorose, attendo a preparare la -donna di quei tempi; la donna, non più eccitamento -a basse passioni ed ingombro al cammino -della umanità, ma la donna ispiratrice di alti propositi, -impulso potente ad ogni gentil costume, e -ad ogni progresso dell'intelligenza.</i> -</p> - -<p> -<i>Riverente più ch'altri mai al dogma della libertà -della mente, in una cosa non la riconosco -libera, nello essere illogica e retriva, importando le -morali facoltà, dovere di sviluppo e d'applicazione.</i> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_xxvi">[xxvi]</span> -</p> - -<p> -<i>Religiosa per ragione e per sentimento, nemica -del pregiudizio, adoratrice della verità, schiava -della morale, amante della patria, anima della famiglia, -sollievo alla sventura, complemento della -società, mostrandosi all'uomo in tutto e sempre -dono di Dio; ecco la donna ch'io intesi preparare.</i> -</p> - -<p> -<i>Che se avvenga che all'altezza del fine non -corrisponda fecondità di mezzi, il buon volere mi -salvi, la innata bontà del sesso cui volli giovare -mi sia indulgente, e la lusinga mi conforti, che -alcuna sorga fra tante valorose scrittrici che raccolga -il mio argomento e, svoltolo da' miei cenci, -al pubblico lo presenti sotto forme più rigogliose -e sfolgoranti.</i> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -</p> - -<h2 id="opinione">LA DONNA E L'OPINIONE</h2> -</div> - -<div class="poem-container"> -<div class="poem inl"><div class="stanza"> -<p class="i02"> «Anima che per biasimo si dibassa</p> -<p class="i01">O per lode s'innalza è debil canna</p> -<p class="i01">Cui move a scherzo il venticel che passa»</p> -</div> -</div> -</div> - -<p> -Molti e molti parlarono della donna, i quali -anche pretesero parlarne seriamente, ma io non -istimo che il difficile problema ch'ella presenta, -all'uomo, alla famiglia, alla Società, svolto sì -dottamente e finamente da tanti, in epoche diverse, -e svariate località, abbia tutti interi raccolti -i dati onde completi ne risultino i criterii; -oserei anzi asserire, che niun scrittore forse trovossi, -parmi, fin qui che, se uomo, sapesse appieno -dimenticar le passioni, se donna, gl'interessi, -onde sarei per dire desiderabile cosa nell'ardua -tesi un criterio neutro affatto che, non punto -interessato ad esagerare i vizii o i pregi del -sesso femminile, nè a coprirli, ce ne desse la -pittura imparziale e con essa i dati e gli estremi -ove basare un solido raziocinio, a derivarne -poi analoghe ed assennate le istituzioni che debbono -moderarne le condizioni e gl'interessi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -</p> - -<p> -Dissi vizii o pregi, se pur tali possono esattamente -chiamarsi le attribuzioni, o meglio, i naturali -elementi, costituenti in un complesso logico, -ed omogeneo, una natura ordinata ad un dato -scopo, elementi tutti concomitanti e necessarii a -far della donna un essere essenzialmente distinto -dall'uomo, ed in pari tempo destinato a vivergli -a fianco sempre utile e necessario, a somministrargli -i proprii mezzi arricchendolo così d'un'altra -potenza senza sommarsi con lui, identificarsi -nelle sue viste e ne' suoi interessi per modo -da essergli un'<i>alter ego</i> senza cessare d'esser da -lui distintissimo a perpetuare quella simpatica -attrazione, che distingue i rapporti dell'uomo colla -donna e li fa così soavi sopra ogni altro vincolo -sociale, e che sparirebbero in una completa fusione. -</p> - -<p> -G. G. Rousseau considerò la donna in natura; -Balzac ne disse dal punto di vista degli interessi -virili; La Bruyère l'assoggettò a fina analisi -senza che da questa si curasse poi derivarne riforma -alcuna in lei od attorno a lei; Mad. Neker -non la vide che dal punto di vista di istituzioni -locali, facenti spesso a pugni colla vera natura -degli esseri e delle cose. Nessuno, fra tanti, studiò -di proposito l'influenza delle istituzioni sul suo -carattere e sulle sue condizioni<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>. -</p> - -<p> -Tutti i poeti, dai grandi ai piccoli, dagli immortali -ai <i>pria morti che nati</i>, la cantarono in -ogni tono, e in ogni metro, vedendola ora colle -traveggole del delirio amoroso, ora coi lividi occhiali -dell'orgoglio e dell'odio per affetti incorrisposti -od incompresi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -</p> - -<p> -Tutte le filosofie, tutti i sistemi se ne occuparono -e tutti i legislatori. E chi pretese esser -ella la pura e semplice femmina dell'uomo, e -non dover egli perciò conservarla che nei soli -interessi della generazione, deplorando di non -poter precorrere il tempo del suo sviluppo e non -disfarsene dappoi. Altri considerando invece che -la donna non è atta alla generazione che in una -fasi relativamente avvanzata della sua vita, e -vedendola sopravvivere tanto tempo al disimpegno -delle materne cure ne derivarono, non fosse -con quelle la sua missione esaurita, e pensarono -potesse nelle cose del mondo portare la sua influenza, -ed intervenire siccome essere intelligente -e volitivo, potente di mezzi proprii. Di qui la -gelosa insistenza di tutte le leggi sovente ad -impedire, e sempre a sfavorire implicitamente sì, -ma non meno potentemente, il sapere ed i mezzi -del sapere alla donna. -</p> - -<p> -Molti scrittori capirono il programma di convenienza -del sesso virile, raccolsero al volo la -segreta parola, e maestri dalle cattedre, oratori -dai pergami, giudici dal tribunale dell'opinione, -ganimedi dagli eleganti e voluttuosi gabinetti, -padri con affettuosi sermoni, predicarono quotidianamente -alla donna non convenirle la scienza. -</p> - -<p> -Tu non sei capace di lunghi e severi studii, -le disse lo scienziato, e le dimostrava, come due -e due fanno quattro, che la conformazione del -suo cervello, la delicatezza de' suoi tessuti, la -debolezza della sua fibra, la moltiplicità de' suoi -bisogni, la dimostrano irrecusabilmente non nata -alla scienza; ed ella si volse alla Teologia. Non -ti è lecito, rispose questa, sta contro te l'opinione -della sacra serie dei più illustri padri della -Chiesa, cominciando da S. Paolo fino al sacrosanto -Concilio Tridentino. D'altronde, qual bisogno -hai tu di sapere? Credi ciò ch'io ti dico, e -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -basta; la debolezza della tua mente non s'attenti -di fissar lo sguardo nelle sacre cose: astienti -anzi del tutto anche dalle profane <i>et non plus -sapere quam oportet</i>. Ed ella si volse all'opinione. -Questa, simile alla liquida massa dell'Oceano, ora -spinge i suoi flutti come adamantini proiettili -sino al Cielo, ora li preme fino all'abisso; fluttuante -sempre, è determinata dai più, ed è sempre -indipendente da ogni pressione che non sia -numero. Le sue risposte sono categoriche; ella -non si crede in dovere di motivare, non si dà -pena di far analisi, di stabilir confronti, non si -cura di premesse, non pensa a conseguenze, ed ella -rispose alla donna, non voglio, non mi piace. Ed -ella si volse a chi l'amava, ed egli le rispose: -Come! Tu dunque disconosci tanto i vezzi di che -ti fornì natura da voler andar in cerca d'altri -meno attraenti; lascia ad una bocca meno piccola -della tua la difficile articolazione di barbari paroloni, -e non voler annuvolare il liscio marmo -della tua fronte colle rughe dei calcoli, nè voler -perdere il tuo celeste sorriso fra le gravi meditazioni, -nè impallidir le rose del viso fra le veglie -prolungate. Natura t'informò con tale studio, e -di tal predilezione ti amò, che fece in te pregio -l'ignoranza, e tu tutto sai, nulla sapendo. Era -quasi convinta, pur s'attentò a scartabellar qualche -volume della paterna biblioteca; ed ecco radunarsi -a grave consiglio la famiglia ed il suo -capo decidere che, consultata la religione, il costume -e l'opinione, che esser debbono e sono, con -ragione o senza, i tre padroni assoluti sotto i -quali la donna stupida od intelligente, volente o -non volente, deve piegare la testa; tutti ad unanimità -decisero che la donna, se povera all'ago, -se ricca all'ozio, passi la vita, ed altro scopo alla -sua esistenza non cerchi oltre quello della <i>femmina</i>; -che se poi s'annoiasse, libero a lei di sbadigliare -a tutto suo agio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -</p> - -<p> -Esclusa dal sapere, la donna, rimaneva esclusa -eziandio dal potere; ed eccola ridotta a passività -assoluta, <i>cosa</i> e non <i>essere</i>, di maggiore o minor -valore relativo, di nessun valore intrinseco, orba -d'ogni coscienza di sè, ch'è la prima ragione -d'ogni forza. -</p> - -<p> -Sostituitosi, collo stabilimento del cristianesimo, -il regno della intelligenza a quello della forza -bruta, la donna divenne strumento tuttora vitale -e poderoso alla politica sacerdotale. -</p> - -<p> -I religiosi terrori, certi affetti artificiali, specie -di aberrazioni, di sovreccitazioni nervose, ibride -creazioni del misticismo, furono allora poste in -opera dai ministri di religione per averla piedi -e mani legate, cieco e docile strumento ad ogni -esorbitanza. E, per mezzo suo, Stati e famiglie -poste a soqquadro, fatalmente compromessi e -scalzati dalle radici rimangono nella storia a documento -imperituro del quanto siano funeste la -ignoranza e la morale passività nella donna. -</p> - -<p> -E sgraziatamente eravamo al punto in cui questa -ignoranza e passività, non più un puro fatto era, -ma era sistema. L'uomo avea riescito a convincerla -non esserle lecito formare il minimo criterio, -nè possibile formarne alcuno assennato, in -base a che, avea ella abbandonato ogni studio -siccome a lei improba quanto vana fatica; e -questa estrema risultanza dello egoismo d'un sesso -e dell'ignoranza dell'altro, diveniva alfine la pubblica -opinione, assicurando al primo un tranquillo -dominio. -</p> - -<p> -Ma ecco ai nostri tempi sorgere col programma -di tutte le possibili libertà anche alla -donna un'êra novella, ed in mezzo ad assennate -e serie riforme affacciarsi le umoristiche -esorbitanze inseparabili da ogni epoca di transizione; -e tornar in campo, sublime per idealismo -siccome venerata per vetustà di concetto, la Repubblica -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -platoniana. Ed ecco che, mentre l'orientalismo -proclama la donna puro stromento di -piacere, il cattolicismo la vuole serva rispettata, -la cavalleria scopo delle imprese e premio dei -tornei, la teologia, come il vasaio colla sua creta, -ne fa vasi d'onore o d'obbrobrio<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>, la poesia il -bersaglio a tutte le sue esagerazioni, il nostro -secolo un'addizione al sesso virile; che fa la donna? -La donna, siccome un attore che si orna per la -scena, deve chiedersi ogni giorno qual commedia -si rappresenti e davanti a qual pubblico, per -sapere qual più le s'addica di tutti i costumi di che -si vorrebbe coperta. Nessuna lusinga per lei d'uscirne -coll'unanime aggradimento. Condannata -ad esser relativa ai tempi, ai costumi, ai luoghi, -agli individui, curva sotto il ponderoso fardello -dei pregiudizii sociali, portando sola, la pena della -licenza e degli errori dell'altro sesso, è, e sarà, -finché non si desti alla coscienza di sè, il paria -fra gli esseri viventi. -</p> - -<p> -Ma ecco il tempo di domandarci la ragione di -sì svariati giudizii sulla donna, mentre i rapporti, -che la accostano all'uomo, sono semplici, sono -costanti. Il senno e la buona fede, che alcuni -scrittori usarono scrivendo di lei, pare avrebbero -dovuto condurli a conclusioni più assennate e -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -meno ingenerose. Ciò accusa una viziatura di -sistema forse più che non passione di dominio -o gelosia di proprietà: ed il secolo, che aspira al -conquisto d'ogni ragionevole libertà, non troverà -esorbitante che la donna cerchi e studii il modo -per dove iniziare la propria. -</p> - -<p> -Secondo me, la ragione per cui le condizioni -della donna non poterono fin qui migliorare si -è perchè ella non fu fin qui considerata dagli -uomini, nè si considera ella stessa, se non in -base e dal punto di vista di costumi e di istituzioni -ben lungi dall'essere logiche e filosofiche, -i quali formano poi una viziata opinione, sotto la -cui prepotenza la donna, non so se più infelice -o demoralizzata, è ben d'uopo curvi la testa. -Ogni autore le mena quindi addosso colpi da -orbo, niuno toccando la vera piaga, niuno scoprendo -l'origine vera del male, e niuno raggiungendo -necessariamente di tanti scritti, ai quali fu -ed è scopo ed argomento, un concreto miglioramento -delle condizioni del suo sesso. -</p> - -<p> -Ai tempi che volgono, parmi debbano alquanto -modificarsi le esorbitanti opinioni, che in tutti i -secoli e da tutti gli autori portaronsi sulla donna. -Finchè questa, dalle masse e dagli individui, e -dalle leggi e dalla teologia, era considerata siccome -cosa di relativo valore, ed ella, oppressa, -epperciò ignorante, accreditava colla passività del -suo spirito siffatto giudizio, quelle opinioni, per -quanto ingenerose, potevano tollerarsi, siccome un -divoto uditorio, costretto al silenzio per riverenza -del tempio, sente chiamarsi empio, peccatore e -scellerato dal sacro oratore, senza punto protestare -o scomporsi a tanta contumelia. Ma, la Dio -grazie, ciò che esiste, alla perfine si fa sentire; -e l'azione persistente del cristianesimo abborrente -da ogni oppressione, e i poderosi conati della filosofia -pella diffusione della sapienza, evocando -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -alla coscienza di sè ogni essere intelligente, chiamarono -la donna al sentimento dei proprii mezzi -e dei proprii diritti; ed il pubblico criterio, compiendo -ogni giorno una nuova evoluzione, ammette -in oggi ciò che ieri niegava, e troverà domani -logico ed equo, ciò che oggi gli apparve -esorbitante. Tale è la legge fatale del progresso, -legge che non mai tanto apparve come a dì nostri -per la portentosa facilità delle comunicazioni, ed -il generale sviluppo della vigente generazione -sensibile, operosa e concitata. -</p> - -<p> -Questo fatto luminoso e costante ci dà il diritto -di sperare, che la legislazione, che ancora -non s'è accordata colla coscienza universale e, -rispettivamente alla donna, si risente ancora di -quel selvaggio <i>vae victis</i> che insanguinava gli -antichi codici, non tarderà a porsi meglio d'accordo -collo spirito dei tempi e colle esigenze della -giustizia. -</p> - -<p> -Dietro questo fatto gigante ed innegabile, imbevuta -dalle idee del mio tempo, io non posso -venir d'accordo con madama Neker che, nel suo -trattato d'Educazione, vuole la donna assolutamente -passiva, e peggio con Gian Giacomo Rousseau, -che la vuole affatto relativa; chè e l'uno -e l'altro di questi sistemi esprimono implicitamente -la formola, che esplicitamente proclamano -i codici degli Stati Unionisti, che tuttora conservano -la schiavitù, cioè «<i>la legge si propone l'interesse -del padrone, non tenendo conto alcuno del -benessere dello schiavo</i>.» Massima che ogni spirito -filosofico ripugna, ogni coscienza rivolta ed -a tempi illuminati più non si conviene. Che se -egli è vero che «le leggi tolgono spesso la origine, -e sempre la modalità e le pavenze dalla -pubblica opinione, la quale anzi generalmente -le pronostica: e che, per essere buone, debbono -corrispondere al grado intellettivo e morale -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -raggiunto da un popolo, e consonare col politico -reggimento, ormeggiando il bene ed il male, -le virtù ed i vizii, in una parola, i bisogni del -popolo»<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a> non tarderemo certo a conseguire una -sensibilissima riforma e miglioramento nella nostra -legislazione per quanto spetta la donna, che, schiava -ancora in faccia a quella e colpita di nullità, è -nella pubblica coscienza salita a somma importanza; -importanza che non le è già dalla cavalleresca -cortesia dell'uomo, nè dal suo passeggiero -capriccio impartita, come in altri tempi, ma da -lei conquistata col suo intellettuale sviluppo, col -suo benefico intervento nelle cose sociali, coll'ardente -ed attivo interesse alle patrie vicende, e -poderosamente reclamata dalla voce della giustizia -che va ogni dì sostituendosi su maggior terreno -alla bruta forza. -</p> - -<p> -Ora, tenuto calcolo di tutto ciò, l'autrice va -seco stessa interrogandosi se in faccia alla maggior -importanza della donna, ai nuovi destini che -l'attendono, alla più lata istruzione che le si imparte, -sia tuttora logica, possibile e conveniente -l'educazione che i due sopracitati autori vorrebbero -darle (e con essi dal più al meno tutti quelli -che di lei scrissero e s'occuparono) educazione -che, riassunta in poche parole, tende ad annichilarne -la ragione, spogliarla d'ogni forza volitiva, -deprimerne le più innocenti passioni, attutirne il -sentimento colla sferza di mille doveri, che non -son tali per lei che per l'altrui gusto ed interesse, -incatenarne la intelligenza, circoscriverne -e falsarne il criterio coll'autorità del pregiudizio, -ristringerne nel più angusto spazio possibile ogni -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -esterna manifestazione, ridurla in una parola al -<i>sicut cadaver</i>, famoso trovato del Gesuitismo. -</p> - -<p> -D'altronde l'opera della educazione per sè stessa -faticosissima, improba e penosa diviene allo educatore -ed allo educato, quand'ella si prefigga di -lottare per così dire, corpo a corpo colla natura, -combatterla palmo a palmo, volerla attiva là dov'è -passiva, volerla ottusa là dov'è aperta, volerle -innestare dei sentimenti impossibili sugli innati: -tutto ciò, dico, è come volere che il quadrupede -divenga volatile, che il rettile si faccia pesce! -Quando l'impresa non fosse assurda ed impossibile, -noi non ne avremmo che un mondo ibrido -e mostruoso. -</p> - -<p> -È cômpito della educazione lo incivilimento -della specie e non la sua trasformazione come -non è intenzione dell'orticulture metamorfosare, -verbigrazia, la fragola nella lampuna, ma sì bene -modificando nell'una e nell'altra la nativa asprezza -ed angolosità, ingentilirne il sapore, svilupparne -le forme, onde al palato ed alla vista più gradito -sia il frutto ed ammirevole. -</p> - -<p> -Laonde l'educazione, a conseguire il suo scopo, -deve conoscere la natura affidatale, investigarne -l'intimo valore, il modo d'esistenza e di manifestazione, -studiare la natura degli esseri e delle cose che -nell'attualità e nel futuro, hanno ed avranno con -lei dei rapporti, e questa legge dei rapporti che -è la sintesi del viver sociale, vuol'essere non -tanto determinata da una serie di atti esterni più -o meno convenienti a chi li produce, e gradevoli -a chi li vede (il che ridurebbe la educazione a -pulire e lisciare la superficie nostra onde non -essere ad altrui inamabili, con immane fatica dello -spirito che deve alla materia assiduamente imporre -atti, dalli interni sensi discordanti, ed a -penosa continua menzogna dannarla), ma questa -legge, sulla quale s'incardina e s'imperna la -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -scienza della vita, deve lo spirito dello educato -informare così, che gli divenga come la pietra -del paragone a trovare in ogni più intricato caso -il miglior partito, a giudicar sanamente degli uomini -e delle cose trovando le convenienze loro, -a portare in ogni suo procedimento quella franca -ed amabile lealtà che risulta dalla concordia dell'atto -e della parola, di questa e di quella colla -mente e col cuore. -</p> - -<p> -Ora, se questi principii furono sempre più o -meno applicati dall'educazione impartitosi all'uomo, -non fu del pari trattata la donna, per la -quale ogni rapporto sociale veniva caricato, o moderato, -non secondo norma di ragione, ma di pregiudizio -e negatole per soprappiù veniva ogni -sentimento di sè, siccome relativa affatto ch'ella -era ai criterii, ai gusti, alli interessi di chi le -stava con qualche diritto d'attorno. -</p> - -<p> -Ma in mezzo al secolo, che si è prefisso a generoso -cômpito la caduta d'ogni despotismo e -l'associazione di tutte le forze morali, materiali, -intellettive alla costruzione del sociale edificio, -mi è ben lecito ed anzi doveroso il pensare altrimenti, -e l'invocare una seria modificazione di -un sistema riconosciuto ingiusto, divenuto impossibile. -</p> - -<p> -Fiduciosa nel sentimento di giustizia sì poderosamente -sviluppatosi nel nostro secolo, profondamente -credente nei destini dell'umanità, nella -saviezza dei legislatori, nel progresso dello spirito -umano, che niuna diga od argine riescì ad arrestare -nel rapido e fatale suo corso, abbiano essi -nome pregiudizio, interessi, od oscurantismo, noi -aspettiamo nella perfetta calma della convinzione -quell'avvenire, che non è lontano, nel quale le -riforme invocate passeranno dallo stato di aspirazione -nel dominio dei fatti. Frattanto nostro -cômpito per ora si è, cercare per la donna un -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -modo d'educazione che sia in miglior accordo col -suo attuale sviluppo, che la ponga all'altezza dei -suoi destini e della pubblica stima, che la provveda -d'una miglior norma di criterio che quella -non sia dell'opinione, che dandole la coscienza di -sè e l'appreziazione de' suoi mezzi, la risollevi ai -propri occhi e la spinga a cercar oltre le corporali -attrattative la fama e la gloria, che ridonandola -al sentimento del suo intrinseco valore, non la -faccia eccedere nello accarezzare l'altrui gusto a -spese della propria dignità e convenienza, che ponendo -alla sua portata le arti ed il sapere, la tolga -al vergognoso sciupinío che ora fa del suo tempo; -che se questo sciopero è conseguente all'attuale -sua educazione, come essendo di niun valore il -tempo di chi nulla può produrre di serio, non lo -sarebbe già quando convinta fosse d'aversi non -diritto soltanto, ma eziandio dovere, di sviluppare -ed applicare quelle facoltà che natura le impartiva, -non a scialo di ricchezza produttiva, ma a -fine provvidenziale diretta. -</p> - -<p> -Ed in vero, a chi credesse tuttora, che la donna -altro fine all'esistenza sua cercar non debba, oltre -quella della femmina, la natura eloquentemente -risponde mostrandogli in lei facoltà, che sotto -ogni aspetto eccedono gli uffici materni, e che in -lei sopravvivono all'età destinata a cotali uffici, e -sempre più si dilatano e si fortificano, il che la -prova vocata a progredire. -</p> - -<p> -Che se talune educate al culto dell'opinione giusta -od erronea ch'ella sia, si ritraggono dalle gravi -occupazioni, per tema che le grazie vi facciano -naufragio, o perchè tanto scredito si raccolse sulla -coltura femminile, o per un falso giudizio invalso -sulla pochezza della femminile capacità, ripeterò -qui ciò che su tale argomento scrive La Bruyère -ne' suoi <i>Caratteri</i> «Pour quoi, dice egli, s'en prendre -aux hommes si les femmes ne sont pas savantes? -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -par quelles lois, par quels edits, par -quels rescrits leur a-t-on défendu d'ouvrir les -yeux et de lire, et de retenir ce qu'elles ont -lû et d'en rendre compte dans leurs conversations -et dans leurs ouvrages? Ne se sont elles -pas au contraire établies dans cet usage de ne -rien savoir, ou par la faiblesse de leur compléxion, -ou par le soin de leur beauté, ou par -une certaine légèreté qui les empêche de suivre -une longue étude, ou par les distractions que -donnent les details d'un domestique, ou par un -éloignement naturel des choses pénibles et sérieuses, -ou par une curiosité toute differente de -celle qui contente l'esprit, ou par un tout'autre -goût que celui d'éxercer leur mémoire? <i>Mais -a quelque cause que les hommes puissent devoir -cette ignorance des femmes, ils sont heureux, que -les femmes qui les dominent d'ailleurs par tant -d'entroits aient sur eux cet avantage de moins.</i>» -</p> - -<p> -Chi non vedesse qui, che tutte le cause alle -quali La Bruyère suppone doversi l'ignoranza della -donna e la sua frivolezza, a non altro attribuir -si debbono che all'educazione che le si dà, ad un -falso criterio che le si forma, legga quest'altre -che le seguono, nelle quali l'Autore, dopo avere -asserito non essere la Donna <i>saccente</i> che un oggetto -curioso, ma affatto fuori d'uso, distinguendo -dal pedantismo la vera sapienza soggiunge: «Si -la science et la sagesse se trouvent unies en -un même sujét, je ne m'informe plus du sexe, -j'admire: et si vous me dites, qu'une femme sage -ne songe guère à devenir savante, ou qu'une -femme savante n'est guère sage, vous avez déjà -oublié ce qui vous venez de lire, <i>que les femmes -ne sont détournées des sciences que par -de certains défauts. Concluez donc vous même, -que moins elles auraient de ces défauts, plus -elles seraient sages, et qu'ainsi une femme sage -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -n'en serait que plus propre à devenir savante, -ou qu'une femme savante, n'étant telle, que -parce qu'elle a réussi a vaincre beaucoup de -défauts rien est que plus sage</i>». -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ora, questi concetti nati sotto la penna d'un -uomo che, avendo battuto inesorabilmente coll'arma -severa ed acre del ridicolo i difetti femminili, -non può certo sospettarsi di galanteria, ci -dicono che la donna, che in <i>diversi aspetti supera -l'uomo</i>, gli cede in questo, per mollezza di volontà, -che per lo più non sa vincere, per una leggierezza -di tendenze, che non sa domare, per una certa -atonia dello spirito che la fa schifa d'ogni tensione. -Ecco i capi d'accusa che La Bruyère porta contro -la natura femminile; ma a torto io credo sulla -sua natura, e piuttosto sul sistema d'educazione -che le fu sempre applicato, per cui gli uomini -che «sont heureux que les femmes qui les dominent -par tant d'endroits aient sur eux cet -avantage de moins,» cambieranno, lo spero, con -rassegnazione, questa felicità, con quella d'aversi -nella donna, anche dal lato dello spirito, <i>un aiuto -convenevole</i>, come si esprime la Genesi, e che possa -supplire ed aggiungere alle esterne attrattive colle -imperiture doti dell'anima e dell'intelligenza. -</p> - -<p> -E che piuttosto che alla femminile natura, a vizio -d'educazione debba attribuirsi la poca tendenza -della donna ai gravi studi ed alle utili occupazioni, -appare evidente e dal precoce sviluppo delle fanciulle, -e dalla vivacità e finezza del loro spirito, -e dalla loro pronta percezione, e dalla attenzione -che da loro prestasi all'insegnamento. Un fatto -costante, generale, da potersi da chiunque constatare -come noi ne fummo testimonii in diverse -scuole elementari, è la molta maggior capacità -che rilevasi nelle fanciulle a preferenza dei ragazzi, -e il maggior amore allo studio accoppiato -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -a maggior facilità d'apprendere coll'assoluta parità -d'età e risultante sempre in qualunque numerica -proporzione, sui fanciulli dell'altro sesso. -</p> - -<p> -Questo fatto che ci viene ogni giorno confermato -dalle testimonianze di diversi educatori, ci -veniva eziandio constatato con qualche meraviglia -da due ispettori generali degli studi dietro ispezione -nei convitti degli adulti d'ambo i sessi. A -chè dunque dovrebbe attribuirsi e che altro accagionare -della atrofia di quelle felici facoltà dello -spirito femminile, di quella improvisa paralisi della -sua intelligenza, di quei puerili e frivoli gusti che -lo guadagnano in quell'età appunto in cui dovrebbe -spogliarli avendoli avuti, e come mai i -piaceri dell'intelligenza gli divengono indifferenti -allora appunto che il suo completo sviluppo, la -maturità del criterio, la maggior estensione delle -cognizioni, dovrebbero rendervelo più che mai suscettibile -e desideroso? Chè altro, dico, dovrassi -accagionarne se non è un viziato sistema di educazione, -il quale, anzi che trar partito della fecondità -del terreno, si affatica a soffocarvi in germi -i semi, s'ammazza ad atrofizzarvi i naturali frutti -per sopra innestarvi delle artificiali escrescenze? -</p> - -<p> -Infatti, dopo avere eccitata la fanciulla allo -studio ed incoraggiatevela con ogni fatta d'argomenti, -dopo averle dimostrato l'utile sommo, la -suprema necessità del sapere, dopo averle parlato -di morale e di principii, nell'età in cui l'acerbità -del criterio non è per anco in grado di tutto apprezzare -il valore di cotali predicati, allorché poi -i misteri della vita cominciano ad apparirle men -tenebrosi, quando l'adulto senno si fa capace della -logica di quelle dottrine, quando i sintomi forieri -dello svegliarsi delle passioni vengono a darle la -chiave di quegli arcani parlari ed ella ne intravvede -l'applicazione, ecco cambiarlesi dinnanzi la -scena. La sapienza, sente dirlesi, non è per la -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -donna; oltreché le è perfettamente superflua, la -rende inamabile, e la spoglia della semplicità che -è il supremo de' suoi pregi; la morale, le si predica, -certo è buona cosa, anzi necessaria, ma la -donna ha la norma della sua morale nella pubblica -opinione. I criterii assoluti non sono pel suo -cervello, è troppo debole per affidarglisi, e dietro -il giudizio altrui ella deve solo condursi; per cui -eccone le conseguenze. Per la donna brillante la -morale diventa la moda, per la divota il giudizio -del confessore e d'ogni uomo che porti tonaca, -per la buona moglie ogni fantasia del marito, per -la fanciulla gli usi locali; e così facendo la donna, -non fa che la logica applicazione delle apprese -dottrine. -</p> - -<p> -Non vi stupisca più il vederla sì spesso errare -ne' suoi giudizii, non vi meravigli l'indefessa assiduità -colla quale attende ai gravi studii della -<i>toilette</i>, non vi sorprenda l'eccessiva sua tendenza -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«<i>D'investigar di ciaschedun le oscure</i></p> -<p class="i01"><i>Galanti storiette e le avventure</i>».</p> -</div></div> - -<p> -Il desiderio di sapere, la necessità di trovare ai -suoi parlari un argomento, le ha fatto far questa -cattiva scelta; non dite più che lo spirito femminile -diffetta di solidità ed è insufficiente a massiccio -ed esatto raziocinio. — La donna, così essendo, -è perfettamente logica; e se alcunché mi -meraviglia è ch'ella non sia assai peggiore, vedendola -assai generalmente conservare, in mezzo -a tanta viziatura di principii, l'intima bontà del -cuore. -</p> - -<p> -Forse da taluno si dirà, che l'opinione non deve -assolutamente superarsi; chè indizio di sommo -orgoglio o di perduta verecondia è lo anteporre -il giudizio nostro individuale al collettivo criterio -delle masse, e lo affrontar saldi ed imperterriti -il biasimo di tutti; e fortificati dalla venerata -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -autorità del filosofo ginevrino mi direte, che, -vivendo sempre per la sociale organizzazione dipendente -da altrui, ed essendo la riputazione il -supremo bene della donna, e dipendendo questa -sovente, più che dalla realtà delle cose, dalle apparenze -loro, ne consegue che dessa, più che tutt'altri, -debba dell'opinione esser timida e serva, ed -essere, non già speciosamente, ma rigorosamente -vero che, per la donna, felicità, importanza e valore -dalla stima, che altrui ne fa, tutta dipende. — Grave -è l'obbiezione, ma mi lusingo poter, -così in base al fatto che al raziocinio, farvi equivalente -risposta. -</p> - -<p> -Importa assai notomizzare alquanto questa pubblica -opinione, che s'impone con tanta forza, che -non da altri che dal suo beneplacito cava la ragione -dell'autorità sua; analizzare la natura di -questo supremo arbitrato, che tanto gravita sugli -atti umani, e per la donna poi è ragione di nullità -e di sventure. -</p> - -<p> -V'hanno opinioni generali a tutta l'umanità -che tolgono l'origine, e la parvenza, dai bisogni, -dalle tendenze, dai sentimenti innati all'umana -natura; appartengono a questa categoria, a mo' -d'esempio, tutte le religiose credenze scaturite dal -sentimento della divinità, comune a tutti i popoli, -a tutte le razze. -</p> - -<p> -V'hanno opinioni speciali determinate da un -dato concorso di circostanze, in un dato tempo, -in una data località; e sotto queste opinioni fluttuanti, -per così dire, e precarie soggiacquero delle -nozioni scientifiche e filosofiche, che sono per noi e -pel nostro tempo fuor d'ogni discusso. — Così la -virtù ed il vizio, la pietà e la ferocia, la verità -e lo errore si diedero lo scambio nelle opinioni degli -uomini siffattamente, da stimarsi sommamente -pii i sacrifici d'umane vittime, sommamente logici -ed equi la servitù ed il dispotismo, virtuoso lo sterminio, -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -vile il perdono, codarda la misericordia, nobile -e gentil costume l'ozio e l'ignoranza, negromanzia -e diabolico mistero la scienza, ignobile -l'industria, il lavoro plebeo; e via scendendo fino -a dì nostri, non è raro vedere nell'opinione dei -più, darsi lo scambio l'ignoranza e l'ingenuità, -lo spirito di rivolta colla giusta opposizione, la -pusillanimità colla moderazione, il cicalío coll'eloquenza, -gli esterni atti del culto colla pietà, la -ostinazione colla fermezza, l'ingenita selvatichezza -colla verecondia, la brutalità col valore, la depravazione -dello spirito coll'emancipazione della -mente, la corruzione dei costumi colla giovanil leggerezza, -col rispetto l'adulazione, colla condiscendenza -la servilità, il pregiudizio colla verità. -</p> - -<p> -E questa erroneità di giudizii è un fatto così -generale e costante, che non sarebbe soverchio il -dire, che questa massa fluttante e discorde degli -umani cervelli, in una cosa soltanto s'uniforma ed -armonizza, nel colpire cioè assai di rado il vero -aspetto e l'intimo valor d'una cosa. — E non è -che dopo qualche secolo, dopo i combattuti conati -di sublimi intelligenze, dopo sopite le lunghe e -furiose fazioni che scindono l'umana società a proposito -d'ogni discusso che riesce una verità a divenir -testo all'opinione dei più, ad uniformare i -giudizii delle masse. -</p> - -<p> -A questi anarchici procedimenti del pensiero, -che sono ineluttabili, primo perchè l'umana intelligenza -percorrendo un cammino ascendentale deve -necessariamente essere imperfetta e pregiudicata -finché giunta non sia ad afferrare l'ultima parola -di ciascun problema: secondo pel fatto dell'individualismo -per cui v'ha chi precorre di molto tempo -le masse, e chi con loro cammina e chi dopo tutti -giunge a lento passo, come trascinato da forza -maggiore e non però persuaso. — In seno poi a -tutte le umane società, per quanto nei primordii -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -fondamentali sopra un assoluto piede d'uguaglianza, -riposa in germi qualche elemento, che -ben presto emerge, si isola, si eleva e poi signoreggia -con forze morali o materiali, ed impone e -modifica i procedimenti dell'opinione. Ma chiarifichiamoci -con dei fatti. -</p> - -<p> -<i>L'astuzia.</i> — I Bramini, nell'India, col loro -severo aspetto ed il mistero venerando di cui seppero -circondarsi, riescirono a far occupare il secondo -posto alla tribù dei guerrieri, alla cui testa -era il Re. -</p> - -<p> -Nel discorso di Cristo sul monte, in San Matteo, -leggiamo la lunga serie d'ipocrisie, coll'aiuto -delle quali i Farisei della Mosaica Sinagoga avevano -riescito ad ottenere sul popolo un supremo -arbitrato in ogni cosa, ed a farlo agire, pensare -e giudicare dietro gli interessi loro. -</p> - -<p> -<i>L'esempio.</i> — La manía teologica di Costantino -il grande, divenne contagiosa alla corte, da -questa si propagò alla nobiltà, dalla nobiltà alla -borghesia, dalla borghesia all'esercito, dagli uomini -s'appiccò alle donne, ed in men che nol dico, -tutto l'impero fu maniaco, delirante, frenetico per -la teologia, e dissensioni e controversie, ed immensi -volumi, e guerre interminabili, e strazii quotidiani -e discordie intestine ne scaturirono, ed empio ed -eretico si considerava colui che di sì strano morbo -non fosse infetto, e l'opinione esigeva imperativamente -che si parteggiasse.<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -</p> - -<p> -<i>Le passioni.</i> — I costumi della Grecia antica, -che imponevano alla donna onesta la reclusione -del gineceo, diedero ragione alla somma importanza -che acquistarono in quel paese le cortigiane, -laonde l'arte le immortalò nelle opere sue, la poesia -le cantò, i filosofi tennero presso di esse le -loro scuole, e la pubblica opinione aveva levato -dalle loro fronti il marchio della vergogna.<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a> -</p> - -<p> -<i>La forza.</i> — Roma imperiale, vedendo il nascente -cristianesimo proscritto dagli editti imperatorii, -e perseguito con tanta severità in tutte -le provincie del vastissimo impero, vedendo i cristiani -dati esca al fuoco, pasto alle fiere, bersaglio -ai dardi degli arcieri affricani, finì col convincersi -esser eglino gente infesta allo Stato ed -all'umanità; e divenne universale l'opinione che -essi fossero sola cagione delle calamità dello impero; -onde fu necessario che la penna eloquente -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -di Tertulliano s'incaricasse di ribadir quelle accuse -ed assurde le dimostrasse. -</p> - -<p> -Più tardi i tribunali della sacra inquisizione, -che siedenti presso che tutte le città del mondo -cristiano, investiti di una potenza esecutiva assoluta, -spaventavano le genti col quotidiano spettacolo -dei più feroci castighi aggiuntisi al terrore -di mali futuri ed eterni, di leggieri persuasero ai -popoli cristiani dell'Evo Medio, che anche la più -giusta e moderata ed urgente riforma invocata -da pii ed onesti personaggi fosse esecranda eresia, -onde videsi sovente, deplorevole spettacolo, il -popolo stesso imprecare più volte a quelle vittime -e recar sollecito l'esca ai loro roghi. -</p> - -<p> -<i>Gl'interessi.</i> — Talleyrand, conversando con -Napoleone il grande della scienza mesmerica, che -allora cominciava a convergere a sè l'attenzione -dei dotti e dei curiosi, ed interrogatolo se fosse -o meno d'avviso di incoraggiarla, ne ottenne questa -risposta: «No, non facciamo del Mesmerismo -una scienza legale; a noi giova ch'ella resti -dubbia, combattuta, ed anche ridicola. Pensate -chè diverrebbe la politica dei gabinetti.» -</p> - -<p> -<i>L'ignoranza.</i> — Sono così molteplici, ed incontransi -a tante migliaia nella storia, le erronee -opinioni accreditate, e tenacemente custodite per -fatto d'ignoranza, che sarebbe più presto detto che -tutta la storia dell'umana intelligenza è la prova -di questo fatto. -</p> - -<p> -Socrate, dannato alla cicuta siccome empio per -l'unità divina; Galilei, tradotto davanti al Santo -Ufficio per avere sostituito il giro della terra a -quello del sole; Sarpi, processato egli pure siccome -eretico per la forma speciale delle sue pianelle; -Andrea Vesale, condannato siccome negromante -per le sue prime sezioni anatomiche; la -chimica creduta per lungo tempo arte magica e -diabolica; la epilepsia creduta possessione ed invasione -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -demoniaca, la lebbra considerata siccome -castigo divino dagli Orientali; i pregiudizii del -popolo dei nostri giorni che, associando il sopranaturalismo -ai fenomeni i più semplici e naturali, -fa perfin talora della morte ch'è pure un fatto -cotidiano e costante<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> un castigo di Dio; tutti -questi erronei criterii come potrebbero altrimenti -chiamarsi se non le naturali espressioni dell'ignoranza? -</p> - -<p> -Roma chiudeva, (pel supplizio d'una Vestale), -tre giorni il foro, il Senato, i pubblici mercati, -sospendeva i giuochi, la guerra, tutti i pubblici -interessi ed i privati, ed offriva notte e giorno -vittime espiatorie, persuasa che la battaglia sarebbe -perduta, i giuochi sgraziati, gl'interessi -ruinati se prima non avesse placati gli Dei. -</p> - -<p> -Avendo in Roma una donna difesa nel foro la -propria causa, il Senato inviò a Delfo a consultare -l'Oracolo per sentire quale sventura soprastasse -alla città ed alla nazione per siffatta enormità. -</p> - -<p> -Sendosi abolito in Francia, per decreto di Sinodi -provinciali, i banchetti nelle chiese che si -facevano in dati giorni dell'anno, la cui sconvenienza -andava al punto da ingombrare con piatti -e bottiglie perfin l'altare sul quale il sacerdote -celebrava, mentre e popolo e clero bivaccava, si -inebbriava e schiamazzava insieme, il popolo non -mancò di gridare all'empietà e s'accorava seriamente -che si volesse distruggere la religione<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -</p> - -<p> -Se all'ignoranza delle verità morali e speculative -avvien che s'aggiunga la ignoranza della -storia e degli usi e costumi di tutti i popoli (che -maggior estensione suol dare alle idee, e maggior -quantità di dati presenta all'esattezza del giudizio -come per lo più nelle masse), allora l'opinione -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -pubblica diviene non già organo d'intelligenza, -ma misura d'ignoranza. -</p> - -<p> -Basta la più leggiera tinta di storia per provarci -quanto siano fluttuanti e precarie le opinioni, -che non si fondano sui semplici e sovrani -emanati della ragione; e siccome di assai poche -verità assiomatiche trovasi l'uomo in possesso, -così veggiamo lo spirito d'un secolo e d'una generazione -differire enormemente dalle antecedenti -e dalle susseguenti, addottarsi e ripudiarsi i sistemi, -modificarsi assiduamente usi, costumi, ed istituzioni -ormeggiando lente, ma indefesse il progressivo -sviluppo dei popoli, il quale, attraverso a -queste molteplici e svariate gradazioni morali, -per legge fatale di natura e di provvidenza, sempre -sale verso il meglio. -</p> - -<p> -Da tutto il fin qui detto emerge, che questo -formidabile fantasma della opinione vuol essere -guardato in faccia senza timore, e ben disquisito -vuol essere, ed analizzato prima di accettarlo ed -inchinarcegli siccome a supremo arbitrato. Esaminiamo -se le forme solenni, che assume, siano -per avventura il puntello di interessi parziali, la -tonaca lunga ed affibbiata dell'ipocrisia, la legge -caduca della forza, od il semplicissimo <i>così facea -mio padre</i>, tanto potente sulle masse incolte che -un bello spirito non chiamava senza ragione animal -d'abitudine. Ben sovente ci accadrà di trovarci -di fronte ad un colosso dal piè d'argilla; -e le mie parole vi si appaleseranno ben vere, se -riflettiate un istante ad un fatto gigante, che -veggiamo svolgersi sotto late dimensioni nella -nostra Italia in un solo quinquennio di libera -vita. -</p> - -<p> -Chi non è colpito dalle modificazioni di idee, -di opinioni, e perfin di credenze che vanno ogni -dì operandosi nelle menti? Chi non meraviglia -pensando che la Italiana Unità, che predicata da -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -pochi Apostoli nel 1821, e creduta fino al 1859 -una solenne utopia, in quell'anno stesso diveniva -il nazionale programma e la coscienza universale? -</p> - -<p> -Io distinguevo testè le opinioni fluttuanti e precarie, -che trovano per pochi momenti la loro ragion -d'essere negli interessi, nella ignoranza e -nelle passioni, dai supremi e semplici emanati -della ragione morale, epperò la sana educazione, -che ci aggioga agli impermutabili precetti di -quella autorità, può e deve farci timidi e riverenti -del giudizio e delle opinioni altrui, quando -quelle vengano manifestate da individui, la cui -nota virtù ed intelligenza possono e debbono, con -ogni logica, farceli autorevoli; attesochè alla -saviezza dei criterii concorra in essi la calma -delle passioni e la lucidezza della mente. -</p> - -<p> -<i>Amo laudari a laudato viro.</i> In questa antica -sentenza stanno conchiusi i ragionevoli ed equi -confini della opinione autorevole. Autorità è questa -dalla quale bene farà la donna di non mai -ribellarsi, nè essere di quella stima indifferente, -nè quel biasimo mai superare; poichè non libertà -di spirito, o solidità di giudizio ciò mostrerebbe -ma rivoltante spudore; che se per caso talora -conducendosi dietro i pensamenti di persone lodevoli -e lodate, od un consiglio loro seguendo -errasse, e migliore dappoi avvertisse il proprio -consiglio, cotali complici nello errore assai la -giustificano e la assolvono. -</p> - -<p> -Ma qui deve arrestarsi la condiscendenza all'opinione -altrui; che s'ella si proponga di voler -a tutti piacere e di tutti avere la stima e l'aggradimento, -immorale affatto diverrà e corrotta -senza però lo intento conseguire, sendo i caratteri -ed i cervelli umani sì svariati di gusto e di -giudizio che, quando cotale illusa vi fosse, ben -potrei dirle: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> «<i>Brami invan d'esentarti alle punture</i></p> -<p class="i01">«<i>Se fur d'Appelle infin l'opre immortali</i></p> -<p class="i01">«<i>D'un ciabattin soggette alla censura</i>».</p> -</div></div> - -<p> -Che se a' pii esercizii rivolgerai l'animo a pietà -inchinevole, sarai tosto nello spirito del volgo ipocrita -o bigotta; se agli studii addestrar vorrai -lo innato ingegno sarai pedante; se alla tavoletta -intenta le lunghe ore ogni cura adoprerai ad esser -bella, sarai tosto leggiera e vanerella; se del -moto o del passeggio bisognosa ed amante, di -spirito ozioso e svagato avrai la fama; se società -raccogli nelle tue interne sale e di frequente sarai -nei teatri vista, mille, più o men veri, galanti -aneddoti circoleran sul conto tuo; se, della prole -amante e del consorte, trarrai oscura e laboriosa -vita fra domestici affetti e doveri, non mancherà -chi a difetto di spirito e d'attrattive la volontaria -solitudine attribuisca. Se, bella essendo e corteggiata, -sarai costretta per genio o per dovere a -chi il cuore negare, a chi la mano, di superba -o di fiera t'acquisterai rinomanza. Se natura avesti -matrigna e di bellezza manchi e d'attrattive, per -ciò solo d'imperdonabile delitto sei già rea, e la -grazia sarà per te affettazione, la dignità pretesa, -smodato sfarzo la decenza, ogni virtù ti scemerà -di pregio, ed ogni neo salirà fino a deformità -mostruosa. -</p> - -<p> -Laonde, a premunire dalla ingiusta e dolorosa -pressione di sì sventati e crudeli giudizii, la donna, -che per la natìa timidezza dell'animo già li soffre -e li teme (e per la sua debolezza è ben già -di soverchio esposta agli oltraggi) ben lunge dal -curvarle vieppiù la testa sotto il giogo ingeneroso, -che il filosofo ginevrino si affatica a premerle sul -collo, io le fo coraggio e le ripeto: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> «<i>Anima che per biasmo si dibassa</i></p> -<p class="i01">«<i>E per lode s'innalza è debil canna</i></p> -<p class="i01">«<i>Cui muove a scherzo il venticel che passa</i>».</p> -</div></div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -</p> - -<p> -Epperò informata alle imprescrittibili leggi della -morale, non d'altri schiava che del principio che -a guida togliesti del tuo operare, coll'occhio fiso -al nobile fine che programma facesti della tua -vita, l'occhio e l'orecchio chiudi alle migliaia che -tutti importisi vorrebbero a legislatori e tiranni, -e fa -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> «<i>Come il Villan che posto in mezzo</i></p> -<p class="i01">«<i>Al rumor delle stridule cicale</i></p> -<p class="i01">«<i>Senza curare il rauco strido loro</i></p> -<p class="i01">«<i>Segue tranquillamente il suo lavoro</i>».</p> -</div></div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -</p> - -<h2 id="religione">LA DONNA E LA RELIGIONE</h2> -</div> - -<div class="block-r"> -<p> -Regi, monarchi, potentati, sacre -maestà, vi ho nominate con tutti i vostri -nomi? grandi della terra, altissimi, -potentissimi e forse ben presto -anche Onnipotenti Signori, noi, uomini, -abbisogniamo, per le nostre messi, -d'un po' di pioggia, di qualche cosa -meno anche, d'un po' di rugiada. Fate -della rugiada, mandateci sulla terra -una goccia d'acqua! -</p> - -<p> -Una sola cosa, Lucillo, mi fa pena. -Questi grandi corpi sono così costanti -ed esatti nel loro cammino e nei loro -rapporti, compiono con ordine così -invariabile le loro evoluzioni, che un -piccolo animale, rilegato in un angolo -di questo immenso spazio che si -chiama mondo, avendoli osservati, -s'è fatto un sistema infallibile di predire -a qual punto del loro corso tutti -questi astri si troveranno da oggi a -due a quattro a ventimila anni. Ecco -il mio scrupolo, Lucillo; s'egli è per -caso, ch'essi osservano leggi così -invariabili, che cos'è l'ordine, che -cos'è la regola? -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">La Bruyère.</span> -</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -</p> - -<p> -Dilicatissimo e difficoltoso argomento è questo -che imprendo a trattare, e tanto più oggidì in -cui, questioni vitali si agitano nel paese in cui -io scrivo, questioni di vita e di morte per tutta -una casta, che il proprio parziale carattere ne -ritrae, questione interessantissima ad ogni regione -del globo, ad ogni popolo, ad ogni intelletto -che si travagli nelle filosofiche disquisizioni, -ad ogni cuore che palpiti nella incertezza degli -umani destini oltre la tomba. -</p> - -<p> -Come procedere senza sollevare obiezioni, senza -sconcertare credenze, senza urtare suscettibilità, -senza sconcertare interessi? Come non cozzare -qui colla sistematica negazione, là colla gratuita -asserzione, a diritta colle astrazioni di Fourier, -di Leroux, a manca con De l'Orgue e De Maître, -davanti con Reynaud, dietro con tutta la miriade -degli ascetici? E davvero assai peritosa e -timida stommi del come mi condurrò, del punto da -cui partirò nel vastissimo terreno che mi si apre -a discorrere, della scelta che far convienmi fra -le idee che copiose invadono la mente, dell'arte -con cui eviterò l'urto dei triboli e la puntura -delle spine in una strada che, tutta l'umanità -percorre, eppure, più fu battuta, e meno si fa -praticabile a chi non voglia sollevarsi di fronte -una guerra di scandali e di pregiudizi che più -lacera il cuore, che non guerra di spade. -</p> - -<p> -Pure già lo dissi nelle prime pagine, e giovami -qui ripeterlo. Io preparo la donna dell'avvenire, -di quell'avvenire che ogni intelletto, sazio di gratuito, -ogni spirito esasperato dalla lotta che, dalle -cieche passioni e dagli inverecondi interessi è -combattuta alla verità ed alla morale, deve necessariamente -affrettare coll'opera e col desiderio. -</p> - -<p> -E ferma in questo proposito, smessa ogni peritanza, -m'innoltro alla libera sposizione delle -idee. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -</p> - -<p> -È assai possibile che il debole intelletto non -abbia saputo, neppur dallo assiduo e pertinace -studio di grandi autori, estrarre il vero, ed è ancor -più possibile che la insufficienza della dialettica, -e la poca facondia del dire, mi facciano irremissibilmente -impotente a persuadere; ma mi -resterà pur sempre chiaro e confortante testimonio -la coscienza di avere, con ogni calma dello -spirito e lealtà d'intelletto cercato il vero, e la -mia fatica rivolta a presentarlo altrui, senza spirito -di fazione, senza sistema preconcetto, senza -fine secondo. E la donna, alla quale io parlo, accolga -i miei sforzi con quella benevolenza che, se -poco è meritata dallo intrinseco della mia fatica, -non sarà certo sciupata invano dal buon volere, -che mi ho, di porgere al mio sesso la sempre -utile comunione delle idee. -</p> - -<p> -Essendo più pratico che teorico lo assunto mio, -ed essendo io in ben altra situazione che quella -d'un sacro oratore, il quale, od in un tempio di -cattolici parli, o sermoneggi in una adunanza di -<i>fratelli</i>, od il Corano commenti in una Moschea, -sempre sa di parlare a chi come lui crede e sente, -ed è già con esso lui d'accordo prima che parli, -non mi è permesso saltare a piè pari nell'argomento, -ma dobbiamo prima fondare di comune -accordo le premesse. -</p> - -<p> -Non si tratta per me di persuadere ad altrui -le convinzioni mie: non intendendo fare nè polemiche -nè controversie. Io parlo alla donna d'ogni -paese, ma specialmente italiana, e parlo alla -sua indipendente ragione, al suo libero intelletto, -per cui, a partire da basi concordi ed a meglio -comprenderci, dal fatto partiremo e dallo assioma. -</p> - -<p> -La religione, metafisicamente considerata, è il -<i>sentimento innato della divinità</i>. Essa fu siccome -tale sentita da tutti i popoli e da tutti i tempi; -e che ciò sia stato, lo provano gli innumerevoli -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -monumenti e le tradizioni che la primigenia umanità -legava alle posteriori generazioni; le quali -poi a loro volta, anzichè sperdere quelle tradizioni -e quei monumenti della fede dei padri loro, come -fatto avrebbero quando non ne avessero ampiamente -accolto il legato, altri ne aggiunsero, ed -ogni generazione accrebbe così alle vegnenti il -patrimonio delle credenze. -</p> - -<p> -Questo fatto che, siccome basato sulla semplice -autorità, poco proverebbe se chiamato fosse a stabilire -la verità d'una scientifica sposizione, od a -convalidare la solidità d'un raziocinio che a sè -stesso non basti (avvegnachè e storia e filosofia -cospirino a non ammettere l'umanità degradata -sibbene primitivamente ignorante) questo fatto, -dico, diviene categorico e perentorio quando a -provare la generalità e costanza di tal sentimento -lo indiriziamo. -</p> - -<p> -Ora, siccome è vero che, l'effetto non nasce che -dalla causa, la conseguenza tradisce la premessa, -lo edificio rivela l'architetto, così l'universo predica -una ragion prima. Il caso, che l'ateo volle -a ragione di questo fatto, se è per lui ragione -sufficiente, per lui <i>il caso è Dio</i>, e non v'è fra -lui e il general sentimento che una questione di -vocaboli; ma s'egli la considera siccome ragione -accidentale egli da sè bene inesperto si proclama, -avvegnacchè, sopra qualunque cosa egli esperimenti -le combinazioni del caso, sempre le avrà -avvertite, vaghe, disordinate e sopratutto incostanti; -cosicchè il comun senso definisce col vocabolo -<i>caso</i> ogni combinazione, che manca affatto -d'ordine, di durata e di leggi; il chè senza impugnare -il testimonio della scienza (che va ogni -dì scoprendo la ragion delle forze nel meccanismo -universo, e potentemente le applica) senza rifiutare -in ogni filosofia il supremo emanato della -ragione fatto eminentemente ordinato, senza accagionare -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -di allucinazione i nostri sensi tuttodì -colpiti dall'armonia inalterabile della natura, sarebbe -deplorabile follia diniegare. -</p> - -<p> -Meno evidente è all'intelletto l'immortalità e -la vita futura, sebbene anch'essa non vada sprovvista -di possenti ragioni, e ricca e forte della coscienza -dei popoli. -</p> - -<p> -Come l'artefice elaborando l'arnese considera -l'uso a cui lo destina, e le parti ne informa, e -le forze e le misure ne proporziona, in vista di -quello; altrettanto veggiamo aver natura praticato -in tutte le sue produzioni, e questa saggia economia -dell'universo è dalla scienza, ognor progressiva, -ogni dì constatata su più late dimensioni; -non altrimenti, tutte le facoltà ed attribuzioni dell'anima, -siccome le parti tutte e tendenze del corpo, -debbono necessariamente rispondere ad una data -destinazione. Ora le facoltà dell'anima nostra eccedono -sotto ogni aspetto la destinazione qualunque -che aver potressimo circoscritta alla presente -vita. Eccede l'insaziabile curiosità di tutto investigare, -il tempo, i mezzi, le forze che all'investigazione -abbisognano. Il senso morale, che l'uomo -spinse fino agli estremi dello scrupolo delicato, -non sarebbe che un'ironia in faccia ai pochi giorni -di gioia e di vita che ci sono accordati. Nè si -dica, che questo senso non sarebbe che una provvidenza -di natura posta a tutela dei reciproci interessi; -questo confine sarebbe d'assai soverchiato -da un senso morale che limita gli atti anche intimi, -anche indipendenti della vita umana. Il vivo -desiderio dell'infinito, il cui soddisfacimento constatiamo -impossibile nella esistenza che conosciamo, -l'orrore del nulla così profondo, così sentito che -non può esser domato dal terror dell'ignoto; tutti -problemi sono questi, ai quali non è possibile che -una soluzione, l'immortalità. -</p> - -<p> -Altro senso innato nell'uomo e profondamente -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -sentito è il senso d'equità e di giustizia. Ora -non potendo egli appagarlo, avversato qual'è dall'ignoranza, -vinto dalle passioni, soggiogato dalla -forza, immolato agli interessi, e sentendone tuttavia -la somma ragione, trovò il dogma del premio -e della pena, o meglio, lo sentì, ed in questo -fondò la ragione della virtù e l'odio del vizio. -Laonde l'esistenza della divinità creatrice, ordinatrice -e provvidenziale, l'immortalità, il premio -del bene e la punizione del male; ecco i tre dogmi -che furono base alle teogonie tutte, e che ogni -ragionevole intelletto può e deve ammettere. -</p> - -<p> -Ammessa l'esistenza della divinità, l'uomo le -deve omaggio e riconoscenza, ed ecco sorgere la -religione donde i culti ed i riti; ammessa l'immortalità -ecco sorgere con essa l'infinito, e l'aspirazione -all'infinito, donde l'indefinito progresso; -ammesso il premio e la pena, ecco sorgere la ragione -della morale, donde la sociale felicità. -</p> - -<p> -Premesse queste poche parole a prevenire le -nostre lettrici del punto da cui partiamo, nè potendo -noi più inoltrarci nelle religiose teorie senza -specializzare, epperò renderci a molte impossibile -(e non trovando pur necessario il farlo dacchè abbiam -già trovato la ragione religiosa), passiamo a -disquisirne i caratteri, segnalarne le viziose applicazioni -e le vere. -</p> - -<p> -Essenzial carattere dell'ossequio, che l'uomo -prestar deve alla divinità, è l'essere questo ragionevole, -essendo ragionevole chi lo presta, e -verità assoluta, e ragion d'ogni cosa, l'essere supremo -a cui è rivolto; perciò l'assurdo è insulto -a Dio, nè può essere scusato che dall'invincibile -ignoranza. Assurdo perciò non potea ch'essere, a -mo' d'esempio, il sacrificio, il quale intendeva onorar -Dio col distruggere la sua fattura: ciò non -potea scusarsi che dall'ignoranza, ma il Sacerdote -il quale godeva le parti comestibili delle vittime -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -sacrificate, epperò eccitava continuamente i -popoli ai sacrificii, non era più ignorante, era furbo; -e l'iterato fumo de' suoi incensi non era che un -insulto a Dio, ch'egli faceva servire a suoi interessi. -</p> - -<p> -Più d'una vedrà forse altra cosa, che l'infanzia -dello spirito umano, in questi riti dell'umanità -primitiva, ma noi risponderemo con una sola osservazione. -I sacrificii cruenti, criminosi, se di vittime -umane, assurdi se di ostie brutali, cessarono -sotto l'impero di due autorità. La prima fu il Vangelo, -che promulgò la più razionale delle religioni; -la seconda fu il progresso della civilizzazione, che -chiarì allo spirito umano la vanità di cotali ossequi -e la loro assurdità. Ora se i progressi della -ragione resero incompatibile il sacrificio, ciò basta -per dare il nome alla cosa. -</p> - -<p> -Dovendo l'umano ossequio alla Divinità essere -razionale, ne emerge di natural conseguenza, che -non debbano le esterne sue manifestazioni superchiare -agli occhi nostri in importanza l'intimo sentimento -che li produce. Che se al riconoscente -affetto, che verso Dio ci porta e delle leggi imperscrittibili -della morale ci fa teneri osservatori, -come sendo dallo stesso suo dito scritte ne' cuori -nostri, anteponiamo gli atti esterni e convenzionali -del culto che, orbi per sè stessi d'ogni morale -valore, altro non sono che l'espressione di -quello, noi adopreressimo come chi il vetro anteponesse -al diamante, il bacio all'affetto. -</p> - -<p> -Eppure, se poniamo a disamina lo zelo, con cui -tutti gli ascetici scrittori moltiplicarono in ogni -confessione, e classificarono in infinite categorie -mille pie pratiche, e di quale importanza vollero -circondarle e con quale entusiastico fervore le vollero -raccomandate e praticate; davvero, non intendo -calunniare le intenzioni loro, ma credo altro -non s'avessero in vista che di soffocare il religioso -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -sentimento ed imporgli silenzio onde lasciar -luogo alla moltitudine delle parole, non dissimili -dai sacerdoti di Baal (de' quali tanto si rideva il -profeta Elia) che gridando con quanta forza era -possibile ai loro polmoni, e continuando in tal baccano -tutto l'intero giorno, se ne tornavano convinti -che la loro sonnacchiosa Divinità li avesse -alla perfine intesi e compresi. -</p> - -<p> -Il Cristo, che primo diede all'umanità l'idea -del culto perfetto, stringeva e riassumeva, in -una formola, quanto affettiva altrettanto razionale, -l'espressione del religioso sentimento. Egli, -che aveva l'un dopo l'altro attaccati e combattuti -tutti i pregiudizii, si dichiara anche contro questo -là dove dice: «Non vogliate essere come i gentili, -che impiegano ad onorar Dio molte parole, e -credono per la moltitudine di quelle esser meglio -esauditi. In quanto a voi, quando volete pregare -a Dio, chiudete l'uscio della vostra camera, e nel -segreto pregate al padre vostro ch'è ne' Cieli». -</p> - -<p> -V'hanno però di molte le quali tutte assorbite -dalli esterni atti del culto, moltiplicandoli ogni -giorno senza ragione e senza misura, facenti assidua -lettura di libri che insegnano colla Divinità -un cotal linguaggio floscio ed affettivo, tutt'affatto -profano ed indegno dei rapporti che intende -di esprimere, portano l'intelletto nei campi -vaporosi d'una dottrina; la quale assorbe le lunghe -ore nel render l'anima timorosa di tutto, nel -toglierle ogni generoso slancio, nel freddare ogni -generosa passione, nell'atrofizzare più che sia possibile -il cuore, nel rompere ogni suo più sacro -e soave legame, nell'avezzarla ad una tensione -morale di tanta forza da non sapersi più scernere -fra il bene ed il male assoluto, il bene ed il male -relativo e li atti tutti, che orbi sono di morale -valore epperò all'uomo di libera scelta. Essi insegnano -una dottrina tutta di distacco, d'isolamento, -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -di meditazione e d'espiazione: essi nulla -ammettono di spontaneo nello svolgimento della -vita morale; tutti i menomi moti del cuore e della -mente vengono vigilati, sorpresi, classificati più -o men logicamente, e non persi di vista mai, dovendo -essi tutti esser fedelmente riportati ad un -cotale che l'incarico s'è assunto di avviar quest'anima -alla perfezione; e, mediante le cure sue, -ed i suoi lucidissimi precetti, si è ridotta a tale -d'aversi di lui per ogni cosa stretto bisogno, di -nulla veder senza li altrui occhi, di nulla giudicare -senza l'altrui cervello, e di non potersi -ristare dal mettere altrui in terzo fra sè ed i più -intimi, e nè più gelosi segreti, -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«<i>Come se far non possa i fatti sui</i></p> -<p class="i01"><i>Se in opera non pon gli organi altrui</i>».</p> -</div></div> - -<p> -E questa assoluta insufficienza dell'individuo, -questa perpetua minorità, dura fino alla morte; -anzi va, questa forza astringente ed assorbente, -sempre più incalzando fino a che, di quest'anima, -che cammina alla perfezione, più non resta che -un cadavere ed un automa che, di vita propria, -non si ha che la parte fisica e vegetativa. -</p> - -<p> -Non volendo io per nulla affatto scendere nei -penetrali dell'uman cuore per cercarvi le cause -di questo ritrovato, che non mancò per avventura -di appoggiare numerosi e forti interessi (non -essendo nè la satira nè la storia l'assunto mio) -io proseguirò nelle ragionate teorie prendendo dovunque -il buono, e sceverando il falso ed il gratuito, -guidata quale sono dallo schietto amore della -verità e della luce. -</p> - -<p> -Accennavo, che quelle dottrine, che si propongono -d'avviar l'anima alla perfezione, predicano -il distacco, l'isolamento, la meditazione, e l'espiazione; -e taluna avrà portato avviso, che troppo -leggermente io condannassi teorie, che fini sì altamente -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -spirituali si recano a programma. Spero -di giustificare il mio verdetto, rifacendo un po' -la storia morale dell'umanità; e come questa svolge -la sua progressiva vita in diverse fasi tutte logiche -ed inevitabili, così lo individuo, ch'è una -frazione di questo gran corpo, deve seguirla e recare -l'opera sua al collettivo lavoro; che se -non fosse, e non dovesse essere, il progresso delle -idee e dei costumi non potrebbe aver luogo; e -l'umana storia in luogo di presentare all'occhio -del filosofo un complesso armonico, logico, ordinato, -ed a gran fine diretto, non mostrerebbe che -un agglomeramento, senza forma e senza nome, di -forze eterogenee, discordanti, ed elidentisi, un -caos insomma senza ragionevole principio, che non -altro verosimile fine presenterebbe che un universale -sterminio ed esaurimento. -</p> - -<p> -Ora puossi egli ammettere, dietro l'ordine che -vediamo nella creazione tutta, che tale esser possa -il morale concetto di Provvidenza? Certo che no. -Laonde camminando, noi individui, siccome le generazioni, -in una via di progressivo sviluppo, c'incombe -di studiare il tempo e la fase ch'esse percorrono -a non inceppare ed anzi assecondare il -comune lavoro. -</p> - -<p> -L'umanità bambina che, simile all'uomo di poco -tempo, era incapace d'un lavoro affatto speculativo, -ma trovavasi tuttavia sotto il dominio delle sensazioni, -avendo col senso morale l'idea della virtù, -ammirava però maggiormente quelle doti di natura -e di fortuna, per le quali un uomo sugli -altri aquista materiale e sensibile superiorità. -Laonde meglio che la mitezza era stimato il corraggio, -meglio che il generoso perdono la valorosa -vendetta, più che la sublime lealtà dell'anima, -l'astuzia feconda di mezzi e ricca di successi, più -che riverenza dei diritti, il feroce sterminio e la -prepotente conquista; più che la castigata verecondia, -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -la dissoluta e facile bellezza. Di tal maniera -di giudizio dell'antica umanità hassi pena -più presto a sceverarne le troppe prove che ad -adunarle. Tutto ce lo insegna, dall'<i>Iliade</i> d'Omero -fino ai sontuosi monumenti alle ceneri di Pitionice, -fino agli incensi bruciati ad Alessandro, fino -al divinizzamento dei Cesari. -</p> - -<p> -Queste dottrine vellicanti le passioni, e così -ben maritate agli interessi, non potevano che condurre -di ragione il mondo ad una general corruzione -di cuore e depravazione di mente, di cui -la storia non ci ripete il racconto dalla caduta -della Romana Repubblica in poi. -</p> - -<p> -Era ben logico e voluto dalla natura delle cose -che là come dovunque, il riparo ormeggiasse dappresso -il male; e sorsero in allora le dottrine -a cui accennavamo; dottrine che lottavano colle -passioni corpo a corpo, e disputavano palmo a -palmo il terreno agli interessi, isolando l'uomo -dal contagioso contatto dei suoi simili, livellando -le caste, staccando dalle perniciose ricchezze mezzi -di feroce dispotismo, e sforzandosi di spiritualizzare -l'uomo degradato per corruzione fino ai bruti -tutta la sua vita concentrando nell'espiazione di -un male divenuto ormai sì radicale ed universo, -che impotente affatto era contro di lui l'opera -dello individuo. Nulla di meglio infatti resta a -farsi al sano, frammezzo alli appestati, che trarsi -in disparte fin quando la scienza non ha ancor -provvisto ai malati. -</p> - -<p> -Quelle dottrine ci vennero dall'Oriente e più -precisamente dalle Indie, e dal loro istitutore si -chiamarono Buddismo. -</p> - -<p> -Nell'epoca in cui le leggi e le istituzioni dei -bramini erano in maggior forza, e s'erano diffuse in -tutto il paese senza eccezione, sorse dalla casta dei -guerrieri, e dalla famiglia dei Sackija, Gautarna, -detto poi Budda, (lo suscitato) figlio di Re. Nacque -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -egli nel 628 avanti Cristo. Si unì, secondo -il costume del paese, a tre mogli; ma a 29 anni -abbandonò padre, mogli ed un figlio, non che ogni -diritto di successione al trono, e si ritirò nel deserto -per darsi tutto a penitenza alla guisa dei -Bramini. Rimase colà 6 anni e superò nella rigidezza -della vita tutti coloro. A 36 anni sorse a -predicare, e scorse fino agli 85 tutta l'India. -</p> - -<p> -Educato nella solitudine dei deserti, alla meditazione -ed alla penitenza, dotato di sommi talenti, -concepì l'ardito pensiero che il Braminismo, d'assurdi -ripieno, se forse bastava fino allora all'India, -non certo al resto del mondo. Primo nell'antichità -superò i pregiudizi della nazionalità, e -concepì l'idea dell'universale rigenerazione del -mondo corrotto, e parlò di partecipare altrui il -proprio bene. -</p> - -<p> -Il Buddismo sorse circa nel tempo in cui la -Giudea diveniva provincia romana e con essa si -eclissava la Mosaica religione. -</p> - -<p> -«In quel tempo (dice Costantino Hofler nella -<i>Storia universale</i>), si nota nell'Oriente un sentimento -di dolore e direi quasi di disperazione -come se la sua vita fosse finita». -</p> - -<p> -Nell'India la predicazione di Budda addita al -mondo la cagione di tal disperazione nella nullità -delle cose, e riduce lo scopo della vita alla -<i>distruzione di noi stessi</i>. — (A chè altro si riduce -l'ascetica cattolica dei nostri giorni?) -</p> - -<p> -In massima le sue dottrine non differivano -punto da quelle dei Bramini; ma differivano in -questo, doversi da tutti, senza distinzione, raggiungere -lo scopo della vita, come avendo egli -pel primo superato i pregiudizi di caste e di nazionalità. -</p> - -<p> -Non occorrevano per Budda le divisioni di -quelle (prima politica braminiana), nè le opprimenti -leggi ch'erano di quella politica i naturali -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -corollarii; tutti, senza eccezione, erano chiamati -alla cognizione della verità, a tutti libero quindi -di togliersi al giogo bramitico. -</p> - -<p> -Egli poi, Budda, era stato dal Cielo mandato -a segnarne la via. -</p> - -<p> -«La vita è un sogno, dicea Budda. Quanto -più l'uomo lavora colla propria distruzione -alla propria santificazione, e tanto più scioglie -il legame che tiene avvinto il mondo alla -colpa.» — Notisi il desolante ed antifilosofico -concetto che il mondo sia fatalmente portato alla -colpa, quasi l'umano arbitrio, donde l'umana -responsabilità, non esistesse. — Senza questo -concetto dominante sarebbe stato impossibile chiamare -l'uomo all'isolamento ed alla propria distruzione. -Solo l'universale corruzione dei tempi, -la ferocia dei costumi, il degradamento cui era -scesa l'umana progenie, poteva ispirare una simile -filosofia. «Il matrimonio, dicea Budda, si -tollera come un male ch'è forza permettere; -ma non dovrebbero esservi carnali relazioni, -dovendo il mondo al più presto finire. Tutto è -inganno quaggiù; e se pur qualche cosa v'ha -che non sia mendace, quest'è ciò appunto di -ritenere tutto inganno, di liberarsi e staccarsi -da tutto». -</p> - -<p> -Budda si volse anzi tutto a quella parte del -popolo indiano, che la legislazione Bramitica lasciata -aveva in completa miseria, persuadendola -a disertare la dottrina ed i costumi di quella per -abbracciare la sua, in cui solo era la via di salute. -La condizione di quel popolo era sì misera -sotto i Bramini, che una dottrina sì sconfortante -fu riguardata siccome dottrina di libertà. I seguaci -di Budda non temevano la morte, da loro -risguardata siccome liberatrice dei mali. Esso li -educava alla pazienza, alla mitezza, all'assoluta -abnegazione, a riguardar siccome ingiusta ogni distinzione -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -sociale, ad invitare tutti, senza eccezione -di persona, alla redenzione per opera di lui, -ossia allo scioglimento finale della materia primitiva -nel nulla. -</p> - -<p> -Le sue dottrine produssero gran sensazione in -Oriente, e furono nell'India argomento di gravi -dissensioni; e malgrado le persecuzioni, alle quali -furono bersaglio allorché i Greci vi penetrarono -col Magno Alessandro, vi si tenevano salde, specialmente -nel nord-ovest del paese. -</p> - -<p> -Certo le dottrine Buddistiche erano un gran -passo in quei tempi oltre misura materializzati e -corrotti, ed ebbero appunto in quelle condizioni -la loro ragion d'essere; ma venne il Cristo ad -aprire all'umanità una nuova fase, ed allora principiarono -ad essere spostate e retrive. -</p> - -<p> -Chiamati gli uomini ad amarsi ed a soccorrersi, -iniziata la dottrina della giustizia e del perdono, -costituita l'umanità in una repubblica di fratelli -che altro <i>dottore</i>, altro <i>maestro</i>, altro <i>signore</i> non -riconosce che la verità predicata dal Cristo colla -luce della ragione, colla mite ma vittoriosa forza -della persuasione; eguagliati i doveri ed i diritti, -chiamati tutti al lavoro ed alla cooperazione al -comun bene, proclamato ogni uomo al suo simile -solidale col precetto dell'amore e della diffusione; -chiamato l'amico a dar per l'amico la vita, ed -a beneficare al nemico; udita, ammirata ed accolta -questa dottrina dal mondo, tenuta salda -contro le lotte, uscita vittoriosa da secolari battaglie, -la vecchia dottrina dell'isolamento, e della -distruzione dell'uomo, non aveva più ragion d'essere -ed era condannata a perire. Dopo aver demolito -era ben d'uopo riedificare. -</p> - -<p> -Il risorgimento, la vita, la libertà, lo sviluppo -di tutte le forze morali, i collettivi conati delle -masse verso il bene comune, ecco il programma -del Cristo, ed ecco la fase che ora percorre l'umanità. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -</p> - -<p> -L'amore universale, precetto <i>unico</i> e <i>nuovo</i>, nel -quale quella dottrina si compendia, importa a -natural conseguenza il compatimento, la tolleranza, -la vicendevole riverenza, e pone al bando -dell'umanità ogni dispotismo di fatto e di sistema, -ogni autorità che si erge al dissopra della -forza delle cose, dell'unanime consenso, del generale -interesse. -</p> - -<p> -Ora la cattolica ascetica, che tante forze isola -e paralizza, che tante intelligenze riduce a schiavitù, -che tanti fervori raffredda, che tanti nobili -slanci raffrena, che tanti generosi entusiasmi riveste -delle grette forme del partito, che tante -esistenze si tiene eternamente oscillanti e dubitative -sul grave problema d'un moto primo, d'un -estemporaneo escogitato, orbo di conseguenza perchè -intimo, di un motto oziosamente ed innavvertemente -sfuggito, d'uno svagamento intempestivo -anche, ma tutto proprio della mobilità dell'organo -pensante, tutto questo sistema non vi -par egli, ditelo voi, roba da bambini e compassionevole -miseria? -</p> - -<p> -L'analisi sistemata è studio pericoloso se da -grandi e leali intelligenze non venga esercitato. -La massa delle mediocrità, impotente già per sè -stessa ad accogliere in uno sguardo tutti i lati -d'un concetto, se per sovrappiù venga sistematicamente -applicata ad un dettaglio, non ne diverrà -che sempre più gretta e microscopica. Gl'interessi -poi studiano il sofisma, le passioni cercano -il cavillo, il dispotismo s'allieta dello scisma, e -lo spirito debole, tratto in tortuoso e smarrito -sentiero, sente più che mai il bisogno d'una guida, -alla quale è costretto affidarsi ad occhi bendati, -sia che al bene lo conduca ed al meglio, o sia -che al peggio lo trascini, e nel suo proprio male -lo immerga. -</p> - -<p> -Noi perciò vorressimo che la donna specialmente, -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -che tanto è a religione inchinevole, e che -al sentimento di essa sinceramente e sublimemente -sposata può tanto bene produrre, la mente informata -ai lucidi precetti di quella, meno gretta ed -analitica fosse nella manifestazione di quel sentimento, -meno oscillante, meno dubitativa nel giudizio -del bene e del male, del convenevole e dello -sconvenevole; vorremmo che dai chiari precetti -della verità derivasse dei criterii sicuri a giudicare -più sanamente di sè, d'altrui e delle cose -tutte; vorremmo abborrisse da certi facili scandali, -figli d'ignoranza e di pregiudizio, da certe -intolleranze che, violenti e feroci, vertono sopra -opinioni e riti, dottrine e cerimonie che finalmente -non sono che svariati modi di esprimere un unico -ed universal sentimento. -</p> - -<p> -Deplorevole cosa egli è questa, che cioè l'intolleranza -più feroce, più esclusiva si mostri presso -chi di molta pietà fa special professione; e non -s'avveggono, codesti, che per essa più danneggiano -la causa che intendono servire. E ben se lo sapeva -il Cristo quando, reduci i suoi discepoli da -Samaria e pregandolo dessi che implorasse fuoco -dal cielo su quelle genti, che la predicazione loro -aveano spregiato, rispose loro: <i>davvero; io non so -da quale spirito siate condotti</i>. -</p> - -<p> -Le religiose intolleranze in ogni tempo, in ogni -popolo generarono i danni più atroci, le guerre -più sterminatrici, le passioni più violenti che abbiano -mai inferocito l'anima umana. Testimonii -le babiloniche barbarie contro gli Ebrei, gli sterminii -di questi sopra i vicini popoli incirconcisi, -le secolari persecuzioni del gentilesimo sul cristianesimo -nell'Europa e nell'Asia, i sanguinosi scismi -d'Oriente, la cattolica inquisizione dell'Evo Medio, -le guerre di Maometto, le lotte dei Mori e -della Spagna, le crudeltà che accompagnarono e -compirono lo scisma Anglicano, le stragi degli -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -Ugonotti e di Zuinglio, l'ostracismo dalla civil società -degli Ebrei tuttora vigente in molti Stati -della civilissima Europa. -</p> - -<p> -Che se l'intolleranza e l'esclusivismo, in sè -stessi viziosi e maligni, fanno deplorevole mostra -di sè in uno Stato, in una casta, nel viril sesso, -come sendo la negazione d'ogni ragione, d'ogni -filosofia, d'ogni umanità; nella donna poi, per natura -mite, misericordiosa e diffusiva, son più che -altrove mai spostati ed inopportuni. Tanto più -se trattasi di religiose credenze, le quali naturalmente -suppongonsi norma di costumi; come dovendo -l'uomo per natura e per ragione essere conseguente. -Laonde se voi l'altrui religiosa convinzione -spregiate, voi stupirete altresì che gente di -altra credenza, che non la vostra, possa essere onesta -e rispettabile; e questo giudizio è puerile, è -ingiusto, è falso, è superbo. -</p> - -<p> -Lo esclusivismo di tre cagioni è lo effetto; o -di suprema ignoranza, o di massimo orgoglio, o -d'interessi personali o di casta. La prima ragione -vi farebbe torto, le altre vi farebbero immorali; -nell'un caso e nell'altro il sentimento religioso -sarebbe erroneo ed ippocrita, sendo non già l'Ente -Supremo l'oggetto del vostro culto, ma il pregiudizio; -non già la Divinità oggetto di vostra -fede, ma pretesto di passioni, strumento d'interessi. -</p> - -<p> -Laonde, tutto il fin qui detto in poche parole -riassumendo; il culto che alla Divinità si debbe, -vuol essere razionale, come sendo il rapporto d'un -ente ragionevole colla ragion suprema di tutto: -dignitoso, come lo esige riverenza dell'essere infinitamente -superiore; intimo, siccome trovando -nello spirito la sua ragione, nel cuore l'innato -suo sentimento. -</p> - -<p> -Sendo la religiosa credenza norma di costume, -non può questa condurci che alla carità dei nostri -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -simili, che figli tutti d'un medesimo padre, effetti -d'una stessa causa, camminando tutti ad un -unico fine, d'un solo lavoro tutti incaricati, ad -una stessa perfezione tutti vocati, nell'onorar Dio -tutti concordi, non havvi differenza fra noi che d'espressione, -come v'ha moltiplicità di linguaggi, varietà -di costumi, individualismo di caratteri, diversi -gradi d'intelligenza, molte fasi di civiltà, mille e -mille combinazioni di luogo, di tempo, di persona, -di circostanze, che mutano, alterano, modificano -o determinano in mille sensi diversi, l'espressione -di quest'unico, universale, innato sentimento dell'umana -natura. -</p> - -<p> -Ma io vi parlava fin ora siccome a gente profondamente -e sentitamente religiosa, nulla supposizione -fin qui facendo che taluna possa non esserlo; -e certo, troppo porto alta opinione dell'intelligenza -vostra, e della gentil conformazione del -cuore, che in seno vi batte, per supporre altrimenti. -Ma in forza di quelle combinazioni, alle quali -accennavamo poco dianzi, non sarebbe impossibile -che taluna fra voi atea si credesse. E dicevo credesse, -perchè fuori del natural corso delle cose ella -sarebbe, se lo fosse sostanzialmente. E come supremo -degli oltraggi si è il negare a taluno alcuno -degli istinti o delle potenze che il corpo -umano esige ad esser perfetto e ben organizzato -nell'interne e nell'esterne sue parti, ed a tutte -esercitare le sue naturali funzioni; altrettanto -e non minore insulto sarebbe il supporre che a -taluna di voi difetti questo nobilissimo fra i -sentimenti; tanto più che nella femminile natura -ogni sentimento siede come in suo trono, -sendo la donna, in ogni fasi della sua vita, accompagnata, -guidata, sostenuta da quelli, per quelli -capace d'ogni sacrificio, forte per quelli nelle abnegazioni, -vittoriosa nelle lotte, indomita nelle -difficoltà, d'ogni ardua impresa capace, perseverante -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -nell'azione, tanto che, ciò considerando, un -filosofo ebbe a dirsi, che la donna pensa, ragiona -e decide col cuore, sentenza che, se per avventura -un cotal poco speciosa e non certo matematicamente -esatta, non arriva certo ad offenderci, -per quanto poco caso sembra farsi della nostra potenza -intellettiva. -</p> - -<p> -Ma posta per un istante questa ipotesi, che vi -fosse un'atea fra voi che mi leggete, io non farò -che riportarvi ai semplici ed elementari raziocinii -che vi facevo negli esordii di questo capitolo, -sendo la verità religiosa di tal natura a non -esigere lunghe disquisizioni, nè raffinate teorie. -</p> - -<p> -Aprite gli occhi e vedete succedersi da tanti -secoli il giorno e la notte, alternarsi con ordine -eterno le stagioni, ripetersi senza fine dalla stessa -causa gli effetti stessi; studiate i diversi climi -co' loro diversi generi di vegetazione, colle diverse -specie d'animali, investigatene l'ordine e le ragioni; -studiate le scienze esatte coi loro infallibili -assiomi: misurate nelle scienze speculative la -potenza d'astrazione dell'umana intelligenza procedente -con ordine invariabile di premessa in conseguenza -e giunta con assiduo lavoro all'attual -civiltà; vedete nella storia la logica dei fatti, sempre -generati ed a lor volta generatori con ordine -sì indeclinabile da non essere impossibile la profezia; -nelle arti estetiche cercate le ragioni del -bello, che tanto ci affascina lo spirito ed i sensi -vellica sì piacevolmente, e voi le troverete e le -riprodurrete subordinando l'azione vostra a regole -ed a linee. -</p> - -<p> -Se quest'opera permanente, logica, ordinata, -ch'è la creazione colle sue forze agenti sotto leggi -invariabili, vi sembra lealmente l'opera delle combinazioni, -allora vi chiederò con La Bruyère che -cos'è l'ordine? che cos'è la regola? Qualunque ipotesi -si faccia l'uomo per giungere a spiegarsi questo -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -fatto che è l'universo, tutte sono mille volte più -difficili a concepirsi dallo spirito, che quella assai -più semplice dell'esistenza d'una causa prima, -intelligente e volente. -</p> - -<p> -Egli è perciò che i progressi della ragione e delle -scienze naturali hanno screditato la scuola <i>atea</i> -e sulle rovine di quella nacque la <i>razionalista</i>, -la quale giunge per diversa via ad un egual -meta. Quella negava ridendo, e negava per sistema -e per progetto; ed a quella scuola viziosa -per la sua maniera, immorale pel suo sistema -preconcetto, il mondo deve però la demolizione -del Medio Evo. Ma quell'abile demolitrice non -valeva a nulla edificare, ed ella lasciava l'umana -ragione come una carta sulla quale nulla v'era -di scritto; ella dunque dovea finir di regnare, e -moriva, lasciando a succeditrice nell'opera della -emancipazione della intelligenza umana, la scuola -razionalista, la quale cangiò il <i>Caso</i> in Etere -Cosmico, nella necessità di dare alla vita universale -una ragione sufficiente. Ma essa pure ci conduce -davanti a quel dilemma che ne accusa la -debolezza. L'Etere Cosmico, il fluido vitale dell'universo -è desso intelligente e volitivo? in questo -caso siamo ancora una volta d'accordo; ma se -non lo è, e non lo può essere, allora questo fatto -dell'intelligenza e della volontà resta un'altra -volta effetto senza causa, e la ragione si trova -in bocca un osso più duro da rosicchiare che non -l'esistenza divina. -</p> - -<p> -La scienza di tutti i tempi ha ammesso le ipotesi, -e di quelle si serve con una frequenza ed -una fiducia ch'è talora eccessiva. In questo problema -solo, ch'è pure fra tutti vitale ed importantissimo, -non sarà lecito e logico fra le molte -ipotesi delle diverse scuole quella accettare, e ritenere, -che soddisfa maggiormente alle esigenze -della ragione? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -</p> - -<p> -Conservando però profonda riconoscenza per -tutti i sistemi che per iscopo finale delle loro -fatiche si proposero la libertà della mente, noi -propugniamo il principio religioso risultante dall'universale -coscienza, voluto dalla ragione, aiuto -poderoso alla sociale moralizzazione, donde il benessere -universale. -</p> - -<p> -È duopo dunque questo scopo si raggiunga, -epperò, ciò che maggiormente importa, ch'è di -massima gravità e di vitale interesse, si è, che il -sentimento religioso si manifesti in voi in maniera -che non degeneri a vestir le forme dello -spirito debole, della ragione inferma, dell'esclusivismo -orgoglioso, dell'inumana intolleranza. -</p> - -<p> -Parlando Cristo colla donna di Samaria, questa -gli diceva: «Tu sei giudeo e come tale crederai -che Dio debba adorarsi in Gerusalemme, e non -su quel monte ove l'adorarono i padri nostri» — (Notate -che l'intolleranza ed il pregiudizio erano -tali, ch'ella non sapeva figurarsi che un giudeo -potesse transigere dall'esclusivo orgoglio del tempio -di Gerusalemme) — Ed egli rispose: «In verità -ti dico, che verrà un giorno che nè in Gerusalemme, -nè in Garizim si adorerà Iddio, ma il -Padre avrà adoratori in ispirito e verità». -</p> - -<p> -Due cose meravigliano in questa risposta e ne -fanno, secondo noi, uno dei punti più salienti di -quella meravigliosa dottrina, per la quale professiamo -una sconfinata ammirazione. -</p> - -<p> -Alla specie di sfida che gli getta la donna, attribuendogli -come giudeo tutti i pregiudizii della -sua nazione, egli non risponde affatto e non se -ne chiama offeso, dando in ciò somma prova di -tolleranza; abbraccia quindi la forma della questione, -e pone in un posto accessorio il grave -problema di località sollevato dalla donna come -non essendo vero culto, ma pura forma di culto, -tutto chè con esterni atti si esprime; formola finalmente, -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -con una frase sublime, il culto vero, -dando ad ogni cosa il suo proprio carattere; chiama -padre l'oggetto del culto, ch'è quanto dire -<i>Causa</i> e <i>Provvidenza</i>, e richiama con ciò il sentimento -al quale la donna non pensava; chiama -adorazione in ispirito e verità quel culto razionale -e sentito che dal cuore e dall'intelletto partito -non Garizim, o Gerusalemme, ma l'universo -considera siccome il tempio di Dio; e dalla sublime -vôlta del Cielo fino al brulichìo dell'esile -verme, dai fecondi e scienti conati della ragione -fino all'umile fiorellino ignaro di sè (inconscio -delle meraviglie che in sè raccoglie); ovunque ode -cantare le sue lodi, narrare i portenti della sua -benefica e paterna munificenza; ed i riti diversi -delle genti, e le più o men logiche cerimonie, con -che l'uomo esprime il bisogno del culto, considera -siccome sfoghi di natura vuoti affatto di senso se -difettosi di sentimento, sempre forme e vesti, corpi -e sostanza non mai. -</p> - -<p> -E veramente quel giorno preconizzato dal Cristo -è giunto, e quelle sue parole, allora incomprese, -sono nel nostro secolo un aperto programma. -</p> - -<p> -Lo ridestarsi dei popoli oppressi, la caduta imminente -d'ogni tirannide, l'affermazione di tutti -i diritti, lo sollevarsi delle caste, la coscienza dei -doveri, il progresso dell'umanitarismo, la emancipazione -delle intelligenze, l'amplesso fraterno -che lega gli uomini d'ogni regione, la nausea -del gratuito, il culto profondo del vero, questi -dogmi del nostro secolo hanno staccato l'uomo -dalle illusorie e speciose dottrine, dal culto della -forza e dell'autorità, dai vieti pregiudizii di caste, -di nazionalità, di confessioni e lo portano potentemente -e fatalmente al vero, all'equo, al morale, -alla sintesi del divino concetto creativo, al -culto in ispirito e verità. -</p> - -<p> -Ed ecco il programma che deve la donna capire -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -ed abbracciare e a non inceppare il comune -lavoro, a non disconoscere il concetto della Provvidenza, -a discostare egualmente e l'ipocrisia ed -il pregiudizio, che, emanati da diverse fonti, si -accordano in questo; nel preferire la forma all'ente, -la corteccia al midollo. -</p> - -<p> -«Non è egli il cibo men che la vita, ed il corpo -da più che il vestimento?» (<span class="smcap">S. Matteo</span>) -</p> - -<p> -Nè chiamando la donna ad associarsi nell'adesione -a cotali concetti, intesi chiamarvela per -solo entusiasmo dei tempi e perchè a lei si compete -eziandio l'assidersi con tutta l'umanità al -desco fraterno che la religione del Cristo apparecchiava -a dirigere i voti inconsci, e le aspirazioni -indefinite e tormentose della umana filosofia. -Mai no. Mi rivolsi alla donna perchè, più -dell'uomo inchinevole a religione, più data a -pietà, recandosi seco pregiudizio di pessima educazione -la forzata cecità della mente, fu e sarà -sempre lo elemento nel quale l'errore religioso -sposato agli interessi di casta troverà il suo naturale -veicolo. -</p> - -<p> -Mentre la donna ogni studio rivolge a dominare -ogni più onesto impulso di natura riguardando -le passioni siccome nemici, anziché -siccome costituenti la potenza dell'essere morale; -mentre s'affanna a comprimere la innata -sensibilità per sostituirvi quel glaciale indifferentismo -gesuitico che vince in ispudore le -ciniche utopie; mentre gl'interessi della patria, i -reclami della civiltà, l'amore del consorte, e la -tenerezza dei figli pospone con eroica abnegazione -che il cuore le insanguina e l'anima le strazia -e tutto sacrifica ed immola sull'ara di quella -spietata divinità, che s'imbriaca di sangue e -delle carni abbrustolite degli uomini fa al sozzo -ventre delizioso orrendo pasto; la donna al certo, -nella cecità della sua mente, nello entusiasmo -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -della sua fede, crede che Dio esiga da lei -tuttociò; pensando forse aver egli tutte cose create -e ab eterno assoggettate con leggi fatali ad un -ordine prestabilito per poi darsi il crudo e scipito -piacere di obbligarle tutte a camminare a -ritroso di quello impulso ch'egli stesso loro imprimeva. -Ed ecco perciò miserevole e frequente -spettacolo vedere la donna vittima di quell'infernale -sistema ed insieme suo appoggio ed istrumento, -consigliare e procurare nella prole la -stessa sua cecità, distogliere il consorte, e il -fratello, e l'amante dalla lotta generosa contro -un principio, che il solo trasnaturamento della -ragione e del sentimento le fanno riguardar siccome -santo, e che tanto più deve incitare alla -vendetta ogni spirito generoso, in quanto che vile -lavora nelle tenebre d'un morale segreto, forte -del sonno dello intelletto, che sopraffà, e del morale -sentimento che narcotizza, simile a Dalila, -che sorrider dovea seco stessa satanicamente ad -ogni ciocca di capelli, che le vili forbici sottraevano -alla testa di Sansone dormente. -</p> - -<p> -La donna così evirata di mente, dimentica tutta -l'umanità per non vedere che sè e Dio; il Dio -del dispotismo, il Dio, che canna labile dal capriccio -d'ogni zeffiro agitata, appoggiando per sistema -e per natura ogni autorità costituita, china -il supremo suo scettro a salutare ogni sole che -nasce, postergandosi continuamente il dì che tramonta; -il Dio che impotente davanti allo avvicendarsi -delle sconfitte e dei trionfi dei popoli e -dei sistemi, viene ad arcano parlamento con tutte -le sovranità che si contrastano il bel paese, oggi -Franca, ieri Teutona, ed Ispana domani, e poi -successivamente Greca, Turca e Cosacca, e dei -suoi lumi divini li irradia, siccome le serve faci -sfilano sui profanati lari le vinte popolazioni; il -Dio che spolvera i fulmini del Vaticano e controfirma -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -le sentenze di morte ai sovrani per la grazia -di Dio; il Dio che scerne i Paria dalle nobili caste; -sdegna gli Iloti e predilige i forti e li avventurati; -il Dio che dei mali dell'uomo s'allieta, -e suprema virtù ne esige di una inerte rassegnazione, -nè la lotta generosa gli permette contro -un male che può vincersi. -</p> - -<p> -Questi è il Dio formidabile e capriccioso che -gli uomini hanno escogitato tutto simile a loro: -troppo simile, perchè una ragione vergine da errori -preconcetti possa accettarlo seriamente. -</p> - -<p> -Meno l'uomo è civilizzato e più il terrore agisce -sulle sue fibre, e più presta egli spontaneo -e profondo il suo culto alla forza, si manifesti -pur essa colle forme dell'arbitrio, dell'ingiustizia -e della crudeltà. Forzato egli dalla ragione ad -attribuire a Dio una potenza assoluta, giudicandolo -da sè non credette potesse Egli non abusarne, -donde filtrò nell'anima sua lo indicibile -terrore di trovarsi inerme nelle mani di un Onnipotente, -giuoco de' suoi capricci da niuna legge -determinati. -</p> - -<p> -Servi d'un Dio crudele e terribile, gli uomini -si fanno a loro volta feroci e sanguinarii. A placare -la sdegnata deità Omerica, ecco sotto la -scure la vergine Polissena; le torve divinità di -Cartagine trovano voluttuoso orrendo pasto nelle -morbide carni degli arsi bambini; l'ebreo popolo -a niuno perdona per onorar Dio, che punisce fin -la pietà; il religioso terrorismo dell'Evo Medio -accende i roghi in tutta la cristianità, il moderno -consacra l'oppressione e vieta agli uomini di togliersi -ai mali che li premono. -</p> - -<p> -Questo funesto errore contaminò tutti i popoli -e tutte le religioni, talché non puossi meglio -questo culto che quello accagionarne; tutti ne -furono infetti, perchè nel tristo animo umano si -giace ingenito il selvatico istinto della tirannia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -</p> - -<p> -Gli è perciò che, coll'animo perfettamente sgombro -da passioni e da ire contro caste, o sette, o -sistemi, ferma sempre ai principii, parlando alla -donna d'ogni culto le dico; alza, se ti è possibile, -la tua ragione verso Dio, e non voler chinare -Iddio fino a te; sforzati di ormeggiare la sua -bontà, e non trascinare lui ad appoggiar le tue -ire od i tuoi amori; ricordati ch'Egli, padre di -tutti i viventi, se può scegliere fra il giusto e -lo ingiusto, non ha che una misura ed un peso -pel grande e pel piccolo — Tutto quaggiù è -mutabile per lo impulso, che Dio stesso imprimeva -alla umana ragione. Chiamandola a progredire, -egli le comandava il moto e le rivoluzioni; -cammini l'uomo al meglio, e non tema; Dio -è con lui, e le leggi scritte dal suo dito sono fatali. -</p> - -<p> -Cadono e sorgono popoli ed imperi, fra loro -contrastano i principi e le genti, leggi e sistemi -veggono la luce a tempo loro, regnano e muoiono; -grandi unità, unità colossali attraversano -qua e colà l'orizzonte della storia, segnandovi -come luminose meteore una striscia di luce, e -frattanto Iddio vede dall'alto svolgersi il dramma -umano, conta i dolori e le gioie, compatisce agli -errori, ed il suo sole sui buoni fa risplendere e -sui malvagi, la terra tutta del suo fervido raggio -rallegra, e tutti i viventi paternamente riscalda. -</p> - -<p> -Imitiamolo, anziché imporre leggi alla sua -giustizia, segnar confini alla sua bontà e farci -appo i nostri simili feroci zelatori di interessi -che gli supponiamo, od interpreti di passioni che -son tutte nostre. -</p> - -<p> -L'amore unisce ed armonizza, il terrore divide -ed uccide; la bontà compra, seduce, trascina; lo -esclusivismo discosta, irrita, reagisce; la religione -può far gli uomini nemici e può farli fratelli; -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -tocca alla nostra ragione ed al nostro cuore giudicare -quale Iddio voglia di questi due risultati, -e quale dei due l'umanità conduca al benessere -ed alla perfettibilità. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -</p> - -<h2 id="famiglia">LA DONNA E LA FAMIGLIA</h2> -</div> - -<p> -Sendo questa mia fatica diretta all'utile insegnamento -della femminil gioventù, non sarà affatto -inutile, cred'io, uno sguardo retrospettivo -onde disquisire, donde ci venga la famiglia, che -cosa sia, in qual modo s'è formata, qual parte -vi tocchi alla donna di diritti e di doveri, poiché -la famiglia, siccome tutte l'altre istituzioni, si modificò, -seguendo le fasi descritte dalla civiltà e -dall'intelligenza umana. Laonde sarete già convinte, -lettrici mie gentili, ch'io non intendo farvi -una poetica apologia della famiglia, ma una semplice -argomentazione sui rapporti ch'ella crea, seguendo -l'ordine naturale delle cose, nel quale -il sentimento scaturisce dal vedere e dal comprendere. -E un tal sistema sembrami tanto più -utile in quanto che tutti coloro, che della donna -scrissero, tutti ripeterono in coro e fino alla -nausea, che la donna sente più che non pensi, -asserzione che, per vero dire, mi è sempre -sembrata un terribile assurdo, non potendosi in -buona logica nè amare, nè temere, nè riverire, -nè odiare cosa, della quale non si apprezzino i -pregi, o non si vedano i pericoli, non si riconosca -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -la superiorità, o non si stimino i difetti; -per cui il sentire è per lo appunto l'effetto necessario -del vedere e del comprendere. -</p> - -<p> -Oltre allo avere influito sulla famiglia il carattere -dei tempi e delle nazioni, si occuparono -di lei, e ne moderarono lo sorti, le leggi e la -teologia, la timidezza ed i pregiudizii nella donna, -il troppo facile abuso della forza e l'arbitrio nell'uomo, -la barbarie, gl'interessi e le passioni. -Grazie alla filosofia, la mente, nella sua piena -emancipazione, può oggi collocarsi ad un alto -punto di veduta e portar libero ed imparziale -giudizio sul lavoro di tanti secoli. -</p> - -<p> -È passato il tempo nel quale non la ragione, ma -un'autorità qualunque diceva all'uomo, maschio o -femmina, giovine o vecchio, principe o plebeo, è -così perchè te lo dico io; e, dacché io te lo dico, non -è, e non può essere altrimenti. La Verità predicata -oggidì, sotto forma d'oracolo fa poca breccia; ed -anzichè muoverne querela cogli uomini; coi tempi -e coi costumi, come avviene a certi spiriti, non -puri per avventura da segrete movenze d'interessi -(i quali vorrebbero fosse l'umano spirito -di più facile accontentatura) parmi meglio d'assai -congratularsene coll'umanità negli interessi -della Verità, che non mai tanto fulgida emerge -quanto dalla libera discussione, non altrimenti che -dallo atrito si sviluppa fosforica la scintilla. -</p> - -<p> -Divise sono le opinioni, se la famiglia dalla -natura ci venga e sia originaria creazione di Dio, -o se siasi svolta dalle umane istituzioni. I primi -uomini doveano propagarsi per tutta la faccia -della terra, epperò doveano scindersi continuamente -le famiglie; laonde non altre donne s'aveano -che le prime che incontravano, costume, -che oggidì conservasi ancora presso diverse selvaggie -tribù; e questo fatto appoggia la seconda -di quelle opinioni. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -</p> - -<p> -Comunque sia la origine di questo fatto, che -ha ora innegabilmente ricevuto la sanzione dei -secoli, certo è ch'egli presenta alla filosofia ed -alla legislazione un quesito di grave importanza, -sendo essa la culla delle umane generazioni, il -teatro delle prime impressioni, la scuola ove ogni -uomo s'inizia ai misteri della vita. La famiglia -è la umana società, ridotta ai minimi termini, è -la formola che la rappresenta completamente in -tutti i suoi elementi. Non è che sotto questa -formola che voi potete definire la famiglia di -tutti i luoghi e di tutti i tempi. -</p> - -<p> -La questione più importante, il problema morale -e sociale, è che cosa debba essere la famiglia, -ed allora scaturiranno, come da ricca sorgente, -diritti e doveri, affetti ed aspirazioni, gioie -e sacrificii, ed apparirà colla sua serena e simpatica -aureola quel quadro, innanzi al quale niun -cuore indifferente, niun ciglio imperterrito, niuna -mente arida d'idee, niuna memoria orba di soavissime -reminiscenze. -</p> - -<p> -Ma sgraziatamente ovunque si porti lo sguardo, -o sulla famiglia dei tempi andati o su quella dei -presenti, ci è d'uopo confessare, che quelle gioie, -quegli affetti non sono che accidentali, e ben sovente -la famiglia in luogo d'essere il santuario -degli affetti, è una cerchia di ferro nella quale -si combatte la lotta dell'oppresso e dell'opressore; -ove si svolge il tristissimo dramma della -debolezza e dell'arbitrio, dello slancio e della -compressione, del sentimento e della indifferenza. -Ridotta a tale, la famiglia non è più che un'ironica -ipocrisia. -</p> - -<p> -L'umanità non ha per anco generalmente ben -compreso l'immenso vantaggio che le deriverebbe -dal ricostituire la famiglia, che neppur oggi si -può veramente dire tale, non essendo per anco -affermate tutte le personalità che la compongono, -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -e non potendo queste svilupparsi colla autonomia -che natura loro concedeva, dovendo esse tutte -pendere dall'arbitrio di un solo. -</p> - -<p> -Famiglia vera non può essere quella, nella -quale havvi servo e padrone, tirannia e schiavitù. -Non sono questi i rapporti di famiglia! Essi -non sono finora riconosciuti ed applicati in niuna -parte del mondo, ed anche nelle più colte e gentili -regioni della civilissima Europa, certo non -potrà dirsi abbia dessa raggiunto il suo ideale. -Fino a quando i diritti ed i doveri saranno dai -codici distribuiti con più o meno esorbitanti sproporzioni, -fino a quando durerà nella famiglia la -forma monarchica, essa altro non sarà che una -pura e semplice frazione della società, nella quale -il sentimento non è che accidentale, ed assai -compromesso da un dispotismo senza controllo, e -da una dipendenza scoraggiata dal non sentirsi -tutelata. -</p> - -<p> -Il matrimonio, chiamato a legalizzare l'opera -dell'amore ed a porre le basi della famiglia, dovea -proteggere e propugnare gl'interessi dell'umanità -bambina contro la mobilità degli affetti, -la foga delle passioni, le seduzioni degli interessi; -e tale sembra dovesse essere in tutti i tempi. In -quella vece, è forza dirlo, non fu questo che uno -sforzo di ragione e di civiltà. L'amor paterno -non bastò sempre fra gli uomini a garantire neppur -l'esistenza ad un neonato. -</p> - -<p> -Romolo dovette con leggi obbligare i Romani -ad allevare i figli maschi e le primogenite fra -le figlie fino ai tre anni, confidando nello sviluppo -dell'affetto paterno, che sorgesse per quell'epoca -a tutelare quelle vite innocenti. Questa -legge, tuttochè ben poco protettrice, non si estendeva -fino ai figli mostruosi e mal conformati, che -il padre, preso l'avviso di cinque suoi vicini, poteva -sacrificare. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -</p> - -<p> -Le leggi Romane permettevano altresì al padre -di vendere pubblicamente i figli già adulti, -tuttochè quel fiero popolo stimasse la schiavitù -peggior della morte. -</p> - -<p> -In Grecia fino ai tempi della massima sua civiltà, -il neonato si poneva ai piedi del padre, e -se questi noi rialzava o torceva la testa, la debole -creatura era condannata a perire. -</p> - -<p> -Le leggi di Licurgo condannavano a morte -tutti i neonati deformi. -</p> - -<p> -I Cartaginesi sacrificavano i loro bambini gittandoli -in ardenti fornaci agli dei infernali, e riguardavasi -questo atto snaturato, siccome atto -sommamente pio. -</p> - -<p> -Per giudicare dei costumi ebraici riguardo alla -prole, basta il leggere nel libro dei Giudici. In -esso troviamo che Jefte, partendo pel campo, offrì -in voto a Dio la persona che prima avrebbe -incontrato ritornando dalla pugna. La figlia sua, -al grido della vittoria d'Israele, uscì incontro al -padre per festeggiarlo, Jefte sciolse il voto e la -immolò. -</p> - -<p> -Nella China sono i missionarii, e delle donne -pietose, che percorrono le campagne e le rive dei -fiumi a salvare e raccogliere i bambini, che genitori -snaturati abbandonano per sbarazzarsene. -</p> - -<p> -I Musulmani, tutti non avendo che concubine, -non generano che servi e come si trattino ognun lo -sa. Al giorno d'oggi ancora, presso quasi tutte le -nazioni barbare, la vita del neonato non è appoggiata -che ai naturali sentimenti, che per lo più -mancano affatto. -</p> - -<p> -Negli Stati Unionisti d'America, al sud, mentre -la legislazione, che riguarda i bianchi, rivela l'opera -di sublimi intelligenze informate ad umanitarie -dottrine, e sollecita si mostra di svolgere e -maturare i fecondi portati della libertà, quella, -che riguarda la razza nera, non riconosce di punto -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -in bianco neppur la famiglia. Fra la lunga serie -dei patimenti inflitti, con qual giustizia lo sa Dio, -a quella razza, che per la rivoltante oppressione -in cui geme è la macchia incancellabile di quegli -Stati e di quei legislatori, la quotidiana separazione -delle famiglie è certo uno di quelli che più -sollevano ogni cuor sensibile, ogni spirito non -isprovisto della naturale equità. I figli non appartengono -ai genitori oltre l'esclusivo arbitrio -del padrone della madre, di cui sono l'assoluta -proprietà in forza del noto assioma legale <i>partus -sequitur ventrem</i>. -</p> - -<p> -Se l'inerme bambino fu così trattato, e lo è -tuttavia, nè giungono a fargli schermo le innocenti -grazie dell'infanzia, che ammorbidir dovrebbero -i petti più feroci; l'enorme abuso della forza -non appare meno odioso e rivoltante nel modo -con cui si trattò la donna che per la fragilità -della sua fibra e la timidezza dell'animo doveva -naturalmente esservi esposta. Abbastanza debole -per potersi opprimere, abbastanza forte per imporle -le più improbe fatiche e la più penosa servitù, vivendo -con un essere rotto alle più brutali passioni, -quale l'uomo della natura, egli non poteva trovare -una creatura più facilmente tiranneggiabile, -nè le passioni sue soddisfare se non togliendole -ogni autonomia, ogni luce d'intelligenza, ogni -nozione del naturale diritto; e sposando alla forza -del muscolo l'orgoglio della mente, agglomerò -sul capo della sua compagna ogni vitupero, intrecciando -sul suo gli allori; caricò sulle spalle -della donna la fatica e si tuffò negli ozii, impose -a lei tutti i doveri serbando a sè tutti i diritti. -</p> - -<p> -Il matrimonio, anche ridotto ad istituzione religiosa, -consacrò nelle sue formole la violenza e -lo invilimento della donna. -</p> - -<p> -Quando la sposa non era rapita a forza come -una preda od un bottino, il cui legittimo possesso -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -non era più contestabile, era mercanteggiata e -pagata come un oggetto qualunque. L'ultima cerimonia -componente il complicato rito nuziale -presso i Romani era una finta violenza; presso i -Camiti (nell'Africa) il rapimento convenuto, ed -il pagamento stipulato, è una formola sacramentale. -La formola del rapimento trovasi anche -presso gli Americani. Nell'Araucania il padre, che -ha accordata sua figlia in isposa, la spedisce con -un incarico qualunque, indicandole un cammino. -Il marito, posto in agguato co' suoi amici, la rapisce -e la porta nella sua capanna. -</p> - -<p> -Nelle vecchie Indie la donna non mangia mai -col marito. Nella giovine Oceania, a Noukahiva, -alle Isole Washingthon, ecc, non solo non mangiano -le spose mai coi mariti, ma sono loro vietate -per sovrappiù molte vivande all'uomo solo -permesse. Nella Nubia è crudelmente punita se -osa toccare la tazza o la pipa del marito. In -tutto il regno di Loango, durante il pranzo del -marito, la donna si tiene in piedi in disparte e -non gli dirige la parola che genuflessa. In tutta -la Nigrizia le cure dell'allattamento, l'apparecchio -degli alimenti e dei liquori, le cure del focolare, -la conservazione delle vesti, non sono tenuti -per nulla. Ella deve ancora coltivare il tabacco, -estrarre l'olio dalle palme, macinare il -miglio, fornir la casa d'acqua e di legna, eppoi, -come null'altro avesse a fare, mentre il marito -dorme deve guardarlo dalle mosche. Durante le -lunghe marcie, ogni peso, ogni imbarazzo le tocca -di pien diritto. I Gallas lasciano le loro donne -fendere penosamente la terra, lavorare, seminare, -mietere, battere e raccogliere il grano. -</p> - -<p> -Lo stesso lavoro è rigorosamente imposto alla -donna nel Congo, nella Guinea, nella Senegambia, -nel Benin, nel Bournou, nel Mataman, nella -Caffreria. Quel motto, <i>Ce n'est rien — c'est une -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -femme qui se noie</i>, è praticato dagli indiani con -una bonomia men fina, ma più vera di quella di -Giovanni Lafontaine. Nelle improvvise innondazioni -del Nilo, essi si occupano dapprima dei -loro armenti, poi dei bambini, quindi dei vecchi, -e finalmente, e dopo tutto, si ricordano delle -donne. -</p> - -<p> -Agli Stati Uniti, all'epoca in cui gli inviati -dei popoli che comprano ogni anno coi presenti -la lor libertà, fanno ritorno ai nomadi penati, una -folla di piroscafi risalgono il fiume maestoso. Gli -uomini fumano pacificamente nel fondo delli schifi -la loro pipa, e le donne, oppresse dalla fatica, tirano -le barche colle corde; e nelle ore di sosta, -stendono le reti e gli altri utensili da pesca, tagliano -legna, prendono cura dei bambini, e preparono -il pranzo agli oziosi mariti e li servono -in tutto<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>. -</p> - -<p> -Attraverso le vergini foreste gemono dolori -secolari. I dolori della donna vi si moltiplicano -più che le sue gravidanze, più che i peli delle -sue palpebre sì sovente bagnati di lagrime. — Presso -i Mohawkse, e generalmente nelle tribù -dei cacciatori, la donna deve cercare e portare -come un cane la caccia fatta dal marito, che -crederebbe offendere la sua dignità caricandola -sulle proprie spalle. Sia questa un capriolo, un -orso, un cinghiale, la donna, coll'aiuto delle -sue vicine soccombenti sotto il peso, lo trascina -dalla foresta alla casa, dove riposa pacifico il padrone. -Il disprezzo per la donna è tale che l'atto -di emancipazione del figlio si constata sul volto -o sul dorso della madre. Il giorno in cui conta -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -il suo quindicesimo anno, deve insultarla e batterla. -Presso altre nazioni la donna può essere -cambiata, venduta, permutata a piacere del marito, -anche uccisa e mangiata s'egli crede farne -un buon piatto<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. -</p> - -<p> -Eccettuata qualche tribù, in cui i Sakemi (<i>Sagamos</i>) -aprono i loro consigli alle matrone, l'oppressione -della donna è consacrata da vecchi costumi. -Presso altre tribù, alla nascita d'un bambino, il -marito si corica come colpito da grande sventura. -Il neonato e l'intiera casa sono sottomessi ad una -gran purificazione. Altrove, ai primi sintomi -di fecondità, la donna è condotta con lugubre -cerimoniale al mare, e durante il tragitto piovono -sopra di lei l'arena ed il fango, immondizie ed -imprecazioni. E cotali costumi con poche varianti -sono comuni alle due Americhe<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>. La licenza dei -costumi, e la libidine di dominio, consacrano e -mantengono attraverso ai secoli l'oppressione -della donna; ed il nostro secolo istesso è testimonio -degli sforzi ripetuti e talora infruttuosi, coi -quali la invadente civilizzazione tenta assottigliare -quello scettro di cui l'uomo abusò tanto. -</p> - -<p> -E che l'uomo più vicino alla natura sia il più -dissoluto ed il più tiranno, e che la schiavitù -della donna sia voluta dalle sue brutte passioni, -tutta la storia dell'umanità lo prova, dal selvaggio, -che insegue la donna fuggitiva nei boschi e -poi l'abbandona feconda, fino all'orientale poligamia; -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -dalla giovine donna dei Pampas (alla quale -chiedete chi sia il padre del bel bambino al quale -dà il materno alimento, e tutta ingenua vi risponde -Chi può saperlo?) fino alle migliaia di -eunuchi che garantiscono le inserragliate dame -d'Oriente alla gelosia del Musulmano. -</p> - -<p> -La Tracia, la Babilonia, la Fenicia, l'Armenia -ritennero la donna come cosa fiscale, epperò fu soggetta -al servizio della prostituzione pubblica prima -d'esser venduta all'incanto ad un padrone che -dovea tenerle luogo di marito, a cui competeasi -altresì il diritto iniquissimo di rivenderla o di -disfarsene colla morte. E questo sprezzo rendea le -Babilonesi refrattarie al nodo coniugale, fino a -credere insopportabile la fedeltà in amore, ed a -dichiararla contraria alle leggi della natura. -</p> - -<p> -Gli Ebrei, quando erano sazii della moglie, le -facevano bere l'acqua della gelosia, consistente in -una specie di ranno benedetto dal sacerdote, da -cui l'infelice rimanea gonfia e morta in un attimo. -Era poi per quei mariti motivo a ripudiarla l'aver -cotta un po' soverchio la carne. In Lidia, la donna -non avea chè pretendere dal genitore, ed era dannata -a fornirsi la dote nel postribolo. -</p> - -<p> -Nell'Asia, e specialmente nell'Indous, considerata -al disotto d'un mobile dacché nasce, anche -oggidì si adusa alle catene, costringendone i teneri -piedi in calzari di ferro, onde inabilitarla -alla comune assuetudine di fuggir la tirannide -maritale. -</p> - -<p> -A tal uopo la notte la tengono incatenata siccome -belva feroce presso la casa. Quando invecchiasse -durante il matrimonio, il marito la strangola. -Quando il marito muore prima di lei, dev'essere -immolata sul suo sepolcro, anche dalla -mano del proprio genitore, ed in taluni luoghi -sepolta viva. -</p> - -<p> -Presso i Parti era diritto dell'uomo vendere -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -o disfarsi con la morte della moglie; e questo diritto, -era comune al figlio contro le proprie sorelle. -</p> - -<p> -In Egitto, i maschi non assumevano nessun incarico -per l'alimento dei genitori, di cui erano -gli eredi, e questo peso dovea gravare le diseredate -donne, il cui adempimento avveniva col -mercimonio dissolutore del loro infelice personale. -</p> - -<p> -Gli Arabi potevano uccidere le donne soverchie -che nascevano in famiglia. -</p> - -<p> -I Germanesi e gli antichi Galli, le dichiaravano -schiave dell'uomo; laonde alla morte di -lui le uccidevano sul suo sepolcro per andarlo a -servire all'altro mondo, come lo aveano servito -vivente con improbe fatiche. -</p> - -<p> -Questo è vivo uso degli Arabi i quali, nell'inerzia -delle loro tende, confidano tutto il lavoro -alla schiena della povera donna. Con cinque -colonnati, il padre nel deserto vende la sua figlia -a colui che la compera, non per avere uno spirito -degno della sua affezione, ma per tenersi una -macchina confacente a suoi materiali interessi. -</p> - -<p> -La Grecia e Roma, trasportando nella famiglia -la dissolutezza filosofica, credevano onorar Venere -e le altre lascive deità pagane colla prostituzione -della donna, la quale, comperata come schiava, -dopo aver concepito figliuoli, poteva essere cacciata -ed uccisa impunemente. -</p> - -<p> -In Inghilterra la donna, con una corda al collo, -poteva dal marito esser condotta al mercato per -vendersi. -</p> - -<p> -Presso talune nazioni del Nord, le mogli sono -schiave del marito; appena, colà, la donna mette -il piè nei 40 anni, cessa di essere la madre di -famiglia ed è sostituita da una moglie giovine. -</p> - -<p> -In ogni paese del mondo infine, dominato da -qualunque legge, comunque la donna sembri apparentemente -rispettata, pure quel rispetto non è -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -che nominale; la ignoranza le fa spesso subire le -crudeli pressioni dei deboli e la impotenza al -vero bene cui è missionata. -</p> - -<p> -Difatto presso i popoli che si reputano più civili, -perchè influenzati dal cristianesimo, benché -veggasi appaiata all'uomo e non si torturi colle -neronerie antiche, come appo i pagani; pure, se -si mira la incapacità legale che si attribuisce -alla donna, la nissuna comunione al pensiero civile -per cui non ha attinenze coi pubblici affari -del proprio paese, la privazione del sapere giudicata -necessaria dai preti corrotti per mantenerla -cieca in un'ipocrita castità; se si mira l'imperio -maritale che, senza porvi nulla, le toglie anche -il conforto di perpetuare il proprio nome nei figliuoli, -esclusivo frutto delle sue viscere, e le usurpa -il privilegio che la donna madre ha sulla propria -fattura, conservato anche dai Romani alla -femmina delle bestie coll'assioma sopracitato <i>partus -sequitur ventrem</i>! e con la forza brutale le -impedisce la libera esplicazione del pensiero dicendo -proverbialmente, che le parole della donna -sono il simbolo della innettezza e non meritano -ascolto<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>; se si mira dico a questa incapacità -fittizia, a queste opinioni vituperevoli, che pesano -sulla donna; ai mille riguardi, vuoti di senso, -ma pur penosissimi ai quali è sottoposta da costumi -ancor semi-barbari; all'arbitrio del marito, -dal quale deve sempre pendere, mentre questi -non crede dover darsi alcuna briga di modificare -sè od i suoi atti per gradirle menomamente; alla -reclusione lunga, ed alla perpetua tutela alla -quale è soggetta, così nella vita civile come nella -famigliare, se si mira, ripeto, a tuttociò, siamo -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -costretti a confessare che pur troppo l'orgoglio -virile, e la forza muscolare, sono ancora in onore -presso gli uomini, e la sacra dottrina del diritto -non è da essi apprezzata se non in quanto favorisce -agli esclusivi loro interessi. -</p> - -<p> -Eppure dovrebbe la Società persuadersi che la -donna (questa creatura così intelligente, questo -essere così sensibile, questo ultimo <i>fiat</i> della potenza -creatrice, questa opera divina, che riassumendo -in sè stessa inesauribili tesori di sentimento -e d'affetto, ci si appalesa nel sacro carattere -materno la più vera immagine di Dio) non -potrà disvelare all'uomo tutti i reconditi pregi -di che provvidenza l'ebbe fornita, fino a che, -abbrutita dalla materiale oppressione, scoraggiata -dal morale disprezzo, ignota a sè stessa, priva -d'ogni autonomia, giacerà siccome prezioso arnese -di cui l'inesperto fanciullo ignori l'uso, e si balocchi -fra le mani, e pesti, e trascini, e frantumi -siccome cencio da strapazzo. -</p> - -<p> -La donna abbandonata per diffetto di estimazione, -per assenza completa d'educazione, per incuria -di costume ai suoi soli istinti, dà già per -vero alla famiglia tutta sè stessa, nulla da lei -ricevendo, fuorchè cure, legami ed umiliazioni; -ed in questo stato di cose quale spirito equo e -generoso oserebbe alzare inumanamente la voce -sui difetti inseparabili dalla umana creatura non -solo, ma altresì voluti necessariamente dall'assenza -di luce educatrice? -</p> - -<p> -Oh datele dunque la coscienza di sè, si illumini -sul principio da cui parte, sul fine a cui -cammina si affermi la sua personalità, si sviluppi -la sua morale autonomia, le si ridoni la stima a -cui Dio adornandola di tanti pregi le diede diritto; -ed allora come l'umanità l'avrà valida alleata -nella via del progresso, lo individuo la troverà -soavissima compagna nella burrascosa mortale -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -peregrinazione; e la vivace e colta fantasia, -e lo spirito gentile ed educato, e l'anima ove -s'annida innato ogni soave e pietoso affetto, lo -faranno lieto di quell'<i>aiuto convenevole</i> che Dio -intese dargli quando la plasmava. -</p> - -<p> -Non ha ella già sofferto abbastanza in sessanta -secoli d'oppressione questa protomartire dell'umanità? -E non è egli tempo che i legislatori si -vergognino di avere adunato sulle fronti delle -loro madri tanto vitupero, quanto ne agglomerarono -colle loro brutali legislazioni? Non è egli -tempo che gli uomini ricambiino, con un po' di -riverenza e d'affetto, la tenerezza e le cure delle -madri loro? La donna, stringendo al petto l'uomo -bambino, e nutrendolo dello stillato del suo cervello, -dovrà sempre allevarsi con tanto amore -un nemico, un tiranno? -</p> - -<p> -L'uomo sarà egli sempre il supremo arbitrato -della famiglia, chiudendo così a forza intorno a -lui gli affetti della donna che nulla di meglio -cercano, che di espandersi a tutto circondarlo -della tepida atmosfera della benevolenza, e dello -spontaneo e lieto sacrificio? -</p> - -<p> -«V'è un angelo nella famiglia, scrive Giuseppe -Mazzini, che rende con una misteriosa influenza di -grazie, di dolcezza e d'amore il compimento dei doveri -meno amari. Le sole gioie pure e non miste, -che sia dato all'uomo di goder sulla terra sono -mercè quell'angiolo, le gioie della famiglia. Chi non -ha potuto, per fatalità di circostanze, vivere sotto -l'ali dell'angiolo la vita serena della famiglia, ha -un'ombra di mestizia stesa sull'anima, un vuoto -che nulla riempie nel cuore; ed io, che scrivo -per voi queste pagine, io lo so. Benedite Iddio, che -creava quell'angiolo, o voi, che avete le gioie e -le consolazioni della famiglia! Non lo tenete in -poco conto perchè vi sembri di poter trovare altrove -gioie più fervide, e consolazioni più rapide -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -ai vostri dolori. La famiglia ha in sè un elemento -di bene raro a trovarsi altrove, la durata. -Gli affetti in essa si estendono intorno lenti, innavvertiti, -ma tenaci e durevoli siccome l'ellera -intorno alla pianta; vi seguono d'ora in ora, si -immedesimano taciti colla vostra vita. Voi spesso -non li discernete, perchè fanno parte di voi, ma -quando li perdete, sentite come un non so che -di intimo, di necessario al vivere vi mancasse. -Voi errate irrequieti e a disagio: potete ancora -procacciarvi brevi gioie e conforti, non il conforto -supremo, la calma, la calma dell'onda del -lago, la calma del sonno della fiducia, che il -bambino dorme sul seno materno. -</p> - -<p> -«L'angiolo della famiglia è la donna madre, -sposa, sorella! La donna è la carezza della vita, -la soavità dell'affetto diffusa sulle sue fatiche, un -riflesso sull'individuo della provvidenza amorevole -che veglia sull'umanità. Sono in essa tesori di -dolcezza consolatrice, che bastano ad ammorzare -qualunque dolore. Ed essa è per ciascun di noi la -iniziatrice dell'avvenire». -</p> - -<p> -In questi concetti scaturiti da una gran mente -e da un gran cuore, voi leggete che cosa esser -debba la donna nella famiglia secondo il -divino concetto; ma tale non potrà essere veramente -che quando ella sarà estimata e coltivata: -se non quando l'educazione e la stima le -avranno data la coscienza di ciò che da lei esige -la natura, che l'ha con tanto studio elaborata. -Ella non sarà l'angelo della famiglia e dell'umanità -se non quando e l'umanità e l'individuo la -vorranno aver tale, sacrificando all'interesse di -tutte le generazioni la vanità del dispotismo brutale, -dello antifilosofico esclusivismo. -</p> - -<p> -In quel giorno l'uomo sarà completamente civilizzato -in cui, riconoscendo l'autonomia della -donna, porrà generoso un volontario confine alle -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -facili esorbitanze della forza; in quel giorno la -donna sarà tesoro alla famiglia, quando in soccorso -delli istinti pietosi, accorrerà la forza dei -principii, scaturiti da una illuminata educazione. -</p> - -<p> -In quel giorno l'uomo sarà completamente civilizzato -in cui, sancendo l'ultima libertà della -donna, porrà volontario freno alle sue passioni: -in quel giorno egli meriterà l'amore della donna -quando avrà finito di esigerlo come una gabella; -in quel giorno egli coprirà d'infamia la donna -infedele quando a sè stesso imporrà, per la stessa -colpa, le conseguenze istesse. Fino a quel giorno -il marito, la cui moglie é infedele, sarà ridicolo. -</p> - -<p> -Tutto il fin qui detto che potrebbe per avventura -sembrare alle mie giovani lettrici una inutile -digressione, a me non sembrò tale, volendo -io, se mi è possibile, levare dallo spirito vostro il -pregiudizio, così facile ad un giovine criterio, che -tutte le vigenti istituzioni siano buone; la qual -persuasione, meschini noi se tutta l'umanità dividesse, -chè la vedressimo in allora arrestare la -precipitosa sua corsa in uno dei punti i più intricati -del suo morale cammino. Giova non solo, -ma è necessario che tutti sappiamo ciò, che si -fece, che si fa e che resta a farsi, onde dal passato -prender norma nel preparare il futuro, nell'altrui -interesse non solo, ma nel vostro altresì. -</p> - -<p> -La donna è, nella società e nella famiglia, tanto -più utile quanto più è affermata la sua morale -autonomia, quanto più le è concesso d'individualismo, -quanto più è colta di spirito: e tanto più -inchinevole agli affetti, quanto meno l'atmosfera -che respira è agghiacciata dalle fredde esalazioni -dei diritti e dei doveri legali. -</p> - -<p> -Ora, in tutta la serie da noi citata dei costumi -più o meno selvaggi, certo noi non abbiamo riscontrata -la famiglia, co' suoi affetti, co' suoi legami -più dal sentimento voluti, che non esatti -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -dalla forza delle leggi. Tutti i costumi da noi -fin qui percorsi, non ci parlano che della patria -e della marital potestà, d'una monarchia insomma, -nella quale i doveri dei sudditi si riducono a -sforzarsi di piacere al despota, e i diritti di questo -a volgere al miglior utile proprio le persone, che -da lui dipendono, e l'opera loro. -</p> - -<p> -Certo i costumi dei popoli d'occidente sono -ben lungi da quelle esorbitanze, che troviamo -presso le selvagge nazioni ed in tutta l'antichità, -ma sono egualmente ben lungi dallo effettuare -fra l'uomo e la donna quella eguaglianza di diritti, -che sola può dare ai loro rapporti quella -soavità di relazione, che stabilisce la mutua confidenza -e la reciproca fiducia. -</p> - -<p> -Nè si dica che la perfetta eguaglianza di diritti -e di doveri, fra l'uomo e la donna, introdurrebbe -il disordine, l'incoerenza e l'anarchia fra -le domestiche pareti. Viete scuse son queste che -poca riflessione sulla natura delle cose non permette -di porre seriamente innanzi. Se al governo -della famiglia preponeste due elementi perfettamente -simili, la rivalità e la discordia ne sarebbero -l'effetto immediato, ma la natura ha già -provvisto innanzi che noi la temessimo a cotale -sconvenienza. -</p> - -<p> -Non tenuto conto di più o meno numerose -eccezioni, le quali in ogni modo si fanno strada, -ad onta d'ogni forza compressiva, l'uomo e la -donna sono fra loro costantemente dissimili benché -attraentisi. Sebbene l'uno e l'altra constino di -eguali facoltà e delle stesse passioni, è però un -fatto che le diverse proporzioni, colle quali e queste -e quelle si trovano nell'uno e nell'altro, costituiscono -di ciascun d'essi un tutto complessivo -da non poter confondersi o tôrsi in abbaglio. -</p> - -<p> -Abbiano pure le leggi emancipata la donna, -la sua voce delicata non sembrerà mai fatta per -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -garrire; le sue lunghe palpebre la difenderanno -sempre dallo sguardo procace; lo improvviso rossor -della guancia rivelerà sempre la verecondia dell'animo; -le sue membra delicate le predicheranno -sempre l'odio alla lotta, ed il suo cuore scialaquatore -d'affetti, sarà pur sempre quella stoffa, della -quale natura ebbe tessuto lo eroismo dell'amore -e la tenerezza materna. -</p> - -<p> -Allora sarà la famiglia, quando ogni individuo -di essa svolgerà nel suo interno, siccome pianta -nel proprio clima la propria vita morale, il proprio -individualismo trovandosi di fronte a modificarne -gli svolgimenti, non il diritto, non l'interesse, -non la volontà d'un monarca, ma la ragione -sola e l'affetto. -</p> - -<p> -Allora sarà la famiglia, quando l'uomo e la -donna amendue forti della coscienza di sè, dei -destini dell'umanità e dei doveri dell'individuo, -ambi concorreranno colla più lata applicazione -delle loro facoltà all'educazione dei loro nati, rispettando -in essi la vegnente generazione, ed ogni -via procurando ad ottenerne il più pronto morale -sviluppo. -</p> - -<p> -Allora sarà la famiglia, quando, sparite dall'un -canto le intolleranti insubbordinazioni, dall'altro -le sistemate compressioni, non sia il giovine elemento -in perpetua lotta col vecchio insofferente -di consiglio e di freno, e quello a sua volta tenacemente -despota e tiranno, immemore del tempo -in cui lo tormentavano la stessa foga e le passioni -istesse; talché veggonsi non di rado famiglie, che -altro non sono, siccome dicevamo dapprincipio, -che semplici frazioni del corpo sociale, presentare -nelle loro viscere le crisi che sotto le monarchie -presentano le nazioni, che, dopo secoli d'intestino -travaglio, si distruggono e si esauriscono finalmente -in una funesta anarchia. -</p> - -<p> -Ma dicevamo fin dal principio di questo lavoro, -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -e lo prova tutta la storia, che essendo le leggi -le necessarie scaturigini di prepotenti bisogni, e -camminando desse sull'orme segnate dallo sviluppo -dei popoli, è d'uopo questo si pronunci arditamente -ed efficacemente. Ora a voi tocca, giovani -lettrici mie, a persuadervi di cotal vostro -interesse non solo, ma dovere. Quand'anche voi -che mi leggete, per circostanze che non son troppo -comuni, vi trovaste avviluppate in un'atmosfera -d'affetti e di gioie che la vita vi tesse di rose -e di perle; avete pur sempre dei doveri a compiere, -dei doveri sociali, dei doveri da cui non -può dispensarvi la condizione nella quale vi trovate, -qualunque ella sia. Giovani, vi corre dovere -di educarvi; spose, dovete amare; madri, vi dovete -alla prole; cittadine, vi dovete alla patria; -individuo, vi dovete alla società; creature, vi dovete -alla religione; intelligenti, vi dovete al sapere; -sensibili, vi dovete al bene, sotto qualunque forma -vi si presenti. A voi tocca provare che si è in -voi ridesta la coscienza del diritto, mostrando la -piena coscienza del dovere, e che l'affermazione -di quello meritate coll'adempimento di questo. -</p> - -<p> -Ogni bene, giova qui ripeterlo, ogni bene -quaggiù dev'essere conquistato. La ricchezza è il -prodotto del lavoro, la vittoria è il premio del -valore, la virtù scaturisce dallo sforzo, la gloria -è la corona del sacrificio, la libertà è figlia del -sangue, il sapere è generato dallo studio, ed il -diritto si conquista compiendo il dovere. Ora -adempite al dovere di sviluppare, educare ed applicare -nel più lato campo le vostre facoltà, e -voi affermerete in un colla vostra potenza morale -il diritto di esercitarla, e l'utile sarà non -vostro soltanto, ma di tutta altresì l'umanità, -della quale siete importante ed indispensabile -elemento. -</p> - -<p> -Mostrandovi la famiglia siccome portato della -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -civiltà, intesi provarvi la necessità ed il dovere -che ci incombe di perfezionarla e la potenza che -sta in noi di farlo, forti, come siamo, di ragione -e di affetto. -</p> - -<p> -Il materno ministero sublimato dal dovere e -santificato dall'affetto, è una potenza sul quale -la donna fece quasi sempre ben poco assegnamento. -</p> - -<p> -La natura doveva dare al cuor della donna madre -questa meravigliosa potenza d'affetto, del quale -non riscontrasi nell'ordine di creazione altro esempio, -avendo ad essa affidato la conservazione della -specie bambina ed avendola incaricata del penoso -e lungo ministero dell'allevamento. E veramente -il dono della natura corrispose all'uopo. Il cuor -della madre è il solo sul quale far si possa in -ogni punto della vita, assegnamento. È il solo -che più dà, e meno esige; che più è gaudente -quanto più si sagrifica; che più ama, quanto più -soffre; che non si esaurisce per tempo, che non -si raffredda per indifferenza, che non si ributta per -ingratitudine. Ogni altro affetto, per quanto puro -e sublime, ha un punto interessato ed egoista, il -solo amor materno non ha ritorno sopra sè stesso. -</p> - -<p> -Rimanga pur sola ed abbandonata la madre; ella -segue il suo nato con l'occhio intento e l'ansio -affetto nei vortici turbinosi dell'esistenza, pronta -ad accorrere in suo soccorso, a dirigerlo col consiglio, -a consolarlo nelle delusioni, e ravvivarlo -nelle speranze, a vegliarlo sofferente, a medicarlo -malato, ad incuorarlo nelle difficili prove della -vita; come testè avviava i suoi primi passi, gl'insegnava -ad articolare le prime voci, calmava i -suoi primi vagiti, asciugava le sue prime lagrime. -</p> - -<p> -Questa durata della materna tenerezza ci prova, -che il ministero suo non è compito collo sviluppo -fisico dell'uomo, ma non fa che passare dalle -prime materiali cure, alle morali e più serie sollecitudini -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -volute dall'età più adulta. Son ben poche, -la Dio mercè, le madri che vengono meno -ai primi ufficii che richieggonsi dalla prole bambina -la maggior parte trascendono anzi nel tormentarsi -enormemente d'ogni maluccio la incoglie -esagerandosene sotto ogni aspetto la gravità -e le conseguenze. Per tutto il mondo non vorrebbero -vedere i loro bambini buttare una lagrima, -e ad ogni pena ed incomodo si sottopongono -anzichè contrariarli in checchessia. Cieche affatto -davanti ai sintomi forieri di nascenti passioni -propendono cordialmente nel battezzare col nome -di sensibilità, di spirito, di fermezza, d'ingegno, -l'impeto, il capriccio, la cocciutaggine, l'impertinenza. -</p> - -<p> -Ma se queste viziature della tenerezza materna -sono per avventura scusabili nella tenerissima età -della prole, nella quale l'affetto che le si porta -conserva un talchè di così vivace e quasi direi -sensuale, e la piccolezza e la delicatezza del bambino -ci ammorbidisce il cuore così da renderci -penosissimo il difendercene; non è egualmente -perdonabile che duri, quando uscito dalla puerizia -l'uomo si avvia alla vita morale, per la quale -può rendersi funesto nello ingigantire, il menomo -diffetto. -</p> - -<p> -Perlochè di mano in mano che la prole va -uscendo dall'infanzia il cieco e sensuale istinto -materno deve dar luogo ad un intenso morale -sentimento, e dappoichè il suo corpo è rinfrancato -e la esistenza sua garantita dal vigor delle -membra, deve volgersi ad informarne la mente -ed il cuore con ogni sua potenza, e sollecitamente. -Sì, la madre dell'uomo deve far molto di più di -ciò che fanno le madri nelle altre specie animali -onde soddisfare alla missione impostale. Dotata -di intelligenza vivace e di squisito sentire, fornita -di un prontissimo intuito ad afferrare i rapporti -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -delle cose; conoscendo sola il tronco linguaggio -dell'infanzia e potendo sola farsene comprendere, -in forza di una misteriosa corrente -vitale che continuamente circola fra lei ed il -frutto delle sue viscere; che tanto tempo vive -della sua vita, s'apprende de' suoi timori, delle -sue gioie esulta, e succhia dal suo stillato il -modificato della sua vita; conoscendo sola le mille -circostanze che possono avere in lui determinato -un dato temperamento donde date tendenze; -avendo essa più ch'altri mai vivissimo interesse -che la fattura sua volga al bene ed al meglio; -avendo ella prima ch'ogni altro diritto d'innorgoglire -de' suoi successi e di desolarsi d'ogni suo -errore, come mai potrebbe dessa e da chi, farsi -con frutto surrogare? -</p> - -<p> -Laonde importa ch'ella vigili attentamente i -forieri sintomi delle passioni onde volgerle al -bene, siccome i primi bagliori dell'intelligenza ad -avviarlo ai primi criterii. -</p> - -<p> -Le membra del bambino, le diverse parti del -suo corpo, oggetti ch'egli pei primi avverte e -dei quali si occupa sendogli i più vicini, siano le -prime nozioni che dalla madre riceva, coi vocaboli -che li determinano, e le rispettive loro funzioni. -</p> - -<p> -Da questi, seguendo l'uso naturale delle cose, -si volga agli oggetti tutti che gli vengono di -mano in mano a portata coll'ordine stesso della -natura senza nulla forzare, nulla violentare. L'uomo -è così fatto che fin da quando coi primi vagiti -chiede l'alimento del seno, soddisfatto appena -questo imperativo bisogno immediatamente si volge -a studiare il mondo che lo circonda; e cominciando -dallo spiegarsi dinnanzi le sue dita, sorride -ai loro movimenti e si addestra a muoverli -e ad usarle. Indi si volge agli oggetti che si ha -a portata, li palpa, li agita, ma non avendo le -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -sue manine ancora nozioni alcuna delle diverse -sensazioni tattili a determinarsi la natura loro, e -non avendosi che il palato che pel fatto della -nutrizione ha già acquistato nozione della propria -funzione, mette ogni cosa a contatto di quello -per respingerlo quindi se il palato non lo approva, -o tenerselo caro se avvien che lo gusti. La luce -è pur essa continua attrattativa al bambino sendo -che è fenomeno che colpisce la sua tenera retina -tutta nuova a cotal sensazione, talchè veggiamo -nei bambini prodursi sovente lo strabismo per la -loro insistenza e guardarla in onta alla difficoltà -che a ciò fare risentano dalla situazione laterale -in cui è posta da madri o nutrici poco accorte. -</p> - -<p> -Famigliarizzato colla vista degli oggetti che lo -circondano, il bambino non si chiama soddisfatto; -di raro anzi avverrà che si possa due volte cessarlo -dal pianto col medesimo oggetto. La sua -insaziabile curiosità cerca sempre il nuovo, e -co' suoi movimenti, e co' suoi ripetuti sguardi, e -colla velleità frequenti del pianto, e colla irrequietezza -che lo tormentano, accenna continuamente -ad un nuovo pascolo di cui i suoi occhi -ed il suo spirito hanno bisogno. -</p> - -<p> -Egli vuol provare una dopo l'altra tutte le -sensazioni, e dopo aver esaminato l'oggetto ed -accontentata la facoltà visiva, lo batte ripetutamente -sul suolo o contro un corpo duro, ed attento -gusta del suono e se ne diletta e compiace, -indi lo scompiscia fra le mani, lo applica al palato, -se lo pone sotto i piedi, e lo studia insomma, -lo investiga, lo esperimenta con tutti i mezzi che -sono da lui conosciuti, con tutti gli strumenti che -nei sensi gli ha natura forniti. -</p> - -<p> -Ed ecco i procedimenti delle natura. Partire -dal noto per disquisire l'ignoto, dalla parte per -arrivare al tutto, dal visibile per dedurne lo invisibile, -dal concreto per derivarne lo astratto, -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -dalla analisi onde fare con perfetta coscienza la -sintesi. -</p> - -<p> -Tutte le astrazioni che vediamo al bambino insegnarsi -nei nostri imperfettissimi sistemi d'istruzione -non sono che un magazzino di vocaboli -orbi per lui di relativa idea, che la sua memoria -è forzata d'accatastare, e ritenere, e che ad onta -d'ogni sforzo s'affretta di sgombrarne, per lasciare -il posto di naturale diritto alle idee che vi entrano -pel tramite possente delle sensazioni. Le -porte dello spirito sono i sensi, tutto ciò che vi -entra d'altra parte arrischia forte di non farvi -lunga dimora. -</p> - -<p> -Non è egli deplorevole che un fanciullo italiano -conosca tutte le diramazioni del Rio della -Plata, e tutte le campagne da lui irrigate, ne -conosca tutti i tortuosi giri e dove è confluente, -e dove mette foce, eppoi ignori, quali acque bagnino -la sua città natale? -</p> - -<p> -Non è egli risibile ch'egli discuta le leggi di -Licurgo, e le Dodici Tavole, eppoi non sappia da -quali istituzioni è più o meno tutelata la sua -persona e la sua proprietà? Non è egli fuor di ragione -ch'egli vi parli della guerra dei Titani nella -greca genesi e conosca i più minuti particolari -dell'assedio di Troja, eppo sia completamente -straniero ai sanguinosi rivolgimenti che svolsero -la libertà italiana, e le generose aspirazioni non -rivolga al compimento dei patrii destini, e l'omaggio -riconoscente e giusto, non serbi alle migliaia -di martiri che sul campo, come dai patiboli, -dalle prigioni e dall'esiglio fecondarono i -semi della filosofia e prepararono l'attual civiltà? -</p> - -<p> -Studii adunque la madre l'ordine dalla natura -stessa insegnato nel progressivo sviluppo della -intelligenza, vigili attenta, sorprenda sollecita, -ed assecondi assidua la curiosità del bambino incessantemente -provocata dalli esterni oggetti, non -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -si rifiuti giammai di soddisfare alla lunga serie -dei <i>perchè</i> così provvidamente abituali nella infanzia, -e scaturendo le idee dalle sensazioni le -ponga alla portata del tenero intelletto non ancora -maturo alle ontologiche astrazioni. -</p> - -<p> -Certo che dovendo la madre continuare il più -tardi possibile l'educazione del figlio, deve ella -stessa prepararsi al difficile ministero colla coltura -dello spirito, la elevazione della mente, e -la morale abnegazione che la diverta completamente -da ogni frivolezza e tutte rivolga le sue -facoltà al serio compito di formare l'uomo. — Egli -è perciò che fin dal principio di questo lavoro -dicevamo che se il solo istinto materno -basta al disimpegno delle materiali cure per -quanto assidue e penose, che esige lo allevamento -dell'uomo animale, non bastano certo per -la educazione dell'uomo morale ed intellettuale. -Occorre ed urge, e seriamente urge che la donna -si convinca di questa verità onde più non avvenga -siccome finora accadde che impegnandosi -nel grave assunto della madre di famiglia, non -creda puramente e semplicemente di porsi nella -naturale condizione di tutti gli esseri che natura -indistintamente chiama alla generazione, e di -farsi una posizione sociale, ed assumere un nome -col quale è presentata al mondo e consegnata ai -pubblici registri. No, tutte le generazioni passano -per le mani della donna, la quale trovasi con -esse tutte in rapporto di causa ed effetto. Dalle -fiere donne di Sparta nacquero i più grandi eroi -della indipendenza, dalle altiere matrone di Roma -nacquero i conquistatori del mondo, dalle mollissime -ed abrutite donne d'Oriente nascono gli -effemminati e retrivi musulmani, e dovunque e -sempre, lo stato morale della donna è il termometro -che segna esattamente i gradi della civiltà, -della coltura, del carattere morale dei popoli e -dei tempi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -</p> - -<p> -Gli è in vista di ciò, e ad arte ch'io ho parlato -del materno ministero prima che del matrimonio, -fatto che deve pur precedere quelle funzioni; -e perchè non ignara, non astratta, non -indifferente ella deve incontrare quel nodo che -di tanto peso la grava, di sì importante missione, -e di sì grave responsabilità. -</p> - -<p> -La scelta d'uno sposo è per la donna question -capitale, e resa vieppiù capitale dalle nostre imperfette -istituzioni che assoggettando assolutamente -in tutto e sempre la sposa al capriccioso -arbitrio del marito, il quale assume sopra di lei -un autorità senza limiti e senza controllo; ne -assorbe affatto l'autonomia, come la copre col -suo nome, e la nasconde dietro la sua personalità. -In questa condizione di cose, se una illuminata -educazione, se la coscienza del giusto e -del vero, dei diritti e dei doveri non ha creato -nella donna un carattere morale, ella si troverà -ben presto ridotta ad essere relativo, che continuamente -si modifica, ed elasticamente si piega -a tutte le morali situazioni create incessantemente -intorno a lei da quell'essere che pensa, -parla, ed agisce per lei, che l'assorbe nella sua vita, -che ne' suoi rivolgimenti l'alza o l'abbassa, l'arresta -o la trascina come il corpo fa dell'ombra sua, che -affatto la scancella infine dal numero delle unità. -</p> - -<p> -E tale infallibilmente dev'essere la donna -quando non è saldamente informata ai principii, -e così vien trattata da qualunque uomo il quale -trovi l'innato orgoglio legalizzato ed appoggiato -dal valido puntello di istituzioni fatte <i>da lui</i> e -<i>per lui</i>, e nelle quali egli, ben lungi dal considerare -la donna dietro i principii del naturale -diritto, non la guardò tutt'al più che come una -creatura dalla debole fibra, alla quale concedeva -un protettorato, e s'applaudiva altresì di trovarsi -cotanto generoso. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -</p> - -<p> -Eppure alla vista di sì miserrime condizioni -serbate alla donna sposa, condizioni che non possono -modificarsi che davanti a quella fortissima, -gigante divoratrice potenza che è l'amore, la quale -ridendosi dell'uomo, de' suoi codici, del suo orgoglio, -del suo geloso esclusivismo, lo soggioga, -lo vince, lo abbatte, lo fa vittima dei suoi stessi -desiderii, e servo della sua medesima forza, epperò -schiavo della donna, lo riduce a cercare -ogni arte a gradirle, a tentare ogni impresa a -piacerle, a smettere ogni atteggiamento da padrone -per addottare gli atti ed il linguaggio del -supplichevole; davanti a questo fatto, dico, reso -ancor più significativo dal contrasto delle nostre -istituzioni, il quale ammonisce la donna sulla natura -de' suoi veri interessi, e dovrebbe solo determinarla, -che cosa fa dessa per lo più, in cose -di tanto momento che tutta la riguarda, e sola, -e per tutta la vita? Che fa? Mi sia concesso il -dirlo usando d'una comunissima frase giornalistica. -Ella brilla per la sua assenza. Uditelo voi -stesse della mordace, ma pur veridica penna dell'immortale -Parini -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«<i>Non di costume somiglianza or guida</i></p> -<p class="i01">«<i>Gl'incauti sposi al talamo bramato,</i></p> -<p class="i01">«<i>Ma la prudenza coi canuti padri</i></p> -<p class="i01">«<i>Siede librando il molt'oro e i divini</i></p> -<p class="i01">«<i>Antiquissimi sangui, e allor che l'uno</i></p> -<p class="i01">«<i>Bene all'altro risponde, ecco Imeneo</i></p> -<p class="i01">«<i>Scoter sua face; e unirsi al</i> freddo sposo</p> -<p class="i01">«Di lui non già <i>ma delle nozze</i> amante</p> -<p class="i01">«<i>La freddissima vergine che in core</i></p> -<p class="i01">«<i>Già volge i riti del bel mondo, e lieta</i></p> -<p class="i01">«<i>L'indifferenza maritale affronta</i>».</p> -</div></div> - -<p> -Come se le istituzioni che tanto gravano sulla -donna non bastassero, concorrono a ciò fare anche -i costumi che non saprei donde trassero l'origine, -e con quali dottrine giustifichino le loro modalità, -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -e tutto così cospira a spingere la donna -indifferente e sovente lieta a quel legame per lei -così penoso che la natura sola colla invincibile -prepotenza dell'amore dovrebbe forzarla ad accettare. -Infatti non saprei perchè, la femminil -gioventù debba essere dannata alla perpetua reclusione -del convento o del gineceo; perchè nell'educazione -che le si imparte altro non si procuri -che la sua morale evirazione; perchè sottomessa -ai più minuti capricci dei parenti, come -più tardi lo è a quelli del consorte, nulla si trascuri -per distruggere e nichilare la sua autonomia, -per cancellare in lei ogni personalità. E -questa nullità morale perdura al di là del termine -della minorità legale, ed innoltra costante -fino a che pare e piace allo incontrollabile arbitrio -dei parenti. -</p> - -<p> -Ottenuta finalmente, come non è a dubitarsene, -questa morale nichilità, allora si persuadono -i parenti, averla perfettamente educata, ed -assumendo allora la direzione assoluta dei movimenti -della natura non consultandola in nulla, -ma forzandola sempre, si vuol tuttodì intenta -ai lavori d'Aracne quando vorrebbe consegnare -alle carte i prodotti dello innato ingegno; la -si spinge al misticismo, mentre ebbe da natura -sortito lucido intelletto che dal gretto, dallo -specioso, dal gratuito rifugge; le si pone fra mani -uno spartito musicale quando l'occhio suo delira -dietro alla sublime armonia della natura e freme -in cuor suo di ricopiarla, oppure si sforza e colorire, -al che natura non la sortiva, mentre tutta -pende affascinata dalla magica arte dei suoni che -le vengono vietati; e così mano mano si prepara -a sagrificare gli affetti agli interessi, a impor -silenzio alla natura per le convenienze sociali, -a farsi insomma pieghevole, elastica, non -altri principii avendo che le opinioni di chi le -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -sta sopra con tanta prepotenza, non altra credenza -che quella de' suoi parenti, non altra autorità -che la loro, non altra coscienza che l'opinione -pubblica, non altra legge che il capriccio -del forte, non altri principii, che una perpetua -condiscendenza alla necessità, non altra personalità -che il nome proprio, non altra vita che la -vegetativa. — E così si soffocano a migliaia ed -a milioni le anime, e così si educano le schiave -dell'uomo, all'accettazione completa della loro -schiavitù, al profondo sentimento della propria -nullità, ed al culto supremo della forza. — E -tali sono le madri che si preparano alle generazioni -illuminate, ai popoli liberi e civili! -</p> - -<p> -Nè si dica qui, per avventura, che se la donna -avesse veramente prepotenza di genio, ella riuscirebbe -a spezzare i vincoli che da tutte parti la -annodano, a sollevare la pietra sepolcrale che la -segrega della vita morale, a sbarazzarsi di quel -sudario ove si tenta travolgere la sua anima incadaverita; -e mi sussurrate di Spartaco e Masaniello, -di Colombo e di Galilei, e della lunga -serie dei martiri d'una idea, che sfidarono soli i -numerosi campioni dell'errore e della tirannide -da Davide fino a Socrate, dal primo Bruto fino -ad Epicaride, fino al Savonarola, fino a Cola da -Rienzo, ad Arnaldo da Brescia, agli eroi della -greca indipendenza; fino ai fratelli Bandiera, fino -al povero Sciesa, ed al piccolo Balilla; e vorreste -con ciò dirmi, che la coscienza del diritto, -la potenza del genio e l'energia del volere, se -non trova preparata una strada la crea, dove -trova elevata una barriera la supera, dove un -nemico lo vince, dove un ingombro lo schianta, -forte di quella leva che indarno cercava Archimede, -che terra e cielo scuote e solleva, e che -ogni elemento piega, doma e ricurva. -</p> - -<p> -A cotali osservazioni più diffusamente risponderò -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -nei susseguenti capitoli, quando procurerò -dare alla donna appunto la coscienza della sua -capacità, rivelandole la sua potenza in ogni lavoro -dello spirito, e non tanto coi raziocinii dei -quali pochi dannosi pena di disquisirne il valore, -od apprezzarne l'evidenza; quanto colla logica -imperativa dei fatti che scioglie vittoriosamente -i nodi intrecciati dalla più sottile dialettica e rovescia -d'un tratto il gratuito edificio eretto dagli -interessi e fondamentato da leggiere ed erronee -premesse. -</p> - -<p> -Per ora mi basti aver constatato il fatto, che -l'educazione che si dà alla donna è quella che -tende ad allevare una schiava, ad annichilarla, ad -insegnarle la tolleranza del dispotismo, a soffocarle -in petto ogni sentimento che non entri nella -cerchia degli interessi di chi la signoreggia, a -distruggere in fine in lei l'opera di Dio che la -sortiva intelligente e sensibile, per ridurla alla -vita semplicemente vegetativa dello animale, alla -inconscia ed automatica esistenza della cosa. -</p> - -<p> -Ed è a voi, mie giovani lettrici, ch'io dico -tutto questo, ed è per voi che lo scrivo, esponendomi -scientemente al biasimo di molti che, radicati -nel pregiudizio, ottimisti sistemati, e convinti -anche, dal benessere che circonda il loro -individuo, che cordialmente adorano e teneramente -accarezzano, simili all'animale che o beatamente -pascoli la ghianda, o fugato sia dalla -sferza, senza giammai sognare di levare lo sguardo -a disquisire donde il pasto gli venga, o donde -la botta, fa di ora in ora, di minuto in minuto -ciò che può, o ciò che vuole, ammazzando a gran -fatica uno dopo l'altra le giornate, tenendosi sempre -il sentimento, la ragione, ed ogni moral facoltà -allo stato latente. -</p> - -<p> -Nè schiverò meglio gli scandali farisaici di -quegli spiriti divoti che non dal sublime spirito -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -del cristianesimo, nè alla libertà del vangelo -educati, ma dal trasnaturamento di quelle divine -teorie corrotti e traviati, ogni emancipazione della -mente battezzano, orgoglio pagano; ogni ribellione -contro l'ingiustizia, e l'oppressione, rivolta al -divino volere; bestemmiando così la bontà infinita -di Dio essere serva, base e puntello del dispotismo, -degli interessi, delle passioni o dei pregiudizii -degli uomini. S'egli è possibile di più negare -il fatto imperativo della indipendenza della -ragione, e di maggiormente invilire Iddio ditelo -voi? -</p> - -<p> -Ma come io vi esortava a voler trascurare certe -opinioni, che generali anche siano, altro pur non -segnano che i gradi d'ignoranza e di cecità intellettiva -di chi le propugna, così io feci lungo -il mio lavoro, e così farò fino alla fine, a compiere -le promesse fatte di preparare la donna -dell'avvenire, la madre delle future e più illuminate -generazioni. -</p> - -<p> -Che s'egli è vero quel popolarissimo assioma: -<i>Nemo dat quod non habet</i>, non sarà che sviluppando -l'intelletto della donna, che avremo l'uomo sapiente; -non sarà che coltivando il suo cuore, che si -avranno popoli gentili, non sarà che risorgendola -alla vita politica, ch'ella potrà elaborare nelle sue -viscere i prodi, che il sacro suolo della patria -difenderanno contro prepotenti invasioni, e purgheranno -da straniere contaminatrici dominazioni; -non sarà che elevando la donna all'altezza delle -cristiane vedute, che potrà il mondo purgarsi da -quelle pseudo-cristiane dottrine, che tante coscienze -comprimono, che tanta intelligenze evirano, -che tanti esseri, fanno refrattarii alle leggi -della natura ed alla vita sociale, che tanta e -pertinace guerra hanno impegnata con ogni filosofia, -ogni progresso, ogni umana libertà, che -rosseggiar fecero di sangue i nostri fiumi ed i -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -nostri mari, e che tuttora tengono tirannamente -vincolato il bel paese, come l'avvoltoio figgeva e -rifiggeva nelle carni dello avvinto Prometeo l'artiglio -spietato. -</p> - -<p> -Ricordatevi che, pel fatto della generazione, la -donna fa l'uomo, e che però l'effetto tien natura -sua dalla causa, il frutto dall'albero, la conseguenza -dalla premessa; e come la forte e generosa -lionessa non genera lo stupido e vile montone, -nè la tortora selvatica e piagnolosa genera -l'aquila sublime, così dalla donna stupida, inerte, -passiva, non esce la prole che floscia, impotente -ed appena moralmente larvata. -</p> - -<p> -Ciò ben comprendeva Casti quando scriveva: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«<i>E inver come potrebbe esservi cosa</i></p> -<p class="i01">«<i>Dall'origine sua diversa tanto,</i></p> -<p class="i01">«<i>Che se l'origine sua fu difettosa</i></p> -<p class="i01">«<i>Abbia di integra e di perfetta il vanto?</i></p> -<p class="i01">«<i>Come da fonte limaccioso e impuro</i></p> -<p class="i01">«<i>Scorrere umor potria limpido e puro?</i>»</p> -</div></div> - -<p> -Ricordatevi che, per le supreme leggi della -natura, l'umanità bambina è affidata alla donna, -che dopo aver creato l'animale, deve formare -l'essere morale. Ma se in quel primo processo -la natura ha fatto tutto, qui deve tutto farsi, -dalla educazione, dalla coltura, dalla forte e longanime -potenza del volere, null'altro da natura -ricevendo che l'appoggio dell'immenso ed inesauribile -devozione materna, che d'ogni abnegazione -e martirio si fa gioia e corona. E questi -pensieri e queste meditazioni debbono, o giovinette, -precedere il nodo coniugale, il quale non -è che il mezzo che vi porge la materia del compito -vostro. -</p> - -<p> -E nello improvviso nascer gigante dello amore -che esplode istantaneo siccome fosforica scintilla; -e nella balda e prepotente sua vita che spinge -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -e trascina, maltratta e divora, tiraneggia, ammala -ed uccide talora la più vigorosa esistenza; -e nello spegnersi di cotanto incendio che non -mai più le morte ceneri intepidisce, chiaro -questo vero vi si appalesa, che cioè natura ebbe -allo amore affidato la sua forza onnipotente e -fatale per conservare la specie, il quale scopo -conseguito, muore, non avendo più alcuna ragione -di esistenza. Laonde voi lasciandovi all'intutto -dalla natura insegnare, apprendete anzi tutto la -importanza del fine, quindi la logica del mezzo; -e, come alla unione sessuale vi date coll'occhio -fisso ed intento alle conseguenze che scaturire -ne debbono, in questa quindi consultate il voto -della natura dalla ragione illuminato. -</p> - -<p> -E tanto più consultatelo in quanto che, la istituzione -del conjugio, perpetuando per anni e per -la intera vita, una condizione di cose che non -furono volute che dalla prepotente forza d'un -giorno e d'un momento, impegna la donna in un -martirio prolungato, in una lotta incessante colle -successive aspirazioni del cuore e la parola giurata, -coi fortissimi reclami della natura e la firma -da lei apposta al contratto. -</p> - -<p> -Oh almeno giovani lettrici mie, nei primi tempi -del vostro connubbio, nel quale i più tremendi -sacrificii si richieggono da voi, accorra almeno -la natura con quel fitto velo, che sono i delirii -dell'amore, ad attutire le angoscie supreme dell'oltraggiato -pudore, ad abbruciare la stilla della -offesa verecondia che sorge spontanea sulla ardente -pupilla, a velare, colla mutua e libera -espansione degli affetti e la divina armonia dei -cuori, quelli umilianti rapporti di diritto e di -dovere che il contratto sanciva, in onta alla natura, -che le due parti accosta colla potenza sola -dell'amore in ciascuna delle parti autonomicamente -risiedente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -</p> - -<p> -Sarà sempre anche troppo presto che convertito -ed assorbito il cuor vostro dalla materna -tenerezza, e quello del consorte raffreddato dal -pieno soddisfamento delle esigenze sue, e portata -incessantemente al di fuori dagli affari e dalli -interessi, sole rimarrete in faccia al fine, del -quale non era l'accopiamento che mezzo, alla -meta della quale il connubio non è che sentiero. -Ed allora ambo rinsennati dai fatali ma precarii -delirii della passione incendiaria; distrutta quella -naturale armonia che senza sforzo faceva i voleri -concordi e simultanei i desiderii; ecco la -donna, la cui educazione fu passiva e nulla, dividere -sè stessa fra il marito ed i figli, serva -dall'un canto della forza, dall'altro dello istinto, -non riuscendo nè a farsi amare dal marito, nè -a farsi rispettare dai figli, nè ad educar questi, -nè a smover quello, nè a domare in questi le -passioni nascenti, nè a scemare in quello l'orgoglio -gigante, risultando ed a quelli ed a questo troppo -evidente la sua inferiorità di spirito, l'ignoranza -della sua mente, la completa assenza di carattere -morale. -</p> - -<p> -Non così quando, spenta la verde stagione dell'amore, -che per sè stesso poco esigente, non tenta -pur sempre giustificarsi nelle peregrine doti dell'oggetto, -ma di sè solo pago e tutta seco recando -la materia infiammabile, ama per esaurire -la esuberante potenza che lo porta fatalmente ad -amare, non così, dico, avviene alla donna la quale, -al gratuito dono della natura accoppia o sostituisce -le doti imperiture dello spirito e del sentimento. -</p> - -<p> -È pur qui il luogo di ripetere quell'adagio «a -cattive leggi uomini migliori» chè sebbene quelle -nello affermare la fittizia incapacità della donna -non si diedero nessuna pena di fare restrizioni, -pure il natural sentimento d'equità dal quale non -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -può difendersi che l'uomo depravato, la forza -del giusto e del buono, la maestà della virtù -e del sapere che costringe ad inchinarsi la cervice -la più orgogliosamente satanica, il culto -sciente o spontaneo che molti uomini, la Dio -grazie, porgono al vero merito, tutto, dico, come -rende la donna gloriosamente atta al fine cui è -missionata, la circonda eziandio d'un aureola luminosa -che la difende dalla viril prepotenza, che -intimida l'uomo, che attutisce nel suo braccio la -petulanza ingenerata dalla forza del muscolo e -sostituisce in lui a quella ignobile sensazione, che -gliela faceva contemplare siccome semplice oggetto -e spettacolo di voluttà (che è la suprema -delle umiliazioni alla donna dagli istinti generosi) -quella deferenza, quell'attaccamento e quella -riverenza, che l'armonico e sublime accordo del -bello e del grande, della virtù e del sapere, della -nobile verecondia e della generosa abnegazione, -debbono ingenerare in ogni essere morale. -</p> - -<p> -Dal fin qui detto potrebbe per avventura qualche -mia lettrice ricavare, ch'io creda avere il -matrimonio per solo scopo la propagazione e la -conservazione della specie, nè potersi egli in mia -mente disposare eziandio a più nobile fine. -</p> - -<p> -Diversi fra i moderni scrittori hanno considerato -l'uomo e la donna non già come unità, ma -quali esseri che aspettano dall'unione loro il -complemento della loro personalità. Se in faccia -agli interessi della specie ciò è assolutamente -vero, non lo posso egualmente ammettere nel -campo morale, vedendo ognun dei due autonomicamente, -nel pieno possesso delle facoltà dello -spirito, attivo e produttore. -</p> - -<p> -Mentre invece nel matrimonio per fatto delle -istituzioni nostre la donna, abbandonata affatto -all'arbitrio del consorte, ben lungi dal completarsi, -si evira, ben lungi dall'acquistare, perde, -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -se pure per lo suo meglio eleggerà di sagrificar -sè stessa alla pace. -</p> - -<p> -In quanto a me, tenera di tutto ciò che tende -a spiritualizzare l'umanità, ed a sempre più nobilitare -uno stato che dallo apparire amabile, -utile e venerando si reca a conseguenza maggior -purezza di costume, credo, e fermamente credo, -che il connubio debba recarsi a fine morale lo -perfezionamento dell'un sesso e dell'altro; ed in -vista di ciò ammiro la legge della indissolubilità -che sembra emergere da siffatta credenza e proporsi -un cotale intendimento. -</p> - -<p> -Ma io tengo per fermo che nè l'uomo nè la -donna possono perfezionarsi in una unione qual'è -voluta dalle nostre leggi e dai nostri costumi. Ed -invero, che volete mai impari l'uomo da una -creatura priva di senso morale, educata nè più -nè meno che per piacergli, per obbedirgli, per -ammirarlo, per adorarlo, per credere nella sua -portentosa sapienza, per piegarsi in tutto e sempre -alla sua volontà onnipotente, per toglierlo a norma -e legge d'ogni suo operare? Se quest'uomo si -tiene un po' di ragione e di moral dignità, deve -sentirsi a stringere il cuore di vedersi a fianco -una creatura così nichilita, o meglio questa larva -di essere umano. -</p> - -<p> -Voi mi direte; egli la può educare, e risollevare -l'anima sua; vi domando scusa, gli bisogna -rifarla. Quando tutta una educazione non ha -avuto per iscopo che di cancellare fino all'ultima -traccia ogni sintomo di vita morale, in ragion -d'ordine col quale si manifestava; quando una -educazione non ha avuto per iscopo che di degradare -l'essere umano al vile stato di cosa, -quasi adirandosi con Dio e colla natura, che abbiano -voluto intelligenza e volontà locare là -dove l'uomo non crede averne d'uopo, credetemi, -è utopia supporre, che possa quell'anima -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -riabilitarsi non meno che risorgere un cadavere -fradicio. -</p> - -<p> -E che volete mai, a volta sua, impari la donna, -da un uomo beatamente convinto della propria -eccellenza; la qual convinzione gli fu in cuore -piantata e ribadita dai costumi che creano per -lui una morale dagli ampli margini; dalle leggi -che lo estimano sempre <i>capace</i> anche quando è -ignorante, sempre moderato ed onesto anche quando -gli abbandona la donna senza controllarlo, -sempre virtuoso anche quando le sostanze sciupa -o disperde per conto di vizii e passioni? Credente -fermamente nella legittimità della sua potestà, -egli sa dare fino all'amore l'impronta ed il suggello -del dispotismo, ed è ben lungi dal credere -che la sposa sua possa direttamente o indirettamente -pretendere a modificarlo. -</p> - -<p> -Nè crediate ch'io v'abbia posto sott'occhio -due casi più o meno rari; mai no! Quella donna -è la donna che ogni madre, ogni istituto vorrebbe -aver educata ed ogni uomo proclama una buona -moglie; quest'uomo, è l'uomo dei nostri costumi, -è l'allievo dei nostri codici, e troverete a questo -tipo generale poche eccezioni fattibili. -</p> - -<p> -Certamente che, se avviene che s'accoppii una -di queste eccezioni virili, con una eccezione del -sesso femminile, allora sono in grado di presagirvi -un felice connubio; e come due belle tinte -nel loro accostarsi si danno reciprocamente maggior -risalto ed una ammirevole armonia ne risulta, -così dall'uomo e dalla donna che reciprocamente -si apprezzano e ragionevolmente e santamente -si amano, è ben d'uopo n'esca il morale -perfezionamento dacché non può l'amore essere -eterno se non in quanto lo cementi la virtù. -</p> - -<p> -I successivi delirii del cuore sono domabili -quand'egli si rechi in fondo un'immagine venerata, -e gli farà costante ribrezzo l'idea di sopra -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -edificarvi l'altare ad una divinità meno nobile, e -meno pura. -</p> - -<p> -Come il tempo purifica e legittima l'amore, -così l'indissolubilità di quel nodo è l'aureola di -cui si cinge un'unione, di cui più santa e feconda -non saprebbe escogitarsi. -</p> - -<p> -Direste voi che qui non v'abbia che conservazione -e propagazione di specie? No. Qui vi ha -tutta una scuola di perfezionamento. È l'orgoglio -domato alla vista del merito; è la debolezza rinfrancata -dalla forza; è la durezza che si ingentilisce; -è il sentimento che si sposa alla ragione; -è un re che si toglie volontario le insegne usurpate -della signoria; è una nazione che lo ricambia -colmandolo di gloria e d'onore; è la fermezza -che non degenera nell'inflessibilità perchè la -pietà e la clemenza le sussurrano istancabili all'orecchio -i loro soavi consigli; è la pusillanimità -che il cuor si dilata sentendosi vicino la ferma -colonna della forza; è lo spirito dettagliato ed -analitico disposato allo spirito complesso e sintetico -d'onde risulta completa la scienza; è l'amor -del concreto che doma gl'indiscreti voli dell'astrazione; -è questa che quello spinge e solleva -verso la filosofica speculazione donde nasce il -vero; è una corrente insomma, luminosa e vitale, -che due esseri identifica così da farli ciascuno a -sua volta agente e paziente, modificato e modificatore, -illuminatore ed illuminato. -</p> - -<p> -Davanti a sì sublime armonia di due esseri -umani, è impossibile non riconoscere, che il matrimonio -non debba al solo interesse della specie -ridursi, ma costituire una società vera nella -quale si dà e si riceve, e dove l'utile deve essere -proporzionato alla somma del valore impiegatovi. -</p> - -<p> -Fuori di queste proporzioni sta l'ingiustizia, -sta l'ineguaglianza, sta lo arbitrio, colle quali -cose tutte è incompatibile il morale utile e l'avvanzamento -degli associati. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -</p> - -<h2 id="societa">LA DONNA E LA SOCIETÀ</h2> -</div> - -<p> -Ovunque pensa, parla e si agita una esistenza, -la sua vita importa a necessaria conseguenza -un movimento, una modificazione, uno spostamento, -per così esprimermi, fra le altre che sono -intorno a lei, che cercano stabilire e conservare -con essa armonici rapporti. -</p> - -<p> -Così, fin da quando natura ci dà, al dire di -madama Sand, alla libera espansione della vita, -noi ci vediamo circondati da una piccola società -composta da amici e consanguinei, raccolti a festeggiare -la nostra entrata nel mondo, a stringere -con noi vincoli di benevolenza, alla quale -per dovere di esseri sociali dobbiamo rispondere. -Ma i diritti ed i doveri datici ed impostici da -codesti rapporti sono troppo noti, troppo naturali, -troppo costanti perchè occorra arrestarvici. Il -naturale buon senso, e gli usi della nostra società -rispettano ed amano questi rapporti, che, -cresciuti e sviluppatisi con noi, fanno parte delle -nostre abitudini, ed estendono per così dire i -confini della famiglia. -</p> - -<p> -I rapporti più importanti per noi sono quelli -che noi stessi formiamo col nostro carattere speciale, -coll'educazione che ci viene impartita, che -ci porta verso un dato elemento sociale piuttosto -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -che verso un altro. I doveri scaturiscono e dallo -elemento col quale siamo assiduamente a contatto, -e dal grado di suscettibilità che con noi rechiamo -intellettivo e morale, e dai bisogni dei tempi e -dei luoghi. Laonde, sviluppato lo spirito, il cuore -educato, più non rimane a farsi da noi che la -semplice applicazione delle apprese dottrine. -</p> - -<p> -Farà egli bisogno per esempio di dire ad una -creatura, che ha cuore, chè si faccia al letto del -malato, o di chè abbisogni il poverello, o che -cosa diffetti l'ignorante? -</p> - -<p> -A niuna di voi, gentili signore, che onorate -questo mio libro della vostra lettura, a niuna di -voi, per fermo, mancò nella colta educazione, che -riceveste, nozioni sì elementari di virtù e di morale, -e già tutte le praticate. Non foste voi viste -pochi anni or sono, durante la guerra dell'indipendenza, -tutte quante trasformate in infermiere? -Gli annali della beneficenza non si adornano dessi -forse dei vostri nomi dalla prima all'ultima pagina? -E non forse voi fondaste sotto mille forme -e denominazioni scuole, asili, istituti d'educazione -pei figli del popolo? Io non posso che altamente -lodare queste espressioni moltiplici e proteiformi -dell'innata gentilezza e sensibilità che fa l'onore -del sesso femminile, e mi rende orgogliosa d'appartenervi; -ma se tutto ciò bastava in altri tempi -di più scarsa luce intellettuale a far di voi gli -angioli della umanità, ciò è troppo poco per oggi -in cui la filosofia deve averci meglio illuminate -sui veri interessi della umana specie. -</p> - -<p> -Fare ad altrui del bene non solo è dovere per -tutti, è anche per tutti un diritto, ed un diritto -che l'anima generosa si divora nell'impotenza di -compiere; ed oh quale ingiustizia se al sol denaro -fosse possibile questa suprema gioia del cuore! -Ma no; a tutti la rese il vangelo possibile rivelando -agli uomini l'amore, e facendone loro una -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -soavissima legge all'infuori della quale l'umanità -si travaglierà in un affanno perpetuo nella confusione -delle idee e dei sistemi. -</p> - -<p> -Sì, la sapienza degli uomini è all'apice. E statisti -e filosofi, legislatori, ed economisti portarono alternativamente, -esperienze e principii, istituzioni e -sistemi, ma nessuno di questi farmachi riescì ancora -a guarire l'umana società dall'angoscia intestina. -Il quadro dell'umanità ci presenta una -lunga scala sulla quale sfilano i dolori e le miserie -di tutti i secoli, dalla bestiale antropofagia -fino alla servitù dei due terzi della specie, fino -ai sistemi applicati del più satanico macchiavellismo. -</p> - -<p> -Nelle vergini foreste del nuovo mondo abbiamo -uomini tuttora ai quali non è dato notizia neppur -d'umana favella; interi popoli abbiamo viventi -di preda come le belve in fertilissime terre; -in Africa è l'esportazione dei negri che fende il -cuore; nella China è l'infanzia esposta e derelitta; -in tutto l'oriente è la servitù della donna, è l'evirazione -di tante migliaia, è l'infame abrutimento -degli oppressori. In tutto il mondo incivilito -è la lotta della oppressione e della tirannide, -dei principii e degli interessi, della ragione -e della forza, del sentimento e dello egoismo. Oh -chi soccorre a tanti mali, chi diraderà sì fitte -tenebre d'ignoranza, chi consolerà tante miserie, -chi domerà tante passioni, chi imporrà silenzio a -sì spudorati interessi, chi curerà questo gran malato -che è l'umanità, che indarno sempre esperimentò -medici e trattamenti? l'abbandoneremo -noi alla sola forza medicatrice che dà natura col -suo perpetuo desiderio d'equilibrio e di benessere? -Sì, il tempo avvanza e non indarno; ma questo -cammino non ci condurrà alla meta che con dei -secoli, e frattanto? e frattanto si demoralizza la -società, si comprano e si vendono anime umane, -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -si sparge sangue di popolo, si versano lagrime, -si combatte, si soffre, si bestemmia e si muore! -</p> - -<p> -Faremo noi coro alla filosofia del <i>diritto solo</i>, -e facendo alla nostra malata la diagnosi del suo -malore le diremo, è l'inerzia che arresta nelle -tue vene la potente circolazione, e mentre lascia -diacciate ed anemiche le fonti vitali, produce -parziali congestioni restando così deviato quell'umor -prezioso che deve diffondere vita e calore -in tutto il corpo? oppure, è la servitù e la ignoranza -che ti travolgono piedi e mani legate nel -sudario, e ti lasciano dissanguata in preda a tetanici -sussulti? Alzati dunque e cammina, tu hai -diritto al moto; respingi da te le bende mortuarie, -tu hai diritto al benessere ed alla gioia! -Sì è vero, i diritti stanno, ma non è ella una -spietata ironia dire alla puppilla inferma, tu hai -diritto di vedere! all'ignorante, tu hai diritto di -sapere! al zoppo, tu hai diritto di correre? -</p> - -<p> -Oh curiamo prima l'occhio malato, eppoi diciamogli -guarda! coltiviamo quel cervello eppoi -diciamogli studia! distendiamo quei tendini eppoi -diremogli cammina! -</p> - -<p> -L'umanità ha bisogno d'essere amata, sinceramente -e vivamente amata, ed amata senza altra -passione che del suo bene, senza altro interesse -che del suo meglio. -</p> - -<p> -Amare! Ecco il divino concetto, ecco il miglior -dei sistemi, la prima delle filosofie, il più efficace -dei farmachi, la più sapiente delle legislazioni, -il principio e la fine della scienza sociale. -</p> - -<p> -Quel malato migliora, che ha nel suo medico -gran fiducia. Quell'esercito marcia infallibilmente -alla vittoria, che è condotto da un duce che adora. -Niuno dorme sonni più beati del bambino in -grembo alla madre. -</p> - -<p> -L'umanità sarà di chi saprà amarla, e di chi -saprà provarglielo meglio. Ciò non capirono in -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -nessun tempo i despoti, e non fecero; egli è perciò -che sono ora ridotti a tremare, circondati da -mille spade; egli è perciò che sentono con ansio -spavento i fremiti dei popoli servi, perenne minaccia -allo edificio loro, sull'arena fondamentato. -</p> - -<p> -L'uomo, dal più grande al più piccolo, dal più -dovizioso al più mendico, dal più sapiente al -più ignorante, e selvaggio e civile, ha bisogno -d'affetto, e dall'affetto solo si lascia vincere e -domare, per l'affetto è qualche cosa, egli ne ha -fame e sete, è la sua vita e la sua forza, senza -di questo egli si isola; poi si deprava, quindi odia -mortalmente tutta l'umanità. -</p> - -<p> -L'intelletto è orgoglioso, ed osa nella sua alterigia -sfidar la ragione, e per non curvarsi al -suo supremo arbitrato trova il cavillo e chiama -il sofisma, e la civilizzante filosofia trovasi in -faccia alla insuperabile barriera d'una volontaria -ignoranza. La materia è sostanza bruta, i suoi -desiderii hanno angusti i confini. «Il molto studio -è fatica alla carne» disse Salomone; e la filosofia -trovasi in faccia alla resistenza della massa -inerte e massiccia. Il cuore solo è il lato debole -dell'uomo, ed è questo che dovete cinger d'assedio -e prender d'assalto; preso e domato, il resto -non chiederà bentosto che di capitolare. -</p> - -<p> -Cristo insegnò una dottrina e ci diede un esempio; -e l'una e l'altro importano a seguirsi sforzo -e violenza, abnegazione e sagrificio; e queste -cose cotanto difficoltose alla umana natura veniva -egli a chiederle nel secolo il più depravato -e corrotto di cui le storie ci parlino. Ma questa -dottrina era la teoria dell'amore, quell'esempio -era la pratica dell'amore e gli uomini amarono -il Cristo e la sua legge; a migliaia ed a milioni -si coscrissero nella sua chiesa; per lui spregiarono -la vita e versarono il sangue; per lui -si scoronarono i principi, e nello intendimento -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -di onorarlo e di piacergli, ozii e libertà, gioie -e mollezze lasciarono a mille e a mille per le -perpetue reclusioni e le aridi solitudini dei deserti. -</p> - -<p> -L'umanità da educare ed incivilire, da illuminare -e soccorrere, ecco il lavoro che incombe a -tutti coloro che avendo una educazione avuta e -dei lumi, trovansi in grado di dare ad altrui ciò -ch'essi stesso han ricevuto. -</p> - -<p> -Mi chiedete voi del mezzo a ciò fare? Io rispondo, -coll'amore; A qual fine? Affinchè gli -uomini si amino. Con qual ricompensa? Gli uomini -si ameranno. Ed io concepirei ben sinistra -opinione di quella che queste pagine leggendo, -trovasse quel fine e quella mercede insufficienti -a quel mezzo ed a quella fatica. -</p> - -<p> -Ora chi mai convinto, che colla potenza dell'amore -soltanto si potrà consolare, soccorrere, -civilizzare questa povera umanità; chi dico, non -si volgerebbe tosto alla donna? Non è ella quella -creatura, sublime scialaquatrice d'affetti nella quale -ogni pietà è innata, e tutta di sensibilità è plasmata? -L'uomo non è giovine, che una volta -sola in sua vita; ma la donna non reca ella in -sè stessa i facili entusiasmi, l'indomabile speranza, -la generosa ammirazione del grande, l'amore -del sacrificio, che serbano intatta ai tardi anni -la balda gioventù dell'anima? Non è dessa quella -creatura nella quale così difficilmente s'insinuano -i freddi consigli d'una egoista prudenza che medita -per secoli, discute con dei volumi, e non trova -un dito mai per operare? Non è alla donna il -cui cuore è il serbatoio del sacro fuoco dell'amore, -al quale Iddio affidava tutte le generazioni, a fecondare -in esse i germi degli affetti, che fanno -cogli entusiasmi giovanili le fronde ed i fiori, e i -frutti recano nella matura età di sociale benessere? -Non è egli alla sua voce insinuante che natura -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -sposava la persuasiva? Non è egli davanti al suo -dolce sorriso, ed al suo sguardo innocente che -il figlio del popolo può deporre i secolari rancori -contro le caste che sì a lungo l'oppressero? -</p> - -<p> -Gli uomini hanno fra loro vecchie ruggini; essi -lottarono e colla forza brutale e colla astuzia ridotta -a sistema, laonde si guardano tra loro torvi -talora e diffidenti: ma la donna vittima sempre -fra i grandi e fra i piccoli, nell'antichità e nell'attualità, -la donna porta le mani pure di sangue -non suo, e la mente vergine di errori volontarii. -La sua puppilla ebbe lagrime per tutti i -dolori; la sua borsa si aprì a tutte le miserie; le -sue simpatie si pronunciarono per tutte le sventure, -e non indarno mai le fu additato un bene -che da lei dipendesse. -</p> - -<p> -Faccia pur Cicerone ad Augusto una lunga orazione -con tutte le risorse dell'eloquenza per indurlo -al perdono; lusinghi la sua vanità, si raccomandi -allo splendor del suo nome, ed ottenga -così dalle titillate passioni, ciò che non otterrebbe -dal duro cuore. Vincenzo de' Paoli invece, dirà -ad Anna d'Austria «Madama il vostro popolo ha -fame». Ho dato tutto, ella risponde. Anche le vostre -gioie? insiste egli; ed ella non ripeterà verbo, -e correrà al suo scrigno, e glielo consegnerà quale -si trova. -</p> - -<p> -Non è duopo di lunghe orazioni a muovere -il cuore della donna; veda ella il bisogno e lo -comprenda, e basta. Il suo cuore istesso serve -d'oratore e d'argomento, di peroratore e di convinzione. -Sia dessa o no, frivola e leggiera, non -monta. Il suo volubile spirito si arresta, medita, -si solleva, un angoscia lo preme; l'immagine di -quella sventura la perseguita come l'ombra il -corpo e la tormenta; ella non resiste più, si -sente infelice, ha bisogno di togliersi quella mestizia; -ed ecco che astraendo un momento da ciò -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -che il mondo chiama la sua vita brillante, dimentica -l'umido e le infreddature, gl'incomodi e -le molteplici esigenze della vanità; supera il -fango e la polvere, il sole e la neve, e va instancabile, -viene e ritorna, ascende la scala del -povero, infrange la consegna del ricco, e tanto fa -e si adopera col cuore, colla parola e colla mano -che ha raggiunto alfine lo scopo, e lieta ritorna -e fiera del suo trionfo più assai che della ammirazione -e dei plausi che tante volte raccolsero -nei brillanti convegni del mondo gaudente. -</p> - -<p> -Non crediate però, lettrici mie, ch'io non vi -parli, che dello sterile soccorso, che voi deponete -nella mano che si stende verso di voi supplichevole. -Fra tutti i modi di soccorrere ai materiali -bisogni è questa la più imperfetta, e lasciatemi -dirlo, la meno morale, e non può essere -giustificata che dell'urgenza del bisogno, ma è -quella pure che ridotta a sistema ed organizzata -su larga scala, perpetua la mendicità, ed -abrutisce lo spirito. Come può mai un essere -dalla mente civilizzata vedersi davanti supplichevole -e seminuda una creatura qual'è l'uomo -ricco d'intelligenza, forte di braccio, non ad altro -occupando la inerte sua vita, che nel distendere -servilmente al suo simile la mano colla voce -piagnolosa ed il languido sguardo? E qual diritto -ha egli mai un uomo d'imporre al suo simile -una tanta degradazione? Qual diritto ha egli -di subordinare al suo arbitrio e capriccio l'esistenza -d'un suo fratello? Questo sconcio che è -l'accatonaggio va scemando più sempre coi progressi -della industria che distribuisce più universalmente -la ricchezza, laonde le mie parole non -andando a colpire un fatto che vi si presenti su -grandi proporzioni vi parranno per avventura -troppo severe. -</p> - -<p> -Certo i nostri tempi differiscono assai dagli -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -scorsi secoli nei quali ogni convento (e ve n'erano -ad ogni svolto di via) vedeva ogni mattina -raccôrsi sotto gli esterni portici una sterminata -quantità di mendici d'ambo i sessi, e di tutte le -età, che spettavano la quotidiana limosina. Che -ne derivava da ciò? Ne derivava, che la maggior -parte della umanità nelle nostre contrade vivesse -pendente dallo arbitrio dei meno; ne derivava, -che tutte quelle misere genti fossero serve consacrate -di quei signori; ne derivava, che intere -popolazioni non per altro vivessero che per istendere -umile e timida la mano alla scodella limosinata, -curvarsi fino a terra all'aspetto di un -frate, baciar servilmente il lembo della sua tonaca -e la corda della sua cintura. Ne derivava, -ch'elleno si educassero al sentimento demoralizzatore -della propria nullità, alla tolleranza della -più provocante tirannide, all'ozio eterno donde la -miseria perpetua. -</p> - -<p> -Lo stesso avveniva intorno ai forti castelli dei -signori, dove una pietosa faceva distribuire costanti -e quotidiani soccorsi. Quei costumi erano -fatti per perpetuare il dispotismo feudale e la -schiavitù personale. Come avrebbe mai potuto -quella plebe emanciparsi dalla sistemata concussione -de' suoi signori, senza cominciare dal rifiutare -il loro pane, e dal vivere senza la loro -sprezzante limosina? Ed ecco ciò che si fece, ed -oggi quei terreni, che allora erano incolti, sono -ricchi ed ubertosi, e l'agricoltore mangia il pane -sudato all'ombra degli alberi da lui piantati, ed -accosta il ricco colla fronte alta dell'uomo che -nulla cerca, fuorché il credito suo. -</p> - -<p> -Ora, diminuite le proporzioni e l'accatonaggio, -in faccia ai principii dell'umana libertà e dignità, -presenta tuttavia la sconvenienza medesima. Soccorriamo -al corpo provvedendo il lavoro, suppliamo -alla debole potenza dell'operaio largheggiando -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -nella mercede: ma non dimentichiamo mai la -sua dignità d'uomo, il suo sacro diritto di vivere -indipendente dal capriccio nostro; nè vogliamo -colla impertinente elemosina buttargli in viso -quell'insolente concetto che la limosina esprime -e che val quanto dire: <i>vivi anche oggi, te lo -concedo</i>. -</p> - -<p> -So pur troppo, che taluni fra gl'indigenti privi -affatto di luce morale (e come l'avrebbero?) e -vieppiù demoralizzati da una falsa beneficenza, -che apre la borsa e la porge senza abbadare alla -mano che vi si immerge, non sentono la umana -dignità, e volontieri fanno inchini e genuflessioni, -ed a tutto si abbasserebbero purché oziosa trar -possano e vagabonda la vita. Lo spettacolo di -questi uomini doppiamente infelici, perchè spinti -dalla stessa beneficenza nello stato selvaggio, ed -accoppianti la miseria dello spirito ai cenci del -corpo, anzichè scoraggiare la buona volontà, deve -vieppiù eccitarla. -</p> - -<p> -Pur troppo ben poco può farsi sulla generazione -già adulta, incallita nell'ozio e nel vizio, -ma tutto può farsi e con esito certo sulla -nascente. Oh si dilati l'istruzione; si dia al figlio -del popolo la coscienza di sè e della umana dignità, -si incoraggi colla stima che mostriamo -portargli, non dimentichiamo che egli è il più -importante dei sociali elementi. È il popolo che -costituisce gli eserciti; è il popolo che innonda -le nostre città; è il popolo che provvede a tutti -i nostri agi e bisogni; è il popolo che coltiva le -nostre terre; il popolo farà senza di noi, ma noi -meschini senza di lui. Donde emerse lo spregio -della plebe adunque se non dal guardare leggermente -ogni cosa? Il popolo è tale una potenza -che perfino il dispotismo più sfrenato sente bisogno -d'aversi la sua sanzione o di fingersi averla. -Ogni setta, ogni partito vuol averlo amico, perchè -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -cessa col popolo d'essere partito e setta, e -diviene coscienza universale. Ma mentre ognuno, -per poco rifletta, è forzato d'ammettere la vera -sovranità del popolo, pure, illusi dalle apparenze, -sedotti noi dalla lunga abitudine di guardarlo -dall'alto, ed egli stesso avvilito della sua povertà, -abrutito dalla lunga servitù e dallo spregio, -perde ogni senso di dignità e tenta stordire -i bisogni, ed attutire i dolori, abbandonandosi -inerte alla miseria, affogando nelle orgie la troppo -scarsa mercede d'improbe fatiche, donde poi sempre -più misero n'esce ed abrutito. -</p> - -<p> -Eppure questo colosso, i cui fermenti fanno talora -impallidire i tiranni, e che, spinto al colmo -d'ogni sua pazienza, si erge gigante, recide teste -coronate, intere caste travolge nei flutti dell'ira -tremenda, e di tutta una regione non lascia che -un oceano di sangue, nel quale si affoga la tirannide -di tanti secoli (e così bene, che niuno -sforzo di potere o di casta saprà tutta risorgerla) -questo terribile elemento non si cura, non si -educa, non si tenta dargli alcun principio, non -si rispetta, e non si smettono sul conto suo pregiudizii -ch'egli così ben vendicò sui padri nostri. -</p> - -<p> -Urge, e sommamente urge che il popolo s'illumini, -si civilizzi, senza di chè vane saranno le -nostre aspirazioni alla prosperità nazionale. Indarno -tentano svolgersi, in seno alla libertà, libere -istituzioni, se, applicato poi, trovansi gravide -di disordini per la incoltura del popolo. Indarno -noi guardiamo ansiosi ed impazienti ai confini -che Iddio segnava al bel paese struggendoci in -desiderii, se il popolo non sarà convinto, che combatte -per interessi suoi, e per migliorare le sue -misere condizioni. -</p> - -<p> -Forse avravvi fra voi, lettrici mie, taluna, -santamente desiderosa del bene, e che a null'altro -aspira che a vedersi tracciata una via; poiché -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -gli è a voi specialmente affidata l'educazione del -popolo. L'uomo è assorbito dagli affari, è sviato -dagli interessi, è incatenato ad impieghi; voi -siete libere del vostro tempo; oh non si sciupi -in frivolezze e nonnulla. Non è lecito passar la -vita nell'ozio, al passeggio, alle feste, scarozzando -la nostra cara personcina dalla città in campagna -e dalla campagna in città, custodendoci -gelosamente da ogni cosa che disturbi la nostra -pace, non guardando in viso mai la miseria ed -il dolore, per non averne male ai nervi delicati; -ciò tutto è egoismo e nullità; non è per questi -fini che Iddio ci arrichiva d'intelligenza e ci faceva -battere in petto un cuore capace di portenti -se avvenga che abbracci la santa causa del bisogno. -</p> - -<p> -Non crediate degnarvi di troppo parlando famigliarmente -col bravo figlio del lavoro; la sua -mano incallita è più nobile assai della vostra -bianca manina sepolta ne' pizzi, chè da lei tragge -il pane e la casa tutta una famiglia. Sentite i -suoi bisogni, provvedetegli lavoro, incoraggiatelo, -mostrategli la stima e la riverenza ch'egli si -merita, parlategli dell'associazione dell'industria -e del capitale, che sola può emanciparlo dalla -tirannide capitalista, provategli i vantaggi della -coltura e della civilizzazione, onde assiduo intervenga -a quelle istruzioni serali che mercè benemeriti -cittadini già sono organizzate in tutte -le nostre città. Parlate loro delle patrie speranze, -della parte maggiore che a lui spetta nelle battaglie -e nei trionfi, e combattete quella scoraggiante -parola ch'egli ha sempre in bocca «<i>qualunque -sia l'evento noi saremo poveri sempre!</i>» -</p> - -<p> -Mostrategli invece che l'interesse suo sopratutto -si propugna nella causa nazionale, e come -non sia che in grembo ad una potente e libera -nazione che svolgersi possa l'abbondanza e la -prosperità. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -</p> - -<p> -Ed accennandovi i patrii interessi io già vi -supponevo tutte, a non dubitarne, informate ai -sacri doveri di cittadine. Nè crediate che le convinzioni -vostre poco giovino alla causa nazionale. -Voi partorite ed educate la generazione nascente, -alla quale incombe di compiere i destini dell'Italia; -succhi dessa dunque col vostro latte la religion -della patria. Veggano i vostri sposi, amanti, -fratelli ed amici la sacra fiamma che il petto vi -riscalda; veggano i sacrificii che liete e sollecite -recate sull'altare dei patrii bisogni, sacrificii d'oro -e di figli, sacrificii d'amore e di famiglia, e ne -siano punti a generosa emulazione. Animata la -donna dal supremo culto della patria, supera sè -stessa, scorda la debolezza della fibra e la delicatezza -dei nervi, e giunge talora a far arrossire -l'uomo coi prodigi del suo valore. -</p> - -<p> -Allorché Mario nella guerra contro i Teutoni -ed i Cimbri volse in fuga una nazione di barbari -detti Ambroni, le costoro donne si fecero loro -incontro armate di spade e di scudi rimproverando -loro la vile fuga, uccidendo e ferendo nemici -e fuggitivi, e non rinculando mai fino agli -estremi. Lo stesso fecero le donne Cimbre. -</p> - -<p> -I racconti di Tacito intorno alle donne britanniche -ci fanno manifesto che, più degli uomini, -erano in quella nazione valorose le donne. -</p> - -<p> -Quando Svetonio Paolino assali l'isola di Mona -possente di popolo e ricetto dei rivoltosi, stavansi -armati e stretti i nemici sul lido frammisti a -molte donne. Dopo la presa dell'isola, Svetonio -dovette affrontare le schiere britanniche capitanate -da Baodicea moglie dell'estinto Prasutago, -la quale circondata dalle sue figlie gridava esser -le donne use in Brettagna a maneggiar la guerra; -ma non venir ella allora a difendere quel regno, -sibbene a vendicare i colpi di bastone ricevuti -dai Romani e l'onore oltraggiato delle sue figlie. -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -Fatta finalmente prigioniera, Baodicea si tolse -col veleno all'onta della servitù. -</p> - -<p> -Allorchè la Signoria Turca minacciava di estendersi -in Ungheria ed in Italia, le donne, paventando -la vergogna del serraglio, spiegarono una -energia, ed un valore di cui non sempre furono -capaci i più intrepidi eroi. In una città di Cipro -frammischiate ai soldati respinsero i Turchi combattendo -sulle aperte brecce. Nell'isola di Lenno -una donzella, imbrandita la spada e lo scudo dello -spento genitore, arrestò i Turchi che già forzavano -una porta, e li respinse fino al mare. Le -Ungheresi fecero miracoli di valore nelle battaglie -e negli assedii contro i Musulmani; le donne di -Rodi e di Malta gareggiarono colle Ungheresi e -le superarono per la persistenza del loro freddo -e paziente coraggio. Così gli annali di quella -nazione, come la storia della Veneta Repubblica, -sono zeppe dei nomi di donne che eclissarono la -gloria dei più prodi cavalieri. -</p> - -<p> -Immolare per la patria la vita è cosa tanto -comune all'uomo quanto alla donna. Agesistrata, -madre di Agide re di Sparta, appendendosi da -sè stessa al capestro al quale la dannava l'Eforo -Anfare diceva «Volentieri muoio se ciò può giovare -a Sparta». -</p> - -<p> -Aretafila (contemporanea di Mitridate) tentò -ogni via di liberare la patria sua Cirene dalla -tirannia di Nicocrate. Benchè questi le fosse -amante appassionatissimo e marito, pure veggendo -ella soffrire il suo popolo non sapea consolarsene. -Vedendo che niuno sorgeva a vendicar -Cirene, tentò ella stessa il colpo, ma fallitole -e sottoposta ad ogni fatta di tormenti, non -però confessò il fatto, finchè Nicocrate, che pur -sempre l'amava, si pentì d'averla fatta soffrire, -e tentò consolarla con ogni onore e cortesia. Ma -Aretafila fissa nel proposito di liberare l'afflitta -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -patria, persuase la sua giovine figlia a sposar -Leandro fratello del tiranno e ad eccitarlo con -ogni arte a voler tentare la libertà di Cirene. -Leandro così pregato dalla sposa, uccise il fratello; -ma non però fu libera Cirene, ch'egli molto -ben succedè a Nicotrate nel dispotismo e nella -ferocia. Aretafila cominciò allora a tendere insidie -a Leandro e chiamò Anabo capitano della -Libia coll'esercito suo sopra Cirene, e presi con -lui segreti accordi, persuase Leandro a venir con -Anabo a parlamento. Egli vi andò, ed Anabo circondatolo -nella sua tenda lo consegnò ai Cirenaici -che, messolo in un sacco, lo gittarono nel -mare. Cirene liberata, pregò, Aretafila di accettare -le redini del governo, ma la generosa donna, -che la patria aveva amata sempre più di sè -stessa, consigliò la repubblica a voler volgere ella -stessa a meglio le cose sue e si ritirò a menar -vita privata. -</p> - -<p> -Epicaride, semplice schiava, aveva con tutto il -fiore della nobiltà romana congiurato contro Nerone. -Scopertasi la cospirazione, arrestati a cento -a cento i congiurati e sottoposti alle torture, -confessano e scoprono i fili della congiura. Epicaride -sola, resiste ad otto giorni consecutivi di -torture, e vinta alfine dalla violenza del fuoco, -si taglia la lingua coi denti e la sputa innanzi -all'imperatore onde porsi nella impossibilità di -svelare. -</p> - -<p> -Arria, moglie a Cecina Peto personaggio consolare, -difendeva sè stessa ed il consorte davanti -all'imperatore Claudio, accusati essendo siccome -complici nella congiura di Scriboniano contro di -lui. Avendo l'imperatore intimato a Peto di uccidersi, -e vedendo Arria che la destra gli tremava, -sicché non sapeva decidersi a vibrare il -colpo, le strappò di mano il pugnale se lo piantò -nel petto, eppoi lo porse allo sposo dicendogli, -«prendi che non fa male» e spirò. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -</p> - -<p> -Nel Medio Evo è Giovanna d'Arco che salva -la Francia dall'invasione straniera ed impedisce -lo sfacelo della Monarchia. -</p> - -<p> -Ai nostri tempi è Carlotta Corday che sbarazza -la Francia dal terribile Marat. (Vedi Levati, -Donne Illustri). -</p> - -<p> -Ma lasciamo il campo delle unità, che ci condurrebbero -troppo lungi, e che d'altronde potrebbero -essere da taluno riguardate come puri -fatti personali che poco costituir possono sulla -totalità. -</p> - -<p> -La donna, che supera generalmente l'uomo in -forza morale, e sa sopportare il lento e penoso -martirio a cui la condannano, contro lei congiurati, -la natura e le leggi, i costumi e gli individui; -la donna, che sa trovare nell'anima sua -quella virtù perseverante e silenziosa da tutti -ignorata, da niuno applaudita, non incoraggiata -e sorretta che dall'intima coscienza del dovere; -la donna, dico, seppe sempre al par dell'uomo -soffrire e morire per le sue convinzioni, dalla -madre dei Maccabei che offriva, olocausti d'eroica -fede, sè ed i suoi sette figli al Dio d'Israele, fino -a madama Roland, che la testa lasciava sotto la -scure della rivoluzione, benedicendo pur sempre -alla rivoluzione. -</p> - -<p> -Che se tutti i Martirologi si adornano copiosamente -di nomi femminili, ne sono per sovrappiù -altrettanto poveri i vergognosi cataloghi delle -apostasie e delle transazioni. La tenacità dei propositi -e la inespugnabilità delle convinzioni nella -donna, sono un fatto altamente constatato, e che -ne farà sempre per ogni partito uh elemento della -massima importanza. -</p> - -<p> -In tutte le guerre, in tutte le insurrezioni, in -tutte le reazioni che hanno per morente un'idea, -un sentimento, la donna vi porta tutta la foga -d'un'anima giovine ed entusiasta. Sono le donne -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -italiane che insegnano ai loro bambini l'odio -dello straniero, che serbano vivo ed immortale, -come le vergini di Vesta, il sacro fuoco dell'amor -di patria, lo abborrimento d'ogni transazione -contro l'insolente usurpazione e, nè dalle carceri, -nè dalle flagellazioni vengono domate. Sono le -donne polacche che a cento a cento sfidano lo -knout e la Siberia, impavide davanti ad una -lotta titanica, che altro soccorso non trova che -nell'inaudito valore di tutta una nazione di eroi. -</p> - -<p> -E farei dei volumi, se tutti volessi porvi sott'occhio -i fatti antichi e moderni che provano -essere stato sempre il culto della patria principalissimo -nei petti femminili. -</p> - -<p> -Certo ai tempi nostri non occorre, siccome negli -scorsi secoli adoratori della conquista, che una -nazione invocar debba in faccia ad un supremo -pericolo tutti i suoi elementi a combattere, per -cui è la forza morale, è il lieto sacrificio che -tocca alla donna. La guerra, ch'è per noi suprema -necessità, sarà pei nostri posteri supremo -ridicolo, e noi certo non chiameremo a prendervi -parte anche chi vi è dai costumi nostri dispensato, -chè sarebbe davvero retrocedere il mondo -in luogo di spingerlo avanti; ma finché quel -giorno non sorga, finché problema di vita e di -morte si agita per tante nazioni, oh lasci la -donna i gravi nonnulla di che finora occupossi -e, vergognando di starsene inerte davanti a tanto -lavoro, rechi ognuna la sua pietra al nazionale -edificio colla parola, coll'opera, coi mezzi. -</p> - -<p> -Non è egli tempo che la donna si ridesti alla -coscienza dei doveri sociali, e più non si creda -impotente ad utili e serie cose? Non è egli tempo -che le sue giornate ed i suoi anni d'altre cose -si riempiano che di quelle fastose bagatelle, che -lo spirito le impiccioliscono, ed i più generosi -sensi le atrofizzano? Non è egli tempo che il -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -suo spirito d'altre cose si faccia curioso che di -indagare -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i07"> «<i>Le vicende ascose</i></p> -<p class="i01">«<i>Degli instabili amor, le cagion lievi</i></p> -<p class="i01">«<i>Dei frequenti disgusti e i varii casi</i></p> -<p class="i01">«<i>Del dì già scorso, le gelose risse,</i></p> -<p class="i01">«<i>Le illanguidite e le nascenti fiamme,</i></p> -<p class="i01">«<i>Le forzate costanze, e le sofferte</i></p> -<p class="i01">«<i>Con mutua pace infedeltà segrete,</i></p> -<p class="i01">«<i>Dolci argomenti a femminil bisbiglio?</i>»</p> -</div></div> - -<p> -Non è egli tempo, che la sensibilità di cui natura -la adornava e che di tanta potenza al bene -è fonte, più non si sprechi per cause, che non la -meritano, e più non si dica di lei ciò che il gran -satirico disse della donna del tempo suo, -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«<i>Del suo diletto passerin la morte</i></p> -<p class="i01">«<i>Fe' rossi gli occhi e li gonfiò di pianto?</i>»</p> -</div></div> - -<p> -Non è egli tempo, che la donna senta essere -chiamata a lavorar di concerto col resto dell'umanità -alla diffusione dei lumi, al benessere universale? -Non è egli tempo ch'ella ogni lode, ogni -ammirazione, ogni simpatia conceda al genio ed -alla virtù, trascurando affatto quegli uomini neghittosi, -che la vita passano siccome gli accattoni -ad esaurire i tesori ereditati dai padri loro, -credendosi modestamente l'incarnazione d'ogni -eccellenza, e nulla pur facendo per l'umanità; -sicchè non continui a meritarsi il severo strale, -che Casti le vibrò adombrandola nella leonessa -regina, alla quale presentandosi un nuovo cortigiano, -siccome -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«<i>L'asino lo protesse e lo propose,</i></p> -<p class="i01">«<i>Ciò fu bastante, il merto si suppose?</i>»</p> -</div></div> - -<p> -La conversazione della donna deve essere all'uomo -non dilettevole solo, ma utile. I Musulmani -gemono sotto la sferza d'una intollerabile -noja, si abbandonano ad orgie sfrenate che mettono -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -capo alla totale alienazione, i loro modi sono rozzi -e selvaggi, ed i costumi loro ne rilevano il completo -abrutimento. Gli è perchè non educando dessi -la donna che all'esclusivo fine della femmina essi -non ponno a lei rivolgere il moto e le idee. Prive di -quello stimolo potente, ch'è per ogni spirito generoso -la simpatica ammirazione della donna, prive -della forza che scaturisce dalla sua feconda ispirazione, -quelle infelici contrade condannando la donna, -dannano sè stesse all'abrutimento ed alla stazionarietà. -Tutto si agita, tutto si muove, tutto -si svolge nella libera espansione della vita dove -non è servitù e reclusione di donna. -</p> - -<p> -In occidente, dove quelle funebri istituzioni non -penetrarono, benché la donna si senta attortigliata -da mille legami, ha tuttavia tanto di libertà quanto -basta per incuorarsi al lavoro, alla lotta, alla conquista -del molto e del troppo che ancora le manca. -</p> - -<p> -Ed il mezzo diretto, infallibile, è di rendersi utile -all'umanità, è di farle sentire la potenza del suo -intervento, il valore intrinseco ed affermativo della -sua personalità, gl'immensi vantaggi che le derivano -dal tenerne calcolo, dal riconoscerla e dall'impiegarla. -</p> - -<p> -In fondo a tutti i problemi v'ha pur sempre -un segreto movente d'interesse, dal quale la più -generosa filosofia non saprebbe astrarre, e la storia -ci presenta a provarcelo tutte le sue pagine, -ogni sua riga. L'uomo dunque asservì la donna -credendo suo interesse di farlo. Tocca a lei a -provargli, ch'egli s'è ingannato, e che dalla sua -emancipazione gliene ridonda ben più ricco interesse, -vantaggi ben più preziosi. -</p> - -<p> -E parlando dello intervento della donna nell'opera -universale, reclama di pien diritto un -cenno particolare tutto l'elemento femminile insegnante, -che dà sì splendide prove della speciale -sua idoneità al grave e difficile ministero. Ed -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -invero la pazienza longanime, la innata tolleranza, -la voce insinuante, il pronto intuito fanno della -donna l'educatrice per eccellenza; e ben desiderabile -cosa ella è che i programmi della educazione -femminile si allarghino tanto, da rendere -possibile alla donna il continuare ed estendere il -suo insegnamento oltre gli attuali confini. -</p> - -<p> -Non tema la legislazione di affidare alla donna -un largo insegnamento. I confini della sua intelligenza -furono dessi esplorati? Le risorse del suo -spirito son esse dunque esaurite? E come, se da -tanti secoli di nullità morale e di morale oppressione, -è risorta più animata, più intelligente che -mai; e nei tempi in cui l'urto potente delle idee, -la lotta delle opinioni, il cozzo dei sistemi, l'agitazione -delle filosofie abbujano lo intelletto virile, -adesso appunto ella principia a capire, ed ha afferrato -la segreta parola che stassene latente nell'umanità, -impossibilitata a farsi strada dagli inverecondi -rumori che sollevano nel mondo gli -interessi dei pochi? -</p> - -<p> -L'umanità e la patria, la civiltà e la morale -hanno bisogno della donna. Una più lunga assenza -morale le confermerebbe sul capo la sentenza, -che non fu finora che abuso di forza e -figlia di pregiudizio, sentenza di morale inettitudine, -che la consegna piedi e mani legati, e colla -bocca imbavagliata, in balìa dello spregio insolente, -dello scherno inverecondo. -</p> - -<p> -Ed invero non puossi negare ch'ella non abbia -sentito la loro chiamata e risposto sollecita al -loro appello. -</p> - -<p> -Essa ha risposto con madama Sand, nome caro -alle lettere ed alla filosofia e che di tanta luce -d'intelligenza fe' risplendere il suo sesso con -quella miriade di volumi, che combattono ad oltranza -ogni regresso ed oscurantismo; ha risposto -con Miss Beeker Stow, apostolo della civiltà -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -e del diritto nel nuovo mondo, che sola alzò -già da tempo la voce poderosa e la parola eloquente -a far arrossire l'umanità, che tollera la -schiavitù ed il commercio delle anime umane; -ella ha risposto coll'indirizzo delle donne del -Nord alle donne del Sud, contro la schiavitù dei -negri; ella ha risposto con Catterina II, nei -suoi tentativi di civilizzazione nelle Russie, che -facevano dire al signor di Voltaire, <i>la lumière -nous vient du Nord</i>. Ella ha risposto colle centinaia, -che diffusero e diffondono nella Società utili -produzioni letterarie, filosofiche e scientifiche: ella -ha risposto colle migliaia che si consacrano al -conforto dell'umanità sofferente (sia col pubblico -esercizio della medicina come nell'Inghilterra e -nell'America; sia coll'assistenza agli infermi negli -spedali come in tutta la cristianità) all'insegnamento -dell'infanzia d'ambo i sessi, e della gioventù -femminile; ella ha risposto fondando, dotando, -dirigendo asili, spedali, orfanatrofii e ricoveri -per ogni sventura, per ogni bisogno; erigendo -dei comitati e delle associazioni per provvedere -alle vittime delle patrie guerre, ai rifuggiti delle -serve provincie: ella ha risposto e risponde tuttavia -con quell'entusiasmo, che s'allieta dei sacrificii -alla patria chiamata in tanti anni di reazione, -e nella aperta lotta in Italia, ed in Polonia; -e di troppa luce rifulge la sua solenne risposta -perchè altro non sia mestieri dire al miscredente -se non che, <i>aprite gli occhi e vedete</i>. -</p> - -<p> -Se taluna di voi, che mi leggete, vita neghittosa -e vacua trascinasse, si desti al generoso esempio -e vergogni la inutile esistenza in faccia a -tanto lavoro ed a tanto bisogno. Pensi, che non -è lecito viver quaggiù la vita parassita dell'edera -che s'aviticchia intorno all'albero e ne succia -l'umore, arrampica sul muro e ne rode il cemento. -Chi è inutile quaggiù non è inutile solo, -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -è nocivo, epperò nemico dell'umanità, la quale -a giusta vendetta lo opprime sotto il pondo del -suo più tremendo disprezzo. -</p> - -<p> -Non chiamate lavoro la insignificante direzione -d'una casa o le industrie d'Aracne; le son queste -manualità e dettagli opportuni, e necessarii -eziandio, ma che non costituiranno mai un'essere -utile alla Società, parlo a voi, donne ricche e -colte. Fra voi, più d'una ammazzerà la vita in cotali -cose, ch'io chiamerò, e tutta con me l'umanità, -esistenza parassita. Ogni vita importa moto, -epperò che il nostro corpo agiti più o meno utilmente -le sue membra sta bene, ma che lo spirito -nostro debba starsene eternamente latente e -sopito, egli che è vocato a progredire, egli che -vive della vita ragionevole, egli che dai bruti e -dai vegetali vi scerne, la è cosa questa, che non -da altri mai verravvi predicata che da chi trovi -interesse nelle tenebre della vostra mente, nella -nullità dello spirito vostro. -</p> - -<p> -Non ammettendo io, per natural corollario dei -principii fin qui espressi, l'esclusione della donna -dalla produzione industriale che importa abilità -o vigore di membra, non la posso egualmente -escludere da quella parte del lavoro sociale, che -esige sviluppo ed applicazione delle facoltà intellettive. -</p> - -<p> -Partendo io dal principio, che ogni diritto ed -ogni dovere ha per base e per ragion d'essere -la facoltà, la quale colla sua legittima pretesa d'esercizio -ce ne dà la coscienza, e questo principio -reggendo esattamente in ogni essere umano a qualunque -sesso egli appartenga, non vedo con qual -ragione questa facoltà dovrebbe nell'uno esercitarsi -liberamente e talora forzatamente, e nell'altro -seppellirsi e soffocarsi affatto; tanto più -che, nelle miserrime condizioni in cui versa la -società nostra, la donna priva di mezzi di fortuna, -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -impotente pel genere infimo del lavoro attualmente -concessole, a sostenersi in faccia alle -molteplici esigenze della vita civile, trovasi trascinata -da fatale necessità al distruttor mercimonio -delle sue membra infelici. -</p> - -<p> -Che se parlasi della donna agiata, la cui -virtù è dalla educazione fortificata, se avvenga -che un rovescio di fortuna la colpisca, chi non -freme di vederla precipitare, senza via di mezzo, -dalla splendida atmosfera d'una vita irradiata -dalla luce dell'intelligenza sotto la sferza d'un'indefessa -manuale fatica, che, mentre lo spirito generoso -le preme ed angoscia, tanto pur non le acquista -da calmare le smanie del dente digiuno? -</p> - -<p> -Invero è questo tale problema che reclama potentemente -d'essere avvertito dai governi ben intenzionati, -ai quali premer debbono il cuore le -piaghe sociali, e che la mente si travagliano indefessamente -nella ricerca di un rimedio e di un -riparo al degeneramento fisico e morale della specie; -ed invero il bisogno nella donna non esprime -nullameno che questo. -</p> - -<p> -Là dove la donna ha duopo dell'uomo per vivere, -la sua schiavitù è ben altrimenti dura, che dove -questa non trova la sua ragione che nella forza del -muscolo. La forza può distruggere l'opera della -forza, ma la sferza del bisogno è tremenda; ella -doma la più fiera natura, ella espugna la rôcca -più salda, e dalla lotta deplorevole e funesta non -ne escono che due demoralizzati ed una derelitta -posterità. -</p> - -<p> -Se non che, dovendo io tornare sull'argomento -del lavoro femminile, mi basterà per ora di avvertire -le mie colte lettrici, che non si lascino -sì leggermente sedurre dalla manía di classificare -gli esseri, ed assegnar loro delle funzioni prima -di aver ben studiata la natura; poiché gli è -per lo appunto uno sterminio di classificazioni -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -che ci abbisogna ora fare per riabilitare la donna e -risollevarla dal fango, in cui fu per secoli trascinata. -</p> - -<p> -Ci abbisogna ora scernere in lei, attraverso ai -pregiudizi antichi, la vera sua potenza, sceverare -in lei l'opera della natura dall'opera fittizia della -educazione, affinchè più non ripetano i nostri -posteri le stolte sentenze, che con sì solenne gravità -proclamarono fin qui le menti pregiudicate, -<i>la donna dev'esser così</i>! Illusi! Studiate la natura -in luogo di ammaestrarla; e ricevete voi le -sue leggi anzichè volerle imporre le vostre. -</p> - -<p> -Ovunque la natura mostra ragione, là v'è dovere -e diritto di progresso; ovunque mostra attitudini, -là v'è dovere e diritto di funzione; ovunque -presenta intelligenza e volontà nell'essere -stesso accoppiati, là v'è in un colla capacità un -diritto incontestabile al libero ed autonomico svolgimento -della vita morale. -</p> - -<p> -Certe dottrine, che non riconoscono le unità -umane, ma che veggono dovunque degli esseri -incompleti, favorendo assai il sistema d'assorbimento -inaugurato e gelosamente propugnato dal -sesso ora felicemente regnante, trovano facili -adesioni e caldi campioni. -</p> - -<p> -In quanto a me, sendomi dichiarata nemica di -ogni dispotismo, col quale non scenderò mai a -transazioni, principio dal rifiutare quelle dottrine -coi loro pii corollarii, assumendomi di provare -a luogo e tempo, che ogni unità umana ha in -sè, da natura, quanto basta per fermare la base -d'ogni diritto, pel compimento d'ogni dovere; e -che però qualunque limitazione, rappresentanza -e tutela esercitata ed applicata oltre i confini assegnati -dalla vera e non fittizia natura delle cose, -è un attentato mostruoso alla base d'ogni diritto -che, non dall'uomo, ma dalla natura fu creata; -e qui, come dovunque, dovremo poi constatare, che -non si lotta mai con vantaggio contro la natura -e le sue leggi morali. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -</p> - -<h2 id="scienza">LA DONNA E LA SCIENZA</h2> -</div> - -<div class="poem-container"> -<div class="poem inl"> -<div class="stanza"> -<p class="i01">Le donne antiche hanno mirabil cose</p> -<p class="i01">Fatte nell'arme e nelle sacre muse,</p> -<p class="i01">E di lor opre belle e glorïose</p> -<p class="i01">Gran lume in tutto il mondo si diffuse.</p> -</div> - -<div class="stanza"> -<p class="i01">Ben mi par di veder ch'al secol nostro</p> -<p class="i01">Tanta virtù fra belle donne emerga</p> -<p class="i01">Che può dar opra a carta e ad inchiostro</p> -<p class="i01">Perchè ne' futuri anni si disperga.</p> -</div> -<div class="stanza"> -<p class="i06"> <span class="smcap">Ariosto</span>, <i>Canto XX</i>.</p> -</div> -</div> -</div> - -<p> -Ridire tutto che fu detto, pensato e giudicato -sulla creduta innettitudine dello spirito femminile -alle produzioni dell'intelligenza, non è cosa -che in due parole possa farsi. L'uomo, per fini -che non è difficile troppo immaginare, tentò sempre -persuaderselo, e colla forza e coll'autorità, colla -potenza d'una opinione ingiusta, che egli diffuse -in ogni modo, tentò persuaderlo alla donna altresì, -la quale, a sua volta, siccome avviene che -allo scoraggio ed al sentimento della propria nichilità -tenga dietro una profonda ed assoluta -atonia, principiò a persuaderselo ella stessa, e -cadde così nella più funesta sventura che incogliere -possa essere morale, nella completa incoscienza -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -di sè, delle proprie facoltà, delle proprie -forze. -</p> - -<p> -Tutto congiurò ad annichilirla: e la forza brutale, -che di null'altro curavasi che di porre a -profitto le sue membra a vilissima servitù; e la -perpetua soggezione, che la tiene sempre pendente -dallo arbitrio altrui, epperò informata la vuole -ad estranei interessi; e la incapacità legale, che -le è aggiudicata senza restrizione o considerazione -d'età o di individuo; e la scienza, che sebbene -la vegga starsi coll'uomo in ragione di -causa e d'effetto, pure facendo per lei eccezione -all'ordine delle cose tutte, pretende che qui soltanto -sia la causa d'altra natura dello effetto suo: -e la letteratura, che null'altro mai trova di laudabile -in donna che l'occhio, le carni, le chiome, -il grazioso incesso e le tornite membra; e lo abborrimento -che molta parte degli uomini si reca ai -gravi studi, onde fastidiosa loro torna ed importuna -la donna, il cui spirito serio e colto sentono di -non potersi facilmente sedurre colla scarsa scienza -di sciorinare scipiti complimenti, nè col natural -dono di un prepotente polmone; e lo angusto -confine dalle istituzioni d'ogni paese statuito alla -femminile coltura; ed il poco caso che sempre -se ne fece, sicché dai corpi accademici perfino -respinta, quasi gli allori da essi intrecciati non -la scienza destinati siano a coronare, ma teste -virili puramente e semplicemente. -</p> - -<p> -Da tutta questa congiura contro la femminile -intelligenza che ne emerse? Ne emerse, che i -progressi dello spirito umano siano più lenti; ne -emerse che ogni uomo, aventesi ai fianchi una -donna, in luogo d'aversi <i>lo aiuto a lui convenevole</i>, -s'abbia un ingombro; ne emerse che questa creatura, -nella quale si innoculò con tanto studio il -sentimento della sua innettezza, perda ogni dignità, -e con la dignità ogni morale; ne emerse -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -che lo spirito suo, avendosi pur d'uopo d'alimento, -nel lusso lo cerchi e nella sola fama concessale -di bellezza, e la bellezza procuri con la vanità, -e con la vanità resti ogni amor di famiglia assorbito, -e si persuada alfine dover ella unicamente, -siccome una odalisca, ornarsi a piacere, d'ogni -altra cura immemore e non curante. -</p> - -<p> -Dietro simile educazione io non seppi mai concepire -come si osi menar tanto scalpore del mal -costume femminile e della poca costanza di sentimenti, -e della mobilità dello spirito, e del vacuo -cicalìo, e della inutile vita, e dei mille nonnulla -di cui assidua la donna si circonda, così -significativamente espressi e riepilogati dagli antichi -romani con quel felice vocabolo di <i>mondo -muliebre</i>! Forse che è lecito all'orticultore querelarsi -di raccoglier cavoli dove piantò cavoli, e -di non mieter che fieno dove non seminò che -erba? Bisogna esser giusti! Cento volte lo dissi ed -ancora lo ripeto: lo effetto tien natura della sua -causa, e la conseguenza scaturisce spontanea dalla -premessa. -</p> - -<p> -Oggidì, a vero dire, s'è mitigato non poco il -pregiudizio della femminile pochezza d'intelligenza; -ma per essere la società nostra meno idrofoba -su questo articolo, non è però più larga nell'offrir -mezzi di coltura alla donna che, se ella -tenta lo innato ingegno volgere ad utili studii, -mille materiali e morali imbarazzi le è d'uopo -superare e vincere. -</p> - -<p> -Angusti e stinchi sono i programmi d'insegnamento -che la riguardano. Le si parla di tutto, -e quando comincia a comprendere le si chiude il -libro dinnanzi e le si dice: <i>basta</i>; sicchè, s'ella -sortì da natura spirito generoso e nobilmente -curioso di sapere, vedesi dannata alla pena di -Tantalo, nè v'ha provvedimento alcuno che incoraggi -il suo genio, quand'anche prepotente si -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -manifesti in qualsiasi branca dello scibile, mentre -centinaia d'uomini, che natura sortiva inetti di -spirito ed angusti di mente, insegue inesorabile -la sferza del pedagogo, e da lor s'affatica e suda -il mal capitato maestro ad estrar lume d'intelligenza, -che però mai non giunge. -</p> - -<p> -Nè mi si dica che la baldanza del genio giunger -deve a domare le difficoltà, a superare ogni -barriera. Ciò è vero per alcuni, ma non lo può -esser per molti, chè alla lotta non tutte le nature -sortono inchinevoli, anche fra i parecchi che aver -possono svegliata intelligenza; che se a cotal -legge subordinar volessimo tutto il viril sesso (e -lo fosse stato fin qui), l'umanità non avrebbe discorso -pur la metà del suo intellettuale cammino, -chè mancato avrebbe a tutte le intelligenze, che -potentemente l'aiutarono, dottrina ed ispirazione. -</p> - -<p> -Raffaello non raggiunse la perfezione dell'arte -se non dopo aver visto le opere immortali del -Buonarotti; Cristoforo Colombo immaginò un -nuovo mondo, essendo già peritissimo nauta e -geografo; Galilei scopriva il moto della terra, -sendo profondissimo in fisica; così Newton l'attrazione -astrifera, così Volta la pila elettrica, e -così in tutto e sempre procede lo spirito umano -dal noto all'ignoto, sendo egli debole nell'intuizione -e potente nel raziocinio. -</p> - -<p> -Ora, che per aversi comunemente una fiacca -opinione della capacità femminile, le si accumulino -davanti gli ostacoli, le si tolga ogni mezzo, -e le si allunghi il cammino, questo è ciò che -non giungo a giustificarmi, chè sarebbe come -spargere dei ciottoloni e dei macigni sul suolo -dove il bambino muove i primi passi adducendo -a ragione ch'egli non sa camminare. Se questo -sia logicare ditelo voi? -</p> - -<p> -Ma un cotal trasnaturamento dei semplici dettami -della ragione non potè farsi universale coscienza, -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -se non per quel difetto di principii che -ci è tante fiate occorso di lamentare nel corso -di questo lavoro. Gli uomini abbuiati dallo errore, -e sedotti dagli interessi, non risalgono ai -principii mai, si fanno sordi al dovere, giungono -a scordarlo, quindi ad ignorarlo affatto, e la società -scende alla fine a non essere altro che un -meccanismo svolgentesi colle mobili e gratuite -forme della convenzione. -</p> - -<p> -Si è convenuto adunque che la donna non -deve sapere: epperò si dirige in modo la sua intelligenza, -o meglio se ne sopprime così lo sviluppo, -da condurla alla perfetta evirazione. Che -se alcuna giunge, mediante erculei sforzi, a districarsi -da quegli impacci, che ingombrano il sereno -ed ampio orizzonte della sua mente, eccole -addosso l'opinione co' suoi mille proiettili, ecco -la critica coi suoi mille strali, la satira coi suoi -morsi, la maldicenza coi suoi pungoli, il pregiudizio, -lo scandalo e tutta la falange degli inutili -e dei nocivi, di cui il mondo ha dovizia, che la -lingua tengono nel nobile esercizio di parlare a -proposito ed a sproposito di tutto, e di tutti, asserendo, -condannando, ed assolvendo senza darsi -briga nessuna di essere giusti e ragionevoli! E -come lo sarebbero? -</p> - -<p> -Codesta gente (Dio loro perdoni) sono davanti -all'umanità, che cammina verso la civiltà -e verso il bene, come i ciottoli che si pongono -davanti le ruote d'un veicolo; se questo nella sua -corsa non riesce a triturarli, soverchiandoli rapidamente -senza curarli, esso ne sarà arrestato. E -ciò sia detto a voi, giovani mie lettrici, nel cui -spirito per avventura allignasse nobile desiderio -del sapere, e nel generoso intento veniste scuorate -dal più o meno esteso pregiudizio. Coraggio, -ed avanti! Il bene, è bene in sè stesso, ed a sè -stesso basta, abbia o no l'applauso dei molti; e -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -la coscienza del ben fare è largo compenso all'ignoranza, -che non lo sa apprezzare. -</p> - -<p> -Nè crediate che l'intelligenza e le sue produzioni -siano un privilegio dell'altro sesso chè, abbandonandovi -al letargo nella creduta impossibilità -di molto fare, nulla poi fate, e ad ozio vergognoso -passate i giorni, gli anni, e la vita. Se gli -uomini tutti avessero la mente di Alighieri, di -Vico o di Macchiavello, l'umanità per vero sarebbe -a sufficienza servita, ma le sono queste -unità colossali che tutti i secoli celebreranno, vedendosene -assai di rado riprodotte le copie, mentre -a centinaia ed a migliaia veggiamo intelletti ottusi -e spiriti angusti, che appena bastano al disimpegno -dei famigliari interessi o di materiali -gestioni, che non sono che la quotidiana ripetizione -dell'egual meccanismo; chè in quanto ai mille altri -che pur raggiungono gradi accademici, quando si -considerino i lunghissimi anni di pertinace studio, -e i mille mezzi d'istruzione aperti alla viril gioventù, -la congiura dei parenti e degli insegnanti, -delle istituzioni e delle opinioni, dei mezzi e della -necessità a spingerveli, sarebbe invero un disgraziato -fenomeno se difettasse loro anche quella -facoltà che è la memoria, e quel poco di criterio -necessario a rendersi conto di ciò ch'ella ritenne. -</p> - -<p> -Che se, dopo pochissima riflessione sul diverso -procedere della educazione e dello insegnamento -riguardo ai due sessi, veniste a stabilire, che l'uomo -ha il privilegio dell'intelligenza; o che non sapremmo -cosa pensarci del criterio vostro, o che -saremmo indotti nel dubbio che, amando voi sopra -ogni utile e nobile cosa la vacuità della vita e -la inerzia dello spirito, onde almeno essere a voi -conseguenti mostriate portar profonda la credenza -della vostra nichilità. -</p> - -<p> -Ma s'egli è questo basso fine che vi muove, -l'onta vostra non estendete ad altrui, e non calunniate -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -tutto il sesso vostro, che potentemente -e vittoriosamente vi risponde col linguaggio dei -fatti. -</p> - -<p> -Sì, la donna, benché da mille materiali impacci -circondata, a gran dispetto d'una educazione che -altamente le raccomanda di saper meno che le -sia possibile, di sotto all'immane pondo d'una -opinione orba di senso morale, che le perdona più -presto il mal costume che non il sapere<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>, ha -saputo ben sovente giungere attraverso a mille -ostacoli a mordere il pane della sapienza ed a -ristorare le assetate labbra nelle onde immortali -d'Ippocrene. Nè le scienze esatte, nè le speculative, -nè le opere della fantasia, nè quelle del -gusto, nè le arti estetiche, nè le strategiche la -trovarono insuscettibile, laonde ciò veggendo cantava -lo divino Ariosto: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«<i>Le donne son venute in eccellenza</i></p> -<p class="i01">«<i>In ogni arte dove han posto cura</i>».</p> -</div></div> - -<p> -E questo vi ripete l'antica Didone, che fondava -Cartagine e la sua prosperità. -</p> - -<p> -La temuta Semiramide, che gettò le fondamenta -di quello impero babilonico che assorbir dovea -l'Asia tutta, ed i popoli civilizzò e le arti incoraggiò -e protesse, e saggia legislazione impose, -e vasti ebbe i concetti ed il braccio intraprendente. -</p> - -<p> -La fortissima Zenobia, che tenne salde le conquiste -del consorte, le estese, e gli eserciti sempre -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -guidò con arte profonda ad infallibile vittoria. -</p> - -<p> -Debora che, giudicando Israele con ogni saviezza -durante lo teocratico governo, cantava di -sè stessa: «Le villate in Israel erano venute -meno, erano venute meno, finch'io Debora sursi, -finch'io sursi per esser madre in Israel». Ella -reggeva Israele nei difficili tempi, in cui stavasene -travagliato dalla invasione di Jabin potente -re di Canaan, che aveva sopra quel popolo spedito -Sisara, del quale un'altra donna sbarazzava -Israele. -</p> - -<p> -Amalasunta, regina degli Ostrogoti, che saggiamente -resse l'Italia nella minorità del figlio -Atalarico; e tentò civilizzare i suoi barbari popoli, -ed il giovine principe educar fece, in onta -ai costumi della sua nazione, nella scienza e nelle -arti. -</p> - -<p> -La grande Isabella, che sortito avendo alti spiriti, -cuor generoso ed indole intraprendente, sola -fra i sovrani tutti d'Europa incoraggiava di protezioni -e di mezzi Colombo all'alta scoperta, e -finché visse lo coperse dalla vigliacca gelosia -del consorte, e dalle basse persecuzioni dei grandi. -</p> - -<p> -Pulcheria, imperatrice d'Oriente, che preceduta -e seguìta da una serie di principi inetti e viziosi, -diede, nella durata del suo saggio reggimento, -un'epoca di tregua e di prosperità al -travagliatissimo impero. -</p> - -<p> -Atenaide, quindi Eudossia, che portò sul trono -l'amor del sapere, laonde sposa d'un principe -inetto, quale si fu Teodosio, giovine e bella nella -più svagata e molle e dissoluta corte, qual era -quella di Bisanzio, seppe pure la vita nobilitare -fra utili e serie occupazioni. Scrisse un poema -sulla vittoria delle legioni latine sopra le persiane -falangi (l'anno 421). Verseggiò i cinque libri di -Mosè e le profezie di Zaccaria e di Daniele. Scrisse -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -un poema in tre volumi intorno a S. Cipriano -ed a Santa Giustina, e finalmente pubblicò il Centone -di Omero, unica fra le opere di lei che ancor -ci rimanga. -</p> - -<p> -Elisabetta di Inghilterra, il cui talento politico -potentemente si rivelò nei quarant'anni di prosperità -che quel paese godè sotto il suo reggimento. -</p> - -<p> -Bianca di Castiglia, che resse con forte braccio -i Francesi tumultuanti ed insofferenti del suo impero, -ed abbenchè piissima, pure liberò i contadini -dalla ecclesiastica autorità, che degenerata -era in barbara tirannia. -</p> - -<p> -Maria Stuard, le cui sventure e la prematura -tragedia impedirono solo di sviluppare i germi -del raro ingegno. A quattordici anni conoscitrice -di diverse lingue, con un'anima profondamente -sensibile alle sublimi attrattive della estetica, arringava -in purissimo latino la corte francese, che -attonita l'udiva, davanti ai capi d'arte. -</p> - -<p> -Catterina I, imperatrice di tutte le Russie, che -sorta dal popolo, non mostrossi però spostata sul -trono, eseguì, dopo la morte del magno Pietro, -la sua politica civilizzatrice, fondando i primi -corpi accademici a Petersbourg. -</p> - -<p> -Catterina II, dal signor di Voltaire chiamata -la <i>Semiramide del Nord</i>, che seppe sì gloriosamente -regnare da farsi perdonare il violento colpo -di Stato della notte dell'8 al 9 luglio, col quale -sbarazzava il trono dell'inetto marito, e sola impugnava -le redini dell'impero. Incoraggiò l'agricoltura, -creò la marina, promulgò utili leggi per -l'amministrazione e per la giustizia. Chiamò a -Mosca i deputati di tutte le provincie allo scopo -di riformare la legislazione, e presentò all'assemblea -le istruzioni scritte di proprio pugno in francese, -e che, traslate poi nel moscovita idioma, -stanno deposte nella biblioteca dell'Accademia di -Petersbourg. Allargò i confini del già vasto impero, -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -legando a' suoi successori l'indomabile orgoglio -della conquista. -</p> - -<p> -Cristina di Svezia, che portò sul trono un carattere -intraprendente e fermo, e stese i confini -del regno di molte provincie, resse con saviezza, -amò le arti e le scienze, ed ella stessa lasciò monumenti -della sua robusta intelligenza in diverse -produzioni. -</p> - -<p> -Maria Teresa, che seppe con fermezza straordinaria, -in freschissima età, resistere imperterrita -a tutta l'Europa coalizzata, sostenendo, contro -tutti, i diritti conferitile dalla Prammatica sanzione; -ed all'ardua lotta si accinse col tesoro -vuoto e 30 mila uomini male organizzati. Ridonata -la pace all'impero, resse con scettro materno -le diverse nazioni, e misera l'Italia se i -suoi successori ne avessero tutti imitata la bontà -e la saviezza: essi ci avrebbero adusi a baciare -le straniere catene eternamente. Espulse i gesuiti, -iniziando così quella riforma che Giuseppe II suo -figlio proseguì con sì filosofico e felice ardimento. -</p> - -<p> -Nè così presto la finirei, se tutte nominar dovessi -le donne che felicemente ressero popoli e nazioni<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>, -e che nei politici accorgimenti si segnalarono, -anche non essendo alla testa degli Stati; -riportandomene sopratutto a quella Francia che -con una inqualificabile inconseguenza, mentre nega -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -a testa di donna la corona, ed a destra femminile -lo scettro, decreta però a quella le cure della -reggenza, ed in mano le pone le redini del governo, -rendendo così giustizia alla sua capacità -nel mentre la insulta coll'esclusione nominale, -quasicchè, di fatto, alla suprema reggente d'uno -Stato la cuffia differisca dalla corona. -</p> - -<p> -Nè meno si segnalò la donna nelle scienze e -nelle arti, alle quali ha pur chiuso affatto ogni -cammino, e nelle quali non giunge a segnalarsi -se non a patto di combattere da sola tutti gli -ostacoli frapponentisi, di sollevarsi colla sola potenza -del suo genio e della sua volontà, di sempre -procedere nell'arduo sentiero senza maestro e -senza guida. -</p> - -<p> -Saffo di Mitilene, per la classica bellezza dei -suoi versi, fu sopranominata la decima Musa. -</p> - -<p> -La greca Aspasia salì in gran fama pel suo -pubblico insegnamento di filosofia. -</p> - -<p> -La celebre Isotta, signora di Rimini, in acerbissima -età trattava familiarmente le lingue morte, -e versatissima fu in molte scienze e specialmente -nella filosofia morale, nella fisica e nella poesia. -</p> - -<p> -Maria Cönnitz, versata nella scienza delle sfere, -pubblicava, nel 1650, le sue riputate tavole -astronomiche sotto il titolo di <i>Urania propitia</i>. -</p> - -<p> -Maria Angela Ardinghelli, napoletana, fu celebre -nelle scienze fisiche e nell'algebra. -</p> - -<p> -La nobile Maria Gaetana Agnesi di Milano, fiorita -nel principio dello scorso secolo, pubblicava, -nell'età di 9 anni (!) una orazione latina in difesa -della donna. Negli 11 anni conosceva il greco, -tanto da gustarne gli autori e parlarlo speditamente -(le lingue morte sono pure i due martirii -della studiosa gioventù!) e conobbe il francese, lo -spagnuolo, l'ebraico ed il tedesco, quindi l'animo -volse a severe discipline. In età di 16 anni traslatò -i supplementi del Freinsemio al Q. Curzio -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -in quelle quattro lingue. Nel 1748 pubblicava il -suo testo delle Istituzioni Analitiche, tanto di poi -riputato, per cui Benedetto XIV la chiamava a -coprire la cattedra onoraria d'analisi nell'università -di Bologna. Non vuolsi ommettere, che questa -rara donna accoppiò allo splendore dell'intelligenza -la più profonda modestia, e la più integra -virtù ad una peregrina bellezza, cose tutte -che, per esperienza della pochezza della umana -natura, sembrano, se non elidersi, certo almeno -ben difficilmente accoppiarsi. -</p> - -<p> -Giuseppina Renier, della famiglia dei dogi Renier, -donna di finissimo spirito, del quale fanno -chiarissimo testimonio le opere da lei lasciateci -e specialmente la sua accreditatissima storia: <i>Delle -origini delle feste Veneziane</i>. -</p> - -<p> -Tullia d'Aragona, autrice del poema epico il -<i>Meschino</i>, e chiara in ogni poesia. -</p> - -<p> -Teresa Bandettini, poetessa estemporanea. Tradusse -i Paralipomeni e pubblicò il poemetto l'<i>Adone</i> -del Teseide, del Montramito e del Viareggio. -Fu eccellente nella lirica e nelle cantate, -nelle odi e in ogni forma poetica. -</p> - -<p> -Properzia dei Rossi, fu, nel secolo XV. pittrice -e scultrice di molta fama. -</p> - -<p> -Rosalba Carriero, giunse a grande fama d'artista -nella miniatura e nel pastello. -</p> - -<p> -Anna Monticelli, napoletana, fu chiara nel diritto. -</p> - -<p> -Pellegrina Amoretti, fu laureata in legge nell'università -di Pavia, ed a profitto dei poveri -sempre volse la rara eloquenza. -</p> - -<p> -Suor Maria Dominici, Ginnasi Catterina, Angela -Cantalli Cevazza, Camilla Lauteri, Elisabetta -Lazzarini, Isabella Pozzo, Lucia Scalini, -Lucrezia Quistelli, Annida di Massimo, Arianna -Maria Galli, Luigia Capomazza, Ginevra Gentosoli, -Francesca Fantoni, Barbara Longhi, Veronica -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -Fontana, Teresa Muratori, Teresa dal Po, -Maria Robusta Tintoretta, Elena Recca, Lucrezia -Scanfaglia, Flaminia Reggio e le tre sorelle -Siriani, tutte, coltivarono con fortuna la pittura -e tutte nel secolo XVI, secolo che altre assai -ne conta, ma troppo lungo sarebbe lo annoverare. -</p> - -<p> -Maria Teresa Agnesi coltivò la musica, e delle -sue composizioni ancor ci rimane la <i>Sofonisba</i>. -La francese letteratura illustrarono la Scudery, -la Fayette, Ninon, madama di Sevigné (le cui -lettere sono tuttavia testo di stile epistolare), madama -di Montespan, madama Maintenon, madamigella -Lolotte. -</p> - -<p> -Nella filosofia morale si distinsero madama Neker, -che nel suo trattato d'educazione rivaleggiò -il famoso Emile di Rousseau; la marchesa di Sablé, -madama Genlis. -</p> - -<p> -Nella filosofia sociale: madama Staël, e quel -sommo intelletto che oggidì illustra la Francia -sotto il pseudonimo di Giorgio Sand, Anna Dupin, -baronessa Du Devaent, che tanta luce profonde -sulla filosofia razionale, nei suoi numerosissimi -lavori. -</p> - -<p> -In Italia coltivarono filosofia: Vittoria Colonna, -la Stampa, la Gambaro, ed oggidì trattano morale -filosofia la Guidi, la Ferrucci, la Torsellini, ed -altre assai che la vita consacrano allo insegnamento -della femminil gioventù. -</p> - -<p> -L'Irlanda vanta: in Maria Edgewort, l'inventrice -del romanzo storico ed il fecondo ingegno -che una miriade nel popolo ne diffuse a piacevolmente -istruirlo. -</p> - -<p> -L'Inghilterra, le cui donne sono colte, ci mostra -con orgoglio miss Witt Mario, vasto e profondo -intelletto che dalla cattedra di New-York dettava -all'accorsa gioventù i dettami del viver civile: e -l'America del Sud, nel giorno in cui si leverà, -colla schiavitù dei negri, la macchia che la deturpa, -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -ergerà un monumento a miss Beecker Stow -che le fa, col potente e benefico ingegno, da sentinella -avanzata della civiltà. -</p> - -<p> -E dopo tutto il fin qui esposto ed il molto più -ancora taciuto, che però le mie colte lettrici non -ignorano, sulla potenza del femminile ingegno, -non ci sembrerà certo adulazione ciò che Ariosto -scrisse, ma essere pura e semplice verità. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«<i>Le donne son venute in eccellenza</i></p> -<p class="i01">«<i>In ogni arte dove han posto cura</i>».</p> -</div></div> - -<p> -Perchè, mai adunque non porrebbero desse cura -a coltivare in sè stesse, dalla età tenera, questi -preziosi doni di cielo? Non sapete voi che l'umanità -si travaglia per penuria d'intelligenza, e -che la civiltà non potrà mai rapidamente universalizzarsi -finchè non si generalizzi nella donna -l'amor del sapere? Che non mai tanto l'uomo -sarà punto a generosa emulazione, come quando -temerà di vedersi per ogni dove dalla donna superchiato? -Che non mai sarà la umana società -tanto felice come quando l'uomo volgerà le sue -mire conquistatrici al nobile primato dell'intelligenza, -più non curando il primato del muscolo? -Nè mi fate le timidi obiezioni dell'opinione, della -critica, del biasimo. Per dio! siamo abbastanza -numerose da formar noi pure un'opinione, un -criterio, una coscienza; siamo una massa abbastanza -compatta e potente da combattere con vantaggio -e con successo contro la guerra di polmoni, -che ci può muovere la opinione, che in molta -parte da noi stesse è formata. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«<i>Non distrugge città guerra di lingue</i>»</p> -</div></div> - -<p> -come non consuma i libri la critica più spietata, -come il sole non perde pur uno de' suoi raggi -per agglomerarsi di basse nubi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -</p> - -<p> -È d'uopo che la donna alfin si sollevi al sentimento -del suo intrinseco valore, e sè stessa estimi -per quel che vale, e non dall'altrui giudizio sempre -servilmente aspetti ed apprenda la cifra del -suo valore. -</p> - -<p> -Si parlò da molti, e noi stessi parlammo, -della influenza della donna nella famiglia e nella -società, influenza che ogni esistenza esercita sulle -vicine direttamente od indirettamente pel natural -ordine delle cose, e nel caso nostro anche infinitamente -più sentita, sendo i rapporti della donna -coll'uomo tutti affettivi, epperò questo ascendente -suo potente e diretto. -</p> - -<p> -Ma avviso nostro non è soltanto, che educare -e coltivar si debba la donna, affinchè miglior -utile rechi all'uomo, e più così a lui s'aggiunga -di potenza morale chè, quando tutti qui -fossero i motivi, che portar debbono la donna -alla scienza ed allo sviluppo delle sue morali -facoltà, rispondendo lo egoismo femminile degnamente -al virile, potrebbe dessa, con qualche -ombra di ragione, ricovacciarsi per altri secoli -nella sua tranquilla nullità, dicendo: se l'uomo -tentò abrutire il mio spirito, perchè mi affannerò -io a produrre per lui; raccolga egli ciò -che ha seminato, non trovi che nullità ove non -piantò che ignoranza, e vizio mieta dove non seminò -che pregiudizio. Perchè mi sacrificherei alla -famiglia? Perchè ogni dolore incontrerei lieta per -una prole che, adulta, imparerà dalle istituzioni -del suo paese ad avermi in poco conto; per un -consorte, che verso di me modestamente s'intitola -padrone unico ed assoluto? Perchè sentirei io pietà -del povero, mentre la mia stessa proprietà è soggetta -all'arbitrio altrui, ed in faccia allo Stato -tutti i danni soffre, e non gode nessun dei vantaggi? -Perchè lo egoista istinto materno immolerei -alla patria; e l'oro e le gioie e l'opera le consacrerei, -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -se la schiavitù mia sta sotto ogni forma -di governo nazionale o straniero, laonde le patrie -questioni non sono per me che tesi astratte -e di remotissimo interesse? Perchè ogni impulso -di natura aggiogherei, tiranneggiando me stessa, -per piacere ad un uomo che non si dà per me -l'egual pena, creando a sè una morale dagli -ampii margini, mentre a me disegna i confini -più angusti appena escogitabili dal personale arbitrio? -</p> - -<p> -E la donna così pensando, ed operando in conseguenza, -scarsa vendetta farebbe delle patite -enormità; e non potrebbe l'uomo troppo lagnarsene: -ed ella avrebbe il pien diritto di cavare -cotali conclusioni dalla lunga storia de' suoi martirii. -Ma oltrecchè la donna, fornita ben più dell'uomo -d'animo generoso, di raro i conti suoi fa -colli interessi, e sempre col cuore; ella così facendo -non farebbe che ribadire le catene della -sua schiavitù, ed affermare la nullità della sua -intelligenza. Laonde non quei soli indiretti motivi -portarla debbono a coltivarsi, ma altresì lo suo -stesso interesse e diritto e dovere. -</p> - -<p> -E dicemmo diritto e dovere; e questo diritto -e questo dovere stanno, in onta alla secolare oppressione -in cui giacque la intelligenza femminile. -Ed egli è appunto perchè il sapere è suo diritto -e suo dovere, che vani riescirono tutti gli ostacoli, -deboli i ceppi, sprezzate le autorità, superate -le barriere, vinte le lotte, il sarcasmo domato e -spuntati i ridicoli. Gli è appunto perchè il sapere -è suo diritto e suo dovere, che l'uomo ragionevole -ed equo piega alfine la vinta cervice -innanzi allo splendido vero, alla evidente affermazione -del fatto. Gli è appunto perchè è suo -diritto e suo dovere, ch'ella pronta e spontanea -rispose all'appello della civiltà, e di sè ingombra -infinite scuole, dove la filosofia parli al popolo -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -un benemerito; ed atto assiduo di presenza fa -agli atti del nazional parlamento, rendendo talora -più significativo il contrasto fra le affollate -tribune e i vuoti stalli. Sì, il diritto ed il dovere -sono ovunque dall'ordine delle cose posti in rapporto -di causa ed effetto. Le attribuzioni dell'essere -o della cosa determinano la sua destinazione, -ed ecco il dovere; la potenza di porre quelle attribuzioni -in moto a raggiungere quella destinazione, -ecco il diritto. -</p> - -<p> -La donna, dotata d'intelligenza, ha tracciato il -dovere nello sviluppo e nella applicazione di codesta -medesima intelligenza, e nessun dovere mai -fu sì fecondo in diritti. Lo sviluppo dello spirito -e l'applicazione utile ed assidua delle sue facoltà -importa l'affermazione del suo intrinseco valore -donde l'estimazione, donde la consacrazione della -sua autonomia, la abolizione della sua perpetua -minorità, la libertà de' suoi atti, un diritto civile, -un diritto politico, un più lato programma d'insegnamento, -un vasto orizzonte discoperto alla -nobile curiosità della mente, un utile e fecondo -riempitivo alla sua vita, un rimedio potente e -certo contro l'irrefrenabile sbadiglio cui è dannata -dalla sua presente nullità. -</p> - -<p> -Oh venga presto quel giorno, che deve certo -venire, nel quale la donna, profondamente compresa -dalla coscienza de' suoi destini, e della propria -virtù, forte del sentimento del proprio diritto, -sorga a rifarsi con assiduo e nobile lavoro -della nichilità morale di tanti secoli! -</p> - -<p> -Sorga quel giorno, che certamente verrà, nel -quale la donna trovi nel tesoro della sua intelligenza -la leva potente a sollevarsi dal petto quella -pietra sepolcrale che la segrega, siccome cosa -spenta, dal consorzio dei viventi alla vita morale! -</p> - -<p> -Oh spunti quel giorno, di cui già si traveggono -i felici albori, nel quale la donna ogni ammirazione -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -volgendo al genio ed alla virtù, si sbarazzi -all'intorno di quei sdulcinati ed imbelli -amatori, che nulla di meglio nè in sè, nè in lei -ora trovando, cantano in essa: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«<i>Stelle gli occhi, arco il ciglio, e cielo il viso,</i></p> -<p class="i01">«<i>Tuoni e fulmini i detti, e lampi i guardi,</i></p> -<p class="i01">«<i>Bocca mista d'inferno e paradiso;</i></p> -<p class="i01">«<i>E che i sospiri son bombe e petardi,</i></p> -<p class="i01">«<i>Pioggia d'oro i capei, fucina il petto</i></p> -<p class="i01">«<i>Ove il magnano amor tempera i dardi</i>».</p> -</div></div> - -<p> -Oh vergogni ogni donna di non ispirar nulla -di meglio che di codesta roba! sì, meschina lei, -finché null'altro trovasi di laudabile in lei fuorché -ciò che non è suo. Non è possibile dirle più -civilmente, con la migliore volontà del mondo, -non posso farmi più onore di tanto, con sì meschino -e sgraziato argomento. -</p> - -<p> -Giovani colte e lettrici mie, a voi tocca, ed a -voi sopratutto importa che quel giorno presto si -levi sull'orizzonte; e da voi eziandio affatto dipende. -Oh spogliatevi delle inutili vanità, sgombrate -il cieco pregiudizio, scuotetevi di dosso la -indolenza dello spirito, fortificatelo ai gravi studii, -volgetelo alle severe discipline, e sorgendo voi a -nuova vita, un vivo impulso darete a tutta quanta -l'umanità, che il vostro morale intervento aspetta, -a completare l'opera sua col concorso di tutti -gli elementi che la compongono. -</p> - -<p> -So che pur troppo tutto da voi non dipende: -so che un dovere finora trascurato dalla società -è la istruzione vostra, la quale non è per ora -che un semplice dirozzamento, e quasi non basta -neppure a darvi la coscienza del troppo che vi -manca. -</p> - -<p> -Urge, per dio! che la coscienza pubblica si pronunci -su questo bisogno! La donna è dalla legge -punita quando trovasi in contravvenzione, eppure -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -non le si dà nozione alcuna del diritto; la civil -società la respinge siccome <i>incapace</i>, ma nulla le -si insegna di ciò che può farla capace: l'opinion -generale diffida della sua intelligenza ad onta dei -fatti che l'affermano, ma non le si presenta niun -mezzo di sviluppo e d'applicazione. -</p> - -<p> -Dichiarata non responsabile ed incapace in ogni -atto che le dà dignità e le suppone intelligenza, -responsabilissima reputata in ciò che la infama, -e capacissima di ciò che la fa punire o spregiare, -ella è veramente in faccia alla umana dignità il -Paria e l'Ilota, col quale sì la legge che l'opinione -non si danno pena alcuna d'esser logiche, -conseguenti ed eque. -</p> - -<p> -L'istruzione ed il lavoro, ecco le sole forze che -possono e debbono risollevare la donna ed emanciparla. -Finché la società non l'avrà fatto, nessun -argine resisterà al torrente della corruzione, -niuna diga si opporrà al degradamento morale e -materiale della specie. -</p> - -<p> -Nè la legislazione potrà dirsi filosofica e razionale -finché di tutti i componenti la società umana -non avrà tenuto conto, e non tutti avrà veracemente -tutelato; nè le istituzioni potranno dirsi -libere fino a che un elemento così numeroso qual -è il femminile, dovrà tutte subirle, senza contribuire -alla formazione loro; nè la civilizzazione -potrà dirsi, non che compiuta, neppure iniziata, -finché tanto resta nella società, che civile si chiama, -d'ignoranza procurata, di forzata servitù e di insultante -ostracismo sopra umane creature: nè un -secolo potrà dirsi illuminato se non riconosce il -diritto dell'intelligenza ovunque si trova. -</p> - -<p> -Istruite la donna! Se la natura non l'ha fatta -pel sapere, ella non risponderà all'appello della -scienza; ma s'ella vi risponde, allora è nell'ordine -di natura e di provvidenza ch'ella concorra -al sociale edificio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -</p> - -<p> -Ella ha diritto al più pronto sviluppo delle sue -facoltà; vi ha diritto morale e giuridico. -</p> - -<p> -Lo Stato paga delle università per gli uomini, -delle scuole politecniche per gli uomini, dei conservatorii -d'arti e mestieri per gli uomini, degli -istituti d'agricoltura per gli uomini. E per la -donna? Potrà egli seriamente dirsi che lo Stato -si occupi di lei? Le scuole primarie! Ecco tutto. -</p> - -<p> -Eppure lo Stato le impone delle leggi, la punisce -nelle contravvenzioni, ha per lei dei tribunali, -delle prigioni, e per la sua proprietà delle -imposte. O non si consideri la donna neppur nei -doveri, o le si accordino anche i diritti, senza di -che lo Stato è colpevole verso di lei di violenza -e di furto! E come noi severamente giudichiamo -l'antica e barbarica tirannia, i posteri così giudicheranno -quella del secolo XIX. Finirò colle -parole di Fourier nel suo libro: <i>Théorie des quatre -mouvemens</i>. -</p> - -<p> -«Che gli antichi filosofi di Grecia e di Roma -abbiano sdegnato gl'interessi della donna non ci -sorprende, dacchè questi rettori erano tutti partigiani -innoltrati della pederastia, ch'essi avean -levata in grand'onore nella bella antichità. Essi -gettavano il ridicolo sulla frequentazione della -donna, ed era questa passione considerata ignominiosa. -Costumi siffatti ottenevano l'unanime -suffragio dei filosofi che, dal virtuoso Socrate fino -al delicato Anacreone, non proclamavano che l'amor -sodomita ed il disprezzo della donna; la quale, -quindi, relegata ad un secondo piano é rinchiusa -siccome in un serraglio, era bandita dalla società, -degli uomini». -</p> - -<p> -«Siffatti bizzarri gusti, non essendo in favore -presso i moderni, non si può a meno di meravigliare -che i nostri filosofi abbiano ereditato l'odio -di quegli antichi sapienti per la donna, al -proposito di astuzie, alle quali è forzata dall'oppressione -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -che sopra le gravita, e dacchè le si costituisce -un delitto d'ogni pensiero o parola conforme -al voto della natura. -</p> - -<p> -«Chè di più inconseguente dell'opinione di -Diderot, dove pretende che per iscrivere alla -donna è d'uopo intinger la penna nell'<i>Iride</i> e -spolverare lo scritto col <i>pulviscolo delle ali della -farfalla</i>? -</p> - -<p> -Le donne possono rispondere ai filosofi: «La vostra -civilizzazione ci perseguita dacchè obbediamo -alla natura; ci si sforza ad assumere un carattere -fittizio, a non ascoltare che impulsi contrarii ai -nostri desiderii. Per farci gustare dottrina siffatta -è ben d'uopo mettere in giuoco le illusioni ed il -menzognero linguaggio, come fate al soldato per -illuderlo sulla sua misera condizione. S'egli fosse -davvero felice, potrebbe accogliere un linguaggio -semplice e vero, che hassi gran cura di non tenergli. -Lo stesso è della donna; se libera fosse -e felice, ella sarebbe meno avida d'illusioni e di -<i>moine</i>, e non sarebbe d'uopo, scrivendole, di porre a -contributo nè l'iride, nè la farfalla». — Pag. 146 -e 147. -</p> - -<p> -«Quando la filosofia satirizza e schernisce i vizii -della donna, essa fa la sua stessa critica; è dessa -che produce quei vizii per un sistema sociale che, -comprimendola fin dall'infanzia e durante tutto -il corso della sua vita, l'astringe a ricorrere alla -frode per abbandonarsi alla natura. -</p> - -<p> -«Voler giudicare la donna sul viziato carattere -ch'essa spiega nella civilizzazione, equivarrebbe -al voler giudicare la natura virile sul carattere -del contadino russo, che non ha idea nessuna di -libertà e d'onore, e sarebbe come giudicare il castoro -sull'imbecillità che mostra nello stato domestico, -mentre che nello stato di libertà e lavoro -combinato, esso è il quadrupede più intelligente. -Lo stesso contrasto apparirà fra le donne -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -schiave della civiltà e le donne libere dell'ordine -combinato<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>». -</p> - -<p> -«Esse sorpasseranno gli uomini in industria, nobiltà -e lealtà, ma fuori dello stato libero e combinato, -la donna diviene come il castoro famigliare -ed il contadino russo, un essere tanto inferiore -ai suoi destini ed a' suoi mezzi, che si -inchina a spregiarla, quando dalle sole apparenze -e superficialmente si giudichi». — Pag. 147. -</p> - -<p> -«Una cosa sorprende ed è, che le donne sonosi -ognora mostrate superiori agli uomini, quando -poterono sul trono spiegare i loro naturali mezzi, -dei quali il diadema garantisce loro il libero uso. -Non è egli certo che, sopra otto sovrane libere -e senza consorte, sette hanno regnato con gloria, -mentre sopra otto re contansi generalmente sette -sovrani inetti? Le Elisabette, le Catterine non facevano -la guerra, ma sapevano scegliere i loro -generali, e basta per averli buoni. In ogni ramo -d'amministrazione, le donne non hanno desse -ammaestrato gli uomini? Qual principe ha superato -in fermezza Maria Teresa, che in mezzo -a supremi disastri, davanti alla vacillante fedeltà -dei sudditi, in mezzo a ministri, come percossi da -stupore, sola intraprende di tutti incuorare? Ella -sa intimidire la dieta d'Ungheria, indisposta a -suo riguardo, arringa i magnati in lingua latina -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -e conduce i suoi propri nemici fino a giurare -sulle loro spade di morire per lei. Ecco un sintomo -dei portenti che opererebbe la femminile -emulazione in un ordine sociale che lascierebbe -un libero sfogo alle sue facoltà». — Pag. 148. -</p> - -<p> -«E tu, sesso oppressore, non sorpasseresti tu i -difetti rimproverati alla donna, se una servile educazione -ti informasse per crederti, siccome lei, automa -fatto per obbedire a tutti i pregiudizii, e -per strisciare davanti ad un padrone che lo azzardo -ti darebbe? Non si sono esse viste le tue -pretese di superiorità confuse da Catterina, che -si pose sotto i piedi il sesso virile? Istituendo dei -favoriti titolati ella ha trascinato l'uomo nel fango, -ed ha provato così, che l'uomo può, nella sua piena -libertà, annichilirsi egli stesso al disotto della -donna, il cui avvilimento è forzato, e per conseguenza -perdonabile». -</p> - -<p> -«Sarebbe d'uopo, per confondere la tirannia degli -uomini che esistesse per un secolo un terzo -sesso, androgino, e più forte dell'uomo. Questo -nuovo sesso proverebbe a colpi di bastone agli -uomini, ch'essi son fatti pel piacer suo quanto le -donne. Udrebbersi allora gli uomini protestare -contro la tirannia del sesso ermafrodita e confessare -che la <i>forza esser non debbe l'unica norma -del diritto</i>. Ora questi privilegi, questa indipendenza, -ch'essi reclamerebbero contro il terzo sesso, -perchè rifiutano essi d'accordare alla donna?» — Pag. -148. -</p> - -<p> -«Segnalando quelle donne, che seppero prendere -un libero slancio, dalla virago, come Maria Teresa, -fino alle tinte più dolci, come le Ninon e -le Sevigné, sono in diritto di dire, che la donna -in istato di libertà sorpasserà l'uomo in tutte le -funzioni dello spirito e del corpo che non siano -di competenza della forza fisica. -</p> - -<p> -«Già l'uomo sembra presentirlo; e si sdegna -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -e si allarma quando la donna smentisce col fatto -il pregiudizio che le accusa d'inferiorità. <i>La gelosia -virile si è sopratutto manifestata contro le autrici: -la filosofia le ha espulse dagli onori accademici, e -rinviate ignominiosamente al domestico focolare</i>». — Pag. -148. -</p> - -<p> -«Qual'è oggi l'esistenza delle donne? Esse non -vivono che di privazioni; anche nell'industria -l'uomo ha tutto invaso fino alle minute occupazioni -dell'ago e della penna, mentre veggonsi -donne sobbarcate ai penosi lavori dell'agricoltura. -Non è egli scandaloso di vedere atleti di trent'anni -aggomitolati davanti ad un banco, o vettureggiando -colle braccia vellose una tazza da -caffè, come se mancassero donne o fanciulli per -le occupazioni del banco o della casa?» — Pag. -159. -</p> - -<p> -«Quali sono dunque i mezzi di sussistenza per -la donna priva di mezzi? La conocchia ed i suoi -vezzi quando ancora ne ha. Sì, la prostituzione, -più o meno velata, ecco l'unica risorsa che la -filosofia loro ancora contende; ecco la sorte abietta -ove le riduce questa civiltà, questa conjugale -schiavitù ch'esse non hanno pure pensato ad attaccare» — Pag. -150. -</p> - -<p> -Fin qui Fourier, ed io, donna, a nome di tutto -il mio sesso me gli protesto ben riconoscente, che -la penna eloquente abbia impiegata per una causa, -che interessar deve ogni spirito equo e generoso. -</p> - -<p> -Se non che, rivolgendomi di bel nuovo alla -donna, le ricorderò, che se è dovere dell'uomo -l'essere giusto; se sostituire dovunque il diritto -alla forza è compito della filosofia; se l'uguagliare -tutti gli individui dello Stato davanti alla -legge, è opera doverosa della legislazione; è però -dovere, diritto, interesse supremo e vitale della -donna, che la iniziativa di queste riforme vengano -da lei stessa. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -</p> - -<p> -La storia ve lo ripete ad ogni pagina, ad ogni -riga. I diritti e le libertà ottenute in dono sono -illusorie; esse così sciolgono dalla servitù materiale, -per travolgere sotto una schiavitù morale -colui, che fu abbastanza codardo da non conquistarsela -colla propria virtù. -</p> - -<p> -Il dono addormenta la coscienza del dovere e -del diritto in luogo di svegliarla; ci adusa a lasciarci -tutelare; ci sninnola in grembo ad un illusorio -ottimismo, e così, coll'atonia dello spirito, -ci riconduce pian piano alle catene. -</p> - -<p> -La donna fece sopra sè stessa, ed a sue spese, -questa triste esperienza. Nel Medio Evo le corti -d'amore diedero alla donna il nome di regina e -di signora, essa fu elevata, fu magnificata, fu -idolatrata. Ma quel culto era gratuito, era dono -dell'uomo, di quell'essere bizzarro che, mentre -allora si faceva trafiggere da mille spade, per meritarsi -uno sguardo dalla donna de' suoi pensieri, -trova ora esorbitante che ella voglia essergli compagna -piuttosto che schiava. -</p> - -<p> -Ora la donna non si curò in allora di affermare -la propria individualità; e sebbene delle più -e men numerose unità sorgessero qua e là a tener -desta e viva nel mondo l'idea della sua potenza -intellettiva e morale, la massa femminile, cullata -fra le nenie dell'amore, le si affidò all'intutto, -e si addormentò di sonno profondo nel grembo -di quella deità capricciosa. -</p> - -<p> -Avvenne ciò che avvenir dovea. Ella si destò, -ma la sua condizione era affatto cangiata. Amore -e Mammona occuparono il suo posto sull'altare -venerato, l'uomo fu sacerdote, ed ella l'ostia ch'egli -immolò in omaggio a quella copia mostruosa. -</p> - -<p> -Niun diritto, niuna libertà è potentemente affermata -se a quella libertà non si accoppia la coscienza, -a quel diritto non si aggiunge la potenza -e la volontà di esercitarlo. Ora questa potenza, -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -questa volontà, questa coscienza non può essere -impartita che con una seria educazione, colla -innoculazione della sapienza. -</p> - -<p> -Madri! se punto vi preme che le figlie vostre -siano più felici di voi, oh non tardate a procurare -alle loro facoltà il più pronto e più lato -sviluppo. Sopra di voi, sulla tenerezza vostra, -sulla vostra coscienza riposa tutto l'avvenire di -una generazione. -</p> - -<p> -Madri! se punto vi preme e v'importa la -riverenza dei vostri figli, oh! risollevatevi agli -occhi loro colla forza della volontà e colla coltura -dello spirito; che se adulti vedere dovranno -il vituperio, che aduna sulle vostre fronti una -generazione ingenerosa, ne tocchino però essi stessi -con mano la flagrante ingiustizia, e si preparino -a riscattarne le loro spose, figlie e sorelle. -</p> - -<p> -Ricordatevi che l'ignoranza, e la servitù della -donna suonano ineluttabilmente, per lei, avvilimento, -miseria, prostituzione; per l'uomo, corruzione, -abrutimento; per la specie, degeneramento; -per la filosofia un problema vitale insoluto; per -la civiltà, una impossibilità di avvanzamento; per -tutta l'umanità, un immenso ritardo nel suo -cammino. -</p> - -<p> -Finirò col rivolgere a tutte le donne che trattano -la penna, quelle severe parole di Fourier, -amico generoso del sesso femminile, e verso il -quale ogni donna, che ha un cuore, tiene un debito -di gratitudine. Rimproverando egli loro con -amarezza, di occuparsi così poco dei loro stessi -interessi, egli scrive: -</p> - -<p> -«La loro indolenza in questo argomento è una -delle cause, che hanno aumentato il dispregio -dell'uomo. Lo schiavo non è mai più spregevole -che quando, colla cieca e muta sommissione, persuade -l'oppressore che la sua vittima è nata per -la schiavitù». — Pag. 150. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -</p> - -<p> -Infatti che fa la penna in mano alla donna, -se non serve per la sua causa come per quella -di tutti gli oppressi? -</p> - -<p> -Non basta che la donna, colle molteplici produzioni -della sua mente, porti ogni giorno davanti -alla società una nuova affermazione della -sua intelligenza. Ciò sarebbe come pretendere -che un popolo si sbarazzi da uno straniero dominio -a furia di legali dimostrazioni. Lotta, lotta -aperta vuol essere contro l'ingiustizia e la prepotenza. -Non vedete che ogni dispotismo non allarga -d'un anello le catene della sua vittima che -quando sente stringersi al collo il nodo scorsoio? -</p> - -<p> -Temete forse l'opinione, il sarcasmo, il ridicolo -che l'uomo tenta gettare a piene mani sulle aspirazioni -della donna onde scoraggiarla dal generoso -assunto? Tenetevelo per fermo, egli avrà -ben più voglia e diritto di sorridere se non lo -fate. Il vantaggio sarà tutto suo. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -</p> - -<h2 id="diritto">LA DONNA IN FACCIA AL DIRITTO</h2> -</div> - -<div class="block-r"> -<p> -Tutti gli uomini hanno diritto di -concorrere a quei beni che sono atti -a conservare ed a <i>perfezionare</i> il proprio -individuo. -</p> - -<p> -Il diritto più eccellente dell'uomo -è la libertà e l'indipendenza. Questa -libertà comune, è una conseguenza -della natura dell'uomo. -</p> - -<p> -.... giunto all'età della ragione, diviene -egli solo giudice dei suoi mezzi -e padron di disporne. -</p> - -<p> -Non può l'uomo cessar d'essere -uomo, per divenire una cosa. -</p> - -<p> -Un particolare che aliena la sua libertà -è folle; e la follia non può -dare un diritto. Un tal atto è illegittimo -e nullo. -</p> - -<p> -Tutti gli uomini sono uomini; che -vuol dire; tutti hanno la stessa natura -e gli stessi attributi essenziali; onde -nasce per tutti l'identità dello stesso -fine e degli stessi doveri. -</p> - -<p> -L'eguaglianza degli uomini in natura -è la sorgente della benevolenza -e dell'amore. L'uomo si porta ad -amar sè stesso nei suoi simili. -</p> - -<p> -Se tutti gli uomini sono naturalmente -eguali, niuno può nascere con -un diritto di comandare ad un altro. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tamburini</span>, <i>Corso di Filosofia Morale</i>. -</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -</p> - -<p> -Se il dovere che ci sforza all'abnegazione ed -al sacrificio, che ci grava di peso e di responsabilità, -che c'impone talora di camminare a ritroso -delle nostre tendenze ed aspirazioni rimorchiando -fin la natura; se il dovere, dico, non facesse capo -al diritto, egli non sarebbe che un sentiero senza -meta, un indirizzo senza scopo, un tiranno che -del tiranneggiare si fa gioia e sollazzo, godendosi -di curvare l'umana fronte sotto un giogo -ingeneroso, che tutte le nobili facoltà ne sfiacca -e consuma in una tremenda quanto inutile lotta. -</p> - -<p> -Ma no; il dovere che la legge suprema della -morale (che è in altri termini la legge dell'ordine) -ci indica siccome necessità, non è che mezzo -a raggiungere l'ordine, l'armonia, lo equilibrio -sociale, donde il benessere e la perfettibilità universale, -altissima meta che provvidenza ebbe additata -ad ogni ragionevole esistenza. -</p> - -<p> -Ora, siccome il viandante che cammina alla -patria, col desiderio a quella rivolto e colla mente -di quella solo preoccupato, necessariamente sollecita -il passo e dal suo sentiero il piede non ritorce, -nè sedotto dalle bellezze incantatrici del -paese che percorre, nè allettato dal mormorìo dei -ruscelli, nè dall'ombra ospitale delle quercie secolari, -ed instancabile batte la sua via, benché -grondante sudore e dardeggiato dal sole, ripensando -in cuor suo per aggiungersi lena il domestico -letto, e il desco famigliare e il casto amplesso -della sua donna e la giuliva e trepida -corona de' suoi bambini; ogni essere umano così, -incontra coraggioso il difficile e penoso dovere, -quando a capo di quello veda ampia e proporzionata -mercede. -</p> - -<p> -E gridi pure a suo senno la stoica filosofia, che -proclama esser la virtù premio e corona alla virtù; -che vuole accumuli l'uomo buone azioni a buone -azioni, e lotte e sacrificii a sacrificii e lotte instancabilmente -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -aggiunga, senza vuoto lasciarvi -mai, e questo chiami felicità suprema e massimo -piacer della vita. In quanto a me, ammirando la -forza invitta di quei filosofi che lo eroismo si -bevvero siccome l'acqua, odo tuttora la voce del -moribondo Bruto, che lagnasi dell'error suo. «Infelice -virtù, esclama egli, oh quanto mi sono ingannato -nel seguirti! Io credea pure che tu -fossi un ente reale, ed in questa convinzione mi -ero attaccato a te stessa; ma ora m'aveggo, che -tu non eri che un nome vano, ed un vano fantasma, -misera preda, e schiava tu pure della -fortuna!» -</p> - -<p> -E Bruto, così desolandosi, era logico; egli era -veramente la vittima di un errore, egli scambiava -il mezzo col fine. La virtù importa sforzo -e violenza; e se questa violenza può riescire di -compiacimento massimo allo intelletto, quando -sovratutto ad alti fini s'ispira, esser non può mai -gioia e piacere a quella parte dell'uomo che trovasi -violentata, epperò è per sè stessa insufficiente -a darci felicità. -</p> - -<p> -È duopo dunque, che noi vediamo nella virtù -un mezzo che ci guida alla conquista del bene, -e non già l'ultimo fine dell'uomo. -</p> - -<p> -Nè crediate già, mie gentili, ch'io così voglia -ridur la virtù ad un mercato, strappandole dal -capo quell'aureola luminosa di cui seppe lo stoicismo -incoronarla per poi presentarla all'umana -schiatta, siccome sola divinità alla quale piegare -il ginocchio ed ardere incenso, mai no; la -virtù deve farsi sublime ed eroica nel vincolo -solidale che legar deve gli uomini d'ogni regione; -laonde il bene universale cerchi e procuri -prima ed a preferenza dello individuale, e -reputi degna ed invidiata mercede al proprio lavoro -il bene altrui. Questo è la logica della virtù -ed il suo eroismo: lo stoicismo è assurdo e follia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -</p> - -<p> -Il gratuito non è degno mai dell'essere razionale, -e non mai indicato, nè tollerato mai dalla -natura, la cui sete continua è l'ordine e l'equilibrio; -epperò l'uomo, che oggi combatte sè stesso -senza prefiggersi a ciò fare un utile scopo, cadrà -domani irremissibilmente, e la sua caduta sarà -tanto più funesta, in quanto che non terrà nessuna -ragione di rialzarsi. -</p> - -<p> -Ma lo scopo, al quale camminano l'umanità e -l'individuo, è egli fatale? — Certo che sì. E questa -fatalità è potentemente espressa dal tormentoso -istinto del progredire, che descrive allo spirito -umano un cammino eternamente ascendentale. -</p> - -<p> -Ora dov'è un istinto, là v'è una legge; dov'è -una legge, là v'è un dovere; dov'è un dovere, là -è tracciato un diritto; questo diritto non essendo -che la legittima pretesa d'ogni essere al possedimento -autonomico, ed al libero esercizio dei -proprii mezzi, da natura diretti al compimento -del fine. — Ed egli è in base a questo concetto, -che la ragione mi presenta, ch'io posso asserire -senza tema d'errare, che là dov'è un diritto senza -dovere, od un dovere senza diritto, là v'è squilibrio -e disordine, donde immoralità, essendo l'uno -rispettivamente all'altro nei rapporti di compito -e d'arnese. -</p> - -<p> -L'essere umano, dotato d'intelligenza e di volontà, -è perciò stesso responsabile, sendogli il -bene ed il male di libera scelta. Tale fu egli da -Dio creato, nè puossi rapirgli questo primo fra -i doni, di cui va altero, senza ledere la legge fondamentale -della virtù, senza uccidere l'ente morale. -Laonde, se l'affermazione di questa legittima -pretesa di ciascun essere al libero esercizio delle -funzioni, che gli fanno raggiungere il suo fine, è -una necessità pratica, noi troviamo poi la ragione -teorica e filosofica del diritto nella facoltà stessa -dell'essere, per cui deve a questa ragione unica, -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -a questa base incontrovertibile d'ogni diritto -ispirarsi ogni filosofia, che aspiri ad imporsi alle -umane generazioni coll'occhio intento al loro -meglio. -</p> - -<p> -Certo non è senza ragione e senza verità, che -molti filosofi cercarono e viddero in Dio la ragione -del diritto, siccome in prima fonte d'ogni -giustizia; ma oltreché il giudizio di Dio non ci -perviene se non attraverso oracoli umani, questi -stessi oracoli, per fralezza di mortale natura, -troppo spesso s'ispirarono ad interessi ed a passioni; -laonde pur ritenere volendo, che in Dio -trovisi ogni diritto siccome necessario autore d'ogni -giustizia, qui come dovunque, deve l'uomo -travagliarsi colla sua ragione, poiché gli è questa -la leva, che Dio gli poneva fra mani a sollevare -ogni ingombro dal suo cammino, a diradarsi dagli -occhi ogni tenebra, a trovare ogni verità. -</p> - -<p> -Procedendo nell'arduo cômpito potrà egli per -avventura trovarsi in faccia colossali edificii, -lavoro di cento secoli, e pur tuttavia su mobile -arena fondamentati; e sentirà fors'anco cadersi -stanche le braccia, e l'anima scoraggiata, di trovarsi -così lungi dalla meta, e vedersi ad ogni -tratto fra piedi lavoro fatale di demolizione. Ma -pure coraggio ed avanti! La leale ricerca della -verità, è guida cortese ed amica, che ci ripone -spontanea sulla via; e lo schietto amor della giustizia -ci porta pei due terzi di cammino. -</p> - -<p> -Il sentimento di giustizia, amo crederlo, trovasi -per lo meno latente in ogni cuor d'uomo; -ma non potendo l'uomo produrre atto morale -senza concorso della volontà, e non potendo -questa essere determinata nella sua azione se -non in forza delle ragioni che lo intelletto le -presenta, così risulta, che l'estrinsecamento del -sentimento di giustizia sia sovente imperfetto, anche -presso uomini di buona volontà; laonde più -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -non deve meravigliare il vedere affermata talora -l'ingiustizia anco là dove gli uomini si furono -accinti di proposito a far della giustizia. -</p> - -<p> -E davvero, se egli è difficile trovare la verità -allora quando una falsa idea ci ha fuorviati, quando -poi trovasi falso od oscuro il punto di partenza, -allora è impossibile moralmente il trovarla. -</p> - -<p> -Epperò la giustizia che ripeteva la ragione -sua da Dio, subiva i moltiformi concetti che le -nazioni si facevano di Dio medesimo; e certo -la giustizia scaturita da Giove non poteva essere -esattamente quella scaturita da Maometto, nè -quella di Brama conciliarsi assai poteva con quella -di Cristo; e sempre il maggiore o minore traviamento -dello intelletto portò con sè frutto funesto -la depravazione del cuore: ed amando anche -l'uomo lealmente la giustizia, come l'avrebbe -egli trovata cercandola allo infuori del suo solo -possibile e vero posto? -</p> - -<p> -La rivelazione di Dio è eterna ed universale -avendola egli incarnata nella natura, per lo che, -non nelle molteplici modalità religiose deve l'uomo -cercare la ragione del suo diritto, ad uniformare -i criterii d'ogni nazione, ed a gettare le solide -basi di un Diritto mondiale; sibbene nella facoltà -insita all'essere umano, che prepotentemente gli -indice il fine cui è vocato, e di cui la facoltà -stessa è mezzo e ragione; ed allora sì, che le -nozioni del diritto e del dovere saranno più lucide -e salde, e non più eternamente oscillanti, ed -esposte alle eventualità che ad ora ad ora minacciano, -spostano e modificano le credenze. -</p> - -<p class="ast">*</p> - -<p> -Ma seguiamo lo svolgimento di queste nozioni -nella coscienza umana; e vediamo, come dapprima -vaghe e latenti, dovessero poscia avvertirsi -e determinarsi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -</p> - -<p> -Queste due nozioni non erano nè necessarie, -nè possibili al primo uomo, il quale, solo in mezzo -al creato, non sentivasi limitato in nessun modo, -per cui non dovettero essere che in progresso -vagamente sentite, poi formulate, quindi più o -meno imperfettamente applicate. Scaturite dapprima -dai bisogni e dai rapporti che il solo spirito -umano è in grado di constatare, in un colle -leggi che li reggono, il filosofo trovò poscia la -loro affermazione meditando sullo scopo della sua -creazione e sui proprii destini; e come vide il -soddisfacimento di quei bisogni in armonia con -quello scopo e con quei destini, vide eziandio -necessità di quel soddisfacimento a raggiungere -il suo fine; e sorse in lui la coscienza del diritto, -cioè, come dicemmo, la legittima pretesa d'ogni -essere, allo sviluppo ed allo esercizio delle sue -facoltà, epperò a tutti quei mezzi che eccitano, -favoriscono e conseguono questo sviluppo e questo -esercizio. -</p> - -<p> -Riconosciuta questa legge, prima ed anzi tutto -nell'essere umano, era impossibile ad ogni logica, -non estenderla a tutta la specie; epperò ogni essere -non può, nè deve, riconoscere altra legittima -limitazione al proprio diritto, che quella necessariamente -stabilita dal diritto altrui, ed ecco la -giustizia. -</p> - -<p> -Chi infatti troverebbe a ridire di quell'uomo -che, trovandosi solo in vasta regione, se l'appropriasse -ed estendesse la proprietà sua illimitatamente, -senza scrupolo? Colui non farebbe che -usare del diritto di proprietà, che il supremo fattore -gli conferiva sulle cose, diritto, d'altronde, -ch'egli divide con altri esseri viventi. Ma se costui, -estendendo la sua proprietà, trova segnati i -confini d'un altra, là egli trova eziandio il confine -del suo diritto nel diritto del suo simile, -ch'egli deve al par del suo proprio rispettare, -siccome basato sulla stessa ragione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -</p> - -<p> -Riconosciuto dall'uomo il fine della sua creazione, -e trovata l'aprezziazione dei mezzi da natura -consociativi, ecco emergere spontaneo il dovere -di applicarli, in proporzione dell'individuale -potenza in vista di quello; epperò necessità di -una sociale organizzazione che a questo principio -si ispiri, ponendo ogni legislazione a propria -base, che tutti i diritti legali esistenti, non esistono -se non in forza di quel primo fondamentale -diritto e per garantirlo, non essendo questo -che lo sviluppo e l'applicazione di quello; laonde -sarà più o meno filosofico il diritto parziale -quanto più vedrassi ispirato, indirizzato e corrispondente -allo scopo finale della esistenza umana. -</p> - -<p> -Non altrimenti, tutti i doveri parziali esistenti, -debbono rivolgersi a raggiungere attivamente il -nostro fine, ed a rispettare e favorire l'altrui attività -allo stesso fine diretta. -</p> - -<p> -Vedo che questa dottrina ci conduce ineluttabilmente -ad un'acerba censura delle nostre istituzioni -e dei nostri costumi, ma ciò non mi -riguarda, non essendomi io mai proposta di trovarmi -d'accordo nè con pochi nè con molti, ma -sentendomi io stessa nel mio pieno diritto, con -quella perfetta coscienza che raccomandavo così -caldamente alle mie lettrici. -</p> - -<p> -Ma qual è dunque l'umano destino, a raggiungere -il quale, di tanti mezzi ha natura l'uomo -arricchito, e di cui fin qui non parlavamo che -vagamente e per sola incidenza? -</p> - -<p> -Egli ci vien insegnato da questi mezzi istessi. -La rivelazione della natura è potente; e non può -disobbedirsi nell'ordine fisico che incontrando il -dolore e la morte, nell'ordine morale che colla -degradazione del contravventore. Analizziamo con -due parole questi mezzi, e la loro potente eloquenza. -</p> - -<p> -La insaziabile curiosità dello spirito superstite -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -al decadimento della materia lo spinge fatalmente -al progresso; essenzialmente socievole, l'uomo è -chiamato all'amor de' suoi simili, donde la solidarietà -e l'associazione, che sono la moltiplicazione -indefinita della sua potenza; dotato di favella, -solo, fra tutta la sterminata serie d'esseri -viventi, questo dono diviene l'affermazione di -quelle vocazioni, per la pronta comunione delle -idee che sì potentemente lo sviluppano, ed utile -e piacer sommo gli procurano nella conversazione -de' suoi simili. Fornito del sentimento di giustizia -e di commiserazione, sentendo bisogno supremo -e tormentoso d'attività materiale e morale, -egli vede nell'applicazione di queste facoltà tracciato -lo scopo della sua vita. Egli deve dunque -lavorare perchè attivo, con lavoro progressivo -perchè istintivamente ansioso di progresso; lavorare -di concerto co' suoi simili perchè socievole; -farsi virtuoso perchè intimamente giusto; e così -sviluppando con assiduo esercizio le sue facoltà, -aggiungersi forza e potenza, coll'occhio fisso alla -perfettibilità materiale, morale, intellettiva; egli -deve in una parola crear l'ordine in sè stesso, -nell'umanità, nel globo, armonizzando i rapporti -coi bisogni, donde il benessere e la felicità, ultima -e necessaria scaturigine della morale e della -sapienza. -</p> - -<p> -Ora, la somma di potenza, che ciascun individuo -porta a questo collettivo lavoro, è sì svariata -ed indipendente da ogni forma esterna, che sfugge -alla più minuta, come alla più lata classificazione. -D'altronde non ci è possibile classificare logicamente -la natura, dacché non ce ne sono note -tutte le leggi; sicché facendolo, arrischieressimo -forte di porre al posto della natura delle ottiche -illusioni, delle erronee prevenzioni, o la deplorevole -risultanza di pessimi sistemi. -</p> - -<p> -Dalla manìa delle classificazioni nacquero le più -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -strazianti ingiustizie che hanno desolato l'umana -progenie, e gli errori più cubitali della filosofia. -Le classificazioni crearono i pregiudizii; i pregiudizii -a loro volta generarono i Paria e gli Iloti; -consigliarono lo sprezzo dello schiavo; suggerirono -false ed inique prevenzioni sulle diverse razze -colorate, che sgraziatamente perdurano presso -molti che fanno anche professione d'intendersi -alla giustizia. Dalle classificazioni donde i pregiudizii, -nacquero gli odii profondi, e le lunghe -ire internazionali, quasi l'uomo che abita l'altra -sponda di un fiume, o l'altro versante di una -montagna, essenzialmente differisca dall'uomo -che abita la prima sponda ed il primo versante. -Ora queste classificazioni vogliono bandirsi, siccome -funeste cause d'isolamento fra gli uomini, -siccome tendenti a ledere il diritto primitivo di -ciascun uomo al giudizio dei proprii mezzi ed -alla libera loro applicazione; siccome prepotenza -che impone leggi alla natura e la sforza e violenta, -con danno dell'individuo e dell'umanità. -</p> - -<p> -Infatti qual classificazione è egli possibile in -faccia alla dimostrazione imperativa dei fatti? -</p> - -<p> -V'hanno criteri i quali, fortissimi nella speculazione -filosofica, sono affatto inetti in qualsiasi -elemento di scienza esatta, e viceversa. -</p> - -<p> -Un artista sublime non saprà fare la più semplice -aritmetica operazione; un tale è campione -nella fisica e nell'astronomia che è affatto insuscettibile -e profano alla filosofia; e sarà quell'altro -un Socrate od un Platone, senza che gli sia -però possibile confezionare due versi. -</p> - -<p> -Nè è più facile, nè più possibile, classificare -nelle loro morali idoneità i due sessi. Si disse -l'uomo è forte, la donna è debole, ma vi hanno -uomini debolissimi e donne fortissime; più, si -educa l'uomo all'attività fisica e morale, e la -donna all'inerzia fisica ed alla passività morale. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -</p> - -<p> -Si disse, l'uomo soverchia la donna in intelligenza, -e la donna supera l'uomo in sentimento. -Sonvi però molti uomini che superano molte -donne in sentimento, e molte donne che superano -molti uomini in intelligenza; più, l'educazione -che si sforza di favorire e di sviluppare la intelligenza -nell'uomo, fa tutto il suo meglio per -isfavorirla ed atrofizzarla nella donna. -</p> - -<p> -Si disse, l'uomo è fatto per l'attività, la donna -per la quiete; è una gratuita asserzione, è una -prevenzione locale. Parlandosi della donna e della -famiglia, dovete aver letto i costumi di pressoché -tutte le nazioni barbariche, che gravano la donna -di tutte le fatiche, e dove le è imposta la massima -attività, mentre gli uomini passano oziando -la vita; più, anche fra noi vediamo i due sessi -sobbarcarsi ad eguali fatiche nelle classi agricole -e manufatturiere. E così via dicendo, quando -vogliansi confondere le risultanze dell'applicazione -dei nostri sistemi, colle leggi della natura -che l'uomo non istudiò mai con ispirito vergine -da criterii preconcetti, coll'animo emancipato -dalla segreta ispirazione degli interessi; noi troveremo -sempre le nostre classificazioni in faccia -a sì sterminato numero d'eccezioni, da persuaderci -essere quelle troppo poco attendibili. -</p> - -<p> -Dalla impossibilità di classificare ne emerge -l'incompetenza d'un arbitrato qualunque a determinare -le funzioni dell'individuo in faccia al lavoro -sociale; e da quella incompetenza ne emerge -a sua volta il diritto spettante all'individuo solo -di determinarsi ad un genere di lavoro, dietro -le attitudini ch'egli sente prepotenti in sè stesso, -donde la varietà delle vocazioni, e la libertà della -scelta dei mezzi ad assecondarle. -</p> - -<p> -Ora, una gran parte delle nullità morali, che -ingombrano l'umana società, non possono ad altro -accagionarsi che a questo incompetente arbitrato -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -che si esercita dall'un individuo sull'altro, e da -tutta la società su tutto un sesso. -</p> - -<p> -Si vollero classificare le morali idoneità dei -sessi, e si vollero assegnare a ciascuno d'essi -funzioni proprie dietro un tipo ideale escogitato -in anticipazione; ma queste diverse attribuzioni -parte scaturirono dalla poesia e dalla immaginazione; -porzione molta è artificiata dalla forza -prepotente dell'educazione, che a tutto riesce sendo -l'essere umano eminentemente educabile: pochissime -fondamentate dall'osservazione. E tutto questo -teorico e gratuito edificio si fece pratico, -senza che uomo si curasse di rilevarne le falsità -e di deplorarne le conseguenze, mentre nessun -filosofo s'attentò mai, ch'io mi sappia, di -trovar differenze di carattere e di idoneità fra -il maschio e la femmina nelle altre specie d'animali, -dal processo della riproduzione all'infuori, -nel quale fatto solo formano serie distinta; nè -mai alcuno sognò di negare forza alla lionessa, o -vietar la preda alla tigre, o di disconoscere nella -volpe gli astuti accorgimenti, o di trovar l'aquila -meno sublime dell'aquilotto. -</p> - -<p class="ast">*</p> - -<p> -È evidente che l'uomo, ignaro tuttavia di molte -leggi naturali, e completamente al buio del concetto -sintetico della creazione, non poteva derivare -le sue classificazioni che dagli interessi suoi -e dalle sue passioni. Egli adunque, con un comodissimo -a priori, stabilì sè stesso centro e fine -dell'universo, ed a sè convergendo gli esseri tutti -e tutte le cose, ne statuì il valore, ne assegnò -le funzioni, ne affermò l'importanza in base all'utile -od al diletto che queste gli arrecavano. -</p> - -<p> -La donna, che gli è così vicina, e nella quale -si giace tanta parte della sua miseria e della -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -sua felicità, dovea necessariamente esser la prima -a subire le conseguenze di un così ingenuo -egoismo. -</p> - -<p> -Riconoscendo perciò l'uomo i vantaggi dell'iniziativa, -volle vedere la donna, passiva più assai -che non l'abbia mai fatta la natura. Avido di -dominio e di signoria, imaginò di trovare in lei, -bella l'umiltà, e perfino la viltà. Avendo scoperta -la superiorità che dà la coltura sull'ignoranza, -trovò buona cosa serbare a sè il privilegio -dell'intelligenza, e vide nell'ignoranza della -donna un vezzo ed un'attrattiva. Amante egli -dell'impero e del comando, si figurò che per la -donna sia gloria l'ubbidire. Cupido di possesso, -si aggiudicò la donna siccome proprietà; e si -persuase dovere la buona moglie credersi seriamente -cosa del marito; e così via di trotto procedendo, -egli trovò d'aversi confezionato un tipo -femminile di tutta sua convenienza, e su questo -tipo elaborò le leggi, i costumi e l'educazione -della donna; e questo è tutto il lavoro che la -filosofia compì rispettivamente alla donna in sessanta -secoli. Nè potrebbe dirsi certamente che -noi calunniamo l'uomo! -</p> - -<p> -Chi non ha letto nell'<i>Ecclesiaste</i> il tipo ideale -femminile che si era creato il più savio degli -uomini? -</p> - -<p> -Chi non ricorda la condotta che S. Paolo comanda -di tenere alla donna (vedi cap. II) della -prima epistola a Timoteo; e (cap. II) della prima -ai Corinti? -</p> - -<p> -Chi non sorride vedendo Rousseau sollecitarsi -che le qualità, i vezzi, e fino le debolezze di -Sofia calzino a cappello coi gusti e la natura -d'Emilio? -</p> - -<p> -E perfino fra i moderni filosofi, che pretendono -alla fama di novatori; non vediamo noi lo spirito -medesimo? Leggo in Auguste Comte che, il <i>comando -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -degrada radicalmente la donna</i>; che una -savia apprezziazione dell'ordine universale farà -comprendere al sesso affettivo, quanto <i>la sommissione -importi alla dignità</i>.... Che il sacerdozio (dell'avvenire) -farà sentire alla donna <i>il merito della -sommissione</i>, sviluppando quest'<i>ammirabile</i> massima -d'Aristotile «la forza primaria della donna -consiste nel superare la difficoltà dell'obbedire» -e l'educazione l'avrà preparata a comprendere, -<i>che ogni dominio</i>, lungi dallo elevarla realmente, -<i>la degrada necessariamente</i>. -</p> - -<p> -Leggo Proudhon, ed a traverso i suoi mille -paradossi, ed alla sua non interrotta serie di contraddizioni, -veggo affacciarsi tratto tratto questi -concetti: Affinchè il tipo femminile conservi le -sue grazie ed i suoi vezzi, deve la donna accettare -la potestà maritale (<i>sic!</i>). L'eguaglianza di -diritti la farebbe odiosa, e trascinerebbe con sè -delle deplorevolissime conseguenze, e, fra le molte -a mo' d'esempio, la piccola bagatella della <i>perdita -del genere umano!!!</i> (Lettrici mie, non ve ne -impressionate di troppo!) -</p> - -<p> -Leggo Michelet ed a traverso torrenti di poesia -e di sentimento, in un impeto d'amore per -la donna egli, la vede fatta <i>dall'uomo e per -l'uomo</i>. Dolente di vederla sofferente e malata -(la donna di Michelet è sempre malata) egli vede -la necessità d'isolarla, di custodirla, di medicarla. -Bambina non conoscerà che le sue poppattole; -maritata, non vedrà che il marito ed i figli; vedova, -gl'infermi e gli orfanelli. E di coltura? Non -se ne parla. Il sapere la invecchia. E di lavoro? -Nessuno. Si romperebbe tutta. D'altronde la manutenzione -della cosa, tocca al proprietario della -cosa. E di funzioni? Non ne è questione. La donna -di Michelet, è una donna che adora suo marito, -che è fatta da lui, che vive per lui, per lui solo, -e che finisce poi probabilmente per morire di congestione -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -al cuore in seguito ad una serie di emozioni -tenere troppo frequenti. -</p> - -<p> -Bisogna confessare che, se l'uomo è egoista, -lo è poi anche senza nessuna velleità, e di tutto -cuore! Non v'è altro commento possibile a siffatte -teorie. -</p> - -<p> -Ora, sia che si neghi alla donna ogni funzione, -sia che le si assegni un lavoro, ella fu sempre fin -qui in balìa dei capricci d'ogni filosofo, il quale -le dà, o le toglie, la eleva, o la abassa, la invita -o lo respinge in base al tipo ideale che ciascun -di loro se ne forma. Ma al dì che corre deve la -filosofia aver capito, che la soluzione di un problema -sociale non può esser nella testa d'un -uomo, ma se ne sta latente nella natura, la -quale non potrà mai rivelarsi fino a che sarà -interrogata coll'animo preoccupato da pregiudizii -o da interessi veri o supposti. -</p> - -<p> -E dico veri o supposti, perchè tutto ciò che è -fuori dell'ordine e del giusto, se può per avventura -favorire un piccolo e precario interesse, deve -però alfine chiarirsi ineluttabilmente incompatibile -ed ostile ai grandi e duraturi interessi dell'individuo -e dell'umanità; per cui, se a mo' d'esempio -oggi trovava assai acconcio il forte il diritto di -conquista, trovandosi domani in faccia un più -poderoso avversario, era pur costretto a confessare -essere ingiusto e precario il diritto della -forza. -</p> - -<p> -Ma questi riflessi sendo stati fatti dall'uomo -un po' tardi, anzi da pochi uomini fatti anco al dì -che corre, ne avvenne che le istituzioni di tutti -i tempi si risentirono di quelle prevenzioni e -pregiudizii a cui accennavamo; ed al tempo in -cui viviamo è pur doloroso dovere confessare -che ancora la forza è in onore, che diritti e doveri -sono più che parzialmente distribuiti, e che -con una logica degna degl'interessi, più assai che -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -della ragione, si aggiunge debolezza al debole -gravandolo di doveri, si aggiunge forza al forte -circondandolo di diritti. -</p> - -<p> -Laddove poi si consideri avere la legislazione -come ogni altra istituzione ormeggiato lo sviluppo -dei popoli ed i procedimenti delle civiltà, -andranno necessariamente crescendo le meraviglie, -trovandoci in grado e necessità di constatare la -universale incoscienza della giustizia. -</p> - -<p> -Ma poteva egli essere altrimenti, dacché la -filosofia non cercò e non istabilì una base generale -di diritto, che soggiogando gl'interessi, ed ispirandosi -ai principii, s'imponesse prepotentemente -alla ragione, e si erigesse a coscienza universale? -Epperò i legislatori, privi di luce ferma e costante -a dirigersi, dovettero meschinamente ispirarsi ad -interessi puri e semplici di luogo e di tempo, -imponendo così all'opera loro il marchio fatale -della caducità. -</p> - -<p> -Infatti veggiamo apparire evidente dalla storia -della legislazione questa enorme lacuna ch'ella -è la nessuna base del diritto, risultando per lo -appunto le istituzioni le voci dei bisogni di un -giorno e di un paese, anziché i logici corollarii -ai un concetto unico e fermo. -</p> - -<p> -Ed invero, in faccia ad una base filosofica del -diritto, che cosa avrebbero significato i diritti -feudali? -</p> - -<p> -Dove si sarebbero fondate la signoria e la schiavitù -personale? -</p> - -<p> -Sopra di che avrebbe potuto giustificarsi la -patria e la marital potestà dei romani, per le -quali la repubblica non riconosceva a cittadini -che i capi di famiglia, non tutelando neppure la -vita e la libertà delli altri membri? -</p> - -<p> -E qual logica analogia troviamo fra la forma -reppubblicana del governo e la forma autocratica -della famiglia romana? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -</p> - -<p> -Ed ai nostri tempi (parlo di paesi civilizzati -e progressisti) che cosa significano, in faccia al -principio filosofico del diritto, l'ostracismo degli -ebrei? -</p> - -<p> -Che cosa, le barriere elevate alla libera associazione -dalla diversità di credenze? -</p> - -<p> -La diseredazione del figlio che ha lasciato la -religione paterna? -</p> - -<p> -La frase comune a molti codici, tolleranza dei -culti? -</p> - -<p> -La schiavitù delle razze colorate? -</p> - -<p> -La soppressione dell'intelligenza e dell'attività -femminile? -</p> - -<p> -L'individuo, vivendo nella famiglia, e nella società, -porta alternativamente in quella le impressioni -ricevute in questa, ed in questa i sentimenti -e le idee in quella assorbite; ed è però sommamente -necessario che l'organizzazione politica armonizzi -coll'organizzazione della famiglia, e lo -spirito stesso e l'eguale indirizzo all'una ed all'altra! -simultaneamente s'imprima. -</p> - -<p> -Senza questa congiura, per dir così, di tutte -le istituzioni contro i facili eccessi delle passioni, -non potrà mai l'uomo informarsi ai precetti della -giustizia, nè mai potrà avvertirne la somma importanza. -L'incoerenza conduce al gratuito, il -gratuito all'arbitrio, l'arbitrio all'egoismo, l'egoismo -all'ingiustizia. -</p> - -<p> -Ma in appoggio di questo mio concetto mi -cadono in acconcio, e vi spiegheranno meglio assai -ch'io non sappia l'importanza di questa coerenza -di principii, le riflessioni del gran Beccaria sullo -spirito delle famiglie, nel suo libro <i>Dei delitti e -delle pene</i>. Ecco le sue parole: -</p> - -<p> -«Quante funeste ed autorizzate ingiustizie furono -approvate dagli uomini anche più illuminati, -ed esercitate anche dalle repubbliche più libere, -per aver considerato la società piuttosto come -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -un'associazione di famiglie che come una unione -d'uomini?» -</p> - -<p> -«Vi siano 12,000 uomini ossia 20,00 famiglie, -ciascuna delle quali sia composta di cinque persone -compresovi il capo che la rappresenta. Se -l'associazione è di famiglie vi saranno 2,000 uomini -ed 8,000 schiavi; se l'associazione è di uomini -vi saranno 10,000 cittadini e nessuno schiavo. -Nel primo caso vi sarà una repubblica, e 2,000 -piccole monarchie; nel secondo lo spirito repubblicano, -non solo spirerà nelle piazze e nelle adunanze -della nazione, ma anche nelle domestiche -mura ove sta così gran parte della felicità e della -miseria degli uomini. -</p> - -<p> -«Nel primo caso, come le leggi ed i costumi -sono l'effetto dei sentimenti abituali dei membri -della repubblica, ossia dei capi di famiglia, lo -spirito monarchico s'introdurrà poco a poco nella -repubblica medesima, e i di lui effetti non saranno -frenati che dagl'interessi opposti di ciascheduno, -ma non già da un sentimento spirante -libertà ed eguaglianza. -</p> - -<p> -«Lo spirito di famiglia è uno spirito di dettaglio -e limitato a piccoli fatti. Lo spirito regolatore -delle repubbliche, padrone dei principii generali, -vede i principii generali e li condensa nelle classi -principali ed importanti al bene della maggior -parte. -</p> - -<p> -«Nella repubblica di famiglia, i figli rimangono -potestà del padre finchè vive, e sono costretti -ad aspettare dalla di lui morte una esistenza -dipendente dalle sole leggi. Avvezzi a piegare e -temere nell'età più verde e vigorosa, quando i -sentimenti sono meno modificati da quei timor -d'esperienza che chiamasi moderazione, come resisteranno -dessi agli ostacoli che il vizio sempre -pone alla virtù, nella languida e cadente età, in -cui anche la disperazione di vederne i frutti si -oppone ai vigorosi cambiamenti? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -</p> - -<p> -«Quando la repubblica è di uomini, allora la -famiglia non ha una subordinazione di <i>comando</i> -ma di contratto, ed i figli, quando l'età li trae -dalla dipendenza di natura, che è quella della -debolezza e del bisogno di protezione e di difesa, -divengono liberi membri della città, e si assoggettano -al padre di famiglia per parteciparne i -vantaggi, come uomini liberi nella grande società. -</p> - -<p> -«Nel primo caso i figli, cioè la più gran parte -e la più utile della nazione sono alla discrezione -del padre: nel secondo non sussiste alcun altro -legame comandato, che quello sacro ed inviolabile -di somministrarsi reciprocamente i necessari soccorsi, -e quello di gratitudine per i beneficii ricevuti, -il quale, non è tanto distrutto dal cuore -umano quanto da una male intesa soggezione -voluta dalle leggi. -</p> - -<p> -«Tali contraddizioni fra le leggi della famiglia -e le leggi fondamentali della repubblica sono una -feconda sorgente d'altre contraddizioni fra la morale -domestica e la pubblica, epperò fanno sorgere -un continuo conflitto nel cuore di ciascun -uomo. La prima morale ispira soggezione e timore, -la seconda, coraggio e libertà; quella, insegna a -ristringere la beneficenza ad un piccol numero di -persone senza spontanea scelta; questa, ad estenderla -ad ogni classe di persone; quella, comanda -un continuo sacrificio di sè stessi ad un idolo -vano che si chiama bene di famiglia, che spesse -volte non è il bene di nessuno che la compone; -questa insegna, di servire ai proprii vantaggi -senza offendere le leggi, ed eccita ad immolarsi -alla patria col premio dell'entusiasmo che previene -l'azione. -</p> - -<p> -«Tali contrasti fanno che gli uomini si sdegnino -di seguire la virtù che trovano inviluppata -e confusa, ed in quella lontananza che nasce dalla -oscurità degli oggetti così fisici che morali». -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -</p> - -<p> -Fin qui Beccaria, e noi facendo plauso alla sua -equità aggiungiamo, che una legislazione, che non -considera a cittadini tutti indipendentemente ed -egualmente i membri della sua società, e non -garantisce a ciascuno i mezzi di perfezionamento -e la libera autonomia, perde il diritto al rispetto -ed alla obbedienza, e dove punisce non esercita -che una fredda violenza; poiché non l'uomo è -fatto per la legge, ma la legge è fatta per l'uomo, -e dove ella non raggiunge il suo bene ed -il suo meglio non ha nessuna ragione d'esistere. -</p> - -<p> -Se la legge vuol essere amata ed obbedita, è -duopo sia tale che ogni cittadino d'ogni età, -d'ogni condizione, d'ogni sesso, vi trovi il suo -conto, e l'affermazione d'ogni giusta libertà, d'ogni -onesto diritto; è duopo ch'ella non crei neppure -alla metà della umana popolazione una condizione, -che assomiglia forte a tutte quelle dalle -quali le nazioni col sangue si sono sottratte. -</p> - -<p> -La donna che, con sagrificio d'oro e di figli, -con tanta forza d'entusiasmo e di devozione, si -è associata nell'opera della politica redenzione -non può certo tollerare per altri secoli la sua -servitù personale. Ella sente che tutte le libertà -e tutti i diritti si danno fraternamente la mano, -epperò come propugnando la libertà della nazione -mostrava di sentire il principio della libertà e -di esser matura alla propria, deve ora, ad essere -coerente e logica, rivendicarla, non potendo lo -spirito pubblico non degenerare se non in quanto -lo fortifichi il privato. -</p> - -<p class="ast">*</p> - -<p> -Dovendo, siccome abbiamo visto, consonare l'organismo -politico coll'organismo interno della famiglia -ad unificare negli uomini il principio della -giustizia, vediamo ora come ciò avvenga ai nostri -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -giorni, in cui l'atmosfera è tutta pregna -delle luminose idee del diritto e dell'eguaglianza, -in cui si mostra dalla pubblica opinione spregiarsi -il brutale diritto della forza; in cui le classi altra -volta peste e conculcate dalla aristocrazia feudale, -forte della divina predilezione, se trovansi tuttora -alle prese colla miseria, più non veggonsi almen -contrastato il diritto naturale e la dignità umana. -Entriamo, dico, nella famiglia, e veggiamo se avvi -analogia fra l'atmosfera esterna e la interna; se -il giovine che rispetta la dignità umana ed il -diritto ingenito nel cenciaiuolo, che incontra per -via, è educato a vederlo anche in sua madre; -se il marito, che rispetta l'autonomia d'ogni vivente, -non guarda per avventura la moglie siccome -<i>cosa</i> e <i>proprietà</i>; se l'uomo, che si crede -obbligato a leali procedimenti verso l'uomo, non -crede forse poter darsi maggior libertà ne' suoi -rapporti colla donna. -</p> - -<p> -Produttrice dei germi fisici, riconducendo continuamente -col suo recondito lavoro la specie al -suo tipo, sola nel lungo e penoso travaglio della -gestazione, sola nella terribile crisi che dà alla -luce l'uomo, fornita sola da natura del solo alimento -conveniente alla sua prima età, estremamente -affettiva, attaccata alla sua fattura colla -fatalità dell'istinto, eminentemente analitica ed -intuitiva, la donna è veramente la creatrice e la -conservatrice della specie. E la natura, ponendo -in tanta evidenza la maternità, non lasciava alcun -dubbio sulla sua legge; cioè, la tutela della -prole è devoluta alla madre, che in tutte le specie -è creazione, conservazione e provvidenza. -</p> - -<p> -Che cos'è la paternità? In faccia alla natura -è un semplice impulso, in faccia alla legge è una -ancor più semplice ipotesi, dovunque e sempre -è ombra e mistero. -</p> - -<p> -Da ciò ne risulta, che se la madre ha sempre diritto -<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> -innegabile al rispètto ed all'amor della prole, -alla quale la natura la indice con evidenza; il -padre non partecipa a questi diritti, se non in -quanto siasi egli stesso incaricato di provare al -figlio la paternità sua, tutti verso di lui compiendo -quei doveri di alimentazione e di educazione -che la ragione gli suggerisce. -</p> - -<p> -Tanto ci insegna semplicissima riflessione sulla -logica dei fatti. Ma gli uomini sono eternamente -inclinati a costruire gli edificii loro sulle ipotesi, -ed anche qui preferirono meglio fondar sull'ipotesi -che sull'evidenza; ed innalzarono la <i>patria -potestà</i> che, come piramide partita da larga base, -col diritto di morte e di vendita sui figli, andiede -in appresso assottigliandosi; ma ne rimane -oggi stesso pur tanto da non lasciarci credere di -troppo posteriori alla antica Roma. -</p> - -<p> -La paternità legale è la prima ragione della -schiavitù della donna. Infatti, perchè fossero duratori -questi rapporti artificiati, era duopo dar -qualche corpo alla ipotesi, qualche esattezza all'induzione. -Da qui la reclusione della donna; e -cessata questa nel modo assoluto colla civiltà dei -tempi, perdura tuttavia nel suo spirito e nel suo -scopo nelle mille limitazioni della sua libertà. -Da qui il diritto di comando, di sorveglianza, il -supremo arbitrio del marito; la signoria dell'uomo -insomma, e la servitù della donna. -</p> - -<p> -Sì, la madre dell'uomo non ha altro diritto -che quello di soffrire per lui, di formarlo del suo -sangue, di nutrirlo del suo latte, di sagrificarsi -completamente, se vuole, ai suoi interessi, e basta. -<i>La legge non riconosce nessuna maternità</i>; ed in -mancanza del padre non ha la madre neppur <i>diritto -di preferenza</i> alla tutela della prole; laonde, -rompendo così la legge ogni legame fra la madre -ed i figli, dà a questi la prima lezione di immoralità -e di ingratitudine, mentre strappa dalla -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -fronte della donna la luminosa e simpatica aureola -della maternità, insegnandole a far poco -conto d'un carattere, ch'altro non può darle che -triboli e spine. -</p> - -<p> -Apro infatti il codice Albertino e trovo, che il -§ 211 dichiara essere i figli sotto la potestà -del padre fino alla loro emancipazione, o se egli -sia morto non emancipato, son essi sotto la potestà -dell'avo paterno. -</p> - -<p> -Col § 212 vieta al figlio di allontanarsi dalla -casa paterna prima dei 25 anni compiti, senza il -permesso del padre. -</p> - -<p> -Il § 215 dà al padre il diritto di far tenere -in arresto il figlio non ancora quadrilustre, sulla -sua semplice domanda. -</p> - -<p> -I § 216 e 217 permettono al padre di chiedere -la detenzione del figlio per sei mesi, purché -sia quatrilustre e fino a 25 anni inclusivi. Nell'uno -e nell'altro caso non gli è imposta nessuna -formalità o scrittura giudiziaria. L'ordine d'arresto -sarà spiccato in iscritto senza essere neppur -motivato. -</p> - -<p> -Ecco una potestà discretamente romana, e nella -quale si dispone in tutti i sensi di una creatura -umana senza neppure supporle una madre, la -quale non ha in tutto ciò nemmeno un voto consultivo. -</p> - -<p> -Ma la madre non è ella almeno una limitazione -del patrio diritto in forza del diritto incontestabile -e solenne che le dà la natura, che -affida la prole alle sue cure, e non a quelle del -padre? -</p> - -<p> -Signore no. <i>La madre legittima non esiste</i>; e -se qualche cosa può limitare la patria potestà -sul figlio, non sarà mai la madre, bensì la <i>proprietà</i>; -e non sarà questo il solo caso in cui vedremo -la legge fare assai più stima della proprietà -che della persona, principalmente se questa -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -persona è una donna; ed eccone la prova nel -§ 220... «se il figlio ha beni proprii ed esercita -una professione, non potrà aver luogo il di lui -arresto se non mediante istanza nella forma prescritta -nell'articolo 216, quand'anco il figlio non -fosse giunto all'età d'anni 16». -</p> - -<p> -Ma la madre non ha essa mai in nessun caso -dei diritti sulla prole? -</p> - -<p> -Oh sì; ma la legge nel concederli non riconosce -già, nè apprezza il suo carattere materno -ed il natural diritto che ne conseguita, ma rispetta -e riconosce esclusivamente la volontà del -defunto consorte. Il padre ha il diritto di nominare -un tutore ai figli soggetti alla sua potestà; -lo stesso diritto, compete all'avo sui nipoti soggetti -alla sua potestà (§ 245). -</p> - -<p> -§ 246. Se il padre o l'avo, rispettivamente come -sopra, avrà nominato la madre tutrice, potrà destinarle -un consulente speciale, <i>senza il cui parere -ella non possa fare alcun atto relativo alla -tutela</i>. -</p> - -<p> -La madre adunque non può esser tutrice, se -non nominata tale per esplicita volontà di chi -dovrebbe da lei ricevere un tale mandato, secondo -ragion naturale; essendo a lei sola possibile l'indicare -con certezza a chi competa; più, l'azione -sua è così totalmente invalidata che il nome di -tutrice diviene una derisione. -</p> - -<p> -Vedete infatti come la legge quando vuole s'intenda -benissimo alle limitazioni. -</p> - -<p> -Epperò potrà la madre fare arrestare il figlio -non soggetto alla potestà dell'avo, <i>ma</i> purché vi -concorra l'assenso di due prossimi parenti <i>paterni</i> -(§ 221); e nel caso che manchi l'assenso dei parenti -richiesto dal § 221, supplisce l'art. 223, -raccomandando al prefetto di <i>supplire con quelle -maggiori informazioni</i> che crederà del caso. -</p> - -<p> -Può la madre tutrice, nel caso di morte, eleggere -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -un tutore ai suoi figli minori, <i>ma</i> la sua -elezione dovrà essere confermata dal consiglio di -famiglia (§ 248). -</p> - -<p> -Se la madre tutrice vorrà rimaritarsi dovrà, -prima del matrimonio, far convocare il consiglio -di famiglia, il quale deciderà se la tutela debba -esserle conservata. -</p> - -<p> -In mancanza di questa convocazione, essa perderà -di pien diritto la tutela, ed il suo nuovo -marito sarà solidariamente responsabile della tutela -esercitata dalla madre per lo passato (!!?), -ed in appresso indebitamente conservata (§ 253). -</p> - -<p> -(Mi dispenso dal commentare questo paragrafo, -non sentendomi capace di scrutare il profondo -abisso della mente del legislatore). -</p> - -<p> -Quando la madre conserva la tutela, o vi sarà -stata riammessa, il consiglio di famiglia le darà -<i>necessariamente</i> a contutore il secondo marito, il -quale diverrà solidariamente responsabile unitamente -alla moglie, dell'amministrazione posteriore -al matrimonio (§ 254). -</p> - -<p> -Come ognun vede, un patrigno ed una madre -rispettivamente alla prole, nel sentimento del legislatore, -sono equivalenti. -</p> - -<p> -La legge però, con una tenerezza tutta parziale -per la madre, le accorda un diritto che se -oltraggia la natura, ed è per la donna una lezione -immorale, sente però in compenso una condiscendenza -tutta cavalleresca. Coll'art. 252 non -vuole che si obblighi la madre ad accettare la -tutela dei suoi figli, e s'accontenta che ella ne -adempia i doveri fino alla nomina di un tutore. -</p> - -<p> -Del resto poi, in difetto dei genitori o di un -tutore esplicitamente eletto colle forme volute, -la tutela spetterà all'avo paterno, in difetto di -questo all'avo materno, e collo stesso ordine risalendo -la linea ascendentale, deve sempre preferirsi -al materno il paterno (§ 257). -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -</p> - -<p> -Quando poi concorrano alla tutela due bisavoli -della linea materna, questi, subendo solidariamente -colla madre lo spregio della legge per lei, -vengono abbandonati all'arbitrio del consiglio di -famiglia, che eleggerà fra i due (§ 259). -</p> - -<p> -Ed ecco come la legge onora il carattere materno! -Ella non suppone neppure spontaneamente -che la madre sia capace di tutelare i suoi figli -(chè in quanto a diritto ne è ben raro questione -quando degna occuparsi della donna). Ella accetta -la decisione del marito defunto, o dell'avo, o del -bisavo, che tutti camminano innanzi alla madre, e -la tollera tutrice, purché però a sua volta tutelata. -Nell'azione sua la madre tutrice inciampa -ad ogni passo nei meticolosi <i>se</i> e <i>ma</i> del leguleio. -Fra lei ed il suo pupillo la legge pone -costantemente od il consulente speciale, od il -consiglio di famiglia, o i due prossimi parenti, -o le informazioni del prefetto. -</p> - -<p> -Ed ecco in qual modo la legge sa appoggiare -i suoi stessi precetti! Davanti alla disistima che -voi fate della maternità, davanti alla sanzione -della materna incapacità che voi suggellate ad -ogni paragrafo dei vostri codici, davanti alla -spogliazione d'ogni diritto primitivo ed ingenito -sulla persona della donna madre, chè cosa significa, -di grazia, o legislatori, quell'art. 210 nel -quale dite al figlio; «in qualunque età, stato e -condizione ti trovi, onora e rispetta i tuoi genitori?» -</p> - -<p> -Dite da senno, signori miei? E chi sono i <i>vostri</i> -genitori? Voi certo intendete il padre, l'avolo, il -bisavolo, e l'arcavolo paterno, non già la madre, -che non vedo che in rapporti indirettissimi e fortuiti -con questi figli, dei quali si dispone in ogni -verso senza nessuno intervento suo. -</p> - -<p> -L'allievo dei vostri codici non conosce sua -madre! Ella non è, e non può essere per lui che -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -un oggetto di erudizione, una miseria, una incapacità -incarnata; e se, volgendo lo sguardo sulla -civil società, vedrò ancora talvolta ascoltata la -voce potente della natura, ed onorata in qualche -parte la maternità, dovrò esclamare: <i>a cattive -leggi, uomini migliori!</i> -</p> - -<p> -Se non che il disdegno, che i codici mostrano -per la donna, non è che uno dei corollarii di -quel principio così lucidamente impugnato dal -Beccaria, che cioè, quel legislatore che considera -la società come una associazione di famiglie, non -deve necessariamente riconoscere a membri attivi -che i capi di esse, e lasciar gli altri tutti -nell'ombra ed in balìa del capo, sopprimendo -così ogni diritto ingenito, sul quale si eleva prepotente -il diritto parziale. -</p> - -<p class="ast">*</p> - -<p> -Se la legge tratta così la donna che, pel venerando -carattere materno, si presenta all'uomo -coll'autorità della causa sopra lo effetto suo; non -è più a meravigliare che affatto la cancelli dal -novero delle unità nei rapporti coniugali. -</p> - -<p> -Il marito legale è per la donna la evirazione -intellettuale, la minorità perpetua, lo annichilamento -della sua personalità. -</p> - -<p> -Infatti, se la donna è qualche cosa davanti alla -legge, lo è quando è maggiore e libera; che, sebbene -il legislatore tiri giù per conto suo dei tagli -cesarei attraverso i diritti competenti a ciascun -membro della civil società, la lascia almeno padrona -di sè stessa, e le suppone la capacità di -amministrarsi. Ma si marita essa? Da quel momento -ella diviene incapace e minore, perde col -suo nome anche la proprietà di sè medesima, -e vi sfido a trovarmi un atto legale ch'ella possa -fare senza il consenso del marito. Ma lasciam -parlare la legge. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -</p> - -<p> -Riapro il codice sardo ove tratta dei rispettivi -diritti e doveri dei coniugi, e trovo al § 125: -«I coniugi hanno il dovere di reciproca fedeltà, -soccorso ed assistenza». -</p> - -<p> -Senz'altro va ad essere un paradiso terrestre! -si tratta di una perfetta eguaglianza! Di una -completa fraternità! È il matrimonio tipico! È -l'ideale del coniugio! È l'androgino umanitario -che fonde due esseri in una sola unità! Adagio, -vediamo come s'intendono di reciprocanza e mutualità -i nostri legislatori. -</p> - -<p> -§ 126. «Il marito è in dovere di proteggere -la moglie, la moglie di obbedire al marito». Ecco -i primi albori della reciprocanza legale; discutiamoli -un momento. -</p> - -<p> -Chè cosa sia la protezione che il marito deve -alla moglie; qual logica analogia ella abbia coi -costumi d'una civil società; qual fatica costi al -marito questo fantasma di dovere, non si saprebbe -definir veramente, circondati come siamo da leggi -ed agenti d'ordine pubblico. Egli lavora siccome -un re, i cui ministri fanno tutto, ed al quale pur -tuttavia i beati popoli governati debbono innalzare -inni di riconoscenza e d'ammirazione. Così la -moglie vive sicura all'ombra della protezione maritale -esattamente come viveva sicura sotto l'egida -dei provvedimenti di pubblica sicurezza, il -giorno prima d'aver aquistato il protettore. -</p> - -<p> -Ma niuno forse ardirà toccare alla moglie per -timor del marito? -</p> - -<p> -Vi domando scusa. È più che dimostrato, che -tutti i delitti sono possibili. -</p> - -<p> -Ma nel caso che la moglie venga insultata, -sarà per lo meno dal marito vendicata? -</p> - -<p> -Neppure. La giustizia personale è vietata; essa -è fatta esclusivamente delle leggi. Il legislatore, -che prescindesse da questo principio fondamentale -d'ordine pubblico, esporrebbe la sua società a terribili -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -disordini e distruggerebbe la sicurezza personale. -</p> - -<p> -Chè cosa intende adunque la legge nello imporre -al marito questa protezione? -</p> - -<p> -Intende di gravare il marito di un dovere, ma -di un dovere da marito; tuttochè illusorio, però le -serve per giustificare tutti i diritti di cui vuole -circondarlo. Dichiarato protettore, epperò responsabile, -ogni misura, od intorno o sopra il suo -protetto, divien logica ed equa, e la legge ha -ribadito così l'arbitrio maritale. -</p> - -<p> -Quella legge stessa però così vaga, così laconica, -così speciosa sui doveri del marito, è quella -stessa che sa molto bene determinarsi, amplificarsi -e dimostrarsi nei doveri della moglie; e -per primo le impone obbedienza, senza assegnare -a questa obbedienza limite o confine, cosicchè, in -faccia a tanta completa passività imposta alla -metà della popolazione, io non so più chè cosa -si voglia intendere il legislatore, dichiarando irrito -e nullo ogni contratto, che stipuli l'alienazione -personale. -</p> - -<p> -Ed invero, un rapido sguardo ai doveri della -moglie ed ai diritti del marito, basterà per toglierci -alla taccia d'esagerazione. Veniamo perciò -ai logici corollarii della illimitata obbedienza. -</p> - -<p> -§ 127. La moglie è obbligata ad abitar col -marito, ed a seguirlo <i>dovunque</i> egli crede opportuno -di stabilire la sua residenza. (Notate ch'egli -<i>solo</i> giudica dell'opportunità locale del suo domicilio). -</p> - -<p> -§ 128. La moglie deve concorrere al mantenimento -del marito, quando egli non ne abbia i -mezzi bastanti. -</p> - -<p> -§ 129. La moglie non può stare in giudizio -senza il consenso del marito. Se questi non voglia -o non possa prestarlo, il Tribunale può autorizzarla. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -</p> - -<p> -Notisi, che v'ha però un caso, nel quale può -stare in giudizio senza il consenso del marito, -e questo caso eccezionale, benchè assai logico e -giusto, non è fatto per portar luce sull'astruso -problema della protezione maritale; quando cioè è -inseguita dalla legge per delitti o contravvenzioni. -</p> - -<p> -§ 130. La moglie non può donare, nè alienare, -nè ipotecare, nè aquistare a titolo sia gratuito -sia oneroso, nè obbligarsi per nessuno degli atti -eccedenti la semplice amministrazione, senza che -il marito, personalmente od in iscritto, presti a -ciascun atto il suo consenso. -</p> - -<p> -Dopo tutto ciò non sarà soverchio notificare -alle mie giovinette lettrici, che la legge ammette -anche nella donna il <i>diritto di proprietà</i>, tutto che, -questi paragrafi non siano fatti per farlo credere. -</p> - -<p> -Nel § 137, la legge si mette una mano al -cuore, e prova un palpito d'incertezza e d'apprensione -pel marito. Egli lo vede circondato da -pericoli e superchierie, e si trova in dovere di -proteggere e tutelare il forte contro i verosimili -eccessi del debole; epperò pone per lui le mani -avanti e decreta in anticipazione che «l'autorizzazione -od il consenso in genere, non sono validi, -ancorchè stipulati nel contratto di matrimonio». -</p> - -<p> -Coll'articolo 139 poi, la legge ridona alla -donna il <i>diritto pratico</i> di proprietà, riconosce -per un'ora di tempo la sua autonomia, permettendole -di fare il suo testamento, senza autorizzazione -o consenso del marito. Confessiamo che -la legge è generosa, peccato che sia un po' tardi! -</p> - -<p class="ast">*</p> - -<p> -Che il vedovo marito si crucci o meno, per -il decesso della sua consorte, che più o meno -presto la scordi, poco importa alla legge; ma -ciò che le sta a cuore sommamente si è, che la -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -vedova non troppo facilmente si consoli del perduto -protettore, ed a ciò efficacemente provvede -nel § 145, dov'è disposto che «la vedova, contraendo -nuove nozze, prima che siano trascorsi -dieci mesi dopo la morte del marito, incorre nella -<i>pena</i> della perdita di tutti i lucri nuziali stabiliti -dalla legge, o stipulati col primo marito, non -che di tutte le liberalità, che a lei fossero pervenute -dal medesimo». -</p> - -<p> -Notisi che quel vocabolo <i>pena</i>, di cui si serve -la legge, supponendo una colpa, dichiara implicitamente -criminose nella donna le seconde nozze; -mentre il vedovo marito, erede della sposa defunta, -è abilitato a scordarla innanzi sera. -</p> - -<p> -Ecco come s'intende la legge alla reciprocanza -ed alla mutualità; ed ecco come ella è coerente -al suo paragrafo 125. -</p> - -<p> -Ovunque vedesi la personalità della donna maritata -affatto eclissata, ella non è che l'ombra -del marito che la invalida, che la assorbe, che -la annichila e dal quale non è emancipata neppur -per la sua morte, non che pel caso di separazione -di corpo e d'abitazione, nel qual caso, -avendo ella la semplice amministrazione de' suoi -beni, non può tuttavia senza il di lui consenso -ed autorizzazione nè alienare, nè obbligare i suoi -beni immobili, nè stare in giudizio per azioni <i>riflettenti -li stessi suoi beni</i>. -</p> - -<p> -Quando si rifletta che, cessata colla legale separazione -la comunanza degli interessi fra i coniugi, -possono questi diritti del marito attraversare -ad ogni tratto gl'interessi della moglie, -subordinati quali sono ad ogni suo capriccio, ben -si vedrà quanto la legge si solleciti del benessere -della donna. -</p> - -<p> -E separata e non separata non può la moglie, -senza consenso ed autorizzazione del marito, accettare -incarico di esecutrice testamentaria; non può -<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> -accettare nessun mandato; non può accettare nessuna -donazione; non può validamente accettare -nessuna eredità; non può assumersi fideiussione; -in una parola, <i>civilmente non esist</i>e. Dove il marito -si rifiuti all'assenso, il Tribunale di prefettura -assume i suoi diritti, e conferma il rifiuto di lui, -oppur prescinde secondo che gli pare; e questa -specie di difesa, che la donna ripete dalla legge -che controlla il rifiuto del marito, non è che un -incoerenza di più in faccia al suo spirito, una -oscurità di più ch'ella apporta a quell'oscuro -<i>busillis</i> che è la protezione maritale, un fatto di -più che prova alla donna sposa, ch'ella è sempre -minore od interdetta. -</p> - -<p> -Se non che, potrebbero per avventura, questi -esorbitanti diritti maritali, se non certo giustificarsi, -almeno spiegarsi sopra ciò, che, dovendo -il consorte nutrirla, in caso di dissipazione ella -cadrebbe a tutto suo carico. Ma, signori no, anche -qui la legge ha provvisto per non aver ragione, -col sopraccitato paragrafo 128, nel quale -é disposto che, «la moglie debba alimentare -il marito, quando egli non ne abbia i mezzi bastanti» -per cui, soggiacendo ambedue allo stesso -peso, qui, come dovunque, la legge si sollecita -affinchè non vi soccomba che il debole. Il marito -perciò potrà sciupare i beni suoi e quelli -della consorte, ch'egli solo amministra senza controllo, -eppoi dovrà esserne alimentato. -</p> - -<p> -Cosicché riassumendomi, abbia il marito torto -o ragione, sia egli o non sia in buon accordo colla -moglie, sia egli onesto od immorale, sia egli accorto -e prudente, oppure stupido od incapace, -la legge ha già deciso in anticipazione, che il -matrimonio deve produrre nella donna l'evirazione -delle sue facoltà; per cui deve divenire -essenzialmente incapace, mentre nel marito deve -aggiungere onestà ed intelletto, senza eccezioni -e senza limitazioni. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -</p> - -<p> -Ma se la legge fatta dall'uomo, è necessariamente -altresì fatta per l'uomo, essendogli pressoché -impossibile astrarre dal personale interesse; -per lo meno, essendo la morale una, ed inalterabile, -saranno in caso di contravvenzione strettamente -pareggiati nella penalità? -</p> - -<p> -Ciò non potrebbe essere, senza che la legge -cadesse in una delle più grosse incoerenze. Distribuiti -parzialmente i doveri, ne risulta una disparità -di situazione, donde relativa dev'essere -la colpa, epperò relativo il castigo. -</p> - -<p> -Il § 486 del Codice penale, decreta che «la -moglie, convinta d'adulterio, sarà punita col carcere, -non minore di tre mesi, estensibile a due -anni»; e che «il marito convinto di concubinato, -sarà punito col carcere da tre mesi a due anni». -</p> - -<p> -Per quanto giusta vi sembri questa disposizione -non v'andate a credere, che stabilisca almeno in -un punto un po' d'eguaglianza. La legge ha trovato -modo di sciogliere il marito da ogni pericolo, -e togliere alla moglie ogni diritto di querela -coi § 482 e 483, dichiarando che, la moglie -può essere adultera dapertutto, mentre il marito -non lo è, per lei, che quando si abbia tenuto la -concubina sotto il tetto coniugale. -</p> - -<p> -Ma forse che la legge ha così disposto nella -impossibilità di constatare più chiaramente il -concubinaggio per parte del marito? Domando -scusa. -</p> - -<p> -Quando la legge ammette la sorpresa in flagrante, -dovunque, contro la moglie, non v'ha -equità che possa vietare sul conto del marito la -stessa ipotesi. Più, se contro la moglie, la legge -ammette prove risultanti da lettere o carte dal -complice scritte; non si vede equa ragione, per -la quale le prove reputate legali contro la -donna, non si reputino egualmente legali contro -il marito. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -</p> - -<p> -La legge considera ella nell'adulterio l'offesa -al diritto coniugale? Or bene, questa davanti alla -natura, davanti all'equità, davanti al suo medesimo -§ 125 è la stessa in ambo i coniugi. — O -considera dessa le conseguenze? Allora l'elemento -eterogeneo, che l'adulterio della donna -arrischia d'introdurre nella famiglia del marito, -è quello stesso, che il marito porta in un'altra -famiglia; con quella maggior reità, che porta con -sè davanti ad ogni sano criterio e davanti allo -stesso codice penale, la provocazione e l'iniziativa. -Più, il marito amministrando solo, le sostanze -sue e della moglie, più funeste sotto ogni -aspetto riescir debbono alla famiglia i suoi disordini. -Egli può detrarre il patrimonio dei figli, egli -può spogliare la moglie, per arricchire l'amica. -</p> - -<p> -Finalmente, giudicate da ciò, se il codice divide -il pregiudizio degli onesti che la morale sia una, -e quanto si solleciti d'essere seco stesso coerente -ricordandovi dell'edificante § 125, al quale or ora -accennavo: «I coniugi hanno <i>dovere di reciproca -fedeltà</i>». -</p> - -<p> -Ma dandosi il caso che un uomo, nel quale il -sentimento d'equità predomini lo innato egoismo, -e porti alla sua sposa riverenza, siccome ad essere -umano, ed in lei però considerando l'ingenito -principio del diritto, non dipende egli dalla sua -ragione, dal suo cuore, dalla sua volontà il riabilitarla, -deponendo spontaneo i non equi diritti? -</p> - -<p> -Rispondo. Sapete voi come, i legislatori della -Carolina del sud, impediscono gli assembramenti -delli schiavi neri, la loro istruzione e la loro privata -industria, che padroni coscienziosi potrebbero -favorire con animo di avviarli all'emancipazione, -il qual risultato sembra a quei signori un <i>notevole -inconveniente</i>? Punisce insieme il padrone e -lo schiavo. -</p> - -<p> -Con poche varianti il nostro codice, prevedendo -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -questo caso appunto, che il marito possa voler -riabilitare la sua compagna, dichiara anticipatamente -nel § 1509, che gli sposi, nel loro contratto, -non possono in alcun modo derogare ai -<i>diritti risultanti sopra la moglie dall'autorità maritale</i>, -ecc., e nel § 1511, avverte, che è egualmente -vietato agli sposi di stipulare in modo generico, -che il loro matrimonio verrà regolato da -alcune delle leggi, statuti, consuetudini che non -siano attualmente in vigore in questi Stati, e ciò -tutto, <i>sotto la responsabilità del notaio, che incorrerà -in una pena od anche nella deposizione -della carica</i>. -</p> - -<p class="ast">*</p> - -<p> -Si può contrarre matrimonio sotto diverse forme -di regime, ben inteso, che queste modificazioni -non riguardano che la proprietà, restando in tutto -e sempre la persona della moglie completamente -alienata. -</p> - -<p> -E per primo, v'ha il regime della comunione -dei beni, nel quale s'intende coniugato chiunque -non abbia fatto convenzioni speciali; v'ha il regime -della separazione dei beni; v'ha il regime -dotale. -</p> - -<p> -Nel primo l'amministrazione dei beni comuni -è devoluta al marito <i>solo</i>; i quali beni si compongono -di tutti i mobili ed immobili, frutti ed -interessi d'ogni natura, acquisiti anche dopo il -matrimonio. -</p> - -<p> -Oltre il diritto di amministrare, egli solo può -stare in giudizio per azioni riflettenti i beni della -comunione. -</p> - -<p> -Egli può inoltre vendere, alienare, ipotecare -questi beni senza concorso della moglie, non essendo -richiesto il suo esplicito consenso, per la -legale validità d'ognuno di questi atti. -</p> - -<p> -Ora, laddove si consideri che se abbia la donna -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -posto dei beni in comunione, o col proprio censo, -o col proprio personale lavoro, o col lento e penoso -risparmio, deve pur sempre stendere al -marito la mano per averne in tutto od in parte -ciò che vuole ogni equità le sia dovuto, fortunata -ancora se una cattiva amministrazione del marito, -od i debiti da lui incorsi, od i suoi vizii e -disordini non l'hanno spogliata di tutto, vedrassi -chiaramente quanto un simile regime sconvenga -alla donna. -</p> - -<p> -Nel popolo, i cui matrimonii si fanno senza -contratto generalmente, non è raro vedere un -marito beone, brutale, o giuocatore, sciupare in -assidue gozzoviglie il più che modesto mobiliare -raccolto della misera consorte, colle lunghe notti -vegliate nel lavoro, o con indicibili economie, che -spesso le costarono la salute. -</p> - -<p> -Bisogna perciò persuadere le donne del popolo -a fare un contratto nuziale, ed a voi tocca, signore -mie, ad accorrere in soccorso della loro -improvvida ignoranza, in nome di quel vincolo -solidale che unir deve la donna di tutti i ranghi -sociali, poiché tutte sono egualmente oppresse -dalle istituzioni; e passiamo ora a vedere come -la legge tratta la donna nel contratto. -</p> - -<p> -Un secondo regime matrimoniale è il regime -dotale. I beni dotali debbono esplicitamente dichiararsi -tali; tutti gli altri sono detti parafernali -o estradotali. -</p> - -<p> -I beni dotali sono inalienabili in regola generale. -Il marito solo li amministra; i frutti sono -destinati a concorrere al peso delle spese domestiche. -</p> - -<p> -La moglie può ricevere annualmente sopra sua -semplice quietanza una parte delle rendite di -essa dote, dietro esplicita convenzione nel contratto -di nozze. -</p> - -<p> -Un terzo regime è la separazione dei beni. In -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -questo caso la moglie ha il dominio non solo, -ma anche l'amministrazione de' suoi beni parafernali, -uniformandosi, in quanto all'esercizio dei -suoi diritti, alle restrizioni citate più sopra, che -la riducono all'impotenza d'ogni atto legale senza -consenso esplicitamente prestato dal marito, od -in caso di suo rifiuto, dal tribunale. -</p> - -<p> -Come ognun vede, la donna, in qualunque regime -coniugale, è <i>schiava</i> o <i>minore</i>. -</p> - -<p> -Per avere un diritto materno, ella non dovrebbe -esser madre che di prole illegale, e per -avere il reale possesso di sè stessa e delle cose -sue, mai non dovrebbe piegare il collo al giogo -del matrimonio; e così facendo ella non farebbe -che ridurre a pratica le immorali lezioni, che le -dà il codice con tanta eloquenza; donde poi la -corrutela massima dei costumi; la origine incerta -delle famiglie; la moltiplicazione allo infinito degli -orfani e degli esposti, non potendo la donna, -priva del diritto industriale, bastare all'alimentazione -di numerosa prole; e ci darebbe così, delle -generazioni degenerate dal punto di vista fisico, -depravate, dal punto di vista morale, miserabili, -dal punto di vista economico, e dal punto di veduta -politico, terribile ed eterna minaccia all'organismo -sociale. -</p> - -<p> -Se le cose, la Dio mercè, non sono ancora a -questo punto (benché i grandi centri già mostrino -prepotenti gli elementi, che vi ci debbono -condurre più o meno presto, se non si pensa al -riparo), gli è perchè, e unicamente perchè, l'umanità, -migliore assai delle demoralizzatrici legislazioni -che la reggono, nell'intima vita delle -famiglie non applica e non osserva le leggi. Egli -è perchè generalmente la donna, più morale assai -che non la vorrebbero i codici, preferisce incatenare -sè stessa e le sue sostanze, e piegare -il collo sotto il giogo che vede e sente iniquo -<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> -ed ingiusto, perchè, ed unicamente perchè, le -guarentisce un po' d'onore; quell'onore che la -legge non cura e calpesta, dando al marito il diritto -di disconoscere il figlio; ed indulgente quale -ell'è alle seduzioni, le cui conseguenze abbandona -tutte intere al debole che tiene nell'ignoranza, -e perdona al forte che istruisce, e che non vuol -manco conoscere — § 185. Le indagini sulla -paternità non sono ammesse — § 186. Le indagini -sulla maternità sono ammesse. -</p> - -<p> -Questi due paragrafi fanno sorgere spontanea -più d'una riflessione. -</p> - -<p> -L'egregio professore Albini, ne' suoi <i>Principii -della filosofia del diritto</i>, ammette il diritto d'educazione -dei figli siccome diritto non solo morale, -ma anche giuridico — (§ 92 e 65). Più lungi egli -vede nel padre solo le attitudini fisiche e morali, -che ne fanno il necessario capo della famiglia; e -su queste attitudini egli fonda la patria potestà, e -con lui la legge, ch'egli ormeggia riverentemente, -permettendosi talora delle timidissime osservazioni. -</p> - -<p> -Ma se la legge è davvero convinta, che il padre -solo basti a reggere la famiglia, e provvedere -i figli materialmente e moralmente, secondo -è diritto loro <i>morale</i> e <i>giuridico</i>, epperò si crede -in obbligo di circondare il padre di tanta autorità, -come dunque, smentendo a sè stessa, abbandona -alla madre sola la prole naturale, col vietare -la ricerca della paternità? O la legge adunque -non crede necessaria tutta l'autorità di cui -circonda il padre, o non crede la madre incapace, -come sempre l'afferma, ma anzi assai più -atta del padre, dacché le dà lo stesso cômpito senza -gli stessi mezzi, o che disconosce nel figlio naturale -il <i>diritto morale</i> e <i>giuridico</i>, che il professore -Albini vede così lucidamente servir di base -alla patria potestà. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> -</p> - -<p> -Non sarò io certo che mi darò il fastidio di -sgarbugliare questa aruffata matassa di incoerenze. -</p> - -<p class="ast">*</p> - -<p> -Procediamo ora ad un rapido sguardo sulle -condizioni della donna maggiore, vedova o nubile -ch'ella sia. -</p> - -<p> -Libera dai pesi della famiglia, non vincolata -ad ogni ora e momento ai più minuti capricci -d'un consorte, vivendo o della propria industria, -o del proprio censo, non v'ha ragione nessuna -che la debba, in faccia alla legge, inferiorizzare -nei diritti competenti ad ogni cittadino. -</p> - -<p> -Eppure non è così. La legge assume sulla -donna per conto suo una seconda edizione della -patria potestà, e ne limita ad ogni tratto l'autonomia -ed i diritti, con un'aria di sollecitudine -che tutta rivela la sua profonda convinzione dell'incapacità -femminile. Ed a ciò non si accontenta, -ma con patente ingiustizia si dà premura -eziandio di diminuire per lei anche quella porzione -di beni, che l'ordine della natura le assegna, -e vo' dire delle disposizioni della legge nelle -successioni <i>ab intestato</i>. -</p> - -<p> -Il codice Albertino dedica un apposito capitolo -alla consacrazione di questa flagrante ingiustizia, -fondata sul vieto diritto feudale, il quale avea -saputo imaginare, come ognun sa, a maggior bene -e gloria delle famiglie, l'oppressione di tutti i -suoi membri, quale forzatamente coniugato, quale -violentemente monacato, tutti, meno uno, snaturatamente -spogliati. -</p> - -<p> -Ora, nel secolo decimonono, il codice Albertino -conserva fresche fresche le sue velleità feudali, -e fa ancor dell'amore col passato trapassato. -</p> - -<p> -In grazia che l'umanità ha un secolo di più, si -rassegna ad emancipare tutti i suoi membri maschi, -<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> -chè, in quanto ai membri femmine, non c'è mai -premura; ed egli trova d'altronde, che il diritto -scritto fa molto bene d'emanciparsi un po' dal -diritto naturale, troppo più democratico che non -comportino certi interessi; per cui: «Trattandosi -di successione paterna, o di altro ascendente paterno -maschio, la porzione di successione che -spetterebbe alla femmina, o suoi discendenti, eredi -o non della medesima, <i>sarà devoluta, a titolo di -subingresso</i>, e secondo le regole di successione, -<i>ai suoi fratelli germani, o loro discendenti maschi -da maschi</i>, ove esistano; e in difetto di fratelli -germani o loro discendenti maschi, ai fratelli -consanguinei e loro discendenti maschi da maschi -come sopra». -</p> - -<p> -Il § 944 decreta la stessa disposizione riguardo -alla successione d'un fratello germano e consanguineo, -se la donna trovasi qui pure in concorrenza -con maschi, o con loro discendenti maschi -da maschi, come sopra. -</p> - -<p> -Il § 945 conferma la stessa disposizione riguardo -alla successione materna, esclusa sola la -concorrenza dei fratelli consanguinei. -</p> - -<p> -La donna sorella, è l'elemento sul quale fa, assai -generalmente, le sue prime armi la petulanza virile; -e queste disposizioni sembravano fatte per apporre -la legale ratifica a questo comunissimo fatto; -ma, cessato il feudalismo, gli uomini della legge -sentono benissimo di non potere in alcun modo, -non che giustificare, neppure spiegare, non fosse -altro, con ragioni di coerenza siffatta ingiustizia. -D'altronde la dottrina del diritto è oggidì abbastanza -sentita dalla coscienza delle masse, perchè -si possa più oltre procedere in un ordine di -cose ormai divenuto impossibile. Nè ci riconosciamo -noi stessi il diritto di più oltre insistere su questo -proposito, dacché siamo informati, che la commissione -incaricata di rivedere i codici dal Parlamento -<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> -nazionale, ha già compreso questo articolo -fra quelli, ch'esser debbono oggetto di riforma. -</p> - -<p> -Se la pubblica opinione è il movente di questa -riforma, lodiamo altamente il suo tatto politico -dei tempi: se è il sentimento di giustizia, lo lodiamo -ancora più. Si ricordi tuttavia il Parlamento -italiano, che queste anticaglie barbariche, -ed altre ancora, disparvero già da tempo dai -codici delle nazioni, che dall'Italia ricevettero la -civiltà; e faccia però, che più d'una provincia -nel bel paese ripensando alle teutoniche istituzioni -non le rimpianga! -</p> - -<p> -Ma procediamo innanzi nell'esame delle condizioni -della donna maggiore. -</p> - -<p> -Riguardo alla tutela vi sono titoli di dispensa, -titoli di rimozione, titoli d'esclusione. -</p> - -<p> -Va senza dire, che i titoli di dispensa, per -l'uomo sono gloriosi. Essi sono, od un privilegio -annesso alle regie onorificenze, od un'impossibilità -prodotta dalle grandi cariche dello Stato. -Per la donna non è questione di tutto ciò, dappoichè -l'uomo nel suo ingenuo egoismo, e nella -beata convinzione della sua esclusiva eccellenza, -non decreta che a sè stesso titoli e cariche; per -cui la cosa è a riguardo di lei assai più semplificata. -</p> - -<p> -Il titolo di dispensa per la donna è il suo -semplice rifiuto. Notate, che in questo caso non -può essere che la madre od una ascendente. -</p> - -<p> -Il titolo di rimozione è un nuovo matrimonio, -come quello che è sempre destinato a colpir di -paralisi la sua vita morale. -</p> - -<p> -Il titolo d'esclusione in regola generale è per -la donna, l'essere donna. -</p> - -<p> -La donna adunque, anche maggiore, è appena -riputata capace d'amministrarsi; benché nel caso -di certi atti legali, che la riguardano tutta sola, -come a mo' d'esempio l'atto di donazione fra i -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -vivi, sia più inceppata assai che l'uomo. Oltre -all'esplorazione della sua libera volontà, per parte -del prefetto o del giudice di mandamento, debbono -essere sentiti in proposito due parenti della -donante; od in difetto di quelli, due amici della -sua medesima famiglia. Più, delle donazioni, che -non importano l'obbligo d'omologazione, è più ristretto -il numero dei casi per la donna, che non -per gli altri cittadini. Le sue donazioni debbono -tutte corredarsi della ratifica legale, non eccettuate -che quelle fatte nella cerchia della famiglia -e discendenti, a titolo di dote od aumento -di dote. -</p> - -<p> -Esclusa, in regola generale, la donna dalla tutela -ed anzi tutelata eternamente ella stessa, non -deve meravigliare il vederla esclusa dal consiglio -di famiglia, per cui, anche davanti a questo tribunale -intimo, davanti al quale si agitano gl'interessi -più cari al suo cuore, e dove la voce di -una madre, di un'ava, di una sposa e di una -sorella sembra reclamata dalla natura, trovasi -la donna annullata dalla legge. -</p> - -<p> -Non dite più, che la donna è fatta per la famiglia; -che nella famiglia è il suo regno ed il -suo impero! Le son queste poetiche iperboli e -vacue declamazioni, come mille altre di simil -genere. Ella esiste nella famiglia, nella città e -dovunque in faccia ai pesi ed ai doveri; da questi -all'infuori ella non esiste in nessun luogo. -</p> - -<p class="ast">*</p> - -<p> -Partendo dal principio della assoluta nullità -femminile, che la legge afferma nella prima sua -pagina, snaturalizzando la donna, che sposa uno -straniero, lieta si direbbe di trovar plausibile -pretesto a sbarazzarsene, e che sancisce ad ogni -articolo che la riguardi, dovrebbe, ad essere conseguente, -non riconoscerle la responsabilità. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> -</p> - -<p> -Farà egli bisogno di ricordare al legislatore, -che quell'essere è responsabile che porta nell'azione -sua piena intelligenza, perfetta avvertenza -e libera volontà; e che però, quella creatura, alla -quale voi negate la pochissima intelligenza che -basta a saper reggersi dietro la norma de' suoi -stessi materiali interessi, tanto più dev'essere -ottusa nelle nozioni tutte astratte e speculative -del bene e del male, del giusto e dell'iniquo? -</p> - -<p> -In base a questo sillogismo, la cui logica soluzione -si presenta spontanea all'occhio di chiunque, -noi saremmo in diritto di credere, che la donna -è riconosciuta incapace di contravvenzione, epperò -altresì di castigo. -</p> - -<p> -Ma no; la legge che si ispira agli interessi e -non ai principii è condannata per l'ordine fatale -delle idee a contraddirsi. -</p> - -<p> -Leggo nel codice penale, che la donna è dichiarata -a 18 anni perfettamente responsabile di -sè stessa, epperò egli più non si crede in dovere -di rivendicarne l'onore. -</p> - -<p> -Che se nuova, semplice, ignara, come pressoché -tutte le giovinette, delle consacrate immoralità -del codice, crede tuttavia alla santità della -parola ed alla inviolabilità del giuramento e si -lascia sedurre, allora la legge, come la plebe -romana in faccia ad un cadavere sanguinoso, che -rivela un assassino, domanda tenera e sollecita -<i>s'è salvato lo poveretto?</i> Senza pur sognare della -vittima, la legge così si affretta d'informarsi se -la vittima è diciottenne, e trovatala tale tira un -gran fiato, ed accocolandosi ripete soddisfatta, <i>non -è ammessa la ricerca della paternità</i>. -</p> - -<p> -Ma e se la misera giovinetta non trova più -pane neppure a prezzo di penoso lavoro? -</p> - -<p> -Se pesa sopra di lei una farisaica opinione, -che dai codici educata conosce due morali, una -rigida pel debole e pel sedotto, un'altra dolce e -<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> -larghissima pel forte e pel provocatore, chi toglierà -dalla sua giovine fronte quell'angoscioso rossore? -</p> - -<p> -Come potrà, se povera, prender cura del frutto -delle sue viscere che se è dalla legge ripudiato, -ê però accolto e benedetto dalla natura? -</p> - -<p> -Chi? Come? Forse che la legge s'intende a -tutto ciò? L'onore? Ma la legge ha ella mai riconosciuto -un onore? Se ne è ella mai preoccupata? -</p> - -<p> -Mi ricordo ch'ella si è preoccupata delle diffamazioni; -ma avreste voi per avventura la semplicità -di credere che i fatti, che tolgono l'onore, -siano tanto gravi e decisivi quanto le parole che -l'insidiano? -</p> - -<p> -La legge si sollecita della proprietà più che -della persona, delle parole più che dei fatti, quando -degna occuparsi della donna. -</p> - -<p> -Ella si trova l'obbligo di tutelare la sua proprietà -perchè si tratta di limitarla, e fa con lei -della galanteria perchè voglia rinunciare a' suoi -diritti sulla prole; ma non si trova in obbligo -di tutelare la sua persona oltre i 18 anni, e non -crede, per esempio, dovere spingere la galanteria -fino a sottrarla al patibolo. -</p> - -<p> -Il giudice od il prefetto non le troveranno -tanta intelligenza e piena coscienza di sè, da apporre -ad un suo atto la legale sanzione; ma il -rappresentante del pubblico ministero saprà mettere -alla luce del sole così bene il suo ingegno, -la sua finezza, la sua perfetta coscienza nell'azione, -la sua piena responsabilità, che si dovrà -riconoscere il suo pieno diritto a vent'anni di -reclusione. -</p> - -<p> -Che importa alla legge di smentire a sè stessa -ad ogni pagina, ad ogni riga? Ella vi si rassegna, -perchè già sa filosoficamente, che ella è -questa la sorte fatale d'ogni dispotismo, che, -mentre spregia lo schiavo come nullità, fa ogni -sforzo per mantenerlo tale, come partisse da un -criterio diametralmente opposto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> -</p> - -<p> -Ognun sa che la testimonianza dello schiavo -negro non pregiudica il bianco, nè vantaggia sè -stesso; ma quella stessa testimonianza, riputata -fallace od imbecille se diretta a danno dell'oppressore -ed a proprio vantaggio, è però creduta -veridica ed autorevole se rivolta a proprio danno -o de' suoi compagni di sventura. -</p> - -<p> -Quando l'ingiustizia mai non venisse con sè -stessa in contraddizione, quando il diritto offeso -nel suo principio e nella sua ragione non manifestasse -in ogni sua parte profonda lesione alla -logica ed alla giustizia, noi saressimo tentati di -credere che il diritto e la giustizia non sono verità, -che la mente umana delira sulle loro traccie -dietro larve e fantasmi, e che la filosofia non -ha per anco escogitato neppure l'alfa della base -necessaria all'organismo sociale. -</p> - -<p> -Passiamo ora a disaminare le condizioni della -donna in faccia ad altre istituzioni e ad altri diritti. -</p> - -<p> -Dovunque la troveremo martire, dappertutto -la vedremo annichilata od inferiorizzata; pure, -noi lo dichiariamo altamente, a dispetto dei mille -ostacoli e delle cento ingenerose barriere che si -elevano fra lei e la libertà, non disperiamo della -sua sorte e portiamo profonda la fede de' suoi -futuri destini. -</p> - -<p> -Come al popolo, che ha scosso il giogo di secolare -oppressione, guardano ansiose le ancora -oppresse nazioni; così i dolori tuttora spasmodici -della misera umanità, le viete sue piaghe incancrenite, -cercano la donna, che veggono lentamente -svilupparsi dal funebre sudario e scostarsene ad -una ad una le pieghe, che tali sono per lei appunto -le pagine dei nostri codici. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> -</p> - -<h2 id="esclusione">LA DONNA NELL'ESCLUSIONE DEL DIRITTO</h2> -</div> - -<div class="block-r"> -<p> -Tutti (gli uomini) hanno la -stessa natura e gli stessi attributi; -donde nasce per tutti l'identità -dello stesso fine e degli -stessi doveri. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Tamburini</span>, <i>Corso di Filosofia Morale</i>. -</p> -</div> - -<p> -Basato il diritto sulla facoltà, non individuale -ma generale alla natura umana, visto essere il -diritto la legittima pretesa d'ogni essere allo sviluppo -delle facoltà proprie del suo tipo, ed a -tutte compiere le funzioni che gli fanno raggiungere -il suo fine; io non mi dilungherò a -provare, che la donna, essere umano, non ha un -diritto di meno dell'uomo, finchè non usurperà -il sacro nome di diritto il privilegio. -</p> - -<p> -Solo dirò, che i giurisperiti tutti, benchè non -formulandosi nessuna base filosofica di diritto, -tutti però viddero voler giustizia e ragione che -ad ogni essere umano si estenda il diritto; epperò, -non potendo essi in nessun modo negare alla -donna di appartenere all'umanità, venir poi essi -tutti con loro stessi in contraddizione, ogni qualvolta -<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> -li veggiamo porre squilibrio fra l'uomo e -la donna, e così la giustizia ferire con una spada -a due tagli che, mentre nega all'uno il diritto, -accorda all'altro un privilegio. -</p> - -<p> -Gli è perciò che, di tutte le accuse portate -contro la donna allo scopo di giustificare il modo -iniquo, col quale è dalle leggi trattata, non essendo -dalla natura nè dalla ragione sancite ma -dalle sole passioni, nessuna può regger salda davanti -a pochissima osservazione, ed in faccia alla -vera base del diritto. -</p> - -<p> -Si disse: la donna è incapace. -</p> - -<p> -Ma non è possibile negare l'intelligenza di molte -donne più di quel che si possa disconoscere l'imbecillità -di molti uomini. Ma sull'intelligenza -individuale non è basato il diritto. -</p> - -<p> -Si disse; la donna è debole. -</p> - -<p> -Non è possibile negare la forza e la vigoria -di molte donne, come è impossibile negare la gracilità -ed il cronicismo di molti uomini. Ma sulla -forza e sulla sanità non è basato il diritto. -</p> - -<p> -Voi obiettate il genere delle sue funzioni? -</p> - -<p> -È impossibile dimostrare e provare che la -maternità, l'ordine famigliare, sovente l'insegnamento, -il commercio, la produzione industriale, -siano occupazioni meno necessarie e meno nobili, -che quelle dello straccivendolo, dello spazzino, -e della livrea d'anticamera. Ma sulle funzioni -non è basato il diritto. -</p> - -<p> -Forse che la sua speciale organizzazione, che la -fa soggetta a crisi e peripezie, la rende insuscettibile -all'esercizio del diritto? -</p> - -<p> -L'esercizio d'un diritto civile qualunque, non -essendo un facchinaggio, potrà sempre esercitarsi -dalla donna sana, meglio assai che dall'uomo malato, -al quale pur tuttavia non si toglie; il che -prova che sull'organizzazione normale non è basato -il diritto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> -</p> - -<p> -Ma la sua ignoranza, la rende inetta! -</p> - -<p> -Non è possibile negare la coltura di molte -donne, più che non sia possibile di disconoscere -l'ignoranza di molti uomini. Chi è più colto, della -donna che dirige un istituto d'educazione ed il -famiglio che guida ai pascolo i majali? Ma sulla -coltura non è basato il diritto. -</p> - -<p> -Nè si potrebbe obiettare con maggior fortuna, -la protezione che l'uomo esercita sulla donna, -che abbiamo già visto illusoria, e dalla legge -stessa rinnegata ogni qualvolta s'incarica di controllare -il marito e di difendere contro di lui la -donna. Non l'alimentazione, perchè oggidì la -donna contribuisce alle spese della famiglia, sia -colla sua dote, sia col suo censo, sia col lavoro -personale, sicchè la casa che abita non è più -casa maritale, ma coniugale. — In quanto poi -alla donna maggiore, la questione non ha neppure -ragione di posarsi. -</p> - -<p> -Non il mandato, perchè il mandato che il marito -tiene dalla moglie, secondo il regime comune, -è violentato ed imposto dalla legge, il che gli -toglie ogni valore in faccia all'equità. — Anche -questa obiezione, per la donna maggiore, non ha -ragion d'essere. -</p> - -<p> -Non le molteplici cure della famiglia, perchè -non sono queste più assidue che quelle del fabbro -che batte dodici ore al giorno sull'incudine, -del ministro che ha gli affari di tutto un regno, -del soldato che è notte e giorno sotto l'incubo -d'una severa e minuta disciplina. -</p> - -<p> -Per me, come per voi e per tutti, il ballerino -vale la ballerina, il virtuoso la virtuosa, il sarto -val la modista; non vedo differenza fra il merciaio -e la merciaia, fra la fantesca che pulisce -la casa e lo spazzino che scopa la strada, fra il -bifolco che guida l'aratro e la contadina che rimonda -i grani, fra l'operaio che tesse la tela e -<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> -l'operaia che l'ordisce; qual differenza, vedete voi -fra questi, di funzione, di prodotto, di valor personale? -Perchè dunque la ballerina, la virtuosa, -la modista, la merciaia, la fantesca, la contadina -e l'operaia aver non possono i diritti che si stimano -ragionevolissimi e competentissimi al ballerino, -al virtuoso, al sarto, al merciaio, allo spazzino, -al bifolco ed all'operaio? -</p> - -<p> -Se sulle funzioni, sul prodotto, sul valor personale -fosse basato il diritto, ancora non potrebbesi, -senza inconseguenza ed ingiustizia, escluderne -la donna, che funziona, produce, e rappresenta -un valore, come madre, come industriale, come -proprietaria. Ma sopra tutto ciò, non è, non fu -basato il diritto. -</p> - -<p> -Il diritto è fondato sulla facoltà riconosciuta -propria di una data natura; come tale ogni essere -d'ogni specie ha diritti suoi proprii. -</p> - -<p> -Nell'essere umano, se la facoltà non è sviluppata, -ciò non può essere che per un difetto intrinseco, -o per un difetto estrinseco. -</p> - -<p> -Se il difetto è intrinseco, l'individuo è malato, -la sua insuscettibilità sia organica, sia accidentale, -è una anomalia che nulla toglie al principio -del diritto. S'egli non avrà coscienza o potenza -d'esercitare il suo diritto, egli non pur cercherà -di farlo. Così niuno crederebbe doversi spogliare -de' suoi diritti civili l'alienato di mente. Egli -non incorre di fatto che nella sospensione del suo -esercizio. -</p> - -<p> -Od il difetto è estrinseco, e l'individuo è allora -vittima del cattivo mezzo nel quale ha vissuto: -dei provvedimenti che la società, o le persone -della natura, o dalla legge delegate, non hanno -prese per svilupparlo. Anche in questo caso, benchè -di fatto egli non sappia esercitarlo, l'anomalia -nulla può detrarre al principio generale del -diritto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> -</p> - -<p> -Ora queste riflessioni ci portano naturalmente -ad esaminare la donna in faccia al diritto di -educazione e di istruzione, riconosciuto siccome -diritto morale e giuridico. -</p> - -<p class="ast">*</p> - -<p> -Io non dubito punto che, in una società illuminata -ed educata al culto del vero e del giusto, -basti gettare in mezzo un problema che soluto -volga in meglio la sorte di pochi o di molti, -perchè tosto divenga la tesi di simpatia per tutte -le anime generose, e per voi poi, signore colte -e gentili a cui io parlo, un punto fisso di direzione. -</p> - -<p> -Ebbene, la tesi ch'io vi pongo a tutti, è l'educazione -della donna. -</p> - -<p> -La donna ha, come essere umano, diritto <i>morale -e giuridico</i> di educazione e di istruzione. -</p> - -<p> -Più, la proprietà femminile paga imposte al -par della virile; ma siccome lo Stato non ha per -lei educazione pubblica, non scuole tecniche, non -ginnasii, non licei, non università; dunque lo -Stato è colpevole, verso la donna, di furto. -</p> - -<p> -Come proprietaria e contribuente, ha diritto -d'equità, ad educazione assai più solida, ad istruzione -assai più larga, che quella non sia che le -è impartita oggidì. -</p> - -<p> -Ed invero, chi oserebbe asserire che vi sia, al -dì che corre, per la donna un'educazione, quando -non si voglia chiamar tale ciò che in fatti non -lo è; voglio dire la reclusione di quattro, sei, -otto anni in un convento, cioè in un mondo artificiato, -escendo dal quale non si può meglio -dirsi educato, di quel che possa chiamarsi acclimatizzata -una pianta di papiro in una serra -d'Italia? -</p> - -<p> -Chi oserebbe asserire, che v'abbia oggidì per -la donna un'istruzione, quando non si voglia -<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> -chiamar tale ciò che in fatto non lo è, che ci dà, -sotto la frase solenne di studii di perfezionamento, -poco più che i vocaboli delle scienze che non si -insegnano? -</p> - -<p> -Le funzioni dello spirito, dipendendo dallo stato -normale degli organi, siccome appunto destinati -alla estrinsicazione delle facoltà spiritiche, ne -risulta, che lo sviluppo fisico sia un indispensabile -preliminare e coadiutore allo sviluppo morale -ed intellettivo. -</p> - -<p> -Ora, chi oserebbe asserire, che vi sia per la -donna qualche ginnastico esercizio che ne moderi -la pusillanimità; o se non altro aria, moto e giuochi, -tendenti e sufficenti al suo fisico sviluppo nei -suoi istituti e peggio ne' suoi conventi, quando non -si voglia chiamar tale ciò che infetti non lo è; cioè -il breve sollazzo, che goder possono le fanciulle -sotto il severo e meticoloso cipiglio monacale? -</p> - -<p> -Vivendo quasi recluse con poca aria e meno -moto, collo spirito non d'altro pasciuto che di -pochi studii mal assortiti, che altro non sono che -un dirozzamento: informate, o meglio sformate ai -principii, perchè la metafisica loro è somministrata -a larghe dosi in luogo di filosofia: allevate -nel Buddismo più assai che al cristianesimo od -alla ragione: impossibilitate a farsi un sano criterio -per difetto di dati; per formarsi intellettivamente, -moralmente e materialmente, non resta -loro che di dar fine a questo simulacro di educazione, -strano impasto d'elementi impossibili, per -cominciarne un'altra, l'educazione del mondo, -l'educazione dell'esperienza, l'educazione dell'osservazione, -l'educazione insomma della natura; -che se lasciata a sè stessa, procede nulla più che -a passo di testuggine, ha, se non altro, il vantaggio -ed il merito, di mostrar loro gli uomini, -e le cose quali sono, e non ne falsa il criterio, -non ne vincola la ragione, non ne atrofizza -il cuore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> -</p> - -<p> -Qual meraviglia se da siffatta educazione esce -la donna incompatibile colla famiglia; qual meraviglia, -se avvezza al nebuloso linguaggio metafisico, -vi fa gli occhioni sui più semplici dettami -della filosofia, e simile ad un cavallo, che tutto -adombra, freme e raccapriccia di ciò che non -comprende, e s'atterrisce fin della sua ragione? -</p> - -<p> -V'ha poi un altro genere d'educazione per la -donna, cioè un altro estremo peggior del primo, -ed al quale accennavo sul principio di questo lavoro; -il quale, tendendo ad informare la donna -al culto dell'opinione, non la educa già, la <i>adorna</i>, -e la adorna della diafana superficie di molte, e -molto belle cose, ed anzitutto si preoccupa di -darle quei talenti, che la faranno meglio ammirare -e piacere. L'esposizione è ricchissima, ma -non è tale se non perchè tutto il magazzino è -sul davanti. Queste donne non sono fatte per loro, -sono fabbricate ad altrui uso e consumo. -</p> - -<p> -Qual meraviglia se da una siffatta educazione -esce la donna vera nullità e ben tosto demoralizzata; -poiché, dopo aver fatto al mondo il sagrificio -delle sue facoltà, ed aver aspettato da -lui riverentemente la cifra del suo valore, qual -altro avvilimento, qual'altra degradazione le è -impossibile? -</p> - -<p> -E nell'una educazione e nell'altra la donna -non sa che si voglia intendere per progresso, -per libertà, per diritto, per lavoro, per associazione, -per solidarietà, per principii. -</p> - -<p> -Assorta collo spirito in un'atmosfera, che non -è quella del mondo reale, inviluppatavi dal misticismo; -oppure non amando che sè stessa, ed -idolatrandosi sopra ogni cosa, il mondo avvanza -ed ella resta indietro. Vede ella l'agitarsi di tanti -uomini e di tante cose senza nulla capirvi; ode -nelle discussioni frequenti il cozzo di cento idee: -vede nella vita di mille partiti l'urto di contrarii -<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> -interessi; vede combattersi sulla faccia della -terra una titanica lotta; ma il suo spirito, incapace -perfin di parteggiare, non ne è per nulla -curioso; oppur cocciuta conservatrice vorrebbe risuscitare -l'impossibile passato. -</p> - -<p> -Ora così non può, non deve camminare la -cosa! -</p> - -<p> -Legislatori, occupatevi della educazione della -donna! Non vi ostinate nella negazione della giustizia! -Si consultino le sue attitudini, si assecondino -le sue vocazioni e si applichino. Ella vi ha -un <i>diritto morale e giuridico</i>. -</p> - -<p> -Se l'identità del fine tragge con sè identità -di dovere, desso suppone altresì identità d'attitudini. -Ora ciò tutto costituisce un diritto ingenito -ed innegabile, donde un altro diritto, l'applicatone -di queste attitudini educate e sviluppate in -funzioni adequate e corrispondenti: funzioni che -null'altro vieta alla donna che il meschino pregiudizio -d'una lunga abitudine d'esclusione, che -lei intimidisce dallo aspirarvi, e l'uomo ritragge -e sfiducia dallo affidarle. -</p> - -<p> -L'intelligenza femminile è un terreno vergine -ed inesplorato; peggio, è terreno sul quale imperversarono -mai sempre ingenerosi i venti degli -iracondi interessi, le grandini avvelenate delle -satire e dei sarcasmi, le nebbie fitte ed asfisianti -dei religiosi terrori a soffocarvi in germi, od a -mietervi immatura la spontanea vegetazione. -</p> - -<p> -Ma siccome, in faccia al principio incontrovertibile -del diritto, la donna ha diritto all'istruzione; -siccome il suo spirito è vocato a progredire; -siccome la sua intelligenza si è potentemente svegliata -in pochi anni di libera vita; siccome tutti -i diritti sono fratelli, e la donna lo capisce generalmente -assai bene; siccome la filosofia reclama -la donna per riceverne coll'impronta del -suo genio un po' di possibile e di concreto, così -<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> -voi la vedete, spinta da un impulso fatale, ingombrare -infinito numero di istituti e di scuole ansiosa -del sapere: e verrà giorno, in cui ella saprà imporsi, -poichè saprà informare i suoi figli alle -cose nuove, e col suo attivo intervento imprimerà -un nuovo impulso alla rivoluzione sociale; poichè -ella è sazia delle antiquate dottrine, delle -quali voi vi ostinate a rivestire il suo spirito, e -che voi già da tempo avete per conto vostro -rejette; ella è sazia di fede, e vuole un'po' di -ragione, ed alla sua fame più non bastano le -aride bricciole dei vostri banchetti. -</p> - -<p> -Fate posto alla donna e tutto si rifonderà, -e si riformerà meglio assai di quel che possiate -fare voi pochi e rigorosi atleti del pensiero, che -la mente indomita spingete fin nelle nubi, ed -ai bassi mortali rimanete pur sempre incompresi, -chè in voi ammirano nulla più che sublimi -utopie. -</p> - -<p> -Fate posto alla donna, senza di lei l'umanità -è incompleta; come spera ella compiere il suo -lavoro? -</p> - -<p> -Fate posto alla donna, ed il suo arrivo nella -vita sociale sarà il trionfo del diritto, della giustizia -e della libertà. -</p> - -<p class="ast">*</p> - -<p> -Per la necessaria influenza, che la legislazione -esercita sulla opinione, i costumi vi si uniformano -e creano delle prevenzioni e dei pregiudizii, -che durano imperterriti davanti alla guerra -che loro combattono la ragione ed i fatti. -</p> - -<p> -Ora, avendo le leggi tutte, quali più, quali -meno, inferiorizzata la donna, questa disistima si -estese eziandio alle sue produzioni, benchè la ragione -ed i fatti provino tutti i giorni, che il lavoro -della donna è nobile, è necessario, è perfetto, -<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> -quando anche non è identico a quello dell'uomo. -</p> - -<p> -Questa disistima della produzione femminile fa -sì, che la donna debba starsene per una misera -mercede da mane a sera inchiodata ad un lavoro -penoso, non guadagnando talora pur tanto da levarsi -la fame. -</p> - -<p> -E negli stabilimenti d'industria e di speculazione -non è ella cosa convenuta, che la donna -debba al par dell'uomo affaticare e produrre per -una mercede assai più scarsa? -</p> - -<p> -Nè si dica, che la donna ha meno bisogni. In -regola generale il lavoro dev'essere retribuito in -ragione del suo intrinseco valore, e non già in -vista del maggior o minor bisogno dell'operaio. -Che se amano carità e filantropia largheggiare -nella mercede là dov'è urgente e grave il bisogno, -vuole la più elementare nozione di giustizia, -che l'opera sia retribuita per non meno di quel -che vale. -</p> - -<p> -D'altronde, che cosa significa questo che la -donna ha meno bisogni? -</p> - -<p> -Quando si tratta di darle l'esercizio d'un diritto, -allora diventa, la donna, la creatura dai -mille bisogni e dalle molteplici esigenze. Allora -vengono in campo le frequenti malattie, le perpetue -lesioni nervose, le crisi inevitabili, i lunghi -squilibri, e si vuol vedere uno stato morboso -e patologico perfin nelle leggi puramente fisiologiche, -che reggono il suo modo d'esistenza, per -dimostrarla impotente, non che a muoversi dal -suo scanno, neppure a far atto di presenza ad -un atto legale di nascita o di matrimonio, sprofondata -in un seggiolone. -</p> - -<p> -Ora, questa creatura, che si vuol fragile come -una piuma di cigno, diviene ad un tratto d'una -potenza erculea per affaticar tutto giorno come -l'uomo, e meno di lui retribuirsi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> -</p> - -<p> -Eh finiamola di contraddirci, e di porre le -prevenzioni nostre al posto della natura. Il ricco -vuole la donna esile, e tenta persuaderle che è -di vetro affinchè, stesa tuttodì su un morbido -sofà, punto non pensi a controllare il governo -maritale. L'uomo del popolo persuade alla sua -donna ch'ella è vigorosissima, per vivere egli pure -del suo lavoro, se accade, come spesso, al marito -di amar meglio le gozzoviglie che la fatica. -</p> - -<p> -A meno che non si vogliano calcolare, come -altrettanto minor cifra di bisogni nella donna, -l'ebbrezza alla quale generalmente l'uomo s'abbandona, -ed ella no; il giuoco, vizio che l'uomo -generalmente ha, e che la donna generalmente -non ha; le frequenti gozzoviglie, che la donna -operaia non conosce quasi, e nelle quali l'uomo -del popolo affoga spesso il frutto del sudore della -settimana, al quale avrebbe la sua famiglia sacrosanto -diritto. -</p> - -<p> -Ecco i minori bisogni che ha la donna; ma -vi sono poi i maggiori, che tutti si risolvono in -economie per il tempo delle malattie, per la -stagione priva di lavoro, per le minute provvidenze -della casa, delle quali il marito non conosce -neppure il nome, per le vesti ai bambini -e talvolta ancora il pane a che il padre non -pensa, e non è sgraziatamente troppo raro il caso. -</p> - -<p> -Oh voi almeno, mie giovani lettrici, per quell'affetto -solidale e fraterno, che deve vincolarvi -colle creature del vostro sesso, per quel sentimento -di giustizia, ch'esser dovete prime ad applicare -dovunque è un diritto da rivendicare; oh, -non diminuite mai la mercede alla donna del -popolo, che provvede ai vostri agi ed al vostro -lusso. Quella moneta, che voi non sottraete al suo -lavoro, in luogo d'accrescere un balocco più o -meno elegante sul vostro tavolo, un fiore più o -meno sfolgorante nelle vostre treccie, che la natura -<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> -ha già fatte d'oro e di seta, andrà convertita -in pane a saziar la fame d'una mezza dozzina -d'angioletti, e si avvolgerà, tramutata in tepida -lana, attorno ai loro nudi e tremanti corpicini. -Non la trovate voi assai meglio impiegata? -</p> - -<p> -A redimere la donna dalla tirannide di questo -ingiusto costume, non v'ha che l'associazione organizzata -su larga scala. Vuolsi perciò tentare ogni -mezzo a persuadere alla donna del popolo, che -l'associazione è moltiplicazione indefinita di potenza, -ma che, ad esser feconda in risultati, non -deve arrestarsi ad un mutuo soccorso, ma devono -le contribuzioni delle associate costituire un fondo -da convertirsi in materia prima. -</p> - -<p> -Questa, lavorata poi dalle associate colla massima -perfezione, sarebbe esposta alla vendita con -prezzi più rilevati dei comuni. -</p> - -<p> -Ciascun membro sarebbe retribuito dalla società -secondo il suo lavoro, e dedotte le spese -d'acquisto della materia prima, si procederebbe -ad epoche periodiche ad un'equa distribuzione -degli utili. -</p> - -<p> -È però necessario, che l'associazione si estenda -siffattamente in ogni città e provincia che sia -impossibile al compratore il provvedersi quei dati -generi altrove che nel magazzino della società. -</p> - -<p> -Senza di ciò l'emancipazione industriale della -donna operaia resta affatto raccomandata al sentimento -d'equità e di giustizia dell'uomo, e che -cosa sia in diritto d'aspettarsene ella già sa, -volgendo uno sguardo sulla condizione sua in -tutti i secoli. -</p> - -<p class="ast">*</p> - -<p> -Oltre la miseria ed il bisogno, altre e peggiori -conseguenze porta con sè la privazione del diritto -industriale nella donna, e queste conseguenze -si estendono all'uomo, ed infestano di orride piaghe -tutte le generazioni. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> -</p> - -<p> -Già lo dicemmo altrove, la miseria nella donna -suona prostituzione. -</p> - -<p> -Parent-Duchâletet attesta, che sopra tre mila -creature perdute in Parigi, 35 soltanto erano in -istato di poter nutrirsi. -</p> - -<p> -La legge poi, abbandonando alla donna tutte -le conseguenze delle seduzioni, aggiunge anche -il suo peso al giogo iniquo che già le gravita -addosso, ed incoraggia l'uomo, che muove talora -atroce guerra alla figlia del popolo. -</p> - -<p> -Sono manufatturieri che seducono le loro compagne -d'industria, sono proprietarii e direttori -di fabbrica che minacciano il rinvio alla giovine -che loro non si abbandona e che, atterrita dal -lurido spettro del digiuno, cede, ed è poi messa -alla porta; sono padroni che scacciano dalle loro -case giovinette disonorate, le quali trovano poi -chiuse in faccia tutte le porte e tutti i volti atteggiati -a dispregio; e l'impossibilità di onesta -sussistenza le fa pendere dubbiose e tremanti fra -l'infamia ed il suicidio. -</p> - -<p> -Ed invero, privata la donna del diritto industriale, -chiusele davanti tutte le professioni, ridotta -a vivere di poche industrie di infima retribuzione, -ella è completamente alla discrezione di -chi possa fornirle un po' di lavoro. -</p> - -<p> -Pensa ella bene a siffatta situazione della donna -una certa farisaica virtù che, mentre perdona -all'uomo l'uso e l'abuso d'una posizione ch'egli -si è fatta col merito del muscolo, e lo sciopero -ch'egli fa nel vizio delle sostanze e del patrimonio -de' suoi figli, pretende poi, che ogni donna -sia una eroina, che si lasci morir di fame anziché -cedere alle esigenze del sempre immacolato provocatore? -</p> - -<p> -Dio mio! la società ha dessa un po' di quel -viscere che si chiama cuore quando sparge a -larghe mani il disprezzo e l'abiezione sulla fanciulla -sedotta? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> -</p> - -<p> -Pensa dessa alle lotte tremende col bisogno -dall'infelice combattute, alle vigilie frementi e -sconsolate, alle lagrime cocenti che precedettero -il fallo e lo seguirono, alla vergogna che le soffuse -le guancie al solo ricordarlo, eppoi all'abbandono, -al disprezzo prima temuto e poscia subìto, -ai lunghi mesi di sofferenza, al frutto dell'errore -a tutto suo carico, se pure non le fu indispensabile -lo strazio d'allontanarsi il figlio di tanti -dolori per abbandonarlo alla carità cittadina? -</p> - -<p> -Pensa dessa a tutto ciò la società quando, indulgente -all'autor primo di tanti mali, apre talora -a festeggiarlo le sue sale dorate ed i suoi brillanti -convegni, e dovunque lo celebra amabile conquistatore? -</p> - -<p> -Ha dessa un cuore la società quando, disconoscendo -nella donna il santo diritto di vivere del -suo lavoro e non della sua persona, satirizza e -chiama il ridicolo sopra uomini generosi che, tutti -questi mali vedendo e deplorando, chieggono ad -alta voce che si sottragga la metà del genere -umano alla tirannia dell'altra; e più non si lasci -codardamente la donna inerme bersaglio all'impeto -di passioni e d'interessi non suoi, senz'altra -difesa che quella d'un eroismo, che l'uomo, sovente -schiavo incatenato d'ogni depravato istinto, è ben -lungi dall'esser in diritto d'esigere da una creatura -di lui già ben assai migliore? -</p> - -<p> -Ha dessa la società un bricciolo di quel sentimento -d'equità e di giustizia di cui pur mena tanto -scalpore, quando, mentre propugna per l'uomo -libertà, e domanda assiduamente attività di commercio, -circolazione di danaro, dilatazione del diritto, -e freme e scalpita se l'ombra sola d'un -dispotismo mostra di volerlo ledere in qualche -parte; si fa poi lecito di menar colpi da orbo -attraverso alla donna che, dopo avere con ogni -sacrificio ed entusiasmo favoreggiato tutte le libertà, -cerca ora la sua? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> -</p> - -<p> -Avendo la donna al par dell'uomo speciali attitudini, -ha al par dell'uomo altresì diritto di -svilupparle ed applicarle; questo c'insegna il -principio del diritto ingenito. Vi ha diritto perchè, -avendo diritto al lavoro, in lei sola sta la -scelta del suo lavoro: vi ha diritto perchè praticamente -e realmente ella lavora e produce; e -nella industria e nel commercio, e nelle arti e -nello insegnamento ella trovasi già su larga scala, -e spiega a quest'ora delle attitudini, che si avrebbe -forse avuto, non ha molto tempo, prurito di negarle. -Vi ha diritto finalmente, perchè la società -alla sua volta ha diritto, che la funzione venga -esercitata da chi può meglio; e però, se fra più -concorrenti, una donna mostra maggior idoneità, -ella fra tutti vi ha diritto. -</p> - -<p> -Le siano dunque aperte le professioni, come -già le furono aperte, benché in troppo angusto -confine, le industrie; e trovi la donna del popolo, -pane, e la donna colta, ma disagiata, onesto e -decoroso guadagno. -</p> - -<p> -Fra le professioni, delle quali la donna sente -e reclama con maggior calore la facoltà di esercizio, -trovasi in primo luogo la medicina. -</p> - -<p> -È tempo veramente, ch'ella respinga assolutamente -questa tirannica inquisizione virile sopra -il suo corpo, e si pronunci energicamente sopra -questo perpetuo oltraggio, che si fa al suo pudore. -</p> - -<p> -La facoltà medica già esercita nell'America -del nord dalla donna verso la donna e verso -l'infanzia, dà a quest'ora dei risultati, dei quali -quelle popolazioni si applaudono; e non v'ha ragione -perchè si debba negare in Europa, dove -valenti scrittori dell'uno e dell'altro sesso si sono -pronunciati sull'equità e sui vantaggi di questo -provvedimento. -</p> - -<p class="ast">*</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> -</p> - -<p> -La donna fu ed è sempre considerata come -fuor della legge, coll'aiuto della sua debolezza -che si ha ogni studio ed ingegno di esagerare -fino al ridicolo, e coll'opportuna <i>messa in iscena</i> -della sua pretesa incapacità, a smentire la quale -sorgono dovunque invano splendidi fatti. -</p> - -<p> -Indarno la prosperità di mille case di commercio, -di mille stabilimenti industriali attestano ed -affermano i suoi talenti finanziarii ed amministrativi. -</p> - -<p> -Indarno le mille e multiformi produzioni del -suo spirito fanno fede della svegliatezza e fecondità -del suo ingegno. -</p> - -<p> -Invano regine e principesse, le cui splendide -e recenti gesta non sono ad alcuno ignote, con -saggio governo e con ogni forma di politico reggimento -felicitando i popoli, e prosperando le -sorti delle nazioni loro affidate, fecero e fanno -fede dei talenti politici della donna. -</p> - -<p> -Indarno si odono tuttodì donne del popolo, coi -loro schietti parlari, rivelarsi calde parteggiatrici, -e darci della loro politica intelligenza una misura -che non ci aspettavamo. -</p> - -<p> -L'opinione, o meglio la <i>prevenzione</i> pubblica, -alla quale omai non si può levar taccia di mala -fede, si copre gli occhi, si tura le orecchie e -ripete imperterrita: <i>la donna è incapace</i>. -</p> - -<p> -Ora, se si può vincere il pregiudizio, la mala -fede non si vince; ma rimarrà pur sempre vero -che, essendo il <i>diritto</i> politico (non mi fermerò a -discutere se con torto o con ragione) fondato -sulla proprietà, ed essendo riconosciuta, affermata, -e sopratutto <i>aggravata</i> la proprietà femminile al -par della maschile, la donna è dalla legge una -volta ancora lesa e violentata. -</p> - -<p> -Non bisognava imporre alla donna una dote -per maritarsi, non bisognava obbligarla al lavoro -per mantenersi, non bisognava che ogni Adamo -<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> -del secolo decimonono scaricasse addosso alla sua -rispettiva Eva metà, e talora tutto il peso della -sua condanna, ed allora si avrebbe potuto negarle -la proprietà, che non può essere che prodotto -del lavoro; e con quella e con questo, a -monte i diritti civili, a monte i diritti industriali, -a monte i diritti politici; e la dinastia virile sarebbe -stata felicemente regnante fino alla consumazione -dei secoli. -</p> - -<p> -Questa verità viddero i moderni novatori, epperò -gli amici della donna le dicono, <i>lavora</i>; e gli -avversari della sua redenzione si sbracciano a -predicarle, ch'ella è di vetro e che arrischia di -rompersi, muovendo un dito. -</p> - -<p> -Fortunatamente Proudhon, grande nemico della -libertà femminile, arrivò troppo tardi ad avvertire -i suoi compagni che il <i>lavoro è il grande -emancipatore</i>. -</p> - -<p> -Gli uomini spostarono volontariamente il primo -bottone, bisogna ora forzatamente spostar tutti -gli altri; essi bevvero al calice oppiato dell'indolenza, -bisogna subirne le conseguenze, e bere -fino alla feccia. Essi hanno abdicato il dovere, -epperò rinunciato il diritto. -</p> - -<p> -Oggi la donna è produttrice, proprietaria e -contribuente; laonde al legislatore, che voglia salvar -capra e cavoli, e non concedere alla donna -il diritto elettorale, nè l'istruzione, non resta per -isdebitarsi in faccia alla giustizia, che un solo -ripiego, levare le contribuzioni alla proprietà -femminile. -</p> - -<p> -Certi spiriti piccoli, ed incapaci di elevarsi fino -agli incontrastabili principii della giustizia, sorridono -di stupida sorpresa ad ogni idea, che loro -giunga d'oltre la angusta cerchia abituale delle -loro menti; ma siccome non è d'obbligo, la Dio -grazie, nè la loro licenza, e tanto meno il loro -intervento per rivoluzionare così nell'ordine delle -<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> -idee, come in quello dei fatti; così, con loro buona -pace, il movimento emancipatore della donna, -che ebbe ad iniziatori altissime individualità dell'uno -e dell'altro sesso, non potrà assopirsi e -neppure arrestarsi, meglio di quel che si possa -por argine al torrente precipitoso ed irrompente -del principio delle nazionalità. -</p> - -<p> -È il logico corollario delle nuove idee, che si -son poste in circolazione negli umani cervelli; -bisogna subirlo. -</p> - -<p> -D'altronde, l'uomo e la donna non furono mai -così perfettamente d'accordo come oggidì. Nè -l'uno nè l'altra credono più a nessun diritto divino, -nè a nessun monarchismo che non sia voluto -dal libero suffragio dei governati. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> -</p> - -<h2 id="dafarsi">IL DA FARSI</h2> -</div> - -<p> -Poich'ebbi addimostrato che dal dovere nasce -il diritto, non essendo questo che mezzo al compimento -di quello, mi correva obbligo di parlarvi -del diritto; epperò vi mostravo di volo le condizioni -della donna in faccia alle istituzioni; e come -queste sue condizioni siano tali da renderla affatto -impotente al compimento di quel dovere -cui è missionata; avvegnachè io vi mostrassi la -donna non solamente ne' suoi rapporti cogli individui, -ma eziandio coll'umanità; poichè, se da un -lato le incombe gravissimo cômpito, come sposa -e come madre, non meno grave ed indeclinabile, -siccome ingenito e ad ogni altro anteriore, le -impone un lavoro la qualità di membro sociale. -</p> - -<p> -Epperò questo lavoro io vi mostravo, non manipolato -da laterali interessi, non imposto da questa -o da quella volontà, non esatto da una forza -qualunque soggiogabile, non manufatto da umane -organizzazioni che si arrogano diritto di distribuire -funzioni, come se quello prima avessero di -distribuire attitudini; ma cômpito e dovere che -nasce con voi, con voi cresce e si sviluppa, che -prepotentemente vi s'impone nell'imponente e -fatale linguaggio delle vostre facoltà che, assecondate, -vi conducono a benessere ed a perfettibilità; -compresse, vi fanno infelici o demoralizzate. -</p> - -<p> -Io vi mostravo che la negazione del dovere è la -<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> -negazione del diritto, epperò vi eccitavo a riconoscervi -quello, per poi chiedere l'affermazione di questo. -</p> - -<p> -Io non dubito punto che voi tutte, che mi leggete, -abbiate ben compreso questa verità, che è -la molla e la sintesi del meccanismo sociale; -epperò vedo che mi chiedete, ch'io stringa in due -parole tutto il da farsi, onde ottenere i mezzi -d'azione, dappoichè vi riconoscete il dovere di -azione, spogliandovi di quella misera impronta -di servilismo e di pusillanimità, che ora deturpa -il carattere femminile, scaturita per lo appunto -dalla lunga oppressione subìta, e dalla incoscienza -delle legittime pretese, che ogni essere può, e -deve recare innanzi alla società, e determinandovi -energicamente all'esercizio della vostra attività; -laonde mi riassumo. -</p> - -<p> -Lo Stato nega alla donna l'istruzione, mentre -la fa contribuente. -</p> - -<p> -Il codice le nega la capacità in faccia al diritto, -mentre ne afferma la responsabilità in faccia -alla contravvenzione ed alla pena. -</p> - -<p> -Lo Stato respinge la donna dalla vita politica, -mentre ve la fa concorrere coi sacrificii. -</p> - -<p> -La legge subalternizza la donna nel matrimonio -e le nega la maternità legittima, mentre -la chiama a parte dei pesi domestici e le abbandona -tutte le conseguenze della maternità illegale. -</p> - -<p> -Più, chiude ogni via alla sua intelligenza e -le sbarra la strada ad ogni professione, disconoscendo -così in lei il diritto di lavoro e d'attività. -</p> - -<p> -La donna deve dunque protestare contro la sua -attuale condizione, invocare una riforma, e chiedere: -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -I. Che le sia impartita un'istruzione nazionale con -larghi programmi. -</p> - -<p> -II. Che sia parificata agli altri cittadini nella -maggiorità. -</p> - -<p> -III. Che le sia concesso il diritto elettorale, e -sia almeno elettore, se non eleggibile. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> -</p> - -<p> -IV. Che l'equilibrio sia ristabilito fra i coniugi. -</p> - -<p> -V. Che la separazione dei beni nel matrimonio -sia diritto comune. -</p> - -<p> -VI. Che l'adulterio ed il concubinato soggiacciano -alle stesse prove legali ed alle stesse conseguenze. -</p> - -<p> -VII. Che il marito non possa rappresentare la -moglie in nessun atto legale, senza suo esplicito -mandato. -</p> - -<p> -VIII. Che siano soppressi i rapporti d'obbedienza -e di protezione, siccome ingiusta l'una, illusoria -l'altra. -</p> - -<p> -IX. Che nel caso che la moglie non voglia seguire -il marito, ella possa sottoporre le sue ragioni ad -un consiglio di famiglia composto d'ambo i sessi. -</p> - -<p> -X. Che il marito non possa alienare le proprie -sostanze sia a titolo oneroso, sia gratuito, nè -obbligarle in nessun modo, senza consenso della -moglie, e reciprocamente. — Dacchè il coniuge -sciupatore dev'essere mantenuto dall'altro, è -ben giusto che la controlleria sia reciproca. -</p> - -<p> -XI. Che la madre sia contutrice, secondo lo vuole -diritto naturale. -</p> - -<p> -XII. Che il padre morendo elegga egli stesso un -contutore, e la madre a sua volta elegga una -contutrice ai suoi figli. -</p> - -<p> -XIII. Che sia ammessa la ricerca della paternità, -e soggiaccia alle prove legali, alle quali soggiace -l'adulterio. -</p> - -<p> -XIV. Che si faccia più severa la legge sulla -seduzione, e protegga la donna fino ai venticinque -anni. -</p> - -<p> -XV. Che sia la donna ammessa alla tutela ed -al consiglio di famiglia. -</p> - -<p> -XVI. Che abbia la tutrice gli stessi diritti del -tutore; e, dove v'abbia discordia, giudichi in -prima istanza il consiglio di famiglia, quindi -il tribunale pupillare. -</p> - -<p> -XVII. Che siano aperte alla donna le professioni -e gl'impieghi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> -</p> - -<p> -XVIII. Che possa la donna acquistare diritti di -cittadinanza altrimenti che col matrimonio. -</p> - -<p class="ast">*</p> - -<p> -Se ho ammesse qua e colà delle limitazioni -ai diritti competenti ad ogni cittadino, dichiaro -esplicitamente, che non è già perchè io li sconfessi, -rispettivamente alla donna. -</p> - -<p> -Ho già detto, ch'io credo dovere la donna apporre -il suggello del suo genio sopra tutte le -umane istituzioni, che fin qui non si possono che -abusivamente chiamar tali, opera quali sono di -una casta appartenente alla metà dell'uman genere; -e non potrassi mai pensare altrimenti, finchè -la specie nostra, come tutte le altre, sarà composta -di due termini. -</p> - -<p> -Se m'arresto a questo punto, e mi rassegno a -queste limitazioni, gli è perchè, sono queste le -riforme, che credo possibili e mature. Cosichè, -pronta a rivendicare domani ogni altro diritto -quando vedessi opportuno di farlo, m'arresto in -oggi dove vedo nei pregiudizii generali, e nello -spirito dei tempi ancora bambini all'attuazione -delle dottrine del diritto, segnati i confini della -possibile redenzione femminile. -</p> - -<p> -Ma questo pochissimo è necessario ed urgente. -</p> - -<p> -Se le nazioni vogliono camminare alla libertà, -è duopo, che non si trattengano in seno terribile -ingombro e potente avversario, un elemento impersuaso -e malcontento così numeroso, qual'è il -femminile. -</p> - -<p> -Veda la donna associarsi la sua libertà a tutte -l'altre, ed allora ella profonderà tesori di devozione -e d'entusiasmo per la causa generale; ed -è nella speranza e nel desiderio vivissimo, che -questa verità sia compresa dai governanti, ch'io -m'accomiato da voi, mie giovani sorelle. -</p> - -<p> -Giovine io pure, sto spiando con ansio interesse -<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> -l'apparizione d'ogni idea, che favoreggi in -qualche senso la santa causa della libertà; e -spero di tornarvi a stringer la mano, per congratularci -mutuamente del progresso, che la dottrina -del diritto avrà fatto fra gli uomini, ed -anzitutto del bene, che voi avrete fatto all'umanità -a giusto compenso dell'averla dessa in voi -riconosciuta ed onorata. -</p> - -<p> -Gli è in questa ferma fede che depongo la -penna inviando, a nome di tutto il mio sesso, un -saluto di simpatia ed un pubblico tributo di riconoscenza -a tutti gl'ingegni dell'uno e dell'altro -sesso, che propugnarono la causa della redenzione -femminile colla parola e col fatto. -</p> - -<p> -Onore e lode pertanto a voi, Giuseppe Mazzini, -Salvatore Morelli, Ausonio Franchi! Grazie -a voi tutti, scrittori della <i>Ragione</i> e della <i>Révue -Philosophique</i>! Grazie a voi, Bazard, Enfantin, -Léroux, Fourier, Légouvé, St. Simon, e Fauvety! -</p> - -<p> -Grazie a voi tutti uomini generosi, che propugnate -tutte le libertà e tutte le redenzioni, elevandovi -sopra le meschine ispirazioni degli interessi; -e che colla parola, colla penna o coll'opera, -affermate i diritti della donna! Essa farà tesoro -dei vostri nomi, e li tramanderà ai suoi figli e -nepoti circondati di gloria e d'onore! -</p> - -<p> -Grazie e grazie vivissime a Madama Sand, a -Madama d'Hericourt, a Madama Deroin! Onore -alle ceneri di madama Roland! -</p> - -<p> -Onore a voi tutte, donne del progresso; che, -trattando con gloria le arti e la penna, affermate -col fatto l'attitudine e la capacità femminile! -</p> - -<p> -Possa il vostro nobile esempio scuotere dall'inerzia -la massa neghittosa, e chiamarle sul -volto il rossore dell'aver tollerato in silenzio una -sì lunga servitù. -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE. -</p> - -<div class="somm"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> -</p> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a></h2> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td><span class="smcap">A Mia Madre</span></td> <td class="pag"><a href="#madre">pag. <span class="smcap lowercase">III</span></a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="smcap">Alle Giovani Donne</span></td> <td class="pag"><a href="#giovani"><span class="smcap lowercase">V</span></a></td> - </tr> - <tr> - <td><i>La donna e l'opinione</i></td> <td class="pag"><a href="#opinione">27</a></td> - </tr> - <tr> - <td><i>La donna e la religione</i></td> <td class="pag"><a href="#religione">55</a></td> - </tr> - <tr> - <td><i>La donna e la famiglia</i></td> <td class="pag"><a href="#famiglia">83</a></td> - </tr> - <tr> - <td><i>La donna e la società</i></td> <td class="pag"><a href="#societa">121</a></td> - </tr> - <tr> - <td><i>La donna e la scienza</i></td> <td class="pag"><a href="#scienza">145</a></td> - </tr> - <tr> - <td><i>La donna in faccia al diritto</i></td> <td class="pag"><a href="#diritto">173</a></td> - </tr> - <tr> - <td><i>La donna nell'esclusione del diritto</i></td> <td class="pag"><a href="#esclusione">219</a></td> - </tr> - <tr> - <td><i>Il da farsi</i></td> <td class="pag"><a href="#dafarsi">237</a></td> - </tr> -</table> - -<hr /> -</div> - -<div class="break-before"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> -</p> - -<p class="title"> -ERRATA-CORRIGE -</p> - -<table class="errata" summary=""> - <tr> - <td>Pag.</td> <td class="num">4</td> <td>lin.</td> <td class="num">7</td> <td>dal cuor</td> <td><i>del cuor</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">—</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">8</td> <td>dalla divina</td> <td><i>della divina</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">6</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">4</td> <td>dalla nazione</td> <td><i>della nazione</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">12</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">8</td> <td>d'una donna</td> <td><i>una donna</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">14</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">24</td> <td>inumerosi</td> <td><i>i numerosi</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">—</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">26</td> <td>farà sosta</td> <td><i>sarà sorta</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">18</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">5</td> <td>applicaziane</td> <td><i>applicazione</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">24</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">7</td> <td>precipusamente</td> <td><i>precipuamente</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">—</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">16</td> <td>condueono</td> <td><i>conducono</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">25</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">34</td> <td>ed ogni</td> <td><i>ad ogni</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">32</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">32</td> <td><i>Dulpamenta</i></td> <td>Pulpamenta</td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">34</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">24</td> <td>Gia Giacomo</td> <td><i>Gian Giacomo</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">39</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">5</td> <td><i>leus</i></td> <td>Leurs</td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">—</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">13</td> <td>sérieues</td> <td><i>sérieuses</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">56</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">13</td> <td>Fouriere</td> <td><i>Fourier</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">64</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">13</td> <td>aggloramento</td> <td><i>agglomeramento</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">84</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">30</td> <td>originazia</td> <td><i>originaria</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">88</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">12</td> <td><i>sequiture ventrm</i></td> <td>sequitur ventrem</td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">89</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">8</td> <td>Canciti</td> <td><i>Camiti</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">—</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">14</td> <td>Nonkahiva</td> <td><i>Noukahiva</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">—</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">20</td> <td>Coango</td> <td><i>Loango</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">90</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">9</td> <td>comprono</td> <td><i>comprano</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">91</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">6</td> <td>Sechems</td> <td><i>Sakemi</i> (<i>Sagamos</i>)</td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">—</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">22</td> <td>civilizione</td> <td><i>civilizzazione</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">—</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">31</td> <td>cucinaria</td> <td><i>culinaria</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">—</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">34</td> <td>recatagli</td> <td><i>della noia recatagli</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">106</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">26</td> <td>eppo</td> <td><i>eppoi</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">107</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">19</td> <td>seriamenta</td> <td><i>seriamente</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">109</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">2</td> <td>serbata</td> <td><i>serbate</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">124</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">7</td> <td>dracciate</td> <td><i>diacciate</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">127</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">15</td> <td>sventuro</td> <td><i>sventure</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">177</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">18</td> <td>unità</td> <td><i>verità</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">185</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">29</td> <td>donna</td> <td><i>donna?</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">—</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">31</td> <td>Corinti?</td> <td><i>Corinti.</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">188</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">37</td> <td>fama</td> <td><i>forma</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">197</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">22</td> <td>padrigno</td> <td><i>patrigno</i></td> - </tr> - <tr> - <td class="cen">»</td> <td class="num">210</td> <td class="cen">»</td> <td class="num">34</td> <td>dacché dà</td> <td><i>dacchè le dà</i></td> - </tr> -</table> - -</div> - -<div class="footnotes"> - -<h2> -NOTE: -</h2> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span><i>Ognun sa che Carlo V. non sapeva scrivere neppure -il proprio nome, talché servivasi per firmare d'un -sigillo, nel quale l'orefice, <span class="upright">sotto la direzione d'un ecclesiastico</span>, -avevalo compilato e quindi inciso.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note2"> -<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>. </span>Parecchi moderni scrittori, propugnatori della redenzione -della donna, studiarono anche l'influenza delle -istituzioni sul suo carattere, ma le loro idee non sono -per anco volgarizzate.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note3"> -<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>. </span>Mentre la donna riscuote nella cattolica canonizzazione -l'onor degli altari, e nella persona della Vergine -Maria è divinizzata (<i>Deipara</i>). St. Pier Damiani scrive -esser le donne «Pulpamenta diaboli, virus mentium, aconita -bibentium, gineceæ hostis antiqui, upupæ, ululæ, sanguisugæ, -scorta, prostibula, volutabra porcorum pinguium, -cubilia spirituum immundorum, nymphæ, sirenæ, lamiæ, -dianæ, ecc., ecc.». -</p> - -<p> -Altri Padri e Dottori, le cui dottrine sono accreditatissime -nella Chiesa, non sono per la donna nè meno idrofobi, -nè più galanti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note4"> -<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>. </span>Discorso pronunciato dal cav. Luigi Montagnini -in occasione dell'apertura della corte di Cassazione, -l'anno 1863.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note5"> -<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>. </span>Niuno ignora le furiose fazioni che divisero la chiesa -in quei secoli che numerosissime dapprima, si fusero poscia -in due denominate <i>bleu</i> e <i>verde</i>. A questo proposito -dice De Potter, nella sua <i>Istoire du Christianisme et des -Eglises Chretiénnes</i>: «Il fut longtemps difficile de n'ètre -ni néstorien ni eutechien.» Secondo questo scrittore -le fazioni teologiche e le invasioni barbariche furono i -solventi dell'impero Romano.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note6"> -<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>. </span>Aspasia, Laide, Frine, Glicera sono nomi celebri -negli annali della Grecia, e videro prostrati ai loro piedi -i Pericli, i Temistocli, gli Alessandri e perfino il severo -Socrate ed il cinico Diogene. Le cortigiane erano sacre a -Venere e participavano della riverenza e del culto prestato -a quella divinità, e si credeva che le loro preci fossero -presso di lei efficaci. Le cortigiane erano encomiate dagli -scrittori in Atene. Aspasia era l'arbitra della pace e della -guerra; e la statua di Frine si ergeva fra l'effigie di due -re. Si innalzavano loro magnifiche tombe. Celebri sono i -due monumenti che Arpalo fece alzare a Pitionice, sua -cortigiana, l'uno in Babilonia e l'altro nell'Attica; onde -così scrive Dicearco: «Chi va in Atene per la strada -d'Eleusi, quando è presso la città tanto da poterne vedere -i templi, trova sulla via un monumento di cui più -bello non può vedersi, nè più grande, nè più magnifico. -Egli crederà tosto esser questo il monumento di Milziade, -di Pericle o di Cimone, eretto a spese pubbliche -dalla città. Ma come sappia esser questo consacrato -alla cortigiana Pitionice, qual opinione avrà egli degli -Ateniesi?» (<span class="smcap">Ambrogio Levati</span>. <i>Donne Ill.</i>)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note7"> -<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>. </span>La storia contemporanea ce ne ripete gli esempi. -<i>La Civiltà Cattolica</i> chiamava castigo di Dio la morte di -Monsignor Bignami; era la voce degli interessi; ma quando -taluni del popolo lo ripeterono, allora era la voce della -ignoranza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note8"> -<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>. </span>Nel XV secolo troviamo stabilite anche in Inghilterra -le così dette <i>Messe ghiottone</i>, per cui la voracità e -l'ubbriachezza si associarono alle cerimonie religiose. Queste -messe venivano celebrate in onore della Vergine nel -modo seguente: «All'alba del giorno, si univano nella -chiesa gli abitanti della parrocchia, carichi di cibi e bevande -d'ogni specie; finita appena la messa, cominciava -il banchetto; il clero ed i laici vi si abbandonavano con -pari ardore; la chiesa si trasformava in una taverna e diveniva -teatro di contese, d'intemperanze e di ferite. Gli -ecclesiastici e gli abitanti delle diverse parrocchie si disputavano -il vanto a chi avrebbe le più splendide <i>messe -ghiottone</i>, o a chi consumerebbe maggior copia di cibi e -liquori in onor della Vergine. Allorché i Sinodi Provinciali -proscrissero questi scandali vergognosi, ebbero il -dispiacere di sentirsi tacciare di <i>voler distruggere la religione</i>». -(<span class="smcap">Melchiorre Gioia</span>. <i>Galat.</i>) -</p> - -<p> -Kotzebne, nell'opera intitolata: <i>La Confraternita del -Corno</i>, dice: «Gli abitanti di Strasbourg, uomini e donne, -si univano la notte del 29 agosto nella cattedrale per celebrarvi -la dedica di questa chiesa, non già con preghiere ma -con feste e bagordi. Invece di inni si cantavano canzoni -bacchiche. Preti e laici tutti passavano la notte a mangiare -e bere; l'altar maggiore serviva di credenza ed appena -vi restava posto bastante pel prete che diceva la messa, -nel mentre che sui gradini si cantava e si danzava per -non dire di più. Gli altri altari erano egualmente ingombri -di bottiglie. Era necessario che ciascheduno bevesse; -e quegli che sopito dai vapori del vino si addormentava in -qualche angolo era svegliato con punture di spille. I Domenicani -che servivano la chiesa, trovando il loro conto in -queste orgie, si guardavano bene dallo screditarle. Solamente -nel 1480 un predicatore intrepido, chiamato Giovanni -Geiler, vi si oppose sul pergamo; ma in onta ai -suoi sforzi, questa festa popolare si conservò fino al 1549, -in cui fu totalmente abolita da un Sinodo tenuto a Saverne».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note9"> -<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>. </span>Ciò accade tutti gli anni alla presenza d'una folla -d'Europei, i quali non hanno mai tentato una parola a -favore di quelle infelici.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note10"> -<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>. </span>Presso gli Schiavati, secondo rapporto d'un missionario, -un marito malcontento della scienza culinaria -di sua moglie, la uccise e la servì a' suoi amici in un -banchetto per compensarsi, diceva, con quella vivanda -della noia recatagli dalla sua inabilità per la cucina.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note11"> -<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>. </span><span class="smcap">Roselly de Lorgue.</span> — <i>La Mort avant l'homme</i>, -pag. 123, 124, 125, 126, 127, 128.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note12"> -<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>. </span><span class="smcap">Salvatore Morelli.</span> — <i>La Donna e la Scienza</i>, -pag. 8, 9, 10 e 11.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note13"> -<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>. </span>Thòmas nel suo <i>Essay sur les femmes</i>, pagina 196, -scrive: «Dans les siècles les plus éclairés on ne pardonnera -pas aux femmes de s'instruire. Le gout des lettres -a été regardé comme une sorte de mésalliance pour les -grands ed un pédantisme pour les femmes. Quelques unes -bravèrent ce prejugé, mais on leur en fit un crime.»</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note14"> -<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>. </span>Montesquieu scrive al cap. <span class="smcap lowercase">XVII</span> dello Spirito delle -leggi. «Nelle Indie trovasi altri sommamente pago del -governo delle femmine; ed è quivi stabilito che i maschi -non regnino se non vengono da una madre del sangue -medesimo e succedano le fanciulle che hanno madre del -sangue reale. Secondo Smith, trovarsi i popoli d'Africa -molto contenti del governo femminile. Se si aggiunga -l'esempio della Moscovia e dell'Inghilterra si rileverà -come riescano esse del pari nel governo moderato e nel -governo dispotico».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note15"> -<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>. </span>A chi sembrassero oscure quelle parole, <i>stato combinato</i>, -gioverà accennare che, l'impronta della scuola Falansteriana -è la libertà individuale basata sulle seguenti -nozioni: -</p> - -<p> -Tutte le nature son buone; esse non si pervertono che -funzionando in un cattivo elemento. -</p> - -<p> -Nessun individuo rassomigliando perfettamente agli altri, -ciascuno è solo giudice possibile delle proprie attitudini -e non deve ricever leggi che da sè stesso. -</p> - -<p> -Le attrazioni sono proporzionate ai destini.</p> -</div> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. Le correzioni indicate a pag. <a href="#Page_244">244</a> (Errata Corrige) sono state riportate nel testo. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - -<div style='display:block; margin-top:4em'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA DONNA E I SUOI RAPPORTI SOCIALI ***</div> -<div style='text-align:left'> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Updated editions will replace the previous one—the old editions will -be renamed. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part -of this license, apply to copying and distributing Project -Gutenberg™ electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG™ -concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark, -and may not be used if you charge for an eBook, except by following -the terms of the trademark license, including paying royalties for use -of the Project Gutenberg trademark. If you do not charge anything for -copies of this eBook, complying with the trademark license is very -easy. You may use this eBook for nearly any purpose such as creation -of derivative works, reports, performances and research. Project -Gutenberg eBooks may be modified and printed and given away--you may -do practically ANYTHING in the United States with eBooks not protected -by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the trademark -license, especially commercial redistribution. -</div> - -<div style='margin:0.83em 0; font-size:1.1em; text-align:center'>START: FULL LICENSE<br /> -<span style='font-size:smaller'>THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE<br /> -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK</span> -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -To protect the Project Gutenberg™ mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase “Project -Gutenberg”), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg™ License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg™ electronic works -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg™ -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all -the terms of this agreement, you must cease using and return or -destroy all copies of Project Gutenberg™ electronic works in your -possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a -Project Gutenberg™ electronic work and you do not agree to be bound -by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the person -or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.B. “Project Gutenberg” is a registered trademark. It may only be -used on or associated in any way with an electronic work by people who -agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few -things that you can do with most Project Gutenberg™ electronic works -even without complying with the full terms of this agreement. See -paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project -Gutenberg™ electronic works if you follow the terms of this -agreement and help preserve free future access to Project Gutenberg™ -electronic works. See paragraph 1.E below. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation (“the -Foundation” or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection -of Project Gutenberg™ electronic works. Nearly all the individual -works in the collection are in the public domain in the United -States. If an individual work is unprotected by copyright law in the -United States and you are located in the United States, we do not -claim a right to prevent you from copying, distributing, performing, -displaying or creating derivative works based on the work as long as -all references to Project Gutenberg are removed. Of course, we hope -that you will support the Project Gutenberg™ mission of promoting -free access to electronic works by freely sharing Project Gutenberg™ -works in compliance with the terms of this agreement for keeping the -Project Gutenberg™ name associated with the work. You can easily -comply with the terms of this agreement by keeping this work in the -same format with its attached full Project Gutenberg™ License when -you share it without charge with others. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern -what you can do with this work. Copyright laws in most countries are -in a constant state of change. If you are outside the United States, -check the laws of your country in addition to the terms of this -agreement before downloading, copying, displaying, performing, -distributing or creating derivative works based on this work or any -other Project Gutenberg™ work. The Foundation makes no -representations concerning the copyright status of any work in any -country other than the United States. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg: -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.E.1. The following sentence, with active links to, or other -immediate access to, the full Project Gutenberg™ License must appear -prominently whenever any copy of a Project Gutenberg™ work (any work -on which the phrase “Project Gutenberg” appears, or with which the -phrase “Project Gutenberg” is associated) is accessed, displayed, -performed, viewed, copied or distributed: -</div> - -<blockquote> - <div style='display:block; margin:1em 0'> - This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most - other parts of the world at no cost and with almost no restrictions - whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms - of the Project Gutenberg License included with this eBook or online - at <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>. If you - are not located in the United States, you will have to check the laws - of the country where you are located before using this eBook. - </div> -</blockquote> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.E.2. If an individual Project Gutenberg™ electronic work is -derived from texts not protected by U.S. copyright law (does not -contain a notice indicating that it is posted with permission of the -copyright holder), the work can be copied and distributed to anyone in -the United States without paying any fees or charges. If you are -redistributing or providing access to a work with the phrase “Project -Gutenberg” associated with or appearing on the work, you must comply -either with the requirements of paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 or -obtain permission for the use of the work and the Project Gutenberg™ -trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or 1.E.9. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.E.3. If an individual Project Gutenberg™ electronic work is posted -with the permission of the copyright holder, your use and distribution -must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any -additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms -will be linked to the Project Gutenberg™ License for all works -posted with the permission of the copyright holder found at the -beginning of this work. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg™ -License terms from this work, or any files containing a part of this -work or any other work associated with Project Gutenberg™. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this -electronic work, or any part of this electronic work, without -prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with -active links or immediate access to the full terms of the Project -Gutenberg™ License. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary, -compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including -any word processing or hypertext form. However, if you provide access -to or distribute copies of a Project Gutenberg™ work in a format -other than “Plain Vanilla ASCII” or other format used in the official -version posted on the official Project Gutenberg™ website -(www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or expense -to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a means -of obtaining a copy upon request, of the work in its original “Plain -Vanilla ASCII” or other form. Any alternate format must include the -full Project Gutenberg™ License as specified in paragraph 1.E.1. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying, -performing, copying or distributing any Project Gutenberg™ works -unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing -access to or distributing Project Gutenberg™ electronic works -provided that: -</div> - -<div style='margin-left:0.7em;'> - <div style='text-indent:-0.7em'> - • You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from - the use of Project Gutenberg™ works calculated using the method - you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed - to the owner of the Project Gutenberg™ trademark, but he has - agreed to donate royalties under this paragraph to the Project - Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid - within 60 days following each date on which you prepare (or are - legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty - payments should be clearly marked as such and sent to the Project - Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in - Section 4, “Information about donations to the Project Gutenberg - Literary Archive Foundation.” - </div> - - <div style='text-indent:-0.7em'> - • You provide a full refund of any money paid by a user who notifies - you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he - does not agree to the terms of the full Project Gutenberg™ - License. You must require such a user to return or destroy all - copies of the works possessed in a physical medium and discontinue - all use of and all access to other copies of Project Gutenberg™ - works. - </div> - - <div style='text-indent:-0.7em'> - • You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of - any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the - electronic work is discovered and reported to you within 90 days of - receipt of the work. - </div> - - <div style='text-indent:-0.7em'> - • You comply with all other terms of this agreement for free - distribution of Project Gutenberg™ works. - </div> -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project -Gutenberg™ electronic work or group of works on different terms than -are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing -from the Project Gutenberg Literary Archive Foundation, the manager of -the Project Gutenberg™ trademark. Contact the Foundation as set -forth in Section 3 below. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.F. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable -effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread -works not protected by U.S. copyright law in creating the Project -Gutenberg™ collection. Despite these efforts, Project Gutenberg™ -electronic works, and the medium on which they may be stored, may -contain “Defects,” such as, but not limited to, incomplete, inaccurate -or corrupt data, transcription errors, a copyright or other -intellectual property infringement, a defective or damaged disk or -other medium, a computer virus, or computer codes that damage or -cannot be read by your equipment. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the “Right -of Replacement or Refund” described in paragraph 1.F.3, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project -Gutenberg™ trademark, and any other party distributing a Project -Gutenberg™ electronic work under this agreement, disclaim all -liability to you for damages, costs and expenses, including legal -fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT -LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE -PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE -TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE -LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR -INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH -DAMAGE. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a -defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can -receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a -written explanation to the person you received the work from. If you -received the work on a physical medium, you must return the medium -with your written explanation. The person or entity that provided you -with the defective work may elect to provide a replacement copy in -lieu of a refund. If you received the work electronically, the person -or entity providing it to you may choose to give you a second -opportunity to receive the work electronically in lieu of a refund. If -the second copy is also defective, you may demand a refund in writing -without further opportunities to fix the problem. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth -in paragraph 1.F.3, this work is provided to you ‘AS-IS’, WITH NO -OTHER WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT -LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied -warranties or the exclusion or limitation of certain types of -damages. If any disclaimer or limitation set forth in this agreement -violates the law of the state applicable to this agreement, the -agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or -limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or -unenforceability of any provision of this agreement shall not void the -remaining provisions. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the -trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone -providing copies of Project Gutenberg™ electronic works in -accordance with this agreement, and any volunteers associated with the -production, promotion and distribution of Project Gutenberg™ -electronic works, harmless from all liability, costs and expenses, -including legal fees, that arise directly or indirectly from any of -the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this -or any Project Gutenberg™ work, (b) alteration, modification, or -additions or deletions to any Project Gutenberg™ work, and (c) any -Defect you cause. -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg™ -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg™’s -goals and ensuring that the Project Gutenberg™ collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg™ and future -generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see -Sections 3 and 4 and the Foundation information page at www.gutenberg.org. -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation’s EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state’s laws. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Foundation’s business office is located at 809 North 1500 West, -Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up -to date contact information can be found at the Foundation’s website -and official page at www.gutenberg.org/contact -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ depends upon and cannot survive without widespread -public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine-readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. We do not solicit donations in locations -where we have not received written confirmation of compliance. To SEND -DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state -visit <a href="https://www.gutenberg.org/donate/">www.gutenberg.org/donate</a>. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -While we cannot and do not solicit contributions from states where we -have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition -against accepting unsolicited donations from donors in such states who -approach us with offers to donate. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -International donations are gratefully accepted, but we cannot make -any statements concerning tax treatment of donations received from -outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Please check the Project Gutenberg web pages for current donation -methods and addresses. Donations are accepted in a number of other -ways including checks, online payments and credit card donations. To -donate, please visit: www.gutenberg.org/donate -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 5. General Information About Project Gutenberg™ electronic works -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Professor Michael S. Hart was the originator of the Project -Gutenberg™ concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg™ eBooks with only a loose network of -volunteer support. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Most people start at our website which has the main PG search -facility: <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -This website includes information about Project Gutenberg™, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. -</div> - -</div> - -</body> -</html> diff --git a/old/64899-h/images/cover.jpg b/old/64899-h/images/cover.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index bbaabf0..0000000 --- a/old/64899-h/images/cover.jpg +++ /dev/null |
